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-The Project Gutenberg EBook of Della architettura gotica, by Carlo Troya
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-this ebook.
-
-
-
-Title: Della architettura gotica
-
-Author: Carlo Troya
-
-Release Date: October 28, 2019 [EBook #60588]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ARCHITETTURA GOTICA ***
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- DELLA
- ARCHITETTURA GOTICA
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- DISCORSO
-
- di
- CARLO TROYA
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- Estratto dal Giornale il Giambattista Vico.
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- NAPOLI
- STABILIMENTO TIPOGRAFICO DEL CAV. GAETANO NOBILE
- 1857
-
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-DELLA ARCHITETTURA GOTICA
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-Io prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose, che
-ho sparsamente scritte sull'_Architettura Gotica_, secondo le varie
-occorrenze ora della mia Storia d'Italia ed ora del mio Codice
-Diplomatico Longobardo. Fondamento primiero d'un tale studio è il
-fatto da me posto in chiarezza, che i Goti altri non furono se non
-i discendenti de' Geti di Tracia, ricordati da Erodoto, ed indi
-tragittatisi di là dal Danubio nell'Europa Orientale, ove più tardi
-ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non posso
-ritessere i racconti dell'infinite loro trasmigrazioni, durante il
-corso di nove secoli dall'età d'Erodoto, fino a quella in cui vennero
-in Italia gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, ed i Visigoti
-si condussero nelle Gallie Meridionali ed in Ispagna col Re loro
-Ataulfo. Dovrò dunque starmi contento ad alcuni fatti principalissimi,
-lasciando la cura di rammentare gli altri alla _Tavola Cronologica_,
-da me pubblicata fin dal 1842. Quivi s'additano e chiamansi ad esame
-l'autorità ed i Documenti delle mie narrazioni, onde poi diedi un
-Prospetto ne' Fasti _Getici_ o _Gotici_.
-
-I Documenti, accennati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piacquero
-al celebratissimo Giacobbe Grimm, che tutti li riferì, e non ne omise
-alcuno, in un Discorso intorno a' Geti, da lui letto nel 5 marzo 1846
-all'Accademia di Berlino[1]. Altro egli non v'aggiunse di nuovo fino
-al sesto secolo prima di GESÙ CRISTO, se non una citazione d'Anastasio
-Sinaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo dovè godermi nello
-scorgere, che un uomo sì dotto calcasse le stesse vie, che io aveva
-tenute, per dimostrare l'identità de' Geti o Goti e de' Daci: ma non
-potei consentire alla sua opinione, che tutti costoro avessero formato
-un solo popolo co' Germani di Tacito, e però co' Longobardi guidati
-dal Re Alboino in Italia e coi Franchi tramutatisi nelle Gallie. Io non
-nego, che Geti o Goti e Germani vennero in principio dall'Asia, donde
-si partirono tutte le genti; ma già io aveva negato[2], ed or torno
-a negare, che i Germanii riposti da Erodoto fra' popoli agricoltori
-dell'antica Persia nelle regioni più felici del nostro globo fossero
-stati, per la nuda somiglianza del nome, i progenitori de' Germani
-di Tacito, cotanto schivi, e per lunghi secoli, dell'agncollura
-ferma e stanziale. Nè credo, che quegli agresti abitatori de' rozzi
-e vili tugurj descritti da Tacito avessero conservato alcuna memoria
-dell'Architettura Orientale, allorchè di mano in mano s'andarono
-allargando nell'inospite selve interposte fra il Reno, il Danubio ed
-il Baltico. Sia stata qualunque l'età, in cui da una regione qualunque
-dell'Asia giunsero in questi altre volte sì paurosi spazj d'Europa gli
-antenati de' Germani di Tacito, egli è certo che v'inselvatichirono,
-e vi perdettero la rimembranza d ogni precedente lor civiltà, se pur
-l'ebbero: egli è certo, che tali senza niuna di queste rimembranze
-durarono per molti secoli, nè prima dell'ottavo penetrovvi l'aura
-Cristiana, per la quale, alla voce di San Bonifazio, cominciarono ad
-edificarsi le prime Città e ad erigersi le prime Cattedrali.
-
-
-I.
-
-Non così avvenne a' Geti o Goti, che si fermarono in Tracia e
-ristettero presso alle bocche del Danubio, in luoghi men lontani
-dall'Egitto e dall'Asia Minore. Verso l'anno 640 innanzi Gesù Cristo
-signoreggiò sovr'essi Zamolxi (Erodoto lo credeva più antico); erudito
-nell'arti d'Egitto e d'Oriente. Zamolxi, fece costruire un cenacolo,
-dove solea congregare gli Ottimati del popolo e tra lieti desinari
-predicar la Religione, che parve percorrere al Cristianesimo e che
-più onorò la dignità dell'uomo, sì come Religione fondata sul dogma
-dell'immortalità dell'anima. I Geti o Goti allora concepirono un gran
-dispregio della vita per la speranza d'andare a ricongiungersi con
-Zamolxi, accettato da essi per Dio. Morivano allegri fra' crudeli
-tormenti dell'esser lanciati nell'alto e fatti cadere sopra una selva
-di dardi ritti ad ucciderli. Chiamaronsi da indi in qua gl'_Immortali_:
-e si divisero in varie _Caste_. Prima tra queste fu la Sacerdotale de'
-_Tarabosti_ o de' _Zorabos Tereos_, donde uscivano i sommi Sacerdoti
-ed i Re. Un altr'ordine Sacerdotale appellossi de' _Pii_, che con
-l'armonie delle _Cetre_ concludeva i pubblici accordi e ponea fine alle
-guerre, vestito di candide vesti.
-
-Coloro, i quali fondano la Storia primitiva de' popoli su' facili ed
-anche sugl'ingegnosi diletti dell'etimologie d'alcune pochissime voci
-di sempre incerto e mutabile significato, veggano se v'ha nulla di
-simile nella sostanza viva de' fatti Getici, e de' Germanici: e se
-nel settimo secolo avanti l'Era di GESÙ CRISTO i Germani di Tacito
-potessero vantarsi d'avere l'Architettura, buona o cattiva, d'un
-cenacolo, che fu la culla d'una Religione illustre, sebbene spietata e
-brutta por le sue molte superstizioni ed incantagioni; d'una Religione,
-ch'ebbe la sua Gerarchia ed i suoi Pontefici e le sue Liturgie
-particolari e le sue _Cetre_, operatrici di grandi effetti politici.
-Nel 640 innanzi GESÙ CRISTO, niun sospetto della futura loro grandezza
-davano i Romani, e della gloria con cui avrebbe Traiano dopo nove altri
-secoli vinta una parte, una parte sola del popolo di Zamolxi.
-
-
-II.
-
-Filippo di Macedonia, padre d'Alessando, guerreggiò contro i Geti o
-Goti e si rivolse repentinamente contro la loro città d'Udisitana
-in Tracia. Ogni speranza di salute s'era perduta dagli assediati,
-quando si videro prorompere alla volta del Macedone i _Pii_, ravvolti
-nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lor _Cetre_ in mano,
-sì come narra lo Storico Dione Crisostomo[3]. A' loro concenti non
-aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non solamente
-Filippo concedè a' Geti la pace, ma tolse in moglie Medopa, nata dal
-Re loro Gotila[4]. In quell'età, già le Colonie dei Geti di Tracia
-erano passate ad abitare di là dal Danubio, ed aveano già costruita
-la città d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli assalì con
-breve insulto, prima di partirsi alla volta dell'Indie. Vi giunse non
-osservato, menando i suoi Macedoni per traverso alle biade cresciute
-nelle Getiche pianure: guastò e distrusse la città, ma i Geti ne
-fecero a capo di qualche anno una fiera vendetta, uccidendo il suo
-Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila Macedoni contro essi.
-Più fiera, perchè più nobile, riuscì quella che presero di Lisimaco,
-successor d'Alessandro nel Regno di Tracia, quando il Re de' Geti
-Dromiehete lo fe' prigioniero in battaglia, e, secondo il costume
-Zamolxiano, apprestogli splendide cene, dopo le quali e' diè al vinto
-Lisimaco una sua figliuola in nuora.
-
-Tanta possanza nell'armi e modi sì squisiti di vivere, durante la
-pace, rivelano la Storia occulta delle conquiste de' Geti o Goti e
-del loro innoltrarsi gradatamente nelle vaste contrade, che s'aprono
-tra 'l Danubio ed il Baltico. Ignota fu alla più parte de' Greci la
-Storia de' progressi, che il popolo degl'_Immortali_ di Zamolxi fece
-nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scrittori Ecateo
-d'Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone, per quanto può
-raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. Ellenico di Lesbo,
-Platone, Timeo e Diodoro Siculi con altri non tacquero de' Geti e
-delle loro incantagioni: ma Teopompo li confuse con altre genti e
-narrò incredibili cose, quantunque avesse detto il vero, lodando
-le _Cetre_ de' _Pii_[5]. Nel secondo secolo innanzi l'Era Volgare,
-Posidonio rammentò l'usanze de' Getici _Ctisti_ o _Capnobati_ da' quali
-s'ebbe in onore il celibato, e si pose in opera una particolar sorta
-di suffumigj e di sacrificj[6]. Queste memorie di Posidonio ci furono
-trasmesse da Strabone, che più e meglio di qualunque altro avrebbe con
-la sua perspicua brevità potuto delinearci le Storie antiche de' Goti:
-ma da ciò per l'appunto, e con nostro grave danno, e' disse volersi
-rimanere[7]. Niun popolo intanto fra quelli, a' quali davasi da' Greci
-l'appellazione di Barbari, avea Storie più antiche e più certe di
-quelle de' Geti o Goti.
-
-Alle discipline cotanto vetuste sì dell'Architettura e sì della Musica
-presso gl'_Immortali_ recò grandi mutazioni Deceneo, che Strabone
-distingue col titolo di _prestigiatore_, per additare le maravigliose
-riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'oltre il Danubio, ed i suoi
-stabilimenti sul Sacro Monte detto de' _Cogeoni_. Venne dall'Egitto e
-dall'Oriente sì fatto _prestigiatore_: introdusse il culto dei Minori
-Dei dopo Zamolxi e degli Eroi; fabbricò in onor loro piccoli Tempj, che
-attestano sempre viva e fiorente la successione delle Architettoniche
-arti, onde a' Geti o Goti di Tracia il cenacolo di Zamolxi avea dato i
-lineamenti, Orientali forse, non Egizj, e che fu la sede primiera delle
-sue incantagioni.
-
-Le riforme di Deceneo avvennero al tempo di Lucio Silla, quando
-Berebisto regnava su' Geti, allargando fuor d'ogni credere i limiti
-e la possanza del loro imperio. Conquistò gran parte dell'Orientale
-Germania; e fu egli che ricevè l'ospite Deceneo, e gli fe' onori e
-lo volle a parte del Regno, godendo, che quello straniero spargesse
-nuovi studj e l'amor delle scienze della natura fra gl'_Immortali_.
-Deceneo diè il nome di _Pilofori_ o di _Pileati_ agli antichi _Zorabos
-Tereos_, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine, cioè, di sì
-fatti _Pilofori_, donde i Re uscivano, e nell'altro de' _Capelluti_
-o _Criniti_, ovvero de' guerrieri, che durò lungamente in Italia
-sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi, dette
-_Bellagini_[8], le quali, attesta Giornande, si serbavano tuttora
-scritte al suo tempo in Italia dagli Ostrogoti, verso la metà del sesto
-secolo di nostra salute.
-
-In quale Alfabeto furono esse dettate? Nol so, ed ignoro se i Geti si
-servissero per la loro lingua dell'Alfabeto de' Greci, o di qualche
-altro ignoto a noi dell'Asia Minore fino all'anno 360 dell'Era Volgare
-in circa, quando Ulfila ridusse il Getico Alfabeto alla forma, che oggi
-questo conserva, e che da lui prese il nome di _Ulfilano_. Allo stesso
-modo gli Armeni, per dinotare i lor concetti nella patria e primitiva
-lor lingua, usarono per lunga stagione l'Alfabeto Siriaco: poi venne
-Mesrob a' tempi stessi d'Ulfila, e si fece autor di quello, che fiorì e
-fiorisce in Armenia.
-
-Poichè le _Bellagini_ vidersi ridotte in iscritto da Deceneo, sebbene
-senza un Alfabeto Getico, l'idioma degl'_Immortali_ era già dunque
-costruito e già soggetto a' freni della Gramatica, quando nei giorni
-d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi, di quà dal Danubio.
-Ben questi cerca dipingere e non tralascia d'esagerare i costumi
-barbarici de' Geti, che circondavano Tomi di quà e di là dal gran
-fiume: pur tuttavolta, chi l'avrebbe creduto? all'esule s'apprese la
-fiamma di scrivere un libriccino in lingua Getica, od almeno di fingere
-d'averlo scritto; e sebbene un Romano ed un odiator sì fiero di quel
-popolo dicesse, che di ciò _vergognavasi_[9], egli nondimeno affermò
-d'averlo dettato quel suo libriccino o poemetto. Fu in lode di Augusto,
-ed ordinato ad ottener la grazia del ritorno in Roma; pieno perciò di
-teneri affetti e di delicate adulazioni.
-
-
-III.
-
-Augusto lasciò stare i disegni concepiti da Giulio Cesare
-d'assoggettare i Geti o Goti di Berebisto, ed assegnò il Danubio per
-_limite_ all'Imperio Romano. Ma i lamenti d'Ovidio sulle continue
-correrie de' Geti Oltredanubiani contro Tomi dimostrano, che questo
-_limite_ non era punto rispettato dagl'_Immortali_. La fama di costoro
-mosse Giuseppe Ebreo, che scrivea sotto i figliuoli di Vespasiano
-Imperatore, a studiare i Getici costumi, ed e' notò particolarmente
-quelli degli _Ctisti_ celibi di Posidonio, abitatori del Ponto Eussino,
-facendone il paragone co' costumi degli Esseni di Giudea: tanto
-l'origini ed alcuni usi Orientali de' Geti o Goti colpivano l'animo
-di ciascuno. A questi Giuseppe diè nelle sue Storie il nome di Daci
-_Plisti_ o _Polisti_[10]. Poco appresso Dione Crisostomo, uomo tenuto
-in gran pregio da Traiano, dettò in Greco le Storie Getiche, oggi
-perdute; dal quale Scrittore udimmo testè lodati gli affetti ed i
-canti de' _Pii_ d'Udisitana e di Filippo. Qual perdita non fu quella
-de' Commentarj, che lo stesso Traiano scrisse intorno alle sue guerre
-Daciche? Non certo per lo stile, ma per le qualità degli eventi e per
-la difficoltà dell'imprese doveano appena cedere il luogo a' Commentarj
-della _Guerra Gallica_.
-
-Ecco in tutto il corso de' tempi, da que' del cenacolo di Zamolxi
-fino agli altri dell'assedio d'Udisitana, fiorire presso i Geti o
-Goti sull'una e sull'altra riva del Danubio l'arti della Musica e
-soprattutto dell'Architettura, della quale io debbo spezialmente
-ragionare. Ma tutte le discipline della civiltà de' popoli non possono
-discompagnarsi affatto, e l'una il più delle volte spiega e dichiara
-quali siano le condizioni d'un'altra. Donde si vede, che i Geti o
-Goti abitarono in città murate, come Udisitana ed Elis; ch'ebbero
-in ciascuna il Collegio Sacerdotale degli armonici _Pii_; che per
-comandamento di Deceneo edificarono piccioli Tempj e Cappelle in onor
-degli Eroi, e de' lor Minori Dei. Nella Lituania e nella Samogizia,
-conquistate poscia da Ermanarico il Grande, progenitore di Teodorico,
-Re d'Italia, rimasero fino al quattordicesimo secolo, le reliquie del
-culto d'una turba d'infiniti piccoli Numi, alla maniera Decenaica, e le
-ricordanze del Getico Pontificato[11]. Il Dio della Terra s'appellava
-tuttora Zamelusk o Ziameluski nella Lituania[12]: e fra gli Estonj,
-soggiogati sul Baltico da' Geti o Goti dopo la morte d'Ermanarico
-il Grande, il suono dell'arpa d'un Prete Cristiano bastò a salvare
-un Castello, minacciato da essi[13]: ciò che ci rammenta gli antichi
-portenti delle _Cetre_ Getiche.
-
-
-IV.
-
-Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo,
-allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i Geti d'oltre
-il Danubio ed impadronirsi del lor _Sacro Monte_. Invano Stazio,
-adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenza _restituito a'
-Daci_[14]: ben seppero il contrario i Capitani di Roma, che valicarono
-il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo e ritornare in
-Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le sue legioni furono
-disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover pagare annui
-tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava Decebalo. Si
-sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo che Tacito pochi
-anni dopo scrisse[15]: »Tot exercitus in MOESIA DACIAQUE.... amissi;
-tot militares viri cum tot cohortibus expugnati aut capti; noc jam
-de _limite Imperii et ripâ_, sed de hybernis legionum et possessione
-dubitatum......... Cum damna damnis continuarentur, atque omnis annus
-funeribus ac cladibus insigniretur......».
-
-Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re Decebalo,
-che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente servissi
-delle loro braccia ed anche del loro intelletto per render più valide
-le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il Getico popolo apprese
-da que' prigionieri l'arti dell'Architettura; e la Gotica faccia
-dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve più maestosa in
-Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi si dice Transilvania;
-là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa la sede principale del
-Regno. L'immagini della sua Reggia, e delle sue rocche, dopo aver fatto
-disviare il fiume Sargezia per nascondervi i Getici tesori, si veggono
-tuttora scolpite nella Colonna Traiana; il più nobile Monumento rizzato
-da' Romani per celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano
-si mosse finalmente a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il
-tributo; ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili
-e paurose, onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani.
-E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo,
-e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria
-maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i Dodici
-Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano la
-vita, e che portavano il nome d'_Immortali_. Ma larga materia di riso
-apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane de' Geti.
-
-Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore
-nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la
-Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo
-dell'eccellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di
-Decebalo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro
-della Germania, verso l'anno 98 di GESÙ CRISTO. Non parlo di ciò che
-ivi si dice del _guidrigildo_, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato
-questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico
-Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per tutti gli
-altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, ossia
-da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini
-Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le
-discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili
-dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle quali non
-chiedevasi altro che il grano in Germania (_sola seges imperatur_):
-soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove non si conosceano
-le città (_urbes nullas habitari_) e non si costruivano i tugurj vicini
-gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno interponeva grandi spazj
-di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, o per ignoranza
-dell'arte d'edificare (_inscitia aedificandi_). Niun uso della calce;
-niuno delle tegole: e sacrilego era il pensiero di rizzar Statue o di
-fabbricar Tempj alle lor Divinità, quasi rimanessero elle imprigionate
-in tal guisa fra le mura (_parietibus cohibere Deos_). Quando poi si
-cominciavano a mutare i costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si
-chiamò più dal Romano che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana.
-So, che ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di
-Tacito di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si
-tratta di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità
-fra essi Germani e gl'_Immortali_ così di Zamolxi come soprattutto di
-Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non potrà
-mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto il corso
-della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di Tacito.
-
-Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle
-selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza
-toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e
-massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re[16]. Tali,
-quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od otto
-secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima fra'
-Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi affatto dalla
-Storia per concedere, che i due popoli fossero d'una stessa razza, e
-che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle bocche del Danubio.
-S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una tribù come l'altra venute
-vi fossero entrambe in uno stesso giorno, insieme partitesi dalla
-Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe non meno vero, ch'elle si
-separarono, e divennero affatto straniere fra loro, e vissero a questo
-modo per molti secoli fino a Zamolxi, poscia per sette altri fino a
-Deceneo, e poi per otto altri fino alla promulgazione del Vangelo fatta
-da San Bonifazio. Non vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti
-della Germania di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti
-del Re Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le
-quali parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma,
-che ho detto essersi chiamato _Ulfilano_. Questo s'andò successivamente
-insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, e vi dura
-oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo Romano era più
-ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere in sè i propizj semi
-del Vangelo: ma chi più degli _Immortali_ di Zamolxi potea tenersi per
-un popolo capace del Cristianesimo?
-
-
-V.
-
-Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guerre
-Daciche di Traiano, e massimamente quella di Cornelio Fosco
-procacciarono il nome d'_Ansi_ o d'_Asi_, cioè di _Semidei_, a
-que' _Pilofori_ ed a quei _Capelluti_, che più s'erano in un tanto
-pericolo illustrati. Fra tali _Asi_ fu Capto, dal quale discese, dopo
-diciassette generazioni, Teodorico, Re d'Italia e padre d'Amalasunta; e
-fu eziandio Balto, donde trasse l'origini Alarico, il quale s'impadronì
-di Roma nel 409. I nipoti e pronipoti di Gapto signoreggiarono sugli
-Ostrogoti; que' di Balto su' Visigoti: due grandi famiglie del popolo
-Gotico, come nella Dacia, rimasta libera dall'armi Romane s'appellarono
-esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di Traiano. Il bisnipote
-di Gapto, chiamossi Amalo, e per lui si chiamarono i suoi discendenti
-gli Amali. Or così gli _Asi_ o _Semidei_ Amali che i _Semidei_
-Balti, quando ebber nell'anno 107 perduta Sarmizagetusa, si ridussero
-nell'altre due terze porzioni del Regno di Decebalo di là dal Prut ed a
-cavaliere de' Carpazj, donde cominciarono contro i Romani quell'aspra
-e continua guerra, che costrinse finalmente Aureliano, fortissimo
-Imperatore, ad abbandonar la Dacia conquistata da Traiano, ed a ridursi
-nell'anno 275 di GESÙ CRISTO, al _limite Augusteo_ di quà dal Danubio.
-
-Ne' cento sessant'otto anni della dominazione Romana, la Dacia di
-Traiano si _Latinizzò_ in buon dato: ma Gotico e puramente Gotico durò
-il resto, cioè la maggior parte, del Regno di Decebalo. Gli Ostrogoti
-vissero sotto il reggimento degli Amali, ed i Visigoti sotto quello
-de' Balti, fino al Re Ostrogota degli Amali, che regnò sopra entrambe
-le due grandi tribù nella metà del terzo secolo. Poscia l'undecimo
-discendente di Gapto, ed il sesto del Re Ostrogota, Ermanarico degli
-Amali, ottenne anche di signoreggiar su' Visigoti e sugli Ostrogoti,
-con le forze unite de' quali e' diè i principj alle sue conquiste.
-
-
-VI.
-
-Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che Celso
-il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i
-Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi e GESÙ CRISTO;
-poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri
-Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora
-un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj degli
-Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loro _Pilofori_, nè
-dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a Zamolxi[17]. Nè
-tardò Clemente Alessandrino[18] rifermar ne' suoi Libri dell'anno 193,
-i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori; lodando ad un'ora
-le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti come de' Traci Odrisj,
-e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità dell'anima, la
-rassegnazione de' Geti alla morte, la lor cura in onorar gli Eroi
-ed i sapienti della loro nazione. Il che, tutti lo veggono, riesce
-all'_Architettura Gotica_, ed alla rinomanza degli edificj posti a
-quegli Eroi, divolgata da per ogni dove ne' luoghi più lontani dal Prut
-e da' Carpazj. Quanto alla Dacia Romana, l'uccisione degli Ambasciatori
-a Zamolxi fu certamente vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie
-i riti ed i sacrificj umani dei Druidi erano stati dianzi per gran
-ventura dell'umano genere aboliti dagl'Imperatori.
-
-
-VII.
-
-Ma già cominciava da lungi la luce del Vangelo a risplendere presso
-gl'_Immortali_, che, per questa sola credenza loro, doveano riuscire
-i primi a divenir Cristiani, e riuscirono, fra' popoli detti Barbari
-dal Greco e dal Romano: da lungi, dico, nè presso tutta la nazione
-Gotica. Nel 211 già Tertulliano parlava de' Daci, che aveano udita la
-_Buona Novella_[19]; ma erano scarsi drappelli, che non ancor poteano
-rivolgere ad altro e più fausto segno le pratiche dell'_Architettura
-Gotica_, sì come avvenne poscia quando il maggior numero della nazione
-si voltò al Cristianesimo. Intanto il Re Ostrogota degli Amali vinceva
-i Gepidi, popolo di sangue Gotico[20], il quale avea superato e
-disfatto i Burgundioni o Borgognoni. Furon costoro annoverati da Plinio
-fra' Vandali, ed erano genti di Germania verso il Baltico. Le relique
-di sì fatti Borgognoni furono incorporate fra i Gepidi, e tosto co'
-Visigoti e cogli Ostrogoti per la vittoria conseguita dal Re Ostrogota.
-In tal guisa i Borgognoni svestironsi la Germanica loro sembianza,
-e passarono alla Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori
-antichi fra' Goti. Tale Agatia[21], il quale dà loro espressamente il
-nome di _popoli Gotici_, quali veramente divennero e si mostrarono in
-tutto il corso della loro Storia.
-
-Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d'Alessandria in Egitto, prese a
-difendere il Cristianesimo dall'imputazioni del Filosofo Celso.
-Pubblicò, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tanto
-aveva esaltato le Gotiche antichità e la sapienza. Origene per altro
-non negò punto l'antichità de' Geti[22], quantunque inferiore a quella
-di Mosè. Insigne testimonianza si legge in questo lavoro contro Celso
-intorno alle verità de' detti di Giuseppe Ebreo sulla conformità
-d'alquanti costumi de' Geti o Goti con alcune usanze de' Giudei. Non
-certamente nell'età d'Origene il Sommo Sacerdote degli Ebrei sarebbesi
-potuto paragonare col Pontefice Zamolxiano o col Decenaico de' Geti o
-Goti: ma l'inutile aspettazione di costoro, che Zamolxi dovesse venire
-a regnar sulla terra, diè buoni fondamenti ad Origene di paragonare
-questa vivissima loro speranza con l'inutile aspettazione del già
-venuto Messia presso gli Ebrei. Più d'ogni altra Gotica tribù i
-Crobizj aspettavano Zamolxi, celebrando a tale uopo annui banchetti e
-sacrifizj. Queste Getiche pratiche religiose non aveano rimesso nulla
-del loro fervore nell'età d'Origene, quando i Goti non eransi ancora
-convertiti al Cristianesimo.
-
-D'assai maggior momento per me nella trattazione sull'_Architettura
-Gotica_ è l'essersi Origene accordato col suo avversario Celso nel
-fatto notissimo a tutto l'Orbe Romano, che i Goti onoravano Zamolxi
-col rizzargli e Templi e Statue (νηὼς καὶ ἀγάλματα[23]): tanto la fama
-così della credenza Zamolxiana come della nuova riforma di Deceneo da
-per ogni dove sonava, ed anche in Egitto. E però i Geti o Goti non
-conquistati da Traiano, cioè i Daci liberi, non intermisero giammai
-la pratica della nazionale Architettura loro, qualunque si fosse; nè
-poteano intermetterla, perchè sempre obbligati dal loro culto a rizzar
-Tempj e Cappelle in onore o di Zamolxi, o de' Minori Dei e degli Eroi.
-Tali pratiche dell'_Architettura Gotica_ si mantenevano intere anche
-per odio contro i Romani, che signoreggiavano in Sarmizagetusa, dandole
-il nome d'Ulpia Traiana, e venivano _Latinizzando_ sempre più la
-porzione caduta in lor potere della Dacia di Decebalo.
-
-Così stavano le cose della Gozia e della Dacia libera da' Romani, verso
-la metà del terzo secolo Cristiano, quando un insolito moto agitò i
-popoli Gotici. Furono vinti nel 269 in Tracia dall'Imperatore Claudio,
-che ne riportò il nome di Gotico. Abbiamo ancor le sue Lettere, ov'egli
-afferma d'averne ammazzati trecento venti mila, ed affondate due mila
-lor navi; d'aver in oltre fatto prigioniero uno stuolo infinito di
-donne, fra le quali Unila, regal donzella de' Goti.
-
-Uno degl'Imperatori più valorosi fu vinto dagl'Iutungi, che Dessippo
-chiamava Sciti, e che si possono tenere per non diversi da' Tervingi,
-tribù Visigotica. Parlo d'Aureliano, il quale poscia li vinse;
-ma conobbe quanti pericoli si minacciavano dalle Gotiche genti
-all'Imperio. Fra gli altri suoi provvedimenti e' circondò Roma di mura,
-ed abbandonò la Dacia conquistata da Traiano. Gl'Iutungi fermaronsi
-finalmente nella Rezia, e nelle parti Meridionali della Germania,
-ove non si dubita che introdotto avessero l'uso della lingua Gotica.
-I Borgognoni eziandio, che s'erano fatti Goti, come notò Agatia, e
-deposto aveano con l'indole Germanica l'uso del _guidrigildo_[24], sì
-come apparisce dalle susseguenti lor Leggi, s'accompagnarono co' Goti
-nelle spedizioni di costoro contro l'Asia Minore. Innoltraronsi poscia
-verso la Germania Occidentale, dove ristettero fino a che non passarono
-ad abitar nelle Gallie. _Gotica_ ivi fu la loro _Architettura_, perchè
-i Borgognoni divennero fervorosi Ariani: del che or ora dirò una
-qualche parola.
-
-Ma le tribù de' veri Germani di Tacito si ristrinsero nella primitiva
-rozzezza loro: e solamente in alcune contrade più prossime all'Imperio
-cominciò appo essi una lenta ed incerta imitazione dell'Architettura
-de' Romani. Ammiano Marcellino[25], che nel 361 guerreggiò sotto
-Giuliano Cesare contro gli Alemanni tra il Meno ed il Reno, vide con
-sua gran maraviglia costruite alcune borgate con case all'uso Romano.
-
-
-VIII.
-
-Tornata la Dacia di Traiano in balía de' popoli Gotici dopo Aureliano,
-s'apre l'età di Costantino e d'Ermanarico degli Amali; l'uno e l'altro
-chiamato il _Grande_. Non parlo d'Ermanarico, il quale restò fedele a'
-dogmi di Zamolxi, e sì lungi spinse le sue insegne nell'Europa di là
-dal Danubio, fondando in Europa quel vasto e misterioso Imperio, che
-Giornande paragonava con l'altro d'Alessandro in Asia, e che si distese
-dal Prut e da' Carpazj fino al Baltico; i suoi Successori poscia lo
-dilatarono di mano in mano fino all'Estonia ed alle Provincie Orientali
-e Settentrionali di quel Mare, non che in tutta la Scandinavia. Ma
-non posso tacere di due grandi fatti avvenuti a' giorni di Costantino.
-L'uno, che molti Goti furono da lui ricevuti nell'Imperio col nome di
-_Federati_: l'altro, che una gran parte di Geti o Goti Zamolxiani si
-convertì al Cristianesimo. Teofilo, Vescovo Cattolico, sottoscrisse
-alla condanna d'Ario nel Concilio di Nicea del 325, in qualità di
-_Primate della Gozia_. Santo Epifanio, che visse in quella stagione,
-tramandò alla posterità le notizie de' Monasteri edificati da' Goti,
-nuovi convertiti[26], per le loro Vergini. La Gotica tribù de' Protingi
-ebbe altresì gran copia di Monaci Cattolici, derisi dal Pagano Eunapio,
-che pose principalmente in canzone le negre lor vesti[27].
-
-Or si potrà più mai volgere in dubbio, che nella Gozia o Dacia di là
-dal Danubio durasse un'_Architettura Gotica_ dopo la conversione de'
-Goti? Que' Monasteri delle Vergini, celebrate da Santo Epifanio, non
-erano certamente di legno, ma di pietra: come di pietra furono il
-cenacolo di Zamolxi, le Città d'Udisitana e d'Elis, i Tempj di Deceneo,
-la Reggia di Sarmizagetusa e le Daciche mura effigiate nella Colonna di
-Traiano in Roma. La Dacia, posseduta fino al 275 da' Romani, ei riempì,
-egli è vero, di monumenti d'arti Greche e Latine; ma que' Monasteri
-delle Gotiche Vergini e de' Monaci Protingi non presero punto ad
-imitare alcuno de' monumenti del Paganesimo di Roma o d'Atene.
-
-Scrive Santo Isidoro di Siviglia, che il Goto, divenuto Ariano,
-edificò novelle Chiese di là dal Danubio, ma secondo il novello suo
-dogma. ECCLESIAS SUI DOGMATIS SIBI CONSTRUXERUNT[28]. Ciò dimostra
-la diversità, che già si stabiliva, ed era divenuta notabile, fra
-l'Architettura Cattolica e l'Ariana. L'una cercava separarsi per ogni
-via dall'altra: ma, di qualunque natura fossero tali gare fra le due
-Architetture, Santo Isidoro parla di fabbriche Oltredanubiane, quando
-egli tocca delle Chiese del rito Ariano. E però, lasciando in disparte
-la Dacia stata già de' Romani, tre specie d'Architettura, la Zamolxiana
-e Decenaica, la Cattolica e l'Ariana fiorivano ad un'ora in Gozia,
-nella seconda metà del quarto secolo di Gesù Cristo.
-
-Egli è facile il conoscere quanto la nuova Religione Cristiana mutato
-avesse i costumi de' Goti, e come fosser finiti l'incantamenti ed il
-Ponteficato stabilito da Zamolxi e da Deceneo. Ma ferme appo i Goti
-Cristiani rimaseso le _Caste_ de' _Pilofori_ e de' _Capelluti_. Alcuni
-di que' _Pilofori_ divennero Vescovi, che all'autorità religiosa
-congiunsero eziandío la politica. Dall'ordine loro si continuarono ad
-eleggere i Re: si continuarono ad eleggere gli altri Capi, a' quali,
-dopo Ermanarico, si diè sovente il nome di _Giudici_ da' Visigoti, e
-che non sempre furono de' Balti. Poichè già Ermanarico moriva, e già
-venivano gli Unni; già gli Ostrogoti cogli Amali cadevano in potestà
-de' vincitori, e perdevano, sto per dire, la loro Gotica faccia.
-I Visigoti, e fra essi anche i Protingi, tentarono di resistere
-all'Unnico nembo; Atanarico, _Giudice_ Visigoto, fece, secondo i
-racconti d'Ammiano Marcellino, rizzar il _Lungo Muro_, ch'egli sperava
-poter difendere contro gli Unni: questo perciò dovè munirsi di Torri
-e d'altri propugnacoli, non che di Porte e di Posterle. Ammiano diceva
-essere stata sì fatta muraglia _un'efficace opera_ e come una _lorica_
-de' Visigoti[29].
-
-
-IX.
-
-Inutile schermo riuscì nondimeno la muraglia del _Giudice_ Visigoto
-contro gli Unni, che dettero una gran volta dietro i Carpazj e lo
-assalirono alle spalle. Allora i Visigoti passarono il Danubio, e
-stabilironsi nell'Imperio Romano. Correva l'anno 375 di Gesù Cristo.
-Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico de' Balti condusse
-nel 409 al saccheggio di Roma, beffandosi delle mura d'Aureliano. Fra
-tali casi, giova ricordar l'arrivo dei Protingi, venuti ad ingrossar
-lo stuolo de' popoli Gotici. Aveano potuto i Protingi per circa undici
-anni dopo il passaggio de' Visigoti schivar la rabbia degli Unni:
-ma finalmente furono costretti anch'essi a passare il Danubio, ed a
-chiedere d'essere accolti nelle Provincie Romane. S'affacciarono perciò
-nel 386 al gran fiume co' loro Vescovi, co' loro Monaci, vestiti di
-toniche nere, con le loro Vergini, che faceano l'officio di Diaconesse.
-Procedeano sopra magnifici e ben custoditi carri, ove si nascondevano
-gli eucaristici vasi: uomini e cose, che mosser la bile d'Eunapio. Ma
-la magnificenza e le ricchezze di questi Protingi erano di gran lunga
-inferiori a quelle, che lo stesso Eunapio[30] descrive de' Visigoti,
-quando nel 375 passarono il Danubio, con gli splendidi lor vestiti
-di lino e carichi di preziosi tappeti: le donne andavano adorne più
-pomposamente che non sembrava convenire alla presente loro sciagura,
-e gli stessi fanciulli de' Visigotici _Pilofori_ non aveano deposto lo
-splendore d'un regio lusso.
-
-Questi medesimi Visigoti e Protingi e simili non numerabili tribù de'
-Goti, dopo la presa di Roma e la morte d'Alarico de' Balti obbedirono
-al Re Ataulfo. Furono dall'Imperatore Onorio stanziati nelle Gallie
-Meridionali col titolo di _Federati_, già loro imposto da Costantino.
-Essi dappoi s'impadronirono di tutta la Spagna. È fama, che Ulfila
-tutti avesse finito di voltarli all'Arianesimo nel 360 per procacciar
-loro i favori dell'Ariano Imperatore di Bizanzio. Anche i Borgognoni,
-de' quali ho toccato, divennero zelanti Ariani. Qualunque sia stato
-il tempo, in cui abbandonarono la fede Cattolica, Ulfila non andò
-co' Visigoti del Re Ataulfo nelle Gallie; ma i Vescovi Selina e
-Sigesario, discepoli d'Ulfila e propagatori dello stesso dogma, furono
-quelli che vi si tragittarono con le Visigotiche tribù, e divennero
-lor guida e maestri e gran dottori dell'Arianesimo, portando seco la
-Traduzione _Ulfilana_ delle Sante Scritture, scritta coll'Alfabeto
-_Ulfilano_. E però Santo Eugenio di Tolede, volendo nell'ottavo secolo
-Cristiano annoverar gli Alfabeti da lui conosciuti, parlò dell'Ebraico,
-dell'Attico, del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e
-soggiunse:
-
- »GULFILA promisit GETICAS, QUAS VIDEMUS, ULTIMAS (_literas_)[31]».
-
-Dopo ciò niuno dirà, che i Visigoti da un lato ed i Borgognoni
-dall'altro si posarono in Ispagna e nelle Gallie in qualità di popolo
-Barbaro, privo di scienze, privo d'Alfabeto, privo d'Architettura:
-niuno dirà, che gl'_Immortali_ di Zamolxi e di Deceneo non fossero
-stati abitatori delle più splendide città di là dal Danubio, e non
-avessero costruita una lunga e forte muraglia contro gli Unni. Qual
-era quest'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispagna e nelle
-Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio? Qual era questa
-Architettura, che prima fu Zamolxiana, e poi Decenaica, e poi Cattolica
-e poi Ariana per dieci secoli da Zamolxi fino al passaggio del Danubio
-nel 375? Godè forse quest'Architettura, che in dieci secoli mutossi
-tante volte, d'operar gli _archi acuti_, a' quali da noi si dà il
-nome d'_ogive_? Qui anche dirò, come già dissi del Getico Alfabeto a'
-tempi d'Ovidio, che nol so, e che affatto ignota m'è l'Architettura di
-questi dieci secoli di là dal Danubio; ma so, ch'ella vi fu, e che non
-fu Architettura nè Greca nè Romana; ma so, ch'ella chiamossi, qual era
-veramente, _Architettura Gotica_, prima del 375: ma so, ch'ella era
-così militare, come religiosa e civile.
-
-Il Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza e della
-gloria nell'Occidente d'Europa, rivolse in mente d'abolir l'Imperio
-Romano e di chiamarlo _Gozia_[32]. Onorio Imperatore s'ebbe a gran
-ventura di sviare sì fatti disegni, dando Placidia, sua sorella,
-in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuadere, che il popolo
-Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna, deposto avesse i
-nazionali orgogli delle sue discipline particolari d'Oltre il Danubio?
-Gli orgogli del suo Alfabeto, della sua lingua e della patria sua
-Architettura? No, così non avvenne. A dimostrar l'impossibilità d'ogni
-contrario concetto, basta la ragione intima delle cose: ma gli esempj
-de' Visigotici orgogli non mancano, e sussistono ancora le prove
-Storiche della perpetua durata di quell'_Architettura Gotica_ nelle
-Provincie Occidentali dell'Imperio Romano.
-
-Anche a' Borgognoni si concedè nel 431 da' Romani quel tratto delle
-Gallie, che s'interpone tra Magonza, Vormazia e Spira, in qualità di
-_Federati_, che poi quivi si dissero anche _Leti_ e _Gentili_. Queste
-furono le prime stanze Burgundiche nell'Imperio; qui cominciano con più
-certezza la loro Storia ed il novero de' Re loro nelle lor Leggi, le
-quali giunsero fino a noi; qui s'ascoltarono i Cantici Nazionali, che
-si credono scritti nell'idioma e coll'Alfabeto Gotico d'Ulfila[33]: e
-però qui si debbono, s'egli è possibile, rintracciare le più antiche
-memorie della loro _Architettura Gotica_ ed Ariana. L'avventure del
-popolo Borgognone in Vormazia, e le sciagure da essi patite pel ferro
-degli Unni d'Attila, divennero un famoso argomento d'epopea, che
-ne' secoli meno lontani da noi piacque a' remoti nipoti de' Germani
-di Tacito, e che vive tuttora fra essi con la denominazione di
-_Nibelungen_.
-
-
-X.
-
-Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie
-Meridionali e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo
-di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque da
-quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente nelle pianure
-della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi furono il teatro della
-gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra Giornande[34] ammirò le
-pompe de' funerali di lui dopo la battaglia, ed udì senza trar fiato
-i mesti concenti de' Visigoti per averlo perduto. Non erano più le
-_Cetre_ de' _Pii_. Quelle funebri magnificienze sono un riscontro
-certissimo degli splendori della Reggia, che i Visigoti piantato aveano
-in Tolosa, e de' modi signorili del loro vivere, oh! quanto diverso del
-vivere de' Germani di Tacito nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti
-corruppe lentamente nella Spagna e nella _Gallia Gotica_ i loro
-costumi: non andava intanto discompagnato dall'esercizio dell'arti, e
-massimamente d'un'Architettura diversa da quella de' Romani.
-
-All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato di
-carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi quella
-de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un Re d'Aquitania,
-e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le loro vicende furono
-scritte in versi da uno, che il Cronista della Novalesa chiamava un
-_metricanoro_: fondamento principalissimo delle quali è la finzione,
-che fossero stati ostaggi nella Reggia d'Attila. È questo il più
-antico tra' fin qui noti di quelli, che in più tarda età si chiamarono
-_Romanzi_: esso fu poscia inserito (chi sa se intero?) nella Cronica
-dalla Novalesa, e generò gravi dispute intorno alla nazione, donde
-uscì quel versificatore. Sia stata qualunque la patria di costui;
-egli è certo, che l'Eroe, promesso ad una Burgundica donzella, si dice
-appartenere all'Aquitania, paese lungamente signoreggiato da' Visigoti:
-e però il tutto si mescola col _Ciclo_ de' popoli o Goti o divenuti
-Goti, colà nelle regioni dove surse in prima la Cavalleria, e dove il
-rispetto per la donna Cristiana giunse al grado più alto; colà dove
-poi risonarono i primi accenti di non volgari affetti, e s'aprirono
-le Corti dette d'Amore nella _Gallia Gotica_, quando i Goti aveano
-cessato d'esserne i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi
-quivi stampata. Qui anche surse la _Lingua Provenzale_: qui, per molte
-generazioni, operarono e cantarono i _Trovatori_.
-
-Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di gloria
-le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani della
-Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico o Lemosì, oggi
-Limoges[35]; città, della quale dovrò più d'una volta riparlare. Indi
-Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò la sua propria
-dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia. Fu crudele persecutor de'
-Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche Goto. Un di costoro
-si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto lo deputò al governo
-dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia. Salva quest'eccezione o qualche
-altra, Eurico in generale odiò i Cattolici, e distrusse o guastò
-quanto più egli potè le loro Chiese. Altre in gran numero egli ne
-costruì dell'_Ariano suo dogma_. Più amara sorgente diversità fra
-l'_Architettura Gotica_ e l'Architettura Greco-Romana sgorgò in Ispagna
-e nelle Gallie Meridionali da cotal differenza de' culti, e per l'odio
-dell'Ariano contro il Cattolico. Questa diversità fu comune anche a'
-Borgognoni, discacciati da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano
-III.º Imperatore concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi
-vennersi distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando
-l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma, e
-quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo.
-
-Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò ad
-Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere
-a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza ci fanno
-comprendere il _Dritto pubblico_ di quel secolo, e l'obbligazioni de'
-Goti _Federati_ verso l'Imperio. Gli scrisse, che il _Marte inquilino_,
-cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle possenti rive
-della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella qualità di _Federati_ a
-difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai divenuto sì debole:
-
- »EORICE, TUAE MANUS ROGANTUR,
- Ut MARTEM VALIDUS PER INQUILINUM
- Defenset TENUEM GARUMNA TIBRIM»[36].
-
-All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che
-l'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora
-implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse
-alle forme Romane? Che l'Architettura _Sui Dogmatis_ del fiero Principe
-Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianze abborrite
-delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue Scritture deplorava,
-che queste Chiese fossero, per comandamento d'Eurico, divenute immonde
-stalle, aperte a tutti gli armenti[37].
-
-Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la
-Visigotica spada in pro del _tenue Tevere_. Nè la trasse. Roma nel
-475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma gli
-Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi già
-levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere agli
-Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù perchè
-avesser dimenticata una gran parte delle nazionali lor discipline,
-sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra tutt'i popoli di
-sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica e particolare
-Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero ad imitare da'
-Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila, quando essi, col permesso
-degli Imperatori, fermaronsi nella Romana Provincia della Pannonia e vi
-abitarono fino a che Teodorico degli Amali, diciasettesimo discendente
-del _Semideo_ Gapto, e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe
-condotti nel Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla
-Rezia e sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente.
-
-Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere
-il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica
-loro _Architettura Gotica_ Oltredanubiana. S'invaghirono delle forme
-Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo li
-tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa Cattolica.
-In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non poterono le
-Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e con corrompere
-in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la mescolanza d'un
-qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma oggi egli è difficile
-di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed il vanto d'aver
-conservate intere le memorie dell'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana
-spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna e delle Gallie Meridionali.
-Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico, il Vittorioso, rendea vieppiù
-illustre la Reggia di Tolosa. Una sì lunga fortuna procacciò a
-queste Provincie delle Gallie il nome di _Gallia Gotica_; nome, che
-sopravvisse alla loro possanza, e durò fino al duodecimo secolo. Nè io
-da indi in qua userò altro vocabolo se non questo di _Gallia Gotica_,
-per additare tutt'i paesi posseduti già e poi perduti da' Visigoti
-nelle Gallie.
-
-Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove si
-trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto essere
-stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortarono e si
-distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle Chiese
-Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò a
-tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto _Ulfilano_ e la
-Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti
-d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta
-Traduzione, o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in
-altre Provincie d'Europa. Tale il _Codice argenteo_ d'Upsal; cioè la
-Traduzione _Ulfilana_ de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato
-in Napoli, è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della
-lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali.
-
-
-XI.
-
-Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di
-Ulfila nella _Gallia Gotica_ e nella Spagna. Intanto Alarico II.º dava
-le Leggi del suo _Breviario_ nel 506 a' Goti ed a' Romani dei vasti
-suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti conosciuto
-giammai l'uso del _guidrigildo_ Germanico. Anche Teodorico degli
-Amali pubblicò in Italia il suo _Editto_ pe' Goti e pe' Romani: ma
-l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di manifestare al
-mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana: il che fecero
-entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino. Alarico II.º inserì
-nel _Breviario_ una Legge, promulgata in tempo degli orgogli Romani
-dagl'Imperatori, che dovessero punirsi di morte coloro, i quali
-contraessero matrimonio fra' Romani ed i _Gentili_; e per _Gentili_,
-Alarico intendea ora parlar de' suoi Visigoti: sottile artifizio a
-tener separate le due razze de' suoi sudditi. Nell'_Editto_ d'Italia sì
-fatta Legge non si trova, ed i matrimonj si contrassero indistintamente
-fra' due popoli: ma Teodorico tolse l'uso dell'armi _pubbliche_ a'
-Romani, lasciandolo solo agli Ostrogoti: errore immenso, che non
-si commise da' Visigoti. E però in Ispagna e nella _Gallia Gotica_,
-bene i Romani si congiunsero co' nuovi padroni e formarono un popolo
-unico, non diviso che dal solo divieto delle nozze _Gentili_. Sì fatta
-congiunzione, che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o
-fu bugiarda ed ingannatrice, in Italia.
-
-Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali,
-e metteva in luce i suoi _Diciassette Capitoli_[38], dove per
-l'uccisione d'un Franco assegnavasi un _guidrigildo_ maggiore di
-quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo, i
-Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad un
-popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di essere il
-solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romani delle Gallie,
-quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse dalla sì
-crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo che Clodoveo
-si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la Legge Salica. Santo
-Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano, gli scrisse da quel paese
-de' Borgognoni, _che la fede di Clodoveo era stata una vittoria dei
-Romani_.
-
-Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che riponea
-soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo, dovè in
-tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle scienze, e
-massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità del popolo da
-lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito non aveano recato
-nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di edificare, nè anche della
-calce o delle tegole.
-
-Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero
-edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica.
-Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minor
-_guidrigildo_, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire
-l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero, che di
-mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e ne surse l'iniquo
-motteggio d'essere la paura una qualità propria de' Goti (GOTHORUM
-_est povere_). Indi essi Franchi procedettero a dar loro il nome di
-_Cani Goti_: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura doppia di
-_Cagot_ presso i Francesi d'oggidì. Non nego, che la lunga prosperità
-de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni di Alarico II.º: ma essi
-pugnarono fortemente co' Franchi, e nei secoli seguenti mostrarono
-il coraggio antico de' Geti contro i Saracini, sollevando sopra ogni
-altra la gloria delle Visigotiche spade. Alarico II.º, che avea sospese
-o rallentate le persecuzioni Ariane contro i Cattolici, fu vinto ed
-ucciso da Clodoveo nel 507 in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i
-Visigoti poterono gloriarsi, che in quella battaglia erano caduti,
-combattendo in loro difesa i più illustri fra' Romani lor sudditi,
-non ostante la diversità delle Religioni e la proibizione delle nozze
-_Gentili_. E però Clodoveo, a malgrado del suo motteggiar contro i
-Visigoti, si mostrò generoso verso quei delle Città da lui soggiogate;
-anzi molti di costoro vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di
-Conti, a reggerle in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione
-fino ai giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi
-si troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia di
-Tolosa fu trasportata in Ispagna.
-
-La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamano _fusione_) dei Romani
-delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi fatta
-punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non prenderò
-ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogotica nella nostra
-Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente in Ravenna,
-edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro dovettero spesso implorare
-l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto quando il Visigoto
-Eutarico (d'un altro ramo degli Amali) venne in Italia e sposò
-Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico, aspro ed implacabil
-nemico dei Cattolici. Mettendo perciò dall'un de' lati gli Ostrogoti,
-sarò contento di volgere gli sguardi solo all'_Architettura Gotica_
-Oltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto secolo si cominciò a darle il
-nome generalissima di _Architettura Gallica_, ciò che si vedrà ben
-presto nelle Leggi del Re Longobardo Liutprando. L'Architettura del
-tutto diversa de' Romani cominciò eziandio a ricevere nella medesima
-età l'appellazione di _Romanese_, che piacque ad alcuni paragonar con
-la _Gallica_ dei Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo
-di Vercingetoringe; quasi ella conservato avesse le sue particolari
-forme Druidiche da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non
-ignoro, che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove
-racchiuso erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza
-più le chiamò _Galliche_[39]; costruiti con travi distese in sul
-suolo, e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con
-calcina e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel
-corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono
-alla _Druidica_ ed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette
-ad essi: nè _Galliche_ furono le mura, onde Aureliano cinse l'eterna
-Città: ed il _Giudice_ Visigoto Atanarico non imparò dai Druidi l'arte
-d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben da maravigliare,
-che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar le parole di Cesare
-sulle _Galliche mura_ d'Avarico[40], ricordando le mura di Clermonte,
-insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia Romana. Il quale
-verso la fine del quinto secolo, si doleva che tali mura fossero
-_fragili_ ed avesser sembianza di _quasi brugiate_[41]; colpa o della
-loro costruzione, forse tumultuaria e recente, o pe' validi assalti,
-che il Visigoto Eurico diè alle Città degli Alverni: del che Sidonio
-non cessava di lamentarsi.
-
-
-XII.
-
-La vittoria di Vougle diè Tolosa ed una parte della _Gallia Gotica_
-in mano de' Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgognoni si
-convertirono alla fede Cattolica: il che recò grandi mutamenti fra
-essi, e soprattutto nell'Architettura, la quale cessò di essere Ariana.
-In Settembre 517, Santo Avito di Vienna convocò in Epaona un Concilio,
-dove si promulgarono quarantuno Canoni. Uno di questi condannò alle
-battiture i Cherci, che accettato avessero l'invito ad un qualche
-banchetto degli Eretici; tanta era la distanza, che separava le due
-credenze. Più famoso riuscì l'altro Canone Trigesimo Terzo, nel quale
-si decretò di volersi avere in abborrimento le Basiliche degli Eretici,
-nè doversi elle riconciliare al culto Cattolico; potersi ciò fare
-solamente delle Chiese, che gli Eretici avessero tolto ai Cattolici
-con violenza. Di qui s'apprende qual distruzione si fosse fatta delle
-Basiliche Ariane nel Burgundico Regno: e quante Basiliche avessero ivi
-costruite gli Ariani, le quali caddero per l'esecrazione comandata dal
-Concilio. Così perirono in gran parte le memorie d'un'Architettura, che
-ingegnavasi per la spavalderia delle Sette di non somigliar punto alla
-Cattolica.
-
-»Basilicas haereticorum, QUAS TANTA EXECRATIONE HABEMUS EXOSAS, ut
-pollutionem earum purgabilem non putemus, SANCTIS USIBUS APPLICARE
-DESPICIMUS. Sane quas per _violentiam nostris abstulerunt_, possumus
-revocare[42]».
-
-Dopo la celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cattolico
-de' Borgognoni fu vinto nel 534 da' Franchi, ed obbedì ai Re,
-figliuoli di Clodoveo, ed i precetti Epaonensi propagaronsi con più
-vigore di tratto in tratto nelle Provincie d'Occidente, le quali
-venivano liberandosi dall'Arianesimo, perocchè niun'altra Eresia fu
-tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti come
-i Borgognoni: niuna ebbe tanti favori da' Re, nè alzò sì superba
-la testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo
-contrario, i Goti di Spagna e della Gallia Gotica non conquistata da
-Clodoveo vieppiù infiammaronsi nel desiderio di segregare la Ariana
-loro Architettura dalla Cattolica; ed in tal modo mostraronsi vieppiù
-evidenti le differenze native tra l'_Architettura Gotica_ e la _Romana_
-o _Romanese_.
-
-
-XIII.
-
-Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di
-additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici
-dei nuovi suoi sudditi Visigoti della _Gallia Gotica_; e piacquegli
-di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura
-Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le forme
-Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, cioè
-in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne quando Flavio,
-il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense. Allora Clotarico fece
-costruire un magnifico Tempio a San Pietro: lo stesso forse, che la
-Regina Clotilde, sua madre, nata fra i Borgognoni, avea cominciato in
-onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, sebbene Cattolica, non si ricordò
-ella giammai delle patrie forme di architettare in Borgogna, quando
-edificò nel Regno de' Franchi le molte sue Chiese? Che che fosse stato
-di ciò, Clotario I.º, il quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio
-di Roano servirsi della _Mano Romana_, si rivolse in vece alla _Mano
-Gotica_, cioè al Gotico Magistero. E rizzò in quella città il magnifico
-Tempio, che ancor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio,
-al quale s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a
-Clotario non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor
-oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri di
-quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 allorchè
-i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore della
-Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce il nome, compose
-la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri vi si veneravano ancora:
-ma furono indi trasportate altrove dai Monaci all'approssimarsi de'
-Normanni, che attualmente nell'841 saccheggiarono il Tempio, privo
-della santa spoglia. Ulmaro, il quale scrivea nell'875, diè meritamente
-il nome di Geti a questi Normanni[43].
-
-Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della Vita di
-Sant'Oveno od Audoeno:
-
-»In Basilica Beati PETRI Apostoli Beatum AUDOENUM sepelierunt. Denique
-ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT, _quadris lapidibus_,
-MANU GOTHICA, a primo LOTHARIO rege FRANCORUM _olim_ est NOBILITER
-constructa...... MIRO OPERE..... Pontificante FLAVIO Episcopo
-ROTHOMAGENSI»[44].
-
-_Gotica_ dunque, non _Romana_, fu la _Mano_ che rizzò quella _mirabile
-opera_ del Tempio per comandamento di Clotario I.º: _Gotica_, e nuova
-del tutto in Roano, e però incognita in tutto il Regno di Neustria,
-dove prevalea l'arte Romana. Se la _Mano Gotica_ non fosse stata nuova
-ed incognita; perchè dunque avrebbe dovuto parlarne con tanta diligenza
-il Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco
-ricordata in oltre la forma delle _pietre riquadrate_, poste in atto
-dalla _Mano Gotica_, ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della
-Colonna Traiana, dove con pietre per l'appunto di tal forma si veggono
-fabbricate la Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di
-Decebalo.
-
-Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi
-Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato non
-diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore non della Vita
-del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino Monaco e non Vescovo
-Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, non più antico dell'841, lo
-ravvicina più assai al secolo di Clotario I.º e della sua _mirabile
-opera Gotica_. Un Codice di San Massimino Trevirense presso il
-Wiltheim, parla non in generale della _Mano Gotica_, ma sì degli
-_Artefici Goti_, chiamati da Clotario I.º in Roano. E però il Wiltheim
-nel 1659 non tardò ad affermare la perpetua durata dell'_Architettura
-Gotica_: vero e necessario concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi
-tutte le menti.
-
-»Hinc, egli dice, _haud dubie_ efficitur, habuisse GOTHOS........
-quamquam a CHLODOVEO subacti...... habuisse, inquam, GENUS AEDIFICANDI
-PROPRIUM[45]».
-
-
-XIV.
-
-Chi non dice oggidì, che l'_Architettura Gotica_ sia un falso nome
-dato nella nostra età da noi ad un'Architettura, che surse per la prima
-volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Così scrivonsi oggi tutte le
-Storie dell'Architettura; e tutte narrano, che allora soltanto rampollò
-dall'umano cervello, senza un innanzi e senza riscontri d'alcuna sorta
-nel passato, una particolar foggia d'edificare coll'_arco acuto_;
-la quale stoltamente attribuissi a' Goti, privi d'ogni arte loro
-propria e d'ogni disciplina. Ho già confessato, ed or confesso da
-capo, d'ignorare qual fosse l'_Architettura Gotica_ nel 534, regnando
-Clotario I.º su' Franchi. E ben si può e si dee deplorare sì fatta
-ignoranza, ma non per essa vuolsi negare, che fuvvi l'_Architettura
-Gotica_ di là dal Danubio, dond'ella venne in Ispagna e nella _Gallia
-Gotica_. Nel 548 cominciò a regnare su' Goti Atanagildo, che più d'ogni
-altro suo Predecessore amò l'Architettura patria Oltredanubiana, e
-mantenne scintillanti più che non dianzi su questo punto gli orgogli,
-onde testè favellai: Atanagildo, padre di Brunechilde, la famosa
-Regina de' Franchi. L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi dì
-nel secolo decimo sesto sussisteano le rovine delle Gotiche fabbriche
-del Re Atanagildo in Portogallo vicino ad Idana, oggi Guimaraens:
-fabbriche simili perciò a quelle, che tutto il mondo nel secolo del
-Mariana chiamava _Gotiche_: testimonianza tanto più vera e concludente
-quando più elle sembravano brutte allo Storico, essendo ristucca in
-quella stagione l'Europa de' modi tenuti dalla _Architettura Gotica_
-dopo essersi nuovamente voltati gl'intelletti ad ammirar l'arte antica
-d'architettare, risorta in Italia, secondo gli esempi Greci e Romani.
-»IN PORTUGALIA, dice il Mariana, ex sexto decimo ab urbe GUIMARAENS
-(antiquis IDANIA fuit) lapide, _pagus_ EXTAT ATHANAGILDI nomine,
-_fortassis_ ab hoc tempore conditus; in eo _parientinae_ CERNUNTUR
-et _aedificiorum fundamenta_ GOTTHICAE STRUCTURAE, MULTUM A ROMANA
-ELEGANTIA DEGENERANTIS speciem repraesentantia[46]».
-
-Brunechilde sposò nel 566 Sigeberto; Re de' Franchi d'Austrasia. Non
-debbo qui toccare della bellezza e delle grazie, cotanto lodate da'
-due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turonese, di
-questa egregia donzella de' Goti, la quale di poi dopo le prime virtù
-meritò aspri e giusti rimproveri: ma i suoi più spietati nemici non
-le negarono la lode, ch'ella d'illustri monumenti avesse riempiuto i
-paesi de' Franchi, e conseguita la riputazione d'edificatrice magnanima
-e grande. Ignorava ella fosse Brunechilde, che San Pietro di Roano era
-stato costruita con _Mano Gotica_ dal padre di suo marito? Ed aveva
-ella dimenticato di esser figliuola del Re Atanagildo? Colui, al quale
-piacesse di tener per vero un simile obblio, dovrebbe dimostrare, che
-la tralignante Brunechilde non avesse mai edificato in altra foggia se
-non alla foggia Romana.
-
-Questa è la troppo celebre Brunechilde, che non lasciò mai di esser
-Gota; ed in qualità di Gota, non di Romana, la sua rinomanza riempì le
-carte dell'_Edda_ e de' _Nibelungen_.
-
-
-XV.
-
-Clotario I.º, autor della _Mano Gotica_ in Roano, aveva unito nella
-sua persona tutte le Provincie conquistate da' Franchi sui Romani,
-sui Borgognoni e su' Visigoti nelle Gallie. Sigeberto, Re d'Austrasia,
-ed i suoi tre fratelli divisero fra loro la Monarchia paterna, mercè
-un solenne Trattato del 562[47]. A Sigeberto nella _Gallia Gotica_
-toccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in questa l'Alverinia,
-ov'era Clermonte d'Apollinare Sidonio; toccarono alcune parti della
-Provincia Romana, da noi detta Provenza, ove sorgeva Marsiglia[48].
-Brunechilde, moglie di Sigeberto, venne dunque nel 566 a regnare
-sopra molte nobili Città de' Visigoti, conquistate da Clodoveo dopo
-la battaglia di Vonglè. Qual non fu la gioia di quei Visigoti, che ho
-detto[49] aver lo stesso Clodoveo lasciati non di rado al reggimento
-di tali Città in nome de' Re Franchi? Qual non fu il loro tripudio nel
-veder salire sul Trono d'Austrasia la bella figliuola del Visigoto Re
-Atanagildo? Brunechilde perdè il marito nel 575; allora ella tenne da
-sè con varia fortuna i freni del Regno, invece or del figliuolo, ed or
-de' nipoti. Qui niuno dirà, che la Regina preso avesse in Marsiglia
-e negli altri luoghi dei Visigoti suoi sudditi a sommergere la loro
-_Architettura Gotica_ ed antichissima, nè che i quattro Re, nati
-da Clotario I.º avessero dovuto aver in dispregio la _Mano Gotica_,
-già sì cara dianzi al lor genitore. Gli esempi di Brunechilde, che
-fu soprannominata la _Grande Edificatrice_, giovarono anche a' Goti
-delle Città cadute in sorte agli altri figliuoli di Clotario I.º:
-tra le quali mi giova ricordar spezialmente Lemosì, ovvero Limoges,
-che spettò nel 562 a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568,
-per breve ora obbedì al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel
-suo Anfiteatro Romano, e la marittima città di Magalona rimasero in
-potere de' Visigoti uniti con la Spagna, sebbene l'una e l'altra città
-fossero strette per ogni verso e circondate dalle regioni della _Gallia
-Gotica_, le quali erano cadute sotto il dominio de' Franchi.
-
-Due anni dopo le nozze di Brunechilde con Sigeberto, arrivò il Re
-Alboino in Italia co' suoi Longobardi; seguito dagli Ostrogoti,
-che Narsete avea discacciati al tutto dall'Italia nel 554, regnando
-Giustiniano Imperatore. S'erano rifuggiti costoro nella lor Provincia
-di Pannonia, in mezzo alla quale allora viveano i Longobardi, ed essi
-Ostrogoti ne avevano convertita una gran parte alla fede Ariana.
-Alboino, giovine Re de' Longobardi, mostravasi più acceso di tutti
-nella novella credenza, e lasciavasi tuttodì vedere nelle Chiese Ariane
-in compagnia de' Clerici Goti. Di ciò gravi lamenti mosse il Vescovo
-di Treviri San Nicezio, in una lunga sua Lettera da me ricordata nella
-Storia[50]. Quei Clerici Ostrogoti furono in Italia non solamente i
-dottori ed i maestri dei Longobardi Ariani, ma eziandio gli Architetti
-così nel costruire le Chiese, che costoro v'edificarono, come nel
-ridurre al rito Ariano l'altre, che si tolsero da essi a' Cattolici. Ma
-io promisi di non parlar dell'Architettura Ostrogotica in Italia[51];
-e, stando al mio proposito, non toccherò d'altro nel presente lavoro
-se non della caduta del Maggior Tempio, alzato in Ravenna dagli Ariani
-sotto il Gran Teodorico; il qual Tempio indi vi stette in piè per
-circa mille anni fino al 1457. Tacerò eziandio delle grandi fabbriche
-di Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'Italia, nelle quali
-poterono qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti;
-soprattutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica. E
-però, lasciando queste cose in disparte, io mi terrò stretto nell'Orbe
-Visigotico.
-
-Fra' Visigoti, divenuti Cattolici, v'era il Duca Launebode, al quale i
-Re Franchi aveano conceduto il governo della sì ricca e bella e della
-cotanto Visigotica Tolosa. Launebode nel 578 prese ad edificare una
-grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Saturnino; ed il Romano
-Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al Duca, da' quali s'impara
-in qual modo vispi e gagliardi, eziandio dopo le sciagure di Vouglè,
-durassero quei Visigotici rigogli, onde favellai[52], a cagione della
-dilettissima loro _Architettura Gotica_. Venanzio non seppe lodar
-più degnamente sì fatte fabbriche se non dicendo, che aveale recate a
-termine un _Barbaro_, ma _senza l'aiuto d'alcun Romano_:
-
- »LAUNEBODES enim....... Ducatum
- »Dum gerit, instruxit CULMINA SANCTA loci.
- »Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT
- »Hoc vir _Barbarica prole_ peregit opus[53]».
-
-Questo è ciò che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quando
-la Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si
-vide l'Ariano Re Leovigildo fabbricar la città di Recogoli della
-Celtiberia, e circondarla così di mura come di sobborghi: opera, che
-parve _mirabile_ a Giovanni Biclariense, Autore della Cronica[54], e
-perseguitato da quel Re, il quale afflisse fieramente i Cattolici.
-Nello stuolo de' perseguitati annoverossi altresì un _Piloforo_
-Goto; Mansona, cospicuo per la sua nobiltà. Questi dal 573 al 606,
-sedette Vescovo in Emerita, oggi Merida, nella Lusitania. Fedele suo
-Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per aver ristornato
-il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con aggiungervi nuovi edifizî
-e soprattutto per l'_eccelse Torri_, ch'ei soprappose alla _mole
-sublime_ di quella Basilica. »CELSA TURRIUM FASTIGIA SUBLIMI PRODUXIT
-IN ARCE[55]». Così diceva il Diacono di Merida Paolo, che a' giorni
-di Mansona compose le Vite de' Vescovi Emeritensi. Da Merida il culto
-di Santa Eulalia si diffuse da per ogni dove a cagione di sì augusto
-Tempio, e gran numero di Basiliche s'eressero in onor di quella
-Vergine, massimamente in Cordova ed in Toledo. Nè Mansona cessava
-d'edificare Ospedali e Basiliche in Merida con _ammirabile artificio_,
-per quanto afferma lo stesso Diacono Paolo; _artificio_, adoperato da
-un nobilissimo tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia
-sursero in alto non per difesa contro i nemici, nè per altre occorrenze
-di guerra, ma per ornamento d'Architettura, e forse fin da quella
-stagione per sostegno delle Campane[56]. Il Greco Fedele dovè quivi
-ergere quelle Torri per seguitar le voglie de' Visigoti Cattolici, non
-i precetti dell'Architettura Bizantina, che nella Chiesa già dianzi
-ricostruita di Santa Sofia s'astenne da ogni sorta di Torri, donde
-avesse potuto il Vescovo di Merida voler trarre gli esempj.
-
-Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a ristorar le
-mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edificò in Toledo una
-Chiesa del rito Ariano: la quale, quando i Goti vennero la più gran
-parte alla fede Cattolica nel 587, fu dal Re Recaredo riconciliata
-immantinenti al nuovo culto. Allora in Ispagna e nella _Gallia Gotica_
-non conquistata da' Franchi si diminuirono l'industrie, con le quali
-s'andavano studiando gli Ariani di voler differenziar le loro Chiese
-da quelle de' Cattolici: ma non vi cessarono al tutto gli Ariani. Per
-un altro lato, da' Goti Cattolici si vide imposta la lor _Liturgia
-Gotica_ ed Orientale anche a' lor sudditi Romani della Spagna e
-della _Gallia Gotica_. Ciò si fece per Decreto del Terzo Concilio di
-Toledo, preseduto da Mansona di Merida nel 589. Robusta poi sempre
-si mantenne l'usanza presso i Goti nuovi Cattolici, di tener in onore
-la prisca loro Architettura, ch'essi aveano recata dalla Dacia e dal
-Danubio in Ispagna. E però in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i
-servi nell'arti di edificare: si come si legge in un'Iscrizione posta
-dall'un di costoro per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del
-Duca Launede Tolosano, di non aver adoperato altre braccia se non de'
-servi _nati nella sua casa_, per ergere in Cadice due Chiese a Santo
-Stefano ed a San Giovanni Martire nel 607: »OFERARIOS VERNULAS. Sumptu
-Proprio[57]».
-
-
-XVI.
-
-L'età de' Re Atanagildo, Liuba I.º, Leovigildo, Recaredo, Liuba
-II.º, Vilterico, Gondemaro e Sisebuto, dal 548 al 622, è quella, in
-cui maggiormente fiori la civiltà de' Goti, e più mostrossi la lor
-natura Cavalleresca. Il Re Chilperico, fratello di Sigeberto sposò
-nel 568 Galsvinta, sorella di Brunechilde: alla quale Galsvinta esso
-Chilperico fece il _Dono Matuttino_ detto del _Morgicap_ da' Franchi,
-da' Longobardi e da' rimanenti popoli della Germania di Tacito. Lemos
-con altre Città _Gallo-Gotiche_ si videro comprese in tal _Dono_: e
-queste, quando il Re uccise la moglie nello stesso anno, furon cagione
-di guerra tra' figliuoli di Clotario I.º; poscia passarono tutte nel
-privato dominio di Brunechilde.
-
-Qual non era la differenza tra un sì fatto _Morgincap_, e la
-_Morgengeba_ de' Visigoti nella Spagna? Una _Formola_ insigne in versi
-Latini del 615, scoperta e' non ha guari dal Signor di Roziere e da me
-riproposta in parte nel Codice Diplomatico Longobardo[58], c'insegna,
-essere stata la _Morgengeba_ il dono, che facevasi alle Visigotiche
-Vergini, quando elle non erano se non semplici fidanzate, come la
-Burgundica Ildegonda nel _Romanzo_ di Gualtieri o Waltario, prole del
-Re d'Aquilania. E si ravvisa in tal _Formola_ qual fosse la delicatezza
-de' sentimenti di chi la scrisse, ma col proposito di voler dipingere
-al vivo alcuni costumi del suo secolo, e lodarne l'antichità. Il
-_Getico Senato_ ci apparisce nel suo lustro primiero, come al tempo
-de' _Pilofori_, e però vie meglio si mostra l'Aristocratica natura
-Visigota:
-
- »Insigni merito et GETICAE DE STIRPE SENATUS
- Illius _sponsae dilectae_....
- ORDINIS ut GETICI est et MORGINGEMBA VETUSTI»
-
-Qui nella _Formola_ del 615 comincia la descrizione de' doni a colei,
-che lo sposo vagheggia;
-
- »TE DOMINAM in mediis cunctisque per omnia rebus.
- CONSTITUO, donoque tibi vel confero, VIRGO.
-
-Quanta disformità tra il _Morgincap_ de' Franchi o de' Longobardi e
-la _Morgengeba_ de' Visigoti! La Vergine Visigota diveniva Signora
-di tutto fin dal momento del dono; la donna Longobarda era soggetta
-sempre al _Mundio Perpetuo_, anche de' suoi proprj figliuoli. Da questa
-sola diversità si misuri lo spazio, che dividea la vita civile de'
-Goti da quella de' popoli della Germania di Tacito; si vegga di qual
-altra tempra fosse in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ il rispetto per
-la donna ed ogni sentimento generatore della Cavalleria. Si scorga in
-oltre quanto i Visigoti del Re Sisebuto si vantassero della _vetustà_
-della _Morgengeba_, che racchiudea veramente in se tutt'i germi
-Cavallereschi della loro stirpe. In ciò l'Europa d'oggidì è Visigotica,
-non Longobarda. E di qui si può facilmente conchiudere quanto il Re
-Sisebuto col suo _Getico Senato_ dovesse aver cari gli usi ed i costumi
-primitivi del suo popolo; quanto gli fossero a cuore l'esercizio ed
-il progresso così della _Gotica liturgia_ come della loro antica e
-nazionale _Architettura Gotica_. Chi non conosce l'intima connessione
-dell'Architettura Sacra e della Liturgia? E come avrebbero potuto
-dimenticarsi gli usi della Patria Oltredanubiana e gli esempi recenti
-dati ti dal Re Alanagildo, quando il Re Sisebuto edificava in Toledo
-sul Tago il magnifico Tempio di Santa Leocadia (CULMINE ALTO, MIRO
-OPERE[59]), ove indi si tennero i famosi concili Toledani? Al Quarto
-de' quali presedè nel 633 Santo Isidoro di Siviglia, e vi si fecero più
-ampj ordinamenti per rifermare la autorità della _Liturgia Gotica_. Di
-questa Basilica era notabile principalmente l'_elevazione_, ammirata
-cotanto da Santo Eulogio di Cordova, e dalla Cronica d'Albelda;
-l'_elevazione_, che anche a' nostri sguardi nel secolo d'oggidì ci
-si rappresenta come una delle impronte primitive dell'_Architettura
-Gotica_, e soprattutto dell'Ecclesiastica. Sol nelle Leggi, negli Atti
-Pubblici, nelle _Formole_, nelle Monete i Visigoti amarono l'idioma
-Latino, riserbando il proprio, cioè l'_Ulfilano_, agli usi privati ed
-al commercio quotidiano fra Goti e Goti; del qual costume non tacerò
-quando farommi a ricordare i linguaggi arcani de' _Culdei_[60].
-
-
-XVII.
-
-Non so se la conversione de' Visigoti fosse stata sì generale nella
-_Gallia Gotica_, sì come fu in Ispagna. Parlo della _Gallia Gotica_
-non conquistata da' Franchi, ove mi sembra, fosse rimasto un gran
-lievito Ariano, pel quale si continuò a desiderare di mettere sempre
-differenze fra l'Architettura Sacra degli Eretici e quella de'
-Cattolici. Nella _Gallia Gotica_ venuta in potestà dei Franchi, assai
-poco frequenti, anche per resistere a' nuovi dominatori, furono le
-conversioni de' Visigoti alla fede Romana, ed a pochi tra essi piacque
-d'imitar l'esempio Tolosano del Duca Launebode, rizzando Chiese alla
-guisa Cattolica. Le sette degli Albigesi e de' Valdesi, delle quali
-ne' secoli seguenti si vide travagliata Tolosa col resto della _Gallia
-Gotica_ de' Franchi, dimostrano, essere state ivi più che in ogni
-altra Provincia disposto di lunga mano il terreno a farle allignare.
-Sì fatta preparazione produsse non piccoli effetti sulla continuità
-dell'_Architettura Gotica_ degli Ariani, e sull'esplicamento successivo
-così della letteratura come della lingua de' Provenzali.
-
-Ampio e ricco argomento, ma non è il mio in questo luogo: riparlo
-perciò del Re Sisebuto e dell'_elevazione Visigotica_, sì, ma non più
-Ariana della sua Chiesa di Santa Leocadia. Così fatta elevazione, che
-sembrava la sola degna ne' Sacri Templi ai Visigoti ed acconcia meglio
-ad innalzar gli animi verso Dio, dominava già in tutto il resto della
-natura di quel popolo fin dal tempo, in cui credettero all'immortalità
-dell'anima pei discorsi di Zamolxi; poscia s'accrebbe per le vittorie
-di Dromichete, di Berebisto e di Decebalo. Il nazionale orgoglio
-pigliò forme novelle dopo la conquista di Traiano, per effetto delle
-stesse sciagure dei Geti o Goti, e nuovo stimolo dettero alle lor
-cittadine superbie le vittorie de' Re Ostrogota ed Ermanarico, non
-che la presa di Roma nel 409. La grandezza dell'animo si congiungea
-ne' Visigoti con una salda ed adamantina tenacità del proposito, la
-quale apparisce in tutta la Storia di Spagna fino a' dì nostri; e
-con un alto, anzi superlativo, sentire di sè medesimi. Ne abbiamo
-una pruova in una Lettera di Sisebuto, ch'egli per mezzo del suo
-Legato Totìla mandò a Teodolinda, Regina de' Longobardi, verso l'anno
-616, allorchè gli fu riferito di predicarsi fervorosamente in Italia
-l'Arianesimo dagli Ostrogoti, ritornativi col Re Alboino. _Quale
-sventura_, scrivea Sisebuto, _che popoli del nostro Gotico sangue siano
-macchiati dell'Ariano contagio?_ »AFFINITATEM SANGUINIS NOSTRI ARIANA
-CONTAGIONE NUNC POLLUI, et virulenta profusione canceris FRATERNA
-COGNATIONE DISJUNGI?». _Qual razza_, soggiungeva, _è più bella, più
-inclita, più naturalmente valorosa e prudente di quella de' Goti? Quale
-ha più eleganti costumi? Chi non ha in pregio i modi loro di vivere,
-la perspicua dignità e la gloria del loro nome?_ »GENUS INCLITUM
-ET INCLITA FORMA, INGENUA VIRTUS, ET NATURALIS PRUDENTIA ELEGANTIA
-MORUM, VITAE BONA CENSURA, PRESPICUA DIGNITAS, ET GLORIA DIGNITATIS
-EXIMIA[61]. La bellezza e le grazie di Brunechilde, Regina, delle quali
-concepirono sì gran maraviglia i Romani, ci fan sicurtà, che Sisebuto
-non esagerava col suo favellare l'eleganza de' costumi Visigotici: ma
-già Brunechilde, quando egli scrivea, era morta da circa tre anni.
-»_Puella_ elegans, _venusta aspectu, honesta moribus atque decora,
-prudens consilio et blanda colloquio_». In tale aspetto ella era venuta
-dalla Gozia, scrive Gregorio Turonese, al talamo del Re Sigeberto.
-
-Un'antica tradizione ripeteva d'età in età, che Sisebuto avesse
-rafforzato la città d'Ebora con grandi propugnacoli[62]. Verso la fine
-del sesto decimo secolo sorgeano ancora in essa due saldissime Torri,
-che dallo Storico Mariana s'attribuiscono a quel Re. Santo Eulogio
-di Cordova ricorda la Chiesa di Santo Eufrasio, fatta costruire da
-Sisebuto in Iliturgi, oggi Martos, sul Guadalquivir[63]. Bastavano
-tali esempi ad inanimire i _Pilofori_ Visigotici Vescovi e Laici, ed a
-ricordar loro la patria consuetudine del Danubio così nell'Architettura
-sacra come nella civile e nella militare. Nè la memoria di Brunechilde
-Regina, e del suo edificare s'era perduta, quando il Re Sisebuto mancò
-nel 621. L'anno che seguì alla sua morte, fu il Primo dell'Egira di
-Maometto e però il primo, da cui si numerassero i pubblici fatti e le
-conquiste del fortunato legislatore di quegli Arabi, che viveano sotto
-le tende: indi essi nel corso delle loro vittorie, dopo aver perduto
-Maometto, edificarono in vari Regni un gran numero di Templi e di
-Moschee, chiamato in aiuto la scienza de' popoli vinti; dalle quali
-costruzioni nacque ne' secoli seguenti l'Architettura della _Moresca_.
-Di questa forse, ma nol prometto, farò un particolare Discorso: qui mi
-contento dell'osservazione, che gli Arabi di Maometto non insegnarono
-alcuna forma speciale d'architettare al Re Sisebuto ed al popolo,
-discendente dagli _Immortali_ di Zamolxi.
-
-
-XVIII.
-
-A' giorni di Sisebuto la Città di Lemosi nella _Gallia Gotica_
-fioriva per l'eccellenza delle sue arti. Nè l'arti Romane sotto i
-Visigoti erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotto Eurico
-vi predominarono le Visigotiche dell'Architettura, e sopratutto di
-quella peculiare degli Ariani. Era in Lemosi una _Pubblica Officina
-della moneta fiscale_, afferma Sant'Oveno, che circa un quaranta
-anni dopo Sisebuto scrisse diffusamente la Vita del suo amico Santo
-Eligio[64]. Ecco una Zecca nella _Gallia Gotica_, dove presedeva un
-Orefice lodatissimo (_fabro aurifici probatissimo_), chiamato Abbone,
-il quale v'insegnava le pratiche ingegnose dell'arte sua, ed ebbe Santo
-Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visigoti questo Abbone? Un tal
-nome non è Romano, e pur tuttavolta egli non sembra Visigotico: ma
-Eligio, ed i suoi Genitori Eucherio e Terragia, si possono pei loro
-nomi credere usciti di sangue Romano. Che che sia della nazione di
-tutti costoro, Lemosi, retaggio di Brunechilde[65], ha le apparenze
-d'essersi mantenuta Visigotica sotto la dominazione particolare della
-Regina[66]; ma, dopo lei, si ripose in libertà. E ne godeva nel 620, se
-dee credersi al contemporaneo Sant'Oveno, il quale narra, che alcune
-cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a condursi nel Regno
-de' Franchi[67]. Sopra una gran parte di questi regnava Dagoberto; ed
-Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, negli ultimi giorni
-di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta la Monarchia de' Franchi
-e possedè il tratto di Lemosi, o per conquista, o per volontaria
-dedizione. L'aura Visigotica spirò per lunga stagione in quel tratto,
-dove di poi venne alla luce il Trovatore Gerardo di Berneuil, ricordato
-dall'Alighieri nel Purgatorio e nell'_Eloquio Volgare_.
-
-L'Orefice di Lemosì diventò il Ministro e l'amico principale del Re
-Dagoberto. Tutti gli Ambasciatori, che dall'Italia e dalla _Gallia
-Gotica_ non conquistata da' Franchi arrivavano al Regio Palazzo,
-avevano a cuore, scrive Sant'Oveno[68], di rendersi benevolo Eligio:
-per opera del quale, se non vado errato, si dette Lemosì a Dagoberto.
-Grandi prove avea somministrato Eligio della sua eccellenza nel suo
-mestiere, ma egli divenne ancora un edificator grande così di Monasteri
-come di Chiese. Nel 631[69], si fe' donare dal Re un territorio in
-Lemosì, dove costruì un ampio e magnifico Monastero, che indi fu
-visitato con ammirazione da Sant'Oveno: poscia l'avventuroso Ministro
-fabbricò nella sua propria casa d'abitazione in Parigi un nobile
-Monastero per trecento Vergini (_dignum construxit Archisterium_).
-Nel 634, con _Visigotica elevazione_, fabbricò l'alta Basilica fuori
-le mura di Parigi, e coprì elegantemente di piombo quelli, che son
-chiamati dal medesimo Santo Oveno i _sublimi tetti di San Paolo_.
-Tralascio l'altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San
-Marziale della sua patria Lemosina, per domandare se fu _Gotica_
-o _Romanese_ la natura di tali edifizi? Saranno stati dell'una e
-dell'altra sorta, rispondo, ma io l'ignoro. Certamente non furono
-_Romanesi_ le forme primiere della Badia di S. Dionigi, fatta edificare
-nel 637 da Dagoberto, e decorata con insigni opere d'Orificeria: lavori
-dell'egregio artefice, dell'operoso costruttore d'un Monastero nella
-sua propria casa e del possente Ministro della Monarchia. Eligio perciò
-ebbe la più gran parte nel disegnare o nell'approvare le sembianze
-Architettoniche di quella famosa Basilica, della quale il Pontefice
-Stefano II.º volle al suo ritorno da Parigi fabbricarne in Roma una
-simile, _secondo l'uso di Francia_, come a suo luogo dirò[70].
-
-Donde si trae, che un nuovo spettacolo si vide sul Tevere quando ivi
-surse la Chiesa di San Dionigi »JUXTA FORMAS SPECIES DECORATA SICUT
-IN FRANCIA (Pontifex) VIDERAT». Son queste le parole di Benedetto del
-Monte Soratte: dalle quali apprendiamo, che l'Architettura primitiva
-del Tempio Parigino di San Dionigi non fu _Romana_ o _Romanese_ nè
-_Druidica_ nè _Francica_ (i Franchi non ebber giammai arte propria
-d'edificare), ma _Gallo-Visigotica_ e posta principalmente in atto da
-Santo Eligio della _Gallia Gotica_, posseduta da Brunechilde. Non è mio
-l'officio d'indagare quali mutamenti si recaron di poi all'Architettura
-di San Dionigi del 637.
-
-
-XIX.
-
-Mancato il Re Dagoberto, i due amici Oveno ed Eligio, nello stesso
-giorno 13 Maggio 640, salirono sulle Cattedre delle Chiese, quegli
-di Roano, e questi di Noion. In tal guisa, da' suoi paesi Visigotici
-Eligio si tramutò per sempre nelle Gallie Settentrionali, ove non cessò
-d'edificare Tempi e Chiostri. Un ampio Monastero di Vergini costruissi
-dal novello Prelato in Noion: lavoro, che potè non essere di stile
-_Romanese_. Morì nel 659. Allora S. Oveno dettonne la Vita. Erasi
-questi partito da Roano e dal suo Maggior Tempio di _Mano Gotica_ per
-predicare la vera fede Cristiana contro i Monoteliti, ed avea impreso
-lunghi viaggi a tale uopo. Approdò in Ispagna, ove non mancavano alcune
-reliquie dell'estinto Arianesimo, e dove al Re Recesvinto era succeduto
-Vamba. L'Arcivescovo Rotomagense fu ricevuto con grandi onori dai
-Goti secondo i racconti dell'Autore quasi contemporaneo d'una delle
-sue Vite (_Unde felix opinio GOTHORUM terras penetravit_[71]). Ivi
-sul Guiserga, in mezzo a' suoi gentilizj poderi di Donnia o Dogna,
-vicino a Valladolid, aveva Recesvindo edificato nel 661 un Tempio,
-ricco di marmi e d'iscrizioni, al Batista; i rimasugli del qual Tempio
-sussistevan tuttora nel secolo dello storico Mariana. Questi giudicolle
-di _Gotica struttura_ (_Vetusti operis atque adeo GOTTHICAE STRUCTURAE
-immaginem repraesentans_[72]).
-
-Recesvindo, sì celebrato nelle Storie di Spagna, nacque da quel Re
-Cindasvindo, ch'ebbe a disdegno i Romani a lui soggetti, e con sua
-Legge solenne dichiarò di non dover più l'universalità de' suoi popoli
-_esser vessata dalle Leggi Romane_ (ROMANIS LEGIBUS nolum amplius
-CONVEXARI[73]). Laonde non ingannossi punto il Mariana, quando gli
-parvero appartenere all'_Architettura Gotica_ le rovine del Tempio
-di Dogna, opera del figliuolo di un Re che odiò tanto le discipline
-forensi de' Romani. Recesvindo adunque sarebbe stato colui, che
-ne' suoi privati poderi avrebbe preso a voler imitare la _Romanese
-Architettura?_ Ed a calcar sotto i piedi le tradizioni de' Gotici
-Monasteri delle Vergini Oltredanubiane? Recesvindo non si sarebbe
-curato di riproporre in Dogna le Visigotiche forme delle Chiese di
-Santa Eulalia e di Santa Leocadia in Toledo? Chi ardisse affermar ciò,
-nol crederebbe in suo cuore.
-
-Al tempo di Recesvindo fu con sua Legge abolito il divieto delle nozze
-fra Romani e _Gentili_[74]: ma i Romani perdettero l'illustre lor nome
-nelle Leggi e negli Atti Pubblici, e tutti gli abitatori de' Regni di
-Recesvindo non si chiamarono se non Visigoti. Così recossi ad effetto
-in parte l'antico disegno del Re Ataulfo, che avrebbe voluto chiamar
-_Gozia_ l'Imperio Romano. Ciascuno di quegli abitatori sapea se Romana
-o Gotica fosse l'origine di sua famiglia: ma i Goti si teneano pe'
-veramente nobili, sebbene ignorassero l'uso del _guidrigildo_ stabilito
-da Clodoveo: e però nacque la voce _Hidalgo_, tuttora usata ne' nostri
-dì, cioè la voce, che con apocope doppia vuol dire _figliuolo di Goto._
-Ella basta per dinotare un'antica nobiltà e maggiore d'ogni altra in
-Ispagna. Così non aveano fatto i Re Vandali d'Affrica, i quali ne' loro
-Editti, riferiti da Vittore Vitense[75], chiamaronsi _Re dei Vandali_,
-e _Re degli Alani_ ad un'ora. I Romani di Spagna e della _Gallia
-Gotica_ vidersi perciò ingloriosamente incorporati ne' Visigoti, e
-peggio che già non erano stati dal Re Ostrogota i Borgognoni. La stessa
-dignità degli Ecclesiastici non diè risalti d'alcuna specie a' Clerici
-di sangue Romano, sì per la mancanza del _guidrigildo_ fra' Visigoti, e
-si perchè appo essi la sacra Liturgia era Gotica ed Orientale, secondo
-i decreti dianzi accennati del Terzo Concilio di Toledo nel 589, i
-quali furono sempre più rifermati da' seguenti Concili e dalla diuturna
-possessione. In mezzo a sì grandi cure de' Visigoti per conservare la
-loro particolare Liturgia non Romana, e' divien sempre più agevole di
-conoscere se avesser coloro abbandonato il pensiero giammai della loro
-_Architettura Gotica_.
-
-Tali erano quando Sant'Oveno giunse in Ispagna, le qualità civili della
-razza dominatrice de' Visigoti e della razza obbediente dei Romani.
-Se il Prelato Rotomagense non vide il Tempio di Recesvindo in Dogna,
-e' vide certamente in Toledo la Chiesa di Santa Eulalia, e l'altra di
-Santa Leocadia del Re Sisebuto, e forse conobbe San Fruttuoso, nato di
-_stirpe regia_: di stirpe, cioè, non Romana, e però Gotica[76], da un
-Duca Ispano d'alta possanza nell'esercito militante tra' Monti della
-Galizia e di Leone. Fruttuoso diè molte delle sue grandi ricchezze
-a' poveri, e con le rimanenti sollevò non piccoli stuoli dei suoi
-servi, a' quali egli soleva concedere la libertà. Sì fatte lodi gli
-si tributarono da un suo quasi contemporaneo, che ne scrisse la Vita:
-Valerio, Abate di San Pier in Monti nell'Asturie[77]. Andò Fruttuoso in
-Merida per venerare il Tempio di Santa Eulalia; costruì un gran numero
-di Monasteri; popolati da moltitudini di Monaci, e principalmente
-quello di Nono, posto nell'Isola di Cadice. Fu salutato Vescovo di
-Braga, ove fabbriconne un altro, nel quale di giorno e di notte, con le
-faci accese, lavorava egli con le sue braccia. Morì nel 670; Architetto
-e muratore ad un tempo, ma la sua _Mano_ era _Visigotica_.
-
-Sant'Oveno, ritornato verso il 677 in Roano, portovvi le memorie
-degli Edifici e de' Tempi veduti da esso in Ispagna, ma soprattutto
-del culto e degli affetti verso Eulalia. E però Guaningo, uomo ricco
-e polente tra' Franchi, edificò in onor di quella Santa un Monastero
-di trecensessanta Vergini, alla costruzione del quale Sant'Oveno
-deputò Wandregisilo, detto San Vandrillo. Non avrebbe voluto forse
-l'Arcivescovo di Roano imitar le Gotiche forme della Chiesa Toledana
-di S. Eulalia, eziandio se gli fosser mancati gli esempi della _Mano
-Gotica_ di S. Pietro nella sua stessa città? Con questi domestici
-monumenti e con le Gotiche rimembranze di Spagna, S. Filiberto fabbricò
-i nobili Chiostri Gemmenticensi ossia di Jumieges, e San Vandrillo
-costruì gli altri di Fontanelle: operando entrambi col consiglio e
-sotto gli auspici di Sant'Oveno. Il quale cessò di vivere nel 684, e
-pose per tutto l'avvenire il suo nome al _Gotico_ Tempio di S. Pietro.
-
-
-XX.
-
-Il Re Vamba s'illustrò più de' suoi Predecessori per le sue splendide
-opere nell'_Architettura Gotica_. Ristorò nobilmente Toledo,
-allargandone le mura, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si
-ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magnificenze _la
-fama e l'onore della sua Gente_:
-
- »Erexit fautore Deo Rei inclytus urbem
- »WAMBA, SUAE CELEBREM PRAETENDENS GENTIS HONOREM[78]».
-
-Questi versi gli fece incidere sulle nuove mura della città, riferiti
-da Isidoro Pacense, che scrivea pochi anni dopo lui, nel 740; Isidoro,
-al quale sembrò maravigliosa quella costruzione. Vamba comandò,
-che brevi Torri si fabbricassero sulle Porte, ove collocò le statue
-marmoree d'alcuni martiri. Simili Torri fino all'ottavo secolo non si
-disgiunsero dal pensiero de' Visigoti nella costruzione delle loro
-Chiese: ornamento, già il dissi, e non difesa. Ne' secoli seguenti,
-dopo gli assalti degli Arabi e de' Normanni, tali Torri divennero
-altresì propugnacoli e speranze di salvezza contro la furia de' nemici
-tanto ne' Monasteri quanto nelle Chiese di tutta l'Europa Occidentale,
-senza parlare dell'uso che divenne generalissimo, di situarvi le
-Campane.
-
-Le statue poste da Vamba sulle Torri delle Porte di Toledo furono
-rovesciate dal tempo: ma il Mariana racconta, che a' suoi proprj dì,
-Filippo II.º le restituì al loro luogo[79]. Soggiunge, che Vamba cercò
-pietre da per ogni dove, adoperando i marmi delle Romane fabbriche,
-ne' quali volle si scolpissero immagini a simiglianza d'una _Rota_
-o a una _Rosa_[80]. Di così fatte _Rote_ o _Rose_ fu grande l'uso
-nell'_Architettura Gotica_ del duodecimo e tredicesimo secolo; ma
-Vamba ne avea dato gli esempi, che certo non furono i primi appo i
-Visigoti, e che Filippo II.º richiamò al lume del giorno. Vamba in
-oltre guerreggiò felicemente contro i Visigoti, che ribellaronsi a
-lui nella _Gallia Gotica_ non conquistata da' Franchi; e fondò vicino
-a Nimes la celebre Badia di Santo Egidio[81], mentre San Fruttuoso di
-Braga edificava i popolosi Monasteri, onde ho toccato, e soprattutto
-il Complutense, il Rufinianense, il Visumense. Nel costruire il suo
-Monastero di Santo Egidio, Vamba non pose mente al prossimo Anfiteatro
-Romano di Nimes: nè gli Anfiteatri erano cagione di grande amore a'
-popoli non Romani, e la memoria degli antichi spettacoli era odiosa
-principalmente a' popoli Gotici. La Nemausense Badia di Santo Egidio
-non ritrasse nulla in se di quelle forme anfiteatrali, ed in tutti gli
-altri edifizi la vanità de' Visigoti dava loro a credere volentieri,
-che la vetusta loro _Architettura Gotica_ vincesse di lunga mano
-i pregi della Greca e della Romana. Di qui nascea l'abbandono dei
-_pubblici_ edifici _Romanesi_ nelle Provincie sottoposte a' Visigoti,
-e l'uso, che costoro correano velocemente a fare dei marmi di quegli
-edifici. Ervigio, che succedette a Vamba nel 680, risarcì le mura di
-Merida; indi rifece il Ponte Romano di quella città, in parte crollato;
-impresa, ch'e' commise al Duca Salla. Compiuto il lavoro, Ervigio fe'
-collocare sul Ponte un'Iscrizione in versi, o piuttosto un Ritmo, che
-non ha guari tempo si pose in luce dal Florez[82]. Ivi ad Ervigio si dà
-il titolo di _Re de' Geti_ e s'afferma _ch'egli studiossi d'estendere
-il suo nome con magnanimi fatti, sì che dopo aver cinto Merida con
-esimie mura, operò quel_ miracolo _di ricostruzione:_
-
- .... »_Potentis_ GETARUM ERVIGII Regis
- . . . . . . .
- »Studuit MAGNANIMIS FACTIS EXTENDERE NOMEN
- Veterum et titulis addidit SALLA suum,
- Nam postquam EXIMIIS _novavit_ moenibus urbem
- HOC MAGIS MIRACULUM patrare non distitit;
-
-E però l'operatore di così fatto _miracolo_ non si rimase dal dire,
-_ch'egli aveva vinto, sebbene imitando, l'ammirabili opere del primo
-autore di quel Ponte; vittoria, che avrebbe dovuto far lieta Merida per
-molti secoli_;
-
- »Contruxit ARCOS (_sic_), PENITUS FUNDAVIT IN UNDIS
- Et MIRUM Auctoris _Imitans_ VICIT OPUS.
- . . . . . . .
- »Urbs augusta, felix, mansura per saecula longa,
- _Novata_ studio Ducis.......».
-
-Or Visogoto era quel Duca Salla, e Visigotica la burbanza o
-l'adulazione, con le quali si pretendeva nel Ritmo d'aver colui vinto
-i _mirabili_ concetti del primo autore. Da tal burbanza o da tale
-adulazione si scorge vie meglio come la loro _Architettura Gotica_ si
-tenesse da' Visigoti dappiù della Romana, e come coloro giudicassero
-di questa, o si sforzassero di giudicarne, in un modo affatto diverso
-dal nostro. Egli è un singolar piglio dell'età presente il credere, che
-i Visigoti (non parlo già degli Ostrogoti) avesser dovuto inclinarsi,
-come noi facciamo, alla bellezza dei Monumenti di Architettura Greca
-e Latina, e deporre a tal vista ogni lor vanità cittadinesca. I
-Visigoti di Spagna, quantunque scrivessero in Latino e si chiamassero
-Flavii (per non esser da meno de' Re Longobardi) e fossero vaghi
-d'imitar la pompa del Palazzo Imperiale di Bizanzio, pur tuttavolta
-si vantavano d'essere più antichi e più civili assai de' lor sudditi
-Romani. Con questo animo, Vamba dirizzava le _Gotiche Rose_ in Toledo
-e Sisebuto scrivea le sue Lettere a Teodolinda. Ne' secoli seguenti
-vinse l'intelletto Latino in tutta Europa, massimamente nell'Italia
-Longobarda: e là nella Spagna, quando ella fu liberata dal giogo degli
-Arabi, la voce _Ladino_, cioè Latino, divenne da capo, e si mantiene
-anche oggidì, una voce dinotante un titolo d'onore.
-
-
-XXI.
-
-Maometto era morto nel 632; nè ancora settanta nove anni eran
-trascorsi, quando i suoi Arabi giunsero in Ispagna nel 711, dopo aver
-soggiogata una parte non dispregevole così dell'Asia come dell'Affrica.
-Il passaggio di quegl'Ismaeliti dal loro _Scenitico_ vivere sotto le
-tende al vivere nelle più popolose Città fe' sentir loro il bisogno
-dell'Architettura, e soprattutto della Sacra per la costruzione delle
-loro Moschee: bisogno, che costituì un novello senso nella natura
-lor trasformata. Edificarono dunque Moschee in ogni luogo, fin da'
-primi giorni delle loro vittorie: ma riuscirono da per ogni dove in
-Architettura i discepoli non i Maestri dei popoli vinti, e massimamente
-de' Visigoti di Spagna. Non tardarono a prorompere nella _Gallia
-Gotica_, unita con la Spagna; nel 719 s'impadronirono di Narbona,
-poscia si sospinsero fino a Magalona. Penetrarono anche in Marsiglia,
-ch'era de' Franchi, e però Carlo Martello, Principe di costoro,
-mosse l'armi sue contro gli assalitori. Carlo Martello ritolse nel
-737 a' Saracini Agde e Béziers, notabili Città Visigotiche da essi
-occupate, ma le saccheggiò ed arse; indi barbaricamente bruciò in Nimes
-l'Anfiteatro Romano[83]. Fe' rovesciar da' fondamenti Magalona, vicina
-dell'odierna Monpellieri e d'Aniana, oggi Saint Aignan, sul Mar di
-Provenza: ma i Saracini lasciarono a quella spiaggia il lor nome, che
-anche ora s'ascolta, di _Port Sarrasin_.
-
-Più crudele s'accese allora la guerra. Carlo Martello domandò gli aiuti
-di Liutprando, Re de' Longobardi, che rapido accorse in Provenza nel
-739. Finalmente i Saracini furono in quell'anno disfatti, e fuggirono
-verso i Pirenei e si rinchiusero dentro Narbona. Liutprando, ritornato
-in Italia, pubblicò nel 741 le sue famose Leggi sui _Maestri Comacini_,
-da me riferite nel Codice Diplomatico Longobardo[84], nelle quali si
-nota la diversità, che passava fra l'Architettura _Romanese_ o Romana,
-e l'Architettura _Gallica_ o _Visigotica_; la _Gallica_, cioè, veduta
-dal Longobardo in Provenza, non la _Druidica_ di Vercingetoringe, nè
-la _Moresca_ degli Arabi, nè quella de' Germani di Tacito, de' quali
-ricordavasi tuttora la rozzezza nel Concilio Romano, tenuto da Papa
-Zaccaria nel 744[85]. Ampie Note io soggiunsi alle Leggi Liutprandee
-su' _Comacini_: e però in questo luogo non mi rimane se non il debito
-di tacere.
-
-Non meno sensibile che al Re Liutprando riuscì a Stefano II., Pontefice
-Romano, la diversità degli usi Architettonici d'Oltre l'Alpi e degli
-usi Romani. Al suo ritorno da Parigi verso la fine del 754 volle
-quel Pontefice mostrar alla sua Città di Roma gli stranieri costumi,
-e comandò s'edificasse ivi nella Regione Flaminia una Chiesa di San
-Dionigi, la quale somigliasse a quella da lui veduta in Francia, e
-desse una festa di nuova sorte sul Tevere. Lui morto nel 759, Paolo
-I., suo fratello e successore, compì l'edificio, che sussistea tuttora
-nel Mille, sì come scrisse Benedetto del Monte Soratte, del quale ho
-recitato le parole[86]; testimonio tanto più certo di quella diversità,
-quanto più ignorante d'ogni letteraria disciplina.
-
-L'anno, in cui mancò Stefano II., fu quello nel quale il Re Pipino,
-figliuolo di Carlo Martello, giunse a scacciar di Narbona i Saracini.
-Con solenne Trattato d'_Accomandigia_, e' concedè ai Visigoti di
-Narbona il pieno godimento della lor _Legge Visigotica_[87]: e però
-la conservazione de' lor Magistrati, de' loro Duchi, dei loro Conti,
-de' loro SAIONI e GARDINGI e TIUFADI. Con altro suo Diploma dello
-stesso anno 759, Pipino donò all'Arcivescovo le _Mura_ e le _Torri_
-di quella città ed anche i balzelli, soliti a riscuotersi da' Visigoti
-su' commercj delle navi _discorrenti pel mare_[88]. Sì fatti commercj
-de' Visigoti di Spagna, di Narbona, di Magalona e d'altri Porti
-della _Gallia Gotica_ ne' Porti di Genova e ne' rimanenti del Regno
-Longobardo venivano tuttogiorno allargando in Italia e ne' paesi
-bagnati dal Mediterraneo la cognizione dell'_Architettura Gotica_. Ma i
-Visigoti, che riparavansi nell'Italia e nel Regno de' Franchi, fuggendo
-l'impeto dell'armi Saracine, meglio di qualunque altro propagavano in
-estranee contrade il concetto dell'Architettura loro nazionale. Fra
-tanti fuggiaschi primeggiò il Conte Visigoto di Magalona, che poscia
-ottenne i favori del Re Pipino. Smaragdo, Scrittore contemporaneo, lo
-dice uscito di _Getica_ stirpe (_Ex GETICA STIRPE oriundus, natus in
-GOTHIA[89]_), ma senza tramandarcene il nome. Da questo _Piloforo_
-Visigoto nacque Vitizza[90], il quale videsi accolto nelle Reggie
-di Pipino e di Carlomagno, e nel 774 venne in Italia contro il Re
-Desiderio, sotto le mura di Pavia. Mutò poscia i pensieri, e si
-condusse vicino alla sua patria Magalonese nella solitudine d'Aniana:
-ivi cominciò a fabbricar con le sue mani le povere celle, che tosto
-divennero l'Anianese Badia, una delle più illustri d'Europa. Vitizza
-mutò anche il nome suo, e chiamossi Benedetto, come or noi l'appelliamo
-col titolo di Santo, congiunto con l'altro d'Anianese. Questo insigne
-Ottimate Visigoto fondò nelle Gallie un gran numero di Monasteri,
-le forme dei quali s'imitarono poscia nella Germania di Tacito: ma,
-innanzi di parlarne, giova dare un rapido sguardo a ciò che avvenuto
-era in Ispagna dopo l'arrivo degli Arabi.
-
-
-XXII.
-
-Avendo i Romani perduto il lor nome nella Spagna Visigotica e nella
-_Gallia Gotica_, dovè loro sembrar odiosa ed insopportabile questa
-condizione; ma i rancori cessarono, e le due razze si confusero
-daddovero insieme in un comune servaggio, quando sopraggiunsero gli
-Arabi. Allora i Visigoti alla lor volta perdettero il nome loro: e
-così essi come i Romani vinti da' Saracini si chiamarono _Muzarabi_
-nelle Provincie Spagnuole occupate dal nuovo nemico: allora i desiderj
-di scuotere il giogo abborrito divampò ugualmente ne' petti dell'uno
-e dell'altro popolo Cristiano. I loro studj e le lor discipline si
-confusero altresì presso i _Muzarabi_, e crebbe massimamente l'amore
-per la _Liturgia Gotica_, imposta dal Terzo Concilio di Toledo
-anche a' Romani. Questa da indi in qua chiamossi e chiamasi tuttora
-_Muzarabica_. Io ne riparlerò in poco d'ora, ma la breve Storia, che
-ne farò, ci verrà dimostrando la sua continua durata in Ispagna,
-e però il tenace proposito, con cui ella fu ivi custodita dalle
-genti di sangue Romano. Santo Ildefonso pregò secondo quella _Gotica
-Liturgia_, e soprattutto Santo Isidoro di Siviglia, l'amico del Re
-Sisebuto, al quale aveva egli dedicato il suo Libro _Della natura delle
-cose_. La conservazione della _Liturgia Gotica_ non potè disgiungersi
-dall'esercizio dell'_Architettura Gotica Sacra_ in ogni luogo di
-Spagna, dove i Saracini permisero a' _Muzarabi_ d'edificare o di
-conservare le loro Chiese.
-
-Ma si lascino i _Muzarabi_ nella loro sventura, e si volga il pensiero
-alle felici montagne dell'Austurie, donde a capo d'un qualche secolo
-dovea discendere il liberatore aspettato. Don Pelagio con una mano
-di Visigoti riparossi ne' luoghi, dove ben presto sorse la città
-d'Oviedo, e v'inalberò la Croce di GESÙ CRISTO. Con questo segno
-tutelare alla mano mosse agli Arabi la guerra, e s'illustrò con la
-perseveranza della sua nobile resistenza contro gl'infedeli. Carlo
-Martello intanto saccheggiava e metteva in fondo la _Gallia Gotica_:
-orrido fatto, che spingea con immenso ardore i cuori de' _Muzarabi_ da
-un lato e dall'altro quello de' Visigoti, oppressi dal Principe Franco,
-a desiderare il trionfo del cittadino loro nell'Asturia. Don Pelagio
-morì nel 737: Alfonso il Cattolico gli succedette, che non lasciò di
-ristorar con felici armi le speranze de' suoi. Sì lieti principj si
-turbarono per l'ignavia del Re Mauregato, ch'ebbe la mala voce d'aver
-promesso a' Mori l'infame tributo di cento donzelle Cristiane alla
-fine d'ogni anno. Froila, figliuolo d'Alfonso il Cattolico, riportò la
-lode d'avere in mezzo a tante sciagure fondata Oviedo, ed il Re Silo
-d'avervi costruito un Tempio al Salvatore: costruzioni, che niuno dirà
-non essere state d'_Architettura Gotica_. Nondimeno questi Principi
-furono superati da un edificatore assai più fortunato e grande, che
-pose in più splendido aspetto il Tempio di Silo, ed arricchillo con
-aurei doni. Lo chiamarono Alfonso il Casto, nome temuto dagli Arabi.
-Al tempo di lui giunse Carlomagno in Ispagna, verso l'anno 778. Fu
-fama, che Bernardo del Carpio, nipote del Re Alfonso il Casto, fosse
-stato l'autor principale della disfatta di Carlomagno in Roncisvalle,
-non che della morte d'Orlando. Larga sorgente d'eroiche geste, cantate
-ne' Romanzi e nelle favole della Cavalleria del Medio-Evo; ma le
-rimembranze Visigotiche intorno a Bernardo del Carpio accrebbero fin da
-quel tempo il numero de' Romanzi, che piacquero tanto al popolo di Don
-Pelagio dopo il Waltario d'Aquitania e l'Ildegonda di Borgogna.
-
-I fatti di Roncisvalle perciò riempirono di Visigotiche Canzoni e di
-magnifici Tempj l'Asturia. Vinceano di nuovo i Goti ed edificavano.
-Alfonso il Casto fe' con celebre pompa consacrar da sette Vescovi
-nell'802 il Tempio d'Oviedo, quando avea già conseguito molte vittorie
-sugl'Infedeli; poscia edificonne un altro alla Vergine Santa, ed un
-terzo a San Giuliano: ma più elegante di tutti parve quel di San Tirso,
-che la Cronica d'Albelda nella Rioia (scrittura dell'883) ammirava
-per le sue marmoree colonne, pei suoi archi e pe' suoi molti angoli
-(_Miro aedificio CUM MULTIS ANGULIS_[91]). Veggano gli Architetti
-se quest'opera cotanto angolosa d'un Re Visigoto possa giudicarsi
-non Visigotica, ma _Romanese_. Più caro a que' Goti riuscì Alfonso
-il Casto, quando egli ridusse la nascente città d'Oviedo alle prette
-sembianze della perduta loro Toledo. Chi fra essi non sospirava per
-questa cara Toledo? Chi non dolorava di non poter più innalzar gli
-occhi verso l'alte cime di Santa Eulalia e di Santa Leocadia? Il
-Casto adunque tutto compose in Oviedo, tanto le Chiese quanto il
-novello Palagio dei Re, come sera fatto in Toledo; e però la Cronaca
-d'Albelda ebbe a dire: »OMNEM GOTHORUM ORDINEM, SICUT TOLETI FUERAT,
-TAM IN ECCLESIIS QUAM IN PALATIO, OVETI CUNCTA CONSTITUIT[92]». Chi
-non rammenta nell'atto di leggere questa Cronica, la nuova Troia,
-fondata in Epiro per opera di quelli, che fuggivano dall'antica? Chi
-non si riduce alla memoria i versi, ove si canta il giubilo, col quale
-i Troiani del figliuolo d'Anchise approdarono alla riva del _falso
-Simoenta_ in Epiro, e corsero ad abbracciare i limitari della Porta
-Scea?
-
-In tal modo Alfonso il Casto riproponeva le sembianze amate di Toledo
-a' suoi Visigoti d'Oviedo, e vi ponea le tombe de' Re. A quella
-stagione, il Visigoto Vitizza, figliuolo del Conte di Magalona, col
-nuovo suo nome di Benedetto Anianense, già era venuto da per ogni
-dove in fama pel gran numero di Monasteri da lui edificati dopo il suo
-proprio d'Aniana. Smaragdo, suo discepolo, afferma, che assai grande fu
-la Chiesa d'Aniana, e che i Chiostri, cospicui pe' suoi Portici e per
-le sue marmoree colonne, fabbricaronsi con _nuova opera_[93]. Furono
-essi _Romanesi_ o Visigotici sì fatti Portici, voltati da uno de'
-_Pilofori Visigoti_? Dovè questo _Piloforo_ ignorare ciò che Alfonso
-il Casto faceva in Oviedo? Con qual dritto e con quale ragione si può
-egli presupporre, come pur troppo si fa, che gli Ottimati Visigoti
-dell'ottavo e del nono secolo abbiano antiposta la _Romanese_ alla
-nativa loro _Architettura Gotica_? E chi può negar, che di questa
-fossero andati superbi non dico i soli Re Vamba ed Ervigio, ma gli
-ultimi tra' Visigoti?
-
-
-XXIII.
-
-Emulo d'Alfonso il Casto nell'edificare, ma oh! quanto di lui più
-possente, fu Carlomagno, che tentò di far fiorire le Romane arti
-dell'Architettura e della Musica Ecclesiastica. Molti credono
-tuttavolta, ch'egli avesse fatto costruire alla foggia Visigotica
-la splendida sua _Rotonda_ d'Aquisgrana. Io non ripeterò in questo
-luogo ciò che altrove scrissi di sì fatta _Rotonda_[94], non veduta
-da me: non posso nondimeno temperarmi dal riferir nuovamente le gravi
-parole del Cav. Giulio Cordero di San Quintino: »_Chi non direbbe
-oggi d'essere tal_ Rotonda _un edifizio d_'Architettura Gotica _in
-Aquisgrana_[95]?» E per l'appunto, io soggiungo, in Aquisgrana, dove
-regnato avea la Gota Brunechilde.
-
-Anche opera Visigotica può sembrare la magnifica Chiesa ed il Regal
-Monastero di Centula o di San Richerio in Piccardia. Quella Chiesa non
-fu priva della sua doppia _Torre_; una terza ne surse nel Chiostro; e
-tutte veggonsi effigiate nell'antica immagine presso il Mabillon[96],
-donde apparisce un andamento _non Romanese_ nella costruzione,
-sebbene un Franco ne fosse stato l'autore: Angilberto, cioè, genero di
-Carlomagno, al quale Angilberto potè la _Mano Gotica_ piacere quanto
-ella piacque a Clotario I. in Roano.
-
-Angilberto morì pochi giorni dopo Carlomagno nell'814. Allora il
-nuovo Imperatore Ludovico Pio chiamò nella sua Reggia d'Aquisgrana il
-Visigoto Vitizza, ossia San Benedetto d'Aniana. Questi fabbricò poco
-discosto il Monastero d'Inda, sul fiume dello stesso nome: ultimo forse
-de' tanti Chiostri da lui edificati nella _Gallia Gotica_, ed in molte
-Provincie di Francia. Racconta Smaragdo, che Ludovico Pio prepose quel
-Visigoto al governo di tutt'i Monasteri dell'Aquitania e della Gozia,
-sperando che l'esempio giovasse al Regno de' Franchi: »_Praefecit
-cunctis Coenobiis per AQUITANIAM et GOTHIAM, ut FRANCIAM imbueret
-exemplo_[97]» La qual Francia di Ludovico Pio non avea certamente
-penuria degli esempj di _Romanese Architettura_.
-
-Una delle più rinomate Badie di San Benedetto dopo la principale
-d'Aniana fu l'altra di San Piero in Cauna, della quale tosto riparlerò;
-situata fra le Visigotiche Città, di Narbona e di Carcassona. Ma la
-Badia d'Aniana fu il perpetuo modello d'ogni altra della Congregazione
-Anianese: perciò Smaragdo scrisse: »Hoc ANIANENSE CAPUT esse
-Coenobiorum, quae in GOTHORUM partibus constructa esse VIDENTUR; verum
-etiam et illorum quae _in aliis regionibus_ ea tempestate et DEINCEPS
-PER HUIUS EXEMPLA aedificata sunt[98]». Or quante Badie Anianesi non
-si fabbricarono dopo quella d'Aniana, che fu il primo concetto d'un
-Visigoto nella _Gallia Gotica_? A tal concetto accostossi dunque l'idea
-del Monastero d'Inda in Aquisgrana, e massimamente se di stile _Gotico_
-fu la _Rotonda_ fattavi costruire da Carlomagno.
-
-
-XXIV.
-
-Contemporaneo di Vitizza o S. Benedetto Anianese, che morì nell'821,
-fu Walafrido Strabone, Monaco di Reichenau sul Lago di Costanza.
-Verso quel medesimo anno egli scrisse il suo Libro delle _Cose
-Ecclesiastiche_, ove chiamossi uomo _Teotisco_, affermando, che il
-suo _Teotisco_ linguaggio parlavasi da' _Geti_, ossia da' _Goti_, e
-massimamente dalle Scitiche genti di Tomi (quivi era stato rilegato
-Ovidio); sì come appreso avea da' racconti d'alcuni Monaci, fedeli
-suoi confratelli. Nè seppe tacere, che a' suoi concittadini _Teotisci_
-s'erano insegnate _molte utili cose_ da essi _Geti_, sebbene Ariani.
-
-»MULTA nostros (THEOTISCOS) UTILIA DIDICISSE, PRAECIPUE A GETIS, QUI
-ET GOTHI, cum eo tempore quo ARIANI effecti sunt (licet a vera fide
-aberraverint), in GRAECORUM Provinciis commorantes, NOSTRUM, idest
-THEOTISCUM, sermonem habuerunt.
-
-»Et, ut historiae testantur illius gentis (GETICAE), divinos libros
-transtulerunt, quorum ADHUC MONUMENTA APUD NONNULLOS HABENTUR.
-
-»Et fidelium fratrum nostrorum relatione didicimus, apud quasdam
-SCYTHARUM GENTES et maxime apud TOMITANOS eadem locutione ADHUC DIVINA
-CELEBRANTUR OFFICIA[99]».
-
-Qui tutti veggono, che si tocca della Traduzione d'Ulfila, e che di
-questa v'erano alcune Copie ancora nell'820 sulle spiagge del Lago
-di Costanza, sebbene i Teotisci di quelle contrade fossero divenuti
-Cattolici. Ma quali furono i _Geti Ariani_, ammaestratori dei
-_Teotisci_? Non essendo a noi noto, che i _Geti_ della _Gallia Gotica_
-e di Spagna, cioè i Visigoti, avessero spedito alcuno a predicar
-l'Arianesimo nelle vicinanze di Reichenau, può credersi, che quegli
-ammaestratori de' Teotisci non fossero stati altri se non gli Sciti
-Iutungi ed i Borgognoni, dell'Arianesimo e della lingua _Ulfilana_ de'
-quali s'è più volte ragionato[100]. Senza l'Arianesimo, direi, che
-Walafrido Strabone accennò al _Geta_ o Visigoto Vitizza ed a' suoi
-Monaci della Congregazione Anianese. Si noti frattanto in qual modo
-i Monaci, compagni di Walafrido Strabone, dal paese, ove abitarono
-lungamente gli Sciti Iutungi d'Aureliano, conduceansi volentieri
-nelle regioni degli Sciti d'intorno alle bocche del Danubio; e come
-il linguaggio Tedesco d'oggidì potè divenir cotanto ricco, quanto
-egli divenne, di vocaboli prettamente _Gotico-Ulfilani_. Questo
-linguaggio _Ulfilano_ stringeva ed aumentava i commercj fra le regioni
-circostanti al Lago di Costanza ed i vicini paesi, aiutati nelle Gallie
-da' Borgognoni: linguaggio, che propagossi di tratto in tratto nella
-Meridionale Germania, e che però si distendea dalle rive del Reno sino
-alle Colonne d'Ercole in Ispagna, nell'età di Walafrido Strabone.
-
-Ma già si veniva formando il linguaggio _Teotisco_, e già la
-dominazione dei Franchi sì nella Germania di Tacito e sì ne' paesi
-Burgundici, senza parlar della mutata Religione, andava ristringendo
-i limiti, fra' quali s'udiva l'idioma _Ulfilano_. La _Gallia Gotica_,
-la Spagna Visigotica dell'Asturia ed il rimanente della Spagna, mutata
-in _Muzarabica_, serbarono sotto gl'ismaeliti l'antico affetto per la
-lingua d'Ulfila; sì come faceano per la _Legge_, per la _Liturgia_ e
-per l'_Architettura Gotica_: le quali cose non possono mai, chi ben le
-considera, separarsi tra loro. Nell'853 Udalrico, Marchese di Gozia,
-tenne un _Placito_ in Crespiano del Narbonese, per giudicar la causa di
-Godescalco, Abate dell'Anianense Badia di San Piero in Cauna, contro
-il Visigoto Odilone, che aveva usurpato alcune terre del Monistero.
-Intervennero al giudizio molti nobili personaggi, sei Giudici ed un
-_Saione_. Ivi s'allegarono le Leggi del Codice Visigoto, qual'egli
-era divenuto dopo l'abolizione del Dritto Romano comandata dal Re
-Cindasvindo[101], e quale il Re Pipino l'avea conceduto a' Visigoti col
-Trattato d'_Accomandigia_ del 759[102]. Secondo sì fatte Leggi, che poi
-per un'antica Versione Castigliana si dissero del _Fuero-Juezo_, diessi
-vinta la lite all'Abate Caunense[103].
-
-Nè solo i Visigoti, ma eziandio, sì come ho già detto, i Romani
-_Muzarabi_ deploravano amaramente la caduta e la soggezione della
-Gotica stirpe in Ispagna. Santo Eulogio, Romano di Senatoria famiglia,
-che nell'858 lasciò la vita per la fede Cristiana, deplorava nel
-suo Libro del _Memoriale de' Santi_ le sorti della Penisola Ispana.
-_Cadde_, scrivea, _cadde il Regno de' Goti, fiorente per la dignità
-de' suoi Sacerdoti, e splendido per l'ammirabile costruzione delle
-sue Basiliche_. »Post excidium regni GOTHORUM, quod Venerabilium
-Sacerdotum dignitate florebat, et ADMIRABILI BASILICARUM CONSTRUCTIONE
-FULGEBAT[104]». Fu Santo Eulogio discepolo d'Alvaro; famoso Goto di
-Cordova. Ma quanto più i Saraceni mettevano alle prove la pazienza
-così de' Visigoti come de' Romani _Muzarabi_ di Spagna, tanto più
-qualche volta prorompeva della Gotica stirpe il rigoglio. Non dubitò
-quell'Alvaro di scrivere ad un suo detrattore, che rammentasse chi mai
-si fossero i Geti, ovvero i Daci, dond'egli procedeva: _usi a spregiar
-la morte, usi a lodar le loro ferite_. »Ut me, qui sim ipse, cognoscas
-et amplius me tacendo devites, audi,
-
- »Mortem contemnunt, laudato vulnere, GETAE........,
- .... »Hinc DACUS premat, inde GETES occurrat[105]».
-
-In mezzo alla vasta oppressione de' _Muzarabi_, Alvaro coltivò
-l'amicizia del Diacono Leovigildo, il quale ancor egli nacque Visigoto
-e possedeva in Cordova una ricca Biblioteca. Fu questa celebrata da
-esso Alvaro, ed il suo possessore s'ascoltò insignire d'una gran
-lode; _ch'egli_, cioè, _splendeva di Getica luce_: »GETICA QUI
-LUCE FULGET[106]». In tal guisa i Visigoti serbavano in cuore la
-memoria della loro passata grandezza, e però sempre, quando Alvaro
-di Cordova scrivea, intendeano a conservare il più che poteano le
-tre cose, onde ho testè favellato, la _Legge_ del _Fuero-Juezo_, la
-_Liturgia_ e l'_Architettura Gotica_. Nell'878 tennesi un Concilio
-in Troia di Sciampagna, nel quale si fecero Sigebodo, Arcivescovo di
-Narbona ed altri Vescovi della _Gallia Gotica_ innanzi al Pontefice
-Romano Giovanni VIII, pregandolo di provvedere a punire i sacrilegj:
-materia, di cui non si faceva parola nel Codice Visigotico[107]. Poichè
-Goti eran que' Vescovi, egli è facile il comprendere, che la loro
-Ecclesiastica dignità non li distoglieva dall'esercizio, nè togliea
-loro il godimento delle patrie Leggi civili, nè dava loro il consiglio
-di mutare in _Romanese_ l'_Architettura Gotica_ delle Basiliche da essi
-costruite.
-
-
-XXV.
-
-Anche i Germani di Tacito a quella stagione cercavano d'ingentilire
-il loro idioma, venuti al Cristianesimo dopo la predicazione di San
-Bonifazio: già la loro agreste vita de' tugurj e delle capanne, senza
-tegole e senza calce[108], s'era mutata nella vita della città: già
-sorgeano da per ogni dove Cattedrali e Chiese, per la costruzione
-delle quali doveano chiamarsi gli Architetti o Romani o Visigoti.
-Ma la lingua Teotisca restò incolta e stridula per lunga stagione;
-del che abbiamo solenne testimonianza in Otfrido[109]: il quale, tra
-l'863 e l'879, si pose a parafrasar poeticamente i Santi Evangelj, e
-dedicò que' suoi lavori a Liutberto, Arcivescovo di Magonza. Nacque
-Otfrido non so se nel Regno dei Franchi o nella Germania di Tacito,
-posseduta da' Re Franchi. Afferma d'esser _Teotisco_, sì come Walafrido
-Strabone; ma il dialetto de' luoghi, ove Otfrido (nelle vicinanze
-forse di Magonza) dettava i suoi versi, era inferiore d'assai a quello
-de' paesi di Walafrido verso il Lago di Costanza, ove più larga e più
-profittevole si fece sentire l'infusione della vera lingua Gotica, od
-_Ulfilana_.
-
-E però diceva Otfrido nella sua Prefazione a Liutberto, che _barbaro,
-inculto ed indisciplinabile dal freno della Grammatica era il suo
-linguaggio_ Teotisco, _e difficile a scriversi pel motivo della
-pronunzia Germanica, dello stridore de' denti e della sonorità delle
-fauci di que' popoli_. »Linguae THEOTISCAE BARBARIES, UT EST INCULTA
-ET INDISCIPLINABILIS, ATQUE INSUETA CAPI FROENO GRAMMATICAE.....
-DIFFICILIS SCRIPTU PROPTER LITTERARUM CONGERIEM AUT INCOGNITAM
-SONORITATEM... OB STRIDOREM DENTIUM, UT PUTO, UTUNTUR LITERA Z, ET
-LITERA K OB FAUCIUM SONORITATEM». E tosto soggiunse, _che sì fatta
-lingua riputavasi agreste tuttora, e non era nè pur anco ridotta in
-iscritto da' proprj suoi cittadini, nè polita con l'arte_. »LINGUA HAEC
-VELUT AGRESTIS HABETUR, DUM A PROPRIIS NEC SCRIPTURA NEQUE ARTE ALIQUA
-ULLIS TEMPORIBUS EXPOLITA[110]».
-
-Queste ultime parole d'Otfrido attestano, che ignote a lui furono
-molte Scritture dell'idioma de' Franchi, le quali soglionsi attribuire
-all'ottavo secolo. Elle perciò sembrano appartenere alla seconda metà
-del secolo nono, e di non aver l'antichità della Parafrasi d'Otfrido.
-Tali sarebbero state le Versioni d'un Libro di Santo Isidoro di
-Siviglia, e della _Regola_ del Patriarca San Benedetto; il _Pater
-Noster_ Germanico; poche _Formole_ Catechistiche del Concilio di
-Leptines (del 743, tradotte forse più tardi); la pugna d'Ildebrando e
-d'Altubrando ne' Ritmi di Cassel; una preghiera di Weissemburgo della
-Baviera[111].
-
-In tal guisa Otfrido, che amava il suo linguaggio Teotisco e provavasi
-a dirozzarlo con le sue sacre rime, non potè dissimularne i difetti
-e la rusticità. Non trovo per verità, che Amalasunta in Italia e
-Brunechilde in Ispagna fosser dotate di sì stridenti gole. Questa
-pochezza e barbarie regnò parimente appo i Franchi, quando essi non
-parlavano in Latino. Coloro, i quali confondono la razza de' Germani di
-Tacito con quella de' _Geti_ o Goti si condannano a dover concludere,
-che un solo furono l'idioma d'Otfrido e de' Visigoti così di Spagna
-come della _Gallia Gotica_. In simil modo avranno essi a dire, che
-le fabbriche imprese dopo San Bonifazio nella Germania di Tacito,
-dalla seconda metà dell'ottavo secolo fino alla prima del nono ed
-all'età d'Otfrido, uguagliarono in magnificenza ed in _elevazione_
-i Tempj Toledani di Santa Eulalia e di Santa Leocadia, e que'
-d'Alfonso il Casto in Oviedo e tutti gli altri magnifici Monumenti
-dell'_Architettura Gotica_, de' quali s'è fin qui ragionato.
-
-
-XXVI.
-
-Un altro popolo intanto, a' giorni d'Alvaro di Cordova e del Diacono
-Leovigildo e d'Otfrido, minacciava le spiagge dell'Europa Occidentale
-sull'Oceano, recando con le sue marittime correrie i più gravi danni
-e le più spietate stragi alla Spagna ed al Regno dei Franchi. Erano
-i Normanni, a' quali ho detto, che Ulmaro nell'875 diè il nome di
-_Geti_[112]: nome, che loro s'appartenea, sì come ho narrato nel Libro
-Trigesimo Settimo della Storia. Qui solo dirò, che nel 912 Rollone il
-Normanno ebbe dal Re Carlo il Semplice quella parte, la quale chiamossi
-Normandia, del Regno de' Franchi di Neustria, col titolo di Duca: e
-che il nuovo Duca pose la sua sede in Roano. Fu padre di Guglielmo
-I. detto _Lungaspada_, il quale dalla nobilissima Sprota generò il
-Duca Riccardo I. Sprota, rimasta vedova, da un secondo marito ebbe
-Rodolfo, Conte così d'Ivry come di Baieux, e però fratello uterino
-d'esso Riccardo I.[113]. Sulle relazioni di questi due fratelli,
-Dudone di San Quintino compose l'enfatiche sue ma fedeli Storie de'
-Normanni[114]; dalle quali apparisce, che quel Rollone fu veramente
-_Dacigena_[115], ovvero della Dacia, e che parlava la _Lingua Dacica_.
-Nacque, raccontavano l'uno e l'altro fratello, il loro avo Rollone in
-Dacia; non nella Danimarca od in altra delle regioni poste sul Baltico,
-alle quali si dava il nome generale di Dacia, per la conquista fattane
-da' Goti o Daci dopo la morte d'Ermanarico il Grande: ma sì nella Dacia
-confinante con l'Alania. L'Alania in varj tempi ebbe varj confini, più
-o meno vasti: nondimeno ella non si distese giammai oltre gli spazj,
-che interpongonsi fra il Mar Nero e la Vistola. Rollone fu prole d'un
-Re, che possedè pressochè interi questi Regni d'Alania e di Dacia:
-»DACIAE regnum _pene universum possidens_, AFFINES DACIAE ET ALANIAE
-terras sibi vindicavit[116]». Dell'Alania parlarono i messi di Teodosio
-Imperatore, dicendo: »DACIA et ALANIA finiuntur _ab Oriente_, desertis
-SARMATIAE: _ab Occidente_, flumine VISTULA: _a Septemtrione_, OCEANO:
-_a Meridie_, flumine HISTRO[117]».
-
-Fuggito Rollone da quest'_Alanica Dacia_, navigò verso la Scandinavia
-e giunse in Meora di Norvegia; donde poi venne a saccheggiar l'Europa
-Occidentale co' suoi compagni, e, fatto Cristiano, dette i principj
-al Ducato di Normandia, dal quale indi uscirono i conquistatori
-d'Inghilterra e delle due Sicilie.
-
-La prima cura di Rollone fu di far ricondurre nel Tempio _Gotico_
-di Clotario I. il Corpo di Sant'Oveno, donando non poche terre a'
-Monaci, rimpatriatisi. Altre ne donò a Santa Maria di Baieux, a Santa
-Maria d'Evreux ed alla Chiesa del Monte di San Michele, denominato
-_In pericolo di mare_; nobile scoglio, d'accesso difficile in mezzo
-all'Oceano. Su quello scoglio surse la Badia, che oggi anche da lungi
-ostenta le forme dell'_Architettura Gotica_. Ivi Rollone parlava la
-sua _Dacica Lingua_, ignota del tutto anche a' discendenti di quei
-Sassoni, che Gregorio Turonense[118] narra essersi dalla Germania di
-Tacito tramutati, dopo varie guerre, in Baieux. Il Duca Guglielmo I.
-_Lungaspada_, trovandosi nel 941 a parlamento con Arrigo nella vera
-Germania di là dal Reno, udivvi Ermanno, Duca de' Sassoni, favellare
-nell'idioma _Dacico_: »DUX SAXONUM, narra Dudone di San Quintino[119],
-coepit affari DACICA LINGUA WILLELMUM, DUCEM NORTHMANNORUM».
-Domandogli, maravigliando, in che modo avesse appreso un idioma non
-conosciuto in Sassonia, ed Ermanno rispose d'essergli occorso ciò, a
-suo malgrado, avendolo i valorosi Daci travagliato con assidua guerra
-e poi fatto prigioniero: »Quis te, continua Dudone, DACISCAM LINGUAM,
-INEXPERTEM SAXONIBUS, docuit? BELLICOSUM, respondit, TUAE PROGENIEI
-DECUS, quae innumerabilia proelia in me exercuit, meque proelio captum
-ad sua detrusit, et, _me nolente_, LINGUAM DACISCAM docuit». Di qui
-s'impara, che la Dacica patria di Rollone stava situata tra l'Alania
-e la Sassonia della Germania di Tacito, e che nel Novecento niuna
-infusione della lingua de' Daco-Geti, ossia dell'_Ulfilana_ erasi fatta
-nell'idioma di que' Sassoni, sebbene in più antica età dalle medesime
-dimore Germaniche fossero usciti una porzione degli Anglo-Sassoni,
-conquistatori dell'Inghilterra nel 449.
-
-La _Lingua Dacica_ di suo padre Rollone fu cara cotanto al Duca
-Guglielmo _Lungaspada_, che volle mandar in Baieux un suo tenero
-figlioletto per esservi educato allegramente alla Normanna, e nel
-nativo idioma de' _Daci_. Disse, che in questa città v'era un maggior
-numero di Normanni, e che in Roano udivasi più volentieri parlare
-il Latino, in danno del _Dacico_ linguaggio, »Quoniam (quegli che
-parla, è sempre Dudone, buon testimone di que' fatti), ROTHOMAGENSIS
-civitas ROMANA potius quam DACISCA utitur ELOQUENTIA, et BAIOACENSIS
-frequentius. FRUITUR DACISCA quam ROMANA, volo ut puer ad BAIOACENSEM
-deferatur ut EDUCETUR, FERVENS LOQUACITATE DACISCA[120]».
-
-Con tali cure s'ingegnavano i popoli del sangue Daco-Getico di tenere
-svegliata la patria lingua, e con tale predilezione l'antiponevano essi
-al Latino, quantunque i loro Pubblici Atti si scrivessero Latinamente
-per farli capire dall'universalità degli abitanti di Normandia. Ben
-questo _Dacico_ era lo stesso linguaggio della _Gallia Gotica_ e di
-Spagna; diverso affatto da quello de' Franchi, de' Sassoni e dell'altre
-genti della Germania di Tacito. I Normanni di Rollone, il Daco, erano
-idolatri, e quando passarono al Cristianesimo, non aveano la Liturgia
-Ecclesiastica de' Visigoti: ma, in quanto all'_Architettura Gotica_,
-ciascuno può di leggieri comprendere con quanto diletto avesse dovuto
-Rollone veder la _Mano Gotica_ di Clotario I. in Sant'Oveno di Roano, e
-con quale facilità largheggiar de' suoi doni verso quel Monastero.
-
-Il fanciullo, che coltivò la _Lingua Dacica_ in Baieux, fu Riccardo
-I.; e' succedette al padre Guglielmo _Lungaspada_ nel Ducato di
-Normandia. Non credo, che la sua _Lingua Dacica_ di Baieux somigliasse
-in tutto a quella de' Visigoti dopo la separazione di molti e molti
-secoli fra i Geti passati nell'Occidente d'Europa, ed i Daco-Geti di
-Rollone. Ma intelligibile certamente riusciva la favella di Rollone
-a que' Visigoti; ciò che non avveniva punto ai Sassoni avveniticci
-di Baieux, nè a' Sassoni rimasti nella Germania. Più ignoto sonava
-l'idioma _Dacico_ di Rollone a' Romani di Normandia, suoi nuovi
-sudditi; nè Rollone, o Guglielmo _Lungaspada_ cercarono di propagarne
-l'insegnamento. La contraria sentenza piacque a Teodorico e ad
-Amalasunta in Italia, i quali godevano del vedere i fanciulli Romani
-addottrinarsi nella lor lingua Gotica. Tra questi s'annoverarono i
-figliuoli del Patrizio Cipriano[121]: e tali studj piacquero tanto più
-ad Amalasunta quanto più ella, dotta così nel Latino come nel Greco,
-era vaga di mostrar a tutti le ricchezze del patrio linguaggio. Del
-che lodavala Cassiodoro, scrivendo al Senato di Roma: »NATIVI SERMONIS
-UBERTATE GLORIATUR[122]».
-
-
-XXVII.
-
-Qui è necessario sdebitarmi della mia promessa[123], dicendo una
-qualche parola intorno al linguaggio arcano e però a' fatti dei
-_Culdei_ o _Colidei_, onde favellarono dottamente lo Spelmanno ed il
-Ducange ne' loro Glossarj. Ebbero per vero, seguitando l'autorità degli
-Storici Ettore Boezio e Giorgio Bucanano, che sì fatti _Culdei_ furono
-antichi Monaci o Canonici Regolari di Scozia, i quali non del tutto
-ubbidivano, salvo la fede, a' precetti disciplinari del Pontificato
-Romano. Ciò bastò ad alcuni recenti Scrittori per crederli o Eretici,
-o seguaci dello Scisma de' Greci[124]; ed in tal qualità s'odono i
-_Culdei_ predicare oggidì per inventori dell'_Architettura Gotica_
-e dell'_ogiva_ od _arco acuto_, in odio dell'_arco rotondo_ dei
-Romani Pontefici ed in dispregio di tutta la _Romanese_ Architettura.
-Dell'_ogiva_ parlerò più innanzi: ma priva di qualunque fondamento
-è l'opinione, che attribuisce ai _Culdei_ di Scozia d'aver creato
-un'Architettura inimica della Cattolica; la medesima, cioè, che si
-sparse tosto in tutta l'Europa Cattolica e divenne cara per molti
-secoli ad infinite generazioni di Vescovi, di Sacerdoti e di Monaci,
-ossequiosissimi a' Pontefici Romani. E poi che aveano di comune
-co' Pontefici le mura di Merida o di Toledo e dell'altre Città de'
-Visigoti; che aveano di comune co' Pontefici di Roma i loro Castelli
-e Palagj con tutto il resto degli edifizj militari e civili di ogni
-sorta?
-
-Io non nego, che San Colombano, uscito dall'Ibernia, scritto non avesse
-alcune acerbe parole contro la _Catedra di San Pietro_, da me non
-taciute nel Codice Diplomatico Longobardo[125]. Ma e' le scrisse per
-Cattolico zelo, ignorando nella sua qualità di straniero i fatti; e la
-Romana Chiesa onora nel numero de' suoi Santi questo insigne fondatore
-de' Monasteri di Lussovio (oggi Luxeu) nel Regno de' Borgognoni, e
-di Bobbio nel Regno d'Italia; di Bobbio, che tosto divenne l'asilo
-d'un gran numero di virtuosi e dotti uomini dell'Ibernia. San Gallo,
-San Deicolo, San Romarico, Autori di famose Badie, furono Monaci,
-non _Culdei_, di Lussovio, ed ebbero gran numero d'imitatori nel
-settimo secolo, i quali tra' soli Monti Vogesi verso l'Alsazia, in uno
-spazio non maggiore di quarantacinque leghe, costruirono, afferma lo
-Schoepflin[126], un circa settanta Monasteri di Canonici Regolari e di
-Religiosi dell'uno e dell'altro sesso. I loro edificj si giudicarono
-_ammirabili opere_ dallo stesso Autore, _per l'ampiezza delle loro moli
-e per la bellezza delle lor forme_; donde poi sursero, nè ciò increbbe
-a' Pontefici di Roma, _un numero infinito di Ville, di Rocche, di Vici,
-di Castelli e di Terre_[127].
-
-Più singolare può credersi l'altra opinione[128], la quale confonde
-gl'intendimenti de' _Culdei_ con le dottrine Architettoniche d'alcune
-Consorterie di Laici, Operatori ed Architetti, che usarono un
-linguaggio arcano fra loro, ed ebbero una particolar Gerarchia col
-divieto di svelare a' profani la regola dell'arte loro e de' lor
-computi Matematici. Lunghe fatiche si son tollerate in Germania e' non
-ha guari per persuaderci, che la Gran Carta di sì fatte Consorterie
-Laicali si compilò in Inghilterra, e propriamente nell'anno 926, al
-tempo di Guglielmo _Lungaspada_ e di Riccardo I. Soggiungesi, che un
-cotal Documento Anglo-Sassonico, disteso nell'Eboracense città, ovvero
-in York, si conserva tuttora in Londra[129]. Che che sia di sì fatta
-Scrittura, che io non lessi e della quale non posso dar giudizio,
-ella non distrugge certamente le Storie dell'Architettura Gotica
-Oltredanubiana, da Zamolxi fino a Deceneo e ad Ulfila; non distrugge
-le Storie dell'Architettura in Ispagna e nella _Gallia Gotica_. La
-compilazione, vera o falsa, del 926 non potè dunque non esser l'erede
-necessaria d'un qualche precedente Sodalizio, dal quale in più remota
-età si lavorò un qualche Trattato d'Architettura: e, se congregaronsi
-Consorterie Architettoniche nel decimo secolo di GESÙ CRISTO, elle
-non furono più antiche sì de' Collegj dei Fabbri presso i primitivi
-Romani e sì degli altri de' _Maestri Comacini_ presso i Longobardi.
-Simili Sodalizj formavansi non solo per le ragioni di ciascun'arte, ma
-eziandio per soccorrersi a vicenda nelle varie occorrenze della vita;
-e soprattutto nelle spese de' funerali, come il Mommsen[130] a' nostri
-dì vien dimostrando in quanto a' Romani. Anche oggi pei medesimi fini
-d'aiutarsi reciprocamente con carità religiosa vi sono le così dette
-_Congregazioni Spirituali dell'Arti_ nel Reame delle due Sicilie. Gli
-stessi modi, credo, si tennero da' Collegj degli Architetti Visigoti
-di Spagna prima della venuta degli Arabi nel 711, e fino al duodecimo
-secolo nella _Gallia Gotica_.
-
-Non veggo perciò come si debba creder nuovo nel 926 l'essersi
-formate o no alcune Consorterie non solo di _Culdei_ Ecclesiastici,
-ma d'Architetti Laici; e come gli uni e gli altri avessero potuto
-essere trovatori d'un'Architettura, non mai più veduta dianzi,
-per contrapporla con insolito ardire a quella tenuta in pregio dai
-Pontefici Romani. E poi, qual maraviglia, che parecchie Consorterie
-giurassero di non comunicare a niuno il magistero dell'arte loro? Che
-altro essi faceano se non quello che sempre s'è fatto e si fa e si
-farà in tutte l'Officine dell'arti e de' mestieri, anche oggi che in
-molti paesi d'Europa s'abolirono per Legge i Collegj d'arti e mestieri?
-Non v'ha più giuramento del segreto, è vero; ma il privato interesse
-in ogni Bottega di vini o di zolfi o di ferri sa custodire assai bene
-a' nostri giorni le tradizioni e le pratiche della sua industria, per
-nascondersi agli emuli e difendersi contro gl'imitatori. Del rimanente,
-io non ignoro, che i costumi erano assai più feroci nel Medio-Evo, e
-che allora un segreto violato aprir potea più agevolmente le vie alle
-stragi ed al sangue, come si narra essere avvenuto nel 1099 a Corrado,
-Vescovo d'Utrect, il quale rubò al giovine Pleber le sue _formole_
-intorno al gittar le fondamenta d'una Chiesa (_arcanum magisterium_),
-e fu per vendetta ucciso dal padre del giovine. Tralascio i paurosi
-racconti, che si fanno sopra Erwino di Steimbach, autore d'una delle
-Torri di Strasburgo nel secolo decimo quarto.
-
-L'arcano linguaggio degli Operatori d'un'Architettura, che pretendesi
-allora nata verso il 926, è un gran fenomeno agli occhi di chi giudica
-essersi, mercè un segreto inespugnabile, propagata in tutta l'Europa
-Cattolica l'arte da noi detta oggi _Gotica_. Quella, che noi chiamiamo
-così, non vuole attribuirsi a' Visigoti; gente barbara ed ignorante,
-la quale non edificò giammai se non alla Romana, e, sto per dire,
-secondo i precetti di Vitruvio! A questo modo ragionano i presenti
-Storici dell'Architettura, ignorando tutta la Storia Oltredanubiana de'
-Visigoti da un lato, e dall'altro affannandosi per rintracciar nelle
-Consorterie de' _Culdei_ o degli Architetti Laici tutto ciò che si
-trova in quella Storia molti secoli prima del 926. Somigliano tal sorta
-di Storici a chi con grande smania vada cercando gli occhiali, ch'egli
-avea già sulla fronte.
-
-Quel gran fenomeno del linguaggio arcano è un fatto non molto
-dissimile all'altro d'essersi Riccardo I condotto da Roano in Baieux
-per parlarvi la _Lingua Dacica_. Perciò i Visigoti di Spagna e della
-_Gallia Gotica_, sebbene scrivessero in Latino, aveano pe' loro
-usi particolari[131] la Visigotica od _Ulfilana Lingua_ in serbo;
-istromento ed arcano del Regno loro sì per tener desta la patria
-favella in mezzo a popoli di sangue diverso, e sì per non esser
-talvolta compresi da' Romani, sudditi non sempre fedeli. Negli eserciti
-d'Alessandro il Grande, composti di molte nazioni, la sua Macedonica
-favella era divenuta il privilegio del minor numero; ed egli stesso
-il Re non l'adoperava che in alcune rare occorrenze, avendo sempre
-il Greco illustre fra le labbra. E però, volendo ammazzar Clito,
-gridò contro lui all'armi nel dialetto dei Macedoni, chiamando a sè i
-_Portatori di targhe_; l'uso del quale dialetto, nella sua bocca era
-divenuto, scrive Plutarco, il segno e quasi un simbolo di qualche gran
-turbazione. I discendenti di quei Bulgari d'Aleczone, i quali furono
-dal Re Longobardo Grimoaldo collocati verso l'anno 667 nelle vicinanze
-d'Isernia e nel tratto, che oggi chiamasi Provincia di Molise nel Reame
-di Napoli, vivono ancora negli stessi luoghi, ove sopravvennero alcuni
-stuoli di Schiavoni o Slavi al tempo del Re Ferdinando I d'Aragona. Son
-tutte popolazioni bilingui, ed ora si veggono pubblicati dal Professor
-De Rubertis, nato nella Provincia di Molise, alquanti brani delle
-popolari canzoni, solite a cantarsi nel primo di Maggio presso i nipoti
-e pronipoti degli Slavi[132]. Ma chi, senza una tradizione, potrebbe
-percepirne il significato?
-
-L'Architettura e le Matematiche nel Medio-Evo non s'insegnavano dalle
-Cattedre, come oggi fra noi ma o ne' Monasteri o nelle Consorterie
-Laicali degli Architetti. Non solevano in quel tempo disgiungersi
-la scienza e la speculazione dall'operare. Nè si disgiunsero così
-ne' Collegj de' _Comacini_ come in quelli de' Fabbri di Roma; non
-si disgiunsero in più antica età presso i Visigoti, quando essi
-edificavano di là dal Danubio, e quando poi edificarono in Ispagna e
-nella _Gallia Gotica_. Sì agli uni e sì agli altri Visigoti dovè tornar
-necessario un qualche Sodalizio d'arti e di mestieri, e soprattutto
-d'Architetti e muratori. Da qualcuna di sì fatte Consorterie uscirono
-per aventura gli Operatori della _Mano Gotica_, chiamati nel 534 da
-Clotario I in Roano; e non saranno stat'i soli, che vennero nel Regno
-de' Franchi di Neustria. Dopo la predicazione di San Bonifazio nella
-Germania di Tacito, poterono alcuni di sì fatti Visigoti esservi
-chiamati a costruir le Città e le Chiese, come certamente chiamati vi
-furono i più vicini _Comacini_ d'Italia e come i Monaci Cattolici, di
-qualunque nazione si fossero, v'andarono, sì per propagarvi la fede
-Cristiana e sì per farvi costruire le Badie di Fulda e di Corbeia e
-tante altre splendidissime. Il linguaggio di tutti costoro in principio
-non si comprendea dai Germani di Tacito; semplicissimo fatto, sul
-quale di poi s'inventarono tante favole intorno a' _Culdei_ ed agli
-Architetti Laici del Medio-Evo, non che all'arcano lor favellare.
-
-
-XXVIII.
-
-La Dacia confinante con l'Alania, donde si partì Rollone, Duca di
-Normandia, ebbe o no alcuni di sì fatti Collegj? Sembra, che avesse
-dovuto averli; ma chi può dirlo con certezza? Se gli ebbe, i primieri
-costumi della piraterìa di Rollone fan credere, ch'egli non si fosse
-curato di portar Architetti sulle sue velocissime navi e la brevità del
-suo Ducato dopo la sua conversione al Cristianesimo non gli permise
-forse di chiamarne dalla sua Dacia nativa e dal Danubio. Ma volendo
-Rollone fabbricare una qualche Chiesa od un qualche Palagio, non vedeva
-egli la _Mano Gotica_ di Sant'Oveno in Roano? E non dovea egli esser
-tentato di chiamar Visigotici anzichè _Romanesi_ Architetti?
-
-Riccardo I. non solamente volle, che la Storia de' suoi Daco-Geti
-Normanni, al tempo della loro idolatria, si scrivesse da Dudone di San
-Quintino; ma vivi serbò nella sua mente i concetti dell'Architettura
-Oltredanubiana di que' Daco-Geti. Gli piacquero innanzi ogni cosa
-ne' Tempj l'_elevazione_, che chiamerò Visigotica, ed il pensiero di
-circondarli con le _Torri_. Stando egli un giorno sulle soglie del suo
-Normannico Palazzo di Fecampo, vide in qual maniera questo vincesse
-nell'altezza l'opposta Chiesa della Trinità; e tosto mandò per un
-Architetto, al quale impose d'alzar la nuova Chiesa cotanto, ch'ella
-superasse le mura sì del Palazzo e sì della città. Il nuovo Tempio,
-ricco di _Torri_ come quello di Santa Eulalia in Merida, non tardò
-a levarsi maestoso nell'aria, con due file d'archi: »Delubrum MIRAE
-AMPLITUDINIS, hinc inde TURRIBUS PRAEBALTEATUM, DUPLICITER ARCUATUM et
-de CONCATENATIS ARTIFICIOSE LATERIBUS DECORAE ALTITUDINIS CULMINE...
-Intrinsecus depinxit _historialiter_[133]». La Casa di Dio, disse
-Riccardo I., dee superare tutte le sommità d'ogni altra fabbrica.
-
-Notgero, Vescovo di Liegi, a' giorni di Riccardo I., riedificò nella
-sua città la Basilica di San Lamberto, della quale si conserva
-l'immagine nelle _Lamine_, descritte dopo il Dittico Liegese dal
-Wiltheim[134], ove tutti possono scorgere il Gotico artificio delle
-_Torri_ e de' _molti angoli_, compagni di que' della Chiesa di S.
-Tirso d'Asturia. _Non è questa_, esclama il Wiltheim, _non è questa
-l'Architettura da noi chiamata Gotica?_ »Vidisti in singulis tabellis
-_tria_ FASTIGIA ACUMINATA, et sub unoquoque horum singulos ARCUS ACUTE
-ANGULOSOS, genus structurae a VITRUVIANA SEU ROMANA GRAECAVE veteri
-longe diversum: vulgo _Gothicum_ hodie appellant». In tal guisa,
-gli esempj della _Mano Gotica_ di Roano si veggono passati dalla
-Normandia in Liegi, appartenente al Regno de' Franchi d'Austrasia.
-Un esempio più illustre diessi nella stessa Normandia da Riccardo I.
-quando egli cominciò nel 966 a costruire un Monastero sul Monte S.
-Michele. Ottenne dal Pontefice Romano Giovanni XIII. e da Lotario,
-Re de' Franchi, grandi privilegj pel grandioso edificio, collocato
-su quella marina rupe[135], ma le fiamme lo consumarono, ed il nuovo
-Duca Riccardo II. lo ricostruì nel 1022: della quale ricostruzione
-il Mabillon[136] pubblicò le figure. Ivi si ravvisano agevolmente le
-forme dell'_Architettura Gotica_, e l'_elevazione_ aerea delle mura,
-che n'era il principal distintivo. Non leggo in niun Documento, che
-Riccardo I. e Riccardo II. avessero chiamato sul Monte San Michele
-a lavorare alcuno de' _Culdei_ o degli Architetti Laici di Scozia e
-di Inghilterra; ma la Cronica del Monte San Michele[137] ci assicura
-che nel 966 e nel 1022 gli Abati di quel Monastero, Mainardo e
-poscia Ildeberto, ne furono gli autori: Monaci entrambi, ed entrambi
-Cattolici.
-
-Orderico Vitale, il quale nacque nel 1065 e fu Monaco di Santo Ebrulfo
-in Normandia, dove mori nel 1141, parla d'un celebre Architetto delle
-Gallie a' giorni di Riccardo I e del suo uterino fratello Rodolfo,
-Conte d'Ivry e di Baieux. Chiamavasi Lanfredo; ed Albereda, moglie
-d'esso Rodolfo, pregollo di fabbricare in Baieux una _Torre_. Questa
-riuscì famosa nelle guerre di Normandia (_Turris famosa, ingens,
-munitissima_[138]): un sinistro romore intanto si divolgò, che Albereda
-fatto avesse mozzare il capo a Lanfredo, acciocchè mai più egli non
-costruisse di simiglianti lavori per alcuno[139]. Lo stesso lagrimevole
-fine attribuiscasi all'Architetto della Meclenburghese Badia di
-Dobberano, e ad altri; atroci fatti, pe' quali gli Architetti e
-simili Operatori dell'arti si teneano più stretti ne' loro particolari
-Collegj, e si circondavano di misterj, occultando la pratica dell'arte
-loro, ed ogni procedimento Matematico.
-
-
-XXIX.
-
-Mentre Riccardo I edificava sul Monte San Michele, i Visigoti della
-_Gallia Gotica_ non aveano perduto il godimento, pattuito nel 759
-col Re Pipino, del _Fuero-Juezo_, nè l'esercizio dell'antica loro
-_Architettura Gotica_. Nelle loro contrade s'erano stabiliti non pochi
-Franchi, viventi a _Legge Salica_; ed i Romani del decimo secolo erano
-da lunga stagione rientrati nel possesso del _Breviario_ Alariciano,
-abolito nel settimo da Cindasvindo in Ispagna; del quale riacquisto
-sopravanzano luminose memorie ne' _Placiti_ e nelle donazioni del 918,
-935, 942, 949[140]. Ecco tre Leggi diverse nella _Gallia Gotica_:
-nondimeno presso que' Romani e presso quei Visigoti s'insinuava
-sempre un qualche uso de' Franchi dominatori; e non di rado nelle due
-lingue, _Ulfilana_ e Latina, si faceva un qualche innesto d'alquante
-Germaniche voci. Già negl'Istromenti Visigotici del decimo secolo
-si vede introdotto il costume dei _Feudi_: ma il vocabolo _Allodio_,
-della Legge Salica di Clodoveo, divenne frequentissimo fra' Visigoti,
-sebbene se ne fosse voltato il senso a dinotar le possessioni libere di
-qualunque dritto feudale.
-
-L'essersi cominciati gli ordinamenti de' _Feudi_ a propagare più o
-meno rapidamente fra' Visigoti non tolse a costoro il lustro della loro
-schiatta, ed essi conservarono la più gran parte delle ricchezze, mercè
-le quali si facevano tuttodì a fabbricar volentieri un numero, che
-talvolta sembra favoloso, di Monasteri e di Chiese. Le donne Visigote
-andarono innanzi ad ogni altro in questo arringo d'Architettura Sacra;
-le donne, a cui erasi propizio il _Fuero-Juezo_; e massimamente in
-una Legge del Re Cindasvindo[141]. Niuno impaccio ad esse recavano
-il _Mundio perpetuo_, de' Longobardi, nè il _Reippus_[142] stabilito
-contro le vedove da Clodoveo, e rinfrescato dopo tre secoli da
-Carlomagno nella _Legge Salica_[143].
-
-E però due donne illustri, senza il consentimento d'alcun tutore
-o _Mundualdo_, fecero una larga distribuzione de' loro _Allodj_ e
-de' loro servi a pro di molti Monasteri e di non pochi Laici. Nel
-26 Febbraio 960 la Contessa Berta, moglie del _Marchese di Gozia_,
-Raimondo I, conferì, senza interrogarlo, una gran copia di _Allodj_
-e di servi al Monastero di Monte Maggiore, nuovamente fondato vicino
-ad Arles in Provenza. Disse voler donare tutto ciò che _per le Leggi_
-erale toccato in sorte nel Regno di Gozia (_in Regno_ GOCIAE[144])
-sul retaggio di suo zio Ugo di Provenza, il quale dianzi era stato
-Re d'Italia. In pari modo, nel 977[145] e nel 990[146], Adelaide,
-Viscontessa di Narbona, scrisse due testamenti, profondendo i suoi doni
-alla sua famiglia ed a' suoi amici. Non meno generosa mostrossi verso i
-Monasteri; fra' quali non dimenticò l'Anianense di San Piero in Cauna,
-e quello proprio di Aniana.
-
-Poco appresso, nel 1002, celebrassi un _Placito_ insigne, ove
-Gausfrido, Abate di Santo Ilario di Carcassona, vinse una lite contro
-Arnaldo, Visconte di quella città, coll'allegare in suo favore la Prima
-Legge del Libro Quinto delle Visigotiche, ossia del Fuero-juezo[147].
-Nella stessa guisa, essendo già innoltrato l'undecimo secolo, Adelaide,
-figliuola di Pietro Raimondo, Conte di Carcassona, rinunciò ad ogni suo
-dritto su' Feudi e sugli _Allodj_ di quella Contea (_Feva_ et _Alode_)
-in favore del Conte di Barcellona, senza l'intervento d'alcuno, e
-sol per effetto, com'ella disse fin dal principio, delle facoltà
-concedutele dalla _Legge Sesta_, _Titolo Secondo_, _Libro Quinto della_
-LEX GOTHORUM. L'istromento si scrisse in Agosto 1070[148]: testimonio
-certissimo della vita nazionale de' Visigoti fino a tutto quel secolo
-nella _Gallia Gotica_: ma ben presto in quella medesima Provincia
-ed in tutto il resto delle Gallie, verso i principj del duodecimo,
-l'intelletto Latino trionfò, cacciando in fondo sì le Leggi del
-Visigotico _Fuero-Juczo_ e sì le _Saliche_ de' Franchi, non che degli
-altri popoli Barbari. Con queste disparvero tutti gl'istituti Germanici
-del _guidrigildo_, e cessò la lunga onta della stirpe Romana, la cui
-vita si tassava da Clodoveo e da Carlomagno una metà meno della vita
-d'un Franco.
-
-Diasi ora uno sguardo indietro, e si vegga quel che nel nono secolo
-fecero i Visigoti Spagnuoli del Regno d'Oviedo, i quali viveano
-parimente col _Fuero-Juczo_. Don Ramiro, succeduto al Re Alfonso
-il Casto, avea nell'846 vinto i Mori, che ardirono chiedergli la
-rinnovazione dell'annuo tributo di cento donzelle Cristiane; e tosto
-con le spoglie tolte a' nemici fabbricò nelle vicinanze d'Oviedo un
-Tempio alla Vergine Maria, il quale sussistea tuttora nell'età del
-Mariana. Ma poco elegante sembrò allo Storico illustre quell'opera,
-essendosi veduto quanto egli avesse in dispetto le fabbriche
-d'_Architettura Gotica_; uso ad ammirar solamente l'arti de' Greci e
-de' Romani: »EXTAT, egli dicea, STRUCTURAE GENERE AC TOTIUS OPERIS IN
-PAUCIS ELEGANTISSIMA[149]». Nè belle sarebbero parute al Mariana, se si
-fossero, come questa, conservate fino a' suoi dì le primitive fabbriche
-di Compostella e l'altre de' Re Visigoti d'Oviedo; cioè, da Don Ramiro
-fino ad Ordogno II. Costui prese nel 918 il suo regio titolo dalla
-città di Leone, dopo averne scacciati gli Arabi. Cessò allora la gloria
-di Oviedo, e le Chiese d'Alfonso il Casto andarono a male, del che si
-doleva fortemente lo stesso Mariana[150].
-
-
-XXX.
-
-Un nuovo moto frattanto si facea sentire in Europa nel decimo e
-nell'undecimo secolo al proposito dell'_Architettura Gotica_. Ella
-mutò spesso i sembianti, ma senza perder giammai le particolarità,
-che la distinguevano dalla Greca e dalla Romana: e però ella s'udì
-sì variamente giudicata ne' varj secoli; tenuta in alcuni per bella
-e maravigliosa, in altri per pazza e deforme. Io toccherò d'alcune
-costruzioni principalissime dell'_Architettura Gotica_, prima in
-Normandia, poi nella _Gallia Gotica_ e finalmente nella Germania di
-Tacito. Passerò indi al Settentrione d'Europa.
-
-Rollone cominciò a fondare il mondo Gotico in mezzo alla Neustria.
-Guglielmo I non interruppe l'opera del padre; ma Riccardo I
-v'introdusse una specie peculiare di civiltà, che si diffuse in molti
-e molti paesi. Egli ebbe cari gl'ingegni, e parecchi uomini di gran
-fama si condussero in Normandia, fra' quali non giova ricordarsi di
-Lanfredo, che forse vi trovò una morte sì sventurata, per le mani
-d'una donna, soverchiamente ammiratrice della sua scienza. I nipoti de'
-pirati, ferocissimi compagni di Rollone, volgeansi ad arti più miti,
-quasi già consapevoli delle loro future conquiste. Quando essi erano
-padroni dell'Inghilterra, Lanfranco ed Anselmo vennero in Normandia,
-ove illustrarono la Badia del Becco; indi salirono l'un dopo l'altro
-sulla Sedia di Cantorbery, nella Provincia di Kent.
-
-Intanto l'alta Basilica di Sant'Oveno continuava sempre in Roano a
-mostrar le sue forme di _Gotica Mano_, l'imitazione delle quali dovea
-distendersi e si distese così nelle Provincie della Neustria, rimaste
-in potere de' Re Franchi, come nell'Austrasia e nella Germania di
-Tacito. La _Mano Gotica_ vi stette fino al 1042. Allora un uomo di
-sangue _Dacico_ divenne Abate di Sant'Oveno; vo' dire Niccolò III,
-nato dal Duca di Normandia, Riccardo III; il quale Abate ristorò
-l'antica Chiesa del 534[151]; e non ristorolla certamente secondo
-lo stile _Romanese_. La Chiesa di Sant'Oveno fu indi consumata dal
-fuoco, e ricostruita nel quattordicesimo secolo in quel modo, che
-oggi si vede, con la sua magnifica _Torre_. Un'altra Cattedrale di
-Normandia prese nell'undecimo in Contances ad emulare le proporzioni
-del primitivo Sant'Oveno, ma ebbe tre _Torri_, condotta nel 1048
-al suo compimento[152]. San Pier sulla Diva s'annoverò eziandio
-tra le fabbriche _non Romanesi_ di Normandia: Monastero fondato nel
-1046 da Lescelina, Vedova del Conte Guglielmo, il quale nacque dal
-Duca Riccardo I[153]. L'aura dell'_Architettura Gotica_ presso i
-discendenti de' Daco-Normanni venuti con Rollone si fa sentire anche
-al Ramée, quantunque preoccupato dalle sue opinioni sulla scienza
-e sull'_ubiquità_ de' _Culdei_[154]. Ma l'_Architettura Gotica_ non
-fiorì meglio che in Sicilia, per opera di que' Daco-Normanni: e non
-_Romanesi_ (lo confessa ben anche il Ramée[155]) furono la Cattedrale
-di Palermo e la Cappella Palatina, le Chiese della Martorana, di San
-Cataldo e della Magione di quella città, non che le Cattedrali di
-Messina e Cefalù.
-
-
-XXXI.
-
-Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano la gente
-dominatrice di Normandia, moveano, sì come ho già esposto, il petto
-de' Visigoti nella _Gallia Gotica_. Fulcrado, Vescovo della Visigotica
-città di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle, che nel 975
-donarono a Ricuino, Vescovo Magalonese[156], un oscuro podere o
-villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella Magalona,
-che fu disfatta da Carlo Martello. Dal 737 in qua i Vescovi Magalonesi
-risedettero nel territorio della caduta città, e propriamente nel
-prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che ebbe i suoi Conti
-particolari, ma Franchi, e viventi a _Legge Salica_. Tale dicea
-d'essere il Conte Bernando (II) in una donazione del Novembre 985[157]:
-ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109 divenne Abate di Cluny (alcuni
-lo dicono morto nella Napolitana Badia Cavense), affermava nelle sue
-Lettere[158] di essere uscito dal sangue di Vitizza, ovvero di San
-Benedetto Anianense, de' Conti di Magalona: parentela, che doveva
-essere vera per parte solo di donne, sì come argomenta lo Storico della
-Linguadocca[159].
-
-In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli donato
-Monpellieri, che poi dovea divenire una cotanto famosa città. E la diè
-in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, che fu il Primo degli otto
-Guglielmi, Signori di Monpellieri[160]. Arnaldo, Successor di Ricuino,
-volle tornar nel 1037 a Magalona, e fe' sorgere intorno ad essa una
-città novella, ch'e' cinse con _Muro_ e con _Torri_[161]. Edificò in
-oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria, per la quale generaronsi
-tosto aspre controversie tra' Vescovi Magalonesi ed i recenti Signori
-del nuovo feudo, che poco appresso al 1037 fu circondato eziandio
-d'un _Muro_ e d'un _Fosso_. A troncar sì fatte liti, nella Primavera
-del 1090, rivolsero anche, fra l'altre cure, il pensiero i Padri
-del Settimo Concilio di Tolosa. I lor desiderj ebber l'effetto: e
-nel Decembre dello stesso anno 1090 si conchiusero, non ponendo in
-obblio le _Mura_ ed il _Fosso_[162], gli accordi fra il Vescovo di
-Magalona e Guglielmo IV, Signore di Monpellieri. Otto fra' Vescovi,
-di quel Concilio, nelle lor sottoscrizioni presso il Martène[163],
-dichiararono d'appartenere le loro Sedi alla _Gallia Gotica_: Dalmazio,
-Metropolitano di Narbona con sette suoi Suffraganei; Matfredo di
-Béziers; Goffredo di Magalona; Pietro di Nimes; Pietro di Carcassona;
-Bernardo di Lodeve; Guglielmo d'Albi e Berengario d'Agde. Quest'erano
-le otto Diocesi, questi nel 1090 i confini della _Gallia Gotica_,
-sì tenera del suo _Fuero-Juczo_ e della sua _Liturgia Gotica_, sotto
-l'ombra dell'_Accomandigia_ co' Re Franchi.
-
-Pur chi l'avrebbe allora temuto? Questa _Liturgia_, compagna necessaria
-dell'_Architettura Gotica_, fu sommersa quasi nell'anno seguente
-all'additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d'Oviedo, i quali avean
-posta la regale stanza in Leone, conquistarono Toledo su gli Arabi:
-Toledo invano vagheggiata da' Cristiani per tre secoli. Alfonso VI
-se ne impadronì, marito della Francese Costanza di Borgogna; secondo
-i desiderj della quale fu salutato Arcivescovo di Toledo un Francese
-per nome Bernardo, mentre in Roma sedeva il Pontefice Francese Urbano
-II. Bernardo dunque, il nuovo Arcivescovo, intimò un Concilio in
-Leone, dove sopraggiunse un Legato di quel Papa, e decretossi, che
-s'abolissero le lettere dell'Alfabeto Visigotico, cioè dell'_Ulfilano_,
-per sostituirvi le Latine. Inanimito Bernardo prese a far guerra
-contro la _Liturgia Gotica_, e gli venne fatto di sopprimerla in pro
-della Romana: il che non avvenne senza gravi difficoltà; nè avvenne
-in tutt'i luoghi di Spagna, restituiti alla dominazione Cristiana.
-L'assenso d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono
-un grande incremento alla _Liturgia Romana_, la quale vinse alla
-fine in Ispagna: eppure il Cardinal Ximenes, a capo di molti secoli,
-dispose, che vi fosse nella Cattedrale di Toledo una Cappella, in cui
-alcuni appositi Sacerdoti dovessero cantar la Messa in certi giorni
-dell'anno secondo il _Messale_ de' Goti[164]. La Provvidenza di Dio
-volle, che nell'Europa del Medio-Evo si formasse una compage di popoli,
-o favellanti o scriventi una medesima lingua. Urbano II ubbidiva senza
-saperlo ad altri decreti del Signore, i quali aveano posto Roma sopra
-tutte le genti, dispensando ad esse un comune idioma ed un comune
-Alfabeto Latino.
-
-Maggior Concilio tennesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte. Vi si
-predicò la doppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna, l'altra
-contro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Cavalieri
-Cristiani accorsero al santo e nobile invito; alcuni verso l'Oriente,
-come fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Monpellieri; altri alla
-volta de' Pirenei, sì che in poco d'ora negli ultimi giorni di quel
-Pontefice cadde Valenza in potestà del Cid, e Gerusalemme nelle mani
-di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che nuovi Documenti or ora trovati
-danno del traditore a quel Cid; ciò che a me non importa d'investigare,
-contentandomi di sapere, che i _Muzarabi_ ed i discendenti de' Goti di
-Don Pelagio vinsero nel nome del Cid, e lo celebrarono d'età in età ne'
-Poemi e nelle Canzoni del _Romancero_.
-
-Qui torna la solita difficoltà, se la Chiesa di S. Maria, edificata nel
-1037 in Monpellieri da un Vescovo Magalonese della _Gallia Gotica_,
-prima d'abolirvisi la _Liturgia Gotica_, fu di stile _Romanese_ o
-_Gotico_? E se _Gotici_ furono il _Muro_ ed il _Fosso_, de' quali già
-si parla, come d'opere condotte al lor compimento, nella Carta del
-Decembre 1090, testè ricordata, di Guglielmo IV? A saperne il vero, mi
-piacque interrogarne due Architetti di Monpellieri, che pubblicarono
-un buon numero di Documenti, tratti dagli Archivj della lor patria.
-Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non ha guari scrissero
-un'Opera col titolo _»Degli Artisti Gotici di Monpellieri[165]»_.
-Essi vengono dimostrando, ma senza conoscere quella Carta del 1090,
-che di stile _Gotico_ fu il _Muro_ ed il _Fosso_, costruiti dopo il
-1037 in Monpellieri; che _Gotica_ da' Documenti di quell'Archivio
-s'impara essere stata in principio l'incamiciatura della nascente città
-_(Chemise GOTHIQUE)_: _Gotiche_ le sue _Torri_ e _Torricelle_[166]. Con
-_Torri_ e con _Torricelle_ certamente i Visigoti del 374 aveano alzato
-il _Lungo Muro_ contro gli Unni di là dal Danubio. E però il Renouvier
-ed il Ricard, attribuirono il nome non di _Romanesi_ ma di _Gotici_
-agli Architetti della loro città, da' quali s'edificarono quel _Muro_ e
-quel _Fosso_, tra gli anni 1037 e 1090.
-
-Già nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio d'Oltremare,
-doveva esservi una Consorteria qualunque d'Architetti o di muratori
-e simili Operai, che cinsero Monpellieri con la _Camicia Gotica_,
-poichè questa Consorteria, cento anni dopo si ascolta portar il nome
-di _Comune Chiusura_ in un Atto, con cui le si promettono assistenza e
-favore da un altro Guglielmo, Signore della città, nel mese d'Ottobre
-1196[167]. _Gotici_ adunque, giova ripeterlo col Renouvier e col
-Ricard, _Gotici_ furono gli Architetti ed i muratori, che i Vescovi
-della Visigotica Magalona deputarono a rialzar la loro Sede primiera,
-ed a fabbricar Santa Maria di Monpellieri: _Gotici_, non _Romanesi_,
-gli altri Operai, che circondarono Monpellieri d'un _Muro Gotico_. Io
-non ignoro, che molte Chiese fabbricaronsi nell'undecimo secolo in
-Ispagna, nella _Gallia Gotica_ e nella Normandia, secondo lo stile
-_Romanese_. Ma come si può negare in quel secolo all'Architettura,
-buona o malvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio nell'Europa
-Occidentale, come si può negarle il nome di _Gotica_?
-
-
-XXXII.
-
-Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sì agreste fino a
-San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio fino
-ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di
-pietra o di legno sembrano essere state _Romanesi_, perchè ho già
-confessato[168], che d'Italia v'andarono i Missionarj, ed anche i
-_Maestri Comacini_ d'Italia. Ma i Visigoti della _Gallia Gotica_
-poterono parimente andarvi dopo alcun tempo: ed i Monaci della _Regola_
-di San Colombano, venuti dalla Burgundica Badia di Luxeu o Lussovio,
-recarono per avventura in Germania un qualche concetto, che non era
-del tutto _Romanese_, dell'Architettura. V'ha eziandio chi vuole, che
-un gran numero di Architetti Bizantini vi si tramutò nel decimo secolo
-pel favore della Greca Teofania, moglie dell'Imperatore Ottone II.:
-al che non saprei contraddire, dopo aver fatto un simil ragionamento
-intorno all'_Architettura Gotica_, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla
-Gota Regina Brunechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania,
-non si vogliono dimenticare gli usciti dalla Normandia, di qualunque
-nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci
-Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo Abate
-del Monastero di San Pier della Diva, ed il suo Epitaffio soggiunge,
-ch'egli edificollo con grande studio in Normandia (_A quo locus iste...
-aedificatus ingenti studio[169]_). Chi sa quanti altri Monaci Tedeschi
-si condussero prima del 1042 a studiare la _Mano Gotica_ di Sant'Oveno,
-e poi ne trasmisero il desiderio alle lor patrie?
-
-I discendenti de' Germani di Tacito cominciarono perciò ad invaghirsi
-delle non _Romanesi_ costruzioni; e ben presto l'_ogiva_ od _arco
-acuto_ si vide apparire nelle loro fabbriche. _Ogivale_ dicono essere
-stata la Cattedrale di Naumburgo, edificata nel decimo secolo, al tempo
-di Teofania Imperatrice: _ogivali_ nel seguente secolo undecimo le
-Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e d'Hildesheim. Lo stile
-dell'_arco acuto_ poscia s'innalzò d'età in età fino all'altezza di
-quella rinomanza, che conseguirono le Cattedrali di Strasburgo e di
-Colonia; ma egli prevaleva già in tutta l'Europa, e l'arte de' Tedeschi
-piacque principalmente all'Italia nel quattordicesimo secolo. Una tanta
-e sì rapida fortuna indusse in errore quel famoso Alberto Durer, il
-quale, scrivendo il suo _Trattato Geometrico_ nel sestodecimo, credè i
-suoi Tedeschi essere stati gl'inventori dell'_ogiva_, ed i primi, che
-la mostrarono al genere umano[170].
-
-
-XXXIII.
-
-_Gotica_ oggi suol chiamarsi da noi l'Architettura, che ama gli _archi
-acuti_, ossia l'_ogive_: donde i più recenti Scrittori deducono,
-che ella debba denominarsi _ogivale_, non _Gotica_. Ciò non toglie,
-bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui si stabilirono i
-Visigoti nelle Gallie Meridionali, fino al 1042, nel quale si ricostruì
-Sant'Oveno di Roano dall'Abate Niccolò III, non vi fosse stata in tutto
-l'Occidente d'Europa l'_Architettura Gotica_, ovvero la _Mano Gotica_,
-o con l'_ogiva_ o senza l'_ogiva_: una _Mano_, cioè, Oltredanubiana e
-differente dalla Greca e dalla Romana. Ma come può egli dimostrarsi,
-che l'_ogiva_, la quale regnò in Sant'Oveno dopo la ricostruzione
-del 1042, non avesse regnato ivi fin dalla prima costruzione del
-534? Non è egli più ragionevole, anzi non è egli necessario il dire,
-che l'_ogiva_ si mostrò in Sant'Oveno fino dal sesto secolo di Gesù
-Cristo? Non era forse l'_ogiva_ nel Medio-Evo creduta sommamente
-utile all'_elevazione_ Visigotica del Tempio edificato da Clotario
-I. in Roano? Utile all'elevazione dell'altro, che poi s'innalzò dal
-Re Sisebuto a Santa Leocadia in Toledo? (_Mirum opus_, dicea Santo
-Eulogio prima dell'858[171], CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una
-rara eccezione, il peso di provare, che non fuvvi l'_ogiva_ in questi
-due Tempj e negli altri d'una grande altezza, fatti costruire da'
-_Pilofori_ e da' Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro,
-i quali affermano, basta il ricordare l'antichità dell'_arco acuto_.
-Questo non inventassi da niuno in un dato giorno, ma nacque coll'uomo,
-e trovasi così nelle vetustissime Città d'Italia (tali Arpino e
-Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in Egitto ed
-anche nell'_Oasi_ di Libia, senza parlar della Persia e dell'India.
-
-Chi crederebbe ora, che il Ramée, uomo dotto, ricordi la _Mano
-Gotica_[172] di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta[173] del
-Wiltheim sulla perpetua durata dell'_Architettura Gotica_, senza
-concepire il più leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo
-secolo, ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca e
-dalla Romana, in Ispagna? Chi crederebbe, ch'e' dichiari di non aver
-più antiche notizie sull'Architettura di Spagna e di Portogallo se non
-dell'essersi nel 1221 edificata la Cattedrale di Burgos[174]? Perchè
-non apriva egli le Storie del Mariana, e non consultava i Documenti del
-Florez?
-
-Assai più inaspettata nella bocca del Ramée s'ascolta la sua
-confessione, che i Duchi di Normandia, nella loro qualità di guerrieri
-e di _Laici_, non edificarono se non secondo lo _stile ogivale_: per la
-qual cosa l'_ogiva_ ricorre così frequente in tutta la Sicilia[175].
-_Ogivali_ dunque debbono sembrar necessariamente al Ramèe le
-costruzioni della Santissima Trinità di Fecampo e del Monte San Michele
-fin dal principio, cioè fino dal decimo secolo. Se poi la qualità di
-_Laico_ chiarisce l'intenzioni de' Duchi di Normandia contro la Chiesa
-di Roma, e contro l'_arco rotondo_ o Romano, dunque il _Laico_ Riccardo
-I. cercava di levarsi contro Roma, quando egli chiedeva tanti privilegj
-per la sua nuova Badìa di San Michele _In periculo Maris_ al Pontefice
-Giovanni XIII! Ed a fabbricarla deputava per l'appunto i Monaci del
-luogo!!! Ma di queste cose già ragionai[176].
-
-
-XXXIV.
-
-Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue scoperte
-Archeologiche, venne veduta l'_ogiva_ fin sulle Porte d'Atene; del che
-promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, che gli Antichi ben
-conobbero l'_ogiva_, ma che l'ebbero a vile; sì ch'ella non apparisce
-se non per eccezione presso l'Antichità. Ma tali eccezioni si vanno
-tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato di scoprir l'_ogiva_ tra
-le ruine di Ninive, in compagnia dell'_arco rotondo_? So l'ogiva si
-trovò in Atene, perchè non si dovrà trovare anche in Roma, comecchè
-Plinio e Vitruvio ne avesser taciuto? Il capriccio in pro dello forme
-straniere, l'esser sazj e ristucchi delle Romane, la corruzione del
-gusto e cento altre cagioni poterono aprir facile accesso all'_ogiva_
-su' Sette Colli. Nel 400 o 405 dell'Era Volgare, in un _Dittico_
-pubblicato dal Montfaucon[177], si rappresenta il Console Stilicone
-seduto sotto l'_arco acuto_ d'una muraglia: nell'847 si scavò una
-Cappella _ogivale_ in Subiaco. Simili eccezioni, risponderà il Beulé,
-non costituiscono lo _stile ogivale_. No, certo: ma egli, che col
-nome d'_Antichi_ addita solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole
-comprender sotto un tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra,
-che i Geti o Goti avessero avuto lo _stile ogivale_ in dispetto,
-così di là dal Danubio, come in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ ed in
-Sant'Oveno di Roano?
-
-Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso i più
-illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet
-ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo _stile
-ogivale_ non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, ma
-per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della _Gallia Gotica_. Gli
-altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo _stile ogivale_,
-ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo posto in
-atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso proemiale,
-recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta dell'insegnamento
-dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti brani, dicendo,
-che la questione ivi agitata sull'Architettura _ogivale_ arde sopra
-ogni altra di tal natura nella nostra età[178]. In quel suo Discorso,
-il Beulé con nobile risentimento afferma, che i Francesi d'oggidì
-non sono Franchi, ma _Neo-Latini_: Latini per le leggi, pe' costumi
-e per la lingua. Son troppo cari simili accenti all'animo d'uno,
-che pose, come io feci, una parte della vita nel narrare i trionfi
-dell'intelletto Romano sulla barbarie dei Germani di Tacito, e sul
-_guidrigildo_ minore, con cui essi offesero la razza Latina; ma i Geti
-o Goti, ch'eran diversi da' Greci e da' Romani, erano diversi altresì
-da que' Germani, e non conoscevano, quante volte dovrò ridirlo?, non
-conoscevano l'uso del _guidrigildo_.
-
-La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa
-Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta
-le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de'
-Longobardi e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé
-vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno di
-farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore
-alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò nella _Legge Salica_
-da lui emendata le tasse minori per le vite de' Romani, che non per
-le vite de' Franchi; nè prese a rialzare del loro civile avvilimento
-le generazioni Latine, tuttocchè facesse una grande stima del loro
-intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver cercato d'opporre ad alcune
-moderne pretensioni Germaniche le memorie, omai vicine a spegnersi,
-dell'_Architettura Gotica_, le discipline della quale furono affatto
-ignote a' Germani di Tacito prima di San Bonifazio: mi si permetta
-d'invocar nuovamente gli studi, da me in altro luogo lodati[179],
-del signor di Boissieu, il quale s'unisce al Beulé nel proposito
-di non volere i Franchi per progenitori de' Francesi odierni della
-Provincia Lionese, ma i Romani ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che
-incorporaronsi co' Goti e passarono all'esercizio dell'_Architettura
-Gotica_. Io nè voglio nè posso far confronti di sorte alcuna della
-bellezza ed eccellenza di questa con la bellezza ed eccellenza della
-Greco-Romana; ma ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in
-Roma ed in Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte
-Greca e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione
-d'ammirar con occhio imparziale così lo _stile ogivale_ della
-Cattedrale di Strasburgo, come gli _archi rotondi_ nella Chiesa di San
-Paolo in Roma.
-
-
-XXXV.
-
-Gli _archi rotondi_ son quelli, a' quali ora il Ramée ed il Vitet[180]
-con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo degli
-avversari di Roma, danno il nome di Sacerdotali o _Ieratici_. E però
-io desidero sapere se _Ieratici_ od _ogivali_ furono gli archi voltati
-da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel popolo era tutto
-d'Ariani? Se _Ieratici_ o _Romanesi_, dunque le loro diversità dagli
-_archi ogivali_ non eran cagione della differenza, che passava tra
-l'_Architettura Gotica_ e la Romana, ed in cento altri modi potea la
-prima separarsi dalla seconda, conservando gli _archi rotondi_, e non
-perdendo il nome giustamente dovutole di _Mano Gotica_. Se _ogivali_,
-sì come doveano essere perchè di tal natura furono dopo la ristorazione
-del 1042, dunque dello _stile ogivale_ s'ha nel Tempio Rotomagense
-un esempio illustre fino del sesto secolo, senza esservi bisogno
-d'aspettare le Consorterie Laicali od Ecclesiastiche del 926.
-
-Ma, secondo il Ramée[181], le dottrine Architettoniche, descritte
-nella Carta Eboracense del 926, risalgono _all'antichità più alta_: ed
-in quell'anno ardirono gli Anglo-Sassoni di York aspirare a ristorar
-la vetusta sapienza, per opporsi alle tradizioni _Ieratiche_ de'
-Pontefici Romani. Or chi erano questi Anglo-Sassoni, se non popoli di
-Germania? Tali non nacquero gl'Iuti, che discesero insieme con essi
-nel 449 alla conquista d'Inghilterra, condotti dai fratelli Hengist ed
-Horsa. Sotto il nome di Iuti si comprendevano allora i Goti o Daci,
-che seguitando la fortuna d'Ermanarico degli Amali conquistarono la
-Iutlandia, ed ogni altra regione posta sulle rive Meridionali del
-Baltico, dando all'antica Dania o Danimarca il nome di Dacia, prima di
-spingersi nelle contrade oggi chiamate di Svezia e di Norvegia, ossia
-della Scandinavia. Queste s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico
-da' Goti, che vi fondarono la Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che
-ancor vi durano; ma quello di Dacia s'impose più tardi anche alla
-Provincia, che oggi dicesi della Scania in Isvezia. E però nell'età di
-Rollonde l'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio,
-e all'Alania fino all'Oceano Germanico. Già nella Storia narrai[182],
-che gl'Iuti od i Goti del 449 fermaronsi nell'Isola di Tanet e ne'
-luoghi dove sorge Cantorbery, la quale di poi accolse Lanfranco e
-Sant'Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, è divenuta oggi
-la sede principale del recente Primato Anglicano. L'essersi uniti
-cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano il maggior
-numero di que' conquistatori, la lor natura Germanica, nè l'uso del
-_guidrigildo_, che durò in Inghilterra per molti secoli; ma il minor
-numero de' Goti comunicò modi più civili alle Germaniche genti, che
-abitavano in capanne agresti senza tegole e senza calce. Gl'Iuti o Goti
-del 449 tramandarono parimente all'idioma Germanico degli Anglo-Sassoni
-quel gran novero di voci _Ulfilane_, pel quale non dubitò l'Hikes[183]
-di scrivere, che l'Anglo-Sassone somiglia mirabilmente al Gotico del
-Vescovo Ulfila.
-
-Poichè lo _stile ogivale_, a senno del Ramée, _rinacque_ nel 926
-fra gli Anglo-Sassoni, egli è costretto a doverlo senza più credere
-_Gotico_, ed insegnato a' Germani dagl'Iuti o Goti loro compagni nella
-conquista. Costoro fino all'età di San Gregorio il Grande professarono
-il sanguinoso e crudele culto, che comandava le quinquennali uccisioni,
-riferite da Erodoto, degli Ambasciatori da spedirsi a Zamolxi: culto
-riformato da Deceneo, che prescrisse a' Geti o Daci dirizzar Tempj e
-Cappelle in onor de' loro _Ansi_ o _Semidei_ e degli Eroi. Poscia patì
-altre Riforme, oscure tutte od ignote; ma celebre sopra ogni altra
-divenne, sebbene in mezzo alle tenebre più fitte, la Riforma d'Odino
-o Wodan, che l'armi e la Gotica predicazione diffusero prima nella
-Germania Orientale di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme
-di Zamolxi, aprì all'anime de' guerrieri gli spazj eterei del suo
-_Vahalla_, in cui gustassero la voluttà di sempre uccidersi fra loro
-per rinascere a stragi novelle. Più atroci s'udirono i precetti di
-Thor, descritti dal Duca Riccardo I. e da Rodolfo d'Ivry a Dudone di
-San Quintino. Thor, Dio _de' Geti o Goti_[184], inacerbì la riforma
-d'Odino, e si fece adorare insieme con esso, ma in primo luogo, dai
-_suoi Geti o Goti_ di Scandinavia: origini, delle quali trattai nella
-Storia[185], ma più copiosamente nella Tavola Cronologica[186], e
-che per lunga età produssero l'effetto certissimo d'essersi versato
-il sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino
-lo _Scaldo_ Eilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema del
-_Thorsdrapa_, ossia della _Guerra de' Giganti di Thor_: del quale
-Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pubblicò
-alquanti versi[187].
-
-Questa nondimeno di Thor fu l'antica Religione di Rollone. Prima di
-lui, Santo Ansgario d'Amburgo avea predicata la Cristiana in Isvezia,
-e propriamente in Birca, non lontana di Sigtuna, ove poi s'innalzò
-Stocolma. Egli morì nell'865; e Ramberto, suo discepolo, che ne
-scrisse la Vita, narra d'aver Ansgario trovato in Birca idolatra non
-pochi segni di civiltà e di commercio con infinite ricchezze (_quod
-ibi essent multi negotiatores divites et abundantia totius boni atque
-pecunia thesaurorum multa_[188]). Non so se fin da quell'anno 865 si
-fosse costruito in Birca il Tempio, denominato Upsal, che due secoli
-dopo già era famoso nel Settentrione d'Europa, secondo Adamo di
-Brema[189]. Questi, verso il 1080, ne trasmise alla posterità i più
-certi e minuti ragguagli; e già egli allora conosceva nella Scandinavia
-le due Provincie così della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca,
-dicea, s'appartiene a' Goti nel mezzo della Sveonia: »BIRKA est oppidum
-GOTHORUM in medio »SVEONIAE[190]». In altro luogo dichiarava, che
-Svezia e Sveonia erano la stessa cosa: »SVEONIA vel SVEDIA[191]....»: e
-che l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: »OSTROGOTHIA _protenditur
-usque ad_ BYRKAM[192]». Or questa Byrka non era lontana dal Tempio
-Ubsola od Upsal: »BYRKA _est oppidum_ GOTHORUM _in medio_» SVEONIAE,
-_non longe a_ TEMPLO CELEBERRIMO..... UBSOLA[193]»; celebratissimo
-Tempio, che per la sua ricchezza dicevasi esser tutto d'oro (_totum
-ex auro paratum_), dove si veneravano, continua il Bremese[194],
-le tre statue di Thor, di Wodan od Odino e di Fricco. Il pensiero
-d'imprigionar gli Dei fra le pareti e d'alzar loro un simulacro sarebbe
-sembrato infame ad un Germano di Tacito.
-
-La celebrità del Tempio Upsal vicino a Birca nel 1080, ed il concorso
-di varj popoli non Germanici per celebrarvi alla fine di ogni nove anni
-le loro solennità, dimostrano la sua non recente costruzione. Di non
-minor celebrità godeva il Tempio di Letra o Leira (Lederum) nell'Isola
-Danese, oggi detta Selandia. Ditmaro di Merserburgo[195] (uscì di vita
-nel milledieciotto) narrava, che in Letra scannavansi novanta nove
-uomini (ma forse il novanta che precede, sta per un errore nel testo)
-con altrettanti cavalli e cani e galli: orridi riti Zamolxiani; ma il
-periodo quinquennale dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori
-a Zamolxi s'era mutato in quello di nove anni.
-
-Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca nel
-Tempio Upsal nove capi d'ogni _animale maschio_, non escluso l'uomo.
-Questi sono i racconti d'Adamo di Brema[196]; il quale riferisce in
-oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli de' cani,
-ludibrio a' venti ed alle pioggie, agli alberi di una sacra foresta.
-Il numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, delle vittime alla fine
-d'ogni _nono_ anno, sembra da un lato essere il prodotto d'una qualche
-superstizione Pitagorica o Zamolxiana; e dall'altro ci chiarisce, che
-uno era il popolo Gotico, una la Religione di quelle due Città. Enea
-di Gaza, nella seconda metà del quinto secolo Cristiano si trovava in
-Costantinopoli, ove ascoltò che intorno alle rive del Danubio v'era
-tuttora un residuo di Geti Zamolxiani, da' quali s'uccidevano ancora
-i più nobili personaggi fra essi; ciò che si faceva, secondo il parere
-d'esso Enea[197], per mandarli all'immortalità. Un tal residuo di Geti
-o Goti, sarà stato quello, che il Toppeltin[198], Storico non antico
-della Transilvania, dicea viver tutt'ora in quella Provincia nel decimo
-settimo secolo.
-
-Maggior prova della natura Zamolxiana e Decenaica di questa Religione
-passata dal Danubio nella Dacia o Dania e nella Scandinavia, mercè
-le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trova in ciò che Adamo
-di Brema ci tramandò intorno al culto prestato a' Semidei ed agli
-Eroi da' Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti a Birca nel tempio
-Upsal. »Colunt et DEOS EX HOMINIBUS FACTOS, quos pro ingentibus factis
-immortalitate donant[199]». Ecco gli _Ansi_ o _Semidei_, da' quali
-erano usciti Gapto ed Ermanarico degli Amali, e Teodorico, Re d'Italia.
-
-Qui non mi porrò a riparlare della natura de' Geti o Goti, amica
-degl'incantesimi[200]. Nel Carmide, Platone[201] parlava di quelli d'un
-medico Zamolxiano de' Geti: ma Giuliano Imperatore[202] beffavasi de'
-loro estatici susurri e delle loro arcane parole, dette all'orecchio.
-Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni sorta, che facevansi
-nel Tempio Upsal, delle nenie, che vi si cantavano, e della divinità
-che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i cani e gli uomini
-appesi[203]. Frattanto, un lungo e non interrotto commercio avea
-congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti della Iutlandia,
-i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: ma questi convertironsi
-prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo. Temo pur tuttavolta, non
-qualche uso di segreti mormorii (_obmurmurationes_) e d'altre vanità
-non fosse rimasto presso gl'Iuti d'Inghilterra, donde poi nacquero
-le confuse tradizioni dell'arcano linguaggio degli Architetti Laici
-del 926 e de' _Culdei_. Certo, il Ramèc non aspettava le conseguenze,
-che i fatti fin qui esposti mi danno il dritto di trarre; che, cioè,
-lo _stile ogivale_ tenuto da quello Scrittore per una ristorazione
-Anglo-Sassonica, potesse in vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di
-Cantorbery, mostratori dell'arte d'edificare agli Angli ed a' Sassoni.
-Costoro avevano abitato fin qui ne' tugurj e nelle capanne, ma videro
-altresì per la prima volta in Inghilterra l'Architettura degli edificj
-Romani. Da un'altra parte, questi medesimi Iuti o Goti, a' quali si
-comandava, per precetto della Religione Zamolxiana o Decenaica, di
-rizzar Tempj e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il
-dirlo, l'uso del _guidrigildo_, sì vivace presso i Germani; ma ebbero
-un _guidrigildo_ uguale a quello degli Anglo-Sassoni, e però non
-ignobile, come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani.
-
-
-XXXVI.
-
-Finalmente dopo l'età d'Adamo Bremense, il Cristianesimo rovesciò
-i funesti e rilucenti altari di Birca: nè il _Valhalla_ rimase più
-in onore se non ne' Ritmi dell'_Edda_ e nelle _Saga_ d'Islanda.
-Or qual nome daremo se non di _Gotico_ al Tempio di Birca? E quale
-all'Architettura sua se non di _Gotica_, fosse _ogivale_ o no? Certo,
-quel Tempio non s'edificò alla _Romanese_, nè i Romani andarono
-giammai nella Scandinavia. Perchè dunque ad un'Architettura, che
-senza l'idolatria regnò nell'Europa Occidentale fra' Visigoti per
-tanti secoli, e per tanti altri con l'idolatria fra gli Ostrogoti ed i
-Visigoti di Birca, si contende il nome di _Gotica_?
-
-Un secolo e mezzo era trascorso dall'anno, in cui scrisse Adamo di
-Brema, e questo nome non le si contendea. I Bagni edificati al tempo
-di Teodorico in Ravenna ritenevano ancora la denominazione de' _Bagni
-de' Goti_ nel 10 Luglio 1169, in una Bolla del Pontefice Alessandro
-III.: »Monasterium Sancti STEPHANI ad BALNEUM GOTHORUM[204]». _Gotica_
-udivasi chiamar la _Chiesa_, edificata in Ravenna verso il 515 dal
-Visigoto marito d'Amalasunta, Regina Ostrogota: la sola Chiesa, onde
-mi riserbai di parlare fra tutti gli edificj degli Ostrogoti d'Italia.
-Nel 1254 si riformò lo Statuto Municipale di Ravenna, e si pose la pena
-di cinquanta Lire contro chiunque recasse danno alla _Chiesa de' Goti_:
-»Ne ECCLESIA GOTHORUM possit destrui, nec destruatur[205]». Se tutte le
-Città d'Europa imitato avessero un esempio sì degno, non sarebber forse
-perite alcune delle più antiche memorie dell'_Architettura Gotica_.
-Inutile tornò nondimeno quell'esempio, e vane riuscirono le nobili cure
-de' Ravennati per conservar la _Chiesa Gotica_, la quale a malgrado
-di tante cure, cadde nel 1457. Così comandarono i Veneziani, divenuti
-Signori di Ravenna. Lo Storico Spreti, che visse fin verso il 1474, fu
-presente alla caduta del _Tempio Gotico_, da lui amaramente rimpianto
-e lodato come un'opera insigne d'Architettura. I Veneti edificarono
-su quel suolo una fortezza, ch'ebbe assai minor vita, e che anch'ella
-cadde alla sua volta. »ADEST, egli scriveva, et GOTTHICUM TEMPLUM,
-quod GOTTHI, licet ARIANAE HERESIS labe infecti, sub S. ANDREAE nomine
-SUMMOPERE COMPTUM, et SUIS TUNC AEDIFICIIS ADMIRABILE construxere. Sed
-id nuper solo aequatum et funditus deletum vidimus; PRAECLARUM autem
-OPUS et multorum annorum labores arx munitissima, quae _modo_ tanta
-VENETORUM impensa erigitur, _paucis nunc diebus absumpsit_[206]».
-
-Or chi potrà mai dubitare, che le sembianze della _Chiesa Gotica_
-fossero state diverse affatto da quelle d'ogni altra Romana di Ravenna?
-Senza di ciò, come avrebb'ella dovuto destar le sollecitudini de'
-Reggitori del 1254 a tenerla in piedi? Chi non vede, che la singolarità
-delle sue forme, con l'ogiva o senza l'_ogiva_, movevano la curiosità
-e l'ammirazione dell'universale? Non compariva ella tal Chiesa essere
-un _Preclaro Monumento_ allo Spreti? Per affermare ch'ella non era di
-_stile Gotico_, e che però non vi fosse stato giammai un'_Architettura
-Gotica_ nel mondo, bisognerebbe dimostrare, che i Goti Ariani la
-fabbricarono, pigliandone l'immagine da' Cattolici; e che gli altri
-Goti idolatri, Zamolxiani ed Odinici, portarono con loro l'effigie d'un
-qualche Tempio di Roma o di Ravenna in Birca.
-
-Nè giova punto a chi nega d'aver i Goti o Cristiani od idolatri
-conosciuta una particolare Architettura, ch'ebbe in tutte le bocche
-degli uomini la denominazione di _Gotica_, il dire di non aversi
-dello _stile ogivale_ al dì d'oggi Monumenti più antichi del decimo
-o del duodecimo secolo. Egli non si può mai abbastanza rispondere,
-che l'_ogiva_ non era la sola fonte delle diversità infinite,
-le quali segregavano la Greco-Romana dall'_Architettura Gotica_.
-L'ampiezza delle Chiese, l'elevazione delle mura, le _Torri_, le
-_Rose_, le qualità de' fastigj bastavano a separar l'una dall'altra
-in quel modo che l'Architettura d'ogni popolo ad un tratto si
-distingue da quella d'un altro, agli occhi de' più ignoranti delle
-discipline Architettoniche; in quel modo, che i Tempj di Birca e
-di Letra si differenziavano da San Vitale di Ravenna, senza nessun
-magistero dell'_ogiva_. Che bisogno v'ha dell'_ogiva_ per sapere che
-l'Architettura Cinese allontanasi dall'Indiana, ed ogni altra Europea
-od Affricana dall'Asiatica?
-
-S'è già veduto[207], che pel Concilio Epaonense del 517 cadde o si
-trasformò un gran numero di Chiese Ariane del Burgundico Regno. Più
-vasta fu la distruzione delle Visigotiche in Ispagna per mano degli
-Arabi: l'antica Santa Leocadia più non sussiste sul Tago, ma in vece si
-vede su quel fiume una piccola Chiesa in onore di tal Santa, secondo i
-racconti dello Spagnuolo Arevalo[208]. Dove sono più gli edificj sacri
-e profani d'Alfonso il Casto in Oviedo? il Tempio di Letra fu distrutto
-dal Re Arrigo I in odio dei sacrificj umani: del che affettuosamente
-lo ringraziava Ditmaro di Merseburgo. La vittoria del Cristianesimo
-e la mano del tempo hanno successivamente disfatto nel Settentrione
-d'Europa non solo il Tempio cruento di Birca ma qualunque altro
-edificio sacro e profano de' Daci, de' Visigoti e degli Ostrogoti,
-sommersi nell'idolatria fino al decimo al duodecimo secolo: ma l'essere
-scomparsi quegli edificj dalla terra non concede il dritto ad alcuno
-di concludere, che que' popoli non ebbero una speciale Architettura, nè
-fecero alcun lavoro se non secondo l'arte de' Greci e dei Romani. Siano
-pure ignote quanto si vuole più le forme dell'_Architettura Gotica_ sul
-Baltico e sul Mediterraneo, tra l'Alpi di Scandinavia e fra i Pirenei,
-ella tuttavolta vi fu; e non poteva non esservi per la natura delle
-cose umane, alla quale rispondono tutte le testimonianze della Storia
-e la continua durata del nome di _Gotica_ dato nel 534, nel 1169, nel
-1254, e nel 1457, in Ravenna ed in Roano, all'Architettura di quel
-popolo.
-
-
-XXXVII.
-
-Ma fuvvi ella mai l'_ogiva_ nella _Chiesa Gotica_ di Ravenna? Sì,
-certamente, rispondo senza esitare, quantunque sia perita una tal
-Chiesa, e che a me d'un Monumento, il quale piaceva tanto allo Spreti,
-non sia punto nota l'immagine allo stesso modo, con cui l'aspetto della
-città di Classe mi sta sotto gli occhi mercè un mosaico Ravennate
-del sesto secolo. Tutti possono contemplare una tal figura nel
-Fantuzzi[209]. Giorgio Vasari nondimeno, che nacque nel 1512 e che fu
-lungamente in Ravenna, dovè senza dubbio veder l'effigie della _Chiesa
-Gotica_: dovè anche vedere altre reliquie, oggi dileguate affatto,
-degli edificj di quella città, costruiti dai Visigoti d'Eutarico degli
-Amali; tra le quali potevano essere i _Bagni de' Goti_. Scriveva
-Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel tempo e' diè alla luce per la
-prima volta le sue Vite de' Pittori[210], venticinque anni dopo la
-pubblicazione del _Trattato Geometrico_ d'Alberto Durer. L'Architettura
-ogivale nel 1550 si chiamava _Tedesca_ in Italia e tale era divenuta,
-sì come dissi, dopo il duodecimo secolo. Quale altro nome avrebbe
-meritato ella in Europa, quando già sorgevano le Cattedrali di Colonia
-e di Strasburgo? Tutta l'Italia chiamava gli Operatori Tedeschi:
-_Laici_, sì, ma che venivano ad esercitar l'arte loro, secondo
-gl'indirizzi ed i precetti di chi li chiamava, ovvero de' Vescovi e de'
-Monaci Cattolici.
-
-Brunellesco finalmente aveva posto la Cupola in Firenze. Allora gli
-animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane; allora i
-giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e l'opere di
-Colonia e di Strasburgo parvero brutte. Io starò fermo nel proposito
-di non dar sentenza fra l'Architetture de' Greco-Romani, e così de'
-Goti come de' Tedeschi d'Alberto Durer; pur non so se Roma e l'Italia,
-dove abbondavano i più egregj Monumenti dell'arte Pagana, simili al
-Panteon d'Agrippa, fossero state le contrade più opportune a mettere
-per la prima volta in opera il _Gotico pensiero_ del Duca Riccardo I,
-che l'altezza delle Chiese debba sopravvanzare la sommità d'ogni altra
-fabbrica. Ma quanto un tal pensiero, che fu ancor quello de' Visigoti
-di Sisebuto e dei Daco-Geti d'esso Riccardo I, seguitati da' Tedeschi,
-germogliò in Italia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie
-dell'Architettura di Firenze, di Pisa e di tante altre Città, per non
-parlare di San Pietro in Vaticano.
-
-Odansi ora le parole del Vasari, che non ebbe altri occhi se non
-quelli del Beulé per l'Architettura de' Goti e poi de' Tedeschi.
-»Ecco un'altra spezie di lavori, che si chiamano _Tedeschi_, i quali
-sono d'ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi e
-da' moderni: nè oggi si usano per gli eccellenti, ma son fuggiti da
-loro come _mostruosi e barbari_; mancando ogni lor cosa d'ordine che
-piuttosto confusione o disordine si può chiamare, avendo fatto nelle
-lor fabbriche, _che son tante che hanno ammorbato il mondo_, le porte
-ornate di colonne sottili ed attorte ad uso di vite, le quali non
-possono aver forza a reggere il peso di che leggerezza si sia, e così
-per tutte le facce ed altri loro ornamenti facevano una maledizione di
-tabernacoli l'un sopra l'altro con tante piramidi e punte e foglie, che
-non ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano reggere;
-ed hanno più il modo da parer fatte di carta, che di pietre o di marmi.
-
-»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline, e
-viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e spesso con
-mettere cosa sopra cosa andavano _in tanta altezza che la fine d'una
-porta toccava loro il tetto_. QUESTA MANIERA FU TROVATA DA' GOTI, CHE
-PER AVER RUINATE LE FABBRICHE ANTICHE, e morti gli architetti per le
-guerre, coloro che rimasero fecero dopo le fabbriche di questa maniera,
-le quali GIRARONO LE VOLTE CON QUARTI ACUTI e riempierono tutta Italia
-_di questa maledizione di fabbriche_, che per non averne a far più s'è
-dismesso ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero
-ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla
-bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli più che
-questo[211]».
-
-Queste poche parole contengono la vera Storia dell'_Architettura
-Gotica_; e, come oggi dicono, la _sintesi_ della Storia. I Goti dettero
-l'_arco acuto_ a' Tedeschi, e questo da' Tedeschi tornò in Italia.
-Il Vasari, poco versato nelle Storie civili de' popoli, non pensò
-punto a' Visigoti, ma sì agli Ostrogoti: e così la brevità come la
-sicurezza delle sue affermazioni dimostrano sempre più ch'egli ebbe i
-disegni del Tempio Gotico in Ravenna innanzi agli sguardi. Certamente
-non furono le presenti parole del Vasari, che per la prima volta nel
-1550 comandarono agli uomini di chiamar _Gotico_ lo _stile ogivale_,
-quantunque il nome di _Gotico_ non si legga in Leon Batista Alberti, ed
-in altri Scrittori, che parlarono dell'_arco acuto_. Questo silenzio
-procedette dal loro proposito di trattar delle ragioni dell'arte, non
-della sua Storia. E però, secondo il comune dialetto di Liegi, nel
-1659 chiamavansi _Gotici gli angoli acuti_ della Chiesa delineata nelle
-_Lamine_ presso il Wiltheim[212].
-
-Ed or si comprende, che la sintesi del Vasari contiene in se tutte
-le verità Storiche intorno all'_Architettura Gotica_, od _ogivale_.
-I più recenti Scrittori non fecero, che aleggiare intorno al vero,
-descrivendone a brani a brani chi l'una e chi l'altra particella:
-gli uni volendo che lo _stile ogivale_ si mostrò in Francia dopo la
-caduta del Romano Imperio, senza pensare a' Visigoti ed a Sant'Oveno:
-gli altri, che l'_ogiva_ fu nemica de' Cattolici, senza rammentarsi
-dell'Arianesimo de' Visigoti: alcuni altri ch'ella fu Anglo-Sassonica,
-non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cantorbery, non che a'
-Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricordarono l'arcano
-linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi secoli non avessero
-i Geti o Goti usato nel Settentrione d'Europa il secreto idioma de' lor
-mormorii e susurri Zamolxiani.
-
-Un altro insegnamento si ritrae dal Vasari, ed è ch'e' non confuse
-le stirpi de' Goti con quelle de' Germani di Tacito. L'Hickes
-pretendeva, che Ulfila i cui progenitori nacquero, per attestato di
-Filostorgio[213], in Cappadocia, fosse un Tedesco. Al che rispose
-il gran Leibnizio, che i Goti non furono un popolo Teutonico:
-»Quod doctissimus HICKESIUS novissime ULPHILAM ad FRANCOS, vel ad
-aliam TEUTONICAM GENTEM voluerit GOTHICA referre, credo quod sibi
-persuadere non possit GOTHOS fuisse adeo TEUTONES[214]». Gli Scrittori
-Tedeschi d'oggidì scrivono intorno all'Origini Teutoniche secondo
-la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo dottissimo
-di Svezia venne aleggiando intorno al vero, senza raggiungerlo, ed
-anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamolxi ed i suoi Goti
-dalla Scandinavia per andare a predicare l'immortalità dell'anime
-nella Tracia. Parlo della famosa Opera di Carlo Lund, intitolata
-_Zamolxi_, ove dice: »GETAS SEU GOTHOS exisse e SCANDIA affirmant
-inter alia _Scaldae_, mores, litterae, sacra et leges patriae _omnium
-antiquissimae_[215]».
-
-Simili errori sull'origini de' Geti o Goti e de' Teutoni o Germani di
-Tacito corruppero la Storia dell'Architettura per la confusione fatta
-delle due stirpi di popoli affatto diversi, e per la dimenticanza,
-in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamolxi ed i fatti seguenti
-dell'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana, la quale nel 412 passò
-nelle Gallie Meridionali, e si diffuse in tutta l'Europa con una
-doppia corrente; l'una Visigotica da' Pirenei, l'altra non meno Gotica
-dall'Alpi di Scandinavia, da Cantorbery e dalla Normandia di Rollone il
-Daco. Più volte, il confesso, doverono mutarsi e rimutarsi le sembianze
-dell'_Architettura Gotica_ nel corso di più secoli; ma ella non perdè
-mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubiana, e però diversa dalla
-Greca e dalla Romana. Le sue varie trasformazioni ammisero un uso più
-o men generale dell'_ogiva_: e se questa trionfò nel tredicesimo e
-nel quattordicesimo secolo sull'_arco rotondo_, non perciò dee dirsi,
-ch'ella era incognita nel quinto e nel sesto a' Visigoti.
-
-
-XXXVIII.
-
-La Chiesa di Roma ottenne in ogni età questa lode, che avesse amato
-benedire e santificare, non distruggere i Tempj del Paganesimo. Lo
-stesso ella fece intorno alle Chiese de' Goti Ariani di Spagna e della
-_Gallia Gotica_, dopo la loro conversione al Cattolicismo nell'anno
-587. Durante l'Arianesimo, ben dovettero i Visigoti usar l'ogiva
-in odio della Chiesa Cattolica e dell'_arco rotondo_, al quale si
-dia pur il nome di Sacerdotale o _Ieratico_. Nella _Gallia Gotica_,
-ove ho detto più volte che rimase un lievito d'Arianesimo, l'ogiva
-dovè più lungamente piacere a' Visigoti non convertiti. Roma intanto
-accettato avea e benedetto l'_ogiva_, senza curare il breve stuolo de'
-Visigoti ostinati nell'eresia. E ben videro i Pontefici Romani de'
-secoli seguenti, che l'_ogiva_ era di gran sussidio all'_elevazione
-Visigotica_ de' Tempj la quale innalza gli animi delle fragili creature
-verso Dio.
-
-Le Storie intanto dell'Architettura si scrivono al dì d'oggi sopra
-il fondamento, che i Visigoti non ebbero arte d'alcuna sorte, e che
-lo _stile ogivale_ nacque nel decimo e nel duodecimo secolo. Il danno
-maggiore, che deriva da sì fatta proposizione, consiste nell'impedire,
-che si facciano le più diligenti ricerche in Ispagna e nella _Gallia
-Gotica_ per vedere se può scoprirsi una qualche reliquia delle
-fabbriche de' Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo, Ervigio,
-ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni del
-Mariana. La Gallia Tolosana e la _Marca Ispanica_, ossia di Barcellona,
-dovrebbero esplorarsi altresì per trovarvi una qualche rovina, od
-almeno un qualche indizio di quell'industria Gotica, della quale il
-_Muro_ ed il _Fosso_ di Monpellieri nell'undecimo secolo non furono
-certamente il primo tentativo. Da queste ricerche un nuovo lume
-apparirà nella Storia della Cavalleria Spagnuola, della lingua e
-letteratura dei Provenzali e della civiltà intera d'Europa.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] GRIMM, _Uber Iornandes und die Geten_ — Berlino 1846, in 4.
-
-[2] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 143 (stampato nel 1839).
-
-[3] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 189 — _Tavola Cronologica_,
-pag. 103.
-
-[4] _Ibidem_, Vol. I, pag. 189.
-
-[5] TREOPOMPUS, apud ATHENAEUM, _Dipnos_, lib. XIII, cap. 5.
-
-[6] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 278.
-
-[7] STRABO, _Geogr._ lib. VII, pag. 303 (Casaub. 1620).
-
-[8] IORNAND., _De Rebus Geticis_ cap. XI »(DECENAEUS) naturaliter
-_propriis legibus_ vivere fecit, QUAS USQUE NUNC CONSCRIPTAS BELLAGINES
-vocant».
-
-[9]
-
- »Ah, PUDETI et GETICO scripsi SERMONE libellum!».
- OVID., _Ex Ponto_ lib. IV, eleg. 13.
-
-[10] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 505. — Tavola Cronologica,
-pag. 202.
-
-[11] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 687.
-
-[12] _Ibidem_, Vol. II, pag. 689.
-
-[13] _Ibidem_, Vol. I, pag. 862. — Tavola Cronologica, pag. 358.
-
-[14] STAT., _Silvar._ Lib. I, Carm. 1.
-
-[15] TACIT. _Vita_ AGRICOLAE cap. 41.
-
-[16] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. 574 — Tavola Cronologica,
-pag. 227.
-
-[17] LUCIANUS, In SCYTHA, Operum vol. I, pag. 859 (edit. Hemstheruis).
-
-[18] CLEMENS ALEXANDRINUS, _Stromatum_, Lib. I, Cap. 15; Lib. IV, Cap.
-8.
-
-[19] TERTULLIANUS, _Contra Iudaeos_, Operum pag. 189 (Venetiis 1741).
-
-[20] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. 1, pag. 666 — Tav. Cronol. pag. 264.
-
-[21] AGATHIAS, _Histor._ lib. I, cap. 3.
-
-[22] ORIGENES, _Contra Celsum_, lib. I, cap. 16; lib. II, cap. 65; lib.
-III, cap. 54 (edit. La Rue). Γέτας σοφώτατα ἔτνη, καὶ ἀρκαῖα (ORIGEN.,
-lib. I, cap. 16).
-
-[23] ORIGENES, _ibidem_ lib. III, cap. 34.
-
-[24] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I, pag. — Tav. Cronol. pag. 296.
-
-[25] AMMIANUS MARCELLINUS, Lib. XVII. Cap. 1.
-
-[26] S. EPIPHANIUS, _Adversus Haereses_, Lib. III., Operum, I. 827.
-(Coloniae, 1682).
-
-[27] EUNAPIUS, In Excerptis Legationum, pag. 48-52. Editio NIEBHUR (A.
-1829).
-
-[28] S. ISIDORI HISPALENSIS. Chronicon GOTHORUM. (_Era quadringentesima
-quintadecima_).
-
-[29] AMMIANUS MARCELLINUS, Lib. XXXI. Cap. 3. »Muros ALTIUS
-erigebant.... LORICAM...... EFFICAX OPUS».......
-
-[30] EUNAPIUS, loc. cit. In Excerptis Legationum, pag. 48-52.
-
-[31] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 865.
-
-[32] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 993. — Tav. Cronol. pag. 415.
-
-[33] _Ibid._ Vol. I. pag. 1056. — Tav. Cronol. pag. 484.
-
-[34] IORNANDES, De Rebus GETICIS. Cap. XLI.
-
-[35] DOM VASSETTE, Histoire du LANGUEDOC, I. 217. (A. 1730).
-
-[36] APOLLIN. SIDONII, Lib. VIII, Epist. 9.
-
-[37] SIDONIUS, _Ibid._ Lib. VII, Epist. 6.
-
-[38] _Vedi_ storia d'Italia, Vol. II, pag. 205.
-
-[39] CAESAR, _De bello Gallico_, Lib. LIV., Cap. 23.
-
-[40] ACHAINTRE, Ad dictum locum CAESARIS, Nota (13). Nell'edizione dei
-Classici, detta di LE MAIRE, I, 323. (A. 1819).
-
-[41] APOLLINARIS SIDONII, Lib. VII. Ep. XI. »SEMIUSTAS _fragilis muri_
-ANGUSTIAS».
-
-[42] CONCIL. EPAON. Apud. MANSI, Concil...
-
-[43] ULMARUS, De inventione Corporis S. VEDASTI, Apud BOLLANDUM, Acta
-SS. Februarii (6. Feb.), I 806. (A. 1658.)
-
-[44] ANONYM. Apud LAURENTIUM SURIUM. Vitae. Sanctorum (24 Agosto), IV,
-879 e 890. — Et Apud BOLLANTISTAS, Acta Ss. Augusti, IV. 818-849. §.
-40-41 (A. 1739).
-
-[45] ALEXANDRI WILTHEIM, De Diptyco LEODIENSI, pag. 22. In Appendice
-(Leodii, 1659).
-
-[46] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib. V. Cap. 9.
-
-[47] GREGORII TURONENSIS, Hist. Lib. IV. Cap. 92. Editio RUINART.
-
-[48] DOM VAISETTE, Hist. du LANGUEDOC, l. 277. _Vedi_ la sua Nota LXXI.
-
-[49] _Vedi_ prec. § XI.
-
-[50] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. III. pag. 217.
-
-[51] _Vedi_ prec. §. XI.
-
-[52] _Vedi_ prec. § XI.
-
-[53] VENANTIUS FORTUNATUS, Oper. Lib. II, Cap. XII, Editio LUCHI (A.
-1786).
-
-[54] IOH. BICLAR., Chron. Apud RONCALLI, Chron. Latin. Vetust. II. 389.
-(An. 1787).
-
-[55] PAULUS EMERITENSIS, Cap. VI. §. 16. Apud FLOREZ, XIII, 312.
-
-[56] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol, II; pag. 829.
-
-[57] INSCRIPTIO, Apud FLOREZ, ESP. Sagrada, VII. 35. (A. 1766).
-
-[58] _Vedi_ Cod. Dipl. Longobardo, Num. 994.
-
-[59] _Vedi_ Storia d'Italia. Vol. II, pag. 832.
-
-[60] _Vedi_ seg. §. XXVII.
-
-[61] SISEBUTI Regis Epistola, Apud FLORÈZ ESP. Sagrada, VII, 321-328
-Num. VIII. (A. 1766).
-
-— _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, in cui ella trovasi ristampata
-con Note, I. 571. Num. 259.
-
-[62] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib, IV Cap. 4.
-
-[63] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 833.
-
-[64] SANCTI AUDOENI, Vita S. ELIGII, Apud ACHERY, Spicilegium, V. 456.
-— DOM BOUQUET, Scrip. Rer. FRANCICARUM, III. 552. (A. 1741).
-
-[65] _Vedi_ prec. §. XVI.
-
-[66] GREG. TURON., Lib. IX. Cap. 20. _Vedi_ DOM VAISSETTE, l. 277.
-
-[67] S. AUDOENUS, _loc. cit._ Lib. I. Cap. 4.
-
-[68] S. AUDOENUS, _ibidem_, Lib. I. Cap. 4.
-
-— _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo. V. 18.
-
-[69] Seguo, nell'assegnar gli anni, la Cronologia di DOM BOUQUET,
-notata in margine a ciascun Capitolo della Vita di Santo Eligio scritta
-da S. Oveno.
-
-[70] _Vedi_ seg. §. XXI.
-
-[71] ANONYMUS, in Vita S. AUDOENI, Apud BOLLANDISTAS (24 Agosto) Acta
-Sanctorum Augusti, Tom IV. pag. 807, §. 9. _Auctore Suppare_ (A. 1739).
-
-[72] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib. VI. Cap. XI.
-
-[73] LEX WISIGOTHORUM, Lib. II. Tit. I. Leg. 9.
-
-[74] LEX WISIGOTHORUM, Lib. III. Tit. I, Leg. 1. Editio GEORGISH.
-
-[75] VICTOR VITENSIS, Hist. Persecutionis VANDALIGAE, Lib. II §. 13,
-Lib, IV. §. 1. Editio RUINART.
-
-[76] MARIANA, De Rebus HISP. Lib. VI. Cap. 8. »FRUCTUOSUS EX REGIO
-GOTTHORUM SANGUINE».
-
-[77] VALERIUS ABBAS, Apud MABILLON, In Vita S. FRUCTUOSI, Cap. I. Act.
-Ordinis S. B., II. 557.
-
-[78] ISIDORUS PACENSIN, pag. 8 Editio SANDOVAL (A. 1634): et Apud
-FLOREZ, ESP. Sagrada, VIII. 293, § 24. (A. 1769).
-
-— _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 834.
-
-[79] MARIANA, De Rebas HISPANIAE, Lib. VI. Cap. 14.
-
-[80] _Id. Ibid._ »Marmora convecta, in quibus _Rotae_ aut _Rosae_
-similitudine sculptae immagines _pluribus in locis_».
-
-[81] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 733.
-
-[82] FLOREZ, ESP. Sagrada, XIII, 222. (A. 1782), _Vedi_ Storia di
-Italia, Vol. II. pag. 839.
-
-[83] DOM VAISSETTE, Histoire du LANGUEDOC, I. 404. »La GOTHIE,
-infortunée Province, fut plus maltraitée par les Chrétiens que par les
-Infideles».
-
-[84] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, IV. 131. Num. 563.
-
-[85] _Ibidem_, Num. 547.
-
-[86] _Vedi_ prec. §. XVIII in fine.
-
-[87] _Vedi_ Cod. Diplomatico Longobardo, Num. 729.
-
-[88] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, Num. 730.
-
-[89] SMARAGDUS, Apud MABILLON, Acta Ordinis S. BENEDICTI, V. 184-215.
-
-[90] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 840.
-
-[91] CHRONICON ALBELDENSE, Apud FLOREZ. ESP. Sagrada, XIII. 153.
-
-[92] _Idem_, _Ibidem_, XIII. 453.
-
-[93] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 845.
-
-[94] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, V. 24.
-
-[95] CAV. DI S. QUINTINO, Ragionamento sull'Architettura Italiana sotto
-i Longobardi, pag. 90. Brescia, in 8. (A. 1829).
-
-[96] MABILLON, Acta Ord. S. BENEDICTI. V. 105. In Vita S. ANGILBERT
-Lib. II. §. 7.
-
-[97] SMARAGDUS, Apud MABILLON, Acta O. S. B. V. 202.
-
-[98] _Idem, Ibidem_, V. 492.
-
-[99] WALAFRIDUS STRABO, De Rebus Ecclesiasticis, Cap. VII. In
-Bibliotheca Patrum, XV, 184. (A. 1587).
-
-[100] V. prec. § VII. intorno agli Sciti Iutungi, e § X. intorno a'
-Borgognoni.
-
-[101] _Vedi_ prec. §. XIX.
-
-[102] _Vedi_ prec. §. XXI.
-
-[103] PLACITUM CAUNENSE. EX _Autographo_ CAUNENSI, Apud MABILLON, De Re
-Diplomatica, Lib. VI. Num. LXXXIX.
-
-[104] S. EULOGII, Lib. II. Memorialis Sanctorum, Apud SCHOTTUM,
-HISPANIAE Illustrata, IV. 231. (A. 1608).
-
-[105] ALVARUS CORDUBENSIS, Epistola XX. Ad Transgressorem, Apud FLOREZ,
-ESP. Sagr. XI. 118. (A. 1775).
-
-[106] ALVARUS CORDUBENSIS, _Ibid._ XI. 283. In Epist. De _Bibliotheca_
-LEOVIGILDI.
-
-[107] CONCILIUM TRICASSINUM, Apud BALUTIUM, Capitularium, II. 277. (A.
-1677).
-
-[108] _Vedi_ prec. §. IV.
-
-[109] OTFRIDUS, Paraphr. Evangel. Apud SCHILTER, Thesaurus Antiquitatum
-THEOTONICARUM, Tom. I, pag. 11. (A. 1728).
-
-[110] OTFRIDUS, _Ibidem_.
-
-[111] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag. 873.
-
-[112] _Vedi_ prec. §. XIII.
-
-[113] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II, pag 676-678.
-
-[114] DUDO S. QUINTINI, Hist. NORM. Apud DUCHESNE, Script. NORM. (A.
-1619).
-
-[115] _Idem, Ibidem_, Lib. I, in principio, pag. 69. 70.
-
-[116] _Idem, Ibidem_, pag. 70.
-
-[117] MISSI THEODOSII, Apud DICUIL, pag. 10. Vedi Storia d'Italia, Vol.
-I, pagina 1052.
-
-[118] GREGOR. TURON. Hist. Lib. X. Cap. 9.
-
-— _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 47.
-
-[119] DUDO S. QUINTINI, _loc. cit._, Lib. III. pag. 100.
-
-[120] DUDO S. QUINTINI, _Ibidem_, pag. 112.
-
-[121] CASSIOD., Variar. Lib. VIII. Epist. 21.
-
-[122] _Idem, Ibidem_, Lib. XI. Epist. 1. Senatui Urbis Romae.
-
-[123] _Vedi prec._ §. XVI. in fine.
-
-[124] RAMÉE, Manuel de l'Histoire de l'Architecture, II. 277. (A. 1813).
-
-[125] _Vedi_ Cod. Dipl. Long., I. 864. Num. 284. _Vedi_ anche la mia
-_Disertazione Bobbiese_, dopo il Num. 307. dello stesso Codice.
-
-[126] SCHOEPFLIN, ALSATIA Illustrata, In Conspecto Operis, I. 14. §.
-XXII. (A. 1751).
-
-[127] _Id. Ibid._ »Ortae hinc innumerabiles Villae, Arces, Vici,
-Oppida, Castra haud majore quam XLV spatio leucarum».
-
-[128] RAMÉE, Manuel, _etc._ II. 284.
-
-[129] RAMÉE, _ibidem_, II. 158, 281.
-
-[130] MOMSEN, De Collegiis et Sodalitiis ROMANORUM, in 8.º Kiliae (A.
-1853.).
-
-[131] _Vedi_ prec. §. XVI. in fine.
-
-[132] GIOVANNI DE RUBERTIS, Delle Colonie Slave del Regno di Napoli,
-pag. 20, 21. In 12. Zara (A. 1856.).
-
-[133] DUDO S. QUINTINI, _loc. cit._ Lib. III. pag. 153.
-
-[134] WILTHEIM, Diptycon LEODIENSE, Append. pag. 85-87, Cap. 5. (A.
-1659).
-
-[135] GALLIA CHRISTIANA NOVA, Tom. XI. Col. 511-533: et In Appendice
-Instrumentorum, Col. 105.
-
-[136] MABILLON, Annales Ordinis S. B. Lib. L. §. 62. »Ecclesia S.
-MICHAELIS, cujus Orientalis facies GOTHICI OPERIS delicatissima est».
-
-[137] CHRON. S. MICH., Apud LABBÉ, Nova Bib. MS. I. 551. (A. 1637).
-
-[138] ORDERICUS VITALIS, Eccl. Hist., Lib. VIII, Inter Scriptores
-NORTMANNICOS Apud DUCHESNE, pag. 705.
-
-[139] ORDERICUS VITALIS, _loc. cit._ pag. 706.
-
-[140] DOM VAISSETTE, _loc. cit._ II. Preuves, Col. 56, 69, 83, 91.
-
-[141] LEX WISIGOTHORUM, Lib. IV. Tit. II. Leg. 5.
-
-[142] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. II. pag. 361-362.
-
-[143] LEX SALICA emendata a CAROLO, Tit. XLVI.
-
-[144] DOM VAISSETTE, Histoire du LANGUEDOC, II. 91. (A. 1733.) _Vedi_
-la donazione da lui riferita, Preuves, Col. 102.
-
-[145] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 131.
-
-[146] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 147.
-
-[147] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 158.
-
-[148] _Idem, Ibidem_, II, Preuves, Col. 274.
-
-[149] MARIANA, De Rebus HISPANIAE, Lib. VII. Cap. 14.
-
-[150] _Idem, Ibid._ Lib. VII. Cap. 20.
-
-[151] ORDERICUS VITALIS, _loc. cit._ Lib. IV. pag. 530.
-
-[152] GALLIA CHRISTIANA NOVA, Tom. XI. Col. 870. et in Append.
-Instrumentorum, Col. 218.
-
-[153] _Ibidem_, XI. 728.
-
-[154] RAMÉE, Manuel, _etc._ II. 186.
-
-[155] _Idem, Ibidem_.
-
-[156] DOM VAISSETTE, loc. cit. II. 103.
-
-[157] _Idem, Ibidem_, II. Preuves, Col. 139. Num. 120.
-
-[158] _Idem, Ibidem_, II. 350.
-
-[159] _Idem, Ibidem_, II. 104.
-
-[160] DOM VAISSETTE, Histoire du Languedoc, II. 103.
-
-[161] _Idem, Ibidem_, II. 171.
-
-[162] _Idem, Ibidem_, II. Preuves Col. 327-329. »Quidquid est inter
-Vallatos et Muros».
-
-[163] MARTÈNE, Novus Thesaurus Anecdotorum, IV. 120. (A. 1717.)
-
-[164] CARDINALIS DE LORENZANA, Praefatio ad Breviarium GOTHICUM,
-secundum regulam B. ISIDORI. Matriti, in fol. (A. 1775).
-
-[165] RENOUVIER et Ricard, Des Maitres de pierre et des autres Artistes
-GOTHIQUES de MONTPELLIER, in 4. Monpellier (A. 1844).
-
-[166] _Idem, Ibid._, pag. 11. »Ces pièces de l'Archive contiennent des
-details precis et interessans sur les _Tours_ et les _Tourelles_, les
-_Portails_ et les _Fossés_ d'une _Chemise Gothique_».
-
-[167] _Idem, Ibid._, pag. 105, Append. des Documents, Num. 1. Ex Arch.
-Com. de la Commune de Monpellier, Arm. B. Cass. 10, num. 2.
-
-[168] _Vedi_ prec. §. XXVII, in fine.
-
-[169] GALLIA CHRISTIANA NOVA, Tom. XI. 730. — ORDERICUS VITALIS, Lib.
-IV. pag. 544, 545.
-
-[170] DURER, Trattato Geometrico delle misure, _etc._ (in Tedesco)
-Norimberga, A. (1525).
-
-[171] S. EULOGII, Apologeticus Martyrum, Lib. II. Apud SCHOTTUM, HISP.
-Illustratae, IV. 272 (A. 1608).
-
-[172] RAMÉE, Manuel, _etc._ II. 116 e 117. in Nota.
-
-[173] _Vedi_ prec. §. XIII. in fine.
-
-[174] RAMÉE, _Ibidem_, II. 430.
-
-[175] _Idem, Ibidem_, II. 186. »Les Ducs de NORMANDIE etaient
-guerriers, par conséquent _Laiques_; leurs monuments furent dans le
-style que nous nommons A OGIVE».
-
-[176] _Vedi_ prec. §. XXVIII.
-
-[177] MONTFAUCON, Antiq. Expliquée, III. 232. (A. 1719).
-
-[178] BEULÉ, Discours d'ouverture d'un Cours d'Archéologie.
-
-Stampato in parte nel Journal des Débats del 28 Gennaio 1857, con
-alquante Osservazioni preliminari del Laboulaye.
-
-[179] _Vedi_ Codice Diplomatico Longobardo, V. 30.
-
-[180] VITET, Rapport à M. le Ministre de l'Intérieur sur les Monuments
-et les Bibliothèques, pag. 12, 13. Paris (A. 1831).
-
-— _Idem_, Notre Dame de NOYON, nella _Revue des deux Mondes_, dell'anno
-1844, Tom. IV. pag. 654, 655.
-
-[181] RAMÉE, _loc. cit._ II. pag. 158. »Les traditions du 926 remontent
-_à la plus haute antiquité...._ les ANGLO SAXONS s'elancèrent alors au
-delà des vieilles traditions (_Sacerdotales_).»
-
-[182] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 1148, 1149.
-
-[183] HICKES, Praefatio ad Grammaticam ANGLO-SAXONICAM, pag. VIII.
-XIII. In Tomo I. Thesauri Linguarum Septentrionalium, in fol. Oxonii
-(A. 1703).
-
-[184] DUDO S. QUINTINI, _loc. cit._ Lib. I. pag. 62. »GETAE, qui et
-GOTHI, venerantes THUR, DEUM SUUM».
-
-[185] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 935, 959, 975, 1127, 1250,
-1254.
-
-[186] _Vedi_ Tavola Cronologica, pag. 407-428.
-
-[187] THORLACIUS, Miscellanea, Borealia, Specimen VII. in 8.º Hafniae
-A. 1799.
-
-[188] REMBERTUS, In Vita S. ANSCHARII, §. 28. Nelle Raccolte del
-BOLLANDO, del MABILLON, del LANGEBEK, del FANT e del PERTZ.
-
-[189] ADAMUS BREMENSIS, Historia Ecclesiastica, _etc_. Apud ERPOLDUM
-LINDEBROGIUM, Script. Rer. GERMANIC. SEPTENTRIONALIUM, curante FABRICIO
-(A. 1706).
-
-[190] _Idem, Ibidem_, Lib. I. Cap. 14.
-
-[191] _Idem_, De Situ DANIAE, Post Historiam Ecclesiasticam, pag. 60.
-§. 231.
-
-[192] ADAMUS BREMENSIS, De situ DANIAE, pag. 61. §. 233. Editio
-LINDEBROGII.
-
-[193] _Idem, Ibidem_, pag. 61.
-
-[194] ADAMUS BREMENSIS, _Ibidem_.
-
-[195] DITMARI, Seu THIETMARI, Historia, _etc_. Lib. I. Cap. 9. Editio
-PERTZ, Inter Monumenta GERMANIAE. V. 739. (A. 1839.)
-
-[196] ADAMUS BREMENSIS _loc. cit._ De Situ DANIAE, pag. 61.
-
-[197] AENEAS GAZAEUS, In Dialogo THEOPHRASTUS, sive de Immortalitate
-animae, pag. 43. Editio BARTHII (A. 1655).
-
-[198] TOPPELTIN, Origines et casus TRANSYLVANORUM, pag. 24. Lugduni,
-in 12. (A. 1667). »GOTHI, ut mea fert opinio, sunt veteres DACI......
-GETAE, DACI pro Iisdem habentur.... Reliquiae autem ipsorum GOTHORUM,
-AD HUNC USQUE DIEM, pristina orbati nobilitate, VIVIMUS OBSCURI».
-
-[199] ADAMUS BREMENSIS, loc. cit. pag. 61.
-
-[200] _Vedi_ Storia d'Italia Vol. I. pag. 123.
-
-[201] PLATO, In CHARMIDE, Opp. II. 156-157. Editio SERRANI (A. 1578).
-
-[202] Iulianus, In Caesaribus, pag. 369. Editio SPANHEMII (A. 1696).
-
-[203] ADAMUS BREMENSIS, _loc. cit._ pag. 61.
-
-[204] PRIVILEGIUM ALEXANDRI III.: Apud FANTUZZI, Monumenti RAVENNATI,
-II. 139. (A. 1802): Ex Archiv. Canonic. RAVENNAE.
-
-[205] STATUTORUM RAVENNAE, Num. CCCXLVIII. Apud FANTUZZI; Mon. Rav. IV.
-142. (A. 1802).
-
-[206] DESIDERII SPRETI, De Originibus RAVENNAE, Lib. I. (A. 1489).
-Extat etiam in Thes. ITAL. GRAEVII et GRONOVII. Tom VII. Part. I.
-
-[207] _Vedi_ proc. §. XII.
-
-[208] AREVALUS, In ISIDORIANA, Tom. II. pag. 383. Opp. S. ISIDORI (A.
-1797).
-
-[209] FANTUZZI, Monumenti RAVENNATI, II. _nel Frontispizio_.
-
-[210] VASARI, Introduzione alle Vite de' Pittori, Cap. III. in fine,
-presso il Torrentino (A. 1550).
-
-[211] VASARI, _loc. cit._
-
-[212] L'Opera del Wiltheim, divenuta rara, fu inserita dal Gori nella
-sua Raccolta de' _Dittici_.
-
-[213] _Vedi_ Storia d'Italia, Vol. I. pag. 690.
-
-[214] LEIBNITIUS, De variis linguis, Inter Scriptores Orationis
-Dominicae in varias linguas per IOHANNEM CHAMBERLAYNE, pag. 27.
-Amsterdam, in 4. (A. 1715). — Scrittura, che fu ristampata fra l'Opere
-del Leibnizio, Tom. V. Part. II. (A. 1768).
-
-[215] CAROLI LUND, ZAMOLXIS restitutus, in 4. (A. 1687).
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Della architettura gotica, by Carlo Troya
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- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Della architettura gotica, by Carlo Troya
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-this ebook.
-
-
-
-Title: Della architettura gotica
-
-Author: Carlo Troya
-
-Release Date: October 28, 2019 [EBook #60588]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ARCHITETTURA GOTICA ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
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-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-DELLA<br />
-ARCHITETTURA GOTICA
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="small">DELLA</span><br />
-ARCHITETTURA GOTICA
-</p>
-
-<p class="pad2">
-DISCORSO
-</p>
-
-<p>
-<span class="small">di</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="x-large">CARLO TROYA</span>
-</p>
-
-<hr class="pad2 minor" />
-<p class="small">
-Estratto dal Giornale il Giambattista Vico.
-</p>
-<hr class="minor" />
-
-<p class="pad4">
-<span class="large g">NAPOLI</span><br />
-<span class="x-small">STABILIMENTO TIPOGRAFICO DEL CAV. GAETANO NOBILE</span><br />
-<span class="large">1857</span>
-</p>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<h2>DELLA
-ARCHITETTURA GOTICA</h2>
-</div>
-
-<p>
-Io prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose,
-che ho sparsamente scritte sull'<i>Architettura Gotica</i>, secondo le
-varie occorrenze ora della mia Storia d'Italia ed ora del mio Codice
-Diplomatico Longobardo. Fondamento primiero d'un tale
-studio è il fatto da me posto in chiarezza, che i Goti altri non furono
-se non i discendenti de' Geti di Tracia, ricordati da Erodoto,
-ed indi tragittatisi di là dal Danubio nell'Europa Orientale, ove più
-tardi ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non
-posso ritessere i racconti dell'infinite loro trasmigrazioni, durante
-il corso di nove secoli dall'età d'Erodoto, fino a quella in
-cui vennero in Italia gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, ed
-i Visigoti si condussero nelle Gallie Meridionali ed in Ispagna
-col Re loro Ataulfo. Dovrò dunque starmi contento ad alcuni fatti
-principalissimi, lasciando la cura di rammentare gli altri alla <i>Tavola
-Cronologica</i>, da me pubblicata fin dal 1842. Quivi s'additano
-e chiamansi ad esame l'autorità ed i Documenti delle mie narrazioni,
-onde poi diedi un Prospetto ne' Fasti <i>Getici</i> o <i>Gotici</i>.
-</p>
-
-<p>
-I Documenti, accennati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piacquero
-al celebratissimo Giacobbe Grimm, che tutti li riferì, e non
-ne omise alcuno, in un Discorso intorno a' Geti, da lui letto nel
-5 marzo 1846 all'Accademia di Berlino<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Altro egli non v'aggiunse
-di nuovo fino al sesto secolo prima di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, se non una
-citazione d'Anastasio Sinaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo
-dovè godermi nello scorgere, che un uomo sì dotto calcasse le
-stesse vie, che io aveva tenute, per dimostrare l'identità de' Geti o
-Goti e de' Daci: ma non potei consentire alla sua opinione, che
-tutti costoro avessero formato un solo popolo co' Germani di Tacito,
-e però co' Longobardi guidati dal Re Alboino in Italia e coi
-Franchi tramutatisi nelle Gallie. Io non nego, che Geti o Goti e Germani
-vennero in principio dall'Asia, donde si partirono tutte le
-genti; ma già io aveva negato<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, ed or torno a negare, che i Germanii
-riposti da Erodoto fra' popoli agricoltori dell'antica Persia nelle
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-regioni più felici del nostro globo fossero stati, per la nuda somiglianza
-del nome, i progenitori de' Germani di Tacito, cotanto
-schivi, e per lunghi secoli, dell'agncollura ferma e stanziale. Nè
-credo, che quegli agresti abitatori de' rozzi e vili tugurj descritti
-da Tacito avessero conservato alcuna memoria dell'Architettura
-Orientale, allorchè di mano in mano s'andarono allargando nell'inospite
-selve interposte fra il Reno, il Danubio ed il Baltico.
-Sia stata qualunque l'età, in cui da una regione qualunque dell'Asia
-giunsero in questi altre volte sì paurosi spazj d'Europa gli
-antenati de' Germani di Tacito, egli è certo che v'inselvatichirono,
-e vi perdettero la rimembranza d ogni precedente lor civiltà, se
-pur l'ebbero: egli è certo, che tali senza niuna di queste rimembranze
-durarono per molti secoli, nè prima dell'ottavo penetrovvi
-l'aura Cristiana, per la quale, alla voce di San Bonifazio, cominciarono
-ad edificarsi le prime Città e ad erigersi le prime Cattedrali.
-</p>
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>
-Non così avvenne a' Geti o Goti, che si fermarono in Tracia e
-ristettero presso alle bocche del Danubio, in luoghi men lontani
-dall'Egitto e dall'Asia Minore. Verso l'anno 640 innanzi Gesù
-Cristo signoreggiò sovr'essi Zamolxi (Erodoto lo credeva più antico);
-erudito nell'arti d'Egitto e d'Oriente. Zamolxi, fece costruire
-un cenacolo, dove solea congregare gli Ottimati del popolo
-e tra lieti desinari predicar la Religione, che parve percorrere al
-Cristianesimo e che più onorò la dignità dell'uomo, sì come Religione
-fondata sul dogma dell'immortalità dell'anima. I Geti o Goti allora
-concepirono un gran dispregio della vita per la speranza d'andare
-a ricongiungersi con Zamolxi, accettato da essi per Dio. Morivano
-allegri fra' crudeli tormenti dell'esser lanciati nell'alto e fatti
-cadere sopra una selva di dardi ritti ad ucciderli. Chiamaronsi da
-indi in qua gl'<i>Immortali</i>: e si divisero in varie <i>Caste</i>. Prima tra
-queste fu la Sacerdotale de' <i>Tarabosti</i> o de' <i>Zorabos Tereos</i>, donde
-uscivano i sommi Sacerdoti ed i Re. Un altr'ordine Sacerdotale
-appellossi de' <i>Pii</i>, che con l'armonie delle <i>Cetre</i> concludeva i
-pubblici accordi e ponea fine alle guerre, vestito di candide vesti.
-</p>
-
-<p>
-Coloro, i quali fondano la Storia primitiva de' popoli su' facili ed
-anche sugl'ingegnosi diletti dell'etimologie d'alcune pochissime voci
-di sempre incerto e mutabile significato, veggano se v'ha nulla
-di simile nella sostanza viva de' fatti Getici, e de' Germanici: e se nel
-settimo secolo avanti l'Era di <span class="smcap">Gesù Cristo</span> i Germani di Tacito
-potessero vantarsi d'avere l'Architettura, buona o cattiva, d'un
-cenacolo, che fu la culla d'una Religione illustre, sebbene spietata
-e brutta por le sue molte superstizioni ed incantagioni; d'una
-Religione, ch'ebbe la sua Gerarchia ed i suoi Pontefici e le sue
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-Liturgie particolari e le sue <i>Cetre</i>, operatrici di grandi effetti
-politici. Nel 640 innanzi <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, niun sospetto della futura
-loro grandezza davano i Romani, e della gloria con cui avrebbe
-Traiano dopo nove altri secoli vinta una parte, una parte sola del
-popolo di Zamolxi.
-</p>
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>
-Filippo di Macedonia, padre d'Alessando, guerreggiò contro i
-Geti o Goti e si rivolse repentinamente contro la loro città d'Udisitana
-in Tracia. Ogni speranza di salute s'era perduta dagli assediati,
-quando si videro prorompere alla volta del Macedone i <i>Pii</i>,
-ravvolti nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lor <i>Cetre</i>
-in mano, sì come narra lo Storico Dione Crisostomo<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. A' loro concenti
-non aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non solamente
-Filippo concedè a' Geti la pace, ma tolse in moglie Medopa,
-nata dal Re loro Gotila<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. In quell'età, già le Colonie dei Geti di
-Tracia erano passate ad abitare di là dal Danubio, ed aveano già
-costruita la città d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli
-assalì con breve insulto, prima di partirsi alla volta dell'Indie. Vi
-giunse non osservato, menando i suoi Macedoni per traverso alle
-biade cresciute nelle Getiche pianure: guastò e distrusse la città,
-ma i Geti ne fecero a capo di qualche anno una fiera vendetta, uccidendo
-il suo Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila
-Macedoni contro essi. Più fiera, perchè più nobile, riuscì quella
-che presero di Lisimaco, successor d'Alessandro nel Regno di Tracia,
-quando il Re de' Geti Dromiehete lo fe' prigioniero in battaglia,
-e, secondo il costume Zamolxiano, apprestogli splendide
-cene, dopo le quali e' diè al vinto Lisimaco una sua figliuola in
-nuora.
-</p>
-
-<p>
-Tanta possanza nell'armi e modi sì squisiti di vivere, durante
-la pace, rivelano la Storia occulta delle conquiste de' Geti o Goti e
-del loro innoltrarsi gradatamente nelle vaste contrade, che s'aprono
-tra 'l Danubio ed il Baltico. Ignota fu alla più parte de' Greci
-la Storia de' progressi, che il popolo degl'<i>Immortali</i> di Zamolxi
-fece nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scrittori
-Ecateo d'Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone,
-per quanto può raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. Ellenico
-di Lesbo, Platone, Timeo e Diodoro Siculi con altri non
-tacquero de' Geti e delle loro incantagioni: ma Teopompo li confuse
-con altre genti e narrò incredibili cose, quantunque avesse
-detto il vero, lodando le <i>Cetre</i> de' <i>Pii</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. Nel secondo secolo innanzi
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-l'Era Volgare, Posidonio rammentò l'usanze de' Getici <i>Ctisti</i> o
-<i>Capnobati</i> da' quali s'ebbe in onore il celibato, e si pose in opera
-una particolar sorta di suffumigj e di sacrificj<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Queste memorie
-di Posidonio ci furono trasmesse da Strabone, che più e meglio di
-qualunque altro avrebbe con la sua perspicua brevità potuto delinearci
-le Storie antiche de' Goti: ma da ciò per l'appunto, e con
-nostro grave danno, e' disse volersi rimanere<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. Niun popolo intanto
-fra quelli, a' quali davasi da' Greci l'appellazione di Barbari,
-avea Storie più antiche e più certe di quelle de' Geti o Goti.
-</p>
-
-<p>
-Alle discipline cotanto vetuste sì dell'Architettura e sì della Musica
-presso gl'<i>Immortali</i> recò grandi mutazioni Deceneo, che Strabone
-distingue col titolo di <i>prestigiatore</i>, per additare le maravigliose
-riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'oltre il Danubio, ed
-i suoi stabilimenti sul Sacro Monte detto de' <i>Cogeoni</i>. Venne dall'Egitto
-e dall'Oriente sì fatto <i>prestigiatore</i>: introdusse il culto dei
-Minori Dei dopo Zamolxi e degli Eroi; fabbricò in onor loro piccoli
-Tempj, che attestano sempre viva e fiorente la successione
-delle Architettoniche arti, onde a' Geti o Goti di Tracia il cenacolo
-di Zamolxi avea dato i lineamenti, Orientali forse, non Egizj,
-e che fu la sede primiera delle sue incantagioni.
-</p>
-
-<p>
-Le riforme di Deceneo avvennero al tempo di Lucio Silla, quando
-Berebisto regnava su' Geti, allargando fuor d'ogni credere i limiti
-e la possanza del loro imperio. Conquistò gran parte dell'Orientale
-Germania; e fu egli che ricevè l'ospite Deceneo, e gli
-fe' onori e lo volle a parte del Regno, godendo, che quello straniero
-spargesse nuovi studj e l'amor delle scienze della natura fra
-gl'<i>Immortali</i>. Deceneo diè il nome di <i>Pilofori</i> o di <i>Pileati</i> agli antichi
-<i>Zorabos Tereos</i>, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine,
-cioè, di sì fatti <i>Pilofori</i>, donde i Re uscivano, e nell'altro de' <i>Capelluti</i>
-o <i>Criniti</i>, ovvero de' guerrieri, che durò lungamente in
-Italia sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi,
-dette <i>Bellagini</i><a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, le quali, attesta Giornande, si serbavano tuttora
-scritte al suo tempo in Italia dagli Ostrogoti, verso la metà del sesto
-secolo di nostra salute.
-</p>
-
-<p>
-In quale Alfabeto furono esse dettate? Nol so, ed ignoro se i
-Geti si servissero per la loro lingua dell'Alfabeto de' Greci, o di
-qualche altro ignoto a noi dell'Asia Minore fino all'anno 360 dell'Era
-Volgare in circa, quando Ulfila ridusse il Getico Alfabeto
-alla forma, che oggi questo conserva, e che da lui prese il nome
-di <i>Ulfilano</i>. Allo stesso modo gli Armeni, per dinotare i lor concetti
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-nella patria e primitiva lor lingua, usarono per lunga stagione
-l'Alfabeto Siriaco: poi venne Mesrob a' tempi stessi d'Ulfila,
-e si fece autor di quello, che fiorì e fiorisce in Armenia.
-</p>
-
-<p>
-Poichè le <i>Bellagini</i> vidersi ridotte in iscritto da Deceneo, sebbene
-senza un Alfabeto Getico, l'idioma degl'<i>Immortali</i> era già
-dunque costruito e già soggetto a' freni della Gramatica, quando
-nei giorni d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi, di
-quà dal Danubio. Ben questi cerca dipingere e non tralascia d'esagerare
-i costumi barbarici de' Geti, che circondavano Tomi di
-quà e di là dal gran fiume: pur tuttavolta, chi l'avrebbe creduto?
-all'esule s'apprese la fiamma di scrivere un libriccino in lingua
-Getica, od almeno di fingere d'averlo scritto; e sebbene un Romano
-ed un odiator sì fiero di quel popolo dicesse, che di ciò <i>vergognavasi</i><a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>,
-egli nondimeno affermò d'averlo dettato quel suo libriccino
-o poemetto. Fu in lode di Augusto, ed ordinato ad ottener
-la grazia del ritorno in Roma; pieno perciò di teneri affetti
-e di delicate adulazioni.
-</p>
-
-<h3>III.</h3>
-
-<p>
-Augusto lasciò stare i disegni concepiti da Giulio Cesare d'assoggettare
-i Geti o Goti di Berebisto, ed assegnò il Danubio per
-<i>limite</i> all'Imperio Romano. Ma i lamenti d'Ovidio sulle continue
-correrie de' Geti Oltredanubiani contro Tomi dimostrano, che questo
-<i>limite</i> non era punto rispettato dagl'<i>Immortali</i>. La fama di
-costoro mosse Giuseppe Ebreo, che scrivea sotto i figliuoli di Vespasiano
-Imperatore, a studiare i Getici costumi, ed e' notò particolarmente
-quelli degli <i>Ctisti</i> celibi di Posidonio, abitatori del
-Ponto Eussino, facendone il paragone co' costumi degli Esseni di
-Giudea: tanto l'origini ed alcuni usi Orientali de' Geti o Goti colpivano
-l'animo di ciascuno. A questi Giuseppe diè nelle sue Storie
-il nome di Daci <i>Plisti</i> o <i>Polisti</i><a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Poco appresso Dione Crisostomo,
-uomo tenuto in gran pregio da Traiano, dettò in Greco le
-Storie Getiche, oggi perdute; dal quale Scrittore udimmo testè lodati
-gli affetti ed i canti de' <i>Pii</i> d'Udisitana e di Filippo. Qual perdita
-non fu quella de' Commentarj, che lo stesso Traiano scrisse
-intorno alle sue guerre Daciche? Non certo per lo stile, ma per le
-qualità degli eventi e per la difficoltà dell'imprese doveano appena
-cedere il luogo a' Commentarj della <i>Guerra Gallica</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ecco in tutto il corso de' tempi, da que' del cenacolo di Zamolxi
-fino agli altri dell'assedio d'Udisitana, fiorire presso i Geti o Goti
-sull'una e sull'altra riva del Danubio l'arti della Musica e soprattutto
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-dell'Architettura, della quale io debbo spezialmente ragionare.
-Ma tutte le discipline della civiltà de' popoli non possono discompagnarsi
-affatto, e l'una il più delle volte spiega e dichiara
-quali siano le condizioni d'un'altra. Donde si vede, che i Geti o
-Goti abitarono in città murate, come Udisitana ed Elis; ch'ebbero
-in ciascuna il Collegio Sacerdotale degli armonici <i>Pii</i>; che per comandamento
-di Deceneo edificarono piccioli Tempj e Cappelle in
-onor degli Eroi, e de' lor Minori Dei. Nella Lituania e nella Samogizia,
-conquistate poscia da Ermanarico il Grande, progenitore
-di Teodorico, Re d'Italia, rimasero fino al quattordicesimo secolo,
-le reliquie del culto d'una turba d'infiniti piccoli Numi, alla maniera
-Decenaica, e le ricordanze del Getico Pontificato<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. Il Dio
-della Terra s'appellava tuttora Zamelusk o Ziameluski nella Lituania<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>:
-e fra gli Estonj, soggiogati sul Baltico da' Geti o Goti dopo
-la morte d'Ermanarico il Grande, il suono dell'arpa d'un Prete
-Cristiano bastò a salvare un Castello, minacciato da essi<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>: ciò che
-ci rammenta gli antichi portenti delle <i>Cetre</i> Getiche.
-</p>
-
-<h3>IV.</h3>
-
-<p>
-Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo,
-allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i
-Geti d'oltre il Danubio ed impadronirsi del lor <i>Sacro Monte</i>. Invano
-Stazio, adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenza
-<i>restituito a' Daci</i><a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>: ben seppero il contrario i Capitani di Roma,
-che valicarono il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo
-e ritornare in Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le
-sue legioni furono disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover
-pagare annui tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava
-Decebalo. Si sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo
-che Tacito pochi anni dopo scrisse<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>: »Tot exercitus in <span class="smcap">Moesia
-Daciaque</span>.... amissi; tot militares viri cum tot cohortibus expugnati
-aut capti; noc jam de <i>limite Imperii et ripâ</i>, sed de
-hybernis legionum et possessione dubitatum......... Cum
-damna damnis continuarentur, atque omnis annus funeribus
-ac cladibus insigniretur......».
-</p>
-
-<p>
-Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re
-Decebalo, che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente
-servissi delle loro braccia ed anche del loro intelletto per
-render più valide le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-Getico popolo apprese da que' prigionieri l'arti dell'Architettura;
-e la Gotica faccia dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve
-più maestosa in Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi
-si dice Transilvania; là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa
-la sede principale del Regno. L'immagini della sua Reggia,
-e delle sue rocche, dopo aver fatto disviare il fiume Sargezia per
-nascondervi i Getici tesori, si veggono tuttora scolpite nella Colonna
-Traiana; il più nobile Monumento rizzato da' Romani per
-celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano si mosse finalmente
-a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il tributo;
-ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili e paurose,
-onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani.
-E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo,
-e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria
-maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i
-Dodici Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano
-la vita, e che portavano il nome d'<i>Immortali</i>. Ma larga
-materia di riso apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane
-de' Geti.
-</p>
-
-<p>
-Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore
-nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la
-Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo dell'eccellenza,
-in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di Decebalo.
-Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro
-della Germania, verso l'anno 98 di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>. Non parlo di ciò
-che ivi si dice del <i>guidrigildo</i>, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato
-questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico
-Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per
-tutti gli altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti,
-ossia da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini
-Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le
-discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili
-dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle
-quali non chiedevasi altro che il grano in Germania (<i>sola seges
-imperatur</i>): soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove
-non si conosceano le città (<i>urbes nullas habitari</i>) e non si costruivano
-i tugurj vicini gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno
-interponeva grandi spazj di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj,
-o per ignoranza dell'arte d'edificare (<i>inscitia aedificandi</i>).
-Niun uso della calce; niuno delle tegole: e sacrilego era
-il pensiero di rizzar Statue o di fabbricar Tempj alle lor Divinità,
-quasi rimanessero elle imprigionate in tal guisa fra le mura (<i>parietibus
-cohibere Deos</i>). Quando poi si cominciavano a mutare i
-costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si chiamò più dal Romano
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana. So, che
-ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di Tacito
-di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si tratta
-di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità fra
-essi Germani e gl'<i>Immortali</i> così di Zamolxi come soprattutto di
-Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non
-potrà mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto
-il corso della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di
-Tacito.
-</p>
-
-<p>
-Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle
-selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza
-toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e
-massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. Tali,
-quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od
-otto secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima
-fra' Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi
-affatto dalla Storia per concedere, che i due popoli fossero
-d'una stessa razza, e che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle
-bocche del Danubio. S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una
-tribù come l'altra venute vi fossero entrambe in uno stesso giorno,
-insieme partitesi dalla Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe
-non meno vero, ch'elle si separarono, e divennero affatto straniere
-fra loro, e vissero a questo modo per molti secoli fino a Zamolxi,
-poscia per sette altri fino a Deceneo, e poi per otto altri
-fino alla promulgazione del Vangelo fatta da San Bonifazio. Non
-vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti della Germania
-di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti del Re
-Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le quali
-parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma,
-che ho detto essersi chiamato <i>Ulfilano</i>. Questo s'andò successivamente
-insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi,
-e vi dura oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo
-Romano era più ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere
-in sè i propizj semi del Vangelo: ma chi più degli <i>Immortali</i>
-di Zamolxi potea tenersi per un popolo capace del Cristianesimo?
-</p>
-
-<h3>V.</h3>
-
-<p>
-Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guerre
-Daciche di Traiano, e massimamente quella di Cornelio Fosco
-procacciarono il nome d'<i>Ansi</i> o d'<i>Asi</i>, cioè di <i>Semidei</i>, a que' <i>Pilofori</i>
-ed a quei <i>Capelluti</i>, che più s'erano in un tanto pericolo illustrati.
-Fra tali <i>Asi</i> fu Capto, dal quale discese, dopo diciassette
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-generazioni, Teodorico, Re d'Italia e padre d'Amalasunta; e fu eziandio
-Balto, donde trasse l'origini Alarico, il quale s'impadronì
-di Roma nel 409. I nipoti e pronipoti di Gapto signoreggiarono
-sugli Ostrogoti; que' di Balto su' Visigoti: due grandi famiglie del
-popolo Gotico, come nella Dacia, rimasta libera dall'armi Romane
-s'appellarono esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di
-Traiano. Il bisnipote di Gapto, chiamossi Amalo, e per lui si chiamarono
-i suoi discendenti gli Amali. Or così gli <i>Asi</i> o <i>Semidei</i>
-Amali che i <i>Semidei</i> Balti, quando ebber nell'anno 107 perduta
-Sarmizagetusa, si ridussero nell'altre due terze porzioni del Regno
-di Decebalo di là dal Prut ed a cavaliere de' Carpazj, donde cominciarono
-contro i Romani quell'aspra e continua guerra, che
-costrinse finalmente Aureliano, fortissimo Imperatore, ad abbandonar
-la Dacia conquistata da Traiano, ed a ridursi nell'anno 275
-di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, al <i>limite Augusteo</i> di quà dal Danubio.
-</p>
-
-<p>
-Ne' cento sessant'otto anni della dominazione Romana, la Dacia
-di Traiano si <i>Latinizzò</i> in buon dato: ma Gotico e puramente
-Gotico durò il resto, cioè la maggior parte, del Regno di Decebalo.
-Gli Ostrogoti vissero sotto il reggimento degli Amali, ed i Visigoti
-sotto quello de' Balti, fino al Re Ostrogota degli Amali, che
-regnò sopra entrambe le due grandi tribù nella metà del terzo
-secolo. Poscia l'undecimo discendente di Gapto, ed il sesto del Re
-Ostrogota, Ermanarico degli Amali, ottenne anche di signoreggiar
-su' Visigoti e sugli Ostrogoti, con le forze unite de' quali e' diè
-i principj alle sue conquiste.
-</p>
-
-<h3>VI.</h3>
-
-<p>
-Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che
-Celso il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i
-Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi e <span class="smcap">Gesù Cristo</span>;
-poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri
-Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora
-un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj
-degli Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loro <i>Pilofori</i>,
-nè dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a
-Zamolxi<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. Nè tardò Clemente Alessandrino<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> rifermar ne' suoi
-Libri dell'anno 193, i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori;
-lodando ad un'ora le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti
-come de' Traci Odrisj, e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità
-dell'anima, la rassegnazione de' Geti alla morte, la
-lor cura in onorar gli Eroi ed i sapienti della loro nazione. Il che,
-tutti lo veggono, riesce all'<i>Architettura Gotica</i>, ed alla rinomanza
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-degli edificj posti a quegli Eroi, divolgata da per ogni dove
-ne' luoghi più lontani dal Prut e da' Carpazj. Quanto alla Dacia
-Romana, l'uccisione degli Ambasciatori a Zamolxi fu certamente
-vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie i riti ed i sacrificj umani
-dei Druidi erano stati dianzi per gran ventura dell'umano genere
-aboliti dagl'Imperatori.
-</p>
-
-<h3>VII.</h3>
-
-<p>
-Ma già cominciava da lungi la luce del Vangelo a risplendere
-presso gl'<i>Immortali</i>, che, per questa sola credenza loro, doveano
-riuscire i primi a divenir Cristiani, e riuscirono, fra' popoli detti
-Barbari dal Greco e dal Romano: da lungi, dico, nè presso tutta
-la nazione Gotica. Nel 211 già Tertulliano parlava de' Daci, che
-aveano udita la <i>Buona Novella</i><a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>; ma erano scarsi drappelli, che
-non ancor poteano rivolgere ad altro e più fausto segno le pratiche
-dell'<i>Architettura Gotica</i>, sì come avvenne poscia quando il
-maggior numero della nazione si voltò al Cristianesimo. Intanto il
-Re Ostrogota degli Amali vinceva i Gepidi, popolo di sangue Gotico<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>,
-il quale avea superato e disfatto i Burgundioni o Borgognoni.
-Furon costoro annoverati da Plinio fra' Vandali, ed erano genti
-di Germania verso il Baltico. Le relique di sì fatti Borgognoni
-furono incorporate fra i Gepidi, e tosto co' Visigoti e cogli Ostrogoti
-per la vittoria conseguita dal Re Ostrogota. In tal guisa i Borgognoni
-svestironsi la Germanica loro sembianza, e passarono alla
-Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori antichi fra' Goti.
-Tale Agatia<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>, il quale dà loro espressamente il nome di <i>popoli
-Gotici</i>, quali veramente divennero e si mostrarono in tutto il
-corso della loro Storia.
-</p>
-
-<p>
-Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d'Alessandria in Egitto, prese
-a difendere il Cristianesimo dall'imputazioni del Filosofo Celso.
-Pubblicò, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tanto
-aveva esaltato le Gotiche antichità e la sapienza. Origene per
-altro non negò punto l'antichità de' Geti<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>, quantunque inferiore
-a quella di Mosè. Insigne testimonianza si legge in questo lavoro
-contro Celso intorno alle verità de' detti di Giuseppe Ebreo sulla
-conformità d'alquanti costumi de' Geti o Goti con alcune usanze
-de' Giudei. Non certamente nell'età d'Origene il Sommo Sacerdote
-degli Ebrei sarebbesi potuto paragonare col Pontefice Zamolxiano
-o col Decenaico de' Geti o Goti: ma l'inutile aspettazione di
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-costoro, che Zamolxi dovesse venire a regnar sulla terra, diè buoni
-fondamenti ad Origene di paragonare questa vivissima loro
-speranza con l'inutile aspettazione del già venuto Messia presso gli
-Ebrei. Più d'ogni altra Gotica tribù i Crobizj aspettavano Zamolxi,
-celebrando a tale uopo annui banchetti e sacrifizj. Queste Getiche
-pratiche religiose non aveano rimesso nulla del loro fervore nell'età
-d'Origene, quando i Goti non eransi ancora convertiti al Cristianesimo.
-</p>
-
-<p>
-D'assai maggior momento per me nella trattazione sull'<i>Architettura
-Gotica</i> è l'essersi Origene accordato col suo avversario
-Celso nel fatto notissimo a tutto l'Orbe Romano, che i Goti onoravano
-Zamolxi col rizzargli e Templi e Statue (νηὼς καὶ ἀγάλματα<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>):
-tanto la fama così della credenza Zamolxiana come della nuova
-riforma di Deceneo da per ogni dove sonava, ed anche in Egitto.
-E però i Geti o Goti non conquistati da Traiano, cioè i Daci liberi,
-non intermisero giammai la pratica della nazionale Architettura
-loro, qualunque si fosse; nè poteano intermetterla, perchè sempre
-obbligati dal loro culto a rizzar Tempj e Cappelle in onore o
-di Zamolxi, o de' Minori Dei e degli Eroi. Tali pratiche dell'<i>Architettura
-Gotica</i> si mantenevano intere anche per odio contro i
-Romani, che signoreggiavano in Sarmizagetusa, dandole il nome
-d'Ulpia Traiana, e venivano <i>Latinizzando</i> sempre più la porzione
-caduta in lor potere della Dacia di Decebalo.
-</p>
-
-<p>
-Così stavano le cose della Gozia e della Dacia libera da' Romani,
-verso la metà del terzo secolo Cristiano, quando un insolito moto
-agitò i popoli Gotici. Furono vinti nel 269 in Tracia dall'Imperatore
-Claudio, che ne riportò il nome di Gotico. Abbiamo ancor
-le sue Lettere, ov'egli afferma d'averne ammazzati trecento venti
-mila, ed affondate due mila lor navi; d'aver in oltre fatto prigioniero
-uno stuolo infinito di donne, fra le quali Unila, regal donzella
-de' Goti.
-</p>
-
-<p>
-Uno degl'Imperatori più valorosi fu vinto dagl'Iutungi, che
-Dessippo chiamava Sciti, e che si possono tenere per non diversi
-da' Tervingi, tribù Visigotica. Parlo d'Aureliano, il quale poscia
-li vinse; ma conobbe quanti pericoli si minacciavano dalle Gotiche
-genti all'Imperio. Fra gli altri suoi provvedimenti e' circondò
-Roma di mura, ed abbandonò la Dacia conquistata da Traiano.
-Gl'Iutungi fermaronsi finalmente nella Rezia, e nelle parti
-Meridionali della Germania, ove non si dubita che introdotto
-avessero l'uso della lingua Gotica. I Borgognoni eziandio, che
-s'erano fatti Goti, come notò Agatia, e deposto aveano con l'indole
-Germanica l'uso del <i>guidrigildo</i><a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>, sì come apparisce dalle
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-susseguenti lor Leggi, s'accompagnarono co' Goti nelle spedizioni
-di costoro contro l'Asia Minore. Innoltraronsi poscia verso la Germania
-Occidentale, dove ristettero fino a che non passarono ad
-abitar nelle Gallie. <i>Gotica</i> ivi fu la loro <i>Architettura</i>, perchè i
-Borgognoni divennero fervorosi Ariani: del che or ora dirò una
-qualche parola.
-</p>
-
-<p>
-Ma le tribù de' veri Germani di Tacito si ristrinsero nella primitiva
-rozzezza loro: e solamente in alcune contrade più prossime
-all'Imperio cominciò appo essi una lenta ed incerta imitazione
-dell'Architettura de' Romani. Ammiano Marcellino<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, che
-nel 361 guerreggiò sotto Giuliano Cesare contro gli Alemanni
-tra il Meno ed il Reno, vide con sua gran maraviglia costruite
-alcune borgate con case all'uso Romano.
-</p>
-
-<h3>VIII.</h3>
-
-<p>
-Tornata la Dacia di Traiano in balía de' popoli Gotici dopo
-Aureliano, s'apre l'età di Costantino e d'Ermanarico degli Amali;
-l'uno e l'altro chiamato il <i>Grande</i>. Non parlo d'Ermanarico, il
-quale restò fedele a' dogmi di Zamolxi, e sì lungi spinse le sue
-insegne nell'Europa di là dal Danubio, fondando in Europa quel
-vasto e misterioso Imperio, che Giornande paragonava con l'altro
-d'Alessandro in Asia, e che si distese dal Prut e da' Carpazj
-fino al Baltico; i suoi Successori poscia lo dilatarono di mano in
-mano fino all'Estonia ed alle Provincie Orientali e Settentrionali
-di quel Mare, non che in tutta la Scandinavia. Ma non posso tacere
-di due grandi fatti avvenuti a' giorni di Costantino. L'uno,
-che molti Goti furono da lui ricevuti nell'Imperio col nome di
-<i>Federati</i>: l'altro, che una gran parte di Geti o Goti Zamolxiani
-si convertì al Cristianesimo. Teofilo, Vescovo Cattolico, sottoscrisse
-alla condanna d'Ario nel Concilio di Nicea del 325, in
-qualità di <i>Primate della Gozia</i>. Santo Epifanio, che visse in
-quella stagione, tramandò alla posterità le notizie de' Monasteri
-edificati da' Goti, nuovi convertiti<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, per le loro Vergini. La Gotica
-tribù de' Protingi ebbe altresì gran copia di Monaci Cattolici,
-derisi dal Pagano Eunapio, che pose principalmente in canzone
-le negre lor vesti<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Or si potrà più mai volgere in dubbio, che nella Gozia o Dacia
-di là dal Danubio durasse un'<i>Architettura Gotica</i> dopo la conversione
-de' Goti? Que' Monasteri delle Vergini, celebrate da Santo
-Epifanio, non erano certamente di legno, ma di pietra: come
-di pietra furono il cenacolo di Zamolxi, le Città d'Udisitana e
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-d'Elis, i Tempj di Deceneo, la Reggia di Sarmizagetusa e le Daciche
-mura effigiate nella Colonna di Traiano in Roma. La Dacia,
-posseduta fino al 275 da' Romani, ei riempì, egli è vero, di
-monumenti d'arti Greche e Latine; ma que' Monasteri delle Gotiche
-Vergini e de' Monaci Protingi non presero punto ad imitare
-alcuno de' monumenti del Paganesimo di Roma o d'Atene.
-</p>
-
-<p>
-Scrive Santo Isidoro di Siviglia, che il Goto, divenuto Ariano,
-edificò novelle Chiese di là dal Danubio, ma secondo il novello
-suo dogma. <span class="smcap">Ecclesias sui dogmatis sibi construxerunt</span><a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. Ciò dimostra
-la diversità, che già si stabiliva, ed era divenuta notabile,
-fra l'Architettura Cattolica e l'Ariana. L'una cercava separarsi
-per ogni via dall'altra: ma, di qualunque natura fossero tali gare
-fra le due Architetture, Santo Isidoro parla di fabbriche Oltredanubiane,
-quando egli tocca delle Chiese del rito Ariano. E però, lasciando
-in disparte la Dacia stata già de' Romani, tre specie d'Architettura,
-la Zamolxiana e Decenaica, la Cattolica e l'Ariana fiorivano
-ad un'ora in Gozia, nella seconda metà del quarto secolo
-di Gesù Cristo.
-</p>
-
-<p>
-Egli è facile il conoscere quanto la nuova Religione Cristiana
-mutato avesse i costumi de' Goti, e come fosser finiti l'incantamenti
-ed il Ponteficato stabilito da Zamolxi e da Deceneo. Ma ferme
-appo i Goti Cristiani rimaseso le <i>Caste</i> de' <i>Pilofori</i> e de' <i>Capelluti</i>.
-Alcuni di que' <i>Pilofori</i> divennero Vescovi, che all'autorità
-religiosa congiunsero eziandío la politica. Dall'ordine loro
-si continuarono ad eleggere i Re: si continuarono ad eleggere gli
-altri Capi, a' quali, dopo Ermanarico, si diè sovente il nome di
-<i>Giudici</i> da' Visigoti, e che non sempre furono de' Balti. Poichè
-già Ermanarico moriva, e già venivano gli Unni; già gli Ostrogoti
-cogli Amali cadevano in potestà de' vincitori, e perdevano,
-sto per dire, la loro Gotica faccia. I Visigoti, e fra essi anche i
-Protingi, tentarono di resistere all'Unnico nembo; Atanarico, <i>Giudice</i>
-Visigoto, fece, secondo i racconti d'Ammiano Marcellino,
-rizzar il <i>Lungo Muro</i>, ch'egli sperava poter difendere contro gli
-Unni: questo perciò dovè munirsi di Torri e d'altri propugnacoli,
-non che di Porte e di Posterle. Ammiano diceva essere stata sì fatta
-muraglia <i>un'efficace opera</i> e come una <i>lorica</i> de' Visigoti<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>.
-</p>
-
-<h3>IX.</h3>
-
-<p>
-Inutile schermo riuscì nondimeno la muraglia del <i>Giudice</i> Visigoto
-contro gli Unni, che dettero una gran volta dietro i Carpazj
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-e lo assalirono alle spalle. Allora i Visigoti passarono il Danubio,
-e stabilironsi nell'Imperio Romano. Correva l'anno 375 di
-Gesù Cristo. Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico
-de' Balti condusse nel 409 al saccheggio di Roma, beffandosi
-delle mura d'Aureliano. Fra tali casi, giova ricordar l'arrivo dei
-Protingi, venuti ad ingrossar lo stuolo de' popoli Gotici. Aveano
-potuto i Protingi per circa undici anni dopo il passaggio de' Visigoti
-schivar la rabbia degli Unni: ma finalmente furono costretti
-anch'essi a passare il Danubio, ed a chiedere d'essere accolti nelle
-Provincie Romane. S'affacciarono perciò nel 386 al gran fiume
-co' loro Vescovi, co' loro Monaci, vestiti di toniche nere, con le
-loro Vergini, che faceano l'officio di Diaconesse. Procedeano sopra
-magnifici e ben custoditi carri, ove si nascondevano gli eucaristici
-vasi: uomini e cose, che mosser la bile d'Eunapio. Ma la
-magnificenza e le ricchezze di questi Protingi erano di gran lunga
-inferiori a quelle, che lo stesso Eunapio<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> descrive de' Visigoti,
-quando nel 375 passarono il Danubio, con gli splendidi lor vestiti
-di lino e carichi di preziosi tappeti: le donne andavano adorne
-più pomposamente che non sembrava convenire alla presente
-loro sciagura, e gli stessi fanciulli de' Visigotici <i>Pilofori</i> non aveano
-deposto lo splendore d'un regio lusso.
-</p>
-
-<p>
-Questi medesimi Visigoti e Protingi e simili non numerabili
-tribù de' Goti, dopo la presa di Roma e la morte d'Alarico de' Balti
-obbedirono al Re Ataulfo. Furono dall'Imperatore Onorio stanziati
-nelle Gallie Meridionali col titolo di <i>Federati</i>, già loro imposto
-da Costantino. Essi dappoi s'impadronirono di tutta la Spagna.
-È fama, che Ulfila tutti avesse finito di voltarli all'Arianesimo
-nel 360 per procacciar loro i favori dell'Ariano Imperatore di
-Bizanzio. Anche i Borgognoni, de' quali ho toccato, divennero
-zelanti Ariani. Qualunque sia stato il tempo, in cui abbandonarono
-la fede Cattolica, Ulfila non andò co' Visigoti del Re Ataulfo
-nelle Gallie; ma i Vescovi Selina e Sigesario, discepoli d'Ulfila e
-propagatori dello stesso dogma, furono quelli che vi si tragittarono
-con le Visigotiche tribù, e divennero lor guida e maestri e
-gran dottori dell'Arianesimo, portando seco la Traduzione <i>Ulfilana</i>
-delle Sante Scritture, scritta coll'Alfabeto <i>Ulfilano</i>. E però
-Santo Eugenio di Tolede, volendo nell'ottavo secolo Cristiano annoverar
-gli Alfabeti da lui conosciuti, parlò dell'Ebraico, dell'Attico,
-del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e soggiunse:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-»<span class="smcap">Gulfila</span> promisit <span class="smcap">Geticas</span>, QUAS VIDEMUS, <span class="smcap lowercase">ULTIMAS</span> (<i>literas</i>)<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>».
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Dopo ciò niuno dirà, che i Visigoti da un lato ed i Borgognoni
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-dall'altro si posarono in Ispagna e nelle Gallie in qualità di popolo
-Barbaro, privo di scienze, privo d'Alfabeto, privo d'Architettura:
-niuno dirà, che gl'<i>Immortali</i> di Zamolxi e di Deceneo non
-fossero stati abitatori delle più splendide città di là dal Danubio,
-e non avessero costruita una lunga e forte muraglia contro gli
-Unni. Qual era quest'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispagna
-e nelle Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio?
-Qual era questa Architettura, che prima fu Zamolxiana, e poi Decenaica,
-e poi Cattolica e poi Ariana per dieci secoli da Zamolxi
-fino al passaggio del Danubio nel 375? Godè forse quest'Architettura,
-che in dieci secoli mutossi tante volte, d'operar gli <i>archi
-acuti</i>, a' quali da noi si dà il nome d'<i>ogive</i>? Qui anche dirò,
-come già dissi del Getico Alfabeto a' tempi d'Ovidio, che nol so,
-e che affatto ignota m'è l'Architettura di questi dieci secoli di là
-dal Danubio; ma so, ch'ella vi fu, e che non fu Architettura nè
-Greca nè Romana; ma so, ch'ella chiamossi, qual era veramente,
-<i>Architettura Gotica</i>, prima del 375: ma so, ch'ella era così
-militare, come religiosa e civile.
-</p>
-
-<p>
-Il Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza
-e della gloria nell'Occidente d'Europa, rivolse in mente d'abolir
-l'Imperio Romano e di chiamarlo <i>Gozia</i><a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. Onorio Imperatore
-s'ebbe a gran ventura di sviare sì fatti disegni, dando Placidia,
-sua sorella, in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuadere,
-che il popolo Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna,
-deposto avesse i nazionali orgogli delle sue discipline particolari
-d'Oltre il Danubio? Gli orgogli del suo Alfabeto, della sua lingua
-e della patria sua Architettura? No, così non avvenne. A dimostrar
-l'impossibilità d'ogni contrario concetto, basta la ragione
-intima delle cose: ma gli esempj de' Visigotici orgogli non mancano,
-e sussistono ancora le prove Storiche della perpetua durata
-di quell'<i>Architettura Gotica</i> nelle Provincie Occidentali dell'Imperio
-Romano.
-</p>
-
-<p>
-Anche a' Borgognoni si concedè nel 431 da' Romani quel tratto
-delle Gallie, che s'interpone tra Magonza, Vormazia e Spira,
-in qualità di <i>Federati</i>, che poi quivi si dissero anche <i>Leti</i> e <i>Gentili</i>.
-Queste furono le prime stanze Burgundiche nell'Imperio; qui
-cominciano con più certezza la loro Storia ed il novero de' Re loro
-nelle lor Leggi, le quali giunsero fino a noi; qui s'ascoltarono i
-Cantici Nazionali, che si credono scritti nell'idioma e coll'Alfabeto
-Gotico d'Ulfila<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>: e però qui si debbono, s'egli è possibile, rintracciare
-le più antiche memorie della loro <i>Architettura Gotica</i>
-ed Ariana. L'avventure del popolo Borgognone in Vormazia, e le
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-sciagure da essi patite pel ferro degli Unni d'Attila, divennero un
-famoso argomento d'epopea, che ne' secoli meno lontani da noi
-piacque a' remoti nipoti de' Germani di Tacito, e che vive tuttora
-fra essi con la denominazione di <i>Nibelungen</i>.
-</p>
-
-<h3>X.</h3>
-
-<p>
-Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie Meridionali
-e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo
-di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque
-da quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente
-nelle pianure della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi
-furono il teatro della gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra
-Giornande<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> ammirò le pompe de' funerali di lui dopo la battaglia,
-ed udì senza trar fiato i mesti concenti de' Visigoti per averlo
-perduto. Non erano più le <i>Cetre</i> de' <i>Pii</i>. Quelle funebri magnificienze
-sono un riscontro certissimo degli splendori della Reggia,
-che i Visigoti piantato aveano in Tolosa, e de' modi signorili del
-loro vivere, oh! quanto diverso del vivere de' Germani di Tacito
-nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti corruppe lentamente nella
-Spagna e nella <i>Gallia Gotica</i> i loro costumi: non andava intanto
-discompagnato dall'esercizio dell'arti, e massimamente d'un'Architettura
-diversa da quella de' Romani.
-</p>
-
-<p>
-All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato
-di carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi
-quella de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un
-Re d'Aquitania, e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le
-loro vicende furono scritte in versi da uno, che il Cronista della
-Novalesa chiamava un <i>metricanoro</i>: fondamento principalissimo
-delle quali è la finzione, che fossero stati ostaggi nella Reggia
-d'Attila. È questo il più antico tra' fin qui noti di quelli, che in più
-tarda età si chiamarono <i>Romanzi</i>: esso fu poscia inserito (chi sa
-se intero?) nella Cronica dalla Novalesa, e generò gravi dispute
-intorno alla nazione, donde uscì quel versificatore. Sia stata qualunque
-la patria di costui; egli è certo, che l'Eroe, promesso ad
-una Burgundica donzella, si dice appartenere all'Aquitania, paese
-lungamente signoreggiato da' Visigoti: e però il tutto si mescola
-col <i>Ciclo</i> de' popoli o Goti o divenuti Goti, colà nelle regioni
-dove surse in prima la Cavalleria, e dove il rispetto per la donna
-Cristiana giunse al grado più alto; colà dove poi risonarono i primi
-accenti di non volgari affetti, e s'aprirono le Corti dette d'Amore
-nella <i>Gallia Gotica</i>, quando i Goti aveano cessato d'esserne
-i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi quivi stampata.
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-Qui anche surse la <i>Lingua Provenzale</i>: qui, per molte generazioni,
-operarono e cantarono i <i>Trovatori</i>.
-</p>
-
-<p>
-Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di
-gloria le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani
-della Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico
-o Lemosì, oggi Limoges<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>; città, della quale dovrò più d'una volta
-riparlare. Indi Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò
-la sua propria dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia.
-Fu crudele persecutor de' Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche
-Goto. Un di costoro si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto
-lo deputò al governo dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia.
-Salva quest'eccezione o qualche altra, Eurico in generale odiò i
-Cattolici, e distrusse o guastò quanto più egli potè le loro Chiese.
-Altre in gran numero egli ne costruì dell'<i>Ariano suo dogma</i>. Più
-amara sorgente diversità fra l'<i>Architettura Gotica</i> e l'Architettura
-Greco-Romana sgorgò in Ispagna e nelle Gallie Meridionali
-da cotal differenza de' culti, e per l'odio dell'Ariano contro il Cattolico.
-Questa diversità fu comune anche a' Borgognoni, discacciati
-da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano III.º Imperatore
-concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi vennersi
-distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando
-l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma,
-e quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo.
-</p>
-
-<p>
-Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò
-ad Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere
-a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza
-ci fanno comprendere il <i>Dritto pubblico</i> di quel secolo, e l'obbligazioni
-de' Goti <i>Federati</i> verso l'Imperio. Gli scrisse, che il
-<i>Marte inquilino</i>, cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle
-possenti rive della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella
-qualità di <i>Federati</i> a difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai
-divenuto sì debole:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>»<span class="smcap">Eorice</span>, TUAE MANUS ROGANTUR,</p>
-<p class="i2"> Ut MARTEM <span class="smcap lowercase">VALIDUS</span> PER INQUILINUM</p>
-<p class="i2"> Defenset <span class="smcap">tenuem Garumna Tibrim</span>»<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.</p>
-</div>
-
-<p>
-All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che
-l'<i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora
-implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse
-alle forme Romane? Che l'Architettura <i>Sui Dogmatis</i> del fiero
-Principe Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianze
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-abborrite delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue
-Scritture deplorava, che queste Chiese fossero, per comandamento
-d'Eurico, divenute immonde stalle, aperte a tutti gli armenti<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la
-Visigotica spada in pro del <i>tenue Tevere</i>. Nè la trasse. Roma nel
-475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma
-gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi
-già levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere
-agli Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù
-perchè avesser dimenticata una gran parte delle nazionali
-lor discipline, sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra
-tutt'i popoli di sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica
-e particolare Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero
-ad imitare da' Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila,
-quando essi, col permesso degli Imperatori, fermaronsi nella Romana
-Provincia della Pannonia e vi abitarono fino a che Teodorico
-degli Amali, diciasettesimo discendente del <i>Semideo</i> Gapto,
-e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe condotti nel
-Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla Rezia e
-sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente.
-</p>
-
-<p>
-Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere
-il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica
-loro <i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana. S'invaghirono delle
-forme Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo
-li tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa
-Cattolica. In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non
-poterono le Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e
-con corrompere in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la
-mescolanza d'un qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma
-oggi egli è difficile di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed
-il vanto d'aver conservate intere le memorie dell'<i>Architettura
-Gotica</i> Oltredanubiana spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna
-e delle Gallie Meridionali. Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico,
-il Vittorioso, rendea vieppiù illustre la Reggia di Tolosa. Una sì
-lunga fortuna procacciò a queste Provincie delle Gallie il nome
-di <i>Gallia Gotica</i>; nome, che sopravvisse alla loro possanza, e
-durò fino al duodecimo secolo. Nè io da indi in qua userò altro
-vocabolo se non questo di <i>Gallia Gotica</i>, per additare tutt'i paesi
-posseduti già e poi perduti da' Visigoti nelle Gallie.
-</p>
-
-<p>
-Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove
-si trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto
-essere stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortarono
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-e si distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle
-Chiese Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò
-a tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto <i>Ulfilano</i> e la
-Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti
-d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta Traduzione,
-o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in altre Provincie
-d'Europa. Tale il <i>Codice argenteo</i> d'Upsal; cioè la Traduzione
-<i>Ulfilana</i> de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato in Napoli,
-è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della
-lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali.
-</p>
-
-<h3>XI.</h3>
-
-<p>
-Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di
-Ulfila nella <i>Gallia Gotica</i> e nella Spagna. Intanto Alarico II.º
-dava le Leggi del suo <i>Breviario</i> nel 506 a' Goti ed a' Romani dei
-vasti suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti
-conosciuto giammai l'uso del <i>guidrigildo</i> Germanico. Anche Teodorico
-degli Amali pubblicò in Italia il suo <i>Editto</i> pe' Goti e pe' Romani:
-ma l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di
-manifestare al mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana:
-il che fecero entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino.
-Alarico II.º inserì nel <i>Breviario</i> una Legge, promulgata
-in tempo degli orgogli Romani dagl'Imperatori, che dovessero punirsi
-di morte coloro, i quali contraessero matrimonio fra' Romani
-ed i <i>Gentili</i>; e per <i>Gentili</i>, Alarico intendea ora parlar de' suoi
-Visigoti: sottile artifizio a tener separate le due razze de' suoi sudditi.
-Nell'<i>Editto</i> d'Italia sì fatta Legge non si trova, ed i matrimonj
-si contrassero indistintamente fra' due popoli: ma Teodorico
-tolse l'uso dell'armi <i>pubbliche</i> a' Romani, lasciandolo solo agli
-Ostrogoti: errore immenso, che non si commise da' Visigoti. E però
-in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>, bene i Romani si congiunsero
-co' nuovi padroni e formarono un popolo unico, non diviso
-che dal solo divieto delle nozze <i>Gentili</i>. Sì fatta congiunzione,
-che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o fu bugiarda
-ed ingannatrice, in Italia.
-</p>
-
-<p>
-Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali,
-e metteva in luce i suoi <i>Diciassette Capitoli</i><a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>, dove per
-l'uccisione d'un Franco assegnavasi un <i>guidrigildo</i> maggiore di
-quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo,
-i Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad
-un popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di
-essere il solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romani
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-delle Gallie, quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse
-dalla sì crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo
-che Clodoveo si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la
-Legge Salica. Santo Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano,
-gli scrisse da quel paese de' Borgognoni, <i>che la fede di Clodoveo
-era stata una vittoria dei Romani</i>.
-</p>
-
-<p>
-Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che
-riponea soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo,
-dovè in tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle
-scienze, e massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità
-del popolo da lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito
-non aveano recato nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di
-edificare, nè anche della calce o delle tegole.
-</p>
-
-<p>
-Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero
-edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica.
-Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minor
-<i>guidrigildo</i>, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire
-l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero,
-che di mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e
-ne surse l'iniquo motteggio d'essere la paura una qualità propria
-de' Goti (<span class="smcap">Gothorum</span> <i>est povere</i>). Indi essi Franchi procedettero a
-dar loro il nome di <i>Cani Goti</i>: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura
-doppia di <i>Cagot</i> presso i Francesi d'oggidì. Non nego,
-che la lunga prosperità de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni
-di Alarico II.º: ma essi pugnarono fortemente co' Franchi, e nei
-secoli seguenti mostrarono il coraggio antico de' Geti contro i Saracini,
-sollevando sopra ogni altra la gloria delle Visigotiche spade.
-Alarico II.º, che avea sospese o rallentate le persecuzioni Ariane
-contro i Cattolici, fu vinto ed ucciso da Clodoveo nel 507
-in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i Visigoti poterono gloriarsi,
-che in quella battaglia erano caduti, combattendo in loro difesa
-i più illustri fra' Romani lor sudditi, non ostante la diversità delle
-Religioni e la proibizione delle nozze <i>Gentili</i>. E però Clodoveo,
-a malgrado del suo motteggiar contro i Visigoti, si mostrò generoso
-verso quei delle Città da lui soggiogate; anzi molti di costoro
-vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di Conti, a reggerle
-in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione fino ai
-giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi si
-troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia
-di Tolosa fu trasportata in Ispagna.
-</p>
-
-<p>
-La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamano <i>fusione</i>) dei
-Romani delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi
-fatta punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non
-prenderò ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogotica
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-nella nostra Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente
-in Ravenna, edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro
-dovettero spesso implorare l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto
-quando il Visigoto Eutarico (d'un altro ramo degli Amali)
-venne in Italia e sposò Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico,
-aspro ed implacabil nemico dei Cattolici. Mettendo perciò
-dall'un de' lati gli Ostrogoti, sarò contento di volgere gli sguardi
-solo all'<i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto
-secolo si cominciò a darle il nome generalissima di <i>Architettura
-Gallica</i>, ciò che si vedrà ben presto nelle Leggi del Re Longobardo
-Liutprando. L'Architettura del tutto diversa de' Romani
-cominciò eziandio a ricevere nella medesima età l'appellazione di
-<i>Romanese</i>, che piacque ad alcuni paragonar con la <i>Gallica</i> dei
-Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo di Vercingetoringe;
-quasi ella conservato avesse le sue particolari forme Druidiche
-da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non ignoro,
-che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove racchiuso
-erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza
-più le chiamò <i>Galliche</i><a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>; costruiti con travi distese in sul suolo,
-e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con calcina
-e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel
-corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono
-alla <i>Druidica</i> ed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette
-ad essi: nè <i>Galliche</i> furono le mura, onde Aureliano cinse
-l'eterna Città: ed il <i>Giudice</i> Visigoto Atanarico non imparò dai
-Druidi l'arte d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben
-da maravigliare, che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar
-le parole di Cesare sulle <i>Galliche mura</i> d'Avarico<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>, ricordando
-le mura di Clermonte, insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia
-Romana. Il quale verso la fine del quinto secolo, si
-doleva che tali mura fossero <i>fragili</i> ed avesser sembianza di <i>quasi
-brugiate</i><a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>; colpa o della loro costruzione, forse tumultuaria e
-recente, o pe' validi assalti, che il Visigoto Eurico diè alle Città
-degli Alverni: del che Sidonio non cessava di lamentarsi.
-</p>
-
-<h3>XII.</h3>
-
-<p>
-La vittoria di Vougle diè Tolosa ed una parte della <i>Gallia Gotica</i>
-in mano de' Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgognoni
-si convertirono alla fede Cattolica: il che recò grandi mutamenti
-fra essi, e soprattutto nell'Architettura, la quale cessò di
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-essere Ariana. In Settembre 517, Santo Avito di Vienna convocò
-in Epaona un Concilio, dove si promulgarono quarantuno Canoni.
-Uno di questi condannò alle battiture i Cherci, che accettato
-avessero l'invito ad un qualche banchetto degli Eretici; tanta era
-la distanza, che separava le due credenze. Più famoso riuscì l'altro
-Canone Trigesimo Terzo, nel quale si decretò di volersi avere
-in abborrimento le Basiliche degli Eretici, nè doversi elle riconciliare
-al culto Cattolico; potersi ciò fare solamente delle Chiese,
-che gli Eretici avessero tolto ai Cattolici con violenza. Di qui s'apprende
-qual distruzione si fosse fatta delle Basiliche Ariane nel
-Burgundico Regno: e quante Basiliche avessero ivi costruite gli
-Ariani, le quali caddero per l'esecrazione comandata dal Concilio.
-Così perirono in gran parte le memorie d'un'Architettura, che
-ingegnavasi per la spavalderia delle Sette di non somigliar punto
-alla Cattolica.
-</p>
-
-<p>
-»Basilicas haereticorum, <span class="smcap lowercase">QUAS TANTA EXECRATIONE HABEMUS EXOSAS</span>,
-ut pollutionem earum purgabilem non putemus, <span class="smcap lowercase">SANCTIS
-USIBUS APPLICARE DESPICIMUS</span>. Sane quas per <i>violentiam nostris
-abstulerunt</i>, possumus revocare<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Dopo la celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cattolico
-de' Borgognoni fu vinto nel 534 da' Franchi, ed obbedì ai Re,
-figliuoli di Clodoveo, ed i precetti Epaonensi propagaronsi con più
-vigore di tratto in tratto nelle Provincie d'Occidente, le quali venivano
-liberandosi dall'Arianesimo, perocchè niun'altra Eresia fu
-tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti come
-i Borgognoni: niuna ebbe tanti favori da' Re, nè alzò sì superba
-la testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo
-contrario, i Goti di Spagna e della Gallia Gotica non conquistata
-da Clodoveo vieppiù infiammaronsi nel desiderio di segregare la
-Ariana loro Architettura dalla Cattolica; ed in tal modo mostraronsi
-vieppiù evidenti le differenze native tra l'<i>Architettura Gotica</i>
-e la <i>Romana</i> o <i>Romanese</i>.
-</p>
-
-<h3>XIII.</h3>
-
-<p>
-Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di
-additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici
-dei nuovi suoi sudditi Visigoti della <i>Gallia Gotica</i>; e piacquegli
-di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura
-Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le
-forme Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago,
-cioè in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne
-quando Flavio, il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense.
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-Allora Clotarico fece costruire un magnifico Tempio a San Pietro:
-lo stesso forse, che la Regina Clotilde, sua madre, nata fra
-i Borgognoni, avea cominciato in onor de' Dodici Apostoli. Clotilde,
-sebbene Cattolica, non si ricordò ella giammai delle patrie forme
-di architettare in Borgogna, quando edificò nel Regno de' Franchi
-le molte sue Chiese? Che che fosse stato di ciò, Clotario I.º, il
-quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio di Roano servirsi della
-<i>Mano Romana</i>, si rivolse in vece alla <i>Mano Gotica</i>, cioè al Gotico
-Magistero. E rizzò in quella città il magnifico Tempio, che ancor
-ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio, al quale
-s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a Clotario
-non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor
-oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri
-di quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841
-allorchè i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore
-della Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce
-il nome, compose la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri
-vi si veneravano ancora: ma furono indi trasportate altrove dai
-Monaci all'approssimarsi de' Normanni, che attualmente nell'841
-saccheggiarono il Tempio, privo della santa spoglia. Ulmaro, il
-quale scrivea nell'875, diè meritamente il nome di Geti a questi
-Normanni<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della
-Vita di Sant'Oveno od Audoeno:
-</p>
-
-<p>
-»In Basilica Beati <span class="smcap">Petri</span> Apostoli Beatum <span class="smcap">Audoenum</span> sepelierunt.
-Denique ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT,
-<i>quadris lapidibus</i>, MANU GOTHICA, a primo <span class="smcap">Lothario</span>
-rege <span class="smcap">Francorum</span> <i>olim</i> est <span class="smcap lowercase">NOBILITER</span> constructa...... MIRO
-OPERE..... Pontificante <span class="smcap">Flavio</span> Episcopo <span class="smcap">Rothomagensi</span>»<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Gotica</i> dunque, non <i>Romana</i>, fu la <i>Mano</i> che rizzò quella
-<i>mirabile opera</i> del Tempio per comandamento di Clotario I.º:
-<i>Gotica</i>, e nuova del tutto in Roano, e però incognita in tutto il
-Regno di Neustria, dove prevalea l'arte Romana. Se la <i>Mano Gotica</i>
-non fosse stata nuova ed incognita; perchè dunque avrebbe
-dovuto parlarne con tanta diligenza il Monaco, Autore della Vita
-di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco ricordata in oltre la
-forma delle <i>pietre riquadrate</i>, poste in atto dalla <i>Mano Gotica</i>,
-ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della Colonna Traiana, dove
-con pietre per l'appunto di tal forma si veggono fabbricate la
-Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di Decebalo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi
-Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato
-non diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore
-non della Vita del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino
-Monaco e non Vescovo Inglese. L'età del Monaco Rotomagense,
-non più antico dell'841, lo ravvicina più assai al secolo di Clotario
-I.º e della sua <i>mirabile opera Gotica</i>. Un Codice di San Massimino
-Trevirense presso il Wiltheim, parla non in generale della
-<i>Mano Gotica</i>, ma sì degli <i>Artefici Goti</i>, chiamati da Clotario I.º
-in Roano. E però il Wiltheim nel 1659 non tardò ad affermare
-la perpetua durata dell'<i>Architettura Gotica</i>: vero e necessario
-concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi tutte le menti.
-</p>
-
-<p>
-»Hinc, egli dice, <i>haud dubie</i> efficitur, habuisse <span class="smcap">Gothos</span>........
-quamquam a <span class="smcap">Chlodoveo</span> subacti...... habuisse, inquam, <span class="smcap lowercase">GENUS
-AEDIFICANDI PROPRIUM</span><a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>».
-</p>
-
-<h3>XIV.</h3>
-
-<p>
-Chi non dice oggidì, che l'<i>Architettura Gotica</i> sia un falso nome
-dato nella nostra età da noi ad un'Architettura, che surse per
-la prima volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Così scrivonsi
-oggi tutte le Storie dell'Architettura; e tutte narrano, che allora
-soltanto rampollò dall'umano cervello, senza un innanzi e senza
-riscontri d'alcuna sorta nel passato, una particolar foggia d'edificare
-coll'<i>arco acuto</i>; la quale stoltamente attribuissi a' Goti,
-privi d'ogni arte loro propria e d'ogni disciplina. Ho già confessato,
-ed or confesso da capo, d'ignorare qual fosse l'<i>Architettura
-Gotica</i> nel 534, regnando Clotario I.º su' Franchi. E ben si può e
-si dee deplorare sì fatta ignoranza, ma non per essa vuolsi negare,
-che fuvvi l'<i>Architettura Gotica</i> di là dal Danubio, dond'ella
-venne in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>. Nel 548 cominciò a regnare
-su' Goti Atanagildo, che più d'ogni altro suo Predecessore
-amò l'Architettura patria Oltredanubiana, e mantenne scintillanti
-più che non dianzi su questo punto gli orgogli, onde testè favellai:
-Atanagildo, padre di Brunechilde, la famosa Regina de' Franchi.
-L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi dì nel secolo decimo
-sesto sussisteano le rovine delle Gotiche fabbriche del Re Atanagildo
-in Portogallo vicino ad Idana, oggi Guimaraens: fabbriche
-simili perciò a quelle, che tutto il mondo nel secolo del
-Mariana chiamava <i>Gotiche</i>: testimonianza tanto più vera e concludente
-quando più elle sembravano brutte allo Storico, essendo
-ristucca in quella stagione l'Europa de' modi tenuti dalla <i>Architettura
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-Gotica</i> dopo essersi nuovamente voltati gl'intelletti ad ammirar
-l'arte antica d'architettare, risorta in Italia, secondo gli esempi
-Greci e Romani. »<span class="smcap">In portugalia</span>, dice il Mariana, ex sexto
-decimo ab urbe <span class="smcap">Guimaraens</span> (antiquis <span class="smcap">Idania</span> fuit) lapide, <i>pagus</i>
-EXTAT <span class="smcap lowercase">ATHANAGILDI</span> nomine, <i>fortassis</i> ab hoc tempore
-conditus; in eo <i>parientinae</i> CERNUNTUR et <i>aedificiorum fundamenta</i>
-<span class="smcap">gotthicae structurae, multum a Romana elegantia
-degenerantis</span> speciem repraesentantia<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Brunechilde sposò nel 566 Sigeberto; Re de' Franchi d'Austrasia.
-Non debbo qui toccare della bellezza e delle grazie, cotanto lodate
-da' due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turonese,
-di questa egregia donzella de' Goti, la quale di poi dopo le
-prime virtù meritò aspri e giusti rimproveri: ma i suoi più spietati
-nemici non le negarono la lode, ch'ella d'illustri monumenti
-avesse riempiuto i paesi de' Franchi, e conseguita la riputazione
-d'edificatrice magnanima e grande. Ignorava ella fosse Brunechilde,
-che San Pietro di Roano era stato costruita con <i>Mano Gotica</i> dal
-padre di suo marito? Ed aveva ella dimenticato di esser figliuola
-del Re Atanagildo? Colui, al quale piacesse di tener per vero un simile
-obblio, dovrebbe dimostrare, che la tralignante Brunechilde non
-avesse mai edificato in altra foggia se non alla foggia Romana.
-</p>
-
-<p>
-Questa è la troppo celebre Brunechilde, che non lasciò mai di
-esser Gota; ed in qualità di Gota, non di Romana, la sua rinomanza
-riempì le carte dell'<i>Edda</i> e de' <i>Nibelungen</i>.
-</p>
-
-<h3>XV.</h3>
-
-<p>
-Clotario I.º, autor della <i>Mano Gotica</i> in Roano, aveva unito
-nella sua persona tutte le Provincie conquistate da' Franchi sui
-Romani, sui Borgognoni e su' Visigoti nelle Gallie. Sigeberto, Re
-d'Austrasia, ed i suoi tre fratelli divisero fra loro la Monarchia paterna,
-mercè un solenne Trattato del 562<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. A Sigeberto nella
-<i>Gallia Gotica</i> toccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in questa
-l'Alverinia, ov'era Clermonte d'Apollinare Sidonio; toccarono
-alcune parti della Provincia Romana, da noi detta Provenza, ove
-sorgeva Marsiglia<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Brunechilde, moglie di Sigeberto, venne dunque
-nel 566 a regnare sopra molte nobili Città de' Visigoti, conquistate
-da Clodoveo dopo la battaglia di Vonglè. Qual non fu la gioia
-di quei Visigoti, che ho detto<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> aver lo stesso Clodoveo lasciati non
-di rado al reggimento di tali Città in nome de' Re Franchi? Qual
-non fu il loro tripudio nel veder salire sul Trono d'Austrasia la bella
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-figliuola del Visigoto Re Atanagildo? Brunechilde perdè il marito
-nel 575; allora ella tenne da sè con varia fortuna i freni del
-Regno, invece or del figliuolo, ed or de' nipoti. Qui niuno dirà,
-che la Regina preso avesse in Marsiglia e negli altri luoghi dei
-Visigoti suoi sudditi a sommergere la loro <i>Architettura Gotica</i> ed
-antichissima, nè che i quattro Re, nati da Clotario I.º avessero
-dovuto aver in dispregio la <i>Mano Gotica</i>, già sì cara dianzi al
-lor genitore. Gli esempi di Brunechilde, che fu soprannominata
-la <i>Grande Edificatrice</i>, giovarono anche a' Goti delle Città cadute
-in sorte agli altri figliuoli di Clotario I.º: tra le quali mi giova
-ricordar spezialmente Lemosì, ovvero Limoges, che spettò nel 562
-a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568, per breve ora obbedì
-al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel suo Anfiteatro
-Romano, e la marittima città di Magalona rimasero in potere
-de' Visigoti uniti con la Spagna, sebbene l'una e l'altra città fossero
-strette per ogni verso e circondate dalle regioni della <i>Gallia
-Gotica</i>, le quali erano cadute sotto il dominio de' Franchi.
-</p>
-
-<p>
-Due anni dopo le nozze di Brunechilde con Sigeberto, arrivò il
-Re Alboino in Italia co' suoi Longobardi; seguito dagli Ostrogoti,
-che Narsete avea discacciati al tutto dall'Italia nel 554, regnando
-Giustiniano Imperatore. S'erano rifuggiti costoro nella lor Provincia
-di Pannonia, in mezzo alla quale allora viveano i Longobardi,
-ed essi Ostrogoti ne avevano convertita una gran parte alla
-fede Ariana. Alboino, giovine Re de' Longobardi, mostravasi
-più acceso di tutti nella novella credenza, e lasciavasi tuttodì vedere
-nelle Chiese Ariane in compagnia de' Clerici Goti. Di ciò gravi
-lamenti mosse il Vescovo di Treviri San Nicezio, in una lunga
-sua Lettera da me ricordata nella Storia<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. Quei Clerici Ostrogoti
-furono in Italia non solamente i dottori ed i maestri dei Longobardi
-Ariani, ma eziandio gli Architetti così nel costruire le
-Chiese, che costoro v'edificarono, come nel ridurre al rito Ariano
-l'altre, che si tolsero da essi a' Cattolici. Ma io promisi di non parlar
-dell'Architettura Ostrogotica in Italia<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>; e, stando al mio proposito,
-non toccherò d'altro nel presente lavoro se non della caduta
-del Maggior Tempio, alzato in Ravenna dagli Ariani sotto
-il Gran Teodorico; il qual Tempio indi vi stette in piè per circa
-mille anni fino al 1457. Tacerò eziandio delle grandi fabbriche di
-Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'Italia, nelle quali poterono
-qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti;
-soprattutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica.
-E però, lasciando queste cose in disparte, io mi terrò stretto nell'Orbe
-Visigotico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fra' Visigoti, divenuti Cattolici, v'era il Duca Launebode, al
-quale i Re Franchi aveano conceduto il governo della sì ricca e
-bella e della cotanto Visigotica Tolosa. Launebode nel 578 prese
-ad edificare una grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Saturnino;
-ed il Romano Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al
-Duca, da' quali s'impara in qual modo vispi e gagliardi, eziandio
-dopo le sciagure di Vouglè, durassero quei Visigotici rigogli, onde
-favellai<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, a cagione della dilettissima loro <i>Architettura Gotica</i>.
-Venanzio non seppe lodar più degnamente sì fatte fabbriche
-se non dicendo, che aveale recate a termine un <i>Barbaro</i>, ma <i>senza
-l'aiuto d'alcun Romano</i>:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>»<span class="smcap">Launebodes</span> enim....... Ducatum</p>
-<p class="i2"> »Dum gerit, instruxit <span class="smcap lowercase">CULMINA SANCTA</span> loci.</p>
-<p>»Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT</p>
-<p class="i2"> »Hoc vir <i>Barbarica prole</i> peregit opus<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>».</p>
-</div>
-
-<p>
-Questo è ciò che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quando
-la Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si
-vide l'Ariano Re Leovigildo fabbricar la città di Recogoli della
-Celtiberia, e circondarla così di mura come di sobborghi: opera,
-che parve <i>mirabile</i> a Giovanni Biclariense, Autore della Cronica<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>,
-e perseguitato da quel Re, il quale afflisse fieramente i Cattolici.
-Nello stuolo de' perseguitati annoverossi altresì un <i>Piloforo</i>
-Goto; Mansona, cospicuo per la sua nobiltà. Questi dal 573 al
-606, sedette Vescovo in Emerita, oggi Merida, nella Lusitania.
-Fedele suo Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per
-aver ristornato il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con aggiungervi
-nuovi edifizî e soprattutto per l'<i>eccelse Torri</i>, ch'ei
-soprappose alla <i>mole sublime</i> di quella Basilica. »<span class="smcap">Celsa Turrium
-Fastigia sublimi produxit in arce</span><a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>». Così diceva il Diacono
-di Merida Paolo, che a' giorni di Mansona compose le Vite de' Vescovi
-Emeritensi. Da Merida il culto di Santa Eulalia si diffuse
-da per ogni dove a cagione di sì augusto Tempio, e gran numero
-di Basiliche s'eressero in onor di quella Vergine, massimamente
-in Cordova ed in Toledo. Nè Mansona cessava d'edificare Ospedali
-e Basiliche in Merida con <i>ammirabile artificio</i>, per quanto
-afferma lo stesso Diacono Paolo; <i>artificio</i>, adoperato da un nobilissimo
-tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia
-sursero in alto non per difesa contro i nemici, nè per altre occorrenze
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-di guerra, ma per ornamento d'Architettura, e forse fin
-da quella stagione per sostegno delle Campane<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Il Greco Fedele
-dovè quivi ergere quelle Torri per seguitar le voglie de' Visigoti
-Cattolici, non i precetti dell'Architettura Bizantina, che nella
-Chiesa già dianzi ricostruita di Santa Sofia s'astenne da ogni
-sorta di Torri, donde avesse potuto il Vescovo di Merida voler
-trarre gli esempj.
-</p>
-
-<p>
-Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a ristorar
-le mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edificò in Toledo
-una Chiesa del rito Ariano: la quale, quando i Goti vennero
-la più gran parte alla fede Cattolica nel 587, fu dal Re Recaredo
-riconciliata immantinenti al nuovo culto. Allora in Ispagna
-e nella <i>Gallia Gotica</i> non conquistata da' Franchi si diminuirono
-l'industrie, con le quali s'andavano studiando gli Ariani di voler
-differenziar le loro Chiese da quelle de' Cattolici: ma non vi cessarono
-al tutto gli Ariani. Per un altro lato, da' Goti Cattolici si
-vide imposta la lor <i>Liturgia Gotica</i> ed Orientale anche a' lor sudditi
-Romani della Spagna e della <i>Gallia Gotica</i>. Ciò si fece per
-Decreto del Terzo Concilio di Toledo, preseduto da Mansona di
-Merida nel 589. Robusta poi sempre si mantenne l'usanza presso
-i Goti nuovi Cattolici, di tener in onore la prisca loro Architettura,
-ch'essi aveano recata dalla Dacia e dal Danubio in Ispagna.
-E però in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i servi nell'arti di
-edificare: si come si legge in un'Iscrizione posta dall'un di costoro
-per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del Duca Launede
-Tolosano, di non aver adoperato altre braccia se non de' servi
-<i>nati nella sua casa</i>, per ergere in Cadice due Chiese a Santo Stefano
-ed a San Giovanni Martire nel 607: »<span class="smcap">Oferarios vernulas.</span>
-Sumptu Proprio<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>».
-</p>
-
-<h3>XVI.</h3>
-
-<p>
-L'età de' Re Atanagildo, Liuba I.º, Leovigildo, Recaredo, Liuba
-II.º, Vilterico, Gondemaro e Sisebuto, dal 548 al 622, è quella,
-in cui maggiormente fiori la civiltà de' Goti, e più mostrossi
-la lor natura Cavalleresca. Il Re Chilperico, fratello di Sigeberto
-sposò nel 568 Galsvinta, sorella di Brunechilde: alla quale Galsvinta
-esso Chilperico fece il <i>Dono Matuttino</i> detto del <i>Morgicap</i>
-da' Franchi, da' Longobardi e da' rimanenti popoli della Germania
-di Tacito. Lemos con altre Città <i>Gallo-Gotiche</i> si videro comprese
-in tal <i>Dono</i>: e queste, quando il Re uccise la moglie nello
-stesso anno, furon cagione di guerra tra' figliuoli di Clotario I.º;
-poscia passarono tutte nel privato dominio di Brunechilde.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<p>
-Qual non era la differenza tra un sì fatto <i>Morgincap</i>, e la <i>Morgengeba</i>
-de' Visigoti nella Spagna? Una <i>Formola</i> insigne in versi
-Latini del 615, scoperta e' non ha guari dal Signor di Roziere e
-da me riproposta in parte nel Codice Diplomatico Longobardo<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>,
-c'insegna, essere stata la <i>Morgengeba</i> il dono, che facevasi alle
-Visigotiche Vergini, quando elle non erano se non semplici fidanzate,
-come la Burgundica Ildegonda nel <i>Romanzo</i> di Gualtieri
-o Waltario, prole del Re d'Aquilania. E si ravvisa in tal <i>Formola</i>
-qual fosse la delicatezza de' sentimenti di chi la scrisse, ma
-col proposito di voler dipingere al vivo alcuni costumi del suo secolo,
-e lodarne l'antichità. Il <i>Getico Senato</i> ci apparisce nel suo
-lustro primiero, come al tempo de' <i>Pilofori</i>, e però vie meglio si
-mostra l'Aristocratica natura Visigota:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>»Insigni merito et <span class="smcap">geticae de stirpe Senatus</span></p>
-<p class="i2"> Illius <i>sponsae dilectae</i>....</p>
-<p><span class="smcap">Ordinis</span> ut <span class="smcap lowercase">GETICI</span> est et MORGINGEMBA <span class="smcap lowercase">VETUSTI</span>»</p>
-</div>
-
-<p>
-Qui nella <i>Formola</i> del 615 comincia la descrizione de' doni a colei,
-che lo sposo vagheggia;
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>»<span class="smcap">Te dominam</span> in mediis cunctisque per omnia rebus.</p>
-<p class="i2"> <span class="smcap">Constituo</span>, donoque tibi vel confero, <span class="smcap">Virgo</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-Quanta disformità tra il <i>Morgincap</i> de' Franchi o de' Longobardi
-e la <i>Morgengeba</i> de' Visigoti! La Vergine Visigota diveniva Signora
-di tutto fin dal momento del dono; la donna Longobarda
-era soggetta sempre al <i>Mundio Perpetuo</i>, anche de' suoi proprj
-figliuoli. Da questa sola diversità si misuri lo spazio, che dividea
-la vita civile de' Goti da quella de' popoli della Germania di Tacito;
-si vegga di qual altra tempra fosse in Ispagna e nella <i>Gallia
-Gotica</i> il rispetto per la donna ed ogni sentimento generatore
-della Cavalleria. Si scorga in oltre quanto i Visigoti del Re Sisebuto
-si vantassero della <i>vetustà</i> della <i>Morgengeba</i>, che racchiudea
-veramente in se tutt'i germi Cavallereschi della loro stirpe.
-In ciò l'Europa d'oggidì è Visigotica, non Longobarda. E di qui
-si può facilmente conchiudere quanto il Re Sisebuto col suo <i>Getico
-Senato</i> dovesse aver cari gli usi ed i costumi primitivi del suo
-popolo; quanto gli fossero a cuore l'esercizio ed il progresso così
-della <i>Gotica liturgia</i> come della loro antica e nazionale <i>Architettura
-Gotica</i>. Chi non conosce l'intima connessione dell'Architettura
-Sacra e della Liturgia? E come avrebbero potuto dimenticarsi
-gli usi della Patria Oltredanubiana e gli esempi recenti dati
-ti dal Re Alanagildo, quando il Re Sisebuto edificava in Toledo
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-sul Tago il magnifico Tempio di Santa Leocadia (<span class="smcap lowercase">CULMINE ALTO,
-MIRO OPERE</span><a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>), ove indi si tennero i famosi concili Toledani? Al
-Quarto de' quali presedè nel 633 Santo Isidoro di Siviglia, e vi
-si fecero più ampj ordinamenti per rifermare la autorità della
-<i>Liturgia Gotica</i>. Di questa Basilica era notabile principalmente
-l'<i>elevazione</i>, ammirata cotanto da Santo Eulogio di Cordova, e
-dalla Cronica d'Albelda; l'<i>elevazione</i>, che anche a' nostri sguardi
-nel secolo d'oggidì ci si rappresenta come una delle impronte primitive
-dell'<i>Architettura Gotica</i>, e soprattutto dell'Ecclesiastica.
-Sol nelle Leggi, negli Atti Pubblici, nelle <i>Formole</i>, nelle Monete
-i Visigoti amarono l'idioma Latino, riserbando il proprio, cioè
-l'<i>Ulfilano</i>, agli usi privati ed al commercio quotidiano fra Goti
-e Goti; del qual costume non tacerò quando farommi a ricordare
-i linguaggi arcani de' <i>Culdei</i><a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>.
-</p>
-
-<h3>XVII.</h3>
-
-<p>
-Non so se la conversione de' Visigoti fosse stata sì generale nella
-<i>Gallia Gotica</i>, sì come fu in Ispagna. Parlo della <i>Gallia Gotica</i>
-non conquistata da' Franchi, ove mi sembra, fosse rimasto
-un gran lievito Ariano, pel quale si continuò a desiderare di
-mettere sempre differenze fra l'Architettura Sacra degli Eretici
-e quella de' Cattolici. Nella <i>Gallia Gotica</i> venuta in potestà dei
-Franchi, assai poco frequenti, anche per resistere a' nuovi dominatori,
-furono le conversioni de' Visigoti alla fede Romana, ed a
-pochi tra essi piacque d'imitar l'esempio Tolosano del Duca Launebode,
-rizzando Chiese alla guisa Cattolica. Le sette degli Albigesi
-e de' Valdesi, delle quali ne' secoli seguenti si vide travagliata Tolosa
-col resto della <i>Gallia Gotica</i> de' Franchi, dimostrano, essere
-state ivi più che in ogni altra Provincia disposto di lunga
-mano il terreno a farle allignare. Sì fatta preparazione produsse
-non piccoli effetti sulla continuità dell'<i>Architettura Gotica</i> degli
-Ariani, e sull'esplicamento successivo così della letteratura
-come della lingua de' Provenzali.
-</p>
-
-<p>
-Ampio e ricco argomento, ma non è il mio in questo luogo:
-riparlo perciò del Re Sisebuto e dell'<i>elevazione Visigotica</i>, sì,
-ma non più Ariana della sua Chiesa di Santa Leocadia. Così fatta
-elevazione, che sembrava la sola degna ne' Sacri Templi ai
-Visigoti ed acconcia meglio ad innalzar gli animi verso Dio, dominava
-già in tutto il resto della natura di quel popolo fin dal
-tempo, in cui credettero all'immortalità dell'anima pei discorsi di
-Zamolxi; poscia s'accrebbe per le vittorie di Dromichete, di Berebisto
-e di Decebalo. Il nazionale orgoglio pigliò forme novelle
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-dopo la conquista di Traiano, per effetto delle stesse sciagure dei
-Geti o Goti, e nuovo stimolo dettero alle lor cittadine superbie le
-vittorie de' Re Ostrogota ed Ermanarico, non che la presa di Roma
-nel 409. La grandezza dell'animo si congiungea ne' Visigoti
-con una salda ed adamantina tenacità del proposito, la quale apparisce
-in tutta la Storia di Spagna fino a' dì nostri; e con un alto,
-anzi superlativo, sentire di sè medesimi. Ne abbiamo una
-pruova in una Lettera di Sisebuto, ch'egli per mezzo del suo Legato
-Totìla mandò a Teodolinda, Regina de' Longobardi, verso
-l'anno 616, allorchè gli fu riferito di predicarsi fervorosamente
-in Italia l'Arianesimo dagli Ostrogoti, ritornativi col Re Alboino.
-<i>Quale sventura</i>, scrivea Sisebuto, <i>che popoli del nostro Gotico
-sangue siano macchiati dell'Ariano contagio?</i> »<span class="smcap">affinitatem
-sanguinis nostri Ariana contagione nunc pollui</span>, et virulenta
-profusione canceris <span class="smcap lowercase">FRATERNA COGNATIONE DISJUNGI</span>?». <i>Qual razza</i>,
-soggiungeva, <i>è più bella, più inclita, più naturalmente valorosa
-e prudente di quella de' Goti? Quale ha più eleganti costumi?
-Chi non ha in pregio i modi loro di vivere, la perspicua
-dignità e la gloria del loro nome?</i> »<span class="smcap lowercase">GENUS INCLITUM ET</span> INCLITA
-FORMA, <span class="smcap lowercase">INGENUA VIRTUS, ET NATURALIS PRUDENTIA</span> ELEGANTIA
-MORUM, <span class="smcap lowercase">VITAE BONA CENSURA</span>, PRESPICUA DIGNITAS, <span class="smcap lowercase">ET GLORIA
-DIGNITATIS EXIMIA</span><a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. La bellezza e le grazie di Brunechilde,
-Regina, delle quali concepirono sì gran maraviglia i Romani, ci
-fan sicurtà, che Sisebuto non esagerava col suo favellare l'eleganza
-de' costumi Visigotici: ma già Brunechilde, quando egli
-scrivea, era morta da circa tre anni. »<i>Puella</i> elegans, <i>venusta
-aspectu, honesta moribus atque decora, prudens consilio et
-blanda colloquio</i>». In tale aspetto ella era venuta dalla Gozia,
-scrive Gregorio Turonese, al talamo del Re Sigeberto.
-</p>
-
-<p>
-Un'antica tradizione ripeteva d'età in età, che Sisebuto avesse
-rafforzato la città d'Ebora con grandi propugnacoli<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>. Verso la
-fine del sesto decimo secolo sorgeano ancora in essa due saldissime
-Torri, che dallo Storico Mariana s'attribuiscono a quel Re.
-Santo Eulogio di Cordova ricorda la Chiesa di Santo Eufrasio,
-fatta costruire da Sisebuto in Iliturgi, oggi Martos, sul Guadalquivir<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>.
-Bastavano tali esempi ad inanimire i <i>Pilofori</i> Visigotici
-Vescovi e Laici, ed a ricordar loro la patria consuetudine del
-Danubio così nell'Architettura sacra come nella civile e nella militare.
-Nè la memoria di Brunechilde Regina, e del suo edificare
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-s'era perduta, quando il Re Sisebuto mancò nel 621. L'anno
-che seguì alla sua morte, fu il Primo dell'Egira di Maometto e
-però il primo, da cui si numerassero i pubblici fatti e le conquiste
-del fortunato legislatore di quegli Arabi, che viveano sotto le
-tende: indi essi nel corso delle loro vittorie, dopo aver perduto
-Maometto, edificarono in vari Regni un gran numero di Templi
-e di Moschee, chiamato in aiuto la scienza de' popoli vinti; dalle
-quali costruzioni nacque ne' secoli seguenti l'Architettura della
-<i>Moresca</i>. Di questa forse, ma nol prometto, farò un particolare
-Discorso: qui mi contento dell'osservazione, che gli Arabi di
-Maometto non insegnarono alcuna forma speciale d'architettare
-al Re Sisebuto ed al popolo, discendente dagli <i>Immortali</i> di Zamolxi.
-</p>
-
-<h3>XVIII.</h3>
-
-<p>
-A' giorni di Sisebuto la Città di Lemosi nella <i>Gallia Gotica</i> fioriva
-per l'eccellenza delle sue arti. Nè l'arti Romane sotto i Visigoti
-erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotto Eurico
-vi predominarono le Visigotiche dell'Architettura, e sopratutto
-di quella peculiare degli Ariani. Era in Lemosi una <i>Pubblica
-Officina della moneta fiscale</i>, afferma Sant'Oveno, che circa un
-quaranta anni dopo Sisebuto scrisse diffusamente la Vita del suo
-amico Santo Eligio<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. Ecco una Zecca nella <i>Gallia Gotica</i>, dove
-presedeva un Orefice lodatissimo (<i>fabro aurifici probatissimo</i>),
-chiamato Abbone, il quale v'insegnava le pratiche ingegnose dell'arte
-sua, ed ebbe Santo Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visigoti
-questo Abbone? Un tal nome non è Romano, e pur tuttavolta
-egli non sembra Visigotico: ma Eligio, ed i suoi Genitori
-Eucherio e Terragia, si possono pei loro nomi credere usciti di
-sangue Romano. Che che sia della nazione di tutti costoro, Lemosi,
-retaggio di Brunechilde<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>, ha le apparenze d'essersi mantenuta
-Visigotica sotto la dominazione particolare della Regina<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>;
-ma, dopo lei, si ripose in libertà. E ne godeva nel 620, se dee
-credersi al contemporaneo Sant'Oveno, il quale narra, che alcune
-cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a condursi nel Regno
-de' Franchi<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Sopra una gran parte di questi regnava Dagoberto;
-ed Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, negli
-ultimi giorni di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta la Monarchia
-de' Franchi e possedè il tratto di Lemosi, o per conquista,
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-o per volontaria dedizione. L'aura Visigotica spirò per lunga
-stagione in quel tratto, dove di poi venne alla luce il Trovatore
-Gerardo di Berneuil, ricordato dall'Alighieri nel Purgatorio e nell'<i>Eloquio
-Volgare</i>.
-</p>
-
-<p>
-L'Orefice di Lemosì diventò il Ministro e l'amico principale del
-Re Dagoberto. Tutti gli Ambasciatori, che dall'Italia e dalla <i>Gallia
-Gotica</i> non conquistata da' Franchi arrivavano al Regio Palazzo,
-avevano a cuore, scrive Sant'Oveno<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>, di rendersi benevolo
-Eligio: per opera del quale, se non vado errato, si dette Lemosì a
-Dagoberto. Grandi prove avea somministrato Eligio della sua eccellenza
-nel suo mestiere, ma egli divenne ancora un edificator
-grande così di Monasteri come di Chiese. Nel 631<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>, si fe' donare
-dal Re un territorio in Lemosì, dove costruì un ampio e magnifico
-Monastero, che indi fu visitato con ammirazione da Sant'Oveno:
-poscia l'avventuroso Ministro fabbricò nella sua propria
-casa d'abitazione in Parigi un nobile Monastero per trecento
-Vergini (<i>dignum construxit Archisterium</i>). Nel 634, con <i>Visigotica
-elevazione</i>, fabbricò l'alta Basilica fuori le mura di Parigi,
-e coprì elegantemente di piombo quelli, che son chiamati
-dal medesimo Santo Oveno i <i>sublimi tetti di San Paolo</i>. Tralascio
-l'altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San Marziale
-della sua patria Lemosina, per domandare se fu <i>Gotica</i> o
-<i>Romanese</i> la natura di tali edifizi? Saranno stati dell'una e dell'altra
-sorta, rispondo, ma io l'ignoro. Certamente non furono
-<i>Romanesi</i> le forme primiere della Badia di S. Dionigi, fatta edificare
-nel 637 da Dagoberto, e decorata con insigni opere d'Orificeria:
-lavori dell'egregio artefice, dell'operoso costruttore d'un
-Monastero nella sua propria casa e del possente Ministro della
-Monarchia. Eligio perciò ebbe la più gran parte nel disegnare o
-nell'approvare le sembianze Architettoniche di quella famosa Basilica,
-della quale il Pontefice Stefano II.º volle al suo ritorno da
-Parigi fabbricarne in Roma una simile, <i>secondo l'uso di Francia</i>,
-come a suo luogo dirò<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Donde si trae, che un nuovo spettacolo si vide sul Tevere quando
-ivi surse la Chiesa di San Dionigi »<span class="smcap lowercase">JUXTA FORMAS SPECIES DECORATA</span>
-SICUT IN FRANCIA (Pontifex) VIDERAT». Son queste
-le parole di Benedetto del Monte Soratte: dalle quali apprendiamo,
-che l'Architettura primitiva del Tempio Parigino di San Dionigi
-non fu <i>Romana</i> o <i>Romanese</i> nè <i>Druidica</i> nè <i>Francica</i> (i
-Franchi non ebber giammai arte propria d'edificare), ma <i>Gallo-Visigotica</i>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-e posta principalmente in atto da Santo Eligio della
-<i>Gallia Gotica</i>, posseduta da Brunechilde. Non è mio l'officio d'indagare
-quali mutamenti si recaron di poi all'Architettura di San
-Dionigi del 637.
-</p>
-
-<h3>XIX.</h3>
-
-<p>
-Mancato il Re Dagoberto, i due amici Oveno ed Eligio, nello
-stesso giorno 13 Maggio 640, salirono sulle Cattedre delle Chiese,
-quegli di Roano, e questi di Noion. In tal guisa, da' suoi paesi
-Visigotici Eligio si tramutò per sempre nelle Gallie Settentrionali,
-ove non cessò d'edificare Tempi e Chiostri. Un ampio Monastero
-di Vergini costruissi dal novello Prelato in Noion: lavoro,
-che potè non essere di stile <i>Romanese</i>. Morì nel 659. Allora S.
-Oveno dettonne la Vita. Erasi questi partito da Roano e dal suo
-Maggior Tempio di <i>Mano Gotica</i> per predicare la vera fede Cristiana
-contro i Monoteliti, ed avea impreso lunghi viaggi a tale uopo.
-Approdò in Ispagna, ove non mancavano alcune reliquie dell'estinto
-Arianesimo, e dove al Re Recesvinto era succeduto Vamba.
-L'Arcivescovo Rotomagense fu ricevuto con grandi onori dai
-Goti secondo i racconti dell'Autore quasi contemporaneo d'una delle
-sue Vite (<i>Unde felix opinio <span class="smcap">Gothorum</span> terras penetravit</i><a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>). Ivi
-sul Guiserga, in mezzo a' suoi gentilizj poderi di Donnia o Dogna,
-vicino a Valladolid, aveva Recesvindo edificato nel 661 un
-Tempio, ricco di marmi e d'iscrizioni, al Batista; i rimasugli del
-qual Tempio sussistevan tuttora nel secolo dello storico Mariana.
-Questi giudicolle di <i>Gotica struttura</i> (<i>Vetusti operis atque adeo
-<span class="smcap">Gotthicae structurae</span> immaginem repraesentans</i><a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>).
-</p>
-
-<p>
-Recesvindo, sì celebrato nelle Storie di Spagna, nacque da quel
-Re Cindasvindo, ch'ebbe a disdegno i Romani a lui soggetti, e
-con sua Legge solenne dichiarò di non dover più l'universalità
-de' suoi popoli <i>esser vessata dalle Leggi Romane</i> (<span class="smcap">Romanis legibus</span>
-nolum amplius CONVEXARI<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>). Laonde non ingannossi punto
-il Mariana, quando gli parvero appartenere all'<i>Architettura
-Gotica</i> le rovine del Tempio di Dogna, opera del figliuolo di un
-Re che odiò tanto le discipline forensi de' Romani. Recesvindo adunque
-sarebbe stato colui, che ne' suoi privati poderi avrebbe preso
-a voler imitare la <i>Romanese Architettura?</i> Ed a calcar sotto i
-piedi le tradizioni de' Gotici Monasteri delle Vergini Oltredanubiane?
-Recesvindo non si sarebbe curato di riproporre in Dogna
-le Visigotiche forme delle Chiese di Santa Eulalia e di Santa
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-Leocadia in Toledo? Chi ardisse affermar ciò, nol crederebbe in
-suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Al tempo di Recesvindo fu con sua Legge abolito il divieto delle
-nozze fra Romani e <i>Gentili</i><a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>: ma i Romani perdettero l'illustre
-lor nome nelle Leggi e negli Atti Pubblici, e tutti gli abitatori
-de' Regni di Recesvindo non si chiamarono se non Visigoti.
-Così recossi ad effetto in parte l'antico disegno del Re Ataulfo,
-che avrebbe voluto chiamar <i>Gozia</i> l'Imperio Romano. Ciascuno
-di quegli abitatori sapea se Romana o Gotica fosse l'origine di
-sua famiglia: ma i Goti si teneano pe' veramente nobili, sebbene
-ignorassero l'uso del <i>guidrigildo</i> stabilito da Clodoveo: e però
-nacque la voce <i>Hidalgo</i>, tuttora usata ne' nostri dì, cioè la voce,
-che con apocope doppia vuol dire <i>figliuolo di Goto.</i> Ella basta
-per dinotare un'antica nobiltà e maggiore d'ogni altra in Ispagna.
-Così non aveano fatto i Re Vandali d'Affrica, i quali ne' loro Editti,
-riferiti da Vittore Vitense<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, chiamaronsi <i>Re dei Vandali</i>,
-e <i>Re degli Alani</i> ad un'ora. I Romani di Spagna e della <i>Gallia
-Gotica</i> vidersi perciò ingloriosamente incorporati ne' Visigoti, e
-peggio che già non erano stati dal Re Ostrogota i Borgognoni.
-La stessa dignità degli Ecclesiastici non diè risalti d'alcuna specie
-a' Clerici di sangue Romano, sì per la mancanza del <i>guidrigildo</i>
-fra' Visigoti, e si perchè appo essi la sacra Liturgia era Gotica
-ed Orientale, secondo i decreti dianzi accennati del Terzo
-Concilio di Toledo nel 589, i quali furono sempre più rifermati
-da' seguenti Concili e dalla diuturna possessione. In mezzo a sì
-grandi cure de' Visigoti per conservare la loro particolare Liturgia
-non Romana, e' divien sempre più agevole di conoscere se
-avesser coloro abbandonato il pensiero giammai della loro <i>Architettura
-Gotica</i>.
-</p>
-
-<p>
-Tali erano quando Sant'Oveno giunse in Ispagna, le qualità
-civili della razza dominatrice de' Visigoti e della razza obbediente
-dei Romani. Se il Prelato Rotomagense non vide il Tempio di
-Recesvindo in Dogna, e' vide certamente in Toledo la Chiesa di
-Santa Eulalia, e l'altra di Santa Leocadia del Re Sisebuto, e forse
-conobbe San Fruttuoso, nato di <i>stirpe regia</i>: di stirpe, cioè,
-non Romana, e però Gotica<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>, da un Duca Ispano d'alta possanza
-nell'esercito militante tra' Monti della Galizia e di Leone. Fruttuoso
-diè molte delle sue grandi ricchezze a' poveri, e con le rimanenti
-sollevò non piccoli stuoli dei suoi servi, a' quali egli soleva
-concedere la libertà. Sì fatte lodi gli si tributarono da un
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-suo quasi contemporaneo, che ne scrisse la Vita: Valerio, Abate
-di San Pier in Monti nell'Asturie<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Andò Fruttuoso in Merida per
-venerare il Tempio di Santa Eulalia; costruì un gran numero di
-Monasteri; popolati da moltitudini di Monaci, e principalmente
-quello di Nono, posto nell'Isola di Cadice. Fu salutato Vescovo di
-Braga, ove fabbriconne un altro, nel quale di giorno e di notte,
-con le faci accese, lavorava egli con le sue braccia. Morì nel 670;
-Architetto e muratore ad un tempo, ma la sua <i>Mano</i> era <i>Visigotica</i>.
-</p>
-
-<p>
-Sant'Oveno, ritornato verso il 677 in Roano, portovvi le memorie
-degli Edifici e de' Tempi veduti da esso in Ispagna, ma soprattutto
-del culto e degli affetti verso Eulalia. E però Guaningo,
-uomo ricco e polente tra' Franchi, edificò in onor di quella Santa
-un Monastero di trecensessanta Vergini, alla costruzione del quale
-Sant'Oveno deputò Wandregisilo, detto San Vandrillo. Non avrebbe
-voluto forse l'Arcivescovo di Roano imitar le Gotiche forme
-della Chiesa Toledana di S. Eulalia, eziandio se gli fosser
-mancati gli esempi della <i>Mano Gotica</i> di S. Pietro nella sua stessa
-città? Con questi domestici monumenti e con le Gotiche rimembranze
-di Spagna, S. Filiberto fabbricò i nobili Chiostri Gemmenticensi
-ossia di Jumieges, e San Vandrillo costruì gli altri di Fontanelle:
-operando entrambi col consiglio e sotto gli auspici di
-Sant'Oveno. Il quale cessò di vivere nel 684, e pose per tutto l'avvenire
-il suo nome al <i>Gotico</i> Tempio di S. Pietro.
-</p>
-
-<h3>XX.</h3>
-
-<p>
-Il Re Vamba s'illustrò più de' suoi Predecessori per le sue splendide
-opere nell'<i>Architettura Gotica</i>. Ristorò nobilmente Toledo,
-allargandone le mura, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si
-ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magnificenze
-<i>la fama e l'onore della sua Gente</i>:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>»Erexit fautore Deo Rei inclytus urbem</p>
-<p>»<span class="smcap">Wamba</span>, SUAE CELEBREM PRAETENDENS GENTIS HONOREM<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>».</p>
-</div>
-
-<p>
-Questi versi gli fece incidere sulle nuove mura della città, riferiti
-da Isidoro Pacense, che scrivea pochi anni dopo lui, nel 740;
-Isidoro, al quale sembrò maravigliosa quella costruzione. Vamba
-comandò, che brevi Torri si fabbricassero sulle Porte, ove collocò
-le statue marmoree d'alcuni martiri. Simili Torri fino all'ottavo
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-secolo non si disgiunsero dal pensiero de' Visigoti nella costruzione
-delle loro Chiese: ornamento, già il dissi, e non difesa. Ne' secoli
-seguenti, dopo gli assalti degli Arabi e de' Normanni, tali
-Torri divennero altresì propugnacoli e speranze di salvezza contro
-la furia de' nemici tanto ne' Monasteri quanto nelle Chiese di
-tutta l'Europa Occidentale, senza parlare dell'uso che divenne generalissimo,
-di situarvi le Campane.
-</p>
-
-<p>
-Le statue poste da Vamba sulle Torri delle Porte di Toledo furono
-rovesciate dal tempo: ma il Mariana racconta, che a' suoi
-proprj dì, Filippo II.º le restituì al loro luogo<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Soggiunge, che
-Vamba cercò pietre da per ogni dove, adoperando i marmi delle
-Romane fabbriche, ne' quali volle si scolpissero immagini a simiglianza
-d'una <i>Rota</i> o a una <i>Rosa</i><a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>. Di così fatte <i>Rote</i> o <i>Rose</i> fu
-grande l'uso nell'<i>Architettura Gotica</i> del duodecimo e tredicesimo
-secolo; ma Vamba ne avea dato gli esempi, che certo non furono
-i primi appo i Visigoti, e che Filippo II.º richiamò al lume
-del giorno. Vamba in oltre guerreggiò felicemente contro i Visigoti,
-che ribellaronsi a lui nella <i>Gallia Gotica</i> non conquistata
-da' Franchi; e fondò vicino a Nimes la celebre Badia di Santo Egidio<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>,
-mentre San Fruttuoso di Braga edificava i popolosi Monasteri,
-onde ho toccato, e soprattutto il Complutense, il Rufinianense,
-il Visumense. Nel costruire il suo Monastero di Santo Egidio,
-Vamba non pose mente al prossimo Anfiteatro Romano di
-Nimes: nè gli Anfiteatri erano cagione di grande amore a' popoli
-non Romani, e la memoria degli antichi spettacoli era odiosa
-principalmente a' popoli Gotici. La Nemausense Badia di Santo
-Egidio non ritrasse nulla in se di quelle forme anfiteatrali, ed in
-tutti gli altri edifizi la vanità de' Visigoti dava loro a credere volentieri,
-che la vetusta loro <i>Architettura Gotica</i> vincesse di lunga
-mano i pregi della Greca e della Romana. Di qui nascea l'abbandono
-dei <i>pubblici</i> edifici <i>Romanesi</i> nelle Provincie sottoposte
-a' Visigoti, e l'uso, che costoro correano velocemente a fare dei
-marmi di quegli edifici. Ervigio, che succedette a Vamba nel 680,
-risarcì le mura di Merida; indi rifece il Ponte Romano di quella
-città, in parte crollato; impresa, ch'e' commise al Duca Salla.
-Compiuto il lavoro, Ervigio fe' collocare sul Ponte un'Iscrizione
-in versi, o piuttosto un Ritmo, che non ha guari tempo si pose
-in luce dal Florez<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Ivi ad Ervigio si dà il titolo di <i>Re de' Geti</i>
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-e s'afferma <i>ch'egli studiossi d'estendere il suo nome con magnanimi
-fatti, sì che dopo aver cinto Merida con esimie mura,
-operò quel</i> miracolo <i>di ricostruzione:</i>
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>. . . . »<i>Potentis</i> GETARUM ERVIGII Regis</p>
-<p>. . . . . . .</p>
-<p>»Studuit <span class="smcap">Magnanimis factis extendere nomen</span></p>
-<p class="i2"> Veterum et titulis addidit <span class="smcap">Salla</span> suum,</p>
-<p>Nam postquam <span class="smcap lowercase">EXIMIIS</span> <i>novavit</i> moenibus urbem</p>
-<p class="i2"> <span class="smcap">Hoc Magis</span> MIRACULUM patrare non distitit;</p>
-</div>
-
-<p>
-E però l'operatore di così fatto <i>miracolo</i> non si rimase dal dire,
-<i>ch'egli aveva vinto, sebbene imitando, l'ammirabili opere del
-primo autore di quel Ponte; vittoria, che avrebbe dovuto far
-lieta Merida per molti secoli</i>;
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>»Contruxit <span class="smcap">Arcos</span> (<i>sic</i>), <span class="smcap lowercase">PENITUS FUNDAVIT IN UNDIS</span></p>
-<p class="i2"> Et MIRUM Auctoris <i>Imitans</i> VICIT OPUS.</p>
-<p>. . . . . . .</p>
-<p>»Urbs augusta, felix, mansura per saecula longa,</p>
-<p class="i2"> <i>Novata</i> studio Ducis.......».</p>
-</div>
-
-<p>
-Or Visogoto era quel Duca Salla, e Visigotica la burbanza o
-l'adulazione, con le quali si pretendeva nel Ritmo d'aver colui
-vinto i <i>mirabili</i> concetti del primo autore. Da tal burbanza o da
-tale adulazione si scorge vie meglio come la loro <i>Architettura
-Gotica</i> si tenesse da' Visigoti dappiù della Romana, e come coloro
-giudicassero di questa, o si sforzassero di giudicarne, in un modo
-affatto diverso dal nostro. Egli è un singolar piglio dell'età presente
-il credere, che i Visigoti (non parlo già degli Ostrogoti)
-avesser dovuto inclinarsi, come noi facciamo, alla bellezza dei
-Monumenti di Architettura Greca e Latina, e deporre a tal vista
-ogni lor vanità cittadinesca. I Visigoti di Spagna, quantunque
-scrivessero in Latino e si chiamassero Flavii (per non esser da
-meno de' Re Longobardi) e fossero vaghi d'imitar la pompa del
-Palazzo Imperiale di Bizanzio, pur tuttavolta si vantavano d'essere
-più antichi e più civili assai de' lor sudditi Romani. Con questo
-animo, Vamba dirizzava le <i>Gotiche Rose</i> in Toledo e Sisebuto
-scrivea le sue Lettere a Teodolinda. Ne' secoli seguenti vinse l'intelletto
-Latino in tutta Europa, massimamente nell'Italia Longobarda:
-e là nella Spagna, quando ella fu liberata dal giogo degli
-Arabi, la voce <i>Ladino</i>, cioè Latino, divenne da capo, e si mantiene
-anche oggidì, una voce dinotante un titolo d'onore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<h3>XXI.</h3>
-
-<p>
-Maometto era morto nel 632; nè ancora settanta nove anni
-eran trascorsi, quando i suoi Arabi giunsero in Ispagna nel 711,
-dopo aver soggiogata una parte non dispregevole così dell'Asia
-come dell'Affrica. Il passaggio di quegl'Ismaeliti dal loro <i>Scenitico</i>
-vivere sotto le tende al vivere nelle più popolose Città fe' sentir
-loro il bisogno dell'Architettura, e soprattutto della Sacra per
-la costruzione delle loro Moschee: bisogno, che costituì un novello
-senso nella natura lor trasformata. Edificarono dunque Moschee
-in ogni luogo, fin da' primi giorni delle loro vittorie: ma
-riuscirono da per ogni dove in Architettura i discepoli non i Maestri
-dei popoli vinti, e massimamente de' Visigoti di Spagna. Non
-tardarono a prorompere nella <i>Gallia Gotica</i>, unita con la Spagna;
-nel 719 s'impadronirono di Narbona, poscia si sospinsero
-fino a Magalona. Penetrarono anche in Marsiglia, ch'era de' Franchi,
-e però Carlo Martello, Principe di costoro, mosse l'armi sue
-contro gli assalitori. Carlo Martello ritolse nel 737 a' Saracini
-Agde e Béziers, notabili Città Visigotiche da essi occupate, ma
-le saccheggiò ed arse; indi barbaricamente bruciò in Nimes
-l'Anfiteatro Romano<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Fe' rovesciar da' fondamenti Magalona,
-vicina dell'odierna Monpellieri e d'Aniana, oggi Saint Aignan,
-sul Mar di Provenza: ma i Saracini lasciarono a quella spiaggia
-il lor nome, che anche ora s'ascolta, di <i>Port Sarrasin</i>.
-</p>
-
-<p>
-Più crudele s'accese allora la guerra. Carlo Martello domandò
-gli aiuti di Liutprando, Re de' Longobardi, che rapido accorse in
-Provenza nel 739. Finalmente i Saracini furono in quell'anno
-disfatti, e fuggirono verso i Pirenei e si rinchiusero dentro Narbona.
-Liutprando, ritornato in Italia, pubblicò nel 741 le sue famose
-Leggi sui <i>Maestri Comacini</i>, da me riferite nel Codice Diplomatico
-Longobardo<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>, nelle quali si nota la diversità, che passava
-fra l'Architettura <i>Romanese</i> o Romana, e l'Architettura <i>Gallica</i>
-o <i>Visigotica</i>; la <i>Gallica</i>, cioè, veduta dal Longobardo in
-Provenza, non la <i>Druidica</i> di Vercingetoringe, nè la <i>Moresca</i>
-degli Arabi, nè quella de' Germani di Tacito, de' quali ricordavasi
-tuttora la rozzezza nel Concilio Romano, tenuto da Papa Zaccaria
-nel 744<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Ampie Note io soggiunsi alle Leggi Liutprandee
-su' <i>Comacini</i>: e però in questo luogo non mi rimane se non il
-debito di tacere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non meno sensibile che al Re Liutprando riuscì a Stefano II.,
-Pontefice Romano, la diversità degli usi Architettonici d'Oltre
-l'Alpi e degli usi Romani. Al suo ritorno da Parigi verso la fine
-del 754 volle quel Pontefice mostrar alla sua Città di Roma gli
-stranieri costumi, e comandò s'edificasse ivi nella Regione Flaminia
-una Chiesa di San Dionigi, la quale somigliasse a quella da
-lui veduta in Francia, e desse una festa di nuova sorte sul Tevere.
-Lui morto nel 759, Paolo I., suo fratello e successore, compì
-l'edificio, che sussistea tuttora nel Mille, sì come scrisse Benedetto
-del Monte Soratte, del quale ho recitato le parole<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>; testimonio
-tanto più certo di quella diversità, quanto più ignorante
-d'ogni letteraria disciplina.
-</p>
-
-<p>
-L'anno, in cui mancò Stefano II., fu quello nel quale il Re
-Pipino, figliuolo di Carlo Martello, giunse a scacciar di Narbona
-i Saracini. Con solenne Trattato d'<i>Accomandigia</i>, e' concedè ai
-Visigoti di Narbona il pieno godimento della lor <i>Legge Visigotica</i><a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>:
-e però la conservazione de' lor Magistrati, de' loro Duchi,
-dei loro Conti, de' loro <span class="smcap">Saioni</span> e <span class="smcap">Gardingi</span> e <span class="smcap">Tiufadi</span>. Con altro suo
-Diploma dello stesso anno 759, Pipino donò all'Arcivescovo le
-<i>Mura</i> e le <i>Torri</i> di quella città ed anche i balzelli, soliti a riscuotersi
-da' Visigoti su' commercj delle navi <i>discorrenti pel
-mare</i><a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. Sì fatti commercj de' Visigoti di Spagna, di Narbona, di
-Magalona e d'altri Porti della <i>Gallia Gotica</i> ne' Porti di Genova
-e ne' rimanenti del Regno Longobardo venivano tuttogiorno allargando
-in Italia e ne' paesi bagnati dal Mediterraneo la cognizione
-dell'<i>Architettura Gotica</i>. Ma i Visigoti, che riparavansi
-nell'Italia e nel Regno de' Franchi, fuggendo l'impeto dell'armi
-Saracine, meglio di qualunque altro propagavano in estranee
-contrade il concetto dell'Architettura loro nazionale. Fra tanti
-fuggiaschi primeggiò il Conte Visigoto di Magalona, che poscia
-ottenne i favori del Re Pipino. Smaragdo, Scrittore contemporaneo,
-lo dice uscito di <i>Getica</i> stirpe (<i>Ex <span class="smcap">Getica stirpe</span> oriundus,
-natus in <span class="smcap">Gothia</span><a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a></i>), ma senza tramandarcene il nome. Da questo
-<i>Piloforo</i> Visigoto nacque Vitizza<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, il quale videsi accolto nelle
-Reggie di Pipino e di Carlomagno, e nel 774 venne in Italia
-contro il Re Desiderio, sotto le mura di Pavia. Mutò poscia i pensieri,
-e si condusse vicino alla sua patria Magalonese nella solitudine
-d'Aniana: ivi cominciò a fabbricar con le sue mani le
-povere celle, che tosto divennero l'Anianese Badia, una delle più
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-illustri d'Europa. Vitizza mutò anche il nome suo, e chiamossi
-Benedetto, come or noi l'appelliamo col titolo di Santo, congiunto
-con l'altro d'Anianese. Questo insigne Ottimate Visigoto fondò
-nelle Gallie un gran numero di Monasteri, le forme dei quali
-s'imitarono poscia nella Germania di Tacito: ma, innanzi di
-parlarne, giova dare un rapido sguardo a ciò che avvenuto era
-in Ispagna dopo l'arrivo degli Arabi.
-</p>
-
-<h3>XXII.</h3>
-
-<p>
-Avendo i Romani perduto il lor nome nella Spagna Visigotica
-e nella <i>Gallia Gotica</i>, dovè loro sembrar odiosa ed insopportabile
-questa condizione; ma i rancori cessarono, e le due razze si
-confusero daddovero insieme in un comune servaggio, quando
-sopraggiunsero gli Arabi. Allora i Visigoti alla lor volta perdettero
-il nome loro: e così essi come i Romani vinti da' Saracini si
-chiamarono <i>Muzarabi</i> nelle Provincie Spagnuole occupate dal
-nuovo nemico: allora i desiderj di scuotere il giogo abborrito
-divampò ugualmente ne' petti dell'uno e dell'altro popolo Cristiano.
-I loro studj e le lor discipline si confusero altresì presso i
-<i>Muzarabi</i>, e crebbe massimamente l'amore per la <i>Liturgia Gotica</i>,
-imposta dal Terzo Concilio di Toledo anche a' Romani. Questa
-da indi in qua chiamossi e chiamasi tuttora <i>Muzarabica</i>. Io
-ne riparlerò in poco d'ora, ma la breve Storia, che ne farò, ci
-verrà dimostrando la sua continua durata in Ispagna, e però il
-tenace proposito, con cui ella fu ivi custodita dalle genti di sangue
-Romano. Santo Ildefonso pregò secondo quella <i>Gotica Liturgia</i>,
-e soprattutto Santo Isidoro di Siviglia, l'amico del Re
-Sisebuto, al quale aveva egli dedicato il suo Libro <i>Della natura
-delle cose</i>. La conservazione della <i>Liturgia Gotica</i> non potè
-disgiungersi dall'esercizio dell'<i>Architettura Gotica Sacra</i> in ogni
-luogo di Spagna, dove i Saracini permisero a' <i>Muzarabi</i> d'edificare
-o di conservare le loro Chiese.
-</p>
-
-<p>
-Ma si lascino i <i>Muzarabi</i> nella loro sventura, e si volga il pensiero
-alle felici montagne dell'Austurie, donde a capo d'un qualche
-secolo dovea discendere il liberatore aspettato. Don Pelagio
-con una mano di Visigoti riparossi ne' luoghi, dove ben presto
-sorse la città d'Oviedo, e v'inalberò la Croce di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>. Con
-questo segno tutelare alla mano mosse agli Arabi la guerra, e
-s'illustrò con la perseveranza della sua nobile resistenza contro
-gl'infedeli. Carlo Martello intanto saccheggiava e metteva in fondo
-la <i>Gallia Gotica</i>: orrido fatto, che spingea con immenso ardore
-i cuori de' <i>Muzarabi</i> da un lato e dall'altro quello de' Visigoti,
-oppressi dal Principe Franco, a desiderare il trionfo del cittadino
-loro nell'Asturia. Don Pelagio morì nel 737: Alfonso il
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-Cattolico gli succedette, che non lasciò di ristorar con felici armi
-le speranze de' suoi. Sì lieti principj si turbarono per l'ignavia
-del Re Mauregato, ch'ebbe la mala voce d'aver promesso a' Mori
-l'infame tributo di cento donzelle Cristiane alla fine d'ogni anno.
-Froila, figliuolo d'Alfonso il Cattolico, riportò la lode d'avere in
-mezzo a tante sciagure fondata Oviedo, ed il Re Silo d'avervi costruito
-un Tempio al Salvatore: costruzioni, che niuno dirà non
-essere state d'<i>Architettura Gotica</i>. Nondimeno questi Principi furono
-superati da un edificatore assai più fortunato e grande, che
-pose in più splendido aspetto il Tempio di Silo, ed arricchillo con
-aurei doni. Lo chiamarono Alfonso il Casto, nome temuto dagli
-Arabi. Al tempo di lui giunse Carlomagno in Ispagna, verso l'anno
-778. Fu fama, che Bernardo del Carpio, nipote del Re Alfonso
-il Casto, fosse stato l'autor principale della disfatta di Carlomagno
-in Roncisvalle, non che della morte d'Orlando. Larga sorgente
-d'eroiche geste, cantate ne' Romanzi e nelle favole della
-Cavalleria del Medio-Evo; ma le rimembranze Visigotiche intorno
-a Bernardo del Carpio accrebbero fin da quel tempo il numero
-de' Romanzi, che piacquero tanto al popolo di Don Pelagio dopo
-il Waltario d'Aquitania e l'Ildegonda di Borgogna.
-</p>
-
-<p>
-I fatti di Roncisvalle perciò riempirono di Visigotiche Canzoni
-e di magnifici Tempj l'Asturia. Vinceano di nuovo i Goti ed edificavano.
-Alfonso il Casto fe' con celebre pompa consacrar da sette
-Vescovi nell'802 il Tempio d'Oviedo, quando avea già conseguito
-molte vittorie sugl'Infedeli; poscia edificonne un altro alla
-Vergine Santa, ed un terzo a San Giuliano: ma più elegante di
-tutti parve quel di San Tirso, che la Cronica d'Albelda nella Rioia
-(scrittura dell'883) ammirava per le sue marmoree colonne, pei
-suoi archi e pe' suoi molti angoli (<i>Miro aedificio <span class="smcap lowercase">CUM MULTIS ANGULIS</span></i><a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>).
-Veggano gli Architetti se quest'opera cotanto angolosa
-d'un Re Visigoto possa giudicarsi non Visigotica, ma <i>Romanese</i>.
-Più caro a que' Goti riuscì Alfonso il Casto, quando egli ridusse
-la nascente città d'Oviedo alle prette sembianze della perduta loro
-Toledo. Chi fra essi non sospirava per questa cara Toledo? Chi
-non dolorava di non poter più innalzar gli occhi verso l'alte cime
-di Santa Eulalia e di Santa Leocadia? Il Casto adunque tutto
-compose in Oviedo, tanto le Chiese quanto il novello Palagio dei
-Re, come sera fatto in Toledo; e però la Cronaca d'Albelda ebbe
-a dire: »<span class="smcap">Omnem Gothorum ordinem, sicut Toleti fuerat, tam
-in Ecclesiis quam in Palatio, Oveti cuncta constituit</span><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>». Chi
-non rammenta nell'atto di leggere questa Cronica, la nuova Troia,
-fondata in Epiro per opera di quelli, che fuggivano dall'antica?
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-Chi non si riduce alla memoria i versi, ove si canta il giubilo,
-col quale i Troiani del figliuolo d'Anchise approdarono alla riva
-del <i>falso Simoenta</i> in Epiro, e corsero ad abbracciare i limitari
-della Porta Scea?
-</p>
-
-<p>
-In tal modo Alfonso il Casto riproponeva le sembianze amate
-di Toledo a' suoi Visigoti d'Oviedo, e vi ponea le tombe de' Re. A
-quella stagione, il Visigoto Vitizza, figliuolo del Conte di Magalona,
-col nuovo suo nome di Benedetto Anianense, già era venuto
-da per ogni dove in fama pel gran numero di Monasteri da
-lui edificati dopo il suo proprio d'Aniana. Smaragdo, suo discepolo,
-afferma, che assai grande fu la Chiesa d'Aniana, e che i
-Chiostri, cospicui pe' suoi Portici e per le sue marmoree colonne,
-fabbricaronsi con <i>nuova opera</i><a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. Furono essi <i>Romanesi</i> o Visigotici
-sì fatti Portici, voltati da uno de' <i>Pilofori Visigoti</i>? Dovè questo
-<i>Piloforo</i> ignorare ciò che Alfonso il Casto faceva in Oviedo? Con
-qual dritto e con quale ragione si può egli presupporre, come
-pur troppo si fa, che gli Ottimati Visigoti dell'ottavo e del nono
-secolo abbiano antiposta la <i>Romanese</i> alla nativa loro <i>Architettura
-Gotica</i>? E chi può negar, che di questa fossero andati superbi
-non dico i soli Re Vamba ed Ervigio, ma gli ultimi tra' Visigoti?
-</p>
-
-<h3>XXIII.</h3>
-
-<p>
-Emulo d'Alfonso il Casto nell'edificare, ma oh! quanto di lui
-più possente, fu Carlomagno, che tentò di far fiorire le Romane
-arti dell'Architettura e della Musica Ecclesiastica. Molti credono
-tuttavolta, ch'egli avesse fatto costruire alla foggia Visigotica la
-splendida sua <i>Rotonda</i> d'Aquisgrana. Io non ripeterò in questo
-luogo ciò che altrove scrissi di sì fatta <i>Rotonda</i><a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, non veduta da
-me: non posso nondimeno temperarmi dal riferir nuovamente le
-gravi parole del Cav. Giulio Cordero di San Quintino: »<i>Chi non
-direbbe oggi d'essere tal</i> Rotonda <i>un edifizio d</i>'Architettura Gotica
-<i>in Aquisgrana</i><a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>?» E per l'appunto, io soggiungo, in Aquisgrana,
-dove regnato avea la Gota Brunechilde.
-</p>
-
-<p>
-Anche opera Visigotica può sembrare la magnifica Chiesa ed il
-Regal Monastero di Centula o di San Richerio in Piccardia. Quella
-Chiesa non fu priva della sua doppia <i>Torre</i>; una terza ne surse nel
-Chiostro; e tutte veggonsi effigiate nell'antica immagine presso il
-Mabillon<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, donde apparisce un andamento <i>non Romanese</i> nella
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-costruzione, sebbene un Franco ne fosse stato l'autore: Angilberto,
-cioè, genero di Carlomagno, al quale Angilberto potè la <i>Mano
-Gotica</i> piacere quanto ella piacque a Clotario I. in Roano.
-</p>
-
-<p>
-Angilberto morì pochi giorni dopo Carlomagno nell'814. Allora
-il nuovo Imperatore Ludovico Pio chiamò nella sua Reggia
-d'Aquisgrana il Visigoto Vitizza, ossia San Benedetto d'Aniana.
-Questi fabbricò poco discosto il Monastero d'Inda, sul fiume dello
-stesso nome: ultimo forse de' tanti Chiostri da lui edificati nella
-<i>Gallia Gotica</i>, ed in molte Provincie di Francia. Racconta Smaragdo,
-che Ludovico Pio prepose quel Visigoto al governo di tutt'i
-Monasteri dell'Aquitania e della Gozia, sperando che l'esempio
-giovasse al Regno de' Franchi: »<i>Praefecit cunctis Coenobiis
-per <span class="smcap">Aquitaniam</span> et <span class="smcap">Gothiam</span>, ut <span class="smcap">Franciam</span> imbueret exemplo</i><a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>»
-La qual Francia di Ludovico Pio non avea certamente
-penuria degli esempj di <i>Romanese Architettura</i>.
-</p>
-
-<p>
-Una delle più rinomate Badie di San Benedetto dopo la principale
-d'Aniana fu l'altra di San Piero in Cauna, della quale tosto
-riparlerò; situata fra le Visigotiche Città, di Narbona e di Carcassona.
-Ma la Badia d'Aniana fu il perpetuo modello d'ogni altra
-della Congregazione Anianese: perciò Smaragdo scrisse: »Hoc
-<span class="smcap">Anianense</span> CAPUT esse Coenobiorum, quae in <span class="smcap">Gothorum</span> partibus
-constructa esse VIDENTUR; verum etiam et illorum quae
-<i>in aliis regionibus</i> ea tempestate et <span class="smcap lowercase">DEINCEPS</span> PER HUIUS EXEMPLA
-aedificata sunt<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>». Or quante Badie Anianesi non si
-fabbricarono dopo quella d'Aniana, che fu il primo concetto d'un
-Visigoto nella <i>Gallia Gotica</i>? A tal concetto accostossi dunque
-l'idea del Monastero d'Inda in Aquisgrana, e massimamente se
-di stile <i>Gotico</i> fu la <i>Rotonda</i> fattavi costruire da Carlomagno.
-</p>
-
-<h3>XXIV.</h3>
-
-<p>
-Contemporaneo di Vitizza o S. Benedetto Anianese, che morì
-nell'821, fu Walafrido Strabone, Monaco di Reichenau sul Lago
-di Costanza. Verso quel medesimo anno egli scrisse il suo Libro
-delle <i>Cose Ecclesiastiche</i>, ove chiamossi uomo <i>Teotisco</i>, affermando,
-che il suo <i>Teotisco</i> linguaggio parlavasi da' <i>Geti</i>, ossia
-da' <i>Goti</i>, e massimamente dalle Scitiche genti di Tomi (quivi era
-stato rilegato Ovidio); sì come appreso avea da' racconti d'alcuni
-Monaci, fedeli suoi confratelli. Nè seppe tacere, che a' suoi concittadini
-<i>Teotisci</i> s'erano insegnate <i>molte utili cose</i> da essi <i>Geti</i>,
-sebbene Ariani.
-</p>
-
-<p>
-»<span class="smcap">Multa</span> nostros (<span class="smcap">Theotiscos</span>) <span class="smcap lowercase">UTILIA DIDICISSE, PRAECIPUE</span> A GETIS,
-QUI ET GOTHI, cum eo tempore quo <span class="smcap">Ariani</span> effecti sunt
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-(licet a vera fide aberraverint), in <span class="smcap">Graecorum</span> Provinciis commorantes,
-<span class="smcap lowercase">NOSTRUM</span>, idest <span class="smcap">Theotiscum</span>, sermonem habuerunt.
-</p>
-
-<p>
-»Et, ut historiae testantur illius gentis (<span class="smcap">Geticae</span>), divinos libros
-transtulerunt, quorum ADHUC <span class="smcap">Monumenta apud nonnullos
-habentur</span>.
-</p>
-
-<p>
-»Et fidelium fratrum nostrorum relatione didicimus, apud
-quasdam <span class="smcap">Scytharum gentes</span> et maxime apud <span class="smcap">Tomitanos</span> eadem
-locutione <span class="smcap lowercase">ADHUC DIVINA CELEBRANTUR OFFICIA</span><a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Qui tutti veggono, che si tocca della Traduzione d'Ulfila, e che
-di questa v'erano alcune Copie ancora nell'820 sulle spiagge del
-Lago di Costanza, sebbene i Teotisci di quelle contrade fossero
-divenuti Cattolici. Ma quali furono i <i>Geti Ariani</i>, ammaestratori
-dei <i>Teotisci</i>? Non essendo a noi noto, che i <i>Geti</i> della <i>Gallia Gotica</i>
-e di Spagna, cioè i Visigoti, avessero spedito alcuno a predicar
-l'Arianesimo nelle vicinanze di Reichenau, può credersi,
-che quegli ammaestratori de' Teotisci non fossero stati altri se
-non gli Sciti Iutungi ed i Borgognoni, dell'Arianesimo e della lingua
-<i>Ulfilana</i> de' quali s'è più volte ragionato<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Senza l'Arianesimo,
-direi, che Walafrido Strabone accennò al <i>Geta</i> o Visigoto
-Vitizza ed a' suoi Monaci della Congregazione Anianese. Si noti
-frattanto in qual modo i Monaci, compagni di Walafrido Strabone,
-dal paese, ove abitarono lungamente gli Sciti Iutungi d'Aureliano,
-conduceansi volentieri nelle regioni degli Sciti d'intorno
-alle bocche del Danubio; e come il linguaggio Tedesco d'oggidì
-potè divenir cotanto ricco, quanto egli divenne, di vocaboli
-prettamente <i>Gotico-Ulfilani</i>. Questo linguaggio <i>Ulfilano</i> stringeva
-ed aumentava i commercj fra le regioni circostanti al Lago
-di Costanza ed i vicini paesi, aiutati nelle Gallie da' Borgognoni:
-linguaggio, che propagossi di tratto in tratto nella Meridionale
-Germania, e che però si distendea dalle rive del Reno sino alle
-Colonne d'Ercole in Ispagna, nell'età di Walafrido Strabone.
-</p>
-
-<p>
-Ma già si veniva formando il linguaggio <i>Teotisco</i>, e già la dominazione
-dei Franchi sì nella Germania di Tacito e sì ne' paesi
-Burgundici, senza parlar della mutata Religione, andava ristringendo
-i limiti, fra' quali s'udiva l'idioma <i>Ulfilano</i>. La <i>Gallia Gotica</i>,
-la Spagna Visigotica dell'Asturia ed il rimanente della Spagna,
-mutata in <i>Muzarabica</i>, serbarono sotto gl'ismaeliti l'antico
-affetto per la lingua d'Ulfila; sì come faceano per la <i>Legge</i>, per
-la <i>Liturgia</i> e per l'<i>Architettura Gotica</i>: le quali cose non possono
-mai, chi ben le considera, separarsi tra loro. Nell'853 Udalrico,
-Marchese di Gozia, tenne un <i>Placito</i> in Crespiano del Narbonese,
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-per giudicar la causa di Godescalco, Abate dell'Anianense
-Badia di San Piero in Cauna, contro il Visigoto Odilone, che
-aveva usurpato alcune terre del Monistero. Intervennero al giudizio
-molti nobili personaggi, sei Giudici ed un <i>Saione</i>. Ivi s'allegarono
-le Leggi del Codice Visigoto, qual'egli era divenuto dopo
-l'abolizione del Dritto Romano comandata dal Re Cindasvindo<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>,
-e quale il Re Pipino l'avea conceduto a' Visigoti col Trattato
-d'<i>Accomandigia</i> del 759<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. Secondo sì fatte Leggi, che poi
-per un'antica Versione Castigliana si dissero del <i>Fuero-Juezo</i>,
-diessi vinta la lite all'Abate Caunense<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nè solo i Visigoti, ma eziandio, sì come ho già detto, i Romani
-<i>Muzarabi</i> deploravano amaramente la caduta e la soggezione
-della Gotica stirpe in Ispagna. Santo Eulogio, Romano di Senatoria
-famiglia, che nell'858 lasciò la vita per la fede Cristiana,
-deplorava nel suo Libro del <i>Memoriale de' Santi</i> le sorti della
-Penisola Ispana. <i>Cadde</i>, scrivea, <i>cadde il Regno de' Goti, fiorente
-per la dignità de' suoi Sacerdoti, e splendido per l'ammirabile
-costruzione delle sue Basiliche</i>. »Post excidium regni
-<span class="smcap">Gothorum</span>, quod Venerabilium Sacerdotum dignitate florebat,
-et <span class="smcap">admirabili Basilicarum constructione fulgebat</span><a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>». Fu Santo
-Eulogio discepolo d'Alvaro; famoso Goto di Cordova. Ma quanto
-più i Saraceni mettevano alle prove la pazienza così de' Visigoti
-come de' Romani <i>Muzarabi</i> di Spagna, tanto più qualche
-volta prorompeva della Gotica stirpe il rigoglio. Non dubitò quell'Alvaro
-di scrivere ad un suo detrattore, che rammentasse chi
-mai si fossero i Geti, ovvero i Daci, dond'egli procedeva: <i>usi a
-spregiar la morte, usi a lodar le loro ferite</i>. »Ut me, qui sim
-ipse, cognoscas et amplius me tacendo devites, audi,
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p class="i2"> »Mortem contemnunt, laudato vulnere, <span class="smcap">Getae</span>........,</p>
-<p>.... »Hinc <span class="smcap">Dacus</span> premat, inde <span class="smcap">Getes</span> occurrat<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>».</p>
-</div>
-
-<p>
-In mezzo alla vasta oppressione de' <i>Muzarabi</i>, Alvaro coltivò
-l'amicizia del Diacono Leovigildo, il quale ancor egli nacque Visigoto
-e possedeva in Cordova una ricca Biblioteca. Fu questa celebrata
-da esso Alvaro, ed il suo possessore s'ascoltò insignire
-d'una gran lode; <i>ch'egli</i>, cioè, <i>splendeva di Getica luce</i>: »<span class="smcap">Getica
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-qui luce fulget</span><a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>». In tal guisa i Visigoti serbavano in
-cuore la memoria della loro passata grandezza, e però sempre,
-quando Alvaro di Cordova scrivea, intendeano a conservare il
-più che poteano le tre cose, onde ho testè favellato, la <i>Legge</i> del
-<i>Fuero-Juezo</i>, la <i>Liturgia</i> e l'<i>Architettura Gotica</i>. Nell'878 tennesi
-un Concilio in Troia di Sciampagna, nel quale si fecero Sigebodo,
-Arcivescovo di Narbona ed altri Vescovi della <i>Gallia Gotica</i>
-innanzi al Pontefice Romano Giovanni VIII, pregandolo di
-provvedere a punire i sacrilegj: materia, di cui non si faceva parola
-nel Codice Visigotico<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. Poichè Goti eran que' Vescovi, egli è
-facile il comprendere, che la loro Ecclesiastica dignità non li distoglieva
-dall'esercizio, nè togliea loro il godimento delle patrie
-Leggi civili, nè dava loro il consiglio di mutare in <i>Romanese</i>
-l'<i>Architettura Gotica</i> delle Basiliche da essi costruite.
-</p>
-
-<h3>XXV.</h3>
-
-<p>
-Anche i Germani di Tacito a quella stagione cercavano d'ingentilire
-il loro idioma, venuti al Cristianesimo dopo la predicazione
-di San Bonifazio: già la loro agreste vita de' tugurj e delle
-capanne, senza tegole e senza calce<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, s'era mutata nella vita
-della città: già sorgeano da per ogni dove Cattedrali e Chiese,
-per la costruzione delle quali doveano chiamarsi gli Architetti o
-Romani o Visigoti. Ma la lingua Teotisca restò incolta e stridula
-per lunga stagione; del che abbiamo solenne testimonianza in
-Otfrido<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>: il quale, tra l'863 e l'879, si pose a parafrasar poeticamente
-i Santi Evangelj, e dedicò que' suoi lavori a Liutberto,
-Arcivescovo di Magonza. Nacque Otfrido non so se nel Regno dei
-Franchi o nella Germania di Tacito, posseduta da' Re Franchi. Afferma
-d'esser <i>Teotisco</i>, sì come Walafrido Strabone; ma il dialetto
-de' luoghi, ove Otfrido (nelle vicinanze forse di Magonza)
-dettava i suoi versi, era inferiore d'assai a quello de' paesi di
-Walafrido verso il Lago di Costanza, ove più larga e più profittevole
-si fece sentire l'infusione della vera lingua Gotica, od <i>Ulfilana</i>.
-</p>
-
-<p>
-E però diceva Otfrido nella sua Prefazione a Liutberto, che
-<i>barbaro, inculto ed indisciplinabile dal freno della Grammatica
-era il suo linguaggio</i> Teotisco, <i>e difficile a scriversi pel
-motivo della pronunzia Germanica, dello stridore de' denti e
-della sonorità delle fauci di que' popoli</i>. »Linguae <span class="smcap">Theotiscae
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-barbaries, ut est inculta et indisciplinabilis, atque insueta
-capi froeno Grammaticae..... difficilis scriptu propter litterarum
-congeriem aut incognitam sonoritatem... Ob stridorem
-dentium, ut puto, utuntur litera Z, et litera K ob faucium
-sonoritatem</span>». E tosto soggiunse, <i>che sì fatta lingua riputavasi
-agreste tuttora, e non era nè pur anco ridotta in iscritto
-da' proprj suoi cittadini, nè polita con l'arte</i>. »<span class="smcap">Lingua haec
-velut Agrestis habetur, dum a</span> PROPRIIS <span class="smcap lowercase">NEC SCRIPTURA NEQUE
-ARTE ALIQUA</span> ULLIS TEMPORIBUS <span class="smcap lowercase">EXPOLITA</span><a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Queste ultime parole d'Otfrido attestano, che ignote a lui furono
-molte Scritture dell'idioma de' Franchi, le quali soglionsi attribuire
-all'ottavo secolo. Elle perciò sembrano appartenere alla
-seconda metà del secolo nono, e di non aver l'antichità della Parafrasi
-d'Otfrido. Tali sarebbero state le Versioni d'un Libro di Santo
-Isidoro di Siviglia, e della <i>Regola</i> del Patriarca San Benedetto;
-il <i>Pater Noster</i> Germanico; poche <i>Formole</i> Catechistiche del
-Concilio di Leptines (del 743, tradotte forse più tardi); la pugna
-d'Ildebrando e d'Altubrando ne' Ritmi di Cassel; una preghiera
-di Weissemburgo della Baviera<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>.
-</p>
-
-<p>
-In tal guisa Otfrido, che amava il suo linguaggio Teotisco e
-provavasi a dirozzarlo con le sue sacre rime, non potè dissimularne
-i difetti e la rusticità. Non trovo per verità, che Amalasunta
-in Italia e Brunechilde in Ispagna fosser dotate di sì stridenti
-gole. Questa pochezza e barbarie regnò parimente appo i Franchi,
-quando essi non parlavano in Latino. Coloro, i quali confondono
-la razza de' Germani di Tacito con quella de' <i>Geti</i> o Goti
-si condannano a dover concludere, che un solo furono l'idioma
-d'Otfrido e de' Visigoti così di Spagna come della <i>Gallia Gotica</i>.
-In simil modo avranno essi a dire, che le fabbriche imprese dopo
-San Bonifazio nella Germania di Tacito, dalla seconda metà
-dell'ottavo secolo fino alla prima del nono ed all'età d'Otfrido,
-uguagliarono in magnificenza ed in <i>elevazione</i> i Tempj Toledani
-di Santa Eulalia e di Santa Leocadia, e que' d'Alfonso il Casto in
-Oviedo e tutti gli altri magnifici Monumenti dell'<i>Architettura
-Gotica</i>, de' quali s'è fin qui ragionato.
-</p>
-
-<h3>XXVI.</h3>
-
-<p>
-Un altro popolo intanto, a' giorni d'Alvaro di Cordova e del
-Diacono Leovigildo e d'Otfrido, minacciava le spiagge dell'Europa
-Occidentale sull'Oceano, recando con le sue marittime correrie
-i più gravi danni e le più spietate stragi alla Spagna ed al Regno
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-dei Franchi. Erano i Normanni, a' quali ho detto, che Ulmaro
-nell'875 diè il nome di <i>Geti</i><a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>: nome, che loro s'appartenea, sì
-come ho narrato nel Libro Trigesimo Settimo della Storia. Qui
-solo dirò, che nel 912 Rollone il Normanno ebbe dal Re Carlo il
-Semplice quella parte, la quale chiamossi Normandia, del Regno
-de' Franchi di Neustria, col titolo di Duca: e che il nuovo Duca pose
-la sua sede in Roano. Fu padre di Guglielmo I. detto <i>Lungaspada</i>,
-il quale dalla nobilissima Sprota generò il Duca Riccardo
-I. Sprota, rimasta vedova, da un secondo marito ebbe Rodolfo,
-Conte così d'Ivry come di Baieux, e però fratello uterino d'esso
-Riccardo I.<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Sulle relazioni di questi due fratelli, Dudone di
-San Quintino compose l'enfatiche sue ma fedeli Storie de' Normanni<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>;
-dalle quali apparisce, che quel Rollone fu veramente
-<i>Dacigena</i><a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, ovvero della Dacia, e che parlava la <i>Lingua Dacica</i>.
-Nacque, raccontavano l'uno e l'altro fratello, il loro avo Rollone
-in Dacia; non nella Danimarca od in altra delle regioni poste sul
-Baltico, alle quali si dava il nome generale di Dacia, per la conquista
-fattane da' Goti o Daci dopo la morte d'Ermanarico il Grande:
-ma sì nella Dacia confinante con l'Alania. L'Alania in varj
-tempi ebbe varj confini, più o meno vasti: nondimeno ella non
-si distese giammai oltre gli spazj, che interpongonsi fra il Mar
-Nero e la Vistola. Rollone fu prole d'un Re, che possedè pressochè
-interi questi Regni d'Alania e di Dacia: »<span class="smcap">Daciae</span> regnum <i>pene
-universum possidens</i>, AFFINES <span class="smcap">Daciae et</span> ALANIAE terras
-sibi vindicavit<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>». Dell'Alania parlarono i messi di Teodosio
-Imperatore, dicendo: »<span class="smcap">Dacia</span> et <span class="smcap">Alania</span> finiuntur <i>ab Oriente</i>, desertis
-<span class="smcap">Sarmatiae</span>: <i>ab Occidente</i>, flumine <span class="smcap">Vistula</span>: <i>a Septemtrione</i>,
-<span class="smcap">Oceano</span>: <i>a Meridie</i>, flumine <span class="smcap">Histro</span><a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Fuggito Rollone da quest'<i>Alanica Dacia</i>, navigò verso la Scandinavia
-e giunse in Meora di Norvegia; donde poi venne a saccheggiar
-l'Europa Occidentale co' suoi compagni, e, fatto Cristiano,
-dette i principj al Ducato di Normandia, dal quale indi
-uscirono i conquistatori d'Inghilterra e delle due Sicilie.
-</p>
-
-<p>
-La prima cura di Rollone fu di far ricondurre nel Tempio <i>Gotico</i>
-di Clotario I. il Corpo di Sant'Oveno, donando non poche
-terre a' Monaci, rimpatriatisi. Altre ne donò a Santa Maria di
-Baieux, a Santa Maria d'Evreux ed alla Chiesa del Monte di San
-Michele, denominato <i>In pericolo di mare</i>; nobile scoglio, d'accesso
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-difficile in mezzo all'Oceano. Su quello scoglio surse la Badia,
-che oggi anche da lungi ostenta le forme dell'<i>Architettura
-Gotica</i>. Ivi Rollone parlava la sua <i>Dacica Lingua</i>, ignota del
-tutto anche a' discendenti di quei Sassoni, che Gregorio Turonense<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>
-narra essersi dalla Germania di Tacito tramutati, dopo varie
-guerre, in Baieux. Il Duca Guglielmo I. <i>Lungaspada</i>, trovandosi
-nel 941 a parlamento con Arrigo nella vera Germania
-di là dal Reno, udivvi Ermanno, Duca de' Sassoni, favellare nell'idioma
-<i>Dacico</i>: »<span class="smcap">Dux Saxonum</span>, narra Dudone di San Quintino<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>,
-coepit affari <span class="smcap">Dacica lingua Willelmum, Ducem Northmannorum</span>».
-Domandogli, maravigliando, in che modo avesse
-appreso un idioma non conosciuto in Sassonia, ed Ermanno rispose
-d'essergli occorso ciò, a suo malgrado, avendolo i valorosi
-Daci travagliato con assidua guerra e poi fatto prigioniero: »Quis
-te, continua Dudone, <span class="smcap">Daciscam linguam, inexpertem Saxonibus</span>,
-docuit? <span class="smcap">Bellicosum</span>, respondit, <span class="smcap lowercase">TUAE PROGENIEI DECUS</span>, quae innumerabilia
-proelia in me exercuit, meque proelio captum ad
-sua detrusit, et, <i>me nolente</i>, <span class="smcap">linguam Daciscam</span> docuit». Di qui
-s'impara, che la Dacica patria di Rollone stava situata tra l'Alania
-e la Sassonia della Germania di Tacito, e che nel Novecento
-niuna infusione della lingua de' Daco-Geti, ossia dell'<i>Ulfilana</i>
-erasi fatta nell'idioma di que' Sassoni, sebbene in più antica età
-dalle medesime dimore Germaniche fossero usciti una porzione
-degli Anglo-Sassoni, conquistatori dell'Inghilterra nel 449.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Lingua Dacica</i> di suo padre Rollone fu cara cotanto al Duca
-Guglielmo <i>Lungaspada</i>, che volle mandar in Baieux un suo
-tenero figlioletto per esservi educato allegramente alla Normanna,
-e nel nativo idioma de' <i>Daci</i>. Disse, che in questa città v'era
-un maggior numero di Normanni, e che in Roano udivasi più
-volentieri parlare il Latino, in danno del <i>Dacico</i> linguaggio,
-»Quoniam (quegli che parla, è sempre Dudone, buon testimone
-di que' fatti), <span class="smcap">Rothomagensis</span> civitas <span class="smcap">Romana</span> potius quam
-<span class="smcap">Dacisca</span> utitur <span class="smcap lowercase">ELOQUENTIA</span>, et <span class="smcap">Baioacensis</span> frequentius. <span class="smcap">Fruitur
-Dacisca</span> quam <span class="smcap">Romana</span>, volo ut puer ad <span class="smcap">Baioacensem</span> deferatur
-ut <span class="smcap lowercase">EDUCETUR</span>, FERVENS LOQUACITATE DACISCA<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Con tali cure s'ingegnavano i popoli del sangue Daco-Getico di
-tenere svegliata la patria lingua, e con tale predilezione l'antiponevano
-essi al Latino, quantunque i loro Pubblici Atti si scrivessero
-Latinamente per farli capire dall'universalità degli abitanti
-di Normandia. Ben questo <i>Dacico</i> era lo stesso linguaggio della
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-<i>Gallia Gotica</i> e di Spagna; diverso affatto da quello de' Franchi,
-de' Sassoni e dell'altre genti della Germania di Tacito. I Normanni
-di Rollone, il Daco, erano idolatri, e quando passarono al Cristianesimo,
-non aveano la Liturgia Ecclesiastica de' Visigoti: ma,
-in quanto all'<i>Architettura Gotica</i>, ciascuno può di leggieri comprendere
-con quanto diletto avesse dovuto Rollone veder la <i>Mano
-Gotica</i> di Clotario I. in Sant'Oveno di Roano, e con quale facilità
-largheggiar de' suoi doni verso quel Monastero.
-</p>
-
-<p>
-Il fanciullo, che coltivò la <i>Lingua Dacica</i> in Baieux, fu Riccardo
-I.; e' succedette al padre Guglielmo <i>Lungaspada</i> nel Ducato
-di Normandia. Non credo, che la sua <i>Lingua Dacica</i> di Baieux
-somigliasse in tutto a quella de' Visigoti dopo la separazione di
-molti e molti secoli fra i Geti passati nell'Occidente d'Europa, ed
-i Daco-Geti di Rollone. Ma intelligibile certamente riusciva la favella
-di Rollone a que' Visigoti; ciò che non avveniva punto ai
-Sassoni avveniticci di Baieux, nè a' Sassoni rimasti nella Germania.
-Più ignoto sonava l'idioma <i>Dacico</i> di Rollone a' Romani di
-Normandia, suoi nuovi sudditi; nè Rollone, o Guglielmo <i>Lungaspada</i>
-cercarono di propagarne l'insegnamento. La contraria sentenza
-piacque a Teodorico e ad Amalasunta in Italia, i quali godevano
-del vedere i fanciulli Romani addottrinarsi nella lor lingua
-Gotica. Tra questi s'annoverarono i figliuoli del Patrizio Cipriano<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>:
-e tali studj piacquero tanto più ad Amalasunta quanto
-più ella, dotta così nel Latino come nel Greco, era vaga di mostrar
-a tutti le ricchezze del patrio linguaggio. Del che lodavala
-Cassiodoro, scrivendo al Senato di Roma: »<span class="smcap">Nativi sermonis</span> UBERTATE
-GLORIATUR<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>».
-</p>
-
-<h3>XXVII.</h3>
-
-<p>
-Qui è necessario sdebitarmi della mia promessa<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>, dicendo una
-qualche parola intorno al linguaggio arcano e però a' fatti dei
-<i>Culdei</i> o <i>Colidei</i>, onde favellarono dottamente lo Spelmanno ed
-il Ducange ne' loro Glossarj. Ebbero per vero, seguitando l'autorità
-degli Storici Ettore Boezio e Giorgio Bucanano, che sì fatti
-<i>Culdei</i> furono antichi Monaci o Canonici Regolari di Scozia, i
-quali non del tutto ubbidivano, salvo la fede, a' precetti disciplinari
-del Pontificato Romano. Ciò bastò ad alcuni recenti Scrittori
-per crederli o Eretici, o seguaci dello Scisma de' Greci<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>; ed in
-tal qualità s'odono i <i>Culdei</i> predicare oggidì per inventori dell'<i>Architettura
-Gotica</i> e dell'<i>ogiva</i> od <i>arco acuto</i>, in odio dell'<i>arco
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-rotondo</i> dei Romani Pontefici ed in dispregio di tutta la <i>Romanese</i>
-Architettura. Dell'<i>ogiva</i> parlerò più innanzi: ma priva
-di qualunque fondamento è l'opinione, che attribuisce ai
-<i>Culdei</i> di Scozia d'aver creato un'Architettura inimica della
-Cattolica; la medesima, cioè, che si sparse tosto in tutta l'Europa
-Cattolica e divenne cara per molti secoli ad infinite generazioni
-di Vescovi, di Sacerdoti e di Monaci, ossequiosissimi
-a' Pontefici Romani. E poi che aveano di comune co' Pontefici
-le mura di Merida o di Toledo e dell'altre Città de' Visigoti;
-che aveano di comune co' Pontefici di Roma i loro Castelli e Palagj
-con tutto il resto degli edifizj militari e civili di ogni sorta?
-</p>
-
-<p>
-Io non nego, che San Colombano, uscito dall'Ibernia, scritto
-non avesse alcune acerbe parole contro la <i>Catedra di San Pietro</i>,
-da me non taciute nel Codice Diplomatico Longobardo<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Ma
-e' le scrisse per Cattolico zelo, ignorando nella sua qualità di straniero
-i fatti; e la Romana Chiesa onora nel numero de' suoi Santi
-questo insigne fondatore de' Monasteri di Lussovio (oggi Luxeu)
-nel Regno de' Borgognoni, e di Bobbio nel Regno d'Italia;
-di Bobbio, che tosto divenne l'asilo d'un gran numero di virtuosi
-e dotti uomini dell'Ibernia. San Gallo, San Deicolo, San Romarico,
-Autori di famose Badie, furono Monaci, non <i>Culdei</i>, di Lussovio,
-ed ebbero gran numero d'imitatori nel settimo secolo, i
-quali tra' soli Monti Vogesi verso l'Alsazia, in uno spazio non
-maggiore di quarantacinque leghe, costruirono, afferma lo Schoepflin<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>,
-un circa settanta Monasteri di Canonici Regolari e di Religiosi
-dell'uno e dell'altro sesso. I loro edificj si giudicarono <i>ammirabili
-opere</i> dallo stesso Autore, <i>per l'ampiezza delle loro
-moli e per la bellezza delle lor forme</i>; donde poi sursero, nè
-ciò increbbe a' Pontefici di Roma, <i>un numero infinito di Ville,
-di Rocche, di Vici, di Castelli e di Terre</i><a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Più singolare può credersi l'altra opinione<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>, la quale confonde
-gl'intendimenti de' <i>Culdei</i> con le dottrine Architettoniche d'alcune
-Consorterie di Laici, Operatori ed Architetti, che usarono un
-linguaggio arcano fra loro, ed ebbero una particolar Gerarchia
-col divieto di svelare a' profani la regola dell'arte loro e de' lor
-computi Matematici. Lunghe fatiche si son tollerate in Germania
-e' non ha guari per persuaderci, che la Gran Carta di sì fatte Consorterie
-Laicali si compilò in Inghilterra, e propriamente nell'anno
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-926, al tempo di Guglielmo <i>Lungaspada</i> e di Riccardo I.
-Soggiungesi, che un cotal Documento Anglo-Sassonico, disteso
-nell'Eboracense città, ovvero in York, si conserva tuttora in Londra<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>.
-Che che sia di sì fatta Scrittura, che io non lessi e della
-quale non posso dar giudizio, ella non distrugge certamente le
-Storie dell'Architettura Gotica Oltredanubiana, da Zamolxi fino a
-Deceneo e ad Ulfila; non distrugge le Storie dell'Architettura in
-Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>. La compilazione, vera o falsa,
-del 926 non potè dunque non esser l'erede necessaria d'un qualche
-precedente Sodalizio, dal quale in più remota età si lavorò
-un qualche Trattato d'Architettura: e, se congregaronsi Consorterie
-Architettoniche nel decimo secolo di <span class="smcap">Gesù Cristo</span>, elle non
-furono più antiche sì de' Collegj dei Fabbri presso i primitivi Romani
-e sì degli altri de' <i>Maestri Comacini</i> presso i Longobardi.
-Simili Sodalizj formavansi non solo per le ragioni di ciascun'arte,
-ma eziandio per soccorrersi a vicenda nelle varie occorrenze della
-vita; e soprattutto nelle spese de' funerali, come il Mommsen<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>
-a' nostri dì vien dimostrando in quanto a' Romani. Anche oggi pei
-medesimi fini d'aiutarsi reciprocamente con carità religiosa vi
-sono le così dette <i>Congregazioni Spirituali dell'Arti</i> nel Reame
-delle due Sicilie. Gli stessi modi, credo, si tennero da' Collegj degli
-Architetti Visigoti di Spagna prima della venuta degli Arabi
-nel 711, e fino al duodecimo secolo nella <i>Gallia Gotica</i>.
-</p>
-
-<p>
-Non veggo perciò come si debba creder nuovo nel 926 l'essersi
-formate o no alcune Consorterie non solo di <i>Culdei</i> Ecclesiastici,
-ma d'Architetti Laici; e come gli uni e gli altri avessero potuto
-essere trovatori d'un'Architettura, non mai più veduta dianzi, per
-contrapporla con insolito ardire a quella tenuta in pregio dai
-Pontefici Romani. E poi, qual maraviglia, che parecchie Consorterie
-giurassero di non comunicare a niuno il magistero dell'arte
-loro? Che altro essi faceano se non quello che sempre s'è fatto e
-si fa e si farà in tutte l'Officine dell'arti e de' mestieri, anche oggi
-che in molti paesi d'Europa s'abolirono per Legge i Collegj d'arti
-e mestieri? Non v'ha più giuramento del segreto, è vero; ma il
-privato interesse in ogni Bottega di vini o di zolfi o di ferri sa custodire
-assai bene a' nostri giorni le tradizioni e le pratiche della
-sua industria, per nascondersi agli emuli e difendersi contro gl'imitatori.
-Del rimanente, io non ignoro, che i costumi erano assai
-più feroci nel Medio-Evo, e che allora un segreto violato aprir potea
-più agevolmente le vie alle stragi ed al sangue, come si narra
-essere avvenuto nel 1099 a Corrado, Vescovo d'Utrect, il quale
-rubò al giovine Pleber le sue <i>formole</i> intorno al gittar le fondamenta
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-d'una Chiesa (<i>arcanum magisterium</i>), e fu per vendetta
-ucciso dal padre del giovine. Tralascio i paurosi racconti,
-che si fanno sopra Erwino di Steimbach, autore d'una delle Torri
-di Strasburgo nel secolo decimo quarto.
-</p>
-
-<p>
-L'arcano linguaggio degli Operatori d'un'Architettura, che pretendesi
-allora nata verso il 926, è un gran fenomeno agli occhi
-di chi giudica essersi, mercè un segreto inespugnabile, propagata
-in tutta l'Europa Cattolica l'arte da noi detta oggi <i>Gotica</i>.
-Quella, che noi chiamiamo così, non vuole attribuirsi a' Visigoti;
-gente barbara ed ignorante, la quale non edificò giammai se non
-alla Romana, e, sto per dire, secondo i precetti di Vitruvio! A
-questo modo ragionano i presenti Storici dell'Architettura, ignorando
-tutta la Storia Oltredanubiana de' Visigoti da un lato, e dall'altro
-affannandosi per rintracciar nelle Consorterie de' <i>Culdei</i> o
-degli Architetti Laici tutto ciò che si trova in quella Storia molti
-secoli prima del 926. Somigliano tal sorta di Storici a chi con
-grande smania vada cercando gli occhiali, ch'egli avea già sulla
-fronte.
-</p>
-
-<p>
-Quel gran fenomeno del linguaggio arcano è un fatto non molto
-dissimile all'altro d'essersi Riccardo I condotto da Roano in
-Baieux per parlarvi la <i>Lingua Dacica</i>. Perciò i Visigoti di Spagna
-e della <i>Gallia Gotica</i>, sebbene scrivessero in Latino, aveano
-pe' loro usi particolari<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> la Visigotica od <i>Ulfilana Lingua</i> in serbo;
-istromento ed arcano del Regno loro sì per tener desta la patria
-favella in mezzo a popoli di sangue diverso, e sì per non esser
-talvolta compresi da' Romani, sudditi non sempre fedeli. Negli
-eserciti d'Alessandro il Grande, composti di molte nazioni, la
-sua Macedonica favella era divenuta il privilegio del minor numero;
-ed egli stesso il Re non l'adoperava che in alcune rare occorrenze,
-avendo sempre il Greco illustre fra le labbra. E però,
-volendo ammazzar Clito, gridò contro lui all'armi nel dialetto dei
-Macedoni, chiamando a sè i <i>Portatori di targhe</i>; l'uso del quale
-dialetto, nella sua bocca era divenuto, scrive Plutarco, il segno
-e quasi un simbolo di qualche gran turbazione. I discendenti di quei
-Bulgari d'Aleczone, i quali furono dal Re Longobardo Grimoaldo
-collocati verso l'anno 667 nelle vicinanze d'Isernia e nel tratto,
-che oggi chiamasi Provincia di Molise nel Reame di Napoli, vivono
-ancora negli stessi luoghi, ove sopravvennero alcuni stuoli di
-Schiavoni o Slavi al tempo del Re Ferdinando I d'Aragona. Son
-tutte popolazioni bilingui, ed ora si veggono pubblicati dal Professor
-De Rubertis, nato nella Provincia di Molise, alquanti brani
-delle popolari canzoni, solite a cantarsi nel primo di Maggio
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-presso i nipoti e pronipoti degli Slavi<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. Ma chi, senza una tradizione,
-potrebbe percepirne il significato?
-</p>
-
-<p>
-L'Architettura e le Matematiche nel Medio-Evo non s'insegnavano
-dalle Cattedre, come oggi fra noi ma o ne' Monasteri o nelle
-Consorterie Laicali degli Architetti. Non solevano in quel tempo
-disgiungersi la scienza e la speculazione dall'operare. Nè si disgiunsero
-così ne' Collegj de' <i>Comacini</i> come in quelli de' Fabbri
-di Roma; non si disgiunsero in più antica età presso i Visigoti,
-quando essi edificavano di là dal Danubio, e quando poi edificarono
-in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i>. Sì agli uni e sì agli altri
-Visigoti dovè tornar necessario un qualche Sodalizio d'arti e
-di mestieri, e soprattutto d'Architetti e muratori. Da qualcuna di
-sì fatte Consorterie uscirono per aventura gli Operatori della <i>Mano
-Gotica</i>, chiamati nel 534 da Clotario I in Roano; e non saranno
-stat'i soli, che vennero nel Regno de' Franchi di Neustria.
-Dopo la predicazione di San Bonifazio nella Germania di Tacito,
-poterono alcuni di sì fatti Visigoti esservi chiamati a costruir le
-Città e le Chiese, come certamente chiamati vi furono i più vicini
-<i>Comacini</i> d'Italia e come i Monaci Cattolici, di qualunque nazione
-si fossero, v'andarono, sì per propagarvi la fede Cristiana
-e sì per farvi costruire le Badie di Fulda e di Corbeia e tante altre
-splendidissime. Il linguaggio di tutti costoro in principio non
-si comprendea dai Germani di Tacito; semplicissimo fatto, sul quale
-di poi s'inventarono tante favole intorno a' <i>Culdei</i> ed agli Architetti
-Laici del Medio-Evo, non che all'arcano lor favellare.
-</p>
-
-<h3>XXVIII.</h3>
-
-<p>
-La Dacia confinante con l'Alania, donde si partì Rollone, Duca
-di Normandia, ebbe o no alcuni di sì fatti Collegj? Sembra, che
-avesse dovuto averli; ma chi può dirlo con certezza? Se gli ebbe,
-i primieri costumi della piraterìa di Rollone fan credere, ch'egli
-non si fosse curato di portar Architetti sulle sue velocissime navi
-e la brevità del suo Ducato dopo la sua conversione al Cristianesimo
-non gli permise forse di chiamarne dalla sua Dacia nativa
-e dal Danubio. Ma volendo Rollone fabbricare una qualche Chiesa
-od un qualche Palagio, non vedeva egli la <i>Mano Gotica</i> di
-Sant'Oveno in Roano? E non dovea egli esser tentato di chiamar
-Visigotici anzichè <i>Romanesi</i> Architetti?
-</p>
-
-<p>
-Riccardo I. non solamente volle, che la Storia de' suoi Daco-Geti
-Normanni, al tempo della loro idolatria, si scrivesse da Dudone
-di San Quintino; ma vivi serbò nella sua mente i concetti
-dell'Architettura Oltredanubiana di que' Daco-Geti. Gli piacquero
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-innanzi ogni cosa ne' Tempj l'<i>elevazione</i>, che chiamerò Visigotica,
-ed il pensiero di circondarli con le <i>Torri</i>. Stando egli un
-giorno sulle soglie del suo Normannico Palazzo di Fecampo, vide
-in qual maniera questo vincesse nell'altezza l'opposta Chiesa
-della Trinità; e tosto mandò per un Architetto, al quale impose
-d'alzar la nuova Chiesa cotanto, ch'ella superasse le mura sì del
-Palazzo e sì della città. Il nuovo Tempio, ricco di <i>Torri</i> come
-quello di Santa Eulalia in Merida, non tardò a levarsi maestoso
-nell'aria, con due file d'archi: »Delubrum <span class="smcap lowercase">MIRAE AMPLITUDINIS</span>,
-hinc inde <span class="smcap">Turribus praebalteatum, dupliciter arcuatum</span> et de
-<span class="smcap">concatenatis artificiose lateribus DECORAE ALTITUDINIS
-CULMINE</span>... Intrinsecus depinxit <i>historialiter</i><a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>». La Casa di
-Dio, disse Riccardo I., dee superare tutte le sommità d'ogni altra
-fabbrica.
-</p>
-
-<p>
-Notgero, Vescovo di Liegi, a' giorni di Riccardo I., riedificò
-nella sua città la Basilica di San Lamberto, della quale si conserva
-l'immagine nelle <i>Lamine</i>, descritte dopo il Dittico Liegese dal
-Wiltheim<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>, ove tutti possono scorgere il Gotico artificio delle
-<i>Torri</i> e de' <i>molti angoli</i>, compagni di que' della Chiesa di S. Tirso
-d'Asturia. <i>Non è questa</i>, esclama il Wiltheim, <i>non è questa
-l'Architettura da noi chiamata Gotica?</i> »Vidisti in singulis tabellis
-<i>tria</i> <span class="smcap lowercase">FASTIGIA ACUMINATA</span>, et sub unoquoque horum singulos
-<span class="smcap lowercase">ARCUS ACUTE ANGULOSOS</span>, genus structurae a <span class="smcap">Vitruviana seu Romana
-Graecave</span> veteri longe diversum: vulgo <i>Gothicum</i> hodie appellant».
-In tal guisa, gli esempj della <i>Mano Gotica</i> di Roano si
-veggono passati dalla Normandia in Liegi, appartenente al Regno
-de' Franchi d'Austrasia. Un esempio più illustre diessi nella stessa
-Normandia da Riccardo I. quando egli cominciò nel 966 a costruire
-un Monastero sul Monte S. Michele. Ottenne dal Pontefice
-Romano Giovanni XIII. e da Lotario, Re de' Franchi, grandi privilegj
-pel grandioso edificio, collocato su quella marina rupe<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>,
-ma le fiamme lo consumarono, ed il nuovo Duca Riccardo II.
-lo ricostruì nel 1022: della quale ricostruzione il Mabillon<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> pubblicò
-le figure. Ivi si ravvisano agevolmente le forme dell'<i>Architettura
-Gotica</i>, e l'<i>elevazione</i> aerea delle mura, che n'era il principal
-distintivo. Non leggo in niun Documento, che Riccardo I.
-e Riccardo II. avessero chiamato sul Monte San Michele a lavorare
-alcuno de' <i>Culdei</i> o degli Architetti Laici di Scozia e di Inghilterra;
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-ma la Cronica del Monte San Michele<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> ci assicura che
-nel 966 e nel 1022 gli Abati di quel Monastero, Mainardo e poscia
-Ildeberto, ne furono gli autori: Monaci entrambi, ed entrambi
-Cattolici.
-</p>
-
-<p>
-Orderico Vitale, il quale nacque nel 1065 e fu Monaco di Santo
-Ebrulfo in Normandia, dove mori nel 1141, parla d'un celebre
-Architetto delle Gallie a' giorni di Riccardo I e del suo uterino
-fratello Rodolfo, Conte d'Ivry e di Baieux. Chiamavasi Lanfredo;
-ed Albereda, moglie d'esso Rodolfo, pregollo di fabbricare in
-Baieux una <i>Torre</i>. Questa riuscì famosa nelle guerre di Normandia
-(<i>Turris famosa, ingens, munitissima</i><a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>): un sinistro romore intanto
-si divolgò, che Albereda fatto avesse mozzare il capo a Lanfredo,
-acciocchè mai più egli non costruisse di simiglianti lavori
-per alcuno<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. Lo stesso lagrimevole fine attribuiscasi all'Architetto
-della Meclenburghese Badia di Dobberano, e ad altri; atroci fatti,
-pe' quali gli Architetti e simili Operatori dell'arti si teneano più
-stretti ne' loro particolari Collegj, e si circondavano di misterj,
-occultando la pratica dell'arte loro, ed ogni procedimento Matematico.
-</p>
-
-<h3>XXIX.</h3>
-
-<p>
-Mentre Riccardo I edificava sul Monte San Michele, i Visigoti
-della <i>Gallia Gotica</i> non aveano perduto il godimento, pattuito
-nel 759 col Re Pipino, del <i>Fuero-Juezo</i>, nè l'esercizio dell'antica
-loro <i>Architettura Gotica</i>. Nelle loro contrade s'erano stabiliti
-non pochi Franchi, viventi a <i>Legge Salica</i>; ed i Romani del decimo
-secolo erano da lunga stagione rientrati nel possesso del
-<i>Breviario</i> Alariciano, abolito nel settimo da Cindasvindo in Ispagna;
-del quale riacquisto sopravanzano luminose memorie ne' <i>Placiti</i>
-e nelle donazioni del 918, 935, 942, 949<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>. Ecco tre Leggi
-diverse nella <i>Gallia Gotica</i>: nondimeno presso que' Romani e
-presso quei Visigoti s'insinuava sempre un qualche uso de' Franchi
-dominatori; e non di rado nelle due lingue, <i>Ulfilana</i> e Latina, si
-faceva un qualche innesto d'alquante Germaniche voci. Già negl'Istromenti
-Visigotici del decimo secolo si vede introdotto il costume
-dei <i>Feudi</i>: ma il vocabolo <i>Allodio</i>, della Legge Salica di Clodoveo,
-divenne frequentissimo fra' Visigoti, sebbene se ne fosse voltato il
-senso a dinotar le possessioni libere di qualunque dritto feudale.
-</p>
-
-<p>
-L'essersi cominciati gli ordinamenti de' <i>Feudi</i> a propagare più
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-o meno rapidamente fra' Visigoti non tolse a costoro il lustro della
-loro schiatta, ed essi conservarono la più gran parte delle ricchezze,
-mercè le quali si facevano tuttodì a fabbricar volentieri un
-numero, che talvolta sembra favoloso, di Monasteri e di Chiese.
-Le donne Visigote andarono innanzi ad ogni altro in questo arringo
-d'Architettura Sacra; le donne, a cui erasi propizio il <i>Fuero-Juezo</i>;
-e massimamente in una Legge del Re Cindasvindo<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>.
-Niuno impaccio ad esse recavano il <i>Mundio perpetuo</i>, de' Longobardi,
-nè il <i>Reippus</i><a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> stabilito contro le vedove da Clodoveo, e
-rinfrescato dopo tre secoli da Carlomagno nella <i>Legge Salica</i><a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E però due donne illustri, senza il consentimento d'alcun tutore
-o <i>Mundualdo</i>, fecero una larga distribuzione de' loro <i>Allodj</i>
-e de' loro servi a pro di molti Monasteri e di non pochi Laici. Nel
-26 Febbraio 960 la Contessa Berta, moglie del <i>Marchese di Gozia</i>,
-Raimondo I, conferì, senza interrogarlo, una gran copia di
-<i>Allodj</i> e di servi al Monastero di Monte Maggiore, nuovamente
-fondato vicino ad Arles in Provenza. Disse voler donare tutto ciò
-che <i>per le Leggi</i> erale toccato in sorte nel Regno di Gozia (<i>in Regno</i>
-<span class="smcap">Gociae</span><a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>) sul retaggio di suo zio Ugo di Provenza, il quale
-dianzi era stato Re d'Italia. In pari modo, nel 977<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a> e nel 990<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>,
-Adelaide, Viscontessa di Narbona, scrisse due testamenti, profondendo
-i suoi doni alla sua famiglia ed a' suoi amici. Non meno
-generosa mostrossi verso i Monasteri; fra' quali non dimenticò
-l'Anianense di San Piero in Cauna, e quello proprio di Aniana.
-</p>
-
-<p>
-Poco appresso, nel 1002, celebrassi un <i>Placito</i> insigne, ove
-Gausfrido, Abate di Santo Ilario di Carcassona, vinse una lite
-contro Arnaldo, Visconte di quella città, coll'allegare in suo favore
-la Prima Legge del Libro Quinto delle Visigotiche, ossia del
-Fuero-juezo<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. Nella stessa guisa, essendo già innoltrato l'undecimo
-secolo, Adelaide, figliuola di Pietro Raimondo, Conte di
-Carcassona, rinunciò ad ogni suo dritto su' Feudi e sugli <i>Allodj</i>
-di quella Contea (<i>Feva</i> et <i>Alode</i>) in favore del Conte di Barcellona,
-senza l'intervento d'alcuno, e sol per effetto, com'ella disse
-fin dal principio, delle facoltà concedutele dalla <i>Legge Sesta</i>,
-<i>Titolo Secondo</i>, <i>Libro Quinto della</i> <span class="smcap">Lex Gothorum</span>. L'istromento
-si scrisse in Agosto 1070<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>: testimonio certissimo della vita nazionale
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-de' Visigoti fino a tutto quel secolo nella <i>Gallia Gotica</i>: ma
-ben presto in quella medesima Provincia ed in tutto il resto delle
-Gallie, verso i principj del duodecimo, l'intelletto Latino trionfò,
-cacciando in fondo sì le Leggi del Visigotico <i>Fuero-Juczo</i> e sì le
-<i>Saliche</i> de' Franchi, non che degli altri popoli Barbari. Con queste
-disparvero tutti gl'istituti Germanici del <i>guidrigildo</i>, e cessò
-la lunga onta della stirpe Romana, la cui vita si tassava da Clodoveo
-e da Carlomagno una metà meno della vita d'un Franco.
-</p>
-
-<p>
-Diasi ora uno sguardo indietro, e si vegga quel che nel nono
-secolo fecero i Visigoti Spagnuoli del Regno d'Oviedo, i quali viveano
-parimente col <i>Fuero-Juczo</i>. Don Ramiro, succeduto al Re
-Alfonso il Casto, avea nell'846 vinto i Mori, che ardirono chiedergli
-la rinnovazione dell'annuo tributo di cento donzelle Cristiane;
-e tosto con le spoglie tolte a' nemici fabbricò nelle vicinanze
-d'Oviedo un Tempio alla Vergine Maria, il quale sussistea
-tuttora nell'età del Mariana. Ma poco elegante sembrò allo Storico
-illustre quell'opera, essendosi veduto quanto egli avesse in dispetto
-le fabbriche d'<i>Architettura Gotica</i>; uso ad ammirar solamente
-l'arti de' Greci e de' Romani: »<span class="smcap lowercase">EXTAT</span>, egli dicea, <span class="smcap">structurae
-genere ac totius operis IN PAUCIS ELEGANTISSIMA</span><a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>».
-Nè belle sarebbero parute al Mariana, se si fossero, come questa,
-conservate fino a' suoi dì le primitive fabbriche di Compostella e
-l'altre de' Re Visigoti d'Oviedo; cioè, da Don Ramiro fino ad Ordogno
-II. Costui prese nel 918 il suo regio titolo dalla città di
-Leone, dopo averne scacciati gli Arabi. Cessò allora la gloria di
-Oviedo, e le Chiese d'Alfonso il Casto andarono a male, del che
-si doleva fortemente lo stesso Mariana<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>.
-</p>
-
-<h3>XXX.</h3>
-
-<p>
-Un nuovo moto frattanto si facea sentire in Europa nel decimo
-e nell'undecimo secolo al proposito dell'<i>Architettura Gotica</i>. Ella
-mutò spesso i sembianti, ma senza perder giammai le particolarità,
-che la distinguevano dalla Greca e dalla Romana: e però
-ella s'udì sì variamente giudicata ne' varj secoli; tenuta in alcuni
-per bella e maravigliosa, in altri per pazza e deforme. Io toccherò
-d'alcune costruzioni principalissime dell'<i>Architettura Gotica</i>,
-prima in Normandia, poi nella <i>Gallia Gotica</i> e finalmente nella
-Germania di Tacito. Passerò indi al Settentrione d'Europa.
-</p>
-
-<p>
-Rollone cominciò a fondare il mondo Gotico in mezzo alla Neustria.
-Guglielmo I non interruppe l'opera del padre; ma Riccardo I
-v'introdusse una specie peculiare di civiltà, che si diffuse in
-molti e molti paesi. Egli ebbe cari gl'ingegni, e parecchi uomini
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-di gran fama si condussero in Normandia, fra' quali non giova
-ricordarsi di Lanfredo, che forse vi trovò una morte sì sventurata,
-per le mani d'una donna, soverchiamente ammiratrice della sua
-scienza. I nipoti de' pirati, ferocissimi compagni di Rollone, volgeansi
-ad arti più miti, quasi già consapevoli delle loro future
-conquiste. Quando essi erano padroni dell'Inghilterra, Lanfranco
-ed Anselmo vennero in Normandia, ove illustrarono la Badia del
-Becco; indi salirono l'un dopo l'altro sulla Sedia di Cantorbery,
-nella Provincia di Kent.
-</p>
-
-<p>
-Intanto l'alta Basilica di Sant'Oveno continuava sempre in Roano
-a mostrar le sue forme di <i>Gotica Mano</i>, l'imitazione delle
-quali dovea distendersi e si distese così nelle Provincie della Neustria,
-rimaste in potere de' Re Franchi, come nell'Austrasia e nella
-Germania di Tacito. La <i>Mano Gotica</i> vi stette fino al 1042. Allora
-un uomo di sangue <i>Dacico</i> divenne Abate di Sant'Oveno;
-vo' dire Niccolò III, nato dal Duca di Normandia, Riccardo III; il
-quale Abate ristorò l'antica Chiesa del 534<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>; e non ristorolla
-certamente secondo lo stile <i>Romanese</i>. La Chiesa di Sant'Oveno
-fu indi consumata dal fuoco, e ricostruita nel quattordicesimo secolo
-in quel modo, che oggi si vede, con la sua magnifica <i>Torre</i>.
-Un'altra Cattedrale di Normandia prese nell'undecimo in Contances
-ad emulare le proporzioni del primitivo Sant'Oveno, ma
-ebbe tre <i>Torri</i>, condotta nel 1048 al suo compimento<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. San Pier
-sulla Diva s'annoverò eziandio tra le fabbriche <i>non Romanesi</i>
-di Normandia: Monastero fondato nel 1046 da Lescelina, Vedova
-del Conte Guglielmo, il quale nacque dal Duca Riccardo I<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. L'aura
-dell'<i>Architettura Gotica</i> presso i discendenti de' Daco-Normanni
-venuti con Rollone si fa sentire anche al Ramée, quantunque
-preoccupato dalle sue opinioni sulla scienza e sull'<i>ubiquità</i>
-de' <i>Culdei</i><a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. Ma l'<i>Architettura Gotica</i> non fiorì meglio che in
-Sicilia, per opera di que' Daco-Normanni: e non <i>Romanesi</i> (lo confessa
-ben anche il Ramée<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>) furono la Cattedrale di Palermo e la
-Cappella Palatina, le Chiese della Martorana, di San Cataldo e
-della Magione di quella città, non che le Cattedrali di Messina e
-Cefalù.
-</p>
-
-<h3>XXXI.</h3>
-
-<p>
-Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano la gente
-dominatrice di Normandia, moveano, sì come ho già esposto, il
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-petto de' Visigoti nella <i>Gallia Gotica</i>. Fulcrado, Vescovo della
-Visigotica città di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle,
-che nel 975 donarono a Ricuino, Vescovo Magalonese<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>, un oscuro
-podere o villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella
-Magalona, che fu disfatta da Carlo Martello. Dal 737 in qua i
-Vescovi Magalonesi risedettero nel territorio della caduta città, e
-propriamente nel prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che
-ebbe i suoi Conti particolari, ma Franchi, e viventi a <i>Legge Salica</i>.
-Tale dicea d'essere il Conte Bernando (II) in una donazione
-del Novembre 985<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>: ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109
-divenne Abate di Cluny (alcuni lo dicono morto nella Napolitana
-Badia Cavense), affermava nelle sue Lettere<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> di essere uscito dal
-sangue di Vitizza, ovvero di San Benedetto Anianense, de' Conti
-di Magalona: parentela, che doveva essere vera per parte solo di
-donne, sì come argomenta lo Storico della Linguadocca<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>.
-</p>
-
-<p>
-In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli donato
-Monpellieri, che poi dovea divenire una cotanto famosa città.
-E la diè in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, che fu il
-Primo degli otto Guglielmi, Signori di Monpellieri<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. Arnaldo,
-Successor di Ricuino, volle tornar nel 1037 a Magalona, e fe' sorgere
-intorno ad essa una città novella, ch'e' cinse con <i>Muro</i> e con
-<i>Torri</i><a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. Edificò in oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria,
-per la quale generaronsi tosto aspre controversie tra' Vescovi Magalonesi
-ed i recenti Signori del nuovo feudo, che poco appresso
-al 1037 fu circondato eziandio d'un <i>Muro</i> e d'un <i>Fosso</i>. A troncar
-sì fatte liti, nella Primavera del 1090, rivolsero anche, fra
-l'altre cure, il pensiero i Padri del Settimo Concilio di Tolosa. I
-lor desiderj ebber l'effetto: e nel Decembre dello stesso anno 1090
-si conchiusero, non ponendo in obblio le <i>Mura</i> ed il <i>Fosso</i><a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, gli
-accordi fra il Vescovo di Magalona e Guglielmo IV, Signore di
-Monpellieri. Otto fra' Vescovi, di quel Concilio, nelle lor sottoscrizioni
-presso il Martène<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>, dichiararono d'appartenere le loro Sedi
-alla <i>Gallia Gotica</i>: Dalmazio, Metropolitano di Narbona con
-sette suoi Suffraganei; Matfredo di Béziers; Goffredo di Magalona;
-Pietro di Nimes; Pietro di Carcassona; Bernardo di Lodeve;
-Guglielmo d'Albi e Berengario d'Agde. Quest'erano le otto Diocesi,
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-questi nel 1090 i confini della <i>Gallia Gotica</i>, sì tenera del
-suo <i>Fuero-Juczo</i> e della sua <i>Liturgia Gotica</i>, sotto l'ombra dell'<i>Accomandigia</i>
-co' Re Franchi.
-</p>
-
-<p>
-Pur chi l'avrebbe allora temuto? Questa <i>Liturgia</i>, compagna
-necessaria dell'<i>Architettura Gotica</i>, fu sommersa quasi nell'anno
-seguente all'additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d'Oviedo, i
-quali avean posta la regale stanza in Leone, conquistarono Toledo
-su gli Arabi: Toledo invano vagheggiata da' Cristiani per tre
-secoli. Alfonso VI se ne impadronì, marito della Francese Costanza
-di Borgogna; secondo i desiderj della quale fu salutato Arcivescovo
-di Toledo un Francese per nome Bernardo, mentre in Roma
-sedeva il Pontefice Francese Urbano II. Bernardo dunque, il nuovo
-Arcivescovo, intimò un Concilio in Leone, dove sopraggiunse
-un Legato di quel Papa, e decretossi, che s'abolissero le lettere
-dell'Alfabeto Visigotico, cioè dell'<i>Ulfilano</i>, per sostituirvi le Latine.
-Inanimito Bernardo prese a far guerra contro la <i>Liturgia
-Gotica</i>, e gli venne fatto di sopprimerla in pro della Romana: il
-che non avvenne senza gravi difficoltà; nè avvenne in tutt'i luoghi
-di Spagna, restituiti alla dominazione Cristiana. L'assenso
-d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono un
-grande incremento alla <i>Liturgia Romana</i>, la quale vinse alla
-fine in Ispagna: eppure il Cardinal Ximenes, a capo di molti secoli,
-dispose, che vi fosse nella Cattedrale di Toledo una Cappella,
-in cui alcuni appositi Sacerdoti dovessero cantar la Messa in
-certi giorni dell'anno secondo il <i>Messale</i> de' Goti<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>. La Provvidenza
-di Dio volle, che nell'Europa del Medio-Evo si formasse
-una compage di popoli, o favellanti o scriventi una medesima
-lingua. Urbano II ubbidiva senza saperlo ad altri decreti del Signore,
-i quali aveano posto Roma sopra tutte le genti, dispensando
-ad esse un comune idioma ed un comune Alfabeto Latino.
-</p>
-
-<p>
-Maggior Concilio tennesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte.
-Vi si predicò la doppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna,
-l'altra contro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Cavalieri
-Cristiani accorsero al santo e nobile invito; alcuni verso
-l'Oriente, come fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Monpellieri;
-altri alla volta de' Pirenei, sì che in poco d'ora negli ultimi
-giorni di quel Pontefice cadde Valenza in potestà del Cid, e
-Gerusalemme nelle mani di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che
-nuovi Documenti or ora trovati danno del traditore a quel Cid;
-ciò che a me non importa d'investigare, contentandomi di sapere,
-che i <i>Muzarabi</i> ed i discendenti de' Goti di Don Pelagio vinsero
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-nel nome del Cid, e lo celebrarono d'età in età ne' Poemi e
-nelle Canzoni del <i>Romancero</i>.
-</p>
-
-<p>
-Qui torna la solita difficoltà, se la Chiesa di S. Maria, edificata
-nel 1037 in Monpellieri da un Vescovo Magalonese della <i>Gallia
-Gotica</i>, prima d'abolirvisi la <i>Liturgia Gotica</i>, fu di stile <i>Romanese</i>
-o <i>Gotico</i>? E se <i>Gotici</i> furono il <i>Muro</i> ed il <i>Fosso</i>, de' quali
-già si parla, come d'opere condotte al lor compimento, nella Carta
-del Decembre 1090, testè ricordata, di Guglielmo IV? A saperne
-il vero, mi piacque interrogarne due Architetti di Monpellieri,
-che pubblicarono un buon numero di Documenti, tratti dagli Archivj
-della lor patria. Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non
-ha guari scrissero un'Opera col titolo <i>»Degli Artisti Gotici di
-Monpellieri<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>»</i>. Essi vengono dimostrando, ma senza conoscere
-quella Carta del 1090, che di stile <i>Gotico</i> fu il <i>Muro</i> ed il <i>Fosso</i>,
-costruiti dopo il 1037 in Monpellieri; che <i>Gotica</i> da' Documenti
-di quell'Archivio s'impara essere stata in principio l'incamiciatura
-della nascente città <i>(Chemise <span class="smcap">Gothique</span>)</i>: <i>Gotiche</i> le sue
-<i>Torri</i> e <i>Torricelle</i><a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>. Con <i>Torri</i> e con <i>Torricelle</i> certamente i Visigoti
-del 374 aveano alzato il <i>Lungo Muro</i> contro gli Unni di là
-dal Danubio. E però il Renouvier ed il Ricard, attribuirono il nome
-non di <i>Romanesi</i> ma di <i>Gotici</i> agli Architetti della loro città,
-da' quali s'edificarono quel <i>Muro</i> e quel <i>Fosso</i>, tra gli anni 1037
-e 1090.
-</p>
-
-<p>
-Già nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio
-d'Oltremare, doveva esservi una Consorteria qualunque d'Architetti
-o di muratori e simili Operai, che cinsero Monpellieri con la
-<i>Camicia Gotica</i>, poichè questa Consorteria, cento anni dopo si
-ascolta portar il nome di <i>Comune Chiusura</i> in un Atto, con cui
-le si promettono assistenza e favore da un altro Guglielmo, Signore
-della città, nel mese d'Ottobre 1196<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. <i>Gotici</i> adunque,
-giova ripeterlo col Renouvier e col Ricard, <i>Gotici</i> furono gli Architetti
-ed i muratori, che i Vescovi della Visigotica Magalona
-deputarono a rialzar la loro Sede primiera, ed a fabbricar Santa
-Maria di Monpellieri: <i>Gotici</i>, non <i>Romanesi</i>, gli altri Operai, che
-circondarono Monpellieri d'un <i>Muro Gotico</i>. Io non ignoro, che
-molte Chiese fabbricaronsi nell'undecimo secolo in Ispagna, nella
-<i>Gallia Gotica</i> e nella Normandia, secondo lo stile <i>Romanese</i>.
-Ma come si può negare in quel secolo all'Architettura, buona o
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-malvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio nell'Europa
-Occidentale, come si può negarle il nome di <i>Gotica</i>?
-</p>
-
-<h3>XXXII.</h3>
-
-<p>
-Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sì agreste fino
-a San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio fino
-ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di
-pietra o di legno sembrano essere state <i>Romanesi</i>, perchè ho già
-confessato<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>, che d'Italia v'andarono i Missionarj, ed anche i <i>Maestri
-Comacini</i> d'Italia. Ma i Visigoti della <i>Gallia Gotica</i> poterono
-parimente andarvi dopo alcun tempo: ed i Monaci della <i>Regola</i>
-di San Colombano, venuti dalla Burgundica Badia di Luxeu
-o Lussovio, recarono per avventura in Germania un qualche concetto,
-che non era del tutto <i>Romanese</i>, dell'Architettura. V'ha
-eziandio chi vuole, che un gran numero di Architetti Bizantini vi
-si tramutò nel decimo secolo pel favore della Greca Teofania,
-moglie dell'Imperatore Ottone II.: al che non saprei contraddire,
-dopo aver fatto un simil ragionamento intorno all'<i>Architettura
-Gotica</i>, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla Gota Regina
-Brunechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania, non
-si vogliono dimenticare gli usciti dalla Normandia, di qualunque
-nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci
-Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo Abate
-del Monastero di San Pier della Diva, ed il suo Epitaffio soggiunge,
-ch'egli edificollo con grande studio in Normandia (<i>A quo
-locus iste... aedificatus ingenti studio<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a></i>). Chi sa quanti altri
-Monaci Tedeschi si condussero prima del 1042 a studiare la <i>Mano
-Gotica</i> di Sant'Oveno, e poi ne trasmisero il desiderio alle lor
-patrie?
-</p>
-
-<p>
-I discendenti de' Germani di Tacito cominciarono perciò ad invaghirsi
-delle non <i>Romanesi</i> costruzioni; e ben presto l'<i>ogiva</i> od
-<i>arco acuto</i> si vide apparire nelle loro fabbriche. <i>Ogivale</i> dicono
-essere stata la Cattedrale di Naumburgo, edificata nel decimo secolo,
-al tempo di Teofania Imperatrice: <i>ogivali</i> nel seguente secolo
-undecimo le Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e
-d'Hildesheim. Lo stile dell'<i>arco acuto</i> poscia s'innalzò d'età in età
-fino all'altezza di quella rinomanza, che conseguirono le Cattedrali
-di Strasburgo e di Colonia; ma egli prevaleva già in tutta
-l'Europa, e l'arte de' Tedeschi piacque principalmente all'Italia
-nel quattordicesimo secolo. Una tanta e sì rapida fortuna indusse
-in errore quel famoso Alberto Durer, il quale, scrivendo il suo
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-<i>Trattato Geometrico</i> nel sestodecimo, credè i suoi Tedeschi essere
-stati gl'inventori dell'<i>ogiva</i>, ed i primi, che la mostrarono al
-genere umano<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>.
-</p>
-
-<h3>XXXIII.</h3>
-
-<p>
-<i>Gotica</i> oggi suol chiamarsi da noi l'Architettura, che ama gli
-<i>archi acuti</i>, ossia l'<i>ogive</i>: donde i più recenti Scrittori deducono,
-che ella debba denominarsi <i>ogivale</i>, non <i>Gotica</i>. Ciò non
-toglie, bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui
-si stabilirono i Visigoti nelle Gallie Meridionali, fino al 1042, nel
-quale si ricostruì Sant'Oveno di Roano dall'Abate Niccolò III, non
-vi fosse stata in tutto l'Occidente d'Europa l'<i>Architettura Gotica</i>,
-ovvero la <i>Mano Gotica</i>, o con l'<i>ogiva</i> o senza l'<i>ogiva</i>: una <i>Mano</i>,
-cioè, Oltredanubiana e differente dalla Greca e dalla Romana.
-Ma come può egli dimostrarsi, che l'<i>ogiva</i>, la quale regnò in
-Sant'Oveno dopo la ricostruzione del 1042, non avesse regnato
-ivi fin dalla prima costruzione del 534? Non è egli più ragionevole,
-anzi non è egli necessario il dire, che l'<i>ogiva</i> si mostrò in
-Sant'Oveno fino dal sesto secolo di Gesù Cristo? Non era forse
-l'<i>ogiva</i> nel Medio-Evo creduta sommamente utile all'<i>elevazione</i>
-Visigotica del Tempio edificato da Clotario I. in Roano? Utile
-all'elevazione dell'altro, che poi s'innalzò dal Re Sisebuto a Santa
-Leocadia in Toledo? (<i>Mirum opus</i>, dicea Santo Eulogio prima
-dell'858<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>, CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una rara eccezione,
-il peso di provare, che non fuvvi l'<i>ogiva</i> in questi due
-Tempj e negli altri d'una grande altezza, fatti costruire da' <i>Pilofori</i>
-e da' Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro, i
-quali affermano, basta il ricordare l'antichità dell'<i>arco acuto</i>.
-Questo non inventassi da niuno in un dato giorno, ma nacque
-coll'uomo, e trovasi così nelle vetustissime Città d'Italia (tali Arpino
-e Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in
-Egitto ed anche nell'<i>Oasi</i> di Libia, senza parlar della Persia e
-dell'India.
-</p>
-
-<p>
-Chi crederebbe ora, che il Ramée, uomo dotto, ricordi la <i>Mano
-Gotica</i><a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> del Wiltheim
-sulla perpetua durata dell'<i>Architettura Gotica</i>, senza concepire
-il più leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo secolo,
-ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca e
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-dalla Romana, in Ispagna? Chi crederebbe, ch'e' dichiari di non
-aver più antiche notizie sull'Architettura di Spagna e di Portogallo
-se non dell'essersi nel 1221 edificata la Cattedrale di Burgos<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>?
-Perchè non apriva egli le Storie del Mariana, e non consultava
-i Documenti del Florez?
-</p>
-
-<p>
-Assai più inaspettata nella bocca del Ramée s'ascolta la sua
-confessione, che i Duchi di Normandia, nella loro qualità di guerrieri
-e di <i>Laici</i>, non edificarono se non secondo lo <i>stile ogivale</i>:
-per la qual cosa l'<i>ogiva</i> ricorre così frequente in tutta la Sicilia<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>.
-<i>Ogivali</i> dunque debbono sembrar necessariamente al Ramèe
-le costruzioni della Santissima Trinità di Fecampo e del
-Monte San Michele fin dal principio, cioè fino dal decimo secolo.
-Se poi la qualità di <i>Laico</i> chiarisce l'intenzioni de' Duchi di Normandia
-contro la Chiesa di Roma, e contro l'<i>arco rotondo</i> o Romano,
-dunque il <i>Laico</i> Riccardo I. cercava di levarsi contro Roma,
-quando egli chiedeva tanti privilegj per la sua nuova Badìa
-di San Michele <i>In periculo Maris</i> al Pontefice Giovanni XIII! Ed
-a fabbricarla deputava per l'appunto i Monaci del luogo!!! Ma
-di queste cose già ragionai<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>.
-</p>
-
-<h3>XXXIV.</h3>
-
-<p>
-Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue
-scoperte Archeologiche, venne veduta l'<i>ogiva</i> fin sulle Porte d'Atene;
-del che promette dare più speciali notizie. Di qui deduce,
-che gli Antichi ben conobbero l'<i>ogiva</i>, ma che l'ebbero a vile; sì
-ch'ella non apparisce se non per eccezione presso l'Antichità. Ma
-tali eccezioni si vanno tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato
-di scoprir l'<i>ogiva</i> tra le ruine di Ninive, in compagnia dell'<i>arco
-rotondo</i>? So l'ogiva si trovò in Atene, perchè non si dovrà
-trovare anche in Roma, comecchè Plinio e Vitruvio ne avesser
-taciuto? Il capriccio in pro dello forme straniere, l'esser sazj e
-ristucchi delle Romane, la corruzione del gusto e cento altre cagioni
-poterono aprir facile accesso all'<i>ogiva</i> su' Sette Colli. Nel 400
-o 405 dell'Era Volgare, in un <i>Dittico</i> pubblicato dal Montfaucon<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>,
-si rappresenta il Console Stilicone seduto sotto l'<i>arco acuto</i>
-d'una muraglia: nell'847 si scavò una Cappella <i>ogivale</i> in Subiaco.
-Simili eccezioni, risponderà il Beulé, non costituiscono lo
-<i>stile ogivale</i>. No, certo: ma egli, che col nome d'<i>Antichi</i> addita
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole comprender sotto un
-tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra, che i Geti o Goti
-avessero avuto lo <i>stile ogivale</i> in dispetto, così di là dal Danubio,
-come in Ispagna e nella <i>Gallia Gotica</i> ed in Sant'Oveno di
-Roano?
-</p>
-
-<p>
-Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso
-i più illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet
-ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo <i>stile
-ogivale</i> non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero,
-ma per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della <i>Gallia Gotica</i>.
-Gli altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo <i>stile ogivale</i>,
-ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo
-posto in atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso
-proemiale, recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta
-dell'insegnamento dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti
-brani, dicendo, che la questione ivi agitata sull'Architettura
-<i>ogivale</i> arde sopra ogni altra di tal natura nella nostra età<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>.
-In quel suo Discorso, il Beulé con nobile risentimento afferma,
-che i Francesi d'oggidì non sono Franchi, ma <i>Neo-Latini</i>: Latini
-per le leggi, pe' costumi e per la lingua. Son troppo cari simili
-accenti all'animo d'uno, che pose, come io feci, una parte della
-vita nel narrare i trionfi dell'intelletto Romano sulla barbarie dei
-Germani di Tacito, e sul <i>guidrigildo</i> minore, con cui essi offesero
-la razza Latina; ma i Geti o Goti, ch'eran diversi da' Greci e
-da' Romani, erano diversi altresì da que' Germani, e non conoscevano,
-quante volte dovrò ridirlo?, non conoscevano l'uso del
-<i>guidrigildo</i>.
-</p>
-
-<p>
-La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa
-Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta
-le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de' Longobardi
-e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé
-vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno
-di farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore
-alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò
-nella <i>Legge Salica</i> da lui emendata le tasse minori per le vite
-de' Romani, che non per le vite de' Franchi; nè prese a rialzare
-del loro civile avvilimento le generazioni Latine, tuttocchè facesse
-una grande stima del loro intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver
-cercato d'opporre ad alcune moderne pretensioni Germaniche le
-memorie, omai vicine a spegnersi, dell'<i>Architettura Gotica</i>, le
-discipline della quale furono affatto ignote a' Germani di Tacito
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-prima di San Bonifazio: mi si permetta d'invocar nuovamente gli
-studi, da me in altro luogo lodati<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>, del signor di Boissieu, il quale
-s'unisce al Beulé nel proposito di non volere i Franchi per progenitori
-de' Francesi odierni della Provincia Lionese, ma i Romani
-ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che incorporaronsi co' Goti
-e passarono all'esercizio dell'<i>Architettura Gotica</i>. Io nè voglio
-nè posso far confronti di sorte alcuna della bellezza ed eccellenza
-di questa con la bellezza ed eccellenza della Greco-Romana; ma
-ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in Roma ed in
-Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte Greca
-e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione
-d'ammirar con occhio imparziale così lo <i>stile ogivale</i> della
-Cattedrale di Strasburgo, come gli <i>archi rotondi</i> nella Chiesa di
-San Paolo in Roma.
-</p>
-
-<h3>XXXV.</h3>
-
-<p>
-Gli <i>archi rotondi</i> son quelli, a' quali ora il Ramée ed il Vitet<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>
-con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo degli
-avversari di Roma, danno il nome di Sacerdotali o <i>Ieratici</i>. E
-però io desidero sapere se <i>Ieratici</i> od <i>ogivali</i> furono gli archi
-voltati da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel popolo
-era tutto d'Ariani? Se <i>Ieratici</i> o <i>Romanesi</i>, dunque le loro
-diversità dagli <i>archi ogivali</i> non eran cagione della differenza,
-che passava tra l'<i>Architettura Gotica</i> e la Romana, ed in cento
-altri modi potea la prima separarsi dalla seconda, conservando
-gli <i>archi rotondi</i>, e non perdendo il nome giustamente dovutole
-di <i>Mano Gotica</i>. Se <i>ogivali</i>, sì come doveano essere perchè di tal
-natura furono dopo la ristorazione del 1042, dunque dello <i>stile
-ogivale</i> s'ha nel Tempio Rotomagense un esempio illustre fino
-del sesto secolo, senza esservi bisogno d'aspettare le Consorterie
-Laicali od Ecclesiastiche del 926.
-</p>
-
-<p>
-Ma, secondo il Ramée<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>, le dottrine Architettoniche, descritte
-nella Carta Eboracense del 926, risalgono <i>all'antichità più alta</i>:
-ed in quell'anno ardirono gli Anglo-Sassoni di York aspirare a
-ristorar la vetusta sapienza, per opporsi alle tradizioni <i>Ieratiche</i>
-de' Pontefici Romani. Or chi erano questi Anglo-Sassoni, se non
-popoli di Germania? Tali non nacquero gl'Iuti, che discesero insieme
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-con essi nel 449 alla conquista d'Inghilterra, condotti dai
-fratelli Hengist ed Horsa. Sotto il nome di Iuti si comprendevano
-allora i Goti o Daci, che seguitando la fortuna d'Ermanarico degli
-Amali conquistarono la Iutlandia, ed ogni altra regione posta
-sulle rive Meridionali del Baltico, dando all'antica Dania o Danimarca
-il nome di Dacia, prima di spingersi nelle contrade oggi
-chiamate di Svezia e di Norvegia, ossia della Scandinavia. Queste
-s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico da' Goti, che vi fondarono
-la Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che ancor vi durano;
-ma quello di Dacia s'impose più tardi anche alla Provincia, che
-oggi dicesi della Scania in Isvezia. E però nell'età di Rollonde
-l'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio, e all'Alania
-fino all'Oceano Germanico. Già nella Storia narrai<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>, che
-gl'Iuti od i Goti del 449 fermaronsi nell'Isola di Tanet e ne' luoghi
-dove sorge Cantorbery, la quale di poi accolse Lanfranco e
-Sant'Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, è divenuta
-oggi la sede principale del recente Primato Anglicano. L'essersi
-uniti cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano
-il maggior numero di que' conquistatori, la lor natura Germanica,
-nè l'uso del <i>guidrigildo</i>, che durò in Inghilterra per molti
-secoli; ma il minor numero de' Goti comunicò modi più civili alle
-Germaniche genti, che abitavano in capanne agresti senza tegole
-e senza calce. Gl'Iuti o Goti del 449 tramandarono parimente all'idioma
-Germanico degli Anglo-Sassoni quel gran novero di voci
-<i>Ulfilane</i>, pel quale non dubitò l'Hikes<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a> di scrivere, che l'Anglo-Sassone
-somiglia mirabilmente al Gotico del Vescovo Ulfila.
-</p>
-
-<p>
-Poichè lo <i>stile ogivale</i>, a senno del Ramée, <i>rinacque</i> nel 926
-fra gli Anglo-Sassoni, egli è costretto a doverlo senza più credere
-<i>Gotico</i>, ed insegnato a' Germani dagl'Iuti o Goti loro compagni
-nella conquista. Costoro fino all'età di San Gregorio il Grande
-professarono il sanguinoso e crudele culto, che comandava le
-quinquennali uccisioni, riferite da Erodoto, degli Ambasciatori
-da spedirsi a Zamolxi: culto riformato da Deceneo, che prescrisse
-a' Geti o Daci dirizzar Tempj e Cappelle in onor de' loro <i>Ansi</i> o
-<i>Semidei</i> e degli Eroi. Poscia patì altre Riforme, oscure tutte od
-ignote; ma celebre sopra ogni altra divenne, sebbene in mezzo
-alle tenebre più fitte, la Riforma d'Odino o Wodan, che l'armi e
-la Gotica predicazione diffusero prima nella Germania Orientale
-di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme di Zamolxi,
-aprì all'anime de' guerrieri gli spazj eterei del suo <i>Vahalla</i>, in
-cui gustassero la voluttà di sempre uccidersi fra loro per rinascere
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-a stragi novelle. Più atroci s'udirono i precetti di Thor, descritti
-dal Duca Riccardo I. e da Rodolfo d'Ivry a Dudone di San
-Quintino. Thor, Dio <i>de' Geti o Goti</i><a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>, inacerbì la riforma d'Odino,
-e si fece adorare insieme con esso, ma in primo luogo, dai
-<i>suoi Geti o Goti</i> di Scandinavia: origini, delle quali trattai nella
-Storia<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, ma più copiosamente nella Tavola Cronologica<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>, e che
-per lunga età produssero l'effetto certissimo d'essersi versato il
-sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino
-lo <i>Scaldo</i> Eilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema del
-<i>Thorsdrapa</i>, ossia della <i>Guerra de' Giganti di Thor</i>: del quale
-Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pubblicò
-alquanti versi<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Questa nondimeno di Thor fu l'antica Religione di Rollone.
-Prima di lui, Santo Ansgario d'Amburgo avea predicata la Cristiana
-in Isvezia, e propriamente in Birca, non lontana di Sigtuna,
-ove poi s'innalzò Stocolma. Egli morì nell'865; e Ramberto,
-suo discepolo, che ne scrisse la Vita, narra d'aver Ansgario trovato
-in Birca idolatra non pochi segni di civiltà e di commercio
-con infinite ricchezze (<i>quod ibi essent multi negotiatores divites
-et abundantia totius boni atque pecunia thesaurorum multa</i><a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>).
-Non so se fin da quell'anno 865 si fosse costruito in Birca il Tempio,
-denominato Upsal, che due secoli dopo già era famoso nel
-Settentrione d'Europa, secondo Adamo di Brema<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>. Questi, verso
-il 1080, ne trasmise alla posterità i più certi e minuti ragguagli;
-e già egli allora conosceva nella Scandinavia le due Provincie
-così della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca, dicea, s'appartiene
-a' Goti nel mezzo della Sveonia: »<span class="smcap">Birka</span> est oppidum <span class="smcap">Gothorum</span>
-in medio »<span class="smcap">Sveoniae</span><a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>». In altro luogo dichiarava, che
-Svezia e Sveonia erano la stessa cosa: »<span class="smcap lowercase">SVEONIA</span> vel <span class="smcap lowercase">SVEDIA</span><a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>....»:
-e che l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: »<span class="smcap lowercase">OSTROGOTHIA</span> <i>protenditur
-usque ad</i> <span class="smcap lowercase">BYRKAM</span><a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>». Or questa Byrka non era lontana
-dal Tempio Ubsola od Upsal: »<span class="smcap">Byrka</span> <i>est oppidum</i> <span class="smcap">Gothorum</span>
-<i>in medio</i>» <span class="smcap">Sveoniae</span>, <i>non longe a</i> TEMPLO CELEBERRIMO.....
-UBSOLA<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>»; celebratissimo Tempio, che per la sua ricchezza
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-dicevasi esser tutto d'oro (<i>totum ex auro paratum</i>), dove si veneravano,
-continua il Bremese<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>, le tre statue di Thor, di Wodan
-od Odino e di Fricco. Il pensiero d'imprigionar gli Dei fra le pareti
-e d'alzar loro un simulacro sarebbe sembrato infame ad un
-Germano di Tacito.
-</p>
-
-<p>
-La celebrità del Tempio Upsal vicino a Birca nel 1080, ed il
-concorso di varj popoli non Germanici per celebrarvi alla fine di
-ogni nove anni le loro solennità, dimostrano la sua non recente
-costruzione. Di non minor celebrità godeva il Tempio di Letra o
-Leira (Lederum) nell'Isola Danese, oggi detta Selandia. Ditmaro
-di Merserburgo<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> (uscì di vita nel milledieciotto) narrava,
-che in Letra scannavansi novanta nove uomini (ma forse il novanta
-che precede, sta per un errore nel testo) con altrettanti cavalli
-e cani e galli: orridi riti Zamolxiani; ma il periodo quinquennale
-dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori a Zamolxi
-s'era mutato in quello di nove anni.
-</p>
-
-<p>
-Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca
-nel Tempio Upsal nove capi d'ogni <i>animale maschio</i>, non escluso
-l'uomo. Questi sono i racconti d'Adamo di Brema<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>; il quale riferisce
-in oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli
-de' cani, ludibrio a' venti ed alle pioggie, agli alberi di una sacra
-foresta. Il numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, delle
-vittime alla fine d'ogni <i>nono</i> anno, sembra da un lato essere il
-prodotto d'una qualche superstizione Pitagorica o Zamolxiana; e
-dall'altro ci chiarisce, che uno era il popolo Gotico, una la Religione
-di quelle due Città. Enea di Gaza, nella seconda metà del
-quinto secolo Cristiano si trovava in Costantinopoli, ove ascoltò che
-intorno alle rive del Danubio v'era tuttora un residuo di Geti Zamolxiani,
-da' quali s'uccidevano ancora i più nobili personaggi
-fra essi; ciò che si faceva, secondo il parere d'esso Enea<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>, per
-mandarli all'immortalità. Un tal residuo di Geti o Goti, sarà stato
-quello, che il Toppeltin<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>, Storico non antico della Transilvania,
-dicea viver tutt'ora in quella Provincia nel decimo settimo secolo.
-</p>
-
-<p>
-Maggior prova della natura Zamolxiana e Decenaica di questa
-Religione passata dal Danubio nella Dacia o Dania e nella Scandinavia,
-mercè le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trova
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-in ciò che Adamo di Brema ci tramandò intorno al culto prestato
-a' Semidei ed agli Eroi da' Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti
-a Birca nel tempio Upsal. »Colunt et <span class="smcap lowercase">DEOS EX HOMINIBUS FACTOS</span>,
-quos pro ingentibus factis immortalitate donant<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>». Ecco gli
-<i>Ansi</i> o <i>Semidei</i>, da' quali erano usciti Gapto ed Ermanarico degli
-Amali, e Teodorico, Re d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Qui non mi porrò a riparlare della natura de' Geti o Goti, amica
-degl'incantesimi<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. Nel Carmide, Platone<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> parlava di quelli
-d'un medico Zamolxiano de' Geti: ma Giuliano Imperatore<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> beffavasi
-de' loro estatici susurri e delle loro arcane parole, dette
-all'orecchio. Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni
-sorta, che facevansi nel Tempio Upsal, delle nenie, che vi si cantavano,
-e della divinità che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i
-cani e gli uomini appesi<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. Frattanto, un lungo e non interrotto
-commercio avea congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti
-della Iutlandia, i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: ma
-questi convertironsi prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo.
-Temo pur tuttavolta, non qualche uso di segreti mormorii (<i>obmurmurationes</i>)
-e d'altre vanità non fosse rimasto presso gl'Iuti
-d'Inghilterra, donde poi nacquero le confuse tradizioni dell'arcano
-linguaggio degli Architetti Laici del 926 e de' <i>Culdei</i>. Certo, il
-Ramèc non aspettava le conseguenze, che i fatti fin qui esposti
-mi danno il dritto di trarre; che, cioè, lo <i>stile ogivale</i> tenuto da
-quello Scrittore per una ristorazione Anglo-Sassonica, potesse in
-vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di Cantorbery, mostratori dell'arte
-d'edificare agli Angli ed a' Sassoni. Costoro avevano abitato fin
-qui ne' tugurj e nelle capanne, ma videro altresì per la prima
-volta in Inghilterra l'Architettura degli edificj Romani. Da un'altra
-parte, questi medesimi Iuti o Goti, a' quali si comandava, per
-precetto della Religione Zamolxiana o Decenaica, di rizzar Tempj
-e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il dirlo, l'uso
-del <i>guidrigildo</i>, sì vivace presso i Germani; ma ebbero un <i>guidrigildo</i>
-uguale a quello degli Anglo-Sassoni, e però non ignobile,
-come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani.
-</p>
-
-<h3>XXXVI.</h3>
-
-<p>
-Finalmente dopo l'età d'Adamo Bremense, il Cristianesimo rovesciò
-i funesti e rilucenti altari di Birca: nè il <i>Valhalla</i> rimase
-più in onore se non ne' Ritmi dell'<i>Edda</i> e nelle <i>Saga</i>
-d'Islanda. Or qual nome daremo se non di <i>Gotico</i> al Tempio
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-di Birca? E quale all'Architettura sua se non di <i>Gotica</i>, fosse
-<i>ogivale</i> o no? Certo, quel Tempio non s'edificò alla <i>Romanese</i>,
-nè i Romani andarono giammai nella Scandinavia. Perchè dunque
-ad un'Architettura, che senza l'idolatria regnò nell'Europa
-Occidentale fra' Visigoti per tanti secoli, e per tanti altri con l'idolatria
-fra gli Ostrogoti ed i Visigoti di Birca, si contende il nome
-di <i>Gotica</i>?
-</p>
-
-<p>
-Un secolo e mezzo era trascorso dall'anno, in cui scrisse Adamo
-di Brema, e questo nome non le si contendea. I Bagni edificati al
-tempo di Teodorico in Ravenna ritenevano ancora la denominazione
-de' <i>Bagni de' Goti</i> nel 10 Luglio 1169, in una Bolla del Pontefice
-Alessandro III.: »Monasterium Sancti <span class="smcap lowercase">STEPHANI</span> ad <span class="smcap lowercase">BALNEUM
-GOTHORUM</span><a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>». <i>Gotica</i> udivasi chiamar la <i>Chiesa</i>, edificata
-in Ravenna verso il 515 dal Visigoto marito d'Amalasunta, Regina
-Ostrogota: la sola Chiesa, onde mi riserbai di parlare fra tutti gli
-edificj degli Ostrogoti d'Italia. Nel 1254 si riformò lo Statuto Municipale
-di Ravenna, e si pose la pena di cinquanta Lire contro
-chiunque recasse danno alla <i>Chiesa de' Goti</i>: »Ne <span class="smcap lowercase">ECCLESIA
-GOTHORUM</span> possit destrui, nec destruatur<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>». Se tutte le Città
-d'Europa imitato avessero un esempio sì degno, non sarebber forse
-perite alcune delle più antiche memorie dell'<i>Architettura Gotica</i>.
-Inutile tornò nondimeno quell'esempio, e vane riuscirono le
-nobili cure de' Ravennati per conservar la <i>Chiesa Gotica</i>, la quale
-a malgrado di tante cure, cadde nel 1457. Così comandarono i
-Veneziani, divenuti Signori di Ravenna. Lo Storico Spreti, che
-visse fin verso il 1474, fu presente alla caduta del <i>Tempio Gotico</i>,
-da lui amaramente rimpianto e lodato come un'opera insigne
-d'Architettura. I Veneti edificarono su quel suolo una fortezza,
-ch'ebbe assai minor vita, e che anch'ella cadde alla sua volta.
-»<span class="smcap lowercase">ADEST</span>, egli scriveva, et <span class="smcap lowercase">GOTTHICUM TEMPLUM</span>, quod <span class="smcap lowercase">GOTTHI</span>,
-licet <span class="smcap">Arianae heresis</span> labe infecti, sub <span class="smcap">S. Andreae</span> nomine <span class="smcap lowercase">SUMMOPERE
-COMPTUM</span>, et <span class="smcap lowercase">SUIS TUNC AEDIFICIIS ADMIRABILE</span>
-construxere. Sed id nuper solo aequatum et funditus deletum
-vidimus; <span class="smcap lowercase">PRAECLARUM</span> autem <span class="smcap lowercase">OPUS</span> et multorum annorum labores
-arx munitissima, quae <i>modo</i> tanta <span class="smcap">Venetorum</span> impensa
-erigitur, <i>paucis nunc diebus absumpsit</i><a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Or chi potrà mai dubitare, che le sembianze della <i>Chiesa Gotica</i>
-fossero state diverse affatto da quelle d'ogni altra Romana di
-Ravenna? Senza di ciò, come avrebb'ella dovuto destar le sollecitudini
-de' Reggitori del 1254 a tenerla in piedi? Chi non vede,
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-che la singolarità delle sue forme, con l'ogiva o senza l'<i>ogiva</i>,
-movevano la curiosità e l'ammirazione dell'universale? Non compariva
-ella tal Chiesa essere un <i>Preclaro Monumento</i> allo Spreti?
-Per affermare ch'ella non era di <i>stile Gotico</i>, e che però non vi
-fosse stato giammai un'<i>Architettura Gotica</i> nel mondo, bisognerebbe
-dimostrare, che i Goti Ariani la fabbricarono, pigliandone
-l'immagine da' Cattolici; e che gli altri Goti idolatri, Zamolxiani
-ed Odinici, portarono con loro l'effigie d'un qualche Tempio
-di Roma o di Ravenna in Birca.
-</p>
-
-<p>
-Nè giova punto a chi nega d'aver i Goti o Cristiani od idolatri
-conosciuta una particolare Architettura, ch'ebbe in tutte le bocche
-degli uomini la denominazione di <i>Gotica</i>, il dire di non aversi
-dello <i>stile ogivale</i> al dì d'oggi Monumenti più antichi del
-decimo o del duodecimo secolo. Egli non si può mai abbastanza
-rispondere, che l'<i>ogiva</i> non era la sola fonte delle diversità infinite,
-le quali segregavano la Greco-Romana dall'<i>Architettura Gotica</i>.
-L'ampiezza delle Chiese, l'elevazione delle mura, le <i>Torri</i>,
-le <i>Rose</i>, le qualità de' fastigj bastavano a separar l'una dall'altra
-in quel modo che l'Architettura d'ogni popolo ad un tratto si distingue
-da quella d'un altro, agli occhi de' più ignoranti delle discipline
-Architettoniche; in quel modo, che i Tempj di Birca e di
-Letra si differenziavano da San Vitale di Ravenna, senza nessun
-magistero dell'<i>ogiva</i>. Che bisogno v'ha dell'<i>ogiva</i> per sapere che
-l'Architettura Cinese allontanasi dall'Indiana, ed ogni altra Europea
-od Affricana dall'Asiatica?
-</p>
-
-<p>
-S'è già veduto<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>, che pel Concilio Epaonense del 517 cadde o
-si trasformò un gran numero di Chiese Ariane del Burgundico Regno.
-Più vasta fu la distruzione delle Visigotiche in Ispagna per
-mano degli Arabi: l'antica Santa Leocadia più non sussiste sul
-Tago, ma in vece si vede su quel fiume una piccola Chiesa in onore
-di tal Santa, secondo i racconti dello Spagnuolo Arevalo<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>.
-Dove sono più gli edificj sacri e profani d'Alfonso il Casto in Oviedo?
-il Tempio di Letra fu distrutto dal Re Arrigo I in odio dei
-sacrificj umani: del che affettuosamente lo ringraziava Ditmaro di
-Merseburgo. La vittoria del Cristianesimo e la mano del tempo
-hanno successivamente disfatto nel Settentrione d'Europa non solo
-il Tempio cruento di Birca ma qualunque altro edificio sacro e
-profano de' Daci, de' Visigoti e degli Ostrogoti, sommersi nell'idolatria
-fino al decimo al duodecimo secolo: ma l'essere scomparsi
-quegli edificj dalla terra non concede il dritto ad alcuno di concludere,
-che que' popoli non ebbero una speciale Architettura,
-nè fecero alcun lavoro se non secondo l'arte de' Greci e dei Romani.
-Siano pure ignote quanto si vuole più le forme dell'<i>Architettura
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-Gotica</i> sul Baltico e sul Mediterraneo, tra l'Alpi di Scandinavia
-e fra i Pirenei, ella tuttavolta vi fu; e non poteva non
-esservi per la natura delle cose umane, alla quale rispondono
-tutte le testimonianze della Storia e la continua durata del nome
-di <i>Gotica</i> dato nel 534, nel 1169, nel 1254, e nel 1457, in Ravenna
-ed in Roano, all'Architettura di quel popolo.
-</p>
-
-<h3>XXXVII.</h3>
-
-<p>
-Ma fuvvi ella mai l'<i>ogiva</i> nella <i>Chiesa Gotica</i> di Ravenna? Sì,
-certamente, rispondo senza esitare, quantunque sia perita una tal
-Chiesa, e che a me d'un Monumento, il quale piaceva tanto allo
-Spreti, non sia punto nota l'immagine allo stesso modo, con cui
-l'aspetto della città di Classe mi sta sotto gli occhi mercè un mosaico
-Ravennate del sesto secolo. Tutti possono contemplare una
-tal figura nel Fantuzzi<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. Giorgio Vasari nondimeno, che nacque
-nel 1512 e che fu lungamente in Ravenna, dovè senza dubbio veder
-l'effigie della <i>Chiesa Gotica</i>: dovè anche vedere altre reliquie,
-oggi dileguate affatto, degli edificj di quella città, costruiti dai
-Visigoti d'Eutarico degli Amali; tra le quali potevano essere i
-<i>Bagni de' Goti</i>. Scriveva Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel
-tempo e' diè alla luce per la prima volta le sue Vite de' Pittori<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>,
-venticinque anni dopo la pubblicazione del <i>Trattato Geometrico</i>
-d'Alberto Durer. L'Architettura ogivale nel 1550 si chiamava <i>Tedesca</i>
-in Italia e tale era divenuta, sì come dissi, dopo il duodecimo
-secolo. Quale altro nome avrebbe meritato ella in Europa,
-quando già sorgevano le Cattedrali di Colonia e di Strasburgo?
-Tutta l'Italia chiamava gli Operatori Tedeschi: <i>Laici</i>, sì, ma che
-venivano ad esercitar l'arte loro, secondo gl'indirizzi ed i precetti
-di chi li chiamava, ovvero de' Vescovi e de' Monaci Cattolici.
-</p>
-
-<p>
-Brunellesco finalmente aveva posto la Cupola in Firenze. Allora
-gli animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane;
-allora i giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e
-l'opere di Colonia e di Strasburgo parvero brutte. Io starò fermo
-nel proposito di non dar sentenza fra l'Architetture de' Greco-Romani,
-e così de' Goti come de' Tedeschi d'Alberto Durer; pur non
-so se Roma e l'Italia, dove abbondavano i più egregj Monumenti
-dell'arte Pagana, simili al Panteon d'Agrippa, fossero state le contrade
-più opportune a mettere per la prima volta in opera il <i>Gotico
-pensiero</i> del Duca Riccardo I, che l'altezza delle Chiese debba
-sopravvanzare la sommità d'ogni altra fabbrica. Ma quanto
-un tal pensiero, che fu ancor quello de' Visigoti di Sisebuto e dei
-Daco-Geti d'esso Riccardo I, seguitati da' Tedeschi, germogliò in
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-Italia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie dell'Architettura
-di Firenze, di Pisa e di tante altre Città, per non parlare di
-San Pietro in Vaticano.
-</p>
-
-<p>
-Odansi ora le parole del Vasari, che non ebbe altri occhi se non
-quelli del Beulé per l'Architettura de' Goti e poi de' Tedeschi. »Ecco
-un'altra spezie di lavori, che si chiamano <i>Tedeschi</i>, i quali
-sono d'ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi
-e da' moderni: nè oggi si usano per gli eccellenti, ma son
-fuggiti da loro come <i>mostruosi e barbari</i>; mancando ogni lor
-cosa d'ordine che piuttosto confusione o disordine si può chiamare,
-avendo fatto nelle lor fabbriche, <i>che son tante che hanno
-ammorbato il mondo</i>, le porte ornate di colonne sottili ed
-attorte ad uso di vite, le quali non possono aver forza a reggere
-il peso di che leggerezza si sia, e così per tutte le facce ed
-altri loro ornamenti facevano una maledizione di tabernacoli
-l'un sopra l'altro con tante piramidi e punte e foglie, che non
-ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano reggere;
-ed hanno più il modo da parer fatte di carta, che di pietre o
-di marmi.
-</p>
-
-<p>
-»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline,
-e viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e
-spesso con mettere cosa sopra cosa andavano <i>in tanta altezza
-che la fine d'una porta toccava loro il tetto</i>. <span class="smcap">questa maniera
-fu trovata da' Goti, che per aver ruinate le fabbriche antiche</span>,
-e morti gli architetti per le guerre, coloro che rimasero fecero
-dopo le fabbriche di questa maniera, le quali <span class="smcap lowercase">GIRARONO LE VOLTE</span>
-<span class="smcap lowercase">CON QUARTI ACUTI</span> e riempierono tutta Italia <i>di questa maledizione
-di fabbriche</i>, che per non averne a far più s'è dismesso
-ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero
-ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla
-bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli
-più che questo<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Queste poche parole contengono la vera Storia dell'<i>Architettura
-Gotica</i>; e, come oggi dicono, la <i>sintesi</i> della Storia. I Goti dettero
-l'<i>arco acuto</i> a' Tedeschi, e questo da' Tedeschi tornò in Italia.
-Il Vasari, poco versato nelle Storie civili de' popoli, non pensò
-punto a' Visigoti, ma sì agli Ostrogoti: e così la brevità come la
-sicurezza delle sue affermazioni dimostrano sempre più ch'egli ebbe
-i disegni del Tempio Gotico in Ravenna innanzi agli sguardi.
-Certamente non furono le presenti parole del Vasari, che per la
-prima volta nel 1550 comandarono agli uomini di chiamar <i>Gotico</i>
-lo <i>stile ogivale</i>, quantunque il nome di <i>Gotico</i> non si legga in
-Leon Batista Alberti, ed in altri Scrittori, che parlarono dell'<i>arco
-acuto</i>. Questo silenzio procedette dal loro proposito di trattar delle
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-ragioni dell'arte, non della sua Storia. E però, secondo il comune
-dialetto di Liegi, nel 1659 chiamavansi <i>Gotici gli angoli acuti</i>
-della Chiesa delineata nelle <i>Lamine</i> presso il Wiltheim<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ed or si comprende, che la sintesi del Vasari contiene in se
-tutte le verità Storiche intorno all'<i>Architettura Gotica</i>, od <i>ogivale</i>.
-I più recenti Scrittori non fecero, che aleggiare intorno al vero,
-descrivendone a brani a brani chi l'una e chi l'altra particella:
-gli uni volendo che lo <i>stile ogivale</i> si mostrò in Francia dopo la
-caduta del Romano Imperio, senza pensare a' Visigoti ed a Sant'Oveno:
-gli altri, che l'<i>ogiva</i> fu nemica de' Cattolici, senza rammentarsi
-dell'Arianesimo de' Visigoti: alcuni altri ch'ella fu Anglo-Sassonica,
-non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cantorbery,
-non che a' Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricordarono
-l'arcano linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi
-secoli non avessero i Geti o Goti usato nel Settentrione d'Europa il
-secreto idioma de' lor mormorii e susurri Zamolxiani.
-</p>
-
-<p>
-Un altro insegnamento si ritrae dal Vasari, ed è ch'e' non confuse
-le stirpi de' Goti con quelle de' Germani di Tacito. L'Hickes
-pretendeva, che Ulfila i cui progenitori nacquero, per attestato di
-Filostorgio<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>, in Cappadocia, fosse un Tedesco. Al che rispose il
-gran Leibnizio, che i Goti non furono un popolo Teutonico: »Quod
-doctissimus <span class="smcap lowercase">HICKESIUS</span> novissime <span class="smcap">Ulphilam</span> ad <span class="smcap">Francos</span>, vel ad aliam
-<span class="smcap lowercase">TEUTONICAM GENTEM</span> voluerit <span class="smcap lowercase">GOTHICA</span> referre, credo quod
-sibi persuadere non possit <span class="smcap">Gothos</span> fuisse adeo <span class="smcap">Teutones</span><a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>». Gli
-Scrittori Tedeschi d'oggidì scrivono intorno all'Origini Teutoniche
-secondo la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo
-dottissimo di Svezia venne aleggiando intorno al vero, senza raggiungerlo,
-ed anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamolxi
-ed i suoi Goti dalla Scandinavia per andare a predicare l'immortalità
-dell'anime nella Tracia. Parlo della famosa Opera di
-Carlo Lund, intitolata <i>Zamolxi</i>, ove dice: »<span class="smcap">Getas seu Gothos</span> exisse
-e <span class="smcap">Scandia</span> affirmant inter alia <i>Scaldae</i>, mores, litterae, sacra et
-leges patriae <i>omnium antiquissimae</i><a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Simili errori sull'origini de' Geti o Goti e de' Teutoni o Germani
-di Tacito corruppero la Storia dell'Architettura per la confusione
-fatta delle due stirpi di popoli affatto diversi, e per la dimenticanza,
-in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamolxi ed i fatti seguenti
-dell'<i>Architettura Gotica</i> Oltredanubiana, la quale nel 412 passò
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-nelle Gallie Meridionali, e si diffuse in tutta l'Europa con una
-doppia corrente; l'una Visigotica da' Pirenei, l'altra non meno Gotica
-dall'Alpi di Scandinavia, da Cantorbery e dalla Normandia di
-Rollone il Daco. Più volte, il confesso, doverono mutarsi e rimutarsi
-le sembianze dell'<i>Architettura Gotica</i> nel corso di più secoli;
-ma ella non perdè mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubiana,
-e però diversa dalla Greca e dalla Romana. Le sue varie trasformazioni
-ammisero un uso più o men generale dell'<i>ogiva</i>: e se
-questa trionfò nel tredicesimo e nel quattordicesimo secolo sull'<i>arco
-rotondo</i>, non perciò dee dirsi, ch'ella era incognita nel quinto
-e nel sesto a' Visigoti.
-</p>
-
-<h3>XXXVIII.</h3>
-
-<p>
-La Chiesa di Roma ottenne in ogni età questa lode, che avesse
-amato benedire e santificare, non distruggere i Tempj del Paganesimo.
-Lo stesso ella fece intorno alle Chiese de' Goti Ariani di
-Spagna e della <i>Gallia Gotica</i>, dopo la loro conversione al Cattolicismo
-nell'anno 587. Durante l'Arianesimo, ben dovettero i Visigoti
-usar l'ogiva in odio della Chiesa Cattolica e dell'<i>arco rotondo</i>, al
-quale si dia pur il nome di Sacerdotale o <i>Ieratico</i>. Nella <i>Gallia
-Gotica</i>, ove ho detto più volte che rimase un lievito d'Arianesimo,
-l'ogiva dovè più lungamente piacere a' Visigoti non convertiti. Roma
-intanto accettato avea e benedetto l'<i>ogiva</i>, senza curare il breve
-stuolo de' Visigoti ostinati nell'eresia. E ben videro i Pontefici
-Romani de' secoli seguenti, che l'<i>ogiva</i> era di gran sussidio all'<i>elevazione
-Visigotica</i> de' Tempj la quale innalza gli animi delle
-fragili creature verso Dio.
-</p>
-
-<p>
-Le Storie intanto dell'Architettura si scrivono al dì d'oggi sopra
-il fondamento, che i Visigoti non ebbero arte d'alcuna sorte, e che
-lo <i>stile ogivale</i> nacque nel decimo e nel duodecimo secolo. Il danno
-maggiore, che deriva da sì fatta proposizione, consiste nell'impedire,
-che si facciano le più diligenti ricerche in Ispagna e nella
-<i>Gallia Gotica</i> per vedere se può scoprirsi una qualche reliquia
-delle fabbriche de' Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo,
-Ervigio, ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni
-del Mariana. La Gallia Tolosana e la <i>Marca Ispanica</i>, ossia di
-Barcellona, dovrebbero esplorarsi altresì per trovarvi una qualche
-rovina, od almeno un qualche indizio di quell'industria Gotica,
-della quale il <i>Muro</i> ed il <i>Fosso</i> di Monpellieri nell'undecimo secolo
-non furono certamente il primo tentativo. Da queste ricerche
-un nuovo lume apparirà nella Storia della Cavalleria Spagnuola,
-della lingua e letteratura dei Provenzali e della civiltà intera d'Europa.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Grimm</span>, <i>Uber Iornandes und die Geten</i> — Berlino 1846, in 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 143 (stampato nel 1839).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 189 — <i>Tavola Cronologica</i>, pag. 103.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibidem</i>, Vol. I, pag. 189.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Treopompus</span>, apud <span class="smcap">Athenaeum</span>, <i>Dipnos</i>, lib. XIII, cap. 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 278.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Strabo</span>, <i>Geogr.</i> lib. VII, pag. 303 (Casaub. 1620).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Iornand.</span>, <i>De Rebus Geticis</i> cap. XI »(<span class="smcap">Decenaeus</span>) naturaliter <i>propriis legibus</i>
-vivere fecit, QUAS USQUE NUNC CONSCRIPTAS <span class="smcap">Bellagines</span> vocant».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem">
-<p>»Ah, PUDETI et <span class="smcap">Getico</span> scripsi <span class="smcap lowercase">SERMONE</span> libellum!».</p>
-<p class="i6"> <span class="smcap">Ovid.</span>, <i>Ex Ponto</i> lib. IV, eleg. 13.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 505. — Tavola Cronologica, pag. 202.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 687.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibidem</i>, Vol. II, pag. 689.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibidem</i>, Vol. I, pag. 862. — Tavola Cronologica, pag. 358.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Stat.</span>, <i>Silvar.</i> Lib. I, Carm. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Tacit.</span> <i>Vita</i> <span class="smcap">Agricolae</span> cap. 41.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. 574 — Tavola Cronologica, pag. 227.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lucianus</span>, In <span class="smcap">Scytha</span>, Operum vol. I, pag. 859 (edit. Hemstheruis).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Clemens Alexandrinus</span>, <i>Stromatum</i>, Lib. I, Cap. 15; Lib. IV, Cap. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Tertullianus</span>, <i>Contra Iudaeos</i>, Operum pag. 189 (Venetiis 1741).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. 1, pag. 666 — Tav. Cronol. pag. 264.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Agathias</span>, <i>Histor.</i> lib. I, cap. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Origenes</span>, <i>Contra Celsum</i>, lib. I, cap. 16; lib. II, cap. 65; lib. III, cap. 54
-(edit. La Rue). Γέτας σοφώτατα ἔτνη, καὶ ἀρκαῖα (<span class="smcap">Origen.</span>, lib. I, cap. 16).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Origenes</span>, <i>ibidem</i> lib. III, cap. 34.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I, pag. — Tav. Cronol. pag. 296.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ammianus Marcellinus</span>, Lib. XVII. Cap. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">S. Epiphanius</span>, <i>Adversus Haereses</i>, Lib. III., Operum, I. 827. (Coloniae, 1682).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eunapius</span>, In Excerptis Legationum, pag. 48-52. Editio <span class="smcap">Niebhur</span> (A. 1829).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">S. Isidori Hispalensis.</span> Chronicon <span class="smcap">Gothorum</span>. (<i>Era quadringentesima
-quintadecima</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ammianus Marcellinus</span>, Lib. XXXI. Cap. 3. »Muros <span class="smcap lowercase">ALTIUS</span> erigebant....
-<span class="smcap lowercase">LORICAM</span>...... <span class="smcap lowercase">EFFICAX OPUS</span>».......</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eunapius</span>, loc. cit. In Excerptis Legationum, pag. 48-52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 865.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 993. — Tav. Cronol. pag. 415.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibid.</i> Vol. I. pag. 1056. — Tav. Cronol. pag. 484.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Iornandes</span>, De Rebus <span class="smcap">Geticis</span>. Cap. XLI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom Vassette</span>, Histoire du <span class="smcap">Languedoc</span>, I. 217. (A. 1730).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Apollin. Sidonii</span>, Lib. VIII, Epist. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sidonius</span>, <i>Ibid.</i> Lib. VII, Epist. 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> storia d'Italia, Vol. II, pag. 205.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Caesar</span>, <i>De bello Gallico</i>, Lib. LIV., Cap. 23.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Achaintre</span>, Ad dictum locum <span class="smcap">Caesaris</span>, Nota (13). Nell'edizione dei Classici,
-detta di <span class="smcap">Le Maire</span>, I, 323. (A. 1819).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Apollinaris Sidonii</span>, Lib. VII. Ep. XI. »<span class="smcap">Semiustas</span> <i>fragilis muri</i> <span class="smcap lowercase">ANGUSTIAS</span>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Concil. Epaon</span>. Apud. <span class="smcap">Mansi</span>, Concil...</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ulmarus</span>, De inventione Corporis S. <span class="smcap">Vedasti</span>, Apud <span class="smcap">Bollandum</span>, Acta SS.
-Februarii (6. Feb.), I 806. (A. 1658.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Anonym.</span> Apud <span class="smcap">Laurentium Surium</span>. Vitae. Sanctorum (24 Agosto), IV, 879 e
-890. — Et Apud <span class="smcap">Bollantistas</span>, Acta Ss. Augusti, IV. 818-849. §. 40-41 (A. 1739).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Alexandri Wiltheim</span>, De Diptyco <span class="smcap">Leodiensi</span>, pag. 22. In Appendice (Leodii,
-1659).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. V. Cap. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Gregorii Turonensis</span>, Hist. Lib. IV. Cap. 92. Editio <span class="smcap">Ruinart</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom Vaisette</span>, Hist. du <span class="smcap">Languedoc</span>, l. 277. <i>Vedi</i> la sua Nota LXXI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. § XI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. III. pag. 217.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. § XI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Venantius Fortunatus</span>, Oper. Lib. II, Cap. XII, Editio <span class="smcap">Luchi</span> (A. 1786).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ioh. Biclar.</span>, Chron. Apud <span class="smcap">Roncalli</span>, Chron. Latin. Vetust. II. 389. (An.
-1787).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paulus Emeritensis</span>, Cap. VI. §. 16. Apud <span class="smcap">Florez</span>, XIII, 312.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol, II; pag. 829.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Inscriptio</span>, Apud <span class="smcap">Florez</span>, <span class="smcap">Esp.</span> Sagrada, VII. 35. (A. 1766).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Cod. Dipl. Longobardo, Num. 994.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia. Vol. II, pag. 832.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> seg. §. XXVII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sisebuti</span> Regis Epistola, Apud <span class="smcap">Florèz Esp.</span> Sagrada, VII, 321-328 Num.
-VIII. (A. 1766).
-</p>
-
-<p>
-— <i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, in cui ella trovasi ristampata con
-Note, I. 571. Num. 259.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib, IV Cap. 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 833.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sancti Audoeni</span>, Vita <span class="smcap">S. Eligii</span>, Apud <span class="smcap">Achery</span>, Spicilegium, V. 456. — <span class="smcap">Dom
-Bouquet</span>, Scrip. Rer. <span class="smcap">Francicarum</span>, III. 552. (A. 1741).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XVI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Greg. Turon.</span>, Lib. IX. Cap. 20. <i>Vedi</i> <span class="smcap">Dom Vaissette</span>, l. 277.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">S. Audoenus</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. I. Cap. 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">S. Audoenus</span>, <i>ibidem</i>, Lib. I. Cap. 4.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo. V. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Seguo, nell'assegnar gli anni, la Cronologia di <span class="smcap">Dom Bouquet</span>, notata in
-margine a ciascun Capitolo della Vita di Santo Eligio scritta da S. Oveno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> seg. §. XXI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Anonymus</span>, in Vita <span class="smcap">S. Audoeni</span>, Apud <span class="smcap">Bollandistas</span> (24 Agosto) Acta Sanctorum
-Augusti, Tom IV. pag. 807, §. 9. <i>Auctore Suppare</i> (A. 1739).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. VI. Cap. XI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lex Wisigothorum</span>, Lib. II. Tit. I. Leg. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lex Wisigothorum</span>, Lib. III. Tit. I, Leg. 1. Editio <span class="smcap">Georgish</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Victor Vitensis</span>, Hist. Persecutionis <span class="smcap">Vandaligae</span>, Lib. II §. 13, Lib, IV.
-§. 1. Editio <span class="smcap">Ruinart</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap lowercase">HISP</span>. Lib. VI. Cap. 8. »<span class="smcap">Fructuosus ex regio Gotthorum
-sanguine</span>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Valerius Abbas</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, In Vita S. <span class="smcap">Fructuosi</span>, Cap. I. Act. Ordinis
-S. B., II. 557.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Isidorus Pacensin</span>, pag. 8 Editio <span class="smcap">Sandoval</span> (A. 1634): et Apud <span class="smcap">Florez</span>,
-<span class="smcap">Esp.</span> Sagrada, VIII. 293, § 24. (A. 1769).
-</p>
-
-<p>
-— <i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 834.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebas <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. VI. Cap. 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Id. Ibid.</i> »Marmora convecta, in quibus <i>Rotae</i> aut <i>Rosae</i> similitudine
-sculptae immagines <i>pluribus in locis</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 733.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Florez</span>, <span class="smcap lowercase">ESP.</span> Sagrada, XIII, 222. (A. 1782), <i>Vedi</i> Storia di Italia, Vol. II.
-pag. 839.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, Histoire du <span class="smcap">Languedoc</span>, I. 404. »La <span class="smcap">Gothie</span>, infortunée
-Province, fut plus maltraitée par les Chrétiens que par les Infideles».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, IV. 131. Num. 563.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibidem</i>, Num. 547.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XVIII in fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Cod. Diplomatico Longobardo, Num. 729.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, Num. 730.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Smaragdus</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, Acta Ordinis <span class="smcap">S. Benedicti</span>, V. 184-215.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 840.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Chronicon Albeldense</span>, Apud <span class="smcap">Florez. Esp</span>. Sagrada, XIII. 153.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem</i>, <i>Ibidem</i>, XIII. 453.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 845.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, V. 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cav. di S. Quintino</span>, Ragionamento sull'Architettura Italiana sotto i Longobardi,
-pag. 90. Brescia, in 8. (A. 1829).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mabillon</span>, Acta Ord. S. <span class="smcap">Benedicti</span>. V. 105. In Vita S. <span class="smcap">Angilbert</span>
-Lib. II. §. 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Smaragdus</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, Acta O. S. B. V. 202.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, V. 492.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Walafridus Strabo</span>, De Rebus Ecclesiasticis, Cap. VII. In Bibliotheca
-Patrum, XV, 184. (A. 1587).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. prec. § VII. intorno agli Sciti Iutungi, e § X. intorno a' Borgognoni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XIX.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XXI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Placitum Caunense</span>. <span class="smcap">Ex</span> <i>Autographo</i> <span class="smcap">Caunensi</span>, Apud <span class="smcap">Mabillon</span>, De Re
-Diplomatica, Lib. VI. Num. LXXXIX.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">S. Eulogii</span>, Lib. II. Memorialis Sanctorum, Apud <span class="smcap">Schottum</span>, <span class="smcap">Hispaniae</span>
-Illustrata, IV. 231. (A. 1608).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Alvarus Cordubensis</span>, Epistola XX. Ad Transgressorem, Apud <span class="smcap">Florez</span>,
-<span class="smcap">Esp.</span> Sagr. XI. 118. (A. 1775).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Alvarus Cordubensis</span>, <i>Ibid.</i> XI. 283. In Epist. De <i>Bibliotheca</i> <span class="smcap">Leovigildi</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Concilium Tricassinum</span>, Apud <span class="smcap">Balutium</span>, Capitularium, II. 277. (A. 1677).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. IV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Otfridus</span>, Paraphr. Evangel. Apud <span class="smcap">Schilter</span>, Thesaurus Antiquitatum
-<span class="smcap">Theotonicarum</span>, Tom. I, pag. 11. (A. 1728).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Otfridus</span>, <i>Ibidem</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag. 873.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II, pag 676-678.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, Hist. <span class="smcap">Norm.</span> Apud <span class="smcap">Duchesne</span>, Script. <span class="smcap">Norm.</span> (A. 1619).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, Lib. I, in principio, pag. 69. 70.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, pag. 70.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Missi Theodosii</span>, Apud <span class="smcap">Dicuil</span>, pag. 10. Vedi Storia d'Italia, Vol. I, pagina
-1052.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Gregor. Turon.</span> Hist. Lib. X. Cap. 9.
-</p>
-
-<p>
-— <i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 47.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>loc. cit.</i>, Lib. III. pag. 100.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>Ibidem</i>, pag. 112.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cassiod.</span>, Variar. Lib. VIII. Epist. 21.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, Lib. XI. Epist. 1. Senatui Urbis Romae.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi prec.</i> §. XVI. in fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel de l'Histoire de l'Architecture, II. 277. (A. 1813).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Cod. Dipl. Long., I. 864. Num. 284. <i>Vedi</i> anche la mia <i>Disertazione
-Bobbiese</i>, dopo il Num. 307. dello stesso Codice.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Schoepflin, Alsatia</span> Illustrata, In Conspecto Operis, I. 14. §. XXII. (A.
-1751).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Id. Ibid.</i> »Ortae hinc innumerabiles Villae, Arces, Vici, Oppida, Castra
-haud majore quam XLV spatio leucarum».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel, <i>etc.</i> II. 284.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ramée</span>, <i>ibidem</i>, II. 158, 281.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Momsen</span>, De Collegiis et Sodalitiis <span class="smcap">Romanorum</span>, in 8.º Kiliae (A. 1853.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XVI. in fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giovanni de Rubertis</span>, Delle Colonie Slave del Regno di Napoli, pag. 20,
-21. In 12. Zara (A. 1856.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. III. pag. 153.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Wiltheim</span>, Diptycon <span class="smcap">Leodiense</span>, Append. pag. 85-87, Cap. 5. (A. 1659).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Gallia Christiana Nova</span>, Tom. XI. Col. 511-533: et In Appendice Instrumentorum,
-Col. 105.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mabillon</span>, Annales Ordinis S. B. Lib. L. §. 62. »Ecclesia S. <span class="smcap">Michaelis</span>,
-cujus Orientalis facies <span class="smcap">Gothici operis</span> delicatissima est».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Chron. S. Mich.</span>, Apud <span class="smcap">Labbé,</span> Nova Bib. MS. I. 551. (A. 1637).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ordericus Vitalis</span>, Eccl. Hist., Lib. VIII, Inter Scriptores <span class="smcap">Nortmannicos</span>
-Apud <span class="smcap">Duchesne</span>, pag. 705.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ordericus Vitalis</span>, <i>loc. cit.</i> pag. 706.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, <i>loc. cit.</i> II. Preuves, Col. 56, 69, 83, 91.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lex Wisigothorum</span>, Lib. IV. Tit. II. Leg. 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. II. pag. 361-362.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lex Salica</span> emendata a <span class="smcap">Carolo</span>, Tit. XLVI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, Histoire du <span class="smcap">Languedoc</span>, II. 91. (A. 1733.) <i>Vedi</i> la donazione
-da lui riferita, Preuves, Col. 102.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 131.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 147.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 158.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II, Preuves, Col. 274.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mariana</span>, De Rebus <span class="smcap">Hispaniae</span>, Lib. VII. Cap. 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibid.</i> Lib. VII. Cap. 20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ordericus Vitalis</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. IV. pag. 530.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Gallia Christiana Nova</span>, Tom. XI. Col. 870. et in Append. Instrumentorum,
-Col. 218.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibidem</i>, XI. 728.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel, <i>etc.</i> II. 186.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, loc. cit. II. 103.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II. Preuves, Col. 139. Num. 120.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 350.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 104.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom Vaissette</span>, Histoire du Languedoc, II. 103.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 171.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II. Preuves Col. 327-329. »Quidquid est inter Vallatos et
-Muros».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Martène</span>, Novus Thesaurus Anecdotorum, IV. 120. (A. 1717.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cardinalis de Lorenzana</span>, Praefatio ad Breviarium <span class="smcap">Gothicum</span>, secundum
-regulam <span class="smcap">B. Isidori</span>. Matriti, in fol. (A. 1775).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Renouvier</span> et Ricard, Des Maitres de pierre et des autres Artistes <span class="smcap">Gothiques</span>
-de <span class="smcap">Montpellier</span>, in 4. Monpellier (A. 1844).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibid.</i>, pag. 11. »Ces pièces de l'Archive contiennent des details precis
-et interessans sur les <i>Tours</i> et les <i>Tourelles</i>, les <i>Portails</i> et les <i>Fossés</i>
-d'une <i>Chemise Gothique</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibid.</i>, pag. 105, Append. des Documents, Num. 1. Ex Arch. Com.
-de la Commune de Monpellier, Arm. B. Cass. 10, num. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XXVII, in fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Gallia Christiana Nova</span>, Tom. XI. 730. — <span class="smcap">Ordericus
-Vitalis</span>, Lib. IV. pag. 544, 545.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Durer</span>, Trattato Geometrico delle misure, <i>etc.</i> (in Tedesco) Norimberga,
-A. (1525).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">S. Eulogii</span>, Apologeticus Martyrum, Lib. II. Apud <span class="smcap">Schottum</span>, <span class="smcap">Hisp.</span> Illustratae,
-IV. 272 (A. 1608).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ramée</span>, Manuel, <i>etc.</i> II. 116 e 117. in Nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XIII. in fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ramée</span>, <i>Ibidem</i>, II. 430.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, II. 186. »Les Ducs de <span class="smcap">Normandie</span> etaient guerriers, par
-conséquent <i>Laiques</i>; leurs monuments furent dans le style que nous nommons
-<span class="smcap lowercase">A OGIVE</span>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> prec. §. XXVIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Montfaucon</span>, Antiq. Expliquée, III. 232. (A. 1719).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Beulé</span>, Discours d'ouverture d'un Cours d'Archéologie.
-</p>
-
-<p>
-Stampato in parte nel Journal des Débats del 28 Gennaio 1857, con alquante
-Osservazioni preliminari del Laboulaye.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Codice Diplomatico Longobardo, V. 30.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Vitet</span>, Rapport à M. le Ministre de l'Intérieur sur les Monuments et les
-Bibliothèques, pag. 12, 13. Paris (A. 1831).
-</p>
-
-<p>
-— <i>Idem</i>, Notre Dame de <span class="smcap">Noyon</span>, nella <i>Revue des deux Mondes</i>, dell'anno 1844,
-Tom. IV. pag. 654, 655.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ramée</span>, <i>loc. cit.</i> II. pag. 158. »Les traditions du 926 remontent <i>à la plus
-haute antiquité....</i> les <span class="smcap">Anglo Saxons</span> s'elancèrent alors au delà des vieilles
-traditions (<i>Sacerdotales</i>).»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 1148, 1149.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Hickes</span>, Praefatio ad Grammaticam <span class="smcap">Anglo-Saxonicam</span>, pag. VIII. XIII. In
-Tomo I. Thesauri Linguarum Septentrionalium, in fol. Oxonii (A. 1703).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dudo S. Quintini</span>, <i>loc. cit.</i> Lib. I. pag. 62. »<span class="smcap">Getae</span>, qui et <span class="smcap">Gothi</span>, venerantes
-<span class="smcap">Thur</span>, DEUM SUUM».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 935, 959, 975, 1127, 1250, 1254.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Tavola Cronologica, pag. 407-428.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Thorlacius</span>, Miscellanea, Borealia, Specimen VII. in 8.º Hafniae A. 1799.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rembertus</span>, In Vita <span class="smcap">S. Anscharii</span>, §. 28. Nelle Raccolte del <span class="smcap">Bollando</span>, del
-<span class="smcap">Mabillon</span>, del <span class="smcap">Langebek</span>, del <span class="smcap">Fant</span> e del <span class="smcap">Pertz</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, Historia Ecclesiastica, <i>etc</i>. Apud <span class="smcap">Erpoldum Lindebrogium</span>,
-Script. Rer. <span class="smcap">Germanic. Septentrionalium</span>, curante <span class="smcap">Fabricio</span> (A. 1706).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, Lib. I. Cap. 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem</i>, De Situ <span class="smcap">Daniae</span>, Post Historiam Ecclesiasticam, pag. 60. §. 231.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, De situ <span class="smcap">Daniae</span>, pag. 61. §. 233. Editio <span class="smcap">Lindebrogii</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Idem, Ibidem</i>, pag. 61.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, <i>Ibidem</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ditmari</span>, Seu <span class="smcap">Thietmari</span>, Historia, <i>etc</i>. Lib. I. Cap. 9. Editio <span class="smcap">Pertz</span>, Inter
-Monumenta <span class="smcap">Germaniae</span>. V. 739. (A. 1839.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span> <i>loc. cit.</i> De Situ <span class="smcap">Daniae</span>, pag. 61.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Aeneas Gazaeus</span>, In Dialogo <span class="smcap">Theophrastus</span>, sive de Immortalitate animae,
-pag. 43. Editio <span class="smcap">Barthii</span> (A. 1655).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Toppeltin</span>, Origines et casus <span class="smcap">Transylvanorum</span>, pag. 24. Lugduni, in 12.
-(A. 1667). »<span class="smcap">Gothi</span>, ut mea fert opinio, sunt veteres <span class="smcap">Daci</span>...... <span class="smcap">Getae, Daci</span> pro
-Iisdem habentur.... Reliquiae autem ipsorum <span class="smcap">Gothorum</span>, AD HUNC USQUE
-DIEM, pristina orbati nobilitate, VIVIMUS OBSCURI».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, loc. cit. pag. 61.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia Vol. I. pag. 123.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Plato</span>, In <span class="smcap">Charmide</span>, Opp. II. 156-157. Editio <span class="smcap">Serrani</span> (A. 1578).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Iulianus, In Caesaribus, pag. 369. Editio <span class="smcap">Spanhemii</span> (A. 1696).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Adamus Bremensis</span>, <i>loc. cit.</i> pag. 61.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Privilegium Alexandri</span> III.: Apud <span class="smcap">Fantuzzi</span>, Monumenti <span class="smcap">Ravennati</span>, II.
-139. (A. 1802): Ex Archiv. Canonic. <span class="smcap">Ravennae</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Statutorum Ravennae</span>, Num. CCCXLVIII. Apud <span class="smcap">Fantuzzi</span>; Mon. Rav. IV.
-142. (A. 1802).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Desiderii Spreti</span>, De Originibus <span class="smcap">Ravennae</span>, Lib. I. (A. 1489). Extat etiam
-in Thes. <span class="smcap">Ital. Graevii</span> et <span class="smcap">Gronovii</span>. Tom VII. Part. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> proc. §. XII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Arevalus</span>, In <span class="smcap">Isidoriana</span>, Tom. II. pag. 383. Opp. <span class="smcap">S. Isidori</span> (A. 1797).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Fantuzzi</span>, Monumenti <span class="smcap">Ravennati</span>, II. <i>nel Frontispizio</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Vasari</span>, Introduzione alle Vite de' Pittori, Cap. III. in fine, presso il Torrentino
-(A. 1550).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Vasari</span>, <i>loc. cit.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Opera del Wiltheim, divenuta rara, fu inserita dal Gori nella sua Raccolta
-de' <i>Dittici</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note213">
-<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vedi</i> Storia d'Italia, Vol. I. pag. 690.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note214">
-<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Leibnitius</span>, De variis linguis, Inter Scriptores Orationis Dominicae in varias
-linguas per <span class="smcap">Iohannem Chamberlayne</span>, pag. 27. Amsterdam, in 4. (A. 1715). — Scrittura,
-che fu ristampata fra l'Opere del Leibnizio, Tom. V. Part. II.
-(A. 1768).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note215">
-<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Caroli Lund</span>, <span class="smcap">Zamolxis</span> restitutus, in 4. (A. 1687).</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Della architettura gotica, by Carlo Troya
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ARCHITETTURA GOTICA ***
-
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