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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Della architettura gotica - -Author: Carlo Troya - -Release Date: October 28, 2019 [EBook #60588] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ARCHITETTURA GOTICA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - DELLA - ARCHITETTURA GOTICA - - - DISCORSO - - di - CARLO TROYA - - - Estratto dal Giornale il Giambattista Vico. - - - - NAPOLI - STABILIMENTO TIPOGRAFICO DEL CAV. GAETANO NOBILE - 1857 - - - - -DELLA ARCHITETTURA GOTICA - - -Io prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose, che -ho sparsamente scritte sull'_Architettura Gotica_, secondo le varie -occorrenze ora della mia Storia d'Italia ed ora del mio Codice -Diplomatico Longobardo. Fondamento primiero d'un tale studio è il -fatto da me posto in chiarezza, che i Goti altri non furono se non -i discendenti de' Geti di Tracia, ricordati da Erodoto, ed indi -tragittatisi di là dal Danubio nell'Europa Orientale, ove più tardi -ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non posso -ritessere i racconti dell'infinite loro trasmigrazioni, durante il -corso di nove secoli dall'età d'Erodoto, fino a quella in cui vennero -in Italia gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, ed i Visigoti -si condussero nelle Gallie Meridionali ed in Ispagna col Re loro -Ataulfo. Dovrò dunque starmi contento ad alcuni fatti principalissimi, -lasciando la cura di rammentare gli altri alla _Tavola Cronologica_, -da me pubblicata fin dal 1842. Quivi s'additano e chiamansi ad esame -l'autorità ed i Documenti delle mie narrazioni, onde poi diedi un -Prospetto ne' Fasti _Getici_ o _Gotici_. - -I Documenti, accennati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piacquero -al celebratissimo Giacobbe Grimm, che tutti li riferì, e non ne omise -alcuno, in un Discorso intorno a' Geti, da lui letto nel 5 marzo 1846 -all'Accademia di Berlino[1]. Altro egli non v'aggiunse di nuovo fino -al sesto secolo prima di GESÙ CRISTO, se non una citazione d'Anastasio -Sinaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo dovè godermi nello -scorgere, che un uomo sì dotto calcasse le stesse vie, che io aveva -tenute, per dimostrare l'identità de' Geti o Goti e de' Daci: ma non -potei consentire alla sua opinione, che tutti costoro avessero formato -un solo popolo co' Germani di Tacito, e però co' Longobardi guidati -dal Re Alboino in Italia e coi Franchi tramutatisi nelle Gallie. Io non -nego, che Geti o Goti e Germani vennero in principio dall'Asia, donde -si partirono tutte le genti; ma già io aveva negato[2], ed or torno -a negare, che i Germanii riposti da Erodoto fra' popoli agricoltori -dell'antica Persia nelle regioni più felici del nostro globo fossero -stati, per la nuda somiglianza del nome, i progenitori de' Germani -di Tacito, cotanto schivi, e per lunghi secoli, dell'agncollura -ferma e stanziale. Nè credo, che quegli agresti abitatori de' rozzi -e vili tugurj descritti da Tacito avessero conservato alcuna memoria -dell'Architettura Orientale, allorchè di mano in mano s'andarono -allargando nell'inospite selve interposte fra il Reno, il Danubio ed -il Baltico. Sia stata qualunque l'età, in cui da una regione qualunque -dell'Asia giunsero in questi altre volte sì paurosi spazj d'Europa gli -antenati de' Germani di Tacito, egli è certo che v'inselvatichirono, -e vi perdettero la rimembranza d ogni precedente lor civiltà, se pur -l'ebbero: egli è certo, che tali senza niuna di queste rimembranze -durarono per molti secoli, nè prima dell'ottavo penetrovvi l'aura -Cristiana, per la quale, alla voce di San Bonifazio, cominciarono ad -edificarsi le prime Città e ad erigersi le prime Cattedrali. - - -I. - -Non così avvenne a' Geti o Goti, che si fermarono in Tracia e -ristettero presso alle bocche del Danubio, in luoghi men lontani -dall'Egitto e dall'Asia Minore. Verso l'anno 640 innanzi Gesù Cristo -signoreggiò sovr'essi Zamolxi (Erodoto lo credeva più antico); erudito -nell'arti d'Egitto e d'Oriente. Zamolxi, fece costruire un cenacolo, -dove solea congregare gli Ottimati del popolo e tra lieti desinari -predicar la Religione, che parve percorrere al Cristianesimo e che -più onorò la dignità dell'uomo, sì come Religione fondata sul dogma -dell'immortalità dell'anima. I Geti o Goti allora concepirono un gran -dispregio della vita per la speranza d'andare a ricongiungersi con -Zamolxi, accettato da essi per Dio. Morivano allegri fra' crudeli -tormenti dell'esser lanciati nell'alto e fatti cadere sopra una selva -di dardi ritti ad ucciderli. Chiamaronsi da indi in qua gl'_Immortali_: -e si divisero in varie _Caste_. Prima tra queste fu la Sacerdotale de' -_Tarabosti_ o de' _Zorabos Tereos_, donde uscivano i sommi Sacerdoti -ed i Re. Un altr'ordine Sacerdotale appellossi de' _Pii_, che con -l'armonie delle _Cetre_ concludeva i pubblici accordi e ponea fine alle -guerre, vestito di candide vesti. - -Coloro, i quali fondano la Storia primitiva de' popoli su' facili ed -anche sugl'ingegnosi diletti dell'etimologie d'alcune pochissime voci -di sempre incerto e mutabile significato, veggano se v'ha nulla di -simile nella sostanza viva de' fatti Getici, e de' Germanici: e se -nel settimo secolo avanti l'Era di GESÙ CRISTO i Germani di Tacito -potessero vantarsi d'avere l'Architettura, buona o cattiva, d'un -cenacolo, che fu la culla d'una Religione illustre, sebbene spietata e -brutta por le sue molte superstizioni ed incantagioni; d'una Religione, -ch'ebbe la sua Gerarchia ed i suoi Pontefici e le sue Liturgie -particolari e le sue _Cetre_, operatrici di grandi effetti politici. -Nel 640 innanzi GESÙ CRISTO, niun sospetto della futura loro grandezza -davano i Romani, e della gloria con cui avrebbe Traiano dopo nove altri -secoli vinta una parte, una parte sola del popolo di Zamolxi. - - -II. - -Filippo di Macedonia, padre d'Alessando, guerreggiò contro i Geti o -Goti e si rivolse repentinamente contro la loro città d'Udisitana -in Tracia. Ogni speranza di salute s'era perduta dagli assediati, -quando si videro prorompere alla volta del Macedone i _Pii_, ravvolti -nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lor _Cetre_ in mano, -sì come narra lo Storico Dione Crisostomo[3]. A' loro concenti non -aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non solamente -Filippo concedè a' Geti la pace, ma tolse in moglie Medopa, nata dal -Re loro Gotila[4]. In quell'età, già le Colonie dei Geti di Tracia -erano passate ad abitare di là dal Danubio, ed aveano già costruita -la città d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli assalì con -breve insulto, prima di partirsi alla volta dell'Indie. Vi giunse non -osservato, menando i suoi Macedoni per traverso alle biade cresciute -nelle Getiche pianure: guastò e distrusse la città, ma i Geti ne -fecero a capo di qualche anno una fiera vendetta, uccidendo il suo -Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila Macedoni contro essi. -Più fiera, perchè più nobile, riuscì quella che presero di Lisimaco, -successor d'Alessandro nel Regno di Tracia, quando il Re de' Geti -Dromiehete lo fe' prigioniero in battaglia, e, secondo il costume -Zamolxiano, apprestogli splendide cene, dopo le quali e' diè al vinto -Lisimaco una sua figliuola in nuora. - -Tanta possanza nell'armi e modi sì squisiti di vivere, durante la -pace, rivelano la Storia occulta delle conquiste de' Geti o Goti e -del loro innoltrarsi gradatamente nelle vaste contrade, che s'aprono -tra 'l Danubio ed il Baltico. Ignota fu alla più parte de' Greci la -Storia de' progressi, che il popolo degl'_Immortali_ di Zamolxi fece -nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scrittori Ecateo -d'Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone, per quanto può -raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. Ellenico di Lesbo, -Platone, Timeo e Diodoro Siculi con altri non tacquero de' Geti e -delle loro incantagioni: ma Teopompo li confuse con altre genti e -narrò incredibili cose, quantunque avesse detto il vero, lodando -le _Cetre_ de' _Pii_[5]. Nel secondo secolo innanzi l'Era Volgare, -Posidonio rammentò l'usanze de' Getici _Ctisti_ o _Capnobati_ da' quali -s'ebbe in onore il celibato, e si pose in opera una particolar sorta -di suffumigj e di sacrificj[6]. Queste memorie di Posidonio ci furono -trasmesse da Strabone, che più e meglio di qualunque altro avrebbe con -la sua perspicua brevità potuto delinearci le Storie antiche de' Goti: -ma da ciò per l'appunto, e con nostro grave danno, e' disse volersi -rimanere[7]. Niun popolo intanto fra quelli, a' quali davasi da' Greci -l'appellazione di Barbari, avea Storie più antiche e più certe di -quelle de' Geti o Goti. - -Alle discipline cotanto vetuste sì dell'Architettura e sì della Musica -presso gl'_Immortali_ recò grandi mutazioni Deceneo, che Strabone -distingue col titolo di _prestigiatore_, per additare le maravigliose -riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'oltre il Danubio, ed i suoi -stabilimenti sul Sacro Monte detto de' _Cogeoni_. Venne dall'Egitto e -dall'Oriente sì fatto _prestigiatore_: introdusse il culto dei Minori -Dei dopo Zamolxi e degli Eroi; fabbricò in onor loro piccoli Tempj, che -attestano sempre viva e fiorente la successione delle Architettoniche -arti, onde a' Geti o Goti di Tracia il cenacolo di Zamolxi avea dato i -lineamenti, Orientali forse, non Egizj, e che fu la sede primiera delle -sue incantagioni. - -Le riforme di Deceneo avvennero al tempo di Lucio Silla, quando -Berebisto regnava su' Geti, allargando fuor d'ogni credere i limiti -e la possanza del loro imperio. Conquistò gran parte dell'Orientale -Germania; e fu egli che ricevè l'ospite Deceneo, e gli fe' onori e -lo volle a parte del Regno, godendo, che quello straniero spargesse -nuovi studj e l'amor delle scienze della natura fra gl'_Immortali_. -Deceneo diè il nome di _Pilofori_ o di _Pileati_ agli antichi _Zorabos -Tereos_, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine, cioè, di sì -fatti _Pilofori_, donde i Re uscivano, e nell'altro de' _Capelluti_ -o _Criniti_, ovvero de' guerrieri, che durò lungamente in Italia -sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi, dette -_Bellagini_[8], le quali, attesta Giornande, si serbavano tuttora -scritte al suo tempo in Italia dagli Ostrogoti, verso la metà del sesto -secolo di nostra salute. - -In quale Alfabeto furono esse dettate? Nol so, ed ignoro se i Geti si -servissero per la loro lingua dell'Alfabeto de' Greci, o di qualche -altro ignoto a noi dell'Asia Minore fino all'anno 360 dell'Era Volgare -in circa, quando Ulfila ridusse il Getico Alfabeto alla forma, che oggi -questo conserva, e che da lui prese il nome di _Ulfilano_. Allo stesso -modo gli Armeni, per dinotare i lor concetti nella patria e primitiva -lor lingua, usarono per lunga stagione l'Alfabeto Siriaco: poi venne -Mesrob a' tempi stessi d'Ulfila, e si fece autor di quello, che fiorì e -fiorisce in Armenia. - -Poichè le _Bellagini_ vidersi ridotte in iscritto da Deceneo, sebbene -senza un Alfabeto Getico, l'idioma degl'_Immortali_ era già dunque -costruito e già soggetto a' freni della Gramatica, quando nei giorni -d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi, di quà dal Danubio. -Ben questi cerca dipingere e non tralascia d'esagerare i costumi -barbarici de' Geti, che circondavano Tomi di quà e di là dal gran -fiume: pur tuttavolta, chi l'avrebbe creduto? all'esule s'apprese la -fiamma di scrivere un libriccino in lingua Getica, od almeno di fingere -d'averlo scritto; e sebbene un Romano ed un odiator sì fiero di quel -popolo dicesse, che di ciò _vergognavasi_[9], egli nondimeno affermò -d'averlo dettato quel suo libriccino o poemetto. Fu in lode di Augusto, -ed ordinato ad ottener la grazia del ritorno in Roma; pieno perciò di -teneri affetti e di delicate adulazioni. - - -III. - -Augusto lasciò stare i disegni concepiti da Giulio Cesare -d'assoggettare i Geti o Goti di Berebisto, ed assegnò il Danubio per -_limite_ all'Imperio Romano. Ma i lamenti d'Ovidio sulle continue -correrie de' Geti Oltredanubiani contro Tomi dimostrano, che questo -_limite_ non era punto rispettato dagl'_Immortali_. La fama di costoro -mosse Giuseppe Ebreo, che scrivea sotto i figliuoli di Vespasiano -Imperatore, a studiare i Getici costumi, ed e' notò particolarmente -quelli degli _Ctisti_ celibi di Posidonio, abitatori del Ponto Eussino, -facendone il paragone co' costumi degli Esseni di Giudea: tanto -l'origini ed alcuni usi Orientali de' Geti o Goti colpivano l'animo -di ciascuno. A questi Giuseppe diè nelle sue Storie il nome di Daci -_Plisti_ o _Polisti_[10]. Poco appresso Dione Crisostomo, uomo tenuto -in gran pregio da Traiano, dettò in Greco le Storie Getiche, oggi -perdute; dal quale Scrittore udimmo testè lodati gli affetti ed i -canti de' _Pii_ d'Udisitana e di Filippo. Qual perdita non fu quella -de' Commentarj, che lo stesso Traiano scrisse intorno alle sue guerre -Daciche? Non certo per lo stile, ma per le qualità degli eventi e per -la difficoltà dell'imprese doveano appena cedere il luogo a' Commentarj -della _Guerra Gallica_. - -Ecco in tutto il corso de' tempi, da que' del cenacolo di Zamolxi -fino agli altri dell'assedio d'Udisitana, fiorire presso i Geti o -Goti sull'una e sull'altra riva del Danubio l'arti della Musica e -soprattutto dell'Architettura, della quale io debbo spezialmente -ragionare. Ma tutte le discipline della civiltà de' popoli non possono -discompagnarsi affatto, e l'una il più delle volte spiega e dichiara -quali siano le condizioni d'un'altra. Donde si vede, che i Geti o -Goti abitarono in città murate, come Udisitana ed Elis; ch'ebbero -in ciascuna il Collegio Sacerdotale degli armonici _Pii_; che per -comandamento di Deceneo edificarono piccioli Tempj e Cappelle in onor -degli Eroi, e de' lor Minori Dei. Nella Lituania e nella Samogizia, -conquistate poscia da Ermanarico il Grande, progenitore di Teodorico, -Re d'Italia, rimasero fino al quattordicesimo secolo, le reliquie del -culto d'una turba d'infiniti piccoli Numi, alla maniera Decenaica, e le -ricordanze del Getico Pontificato[11]. Il Dio della Terra s'appellava -tuttora Zamelusk o Ziameluski nella Lituania[12]: e fra gli Estonj, -soggiogati sul Baltico da' Geti o Goti dopo la morte d'Ermanarico -il Grande, il suono dell'arpa d'un Prete Cristiano bastò a salvare -un Castello, minacciato da essi[13]: ciò che ci rammenta gli antichi -portenti delle _Cetre_ Getiche. - - -IV. - -Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo, -allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i Geti d'oltre -il Danubio ed impadronirsi del lor _Sacro Monte_. Invano Stazio, -adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenza _restituito a' -Daci_[14]: ben seppero il contrario i Capitani di Roma, che valicarono -il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo e ritornare in -Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le sue legioni furono -disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover pagare annui -tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava Decebalo. Si -sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo che Tacito pochi -anni dopo scrisse[15]: »Tot exercitus in MOESIA DACIAQUE.... amissi; -tot militares viri cum tot cohortibus expugnati aut capti; noc jam -de _limite Imperii et ripâ_, sed de hybernis legionum et possessione -dubitatum......... Cum damna damnis continuarentur, atque omnis annus -funeribus ac cladibus insigniretur......». - -Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re Decebalo, -che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente servissi -delle loro braccia ed anche del loro intelletto per render più valide -le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il Getico popolo apprese -da que' prigionieri l'arti dell'Architettura; e la Gotica faccia -dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve più maestosa in -Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi si dice Transilvania; -là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa la sede principale del -Regno. L'immagini della sua Reggia, e delle sue rocche, dopo aver fatto -disviare il fiume Sargezia per nascondervi i Getici tesori, si veggono -tuttora scolpite nella Colonna Traiana; il più nobile Monumento rizzato -da' Romani per celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano -si mosse finalmente a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il -tributo; ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili -e paurose, onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani. -E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo, -e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria -maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i Dodici -Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano la -vita, e che portavano il nome d'_Immortali_. Ma larga materia di riso -apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane de' Geti. - -Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore -nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la -Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo -dell'eccellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di -Decebalo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro -della Germania, verso l'anno 98 di GESÙ CRISTO. Non parlo di ciò che -ivi si dice del _guidrigildo_, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato -questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico -Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per tutti gli -altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, ossia -da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini -Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le -discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili -dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle quali non -chiedevasi altro che il grano in Germania (_sola seges imperatur_): -soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove non si conosceano -le città (_urbes nullas habitari_) e non si costruivano i tugurj vicini -gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno interponeva grandi spazj -di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, o per ignoranza -dell'arte d'edificare (_inscitia aedificandi_). Niun uso della calce; -niuno delle tegole: e sacrilego era il pensiero di rizzar Statue o di -fabbricar Tempj alle lor Divinità, quasi rimanessero elle imprigionate -in tal guisa fra le mura (_parietibus cohibere Deos_). Quando poi si -cominciavano a mutare i costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si -chiamò più dal Romano che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana. -So, che ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di -Tacito di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si -tratta di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità -fra essi Germani e gl'_Immortali_ così di Zamolxi come soprattutto di -Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non potrà -mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto il corso -della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di Tacito. - -Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle -selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza -toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e -massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re[16]. Tali, -quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od otto -secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima fra' -Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi affatto dalla -Storia per concedere, che i due popoli fossero d'una stessa razza, e -che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle bocche del Danubio. -S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una tribù come l'altra venute -vi fossero entrambe in uno stesso giorno, insieme partitesi dalla -Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe non meno vero, ch'elle si -separarono, e divennero affatto straniere fra loro, e vissero a questo -modo per molti secoli fino a Zamolxi, poscia per sette altri fino a -Deceneo, e poi per otto altri fino alla promulgazione del Vangelo fatta -da San Bonifazio. Non vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti -della Germania di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti -del Re Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le -quali parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma, -che ho detto essersi chiamato _Ulfilano_. Questo s'andò successivamente -insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, e vi dura -oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo Romano era più -ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere in sè i propizj semi -del Vangelo: ma chi più degli _Immortali_ di Zamolxi potea tenersi per -un popolo capace del Cristianesimo? - - -V. - -Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guerre -Daciche di Traiano, e massimamente quella di Cornelio Fosco -procacciarono il nome d'_Ansi_ o d'_Asi_, cioè di _Semidei_, a -que' _Pilofori_ ed a quei _Capelluti_, che più s'erano in un tanto -pericolo illustrati. Fra tali _Asi_ fu Capto, dal quale discese, dopo -diciassette generazioni, Teodorico, Re d'Italia e padre d'Amalasunta; e -fu eziandio Balto, donde trasse l'origini Alarico, il quale s'impadronì -di Roma nel 409. I nipoti e pronipoti di Gapto signoreggiarono sugli -Ostrogoti; que' di Balto su' Visigoti: due grandi famiglie del popolo -Gotico, come nella Dacia, rimasta libera dall'armi Romane s'appellarono -esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di Traiano. Il bisnipote -di Gapto, chiamossi Amalo, e per lui si chiamarono i suoi discendenti -gli Amali. Or così gli _Asi_ o _Semidei_ Amali che i _Semidei_ -Balti, quando ebber nell'anno 107 perduta Sarmizagetusa, si ridussero -nell'altre due terze porzioni del Regno di Decebalo di là dal Prut ed a -cavaliere de' Carpazj, donde cominciarono contro i Romani quell'aspra -e continua guerra, che costrinse finalmente Aureliano, fortissimo -Imperatore, ad abbandonar la Dacia conquistata da Traiano, ed a ridursi -nell'anno 275 di GESÙ CRISTO, al _limite Augusteo_ di quà dal Danubio. - -Ne' cento sessant'otto anni della dominazione Romana, la Dacia di -Traiano si _Latinizzò_ in buon dato: ma Gotico e puramente Gotico durò -il resto, cioè la maggior parte, del Regno di Decebalo. Gli Ostrogoti -vissero sotto il reggimento degli Amali, ed i Visigoti sotto quello -de' Balti, fino al Re Ostrogota degli Amali, che regnò sopra entrambe -le due grandi tribù nella metà del terzo secolo. Poscia l'undecimo -discendente di Gapto, ed il sesto del Re Ostrogota, Ermanarico degli -Amali, ottenne anche di signoreggiar su' Visigoti e sugli Ostrogoti, -con le forze unite de' quali e' diè i principj alle sue conquiste. - - -VI. - -Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che Celso -il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i -Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi e GESÙ CRISTO; -poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri -Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora -un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj degli -Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loro _Pilofori_, nè -dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a Zamolxi[17]. Nè -tardò Clemente Alessandrino[18] rifermar ne' suoi Libri dell'anno 193, -i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori; lodando ad un'ora -le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti come de' Traci Odrisj, -e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità dell'anima, la -rassegnazione de' Geti alla morte, la lor cura in onorar gli Eroi -ed i sapienti della loro nazione. Il che, tutti lo veggono, riesce -all'_Architettura Gotica_, ed alla rinomanza degli edificj posti a -quegli Eroi, divolgata da per ogni dove ne' luoghi più lontani dal Prut -e da' Carpazj. Quanto alla Dacia Romana, l'uccisione degli Ambasciatori -a Zamolxi fu certamente vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie -i riti ed i sacrificj umani dei Druidi erano stati dianzi per gran -ventura dell'umano genere aboliti dagl'Imperatori. - - -VII. - -Ma già cominciava da lungi la luce del Vangelo a risplendere presso -gl'_Immortali_, che, per questa sola credenza loro, doveano riuscire -i primi a divenir Cristiani, e riuscirono, fra' popoli detti Barbari -dal Greco e dal Romano: da lungi, dico, nè presso tutta la nazione -Gotica. Nel 211 già Tertulliano parlava de' Daci, che aveano udita la -_Buona Novella_[19]; ma erano scarsi drappelli, che non ancor poteano -rivolgere ad altro e più fausto segno le pratiche dell'_Architettura -Gotica_, sì come avvenne poscia quando il maggior numero della nazione -si voltò al Cristianesimo. Intanto il Re Ostrogota degli Amali vinceva -i Gepidi, popolo di sangue Gotico[20], il quale avea superato e -disfatto i Burgundioni o Borgognoni. Furon costoro annoverati da Plinio -fra' Vandali, ed erano genti di Germania verso il Baltico. Le relique -di sì fatti Borgognoni furono incorporate fra i Gepidi, e tosto co' -Visigoti e cogli Ostrogoti per la vittoria conseguita dal Re Ostrogota. -In tal guisa i Borgognoni svestironsi la Germanica loro sembianza, -e passarono alla Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori -antichi fra' Goti. Tale Agatia[21], il quale dà loro espressamente il -nome di _popoli Gotici_, quali veramente divennero e si mostrarono in -tutto il corso della loro Storia. - -Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d'Alessandria in Egitto, prese a -difendere il Cristianesimo dall'imputazioni del Filosofo Celso. -Pubblicò, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tanto -aveva esaltato le Gotiche antichità e la sapienza. Origene per altro -non negò punto l'antichità de' Geti[22], quantunque inferiore a quella -di Mosè. Insigne testimonianza si legge in questo lavoro contro Celso -intorno alle verità de' detti di Giuseppe Ebreo sulla conformità -d'alquanti costumi de' Geti o Goti con alcune usanze de' Giudei. Non -certamente nell'età d'Origene il Sommo Sacerdote degli Ebrei sarebbesi -potuto paragonare col Pontefice Zamolxiano o col Decenaico de' Geti o -Goti: ma l'inutile aspettazione di costoro, che Zamolxi dovesse venire -a regnar sulla terra, diè buoni fondamenti ad Origene di paragonare -questa vivissima loro speranza con l'inutile aspettazione del già -venuto Messia presso gli Ebrei. Più d'ogni altra Gotica tribù i -Crobizj aspettavano Zamolxi, celebrando a tale uopo annui banchetti e -sacrifizj. Queste Getiche pratiche religiose non aveano rimesso nulla -del loro fervore nell'età d'Origene, quando i Goti non eransi ancora -convertiti al Cristianesimo. - -D'assai maggior momento per me nella trattazione sull'_Architettura -Gotica_ è l'essersi Origene accordato col suo avversario Celso nel -fatto notissimo a tutto l'Orbe Romano, che i Goti onoravano Zamolxi -col rizzargli e Templi e Statue (νηὼς καὶ ἀγάλματα[23]): tanto la fama -così della credenza Zamolxiana come della nuova riforma di Deceneo da -per ogni dove sonava, ed anche in Egitto. E però i Geti o Goti non -conquistati da Traiano, cioè i Daci liberi, non intermisero giammai -la pratica della nazionale Architettura loro, qualunque si fosse; nè -poteano intermetterla, perchè sempre obbligati dal loro culto a rizzar -Tempj e Cappelle in onore o di Zamolxi, o de' Minori Dei e degli Eroi. -Tali pratiche dell'_Architettura Gotica_ si mantenevano intere anche -per odio contro i Romani, che signoreggiavano in Sarmizagetusa, dandole -il nome d'Ulpia Traiana, e venivano _Latinizzando_ sempre più la -porzione caduta in lor potere della Dacia di Decebalo. - -Così stavano le cose della Gozia e della Dacia libera da' Romani, verso -la metà del terzo secolo Cristiano, quando un insolito moto agitò i -popoli Gotici. Furono vinti nel 269 in Tracia dall'Imperatore Claudio, -che ne riportò il nome di Gotico. Abbiamo ancor le sue Lettere, ov'egli -afferma d'averne ammazzati trecento venti mila, ed affondate due mila -lor navi; d'aver in oltre fatto prigioniero uno stuolo infinito di -donne, fra le quali Unila, regal donzella de' Goti. - -Uno degl'Imperatori più valorosi fu vinto dagl'Iutungi, che Dessippo -chiamava Sciti, e che si possono tenere per non diversi da' Tervingi, -tribù Visigotica. Parlo d'Aureliano, il quale poscia li vinse; -ma conobbe quanti pericoli si minacciavano dalle Gotiche genti -all'Imperio. Fra gli altri suoi provvedimenti e' circondò Roma di mura, -ed abbandonò la Dacia conquistata da Traiano. Gl'Iutungi fermaronsi -finalmente nella Rezia, e nelle parti Meridionali della Germania, -ove non si dubita che introdotto avessero l'uso della lingua Gotica. -I Borgognoni eziandio, che s'erano fatti Goti, come notò Agatia, e -deposto aveano con l'indole Germanica l'uso del _guidrigildo_[24], sì -come apparisce dalle susseguenti lor Leggi, s'accompagnarono co' Goti -nelle spedizioni di costoro contro l'Asia Minore. Innoltraronsi poscia -verso la Germania Occidentale, dove ristettero fino a che non passarono -ad abitar nelle Gallie. _Gotica_ ivi fu la loro _Architettura_, perchè -i Borgognoni divennero fervorosi Ariani: del che or ora dirò una -qualche parola. - -Ma le tribù de' veri Germani di Tacito si ristrinsero nella primitiva -rozzezza loro: e solamente in alcune contrade più prossime all'Imperio -cominciò appo essi una lenta ed incerta imitazione dell'Architettura -de' Romani. Ammiano Marcellino[25], che nel 361 guerreggiò sotto -Giuliano Cesare contro gli Alemanni tra il Meno ed il Reno, vide con -sua gran maraviglia costruite alcune borgate con case all'uso Romano. - - -VIII. - -Tornata la Dacia di Traiano in balía de' popoli Gotici dopo Aureliano, -s'apre l'età di Costantino e d'Ermanarico degli Amali; l'uno e l'altro -chiamato il _Grande_. Non parlo d'Ermanarico, il quale restò fedele a' -dogmi di Zamolxi, e sì lungi spinse le sue insegne nell'Europa di là -dal Danubio, fondando in Europa quel vasto e misterioso Imperio, che -Giornande paragonava con l'altro d'Alessandro in Asia, e che si distese -dal Prut e da' Carpazj fino al Baltico; i suoi Successori poscia lo -dilatarono di mano in mano fino all'Estonia ed alle Provincie Orientali -e Settentrionali di quel Mare, non che in tutta la Scandinavia. Ma -non posso tacere di due grandi fatti avvenuti a' giorni di Costantino. -L'uno, che molti Goti furono da lui ricevuti nell'Imperio col nome di -_Federati_: l'altro, che una gran parte di Geti o Goti Zamolxiani si -convertì al Cristianesimo. Teofilo, Vescovo Cattolico, sottoscrisse -alla condanna d'Ario nel Concilio di Nicea del 325, in qualità di -_Primate della Gozia_. Santo Epifanio, che visse in quella stagione, -tramandò alla posterità le notizie de' Monasteri edificati da' Goti, -nuovi convertiti[26], per le loro Vergini. La Gotica tribù de' Protingi -ebbe altresì gran copia di Monaci Cattolici, derisi dal Pagano Eunapio, -che pose principalmente in canzone le negre lor vesti[27]. - -Or si potrà più mai volgere in dubbio, che nella Gozia o Dacia di là -dal Danubio durasse un'_Architettura Gotica_ dopo la conversione de' -Goti? Que' Monasteri delle Vergini, celebrate da Santo Epifanio, non -erano certamente di legno, ma di pietra: come di pietra furono il -cenacolo di Zamolxi, le Città d'Udisitana e d'Elis, i Tempj di Deceneo, -la Reggia di Sarmizagetusa e le Daciche mura effigiate nella Colonna di -Traiano in Roma. La Dacia, posseduta fino al 275 da' Romani, ei riempì, -egli è vero, di monumenti d'arti Greche e Latine; ma que' Monasteri -delle Gotiche Vergini e de' Monaci Protingi non presero punto ad -imitare alcuno de' monumenti del Paganesimo di Roma o d'Atene. - -Scrive Santo Isidoro di Siviglia, che il Goto, divenuto Ariano, -edificò novelle Chiese di là dal Danubio, ma secondo il novello suo -dogma. ECCLESIAS SUI DOGMATIS SIBI CONSTRUXERUNT[28]. Ciò dimostra -la diversità, che già si stabiliva, ed era divenuta notabile, fra -l'Architettura Cattolica e l'Ariana. L'una cercava separarsi per ogni -via dall'altra: ma, di qualunque natura fossero tali gare fra le due -Architetture, Santo Isidoro parla di fabbriche Oltredanubiane, quando -egli tocca delle Chiese del rito Ariano. E però, lasciando in disparte -la Dacia stata già de' Romani, tre specie d'Architettura, la Zamolxiana -e Decenaica, la Cattolica e l'Ariana fiorivano ad un'ora in Gozia, -nella seconda metà del quarto secolo di Gesù Cristo. - -Egli è facile il conoscere quanto la nuova Religione Cristiana mutato -avesse i costumi de' Goti, e come fosser finiti l'incantamenti ed il -Ponteficato stabilito da Zamolxi e da Deceneo. Ma ferme appo i Goti -Cristiani rimaseso le _Caste_ de' _Pilofori_ e de' _Capelluti_. Alcuni -di que' _Pilofori_ divennero Vescovi, che all'autorità religiosa -congiunsero eziandío la politica. Dall'ordine loro si continuarono ad -eleggere i Re: si continuarono ad eleggere gli altri Capi, a' quali, -dopo Ermanarico, si diè sovente il nome di _Giudici_ da' Visigoti, e -che non sempre furono de' Balti. Poichè già Ermanarico moriva, e già -venivano gli Unni; già gli Ostrogoti cogli Amali cadevano in potestà -de' vincitori, e perdevano, sto per dire, la loro Gotica faccia. -I Visigoti, e fra essi anche i Protingi, tentarono di resistere -all'Unnico nembo; Atanarico, _Giudice_ Visigoto, fece, secondo i -racconti d'Ammiano Marcellino, rizzar il _Lungo Muro_, ch'egli sperava -poter difendere contro gli Unni: questo perciò dovè munirsi di Torri -e d'altri propugnacoli, non che di Porte e di Posterle. Ammiano diceva -essere stata sì fatta muraglia _un'efficace opera_ e come una _lorica_ -de' Visigoti[29]. - - -IX. - -Inutile schermo riuscì nondimeno la muraglia del _Giudice_ Visigoto -contro gli Unni, che dettero una gran volta dietro i Carpazj e lo -assalirono alle spalle. Allora i Visigoti passarono il Danubio, e -stabilironsi nell'Imperio Romano. Correva l'anno 375 di Gesù Cristo. -Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico de' Balti condusse -nel 409 al saccheggio di Roma, beffandosi delle mura d'Aureliano. Fra -tali casi, giova ricordar l'arrivo dei Protingi, venuti ad ingrossar -lo stuolo de' popoli Gotici. Aveano potuto i Protingi per circa undici -anni dopo il passaggio de' Visigoti schivar la rabbia degli Unni: -ma finalmente furono costretti anch'essi a passare il Danubio, ed a -chiedere d'essere accolti nelle Provincie Romane. S'affacciarono perciò -nel 386 al gran fiume co' loro Vescovi, co' loro Monaci, vestiti di -toniche nere, con le loro Vergini, che faceano l'officio di Diaconesse. -Procedeano sopra magnifici e ben custoditi carri, ove si nascondevano -gli eucaristici vasi: uomini e cose, che mosser la bile d'Eunapio. Ma -la magnificenza e le ricchezze di questi Protingi erano di gran lunga -inferiori a quelle, che lo stesso Eunapio[30] descrive de' Visigoti, -quando nel 375 passarono il Danubio, con gli splendidi lor vestiti -di lino e carichi di preziosi tappeti: le donne andavano adorne più -pomposamente che non sembrava convenire alla presente loro sciagura, -e gli stessi fanciulli de' Visigotici _Pilofori_ non aveano deposto lo -splendore d'un regio lusso. - -Questi medesimi Visigoti e Protingi e simili non numerabili tribù de' -Goti, dopo la presa di Roma e la morte d'Alarico de' Balti obbedirono -al Re Ataulfo. Furono dall'Imperatore Onorio stanziati nelle Gallie -Meridionali col titolo di _Federati_, già loro imposto da Costantino. -Essi dappoi s'impadronirono di tutta la Spagna. È fama, che Ulfila -tutti avesse finito di voltarli all'Arianesimo nel 360 per procacciar -loro i favori dell'Ariano Imperatore di Bizanzio. Anche i Borgognoni, -de' quali ho toccato, divennero zelanti Ariani. Qualunque sia stato -il tempo, in cui abbandonarono la fede Cattolica, Ulfila non andò -co' Visigoti del Re Ataulfo nelle Gallie; ma i Vescovi Selina e -Sigesario, discepoli d'Ulfila e propagatori dello stesso dogma, furono -quelli che vi si tragittarono con le Visigotiche tribù, e divennero -lor guida e maestri e gran dottori dell'Arianesimo, portando seco la -Traduzione _Ulfilana_ delle Sante Scritture, scritta coll'Alfabeto -_Ulfilano_. E però Santo Eugenio di Tolede, volendo nell'ottavo secolo -Cristiano annoverar gli Alfabeti da lui conosciuti, parlò dell'Ebraico, -dell'Attico, del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e -soggiunse: - - »GULFILA promisit GETICAS, QUAS VIDEMUS, ULTIMAS (_literas_)[31]». - -Dopo ciò niuno dirà, che i Visigoti da un lato ed i Borgognoni -dall'altro si posarono in Ispagna e nelle Gallie in qualità di popolo -Barbaro, privo di scienze, privo d'Alfabeto, privo d'Architettura: -niuno dirà, che gl'_Immortali_ di Zamolxi e di Deceneo non fossero -stati abitatori delle più splendide città di là dal Danubio, e non -avessero costruita una lunga e forte muraglia contro gli Unni. Qual -era quest'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispagna e nelle -Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio? Qual era questa -Architettura, che prima fu Zamolxiana, e poi Decenaica, e poi Cattolica -e poi Ariana per dieci secoli da Zamolxi fino al passaggio del Danubio -nel 375? Godè forse quest'Architettura, che in dieci secoli mutossi -tante volte, d'operar gli _archi acuti_, a' quali da noi si dà il -nome d'_ogive_? Qui anche dirò, come già dissi del Getico Alfabeto a' -tempi d'Ovidio, che nol so, e che affatto ignota m'è l'Architettura di -questi dieci secoli di là dal Danubio; ma so, ch'ella vi fu, e che non -fu Architettura nè Greca nè Romana; ma so, ch'ella chiamossi, qual era -veramente, _Architettura Gotica_, prima del 375: ma so, ch'ella era -così militare, come religiosa e civile. - -Il Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza e della -gloria nell'Occidente d'Europa, rivolse in mente d'abolir l'Imperio -Romano e di chiamarlo _Gozia_[32]. Onorio Imperatore s'ebbe a gran -ventura di sviare sì fatti disegni, dando Placidia, sua sorella, -in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuadere, che il popolo -Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna, deposto avesse i -nazionali orgogli delle sue discipline particolari d'Oltre il Danubio? -Gli orgogli del suo Alfabeto, della sua lingua e della patria sua -Architettura? No, così non avvenne. A dimostrar l'impossibilità d'ogni -contrario concetto, basta la ragione intima delle cose: ma gli esempj -de' Visigotici orgogli non mancano, e sussistono ancora le prove -Storiche della perpetua durata di quell'_Architettura Gotica_ nelle -Provincie Occidentali dell'Imperio Romano. - -Anche a' Borgognoni si concedè nel 431 da' Romani quel tratto delle -Gallie, che s'interpone tra Magonza, Vormazia e Spira, in qualità di -_Federati_, che poi quivi si dissero anche _Leti_ e _Gentili_. Queste -furono le prime stanze Burgundiche nell'Imperio; qui cominciano con più -certezza la loro Storia ed il novero de' Re loro nelle lor Leggi, le -quali giunsero fino a noi; qui s'ascoltarono i Cantici Nazionali, che -si credono scritti nell'idioma e coll'Alfabeto Gotico d'Ulfila[33]: e -però qui si debbono, s'egli è possibile, rintracciare le più antiche -memorie della loro _Architettura Gotica_ ed Ariana. L'avventure del -popolo Borgognone in Vormazia, e le sciagure da essi patite pel ferro -degli Unni d'Attila, divennero un famoso argomento d'epopea, che -ne' secoli meno lontani da noi piacque a' remoti nipoti de' Germani -di Tacito, e che vive tuttora fra essi con la denominazione di -_Nibelungen_. - - -X. - -Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie -Meridionali e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo -di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque da -quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente nelle pianure -della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi furono il teatro della -gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra Giornande[34] ammirò le -pompe de' funerali di lui dopo la battaglia, ed udì senza trar fiato -i mesti concenti de' Visigoti per averlo perduto. Non erano più le -_Cetre_ de' _Pii_. Quelle funebri magnificienze sono un riscontro -certissimo degli splendori della Reggia, che i Visigoti piantato aveano -in Tolosa, e de' modi signorili del loro vivere, oh! quanto diverso del -vivere de' Germani di Tacito nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti -corruppe lentamente nella Spagna e nella _Gallia Gotica_ i loro -costumi: non andava intanto discompagnato dall'esercizio dell'arti, e -massimamente d'un'Architettura diversa da quella de' Romani. - -All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato di -carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi quella -de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un Re d'Aquitania, -e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le loro vicende furono -scritte in versi da uno, che il Cronista della Novalesa chiamava un -_metricanoro_: fondamento principalissimo delle quali è la finzione, -che fossero stati ostaggi nella Reggia d'Attila. È questo il più -antico tra' fin qui noti di quelli, che in più tarda età si chiamarono -_Romanzi_: esso fu poscia inserito (chi sa se intero?) nella Cronica -dalla Novalesa, e generò gravi dispute intorno alla nazione, donde -uscì quel versificatore. Sia stata qualunque la patria di costui; -egli è certo, che l'Eroe, promesso ad una Burgundica donzella, si dice -appartenere all'Aquitania, paese lungamente signoreggiato da' Visigoti: -e però il tutto si mescola col _Ciclo_ de' popoli o Goti o divenuti -Goti, colà nelle regioni dove surse in prima la Cavalleria, e dove il -rispetto per la donna Cristiana giunse al grado più alto; colà dove -poi risonarono i primi accenti di non volgari affetti, e s'aprirono -le Corti dette d'Amore nella _Gallia Gotica_, quando i Goti aveano -cessato d'esserne i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi -quivi stampata. Qui anche surse la _Lingua Provenzale_: qui, per molte -generazioni, operarono e cantarono i _Trovatori_. - -Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di gloria -le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani della -Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico o Lemosì, oggi -Limoges[35]; città, della quale dovrò più d'una volta riparlare. Indi -Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò la sua propria -dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia. Fu crudele persecutor de' -Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche Goto. Un di costoro -si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto lo deputò al governo -dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia. Salva quest'eccezione o qualche -altra, Eurico in generale odiò i Cattolici, e distrusse o guastò -quanto più egli potè le loro Chiese. Altre in gran numero egli ne -costruì dell'_Ariano suo dogma_. Più amara sorgente diversità fra -l'_Architettura Gotica_ e l'Architettura Greco-Romana sgorgò in Ispagna -e nelle Gallie Meridionali da cotal differenza de' culti, e per l'odio -dell'Ariano contro il Cattolico. Questa diversità fu comune anche a' -Borgognoni, discacciati da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano -III.º Imperatore concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi -vennersi distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando -l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma, e -quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo. - -Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò ad -Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere -a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza ci fanno -comprendere il _Dritto pubblico_ di quel secolo, e l'obbligazioni de' -Goti _Federati_ verso l'Imperio. Gli scrisse, che il _Marte inquilino_, -cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle possenti rive -della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella qualità di _Federati_ a -difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai divenuto sì debole: - - »EORICE, TUAE MANUS ROGANTUR, - Ut MARTEM VALIDUS PER INQUILINUM - Defenset TENUEM GARUMNA TIBRIM»[36]. - -All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che -l'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora -implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse -alle forme Romane? Che l'Architettura _Sui Dogmatis_ del fiero Principe -Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianze abborrite -delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue Scritture deplorava, -che queste Chiese fossero, per comandamento d'Eurico, divenute immonde -stalle, aperte a tutti gli armenti[37]. - -Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la -Visigotica spada in pro del _tenue Tevere_. Nè la trasse. Roma nel -475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma gli -Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi già -levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere agli -Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù perchè -avesser dimenticata una gran parte delle nazionali lor discipline, -sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra tutt'i popoli di -sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica e particolare -Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero ad imitare da' -Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila, quando essi, col permesso -degli Imperatori, fermaronsi nella Romana Provincia della Pannonia e vi -abitarono fino a che Teodorico degli Amali, diciasettesimo discendente -del _Semideo_ Gapto, e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe -condotti nel Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla -Rezia e sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente. - -Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere -il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica -loro _Architettura Gotica_ Oltredanubiana. S'invaghirono delle forme -Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo li -tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa Cattolica. -In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non poterono le -Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e con corrompere -in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la mescolanza d'un -qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma oggi egli è difficile -di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed il vanto d'aver -conservate intere le memorie dell'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana -spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna e delle Gallie Meridionali. -Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico, il Vittorioso, rendea vieppiù -illustre la Reggia di Tolosa. Una sì lunga fortuna procacciò a -queste Provincie delle Gallie il nome di _Gallia Gotica_; nome, che -sopravvisse alla loro possanza, e durò fino al duodecimo secolo. Nè io -da indi in qua userò altro vocabolo se non questo di _Gallia Gotica_, -per additare tutt'i paesi posseduti già e poi perduti da' Visigoti -nelle Gallie. - -Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove si -trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto essere -stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortarono e si -distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle Chiese -Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò a -tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto _Ulfilano_ e la -Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti -d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta -Traduzione, o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in -altre Provincie d'Europa. Tale il _Codice argenteo_ d'Upsal; cioè la -Traduzione _Ulfilana_ de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato -in Napoli, è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della -lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali. - - -XI. - -Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di -Ulfila nella _Gallia Gotica_ e nella Spagna. Intanto Alarico II.º dava -le Leggi del suo _Breviario_ nel 506 a' Goti ed a' Romani dei vasti -suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti conosciuto -giammai l'uso del _guidrigildo_ Germanico. Anche Teodorico degli -Amali pubblicò in Italia il suo _Editto_ pe' Goti e pe' Romani: ma -l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di manifestare al -mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana: il che fecero -entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino. Alarico II.º inserì -nel _Breviario_ una Legge, promulgata in tempo degli orgogli Romani -dagl'Imperatori, che dovessero punirsi di morte coloro, i quali -contraessero matrimonio fra' Romani ed i _Gentili_; e per _Gentili_, -Alarico intendea ora parlar de' suoi Visigoti: sottile artifizio a -tener separate le due razze de' suoi sudditi. Nell'_Editto_ d'Italia sì -fatta Legge non si trova, ed i matrimonj si contrassero indistintamente -fra' due popoli: ma Teodorico tolse l'uso dell'armi _pubbliche_ a' -Romani, lasciandolo solo agli Ostrogoti: errore immenso, che non -si commise da' Visigoti. E però in Ispagna e nella _Gallia Gotica_, -bene i Romani si congiunsero co' nuovi padroni e formarono un popolo -unico, non diviso che dal solo divieto delle nozze _Gentili_. Sì fatta -congiunzione, che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o -fu bugiarda ed ingannatrice, in Italia. - -Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali, -e metteva in luce i suoi _Diciassette Capitoli_[38], dove per -l'uccisione d'un Franco assegnavasi un _guidrigildo_ maggiore di -quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo, i -Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad un -popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di essere il -solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romani delle Gallie, -quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse dalla sì -crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo che Clodoveo -si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la Legge Salica. Santo -Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano, gli scrisse da quel paese -de' Borgognoni, _che la fede di Clodoveo era stata una vittoria dei -Romani_. - -Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che riponea -soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo, dovè in -tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle scienze, e -massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità del popolo da -lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito non aveano recato -nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di edificare, nè anche della -calce o delle tegole. - -Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero -edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica. -Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minor -_guidrigildo_, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire -l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero, che di -mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e ne surse l'iniquo -motteggio d'essere la paura una qualità propria de' Goti (GOTHORUM -_est povere_). Indi essi Franchi procedettero a dar loro il nome di -_Cani Goti_: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura doppia di -_Cagot_ presso i Francesi d'oggidì. Non nego, che la lunga prosperità -de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni di Alarico II.º: ma essi -pugnarono fortemente co' Franchi, e nei secoli seguenti mostrarono -il coraggio antico de' Geti contro i Saracini, sollevando sopra ogni -altra la gloria delle Visigotiche spade. Alarico II.º, che avea sospese -o rallentate le persecuzioni Ariane contro i Cattolici, fu vinto ed -ucciso da Clodoveo nel 507 in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i -Visigoti poterono gloriarsi, che in quella battaglia erano caduti, -combattendo in loro difesa i più illustri fra' Romani lor sudditi, -non ostante la diversità delle Religioni e la proibizione delle nozze -_Gentili_. E però Clodoveo, a malgrado del suo motteggiar contro i -Visigoti, si mostrò generoso verso quei delle Città da lui soggiogate; -anzi molti di costoro vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di -Conti, a reggerle in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione -fino ai giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi -si troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia di -Tolosa fu trasportata in Ispagna. - -La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamano _fusione_) dei Romani -delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi fatta -punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non prenderò -ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogotica nella nostra -Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente in Ravenna, -edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro dovettero spesso implorare -l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto quando il Visigoto -Eutarico (d'un altro ramo degli Amali) venne in Italia e sposò -Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico, aspro ed implacabil -nemico dei Cattolici. Mettendo perciò dall'un de' lati gli Ostrogoti, -sarò contento di volgere gli sguardi solo all'_Architettura Gotica_ -Oltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto secolo si cominciò a darle il -nome generalissima di _Architettura Gallica_, ciò che si vedrà ben -presto nelle Leggi del Re Longobardo Liutprando. L'Architettura del -tutto diversa de' Romani cominciò eziandio a ricevere nella medesima -età l'appellazione di _Romanese_, che piacque ad alcuni paragonar con -la _Gallica_ dei Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo -di Vercingetoringe; quasi ella conservato avesse le sue particolari -forme Druidiche da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non -ignoro, che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove -racchiuso erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza -più le chiamò _Galliche_[39]; costruiti con travi distese in sul -suolo, e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con -calcina e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel -corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono -alla _Druidica_ ed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette -ad essi: nè _Galliche_ furono le mura, onde Aureliano cinse l'eterna -Città: ed il _Giudice_ Visigoto Atanarico non imparò dai Druidi l'arte -d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben da maravigliare, -che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar le parole di Cesare -sulle _Galliche mura_ d'Avarico[40], ricordando le mura di Clermonte, -insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia Romana. Il quale -verso la fine del quinto secolo, si doleva che tali mura fossero -_fragili_ ed avesser sembianza di _quasi brugiate_[41]; colpa o della -loro costruzione, forse tumultuaria e recente, o pe' validi assalti, -che il Visigoto Eurico diè alle Città degli Alverni: del che Sidonio -non cessava di lamentarsi. - - -XII. - -La vittoria di Vougle diè Tolosa ed una parte della _Gallia Gotica_ -in mano de' Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgognoni si -convertirono alla fede Cattolica: il che recò grandi mutamenti fra -essi, e soprattutto nell'Architettura, la quale cessò di essere Ariana. -In Settembre 517, Santo Avito di Vienna convocò in Epaona un Concilio, -dove si promulgarono quarantuno Canoni. Uno di questi condannò alle -battiture i Cherci, che accettato avessero l'invito ad un qualche -banchetto degli Eretici; tanta era la distanza, che separava le due -credenze. Più famoso riuscì l'altro Canone Trigesimo Terzo, nel quale -si decretò di volersi avere in abborrimento le Basiliche degli Eretici, -nè doversi elle riconciliare al culto Cattolico; potersi ciò fare -solamente delle Chiese, che gli Eretici avessero tolto ai Cattolici -con violenza. Di qui s'apprende qual distruzione si fosse fatta delle -Basiliche Ariane nel Burgundico Regno: e quante Basiliche avessero ivi -costruite gli Ariani, le quali caddero per l'esecrazione comandata dal -Concilio. Così perirono in gran parte le memorie d'un'Architettura, che -ingegnavasi per la spavalderia delle Sette di non somigliar punto alla -Cattolica. - -»Basilicas haereticorum, QUAS TANTA EXECRATIONE HABEMUS EXOSAS, ut -pollutionem earum purgabilem non putemus, SANCTIS USIBUS APPLICARE -DESPICIMUS. Sane quas per _violentiam nostris abstulerunt_, possumus -revocare[42]». - -Dopo la celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cattolico -de' Borgognoni fu vinto nel 534 da' Franchi, ed obbedì ai Re, -figliuoli di Clodoveo, ed i precetti Epaonensi propagaronsi con più -vigore di tratto in tratto nelle Provincie d'Occidente, le quali -venivano liberandosi dall'Arianesimo, perocchè niun'altra Eresia fu -tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti come -i Borgognoni: niuna ebbe tanti favori da' Re, nè alzò sì superba -la testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo -contrario, i Goti di Spagna e della Gallia Gotica non conquistata da -Clodoveo vieppiù infiammaronsi nel desiderio di segregare la Ariana -loro Architettura dalla Cattolica; ed in tal modo mostraronsi vieppiù -evidenti le differenze native tra l'_Architettura Gotica_ e la _Romana_ -o _Romanese_. - - -XIII. - -Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di -additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici -dei nuovi suoi sudditi Visigoti della _Gallia Gotica_; e piacquegli -di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura -Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le forme -Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, cioè -in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne quando Flavio, -il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense. Allora Clotarico fece -costruire un magnifico Tempio a San Pietro: lo stesso forse, che la -Regina Clotilde, sua madre, nata fra i Borgognoni, avea cominciato in -onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, sebbene Cattolica, non si ricordò -ella giammai delle patrie forme di architettare in Borgogna, quando -edificò nel Regno de' Franchi le molte sue Chiese? Che che fosse stato -di ciò, Clotario I.º, il quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio -di Roano servirsi della _Mano Romana_, si rivolse in vece alla _Mano -Gotica_, cioè al Gotico Magistero. E rizzò in quella città il magnifico -Tempio, che ancor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio, -al quale s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a -Clotario non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor -oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri di -quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 allorchè -i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore della -Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce il nome, compose -la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri vi si veneravano ancora: -ma furono indi trasportate altrove dai Monaci all'approssimarsi de' -Normanni, che attualmente nell'841 saccheggiarono il Tempio, privo -della santa spoglia. Ulmaro, il quale scrivea nell'875, diè meritamente -il nome di Geti a questi Normanni[43]. - -Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della Vita di -Sant'Oveno od Audoeno: - -»In Basilica Beati PETRI Apostoli Beatum AUDOENUM sepelierunt. Denique -ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT, _quadris lapidibus_, -MANU GOTHICA, a primo LOTHARIO rege FRANCORUM _olim_ est NOBILITER -constructa...... MIRO OPERE..... Pontificante FLAVIO Episcopo -ROTHOMAGENSI»[44]. - -_Gotica_ dunque, non _Romana_, fu la _Mano_ che rizzò quella _mirabile -opera_ del Tempio per comandamento di Clotario I.º: _Gotica_, e nuova -del tutto in Roano, e però incognita in tutto il Regno di Neustria, -dove prevalea l'arte Romana. Se la _Mano Gotica_ non fosse stata nuova -ed incognita; perchè dunque avrebbe dovuto parlarne con tanta diligenza -il Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco -ricordata in oltre la forma delle _pietre riquadrate_, poste in atto -dalla _Mano Gotica_, ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della -Colonna Traiana, dove con pietre per l'appunto di tal forma si veggono -fabbricate la Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di -Decebalo. - -Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi -Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato non -diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore non della Vita -del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino Monaco e non Vescovo -Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, non più antico dell'841, lo -ravvicina più assai al secolo di Clotario I.º e della sua _mirabile -opera Gotica_. Un Codice di San Massimino Trevirense presso il -Wiltheim, parla non in generale della _Mano Gotica_, ma sì degli -_Artefici Goti_, chiamati da Clotario I.º in Roano. E però il Wiltheim -nel 1659 non tardò ad affermare la perpetua durata dell'_Architettura -Gotica_: vero e necessario concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi -tutte le menti. - -»Hinc, egli dice, _haud dubie_ efficitur, habuisse GOTHOS........ -quamquam a CHLODOVEO subacti...... habuisse, inquam, GENUS AEDIFICANDI -PROPRIUM[45]». - - -XIV. - -Chi non dice oggidì, che l'_Architettura Gotica_ sia un falso nome -dato nella nostra età da noi ad un'Architettura, che surse per la prima -volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Così scrivonsi oggi tutte le -Storie dell'Architettura; e tutte narrano, che allora soltanto rampollò -dall'umano cervello, senza un innanzi e senza riscontri d'alcuna sorta -nel passato, una particolar foggia d'edificare coll'_arco acuto_; -la quale stoltamente attribuissi a' Goti, privi d'ogni arte loro -propria e d'ogni disciplina. Ho già confessato, ed or confesso da -capo, d'ignorare qual fosse l'_Architettura Gotica_ nel 534, regnando -Clotario I.º su' Franchi. E ben si può e si dee deplorare sì fatta -ignoranza, ma non per essa vuolsi negare, che fuvvi l'_Architettura -Gotica_ di là dal Danubio, dond'ella venne in Ispagna e nella _Gallia -Gotica_. Nel 548 cominciò a regnare su' Goti Atanagildo, che più d'ogni -altro suo Predecessore amò l'Architettura patria Oltredanubiana, e -mantenne scintillanti più che non dianzi su questo punto gli orgogli, -onde testè favellai: Atanagildo, padre di Brunechilde, la famosa -Regina de' Franchi. L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi dì -nel secolo decimo sesto sussisteano le rovine delle Gotiche fabbriche -del Re Atanagildo in Portogallo vicino ad Idana, oggi Guimaraens: -fabbriche simili perciò a quelle, che tutto il mondo nel secolo del -Mariana chiamava _Gotiche_: testimonianza tanto più vera e concludente -quando più elle sembravano brutte allo Storico, essendo ristucca in -quella stagione l'Europa de' modi tenuti dalla _Architettura Gotica_ -dopo essersi nuovamente voltati gl'intelletti ad ammirar l'arte antica -d'architettare, risorta in Italia, secondo gli esempi Greci e Romani. -»IN PORTUGALIA, dice il Mariana, ex sexto decimo ab urbe GUIMARAENS -(antiquis IDANIA fuit) lapide, _pagus_ EXTAT ATHANAGILDI nomine, -_fortassis_ ab hoc tempore conditus; in eo _parientinae_ CERNUNTUR -et _aedificiorum fundamenta_ GOTTHICAE STRUCTURAE, MULTUM A ROMANA -ELEGANTIA DEGENERANTIS speciem repraesentantia[46]». - -Brunechilde sposò nel 566 Sigeberto; Re de' Franchi d'Austrasia. Non -debbo qui toccare della bellezza e delle grazie, cotanto lodate da' -due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turonese, di -questa egregia donzella de' Goti, la quale di poi dopo le prime virtù -meritò aspri e giusti rimproveri: ma i suoi più spietati nemici non -le negarono la lode, ch'ella d'illustri monumenti avesse riempiuto i -paesi de' Franchi, e conseguita la riputazione d'edificatrice magnanima -e grande. Ignorava ella fosse Brunechilde, che San Pietro di Roano era -stato costruita con _Mano Gotica_ dal padre di suo marito? Ed aveva -ella dimenticato di esser figliuola del Re Atanagildo? Colui, al quale -piacesse di tener per vero un simile obblio, dovrebbe dimostrare, che -la tralignante Brunechilde non avesse mai edificato in altra foggia se -non alla foggia Romana. - -Questa è la troppo celebre Brunechilde, che non lasciò mai di esser -Gota; ed in qualità di Gota, non di Romana, la sua rinomanza riempì le -carte dell'_Edda_ e de' _Nibelungen_. - - -XV. - -Clotario I.º, autor della _Mano Gotica_ in Roano, aveva unito nella -sua persona tutte le Provincie conquistate da' Franchi sui Romani, -sui Borgognoni e su' Visigoti nelle Gallie. Sigeberto, Re d'Austrasia, -ed i suoi tre fratelli divisero fra loro la Monarchia paterna, mercè -un solenne Trattato del 562[47]. A Sigeberto nella _Gallia Gotica_ -toccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in questa l'Alverinia, -ov'era Clermonte d'Apollinare Sidonio; toccarono alcune parti della -Provincia Romana, da noi detta Provenza, ove sorgeva Marsiglia[48]. -Brunechilde, moglie di Sigeberto, venne dunque nel 566 a regnare -sopra molte nobili Città de' Visigoti, conquistate da Clodoveo dopo -la battaglia di Vonglè. Qual non fu la gioia di quei Visigoti, che ho -detto[49] aver lo stesso Clodoveo lasciati non di rado al reggimento -di tali Città in nome de' Re Franchi? Qual non fu il loro tripudio nel -veder salire sul Trono d'Austrasia la bella figliuola del Visigoto Re -Atanagildo? Brunechilde perdè il marito nel 575; allora ella tenne da -sè con varia fortuna i freni del Regno, invece or del figliuolo, ed or -de' nipoti. Qui niuno dirà, che la Regina preso avesse in Marsiglia -e negli altri luoghi dei Visigoti suoi sudditi a sommergere la loro -_Architettura Gotica_ ed antichissima, nè che i quattro Re, nati -da Clotario I.º avessero dovuto aver in dispregio la _Mano Gotica_, -già sì cara dianzi al lor genitore. Gli esempi di Brunechilde, che -fu soprannominata la _Grande Edificatrice_, giovarono anche a' Goti -delle Città cadute in sorte agli altri figliuoli di Clotario I.º: -tra le quali mi giova ricordar spezialmente Lemosì, ovvero Limoges, -che spettò nel 562 a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568, -per breve ora obbedì al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel -suo Anfiteatro Romano, e la marittima città di Magalona rimasero in -potere de' Visigoti uniti con la Spagna, sebbene l'una e l'altra città -fossero strette per ogni verso e circondate dalle regioni della _Gallia -Gotica_, le quali erano cadute sotto il dominio de' Franchi. - -Due anni dopo le nozze di Brunechilde con Sigeberto, arrivò il Re -Alboino in Italia co' suoi Longobardi; seguito dagli Ostrogoti, -che Narsete avea discacciati al tutto dall'Italia nel 554, regnando -Giustiniano Imperatore. S'erano rifuggiti costoro nella lor Provincia -di Pannonia, in mezzo alla quale allora viveano i Longobardi, ed essi -Ostrogoti ne avevano convertita una gran parte alla fede Ariana. -Alboino, giovine Re de' Longobardi, mostravasi più acceso di tutti -nella novella credenza, e lasciavasi tuttodì vedere nelle Chiese Ariane -in compagnia de' Clerici Goti. Di ciò gravi lamenti mosse il Vescovo -di Treviri San Nicezio, in una lunga sua Lettera da me ricordata nella -Storia[50]. Quei Clerici Ostrogoti furono in Italia non solamente i -dottori ed i maestri dei Longobardi Ariani, ma eziandio gli Architetti -così nel costruire le Chiese, che costoro v'edificarono, come nel -ridurre al rito Ariano l'altre, che si tolsero da essi a' Cattolici. Ma -io promisi di non parlar dell'Architettura Ostrogotica in Italia[51]; -e, stando al mio proposito, non toccherò d'altro nel presente lavoro -se non della caduta del Maggior Tempio, alzato in Ravenna dagli Ariani -sotto il Gran Teodorico; il qual Tempio indi vi stette in piè per -circa mille anni fino al 1457. Tacerò eziandio delle grandi fabbriche -di Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'Italia, nelle quali -poterono qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti; -soprattutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica. E -però, lasciando queste cose in disparte, io mi terrò stretto nell'Orbe -Visigotico. - -Fra' Visigoti, divenuti Cattolici, v'era il Duca Launebode, al quale i -Re Franchi aveano conceduto il governo della sì ricca e bella e della -cotanto Visigotica Tolosa. Launebode nel 578 prese ad edificare una -grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Saturnino; ed il Romano -Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al Duca, da' quali s'impara -in qual modo vispi e gagliardi, eziandio dopo le sciagure di Vouglè, -durassero quei Visigotici rigogli, onde favellai[52], a cagione della -dilettissima loro _Architettura Gotica_. Venanzio non seppe lodar -più degnamente sì fatte fabbriche se non dicendo, che aveale recate a -termine un _Barbaro_, ma _senza l'aiuto d'alcun Romano_: - - »LAUNEBODES enim....... Ducatum - »Dum gerit, instruxit CULMINA SANCTA loci. - »Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT - »Hoc vir _Barbarica prole_ peregit opus[53]». - -Questo è ciò che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quando -la Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si -vide l'Ariano Re Leovigildo fabbricar la città di Recogoli della -Celtiberia, e circondarla così di mura come di sobborghi: opera, che -parve _mirabile_ a Giovanni Biclariense, Autore della Cronica[54], e -perseguitato da quel Re, il quale afflisse fieramente i Cattolici. -Nello stuolo de' perseguitati annoverossi altresì un _Piloforo_ -Goto; Mansona, cospicuo per la sua nobiltà. Questi dal 573 al 606, -sedette Vescovo in Emerita, oggi Merida, nella Lusitania. Fedele suo -Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per aver ristornato -il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con aggiungervi nuovi edifizî -e soprattutto per l'_eccelse Torri_, ch'ei soprappose alla _mole -sublime_ di quella Basilica. »CELSA TURRIUM FASTIGIA SUBLIMI PRODUXIT -IN ARCE[55]». Così diceva il Diacono di Merida Paolo, che a' giorni -di Mansona compose le Vite de' Vescovi Emeritensi. Da Merida il culto -di Santa Eulalia si diffuse da per ogni dove a cagione di sì augusto -Tempio, e gran numero di Basiliche s'eressero in onor di quella -Vergine, massimamente in Cordova ed in Toledo. Nè Mansona cessava -d'edificare Ospedali e Basiliche in Merida con _ammirabile artificio_, -per quanto afferma lo stesso Diacono Paolo; _artificio_, adoperato da -un nobilissimo tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia -sursero in alto non per difesa contro i nemici, nè per altre occorrenze -di guerra, ma per ornamento d'Architettura, e forse fin da quella -stagione per sostegno delle Campane[56]. Il Greco Fedele dovè quivi -ergere quelle Torri per seguitar le voglie de' Visigoti Cattolici, non -i precetti dell'Architettura Bizantina, che nella Chiesa già dianzi -ricostruita di Santa Sofia s'astenne da ogni sorta di Torri, donde -avesse potuto il Vescovo di Merida voler trarre gli esempj. - -Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a ristorar le -mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edificò in Toledo una -Chiesa del rito Ariano: la quale, quando i Goti vennero la più gran -parte alla fede Cattolica nel 587, fu dal Re Recaredo riconciliata -immantinenti al nuovo culto. Allora in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ -non conquistata da' Franchi si diminuirono l'industrie, con le quali -s'andavano studiando gli Ariani di voler differenziar le loro Chiese -da quelle de' Cattolici: ma non vi cessarono al tutto gli Ariani. Per -un altro lato, da' Goti Cattolici si vide imposta la lor _Liturgia -Gotica_ ed Orientale anche a' lor sudditi Romani della Spagna e -della _Gallia Gotica_. Ciò si fece per Decreto del Terzo Concilio di -Toledo, preseduto da Mansona di Merida nel 589. Robusta poi sempre -si mantenne l'usanza presso i Goti nuovi Cattolici, di tener in onore -la prisca loro Architettura, ch'essi aveano recata dalla Dacia e dal -Danubio in Ispagna. E però in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i -servi nell'arti di edificare: si come si legge in un'Iscrizione posta -dall'un di costoro per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del -Duca Launede Tolosano, di non aver adoperato altre braccia se non de' -servi _nati nella sua casa_, per ergere in Cadice due Chiese a Santo -Stefano ed a San Giovanni Martire nel 607: »OFERARIOS VERNULAS. Sumptu -Proprio[57]». - - -XVI. - -L'età de' Re Atanagildo, Liuba I.º, Leovigildo, Recaredo, Liuba -II.º, Vilterico, Gondemaro e Sisebuto, dal 548 al 622, è quella, in -cui maggiormente fiori la civiltà de' Goti, e più mostrossi la lor -natura Cavalleresca. Il Re Chilperico, fratello di Sigeberto sposò -nel 568 Galsvinta, sorella di Brunechilde: alla quale Galsvinta esso -Chilperico fece il _Dono Matuttino_ detto del _Morgicap_ da' Franchi, -da' Longobardi e da' rimanenti popoli della Germania di Tacito. Lemos -con altre Città _Gallo-Gotiche_ si videro comprese in tal _Dono_: e -queste, quando il Re uccise la moglie nello stesso anno, furon cagione -di guerra tra' figliuoli di Clotario I.º; poscia passarono tutte nel -privato dominio di Brunechilde. - -Qual non era la differenza tra un sì fatto _Morgincap_, e la -_Morgengeba_ de' Visigoti nella Spagna? Una _Formola_ insigne in versi -Latini del 615, scoperta e' non ha guari dal Signor di Roziere e da me -riproposta in parte nel Codice Diplomatico Longobardo[58], c'insegna, -essere stata la _Morgengeba_ il dono, che facevasi alle Visigotiche -Vergini, quando elle non erano se non semplici fidanzate, come la -Burgundica Ildegonda nel _Romanzo_ di Gualtieri o Waltario, prole del -Re d'Aquilania. E si ravvisa in tal _Formola_ qual fosse la delicatezza -de' sentimenti di chi la scrisse, ma col proposito di voler dipingere -al vivo alcuni costumi del suo secolo, e lodarne l'antichità. Il -_Getico Senato_ ci apparisce nel suo lustro primiero, come al tempo -de' _Pilofori_, e però vie meglio si mostra l'Aristocratica natura -Visigota: - - »Insigni merito et GETICAE DE STIRPE SENATUS - Illius _sponsae dilectae_.... - ORDINIS ut GETICI est et MORGINGEMBA VETUSTI» - -Qui nella _Formola_ del 615 comincia la descrizione de' doni a colei, -che lo sposo vagheggia; - - »TE DOMINAM in mediis cunctisque per omnia rebus. - CONSTITUO, donoque tibi vel confero, VIRGO. - -Quanta disformità tra il _Morgincap_ de' Franchi o de' Longobardi e -la _Morgengeba_ de' Visigoti! La Vergine Visigota diveniva Signora -di tutto fin dal momento del dono; la donna Longobarda era soggetta -sempre al _Mundio Perpetuo_, anche de' suoi proprj figliuoli. Da questa -sola diversità si misuri lo spazio, che dividea la vita civile de' -Goti da quella de' popoli della Germania di Tacito; si vegga di qual -altra tempra fosse in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ il rispetto per -la donna ed ogni sentimento generatore della Cavalleria. Si scorga in -oltre quanto i Visigoti del Re Sisebuto si vantassero della _vetustà_ -della _Morgengeba_, che racchiudea veramente in se tutt'i germi -Cavallereschi della loro stirpe. In ciò l'Europa d'oggidì è Visigotica, -non Longobarda. E di qui si può facilmente conchiudere quanto il Re -Sisebuto col suo _Getico Senato_ dovesse aver cari gli usi ed i costumi -primitivi del suo popolo; quanto gli fossero a cuore l'esercizio ed -il progresso così della _Gotica liturgia_ come della loro antica e -nazionale _Architettura Gotica_. Chi non conosce l'intima connessione -dell'Architettura Sacra e della Liturgia? E come avrebbero potuto -dimenticarsi gli usi della Patria Oltredanubiana e gli esempi recenti -dati ti dal Re Alanagildo, quando il Re Sisebuto edificava in Toledo -sul Tago il magnifico Tempio di Santa Leocadia (CULMINE ALTO, MIRO -OPERE[59]), ove indi si tennero i famosi concili Toledani? Al Quarto -de' quali presedè nel 633 Santo Isidoro di Siviglia, e vi si fecero più -ampj ordinamenti per rifermare la autorità della _Liturgia Gotica_. Di -questa Basilica era notabile principalmente l'_elevazione_, ammirata -cotanto da Santo Eulogio di Cordova, e dalla Cronica d'Albelda; -l'_elevazione_, che anche a' nostri sguardi nel secolo d'oggidì ci -si rappresenta come una delle impronte primitive dell'_Architettura -Gotica_, e soprattutto dell'Ecclesiastica. Sol nelle Leggi, negli Atti -Pubblici, nelle _Formole_, nelle Monete i Visigoti amarono l'idioma -Latino, riserbando il proprio, cioè l'_Ulfilano_, agli usi privati ed -al commercio quotidiano fra Goti e Goti; del qual costume non tacerò -quando farommi a ricordare i linguaggi arcani de' _Culdei_[60]. - - -XVII. - -Non so se la conversione de' Visigoti fosse stata sì generale nella -_Gallia Gotica_, sì come fu in Ispagna. Parlo della _Gallia Gotica_ -non conquistata da' Franchi, ove mi sembra, fosse rimasto un gran -lievito Ariano, pel quale si continuò a desiderare di mettere sempre -differenze fra l'Architettura Sacra degli Eretici e quella de' -Cattolici. Nella _Gallia Gotica_ venuta in potestà dei Franchi, assai -poco frequenti, anche per resistere a' nuovi dominatori, furono le -conversioni de' Visigoti alla fede Romana, ed a pochi tra essi piacque -d'imitar l'esempio Tolosano del Duca Launebode, rizzando Chiese alla -guisa Cattolica. Le sette degli Albigesi e de' Valdesi, delle quali -ne' secoli seguenti si vide travagliata Tolosa col resto della _Gallia -Gotica_ de' Franchi, dimostrano, essere state ivi più che in ogni -altra Provincia disposto di lunga mano il terreno a farle allignare. -Sì fatta preparazione produsse non piccoli effetti sulla continuità -dell'_Architettura Gotica_ degli Ariani, e sull'esplicamento successivo -così della letteratura come della lingua de' Provenzali. - -Ampio e ricco argomento, ma non è il mio in questo luogo: riparlo -perciò del Re Sisebuto e dell'_elevazione Visigotica_, sì, ma non più -Ariana della sua Chiesa di Santa Leocadia. Così fatta elevazione, che -sembrava la sola degna ne' Sacri Templi ai Visigoti ed acconcia meglio -ad innalzar gli animi verso Dio, dominava già in tutto il resto della -natura di quel popolo fin dal tempo, in cui credettero all'immortalità -dell'anima pei discorsi di Zamolxi; poscia s'accrebbe per le vittorie -di Dromichete, di Berebisto e di Decebalo. Il nazionale orgoglio -pigliò forme novelle dopo la conquista di Traiano, per effetto delle -stesse sciagure dei Geti o Goti, e nuovo stimolo dettero alle lor -cittadine superbie le vittorie de' Re Ostrogota ed Ermanarico, non -che la presa di Roma nel 409. La grandezza dell'animo si congiungea -ne' Visigoti con una salda ed adamantina tenacità del proposito, la -quale apparisce in tutta la Storia di Spagna fino a' dì nostri; e -con un alto, anzi superlativo, sentire di sè medesimi. Ne abbiamo -una pruova in una Lettera di Sisebuto, ch'egli per mezzo del suo -Legato Totìla mandò a Teodolinda, Regina de' Longobardi, verso l'anno -616, allorchè gli fu riferito di predicarsi fervorosamente in Italia -l'Arianesimo dagli Ostrogoti, ritornativi col Re Alboino. _Quale -sventura_, scrivea Sisebuto, _che popoli del nostro Gotico sangue siano -macchiati dell'Ariano contagio?_ »AFFINITATEM SANGUINIS NOSTRI ARIANA -CONTAGIONE NUNC POLLUI, et virulenta profusione canceris FRATERNA -COGNATIONE DISJUNGI?». _Qual razza_, soggiungeva, _è più bella, più -inclita, più naturalmente valorosa e prudente di quella de' Goti? Quale -ha più eleganti costumi? Chi non ha in pregio i modi loro di vivere, -la perspicua dignità e la gloria del loro nome?_ »GENUS INCLITUM -ET INCLITA FORMA, INGENUA VIRTUS, ET NATURALIS PRUDENTIA ELEGANTIA -MORUM, VITAE BONA CENSURA, PRESPICUA DIGNITAS, ET GLORIA DIGNITATIS -EXIMIA[61]. La bellezza e le grazie di Brunechilde, Regina, delle quali -concepirono sì gran maraviglia i Romani, ci fan sicurtà, che Sisebuto -non esagerava col suo favellare l'eleganza de' costumi Visigotici: ma -già Brunechilde, quando egli scrivea, era morta da circa tre anni. -»_Puella_ elegans, _venusta aspectu, honesta moribus atque decora, -prudens consilio et blanda colloquio_». In tale aspetto ella era venuta -dalla Gozia, scrive Gregorio Turonese, al talamo del Re Sigeberto. - -Un'antica tradizione ripeteva d'età in età, che Sisebuto avesse -rafforzato la città d'Ebora con grandi propugnacoli[62]. Verso la fine -del sesto decimo secolo sorgeano ancora in essa due saldissime Torri, -che dallo Storico Mariana s'attribuiscono a quel Re. Santo Eulogio -di Cordova ricorda la Chiesa di Santo Eufrasio, fatta costruire da -Sisebuto in Iliturgi, oggi Martos, sul Guadalquivir[63]. Bastavano -tali esempi ad inanimire i _Pilofori_ Visigotici Vescovi e Laici, ed a -ricordar loro la patria consuetudine del Danubio così nell'Architettura -sacra come nella civile e nella militare. Nè la memoria di Brunechilde -Regina, e del suo edificare s'era perduta, quando il Re Sisebuto mancò -nel 621. L'anno che seguì alla sua morte, fu il Primo dell'Egira di -Maometto e però il primo, da cui si numerassero i pubblici fatti e le -conquiste del fortunato legislatore di quegli Arabi, che viveano sotto -le tende: indi essi nel corso delle loro vittorie, dopo aver perduto -Maometto, edificarono in vari Regni un gran numero di Templi e di -Moschee, chiamato in aiuto la scienza de' popoli vinti; dalle quali -costruzioni nacque ne' secoli seguenti l'Architettura della _Moresca_. -Di questa forse, ma nol prometto, farò un particolare Discorso: qui mi -contento dell'osservazione, che gli Arabi di Maometto non insegnarono -alcuna forma speciale d'architettare al Re Sisebuto ed al popolo, -discendente dagli _Immortali_ di Zamolxi. - - -XVIII. - -A' giorni di Sisebuto la Città di Lemosi nella _Gallia Gotica_ -fioriva per l'eccellenza delle sue arti. Nè l'arti Romane sotto i -Visigoti erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotto Eurico -vi predominarono le Visigotiche dell'Architettura, e sopratutto di -quella peculiare degli Ariani. Era in Lemosi una _Pubblica Officina -della moneta fiscale_, afferma Sant'Oveno, che circa un quaranta -anni dopo Sisebuto scrisse diffusamente la Vita del suo amico Santo -Eligio[64]. Ecco una Zecca nella _Gallia Gotica_, dove presedeva un -Orefice lodatissimo (_fabro aurifici probatissimo_), chiamato Abbone, -il quale v'insegnava le pratiche ingegnose dell'arte sua, ed ebbe Santo -Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visigoti questo Abbone? Un tal -nome non è Romano, e pur tuttavolta egli non sembra Visigotico: ma -Eligio, ed i suoi Genitori Eucherio e Terragia, si possono pei loro -nomi credere usciti di sangue Romano. Che che sia della nazione di -tutti costoro, Lemosi, retaggio di Brunechilde[65], ha le apparenze -d'essersi mantenuta Visigotica sotto la dominazione particolare della -Regina[66]; ma, dopo lei, si ripose in libertà. E ne godeva nel 620, se -dee credersi al contemporaneo Sant'Oveno, il quale narra, che alcune -cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a condursi nel Regno -de' Franchi[67]. Sopra una gran parte di questi regnava Dagoberto; ed -Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, negli ultimi giorni -di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta la Monarchia de' Franchi -e possedè il tratto di Lemosi, o per conquista, o per volontaria -dedizione. L'aura Visigotica spirò per lunga stagione in quel tratto, -dove di poi venne alla luce il Trovatore Gerardo di Berneuil, ricordato -dall'Alighieri nel Purgatorio e nell'_Eloquio Volgare_. - -L'Orefice di Lemosì diventò il Ministro e l'amico principale del Re -Dagoberto. Tutti gli Ambasciatori, che dall'Italia e dalla _Gallia -Gotica_ non conquistata da' Franchi arrivavano al Regio Palazzo, -avevano a cuore, scrive Sant'Oveno[68], di rendersi benevolo Eligio: -per opera del quale, se non vado errato, si dette Lemosì a Dagoberto. -Grandi prove avea somministrato Eligio della sua eccellenza nel suo -mestiere, ma egli divenne ancora un edificator grande così di Monasteri -come di Chiese. Nel 631[69], si fe' donare dal Re un territorio in -Lemosì, dove costruì un ampio e magnifico Monastero, che indi fu -visitato con ammirazione da Sant'Oveno: poscia l'avventuroso Ministro -fabbricò nella sua propria casa d'abitazione in Parigi un nobile -Monastero per trecento Vergini (_dignum construxit Archisterium_). -Nel 634, con _Visigotica elevazione_, fabbricò l'alta Basilica fuori -le mura di Parigi, e coprì elegantemente di piombo quelli, che son -chiamati dal medesimo Santo Oveno i _sublimi tetti di San Paolo_. -Tralascio l'altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San -Marziale della sua patria Lemosina, per domandare se fu _Gotica_ -o _Romanese_ la natura di tali edifizi? Saranno stati dell'una e -dell'altra sorta, rispondo, ma io l'ignoro. Certamente non furono -_Romanesi_ le forme primiere della Badia di S. Dionigi, fatta edificare -nel 637 da Dagoberto, e decorata con insigni opere d'Orificeria: lavori -dell'egregio artefice, dell'operoso costruttore d'un Monastero nella -sua propria casa e del possente Ministro della Monarchia. Eligio perciò -ebbe la più gran parte nel disegnare o nell'approvare le sembianze -Architettoniche di quella famosa Basilica, della quale il Pontefice -Stefano II.º volle al suo ritorno da Parigi fabbricarne in Roma una -simile, _secondo l'uso di Francia_, come a suo luogo dirò[70]. - -Donde si trae, che un nuovo spettacolo si vide sul Tevere quando ivi -surse la Chiesa di San Dionigi »JUXTA FORMAS SPECIES DECORATA SICUT -IN FRANCIA (Pontifex) VIDERAT». Son queste le parole di Benedetto del -Monte Soratte: dalle quali apprendiamo, che l'Architettura primitiva -del Tempio Parigino di San Dionigi non fu _Romana_ o _Romanese_ nè -_Druidica_ nè _Francica_ (i Franchi non ebber giammai arte propria -d'edificare), ma _Gallo-Visigotica_ e posta principalmente in atto da -Santo Eligio della _Gallia Gotica_, posseduta da Brunechilde. Non è mio -l'officio d'indagare quali mutamenti si recaron di poi all'Architettura -di San Dionigi del 637. - - -XIX. - -Mancato il Re Dagoberto, i due amici Oveno ed Eligio, nello stesso -giorno 13 Maggio 640, salirono sulle Cattedre delle Chiese, quegli -di Roano, e questi di Noion. In tal guisa, da' suoi paesi Visigotici -Eligio si tramutò per sempre nelle Gallie Settentrionali, ove non cessò -d'edificare Tempi e Chiostri. Un ampio Monastero di Vergini costruissi -dal novello Prelato in Noion: lavoro, che potè non essere di stile -_Romanese_. Morì nel 659. Allora S. Oveno dettonne la Vita. Erasi -questi partito da Roano e dal suo Maggior Tempio di _Mano Gotica_ per -predicare la vera fede Cristiana contro i Monoteliti, ed avea impreso -lunghi viaggi a tale uopo. Approdò in Ispagna, ove non mancavano alcune -reliquie dell'estinto Arianesimo, e dove al Re Recesvinto era succeduto -Vamba. L'Arcivescovo Rotomagense fu ricevuto con grandi onori dai -Goti secondo i racconti dell'Autore quasi contemporaneo d'una delle -sue Vite (_Unde felix opinio GOTHORUM terras penetravit_[71]). Ivi -sul Guiserga, in mezzo a' suoi gentilizj poderi di Donnia o Dogna, -vicino a Valladolid, aveva Recesvindo edificato nel 661 un Tempio, -ricco di marmi e d'iscrizioni, al Batista; i rimasugli del qual Tempio -sussistevan tuttora nel secolo dello storico Mariana. Questi giudicolle -di _Gotica struttura_ (_Vetusti operis atque adeo GOTTHICAE STRUCTURAE -immaginem repraesentans_[72]). - -Recesvindo, sì celebrato nelle Storie di Spagna, nacque da quel Re -Cindasvindo, ch'ebbe a disdegno i Romani a lui soggetti, e con sua -Legge solenne dichiarò di non dover più l'universalità de' suoi popoli -_esser vessata dalle Leggi Romane_ (ROMANIS LEGIBUS nolum amplius -CONVEXARI[73]). Laonde non ingannossi punto il Mariana, quando gli -parvero appartenere all'_Architettura Gotica_ le rovine del Tempio -di Dogna, opera del figliuolo di un Re che odiò tanto le discipline -forensi de' Romani. Recesvindo adunque sarebbe stato colui, che -ne' suoi privati poderi avrebbe preso a voler imitare la _Romanese -Architettura?_ Ed a calcar sotto i piedi le tradizioni de' Gotici -Monasteri delle Vergini Oltredanubiane? Recesvindo non si sarebbe -curato di riproporre in Dogna le Visigotiche forme delle Chiese di -Santa Eulalia e di Santa Leocadia in Toledo? Chi ardisse affermar ciò, -nol crederebbe in suo cuore. - -Al tempo di Recesvindo fu con sua Legge abolito il divieto delle nozze -fra Romani e _Gentili_[74]: ma i Romani perdettero l'illustre lor nome -nelle Leggi e negli Atti Pubblici, e tutti gli abitatori de' Regni di -Recesvindo non si chiamarono se non Visigoti. Così recossi ad effetto -in parte l'antico disegno del Re Ataulfo, che avrebbe voluto chiamar -_Gozia_ l'Imperio Romano. Ciascuno di quegli abitatori sapea se Romana -o Gotica fosse l'origine di sua famiglia: ma i Goti si teneano pe' -veramente nobili, sebbene ignorassero l'uso del _guidrigildo_ stabilito -da Clodoveo: e però nacque la voce _Hidalgo_, tuttora usata ne' nostri -dì, cioè la voce, che con apocope doppia vuol dire _figliuolo di Goto._ -Ella basta per dinotare un'antica nobiltà e maggiore d'ogni altra in -Ispagna. Così non aveano fatto i Re Vandali d'Affrica, i quali ne' loro -Editti, riferiti da Vittore Vitense[75], chiamaronsi _Re dei Vandali_, -e _Re degli Alani_ ad un'ora. I Romani di Spagna e della _Gallia -Gotica_ vidersi perciò ingloriosamente incorporati ne' Visigoti, e -peggio che già non erano stati dal Re Ostrogota i Borgognoni. La stessa -dignità degli Ecclesiastici non diè risalti d'alcuna specie a' Clerici -di sangue Romano, sì per la mancanza del _guidrigildo_ fra' Visigoti, e -si perchè appo essi la sacra Liturgia era Gotica ed Orientale, secondo -i decreti dianzi accennati del Terzo Concilio di Toledo nel 589, i -quali furono sempre più rifermati da' seguenti Concili e dalla diuturna -possessione. In mezzo a sì grandi cure de' Visigoti per conservare la -loro particolare Liturgia non Romana, e' divien sempre più agevole di -conoscere se avesser coloro abbandonato il pensiero giammai della loro -_Architettura Gotica_. - -Tali erano quando Sant'Oveno giunse in Ispagna, le qualità civili della -razza dominatrice de' Visigoti e della razza obbediente dei Romani. -Se il Prelato Rotomagense non vide il Tempio di Recesvindo in Dogna, -e' vide certamente in Toledo la Chiesa di Santa Eulalia, e l'altra di -Santa Leocadia del Re Sisebuto, e forse conobbe San Fruttuoso, nato di -_stirpe regia_: di stirpe, cioè, non Romana, e però Gotica[76], da un -Duca Ispano d'alta possanza nell'esercito militante tra' Monti della -Galizia e di Leone. Fruttuoso diè molte delle sue grandi ricchezze -a' poveri, e con le rimanenti sollevò non piccoli stuoli dei suoi -servi, a' quali egli soleva concedere la libertà. Sì fatte lodi gli -si tributarono da un suo quasi contemporaneo, che ne scrisse la Vita: -Valerio, Abate di San Pier in Monti nell'Asturie[77]. Andò Fruttuoso in -Merida per venerare il Tempio di Santa Eulalia; costruì un gran numero -di Monasteri; popolati da moltitudini di Monaci, e principalmente -quello di Nono, posto nell'Isola di Cadice. Fu salutato Vescovo di -Braga, ove fabbriconne un altro, nel quale di giorno e di notte, con le -faci accese, lavorava egli con le sue braccia. Morì nel 670; Architetto -e muratore ad un tempo, ma la sua _Mano_ era _Visigotica_. - -Sant'Oveno, ritornato verso il 677 in Roano, portovvi le memorie -degli Edifici e de' Tempi veduti da esso in Ispagna, ma soprattutto -del culto e degli affetti verso Eulalia. E però Guaningo, uomo ricco -e polente tra' Franchi, edificò in onor di quella Santa un Monastero -di trecensessanta Vergini, alla costruzione del quale Sant'Oveno -deputò Wandregisilo, detto San Vandrillo. Non avrebbe voluto forse -l'Arcivescovo di Roano imitar le Gotiche forme della Chiesa Toledana -di S. Eulalia, eziandio se gli fosser mancati gli esempi della _Mano -Gotica_ di S. Pietro nella sua stessa città? Con questi domestici -monumenti e con le Gotiche rimembranze di Spagna, S. Filiberto fabbricò -i nobili Chiostri Gemmenticensi ossia di Jumieges, e San Vandrillo -costruì gli altri di Fontanelle: operando entrambi col consiglio e -sotto gli auspici di Sant'Oveno. Il quale cessò di vivere nel 684, e -pose per tutto l'avvenire il suo nome al _Gotico_ Tempio di S. Pietro. - - -XX. - -Il Re Vamba s'illustrò più de' suoi Predecessori per le sue splendide -opere nell'_Architettura Gotica_. Ristorò nobilmente Toledo, -allargandone le mura, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si -ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magnificenze _la -fama e l'onore della sua Gente_: - - »Erexit fautore Deo Rei inclytus urbem - »WAMBA, SUAE CELEBREM PRAETENDENS GENTIS HONOREM[78]». - -Questi versi gli fece incidere sulle nuove mura della città, riferiti -da Isidoro Pacense, che scrivea pochi anni dopo lui, nel 740; Isidoro, -al quale sembrò maravigliosa quella costruzione. Vamba comandò, -che brevi Torri si fabbricassero sulle Porte, ove collocò le statue -marmoree d'alcuni martiri. Simili Torri fino all'ottavo secolo non si -disgiunsero dal pensiero de' Visigoti nella costruzione delle loro -Chiese: ornamento, già il dissi, e non difesa. Ne' secoli seguenti, -dopo gli assalti degli Arabi e de' Normanni, tali Torri divennero -altresì propugnacoli e speranze di salvezza contro la furia de' nemici -tanto ne' Monasteri quanto nelle Chiese di tutta l'Europa Occidentale, -senza parlare dell'uso che divenne generalissimo, di situarvi le -Campane. - -Le statue poste da Vamba sulle Torri delle Porte di Toledo furono -rovesciate dal tempo: ma il Mariana racconta, che a' suoi proprj dì, -Filippo II.º le restituì al loro luogo[79]. Soggiunge, che Vamba cercò -pietre da per ogni dove, adoperando i marmi delle Romane fabbriche, -ne' quali volle si scolpissero immagini a simiglianza d'una _Rota_ -o a una _Rosa_[80]. Di così fatte _Rote_ o _Rose_ fu grande l'uso -nell'_Architettura Gotica_ del duodecimo e tredicesimo secolo; ma -Vamba ne avea dato gli esempi, che certo non furono i primi appo i -Visigoti, e che Filippo II.º richiamò al lume del giorno. Vamba in -oltre guerreggiò felicemente contro i Visigoti, che ribellaronsi a -lui nella _Gallia Gotica_ non conquistata da' Franchi; e fondò vicino -a Nimes la celebre Badia di Santo Egidio[81], mentre San Fruttuoso di -Braga edificava i popolosi Monasteri, onde ho toccato, e soprattutto -il Complutense, il Rufinianense, il Visumense. Nel costruire il suo -Monastero di Santo Egidio, Vamba non pose mente al prossimo Anfiteatro -Romano di Nimes: nè gli Anfiteatri erano cagione di grande amore a' -popoli non Romani, e la memoria degli antichi spettacoli era odiosa -principalmente a' popoli Gotici. La Nemausense Badia di Santo Egidio -non ritrasse nulla in se di quelle forme anfiteatrali, ed in tutti gli -altri edifizi la vanità de' Visigoti dava loro a credere volentieri, -che la vetusta loro _Architettura Gotica_ vincesse di lunga mano -i pregi della Greca e della Romana. Di qui nascea l'abbandono dei -_pubblici_ edifici _Romanesi_ nelle Provincie sottoposte a' Visigoti, -e l'uso, che costoro correano velocemente a fare dei marmi di quegli -edifici. Ervigio, che succedette a Vamba nel 680, risarcì le mura di -Merida; indi rifece il Ponte Romano di quella città, in parte crollato; -impresa, ch'e' commise al Duca Salla. Compiuto il lavoro, Ervigio fe' -collocare sul Ponte un'Iscrizione in versi, o piuttosto un Ritmo, che -non ha guari tempo si pose in luce dal Florez[82]. Ivi ad Ervigio si dà -il titolo di _Re de' Geti_ e s'afferma _ch'egli studiossi d'estendere -il suo nome con magnanimi fatti, sì che dopo aver cinto Merida con -esimie mura, operò quel_ miracolo _di ricostruzione:_ - - .... »_Potentis_ GETARUM ERVIGII Regis - . . . . . . . - »Studuit MAGNANIMIS FACTIS EXTENDERE NOMEN - Veterum et titulis addidit SALLA suum, - Nam postquam EXIMIIS _novavit_ moenibus urbem - HOC MAGIS MIRACULUM patrare non distitit; - -E però l'operatore di così fatto _miracolo_ non si rimase dal dire, -_ch'egli aveva vinto, sebbene imitando, l'ammirabili opere del primo -autore di quel Ponte; vittoria, che avrebbe dovuto far lieta Merida per -molti secoli_; - - »Contruxit ARCOS (_sic_), PENITUS FUNDAVIT IN UNDIS - Et MIRUM Auctoris _Imitans_ VICIT OPUS. - . . . . . . . - »Urbs augusta, felix, mansura per saecula longa, - _Novata_ studio Ducis.......». - -Or Visogoto era quel Duca Salla, e Visigotica la burbanza o -l'adulazione, con le quali si pretendeva nel Ritmo d'aver colui vinto -i _mirabili_ concetti del primo autore. Da tal burbanza o da tale -adulazione si scorge vie meglio come la loro _Architettura Gotica_ si -tenesse da' Visigoti dappiù della Romana, e come coloro giudicassero -di questa, o si sforzassero di giudicarne, in un modo affatto diverso -dal nostro. Egli è un singolar piglio dell'età presente il credere, che -i Visigoti (non parlo già degli Ostrogoti) avesser dovuto inclinarsi, -come noi facciamo, alla bellezza dei Monumenti di Architettura Greca -e Latina, e deporre a tal vista ogni lor vanità cittadinesca. I -Visigoti di Spagna, quantunque scrivessero in Latino e si chiamassero -Flavii (per non esser da meno de' Re Longobardi) e fossero vaghi -d'imitar la pompa del Palazzo Imperiale di Bizanzio, pur tuttavolta -si vantavano d'essere più antichi e più civili assai de' lor sudditi -Romani. Con questo animo, Vamba dirizzava le _Gotiche Rose_ in Toledo -e Sisebuto scrivea le sue Lettere a Teodolinda. Ne' secoli seguenti -vinse l'intelletto Latino in tutta Europa, massimamente nell'Italia -Longobarda: e là nella Spagna, quando ella fu liberata dal giogo degli -Arabi, la voce _Ladino_, cioè Latino, divenne da capo, e si mantiene -anche oggidì, una voce dinotante un titolo d'onore. - - -XXI. - -Maometto era morto nel 632; nè ancora settanta nove anni eran -trascorsi, quando i suoi Arabi giunsero in Ispagna nel 711, dopo aver -soggiogata una parte non dispregevole così dell'Asia come dell'Affrica. -Il passaggio di quegl'Ismaeliti dal loro _Scenitico_ vivere sotto le -tende al vivere nelle più popolose Città fe' sentir loro il bisogno -dell'Architettura, e soprattutto della Sacra per la costruzione delle -loro Moschee: bisogno, che costituì un novello senso nella natura -lor trasformata. Edificarono dunque Moschee in ogni luogo, fin da' -primi giorni delle loro vittorie: ma riuscirono da per ogni dove in -Architettura i discepoli non i Maestri dei popoli vinti, e massimamente -de' Visigoti di Spagna. Non tardarono a prorompere nella _Gallia -Gotica_, unita con la Spagna; nel 719 s'impadronirono di Narbona, -poscia si sospinsero fino a Magalona. Penetrarono anche in Marsiglia, -ch'era de' Franchi, e però Carlo Martello, Principe di costoro, -mosse l'armi sue contro gli assalitori. Carlo Martello ritolse nel -737 a' Saracini Agde e Béziers, notabili Città Visigotiche da essi -occupate, ma le saccheggiò ed arse; indi barbaricamente bruciò in Nimes -l'Anfiteatro Romano[83]. Fe' rovesciar da' fondamenti Magalona, vicina -dell'odierna Monpellieri e d'Aniana, oggi Saint Aignan, sul Mar di -Provenza: ma i Saracini lasciarono a quella spiaggia il lor nome, che -anche ora s'ascolta, di _Port Sarrasin_. - -Più crudele s'accese allora la guerra. Carlo Martello domandò gli aiuti -di Liutprando, Re de' Longobardi, che rapido accorse in Provenza nel -739. Finalmente i Saracini furono in quell'anno disfatti, e fuggirono -verso i Pirenei e si rinchiusero dentro Narbona. Liutprando, ritornato -in Italia, pubblicò nel 741 le sue famose Leggi sui _Maestri Comacini_, -da me riferite nel Codice Diplomatico Longobardo[84], nelle quali si -nota la diversità, che passava fra l'Architettura _Romanese_ o Romana, -e l'Architettura _Gallica_ o _Visigotica_; la _Gallica_, cioè, veduta -dal Longobardo in Provenza, non la _Druidica_ di Vercingetoringe, nè -la _Moresca_ degli Arabi, nè quella de' Germani di Tacito, de' quali -ricordavasi tuttora la rozzezza nel Concilio Romano, tenuto da Papa -Zaccaria nel 744[85]. Ampie Note io soggiunsi alle Leggi Liutprandee -su' _Comacini_: e però in questo luogo non mi rimane se non il debito -di tacere. - -Non meno sensibile che al Re Liutprando riuscì a Stefano II., Pontefice -Romano, la diversità degli usi Architettonici d'Oltre l'Alpi e degli -usi Romani. Al suo ritorno da Parigi verso la fine del 754 volle -quel Pontefice mostrar alla sua Città di Roma gli stranieri costumi, -e comandò s'edificasse ivi nella Regione Flaminia una Chiesa di San -Dionigi, la quale somigliasse a quella da lui veduta in Francia, e -desse una festa di nuova sorte sul Tevere. Lui morto nel 759, Paolo -I., suo fratello e successore, compì l'edificio, che sussistea tuttora -nel Mille, sì come scrisse Benedetto del Monte Soratte, del quale ho -recitato le parole[86]; testimonio tanto più certo di quella diversità, -quanto più ignorante d'ogni letteraria disciplina. - -L'anno, in cui mancò Stefano II., fu quello nel quale il Re Pipino, -figliuolo di Carlo Martello, giunse a scacciar di Narbona i Saracini. -Con solenne Trattato d'_Accomandigia_, e' concedè ai Visigoti di -Narbona il pieno godimento della lor _Legge Visigotica_[87]: e però -la conservazione de' lor Magistrati, de' loro Duchi, dei loro Conti, -de' loro SAIONI e GARDINGI e TIUFADI. Con altro suo Diploma dello -stesso anno 759, Pipino donò all'Arcivescovo le _Mura_ e le _Torri_ -di quella città ed anche i balzelli, soliti a riscuotersi da' Visigoti -su' commercj delle navi _discorrenti pel mare_[88]. Sì fatti commercj -de' Visigoti di Spagna, di Narbona, di Magalona e d'altri Porti -della _Gallia Gotica_ ne' Porti di Genova e ne' rimanenti del Regno -Longobardo venivano tuttogiorno allargando in Italia e ne' paesi -bagnati dal Mediterraneo la cognizione dell'_Architettura Gotica_. Ma i -Visigoti, che riparavansi nell'Italia e nel Regno de' Franchi, fuggendo -l'impeto dell'armi Saracine, meglio di qualunque altro propagavano in -estranee contrade il concetto dell'Architettura loro nazionale. Fra -tanti fuggiaschi primeggiò il Conte Visigoto di Magalona, che poscia -ottenne i favori del Re Pipino. Smaragdo, Scrittore contemporaneo, lo -dice uscito di _Getica_ stirpe (_Ex GETICA STIRPE oriundus, natus in -GOTHIA[89]_), ma senza tramandarcene il nome. Da questo _Piloforo_ -Visigoto nacque Vitizza[90], il quale videsi accolto nelle Reggie -di Pipino e di Carlomagno, e nel 774 venne in Italia contro il Re -Desiderio, sotto le mura di Pavia. Mutò poscia i pensieri, e si -condusse vicino alla sua patria Magalonese nella solitudine d'Aniana: -ivi cominciò a fabbricar con le sue mani le povere celle, che tosto -divennero l'Anianese Badia, una delle più illustri d'Europa. Vitizza -mutò anche il nome suo, e chiamossi Benedetto, come or noi l'appelliamo -col titolo di Santo, congiunto con l'altro d'Anianese. Questo insigne -Ottimate Visigoto fondò nelle Gallie un gran numero di Monasteri, -le forme dei quali s'imitarono poscia nella Germania di Tacito: ma, -innanzi di parlarne, giova dare un rapido sguardo a ciò che avvenuto -era in Ispagna dopo l'arrivo degli Arabi. - - -XXII. - -Avendo i Romani perduto il lor nome nella Spagna Visigotica e nella -_Gallia Gotica_, dovè loro sembrar odiosa ed insopportabile questa -condizione; ma i rancori cessarono, e le due razze si confusero -daddovero insieme in un comune servaggio, quando sopraggiunsero gli -Arabi. Allora i Visigoti alla lor volta perdettero il nome loro: e -così essi come i Romani vinti da' Saracini si chiamarono _Muzarabi_ -nelle Provincie Spagnuole occupate dal nuovo nemico: allora i desiderj -di scuotere il giogo abborrito divampò ugualmente ne' petti dell'uno -e dell'altro popolo Cristiano. I loro studj e le lor discipline si -confusero altresì presso i _Muzarabi_, e crebbe massimamente l'amore -per la _Liturgia Gotica_, imposta dal Terzo Concilio di Toledo -anche a' Romani. Questa da indi in qua chiamossi e chiamasi tuttora -_Muzarabica_. Io ne riparlerò in poco d'ora, ma la breve Storia, che -ne farò, ci verrà dimostrando la sua continua durata in Ispagna, -e però il tenace proposito, con cui ella fu ivi custodita dalle -genti di sangue Romano. Santo Ildefonso pregò secondo quella _Gotica -Liturgia_, e soprattutto Santo Isidoro di Siviglia, l'amico del Re -Sisebuto, al quale aveva egli dedicato il suo Libro _Della natura delle -cose_. La conservazione della _Liturgia Gotica_ non potè disgiungersi -dall'esercizio dell'_Architettura Gotica Sacra_ in ogni luogo di -Spagna, dove i Saracini permisero a' _Muzarabi_ d'edificare o di -conservare le loro Chiese. - -Ma si lascino i _Muzarabi_ nella loro sventura, e si volga il pensiero -alle felici montagne dell'Austurie, donde a capo d'un qualche secolo -dovea discendere il liberatore aspettato. Don Pelagio con una mano -di Visigoti riparossi ne' luoghi, dove ben presto sorse la città -d'Oviedo, e v'inalberò la Croce di GESÙ CRISTO. Con questo segno -tutelare alla mano mosse agli Arabi la guerra, e s'illustrò con la -perseveranza della sua nobile resistenza contro gl'infedeli. Carlo -Martello intanto saccheggiava e metteva in fondo la _Gallia Gotica_: -orrido fatto, che spingea con immenso ardore i cuori de' _Muzarabi_ da -un lato e dall'altro quello de' Visigoti, oppressi dal Principe Franco, -a desiderare il trionfo del cittadino loro nell'Asturia. Don Pelagio -morì nel 737: Alfonso il Cattolico gli succedette, che non lasciò di -ristorar con felici armi le speranze de' suoi. Sì lieti principj si -turbarono per l'ignavia del Re Mauregato, ch'ebbe la mala voce d'aver -promesso a' Mori l'infame tributo di cento donzelle Cristiane alla -fine d'ogni anno. Froila, figliuolo d'Alfonso il Cattolico, riportò la -lode d'avere in mezzo a tante sciagure fondata Oviedo, ed il Re Silo -d'avervi costruito un Tempio al Salvatore: costruzioni, che niuno dirà -non essere state d'_Architettura Gotica_. Nondimeno questi Principi -furono superati da un edificatore assai più fortunato e grande, che -pose in più splendido aspetto il Tempio di Silo, ed arricchillo con -aurei doni. Lo chiamarono Alfonso il Casto, nome temuto dagli Arabi. -Al tempo di lui giunse Carlomagno in Ispagna, verso l'anno 778. Fu -fama, che Bernardo del Carpio, nipote del Re Alfonso il Casto, fosse -stato l'autor principale della disfatta di Carlomagno in Roncisvalle, -non che della morte d'Orlando. Larga sorgente d'eroiche geste, cantate -ne' Romanzi e nelle favole della Cavalleria del Medio-Evo; ma le -rimembranze Visigotiche intorno a Bernardo del Carpio accrebbero fin da -quel tempo il numero de' Romanzi, che piacquero tanto al popolo di Don -Pelagio dopo il Waltario d'Aquitania e l'Ildegonda di Borgogna. - -I fatti di Roncisvalle perciò riempirono di Visigotiche Canzoni e di -magnifici Tempj l'Asturia. Vinceano di nuovo i Goti ed edificavano. -Alfonso il Casto fe' con celebre pompa consacrar da sette Vescovi -nell'802 il Tempio d'Oviedo, quando avea già conseguito molte vittorie -sugl'Infedeli; poscia edificonne un altro alla Vergine Santa, ed un -terzo a San Giuliano: ma più elegante di tutti parve quel di San Tirso, -che la Cronica d'Albelda nella Rioia (scrittura dell'883) ammirava -per le sue marmoree colonne, pei suoi archi e pe' suoi molti angoli -(_Miro aedificio CUM MULTIS ANGULIS_[91]). Veggano gli Architetti -se quest'opera cotanto angolosa d'un Re Visigoto possa giudicarsi -non Visigotica, ma _Romanese_. Più caro a que' Goti riuscì Alfonso -il Casto, quando egli ridusse la nascente città d'Oviedo alle prette -sembianze della perduta loro Toledo. Chi fra essi non sospirava per -questa cara Toledo? Chi non dolorava di non poter più innalzar gli -occhi verso l'alte cime di Santa Eulalia e di Santa Leocadia? Il -Casto adunque tutto compose in Oviedo, tanto le Chiese quanto il -novello Palagio dei Re, come sera fatto in Toledo; e però la Cronaca -d'Albelda ebbe a dire: »OMNEM GOTHORUM ORDINEM, SICUT TOLETI FUERAT, -TAM IN ECCLESIIS QUAM IN PALATIO, OVETI CUNCTA CONSTITUIT[92]». Chi -non rammenta nell'atto di leggere questa Cronica, la nuova Troia, -fondata in Epiro per opera di quelli, che fuggivano dall'antica? Chi -non si riduce alla memoria i versi, ove si canta il giubilo, col quale -i Troiani del figliuolo d'Anchise approdarono alla riva del _falso -Simoenta_ in Epiro, e corsero ad abbracciare i limitari della Porta -Scea? - -In tal modo Alfonso il Casto riproponeva le sembianze amate di Toledo -a' suoi Visigoti d'Oviedo, e vi ponea le tombe de' Re. A quella -stagione, il Visigoto Vitizza, figliuolo del Conte di Magalona, col -nuovo suo nome di Benedetto Anianense, già era venuto da per ogni -dove in fama pel gran numero di Monasteri da lui edificati dopo il suo -proprio d'Aniana. Smaragdo, suo discepolo, afferma, che assai grande fu -la Chiesa d'Aniana, e che i Chiostri, cospicui pe' suoi Portici e per -le sue marmoree colonne, fabbricaronsi con _nuova opera_[93]. Furono -essi _Romanesi_ o Visigotici sì fatti Portici, voltati da uno de' -_Pilofori Visigoti_? Dovè questo _Piloforo_ ignorare ciò che Alfonso -il Casto faceva in Oviedo? Con qual dritto e con quale ragione si può -egli presupporre, come pur troppo si fa, che gli Ottimati Visigoti -dell'ottavo e del nono secolo abbiano antiposta la _Romanese_ alla -nativa loro _Architettura Gotica_? E chi può negar, che di questa -fossero andati superbi non dico i soli Re Vamba ed Ervigio, ma gli -ultimi tra' Visigoti? - - -XXIII. - -Emulo d'Alfonso il Casto nell'edificare, ma oh! quanto di lui più -possente, fu Carlomagno, che tentò di far fiorire le Romane arti -dell'Architettura e della Musica Ecclesiastica. Molti credono -tuttavolta, ch'egli avesse fatto costruire alla foggia Visigotica -la splendida sua _Rotonda_ d'Aquisgrana. Io non ripeterò in questo -luogo ciò che altrove scrissi di sì fatta _Rotonda_[94], non veduta -da me: non posso nondimeno temperarmi dal riferir nuovamente le gravi -parole del Cav. Giulio Cordero di San Quintino: »_Chi non direbbe -oggi d'essere tal_ Rotonda _un edifizio d_'Architettura Gotica _in -Aquisgrana_[95]?» E per l'appunto, io soggiungo, in Aquisgrana, dove -regnato avea la Gota Brunechilde. - -Anche opera Visigotica può sembrare la magnifica Chiesa ed il Regal -Monastero di Centula o di San Richerio in Piccardia. Quella Chiesa non -fu priva della sua doppia _Torre_; una terza ne surse nel Chiostro; e -tutte veggonsi effigiate nell'antica immagine presso il Mabillon[96], -donde apparisce un andamento _non Romanese_ nella costruzione, -sebbene un Franco ne fosse stato l'autore: Angilberto, cioè, genero di -Carlomagno, al quale Angilberto potè la _Mano Gotica_ piacere quanto -ella piacque a Clotario I. in Roano. - -Angilberto morì pochi giorni dopo Carlomagno nell'814. Allora il -nuovo Imperatore Ludovico Pio chiamò nella sua Reggia d'Aquisgrana il -Visigoto Vitizza, ossia San Benedetto d'Aniana. Questi fabbricò poco -discosto il Monastero d'Inda, sul fiume dello stesso nome: ultimo forse -de' tanti Chiostri da lui edificati nella _Gallia Gotica_, ed in molte -Provincie di Francia. Racconta Smaragdo, che Ludovico Pio prepose quel -Visigoto al governo di tutt'i Monasteri dell'Aquitania e della Gozia, -sperando che l'esempio giovasse al Regno de' Franchi: »_Praefecit -cunctis Coenobiis per AQUITANIAM et GOTHIAM, ut FRANCIAM imbueret -exemplo_[97]» La qual Francia di Ludovico Pio non avea certamente -penuria degli esempj di _Romanese Architettura_. - -Una delle più rinomate Badie di San Benedetto dopo la principale -d'Aniana fu l'altra di San Piero in Cauna, della quale tosto riparlerò; -situata fra le Visigotiche Città, di Narbona e di Carcassona. Ma la -Badia d'Aniana fu il perpetuo modello d'ogni altra della Congregazione -Anianese: perciò Smaragdo scrisse: »Hoc ANIANENSE CAPUT esse -Coenobiorum, quae in GOTHORUM partibus constructa esse VIDENTUR; verum -etiam et illorum quae _in aliis regionibus_ ea tempestate et DEINCEPS -PER HUIUS EXEMPLA aedificata sunt[98]». Or quante Badie Anianesi non -si fabbricarono dopo quella d'Aniana, che fu il primo concetto d'un -Visigoto nella _Gallia Gotica_? A tal concetto accostossi dunque l'idea -del Monastero d'Inda in Aquisgrana, e massimamente se di stile _Gotico_ -fu la _Rotonda_ fattavi costruire da Carlomagno. - - -XXIV. - -Contemporaneo di Vitizza o S. Benedetto Anianese, che morì nell'821, -fu Walafrido Strabone, Monaco di Reichenau sul Lago di Costanza. -Verso quel medesimo anno egli scrisse il suo Libro delle _Cose -Ecclesiastiche_, ove chiamossi uomo _Teotisco_, affermando, che il -suo _Teotisco_ linguaggio parlavasi da' _Geti_, ossia da' _Goti_, e -massimamente dalle Scitiche genti di Tomi (quivi era stato rilegato -Ovidio); sì come appreso avea da' racconti d'alcuni Monaci, fedeli -suoi confratelli. Nè seppe tacere, che a' suoi concittadini _Teotisci_ -s'erano insegnate _molte utili cose_ da essi _Geti_, sebbene Ariani. - -»MULTA nostros (THEOTISCOS) UTILIA DIDICISSE, PRAECIPUE A GETIS, QUI -ET GOTHI, cum eo tempore quo ARIANI effecti sunt (licet a vera fide -aberraverint), in GRAECORUM Provinciis commorantes, NOSTRUM, idest -THEOTISCUM, sermonem habuerunt. - -»Et, ut historiae testantur illius gentis (GETICAE), divinos libros -transtulerunt, quorum ADHUC MONUMENTA APUD NONNULLOS HABENTUR. - -»Et fidelium fratrum nostrorum relatione didicimus, apud quasdam -SCYTHARUM GENTES et maxime apud TOMITANOS eadem locutione ADHUC DIVINA -CELEBRANTUR OFFICIA[99]». - -Qui tutti veggono, che si tocca della Traduzione d'Ulfila, e che di -questa v'erano alcune Copie ancora nell'820 sulle spiagge del Lago -di Costanza, sebbene i Teotisci di quelle contrade fossero divenuti -Cattolici. Ma quali furono i _Geti Ariani_, ammaestratori dei -_Teotisci_? Non essendo a noi noto, che i _Geti_ della _Gallia Gotica_ -e di Spagna, cioè i Visigoti, avessero spedito alcuno a predicar -l'Arianesimo nelle vicinanze di Reichenau, può credersi, che quegli -ammaestratori de' Teotisci non fossero stati altri se non gli Sciti -Iutungi ed i Borgognoni, dell'Arianesimo e della lingua _Ulfilana_ de' -quali s'è più volte ragionato[100]. Senza l'Arianesimo, direi, che -Walafrido Strabone accennò al _Geta_ o Visigoto Vitizza ed a' suoi -Monaci della Congregazione Anianese. Si noti frattanto in qual modo -i Monaci, compagni di Walafrido Strabone, dal paese, ove abitarono -lungamente gli Sciti Iutungi d'Aureliano, conduceansi volentieri -nelle regioni degli Sciti d'intorno alle bocche del Danubio; e come -il linguaggio Tedesco d'oggidì potè divenir cotanto ricco, quanto -egli divenne, di vocaboli prettamente _Gotico-Ulfilani_. Questo -linguaggio _Ulfilano_ stringeva ed aumentava i commercj fra le regioni -circostanti al Lago di Costanza ed i vicini paesi, aiutati nelle Gallie -da' Borgognoni: linguaggio, che propagossi di tratto in tratto nella -Meridionale Germania, e che però si distendea dalle rive del Reno sino -alle Colonne d'Ercole in Ispagna, nell'età di Walafrido Strabone. - -Ma già si veniva formando il linguaggio _Teotisco_, e già la -dominazione dei Franchi sì nella Germania di Tacito e sì ne' paesi -Burgundici, senza parlar della mutata Religione, andava ristringendo -i limiti, fra' quali s'udiva l'idioma _Ulfilano_. La _Gallia Gotica_, -la Spagna Visigotica dell'Asturia ed il rimanente della Spagna, mutata -in _Muzarabica_, serbarono sotto gl'ismaeliti l'antico affetto per la -lingua d'Ulfila; sì come faceano per la _Legge_, per la _Liturgia_ e -per l'_Architettura Gotica_: le quali cose non possono mai, chi ben le -considera, separarsi tra loro. Nell'853 Udalrico, Marchese di Gozia, -tenne un _Placito_ in Crespiano del Narbonese, per giudicar la causa di -Godescalco, Abate dell'Anianense Badia di San Piero in Cauna, contro -il Visigoto Odilone, che aveva usurpato alcune terre del Monistero. -Intervennero al giudizio molti nobili personaggi, sei Giudici ed un -_Saione_. Ivi s'allegarono le Leggi del Codice Visigoto, qual'egli -era divenuto dopo l'abolizione del Dritto Romano comandata dal Re -Cindasvindo[101], e quale il Re Pipino l'avea conceduto a' Visigoti col -Trattato d'_Accomandigia_ del 759[102]. Secondo sì fatte Leggi, che poi -per un'antica Versione Castigliana si dissero del _Fuero-Juezo_, diessi -vinta la lite all'Abate Caunense[103]. - -Nè solo i Visigoti, ma eziandio, sì come ho già detto, i Romani -_Muzarabi_ deploravano amaramente la caduta e la soggezione della -Gotica stirpe in Ispagna. Santo Eulogio, Romano di Senatoria famiglia, -che nell'858 lasciò la vita per la fede Cristiana, deplorava nel -suo Libro del _Memoriale de' Santi_ le sorti della Penisola Ispana. -_Cadde_, scrivea, _cadde il Regno de' Goti, fiorente per la dignità -de' suoi Sacerdoti, e splendido per l'ammirabile costruzione delle -sue Basiliche_. »Post excidium regni GOTHORUM, quod Venerabilium -Sacerdotum dignitate florebat, et ADMIRABILI BASILICARUM CONSTRUCTIONE -FULGEBAT[104]». Fu Santo Eulogio discepolo d'Alvaro; famoso Goto di -Cordova. Ma quanto più i Saraceni mettevano alle prove la pazienza -così de' Visigoti come de' Romani _Muzarabi_ di Spagna, tanto più -qualche volta prorompeva della Gotica stirpe il rigoglio. Non dubitò -quell'Alvaro di scrivere ad un suo detrattore, che rammentasse chi mai -si fossero i Geti, ovvero i Daci, dond'egli procedeva: _usi a spregiar -la morte, usi a lodar le loro ferite_. »Ut me, qui sim ipse, cognoscas -et amplius me tacendo devites, audi, - - »Mortem contemnunt, laudato vulnere, GETAE........, - .... »Hinc DACUS premat, inde GETES occurrat[105]». - -In mezzo alla vasta oppressione de' _Muzarabi_, Alvaro coltivò -l'amicizia del Diacono Leovigildo, il quale ancor egli nacque Visigoto -e possedeva in Cordova una ricca Biblioteca. Fu questa celebrata da -esso Alvaro, ed il suo possessore s'ascoltò insignire d'una gran -lode; _ch'egli_, cioè, _splendeva di Getica luce_: »GETICA QUI -LUCE FULGET[106]». In tal guisa i Visigoti serbavano in cuore la -memoria della loro passata grandezza, e però sempre, quando Alvaro -di Cordova scrivea, intendeano a conservare il più che poteano le -tre cose, onde ho testè favellato, la _Legge_ del _Fuero-Juezo_, la -_Liturgia_ e l'_Architettura Gotica_. Nell'878 tennesi un Concilio -in Troia di Sciampagna, nel quale si fecero Sigebodo, Arcivescovo di -Narbona ed altri Vescovi della _Gallia Gotica_ innanzi al Pontefice -Romano Giovanni VIII, pregandolo di provvedere a punire i sacrilegj: -materia, di cui non si faceva parola nel Codice Visigotico[107]. Poichè -Goti eran que' Vescovi, egli è facile il comprendere, che la loro -Ecclesiastica dignità non li distoglieva dall'esercizio, nè togliea -loro il godimento delle patrie Leggi civili, nè dava loro il consiglio -di mutare in _Romanese_ l'_Architettura Gotica_ delle Basiliche da essi -costruite. - - -XXV. - -Anche i Germani di Tacito a quella stagione cercavano d'ingentilire -il loro idioma, venuti al Cristianesimo dopo la predicazione di San -Bonifazio: già la loro agreste vita de' tugurj e delle capanne, senza -tegole e senza calce[108], s'era mutata nella vita della città: già -sorgeano da per ogni dove Cattedrali e Chiese, per la costruzione -delle quali doveano chiamarsi gli Architetti o Romani o Visigoti. -Ma la lingua Teotisca restò incolta e stridula per lunga stagione; -del che abbiamo solenne testimonianza in Otfrido[109]: il quale, tra -l'863 e l'879, si pose a parafrasar poeticamente i Santi Evangelj, e -dedicò que' suoi lavori a Liutberto, Arcivescovo di Magonza. Nacque -Otfrido non so se nel Regno dei Franchi o nella Germania di Tacito, -posseduta da' Re Franchi. Afferma d'esser _Teotisco_, sì come Walafrido -Strabone; ma il dialetto de' luoghi, ove Otfrido (nelle vicinanze -forse di Magonza) dettava i suoi versi, era inferiore d'assai a quello -de' paesi di Walafrido verso il Lago di Costanza, ove più larga e più -profittevole si fece sentire l'infusione della vera lingua Gotica, od -_Ulfilana_. - -E però diceva Otfrido nella sua Prefazione a Liutberto, che _barbaro, -inculto ed indisciplinabile dal freno della Grammatica era il suo -linguaggio_ Teotisco, _e difficile a scriversi pel motivo della -pronunzia Germanica, dello stridore de' denti e della sonorità delle -fauci di que' popoli_. »Linguae THEOTISCAE BARBARIES, UT EST INCULTA -ET INDISCIPLINABILIS, ATQUE INSUETA CAPI FROENO GRAMMATICAE..... -DIFFICILIS SCRIPTU PROPTER LITTERARUM CONGERIEM AUT INCOGNITAM -SONORITATEM... OB STRIDOREM DENTIUM, UT PUTO, UTUNTUR LITERA Z, ET -LITERA K OB FAUCIUM SONORITATEM». E tosto soggiunse, _che sì fatta -lingua riputavasi agreste tuttora, e non era nè pur anco ridotta in -iscritto da' proprj suoi cittadini, nè polita con l'arte_. »LINGUA HAEC -VELUT AGRESTIS HABETUR, DUM A PROPRIIS NEC SCRIPTURA NEQUE ARTE ALIQUA -ULLIS TEMPORIBUS EXPOLITA[110]». - -Queste ultime parole d'Otfrido attestano, che ignote a lui furono -molte Scritture dell'idioma de' Franchi, le quali soglionsi attribuire -all'ottavo secolo. Elle perciò sembrano appartenere alla seconda metà -del secolo nono, e di non aver l'antichità della Parafrasi d'Otfrido. -Tali sarebbero state le Versioni d'un Libro di Santo Isidoro di -Siviglia, e della _Regola_ del Patriarca San Benedetto; il _Pater -Noster_ Germanico; poche _Formole_ Catechistiche del Concilio di -Leptines (del 743, tradotte forse più tardi); la pugna d'Ildebrando e -d'Altubrando ne' Ritmi di Cassel; una preghiera di Weissemburgo della -Baviera[111]. - -In tal guisa Otfrido, che amava il suo linguaggio Teotisco e provavasi -a dirozzarlo con le sue sacre rime, non potè dissimularne i difetti -e la rusticità. Non trovo per verità, che Amalasunta in Italia e -Brunechilde in Ispagna fosser dotate di sì stridenti gole. Questa -pochezza e barbarie regnò parimente appo i Franchi, quando essi non -parlavano in Latino. Coloro, i quali confondono la razza de' Germani di -Tacito con quella de' _Geti_ o Goti si condannano a dover concludere, -che un solo furono l'idioma d'Otfrido e de' Visigoti così di Spagna -come della _Gallia Gotica_. In simil modo avranno essi a dire, che -le fabbriche imprese dopo San Bonifazio nella Germania di Tacito, -dalla seconda metà dell'ottavo secolo fino alla prima del nono ed -all'età d'Otfrido, uguagliarono in magnificenza ed in _elevazione_ -i Tempj Toledani di Santa Eulalia e di Santa Leocadia, e que' -d'Alfonso il Casto in Oviedo e tutti gli altri magnifici Monumenti -dell'_Architettura Gotica_, de' quali s'è fin qui ragionato. - - -XXVI. - -Un altro popolo intanto, a' giorni d'Alvaro di Cordova e del Diacono -Leovigildo e d'Otfrido, minacciava le spiagge dell'Europa Occidentale -sull'Oceano, recando con le sue marittime correrie i più gravi danni -e le più spietate stragi alla Spagna ed al Regno dei Franchi. Erano -i Normanni, a' quali ho detto, che Ulmaro nell'875 diè il nome di -_Geti_[112]: nome, che loro s'appartenea, sì come ho narrato nel Libro -Trigesimo Settimo della Storia. Qui solo dirò, che nel 912 Rollone il -Normanno ebbe dal Re Carlo il Semplice quella parte, la quale chiamossi -Normandia, del Regno de' Franchi di Neustria, col titolo di Duca: e -che il nuovo Duca pose la sua sede in Roano. Fu padre di Guglielmo -I. detto _Lungaspada_, il quale dalla nobilissima Sprota generò il -Duca Riccardo I. Sprota, rimasta vedova, da un secondo marito ebbe -Rodolfo, Conte così d'Ivry come di Baieux, e però fratello uterino -d'esso Riccardo I.[113]. Sulle relazioni di questi due fratelli, -Dudone di San Quintino compose l'enfatiche sue ma fedeli Storie de' -Normanni[114]; dalle quali apparisce, che quel Rollone fu veramente -_Dacigena_[115], ovvero della Dacia, e che parlava la _Lingua Dacica_. -Nacque, raccontavano l'uno e l'altro fratello, il loro avo Rollone in -Dacia; non nella Danimarca od in altra delle regioni poste sul Baltico, -alle quali si dava il nome generale di Dacia, per la conquista fattane -da' Goti o Daci dopo la morte d'Ermanarico il Grande: ma sì nella Dacia -confinante con l'Alania. L'Alania in varj tempi ebbe varj confini, più -o meno vasti: nondimeno ella non si distese giammai oltre gli spazj, -che interpongonsi fra il Mar Nero e la Vistola. Rollone fu prole d'un -Re, che possedè pressochè interi questi Regni d'Alania e di Dacia: -»DACIAE regnum _pene universum possidens_, AFFINES DACIAE ET ALANIAE -terras sibi vindicavit[116]». Dell'Alania parlarono i messi di Teodosio -Imperatore, dicendo: »DACIA et ALANIA finiuntur _ab Oriente_, desertis -SARMATIAE: _ab Occidente_, flumine VISTULA: _a Septemtrione_, OCEANO: -_a Meridie_, flumine HISTRO[117]». - -Fuggito Rollone da quest'_Alanica Dacia_, navigò verso la Scandinavia -e giunse in Meora di Norvegia; donde poi venne a saccheggiar l'Europa -Occidentale co' suoi compagni, e, fatto Cristiano, dette i principj -al Ducato di Normandia, dal quale indi uscirono i conquistatori -d'Inghilterra e delle due Sicilie. - -La prima cura di Rollone fu di far ricondurre nel Tempio _Gotico_ -di Clotario I. il Corpo di Sant'Oveno, donando non poche terre a' -Monaci, rimpatriatisi. Altre ne donò a Santa Maria di Baieux, a Santa -Maria d'Evreux ed alla Chiesa del Monte di San Michele, denominato -_In pericolo di mare_; nobile scoglio, d'accesso difficile in mezzo -all'Oceano. Su quello scoglio surse la Badia, che oggi anche da lungi -ostenta le forme dell'_Architettura Gotica_. Ivi Rollone parlava la -sua _Dacica Lingua_, ignota del tutto anche a' discendenti di quei -Sassoni, che Gregorio Turonense[118] narra essersi dalla Germania di -Tacito tramutati, dopo varie guerre, in Baieux. Il Duca Guglielmo I. -_Lungaspada_, trovandosi nel 941 a parlamento con Arrigo nella vera -Germania di là dal Reno, udivvi Ermanno, Duca de' Sassoni, favellare -nell'idioma _Dacico_: »DUX SAXONUM, narra Dudone di San Quintino[119], -coepit affari DACICA LINGUA WILLELMUM, DUCEM NORTHMANNORUM». -Domandogli, maravigliando, in che modo avesse appreso un idioma non -conosciuto in Sassonia, ed Ermanno rispose d'essergli occorso ciò, a -suo malgrado, avendolo i valorosi Daci travagliato con assidua guerra -e poi fatto prigioniero: »Quis te, continua Dudone, DACISCAM LINGUAM, -INEXPERTEM SAXONIBUS, docuit? BELLICOSUM, respondit, TUAE PROGENIEI -DECUS, quae innumerabilia proelia in me exercuit, meque proelio captum -ad sua detrusit, et, _me nolente_, LINGUAM DACISCAM docuit». Di qui -s'impara, che la Dacica patria di Rollone stava situata tra l'Alania -e la Sassonia della Germania di Tacito, e che nel Novecento niuna -infusione della lingua de' Daco-Geti, ossia dell'_Ulfilana_ erasi fatta -nell'idioma di que' Sassoni, sebbene in più antica età dalle medesime -dimore Germaniche fossero usciti una porzione degli Anglo-Sassoni, -conquistatori dell'Inghilterra nel 449. - -La _Lingua Dacica_ di suo padre Rollone fu cara cotanto al Duca -Guglielmo _Lungaspada_, che volle mandar in Baieux un suo tenero -figlioletto per esservi educato allegramente alla Normanna, e nel -nativo idioma de' _Daci_. Disse, che in questa città v'era un maggior -numero di Normanni, e che in Roano udivasi più volentieri parlare -il Latino, in danno del _Dacico_ linguaggio, »Quoniam (quegli che -parla, è sempre Dudone, buon testimone di que' fatti), ROTHOMAGENSIS -civitas ROMANA potius quam DACISCA utitur ELOQUENTIA, et BAIOACENSIS -frequentius. FRUITUR DACISCA quam ROMANA, volo ut puer ad BAIOACENSEM -deferatur ut EDUCETUR, FERVENS LOQUACITATE DACISCA[120]». - -Con tali cure s'ingegnavano i popoli del sangue Daco-Getico di tenere -svegliata la patria lingua, e con tale predilezione l'antiponevano essi -al Latino, quantunque i loro Pubblici Atti si scrivessero Latinamente -per farli capire dall'universalità degli abitanti di Normandia. Ben -questo _Dacico_ era lo stesso linguaggio della _Gallia Gotica_ e di -Spagna; diverso affatto da quello de' Franchi, de' Sassoni e dell'altre -genti della Germania di Tacito. I Normanni di Rollone, il Daco, erano -idolatri, e quando passarono al Cristianesimo, non aveano la Liturgia -Ecclesiastica de' Visigoti: ma, in quanto all'_Architettura Gotica_, -ciascuno può di leggieri comprendere con quanto diletto avesse dovuto -Rollone veder la _Mano Gotica_ di Clotario I. in Sant'Oveno di Roano, e -con quale facilità largheggiar de' suoi doni verso quel Monastero. - -Il fanciullo, che coltivò la _Lingua Dacica_ in Baieux, fu Riccardo -I.; e' succedette al padre Guglielmo _Lungaspada_ nel Ducato di -Normandia. Non credo, che la sua _Lingua Dacica_ di Baieux somigliasse -in tutto a quella de' Visigoti dopo la separazione di molti e molti -secoli fra i Geti passati nell'Occidente d'Europa, ed i Daco-Geti di -Rollone. Ma intelligibile certamente riusciva la favella di Rollone -a que' Visigoti; ciò che non avveniva punto ai Sassoni avveniticci -di Baieux, nè a' Sassoni rimasti nella Germania. Più ignoto sonava -l'idioma _Dacico_ di Rollone a' Romani di Normandia, suoi nuovi -sudditi; nè Rollone, o Guglielmo _Lungaspada_ cercarono di propagarne -l'insegnamento. La contraria sentenza piacque a Teodorico e ad -Amalasunta in Italia, i quali godevano del vedere i fanciulli Romani -addottrinarsi nella lor lingua Gotica. Tra questi s'annoverarono i -figliuoli del Patrizio Cipriano[121]: e tali studj piacquero tanto più -ad Amalasunta quanto più ella, dotta così nel Latino come nel Greco, -era vaga di mostrar a tutti le ricchezze del patrio linguaggio. Del -che lodavala Cassiodoro, scrivendo al Senato di Roma: »NATIVI SERMONIS -UBERTATE GLORIATUR[122]». - - -XXVII. - -Qui è necessario sdebitarmi della mia promessa[123], dicendo una -qualche parola intorno al linguaggio arcano e però a' fatti dei -_Culdei_ o _Colidei_, onde favellarono dottamente lo Spelmanno ed il -Ducange ne' loro Glossarj. Ebbero per vero, seguitando l'autorità degli -Storici Ettore Boezio e Giorgio Bucanano, che sì fatti _Culdei_ furono -antichi Monaci o Canonici Regolari di Scozia, i quali non del tutto -ubbidivano, salvo la fede, a' precetti disciplinari del Pontificato -Romano. Ciò bastò ad alcuni recenti Scrittori per crederli o Eretici, -o seguaci dello Scisma de' Greci[124]; ed in tal qualità s'odono i -_Culdei_ predicare oggidì per inventori dell'_Architettura Gotica_ -e dell'_ogiva_ od _arco acuto_, in odio dell'_arco rotondo_ dei -Romani Pontefici ed in dispregio di tutta la _Romanese_ Architettura. -Dell'_ogiva_ parlerò più innanzi: ma priva di qualunque fondamento -è l'opinione, che attribuisce ai _Culdei_ di Scozia d'aver creato -un'Architettura inimica della Cattolica; la medesima, cioè, che si -sparse tosto in tutta l'Europa Cattolica e divenne cara per molti -secoli ad infinite generazioni di Vescovi, di Sacerdoti e di Monaci, -ossequiosissimi a' Pontefici Romani. E poi che aveano di comune -co' Pontefici le mura di Merida o di Toledo e dell'altre Città de' -Visigoti; che aveano di comune co' Pontefici di Roma i loro Castelli -e Palagj con tutto il resto degli edifizj militari e civili di ogni -sorta? - -Io non nego, che San Colombano, uscito dall'Ibernia, scritto non avesse -alcune acerbe parole contro la _Catedra di San Pietro_, da me non -taciute nel Codice Diplomatico Longobardo[125]. Ma e' le scrisse per -Cattolico zelo, ignorando nella sua qualità di straniero i fatti; e la -Romana Chiesa onora nel numero de' suoi Santi questo insigne fondatore -de' Monasteri di Lussovio (oggi Luxeu) nel Regno de' Borgognoni, e -di Bobbio nel Regno d'Italia; di Bobbio, che tosto divenne l'asilo -d'un gran numero di virtuosi e dotti uomini dell'Ibernia. San Gallo, -San Deicolo, San Romarico, Autori di famose Badie, furono Monaci, -non _Culdei_, di Lussovio, ed ebbero gran numero d'imitatori nel -settimo secolo, i quali tra' soli Monti Vogesi verso l'Alsazia, in uno -spazio non maggiore di quarantacinque leghe, costruirono, afferma lo -Schoepflin[126], un circa settanta Monasteri di Canonici Regolari e di -Religiosi dell'uno e dell'altro sesso. I loro edificj si giudicarono -_ammirabili opere_ dallo stesso Autore, _per l'ampiezza delle loro moli -e per la bellezza delle lor forme_; donde poi sursero, nè ciò increbbe -a' Pontefici di Roma, _un numero infinito di Ville, di Rocche, di Vici, -di Castelli e di Terre_[127]. - -Più singolare può credersi l'altra opinione[128], la quale confonde -gl'intendimenti de' _Culdei_ con le dottrine Architettoniche d'alcune -Consorterie di Laici, Operatori ed Architetti, che usarono un -linguaggio arcano fra loro, ed ebbero una particolar Gerarchia col -divieto di svelare a' profani la regola dell'arte loro e de' lor -computi Matematici. Lunghe fatiche si son tollerate in Germania e' non -ha guari per persuaderci, che la Gran Carta di sì fatte Consorterie -Laicali si compilò in Inghilterra, e propriamente nell'anno 926, al -tempo di Guglielmo _Lungaspada_ e di Riccardo I. Soggiungesi, che un -cotal Documento Anglo-Sassonico, disteso nell'Eboracense città, ovvero -in York, si conserva tuttora in Londra[129]. Che che sia di sì fatta -Scrittura, che io non lessi e della quale non posso dar giudizio, -ella non distrugge certamente le Storie dell'Architettura Gotica -Oltredanubiana, da Zamolxi fino a Deceneo e ad Ulfila; non distrugge -le Storie dell'Architettura in Ispagna e nella _Gallia Gotica_. La -compilazione, vera o falsa, del 926 non potè dunque non esser l'erede -necessaria d'un qualche precedente Sodalizio, dal quale in più remota -età si lavorò un qualche Trattato d'Architettura: e, se congregaronsi -Consorterie Architettoniche nel decimo secolo di GESÙ CRISTO, elle -non furono più antiche sì de' Collegj dei Fabbri presso i primitivi -Romani e sì degli altri de' _Maestri Comacini_ presso i Longobardi. -Simili Sodalizj formavansi non solo per le ragioni di ciascun'arte, ma -eziandio per soccorrersi a vicenda nelle varie occorrenze della vita; -e soprattutto nelle spese de' funerali, come il Mommsen[130] a' nostri -dì vien dimostrando in quanto a' Romani. Anche oggi pei medesimi fini -d'aiutarsi reciprocamente con carità religiosa vi sono le così dette -_Congregazioni Spirituali dell'Arti_ nel Reame delle due Sicilie. Gli -stessi modi, credo, si tennero da' Collegj degli Architetti Visigoti -di Spagna prima della venuta degli Arabi nel 711, e fino al duodecimo -secolo nella _Gallia Gotica_. - -Non veggo perciò come si debba creder nuovo nel 926 l'essersi -formate o no alcune Consorterie non solo di _Culdei_ Ecclesiastici, -ma d'Architetti Laici; e come gli uni e gli altri avessero potuto -essere trovatori d'un'Architettura, non mai più veduta dianzi, -per contrapporla con insolito ardire a quella tenuta in pregio dai -Pontefici Romani. E poi, qual maraviglia, che parecchie Consorterie -giurassero di non comunicare a niuno il magistero dell'arte loro? Che -altro essi faceano se non quello che sempre s'è fatto e si fa e si -farà in tutte l'Officine dell'arti e de' mestieri, anche oggi che in -molti paesi d'Europa s'abolirono per Legge i Collegj d'arti e mestieri? -Non v'ha più giuramento del segreto, è vero; ma il privato interesse -in ogni Bottega di vini o di zolfi o di ferri sa custodire assai bene -a' nostri giorni le tradizioni e le pratiche della sua industria, per -nascondersi agli emuli e difendersi contro gl'imitatori. Del rimanente, -io non ignoro, che i costumi erano assai più feroci nel Medio-Evo, e -che allora un segreto violato aprir potea più agevolmente le vie alle -stragi ed al sangue, come si narra essere avvenuto nel 1099 a Corrado, -Vescovo d'Utrect, il quale rubò al giovine Pleber le sue _formole_ -intorno al gittar le fondamenta d'una Chiesa (_arcanum magisterium_), -e fu per vendetta ucciso dal padre del giovine. Tralascio i paurosi -racconti, che si fanno sopra Erwino di Steimbach, autore d'una delle -Torri di Strasburgo nel secolo decimo quarto. - -L'arcano linguaggio degli Operatori d'un'Architettura, che pretendesi -allora nata verso il 926, è un gran fenomeno agli occhi di chi giudica -essersi, mercè un segreto inespugnabile, propagata in tutta l'Europa -Cattolica l'arte da noi detta oggi _Gotica_. Quella, che noi chiamiamo -così, non vuole attribuirsi a' Visigoti; gente barbara ed ignorante, -la quale non edificò giammai se non alla Romana, e, sto per dire, -secondo i precetti di Vitruvio! A questo modo ragionano i presenti -Storici dell'Architettura, ignorando tutta la Storia Oltredanubiana de' -Visigoti da un lato, e dall'altro affannandosi per rintracciar nelle -Consorterie de' _Culdei_ o degli Architetti Laici tutto ciò che si -trova in quella Storia molti secoli prima del 926. Somigliano tal sorta -di Storici a chi con grande smania vada cercando gli occhiali, ch'egli -avea già sulla fronte. - -Quel gran fenomeno del linguaggio arcano è un fatto non molto -dissimile all'altro d'essersi Riccardo I condotto da Roano in Baieux -per parlarvi la _Lingua Dacica_. Perciò i Visigoti di Spagna e della -_Gallia Gotica_, sebbene scrivessero in Latino, aveano pe' loro -usi particolari[131] la Visigotica od _Ulfilana Lingua_ in serbo; -istromento ed arcano del Regno loro sì per tener desta la patria -favella in mezzo a popoli di sangue diverso, e sì per non esser -talvolta compresi da' Romani, sudditi non sempre fedeli. Negli eserciti -d'Alessandro il Grande, composti di molte nazioni, la sua Macedonica -favella era divenuta il privilegio del minor numero; ed egli stesso -il Re non l'adoperava che in alcune rare occorrenze, avendo sempre -il Greco illustre fra le labbra. E però, volendo ammazzar Clito, -gridò contro lui all'armi nel dialetto dei Macedoni, chiamando a sè i -_Portatori di targhe_; l'uso del quale dialetto, nella sua bocca era -divenuto, scrive Plutarco, il segno e quasi un simbolo di qualche gran -turbazione. I discendenti di quei Bulgari d'Aleczone, i quali furono -dal Re Longobardo Grimoaldo collocati verso l'anno 667 nelle vicinanze -d'Isernia e nel tratto, che oggi chiamasi Provincia di Molise nel Reame -di Napoli, vivono ancora negli stessi luoghi, ove sopravvennero alcuni -stuoli di Schiavoni o Slavi al tempo del Re Ferdinando I d'Aragona. Son -tutte popolazioni bilingui, ed ora si veggono pubblicati dal Professor -De Rubertis, nato nella Provincia di Molise, alquanti brani delle -popolari canzoni, solite a cantarsi nel primo di Maggio presso i nipoti -e pronipoti degli Slavi[132]. Ma chi, senza una tradizione, potrebbe -percepirne il significato? - -L'Architettura e le Matematiche nel Medio-Evo non s'insegnavano dalle -Cattedre, come oggi fra noi ma o ne' Monasteri o nelle Consorterie -Laicali degli Architetti. Non solevano in quel tempo disgiungersi -la scienza e la speculazione dall'operare. Nè si disgiunsero così -ne' Collegj de' _Comacini_ come in quelli de' Fabbri di Roma; non -si disgiunsero in più antica età presso i Visigoti, quando essi -edificavano di là dal Danubio, e quando poi edificarono in Ispagna e -nella _Gallia Gotica_. Sì agli uni e sì agli altri Visigoti dovè tornar -necessario un qualche Sodalizio d'arti e di mestieri, e soprattutto -d'Architetti e muratori. Da qualcuna di sì fatte Consorterie uscirono -per aventura gli Operatori della _Mano Gotica_, chiamati nel 534 da -Clotario I in Roano; e non saranno stat'i soli, che vennero nel Regno -de' Franchi di Neustria. Dopo la predicazione di San Bonifazio nella -Germania di Tacito, poterono alcuni di sì fatti Visigoti esservi -chiamati a costruir le Città e le Chiese, come certamente chiamati vi -furono i più vicini _Comacini_ d'Italia e come i Monaci Cattolici, di -qualunque nazione si fossero, v'andarono, sì per propagarvi la fede -Cristiana e sì per farvi costruire le Badie di Fulda e di Corbeia e -tante altre splendidissime. Il linguaggio di tutti costoro in principio -non si comprendea dai Germani di Tacito; semplicissimo fatto, sul -quale di poi s'inventarono tante favole intorno a' _Culdei_ ed agli -Architetti Laici del Medio-Evo, non che all'arcano lor favellare. - - -XXVIII. - -La Dacia confinante con l'Alania, donde si partì Rollone, Duca di -Normandia, ebbe o no alcuni di sì fatti Collegj? Sembra, che avesse -dovuto averli; ma chi può dirlo con certezza? Se gli ebbe, i primieri -costumi della piraterìa di Rollone fan credere, ch'egli non si fosse -curato di portar Architetti sulle sue velocissime navi e la brevità del -suo Ducato dopo la sua conversione al Cristianesimo non gli permise -forse di chiamarne dalla sua Dacia nativa e dal Danubio. Ma volendo -Rollone fabbricare una qualche Chiesa od un qualche Palagio, non vedeva -egli la _Mano Gotica_ di Sant'Oveno in Roano? E non dovea egli esser -tentato di chiamar Visigotici anzichè _Romanesi_ Architetti? - -Riccardo I. non solamente volle, che la Storia de' suoi Daco-Geti -Normanni, al tempo della loro idolatria, si scrivesse da Dudone di San -Quintino; ma vivi serbò nella sua mente i concetti dell'Architettura -Oltredanubiana di que' Daco-Geti. Gli piacquero innanzi ogni cosa -ne' Tempj l'_elevazione_, che chiamerò Visigotica, ed il pensiero di -circondarli con le _Torri_. Stando egli un giorno sulle soglie del suo -Normannico Palazzo di Fecampo, vide in qual maniera questo vincesse -nell'altezza l'opposta Chiesa della Trinità; e tosto mandò per un -Architetto, al quale impose d'alzar la nuova Chiesa cotanto, ch'ella -superasse le mura sì del Palazzo e sì della città. Il nuovo Tempio, -ricco di _Torri_ come quello di Santa Eulalia in Merida, non tardò -a levarsi maestoso nell'aria, con due file d'archi: »Delubrum MIRAE -AMPLITUDINIS, hinc inde TURRIBUS PRAEBALTEATUM, DUPLICITER ARCUATUM et -de CONCATENATIS ARTIFICIOSE LATERIBUS DECORAE ALTITUDINIS CULMINE... -Intrinsecus depinxit _historialiter_[133]». La Casa di Dio, disse -Riccardo I., dee superare tutte le sommità d'ogni altra fabbrica. - -Notgero, Vescovo di Liegi, a' giorni di Riccardo I., riedificò nella -sua città la Basilica di San Lamberto, della quale si conserva -l'immagine nelle _Lamine_, descritte dopo il Dittico Liegese dal -Wiltheim[134], ove tutti possono scorgere il Gotico artificio delle -_Torri_ e de' _molti angoli_, compagni di que' della Chiesa di S. -Tirso d'Asturia. _Non è questa_, esclama il Wiltheim, _non è questa -l'Architettura da noi chiamata Gotica?_ »Vidisti in singulis tabellis -_tria_ FASTIGIA ACUMINATA, et sub unoquoque horum singulos ARCUS ACUTE -ANGULOSOS, genus structurae a VITRUVIANA SEU ROMANA GRAECAVE veteri -longe diversum: vulgo _Gothicum_ hodie appellant». In tal guisa, -gli esempj della _Mano Gotica_ di Roano si veggono passati dalla -Normandia in Liegi, appartenente al Regno de' Franchi d'Austrasia. -Un esempio più illustre diessi nella stessa Normandia da Riccardo I. -quando egli cominciò nel 966 a costruire un Monastero sul Monte S. -Michele. Ottenne dal Pontefice Romano Giovanni XIII. e da Lotario, -Re de' Franchi, grandi privilegj pel grandioso edificio, collocato -su quella marina rupe[135], ma le fiamme lo consumarono, ed il nuovo -Duca Riccardo II. lo ricostruì nel 1022: della quale ricostruzione -il Mabillon[136] pubblicò le figure. Ivi si ravvisano agevolmente le -forme dell'_Architettura Gotica_, e l'_elevazione_ aerea delle mura, -che n'era il principal distintivo. Non leggo in niun Documento, che -Riccardo I. e Riccardo II. avessero chiamato sul Monte San Michele -a lavorare alcuno de' _Culdei_ o degli Architetti Laici di Scozia e -di Inghilterra; ma la Cronica del Monte San Michele[137] ci assicura -che nel 966 e nel 1022 gli Abati di quel Monastero, Mainardo e -poscia Ildeberto, ne furono gli autori: Monaci entrambi, ed entrambi -Cattolici. - -Orderico Vitale, il quale nacque nel 1065 e fu Monaco di Santo Ebrulfo -in Normandia, dove mori nel 1141, parla d'un celebre Architetto delle -Gallie a' giorni di Riccardo I e del suo uterino fratello Rodolfo, -Conte d'Ivry e di Baieux. Chiamavasi Lanfredo; ed Albereda, moglie -d'esso Rodolfo, pregollo di fabbricare in Baieux una _Torre_. Questa -riuscì famosa nelle guerre di Normandia (_Turris famosa, ingens, -munitissima_[138]): un sinistro romore intanto si divolgò, che Albereda -fatto avesse mozzare il capo a Lanfredo, acciocchè mai più egli non -costruisse di simiglianti lavori per alcuno[139]. Lo stesso lagrimevole -fine attribuiscasi all'Architetto della Meclenburghese Badia di -Dobberano, e ad altri; atroci fatti, pe' quali gli Architetti e -simili Operatori dell'arti si teneano più stretti ne' loro particolari -Collegj, e si circondavano di misterj, occultando la pratica dell'arte -loro, ed ogni procedimento Matematico. - - -XXIX. - -Mentre Riccardo I edificava sul Monte San Michele, i Visigoti della -_Gallia Gotica_ non aveano perduto il godimento, pattuito nel 759 -col Re Pipino, del _Fuero-Juezo_, nè l'esercizio dell'antica loro -_Architettura Gotica_. Nelle loro contrade s'erano stabiliti non pochi -Franchi, viventi a _Legge Salica_; ed i Romani del decimo secolo erano -da lunga stagione rientrati nel possesso del _Breviario_ Alariciano, -abolito nel settimo da Cindasvindo in Ispagna; del quale riacquisto -sopravanzano luminose memorie ne' _Placiti_ e nelle donazioni del 918, -935, 942, 949[140]. Ecco tre Leggi diverse nella _Gallia Gotica_: -nondimeno presso que' Romani e presso quei Visigoti s'insinuava -sempre un qualche uso de' Franchi dominatori; e non di rado nelle due -lingue, _Ulfilana_ e Latina, si faceva un qualche innesto d'alquante -Germaniche voci. Già negl'Istromenti Visigotici del decimo secolo -si vede introdotto il costume dei _Feudi_: ma il vocabolo _Allodio_, -della Legge Salica di Clodoveo, divenne frequentissimo fra' Visigoti, -sebbene se ne fosse voltato il senso a dinotar le possessioni libere di -qualunque dritto feudale. - -L'essersi cominciati gli ordinamenti de' _Feudi_ a propagare più o -meno rapidamente fra' Visigoti non tolse a costoro il lustro della loro -schiatta, ed essi conservarono la più gran parte delle ricchezze, mercè -le quali si facevano tuttodì a fabbricar volentieri un numero, che -talvolta sembra favoloso, di Monasteri e di Chiese. Le donne Visigote -andarono innanzi ad ogni altro in questo arringo d'Architettura Sacra; -le donne, a cui erasi propizio il _Fuero-Juezo_; e massimamente in -una Legge del Re Cindasvindo[141]. Niuno impaccio ad esse recavano -il _Mundio perpetuo_, de' Longobardi, nè il _Reippus_[142] stabilito -contro le vedove da Clodoveo, e rinfrescato dopo tre secoli da -Carlomagno nella _Legge Salica_[143]. - -E però due donne illustri, senza il consentimento d'alcun tutore -o _Mundualdo_, fecero una larga distribuzione de' loro _Allodj_ e -de' loro servi a pro di molti Monasteri e di non pochi Laici. Nel -26 Febbraio 960 la Contessa Berta, moglie del _Marchese di Gozia_, -Raimondo I, conferì, senza interrogarlo, una gran copia di _Allodj_ -e di servi al Monastero di Monte Maggiore, nuovamente fondato vicino -ad Arles in Provenza. Disse voler donare tutto ciò che _per le Leggi_ -erale toccato in sorte nel Regno di Gozia (_in Regno_ GOCIAE[144]) -sul retaggio di suo zio Ugo di Provenza, il quale dianzi era stato -Re d'Italia. In pari modo, nel 977[145] e nel 990[146], Adelaide, -Viscontessa di Narbona, scrisse due testamenti, profondendo i suoi doni -alla sua famiglia ed a' suoi amici. Non meno generosa mostrossi verso i -Monasteri; fra' quali non dimenticò l'Anianense di San Piero in Cauna, -e quello proprio di Aniana. - -Poco appresso, nel 1002, celebrassi un _Placito_ insigne, ove -Gausfrido, Abate di Santo Ilario di Carcassona, vinse una lite contro -Arnaldo, Visconte di quella città, coll'allegare in suo favore la Prima -Legge del Libro Quinto delle Visigotiche, ossia del Fuero-juezo[147]. -Nella stessa guisa, essendo già innoltrato l'undecimo secolo, Adelaide, -figliuola di Pietro Raimondo, Conte di Carcassona, rinunciò ad ogni suo -dritto su' Feudi e sugli _Allodj_ di quella Contea (_Feva_ et _Alode_) -in favore del Conte di Barcellona, senza l'intervento d'alcuno, e -sol per effetto, com'ella disse fin dal principio, delle facoltà -concedutele dalla _Legge Sesta_, _Titolo Secondo_, _Libro Quinto della_ -LEX GOTHORUM. L'istromento si scrisse in Agosto 1070[148]: testimonio -certissimo della vita nazionale de' Visigoti fino a tutto quel secolo -nella _Gallia Gotica_: ma ben presto in quella medesima Provincia -ed in tutto il resto delle Gallie, verso i principj del duodecimo, -l'intelletto Latino trionfò, cacciando in fondo sì le Leggi del -Visigotico _Fuero-Juczo_ e sì le _Saliche_ de' Franchi, non che degli -altri popoli Barbari. Con queste disparvero tutti gl'istituti Germanici -del _guidrigildo_, e cessò la lunga onta della stirpe Romana, la cui -vita si tassava da Clodoveo e da Carlomagno una metà meno della vita -d'un Franco. - -Diasi ora uno sguardo indietro, e si vegga quel che nel nono secolo -fecero i Visigoti Spagnuoli del Regno d'Oviedo, i quali viveano -parimente col _Fuero-Juczo_. Don Ramiro, succeduto al Re Alfonso -il Casto, avea nell'846 vinto i Mori, che ardirono chiedergli la -rinnovazione dell'annuo tributo di cento donzelle Cristiane; e tosto -con le spoglie tolte a' nemici fabbricò nelle vicinanze d'Oviedo un -Tempio alla Vergine Maria, il quale sussistea tuttora nell'età del -Mariana. Ma poco elegante sembrò allo Storico illustre quell'opera, -essendosi veduto quanto egli avesse in dispetto le fabbriche -d'_Architettura Gotica_; uso ad ammirar solamente l'arti de' Greci e -de' Romani: »EXTAT, egli dicea, STRUCTURAE GENERE AC TOTIUS OPERIS IN -PAUCIS ELEGANTISSIMA[149]». Nè belle sarebbero parute al Mariana, se si -fossero, come questa, conservate fino a' suoi dì le primitive fabbriche -di Compostella e l'altre de' Re Visigoti d'Oviedo; cioè, da Don Ramiro -fino ad Ordogno II. Costui prese nel 918 il suo regio titolo dalla -città di Leone, dopo averne scacciati gli Arabi. Cessò allora la gloria -di Oviedo, e le Chiese d'Alfonso il Casto andarono a male, del che si -doleva fortemente lo stesso Mariana[150]. - - -XXX. - -Un nuovo moto frattanto si facea sentire in Europa nel decimo e -nell'undecimo secolo al proposito dell'_Architettura Gotica_. Ella -mutò spesso i sembianti, ma senza perder giammai le particolarità, -che la distinguevano dalla Greca e dalla Romana: e però ella s'udì -sì variamente giudicata ne' varj secoli; tenuta in alcuni per bella -e maravigliosa, in altri per pazza e deforme. Io toccherò d'alcune -costruzioni principalissime dell'_Architettura Gotica_, prima in -Normandia, poi nella _Gallia Gotica_ e finalmente nella Germania di -Tacito. Passerò indi al Settentrione d'Europa. - -Rollone cominciò a fondare il mondo Gotico in mezzo alla Neustria. -Guglielmo I non interruppe l'opera del padre; ma Riccardo I -v'introdusse una specie peculiare di civiltà, che si diffuse in molti -e molti paesi. Egli ebbe cari gl'ingegni, e parecchi uomini di gran -fama si condussero in Normandia, fra' quali non giova ricordarsi di -Lanfredo, che forse vi trovò una morte sì sventurata, per le mani -d'una donna, soverchiamente ammiratrice della sua scienza. I nipoti de' -pirati, ferocissimi compagni di Rollone, volgeansi ad arti più miti, -quasi già consapevoli delle loro future conquiste. Quando essi erano -padroni dell'Inghilterra, Lanfranco ed Anselmo vennero in Normandia, -ove illustrarono la Badia del Becco; indi salirono l'un dopo l'altro -sulla Sedia di Cantorbery, nella Provincia di Kent. - -Intanto l'alta Basilica di Sant'Oveno continuava sempre in Roano a -mostrar le sue forme di _Gotica Mano_, l'imitazione delle quali dovea -distendersi e si distese così nelle Provincie della Neustria, rimaste -in potere de' Re Franchi, come nell'Austrasia e nella Germania di -Tacito. La _Mano Gotica_ vi stette fino al 1042. Allora un uomo di -sangue _Dacico_ divenne Abate di Sant'Oveno; vo' dire Niccolò III, -nato dal Duca di Normandia, Riccardo III; il quale Abate ristorò -l'antica Chiesa del 534[151]; e non ristorolla certamente secondo -lo stile _Romanese_. La Chiesa di Sant'Oveno fu indi consumata dal -fuoco, e ricostruita nel quattordicesimo secolo in quel modo, che -oggi si vede, con la sua magnifica _Torre_. Un'altra Cattedrale di -Normandia prese nell'undecimo in Contances ad emulare le proporzioni -del primitivo Sant'Oveno, ma ebbe tre _Torri_, condotta nel 1048 -al suo compimento[152]. San Pier sulla Diva s'annoverò eziandio -tra le fabbriche _non Romanesi_ di Normandia: Monastero fondato nel -1046 da Lescelina, Vedova del Conte Guglielmo, il quale nacque dal -Duca Riccardo I[153]. L'aura dell'_Architettura Gotica_ presso i -discendenti de' Daco-Normanni venuti con Rollone si fa sentire anche -al Ramée, quantunque preoccupato dalle sue opinioni sulla scienza -e sull'_ubiquità_ de' _Culdei_[154]. Ma l'_Architettura Gotica_ non -fiorì meglio che in Sicilia, per opera di que' Daco-Normanni: e non -_Romanesi_ (lo confessa ben anche il Ramée[155]) furono la Cattedrale -di Palermo e la Cappella Palatina, le Chiese della Martorana, di San -Cataldo e della Magione di quella città, non che le Cattedrali di -Messina e Cefalù. - - -XXXI. - -Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano la gente -dominatrice di Normandia, moveano, sì come ho già esposto, il petto -de' Visigoti nella _Gallia Gotica_. Fulcrado, Vescovo della Visigotica -città di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle, che nel 975 -donarono a Ricuino, Vescovo Magalonese[156], un oscuro podere o -villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella Magalona, -che fu disfatta da Carlo Martello. Dal 737 in qua i Vescovi Magalonesi -risedettero nel territorio della caduta città, e propriamente nel -prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che ebbe i suoi Conti -particolari, ma Franchi, e viventi a _Legge Salica_. Tale dicea -d'essere il Conte Bernando (II) in una donazione del Novembre 985[157]: -ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109 divenne Abate di Cluny (alcuni -lo dicono morto nella Napolitana Badia Cavense), affermava nelle sue -Lettere[158] di essere uscito dal sangue di Vitizza, ovvero di San -Benedetto Anianense, de' Conti di Magalona: parentela, che doveva -essere vera per parte solo di donne, sì come argomenta lo Storico della -Linguadocca[159]. - -In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli donato -Monpellieri, che poi dovea divenire una cotanto famosa città. E la diè -in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, che fu il Primo degli otto -Guglielmi, Signori di Monpellieri[160]. Arnaldo, Successor di Ricuino, -volle tornar nel 1037 a Magalona, e fe' sorgere intorno ad essa una -città novella, ch'e' cinse con _Muro_ e con _Torri_[161]. Edificò in -oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria, per la quale generaronsi -tosto aspre controversie tra' Vescovi Magalonesi ed i recenti Signori -del nuovo feudo, che poco appresso al 1037 fu circondato eziandio -d'un _Muro_ e d'un _Fosso_. A troncar sì fatte liti, nella Primavera -del 1090, rivolsero anche, fra l'altre cure, il pensiero i Padri -del Settimo Concilio di Tolosa. I lor desiderj ebber l'effetto: e -nel Decembre dello stesso anno 1090 si conchiusero, non ponendo in -obblio le _Mura_ ed il _Fosso_[162], gli accordi fra il Vescovo di -Magalona e Guglielmo IV, Signore di Monpellieri. Otto fra' Vescovi, -di quel Concilio, nelle lor sottoscrizioni presso il Martène[163], -dichiararono d'appartenere le loro Sedi alla _Gallia Gotica_: Dalmazio, -Metropolitano di Narbona con sette suoi Suffraganei; Matfredo di -Béziers; Goffredo di Magalona; Pietro di Nimes; Pietro di Carcassona; -Bernardo di Lodeve; Guglielmo d'Albi e Berengario d'Agde. Quest'erano -le otto Diocesi, questi nel 1090 i confini della _Gallia Gotica_, -sì tenera del suo _Fuero-Juczo_ e della sua _Liturgia Gotica_, sotto -l'ombra dell'_Accomandigia_ co' Re Franchi. - -Pur chi l'avrebbe allora temuto? Questa _Liturgia_, compagna necessaria -dell'_Architettura Gotica_, fu sommersa quasi nell'anno seguente -all'additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d'Oviedo, i quali avean -posta la regale stanza in Leone, conquistarono Toledo su gli Arabi: -Toledo invano vagheggiata da' Cristiani per tre secoli. Alfonso VI -se ne impadronì, marito della Francese Costanza di Borgogna; secondo -i desiderj della quale fu salutato Arcivescovo di Toledo un Francese -per nome Bernardo, mentre in Roma sedeva il Pontefice Francese Urbano -II. Bernardo dunque, il nuovo Arcivescovo, intimò un Concilio in -Leone, dove sopraggiunse un Legato di quel Papa, e decretossi, che -s'abolissero le lettere dell'Alfabeto Visigotico, cioè dell'_Ulfilano_, -per sostituirvi le Latine. Inanimito Bernardo prese a far guerra -contro la _Liturgia Gotica_, e gli venne fatto di sopprimerla in pro -della Romana: il che non avvenne senza gravi difficoltà; nè avvenne -in tutt'i luoghi di Spagna, restituiti alla dominazione Cristiana. -L'assenso d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono -un grande incremento alla _Liturgia Romana_, la quale vinse alla -fine in Ispagna: eppure il Cardinal Ximenes, a capo di molti secoli, -dispose, che vi fosse nella Cattedrale di Toledo una Cappella, in cui -alcuni appositi Sacerdoti dovessero cantar la Messa in certi giorni -dell'anno secondo il _Messale_ de' Goti[164]. La Provvidenza di Dio -volle, che nell'Europa del Medio-Evo si formasse una compage di popoli, -o favellanti o scriventi una medesima lingua. Urbano II ubbidiva senza -saperlo ad altri decreti del Signore, i quali aveano posto Roma sopra -tutte le genti, dispensando ad esse un comune idioma ed un comune -Alfabeto Latino. - -Maggior Concilio tennesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte. Vi si -predicò la doppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna, l'altra -contro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Cavalieri -Cristiani accorsero al santo e nobile invito; alcuni verso l'Oriente, -come fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Monpellieri; altri alla -volta de' Pirenei, sì che in poco d'ora negli ultimi giorni di quel -Pontefice cadde Valenza in potestà del Cid, e Gerusalemme nelle mani -di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che nuovi Documenti or ora trovati -danno del traditore a quel Cid; ciò che a me non importa d'investigare, -contentandomi di sapere, che i _Muzarabi_ ed i discendenti de' Goti di -Don Pelagio vinsero nel nome del Cid, e lo celebrarono d'età in età ne' -Poemi e nelle Canzoni del _Romancero_. - -Qui torna la solita difficoltà, se la Chiesa di S. Maria, edificata nel -1037 in Monpellieri da un Vescovo Magalonese della _Gallia Gotica_, -prima d'abolirvisi la _Liturgia Gotica_, fu di stile _Romanese_ o -_Gotico_? E se _Gotici_ furono il _Muro_ ed il _Fosso_, de' quali già -si parla, come d'opere condotte al lor compimento, nella Carta del -Decembre 1090, testè ricordata, di Guglielmo IV? A saperne il vero, mi -piacque interrogarne due Architetti di Monpellieri, che pubblicarono -un buon numero di Documenti, tratti dagli Archivj della lor patria. -Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non ha guari scrissero -un'Opera col titolo _»Degli Artisti Gotici di Monpellieri[165]»_. -Essi vengono dimostrando, ma senza conoscere quella Carta del 1090, -che di stile _Gotico_ fu il _Muro_ ed il _Fosso_, costruiti dopo il -1037 in Monpellieri; che _Gotica_ da' Documenti di quell'Archivio -s'impara essere stata in principio l'incamiciatura della nascente città -_(Chemise GOTHIQUE)_: _Gotiche_ le sue _Torri_ e _Torricelle_[166]. Con -_Torri_ e con _Torricelle_ certamente i Visigoti del 374 aveano alzato -il _Lungo Muro_ contro gli Unni di là dal Danubio. E però il Renouvier -ed il Ricard, attribuirono il nome non di _Romanesi_ ma di _Gotici_ -agli Architetti della loro città, da' quali s'edificarono quel _Muro_ e -quel _Fosso_, tra gli anni 1037 e 1090. - -Già nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio d'Oltremare, -doveva esservi una Consorteria qualunque d'Architetti o di muratori -e simili Operai, che cinsero Monpellieri con la _Camicia Gotica_, -poichè questa Consorteria, cento anni dopo si ascolta portar il nome -di _Comune Chiusura_ in un Atto, con cui le si promettono assistenza e -favore da un altro Guglielmo, Signore della città, nel mese d'Ottobre -1196[167]. _Gotici_ adunque, giova ripeterlo col Renouvier e col -Ricard, _Gotici_ furono gli Architetti ed i muratori, che i Vescovi -della Visigotica Magalona deputarono a rialzar la loro Sede primiera, -ed a fabbricar Santa Maria di Monpellieri: _Gotici_, non _Romanesi_, -gli altri Operai, che circondarono Monpellieri d'un _Muro Gotico_. Io -non ignoro, che molte Chiese fabbricaronsi nell'undecimo secolo in -Ispagna, nella _Gallia Gotica_ e nella Normandia, secondo lo stile -_Romanese_. Ma come si può negare in quel secolo all'Architettura, -buona o malvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio nell'Europa -Occidentale, come si può negarle il nome di _Gotica_? - - -XXXII. - -Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sì agreste fino a -San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio fino -ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di -pietra o di legno sembrano essere state _Romanesi_, perchè ho già -confessato[168], che d'Italia v'andarono i Missionarj, ed anche i -_Maestri Comacini_ d'Italia. Ma i Visigoti della _Gallia Gotica_ -poterono parimente andarvi dopo alcun tempo: ed i Monaci della _Regola_ -di San Colombano, venuti dalla Burgundica Badia di Luxeu o Lussovio, -recarono per avventura in Germania un qualche concetto, che non era -del tutto _Romanese_, dell'Architettura. V'ha eziandio chi vuole, che -un gran numero di Architetti Bizantini vi si tramutò nel decimo secolo -pel favore della Greca Teofania, moglie dell'Imperatore Ottone II.: -al che non saprei contraddire, dopo aver fatto un simil ragionamento -intorno all'_Architettura Gotica_, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla -Gota Regina Brunechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania, -non si vogliono dimenticare gli usciti dalla Normandia, di qualunque -nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci -Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo Abate -del Monastero di San Pier della Diva, ed il suo Epitaffio soggiunge, -ch'egli edificollo con grande studio in Normandia (_A quo locus iste... -aedificatus ingenti studio[169]_). Chi sa quanti altri Monaci Tedeschi -si condussero prima del 1042 a studiare la _Mano Gotica_ di Sant'Oveno, -e poi ne trasmisero il desiderio alle lor patrie? - -I discendenti de' Germani di Tacito cominciarono perciò ad invaghirsi -delle non _Romanesi_ costruzioni; e ben presto l'_ogiva_ od _arco -acuto_ si vide apparire nelle loro fabbriche. _Ogivale_ dicono essere -stata la Cattedrale di Naumburgo, edificata nel decimo secolo, al tempo -di Teofania Imperatrice: _ogivali_ nel seguente secolo undecimo le -Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e d'Hildesheim. Lo stile -dell'_arco acuto_ poscia s'innalzò d'età in età fino all'altezza di -quella rinomanza, che conseguirono le Cattedrali di Strasburgo e di -Colonia; ma egli prevaleva già in tutta l'Europa, e l'arte de' Tedeschi -piacque principalmente all'Italia nel quattordicesimo secolo. Una tanta -e sì rapida fortuna indusse in errore quel famoso Alberto Durer, il -quale, scrivendo il suo _Trattato Geometrico_ nel sestodecimo, credè i -suoi Tedeschi essere stati gl'inventori dell'_ogiva_, ed i primi, che -la mostrarono al genere umano[170]. - - -XXXIII. - -_Gotica_ oggi suol chiamarsi da noi l'Architettura, che ama gli _archi -acuti_, ossia l'_ogive_: donde i più recenti Scrittori deducono, -che ella debba denominarsi _ogivale_, non _Gotica_. Ciò non toglie, -bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui si stabilirono i -Visigoti nelle Gallie Meridionali, fino al 1042, nel quale si ricostruì -Sant'Oveno di Roano dall'Abate Niccolò III, non vi fosse stata in tutto -l'Occidente d'Europa l'_Architettura Gotica_, ovvero la _Mano Gotica_, -o con l'_ogiva_ o senza l'_ogiva_: una _Mano_, cioè, Oltredanubiana e -differente dalla Greca e dalla Romana. Ma come può egli dimostrarsi, -che l'_ogiva_, la quale regnò in Sant'Oveno dopo la ricostruzione -del 1042, non avesse regnato ivi fin dalla prima costruzione del -534? Non è egli più ragionevole, anzi non è egli necessario il dire, -che l'_ogiva_ si mostrò in Sant'Oveno fino dal sesto secolo di Gesù -Cristo? Non era forse l'_ogiva_ nel Medio-Evo creduta sommamente -utile all'_elevazione_ Visigotica del Tempio edificato da Clotario -I. in Roano? Utile all'elevazione dell'altro, che poi s'innalzò dal -Re Sisebuto a Santa Leocadia in Toledo? (_Mirum opus_, dicea Santo -Eulogio prima dell'858[171], CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una -rara eccezione, il peso di provare, che non fuvvi l'_ogiva_ in questi -due Tempj e negli altri d'una grande altezza, fatti costruire da' -_Pilofori_ e da' Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro, -i quali affermano, basta il ricordare l'antichità dell'_arco acuto_. -Questo non inventassi da niuno in un dato giorno, ma nacque coll'uomo, -e trovasi così nelle vetustissime Città d'Italia (tali Arpino e -Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in Egitto ed -anche nell'_Oasi_ di Libia, senza parlar della Persia e dell'India. - -Chi crederebbe ora, che il Ramée, uomo dotto, ricordi la _Mano -Gotica_[172] di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta[173] del -Wiltheim sulla perpetua durata dell'_Architettura Gotica_, senza -concepire il più leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo -secolo, ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca e -dalla Romana, in Ispagna? Chi crederebbe, ch'e' dichiari di non aver -più antiche notizie sull'Architettura di Spagna e di Portogallo se non -dell'essersi nel 1221 edificata la Cattedrale di Burgos[174]? Perchè -non apriva egli le Storie del Mariana, e non consultava i Documenti del -Florez? - -Assai più inaspettata nella bocca del Ramée s'ascolta la sua -confessione, che i Duchi di Normandia, nella loro qualità di guerrieri -e di _Laici_, non edificarono se non secondo lo _stile ogivale_: per la -qual cosa l'_ogiva_ ricorre così frequente in tutta la Sicilia[175]. -_Ogivali_ dunque debbono sembrar necessariamente al Ramèe le -costruzioni della Santissima Trinità di Fecampo e del Monte San Michele -fin dal principio, cioè fino dal decimo secolo. Se poi la qualità di -_Laico_ chiarisce l'intenzioni de' Duchi di Normandia contro la Chiesa -di Roma, e contro l'_arco rotondo_ o Romano, dunque il _Laico_ Riccardo -I. cercava di levarsi contro Roma, quando egli chiedeva tanti privilegj -per la sua nuova Badìa di San Michele _In periculo Maris_ al Pontefice -Giovanni XIII! Ed a fabbricarla deputava per l'appunto i Monaci del -luogo!!! Ma di queste cose già ragionai[176]. - - -XXXIV. - -Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue scoperte -Archeologiche, venne veduta l'_ogiva_ fin sulle Porte d'Atene; del che -promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, che gli Antichi ben -conobbero l'_ogiva_, ma che l'ebbero a vile; sì ch'ella non apparisce -se non per eccezione presso l'Antichità. Ma tali eccezioni si vanno -tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato di scoprir l'_ogiva_ tra -le ruine di Ninive, in compagnia dell'_arco rotondo_? So l'ogiva si -trovò in Atene, perchè non si dovrà trovare anche in Roma, comecchè -Plinio e Vitruvio ne avesser taciuto? Il capriccio in pro dello forme -straniere, l'esser sazj e ristucchi delle Romane, la corruzione del -gusto e cento altre cagioni poterono aprir facile accesso all'_ogiva_ -su' Sette Colli. Nel 400 o 405 dell'Era Volgare, in un _Dittico_ -pubblicato dal Montfaucon[177], si rappresenta il Console Stilicone -seduto sotto l'_arco acuto_ d'una muraglia: nell'847 si scavò una -Cappella _ogivale_ in Subiaco. Simili eccezioni, risponderà il Beulé, -non costituiscono lo _stile ogivale_. No, certo: ma egli, che col -nome d'_Antichi_ addita solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole -comprender sotto un tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra, -che i Geti o Goti avessero avuto lo _stile ogivale_ in dispetto, -così di là dal Danubio, come in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ ed in -Sant'Oveno di Roano? - -Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso i più -illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet -ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo _stile -ogivale_ non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, ma -per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della _Gallia Gotica_. Gli -altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo _stile ogivale_, -ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo posto in -atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso proemiale, -recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta dell'insegnamento -dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti brani, dicendo, -che la questione ivi agitata sull'Architettura _ogivale_ arde sopra -ogni altra di tal natura nella nostra età[178]. In quel suo Discorso, -il Beulé con nobile risentimento afferma, che i Francesi d'oggidì -non sono Franchi, ma _Neo-Latini_: Latini per le leggi, pe' costumi -e per la lingua. Son troppo cari simili accenti all'animo d'uno, -che pose, come io feci, una parte della vita nel narrare i trionfi -dell'intelletto Romano sulla barbarie dei Germani di Tacito, e sul -_guidrigildo_ minore, con cui essi offesero la razza Latina; ma i Geti -o Goti, ch'eran diversi da' Greci e da' Romani, erano diversi altresì -da que' Germani, e non conoscevano, quante volte dovrò ridirlo?, non -conoscevano l'uso del _guidrigildo_. - -La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa -Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta -le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de' -Longobardi e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé -vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno di -farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore -alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò nella _Legge Salica_ -da lui emendata le tasse minori per le vite de' Romani, che non per -le vite de' Franchi; nè prese a rialzare del loro civile avvilimento -le generazioni Latine, tuttocchè facesse una grande stima del loro -intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver cercato d'opporre ad alcune -moderne pretensioni Germaniche le memorie, omai vicine a spegnersi, -dell'_Architettura Gotica_, le discipline della quale furono affatto -ignote a' Germani di Tacito prima di San Bonifazio: mi si permetta -d'invocar nuovamente gli studi, da me in altro luogo lodati[179], -del signor di Boissieu, il quale s'unisce al Beulé nel proposito -di non volere i Franchi per progenitori de' Francesi odierni della -Provincia Lionese, ma i Romani ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che -incorporaronsi co' Goti e passarono all'esercizio dell'_Architettura -Gotica_. Io nè voglio nè posso far confronti di sorte alcuna della -bellezza ed eccellenza di questa con la bellezza ed eccellenza della -Greco-Romana; ma ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in -Roma ed in Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte -Greca e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione -d'ammirar con occhio imparziale così lo _stile ogivale_ della -Cattedrale di Strasburgo, come gli _archi rotondi_ nella Chiesa di San -Paolo in Roma. - - -XXXV. - -Gli _archi rotondi_ son quelli, a' quali ora il Ramée ed il Vitet[180] -con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo degli -avversari di Roma, danno il nome di Sacerdotali o _Ieratici_. E però -io desidero sapere se _Ieratici_ od _ogivali_ furono gli archi voltati -da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel popolo era tutto -d'Ariani? Se _Ieratici_ o _Romanesi_, dunque le loro diversità dagli -_archi ogivali_ non eran cagione della differenza, che passava tra -l'_Architettura Gotica_ e la Romana, ed in cento altri modi potea la -prima separarsi dalla seconda, conservando gli _archi rotondi_, e non -perdendo il nome giustamente dovutole di _Mano Gotica_. Se _ogivali_, -sì come doveano essere perchè di tal natura furono dopo la ristorazione -del 1042, dunque dello _stile ogivale_ s'ha nel Tempio Rotomagense -un esempio illustre fino del sesto secolo, senza esservi bisogno -d'aspettare le Consorterie Laicali od Ecclesiastiche del 926. - -Ma, secondo il Ramée[181], le dottrine Architettoniche, descritte -nella Carta Eboracense del 926, risalgono _all'antichità più alta_: ed -in quell'anno ardirono gli Anglo-Sassoni di York aspirare a ristorar -la vetusta sapienza, per opporsi alle tradizioni _Ieratiche_ de' -Pontefici Romani. Or chi erano questi Anglo-Sassoni, se non popoli di -Germania? Tali non nacquero gl'Iuti, che discesero insieme con essi -nel 449 alla conquista d'Inghilterra, condotti dai fratelli Hengist ed -Horsa. Sotto il nome di Iuti si comprendevano allora i Goti o Daci, -che seguitando la fortuna d'Ermanarico degli Amali conquistarono la -Iutlandia, ed ogni altra regione posta sulle rive Meridionali del -Baltico, dando all'antica Dania o Danimarca il nome di Dacia, prima di -spingersi nelle contrade oggi chiamate di Svezia e di Norvegia, ossia -della Scandinavia. Queste s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico -da' Goti, che vi fondarono la Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che -ancor vi durano; ma quello di Dacia s'impose più tardi anche alla -Provincia, che oggi dicesi della Scania in Isvezia. E però nell'età di -Rollonde l'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio, -e all'Alania fino all'Oceano Germanico. Già nella Storia narrai[182], -che gl'Iuti od i Goti del 449 fermaronsi nell'Isola di Tanet e ne' -luoghi dove sorge Cantorbery, la quale di poi accolse Lanfranco e -Sant'Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, è divenuta oggi -la sede principale del recente Primato Anglicano. L'essersi uniti -cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano il maggior -numero di que' conquistatori, la lor natura Germanica, nè l'uso del -_guidrigildo_, che durò in Inghilterra per molti secoli; ma il minor -numero de' Goti comunicò modi più civili alle Germaniche genti, che -abitavano in capanne agresti senza tegole e senza calce. Gl'Iuti o Goti -del 449 tramandarono parimente all'idioma Germanico degli Anglo-Sassoni -quel gran novero di voci _Ulfilane_, pel quale non dubitò l'Hikes[183] -di scrivere, che l'Anglo-Sassone somiglia mirabilmente al Gotico del -Vescovo Ulfila. - -Poichè lo _stile ogivale_, a senno del Ramée, _rinacque_ nel 926 -fra gli Anglo-Sassoni, egli è costretto a doverlo senza più credere -_Gotico_, ed insegnato a' Germani dagl'Iuti o Goti loro compagni nella -conquista. Costoro fino all'età di San Gregorio il Grande professarono -il sanguinoso e crudele culto, che comandava le quinquennali uccisioni, -riferite da Erodoto, degli Ambasciatori da spedirsi a Zamolxi: culto -riformato da Deceneo, che prescrisse a' Geti o Daci dirizzar Tempj e -Cappelle in onor de' loro _Ansi_ o _Semidei_ e degli Eroi. Poscia patì -altre Riforme, oscure tutte od ignote; ma celebre sopra ogni altra -divenne, sebbene in mezzo alle tenebre più fitte, la Riforma d'Odino -o Wodan, che l'armi e la Gotica predicazione diffusero prima nella -Germania Orientale di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme -di Zamolxi, aprì all'anime de' guerrieri gli spazj eterei del suo -_Vahalla_, in cui gustassero la voluttà di sempre uccidersi fra loro -per rinascere a stragi novelle. Più atroci s'udirono i precetti di -Thor, descritti dal Duca Riccardo I. e da Rodolfo d'Ivry a Dudone di -San Quintino. Thor, Dio _de' Geti o Goti_[184], inacerbì la riforma -d'Odino, e si fece adorare insieme con esso, ma in primo luogo, dai -_suoi Geti o Goti_ di Scandinavia: origini, delle quali trattai nella -Storia[185], ma più copiosamente nella Tavola Cronologica[186], e -che per lunga età produssero l'effetto certissimo d'essersi versato -il sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino -lo _Scaldo_ Eilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema del -_Thorsdrapa_, ossia della _Guerra de' Giganti di Thor_: del quale -Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pubblicò -alquanti versi[187]. - -Questa nondimeno di Thor fu l'antica Religione di Rollone. Prima di -lui, Santo Ansgario d'Amburgo avea predicata la Cristiana in Isvezia, -e propriamente in Birca, non lontana di Sigtuna, ove poi s'innalzò -Stocolma. Egli morì nell'865; e Ramberto, suo discepolo, che ne -scrisse la Vita, narra d'aver Ansgario trovato in Birca idolatra non -pochi segni di civiltà e di commercio con infinite ricchezze (_quod -ibi essent multi negotiatores divites et abundantia totius boni atque -pecunia thesaurorum multa_[188]). Non so se fin da quell'anno 865 si -fosse costruito in Birca il Tempio, denominato Upsal, che due secoli -dopo già era famoso nel Settentrione d'Europa, secondo Adamo di -Brema[189]. Questi, verso il 1080, ne trasmise alla posterità i più -certi e minuti ragguagli; e già egli allora conosceva nella Scandinavia -le due Provincie così della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca, -dicea, s'appartiene a' Goti nel mezzo della Sveonia: »BIRKA est oppidum -GOTHORUM in medio »SVEONIAE[190]». In altro luogo dichiarava, che -Svezia e Sveonia erano la stessa cosa: »SVEONIA vel SVEDIA[191]....»: e -che l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: »OSTROGOTHIA _protenditur -usque ad_ BYRKAM[192]». Or questa Byrka non era lontana dal Tempio -Ubsola od Upsal: »BYRKA _est oppidum_ GOTHORUM _in medio_» SVEONIAE, -_non longe a_ TEMPLO CELEBERRIMO..... UBSOLA[193]»; celebratissimo -Tempio, che per la sua ricchezza dicevasi esser tutto d'oro (_totum -ex auro paratum_), dove si veneravano, continua il Bremese[194], -le tre statue di Thor, di Wodan od Odino e di Fricco. Il pensiero -d'imprigionar gli Dei fra le pareti e d'alzar loro un simulacro sarebbe -sembrato infame ad un Germano di Tacito. - -La celebrità del Tempio Upsal vicino a Birca nel 1080, ed il concorso -di varj popoli non Germanici per celebrarvi alla fine di ogni nove anni -le loro solennità, dimostrano la sua non recente costruzione. Di non -minor celebrità godeva il Tempio di Letra o Leira (Lederum) nell'Isola -Danese, oggi detta Selandia. Ditmaro di Merserburgo[195] (uscì di vita -nel milledieciotto) narrava, che in Letra scannavansi novanta nove -uomini (ma forse il novanta che precede, sta per un errore nel testo) -con altrettanti cavalli e cani e galli: orridi riti Zamolxiani; ma il -periodo quinquennale dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori -a Zamolxi s'era mutato in quello di nove anni. - -Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca nel -Tempio Upsal nove capi d'ogni _animale maschio_, non escluso l'uomo. -Questi sono i racconti d'Adamo di Brema[196]; il quale riferisce in -oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli de' cani, -ludibrio a' venti ed alle pioggie, agli alberi di una sacra foresta. -Il numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, delle vittime alla fine -d'ogni _nono_ anno, sembra da un lato essere il prodotto d'una qualche -superstizione Pitagorica o Zamolxiana; e dall'altro ci chiarisce, che -uno era il popolo Gotico, una la Religione di quelle due Città. Enea -di Gaza, nella seconda metà del quinto secolo Cristiano si trovava in -Costantinopoli, ove ascoltò che intorno alle rive del Danubio v'era -tuttora un residuo di Geti Zamolxiani, da' quali s'uccidevano ancora -i più nobili personaggi fra essi; ciò che si faceva, secondo il parere -d'esso Enea[197], per mandarli all'immortalità. Un tal residuo di Geti -o Goti, sarà stato quello, che il Toppeltin[198], Storico non antico -della Transilvania, dicea viver tutt'ora in quella Provincia nel decimo -settimo secolo. - -Maggior prova della natura Zamolxiana e Decenaica di questa Religione -passata dal Danubio nella Dacia o Dania e nella Scandinavia, mercè -le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trova in ciò che Adamo -di Brema ci tramandò intorno al culto prestato a' Semidei ed agli -Eroi da' Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti a Birca nel tempio -Upsal. »Colunt et DEOS EX HOMINIBUS FACTOS, quos pro ingentibus factis -immortalitate donant[199]». Ecco gli _Ansi_ o _Semidei_, da' quali -erano usciti Gapto ed Ermanarico degli Amali, e Teodorico, Re d'Italia. - -Qui non mi porrò a riparlare della natura de' Geti o Goti, amica -degl'incantesimi[200]. Nel Carmide, Platone[201] parlava di quelli d'un -medico Zamolxiano de' Geti: ma Giuliano Imperatore[202] beffavasi de' -loro estatici susurri e delle loro arcane parole, dette all'orecchio. -Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni sorta, che facevansi -nel Tempio Upsal, delle nenie, che vi si cantavano, e della divinità -che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i cani e gli uomini -appesi[203]. Frattanto, un lungo e non interrotto commercio avea -congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti della Iutlandia, -i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: ma questi convertironsi -prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo. Temo pur tuttavolta, non -qualche uso di segreti mormorii (_obmurmurationes_) e d'altre vanità -non fosse rimasto presso gl'Iuti d'Inghilterra, donde poi nacquero -le confuse tradizioni dell'arcano linguaggio degli Architetti Laici -del 926 e de' _Culdei_. Certo, il Ramèc non aspettava le conseguenze, -che i fatti fin qui esposti mi danno il dritto di trarre; che, cioè, -lo _stile ogivale_ tenuto da quello Scrittore per una ristorazione -Anglo-Sassonica, potesse in vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di -Cantorbery, mostratori dell'arte d'edificare agli Angli ed a' Sassoni. -Costoro avevano abitato fin qui ne' tugurj e nelle capanne, ma videro -altresì per la prima volta in Inghilterra l'Architettura degli edificj -Romani. Da un'altra parte, questi medesimi Iuti o Goti, a' quali si -comandava, per precetto della Religione Zamolxiana o Decenaica, di -rizzar Tempj e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il -dirlo, l'uso del _guidrigildo_, sì vivace presso i Germani; ma ebbero -un _guidrigildo_ uguale a quello degli Anglo-Sassoni, e però non -ignobile, come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani. - - -XXXVI. - -Finalmente dopo l'età d'Adamo Bremense, il Cristianesimo rovesciò -i funesti e rilucenti altari di Birca: nè il _Valhalla_ rimase più -in onore se non ne' Ritmi dell'_Edda_ e nelle _Saga_ d'Islanda. -Or qual nome daremo se non di _Gotico_ al Tempio di Birca? E quale -all'Architettura sua se non di _Gotica_, fosse _ogivale_ o no? Certo, -quel Tempio non s'edificò alla _Romanese_, nè i Romani andarono -giammai nella Scandinavia. Perchè dunque ad un'Architettura, che -senza l'idolatria regnò nell'Europa Occidentale fra' Visigoti per -tanti secoli, e per tanti altri con l'idolatria fra gli Ostrogoti ed i -Visigoti di Birca, si contende il nome di _Gotica_? - -Un secolo e mezzo era trascorso dall'anno, in cui scrisse Adamo di -Brema, e questo nome non le si contendea. I Bagni edificati al tempo -di Teodorico in Ravenna ritenevano ancora la denominazione de' _Bagni -de' Goti_ nel 10 Luglio 1169, in una Bolla del Pontefice Alessandro -III.: »Monasterium Sancti STEPHANI ad BALNEUM GOTHORUM[204]». _Gotica_ -udivasi chiamar la _Chiesa_, edificata in Ravenna verso il 515 dal -Visigoto marito d'Amalasunta, Regina Ostrogota: la sola Chiesa, onde -mi riserbai di parlare fra tutti gli edificj degli Ostrogoti d'Italia. -Nel 1254 si riformò lo Statuto Municipale di Ravenna, e si pose la pena -di cinquanta Lire contro chiunque recasse danno alla _Chiesa de' Goti_: -»Ne ECCLESIA GOTHORUM possit destrui, nec destruatur[205]». Se tutte le -Città d'Europa imitato avessero un esempio sì degno, non sarebber forse -perite alcune delle più antiche memorie dell'_Architettura Gotica_. -Inutile tornò nondimeno quell'esempio, e vane riuscirono le nobili cure -de' Ravennati per conservar la _Chiesa Gotica_, la quale a malgrado -di tante cure, cadde nel 1457. Così comandarono i Veneziani, divenuti -Signori di Ravenna. Lo Storico Spreti, che visse fin verso il 1474, fu -presente alla caduta del _Tempio Gotico_, da lui amaramente rimpianto -e lodato come un'opera insigne d'Architettura. I Veneti edificarono -su quel suolo una fortezza, ch'ebbe assai minor vita, e che anch'ella -cadde alla sua volta. »ADEST, egli scriveva, et GOTTHICUM TEMPLUM, -quod GOTTHI, licet ARIANAE HERESIS labe infecti, sub S. ANDREAE nomine -SUMMOPERE COMPTUM, et SUIS TUNC AEDIFICIIS ADMIRABILE construxere. Sed -id nuper solo aequatum et funditus deletum vidimus; PRAECLARUM autem -OPUS et multorum annorum labores arx munitissima, quae _modo_ tanta -VENETORUM impensa erigitur, _paucis nunc diebus absumpsit_[206]». - -Or chi potrà mai dubitare, che le sembianze della _Chiesa Gotica_ -fossero state diverse affatto da quelle d'ogni altra Romana di Ravenna? -Senza di ciò, come avrebb'ella dovuto destar le sollecitudini de' -Reggitori del 1254 a tenerla in piedi? Chi non vede, che la singolarità -delle sue forme, con l'ogiva o senza l'_ogiva_, movevano la curiosità -e l'ammirazione dell'universale? Non compariva ella tal Chiesa essere -un _Preclaro Monumento_ allo Spreti? Per affermare ch'ella non era di -_stile Gotico_, e che però non vi fosse stato giammai un'_Architettura -Gotica_ nel mondo, bisognerebbe dimostrare, che i Goti Ariani la -fabbricarono, pigliandone l'immagine da' Cattolici; e che gli altri -Goti idolatri, Zamolxiani ed Odinici, portarono con loro l'effigie d'un -qualche Tempio di Roma o di Ravenna in Birca. - -Nè giova punto a chi nega d'aver i Goti o Cristiani od idolatri -conosciuta una particolare Architettura, ch'ebbe in tutte le bocche -degli uomini la denominazione di _Gotica_, il dire di non aversi -dello _stile ogivale_ al dì d'oggi Monumenti più antichi del decimo -o del duodecimo secolo. Egli non si può mai abbastanza rispondere, -che l'_ogiva_ non era la sola fonte delle diversità infinite, -le quali segregavano la Greco-Romana dall'_Architettura Gotica_. -L'ampiezza delle Chiese, l'elevazione delle mura, le _Torri_, le -_Rose_, le qualità de' fastigj bastavano a separar l'una dall'altra -in quel modo che l'Architettura d'ogni popolo ad un tratto si -distingue da quella d'un altro, agli occhi de' più ignoranti delle -discipline Architettoniche; in quel modo, che i Tempj di Birca e -di Letra si differenziavano da San Vitale di Ravenna, senza nessun -magistero dell'_ogiva_. Che bisogno v'ha dell'_ogiva_ per sapere che -l'Architettura Cinese allontanasi dall'Indiana, ed ogni altra Europea -od Affricana dall'Asiatica? - -S'è già veduto[207], che pel Concilio Epaonense del 517 cadde o si -trasformò un gran numero di Chiese Ariane del Burgundico Regno. Più -vasta fu la distruzione delle Visigotiche in Ispagna per mano degli -Arabi: l'antica Santa Leocadia più non sussiste sul Tago, ma in vece si -vede su quel fiume una piccola Chiesa in onore di tal Santa, secondo i -racconti dello Spagnuolo Arevalo[208]. Dove sono più gli edificj sacri -e profani d'Alfonso il Casto in Oviedo? il Tempio di Letra fu distrutto -dal Re Arrigo I in odio dei sacrificj umani: del che affettuosamente -lo ringraziava Ditmaro di Merseburgo. La vittoria del Cristianesimo -e la mano del tempo hanno successivamente disfatto nel Settentrione -d'Europa non solo il Tempio cruento di Birca ma qualunque altro -edificio sacro e profano de' Daci, de' Visigoti e degli Ostrogoti, -sommersi nell'idolatria fino al decimo al duodecimo secolo: ma l'essere -scomparsi quegli edificj dalla terra non concede il dritto ad alcuno -di concludere, che que' popoli non ebbero una speciale Architettura, nè -fecero alcun lavoro se non secondo l'arte de' Greci e dei Romani. Siano -pure ignote quanto si vuole più le forme dell'_Architettura Gotica_ sul -Baltico e sul Mediterraneo, tra l'Alpi di Scandinavia e fra i Pirenei, -ella tuttavolta vi fu; e non poteva non esservi per la natura delle -cose umane, alla quale rispondono tutte le testimonianze della Storia -e la continua durata del nome di _Gotica_ dato nel 534, nel 1169, nel -1254, e nel 1457, in Ravenna ed in Roano, all'Architettura di quel -popolo. - - -XXXVII. - -Ma fuvvi ella mai l'_ogiva_ nella _Chiesa Gotica_ di Ravenna? Sì, -certamente, rispondo senza esitare, quantunque sia perita una tal -Chiesa, e che a me d'un Monumento, il quale piaceva tanto allo Spreti, -non sia punto nota l'immagine allo stesso modo, con cui l'aspetto della -città di Classe mi sta sotto gli occhi mercè un mosaico Ravennate -del sesto secolo. Tutti possono contemplare una tal figura nel -Fantuzzi[209]. Giorgio Vasari nondimeno, che nacque nel 1512 e che fu -lungamente in Ravenna, dovè senza dubbio veder l'effigie della _Chiesa -Gotica_: dovè anche vedere altre reliquie, oggi dileguate affatto, -degli edificj di quella città, costruiti dai Visigoti d'Eutarico degli -Amali; tra le quali potevano essere i _Bagni de' Goti_. Scriveva -Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel tempo e' diè alla luce per la -prima volta le sue Vite de' Pittori[210], venticinque anni dopo la -pubblicazione del _Trattato Geometrico_ d'Alberto Durer. L'Architettura -ogivale nel 1550 si chiamava _Tedesca_ in Italia e tale era divenuta, -sì come dissi, dopo il duodecimo secolo. Quale altro nome avrebbe -meritato ella in Europa, quando già sorgevano le Cattedrali di Colonia -e di Strasburgo? Tutta l'Italia chiamava gli Operatori Tedeschi: -_Laici_, sì, ma che venivano ad esercitar l'arte loro, secondo -gl'indirizzi ed i precetti di chi li chiamava, ovvero de' Vescovi e de' -Monaci Cattolici. - -Brunellesco finalmente aveva posto la Cupola in Firenze. Allora gli -animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane; allora i -giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e l'opere di -Colonia e di Strasburgo parvero brutte. Io starò fermo nel proposito -di non dar sentenza fra l'Architetture de' Greco-Romani, e così de' -Goti come de' Tedeschi d'Alberto Durer; pur non so se Roma e l'Italia, -dove abbondavano i più egregj Monumenti dell'arte Pagana, simili al -Panteon d'Agrippa, fossero state le contrade più opportune a mettere -per la prima volta in opera il _Gotico pensiero_ del Duca Riccardo I, -che l'altezza delle Chiese debba sopravvanzare la sommità d'ogni altra -fabbrica. Ma quanto un tal pensiero, che fu ancor quello de' Visigoti -di Sisebuto e dei Daco-Geti d'esso Riccardo I, seguitati da' Tedeschi, -germogliò in Italia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie -dell'Architettura di Firenze, di Pisa e di tante altre Città, per non -parlare di San Pietro in Vaticano. - -Odansi ora le parole del Vasari, che non ebbe altri occhi se non -quelli del Beulé per l'Architettura de' Goti e poi de' Tedeschi. -»Ecco un'altra spezie di lavori, che si chiamano _Tedeschi_, i quali -sono d'ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi e -da' moderni: nè oggi si usano per gli eccellenti, ma son fuggiti da -loro come _mostruosi e barbari_; mancando ogni lor cosa d'ordine che -piuttosto confusione o disordine si può chiamare, avendo fatto nelle -lor fabbriche, _che son tante che hanno ammorbato il mondo_, le porte -ornate di colonne sottili ed attorte ad uso di vite, le quali non -possono aver forza a reggere il peso di che leggerezza si sia, e così -per tutte le facce ed altri loro ornamenti facevano una maledizione di -tabernacoli l'un sopra l'altro con tante piramidi e punte e foglie, che -non ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano reggere; -ed hanno più il modo da parer fatte di carta, che di pietre o di marmi. - -»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline, e -viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e spesso con -mettere cosa sopra cosa andavano _in tanta altezza che la fine d'una -porta toccava loro il tetto_. QUESTA MANIERA FU TROVATA DA' GOTI, CHE -PER AVER RUINATE LE FABBRICHE ANTICHE, e morti gli architetti per le -guerre, coloro che rimasero fecero dopo le fabbriche di questa maniera, -le quali GIRARONO LE VOLTE CON QUARTI ACUTI e riempierono tutta Italia -_di questa maledizione di fabbriche_, che per non averne a far più s'è -dismesso ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero -ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla -bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli più che -questo[211]». - -Queste poche parole contengono la vera Storia dell'_Architettura -Gotica_; e, come oggi dicono, la _sintesi_ della Storia. I Goti dettero -l'_arco acuto_ a' Tedeschi, e questo da' Tedeschi tornò in Italia. -Il Vasari, poco versato nelle Storie civili de' popoli, non pensò -punto a' Visigoti, ma sì agli Ostrogoti: e così la brevità come la -sicurezza delle sue affermazioni dimostrano sempre più ch'egli ebbe i -disegni del Tempio Gotico in Ravenna innanzi agli sguardi. Certamente -non furono le presenti parole del Vasari, che per la prima volta nel -1550 comandarono agli uomini di chiamar _Gotico_ lo _stile ogivale_, -quantunque il nome di _Gotico_ non si legga in Leon Batista Alberti, ed -in altri Scrittori, che parlarono dell'_arco acuto_. Questo silenzio -procedette dal loro proposito di trattar delle ragioni dell'arte, non -della sua Storia. E però, secondo il comune dialetto di Liegi, nel -1659 chiamavansi _Gotici gli angoli acuti_ della Chiesa delineata nelle -_Lamine_ presso il Wiltheim[212]. - -Ed or si comprende, che la sintesi del Vasari contiene in se tutte -le verità Storiche intorno all'_Architettura Gotica_, od _ogivale_. -I più recenti Scrittori non fecero, che aleggiare intorno al vero, -descrivendone a brani a brani chi l'una e chi l'altra particella: -gli uni volendo che lo _stile ogivale_ si mostrò in Francia dopo la -caduta del Romano Imperio, senza pensare a' Visigoti ed a Sant'Oveno: -gli altri, che l'_ogiva_ fu nemica de' Cattolici, senza rammentarsi -dell'Arianesimo de' Visigoti: alcuni altri ch'ella fu Anglo-Sassonica, -non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cantorbery, non che a' -Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricordarono l'arcano -linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi secoli non avessero -i Geti o Goti usato nel Settentrione d'Europa il secreto idioma de' lor -mormorii e susurri Zamolxiani. - -Un altro insegnamento si ritrae dal Vasari, ed è ch'e' non confuse -le stirpi de' Goti con quelle de' Germani di Tacito. L'Hickes -pretendeva, che Ulfila i cui progenitori nacquero, per attestato di -Filostorgio[213], in Cappadocia, fosse un Tedesco. Al che rispose -il gran Leibnizio, che i Goti non furono un popolo Teutonico: -»Quod doctissimus HICKESIUS novissime ULPHILAM ad FRANCOS, vel ad -aliam TEUTONICAM GENTEM voluerit GOTHICA referre, credo quod sibi -persuadere non possit GOTHOS fuisse adeo TEUTONES[214]». Gli Scrittori -Tedeschi d'oggidì scrivono intorno all'Origini Teutoniche secondo -la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo dottissimo -di Svezia venne aleggiando intorno al vero, senza raggiungerlo, ed -anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamolxi ed i suoi Goti -dalla Scandinavia per andare a predicare l'immortalità dell'anime -nella Tracia. Parlo della famosa Opera di Carlo Lund, intitolata -_Zamolxi_, ove dice: »GETAS SEU GOTHOS exisse e SCANDIA affirmant -inter alia _Scaldae_, mores, litterae, sacra et leges patriae _omnium -antiquissimae_[215]». - -Simili errori sull'origini de' Geti o Goti e de' Teutoni o Germani di -Tacito corruppero la Storia dell'Architettura per la confusione fatta -delle due stirpi di popoli affatto diversi, e per la dimenticanza, -in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamolxi ed i fatti seguenti -dell'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana, la quale nel 412 passò -nelle Gallie Meridionali, e si diffuse in tutta l'Europa con una -doppia corrente; l'una Visigotica da' Pirenei, l'altra non meno Gotica -dall'Alpi di Scandinavia, da Cantorbery e dalla Normandia di Rollone il -Daco. Più volte, il confesso, doverono mutarsi e rimutarsi le sembianze -dell'_Architettura Gotica_ nel corso di più secoli; ma ella non perdè -mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubiana, e però diversa dalla -Greca e dalla Romana. Le sue varie trasformazioni ammisero un uso più -o men generale dell'_ogiva_: e se questa trionfò nel tredicesimo e -nel quattordicesimo secolo sull'_arco rotondo_, non perciò dee dirsi, -ch'ella era incognita nel quinto e nel sesto a' Visigoti. - - -XXXVIII. - -La Chiesa di Roma ottenne in ogni età questa lode, che avesse amato -benedire e santificare, non distruggere i Tempj del Paganesimo. Lo -stesso ella fece intorno alle Chiese de' Goti Ariani di Spagna e della -_Gallia Gotica_, dopo la loro conversione al Cattolicismo nell'anno -587. Durante l'Arianesimo, ben dovettero i Visigoti usar l'ogiva -in odio della Chiesa Cattolica e dell'_arco rotondo_, al quale si -dia pur il nome di Sacerdotale o _Ieratico_. Nella _Gallia Gotica_, -ove ho detto più volte che rimase un lievito d'Arianesimo, l'ogiva -dovè più lungamente piacere a' Visigoti non convertiti. Roma intanto -accettato avea e benedetto l'_ogiva_, senza curare il breve stuolo de' -Visigoti ostinati nell'eresia. E ben videro i Pontefici Romani de' -secoli seguenti, che l'_ogiva_ era di gran sussidio all'_elevazione -Visigotica_ de' Tempj la quale innalza gli animi delle fragili creature -verso Dio. - -Le Storie intanto dell'Architettura si scrivono al dì d'oggi sopra -il fondamento, che i Visigoti non ebbero arte d'alcuna sorte, e che -lo _stile ogivale_ nacque nel decimo e nel duodecimo secolo. Il danno -maggiore, che deriva da sì fatta proposizione, consiste nell'impedire, -che si facciano le più diligenti ricerche in Ispagna e nella _Gallia -Gotica_ per vedere se può scoprirsi una qualche reliquia delle -fabbriche de' Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo, Ervigio, -ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni del -Mariana. La Gallia Tolosana e la _Marca Ispanica_, ossia di Barcellona, -dovrebbero esplorarsi altresì per trovarvi una qualche rovina, od -almeno un qualche indizio di quell'industria Gotica, della quale il -_Muro_ ed il _Fosso_ di Monpellieri nell'undecimo secolo non furono -certamente il primo tentativo. Da queste ricerche un nuovo lume -apparirà nella Storia della Cavalleria Spagnuola, della lingua e -letteratura dei Provenzali e della civiltà intera d'Europa. - - - FINE. - - - - -NOTE: - - -[1] GRIMM, _Uber Iornandes und die Geten_ — Berlino 1846, in 4. - -[2] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 143 (stampato nel 1839). - -[3] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 189 — _Tavola Cronologica_, -pag. 103. - -[4] _Ibidem_, Vol. I, pag. 189. - -[5] TREOPOMPUS, apud ATHENAEUM, _Dipnos_, lib. XIII, cap. 5. - -[6] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 278. - -[7] STRABO, _Geogr._ lib. VII, pag. 303 (Casaub. 1620). - -[8] IORNAND., _De Rebus Geticis_ cap. XI »(DECENAEUS) naturaliter -_propriis legibus_ vivere fecit, QUAS USQUE NUNC CONSCRIPTAS BELLAGINES -vocant». - -[9] - - »Ah, PUDETI et GETICO scripsi SERMONE libellum!». - OVID., _Ex Ponto_ lib. IV, eleg. 13. - -[10] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 505. — Tavola Cronologica, -pag. 202. - -[11] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 687. - -[12] _Ibidem_, Vol. II, pag. 689. - -[13] _Ibidem_, Vol. I, pag. 862. — Tavola Cronologica, pag. 358. - -[14] STAT., _Silvar._ Lib. I, Carm. 1. - -[15] TACIT. _Vita_ AGRICOLAE cap. 41. - -[16] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 574 — Tavola Cronologica, -pag. 227. - -[17] LUCIANUS, In SCYTHA, Operum vol. I, pag. 859 (edit. Hemstheruis). - -[18] CLEMENS ALEXANDRINUS, _Stromatum_, Lib. I, Cap. 15; Lib. IV, Cap. -8. - -[19] TERTULLIANUS, _Contra Iudaeos_, Operum pag. 189 (Venetiis 1741). - -[20] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. 1, pag. 666 — Tav. Cronol. pag. 264. - -[21] AGATHIAS, _Histor._ lib. I, cap. 3. - -[22] ORIGENES, _Contra Celsum_, lib. I, cap. 16; lib. II, cap. 65; lib. -III, cap. 54 (edit. La Rue). Γέτας σοφώτατα ἔτνη, καὶ ἀρκαῖα (ORIGEN., -lib. I, cap. 16). - -[23] ORIGENES, _ibidem_ lib. III, cap. 34. - -[24] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. — Tav. Cronol. pag. 296. - -[25] AMMIANUS MARCELLINUS, Lib. XVII. Cap. 1. - -[26] S. EPIPHANIUS, _Adversus Haereses_, Lib. III., Operum, I. 827. -(Coloniae, 1682). - -[27] EUNAPIUS, In Excerptis Legationum, pag. 48-52. Editio NIEBHUR (A. -1829). - -[28] S. ISIDORI HISPALENSIS. Chronicon GOTHORUM. (_Era quadringentesima -quintadecima_). - -[29] AMMIANUS MARCELLINUS, Lib. XXXI. Cap. 3. »Muros ALTIUS -erigebant.... LORICAM...... EFFICAX OPUS»....... - -[30] EUNAPIUS, loc. cit. In Excerptis Legationum, pag. 48-52. - -[31] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 865. - -[32] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 993. — Tav. Cronol. pag. 415. - -[33] _Ibid._ Vol. I. pag. 1056. — Tav. Cronol. pag. 484. - -[34] IORNANDES, De Rebus GETICIS. Cap. XLI. - -[35] DOM VASSETTE, Histoire du LANGUEDOC, I. 217. (A. 1730). - -[36] APOLLIN. SIDONII, Lib. VIII, Epist. 9. - -[37] SIDONIUS, _Ibid._ Lib. VII, Epist. 6. - -[38] _Vedi_ storia d'Italia, Vol. II, pag. 205. - -[39] CAESAR, _De bello Gallico_, Lib. LIV., Cap. 23. - -[40] ACHAINTRE, Ad dictum locum CAESARIS, Nota (13). Nell'edizione dei -Classici, detta di LE MAIRE, I, 323. (A. 1819). - -[41] APOLLINARIS SIDONII, Lib. VII. Ep. XI. »SEMIUSTAS _fragilis muri_ -ANGUSTIAS». - -[42] CONCIL. EPAON. Apud. MANSI, Concil... - -[43] ULMARUS, De inventione Corporis S. VEDASTI, Apud BOLLANDUM, Acta -SS. Februarii (6. Feb.), I 806. (A. 1658.) - -[44] ANONYM. Apud LAURENTIUM SURIUM. Vitae. Sanctorum (24 Agosto), IV, -879 e 890. — Et Apud BOLLANTISTAS, Acta Ss. Augusti, IV. 818-849. §. -40-41 (A. 1739). - -[45] ALEXANDRI WILTHEIM, De Diptyco LEODIENSI, pag. 22. In Appendice -(Leodii, 1659). - -[46] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib. V. Cap. 9. - -[47] GREGORII TURONENSIS, Hist. Lib. IV. Cap. 92. Editio RUINART. - -[48] DOM VAISETTE, Hist. du LANGUEDOC, l. 277. _Vedi_ la sua Nota LXXI. - -[49] _Vedi_ prec. § XI. - -[50] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. III. pag. 217. - -[51] _Vedi_ prec. §. XI. - -[52] _Vedi_ prec. § XI. - -[53] VENANTIUS FORTUNATUS, Oper. Lib. II, Cap. XII, Editio LUCHI (A. -1786). - -[54] IOH. BICLAR., Chron. Apud RONCALLI, Chron. Latin. Vetust. II. 389. -(An. 1787). - -[55] PAULUS EMERITENSIS, Cap. VI. §. 16. Apud FLOREZ, XIII, 312. - -[56] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol, II; pag. 829. - -[57] INSCRIPTIO, Apud FLOREZ, ESP. Sagrada, VII. 35. (A. 1766). - -[58] _Vedi_ Cod. Dipl. Longobardo, Num. 994. - -[59] _Vedi_ Storia d'Italia. Vol. II, pag. 832. - -[60] _Vedi_ seg. §. XXVII. - -[61] SISEBUTI Regis Epistola, Apud FLORÈZ ESP. Sagrada, VII, 321-328 -Num. VIII. (A. 1766). - -— _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, in cui ella trovasi ristampata -con Note, I. 571. Num. 259. - -[62] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib, IV Cap. 4. - -[63] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 833. - -[64] SANCTI AUDOENI, Vita S. ELIGII, Apud ACHERY, Spicilegium, V. 456. -— DOM BOUQUET, Scrip. Rer. FRANCICARUM, III. 552. (A. 1741). - -[65] _Vedi_ prec. §. XVI. - -[66] GREG. TURON., Lib. IX. Cap. 20. _Vedi_ DOM VAISSETTE, l. 277. - -[67] S. AUDOENUS, _loc. cit._ Lib. I. Cap. 4. - -[68] S. AUDOENUS, _ibidem_, Lib. I. Cap. 4. - -— _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo. V. 18. - -[69] Seguo, nell'assegnar gli anni, la Cronologia di DOM BOUQUET, -notata in margine a ciascun Capitolo della Vita di Santo Eligio scritta -da S. Oveno. - -[70] _Vedi_ seg. §. XXI. - -[71] ANONYMUS, in Vita S. AUDOENI, Apud BOLLANDISTAS (24 Agosto) Acta -Sanctorum Augusti, Tom IV. pag. 807, §. 9. _Auctore Suppare_ (A. 1739). - -[72] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib. VI. Cap. XI. - -[73] LEX WISIGOTHORUM, Lib. II. Tit. I. Leg. 9. - -[74] LEX WISIGOTHORUM, Lib. III. Tit. I, Leg. 1. Editio GEORGISH. - -[75] VICTOR VITENSIS, Hist. Persecutionis VANDALIGAE, Lib. II §. 13, -Lib, IV. §. 1. Editio RUINART. - -[76] MARIANA, De Rebus HISP. Lib. VI. Cap. 8. »FRUCTUOSUS EX REGIO -GOTTHORUM SANGUINE». - -[77] VALERIUS ABBAS, Apud MABILLON, In Vita S. FRUCTUOSI, Cap. I. Act. -Ordinis S. B., II. 557. - -[78] ISIDORUS PACENSIN, pag. 8 Editio SANDOVAL (A. 1634): et Apud -FLOREZ, ESP. Sagrada, VIII. 293, § 24. (A. 1769). - -— _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 834. - -[79] MARIANA, De Rebas HISPANIAE, Lib. VI. Cap. 14. - -[80] _Id. Ibid._ »Marmora convecta, in quibus _Rotae_ aut _Rosae_ -similitudine sculptae immagines _pluribus in locis_». - -[81] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 733. - -[82] FLOREZ, ESP. Sagrada, XIII, 222. (A. 1782), _Vedi_ Storia di -Italia, Vol. II. pag. 839. - -[83] DOM VAISSETTE, Histoire du LANGUEDOC, I. 404. »La GOTHIE, -infortunée Province, fut plus maltraitée par les Chrétiens que par les -Infideles». - -[84] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, IV. 131. Num. 563. - -[85] _Ibidem_, Num. 547. - -[86] _Vedi_ prec. §. XVIII in fine. - -[87] _Vedi_ Cod. Diplomatico Longobardo, Num. 729. - -[88] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, Num. 730. - -[89] SMARAGDUS, Apud MABILLON, Acta Ordinis S. BENEDICTI, V. 184-215. - -[90] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 840. - -[91] CHRONICON ALBELDENSE, Apud FLOREZ. ESP. Sagrada, XIII. 153. - -[92] _Idem_, _Ibidem_, XIII. 453. - -[93] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 845. - -[94] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, V. 24. - -[95] CAV. DI S. QUINTINO, Ragionamento sull'Architettura Italiana sotto -i Longobardi, pag. 90. Brescia, in 8. (A. 1829). - -[96] MABILLON, Acta Ord. S. BENEDICTI. V. 105. In Vita S. ANGILBERT -Lib. II. §. 7. - -[97] SMARAGDUS, Apud MABILLON, Acta O. S. B. V. 202. - -[98] _Idem, Ibidem_, V. 492. - -[99] WALAFRIDUS STRABO, De Rebus Ecclesiasticis, Cap. VII. In -Bibliotheca Patrum, XV, 184. (A. 1587). - -[100] V. prec. § VII. intorno agli Sciti Iutungi, e § X. intorno a' -Borgognoni. - -[101] _Vedi_ prec. §. XIX. - -[102] _Vedi_ prec. §. XXI. - -[103] PLACITUM CAUNENSE. EX _Autographo_ CAUNENSI, Apud MABILLON, De Re -Diplomatica, Lib. VI. Num. LXXXIX. - -[104] S. EULOGII, Lib. II. Memorialis Sanctorum, Apud SCHOTTUM, -HISPANIAE Illustrata, IV. 231. (A. 1608). - -[105] ALVARUS CORDUBENSIS, Epistola XX. Ad Transgressorem, Apud FLOREZ, -ESP. Sagr. XI. 118. (A. 1775). - -[106] ALVARUS CORDUBENSIS, _Ibid._ XI. 283. In Epist. De _Bibliotheca_ -LEOVIGILDI. - -[107] CONCILIUM TRICASSINUM, Apud BALUTIUM, Capitularium, II. 277. (A. -1677). - -[108] _Vedi_ prec. §. IV. - -[109] OTFRIDUS, Paraphr. Evangel. Apud SCHILTER, Thesaurus Antiquitatum -THEOTONICARUM, Tom. I, pag. 11. (A. 1728). - -[110] OTFRIDUS, _Ibidem_. - -[111] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 873. - -[112] _Vedi_ prec. §. XIII. - -[113] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag 676-678. - -[114] DUDO S. QUINTINI, Hist. NORM. Apud DUCHESNE, Script. NORM. (A. -1619). - -[115] _Idem, Ibidem_, Lib. I, in principio, pag. 69. 70. - -[116] _Idem, Ibidem_, pag. 70. - -[117] MISSI THEODOSII, Apud DICUIL, pag. 10. Vedi Storia d'Italia, Vol. -I, pagina 1052. - -[118] GREGOR. TURON. Hist. Lib. X. Cap. 9. - -— _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 47. - -[119] DUDO S. QUINTINI, _loc. cit._, Lib. III. pag. 100. - -[120] DUDO S. QUINTINI, _Ibidem_, pag. 112. - -[121] CASSIOD., Variar. Lib. VIII. Epist. 21. - -[122] _Idem, Ibidem_, Lib. XI. Epist. 1. Senatui Urbis Romae. - -[123] _Vedi prec._ §. XVI. in fine. - -[124] RAMÉE, Manuel de l'Histoire de l'Architecture, II. 277. (A. 1813). - -[125] _Vedi_ Cod. Dipl. Long., I. 864. Num. 284. _Vedi_ anche la mia -_Disertazione Bobbiese_, dopo il Num. 307. dello stesso Codice. - -[126] SCHOEPFLIN, ALSATIA Illustrata, In Conspecto Operis, I. 14. §. -XXII. (A. 1751). - -[127] _Id. Ibid._ »Ortae hinc innumerabiles Villae, Arces, Vici, -Oppida, Castra haud majore quam XLV spatio leucarum». - -[128] RAMÉE, Manuel, _etc._ II. 284. - -[129] RAMÉE, _ibidem_, II. 158, 281. - -[130] MOMSEN, De Collegiis et Sodalitiis ROMANORUM, in 8.º Kiliae (A. -1853.). - -[131] _Vedi_ prec. §. XVI. in fine. - -[132] GIOVANNI DE RUBERTIS, Delle Colonie Slave del Regno di Napoli, -pag. 20, 21. In 12. Zara (A. 1856.). - -[133] DUDO S. QUINTINI, _loc. cit._ Lib. III. pag. 153. - -[134] WILTHEIM, Diptycon LEODIENSE, Append. pag. 85-87, Cap. 5. (A. -1659). - -[135] GALLIA CHRISTIANA NOVA, Tom. XI. Col. 511-533: et In Appendice -Instrumentorum, Col. 105. - -[136] MABILLON, Annales Ordinis S. B. Lib. L. §. 62. »Ecclesia S. -MICHAELIS, cujus Orientalis facies GOTHICI OPERIS delicatissima est». - -[137] CHRON. S. MICH., Apud LABBÉ, Nova Bib. MS. I. 551. (A. 1637). - -[138] ORDERICUS VITALIS, Eccl. Hist., Lib. VIII, Inter Scriptores -NORTMANNICOS Apud DUCHESNE, pag. 705. - -[139] ORDERICUS VITALIS, _loc. cit._ pag. 706. - -[140] DOM VAISSETTE, _loc. cit._ II. Preuves, Col. 56, 69, 83, 91. - -[141] LEX WISIGOTHORUM, Lib. IV. Tit. II. Leg. 5. - -[142] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 361-362. - -[143] LEX SALICA emendata a CAROLO, Tit. XLVI. - -[144] DOM VAISSETTE, Histoire du LANGUEDOC, II. 91. (A. 1733.) _Vedi_ -la donazione da lui riferita, Preuves, Col. 102. - -[145] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 131. - -[146] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 147. - -[147] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 158. - -[148] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 274. - -[149] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib. VII. Cap. 14. - -[150] _Idem, Ibid._ Lib. VII. Cap. 20. - -[151] ORDERICUS VITALIS, _loc. cit._ Lib. IV. pag. 530. - -[152] GALLIA CHRISTIANA NOVA, Tom. XI. Col. 870. et in Append. -Instrumentorum, Col. 218. - -[153] _Ibidem_, XI. 728. - -[154] RAMÉE, Manuel, _etc._ II. 186. - -[155] _Idem, Ibidem_. - -[156] DOM VAISSETTE, loc. cit. II. 103. - -[157] _Idem, Ibidem_, II. Preuves, Col. 139. Num. 120. - -[158] _Idem, Ibidem_, II. 350. - -[159] _Idem, Ibidem_, II. 104. - -[160] DOM VAISSETTE, Histoire du Languedoc, II. 103. - -[161] _Idem, Ibidem_, II. 171. - -[162] _Idem, Ibidem_, II. Preuves Col. 327-329. »Quidquid est inter -Vallatos et Muros». - -[163] MARTÈNE, Novus Thesaurus Anecdotorum, IV. 120. (A. 1717.) - -[164] CARDINALIS DE LORENZANA, Praefatio ad Breviarium GOTHICUM, -secundum regulam B. ISIDORI. Matriti, in fol. (A. 1775). - -[165] RENOUVIER et Ricard, Des Maitres de pierre et des autres Artistes -GOTHIQUES de MONTPELLIER, in 4. Monpellier (A. 1844). - -[166] _Idem, Ibid._, pag. 11. »Ces pièces de l'Archive contiennent des -details precis et interessans sur les _Tours_ et les _Tourelles_, les -_Portails_ et les _Fossés_ d'une _Chemise Gothique_». - -[167] _Idem, Ibid._, pag. 105, Append. des Documents, Num. 1. Ex Arch. -Com. de la Commune de Monpellier, Arm. B. Cass. 10, num. 2. - -[168] _Vedi_ prec. §. XXVII, in fine. - -[169] GALLIA CHRISTIANA NOVA, Tom. XI. 730. — ORDERICUS VITALIS, Lib. -IV. pag. 544, 545. - -[170] DURER, Trattato Geometrico delle misure, _etc._ (in Tedesco) -Norimberga, A. (1525). - -[171] S. EULOGII, Apologeticus Martyrum, Lib. II. Apud SCHOTTUM, HISP. -Illustratae, IV. 272 (A. 1608). - -[172] RAMÉE, Manuel, _etc._ II. 116 e 117. in Nota. - -[173] _Vedi_ prec. §. XIII. in fine. - -[174] RAMÉE, _Ibidem_, II. 430. - -[175] _Idem, Ibidem_, II. 186. »Les Ducs de NORMANDIE etaient -guerriers, par conséquent _Laiques_; leurs monuments furent dans le -style que nous nommons A OGIVE». - -[176] _Vedi_ prec. §. XXVIII. - -[177] MONTFAUCON, Antiq. Expliquée, III. 232. (A. 1719). - -[178] BEULÉ, Discours d'ouverture d'un Cours d'Archéologie. - -Stampato in parte nel Journal des Débats del 28 Gennaio 1857, con -alquante Osservazioni preliminari del Laboulaye. - -[179] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, V. 30. - -[180] VITET, Rapport à M. le Ministre de l'Intérieur sur les Monuments -et les Bibliothèques, pag. 12, 13. Paris (A. 1831). - -— _Idem_, Notre Dame de NOYON, nella _Revue des deux Mondes_, dell'anno -1844, Tom. IV. pag. 654, 655. - -[181] RAMÉE, _loc. cit._ II. pag. 158. »Les traditions du 926 remontent -_à la plus haute antiquité...._ les ANGLO SAXONS s'elancèrent alors au -delà des vieilles traditions (_Sacerdotales_).» - -[182] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 1148, 1149. - -[183] HICKES, Praefatio ad Grammaticam ANGLO-SAXONICAM, pag. VIII. -XIII. In Tomo I. Thesauri Linguarum Septentrionalium, in fol. Oxonii -(A. 1703). - -[184] DUDO S. QUINTINI, _loc. cit._ Lib. I. pag. 62. »GETAE, qui et -GOTHI, venerantes THUR, DEUM SUUM». - -[185] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 935, 959, 975, 1127, 1250, -1254. - -[186] _Vedi_ Tavola Cronologica, pag. 407-428. - -[187] THORLACIUS, Miscellanea, Borealia, Specimen VII. in 8.º Hafniae -A. 1799. - -[188] REMBERTUS, In Vita S. ANSCHARII, §. 28. Nelle Raccolte del -BOLLANDO, del MABILLON, del LANGEBEK, del FANT e del PERTZ. - -[189] ADAMUS BREMENSIS, Historia Ecclesiastica, _etc_. Apud ERPOLDUM -LINDEBROGIUM, Script. Rer. GERMANIC. SEPTENTRIONALIUM, curante FABRICIO -(A. 1706). - -[190] _Idem, Ibidem_, Lib. I. Cap. 14. - -[191] _Idem_, De Situ DANIAE, Post Historiam Ecclesiasticam, pag. 60. -§. 231. - -[192] ADAMUS BREMENSIS, De situ DANIAE, pag. 61. §. 233. Editio -LINDEBROGII. - -[193] _Idem, Ibidem_, pag. 61. - -[194] ADAMUS BREMENSIS, _Ibidem_. - -[195] DITMARI, Seu THIETMARI, Historia, _etc_. Lib. I. Cap. 9. Editio -PERTZ, Inter Monumenta GERMANIAE. V. 739. (A. 1839.) - -[196] ADAMUS BREMENSIS _loc. cit._ De Situ DANIAE, pag. 61. - -[197] AENEAS GAZAEUS, In Dialogo THEOPHRASTUS, sive de Immortalitate -animae, pag. 43. Editio BARTHII (A. 1655). - -[198] TOPPELTIN, Origines et casus TRANSYLVANORUM, pag. 24. Lugduni, -in 12. (A. 1667). »GOTHI, ut mea fert opinio, sunt veteres DACI...... -GETAE, DACI pro Iisdem habentur.... Reliquiae autem ipsorum GOTHORUM, -AD HUNC USQUE DIEM, pristina orbati nobilitate, VIVIMUS OBSCURI». - -[199] ADAMUS BREMENSIS, loc. cit. pag. 61. - -[200] _Vedi_ Storia d'Italia Vol. I. pag. 123. - -[201] PLATO, In CHARMIDE, Opp. II. 156-157. Editio SERRANI (A. 1578). - -[202] Iulianus, In Caesaribus, pag. 369. Editio SPANHEMII (A. 1696). - -[203] ADAMUS BREMENSIS, _loc. cit._ pag. 61. - -[204] PRIVILEGIUM ALEXANDRI III.: Apud FANTUZZI, Monumenti RAVENNATI, -II. 139. (A. 1802): Ex Archiv. Canonic. RAVENNAE. - -[205] STATUTORUM RAVENNAE, Num. CCCXLVIII. Apud FANTUZZI; Mon. Rav. IV. -142. (A. 1802). - -[206] DESIDERII SPRETI, De Originibus RAVENNAE, Lib. I. (A. 1489). -Extat etiam in Thes. ITAL. GRAEVII et GRONOVII. Tom VII. Part. I. - -[207] _Vedi_ proc. §. XII. - -[208] AREVALUS, In ISIDORIANA, Tom. II. pag. 383. Opp. S. ISIDORI (A. -1797). - -[209] FANTUZZI, Monumenti RAVENNATI, II. _nel Frontispizio_. - -[210] VASARI, Introduzione alle Vite de' Pittori, Cap. III. in fine, -presso il Torrentino (A. 1550). - -[211] VASARI, _loc. cit._ - -[212] L'Opera del Wiltheim, divenuta rara, fu inserita dal Gori nella -sua Raccolta de' _Dittici_. - -[213] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 690. - -[214] LEIBNITIUS, De variis linguis, Inter Scriptores Orationis -Dominicae in varias linguas per IOHANNEM CHAMBERLAYNE, pag. 27. -Amsterdam, in 4. (A. 1715). — Scrittura, che fu ristampata fra l'Opere -del Leibnizio, Tom. V. Part. II. (A. 1768). - -[215] CAROLI LUND, ZAMOLXIS restitutus, in 4. (A. 1687). - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's Della architettura gotica, by Carlo Troya - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ARCHITETTURA GOTICA *** - -***** This file should be named 60588-0.txt or 60588-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/5/8/60588/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Della architettura gotica - -Author: Carlo Troya - -Release Date: October 28, 2019 [EBook #60588] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ARCHITETTURA GOTICA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -DELLA<br /> -ARCHITETTURA GOTICA -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -<span class="small">DELLA</span><br /> -ARCHITETTURA GOTICA -</p> - -<p class="pad2"> -DISCORSO -</p> - -<p> -<span class="small">di</span> -</p> - -<p> -<span class="x-large">CARLO TROYA</span> -</p> - -<hr class="pad2 minor" /> -<p class="small"> -Estratto dal Giornale il Giambattista Vico. -</p> -<hr class="minor" /> - -<p class="pad4"> -<span class="large g">NAPOLI</span><br /> -<span class="x-small">STABILIMENTO TIPOGRAFICO DEL CAV. GAETANO NOBILE</span><br /> -<span class="large">1857</span> -</p> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<h2>DELLA -ARCHITETTURA GOTICA</h2> -</div> - -<p> -Io prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose, -che ho sparsamente scritte sull'<i>Architettura Gotica</i>, secondo le -varie occorrenze ora della mia Storia d'Italia ed ora del mio Codice -Diplomatico Longobardo. Fondamento primiero d'un tale -studio è il fatto da me posto in chiarezza, che i Goti altri non furono -se non i discendenti de' Geti di Tracia, ricordati da Erodoto, -ed indi tragittatisi di là dal Danubio nell'Europa Orientale, ove più -tardi ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non -posso ritessere i racconti dell'infinite loro trasmigrazioni, durante -il corso di nove secoli dall'età d'Erodoto, fino a quella in -cui vennero in Italia gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, ed -i Visigoti si condussero nelle Gallie Meridionali ed in Ispagna -col Re loro Ataulfo. Dovrò dunque starmi contento ad alcuni fatti -principalissimi, lasciando la cura di rammentare gli altri alla <i>Tavola -Cronologica</i>, da me pubblicata fin dal 1842. Quivi s'additano -e chiamansi ad esame l'autorità ed i Documenti delle mie narrazioni, -onde poi diedi un Prospetto ne' Fasti <i>Getici</i> o <i>Gotici</i>. -</p> - -<p> -I Documenti, accennati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piacquero -al celebratissimo Giacobbe Grimm, che tutti li riferì, e non -ne omise alcuno, in un Discorso intorno a' Geti, da lui letto nel -5 marzo 1846 all'Accademia di Berlino<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Altro egli non v'aggiunse -di nuovo fino al sesto secolo prima di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, se non una -citazione d'Anastasio Sinaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo -dovè godermi nello scorgere, che un uomo sì dotto calcasse le -stesse vie, che io aveva tenute, per dimostrare l'identità de' Geti o -Goti e de' Daci: ma non potei consentire alla sua opinione, che -tutti costoro avessero formato un solo popolo co' Germani di Tacito, -e però co' Longobardi guidati dal Re Alboino in Italia e coi -Franchi tramutatisi nelle Gallie. Io non nego, che Geti o Goti e Germani -vennero in principio dall'Asia, donde si partirono tutte le -genti; ma già io aveva negato<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, ed or torno a negare, che i Germanii -riposti da Erodoto fra' popoli agricoltori dell'antica Persia nelle -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -regioni più felici del nostro globo fossero stati, per la nuda somiglianza -del nome, i progenitori de' Germani di Tacito, cotanto -schivi, e per lunghi secoli, dell'agncollura ferma e stanziale. Nè -credo, che quegli agresti abitatori de' rozzi e vili tugurj descritti -da Tacito avessero conservato alcuna memoria dell'Architettura -Orientale, allorchè di mano in mano s'andarono allargando nell'inospite -selve interposte fra il Reno, il Danubio ed il Baltico. -Sia stata qualunque l'età, in cui da una regione qualunque dell'Asia -giunsero in questi altre volte sì paurosi spazj d'Europa gli -antenati de' Germani di Tacito, egli è certo che v'inselvatichirono, -e vi perdettero la rimembranza d ogni precedente lor civiltà, se -pur l'ebbero: egli è certo, che tali senza niuna di queste rimembranze -durarono per molti secoli, nè prima dell'ottavo penetrovvi -l'aura Cristiana, per la quale, alla voce di San Bonifazio, cominciarono -ad edificarsi le prime Città e ad erigersi le prime Cattedrali. -</p> - -<h3>I.</h3> - -<p> -Non così avvenne a' Geti o Goti, che si fermarono in Tracia e -ristettero presso alle bocche del Danubio, in luoghi men lontani -dall'Egitto e dall'Asia Minore. Verso l'anno 640 innanzi Gesù -Cristo signoreggiò sovr'essi Zamolxi (Erodoto lo credeva più antico); -erudito nell'arti d'Egitto e d'Oriente. Zamolxi, fece costruire -un cenacolo, dove solea congregare gli Ottimati del popolo -e tra lieti desinari predicar la Religione, che parve percorrere al -Cristianesimo e che più onorò la dignità dell'uomo, sì come Religione -fondata sul dogma dell'immortalità dell'anima. I Geti o Goti allora -concepirono un gran dispregio della vita per la speranza d'andare -a ricongiungersi con Zamolxi, accettato da essi per Dio. Morivano -allegri fra' crudeli tormenti dell'esser lanciati nell'alto e fatti -cadere sopra una selva di dardi ritti ad ucciderli. Chiamaronsi da -indi in qua gl'<i>Immortali</i>: e si divisero in varie <i>Caste</i>. Prima tra -queste fu la Sacerdotale de' <i>Tarabosti</i> o de' <i>Zorabos Tereos</i>, donde -uscivano i sommi Sacerdoti ed i Re. Un altr'ordine Sacerdotale -appellossi de' <i>Pii</i>, che con l'armonie delle <i>Cetre</i> concludeva i -pubblici accordi e ponea fine alle guerre, vestito di candide vesti. -</p> - -<p> -Coloro, i quali fondano la Storia primitiva de' popoli su' facili ed -anche sugl'ingegnosi diletti dell'etimologie d'alcune pochissime voci -di sempre incerto e mutabile significato, veggano se v'ha nulla -di simile nella sostanza viva de' fatti Getici, e de' Germanici: e se nel -settimo secolo avanti l'Era di <span class="smcap">Gesù Cristo</span> i Germani di Tacito -potessero vantarsi d'avere l'Architettura, buona o cattiva, d'un -cenacolo, che fu la culla d'una Religione illustre, sebbene spietata -e brutta por le sue molte superstizioni ed incantagioni; d'una -Religione, ch'ebbe la sua Gerarchia ed i suoi Pontefici e le sue -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -Liturgie particolari e le sue <i>Cetre</i>, operatrici di grandi effetti -politici. Nel 640 innanzi <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, niun sospetto della futura -loro grandezza davano i Romani, e della gloria con cui avrebbe -Traiano dopo nove altri secoli vinta una parte, una parte sola del -popolo di Zamolxi. -</p> - -<h3>II.</h3> - -<p> -Filippo di Macedonia, padre d'Alessando, guerreggiò contro i -Geti o Goti e si rivolse repentinamente contro la loro città d'Udisitana -in Tracia. Ogni speranza di salute s'era perduta dagli assediati, -quando si videro prorompere alla volta del Macedone i <i>Pii</i>, -ravvolti nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lor <i>Cetre</i> -in mano, sì come narra lo Storico Dione Crisostomo<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. A' loro concenti -non aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non solamente -Filippo concedè a' Geti la pace, ma tolse in moglie Medopa, -nata dal Re loro Gotila<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. In quell'età, già le Colonie dei Geti di -Tracia erano passate ad abitare di là dal Danubio, ed aveano già -costruita la città d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli -assalì con breve insulto, prima di partirsi alla volta dell'Indie. Vi -giunse non osservato, menando i suoi Macedoni per traverso alle -biade cresciute nelle Getiche pianure: guastò e distrusse la città, -ma i Geti ne fecero a capo di qualche anno una fiera vendetta, uccidendo -il suo Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila -Macedoni contro essi. Più fiera, perchè più nobile, riuscì quella -che presero di Lisimaco, successor d'Alessandro nel Regno di Tracia, -quando il Re de' Geti Dromiehete lo fe' prigioniero in battaglia, -e, secondo il costume Zamolxiano, apprestogli splendide -cene, dopo le quali e' diè al vinto Lisimaco una sua figliuola in -nuora. -</p> - -<p> -Tanta possanza nell'armi e modi sì squisiti di vivere, durante -la pace, rivelano la Storia occulta delle conquiste de' Geti o Goti e -del loro innoltrarsi gradatamente nelle vaste contrade, che s'aprono -tra 'l Danubio ed il Baltico. Ignota fu alla più parte de' Greci -la Storia de' progressi, che il popolo degl'<i>Immortali</i> di Zamolxi -fece nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scrittori -Ecateo d'Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone, -per quanto può raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. Ellenico -di Lesbo, Platone, Timeo e Diodoro Siculi con altri non -tacquero de' Geti e delle loro incantagioni: ma Teopompo li confuse -con altre genti e narrò incredibili cose, quantunque avesse -detto il vero, lodando le <i>Cetre</i> de' <i>Pii</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. Nel secondo secolo innanzi -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -l'Era Volgare, Posidonio rammentò l'usanze de' Getici <i>Ctisti</i> o -<i>Capnobati</i> da' quali s'ebbe in onore il celibato, e si pose in opera -una particolar sorta di suffumigj e di sacrificj<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Queste memorie -di Posidonio ci furono trasmesse da Strabone, che più e meglio di -qualunque altro avrebbe con la sua perspicua brevità potuto delinearci -le Storie antiche de' Goti: ma da ciò per l'appunto, e con -nostro grave danno, e' disse volersi rimanere<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. Niun popolo intanto -fra quelli, a' quali davasi da' Greci l'appellazione di Barbari, -avea Storie più antiche e più certe di quelle de' Geti o Goti. -</p> - -<p> -Alle discipline cotanto vetuste sì dell'Architettura e sì della Musica -presso gl'<i>Immortali</i> recò grandi mutazioni Deceneo, che Strabone -distingue col titolo di <i>prestigiatore</i>, per additare le maravigliose -riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'oltre il Danubio, ed -i suoi stabilimenti sul Sacro Monte detto de' <i>Cogeoni</i>. Venne dall'Egitto -e dall'Oriente sì fatto <i>prestigiatore</i>: introdusse il culto dei -Minori Dei dopo Zamolxi e degli Eroi; fabbricò in onor loro piccoli -Tempj, che attestano sempre viva e fiorente la successione -delle Architettoniche arti, onde a' Geti o Goti di Tracia il cenacolo -di Zamolxi avea dato i lineamenti, Orientali forse, non Egizj, -e che fu la sede primiera delle sue incantagioni. -</p> - -<p> -Le riforme di Deceneo avvennero al tempo di Lucio Silla, quando -Berebisto regnava su' Geti, allargando fuor d'ogni credere i limiti -e la possanza del loro imperio. Conquistò gran parte dell'Orientale -Germania; e fu egli che ricevè l'ospite Deceneo, e gli -fe' onori e lo volle a parte del Regno, godendo, che quello straniero -spargesse nuovi studj e l'amor delle scienze della natura fra -gl'<i>Immortali</i>. Deceneo diè il nome di <i>Pilofori</i> o di <i>Pileati</i> agli antichi -<i>Zorabos Tereos</i>, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine, -cioè, di sì fatti <i>Pilofori</i>, donde i Re uscivano, e nell'altro de' <i>Capelluti</i> -o <i>Criniti</i>, ovvero de' guerrieri, che durò lungamente in -Italia sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi, -dette <i>Bellagini</i><a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, le quali, attesta Giornande, si serbavano tuttora -scritte al suo tempo in Italia dagli Ostrogoti, verso la metà del sesto -secolo di nostra salute. -</p> - -<p> -In quale Alfabeto furono esse dettate? Nol so, ed ignoro se i -Geti si servissero per la loro lingua dell'Alfabeto de' Greci, o di -qualche altro ignoto a noi dell'Asia Minore fino all'anno 360 dell'Era -Volgare in circa, quando Ulfila ridusse il Getico Alfabeto -alla forma, che oggi questo conserva, e che da lui prese il nome -di <i>Ulfilano</i>. Allo stesso modo gli Armeni, per dinotare i lor concetti -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -nella patria e primitiva lor lingua, usarono per lunga stagione -l'Alfabeto Siriaco: poi venne Mesrob a' tempi stessi d'Ulfila, -e si fece autor di quello, che fiorì e fiorisce in Armenia. -</p> - -<p> -Poichè le <i>Bellagini</i> vidersi ridotte in iscritto da Deceneo, sebbene -senza un Alfabeto Getico, l'idioma degl'<i>Immortali</i> era già -dunque costruito e già soggetto a' freni della Gramatica, quando -nei giorni d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi, di -quà dal Danubio. Ben questi cerca dipingere e non tralascia d'esagerare -i costumi barbarici de' Geti, che circondavano Tomi di -quà e di là dal gran fiume: pur tuttavolta, chi l'avrebbe creduto? -all'esule s'apprese la fiamma di scrivere un libriccino in lingua -Getica, od almeno di fingere d'averlo scritto; e sebbene un Romano -ed un odiator sì fiero di quel popolo dicesse, che di ciò <i>vergognavasi</i><a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, -egli nondimeno affermò d'averlo dettato quel suo libriccino -o poemetto. Fu in lode di Augusto, ed ordinato ad ottener -la grazia del ritorno in Roma; pieno perciò di teneri affetti -e di delicate adulazioni. -</p> - -<h3>III.</h3> - -<p> -Augusto lasciò stare i disegni concepiti da Giulio Cesare d'assoggettare -i Geti o Goti di Berebisto, ed assegnò il Danubio per -<i>limite</i> all'Imperio Romano. Ma i lamenti d'Ovidio sulle continue -correrie de' Geti Oltredanubiani contro Tomi dimostrano, che questo -<i>limite</i> non era punto rispettato dagl'<i>Immortali</i>. La fama di -costoro mosse Giuseppe Ebreo, che scrivea sotto i figliuoli di Vespasiano -Imperatore, a studiare i Getici costumi, ed e' notò particolarmente -quelli degli <i>Ctisti</i> celibi di Posidonio, abitatori del -Ponto Eussino, facendone il paragone co' costumi degli Esseni di -Giudea: tanto l'origini ed alcuni usi Orientali de' Geti o Goti colpivano -l'animo di ciascuno. A questi Giuseppe diè nelle sue Storie -il nome di Daci <i>Plisti</i> o <i>Polisti</i><a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Poco appresso Dione Crisostomo, -uomo tenuto in gran pregio da Traiano, dettò in Greco le -Storie Getiche, oggi perdute; dal quale Scrittore udimmo testè lodati -gli affetti ed i canti de' <i>Pii</i> d'Udisitana e di Filippo. Qual perdita -non fu quella de' Commentarj, che lo stesso Traiano scrisse -intorno alle sue guerre Daciche? Non certo per lo stile, ma per le -qualità degli eventi e per la difficoltà dell'imprese doveano appena -cedere il luogo a' Commentarj della <i>Guerra Gallica</i>. -</p> - -<p> -Ecco in tutto il corso de' tempi, da que' del cenacolo di Zamolxi -fino agli altri dell'assedio d'Udisitana, fiorire presso i Geti o Goti -sull'una e sull'altra riva del Danubio l'arti della Musica e soprattutto -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -dell'Architettura, della quale io debbo spezialmente ragionare. -Ma tutte le discipline della civiltà de' popoli non possono discompagnarsi -affatto, e l'una il più delle volte spiega e dichiara -quali siano le condizioni d'un'altra. Donde si vede, che i Geti o -Goti abitarono in città murate, come Udisitana ed Elis; ch'ebbero -in ciascuna il Collegio Sacerdotale degli armonici <i>Pii</i>; che per comandamento -di Deceneo edificarono piccioli Tempj e Cappelle in -onor degli Eroi, e de' lor Minori Dei. Nella Lituania e nella Samogizia, -conquistate poscia da Ermanarico il Grande, progenitore -di Teodorico, Re d'Italia, rimasero fino al quattordicesimo secolo, -le reliquie del culto d'una turba d'infiniti piccoli Numi, alla maniera -Decenaica, e le ricordanze del Getico Pontificato<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. Il Dio -della Terra s'appellava tuttora Zamelusk o Ziameluski nella Lituania<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>: -e fra gli Estonj, soggiogati sul Baltico da' Geti o Goti dopo -la morte d'Ermanarico il Grande, il suono dell'arpa d'un Prete -Cristiano bastò a salvare un Castello, minacciato da essi<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>: ciò che -ci rammenta gli antichi portenti delle <i>Cetre</i> Getiche. -</p> - -<h3>IV.</h3> - -<p> -Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo, -allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i -Geti d'oltre il Danubio ed impadronirsi del lor <i>Sacro Monte</i>. Invano -Stazio, adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenza -<i>restituito a' Daci</i><a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>: ben seppero il contrario i Capitani di Roma, -che valicarono il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo -e ritornare in Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le -sue legioni furono disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover -pagare annui tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava -Decebalo. Si sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo -che Tacito pochi anni dopo scrisse<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>: »Tot exercitus in <span class="smcap">Moesia -Daciaque</span>.... amissi; tot militares viri cum tot cohortibus expugnati -aut capti; noc jam de <i>limite Imperii et ripâ</i>, sed de -hybernis legionum et possessione dubitatum......... Cum -damna damnis continuarentur, atque omnis annus funeribus -ac cladibus insigniretur......». -</p> - -<p> -Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re -Decebalo, che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente -servissi delle loro braccia ed anche del loro intelletto per -render più valide le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -Getico popolo apprese da que' prigionieri l'arti dell'Architettura; -e la Gotica faccia dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve -più maestosa in Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi -si dice Transilvania; là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa -la sede principale del Regno. L'immagini della sua Reggia, -e delle sue rocche, dopo aver fatto disviare il fiume Sargezia per -nascondervi i Getici tesori, si veggono tuttora scolpite nella Colonna -Traiana; il più nobile Monumento rizzato da' Romani per -celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano si mosse finalmente -a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il tributo; -ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili e paurose, -onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani. -E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo, -e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria -maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i -Dodici Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano -la vita, e che portavano il nome d'<i>Immortali</i>. Ma larga -materia di riso apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane -de' Geti. -</p> - -<p> -Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore -nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la -Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo dell'eccellenza, -in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di Decebalo. -Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro -della Germania, verso l'anno 98 di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>. Non parlo di ciò -che ivi si dice del <i>guidrigildo</i>, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato -questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico -Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per -tutti gli altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, -ossia da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini -Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le -discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili -dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle -quali non chiedevasi altro che il grano in Germania (<i>sola seges -imperatur</i>): soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove -non si conosceano le città (<i>urbes nullas habitari</i>) e non si costruivano -i tugurj vicini gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno -interponeva grandi spazj di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, -o per ignoranza dell'arte d'edificare (<i>inscitia aedificandi</i>). -Niun uso della calce; niuno delle tegole: e sacrilego era -il pensiero di rizzar Statue o di fabbricar Tempj alle lor Divinità, -quasi rimanessero elle imprigionate in tal guisa fra le mura (<i>parietibus -cohibere Deos</i>). Quando poi si cominciavano a mutare i -costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si chiamò più dal Romano -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana. So, che -ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di Tacito -di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si tratta -di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità fra -essi Germani e gl'<i>Immortali</i> così di Zamolxi come soprattutto di -Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non -potrà mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto -il corso della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di -Tacito. -</p> - -<p> -Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle -selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza -toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e -massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. Tali, -quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od -otto secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima -fra' Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi -affatto dalla Storia per concedere, che i due popoli fossero -d'una stessa razza, e che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle -bocche del Danubio. S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una -tribù come l'altra venute vi fossero entrambe in uno stesso giorno, -insieme partitesi dalla Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe -non meno vero, ch'elle si separarono, e divennero affatto straniere -fra loro, e vissero a questo modo per molti secoli fino a Zamolxi, -poscia per sette altri fino a Deceneo, e poi per otto altri -fino alla promulgazione del Vangelo fatta da San Bonifazio. Non -vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti della Germania -di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti del Re -Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le quali -parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma, -che ho detto essersi chiamato <i>Ulfilano</i>. Questo s'andò successivamente -insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, -e vi dura oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo -Romano era più ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere -in sè i propizj semi del Vangelo: ma chi più degli <i>Immortali</i> -di Zamolxi potea tenersi per un popolo capace del Cristianesimo? -</p> - -<h3>V.</h3> - -<p> -Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guerre -Daciche di Traiano, e massimamente quella di Cornelio Fosco -procacciarono il nome d'<i>Ansi</i> o d'<i>Asi</i>, cioè di <i>Semidei</i>, a que' <i>Pilofori</i> -ed a quei <i>Capelluti</i>, che più s'erano in un tanto pericolo illustrati. -Fra tali <i>Asi</i> fu Capto, dal quale discese, dopo diciassette -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -generazioni, Teodorico, Re d'Italia e padre d'Amalasunta; e fu eziandio -Balto, donde trasse l'origini Alarico, il quale s'impadronì -di Roma nel 409. I nipoti e pronipoti di Gapto signoreggiarono -sugli Ostrogoti; que' di Balto su' Visigoti: due grandi famiglie del -popolo Gotico, come nella Dacia, rimasta libera dall'armi Romane -s'appellarono esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di -Traiano. Il bisnipote di Gapto, chiamossi Amalo, e per lui si chiamarono -i suoi discendenti gli Amali. Or così gli <i>Asi</i> o <i>Semidei</i> -Amali che i <i>Semidei</i> Balti, quando ebber nell'anno 107 perduta -Sarmizagetusa, si ridussero nell'altre due terze porzioni del Regno -di Decebalo di là dal Prut ed a cavaliere de' Carpazj, donde cominciarono -contro i Romani quell'aspra e continua guerra, che -costrinse finalmente Aureliano, fortissimo Imperatore, ad abbandonar -la Dacia conquistata da Traiano, ed a ridursi nell'anno 275 -di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, al <i>limite Augusteo</i> di quà dal Danubio. -</p> - -<p> -Ne' cento sessant'otto anni della dominazione Romana, la Dacia -di Traiano si <i>Latinizzò</i> in buon dato: ma Gotico e puramente -Gotico durò il resto, cioè la maggior parte, del Regno di Decebalo. -Gli Ostrogoti vissero sotto il reggimento degli Amali, ed i Visigoti -sotto quello de' Balti, fino al Re Ostrogota degli Amali, che -regnò sopra entrambe le due grandi tribù nella metà del terzo -secolo. Poscia l'undecimo discendente di Gapto, ed il sesto del Re -Ostrogota, Ermanarico degli Amali, ottenne anche di signoreggiar -su' Visigoti e sugli Ostrogoti, con le forze unite de' quali e' diè -i principj alle sue conquiste. -</p> - -<h3>VI.</h3> - -<p> -Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che -Celso il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i -Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi e <span class="smcap">Gesù Cristo</span>; -poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri -Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora -un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj -degli Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loro <i>Pilofori</i>, -nè dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a -Zamolxi<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. Nè tardò Clemente Alessandrino<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> rifermar ne' suoi -Libri dell'anno 193, i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori; -lodando ad un'ora le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti -come de' Traci Odrisj, e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità -dell'anima, la rassegnazione de' Geti alla morte, la -lor cura in onorar gli Eroi ed i sapienti della loro nazione. Il che, -tutti lo veggono, riesce all'<i>Architettura Gotica</i>, ed alla rinomanza -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -degli edificj posti a quegli Eroi, divolgata da per ogni dove -ne' luoghi più lontani dal Prut e da' Carpazj. Quanto alla Dacia -Romana, l'uccisione degli Ambasciatori a Zamolxi fu certamente -vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie i riti ed i sacrificj umani -dei Druidi erano stati dianzi per gran ventura dell'umano genere -aboliti dagl'Imperatori. -</p> - -<h3>VII.</h3> - -<p> -Ma già cominciava da lungi la luce del Vangelo a risplendere -presso gl'<i>Immortali</i>, che, per questa sola credenza loro, doveano -riuscire i primi a divenir Cristiani, e riuscirono, fra' popoli detti -Barbari dal Greco e dal Romano: da lungi, dico, nè presso tutta -la nazione Gotica. Nel 211 già Tertulliano parlava de' Daci, che -aveano udita la <i>Buona Novella</i><a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>; ma erano scarsi drappelli, che -non ancor poteano rivolgere ad altro e più fausto segno le pratiche -dell'<i>Architettura Gotica</i>, sì come avvenne poscia quando il -maggior numero della nazione si voltò al Cristianesimo. Intanto il -Re Ostrogota degli Amali vinceva i Gepidi, popolo di sangue Gotico<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>, -il quale avea superato e disfatto i Burgundioni o Borgognoni. -Furon costoro annoverati da Plinio fra' Vandali, ed erano genti -di Germania verso il Baltico. Le relique di sì fatti Borgognoni -furono incorporate fra i Gepidi, e tosto co' Visigoti e cogli Ostrogoti -per la vittoria conseguita dal Re Ostrogota. In tal guisa i Borgognoni -svestironsi la Germanica loro sembianza, e passarono alla -Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori antichi fra' Goti. -Tale Agatia<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>, il quale dà loro espressamente il nome di <i>popoli -Gotici</i>, quali veramente divennero e si mostrarono in tutto il -corso della loro Storia. -</p> - -<p> -Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d'Alessandria in Egitto, prese -a difendere il Cristianesimo dall'imputazioni del Filosofo Celso. -Pubblicò, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tanto -aveva esaltato le Gotiche antichità e la sapienza. Origene per -altro non negò punto l'antichità de' Geti<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>, quantunque inferiore -a quella di Mosè. Insigne testimonianza si legge in questo lavoro -contro Celso intorno alle verità de' detti di Giuseppe Ebreo sulla -conformità d'alquanti costumi de' Geti o Goti con alcune usanze -de' Giudei. Non certamente nell'età d'Origene il Sommo Sacerdote -degli Ebrei sarebbesi potuto paragonare col Pontefice Zamolxiano -o col Decenaico de' Geti o Goti: ma l'inutile aspettazione di -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -costoro, che Zamolxi dovesse venire a regnar sulla terra, diè buoni -fondamenti ad Origene di paragonare questa vivissima loro -speranza con l'inutile aspettazione del già venuto Messia presso gli -Ebrei. Più d'ogni altra Gotica tribù i Crobizj aspettavano Zamolxi, -celebrando a tale uopo annui banchetti e sacrifizj. Queste Getiche -pratiche religiose non aveano rimesso nulla del loro fervore nell'età -d'Origene, quando i Goti non eransi ancora convertiti al Cristianesimo. -</p> - -<p> -D'assai maggior momento per me nella trattazione sull'<i>Architettura -Gotica</i> è l'essersi Origene accordato col suo avversario -Celso nel fatto notissimo a tutto l'Orbe Romano, che i Goti onoravano -Zamolxi col rizzargli e Templi e Statue (νηὼς καὶ ἀγάλματα<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>): -tanto la fama così della credenza Zamolxiana come della nuova -riforma di Deceneo da per ogni dove sonava, ed anche in Egitto. -E però i Geti o Goti non conquistati da Traiano, cioè i Daci liberi, -non intermisero giammai la pratica della nazionale Architettura -loro, qualunque si fosse; nè poteano intermetterla, perchè sempre -obbligati dal loro culto a rizzar Tempj e Cappelle in onore o -di Zamolxi, o de' Minori Dei e degli Eroi. Tali pratiche dell'<i>Architettura -Gotica</i> si mantenevano intere anche per odio contro i -Romani, che signoreggiavano in Sarmizagetusa, dandole il nome -d'Ulpia Traiana, e venivano <i>Latinizzando</i> sempre più la porzione -caduta in lor potere della Dacia di Decebalo. -</p> - -<p> -Così stavano le cose della Gozia e della Dacia libera da' Romani, -verso la metà del terzo secolo Cristiano, quando un insolito moto -agitò i popoli Gotici. Furono vinti nel 269 in Tracia dall'Imperatore -Claudio, che ne riportò il nome di Gotico. Abbiamo ancor -le sue Lettere, ov'egli afferma d'averne ammazzati trecento venti -mila, ed affondate due mila lor navi; d'aver in oltre fatto prigioniero -uno stuolo infinito di donne, fra le quali Unila, regal donzella -de' Goti. -</p> - -<p> -Uno degl'Imperatori più valorosi fu vinto dagl'Iutungi, che -Dessippo chiamava Sciti, e che si possono tenere per non diversi -da' Tervingi, tribù Visigotica. Parlo d'Aureliano, il quale poscia -li vinse; ma conobbe quanti pericoli si minacciavano dalle Gotiche -genti all'Imperio. Fra gli altri suoi provvedimenti e' circondò -Roma di mura, ed abbandonò la Dacia conquistata da Traiano. -Gl'Iutungi fermaronsi finalmente nella Rezia, e nelle parti -Meridionali della Germania, ove non si dubita che introdotto -avessero l'uso della lingua Gotica. I Borgognoni eziandio, che -s'erano fatti Goti, come notò Agatia, e deposto aveano con l'indole -Germanica l'uso del <i>guidrigildo</i><a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>, sì come apparisce dalle -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -susseguenti lor Leggi, s'accompagnarono co' Goti nelle spedizioni -di costoro contro l'Asia Minore. Innoltraronsi poscia verso la Germania -Occidentale, dove ristettero fino a che non passarono ad -abitar nelle Gallie. <i>Gotica</i> ivi fu la loro <i>Architettura</i>, perchè i -Borgognoni divennero fervorosi Ariani: del che or ora dirò una -qualche parola. -</p> - -<p> -Ma le tribù de' veri Germani di Tacito si ristrinsero nella primitiva -rozzezza loro: e solamente in alcune contrade più prossime -all'Imperio cominciò appo essi una lenta ed incerta imitazione -dell'Architettura de' Romani. Ammiano Marcellino<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, che -nel 361 guerreggiò sotto Giuliano Cesare contro gli Alemanni -tra il Meno ed il Reno, vide con sua gran maraviglia costruite -alcune borgate con case all'uso Romano. -</p> - -<h3>VIII.</h3> - -<p> -Tornata la Dacia di Traiano in balía de' popoli Gotici dopo -Aureliano, s'apre l'età di Costantino e d'Ermanarico degli Amali; -l'uno e l'altro chiamato il <i>Grande</i>. Non parlo d'Ermanarico, il -quale restò fedele a' dogmi di Zamolxi, e sì lungi spinse le sue -insegne nell'Europa di là dal Danubio, fondando in Europa quel -vasto e misterioso Imperio, che Giornande paragonava con l'altro -d'Alessandro in Asia, e che si distese dal Prut e da' Carpazj -fino al Baltico; i suoi Successori poscia lo dilatarono di mano in -mano fino all'Estonia ed alle Provincie Orientali e Settentrionali -di quel Mare, non che in tutta la Scandinavia. Ma non posso tacere -di due grandi fatti avvenuti a' giorni di Costantino. L'uno, -che molti Goti furono da lui ricevuti nell'Imperio col nome di -<i>Federati</i>: l'altro, che una gran parte di Geti o Goti Zamolxiani -si convertì al Cristianesimo. Teofilo, Vescovo Cattolico, sottoscrisse -alla condanna d'Ario nel Concilio di Nicea del 325, in -qualità di <i>Primate della Gozia</i>. Santo Epifanio, che visse in -quella stagione, tramandò alla posterità le notizie de' Monasteri -edificati da' Goti, nuovi convertiti<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, per le loro Vergini. La Gotica -tribù de' Protingi ebbe altresì gran copia di Monaci Cattolici, -derisi dal Pagano Eunapio, che pose principalmente in canzone -le negre lor vesti<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. -</p> - -<p> -Or si potrà più mai volgere in dubbio, che nella Gozia o Dacia -di là dal Danubio durasse un'<i>Architettura Gotica</i> dopo la conversione -de' Goti? Que' Monasteri delle Vergini, celebrate da Santo -Epifanio, non erano certamente di legno, ma di pietra: come -di pietra furono il cenacolo di Zamolxi, le Città d'Udisitana e -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -d'Elis, i Tempj di Deceneo, la Reggia di Sarmizagetusa e le Daciche -mura effigiate nella Colonna di Traiano in Roma. La Dacia, -posseduta fino al 275 da' Romani, ei riempì, egli è vero, di -monumenti d'arti Greche e Latine; ma que' Monasteri delle Gotiche -Vergini e de' Monaci Protingi non presero punto ad imitare -alcuno de' monumenti del Paganesimo di Roma o d'Atene. -</p> - -<p> -Scrive Santo Isidoro di Siviglia, che il Goto, divenuto Ariano, -edificò novelle Chiese di là dal Danubio, ma secondo il novello -suo dogma. <span class="smcap">Ecclesias sui dogmatis sibi construxerunt</span><a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. Ciò dimostra -la diversità, che già si stabiliva, ed era divenuta notabile, -fra l'Architettura Cattolica e l'Ariana. L'una cercava separarsi -per ogni via dall'altra: ma, di qualunque natura fossero tali gare -fra le due Architetture, Santo Isidoro parla di fabbriche Oltredanubiane, -quando egli tocca delle Chiese del rito Ariano. E però, lasciando -in disparte la Dacia stata già de' Romani, tre specie d'Architettura, -la Zamolxiana e Decenaica, la Cattolica e l'Ariana fiorivano -ad un'ora in Gozia, nella seconda metà del quarto secolo -di Gesù Cristo. -</p> - -<p> -Egli è facile il conoscere quanto la nuova Religione Cristiana -mutato avesse i costumi de' Goti, e come fosser finiti l'incantamenti -ed il Ponteficato stabilito da Zamolxi e da Deceneo. Ma ferme -appo i Goti Cristiani rimaseso le <i>Caste</i> de' <i>Pilofori</i> e de' <i>Capelluti</i>. -Alcuni di que' <i>Pilofori</i> divennero Vescovi, che all'autorità -religiosa congiunsero eziandío la politica. Dall'ordine loro -si continuarono ad eleggere i Re: si continuarono ad eleggere gli -altri Capi, a' quali, dopo Ermanarico, si diè sovente il nome di -<i>Giudici</i> da' Visigoti, e che non sempre furono de' Balti. Poichè -già Ermanarico moriva, e già venivano gli Unni; già gli Ostrogoti -cogli Amali cadevano in potestà de' vincitori, e perdevano, -sto per dire, la loro Gotica faccia. I Visigoti, e fra essi anche i -Protingi, tentarono di resistere all'Unnico nembo; Atanarico, <i>Giudice</i> -Visigoto, fece, secondo i racconti d'Ammiano Marcellino, -rizzar il <i>Lungo Muro</i>, ch'egli sperava poter difendere contro gli -Unni: questo perciò dovè munirsi di Torri e d'altri propugnacoli, -non che di Porte e di Posterle. Ammiano diceva essere stata sì fatta -muraglia <i>un'efficace opera</i> e come una <i>lorica</i> de' Visigoti<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. -</p> - -<h3>IX.</h3> - -<p> -Inutile schermo riuscì nondimeno la muraglia del <i>Giudice</i> Visigoto -contro gli Unni, che dettero una gran volta dietro i Carpazj -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -e lo assalirono alle spalle. Allora i Visigoti passarono il Danubio, -e stabilironsi nell'Imperio Romano. Correva l'anno 375 di -Gesù Cristo. Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico -de' Balti condusse nel 409 al saccheggio di Roma, beffandosi -delle mura d'Aureliano. Fra tali casi, giova ricordar l'arrivo dei -Protingi, venuti ad ingrossar lo stuolo de' popoli Gotici. Aveano -potuto i Protingi per circa undici anni dopo il passaggio de' Visigoti -schivar la rabbia degli Unni: ma finalmente furono costretti -anch'essi a passare il Danubio, ed a chiedere d'essere accolti nelle -Provincie Romane. S'affacciarono perciò nel 386 al gran fiume -co' loro Vescovi, co' loro Monaci, vestiti di toniche nere, con le -loro Vergini, che faceano l'officio di Diaconesse. Procedeano sopra -magnifici e ben custoditi carri, ove si nascondevano gli eucaristici -vasi: uomini e cose, che mosser la bile d'Eunapio. Ma la -magnificenza e le ricchezze di questi Protingi erano di gran lunga -inferiori a quelle, che lo stesso Eunapio<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> descrive de' Visigoti, -quando nel 375 passarono il Danubio, con gli splendidi lor vestiti -di lino e carichi di preziosi tappeti: le donne andavano adorne -più pomposamente che non sembrava convenire alla presente -loro sciagura, e gli stessi fanciulli de' Visigotici <i>Pilofori</i> non aveano -deposto lo splendore d'un regio lusso. -</p> - -<p> -Questi medesimi Visigoti e Protingi e simili non numerabili -tribù de' Goti, dopo la presa di Roma e la morte d'Alarico de' Balti -obbedirono al Re Ataulfo. Furono dall'Imperatore Onorio stanziati -nelle Gallie Meridionali col titolo di <i>Federati</i>, già loro imposto -da Costantino. Essi dappoi s'impadronirono di tutta la Spagna. -È fama, che Ulfila tutti avesse finito di voltarli all'Arianesimo -nel 360 per procacciar loro i favori dell'Ariano Imperatore di -Bizanzio. Anche i Borgognoni, de' quali ho toccato, divennero -zelanti Ariani. Qualunque sia stato il tempo, in cui abbandonarono -la fede Cattolica, Ulfila non andò co' Visigoti del Re Ataulfo -nelle Gallie; ma i Vescovi Selina e Sigesario, discepoli d'Ulfila e -propagatori dello stesso dogma, furono quelli che vi si tragittarono -con le Visigotiche tribù, e divennero lor guida e maestri e -gran dottori dell'Arianesimo, portando seco la Traduzione <i>Ulfilana</i> -delle Sante Scritture, scritta coll'Alfabeto <i>Ulfilano</i>. E però -Santo Eugenio di Tolede, volendo nell'ottavo secolo Cristiano annoverar -gli Alfabeti da lui conosciuti, parlò dell'Ebraico, dell'Attico, -del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e soggiunse: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -»<span class="smcap">Gulfila</span> promisit <span class="smcap">Geticas</span>, QUAS VIDEMUS, <span class="smcap lowercase">ULTIMAS</span> (<i>literas</i>)<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>». -</p> -</div> - -<p> -Dopo ciò niuno dirà, che i Visigoti da un lato ed i Borgognoni -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -dall'altro si posarono in Ispagna e nelle Gallie in qualità di popolo -Barbaro, privo di scienze, privo d'Alfabeto, privo d'Architettura: -niuno dirà, che gl'<i>Immortali</i> di Zamolxi e di Deceneo non -fossero stati abitatori delle più splendide città di là dal Danubio, -e non avessero costruita una lunga e forte muraglia contro gli -Unni. Qual era quest'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispagna -e nelle Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio? -Qual era questa Architettura, che prima fu Zamolxiana, e poi Decenaica, -e poi Cattolica e poi Ariana per dieci secoli da Zamolxi -fino al passaggio del Danubio nel 375? Godè forse quest'Architettura, -che in dieci secoli mutossi tante volte, d'operar gli <i>archi -acuti</i>, a' quali da noi si dà il nome d'<i>ogive</i>? Qui anche dirò, -come già dissi del Getico Alfabeto a' tempi d'Ovidio, che nol so, -e che affatto ignota m'è l'Architettura di questi dieci secoli di là -dal Danubio; ma so, ch'ella vi fu, e che non fu Architettura nè -Greca nè Romana; ma so, ch'ella chiamossi, qual era veramente, -<i>Architettura Gotica</i>, prima del 375: ma so, ch'ella era così -militare, come religiosa e civile. -</p> - -<p> -Il Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza -e della gloria nell'Occidente d'Europa, rivolse in mente d'abolir -l'Imperio Romano e di chiamarlo <i>Gozia</i><a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. Onorio Imperatore -s'ebbe a gran ventura di sviare sì fatti disegni, dando Placidia, -sua sorella, in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuadere, -che il popolo Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna, -deposto avesse i nazionali orgogli delle sue discipline particolari -d'Oltre il Danubio? Gli orgogli del suo Alfabeto, della sua lingua -e della patria sua Architettura? No, così non avvenne. A dimostrar -l'impossibilità d'ogni contrario concetto, basta la ragione -intima delle cose: ma gli esempj de' Visigotici orgogli non mancano, -e sussistono ancora le prove Storiche della perpetua durata -di quell'<i>Architettura Gotica</i> nelle Provincie Occidentali dell'Imperio -Romano. -</p> - -<p> -Anche a' Borgognoni si concedè nel 431 da' Romani quel tratto -delle Gallie, che s'interpone tra Magonza, Vormazia e Spira, -in qualità di <i>Federati</i>, che poi quivi si dissero anche <i>Leti</i> e <i>Gentili</i>. -Queste furono le prime stanze Burgundiche nell'Imperio; qui -cominciano con più certezza la loro Storia ed il novero de' Re loro -nelle lor Leggi, le quali giunsero fino a noi; qui s'ascoltarono i -Cantici Nazionali, che si credono scritti nell'idioma e coll'Alfabeto -Gotico d'Ulfila<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>: e però qui si debbono, s'egli è possibile, rintracciare -le più antiche memorie della loro <i>Architettura Gotica</i> -ed Ariana. L'avventure del popolo Borgognone in Vormazia, e le -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -sciagure da essi patite pel ferro degli Unni d'Attila, divennero un -famoso argomento d'epopea, che ne' secoli meno lontani da noi -piacque a' remoti nipoti de' Germani di Tacito, e che vive tuttora -fra essi con la denominazione di <i>Nibelungen</i>. -</p> - -<h3>X.</h3> - -<p> -Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie Meridionali -e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo -di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque -da quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente -nelle pianure della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi -furono il teatro della gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra -Giornande<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> ammirò le pompe de' funerali di lui dopo la battaglia, -ed udì senza trar fiato i mesti concenti de' Visigoti per averlo -perduto. Non erano più le <i>Cetre</i> de' <i>Pii</i>. Quelle funebri magnificienze -sono un riscontro certissimo degli splendori della Reggia, -che i Visigoti piantato aveano in Tolosa, e de' modi signorili del -loro vivere, oh! quanto diverso del vivere de' Germani di Tacito -nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti corruppe lentamente nella -Spagna e nella <i>Gallia Gotica</i> i loro costumi: non andava intanto -discompagnato dall'esercizio dell'arti, e massimamente d'un'Architettura -diversa da quella de' Romani. -</p> - -<p> -All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato -di carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi -quella de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un -Re d'Aquitania, e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le -loro vicende furono scritte in versi da uno, che il Cronista della -Novalesa chiamava un <i>metricanoro</i>: fondamento principalissimo -delle quali è la finzione, che fossero stati ostaggi nella Reggia -d'Attila. È questo il più antico tra' fin qui noti di quelli, che in più -tarda età si chiamarono <i>Romanzi</i>: esso fu poscia inserito (chi sa -se intero?) nella Cronica dalla Novalesa, e generò gravi dispute -intorno alla nazione, donde uscì quel versificatore. Sia stata qualunque -la patria di costui; egli è certo, che l'Eroe, promesso ad -una Burgundica donzella, si dice appartenere all'Aquitania, paese -lungamente signoreggiato da' Visigoti: e però il tutto si mescola -col <i>Ciclo</i> de' popoli o Goti o divenuti Goti, colà nelle regioni -dove surse in prima la Cavalleria, e dove il rispetto per la donna -Cristiana giunse al grado più alto; colà dove poi risonarono i primi -accenti di non volgari affetti, e s'aprirono le Corti dette d'Amore -nella <i>Gallia Gotica</i>, quando i Goti aveano cessato d'esserne -i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi quivi stampata. -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -Qui anche surse la <i>Lingua Provenzale</i>: qui, per molte generazioni, -operarono e cantarono i <i>Trovatori</i>. -</p> - -<p> -Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di -gloria le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani -della Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico -o Lemosì, oggi Limoges<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>; città, della quale dovrò più d'una volta -riparlare. Indi Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò -la sua propria dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia. -Fu crudele persecutor de' Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche -Goto. Un di costoro si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto -lo deputò al governo dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia. -Salva quest'eccezione o qualche altra, Eurico in generale odiò i -Cattolici, e distrusse o guastò quanto più egli potè le loro Chiese. -Altre in gran numero egli ne costruì dell'<i>Ariano suo dogma</i>. Più -amara sorgente diversità fra l'<i>Architettura Gotica</i> e l'Architettura -Greco-Romana sgorgò in Ispagna e nelle Gallie Meridionali -da cotal differenza de' culti, e per l'odio dell'Ariano contro il Cattolico. -Questa diversità fu comune anche a' Borgognoni, discacciati -da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano III.º Imperatore -concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi vennersi -distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando -l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma, -e quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo. -</p> - -<p> -Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò -ad Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere -a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza -ci fanno comprendere il <i>Dritto pubblico</i> di quel secolo, e l'obbligazioni -de' Goti <i>Federati</i> verso l'Imperio. Gli scrisse, che il -<i>Marte inquilino</i>, cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle -possenti rive della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella -qualità di <i>Federati</i> a difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai -divenuto sì debole: -</p> - -<div class="poem"> -<p>»<span class="smcap">Eorice</span>, TUAE MANUS ROGANTUR,</p> -<p class="i2"> Ut MARTEM <span class="smcap lowercase">VALIDUS</span> PER INQUILINUM</p> -<p class="i2"> Defenset <span class="smcap">tenuem Garumna Tibrim</span>»<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.</p> -</div> - -<p> -All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che -l'<i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora -implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse -alle forme Romane? Che l'Architettura <i>Sui Dogmatis</i> del fiero -Principe Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianze -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -abborrite delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue -Scritture deplorava, che queste Chiese fossero, per comandamento -d'Eurico, divenute immonde stalle, aperte a tutti gli armenti<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. -</p> - -<p> -Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la -Visigotica spada in pro del <i>tenue Tevere</i>. Nè la trasse. Roma nel -475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma -gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi -già levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere -agli Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù -perchè avesser dimenticata una gran parte delle nazionali -lor discipline, sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra -tutt'i popoli di sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica -e particolare Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero -ad imitare da' Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila, -quando essi, col permesso degli Imperatori, fermaronsi nella Romana -Provincia della Pannonia e vi abitarono fino a che Teodorico -degli Amali, diciasettesimo discendente del <i>Semideo</i> Gapto, -e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe condotti nel -Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla Rezia e -sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente. -</p> - -<p> -Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere -il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica -loro <i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana. S'invaghirono delle -forme Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo -li tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa -Cattolica. In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non -poterono le Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e -con corrompere in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la -mescolanza d'un qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma -oggi egli è difficile di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed -il vanto d'aver conservate intere le memorie dell'<i>Architettura -Gotica</i> Oltredanubiana spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna -e delle Gallie Meridionali. Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico, -il Vittorioso, rendea vieppiù illustre la Reggia di Tolosa. Una sì -lunga fortuna procacciò a queste Provincie delle Gallie il nome -di <i>Gallia Gotica</i>; nome, che sopravvisse alla loro possanza, e -durò fino al duodecimo secolo. Nè io da indi in qua userò altro -vocabolo se non questo di <i>Gallia Gotica</i>, per additare tutt'i paesi -posseduti già e poi perduti da' Visigoti nelle Gallie. -</p> - -<p> -Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove -si trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto -essere stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortarono -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -e si distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle -Chiese Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò -a tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto <i>Ulfilano</i> e la -Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti -d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta Traduzione, -o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in altre Provincie -d'Europa. Tale il <i>Codice argenteo</i> d'Upsal; cioè la Traduzione -<i>Ulfilana</i> de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato in Napoli, -è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della -lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali. -</p> - -<h3>XI.</h3> - -<p> -Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di -Ulfila nella <i>Gallia Gotica</i> e nella Spagna. Intanto Alarico II.º -dava le Leggi del suo <i>Breviario</i> nel 506 a' Goti ed a' Romani dei -vasti suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti -conosciuto giammai l'uso del <i>guidrigildo</i> Germanico. Anche Teodorico -degli Amali pubblicò in Italia il suo <i>Editto</i> pe' Goti e pe' Romani: -ma l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di -manifestare al mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana: -il che fecero entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino. -Alarico II.º inserì nel <i>Breviario</i> una Legge, promulgata -in tempo degli orgogli Romani dagl'Imperatori, che dovessero punirsi -di morte coloro, i quali contraessero matrimonio fra' Romani -ed i <i>Gentili</i>; e per <i>Gentili</i>, Alarico intendea ora parlar de' suoi -Visigoti: sottile artifizio a tener separate le due razze de' suoi sudditi. -Nell'<i>Editto</i> d'Italia sì fatta Legge non si trova, ed i matrimonj -si contrassero indistintamente fra' due popoli: ma Teodorico -tolse l'uso dell'armi <i>pubbliche</i> a' Romani, lasciandolo solo agli -Ostrogoti: errore immenso, che non si commise da' Visigoti. E però -in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>, bene i Romani si congiunsero -co' nuovi padroni e formarono un popolo unico, non diviso -che dal solo divieto delle nozze <i>Gentili</i>. Sì fatta congiunzione, -che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o fu bugiarda -ed ingannatrice, in Italia. -</p> - -<p> -Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali, -e metteva in luce i suoi <i>Diciassette Capitoli</i><a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>, dove per -l'uccisione d'un Franco assegnavasi un <i>guidrigildo</i> maggiore di -quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo, -i Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad -un popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di -essere il solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romani -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -delle Gallie, quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse -dalla sì crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo -che Clodoveo si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la -Legge Salica. Santo Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano, -gli scrisse da quel paese de' Borgognoni, <i>che la fede di Clodoveo -era stata una vittoria dei Romani</i>. -</p> - -<p> -Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che -riponea soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo, -dovè in tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle -scienze, e massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità -del popolo da lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito -non aveano recato nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di -edificare, nè anche della calce o delle tegole. -</p> - -<p> -Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero -edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica. -Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minor -<i>guidrigildo</i>, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire -l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero, -che di mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e -ne surse l'iniquo motteggio d'essere la paura una qualità propria -de' Goti (<span class="smcap">Gothorum</span> <i>est povere</i>). Indi essi Franchi procedettero a -dar loro il nome di <i>Cani Goti</i>: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura -doppia di <i>Cagot</i> presso i Francesi d'oggidì. Non nego, -che la lunga prosperità de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni -di Alarico II.º: ma essi pugnarono fortemente co' Franchi, e nei -secoli seguenti mostrarono il coraggio antico de' Geti contro i Saracini, -sollevando sopra ogni altra la gloria delle Visigotiche spade. -Alarico II.º, che avea sospese o rallentate le persecuzioni Ariane -contro i Cattolici, fu vinto ed ucciso da Clodoveo nel 507 -in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i Visigoti poterono gloriarsi, -che in quella battaglia erano caduti, combattendo in loro difesa -i più illustri fra' Romani lor sudditi, non ostante la diversità delle -Religioni e la proibizione delle nozze <i>Gentili</i>. E però Clodoveo, -a malgrado del suo motteggiar contro i Visigoti, si mostrò generoso -verso quei delle Città da lui soggiogate; anzi molti di costoro -vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di Conti, a reggerle -in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione fino ai -giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi si -troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia -di Tolosa fu trasportata in Ispagna. -</p> - -<p> -La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamano <i>fusione</i>) dei -Romani delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi -fatta punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non -prenderò ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogotica -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -nella nostra Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente -in Ravenna, edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro -dovettero spesso implorare l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto -quando il Visigoto Eutarico (d'un altro ramo degli Amali) -venne in Italia e sposò Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico, -aspro ed implacabil nemico dei Cattolici. Mettendo perciò -dall'un de' lati gli Ostrogoti, sarò contento di volgere gli sguardi -solo all'<i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto -secolo si cominciò a darle il nome generalissima di <i>Architettura -Gallica</i>, ciò che si vedrà ben presto nelle Leggi del Re Longobardo -Liutprando. L'Architettura del tutto diversa de' Romani -cominciò eziandio a ricevere nella medesima età l'appellazione di -<i>Romanese</i>, che piacque ad alcuni paragonar con la <i>Gallica</i> dei -Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo di Vercingetoringe; -quasi ella conservato avesse le sue particolari forme Druidiche -da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non ignoro, -che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove racchiuso -erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza -più le chiamò <i>Galliche</i><a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>; costruiti con travi distese in sul suolo, -e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con calcina -e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel -corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono -alla <i>Druidica</i> ed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette -ad essi: nè <i>Galliche</i> furono le mura, onde Aureliano cinse -l'eterna Città: ed il <i>Giudice</i> Visigoto Atanarico non imparò dai -Druidi l'arte d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben -da maravigliare, che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar -le parole di Cesare sulle <i>Galliche mura</i> d'Avarico<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>, ricordando -le mura di Clermonte, insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia -Romana. Il quale verso la fine del quinto secolo, si -doleva che tali mura fossero <i>fragili</i> ed avesser sembianza di <i>quasi -brugiate</i><a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>; colpa o della loro costruzione, forse tumultuaria e -recente, o pe' validi assalti, che il Visigoto Eurico diè alle Città -degli Alverni: del che Sidonio non cessava di lamentarsi. -</p> - -<h3>XII.</h3> - -<p> -La vittoria di Vougle diè Tolosa ed una parte della <i>Gallia Gotica</i> -in mano de' Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgognoni -si convertirono alla fede Cattolica: il che recò grandi mutamenti -fra essi, e soprattutto nell'Architettura, la quale cessò di -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -essere Ariana. In Settembre 517, Santo Avito di Vienna convocò -in Epaona un Concilio, dove si promulgarono quarantuno Canoni. -Uno di questi condannò alle battiture i Cherci, che accettato -avessero l'invito ad un qualche banchetto degli Eretici; tanta era -la distanza, che separava le due credenze. Più famoso riuscì l'altro -Canone Trigesimo Terzo, nel quale si decretò di volersi avere -in abborrimento le Basiliche degli Eretici, nè doversi elle riconciliare -al culto Cattolico; potersi ciò fare solamente delle Chiese, -che gli Eretici avessero tolto ai Cattolici con violenza. Di qui s'apprende -qual distruzione si fosse fatta delle Basiliche Ariane nel -Burgundico Regno: e quante Basiliche avessero ivi costruite gli -Ariani, le quali caddero per l'esecrazione comandata dal Concilio. -Così perirono in gran parte le memorie d'un'Architettura, che -ingegnavasi per la spavalderia delle Sette di non somigliar punto -alla Cattolica. -</p> - -<p> -»Basilicas haereticorum, <span class="smcap lowercase">QUAS TANTA EXECRATIONE HABEMUS EXOSAS</span>, -ut pollutionem earum purgabilem non putemus, <span class="smcap lowercase">SANCTIS -USIBUS APPLICARE DESPICIMUS</span>. Sane quas per <i>violentiam nostris -abstulerunt</i>, possumus revocare<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>». -</p> - -<p> -Dopo la celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cattolico -de' Borgognoni fu vinto nel 534 da' Franchi, ed obbedì ai Re, -figliuoli di Clodoveo, ed i precetti Epaonensi propagaronsi con più -vigore di tratto in tratto nelle Provincie d'Occidente, le quali venivano -liberandosi dall'Arianesimo, perocchè niun'altra Eresia fu -tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti come -i Borgognoni: niuna ebbe tanti favori da' Re, nè alzò sì superba -la testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo -contrario, i Goti di Spagna e della Gallia Gotica non conquistata -da Clodoveo vieppiù infiammaronsi nel desiderio di segregare la -Ariana loro Architettura dalla Cattolica; ed in tal modo mostraronsi -vieppiù evidenti le differenze native tra l'<i>Architettura Gotica</i> -e la <i>Romana</i> o <i>Romanese</i>. -</p> - -<h3>XIII.</h3> - -<p> -Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di -additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici -dei nuovi suoi sudditi Visigoti della <i>Gallia Gotica</i>; e piacquegli -di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura -Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le -forme Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, -cioè in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne -quando Flavio, il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense. -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -Allora Clotarico fece costruire un magnifico Tempio a San Pietro: -lo stesso forse, che la Regina Clotilde, sua madre, nata fra -i Borgognoni, avea cominciato in onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, -sebbene Cattolica, non si ricordò ella giammai delle patrie forme -di architettare in Borgogna, quando edificò nel Regno de' Franchi -le molte sue Chiese? Che che fosse stato di ciò, Clotario I.º, il -quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio di Roano servirsi della -<i>Mano Romana</i>, si rivolse in vece alla <i>Mano Gotica</i>, cioè al Gotico -Magistero. E rizzò in quella città il magnifico Tempio, che ancor -ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio, al quale -s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a Clotario -non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor -oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri -di quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 -allorchè i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore -della Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce -il nome, compose la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri -vi si veneravano ancora: ma furono indi trasportate altrove dai -Monaci all'approssimarsi de' Normanni, che attualmente nell'841 -saccheggiarono il Tempio, privo della santa spoglia. Ulmaro, il -quale scrivea nell'875, diè meritamente il nome di Geti a questi -Normanni<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. -</p> - -<p> -Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della -Vita di Sant'Oveno od Audoeno: -</p> - -<p> -»In Basilica Beati <span class="smcap">Petri</span> Apostoli Beatum <span class="smcap">Audoenum</span> sepelierunt. -Denique ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT, -<i>quadris lapidibus</i>, MANU GOTHICA, a primo <span class="smcap">Lothario</span> -rege <span class="smcap">Francorum</span> <i>olim</i> est <span class="smcap lowercase">NOBILITER</span> constructa...... MIRO -OPERE..... Pontificante <span class="smcap">Flavio</span> Episcopo <span class="smcap">Rothomagensi</span>»<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. -</p> - -<p> -<i>Gotica</i> dunque, non <i>Romana</i>, fu la <i>Mano</i> che rizzò quella -<i>mirabile opera</i> del Tempio per comandamento di Clotario I.º: -<i>Gotica</i>, e nuova del tutto in Roano, e però incognita in tutto il -Regno di Neustria, dove prevalea l'arte Romana. Se la <i>Mano Gotica</i> -non fosse stata nuova ed incognita; perchè dunque avrebbe -dovuto parlarne con tanta diligenza il Monaco, Autore della Vita -di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco ricordata in oltre la -forma delle <i>pietre riquadrate</i>, poste in atto dalla <i>Mano Gotica</i>, -ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della Colonna Traiana, dove -con pietre per l'appunto di tal forma si veggono fabbricate la -Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di Decebalo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi -Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato -non diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore -non della Vita del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino -Monaco e non Vescovo Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, -non più antico dell'841, lo ravvicina più assai al secolo di Clotario -I.º e della sua <i>mirabile opera Gotica</i>. Un Codice di San Massimino -Trevirense presso il Wiltheim, parla non in generale della -<i>Mano Gotica</i>, ma sì degli <i>Artefici Goti</i>, chiamati da Clotario I.º -in Roano. E però il Wiltheim nel 1659 non tardò ad affermare -la perpetua durata dell'<i>Architettura Gotica</i>: vero e necessario -concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi tutte le menti. -</p> - -<p> -»Hinc, egli dice, <i>haud dubie</i> efficitur, habuisse <span class="smcap">Gothos</span>........ -quamquam a <span class="smcap">Chlodoveo</span> subacti...... habuisse, inquam, <span class="smcap lowercase">GENUS -AEDIFICANDI PROPRIUM</span><a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>». -</p> - -<h3>XIV.</h3> - -<p> -Chi non dice oggidì, che l'<i>Architettura Gotica</i> sia un falso nome -dato nella nostra età da noi ad un'Architettura, che surse per -la prima volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Così scrivonsi -oggi tutte le Storie dell'Architettura; e tutte narrano, che allora -soltanto rampollò dall'umano cervello, senza un innanzi e senza -riscontri d'alcuna sorta nel passato, una particolar foggia d'edificare -coll'<i>arco acuto</i>; la quale stoltamente attribuissi a' Goti, -privi d'ogni arte loro propria e d'ogni disciplina. Ho già confessato, -ed or confesso da capo, d'ignorare qual fosse l'<i>Architettura -Gotica</i> nel 534, regnando Clotario I.º su' Franchi. E ben si può e -si dee deplorare sì fatta ignoranza, ma non per essa vuolsi negare, -che fuvvi l'<i>Architettura Gotica</i> di là dal Danubio, dond'ella -venne in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>. Nel 548 cominciò a regnare -su' Goti Atanagildo, che più d'ogni altro suo Predecessore -amò l'Architettura patria Oltredanubiana, e mantenne scintillanti -più che non dianzi su questo punto gli orgogli, onde testè favellai: -Atanagildo, padre di Brunechilde, la famosa Regina de' Franchi. -L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi dì nel secolo decimo -sesto sussisteano le rovine delle Gotiche fabbriche del Re Atanagildo -in Portogallo vicino ad Idana, oggi Guimaraens: fabbriche -simili perciò a quelle, che tutto il mondo nel secolo del -Mariana chiamava <i>Gotiche</i>: testimonianza tanto più vera e concludente -quando più elle sembravano brutte allo Storico, essendo -ristucca in quella stagione l'Europa de' modi tenuti dalla <i>Architettura -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -Gotica</i> dopo essersi nuovamente voltati gl'intelletti ad ammirar -l'arte antica d'architettare, risorta in Italia, secondo gli esempi -Greci e Romani. »<span class="smcap">In portugalia</span>, dice il Mariana, ex sexto -decimo ab urbe <span class="smcap">Guimaraens</span> (antiquis <span class="smcap">Idania</span> fuit) lapide, <i>pagus</i> -EXTAT <span class="smcap lowercase">ATHANAGILDI</span> nomine, <i>fortassis</i> ab hoc tempore -conditus; in eo <i>parientinae</i> CERNUNTUR et <i>aedificiorum fundamenta</i> -<span class="smcap">gotthicae structurae, multum a Romana elegantia -degenerantis</span> speciem repraesentantia<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>». -</p> - -<p> -Brunechilde sposò nel 566 Sigeberto; Re de' Franchi d'Austrasia. -Non debbo qui toccare della bellezza e delle grazie, cotanto lodate -da' due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turonese, -di questa egregia donzella de' Goti, la quale di poi dopo le -prime virtù meritò aspri e giusti rimproveri: ma i suoi più spietati -nemici non le negarono la lode, ch'ella d'illustri monumenti -avesse riempiuto i paesi de' Franchi, e conseguita la riputazione -d'edificatrice magnanima e grande. Ignorava ella fosse Brunechilde, -che San Pietro di Roano era stato costruita con <i>Mano Gotica</i> dal -padre di suo marito? Ed aveva ella dimenticato di esser figliuola -del Re Atanagildo? Colui, al quale piacesse di tener per vero un simile -obblio, dovrebbe dimostrare, che la tralignante Brunechilde non -avesse mai edificato in altra foggia se non alla foggia Romana. -</p> - -<p> -Questa è la troppo celebre Brunechilde, che non lasciò mai di -esser Gota; ed in qualità di Gota, non di Romana, la sua rinomanza -riempì le carte dell'<i>Edda</i> e de' <i>Nibelungen</i>. -</p> - -<h3>XV.</h3> - -<p> -Clotario I.º, autor della <i>Mano Gotica</i> in Roano, aveva unito -nella sua persona tutte le Provincie conquistate da' Franchi sui -Romani, sui Borgognoni e su' Visigoti nelle Gallie. Sigeberto, Re -d'Austrasia, ed i suoi tre fratelli divisero fra loro la Monarchia paterna, -mercè un solenne Trattato del 562<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. A Sigeberto nella -<i>Gallia Gotica</i> toccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in questa -l'Alverinia, ov'era Clermonte d'Apollinare Sidonio; toccarono -alcune parti della Provincia Romana, da noi detta Provenza, ove -sorgeva Marsiglia<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Brunechilde, moglie di Sigeberto, venne dunque -nel 566 a regnare sopra molte nobili Città de' Visigoti, conquistate -da Clodoveo dopo la battaglia di Vonglè. Qual non fu la gioia -di quei Visigoti, che ho detto<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> aver lo stesso Clodoveo lasciati non -di rado al reggimento di tali Città in nome de' Re Franchi? Qual -non fu il loro tripudio nel veder salire sul Trono d'Austrasia la bella -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -figliuola del Visigoto Re Atanagildo? Brunechilde perdè il marito -nel 575; allora ella tenne da sè con varia fortuna i freni del -Regno, invece or del figliuolo, ed or de' nipoti. Qui niuno dirà, -che la Regina preso avesse in Marsiglia e negli altri luoghi dei -Visigoti suoi sudditi a sommergere la loro <i>Architettura Gotica</i> ed -antichissima, nè che i quattro Re, nati da Clotario I.º avessero -dovuto aver in dispregio la <i>Mano Gotica</i>, già sì cara dianzi al -lor genitore. Gli esempi di Brunechilde, che fu soprannominata -la <i>Grande Edificatrice</i>, giovarono anche a' Goti delle Città cadute -in sorte agli altri figliuoli di Clotario I.º: tra le quali mi giova -ricordar spezialmente Lemosì, ovvero Limoges, che spettò nel 562 -a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568, per breve ora obbedì -al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel suo Anfiteatro -Romano, e la marittima città di Magalona rimasero in potere -de' Visigoti uniti con la Spagna, sebbene l'una e l'altra città fossero -strette per ogni verso e circondate dalle regioni della <i>Gallia -Gotica</i>, le quali erano cadute sotto il dominio de' Franchi. -</p> - -<p> -Due anni dopo le nozze di Brunechilde con Sigeberto, arrivò il -Re Alboino in Italia co' suoi Longobardi; seguito dagli Ostrogoti, -che Narsete avea discacciati al tutto dall'Italia nel 554, regnando -Giustiniano Imperatore. S'erano rifuggiti costoro nella lor Provincia -di Pannonia, in mezzo alla quale allora viveano i Longobardi, -ed essi Ostrogoti ne avevano convertita una gran parte alla -fede Ariana. Alboino, giovine Re de' Longobardi, mostravasi -più acceso di tutti nella novella credenza, e lasciavasi tuttodì vedere -nelle Chiese Ariane in compagnia de' Clerici Goti. Di ciò gravi -lamenti mosse il Vescovo di Treviri San Nicezio, in una lunga -sua Lettera da me ricordata nella Storia<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. Quei Clerici Ostrogoti -furono in Italia non solamente i dottori ed i maestri dei Longobardi -Ariani, ma eziandio gli Architetti così nel costruire le -Chiese, che costoro v'edificarono, come nel ridurre al rito Ariano -l'altre, che si tolsero da essi a' Cattolici. Ma io promisi di non parlar -dell'Architettura Ostrogotica in Italia<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>; e, stando al mio proposito, -non toccherò d'altro nel presente lavoro se non della caduta -del Maggior Tempio, alzato in Ravenna dagli Ariani sotto -il Gran Teodorico; il qual Tempio indi vi stette in piè per circa -mille anni fino al 1457. Tacerò eziandio delle grandi fabbriche di -Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'Italia, nelle quali poterono -qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti; -soprattutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica. -E però, lasciando queste cose in disparte, io mi terrò stretto nell'Orbe -Visigotico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -Fra' Visigoti, divenuti Cattolici, v'era il Duca Launebode, al -quale i Re Franchi aveano conceduto il governo della sì ricca e -bella e della cotanto Visigotica Tolosa. Launebode nel 578 prese -ad edificare una grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Saturnino; -ed il Romano Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al -Duca, da' quali s'impara in qual modo vispi e gagliardi, eziandio -dopo le sciagure di Vouglè, durassero quei Visigotici rigogli, onde -favellai<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, a cagione della dilettissima loro <i>Architettura Gotica</i>. -Venanzio non seppe lodar più degnamente sì fatte fabbriche -se non dicendo, che aveale recate a termine un <i>Barbaro</i>, ma <i>senza -l'aiuto d'alcun Romano</i>: -</p> - -<div class="poem"> -<p>»<span class="smcap">Launebodes</span> enim....... Ducatum</p> -<p class="i2"> »Dum gerit, instruxit <span class="smcap lowercase">CULMINA SANCTA</span> loci.</p> -<p>»Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT</p> -<p class="i2"> »Hoc vir <i>Barbarica prole</i> peregit opus<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>».</p> -</div> - -<p> -Questo è ciò che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quando -la Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si -vide l'Ariano Re Leovigildo fabbricar la città di Recogoli della -Celtiberia, e circondarla così di mura come di sobborghi: opera, -che parve <i>mirabile</i> a Giovanni Biclariense, Autore della Cronica<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>, -e perseguitato da quel Re, il quale afflisse fieramente i Cattolici. -Nello stuolo de' perseguitati annoverossi altresì un <i>Piloforo</i> -Goto; Mansona, cospicuo per la sua nobiltà. Questi dal 573 al -606, sedette Vescovo in Emerita, oggi Merida, nella Lusitania. -Fedele suo Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per -aver ristornato il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con aggiungervi -nuovi edifizî e soprattutto per l'<i>eccelse Torri</i>, ch'ei -soprappose alla <i>mole sublime</i> di quella Basilica. »<span class="smcap">Celsa Turrium -Fastigia sublimi produxit in arce</span><a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>». Così diceva il Diacono -di Merida Paolo, che a' giorni di Mansona compose le Vite de' Vescovi -Emeritensi. Da Merida il culto di Santa Eulalia si diffuse -da per ogni dove a cagione di sì augusto Tempio, e gran numero -di Basiliche s'eressero in onor di quella Vergine, massimamente -in Cordova ed in Toledo. Nè Mansona cessava d'edificare Ospedali -e Basiliche in Merida con <i>ammirabile artificio</i>, per quanto -afferma lo stesso Diacono Paolo; <i>artificio</i>, adoperato da un nobilissimo -tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia -sursero in alto non per difesa contro i nemici, nè per altre occorrenze -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -di guerra, ma per ornamento d'Architettura, e forse fin -da quella stagione per sostegno delle Campane<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Il Greco Fedele -dovè quivi ergere quelle Torri per seguitar le voglie de' Visigoti -Cattolici, non i precetti dell'Architettura Bizantina, che nella -Chiesa già dianzi ricostruita di Santa Sofia s'astenne da ogni -sorta di Torri, donde avesse potuto il Vescovo di Merida voler -trarre gli esempj. -</p> - -<p> -Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a ristorar -le mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edificò in Toledo -una Chiesa del rito Ariano: la quale, quando i Goti vennero -la più gran parte alla fede Cattolica nel 587, fu dal Re Recaredo -riconciliata immantinenti al nuovo culto. Allora in Ispagna -e nella <i>Gallia Gotica</i> non conquistata da' Franchi si diminuirono -l'industrie, con le quali s'andavano studiando gli Ariani di voler -differenziar le loro Chiese da quelle de' Cattolici: ma non vi cessarono -al tutto gli Ariani. Per un altro lato, da' Goti Cattolici si -vide imposta la lor <i>Liturgia Gotica</i> ed Orientale anche a' lor sudditi -Romani della Spagna e della <i>Gallia Gotica</i>. Ciò si fece per -Decreto del Terzo Concilio di Toledo, preseduto da Mansona di -Merida nel 589. Robusta poi sempre si mantenne l'usanza presso -i Goti nuovi Cattolici, di tener in onore la prisca loro Architettura, -ch'essi aveano recata dalla Dacia e dal Danubio in Ispagna. -E però in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i servi nell'arti di -edificare: si come si legge in un'Iscrizione posta dall'un di costoro -per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del Duca Launede -Tolosano, di non aver adoperato altre braccia se non de' servi -<i>nati nella sua casa</i>, per ergere in Cadice due Chiese a Santo Stefano -ed a San Giovanni Martire nel 607: »<span class="smcap">Oferarios vernulas.</span> -Sumptu Proprio<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>». -</p> - -<h3>XVI.</h3> - -<p> -L'età de' Re Atanagildo, Liuba I.º, Leovigildo, Recaredo, Liuba -II.º, Vilterico, Gondemaro e Sisebuto, dal 548 al 622, è quella, -in cui maggiormente fiori la civiltà de' Goti, e più mostrossi -la lor natura Cavalleresca. Il Re Chilperico, fratello di Sigeberto -sposò nel 568 Galsvinta, sorella di Brunechilde: alla quale Galsvinta -esso Chilperico fece il <i>Dono Matuttino</i> detto del <i>Morgicap</i> -da' Franchi, da' Longobardi e da' rimanenti popoli della Germania -di Tacito. Lemos con altre Città <i>Gallo-Gotiche</i> si videro comprese -in tal <i>Dono</i>: e queste, quando il Re uccise la moglie nello -stesso anno, furon cagione di guerra tra' figliuoli di Clotario I.º; -poscia passarono tutte nel privato dominio di Brunechilde. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<p> -Qual non era la differenza tra un sì fatto <i>Morgincap</i>, e la <i>Morgengeba</i> -de' Visigoti nella Spagna? Una <i>Formola</i> insigne in versi -Latini del 615, scoperta e' non ha guari dal Signor di Roziere e -da me riproposta in parte nel Codice Diplomatico Longobardo<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, -c'insegna, essere stata la <i>Morgengeba</i> il dono, che facevasi alle -Visigotiche Vergini, quando elle non erano se non semplici fidanzate, -come la Burgundica Ildegonda nel <i>Romanzo</i> di Gualtieri -o Waltario, prole del Re d'Aquilania. E si ravvisa in tal <i>Formola</i> -qual fosse la delicatezza de' sentimenti di chi la scrisse, ma -col proposito di voler dipingere al vivo alcuni costumi del suo secolo, -e lodarne l'antichità. Il <i>Getico Senato</i> ci apparisce nel suo -lustro primiero, come al tempo de' <i>Pilofori</i>, e però vie meglio si -mostra l'Aristocratica natura Visigota: -</p> - -<div class="poem"> -<p>»Insigni merito et <span class="smcap">geticae de stirpe Senatus</span></p> -<p class="i2"> Illius <i>sponsae dilectae</i>....</p> -<p><span class="smcap">Ordinis</span> ut <span class="smcap lowercase">GETICI</span> est et MORGINGEMBA <span class="smcap lowercase">VETUSTI</span>»</p> -</div> - -<p> -Qui nella <i>Formola</i> del 615 comincia la descrizione de' doni a colei, -che lo sposo vagheggia; -</p> - -<div class="poem"> -<p>»<span class="smcap">Te dominam</span> in mediis cunctisque per omnia rebus.</p> -<p class="i2"> <span class="smcap">Constituo</span>, donoque tibi vel confero, <span class="smcap">Virgo</span>.</p> -</div> - -<p> -Quanta disformità tra il <i>Morgincap</i> de' Franchi o de' Longobardi -e la <i>Morgengeba</i> de' Visigoti! La Vergine Visigota diveniva Signora -di tutto fin dal momento del dono; la donna Longobarda -era soggetta sempre al <i>Mundio Perpetuo</i>, anche de' suoi proprj -figliuoli. Da questa sola diversità si misuri lo spazio, che dividea -la vita civile de' Goti da quella de' popoli della Germania di Tacito; -si vegga di qual altra tempra fosse in Ispagna e nella <i>Gallia -Gotica</i> il rispetto per la donna ed ogni sentimento generatore -della Cavalleria. Si scorga in oltre quanto i Visigoti del Re Sisebuto -si vantassero della <i>vetustà</i> della <i>Morgengeba</i>, che racchiudea -veramente in se tutt'i germi Cavallereschi della loro stirpe. -In ciò l'Europa d'oggidì è Visigotica, non Longobarda. E di qui -si può facilmente conchiudere quanto il Re Sisebuto col suo <i>Getico -Senato</i> dovesse aver cari gli usi ed i costumi primitivi del suo -popolo; quanto gli fossero a cuore l'esercizio ed il progresso così -della <i>Gotica liturgia</i> come della loro antica e nazionale <i>Architettura -Gotica</i>. Chi non conosce l'intima connessione dell'Architettura -Sacra e della Liturgia? E come avrebbero potuto dimenticarsi -gli usi della Patria Oltredanubiana e gli esempi recenti dati -ti dal Re Alanagildo, quando il Re Sisebuto edificava in Toledo -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -sul Tago il magnifico Tempio di Santa Leocadia (<span class="smcap lowercase">CULMINE ALTO, -MIRO OPERE</span><a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>), ove indi si tennero i famosi concili Toledani? Al -Quarto de' quali presedè nel 633 Santo Isidoro di Siviglia, e vi -si fecero più ampj ordinamenti per rifermare la autorità della -<i>Liturgia Gotica</i>. Di questa Basilica era notabile principalmente -l'<i>elevazione</i>, ammirata cotanto da Santo Eulogio di Cordova, e -dalla Cronica d'Albelda; l'<i>elevazione</i>, che anche a' nostri sguardi -nel secolo d'oggidì ci si rappresenta come una delle impronte primitive -dell'<i>Architettura Gotica</i>, e soprattutto dell'Ecclesiastica. -Sol nelle Leggi, negli Atti Pubblici, nelle <i>Formole</i>, nelle Monete -i Visigoti amarono l'idioma Latino, riserbando il proprio, cioè -l'<i>Ulfilano</i>, agli usi privati ed al commercio quotidiano fra Goti -e Goti; del qual costume non tacerò quando farommi a ricordare -i linguaggi arcani de' <i>Culdei</i><a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. -</p> - -<h3>XVII.</h3> - -<p> -Non so se la conversione de' Visigoti fosse stata sì generale nella -<i>Gallia Gotica</i>, sì come fu in Ispagna. Parlo della <i>Gallia Gotica</i> -non conquistata da' Franchi, ove mi sembra, fosse rimasto -un gran lievito Ariano, pel quale si continuò a desiderare di -mettere sempre differenze fra l'Architettura Sacra degli Eretici -e quella de' Cattolici. Nella <i>Gallia Gotica</i> venuta in potestà dei -Franchi, assai poco frequenti, anche per resistere a' nuovi dominatori, -furono le conversioni de' Visigoti alla fede Romana, ed a -pochi tra essi piacque d'imitar l'esempio Tolosano del Duca Launebode, -rizzando Chiese alla guisa Cattolica. Le sette degli Albigesi -e de' Valdesi, delle quali ne' secoli seguenti si vide travagliata Tolosa -col resto della <i>Gallia Gotica</i> de' Franchi, dimostrano, essere -state ivi più che in ogni altra Provincia disposto di lunga -mano il terreno a farle allignare. Sì fatta preparazione produsse -non piccoli effetti sulla continuità dell'<i>Architettura Gotica</i> degli -Ariani, e sull'esplicamento successivo così della letteratura -come della lingua de' Provenzali. -</p> - -<p> -Ampio e ricco argomento, ma non è il mio in questo luogo: -riparlo perciò del Re Sisebuto e dell'<i>elevazione Visigotica</i>, sì, -ma non più Ariana della sua Chiesa di Santa Leocadia. Così fatta -elevazione, che sembrava la sola degna ne' Sacri Templi ai -Visigoti ed acconcia meglio ad innalzar gli animi verso Dio, dominava -già in tutto il resto della natura di quel popolo fin dal -tempo, in cui credettero all'immortalità dell'anima pei discorsi di -Zamolxi; poscia s'accrebbe per le vittorie di Dromichete, di Berebisto -e di Decebalo. Il nazionale orgoglio pigliò forme novelle -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -dopo la conquista di Traiano, per effetto delle stesse sciagure dei -Geti o Goti, e nuovo stimolo dettero alle lor cittadine superbie le -vittorie de' Re Ostrogota ed Ermanarico, non che la presa di Roma -nel 409. La grandezza dell'animo si congiungea ne' Visigoti -con una salda ed adamantina tenacità del proposito, la quale apparisce -in tutta la Storia di Spagna fino a' dì nostri; e con un alto, -anzi superlativo, sentire di sè medesimi. Ne abbiamo una -pruova in una Lettera di Sisebuto, ch'egli per mezzo del suo Legato -Totìla mandò a Teodolinda, Regina de' Longobardi, verso -l'anno 616, allorchè gli fu riferito di predicarsi fervorosamente -in Italia l'Arianesimo dagli Ostrogoti, ritornativi col Re Alboino. -<i>Quale sventura</i>, scrivea Sisebuto, <i>che popoli del nostro Gotico -sangue siano macchiati dell'Ariano contagio?</i> »<span class="smcap">affinitatem -sanguinis nostri Ariana contagione nunc pollui</span>, et virulenta -profusione canceris <span class="smcap lowercase">FRATERNA COGNATIONE DISJUNGI</span>?». <i>Qual razza</i>, -soggiungeva, <i>è più bella, più inclita, più naturalmente valorosa -e prudente di quella de' Goti? Quale ha più eleganti costumi? -Chi non ha in pregio i modi loro di vivere, la perspicua -dignità e la gloria del loro nome?</i> »<span class="smcap lowercase">GENUS INCLITUM ET</span> INCLITA -FORMA, <span class="smcap lowercase">INGENUA VIRTUS, ET NATURALIS PRUDENTIA</span> ELEGANTIA -MORUM, <span class="smcap lowercase">VITAE BONA CENSURA</span>, PRESPICUA DIGNITAS, <span class="smcap lowercase">ET GLORIA -DIGNITATIS EXIMIA</span><a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. La bellezza e le grazie di Brunechilde, -Regina, delle quali concepirono sì gran maraviglia i Romani, ci -fan sicurtà, che Sisebuto non esagerava col suo favellare l'eleganza -de' costumi Visigotici: ma già Brunechilde, quando egli -scrivea, era morta da circa tre anni. »<i>Puella</i> elegans, <i>venusta -aspectu, honesta moribus atque decora, prudens consilio et -blanda colloquio</i>». In tale aspetto ella era venuta dalla Gozia, -scrive Gregorio Turonese, al talamo del Re Sigeberto. -</p> - -<p> -Un'antica tradizione ripeteva d'età in età, che Sisebuto avesse -rafforzato la città d'Ebora con grandi propugnacoli<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>. Verso la -fine del sesto decimo secolo sorgeano ancora in essa due saldissime -Torri, che dallo Storico Mariana s'attribuiscono a quel Re. -Santo Eulogio di Cordova ricorda la Chiesa di Santo Eufrasio, -fatta costruire da Sisebuto in Iliturgi, oggi Martos, sul Guadalquivir<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. -Bastavano tali esempi ad inanimire i <i>Pilofori</i> Visigotici -Vescovi e Laici, ed a ricordar loro la patria consuetudine del -Danubio così nell'Architettura sacra come nella civile e nella militare. -Nè la memoria di Brunechilde Regina, e del suo edificare -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -s'era perduta, quando il Re Sisebuto mancò nel 621. L'anno -che seguì alla sua morte, fu il Primo dell'Egira di Maometto e -però il primo, da cui si numerassero i pubblici fatti e le conquiste -del fortunato legislatore di quegli Arabi, che viveano sotto le -tende: indi essi nel corso delle loro vittorie, dopo aver perduto -Maometto, edificarono in vari Regni un gran numero di Templi -e di Moschee, chiamato in aiuto la scienza de' popoli vinti; dalle -quali costruzioni nacque ne' secoli seguenti l'Architettura della -<i>Moresca</i>. Di questa forse, ma nol prometto, farò un particolare -Discorso: qui mi contento dell'osservazione, che gli Arabi di -Maometto non insegnarono alcuna forma speciale d'architettare -al Re Sisebuto ed al popolo, discendente dagli <i>Immortali</i> di Zamolxi. -</p> - -<h3>XVIII.</h3> - -<p> -A' giorni di Sisebuto la Città di Lemosi nella <i>Gallia Gotica</i> fioriva -per l'eccellenza delle sue arti. Nè l'arti Romane sotto i Visigoti -erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotto Eurico -vi predominarono le Visigotiche dell'Architettura, e sopratutto -di quella peculiare degli Ariani. Era in Lemosi una <i>Pubblica -Officina della moneta fiscale</i>, afferma Sant'Oveno, che circa un -quaranta anni dopo Sisebuto scrisse diffusamente la Vita del suo -amico Santo Eligio<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. Ecco una Zecca nella <i>Gallia Gotica</i>, dove -presedeva un Orefice lodatissimo (<i>fabro aurifici probatissimo</i>), -chiamato Abbone, il quale v'insegnava le pratiche ingegnose dell'arte -sua, ed ebbe Santo Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visigoti -questo Abbone? Un tal nome non è Romano, e pur tuttavolta -egli non sembra Visigotico: ma Eligio, ed i suoi Genitori -Eucherio e Terragia, si possono pei loro nomi credere usciti di -sangue Romano. Che che sia della nazione di tutti costoro, Lemosi, -retaggio di Brunechilde<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>, ha le apparenze d'essersi mantenuta -Visigotica sotto la dominazione particolare della Regina<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>; -ma, dopo lei, si ripose in libertà. E ne godeva nel 620, se dee -credersi al contemporaneo Sant'Oveno, il quale narra, che alcune -cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a condursi nel Regno -de' Franchi<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Sopra una gran parte di questi regnava Dagoberto; -ed Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, negli -ultimi giorni di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta la Monarchia -de' Franchi e possedè il tratto di Lemosi, o per conquista, -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -o per volontaria dedizione. L'aura Visigotica spirò per lunga -stagione in quel tratto, dove di poi venne alla luce il Trovatore -Gerardo di Berneuil, ricordato dall'Alighieri nel Purgatorio e nell'<i>Eloquio -Volgare</i>. -</p> - -<p> -L'Orefice di Lemosì diventò il Ministro e l'amico principale del -Re Dagoberto. Tutti gli Ambasciatori, che dall'Italia e dalla <i>Gallia -Gotica</i> non conquistata da' Franchi arrivavano al Regio Palazzo, -avevano a cuore, scrive Sant'Oveno<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>, di rendersi benevolo -Eligio: per opera del quale, se non vado errato, si dette Lemosì a -Dagoberto. Grandi prove avea somministrato Eligio della sua eccellenza -nel suo mestiere, ma egli divenne ancora un edificator -grande così di Monasteri come di Chiese. Nel 631<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>, si fe' donare -dal Re un territorio in Lemosì, dove costruì un ampio e magnifico -Monastero, che indi fu visitato con ammirazione da Sant'Oveno: -poscia l'avventuroso Ministro fabbricò nella sua propria -casa d'abitazione in Parigi un nobile Monastero per trecento -Vergini (<i>dignum construxit Archisterium</i>). Nel 634, con <i>Visigotica -elevazione</i>, fabbricò l'alta Basilica fuori le mura di Parigi, -e coprì elegantemente di piombo quelli, che son chiamati -dal medesimo Santo Oveno i <i>sublimi tetti di San Paolo</i>. Tralascio -l'altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San Marziale -della sua patria Lemosina, per domandare se fu <i>Gotica</i> o -<i>Romanese</i> la natura di tali edifizi? Saranno stati dell'una e dell'altra -sorta, rispondo, ma io l'ignoro. Certamente non furono -<i>Romanesi</i> le forme primiere della Badia di S. Dionigi, fatta edificare -nel 637 da Dagoberto, e decorata con insigni opere d'Orificeria: -lavori dell'egregio artefice, dell'operoso costruttore d'un -Monastero nella sua propria casa e del possente Ministro della -Monarchia. Eligio perciò ebbe la più gran parte nel disegnare o -nell'approvare le sembianze Architettoniche di quella famosa Basilica, -della quale il Pontefice Stefano II.º volle al suo ritorno da -Parigi fabbricarne in Roma una simile, <i>secondo l'uso di Francia</i>, -come a suo luogo dirò<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. -</p> - -<p> -Donde si trae, che un nuovo spettacolo si vide sul Tevere quando -ivi surse la Chiesa di San Dionigi »<span class="smcap lowercase">JUXTA FORMAS SPECIES DECORATA</span> -SICUT IN FRANCIA (Pontifex) VIDERAT». Son queste -le parole di Benedetto del Monte Soratte: dalle quali apprendiamo, -che l'Architettura primitiva del Tempio Parigino di San Dionigi -non fu <i>Romana</i> o <i>Romanese</i> nè <i>Druidica</i> nè <i>Francica</i> (i -Franchi non ebber giammai arte propria d'edificare), ma <i>Gallo-Visigotica</i> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -e posta principalmente in atto da Santo Eligio della -<i>Gallia Gotica</i>, posseduta da Brunechilde. Non è mio l'officio d'indagare -quali mutamenti si recaron di poi all'Architettura di San -Dionigi del 637. -</p> - -<h3>XIX.</h3> - -<p> -Mancato il Re Dagoberto, i due amici Oveno ed Eligio, nello -stesso giorno 13 Maggio 640, salirono sulle Cattedre delle Chiese, -quegli di Roano, e questi di Noion. In tal guisa, da' suoi paesi -Visigotici Eligio si tramutò per sempre nelle Gallie Settentrionali, -ove non cessò d'edificare Tempi e Chiostri. Un ampio Monastero -di Vergini costruissi dal novello Prelato in Noion: lavoro, -che potè non essere di stile <i>Romanese</i>. Morì nel 659. Allora S. -Oveno dettonne la Vita. Erasi questi partito da Roano e dal suo -Maggior Tempio di <i>Mano Gotica</i> per predicare la vera fede Cristiana -contro i Monoteliti, ed avea impreso lunghi viaggi a tale uopo. -Approdò in Ispagna, ove non mancavano alcune reliquie dell'estinto -Arianesimo, e dove al Re Recesvinto era succeduto Vamba. -L'Arcivescovo Rotomagense fu ricevuto con grandi onori dai -Goti secondo i racconti dell'Autore quasi contemporaneo d'una delle -sue Vite (<i>Unde felix opinio <span class="smcap">Gothorum</span> terras penetravit</i><a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>). Ivi -sul Guiserga, in mezzo a' suoi gentilizj poderi di Donnia o Dogna, -vicino a Valladolid, aveva Recesvindo edificato nel 661 un -Tempio, ricco di marmi e d'iscrizioni, al Batista; i rimasugli del -qual Tempio sussistevan tuttora nel secolo dello storico Mariana. -Questi giudicolle di <i>Gotica struttura</i> (<i>Vetusti operis atque adeo -<span class="smcap">Gotthicae structurae</span> immaginem repraesentans</i><a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>). -</p> - -<p> -Recesvindo, sì celebrato nelle Storie di Spagna, nacque da quel -Re Cindasvindo, ch'ebbe a disdegno i Romani a lui soggetti, e -con sua Legge solenne dichiarò di non dover più l'universalità -de' suoi popoli <i>esser vessata dalle Leggi Romane</i> (<span class="smcap">Romanis legibus</span> -nolum amplius CONVEXARI<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>). Laonde non ingannossi punto -il Mariana, quando gli parvero appartenere all'<i>Architettura -Gotica</i> le rovine del Tempio di Dogna, opera del figliuolo di un -Re che odiò tanto le discipline forensi de' Romani. Recesvindo adunque -sarebbe stato colui, che ne' suoi privati poderi avrebbe preso -a voler imitare la <i>Romanese Architettura?</i> Ed a calcar sotto i -piedi le tradizioni de' Gotici Monasteri delle Vergini Oltredanubiane? -Recesvindo non si sarebbe curato di riproporre in Dogna -le Visigotiche forme delle Chiese di Santa Eulalia e di Santa -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -Leocadia in Toledo? Chi ardisse affermar ciò, nol crederebbe in -suo cuore. -</p> - -<p> -Al tempo di Recesvindo fu con sua Legge abolito il divieto delle -nozze fra Romani e <i>Gentili</i><a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>: ma i Romani perdettero l'illustre -lor nome nelle Leggi e negli Atti Pubblici, e tutti gli abitatori -de' Regni di Recesvindo non si chiamarono se non Visigoti. -Così recossi ad effetto in parte l'antico disegno del Re Ataulfo, -che avrebbe voluto chiamar <i>Gozia</i> l'Imperio Romano. Ciascuno -di quegli abitatori sapea se Romana o Gotica fosse l'origine di -sua famiglia: ma i Goti si teneano pe' veramente nobili, sebbene -ignorassero l'uso del <i>guidrigildo</i> stabilito da Clodoveo: e però -nacque la voce <i>Hidalgo</i>, tuttora usata ne' nostri dì, cioè la voce, -che con apocope doppia vuol dire <i>figliuolo di Goto.</i> Ella basta -per dinotare un'antica nobiltà e maggiore d'ogni altra in Ispagna. -Così non aveano fatto i Re Vandali d'Affrica, i quali ne' loro Editti, -riferiti da Vittore Vitense<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, chiamaronsi <i>Re dei Vandali</i>, -e <i>Re degli Alani</i> ad un'ora. I Romani di Spagna e della <i>Gallia -Gotica</i> vidersi perciò ingloriosamente incorporati ne' Visigoti, e -peggio che già non erano stati dal Re Ostrogota i Borgognoni. -La stessa dignità degli Ecclesiastici non diè risalti d'alcuna specie -a' Clerici di sangue Romano, sì per la mancanza del <i>guidrigildo</i> -fra' Visigoti, e si perchè appo essi la sacra Liturgia era Gotica -ed Orientale, secondo i decreti dianzi accennati del Terzo -Concilio di Toledo nel 589, i quali furono sempre più rifermati -da' seguenti Concili e dalla diuturna possessione. In mezzo a sì -grandi cure de' Visigoti per conservare la loro particolare Liturgia -non Romana, e' divien sempre più agevole di conoscere se -avesser coloro abbandonato il pensiero giammai della loro <i>Architettura -Gotica</i>. -</p> - -<p> -Tali erano quando Sant'Oveno giunse in Ispagna, le qualità -civili della razza dominatrice de' Visigoti e della razza obbediente -dei Romani. Se il Prelato Rotomagense non vide il Tempio di -Recesvindo in Dogna, e' vide certamente in Toledo la Chiesa di -Santa Eulalia, e l'altra di Santa Leocadia del Re Sisebuto, e forse -conobbe San Fruttuoso, nato di <i>stirpe regia</i>: di stirpe, cioè, -non Romana, e però Gotica<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>, da un Duca Ispano d'alta possanza -nell'esercito militante tra' Monti della Galizia e di Leone. Fruttuoso -diè molte delle sue grandi ricchezze a' poveri, e con le rimanenti -sollevò non piccoli stuoli dei suoi servi, a' quali egli soleva -concedere la libertà. Sì fatte lodi gli si tributarono da un -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -suo quasi contemporaneo, che ne scrisse la Vita: Valerio, Abate -di San Pier in Monti nell'Asturie<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Andò Fruttuoso in Merida per -venerare il Tempio di Santa Eulalia; costruì un gran numero di -Monasteri; popolati da moltitudini di Monaci, e principalmente -quello di Nono, posto nell'Isola di Cadice. Fu salutato Vescovo di -Braga, ove fabbriconne un altro, nel quale di giorno e di notte, -con le faci accese, lavorava egli con le sue braccia. Morì nel 670; -Architetto e muratore ad un tempo, ma la sua <i>Mano</i> era <i>Visigotica</i>. -</p> - -<p> -Sant'Oveno, ritornato verso il 677 in Roano, portovvi le memorie -degli Edifici e de' Tempi veduti da esso in Ispagna, ma soprattutto -del culto e degli affetti verso Eulalia. E però Guaningo, -uomo ricco e polente tra' Franchi, edificò in onor di quella Santa -un Monastero di trecensessanta Vergini, alla costruzione del quale -Sant'Oveno deputò Wandregisilo, detto San Vandrillo. Non avrebbe -voluto forse l'Arcivescovo di Roano imitar le Gotiche forme -della Chiesa Toledana di S. Eulalia, eziandio se gli fosser -mancati gli esempi della <i>Mano Gotica</i> di S. Pietro nella sua stessa -città? Con questi domestici monumenti e con le Gotiche rimembranze -di Spagna, S. Filiberto fabbricò i nobili Chiostri Gemmenticensi -ossia di Jumieges, e San Vandrillo costruì gli altri di Fontanelle: -operando entrambi col consiglio e sotto gli auspici di -Sant'Oveno. Il quale cessò di vivere nel 684, e pose per tutto l'avvenire -il suo nome al <i>Gotico</i> Tempio di S. Pietro. -</p> - -<h3>XX.</h3> - -<p> -Il Re Vamba s'illustrò più de' suoi Predecessori per le sue splendide -opere nell'<i>Architettura Gotica</i>. Ristorò nobilmente Toledo, -allargandone le mura, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si -ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magnificenze -<i>la fama e l'onore della sua Gente</i>: -</p> - -<div class="poem"> -<p>»Erexit fautore Deo Rei inclytus urbem</p> -<p>»<span class="smcap">Wamba</span>, SUAE CELEBREM PRAETENDENS GENTIS HONOREM<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>».</p> -</div> - -<p> -Questi versi gli fece incidere sulle nuove mura della città, riferiti -da Isidoro Pacense, che scrivea pochi anni dopo lui, nel 740; -Isidoro, al quale sembrò maravigliosa quella costruzione. Vamba -comandò, che brevi Torri si fabbricassero sulle Porte, ove collocò -le statue marmoree d'alcuni martiri. Simili Torri fino all'ottavo -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -secolo non si disgiunsero dal pensiero de' Visigoti nella costruzione -delle loro Chiese: ornamento, già il dissi, e non difesa. Ne' secoli -seguenti, dopo gli assalti degli Arabi e de' Normanni, tali -Torri divennero altresì propugnacoli e speranze di salvezza contro -la furia de' nemici tanto ne' Monasteri quanto nelle Chiese di -tutta l'Europa Occidentale, senza parlare dell'uso che divenne generalissimo, -di situarvi le Campane. -</p> - -<p> -Le statue poste da Vamba sulle Torri delle Porte di Toledo furono -rovesciate dal tempo: ma il Mariana racconta, che a' suoi -proprj dì, Filippo II.º le restituì al loro luogo<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Soggiunge, che -Vamba cercò pietre da per ogni dove, adoperando i marmi delle -Romane fabbriche, ne' quali volle si scolpissero immagini a simiglianza -d'una <i>Rota</i> o a una <i>Rosa</i><a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>. Di così fatte <i>Rote</i> o <i>Rose</i> fu -grande l'uso nell'<i>Architettura Gotica</i> del duodecimo e tredicesimo -secolo; ma Vamba ne avea dato gli esempi, che certo non furono -i primi appo i Visigoti, e che Filippo II.º richiamò al lume -del giorno. Vamba in oltre guerreggiò felicemente contro i Visigoti, -che ribellaronsi a lui nella <i>Gallia Gotica</i> non conquistata -da' Franchi; e fondò vicino a Nimes la celebre Badia di Santo Egidio<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>, -mentre San Fruttuoso di Braga edificava i popolosi Monasteri, -onde ho toccato, e soprattutto il Complutense, il Rufinianense, -il Visumense. Nel costruire il suo Monastero di Santo Egidio, -Vamba non pose mente al prossimo Anfiteatro Romano di -Nimes: nè gli Anfiteatri erano cagione di grande amore a' popoli -non Romani, e la memoria degli antichi spettacoli era odiosa -principalmente a' popoli Gotici. La Nemausense Badia di Santo -Egidio non ritrasse nulla in se di quelle forme anfiteatrali, ed in -tutti gli altri edifizi la vanità de' Visigoti dava loro a credere volentieri, -che la vetusta loro <i>Architettura Gotica</i> vincesse di lunga -mano i pregi della Greca e della Romana. Di qui nascea l'abbandono -dei <i>pubblici</i> edifici <i>Romanesi</i> nelle Provincie sottoposte -a' Visigoti, e l'uso, che costoro correano velocemente a fare dei -marmi di quegli edifici. Ervigio, che succedette a Vamba nel 680, -risarcì le mura di Merida; indi rifece il Ponte Romano di quella -città, in parte crollato; impresa, ch'e' commise al Duca Salla. -Compiuto il lavoro, Ervigio fe' collocare sul Ponte un'Iscrizione -in versi, o piuttosto un Ritmo, che non ha guari tempo si pose -in luce dal Florez<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Ivi ad Ervigio si dà il titolo di <i>Re de' Geti</i> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -e s'afferma <i>ch'egli studiossi d'estendere il suo nome con magnanimi -fatti, sì che dopo aver cinto Merida con esimie mura, -operò quel</i> miracolo <i>di ricostruzione:</i> -</p> - -<div class="poem"> -<p>. . . . »<i>Potentis</i> GETARUM ERVIGII Regis</p> -<p>. . . . . . .</p> -<p>»Studuit <span class="smcap">Magnanimis factis extendere nomen</span></p> -<p class="i2"> Veterum et titulis addidit <span class="smcap">Salla</span> suum,</p> -<p>Nam postquam <span class="smcap lowercase">EXIMIIS</span> <i>novavit</i> moenibus urbem</p> -<p class="i2"> <span class="smcap">Hoc Magis</span> MIRACULUM patrare non distitit;</p> -</div> - -<p> -E però l'operatore di così fatto <i>miracolo</i> non si rimase dal dire, -<i>ch'egli aveva vinto, sebbene imitando, l'ammirabili opere del -primo autore di quel Ponte; vittoria, che avrebbe dovuto far -lieta Merida per molti secoli</i>; -</p> - -<div class="poem"> -<p>»Contruxit <span class="smcap">Arcos</span> (<i>sic</i>), <span class="smcap lowercase">PENITUS FUNDAVIT IN UNDIS</span></p> -<p class="i2"> Et MIRUM Auctoris <i>Imitans</i> VICIT OPUS.</p> -<p>. . . . . . .</p> -<p>»Urbs augusta, felix, mansura per saecula longa,</p> -<p class="i2"> <i>Novata</i> studio Ducis.......».</p> -</div> - -<p> -Or Visogoto era quel Duca Salla, e Visigotica la burbanza o -l'adulazione, con le quali si pretendeva nel Ritmo d'aver colui -vinto i <i>mirabili</i> concetti del primo autore. Da tal burbanza o da -tale adulazione si scorge vie meglio come la loro <i>Architettura -Gotica</i> si tenesse da' Visigoti dappiù della Romana, e come coloro -giudicassero di questa, o si sforzassero di giudicarne, in un modo -affatto diverso dal nostro. Egli è un singolar piglio dell'età presente -il credere, che i Visigoti (non parlo già degli Ostrogoti) -avesser dovuto inclinarsi, come noi facciamo, alla bellezza dei -Monumenti di Architettura Greca e Latina, e deporre a tal vista -ogni lor vanità cittadinesca. I Visigoti di Spagna, quantunque -scrivessero in Latino e si chiamassero Flavii (per non esser da -meno de' Re Longobardi) e fossero vaghi d'imitar la pompa del -Palazzo Imperiale di Bizanzio, pur tuttavolta si vantavano d'essere -più antichi e più civili assai de' lor sudditi Romani. Con questo -animo, Vamba dirizzava le <i>Gotiche Rose</i> in Toledo e Sisebuto -scrivea le sue Lettere a Teodolinda. Ne' secoli seguenti vinse l'intelletto -Latino in tutta Europa, massimamente nell'Italia Longobarda: -e là nella Spagna, quando ella fu liberata dal giogo degli -Arabi, la voce <i>Ladino</i>, cioè Latino, divenne da capo, e si mantiene -anche oggidì, una voce dinotante un titolo d'onore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<h3>XXI.</h3> - -<p> -Maometto era morto nel 632; nè ancora settanta nove anni -eran trascorsi, quando i suoi Arabi giunsero in Ispagna nel 711, -dopo aver soggiogata una parte non dispregevole così dell'Asia -come dell'Affrica. Il passaggio di quegl'Ismaeliti dal loro <i>Scenitico</i> -vivere sotto le tende al vivere nelle più popolose Città fe' sentir -loro il bisogno dell'Architettura, e soprattutto della Sacra per -la costruzione delle loro Moschee: bisogno, che costituì un novello -senso nella natura lor trasformata. Edificarono dunque Moschee -in ogni luogo, fin da' primi giorni delle loro vittorie: ma -riuscirono da per ogni dove in Architettura i discepoli non i Maestri -dei popoli vinti, e massimamente de' Visigoti di Spagna. Non -tardarono a prorompere nella <i>Gallia Gotica</i>, unita con la Spagna; -nel 719 s'impadronirono di Narbona, poscia si sospinsero -fino a Magalona. Penetrarono anche in Marsiglia, ch'era de' Franchi, -e però Carlo Martello, Principe di costoro, mosse l'armi sue -contro gli assalitori. Carlo Martello ritolse nel 737 a' Saracini -Agde e Béziers, notabili Città Visigotiche da essi occupate, ma -le saccheggiò ed arse; indi barbaricamente bruciò in Nimes -l'Anfiteatro Romano<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Fe' rovesciar da' fondamenti Magalona, -vicina dell'odierna Monpellieri e d'Aniana, oggi Saint Aignan, -sul Mar di Provenza: ma i Saracini lasciarono a quella spiaggia -il lor nome, che anche ora s'ascolta, di <i>Port Sarrasin</i>. -</p> - -<p> -Più crudele s'accese allora la guerra. Carlo Martello domandò -gli aiuti di Liutprando, Re de' Longobardi, che rapido accorse in -Provenza nel 739. Finalmente i Saracini furono in quell'anno -disfatti, e fuggirono verso i Pirenei e si rinchiusero dentro Narbona. -Liutprando, ritornato in Italia, pubblicò nel 741 le sue famose -Leggi sui <i>Maestri Comacini</i>, da me riferite nel Codice Diplomatico -Longobardo<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>, nelle quali si nota la diversità, che passava -fra l'Architettura <i>Romanese</i> o Romana, e l'Architettura <i>Gallica</i> -o <i>Visigotica</i>; la <i>Gallica</i>, cioè, veduta dal Longobardo in -Provenza, non la <i>Druidica</i> di Vercingetoringe, nè la <i>Moresca</i> -degli Arabi, nè quella de' Germani di Tacito, de' quali ricordavasi -tuttora la rozzezza nel Concilio Romano, tenuto da Papa Zaccaria -nel 744<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Ampie Note io soggiunsi alle Leggi Liutprandee -su' <i>Comacini</i>: e però in questo luogo non mi rimane se non il -debito di tacere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -Non meno sensibile che al Re Liutprando riuscì a Stefano II., -Pontefice Romano, la diversità degli usi Architettonici d'Oltre -l'Alpi e degli usi Romani. Al suo ritorno da Parigi verso la fine -del 754 volle quel Pontefice mostrar alla sua Città di Roma gli -stranieri costumi, e comandò s'edificasse ivi nella Regione Flaminia -una Chiesa di San Dionigi, la quale somigliasse a quella da -lui veduta in Francia, e desse una festa di nuova sorte sul Tevere. -Lui morto nel 759, Paolo I., suo fratello e successore, compì -l'edificio, che sussistea tuttora nel Mille, sì come scrisse Benedetto -del Monte Soratte, del quale ho recitato le parole<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>; testimonio -tanto più certo di quella diversità, quanto più ignorante -d'ogni letteraria disciplina. -</p> - -<p> -L'anno, in cui mancò Stefano II., fu quello nel quale il Re -Pipino, figliuolo di Carlo Martello, giunse a scacciar di Narbona -i Saracini. Con solenne Trattato d'<i>Accomandigia</i>, e' concedè ai -Visigoti di Narbona il pieno godimento della lor <i>Legge Visigotica</i><a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>: -e però la conservazione de' lor Magistrati, de' loro Duchi, -dei loro Conti, de' loro <span class="smcap">Saioni</span> e <span class="smcap">Gardingi</span> e <span class="smcap">Tiufadi</span>. Con altro suo -Diploma dello stesso anno 759, Pipino donò all'Arcivescovo le -<i>Mura</i> e le <i>Torri</i> di quella città ed anche i balzelli, soliti a riscuotersi -da' Visigoti su' commercj delle navi <i>discorrenti pel -mare</i><a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. Sì fatti commercj de' Visigoti di Spagna, di Narbona, di -Magalona e d'altri Porti della <i>Gallia Gotica</i> ne' Porti di Genova -e ne' rimanenti del Regno Longobardo venivano tuttogiorno allargando -in Italia e ne' paesi bagnati dal Mediterraneo la cognizione -dell'<i>Architettura Gotica</i>. Ma i Visigoti, che riparavansi -nell'Italia e nel Regno de' Franchi, fuggendo l'impeto dell'armi -Saracine, meglio di qualunque altro propagavano in estranee -contrade il concetto dell'Architettura loro nazionale. Fra tanti -fuggiaschi primeggiò il Conte Visigoto di Magalona, che poscia -ottenne i favori del Re Pipino. Smaragdo, Scrittore contemporaneo, -lo dice uscito di <i>Getica</i> stirpe (<i>Ex <span class="smcap">Getica stirpe</span> oriundus, -natus in <span class="smcap">Gothia</span><a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a></i>), ma senza tramandarcene il nome. Da questo -<i>Piloforo</i> Visigoto nacque Vitizza<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, il quale videsi accolto nelle -Reggie di Pipino e di Carlomagno, e nel 774 venne in Italia -contro il Re Desiderio, sotto le mura di Pavia. Mutò poscia i pensieri, -e si condusse vicino alla sua patria Magalonese nella solitudine -d'Aniana: ivi cominciò a fabbricar con le sue mani le -povere celle, che tosto divennero l'Anianese Badia, una delle più -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -illustri d'Europa. Vitizza mutò anche il nome suo, e chiamossi -Benedetto, come or noi l'appelliamo col titolo di Santo, congiunto -con l'altro d'Anianese. Questo insigne Ottimate Visigoto fondò -nelle Gallie un gran numero di Monasteri, le forme dei quali -s'imitarono poscia nella Germania di Tacito: ma, innanzi di -parlarne, giova dare un rapido sguardo a ciò che avvenuto era -in Ispagna dopo l'arrivo degli Arabi. -</p> - -<h3>XXII.</h3> - -<p> -Avendo i Romani perduto il lor nome nella Spagna Visigotica -e nella <i>Gallia Gotica</i>, dovè loro sembrar odiosa ed insopportabile -questa condizione; ma i rancori cessarono, e le due razze si -confusero daddovero insieme in un comune servaggio, quando -sopraggiunsero gli Arabi. Allora i Visigoti alla lor volta perdettero -il nome loro: e così essi come i Romani vinti da' Saracini si -chiamarono <i>Muzarabi</i> nelle Provincie Spagnuole occupate dal -nuovo nemico: allora i desiderj di scuotere il giogo abborrito -divampò ugualmente ne' petti dell'uno e dell'altro popolo Cristiano. -I loro studj e le lor discipline si confusero altresì presso i -<i>Muzarabi</i>, e crebbe massimamente l'amore per la <i>Liturgia Gotica</i>, -imposta dal Terzo Concilio di Toledo anche a' Romani. Questa -da indi in qua chiamossi e chiamasi tuttora <i>Muzarabica</i>. Io -ne riparlerò in poco d'ora, ma la breve Storia, che ne farò, ci -verrà dimostrando la sua continua durata in Ispagna, e però il -tenace proposito, con cui ella fu ivi custodita dalle genti di sangue -Romano. Santo Ildefonso pregò secondo quella <i>Gotica Liturgia</i>, -e soprattutto Santo Isidoro di Siviglia, l'amico del Re -Sisebuto, al quale aveva egli dedicato il suo Libro <i>Della natura -delle cose</i>. La conservazione della <i>Liturgia Gotica</i> non potè -disgiungersi dall'esercizio dell'<i>Architettura Gotica Sacra</i> in ogni -luogo di Spagna, dove i Saracini permisero a' <i>Muzarabi</i> d'edificare -o di conservare le loro Chiese. -</p> - -<p> -Ma si lascino i <i>Muzarabi</i> nella loro sventura, e si volga il pensiero -alle felici montagne dell'Austurie, donde a capo d'un qualche -secolo dovea discendere il liberatore aspettato. Don Pelagio -con una mano di Visigoti riparossi ne' luoghi, dove ben presto -sorse la città d'Oviedo, e v'inalberò la Croce di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>. Con -questo segno tutelare alla mano mosse agli Arabi la guerra, e -s'illustrò con la perseveranza della sua nobile resistenza contro -gl'infedeli. Carlo Martello intanto saccheggiava e metteva in fondo -la <i>Gallia Gotica</i>: orrido fatto, che spingea con immenso ardore -i cuori de' <i>Muzarabi</i> da un lato e dall'altro quello de' Visigoti, -oppressi dal Principe Franco, a desiderare il trionfo del cittadino -loro nell'Asturia. Don Pelagio morì nel 737: Alfonso il -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -Cattolico gli succedette, che non lasciò di ristorar con felici armi -le speranze de' suoi. Sì lieti principj si turbarono per l'ignavia -del Re Mauregato, ch'ebbe la mala voce d'aver promesso a' Mori -l'infame tributo di cento donzelle Cristiane alla fine d'ogni anno. -Froila, figliuolo d'Alfonso il Cattolico, riportò la lode d'avere in -mezzo a tante sciagure fondata Oviedo, ed il Re Silo d'avervi costruito -un Tempio al Salvatore: costruzioni, che niuno dirà non -essere state d'<i>Architettura Gotica</i>. Nondimeno questi Principi furono -superati da un edificatore assai più fortunato e grande, che -pose in più splendido aspetto il Tempio di Silo, ed arricchillo con -aurei doni. Lo chiamarono Alfonso il Casto, nome temuto dagli -Arabi. Al tempo di lui giunse Carlomagno in Ispagna, verso l'anno -778. Fu fama, che Bernardo del Carpio, nipote del Re Alfonso -il Casto, fosse stato l'autor principale della disfatta di Carlomagno -in Roncisvalle, non che della morte d'Orlando. Larga sorgente -d'eroiche geste, cantate ne' Romanzi e nelle favole della -Cavalleria del Medio-Evo; ma le rimembranze Visigotiche intorno -a Bernardo del Carpio accrebbero fin da quel tempo il numero -de' Romanzi, che piacquero tanto al popolo di Don Pelagio dopo -il Waltario d'Aquitania e l'Ildegonda di Borgogna. -</p> - -<p> -I fatti di Roncisvalle perciò riempirono di Visigotiche Canzoni -e di magnifici Tempj l'Asturia. Vinceano di nuovo i Goti ed edificavano. -Alfonso il Casto fe' con celebre pompa consacrar da sette -Vescovi nell'802 il Tempio d'Oviedo, quando avea già conseguito -molte vittorie sugl'Infedeli; poscia edificonne un altro alla -Vergine Santa, ed un terzo a San Giuliano: ma più elegante di -tutti parve quel di San Tirso, che la Cronica d'Albelda nella Rioia -(scrittura dell'883) ammirava per le sue marmoree colonne, pei -suoi archi e pe' suoi molti angoli (<i>Miro aedificio <span class="smcap lowercase">CUM MULTIS ANGULIS</span></i><a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>). -Veggano gli Architetti se quest'opera cotanto angolosa -d'un Re Visigoto possa giudicarsi non Visigotica, ma <i>Romanese</i>. -Più caro a que' Goti riuscì Alfonso il Casto, quando egli ridusse -la nascente città d'Oviedo alle prette sembianze della perduta loro -Toledo. Chi fra essi non sospirava per questa cara Toledo? Chi -non dolorava di non poter più innalzar gli occhi verso l'alte cime -di Santa Eulalia e di Santa Leocadia? Il Casto adunque tutto -compose in Oviedo, tanto le Chiese quanto il novello Palagio dei -Re, come sera fatto in Toledo; e però la Cronaca d'Albelda ebbe -a dire: »<span class="smcap">Omnem Gothorum ordinem, sicut Toleti fuerat, tam -in Ecclesiis quam in Palatio, Oveti cuncta constituit</span><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>». Chi -non rammenta nell'atto di leggere questa Cronica, la nuova Troia, -fondata in Epiro per opera di quelli, che fuggivano dall'antica? -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -Chi non si riduce alla memoria i versi, ove si canta il giubilo, -col quale i Troiani del figliuolo d'Anchise approdarono alla riva -del <i>falso Simoenta</i> in Epiro, e corsero ad abbracciare i limitari -della Porta Scea? -</p> - -<p> -In tal modo Alfonso il Casto riproponeva le sembianze amate -di Toledo a' suoi Visigoti d'Oviedo, e vi ponea le tombe de' Re. A -quella stagione, il Visigoto Vitizza, figliuolo del Conte di Magalona, -col nuovo suo nome di Benedetto Anianense, già era venuto -da per ogni dove in fama pel gran numero di Monasteri da -lui edificati dopo il suo proprio d'Aniana. Smaragdo, suo discepolo, -afferma, che assai grande fu la Chiesa d'Aniana, e che i -Chiostri, cospicui pe' suoi Portici e per le sue marmoree colonne, -fabbricaronsi con <i>nuova opera</i><a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. Furono essi <i>Romanesi</i> o Visigotici -sì fatti Portici, voltati da uno de' <i>Pilofori Visigoti</i>? Dovè questo -<i>Piloforo</i> ignorare ciò che Alfonso il Casto faceva in Oviedo? Con -qual dritto e con quale ragione si può egli presupporre, come -pur troppo si fa, che gli Ottimati Visigoti dell'ottavo e del nono -secolo abbiano antiposta la <i>Romanese</i> alla nativa loro <i>Architettura -Gotica</i>? E chi può negar, che di questa fossero andati superbi -non dico i soli Re Vamba ed Ervigio, ma gli ultimi tra' Visigoti? -</p> - -<h3>XXIII.</h3> - -<p> -Emulo d'Alfonso il Casto nell'edificare, ma oh! quanto di lui -più possente, fu Carlomagno, che tentò di far fiorire le Romane -arti dell'Architettura e della Musica Ecclesiastica. Molti credono -tuttavolta, ch'egli avesse fatto costruire alla foggia Visigotica la -splendida sua <i>Rotonda</i> d'Aquisgrana. Io non ripeterò in questo -luogo ciò che altrove scrissi di sì fatta <i>Rotonda</i><a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, non veduta da -me: non posso nondimeno temperarmi dal riferir nuovamente le -gravi parole del Cav. Giulio Cordero di San Quintino: »<i>Chi non -direbbe oggi d'essere tal</i> Rotonda <i>un edifizio d</i>'Architettura Gotica -<i>in Aquisgrana</i><a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>?» E per l'appunto, io soggiungo, in Aquisgrana, -dove regnato avea la Gota Brunechilde. -</p> - -<p> -Anche opera Visigotica può sembrare la magnifica Chiesa ed il -Regal Monastero di Centula o di San Richerio in Piccardia. Quella -Chiesa non fu priva della sua doppia <i>Torre</i>; una terza ne surse nel -Chiostro; e tutte veggonsi effigiate nell'antica immagine presso il -Mabillon<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, donde apparisce un andamento <i>non Romanese</i> nella -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -costruzione, sebbene un Franco ne fosse stato l'autore: Angilberto, -cioè, genero di Carlomagno, al quale Angilberto potè la <i>Mano -Gotica</i> piacere quanto ella piacque a Clotario I. in Roano. -</p> - -<p> -Angilberto morì pochi giorni dopo Carlomagno nell'814. Allora -il nuovo Imperatore Ludovico Pio chiamò nella sua Reggia -d'Aquisgrana il Visigoto Vitizza, ossia San Benedetto d'Aniana. -Questi fabbricò poco discosto il Monastero d'Inda, sul fiume dello -stesso nome: ultimo forse de' tanti Chiostri da lui edificati nella -<i>Gallia Gotica</i>, ed in molte Provincie di Francia. Racconta Smaragdo, -che Ludovico Pio prepose quel Visigoto al governo di tutt'i -Monasteri dell'Aquitania e della Gozia, sperando che l'esempio -giovasse al Regno de' Franchi: »<i>Praefecit cunctis Coenobiis -per <span class="smcap">Aquitaniam</span> et <span class="smcap">Gothiam</span>, ut <span class="smcap">Franciam</span> imbueret exemplo</i><a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>» -La qual Francia di Ludovico Pio non avea certamente -penuria degli esempj di <i>Romanese Architettura</i>. -</p> - -<p> -Una delle più rinomate Badie di San Benedetto dopo la principale -d'Aniana fu l'altra di San Piero in Cauna, della quale tosto -riparlerò; situata fra le Visigotiche Città, di Narbona e di Carcassona. -Ma la Badia d'Aniana fu il perpetuo modello d'ogni altra -della Congregazione Anianese: perciò Smaragdo scrisse: »Hoc -<span class="smcap">Anianense</span> CAPUT esse Coenobiorum, quae in <span class="smcap">Gothorum</span> partibus -constructa esse VIDENTUR; verum etiam et illorum quae -<i>in aliis regionibus</i> ea tempestate et <span class="smcap lowercase">DEINCEPS</span> PER HUIUS EXEMPLA -aedificata sunt<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>». Or quante Badie Anianesi non si -fabbricarono dopo quella d'Aniana, che fu il primo concetto d'un -Visigoto nella <i>Gallia Gotica</i>? A tal concetto accostossi dunque -l'idea del Monastero d'Inda in Aquisgrana, e massimamente se -di stile <i>Gotico</i> fu la <i>Rotonda</i> fattavi costruire da Carlomagno. -</p> - -<h3>XXIV.</h3> - -<p> -Contemporaneo di Vitizza o S. Benedetto Anianese, che morì -nell'821, fu Walafrido Strabone, Monaco di Reichenau sul Lago -di Costanza. Verso quel medesimo anno egli scrisse il suo Libro -delle <i>Cose Ecclesiastiche</i>, ove chiamossi uomo <i>Teotisco</i>, affermando, -che il suo <i>Teotisco</i> linguaggio parlavasi da' <i>Geti</i>, ossia -da' <i>Goti</i>, e massimamente dalle Scitiche genti di Tomi (quivi era -stato rilegato Ovidio); sì come appreso avea da' racconti d'alcuni -Monaci, fedeli suoi confratelli. Nè seppe tacere, che a' suoi concittadini -<i>Teotisci</i> s'erano insegnate <i>molte utili cose</i> da essi <i>Geti</i>, -sebbene Ariani. -</p> - -<p> -»<span class="smcap">Multa</span> nostros (<span class="smcap">Theotiscos</span>) <span class="smcap lowercase">UTILIA DIDICISSE, PRAECIPUE</span> A GETIS, -QUI ET GOTHI, cum eo tempore quo <span class="smcap">Ariani</span> effecti sunt -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -(licet a vera fide aberraverint), in <span class="smcap">Graecorum</span> Provinciis commorantes, -<span class="smcap lowercase">NOSTRUM</span>, idest <span class="smcap">Theotiscum</span>, sermonem habuerunt. -</p> - -<p> -»Et, ut historiae testantur illius gentis (<span class="smcap">Geticae</span>), divinos libros -transtulerunt, quorum ADHUC <span class="smcap">Monumenta apud nonnullos -habentur</span>. -</p> - -<p> -»Et fidelium fratrum nostrorum relatione didicimus, apud -quasdam <span class="smcap">Scytharum gentes</span> et maxime apud <span class="smcap">Tomitanos</span> eadem -locutione <span class="smcap lowercase">ADHUC DIVINA CELEBRANTUR OFFICIA</span><a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>». -</p> - -<p> -Qui tutti veggono, che si tocca della Traduzione d'Ulfila, e che -di questa v'erano alcune Copie ancora nell'820 sulle spiagge del -Lago di Costanza, sebbene i Teotisci di quelle contrade fossero -divenuti Cattolici. Ma quali furono i <i>Geti Ariani</i>, ammaestratori -dei <i>Teotisci</i>? Non essendo a noi noto, che i <i>Geti</i> della <i>Gallia Gotica</i> -e di Spagna, cioè i Visigoti, avessero spedito alcuno a predicar -l'Arianesimo nelle vicinanze di Reichenau, può credersi, -che quegli ammaestratori de' Teotisci non fossero stati altri se -non gli Sciti Iutungi ed i Borgognoni, dell'Arianesimo e della lingua -<i>Ulfilana</i> de' quali s'è più volte ragionato<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Senza l'Arianesimo, -direi, che Walafrido Strabone accennò al <i>Geta</i> o Visigoto -Vitizza ed a' suoi Monaci della Congregazione Anianese. Si noti -frattanto in qual modo i Monaci, compagni di Walafrido Strabone, -dal paese, ove abitarono lungamente gli Sciti Iutungi d'Aureliano, -conduceansi volentieri nelle regioni degli Sciti d'intorno -alle bocche del Danubio; e come il linguaggio Tedesco d'oggidì -potè divenir cotanto ricco, quanto egli divenne, di vocaboli -prettamente <i>Gotico-Ulfilani</i>. Questo linguaggio <i>Ulfilano</i> stringeva -ed aumentava i commercj fra le regioni circostanti al Lago -di Costanza ed i vicini paesi, aiutati nelle Gallie da' Borgognoni: -linguaggio, che propagossi di tratto in tratto nella Meridionale -Germania, e che però si distendea dalle rive del Reno sino alle -Colonne d'Ercole in Ispagna, nell'età di Walafrido Strabone. -</p> - -<p> -Ma già si veniva formando il linguaggio <i>Teotisco</i>, e già la dominazione -dei Franchi sì nella Germania di Tacito e sì ne' paesi -Burgundici, senza parlar della mutata Religione, andava ristringendo -i limiti, fra' quali s'udiva l'idioma <i>Ulfilano</i>. La <i>Gallia Gotica</i>, -la Spagna Visigotica dell'Asturia ed il rimanente della Spagna, -mutata in <i>Muzarabica</i>, serbarono sotto gl'ismaeliti l'antico -affetto per la lingua d'Ulfila; sì come faceano per la <i>Legge</i>, per -la <i>Liturgia</i> e per l'<i>Architettura Gotica</i>: le quali cose non possono -mai, chi ben le considera, separarsi tra loro. Nell'853 Udalrico, -Marchese di Gozia, tenne un <i>Placito</i> in Crespiano del Narbonese, -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -per giudicar la causa di Godescalco, Abate dell'Anianense -Badia di San Piero in Cauna, contro il Visigoto Odilone, che -aveva usurpato alcune terre del Monistero. Intervennero al giudizio -molti nobili personaggi, sei Giudici ed un <i>Saione</i>. Ivi s'allegarono -le Leggi del Codice Visigoto, qual'egli era divenuto dopo -l'abolizione del Dritto Romano comandata dal Re Cindasvindo<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>, -e quale il Re Pipino l'avea conceduto a' Visigoti col Trattato -d'<i>Accomandigia</i> del 759<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. Secondo sì fatte Leggi, che poi -per un'antica Versione Castigliana si dissero del <i>Fuero-Juezo</i>, -diessi vinta la lite all'Abate Caunense<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. -</p> - -<p> -Nè solo i Visigoti, ma eziandio, sì come ho già detto, i Romani -<i>Muzarabi</i> deploravano amaramente la caduta e la soggezione -della Gotica stirpe in Ispagna. Santo Eulogio, Romano di Senatoria -famiglia, che nell'858 lasciò la vita per la fede Cristiana, -deplorava nel suo Libro del <i>Memoriale de' Santi</i> le sorti della -Penisola Ispana. <i>Cadde</i>, scrivea, <i>cadde il Regno de' Goti, fiorente -per la dignità de' suoi Sacerdoti, e splendido per l'ammirabile -costruzione delle sue Basiliche</i>. »Post excidium regni -<span class="smcap">Gothorum</span>, quod Venerabilium Sacerdotum dignitate florebat, -et <span class="smcap">admirabili Basilicarum constructione fulgebat</span><a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>». Fu Santo -Eulogio discepolo d'Alvaro; famoso Goto di Cordova. Ma quanto -più i Saraceni mettevano alle prove la pazienza così de' Visigoti -come de' Romani <i>Muzarabi</i> di Spagna, tanto più qualche -volta prorompeva della Gotica stirpe il rigoglio. Non dubitò quell'Alvaro -di scrivere ad un suo detrattore, che rammentasse chi -mai si fossero i Geti, ovvero i Daci, dond'egli procedeva: <i>usi a -spregiar la morte, usi a lodar le loro ferite</i>. »Ut me, qui sim -ipse, cognoscas et amplius me tacendo devites, audi, -</p> - -<div class="poem"> -<p class="i2"> »Mortem contemnunt, laudato vulnere, <span class="smcap">Getae</span>........,</p> -<p>.... »Hinc <span class="smcap">Dacus</span> premat, inde <span class="smcap">Getes</span> occurrat<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>».</p> -</div> - -<p> -In mezzo alla vasta oppressione de' <i>Muzarabi</i>, Alvaro coltivò -l'amicizia del Diacono Leovigildo, il quale ancor egli nacque Visigoto -e possedeva in Cordova una ricca Biblioteca. Fu questa celebrata -da esso Alvaro, ed il suo possessore s'ascoltò insignire -d'una gran lode; <i>ch'egli</i>, cioè, <i>splendeva di Getica luce</i>: »<span class="smcap">Getica -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -qui luce fulget</span><a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>». In tal guisa i Visigoti serbavano in -cuore la memoria della loro passata grandezza, e però sempre, -quando Alvaro di Cordova scrivea, intendeano a conservare il -più che poteano le tre cose, onde ho testè favellato, la <i>Legge</i> del -<i>Fuero-Juezo</i>, la <i>Liturgia</i> e l'<i>Architettura Gotica</i>. Nell'878 tennesi -un Concilio in Troia di Sciampagna, nel quale si fecero Sigebodo, -Arcivescovo di Narbona ed altri Vescovi della <i>Gallia Gotica</i> -innanzi al Pontefice Romano Giovanni VIII, pregandolo di -provvedere a punire i sacrilegj: materia, di cui non si faceva parola -nel Codice Visigotico<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. Poichè Goti eran que' Vescovi, egli è -facile il comprendere, che la loro Ecclesiastica dignità non li distoglieva -dall'esercizio, nè togliea loro il godimento delle patrie -Leggi civili, nè dava loro il consiglio di mutare in <i>Romanese</i> -l'<i>Architettura Gotica</i> delle Basiliche da essi costruite. -</p> - -<h3>XXV.</h3> - -<p> -Anche i Germani di Tacito a quella stagione cercavano d'ingentilire -il loro idioma, venuti al Cristianesimo dopo la predicazione -di San Bonifazio: già la loro agreste vita de' tugurj e delle -capanne, senza tegole e senza calce<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, s'era mutata nella vita -della città: già sorgeano da per ogni dove Cattedrali e Chiese, -per la costruzione delle quali doveano chiamarsi gli Architetti o -Romani o Visigoti. Ma la lingua Teotisca restò incolta e stridula -per lunga stagione; del che abbiamo solenne testimonianza in -Otfrido<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>: il quale, tra l'863 e l'879, si pose a parafrasar poeticamente -i Santi Evangelj, e dedicò que' suoi lavori a Liutberto, -Arcivescovo di Magonza. Nacque Otfrido non so se nel Regno dei -Franchi o nella Germania di Tacito, posseduta da' Re Franchi. Afferma -d'esser <i>Teotisco</i>, sì come Walafrido Strabone; ma il dialetto -de' luoghi, ove Otfrido (nelle vicinanze forse di Magonza) -dettava i suoi versi, era inferiore d'assai a quello de' paesi di -Walafrido verso il Lago di Costanza, ove più larga e più profittevole -si fece sentire l'infusione della vera lingua Gotica, od <i>Ulfilana</i>. -</p> - -<p> -E però diceva Otfrido nella sua Prefazione a Liutberto, che -<i>barbaro, inculto ed indisciplinabile dal freno della Grammatica -era il suo linguaggio</i> Teotisco, <i>e difficile a scriversi pel -motivo della pronunzia Germanica, dello stridore de' denti e -della sonorità delle fauci di que' popoli</i>. »Linguae <span class="smcap">Theotiscae -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -barbaries, ut est inculta et indisciplinabilis, atque insueta -capi froeno Grammaticae..... difficilis scriptu propter litterarum -congeriem aut incognitam sonoritatem... Ob stridorem -dentium, ut puto, utuntur litera Z, et litera K ob faucium -sonoritatem</span>». E tosto soggiunse, <i>che sì fatta lingua riputavasi -agreste tuttora, e non era nè pur anco ridotta in iscritto -da' proprj suoi cittadini, nè polita con l'arte</i>. »<span class="smcap">Lingua haec -velut Agrestis habetur, dum a</span> PROPRIIS <span class="smcap lowercase">NEC SCRIPTURA NEQUE -ARTE ALIQUA</span> ULLIS TEMPORIBUS <span class="smcap lowercase">EXPOLITA</span><a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>». -</p> - -<p> -Queste ultime parole d'Otfrido attestano, che ignote a lui furono -molte Scritture dell'idioma de' Franchi, le quali soglionsi attribuire -all'ottavo secolo. Elle perciò sembrano appartenere alla -seconda metà del secolo nono, e di non aver l'antichità della Parafrasi -d'Otfrido. Tali sarebbero state le Versioni d'un Libro di Santo -Isidoro di Siviglia, e della <i>Regola</i> del Patriarca San Benedetto; -il <i>Pater Noster</i> Germanico; poche <i>Formole</i> Catechistiche del -Concilio di Leptines (del 743, tradotte forse più tardi); la pugna -d'Ildebrando e d'Altubrando ne' Ritmi di Cassel; una preghiera -di Weissemburgo della Baviera<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>. -</p> - -<p> -In tal guisa Otfrido, che amava il suo linguaggio Teotisco e -provavasi a dirozzarlo con le sue sacre rime, non potè dissimularne -i difetti e la rusticità. Non trovo per verità, che Amalasunta -in Italia e Brunechilde in Ispagna fosser dotate di sì stridenti -gole. Questa pochezza e barbarie regnò parimente appo i Franchi, -quando essi non parlavano in Latino. Coloro, i quali confondono -la razza de' Germani di Tacito con quella de' <i>Geti</i> o Goti -si condannano a dover concludere, che un solo furono l'idioma -d'Otfrido e de' Visigoti così di Spagna come della <i>Gallia Gotica</i>. -In simil modo avranno essi a dire, che le fabbriche imprese dopo -San Bonifazio nella Germania di Tacito, dalla seconda metà -dell'ottavo secolo fino alla prima del nono ed all'età d'Otfrido, -uguagliarono in magnificenza ed in <i>elevazione</i> i Tempj Toledani -di Santa Eulalia e di Santa Leocadia, e que' d'Alfonso il Casto in -Oviedo e tutti gli altri magnifici Monumenti dell'<i>Architettura -Gotica</i>, de' quali s'è fin qui ragionato. -</p> - -<h3>XXVI.</h3> - -<p> -Un altro popolo intanto, a' giorni d'Alvaro di Cordova e del -Diacono Leovigildo e d'Otfrido, minacciava le spiagge dell'Europa -Occidentale sull'Oceano, recando con le sue marittime correrie -i più gravi danni e le più spietate stragi alla Spagna ed al Regno -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -dei Franchi. Erano i Normanni, a' quali ho detto, che Ulmaro -nell'875 diè il nome di <i>Geti</i><a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>: nome, che loro s'appartenea, sì -come ho narrato nel Libro Trigesimo Settimo della Storia. Qui -solo dirò, che nel 912 Rollone il Normanno ebbe dal Re Carlo il -Semplice quella parte, la quale chiamossi Normandia, del Regno -de' Franchi di Neustria, col titolo di Duca: e che il nuovo Duca pose -la sua sede in Roano. Fu padre di Guglielmo I. detto <i>Lungaspada</i>, -il quale dalla nobilissima Sprota generò il Duca Riccardo -I. Sprota, rimasta vedova, da un secondo marito ebbe Rodolfo, -Conte così d'Ivry come di Baieux, e però fratello uterino d'esso -Riccardo I.<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Sulle relazioni di questi due fratelli, Dudone di -San Quintino compose l'enfatiche sue ma fedeli Storie de' Normanni<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>; -dalle quali apparisce, che quel Rollone fu veramente -<i>Dacigena</i><a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, ovvero della Dacia, e che parlava la <i>Lingua Dacica</i>. -Nacque, raccontavano l'uno e l'altro fratello, il loro avo Rollone -in Dacia; non nella Danimarca od in altra delle regioni poste sul -Baltico, alle quali si dava il nome generale di Dacia, per la conquista -fattane da' Goti o Daci dopo la morte d'Ermanarico il Grande: -ma sì nella Dacia confinante con l'Alania. L'Alania in varj -tempi ebbe varj confini, più o meno vasti: nondimeno ella non -si distese giammai oltre gli spazj, che interpongonsi fra il Mar -Nero e la Vistola. Rollone fu prole d'un Re, che possedè pressochè -interi questi Regni d'Alania e di Dacia: »<span class="smcap">Daciae</span> regnum <i>pene -universum possidens</i>, AFFINES <span class="smcap">Daciae et</span> ALANIAE terras -sibi vindicavit<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>». Dell'Alania parlarono i messi di Teodosio -Imperatore, dicendo: »<span class="smcap">Dacia</span> et <span class="smcap">Alania</span> finiuntur <i>ab Oriente</i>, desertis -<span class="smcap">Sarmatiae</span>: <i>ab Occidente</i>, flumine <span class="smcap">Vistula</span>: <i>a Septemtrione</i>, -<span class="smcap">Oceano</span>: <i>a Meridie</i>, flumine <span class="smcap">Histro</span><a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>». -</p> - -<p> -Fuggito Rollone da quest'<i>Alanica Dacia</i>, navigò verso la Scandinavia -e giunse in Meora di Norvegia; donde poi venne a saccheggiar -l'Europa Occidentale co' suoi compagni, e, fatto Cristiano, -dette i principj al Ducato di Normandia, dal quale indi -uscirono i conquistatori d'Inghilterra e delle due Sicilie. -</p> - -<p> -La prima cura di Rollone fu di far ricondurre nel Tempio <i>Gotico</i> -di Clotario I. il Corpo di Sant'Oveno, donando non poche -terre a' Monaci, rimpatriatisi. Altre ne donò a Santa Maria di -Baieux, a Santa Maria d'Evreux ed alla Chiesa del Monte di San -Michele, denominato <i>In pericolo di mare</i>; nobile scoglio, d'accesso -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -difficile in mezzo all'Oceano. Su quello scoglio surse la Badia, -che oggi anche da lungi ostenta le forme dell'<i>Architettura -Gotica</i>. Ivi Rollone parlava la sua <i>Dacica Lingua</i>, ignota del -tutto anche a' discendenti di quei Sassoni, che Gregorio Turonense<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> -narra essersi dalla Germania di Tacito tramutati, dopo varie -guerre, in Baieux. Il Duca Guglielmo I. <i>Lungaspada</i>, trovandosi -nel 941 a parlamento con Arrigo nella vera Germania -di là dal Reno, udivvi Ermanno, Duca de' Sassoni, favellare nell'idioma -<i>Dacico</i>: »<span class="smcap">Dux Saxonum</span>, narra Dudone di San Quintino<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, -coepit affari <span class="smcap">Dacica lingua Willelmum, Ducem Northmannorum</span>». -Domandogli, maravigliando, in che modo avesse -appreso un idioma non conosciuto in Sassonia, ed Ermanno rispose -d'essergli occorso ciò, a suo malgrado, avendolo i valorosi -Daci travagliato con assidua guerra e poi fatto prigioniero: »Quis -te, continua Dudone, <span class="smcap">Daciscam linguam, inexpertem Saxonibus</span>, -docuit? <span class="smcap">Bellicosum</span>, respondit, <span class="smcap lowercase">TUAE PROGENIEI DECUS</span>, quae innumerabilia -proelia in me exercuit, meque proelio captum ad -sua detrusit, et, <i>me nolente</i>, <span class="smcap">linguam Daciscam</span> docuit». Di qui -s'impara, che la Dacica patria di Rollone stava situata tra l'Alania -e la Sassonia della Germania di Tacito, e che nel Novecento -niuna infusione della lingua de' Daco-Geti, ossia dell'<i>Ulfilana</i> -erasi fatta nell'idioma di que' Sassoni, sebbene in più antica età -dalle medesime dimore Germaniche fossero usciti una porzione -degli Anglo-Sassoni, conquistatori dell'Inghilterra nel 449. -</p> - -<p> -La <i>Lingua Dacica</i> di suo padre Rollone fu cara cotanto al Duca -Guglielmo <i>Lungaspada</i>, che volle mandar in Baieux un suo -tenero figlioletto per esservi educato allegramente alla Normanna, -e nel nativo idioma de' <i>Daci</i>. Disse, che in questa città v'era -un maggior numero di Normanni, e che in Roano udivasi più -volentieri parlare il Latino, in danno del <i>Dacico</i> linguaggio, -»Quoniam (quegli che parla, è sempre Dudone, buon testimone -di que' fatti), <span class="smcap">Rothomagensis</span> civitas <span class="smcap">Romana</span> potius quam -<span class="smcap">Dacisca</span> utitur <span class="smcap lowercase">ELOQUENTIA</span>, et <span class="smcap">Baioacensis</span> frequentius. <span class="smcap">Fruitur -Dacisca</span> quam <span class="smcap">Romana</span>, volo ut puer ad <span class="smcap">Baioacensem</span> deferatur -ut <span class="smcap lowercase">EDUCETUR</span>, FERVENS LOQUACITATE DACISCA<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>». -</p> - -<p> -Con tali cure s'ingegnavano i popoli del sangue Daco-Getico di -tenere svegliata la patria lingua, e con tale predilezione l'antiponevano -essi al Latino, quantunque i loro Pubblici Atti si scrivessero -Latinamente per farli capire dall'universalità degli abitanti -di Normandia. Ben questo <i>Dacico</i> era lo stesso linguaggio della -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -<i>Gallia Gotica</i> e di Spagna; diverso affatto da quello de' Franchi, -de' Sassoni e dell'altre genti della Germania di Tacito. I Normanni -di Rollone, il Daco, erano idolatri, e quando passarono al Cristianesimo, -non aveano la Liturgia Ecclesiastica de' Visigoti: ma, -in quanto all'<i>Architettura Gotica</i>, ciascuno può di leggieri comprendere -con quanto diletto avesse dovuto Rollone veder la <i>Mano -Gotica</i> di Clotario I. in Sant'Oveno di Roano, e con quale facilità -largheggiar de' suoi doni verso quel Monastero. -</p> - -<p> -Il fanciullo, che coltivò la <i>Lingua Dacica</i> in Baieux, fu Riccardo -I.; e' succedette al padre Guglielmo <i>Lungaspada</i> nel Ducato -di Normandia. Non credo, che la sua <i>Lingua Dacica</i> di Baieux -somigliasse in tutto a quella de' Visigoti dopo la separazione di -molti e molti secoli fra i Geti passati nell'Occidente d'Europa, ed -i Daco-Geti di Rollone. Ma intelligibile certamente riusciva la favella -di Rollone a que' Visigoti; ciò che non avveniva punto ai -Sassoni avveniticci di Baieux, nè a' Sassoni rimasti nella Germania. -Più ignoto sonava l'idioma <i>Dacico</i> di Rollone a' Romani di -Normandia, suoi nuovi sudditi; nè Rollone, o Guglielmo <i>Lungaspada</i> -cercarono di propagarne l'insegnamento. La contraria sentenza -piacque a Teodorico e ad Amalasunta in Italia, i quali godevano -del vedere i fanciulli Romani addottrinarsi nella lor lingua -Gotica. Tra questi s'annoverarono i figliuoli del Patrizio Cipriano<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>: -e tali studj piacquero tanto più ad Amalasunta quanto -più ella, dotta così nel Latino come nel Greco, era vaga di mostrar -a tutti le ricchezze del patrio linguaggio. Del che lodavala -Cassiodoro, scrivendo al Senato di Roma: »<span class="smcap">Nativi sermonis</span> UBERTATE -GLORIATUR<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>». -</p> - -<h3>XXVII.</h3> - -<p> -Qui è necessario sdebitarmi della mia promessa<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>, dicendo una -qualche parola intorno al linguaggio arcano e però a' fatti dei -<i>Culdei</i> o <i>Colidei</i>, onde favellarono dottamente lo Spelmanno ed -il Ducange ne' loro Glossarj. Ebbero per vero, seguitando l'autorità -degli Storici Ettore Boezio e Giorgio Bucanano, che sì fatti -<i>Culdei</i> furono antichi Monaci o Canonici Regolari di Scozia, i -quali non del tutto ubbidivano, salvo la fede, a' precetti disciplinari -del Pontificato Romano. Ciò bastò ad alcuni recenti Scrittori -per crederli o Eretici, o seguaci dello Scisma de' Greci<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>; ed in -tal qualità s'odono i <i>Culdei</i> predicare oggidì per inventori dell'<i>Architettura -Gotica</i> e dell'<i>ogiva</i> od <i>arco acuto</i>, in odio dell'<i>arco -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -rotondo</i> dei Romani Pontefici ed in dispregio di tutta la <i>Romanese</i> -Architettura. Dell'<i>ogiva</i> parlerò più innanzi: ma priva -di qualunque fondamento è l'opinione, che attribuisce ai -<i>Culdei</i> di Scozia d'aver creato un'Architettura inimica della -Cattolica; la medesima, cioè, che si sparse tosto in tutta l'Europa -Cattolica e divenne cara per molti secoli ad infinite generazioni -di Vescovi, di Sacerdoti e di Monaci, ossequiosissimi -a' Pontefici Romani. E poi che aveano di comune co' Pontefici -le mura di Merida o di Toledo e dell'altre Città de' Visigoti; -che aveano di comune co' Pontefici di Roma i loro Castelli e Palagj -con tutto il resto degli edifizj militari e civili di ogni sorta? -</p> - -<p> -Io non nego, che San Colombano, uscito dall'Ibernia, scritto -non avesse alcune acerbe parole contro la <i>Catedra di San Pietro</i>, -da me non taciute nel Codice Diplomatico Longobardo<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Ma -e' le scrisse per Cattolico zelo, ignorando nella sua qualità di straniero -i fatti; e la Romana Chiesa onora nel numero de' suoi Santi -questo insigne fondatore de' Monasteri di Lussovio (oggi Luxeu) -nel Regno de' Borgognoni, e di Bobbio nel Regno d'Italia; -di Bobbio, che tosto divenne l'asilo d'un gran numero di virtuosi -e dotti uomini dell'Ibernia. San Gallo, San Deicolo, San Romarico, -Autori di famose Badie, furono Monaci, non <i>Culdei</i>, di Lussovio, -ed ebbero gran numero d'imitatori nel settimo secolo, i -quali tra' soli Monti Vogesi verso l'Alsazia, in uno spazio non -maggiore di quarantacinque leghe, costruirono, afferma lo Schoepflin<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>, -un circa settanta Monasteri di Canonici Regolari e di Religiosi -dell'uno e dell'altro sesso. I loro edificj si giudicarono <i>ammirabili -opere</i> dallo stesso Autore, <i>per l'ampiezza delle loro -moli e per la bellezza delle lor forme</i>; donde poi sursero, nè -ciò increbbe a' Pontefici di Roma, <i>un numero infinito di Ville, -di Rocche, di Vici, di Castelli e di Terre</i><a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. -</p> - -<p> -Più singolare può credersi l'altra opinione<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>, la quale confonde -gl'intendimenti de' <i>Culdei</i> con le dottrine Architettoniche d'alcune -Consorterie di Laici, Operatori ed Architetti, che usarono un -linguaggio arcano fra loro, ed ebbero una particolar Gerarchia -col divieto di svelare a' profani la regola dell'arte loro e de' lor -computi Matematici. Lunghe fatiche si son tollerate in Germania -e' non ha guari per persuaderci, che la Gran Carta di sì fatte Consorterie -Laicali si compilò in Inghilterra, e propriamente nell'anno -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -926, al tempo di Guglielmo <i>Lungaspada</i> e di Riccardo I. -Soggiungesi, che un cotal Documento Anglo-Sassonico, disteso -nell'Eboracense città, ovvero in York, si conserva tuttora in Londra<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>. -Che che sia di sì fatta Scrittura, che io non lessi e della -quale non posso dar giudizio, ella non distrugge certamente le -Storie dell'Architettura Gotica Oltredanubiana, da Zamolxi fino a -Deceneo e ad Ulfila; non distrugge le Storie dell'Architettura in -Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>. La compilazione, vera o falsa, -del 926 non potè dunque non esser l'erede necessaria d'un qualche -precedente Sodalizio, dal quale in più remota età si lavorò -un qualche Trattato d'Architettura: e, se congregaronsi Consorterie -Architettoniche nel decimo secolo di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, elle non -furono più antiche sì de' Collegj dei Fabbri presso i primitivi Romani -e sì degli altri de' <i>Maestri Comacini</i> presso i Longobardi. -Simili Sodalizj formavansi non solo per le ragioni di ciascun'arte, -ma eziandio per soccorrersi a vicenda nelle varie occorrenze della -vita; e soprattutto nelle spese de' funerali, come il Mommsen<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> -a' nostri dì vien dimostrando in quanto a' Romani. Anche oggi pei -medesimi fini d'aiutarsi reciprocamente con carità religiosa vi -sono le così dette <i>Congregazioni Spirituali dell'Arti</i> nel Reame -delle due Sicilie. Gli stessi modi, credo, si tennero da' Collegj degli -Architetti Visigoti di Spagna prima della venuta degli Arabi -nel 711, e fino al duodecimo secolo nella <i>Gallia Gotica</i>. -</p> - -<p> -Non veggo perciò come si debba creder nuovo nel 926 l'essersi -formate o no alcune Consorterie non solo di <i>Culdei</i> Ecclesiastici, -ma d'Architetti Laici; e come gli uni e gli altri avessero potuto -essere trovatori d'un'Architettura, non mai più veduta dianzi, per -contrapporla con insolito ardire a quella tenuta in pregio dai -Pontefici Romani. E poi, qual maraviglia, che parecchie Consorterie -giurassero di non comunicare a niuno il magistero dell'arte -loro? Che altro essi faceano se non quello che sempre s'è fatto e -si fa e si farà in tutte l'Officine dell'arti e de' mestieri, anche oggi -che in molti paesi d'Europa s'abolirono per Legge i Collegj d'arti -e mestieri? Non v'ha più giuramento del segreto, è vero; ma il -privato interesse in ogni Bottega di vini o di zolfi o di ferri sa custodire -assai bene a' nostri giorni le tradizioni e le pratiche della -sua industria, per nascondersi agli emuli e difendersi contro gl'imitatori. -Del rimanente, io non ignoro, che i costumi erano assai -più feroci nel Medio-Evo, e che allora un segreto violato aprir potea -più agevolmente le vie alle stragi ed al sangue, come si narra -essere avvenuto nel 1099 a Corrado, Vescovo d'Utrect, il quale -rubò al giovine Pleber le sue <i>formole</i> intorno al gittar le fondamenta -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -d'una Chiesa (<i>arcanum magisterium</i>), e fu per vendetta -ucciso dal padre del giovine. Tralascio i paurosi racconti, -che si fanno sopra Erwino di Steimbach, autore d'una delle Torri -di Strasburgo nel secolo decimo quarto. -</p> - -<p> -L'arcano linguaggio degli Operatori d'un'Architettura, che pretendesi -allora nata verso il 926, è un gran fenomeno agli occhi -di chi giudica essersi, mercè un segreto inespugnabile, propagata -in tutta l'Europa Cattolica l'arte da noi detta oggi <i>Gotica</i>. -Quella, che noi chiamiamo così, non vuole attribuirsi a' Visigoti; -gente barbara ed ignorante, la quale non edificò giammai se non -alla Romana, e, sto per dire, secondo i precetti di Vitruvio! A -questo modo ragionano i presenti Storici dell'Architettura, ignorando -tutta la Storia Oltredanubiana de' Visigoti da un lato, e dall'altro -affannandosi per rintracciar nelle Consorterie de' <i>Culdei</i> o -degli Architetti Laici tutto ciò che si trova in quella Storia molti -secoli prima del 926. Somigliano tal sorta di Storici a chi con -grande smania vada cercando gli occhiali, ch'egli avea già sulla -fronte. -</p> - -<p> -Quel gran fenomeno del linguaggio arcano è un fatto non molto -dissimile all'altro d'essersi Riccardo I condotto da Roano in -Baieux per parlarvi la <i>Lingua Dacica</i>. Perciò i Visigoti di Spagna -e della <i>Gallia Gotica</i>, sebbene scrivessero in Latino, aveano -pe' loro usi particolari<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> la Visigotica od <i>Ulfilana Lingua</i> in serbo; -istromento ed arcano del Regno loro sì per tener desta la patria -favella in mezzo a popoli di sangue diverso, e sì per non esser -talvolta compresi da' Romani, sudditi non sempre fedeli. Negli -eserciti d'Alessandro il Grande, composti di molte nazioni, la -sua Macedonica favella era divenuta il privilegio del minor numero; -ed egli stesso il Re non l'adoperava che in alcune rare occorrenze, -avendo sempre il Greco illustre fra le labbra. E però, -volendo ammazzar Clito, gridò contro lui all'armi nel dialetto dei -Macedoni, chiamando a sè i <i>Portatori di targhe</i>; l'uso del quale -dialetto, nella sua bocca era divenuto, scrive Plutarco, il segno -e quasi un simbolo di qualche gran turbazione. I discendenti di quei -Bulgari d'Aleczone, i quali furono dal Re Longobardo Grimoaldo -collocati verso l'anno 667 nelle vicinanze d'Isernia e nel tratto, -che oggi chiamasi Provincia di Molise nel Reame di Napoli, vivono -ancora negli stessi luoghi, ove sopravvennero alcuni stuoli di -Schiavoni o Slavi al tempo del Re Ferdinando I d'Aragona. Son -tutte popolazioni bilingui, ed ora si veggono pubblicati dal Professor -De Rubertis, nato nella Provincia di Molise, alquanti brani -delle popolari canzoni, solite a cantarsi nel primo di Maggio -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -presso i nipoti e pronipoti degli Slavi<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. Ma chi, senza una tradizione, -potrebbe percepirne il significato? -</p> - -<p> -L'Architettura e le Matematiche nel Medio-Evo non s'insegnavano -dalle Cattedre, come oggi fra noi ma o ne' Monasteri o nelle -Consorterie Laicali degli Architetti. Non solevano in quel tempo -disgiungersi la scienza e la speculazione dall'operare. Nè si disgiunsero -così ne' Collegj de' <i>Comacini</i> come in quelli de' Fabbri -di Roma; non si disgiunsero in più antica età presso i Visigoti, -quando essi edificavano di là dal Danubio, e quando poi edificarono -in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>. Sì agli uni e sì agli altri -Visigoti dovè tornar necessario un qualche Sodalizio d'arti e -di mestieri, e soprattutto d'Architetti e muratori. Da qualcuna di -sì fatte Consorterie uscirono per aventura gli Operatori della <i>Mano -Gotica</i>, chiamati nel 534 da Clotario I in Roano; e non saranno -stat'i soli, che vennero nel Regno de' Franchi di Neustria. -Dopo la predicazione di San Bonifazio nella Germania di Tacito, -poterono alcuni di sì fatti Visigoti esservi chiamati a costruir le -Città e le Chiese, come certamente chiamati vi furono i più vicini -<i>Comacini</i> d'Italia e come i Monaci Cattolici, di qualunque nazione -si fossero, v'andarono, sì per propagarvi la fede Cristiana -e sì per farvi costruire le Badie di Fulda e di Corbeia e tante altre -splendidissime. Il linguaggio di tutti costoro in principio non -si comprendea dai Germani di Tacito; semplicissimo fatto, sul quale -di poi s'inventarono tante favole intorno a' <i>Culdei</i> ed agli Architetti -Laici del Medio-Evo, non che all'arcano lor favellare. -</p> - -<h3>XXVIII.</h3> - -<p> -La Dacia confinante con l'Alania, donde si partì Rollone, Duca -di Normandia, ebbe o no alcuni di sì fatti Collegj? Sembra, che -avesse dovuto averli; ma chi può dirlo con certezza? Se gli ebbe, -i primieri costumi della piraterìa di Rollone fan credere, ch'egli -non si fosse curato di portar Architetti sulle sue velocissime navi -e la brevità del suo Ducato dopo la sua conversione al Cristianesimo -non gli permise forse di chiamarne dalla sua Dacia nativa -e dal Danubio. Ma volendo Rollone fabbricare una qualche Chiesa -od un qualche Palagio, non vedeva egli la <i>Mano Gotica</i> di -Sant'Oveno in Roano? E non dovea egli esser tentato di chiamar -Visigotici anzichè <i>Romanesi</i> Architetti? -</p> - -<p> -Riccardo I. non solamente volle, che la Storia de' suoi Daco-Geti -Normanni, al tempo della loro idolatria, si scrivesse da Dudone -di San Quintino; ma vivi serbò nella sua mente i concetti -dell'Architettura Oltredanubiana di que' Daco-Geti. Gli piacquero -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -innanzi ogni cosa ne' Tempj l'<i>elevazione</i>, che chiamerò Visigotica, -ed il pensiero di circondarli con le <i>Torri</i>. Stando egli un -giorno sulle soglie del suo Normannico Palazzo di Fecampo, vide -in qual maniera questo vincesse nell'altezza l'opposta Chiesa -della Trinità; e tosto mandò per un Architetto, al quale impose -d'alzar la nuova Chiesa cotanto, ch'ella superasse le mura sì del -Palazzo e sì della città. Il nuovo Tempio, ricco di <i>Torri</i> come -quello di Santa Eulalia in Merida, non tardò a levarsi maestoso -nell'aria, con due file d'archi: »Delubrum <span class="smcap lowercase">MIRAE AMPLITUDINIS</span>, -hinc inde <span class="smcap">Turribus praebalteatum, dupliciter arcuatum</span> et de -<span class="smcap">concatenatis artificiose lateribus DECORAE ALTITUDINIS -CULMINE</span>... Intrinsecus depinxit <i>historialiter</i><a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>». La Casa di -Dio, disse Riccardo I., dee superare tutte le sommità d'ogni altra -fabbrica. -</p> - -<p> -Notgero, Vescovo di Liegi, a' giorni di Riccardo I., riedificò -nella sua città la Basilica di San Lamberto, della quale si conserva -l'immagine nelle <i>Lamine</i>, descritte dopo il Dittico Liegese dal -Wiltheim<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>, ove tutti possono scorgere il Gotico artificio delle -<i>Torri</i> e de' <i>molti angoli</i>, compagni di que' della Chiesa di S. Tirso -d'Asturia. <i>Non è questa</i>, esclama il Wiltheim, <i>non è questa -l'Architettura da noi chiamata Gotica?</i> »Vidisti in singulis tabellis -<i>tria</i> <span class="smcap lowercase">FASTIGIA ACUMINATA</span>, et sub unoquoque horum singulos -<span class="smcap lowercase">ARCUS ACUTE ANGULOSOS</span>, genus structurae a <span class="smcap">Vitruviana seu Romana -Graecave</span> veteri longe diversum: vulgo <i>Gothicum</i> hodie appellant». -In tal guisa, gli esempj della <i>Mano Gotica</i> di Roano si -veggono passati dalla Normandia in Liegi, appartenente al Regno -de' Franchi d'Austrasia. Un esempio più illustre diessi nella stessa -Normandia da Riccardo I. quando egli cominciò nel 966 a costruire -un Monastero sul Monte S. Michele. Ottenne dal Pontefice -Romano Giovanni XIII. e da Lotario, Re de' Franchi, grandi privilegj -pel grandioso edificio, collocato su quella marina rupe<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, -ma le fiamme lo consumarono, ed il nuovo Duca Riccardo II. -lo ricostruì nel 1022: della quale ricostruzione il Mabillon<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> pubblicò -le figure. Ivi si ravvisano agevolmente le forme dell'<i>Architettura -Gotica</i>, e l'<i>elevazione</i> aerea delle mura, che n'era il principal -distintivo. Non leggo in niun Documento, che Riccardo I. -e Riccardo II. avessero chiamato sul Monte San Michele a lavorare -alcuno de' <i>Culdei</i> o degli Architetti Laici di Scozia e di Inghilterra; -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -ma la Cronica del Monte San Michele<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> ci assicura che -nel 966 e nel 1022 gli Abati di quel Monastero, Mainardo e poscia -Ildeberto, ne furono gli autori: Monaci entrambi, ed entrambi -Cattolici. -</p> - -<p> -Orderico Vitale, il quale nacque nel 1065 e fu Monaco di Santo -Ebrulfo in Normandia, dove mori nel 1141, parla d'un celebre -Architetto delle Gallie a' giorni di Riccardo I e del suo uterino -fratello Rodolfo, Conte d'Ivry e di Baieux. Chiamavasi Lanfredo; -ed Albereda, moglie d'esso Rodolfo, pregollo di fabbricare in -Baieux una <i>Torre</i>. Questa riuscì famosa nelle guerre di Normandia -(<i>Turris famosa, ingens, munitissima</i><a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>): un sinistro romore intanto -si divolgò, che Albereda fatto avesse mozzare il capo a Lanfredo, -acciocchè mai più egli non costruisse di simiglianti lavori -per alcuno<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. Lo stesso lagrimevole fine attribuiscasi all'Architetto -della Meclenburghese Badia di Dobberano, e ad altri; atroci fatti, -pe' quali gli Architetti e simili Operatori dell'arti si teneano più -stretti ne' loro particolari Collegj, e si circondavano di misterj, -occultando la pratica dell'arte loro, ed ogni procedimento Matematico. -</p> - -<h3>XXIX.</h3> - -<p> -Mentre Riccardo I edificava sul Monte San Michele, i Visigoti -della <i>Gallia Gotica</i> non aveano perduto il godimento, pattuito -nel 759 col Re Pipino, del <i>Fuero-Juezo</i>, nè l'esercizio dell'antica -loro <i>Architettura Gotica</i>. Nelle loro contrade s'erano stabiliti -non pochi Franchi, viventi a <i>Legge Salica</i>; ed i Romani del decimo -secolo erano da lunga stagione rientrati nel possesso del -<i>Breviario</i> Alariciano, abolito nel settimo da Cindasvindo in Ispagna; -del quale riacquisto sopravanzano luminose memorie ne' <i>Placiti</i> -e nelle donazioni del 918, 935, 942, 949<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>. Ecco tre Leggi -diverse nella <i>Gallia Gotica</i>: nondimeno presso que' Romani e -presso quei Visigoti s'insinuava sempre un qualche uso de' Franchi -dominatori; e non di rado nelle due lingue, <i>Ulfilana</i> e Latina, si -faceva un qualche innesto d'alquante Germaniche voci. Già negl'Istromenti -Visigotici del decimo secolo si vede introdotto il costume -dei <i>Feudi</i>: ma il vocabolo <i>Allodio</i>, della Legge Salica di Clodoveo, -divenne frequentissimo fra' Visigoti, sebbene se ne fosse voltato il -senso a dinotar le possessioni libere di qualunque dritto feudale. -</p> - -<p> -L'essersi cominciati gli ordinamenti de' <i>Feudi</i> a propagare più -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -o meno rapidamente fra' Visigoti non tolse a costoro il lustro della -loro schiatta, ed essi conservarono la più gran parte delle ricchezze, -mercè le quali si facevano tuttodì a fabbricar volentieri un -numero, che talvolta sembra favoloso, di Monasteri e di Chiese. -Le donne Visigote andarono innanzi ad ogni altro in questo arringo -d'Architettura Sacra; le donne, a cui erasi propizio il <i>Fuero-Juezo</i>; -e massimamente in una Legge del Re Cindasvindo<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. -Niuno impaccio ad esse recavano il <i>Mundio perpetuo</i>, de' Longobardi, -nè il <i>Reippus</i><a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> stabilito contro le vedove da Clodoveo, e -rinfrescato dopo tre secoli da Carlomagno nella <i>Legge Salica</i><a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>. -</p> - -<p> -E però due donne illustri, senza il consentimento d'alcun tutore -o <i>Mundualdo</i>, fecero una larga distribuzione de' loro <i>Allodj</i> -e de' loro servi a pro di molti Monasteri e di non pochi Laici. Nel -26 Febbraio 960 la Contessa Berta, moglie del <i>Marchese di Gozia</i>, -Raimondo I, conferì, senza interrogarlo, una gran copia di -<i>Allodj</i> e di servi al Monastero di Monte Maggiore, nuovamente -fondato vicino ad Arles in Provenza. Disse voler donare tutto ciò -che <i>per le Leggi</i> erale toccato in sorte nel Regno di Gozia (<i>in Regno</i> -<span class="smcap">Gociae</span><a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>) sul retaggio di suo zio Ugo di Provenza, il quale -dianzi era stato Re d'Italia. In pari modo, nel 977<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a> e nel 990<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>, -Adelaide, Viscontessa di Narbona, scrisse due testamenti, profondendo -i suoi doni alla sua famiglia ed a' suoi amici. Non meno -generosa mostrossi verso i Monasteri; fra' quali non dimenticò -l'Anianense di San Piero in Cauna, e quello proprio di Aniana. -</p> - -<p> -Poco appresso, nel 1002, celebrassi un <i>Placito</i> insigne, ove -Gausfrido, Abate di Santo Ilario di Carcassona, vinse una lite -contro Arnaldo, Visconte di quella città, coll'allegare in suo favore -la Prima Legge del Libro Quinto delle Visigotiche, ossia del -Fuero-juezo<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. Nella stessa guisa, essendo già innoltrato l'undecimo -secolo, Adelaide, figliuola di Pietro Raimondo, Conte di -Carcassona, rinunciò ad ogni suo dritto su' Feudi e sugli <i>Allodj</i> -di quella Contea (<i>Feva</i> et <i>Alode</i>) in favore del Conte di Barcellona, -senza l'intervento d'alcuno, e sol per effetto, com'ella disse -fin dal principio, delle facoltà concedutele dalla <i>Legge Sesta</i>, -<i>Titolo Secondo</i>, <i>Libro Quinto della</i> <span class="smcap">Lex Gothorum</span>. L'istromento -si scrisse in Agosto 1070<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>: testimonio certissimo della vita nazionale -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -de' Visigoti fino a tutto quel secolo nella <i>Gallia Gotica</i>: ma -ben presto in quella medesima Provincia ed in tutto il resto delle -Gallie, verso i principj del duodecimo, l'intelletto Latino trionfò, -cacciando in fondo sì le Leggi del Visigotico <i>Fuero-Juczo</i> e sì le -<i>Saliche</i> de' Franchi, non che degli altri popoli Barbari. Con queste -disparvero tutti gl'istituti Germanici del <i>guidrigildo</i>, e cessò -la lunga onta della stirpe Romana, la cui vita si tassava da Clodoveo -e da Carlomagno una metà meno della vita d'un Franco. -</p> - -<p> -Diasi ora uno sguardo indietro, e si vegga quel che nel nono -secolo fecero i Visigoti Spagnuoli del Regno d'Oviedo, i quali viveano -parimente col <i>Fuero-Juczo</i>. Don Ramiro, succeduto al Re -Alfonso il Casto, avea nell'846 vinto i Mori, che ardirono chiedergli -la rinnovazione dell'annuo tributo di cento donzelle Cristiane; -e tosto con le spoglie tolte a' nemici fabbricò nelle vicinanze -d'Oviedo un Tempio alla Vergine Maria, il quale sussistea -tuttora nell'età del Mariana. Ma poco elegante sembrò allo Storico -illustre quell'opera, essendosi veduto quanto egli avesse in dispetto -le fabbriche d'<i>Architettura Gotica</i>; uso ad ammirar solamente -l'arti de' Greci e de' Romani: »<span class="smcap lowercase">EXTAT</span>, egli dicea, <span class="smcap">structurae -genere ac totius operis IN PAUCIS ELEGANTISSIMA</span><a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>». -Nè belle sarebbero parute al Mariana, se si fossero, come questa, -conservate fino a' suoi dì le primitive fabbriche di Compostella e -l'altre de' Re Visigoti d'Oviedo; cioè, da Don Ramiro fino ad Ordogno -II. Costui prese nel 918 il suo regio titolo dalla città di -Leone, dopo averne scacciati gli Arabi. Cessò allora la gloria di -Oviedo, e le Chiese d'Alfonso il Casto andarono a male, del che -si doleva fortemente lo stesso Mariana<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. -</p> - -<h3>XXX.</h3> - -<p> -Un nuovo moto frattanto si facea sentire in Europa nel decimo -e nell'undecimo secolo al proposito dell'<i>Architettura Gotica</i>. Ella -mutò spesso i sembianti, ma senza perder giammai le particolarità, -che la distinguevano dalla Greca e dalla Romana: e però -ella s'udì sì variamente giudicata ne' varj secoli; tenuta in alcuni -per bella e maravigliosa, in altri per pazza e deforme. Io toccherò -d'alcune costruzioni principalissime dell'<i>Architettura Gotica</i>, -prima in Normandia, poi nella <i>Gallia Gotica</i> e finalmente nella -Germania di Tacito. Passerò indi al Settentrione d'Europa. -</p> - -<p> -Rollone cominciò a fondare il mondo Gotico in mezzo alla Neustria. -Guglielmo I non interruppe l'opera del padre; ma Riccardo I -v'introdusse una specie peculiare di civiltà, che si diffuse in -molti e molti paesi. Egli ebbe cari gl'ingegni, e parecchi uomini -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -di gran fama si condussero in Normandia, fra' quali non giova -ricordarsi di Lanfredo, che forse vi trovò una morte sì sventurata, -per le mani d'una donna, soverchiamente ammiratrice della sua -scienza. I nipoti de' pirati, ferocissimi compagni di Rollone, volgeansi -ad arti più miti, quasi già consapevoli delle loro future -conquiste. Quando essi erano padroni dell'Inghilterra, Lanfranco -ed Anselmo vennero in Normandia, ove illustrarono la Badia del -Becco; indi salirono l'un dopo l'altro sulla Sedia di Cantorbery, -nella Provincia di Kent. -</p> - -<p> -Intanto l'alta Basilica di Sant'Oveno continuava sempre in Roano -a mostrar le sue forme di <i>Gotica Mano</i>, l'imitazione delle -quali dovea distendersi e si distese così nelle Provincie della Neustria, -rimaste in potere de' Re Franchi, come nell'Austrasia e nella -Germania di Tacito. La <i>Mano Gotica</i> vi stette fino al 1042. Allora -un uomo di sangue <i>Dacico</i> divenne Abate di Sant'Oveno; -vo' dire Niccolò III, nato dal Duca di Normandia, Riccardo III; il -quale Abate ristorò l'antica Chiesa del 534<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>; e non ristorolla -certamente secondo lo stile <i>Romanese</i>. La Chiesa di Sant'Oveno -fu indi consumata dal fuoco, e ricostruita nel quattordicesimo secolo -in quel modo, che oggi si vede, con la sua magnifica <i>Torre</i>. -Un'altra Cattedrale di Normandia prese nell'undecimo in Contances -ad emulare le proporzioni del primitivo Sant'Oveno, ma -ebbe tre <i>Torri</i>, condotta nel 1048 al suo compimento<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. San Pier -sulla Diva s'annoverò eziandio tra le fabbriche <i>non Romanesi</i> -di Normandia: Monastero fondato nel 1046 da Lescelina, Vedova -del Conte Guglielmo, il quale nacque dal Duca Riccardo I<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. L'aura -dell'<i>Architettura Gotica</i> presso i discendenti de' Daco-Normanni -venuti con Rollone si fa sentire anche al Ramée, quantunque -preoccupato dalle sue opinioni sulla scienza e sull'<i>ubiquità</i> -de' <i>Culdei</i><a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. Ma l'<i>Architettura Gotica</i> non fiorì meglio che in -Sicilia, per opera di que' Daco-Normanni: e non <i>Romanesi</i> (lo confessa -ben anche il Ramée<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>) furono la Cattedrale di Palermo e la -Cappella Palatina, le Chiese della Martorana, di San Cataldo e -della Magione di quella città, non che le Cattedrali di Messina e -Cefalù. -</p> - -<h3>XXXI.</h3> - -<p> -Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano la gente -dominatrice di Normandia, moveano, sì come ho già esposto, il -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -petto de' Visigoti nella <i>Gallia Gotica</i>. Fulcrado, Vescovo della -Visigotica città di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle, -che nel 975 donarono a Ricuino, Vescovo Magalonese<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>, un oscuro -podere o villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella -Magalona, che fu disfatta da Carlo Martello. Dal 737 in qua i -Vescovi Magalonesi risedettero nel territorio della caduta città, e -propriamente nel prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che -ebbe i suoi Conti particolari, ma Franchi, e viventi a <i>Legge Salica</i>. -Tale dicea d'essere il Conte Bernando (II) in una donazione -del Novembre 985<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>: ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109 -divenne Abate di Cluny (alcuni lo dicono morto nella Napolitana -Badia Cavense), affermava nelle sue Lettere<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> di essere uscito dal -sangue di Vitizza, ovvero di San Benedetto Anianense, de' Conti -di Magalona: parentela, che doveva essere vera per parte solo di -donne, sì come argomenta lo Storico della Linguadocca<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. -</p> - -<p> -In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli donato -Monpellieri, che poi dovea divenire una cotanto famosa città. -E la diè in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, che fu il -Primo degli otto Guglielmi, Signori di Monpellieri<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. Arnaldo, -Successor di Ricuino, volle tornar nel 1037 a Magalona, e fe' sorgere -intorno ad essa una città novella, ch'e' cinse con <i>Muro</i> e con -<i>Torri</i><a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. Edificò in oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria, -per la quale generaronsi tosto aspre controversie tra' Vescovi Magalonesi -ed i recenti Signori del nuovo feudo, che poco appresso -al 1037 fu circondato eziandio d'un <i>Muro</i> e d'un <i>Fosso</i>. A troncar -sì fatte liti, nella Primavera del 1090, rivolsero anche, fra -l'altre cure, il pensiero i Padri del Settimo Concilio di Tolosa. I -lor desiderj ebber l'effetto: e nel Decembre dello stesso anno 1090 -si conchiusero, non ponendo in obblio le <i>Mura</i> ed il <i>Fosso</i><a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, gli -accordi fra il Vescovo di Magalona e Guglielmo IV, Signore di -Monpellieri. Otto fra' Vescovi, di quel Concilio, nelle lor sottoscrizioni -presso il Martène<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>, dichiararono d'appartenere le loro Sedi -alla <i>Gallia Gotica</i>: Dalmazio, Metropolitano di Narbona con -sette suoi Suffraganei; Matfredo di Béziers; Goffredo di Magalona; -Pietro di Nimes; Pietro di Carcassona; Bernardo di Lodeve; -Guglielmo d'Albi e Berengario d'Agde. Quest'erano le otto Diocesi, -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -questi nel 1090 i confini della <i>Gallia Gotica</i>, sì tenera del -suo <i>Fuero-Juczo</i> e della sua <i>Liturgia Gotica</i>, sotto l'ombra dell'<i>Accomandigia</i> -co' Re Franchi. -</p> - -<p> -Pur chi l'avrebbe allora temuto? Questa <i>Liturgia</i>, compagna -necessaria dell'<i>Architettura Gotica</i>, fu sommersa quasi nell'anno -seguente all'additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d'Oviedo, i -quali avean posta la regale stanza in Leone, conquistarono Toledo -su gli Arabi: Toledo invano vagheggiata da' Cristiani per tre -secoli. Alfonso VI se ne impadronì, marito della Francese Costanza -di Borgogna; secondo i desiderj della quale fu salutato Arcivescovo -di Toledo un Francese per nome Bernardo, mentre in Roma -sedeva il Pontefice Francese Urbano II. Bernardo dunque, il nuovo -Arcivescovo, intimò un Concilio in Leone, dove sopraggiunse -un Legato di quel Papa, e decretossi, che s'abolissero le lettere -dell'Alfabeto Visigotico, cioè dell'<i>Ulfilano</i>, per sostituirvi le Latine. -Inanimito Bernardo prese a far guerra contro la <i>Liturgia -Gotica</i>, e gli venne fatto di sopprimerla in pro della Romana: il -che non avvenne senza gravi difficoltà; nè avvenne in tutt'i luoghi -di Spagna, restituiti alla dominazione Cristiana. L'assenso -d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono un -grande incremento alla <i>Liturgia Romana</i>, la quale vinse alla -fine in Ispagna: eppure il Cardinal Ximenes, a capo di molti secoli, -dispose, che vi fosse nella Cattedrale di Toledo una Cappella, -in cui alcuni appositi Sacerdoti dovessero cantar la Messa in -certi giorni dell'anno secondo il <i>Messale</i> de' Goti<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>. La Provvidenza -di Dio volle, che nell'Europa del Medio-Evo si formasse -una compage di popoli, o favellanti o scriventi una medesima -lingua. Urbano II ubbidiva senza saperlo ad altri decreti del Signore, -i quali aveano posto Roma sopra tutte le genti, dispensando -ad esse un comune idioma ed un comune Alfabeto Latino. -</p> - -<p> -Maggior Concilio tennesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte. -Vi si predicò la doppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna, -l'altra contro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Cavalieri -Cristiani accorsero al santo e nobile invito; alcuni verso -l'Oriente, come fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Monpellieri; -altri alla volta de' Pirenei, sì che in poco d'ora negli ultimi -giorni di quel Pontefice cadde Valenza in potestà del Cid, e -Gerusalemme nelle mani di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che -nuovi Documenti or ora trovati danno del traditore a quel Cid; -ciò che a me non importa d'investigare, contentandomi di sapere, -che i <i>Muzarabi</i> ed i discendenti de' Goti di Don Pelagio vinsero -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -nel nome del Cid, e lo celebrarono d'età in età ne' Poemi e -nelle Canzoni del <i>Romancero</i>. -</p> - -<p> -Qui torna la solita difficoltà, se la Chiesa di S. Maria, edificata -nel 1037 in Monpellieri da un Vescovo Magalonese della <i>Gallia -Gotica</i>, prima d'abolirvisi la <i>Liturgia Gotica</i>, fu di stile <i>Romanese</i> -o <i>Gotico</i>? E se <i>Gotici</i> furono il <i>Muro</i> ed il <i>Fosso</i>, de' quali -già si parla, come d'opere condotte al lor compimento, nella Carta -del Decembre 1090, testè ricordata, di Guglielmo IV? A saperne -il vero, mi piacque interrogarne due Architetti di Monpellieri, -che pubblicarono un buon numero di Documenti, tratti dagli Archivj -della lor patria. Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non -ha guari scrissero un'Opera col titolo <i>»Degli Artisti Gotici di -Monpellieri<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>»</i>. Essi vengono dimostrando, ma senza conoscere -quella Carta del 1090, che di stile <i>Gotico</i> fu il <i>Muro</i> ed il <i>Fosso</i>, -costruiti dopo il 1037 in Monpellieri; che <i>Gotica</i> da' Documenti -di quell'Archivio s'impara essere stata in principio l'incamiciatura -della nascente città <i>(Chemise <span class="smcap">Gothique</span>)</i>: <i>Gotiche</i> le sue -<i>Torri</i> e <i>Torricelle</i><a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>. Con <i>Torri</i> e con <i>Torricelle</i> certamente i Visigoti -del 374 aveano alzato il <i>Lungo Muro</i> contro gli Unni di là -dal Danubio. E però il Renouvier ed il Ricard, attribuirono il nome -non di <i>Romanesi</i> ma di <i>Gotici</i> agli Architetti della loro città, -da' quali s'edificarono quel <i>Muro</i> e quel <i>Fosso</i>, tra gli anni 1037 -e 1090. -</p> - -<p> -Già nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio -d'Oltremare, doveva esservi una Consorteria qualunque d'Architetti -o di muratori e simili Operai, che cinsero Monpellieri con la -<i>Camicia Gotica</i>, poichè questa Consorteria, cento anni dopo si -ascolta portar il nome di <i>Comune Chiusura</i> in un Atto, con cui -le si promettono assistenza e favore da un altro Guglielmo, Signore -della città, nel mese d'Ottobre 1196<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. <i>Gotici</i> adunque, -giova ripeterlo col Renouvier e col Ricard, <i>Gotici</i> furono gli Architetti -ed i muratori, che i Vescovi della Visigotica Magalona -deputarono a rialzar la loro Sede primiera, ed a fabbricar Santa -Maria di Monpellieri: <i>Gotici</i>, non <i>Romanesi</i>, gli altri Operai, che -circondarono Monpellieri d'un <i>Muro Gotico</i>. Io non ignoro, che -molte Chiese fabbricaronsi nell'undecimo secolo in Ispagna, nella -<i>Gallia Gotica</i> e nella Normandia, secondo lo stile <i>Romanese</i>. -Ma come si può negare in quel secolo all'Architettura, buona o -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -malvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio nell'Europa -Occidentale, come si può negarle il nome di <i>Gotica</i>? -</p> - -<h3>XXXII.</h3> - -<p> -Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sì agreste fino -a San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio fino -ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di -pietra o di legno sembrano essere state <i>Romanesi</i>, perchè ho già -confessato<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>, che d'Italia v'andarono i Missionarj, ed anche i <i>Maestri -Comacini</i> d'Italia. Ma i Visigoti della <i>Gallia Gotica</i> poterono -parimente andarvi dopo alcun tempo: ed i Monaci della <i>Regola</i> -di San Colombano, venuti dalla Burgundica Badia di Luxeu -o Lussovio, recarono per avventura in Germania un qualche concetto, -che non era del tutto <i>Romanese</i>, dell'Architettura. V'ha -eziandio chi vuole, che un gran numero di Architetti Bizantini vi -si tramutò nel decimo secolo pel favore della Greca Teofania, -moglie dell'Imperatore Ottone II.: al che non saprei contraddire, -dopo aver fatto un simil ragionamento intorno all'<i>Architettura -Gotica</i>, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla Gota Regina -Brunechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania, non -si vogliono dimenticare gli usciti dalla Normandia, di qualunque -nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci -Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo Abate -del Monastero di San Pier della Diva, ed il suo Epitaffio soggiunge, -ch'egli edificollo con grande studio in Normandia (<i>A quo -locus iste... aedificatus ingenti studio<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a></i>). Chi sa quanti altri -Monaci Tedeschi si condussero prima del 1042 a studiare la <i>Mano -Gotica</i> di Sant'Oveno, e poi ne trasmisero il desiderio alle lor -patrie? -</p> - -<p> -I discendenti de' Germani di Tacito cominciarono perciò ad invaghirsi -delle non <i>Romanesi</i> costruzioni; e ben presto l'<i>ogiva</i> od -<i>arco acuto</i> si vide apparire nelle loro fabbriche. <i>Ogivale</i> dicono -essere stata la Cattedrale di Naumburgo, edificata nel decimo secolo, -al tempo di Teofania Imperatrice: <i>ogivali</i> nel seguente secolo -undecimo le Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e -d'Hildesheim. Lo stile dell'<i>arco acuto</i> poscia s'innalzò d'età in età -fino all'altezza di quella rinomanza, che conseguirono le Cattedrali -di Strasburgo e di Colonia; ma egli prevaleva già in tutta -l'Europa, e l'arte de' Tedeschi piacque principalmente all'Italia -nel quattordicesimo secolo. Una tanta e sì rapida fortuna indusse -in errore quel famoso Alberto Durer, il quale, scrivendo il suo -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -<i>Trattato Geometrico</i> nel sestodecimo, credè i suoi Tedeschi essere -stati gl'inventori dell'<i>ogiva</i>, ed i primi, che la mostrarono al -genere umano<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. -</p> - -<h3>XXXIII.</h3> - -<p> -<i>Gotica</i> oggi suol chiamarsi da noi l'Architettura, che ama gli -<i>archi acuti</i>, ossia l'<i>ogive</i>: donde i più recenti Scrittori deducono, -che ella debba denominarsi <i>ogivale</i>, non <i>Gotica</i>. Ciò non -toglie, bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui -si stabilirono i Visigoti nelle Gallie Meridionali, fino al 1042, nel -quale si ricostruì Sant'Oveno di Roano dall'Abate Niccolò III, non -vi fosse stata in tutto l'Occidente d'Europa l'<i>Architettura Gotica</i>, -ovvero la <i>Mano Gotica</i>, o con l'<i>ogiva</i> o senza l'<i>ogiva</i>: una <i>Mano</i>, -cioè, Oltredanubiana e differente dalla Greca e dalla Romana. -Ma come può egli dimostrarsi, che l'<i>ogiva</i>, la quale regnò in -Sant'Oveno dopo la ricostruzione del 1042, non avesse regnato -ivi fin dalla prima costruzione del 534? Non è egli più ragionevole, -anzi non è egli necessario il dire, che l'<i>ogiva</i> si mostrò in -Sant'Oveno fino dal sesto secolo di Gesù Cristo? Non era forse -l'<i>ogiva</i> nel Medio-Evo creduta sommamente utile all'<i>elevazione</i> -Visigotica del Tempio edificato da Clotario I. in Roano? Utile -all'elevazione dell'altro, che poi s'innalzò dal Re Sisebuto a Santa -Leocadia in Toledo? (<i>Mirum opus</i>, dicea Santo Eulogio prima -dell'858<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>, CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una rara eccezione, -il peso di provare, che non fuvvi l'<i>ogiva</i> in questi due -Tempj e negli altri d'una grande altezza, fatti costruire da' <i>Pilofori</i> -e da' Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro, i -quali affermano, basta il ricordare l'antichità dell'<i>arco acuto</i>. -Questo non inventassi da niuno in un dato giorno, ma nacque -coll'uomo, e trovasi così nelle vetustissime Città d'Italia (tali Arpino -e Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in -Egitto ed anche nell'<i>Oasi</i> di Libia, senza parlar della Persia e -dell'India. -</p> - -<p> -Chi crederebbe ora, che il Ramée, uomo dotto, ricordi la <i>Mano -Gotica</i><a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> del Wiltheim -sulla perpetua durata dell'<i>Architettura Gotica</i>, senza concepire -il più leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo secolo, -ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca e -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -dalla Romana, in Ispagna? Chi crederebbe, ch'e' dichiari di non -aver più antiche notizie sull'Architettura di Spagna e di Portogallo -se non dell'essersi nel 1221 edificata la Cattedrale di Burgos<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>? -Perchè non apriva egli le Storie del Mariana, e non consultava -i Documenti del Florez? -</p> - -<p> -Assai più inaspettata nella bocca del Ramée s'ascolta la sua -confessione, che i Duchi di Normandia, nella loro qualità di guerrieri -e di <i>Laici</i>, non edificarono se non secondo lo <i>stile ogivale</i>: -per la qual cosa l'<i>ogiva</i> ricorre così frequente in tutta la Sicilia<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. -<i>Ogivali</i> dunque debbono sembrar necessariamente al Ramèe -le costruzioni della Santissima Trinità di Fecampo e del -Monte San Michele fin dal principio, cioè fino dal decimo secolo. -Se poi la qualità di <i>Laico</i> chiarisce l'intenzioni de' Duchi di Normandia -contro la Chiesa di Roma, e contro l'<i>arco rotondo</i> o Romano, -dunque il <i>Laico</i> Riccardo I. cercava di levarsi contro Roma, -quando egli chiedeva tanti privilegj per la sua nuova Badìa -di San Michele <i>In periculo Maris</i> al Pontefice Giovanni XIII! Ed -a fabbricarla deputava per l'appunto i Monaci del luogo!!! Ma -di queste cose già ragionai<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. -</p> - -<h3>XXXIV.</h3> - -<p> -Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue -scoperte Archeologiche, venne veduta l'<i>ogiva</i> fin sulle Porte d'Atene; -del che promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, -che gli Antichi ben conobbero l'<i>ogiva</i>, ma che l'ebbero a vile; sì -ch'ella non apparisce se non per eccezione presso l'Antichità. Ma -tali eccezioni si vanno tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato -di scoprir l'<i>ogiva</i> tra le ruine di Ninive, in compagnia dell'<i>arco -rotondo</i>? So l'ogiva si trovò in Atene, perchè non si dovrà -trovare anche in Roma, comecchè Plinio e Vitruvio ne avesser -taciuto? Il capriccio in pro dello forme straniere, l'esser sazj e -ristucchi delle Romane, la corruzione del gusto e cento altre cagioni -poterono aprir facile accesso all'<i>ogiva</i> su' Sette Colli. Nel 400 -o 405 dell'Era Volgare, in un <i>Dittico</i> pubblicato dal Montfaucon<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>, -si rappresenta il Console Stilicone seduto sotto l'<i>arco acuto</i> -d'una muraglia: nell'847 si scavò una Cappella <i>ogivale</i> in Subiaco. -Simili eccezioni, risponderà il Beulé, non costituiscono lo -<i>stile ogivale</i>. No, certo: ma egli, che col nome d'<i>Antichi</i> addita -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole comprender sotto un -tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra, che i Geti o Goti -avessero avuto lo <i>stile ogivale</i> in dispetto, così di là dal Danubio, -come in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i> ed in Sant'Oveno di -Roano? -</p> - -<p> -Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso -i più illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet -ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo <i>stile -ogivale</i> non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, -ma per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della <i>Gallia Gotica</i>. -Gli altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo <i>stile ogivale</i>, -ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo -posto in atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso -proemiale, recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta -dell'insegnamento dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti -brani, dicendo, che la questione ivi agitata sull'Architettura -<i>ogivale</i> arde sopra ogni altra di tal natura nella nostra età<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. -In quel suo Discorso, il Beulé con nobile risentimento afferma, -che i Francesi d'oggidì non sono Franchi, ma <i>Neo-Latini</i>: Latini -per le leggi, pe' costumi e per la lingua. Son troppo cari simili -accenti all'animo d'uno, che pose, come io feci, una parte della -vita nel narrare i trionfi dell'intelletto Romano sulla barbarie dei -Germani di Tacito, e sul <i>guidrigildo</i> minore, con cui essi offesero -la razza Latina; ma i Geti o Goti, ch'eran diversi da' Greci e -da' Romani, erano diversi altresì da que' Germani, e non conoscevano, -quante volte dovrò ridirlo?, non conoscevano l'uso del -<i>guidrigildo</i>. -</p> - -<p> -La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa -Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta -le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de' Longobardi -e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé -vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno -di farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore -alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò -nella <i>Legge Salica</i> da lui emendata le tasse minori per le vite -de' Romani, che non per le vite de' Franchi; nè prese a rialzare -del loro civile avvilimento le generazioni Latine, tuttocchè facesse -una grande stima del loro intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver -cercato d'opporre ad alcune moderne pretensioni Germaniche le -memorie, omai vicine a spegnersi, dell'<i>Architettura Gotica</i>, le -discipline della quale furono affatto ignote a' Germani di Tacito -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -prima di San Bonifazio: mi si permetta d'invocar nuovamente gli -studi, da me in altro luogo lodati<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>, del signor di Boissieu, il quale -s'unisce al Beulé nel proposito di non volere i Franchi per progenitori -de' Francesi odierni della Provincia Lionese, ma i Romani -ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che incorporaronsi co' Goti -e passarono all'esercizio dell'<i>Architettura Gotica</i>. Io nè voglio -nè posso far confronti di sorte alcuna della bellezza ed eccellenza -di questa con la bellezza ed eccellenza della Greco-Romana; ma -ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in Roma ed in -Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte Greca -e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione -d'ammirar con occhio imparziale così lo <i>stile ogivale</i> della -Cattedrale di Strasburgo, come gli <i>archi rotondi</i> nella Chiesa di -San Paolo in Roma. -</p> - -<h3>XXXV.</h3> - -<p> -Gli <i>archi rotondi</i> son quelli, a' quali ora il Ramée ed il Vitet<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a> -con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo degli -avversari di Roma, danno il nome di Sacerdotali o <i>Ieratici</i>. E -però io desidero sapere se <i>Ieratici</i> od <i>ogivali</i> furono gli archi -voltati da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel popolo -era tutto d'Ariani? Se <i>Ieratici</i> o <i>Romanesi</i>, dunque le loro -diversità dagli <i>archi ogivali</i> non eran cagione della differenza, -che passava tra l'<i>Architettura Gotica</i> e la Romana, ed in cento -altri modi potea la prima separarsi dalla seconda, conservando -gli <i>archi rotondi</i>, e non perdendo il nome giustamente dovutole -di <i>Mano Gotica</i>. Se <i>ogivali</i>, sì come doveano essere perchè di tal -natura furono dopo la ristorazione del 1042, dunque dello <i>stile -ogivale</i> s'ha nel Tempio Rotomagense un esempio illustre fino -del sesto secolo, senza esservi bisogno d'aspettare le Consorterie -Laicali od Ecclesiastiche del 926. -</p> - -<p> -Ma, secondo il Ramée<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>, le dottrine Architettoniche, descritte -nella Carta Eboracense del 926, risalgono <i>all'antichità più alta</i>: -ed in quell'anno ardirono gli Anglo-Sassoni di York aspirare a -ristorar la vetusta sapienza, per opporsi alle tradizioni <i>Ieratiche</i> -de' Pontefici Romani. Or chi erano questi Anglo-Sassoni, se non -popoli di Germania? Tali non nacquero gl'Iuti, che discesero insieme -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -con essi nel 449 alla conquista d'Inghilterra, condotti dai -fratelli Hengist ed Horsa. Sotto il nome di Iuti si comprendevano -allora i Goti o Daci, che seguitando la fortuna d'Ermanarico degli -Amali conquistarono la Iutlandia, ed ogni altra regione posta -sulle rive Meridionali del Baltico, dando all'antica Dania o Danimarca -il nome di Dacia, prima di spingersi nelle contrade oggi -chiamate di Svezia e di Norvegia, ossia della Scandinavia. Queste -s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico da' Goti, che vi fondarono -la Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che ancor vi durano; -ma quello di Dacia s'impose più tardi anche alla Provincia, che -oggi dicesi della Scania in Isvezia. E però nell'età di Rollonde -l'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio, e all'Alania -fino all'Oceano Germanico. Già nella Storia narrai<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>, che -gl'Iuti od i Goti del 449 fermaronsi nell'Isola di Tanet e ne' luoghi -dove sorge Cantorbery, la quale di poi accolse Lanfranco e -Sant'Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, è divenuta -oggi la sede principale del recente Primato Anglicano. L'essersi -uniti cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano -il maggior numero di que' conquistatori, la lor natura Germanica, -nè l'uso del <i>guidrigildo</i>, che durò in Inghilterra per molti -secoli; ma il minor numero de' Goti comunicò modi più civili alle -Germaniche genti, che abitavano in capanne agresti senza tegole -e senza calce. Gl'Iuti o Goti del 449 tramandarono parimente all'idioma -Germanico degli Anglo-Sassoni quel gran novero di voci -<i>Ulfilane</i>, pel quale non dubitò l'Hikes<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a> di scrivere, che l'Anglo-Sassone -somiglia mirabilmente al Gotico del Vescovo Ulfila. -</p> - -<p> -Poichè lo <i>stile ogivale</i>, a senno del Ramée, <i>rinacque</i> nel 926 -fra gli Anglo-Sassoni, egli è costretto a doverlo senza più credere -<i>Gotico</i>, ed insegnato a' Germani dagl'Iuti o Goti loro compagni -nella conquista. Costoro fino all'età di San Gregorio il Grande -professarono il sanguinoso e crudele culto, che comandava le -quinquennali uccisioni, riferite da Erodoto, degli Ambasciatori -da spedirsi a Zamolxi: culto riformato da Deceneo, che prescrisse -a' Geti o Daci dirizzar Tempj e Cappelle in onor de' loro <i>Ansi</i> o -<i>Semidei</i> e degli Eroi. Poscia patì altre Riforme, oscure tutte od -ignote; ma celebre sopra ogni altra divenne, sebbene in mezzo -alle tenebre più fitte, la Riforma d'Odino o Wodan, che l'armi e -la Gotica predicazione diffusero prima nella Germania Orientale -di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme di Zamolxi, -aprì all'anime de' guerrieri gli spazj eterei del suo <i>Vahalla</i>, in -cui gustassero la voluttà di sempre uccidersi fra loro per rinascere -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -a stragi novelle. Più atroci s'udirono i precetti di Thor, descritti -dal Duca Riccardo I. e da Rodolfo d'Ivry a Dudone di San -Quintino. Thor, Dio <i>de' Geti o Goti</i><a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>, inacerbì la riforma d'Odino, -e si fece adorare insieme con esso, ma in primo luogo, dai -<i>suoi Geti o Goti</i> di Scandinavia: origini, delle quali trattai nella -Storia<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, ma più copiosamente nella Tavola Cronologica<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>, e che -per lunga età produssero l'effetto certissimo d'essersi versato il -sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino -lo <i>Scaldo</i> Eilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema del -<i>Thorsdrapa</i>, ossia della <i>Guerra de' Giganti di Thor</i>: del quale -Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pubblicò -alquanti versi<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>. -</p> - -<p> -Questa nondimeno di Thor fu l'antica Religione di Rollone. -Prima di lui, Santo Ansgario d'Amburgo avea predicata la Cristiana -in Isvezia, e propriamente in Birca, non lontana di Sigtuna, -ove poi s'innalzò Stocolma. Egli morì nell'865; e Ramberto, -suo discepolo, che ne scrisse la Vita, narra d'aver Ansgario trovato -in Birca idolatra non pochi segni di civiltà e di commercio -con infinite ricchezze (<i>quod ibi essent multi negotiatores divites -et abundantia totius boni atque pecunia thesaurorum multa</i><a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>). -Non so se fin da quell'anno 865 si fosse costruito in Birca il Tempio, -denominato Upsal, che due secoli dopo già era famoso nel -Settentrione d'Europa, secondo Adamo di Brema<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>. Questi, verso -il 1080, ne trasmise alla posterità i più certi e minuti ragguagli; -e già egli allora conosceva nella Scandinavia le due Provincie -così della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca, dicea, s'appartiene -a' Goti nel mezzo della Sveonia: »<span class="smcap">Birka</span> est oppidum <span class="smcap">Gothorum</span> -in medio »<span class="smcap">Sveoniae</span><a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>». In altro luogo dichiarava, che -Svezia e Sveonia erano la stessa cosa: »<span class="smcap lowercase">SVEONIA</span> vel <span class="smcap lowercase">SVEDIA</span><a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>....»: -e che l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: »<span class="smcap lowercase">OSTROGOTHIA</span> <i>protenditur -usque ad</i> <span class="smcap lowercase">BYRKAM</span><a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>». Or questa Byrka non era lontana -dal Tempio Ubsola od Upsal: »<span class="smcap">Byrka</span> <i>est oppidum</i> <span class="smcap">Gothorum</span> -<i>in medio</i>» <span class="smcap">Sveoniae</span>, <i>non longe a</i> TEMPLO CELEBERRIMO..... -UBSOLA<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>»; celebratissimo Tempio, che per la sua ricchezza -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -dicevasi esser tutto d'oro (<i>totum ex auro paratum</i>), dove si veneravano, -continua il Bremese<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>, le tre statue di Thor, di Wodan -od Odino e di Fricco. Il pensiero d'imprigionar gli Dei fra le pareti -e d'alzar loro un simulacro sarebbe sembrato infame ad un -Germano di Tacito. -</p> - -<p> -La celebrità del Tempio Upsal vicino a Birca nel 1080, ed il -concorso di varj popoli non Germanici per celebrarvi alla fine di -ogni nove anni le loro solennità, dimostrano la sua non recente -costruzione. Di non minor celebrità godeva il Tempio di Letra o -Leira (Lederum) nell'Isola Danese, oggi detta Selandia. Ditmaro -di Merserburgo<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> (uscì di vita nel milledieciotto) narrava, -che in Letra scannavansi novanta nove uomini (ma forse il novanta -che precede, sta per un errore nel testo) con altrettanti cavalli -e cani e galli: orridi riti Zamolxiani; ma il periodo quinquennale -dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori a Zamolxi -s'era mutato in quello di nove anni. -</p> - -<p> -Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca -nel Tempio Upsal nove capi d'ogni <i>animale maschio</i>, non escluso -l'uomo. Questi sono i racconti d'Adamo di Brema<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>; il quale riferisce -in oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli -de' cani, ludibrio a' venti ed alle pioggie, agli alberi di una sacra -foresta. Il numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, delle -vittime alla fine d'ogni <i>nono</i> anno, sembra da un lato essere il -prodotto d'una qualche superstizione Pitagorica o Zamolxiana; e -dall'altro ci chiarisce, che uno era il popolo Gotico, una la Religione -di quelle due Città. Enea di Gaza, nella seconda metà del -quinto secolo Cristiano si trovava in Costantinopoli, ove ascoltò che -intorno alle rive del Danubio v'era tuttora un residuo di Geti Zamolxiani, -da' quali s'uccidevano ancora i più nobili personaggi -fra essi; ciò che si faceva, secondo il parere d'esso Enea<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>, per -mandarli all'immortalità. Un tal residuo di Geti o Goti, sarà stato -quello, che il Toppeltin<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>, Storico non antico della Transilvania, -dicea viver tutt'ora in quella Provincia nel decimo settimo secolo. -</p> - -<p> -Maggior prova della natura Zamolxiana e Decenaica di questa -Religione passata dal Danubio nella Dacia o Dania e nella Scandinavia, -mercè le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trova -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -in ciò che Adamo di Brema ci tramandò intorno al culto prestato -a' Semidei ed agli Eroi da' Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti -a Birca nel tempio Upsal. »Colunt et <span class="smcap lowercase">DEOS EX HOMINIBUS FACTOS</span>, -quos pro ingentibus factis immortalitate donant<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>». Ecco gli -<i>Ansi</i> o <i>Semidei</i>, da' quali erano usciti Gapto ed Ermanarico degli -Amali, e Teodorico, Re d'Italia. -</p> - -<p> -Qui non mi porrò a riparlare della natura de' Geti o Goti, amica -degl'incantesimi<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. Nel Carmide, Platone<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> parlava di quelli -d'un medico Zamolxiano de' Geti: ma Giuliano Imperatore<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> beffavasi -de' loro estatici susurri e delle loro arcane parole, dette -all'orecchio. Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni -sorta, che facevansi nel Tempio Upsal, delle nenie, che vi si cantavano, -e della divinità che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i -cani e gli uomini appesi<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. Frattanto, un lungo e non interrotto -commercio avea congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti -della Iutlandia, i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: ma -questi convertironsi prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo. -Temo pur tuttavolta, non qualche uso di segreti mormorii (<i>obmurmurationes</i>) -e d'altre vanità non fosse rimasto presso gl'Iuti -d'Inghilterra, donde poi nacquero le confuse tradizioni dell'arcano -linguaggio degli Architetti Laici del 926 e de' <i>Culdei</i>. Certo, il -Ramèc non aspettava le conseguenze, che i fatti fin qui esposti -mi danno il dritto di trarre; che, cioè, lo <i>stile ogivale</i> tenuto da -quello Scrittore per una ristorazione Anglo-Sassonica, potesse in -vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di Cantorbery, mostratori dell'arte -d'edificare agli Angli ed a' Sassoni. Costoro avevano abitato fin -qui ne' tugurj e nelle capanne, ma videro altresì per la prima -volta in Inghilterra l'Architettura degli edificj Romani. Da un'altra -parte, questi medesimi Iuti o Goti, a' quali si comandava, per -precetto della Religione Zamolxiana o Decenaica, di rizzar Tempj -e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il dirlo, l'uso -del <i>guidrigildo</i>, sì vivace presso i Germani; ma ebbero un <i>guidrigildo</i> -uguale a quello degli Anglo-Sassoni, e però non ignobile, -come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani. -</p> - -<h3>XXXVI.</h3> - -<p> -Finalmente dopo l'età d'Adamo Bremense, il Cristianesimo rovesciò -i funesti e rilucenti altari di Birca: nè il <i>Valhalla</i> rimase -più in onore se non ne' Ritmi dell'<i>Edda</i> e nelle <i>Saga</i> -d'Islanda. Or qual nome daremo se non di <i>Gotico</i> al Tempio -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -di Birca? E quale all'Architettura sua se non di <i>Gotica</i>, fosse -<i>ogivale</i> o no? Certo, quel Tempio non s'edificò alla <i>Romanese</i>, -nè i Romani andarono giammai nella Scandinavia. Perchè dunque -ad un'Architettura, che senza l'idolatria regnò nell'Europa -Occidentale fra' Visigoti per tanti secoli, e per tanti altri con l'idolatria -fra gli Ostrogoti ed i Visigoti di Birca, si contende il nome -di <i>Gotica</i>? -</p> - -<p> -Un secolo e mezzo era trascorso dall'anno, in cui scrisse Adamo -di Brema, e questo nome non le si contendea. I Bagni edificati al -tempo di Teodorico in Ravenna ritenevano ancora la denominazione -de' <i>Bagni de' Goti</i> nel 10 Luglio 1169, in una Bolla del Pontefice -Alessandro III.: »Monasterium Sancti <span class="smcap lowercase">STEPHANI</span> ad <span class="smcap lowercase">BALNEUM -GOTHORUM</span><a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>». <i>Gotica</i> udivasi chiamar la <i>Chiesa</i>, edificata -in Ravenna verso il 515 dal Visigoto marito d'Amalasunta, Regina -Ostrogota: la sola Chiesa, onde mi riserbai di parlare fra tutti gli -edificj degli Ostrogoti d'Italia. Nel 1254 si riformò lo Statuto Municipale -di Ravenna, e si pose la pena di cinquanta Lire contro -chiunque recasse danno alla <i>Chiesa de' Goti</i>: »Ne <span class="smcap lowercase">ECCLESIA -GOTHORUM</span> possit destrui, nec destruatur<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>». Se tutte le Città -d'Europa imitato avessero un esempio sì degno, non sarebber forse -perite alcune delle più antiche memorie dell'<i>Architettura Gotica</i>. -Inutile tornò nondimeno quell'esempio, e vane riuscirono le -nobili cure de' Ravennati per conservar la <i>Chiesa Gotica</i>, la quale -a malgrado di tante cure, cadde nel 1457. Così comandarono i -Veneziani, divenuti Signori di Ravenna. Lo Storico Spreti, che -visse fin verso il 1474, fu presente alla caduta del <i>Tempio Gotico</i>, -da lui amaramente rimpianto e lodato come un'opera insigne -d'Architettura. I Veneti edificarono su quel suolo una fortezza, -ch'ebbe assai minor vita, e che anch'ella cadde alla sua volta. -»<span class="smcap lowercase">ADEST</span>, egli scriveva, et <span class="smcap lowercase">GOTTHICUM TEMPLUM</span>, quod <span class="smcap lowercase">GOTTHI</span>, -licet <span class="smcap">Arianae heresis</span> labe infecti, sub <span class="smcap">S. Andreae</span> nomine <span class="smcap lowercase">SUMMOPERE -COMPTUM</span>, et <span class="smcap lowercase">SUIS TUNC AEDIFICIIS ADMIRABILE</span> -construxere. Sed id nuper solo aequatum et funditus deletum -vidimus; <span class="smcap lowercase">PRAECLARUM</span> autem <span class="smcap lowercase">OPUS</span> et multorum annorum labores -arx munitissima, quae <i>modo</i> tanta <span class="smcap">Venetorum</span> impensa -erigitur, <i>paucis nunc diebus absumpsit</i><a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>». -</p> - -<p> -Or chi potrà mai dubitare, che le sembianze della <i>Chiesa Gotica</i> -fossero state diverse affatto da quelle d'ogni altra Romana di -Ravenna? Senza di ciò, come avrebb'ella dovuto destar le sollecitudini -de' Reggitori del 1254 a tenerla in piedi? Chi non vede, -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -che la singolarità delle sue forme, con l'ogiva o senza l'<i>ogiva</i>, -movevano la curiosità e l'ammirazione dell'universale? Non compariva -ella tal Chiesa essere un <i>Preclaro Monumento</i> allo Spreti? -Per affermare ch'ella non era di <i>stile Gotico</i>, e che però non vi -fosse stato giammai un'<i>Architettura Gotica</i> nel mondo, bisognerebbe -dimostrare, che i Goti Ariani la fabbricarono, pigliandone -l'immagine da' Cattolici; e che gli altri Goti idolatri, Zamolxiani -ed Odinici, portarono con loro l'effigie d'un qualche Tempio -di Roma o di Ravenna in Birca. -</p> - -<p> -Nè giova punto a chi nega d'aver i Goti o Cristiani od idolatri -conosciuta una particolare Architettura, ch'ebbe in tutte le bocche -degli uomini la denominazione di <i>Gotica</i>, il dire di non aversi -dello <i>stile ogivale</i> al dì d'oggi Monumenti più antichi del -decimo o del duodecimo secolo. Egli non si può mai abbastanza -rispondere, che l'<i>ogiva</i> non era la sola fonte delle diversità infinite, -le quali segregavano la Greco-Romana dall'<i>Architettura Gotica</i>. -L'ampiezza delle Chiese, l'elevazione delle mura, le <i>Torri</i>, -le <i>Rose</i>, le qualità de' fastigj bastavano a separar l'una dall'altra -in quel modo che l'Architettura d'ogni popolo ad un tratto si distingue -da quella d'un altro, agli occhi de' più ignoranti delle discipline -Architettoniche; in quel modo, che i Tempj di Birca e di -Letra si differenziavano da San Vitale di Ravenna, senza nessun -magistero dell'<i>ogiva</i>. Che bisogno v'ha dell'<i>ogiva</i> per sapere che -l'Architettura Cinese allontanasi dall'Indiana, ed ogni altra Europea -od Affricana dall'Asiatica? -</p> - -<p> -S'è già veduto<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>, che pel Concilio Epaonense del 517 cadde o -si trasformò un gran numero di Chiese Ariane del Burgundico Regno. -Più vasta fu la distruzione delle Visigotiche in Ispagna per -mano degli Arabi: l'antica Santa Leocadia più non sussiste sul -Tago, ma in vece si vede su quel fiume una piccola Chiesa in onore -di tal Santa, secondo i racconti dello Spagnuolo Arevalo<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. -Dove sono più gli edificj sacri e profani d'Alfonso il Casto in Oviedo? -il Tempio di Letra fu distrutto dal Re Arrigo I in odio dei -sacrificj umani: del che affettuosamente lo ringraziava Ditmaro di -Merseburgo. La vittoria del Cristianesimo e la mano del tempo -hanno successivamente disfatto nel Settentrione d'Europa non solo -il Tempio cruento di Birca ma qualunque altro edificio sacro e -profano de' Daci, de' Visigoti e degli Ostrogoti, sommersi nell'idolatria -fino al decimo al duodecimo secolo: ma l'essere scomparsi -quegli edificj dalla terra non concede il dritto ad alcuno di concludere, -che que' popoli non ebbero una speciale Architettura, -nè fecero alcun lavoro se non secondo l'arte de' Greci e dei Romani. -Siano pure ignote quanto si vuole più le forme dell'<i>Architettura -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -Gotica</i> sul Baltico e sul Mediterraneo, tra l'Alpi di Scandinavia -e fra i Pirenei, ella tuttavolta vi fu; e non poteva non -esservi per la natura delle cose umane, alla quale rispondono -tutte le testimonianze della Storia e la continua durata del nome -di <i>Gotica</i> dato nel 534, nel 1169, nel 1254, e nel 1457, in Ravenna -ed in Roano, all'Architettura di quel popolo. -</p> - -<h3>XXXVII.</h3> - -<p> -Ma fuvvi ella mai l'<i>ogiva</i> nella <i>Chiesa Gotica</i> di Ravenna? Sì, -certamente, rispondo senza esitare, quantunque sia perita una tal -Chiesa, e che a me d'un Monumento, il quale piaceva tanto allo -Spreti, non sia punto nota l'immagine allo stesso modo, con cui -l'aspetto della città di Classe mi sta sotto gli occhi mercè un mosaico -Ravennate del sesto secolo. Tutti possono contemplare una -tal figura nel Fantuzzi<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. Giorgio Vasari nondimeno, che nacque -nel 1512 e che fu lungamente in Ravenna, dovè senza dubbio veder -l'effigie della <i>Chiesa Gotica</i>: dovè anche vedere altre reliquie, -oggi dileguate affatto, degli edificj di quella città, costruiti dai -Visigoti d'Eutarico degli Amali; tra le quali potevano essere i -<i>Bagni de' Goti</i>. Scriveva Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel -tempo e' diè alla luce per la prima volta le sue Vite de' Pittori<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>, -venticinque anni dopo la pubblicazione del <i>Trattato Geometrico</i> -d'Alberto Durer. L'Architettura ogivale nel 1550 si chiamava <i>Tedesca</i> -in Italia e tale era divenuta, sì come dissi, dopo il duodecimo -secolo. Quale altro nome avrebbe meritato ella in Europa, -quando già sorgevano le Cattedrali di Colonia e di Strasburgo? -Tutta l'Italia chiamava gli Operatori Tedeschi: <i>Laici</i>, sì, ma che -venivano ad esercitar l'arte loro, secondo gl'indirizzi ed i precetti -di chi li chiamava, ovvero de' Vescovi e de' Monaci Cattolici. -</p> - -<p> -Brunellesco finalmente aveva posto la Cupola in Firenze. Allora -gli animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane; -allora i giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e -l'opere di Colonia e di Strasburgo parvero brutte. Io starò fermo -nel proposito di non dar sentenza fra l'Architetture de' Greco-Romani, -e così de' Goti come de' Tedeschi d'Alberto Durer; pur non -so se Roma e l'Italia, dove abbondavano i più egregj Monumenti -dell'arte Pagana, simili al Panteon d'Agrippa, fossero state le contrade -più opportune a mettere per la prima volta in opera il <i>Gotico -pensiero</i> del Duca Riccardo I, che l'altezza delle Chiese debba -sopravvanzare la sommità d'ogni altra fabbrica. Ma quanto -un tal pensiero, che fu ancor quello de' Visigoti di Sisebuto e dei -Daco-Geti d'esso Riccardo I, seguitati da' Tedeschi, germogliò in -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -Italia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie dell'Architettura -di Firenze, di Pisa e di tante altre Città, per non parlare di -San Pietro in Vaticano. -</p> - -<p> -Odansi ora le parole del Vasari, che non ebbe altri occhi se non -quelli del Beulé per l'Architettura de' Goti e poi de' Tedeschi. »Ecco -un'altra spezie di lavori, che si chiamano <i>Tedeschi</i>, i quali -sono d'ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi -e da' moderni: nè oggi si usano per gli eccellenti, ma son -fuggiti da loro come <i>mostruosi e barbari</i>; mancando ogni lor -cosa d'ordine che piuttosto confusione o disordine si può chiamare, -avendo fatto nelle lor fabbriche, <i>che son tante che hanno -ammorbato il mondo</i>, le porte ornate di colonne sottili ed -attorte ad uso di vite, le quali non possono aver forza a reggere -il peso di che leggerezza si sia, e così per tutte le facce ed -altri loro ornamenti facevano una maledizione di tabernacoli -l'un sopra l'altro con tante piramidi e punte e foglie, che non -ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano reggere; -ed hanno più il modo da parer fatte di carta, che di pietre o -di marmi. -</p> - -<p> -»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline, -e viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e -spesso con mettere cosa sopra cosa andavano <i>in tanta altezza -che la fine d'una porta toccava loro il tetto</i>. <span class="smcap">questa maniera -fu trovata da' Goti, che per aver ruinate le fabbriche antiche</span>, -e morti gli architetti per le guerre, coloro che rimasero fecero -dopo le fabbriche di questa maniera, le quali <span class="smcap lowercase">GIRARONO LE VOLTE</span> -<span class="smcap lowercase">CON QUARTI ACUTI</span> e riempierono tutta Italia <i>di questa maledizione -di fabbriche</i>, che per non averne a far più s'è dismesso -ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero -ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla -bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli -più che questo<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>». -</p> - -<p> -Queste poche parole contengono la vera Storia dell'<i>Architettura -Gotica</i>; e, come oggi dicono, la <i>sintesi</i> della Storia. I Goti dettero -l'<i>arco acuto</i> a' Tedeschi, e questo da' Tedeschi tornò in Italia. -Il Vasari, poco versato nelle Storie civili de' popoli, non pensò -punto a' Visigoti, ma sì agli Ostrogoti: e così la brevità come la -sicurezza delle sue affermazioni dimostrano sempre più ch'egli ebbe -i disegni del Tempio Gotico in Ravenna innanzi agli sguardi. -Certamente non furono le presenti parole del Vasari, che per la -prima volta nel 1550 comandarono agli uomini di chiamar <i>Gotico</i> -lo <i>stile ogivale</i>, quantunque il nome di <i>Gotico</i> non si legga in -Leon Batista Alberti, ed in altri Scrittori, che parlarono dell'<i>arco -acuto</i>. Questo silenzio procedette dal loro proposito di trattar delle -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -ragioni dell'arte, non della sua Storia. E però, secondo il comune -dialetto di Liegi, nel 1659 chiamavansi <i>Gotici gli angoli acuti</i> -della Chiesa delineata nelle <i>Lamine</i> presso il Wiltheim<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. -</p> - -<p> -Ed or si comprende, che la sintesi del Vasari contiene in se -tutte le verità Storiche intorno all'<i>Architettura Gotica</i>, od <i>ogivale</i>. -I più recenti Scrittori non fecero, che aleggiare intorno al vero, -descrivendone a brani a brani chi l'una e chi l'altra particella: -gli uni volendo che lo <i>stile ogivale</i> si mostrò in Francia dopo la -caduta del Romano Imperio, senza pensare a' Visigoti ed a Sant'Oveno: -gli altri, che l'<i>ogiva</i> fu nemica de' Cattolici, senza rammentarsi -dell'Arianesimo de' Visigoti: alcuni altri ch'ella fu Anglo-Sassonica, -non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cantorbery, -non che a' Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricordarono -l'arcano linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi -secoli non avessero i Geti o Goti usato nel Settentrione d'Europa il -secreto idioma de' lor mormorii e susurri Zamolxiani. -</p> - -<p> -Un altro insegnamento si ritrae dal Vasari, ed è ch'e' non confuse -le stirpi de' Goti con quelle de' Germani di Tacito. L'Hickes -pretendeva, che Ulfila i cui progenitori nacquero, per attestato di -Filostorgio<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>, in Cappadocia, fosse un Tedesco. Al che rispose il -gran Leibnizio, che i Goti non furono un popolo Teutonico: »Quod -doctissimus <span class="smcap lowercase">HICKESIUS</span> novissime <span class="smcap">Ulphilam</span> ad <span class="smcap">Francos</span>, vel ad aliam -<span class="smcap lowercase">TEUTONICAM GENTEM</span> voluerit <span class="smcap lowercase">GOTHICA</span> referre, credo quod -sibi persuadere non possit <span class="smcap">Gothos</span> fuisse adeo <span class="smcap">Teutones</span><a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>». Gli -Scrittori Tedeschi d'oggidì scrivono intorno all'Origini Teutoniche -secondo la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo -dottissimo di Svezia venne aleggiando intorno al vero, senza raggiungerlo, -ed anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamolxi -ed i suoi Goti dalla Scandinavia per andare a predicare l'immortalità -dell'anime nella Tracia. Parlo della famosa Opera di -Carlo Lund, intitolata <i>Zamolxi</i>, ove dice: »<span class="smcap">Getas seu Gothos</span> exisse -e <span class="smcap">Scandia</span> affirmant inter alia <i>Scaldae</i>, mores, litterae, sacra et -leges patriae <i>omnium antiquissimae</i><a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>». -</p> - -<p> -Simili errori sull'origini de' Geti o Goti e de' Teutoni o Germani -di Tacito corruppero la Storia dell'Architettura per la confusione -fatta delle due stirpi di popoli affatto diversi, e per la dimenticanza, -in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamolxi ed i fatti seguenti -dell'<i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana, la quale nel 412 passò -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -nelle Gallie Meridionali, e si diffuse in tutta l'Europa con una -doppia corrente; l'una Visigotica da' Pirenei, l'altra non meno Gotica -dall'Alpi di Scandinavia, da Cantorbery e dalla Normandia di -Rollone il Daco. Più volte, il confesso, doverono mutarsi e rimutarsi -le sembianze dell'<i>Architettura Gotica</i> nel corso di più secoli; -ma ella non perdè mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubiana, -e però diversa dalla Greca e dalla Romana. Le sue varie trasformazioni -ammisero un uso più o men generale dell'<i>ogiva</i>: e se -questa trionfò nel tredicesimo e nel quattordicesimo secolo sull'<i>arco -rotondo</i>, non perciò dee dirsi, ch'ella era incognita nel quinto -e nel sesto a' Visigoti. -</p> - -<h3>XXXVIII.</h3> - -<p> -La Chiesa di Roma ottenne in ogni età questa lode, che avesse -amato benedire e santificare, non distruggere i Tempj del Paganesimo. -Lo stesso ella fece intorno alle Chiese de' Goti Ariani di -Spagna e della <i>Gallia Gotica</i>, dopo la loro conversione al Cattolicismo -nell'anno 587. Durante l'Arianesimo, ben dovettero i Visigoti -usar l'ogiva in odio della Chiesa Cattolica e dell'<i>arco rotondo</i>, al -quale si dia pur il nome di Sacerdotale o <i>Ieratico</i>. Nella <i>Gallia -Gotica</i>, ove ho detto più volte che rimase un lievito d'Arianesimo, -l'ogiva dovè più lungamente piacere a' Visigoti non convertiti. Roma -intanto accettato avea e benedetto l'<i>ogiva</i>, senza curare il breve -stuolo de' Visigoti ostinati nell'eresia. E ben videro i Pontefici -Romani de' secoli seguenti, che l'<i>ogiva</i> era di gran sussidio all'<i>elevazione -Visigotica</i> de' Tempj la quale innalza gli animi delle -fragili creature verso Dio. -</p> - -<p> -Le Storie intanto dell'Architettura si scrivono al dì d'oggi sopra -il fondamento, che i Visigoti non ebbero arte d'alcuna sorte, e che -lo <i>stile ogivale</i> nacque nel decimo e nel duodecimo secolo. Il danno -maggiore, che deriva da sì fatta proposizione, consiste nell'impedire, -che si facciano le più diligenti ricerche in Ispagna e nella -<i>Gallia Gotica</i> per vedere se può scoprirsi una qualche reliquia -delle fabbriche de' Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo, -Ervigio, ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni -del Mariana. La Gallia Tolosana e la <i>Marca Ispanica</i>, ossia di -Barcellona, dovrebbero esplorarsi altresì per trovarvi una qualche -rovina, od almeno un qualche indizio di quell'industria Gotica, -della quale il <i>Muro</i> ed il <i>Fosso</i> di Monpellieri nell'undecimo secolo -non furono certamente il primo tentativo. Da queste ricerche -un nuovo lume apparirà nella Storia della Cavalleria Spagnuola, -della lingua e letteratura dei Provenzali e della civiltà intera d'Europa. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span><span class="smcap">Grimm</span>, <i>Uber Iornandes und die Geten</i> — Berlino 1846, in 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 143 (stampato nel 1839).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 189 — <i>Tavola Cronologica</i>, pag. 103.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span><i>Ibidem</i>, Vol. I, pag. 189.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span><span class="smcap">Treopompus</span>, apud <span class="smcap">Athenaeum</span>, <i>Dipnos</i>, lib. XIII, cap. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 278.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span><span class="smcap">Strabo</span>, <i>Geogr.</i> lib. VII, pag. 303 (Casaub. 1620).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span><span class="smcap">Iornand.</span>, <i>De Rebus Geticis</i> cap. XI »(<span class="smcap">Decenaeus</span>) naturaliter <i>propriis legibus</i> -vivere fecit, QUAS USQUE NUNC CONSCRIPTAS <span class="smcap">Bellagines</span> vocant».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span></p> - -<div class="poem"> -<p>»Ah, PUDETI et <span class="smcap">Getico</span> scripsi <span class="smcap lowercase">SERMONE</span> libellum!».</p> -<p class="i6"> <span class="smcap">Ovid.</span>, <i>Ex Ponto</i> lib. IV, eleg. 13.</p> -</div> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 505. — Tavola Cronologica, pag. 202.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 687.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span><i>Ibidem</i>, Vol. II, pag. 689.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span><i>Ibidem</i>, Vol. I, pag. 862. — Tavola Cronologica, pag. 358.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span><span class="smcap">Stat.</span>, <i>Silvar.</i> Lib. I, Carm. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span><span class="smcap">Tacit.</span> <i>Vita</i> <span class="smcap">Agricolae</span> cap. 41.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 574 — Tavola Cronologica, pag. 227.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span><span class="smcap">Lucianus</span>, In <span class="smcap">Scytha</span>, Operum vol. I, pag. 859 (edit. Hemstheruis).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span><span class="smcap">Clemens Alexandrinus</span>, <i>Stromatum</i>, Lib. I, Cap. 15; Lib. IV, Cap. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span><span class="smcap">Tertullianus</span>, <i>Contra Iudaeos</i>, Operum pag. 189 (Venetiis 1741).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. 1, pag. 666 — Tav. Cronol. pag. 264.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span><span class="smcap">Agathias</span>, <i>Histor.</i> lib. I, cap. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span><span class="smcap">Origenes</span>, <i>Contra Celsum</i>, lib. I, cap. 16; lib. II, cap. 65; lib. III, cap. 54 -(edit. La Rue). Γέτας σοφώτατα ἔτνη, καὶ ἀρκαῖα (<span class="smcap">Origen.</span>, lib. I, cap. 16).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span><span class="smcap">Origenes</span>, <i>ibidem</i> lib. III, cap. 34.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. — Tav. Cronol. pag. 296.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span><span class="smcap">Ammianus Marcellinus</span>, Lib. XVII. Cap. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span><span class="smcap">S. Epiphanius</span>, <i>Adversus Haereses</i>, Lib. III., Operum, I. 827. (Coloniae, 1682).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span><span class="smcap">Eunapius</span>, In Excerptis Legationum, pag. 48-52. Editio <span class="smcap">Niebhur</span> (A. 1829).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span><span class="smcap">S. Isidori Hispalensis.</span> Chronicon <span class="smcap">Gothorum</span>. (<i>Era quadringentesima -quintadecima</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span><span class="smcap">Ammianus Marcellinus</span>, Lib. XXXI. Cap. 3. »Muros <span class="smcap lowercase">ALTIUS</span> erigebant.... -<span class="smcap lowercase">LORICAM</span>...... <span class="smcap lowercase">EFFICAX OPUS</span>».......</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span><span class="smcap">Eunapius</span>, loc. cit. In Excerptis Legationum, pag. 48-52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 865.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 993. — Tav. Cronol. pag. 415.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span><i>Ibid.</i> Vol. I. pag. 1056. — Tav. Cronol. pag. 484.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span><span class="smcap">Iornandes</span>, De Rebus <span class="smcap">Geticis</span>. Cap. XLI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span><span class="smcap">Dom Vassette</span>, Histoire du <span class="smcap">Languedoc</span>, I. 217. (A. 1730).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span><span class="smcap">Apollin. Sidonii</span>, Lib. VIII, Epist. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span><span class="smcap">Sidonius</span>, <i>Ibid.</i> Lib. VII, Epist. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span><i>Vedi</i> storia d'Italia, Vol. II, pag. 205.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span><span class="smcap">Caesar</span>, <i>De bello Gallico</i>, Lib. LIV., Cap. 23.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span><span class="smcap">Achaintre</span>, Ad dictum locum <span class="smcap">Caesaris</span>, Nota (13). Nell'edizione dei Classici, -detta di <span class="smcap">Le Maire</span>, I, 323. (A. 1819).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span><span class="smcap">Apollinaris Sidonii</span>, Lib. VII. Ep. XI. »<span class="smcap">Semiustas</span> <i>fragilis muri</i> <span class="smcap lowercase">ANGUSTIAS</span>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span><span class="smcap">Concil. Epaon</span>. Apud. <span class="smcap">Mansi</span>, Concil...</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span><span class="smcap">Ulmarus</span>, De inventione Corporis S. <span class="smcap">Vedasti</span>, Apud <span class="smcap">Bollandum</span>, Acta SS. -Februarii (6. Feb.), I 806. (A. 1658.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span><span class="smcap">Anonym.</span> Apud <span class="smcap">Laurentium Surium</span>. Vitae. Sanctorum (24 Agosto), IV, 879 e -890. — Et Apud <span class="smcap">Bollantistas</span>, Acta Ss. Augusti, IV. 818-849. §. 40-41 (A. 1739).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span><span class="smcap">Alexandri Wiltheim</span>, De Diptyco <span class="smcap">Leodiensi</span>, pag. 22. In Appendice (Leodii, -1659).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. V. Cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span><span class="smcap">Gregorii Turonensis</span>, Hist. Lib. IV. Cap. 92. Editio <span class="smcap">Ruinart</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span><span class="smcap">Dom Vaisette</span>, Hist. du <span class="smcap">Languedoc</span>, l. 277. <i>Vedi</i> la sua Nota LXXI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span><i>Vedi</i> prec. § XI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. III. pag. 217.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span><i>Vedi</i> prec. § XI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span><span class="smcap">Venantius Fortunatus</span>, Oper. Lib. II, Cap. XII, Editio <span class="smcap">Luchi</span> (A. 1786).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span><span class="smcap">Ioh. Biclar.</span>, Chron. Apud <span class="smcap">Roncalli</span>, Chron. Latin. Vetust. II. 389. (An. -1787).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span><span class="smcap">Paulus Emeritensis</span>, Cap. VI. §. 16. Apud <span class="smcap">Florez</span>, XIII, 312.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol, II; pag. 829.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span><span class="smcap">Inscriptio</span>, Apud <span class="smcap">Florez</span>, <span class="smcap">Esp.</span> Sagrada, VII. 35. (A. 1766).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span><i>Vedi</i> Cod. Dipl. Longobardo, Num. 994.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia. Vol. II, pag. 832.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span><i>Vedi</i> seg. §. XXVII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span><span class="smcap">Sisebuti</span> Regis Epistola, Apud <span class="smcap">Florèz Esp.</span> Sagrada, VII, 321-328 Num. -VIII. (A. 1766). -</p> - -<p> -— <i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, in cui ella trovasi ristampata con -Note, I. 571. Num. 259.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib, IV Cap. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 833.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span><span class="smcap">Sancti Audoeni</span>, Vita <span class="smcap">S. Eligii</span>, Apud <span class="smcap">Achery</span>, Spicilegium, V. 456. — <span class="smcap">Dom -Bouquet</span>, Scrip. Rer. <span class="smcap">Francicarum</span>, III. 552. (A. 1741).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XVI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span><span class="smcap">Greg. Turon.</span>, Lib. IX. Cap. 20. <i>Vedi</i> <span class="smcap">Dom Vaissette</span>, l. 277.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span><span class="smcap">S. Audoenus</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. I. Cap. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span><span class="smcap">S. Audoenus</span>, <i>ibidem</i>, Lib. I. Cap. 4. -</p> - -<p> -— <i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo. V. 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Seguo, nell'assegnar gli anni, la Cronologia di <span class="smcap">Dom Bouquet</span>, notata in -margine a ciascun Capitolo della Vita di Santo Eligio scritta da S. Oveno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span><i>Vedi</i> seg. §. XXI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span><span class="smcap">Anonymus</span>, in Vita <span class="smcap">S. Audoeni</span>, Apud <span class="smcap">Bollandistas</span> (24 Agosto) Acta Sanctorum -Augusti, Tom IV. pag. 807, §. 9. <i>Auctore Suppare</i> (A. 1739).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. VI. Cap. XI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span><span class="smcap">Lex Wisigothorum</span>, Lib. II. Tit. I. Leg. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span><span class="smcap">Lex Wisigothorum</span>, Lib. III. Tit. I, Leg. 1. Editio <span class="smcap">Georgish</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span><span class="smcap">Victor Vitensis</span>, Hist. Persecutionis <span class="smcap">Vandaligae</span>, Lib. II §. 13, Lib, IV. -§. 1. Editio <span class="smcap">Ruinart</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap lowercase">HISP</span>. Lib. VI. Cap. 8. »<span class="smcap">Fructuosus ex regio Gotthorum -sanguine</span>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span><span class="smcap">Valerius Abbas</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, In Vita S. <span class="smcap">Fructuosi</span>, Cap. I. Act. Ordinis -S. B., II. 557.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span><span class="smcap">Isidorus Pacensin</span>, pag. 8 Editio <span class="smcap">Sandoval</span> (A. 1634): et Apud <span class="smcap">Florez</span>, -<span class="smcap">Esp.</span> Sagrada, VIII. 293, § 24. (A. 1769). -</p> - -<p> -— <i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 834.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebas <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. VI. Cap. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span><i>Id. Ibid.</i> »Marmora convecta, in quibus <i>Rotae</i> aut <i>Rosae</i> similitudine -sculptae immagines <i>pluribus in locis</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 733.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span><span class="smcap">Florez</span>, <span class="smcap lowercase">ESP.</span> Sagrada, XIII, 222. (A. 1782), <i>Vedi</i> Storia di Italia, Vol. II. -pag. 839.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, Histoire du <span class="smcap">Languedoc</span>, I. 404. »La <span class="smcap">Gothie</span>, infortunée -Province, fut plus maltraitée par les Chrétiens que par les Infideles».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, IV. 131. Num. 563.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span><i>Ibidem</i>, Num. 547.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XVIII in fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span><i>Vedi</i> Cod. Diplomatico Longobardo, Num. 729.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, Num. 730.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span><span class="smcap">Smaragdus</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, Acta Ordinis <span class="smcap">S. Benedicti</span>, V. 184-215.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 840.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span><span class="smcap">Chronicon Albeldense</span>, Apud <span class="smcap">Florez. Esp</span>. Sagrada, XIII. 153.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span><i>Idem</i>, <i>Ibidem</i>, XIII. 453.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 845.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, V. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span><span class="smcap">Cav. di S. Quintino</span>, Ragionamento sull'Architettura Italiana sotto i Longobardi, -pag. 90. Brescia, in 8. (A. 1829).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span><span class="smcap">Mabillon</span>, Acta Ord. S. <span class="smcap">Benedicti</span>. V. 105. In Vita S. <span class="smcap">Angilbert</span> -Lib. II. §. 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span><span class="smcap">Smaragdus</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, Acta O. S. B. V. 202.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, V. 492.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span><span class="smcap">Walafridus Strabo</span>, De Rebus Ecclesiasticis, Cap. VII. In Bibliotheca -Patrum, XV, 184. (A. 1587).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>V. prec. § VII. intorno agli Sciti Iutungi, e § X. intorno a' Borgognoni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XIX.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XXI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span><span class="smcap">Placitum Caunense</span>. <span class="smcap">Ex</span> <i>Autographo</i> <span class="smcap">Caunensi</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, De Re -Diplomatica, Lib. VI. Num. LXXXIX.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span><span class="smcap">S. Eulogii</span>, Lib. II. Memorialis Sanctorum, Apud <span class="smcap">Schottum</span>, <span class="smcap">Hispaniae</span> -Illustrata, IV. 231. (A. 1608).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span><span class="smcap">Alvarus Cordubensis</span>, Epistola XX. Ad Transgressorem, Apud <span class="smcap">Florez</span>, -<span class="smcap">Esp.</span> Sagr. XI. 118. (A. 1775).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span><span class="smcap">Alvarus Cordubensis</span>, <i>Ibid.</i> XI. 283. In Epist. De <i>Bibliotheca</i> <span class="smcap">Leovigildi</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span><span class="smcap">Concilium Tricassinum</span>, Apud <span class="smcap">Balutium</span>, Capitularium, II. 277. (A. 1677).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. IV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span><span class="smcap">Otfridus</span>, Paraphr. Evangel. Apud <span class="smcap">Schilter</span>, Thesaurus Antiquitatum -<span class="smcap">Theotonicarum</span>, Tom. I, pag. 11. (A. 1728).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span><span class="smcap">Otfridus</span>, <i>Ibidem</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 873.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag 676-678.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, Hist. <span class="smcap">Norm.</span> Apud <span class="smcap">Duchesne</span>, Script. <span class="smcap">Norm.</span> (A. 1619).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, Lib. I, in principio, pag. 69. 70.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, pag. 70.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span><span class="smcap">Missi Theodosii</span>, Apud <span class="smcap">Dicuil</span>, pag. 10. Vedi Storia d'Italia, Vol. I, pagina -1052.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span><span class="smcap">Gregor. Turon.</span> Hist. Lib. X. Cap. 9. -</p> - -<p> -— <i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>loc. cit.</i>, Lib. III. pag. 100.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>Ibidem</i>, pag. 112.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span><span class="smcap">Cassiod.</span>, Variar. Lib. VIII. Epist. 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, Lib. XI. Epist. 1. Senatui Urbis Romae.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span><i>Vedi prec.</i> §. XVI. in fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel de l'Histoire de l'Architecture, II. 277. (A. 1813).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span><i>Vedi</i> Cod. Dipl. Long., I. 864. Num. 284. <i>Vedi</i> anche la mia <i>Disertazione -Bobbiese</i>, dopo il Num. 307. dello stesso Codice.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span><span class="smcap">Schoepflin, Alsatia</span> Illustrata, In Conspecto Operis, I. 14. §. XXII. (A. -1751).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span><i>Id. Ibid.</i> »Ortae hinc innumerabiles Villae, Arces, Vici, Oppida, Castra -haud majore quam XLV spatio leucarum».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel, <i>etc.</i> II. 284.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span><span class="smcap">Ramée</span>, <i>ibidem</i>, II. 158, 281.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span><span class="smcap">Momsen</span>, De Collegiis et Sodalitiis <span class="smcap">Romanorum</span>, in 8.º Kiliae (A. 1853.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XVI. in fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span><span class="smcap">Giovanni de Rubertis</span>, Delle Colonie Slave del Regno di Napoli, pag. 20, -21. In 12. Zara (A. 1856.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. III. pag. 153.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span><span class="smcap">Wiltheim</span>, Diptycon <span class="smcap">Leodiense</span>, Append. pag. 85-87, Cap. 5. (A. 1659).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span><span class="smcap">Gallia Christiana Nova</span>, Tom. XI. Col. 511-533: et In Appendice Instrumentorum, -Col. 105.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span><span class="smcap">Mabillon</span>, Annales Ordinis S. B. Lib. L. §. 62. »Ecclesia S. <span class="smcap">Michaelis</span>, -cujus Orientalis facies <span class="smcap">Gothici operis</span> delicatissima est».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span><span class="smcap">Chron. S. Mich.</span>, Apud <span class="smcap">Labbé,</span> Nova Bib. MS. I. 551. (A. 1637).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span><span class="smcap">Ordericus Vitalis</span>, Eccl. Hist., Lib. VIII, Inter Scriptores <span class="smcap">Nortmannicos</span> -Apud <span class="smcap">Duchesne</span>, pag. 705.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span><span class="smcap">Ordericus Vitalis</span>, <i>loc. cit.</i> pag. 706.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, <i>loc. cit.</i> II. Preuves, Col. 56, 69, 83, 91.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span><span class="smcap">Lex Wisigothorum</span>, Lib. IV. Tit. II. Leg. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 361-362.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span><span class="smcap">Lex Salica</span> emendata a <span class="smcap">Carolo</span>, Tit. XLVI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, Histoire du <span class="smcap">Languedoc</span>, II. 91. (A. 1733.) <i>Vedi</i> la donazione -da lui riferita, Preuves, Col. 102.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 131.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 147.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 158.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 274.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. VII. Cap. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span><i>Idem, Ibid.</i> Lib. VII. Cap. 20.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span><span class="smcap">Ordericus Vitalis</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. IV. pag. 530.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span><span class="smcap">Gallia Christiana Nova</span>, Tom. XI. Col. 870. et in Append. Instrumentorum, -Col. 218.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span><i>Ibidem</i>, XI. 728.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel, <i>etc.</i> II. 186.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, loc. cit. II. 103.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II. Preuves, Col. 139. Num. 120.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 350.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 104.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, Histoire du Languedoc, II. 103.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 171.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II. Preuves Col. 327-329. »Quidquid est inter Vallatos et -Muros».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span><span class="smcap">Martène</span>, Novus Thesaurus Anecdotorum, IV. 120. (A. 1717.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span><span class="smcap">Cardinalis de Lorenzana</span>, Praefatio ad Breviarium <span class="smcap">Gothicum</span>, secundum -regulam <span class="smcap">B. Isidori</span>. Matriti, in fol. (A. 1775).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span><span class="smcap">Renouvier</span> et Ricard, Des Maitres de pierre et des autres Artistes <span class="smcap">Gothiques</span> -de <span class="smcap">Montpellier</span>, in 4. Monpellier (A. 1844).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span><i>Idem, Ibid.</i>, pag. 11. »Ces pièces de l'Archive contiennent des details precis -et interessans sur les <i>Tours</i> et les <i>Tourelles</i>, les <i>Portails</i> et les <i>Fossés</i> -d'une <i>Chemise Gothique</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span><i>Idem, Ibid.</i>, pag. 105, Append. des Documents, Num. 1. Ex Arch. Com. -de la Commune de Monpellier, Arm. B. Cass. 10, num. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XXVII, in fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span><span class="smcap">Gallia Christiana Nova</span>, Tom. XI. 730. — <span class="smcap">Ordericus -Vitalis</span>, Lib. IV. pag. 544, 545.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span><span class="smcap">Durer</span>, Trattato Geometrico delle misure, <i>etc.</i> (in Tedesco) Norimberga, -A. (1525).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span><span class="smcap">S. Eulogii</span>, Apologeticus Martyrum, Lib. II. Apud <span class="smcap">Schottum</span>, <span class="smcap">Hisp.</span> Illustratae, -IV. 272 (A. 1608).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel, <i>etc.</i> II. 116 e 117. in Nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XIII. in fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span><span class="smcap">Ramée</span>, <i>Ibidem</i>, II. 430.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 186. »Les Ducs de <span class="smcap">Normandie</span> etaient guerriers, par -conséquent <i>Laiques</i>; leurs monuments furent dans le style que nous nommons -<span class="smcap lowercase">A OGIVE</span>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span><i>Vedi</i> prec. §. XXVIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span><span class="smcap">Montfaucon</span>, Antiq. Expliquée, III. 232. (A. 1719).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span><span class="smcap">Beulé</span>, Discours d'ouverture d'un Cours d'Archéologie. -</p> - -<p> -Stampato in parte nel Journal des Débats del 28 Gennaio 1857, con alquante -Osservazioni preliminari del Laboulaye.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, V. 30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span><span class="smcap">Vitet</span>, Rapport à M. le Ministre de l'Intérieur sur les Monuments et les -Bibliothèques, pag. 12, 13. Paris (A. 1831). -</p> - -<p> -— <i>Idem</i>, Notre Dame de <span class="smcap">Noyon</span>, nella <i>Revue des deux Mondes</i>, dell'anno 1844, -Tom. IV. pag. 654, 655.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span><span class="smcap">Ramée</span>, <i>loc. cit.</i> II. pag. 158. »Les traditions du 926 remontent <i>à la plus -haute antiquité....</i> les <span class="smcap">Anglo Saxons</span> s'elancèrent alors au delà des vieilles -traditions (<i>Sacerdotales</i>).»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 1148, 1149.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span><span class="smcap">Hickes</span>, Praefatio ad Grammaticam <span class="smcap">Anglo-Saxonicam</span>, pag. VIII. XIII. In -Tomo I. Thesauri Linguarum Septentrionalium, in fol. Oxonii (A. 1703).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. I. pag. 62. »<span class="smcap">Getae</span>, qui et <span class="smcap">Gothi</span>, venerantes -<span class="smcap">Thur</span>, DEUM SUUM».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 935, 959, 975, 1127, 1250, 1254.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span><i>Vedi</i> Tavola Cronologica, pag. 407-428.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span><span class="smcap">Thorlacius</span>, Miscellanea, Borealia, Specimen VII. in 8.º Hafniae A. 1799.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span><span class="smcap">Rembertus</span>, In Vita <span class="smcap">S. Anscharii</span>, §. 28. Nelle Raccolte del <span class="smcap">Bollando</span>, del -<span class="smcap">Mabillon</span>, del <span class="smcap">Langebek</span>, del <span class="smcap">Fant</span> e del <span class="smcap">Pertz</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, Historia Ecclesiastica, <i>etc</i>. Apud <span class="smcap">Erpoldum Lindebrogium</span>, -Script. Rer. <span class="smcap">Germanic. Septentrionalium</span>, curante <span class="smcap">Fabricio</span> (A. 1706).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, Lib. I. Cap. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span><i>Idem</i>, De Situ <span class="smcap">Daniae</span>, Post Historiam Ecclesiasticam, pag. 60. §. 231.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, De situ <span class="smcap">Daniae</span>, pag. 61. §. 233. Editio <span class="smcap">Lindebrogii</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span><i>Idem, Ibidem</i>, pag. 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, <i>Ibidem</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span><span class="smcap">Ditmari</span>, Seu <span class="smcap">Thietmari</span>, Historia, <i>etc</i>. Lib. I. Cap. 9. Editio <span class="smcap">Pertz</span>, Inter -Monumenta <span class="smcap">Germaniae</span>. V. 739. (A. 1839.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span> <i>loc. cit.</i> De Situ <span class="smcap">Daniae</span>, pag. 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span><span class="smcap">Aeneas Gazaeus</span>, In Dialogo <span class="smcap">Theophrastus</span>, sive de Immortalitate animae, -pag. 43. Editio <span class="smcap">Barthii</span> (A. 1655).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span><span class="smcap">Toppeltin</span>, Origines et casus <span class="smcap">Transylvanorum</span>, pag. 24. Lugduni, in 12. -(A. 1667). »<span class="smcap">Gothi</span>, ut mea fert opinio, sunt veteres <span class="smcap">Daci</span>...... <span class="smcap">Getae, Daci</span> pro -Iisdem habentur.... Reliquiae autem ipsorum <span class="smcap">Gothorum</span>, AD HUNC USQUE -DIEM, pristina orbati nobilitate, VIVIMUS OBSCURI».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, loc. cit. pag. 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia Vol. I. pag. 123.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span><span class="smcap">Plato</span>, In <span class="smcap">Charmide</span>, Opp. II. 156-157. Editio <span class="smcap">Serrani</span> (A. 1578).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span>Iulianus, In Caesaribus, pag. 369. Editio <span class="smcap">Spanhemii</span> (A. 1696).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, <i>loc. cit.</i> pag. 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span><span class="smcap">Privilegium Alexandri</span> III.: Apud <span class="smcap">Fantuzzi</span>, Monumenti <span class="smcap">Ravennati</span>, II. -139. (A. 1802): Ex Archiv. Canonic. <span class="smcap">Ravennae</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span><span class="smcap">Statutorum Ravennae</span>, Num. CCCXLVIII. Apud <span class="smcap">Fantuzzi</span>; Mon. Rav. IV. -142. (A. 1802).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span><span class="smcap">Desiderii Spreti</span>, De Originibus <span class="smcap">Ravennae</span>, Lib. I. (A. 1489). Extat etiam -in Thes. <span class="smcap">Ital. Graevii</span> et <span class="smcap">Gronovii</span>. Tom VII. Part. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span><i>Vedi</i> proc. §. XII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span><span class="smcap">Arevalus</span>, In <span class="smcap">Isidoriana</span>, Tom. II. pag. 383. Opp. <span class="smcap">S. Isidori</span> (A. 1797).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span><span class="smcap">Fantuzzi</span>, Monumenti <span class="smcap">Ravennati</span>, II. <i>nel Frontispizio</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span><span class="smcap">Vasari</span>, Introduzione alle Vite de' Pittori, Cap. III. in fine, presso il Torrentino -(A. 1550).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span><span class="smcap">Vasari</span>, <i>loc. cit.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span>L'Opera del Wiltheim, divenuta rara, fu inserita dal Gori nella sua Raccolta -de' <i>Dittici</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note213"> -<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>. </span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 690.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note214"> -<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>. </span><span class="smcap">Leibnitius</span>, De variis linguis, Inter Scriptores Orationis Dominicae in varias -linguas per <span class="smcap">Iohannem Chamberlayne</span>, pag. 27. Amsterdam, in 4. (A. 1715). — Scrittura, -che fu ristampata fra l'Opere del Leibnizio, Tom. V. Part. II. -(A. 1768).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note215"> -<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>. </span><span class="smcap">Caroli Lund</span>, <span class="smcap">Zamolxis</span> restitutus, in 4. (A. 1687).</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's Della architettura gotica, by Carlo Troya - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ARCHITETTURA GOTICA *** - -***** This file should be named 60588-h.htm or 60588-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/5/8/60588/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. 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Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. 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