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-The Project Gutenberg EBook of Storia di Milano vol. 3, by Pietro Verri
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
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-
-Title: Storia di Milano vol. 3
-
-Author: Pietro Verri
-
-Release Date: October 15, 2019 [EBook #60499]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI MILANO VOL. 3 ***
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- STORIA
- DI MILANO
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- DEL CONTE
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- PIETRO VERRI
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- COLLA CONTINUAZIONE
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- TOMO III ED ULTIMO
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- MILANO
- PRESSO IL LIBRAIO ERNESTO OLIVA
- Contrada de' Due Muri, N. 1044
- 1850
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-CAPITOLO XXIII.
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-_Vicende infelici de' Francesi. Francesco II Sforza riconosciuto duca
-di Milano. Venuta in Italia di Francesco I re di Francia, ed assedio di
-Pavia._
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-(1519) L'odioso governo che il Lautrec faceva dello Stato di Milano
-aveva fatto emigrare un buon numero di cittadini, o per sottrarsi alla
-violenza o per aspettare un miglior tempo, sotto un meno arbitrario
-governo. Girolamo Morone, il quale era _l'âme de toutes les intrigues,
-et le véritable chef des mécontens_[1], dispose che questi esuli
-malcontenti si radunassero in Reggio di Lombardia, città che allora
-era posseduta dal papa, e quest'adunanza avea per oggetto l'espulsione
-de' Francesi dall'Italia, e lo stabilimento della casa sforzesca sul
-trono di Milano, col riconoscere per duca Francesco, duca di Bari,
-fratello del duca Massimiliano e figlio del duca Lodovico Maria.
-Per comprendere quali apparenze vi fossero da concepire quest'idea,
-conviene dare un'occhiata alle combinazioni politiche generali di que'
-tempi. L'imperator Massimiliano avea terminata la sua vita il giorno 12
-di gennaio 1519, e, malgrado gli uffici della Francia, era stato eletto
-imperatore il re di Spagna Carlo, il qual rese poi nelle serie de'
-Cesari famoso il suo nome di _Carlo V_. Questo monarca, nel vigore del
-ventesimo anno dell'età sua, favorito dalla natura d'un animo attivo,
-elevato, passionato per farsi un nome, favorito dalla fortuna, che gli
-avea dati i regni delle Spagne, quei delle due Sicilie, la Fiandra,
-l'Olanda e gli Stati della Germania; questo imperatore potente, appena
-innalzato al trono cesareo, rivolse lo sguardo all'usurpato dominio
-di Francesco I nel milanese, feudo imperiale, dominato dal re senza
-investitura o dipendenza dall'Impero. Nella Germania le nuove dottrine
-di Lutero s'andavano spargendo; già varii sovrani le proteggevano; e
-correva rischio il papa di perdere del tutto la Germania, se Carlo V,
-vigorosamente opponendosi, non avesse posto al bando dell'Impero il
-promotore de' nuovi dogmi, il quale «sarebbe stato facile, dandogli
-qualche dignità o qualche modo onesto di vivere, di farlo pentire
-degli errori suoi», dice il Guicciardini[2], se il cardinal Gaetano,
-legato apostolico, colle ingiurie e colle minacce non l'avesse spinto
-al disperato partito che prese dappoi. Il papa per questo gravissimo
-oggetto della Germania avea bisogno di tenersi amico l'imperatore. Il
-papa non perdeva di vista Ferrara, Parma e Piacenza, e, collegandosi
-con Carlo V per discacciare i Francesi da Milano, otteneva di staccare
-nuovamente dal ducato di Milano queste due città, già usurpate da
-Giulio II, e di consegnare il rimanente del ducato a Francesco Sforza.
-Secretamente si andava concertando la lega fra Carlo V e Leone X.
-Francesco Sforza stavasene a Trento. L'imperatore gli assegnò centomila
-scudi, ed ottantamila gliene assegnò il papa, colle quali somme potè
-assoldare degli Svizzeri, a ciò aiutato dal cardinal di Sion[3]. I
-Fiorentini, il marchese di Mantova entravano nella lega contro dei
-Francesi. Molto confidavano e cesare e il papa sulla buona volontà
-de' Milanesi, l'affetto dei quali molto doveva contribuire all'esito
-della guerra. E questo motivo fu quello per cui dal Morone vennero essi
-chiamati a Reggio, di che veggasi l'opera, poco sinora conosciuta, ma
-che merita di esserlo, del Sepulveda: _De Rebus gestis Caroli V imp. et
-regis Hisp._, autore contemporaneo, che scriveva i fasti del monarca al
-quale serviva, e dal quale anche a voce poteva chiedere istruzione de'
-fatti che esponeva in buon latino nel di lui regno. Della qual opera
-v'era bensì la traduzione nella Spagna, ma a caso venne a trovarsi
-manoscritta soltanto l'anno 1775, e si pubblicò dalla regia stamperia
-di Madrid nel 4780, sotto la direzione della reale accademia di
-storia[4].
-
-(1520) Il maresciallo di Foix, ossia Lautrec, informato di questa
-unione che si andava facendo in Reggio, quantunque le intelligenze
-fra il papa e l'imperatore fossero segrete, senza rispetto alla
-pace vigente, invase a mano armata il Reggiano, e si accostò alla
-città con animo di sorprendere i Milanesi forusciti. Il Guicciardini
-storico era allora comandante di Reggio, e seppe render vano il
-progetto de' Francesi, le violenze de' quali, commesse in quella
-infruttuosa spedizione, sono da lui medesimo descritte. Un tal fatto,
-seguito nel seno apparente della pace e ad insulto sulle terre del
-papa, cagionò negli animi sempre maggiore il ribrezzo verso della
-dominazione francese, che sconsigliatamente il Lautrec aveva resa
-disgustosissima ai popoli. (1521) Questa incauta scorreria sul Reggiano
-seguì nel 1521, ed un fenomeno fisico, accaduto poco dopo in Milano,
-si combinò sgraziatamente pei Francesi onde alienarne sempre più gli
-animi degl'Italiani, colla persuasione di essere la stessa divinità
-manifestamente nimica della dominazione francese. Erano stati poco
-prima scomunicati dal papa Leone X gl'invasori del Reggiano[5]. La
-vigilia appunto di San Pietro, cioè il giorno 28 di giugno del 1521,
-due ore prima che tramontasse il sole, essendo il cielo quasi sgombro,
-da una nuvola si scagliò un fulmine sulla massiccia torre di marmo che
-stava sulla porta del castello di Milano. Quivi era a caso collocata
-una porzione di polvere, destinata a spedirsi alle altre fortezze dello
-Stato, che dal Gaillard si fa ascendere a dugentocinquantamila libbre.
-Prese fuoco, e la esplosione fu orrenda. Il comandante del castello,
-signor di Richebourg, e trecento soldati francesi acquartierati vi
-rimasero sepolti[6]. «La torre era, come attesta il Guicciardini[7],
-di marmo, bellissima, fabbricata sopra la porta, nella sommità della
-quale stava l'orologio», il che produsse la rovina quasi totale del
-castello, e la piazza del castello, sulla quale in quel punto trovavasi
-molti al passeggio, rimase coperta di cadaveri e di tanti sassi, che
-_pareva cosa stupendissima_[8]; alcuni sassi di smisurata grandezza
-volarono lontani più di cinquecento passi. Il Burigozzo così descrive
-il fatto: «Ma a dì 28 zugno 1521, che fu la vigilia de santo Pietro,
-a due ora prima di notte, venne uno horribile tempo da sorte che la
-sajetta dette in el torrazzo in mezzo della fazada del castello, dove
-gli era gran quantità de polvere da bombarda, talmente che quella torre
-sino al fondamento fu fracassata, et portò prede grandissime sino al
-meno della piazza, e tutto el castello se squassò, adeo che per la
-ruina grande che fu, moritte el capitaneo et da rocca et da castello,
-sotto le prede qual ruinorno, el moritte innumerabile altra gente,
-d'onde questo fu una gran cosa». E il Grumello riferisce il fatto
-nel modo seguente: «A dì 28 junio 1521 da hore 23 dette la saietta
-in la torre de le hore del castello di Porta Giobia de Millano, cossa
-stupendissima et da non credere chi non la vide, et io la vidi con gli
-occhii levar la media parte de dicta torre et li fondamenti insiema et
-portarla oltra il revellino et la fossa, et gittarla in su la piazza
-de dicto castello, et hebe occixo li doi castellani et il cavalero
-Vistarino, quale hera ditenuto in prigione in epso castello, et foreno
-occixi la più parte de le gente herano abitante in detto castello.
-Le ruine de le stancie et tecti et muraglie non ne dicho niente. Più
-ruina fece Iddio in un momento in epso castello, che non haveria facto
-l'artellaria dil re gallico in un anno. De le ruine facte di fora dil
-castello non ne scrivo, come ruinamenti de tecti, de ecclesie, caxe,
-rompimenti di catenazi, de botteghe, invedriate, cose admirande[9]».
-Di questo disastro ne scrive un'altra cronaca citata dal Lattuada[10],
-ed è di Bernardino Forni, da Gallarate. Il papa non tralasciò di far
-ravvisare la vendetta di san Pietro in questo avvenimento; e questo
-ancora contribuì non poco a sgomentare i partigiani francesi, e ad
-animare sempre più i loro avversari. Quindi côlta l'opportunità della
-violazione fatta sulle terre pontificie, e datane ai Francesi tutta
-l'odiosità, si pubblicò senz'altro la lega, e si radunò verso Bologna
-la già disposta armata.
-
-Il papa Leone X spedì seicento uomini d'armi papalini, toscani e
-mantovani. Seicento altri uomini d'armi ne fece marciare da Napoli
-l'imperatore Carlo V. Diecimila fantaccini vi erano, parte italiani,
-parte spagnuoli, ed ottomila fantaccini oltramontani[11]. Prospero
-Colonna comandava l'armata della lega pontificia, sotto di lui
-comandava Ferdinando d'Avalos, marchese di Pescara; ed era già in
-modo distinto in quell'armata Antonio da Leiva, soldato di fortuna, il
-quale ebbe poi molta influenza nel milanese, come si vedrà. Il conte
-Guido Rangoni, Giovanni de' Medici, principe della casa di Toscana,
-Girolamo Morone, vi si trovarono parimenti. A questa armata si unì un
-corpo di svizzeri condotti dall'ostinatissimo cardinale di Sion[12].
-L'armata de' collegati prese Parma. Gli Svizzeri stipendiati da
-Lautrec mancando di paga lo piantarono, dice Guicciardini. I collegati,
-dopo ciò, poco penarono ad impadronirsi del milanese. Lautrec tentò
-invano a Vaprio di disputar loro il passaggio dell'Adda. Giovanni de'
-Medici, montato su di un caval turco, arditamente fu il primo a passar
-l'Adda, il che animò l'esercito a seguirlo. Lautrec si ricoverò in
-Milano, «dove arrivato, o per non perder l'occasione di saziar l'odio
-prima conceputo, o per mettere con l'acerbità di questo spettacolo
-terrore negli animi degli uomini, fece decapitare pubblicamente
-Cristofano Pallavicino, spettacolo miserabile per la nobiltà della
-casa, e per la grandezza della persona, e per l'età, e per averlo
-messo in carcere molti mesi innanzi alla guerra[13]». Questo illustre
-signore, parente della casa Medici, forse in odio del papa mandato
-dal Lautrec al patibolo, aveva settantacinque anni[14]. Dopo l'affare
-di Vaprio, Lautrec entrò in Milano il giorno 10 di novembre 1521, e
-il giorno 11, due ore avanti giorno, venne il Pallavicino decapitato
-sulla piazza del castello di Milano. Egli era stato fatto prigione
-con insidia dal fratello di Lautrec, ch'era compare di lui. Stavasi
-Cristoforo Pallavicino nel suo castello di Buffetto, dove accolse
-l'insidiatore[15]. Già sino dal giorno 6 di luglio il di lui nipote
-Manfredo Pallavicino era stato squartato vivo sulla medesima piazza del
-castello, e le sue membra poste sulle porte della città; «et a molti
-altri gentiluomini milanexi, piacentini, et dil Stato fureno tagliate
-le teste[16]». Bartolomeo Ferreri, a detta del Guicciardini, insieme
-col di lui figlio, aveva terminati per mano del carnefice i suoi
-giorni. Insomma il Gaillard dice: «Le mareschal de Foix se ressasia de
-vengeances cruelles, et combla le désespoir des malheureux Milanois,
-le supplice fut le partage de tous ceux, qui avoient eu les moindres
-relations avec Moron[17]».
-
-Frattanto che il crudele Lautrec inferociva in Milano, l'armata de'
-confederati s'accostò alla città. Io, come sempre, così al presente
-tralascio di annoiare il lettore colla esatta descrizione delle mosse
-e dei minuti avvenimenti marziali. Pare che gli scrittori prendono
-un piacer singolare ad internarsi colle descrizioni in siffatte
-carneficine, e nelle gloriose scelleraggini della guerra. La filosofia
-c'insegna a non abituarci a mirare con insensibilità simili sciagure; e
-forse il bene dell'umanità suggerirebbe di non consecrarle alla gloria,
-ma di punirle col silenzio degli storici. L'armata de' collegati
-s'impadronì di Milano il giorno 19 di novembre 1521. Vi entrarono
-Prospero Colonna, il cardinale dei Medici, il marchese di Mantova,
-«ignorando quasi i vincitori, dice Guicciardini, in qual modo o per
-qual disordine si fosse con tanta facilità acquistata tanta vittoria».
-Molte case vennero saccheggiate dagli Spagnuoli col pretesto che
-fossevi roba de' Francesi. Venne proclamato duca Francesco II Sforza,
-e Girolamo Morone vi comparve governatore in nome di lui. Lautrec
-lasciò nel castello di Milano un presidio francese, sotto il comando
-del capitano Mascaron, di nascita guascone. Cremona pure conservò nel
-castello i francesi sotto il comando di Janot d'Herbonville; Como,
-Pavia, Lodi, Alessandria, Piacenza e Parma vennero tosto in potere
-della lega. Appena Leon X ebbe la nuova d'essersi occupate dalle armi
-pontificie le città di Parma e di Piacenza, e d'essere in potere
-della lega lo Stato di Milano, e proclamato lo Sforza, ch'ei morì
-improvvisamente, all'età di quarantaquattro anni, il giorno 1.º di
-dicembre 1521, non senza sospetto di veleno, per cui venne carcerato
-Barnabò Malaspina, suo cameriere, deputato a dargli da bere. La morte
-del sommo pontefice, che aveva somma influenza negli affari appena
-innoltrati, cagionò non lieve inquietudine negli animi.
-
-(1522) Al momento che gli avvenimenti cominciarono a mostrarsi
-prosperi, Francesco Sforza, il quale coi denari somministratigli da
-cesare e dal papa, aveva presi al suo stipendio seimila tedeschi dal
-Tirolo, passò nella Lombardia; e come dice Sepulveda:[18] _Franciscus
-quoque Sfortia, quem Germanorum sex millia sequebantur, Mediolanum
-pervenit, singulari civitatis gratulatione; e ne adduce il motivo,
-perchè era vir de cujus humanitate, temperantia et justitia, magna
-erat hominum opinio._ Da Trento passò pel Veronese senza ostacolo con
-seimila fanti tedeschi, ai quali i Veneziani non fecero opposizione,
-indi per il Mantovano, Casalmaggiore e Piacenza portossi a Pavia.
-Lautrec e alcuni corpi veneziani s'erano posti a Binasco per impedire
-la venuta a Milano del duca; ma lo Sforza, côlto opportunamente il
-tempo, passò a Milano il giorno 4 aprile 1522. «Dove è incredibile
-a dire[19] con quanta letizia fosse ricevuto dal popolo milanese,
-rappresentandosi innanzi agli occhi degli uomini la memoria della
-felicità con la quale era stato quel popolo sotto il padre e gli
-altri duchi sforzeschi, e desiderando sommamente di avere un principe
-proprio, come più amatore de' popoli suoi, come più costretto ad
-avere rispetto e fare estimazione dei sudditi, nè disprezzarli per la
-grandezza immoderata»; e la cronaca del Grumello: «fece la intrata
-in la città Mediolanense con allegria, et tutto il popolo con sonar
-di campane, sparare di artellaria, parendo ruinasse il mondo. Mai fu
-visto, ne audito tanto triumpho. Cosse da non creder fureno facte per
-epsa repubblica mediolanense di allegria di Francisco Sforcia suo duca,
-et domandando denari el Sforcia per paghare lo exercito cexario, da
-gentillvomini, marchatanti, plebei et poveri herano portati danari,
-collane, argento; ogniuno portava qualche cossa per far danari, che mai
-fu visto tanta dimostrazione di amore, et di tutto hera tenuto bono
-conto, et a tutti quali havevano dato danari, collane, argento, fu
-a tutti facta la restituzione per Francischo Sforza, et così fu dato
-pagha allo exercito cexareo, et ognuno fu di bono animo di combattere
-contro i Galli[20]».
-
-Frattanto Lautrec co' suoi Francesi, con ottomila Svizzeri, e coi
-Veneziani s'era ricoverato a Monza, ove eranvi il Montmorenci, il
-maresciallo Chabannes, il Bastardo di Savoia, il gran scudiere
-Sanseverino, il duca d'Urbino, Pietro di Navarra[21], ed altri
-illustri personaggi. L'armata della Lega, sotto il comando di Prospero
-Colonna, aveva posto gli alloggiamenti alla _Bicocca_, luogo situato
-fra Milano e Monza, e lontano circa quattro miglia della città; il
-luogo era vantaggioso per la difesa. Lautrec aveva sin da principio
-avvisato il re ch'ei non avrebbe potuto difendere lo Stato contro
-l'armata che si andava formando, a meno che non gli venissero spediti
-soccorsi dall'erario, onde stipendiare un numero conveniente di
-Svizzeri; e dalle lettere era bensì stato assicurato di riceverlo, ma
-realmente mai non l'ebbe. Egli teneva animati gli Svizzeri, mancanti
-dei loro stipendii, con promesse di imminente arrivo di danaro; ma
-essi, già troppo lungo tempo delusi, più non badavano alle lusinghe;
-e minacciavano di abbandonarlo e ritirarsi alle loro case. Il signor
-di Brantome, nella vita di Lautrec, ricorda il fatto dell'illustre
-cavaliere Bayard a Pamplona, dove, essendosi ammutinati gli Svizzeri
-che erano sotto i suoi ordini, egli, colla sua gendarmeria, benchè
-non numerosa, seppe reprimerli. Lautrec in vece, secondandoli, volle
-tentare una giornata: la tentò il giorno 27 di aprile 1522, venne
-battuto e rispinto, e perdette il milanese. Brantome lo condanna per
-non aver preso almeno il partito di starsene sulla difesa aspettando
-nuovi soccorsi. A me sembra che il Lautrec abbia operato senta
-prudenza; s'ei vinceva, avevano i collegati quattro miglia distante una
-città amica dove ricoverarsi; se perdeva, era tosto abbandonato dagli
-Svizzeri; i Veneziani freddamente l'avrebbero secondato, ei rimaneva
-con un drappello di Francesi appena bastante per ricondurlo nella sua
-patria. Come andasse quell'affare ce lo dicono minutamente più autori.
-Francesco Sforza era in Milano. Avvisato che i francesi si movevano
-verso de' Collegati, fece dar campana a martello in Milano, dove, e
-per odio verso de' Francesi e per amore del duca, al momento uscirono
-quanti cittadini potevano armarsi per combattere, e seimila se ne
-contarono:[22] _Jussis igitur Sfortia popularibus, omnibus arma sumere,
-peditum armatorum sex millia, et item quadrigentos equites educit:
-cum his ad Bicocham in via, quae ducit Modoetiam, consistit_[23].
-Ed il Grumello dice: «Mai fu visto tanto populo correr alle arme,
-et il frate predicator di Santo Marco con il crocefisso in mane
-facendo animo a Milanexi volessero combatter, che era il giorno de la
-victoria et ch'hera certifichato che vincerebbono senza alchun dubbio.
-El Sforcia, unito suo exercito, ussite de la citta Mediolanense,
-et pigliò il cammino de la Bichoca con sua ordinanza[24]». Oltre i
-seimila cittadini milanesi armati, che sortirono a piedi in seguito del
-duca, quattrocento lo accompagnarono a cavallo[25]. Il duca co' suoi
-giunse prima che cominciasse l'attacco. Egli si pose alla difesa di un
-ponte, ed ivi infatti si scagliò col maggiore impeto il maresciallo di
-Foix: ma sebben penetrasse, venne rispinto poi con tanto disordine,
-che la battaglia diventò un macello, poichè dal ponte non potendovi
-passare che tre uomini di armi di fronte, e ammucchiandosi per la
-smania di uscire in salvo, si trovarono talmente stretti i nemici,
-che nemmeno fu loro possibile il difendersi; quindi la maggior parte
-vennero tagliati a pezzi. I Veneziani poco si mossero e rimasero
-quasi spettatori[26]. Lautrec aveva fatto coprire di croci rosse il
-corpo di battaglia: questa era la divisa dei collegati che sperava di
-sorprendere. Ma Prospero Colonna, informato di ciò, fece porre a' suoi
-un manipolo d'erba sull'elmo, e così venne delusa l'astuzia. Tremila
-svizzeri rimasero sul campo. Gli altri il giorno seguente abbandonarono
-l'armata. La battaglia della _Bicocca_ è rimasta nella memoria dei
-Francesi, i quali, per significare che un sito costerebbe molto sangue,
-e gioverebbe poco acquistandolo, soglion dire: _C'est un bicoque._ La
-conseguenza di tal giornata fu che i Francesi interamente perdettero
-il milanese. I Francesi occuparono Lodi, ma ne furono scacciati il dì
-3 maggio 1522; indi perdettero Pizzighettone, poi Genova il giorno
-23 giugno. Non rimase ai Francesi che il castello di Milano, che
-evacuarono poi il giorno 15 d'aprile dell'anno seguente, ed il castello
-di Cremona[27], il quale durò più tempo nelle loro mani. Le bandiere
-acquistate alla Bicocca si collocarono in trionfo nel Duomo.
-
-Ad animare il popolo molto giovò un frate agostiniano, che il
-Guicciardini chiama Andrea Carbato[28]. Costui, eloquente predicatore,
-mosso fors'anche dal sagacissimo Morone, aveva preso sopra del popolo
-quel predominio che ebbe già in prima frate Jacopo de' Bussolari in
-Pavia, come vedemmo nel secondo tomo, cap. XIII; e senza ricorrere ai
-secoli trasandati, come l'ebbe in Napoli il gesuita Pepe, il quale,
-padrone del popolaccio, a forza di biglietti stampati con alcune parole
-pie, ammassò tanto da far gittare una statua d'argento di naturale
-grandezza. Egli dal pulpito annunziò la morte del proposto Lodovico
-Antonio Muratori, padre e maestro della critica e della erudizione,
-onore dell'Italia, e lo annunziò _Franco Muratore_, e nemico della
-vergine, _nemico de Mamma mia_. Lo stesso spirito mosse a declamare
-altri da que' pulpiti contro Pietro Giannone, costretto a perdere la
-patria, e ridotto a terminare i suoi giorni in un carcere in pena
-d'averli spesi ad onore dell'Italia, patria nostra, sedotta dalla
-interessata e sediziosa voce d'un sacro declamatore. Morone conobbe
-quanta utilità poteva cagionare un tal mezzo, e l'adoperò. Questo
-frate si pose a predicare con applauso, anzi con entusiasmo universale
-in Milano, e confortava i Milanesi a difendersi contro dei Francesi,
-che stavano per discendere dalle Alpi, ricordando che se erano stati
-crudeli per lo passato, ora per odio e vendetta di aver abbracciato il
-principe naturale non si sarebbero saziati di carneficine, nè appagati
-con tutto l'oro, ed avrebbero con più ferocia rinnovata la memoria del
-Barbarossa. Ricordava gli esempi de' valorosi antenati, assicurava la
-salute eterna a chi moriva colle armi in mano per difesa della patria
-e del suo legittimo sovrano. Comparve sommamente animato il corpo de'
-cittadini milanesi formato dalla milizia urbana. «Era maraviglioso
-l'odio del popolo milanese contro ai Francesi, maraviglioso il
-desiderio del nuovo duca; per le quali cose, tollerando pazientemente
-qualunque incomodità, non solo non mutavano volontà per tante molestie,
-ma messa in arme la gioventù, ed eletti per ciascuna parrocchia
-capitani, concorrendo prontissimamente giorno e notte le guardie....
-alleggerivano molto le fatiche dei soldati».
-
-Il duca Francesco Sforza l'anno 1522 confermò il senato; stabilì
-che venisse composto di ventisette senatori, cioè cinque prelati,
-nove cavalieri e tredici dottori. L'editto è del giorno 18 maggio
-1522[29]. Questo corpo ebbe in quella occasione la pienissima
-podestà di procedere, e giudiziariamente, ed anche per la via della
-equità:[30] _Possitque ea omnia quae justitiae et aequitatis._
-Creato, siccome vedemmo, nel principiare del secolo XVI, egli, sebbene
-mutata la forma e ridotto a soli undici giureperiti de' quali nove
-soli sedenti, durò sino alla primavera del 1786 per lo spazio di
-ducent'ottantacinque anni. Gaillard, nella sua assai bella storia del
-re Francesco I, ci informa di varii aneddoti, i quali hanno relazione
-immediata cogli avvenimenti accaduti nel milanese, Lautrec, siccome
-accennai, aveva da bel principio chiesto soccorsi di denaro al re,
-protestandosi incapace di far fronte ai collegati senza di questo
-mezzo, per mantenere l'armata ed accrescerla cogli Svizzeri. Il re
-credeva che Lautrec avesse ricevuti quattrocentomila scudi, ch'egli
-aveva comandato se gli spedissero; e restò sorpreso, allorchè intese
-da Lautrec in sua discolpa che nulla eragli giunto, e che i Francesi
-erano creditori dello stipendio di diciotto mesi. L'ordine l'avea dato
-il re ad un vecchio ed onorato ministro di somma integrità, che il re
-chiamava padre suo, cioè al sopraintendente Saint-Blançay, il quale,
-interpellato dal suo monarca sulla spedizione di quella somma, tremando
-e sbigottito, gli significò che la duchessa d'Angoulème l'aveva
-obbligato a consegnarle i quattrocentomila scudi, comandandogli il
-segreto, e rendendosi ella mallevadrice delle conseguenze. Il povero
-ministro aveva la polizza segnata dalla duchessa, da cui appariva
-lo sborso fattole. Sin qui si scorge un intrigo di corte per fare
-scomparire Lautrec, fratello della favorita, a costo della perdita
-d'una provincia e del sangue di migliaia di uomini. Luisa di Savoia,
-madre del re, e duchessa d'Angoulême, secondò due personali passioni,
-l'avidità del denaro, e la gelosia di comandar sola nell'animo del
-re suo figlio. Qualche cosa ancora di peggio manifestò ella poi,
-quando chiamò mentitore il Saint-Blançay, e sostenne che que' denari
-erano un capitale suo che se le restituiva. L'orrore poi va al colmo,
-sapendosi che quell'onoratissimo vecchio ministro venne impiccato
-a Montfaucon[31]. (1523) La duchessa d'Angoulême, nel 1523, aveva
-quarantasette anni, nudriva qualche passione pel duca di Bourbon,
-contestabile di Francia, avendo essa contribuito a fargli avere degli
-onori, dovuti alla nascita e merito suo, ma che il re da sè medesimo
-dati non gli avrebbe, attesa la nessuna conformità fra l'umore
-vivace del re e la grave fierezza del duca; aveva trentaquattro anni
-il contestabile, allorquando le attenzioni della vedova duchessa
-d'Angoulême divennero sì pressanti, che ei lasciò chiaramente scorgere
-quanto importune gli fossero. La duchessa era tanto bella, quant'era
-possibile all'età sua. Ma ella avea l'anima tanto bassa e plebea,
-che pensò di vendicarsene, o di ridurre il duca a capitolare con lei
-promovendogli de' mali. Cominciò a fargli sospendere le pensioni. Il
-duca non se ne lagnò, anzi a dispetto di lei accrebbe il fasto e la
-pompa, per mostrare quale ei fosse indipendentemente dai soldi del re.
-Il contestabile invitò il re alla sua terra di Moulins, e lo accolse
-con feste splendidissime[32]. La duchessa fece proporre al contestabile
-la sua mano; egli sdegnò e derise queste nozze. Allora la donna in
-furore, adoperando il cancelliere di Francia Duprat, uomo nemico del
-contestabile, creatura della duchessa, e degno di tal protettrice,
-intentò una lite a nome del re al contestabile per ispogliarlo di tutti
-i suoi feudi, il Borbonese, l'Auvergne, la Marche, il Forêt Beaujolis,
-Dombres e molte altre signorie. La lite cominciò collo spogliare il
-contestabile, e porre i suoi beni sotto sequestro. Egli era il secondo
-principe del sangue reale, il primo pel suo merito e contestabile
-del regno. Carlo V, che avea rocchio sulla Francia, côlse il momento
-opportuno, e, per mezzo del conte di Beaurein, fece al contestabile
-le più vantaggiose proposizioni: si trattava d'invadere la Francia, e
-colle armi spagnuole dare al contestabile la sovranità delle terre sue,
-con aggiunta di altre: contemporaneamente Arrigo VIII dovea invadere
-altre province, sulle quali l'Inghilterra avea delle pretensioni. Così
-il re di Francia diventava un principe da non più contrastare a Carlo
-V. La trama venne scoperta. Il contestabile a stento, trasvestito,
-si pose in salvo nella Franca Contea. Il re Francesco avrebbe voluto
-che il parlamento di Parigi fosse sanguinario contro i complici, e lo
-mostrò tenendo un letto di giustizia, e rimproverando al medesimo le
-sue mitigate sentenze. Coloro che credono siffatti intrighi di corte
-invenzione dei tempi a noi più vicini, leggono meglio la storia.
-Così debbe accadere ogniqualvolta un principe d'animo debole si
-lasci dominare; e peggio poi, se da due opposti partiti. La duchessa
-d'Angoulême voleva comandar sola. La contessa di Chateau-Briant voleva
-aver parte al comando. Il duca di Bourbon, prendendo il partito di
-Carlo V, comparve un fellone. In fatti egli lo era. Coriolano pure per
-altra cagione tale si mostrò. Se non posso far l'apologia del duca di
-Bourbon, posso almeno compiangerlo; egli meritava un miglior destino.
-Gli storici nostri l'hanno insultato oltre il dovere.
-
-Frattanto gli affari de' Francesi andavano ogni dì peggiorando. Il
-presidio francese nel castello di Milano, il giorno 15 d'aprile 1523,
-aveva ceduto il suo posto,[33] _Custodibus partim morbo absumtis,
-partim morae taedio inopiaque cibariorum adactis_, dice Sepulveda[34].
-Non rimaneva più alcuno spazio occupato dai Francesi, trattone il
-castello. Il loro comandante, Janot d'Herbouville, signore di Bunon,
-era morto. Erano in tutto quaranta francesi, e trentadue essendone
-periti, i soli otto che rimanevano si obbligarono con giuramento di non
-ascoltare mai proposizione di rendersi, e diciotto mesi si sostennero.
-Così almeno ce n'assicura lo storico Brantome[35]. I Veneziani, vedendo
-andare così alla peggio gli affari del re di Francia, informati della
-indole del re, distratto dalle occupazioni, immerso nei piaceri,
-dominato a vicenda da due donne, conobbero che erano passati i tempi
-del buon Lodovico XII, e che l'essere collegati colla Francia non
-poteva essere loro di verun giovamento, anzi riusciva di molto pericolo
-attese le minacce del potentissimo ed attivissimo Carlo V. Veramente
-non aveano i Veneziani alcun plausibile pretesto per mancare alla
-lega che univali colla Francia; ma la Francia istessa, quattordici
-anni prima, colla lega famosa di Cambrai aveva insegnato ad essi a
-sostituire al codice del gius delle genti quello della convenienza.
-Il re di Francia in oltre era minacciato d'una invasione per parte
-degli Inglesi. A ciò si aggiungeva la moderazione che Cesare mostrava,
-consegnando al duca Francesco Sforza le fortezze acquistate dai
-Francesi, il che toglieva dall'opinione l'inquietudine che un monarca
-troppo potente, occupando il milanese, no 'l ritenesse, e li rendesse
-confinanti d'una terribile sovranità. Tutto ciò mosse i Veneziani
-a collegarsi coll'imperatore, col papa Adriano, Francesco Sforza,
-i Fiorentini, i Sanesi ed i Lucchesi. S'obbligarono a somministrare
-seicento uomini d'armi, altrettanti cavalleggeri e seimila fanti per
-la difesa dello Stato di Milano; e Carlo V si obbligò a difendere tutte
-le possessioni de' Veneziani nell'Italia. Tal confederazione seguì nel
-mese di luglio del 1523[36].
-
-La duchessa d'Angoulême voleva che si ricuperasse il ducato di
-Milano, come lo bramava pure il re; ma voleva che l'onore di
-quest'impresa venisse accordato all'ammiraglio Bonnivet, e il re
-al solito accondiscese. Trentamila fanti e duemila uomini d'anni
-furono posti in marcia sotto il comando di Bonnivet, creatura della
-duchessa d'Angoulême; e questo Bonnivet fu poi cagione della totale
-irreparabil rovina de' Francesi e della prigionia dello stesso re,
-siccome vedremo. Il vecchio generale de' collegati, Prospero Colonna,
-non trovandosi forte a segno di sostener l'impeto di quest'armata, che
-s'incamminava verso del milanese, divise nei presidii i soldati. Diè
-Pavia da comandare al Leyva, per sè tenne il comando di Milano. Mentre
-si disponeva questa invasione, il duca Francesco Sforza fu in pericolo
-colla sua morte di lasciare più libero il campo alle ragioni del re di
-Francia; poichè, venendo egli da Monza a Milano a cavallo, ed avendo
-ordinato alle sue guardie di stargli lontane per non soffrire la polve
-che alzavano col calpestio, se gli accostò Bonifazio Visconti, giovine
-di nobilissima famiglia, e giunto ad un quadrivio, a tradimento sfoderò
-una daghelta e tentò di percuotere il duca nella lesta; ma il movimento
-del cavallo fe' sì che appena leggermente lo ferì sulla spalla.
-Questo Bonifazio era _assai domestico dell'eccellenza del duca_, dice
-Burigozzo, il quale asserisce essere accaduto il fatto nel giorno 21 di
-agosto 1523. L'assassino profittò del velocissimo suo corsiero, e potè
-salvarsi nel Piemonte[37]. Il duca ritornossene a Monza. Per Milano si
-sparve nuova che il duca fosse morto o moribondo, e ciò produsse una
-vera desolazione ne' cittadini. Tre giorni dopo il duca venne a Milano.
-L'ammiraglio Bonnivet, senza contrasto alcuno, entrò nel milanese, e
-direttamente si presentò sotto le mura di Milano per assediarla; ma la
-plebe era _ardentissima con l'animo e con le opere contro i Francesi_,
-dice Guicciardini[38]; e il Gaillard scrive: «L'infaticable Moron, plus
-utile au duc de Milan, que les plus habiles généraux, encourageoit
-et les bourgeois et les soldats, veilloit à l'approvisionnement de
-la place, à l'avancement des travaux, et faitsoit de plus repentir
-les François de ne lui avoir point tenu parole[39]». La comparsa de'
-Francesi sotto Milano segui verso la metà di settembre; intrapresero
-l'assedio: ma il giorno 12 di novembre cominciò a cadere gran copia di
-neve, e continuò un tempo cattivissimo per tre giorni. Le opere che
-aveano scavate i Francesi, erano impraticabili a cagione del fango
-profondo. Assai malvestiti erano i Francesi, e non era possibile che
-reggessero a questa stagione; quindi il giorno 14 di novembre 1523,
-dopo otto settimane di assedio, si ritirarono ricoverandosi a Rosate ed
-Abbiategrasso.[40] Bonnivet voleva ripassare le Alpi, e per assicurarsi
-la ritirata propose a Prospero Colonna una tregua; ma il Colonna non
-diede retta a tal partito, quantunque l'ammiraglio francese avesse
-interposta a favor suo la mediazione di «Madonna Chiara, famosa per la
-forma egregia del corpo, ma molto più per il sommo amore che le portava
-Prospero Colonna[41]»; il quale innamorato aveva ottant'anni[42], ed
-infatti fra pochi giorni spirò in Milano il 28 dicembre 1523[43],
-essendogli succeduto nel comando il vicerè di Napoli Carlo Lannoy.
-Circa a quel tempo venne a Milano il duca Carlo di Bourbon, già
-contestabile di Francia, e luogotenente e governatore del milanese
-sette anni prima; indi, in questo stesso anno 1523, col carattere di
-luogotenente generale cesareo.
-
-(1524) Rimanevano i Francesi acquartierati ad Abbiategrasso, non senza
-molestia della città, la quale riceve una buona parte della provvisione
-dal canale detto _Naviglio_, che passa appunto in Abbiategrasso,
-quindi quella via rimaneva intercetta, a meno che non se ne facessero
-sloggiare i Francesi. Il duca, amato e riverito da' suoi Milanesi,
-pensò a quest'impresa. I Milanesi avevano somministrati novantamila
-ducati al loro buon principe, che ne aveva bisogno per difendersi[44].
-Nel mese di aprile del 1524 il duca Francesco II, con una scelta
-squadra de' suoi Milanesi, marciò ad Abbiategrasso, e impetuosamente
-per assalto se ne impadronì[45], e poco dopo l'ammiraglio Bonnivet
-ripassò i monti, e così terminò questa spedizione[46]. Sgraziatamente
-però terminò per Milano la vittoria di Abbiategrasso, poichè eravi
-la pestilenza; ed i Milanesi vincitori la portarono nella patria,
-la quale pestilenza fu una delle più funeste e micidiali. La strage
-maggiore seguì nei mesi caldi di giugno, luglio ed agosto del 1524[47].
-La cronaca del Grumello dice: «Et fu un pessimo sacco per la città
-Mediolanense. Apichata fu peste crudelissima in epsa città per le
-robe amorbate d'epso castello portate in dicta cittate, si existima
-moressero de le anime octanta millia, et più presto de più che di
-mancho[48]»; e Burigozzo fa ascendere la mortalità a più di centomila
-persone. Una cronaca originale, che si conserva in Pavia presso la nota
-famiglia dei conti Paleari, intitolata: «_Relazione delle cose successe
-in Pavia dall'anno 1524 al 1528, del molto magnifico signor Martino
-Verri_, dice che in Milano, per la pestilenza del 1524, morirono _la
-metà delle persone, e quella durò per tutto il mese di agosto_. Il
-Sepulveda asserisce che più di cinquantamila uomini vi perirono[49]. Il
-Bascapè, nella vita di San Carlo, dice:[50] _Ut amplius quinquaginta
-millia hominum in urbe interirent, praeter alios innumerabiles qui
-in oppidis desiderati sunt_[51]. Questa insigne disgrazia forma una
-epoca per la storia di Milano. Se per lo passato la città, ricca,
-popolata, presentò i suoi cittadini animosi e non indegni della stima
-altrui, dopo questo colpo fatale la città stessa, misera, spopolata,
-languente, non mostrò più se non pochi cittadini, oppressi nell'animo,
-e destinati, per le sciagure de' tempi, a invidiare la sorte dei loro
-parenti uccisi dalla pestilenza. Così in fatti vedremo; e pur troppo
-duolmi di dover occupare l'animo mio delle luttuose avventure che dovrò
-riferire[52].
-
-Carlo V, per dare al re di Francia di che occuparsi nel suo regno,
-senza pensare al Milanese, spedì un corpo d'armati oltre i Pirenei.
-S'impadronì di Fonterabia, che si arrese al contestabile di Castiglia
-Inigo Velasco. Il comando di quell'armata venne in apparenza affidato
-al duca Carlo di Courbon, e, secondo il trattato, dovevano occuparsi
-Forêt Beajolis, Bourbonnois, Auvergne ed altri feudi del duca, il
-quale voleva rapidamente marciare a Lione, e così di slancio occupare
-la Francia meridionale, promessagli da Carlo V, confidandosi molto
-nel cuore de' suoi sudditi, sdegnati contro l'ingiustizia del re, ed
-affezionati a lui ed alla sua casa. Ma Carlo V temeva ch'egli, poichè
-avesse ottenuto l'intento, non si accomodasse col re. Pescara eragli
-a fianco, e ne attraversò l'idea. Si progettò di occupare le fortezze
-poste alle spiagge, acciocchè l'armata per mare avesse la sussistenza,
-la quale sarebbe stata in pericolo di esserle intercetta, qualora
-avesse dovuto passar per le gole dei Pirenei. Si pose l'assedio a
-Marsiglia. Il re di Francia, animato dall'ammiraglio Bonnivet, si
-dispose a portare in persona la guerra nel milanese. Questo colpo,
-che sembrava ardito ed inconseguente, nacque da uno di quei segreti di
-Stato, i quali rare volte si indovinano dal pubblico, perchè non sono
-parti di una sublime politica, alla quale soglionsi attribuire forse
-con troppa generosità tutte le risoluzioni de' gabinetti; e rare volte
-trovansi scrittori informati o coraggiosi a segno di pubblicarli. Il
-segreto di questa risoluzione ci vien palesato dallo storico Brantome
-nella vita dell'ammiraglio Bonnivet. Bonnivet fece venire al re la
-smania di vedere la signora Clerici, la più bella donna d'Italia, la
-quale esso ammiraglio aveva conosciuta ed amata in Milano prima che ne
-partissero i Francesi[53].
-
-L'armata francese, che scese dalle Alpi, guidata dal suo re in persona,
-era composta di duemila uomini d'armi, tremila cavalli leggieri,
-ventimila fanti, metà francesi e metà svizzeri, seimila fanti tedeschi
-e cinquemila fanti italiani[54]. Alla metà di ottobre del 1524 passò
-le Alpi. «A tal nuova, quantunque Milano fosse resa deserta dalla
-pestilenza, e mancante affatto d'ogni provvisione, i pochi cittadini
-che rimanevano, offersero al loro principe Francesco II la vita e le
-sostanze»: ma il duca, seguendo anche il consiglio di Girolamo Morone,
-suo gran cancelliere, ringraziò i cittadini, conoscendo che non era
-più il tempo di opporsi, e che nella debolezza di allora si sarebbe
-provocato inevitabilmente l'ultimo eccidio della patria comune. Comandò
-dunque il duca ai Milanesi che non irritassero i nemici, piegassero
-ai tempi, e confidassero nell'aiuto della Divinità e nella fortuna
-di cesare. Egli partì da Milano il giorno 3 di ottobre, e si collocò
-a Soncino nel Cremonese col vicerè di Napoli, Carlo Lannoy. Il re di
-Francia entrò nel milanese il giorno 23 ottobre 1524. Si trattenne a
-Vigevano, e spinse a Milano il marchese di Saluzzo[55]. Tutto ciò seguì
-senza contrasto alcuno e senza spargimento di sangue, poichè pochi
-erano gli armati e il fiore di questi si ricoverò in Pavia sotto il
-comando di Antonio Leyva[56]. Ben è vero che il Bourbon e il Pescara,
-appena intesero la marcia del re, che, abbandonando Marsiglia, per
-le _riviere marittime_ passarono per aspri colli[57], e con mirabile
-celerità volarono con rinforzo alla difesa del milanese, e in venti
-marce, _vicenis castris_, dice Sepulveda[58], si trovarono a Pavia
-nel giorno medesimo in cui il re giunse a Vercelli, cioè il giorno
-20 di ottobre anzidetto[59]. I Francesi, impadronitisi della città di
-Milano, posero l'assedio al castello, presidiato da seicento spagnuoli.
-Dice il Guicciardini che il re dispose «con laude grande di modestia
-e benignità, che ai Milanesi non fosse fatta molestia alcuna[60]». Il
-povero nostro merciaio Burigozzo, ch'era testimonio di vista, scriveva
-che i Francesi «fazevano tanto male per Milano, che non saria possibile
-a poter narrare, e de robare et de logiare senza discrezione, et non
-tanto il logiare, ma volevano le spese et denari, et andavano in le
-caxe dove li era buon vino et lo volevono, et così d'altro, etc.» Pavia
-era stata riparata; era luogo assai forte, ed ivi eranvi ricoverati
-i soldati migliori. Il re si propose d'impadronirsene, sicuro che,
-fatto un tal colpo, ei si rendeva assoluto padrone del milanese. Ma
-tale era l'avversione che il crudele Lautrec aveva stampata negli
-animi de' popoli per la dominazione francese, che tutti i cittadini, i
-mercanti, le donne istesse esponevano la vita per difendersi contro dei
-Francesi; il che si vide prima in Milano, poi in Pavia; dove, postovi
-l'assedio dal re, talmente erano amici e confidenti i cittadini coi
-soldati che vivevano come fratelli, s'esponevano ai pericoli, tutti
-indistintamente, soldati e cittadini; il denaro dei cittadini era
-offerto per accontentare i soldati che non avevano paghe; i mercanti di
-panno vestivano i soldati, acciocchè reggessero al freddo, e vedevansi
-prodigi di valore e di buona armonia. La cronaca del Verri descrive
-un fatto in cui i soli cittadini respinsero i Francesi, i quali da
-Borgo Ticino per un sotterraneo erano penetrati al disopra del ponte
-levatoio; e, sbigottiti dalla sorpresa, alcuni pochi tedeschi che vi
-stavano in fazione, essendo essi fatti prigioni, i soli cittadini,
-diceva, si opposero, e diedero tempo al Leyva di accorrere co' suoi,
-senza di che Pavia era presa. Il Tegio ci racconta che una delle più
-illustri matrone, «Ippolita Malaspina, marchesa di Scaldasole, non
-si sdegnò con quelle belle e bianche mani portare le ceste piene di
-terra al bastione, e con parole ornate e piene di efficacia accendere
-li animi de' cittadini e de' soldati alla difesa». Tanto male potè
-fare al suo re il Lautrec, da rendere inespugnabile per l'animosità
-de' cittadini una città, che ne' combattimenti di dominazione accaduti
-prima e poi, non comparve mai una fortezza molto importante!
-
-Il re da principio, profittando dell'ardore dei suoi soldati, cercò
-d'impadronirsi di Pavia con assalti impetuosissimi e replicati;
-poi, vedendosi vittoriosamente respinto e disperando di ottenere la
-città con tal mezzo, si pose a battere le mura coll'artiglieria per
-diroccarle ed aprirsi la strada; ma le rovine del giorno si andavano
-con maravigliosa avvedutezza riparando la notte dagli assediati,
-che, con fascine, cementi, travi, terra, riempivano i vani che si
-andavano formando. Fralle altre prove della sconsigliata condotta del
-re, vi è quella che mancogli la polve per continuare nell'impresa, e
-se il duca di Ferrara non gliela somministrava, egli era costretto
-a desistere[61]. Vedendo inutili gli assalti, delusa l'azione
-dell'artiglieria, si rivolge al progetto di sviare il Tesino da Pavia,
-cd inalvearlo tutto nel Gravellone, col mezzo d'una chiusa posta al
-luogo ove si divide il fiume in due correnti. Il progetto fu d'un
-tenente della compagnia d'uomini d'arme del signor d'Alençon, che aveva
-nome _Silly_ baglì di Caen. Se riusciva il progetto, il re presentava
-le sue forze dal lato debole della città, marciando nel letto del
-fiume; ma una piena rovesciò la chiusa. Si tentò la seduzione; ma in
-vano. Finalmente fu costretto il re di cambiare l'assedio in un blocco,
-ed accontentarsi di cingere la città, aspettando che venisse costretta
-a cedere per mancanza di viveri. Questa è la serie degli avvenimenti
-presa nel suo tutto; e questo è il transunto di quanto si raccoglie dal
-Tegio, dal Guicciardini, dal Gaillard, dalle cronache del Grumello,
-del Verri e d'altri. Ma siccome per le conseguenze un tal assedio
-si rese famoso, e forma una epoca memorabilissima, non solo della
-storia d'Italia, ma della patria nostra singolarmente, così anch'io ne
-scriverò alcune particolarità, di quelle che soglio ommettere ne' casi
-comuni. All'oriente di Pavia, cioè a San Giacomo, a Santo Spirito, a
-San Paolo, a Sant'Apollinare stavano i quartieri degli Svizzeri allo
-stipendio de' Francesi; al nord stavano i Francesi, acquartierati a
-Mirabello e Pantalena; da ponente stavano alloggiati alla badia di
-San Lanfranco il re di Francia e il re di Navarra; a San Salvadore
-alloggiava il principe di Lorena co' Svevi e Grigioni; a mezzodì
-finalmente custodivano i posti, sotto il comando del marchese di
-Saluzzo e di Federico di Bozzolo, gli italiani misti co' francesi[62].
-Il giorno 8 di novembre in tre luoghi era aperta la breccia, tanto era
-possente e replicato l'insulto di grossissima artiglieria! Tentarono
-dalla parte orientale l'assalto, e già due insegne francesi erano
-saliti sopra la rottura piantandovi le bandiere, e furono bravamente
-rispinti e rovesciati nella fossa. Contemporaneamente il re diresse
-l'attacco dalla parte occidentale. Fu impetuosissimo, e volle
-accorrervi il comandante don Antonio de Leyva. Vennero scacciati i
-Francesi, lasciando più di trecento morti sotto quelle mura[63]. Nè
-sempre stettero sulla difesa gli assediati; fecero anzi delle uscite,
-fralle quali una ne scrive la cronaca di Martino Verri, per cui
-s'innoltrarono sino a Campese, e tagliarono a pezzi dodici insegne di
-bellissima gente, onde ricoveraronsi nella città carichi di bottino,
-trasportando due pezzi d'artiglieria. Il presidio di Pavia era di
-seimila soldati[64].
-
-In mezzo a tai felici successi però i Tedeschi presidiati in Pavia,
-mancando di paghe, si mostravano malcontenti; fecero quanto potevano
-i Pavesi radunando denaro per acquietarli. Il Leyva fece battere
-l'argenteria sua in forma di denaro, stampandovi il nome proprio[65];
-ma non bastavano questi sforzi a formare una somma corrispondente
-al loro credito. Il giorno 22 di novembre tumultuarono a segno di
-minacciare che avrebbero aperte le porte al nemico. Il comandante di
-questi Tedeschi aveva nome Arzanes[66], ed era l'autore principale di
-tal emozione[67]. Il vicerè Lannoy, informato di tal pericolo, raccolse
-a stento tremila ducati d'oro; tant'era la penuria in cui trovavasi
-l'armata; e per fargli entrare in Pavia si servì dell'opera di due
-semplici fantaccini spagnuoli, i quali cucirono nella sottoveste questa
-somma, e comparvero al campo francese come disertori, ed ivi, côlto il
-momento d'una uscita che fecero gli assediati, s'immischiarono nella
-zuffa, e nel ritirarsi che fecero i cesariani, con essi entrarono
-in Pavia, e consegnarono il denaro al Leyva. La fede, l'onore, il
-nobile sentimento di questi due uomini mi ha fatto bramare di sapere
-i loro nomi; ma in varii scritti da me esaminati ho trovata bensì la
-virtuosa azione, ma non i due nomi che meritavano luogo nella memoria
-de' posteri. Con questo sebben tenue soccorso, distribuito come un
-pegno del maggiore che aspettavasi per una sovvenzione dei Genovesi,
-si calmarono gli animi; e pienamente poscia venne ristabilita la
-tranquillità colla morte dell'Azarnes, procuratagli, come sembra, dal
-Leyva, insidiosamente e per veleno. I costumi de' tempi si conoscono
-dai fatti non solo, ma dal modo ancora col quale gli storici li
-raccontano. Senza verun sentimento di ribrezzo un tale attentato del
-Leyva si descrive come un rimedio prudentemente adoperato da lui[68].
-
-Era impaziente il re d'impadronirsi di Pavia, e lo doveva essere,
-perchè frattanto s'andavano accrescendo le forze de' cesariani,
-siccome vedremo. Non giovando gli assalti, essendo delusa e riparata
-l'azione dell'artiglieria, reso vano il progetto di deviare il Tesino,
-allontanata la speranza di ottenere colla fame una città di cui il
-presidio colle frequenti scorrerie, per lo più fortunate, riportava
-nuovi soccorsi, pensò a vincere corrompendo il comandante. Questa
-avventura sarà da me riferita colle parole del Tegio. «Il primo giorno
-di dicembre il re di Francia mandò entro la città un frate dai zoccoli,
-a cui soleva ogni anno confessarsi Antonio da Leva, ad esso Leva che
-gli persuadesse a volerli dare la città, che altrimente esso, con
-tutti i suoi, sarebbe stato tagliato a pezzi con tutti li cittadini, e
-distrutta tutta la città sino alli fondamenti, non lasciando di fare
-tutte quelle crudeltà che si potessero; il che s'egli avesse voluto
-fare, oltra molto tesoro, gli avrebbe ancora donate molte buone entrate
-nello stato di Milano: la cui ambasciata avendo bene isposta il frate,
-Antonio da Leva, salito in gran collera, proruppe in tai parole: Se
-tu non fossi nunzio regale, e tale, come io ho sempre creduto, di
-buoni costumi et di santità di vita, io ti farei oggi finire la tua
-vita sopra la forca: non pigliar mai più tale impresa; per hora vanne
-senza veruna offesa; e dirai alla regia maestà ch'io mi maraviglio
-molto di quella, che habbi mandata una tal ambasciata a me, il quale ho
-sempre anteposto la fede a qualunque magistrato e dignità ed oro. Sia
-lontano da me ogni nome di perfidia e di traditore; ch'io accetterei
-piuttosto qualunque sorte di crudel morte. Pavia è di Cesare, e data al
-sapientissimo Francesco Sforza, duca di Milano, e quella mi sforzarò di
-conservargliela con ogni cura, studio e diligenza, e di rendergliela».
-Malgrado però l'industria e il valore degli assediati i viveri erano
-assai pochi in Pavia. Si vendevano alle macellerie carni di cavalli
-e d'asini. Una gallina si vendeva per un ducato d'oro, le uova si
-vendevano venticinque soldi l'uno. Mancava il burro, non v'era lardo nè
-olio; di che Tegio minutamente c'informa. Tutto soffrivasi da'cittadini
-però, anzi che ubbidire nuovamente al dominio di un re che Lautrec
-aveva reso odiosissimo. In mezzo alla pubblica miseria Matteo Beccaria,
-il giorno 12 dicembre 1524, insultò l'umanità, dando un convito
-magnifico agli ufficiali del presidio. Il Tegio lo racconta come una
-magnificenza nel modo seguente. «Lavate prima le mani con acqua nanfa,
-posto in tavola primamente focaccine fatte col zuccaro et acqua rosata,
-e marzapani et offellette e pane biscotto; lo scalco portò poi fegati
-arrostiti di capponi, galline ed anitre, aspersi con sugo di aranci,
-e lattelli di vitello, e contornici e tortore molto grasse, arrostite
-nello spiedo; terzo, furono portati pavoni e conigli arrosto, e varii
-piattelli di carne di manzo trita, condita con zenzevero, cannelle e
-garofani; da poi capponi e lonze di vitello a rosto, con piattelli di
-carne di caprioli, con uva in aceto composta. Poi petti di vitello,
-capponi a lesso, con tortellette di formaggio e cinamomo, coperte con
-bianco mangiare, ovvero sapore composto con mandorle, zucchero e sugo
-di limone; poco da poi teste di vitello condite con passule e pignoli,
-e gran pezzi di carne di manzo, con senape e ulive; da poi colombi,
-anitre, lepretti acconci con pere, limoni e aceto. D'indi a poco
-furono portati porcelletti arrosto intieri, coperti di salsa verde;
-poco appresso papari grassi, cotti con cipolle e pepe; dopo lo scalco
-fece portare i latticinj e fritelle fatte a modo tedesco, e cose fatte
-di cacio di molte sorti. Ultimamente si posero mirabolani, citrini,
-kebuli, e corteccie di cedro e zucche confettate. Ho tralasciato
-il pane bianco come neve, e vini bianchi e rossi, al nettare o
-all'ambrosia non cedenti, di che i tedeschi maravigliosamente se ne
-godevano e con grande stupore. V'erano molti cantori e suonatori di
-varie sorti con trombe e tamburi, che rallegrarono molto i convitati;
-nel qual mangiarono certamente più di trecento uomini». Oggidì si
-conosce meglio la virtù, e meglio s'imparano i doveri sociali. Un pazzo
-che facesse altrettanto, avrebbe la esecrazione pubblica, e l'autore
-che lo riferisse non lo farebbe certamente con lode.
-
-
-
-
-AVVERTIMENTO
-
-POSTO IN CALCE DEL TERZO VOLUME DELL'EDIZIONE DI MILANO DEL 1824
-
-
-Il canonico teologo Frisi, editore del secondo volume in-4, stampato
-nel 1798, fece alla fine di questo capitolo la seguente osservazione.
-
-_Sin qui l'originale MS. ritrovato presso l'illustre autore di questa
-Storia, il quale in Milano cessò di vivere ai 28 giugno del 1797, in
-età d'anni 69, mesi 6 e giorni 17, mentre la stampa del presente volume
-(secondo in-4) era di già principiata. Al compimento di esso mi sono
-data la pena di fedelmente raccogliere la più parte di quanto siegue da
-alcuni tomi in foglio MSS. ritrovati presso il defunto, nei quali aveva
-egli distribuite nelle rispettive epoche l'ammassata materia per la
-continuazione della sua Storia._
-
-Il barone Custodi, nella vita dell'autore, scrisse (vol. primo, pag. 25
-della presente edizione) che nel 1797 il conte Pietro Verri _intraprese
-la stampa del secondo volume della Storia di Milano, che venne poi
-condotto a termine dal di lui amico il canonico teologo Frisi, ec.
-ec...._
-
-Per rendere maggiormente interessante questa Storia patria, si prosegue
-questo terzo ed ultimo volume colla continuazione del barone Custodi,
-che arriverà fino alla morte dell'imperatore Giuseppe II, valendosi del
-lavoro del canonico Frisi e degli altri materiali raccolti.
-
-
-
-
-CONTINUAZIONE
-
-DEL BARONE PIETRO CUSTODI
-
-
-
-
-PREFAZIONE DEL CONTINUATORE
-
-
-Allorquando l'anno 1804, nelle _Notizie_ premesse alle Opere Economiche
-del conte Pietro Verri nella _Raccolta degli Scrittori classici
-italiani di Economia Politica_ (tomo XV della Parte moderna) mi dolsi
-della sfortuna accaduta alla di lui _Storia di Milano_, di essere stata
-mutilata e interpolata da mano inesperta per la metà del secondo volume
-della edizione originale, e spiegai il desiderio che fosse una volta
-restituita nella sua integrità; era ben lungi dal prevedere che dopo
-tanto intervallo di tempo avrebbe il caso recato a me l'incarico di
-riformare e di compire questo lavoro. E quando vidi che gli editori
-della ristampa della storia, confidando nella mia buona volontà,
-nel chiudere il terzo volume contrassero col pubblico l'impegno di
-dare riveduto e compito per mia mano il restante dell'opera, me ne
-incaricai di buon grado senza che ben sapessi ciò che si sarebbe
-potuto da me mantenere, e mentre non abbastanza conosceva sino a qual
-segno avrei potuto giovarmi de' materiali lasciati dal conte Verri, nè
-quanto avrebbe importato la riforma del centone del canonico Frisi.
-Il che feci per quella costanza di affetto e di venerazione che mi
-unirono all'autore nell'ultimo periodo della sua vita, e per un dovuto
-ricambio della benevolenza con cui mi distinse, benchè io avessi allora
-oltrepassato appena i ventiquattro anni; e da ciò altronde ne venne
-che soltanto alcuni mesi dopo la fatta promessa mi trovai posto in
-grado di dare incominciamento all'opera, coll'essermi stati dal figlio
-dell'autore, istruito e cortese cavaliere, comunicati i manoscritti
-contenenti le prime tessere da quello predisposte per il proseguimento
-della storia. Ho quindi dovuto protrarre quasi d'un anno l'allestimento
-di questa continuazione; nè altro da me si è potuto, per compensarne il
-ritardo, se non che adoperarvi la possibile diligenza onde reggesse con
-minore vergogna al paragone del lavoro che lo precede.
-
-Nella seguente esposizione intorno all'opera del conte Verri e al
-merito di essa, e di quanto si è fatto dal canonico Frisi e da me per
-proseguirla, sarò possibilmente breve, e per tal modo con minor noia
-de' lettori riuscirò più presto a sdebitarmi.
-
-
-§ I.
-
-_Della storia del conte Verri._
-
-Pietro Verri pubblicò nel 1783 il primo volume in 4.º della _Storia di
-Milano_. Tre anni dopo, avendo ottenuto quel riposo da ogni pubblico
-incarico, che per oscure cabale era desiderato non meno da lui, che da
-chi doveva concederlo, pareva che egli avrebbe con alacrità progredito
-nel suo lavoro; ma il disgusto che ne avea preso, e di cui si dirà in
-séguito, ne lo allontanò; sicchè dalle sue carte non si ha traccia che
-se ne sia di nuovo occupato, se non nell'ultimo anno della sua vita,
-nel quale intraprese la stampa del secondo volume, che era giunta alla
-pagina 208, e fino all'epoca del 1524, allorquando, nella notte del 26
-giugno 1707, cessò improvvisamente di vivere, essendo in età prossima
-all'anno settantesimo. Il canonico Anton-Francesco Frisi, fratello
-dell'insigne matematico e filosofo di questo nome, che sopravegliava
-all'eseguimento della stampa, s'incaricò pure di compiere il volume, e
-lo continuò con quell'esito del quale si renderà conto nel § III.
-
-Dopo di avere trascorsa la miglior parte della sua vita in difficili e
-importantissime incumbenze in servigio del sovrano e del suo paese, e
-dopo di essersi meritato l'estimazione del pubblico come letterato di
-fino gusto, e scrittore profondo di filosofia e di economia politica,
-il Verri si preparò alla sua opera storica, esaminando con somma
-pazienza le faragginose cronache comprese nell'insigne collezione
-del Muratori, gli storici patrii che il precedettero, e in ispecie
-il conte Giulini, cui rese la dovuta lode e il tributo della propria
-riconoscenza nella prefazione alla Storia; e gli spogli che si propose
-di farne, distinse e classificò in tre grossi volumi in foglio,
-tutti scritti di sua mano, il primo de' quali intitolò _Cronache_, e
-comprende i tempi anteriori al secolo XV, e un altro _Annali_ per i
-tempi posteriori, ordinati per decennio. In un terzo volume scrisse
-gli estratti politici ed economici, senza titolo speciale, e aventi la
-sola data del 1777. In quest'ultimo fece nota di quanto le sue letture
-gli offersero concernente il governo della città, le famiglie illustri,
-i tributi, la popolazione, il commercio, le monete, l'agricoltura e
-l'industria, le ricchezze e il lusso, la giurisdizione del clero, le
-usanze e i costumi, e lo stato delle lettere e delle arti. Rare volte
-ne' suoi estratti dà forma di abbozzo ad un frammenta di storia, ma
-per la massima parte sono nudi sommari od epoche di fatti rimarchevoli,
-scritti a volo di penna, e talvolta frammischiati di frizzi spontanei,
-suggeritigli dalla sua naturale giovialità e schiettezza. Onde porre
-chi legge in situazione di formarsene una chiara idea, ne riporterò i
-pochi frammenti che seguono.
-
-«Anno 1188.... V'erano in tutto in Milano sei monasteri di frati e
-sette di suore. Al giorno d'oggi siamo assai più divoti, e se non vi
-fosse la Giunta Economale lo saremmo ancora di più».
-
-«1515. Morì Tristano Calco, nè potè condurre a fine la Storia di
-Milano. Il conte Giulini è morto pure a messo il suo lavoro. Sarebbe
-uno sproposito insigne se io pure facessi questa cattiva creanza di
-abbandonare a mezzo i miei cortesi lettori. Per servir bene la nobiltà
-loro bisogna passeggiare più che non faccio; mangiare più sobriamente
-di quello che non soglio; lasciar andare il mondo comodamente col suo
-moto: e allora staremo bravamente sani e saldi, ricordandoci che nostro
-padre è morto di ottantotto anni, e nostro avo di novantadue. Esempi
-imitabili veramente!»
-
-«1621. Il 31 marzo muore Filippo III in età di anni quarantatre.
-Morì per etichetta. Era convalescente, e si trovava a sedere nel suo
-consiglio. Una bragiera di fuoco lo incomodava; era assente l'ufficiale
-cui spettava maneggiare il fuoco; il re non volle moversi dal suo
-posto; nessuno ardì di guastare l'ordine di corte, trasportando la
-bragiera: infine il mamalucco morì».
-
-Di siffatti spogli egli giovossi nello scrivere la Storia, senza
-più essere costretto ad interrompere l'ordine e la scorrevolezza del
-suo dettato per rintracciare nelle fonti i fatti e le discussioni di
-essi. Che tale fosse il suo intento nella paziente e noiosa opera di
-formare quegli spogli, apparisce chiaro dal vedersi ch'essi concernano
-esclusivamente gli antichi e bassi tempi; e nel volume degli _Annali_,
-che unico si estende oltre di quelli, dal principio del secolo XVI in
-poi, le materie vanno rendendosi sempre più scarse, a segno che, per
-gli ultimi due secoli, si risolvono in nude note cronologiche, e queste
-pure incomplete, sparse raramente di qualche racconto di fatti parziali
-o di cenni caratteristici di alcuni personaggi. E specialmente intorno
-ai fatti del secolo XVI, di cui stava occupandosi nel proseguimento
-del suo secondo volume, varii lunghi frammenti avea scritto l'autore,
-in separati fogli, da inserirsi poi agli opportuni luoghi, diversi de'
-quali mi furono mostrati dall'autore stesso mentre gli scriveva, come
-li avrà veduti il canonico Frisi; ma di quelli non esiste più traccia.
-
-Condusse il conte Verri il suo lavoro con sobria erudizione, con fina
-critica e con moderata filosofia, quale si conveniva alla condizione
-dell'illustre autore, e allo scopo da lui propostosi di ammaestrare
-dilettando. Sprezzò le assurde e magnifiche favole delle origini
-municipali, oggetto di comune ridicolo, compensato e reso muto in
-ciascun municipio dal pericolo di un eguale ricambio; svolse dalle
-tenebre de' primi e de' bassi tempi le istituzioni, le sorti, i costumi
-che diedero luogo allo sviluppamento della successiva nostra civiltà,
-talvolta nei fatti peggiore della prisca barbarie; chiarì la prepotenza
-dei pochi a rendere sottomessa la massa della nazione, e la reazione
-di questa, resa forte per l'industria, il commercio, l'unione, per
-ristabilire l'egualità delle condizioni, siccome è il voto della
-natura nella egualità della specie. Dimostrò le vicende del clero,
-prima favoreggiato dai popoli come mediatore di pace, di concordia, di
-consolazione; poi accarezzato dai sovrani come strumento per abbassare
-l'orgoglio e contenere il soverchiar de' magnati; quindi costituitosi
-difensore dei popoli contro le pretese e le vessazioni del partito
-imperiale; reso in séguito audace per l'acquistato ascendente; giunto
-a riclamare per sè maggiori prerogative di quelle contrastate ai nobili
-e agl'imperatori; e infine, nella lotta tra esso e i sovrani d'accordo
-coi popoli, sceso a moderare l'esorbitanza delle sue pretese, e a
-limitarsi per gradi ad una preminenza di considerazione, che sola gli
-è dovuta. Narrò come lo Stato di Milano, primo tra gli altri d'Italia,
-al pari di essi, per la libera scelta, per i compri voti, per l'aperta
-forza, passò alla piena obbedienza di coloro che, a riguardo de' propri
-meriti e della dignità del casato, erano stati promossi ai consigli ed
-alla direzione delle forze del comune; come i popoli furono per lungo
-tempo zimbello dell'ambizione, de' raggiri e de' tradimenti de' loro
-nuovi tiranni; e come questi furono successivamente con giusta vicenda
-traditi e sottomessi da tiranni maggiori, e per ultimo tutti assorbiti
-nel vortice delle grandi monarchie, che avrebbero pur recato ai popoli
-la pace da tanto tempo sospirata, se non avessero scelta l'Italia a
-teatro delle loro interminabili querele, non che de' capricci e della
-rapacità de' loro generali e governatori. Era entrato l'illustre autore
-a svolgere gli accidenti di quest'infausto periodo della nostra storia,
-quando, sorpreso dalla morte, fu causa che al canonico Frisi e a me
-toccasse l'incarico di un proseguimento, ingrato e difficile per il
-soggetto, e assai più pericoloso per il confronto.
-
-Non gli sfuggi la massima rammentata da Robertson nella Prefazione
-all'_Istoria dell'America_, che _chi scrive gli avvenimenti delle
-epoche rimote, non merita la confidenza del pubblico, se non avvalora
-con testimonianze le proprie asserzioni_. E nel produrre queste
-testimonianze fu egli esattissimo, non affastellando le citazioni
-altrui, alla foggia di un suo invidioso censore, che ci occuperà nel
-§ II, ma attingendole alle fonti, dopo che, non fidando alla critica
-altrui, l'aveva affinata al crogiuolo del suo sperimentato criterio.
-Opportuno fu in ciò il suo avvisamento, ed ottimo sarebbe riuscito,
-se egli vi avesse aggiunto una diligenza di più, lasciando scorrevole
-e piana la sua narrazione, e riservando alle note le discussioni e
-le testimonianze, specialmente in lingue straniere, sicchè queste non
-fossero d'inciampo ai lettori, con rendere quindi necessario per una
-non piccola parto di essi l'espediente adottato dagli editori della
-presente ristampa, di far eseguire da abile mano ed aggiungere in piè
-di pagine la traduzione dei frequenti passi di latinità, per lo più
-barbara, che si incontrano nel testo. Di due metodi di scrivere la
-storia, intorno ai quali è da tanti secoli contrastata e disputata
-la preferenza, egli prepose all'aridità delle cronache la spontanea
-e ragionata esposizione de' fatti, quale è sporta dalla natura nella
-famigliarità del discorso, dove il racconto si trova frammischiato
-colle riflessioni suggerite all'opportunità dall'esperienza e
-dall'ingegno del narratore. E in vero, il pretendere che la narrazione
-sia arida e circoscritta ai nudi fatti, è contrario al principale
-istituto dello storico, che è d'istruire cogli esempi, mentre nissuno
-contenderà che novanta almeno sopra cento lettori sono incapaci di
-concordare e commentare ciò che leggono; laddove per la maggior parte
-possono appropriarsi e far tesoro per il loro ammaestramento delle
-riflessioni che trovano pronte e naturalmente esposte frammezzo e
-come conseguenze delle cose narrate. Colla riunione di tante doti
-di talento, di dottrina, di esperienza e di filosofia, non è da
-stupirsi se Verri è riuscito a primeggiare fra il popolo degli storici
-particolari dell'Italia; chè ben popolo può chiamarsi lo sterminate
-loro numero, a segno che il semplice catalogo di essi raccolto dal
-Coleti in un grosso volume in 4.º appena ne racchiude circa la metà.
-Ed egli, che sapeva quanto ingente fatica avesse sostenuto e quali
-difficoltà superate per porgere a' suoi paesani, scevro d'ogni spino,
-il racconto degli avvenimenti patrii e delle gesta dei loro maggiori,
-non può dirsi al certo troppo presuntuoso se si lusingò di meritarsi da
-essi qualche significazione di aggradimento. Per ben giudicare quindi
-delle sue doglianze, conviene ricordarci del di lui carattere, che,
-fortificato per il sentimento de' molti suoi meriti, era vivamente
-ambizioso di estimazione e di lode, e che s'egli ebbe la prima nel
-segreto de' buoni, che mai non mancano anche nella più trista società,
-non ebbe della seconda alcuna palese testimonianza. L'abate Isidoro
-Bianchi, nell'_Elogio Storico_ del nostro autore (pag. 210), dice che,
-disgustato per tale ingratitudine, fu in procinto di dare al fuoco gli
-esemplari del primo volume della storia e le preziose memorie preparate
-per proseguirla, e che ne fu distolto dagli uffici degli amici. Io non
-posso far fede di tanto; so bensì che in più luoghi degli scritti da
-lui lasciati appaiono gli onorati suoi sdegni e le sue doglianze; e
-basterà di qui riferire come un saggio, quanto scrisse sulla coperta
-del rammentato volume delle sue _Cronache_: «Per la fatica di molti
-anni, per molte spese fatte per consegnare nelle mani dei Milanesi
-una storia leggibile della loro patria, e un libro che senza rossore
-potessero indicare ai forestieri curiosi d'informarsene, io non ho
-avuto dalla città di Milano nemmeno un segno che s'accorgesse ch'io
-abbia scritto. Ma già lo sapeva prima d'intraprendere un tal lavoro,
-e conosceva _rerum dominos gentemque togatam_. Nella Toscana, nella
-terra-ferma veneta e nella romagna vi è sentimento di patria e d'amore
-della gloria nazionale. Ivi almeno una medaglia, una iscrizione
-pubblica, un diploma d'istoriografo, qualche segno di vita si darebbe,
-se non altro per animare alla imitazione. Ma noi viviamo languendo
-_in umbra mortis_. Non si sapeva il nome di Cavalieri; l'Agnesi è
-all'ospedale; Frisi e Beccaria non hanno trovato in Milano che ostacoli
-e amarezze. Il sommo bene di chi ardisce di far onore alla patria è se
-ottiene la dimenticanza di lei. Io forse l'ho ottenuta......»
-
-
-§ II.
-
-_Giudizi della detta storia._
-
-Il conte Verri, per ciò che appare da' di lui scritti, mostrò di
-occuparsi soltanto della critica fatta ad un passo della sua storia
-dal canonico Mario Lupi, dotto antiquario di Bergamo. Nell'osservare
-quanto scarse e sterili sieno le memorie rimasteci del secolo decimo,
-e la diligenza del conte Giulini intorno ad esse, egli aveva soggiunto
-nel tomo I, pag. 57 della prima edizione (T. I, p. 94 della presente)
-che «ben lungi dal farne io un rimprovero al saggio scrittore,
-gli tributo l'encomio che ha meritato colla immensa fatica da lui
-sopportata, e coll'esatta critica adoperata esaminando fatti che
-meritavano la luce, e per essere preziosi avanzi di quei tempi, e per
-la possibilità che servano a beneficio di private persone; _sebbene
-non siano materiali servibili per tesserne una storia_». Era chiaro in
-questo passo l'intendimento dell'autore, che non contendeva il merito
-di cotali ricerche, ma solo dolevasi della poco utile messe che se
-n'era conseguita. Ma il canonico Lupi, qual chi è avvezzo a misurare
-l'importanza dei lavori dalla fatica impiegatavi, riguardò il concetto
-del Verri come una sentenza di riprovazione degli studi antiquari, e
-alla colonna 1040 del suo _Codice Diplomatico_ sortì colla seguente
-doglianza:[69] _Propterea miror vehementer clarissimum Comitem Petrum
-Verri, in recentissima sua Mediolanensi Historia, pag. 57, tradidisse,
-hujusmodi monumenta ad historiam harum aetatum contexendam nihil
-conferre, quod quidem adeo absonum mihi videtur, ut fateri cogar me
-ignorare quidnam historiae nomine clarissimus auctor intelligat._ Si
-meritò quindi una nota di risposta, dataci imperfetta dal canonico
-Frisi e riprodotta intiera in questa edizione, che può leggersi al
-capitolo vigesimosesto di questo terzo volume.
-
-Qualora si prescindesse dall'avvertire che avevasi a fare con un
-soggetto che avea trascorsa la più gran parte e la migliore della
-sua vita tra le lettere, la filosofia e le gravi incumbenze di alte
-e difficilissime magistrature, altre e più sode avvertenze potevano
-esser fatte intorno alla sua opera storica, e alcuna se ne fece,
-ma con quella moderazione che si addice agli uomini veramente dotti
-parlando di persona rispettabilissima. Non meno l'abate cisterciense
-Angelo Fumagalli, che il conte Gian-Rinaldo Carli, l'uno nelle
-_Antichità longobardico-milanesi_, e il secondo nelle _Antichità
-italiche_ rimarcarono e dimostrarono l'esagerazione sostenuta dal
-nostro autore, d'essere stata Milano pressochè distrutta dalla vendetta
-del generale de' Goti Uraia. Scarsa nella _Storia di Milano_, più
-che non potevasi, è la parte storica e politica delle dominazioni
-barbare, e alla sterilità delle notizie si aggiunse per i tempi dei
-Longobardi l'adozione de' volgari pregiudizi intorno alla loro rozzezza
-e brutalità, dimostrate insussistenti da una critica più diligente e
-più severa; per i quali due oggetti merita particolar lode un altro
-patrizio, il marchese Giuseppe Rovelli, il quale, nelle Dissertazioni
-preliminari della sua _Storia di Como_, con meno alti voli, ma con
-più pazienza, illustrò in particolare la legislazione de' Barbari
-che tra noi dominarono. Mentre s'incontrano nella Storia dei Verri
-varie discussioni di fatti oscuri o disputati, condotte con isquisita
-diligenza, quale tra le altre è quella delle lunghe e sanguinose
-contestazioni agitate tra il clero milanese nei secoli IX e X per il
-celibato de' preti, alcune inesattezze vi si rimarcano all'opposto,
-pure in argomenti parziali; e basterà il citarne alcuni esempi. 1.º Il
-severo e ingiusto giudizio dato del governo della repubblica milanese
-succeduta alla morte del duca Filippo Maria Visconti, riportando con
-affettato studio le minuzie delle ordinarie prescrizioni municipali,
-che sole per caso furono a notizia dell'autore, e non le varie utili
-istituzioni, non la sagacità, il vigore e la costanza degl'istantanei
-provvedimenti, non le leghe destramente conchiuse co'sovrani esteri,
-non il valor militare in più occasioni dimostrato; con aggiungere per
-tal modo verso quel breve governo il peso di non meritati rimproveri
-al torto, già per sè grandissimo, di essere rimasto soccombente. 2.º
-L'avere seguito la volgare opinione che attribuisce a Leonardo da Vinci
-l'invenzione dei sostegni necessari a compensare il diverso livello
-delle acque, per far comunicare la navigazione del naviglio della
-Martesana con quella del naviglio grande per mezzo della fossa che
-circuisce la città, mentre è provato che que' sostegni ingegnosissimi
-esistevano più anni prima che il Vinci venisse ai servigi del duca di
-Milano. 3.º L'asserzione che fosse stato eretto nella chiesa di Santa
-Marta il monumento sepolcrale di Gastone di Foix, scolpito da Agostino
-Busti, benchè consti che questo insigne lavoro, di cui tante belle
-parti si conservano tuttora in più luoghi, non sia mai stato ridotto a
-compimento; e infine la troppo facile giustificazione del tradimento
-usato in Novara dagli Svizzeri a danno del duca Lodovico Maria
-Sforza, dal quale erano stipendiati, d'onde venne la di lui miserabile
-prigionia, che non ebbe fine se non colla morte: giustificazione così
-gratuita, che neppure fu adottata dagli storici svizzeri, ultimo dei
-quali è il Mallet. Ma queste inesattezze sono tanto più scusabili,
-ove si rifletta che la polvere degli archivi copriva ancora nella
-massima parte i documenti che sarebbonsi potuti allegare a difesa e ad
-illustrazione di quella procellosa triennale repubblica, ecclissata poi
-dalla vittoria e dalla magnificenza del nuovo governo sforzesco; che
-l'insussistenza degli altri due fatti riferibili alle arti lombarde
-risulta per prove emerse posteriormente all'epoca in cui il Verri
-scriveva; e che l'indebita apologia delle milizie svizzere, le quali
-in allora, per le facilità di mercanteggiare i loro servigi, per la
-loro venalità, rapacità ed incostanza, potevano a ragione chiamarsi
-gli Albanesi del secolo XV, è soltanto ripetibile dalla soverchia fede
-prestata all'autorità di quell'ambizioso intrigante di Girolamo Morone,
-che aveva per abito d'immischiarsi in tutto e di vantarsi di tutto
-sapere.
-
-Un nuovo censore surse contro la storia del Verri nel cavaliere
-Carlo de' Rosmini, non tanto per quello che ne scrisse sotto il velo
-più trasparente, che per quello che non scrisse. Questo letterato,
-conosciuto con distinzione come scrittore diligente di varie istruttive
-biografie, si produsse di recente con un'altra voluminosa _Storia
-di Milano_. Qualche giornalista, e più delle parole di esso, la
-non curanza del pubblico, l'ha certamente posta più al basso che
-intrinsecamente non merita, come fatica di lunga lena, diligente in
-più luoghi e con dettato abitualmente piano e dignitoso, se non fosse
-guasto dalla coda spesso impiombata dei lunghi e strascicanti periodi
-per una troppo servile imitazione del suo modello, il Guicciardini.
-E a questi soli pregi dee star contento chi avrà la pazienza di
-leggerlo; chè degli altri molti richiesti dagli uomini dotti di tutti
-i tempi negli scrittori di storie, e per cui i buoni storici sono sì
-rari, cominciando dall'imparzialità, si farebbe inutile ricerca in
-que' quattro grandi volumi. I torti del cavaliere Rosmini verso il
-conte Verri sono varii e gravi: non lo citò mai, e quel ch'è più, il
-criticò talvolta senza nominarlo. Il primo rimprovero, come di semplice
-ommissione, potrebb'essere trasandato, senza quel suo peccaminoso
-compagno; quantunque abbia pur esso la sua dose di malizia in un'opera,
-come la sua, lardellata quasi ad ogni pagina di copiose citazioni,
-dove ha per costume di affastellare l'un dopo l'altro i cronisti della
-Raccolta del Muratori, e il Bosso e il Calco e il Corio e il Giulini
-e perfino il Ripamonti, il quale ognun vede che, fuori de' tempi
-in cui visse, è di una stupenda autorità. Abuserei della pazienza
-dei lettori se volessi estendermi a dimostrare come e quante volte
-attinse egli all'opera del Verri, non citandola; onde mi circoscriverò
-a recare un solo esempio della sua seconda colpa, ma sarà di tale
-evidenza, che renderà superfluo il dirne di più. Fu quell'esempio già
-in parte allegato dall'autore dei tre Articoli critici intorno alla
-storia del Rosmini inseriti nella _Biblioteca Italiana_ (fascicoli
-LXXXII, LXXXIII e LXXXV, di ottobre e novembre 1822, e gennaio 1823),
-scritti con savia e sobria dottrina e brusca risolutezza; se non che
-ai lettori imparziali parvero essi troppo turgidi e rimbombanti e più
-strepitosi nel minacciare che nel ferir forti. Il passo del cavaliere
-Rosmini, in cui è evidente l'allusione al capitolo decimosesto della
-storia di Verri, è preso dal libro undecimo, al quale diede questo
-incominciamento: «Qualche moderno storico, per servire ai tempi in
-che fioriva, e per coprire la viltà di palpare i viventi colla non
-pericolosa baldanza di mordere i trapassati, ha ripreso come ingiusto
-ed insensato l'unanime consentimento de' Milanesi, dopo la morte
-del duca Filippo Maria Visconti, di sottrarsi ad ogni soggezione di
-principe, e puerili, stolte e cenobitiche ha dichiarate le leggi che
-i capitani e difensori della libertà, la repubblica rappresentanti,
-intorno al buon governo di essa han pubblicate: ec.» La critica essendo
-chiarissima, non ha bisogno di commenti; vediamone l'applicazione.
-Verso la fine di giugno 1797, quando fu sorpreso dalla morte, era
-giunto il Verri alla metà della stampa del suo secondo volume; e dal
-vedersi che il funesto caso interruppe nello stesso tempo la stampa
-e lo scritto, per modo che tosto dopo ha dovuto il canonico Frisi
-dar mano al proseguimento del lavoro, è chiaro che l'autore faceva
-progredire nella stampa a misura che innoltravasi nel dettato della
-storia; cosa tanto più eseguibile da esso per la somma facilità sua
-nello scrivere, nota a quanti il conobbero. Questa osservazione servirà
-a confermare il successivo mio discorso: intanto suppongasi ch'egli
-abbia composto quel capitolo, ch'è il primo del suo secondo volume
-(primo pure di questa ediz.) durante l'antico governo austriaco:
-quali erano sotto di esso i potenti che l'autore settuagenario voleva
-blandire? Forse i ministri, de' quali era disgustato? Forse i nobili,
-coi quali ben poco simpatizzò? Altronde, quale sorta di blandimento
-poteva esser quello che ancora non conoscevasi, e che anzi andava ad
-esser reso pubblico dopo che quei ministri non erano più tra noi, dopo
-che i nobili avevano perduta ogni prerogativa? — Tutto pertanto induce
-a persuaderci che quella parte di storia, quella specie di satira de'
-modi confusi, discordanti, tumultuari di uomini recentemente ordinati
-ad istituto di repubblica, fu scritta dopo gli sconvolgimenti politici
-incominciati nel maggio 1796; e siccome sotto le nuove istituzioni
-doveva essere pubblicata, così, se pur v'era un'_allusione_, era quella
-di fare ciò che i Francesi direbbono una parodia dei nuovi e strani
-ordini che allora chiamavansi governo. Scopo era questo consentaneo al
-carattere imparziale e franco di Verri, scopo degno del suo libero e
-forte animo, perchè non senza pericolo. E gli sdegni che nel profondo
-del petto gli fervevano per i deliri di quel tempo, e che a stento
-comprimeva, de' quali io e i pochi altri suoi confidenti eravamo
-continui testimonii, ben potevano aver avuto forza di farlo declinare
-dalla severa imparzialità dello storico, per dare un'indiretta lezione
-di saviezza a' suoi concittadini, del pari che si tentò da pochi altri,
-e tra questi dal noto autore de' _Romani in Grecia_. Una più seria
-doglianza a difesa della estimazione di un amico infelice debb'essere
-da me fatta contro il signor Rosmini, e risguarda i molti documenti
-ch'egli aggiunse alla sua storia del Magno Trivulzio, e alla posteriore
-di Milano, limitati all'epoca sforzesca. Non è che verità il dire che
-la ricerca, il rinvenimento, la scelta di que' molti pregevoli alti è
-dovuta soltanto alla diligenza e al noto spontaneo zelo per i progressi
-de' buoni studi delle antichità patrie di don Michele Daverio, che,
-fino alla cessazione del regno d'Italia, presiedette alla direzione
-del ricchissimo archivio di governo, detto di _San Fedele_, dove
-la mole preziosa di tutte le carte procedenti dalla dinastia degli
-Sforza trovavasi concentrata e pressochè intatta; e che il cavaliere
-Rosmini appena salutò di uno sguardo alcuni de' copiosi documenti
-stati trascritti ed editi a grandi spese dal suo generoso mecenate: la
-quale cortesia egli rimeritò allora in più lettere (ch'io possiedo)
-con profuso rendimento di grazie, ma nessuna menzione ne fece poi
-nel pubblicarli; egli che si smania nel mostrarsi riconoscente verso
-le viventi illustri persone che il fornirono di minimi aneddoti,
-i quali con affettata premura inserì almeno nelle note della sua
-prolissa istoria; egli che non aveva dimenticato il nome di quegli
-cui di tanto era debitore, avendolo citato alla pagina 305 del volume
-II, come raccoglitore di alcune Memorie stampate, però stortamente
-indicandolo come _archivista della città_; egli che in tutte le sue
-opere, e più nella storia di Milano, si mostra con ragione così tenero
-dell'osservanza de' precetti della buona morale, tra i quali al certo
-non è l'ultimo quello di dare a ciascuno il suo e la gratitudine de'
-beneficii, e che tanto s'incollerisce allorquando si avviene in esempi
-contrari; egli infine che, per la famigliare educazione di persona
-ben nata, e per il consorzio di distinti signori che l'ammisero alla
-loro dimestichezza, avrebbe dovuto avere avvezzato il proprio animo a
-quella cortesia che piuttosto abbonda anzi che mostrarsi scarsa nel
-rimeritare, almeno con officiose parole, i servigi che si ricevono.
-E sia questa una specie di funebre olocausto che l'occasione offrì
-e l'amicizia tributa alla memoria di Michele Daverio, che, fuori del
-torbido de' tempi in cui visse, e in altro paese, avrebbe gioito della
-stima dovuta al candore della sua anima, alle sue sociali e domestiche
-virtù, alla purissima e fervida smania che il commoveva per il bene
-della sua patria;... benchè in essa pochissimi sapranno ch'egli abbia
-finito di subitanea morte la sua mondana carriera in Zurigo nei primi
-giorni del cadente anno.
-
-Un'altra censura fatta al conte Verri, non parziale alla storia, ma
-estesa a tutte le sue opere, è quella di essere licenzioso scrittore
-in fatto di lingua. La difesa ch'egli fece a sè e a' suoi colleghi nel
-noto foglio periodico _il Caffè_, come pretendenti ad un illuminato
-arbitrio, provocò gli sdegni di un giudizioso ma intemperante critico,
-Giuseppe Baretti; il quale, dalla sua famigerata _Frusta letteraria_
-in poi, continuò fino alla morte l'incessante suo chiasso per questa,
-a suo dire, imperdonabile arroganza. Verri, in quei primi ardimenti
-del suo ingegno, scriveva da filosofo, non da grammatico; forse errò
-nel menarne vanto; ma nel calore di una fazione di guerra, quale era
-quella propostasi dagli animosi e illustri giovani della società del
-Caffè contro i parolai e i pedanti, come misurare le mosse a compasso
-e pretendere che non trascendasi? Consimili cose erano state da me
-dette nelle _Memorie_ biografiche che ho fatto precedere agli _Scritti
-scelti_ del Baretti, pubblicati nel 1822, e sembravano di avere con
-ciò servito abbastanza alla giustizia e all'imparzialità; nè credeva
-che fosse necessario di ripetere ad ogni passo sempre lo stesso
-avvertimento, imitando il costume de' legali nelle dispute forensi
-colle parole solenni, come le avrebbero chiamate i giureconsulti
-romani, d'_impugno_, _nego_, ec., per modo che il non opporle si avesse
-per una confessione dell'assunto dell'avversario. Ma così non parve
-all'anonimo che in due estratti inseriti nella _Biblioteca Italiana_
-(numeri CII e CXII) rese conto di quel mio lavoro; e nell'estratto II,
-non contento di quanto io aveva scritto a correzione delle invettive
-del Baretti nei capi X e XVI, e in una nota all'articolo 25 del
-capo XIX delle citate _Memorie_, altre annotazioni pretese che da me
-_lombardo_ si fossero fatte _a difesa dei lombardi ingegni_. Premesso
-incidentemente ch'io non ho l'onore di appartenere alla Lombardia se
-non per la scelta del domicilio, essendo nato in un borgo del Novarese,
-non so con quale logica si pretenda che le lodi e le difese degli
-autori debbano prendere incitamento dell'accidentale affinità del
-municipio, anzi che dalla ragione; e forse che, conseguenza di questa
-logica, fu che l'autore di quegli estratti, per non essere lombardo, ha
-creduto di potersi dipartire nel secondo di essi dalla decenza serbata
-nel primo, e per cumulare qualche critica di più asserì, che raro è
-unicamente ciò che è inedito, e che di cose inedite appena un terzo
-si contiene in quella mia collezione, delle quali osservazioni dirò
-soltanto che nella prima farneticò, e nell'altra mentì apertamente, non
-essendo questo il luogo di estendermi in più copiose parole.
-
-
-§ III.
-
-_Continuazione del canonico Frisi._
-
-Avendo il conte Verri lasciata interrotta la sua storia circa alla
-metà del secondo volume, siccome si è detto, il canonico teologo
-Anton-Francesco Frisi si assunse di proseguirla, e la condusse per
-la succesione di quarant'anni sino al pontificato del cardinale
-arcivescovo Carlo Borromeo, chiudendo il suo lavoro col di lui elogio
-dettato colle parole di un vescovo francese e di un dottore della
-Sorbona, e mettendo in luce il volume nel 1798. Ne scrisse quindi un
-terzo volume, nel quale la storia è continuata fino al 1750, e questo,
-che ha la data del 1813, rimase inedito e si conserva nell'archivio
-della casa Verri. Nella nota alla pag. 208 del vol. II, dove il Frisi
-ci avvisa della interruzione del lavoro per la morte dell'illustre
-autore, soggiunse: _Al compimento di esso mi sono data la pena di
-fedelmente raccogliere la più parte di quanto segue da alcuni tomi in
-foglio manoscritti ritrovati presso il defunto_. Avendo io, vivente
-l'autore, avuto il comodo di vedere quei tomi, aveva potuto convincermi
-che l'asserita fedeltà non reggeva; quindi nelle _Notizie_ che scrissi
-intorno alla vita e alle opere di Pietro Verri, colla franchezza che
-si conviene alla manifestazione del vero, diedi pubblico rimprovero
-al Continuatore (tomo I, pag. 25 di quest'edizione) «di aver violato
-la protesta da lui fatta di trascrivere _fedelmente_ i frammenti
-dell'autore, mentre osò di _mutilarli_». Sopravisse tredici anni ancora
-il canonico Frisi, cioè fino al 20 luglio del 1817, e riputando la
-difesa impossibile, non aprì mai bocca su quell'accusa, non ostante
-che ben conosce l'opera nella quale fu pubblicata, e che egli cita
-alla pag. 211 del rammentato tomo III inedito della sua continuazione.
-Ho voluto estendermi in questi dettagli, mentre qualche lettore
-superficiale avrebbe potuto oppormi a viltà l'accingermi a combattere
-un morto; nè senza la presente occasione avrei più parlato di lui; e
-nella necessità di parlarne e di giustificare la mia asserzione, il
-farò più compendiosamente che mi sarà possibile.
-
-Non è colpa del canonico Frisi se, per la diversità dell'educazione
-e degli studi, e, diremo anche, per la sproporzione de' talenti, si
-trovò egli inferiore di forze a sostenere lodevolmente un carico che
-l'amicizia e la stima per l'illustre defunto gli fecero assumere; e
-così se egli, credendo di far meglio, stemperò in circonlocuzioni e
-frasi contorte e floscie il testo chiaro, preciso, robusto, evidente
-del Verri; se come canonico e teologo, tanto nel proseguimento stampato
-che nel tomo manoscritto, modificò o tacque ciò che di sfavorevole
-incontrava in argomenti di giurisdizione ecclesiastica, riducendo
-il suo lavoro ad un perpetuo panegirico de' governatori e degli
-arcivescovi di Milano; se avendo trovato nelle memorie del Verri le
-incisioni di quattro figure di danzatori ed una lunga di lui nota
-intorno ai balli e ai teatri della fine del secolo decimosesto, non
-ha potuto resistere alla bramosia di pubblicarle, e per riuscirvi
-trasportò la nota racconciata a suo modo dall'anno 1598, cui spettava,
-al 1545, con manifesto anacronismo; e se, vagando per tutta la storia
-dell'Europa, impinguò il suo testo con lunghi riempitivi presi dal
-Guicciardini e dal Muratori, senza riguardo al savio precetto del
-Verri, nel tomo I (pag. 68 di questa edizione), ove dice: _Non avendo
-io preso a scrivere una storia generale, ma unicamente quella di
-Milano, nè per ora nè in séguito mi stenderò mai sugli avvenimenti
-d'Italia se non di volo, e per quella connessione che ebbero colla
-nostra città_. Siccome sbagli innocenti debbono pure riguardarsi
-nel lavoro del Frisi diverse inesattezze di epoche o di nomi; quale
-è, per esempio, quella a pag. 248, dove con aperta distrazione di
-mente fa condurre da Lannoy, noto generale di Carlo V, un esercito
-francese in Italia in servizio della Lega; quella alla pag. 263,
-nell'avere indicato Francesco I qual possessore tuttavia di una buona
-parte del milanese, invece del duca Francesco II, come dice il Verri
-con più proposito; quella di aver detto alla pag. 269 che Clemente
-VII creò cardinale il figlio del gran cancelliere Morone nel 1542,
-mentre quel papa era morto fino dal 1534; e del pari l'altra, a
-pag. 358, che il governatore duca di Sessa fosse giunto in Milano in
-marzo dell'anno 1558, laddove il signor Salomoni, nelle sue _Memorie
-storico-diplomatiche_, pag. 147, ha provato che quel duca nel mese di
-giugno era ancora in Madrid: errore suo proprio, benchè minimo, non
-essendovi traccia di esso ne' manoscritti del conte Verri.
-
-Ma nelle ultime centosettantadue pagine del secondo volume della storia
-di Milano, che comprendono l'opera del Frisi, s'incontrano ben più
-gravi alterazioni in confronto de' frammenti che di quell'epoca in gran
-copia ci rimangono nei manoscritti del Verri; alterazioni eseguite il
-più delle volte avvertitamente per coscienziosi riguardi, e talvolta
-pure senza un fine espresso e per la sola cagione di non avere inteso
-il suo testo. Porgerò alcuni esempi delle une e delle altre. Delle
-copiose memorie raccolte dal Verri intorno alla celebre battaglia di
-Pavia, il suo continuatore molte ne traspose, altre ne ommise e in
-generale le confuse. Alla pag. 225 dice che il re di Navarra comprò
-la libertà dei militi cesariani del marchese di Pescara per settemila
-scudi; laddove furono questi pagati dal marchese ai soldati per
-avere il re in proprio potere, e quindi sottoporlo ad un esorbitante
-riscatto. Riferisce a suo modo, alla pag. 228, le sollecitazioni allo
-spergiuro fatte al re di Francia da chi meno il doveva; e mutila alla
-pag. 231 il racconto delle trattative per la lega italica, tacendo
-l'assicurazione data dal papa al Pescara di poter mancare di fede
-all'imperatore, benchè fosse provata colla testimonianza di un prelato,
-lo storico Sepulveda. Invece di riportare, alla pag. 240, i fatti che
-sono ne' manoscritti del Verri, per mostrare la situazione disperata
-nella quale trovavansi i Milanesi nel 1526, li tace in gran parte, ed
-accenna seccamente le uccisioni notturne: i fatti all'opposto recano
-maggiore convincimento, oltre che danno alla storia un interesse
-drammatico. Con notabile mala fede ha mutilato, alla pag. 242, il
-transunto della risposta di Carlo V al breve del papa, trasmessogli
-per mezzo del suo nunzio Baldassare Castiglione; ed a convincersene
-basta il confronto del suo e del mio testo, il qual ultimo è preso
-letteralmente dai manoscritti del Verri. Nel racconto dell'assassinio
-legale del Maraviglia, alla pag. 284-286, oltre le stemperature con cui
-il Frisi sconciò abitualmente il testo del suo autore, ne travolse pure
-il senso. Verri dice: «Sembra che il duca, sempre sotto gli occhi e la
-sorveglianza di Antonio de Leyva, non potesse sopportare la meschina
-figura che faceva, e cercasse pure qualche mezzo per liberarsi da sì
-umiliante condizione, e a ciò debba attribuirsi la brama di avere
-un ministro del re di Francia, col quale all'occasione prendere un
-concerto; ma inopportunamente svelatasi la cosa, siasi il duca ridotto
-al miserabile partito di tradire atrocemente il dovere più sacro
-alla fine di disarmare lo sdegno dell'imperatore». Il Frisi, volendo
-variare, secondo il suo costume, ne inverte del tutto il senso, dicendo
-stranamente....... _Ma sciaguratamente svelatasi la cosa, siasi il duca
-ridotto al miserabile ripiego di non si curare dei patti solennemente
-giurati con Cesare, e di cercare a ogni modo pretesti di romperla seco
-lui, ed impegnarlo in nuove guerre col di lui gran rivale Francesco
-I._ Se non si avessero altre prove della cultura d'ingegno del canonico
-Frisi, a giudicarlo dal riferito passo, si dovrebbe conchiudere ch'ei
-non capiva quello che leggeva, nè quello che scriveva.
-
-Un'altra insigne prova degli stravolgimenti usati dal continuatore
-sia la seguente: Il Verri, nelle _Osservazioni sulla tortura_, § II,
-entrando a parlare della peste dell'anno 1630, dice: _La storia di
-questa sciagura conviene cominciarla da un dispaccio che dalla corte di
-Madrid venne al marchese Spinola, allora governatore. Il dispaccio era
-firmato dal re Filippo IV,_ ec. Il Frisi dà la colpa a quel dispaccio
-di tutti i danni recati dalla peste; e se la famiglia del conte Verri
-non avesse avuto il buon giudizio di lasciar manoscritto il terzo
-tomo della storia, il pubblico avrebbe letto nel compendio di quelle
-osservazioni ivi inserito il detto passo, tramutato come segue: «un
-dispaccio che dalla corte di Madrid venne in questo tempo al marchese
-Spinola, governatore dello Stato di Milano, _rese fatalmente quella
-pestilenza una delle più spietate che rammemori la storia_, avendo essa
-distrutti niente meno che due terze parti di cittadini. Il dispaccio
-era firmato dal re Filippo IV, et.», e prosegue quindi la narrazione
-come sta nell'opera di Verri.
-
-Ancora un esempio, e darò fine. Negli _Annali_ riportò il Verri, sotto
-l'anno 1617, il racconto di una misera cameriera, stata bruciata come
-strega per avere ammaliato il senatore Melzi. Il Frisi l'ommise nel
-manoscritto del suo terzo tomo, e lasciò negli _Annali_ del conte Verri
-l'annotazione di averlo fatto avvertitamente, perchè _molte principali
-persone vi fanno poco buona figura, e la notizia della strega non
-interessa la storia_. Interessava meno la storia la nomenclatura de'
-ballerini e de' balli del secolo decimosesto; eppure per non ommetterla
-le diede un posto fuor di luogo, anticipandola di cinquant'anni. Il
-vero è che quella nomenclatura faceva conoscere i costumi piacevoli
-de' nostri maggiori; e il racconto della strega mostrava per il
-contrario l'ignoranza e i costumi barbari di essi anche nelle classi
-più eminenti. Sia però onore ai nostri tempi, poichè, se due secoli
-fa chi aveva il supremo potere si compiaceva nel far arrostire i suoi
-simili, e il riputava uno dei più sacri suoi doveri, la moda è talmente
-passata, che si ha vergogna di parlarne. Tale è l'effetto dei progressi
-dell'incivilimento, di ridurre alle forme del vero _gl'idoli della
-fantasia_, come li direbbe il gran cancelliere Bacone, liberando così
-gli uomini dalla tirannia delle false opinioni armate del potere, le
-quali, dopo di averli oppressi per secoli, sono poi riconosciute per
-assurdità. Così avvenne del diritto preteso dai papi di essere arbitri
-dei troni, sciogliendo i popoli dall'obbedienza; del possesso in cui
-per sì lungo tempo si mantenne il clero, di non contribuire ai pesi
-dello Stato che lo proteggeva; del feudalismo de' nobili, del diritto
-di tenere schiavi gli uomini, dell'esistenza delle streghe e perfino
-degli indemoniati.
-
-
-§ IV.
-
-_Del mio lavoro._
-
-L'opera da me impiegata fu di due maniere. Per l'epoca dal 1525 al
-1565, intorno alla quale esisteva la stampa del Frisi, mi circoscrissi
-a ristabilire nella loro integrità le parti spettanti al Verri col
-confronto delle minute da lui lasciateci; e dove mi trovai mancante
-di questa scorta, ridussi il testo alla dicitura che mi è sembrata
-più naturale e conveniente, seguendo l'ordinario lume della critica,
-che facilmente mi ha insegnato a distinguere lo stile stemperato e
-da predica, ed a sostituirgli quello di una spontanea e compendiosa
-narrazione. Il confronto che voglia farsi tra la stampa frisiana e la
-mia, ne mostrerà la somma differenza. Il togliere, l'aggiungere, il
-mutare fu opera di lunga lena e di gran noia, e quel ristauro importò
-una fatica assai maggiore, che non sarebbesi usata nel fare di nuovo.
-E il fu ancora di più, attesa la fedeltà propostami di conservare
-scrupolosamente il testo del Verri, e perfino qualche trascuratezza di
-lingua, riflettendo che l'emendare questi nêi nel solo terzo volume
-avrebbe recato difformità in confronto degli altri; e sono altronde
-macchie lievissime nel nostro storico presso qualunque lettore che
-nelle storie richieda, come principal merito, pensieri, nervo, stile, e
-non badi che per ultimo alle parole.
-
-La stessa scrupolosa fedeltà ho osservato nell'inserire nel mio
-successivo lavoro i frammenti che ho trovato servibili nelle note
-del mio autore; ed oltre il fatto già accennato dell'uccisione del
-Maraviglia, e il ragguaglio dello stato in cui erano in Milano l'arte
-del ballo e del teatro al termine del secolo decimosesto, suoi sono i
-racconti del fine tragico della contessa di Celano, dell'ingresso in
-Milano dell'arciduchessa sposa del re Filippo III, della legazione a
-Roma del senatore Giambattista Visconti, della cameriera del senator
-Melzi bruciata nel 1617 come strega; la nota sul carattere de' nobili
-circa la metà del secolo decimosettimo; i fatti della condizione
-di Milano sotto il governatore Ponze di Leon; i caratteri del conte
-di Fuentes, del duca d'Ossuna e di alcuni ministri sotto il governo
-della casa d'Austria; la relazione della venuta e dimora in Milano
-dei Gallo-Sardi nella guerra del 1733, e dell'imperatore Leopoldo II
-nel 1791. In tutti questi frammenti non v'è altro di mio se non che
-pochi adattamenti estrinseci per connetterli e conformarli al corpo
-della narrazione; mai il fondo dei fatti, e in gran parte anche le
-parole appartengono al conte Verri. Anzi fino alla metà circa del
-secolo decimosettimo non ho voluto riportare altri fatti, fuorchè
-quelli accennati da esso nelle sue Memorie, come destinati per il
-proseguimento della storia; ma li riscontrai alle fonti, e diedi
-loro quello sviluppamento che l'autore solevagli riservare nel dar
-forma al suo lavoro. Perciò ho intralasciato più cose che poteva aver
-pronte, e che (per valermi di una frase d'uso, benchè poco modesta)
-avrebbero potuto illustrare maggiormente l'opera, come, per esempio,
-l'esposizione de' tributi straordinari imposti allo Stato di Milano
-nei regni infausti e turbolenti di Carlo V e di Filippo II, per cui
-il solo _Mensuale_ fu quadruplicato sotto diversi nomi; mostrare
-che in que' sovrani l'ambizione e l'alterigia erano pareggiate
-dall'indifferenza sulla sorte de' popoli, sicchè le guerre erano per
-sistema intraprese e condotte senz'alcuna predisposizione per gli
-approvvigionamenti e per le paghe, e gli eserciti vivevano di rapina e
-a discrezione a carico de' miseri sudditi; estendermi in maggiori prove
-dell'annichilamento di tutte le sorgenti della prosperità pubblica,
-allorchè i flagelli fisici, la fame e la peste, si collegarono
-coll'inerzia e coll'indolenza quasi asiatica de' re successivi e colla
-brutale onnipotenza de' governatori; svolgere l'influenza esercitata
-sulla nazione dalla lunga durata e dalla scandalosa pubblicità delle
-controversie giurisdizionali, e altri fatti recarne, quali furono
-quelli col vescovo di Pavia per la dipendenza metropolitana di che
-tratta Bernardo Sacco, e per l'immunità de' coloni ecclesiastici, che
-diede occasione a un celebre consulto del Menochio, allora presidente
-del senato.
-
-Se le accennate ed altre ommissioni furono volontarie, di altre
-diverse hanno debito le circostanze; ma sarebbe ora superflua cura
-il farne discorso. Chiuderò quindi desiderando che, nell'accingersi
-a giudicarmi, di due cose siano avvertiti i miei lettori: l'una,
-che loro si presenta l'opera di un novizio in questa parte di studi;
-l'altra, che vogliano disporsi ad una moderata aspettazione dal lato
-dell'importanza de' fatti che ho avuto a narrare, i quali non avrei
-potuto rendere più copiosi e interessanti, se non imitando il comune
-difetto degli scrittori di storie particolari, coll'innestare nel mio
-lavoro i fatti della storia generale.
-
- 24 dicembre 1825.
-
- PIETRO CUSTODI.
-
-
-
-
-CONTINUAZIONE
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIV.
-
-_Battaglia di Pavia. Il re Francesco I rimane prigioniero. È condotto
-a Madrid. Sua liberazione. Vicende in questi tempi della lega di
-Francesco II Sforza, duca di Milano, e di Girolamo Morone._
-
-
-Leone X, alleato di Carlo V, avea terminata la vita, siccome si è detto
-di sopra, nei tempo appunto in cui si otteneva lo scopo della Lega col
-discacciare i Francesi dalla Lombardia. Adriano VI, suo successore,
-nel breve suo pontificato d'un anno e mezzo, o poco più, si mostrò
-piuttosto sacerdote che sovrano. Clemente VII Medici, cugino di Leone
-X, fu creato sommo pontefice, mentre i Francesi, sotto Bonivet, se
-ne ritornavano al loro paese, dopo un tentativo infelice per occupar
-Milano. Dovevasi ognuno promettere che questo papa mantenesse la lega;
-poichè ei da cardinale l'avea formata; ma così non avvenne. Clemente
-VII si unì col re Francesco I, promettendogli il regno di Napoli, e
-ricevendo dal re la guarentigia dello Stato ecclesiastico e della
-repubblica fiorentina per la casa Medici. Tutto però segretamente
-si fece nel tempo in cui durava l'assedio di Pavia. (1525) Frattanto
-il vicerè Lannoy aveva sprovveduto il regno di Napoli di soldati, i
-quali erano in marcia alla volta del milanese; laonde il re staccò
-il principe Stuardo di Scozia, duca d'Albania, con ducento lance,
-seicento cavalleggieri e quattromila fanti, e comandogli di marciare
-verso Napoli per occupare quel regno; la quale sconsigliata impresa
-lo indebolì poscia a fronte de' nemici, e fu una delle cagioni della
-rovina della sua armata e della perdita della sua libertà. Il Lannoy
-non si curò di far correre dietro al duca d'Albania, e unicamente rese
-avvisati i comandanti de' presidii del napolitano per la difesa; per
-tal modo schivò il pericolo di perdere il Milanese col Napoletano, e
-poterono le forze rivolgersi tutte al soccorso di Pavia. La marcia
-dei Francesi attraverso lo Stato pontificio, il transito delle
-munizioni fatto per Piacenza e Parma, possedute dal papa, svelarono
-agl'imperiali che il papa s'era unito col re, sebbene non apertamente
-si fosse dichiarato di essere lui nimico dell'imperatore Carlo V.
-Pensò il re di rinforzare la sua armata, ordinando che i suoi Francesi
-acquartierati in Savona marciassero a Pavia, senza avvertire che,
-dovendo coteste milizie passare ne' contorni di Alessandria, presidiata
-da' cesariani, non erano sicure nella loro marcia. Infatti Gaspare del
-Maino, comandante di quel presidio, fece prigioniero tutto quel corpo.
-Frattanto al Lannoy giunsero dodicimila lanschinetti tedeschi, e quindi
-si trovò alla testa di diciottomila fanti, settecento uomini d'armi
-ed altrettanti cavalleggieri. I dodicimila tedeschi erano comandati da
-Giorgio di Frandsperg, uomo di statura colossale, di forza prodigiosa,
-di gran coraggio, luterano passionato; il quale venne a quell'impresa
-coll'idea di far onta al papa, ed a tal fine portava seco un cordone
-d'oro in forma di capestro, e lo mostrava dicendo: _A ogni signore ogni
-onore._ Così mentre da malaccorto il re Francesco coll'indebolirsi,
-andava preparando la propria sciagura, i nemici si rinforzavano. Al
-difetto di prudenza nel re si aggiungevano la trascuratezza dei capi
-dell'esercito, e l'indisciplina de' soldati. Bernardo Tasso, padre
-dell'immortale Torquato, si ritrovava nell'armata del re di Francia,
-mentre era sotto Pavia, ed in una lettera al conte Guido Rangone,
-così gli scrive: «Questo esercito mi pare con poco governo, con
-molta licentia, et più grande di numero che di virtù. Poca speranza
-gli è rimasa di poter pigliare la città, hora che i nemici si vanno
-avvicinando[70];» e poco dopo «Questo esercito mi pare piuttosto pieno
-d'insolenza che di valore.... Io più tosto temo che spero del successo
-di questa impresa; et quello che più mi fa temere è, che veggio che
-apertamente Sua Maestà s'inganna nelle cose più importanti, giudicando
-il suo esercito maggior di numero, et quel de' nemici minore di ciò che
-in effetto sono.... Io vedo questo campo con quel poco ordine che era
-quando i nemici eran lontani; nè a questa troppa sicurtà so dare altro
-nome che imprudentia o temerità». Guicciardini[71], presso a poco,
-dice lo stesso; «Risedeva il peso del governo dell'esercito presso
-all'ammiraglio; il re, consumando la maggior parte del tempo in ozio o
-in piaceri vani, nè ammettendo faccende o pensieri gravi, dispregiati
-tutti gli altri capitani, si consigliava con lui: vedendo ancora
-Anna di Momoransi, Filippo Ciaboto di Brionne, persone al re grate,
-ma di picciola esperienza nella guerra: nè corrispondeva il numero
-dell'esercito del re a quello che ne divulgava la fama, ma eziandio a
-quello che ne credeva esso medesimo».
-
-Ho procurato d'indagare come mai il duca Francesco Sforza, principe
-che non mancava di valore, s'accontentasse di starsene quasi ozioso nel
-Cremonese, mentre si disponeva il gran fatto d'armi che doveva decidere
-del destino dello Stato suo. L'armata cesarea era comandata dal vicerè
-di Napoli don Carlo Lannoy: ivi trovavasi il duca di Bourbon, ivi il
-famoso don Ferdinando d'Avalos, marchese di Pescara, ivi il marchese
-del Vasto; ed il duca Sforza, che alla Bicocca e ad Abbiategrasso
-aveva superati coraggiosamente i nemici, ora erasi limitato a sgombrare
-il fiume Po da ogni comunicazione co' Francesi. Non mi è accaduto di
-trovare che alcuno degli scrittori avesse la medesima curiosità. Quindi
-o convien supporre che gl'imperiali per gelosia e per sospetto non lo
-bramassero, ovvero ch'egli non vedesse di sua convenienza il trovarsi
-in un esercito, nei suoi Stati, senta averne il comando, e senza
-nemmeno avere il titolo di generale al servigio di cesare.
-
-Ai sovradetti indebolimenti dell'armata francese aggiungasi che
-Sant'Angelo sul Lambro era presidiato da ottocento francesi, sotto il
-comando di Pirro Gonzaga, e da ducento cavalieri. Fu preso d'assalto;
-e il marchese di Pescara fu il secondo che ascese le mura, ed ebbe
-l'abito forato da due archibugiate; la guarnigione uscinne disarmata,
-coll'obbligo di non servire per un mese. Casal Maggiore era occupato
-da' Francesi sotto il comando di Giovanni Lodovico Pallavicino, che
-lo presidiava con duemila fanti e quattrocento cavalli. Alessandro
-Bentivoglio, alla testa d'un corpo d'Italiani fece, con un fatto
-d'armi, prigioniero il Pallavicino, caduto da cavallo, e disperse
-affatto il presidio francese. Prima che si avanzasse l'armata cesarea a
-Pavia, conveniva assicurarsi le spalle e non lasciar dietro i Francesi
-in que' luoghi, d'onde difficoltavano le provvisioni. Se i Francesi
-avessero avuta la stessa precauzione, non si sarebbero innoltrati a
-Pavia, lasciando presidiata Alessandria da Gaspare del Maino, il quale,
-siccome ho accennato poc'anzi, battè e disarmò un corpo di duemila
-soldati, che erano in marcia venendo dalla Francia per unirsi al re.
-Oltre a questi primi danni, cioè al distacco del principe Stuardo
-di Scozia, spedito verso Napoli, alla perdita di due presidii di
-Sant'Angelo e Casal Maggiore, alla perdita di duemila sorpresi verso
-Alessandria, un nuovo accidente sventurato accadde al re e forse più
-gravoso, cioè che quattromila soldati grigioni, che erano al di lui
-stipendio, se ne partirono quasi improvvisamente. Giovanni Giacomo
-Medici, che s'era reso signore del castello di Musso, con insidie s'era
-altresì reso padrone di Chiavenna, città importante dei Grigioni. Per
-la qual cosa con lettere della loro repubblica vennero immediatamente
-chiamati i Grigioni in soccorso della patria, sotto pena di infamia e
-di confisca. Così l'esercito francese si ridusse di numero quasi uguale
-al cesareo.
-
-Il duca di Borbone e il marchese di Pescara ricevettero frattanto
-il rinforzo di ottomila tedeschi. Fecero radunare le truppe che
-tenevano acquartierate in Cremona, Lodi ed altri luoghi; formarono
-un corpo di ventiduemila fanti, oltre i cavalli, e per Sant'Angelo
-marciarono a Pavia, e si collocarono vicini e di fronte al campo
-francese, cosicchè le guardie avanzate nemiche si parlavano. Il
-Guicciardini[72] scrive che Pescara s'avviò per la battaglia sotto
-Pavia con settecento uomini d'arme, settecento cavalli leggeri, mille
-fanti italiani, e più di sedicimila tra spagnuoli e tedeschi. Ivi
-si mantennero per venti giorni, mettendo in allarme e inquietando i
-Francesi,[73] _ut primum metu ac sollicitudine vexarent, deinde cum
-vanum timorem consuetudine remissent, securiores offenderent, ubi visum
-esset vero praelio lacessere_[74]. Il re Francesco stava ben munito
-nel suo campo, situato nel parco, il quale, essendo cinto di mura,
-non dava accesso a' cesarei, se non per alcune porte ben presidiate
-da' corpi avanzati francesi. Sperava il re che, stando a fare la
-guerra difensiva, e guadagnando tempo, l'armata imperiale, mancante
-di stipendio e mal provveduta di tutto, dovesse sciogliersi da sè
-medesima. Infatti i comandanti cesarei temevano lo stesso, e perciò
-deliberarono di commettersi alla fortuna d'una battaglia[75]. Allora
-i soldati erano mercenari e liberi. Nessun bottino potevano sperare i
-francesi debellando i cesariani, mancanti di tutto. Per lo contrario
-sommo profitto avevano in vista i cesarei battendo i francesi, il re,
-i principali signori del regno, tutti radunati con immense ricchezze e
-pompe, e ciò oltre il profitto del riscatto di sì illustri prigionieri.
-I Francesi avevano la presenza del loro re ad animarli, l'ambizione
-di segnalarsi sotto de' suoi sguardi, ma l'armata non era per la
-maggior parte di francesi; v'erano tedeschi, svizzeri, italiani,
-spagnuoli, ed oltre a ciò, i più erano affatto mercenari e gregari.
-Perciò la condizione de' cesarei era migliore d'assai. Il quartiere
-del re stava a Mirabello, delizia de' duchi di Milano. Il campo era
-cinto di terrapieno con fossa, fuori che da un lato, che si credeva
-bastantemente munito col muro del parco. Il marchese di Pescara, che da
-ogni canto osservava la posizione del re, s'avvide che poco custodivano
-i Francesi quella parte che credevano più sicura pel riparo del muro.
-Se il muro si gettava a terra, il che non era difficile, era aperto
-l'adito ad impadronirsi di Mirabello.
-
-Confermatisi il duca di Borbone e il marchese di Pescara nella
-risoluzione di avventurare la battaglia, passarono di concerto col
-comandante di Pavia, Antonio Leyva, e si fissò il giorno di san
-Mattia, 24 febbraio, giorno di gala per essere l'anniversario della
-nascita di Carlo V. Frattanto negli otto precedenti giorni gl'imperiali
-incessantemente, anche di notte, diedero l'allarme ai Francesi, e col
-favore dello strepito di trombe e de' timpani guastarono per qualche
-tratto le mura del parco, sicchè alla minima scossa cadessero poi.
-Queste mosse ingannarono i Francesi, che credettero uno de' molti
-falsi allarmi anche l'attacco importante del giorno 24. Per essersi
-gl'imperiali accostati così d'appresso al campo francese, il re tenne
-un consiglio nel quale Luigi d'Ars, il Sanseverino, il Galiot de
-Genouillac, il maresciallo di Chabannes, il maresciallo di Foix, e il
-famoso la Tremouille opinarono che fosse da abbandonarsi il blocco
-di Pavia e ritirarsi a Binasco; ma prevalse il Bonivet, secondato
-dal Montmorenci, da San Marsault e da Brion, i quali adularono
-l'inclinazione del re, che già aveva promulgato per l'Europa, che o
-prendeva Pavia, o vi periva[76].
-
-L'ammiraglio Bonivet ebbe il comando di quella giornata. Il campo
-francese, esteso più di tre miglia, era postato in guisa che impediva
-l'ingresso da ogni parte in Pavia, comunicava col parco di Mirabello, e
-dominava vantaggiosamente la campagna. Il duca d'Alençon col corpo di
-riserva era a Mirabello; la prima linea era comandata dal maresciallo
-di Chabannes, il corpo di battaglia lo era dal re. Il marchese di
-Pescara si determinò di entrare pel parco di Mirabello, e di soccorrere
-Pavia, con questa mira che, se i Francesi scendevano dal campo per
-difendere il parco, perdessero il vantaggio della loro posizione,
-ed egli desse loro battaglia; se non dipartivansi, facil cosa era
-il superare il duca d'Alençon, ed alla vista de' Francesi portare
-tutto il soccorso a Pavia. Tre ore prima del giorno il marchese di
-Pescara si mise in ordine per attaccare il re. Divise l'esercito in
-più corpi. Il primo lo diede ad Alfonso d'Avolo, marchese del Vasto,
-di lui nipote, composto di cinquecento fanti e cinquecento cavalli.
-Il secondo a Giorgio Frandsperg, di quattromila fanti. Un corpo di
-riserva fu affidato al nipote del vicerè di Napoli. Il vicerè Lannoy
-comandava un corpo di cavalli. Un altro corpo di cavalli lo comandava
-il duca di Borbone. Altri minori drappelli dispose il Pescara, i quali
-al cominciare l'attacco si trovarono alle spalle dei Francesi, alle
-diverse porte del muro del parco. Il marchese avea fatto porre a tutti
-i suoi una camiscia sopra le armi, perchè nella oscurità della notte
-si potessero conoscere fra di loro: stratagemma imitato nella Slesia
-nel 1757. Prima dell'alba del 24 febbraio, mentre si avanzavano a
-Mirabello, gl'imperiali fecero de' finti attacchi con molto fragore di
-artiglieria, acciocchè non si sentisse quanto accadeva a Mirabello.
-All'aurora si videro gli Spagnuoli entrati nel parco per un'apertura
-assai larga, fatta la notte precedente con tal destrezza e silenzio,
-dice il Bugati[77], che appena da' nemici fu udito il rumore. Il
-marchese di Pescara, innanzi a tutti, colla maggior parte della
-fanteria italiana e spagnuola, diede dentro tra le guardie francesi;
-il duca di Borbone, guidando la sua cavalleria, s'innoltrò da altra
-parte del parco verso i quartieri del re cristianissimo, ma trovò che
-il re e i suoi erano marciati contro il Pescara. Don Alfonso d'Avalos,
-marchese del Vasto, s'impadronì di Mirabello. Un suo distaccamento
-era già alle porte di Pavia, ma Brion, mandato dal duca d'Alençon, lo
-battè. Galiot de Genouillac, che si era reso illustre nella battaglia
-di Marignano, profittò del momento, e collocò una poderosa artiglieria
-contro quel vano delle mura del parco per dove entravano gl'imperiali,
-la quale talmente gli scompigliò, che disordinatamente si ricoverarono
-in un luogo basso per essere salvi da' colpi del cannone. Il re, invece
-di combattere contro il marchese del Vasto, per tal modo isolato,
-sconsigliatamente uscì dal vano, e si diradò per la campagna con tutta
-la gendarmeria; così l'artiglieria del Genouillac dovette cessare
-per non offendere il suo re. Gl'imperiali s'avvidero dell'errore da
-questi commesso. Il duca di Borbone co' lanschinetti, il marchese di
-Pescara cogli spagnuoli, il vicerè Lannoy cogl'italiani attorniarono
-il re. Il marchese del Vasto venne a prenderlo alle spalle. Il Leyva
-vigorosamente uscì da Pavia, lasciando il magnifico e valoroso Matteo
-Beccaria alla difesa della città. Allora il maresciallo di Chabannes
-accorse a soccorrere il re, e se gli pose al fianco destro col corpo
-ch'egli comandava. Il duca d'Alençon formò un'ala sinistra al re. Fra
-il re e Chabannes v'erano le Bande Nere, cinquemila, tutte veterane
-tedesche, che avevano combattuto a Marignano. Il duca di Suffolk
-Rosabianca le comandava. Così fra il re e il duca di Alençon vi
-era un corpo di diecimila uomini svizzeri comandati dal colonnello
-Diespach. Un corpo di lanschinetti, guidati dal duca di Bourbon,
-sconfisse totalmente le Bande Nere. Il conte di Vaudemont, il duca di
-Suffolk rimasero estinti sul campo. Borbone si rivolse poi contro il
-corpo di Chabannes che rimaneva staccato. Il bravo Clermont d'Amboise
-cadde morto, e il maresciallo di Chabannes terminò di vivere nel modo
-seguente. Egli ebbe ucciso sotto di sè il cavallo. Vecchio com'era,
-cercò di combattere a piedi; ma Castaldo, luogotenente del Pescara,
-lo fece prigione. Castaldo conduceva in luogo sicuro il suo prigione;
-un capitano spagnuolo, per nome Buzarto, osservò Chabannes, il più
-bel vecchio del suo secolo, nobile, magnifico, e riconobbe che doveva
-essere un signore di distinzione, di coi diverrebbe lucrativo il
-riscatto; pretese di essere associato al Castaldo, che lo ricusò; e il
-Buzarto con una archibugiata gettò morto il maresciallo di Chabannes,
-dicendo: «Ebbene, non sarà dunque nè mio, nè tuo[78]. Così terminò
-i suoi giorni questo illustre francese, che s'era trovato a Fornovo
-nel 1495, ad Agnadello nel 1509, a Ravenna nel 1512, dove comandò,
-morto il duca di Nemours, a Marignano, alla Bicocca, ec. Egli aveva il
-soprannome di _gran maresciallo di Francia_.
-
-Il re faceva prodigi di valore, e si riconosceva da un manto di tela
-d'argento (_cotte d'arme_), e dal cimiero fregiato di copiose e lunghe
-piume. Di sua mano egli uccise Castriotto, marchese di Sant'Angelo,
-ultimo discendente dagli antichi re d'Albania, che contava per suo avo
-paterno Scanderbeg. Il re si battè lungamente con un gentiluomo della
-Franca Contea, per nome Andelot, e lo ferì nella faccia. Il marchese
-di Pescara con mille e cinquecento archibugieri baschi piombò sulla
-gendarmeria del re. Costoro, scaricato l'archibugio, con mirabile
-disinvoltura si nascondevano, caricavano, e ritornavano a ferire.
-Il re, per coglierli, dilatò i suoi gendarmi; e gli archibugieri,
-penetrati e sparsi per entro, in meno d'un'ora rovinarono il corpo
-invincibile della gendarmeria francese. La Tremouille cadde ferito
-nel cranio e nel cuore. Il gran scudiere Sanseverino cadde moribondo.
-Guglielmo di Bellai Langey, vedendolo cadere, scese dal cavallo
-per dargli soccorso: «Non ho più bisogno d'alcun soccorso, disse il
-moribondo; pensate al re, e lasciatemi morire». Luigi d'Ars, il conte
-di Tournon caddero morti. Il conte di Tonnerre appena potè essere
-riconosciuto fra i morti, tante erano le ferite della sua faccia! Il
-barone di Trans stavasene all'ala sinistra sotto il comando del duca
-d'Alençon, assai malcontento di dover trovarsi nella inazione. Il
-figlio suo unico era nel corpo del re, e, dopo d'aver combattuto ed
-esaurite le sue forze, si ritirò presso del padre. Il barone di Trans
-gli chiese dove fosse il re: «No 'l so», rispose, ansante e grondante
-di sudore il figlio. «Va e sappilo, disse il padre severamente,
-arrossisci di non lo sapere». Il figlio Trans s'ingolfa fra i
-combattenti, s'accosta al re, e per un colpo d'archibugio cade a' suoi
-piedi.
-
-Il duca Carlo d'Alençon, primo principe del sangue, in vece di porgere
-soccorso al re, si ritirò colla sua ala di cinquecento cavalieri[79],
-«e fu il primo a vituperosamente fuggire[80]; se non fu maliziosamente
-(dice il Bugati)[81], come tennero alcuni aspirando egli ad esser
-re, morto che fosse il re Francesco». Tagliò il ponte di legno che
-poco di sotto a Pavia era fabbricato a San Lanfranco, acciocchè non
-l'inseguissero i cesarei. Perciò molti francesi, ivi giunti sulla
-speranza di passarvi sicuri all'altra sponda, dovettero avventurarsi
-ai gorghi del fiume e sommergervisi; poi vi erano a forza spinti dai
-fuggitivi, che colla fiducia stessa correvano sulle loro traccie,
-e vi si affogavano[82]. Gli Svizzeri, vedendo scoperto il loro
-fianco sinistro per la ritirata del duca, e credendosi a tradimento
-sacrificati all'odio dei Tedeschi di Frandsperg e Sith, che marciavano
-loro incontro, non vi fu più modo di tenerli. Diespach disperatamente
-si scagliò solo a farsi uccidere dai soldati di Frandsperg. Abbandonato
-il re a pochi, perirono intorno di lui il maresciallo di Chaumont,
-d'Amboise, Estore di Bourbon, il visconte di Lavedan, Francesco conte
-di Lambesc, fratello del duca di Lorena e del conte di Guise, ed una
-moltitudine di valorosi cavalieri. Il Bastardo di Savoia, gran maestro
-di Francia, vi morì. Il maresciallo di Foix, col braccio fracassato e
-mortalmente ferito, galoppava furiosamente per rinvenire l'ammiraglio
-Bonivet, al quale attribuiva il disastro, per traforarlo col braccio
-che gli rimaneva, e morire contento d'aver vendicato la Francia; ma
-perdette tanto sangue, che cadde, e fu portato a Pavia, dove morì
-nella casa della contessa di Scaldasole. Bonivet, vedendo perduta
-ogni speranza, si scagliò quasi inerme fra i lanschinetti del duca
-di Borbone, e si fece uccidere. Il duca di Borbone bramava di far
-prigioniere Bonivet, e vedendolo steso morto esclamò: «Ah misero, tu
-sei cagion della rovina della Francia e della mia!»
-
-Il re, tenuto sempre di vista onde farlo prigione, rimase solo in
-faccia de' nemici, avendo un parapetto di morti avanti di sè. Raggiunto
-in un prato paludoso da un colpo di fucile, gli cadde finalmente
-sotto il cavallo. Egli aveva due ferite in una gamba. Caduto che fu,
-venne attorniato da un nembo di soldati tedeschi e spagnuoli; se lo
-disputavano. Il re, ferito come era anche in fronte, combattendo a
-piedi, si difendeva colla mazza di ferro. Per buona sorte sopraggiunse
-il Lannoy, al quale egli si arrese prigioniero; e fu opportuno il di
-lui arrivo, poichè altrimenti correva pericolo il re di essere fatto
-in pezzi, tanta era la voglia che ciascuno aveva di possedere un tal
-prigioniero. Due cavalieri spagnuoli, Giacomo ossia Diego d'Avila,
-e Giovanni Urbieta Biscaino, conosciuto chi egli era, lo aiutarono
-a salire a cavallo; ma il d'Avila gli tolse la spada e l'Urbieta la
-collana del toson d'oro[83]. Il re rimase spogliato di quanto aveva
-di prezioso. La di lui sopraveste fu squarciata in cento parti, e
-i pennacchi dell'elmetto reale furono spaccati in minimi frammenti,
-gloriandosi ciascuno di portare una memoria di così illustre presa.
-Don Carlo Lannoy, smontato da cavallo, baciò rispettosamente la
-mano al re inginocchiandosi; altrettanto fecero i primi signori che
-ivi sopraggiunsero. Questa memorabile battaglia non durò due ore;
-e rimasero in essa estinti novemila del campo francese. I feriti
-e prigionieri furono, oltre il re di Francia, Enrico d'Albret,
-re di Navarra, il gran Bastardo di Savoia, il principe di Lorena,
-l'Ambricourt, Bonavalle, San Paolo, Galeazzo e Bernabò Visconti,
-Federico Gonzaga da Bozzolo, Girolamo Aleandro, vescovo di Brindisi e
-nunzio del papa, e varii altri signori. Degli imperiali solo mille e
-cinquecento rimasero morti con due soli capitani di conto, cioè don Ugo
-di Cardona e Ferrante Castrioto, marchese di Sant'Angelo.
-
-Il re cristianissimo con molto rispetto fu condotto all'alloggiamento
-del vicerè don Carlo Lannoy a San Paolo; dove, mediante le ferite,
-scrisse alla duchessa d'Angoulème, sua madre, quella breve e terribile
-lettera: «Signora, tutto è perduto, fuor che l'onore». Il duca di
-Borbone presentò al re magnifiche vesti per disarmarsi; ed al pranzo
-il vicerè Lannoy lo servì presentandogli il catino da lavar le mani,
-il marchese del Vasto versò l'acqua, il duca di Borbone lo sciugatoio.
-Il Borbone lasciava cader le lagrime, mirando prigioniero il re. La
-sera il re volle che Lannoy e Vasto cenassero seco. Pescara venne
-ad ossequiarlo senza pompa e con modeste maniere, e piacque al re
-sopra ad ogni altro. Gli si concessero i suoi paggi, si ricuperarono
-abiti, camisce e molte cose rappresagliate, che i soldati medesimi
-generosamente presentarono, e fra queste una coppa d'oro, in cui soleva
-bere il re, ed una croce d'oro che papa Leone gli aveva posta al collo
-in Bologna, e così venne nobilissimamente trattato come se fosse stato,
-non che libero, ma nella stessa sua reggia[84]. Tre giorni stette
-nel monastero di San Paolo il prigioniero Francesco I; indi il 28 di
-febbraio fu condotto nella fortezza di Pizzighettone, e collocato nella
-Rocchetta, col gran maestro di Francia, il duca di Montmorenci, ove
-dimorò sino al 18 maggio. Così il Grumello[85]; il quale aggiunge che
-ne' giorni che ivi stette, sintanto che venissero da Spagna gli ordini,
-il re giuocava _a varii giochi et maxime al ballono_. Il Muratori, ne'
-suoi Annali, ne accerta altresì che al re Francesco furono concessi
-«per sua compagnia venti de' suoi più cari, scelti da lui fra quelli
-ch'erano rimasti prigionieri[86]». Una vittoria così compita, con tanta
-strage dell'esercito francese, e poca perdita degl'imperiali, è troppo
-naturale che producesse quanto afferma il Bugati[87], vale a dire che
-«tutto il campo francese restasse in preda de' soldati, et più de gli
-Spagnuoli, per cotal vittoria fatti sì ricchi et sì insolenti, quanto
-altra fiera milizia che più fosse in Italia, minacciando apertamente
-di cacciar di Stato il duca di Milano, se presto non gli soddisfaceva
-di quante paghe dovevano avere»; e che i Francesi abbandonassero Milano
-in un momento. Anzi v'è chi scrisse che il grido di questa vittoria fu
-tale, che nel giorno medesimo restò libera dai Francesi, non solo la
-città, ma tutto il ducato. Giunta a Madrid la gran nuova della presa
-del re cristianissimo e della disfalla terribile del suo esercito, il
-re augusto Carlo V non permise che si facesse pubblica allegrezza, ed
-ei medesimo non seppe contenersi a segno, che meritò l'ammirazione:[88]
-_Nullam ex more gratulationem publice fieri passus est, nec ipse
-laetitia exultavit, sed gaudium moderate pro sua gravitate tulit_[89].
-Il Tegio riporta la traduzione della lettera che la reggente Luisa,
-madre del re, scrisse a Carlo V in quella occasione, ed è come segue:
-«A monsignor mio buon figlio l'imperator Carlo. — Monsignore mio buon
-figlio, dopo che io ho udito e saputo da questo gentiluomo presente,
-portatore di questa mia, la fortuna la quale è occorsa a monsignore
-il re mio figlio, io rendo grazie a Dio di questo ch'egli sia capitato
-nelle mani di quel principe del mondo che io più amo, sperando che la
-imperiale Maestà vostra ne debba tenere quel buon conto per lo mezzo
-del sangue, confederazione e lignaggio il qual è tra voi e lui, et in
-caso che questo avvenga (come io tengo per certo) ne seguirà un gran
-bene et universale a tutta la cristianità dall'amicizia e riunione di
-voi due; e perciò, mio signore e figlio, io vi supplico che lo abbiate
-per raccomandato, e che in questo mentre comandiate che egli sia ben
-trattato come il grado vostro e suo lo richiede, e commettiate che
-egli sia servito in tal maniera ch'io possa spesso intendere del suo
-ben stare e della sua sanità, e così facendo, voi vi obbligherete una
-madre, la quale d'ogni ora voi avete così nomata: et ancora vi prego
-che ora voi vi mostriate padre per affezione, come io a voi madre per
-dilezione. Da San Giusto in Lione, il terzo giorno di marzo 1215. — La
-vostra humil madre Lovisa». Fra i prigionieri fatti in questa battaglia
-di Pavia, il principe di Bozzolo Federico Gonzaga, corrotte le guardie,
-si pose in salvo. Il conte di San Paolo, principe del sangue, creduto
-morto, venne mutilato da un soldato imperiale col taglio dì un dito
-per levargli un anello; il dolore gli fece dar segni di vita, e potè
-palesare al soldato chi egli era, il quale per godere solo del prezzo
-del riscatto, lo custodì incognito, lo guarì dalle sue ferite, e
-l'accompagnò in Francia. Il marchese di Pescara avea comprato dai
-militi cesariani il re di Navarra per settemila scudi, e lo teneva suo
-prigioniero nel castello di Pavia, cercando settantamila scudi per il
-riscatto. Ma i fratelli Lonate, gentiluomini pavesi, colle scale di
-corda, lo liberarono; indi lo scortarono con cavalli e servi sino in
-Francia. Essi perdettero la patria; il re diede loro nella Francia con
-che vivere[90].
-
-Tanta felicità delle armi cesaree eccitò ben presto negli animi
-di quasi tutti i principi d'Italia un ragionevole timore d'essere
-l'uno dopo l'altro oppressi e soggiogati dal vicino esercito; ond'è
-che, dopo varii ripieghi, specialmente progettati tra Clemente VII
-ed i Veneziani, stimò più opportuno il pontefice di stabilire una
-concordia cogli imperiali per mezzo di Gian-Bartolameo da Gattinara,
-ministro di cesare in Roma, restando conchiuso quest'accordo il 1.º
-di aprile 1525, pubblicato poi nel dì 10 di maggio dello stesso anno.
-Le condizioni principali di questo trattato, nel quale fu compreso
-Francesco Sforza qual duca di Milano, furono la scambievole difesa del
-ducato di Milano e degli Stati pontificii, compresa Fiorenza coi Medici
-che vi dominavano, e la contribuzione di centomila ducati da darsi
-dai Fiorentini, con che le truppe cesaree partissero dai quartieri
-occupati nelle terre di Parma e Piacenza. I Veneziani, ai quali era
-stato lasciato il luogo d'entrarvi, intese le mire del re inglese
-di collegarsi colla regina, madre del re prigioniero, sospesero di
-determinarsi ad alcun partito. Frattanto gl'insorti lampi di speranza
-per la tranquillità dell'Italia lasciavano luogo a qualche angustia
-d'animo ne' ministri cesarei sulla sicurezza del re Francesco in
-Pizzighettone. Infatti il Lannoy ragionevolmente sospettava che il
-re da Pizzighettone non venisse o tolto per subornazione di qualche
-generale, o per tumulto de' soldati, mal pagati e vinti dalla umanità
-del re, o per effetto di qualche unione de' principi italiani, e
-singolarmente dello Sforza, il quale poteva acquistarsi un sicuro
-godimento dello Stato col liberare Francesco I, o coll'opera del
-duca di Borbone, che potevasi riconciliare con tale beneficio. Forse
-questi sospetti del vicerè Lannoy accelerarono nell'animo di Carlo
-V la risoluzione di volere al più presto in Ispagna tradotto il re
-prigioniero. Lannoy, vedendo il re impaziente della sua liberazione,
-colse l'opportunità di persuadergli che in un'ora di colloquio
-coll'imperatore si sarebbe terminato ciò che portava degli anni,
-trattato ministerialmente. Quindi fecegli desiderare di andare in
-Ispagna. Tutto fu segretamente concertato, fingendosi di condurlo a
-Napoli per custodia più sicura. Venne destinato a scortare il re in
-Ispagna, a preferenza del marchese di Pescara, a cui principalmente
-dovevasi la insigne vittoria di Pavia. Preferenza ingiuriosa, e che
-perciò produsse nel Pescara una palese malcontentezza di cesare,
-ed un'inimicizia aperta col Lannoy, da cui poscia derivarono gravi
-conseguenze. «Pertanto, sul fine di maggio, scrive il Muratori[91],
-scortato esso re da trecento lance e da quattromila fanti spagnuoli,
-fu menato a Genova, dove, imbarcatosi con dieci galee genovesi ed
-altretante franzesi, ma armate dagl'imperiali, in compagnia del vicerè
-Lanoy, arrivò poscia a Madrid»; dopo però di essere stato per qualche
-tempo rinchiuso nella fortezza di Xsciativa nel regno di Valenza,
-dove i re di Arragona anticamente custodivano i rei di Stato, siccome
-è concorde testimonianza degli altri storici. Il capitano Alarçon
-fu assegnato custode del re, da quando, prigioniero, fu tradotto a
-Pizzighettone, fino al termine del suo destino in Madrid. La permanenza
-del re in Pizzighettone fu di settantanove giorni, quanti se ne
-contano dal giorno 28 febbraio sino al 18 maggio, in cui accadde il suo
-trasporto in Ispagna[92].
-
-Il papa Clemente VII, poco fidando nella precaria convenzione di Roma,
-cominciò a temere che Carlo V, coll'occasione di venire ad essere
-incoronato, non s'impadronisse della Romagna, e fors'anco della stessa
-Roma, facendo rivivere le antiche pretensioni; il che non poteva avere
-ostacolo, singolarmente colla dominazione ch'egli avea del regno di
-Napoli. Il papa anche temeva per Firenze, la quale era già divenuta
-una signoria della casa Medici. I Veneziani erano pure atterriti
-da una tanto prevalente grandezza dell'imperatore, e temevano che
-non cercasse di rivendicare le città della terra ferma, altre volte
-costituenti parte del ducato milanese. In queste circostanze era in
-Roma ambasciatore di Francia Alberto Pio, conte di Carpi, signore di
-nascita illustre, al quale i cesarei avevano usurpato la contea; uomo
-di molta sagacità ed eloquenza, e pratico de' politici affari. Questi,
-con intelligenza della duchessa d'Angoulème, madre del re prigioniero,
-gettò i primi fondamenti d'una lega per opporsi alla dominazione
-dell'imperatore nell'Italia. Tutto si maneggiò segretamente. Il papa
-ed i Veneziani non bastando, si tentò di far entrare nella lega il
-re d'Inghilterra Arrigo VIII. Gl'interessi del re sarebbero stati
-di unirsi anzi con Carlo V, e mentre era il re di Francia di lui
-prigioniero, smembrare la Francia, togliendone la Provenza in favore
-del duca di Borbone, e la Brettagna ed altri Stati pretesi dalla
-corona d'Inghilterra, invadendoli contemporaneamente Arrigo stesso.
-Così veniva depressa per sempre la potenza dei rivali francesi,
-ed assicurato il dominio dell'Italia a cesare. Ma le pubbliche
-mire cedettero anche allora, come suole comunemente accadere, alle
-passioni personali. Era il re Arrigo VIII sdegnato contro di cesare,
-perchè, avendo Carlo V sposata, d'anni sette, la principessa Maria
-d'Inghilterra, sua figlia, non la volle dappoi per moglie, preferendole
-Isabella, figlia del re di Portogallo, e come dice Sepulveda[93]:[94]
-_Propter injuriam neglectae filiae, quam Carolo citra legittimam et
-maturam aetatem cum spopondisset, non ille quidem neglexit, sed justis
-de causis Isabellae, Portugalliae regis Emmanuelis filiae, posthabuit._
-Quindi è che Arrigo s'unì col papa, co' Veneziani, co' Francesi per
-far argine alla troppo estesa potenza dell'imperatore. Fattasi la lega,
-che si volle chiamare santa, per esservi alla testa il papa, cominciò
-questa col dare al re prigioniero consigli veramente poco santi, benchè
-utili per quel momento:[95] _Nullum fidem, nullum jusjurandum, nullos
-obsides dare recuset, modo se vindicet in libertatem; facile enim
-fore jurisjurandi veniam a pontifice maximo, principe conspirationis,
-qui hanc ipsam veniam ultro deferat, impetrare_: così il succennato
-Sepulveda[96].
-
-Carlo V venne in chiaro della lega per avere i collegati tentato
-di trarre dal loro partito Fernando d'Avalos, marchese di Pescara,
-vincitore del re Francesco, il quale a quel tempo era malcontento
-dell'imperatore, perchè, senza riguardo ai segnalati servigi da
-lui resi alla corona, avea confidato al Lannoy la custodia e la
-trasmissione a Madrid del re di Francia. Anzi si era lasciato credere
-al Pescara, che da Genova il re si dovesse trasportare a Napoli; nè
-egli seppe il destino del re, se non quando lo seppe ognuno. Questa
-diffidenza e questa ingratitudine di Cario V avevano lacerato l'animo
-sensibile del marchese di Pescara. Il marchese era italiano; e la
-nazionale gelosia tra Spagnuoli ed Italiani fu la cagione di un mistero
-inopportuno ed ingiurioso. Perciò Girolamo Morone, gran cancelliere del
-ducato ed intimo consigliere del nostro duca, uomo di molta eloquenza,
-dignità e dottrina[97], fu dai collegati incaricato ad aprire discorso
-col marchese di Pescara. Sepulveda ne riferisce il transunto[98].
-Ricordò il Morone al Pescara, che a gran proposito era l'occasione;
-che tutti i principi italiani erano pronti a far causa comune per la
-patria; che altro non mancava se non un capitano d'animo, di cuore, di
-sperienza, di celebrità, degno d'essere posto alla testa di un'armata;
-che il marchese di Pescara era quegli che ciascuno eleggeva; che il
-servigio ch'egli avrebbe reso all'Italia, oltre la gloria, non sarebbe
-stato senza degna mercede, poichè, scacciati i barbari, nè rimanendo
-più alcun dominio straniero in Italia, ed assicurato Francesco Sforza
-e stabilito libero duca di Milano, il premio dell'invitto marchese
-sarebbe stato il possedimento del regno di Napoli[99]. «Non è dubbio,
-prosiegue il Guicciardini[100], che tali consigli sarebbero facilmente
-succeduti, se il marchese di Pescara fosse in questa congiunzione
-contro Cesare proceduto sinceramente». Il marchese di Pescara ascoltò
-la proposizione con apparente favore; soltanto mostrò d'avere avanti
-gli occhi la fortuna e la potenza di Carlo V, e le difficoltà da
-superarsi. Si protestò interessantissimo per la salute della patria.
-Per lo che il Morone gli svelò il piano della lega già fatta fra il
-papa, i Veneti, i Fiorentini, lo Sforza, il re Arrigo d'Inghilterra
-ed il regno di Francia. Il Pescara destinò di tenerne più comodamente
-discorso in casa, attesochè questo primo cenno se gli era dato sulla
-spianata del castello di Milano. Ma diffidando egli di un'impresa
-dipendente da tanti interessi combinati e facili a sciogliersi, concepì
-il piano di comparire fedele all'imperatore, ed ottenere in premio il
-ducato di Milano, col pretesto della fellonia di Francesco Sforza[101].
-All'intento quindi di aver le prove dell'ordita trama, nascose Antonio
-De Leyva dietro i parati della stanza, ed ivi insidiosamente indusse
-Morone a palesargli il piano della lega. Comunicato il fatto a cesare,
-questi lodò la condotta del marchese di Pescara, il quale, per non
-romperla col Morone, mostrossi pronto, soltanto che venissero tolte
-le inquietudini ch'egli provava internamente col tradire l'imperatore
-che lo stipendiava; al che si tentò dal papa di rimediare.[102]
-_Pontifex, fallacibus quibusdam, sed a juris specie ductis argumentis,
-Marchioni persuadere nititur id facinus ab ipso pie atque sancte
-patrari posse_[103]. Gli ordini di cesare volevano che venisse
-imprigionato il Morone per aver giuridicamente le prove della lega,
-e soprattutto contro il duca Francesco Sforza. In questo mentre si
-ammalò il marchese in Novara, e chiamò a sè il Morone, _nella persona
-del quale si può dire che consistesse l'importanza di ogni cosa_[104].
-Il Morone che se ne diffidava, e di cui aveva detto al Guicciardini
-«non essere uomo in Italia nè di maggiore malignità, nè di minor fede
-del marchese di Pescara», volle un salvo condotto da lui; il quale,
-poichè ebbe ottenuto, in compagnia di Antonio de Leyva, cavalcò a
-Novara il giorno 14 di ottobre 1525. Visitato che ebbe il marchese e
-congedatosi da lui, mentre il Morone salutava il Leyva nell'anticamera
-per andarsene, questi gli disse: «Venite a casa con noi»; il Morone
-ringraziò dell'invito; il Leyva ripigliò: «Voi ci verrete, essendo
-prigioniero dell'imperatore[105]». In tutto questo fatto il Pescara
-si disonorò. Egli adoperò l'industria d'uno sbirro, anzichè mostrare
-l'animo nobile e franco d'un illustre capitano. Proposizioni di
-cotal fatta o non si dà luogo a farle, o, fatte, si accettano, o,
-dispiacendo, la lealtà vuole che diasi avviso di abbandonare il
-progetto, o di doverlo altrimenti palesare. Carlo V non ebbe torto
-diffidando del Pescara. Chi è capace di servire da sbirro, è capace
-di mancar di fede[106]. Il marchese di Pescara morì poi il 3 dicembre
-di quell'anno, di morte sospetta[107]. Il duca Francesco Sforza spedì
-a Novara il senatore Jacopo Filippo Sacco per ottenere la libertà del
-suo gran cancelliere ch'egli dichiarava innocente verso l'imperatore;
-ma il Pescara fieramente rispose, che Morone era reo, e che reo era non
-meno Francesco Sforza. Datosi principio agli esami, nei quali, per via
-di tormenti si venne in chiaro di ogni disegno de' congiurati[108];
-e poscia da Novara tradotto il Morone a Pavia, quivi in presenza del
-Pescara e del Leyva furono compiti i processi; la risultanza de' quali
-fu che il Morone fosse condannato a perdere la testa. Nelle memorie
-manoscritte del Morone trovasi l'apologia ch'ei fece di sè medesimo
-colla data del 25 ottobre, undici giorni dopo la sua carcerazione.
-Mostra dapprima che, non essendo egli nè vassallo nè suddito
-all'imperatore, ma bensì del duca di Milano, non poteva riconoscere
-nel Pescara e nel Leyva veruna legittima giurisdizione sopra di sè.
-Poi, ricordando d'essere suddito non solo, ma gran cancelliere del
-duca, dichiara che senza una perfidia manifesta e una infame violazione
-de' suoi doveri, ei non poteva svelare i segreti del suo naturale
-sovrano. In séguito espone un prospetto della vita propria e della
-condizione presente degli affari pubblici; e con tanta energia, con
-tanta evidenza si difese, che, giunto a morte il marchese di Pescara,
-ordinò nel testamento all'erede marchese del Vasto, di supplicare Carlo
-V per la liberazione del Morone. Ma il tardo buon volere del Pescara
-poco avrebbe giovato a scampare il Morone dalla morte, se non fosse
-venuto in pensiero al duca di Borbone, tornato di recente in Italia,
-di mettere a prezzo il di lui riscatto; onde gli offerse la libertà
-mediante il pagamento di ventimila ducati. L'irregolarità del giudizio
-e l'improvvisa proposta fecero credere al Morone che tutto fosse una
-finzione, ma sentendo che erasi già eretto il palco per la esecuzione
-della capitale sentenza, pagò, e fu liberato dal carcere. La carica
-però di gran cancelliere venne trasferita nel conte di Landriano,
-Francesco Taverna.
-
-Questa pericolosissima sciagura del Morone ebbe origine dallo sdegno
-per le esorbitanti vessazioni con cui l'armata imperiale smungeva
-lo Stato di Milano. Francesco Sforza non aveva che il nome di duca,
-sebbene l'imperatore avesse preso le armi per lui. L'imperatore avea
-posto un tributo di centomila ducati sul milanese, indi chieste somme
-esorbitanti allo Sforza per l'investitura[109]. Inoltre il duca,
-vedendo vessati sopramodo i suoi sudditi dall'esercito cesareo, avea
-fatto un accordo col marchese di Pescara di pagargli altri centomila
-ducati, con che, represse tutte le estorsioni, si prendesse egli la
-cura di provvedere l'esercito di viveri e di stipendi[110].
-
-La somma di queste disavventure ed oppressioni del duca Francesco si fu
-che, giovandosi il marchese di Pescara ed Antonio de Leyva dei progetti
-manifestati da Girolamo Morone, fecero, in un congresso tenuto in
-Pavia, sentenziare di fellonia il duca Sforza, dichiarato sovrano del
-milanese l'imperatore Carlo V. In conseguenza della quale dichiarazione
-il marchese di Pescara fece domandare allo Sforza il castello di
-Milano, quello di Cremona ed altri, presidiati dal duca. Il povero duca
-appena cominciava a riaversi da una malattia mortale, quando gli venne
-fatta sì terribile intimazione dall'abate di San Nazaro. Ricusò egli
-di dare al Pescara i due nominati castelli: bensì accordò gli altri, e
-disse che se l'imperatore voleva anche quelli, e a lui fosse constato,
-non solamente i castelli, ma lo Stato eziandio e la vita gli avrebbe
-dato; ch'egli era sempre stato ed attualmente era innocente e fedele
-a cesare, e sperava che tale sarebbesi fatto conoscere. Si lagnò del
-suo destino, che, bambino ancora, lo aveva portato esule lontano dalla
-patria, colla prigionia e rovina del padre; poi, ricuperato appena lo
-Stato nella sua adolescenza, il re di Francia ne lo aveva balzato.
-Finalmente, fatto prigione il re, mentre credeva veder pacifici
-i sudditi e ristorati dai sofferti lunghi danni, mentre credevasi
-tranquillo, ecco una mortal malattia, ecco una calunnia a rovinarlo.
-A malgrado di siffatte querele il marchese di Pescara volle entrare
-in Milano. Lo Sforza chiedeva soltanto che si aspettasse la risposta
-di Sua Maestà cesarea; che se quella comandava che egli fosse privato
-dello Stato, era pronto a tutto cedere. Il Pescara ricusò di aspettare,
-mandò tremila tedeschi ad assediare il castello, ove il povero duca
-s'era ricoverato, e da mille altri tedeschi e cinquecento spagnuoli
-fece occupare Cremona[111]. I nostri cronisti proseguono a dire che il
-duca, assediato nel castello di Milano, faceva spesse sortite con grave
-danno de' cesariani, mentovando un curioso cambio di prigionieri: il
-duca rimise liberi cinquanta lanschinetti per cinquanta vitelli[112].
-
-In queste turbolenze e desolazioni dello Stato di Milano, la disegnata
-lega pensava seriamente a prevenire il pericolo di divenire bersaglio
-delle vendette di cesare, e cesare stesso non ne ignorava gli sforzi
-ed i pericoli; laonde, per allontanare il turbine che andavasi
-formando, rivolse l'animo a trarre il pontefice in una nuova alleanza
-per distaccarlo della contraria; il che tuttavia non ebbe effetto per
-volersi troppo pretendere da ambi le parti. Uno però degli accordi più
-importanti a quest'oggetto fu il trattato conchiuso della liberazione
-del re Francesco, mosso l'imperatore a ciò fare dal vedere collegati
-contra di sè tutti i principi d'Italia. Ma l'affare, per la esorbitanza
-delle condizioni, andò lento. «Perciò, scrive il Muratori[113], esso
-re, mal sofferendo questa gran dilazione, e forse più per non averlo
-mai l'imperadore degnato di una visita, cadde gravemente infermo,
-sino a dubitarsi di sua vita. Allora fu che l'augusto Carlo, non per
-generosità, ma per proprio interesse, andò a visitarlo, e di sì dolci
-parole e belle promesse il regalò, che a questa sua visita fu poi
-attribuita la di lui guarigione». È qui da notarsi col Guicciardini
-che Carlo V operò col suo prigioniero, come Ponzio Sannita co' Romani
-alle Forche Caudine. Non l'oppresse nè lo trattò con generosità.
-Conveniva o lasciar libero il re Francesco colla generosità di un gran
-monarca, scortandolo con pompa ed onore sino a' suoi confini, senza
-condizione alcuna e senza fasto insultante; ovvero conveniva tenerlo
-prigioniero, e frattanto invadere la Francia, staccarne porzione pel
-duca di Borbone, invitare Enrico VIII a staccarne altrettanto; indi
-lasciare sul rimanente del regno un re liberato dalla prigionia e
-tributario dell'imperatore. Carlo V prese il partito di mezzo, che
-riuscì, come sempre, il peggiore. Vi fu chi gli consigliò il primo
-generoso spediente; ed il parere di quell'accorto politico fu ricusato
-come un'idea romanzesca dalla pluralità del consiglio di Stato. La
-condizione de' monarchi è tale, che debbesi ascrivere a molta lode
-dell'imperatore Carlo V che avesse uno nel suo consiglio capace
-di pronunziare una tale opinione. In vece si ritenne prigioniero
-il re; ebbe questi a soffrirne due malattie, dovette sopportarne
-molte umiliazioni, sottoscrisse un trattato vergognoso, e a Carlo
-V non lasciò poi che una carta inutile, scritta da un inimico
-irreconciliabile. (1526) «Nel giorno adunque 17 di gennaio (epilogherò
-questa grand'epoca colle succose parole del Muratori)[114] dell'anno
-1526, e non già di febbraio, come ha il Guicciardino e il Belcaire,
-suo gran copiatore, seguì in Madrid la pace fra que' due monarchi, con
-aver ceduto[115] il re a cesare tutti i suoi diritti sopra il regno
-di Napoli, Milano, Genova, Fiandra ed altri luoghi, e con obbligo di
-cedergli il ducato della Borgogna con altri Stati; per tacere tante
-altre condizioni, tutte gravosissime al re cristianissimo. Il gran
-cancelliere Mercurino da Gattinara, siccome quegli che detestava sì
-fatto accordo, ben prevedendo quel che poscia ne avvenne, con tutto
-il comando e l'indignazione di cesare, non volle mai sottoscriverlo,
-allegando non convenire all'uffizio suo l'approvar risoluzioni
-perniciose alla corona. Il tempo comprovò per vero il suo giudizio. Fu
-poi nel principio di marzo (altri vogliono il giorno 21 di febbraio)
-condotto il re fino ai confini del suo regno, e rimesso in libertà;
-consegnati per ostaggio a Carlo V il Delfino e il secondogenito del
-cristianissimo, finchè fosse, entro un tempo discreto, data piena
-esecuzione al concordato, con obbligarsi il re di tornare personalmente
-in prigione quando non si eseguisse».
-
-
-
-
-CAPITOLO XXV.
-
-_Francesco II Sforza bloccato nel castello di Milano. Sollevazioni e
-stato miserabile de' Milanesi. — Campo della lega a Marignano. Morte
-del Borbone, e saccheggio di Roma. Disfatta de' Francesi. Pace di
-Cambrai._
-
-
-(1526) Continuava il duca Francesco Sforza a starsene bloccato nel
-castello di Milano, d'onde coll'artiglieria, non che colle uscite,
-inquietava gli assedianti. Nella città comandavano Antonio de Leyva
-e Alfonso d'Avalo marchese del Vasto, succeduti al Pescara, e anche
-l'abate di San Nazaro. La plebe amava il superstite, unico rampollo dei
-principi sforzeschi. La sua bontà, il valore che aveva dimostrato, la
-memoria delle guerre e dei mali sofferti sotto un'estranea dominazione,
-la serie delle sue sventure, la oppressione in cui tenevasi, tutto
-disponeva l'animo del popolo ad odiare i cesariani. S'aggiunse la
-vessazione incessante colla quale il Leyva ed il marchese del Vasto
-imponevano taglie, oltre il peso dell'alloggio degli indiscretissimi
-soldati. Per lo che, saccheggiate le terre, esausti i sudditi,
-emigrati i coloni, tutto portava all'impazienza, onde colla forza
-rispingere la forza. Così accadde; e forse correva il pericolo di una
-totale distruzione l'armata cesarea, se i nobili avessero secondati
-i movimenti popolari, invece di reprimerli. Il giorno 24 aprile del
-1526 cominciò a rumoreggiare la plebe verso il _Cordusio_, per avere
-i fanti della guardia di corte commesse delle violenze nella casa di
-un popolare, il quale discacciò a sassate. I fanti vennero soccorsi
-da altri compagni, e vicini si unirono all'armi; si fece un grido nel
-contorno: _All'armi, all'armi_, e si dilatò. Il giorno 25 il movimento
-divenne maggiore; la plebe sforzò le porte della corte, e poichè erano
-chiuse, le bruciò; rimasero molti morti, dal castello si fece una
-sortita, gli Spagnuoli erano confusi. Un solo uomo di autorità si pose
-a governare il movimento popolare, e fu messer Pietro da Pusterla,
-il quale fu forse il solo nobile che prese questo partito: così il
-Burigozzo. Accerta poi il Grumello che il popolare derubato al Cordusio
-era un artigiano sellaro; che venne dal popolo saccheggiata la corte;
-bruciate tutte le carte che vi si trovavano; forzate le carceri, e
-data la libertà ai prigionieri. Antonio de Leyva e il marchese del
-Vasto si appiattarono ne' loro alloggiamenti in porta Comasina, facendo
-barricare con carri le strade all'intorno, presidiandole e ponendovi
-artiglieria. Il popolo tutta la notte fu in armi, e alla più larga
-imboccatura delle strade barricate con grande animoso impeto si spinse;
-ma i cannoni obbligarono a piegare. Dal castello fecero un'uscita gli
-sforzeschi verso porta Vercellina, ma la sostennero i tremila tedeschi
-che custodivano il passo. Le truppe cesaree ch'erano di fuori, parte
-chiamate, parte accorse all'annuncio del tumulto, irruppero nella
-città, e la strada chiamata _dell'Armi_ (ossia _degli Armorari_)
-perchè vi si trovavano molle officine e fondachi d'armi, in allora
-doviziosissimi, posero a sacco[116]. S'interpose Francesco Visconte,
-uomo di somma autorità, e venne fatto in nome di cesare un proclama,
-per cui dichiarossi che non si sarebbero mai più imposte taglie, che
-non si sarebbe castigato alcuno pel tumulto seguito, nè posto quartiere
-in città per nessun soldato, fuori che la guardia del castello; che
-nessun lanschinetto sarebbesi veduto girare per la città, se non per
-necessità, ed unicamente colla spada e nessun altr'arme.
-
-I capitoli per timore accordati dal Leyva e dal marchese del Vasto
-non potevano rendere affezionato il popolo ai soldati, nè questi al
-popolo; e la memoria delle violenze usate, e della pertinace ostilità
-per cui si teneva bloccato il duca, teneva pronti ad avvampare di nuovo
-i principii di una guerra civile. Una sera, andando Antonio de Leyva
-per la contrada de' Bigli, vide un giovane con un giubbone di velluto
-verde, e gli disse: _Che fai qui? vieni con me._ Il Leyva era scortato
-da sessanta fucilieri. Il giovane rispose che non voleva altrimenti
-venire, e si pose in fuga; i satelliti del Leyva lo uccisero. Un
-altro giovane, sentendo il rumore, uscissene di casa colla spada, e
-venne pure ucciso dai satelliti; altri concorrendo, si fece un grido:
-_Italia, Italia!_ Il dì 16 di giugno il tumulto fu assai grande, e
-tutta la notte fu la città sulle armi, e si sparse sangue alla Scala
-e in porta Vercellina, e si fecero barricate attraverso le vie della
-città con travi, fascine, botti, ec.; e la domenica, 17 giugno, essendo
-gli Spagnuoli collocati sul campanile del Duomo, d'onde facevano i
-segnali, la plebe si avventò contro la guardia di corte, ed il capitano
-di essa, fingendosi favorevole ai Milanesi, diede loro _il Santo_,
-col quale contrassegno li assicurò che quei del campanile l'avrebbero
-consegnato senza opporsi. La plebe credette, e spedì un certo Macasora,
-il quale salì, credendosi sicuro col nome del Santo; ma in riscontro
-ebbe un'archibugiata, che lo distese morto: il che veduto dal popolo,
-tanto sdegno prese pel tradimento, che, posto gran fuoco sotto di
-quella torre, arrostì coloro che la presidiavano, indi s'impadronì
-del capitano, e lo ammazzò tra il campanile e la guardia di corte. Vi
-rimasero morti cent'otto soldati. Gli Spagnuoli diedero fuoco a diversi
-quartieri della città, alla Scala, alle Cinque Vie, al Bocchetto. La
-plebe allora si smarrì, tanto più che non aveva alcuno alla testa che
-la reggesse; e molti cittadini, entrati nelle stalle del marchese del
-Vasto, montarono su quei cavalli e fuggirono lungi da Milano. Pareva
-Troia. Ardeva molta parte della città, ciascuno era occupato a salvare
-la sua roba, gli spagnuoli ed i lanschinetti rubavano e disarmavano:
-tutto era rovina[117]. Il Bugatti così descrive la situazione della
-nostra città circa questo tempo: «Stava allora la città di Milano tutto
-sotto sopra, essendo ogni giorno i Milanesi alle mani cogli Spagnuoli
-et coi Tedeschi, per le insopportabili gravezze et mali portamenti,
-in maniera che per tre notti (per intervallo di qualche giorno) si
-combattè continuo, aiutando i suoi fin le donne dalle finestre......
-Raffreddati i petti de' Milanesi, et deposte le armi per aver promessi
-il Leyva e il Vasto di non imporre al popolo più gravezza, pian piano
-detti capitani astutamente fecero venire alla città il restante delle
-copie loro, sparse per varii luoghi dello Stato, et rompendo ogni
-fede, accrebbero le taglie maggiori ai mercanti et a tutti quelli
-che parve loro, eseguendo i soldati proprii le commissioni: il che fu
-cagione che rinnovarono i tumulti, e si venne all'arme. Ma assaltata
-la città davanti et da dietro, cioè da quelli dell'assedio et della
-nuova milizia entrata, che prese le porte, stettero sotto i Milanesi,
-parte banditi, altri proscritti, altri imprigionati, altri tormentati
-et altri assassinati; di sorte che non fu ingiuria, oltraggio, danno
-et crudeltà che i Milanesi non soffrissero dagli Spagnuoli et da
-Tedeschi[118]».
-
-Fino dal giorno 17 maggio 1526 erasi fatta la lega in Cognac fra
-il papa, il re di Francia ed i Veneziani, per liberare l'Italia da
-tante ostilità, ricuperare il ducato di Milano Francesco Sforza, e
-ridurre in libertà i figli del re, ostaggi di Carlo V. Abbiamo da
-Sepulveda[119] che Francesco I, appena liberato dalla prigionia e
-giunto nel suo regno, trovò un breve del papa, in cui, dopo essersi
-rallegrato della sua liberazione, lo esorta che, siccome ha ricuperato
-coll'integrità del regno la libertà del corpo, così doveva riprendere
-la libertà dell'animo, al fine di provvedere alla dignità e al comodo
-proprio, e al bene pubblico del regno; che se nel tempo della sua
-prigionia avesse fatta qualche promessa per forza o per timore,
-quella non era da attendersi:[120] _Qua in re, ne forte, impeditus
-religione, timidius ageret, se illum jurejurando; si quod forte
-Carolo ad suam fidem adstringendam dedisset, auctoritate apostolica
-liberare; proinde quasi re integra, nullo jurejurando, nulla fide
-data, fortiter de suis rebus statueret. Multa praeterea in hanc, ut
-gentium, sic divino juri adversam sententiam, mandatis, per epistolam,
-addit, omnia persecutus quibus ille ad negligendum jus gentium,
-fallemdamque fidem produci posse videretur._ Il re, contentissimo
-per questo breve, aderì alla lega, approvò quanto aveva fatto il
-suo ambasciatore in Roma Alberto Pio; e, caldo per la voglia che si
-scacciassero onninamente dall'ltalia tutti gli spagnuoli e cesarei,
-accondiscese a questo ancora:[121] _Ne Gallo quidem regi illum esset in
-Italos imperium, sed annuis tributis esset contentus aureorum millium
-quinquaginta, quae ipsi a duce Mediolanensi, septuaginia vero quae a
-rege neapolitano, Italorum suffragio deligendo, penderentur_[122]. Il
-giorno 24 di giugno, dedicato a San Giovanni Battista, giorno solenne
-per Firenze, patria e sovranità del papa, era destinato dalla santa
-lega a portar la guerra nel milanese, per soccorrere il duca Francesco,
-rinchiuso nel castello di Milano già da sette mesi. Il duca d'Urbino,
-Francesco Maria, comandava le truppe de' Veneziani, e Giovanni Medici
-le pontificie. Clemente VII però non volle comparire aggressore, e
-scrisse a Carlo V un breve, rammemorandogli le attenzioni che gli
-aveva usate, le ingiurie che da esso aveva sofferte, il mancare ai
-trattati, l'ambizione di conquistare l'Italia, e turbare la pace de'
-cristiani, torti ch'egli attribuisce all'Imperatore, dicendo che,
-dopo d'avere senza alcun profitto tentata ogni via per calmarlo,
-costretto, suo malgrado, a prendere le armi, attestava Dio che lo
-esortava a pensare a dar pace, ed ascoltare sentimenti più umani, e
-provvedere alla propria fama. Questo breve venne spedito al nunzio
-presso di cesare, ch'era l'elegante prosatore e poeta Baldassare
-Castiglione. Tre giorni dopo il papa si pentì d'aver fatte delle
-accuse insussistenti:[123] _Et alteram epistolam mittit aequiorem
-et moderatiorem perpaucis verbis in eamdem sententiam sed calumniis
-ex parte sublatis_, acciocchè, se era in tempo, sopprimesse il primo
-breve e presentasse quest'ultimo; ma il Castiglione aveva già eseguito
-il primo comando. L'imperatore pubblicò la lettera del papa e la
-risposta, la quale conteneva che non era stato superato dai benefizi
-del papa; anzi nulla aver fatto il papa che non contenesse l'utilità
-del papa istesso. Avere santamente osservato cesare i trattati. Aver
-sempre operato per la tranquillità e la pace fra i cristiani; non mai
-aver fatto la guerra se non provocato. Si maravigliava come il sommo
-pontefice facesse menzione di turbamento della pubblica pace, non
-mentre ch'ei stesso, in mezzo alla quiete universale, aveva sollecitate
-le città e i principi cristiani alla guerra, e il re di Francia a
-violare i trattati e gli stessi giuramenti; la qual sorta di consigli
-non pareva si dovesse aspettare da quello che rappresenta il vicario
-di Cristo, autor della pace. Finalmente rispondeva che, se il papa
-brama la pace, ciò dipende da lui; lasci le armi che ha imbrandite a
-danno proprio e dei suoi, e l'imperatore si dichiara pronto ad ogni
-equa condizione di pace. Se poi, invece di voler la pace, persiste a
-promuovere il disordine, l'imperatore se ne appella al futuro sacro
-ecumenico Concilio, e prega il sommo pontefice, in un tempo che lo
-rende necessario alla religione per le dissensioni teologiche, e alla
-repubblica cristiana per la sua tranquillità, a volerlo convocare; e
-ne lo prega in nome di Dio immortale, che se ricusava d'ascoltarlo,
-cesare, autorizzato dal rifiuto e dalle leggi, si sarebbe servito del
-suo potere per porre rimedio a tanti pubblici mali. Tale è il transunto
-del cesareo manifesto che allora venne pubblicato, e che si riferisce
-dal Sepulveda[124].
-
-Durante questo carteggio tra il papa e Carlo V, i Veneziani,
-comandati dal duca d'Urbino, presero Lodi per sorpresa, e con segreta
-intelligenza di Lodovico Vistarini, stipendiato cesareo, che tradì il
-suo padrone. I Pontificii a tale annunzio passarono il Po a Piacenza e
-si unirono coi Veneti; e tutti di concerto posero il campo a Marignano.
-Frattanto i cittadini milanesi, spogliati delle armi e costretti ad
-alloggiare nelle loro case i soldati, che ne depredavano a man salva
-ogni cosa, furono ridotti a tali estremi, che non rimaneva altro
-rimedio, fuorchè «cercare e fuggirsi occultamente da Milano, perchè
-il farlo palesamente era proibito. Onde, per assicurarsi di questo,
-molti dei soldati, massimamente spagnuoli, perchè nei fanti tedeschi
-era più modestia e mansuetudine, tenevano legati per le case molti de'
-loro padroni, le donne e i piccoli fanciulli, avendo anche esposto
-alla libidine loro la maggior parte di ciascun sesso ed età. Però
-tutte le botteghe di Milano stavano serrate; ciascuno aveva occultate
-in luoghi sotterranei o altrimenti recondite le robe delle botteghe,
-le ricchezze delle case, gli ornamenti delle chiese... d'onde era
-sopra modo miserabile la faccia di quella città, miserabile l'aspetto
-degli uomini, ridotti in somma mestizia e spavento; cosa da muovere
-ad estrema commiserazione, ed esempio incredibile della mutazione
-della fortuna a quegli che l'avevano veduta poco innanzi pienissima
-di abitatori, e per la ricchezza dei cittadini e per il numero
-infinito delle botteghe ed esercizi, per l'abbondanza e dilicatezza
-di tutte le cose appartenenti al vitto umano, per le superbe pompe
-e sontuosissimi ornamenti così delle donne come degli uomini, e per
-la natura degli abitatori, inclinati alle feste ed ai piaceri, non
-solo piena di gaudio e di letizia, ma floridissima e felicissima
-sopra tutte le altre città d'Italia[125]». In Milano non vi era che
-penuria e desolazione; e la fuga stessa non era sufficiente presidio,
-poichè gli Spagnuoli diroccavano le case dei cittadini che altrove
-ricoveravansi. Riuscì tuttavia di conforto ai Milanesi l'impensata
-spedizione da Madrid del duca di Borbone con centomila ducati per
-le paghe dell'esercito, sembrando loro che tale sussidio potesse
-mitigare in parte tante gravezze ed acerbità. Egli avea la promessa
-dall'imperatore di essere investito nel ducato di Milano, qualora ne
-scacciasse lo Sforza[126]. Il Borbone, che sotto Francesco I dieci anni
-innanzi era stato governatore di Milano, venne accolto come un padre
-dai Milanesi, che da lui solo speravano la cessazione de' mali enormi
-cui erano sottoposti. Il Guicciardini reca per esteso le supplicazioni
-fattegli dai principali cittadini milanesi[127], ai quali il duca
-rispose commiserando la loro infelicità; ma aggiunse che il solo mezzo
-di tenere in freno i soldati era quello di pagarli; che non bastando
-il danaro che avea seco recato per soddisfare gli stipendi arretrati,
-gli abbisognavano ancora diecimila ducati, paga d'un mese, mediante
-la qual somma avrebbe fatta uscire dalla città tutta la soldatesca.
-Con molto stento si radunò questa somma dai Milanesi, e il duca, nel
-riceverla, promise di far uscire dalla città i soldati, aggiungendo che
-«se mancava, Dio lo facesse perire la prima volta che si presentasse
-al nemico». Si considerò dal volgo come una punizione celeste la
-morte che Borbone incontrò poi nello scalare le mura di Roma nel
-1527, perchè non fu leale alla fatta promessa. Guicciardini conviene
-che il duca di Borbone diede le disposizioni perchè fosse tolto
-l'alloggiamento militare dalla città; «ma ciò non ebbe effetto, o non
-tenendo conto Borbone della sua promessa, o non potendo, come si crede,
-resistere alla volontà e alla insolenza dei soldati, fomentati anche
-da alcuni de' capitani, che volentieri, o per ambizione o per odio,
-difficoltavano i suoi consigli[128].
-
-Intanto il duca Francesco II trovavasi a mal partito, mancando omai
-di viveri nel suo castello. Quindi fece uscire ducento uomini di
-notte, i quali attraversarono, dove meno era custodito, il passo, e
-quasi tutti giunsero all'armata de' collegati, rappresentando loro
-la estremità alla quale era ridotta la guarnigione, alleggeritasi
-anche a tal fine con questa diminuzione. S'avanzarono verso Milano
-i collegati, e posero il quartiere al Paradiso, di contro a porta
-Romana. Dopo tre giorni Giovanni Medici si presentò alla porta, e
-co' cannoni cominciò a tentare di atterrarla e farsi adito. I cesarei
-invece spalancarono la porta. Questo fatto sorprese gli aggressori,
-i quali, temendo insidia, non osarono di entrare; all'opposto
-uscirono i cesarei e fecero piegare il Medici co' suoi; per lo che
-l'indomani tornarono i collegati a scostarsi ed a ristabilire il
-campo a Marignano, aspettando il soccorso degli Svizzeri che stava
-per mandare la Francia. Sicchè l'infelice Francesco Sforza, mancando
-totalmente di viveri, de' quali appena era rimasta la provvisione di
-un sol giorno, si trovò costretto ai 24 luglio di rendere il castello
-di Milano per capitolazione, salva la vita, la libertà e la roba sua e
-di buon numero di nobili che quivi avevano voluto correre la fortuna
-del loro principe. Nella capitolazione erasi convenuto che la città
-di Como si lasciasse allo Sforza con trentamila annui ducati, infino a
-che cesare avesse conosciute e giudicate le accuse fatte alla fedeltà
-del duca; ma ceduto ch'ebbe il castello, se gli mancò dai cesarei alla
-promessa. Il duca Francesco passò nel campo degli alleati, indi a Lodi,
-nella quale città, cedutagli dai Collegati, ratificò per istrumento
-pubblico la lega italica stabilita nel congresso di Cugnac. Breve fu
-la dimora dello Sforza in Lodi, mentre giunti finalmente a Marignano
-quattordicimila svizzeri assoldati dalla Francia in soccorso degli
-alleati, non fu loro difficile, dopo diversi attacchi e vigorose
-ripulse, di costringere Cremona alla resa. Questa seguì ai 25 settembre
-del 1526, coll'uscir libero il presidio, a patto che per un anno non
-guerreggiasse nella Lombardia. Cremona fu pure dai Collegati consegnata
-al duca Francesco Sforza. Alla nuova dell'arrivo del rinforzo svizzero
-a Marignano, con che l'esercito della lega si accrebbe a più di
-trentamila fanti, oltre la cavalleria, parimenti superiore di numero
-alla cesarea, le forze imperiali, limitate a cinquemila spagnuoli,
-quattromila tedeschi e circa seicento cavalieri, si accamparono fuori
-di Milano, onde star meglio in guardia contro un nemico tre volte più
-poderoso e una città male affetta.
-
-Oltre gli Svizzeri venuti in rinforzo dell'armata collegata, non
-indugiò il re di Francia in quel torno a spedire in aiuto di essa,
-giusta i patti, quattromila guasconi, quattrocento corazzieri, e
-quattrocento cavalleggeri sotto il comando del marchese Michele Antonio
-di Saluzzo. L'imperatore Carlo V, per impedire la guerra, col mezzo
-di Ugo Moncada, avea fatto al papa Clemente la proposizione di dargli
-lo Stato di Milano in deposito; frattanto che si esaminasse la causa
-dello Sforza; che se egli fosse conosciuto innocente, súbito gli si
-consegnasse il ducato; se poi fosse giudicato fellone, allora cesare
-ne avrebbe investito, non già Ferdinando suo fratello, ma il duca
-Carlo di Borbone: tanto era egli alieno dal volerselo appropriare.
-Ma Clemente VII, confidando nella lega, nemmeno questo partito volle
-ascoltare[129]. Il Moncada si portò verso il regno di Napoli, si unì
-ai Colonnesi, fece una scorreria in Roma; il papa tremava in castel
-Sant'Angelo senza soldati e senza viveri; nè sperando altronde pronto
-soccorso, cercò allora l'amicizia di cesare, e richiamò le sue truppe.
-
-Intanto che il pontefice, seguendo il suo costume, si piegava a nuovo
-partito a seconda degli avvenimenti, l'esercito della lega, reso
-potente pei successivi rinforzi pervenutigli, si lusingava di espugnar
-Milano colla fame, cingendola da più lati per chiudere ogni adito alle
-vittovaglie, quando seppe che Giorgio Frandsperg nel Tirolo radunava
-un armamento in soccorso degli imperiali; il quale infatti nel mese di
-novembre discese dal Tirolo in Italia con tredici in quattordicimila
-fanti tedeschi, radunati colle promesse di gran preda; e per il
-mantovano giunse a Borgoforte sulla riva del Po. Cambiaronsi allora
-le speranze dei Collegati; e passarono dalla guerra offensiva alla
-difensiva, in modo che il duca d'Urbino, lasciati in Vaprio i francesi
-e gli svizzeri sotto il comando del marchese di Saluzzo, accorse col
-restante dell'esercito a far argine ai tedeschi; ma il pronto accorrere
-dei Collegati non valse a trattenerli mentre essi piombarono sul
-Piacentino, non curandosi di Milano, già ridotto all'estrema indigenza,
-risoluti di passare al saccheggio di Firenze e di Roma. Quest'esempio
-eccitò ben presto un'egual brama nei soldati cesarei accampati nel
-milanese: e l'estrema scarsezza dei viveri fra di noi fece nascere un
-generale fermento ne' soldati, che attribuivano al papa i disagi e i
-mali che sofferivano, e costrinsero i comandanti a marciare con essi
-a quella vòlta[130]. Il Borbone, confidato il milanese al Leyva, si
-pose alla loro testa. I soldati l'adoravano. Egli soleva dir loro:
-«Figliuoli miei, sono un povero cavaliere, non ho un soldo, nè voi ne
-avete: faremo fortuna insieme». Una così impensata e potente irruzione
-di queste forze riunite costernò maggiormente l'animo di Clemente VII,
-sì che acconsentì ad una tregua di otto mesi coll'imperatore, stipulata
-coll'opera del vicerè Lannoy, luogotenente cesareo per l'Italia.
-Spedì allora il Lannoy incontro agli imperiali coll'ordine di non
-innoltrarsi, atteso l'armistizio concluso sotto pena d'infamia. Ma
-l'armata, pronta a marciare senza capitani, minacciò di uccidere chi
-parlasse di ordini contrari. Sepulveda porta opinione che il Borbone
-accettasse il comando di questa armata per disperazione di miglior
-partito, attesa l'assoluta deficienza degli stipendi; al che concorda
-eziandio il Grumello[131].
-
-(1527) Partì adunque da Milano il Borbone verso la metà di gennaio
-del 1527, e andò ad unirsi verso Piacenza coi tedeschi di Giorgio
-Frandsperg, seco conducendo cinquecento uomini d'arme, molti cavalli
-leggieri, quattro o cinquemila spagnuoli, e circa duemila fanti
-italiani; i quali, uniti co' tredici o quattordicimila fanti del
-Frandsperg, formarono un potentissimo esercito; e d'accordo si
-proposero, come fecero, d'inoltrarsi a Firenze ed a Roma, depredando
-e saccheggiando per via tutte le città e luoghi del loro passaggio.
-Il Frandsperg si ammalò in cammino, e fu trasportato a Ferrara per
-farsi curare. Chi il disse colà morto d'apoplessia nel mese di marzo
-1527[132], fu indotto in errore, mentre trovansi lettere di questo
-capitano dei tedeschi, in data di Milano, delli 25 luglio dell'anno
-seguente[133]. Il Borbone, costante nel suo proponimento, messosi alla
-testa di tutta quell'armata, attraversò rapidamente gli Appennini, e
-s'incamminò verso Firenze. La qual città trovando egli, fuor d'ogni
-suo avviso, ben munita e pronta alla difesa, avendo l'armata della lega
-vicina, neppur tentò di accostarvisi[134]. Giunto sotto Roma, il duca
-spedì un araldo chiedendo al papa che mandassegli alcuno per concertare
-seco le condizioni della pace. Ma nemmeno si permise che l'araldo
-entrasse in città: tanto credevansi il papa e i Romani sicuri, perchè
-i cesarei, senza artiglieria e mancanti di tutto, non potevano fare
-assedio nè persistere, essendo vicino e pronto al soccorso l'esercito
-confederato. Questa estremità di miseria de' cesarei fu appunto
-motivo della presa di Roma, poichè la tentarono con sommo impeto, da
-disperati.
-
-Sembra che Carlo V nulla sapesse della spedizione intrapresa dal suo
-esercito d'Italia contro Roma, nè che fosse in suo potere di liberare
-il papa. L'esercito era composto di gregari stranieri, che non erano
-sudditi dell'imperatore, che non erano pagati da lui, e che non
-conoscevano se non i loro generali, e il Borbone sopra tutti. Le armate
-allora erano collettizie, e radunate per un tempo e per un oggetto
-determinato. Il vicerè Lannoy, a nome dell'imperatore, tentò invano di
-distogliere il duca di Borbone dall'impresa, ed altamente riclamava
-l'osservanza della tregua da lui falla con Clemente VII in nome
-cesareo. A Carlo V nè doveva nè poteva piacere la mossa del Borbone e
-dell'esercito suo verso di Roma, se non per altro, perchè nessun utile
-egli ritraeva dalla oppressione del papa, e sommo odio acquistavasi
-presso tutta la cristianità.
-
-Appena il duca di Borbone fu alle mura di Roma, che fu ai 5 di
-maggio, fece apprestar le scale, ed egli alla testa, spinse l'intiero
-esercito ad entrar per forza dalle mura più basse nella città; ma
-ferito in un fianco da un'archibugiata, rimase estinto nella fresca
-età di trentott'anni. Il principe Filiberto di Oranges gli subentrò
-nel comando, e diresse il sacco di Roma, che durò più settimane. Il
-duca dì Borbone, «prima di dare la scalata a Roma (come racconta il
-Grumello)[135], disse a' suoi capitanei che era sicuro che tutti
-seriano ricchi et se caveriano la fame, ma li ebbe domandato una
-gratia che non volessero saccheggiare dicta città se non per un giorno,
-che li faceva promissione di darli tutte le sue paghe avanzavano con
-Cesare, che erano circa dece overo dodece, et così fu stabilito per
-li capitanei et militi cesarei.... Il povero Borbono, quale haveva
-animo di salvar la città de le crudelitate, et forse contro la volontà
-del Magno Idio, che voleva che Roma in tutto fosse distructa, per li
-horrendi peccati regnavano in essa città.... rimase sul colpo». Giunto
-a Carlo V la nuova del sacco di Roma, ordinò pubbliche preghiere in
-tutta la Spagna per la liberazione del sommo pontefice, assediato
-in castel Sant'Angelo dalla sua armata. Forse queste dimostrazioni
-non furono una ipocrisia, come taluno ha creduto; ipocrisia che non
-avrebbe fatto altro effetto, se non quello di macchiare la gloria di
-Carlo V, degradandolo alla furberia d'un meschino e debole principe.
-Probabilmente nè Carlo V comandò quest'impresa, nè se ne compiacque;
-poichè l'insulto all'inerme sacerdozio non poteva ascriversi ai fasti
-della gloria, e Carlo imperatore troppo la conosceva e l'amava. Che
-che ne sia, il papa, per liberarsi, fu costretto a sottoscrivere nel
-mese di giugno una capitolazione imperiosa e gravosissima col principe
-d'Orange e co' principali offiziali, oltre al pagare fra tre mesi
-all'armata quattrocentomila ducati.
-
-Mentre il duca di Borbone aveva condotte a Roma le principali forze
-di cesare, e che stavasene il Leyva a Milano con pochi armati, i
-Veneziani s'inoltrarono, lo Sforza uscissene dal Cremonese, e si pensò
-di cogliere il momento per discacciare l'imperiale potenza dall'Italia.
-Anche il re cristianissimo a tempo assai opportuno, cioè verso la
-fine di luglio, mandò in Italia Odetto di Fois, signore di Lautrec,
-con mille uomini di armi e ventiseimila fanti. Passò questi le Alpi
-con apparenza di liberare il papa; ma si trattenne in Lombardia,
-prese Alessandria e Vigevano e si impadronì della Lomellina. Genova
-pure ritornò ai Francesi, che ne affidarono il comando al maresciallo
-Teodoro Trivulzio. Tutte le altre fortezze erano rimesse nelle mani
-di Francesco Sforza, perchè i Veneziani e gli altri collegati non
-avrebbero tollerato che rimanessero in potere dei Francesi. Lautrec
-pose l'assedio a Pavia. Il conte Lodovico Barbiano di Belgioioso la
-difendeva con diecisette bandiere d'italiani, ma non complete, e tutte
-non formavano più di mille combattenti. Lautrec batteva la parte più
-forte, cioè il castello, affine di prendere tutto in un sol colpo.
-I cittadini pavesi odiavano i francesi, e combattevano come soldati.
-Respinsero tre assalti con gloria, e nove insegne tolsero ai nemici.
-Il conte Lodovico ne rese informato il comandante supremo don Antonio
-Leyva, che governava Milano, «e quello gli mandò a dire, che avendo
-fine a quell'ora riportato tanto onore e gloria contra i nemici, gli
-pareva ben fatto, e così lo consigliava, anzi gli comandava, per aver
-lui pochissima gente in aiuto della difensione di essa città, che
-vedesse col miglior modo che avesse saputo ritrovare, di lasciare la
-città in preda ai nemici, uscendone lui con la sua gente a salvamento;
-suadendoli ancor questo per il meglio con questa ragione, che,
-saccheggiando i nemici la città di Pavia, si sarebbero poi la maggior
-parte di loro dispersi con li bottini fatti in essa la città, andando
-alle loro patrie ricchi, laonde non si sarebbero poi fatto stima
-di ritornar più al soldo dei francesi, di modo che esso Lotrecco,
-ritrovandosi poi per detta causa con niuno ovver pochissimo exercito,
-sarebbe stato sforzato a lasciar l'impresa di gire a Napoli, come
-aveva supposto, la qual era di più importanza e di maggior danno che la
-perdita d'essa città. Avendo dunque avuto detto conte Barbiano detto
-avviso, anzi comandamento espresso, subito ricercò di avere e così
-ottenne dai Francesi salvo condotto[136]». Si impadronirono pertanto
-i Francesi di Pavia il giorno 5 di ottobre del 1527; e a pretesto di
-espiar essi la precedente disfatta e la presa del loro re, la città
-fu crudelmente posta a sacco, e poco mancò che non rimanesse affatto
-distrutta. Il Lautrec il 18 ottobre abbandonò Pavia rovinata, lasciando
-Milano bloccata e mancante di viveri, s'avviò a Piacenza, dove aggiunti
-alla lega i duchi di Ferrara e di Mantova, proseguì la sua marcia
-alla vôlta di Napoli. Giovandosi il Leyva della partenza di Lautrec,
-uscì da Milano, respinse alcuni corpi nemici e s'impossessò di Novara,
-scacciandone il presidio sforzesco coll'aiuto di Filippo Torniello.
-
-L'unico vantaggio che risultò da questi alternanti successi furono le
-trattative di pace intraprese tra l'imperatore Carlo V e Francesco I re
-di Francia. Ma sì bella speranza si dileguò quasi appena mostratasi;
-tantochè nel giorno 25 di gennaio del 1528 gli ambasciatori della
-Francia stimarono in nome della lega nuova guerra all'imperatore, e
-si riaprì più terribile che mai questo marziale teatro, specialmente
-ad esterminio della misera Lombardia. L'imperatore, vedendo il re di
-Francia mancare francamente alle promesse e ai giuramenti, prese il
-ministro francese da solo a solo in Granata, e dissegli: «Dica al suo
-re, che egli manca alla parola che mi ha data a Madrid, e pubblicamente
-e da solo, ch'egli non opera rettamente, nè da un uomo bennato; e se
-lo nega, mi esibisco di provare in persona a lui la verità, e terminare
-la controversia col duello». Questa commissione diè luogo alla missione
-di due famose lettere tra i due sovrani, che ci furono conservate dallo
-storico Sepulveda[137].
-
-Sentivano più che mai i Milanesi il flagello della fame, essendo
-impedita la comunicazione con Lodi e con altre città e terre dello
-Stato, quando Gian Giacomo de' Medici, guadagnato da Antonio de
-Leyva, che gli consentì di fare la conquista di Lecco, abbandonò
-il partito francese e si collegò cogl'imperiali: solite incostanze
-degl'avventurieri di que' tempi. In benemerenza di che, radunata in
-quelle parti gran copia di grano, lo spedì in soccorso del milanese.
-Questo sussidio pose in grado Antonio de Leyva nel mese di maggio
-di occupare Abbiategrasso, e di riacquistare Pavia, presidiata, è
-vero, da' Veneziani per Francesco Sforza, ma quasi vuota d'abitatori.
-Colà s'inoltrarono gl'imperiali sotto il comando del conte Lodovico
-di Belgioioso con alcune bandiere tedesche, ed il giorno 25 se ne
-impadronirono senza contrasto. Pavia, quantunque già esausta, non andò
-immune da un nuovo saccheggio. Nel seguente mese mosse dalla Germania
-in rinforzo degl'imperiali il duca di Brunswich con quattordicimila
-tedeschi, destinati pel regno di Napoli, dove era pur giunto da Roma,
-dopo una permanenza di dieci mesi, il principe di Orange coll'avanzo
-del suo esercito, ridotto, per la pestilenza, a soli dodicimila
-combattenti. Il duca di Brunswich, saccheggiati i territori di Brescia
-e di Bergamo, ed entrato nel milanese, si pose all'assedio di Lodi,
-presidiato da Gian Paolo Sforza, fratello naturale del duca di Milano.
-Egli era stato persuaso dal Leyva a trattenersi nel milanese per
-sgombrare i collegati da alcune fortezze che loro rimanevano[138];
-il che fa conoscere che veramente i generali di Carlo V operavano con
-molta indipendenza. In una monarchia vasta non può a meno che ciò non
-accada, e nell'impero romano ne sono mille esempi. Brunswich e i suoi
-si dileguarono tosto, assaliti da una specie di peste, detta male
-mazzucco, che in meno di otto giorni fece di essi una orrenda strage,
-cosicchè il residuo di quell'armata continuò sollecitamente la via del
-suo destino. Ma intanto la visita del Brunswich aiutò a consumare i
-sussidii di vettovaglie che aveva dapprima ricevuti Antonio de Leyva,
-il quale non avendo più mezzi onde pascere le sue truppe, nè sapendo
-più come smungere le borse degl'infelici milanesi, trovò l'espediente
-di proibire, sotto pena della vita e della confisca de' beni, che niuno
-potesse tener farina ne far pane in casa; quindi impose una rigorosa
-ed esorbitante gabella in tutto lo Stato sul pane venale. Queste
-vessazioni sono così narrate dal Guicciardini[139]: «In Milano, per
-l'acerbità di Antonio da Leva, era estremità e soggezione miserabile,
-perchè per provvedere ai pagamenti dei soldati aveva tirato in sè tutte
-le vettovaglie della città, delle quali, fatti fondachi pubblici e
-vendendole in nome suo, cavava i danari per i pagamenti loro, essendo
-costretti tutti gli uomini, per non morire di fame, di pagare a'
-prezzi che paresse a lui; il che non avendo la gente povera modo di
-poter fare, molti perivano quasi per le strade, nè bastando anche
-questi danari ai soldati tedeschi ch'erano alloggiati per le case,
-costringevano i padroni ogni giorno a nuove taglie, tenendo incatenati
-quegli che non pagavano; e perchè per fuggire queste acerbità e pesi
-intollerabili, molti erano fuggiti e fuggivano continuamente dalla
-città, non ostante l'asprezza dei comandamenti e la diligenza delle
-guardie, si procedeva gli contro assenti alle confiscazioni de' beni
-ch'erano in tanto numero, che, per fuggire il tedio dello scrivere, si
-mettevano a stampa, ed era stretta in modo la vettovaglia, che infiniti
-poveri morivano di fame, e i nobili male vestiti e poverissimi, e i
-luoghi già più frequentati, pieni di ortiche e di pruni».
-
-Mentre le cose nel milanese erano giunte a questo estremo, e i Francesi
-facevano progressi nel regno di Napoli, il Lautrec morì colà di
-malattia il 7 agosto del 1528. Gli successe monsignor di Vaudemont,
-che presto egli pure morì, e rimase a comandare l'armata francese nel
-regno il marchese di Saluzzo, dove per i cesarei comandava il principe
-d'Orange. Ma dopo tante speranze di conquistare quel regno, le forze
-galliche, diradate prima dalla pestilenza, furono annichilate vicino ad
-Aversa il 28 agosto; tutta l'armata si rese a discrezione, ed i soldati
-vennero lasciati in libertà con un giubbone ed un bastone bianco in
-mano[140]. Frattanto un altro corpo di francesi, comandati dal conte di
-San Pol, entra in Lombardia, prende Sant'Angelo, Marignano, Vigevano,
-ricupera Pavia, e si presenta a Milano. Ma il pericolo di perder Genova
-fece sì che i Francesi colà celeremente si trasferissero. Genova,
-coll'aiuto dell'immortale Andrea Doria, scosse ogni giogo straniero,
-e soppresse lo spirito di fazione in guisa che non vi rimase più dopo
-quell'epoca vestigio alcuno de' Guelfi e Ghibellini, nè degli Adorni
-e dei Fregosi. Si riconciliarono le famiglie, si formò un sistema
-politico, cioè un determinato corpo presso di cui risiedesse la
-sovranità, si stabilì il numero delle cariche e l'autorità di ciascuna
-e il metodo delle elezioni. Tutto ciò fu per opera di Andrea Doria
-che ricusò ogni carica. (1529) Da quel punto Genova diventò libera e
-repubblica, e i Francesi la perdettero per sempre. Il conte di San Pol,
-di ritorno dalla infausta spedizione di Genova, ridusse il Leyva alle
-sole città di Milano e Como; il rimanente non era più dell'imperatore.
-Leyva coglie il momento in cui il conte di San Pol coi Francesi era
-a Landriano, avendo staccato una parte de' suoi; lo batte, lo prende
-prigioniere coll'artiglieria e tutte le bagaglie; i Francesi furono
-totalmente disfatti[141]. Il Leyva era tormentato dalla podagra, ed era
-portato sopra una sedia da quattro uomini.
-
-Ancora una buona parte del milanese rimaneva a Francesco II, acquistata
-da' Francesi e da' collegati, onde facea duopo tuttavia di una serie
-guerra per ispossessarnelo. Carlo V còlse il punto che i Francesi erano
-stati disfatti nel regno di Napoli e nel Milanese, per far pace e lega
-col papa, e si dispose a comparire nell'Italia da pacificatore e da
-gran monarca, generoso e moderato. Egli concesse Margherita d'Austria,
-sua figlia naturale, nata da Margherita Van-Gest, fiamminga, in moglie
-ad Alessandro Medici, figlio naturale di Lorenzo II, e cugino di
-Clemente VII, il qual papa era pure figlio naturale di Giuliano de'
-Medici. Per tal modo il papa assicurò la sovranità di Firenze alla sua
-famiglia. Fra gli altri patti vi fu quello per cui il papa obbligò il
-milanese a comprare il sale di Cervia. Rispetto allo Sforza si stabilì
-che l'imperatore avrebbe giudicato della di lui condotta, e se fosse
-trovato innocente, si sarebbe restituito a lui il ducato; se fellone,
-se ne sarebbe investita persona benevisa al papa. Con tai riguardi
-cercò d'indennizzarlo de' mali cagionatigli dal duca Borbone. Il
-trattato venne solennemente pubblicato in Barcellona il 29 giugno del
-1529. Poi il 5 di agosto dell'anno medesimo fu segnata a Cambrai la
-pace fra l'imperatore e il re di Francia, per cui questi riebbe i figli
-suoi ch'erano in ostaggio in Ispagna, e cedette ogni ragione sul ducato
-di Milano.
-
-Disposte così le cose a diffondere la sospirata pace per tutte le
-contrade d'Italia, fu trascelta la città di Bologna, dove Carlo V
-avesse a ricevere di mano del pontefice la corona imperiale. Verso
-la metà d'agosto navigò egli da Barcellona a Genova con mille cavalli
-e novemila fanti, condotti seco per mare su ventotto galee, sessanta
-barche e molti altri navigli. Il papa spedì colà tre cardinali legati,
-Alessandro Farnese, che poi fu suo successore nel papato, Francesco
-Quignone, spagnuolo, e Ippolito Medici. Cesare, pochi giorni dopo,
-passò a Piacenza. Antonio de Leyva vi fu ben accolto dal suo sovrano,
-nè gli fu difficile di ottenere l'assenso di riprender Pavia; cosa
-che gli premeva assaissimo per suo privato interesse. Ritornato in
-séguito il Leyva al governo del milanese, guidò le sue genti alla
-conquista di Pavia, che presto riebbe e senza sangue, atteso che
-Annibale Picenardo, comandante di quella città, disperando di poterla
-difendere dall'aggressione de' cesariani, la cedette loro senza grande
-resistenza[142].
-
-Prima di conchiudere questo capitolo, giova di riferire il seguente
-fatto, narrato dal Grumello[143], e che potrebbe servire di argomento
-per una tragedia. Un mercante, nativo di Casale Monferrato, chiamato
-Scapardone, da povero diventò padrone di più di centomila scudi.
-Allora lo scudo era mezza doppia, e anche da ciò si vede qual messe
-si raccoglieva allora nel commercio. Morì questo ricco mercante,
-lasciando un'unica sua figlia erede. Questa era una giovine molto
-bella e ancora più gentile, graziosa e amabile. Fu maritata in Milano
-al signor Ermes Visconti, nobilissimo e ricchissimo, che la lasciò
-giovine e vedova senza successione. Sposò poi un savoiardo, monsieur
-di Celan, uomo degno e benestante; ed essa, dopo qualche tempo, fuggì
-dal marito e portò seco gioie e denari. Si recò a Pavia, e abitò in
-casa di Ascanio Lonate, suo parente, ed era in Pavia corteggiata da
-ogni ceto di persone. Passò indi a Milano. Il signor di Massino,
-che era venuto dalla Spagna col duca di Borbone, amava madama di
-Celan; il conte di Gaiazzo era pure nel novero dei suoi adoratori,
-e quest'ultimo era preferito; per lo che sdegnato, il Massino la
-abbandonò, nè si conteneva di sparlare di lei. Ella, di ciò informata,
-determinò di vendicarsi colla di lui morte, e animò il Gaiazzo a
-meritarsi sempre più l'amor suo coll'eseguirla. L'amante non si oppose,
-temporeggiò, lasciava sperare, ma non volle eseguire il delitto. La
-Celan, doppiamente sdegnata, cercò di mettere la bellezza a prezzo
-di un omicidio, e don Pedro de Cardono, figlio del conte Collinsan,
-giovine valente, accettò il crudel partito, e uccise Massino. Il duca
-di Borbone volle che non rimanesse impunito l'atroce fatto. Madama
-di Celan fu imprigionata nel castello, regolarmente processata e
-conosciuta rea; una sera il capitano di giustizia andò in castello con
-un sacerdote e due monache, le annunziò la morte; essa chiese se con
-denari si potesse salvarla, e le fu risposto che tutto l'oro del mondo
-non lo poteva. Le fu troncata la testa sul rivellino del castello, indi
-nella chiesa di San Francesco stette esposta, e pareva che fosse viva.
-Svegliò molta compassione.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVI.
-
-_Congresso in Bologna per la pace. Incoronazione di Carlo V. Nuovo
-congresso di Bologna. Matrimonio del duca Francesco II, e sua morte,
-per cui cessa la linea sforzesca._
-
-
-Eccoci, dopo tanti disastri, ad un'epoca apportatrice di pace alla
-desolata Italia, e ridente foriera di più tranquilli tempi per la
-nostra patria. Questo è il congresso apertosi in Bologna tra il
-pontefice e Carlo V. Recossi pertanto a Bologna sul finire di ottobre
-Clemente VII, col collegio de' cardinali, affine di maggiormente
-condecorare la solennità del congresso, e di assistere in séguito
-all'incoronazione dell'imperatore; e nel dì 5 novembre vi entrò
-l'imperatore Carlo V. Prese egli alloggio nel palazzo del legato,
-dove abitava il pontefice. Francesco II Sforza, duca di Milano (cui
-quest'anno medesimo era mancato il fratello Massimiliano, morto
-in Parigi in età di anni trentanove), da Cremona, ove soggiornava,
-giunse egli pure in Bologna il giorno 22 di novembre, sì mal concio
-di salute, che destava compassione in chi lo vedeva. Presentossi
-il duca all'imperatore, e modestamente restituì a Carlo V il salvo
-condotto che gli aveva spedito, nobilmente dichiarando che egli non
-cercava miglior sicurezza che l'equità di Cesare e l'innocenza sua.
-Fece cadere ogni colpa sul morto marchese di Pescara. Carlo V amava di
-rendere fausta questa solennità, e farne l'epoca della pace d'Italia.
-Il papa, i Veneziani lo persuadevano a ciò. Il solo Antonio de Leyva
-incessantemente ne sconsigliava l'imperatore. Il Leyva poteva tutto
-nel milanese finchè duravano le ostilità; cedendolo al duca Francesco,
-era terminato il potere. Inoltre, dopo molti anni di condotta ostile,
-era il Leyva male animato contro lo Sforza, e fors'anco gli era
-insopportabile il duca, non pel male che ne avesse ricevuto, ma pel
-gran male che sapeva di avergli fatto; il che rende assai più difficile
-una sincera riconciliazione. Il Sepulveda espone tutti gli argomenti
-del Leyva per distogliere l'imperatore dalla pace[144].
-
-Mentre questi alti affari si trattavano in Bologna, il celebre Girolamo
-Morone, essendo passato in Toscana onde unirsi coll'esercito pontificio
-alla spedizione di Firenze in favore dei Medici, cessò di vivere in
-San Casciano, il giorno 15 dicembre, in età di anni cinquantanove.
-Egli fu onorato dal duca Massimiliano del titolo di conte di Lecco. Fu
-commissario generale dell'esercito cesareo in Italia, creato da Carlo
-V. Fu ambasciatore a Leone X e a Clemente VII, il quale promosse il di
-lui figlio Giovanni al vescovado di Modena. Era uomo di molto ingegno,
-ed elegante scrittore latino[145]. Non ostante la pertinace oppositione
-del Leyva, dopo lunghe discussioni, fu la pace conchiusa il 25 dicembre
-del 1529 tra l'imperatore Carlo V, il papa Clemente VII, la repubblica
-di Venezia, Francesco II Sforza duca di Milano, il duca di Savoia, i
-marchesi di Monferrato e di Mantova, lasciando pur luogo di entrarvi
-ad Alfonso duca di Ferrara. Nello stesso giorno, essendosi Francesco II
-Sforza abbandonato alla clemenza dell'Imperatore, ottenne da questi la
-conferma dell'investitura del ducato di Milano, a patto che gli pagasse
-entro un anno ducati quattrocentomila, e nei dieci anni consecutivi
-cinquantamila ogni anno[146], «restando in mano di cesare Como ed il
-castel di Milano, i quali si obbligò a consegnare a Francesco come
-fussero fatti i pagamenti del primo anno[147].
-
-Valse finalmente a calmare le ire e l'animosità del Leyva contro lo
-Sforza la munificenza di cesare, che gli assegnò in feudo la città di
-Pavia e la contea di Monza, colla dipendenza dal duca Francesco II;
-donazione confermata in appresso dallo Sforza con diploma segnato in
-Vigevano il 6 febbraio 1531.
-
-Sollecitato l'imperatore Carlo V di restituirsi in Germania, volle che
-seguisse la solenne incoronazione, uno dei principali oggetti della
-sua venuta. Quindi il 24 febbraio fu incoronato colla massima pompa in
-Bologna da papa Clemente VII, che era stato poco prima suo prigioniero.
-In séguito definì le contestazioni tra il papa e l'Estense, confermando
-a questo principe il ducato di Modena e Reggio, e ordinando che per
-Ferrara il papa gli confermasse la investitura, mediante lo sborso di
-centomila ducati[148]. Sentenziò che il duca d'Urbino fosse restituito
-al possesso dei suoi Stati, e per metter fine alle turbolenze toscane,
-sottopose quella repubblica alla sovranità di Alessandro de' Medici.
-Partì da Bologna verso la fine di marzo. Nel passar da Mantova decorò
-il marchese Federico Gonzaga del titolo di duca.
-
-Terminato il congresso di Bologna, il duca Francesco Sforza si restituì
-pure ne' suoi Stati, donde in settembre si recò a Venezia per alcune
-pratiche tendenti a conservare il beneficio della pace; ma ben tosto
-ritornò. Rivoltosi alla interiore sistemazione dello Stato, diè nuova
-forma al senato, elesse abili magistrati, e soprattutto un abilissimo
-capitano di giustizia, Giovanni Battista Speziano, per opera del quale
-i malviventi sgombrarono le strade, e divenne sicuro il trasporto delle
-derrate; il che anche contribuì a ricondurre l'abbondanza. Ma tale
-era la spopolazione delle terre che dice il Burigozzo[149], «fu tanta
-quantità di lupi su per lo paese, che era una cosa granda, e fazevano
-tanto male in amazare persone, zoè puttini e donne, che quaxi se temeva
-a andare in volta, se non erano 3 ò 4 persone insema, tanto era el
-terror de questi lupi; et questa non era maraviglia, perchè nelle ville
-erano mancade le persone». Ciò si conferma dal Bugati[150], dicendo che
-que' «lupi voraci fin dentro de' borghi della città entravano.... Cosa
-veramente crudele! imperocchè queste fere per la peste e per la guerra
-(nelle quali periva gente assai) tanto familiare s'havevano fatto la
-carne umana, che poi non trovandone, fecero cose grandi per divorarne,
-come assaltar gli uomini armati, cavar dalle culle e dalle braccia
-delle madri i fanciulli, ec.»
-
-(1531) Sul principio del 1531 riuscì al duca Francesco Sforza, mediante
-il raddoppiamento delle imposizioni, di pagare a cesare la convenuta
-prima annata di quattrocentomila ducati per cui gli vennero consegnati
-il castello di Milano e quello di Como. Ma quasi non bastassero
-all'oppressione de' sudditi gli sforzi che avea dovuto fare il duca per
-approntare quel primo gravosissimo sborso, sopraggiunse la guerra della
-Valtellina, della quale fu cagione l'occupazione di Chiavenna fatta
-da Gian Giacomo Medici, di già padrone di Musso e di Lecco. Perciò lo
-Sforza fu necessitato di ricorrere a nuovi aggravii; onde, come attesta
-il Burigozzo[151], il giorno 20 giugno «s'imposero alla macina soldi 50
-per moggio, e soldi 32 per ogni brenta di vino; e ciò oltre il solito
-tributo; per lo che un moggio di grano per essere macinato pagava lire
-cinque». Questa nuova gabella eccitò una tale turbolenza nella plebe
-di Cremona, che, impugnatesi le armi, furon uccisi molti di quelli
-che presedevano al governo della città. Accorsero a tempo in sussidio
-del castellano Paolo Lonato alcune truppe spedite da Milano, le quali
-sedarono il tumulto, e col supplizio di cinque dei più sediziosi
-l'ammutinamento ebbe fine. (1532) Ma non così presto cedette il Medici
-alle sue usurpazioni, mentre potè resistere valorosamente per più mesi;
-e finalmente dopo l'uccisione di Gabriele suo fratello, e di Luigi
-Borserio, che comandava le sue navi armate, ottenne ancora dal debole
-duca il perdono di tutti i trascorsi, trentacinquemila scudi d'oro in
-compenso delle fortezze che andava a cedere, e la concessione di un
-feudo di non minor reddito di scudi mille: ed ebbe poi Marignano col
-titolo di marchese. Dopo quest'accordo, il Medici, nel mese di marzo
-1532, si ritirò nel Vercellese. Il castello di Musso, ricovero ed asilo
-del prepotente Medici, fu demolito[152].
-
-L'imperatore Carlo V, informato che Francesco re di Francia non aveva
-deposte le mire di riacquistare lo Stato di Milano, si determinò
-di ritornare in Italia per stabilirvi una lega valevole a frenare
-qualunque improvviso tentativo. Appena infatti ebbe egli liberata
-Vienna da una minacciosa invasione dei Turchi, giunse, per la via del
-Friuli, il 7 novembre, in Mantova, dove splendidamente fu trattenuto
-per più giorni dal duca Federigo. Vi accorsero sollecitamente ad
-ossequiare l'augusto Carlo, oltre Alfonso duca di Ferrara, Francesco
-Sforza duca di Milano, il duca di Albania, Alessandro de' Medici
-ed altri principi ed ambasciatori, i quali poscia lo compagnarono
-alla volta di Bologna, nella quale città trovò giunto poco innanzi
-il pontefice. Nel nuovo congresso si trattò infruttuosamente della
-convocazione di un generale concilio; infruttuosamente pure instò
-cesare che fosse data in moglie al duca di Milano Caterina de' Medici,
-figlia legittima di Lorenzo il Giovane, e quindi nipote del papa,
-mentre Clemente VII ricusò di aderirvi, persistendo nelle pratiche
-già intraprese, e non ignote all'imperatore, d'imparentarsi per di
-lui mezzo col re di Francia, dandola in isposa al duca d'Orleans, suo
-secondogenito. (1533) Riuscì soltanto a conchiudere, non ostante il
-dissenso de' Veneziani, la proposta lega co' principi d'Italia, la qual
-fu pubblicata l'anno 1533, nel giorno 24 di febbraio. I principali
-interessati In questa lega furono, oltre l'imperatore, il sommo
-pontefice Clemente VII, Ferdinando re de' Romani, Francesco II Sforza
-duca di Milano, Alfonso d'Este duca di Ferrara, i Genovesi, i Sanesi
-ed i Lucchesi; come anco il duca di Savoia, il duca di Mantova, e
-tacitamente pure i Fiorentini. Per ciascuna delle parti fu stabilito un
-proporzionato contribuito a mantenimento di un esercito sociale, di cui
-si elesse general capitano il celebre Antonio de Leyva, fissando la sua
-ordinaria residenza in Milano. Pochi giorni dopo la conclusione della
-lega, l'augusto Carlo, accompagnato dal duca Francesco Sforza, visitò
-Milano con grande comitiva; e dopo la dimora di quattro giorni, il 14
-marzo, passò a Genova per ritornarsene nelle Spagne[153]. Quanto poca
-sicura fosse la fede nuovamente giurata dai collegati, e provato dal
-contegno del pontefice, principale tra essi; mentre appena fu tornato
-da Bologna a Roma, si determinò, _senza verun riguardo all'alta sua
-dignità_[154], di portarsi a Nizza, indi in Marsiglia, per conferire
-col re Francesco I, ed ivi conchiudere, come fece, il matrimonio
-di Caterina de' Medici con Enrico duca d'Orleans, secondogenito del
-re. «Così Clemente, bilanciandosi accortamente fra le contese di due
-grandi emuli che sconvolgevano l'Europa, senza dichiararsi amico o
-nemico d'alcun di loro, li faceva servire all'ingrandimento della sua
-famiglia, coglieva le occasioni, non si esponeva alle vicende, non
-dimenticava il sacco di Roma». Tali sono i sentimenti coi quali termina
-questo punto di storia un vivente scrittore nel tomo III di un suo
-inedito manoscritto, che abbiamo altrove annunciato[155].
-
-Nel corso di quest'anno 1533 accadde in Milano un'atrocità che non
-inopportunamente si vuol qui registrare. Un gentiluomo milanese,
-della famiglia dei Maravigli[156], erasi stabilito in Francia sino dal
-regno di Luigi XII, e vi si era arricchito servendo quel monarca e il
-successore Francesco I. Egli era zio del gran-cancelliere Francesco
-Taverna, cui vedemmo sostituito al Moroni. Taverna andò per commissione
-in Francia; e trovandosi a Fontainebleau col re, si concertò che
-questi facesse risedere in Milano un suo ministro, il che sarebbe
-stato di genio del duca e di utilità al re, al quale non poteva essere
-indifferente il vegliare sull'Italia. Questa proposizione piacque
-a Francesco I, e, inoltrandosi per eseguirla, sì conchiuse che non
-convenisse, per non insospettire Carlo V, nè spedire un francese nè
-dargli uno scoperto carattere ministeriale. Maraviglia venne proposto,
-non potendo essere misterioso il ritorno suo nella patria, e si stabilì
-ch'egli verrebbe munito di doppie lettere, che le credenziali le
-conserverebbe secrete e soltanto mostrabili all'occasione, e le lettere
-da palesarsi sarebbero di semplice raccomandazione del re al duca. Ciò
-fermato, e assegnato lo stipendio al Maraviglia, venne questi a Milano.
-Egli vi si presentò con uno splendore pomposissimo. Vedevasi usare alla
-famigliare col duca; sempre alla corte, sempre in sua compagnia in ogni
-festa o divertimento. L'imperatore ne fu avvisato; ne chiese conto al
-duca, il quale, sebbene gli facesse comunicare le lettere visibili di
-raccomandazione, non potè tuttavia togliergli dalla mente il sospetto
-di una nuova fellonia. Un gentiluomo di camera del duca, della famiglia
-Castiglioni, vedendo il Maraviglia con sommo fasto e corredo passare in
-compagnia del duca, voltosi ad un domestico del Maraviglia, lo investì
-con parole insultanti il suo padrone. Nacque un alterco, e passato che
-fu il duca, stavasi per venire alle mani fra i domestici d'una parte e
-dell'altra. S'interposero alcuni cavalieri. Castiglione negò di aver
-detta veruna ingiuria, e Maraviglia ne rimase soddisfatto. Il duca
-comandò che non se ne parlasse più. Ma il Castiglione si pose a passare
-più volte innanzi al palazzo del Maraviglia accompagnato da un branco
-di bravi, coll'opera de' quali una sera attaccò e pose in fuga cinque
-domestici del Maraviglia. Questi ebbe ricorso al giudice, che promise
-pronta giustizia, e nulla fece. Castiglione comparve nuovamente ad
-offendere i domestici del Maraviglia, i quali, prevenuti e armati, si
-difesero, sì che il Castiglione rimase morto sulla strada. La mattina
-seguente, che fu un venerdì, giorno 4 di luglio, lo stesso giudice
-che non aveva voluto prevenire il male, viene, conduce prigione il
-Maraviglia co' suoi, e pone i domestici alla tortura senza risparmiar
-nemmeno un povero vecchio sordo, di ottant'anni. La domenica notte
-va il giudice dal Maraviglia, gli fa troncar la testa nel carcere, e
-fa esporre il di lui corpo il lunedì mattina 7 luglio sulla pubblica
-piazza. Un parente del Maraviglia corre in Francia, ed avvisa il re
-dell'insulto fattogli nel suo ministro. Sembra che il duca, sempre
-sotto gli occhi e la sorveglianza di Antonio de Leyva, non potesse
-sopportare la meschina figura che faceva, e cercasse pure qualche mezzo
-per liberarsi da sì umiliante condizione; e a ciò debba attribuirsi la
-brama di avere un ministro del re di Francia, col quale all'occasione
-prendere un concerto; ma inopportunamente velatasi la cosa, siasi il
-duca ridotto al miserabile partito di tradire atrocemente il dovere
-più sacro affine di disarmare lo sdegno dell'imperatore[157]. Infatti
-Francesco I ne fece altissime querele presso tutte le corti d'Europa, e
-Carlo V, contento della condotta dello Sforza, decise di stringere seco
-lui parentado con dargli una sua nipote in isposa.
-
-Le nozze del nostro duca erano desiderate, per opposti interessi, da
-tutti i membri della lega: dai principi italiani, perchè il ducato
-non ricadesse al fisco imperiale, come avrebbe dovuto per i patti
-dell'investitura quando fosse morto il duca senza successione maschile;
-da Carlo V per rendersi più dipendente lo Sforza, e per isventare i
-disegni del re di Francia, in cui scorgeva non per anco deposto il
-pensiero di appropriarsi quello Stato. Parve a cesare opportuno a tal
-uopo li matrimonio di Cristina o Cristierna, figlia del re Cristierno
-II di Danimarca e di Elisabetta d'Austria, e perciò nipote di Carlo V,
-fratello di Elisabetta. Le nozze appena proposte, furono conchiuse;
-e il conte Massimiliano Stampa fu spedito da Francesco Sforza a
-Brusselles ad isposare in suo nome la principessa Cristina. (1534)
-Nella primavera dell'anno seguente la sposa reale si pose in viaggio
-alla volta di Milano; e la città, benchè ridotta a grande inopia, fece
-ogni sforzo per manifestare con magnificenza di apparati la comandata
-allegrezza. La duchessa Cristina fece il suo solenne ingresso in Milano
-nella domenica, giorno 3 di maggio, e non nel mese d'aprile, come
-scrisse il Muratori[158]. Ne riporterò la descrizione del Burigozzo,
-che ne fu testimonio[159]. «A dì 3 may, in dominica, circa a 21 hora,
-fexe la entrata la duchessa nostra de Milano, e fu in questo modo:
-Rivata che fu ditta duchessa, andò nel monastero de Santo Eustorgio, e
-lì stette fino a hora debita, che fu pox el vespero del Domo. Finito
-el dito vespero, congregato tutta la gierexia nel Domo, se comenzò a
-partirse verso porta Ticinese, e rivati li signori Ordenari alla porta
-della città, comenzò el trionfo a passare dentro, e avviarse verso el
-Domo, et prima dui gran maggiori a cavallo, vestiti di veluto negro, e
-poi seguitando ona compagnia grossa de milanexi, quasi tutti vestiti de
-turchino con la banda turchina, poi un'altra compagnia con li armaroli
-tutti in punto, e bella gente, e ben armati, con sua banda verde,
-et erano queste due compagnie circa 400. Da poi uno numero grande
-de signori, tutti a cavallo, a dui, a quattro passando, in punto più
-l'uno che l'altro. Poi numero sei squadre di trombetti, qual sonavano a
-loco e tempo. Poi una compagnia di gentil homeni de grandi de Milano,
-tutti vestiti de bianco, con el suo penaggio biancho e la sua pieba
-in mano; questi non havevano banda nessuna, se non li soy tamburi,
-tutti vestiti de bianco, quali feveno un vedere troppo maraviglioso, ed
-erano a numero circha 200. Poi la guardia del signor Antonio de Leiva,
-sì lui, come anchora 8 gran maggiori. De poi el baldachino, portato
-da dottori, qual erano in gran numero apparati per portare tal cosa,
-sotto el qual baldachino ghera l'illustrissima duchessa, tutta vestita
-de brocato d'oro e alla franzetta; e apresso da lei ghera el cardinal
-de Mantova[160]. Per staffieri de sua excellentia gherano 12 conti de'
-primi della città nostra, vestiti de veluto fodrato de brocato d'oro
-recamato, con le sue barette con le penne dentro, che ciascheduno
-de loro parevano un imperatore, e questi tali stavano appresso alla
-persona de sua excellentia, talchè parea che sua excellentia fosse in
-un boscho in mezzo de quelli baroni, per quelli penaggi bianchi tanto
-grandi qual'havevano. Della bellezza de sua excellentia veramente e
-più gera divina che umana, ma de pocha ettade. Poi seguitava el signor
-presidente con altri episcopi e senatori, e molti altri gentil homeni,
-e così rivando alla piazza del castello fu tirata l'artellaria de
-allegrezza, ma innanzi che andasse in castello andò prima in Domo,
-e già era retorenata la gierezia al Domo, e li la receptorno nella
-ecclesia del Domo, dandogli la pase, con le orazioni solite. E così
-se partì e andò al castello, e li restò, et el castello tirò gran
-artellaria». Giunta la principessa al castello, le venne stentatamente
-incontro il duca sposo, che appena reggevasi col bastone in piedi,
-aspetto poco gradevole per una giovane di quindici anni. Il successivo
-silenzio de' nostri cronisti, soliti a tener registro de' più minuti
-fatti, ci lascia congetturare abbastanza l'infelicità di queste nozze.
-
-Al volgere di quest'anno avvenne la morte del papa Clemente VII, del
-quale abbiamo più volte parlato. Il di lui carattere fu descritto
-con imparzialità storica dal Guicciardini e dal Muratori[161]. Gli
-succedette il cardinale Alessandro Farnese, eletto il 12 ottobre,
-col nomo di Paolo III. (1535) Da questo tempo fin quasi al termine
-dell'anno 1535 nulla ci somministra la nostra storia che meriti di
-essere riferito, fuorchè la perdita immatura e deplorabile per questi
-Stati del duca Francesco II, il quale morì di consunzione nella notte
-del 1.º novembre, essendo in età di anni quarantatre[162]. Principe
-di cui gli scrittori ci lasciarono onorevole memoria per l'ingegno,
-la perspicacità e la bontà del suo carattere. L'avversa sua sorte
-non gli diè tempo nè mezzi di tramandare ai posteri alcun illustre
-monumento. Ben è vero che tutti i principi nelle sciagure si mostrano
-buoni, singolarmente allorchè sperano di veder cangiato l'aspetto delle
-cose col mezzo della pubblica opinione. Quest'infelice principe, nella
-tenera età di otto anni, vide rovinata la corte paterna, prigioniero
-suo padre, sè stesso esule dalla patria e costretto a procacciarsi un
-asilo in Alemagna. Ritornato in patria dopo dodici anni di esilio, vi
-passò tre anni sotto il dispotismo del fratello sospettosissimo, col
-soffrire la umiliante militar protezione degli Svizzeri. Scacciato
-nuovamente dalla patria, ricominciò un secondo esilio per sette anni,
-che terminò poi all'età di trent'anni, allorchè assunse il titolo
-di duca, titolo che dovea rendere amarissime le sciagure proprie
-e de' sudditi alle quali, mancando egli di forze e di denaro, non
-potè rimediare. Terminò con questo sventurato principe, morto senza
-successione, la grandezza della casa Sforza, che nel periodo di
-ottantacinque anni ebbe principio e fine. Una imperatrice e due regine
-nacquero da questa famiglia. L'imperatrice fu Bianca Maria Sforza,
-figlia del duca Galeazzo Maria, e moglie dell'imperatore Massimiliano;
-regina di Napoli fu Ippolita Maria Sforza, figlia del duca Francesco
-I e moglie del re Alfonso II; e regina di Polonia, Bona Sforza, figlia
-del duca Giovanni Galeazzo e moglie del re Sigismondo. Sei duchi Sforza
-ebbero la signoria di Milano e del suo Stato; due dei quali, il primo
-cioè e l'ultimo, morirono pacificamente, e gli altri terminarono la
-loro vita trucidati o avvelenati o prigionieri in Francia. Osservai
-nel tomo I[163] come otto de' dodici Visconti miseramente perirono;
-osserviam ora che quattro de' sei Sforzeschi finirono con non minore
-infelicità. Appena di tre principi uno potè terminare i suoi giorni
-in pace tanto nella discendenza Visconti, quanto in quella degli
-Sforzeschi. Ora mi si dica se è poi tanto invidiabile la sorte de'
-grandi, e se abbiano torto i saggi di ogni età di dare il nome di aurea
-alla mediocrità della fortuna, lontana ugualmente dalla inopia che
-dall'ambiziosa grandezza!
-
-Al conte Massimiliano Stampa, castellano del castello di Milano, fu
-dato l'incarico delle disposizioni per le solenni esequie del defunto
-duca Francesco; e a cagione degli apparati da farsi nella metropolitana
-fu mestieri il differirle sino al 19 di novembre stesso. Intanto il
-cadavero dello Sforza, chiuso in una cassa coperta di velluto nero,
-fu di notte trasportato dal castello al Duomo, coll'accompagnamento
-di tutto il clero metropolitano, e riposto in luogo appartato finchè
-fossero celebrati i solenni suffragi; dopo de' quali il di lui
-sarcofago, ornato alla ducale, venne collocato nella metropolitana
-suddetta nel sito dov'era quello di Gastone di Foix, vale a dire fra
-i pensili avelli de' duchi suoi predecessori. Per dare un'idea dei
-costumi di quei tempi anche nelle pompe funebri, penso che non sarà
-discaro il leggere qui l'esatta descrizione del funebre trasporto
-del duca Francesco Sforza, stesa dal nostro Burigozzo[164]. «1535, a
-dì 19 novembre, furon fatte le exequie di sua excellentia, e furono
-fatte a questo modo. Prima la strata fu dal castello al Domo per la
-strata dritta, zoè dalla contrà del Majno a Santo Nazaro Pietra Santa,
-e verso Santa Maria Segreta, e al Cordusco insino alla Doana, e poi
-dalla Dovana al Domo. Questo è quanto alla strata: seguita l'hordene.
-Prima numero grande de croci de legno, poi mille poveri, tutti con
-el capuzino negro e la torgia in mane, con uno ducal pento in carte,
-attacado alla torgia, e andavano a dui a dui, poi li frati prima de
-Santo Ieronimo, poi li altri ordeni de frati secondo el suo ordene, et
-al fin de questi venne la fameia de tutta la corte, quali erano vestiti
-de negro, el numero de quali fu grando, e questi tali avevano mantello
-negro. Poi seguitò le abazie con le canoniche de Milano. Finido questi,
-venne li offiziali de sua excellentia, zoè li grandi con el capuzo
-in testa, e tutti havevano le veste longhe a terra, cosa grande da
-vedere, el numero de quali fu grandissimo, et tutti andavano a dui a
-dui. Poi venne la ecclesia del Domo, zoè li vegioni e le vegione, poi
-li capellani, poi li mazachonisi, di poi li sacristani, poi li signori
-Ordenarii, e poi li lectori, e qui finisce la gierexia. Poi seguitò
-un giovinetto gentilhomo, tutto vestito de voluto negro, et haveva
-una spada bellissima aposata alla sua spalla. Dredo a questo un altro
-giovinetto, vestito simile al primo e lui e il cavallo, et haveva
-un bastono in mano tutto indorato. Poi seguitò li cortesani de sua
-excellentia, quali tutti, con le veste negra a terra, con la gran coda
-e el capuzo in testa, tutti a dui a dui, el numero de quali fu assai.
-All'ultimo di questi venne la sua guardia de Lanzinechi, vestiti de
-negro, tutti in zupon, con le sue alebarde in spalla. Poi qui li era la
-mula di sua excellentia, tutta coperta de veluto negro a terra con li
-stafferi, come se propriamente li fosse stato sua excellentia, ma non
-li era se non la mula vòta. Poi seguitò la guardia de cavalli legeri
-a piedi, però con le sue zanette in spalla, e questi tali havevano
-uno manto negro in dosso. Da poi seguita el corpo de sua excellentia,
-ma non però che fosse el suo corpo, perchè non fu possibile poterlo
-conservare insina a tanto, e per questo fu fatta una imagine a sua
-similitudine; e quello fu fatto a tale effetto, era vestito de brocato
-d'oro rizzo, soprarizzo, lungo a terra, fodrato di pelle di gran
-valore, haveva uno saio de veluto cremero, un saion de raso cremexi,
-un paro de calze de scarlato, con le scarpe de veluto cremexi, con
-una bacchetta in mane, et haveva la baretta duchale in testa, qual
-baretta era bizara, e fu portata la sua persona quatada de brocato
-sotto el balduchino de tela d'oro, e questo balduchino, sì ancora sua
-excellentia, fu portata dalli dottori dell'una e l'altra legge. Da poi
-questo venno li condizionati signori. Prima el signor Joan Paolo Sforza
-suo fratello, el signor Antonio de Leiva, li signori ambasciatori sì
-de Veneziani, sì delle altre signorie, poi uno numero grande de altri
-signori, che numerare non se potevano, pur tutti questi tali con le
-veste a terra negre, et a questo modo fu finito le esequie de sua
-excellentia». Il capitano generale Antonio de Leyva prese il possesso
-dello Stato di Milano, in nome dell'imperatore.
-
-Circa questo tempo ebbero origine o incremento varie religiose
-instituzioni nella nostra città. Certo frate Bono di Cremona, dopo
-di avere introdotte le orazioni dalle Quarant'Ore, diede principio
-allo stabilimento del ricovero delle donne convertite, detto di Santa
-Valeria, col mezzo di questue da lui fatte. Dipoi l'autorità pubblica
-se ne ingerì improvvidamente, e si ha memoria di un decreto del senato
-dell'anno 1561, prescrivente che, se una convertita di Santa Valeria
-fuggisse, ovvero tentasse di fuggire, dovesse quella essere bollata
-in fronte con un ferro infuocato[165]. Cominciarono pure a farsi
-maggiormente conoscere i nuovi Cherici regolari, instituiti verso
-il 1526, e che dal ricovero di San Barnaba, stato loro concesso nel
-1538, si dissero poi Barnabiti[166]; ed inoltre una nuova associazione
-di zitelle, che si chiamavano Dimesse, e furon dette in séguito le
-Angeliche. Il Burigozzo così ne scrive[167]: «Si vedono certi preti con
-abito abietto, con una berretta tonda in testa, e tutti senza capelli
-e tutti vestiti a un modo, vanno con la testa bassa et habitano tutti
-in sema verso Sant'Ambrosio (loro primo ricetto), e lì dicono che
-fanno li suoi offizi, e lì viveno de compagnia, e sono tutti gioveni.
-Poi un'altra compagnia de giovinette, qual ghe dicono Dimesse, vanno
-alla cerca certi dì della septimana a certi suoi lochi, et vanno mal
-vestite, con un patelazzo di lino in testa, la testa bassa, serrate
-dinanzi sino sotto la gola, senza ornamento nessuno; attorno vanno per
-Milano 4 e 6 alla volta, però con una compagnia di una o do vegette
-dredo, et vanno con el volto descoperto: e queste tal compagnie sì de
-preti sì de queste putte, pare che sia capo una contessa, qual ghe
-dicono la contessa de Guastalla». Infatti la contessa di Guastalla
-Lodovica Torella beneficò largamente i Barnabiti, fece fabbricare colla
-spesa di ottantamila scudi d'oro l'insigne monastero di San Paolo per
-le sue Dimesse, che cominciarono ad abitarvi nel 1535[168], e diciotto
-anni dopo si ridussero a clausura con disgusto della fondatrice; e
-successivamente fondò, nel 1542, il monastero del Crocifisso per le
-Convertite, e nel 1557 il collegio per l'educazione di nobili povere
-fanciulle, detto della Guastalla, dallo stato di questo nome ch'essa
-avea ereditato dal suo padre Achille Torello, e che vendette al
-principe don Ferrante Gonzaga per convertirne il prezzo in siffatte pie
-beneficenze.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVII.
-
-_Tentativi e progetti per la successione nel ducato di Milano.
-Congresso di Nizza, pace di Crespy, morte del duca d'Orleans,
-dichiarato da cesare duca di Milano._
-
-
-(1535) Dopo la morte del duca Francesco II Sforza, Giovanni Paolo
-Sforza, marchese di Caravaggio, figlio naturale del duca Lodovico e
-fratello del duca defunto, consigliato da molti amici, cavalcò per le
-poste alla volta di Roma, affine di impegnare il papa presso cesare ed
-ottenerne il ducato di Milano. Il diritto di successione avea in esso
-minori ostacoli di quello che allegò in suo favore il primo Sforza, di
-essere cioè marito di una figlia naturale di Filippo Maria Visconti.
-Ma il marchese di Caravaggio era in tutto sfornito dell'alto presidio
-della gloria militare di Francesco Sforza. Ben è vero che gl'interessi
-del pontefice, de' Veneziani e de' Toscani consigliavano di dar opera
-che il ducato di Milano non cadesse nel dominio di cesare, già sovrano
-del regno di Napoli e di tant'altra parte del mondo. La Francia avrebbe
-forse appoggiata una tal successione, disperando di avere per sè il
-milanese; «ma passando (Giampaolo) gli Appennini, fu assalito da un
-velenoso flusso, che gli tolse la vita[169]. Il conte Massimiliano
-Stampa, castellano, fu spedito con altri deputati all'imperatore,
-affine di riconoscerlo a nome della città e dello Stato per loro
-sovrano, sì per le ragioni dell'Impero, come per commissione del
-defunto duca. Cesare benignamente li accolse; diede il marchesato di
-Soncino al conte Stampa, lo confermò castellano, e dichiarò il principe
-d'Ascoli Antonio de Leyva suo luogotenente e governatore generale del
-milanese. Questo cesareo rescritto giunse in Milano il 27 novembre
-1535.
-
-In quel torno di tempo era approdato a Napoli l'imperatore dopo la
-gloriosa impresa di Tunisi, in cui vinse Barbarossa, terrore del
-Mediterraneo, e ripose sul trono Muley Assan, che Barbarossa avea
-deposto per regnare in sua vece. Presso di Carlo V era ambasciatore
-di Francia il signor di Velly, il quale, spenta che fu la linea
-de' Sforzeschi, intraprese a negoziare coll'imperatore, acciocchè
-investisse del ducato di Milano il figlio secondogenito del re
-Francesco I, duca d'Orleans, discendente dalla Valentina dal lato della
-regina Claudia, sua madre e figlia di Lodovico XII. Chiedendosi il
-ducato per il duca d'Orleans non si destava inquietudine tra' principi
-italiani, i quali si sarebbero sgomentati invece se, chiedendosi
-pel delfino, si riunisse al regno di Francia. Il duca d'Orleans avea
-sposata Caterina de' Medici, unica legittima di quella famiglia. Il
-re proponeva che rinunzierebbe alle sue ragioni sopra la Toscana e
-il ducato d'Urbino. Carlo V tenne accortamente a bada il progetto:
-più volte sembrò giunto il momento per concludere, ma rinascevano
-poi nuove difficoltà. Ora voleva far duca di Milano il terzogenito
-del re, duca d'Angoulème, e il re non voleva far torto al secondo.
-L'imperatore insisteva sul pericolo che, morendo il delfino, il
-milanese s'incorporasse alla corona di Francia; cedeva finalmente e
-s'accontentava del duca d'Orleans, a condizione che Francesco I facesse
-ritornare nella Chiesa cattolica Enrico VII, re d'Inghilterra, poi
-che rinunciasse ad ogni pretensione come successore della Valentina, e
-puramente riconoscesse il ducato dalla investitura imperiale. Inoltre
-Carlo V pose in campo il re di Portogallo Giovanni III, suo cognato,
-a chiedere il ducato di Milano per l'infante don Luigi suo fratello.
-Insomma quando pareva che mancasse un filo al compimento, destramente
-nasceva un motivo impensato di nuova trattativa. Si voleva che
-Francesco I rompesse il matrimonio progettato fra una principessa della
-casa di Vandome ed il re di Scozia, dandogli in di lei vece la duchessa
-vedova di Milano, nipote di Carlo V. Il minuto racconto di questi
-raggiri si può leggere nelle Memorie di Langey[170], che ebbe parte, e
-soprattutto Gaillard[171].
-
-Francesco I frattanto, cui adombrava l'irresoluzione di Carlo
-V, ed anche per vendicare l'affronto fattogli nella persona del
-Maraviglia, sul cadere del 1535 trovò maniera di aprire la strada
-alla spedizione delle sue armate in Lombardia. (1536) Nel mese
-di marzo del 1536 l'ammiraglio Filippo Chabot de Brion entrò nel
-Piemonte con ottocentodieci lance, mille uomini di cavalleria leggera,
-e ventitremila fantaccini francesi. Il duca di Savoia, alleato
-dell'imperatore, abbandonò Torino, si ritirò a Vercelli, spedì la
-moglie e il figlio a Milano, e i Francesi s'impadronirono di tutto
-il paese sino alla Sesia[172]. Intesa da Carlo V in Napoli la nuova
-impensata di questa irruzione, lasciò le feste colà principiate
-per lo sposalizio da lui finalmente accordato della principessa
-Margherita sua figlia con Alessandro de' Medici, duca di Firenze, e
-si trasferì a Roma, ove giunse il 6 di aprile. Ivi erano il signor
-Velly, ambasciatore francese, che lo seguiva, e il vescovo di Maçon,
-ambasciator francese presso del papa. Carlo V entrò nella sala del
-concistoro, dove erano radunati i cardinali aspettando il papa. Il
-papa fece pregare l'imperatore d'entrare da lui, ma Carlo V rispose
-che voleva ivi aspettare il santo padre, il quale tosto comparve col
-numeroso suo corteggio. L'imperatore disse che aveva cose premurose
-da esporre in presenza del sacro collegio; il papa voleva che tutti
-uscissero, trattine i cardinali. «No, disse cesare, ciascuno rimanga:
-bramo che il mondo tutto sappia quello ch'io sono per dire». Poi prese
-a tessere la storia della condotta di Francesco I, la prigionia di
-lui, la moderazione propria, il trattato di Madrid, la mancanza totale
-di fede, la sfida e il rifiuto del re. Mostrò la uniforme costanza di
-rettitudine e fede dal canto proprio, dipinse la insidiosa e subdola
-politica del re; ricordò il vano pretesto dell'invasione nel milanese
-per il supposto carattere pubblico del Maraviglia, la invasione attuale
-fatta nel Piemonte minacciando il milanese, ad onta del trattato di
-Madrid e di quello di Cambrai, la disposizione propria per la pace, al
-qual fine, dimenticando ogni ingiuria, era pronto a dar l'investitura
-del milanese a un figlio del suo rivale, ma non al secondo, acciocchè
-non fosse prossimo il caso di aversi a riunire alla corona di Francia
-quello Stato; e la ostinazione del re di volerne investito il duca
-d'Orleans secondogenito. L'imperatore propose in fine tre partiti; o
-la pace ed il ducato di Milano pel duca d'Angoulème, terzogenito del
-re, o un duello fra lui e il re, ovvero la guerra. Il duello colla
-spada e pugnale, e la guerra sarà tale ch'ei non deporrà le armi,
-finchè o non abbia ridotto il nimico o non sia ridotto ei medesimo allo
-stato del più povero gentiluomo dell'Europa; e proruppe, parlando dei
-generali francesi, in queste animose parole: «S'io ne avessi di simili,
-verrei sin d'ora colle mani giunte e la corda al collo a implorare
-la misericordia del mio nemico». Il papa, i cardinali, i ministri
-esteri, i prelati, e sopra tutti questi due ambasciatori francesi
-rimasero attoniti, ammutoliti e confusi. Osservando l'imperatore questo
-silenzio, rivolto a Velly e al vescovo di Maçon, disse che avrebbe
-fatto consegnare loro in iscritto il discorso. Il papa prese a parlare,
-e lo fece da padre comune e imparziale, insinuando la pace; e così
-terminò questo famoso concistoro[173]. Ma per quanto s'interponesse
-Paolo III affine d'indurre Francesco I a secondare le buone
-disposizioni di cesare, persistendo egli nella dimanda che fosse data
-l'investitura dei ducato di Milano al suo secondogenito, le speranze di
-accomodamento e di pace si dileguarono.
-
-Antonio de Leyva, che stava al governo dello Stato di Milano, veggendo
-i rapidi progressi dell'esercito francese, radunate quante milizie
-gli fu possibile, accorse, ai 30 di marzo, ad impedire ai nemici ogni
-avanzamento, e pose un buon presidio in Vercelli, al mantenimento del
-quale fu imposta nel milanese una taglia sopra la macina e il sale,
-limitata poi per convenzione in seimila ducati la mese[174]; cosicchè
-i Francesi, per le difficoltà di ulteriori progressi, retrocedettero,
-fermo restando il campo cesareo in que' contorni. Il deciso contegno
-del Leyva lasciò il comodo alla riunione dei rinforzi imperiali,
-che l'imperatore, irritato, volle comandare in persona. Egli giunse
-celeremente in Lombardia, e senza entrare in Milano, portossi da Pavia
-in Asti per vegliare dappresso i Francesi. In meno di tre mesi si trovò
-forte di oltre cinquantamila combattenti sotto il comando di rinomati
-generali, Antonio de Leyva, Alfonso d'Avalos marchese del Vasto, Don
-Ferrante Gonzaga vicerè di Napoli e il duca d'Alba. Fra i principi che
-seguivano l'armata cesarea contavansi i duchi di Savoia, di Baviera e
-di Brunswich, ai quali un accidente fece aggiugnere Francesco marchese
-di Saluzzo; ed eccone il come. Inteso ch'ebbe il re di Francia il
-grosso armamento di Carlo, richiamò a sè l'ammiraglio de Brion, per
-l'assenza del quale il comando delle truppe francesi nel Piemonte
-rimase al marchese di Saluzzo. Il marchese si lasciò sedurre da alcune
-profezie che si sparsero, le quali assicuravano che in quell'anno
-il re di Francia o sarebbe preso o sarebbe ucciso. Il marchese,
-persuasissimo della profezia, credette di non dover combattere per
-un principe abbandonato dal cielo. L'amicizia del re, la gratitudine
-per l'ordine di San Michele, di cui l'avea decorato, la confidenza
-d'avergli affidato il comando del suo esercito, vennero resi inefficaci
-dal fanatismo per la profezia; se pur questa non fu un pretesto. La
-religione guida l'uomo alla virtù; l'abuso della religione lo condusse
-a soffocar la natura, a calpestare i doveri più sacri, e perfino a
-perdere il rossore nel commettere il delitto. Veggansi le memorie del
-Langey[175], dalle quali anche scorgonsi i discorsi tenuti dall'autore
-inutilmente per disingannare il marchese. L'imperatore si decise
-di portar la guerra in Francia; nè valsero a rimuoverlo da questo
-proponimento tutte le ragioni che gli furono opposte concordemente da'
-suoi generali, tranne il Leyva, per dissuadernelo. Quindi, dopo di aver
-lasciato all'assedio di Torino il marchese di Saluzzo e Gian Giacomo
-de' Medici, diresse Carlo V le marce in guisa, che l'armata entrò
-appunto ne' confini di Francia il 25 luglio, giorno di San Giacomo,
-protettore degli Spagnuoli, giorno in cui l'anno antecedente era giunto
-nell'Africa e aveva cominciata l'impresa di Tunisi, gloriosamente
-finita poi. Ciò gli servì mirabilmente per animare i soldati; ma il
-successo non corrispose all'ardire. I Francesi devastarono la Provenza;
-onde Carlo V, tuttochè si avanzasse senza contrasto, ritrovossi in
-paese sprovveduto di tutto. Senza dare una battaglia, in breve cotanto
-esercito si ridusse alla metà. La fame, le malattie, gli attacchi
-continui de' montanari avevano cagionata questa diminuzione, senza
-nemmeno aver tentato l'attacco del campo francese, trincierato verso
-Avignone. Tra le persone distinte morirono in Provenza di malattia
-il conte Pietro Francesco Visconte, capitano de' cavalleggieri, in
-età d'anni 28, il conte Pietro Francesco Borromeo, in età di anni
-30, e per ultimo il fomentatore di cotesta malaugurata intrapresa,
-Antonio de Leyva, che cessò di vivere in Aix di Provenza il giorno 25
-settembre,[176] _intollerandis miserabilis morbi doloribus, omnibus
-artubus contractis et perpetuo occupatis_, siccome leggesi nella di
-lui iscrizione sepolcrale. Dovette Carlo V abbandonar l'idea di far
-conquiste in Francia, ripassare le Alpi vicine al mare, e ritornarsene
-con pochi soldati sani da un'impresa di nessuna gloria e di rovina
-per un gran numero d'uomini. Ricondotta che ebbe la sua armata
-nell'Italia, e nominato il marchese del Vasto in luogo del Leyva,
-l'imperatore per mare ritornò nella Spagna. Riuscì però questa guerra
-assai grave anche al re di Francia, cui costò spese immense e danni
-incalcolabili, e, quel che è più, l'innaspettata morte del delfino
-Francesco, suo primogenito. Egli era disordinatissimo negli amori e
-negli stravizi. Era in cammino per recarsi all'armata nel più cocente
-della state. Fermatosi a Tournon, dopo di aver giuocato fervorosamente
-alla palla, stanco e smaniante di caldo e grondante di sudore, bevve
-molta acqua fredda, e in quattro giorni di febbre morì. Un onorato
-gentiluomo modonese, il conte Sebastiano Montecuccoli, suo coppiere,
-venne accusato d'averlo avvelenato ad instigazione di Antonio de Leyva
-e dell'imperatore; e a forza di spasimi e di torture fu costretto a
-confessarsi reo, e venne squartato in Lione per sentenza del 7 ottobre.
-Furono presenti a tale scempio il re Francesco I, i principi del sangue
-e tutti i prelati, ambasciatori e signori[177]: prova della rozzezza
-de' tempi.
-
-(1537) Inasprito piucchè mai Francesco I contro i cesarei, non solo
-ordinò che fosse vigorosamente continuata la guerra nel Piemonte, ma
-determinossi di recarvisi in persona. Il gran contestabile Montmorencì
-scacciò gli Imperiali dal posto vantaggioso di Susa, e aperse il
-passo all'entrata del re. Perciò il marchese del Vasto si ritirò sotto
-Asti, abbandonando il paese fra il Po e il Tánaro. Indi il marchese
-del Vasto e il marchese di Saluzzo, iti all'assedio di Carmagnola,
-finirono quell'impresa assai infelicemente, lasciandovi il secondo
-la vita, colpito da un'archibugiata. Interpostosi allora Paolo III,
-riuscì dapprima a conchiudere tra i due sovrani belligeranti, il 16
-novembre, una tregua di tre mesi[178]; indi propose loro un congresso
-col suo intervento, nella città di Nizza in Provenza, che fu accettato.
-(1538) Fissato il tempo, approdò il pontefice per il primo a Nizza il
-giorno 17 maggio. Quindi giunse da Barcellona Carlo V, e dalla Francia
-il re Francesco I. Per quanto insistesse il pontefice, non potè mai
-indurre i monarchi ad abboccarsi insieme; onde gli convenne di trattare
-gli affari con amendue separatamente in più conferenze. La pace fu
-impossibile, perchè il re di Francia non ha voluto desistere dal volere
-il Milanese per il suo secondogenito duca d'Orleans. Fu però conchiusa
-una tregua di dieci anni, con che restasse ognuno in possesso di
-quanto aveva preso coll'armi. La tregua, segnata il 18 giugno, piacque
-universalmente, fuorchè al duca di Savoia Carlo III, il quale rimaneva
-per sì lungo tratto di tempo spogliato degli Stati suoi, occupati parte
-dai Francesi e parte dagl'Imperiali, non gli restando altra sovranità
-che la contea di Nizza. Da quella tregua derivarono pure gravi danni
-al Milanese[179]; imperocchè la maggior parte della fanteria spagnuola
-del Piemonte, per mancanza delle paghe, postasi in libertà, in sul
-finire di luglio passò il Ticino con animo di venire a Milano, onde
-vivere a discrezione; ma trovando la nostra città su l'armi, piegò
-verso il borgo di Gallarate, dove, fermatasi tutto quel mese, vessò
-con frequenti scorrerie le terre di quel circondario, costringendole a
-grosse contribuzioni. Per far cessare quest'anarchia e sedare un altro
-forte tumulto dei soldati malcontenti nel seno stesso della città, fu
-mandato ambasciatore a cesare Battista Archinto, dottor di leggi[180],
-il quale ne riportò ordine al marchese del Vasto, che, imposta ai
-Milanesi una taglia di centomila scudi, fossero questi ripartiti alle
-truppe, parte delle quali dovesse poi essere spedita per la via di
-Trento ai presidii del re Ferdinando in Ungheria contro i Turchi, e
-parte a Genova, per unirle alla squadra navale di Andrea Doria.
-
-Sempre rimaneva sospesa l'investitura del Milanese non ricusata mai,
-nè mai decisamente concessa al figlio secondogenito del re Francesco.
-(1540) Quando, giunta a Madrid l'infausta notizia della sollevazione
-di Gand, Carlo V, per trasferirsi più sollecitamente nelle Fiandre,
-pensò di attraversare la Francia, e Francesco I nel compiacque.
-Nella breve dimora che fece l'imperatore in Parigi diede al re nuova
-lusinga, pacificato il Brabante, di conferire al duca d'Orleans il
-ducato di Milano; ma appena ebbe repressa e punita la ribellione
-de' Gantesi, ne investì il proprio figlio don Filippo, sebbene ancor
-pupillo, con solenne atto segnato in Brusselles gli 11 di ottobre[181].
-Questa dissimulazione accrebbe il torto dell'imperatore nell'animo
-di Francesco I, il quale grandemente s'irritò di nuovo per il fatto
-seguente. (1541) Durante la tregua, essendo tuttora al governo dello
-Stato di Milano il marchese del Vasto, e comandando a' Francesi nel
-Piemonte il Langei, il re di Francia spedì due ambasciatori, uno a
-Venezia, e fu Cesare Fregoso, cavaliere dell'ordine di San Michele e
-cognato del celebre Rangoni; l'altro a Costantinopoli a Solimano II,
-e fu Antonio Rincon, gentiluomo ordinario di camera del re. Questi,
-attraversando sul Po il Milanese vicino allo sbocco del Ticino nel Po,
-furono assaliti da due barche cariche di armati e massacrati. Tutti i
-barcaiuoli vennero posti nelle secrete carceri di Pavia. Langei, che
-avea resi avvertiti gli ambasciatori delle insidie, e invano cercato
-di far loro prendere più sicura strada, aveva avuto la precauzione di
-farsi consegnare le loro carte per non avventurare il segreto dello
-Stato, le quali carte avrebbe spedite loro poichè fossero giunti a
-Venezia. Malgrado la politica del marchese del Vasto, Langei trovò
-mezzo di formalmente e per processo fare constare la perfida azione
-eseguita per ordine del marchese, il quale cercava di avere le carte.
-Ciò attestarono alcuni domestici degli ambasciatori che poterono
-salvarsi, e particolarmente i navicellai che, per opera del Langei,
-fuggirono e vennero da lui. Questo fatto diede l'ultimo impulso al
-re Francesco I per ricominciare le ostilità sospese dalla tregua di
-dieci anni, la quale avrebbe dovuto durare fino al 1548. Verso questo
-tempo, determinatosi l'imperatore di portar la guerra in Algeri,
-divenuto, dopo la conquista di Tunisi, il ricovero de' corsari, calò
-di nuovo in Italia, e, corteggiato dal marchese del Vasto, da Ercole
-II duca di Ferrara, da Ottavio Farnese duca di Camerino, dal duca
-Francesco di Mantova e dal cardinale Ercole, di lui zio, entrò in
-Milano il 22 agosto 1541, frammezzo ad un grande sfoggio di apparati.
-Fu attribuito a modestia di lui il costume della sua nazione, essendo
-stato veduto entrare sotto baldacchino _a cavallo, vestito de panno
-nero, con un cappelletto de feltro in testa_[182]. In questo tempo
-trovandosi compite e approvate dal senato le _Nuove Costituzioni_
-per il dominio milanese, opera incominciata sotto il duca Francesco
-II, furono presentate all'imperatore, che le sancì con diploma del 27
-agosto, e vennero poi pubblicate dal governatore del Vasto il 5 del
-seguente ottobre. Partito due giorni dopo, ebbe un abboccamento a Lucca
-col pontefice Paolo III, che fu sterile d'effetto; indi si affrettò,
-guidato dalla sua mala fortuna, ai lidi africani; imperocchè, sconfitto
-sotto Algeri dai Barbareschi, e battuto in mare dalla tempesta, approdò
-assai malconcio il 3 dicembre a Cartagena.
-
-Il re di Francia Francesco I, giovandosi dei recenti disastri sofferti
-da cesare, pubblicata una dichiarazione di guerra il 10 luglio del
-1542, strinse lega con Solimano, gran signore de' Turchi, e fece
-ricominciare le ostilità nel Piemonte, dove il marchese del Vasto
-era alla testa degl'imperiali, e il Langei de' Francesi, in potere
-dei quali era Torino. Continui furono gli attacchi; e, come suole
-nelle ordinarie fazioni di guerra, alterni i successi. Ma divenuto
-paralitico il Langei, sottentrò al comando de' Francesi D'Annebaut,
-che poco dopo fu supplito da Boutières, e questi dal conte d'Enghien.
-(1543) Nell'estate del 1543 Carlo V visitò ancora l'Italia di passaggio
-per la Germania, e il 22 giugno ebbe una nuova conferenza col papa
-in Busseto sul Po. In quel breve congresso l'ambizioso pontefice
-cercò di far concorrere i bisogni di cesare ai vantaggi della propria
-casa, interessando perfino le lagrime della figlia di Carlo V, la
-duchessa Margherita, perchè concedesse lo Stato di Milano a Pier
-Luigi Farnese o ad Ottavio suo nipote, offrendosi ad un gravosissimo
-censo e all'immediato sborso di un'enorme somma; ma ogni progetto fu
-vano. (1544) La guerra nel Piemonte nulla presentò d'interessante fino
-all'anno 1544, avendo Francesco Borbone conte d'Enghien, il 14 aprile,
-battuto a Cerisola gl'Imperiali, comandati dal marchese del Vasto. Il
-marchese, rimasto ferito nella battaglia, dovette ricoverarsi fino
-a Milano. Alcuni fanno ascendere i morti Imperiali a dodicimila. Il
-primo vantaggio di tal vittoria fu che i Francesi si resero padroni
-di Carignano e di quasi tutto il Monferrato. Però il re Francesco
-I, sull'avviso che Carlo V, unito ad Enrico VIII re d'Inghilterra,
-faceva grandi preparativi sul Reno per un'incursione nella Francia,
-stimò opportuno di richiamare una gran parte delle truppe ch'erano
-nel Piemonte, e così si rese inutile pei Francesi la carnificina di
-Cerisola.
-
-Da queste alternative vicende dei due monarchi belligeranti eccitato,
-Paolo III rivolse piucchè mai le sue premure a tentar nuovi progetti di
-una stabile pace, unico rimedio alle universali sciagure. A tal fine lo
-zelante pontefice inviò due legati, cioè il cardinale Giovanni Morone
-all'imperatore, e il cardinale Marino Grimani al re cristianissimo.
-L'opera loro, secondata da personaggi distintissimi, sì ecclesiastici
-che secolari, ottenne questa volta il bramato intento; di modo che
-nel giorno 18 settembre del 1544, a Crespy, città dell'isola di
-Francia, furono sottoscritti gli articoli della pace, pubblicati
-poscia nel seguente ottobre per tutte le città della Lombardia con
-sincere dimostrazioni di giubilo. Le convenzioni di questo trattato
-relative alla nostra storia, erano che l'imperatore Carlo V avrebbe
-dato in moglie a Carlo, duca d'Orleans, o la propria figliuola donna
-Maria, principessa di Spagna, colla dote della Fiandra e de' Paesi
-Bassi, ovvero Anna, figliuola di Ferdinando suo fratello, re dei
-Romani, coll'assegnamento dotale dello Stato di Milano. La decisione
-tra i due partiti doveva esser fatta da cesare entro un anno; e dove
-fosse prescelto l'ultimo, riserbava Carlo V a sè i castelli di Milano
-e di Cremona, finchè alla figlia del re Ferdinando fosse nata prole
-maschile. (1545) Questa decisione fu più sollecita che non si credeva,
-mentre verso il principio del 1545 l'imperatore dichiarò che avrebbe
-data in moglie a Carlo duca d'Orleans la propria figlia donna Maria,
-colla dote cotanto desiderata dello Stato di Milano. Per questa nuova
-fu generale la gioia nel Milanese, ma fu passaggiera, essendo stata
-poco dopo seguita dall'infaustissimo annunzio della morte del duca
-d'Orleans, in età di ventitre anni, accaduta per febbre maligna gli 8
-settembre, pochi giorni prima del tempo fissato alle sue nozze[183].
-Temevasi per questo caso si promovessero dai Francesi novelle pretese
-ed eccezioni alla pace di Crespy. Ma Francesco I, afflitto oltremodo
-per tanta perdita, pressato dall'armi inglesi e in cattiva salute,
-cominciò a pensare alla sua quiete; tantochè, composte le cose con
-l'Inghilterra, pose ogni cura di mantenere la pace con Carlo V e vivere
-seco lui in buona concordia.
-
-Fin dal 1543 avea il sovrano approvate due instituzioni non meno
-utili al regio erario, che al buon ordine dell'amministrazione; e in
-conseguenza profittevoli ai contribuenti. Fu la prima l'erezione della
-congregazione dello Stato, composta del vicario di Provvisione della
-città di Milano e dei rappresentanti, ossia oratori e sindaci delle
-altre città del ducato[184]. Questa magistratura avea l'incarico di
-presiedere allo stabilimento delle imposizioni, e di curare l'interesse
-de' pubblici, e non fu abolita che dopo duecentoquarantatre anni, nel
-1786. L'altro non meno vantaggioso provvedimento fu l'ordine dato
-dall'imperatore Carlo V, con dispaccio 13 marzo 1543[185], per la
-riforma dell'estimo, base dei carichi generali e straordinari, la quale
-però ebbe duopo di successivi eccitamenti; e tanti furono gli ostacoli
-suscitati da chi avvantaggiavasi dell'ineguaglianza de' carichi, che il
-nuovo estimo ha potuto appena essere pubblicato nell'anno 1599[186].
-
-Il 13 dicembre 1545 si aperse il concilio di Trento, che durò diciotto
-anni, essendo terminato nel 1563.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVIII.
-
-_Il principe don Filippo investito del ducato di Milano. Morte di
-Francesco I. Entrata in Milano del nuovo duca. Nuova guerra in Italia.
-Tregua di Cambrai. Abdicazione e morte di Carlo V._
-
-
-(1546) La tanto sospirata pace non fu di alcun sollievo allo Stato di
-Milano, mentre non cessavano le eccessive contribuzioni imposte dal
-marchese del Vasto, per le quali innoltrarono i Milanesi fino al trono
-le loro doglianze. Il marchese corse per giustificarsi in Ispagna, ma
-ebbe ordine di tosto restituirsi in Italia per subire il sindacato
-della sua condotta. Logorato però da un'interna febbre, appena fu
-giunto a Vigevano, vi morì verso gli ultimi giorni di marzo, dopo un
-governo di nove anni. Gli succedette don Ferrante Gonzaga, vicerè
-di Sicilia e zio del duca di Mantova. Fu questi un signore colto e
-buono, attentissimo al suo ufficio, di facili maniere[187]. Egli fece
-costruire le nuove mura che tuttora circondano là città, e che furono
-terminate nel 1555[188].
-
-Atteso la morte del duca d'Orleans trovandosi ancora libera la
-successione nel dominio dello Stato di Milano, l'imperatore Carlo V ne
-dispose nuovamente in favore di suo figlio, il principe don Filippo.
-L'investitura è in data di Ratisbona il 5 luglio 1546, e con successivo
-atto 12 dicembre 1549, detto la Bolla d'oro, venne poi fissato
-l'ordine della successione[189]. (1547) Circa questo tempo fu liberato
-l'augusto Carlo del suo maggior nemico, il re di Francia Francesco
-I, reso a stento placabile dal peso dell'età, fatto maggiore per le
-malattie; il quale morì il 31 marzo del 1547. Ma non perciò mancarono
-occasioni e attori per nuove guerre, ed una impensata ne sorse a
-motivo dell'occupazione di Piacenza fatta dalle truppe cesaree il 12
-settembre, appena due giorni dopo la tragica morte del duca Pier Luigi
-Farnese. Imperciocchè il papa Paolo III strinse lega con Enrico II,
-succeduto al trono di Francia, che fu poi cagione per l'Italia di nuove
-combustioni.
-
-(1548) I Milanesi, pressochè oppressi dalle imposizioni straordinarie
-occorrenti per il comandato ristauro delle fortezze ed altri apparecchi
-di difesa, ebbero occasione di rallegramento a un tempo e di maggiori
-dispendi per la notizia avuta che il loro principe don Filippo era
-partito dalla Spagna onde recarsi a visitare i suoi Stati d'Italia.
-Il governatore Gonzaga si accinse tosto alle disposizioni per il
-solenne suo ricevimento. Formò parte di queste l'abbellimento della
-città. Allora si vide ampliata la piazza maggiore colla demolizione
-dell'antica e cadente chiesa di Santa Tecla; si videro riattate le
-strade, atterrate le logge, i veroni, i palchi e tetti che ingombravano
-Milano, e impedivano la vista delle contrade. In tale occasione,
-dice il Bugati[190], «fu in grandissimo pericolo di esser gettata
-a terra quella bellissima anticaglia della colonnata del tempio di
-San Lorenzo[191]: il che era un troppo errore, anzi fallo mortale;
-conciossiachè se i grandi uomini di elevato spirito, spendono le
-migliaia di scudi per una statua antica, e per un capo solo ritratto
-di un qualche divo o diva, le centinaia, questa sì ampia di marmo,
-non solamente non meritava ruina, ma di esser conservata in piedi fino
-ad una scaglia, ancorchè sin qui non vegga animo eroico che cadendo,
-la repari, nè del proprio, nè del comune, come nè anco molt'altre
-anticaglie degne di memorie e di ristoro nella città, delle quali non
-s'ha considerazione per una ignobiltà troppo vergognosa. Tuttavia,
-avvertito di questo fatto il Gonzaga, lasciolla, anzi adornolla questa
-colonnata in foggia d'arco e d'uno portico molto superbo, pel quale
-passò il re Filippo poi». Dopo ventidue giorni di navigazione, don
-Filippo d'Austria, duca di Milano, sbarcò in Genova il 22 novembre,
-e in principio del successivo mese fece la sua solenne entrata nella
-nostra città. Maravigliose e veramente reali furono per l'invenzione,
-la varietà e la magnificenza le feste date al real principe. Egli partì
-da Milano il giorno 8 gennaio 1849, e, passando per Cremona, Mantova e
-Trento, s'incamminò verso Brusselles, dove trovavasi l'imperatore suo
-padre.
-
-(1550) Il cardinal del Monte era succeduto, col nome di Giulio III, nel
-papato a Paolo III, che morì in ottandue anni. (1551) La lega stretta
-dal suo successore col re di Francia fu confermata dal duca Ottavio
-Farnese; e non sussistendo più i medesimi interessi, il nuovo papa si
-collegò invece coll'imperatore contro il Farnese e la Francia, per cui
-il governatore don Ferrante Gonzaga non fu tardo ad occupare Brescello
-e Colorno, ed investire Parma colle truppe cesaree. Così fu rinnovata
-la guerra, alla quale pure diedero principio i Francesi, coll'avere
-spedito in Piemonte un grosso corpo d'armata, comandato dal signor di
-Brissac, e il riacceso incendio si estese in Toscana, in Germania e in
-Ungheria. (1552) La scarsezza delle truppe nel Milanese pose eziandio
-in prossimo pericolo gl'Imperiali, sull'entrare dell'agosto nel 1552,
-di essere, per sorpresa dei Francesi, cacciati dal castello di Milano.
-L'affare seguì in questo modo[192]. Lodovico Biraga, milanese, al
-servizio di Francia, uomo assai intraprendente e voglioso di celebrità,
-e che per varie segnalate imprese erasi distinto nel Piemonte, seppe
-che il castello di Milano era mal custodito dalle guardie. Accertatosi
-col mezzo di fidi esploratori della verità del fatto, si pose in animo
-di sorprendere quel forte; quindi tratto al suo partito un certo
-Giorgio Senese, soldato arditissimo, che dimorava in Milano e che
-colle sue accorte maniere erasi procacciata la confidenza di molte
-famiglie nobili, e segnatamente di Giovanni de Luna, castellano del
-forte, nel quale giorno e notte entrava ed usciva solo senza alcun
-ostacolo, commise il Biraga a questi l'esecuzione dell'impresa. Era
-il disegno di scalare con sufficiente numero d'armati uno sperone di
-esso castello, di uccidere la sentinella e il castellano, e superato
-il corpo di guardia, calar il ponte onde introdurvi altri appostati
-soccorsi. Premesse in fatti alcune squadre scelte e coraggiose, venne
-il Biraga con altri prodi armati clandestinamente dal Piemonte per
-la via degli Svizzeri, ed appiattatosi in città, aspettava l'avviso
-dell'esito dell'impresa. Entrò frattanto il Senese colle sue genti
-nel buio della notte nella fossa del castello, ed appoggiate le scale
-alle mura, trovaronsi corte al montarle; laonde insorto non so qual
-bisbiglio negli aggressori, questo fece sì che per la confusione e
-il sospetto d'essere sorpresi, si diedero subitamente alla fuga. Le
-scale ivi abbandonate porsero indizio della trama: Giorgio Senese
-venne carcerato, e previo processo fattogli da Niccolò Secco, capitano
-di giustizia, fu squartato vivo. Salvaronsi gli altri, uscendo
-precipitosamente dai confini dello Stato; e Lodovico _Biraga_, termina
-il Bugati, «fu gridato ribelle della patria per commission di cesare e
-del senato».
-
-È nella natura de' popoli l'attribuire al ministro presente la colpa
-delle soverchie imposizioni, o comandate dal lontano padrone, o rese
-necessarie dalle difficoltà de' tempi. (1554) Perciò i Milanesi si
-associarono al castellano Giovanni de Luna, ch'era mosso da altri
-fini di rivalità e di ambizione, e di concerto con esso innoltrarono
-al sovrano forti rimostranze contro il governo del Gonzaga. Fu questi
-chiamato in Ispagna a giustificarsi, e durante la di lui assenza
-furono severamente sindacati in Milano tutti gli atti della sua
-amministrazione. Venne dichiarato innocente, ebbe dall'imperatore
-premii e distinzioni; ma non fu repristinato nel suo governo. Egli si
-ritirò a menare vita privata in Mantova, e passò poscia a Brusselles,
-dove morì il 15 novembre del 1557.
-
-Il fiero turbine di guerra, da cui era percossa o minacciata nelle
-varie sue parti la vasta monarchia spagnuola, influì ad accelerare
-l'eseguimento della magnanima risoluzione che l'augusto Carlo andava da
-qualche tempo volgendo nell'animo, di alleggerirsi del peso di tanti
-regni. Quindi, nel corrente anno 1554, rinunciò a favore del figlio
-Filippo II gli Stati d'Olanda e dei Paesi Bassi, il regno di Napoli e
-il ducato di Milano, per cui nell'ottobre dello stesso anno fu spedito
-a Milano don Luigi di Cardona per ricevere il giuramento di fedeltà al
-nuovo sovrano. (1555) La guerra co' Francesi nel Piemonte proseguiva
-alternata da reciproci vantaggi e perdite; ma nel 1555 la fortuna si
-mostrò più volte contraria agl'imperiali; nè valse l'avere richiamato
-dalla Toscana il famoso Gian Giacomo de' Medici, marchese di Marignano,
-per porlo alla testa dell'esercito, poichè verso gli 8 novembre cessò
-di vivere in Milano pochi giorni dopo il di lui arrivo[193]. Egli
-conseguì poscia l'onore di un magnifico sepolcro, che gli fu fatto
-erigere nel Duomo di Milano dal papa Pio IV, di lui fratello[194].
-I vantaggi riportati dai Francesi non furono senza gravi sagrifizi;
-quindi gli animi de' monarchi belligeranti si trovarono disposti ad
-accogliere le proposizioni per un accomodamento, che loro vennero fatte
-di commissione del papa dal cardinale Reginaldo Polo, arcivescovo di
-Cantorberì, che poco prima avea riconciliato l'Inghilterra colla sede
-Romana. (1556) Ne fu conseguenza la tregua quinquennale conchiusa a
-Cambrai il 5 febbraio del 1555, secondo l'era fiorentina e veneta,
-e del 1556 secondo l'era comune[195]. L'imperatore Carlo V colse
-quest'istante per compire la rinuncia al figlio Filippo II del restante
-de' vasti suoi dominii insieme colla corona di Spagna e della corona
-imperiale al fratello Ferdinando I, re dei Romani, d'Ungheria e di
-Boemia. Quest'atto solenne fu eseguito in Brusselles, donde Carlo V si
-recò per mare a Vagliadolid nel regno di Castiglia. Bastarono quattro
-mesi di dimora in quella città per portare al colmo il suo disinganno
-delle cose mondane, mentre gli si ritardava la corrisponsione degli
-appuntamenti ch'egli s'era riservati; e rara era la concorrenza dei
-cortigiani, che nulla più avevano a sperar da lui. (1558) Perciò si
-decise di farsi un merito della necessità, e ritirossi nel monastero
-de' Girolamini di San Giusto nell'Estremadura, ove fu talmente
-macerato dalla noia, che volle farsi celebrare, lui vivo e presente, le
-funebri esequie, e dopo diciannove mesi di dimora in quella monastica
-solitudine diede fine alla procellosa sua vita il 21 settembre 1558,
-avendo di poco oltrepassati gli anni cinquantotto.
-
-I governatori spediti nel Milanese dopo la partenza di don Ferrante
-Gonzaga furon don Giovanni di Figueroa, il duca d'Alva, il cardinale
-Cristoforo Madrucci, principe e vescovo di Trento, e Gonsalvo Ferrante
-di Cordova, duca di Sessa; ma il loro governo non lasciò traccia
-che meriti una speciale ricordanza. Sotto di essi, benchè senza
-loro partecipazione, fu fondato nel 1889 dal conte Ambrogio Taegi il
-collegio di San Simone per dodici poveri e nobili fanciulli[196]; nel
-1554 furono istituite due cattedre di logica e di filosofia morale,
-dette dal loro fondatore Paolo Canobbio le _Scuole Canobbiane_, per le
-quali fu eretta un'ampia e magnifica aula, che esiste tuttora, coperta
-dappoi di un'elegante cupola nel 1681[197]; e nell'anno seguente il
-genovese Tommaso Marini, che s'era stabilito in Milano fin circa il
-1525 per dirigere il negozio de' prestiti fatti sulle rendite dello
-Stato, ed in quello arricchitosi, fece fabbricare il magnifico palazzo
-che porta tuttavia il suo nome, essendone stato architetto Galeazzo
-Alessi Pellegrino[198].
-
-Verso la fine del 1550 finì i suoi giorni in Pavia il celebre
-giureconsulto Andrea Alciati, non avendo compito l'età di
-cinquantott'anni[199], e fu eretto alla di lui memoria un elegante
-monumento di marmo, che ancora esiste nei portici di quell'università.
-Il 4 aprile del 1555 morì in Milano Marc'Antonio Maioraggio, d'anni
-quarantuno. Egli fu pubblico professore di belle lettere, rinomato per
-l'eleganza del suo scriver latino. Molte opere di lui ci rimangono in
-versi e in prosa. Bayle gli ha dato luogo nel suo dizionario. Egli fu
-battezzato col nome di Antonio Maria, e il cangiamento che ne fece per
-genio di latinità gli fu cagione di una seria molestia, per cui dovette
-difendersi avanti il Senato, e mostrare che non per ciò egli ricusava
-il culto alla Vergine Maria[200].
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIX.
-
-_Pace tra la Spagna e la Francia. Il cardinale Carlo Borromeo
-arcivescovo di Milano. Contese di giurisdizione tra esso e i
-governatori regii. Soppressione dell'ordine degli Umiliati. Morte di
-Filippo II re di Spagna. Venuta in Milano di Margherita d'Austria sposa
-del re Filippo III._
-
-
-(1559) La tregua di Cambrai, procurata dal papa, fu presto rotta
-dagl'intrighi dei di lui nipoti, i quali lo indussero a collegarsi
-colla Francia; ma le vittorie degli Spagnuoli sgominarono
-quest'effimera alleanza; sicchè, quattro anni dopo, nella stessa
-città di Cambrai fu, il 3 di aprile del 1559, conchiusa la pace tra la
-Francia e la Spagna, essendosi in quella convenuto che ciascuna delle
-sovranità d'Italia ricuperasse la propria città e i luoghi perduti
-durante la guerra. A questa cagione di rallegramento per la città di
-Milano un'altra se ne aggiunse fra pochi mesi, mentre, essendo morto
-Paolo IV, gli vide surrogato col nome di Pio IV il cardinal Gian-Angelo
-de' Medici, suo concittadino. Questo papa nel breve suo regno di circa
-sei anni, la beneficò in più modi. Primieramente colla nomina di tre
-cardinali milanesi tosto dopo la sua elezione, tra i quali fu il di
-lui nipote Carlo Borromeo; poi di altri cinque nel 1565. Concesse
-inoltre al collegio de' giurisperiti, cui era stato ascritto, molti
-privilegi e distinte rendite, oltre un fondo sufficiente per erigere la
-maestosa fabbrica per la sua residenza, la quale, ridotta a compimento
-nel 1564[201] sotto la direzione dell'architetto Vincenzo Seregno,
-sussiste tuttora. Elesse l'altro suo nipote conte Federico Borromeo,
-capitano generale di Santa Chiesa, ed accumulò talmente nel cardinal
-Carlo i benefizi ecclesiastici, le dignità, i feudi, le pensioni, che,
-allorquando questi si decise a rinunciarvi per dedicarsi del tutto alle
-cure della sua chiesa milanese, che insieme col cardinalato gli era
-stata conferita, trovavasi investito del grado di legato _a latere_
-per tutta l'Italia, protettore di molti ordini regolari, e titolare di
-dodici commende; onde possedeva di redditi ecclesiastici la insigne
-somma di novantamila zecchini,[202] _quibus, cum haberet_, conchiude
-il Bescapè[203], _insignis fuit, et cum dimisisset, insignior_. E
-nell'alto stesso di rinunciarvi ha potuto ancora, col favore dello
-zio, convertirli in benefizio stabile del suo paese, siccome avvenne
-dall'abbazia di Calvenzano, che applicò alla fabbrica del collegio
-Borromeo in Pavia, cui nel 1564 avea dato principio.
-
-(1560) L'anno 1560 fu contrassegnato dalla morte del gran cancelliere
-Francesco Taverna, conte di Landriano. Egli nasceva da una nobile
-famiglia, e per la via della toga fu dottor collegiato, poi fiscale,
-indi senatore, poscia presidente del magistrato straordinario, creato
-per ultimo gran cancelliere del duca Francesco II, e confermato da
-Carlo V. La probità, i talenti, l'attività, il cuore e la prudenza
-di questo degno ministro si conobbero in varie legazioni ch'egli
-felicemente eseguì presso la Repubblica Veneta, a Roma presso Clemente
-VII, presso il re di Francia e presso dell'imperatore, conciliando
-trattati di pace e alleanze. Egli ebbe del suo principe la nobilissima
-commissione di firmare il trattato di nozze colla principessa di
-Danimarca. Nissun soggetto meritevole di speciale menzione porsero
-per più anni di séguito i governatori, marchese di Pescara, e
-duchi di Sessa e di Albuquerque, l'ultimo dei quali morì nel 1571,
-dopo un governo di sette anni; e fortunatamente sono estranee alla
-nostra storia le orrende scene della regia famiglia di Madrid e le
-carneficine dell'Olanda. (1563) Noi abbiamo solo a narrare che sono
-riusciti inutili i tentativi del duca di Sessa per dare una più ampia
-consistenza al tribunale dell'Inquisizione, che fino dal 1559 era stato
-fondato nel convento delle Grazie dal cardinale alessandrino Michele
-Ghislieri, poi Pio V[204].
-
-(1565) Benchè il cardinale Borromeo fosse stato investito fin dal mese
-di febbraio del 1560 dell'arcivescovato di Milano per rinunzia del
-cardinale Ippolito II d'Este, nella di cui casa era rimasto in commenda
-per più di sessant'anni, egli dovette rimanere in Roma presso lo zio
-come suo segretario di Stato; e soltanto il 23 settembre del 1565,
-essendo in età d'anni ventisei[205], potè recarsi alla sua diocesi per
-assistere al concilio provinciale, la di cui convocazione avea, stando
-in Roma, ordinata. Il suo ingresso fu sontuosissimo. Le vie della
-basilica di Sant'Eustorgio fino alla chiesa metropolitana erano ornate
-magnificamente e affollatissime di popolo. Oltre la lunga comitiva del
-clero secolare e regolare che il precedeva, ebbe l'accompagnamento del
-governatore, del senato e delle altre magistrature e di quasi tutta la
-nobiltà, tra la quale furono scelti quelli che splendidamente vestiti
-e a piedi facevano corteggio intorno della sua persona, e reggevano
-il baldacchino che lo copriva[206]. Egli stesso ebbe cura di far
-avvertito il vescovo di Como che il «governatore, cavalcando alla di
-lui sinistra, si teneva costantemente ad un minor passo, per modo che
-la parte posteriore del suo cavallo restava allo scoperto»; e i sensi
-della maggiore soddisfazione ne scrisse del pari al cardinale Altemps,
-«commendando in ispecie la religione e la pietà del governatore, e
-che di averlo trovato devotissimo a sè ed al pontefice sommamente
-si compiaceva[207].» I vescovi che si considerarono suffraganei di
-Milano al primo sinodo tenuto dall'arcivescovo Borromeo furono delle
-seguenti città: Acqui, Alba, Alessandria, Asti, Bergamo, Brescia,
-Casale, Cremona, Lodi, Novara, Piacenza, Savona, Tortona, Ventimiglia,
-Vercelli e Vigevano. Appena, finito il concilio provinciale, avea il
-cardinal Borromeo dato principio alle riforme in quello stabilite, fu
-sollecitamente richiamato a Roma dalla notizia della grave infermità
-del papa, e giunse in tempo di assistere alla di lui morte, avvenuta
-il 9 dicembre, e per prendere una parte attivissima all'elezione
-del successore. Uno scrittore contemporaneo, e apparentemente bene
-informato, ci è testimonio che il cardinale Borromeo avea somma
-autorità, e si era proposto di far papa il cardinale Giovanni Morone,
-milanese[208]; il quale per le vicende della fortuna, dopo di essere
-stato perseguitato e fatto carcerare da Paolo IV, come eretico,
-richiamato in favore sotto Pio IV, avea, come legato apostolico,
-presieduto e posto termine al concilio di Trento. (1566) I due che più
-potevano erano il cardinal Farnese e il Borromeo. Aderivano al primo
-gli elettori fiorentini, inclinando a far nominare il cardinale di
-Montepulciano; erano per il secondo, Altemps, suo cugino, e le creature
-di Pio IV. Tra queste gare prevalse un terzo partito, che innalzò alla
-sede pontificia il cardinale Ghislieri, col nome di Pio V.
-
-Restituitosi il cardinale arcivescovo alla sua diocesi di Milano,
-riassunse tosto il pieno esercizio delle sue funzioni con quello zelo
-vivace ed insistente ch'era proprio del di lui carattere. E siccome
-l'antica milizia ecclesiastica, i Francescani ed i Domenicani, non
-avevano la di lui confidenza, così prese a suoi coadiutori i Gesuiti,
-la di cui istituzione era stata approvata da Paolo III. Fin dal 1563
-egli erasi fatto precedere in Milano da un drappello di essi, sotto
-la direzione del padre Palmio. Ad essi conferì la soprintendenza
-del seminario; tre anni dopo la loro introduzione li traslocò dalla
-modesta casa di San Vito ed altre presso San Fedele, dove apersero
-pubbliche scuole; e dopo altri tre anni fece dar principio, sul disegno
-dell'architetto Pellegrino, alla bella chiesa che tuttora vi esiste, e
-di cui egli stesso pose solennemente la prima pietra[209]. Intervenne
-poco dopo opportuna a fornire i mezzi di presto ridurla a compimento la
-catastrofe degli Umiliati, de' quali la serie delle accadute vicende mi
-trae a far parola.
-
-L'ordine degli Umiliati, che dalla Lombardia erasi esteso in
-diverse parti d'Italia, fu in origine un consorzio di persone pie,
-viventi in comune sotto l'osservanza di alcune regole religiose,
-il di cui principale istituto era l'occuparsi delle manifatture di
-lana. Applicarono in séguito al negozio delle loro merci; con che
-arricchirono, e l'ordine degenerò. All'epoca della quale trattasi,
-allorchè per lunga consuetudine i capitoli, i monasteri e i vescovadi
-più ricchi erano dati in commenda ai cardinali e ad altri favoriti
-della corte di Roma, anche le prepositure degli Umiliati erano passate
-quasi in patrimonio di varie potenti famiglie, che, con assenso
-del papa, le trasmettevano in appanaggio ai figli cadetti[210]. Il
-cardinale, che per propria natura era inclinato alla magnificenza, vide
-nella riforma di quest'ordine la possibilità di ritrarre i mezzi che
-gli mancavano per eseguire le grandiose opere da lui divisate; e fin
-da quando era in Roma presso Pio IV fu sollecito d'informarsi della
-situazione di esso, e ne ritrasse che gli Umiliati non oltrepassavano
-fra tutti il numero di cento individui, compresi i prevosti, e che
-dai conti fatti sui loro redditi, di sessantamila scudi d'oro, una sì
-scarsa famiglia veniva assai parcamente pasciuta, siccome ne scrisse
-al prelato Ormaneto, suo confidente[211]. Il Borromeo era protettore
-dell'ordine. (1567) Si fece fare delegato apostolico per riformarlo,
-e predisposti i mezzi a render nulla ogni resistenza[212], radunò
-il capitolo generale a Cremona, ove promulgò la riforma, per la
-quale i prevosti perdevano ogni proprietà e venivano soggettati alla
-vita monastica. Era naturale che, come di cosa insolita e per essi
-sommamente nociva e umiliante, ne concepissero gravissimo sdegno non
-meno i prevosti che le nobili famiglie cui appartenevano[213]; quindi
-ne emersero grandi susurri e querele e maldicenze infinite; il papa
-fu sollecitato a rimettere in parte la severità dei nuovi statuti;
-i principi, instigati a non lasciar ledere la loro giurisdizione;
-e quando per nessun'altra via ha potuto aver sfogo il soverchio
-degli umori, questi proruppero poi e finirono in un attentato vile e
-vituperevole, colla rovina dei suoi autori.
-
-Con non minore severità diede opera alle altre parti delle meditate
-riforme: e senza partecipazione o assenso de' magistrati facea citare
-i laici per titoli appartenenti al suo foro; altri ne facea tradurre
-alle proprie carceri; accrebbe di molto il numero del satellizio
-arcivescovile, e pretese che a queste fosse lecito di portare, oltre
-le altre armi, anche le astate e l'archibugio, che da regii ordini
-erano generalmente proibite[214]. All'inflessibilità del governo, alla
-severità dei tribunali oppose l'arcivescovo la scomunica. Da entrambe
-le parti ne fu scritto al re ed al papa, e varie e gravi mormorazioni
-corsero nel pubblico[215]. (1569) Nuovi e maggiori scandali insorsero
-per aver voluto l'arcivescovo visitare solennemente il capitolo della
-Scala, che, come di regio padronato e per privilegio pontificio,
-tenevasi esente dalla giurisdizione arcivescovile[216]. Frattanto un
-accidente estraneo, il tentato assassinio del cardinale Borromeo, rese
-preponderante la sua causa sì nell'opinione del pubblico, che presso le
-corti che doveano giudicarne.
-
-Quattro religiosi umiliati, Clemente Mirisio, prevosto di Caravaggio,
-Lorenzo Campagna, prevosto di San Bartolomeo di Verona, Girolamo
-Legnano, prevosto di San Cristoforo di Vercelli, e il diacono Gerolamo
-Donato, sornomato Farina, che insieme abitavano nella loro casa di
-Brera in Milano,[217] concepirono il disegno di vendicarsi contro
-il riformatore del loro ordine, uccidendolo, e il Farina incaricossi
-dell'esecuzione. Il fatto è così narrato in un vecchio codice[218].
-«Ultimamente il Farina (e fu il 26 di ottobre), aiutato dal tempo
-tenebroso ed oscuro, si condusse nel palazzo dell'illustrissimo
-cardinal Borromeo, et salendo le scale, prive di lume, et per
-l'oscurità non visto da alcuno camminò alla porta della cappella nella
-quale, circa un hora di notte, slava con la famiglia il cardinale
-in oratione, cantandosi in musica alcuni motteti;... et havendo
-preso tra il legno et l'apertura della porta la mira nella schiena
-dell'illustrissimo cardinale, che avea la faccia verso l'altare, gli
-sparò l'archibugietto, carico di una balla et di molti pernigoni,
-che, come a Dio piacque, non l'offese niente, et la balla gli ammaccò
-uno poco la carne, et li pernigoni senz'offesa si sparsero per il
-rocchetto et per le vesti, unde miracolosamente ne scampò: et ciò
-fatto, l'illustrissimo cardinale con tutto il rumore restò intrepido,
-nè volse che niuno se movesse, ma si dovesse finire la oratione: nel
-cui tempo il Farina con l'altro archibugietto in mano, qual s'era
-riservato per sua difensione, aiutato pure dall'oscurità et con una
-maschera nel volto per non essere conosciuto, scese le scale, nel fondo
-delle quali vi si ritrovò uno servitore che teneva uno cavallo, a cui
-dando uno urtone, ne sfugì per la porta incontro al Domo». Nella notte
-medesima e ne' giorni successivi il governatore fece eseguire le più
-diligenti e severe ricerche per la scoperta e manifestazione del reo;
-ma riescì il sicario Farina di rifugiarsi in Civasso nel Piemonte, dove
-si arruolò nelle truppe del duca di Savoia. Essendosi poi pubblicato
-un breve pontificio contro quelli che avessero notizie intorno al
-commesso attentato e non le palesassero, il Legnano e il Mirisio,
-prevosti di Vercelli di Caravaggio, «temendo di non essere per altra
-via scoperti (prosegue il citato manoscritto), consultatisi insieme,
-determinarono di dire ogni cosa all'illustrissimo cardinale, il quale
-benignamente et con molta carità gli ascoltò nella sua camera, et gli
-promisse che, non solo haveria tenuto secreto tutto quello che sopra di
-ciò gli raccontassero, ma che s'essi ci havevano parte, come ne davano
-inditio le loro parole, senza nominare li suoi nomi, haveria procurato
-per loro l'assoluzione di Nostro Signore; ma essi, negando d'havervi
-partecipazione niuna, accusavano solamente il Farina per malfattore. Et
-venendo dopo un altro breve di sua santità, che scomunicava ciascuno
-che per qualsivoglia via sapesse di questi particolari, delegando il
-rev. vescovo di Lodi per giudice; il cardinal Borromeo, che sapea di
-questi trattati dalli detti prevosti ciò che si è detto di sopra;
-dubitando, se non rivelava il fatto, d'incorrere nelle censure di
-scomunica posta da sua santità nel detto breve, si risolse di far
-chiamare a sè li detti di Vercelli et Marisio, li quali di nuovo exortò
-a dire la verità sinceramente, perchè li haveva aiutati presso Nostro
-Signore: et essi negavano sempre. Ultimamente poi fece intendere che
-si haveva da pubblicare presto il detto breve, per il quale loro erano
-tenuti in coscienza di revelare al vescovo di Lodi tutto quello che
-havevano detto a sua signoria illustrissima, ec.» Essi presentaronsi
-al vescovo[219], e furono carcerati. Un altro breve pontificio mandato
-al duca di Savoia procurò la consegna del Farina. Tutti rimasero
-nelle prigioni dell'arcivescovato sette mesi, _et horridamente
-tormentati_[220]. (1570) Finalmente li tre prevosti e il Farina,
-degradati dal delegato pontificio e rimessi alla corte secolare,
-furono, il 2 di agosto sulla piazza di San Stefano, il Legnano e
-il Campagna, decapitati per esser nobili, il Merisio e il Farina,
-appiccati, previo a quest'ultimo il taglio della mano avanti la porta,
-dell'arcivescovato. Questo fatto a tal segno operò sulle menti, che da
-quel punto venne il Borromeo considerato come visibilmente assistito
-dalla Divinità, e se gli spianarono le vie, nonostante che alcuni, che
-si davan pregio di fino intelletto, asserissero temerariamente, esser
-ciò un artificio del prelato per procacciarsi opinione di santo[221].
-Nell'anno seguente il pontefice Pio V, con bolla del 7 febbraio[222],
-soppresse intieramente l'ordine degli Umiliati. Il principal frutto
-di quella generale abolizione fu conseguito dal Borromeo; che, per
-concessione pontificia, ebbe facoltà di disporre de' beni delle
-prepositure esistenti nella Lombardia, dell'annuo reddito di oltre
-venticinquemila zecchini[223], a favore di molti pii ed ecclesiastici
-stabilimenti, e per le nuove magnifiche fondazioni già incominciate
-o intraprese ne' seguenti anni, tra cui la fabbrica del Seminario,
-principiato nel 1570, e presto ridotto a compimento col disegno
-dell'architetto Giuseppe Meda, salva la porta principale tuttora
-esistente e ornata secondo il cattivo gusto del tempo, che vi fu
-aggiunta circa un secolo dopo dall'arcivescovo Alfonso Litta[224].
-
-(1572) Essendo morto dopo la metà del 1571 il governatore duca
-d'Albuquerque, gli successe, nell'aprile dell'anno seguente, don
-Luigi di Requesens, commendator maggiore di Castiglia, uomo destro e
-stimabile[225], ma zelatore non meno fervido, e perseverante della
-giurisdizione regia, di quello che il cardinal Borromeo il fosse
-della ecclesiastica[226]. Perciò le controversie giurisdizionali
-sì riprodussero ancora più vive: e desse continuarono, benchè meno
-clamorose, anche sotto il moderato governo del marchese di Ayamonte,
-che succedette al commendatore de Requesens, e resse queste province
-per otto anni. (1575) Il senato mandò espressamente a Roma, nel 1575,
-il senatore Politone Mezzabarba, uomo di gran merito, per far valere
-le sue ragioni[227]. All'opposto le parti del Borromeo erano vivamente
-protette a Madrid da monsignore Ormaneto, già suo residente in Roma,
-cui era riuscito di far nominare internunzio apostolico a quella
-corte. Nel 1581 vi spedì inoltre l'altro suo familiare Carlo Bescapè,
-prevosto generale de' Barnabiti, e che fu poi il migliore storico
-della sua vita. Narrasi da questi di aver avuto replicati congressi
-col domenicano Diego Clavesio, confessore del re, e da lui delegato
-ad ascoltarlo; e possono leggersi presso di esso i modi moderati e
-conciliatori coi quali fu licenziato[228].
-
-A calmare maggiormente queste scandalose contese, rivolgendo la comune
-attenzione ad un oggetto infinitamente più grave e funestissimo,
-sopraggiunse la pestilenza. (1576- 1577) Questa fu promossa da una
-delle non insolite sue cause, lo straordinario concorso di gente a Roma
-per il Giubileo dell'anno avanti. Si manifestò dapprima nei monti di
-Trento, e, propagatasi a Verona e Mantova, palesò i primi suoi segni
-verso la fine di luglio in Milano, dove da piccola scintilla divampò in
-un baleno a vastissimo incendio. Egualmente pronti, benchè non tutti
-provvidi del pari, furono gli ordini dati dalla pubblica autorità. Le
-unzioni venefiche che illusero la rozzezza de' Romani nel principio del
-quinto secolo della loro esistenza, e che centoventiquattro anni dopo
-l'epoca della quale trattiamo, furono argomento in Milano stessa della
-più orrenda tragedia, eccitarono l'attenzione del marchese d'Ayamonte,
-che, con editto del 12 settembre, proposti insigni premii ai delatori,
-minacciò gravissime pene ai rei; e per la nissuna scoperta di essi si
-lusingò d'averli frenati. Ma fuori di questo tributo pagato dal saggio
-governatore all'ignoranza del secolo, tutti gli altri e non pochi
-provvedimenti emanati sì da lui che dalla magistratura civica resero
-testimonianza non men di zelo che di saviezza. Era allora vicario di
-Provvisione Giambattista Capra, che meritò la riconoscenza de' posteri
-pel bene che fece[229]. Si ordinò che ciascuno non uscisse dalla sua
-casa. Frequenti erano le guardie per tenere in freno il popolo; le
-forche, erette in più luoghi della città, indicavano ai disobbedienti
-la qualità e la prontezza dei castigo. Furono fissate le persone cui
-era permesso di girare liberamente, sì per servire i relegati nelle
-case, che per ogni pubblico bisogno. Era cosa miseranda il vedere
-una città poc'anzi soprabbondante di popolo, lieta di ogni dovizia,
-florida, vivace, sfarzosa, frequentatissima, ridotta in un istante in
-un'immensa solitudine. Due terzi de' suoi abitanti per poco che ne
-avessero i mezzi, si rifugiarono alla campagna, e quelli che furono
-costretti a rimanere, nella noia del loro forzato ricovero, fra la
-vicendevole mestizia, nella continua angoscia, cagionata dalla tema di
-essere istantaneamente sopraggiunti dal mortifero morbo, non avevano
-altre distrazioni che il periodico pulsare alle porte di chi recava
-loro un misurato alimento, o il lento trascorrer dei carri per le
-vie carichi di morti o di semivivi, lo stridore delle di cui ruote
-era stato reso maggiore coll'arte, affinchè all'appressarsi di quelli
-ciascuno più prontamente s'allontanasse. Non bastando il vastissimo
-lazzaretto a contenere i malati, fuori d'ogni porta della città si
-dispose un recinto dove gli altri si trasferivano. Un difficilissimo
-oggetto fu pure la cura delle vittovaglie. Per più di sei mesi circa
-cinquantamila persone furono a spese pubbliche alimentate; e non
-bastando le rendite civiche, le elemosine dei facoltosi, l'entrate
-de' luoghi pii, la città vi destinò altresì i capitali che ritrasse
-dalla vendita de' suoi dazi. Il dispendio prodotto da questo sommo
-disastro fu calcolato di quasi un milione di zecchini[230]. Il morbo
-non si estinse del tutto che dopo diciotto mesi. I morti nella
-sola città ascesero a circa diecisettemila; e il Bescapè, che ho
-particolarmente seguito in questo doloroso racconto, aggiunge che in
-quello spazio di tempo v'ebbero quattromila e trecento nati[231]. A
-questa sciagura debbono i Milanesi l'esistenza di una bella chiesa,
-quella di San Sebastiano, eretta per voto del corpo civico sul disegno
-dell'architetto Pellegrino de' Pellegrini, e dotata di ricchissimi
-arredi[232]. Verso il principio del 1577, però senta colpa della peste,
-morì Girolamo Cardano, di settantacinque anni, illustre per il suo
-sapere, per il suo ingegno e per la sua esimia credulità nelle scienze
-occulte.
-
-Durante quel gran disastro rifulse splendidissima la somma carità del
-zelante pastore verso l'afflitto suo gregge, cui dedicò ogni sua cura,
-soccorse colle sue largizioni e cercò persino di giovare colla erezione
-delle croci ne' quadrivi (con poca opportunità rese poi stabili),
-perchè i rinchiusi nelle case potessero in qualche modo assistere
-alle sacre funzioni che si celebravano innanzi ad esse: mezzo assai
-adatto di distrazione e di rincoramento agli animi sbigottiti; e se la
-piena del suo zelo non fosse trascorsa a dar causa di più propagarsi
-il contagio colle processioni, la sua lode sarebbe molto maggiore e
-intemerata. Nè perciò interruppe l'esecuzione de' molti suoi benefici
-e magnifici progetti, ed ogni anno era segnato dall'esecuzione di
-più d'uno di quelli, con una gloria ben più solida e vera che non
-nel farsi campione delle ambiziose pretese del sacerdozio. Oltre
-il collegio Borromeo e il Seminario, de' quali s'è già parlato, si
-succedettero le fabbriche di San Martino degli Orfani, delle convertite
-di Santa Valeria, ampliata di poi della chiesa jemale del Duomo,
-però a spese della Fabbrica; de' monasteri di Santa Marcellina, di
-Sant'Agostino Bianco e di Santa Sofia, allora Orsoline; del collegio
-delle Vedove, del conservatorio delle fanciulle alla Stella, del
-palazzo arcivescovile, e del collegio Elvetico, fabbrica delle più
-insigni, disegnata per l'interno da Fabio Mangoni, pel di fuori da
-Francesco Richini; dotandolo coi beni delle prepositure degli Umiliati
-de' santi Jacopo e Filippo di Ripalta in Monza, di Santa Croce in
-Novara, di Sant'Antonio in Pavia, e dell'abbazia di Mirasole, per
-rinunzia ottenuta da suo cugino il cardinale Altemps. Fondò pure le
-cappuccine di Santa Prassede e di Santa Barbara, e con assai maggiore
-utilità la Congregazione della dottrina cristiana. Costante nella sua
-massima di preferire i nuovi istituti religiosi, introdusse in Milano i
-Teatini; distinse, arricchì e favorì i Barnabiti, de' quali approvò le
-costituzioni; instituì in San Sepolcro la congregazione de' sacerdoti
-obblati, legati con ispecial voto di obbedienza all'arcivescovo e a'
-suoi successori, a di cui beneficio nell'anno della sua morte pose la
-prima pietra della vasta ed elegante chiesa di Rhò, tuttora esistente,
-architettura del Pellegrini. Ma più di tutti ebbero il suo favore i
-Gesuiti. Erano appena trascorsi tre anni dacchè avea fatto erigere
-per essi il collegio e l'elegante chiesa di San Fedele, e la città li
-vide da lui trasferiti nella più bella prepositura degli Umiliati, in
-Brera, dotati di molti beni, e tra gli altri di quelli dell'abbazia
-gentilizia di Arona, per rinunzia del commendatario cardinal Chiesa,
-non che dell'altra abbazia de' Santi Gratiniano e Felino di Arona
-stessa, che destinò in casa di Noviziato[233]. Ingrati! che gli
-resero in séguito amaro il beneficio; sì che gli scriveva monsignor
-Speciano da Roma nel 1579, ch'essi erano in quella città i suoi più
-sfrenati detrattori[234]. (1585) Consunto da un ascetismo smoderato
-in un gracile temperamento, il cardinale arcivescovo Carlo Borromeo
-mancò di vita il 5 novembre dell'anno 1584, dopo una breve malattia,
-avendo oltrepassato di pochi giorni gli anni quarantasei. Pastore pio,
-generoso e sommamente rispettabile; il volgo ammirò la severità della
-sua vita e la pompa estrema della sua pietà; ma l'uomo di Stato loderà
-in esso il filantropo e il benefattore de' suoi concittadini. Ventisei
-anni dopo la sua morte fu egli da Paolo V canonizzato.
-
-Avendo cessato di vivere il governatore d'Ayamonte nell'aprile del
-1580, tenne il suo luogo, per quasi tre anni, il castellano don Sancio
-di Guevara, del quale l'arcivescovo Borromeo era assai contento, come
-appare da una di lui lettera a monsignor Speciano; ad un suo cenno
-furono banditi ciarlatani, commedianti, e tolto ogni divertimento, il
-che non avea potuto ottenere dagli altri governatori. È gaio l'aneddoto
-riferito dal marchese Lorenzo Isimbardi nella sua cronaca[235], in
-proposito de' figli del marchese d'Ayamonte. Trovavasi egli alla sua
-villa del Cairo in Lomellina, quando «occorse avere ad alloggiare in
-casa una notte li figlioli del marchese d'Ayamonte, governatore dello
-Stato di Milano; il qual, essendo morto pochi giorni prima, questi
-figlioli se ne ritornavano in Spagna, de' quali il maggiore era di
-circa dieci otto anni. Ed essendo a tavola, cenando, successe caso
-assai ridicoloso, ma tanto più misterioso, quanto che procedette da
-semplicità contadinesca; perchè, trovandosi a caso in quell'ora sotto
-al portico un contadino, qual, veduto venire dalla credenza quattro
-paggi senza cappello o berretta in testa, con torce accese in mano, che
-accompagnavano nel mezzo di loro un altro, pur scoperto, qual teneva
-in mano una tazza d'argento, coperta, sopradorata, e questi passando
-per detto portico per entrar in sala a dar da bere al padrone, con la
-cerimonia che suol usar alcuni grandi di Spagna, il buon contadino, non
-sapendo altro, sùbito all'improvviso si buttò a terra in ginocchione,
-col cappello in mano, battendosi il petto; il quale, interrogato
-perchè facesse tal atto, ed ammonito di levarsi su, rispose: Non volete
-ch'io adori ed onori il mio Signore? Persino le bevande che dovevano
-entrare nello stomaco di un grande di Spagna erano onorate, venerate,
-adorate quasi! Dopo il Guevara venne al governo del Milanese il duca di
-Terranova, che, per esser dottore, prediligendo il senato, ordinò non
-doversi esso più intitolare serenissimo re, ma potentissimo re, stabilì
-il titolo di magnifici ai senatori, e altre cose simili; gli successe
-Juan Fernando de Velasco, contestabile di Castiglia, che governò per
-otto anni, sebbene interrottamente. Egli diede il nome ad una delle
-contrade della città, aperta al suo tempo, ed emanò varii ordini per
-contenere gli ecclesiastici, e, tra gli altri, nelle congregazioni si
-posero gli assistenti regii[236].
-
-Nominato, verso la fine del 1584, monsignor Gaspare Visconti al vacante
-arcivescovato di Milano, alla metà del seguente anno ne prese il
-possesso. (1590) Cinque anni dopo, la nostra città vide promosso alla
-Santa Sede il cardinal Nicolò Sfondrati, col nome di Gregorio XIV.
-Questo fu il quinto papa milanese, essendo stati i quattro precedenti
-Anselmo da Baggio, che, nel 1061, prese il nome di Alessandro II,
-Uberto Crivelli, innalzato nel 1185 col nome di Urbano III, Goffredo
-Castiglioni, fatto papa l'anno 1241, col nome di Celestino IV, e Pio
-IV, ch'era in prima Gian-Angelo Medici, creato l'anno 1559, del quale
-si è parlato nel capitolo precedente. Sotto l'arcivescovo Visconti, la
-chiesa di San Lorenzo, caduta nel 1573, fu rifabbricata sul disegno di
-Martino Bassi[237]; furono pure erette le chiese del Paradiso e della
-Maddalena[238], e il convento dei Cappuccini in Porta Orientale[239];
-i Somaschi a Santa Maria Secreta, e stabiliti i religiosi
-ospitalieri, detti _Fate bene Fratelli_[240]. (1595) Il Visconti resse
-l'arcivescovato di Milano fino al 1595, e gli fu dato in successore
-il cardinale Federico Borromeo, in età d'anni trentuno, che governò la
-chiesa Milanese per il lungo corso di anni trentasei. Nel 1587 morì lo
-scultore Annibale Fontana, e fu sepolto nell'insigne tempio di Santa
-Maria presso San Celso, ove osservansi varii bei lavori della sua mano;
-e il 17 aprile del seguente anno cessò pure di vivere, nel convento di
-Sant'Eustorgio, frà Gaspare Bugati dell'ordine de' Predicatori[241],
-che nelle sue storie mostrò generalmente un criterio ed un'imparzialità
-superiore alla sua condizione.
-
-(1598) In tutta quest'epoca, sterile di notizie civili, null'altro ci
-si offre da riferire se non che l'ingresso in Milano di Margherita
-d'Austria, sposa dell'infante don Filippo, che fu poscia Filippo
-III; e la morte quasi contemporaneamente accaduta in Madrid del
-re Filippo II, dopo lunga malattia, essendo d'anni settantadue.
-L'arciduchessa era stata sposata in Ferrara dal pontefice Clemente
-VIII, che, in quell'anno medesimo, aveva tolto quella città alla casa
-d'Este, fece l'entrata in Milano il 30 novembre, e vi si trattenne
-per circa due mesi. Per questa occasione il corpo civico fece erigere
-dall'architetto Martino Bassi, a foggia di magnifico arco, la Porta
-Romana, quale ancora si vede, ornata con emblemi ed iscrizioni in cui
-la moda per simili solennità andò d'accordo coll'ampolloso gusto del
-secolo. L'arciduchessa e regina entrò alle ore ventidue, accompagnata
-dall'arciduchessa Maria di Baviera, sua madre, dall'arciduca
-Alberto, dal cardinale Aldobrandino, nipote del papa e legato, dal
-governatore di Milano, contestabile di Castiglia, e da un gran numero
-di principesse e principi: i tribunali andarono in séguito. V'erano
-centocinquanta giovani principali milanesi, vestiti superbamente
-di bianco con ricami d'oro, di perle e di gemme. Ciascuno portava
-un'accetta dorata, coll'asta coperta di velluto bianco e ornata
-a frange d'oro[242]. Poi venti cavalieri milanesi, in uniforme di
-scarlato riccamente trinato d'oro. La regina sedeva sopra di una chinea
-bianca, era vestita a lutto per la morte di Filippo II, e marciava
-sotto un baldacchino di seta d'argento ricamato d'oro a gran frange.
-I dottori di collegio portavano il baldacchino, ed erano vestiti
-con vesti lunghe di damasco, foderato di velluto, e col cappuccio
-d'oro, foderato di vaio[243]. Per onorare la sposa, venne pure il
-duca di Savoia, Carlo Emanuele, col principe Amedeo, suo figlio, il
-marchese d'Este, e molti principi e vassalli, al numero di trecento.
-L'arciduca Alberto andò alla porta della città ad incontrarla, col
-governatore, col principe d'Orange, e con tutta la nobiltà, forestiera
-e milanese[244]. Le feste furono varie e magnifiche; e, per renderle
-più splendide, il contestabile fece fabbricare un teatro in corte, che
-durò fino al 1708, nel quale anno rimase distrutto da un incendio.
-
-In que' tempi le arti cavalleresche, e singolarmente il ballo, avevano
-la loro sede in Milano. A convincersene, basta leggere il libro già
-rammentato di Cesare de' Negri, che contiene i precetti del ballo,
-varii balletti, relazioni di mascherate e feste de' suoi tempi, e i
-nomi delle più distinte dame e cavalieri che ballavano sotto della
-di lui scuola. Qui si vede che i Francesi, i Romani, gli Spagnuoli
-imparavano allora il ballo dalla scuola milanese. Pietro Martire,
-milanese, era il ballerino stipendiato dal duca Ottavio Farnese in
-Roma sotto il pontificato di Paolo III. Francesco Legnano, milanese,
-fu stipendiato da Carlo V e da Filippo II, e venne largamente
-premiato. Lodovico Pavello fu caro al re di Francia Enrico II e al
-re di Polonia. Pompeo Diobono, pure milanese, era d'una nobilissima
-e graziosissima figura dalla testa ai piedi, di somma agilità e
-leggerezza nei movimenti. Il re Enrico II di Francia lo fece maestro
-del suo secondogenito, il duca d'Orleans, che, fatto poi re col
-nome di Carlo IX, lo amò sempre. Enrico III pure gli confermò le
-pensioni. Virgilio Bracesco, milanese, insegnò il ballo al re Enrico
-II di Francia e al primogenito, il delfino. Francesco Giovan Ambrogio
-Valchiara fu preso al soldo del duca di Savoia Emanuele Filiberto, e
-fatto maestro del principe Carlo Emanuele, suo figlio. Gian Francesco
-Giera, milanese, fu maestro di Enrico III, prima re di Polonia, poi di
-Francia, e sempre da lui stipendiato. Beccaria, milanese, fu maestro
-della corte di Rodolfo II, imperatore; Claudio Cozzo, milanese, maestro
-stipendiato alla corte di Lorena. Anche in ciò la cultura e l'eleganza
-cominciarono nell'Italia, d'onde le altre nazioni le presero. Allora
-il ballo comprendeva molti altri esercizi ginnastici, come volteggiare
-il cavalletto, la scherma e simili. Il Negri descrive[245] come il
-giorno 8 dicembre, mentre la regina donna Margherita d'Austria era nel
-palazzo ducale di Milano, vi si portò con otto valorosi giovani, suoi
-scolari, ed ivi, alla presenza della regina e dell'arciduca Alberto,
-«fecero mille belle bizzarrie, e fra l'altre un combattimento colle
-spade lunghe et pugnali, et un altro con le baste, aggiungendovi poi
-certe altre inventioni nuove di balli». I balli avevano i loro nomi.
-Alcuni, presi dall'imitazione delle nazioni, come la _Spagnoletta_,
-l'_Alemanna_, la _Nizzarda_, ec. Altri, da argomento d'amore: il
-_Torneo amoroso_, la _Cortesia amorosa, Amor felice_, la _Fedeltà
-d'amore_, ec. Altri, a capriccio, come la _Barriera_, il _Brando
-gentile_, la _Pavaniglia_, il _Bianco fiore, Bassà delle ninfe, So ben
-io chi ha buon tempo_, ec: argomenti e nomi tutti di balli descritti
-dal Negri. Gli abiti dei ballerini d'allora erano assai gentili.
-Il Negri stampa la lista delle dame e dei cavalieri, ballerini e
-ballerine ne' suoi tempi in Milano. Sotto il governo del contestabile
-di Castiglia, cioè dopo il 1592 sino al termine di quel secolo, i
-cavalieri che ballavano sono centoquindici nominati dall'autore[246],
-e le dame sono sessantasei, oltre trentasei zitelle; in tutto centodue
-donne. Osservo che i nomi delle dame allora erano meno divoti che non
-sono oggidì, ma più eroici:_ Cornelia, Livia, Lelia, Giulia, Aurelia,
-Camilla, Virginia, Lavinia, Ottavia, Flaminia, Emilia, Claudia,
-Drusilla, Lucilla, Deidamia, Elena, Ippolita, Diana, Artemisia,
-Dejanira, Zenobia, Andronica, Olimpia, Beatrice, Costanza, Ersilia,
-Bianca, Laura, Vittoria, Violante, Silvia, Delia._ In Roma fino dal
-1553 era uscito un _Trattato di Scienza d'armi_ di Camillo Agrippa,
-milanese[247]. Quest'opera, corredata di molte figure assai ben
-disegnate, comprende i precetti della scherma, presso a poco quali si
-osservano anche presentemente; tratta delle diverse maniere di battersi
-con spada e pugnale, spada e mantello, con due spade, colla spada e
-lo scudo, colle alabarde, ec. Si vede che l'arte allora era anche più
-coltivata e variata di quello che non lo sia presentemente.
-
-(1599) Nel mese di luglio del seguente anno furonvi nuove feste in
-Milano per l'ingresso dell'infanta donna Isabella d'Austria, sposata
-coll'arciduca Alberto, che venne con lei[248]. Per questa occasione nel
-teatro di corte si fece una bellissima festa con maschere a quadriglie,
-oltre una rappresentazione teatrale, intitolata: l'_Armenia_. Parmi di
-vedere il primo germe dell'opera in musica ne' due intermezzi, i quali
-vennero cantati. Si scelsero due argomenti adattati alla musica. Il
-primo fu l'Orfeo, il quale con flebil canto sfoga il suo dolore per la
-morte della cara sua Euridice. L'Eco rispondeva, e un dialogo tra Orfeo
-ed Eco insegnò al vedovo sposo che colla magia del suo canto poteva
-tentar la via d'Averno, placare i mostri e rivedere Euridice. S'accosta
-all'antro funesto, e al suono della sua lira si spalancano le porte,
-si scopre quella terribile contrada. Plutone, Proserpina in trono, i
-giudici, le furie, Caronte, Cerbero, insomma tutto vedevasi quello
-che Virgilio e Ovidio hanno cantato. La soavità del canto d'Orfeo,
-gradatamente interrotta dalle grida infernali, poco a poco vince,
-e, ammutoliti gli spiriti, sembrano resi umani dalla dolcezza della
-voce d'Orfeo, il quale supplichevolmente implora Euridice. Un basso
-risponde in musica, concedendo la grazia col noto patto ch'egli non la
-rimiri sintanto ch'entrambi non siano usciti dall'Averno; e qui, dice
-il Negri[249]: «E se ben non pare che il decoro et virisimilitudine
-della favola admetta musica in Plutone, fu ciò introdotto per maggior
-soddisfazione degli aspettatori et ascoltanti, e per gusto di chi
-poteva comandare»; il che sembrami che dimostri non essere stata prima
-di quel tempo cantata un'intiera azione drammatica presso di noi. Il
-secondo intermezzo rappresentava il viaggio degli Argonauti, e, per
-introdurvi un tratto di musica, si posero le Sirene su varii scogli,
-col loro canto cercando d'invitare i passaggieri ad accostarvisi. Orfeo
-si pose sulla prora della nave, e sciogliendo una voce imperiosa con
-canto sublime, rincorò gli Argonauti a proseguire l'impresa immortale,
-e a non curare l'insidioso canto. L'abate Arteaga, spagnuolo, nella sua
-opera sulle _Rivoluzioni del teatro musicale italiano_, c'insegna come
-sotto Leone X in Roma siasi rappresentata in musica la _Disperazione di
-Sileno_, poesia di Laura Guidicioni, dama lucchese, posta in musica da
-Emilio del Cavalieri. Questo dramma allora riuscì male; si abbandonò il
-tentativo, onde poteva in Milano comparire una vera novità. Nell'anno
-1646 il cardinal Mazzarino fece rappresentare, nel palazzo reale a
-Parigi, delle opere in musica da cantori che fece venire dall'Italia,
-e Voltaire dice che «questo nuovo spettacolo era da poco tempo nato in
-Firenze[250]».
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-
-CAPITOLO XXX.
-
-_Governo del conte de Fuentes e de' suoi successori. Morte del re di
-Spagna Filippo III. Fondazioni pubbliche, reggendo l'arcivescovado di
-Milano il cardinale Federico Borromeo. Progresso delle controversie
-giurisdizionali. Peste del 1630._
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-(1600) La massima di non lasciar troppo a lungo una stessa persona ne'
-grandi governi, si trovò d'accordo colla gelosia del duca di Lerma,
-favorito del re Filippo III; onde, destinato ad altre funzioni il
-contestabile di Castiglia che reggeva il milanese da otto anni, fece
-nominare in sua vece don Pietro Enriquez de Azevedo, conte di Fuentes.
-Allontanò così un uomo, sebbene settuagenario, ardito, avveduto e
-d'animo elevato, e che, non avendo figli, faceva professione di parlar
-franco. Egli godeva inoltre d'un gran credito alla corte per aver avuto
-la confidenza di Filippo II, che correva voce si fosse meritata col
-prender parte alla morte dell'infante don Carlos. Perciò il senatore
-Giambattista Visconti, che seguirò particolarmente nel parlare di
-questo personaggio, dicea di esso: «Et di lui è costante fama, che
-acquistasse la grazia di Filippo II col macchiarsi la mano nel sangue
-di persona, la di cui morte per interesse d'onore egli comandò[251]»:
-tant'era, in prossimità del fatto, generale e indubitata l'opinione che
-don Carlos fosse perito di morte violenta, che che ne dica un recente
-storico sulla fede dei registri dell'inquisizione, quasi che l'arte
-delle reticenze non fosse antica quanto il mondo.
-
-Il conte di Fuentes fece il solenne ingresso in Milano il 16 ottobre.
-Volle che il consiglio, benchè non fosse che un aggregato di ministri
-scelti e non avesse rappresentanza, facesse corpo con lui e precedesse
-il senato. Già erasi mostrato aspro e impaziente, senza cortesia,
-co' deputati che gli erano stati spediti incontro a Genova per
-complimentarlo, e nell'entrata pure con cinica sincerità mostrò di
-non pregiar nulla delle disposizioni onorevoli fatte per lui. (1601)
-Le circostanze dell'Italia gli porsero tosto occasione di dar prove
-di quel risoluto vigor d'animo che gli era proprio, stante la guerra
-mossa dal re di Francia Enrico IV al duca di Savoia per la successione
-nel marchesato di Saluzzo. (1602) Col tenere l'esercito forte, pronto
-e sotto buoni ordini, serbò in credito le armi spagnuole; acquistò il
-Finale e la piccola, ma allora importante, città di Monaco; e ricuperò
-Novara, che trovò ipotecata al duca di Parma. (1603) I Grigioni, che
-già stavano sotto la protezione della Francia, essendosi collegati
-coi Veneziani, eccitarono la di lui gelosia; egli fece appoggio
-di molto apparato militare alle negoziazioni, e quasi all'estrema
-sponda del lago di Como, di fronte alla Valtellina, fece erigere
-un forte (1604) chiamato dal di lui nome, che, dopo di aver servito
-talvolta come prigion di Stato di minor ordine a comodo de' lontani
-padroni, fu demolito nel 1797. Con questi modi ridusse i Grigioni
-ad accondiscendere ad un accomodamento, che fu segnato in Milano dai
-loro deputati, e garantito dagli Svizzeri. Reso più libero dalle cure
-esterne, attese a procurare l'ornato della città. Fra le disposizioni
-di questo genere eseguite sotto il suo governo si noverano il
-riattamento della strada che dal palazzo di giustizia conduce alla real
-corte, e che ha ancora il nome di _Strada Nuova_, e la ricostruzione
-di quel palazzo. (1605) Egli volle che la memoria di queste opere
-fosse tramandata alla posterità con due iscrizioni, nelle quali il
-gusto ampolloso del secolo sembra aver preso i suoi colori dallo stile
-orientale. Leggesi nella prima che il governatore «aperse quella via
-dalla reggia al pretorio, per rendere più facile e certo l'accesso e
-il ritorno dalla giustizia alla clemenza[252]»; e nell'altra, che il
-governatore stesso, «vincitore dell'esterna guerra e domatore invitto
-della guerra domestica, amabile colla destra, formidabile colla
-sinistra, regnando Filippo III, potentissimo re delle Spagne, pose di
-fronte le porte delle carceri alla regia corte, perchè l'occhio del
-principe vigilante è la più fida custodia della giustizia[253]». Rimase
-senza titolo onorifico un altro beneficio probabilmente procurato dal
-conte di Fuentes, la donazione fatta dal re alla città di Milano della
-vasta casa che oggidì chiamasi _il Broletto_, e altre volte fu del
-conte di Carmagnola[254]. Essa era allora destinata ad uso di pubblici
-granai; ivi nel 1714 venne collocato il banco di Sant'Ambrogio, e
-circa l'anno 1772 vi si trasferì il consiglio generale, il tribunale di
-Provvisione, e tutti gli uffici civici che prima stavano alla Piazza
-de' Mercanti. Egli fece mettere i parapetti ai ponti della città,
-tentò di abolire i varii pesi, e di dare al commercio il comodo di
-un peso uniforme, siccome di abolire le stadere e di sostituirvi le
-bilance; ma non vi riuscì. Col proibire l'esportazione delle armi,
-rovinò la famosa e ricchissima manifattura di esse[255], al segno di
-non più risorgere. (1607-1608) Con infelice esito fu pure sotto di
-lui incominciato il canale che da Milano dovea decorrere a Pavia, «ma
-per non voler credere a chi doveva, et governarsi col parere di chi
-gli piaceva, fu ingannato, et gittò gran somma di danari[256]». Ce ne
-rimane l'inscrizione senza l'opera, poichè immaturamente da quella si
-volle incominciare. In essa è detto che «con questa insigne opera le
-acque dei laghi Maggiore e di Como, fin qui condotte, furono immesse
-nel Ticino e nel Po, fiumi irrigatorii e navigabili, all'oggetto
-di ampliare, colla facilità delle comunicazioni e del commercio, la
-feracità e l'abbondanza de' campi, l'industria degli artefici, e la
-ricchezza pubblica e privata[257]». Ciò che nel 1608 fu onorato di
-una lode gratuita e precoce, si verificò dopo due secoli; e il canale
-di Pavia, incominciato e proseguito oltre due terzi dell'opera sotto
-il regno d'Italia, fu dal presente governo felicemente ridotto a
-compimento.
-
-La figura del conte era alta, capo piccolo, faccia sanguigna,
-occhi piccoli e vivaci, e guardatura fiera, voce acuta, stridula e
-femminile. Vestiva semplice; a mezzodì e mezzanotte pranzava e cenava,
-e stipendiava cuochi eccellenti. Teneva lontani i medici. Ogni sabato
-sentiva la messa a San Celso, le altre volte nella cappella pubblica.
-Per via amava assai d'essere corteggiato da' ministri, nè gliene
-mancava mai buon numero; e amava d'essere ascoltato a rimproverarli,
-mentre, strada facendo, parlava d'affari. Egli era frizzante e
-motteggiatore. Aveva una prodigiosa memoria. Era facile ad ammettere
-chiunque, ma riusciva difficile il parlargli, perchè d'ordinario
-interrompeva e rimandava malcontenti e strappazzati. Sebbene non
-inclinasse ai divertimenti, pure dilettavasi delle pubbliche feste
-e de' balli, come mezzi di palesare la sua magnificenza, e vi si
-tratteneva tutta la notte. Il suo carattere era quello degli uomini
-forti e superbi, dispotico. Non seguiva altra legge che il suo volere.
-Fece carcerare il tesoriere, perchè pagò il dovuto senza l'ordine
-suo; relegò un questore nel castello di Finale, perchè co' suoi amici
-avea parlato in di lui biasimo; fece porre nel castello di Milano il
-vicario e i XII di Provvisione, perchè non gli consegnarono gli atti
-che cercava, e un'altra volta perchè si opposero ad una gravezza da
-lui posta senz'assenso della corte[258]. Da sè e indipendentemente dal
-senato condannava alla galera; nè valsero a frenarlo le rimostranze di
-quella suprema magistratura, nè le ammonizioni di Madrid. Vegliava sul
-fisco per incassare, e le paghe non si davano che quasi per grazia;
-onde nacquero due vizii, corruzione e adulazione, inevitabili dovunque
-i pagamenti sono incerti e debbonsi al favore. Anche sulla zecca
-procurò di profittare, e introdusse la moneta di puro ramo, che fu
-allora un peggio non conosciuto dapprima. Lasciò che gli ecclesiastici,
-che sapevano corteggiarlo e mostrargli ossequiosi, dilatassero le
-usurpate esenzioni; e perciò, malgrado lo spirito fiscale, l'erario
-fu sempre esausto. Il re gli donò il marchesato di Voghera. Egli non
-riceveva regali, ma «fu servito da secretari avarissimi... Oltre di
-ciò mise mano clandestinamente et da sè stesso all'erario, come si
-vede dal suo testamento, dal quale anco si conosce che generalmente
-intaccò di danari tutti quelli che puotè et i suoi più domestici et
-favoriti[259]». Era astutissimo, e sapeva accomodare le parole e i
-gesti alla opportunità, e quando avea bisogno di alcuno era il più
-gentile e grazioso uomo del mondo. Teneva molte spie, e si curava di
-sapere le più minute e private curiosità delle famiglie. Aveva uno
-sbirro, al quale avea data somma autorità. Alcuni gravissimi delitti
-pubblicamente protesse. Ma generalmente mantenne l'ordine nella città,
-contenne i _bravi_, e sotto di lui si godè della sicurezza maggiore che
-permettesse la condizione di quei tempi facinorosi.
-
-Durante il suo governo si collocarono sovente negli impieghi uomini di
-nessun merito, stante che nella scelta egli preferiva i più sommessi
-ad ogni sua opinione e volere, siccome diceva Tacito di Tiberio[260];
-così gli animi più vili ed abbietti ascesero e s'impadronirono
-degl'impieghi. «Avvelenato da una certa falsa gloria di autorità e
-protezione, dice il senator Visconti, et quasi affettando il titolo
-d'onnipossente in questo Stato, come che tutto dipendesse da lui,
-per radicare negli uomini questa opinione ha innalzate persone
-indegnissime, che s'hanno saputo accomodare all'adulazione e altre arti
-et servigi troppo vili... _ma in pari tempo si vide_ tirare ogni cosa
-a sè, turbando gli ordini dei negozi e de' tribunali. Il che, sebbene
-egli fece con incredibile vigor d'animo, vigilanza, assistenza, memoria
-e cura, tuttavia fu necessario che errasse infinite volte, come fece,
-oltre il patire le male conseguenze che ne risultano. Perciocchè, così
-facendo, un governatore si tira addosso un'occupazione intollerabile,
-contrae particolar obbligo di render conto a Dio e al mondo d'infinite
-cose che non gli toccano, et s'acquista grandissimo odio non solo
-dei particolari offesi, ma ancora dei magistrati. Dei particolari,
-perciocchè dei tormenti, privazioni dei beni, esiglj et morti, quando
-vengono per corso ordinario di giustizia et quasi dalla mano del
-giudice et tribunali frapposti tra il principe, et il delinquente,
-niun odio ne tocca al principe che pare non ne habbia parte se non
-la obbligazione di fare che si renda giustizia, la quale è cosa
-favorevole et non odiosa; dove che, facendo egli quasi immediatamente
-et fuori degl'instituti della provincia, ne segue che i delinquenti,
-non potendo scaricare l'odio sopra il ministro che dovrebbe esser di
-mezzo tra la suprema podestà e le persone private, tutto lo indirizza
-contro di lui: e tanto più che, facendo il governatore quello che
-per l'ordinazione dei tribunali non gli dà occasione di sospettare
-et dire che così faccia non per zelo di giustizia, ma per passione
-et capriccio proprio, al quale il vulgo sempre vuol trovare qualche
-cagione poco honorevole. Dai ministri parimente odiato, perchè parendo
-loro in questa guisa di essere da lui offesi nella riputazione, alcuni
-ancora, sentendo il danno dei propri interessi, alienano gli animi
-da lui; et se bene scopertamente et dincontro non puonno offenderlo,
-tuttavia quest'odio pubblico s'interna in maniera nei petti loro, che
-poi quasi naturalmente gli vanno difficoltando tutti i negozi, et gli
-praticano contro, tanto in materia di stimazione et gusto, quanto nella
-sostanza delle cose. Finalmente questo stesso fatto di che parliamo,
-mette i tribunali et ministri in vilipendio et mala opinione appresso
-a' sudditi, i quali quasi col testimonio del governatore gli stimano
-mali huomini et con l'esempio suo li dispregiano: dal che nascono
-pessime conseguenze nella repubblica. Laddove, contentandosi (parlo
-per ordinario) il governatore della soprintendenza, del riprenderli e
-castigarli quando inciampano, et frattanto honorarli et ben trattarli,
-et lasciar correre i negozi a' suoi tribunali, viene a tener bene
-accordata quest'armonia civile. Del resto la giustizia oggidì potrebbe
-esser meglio amministrata, poichè, non havendo molti officiali le parti
-che bisognano a chi maneggia la repubblica, non è meraviglia che i
-giudicii hanno tardissima espedizione. I giudici s'allontanano senza
-rispetto dalle leggi et statuti, et giudicano quasi per loro opinione.
-Non vale alcune volte l'autorità delle leggi e la dottrina, poichè si
-vince piuttosto con arti ed ambiti machinati, che per buona guerra
-di giustizia, et si può dubitare che appresso ad alcuni più valga
-l'avidità della pecunia, che il piacere che nasce dall'azione virtuosa.
-Et è sempre stata cosa certa appresso ai savii che chi previene
-ai magistrati per male arti, cerca l'oro come pasto dell'avarizia,
-quasi rimborsandosi di quello che ha speso per ottenerlo; laddove
-l'uomo giusto et retto stima le leggi et la giustizia, et l'esercita
-virtuosamente, quasi per rimunerare il principe dell'honore che gli
-ha fatto colla collazione della giurisdizione. Dalle cose di sopra
-dette è seguito nel governo suo, che molti intimiditi e disgustati
-da lui non pensavano nè curavano il servitio di sua maestà, nè del
-pubblico, e godevano degli errori che gli vedevano commettere».
-Così quell'uomo saggio, il senatore Giambattista Visconti, tanto più
-stimabile quant'erano allora più rare ed oscure le cognizioni di Stato.
-Se il passo surriferito mostra il profondo politico, ne produrrò un
-altro a far prova del suo retto pensare in uno de' punti disputati
-della pubblica economia, l'annona granaria; ed eccone l'occasione.
-Nel decennio di cui governò il conte di Fuentes, fu una costante
-fertilità. Tuttavia egli volle imbarazzarsi nel fissare il prezzo de'
-grani, inclinando a tenerlo sempre più basso. Questa violenza, fatta
-pure senza specie di bisogno alla libertà delle contrattazioni, porse
-argomento al senator Visconti di così ragionare: «Circa al prezzo
-et valore ho sentito uomini savi e molto versati in questa materia
-affermare che non è bene nè utile in comune che si riduca a gran viltà,
-et io ne son persuaso, imperciocchè questa viltà di prezzo è dannosa
-alla maggior parte dei sudditi. I nobili et possessori dei beni non
-ponno mantenere il loro stato se non cavano mediocremente dai loro
-frutti. L'infima plebe et tutto quel popolo che vive con le opere
-diurne, non trova da lavorare, perchè non havendo il ricco denaro non
-può spendere. Dei contadini, quelli che sono fittaiuoli (che sono
-per lo più ne' paesi irrigati dalle acque) non ponno soddisfare ai
-fitti e s'impoveriscono totalmente; gli altri che lavorano a parte
-(et è tutto quel tratto di provincia che non s'irriga) non hanno con
-che far denari per comprar bovi, vestiti, pagar carichi camerali et
-far altre simili spese, se non col prezzo di poco frumento che avanza
-loro; poichè la maggior parte, pagato il fitto, consuma in semente;
-et la segale, miglio ed altri grani simili appena bastano per vivere
-poveramente. Il vino, quando si raccoglie (che, oltre il ricercare
-spesa grande, è sottoposto a tante ingiurie del cielo), pagava i
-debiti contratti col padrone negli anni sterili e calamitosi, in modo
-che, se col pochissimo frumento che gli avanza, non sovviene alle
-altre sue necessità, è spedito. Il resto dei contadini con le braccia
-si vede per ferma esperienza che, se il pane è a gran buon mercato,
-non voglion fare opera, et abbandonano il fittaiuolo ne' maggiori
-bisogni dell'agricoltura, o il tiranneggiano con prezzi eccessivi;
-dal che siegue maggior danno, spendendosi molto per raccoglier frutti
-che valgon poco; in modo che questa gran viltà de' prezzi non giova
-ad altri che a quella specie di huomini che, exercitando mercanzie,
-comprano pane e vino, perchè essi, vendendo caro nè più nè meno le
-merci loro et spendendo poco nel vivere, arricchiscono. Hora giovare
-ad un membro et nocere a tutti gli altri non è medicina, ma uccidere:
-laddove con prezzi mediocri tutta questa corrispondenza civile resta
-ben proporzionata. Basta dunque curare che le cose abbondino, et
-impedire i prezzi troppo eccessivi, che veramente sarebbono perniciosi.
-Di quest'uomo che seppe tanto, io non posso credere che ignorasse
-questa verità, et pure curò tanto di ridurre i prezzi al nulla, non so
-se per amore d'una certa inane fama appresso al vulgo ignorante, o per
-odio de' nobili, che stimasse troppo agiati».
-
-Ho voluto trattare a lungo del governo del conte di Fuentes, come del
-più celebre e forse del miglior governatore mandato dalla Spagna in
-questi Stati, per dare una più estesa e chiara idea di que' tempi e
-di que' governi, e perchè tengo ferma opinione che non solo le cose
-utilmente operate, ma ancor più gli errori degli uomini grandi, sono
-sorgente ai futuri di più sicuro ammaestramento. (1610) Egli morì in
-Milano nell'età di oltre ottant'anni, il 21 luglio del 1610, avendo
-conservato grandissima fortezza d'animo, e regolato gli affari sino al
-fine. Lasciò un esercito effettivo di ventiquattromila uomini, cioè
-dodicimila fanti italiani, seimila lanzchinetti, seimila svizzeri e
-trecento corazze borgognone. I suoi successori, per tutto il periodo
-di tempo compreso in questo capitolo, trapassarono oscuri; ed alcuni,
-che più sembravan promettere, non ebbero campo sufficiente di mostrare
-quanto valessero. Primo tra essi è il contestabile di Castiglia,
-venuto per la seconda volta, il di cui carattere dolce e umano traeva
-maggior risalto dalla recente ricordanza del carattere opposto del
-suo predecessore; ma, per malattia, gli si scemò la mente. Si hanno
-di lui delle gride vincolanti per i grani, e proibì l'industria de'
-cambiavalute, dove regnava l'arbitrio della zecca. (1612) Venne dopo
-due anni, e governò per un triennio, don Giovanni di Mendozza, marchese
-de la Hynojosa, personaggio cortese e senza fasto. Era dotato di
-vivacità, di molto ingegno e memoria, facile ad ascoltar chiunque,
-e indefesso nel suo ministero. Amava i milanesi, e nel tempo stesso
-(associazione di doti non comune) era fedele e zelante per il servizio
-del re. Teneva i suoi domestici modesti, lasciava il corso regolare
-agli affari, promoveva agl'impieghi uomini degni di occuparli. Ebbe
-fama d'uomo debole, e forse mancava, nel dimenticarsi della propria
-dignità e nel manifestare quello che sapeva e pensava. (1614) La
-guerra del Monferrato gl'impedì di lasciar vestigio notabile del
-suo governo, tranne la milizia civica da lui istituita in Milano,
-allorchè, per l'occasione di quella guerra, dovette sguernire di truppe
-i presidii del milanese: istituzione mantenuta di poi, e decorata
-di privilegi e di distinzioni. (1616) Dopo la pace d'Asti, divenuto
-sospetto alla corte di parzialità per il duca di Savoia, fu richiamato,
-e si mandò in sua vece don Pietro di Toledo Osorio, marchese di
-Villafranca. La potenza di questo governatore era tale, che, senza
-previa notizia nemmeno del re, levò l'ufficio di gran cancelliere a
-don Diego Salazar, che n'era investito fino dal 1592, e lo conferì a
-don Giovanni di Salamanca, presidente del magistrato straordinario.
-Il senato rappresentò gli ordini reali contrarii; il re, informatone,
-comandò che si restituisse al suo posto il Salazar; ma il Toledo
-fu irremovibile[261]. Egli da sè condannava alla galera; «anzi, un
-certo bravo marchese del Maino, inimico d'un cerio Parpaione, ch'era
-divenuto genero del suo secretario Montio, sotto pretesto che fosse
-disertore di milizia, da sè stesso lo fece impiccare senza corso di
-giustizia nè partecipazione del senato[262]». Sotto di lui i soldati
-mancavano di stipendio, e illimitatamente saccheggiavano il paese.
-Frattanto il senato, quasi d'accordo col dispotismo del governatore
-a far inselvatichire più presto la nazione, occupavasi del processo
-d'una strega, e, «mosso a compassione per la frequenza de' sortilegi ed
-altre arti infernali che infestavano la città e l'intiera provincia»,
-sentenziava che fosse bruciata[263]. (1618) Governò il Toledo due
-anni e mezzo, e fu supplito da don Gomez Suarez de Figueroa, duca
-di Feria; il quale, benchè durasse per otto anni in questa carica,
-distratto nell'esterne guerre, poco e interrottamente potè occuparsi
-dell'amministrazione. (1620) La prima fu la guerra della Valtellina,
-che, piccola e ravvivata a riprese, durò dal 1620 al 1625; con quella
-si complicò quindi l'altra del genovesato, condotte entrambe senza
-piano e senza vigore, sicchè inutilmente ingoiarono uomini e danari,
-e recarono danni incalcolabili allo Stato di Milano col pretesto di
-conservarlo. (1621) Erano quelle guerre nel loro principio, quando
-giunse la nuova dell'immatura morte del re Filippo III, cui succedette
-il suo primogenito col nome di Filippo IV, in età di soli sedici anni;
-ma per questa rimota provincia, un tale avvenimento non recò altro
-effetto, che di veder mutato il nome del sovrano nell'intitolazione
-degli atti pubblici, e di sapere che vero re delle Spagne, com'era
-stato il duca di Lerma sotto il padre, era divenuto sotto il figlio il
-conte d'Olivares. (1626-1629) Dopo il duca di Feria, si succedettero
-e trascorsero oscuramente don Gonzalo de Cordova, per tre anni, don
-Ambrogio Spinola Doria marchese de los Balbases, per un anno, e (1630)
-don Alvaro Bazan, marchese di Santa Croce, per tre mesi. Soltanto
-si rammentano gli editti vincolanti del Cordova intorno ai granai;
-egli permise quasi il saccheggio de' granai, tassando il prezzo: così
-credette quel signore di rimediare alla carestia.
-
-Il personaggio più illustre di quel tempo, ad onore di Milano, è
-un suo concittadino ed arcivescovo, il cardinale Federico Borromeo.
-Ricco, di pietà soda e senza ostentazione, saggio, prudente, generoso,
-protettore degli studiosi, dotto, giudizioso e laborioso scrittore egli
-stesso, promosse, non solo gli studii ecclesiastici, che per istituto
-dovea prediligere, ma altresì ogni maniera di lettere, di scienze
-e di arti, e rese glorioso il suo lungo pontificato coll'erezione
-della biblioteca Ambrosiana, stabilita sopra un piano sì esteso, che
-pochi sovrani pareggiarono, e non ha altro esempio in un privato.
-Biblioteca doviziosissima di preziosi manoscritti, raccolti con sommo
-dispendio, non solo dall'Italia, ma da tutta l'Europa, dalla Grecia
-e dall'Asia più rimota, e cui dotò di sufficienti rendite; aggiunse
-un collegio di dottori, una scuola di lingue orientali, un museo
-di naturali curiosità, una tipografia lautamente assortita, anche
-di caratteri esotici; e un'accademia di belle arti, a corredo della
-quale cumulò un tesoro di capi d'opera, specialmente di disegno e di
-pittura. In sei anni la maestosa fabbrica fu ridotta a compimento,
-sicchè nel 1609 la biblioteca fu aperta al pubblico; ed esatto è il
-giudizio che dell'architetto di essa, Fabio Mangoni, fu dato da un buon
-intendente[264]: «Quest'uomo, che si cangiava in ragione de' differenti
-usi delle fabbriche e della varia ubicazione ed estensione de' luoghi,
-seppe così entrare nello spirito della cosa, che, sopra la più bislunga
-e stretta area che veder si possa, ideò ed eseguì una biblioteca che
-può servir di modello a chiunque ama di unire la magnificenza alla
-comodità. Dopo tanta generosità, si rende ancor più notabile alla
-modestia del cardinale, mentre non denominò quello stabilimento nè
-Federiciano, nè Borromeo, come a buona ragione e più che altri il
-potea, ma preferì di chiamarlo dal nome del santo titolare e protettore
-della chiesa milanese[265].
-
-Al tempo dell'arcivescovo Federico Borromeo, e in parte per la sua
-influenza, vide Milano ricostruita la chiesa di Santo Stefano sul
-disegno di Aurelio Trezzi, eretta la vasta chiesa di Sant'Alessandro,
-disegno di Lorenzo Biffi o Binago, barnabita; non che l'altra di San
-Giuseppe presso la Scala, opera dell'architetto Francesco Richini;
-fabbricati il convento de' Carmelitani Scalzi, e il monastero di San
-Filippo Neri; chiamati i Somaschi a San Pietro in Monforte, ed aperte
-nell'anno stesso della biblioteca Ambrosiana le scuole Arcimbolde
-presso la chiesa di Sant'Alessandro, avendone fornito i mezzi un legato
-di monsignor Giambattista Arcimboldi, chierico di camera di Clemente
-VIII. In quelle insegnavano dapprima i Barnabiti umanità e rettorica;
-vi aggiunsero, nel 1625, la grammatica, e dieci anni dopo la filosofia,
-la morale e la teologia. Per cura del cardinale, nel predetto anno
-1625, fu pure nobilmente riedificata la chiesa di Santa Maria Podone,
-posta dirimpetto al palazzo della sua famiglia.
-
-Le controversie giurisdizionali si suscitarono a diversi intervalli
-anche sotto il cardinale Federico; ma appena fu egli assunto
-all'arcivescovato, si mosse alle pratiche di un sincero accordo: al
-qual fine delegò per conferire co' ministri regi i monsignori Carlo
-Bescapè e Marsilio Landriani, vescovo il primo di Novara, l'altro
-di Vigevano, savii e dotti uomini. In seguito, col consenso del re
-cattolico, venne rimesso l'esame a Clemente VIII per uno stabile
-trattato di concordia. Il sommo pontefice mostrò molto impegno;
-le congregazioni tenevansi avanti di lui, ed erano frequenti;
-l'arcivescovo di Milano fu chiamato ad intervenirvi, e stette
-quattr'anni in Roma; ma quantunque il papa abbia vissuto ancora
-ott'anni dacchè si incominciarono queste pratiche, morì nel 1605
-senz'aver nulla conchiuso. Gli fu sostituito Paolo V. Le troppo famose
-sue contese coi Veneziani e l'interdetto che fulminò contro quella
-Repubblica, mostrarono tosto che poco si aveva a sperare da esso
-per la concordia giurisdizionale del milanese, la quale infatti fu
-protratta di molti anni ancora; e finalmente sollecitata con infinite
-cure e sommi dispendii[266] dal cardinale Federico in Milano, a Roma,
-a Madrid, fu segnata nel 1615, sancita due anni dopo dal re e dal
-papa, e pubblicata il 10 febbraio del 1618, senza quasi aver effetto
-per le nuove contestazioni che immediatamente dopo sopravennero. Esse
-ebbero origine dalla pretesa degli ecclesiastici che il privilegio
-dell'immunità si estendesse ai loro coloni. Gli amministratori rurali
-vi si rifiutarono, perchè il carico sostenuto dai soli laici sarebbe
-riuscito insopportabile a cagione del tributo sovrimposto per le
-guerre del Piemonte. I membri del clero, insorgendo l'uno dopo l'altro,
-intimarono e promulgarono le censure ecclesiastiche contro i deputati,
-consoli e sindaci de' comuni; i parochi ricusarono di amministrar loro
-i Sacramenti, i vescovi di assolverli dalle censure, se non previo
-il ristauro dei danni e data cauzione di astenersi per l'avvenire.
-Il senato di Milano s'indirizzò al re esponendo di aver maturamente
-esaminato l'affare, ed essere l'opinione più vera e più generalmente
-ricevuta che sia in podestà del principe di esigere la _colletta_
-dai coloni della Chiesa sul valore dei frutti ad essi spettanti, così
-osservarsi in altre province; e così pure essersi osservato in quei
-tempi poco rimoti in molte parti di questo dominio, e in tutti molti
-anni addietro. Contuttociò, vedendo il senato che i vescovi e lo stesso
-sommo pontefice persistevano nelle censure, nè sapeva come rimoverli
-dal loro proposito, nè con quali mezzi difendere contro di essi i laici
-che perseveravano nell'esigere i carichi, invocava in tali angustie
-le prescrizioni di Sua Maestà[267]. Il re Filippo III, con dispaccio
-del 2 febbraio 1619, prescrisse che dove lo esiga il servizio militare
-per difesa dello Stato, anche nelle case de' coloni ecclesiastici
-si pongano a quartiere i soldati, e che pure i detti coloni siano
-sottoposti al tributo limitandolo all'ottava parte de' frutti.
-Stabilì in quelle altre norme, che poi lascia al governo d'ampliare o
-restringere col parere del senato, come si sarebbe trovato conveniente
-per acquietare gli ecclesiastici. Il governatore duca di Feria più
-volte intervenne in senato a trattare di ciò, e si concluse di spedire
-a Roma un senatore. Fu questi il più volte nominato Giambattista
-Visconti, che vi si recò col fiscale Schiaffinati, e molto appoggio
-ebbe dal duca d'Albuquerque, allora ministro di Spagna alla Santa
-Sede. Ma a Roma non si fece altro se non tenerli a bada. S'andavano
-riunendo delle congregazioni per guadagnar tempo, e frattanto si faceva
-agire a Madrid il nunzio apostolico col debole re. Il governatore duca
-di Feria consultava tutto col senato. Gl'invidiosi, che il senatore
-Visconti aveva e meritava, perch'era uomo d'ingegno e di lettere, come
-si conosce dal suo scritto, mal sofferendo la commissione datagli dal
-governatore, e attraversandone l'esito, facevano che il senato desse
-pareri atti a rompere le negoziazioni, che si sciolsero in fatti. A
-Roma si sapevano le consulte del senato dai cardinali prima che il
-Visconti ricevesse le lettere corrispondenti.
-
-Fervevano ancora quelle moleste contese, allorchè venne di nuovo
-ad affliggere i Milanesi la pestilenza, e più sterminatrice di
-quella che avevano sofferto cinquantaquattro anni avanti. (1629) Per
-soprabbondanza di mali fu dessa preceduta dalla carestia e accompagnata
-dai disastri della guerra che combattevasi nel vicino Piemonte. La
-plebe di Milano, ridotta a pascersi d'erba e nel pericolo di morir
-di fame, siccome alcuni se ne trovarono morti per le strade[268],
-diede il sacco ai prestini, ed assalita la casa del signor Lodovico
-Melzi, vicario di Provvisione, e atterratene le porte, fu in procinto
-di assassinarlo[269]. Il consiglio generale della città si affrettò
-di approvvigionare di grano il Lazzaretto fuori di porta Orientale,
-e colà raccolse la più mendica plebe; nè bastando quel vastissimo
-recinto al numero eccessivo degli affamati, destinò allo stesso fine
-lo spedale della Stella. Si distinse in questa pubblica calamità
-l'arcivescovo Borromeo coi soccorsi di cui fu prodigo, sì che
-meritossi d'esser chiamato il padre dei poveri[270]. Ma le incessanti
-querele di que' mendichi a pretesto della cattiva qualità del pane,
-la loro insubordinazione, i loro feroci clamori, facendo temere più
-gravi eccessi, indussero il governo della città a scioglierli dai
-loro pietosi ergastoli, restituendoli tutti alla beata libertà del
-mendicare. Fra una turba sì grande di popolo, estenuata dalla fame
-ed oppressa da ogni genere d'indigenza, la peste che sopraggiunse
-non potea trovare più pronti veicoli per diffondere rapidissimamente
-il mortal suo veleno. Questa volta fu essa recata in Italia dalle
-truppe imperiali per la guerra di Mantova, e un soldato milanese
-di quell'esercito, venuto a visitare i suoi, la recò in Milano nel
-novembre del 1629. Sì egli che gli abitanti della casa dove alloggiò,
-tutti morirono; e queste furono le prime vittime[271]. (1630) La casa
-fu isolata da ogni comunicazione; ma poco più vi si badò; e le feste,
-che anche in tanta miseria si celebrarono nel principio del seguente
-anno per la nascita dell'infante primogenito di Spagna[272], fecero
-che facilmente quel funesto avviso fosse posto in dimenticanza. Il
-fatal vulcano rimase sopito, o almeno diede segni non osservati fino
-al mese di marzo, quando l'esplosione si fece in un tratto violenta
-ed invase tutte le parti della città. Il popolo, compreso dallo
-stupore, s'attenne per lungo tempo al partito che più s'accomodava
-alla sua ignoranza e pigrizia, il non credere; e allorchè fu tratto
-d'inganno per lo spaventevole moltiplicar de' malati e de' morti, e
-col produrre agli occhi di tutti i marciosi cadaveri, esponendoli
-lungo le vie, o facendoli condurre intorno ammucchiati e scoperti
-sui carri, si abbandonò ad ogni sorta di deliri e di eccessi.
-Quell'ostinata e prolungata incredulità lasciò libero al contagio
-di estendersi immensamente, e fu in ciò secondata dall'indolenza
-dapprima, poi dagli scarsi, inefficaci o improvvidi ordini de'
-magistrati. La lunga successione de' cattivi governi avea fatto
-dilatare l'avvilimento, l'inerzia, la stolidezza dalla plebe alle
-classi superiori, per modo che in quelle difficilissime circostanze
-il consiglio generale, il tribunale di Provvisione, quello di Sanità,
-il senato, il governo, tutti non si mostrarono che plebe, ed ebbero
-con essa comuni le stravaganze e i vaneggiamenti. Tranne il ricoverare
-gli appestati nel Lazzaretto, nessun altro opportuno provvedimento
-fu adottato in quest'occasione di quelli che pure il furono nella
-peste del 1576. A reggere quella repubblica di appestati fu delegato
-un frate con illimitata autorità, il padre Felice Casati, guardiano
-de' Cappuccini di porta Orientale[273]. «Si è comandata con una
-mal intesa pietà una processione solenne, nella quale si radunarono
-tutti i ceti de' cittadini, e trasportando il corpo di san Carlo per
-tutte le strade frequentate, ed esponendolo sull'altare maggiore
-del Duomo alle preghiere dell'affollato popolo, prodigiosamente
-si comunicò la pestilenza alla città tutta, ove da quel momento si
-cominciarono a contare sino novecento morti ogni giorno[274]». Il
-cardinale arcivescovo avea ricusato di aderirvi, ma tali furono le
-sollecitudini e le istanze, che, quasi forzato, vi acconsentì[275].
-Il Ripamonti ci fa fede che da quel giorno la pestilenza ha acquistato
-tal forza e predominio, che veramente corrispondeva al suo nome[276].
-E soprabbondando il numero degli appestati che presentavansi ogni
-giorno al Lazzaretto, «arrivarono ad essere un tempo nel detto luogo
-quattordicimila e cinquecento annoverati, restandone più volte le
-centinaia di fuori attorno a quella fossa, aspettando che la morte
-facesse loro qualche luogo[277]». Per la qual cosa fu duopo erigere de'
-Lazzaretti sussidiari a San Barnaba al Fonte, a San Vincenzo in Prato
-e alla Trinità. Un altro ne fu fatto disporre dal cardinale arcivescovo
-nel seminario della canonica per gli ecclesiastici.
-
-Ma il delirio più scandaloso, e ch'ebbe più tragici effetti, fu
-quello delle unzioni venefiche. La storia ci attesta che si è prestata
-credenza a questa sciocca cagione in altri contagi, ed abbiamo veduto
-che l'opinione ne corse anche nella peste del 1576. Ora a darle maggior
-voga venne un dispaccio del re Filippo IV, che avvisava il governatore
-di far invigilare che non s'introducessero nel milanese alcuni uomini
-portatori di unguenti pestiferi, ch'erano stati veduti in Madrid e di
-là fuggiti[278]. Queste precedenze erano più che sufficenti perchè
-si asseverasse che siffatte unzioni già facevansi in Milano, e così
-avvenne. Un editto del tribunale di Sanità, del 19 maggio, asserendo
-il fatto per indubitato, promise il premio di ducento scudi a chi
-avrebbe data certa notizia de' rei, e di più l'impunità al denunciante
-qualora fosse uno de' complici, ma non il principale[279]. Poche
-settimane dopo, per racconto di donne, si divulgò che il commissario
-della Sanità, Guglielmo Piazza, era stato veduto a far tali unzioni;
-egli confessò ne' tormenti che l'unto gli era somministrato dal
-barbiere Gian-Giacomo Mora; e questi e molti altri sono pur carcerati
-e tormentati. La compassionevole narrazione di questo nefando processo
-è già nota[280] e qui basterà il dire che il Piazza e il Mora, e altri
-non pochi, dichiarati rei di un delitto impossibile, furono condannati
-ad essere condotti al patibolo su di un alto carro; ad aver nel cammino
-arse le carni da tenaglie roventi, tagliata la mano destra; indi
-fracassati dalla ruota, e intessuti ancor vivi fra le gaviglie della
-ruota stessa, scannati dopo sei ore, finalmente abbruciati, e sparse le
-ceneri al vento. Tutto ciò fu eseguito; e stando i miseri fra le mani
-del carnefice si protestarono innocenti innanzi al popolo, e di morir
-volontieri per gli altri peccati loro, ma di non avere mai esercitata
-l'arte di ungere, nè aver pratica di veleni o sortilegi[281]. Quanto
-possedevano quelle due vittime fu confiscato; la casa del Mora,
-distrutta dai fondamenti, e sull'area di essa eretta una colonna per
-pubblico decreto dichiarata infame, accompagnata da un'iscrizione
-in marmo per tramandare la memoria del fatto alla posterità. E la
-posterità l'ha giudicato: nel 1778 la colonna si trovò clandestinamente
-atterrata; l'iscrizione fu levata di poi, la casa rifabbricata; onde
-non rimane più traccia visibile dello scellerato giudizio[282]. Nè
-il Piazza e il Mora, e i molti soci ch'ebbero nel processo furono
-soli sacrificati al fanatismo del volgo e all'ignoranza togata. Si
-volle scoprire un disturbatore d'unzioni anche tra gli appestati del
-Lazzaretto, Gian Paolo Rigotto, il quale «andò al patibolo li sette
-di settembre, e l'accompagnò il padre Felice, cappucino, con un altro
-padre teatino, che là dentro amministrava li Sacramenti; et affermarono
-questi che, al solito degli altri aveva costui rivocata la confessione
-e sin all'ultimo fiato protestato di morire innocente[283]».
-Quali tempi, quai giudici, e quanto infelice nazione! A compiere
-l'orrenda scena basterà che si sappia aver quella pestilenza mietuto
-centoquarantamila vite di cittadini milanesi, secondo il più moderato
-calcolo che desunse il Ripamonti dalle tabelle del tribunale della
-Sanità[284], mentre il Somaglia l'accresce di altre quarantamila. La
-città non fu del tutto sana che circa due anni dopo, nel 1632.
-
-Le persone notabili morte ne' decorsi trent'anni furono frà Paolo
-Moriggia, gesuato, autore di molte opere mediocri o cattive sulle
-Antichità milanesi, morto nel 1605, d'anni settantanove; Carlo
-Bescapè, vescovo di Novara, che morì il 6 ottobre 1618, contando
-sessantacinque anni di età e ventidue di episcopato, uomo assai dotto
-e pio, e il più sincero scrittore della vita di san Carlo, benchè ne
-fosse famigliarissimo e ammiratore; e Giovanni Pietro Carcano, morto
-il 5 agosto 1624, che destinò le sue molte ricchezze a beneficare
-splendidamente lo spedale Maggiore e la chiesa metropolitana di Milano,
-e ad erigere un monastero di vergini, dette dal nome del fondatore
-le _Carcanine_. Chiude questa lista necrologica il più grande e il
-più utile cittadino del suo tempo, il cardinale arcivescovo Federico
-Borromeo, che cessò di vivere il 21 settembre del 1631, nell'età di
-circa anni sessantasette.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXI.
-
-_Successione di governatori. Guerre nel Piemonte, nella Valtellina e in
-Lombardia. Morte del re Filippo IV. Governo del duca di Ossuna. Morte
-del re Carlo II. Sacre e pie fondazioni, e morti di persone distinte._
-
-
-Nel progredire in questa storia, la materia che debbo trattare quasi
-mi scoraggisce. Sterile ed ingrata necessariamente per la condizione
-del paese dopo l'estinzione de' principi sforzeschi, lo diviene ancora
-maggiormente, giacchè alla mancanza de' fatti storici va succedendo
-quella dei grandi caratteri, rimarchevoli per sublimi virtù o per vizii
-illustri; onde il vasto, fertile e già ricco stato di Milano in questa
-epoca non può essere rappresentato da una più vera imagine di quella di
-un gran podere, quasi in ira al cielo e agli uomini, abbandonato dalla
-non curanza di uno sconosciuto padrone, all'imperizia e al capriccio
-dei succedentisi amministratori. Nel corso di quasi settant'anni,
-su cui versa questo capitolo, i buoni governatori furon rari, e
-per maggiore sventura del paese sono quelli che vi fecero più breve
-dimora. I danni del milanese crebbero per le guerre che ripetutamente
-si suscitarono in questo intervallo nella Valtellina e nel Piemonte,
-tanto per i campeggiamenti e le rapine degli eserciti, quanto per
-doverli provvedere di viveri e di soldo, giacchè se anche ne' migliori
-tempi di Carlo V e di Filippo II ben poco danaro era qui spedito dalla
-Spagna, a quest'epoca non poteva aspettarsene sussidio veruno, non
-bastando neppure le scarse rendite di quell'indolente e degenerata
-nazione a saziare l'avarizia de' favoriti e dei cortigiani. Tali poi
-furono gli effetti di più di un secolo di cattivo governo straniero,
-dell'agricoltura in più luoghi abbandonata, della scoraggiata
-industria, della sofferta fame e di due pestilenze sterminatrici,
-che rese esauste tutte le sorgenti della pubblica prosperità: la
-popolazione per la penuria del vivere non potè riprodursi; e Milano,
-che da lungo tempo e per tutto il secolo decimoquinto fu ricca,
-florida e popolosa di oltre trecento mila abitanti, nel decimosettimo
-non giungeva a centomila, e in questo limite se ne stette quasi
-stazionaria, mentre l'indistruggibile fertilità del suolo impedì
-all'ignoranza e al mal volere degli uomini di farla maggiormente
-retrocedere.
-
-(1632) Il vacante arcivescovato di Milano fu, il 28 novembre del
-1632, conferito dal papa Urbano VIII al patrizio milanese Cesare
-Monti, già insignito della dignità di patriarca d'Antiochia e nunzio
-apostolico nella Spagna, e nell'anno seguente fatto cardinale. E
-poichè la storia civile non ci offre altra occasione di parlar di lui,
-soggiungeremo ch'egli resse la chiesa milanese con pace e dignità per
-quasi diciotto anni, fece ridurre a compimento le chiese del Lentasio
-e di Sant'Agnese, stabilì il conservatorio di Santa Febronia per le
-figlie povere, eresse la chiesa e il convento di Concesa e il monastero
-di Santa Maria di Loreto, istituì il seminario di Monza, e, morendo,
-legò per testamento agli arcivescovi suoi successori una scelta
-raccolta di ducentoventun quadri, il di cui catalogo leggesi presso il
-Lattuada[285], e che, riordinata e ristaurata pochi anni sono da mano
-maestra, forma tuttora un magnifico ornamento al palazzo arcivescovile.
-
-(1633) Nel 1631 era tornato al governo di questi Stati don Gomez
-Suares di Figueroa e Cordova, duca di Feria; ma dopo due anni avendo
-egli dovuto, d'ordine del re cattolico, recarsi in Germania in
-soccorso dell'imperatore Ferdinando II con un esercito di diecimila
-fanti e mille e cinquecento cavalli, parte spagnuoli e lombardi, e
-parte napoletani, venne in suo luogo il cardinale infante di Spagna,
-fratello del re; ma non rimase al governo che circa un anno, essendo
-passato a governare le Fiandre. Dal poco che ci rimane delle sue
-leggi, appare ch'egli avea di mira l'esatta amministrazione della
-giustizia. I successivi governatori fino al 1670 furono il cardinale
-Egidio Albornoz, il marchese don Diego di Leganes, il duca d'Alcalà, il
-conte don Giovanni di Sirvela, il marchese di Velada, don Bernardino
-Fernandez de Velasco, contestabile di Castiglia, il conte di Haro,
-don Luigi Benavides, marchese di Caracena, il cardinale Teodoro
-principe Trivulzi, il conte di Fuensaldagna, il duca di Sermoneta,
-don Luigi de Guzman Ponze di Leon, il marchese d'Olias e Mortara e
-don Paolo Spinola, marchese de los Balbases, duca del Sesto. Sono in
-trentasei anni quattordici governatori, tra i quali il marchese di
-Caracena durò per otto anni, e il conte di Fuensaldagna per quattro.
-L'inettitudine, l'inesperienza, il breve governo, la distruzione delle
-guerre furono cagione che que' signori fecero poco bene al paese, e
-lasciarono intatti i disordini, se pure non li accrebbero. Gioverà
-a dare un'idea del loro modo di governare il sapersi che mentre la
-provincia, rovinata dai disastri della peste, dalle lunghe guerre
-e dalla pessima e tenebrosa amministrazione, esigeva i più seri
-provvedimenti, il marchese di Caracena non trovò altro di meglio a fare
-per il ben pubblico che vietando alle meretrici di andare in carrozza
-ai corsi, e il conte di Fuensaldagna di proibire che nel carnevale si
-ballasse dopo la mezza notte, e che alcuna donna si mascherasse da
-uomo, o uomo da donna. Quel marchese accrebbe le fortificazioni del
-castello di sei mezze-lune. Più importanti furono i provvedimenti del
-governatore Ponze di Leon. All'intento di soccorrere alle angustie
-del pubblico banco di Sant'Ambrogio, che, disordinato e soccombente
-sotto il peso de' suoi debiti, avea ridotto alla metà il pagamento
-degl'interessi, ordinò, con decreto del 18 luglio 1662, che i fondi e
-i dazi destinati dalla città di Milano per dote di quello, passassero
-in libera amministrazione di una congregazione da lui delegata; con
-che per allora fu assicurata la pubblica fede. Egli fu autore di un
-altro insigne beneficio a suggerimento del conte Bartolommeo Arese,
-presidente del senato, personaggio di gran senno ed influenza, ed
-amantissimo del suo paese, l'instituzione del così detto _Rimplazzo_.
-Esso regolava l'alloggiamento militare sotto la direzione di un
-provveditore generale, il quale forniva d'alloggio l'esercito in tempo
-di pace ad un determinato prezzo per ciascuna razione da pagarsi in
-via d'imposta sopra tutto lo Stato, secondo la fatta ripartizione. Così
-furono procurati opportuni e comodi alloggiamenti alle truppe, liberati
-i pubblici e i cittadini dalle vessazioni, e assicurata l'uguaglianza
-del carico. Ma questo Ponze di Leon era uomo sì arbitrario e violento,
-che, senza rispetto alla giurisdizione de' tribunali e del senato,
-facea esercitare la giustizia a suo piacere: e ne basti un esempio.
-Un cieco, conosciuto col nome di Alessandrino, andava cantando per le
-vie della città una canzone popolare in cui deridevansi gli Spagnuoli.
-Il governatore se lo fece condurre innanzi, gli fe' dar a bere e
-volle udir la canzone; indi ordinò che immediatamente fosse condotto
-alla piazza de' Mercanti, ed alla mezza notte, a porte chiuse, fosse
-impiccato e súbito seppellito. Egli stesso nel giorno vegnente a
-comune terrore, fece dare pubblicità alla sentenza ed all'esecuzione.
-È però da confessarsi che i tempi erano convenienti per simili
-violenze; e i nobili in ispecie, resi brutali dall'ignoranza, invasi
-dalla boria spagnuola e degradati dalla prepotenza valorosa dei loro
-avi, eransi abituati alla prepotenza facinorosa, che col mezzo di
-mani mercenarie procacciasi comoda e senza pericolo la vendetta, la
-quale infame costumanza si mantenne in vigore fin oltre la metà del
-secolo scorso[286]. Per siffatte prepotenze la città di Milano era
-in tanto disordine, che i privati cautamente si facevano scortare
-per le strade da uomini armati. Persino il residente del gran duca di
-Toscana, Gian-Francesco Rucellai, in porta Vercellina, verso mezzodì,
-venne assalito da molti armati, per cui, dopo valida resistenza,
-costretto a sottrarsi al maggior numero, il governatore e il senato,
-mancando di altro mezzo, fecero pubblicare «che chiunque suddito del re
-cattolico avesse in quest'occasione prestata assistenza al residente,
-sarebbe stato dalla maestà sua assai gradito»; e il marchese Annibale
-Porroni lo fece servire da certo capitano Ampio con un centinaio di
-bravi, e così scortato, il residente prese congedo dal governatore,
-dall'arcivescovo e dal presidente del senato. La stessa scorta lo
-accompagnò fino a Piacenza; il fatto avvenne nel 1656[287].
-
-(1634) Per essere più libero e sicuro d'impiegare le sue forze nella
-Germania e ne' Paesi Bassi, il re di Spagna si era adoperato per trarre
-al suo partito il duca di Savoia, e già il principe Tommaso, uno de'
-fratelli di esso, impegnatosi a militare nelle Fiandre in favore del
-re cattolico, avea mandato a Milano la consorte ed i figli, quasi
-ostaggi in garanzia della sua promessa. (1635) Ma al principio del
-1635 una nuova ed aspra guerra insorse tra la Spagna e la Francia,
-suscitata dall'ambizione o dalla rivalità degli onnipotenti ministri
-delle due corti, il cardinale di Richelieu e il conte Olivares. In
-conseguenza il re di Francia Luigi XIII si collegò con varii principi
-protestanti e coll'Olanda a danno de' Paesi Bassi, e spedì un esercito
-nella Valtellina, comandato dal duca di Rohan, per attaccare lo stato
-di Milano; riuscì pure a ridurre nella sua lega il duca di Parma
-Odoardo Farnese e il principe Carlo Gonzaga, duca di Mantova, che
-varie cagioni avevano di dolersi della Spagna. Anche il duca di Savoia,
-disapprovata altamente la condotta del principe Tommaso, e privatolo
-de' suoi stipendi e possedimenti nella Savoia e in Piemonte, aderì alla
-Francia e fu fatto comandante generale delle armi francesi e collegate
-in Italia. Il governatore di Milano cardinale Albornoz non fu lento
-a guernire i confini dello Stato, e costrinse i Francesi a desistere
-precipitosamente dall'intrapreso assedio di Valenza. All'opposto, gli
-Spagnuoli nella Valtellina, benchè rinforzati da quattromila fanti e
-quattrocento cavalli tedeschi sotto il barone di Fernamont, riportarono
-dai Francesi una grave sconfitta. (1636) In principio del nuovo anno
-uscì in campo il duca di Parma, ma fu respinto con perdita dagli
-Spagnuoli spediti dal milanese, associati al duca di Modena Francesco
-I. In questo apprestamento di un vasto incendio, che minacciava tutto
-all'intorno lo stato di Milano, l'interposta mediazione del papa Urbano
-VIII e di Ferdinando II, gran duca di Toscana, riuscì a conciliare una
-tregua, che fu seguita da una pace effimera, mentre, per il pretesto
-del compenso dei danni recati dagli Spagnuoli nel Parmigiano e nel
-Piacentino, il duca di Savoia e il maresciallo di Crequi invasero nel
-mese di giugno il pavese e il novarese, e passato il Ticino, spezzarono
-il grand'argine, per cui da quel fiume si conduce a Milano il naviglio
-grande; onde la nostra città ne fu costernata. Il governatore marchese
-di Leganes si oppose ai nemici a Tornavento, ove, il 23 di quel mese,
-seguì un sanguinoso contrasto; e benchè la vittoria fosse rimasta
-indecisa, l'effetto ne fu che i Francesi e i Savoiardi di lì a pochi
-giorni si ritirarono. In questo grave pericolo fu di nuovo instituita
-in Milano la milizia civica, nella quale si videro in breve ascritti
-più di seimila cittadini, e dal governatore ebbe, con decreto del 29
-settembre, confermati i suoi privilegi. Il duca di Parma, che aveva
-invaso il Cremonese e il Lodigiano, sconfitto da don Martino d'Aragona
-colla mediazione del papa e del gran duca, fu ammesso a far pace
-separata cogli Spagnuoli, ai quali cedette Sabbionetta, piazza in
-allora importante, tra Casalmaggiore e Mantova. Anche il duca di Rohan,
-assalito dai Grigioni, dovette ritirarsi dalla Valtellina.
-
-(1637) Reso libero da que' due nemici il governatore marchese di
-Leganes, e trovandosi al comando di dieciottomila fanti e quasi
-cinquemila cavalli per rinforzi avuti dalla Spagna, dalla Germania e
-da Napoli, si decise a spingere con vigore la guerra nel Piemonte,
-colla lusinga di facili progressi per la morte accaduta del duca
-Vittorio Amedeo, lasciando due figli in età infantile sotto la
-tutela della madre. Prese quindi il forte di Breme nella Lumellina,
-invase il Monferrato e assediò Vercelli. (1638) Poi, collegatosi
-col cardinale Maurizio e col principe Tommaso, zii del piccolo duca,
-applicò a diverse imprese, vagando per il Piemonte, finchè, accintosi
-all'acquisto di Casale di Monferrato con segreta intelligenza della
-vedova duchessa di Mantova, venne ivi raggiunto dall'esercito francese
-comandato dal maresciallo d'Harcourt, e posto in piena rotta colla
-perdita della cancelleria (1640), delle argenterie, della cassa regia,
-de' cannoni e d'ogni equipaggiamento, rinvenuti dai vincitori nel
-campo di San Giorgio verso Pontestura. (1641) Il marchese di Leganes
-fu richiamato. Ma più che da questa sconfitta, venne il re di Spagna
-determinato a tal passo dai gravi turbamenti insorti nell'interno
-della monarchia, la sollevazione dei Catalani e la ribellione del
-duca Giovanni di Bragranza, la quale produsse poi la separazione del
-Portogallo dalla Spagna, avendo la sorte delle armi e i fini politici
-delle altre potenze persuaso il riconoscimento legittimo di quel
-ribelle. (1642-1645) Per questi avvenimenti l'esercito francese, reso
-più animoso, unito a' Savoiardi, ridusse in breve tempo gli Spagnuoli
-alla difensiva, e, ricuperate di seguito le fortezze del Piemonte,
-penetrò nello stato di Milano, prese Tortona e Trino, indi, varcata
-la Sesia, Vigevano. La costernazione fu grandissima in Milano. Il
-governatore marchese di Velada accorse a Mortara, a Novara e ai passi
-della Sesia a far fronte ai nemici, i quali, per la difficoltà delle
-vittovaglie, si ritirarono; (1646) nel principio del nuovo anno anche
-Vigevano fu ricuperato. Nè i danni de' Milanesi si ristrinsero alla
-paura. La devastazione delle campagne ove seguirono gli osteggiamenti,
-le vettovaglie somministrate agli eserciti nemici ed amici, gli
-approvvigionamenti e le opere di difesa alle fortezze minacciate, e il
-soldo delle truppe che per intiero dovevasi fornire dal paese, furono
-tali pesi, che più non bastando a supplirvi le ordinarie rendite e
-le contribuzioni straordinarie, si ebbe ricorso all'alienazione de'
-dazi ed altri diritti regali. In quest'anno e ne' quattro seguenti si
-fecero le più grandiose vendite delle regalie, che mai fossero fatte
-per l'addietro o in seguito. Dal prospetto che se ne stese nell'anno
-1772, quando per ordine dell'imperatrice Maria Teresa furono tutte
-ricuperate alla regia camera, si riconobbero centosessantasei regalie
-vendute in que' quattro anni: quasi la terza parte delle alienazioni si
-fecero allora. Durante tutto il secolo precedente e fino alla metà del
-XVII se ne alienarono sole cinquantuna. Nel rimanente di quel secolo si
-trovò comodo, e forse fu necessità di proseguire in siffatte vendite; e
-dall'anno 1649 al 1700 ne furono distratte altre centosessantanove.
-
-(1647) Il cardinale Mazzarino, succeduto al defunto cardinale
-Richelieu nella suprema direzione del regno di Francia, accrebbe un
-nuovo fomite alla guerra in Italia coll'essere riuscito a far entrare
-nella lega contro gli Spagnuoli Francesco I d'Este, duca di Modena.
-Perciò i gallo-estensi occuparono con grandi forze Casalmaggiore, che
-tennero per due anni, e assediata inutilmente Cremona, disertarono il
-Cremonese. Ma la vigorosa resistenza opposta dal governatore marchese
-di Caracena, l'occupazione da esso fatta di più terre del Modonese,
-e gli uffici dei duchi di Mantova e di Parma indussero il duca di
-Modena a rappacificarsi colla Spagna. (1649) Liberati dalle angustie
-di questa nuova guerra potettero i Milanesi prestarsi più alacremente
-a festeggiare l'arrivo della loro sovrana, l'arciduchessa Marianna
-d'Austria, che da Vienna recavasi a Madrid, sposa del re Filippo IV.
-Essa fece il suo ingresso in Milano il 30 maggio del 1649, il quale
-è così descritto dal Brusoni[288]: «Entrò la regina privatamente
-in Milano per porta Tosa, a causa delle grandissime pioggie che
-diluviarono in quei giorni: e fece poscia la sua solenne entrata per
-porta Romana, incontrata dal marchese di Caracena, governatore, con
-tutti i tribunali, e dal clero in processione. Il governatore, messo
-piede a terra, presentò alla Maestà Sua diciotto cavalieri, coperti
-di scarlatto guernito di broccato, e altri sessanta, vestiti di tela
-d'argento, destinati a servirla. Dopo che, collocata sovra una chinea
-dai duchi di Machedea e di Terranova, venne salutata da una salva di
-mille e ducento mortaletti e da tutto il cannone della città. Per
-tutte le contrade e le piazze per le quali passò la regina, oltre
-agli addobbi che le adornavano, si vedevano spallierate le milizie
-della città e dell'esercito sotto i loro maestri di campo e generali,
-con vaghissima e superba mostra. Fu servita fino al Duomo, e poscia
-al palazzo di sua abitazione, con ordine e pompa veramente regia
-e meravigliosa. Fermossi la regina per alcuni giorni in Milano con
-Ferdinando IV re d'Ungheria e di Boemia, suo fratello, onorata dai
-principi d'Italia o personalmente o per ambasciatori. Durante la sua
-dimora mostrò di commiserare la sorte di don Odoardo di Bragranza,
-fratello del nuovo re di Portogallo, e benemerito dell'imperatore suo
-padre, il quale da sette anni gemeva in stretta carcere nella rocchetta
-di quel castello, e forse sarebbesi a di lui favore interposta
-presso il re suo sposo, se in quel tempo appunto non fosse morto dopo
-brevissima malattia[289]. (1650) Il 16 di agosto dell'anno seguente
-morì pure il cardinale arcivescovo Cesare Monti, in di cui vece fu
-promosso alla sede arcivescovile monsignore Alfonso Litta. Questo
-prelato, nel lungo pontificato di ventott'anni, accrebbe di comodi ed
-ornamenti il Seminario maggiore, ristaurò il cadente Seminario della
-Canonica, ed aggiunse nuovi redditi al Collegio de' nobili. Negli
-affari ch'ebbe a trattare in corte di Roma e ne' varii conclavi ai
-quali intervenne, si meritò lode di zelo e d'accorgimento; e nelle
-emergenze di dispareri giurisdizionali si condusse generalmente con
-moderazione; che se nel fatto che vado a narrare si mostrò dapprima
-animato da soverchio calore, non fu tardo a piegarsi al più maturo
-consiglio della saviezza.
-
-Era stato ucciso con una pistolettata il cavaliere Uberto dell'Orto su
-la porta del procuratore Gadolini, vicino a San Giorgio in Palazzo.
-Il sospetto cadeva sopra un Landriani che si pose nell'asilo di San
-Nazaro. Il governatore Ponze di Leon ordinò che il Landriani venisse
-ad ogni modo imprigionato, e gli sbirri lo presero sull'altare mentre
-s'era attaccato al tabernacolo. L'arcivescovo ne fece fare acerbe
-doglianze, accolte dal governatore trascuratamente. Minacciò scomuniche
-e interdetti, ma il governatore non gli badò. Fece intimare il primo
-monitorio al capitano di giustizia Clerici, e fu sprezzato. Intimò il
-secondo monitorio, che venne accolto come il primo. Venne un prete
-per intimare il terzo monitorio, e gli alabardieri del capitano di
-giustizia lo ferirono. L'arcivescovo era smanioso. Il governatore
-gli fece dire che se scomunicava avrebbe fatto impiccare alle porte
-dell'arcivescovato il Landriani. Stando così le cose, entrò di mezzo il
-presidente del senato, Bartolommeo Aresi; e persuase all'arcivescovo
-pensieri più miti, poichè alle chiese si deve rispetto, ma non per
-ciò che servano di ricovero agli scellerati; che in Venezia non
-si conosceva immunità, ed eravi anche per le scomuniche l'esempio
-di Venezia stessa nell'interdetto di Paolo V; e infine che questi
-privilegi, non avendo altro appoggio che la tolleranza del re di
-Spagna, non conveniva di compromettere la dignità sua con maggiore
-insistenza. Il qual unico partito fu seguitato dalla saviezza
-dell'arcivescovo. Il papa Alessandro VII, nella promozione di cardinali
-che fece nel principio del 1664, vi comprese anche il coraggioso
-monsignor Litta, _quantunque la prudenza gli suggerisse di tenerselo
-in petto fino a men sospetta occasione_[290]; onde la di lui promozione
-non fu pubblicata che dopo due anni.
-
-Il milanese trovavasi ridotto alla condizione più compassionevole
-per i danni e gli eccessivi dispendi cagionati dalla guerra. (1651)
-Avendo esaurito ogni mezzo di dar danari, e sopraccaricato di debiti,
-al di cui soddisfacimento non bastavano le continuate vendite delle
-regalie, l'avere impegnato le sue rendite ne' partiti Balbi e Ceva,
-e le sovvenzioni procuratesi coll'erezione del monte di San Carlo, fu
-d'uopo staccare dallo Stato Pontremoli col suo distretto, vendendolo
-al gran duca di Toscana. Venne in seguito da Madrid una regia carta di
-pien potere, per obbligare ed anche vendere qualunque fondo camerale,
-estendendosi questa facoltà anche alla concessione de' feudi. Farà
-sorpresa ai lettori che in sì estreme angustie non siasi mai pensato
-al più semplice e natural rimedio, il metter fine a una guerra che
-durava da tanti anni più o men viva, regolata dal solo capriccio, senza
-piano o stabile condotta, in cui erano sì rari i tratti di valore e di
-perizia militare nei capi, e nella quale null'altro v'era di certo se
-non che la distruzione degli averi e delle vite dei sudditi. Ma questo
-pensiero troppo ripugnava ai fini personali de' governatori di questo
-Stato, ai quali premeva di perpetuarsi (come dice opportunamente il
-Muratori) «nel lucroso mestiere di comandare un'armata». (1652) Perciò
-il marchese di Caracena non ebbe ritegno di destare il quasi sopito
-incendio con muoversi a discacciare i Francesi da Casale di Monferrato,
-giovandosi del favore che incautamente gli prestava in questo progetto
-il duca Carlo II di Mantova, padrone di quella città, e che, per il
-matrimonio di sua sorella Leonora coll'imperatore Ferdinando III, erasi
-necessariamente affidato al partito spagnuolo. La mossa improvvisa
-fu coronata da un felice esito, e nel principio d'autunno sì la
-città che i forti caddero in potere degli Spagnuoli. (1653) Ma ciò
-ch'erasi temuto, avvenne, mentre appena due mesi dopo, i Francesi,
-sollecitamente rinforzati, calarono ad infestare il territorio
-alessandrino e trascorsero fino alle porte di Novara. I due eserciti
-altro non fecero per la maggiore parte dell'anno seguente che starsi
-vicendevolmente in osservazione per esser pronti ad ostare dall'una
-parte e dall'altra a qualunque avanzamento. Il torbido e impaziente
-Caracena profittò di questa calma per muovere briga al duca di Modena
-col pretesto di chiedere spiegazioni per le milizie che assoldava e
-il fortificare di Brescello. (1655) Invaso il territorio del duca,
-minacciò di assediare quella piazza e di bloccar Reggio; ma le copiose
-pioggie della primavera e il crescere del Po lo costrinsero a levare
-il campo e a ripassare il fiume precipitosamente dopo una spedizione
-di soli venti giorni, e di aver ridotto un amico sospetto a divenire
-nemico dichiarato. E di là appena a due mesi trovò ben molto più a
-fare in casa propria, mentre il principe Tommaso di Savoia alla testa
-di un esercito francese, che si disse forte di dieciottomila fanti e
-settemila cavalli, passato il Ticino dalla parte di Vigevano, cominciò
-a scorrere il territorio milanese, portando dovunque il terrore e la
-desolazione. Ma la città di Milano, in cui la confusione era cresciuta
-per le monache sub-urbane che, in folla e tumultuariamente vi si
-ricoverarono, fu presidiata, e possibilmente munita per la difesa,
-e i sacerdoti nelle chiese esortavano i cittadini a prender l'armi.
-Fortunatamente la furia francese declinò da questa direzione, e si
-rivolse all'assedio di Pavia. Varii accidenti concorsero a liberare
-il marchese di Caracena dal cattivo passo, ove dalla sua imprudente
-temerità era stato condotto. I Francesi, distratti nello scortare fino
-in Piemonte un grosso convoglio di bestiami predati nella Lomellina,
-furono tardi nell'investire la città mentre era meno provveduta
-de' mezzi di difesa. Un rinforzo di trecento cavalli sotto il conte
-Galeazzo Trotti, generale della cavalleria di Napoli, che, passando
-per caso da Mortara, si unì al presidio di Pavia, l'inaspettato
-avvicinamento dal Finale di alcune truppe spedite dalla Spagna,
-l'essere rimasto ferito da una palla di falconetto il duca di Modena,
-che fu trasportato in Asti, la malattia sopraggiunta al principe
-Tommaso nella sua grave età di oltre sessant'anni, tutte queste
-cause, alle quali si aggiunse la difficoltà delle vittovaglie per gli
-appostamenti fatti dal Caracena a Cassine sulla strada di Pavia, e
-ne' castelli di Binasco e Chiarella, determinarono i Francesi a levare
-improvvisamente l'assedio, ch'era durato dal 22 luglio al 15 settembre,
-abbandonando nel campo una immensa quantità di attrezzi militari, di
-viveri e di bagagli. L'esercito gallo-estense si ritirò parte nel
-Modonese e parte a Torino col principe infermo, il quale il 22 del
-seguente gennaio se ne morì. (1656) Le rimostranze che i Milanesi
-fecero giungere al trono del sovrano, produssero il richiamo del
-marchese di Caracena, che passò al governo all'armi in Fiandra, sotto
-il supremo comando di don Giovanni d'Austria, figlio naturale del re
-cattolico.
-
-L'allontanamento di quell'ambizioso governatore, se sparse di qualche
-balsamo le esulcerate piaghe della misera Lombardia, non valse a
-impedire il nuovo incendio di guerra che si suscitò tosto dopo il
-ritorno del duca di Modena da Parigi, ov'erasi recato appena fu
-sano della sua ferita. Prima impresa de' collegati fu l'investire
-Valenza sul Po, che, ostinatamente difesa, dovette arrendersi il 7 di
-settembre. (1658) Nei due anni successivi, stando le armi spagnuole
-unicamente sullo schermirsi, molti danni sofferse lo stato di Milano
-dalle scorrerie nemiche; quando, nel 1658, l'accorto ed audace duca
-Francesco venne in risoluzione di condurre la sua parte d'esercito,
-che consisteva in settemila fanti e cinquemila e ottocento cavalli,
-a' quartieri d'inverno sul Mantovano. Il duca di Mantova, sorpreso
-all'improvviso, invocò e ottenne dal governatore di Milano qualche
-soccorso di truppe, ma insufficiente; laonde fu costretto a stipulare
-la propria neutralità, ciò che l'espose alla collera dell'imperatore
-e lo privò del titolo di vicario dell'Impero. Resi sicuri per questa
-convenzione dal lato del duca di Mantova, i gallo-estensi minacciarono
-di penetrare nel cuore della Lombardia col passaggio dell'Adda, fiume
-distante solo dieciotto miglia da Milano. Il governatore munì in fretta
-le fortezze di Pavia, Lodi, Pizzighettone e Cremona, e fortificò varii
-posti sul fiume tra Lodi e Rivolta, e da Castelleone a Cassano. Le
-acque della Muzza, spezzato l'argine, furono travolte in Adda per
-ingrossare il fiume. Ma il duca di Modena, superato per sorpresa il
-passo a Rivolta, si stabilì con tutto l'esercito sulla riva opposta, e
-si fece appoggio del forte e ben munito castello di Cassano, che gli si
-arrese. Valicata l'Adda, si accinsero tosto i vincitori a deviare le
-acque del naviglio della Martesana, facendo con una mina rovinare il
-suo sostegno; e una parte dell'esercito, sotto gli ordini del duca di
-Noailles, spinse le sue ricognizioni fino ai sobborghi di Milano, e si
-ripiegò con sì buon ordine, che neppure fu inseguita. Si riunì quindi
-col restante dell'esercito per Marignano a Sant'Angelo, e tutt'insieme
-avviaronsi ad aprire le comunicazioni del Ticino più dirette e più
-brevi col Piemonte. Tragittato il fiume il 1.º di agosto, cinsero
-d'assedio Mortara, che dopo quindici giorni si arrese; indi presero
-Vigevano, di cui distrussero le fortificazioni perchè non servissero
-agli Spagnuoli nel prossimo inverno. Il conte di Fuensaldagna,
-governatore di Milano, che, come un'opportuna diversione avea tentato
-di prendere per sorpresa la città di Valenza, ne era stato respinto
-con grave perdita. La morte inaspettata del duca di Modena, avvenuta
-in Santià il 14 ottobre, essendo in età di soli quarantott'anni, pose
-fine alle vittorie dei Francesi. Successe negli Stati paterni e nel
-generalato dell'armi collegate il giovane duca Alfonso IV. Principe di
-animo più mite, acconsentì a pacificarsi colla Spagna a vantaggiose
-condizioni, limitandosi ad una perfetta neutralità, nel qual partito
-fu indotto dallo stesso ministro francese il cardinale Mazzarino, che
-stava negoziando lo stabilimento di una pace generale fra la Francia
-e la Spagna, la quale, conchiusa il 7 novembre dello stesso anno, è
-celebre sotto il nome di pace de' Pirenei.
-
-(1661) Dopo la pubblicazione della sospirata pace cominciò a respirare
-l'oppresso popolo milanese, il quale ottenne pure di veder limitata
-l'obbligazione dell'alloggiamento militare a quattromila fanti e
-duemila cavalli, con reale dispaccio 30 novembre del 1661. A questo
-beneficio tenne dietro il _Rimplazzo_, ossia la sistemazione del
-riparto dell'alloggiamento, di cui si è di sopra parlato, ove si
-discorsero in compendio le successioni de' governatori. (1665)
-Null'altro ci si offre di notabile fino al 1665, in cui giunse
-in Milano la nuova che il re di Spagna Filippo IV avea pagato
-l'inevitabile tributo alla natura, essendo morto il 17 settembre in
-età di sessant'anni. Principe pio, ma dominato quasi per tutta la sua
-vita da un pessimo ministro, il conte d'Olivares, che soltanto poco
-tempo prima di morire privò della sua grazia. Principe detto grande
-dall'adulazione, e in fatti grandissimo nelle disavventure, per aver
-regnato continuamente frammezzo alla miseria pubblica, cui non volle o
-non seppe mai sovvenire, e circondato dal pubblico malcontento; onde
-si vide successivamente spogliato del Portogallo e del Rossiglione,
-ribellata la Catalogna, in continua agitazione l'Aragona, conculcata
-la sua autorità dalla più infima plebaglia di Napoli, avvolta nella
-desolazione e in continue mormorazioni la Lombardia; e finalmente,
-dopo tanto sangue sparso e tanti tesori profusi dal padre e dall'avo,
-costretto a dar la pace agli Olandesi ed a riconoscerne l'indipendenza.
-Gli succedette l'unico figlio Carlo II, in età di quattr'anni, sotto la
-tutela della madre, che fu l'ultimo, egualmente inetto e per esso mal
-fortunato rampollo di quella famiglia.
-
-Magnifici furono i funerali celebrati in Milano per il defunto re.
-Nel seguente anno ebbero i Milanesi occasione di facile rallegramento
-nelle feste fatte per l'arrivo dalle Spagne, di passaggio per Vienna,
-dell'infante donna Margherita d'Austria, sposa dell'imperatore
-Leopoldo. Il governatore fece perciò ristaurare splendidamente il
-palazzo ducale. (1668) Senza rispetto per la miseria pubblica, il lusso
-sfoggiato dalla nobiltà spagnuola e milanese, e dagli ambasciatori
-de' sovrani d'Italia nel ricevimento di quella principessa, fu
-straordinario: e basti per un esempio, che il conte Filippo d'Aglié,
-ministro del re di Sardegna, si mostrò con un seguito di trecento
-persone, e il pomposo corteggio di cento tiri-a-sei. Due anni dopo morì
-il governatore Ponze di Leon, e dopo tre mesi di governo morì pure il
-suo successore Francesco de Oronco, marchese de Olias, Mortara e San
-Reale. Fu allora mandato il duca del Sesto, don Paolo Spinola, marchese
-de los Balbases, il quale appena trascorso un anno cedette la carica a
-don Gaspare Tellez Giron, duca d'Ossuna, nome reso celebre dal di lui
-avo don Pietro, vicerè di Napoli. La regina vedova lo spedì governatore
-a Milano, per consiglio del gesuita Everardo Nitard, confessore,
-ch'essa avea condotto dalla Germania, e ciò per allontanarlo da don
-Giovanni d'Austria, ch'erasi insinuato nella confidenza del piccolo
-re. Governò per quattro anni. Quello che siamo per dire di lui è
-preso da un raro libretto, venuto allora in luce, che, quantunque
-sia principalmente un epilogo di scandalose storielle tendenti alla
-diffamazione di alcune gentildonne e cavalieri milanesi, contiene varii
-fatti storici che hanno tutta l'apparenza della verità[291]. Fu assai
-pomposa l'entrata ch'ei fece in Milano. Precedevano alcune compagnie
-di cavalleria colla pistola alla mano, la corazza sul petto e la celata
-in capo. Poi venivano più di cento cavalli, carichi di arredi, coperti
-di panno scarlatto trinato d'oro, colle funi di seta intrecciate
-d'oro. Ogni cavallo aveva un palafreniere che lo conduceva, vestito
-in uniforme scarlatto, trinato d'oro e pennaccio nel cappello. Poi
-venivano i cavalli del duca, coperti pure di scarlatto trinato d'oro
-con simili palafrenieri. Indi seguivano i carabinieri, con lucidissime
-armature e ricchi ornamenti. In séguito, in magnifica gala, cavalcavano
-i gentiluomini milanesi, accompagnati da numeroso stuolo de' loro
-palafrenieri. Poi venivano tre carrozze del duca superbissime. Il carro
-e le ruote erano intagliate con sommo lusso, e tutto il legno dorato e
-i ferri smaltati; i cerchi delle ruote erano d'argento, e gli apparenti
-e rilevati chiodi nella prima erano d'oro, nelle due altre d'argento
-dorato; l'interno delle carrozze era tutto ricamato a profusione
-d'oro. Donna Mizia, moglie del duca, era nella prima carrozza con due
-sue figlie, e il duca cavalcava, superbamente bardato, alla portiera
-destra, costeggiati dalla guardia svizzera. Veniva in séguito la
-compagnia delle lance, indi altra soldatesca. La corte era stata
-mobigliata da esso duca in modo che un monarca non avrebbe potuto avere
-di più.
-
-Questa pompa sorprendente annunziava nel nuovo governatore un
-personaggio ricchissimo o un ladro; forse fu l'uno e l'altro. Per ogni
-mezzo egli cercava di far danari; il conte Antonio Trotti, per essere
-eletto generale, dovette sborsargli ottantamila genovine[292]. Il
-consiglio secreto procurò di porvi qualche argine; ne furono portate
-forti rimostranze a Madrid, per cui il duca una volta soccombette,
-avendo dovuto disfare dodici capitani che aveva creati di suo
-capriccio. Dovette pur scomparire un'altra volta, e pare a torto. Un
-suo domestico avea percosso un cane della principessa Trivulzi, e i
-domestici di essa lo uccisero. Il duca ordinò al capitano di giustizia
-la carcerazione degli omicidi; il capitano si portò nella casa della
-principessa e li fece imprigionare. La principessa era spagnuola,
-spedì un corriere alla corte, venne l'ordine che dovessero i detenuti
-ricondursi nella casa Trivulzi, e il capitano di giustizia ne chiedesse
-scusa. Così rovesciavasi ogni idea di giustizia e di buon governo
-per una raccomandazione. Scemato per tal modo il rispetto verso il
-governatore, si videro affisse delle satire contro di lui; e non
-potendosi trovare indizio dell'autore, malgrado i premii proposti, il
-duca ebbe ricorso a un negromante, il qual ciurmatore fece credere
-che un frate fosse il colpevole. Per caso nominò un frate contro
-cui, secondo le opinioni religiose di que' tempi, non si poteva altro
-castigo imporre che il bando, e l'ebbe il padre Giudici, crocifero,
-sulla prova del mago, ben pagato per questo. Il duca non era affabile,
-nè cortese; era violento, capriccioso, orgogliosissimo, giuocatore
-vizioso, scostumato, rapace: così ce lo dipinge l'autore. Come
-vivessero i popoli sotto il di lui governo e quali esempi ricevessero,
-è facile il comprenderlo. Se recò maraviglia in Milano il trovarsi
-quattordici lire nella tesoreria generale alla partenza del duca del
-Sesto, molto più fece sorpresa l'erario totalmente esausto lasciato
-dall'Ossuna in tempi meno infelici. I costumi della nobiltà milanese
-erano allora assai ritirati e gelosi. Fu cosa che spiacque, e che non
-ebbe seguito, una conversazione che il duca d'Ossuna aprì una sola
-volta.
-
-(1674-1698) Dalla partenza del duca d'Ossuna nel 1674 fino al termine
-del secolo, vide Milano succedersi cinque governatori, che tutti
-trapassarono insignificanti, il principe di Ligne, i conti di Melgar
-e di Fuensalida, il duca di San Lucar, marchese di Leganes[293],
-e don Carlo Enrico di Lorena, principe di Vaudemont, che, venuto
-nel 1690, durò nel governo per otto anni. Quest'ultimo abbellì la
-corte ducale, introdusse società fra i nobili inselvatichiti, fece
-conoscere costumi gentili e colti, e la nazione passò dalla rusticità
-al libertinaggio. È celebre la memoria della villa fuori di porta
-Orientale, la _Belingera_, ove quel principe passava l'estate; i
-giardini erano frequentati da cavalieri e dame. Prima non conversavano
-i due sessi se non tra prossimi parenti. Il conte Verri, che ci ha
-lasciati questi cenni, ci è pure testimonio di avere egli stesso
-ascoltate le declamazioni sul costume allora corrotto. Nello stesso
-periodo di tempo si succedettero tre arcivescovi, e furono i cardinali
-Federico Visconti nel 1681, Federico Caccia, eletto nel 1693, ma che
-trovandosi nunzio a Madrid, si è recato alla sua sede soltanto tre anni
-dopo, e Giuseppe Archinto nel 1699, che resse poi per tredici anni la
-Chiesa milanese. Intorno alla solenne entrata che fece in Milano il
-cardinale arcivescovo Caccia, l'11 dicembre del 1696, abbiamo un libro
-pubblicato dal segretario del consiglio generale dei LX decurioni,
-Baldassare Paravicini[294]. Può esser grato alla boria municipale il
-sapere che in tale occasione fu mandato a Roma ambasciatore della città
-di Milano il conte Uberto Stampa, il quale era cavaliere d'Alcantara,
-maestro di campo nelle armate spagnuole, e sedeva nel consiglio
-secreto. Il duca di Medina-Celi, ambasciatore cattolico in Roma, gli
-diede ogni assistenza, così pregato dalla città. Lo Stampa partì per
-Roma, accompagnato dal conte Vincenzo Ciceri e da don Guido Brivio.
-L'ambasciatore del re cattolico e i prelati nazionali spedirongli
-incontro le loro mute, i cardinali gli spedirono i loro gentiluomini,
-e l'ambasciatore milanese andò all'udienza del papa Innocenzo XII
-coll'ombrella e cuscino di velluto nero trinato d'oro. Egli entrò
-con spada e cappello e presentò le credenziali della città. Visitò i
-cardinali e venne da essi visitato, come lo fu anche dall'ambasciatore
-cesareo e da altri ministri esteri.
-
-Nel restante di questo secolo rimase il milanese quasi libero dalle
-guerre, se non che la cessione di Casale nel Monferrato fatta alla
-Francia dal duca di Mantova Ferdinando Carlo, e l'occupazione di
-quella città per parte de' Francesi sotto gli ordini del marchese di
-Bouftiers e del signore di Catinat, obbligarono la Spagna a far più
-grosso l'esercito in Italia; col quale poi prese parte alla guerra
-suscitatasi nel 1690 tra la Francia e Vittorio Amedeo di Savoia in
-causa delle aderenze da lui strette coll'imperatore, da cui era stato
-innalzato al rango di re, e successivamente per essersi questo sovrano,
-con un'improvvisa mutazione di partito, nel 1696, confederato di nuovo
-colla Francia, avanzandosi minaccioso alla testa di un forte esercito
-di francesi alle frontiere della Lombardia; e avendo cinta d'assedio
-Valenza, dal quale pericolo fu questa provincia inaspettatamente
-salvata dalla neutralità stipulatasi nel trattato di Vigevano del 7
-ottobre, mediante il pagamento di trecentomila doppie, ripartite a
-carico de' principi italiani, de' Genovesi e Lucchesi, e degli altri
-minori vassalli dell'Impero. Ma pur troppo avremo ad occuparci nel
-seguente capitolo de' fieri turbini di guerra addensatisi e scoppiati
-sulla misera Italia, attesa la morte del re Carlo II, con cui si
-estinse la linea austriaca de' sovrani di Spagna. Questo principe,
-che all'età di sedici anni, sdegnando di stare sottomesso alla tutela
-della regina Marianna sua madre, l'avea rilegata indecorosamente in
-un monastero, che due anni dopo, nel 1679, condusse in isposa Maria
-d'Orleans, nipote del re di Francia Luigi XIV, per cui si fecero grandi
-feste in Milano, colla quale convisse dieci anni, essendo morta senza
-successione; (1700) trasse poscia una vita neghittosa ed infermiccia
-fino al primo giorno di novembre del 1700, in cui, nell'età di soli
-trentanove anni, fu rapito dalla morte.
-
-Oltre le sacre e pie fondazioni dovute alla munificenza de' cardinali
-arcivescovi Monti e Litta, di cui abbiamo fatto cenno, si ha a
-commendare l'istituzione fatta, nel 1637, dal patrizio Giovanni
-Ambrogio Melzo di un luogo pio, che portava il di lui nome, per
-distribuire ai poveri, specialmente vergognosi, larghi sussidii
-di viveri, panni per decentemente coprirsi, e varie doti per il
-collocamento di oneste zitelle[295]. La chiesa di Santa Maria alla
-Porta fu ricostruita nel 1652 sul nobile disegno di Francesco Richini,
-essendo concorso alla spesa con ragguardevol somma il conte Bartolomeo
-Aresi, che n'era parrocchiano. Lo stesso conte, dopo di aver giovato
-colle sue ricchezze all'abbellimento o al ristauro di varie altre
-chiese, sì dentro che fuori della città, eresse, nel 1665, nella
-basilica Porziana di San Vittore, col disegno di Gerolamo Quadrio, la
-ricca cappella gentilizia dedicata alla Vergine Assunta[296]. Quattro
-anni dopo fu ridotta a compimento la chiesa della Vittoria a spese
-del cardinale Omodeo, che vi aveva una sorella, essendone architetto
-Giambattista Paggi[297]. Nel 1674 si eresse il monastero delle
-Carmelitane Scalze; nel 1688, essendo caduta la basilica Naboriana,
-detta poi di San Francesco, fu rialzata con maggiore eleganza e maestà;
-e nel 1698 si fabbricarono i nuovi sepolcri dell'ospedale Maggiore,
-essendo il maestoso portico di essi stato perfezionato ventisette
-anni dopo da Giambattista Annone, ricco mercante di seta, che non
-avea prole. Infine, in occasione del solenne ingresso del cardinale
-arcivescovo Federico Visconti, fu demolita l'antica facciata del Duomo,
-che rimaneva tre arcate più interna della facciata presente.
-
-Primo tra le persone distinte mancate di vita in questo tratto di
-tempo ci si presenta quel Lodovico Settala, protomedico, che sì male
-ha figurato nel processo della strega da cui si disse ammaliato il
-senator Melzo; ma la sua credulità alle arti magiche, quasi generale
-in allora, non gli toglie il merito di uomo dottissimo in più scienze
-e anche nella politica, e di essersi col massimo zelo adoperato in
-favore de' suoi concittadini nelle pestilenze del 1576 e del 1630. Egli
-morì il 12 settembre del 1633, nell'anno ottantesimo della sua età,
-essendo nato il 27 febbraio 1882[298]. Circa la fine dei 1641 cessò di
-vivere il canonico Giuseppe Ripamonti, autore di molte opere, descritte
-dall'Argellati[299]: cattivo ragionatore, buon latinista, cronista
-inesatto, ma sincero espositore delle cose de' suoi tempi[300].
-Bonaventura Cavalieri, allievo del Galileo e di Benedetto Castelli,
-autore della _Geometria degl'Indivisibili_, maestro di Stefano degli
-Angeli e del Torricelli, lasciato oscuro nella sua patria, dove
-soltanto gli fu offerto dalla filantropia del cardinale Federico
-Borromeo un posto di dottore nel nuovo collegio dell'Ambrosiana,
-del tutto estraneo a' di lui studi, morì professore in Bologna il 3
-dicembre del 1647, di soli quarantanove anni[301]. Il conte Bartolomeo
-Arese, più volte nominato, uomo di grand'ingegno e destrezza, che
-fu per molti anni reggente nel supremo consiglio d'Italia, e quindi
-presidente del senato, dopo di essere stato assai volte adoperato
-in commissioni difficilissime ed importantissime, giunto all'anno
-sessantesimoquarto di età, finì di vivere il 23 settembre del 1674.
-Essendo prossimo agli ottant'anni terminò pure il mortal corso, il 16
-febbraio 1680, il canonico Manfredo Settala. Era figlio dell'illustre
-protomedico Lodovico. Fu allevato a Siena. Viaggiò l'Italia, la
-Sicilia, l'Egitto, Cipro, Candia, Negroponte, Costantinopoli, Smirne,
-la Siria, e ritornò in patria ricco di cognizioni, scrivendo bene
-più lingue e conoscendo le orientali. Possedeva la musica, aveva
-molta abilità delle sue mani, e moltissimo ingegno e amore delle
-curiosità naturali o esotiche. Fu egli che formò il museo tuttora
-celebre sotto il suo nome, descritto da Paolo Maria Terzago e da
-Pietro Francesco Scarabelli, e del quale fece dono alla biblioteca
-Ambrosiana[302]. Il di lui funerale fu decorato con orazione recitata
-dal padre Giambattista Pastorino, gesuita, e il marchese Giovanni
-Battista Visconti descrisse e stampò la relazione di queste solenni
-esequie. «Pare che allora (dice il conte Verri) vi fosse qualche
-senso di stima e di gratitudine verso di un cittadino che onorava la
-patria». Il 22 aprile del 1699 morì infine, di sessantanove anni, il
-segretario del senato Carlo Maria Maggi. Avea fatto i suoi studi in
-Bologna, e vissuto lungamente nella sua gioventù in Roma e Napoli.
-Era dotto nella letteratura greca, latina e italiana; dee però la sua
-maggiore celebrità alle commedie e poesie che scrisse nel dialetto
-milanese, in cui con tanto corredo di sapere non è meraviglia se sia
-così ben riuscito. Non dee escludersi da questa lista necrologica un
-milanese d'altissimo ingegno e meritevole di compassione più pe' suoi
-deliri che per le sue tristi vicende, il cavaliere Giuseppe Francesco
-Borri. Egli fu il Cagliostro del secolo XVII. Eretico, visioniario,
-alchimista, medico, ebbe la sorte di guarire in Roma il duca d'Estrés,
-dato per ispedito dagli altri medici, e per di lui interposizione gli
-fu cambiato il perpetuo carcere nella prigionia in castel Sant'Angelo,
-dove morì di settant'anni, il 20 agosto 1695[303].
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXII.
-
-_Cause della guerra detta di Successione. Guerra in Italia. Morte
-dell'imperatore Leopoldo I, cui succede il figlio Giuseppe I.
-Liberazione di Torino. Il principe Eugenio di Savoia governatore dello
-Stato di Milano, conquistato dagl'Imperiali. Carlo VI imperatore. Nuova
-guerra d'Italia. Pace di Vienna._
-
-
-Mentre, essendo tolta ogni speranza di successione, declinavano
-rapidamente la salute e la vita del re di Spagna Carlo II, l'ambizione
-delle principali potenze di Europa non fu lenta a predisporre macchine
-e leghe onde ripartirsi i possedimenti della vasta monarchia spagnuola;
-e già fino dal mese di marzo del 1700, dopo una negoziazione di due
-anni, il re di Francia avea conchiuso un trattato col re d'Inghilterra
-e gli Olandesi, in cui, tra l'altre disposizioni, aveasi convenuto che
-il milanese fosse dato al duca di Lorena invece della Lorena, che dovea
-incorporarsi alla Francia. Ma diversi erano i titoli che si allegavano
-dai sovrani esteri, e specialmente dal re di Francia e dall'imperatore,
-in appoggio delle loro pretese[304], e giova di riferirli brevemente.
-
-Di due prime figlie avute dal re Filippo IV, le infanti Maria Teresa
-e Margherita, la prima era stata data in isposa al re cristianissimo
-Luigi XIV, la seconda all'imperatore Leopoldo I. Per volere del padre
-l'infante Maria Teresa aveva rinunciato alle ragioni che le competevano
-al trono di Spagna, ciò che all'altra figlia non era stato richiesto.
-In conseguenza da entrambi que' sovrani aspiravasi alla successione;
-dal re di Francia, a favore dell'unico suo figlio il Delfino, riputando
-inattendibile la rinuncia; e dall'imperatore, per l'arciduca Carlo che
-gli era nato nel 1685. Conoscendosi che il re Carlo II si avvicinava al
-termine della sua vita, crebbero gl'intrighi e le pratiche dalle due
-parti. Per trovarsi libero all'imminente nuova lotta, non ostante la
-memorabile vittoria di Zenta, conchiuse l'imperatore col gran Turco la
-tregua di Carlowitz. Il re di Francia, all'opposto, strinse con fina
-astuzia un nuovo trattato con l'Inghilterra e l'Olanda, di cui base
-era lo smembramento della Spagna, non perchè questo avesse effetto, ma
-al solo fine che la nazione spagnuola, per ciò sbigottita, si volgesse
-a favorire la successione del Delfino, siccome avvenne. Aggiunse a
-questo maneggio due altre arti, la promessa che, premorendo il re di
-Spagna, il Delfino ne avrebbe sposato la vedova, e una dichiarazione
-procuratasi dal papa, che giudicava prevalente la pretesa della
-Francia e convenevole al bene comune. Questa dichiarazione finì di
-vincere l'animo irresoluto dell'infermo re di Spagna, per cui, il 2
-ottobre del 1700, istituì, con secreto testamento, erede di tutta la
-monarchia spagnuola Filippo di Borbone, duca d'Aniou, secondogenito
-del Delfino, intanto che non cessava di assicurare l'imperatore della
-sua predilezione. (1701) Manifestatasi la testamentaria disposizione
-dopo la morte del re Carlo II, avvenuta, come si disse, il primo giorno
-del successivo novembre, non era ancora la corte imperiale rinvenuta
-dalla sorpresa per questo inaspettato avvenimento, che il duca Filippo,
-proclamato in Parigi re delle Spagne col nome di Filippo V, era di
-già partito per Madrid, dove fece il suo solenne ingresso il 14 del
-seguente aprile. L'imperatore oppose a questo fatto la pubblicazione
-di un manifesto, in cui dimostrava la prevalenza delle sue ragioni,
-intanto che dalle due parti preludevasi all'imminente guerra coi più
-formidabili apparecchiamenti.
-
-I Gallo-Ispani, avendo per generalissimo il duca di Savoia, sotto il
-comando del maresciallo di Catinat, marciarono alle rive dell'Adige
-per opporsi all'esercito imperiale, che, sotto gli ordini del principe
-Eugenio di Savoia, giovane in allora di circa trent'anni, si avanzava
-rapidamente. L'opposizione riuscì inutile, poichè il principe Eugenio,
-lasciato il nemico in disparte, per strade credute impraticabili,
-discese senz'ostacolo, il 9 luglio, nella pianura veronese, e dieciotto
-giorni dopo, valicato il Mincio, si stese nelle ubertose campagne
-del bresciano, e mise a contribuzione lo Stato di Mantova. (1702)
-Il maresciallo di Villeroi, mandato in successore al Catinat con un
-rinforzo di nuove truppe, trovò gl'Imperiali trincerati a Chiari, e
-volendo forzarli, fu battuto colla perdita di circa diecimila uomini,
-tra morti, feriti e prigionieri; indi, appena uscito da' quartieri
-d'inverno, si lasciò sorprendere e far prigione in Cremona, benchè
-gl'Imperiali non abbiano potuto riuscire ad impossessarsi della città.
-Nuovi rinforzi vennero spediti di Francia col principe di Vendome, al
-quale tenne dietro lo stesso re Filippo V per dar maggior vigore alle
-offese colla sua presenza. Corteggiato dal governatore principe di
-Vaudemont, egli fece il suo solenne ingresso in Milano il 23 giugno,
-e dopo pochi giorni, si trasferì al campo. L'esito della battaglie di
-Luzzara, per cui ricuperarono Guastalla, riconfortò i Gallispani; e il
-re Filippo V, tornato a Milano e trattenutovisi per alquante settimane,
-sul principiare dell'inverno si restituì in Ispagna. Anche il principe
-Eugenio partì per Vienna, lasciando al comando dell'esercito imperiale
-il maresciallo conte Guido di Staremberg. (1703) Egli vi giunse
-opportuno per essere impiegato a rendere più vigorosa e più corta la
-guerra in Ungheria contro il ribelle Ragotkì, intanto che la corte di
-Vienna dava uno sviluppo più vasto al piano della guerra contro la
-Francia, collegandosi da una parte colla regina Anna d'Inghilterra
-e col re Pietro II di Portogallo, e dall'altra facendo inclinare
-a suo favore la versalità della casa di Savoia, per cui il duca
-Vittorio Amedeo, scosso tra le altre cause, dalle laute promesse
-degl'imperiali, ed irritato dall'insultante iattanza de' generali
-francesi, e dallo sprezzo con cui erano trattati gli affari suoi dai
-ministri di Versailles[305], accedette alla nuova lega. In ricompensa
-della sua adesione, nelle solenni stipulazioni degli 8 novembre, gli
-fu promessa dall'Austria tutta la porzione del Monferrato spettante
-al duca di Mantova, le città di Alessandria e Valenza, la Lomellina e
-la Valsesia, e oltre ciò un sussidio mensile di ottantamila ducati di
-banco. E già fino dal 12 settembre l'imperatore Leopoldo e il di lui
-figlio Giuseppe, re de' Romani, aveano ceduto all'arciduca Carlo ogni
-loro diritto sopra la monarchia spagnuola, ond'egli assunse il titolo
-di re col nome di Carlo III; nel mentre che un forte esercito inglese
-e imperiale radunavasi verso le frontiere francesi nel Belgio, sotto
-gli ordini di due sommi capitani, il duca di Marlborough e il principe
-Eugenio, dai quali fu poi nell'anno seguente vinta la celebre battaglia
-d'Hochstedt, in cui settantamila francesi, comandati dal maresciallo di
-Tallard, ebbero una piena sconfitta.
-
-(1704) Mosso il re di Francia dal doppio intento di deviare il turbine
-che assembravasi verso le sue frontiere del Reno, e di vendicarsi
-del duca di Savoia, spedì contro di questi il duca di Vendome, di cui
-prima istruzione e mossa fu di intercettargli le comunicazioni collo
-Stato di Milano. Il maresciallo conte di Staremberg, coi soccorsi che
-fu pronto a condurre in Piemonte per l'interdetta e malagevole strada
-del lago Maggiore, fece più commendevole la sollecitudine che notabile
-il vantaggio; tanto era il contrasto delle forze nemiche. Queste si
-estesero e stabilironsi successivamente in una gran parte del Piemonte.
-Trino, Vercelli, Susa, la Brunetta, le città d'Ivrea e d'Aosta, e il
-forte di Bard caddero in loro potere. (1708) Verrua e Guerbignano,
-piazze assai forti, strette di lungo assedio e difese con vigore,
-dovettero pur cedere. Il duca di Savoia fu obbligato di ritirarsi a
-Civasso, e lasciar Crescentino in mano ai nemici. Non mancava che di
-assediar Civasso perchè fosse libero ai Gallispani di penetrare fin
-sotto Torino. La politica che reggeva allora il gabinetto austriaco,
-era evidente di lasciare che il nuovo amico e il naturale nemico
-egualmente si consumassero, sicchè il primo restasse in fede, o, quando
-mai se ne dipartisse, non fosse temibile, e l'altro, assalito poi con
-forze intiere, potesse facilmente esser vinto. Ma quando il duca di
-Savoia trovavasi ormai ridotto a non poter dir proprio che lo spazio
-occupato dallo stanco e infiacchito suo esercito, vide la corte di
-Vienna che un più lungo temporeggiamento poteva mettere in pericolo la
-somma delle cose, per cui si decise a rispedire in Italia il principe
-Eugenio con nuove forze, senza che l'imperatore Leopoldo potesse
-vederne l'esito, avendo cessato di vivere il 5 maggio nell'età di quasi
-sessantacinque anni, succedendogli nell'impero il figlio Giuseppe I.
-
-Il principe Eugenio, coll'usata sua celerità, per la via di Roveredo
-si condusse sul territorio di Brescia prima che il nemico si fosse
-trovato in tempo d'impedirglielo. I due eserciti si scontrarono il 16
-agosto a Cassano, dove seguì un'aspra ed ostinata battaglia, della
-quale sì l'uno che l'altro si attribuirono la vittoria. Ne fu bensì
-effetto che nessuna impresa importante venne più tentata da essi per
-il resto dell'anno. (1706) Anzi il principe Eugenio, dopo un fatto
-sfavorevole sostenuto a Lonato al principio della nuova campagna, stimò
-prudente di ritirarsi sul Tirolo, finchè, raggiunto dagli aspettati
-rinforzi, ripassò l'Adige il 6 di luglio con un esercito di trentamila
-uomini. Quasi contemporaneamente il duca Luigi d'Orleans, nipote
-del re, e il maresciallo di Marsin, successori del duca di Vendome,
-ch'era passato al comando dell'armi francesi in Fiandra, giunsero
-al campo che assediava Torino, e di là scesero nel mantovano, dove
-il principal nerbo del loro esercito erasi concentrato. Il principe
-Eugenio trasse abilmente partito dalla esitazione che suole preoccupare
-i corpi guerreggiati al mutarsi del supremo capitano, e posto il Po di
-mezzo tra esso e la maggior oste nemica, giunse al Finale di Modena,
-entrò vittorioso in Reggio, e a grandi marce giungendo in Piemonte
-verso la fine d'agosto, congiunse il florido suo esercito alle poche
-spossate milizie che rimanevano al duca di Savoia, di lui cugino. Parve
-all'audacia e alla fidanza francese indecoroso di levar l'assedio di
-Torino senza tentar la sorte di una battaglia, e questa avvenne il 7
-novembre. Dopo di essersi fieramente e a lungo combattuto dalle due
-parti sotto i trinceramenti stessi degli assedianti, i Gallispani
-furono vinti e rotti colla perdita di quattromila e cinquecento morti
-e settemila prigionieri, contando tra i feriti il duca d'Orleans e il
-maresciallo di Marsin, che morì il giorno dopo. Centocinquanta cannoni,
-un'immensa quantità di attrezzi militari, tutto l'attendamento,
-molt'argenteria e la cassa vennero in potere de' vincitori. E la
-costernazione e il terrore erano a tal segno, che i Francesi non
-d'altro si curarono che di ripassare l'Alpi precipitosamente per le
-vie più brevi, lasciando esposta l'altra parte del loro esercito
-che trovavasi nella Lombardia e nel Modonese. Questa sconsigliata
-condotta rese ad essi estremo ed irreparabile il danno della sofferta
-sconfitta, e ai nemici loro rapidissimo il progresso della vittoria.
-Circa due settimane dopo, quasi tutto il Piemonte era stato ricuperato,
-la Lombardia conquistata, avendo il duca di Savoia e il principe
-Eugenio fatto il loro ingresso in Milano il 24 dello stesso mese di
-settembre. Anche Pavia, Pizzighettone, Alessandria, Tortona e Casale
-di Monferrato, dopo breve resistenza, si arresero. (1707) Il principe
-Eugenio fu dall'imperatore Giuseppe I nominato governatore dello Stato
-di Milano e suo capitano generale in Italia, e tra i primi suoi atti
-fu la proclamazione di Sua Maestà il re Carlo III in duca di Milano.
-Nè solo in Italia avea la vittoria disertato dalle armate francesi,
-mentre fin dal 23 maggio avean essi egualmente perduta la battaglia di
-Ramillies; e fu allora osservato che se la battaglia d'Hochstedt avea
-fatto perdere ai Francesi il paese dal Danubio al Reno, la battaglia
-di Ramillies li avea scacciati dalle Fiandre, e per quella di Torino
-perdettero l'Italia. E le piazze forti che in essa erano tuttavia
-custodite dai loro presidii, cioè il castello di Milano, Mantova,
-Cremona, Sabbionetta, Mirandola e il Finale di Genova, dovettero essere
-sgombrate e rimesse agl'Imperiali per la convenzione conchiusa in
-Milano il 13 marzo del 1707 tra il principe Eugenio e i plenipotenziari
-gallispani, ratificata il dì seguente in Mantova dal principe di
-Vaudemont, e il 16 in Torino dal duca di Savoia. Questo fine ebbe la
-prima guerra d'Italia del corrente secolo, dove l'imperizia e l'avversa
-fortuna concorsero a fare che l'ambiziosissimo Luigi XIV e il di lui
-nipote Filippo V tutto vi perdessero, costretti a lasciarlo a chi
-poco prima non vi possedeva un palmo di terreno. Secondo la varia
-sorte dell'armi diversa fu pur quella de' minori principi italiani,
-che s'eran fatti ausiliari delle potenze belligeranti; e mentre la
-famiglia Gonzaga, dopo quattro secoli di sovranità, posta al bando
-dell'Impero, fu per sempre spogliata di tutti i suoi Stati, il duca
-di Modena non solo ricuperò per intiero i suoi dominii, ma acquistò in
-séguito la Mirandola; e gli Stati del duca di Savoia vennero ampliati
-coll'aggregazione di Valenza e di Alessandria e loro territorii,
-della Lomellina e della Valsesia, staccate secondo i patti dal ducato
-di Milano; contro il quale smembramento varie rimostranze furono
-fatte dal magistrato de' decurioni milanesi all'imperial corte, e
-inutilmente, come era da attendersi, mentre alle supreme ragioni di
-Stato e all'interesse generale della monarchia non potevano opporre che
-titoli di convenienza municipale. L'imperatore volle anzi abbondare in
-generosità verso un alleato che tanto gli fu utile; ed avendo l'armata
-navale inglese presa l'isola di Sardegna e posta a di lui disposizione,
-la cedette al duca di Savoia; e del pari gli compiacque, benchè con
-minore spontaneità, coll'acconsentire all'occupazione da esso pretesa
-de' feudi del Monferrato e di alcune parti di territorio del contado
-di Vigevano; per cui lo Stato di Milano ebbe a soffrire una nuova
-limitazione. (1711) Null'altro avvenne di memorabile per i Milanesi
-ne' successivi tre anni, se non che l'inaspettato passaggio per la
-capitale del re Carlo III, che recavasi ad occupare il trono imperiale
-col nome di Carlo VI, attesa l'immatura morte dell'imperatore Giuseppe
-I, avvenuta di vaiuolo, il 17 aprite del 1711, nell'età di soli
-trentatre anni. Egli entrò in Milano accompagnato dalle dimostrazioni
-convenzionali di apparato, di festeggiamento e di tripudio, solite
-a praticarsi in tali occasioni. I principi d'Italia, tra i quali si
-distinse il sommo pontefice Clemente XI, il complimentarono per mezzo
-di ambasciatori straordinari, felicitandolo, non solo come imperatore,
-ma altresì come re delle Spagne, benchè fosse in quelle parti sul
-declinare della sua fortuna. Lasciò Milano il 10 novembre, per recarsi
-a Francoforte sul Reno, dove, circa un mese dopo, fu colle consuete
-solenni cerimonie incoronato.
-
-(1712) Le mutate circostante persuasero le potenze guerreggianti
-a' pensieri di pace. (1713) Al qual fine, i loro plenipotenziari,
-nel mezzo dell'inverno, si unirono in congresso ad Utrecht, e, dopo
-nove mesi di trattative, fu dapprima conciliata una sospensione
-d'armi, seguita poscia dalla pace, conchiusa l'11 aprile del 1713.
-Il 2 di questo mese entrò in Milano l'imperatrice, che dalla città
-di Barcellona andava a raggiungere il consorte in Vienna, lasciando
-abbandonata la Catalogna ai suoi nuovi destini. Le tennero dietro varie
-migliaia di esuli spagnuoli; per provvedere alla cui sussistenza, fu
-staccato dal milanese il Finale, venduto alla repubblica di Genova per
-un milione e duecentomila pezze da lire cinque di Milano, riservato
-il vano titolo di feudo all'Impero. (1717) Distratto il principe
-Eugenio nella nuova guerra in cui erasi impegnato l'imperatore in
-sussidio de' Veneziani contro il Gran Turco, nel corso della quale
-l'accostumata sua prodezza ed intelligenza si distinse colla vittoria
-di Petervaradino, indi colle conquiste di Temeswar e di Belgrado,
-risolvette di rinunziare al governo dello Stato di Milano; laonde
-fu supplito dal conte Luigi di Vendome, poscia da una real giunta
-dei primari magistrati, e in fine dal principe Massimiliano Carlo
-di Lewestein, che incominciò il suo governo nel gennaio del 1717.
-L'avvenimento più rimarchevole ne' fasti di quest'anno per la felicità
-della casa austriaca, e per il futuro bene de' popoli, fu la nascita
-dell'imperiale arciduchessa Maria Teresa, accaduta il 13 maggio. «Se la
-filosofia, scrisse l'abate Paolo Frisi[306], non avesse già dissipato
-le vanità de' civili pronostici, si sarebbe preso per un augurio
-felice che la nascita di Maria Teresa fosse stata preceduta di pochi
-mesi dalla vittoria di Petervaradino. Il vero augurio del regno di
-essa fu la bontà naturale del suo cuore, la prontezza e la vivacità
-dell'ingegno, la fermezza del carattere e l'applicazione agli affari,
-che mostrò sino dalla sua prima gioventù».
-
-La prima intrapresa del governatore principe di Lewenstein in Milano,
-fu la costruzione del teatro di corte, che era stato consunto dalle
-fiamme il 5 gennaio 1708, e che, dopo avere sussistito per quasi
-sessant'anni, soggiacque ad un'uguale sciagura il 24 febbraio del
-1776. Nè d'altro potè occuparsi, essendo sorpreso dalla morte il 26
-dicembre dello stesso anno. Questo fu il nono governatore morto durante
-il suo governo, dopo estinta la linea de' duchi sforzeschi. Gli otto
-antecessori furono il cardinale Caracciolo, il duca di Albuquerque,
-il marchese d'Ayamonte, il conte di Fuentes, don Ambrogio Spinola, il
-cardinale Trivulzi, don Luigi Ponze de Leon, e il marchese d'Olias e
-Mortara. Lewenstein fu tumulato in San Gottardo; gli antecessori lo
-furono in Duomo, a Santo Stefano, alla Scala, alla Pace, a San Celso,
-ai Cappuccini di porta Vercellina. (1719) Gli fu dato in successore il
-conte Gerolamo di Colloredo, che giunse al suo posto sul finire della
-primavera del 1719. Egli cinse di sbarre la fossa interna della città,
-a difesa de' passeggieri, e, dopo sei anni di buon governo, partì in
-cattivo stato di salute per recarsi a morire a Vienna, succedendogli il
-maresciallo conte Daun.
-
-La nascita d'una terza figlia, avendo quasi tratto di speranza
-l'imperatore Carlo VI di aver prole maschile, s'indusse egli a
-stabilire con solenne atto, conosciuto sotto il nome di _Prammatica
-Sanzione_, una legge di successione, per la quale, in mancanza di
-maschi, sono chiamate le figlie con ordine di primogenitura; legge
-garantita non solo dalla Dieta dell'Impero, ma pur dall'Olanda, dalla
-Francia, dalla Spagna e dall'Inghilterra; e più efficacemente lo è
-stata in séguito dalla forza dell'armi. (1725) Una segreta convenzione
-stipulata il 30 aprile 1725 tra Carlo VI e Filippo V confermò al
-primo tra gli altri vantaggi in Italia il possedimento dello stato di
-Milano; il che diede causa ai Lombardi di sinceri tripudii, fondandosi,
-più che nelle sempre incerte speranze dell'avvenire, nella lusinga
-della stabilità della condizione presente. (1729) Questi fausti
-presagi furono sconvolti da un turbine improvviso, avendo la prossima
-estinzione delle famiglie regnanti de' Farnesi negli Stati di Parma e
-Piacenza, e de' Medici in Toscana, ravvivate le pretese dell'imperatore
-Carlo VI, contro le quali la Francia, la Spagna e l'Inghilterra
-convennero in secreto trattato, conchiuso in Siviglia il 9 novembre del
-1729. Perciò da ogni parte si pose cura agli apprestamenti guerreschi,
-e l'imperatore si mostrò nell'attitudine più imponente. Per di lui
-ordine il governatore conte Daun fece ristaurare le piazze forti del
-mantovano e del milanese, radunò magazzini copiosissimi e si accinse
-con ogni diligenza ad ammassar denaro. L'esercito imperiale in Italia,
-accresciuto con rinforzi venuti di Germania, fu presto numerosissimo,
-e si disse ascendere a sessantamila fanti e ventimila cavalli. (1730)
-Il conte di Mercy, generalissimo, lo distribuì in un accampamento
-continuo lungo il Po, da Ostiglia sino a Pavia, avendo fatto centro in
-Cremona per il deposito delle vittovaglie e d'ogni corredo militare.
-Così, quantunqne le ostilità non abbiano incominciato che assai tempo
-dopo e per effetto di altri ravvolgimenti politici, la Lombardia
-soggiacque a tutti i danni della più aspra guerra guerreggiata. La
-_diaria_, convenuta pagarsi dallo Stato per la difesa del paese, fu
-aumentata dalle tredici alle sedicimila lire al giorno, per cui ascese
-ad annui cinque milioni e ottocentoquarantamila lire milanesi. Nella
-ripartizione di un sussidio straordinario di quattordici milioni
-di fiorini imposto alla monarchia, due milioni dovette contribuire
-l'Italia austriaca. I frequenti passaggi delle truppe, le requisizioni
-de' generi e in ispecie dell'avena, accrebbero i dispendii e le
-vessazioni. Tutte le casse pubbliche erano esauste, e la regia camera
-sospese i pagamenti ai creditori che per l'indisputata liquidità
-de' loro titoli erano detti di _giustizia_. A questi mali s'aggiunse
-che fino dal 1726 i creditori, o come chiamavasi i _reddituari_ de'
-monti di San Carlo, per conseguire almeno una parte de' loro redditi,
-aveano dovuto accondiscendere alla riduzione de' capitali al sessanta
-per cento, e degl'interessi dal cinque al tre, e che da più anni
-l'intiera provincia soggiaceva al sopraccarico delle spese per il
-nuovo censimento, le quali dal 1718 al 1733 salirono alla somma di sei
-milioni. Altri minori aggravii s'introdussero in allora; essendo stata
-privata la camera de' mercanti di Milano dell'antichissimo possesso
-di avere un proprio corriere per la corrispondenza nella Germania, e
-stabilita la nuova gabella di affrancare le lettere, laddove prima si
-pagava soltanto al riceverle, non a spedirle.
-
-(1733) In questo stato di guerra senza guerra aperta si durò per tre
-anni, fino al 1733, quando l'influenza esercitata dalla corte imperiale
-per l'elezione del re di Polonia Federico Augusto III, in onta de'
-maneggi del gabinetto di Francia, fu il grano di polvere che mancava
-a far accendere la mina, da tanto tempo accumulata, e mentre altresì
-l'esercito austriaco in Italia, poc'anzi sì formidabile, erasi, per
-varie cause, di molto diminuito. Questa volta la politica della corte
-austriaca fu vinta dall'astuzia e dalla simulazione degli avversari.
-Il re di Francia Luigi XV, il re Filippo V di Spagna e il nuovo re di
-Sardegna, Carlo Emmanuele, si collegarono, il 16 settembre, con segreto
-trattato di alleanza contro la maestà cesarea; e fu questo talmente
-segreto, che gli armamenti intrapresi dal re sardo si riputarono
-in Vienna fatti in difesa propria e dello stato di Milano contro i
-Francesi, al segno che, avendo le stesso re chiesto di estrarre dal
-milanese circa trecentomila moggia di grano, dai ministri imperiali
-fu tosto ordinato che vi si acconsentisse. E in quest'erronea opinione
-stettero così ostinati, che quando il conte Daun, chiarito dall'inviato
-cesareo in Torino della contratta lega, della quale il re di Sardegna
-era stato eletto generalissimo, ne diede avviso alla corte, non fu
-creduto. Spedì corrieri, spedì suo figlio, tutto fu riguardato e
-deriso come un sogno e un terror panico del governatore; e la procella
-sopraggiunse tanto precipitosa, che appena egli ebbe tempo di porsi
-in salvo, rifugiandosi a Mantova il 22 ottobre. A tale inaspettato
-sconvolgimento tutti i ministri e il paese furono in costernazione.
-I sessanta decurioni di Milano si radunavano ogni giorno: si destinò
-la milizia urbana alla custodia delle porle della città, si fece una
-processione a Sant'Ambrogio e si concertò come avevasi a far buon viso
-ai nuovi padroni. Il 2 novembre i delegati di Milano rendettero omaggio
-al re di Sardegna presso Abbiategrasso, accolti con distinzione,
-avendo voluto che si coprissero; e furono tenuti due ore con lui,
-mentre sfilavano otto battaglioni francesi e quattro savoiardi
-destinati ad occupare la città. Dopo la presa di Pizzighettone, l'11
-di dicembre, il re fece la solenne entrata in Milano, e due giorni
-dopo vi giunse il maresciallo di Villars, che avea ottantatre anni.
-V'erano nella città oltre duemila ufficiali con alloggio presso i
-privati, dal qual peso i patrizi tennero sè stessi esenti. (1734) Il
-castello, bloccato dapprima, dopo quattordici giorni di aperto assedio
-si arrese il 2 gennaio, trovandosi il presidio, per le perdite fatte
-e la molta disserzione, ridotto a novecento uomini. La città ebbe a
-soffrire qualche danno, e ben maggior paura dalle artiglierie degli
-assediati; ed oggetto di grave doglianze fu per essa successivamente
-la tassa imposta a' facoltosi in determinate somme, da pagarsi fra otto
-giorni, in via di prestito al sei per cento, onde soddisfare al debito
-arretrato per la diaria. Fra quelli, i più tassati furono il presidente
-Clerici per lire centocinquantamila, il conte di Brono per altrettante,
-il conte Brentano e Pietro Andreoli in lire centomila per ciascuno.
-Ma pochi pagarono, e la successione degli avvenimenti fece lasciare
-quest'espediente in dimenticanza.
-
-I Gallo-Sardi, quanto furono celeri nell'invasione, altrettanto
-si mostrarono lenti nell'approfittare degl'improvvisi riportati
-vantaggi, e della sorpresa e debolezza degli Imperiali, che in tutto
-non avevano in Italia quattordicimila uomini. Si lasciò loro il tempo
-di riprender lena, di raccogliere le sparse, benchè tenui forze de'
-diversi presidii, e di far di Mantova il centro d'unione de' soccorsi
-spediti in fretta dalla Germania. Anche il re di Sardegna fu sollecito
-ad accrescer forze all'esercito collegato colle copiose leve eseguite,
-non meno ne' suoi Stati della Savoia e del Piemonte, che nel ducato di
-Milano, dove, non ostante l'avversione del volgo ai Piemontesi e ai
-Francesi per antiche gare ed animosità, il reclutamento fu numeroso.
-Avvenne sul finire dell'anno la battaglia campale di Guastalla,
-egualmente gloriosa per le due parti, ma senz'esito decisivo. Però
-il partito imperiale in Italia soggiacque ad un colpo funesto per
-la spedizione marittima partita di Spagna alla conquista de' regni
-di Napoli e di Sicilia a favore dell'infante don Carlo. Entrò questi
-infatti vittorioso in Napoli, il giorno 15 maggio, donde era fuggito
-il vicerè conte don Giulio Visconti, e cinque giorni dopo venne
-proclamato re delle due Sicilie fra gli urli d'applauso e di tripudio
-di quella plebe sfrenata e selvaggia, abituata da tanti secoli a
-festeggiare i presenti e a maledire chi si ritira, quando l'occasione
-non le sia propizia per fargli un male maggiore. (1735) All'uscire
-da' quartieri d'inverno l'armata cesarea si trovò accresciuta di
-alquante migliaia di soldati, che retrocedevano da Napoli col capitano
-generale duca di Montemar, e all'opposto giunse di Francia in Milano,
-verso la fine di marzo, il maresciallo di Noailles, e ai primi di
-maggio in Cremona il re di Sardegna. Incalzati gl'Imperiali dai
-Gallo-Sardi, furono dal loro maresciallo Koningsegg, _con lodatissima
-provvidenza_[307], concentrati verso il Tirolo, avendo prima posto
-in salvo i bagagli, i malati, i cannoni, e ogni altro attiraglio e
-impedimento militare. Gli succedette nel comando il generale conte
-di Kevenhüller, al tempo del quale null'altro accadde fuorchè la
-conquista della Mirandola, riuscita al duca di Montemar, intanto che
-gli alleati consumavano il tempo e le forze nel blocco di Mantova.
-Questa lentezza, non accostumata al carattere delle due nazioni,
-non era senza mistero; e questo fu in parte svelato, allorchè, il
-16 dicembre, il duca di Noailles spedì al conte di Kevenhüller il
-gradevole avviso di una sospensione d'armi, la quale fu tosto seguita
-dalla pace. Quest'esito era stato preparato dai segreti maneggi del
-cardinale di Fleury, primo ministro del re cristianissimo, cui si
-trovò pronto ad aderire il gabinetto austriaco, che dalla sbilanciata
-sua fortuna era ridotto a più moderati consigli. La somma delle cose
-convenute sul terminare del 1735 nel celebri preliminari di Vienna,
-e tosto dopo ratificata nel congresso di Parigi, fu la seguente. I
-ducati di Lorena e Bar vennero ceduti e aggregati alla Francia, e il
-regno delle due Sicilie confermato al re Carlo di Borbone. Al duca
-di Lorena Francesco Stefano fu assegnato in cambio il gran ducato di
-Toscana, e stante lo svantaggio del cambio, gli fu dato da cesare la
-lusinga di un partito di più alta importanza, che ebbe poi effetto.
-Il re di Sardegna, oltre il Monferrato, l'Alessandrino, la Lumellina
-e la Valsesia, acquistati nel 1707, ottenne le città e i territori
-di Novara e Tortona, con nuova diminuzione dello stato di Milano. A
-queste condizioni ebbe l'imperatore la conferma o la restituzione del
-mantovano e della restante parte del milanese, la cessione di Parma
-e Piacenza, e la garanzia della prammatica sanzione. (1736) Le corti
-di Madrid, di Napoli e di Torino trovarono nella reale convenienza di
-questi patti un congruo risarcimento all'offeso amor proprio per non
-essere state consultate, e vi aderirono. Successivamente le città di
-Parma e Piacenza furono lasciate libere dalle armi dell'infante don
-Carlo, cedute agl'Imperiali dai Gallo-Sardi Cremona e Pizzighettone,
-e il 7 di settembre la città di Milano, avendo alcuni giorni prima il
-re di Sardegna licenziata e ringraziata la giunta di governo istituita
-durante la conquista, col proclama che si riporta nella nota[308].
-Fu certamente onorevole per questa Giunta l'essere stata confermata
-dal conte di Kevenbütter, supremo comandante cesareo in Italia fino
-all'arrivo, che seguì il 17 dicembre, del nuovo governatore capitano
-generale conte Otto Ferdinando Traun, al di cui governo vennero uniti
-il ducato di Mantova e quello di Parma e Piacenza, sotto la dominazione
-di Lombardia-austriaca. Altri due avvenimenti memorabili di quest'anno
-furono la morte del maggior capitano di quel tempo, il principe Eugenio
-di Savoia, avvenuta in Vienna il 21 aprile, essendo egli in età di
-anni settantadue, e le nozze faustissime seguite il 12 del precedente
-febbraio tra l'arciduchessa Maria Teresa, primogenita dell'imperatore
-Carlo VI, già entrata nell'anno diciottesimo, e il principe di Lorena
-Francesco Stefano, che ne avea ventisette; con che le illustri case di
-Lorena e d'Austria si unirono in un solo tronco.
-
-Ne' decorsi trentasei anni vide la città di Milano un solo nuovo
-arcivescovo, monsignor Benedetto Erba Odescalchi, già nunzio apostolico
-in Polonia, e poco dopo promosso al cardinalato. Egli fu eletto il
-18 aprile 1712 in luogo del defunto cardinale Giuseppe Archinto, e
-resse la Chiesa milanese per anni ventiquattro, finchè, nel 1736, reso
-inabile per un insulto apopletico, rinunziò al pontificato. Nell'anno
-seguente alla sua installazione diede questo prelato il conservatorio
-di Santa Sofia all'istituto della Visitazione, ed aperse il collegio
-degli Obblati missionarii annesso alla insigne chiesa di Rho. Sotto
-di lui fu aperto da' Barnabiti in Milano, nel 1723, il collegio
-de' Nobili, col nome di collegio imperiale; nel 1724 si stabilirono
-le Orsoline presso Santa Maria alla Porta; nell'anno seguente si è
-fabbricata la chiesa di Campo-Santo, e infine nel 1735 si viddero
-erette le chiese di San Bartolomeo e di San Pietro Celestino, e ridotta
-a compimento quella di San Francesco di Paola, tutte col disegno
-dell'architetto Marco Bianchi, romano[309], il quale colle linee curve
-e coi cartocci, benchè non disgiunti da una certa maestà, rese un
-abbondante tributo al cattivo gusto che andava allora dilatandosi nella
-pratica dell'architettura.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXIII.
-
-_Morte dell'imperatore Carlo VI, al quale succede negli Stati ereditari
-la primogenita Maria Teresa. Altra guerra in Italia, ch'ebbe fine colla
-pace in Acquisgrana. Condizione e governo della Lombardia. Giuseppe II
-imperatore; sue riforme. Breve regno e morte di Leopoldo II._
-
-
-(1737) Restituito lo stato di Milano in seno alla pace, fu
-necessariamente, per varii anni, privo di avvenimenti degni di essere
-ricordati, per cui appena si ha a far parola dell'ingresso in Milano
-del nuovo arcivescovo, Carlo Gaetano Stampa, accaduto il 10 maggio del
-1737. Il 6 luglio dello stesso anno morì Giovan-Gastone, ultimo gran
-duca di Toscana della casa Medici, succedendogli, per le precedute
-convenzioni, il duca di Lorena, sposo dell'arciduchessa Maria Teresa.
-È non meno meritevole di ricordanza la morte, accaduta in Milano, del
-gesuita Tommaso Ceva, nella grave età d'ottantotto anni. I piacevoli
-suoi costumi, i suoi versi latini, qualche produzione matematica,
-e il suo buon gusto nelle belle lettere, del quale ci fan prova i
-precetti conservatici dal Muratori nella di lui vita, lo resero uomo
-distinto. (1739) Due anni dopo, l'arciduchessa Maria Teresa d'Austria
-e il gran duca Francesco di Lorena, di ritorno dai loro Stati di
-Toscana, onorarono, nel mese di maggio, la città di Milano colla loro
-presenza, e furono accolti cogli accostumati festeggiamenti. (1740)
-L'anno 1740 fu di funesto presagio per l'Italia, mentre all'esito
-infelice della guerra turchesca, colla perdita di Belgrado, si
-aggiunse, il 20 ottobre, la morte dell'imperatore Carlo VI, essendo
-d'anni cinquantacinque, dopo una malattia di soli tre giorni. Con esso
-ebbe fine la linea maschile dell'augusta casa d'Austria, la quale,
-nel corso di quattrocentosessantasette anni, diede al romano impero
-sedici Cesari e sei re alla Spagna. Appena divulgata la funesta nuova,
-l'arciduchessa Maria Teresa, come primogenita, secondo la prammatica
-sanzione, fu proclamata e riconosciuta regina d'Ungheria e di Boemia,
-e principessa sovrana di tutti i regni e Stati già appartenuti
-all'augusto genitore. Due suoi dispacci, spediti due giorni dopo la
-di lei assunzione al trono, giunsero in Milano; col primo de' quali
-ordinava la celebrazione de' funerali e le dimostrazioni del lutto per
-l'estinto monarca; e col secondo confermò il conte Traun in governatore
-dello Stato. Con altro dispaccio del 7 dicembre annunziò a questa città
-la generosa risoluzione di aver promosso il real consorte a coreggente
-in tutti gli acquistati dominii, senza lesione della sovranità o
-pregiudizio della prammatica sanzione. (1741) Di là a pochi mesi
-ebbero i sudditi lombardi motivo di nuova allegrezza per la notizia
-della successione assicurata alla casa austriaca, colla nascita di un
-arciduca primogenito, avvenuta il 13 marzo, che fu poi l'imperatore
-Giuseppe. Il conte Verri, mosso da ciò che quest'augusto prometteva
-nell'aurora del di lui regno, registrò nelle sue Memorie la nascita
-di esso, appellandolo _il Giusto e l'Amico degli uomini_. Ma dietro
-quest'aura di prosperità, e sotto quest'apparenza di ciel sereno,
-sorgeva minacciosa la più funesta procella, suscitata dalla concorde
-ambizione di tanti altri sovrani, per dividersi il ricco patrimonio
-di tanti regni. Stromento immediato riputavasi il re di Sardegna; e il
-caso volle che, per lasciarlo maggiormente libero di seguire gl'impulsi
-della sua politica, morisse a quel tempo la regina Elisabetta Teresa.
-Non fu tarda la corte di Vienna a proporgli un nuovo parentado colle
-nozze dell'arciduchessa Marianna, secondogenita del defunto Carlo VI;
-ma una tale proposizione non ebbe effetto, benchè per questa volta
-la fede serbata all'Austria si trovò d'accordo cogl'interessi della
-sua corona. Vide allora l'augusta Maria Teresa essere inevitabile il
-turbine di usa guerra accanita, e imminente lo scoppio; al che, come
-al più pronto rifugio, prese la memorabile risoluzione di ricorrere
-alla magnanimità della nazione ungherese; e, coll'occasione che il 25
-di giugno fu essa coronata a Presburgo, si presentò agli Ordini della
-nazione, nuovamente radunati, tenendo fra le braccia il reale infante,
-della sola età di due mesi, e con tale dignità ed energia perorò per la
-sua causa, che da quell'assemblea, commossa fino alle lagrime, ottenne
-un unanime sfoderar di sciabole, accompagnato dal noto giuramento:
-_Moriamur pro rege nostro Maria Theresia._
-
-(1742) La prima esplosione della procella seguì nella Germania,
-cumulandosi allo sforzo dell'armi gli effetti delle macchinazioni
-politiche. Nello stesso tempo che l'invasa Boemia apriva ai nemici
-le porte della sua capitale, gli elettori, radunati a Francoforte,
-proclamavano all'impero il duca di Baviera, col nome di Carlo VII.
-Intanto la Lombardia era minacciata dagli Spagnuoli, partiti dal
-Napoletano e radunatisi in Romagna, ai quali fece fronte il governatore
-di Milano, maresciallo conte Traun, possentemente sussidiato dal re di
-Sardegna, avendo instituita, per rappresentarlo nell'amministrazione
-dello Stato, una real giunta di governo. La milizia civica fu posta
-a presidiare il castello; nella quale onorevole incombenza durò per
-dieci mesi. Quasi contemporaneamente un altro esercito spagnuolo
-invase la Savoia; il che costrinse il re sardo ad accorrere alla
-difesa de' propri Stati. (1743) Il 23 dicembre di quest'anno morì,
-più che sessagenario, l'arcivescovo cardinale Stampa, cui dal sommo
-pontefice Benedetto XIV, il 15 del successivo giugno, fu sostituito
-l'arciprete della chiesa metropolitana, Giuseppe Pozzobonelli, promosso
-tre mesi dopo al cardinalato: onorificenza ormai consueta ai titolari
-di questa sede arcivescovile. Circa la metà dell'anno, videro pure i
-Milanesi cambiato il loro governatore, il quale passò al comando degli
-eserciti in Germania, «lasciando in queste parti grata memoria del suo
-discreto ed onorato procedere, della sua moderazione ed affabilità,
-del suo disinteresse, e di molta carità verso i poveri[310]»; ed ebbe
-in successore il principe Giorgio Cristiano di Lobkowitz, che tosto si
-recò al campo contra gli Spagnuoli, confermando la giunta di governo
-già stabilita. Nè a ciò limitandosi la previdenza di Maria Teresa, si
-fece forte nel trattato di Worms, firmato il 12 settembre, co' sussidii
-navali e pecuniarii dell'Inghilterra, estesi anche al re di Sardegna,
-suo alleato; e, per vieppiù tenersi questo in fede, acconsentì di
-eseguire, a suo favore un terzo smembramento dello stato di Milano,
-concedendogli Bobbio, Voghera e Vigevano coi loro territorii, per modo
-che l'intiero corso del Ticino, dal lago Maggiore al suo confluente nel
-Po, fosse la linea di confine tra i due Stati; e di questa concessione
-venne il re di Sardegna posto in possesso nel principio del seguente
-anno. (1744) I consigli dell'attenta sovrana erano pure secondati
-dalla fortuna, venendo la guerra in Italia condotta con tale indolenza
-dai Gallo-Ispani, che consumarono l'intiera estate nell'inutile
-investimento di Cuneo; onde ha quella potuto mantener grossi e
-concentrati i suoi eserciti per un maggiore sforzo nella Germania.
-(1745) Sopraggiunse ancora più fausta per essa la morte avvenuta in
-Monaco il 20 febbraio del 1745, di Carlo VII, il quale, sebbene non sia
-mai stato che una larva d'imperatore, era tuttavia di continuo e grave
-inciampo a' suoi disegni. Fu quindi facile alla di lei destrezza di
-far eleggere al trono imperiale il proprio consorte duca di Lorena, il
-quale infatti fu incoronato a Francoforte il 4 ottobre, e prese il nome
-di Francesco I.
-
-Queste felici combinazioni politiche, certamente influenti al buon
-esito definitivo della gran lotta, non valsero a dissipare la fiera
-procella che da tanto tempo ci sovrastava. Le corti di Francia e di
-Madrid, costanti nel proponimento di fondare una seconda sovranità
-borbonica in Italia in vantaggio dell'infante don Filippo, strinsero
-ad Araniuez un trattato colla repubblica di Genova, obbligandosi a
-pagarle un sussidio mensile di centomila scudi[311], e si decisero ad
-assalire con una massa preponderante di forze l'esercito austro-sardo,
-al di cui comando era venuto di recente il conte di Schulembourg in
-vece del principe di Lobkowitz, il quale eia stato pure separatamente
-supplito nel governo della Lombardia dal tenente maresciallo conte Gian
-Luca Pallavicino, con titolo di ministro plenipotenziario e autorità di
-governatore. Attesa l'alleanza coi Genovesi, nuovi rinforzi francesi
-e spagnuoli ebbero facile e sicuro il passo per la via d'Oneglia, ed
-unitisi col nerbo militare già esistente, e coi contingenti di Napoli,
-di Modena e di Genova, fecero centro in Acqui. Fra tutti ascendevano a
-settantamila combattenti, comandati da Francesco III duca di Modena,
-dal general conte di Gages e dal maresciallo di Maillebois. Di là il
-duca di Modena, scacciati gli Austro-Sardi da Savona, da Novi e da
-Tortona, si diresse alla conquista di Piacenza e Parma; nei mentre
-che il conte di Gages, con tremila granatieri e qualche cavalleria,
-gettato un ponte sul Po alla Stella verso Belgioioso, nella notte
-del 22 settembre sorprese Pavia, essendosi quel presidio ritirato in
-fretta nel castello. A tale nuova il conte di Schulembourg, comandante
-gli Austro-Sardi accampati in Bassignana, mandò tosto a presidiare
-il castello di Milano, e con tutta la sua artiglieria per la Pieve
-del Cairo si appressò a Vigevano, ed incalzato da' nemici, ritirossi
-quindi verso Casal-Monferrato. Queste mosse difensive lasciaron luogo
-all'infante don Filippo d'investire Alessandria e Valenza, di acquistar
-Asti ed altri castelli in que' contorni, e di estendersi a suo
-piacere nella Lombardia, abbandonata anche dal plenipotenziario conte
-Pallavicino, ch'erasi rifugiato in Mantova.
-
-Mentre i supremi comandanti della lega nemica, radunati in Pavia,
-divisavano di progredire nelle operazioni militari coll'occupar Modena
-e Reggio, riservando il facile conquisto di Milano come una conseguenza
-dell'assicurata vittoria, giunse loro un ordine pressante della corte
-di Madrid di eseguirlo di preferenza e senza ritardo. Ciò procedeva
-dall'impazienza della regina Elisabetta di accelerare lo stabilimento
-dell'infante suo figlio, e procurargli un dovizioso appanaggio; e
-con questa improvvida risoluzione si lasciò il campo alla fortuna
-austriaca di risorgere in Italia. Occupate pertanto le rive del Ticino,
-il conte di Gages fece avanzare l'esercito verso Milano, dove il 16
-dicembre entrò il generale di Camposanto con molti fanti e cavalli e
-parte degli equipaggi del principe, e in egual tempo due altri corpi
-furono spediti a prender possesso di Lodi e di Como. Mancando ancora la
-grossa artiglieria per intraprendere l'assedio del castello, munironsi
-di palafitte le strade interne che a quelle conducevano, e le due
-vicine porte della città vennero murate. Il vicario di Provvisione co'
-delegati civici si trasferì, il 18 dicembre, a Magenta, per adempire
-alla solita cerimonia della presentazione delle chiavi all'infante don
-Filippo, il quale nel giorno seguente entrò con gran pompa nella città.
-È inutile il dire che la popolazione si mostrò giuliva e plaudente,
-che la nobiltà e le magistrature ai presentarono al novello principe
-col sorriso sul labbro e con sommo rispetto, e ch'egli accolse i loro
-omaggi con graziosa clemenza. Questi uffici e siffatte dimostrazioni
-sono di tutti i tempi; fu però speciale di quella circostanza la grida
-pubblicata il 24 dicembre dalla Giunta interinale allora instituita,
-con cui fu aumentato il valore di tutte le monete correnti, e valga per
-saggio il filippo stabilito al prezzo di lire otto: col qual ordine il
-nuovo governo fece prova di essere ignorante o truffatore.
-
-(1746) Ma benchè gli Spagnuoli fossero in possesso della capitale e
-si estendessero per un gran tratto di paese, gli Austriaci tenevano,
-oltre il castello di Milano, Pizzighettone, Cremona e Mantova; il re
-di Sardegna occupava la cittadella di Alessandria, e il principe di
-Lichtenstein erasi ritirato col suo corpo verso Trino e Crescentino,
-donde poteva agir di concerto coll'esercito austro-sardo non molto di
-là discosto. Inoltre l'imperatrice regina, pacificatasi opportunamente
-sulla fine di dicembre col re di Prussia, si trovò libera di spedire
-copiosi sussidii di gente in Italia; i quali, a malgrado de' rigori
-dell'inverno, giunsero in febbraio sul mantovano, e senza far
-posa, oltrepassato il Ticino, recaronsi al campo del principe di
-Lichtenstein. Con tali aiuti il principe, unitamente ai Piemontesi,
-ha potuto sorprender Asti, liberare Alessandria, riprender Acqui
-e stringere i nemici tra Gavi e Novi, senza però essere riuscito a
-toglier loro le comunicazioni col Genovesato e coi Napoletani. Da un
-altro lato il tenente maresciallo conte Pallavicino, che comandava nel
-mantovano, avanzossi alla destra del Po verso Guastalla, rinforzò la
-parte dell'esercito ch'era nel cremonese, e ricuperò Modena. Nel corso
-di queste operazioni, che andavano rendendo sempre peggiori le sorti
-della federazione nemica, l'infante don Filippo passava il tempo in
-Milano, ristorandosi dai disagi de' campi ne' tripudii delle feste e
-de' teatri, finchè, avendo gli Austriaci riacquistato Codogno e Lodi,
-e spinte le loro scorrerie fino alle porte di quella metropoli, il
-generale conte Gages fu costretto, nella notte precedente al 19 marzo,
-di annunziare al real principe la necessità di una pronta partenza;
-la quale fu eseguita nell'alba seguente con tale precipitazione e
-scompiglio, che, se fosse avvenuta dopo la perdita di una battaglia
-campale, non poteva essere più disastrosa. Così, dopo soli tre mesi di
-effimera occupazione spagnuola, tornò la Lombardia sotto il dominio
-austriaco, e tosto riassunse le cure del governo la real Giunta, che
-il conte Pallavicino avea eretta nella città all'atto di abbandonarla.
-I primi ordini da quella emanati, che ora, per i posteriori esempi,
-sarebbero riguardati per abituali ed indifferenti, riuscirono allora di
-sorpresa nel pubblico. Prescrivevasi in uno di essi che, nel termine
-di tre giorni, dovessero notificarsi tutti gli effetti, danari o
-mobili spettanti agli Spagnuoli, e che presso alcuno degli abitanti
-esistessero; e, con altro, erano dichiarati invalidi e nulli tutti
-gli atti seguiti nel tempo dell'invasione nemica. E a questa nullità
-fu data una sì precisa esecuzione, che, avendo l'infante don Filippo,
-ad istanza della contessa donna Clelia Grillo Borromeo, dama allora
-celebre per coltura e vivacità di spirito, fatta grazia della vita a
-un chierico Didino, condannato alle forche per causa d'omicidio con
-ruberia, volle il senato che si eseguisse la sentenza. Si è proceduto
-altresì con molto rigore contro le persone che prestarono favore ai
-nemici; e diverse ne furono punite con varie pene, tra le quali si
-conserva ancor viva la ricordanza del conte Giulio Antonio Biancani,
-uno de' questori del magistrato ordinario di Milano, che da una
-commissione speciale, autorizzata dall'augusta sovrana, fu condannato
-al taglio della testa ed alla confisca de' beni, come disertore e
-fellone.
-
-Dopo lo sgombramento di Milano, abbandonarono di seguito i Gallispani
-il restante della Lombardia, ritirandosi a Piacenza. Verso la stessa
-città furono incalzati gli altri loro corpi che occupavano Guastalla,
-Reggio e Parma. Un fatto d'armi, avvenuto il 15 giugno, al collegio
-di San Lazaro presso Piacenza, e un altro, il 9 agosto, a Rottofredo,
-entrambi vantaggiosi agli austriaci, decisero la piena ritirata de'
-collegati, resa ancor più sollecita per la notizia ricevuta a Voghera
-della morte del re Filippo V. Onde, per la stessa via della Riviera di
-Ponente, che sette mesi addietro aveano percorso, avanzandosi gonfi di
-tante speranze, non più si ristettero finchè giunsero nella Provenza.
-La repubblica di Genova, che aveva aperto e favorito il passaggio ai
-nemici, non doveva andare impunita. Investita per mare e per terra, si
-arrese, e fu occupata dagli austriaci. Ma questi presto la perdettero,
-essendone scacciati dalla popolazione, irritata per l'eccesso delle
-contribuzioni e delle vessazioni, ed eccitata clandestinamente
-dall'influenza francese; nè dee tacersi che, a stancare per tal modo la
-pazienza de' Genovesi, fu principale stromento un nobile italiano, il
-marchese Botta Adorno di Pavia, che comandava gl'imperiali. (1747) Egli
-fu allora privato d'ogni comando; ed essendo poi stato trasferito al
-governo delle Fiandre, venne colà egualmente in esecrazione, così che,
-non ostante la protezione della corte, dovette esserne rimosso. Questo
-ministro era attaccatissimo agl'interessi dell'augusta padrona, ma avea
-la sfortuna di rendersi ovunque sommamente odioso, e parea nato a posta
-per far sorgere de' tumulti[312]. Per l'esito della guerra in Italia,
-era il gabinetto austriaco pressato da due opposte cure: avrebbe
-voluto trarre pronta vendetta dello smacco di Genova, che offendeva
-l'onor delle sue armi, non meno per le cause che negli effetti; e
-l'incalzava la brama di portare il flagello della guerra nel paese
-del nemico. Fece dar opera all'uno e all'altro divisamento, e nessuno
-gli riuscì. Furono senza buon esito i campeggiamenti nella Provenza,
-per la novità dei luoghi, per la difficoltà de' viveri, per le scarse
-forze; e mancò del pari l'impresa di Genova, per essere stata condotta
-senz'unità di piano, fra la rivalità delle corti e la gelosia de'
-comandanti. Nè i Francesi e gli Spagnuoli si distinsero con alcun fatto
-memorabile, se si eccettua il funesto capriccio del maresciallo di
-Bellisle di aver voluto far superare a forza i trincieramenti del Colle
-dell'Assietta, tra Exilles e Fenestrelle, difesi valorosamente dagli
-Austro-Sardi sotto gli ordini de' conti di Colloredo e di Bricherasco,
-senz'altro esito che di avere sagrificato infruttuosamente cinquemila
-francesi, e insieme con essi il proprio fratello. Questa vittoria fu,
-a buon dritto, festeggiata con varii _Te Deum_ sì in Piemonte che in
-Lombardia[313].
-
-Se la perdita di Genova fu cagione della disgrazia del generale Botta
-Adorno, il non averla ricuperata portò il richiamo del comandante
-supremo, conte di Schulembourg, cui venne sostituito il conte di Traun,
-e del ministro plenipotenziario, conte Gian Luca Pallavicino, caduto
-forse in sospetto per essere di nascita genovese, entrambi partiti per
-Vienna a render conto del loro operato. Per il governo della Lombardia
-fu creata una real Giunta, composta del gran-cancelliere, conte
-Beltrame Cristiani, stato assunto a questa carica fino dal 1744, dai
-presidenti del senato e dei magistrati ordinario e straordinario, ed
-altri otto soggetti. Lasciò il Pallavicino fama d'uomo disinteressato
-e magnifico, ed eguale la mantenne allorchè, di là a tre anni,
-restituito in grazia, tornò alla primiera carica in Milano. Nel
-triennio intermedio a questi due suoi governi, la carica congiunta di
-governatore e di capitano generale della Lombardia austriaca fu coperta
-dal conte Ferdinando Bonaventura di Harrach, venuto il 19 settembre.
-Egli fu un buonissimo signore, senza fasto, umano, amico dell'ordine
-e della tranquillità, nemico delle novazioni. La contessa di lui
-consorte, giovane, vivace, e anche bella e galante, diffuse l'allegria
-nel paese, e introdusse la moda di cavalcar le dame anche in città, e
-di girare pe' palchi le maschere al carnevale[314].
-
-Non solo l'Italia, ma l'Europa intiera era stanca ed estenuata dalla
-guerra, laonde l'ambizione dovette ricevere la legge dalla necessità.
-(1748) Tutti i sovrani erano, nel loro cuore, concordi nel voler la
-pace, e per conseguirla meno svantaggiosa, fecero un ultimo sforzo,
-ponendosi ciascuno nell'attitudine più guerresca. Fu essa sottoscritta
-in Acquisgrana dai ministri plenipotenziari delle varie potenze, e
-il 23 ottobre il fu dal conte di Kaunitz per l'imperatrice regina,
-la quale, per quel trattato, conservò tutti gli Stati ereditari, ad
-eccezione della Slesia e della contea di Glatz, cedute alla Prussia;
-ricuperò i Paesi Bassi, ma rinunziò alle conquiste che avea fatte in
-Italia; cedette i ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, da erigersi
-in sovranità a favore dell'infante don Filippo, e confermò le cessioni
-fatte al re di Sardegna. (1749) L'esecuzione di questo trattato, quanto
-all'Italia, rese necessario un parziale congresso, apertosi nel mese
-di dicembre in Nizza di Provenza, che tutto sistemò con buon ordine,
-per cui, nella seguente primavera, eseguite le rispettive cessioni
-e represtinazioni, ha potuto anche la nostra Lombardia gustare i
-beneficii della pace, dietro la quale avea per otto anni inutilmente
-sospinto. (1752) E per vieppiù consolidarla, strinse l'augusta Maria
-Teresa un trattato di alleanza e di commercio coi re di Spagna e di
-Sardegna, sottoscritto ad Aranjuez il 27 aprile del 1752[315], al quale
-accedettero in seguito (come era stato loro riservato) il re delle
-Due Sicilie, il gran duca di Toscana e il duca di Parma. In quello,
-oltre la reciproca garanzia e difesa di quanto ciascuno possedeva,
-fu stipulato che, in caso di ostile aggressione, dovessero, due mesi
-dopo esserne richiesti, accorrere in soccorso della potenza minacciata
-con un determinato numero di truppe, che non poteva esser minore, per
-ognuna delle tre principali potenze, di ottomila fanti e quattromila
-cavalli; quanto al re delle Due Sicilie, di quattromila uomini di
-fanteria e milleduecento di cavalleria; e di mille uomini a piedi e
-cinquecento a cavallo per parte dell'infante don Filippo; con facoltà
-inoltre di dare, invece di soldati, ottomila fiorini d'Impero al mese
-per ogni mille uomini a piedi, e ventiquattromila per altrettanti a
-cavallo, da essere rimessi mese per mese ne' banchi di Genova fino al
-termine della guerra. E per riguardo al commercio, si convenne che
-i rispettivi sudditi godrebbero presso le altre potenze contraenti
-dei maggiori privilegi accordati alle nazioni amiche. In particolare
-poi si conchiusero dall'imperatrice colle corti di Napoli e di Parma
-alcuni vicendevoli matrimonii, da pubblicarsi ed eseguirsi a suo
-tempo, e si fissò che tanto il regno delle Due Sicilie, quanto il gran
-ducato di Toscana, formassero in avvenire due secondogeniture della
-casa d'Austria e di quella di Borbone del ramo spagnuolo, reversibili
-alle rispettive discendenze, onde avessero sempre il proprio sovrano
-naturale. (1753) Anche la situazione famigliare della casa ducale
-d'Este, ridotta ad un'unica figlia e fuori di speranza di aver
-altra successione, non fu trascurata dalla perspicacia del ministero
-austriaco; e, più destro o più fortunato del gabinetto di Parma, che
-mirava allo stesso intento, riuscì a stipulare una convenzione, per
-la quale le corti di Vienna e di Modena strettamente si collegarono, a
-condizione che la principessa Beatrice, figlia del principe ereditario
-Ercole Rinaldo, ed erede presuntiva di tutti i dominii estensi, nata il
-7 aprile 1750, sposerebbe l'arciduca terzogenito, e a questi sarebbe
-stata conferita la carica di governatore e capitano generale della
-Lombardia austriaca, da essere supplita durante la sua minore età dal
-duca di Modena Francesco III. E tutto ciò ebbe immediato effetto, a
-segno che questo principe, trasferitosi a Milano il 4 gennaio 1754,
-entrò tosto in possesso della sua nuova dignità, e il conte Beltrame
-Cristiani, ch'ebbe il merito di aver negoziato quel vantaggioso
-partito, dalla carica di gran cancelliere del governo, che fu
-soppressa, venne promosso a quella di ministro plenipotenziario nella
-Lombardia. Con distinti trattati furono regolati inoltre i confini col
-re di Sardegna, col duca di Parma, cogli Svizzeri e co' Veneziani. Ma
-le amichevoli intelligenze e i varii vincoli di parentela e d'interesse
-contratti colla Spagna e colle potenze italiane non avrebbero
-bastato a rendere sicura l'Italia nell'emergenza di nuove guerre in
-Europa, se non riuscivasi a rendere anche la Francia partecipe di
-siffatti accordi; e a quest'oggetto avendo rivolto l'Austria ogni suo
-intendimento, vi riuscì con pari felicità: e l'alleanza fra le due
-corti per tanto tempo rivali, che sempre più si consolidò, se non ha
-meritato un'unanime approvazione ne' rapporti degli interessi eminenti
-della monarchia, fu senza dubbio del più deciso vantaggio per la quiete
-d'Italia. Un altro oggetto della saggia previdenza di Maria Teresa
-fu di antivenire al caso, benchè rimoto, della successione al trono
-imperiale, la quale restava quasi assicurata alla sua discendenza se
-avesse potuto far nominare l'arciduca Giuseppe, suo primogenito, in
-re de' Romani. Ma questo progetto, messo in campo circa l'epoca di
-cui trattiamo, e caldamente favoreggiato dall'Inghilterra, potea con
-difficoltà essere accolto dagli elettori per l'età del principe, che
-appena giungeva ai dodici anni, ed ebbe un insuperabile contradittore
-nel re di Prussia, onde soltanto nel 24 maggio 1764, dopo la pace
-d'Hubertsburgo, che pose fine alla famosa guerra dei sette anni,
-ha potuto aver esecuzione; abbastanza però ancora in tempo, mentre
-l'imperatore Francesco I morì l'8 agosto dell'anno seguente. Questo
-avvicendamento di combinazioni politiche, con tant'arte preparate e
-condotte ad un solo scopo, fu cagione che la pace d'Italia non fosse
-più turbata per il corso continuo di quarantotto anni fino al 1796;
-e tanto la rammentata disastrosissima guerra dei sette anni, che
-l'altra per la successione nella Baviera, e la turchesca, unicamente
-un'influenza pecuniaria esercitarono nell'austriaca Lombardia per i
-sussidii che ha dovuto somministrare. Per la qual causa, congiunta ai
-buoni ordini introdotti, de' quali siamo per parlare, e alla tranquilla
-indole degli abitanti, ebbero pur merito i Lombardi d'essersi mantenuti
-in una costante obbedienza e fedeltà, allorchè, per le riforme
-dell'imperatore Giuseppe II, eransi ribellati i Paesi Bassi, fervevano
-gli Stati ereditari, e sì altamente querelavansi gli Ungheri, che fu
-duopo accondiscendere a' loro gravami.
-
-È gradito incarico allo storico imparziale, dopo di aver dovuto
-narrare i vizi e gli errori de' potenti e la conseguente oppressione e
-l'impoverimento de' popoli, di poter talvolta ricreare la mente propria
-e quella de' lettori colla rappresentazione di tempi meno infelici, e
-col racconto di un genere di pubblica amministrazione più consentaneo
-alla dignità e al ben essere degli uomini. Questa lode è meritamente
-dovuta al regno di Maria Teresa, la quale, a malgrado delle lunghe
-guerre da cui era bersagliata la monarchia, si mostrò costantemente
-intenta a dar migliori ordini ai varii rami del suo governo. E fu
-in ciò provvidamente secondata dalla sorte, mentre, avendo risoluto
-di liberarsi del referendario Bartenstein, che colla sua prepotente
-arroganza avea svergognato la diplomazia austriaca sotto Carlo VI,
-assunse, nel 1753, al supremo ministero il conte, indi principe Antonio
-Venceslao di Kaunitz-Rietberg. Questo grand'uomo, nato nel 1711, che
-resse con gloria per lo spazio di quasi quarant'anni i consigli della
-casa d'Austria, era dotato di molto ingegno, d'uno zelo instancabile
-e dì somma integrità; abile negoziatore, profondo dissimulatore senza
-parerlo, impenetrabile ne' suoi secreti, ma ricco d'amor proprio, e
-perciò presuntuoso ed altiero: così ci è descritto dal Coxe[316] sulla
-fede de' documenti ufficiali del ministero inglese. Ei possedeva a
-tal segno la confidenza della sua sovrana, che, essendo ella piissima,
-ha potuto tuttavia intraprendere e compire con mano ferma le riforme
-più delicate nelle materie ecclesiastiche. Per ciò che concerne la
-Lombardia, il compimento del catastro delle proprietà fondiarie, come
-base della giusta ripartizione del principale tributo, occupò le prime
-cure dell'imperatrice regina. Questa grande opera, tentata quasi due
-secoli prima dagli Spagnuoli con informi elementi, instaurata nei
-primordii della dominazione austriaca, era rimasta interrotta, dopo la
-spesa di più milioni, per le vicende belliche del 1733. Fu riassunta
-nel 1749 coll'erezione di una nuova Giunta del censimento, cui fu dato
-a presidente un dottissimo giureconsulto, Pompeo Neri, espressamente
-chiamato dalla Toscana, ove copriva la carica di secretario del
-consiglio di reggenza. Nello stesso tempo fu questi incaricato di
-esaminare i mezzi più opportuni per una sistemazione del corso delle
-monete, colla quale fosse posto rimedio al gravissimo danno che si
-soffriva dal pubblico per il valore arbitrario di esse. A tal fine
-molte conferenze e molti esperimenti furono allora eseguiti, di
-concerto colla real corte di Torino, dove un altro gran ministro, il
-conte Giambattista Bogino, fece ogni sforzo perchè il provvedimento
-da adottarsi fosse a comune beneficio esteso a tutta l'Italia. Però
-le corte viste e le piccole gelosie fecero riuscire a vuoto la saggia
-proposizione; onde questo gravissimo oggetto, rimasto allora deserto,
-con principii più sicuri, ma circoscritto alla sola Lombardia, fu
-poscia sistemato soltanto nel 1778.
-
-(1758) Erano quasi ridotti al loro termine i lavori del censimento
-colle assidue cure di nove anni, quando, essendo il Neri richiamato
-a Firenze, la Giunta fu sciolta, e sostituita una governativa
-delegazione; a questa fu dato l'onore di proclamare il compimento
-dell'opera, e s'incominciò nel 1790 a ripartire il tributo prediale sul
-nuovo catastro. Contemporaneamente alla partenza del presidente Neri,
-Milano rimase priva di un altro illustre ministro, il plenipotenziario
-conte Beltrame Cristiani, morto il 31 luglio, dopo una lunga malattia,
-che lasciò alternare speranza e timore. La sua morte fu da uomo
-senza la minima imbecillità. Spedì gli affari con mente serena fino
-all'ultimo giorno. Egli da un'umile condizione col suo merito e colla
-sua prudenza giunse al sommo grado di essere padrone del milanese.
-Gli fa onore il ricordare ch'egli cominciò nel 1725 come podestà di
-Borgonuovo, feudo del marchese Giandemaria di Parma. Poi fu impiegato
-in Piacenza, dove il conte Trotti, governatore, lo conobbe e lo fece
-conoscere ai comandanti degli eserciti austriaci che guerreggiavano.
-La fermezza del carattere, la sagacità de' ripieghi, la fedeltà sua,
-gli utili servigi che rese, lo fecero ben presto ammirare. Il duca di
-Modena, incautamente unitosi agli Spagnuoli, avendo abbandonato i suoi
-Stati, ne fu commesso il governo al Cristiani, che seppe accontentare
-l'imperatrice, il duca e il paese. Popolare e disadatto nel suo
-aspetto, distratto talvolta e balbuziente, senza fasto, e memore sempre
-del suo primo stato, cercò di placare l'invidia, e l'implacabile superò
-coll'ingegno. Fu spedito a Vienna colla lusinga che la grossolana
-figura, anche sucida per l'uso del tabacco da masticare, dovesse
-dispiacere alla imperatrice regina, e che l'ignoranza del tedesco e del
-francese lo dovesse far comparire un meschino curiale. Ma egli superò
-il sorriso che avea destate fra le colte persone, e l'imperatrice gli
-si rese affetta dopo che gli ebbe parlato. Egli non poteva sperare
-di essere governatore di Milano per difetto de' natali. Le aderenze
-colla casa di Modena gli diedero occasione di formare il progetto di
-far venire a governar stabilmente il milanese il duca Francesco III
-col titolo di amministratore. Il duca s'annoiava a Modena, amava il
-soggiorno di Milano, e questo se gli offriva nel luminoso carattere
-di amministratore del governo, con soldo assai cospicuo, con tutti
-gli onori, purchè lasciasse ogni cura al Cristiani e concedesse la
-principessa Beatrice sposa a un arciduca. Si presentò dall'altra parte
-all'imperatrice un matrimonio per un figlio cadetto, e con esso gli
-Stati di Modena, Reggio, Mirandola, Massa e Carrara. Richiedevasi
-l'animo del conte Cristiani per condurre a termine e fermare tali idee.
-Questo sempre più gli acquistò il cuore e la confidenza dell'augusta
-sovrana, della quale teneva delle firme in bianco da riempiere,
-occorrendo un dispaccio. Sin ch'egli visse, lasciò tutte le apparenze
-al duca, che ognuno credeva che comandasse. Questi mezzi, uniti
-alla sua mente e operosità, lo fecero trionfare de' nemici. Era uomo
-generoso, e fedele alla sua parola. Aveva la politica grande, e non
-pareva nè imbarazzato nè circospetto. Era capace di domandare scusa
-anche ad un povero, se in un impeto di collera l'avesse ingiustamente
-offeso. Chi riceveva un'ingiustizia da lui per precipitazione o
-prevenzione, era sicuro, non solamente d'essere risarcito, ma di fare
-qualche fortuna. Non era per altro nè colto, nè sensibile in conto
-alcuno al merito di un letterato o d'un artista. Sapeva il latino,
-l'italiano, la legge e un po' di storia e nulla più; ma sapeva l'arte
-di conoscere gli uomini.
-
-(1759) Fu dato in successore al conte Cristiani nella carica di
-ministro plenipotenziario nella Lombardia il conte Carlo di Firmian,
-che giunse in Milano il 16 giugno del 1759. Figlio cadetto di una
-famiglia nobile tirolese, egli avea passato la sua gioventù in
-Roma come aspirante nella carriera prelatizia senza far fortuna.
-Di carattere pusillanime e di scarsi talenti, amava più la
-rappresentazione che gli affari, ed avea l'arte di coprire le qualità
-che non possedeva colla compostezza, colle scarse e misurate parole,
-e con un officioso sussiego. In altri tempi, quando i governatori
-erano i despoti e i legislatori del paese, questa mediocrità poteva
-nuocere; ma dacchè il conte di Kaunitz fu assunto al supremo ministero
-della monarchia, le disposizioni legislative e di buon governo
-procedevano dall'alto, e i ministri nelle provincie divennero semplici
-referendarii ed esecutori; onde tutto il male che poteva farsi da essi
-limitavasi a qualche sfavorevole relazione alla corte, e a qualche
-abuso di minuta polizia, della quale erano lasciati arbitri. Durante
-il ministero del conte di Firmian furono eseguite le più importanti
-riforme; e in queste si fecero procedere di pari passo le materie
-civili e le ecclesiastiche. Si fece sparire ciò che ancora rimaneva
-delle immunità personali e reali del clero; si proibirono le carceri
-private alle comunità religiose; fu abolito l'asilo sacro: istituzione
-incompatibile coi nuovi tempi, e per lo più scandalosa nella pratica.
-(1762-1768) Il Santo Ufficio dell'Inquisizione venne soppresso. Si
-limitò la giurisdizione ecclesiastica e il diritto di acquistare alle
-mani-morte, e si sottoposero le spedizioni di Roma alla cautela del
-regio _exequatur_, senza il quale non potevano essere eseguite[317];
-fu delegata una Giunta per le materie ecclesiastiche miste[318], cui
-fu poscia sostituita una Giunta economale[319], con giurisdizione
-privativa ed inappellabile; s'instituì in fine una Giunta subalterna
-per la riforma dei luoghi pii e delle parrocchie[320]; e queste diverse
-disposizioni, dopo l'esperienza di sei anni, furono dall'autorità
-sovrana definitivamente stabilite e confermate[321].
-
-(1769) Forse il caso e forse la precoce antiveggenza dell'imperatore
-Giuseppe II a raffermare gli animi de' sudditi, fu cagione del primo
-viaggio che fece quel sovrano in Italia. Partito da Vienna sul fine
-di febbraio, sotto il nome di conte di Falkenstein, che conservò
-sempre ne' viaggi successivi, trascorse senza fermarsi a Mantova e
-Firenze, e fu diritto a Roma con piccolissimo séguito, dove dopo Carlo
-V nissun altro cesare erasi mostrato. L'improvviso arrivo, la modestia
-dell'accompagnamento, l'affabilità de' modi, il rifiuto d'ogni pomposa
-onorificenza furono argomenti di generale sorpresa e meraviglia.
-Giuseppe II, osservate le cose più insigni di Roma, e di Napoli,
-visitate le nuove fortezze costruite sull'Alpi dal re di Sardegna, si
-trattenne nel ritorno nella sua Lombardia nel 23 giugno al 15 luglio.
-Egli vi si fece ammirare come amico dell'ordine e della giustizia,
-desideroso del pubblico bene, nemico degli abusi, di un'attività
-straordinaria, e singolarmente ricco di utili cognizioni. E poichè i
-fatti parziali sono talvolta più istruttivi di un'intera storia, così
-non è da tacersi che quel sovrano, il quale, appena ebbe dalla madre
-nella prima gioventù il potere di ordinare tutto ciò chè concerneva
-l'esercito, ad imitazione del sistema prussiano, volle introdotta la
-coscrizione militare in tutti gli Stati austriaci, ad eccezione de'
-Paesi Bassi, dell'Ungheria, del Tirolo e del Milanese[322]. Avendo,
-nella visita de' monasteri fatta in Milano, osservato che le monache
-non occupavansi se non di poco utili esercizi, mandò ad esse una gran
-quantità di tela affinchè ne preparassero camicie per i soldati[323].
-Una inclinazione guerriera, associata ad un istinto di beneficenza e di
-novità, fu infatti il caratteristico di questo sovrano.
-
-E le riforme proseguivano. Fino dal 1765 era stato creato un supremo
-consiglio di economia: in questo dicastero, trasformato poscia in
-magistrato politico camerale, sedettero successivamente gli uomini che
-maggiormente onorarono il paese, Gian-Rinaldi Carli, Cesare Beccaria e
-Pietro Verri. (1770) Si eresse un nuovo monte dei creditori camerali,
-che, dal nome della sovrana, si disse di Santa Teresa, e in esso furono
-trasportati i creditori del monte civico e del banco di Sant'Ambrogio,
-salvo a quelli che non amassero il nuovo investimento di ritirare
-fra un mese i loro capitali[324]. Si ordinò che nello stesso monte
-fossero versate le somme di riscatto dei debiti di mani-morte, de'
-quali era permessa la redenzione[325]; e vi furono pure inscritti a
-credito de' possessori, coll'interesse del sei per cento, i capitali
-rappresentanti i dazi, i pedaggi e le altre gabelle d'ogni sorta,
-che nel corso di due secoli e mezzo erano stati venduti, e che furono
-rivocati alla regia camera[326]. L'esame delle entrate e delle spese
-delle diverse amministrazioni dello Stato e de' pubblici, che da prima
-era generalmente avvolto nel mistero, confuso e arbitrario, fu ridotto
-in un solo centro e ad un metodo uniforme coll'istituzione di una
-camera de' conti[327]; e fu una prova del merito di essa, frammezzo a
-tante mutazioni successive, la continuata sua sussistenza. Per fine
-le pubbliche finanze, che nella sola vista di servire al bisogno
-presente erano state, nel 1751, date in appalto ad una compagnia di
-speculatori, i quali, da una condizione oscura, salirono poi a grandi
-onori e ricchezze, furono per esse gradatamente richiamate allo Stato;
-prima, nel 1766, coll'averle ridotte ad una Ferma mista, con un terzo
-di utili e un rappresentante regio; e quindi, nel 1771, con una piena
-emancipazione, che recò inoltre al regio erario centomille zecchini di
-maggiore benefizio. (1771) Questo lucro servì all'appannaggio del reale
-arciduca Ferdinando, che nell'anno stesso si stabilì in Milano, dove
-il 16 ottobre contrasse, secondo le convenzioni, il matrimonio colla
-principessa estense Maria Beatrice Riccarda, ed entrò nell'esercizio
-della carica di governatore e capitano generale della Lombardia.
-Nè perciò si restituì a' suoi dominii il vecchio duca di Modena che
-lo avea fino allora rappresentato; ma alternando la sua dimora tra
-Milano e la sua villeggiatura di Varese, morì in quest'ultima, di
-ottantadue anni, il 22 febbraio del 1780. A questo tempo ebbe pure
-effetto un'istituzione di grande e permanente utilità, il pio albergo
-Trivulzio, aperto ai poveri de' due sessi che hanno oltrepassata l'età
-di sessant'anni. Benchè questo stabilimento sia in origine dovuto
-alla privata munificenza, fu esso dalla provvidenza sovrana assai
-favoreggiato, sia coll'assenso prestato per i beni soggetti a vincolo
-feudale e assegnatigli in dote, sia coll'unire a quello l'antico
-ospitale de' vecchi e con altre proficue assistenze[328]. Si vide
-allora una celebre donna dedicarsi spontaneamente in quell'albergo
-alla soprintendenza del quartiere femminile, e poscia ella stessa
-ricoverarvisi per essere più pronta a que' servigi. Fu dessa Maria
-Gaetana Agnesi. Nata in Milano, di nobile famiglia, nel 1718, educata
-alle lettere e nello studio delle matematiche dal dottissimo e modesto
-Ramiro Rampinelli, avea di trent'anni pubblicate le sue _Istituzioni
-analitiche_, che, neppure avvertite in patria, riscossero altissime
-lodi dalle primarie società scientifiche dell'Europa. Visse poi il
-restante della lunga sua vita nell'albergo Trivulzi, indifferente alla
-dimenticanza de' suoi concittadini, dividendo ogni sua cura tra le
-assunte opere di pietà e gli studi sacri, ai quali erasi intieramente
-dedicata, finchè tardi venne la morte a raggiungerla nell'ottantesimo
-primo anno della sua età.
-
-(1773-1779) La presenza e l'attività del reale arciduca diedero moto
-a provvedimenti più immediatamente utili al paese. Ne' sette anni
-dal 1773 al 1779 si prepararono colla maggiore maturità i lavori,
-che diedero poi all'Italia nella moneta milanese i più bei tipi e il
-più ben calcolato sistema monetario che allora si conoscesse[329]. Si
-instituì un magistrato generale degli studi, e l'università di Pavia fu
-riorganizzata, ampliata, arricchita[330]; e salì poi ad altissima fama
-pei sommi uomini che onorarono le sue cattedre, Tissot, Gian-Pietro
-Frank, Mascheroni, Spallanzani, Volta. Milano, che fino dal 1766 area
-avuta una specola astronomica, fondata sotto la direzione di Ruggiero
-Boscovich, vide quella ampliata dopo la soppressione dei Gesuiti
-nel 1773, data una nuova e più ampia consistenza alle loro scuole
-col titolo di real Ginnasio, raccolta e aperta al pubblico con gran
-dispendio nel loro collegio di Brera una copiosissima biblioteca, e
-applicati i beni di essi alla pubblica istruzione. Le scuole Palatine,
-nelle quali era stata eretta qualche anno addietro una cattedra[331] di
-economia pubblica col titolo di Scienze Camerali (seconda in Italia,
-dopo quella di Napoli, instituita da un privato filantropo), n'ebbero
-un'altra per ammaestrare nell'esercizio dell'arte notarile[332];
-all'instituzione della quale succedette il provvidissimo stabilimento
-di un generale archivio per la custodia degli atti de' notari civili
-di lutto il ducato[333]. Nel 1773 venne fondato presso le scuole di
-Sant'Alessandro un museo di storia naturale e di mineralogia, e di là
-a tre anni si vide eretta una _Società patriottica_ per i progressi
-dell'agricoltura, delle arti e delle manifatture, con una dotazione
-per i premii da distribuirsi annualmente, e l'assegno di un terreno
-per gli esperimenti[334]: fondazione di gloriosa ricordanza per i
-beneficii da essa recati al paese, e di cui è comune vergogna il
-trascurato repristinamento, dacchè e Firenze e Torino e Verona hanno
-restituito in fiore le loro società e accademie agrarie. Nello stesso
-anno, 1776, dopo quasi tre secoli trascorsi in isterili progetti e in
-infelici tentativi, fu resa perfetta la navigazione dall'Adda a Milano
-coll'apertura del canale detto di _Paderno_, tagliato nel margine
-del monte, per cui le navi dal bacino di Lecco scendono liberamente
-nell'antico naviglio della Martesana. Le arti e le manifatture
-ebbero più sorta d'incoraggiamenti con premii, con privilegi, con
-sovvenzioni in danaro. E tra le belle arti l'architettura in ispecie
-godette del più deciso favore. Era di già stato chiamato da Napoli
-il migliore architetto che allora avesse l'Italia, Luigi Vanvitelli,
-a dirigere gl'importanti ristauri che si fecero nel palazzo di
-corte per l'arrivo del reale arciduca[335]. Si chiamò poscia il più
-distinto de' suoi discepoli, Giuseppe Piermarini di Foligno, il quale
-cogli esempi de' molti nobili lavori che eseguì nel corso di più di
-vent'anni[336], potentemente in ciò sussidiato dagli abili professori
-ed allievi della nuova accademia delle belle arti, restituì in onore
-l'architettura tra noi, purgandola di quanto ancora le rimaneva degli
-stupri Borromineschi, benchè nè l'uno nè gli altri fossero riusciti
-ad elevarla alla maestà dei grandi modelli. Sono opere di Piermarini
-la regia ducale corte, la real villa di Monza, il compimento del
-palazzo di Brera, il monte di Santa Teresa, il nuovo gran teatro
-costruito dove esisteva la collegiata della Scala, di cui ritenne il
-nome, compito nel 1778, e l'altro della Canobbiana, aperto al pubblico
-nell'anno seguente. I privati signori si volsero, com'è il solito,
-a corteggiare il gusto di chi presiedeva al governo dello Stato,
-imitandolo; onde si viddero più antichi palazzi ristaurati o rinnovati,
-e tra questi meritano speciale menzione i due palazzi del principe e
-del conte generale di Belgioioso, l'uno eretto circa i tempi di cui
-parliamo, sotto la direzione di Piermarini, l'altro nel 1790 (salito
-poi all'onore di real villa) dall'architetto Leopoldo Polack, di cui
-bell'opera fu pure la facciata dell'insigne tempio di Rho, ch'era stata
-lasciata imperfetta dal celebre Pellegrini.
-
-Gli effetti di un tal regime illuminato e benefico erano rapidi e
-progressivi. La popolazione accrescevasi; le moderate imposizioni,
-e l'impiego della parte di esse eccedente le spese dello Stato,
-in opere pubbliche di strade, canali, fabbriche di ogni sorta,
-nell'arricchire le biblioteche, i musei, i gabinetti scientifici,
-in sovvenzioni e premii a promovere l'agricoltura e le manifatture,
-diffondevano l'istruzione, l'agiatezza e la prosperità in tutte le
-classi: beati tempi, allora non conosciuti, nè apprezzati abbastanza,
-non tanto per la naturale abitudine degli uomini di adattarsi al
-bene con indifferenza, quanto per l'apatia propria dei Lombardi, e
-che, per la forza di più secoli di pessimo governo, era divenuta in
-essi una seconda natura. (1780) Tuttavia fu questa vinta dalla forza
-de' benefizi; e i Milanesi, che avevano già dato prova di affettuosa
-sensibilità verso la loro sovrana quando nel 1767 era stata posta dal
-vaiuolo in grave pericolo della vita, accorrendo in folla ai tridui,
-che allora celebraronsi in tutte le chiese, mostrarono un sincero
-dolore all'inaspettato annunzio ch'essa avea cessato di vivere per
-idropisia di petto il 29 novembre del 1780. Essa avea settantatre
-anni, quaranta de' quali ne trascorse tra le cure del governo de' vasti
-suoi dominii. Si mostrò costante e prudente, non meno nella contraria
-che nella prospera fortuna. Economa per abito, sapeva all'opportunità
-essere liberale. Fu zelante osservatrice della religione, e amante
-della giustizia; ma diede un'importanza eccessiva alle minute pratiche
-di quella, e si mostrò talora intollerante; dava pure facile orecchio
-alle segrete delazioni, e con predilezione occupavasi de' piccoli
-affari. Ebbe perciò alcuna volta a lagnarsi di essersi ingannata nelle
-sue scelte, e che le sue intenzioni fossero state male intese o mal
-eseguite. Con tutto ciò il regno di Maria Teresa è il secolo d'oro dei
-popoli della casa d'Austria[337]. In essa si estinse l'illustre casa
-d'Absburg, dopo però di essersi quasi propaginata e già riprodotta in
-quella di Lorena, ora regnante. Il conte Gherardo d'Arco, Paolo Frisi
-e monsignor Turchi ne scrissero l'elogio, e ognuno di questi dotti
-uomini vi si mostrò quale doveva essere, colto e giudizioso patrizio,
-scrittore filosofo, frate panegirista.
-
-L'indole del successore, l'augusto Giuseppe II, inclinato fervidamente
-a beneficare i suoi sudditi, temperò il danno della fatal perdita; se
-non che l'impeto e la precipitazione con cui soleva operare, resero
-spesso spiacevole, e talvolta agli occhi del volgo travisarono il
-beneficio. Con non lunghi intervalli si susseguirono tre altre morti,
-che per la Lombardia furono memorabili. (1782) La prima è quella del
-ministro plenipotenziario conte di Firmian, avvenuta il 20 giugno
-del 1782. Alcuna cosa già si disse del di lui carattere, al che poco
-rimane ad aggiungere. La sua autorità, che ne' primi dieci anni fu
-sufficientemente estesa in molti oggetti di minuto dettaglio, si
-attenuò dopo la venuta del reale arciduca. La di lui bontà permise che
-alcuni suoi scrivani favoriti abusassero della sua confidenza. Coloro
-che confondono la bibliomania coll'amore delle lettere, il tennero e
-il dissero un mecenate. I Milanesi lo compiansero. Fu sostituito al
-conte di Firmian il conte di Vilzek, personaggio mediocre al pari di
-quello, e che lasciò fama di non aver fatto nè bene nè male. (1783) Nel
-seguente anno morì pure il cardinale arcivescovo Giuseppe Pozzobonetti,
-dopo di avere presieduto alla chiesa milanese per il lungo corso di
-anni quaranta: prelato saggio, attento e unicamente occupato del sacro
-suo ministero. Il 1.º settembre dell'anno medesimo gli fu dato in
-successore monsignore Filippo Visconti, in di cui lode basterà il dire
-che ne' tempi burrascosi successivi al 1796 egli si meritò di essere
-pubblicamente difeso da un vecchio filosofo, il conte Pietro Verri,
-contro le forsennate invettive de' demagoghi rivoluzionarii. (1784) Non
-molto dopo morì l'insigne letterato e matematico Paolo Frisi, che non
-potendo soffrire gl'incomodi di una fistola dolorosa, si sottopose ad
-un'operazione che in brevissimi giorni, in ancor fresca età, il trasse
-al sepolcro. Il poc'anzi citato conte Verri, di lui amico, supplì alla
-solita noncuranza della città onorata dalla nascita e dagli studii di
-quell'uomo illustre, tessendo di lui un nobile elogio, ed ergendogli un
-modesto monumento in Sant'Alessandro, chiesa de' Barnabiti, alla di cui
-congregazione aveva il defunto appartenuto per qualche tempo.
-
-Fece Giuseppe II due nuovi viaggi in Italia, l'uno in quest'anno,
-l'altro nel successivo. Nel primo corse fino a Roma, dove ricusò il
-ricambio di onorificenze che il papa voleva prestargli per quelle
-a lui usate in Vienna due anni addietro. Conchiuse però con esso un
-concordato, col quale fu conceduta ai duchi di Milano la nomina ai
-vescovati e ai beneficii della Lombardia austriaca, che prima spettava
-alla Santa Sede[338]. Stipulò pure colla Toscana, il 4 dicembre,
-a favore della Lombardia stessa, un trattato per le reciproche
-successioni de' sudditi nei due Stati[339], del pari che erasi
-precedentemente stabilito colla Francia e la Prussia[340], col governo
-Sardo[341] e colla repubblica di Venezia[342]. (1785) Egli si trattenne
-in Milano dal 19 febbraio al 9 marzo. L'ultimo viaggio fu limitato alla
-Lombardia, con una permanenza di soli sette giorni: la più lunga fu
-quella del primo viaggio nel 1769, che ne durò ventuno. In quest'anno
-vendette l'imperatore al papa i possedimenti della Mesola nel Ferrarese
-per novecentomila scudi[343]; e il re e la regina di Napoli, visitando
-per piacere l'Italia, si trattennero in Milano dal 1.º settembre al
-23 luglio, festeggiati con sontuosa magnificenza. Prima di partire
-da Vienna per il suo secondo viaggio, lasciò Giuseppe II ai capi dei
-dicasteri aulici la legge de' suoi voleri, che, tradotti dal tedesco,
-circolarono allora per l'Italia. Appare in essi ad ogni passo il suo
-amore per l'ordine, per il buon servigio e per il pubblico bene; e,
-nella certezza di farne un gradito dono ai lettori, si riportano in
-fine di quest'ultimo capitolo (pag. 285).
-
-L'imperatore in que' viaggi raccoglieva e maturava gli elementi per
-compire le sue riforme. Intanto le parti di esse ch'erano già in
-corso presso il ministero, andavansi successivamente pubblicando e
-mettendo in esecuzione. Erano queste d'ogni specie, scientifiche ed
-economiche, di beneficenza e di polizia, civili e religiose, e si
-estendevano dai minimi ai massimi argomenti. A rendere più comune
-l'arte di frenare e regolar le acque, che in ispecie devastavano
-frequentemente il mantovano, fu eretta una cattedra d'idrostatica ed
-idraulica[344]. Perchè i piccoli commercianti di seta non fossero più
-posti nella necessità di vendite precipitose, s'instituì un Monte o
-Depositorio delle sete, da cui, mediante un tenue pro, potevano avere
-in prestito quasi l'intiero loro capitale per alimentare le successive
-speculazioni[345]. Fu proclamata la tolleranza dell'esercizio
-delle diverse religioni separate dalla Chiesa romana[346]. Si
-proibì di ricorrere a Roma per le dispense agl'impedimenti canonici
-de' matrimoni; indi fu stabilita su quest'oggetto una speciale
-legislazione[347]. Si tolse pure alla corte di Roma la collazione de'
-benefici, restituendola ai vescovi diocesani per quelli in cura d'anime
-o portanti dignità capitolare, e attribuendo quella de' semplici al
-governo; e tutti per concorso[348]. E di tolleranza, e di matrimoni,
-e di benefizi, e di ricorsi a Roma si trattò di nuovo in successivi
-ordini, chiarendo, modificando, confermando[349]. Anche l'università di
-Pavia ebbe confermati ed ampliati i suoi regolamenti[350]. E i monti
-di Pietà che esistevano per antica istituzione in varie parti dello
-Stato, e in particolare quello di Milano, furono riorganizzati, estesi
-e muniti di provvide norme[351].
-
-(1786) Il torrente delle innovazioni proruppe nel 1786. Tutti gli
-ordini civili furono sconvolti e obbligati a subire una nuova forma.
-Il magistrato politico camerale, la commissione ecclesiastica, il
-tribunale araldico, quello della Sanità, la Commissaria generale e la
-Congregazione dello Stato vennero soppressi, e le loro attribuzioni
-concentrate in un consiglio di governo; conservarono soltanto una
-separata esistenza la Camera de' conti, l'intendenza generale delle
-finanze e una congregazione di Patrimonio per ciascuna città[352].
-S'istituirono otto intendenze politiche in altrettante province, nelle
-quali fu diviso il paese[353]; e si eresse in Milano un nuovo ufficio
-generale di polizia, conforme a quello stabilito nella Germania, donde
-fu mandato un buon numero di soldati invalidi per fare le funzioni
-di guardie, che con denominazione francese chiamaronsi di _police_, e
-procedevano armati di bastone[354]. Nuova forma, nuovo metodo, nuovi
-vocaboli ebbero i tribunali giudiziari. Il senato fu soppresso. Questo
-corpo rispettabile per la ruggine dell'età, e che aveva introdotto
-il dispotismo nel santuario della giustizia, vantandosi di giudicare
-_tamquam Deus_, si estinse dopo ducentottantacinque anni di esistenza,
-senz'aver lasciato memoria di un solo beneficio recato allo Stato. Si
-crearono più giudici o tribunali di prima istanza, uno d'appellazione
-ed un supremo di revisione per i casi che le due precedenti sentenze
-fossero discordanti; le cause di commercio e di cambio ebbero ne'
-tribunali mercantili una prima istanza separata[355]. Un regolamento
-giudiziario civile stabilì le norme per la procedura, e queste per
-la chiarezza dell'ordine, per l'esclusione d'ogni arbitrio, per la
-sobria tutela prestata ai litiganti meritarono gli encomii de' saggi
-giureconsulti. Di un conio meno felice fa il codice criminale. Mentre
-questo proscrisse quasi la pena di morte, riservandola ai soli delitti
-di ribellione[356], surrogò ad essa una lenta morte con durissimi
-supplici, esercitata nei segreti degli ergastoli, e perciò senza
-pubblico esempio[357]. Dopo di avere stabilito la giusta massima che
-la pena non può colpire che l'autore del delitto, così che «il castigo
-e il supplizio stesso del malfattore non debbano recar danno alla
-moglie, ai figli, ai parenti, agli eredi[358]», ordina pei delitti
-di lesa maestà e di ribellione la confisca de' beni, «senza riguardo
-alcuno che vi siano figli[359]». Si aggiunsero come inasprimenti di
-pena la marca infame della forca da imprimersi con un bollo a fuoco
-sulle guance o ne' fianchi[360], un più rigoroso digiuno, e bastonate
-e nervate e vergate, delle quali e della loro ripetizione è lasciato
-arbitro il giudice colla sola riserva di non oltrepassare i cento colpi
-per volta[361]. Il qual malaugurato esercizio del bastone s'incontra ad
-ogni passo in quel codice criminale, e figura non meno distintamente
-nel codice de' delitti politici, che a quello succede; onde, dopo di
-avere con filosofica idea dichiarato doversi i bestemmiatori trattare
-come frenetici, imprigionandoli nello spedale de' pazzi[362], vuole
-che alle pene della prigionia più o meno dura e del lavoro pubblico,
-decretate contro gli sprezzatori della religione, gli scandalosi, i
-rei di delitti venerei, i banditi disubbedienti, sia sempre aggiunta
-l'altra delle bastonate[363]. Un inasprimento di pena non accennato nel
-codice, e che sarà stato ordinato da posteriori istruzioni, ricordomi
-di aver veduto in Milano nella mia prima gioventù, nell'essere condotti
-i rei a ricevere in pubblico l'impressione della marca infame, distesi
-sopra un graticcio, e strascinato da un cavallo al luogo del supplizio.
-
-(1786-1789). Le cose ecclesiastiche, argomento favorito in allora del
-ministero austriaco e prediletto dall'imperatore, furono in quell'anno
-soggetto di tanti ordini, editti, regolamenti, che sembrava che, dopo
-il molto ch'erasi già operato da venticinque anni in poi, nulla ancora
-si fosse fatto. Fino dal 1782 erasi dato mano a sopprimere i conventi
-e monasteri, specialmente i più ricchi, come Certosini, Cisterciensi,
-Olivetani e simili. Fattesi ora le soppressioni più numerose, s'intimò
-un'egual sorte alle monache, quando non si prestassero a rendersi
-utili nell'educazione femminile[364]; e talmente prevalse l'abitudine
-al tedio dell'ozio claustrale, che il più gran numero preferì
-di essere soppresso, rendendosi generalmente oggetti di ludibrio
-per l'imperizia de' costumi sociali, e a molti di compassione. Si
-espulsero i seminaristi elvetici dal loro collegio, e vi s'installò
-il consiglio di governo. Fu stabilito un nuovo compartimento delle
-parrocchie; si determinò lo stipendio de' parrochi, e sulle rendite
-de' regolari soppressi fu supplito alle mancanti congrue; si vietò
-l'ordinazione de' cherici quando non avessero fatto il corso de' loro
-studi nel seminario generale eretto in Pavia; tutti i consorsi, che
-vari e sotto diversi nomi esistevano presso le chiese, furono aboliti,
-salve le confraternite delta carità o della dottrina cristiana,
-che si dissero poi del Santissimo[365]. Una legge sontuaria fa
-emanata pe' funerali[366]; la tumulazione nelle chiese, già dapprima
-abrogata[367], fu di nuovo proibita severamente, sostituendovi i
-cimiteri da erigersi fuori dell'abitato[368]. Il numero de' giorni
-festivi fu ridotto; limitate le funzioni sacre e le processioni,
-vietate le novene, le ottave, i tridui; fissato il tempo di suonare le
-campane, e l'orario per tener aperte le chiese[369]. Queste minuzie,
-bensì opportune, ma disdicenti alla maestà del sovrano, spiacquero
-al volgo più che le grandi riforme, sparsero di ridicolo i di lui
-regolamenti, e giustificarono il frizzo di Federico II, re di Prussia,
-che usava chiamarlo: _mio fratello il sagrista_. Provvedimenti che
-più generalmente ottennero la pubblica soddisfazione, furano la
-sistemazione de' dazi e l'erezione delle scuole normali. La prima,
-contro il solito, procedette per gradi, e non fu fissata che dopo
-lunghi e maturi esami; durò quindi più che ogni altra. Si fece
-precedere l'abolizione dei dazi intermedi tra i territorii dell'una
-e dell'altra città; si soppressero varie minute gabelle locali, di
-sostratico, di pascolo, sui quadrupedi, detta della dogana viva,
-su molti prodotti indigeni, sulle manifatture, sui pellami, sulle
-telerie, sul sapone, sui nastri e perfino sugli zolfanelli[370]. Fu
-quindi pubblicata una nuova tariffa daziaria, con lo stabilimento di un
-dazio unico e la libertà dell'interna circolazione delle merci[371].
-L'istruzione elementare erasi in addietro abbandonata alla tirannia
-de' pedanti, si volle rendere ragionevole, più generale ed uniforme;
-il che si ottenne colle scuole normali, benchè abbiasi voluto fare una
-distinzione tra il povero e il facoltoso, prescrivendo per quest'ultimo
-l'obbligo di un meschino annuo pagamento[372], abrogato poscia nel
-1791. Non furono trascurati l'ornato e la decenza della città, e ciò
-che spetta alla polizia amministrativa. Le case furono numerizzate,
-le lampade dell'illuminazione poste per le strade, formato un
-giardino pubblico dove prima era il ritiro delle Celestine. La libera
-circolazione ed esportazione de' grani fu proclamata e regolata[373].
-Non meno le farmacie, che l'esercizio della medicina e della chirurgia
-ebbero una nuova sistemazione[374]. Con saggio intendimento fu
-deciso di togliere la mendicità questuante, ma non si provvide a
-sufficienza per renderla operosa. Perciò i cittadini con compassione
-ed isbigottimento videro gli agenti della _police_ dare la caccia ai
-pitocchi per le strade e strascinarli in carcere; ma per risparmiare
-il pane che consumavano, rilasciavansi in breve con giuramento di non
-più mendicare; quindi, con quasi ridicola vicenda, imprigionavansi di
-nuovo per aver contravvenuto al giuramento, costretti dalla necessità.
-Prima di dar mano a tante mutazioni, e frattanto che si eseguivano le
-più clamorose, si trovò conveniente che il reale arciduca governatore
-partisse per un viaggio. Egli lasciò la sua residenza il 29 dicembre
-1785; andò da Genova a Nizza, dove passò l'inverno, poi dopo un viaggio
-in Francia, Inghilterra e Germania, ritornò in Milano la sera del
-16 dicembre dell'anno successivo. La popolazione, riguardando la sua
-assenza come una disapprovazione delle fatte novità, gli andò incontro
-con immenso concorso.
-
-Questo generale sconvolgimento, e ricostituzione degli ordini di uno
-Stato, non operatasi nella sola austriaca Lombardia; anzi non fu che
-l'applicazione ad essa di quanto erasi già posto in pratica nella
-Germania. I motu-propri, gli editti, le istruzioni, i regolamenti, i
-decreti furono colà del pari così varii e moltiplicati, che colla loro
-unione si formò una raccolta assai voluminosa[375]. Nè queste altresì
-erano le sole cure che occupavano l'ardente, inquieto e risoluto
-animo del sovrano. Nel breve e tumultuario suo regno di dieci anni,
-egli impegnò gravi discussioni coll'Olanda per la libera navigazione
-della Schelda; assistette nell'acquisto importantissimo della Crimea
-l'imperatrice delle Russie, che male il rimeritò; drizzò le più
-diligenti macchine politiche ad impossessarsi della Baviera in cambio
-de' suoi Paesi Bassi, e ne rimase deluso per l'astuzia e l'opposizione
-del vecchio re di Prussia; e mentre già trovavasi in gravi imbarazzi
-per la ribellione dei Fiamminghi, la brama di partecipare colla Russia
-allo smembramento della Turchia l'impegnò improvvidamente in una guerra
-disastrosa e disgraziata che divorò uomini e tesori, per i cui danni
-inestimabili non ebbe specie di compenso, e nel corso della quale
-l'onore dell'armi fu appena salvato dalla vittoria sociale di Rimnick,
-e dalla presa di Belgrado, seguita il 9 ottobre 1789. Fu questa una
-scarsa consolazione all'animo afflitto e abbattuto dell'imperatore per
-l'offeso amor proprio, per la delusa ambizione, per le perturbazioni
-e disobbedienze interne, essendo esausti e malcontenti i popoli, più
-provincie rovinate dalla guerra, e voto l'erario. (1790) I disagi del
-corpo nei campeggiamenti militari, ai quali infaustamente ha voluto
-prender parte nella guerra turchesca, la soverchia applicazione
-agli affari, e le angustie e le afflizioni morali aveano logorato la
-robustezza del suo fisico temperamento, e lo ridussero a morire di
-consunzione il 20 febbraio del 1790, essendo appena giunto all'età
-d'anni quarantanove. Sembra che Giuseppe II avrebbe dovuto essere fra
-i sovrani il più facile ad essere giudicato, perchè fece più fatti;
-pure fu quello su cui i giudizi rimasero più divisi, perchè le sue
-opere erano talvolta fra sè contraddicenti, e perchè le passioni, una
-religione male intesa, e gli offesi interessi presero parte a que'
-giudizi. Tutti si accordano nell'attribuirgli un carattere dispotico,
-inflessibile, irrequieto, novatore. Era economo e temperante, avea
-modi disinvolti e famigliari, e discorsi insinuanti. In generale le
-sue intenzioni furono migliori che i fatti, e questi migliori dei
-modi usati nell'eseguirli. Chi disse ch'egli avea voluto procurare
-la felicità dei sudditi a colpi di bastone, disse il vero con acerbe
-parole. Uno de' primi suoi atti fu, nel 1780, l'abolizione della
-servitù feudale ne' suoi Stati della Germania. Fece costruire a grandi
-spese strade e canali, incoraggì il commercio e le manifatture, e rese
-aperte e libere le comunicazioni tra le provincie. Protesse, senza
-ostentarlo, le lettere e le scienze in tutti i suoi Stati, instituì
-cattedre, scuole, biblioteche, o accrebbe le esistenti; promosse
-la libertà della stampa e la pubblica istruzione; e, per una delle
-sue abituali contraddizioni, proibì ad ognuno dei suoi sudditi il
-visitare paesi esteri prima di aver compito i ventisette anni[376]. Non
-ostante la sua filantropia, le sue massime diplomatiche si trovarono
-al livello di quelle de' gabinetti di Berlino e di Pietroburgo.
-Ebbe pure rimprovero di simulazione e di doppiezza, non meno nelle
-relazioni cogli esteri che coi propri sudditi[377]. Il molto bene che
-fece e le sue utili riforme, benchè duramente eseguite, male accolte,
-contrastate, e in parte rivocate, furono un seme che fruttificò
-largamente, e un frutto certissimo e indistruggibile sarà quello per
-cui la magia e la tirannia delle opinioni vennero dissipate per sempre.
-Più amara fu la ricompensa raccolta dall'autore di tanti cangiamenti,
-mentre n'ebbe dispiaceri infiniti, e prima di morire vidde ne' varii
-suoi dominii disdegnate le sue riforme, generale il malcontento per i
-danni di una guerra sconsigliatamente intrapresa e peggio condotta,
-e, sordo, ma sensibile, fra i sudditi un fermento, che esprimeva il
-bisogno di cangiar sorte.
-
-Restituire la calma fra i popoli, metter fine alla guerra e ad ogni
-spesa straordinaria, ristaurare le fonti della rendita, furono le
-prime cure di Leopoldo II, giunto a Vienna il 12 marzo. Dopo di aver
-formato nel lungo governo di venticinque anni la felicità della
-Toscana, egli recava sul trono austriaco la più bella riputazione
-di un sovrano filosofo e filantropo, ed ebbe in questa il miglior
-mediatore per riuscire nel suo intento. Eletto il 30 settembre
-all'Impero, ricevette il 15 novembre la corona d'Ungheria, e partì da
-Buda pienamente riconciliato con quella generosa nazione. Ristabilì
-come potè e gli parve la sua autorità nelle province belgiche; e
-nell'estate seguente fermò la pace co' Turchi, con restituir loro
-Belgrado e le altre conquiste. In questa sistematica riconciliazione
-del sovrano co' suoi sudditi la Lombardia non fu trascurata. I corpi
-civici furono invitati ad esporre in iscritto le loro rimostranze, e
-queste furono recate a Vienna dai deputati loro, colà espressamente
-chiamati[378]. (1791) Nè tardarono ad essere conosciute le sovrane
-risoluzioni[379]. La congregazione dello Stato di Milano, abolita nel
-1786, venne repristinata. Si confermarono le prerogative ai corpi
-civici. L'amministrazione de' luoghi pii fu restituita ai capitoli
-e alle congregazioni, conservato in Milano il corpo elemosiniere.
-Soppresse le intendenze politiche provinciali, ne furono delegate
-le incombenze ai pretori; così la polizia di Milano passò nelle
-attribuzioni del capitano di giustizia. Fu modificato il regolamento
-per le scuole normali, e queste rese gratuite indistintamente[380]. A
-tali provvidenze seguì dappresso una nuova sistemazione del governo,
-coll'erezione di una conferenza governativa e la repristinazione del
-magistrato politico camerale, cui furono aggregate le attribuzioni
-del soppresso consiglio[381]. Anche i Mantovani furono rimandati
-contenti, coll'essersi separata l'amministrazione della loro provincia
-da quella del Milanese, alla quale era stata aggregata sei anni avanti,
-colla sola dipendenza dal governo generale della Lombardia[382]. Ho
-creduto di dover esporre con un preciso dettaglio la storia sommaria
-della legislazione austriaca in questo paese, incominciando dal
-regno di Maria Teresa, per più ragioni. Primieramente perchè finora
-questo lavoro non era stato fatto; inoltre perchè corre di quella una
-confusa celebrità, mentre i contemporanei in generale, per la rapida
-successione, e l'affastellamento delle cose, se ne formarono un'idea
-poco diversa da quella del caos; e finalmente perchè, oltre qualche
-nascita o morte di persone illustri, e qualche caso o istituzione
-patria, le fasi e i fatti dell'amministrazione interna sono i soli
-elementi per la storia di uno Stato di provincia. Chè se quelli tra i
-miei lettori, non avvezzi a siffatte discussioni, a questa parte della
-mia narrazione si saranno annoiati, io confesso con verità che ben più
-di essi mi sono annoiato scrivendola.
-
-In quest'anno, per la morte della principessa Maria Teresa Cibo
-Malaspina, vedova del duca di Modena Francesco III e signora del ducato
-di Massa e Carrara, la di lei figlia Maria Beatrice, consorte del
-reale arciduca Ferdinando, le succedette in que' dominii. Nel mese di
-aprile venne l'imperatore in Italia, accompagnando a Firenze il suo
-secondogenito Ferdinando, nuovo gran duca di Toscana. Passò da Venezia,
-dove ritrovossi col re e colla regina di Napoli; nel ritorno dalla
-Toscana visitò Mantova, indi Cremona, Lodi, Pavia, e il 28 maggio entrò
-in Milano. Ammise primo all'udienza l'arcivescovo, quindi il ministro
-plenipotenziario, poi il comandante delle armi; in séguito tutti ad
-un tratto i consiglieri, e finalmente in corpo i ciambellani. La vita
-che menò in Milano era uniforme. Alla mattina visitava i pubblici
-stabilimenti, poscia ammetteva chiunque all'udienza. Nell'anticamera
-vi era tutta la cortesia, e il primo venuto era il primo introdotto,
-col solo riguardo che le donne precedevano. La sera poche volte fu in
-teatro, e fu veduto a piedi girare per le strade della città colla sola
-compagnia di due arciduchi suoi figli, che seco avea condotti. Questo
-principe non amava di accostarsi nè i magnati, nè i militari, nè i
-prelati, nè alcuna persona che si desse per importante; e preferiva
-di ammettere alla famigliarità persone che non avessero pretensione
-alcuna. Era co' suoi figli affettuoso senza sovranità, ed essi lo
-trattavano come un amico. Visitò minutamente le carceri, ma non fece
-liberare alcuno. Parve che le opinioni teologiche e le teorie criminali
-fossero le due cose che sopra le altre lo interessassero. Si trattenne
-in Milano fino alla sera del 28 giugno. Partendo lasciò il popolo a sè
-affezionato, ed ha potuto conoscerlo dalla folla accorsa alla partenza,
-e dalle voci che mostravano desiderio della sua felicità e brama del
-suo ritorno.
-
-Nè egli, nè il popolo sapevano che salutavansi per l'ultima volta. Non
-era per anco tornato a Vienna che s'avvide della mala riuscita delle
-pratiche da lui mosse per frenare il torrente della rivoluzione di
-Francia a difesa di sua sorella e di un cognato che sedevano su quel
-trono[383], e d'essersi tirato addosso la guerra che voleva evitare.
-(1792) Essendo in quest'angosciosa agitazione d'animo, egli esalò in
-Vienna il 1.º di marzo l'ultimo fiato, in tre soli giorni di malattia,
-dopo due anni del nuovo regno, e circa quarantacinque di età. Chi
-il disse morto di malattia di petto, chi di dissenteria; e come è
-costume del volgo nel giudicare delle morti precipitose dei grandi,
-non mancò chi pretese di attribuirla ad una causa straordinaria[384].
-Egli lasciò i popoli più tranquilli, ma angustiati dalle esigenze dei
-preparativi guerreschi, e agitati per la prospettiva di un procelloso
-e sinistro avvenire. E non s'ingannarono; mentre l'eredità che da lui
-conseguirono il successore e i sudditi furono ventidue anni di guerre
-distruggitrici e di calamità senza fine e senza esempio. Fu principe
-di carattere pacifico, affabile, amante dell'ordine e dell'economia.
-Col suo fratello e antecessore ebbe comune il rimprovero di essere
-stato troppo amico delle novazioni e troppo minuzioso ne' regolamenti,
-come la lode di avere fondato tra i popoli un migliore governo. Più
-del fratello rispettò la pubblica opinione, e non meno fermo di lui,
-si mostrò più avveduto e più prudente. La stima che lasciò di sè come
-imperatore, fu inferiore a quella che aveasi acquistato come gran
-duca. A giustificare questa differenza possono allegarsi più cause:
-la brevità del nuovo regno, la confusione e gli imbarazzi in cui l'ha
-trovato, la somma difficoltà de' tempi, che preludevano al più grande
-sconvolgimento politico, e alla successiva più grande catastrofe che
-abbia mai veduto il mondo; ma quando si osservi che ne' fatti pubblici
-di que' due anni (che pure molti ne operò) non fece mostra Leopoldo di
-alcun lampo di quel genio che sfavillò di sì bella luce nella Toscana,
-sembra potersi accostare di più alla verità, dicendo che il nuovo
-teatro delle sue azioni fu per esso troppo vasto; e avvenne di lui
-ciò che sarebbe accaduto nel regno delle belle arti a Giulio Clovio,
-miniatore eccellentissimo, se la sorte lo avesse costretto ad eseguire
-le gigantesche imprese di Michelangelo.
-
-
- FINE DELLA STORIA.
-
-
-_Disposizione di S. M. I. A. l'imperatore Giuseppe II ai capi de'
-dipartimenti, sul modo di trattare gli affari pubblici, data in
-dicembre 1783, prima della sua partenza per l'Italia._
-
-Sono già tre anni dacchè ho assunto il governo della monarchia, e in
-questi con non poca fatica, sollecitudine e pazienza ho esposto i miei
-principii e le mie intenzioni; nè mi sono accontentato di ordinare agli
-altri, ma ho lavorato io stesso per scoprire e bandire i pregiudizi
-derivati da inveterate consuetudini. Quindi ho cercato d'insinuare a
-tutti l'amore che nutro per il bene generale dello Stato.
-
-Ho dato a tutti i capi dei dipartimenti la mia confidenza, e tutta
-l'autorità sopra i loro subalterni, come pure la scelta dei medesimi.
-Ho però sempre ricevute le rappresentanze e sentita la verità, che
-mi è sempre cara, non solo dai presidenti, ma anche dagli altri; e
-a quest'oggetto sono sempre stato pronto a sentire i loro rapporti e
-dilucidare i loro dubbi.
-
-Ma oltre di ciò, trovo di mio dovere, per quel vero zelo che in
-tutte le operazioni ho consacrato al bene dello Stato, di seriamente
-promuovere l'adempimento di quelle massime e di quegli ordini che
-non senza mio dolore veggo ancora tanto negletti; dal che ne derivò
-la necessità di emanare tanti replicati comandi: perchè i capi de'
-dipartimenti eseguiscono così meccanicamente e servilmente le loro
-incombenze, che, ben lontani di aver di mira il bene dello Stato
-e di farlo intendere a chi conviene, altro non fanno che quel puro
-necessario, che appena basta per non essere processati e deposti dai
-loro impieghi.
-
-Perciò, chiunque brama continuare nel mio servigio nei dicasteri
-aulici ed in provincia, come presidente, vice-presidente, cancelliere,
-consigliere, capitano circolare, intendente, ec., tanto nell'economico,
-come nel civile o militare, dovrà esattamente uniformarsi ai seguenti
-miei ordini:
-
-1.º Ciascuno d'ora innanzi, giusta il confidatogli dipartimento,
-dovrà rilevare nei registri tutte le sovrane Normali e Risoluzioni,
-raccoglierle e leggerle con quello studio e con quella attenzione che
-basti per impossessarsi del vero e legittimo loro senso e degli oggetti
-a cui tendono.
-
-2.º L'esperienza ha già pur troppo provato che non pochi, invece di
-cercare nelle sovrane Risoluzioni il sostanziale e di penetrarne
-il vero senso, spiegarlo secondo le massime generali d'equità e
-sollecitarne l'eseguimento, la prendono in senso opposto, senza
-domandarne le opportune spiegazioni, e renderne intese le persone che
-vi potrebbero contribuire; anzi per lo contrario a queste si rilascino
-istruzioni senza principio, oscure ed inseguibili, non considerando
-che il sovrano co' suoi ordini palesa semplicemente le sue massime
-e i suoi sentimenti, e che i dicasteri aulici e provinciali sono
-espressamente costituiti per meglio spiegare i due voleri, e mettere in
-pratica tutti quei mezzi che tendono al loro più sollecito ed accurato
-adempimento. Se a questa indolenza non si ponesse riparo, sarebbe non
-solamente inutile ma anche assai dannoso all'economia dello Stato il
-mantenere tanti dicasteri aulici e provinciali, e tanti subalterni a
-sì gravi spese, non per altro che per produrre maggiori confusioni,
-ed arrestare piuttosto che promuovere l'amministrazione degli affari.
-Se dunque i tribunali si tengono alla sola esecuzione materiale, se
-non agiscono e non accudiscono meglio alle loro funzioni, sarebbe
-espediente di congedarli, e così risparmiare dei milioni per diminuire
-le contribuzioni dei sudditi, nel qual caso senza tanti impiegati
-le relazioni potrebbero essere direttamente rimesse alla corte dai
-governatori e capitani circolari: quindi, stampati gli ordini sovrani,
-decidere degl'interessi de' particolari con maggior vantaggio del
-sistema presente; in forza del quale, dopo una lunga circuizione,
-ben sovente comparisce un'insipida ed insignificante relazione
-di un capitano circolare, e questa tal quale viene, dall'aulico
-dipartimento si rassegna alla corte, senza alcun dettaglio e senza
-istruzione o spiegazione. Dal medesimo se ne spediscono in provincia
-le Risoluzioni, cosicchè tutto questo giro ad altro non serve che
-a perder tempo, e a salariare una truppa di persone per minutare,
-rivedere, copiare e finalmente soscrivere le carte. Ma se, come spero e
-seriamente voglio, in avvenire tutti questi individui salariati dalla
-corte si applicheranno con tutte le loro forze allo studio del loro
-ufficio, all'eseguimento degli ordini ed allo schiarimento delle loro
-commissioni, allora il loro numero e il loro soldo sarà opera della
-sovrana paterna cura, dalla quale ogni individuo della monarchia ne
-ritrarrà il suo utile e vantaggio.
-
-3.º Da ciò ne segue che ciascun impiegato deve avere un tale
-interessamento e premura negli affari del suo ufficio, che non deve
-misurare il suo lavoro a ore, giornate o pagine, ma deve impiegare
-tutte le sue forze nell'eseguire le sue incombenze come si deve, e
-come esige il suo giuramento. E quando non avrà incombenze pressanti,
-allora prenderà quel respiro che le circostanze permetteranno, ma che
-qualunque sia, gli sarà tanto più dolce qualora sia certo d'aver fatto
-il suo dovere. Chi non avrà premura per il servizio della patria e de'
-suoi concittadini, chi non ne procurerà il bene con particolar zelo,
-questi non è fatto per gl'impieghi pubblici, e non è degno di portare
-que' titoli onorifici, nè di percepire assegnamenti.
-
-4.º L'interesse proprio è la rovina degli affari ed il delitto più
-imperdonabile in chi serve lo Stato. Oltre all'avidità del denaro, vi
-sono anche degli altri riflessi che inducono gl'impiegati a tacere o
-palliare la verità, a negligentare i proprii doveri, a procrastinare
-gli affari e ritardare il vero bene. Chiunque è reo di tale delitto,
-è un soggetto pericoloso nel servizio dello Stato; siccome lo è pure
-quegli che lo vede il disordine e non lo palesa, e va col reo di
-concerto per motivi d'interesse e di connivenza. Un presidente che
-tollera tali mancamenti in un subalterno, è un perfido che non merita
-alcun riguardo e misericordia; un subalterno che non denunzia un suo
-superiore mancante in ufficio, tradisce il sovrano e la patria.
-
-5.º Chi serve allo Stato non deve occuparsi in oggetti estranei alla
-sua carica, in affari personali, in divertimenti che lo distolgano
-dal suo ufficio principale: quindi non deve puntigliarsi in contese
-d'autorità, in etichette di cerimoniali o preminenza di rango. Chi
-opera meglio per ottenere il fine primario, chi è il più zelante, chi
-sa conservare il miglior ordine tra i suoi subalterni, quegli è il più
-distinto ed il più rispettabile. Deve ad ogni uomo saggio importar poco
-se un altro impiegato tratti con lui degli affari piuttosto con l'una
-o con l'altra delle diverse formalità che si usano nelle cancellerie,
-se si presenti in abito di cerimonia o di confidenza de' subalterni,
-essere paziente e indulgente coi deboli e cagionevoli; e siccome non ha
-da sorpassare come bagattelle le cose sostanziali, così non deve far
-caso di tutte le minuzie, ma aver di mira l'essenziale in tutti gli
-affari. Allora insomma sarà degno di presiedere ad un dipartimento,
-quando saprà presiedere a tutti i subalterni che ne formano i diversi
-rami.
-
-6.º Siccome è dovere d'ognuno di dare sicure relazioni, e giudicare
-di tutti i fatti giusta le massime fondamentali, con dire francamente
-il suo parere, così è pur dovere di ministro dello Stato ch'egli pensi
-ad abolire gli abusi che impediscono il vero adempimento degli ordini,
-a scoprire i trasgressori e finalmente a tutto quello ch'è di maggior
-vantaggio dei suoi concittadini, al servizio dei quali noi siamo tutti
-destinati. Esige il buon ordine che il subalterno possa produrre il
-suo parere al suo superiore, il quale deve convenirlo e correggerlo
-da padre, se s'inganna; ma se trova che il parere del subalterno sia
-bene appoggiato, deve approfittarne. Ogni presidente sarebbe degno di
-punizione se si portasse altrimenti, o rigettasse per amor proprio o
-per capriccio le utili riflessioni de' suoi subalterni, senza far loro
-giustizia.
-
-7.º Il dovere d'ogni presidente è ch'egli noti tutto l'inutile e
-superfluo e ne proponga l'abolizione, siccome pure è dovere del
-subalterno di proporre al suo capo le cose che imbarazzano gli affari,
-gli allontanano dallo scopo primario, e cagionano scritture inutili
-con perdita di tempo; affinchè si levino tali impedimenti e non siano
-inutilmente impiegate le mani di quelli che hanno bisogno del tempo per
-pensare ad oggetti di maggior importanza.
-
-8.º Siccome il bene non può essere che un solo, cioè quello che forma
-la felicità generale; siccome tutte le provincie della monarchia
-formano un solo tutto e collimano ad un sol fine, così debbono cessare
-fra le provincie, le nazioni e i dipartimenti tutte le gelosie e tutti
-i pregiudizii, che hanno cagionato tante inutili scritture. Deve essere
-una massima fissa, che il corpo civile è come il naturale, in cui ogni
-parte deve contribuire alla salute del tutto e il tutto a quella delle
-parti: non si deve perciò avere riguardo a nazione o a religione, e
-come tutti fratelli, in una monarchia uno deve aiutar l'altro.
-
-9.º Falsamente si conoscono, e spesso vengono confuse tra di loro
-le diverse parti dell'amministrazione, e i doveri che ne risultano.
-Principiando dal sovrano, si crede che basti per essere più moderato,
-ch'egli non riguardi la proprietà dello Stato e de' sudditi come sua
-propria, e non s'immagini che la Provvidenza abbia creati per lui tanti
-milioni d'uomini: ma deve altresì pensare che appunto egli stesso per
-servire questi milioni è stato dalla Provvidenza elevato all'eminente
-suo posto. Tra' ministri poi quello vien creduto di coscienza più
-delicata, il quale per rendersi grato al suo sovrano non medita che di
-aumentare il di lui tesoro. Entrambi credono adempire bastevolmente il
-loro dovere, se considerano l'entrate dello Stato come un interesse
-che a loro riviene a giusto titolo dallo Stato medesimo, e perciò si
-danno tutte le pene possibili affinchè l'interesse del suo capitale
-sia portato al maggior grado. Così lo stato civile considera in tempo
-di pace il militare, destinato per le conquiste e per allontanare
-i nemici, come una vera sanguisuga dello stato contribuente; e
-all'incontro il soldato si crede in diritto di conseguire dal paese il
-maggior vantaggio. Il doganiere non pensa se non ad aumentare l'entrate
-delle confidategli finanze, e quello che per conto regio presiede
-alle miniere, cerca solamente di aumentare il liquefatto metallo e di
-cavarlo colla minor spesa possibile. Finalmente il giudice si applica
-solamente a mantenere l'autorità delle leggi e le formalità della
-giustizia.
-
-Questi sono i principali soggetti che regolano l'amministrazione di uno
-Stato; ed appunto perchè non pensano che a sè stessi in particolare,
-e mai al bene in generale, perciò giudicano con massime falsissime del
-maneggio degli affari.
-
-Lo stato militare è composto di più migliaia di persone formate e
-mantenute per il bene dello Stato. Il poco di salario che hanno, lo
-consumano nel paese; il poco che il paese loro somministra in natura,
-cioè nutrimento, vestiario, ad eccezione di pochi capi, si produce,
-si manifattura e si fabbrica in paese: anzi il congedo dei soldati
-procura alle arti e all'agricoltura un maggior numero di mani e le
-facilitazioni dei matrimoni. Le finanze non vengono da me considerate
-sotto lo stesso aspetto che vengono prese dal maggior numero; ma
-lo considero che, siccome le imposizioni e l'uso delle pubbliche
-entrate dipende dall'arbitrio del sovrano e del dipartimento delle
-sue finanze, così ogni individuo che ha delle possessioni ed ha mezzi
-di procurarsi la sussistenza nel paese, non dee confidare con cieca
-fiducia il suo patrimonio lasciatogli dai parenti o acquistato col
-suo sudore e industria nelle mani del sovrano; ma al contrario deve
-soltanto contribuire ciò che è assolutamente necessario per mantenere
-l'autorità, la sicurezza, l'amministrazione della giustizia, l'interno
-buon ordine e l'avanzamento di tutti il corpo, del quale ognuno forma
-una parte. Io credo adunque che, eccettuati i surriferiti oggetti, il
-monarca non debba prodigare nulla, ma che debba levare le contribuzioni
-nel modo meno gravoso, e badare al bene dello Stato in tutte le sue
-parti; ch'egli sia obbligato di render conto a tutti e a ciascuno
-individuo dell'uso delle finanze, e debba rinunziare perfino alla
-predilezione verso certe persone, anzi verso gli stessi bisognosi,
-sebbene sia questa una delle principali virtù di chi è benestante,
-perchè il sovrano non è che un puro amministratore delle rendite dello
-Stato; e nel resto, non gli è lecito di soccorrere i bisognosi che col
-suo proprio patrimonio, in qualità di particolare.
-
-Che se, dopo d'aver provveduto all'esigenza della monarchia in tutte
-le parti, potesse il principe fare delle riguardevoli diminuzioni
-nelle imposte, egli è obbligato di farlo, mentre ciascun cittadino
-non è obbligato di contribuire che per il puro necessario e non per il
-superfluo dello Stato.
-
-Così un presidente delle dogane deve considerare i dazi come un
-puro mezzo di regolare il commercio e l'industria nazionale, e deve
-riflettere che la diminuzione eventuale della finanza daziale viene
-sicuramente e doppiamente ricompensata, allorchè avrà accresciuti i
-mezzi dell'interna industria de' sudditi, e promossi i loro vantaggi
-con giusta distribuzione.
-
-Quindi la mira del presidente di finanze deve solamente tendere
-a proibire i contrabbandi, e diminuire l'introduzione delle merci
-forastiere, siccome dannosa al mantenimento dei sudditi. Così il
-direttore delle miniere deve considerare la produzione de' metalli come
-una fabbrica nella quale ciascun lavoratore o possessore delle miniere
-ha il diritto di ritrarne il suo maggiore profitto, senza essere
-sforzato di rinunziare alla sua propria convenienza per fornire una
-maggior quantità di metallo o di sale.
-
-Così finalmente il giudice non deve aver di mira tanto la forma, quanto
-l'esercizio della giustizia; e siccome la parola giustizia comprende
-in sè la maggior equità, così deve pensare al più sollecito e meno
-dispendioso servizio dello Stato.
-
-10.º Negli affari dei servizii dello Stato non deve avervi alcuna
-influenza ne l'inclinazione, nè l'avversione personale: e, in
-quella guisa che i diversi caratteri e le diverse maniere di pensare
-nell'umana società non impediscono che gli uni contraggano amicizia
-con gli altri, così negli affari deve regnarvi l'armonia, e ognuno deve
-avere per oggetto la loro esatta e fedele esecuzione.
-
-Questo è il dovere de' superiori verso i loro subalterni. Quelli che
-sono poi in egual rango e carattere fra di loro, devono avere la stessa
-attività e assiduità negli affari e lavorare insieme d'accordo, senza
-puntigli di preminenze o d'etichette. Devono trattare frequentemente e
-convenire fra di loro, e uno instruire l'altro, senza lamentarsi l'uno
-dell'altro; anzi dimenticarsi di tutto per far avanzare l'affare di cui
-si tratta. Essi devono scambievolmente perdonarsi le loro debolezze,
-compatirsi a vicenda, trattarsi da amici e da fratelli, e tutti tendere
-di conserva al medesimo scopo.
-
-11.º L'amor proprio non deve accecare nissuna persona addetta al
-servizio dello Stato, in guisa che uno abbia vergogna d'imparare
-qualche cosa dall'altro, sia suo pari o suo inferiore. La buona
-riuscita che farà taluno nelle sue operazioni deve far tanto piacere
-agli altri compagni e confratelli, quanto a lui per aver contribuito
-alla meta principale, cioè al miglior servizio dello Stato.
-
-12.º La spedizione degli ordini, le domande ed i rapporti che
-occorreranno da farsi fra i rispettivi uffici, e le risposte non
-devono essere riservate materialmente, come sinora, per i soli giorni
-di consiglio, tanto più se si tratta di casi d'importanza; ma quello
-stimolo che spinge ognuno a fare il suo dovere, deve animarlo ogni
-giorno senza perdita di tempo.
-
-13.º Essendo un punto essenzialissimo che gli ordini vengano bene
-intesi e bene eseguiti, e che gl'individui vengano ben conosciuti,
-giudicati, e impiegati secondo la loro maggiore o minore capacità,
-perciò ogni anno, ed ogni volta che vi sia sospetto non esservi in
-qualche provincia il buon ordine, o che vi si operi lentamente o
-contra il fine proposto, è indispensabile che il signor presidente
-stesso o un commissario, mandato sul luogo provinciale o al generale
-comando, esamini le circostanze, provi gli ufficiali impiegati, ascolti
-ognuno, tolga i disordini, ammonisca tutti, e mi annunzi le risultanti
-difficoltà d'importanza, e si dimettano dall'impiego que' soggetti che
-saranno ritrovati incapaci. Nella stessa guisa i governi provinciali
-dovranno procedere verso i comitati o capitanati circolari, o andando
-i governatori nel luogo in persona, o mandando un fido commissario ad
-osservare negli uffici subalterni tutto quello che i dicasteri aulici
-osservano verso di loro; prendendo massimamente di mira che siano ben
-tenuti protocolli e ben osservati gli ordini prescritti.
-
-In occasione di tali ricerche specialmente debbono rettificarsi le
-liste de' buoni diporti degli ufficiali, con rilevare la stima che
-godono presso il pubblico i diversi impiegati. Nella stessa conformità
-i comiti o vice-comiti e i capitani circolari debbono invigilare sopra
-i commissari circolari, e giudici loro sottoposti, e fare la visita
-ogni anno sul luogo, formando dappertutto la lista de' buoni e perfetti
-uffiziali, massimamente sopra i due seguenti punti, cioè, se hanno
-eseguito accuratamente i comandi, e se siano uomini ragionevoli e
-giusti; giacchè que' signori che non possono amministrare personalmente
-i loro beni, e perciò debbono affidarsi ai loro prefetti e fattori,
-facendosi mallevadori delle loro azioni, saranno dalla corte obbligati
-di congedarsi, qualora si trovino in essi dei disordini.
-
-14.º Ogni buon ufficiale dello Stato ed onesto uomo, in tutti i suoi
-piani di rettificazione e di miglioramenti, che conducono al ben
-generale in materia d'imposizione e contribuzioni, deve riflettere ai
-mezzi più utili, più semplici e economici di promuovere l'azienda;
-non deve pensare al suo personale interesse e beneficio, proponendo
-quello che gli è di comodo e rigettando quello che gli è gravoso;
-ma deve sempre misurarsi giusta il gran principio ch'egli sia un
-semplice individuo del corpo intiero, che il vantaggio del maggior
-numero dei sudditi vale più del suo e di ogni particolare, anzi più
-di quello dello stesso sovrano considerato come persona particolare;
-deve finalmente riflettere che procurando il comun bene procura anche
-il suo proprio, e quand'anche non partecipasse dell'utile comune sul
-principio, ne sarà poi partecipe in séguito.
-
-Queste sono in breve le mie intenzioni, all'eseguimento delle quali
-mi obbliga il dovere e la persuasione. Io sarò il primo a metterle in
-pratica sicuramente, ed il proprio mio esempio servirà a comprovare
-lo realtà delle mie parole. Chi dunque pensa come penso io e come
-deve pensare un vero servo dello Stato, si dedicherà intieramente al
-di lui servizio, mettendo da parte ogni particolar riflesso; e allora
-comprenderà facilmente la forza de' miei principii, e non troverà, come
-io non la trovo, difficoltà nell'eseguirli.
-
-Quegli però che non aspira se non all'utilità e onorifico annesso al
-suo impiego, e che considera il servizio dello Stato come una cosa
-accessoria, farà meglio disimpiegarsi a tempo e rinunciare ad una
-carica per la quale egli non è fatto e della quale non è degno, essendo
-necessario per il bene dello Stato di avere un'anima fervorosa, e
-rinunciare totalmente a sè stesso e ai suoi comodi.
-
-Questo è tutto ciò che trovo opportuno di far sapere a tutti, acciò
-il tanto essenziale governo dello Stato venga, da ognuno che sarà
-destinato a promuoverlo, portato alla sua perfezione.
-
- _Sign._ GIUSEPPE.
-
-
-
-
-TAVOLA GENERALE
-
-DELLE COSE PIÙ OSSERVABILI CONTENUTE IN QUEST'OPERA
-
-(I numeri romani indicano i volumi, gli arabici i capitoli.)
-
-
-A
-
-Abbiategrasso, suo castello, abitato dal duca Filippo Maria Sforza, II,
-15; — costretto alla resa dal conte Sforza, II, 45; — colà si ritirano
-i Francesi, III, 23.
-
-_Abdictus_, tributo su la navigazione, I, 8.
-
-Abiti de' dottori collegiati e delle matrone alle nozze di Lodovico il
-Moro, II, 18.
-
-Abruzzo, vi guerreggia Sforza, padre di Francesco, II, 16.
-
-ADALBERTO, marchese d'Ivrea; — proclamato re d'Italia I, 3.
-
-ADALBERTO, figlio di Berengario secondo, I, 4.
-
-Adda, fiume, combattimento tra i Veneziani e Lodovico decimosecondo,
-II, 23; — la città di Milano chiede di renderlo navigabile, II, 22.
-
-ADORNI Raffaele e Barnaba, genovesi, lettera ad essi scritta nel tempo
-della carestia in Milano, II, 16, nota (1) _alla pag. 202_.
-
-ADRIANO primo, papa, invita Carlomagno a combattere i Longobardi, I, 2.
-
-ADRIANO quarto, papa, incorona l'imperatore Federico, I, 7.
-
-ADRIANO sesto, papa, suo breve pontificato; piuttosto sacerdote anzichè
-sovrano, III, 24.
-
-Affori ed altre terre del milanese, invase dagli Svizzeri, II, 21.
-
-Agnadello e Mirabello, terre ove i Veneziani sono sgominati da Lodovico
-decimosecondo, II, 20.
-
-AGNESI Gaetana Maria, matematica, lodata, III, 33.
-
-Agricoltura del territorio milanese nel secolo decimosecondo,
-I, 8; — come e da chi migliorata nel decimoterzo, 9; — promossa
-dall'arcivescovo Giovanni Visconti, II, 9.
-
-AICARDI, francescano, arcivescovo di Milano, scomunica Matteo primo,
-II, 11; — muore esule dalla sua chiesa, 12.
-
-ALARCON, capitano destinato alla custodia del re Francesco primo, III,
-24.
-
-ALBANIA (d') duca, spedito ad occupare Napoli, III, 24; — ossequia
-Carlo quinto in Mantova, 26.
-
-ALBERTO, conte del Tirolo, collegato con Federico primo, imperatore, I,
-7.
-
-ALBERTO, re dei Romani, conferma a Matteo primo il diploma di vicario
-imperiale, I, 1O.
-
-ALBRET (d') Enrico, re di Navarra, tratto nel castello di Pavia, III,
-24; — fugge nella Francia, _ivi_.
-
-ALBOINO, re de' Longobardi, invade l'Italia, I, 2.
-
-ALDORNOZ Egidio, cardinale, governatore di Milano, III, 28.
-
-ALBUQUERQUE (d') duca, governatore di Milano, III, 29; — sua morte,
-_ivi_.
-
-ALCIATO Andrea, II, 19; — sua morte, suo mausoleo, III, 28.
-
-ALDOBRANDINO Giovanni, monaco, detto da poi _Igneo_, I, 6.
-
-ALEANDRO Girolamo, vescovo di Brindisi, nunzio del papa, ferito e
-prigioniero nella battaglia di Pavia, III, 24.
-
-ALLEGRE (d') duca dei Francesi, recasi alla conquista d'Imola, II, 20;
-— muore col figlio sotto Ravenna, 21.
-
-ALESSANDRINO, podestà di Milano, come trattato da Barnabò Visconti, II,
-13.
-
-ALESSANDRO terzo, papa, riconosciuto nel consiglio di Anagni, scomunica
-Federico primo, I, 7.
-
-ALESSANDRO quarto, papa, sua influenza su la chiesa milanese, I, 9.
-
-ALESSANDRO sesto, papa, tenta frastornare la discesa di Carlo ottavo
-in Italia, II, 18; — si collega con Lodovico decimosecondo e coi
-Veneziani; sue pretese, 19.
-
-ALFONSO, re di Napoli, collegato contra il duca Filippo Maria Visconti,
-II, 15; — fatto prigioniero, acquista la libertà, _ivi_.
-
-ALMODORO, astrologo prediletto da Lodovico il Moro, sua falsa
-predizione, II, 20.
-
-ALVA o Alba (d') duca, governatore di Milano, III, 28.
-
-ALVIANO (d'), duce dei Veneti, II, 20; — chiamato in soccorso da
-Francesco primo alla battaglia di Marignano, 22.
-
-AMBOISE (d') Carlo, gran maestro, comandante le armi francesi in
-Italia, quarto governatore di Milano, muore in Correggio: suo funerale
-in Milano, II, 21.
-
-AMBOISE, conte, ucciso nella battaglia di Marignano, II, 22.
-
-AMBRICURT, ferito e prigioniero nella battaglia di Pavia, III, 24.
-
-AMBROGIO (sant') stabilisce la liturgia della chiesa milanese: sua
-condotta con Teodosio, I, 7.
-
-AMBROGIO (sant'), monastero de' Cistercensi eretto ai tempi di Lodovico
-il Moro, II, 19, nota 2 _alla pag._ 253.
-
-ANAGNI, concilio ivi tenuto, I, 7.
-
-ANDREA, arcivescovo di Milano, suo testamento come scritto latinamente,
-I, 3.
-
-Angeliche, pia associazione di zitelle, loro origine, III, 26.
-
-ANGERA (d') conti, origine della cronaca loro, II, 14.
-
-ANGIÒ (d') Carlo, re di Sicilia, eletto per cinque anni signore di
-Milano, I, 10.
-
-ANGIÒ Renato, scacciato dal regno da Alfonso di Aragona, è accolto in
-Milano come amico e alleato dal duca Sforza, II, 17.
-
-ANGUISSOLA conte Carlo, lodato, II, 20.
-
-ANGOULEME (d') duchessa di Savoia, madre di Francesco primo, re di
-Francia, scrive a Carlo quinto per la prigionia del figlio, e coopera
-alla lega detta _Santa_, III, 24.
-
-ANGOULEME (d') duca, terzogenito di Francesco primo, proposto a duca di
-Milano, III, 27.
-
-ANNONE Giambattista, ricco mercante di seta in Milano, riduce a
-compimento il portico dello Spedal Maggiore, III, 31.
-
-ANTELMINELLI Castruccio, signore di Lucca ed amico dei Visconti, II, 11.
-
-ANTIQUARIO Jacopo, segretario di Lodovico il Moro, II, 19.
-
-APPIANO (da) Giovanni, suo pessimo governo, II, 16.
-
-ARAGONA (d') Isabella è promessa sposa a Giovanni Galeazzo Maria Sforza
-in età d'anni quattro; celebra le nozze in età d'anni venti; feste
-pompose in quella occasione; convive con Beatrice, moglie di Lodovico
-il Moro; dissapori tra di esse; di lei sventure; relegata nel castello
-di Pavia, perde il marito estinto da consunzione, II, 18; colà ode
-la proclamazione del Moro a duca di Milano a pregiudizio del proprio
-primogenito; si ritira a Bari colle due figlie, II, 19.
-
-ARCELLI Bartolomeo, perchè appiccato sotto Piacenza, II, 15.
-
-ARCELLI Filippo, signore di Piacenza, II, 15.
-
-ARCELLI Giovanni, sua funesta morte, II, _ivi_.
-
-ARCHINTO Battista, ambasciatore a Carlo quinto, III, 27.
-
-ARCHINTO Giuseppe, arcivescovo di Milano, III, 31.
-
-ARCIMBOLDI Guido Antonio, arcivescovo di Milano, erige il palazzo
-arcivescovile, II, 19, nota 2 _alla pag._ 253.
-
-Arco Romano, sua origine, I, 6; — preso dagli Imperiali sotto
-Barbarossa, 7.
-
-ARDERICO, arcivescovo di Milano, motivo delle insidie ad esso lui tese
-in Pavia, I, 3.
-
-ARDUINO, marchese d'Ivrea, elettore d'Italia, sue vicende, I, 4.
-
-ARESI Bartolomeo, conte; lodato, sua morte, III, 31.
-
-ARETINO Leone, architetto, opera sua insigne, III, 28, nota 2 _alla
-pag._ 153.
-
-ARIALDO, diacono, contrario al matrimonio dei preti, I, 5.
-
-ARIBERTO, arcivescovo, come si soscrive nel concilio di Pavia; sua
-indole generosa e benefica; fonda un ospedale, fatali conseguenze della
-sua nomina al vescovado di Lodi; suo splendido vivere; sua condotta con
-alcuni supposti eretici; sue militari spedizioni; arrestato in Pavia;
-fatto libero, prende il partito dei nobili; è scacciato dalla città;
-sua religione, suo carattere, sue militari imprese; invenzione del
-carroccio, ad esso lui dovuta, I, 4.
-
-Armille o braccialetti, uso e valore loro, II, 18.
-
-ARMAGNAC (d') conte, comanda i Francesi contra Galeazzo, ed è fatto
-prigione, II, 14.
-
-ARNALDO, arcivescovo di Magonza, collegato di Federico primo,
-imperatore, I, 7.
-
-ARNOLDO, duca di Baviera, è vinto da Ugone re d'Italia, I, 3.
-
-ARNOLFO primo, arcivescovo di Milano, va ambasciatore a Costantinopoli,
-e porta a Milano un antico monumento tuttora esistente, I, 4.
-
-ARNOLFO secondo, arcivescovo, da chi consacrato, I, 3.
-
-ARRIGO, vescovo di Trento, II, 3.
-
-Arti e manifatture, stato loro nel decimo secolo, I, 3; — loro
-progressi sotto Azzone Visconti, II, 11; — sotto l'arcivescovo
-Giovanni, 12; — poi sotto i tre duchi di quella famiglia, 15.
-
-Atrio di Sant'Ambrogio, sua origine, I, 2.
-
-ATTENDOLO Giacomo, padre di Francesco Sforza, II, 15.
-
-ATTILA, re degli Unni, incendia e distrugge Milano, I, 2.
-
-ATTONE, creato illegittimamente arcivescovo di Milano, I, 5.
-
-AUTARI, re dei Longobardi, I, 2.
-
-AVOGADRO conte Luigi, dà Brescia ai Veneziani; suo infelice fine e dei
-propri figli, II, 21.
-
-AVVOCATI, famiglie potenti in Novara, I, 10.
-
-AZARNES, comandante dell'armata tedesca in Pavia, muore non senza
-sospetto di veleno, III, 23, nota 4 _alla pag._ 30, e nota 1 _alla
-pag_. 31.
-
-AZZONE Visconti, sua nascita, I, 10; — come salvato nella presa di
-Piacenza; sua prigionia e liberazione; compra la carica di vicario
-imperiale, e si rappacifica con Giovanni vigesimosecondo; nominato
-signore di Milano, la cigne di nuove mura; sue nozze, sue conquiste,
-suo governo; sconfigge, e come ribelle punisce il cugino suo Lodrisio;
-estensione del suo dominio, suo amore per le arti; fa innalzare la
-torre di San Gottardo; protegge gli artefici e l'industria; sua morte;
-è il primo dei Visconti a far imprimere nelle monete il suo nome e le
-sue insegne, II, 11.
-
-
-B
-
-BAGGI Andrea, congiurato contra il duca Giovanni Maria Visconti, II, 15.
-
-BAGGI Paolo, come sopra, II, _ivi_.
-
-BAGGIO (da) Anselmo, fatto pontefice col nome di Alessandro secondo,
-contrario al matrimonio dei preti, I, 5.
-
-BALDUCCI Giovanni, scultore pisano, II, 11.
-
-BALSAMO (da) Carlo, I, 9.
-
-BARBARO Ermolao, ambasciatore, suoi versi latini in lode di Lodovico
-Sforza, II, 19.
-
-BARBATO Andrea, agostiniano, detto Andrea da Ferrara, predicatore
-eloquente, eccita i Milanesi contra i Francesi, III, 23.
-
-BARBIANO (di) Alberico, conte di Cunio, II, 15; — diede il soprannome
-di Sforza al padre del conte Francesco, che militava sotto il di lui
-comando, III, 16.
-
-Barbieri, legge che proibisce ad essi il radere la barba nei giorni
-festivi, III, 16, nota 1 _alla pag._ 181.
-
-BARNABÒ Visconti, sospetto di congiura contra lo zio, viene esiliato e
-perseguitato; richiamato in patria, conduce a sposa Regina della Scala,
-ed è scomunicato da Clemente sesto, II, 12; — divide il principato co'
-fratelli; riceve in Milano l'imperatore Carlo quarto; gli Imperiali
-sono battuti da lui a Casorate; suoi tentativi per recuperare Bologna;
-sue discordie col fratello; è due volte scomunicato; delitti a lui
-imputati; crociata contra di esso pubblicata; si rappacifica col
-pontefice; lega dei principi italiani contra di lui; nuova scomunica;
-è spogliato dall'imperatore di ogni titolo; atroce sua condotta, e
-suo tirannico governo; confronto fra esso ed il fratello; fabbrica il
-castello di Trezzo; altri fatti, III, 13; — fatto prigione dal conte
-di Virtù, viene tradotto nel castello di Trezzo, ove perisce; suoi
-palazzi, saccheggiati dal popolo, II, 14.
-
-BASSI Martino, famoso architetto, III, 29.
-
-BAYARD, cavaliere, ferito alla battaglia di Marignano, II, 22.
-
-BAZAN Alvaro, marchese di Santa Croce, governatore di Milano, III, 30.
-
-BECCARIA, famiglia potente in Pavia, I, 10; — suo splendore in essa
-città nel decimoquarto secolo, e sue persecuzioni: esiliata dal
-marchese di Monferrato, II, 13.
-
-BECCARIA marchese don Cesare, lodato, II, 13; III, 33.
-
-BECCARIA Matteo insulta la pubblica miseria dei Pavesi con un convito
-magnifico: sua descrizione, III, 23.
-
-BELGIOIOSO (di) conte Carlo, spedito da Lodovico il Moro a Carlo
-ottavo, compie con destrezza la sua missione e in cinque soli giorni
-ritorna da Parigi, II, 18.
-
-BELISARIO, duce dell'Imperio contro i Goti, I, 2.
-
-BELLINZONA (da) Giovanni, segretario di Stato di Lodovico il Moro, II,
-19.
-
-BELLISLE (de) maresciallo, comandante de' Francesi, sua disfatta al
-colle dell'Assietta, III, 33.
-
-BENEDETTO ottavo incorona l'imperatore Enrico primo; suo concilio, I, 4.
-
-BENZONE Giorgio s'impadronisce di Crema a danno del proprio zio, II, 15.
-
-BERENGARIO primo, duca del Friuli, eletto re d'Italia; sue imprese;
-mite e generoso suo governo; sua deplorabile morte, I, 3.
-
-BERENGARIO secondo, marchese d'Ivrea, sua astuta e nefanda condotta; è
-proclamato re d'Italia, I, 3; — abborrito da' sudditi pei suoi delitti,
-è costretto alla fuga; viene colla moglie relegato nella Germania, I,
-4.
-
-BERENGARIO cardinale, destinato a processare Matteo Visconti, II, 11.
-
-BERNARDO (san), stabilimento de' suoi frati in Milano; ricusa la
-dignità di arcivescovo, I, 6.
-
-BESCAPÈ Pietro, milanese, poeta, saggio dei suoi versi. II, 12.
-
-BESCAPÈ Carlo, vescovo di Novara, scrittore della vita di san Carlo,
-III, 30.
-
-BIANCA di Savoia, moglie di Galeazzo secondo, II, 13.
-
-BIANCA Maria, sposa del conte Francesco Sforza, riconosciuta col
-marito duchessa di Milano; accoglie in Milano il re Renato d'Angiò;
-rimasta vedova, richiede il favore di tutti i principi d'Italia a pro
-del suo primogenito Galeazzo, I, 7; — tristo guiderdone riceve delle
-sue materne cure, e cessa di vivere in Marignano, mentre disegnava di
-stabilirsi a Cremona, I, 8.
-
-BIANCHI Matteo, architetto in Milano, di gusto corrotto. III, 32.
-
-BIANDRATE (di) conte Guido, duce de' Milanesi durante il blocco di
-Federico primo, viene distinto dall'imperatore, I, 7.
-
-BIASSONO (da) Ansperto, arcivescovo, ristoratore di Milano; sue lodi;
-atrio di sant'Ambrogio da esso fabbricato, I, 2.
-
-BIGLIA Andrea, citato, II, 15.
-
-BIRAGO Lampugnino, spedito onde sedare i malcontenti, salva la vita a
-stento, II, 16.
-
-BIRAGA Lodovico, sua ardita impresa, III, 27.
-
-BLANÇAY (Saint), suo miserando fine, III, 23.
-
-BOCCANEGRA Simone, doge di Genova, II, 13.
-
-BOCCARDO Mainerio, suo testamento citato, I, 5.
-
-BOISIO (da) Anselmo, arcivescovo di Milano; esito infelice della
-spedizione da lui intrapresa per consiglio del papa; muore in
-Costantinopoli; suo carattere, I, 6.
-
-BOLTRASIO Antonio, pittore, II, 19.
-
-BONA di Savoia, sposa il duca Galeazzo Maria Sforza, II, 17; — vedova e
-tutrice del nuovo duca, in tutto si affida a Cicco Simonetta; ammette
-alla sua confidenza Antonio Trassinio, odiato da Cicco; disavventure
-prodotte dalla imprudente di lei condotta; conseguenze, II, 18.
-
-BONATE (da) Arderico, consolo in Milano, I, 7.
-
-BONIFACIO ottavo, papa, regola a suo capriccio la Chiesa milanese, I,
-10.
-
-BONIFACIO, marchese della Toscana, collegato di Ariberto arcivescovo,
-I, 4.
-
-BONO, frate, fonda il ritiro di Santa Valeria in Milano, III, 26.
-
-BONNIVET, duce dei Francesi, III, 23.
-
-BONSIGNORE Niccolò, sanese, ministro di Enrico settimo, suoi maneggi e
-come ricevuti, I, 10.
-
-BORRI cavaliere Giuseppe Francesco, riguardato come il Cagliostro del
-secolo decimosettimo; suo alto ingegno, suoi errori, sua morte, III,
-32.
-
-BORROMEO Vitaliano, uomo illustre e fautore della libertà; costretto a
-salvarsi colla fuga, II, 16.
-
-BORROMEO Giovanni, amico di Cicco Simonetta, sua condotta, lodato dal
-Corio per le sue virtù, accompagna alle staffe Giovanni Galeazzo Maria
-Sforza ed Isabella d'Aragona nelle loro nozze, II, 19.
-
-BORROMEO Giberto, nominato senatore, II, 19.
-
-BORROMEO Federigo, eletto capitano generale della Chiesa, III, 29.
-
-BORROMEO (san Carlo), figlio del conte Giberto e di Margherita dei
-Medici, nepote di Pio quarto, eletto cardinale; nominato arcivescovo
-di Milano, entra al possesso di siffatta dignità; sua condotta, sue
-istituzioni e riforme; congiura ordita a di lui danno; sua generosa
-condotta durante il contagio, e sue pie e magnifiche fondazioni; sua
-morte; doti esimie del suo grand'animo. III, 29.
-
-BORROMEO Federico, cardinale, arcivescovo di Milano, III, 29; —
-sua protezione accordata alle scienze, alle lettere, alle arti;
-erige la biblioteca Ambrosiana; altre numerose sue fondazioni; suo
-viaggio a Roma onde venire ad accordo col papa su le giurisdizionali
-controversie; sua pietosa condotta durante la peste che afflisse
-Milano; sua morte, III, 30.
-
-BORSANO Francesco, milanese, genere del Petrarca, II, 12.
-
-BOSSI Teodoro, avverso al governo monarchico, II, 15; — scoperto
-ch'egli era d'intelligenza col conte Sforza; suo funesto fine, II, 16.
-
-BOSSI Luigi porta a Milano in trionfo le insegne di San Marco, II, 16.
-
-BOSSI Giacomo, decapitato come ribelle alla patria, II, 16.
-
-BOUFFLERS (di), comandante i Francesi in Italia, III, 31.
-
-BOURBON (di) principe, governatore di Milano; viene richiamato, III, 30.
-
-BRAMANTE da Urbino, chiamato a Milano da Lodovico il Moro come maestro
-di architettura, II, 19.
-
-BRISSEY Antonio, ministro, maneggia alla dieta elvetica il colpo
-decisivo onde detronizzare Lodovico il Moro; onde quel duca è tradito e
-fatto prigioniero in Novara, II, 20.
-
-BRIVIO Tommaso, vicario dell'arcivescovo, come trattato da Barnabò, II,
-13.
-
-_Brolo_, che significhi, I, 2.
-
-BUONAROTTI Michel Angelo, suo disegno del deposito di Gian Giacomo de'
-Medici, III, 28, nota 2 _alla pag._ 153.
-
-BUSSOLARI (de') Frà Giacomo, agostiniano, sua influenza e
-considerazione nella città di Pavia; muore in carcere, II, 13.
-
-
-C
-
-CACCIA Frà Bartolomeo, domenicano; sue efficaci perorazioni al popolo a
-favore di Estore e Giovanni Visconti, II, 15.
-
-CACCIA Antonio, senatore, II, 19.
-
-CACCIA Federico, arcivescovo di Milano, III, 32.
-
-CAIMO Eusebio, ucciso dai sicari del duca Filippo Maria Visconti, II,
-15.
-
-CACCIA Giovanni, decapitato come ribelle alla patria, II, 16.
-
-CALCHI o Calco Tristano, storico milanese, citato, II, 19.
-
-CALCHI Bartolomeo, istituisce scuole pubbliche in Milano; segretario di
-Stato di Lodovico il Moro, II, 19.
-
-CALCONDILA Demetrio, protetto e beneficato da Lodovico il Moro, II, 19.
-
-CAMPAGNA Lorenzo, prevosto, uno dei congiurati contra san Carlo
-Borromeo, III, 29.
-
-CANE Facino, comandante al servizio di Giovanni Maria Visconti, governa
-come sovrano; sua morte, I, 15.
-
-CANOBBIO Paolo fonda in Milano le _scuole Canobbiane_, III, 28.
-
-CAPRA Giambattista, vicario di Povvisione, lodato, III, 29.
-
-CARACENA (di) marchese, governatore di Milano; si oppone con fortuna
-ai Gallo Estensi; altre sue guerresche imprese; passa al governo delle
-armi in Fiandra, III, 31.
-
-CARAVAGGIO (da) Polidoro, scolaro del gran Leonardo, II, 19.
-
-CARCANO Pietro assegna tutte le sue ricchezze ad opere pietose, III, 30.
-
-CARDANO Girolamo, letterato illustre, II, 19; sua morte, II, 12.
-
-CARDONA (di) Raimondo, duce de' crocesignati sotto Milano, II, 11.
-
-CARDONA (di) Luigi viene e Milano a ricevere il giuramento di fedeltà a
-Filippo secondo re di Spagna, III, 28.
-
-CARLO quarto, imperatore, viene in Italia; istigato invano a danno
-de' Visconti; come accolto ed onorato; donativi fattigli dai Visconti;
-li dichiara vicari imperiali; incoronato re d'Italia; feste eseguite;
-torna in Germania; perchè priva i Visconti del vicariato, II, 13.
-
-CARLO quinto, imperatore, sue qualità; pretende usurpato il dominio del
-milanese da Francesco primo; stringe lega col papa, II, 22; — recasi al
-congresso in Bologna, III, 26 — dà l'investitura del ducato di Milano
-al proprio figlio don Filippo, III, 27; — rinunzia al figlio Filippo i
-suoi dominii; sua morte, III, 28.
-
-CARLO ottavo, re di Francia, eccitato alla conquista del regno di
-Napoli, passa, in Italia; è accolto da Lodovico il Moro, sua visita al
-duca Gian Galeazzo infermo in Pavia II, 18; — si impadronisce del regno
-di Napoli; fatti ivi occorsi; ritorna da Napoli e quindi in Francia;
-sua morte, II, 19.
-
-CARLO secondo, re di Spagna, sua morte, suggetto di aspra guerra per la
-successione in quel regno; sua condotta e carattere, III, 31.
-
-CARLO sesto, imperatore d'Austria, sua morte, III, 33.
-
-CARMAGNOLA Francesco, nominato conte e generale di Filippo Maria
-Visconti; sorprende Bergamo; assedia e prende Genova; caduto in
-sospetto al duca, passa al servizio dei Veneziani; confisca de' suoi
-beni; è insidiato dal duca; creato capitano generale de' Veneziani,
-prende Brescia; sconfigge totalmente l'armata ducale; sua indegna
-condotta e decapitazione, II, 15.
-
-CARRARA (da) Francesco, signore di Padova; suo miserando fine, 11, 14.
-
-CASATI Felice (P.), guardiano de' cappuccini, nominato all'assoluto
-governo degli appestati in occasione di nuovo contagio in Milano III,
-30.
-
-CASTELNOVATO (da) Florio, sua decapitazione, II, 16.
-
-CASTELLO (da) Pietro, come inumanamente trattato dal duca Galeazzo
-Maria, II, 18.
-
-CASTIGLIONE (da) Guido, adottato siccome figlio dall'arcivescovo Ottone
-Visconti, I, 10.
-
-CASTIGLIONE Guarnerio, uno dei triumviri della repubblica, costretto a
-salvarsi colla fuga, II, 16.
-
-CASTIGLIONE Stefano, come onorato da Lodovico decimosecondo, II, 19.
-
-CATINAT (di) comandante le truppe francesi in Italia, III, 31.
-
-CAVALIERI Bonaventura, matematico, lodato, III, 31.
-
-CAVALAZZI, potente famiglia in Novara del secolo decimoterzo, I, 10.
-
-Celso (San), tempio, quando fabbricato, II, 19, nota 2 _alla pagina_
-253.
-
-CHIUSA (della) Jacopo, I, 9.
-
-CLEMENTE secondo, papa, da chi innalzato, I, 5.
-
-CLEMENTE quinto, papa, sue pretensioni riguardo all'imperatore, II, 11.
-
-CLEMENTE sesto, papa, perchè scomunica Giovanni Visconti, II, 12.
-
-CLIRORO Manfredo, I, 9.
-
-COLA Montano, suo odio e sua congiura contro il duca Galeazzo Maria
-Sforza; ignorasi qual fine si avesse, II, 18.
-
-COLLEONI, famiglia potente in Bergamo nel decimoterzo secolo, I, 10.
-
-COLLOREDO (di) Girolamo, conte, governatore di Milano, III, 32.
-
-COLONNA Prospero, al servizio di Massimiliano Sforza, II, 21; fatto
-prigioniero dai Francesi, II, 22.
-
-CONCESA (da) Rodolfo, podestà di Milano, I, 9.
-
-CONFALONIERI Stefano, perchè bandito, e sua congiura contro
-l'inquisitore, I, 9.
-
-CORRADO imperatore, assedia Milano e fa scomunicare l'arcivescovo
-Ariberto; sua morte, I, 4.
-
-CORRADO, figlio di Enrico terzo, si ribella al padre, ed è incoronato
-in Milano, I, 6.
-
-CORRADO, duca di Franconia, incoronato in Milano ed in Monza; passa
-all'impresa di Terra Santa, I, 6; — muore in Bamberga, I, 7.
-
-CORIO Bernardino, storico milanese, II, 19.
-
-CORTE (da) Bernardino cede vilmente il castello di Milano a Gian
-Giacomo Trivulzi, II, 19.
-
-COTTA Innocenzo, partitante del regime repubblicano, II, 15.
-
-COTTA Pietro, creato dal consiglio generale uno de' suoi capi; creato
-capo de' malcontenti, II, 16.
-
-_Credenza di Sant'Ambrogio_, e de' consoli, che fosse, I, 9.
-
-CRISTIANI Beltrame, conte, lodato, III, 33.
-
-CRIVELLI Ambrosolo, cancelliere di Galeazzo secondo, come trattato, II,
-13.
-
-CRIVELLI Ambrogio, decapitato, I, 9.
-
-CRIVELLI Antonio ed Ugolino, taglia pubblicata contro di essi, II, 16.
-
-CRIVELLI Alessandro, nemico del Trivulzi, II, 20.
-
-CRIVELLI Bernardo, vicario di Provvisione, II, 22.
-
-CRISTINA di Danimarca, moglie di Francesco secondo Sforza, III, 26.
-
-CUSANO Giacomo, legato de' Milanesi allo Sforza, II, 16.
-
-
-D
-
-DAMASO secondo, papa, I, 5.
-
-DAUN, maresciallo, governatore di Milano, III, 32.
-
-DAZIO, vescovo di Milano, spedito a Roma per scacciare i Goti d'Italia
-I, 2.
-
-DONATO Gerolamo, detto Farina, diacono, tira un'archibugiata al
-cardinale Carlo Borromeo, III, 29.
-
-
-E
-
-EDOARDO, re d'Inghilterra, accolto in Milano dai Torriani, I, 9.
-
-EMILIO Giulio, letterato, protetto da Lodovico il Moro, II, 19.
-
-ENRICO primo, incoronato in Pavia re d'Italia, sua legge che proibisce
-il matrimonio de' preti, I, 4.
-
-ENRICO secondo, imperatore, suoi maneggi, sua venuta in Italia, I, 4.
-
-ENRICO terzo, sue disgrazie, sua morte, suo carattere, I, 6.
-
-ENRICO quarto, suo pessimo reggimento, 1, 6.
-
-ENRICO quinto, celebra in Milano i suoi sponsali, ed ivi è incoronato,
-I, 8; — suo livore contra i Milanesi, I, 9.
-
-ENRICO sesto, ribellasi al padre; suo amore ai Milanesi; sua morte, I,
-9.
-
-ENRICO di Lucemburgo, incoronato in Milano re d'Italia; congiura ordita
-contro di esso, 1, 10; — perchè concede la carica di vicario imperiale;
-sua morte, II, 11.
-
-ENZO, figlio di Federico secondo, fatto prigione, e poi posto in
-libertà dai Milanesi, I, 40.
-
-ERLEMBALDO, suoi maneggi e sua perfidia a danno della Chiesa milanese;
-rimane ucciso, I, 5.
-
-ERMENGARDA, vedova di Adalberto marchese d'Ivrea, suoi nefandi
-artificii, I, 3.
-
-ESTE BEATRICE, suo matrimonio con Lodovico il Moro, II, 18; — sua
-morte; onori funebri e mausoleo, II, 19.
-
-EUGENIO, principe nominato dall'imperatore Giuseppe primo, governatore
-dello stato di Milano, III, 32.
-
-EZELINO da Romano, proposto a signore di Milano, I, 10.
-
-
-F
-
-Fabbriche d'oro e di seta, quando introdotte in Milano, I, 20.
-
-FARA (da), suo artificioso discorso, I, 18.
-
-FEDERICO primo, imperatore, suo decreto contro i Milanesi e sua discesa
-in Italia; incoronato a Roma dal papa Adriano quarto; suo ritorno in
-Italia con poderosa armata; blocco di Milano; dedizioni della città e
-patti vergognosi di quella; dieta di Roncaglia; dichiara i Milanesi
-ribelli; distruzione di Milano, I, 7; — lega conchiusa da ventitre
-città lombarde a danno di Federico; ascolta proposizioni di pace; è
-sgominato a Busto Arsizio dai Milanesi; suo ritorno in Germania e pace
-di Costanza; suo ritorno pacifico in Milano; osservazioni su la sua
-condotta, I, 8.
-
-FEDERICO secondo imperatore, sue imprese e crudeltà, I, 9.
-
-FERDINANDO arciduca d'Austria, governatore di Milano, III, 13.
-
-FIAMBERTO con atroce ingratitudine uccide il re Berengario, I, 3.
-
-FIESCHI Isabella, moglie di Luchino Visconti, rimandata alla sua
-patria; sua condotta in Verona, e sospetti contro di essa intorno alla
-morte di suo marito, II, 12.
-
-FIGUEROA (de) nominato al governo di Milano, III, 28.
-
-FILIPPO Maria Visconti, sua trista situazione e sua timidezza; sposa
-la vedova di Facino Cane onde ottenere il ducato; condanna a morte con
-nera ingratitudine la moglie; sua condotta, suo carattere, sua morte,
-II, 15.
-
-FILIPPO d'Austria, duca di Milano, sua solenne entrata in questa città,
-III, 28; — sua morte, III, 29.
-
-FILIPPO terzo re di Spagna, sua morte, III, 30.
-
-FILIPPO quarto re di Spagna, sua morte, III, 31.
-
-FIRMIAN (di) conte, governatore della Lombardia; sua morte, lodato,
-III, 33.
-
-FOGLIANO Francesco, perchè appiccato, II, 14.
-
-FOGLIANO Guido, signore di alcuni distretti del Reggiano, II, 14.
-
-FOIX (di) Gastone, governatore di Milano; suoi fatti; sua morte, e suoi
-funebri onori, II, 21.
-
-FONDULO Gabrino, signore di Cremona, vende la signoria al Visconti; è
-decapitato in Milano, II, 15.
-
-FONTANA Annibale, celebre scultore, sua morte, III, 29.
-
-FRANCESCO primo, re di Francia, sua discesa in Italia; entra
-solennemente in Milano; sua condotta, II, 22; — fatto prigioniero alla
-battaglia di Pavia, è tratto a Madrid; è posto in libertà, III, 24; —
-sfida Carlo quinto a duello; lettere dei due monarchi, III, 25, e nota
-(1) _alla pag. 105_.
-
-FUENTES (di) conte, nominato governatore di Milano; suo carattere, sua
-condotta, sua morte, III, 30.
-
-FUENSALDAGNA (di) conte, governatore di Milano, III, 32.
-
-FUENSALIDA, conte, governatore di Milano, III, 32.
-
-
-G
-
-GALEAZZO primo Visconti, sue nozze con Beatrice d'Este; sua elevazione
-e sue vicende, I, 10; — acclamato signore di Milano; sua prigionia;
-liberato; sua morte, e riflessioni su la sua condotta, II, 11.
-
-GALEAZZO secondo Visconti, sospetto di congiura contra Luchino, suo
-zio, viene esiliato, II, 12; — porzione di dominio a lui toccato; sua
-condotta in Pavia; paralello tra esso e il fratello suo Barnabò; sua
-morte, II, 13.
-
-GARBAGNATE (da) Francesco, esiliato come partitante dei Visconti, sua
-condotta, I, 10.
-
-GIOVANNI Visconti, arcivescovo, regge in comune con Luchino la signoria
-di Milano; rimane solo nel reggimento; richiama gli esuli nepoti;
-sua magnanima condotta; viene scomunicato; sue militari imprese; sua
-possanza e sua morte, II, 12.
-
-GIOVANNI GALEAZZO secondo, conte di Virtù, sua dissimulazione e
-condotta a danno di Barnabò; sue mire ambiziose; sue guerriere imprese;
-innalzato alla dignità di duca; fa comporre la genealogia del suo
-casato; fabbrica il Duomo e la Certosa di Pavia; grande estensione del
-suo potere; sua morte; pittura del suo carattere, II, 14.
-
-GIOVANNI MARIA Visconti perde quasi tutte le città lasciategli dal
-padre; sue orribili crudeltà; sospetto di parricidio; inutili ricordi
-lasciatigli dal Malatesta; sua condotta eguale a quella di un pazzo
-furibondo; congiura contro di lui ordita e sua uccisione, I, 15.
-
-GIOTTO, celebre pittore al servizio di Azzone Visconti, II, 11.
-
-GIUSEPPE primo, imperatore d'Austria, sua morte, III, 32.
-
-GIUSEPPE secondo, arciduca, quindi imperatore d'Austria; sua nascita;
-suo viaggio in Italia; eletto imperatore; altri suoi viaggi in Italia;
-sue disposizioni per la condotta de' pubblici affari, nota (1) _alla
-pag. 285_; — suo reggimento e sue saggie riforme; sua morte, III, 33.
-
-GONSALVO Ferrante di Cordova, governatore di Milano, III, 28.
-
-GONZAGA Feltrino vende Reggio a Barnabò Visconti, II, 14.
-
-GONZAGA Francesco, unito contra Giovanni Galeazzo; come sconfitto, II,
-14.
-
-GONZAGA Carlo, sue mire al dominio di Milano, II, 16.
-
-GONZAGA Ferrante, governatore di Milano, III, 28.
-
-GONZALO de Cordova, governatore di Milano; suoi perniciosi editti
-intorno ai grani, III, 30.
-
-GOTOFREDO, arcivescovo di Milano, perchè scomunicato, I, 5.
-
-GOZZADINI (da) Beno, podestà di Milano, sue belle opere, suo miserando
-fine, I, 9.
-
-GRASSI Tommaso, erige scuole pubbliche in Milano, II, 19.
-
-GROSSOLANO, vescovo di Savona, e reggente la diocesi di Milano, è
-nominato arcivescovo, I, 4.
-
-Guerra detta di _Successione_, fatale anche all'Italia, III, 33.
-
-GUIDONE, arcivescovo di Milano, I, 5.
-
-GUGLIELMINA, boema, culto religioso a lei prestato; dissotterrata per
-ordine dell'Inquisizione, ed incendiata; opinione popolare intorno la
-medesima; errori della stessa, I, 9.
-
-GUZMAN (de) Ponze di Leon, governatore di Milano, III, 32.
-
-
-H
-
-HARO (di) conte, governatore di Milano, III, 32.
-
-HARCOURT (d') maresciallo comandante l'armata francese in Italia, III,
-32.
-
-
-I
-
-ILDEBRANDO, cardinale, suo carattere, suoi talenti e maneggi; eletto
-pontefice, I, 5.
-
-ILDESHEIM, vescovo, scomunica le città non comparse alla dieta
-generale, I, 9.
-
-INCISA (d') Manfredo, marchese, creato signore di Milano per tre anni,
-I, 9.
-
-INNOCENZO terzo, papa, sua condotta coi Milanesi, I, 9.
-
-INNOCENZO sesto, papa, perchè scomunica Barnabò Visconti, II, 13.
-
-
-K
-
-KAUNITZ-RIETBERG, conte, eletto supremo ministro, suo carattere, sue
-lodi, III, 33.
-
-
-L
-
-LAMBERTO, arcivescovo di Milano, suoi maneggi contra Berengario, I, 3.
-
-LAMPUGNANO Giorgio, uno de' fautori del governo repubblicano, II, 15; —
-come traditore è decapitato, II, 16.
-
-LAMPUGNANO Giovanni Andrea, uno de' congiurati contro Galeazzo Maria
-Sforza, suo tragico fine, II, 18.
-
-LAMPUGNANO Oldrado, sua perfida condotta con Fondulo, signore di
-Cremona, II, 15.
-
-LAMPUGNANO Isabella, arruotata viva ed abbruciata, II, 22.
-
-LANCIA Manfredo, marchese d'Incisa, signore di Milano, _Vedi_ Incisa.
-
-LANDO Bianchina, attentato contra di essa di Galeazzo, II, 11.
-
-LANDOLFO anima il popolo contra gli ecclesiastici, I, 5.
-
-LANDRIANO Antonio favoreggia l'elevazione al ducato di Lodovico Sforza,
-II, 19.
-
-LANDRIANO Girolamo, frate, nimico del Trivulzio, II, 20.
-
-LANGOSCO (di) conte, I, 10.
-
-LANNOY Carlo, vicerè di Napoli, duce dei Cesarei; scelto a scortare il
-prigioniero Francesco primo a Madrid, III, 24.
-
-LAVELLO Cristoforo, generale al servizio di Filippo Maria Visconti, II,
-15.
-
-LAUTREC, governatore di Milano, nemico del Trivulzio; suo dispotico
-reggimento; sue guerriere imprese; sua atroce condotta, II, 22; — è
-sconfitto, II, 23.
-
-Lazzaretto fabbricato da Lodovico il Moro, II, 19.
-
-LEGANES (di) Diego, duca d'Alcala, governatore di Milano; sue
-guerresche imprese; sua sconfitta; viene tolto dal governo di Milano,
-III, 26.
-
-LEGNANO Girolamo, prevosto, uno de' congiurati contra san Carlo
-Borromeo, III, 29.
-
-LEONE decimo, papa, sua lega con Carlo quinto, II, 22.
-
-LEOPOLDO primo, imperatore d'Austria, sua morte, III, 23.
-
-Leopoldo secondo, imperatore d'Austria, suo governo; suo soggiorno in
-Milano; sua morte, III, 33.
-
-LEWENSTEIN (di) principe, governatore di Milano, III, 32.
-
-LEYVA (di) Antonio, uno de' duci della lega, III, 23; — sua condotta in
-Milano, III, 25.
-
-LIGNE (di) principe, governatore di Milano, III, 31.
-
-LIGNY (di) conte, duce de' Francesi, nimico del Trivulzi; sua
-capitolazione con Lodovico il Moro; distrutta dal Trivulzi, II, 20.
-
-LIPRANDO, prete, come si libera dall'accusa di simonia colla prova del
-fuoco, I, 6.
-
-LITOLFO, figlio del re Ottone, scende in Italia contra Berengario;
-sospetti intorno la sua morte, I, 4.
-
-LITTA Alfonso, arcivescovo di Milano; sua prudente condotta, III, 31.
-
-LOBKOWITZ (di) principe, comandante le armi austriache in Italia, III,
-33.
-
-Locuste, irruzione loro nel milanese, II, 13.
-
-LODOVICO quinto il Bavaro, sua entrata in Milano, vende ad Azzone
-Visconti il vicariato imperiale, II, 11; — sua morte, II, 12.
-
-LODOVICO decimosecondo, re di Francia, suo ingresso in Milano, II, 19;
-— sua condotta e sue militari imprese, II, 20; — sua morte, II, 21.
-
-LOMAZZI Paolo, pittore, II, 22.
-
-LOTTARIO di Sassonia, riconosciuto in re d'Italia dai Milanesi, I, 6.
-
-LOTTERÍE o Tontine, per qual motivo introdotte, II, 16, e nota (2)
-_alla pag. 185_.
-
-LUCHINO Visconti, proclamato signore di Milano; sua condotta nel
-reggimento; congiura ordita a suo danno; come sventata; caccia in
-esilio i suoi nepoti; sua improvvisa morte, lodato, II, 12.
-
-LUINO Bernardino, pittore, II, 19.
-
-LUNA (de), castellano di Milano, III, 28.
-
-
-M
-
-MADRUCCI Cristoforo, cardinale, governatore di Milano, III, 28.
-
-MAESTRO Omobono, legato lodigiano alla dieta di Costanza, I, 7.
-
-MAGGI Carlo Maria, segretario del senato, lodato, III, 31.
-
-MAINO (del) Agnese onorata come sposa da Filippo Maria Visconti, II,
-15; — sua morte, II, 16.
-
-MAINO Bertolino, squarciato dai cani per comando di Giovanni Maria
-Visconti, II, 15.
-
-MAINO Francesco, congiurato contro Giovanni Maria Visconti, II, 15.
-
-MAINO Luchino, come sopra, II, 15.
-
-MAIORAGGIO Marcantonio, professore di belle lettere in Milano, vi
-muore, III, 28.
-
-MALASPINA Giovanni, duce di Giovan Galeazzo Visconti, II, 14.
-
-MALATESTA Antonia, moglie di Giovan Maria Visconti, II, 15.
-
-MALATESTA Carlo, suoi ricordi politici a Giovan Maria Visconti, II, 15.
-
-MALATESTA Carlo, iuniore, generale di Filippo Maria Visconti, II, 15.
-
-MALATESTA Pandolfo, cede Brescia al Visconti, II, 15.
-
-MANDELLO (da) Ottone, con risoluto consiglio anima i Milanesi a uscire
-in campo contro Federico secondo, I, 9.
-
-MANDELLO Ottone, duce di Gian Galeazzo Visconti, concorre ad arrestare
-Barnabò Visconti per comando di Gian Galeazzo, II, 14.
-
-MARAVIGLIA, gentiluomo milanese, suo fasto, e tristo fine, III, 26.
-
-MARGHERITA d'Austria, sposa dell'infante don Filippo; suo solenne
-ingresso in Milano, e descrizione delle feste fatte in quell'occasione,
-III, 29.
-
-MARIA Teresa, arciduchessa d'Austria, poscia imperatrice, sua nascita,
-III, 32; — nominata imperatrice; suo savio governo; sua morte, III, 33.
-
-MARIANNA d'Austria, sposa del re di Spagna Filippo quarto, viene in
-Milano; descrizione del fattole ricevimento, III, 31.
-
-MARINI Tommaso, genovese, direttore del negozio dei prestiti sulle
-entrate dello Stato, fabbrica in Milano un magnifico palazzo, III, 28.
-
-MARLIANI, famiglia potente in Milano, II, 16.
-
-MARQUARDO, vescovo d'Ausburgo, vicario imperiale, fatto prigione dai
-Visconti, II, 13.
-
-MATTEO primo Visconti, sua elevazione; nominato capitano del popolo
-per cinque anni; suo esteso dominio, e sue ambiziose mire; confermato
-nella sua carica; costretto ad abbandonare Milano; riconciliazione tra
-i Torriani e i Visconti, I, 10; — dopo l'eccidio dei Torriani; Matteo è
-dichiarato vicario imperiale di tutta la Lombardia; assume il titolo di
-_signore generale_; sua condotta; sua morte, II, 11.
-
-MATTEO secondo Visconti, occupa il principato in un coi fratelli; sua
-nefanda condotta; sua morte, II, 13.
-
-MATILDE, contessa, suoi maneggi a danno di Milano, I, 6.
-
-MEDICI Gian-Giacomo, celebre guerriero, sua morte, suo mausoleo, III,
-28, nota (2) _alla pag. 153_.
-
-MEDICI Caterina, strano e barbaro processo formato contra di essa; è
-abbruciata qual fattucchiera, III, 30.
-
-MEDO, sognato capitano fondatore di Milano, I, 1.
-
-MELGAR, conte, governatore di Milano, III, 31.
-
-MELZO Ambrogio Giovanni, patrizio milanese, sua pia fondazione, III, 31.
-
-MENDOZZA (di), marchese de la Hynoiosa, governatore di Milano, sua
-nobile condotta, III, 30.
-
-MERCY, conte, generalissimo delle armi austriache in Italia, III, 32.
-
-MERULA Giorgio, letterato, protetto da Lodovico il Moro, II, 19.
-
-MEZZABARBA Politone, senatore, mandato a Roma dal senato per far valere
-le ragioni della giurisdizione civile contro l'arcivescovo san Carlo
-Borromeo, III, 19.
-
-MINUZIANO Alessandro, letterato, protetto da Lodovico il Moro, II, 19.
-
-MIRISIO Clemente, prevosto, uno de' congiurati contro san Carlo
-Borromeo, III, 19.
-
-MISSAGLIA Bernardino, sua missione in Ungheria, II, 18.
-
-MONDILA, duce dell'Imperio contro i Goti, I, 2.
-
-MONFERRATO (di) marchese, eletto signore di Milano, poscia scacciato;
-suo miserando fine, I, 10.
-
-MONFERRATO (di) marchese, figliuolo del precedente, signore di Pavia,
-II, 13.
-
-MONTECUCCOLI Sebastiano, suo miserando fine, III, 27.
-
-MONTI Cesare, arcivescovo di Milano, sua munificenza e sue pie
-fondazioni, III, 26; — sua morte, III, 31.
-
-MORA Gian-Giacomo, barbiere, nefando processo contra di esso formato, e
-sua tragica fine, III, 26.
-
-MORIGIA Paolo, gesuato, letterato milanese, III, 26.
-
-MORONE Bartolomeo, uno dei fautori del governo repubblicano, II, 16.
-
-MORONE Girolamo, primo avvocato fiscale in Milano; sua elevazione, sua
-condotta, suoi maneggi, II, 20; — suo discorso per trarre al partito
-della lega il marchese di Pescara; sua prigionia e condanna; sua
-liberazione, III, 24; — sua morte, lodato, III, 26, nota (2) _alla pag.
-116_.
-
-MUSOCCO (di) conte, figlio del Magno Trivulzio, II, 20.
-
-
-N
-
-NARSETE, suo reggimento in Italia, I, 2.
-
-NEGRI (de) Cesare, citato, III, 29.
-
-NERI Pompeo, presidente della Giunta di censimento, lodato, III, 33.
-
-NOAILLES (di) duca, comandante i Francesi, giugne coi suoi armati sin
-presso i sobborghi di Milano, e quindi dietreggia, III, 31.
-
-
-O
-
-OLANO, sognato fondatore di Milano, I, 1.
-
-OLDERICO, conte del palazzo, I, 3.
-
-OLGIATO Girolamo, congiurato; sua coraggiosa morte, II, 19.
-
-OLIAS e MORTARA (d'), marchese, governatore di Milano, III, 31.
-
-OMODEO, cardinale, riduce a compimento la chiesa della Vittoria in
-Milano, III, 31.
-
-OROMBELLO Michele, sua debolezza a danno dell'infelice Beatrice Tenda,
-e suo tristo fine, II, 15.
-
-OROMBELLO Giobbe, come traditore, decapitato, II, 16.
-
-ORTO (dall') Oberto, illustre giureconsulto, I, 6.
-
-OSORIO (don Pietro), marchese di Villafranca, governatore di Milano,
-pessimo suo reggimento, III, 30.
-
-OSSONA (da) capo dei popolani, II, 16.
-
-OSSUNA (d') duca, governatore di Milano; sua pomposa entrata nella
-città; suo rapace e pessimo reggimento, III, 31.
-
-OTTONE primo, imperatore, coronato re d'Italia; sua condotta, I, 4.
-
-OTTONE secondo, imperatore, I, 4.
-
-OTTONE terzo, imperatore, manda l'arcivescovo di Milano ambasciatore a
-Costantinopoli a chiedere per isposa la principessa Elena; sua morte,
-I, 4.
-
-OTTONE quarto, come accolto e amato dai Milanesi, I, 9.
-
-OTTONE Visconti, arcivescovo di Milano; sua valorosa condotta; rinunzia
-la signoria a Matteo Visconti, I, 10.
-
-OZENO (da) Stefano, prete, suo miserando fine, II, 13.
-
-
-P
-
-PAGANI Cristoforo, uno dei capi del popolo. II, 16.
-
-PAGANO da Lecco, I, 9.
-
-PAGGI Giambattista, architetto della chiesa della Vittoria in Milano,
-III, 31.
-
-PALLAVICINO Gian Francesco, II, 18.
-
-PALLAVICINO Cristoforo, crudelmente mandato a morte dal Lautrec, II, 22.
-
-PALLAVICINO Gian Luca, conte, governatore di Milano, III, 33.
-
-PALMIO P. Benedetto, della compagnia di Gesù, spedito a Milano da san
-Carlo Borromeo, III, 29.
-
-PANIGAROLA Arrigo induce i Veneti alla pace coi Milanesi, II, 16.
-
-PATTA Roberto, imputato di eresia, I, 9.
-
-PELAVICINO Oberto, eletto signore di Milano, I, 10.
-
-PELLEGRINO Galeazzo Alessi, architetto, III, 28.
-
-PELLEGRINO de' Pellegrini, architetto insigne, lodato, III, 29.
-
-PEPOLI Giovanni vende Bologna all'arcivescovo Giovanni Visconti, II, 12.
-
-PEREGO (da) Leone, arcivescovo di Milano, I, 9.
-
-PERGOLA (della), duce di Filippo Maria Visconti, II, 15.
-
-PESCARA (di) Ferdinando, marchese, sue militari imprese. III, 23; — sua
-nefanda condotta col Morone; sua morte, III, 24.
-
-PETRARCA Francesco, accolto in Milano da Giovanni Visconti; onori e
-distinzioni ad esso compartiti, II, 20.
-
-PIATTI Tommaso istituisce in Milano varie pubbliche cattedre, II, 19.
-
-PIATTO Giorgio, suo osservabile discorso, II, 17.
-
-PIAZZA Guglielmo, commissario della sanità. _V. Mora Gian-Giacomo._
-
-PICCININO Nicolò, duce di Filippo Maria Visconti, II, 15.
-
-PICCININO Francesco, sue imprese militari, II, 16.
-
-PIETRO Martire (san), inquisitore, trucidato, I, 9.
-
-PIO quarto (Giannangelo de' Medici), milanese, creato pontefice; elegge
-parecchi cardinali milanesi, e benefica con dotazioni ed edificii la
-sua patria; sua morte, III, 29.
-
-PIO quinto (Ghislieri), alessandrino, eletto pontefice; da cardinale
-avea fondato l'Inquisizione in Milano, III, 29.
-
-PIROVANO Oberto, arcivescovo di Milano, I, 8.
-
-POGGETTO (del), cardinale, sua violenta condotta, II, 11.
-
-POL (san) o Paul, conte, duce francese, III, 24.
-
-PONZE di Leon, governatore di Milano, suoi gravi provvedimenti, suo
-carattere arbitrario e violento, III, 31.
-
-PORRO Alberto, I, 9.
-
-POZZOBONELLI, arcivescovo di Milano, sua morte, III, 33.
-
-PUSTERLA Anselmo, arcivescovo, sue disavventure, I, 6.
-
-PUSTERLA Francesco, da chi offeso nell'onore; sua congiura e suo
-miserando fine, II, 12.
-
-PUSTERLA Giovanni, castellano di Monza, sua morte infelice, II, 15.
-
-PUSTERLA Giovanni, nepote del suddetto, congiurato contra Giovanni
-Maria Visconti, II, 15.
-
-PUSTERLA Guglielmo, onorevole sua riputazione, I, 10.
-
-PUSTERLA Pietro, uno de' triumviri, II, 16.
-
-
-R
-
-RAINERIO, inquisitore, espulso da Milano, I, 10.
-
-RAINOLDO, arcivescovo di Colonia, trasporta in Germania le reliquie dei
-re Magi, I, 8.
-
-RANGONI Guido riceve lettere da Bernardo Tasso, III, 14.
-
-REQUESENS don Luigi, governatore di Milano, zelante della giurisdizione
-regia, si oppone all'arcivescovo san Carlo Borromeo, III, 29.
-
-RICHINI Francesco, architetto, lodato, III, 31.
-
-RICCIO Zanino, pessimo consigliere di Filippo Maria Visconti, II, 15.
-
-RICCIO Michele, eletto senatore, II, 19.
-
-RIGONI Simone uccide il Landriano, II, 20.
-
-RIGOTTO Gian Paolo, con barbaro esempio giustiziato, siccome creduto
-altro de' propagatori della peste in Milano, III, 26.
-
-RIPA (da) Buonvicino, frate, suoi versi citati, II, 12.
-
-RIPAMONTI Giuseppe, canonico cronista, lodato, III, 31.
-
-RIVAROLO (da) Manfredo, de' conti di San Martino, podestà della città e
-ducato, II, 16.
-
-RO (da) Anselmo, arcivescovo di Milano; sua pessima condotta, I, 3.
-
-RODOALDO, arcivescovo di Milano, I, 6.
-
-RODOLFO imperatore fa lega con Ottone Visconti, I, 17.
-
-RODOLFO, re di Borgogna, ingannato da Ermengarda, rinuncia ad ogni idea
-su l'Italia, I, 3.
-
-RONCAGLIA, dieta ivi tenuta dall'imperatore Federico primo, I, 7.
-
-ROSMONDA, regina de' Longobardi, suo tradimento e sua morte, I, 2.
-
-RUSCA, famiglia potente in Como nel decimoterzo secolo, I, 17.
-
-
-S
-
-SACCHELLA Guidotto, I, 16.
-
-SANSEVERINO, comandante gli Svizzeri a favore di Lodovico il Moro, II,
-22.
-
-SAVERGES (di) Pietro, vescovo di Luçon, gran cancelliere sotto Lodovico
-duodecimo, II, 19; — opera a danno del Trivulzio, II, 20.
-
-SCALIGERA, famiglia illustre, distrutta dalle macchinazioni di Galeazzo
-Visconti, II, 13 e 14.
-
-SCHEINER Matteo, cardinale di Sion, sua vita e suo carattere, II, 21,
-nota (1) _alla pag. 305_; — comanda gli Svizzeri in nome della _Lega
-Santa_; sua condotta nel reggimento di Milano; sua crudeltà collo
-Sforza vescovo di Lodi, II, 21; sue imprese militari; suoi maneggi, II,
-22.
-
-SCOTTI Francesco, signore di Piacenza, II, 11.
-
-SERMONETA (di), duca, governatore di Milano, III, 26.
-
-SESSA (da) Consalvo Ferrante di Cordova, governatore di Milano,
-III, 28; — si sforza invano di dare all'Inquisizione una più ampia
-consistenza, III, 29.
-
-SESTO (da) Manfredo, I, 9.
-
-SESTO (da) Cesare, celebre pittore, II, 19.
-
-SETTALA (da) Enrico, arcivescovo di Milano, perchè bandito, I, 9.
-
-SETTALA Francesco, proposto arcivescovo di Milano, I, 10.
-
-SETTALA Lodovico, protomedico, lodato, III, 31.
-
-SETTALA Manfredo, canonico, suo museo, sue lodi, III, 31.
-
-SFORZA Francesco, notizia intorno alla sua famiglia e cognome; sue
-vicende, II, 15; — sue imprese e suo innalzamento, II, 16; — suo
-ingresso pubblico in Milano; sua condotta come duca; suo carattere; sue
-eccellenti qualità; sua morte, II, 17.
-
-SFORZA Galeazzo Maria, prime imprese nella sua gioventù; riconosciuto
-per duca, II, 17; — sua magnificenza e suo fasto; sua tragica fine;
-cenni su la congiura contro di esso ordita; osservazioni sul suo
-carattere e su la sua condotta, II, 18.
-
-SFORZA Giovanni Galeazzo Maria, proclamato duca in età di sei anni,
-sotto la tutela della madre e del Simonetta; suo matrimonio; sue
-sventure; sua morte, II, 18.
-
-SFORZA Lodovico, detto il Moro, sua perfida condotta contra il nipote;
-suo matrimonio, II, 18; — co' suoi nefandi maneggi giugne al ducato;
-suo illustre governo; forma una lega col papa e co' Veneziani; la sua
-equivoca ed imprudente condotta lo sforza a ritirarsi ad Inspruck,
-III, 19; — sua pusillanimità nelle sventure; ritorno in Milano; suo
-carattere incerto nell'avversa fortuna; è tradito; cade prigioniero, e
-vien condotto in Francia; colà giugne a fuggire, ma ripreso è rinchiuso
-nel castello dl Loches, ove finisce i suoi giorni, II, 20.
-
-SFORZA Massimiliano ottiene il ducato; pessimo suo reggimento, II, 21;
-— costretto ad accettare un asilo in Francia, ivi muore; pittura del
-suo carattere. II, 22.
-
-SFORZA Francesco secondo acquista il ducato; gioia dei Milanesi per
-quell'avvenimento; sue ottime disposizioni; corre pericolo della
-vita, III, 23; — sua dubbiosa condotta; costretto a cedere a patti il
-castello di Milano, III, 25; — rientra ne' suoi Stati; suo matrimonio;
-sua morte; osservazioni, III, 26.
-
-SFORZA Francesco, abate di Marmontiers, II, 18 e 19.
-
-SFORZA Ascanio, cardinale, sua prudente condotta, fatto prigione, viene
-condotto in Francia, II, 20.
-
-SFORZA Ottaviano, vescovo di Lodi, barbarie contra di esso del
-cardinale di Sion, II, 21.
-
-SFORZA Gian Paolo, marchese di Caravaggio, sua valorosa condotta e sua
-morte, III, 25 e 26.
-
-SFORZA Ermes, ambasciatore a Napoli, II, 18.
-
-SICHER, ministro di Federico primo, I, 7.
-
-SIMONETTA Francesco, detto il _Cico_, ministro ed amico del duca
-Francesco; sua condotta; suo tragico fine, II, 18.
-
-SIRVELA (di) Giovanni, conte, governatore di Milano, III, 26.
-
-SISTI (da) Bertolino, suo attentato come punito, II, 13.
-
-SISTO (di San) cardinale, sua amicizia con Galeazzo Maria e sua morte,
-II, 18.
-
-SORDO Giovanni, cancelliere di Barnabò Visconti, chiuso per comando di
-lui in una gabbia di ferro con un feroce cignale, II, 13.
-
-SORESINA (da) Guglielmo, proposto signore di Milano, I, 10.
-
-SPEZIANO Giambattista, egregio capitano dì giustizia in Milano, III, 25.
-
-SPINOLA Doria Ambrogio, marchese de Los Balbanes, governatore di
-Milano, III, 30.
-
-SPINOLA Paolo, duca del Sesto, governatore di Milano, III, 31.
-
-STAMPA cardinale, arcivescovo di Milano, III, 33.
-
-STAMPA Marco, decapitato, II, 16.
-
-STAMPA Giovanni, partitante de' malcontenti, II, 16.
-
-STAMPA Massimiliano, onorevole sua missione, III, 26.
-
-STAMPA Uberto, sua ambasciata al papa per la città di Milano nel 1696,
-III, 33.
-
-STAREMBERG Guido, maresciallo, comandante gli imperiali in Italia, III,
-32.
-
-STANGA marchese, spedito da Lodovico il Moro all'imperatore
-Massimiliano, II, 19.
-
-SUARDI, famiglia potente in Bergamo nel decimoterzo secolo, I, 10.
-
-SUAREZ de Figueroa, duca di Feria, governatore di Milano, III, 30.
-
-
-T
-
-TAEGGI Ambrogio erige in Milano il collegio di San Simone, III, 28.
-
-TARLATI Guido, vescovo di Arezzo, incorona Lodovico il Bavaro, II, 11.
-
-TASSO Bernardo, padre dell'immortale Torquato; sua lettera al conte
-Guido Rangone, III, 24.
-
-TAVERNA Francesco, gran cancelliere; sua morte; sue lodi, III, 29.
-
-TEALDO, arcivescovo di Milano, come operi contro le scomuniche del
-pontefice, I, 6.
-
-_Telonei_, significazione di questo vocabolo, II, 15.
-
-TENDA Beatrice, vedova di Facino Cane e sposa di Filippo Maria
-Visconti; suoi prudenti consigli; accusata di nefando delitto, viene
-decapitata, II, 15.
-
-TEODORICO, figlio del re de' Goti, suo prudente reggimento, I, 2.
-
-TEODOSIO, imperatore, sue vicende con sant'Ambrogio, I, 1.
-
-TEOFANIA imperatrice, madre di Ottone terzo, I, 4.
-
-TERUFFINO Giovanni, sua descrizione della carestia in Milano, II, 16,
-nota 1 _alla pag._ 202.
-
-TERUFFIO Giovanni Jacopo, segretario di Stato camerale, II, 19, nota 1
-_alla pag._ 259.
-
-TERZAGO (da) Antoniolo, cancelliere di Barnabò Visconti, chiuso per
-ordine di lui in una gabbia di ferro con un cignale feroce, II, 13.
-
-TIEPOLO Pietro, podestà di Milano, fatto prigioniero da Federico
-secondo, come trattato, I, 9.
-
-TITO Livio scrive su la fondazione di Milano, I, 1.
-
-TIZZONI, potente famiglia in Vercelli nel decimoterzo secolo, I, 10.
-
-TORELLA Lodovica, contessa di Guastalla, dispone tutto il suo in pie
-fondazioni, III, 26.
-
-TORELLO Guido, duce di Filippo Maria Visconti, II, 15.
-
-TORNELLI, famiglia potente in Novara, I, 10.
-
-Torre di San Gottardo; primo orologio su la medesima collocato, II, 11.
-
-TORRE (della) Cassone, arcivescovo di Milano; sua lettera minacciosa a
-Matteo Visconti; passa al patriarcato d'Aquileia, II, 11.
-
-TORRE (della) Errecco, invade il milanese, I, 10.
-
-TORRE (della) Filippo, creato in perpetuo podestà dì Milano; sua morte,
-I, 10.
-
-TORRE (dalla) Francesco, sospettato di congiura, fogge, I, 10.
-
-TORRE (dalla) Guido, creato in perpetuo capitano del popolo, sua
-condotta; come si presenta a Enrico primo; fugge l'impeto degli
-Imperiali, I, 10.
-
-TORRE (della) Martino, eletto anziano della Credenza; sua morte, I, 9 e
-10.
-
-TORRE (della) Mosca, invade le terre del milanese; sua morte, I, 10.
-
-TORRE (della) Napo o Napoleone, anziano perpetuo del popolo, sua
-splendidezza e come atto al governo; creato vicario imperiale; fatto
-prigione dai Visconti; sua misera fine, I, 10.
-
-TORRE (della) Pagano, soccorre i Milanesi ed è eletto protettore del
-popolo contra i nobili; sua morte, e pubblica testimonianza di amore
-lasciata dai Milanesi alla di lui memoria, I, 9.
-
-TORRE (della) Pagano, vescovo; sua condotta mentre è arrestato dai
-Tedeschi, I, 10.
-
-TORRE (della) Raimondo, proposto all'arcivescovato di Milano, I, 10.
-
-TORRE (della) Simone, congiurato, salvasi in Montorfano, I, 10; —
-rimane ucciso, II, 11.
-
-TOSCANO Galeotto, uno dei triumviri; suo miserando fine, II, 16.
-
-TRANS (di) baroni, padre e figliuolo, III, 24.
-
-TRASSINO Antonio, suoi maneggi e sua imprudente condotta; sua fuga, II,
-18.
-
-TRAVAGLINO, barbiere di Galeazzo Maria; crudeltà usatagli, II, 18.
-
-TREMOUILLE (della), duca, comandante dei Francesi, II, 21.
-
-Tribunale di Provvisione, creato nel 1270; sua antichità e suoi
-attributi, I, 10.
-
-TRIVULZI Carlo, citato, II, 15.
-
-TRIVULZI Antonio, uno dei fautori del reggimento repubblicano, II, 15.
-
-TRIVULZI Francesco, uno de' capi degli ammutinati, II, 16.
-
-TRIVULZI Gian Giacomo entra in Milano come duce supremo dell'armata
-francese; creato marchese di Vigevano; nominato governatore nella
-Lombardia, II, 19; — abbandona Milano; aspra sua condotta verso
-Lodovico il Moro prigioniero, II, 20; — accusato presso il re, muore;
-suo carattere ambizioso; ruina della sua patria; la sua nuora e i suoi
-nepoti sono arrestati a Vigevano, II, 22.
-
-TRIVULZI cardinale, governatore di Milano, III, 26.
-
-TROTTI Galeazzo, conte, generale della cavalleria napoletana, III, 31.
-
-
-V
-
-VALPERTO arcivescovo di Milano, I, 4.
-
-VALVASSORI, ordine di cittadini nella repubblica di Milano, I, 9.
-
-VASTO (del), marchese, governatore di Milano; suo gravoso reggimento,
-III, 27.
-
-VAUDEMONT (di) principe Enrico, governatore di Milano; suo nobile e
-savio reggimento, III, 31 e 32.
-
-VELADA (di), marchese, governatore di Milano, III, 31.
-
-VELASCO (de) Fernandez, contestabile di Castiglia, governatore di
-Milano, III, 31.
-
-VENDOME (di) principe, comandante de' Francesi in Italia, III, 32.
-
-VANNE (dal) Luchino, duce di Galeazzo secondo, II, 13.
-
-VERME (dal) Jacopo, sua condotta a danno di Barnabò; sue militari
-imprese, II, 14.
-
-Verzè, significazione di questo vocabolo, I, 2.
-
-VIALTA Oberto, podestà di Milano, I, 9.
-
-VIGNATE (da) potente famiglia in Lodi, I, 10.
-
-VIGNATE Giovanni, suo miserando fine, II, 13.
-
-VILLA, moglie di Berengario secondo, I, 4.
-
-VILLEROI (di), maresciallo, comandante i Francesi in Italia III, 32.
-
-VILZECK conte, governatore di Milano; suo carattere, III, 33.
-
-VINCI (da) Leonardo, chiamato in Milano da Lodovico il Moro, II, 19.
-
-VISCONTI. _Vedi_ Galeazzo, Giovanni, Ottone, Giovanni Galeazzo, Matteo,
-ec. ec.
-
-VISCONTI Uberto, piacentino, podestà di Milano, I, 9.
-
-VISCONTI Stefano, sua morte improvvisa, II, 11.
-
-VISCONTI Estore e Giovanni, entrambi duci di Milano, durante un mese,
-II, 15.
-
-VISCONTI Margherita, moglie di Francesco Pusterla; suo miserando fine,
-II, 12.
-
-VISCONTI Lodrisio, liberato dal carcere, II, 12; — sua vittoria contro
-gl'imperiali a Casorate, II, 13.
-
-VISCONTI Roberto, arcivescovo di Milano; Barnabò sel fa inginocchiare
-dinanzi per fargli l'Intemerata del _Nescis poltrone_, II, 13.
-
-VISCONTI Carlo, uno dei congiurati contra Galeazzo Maria Sforza, II, 18.
-
-VISCONTI Gaspare, saggio dei suoi poetici talenti, II, 19.
-
-VISCONTI Bernardino acqueta una sedizione in Milano, II, 20.
-
-VISCONTI Bonifazio tenta di uccidere Francesco Sforza, III, 23.
-
-VISCONTI Gaspare, eletto arcivescovo di Milano, III, 29.
-
-VISCONTI Federico, arcivescovo di Milano, III, 31.
-
-VISCONTI Filippo, arcivescovo di Milano, lodato, III, 33.
-
-VISCONTI Sacromoro, comandante il blocco del castello di Milano,
-traditore, premiato dal re di Francia, II, 21.
-
-VISCONTI Giambattista, senatore, citato e lodato, III, 30.
-
-VISTARINI, famiglia potente in Lodi nel decimoterzo secolo, I, 10.
-
-VITANI, famiglia potente in Como nel decimoterzo secolo, I, 10.
-
-VITIGE, re de' Goti, sue conquiste in Italia, I, 2.
-
-VITTORIO Amedeo di Savoia, duca, sua nuova ed improvvisa lega colla
-Francia, III, 31.
-
-
-U
-
-URAIA, distruttore di Milano, I, 2.
-
-
-Z
-
-Zecca di Milano antichissima, monete ivi coniate sotto i Cesari; sotto
-i Longobardi, I, 1 e 2.
-
-ZENDADARIO Ottone, giudice imperiale, I, 8.
-
-Zocco o ceppo, usanza antica milanese di porlo sul fuoco la vigilia del
-Natale, I, 4, e II, 10.
-
-
- FINE DEL TOMO TERZO ED ULTIMO.
-
-
-
-
-INDICE DI QUESTO TOMO
-
-
- CAPITOLO XXIII.
-
- _Vicende infelici de' Francesi. Francesco II Sforza
- riconosciuto duca di Milano. Venuta in Italia di
- Francesco I re di Francia, ed assedio di Pavia_ Pag. 5
-
- _Avvertimento_ » 34
-
- CONTINUAZIONE DEL BARONE CUSTODI
-
- _Prefazione del Continuatore_ » 37
- § I. _Della storia del conte Verri_ » 38
- § II. _Giudizii della detta storia_ » 44
- § III. _Continuazione del canonico Frisi_ » 53
- § IV. _Del mio lavoro_ » 59
-
- CAPITOLO XXIV.
-
- _Battaglia di Pavia. Il re Francesco I rimane prigioniero.
- È condotto a Madrid. Sua liberazione. Vicende in questi
- tempi della lega di Francesco II Sforza, duca di Milano,
- e di Girolamo Morone_ » 63
-
- CAPITOLO XXV.
-
- _Francesco II Sforza bloccato nel castello di Milano.
- Sollevazioni e stato miserabile de' Milanesi. Campo
- della lega a Marignano. Morte del Borbone, e saccheggio
- di Roma. Disfatta de' Francesi. Pace di Cambrai_ » 89
-
- CAPITOLO XXVI.
-
- _Congresso in Bologna per la pace. Incoronazione di Carlo V.
- Nuovo congresso di Bologna. Matrimonio del duca Francesco
- II, e sua morte, per cui cessa la linea sforzesca_ » 113
-
- CAPITOLO XXVII.
-
- _Tentativi e progetti per la successione nel ducato di Milano.
- Congresso di Nizza, pace di Crespy, morte del duca
- d'Orleans, dichiarato da cesare duca di Milano_ » 139
-
- CAPITOLO XXVIII.
-
- _Il principe don Filippo investito del ducato di Milano.
- Morte di Francesco I. Entrata in Milano del nuovo duca.
- Nuova guerra in Italia. Tregua di Cambrai. Abdicazione e
- morte di Carlo V_ » 149
-
- CAPITOLO XXIX.
-
- _Pace tra la Spagna e la Francia. Il cardinale Carlo
- Borromeo arcivescovo di Milano. Contese di giurisdizione
- tra esso e i governatori regii. Soppressione dell'ordine
- degli Umiliati. Morte di Filippo II re di Spagna. Venuta
- in Milano di Margherita d'Austria sposa del re Filippo
- III_ » 156
-
- CAPITOLO XXX.
-
- _Governo del conte de Fuentes e de' suoi successori. Morte
- del re di Spagna Filippo III. Fondazioni pubbliche,
- reggendo l'arcivescovado di Milano il cardinale Federico
- Borromeo. Progresso delle controversie giurisdizionali.
- Peste del 1630_ » 179
-
- CAPITOLO XXXI.
-
- _Successione di governatori. Guerre nel Piemonte, nella
- Valtellina e in Lombardia. Morte del re Filippo IV.
- Governo del duca di Ossuna. Morte del re Carlo II.
- Sacre e pie fondazioni, e morti di persone distinte_ » 208
-
- CAPITOLO XXXII.
-
- _Cause della guerra detta di Successione. Guerra in
- Italia. Morte dell'imperatore Leopoldo I, cui succede
- il figlio Giuseppe I. Liberazione di Torino. Il
- principe Eugenio di Savoia governatore dello Stato di
- Milano, conquistato dagl'Imperiali. Carlo VI imperatore.
- Nuova guerra d'Italia. Pace di Vienna_ » 231
-
- CAPITOLO XXXIII.
-
- _Morte dell'imperatore Carlo VI, al quale succede negli
- Stati ereditari la primogenita Maria Teresa. Altra
- guerra in Italia, ch'ebbe fine colla pace in Acquisgrana.
- Condizione e governo della Lombardia. Giuseppe II
- imperatore; sue riforme. Breve regno e morte di
- Leopoldo II_ » 247
-
- _Tavola generale delle cose più osservabili contenute in
- quest'opera_ » 293
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Gaillard, tom. II, pag. 217.
-
-[2] Lib. XIV.
-
-[3] Cronaca di Antonio Grumello, cittadino pavese. MS. Belgioioso.
-
-[4] _Nec parvi momenti apud Leonem Carolumque ea ratio fuit, quod
-Sfortiarum nomen in magna gratia esse apud omnes fere populares
-Mediolanensis ditionis constabat, quorum studium ad bellum conficiendum
-magno usui fore non dubitabatur. Quibus rebus proponendis et
-commemorandis Hieronymus Moronus civis Mediolanensis, vir magni
-consilii et auctoritatis, per litteras et nuncios principes italicos ad
-bellum pro Francisco Sfortia, cujus erat valde studiosus, suscipiendum
-e Tridento cohortabatur: Mediolanenses vero ut a rege Gallorum, cui
-Moronus erat infensus, deficerent, cunctis rationibus sollicitabat. —
-Johannis Genesii Sepulvedae Cordubensis Opera cum edita tum inedita,
-accurante Regia Historiae Academia. — Matriti, ex Typographia Regia,
-anno 1780._ — _Vol. I, pag. 124 et 125._
-
-(Nè di poco vigore fu presso _Leone_ e _Carlo_ quella ragione, che il
-nome degli _Sforza_ si sapeva essere in gran favore presso tutto quasi
-il popolo della giurisdizione milanese, del quale non dubitavasi che
-l'attaccamento sarebbe il grande aiuto per la guerra che fare dovevasi.
-E a proporre e rammemorare queste cose contribuiva _Girolamo Morone_,
-cittadino milanese, uomo di alto consiglio e di grande autorità, il
-quale con lettere e con avvisi da Trento esortava i principi italiani
-ad intraprendere la guerra per _Francesco Sforza_, al quale era molto
-attaccato. I Milanesi poi con tutti gli argomenti esortava il _Morone_
-a staccarsi dal re dei Francesi, al quale egli era avverso. — Opere di
-_Giovanni Genesio Sepulveda_, di Cordova, tanto edite, quanto inedite,
-pubblicate per cura della Regia Accademia di Storia. — Madrid, dalla
-Regia Tipografia, 1780.)
-
-[5] Gaillard, tomo II, pag. 209.
-
-[6] Così dice Gaillard, tomo II, pag. 209. Il Guicciardini dice più di
-centocinquanta fanti, lib. XIV. Mi attengo al francese, perchè l'esatta
-relazione sarà stata data anzi al re, che al governatore di Reggio.
-
-[7] Lib. XIV.
-
-[8] Guicciard., lib. XIV.
-
-[9] Cronaca di Antonio Grumello. MS. Belgioioso, foglio 102, tergo.
-
-[10] Descrizione di Milano, tomo IV, pag. 444.
-
-[11] Guicciard., lib. XIV.
-
-[12] Guicciard. — Gaillard. — Sepulveda. — Cronaca Grumello, foglio
-106, tergo.
-
-[13] Guicciard., lib. XIV.
-
-[14] Gaill., tomo II, pag. 234.
-
-[15] Cronaca Grumello, f. 103.
-
-[16] Grumello, fogl. 104.
-
-[17] Tomo 2, pag. 217.
-
-[18] Anche _Francesco Sforza_, che seguitato era da seimila tedeschi,
-giunse a Milano con singolare rallegramento della città, (e ne adduce
-il motivo) perchè era uomo della cui cortesia, temperanza e giustizia,
-grande era l'opinione nel popolo.
-
-[19] Così il Guicciard., lib. XIV.
-
-[20] Grumello, Cod. MS. Belgioioso, fogl. 112.
-
-[21] Vedi Gaillard, tomo II.
-
-[22] Avendo adunque comandato lo _Sforza_ a tutto il popolo di pigliare
-le armi, menò fuori seimila armati e così pure quattrocento cavalli, e
-con questi fermossi alla Bicocca, sulla strada che conduce a Monza.
-
-[23] Sepulveda, pag. 131.
-
-[24] Grumello, Cr. MS. Belgioioso, fogl. 115.
-
-[25] Guicciard., lib. XIV.
-
-[26] Gaillard.
-
-[27] Le date le attesta Burigozzo.
-
-[28] Lib. XII. — Gaillard lo nomina _Andrea de Ferrara_, tomo II, pag.
-286.
-
-[29] Veggasi il MS. del senatore Visconti nella Collezione Belgioioso
-d'Este, pag. 181 e 195. Nella Collezione medesima, MS. Miscellanea,
-tom. I, num. 21, si legge il contratto per la somministrazione del sale
-fatto fra il duca e Domenico Saule, genovese. Ogni anno s'introducevano
-circa staia 330 mila sale, metà rosso e metà bianco, di Tortosa a soldi
-20 lo staio posto alle gabelle. Col ducato a lire 5 potrà il Sauli
-estrarre 6000 some metà frumento e metà riso fatto, e ciò _gratis_.
-Pagherà il Sauli al duca per onoranza annue lire 25 mila; le tratte
-però non siano libere, se non sinchè il frumento non passi nel prezzo
-lire 5. 10. Se il Saulo da Venezia farà consegnare st. 150 mila sale di
-Cipro, sarà tenuto in computo di quelle di Genova, e similmente pagato.
-
-[30] E far possa tutto ciò che sarà d'equità e di giustizia.
-
-[31] Brantome, _Vie de François Premier_, dice che Saint-Blançay _en
-paya la menestre per après, car il fut pendu a Montfaucon_.
-
-[32] _Brantome, Hommes illustres._
-
-[33] Essendo i custodi in parte consunti da malattia, in parte sfiniti
-per tedio della lunghezza e per inopia dei cibi.
-
-[34] Pag. 139.
-
-[35] _Vie de l'amiral Bonnivet._
-
-[36] Veggansi Guicciard., lib. XV. — Burigozzo. — Sepulveda. —
-Gaillard, tomo III.
-
-[37] Guicciard., lib. XV. Gaill., tom. III.
-
-[38] Lib. XV.
-
-[39] Gaillard, tom. III, pag. 102.
-
-[40] Burigozzo.
-
-[41] Guicciard., lib. XV.
-
-[42] Gaillard, tom. III, pag. 113.
-
-[43] Sebbene Gaillard, tom. III, pag. 117, dica seguita la morte di
-Prospero Colonna il 30 dicembre, io credo al Burigozzo, che vivea
-allora in Milano, e la dice seguita il 28.
-
-[44] Guicciard., lib. XV.
-
-[45] Gaillard, tom. III, p. 136. — Guicciard., lib. XV.
-
-[46] In questa ritirata morì in un fatto d'armi fra Gattinara e
-Romagnano il cavaliere Bayard, illustre per la magnanimità, per la fede
-e per il valor suo. Di esso molto parlano le storie di quei tempi.
-
-[47] Burigozzo.
-
-[48] MS. Belgioioso, fogl. 129.
-
-[49] _Sfortia ipse cum Mediolanensium non contemnenda manu.
-Expugnatoque ponte quo Ticinus ad Abbiagrassum committitur (nam et hic
-gallico praesidio tenebatur), oppidum ipsum magno impetu oppugnare
-aggreditur, captumque, deleto praesidio, militibus diripiendum
-permisit, atque ea victoria laetus, Mediolanum cum praeda magna
-quidem, sed Mediolanensibus perniciosa revertitur; pestis enim, quae
-Abbiagrassum afflixerat, Mediolanum ex contagione tam vehementer
-invasit, ut supra quinquaginte hominum millia ex hac urbe, grassante
-morbo, absumerentur._ — Sepul., pag. 149.
-
-(Lo _Sforza_ medesimo con uno numero non ispregievole di milanesi.
-Ed espugnato il ponte che trovasi sul Ticino presso Abbiategrasso
-(perciocchè anche questo tenuto era da presidio francese), quel borgo
-stesso con grande impeto si accigne ad assalire, e preso avendolo
-e distrutto il presidio, ai soldati ne concedette il saccheggio; e
-lieto di quella vittoria, torna a Milano con grande preda bensì, ma
-ai milanesi perniciosa; perciocchè la peste, che Abbiategrasso aveva
-afflitto, invase Milano con un contagio di tale veemenza, che più
-di cinquantamila uomini di questa città, imperversando quel morbo,
-perirono.)
-
-[50] Che più di cinquantamila uomini nella città perirono, oltre
-innumerabili altri che mancarono nei villaggi.
-
-[51] Lib. IV, pag. 175.
-
-[52] _Milan n'étoit plus cette ville florssante, qui suffisoit
-autrefois à sa defense, et dont les bourgeois étoient autant de
-soldats. Les ravages qui y avoient été faits par la peste l'avoient
-changée en un vaste désert_. Gaill., tom. III, pag. 184.
-
-[53] _Ce fut luy seul qui conseilla au roy de passer les monts, et
-suivre monsieur de Bourbon, ayant lassé Marseille, non tant pour le
-bien et service de son maître, que pour aller revoir une grande dame de
-Milan, et des plus belles, qu'il avoit faite pour maitresse quelques
-années devant, et en avoit tirè plasir, et en vouloit retaster. J'ay
-ouy dire ce conte à une grande dame de ce tems-la, et mesme qu'il avoit
-fuit cors au roy de cette dame (qu'on dit que s'appelloit LA SIGNORA
-CLERICE, pour lors estimée des plus belles de l'Italie), et luy en
-avoit, fait venir l'envie de la voir, et coucher avec elle: et voilà la
-principale cause de ce passage du roy, qui n'est à tous connue. Ainsi,
-la moitiè, du Monde ne sçait comment l'autre vit; car, nous cuidons la
-chose d'une façon, qui est de l'autre. Ainsi, Dieu qui scait tout, se
-mocque bien de nous._
-
-[54] Veggasi l'opera di Francesco Tegio, fisico e cavaliere, stampata
-in Pavia per Giovanni Andrea Magri, 1655, intitolata: _Pavia assediata
-da Francesco I Valois, re di Francia_.
-
-[55] Le date sono del Burigozzo: del rimanente vedi Gaillard, tom. III,
-pag. 184.
-
-[56] _Vix dum erant Caesariani Mediolano per portam quae Romana
-dicitur, ordine servato, ne profectio similis fugae videretur,
-digressi, cum per Ticinensem et Vercellensem Galli succedebant; nec
-tamen rex ipse Mediolanum est ingressus, sed, imposito praesidio, quod
-arcem simul obsideret, paucis diebus ante novembris kalendas exercitum,
-oppugnandi gratia, Papiam inducit._ Sepulveda, pag. 153 e 154.
-
-(Appena erano usciti i Cesariani da Milano per la porta che si
-nomina Romana, mantenendo buon ordine, affinchè l'andata loro simile
-non sembrasse ad una fuga, che per la porta Ticinese e Vercellina
-sottentrarono i Francesi; nè tuttavia il re stesso entrò in Milano, ma
-postovi presidio, che al tempo stesso assediare dovesse il castello,
-pochi giorni avanti le calende di novembre l'esercito, affine di
-combattere, condusse a Pavia.)
-
-[57] Tegio.
-
-[58] Pag. 153.
-
-[59] La Cronaca di Martino Verri dice che nello stesso giorno in cui
-il re passò il Tesino dalla parte d'Abbiategrasso, gl'imperiali lo
-passarono alla Stella sul Pavese.
-
-[60] Lib. XV.
-
-[61] Secondo Gaillard il duca di Ferrara somministrò polvere pel
-valore di ventimila fiorini d'oro, e cinquantamila ne somministrò
-effettivi. La Cronaca del Grumello dice che vennero sotto la scorta
-del Bonneval trasportate cento some di polvere da Ferrara al campo
-del re. Il Sepulveda dice: _Alfonsus Æstensis, Ferrariae dux, ad
-Papiae commodiorem expugnationem petenti regi amicitiae gratia ex
-maxima scilicet copia submittebat. Alfonsus enim tormentis fabricandis
-oblectabatur, atque ejus artificii scientissimus erat._ (_Alfonso
-d'Este_ duca di Ferrara, alfine di espugnare più comodamente Pavia,
-al re, che ne lo richiedeva, in virtù dell'amicizia, in grandissima
-quantità (_polvere da cannone_) somministrava. Perciocchè _Alfonso_
-dilettavasi di fabbricare cannoni, e in quel genere di artifizi era
-sapientissimo.)
-
-[62] Tegio.
-
-[63] Tegio; e il Sepulveda dice: _Ter milites irrumpere jussi,
-conatique, ter a Caesarianis, magno accepto detrimento repulsi._ (Tre
-volte i soldati ricevettero l'ordine di assalire, e fecero i loro
-sforzi; tre volte dai Cesariani furono con grande perdita respinti.)
-
-[64] Tegio.
-
-[65] _Hoc oppidum Antonius Leiva custodiendum susceperat, ibidem
-Germunorum qui agmen nostrum subsequebantur ad quinque millibus,
-Hispanisque circiter quingentis et quadringentis equitibus retentis.
-Ita cum hum quoque Caesariani pleraque tormenta et plurimum bellici
-apparatus contulissent, recepta Papia, bellum confectum fore rex sibi
-persuadebat._ Sepulveda.
-
-(Questa città aveva preso a difendere _Antonio Leiva_, ritenuti avendo
-colà circa cinquemila dei Tedeschi, che l'esercito nostro seguivano, e
-circa cinquecento Spagnuoli e quattrocento cavalli. Così avendo anche
-colà i Cesariani trascinati molti cannoni e grandissimo apparato di
-guerra, il re persuadevasi che, ottenendo egli Pavia, la guerra sarebbe
-finita.)
-
-[66] Gaillard, tom. III, pag. 204.
-
-[67] _Germanos qui erant in Papiae praesidio, quamvis obsidionis initio
-oppidanorum sumtibus alerentur, stipendium tamen efflagitare, urbem,
-nisi sibi satisfiat, hostibus sese tradituros minitantes._ Sepulveda,
-pag. 156.
-
-(I Tedeschi che erano nel presidio di Pavia, sebbene al cominciare
-dell'assedio fossero nutriti a spese dei cittadini, lo stipendio
-tuttavia con istanza chiedevano, minacciando di cedere la città ai
-nemici, se non accordavasi la loro domanda.)
-
-[68] _Accepta excusatione, parvâque pecuniâ, aequo animo ad bellum
-confectum stipendii solutionem expectarunt, praesertim post ipsorum
-praefecti mortem, qui per eos dies ardentissima febri correptus,
-nec sini veneni suspicione interiit: Sic enim increbuit Antonium hac
-ratione voluisse sine tumultu ancipiti moto mederi, eo scilicet sublato
-de medio, qui seditionis auctor fuisse putabatur._ Sepulveda, pag. 158.
-Il Bugatti nella Storia Universale, libro VI, con indifferenza uguale,
-dice: _Havendogli rimediato la subita morte del loro colonnello, tolto
-di mezzo destramente, per essere il primo in sospetto di tradigione._
-
-(Ammessa avendo la scusa e ricevuto un poco di danaro, di buon animo
-accordansi ad attendere il pagamento dello stipendio alla fine della
-guerra, massime dopo la morte del loro prefetto, il quale in que'
-giorni, assalito da ardentissima febbre, morì non senza sospetto di
-veleno; perciocchè così la voce si sparse che _Antonio_ avesse voluto
-in quel modo rimediare a un doppio male senza tumulto, cioè togliendo
-di mezzo quello che autore della sedizione riputavasi.)
-
-[69] Perciò mi maraviglio grandemente che il chiarissimo conte Pietro
-Verri nella sua recentissima Storia milanese, abbia insegnato, non
-essere quei monumenti di alcun giovamento a tessere la storia di quelle
-età: il che veramente tanto strano mi sembra, che costretto sono a
-confessare di non sapere quello che il chiarissimo autore intenda sotto
-il nome di Istoria.
-
-[70] Lettere di messer Bernardo Tasso. Venezia, presso Lorenzini da
-Turino, 1561, pag. 4.
-
-[71] Lib. XV.
-
-[72] Lib. XV.
-
-[73] Per vessarli da prima col timore e coll'agitazione; quindi, dopo
-che essi si sarebbero colla consuetudine spogliati di quel vano timore,
-offenderli con maggiore sicurezza, allorchè fosse sembrato opportuno
-assalire i nemici con vera battaglia.
-
-[74] Sepulveda, pag. 166.
-
-[75] In Pavia mancava la polvere. Perciò i cesarei staccarono
-sessanta cavalieri spagnuoli, ciascuno dei quali portava all'arcione
-un sacchetto di polvere. Questi, incamminatisi verso Pavia, caduti
-in mezzo ai francesi, dieder loro a credere d'esser del signor Gian
-Giacomo Medici; al che venne prestata fede, e così portarono quel
-soccorso a Pavia. Le truppe del Medici servivano la Francia, come
-presentemente farebbero lo truppe leggeri di ussari, croati, ulani,
-calmucchi, cosacchi; e, poco avvezze alla militare disciplina, erano
-sconosciute all'esercito, col quale guerreggiavano colle scorrerie,
-anzi che colla riunione in un solo corpo d'armata. Il Medici,
-ferito d'archibugiata in una coscia il 20 febbraio, mentre cercava
-di rappresagliare alcuni pavesi, fu trasportato a Parma per essere
-medicato, e così evitò fortunatamente il destino della battaglia 24
-febbraio (_Cronaca di Martino Verri, e Tegio_).
-
-[76] Brantome, _Hommes illustres_, art. _Bonnivet_.
-
-[77] Stor. Univ., lib. VI, pag. 778.
-
-[78] Brantome, _Hommes illustres_, art. _La Palice_.
-
-[79] Sepulveda, pag. 168.
-
-[80] Tegio, pag. 64.
-
-[81] Stor. Univ., lib. VI, pag. 779.
-
-[82] Bugati (lib. VI, pag. cit.) dice che il d'Alençon, giunto _di
-lungo in Francia, convinto di malvagio animo contro il suo re, gli fu
-poi tagliata la testa_. Il che è dimostrato falso dai Maurini: _Art
-de vérifier les dates_, pag. 573, i quali scrivono che nel tempo della
-prigionia del re Francesco I il conte d'Alençon, Carlo Borbone, avo di
-Enrico IV, fu capo del Consiglio di Reggenza nella Francia.
-
-[83] Brantome e Sepulveda.
-
-[84] Tegio.
-
-[85] Fogl. 143, tergo.
-
-[86] All'anno 1525.
-
-[87] Lib. VI, pag. 779.
-
-[88] Non soffrì che gli si facesse pubblicamente, secondo il costume,
-alcuna congratulazione, nè egli si abbandonò all'allegrezza, ma la
-gioia moderatamente sostenne colla sua gravità.
-
-[89] Sepulveda, pag. 171.
-
-[90] Grumello, fogl. 142 e 143.
-
-[91] Ann. d'Ital., tom. XIV, pag. 212.
-
-[92] Grumello, fogl. 143, tergo.
-
-[93] Pag. 174 e 210.
-
-[94] Per cagione dell'ingiuria della figlia negletta, la quale essendo
-stata promessa a Carlo, non ancora giunta a legittima e matura età,
-egli realmente non trascurò, ma per giuste cagioni pospose ad Isabella,
-figliuola di Emanuele re di Portogallo.
-
-[95] Che non ricusi di dare alcuna fede, alcun giuramento, alcun
-numero di ostaggi, purchè in libertà possa ricuperarsi; perciocchè
-facilmente potrà impetrare l'assoluzione del giuramento del pontefice
-massimo, capo della congiura, il quale ultroneamente egli stesso
-quell'assoluzione concederà.
-
-[96] Pag. 173.
-
-[97] Guicciard., lib. XVI, fogl. 473, tergo.
-
-[98] Pag. 177. _Sibi esse in animo, si qua ratione iniri possit,
-Italiam a crudeli dominata et intolerabili avaritia Barbarorum in
-libertatem asserere; de quorum in Italos anime, fideique eorum in se
-opinione, si non aliunde Marchio didicisset, lamen domestico, suoque
-exemplo potuisse nuper edoceri, cum de transvehendo in Hispaniam
-Gallorum Rege tam diligenter fuisset a Carolo Caesare celatus, propter
-suspectam ipsius, ut caeterorum Italorum, fidem. Qua Barbarorum
-suspicione Itali, si qua ratio dignitatis haberetur, satis sui officii
-admoneri possent; nam cui dubium esse suspicionem illum ex timore
-barbarorum ortam, ne Itali resipiscant aliquando, et vires suas orbi
-reliquo, adsit modo concordia, non tolerandus agnoscant, et memores
-veteris majorum glorias, unanimes ad arma concurrant, et Italiam, ab
-ipsis Barbaris servitute oppressam, vindicent in libertatem?_
-
-(Avere in animo, se in qualche modo far si potesse, di liberar l'Italia
-dalla crudele dominazione ed intollerabile avarizia de' Barbari;
-del cui animo contro gl'Italiani e della opinione che quelli avevano
-della loro fede, se il marchese non ne fosse altronde ammaestrato,
-avrebbe potuto con domestico ed anzi suo proprio esempio recentemente
-istruirsi, quando fu così diligentemente tenuto al buio da Carlo cesare
-intorno al trasportare in Ispagna il re di Francia, a motivo della
-sospettata fede di lui e degli altri italiani. Dalla qual sospezione
-de' Barbari gl'Italiani, se alcun riguardo di dignità si avesse,
-sarebbero abbastanza avvertiti del dover loro, imperocchè a chi poteva
-esser dubbio nascere quella sospezione dal timore concepito dai Barbari
-che gli Italiani non faccian senno una volta e conoscano essere le
-proprie forze, perchè siavi fra loro concordia, irresistibili al resto
-del mondo e memori dell'antica gloria dei maggiori, corrano unanimi
-all'armi, e rivendichino in libertà l'Italia, oppressa dal servaggio
-degli stessi Barbari?)
-
-[99] _Praemium suae virtutis, consensu Italiae, regnum Neapolitanum
-accepturus_: (Che ricevuto avrebbe, col consentimento dell'Italia, in
-premio del suo valore il regno napoletano): Sepulveda, pag. 178. Notisi
-che il Pescara era italiano bensì, ma la casa d'Avalos, originaria
-di Catalogna, era spagnuola, stabilita in Napoli dagli avi suoi sotto
-Alfonso I, avanti la metà del secolo XV.
-
-[100] Lib. XVI. pag. 447.
-
-[101] Gaillard, _Vie de François I_, tom. III, pag. 317.
-
-[102] Il pontefice, con alcuni argomenti fallaci, ma dedotti da una
-specie di diritto, si sforza di persuadere al marchese, che piamente e
-santamente poteva da esso commettersi quella sceleratezza.
-
-[103] Sepulveda, pag. 181.
-
-[104] Guicciardini, lib. XVI, pag. 476, tergo.
-
-[105] Grumello.
-
-[106] La risposta di Cesare a Catilina, che lo invita ad associarsi
-a lui, è nobilissima: _Je ne peux le trahir, n'exige rien de plus._ —
-Catilina, _de M. de Voltaire, acte II, sc. 3_.
-
-[107] Sepulveda, pag. 181.
-
-[108] _Intentatis tormentis, conjuratorum consilia plenius et
-apertius indicata._ (Adoperati i tormenti, conosciuti più ampiamente e
-chiaramente i disegni de' congiurati). Sepulveda, pag. 182.
-
-[109] Guicciard., lib. XVI, pag. 473. — Gaillard, tom. II, pag. 299.
-
-[110] Il duca Francesco II in un suo editto si doleva nel seguente
-modo delle proprie sciagure: _Franciscus Secundus Sfortia Vicecomes,
-Dux Mediolani, etc. Posteaquam Divina Clementia, et sacratissimi
-Caroli Caesaris auxilium ad avitum paternumque Mediolanense restituti
-fuimus Imperium, tanta nos temporum calamitas et bellorum vis
-undique afflixit, ut difficile hactenus dijudicare possimus plus ne
-felicitatis in adipiscendo Statu, an eo jam adepto miseriae simus
-assecuti. Nam post Status recuperationem singulis annis renovato ab
-hostibus nostris bello, et quidem semper graviori atque acerbiori,
-perturbati adeo et vexati sumus, ut de nostra ac subditorum salute
-saepe numero fuerit pene desperatum; et ne ullum nobis respirandi
-tempus reliqueretur, accessit pestis post hominum memoriam saevissima,
-etc._ (_Francesco II Sforza Visconti_, duca di Milano, ec. Poichè
-per divina clemenza e per l'aiuto del sacratissimo Carlo cesare fummo
-ristabiliti nell'avito e paterno milanese dominio, tanto ci afflisse
-da tutte le parti la calamità dei tempi e l'impeto delle guerre,
-che difficilmente finora possiamo giudicare, se maggiore felicità
-conseguita abbiamo nell'acquistare lo Stato, o maggior miseria dopo
-l'acquisto ottenuto. Perciocchè, dopo di avere recuperato lo Stato,
-rinnovata essendo ogni anno dai nemici nostri la guerra, e sempre
-ancora più grave e più acerba, per tal modo fummo turbati e molestati,
-che più volte si perdette quasi la speranza della salute nostra e di
-quella dei sudditi; ed affinchè alcun momento di respiro non ci fosse
-conceduto, si aggiunse una peste la più crudele che mai a memoria di
-uomini si provasse, ec.) Passa indi a dire che, dovendo egli sborsare
-all'imperatore Carlo V la tassa per l'investitura del ducato, quindi
-impone che ogni feudatario o possidente fondi donati dal sovrano
-paghi il frutto di sei mesi del suo feudo o podere (_MS. Belgioioso,
-Miscellanea, vol. I, num. 4_). Dalla carta poi num. 6 dello stesso
-codice vedesi che impose anche un testone, ossia un zecchino per
-focolare, _et le subventione quale intendemo ne facciano tutte le
-persone ecclesiastiche del dominio nostro, eccettuati li reverendissimi
-cardinali_.
-
-[111] Sepulveda, pag. 183.
-
-[112] Grumello e Burigozzo.
-
-[113] Annali, l'anno 1526, pag. 213.
-
-[114] Annali al 1526, pag. 215.
-
-[115] Du Mont, Code diplomatique.
-
-[116] Sepulveda, pag. 191.
-
-[117] Grumello e Burigozzo.
-
-[118] Lib. VI.
-
-[119] Pag. 86.
-
-[120] Nella qual cosa, affinchè, forse trattenuto dalla religione,
-troppo timidamente non si conducesse, egli da quel giuramento, se
-alcuno per avventura dato ne aveva a Carlo per assicurare la sua fede,
-coll'autorità apostolica lo scioglieva; e quindi non altrimente che
-se la cosa fosse intatta, non dato alcun giuramento nè alcuna fede,
-con fermezza stabilisse intorno agli affari suoi. Molte cose aggiunse
-inoltre in questa sentenza, non meno al diritto delle genti che al
-divino contraria, co' suoi mandati per lettere, tutti raccogliendo gli
-argomenti coi quali sembrava potersi indurre a trascurare il diritto
-delle genti ed a mancare di fede.
-
-[121] Che neppure il re francese ottenesse alcun dominio su gli
-Italiani, ma contento fosse degli annui tributi dei cinquantamila
-ducati d'oro, che pagati ad esso sarebbono dal duca di Milano, e di
-altri settanta che pagati sarebbono dal re napoletano, da eleggersi coi
-suffragi degli Italiani.
-
-[122] Sepulveda, pag. 188.
-
-[123] E mandò altra lettera più equitativa e più moderata, che in
-pochissime parole racchiudeva un eguale sentimento, ma tolte di mezzo
-in parte le calunnie.
-
-[124] Pag. 193.
-
-[125] Guicciardini, lib. XVII, pag. 18.
-
-[126] Dopo la vittoria di Pavia il Borbone erasi recato a Madrid.
-L'imperatore voleva alloggiarlo con distinzione, e chiese al marchese
-di Villena il suo palazzo per l'alloggio di quel principe. Il marchese
-rispose: _Non posso ricusar cosa veruna alla Maestà Vostra: unicamente
-la supplico di concedermi, che, sloggiato che egli ne sia, io
-l'abbruci, come luogo infetto di perfidia e indegno d'essere abitato
-da uomini d'onore._ Gli Spagnuoli generalmente così giudicavano del
-contestabile duca di Borbone.
-
-[127] Guicciardini, lib. XVII, pag. 18, 19 e 20.
-
-[128] Guicciardini, luogo citato.
-
-[129] Sepulveda, pag. 201.
-
-[130] Sepulveda, pag. 215.
-
-[131] _Borbonius, posteaquam nec a militibus ut ab incepto itinere
-ac proposito desisterent impetrare, nec eos, ut erat, stipendio non
-suppetente, praecarius imperator, coercere posset, non putavit nec ad
-suum officium et dignitatem, nec ad Caroli Caesaris rationes interesse
-ut ipse quoque ab exercitu discederet, ne si tanta multitudo sine
-imperio ferretur, obvia quaequae devastans atque diripiens, in omnem
-injuriam et maleficium intolerantius irrueret, et pontificiae ditionis
-populis, contra inducias factas et Caroli Caesaris voluntatem, longe
-gravius noceretur._ Sepulveda, pag. 215.
-
-(Il _Borbone_, poichè non potè impetrare dai soldati che
-dall'intrapreso viaggio e dal disegno proposto desistessero, nè
-credette di poterli costringere, essendo egli precario comandante,
-mentre non correano le paghe, nè giudicando che fosse convenevole
-al suo ufficio e alla sua dignità, anzi importante per i diritti di
-Carlo Cesare, che egli ancora dall'esercito non si partisse, affinchè
-una truppa così numerosa, rimasta senza comando, non si portasse a
-devastare i luoghi che incontrava, o facesse qua e là irruzione in modo
-più intollerabile, rubando con ogni sorta d'ingiustizie e di malvagità,
-e si nuocesse così assai più gravemente, malgrado la tregua stabilita
-e la volontà di Carlo Cesare, ai popoli della giurisdizione pontificia,
-ec.)
-
-_Ritrovandosi il Borbone di pessimo animo per non haver da dar paga
-allo exercito di Cexare, corno più et più fiate li avea promisso, hebe
-deliberato di levar suo exercito de la Romandiola et pigliar il camino
-di la città di Florencia, pensando di aver danari da essa Repubblica._
-Grumello, fogl. 163.
-
-[132] Continuatore della Stor. Eccl. del Fleury, tom. XIX, lib. 131, §
-10, pag. 211.
-
-[133] _Memorie storiche di Monza e sua corte_, del canonico Antonio
-Francesco Frisi, tom. I, cap. XVII, pag. 198, e tomo II, docum. 254,
-pag. 230.
-
-[134] _Vedendo il duca di Borbono non essere alchuno rimedio di aver
-danari da essa città, per dar paga allo exercito cexareo, affamato et
-quasi perso, hebbe facta deliberatione di pigliar il cammina di Roma._
-Così Grumello, al luogo citato.
-
-[135] Fogl. 163 tergo.
-
-[136] Cronaca MS di Martino Verri.
-
-[137] Pag. 263. e segg. — Sono esse le seguenti: «Franciscus Rex
-Gallorum Carolo Romanorum imperatori designato Hispanorumque regi,
-salutem.
-
-Renuntiatum mihi est a legatis quos ad te de pace misi, le, conditiones
-aequissimas aspernantem, excusationem attulisse, quod ego istine
-violata fide profugerim; quamobrem ut meae famae consulam, quae falsis
-a te obtrectationibus et calumniis graviter impetitur, hanc ad te
-provocandi causa epistolam mittere constitui. Nam licet nemo cui sint
-custodes impositi, data fide teneatur, qua ratione id meum factum vel
-sola purgari posset; tamen meae famae consultum esse cupiens, cuius
-magnam semper habui habeboque dum vita supererit rationem, ut hominum
-de me opinioni satisfaciam, sic tecum agere decrevi. Si me fidem datam
-violasse jactasti, vel jactas, aut contempta fama quidquam fecisse quod
-virum nobilem, bonae famae studiosum non deceat, te turpiter mentiri
-dico, et quoties dixeris mentiturum. Quoniam igitur falso meam famam
-laedere conatus es, nihil amplius mihi scribas, sed locum certamini
-idoneum, tutumque deligito; ego arma utrique deferam. Ac ne a quid
-posthac temere in meam contumeliam voce vel scripto jactes, Deum
-hominesque testor per me non stare quominus inter nos controversia
-singulari certaminus dirimatur. Vale. Lutetiae, quinto kal, aprilis,
-Anno MDXXVIII».
-
-«Carolus Romanorum imperator designatus, Germaniae Hispaniarumque Rex,
-Francisco Gallorum Regi S. D.
-
-Epistolam tuam, cui dies erat adscriptus ad quintum kal. aprilis, mihi
-reddidit Gienna, caduceator tuus, sexto, idus junii, longo scilicet
-intervallo, ad quam eadem fere quae eidem caduceatori dixeram,
-rescribam. Quod legatis et caduceatoribus quos ad me de pace misisti,
-quaedam ad tuam contumeliam pernitentia me tibi, purgandi causa,
-jactasse scribis, ego nec caduceatorum tuum quemquam vidi praeter cum,
-qui Burgos ad me venit ut tuis verbis bellum nobis indiceret, nec erat
-cur me tibi, quem nunquam per injuriam offenderam, purgarem; te autem
-si nihil aliud, tua certe ipsius culpa accusat et condemnat. Quod autem
-fidem quam mihi dederas me requiere dicis, est, ut ais: requiro enim
-illam quam mihi Madritii foedere dedisti, te in meam potestatem, ut
-meum capitivum, justo bello captum, rediturum nisi, liberatus, pacta
-conditionesque foedere acceptas perfecisses, ut scriptura publica
-tuaque manus testimonio est. Me vero jactasse te contra fidem datam ex
-custodia profugisse commentitium est; non ego in hoc tuam perfidiam
-esse dico, sed in eo quod foedus non servas, et jusjurandum fallis,
-in quo nulla est necessitatis execusatio: quam enim quisque fidem
-hosti dederit, temporibus adductus, hanc ut praestet jus gentium esse
-constat, et proborum hominum consuetudinem, qua sublata, tollitur ratio
-bella semel confiata sine summa hominum pernicie dissolvendi. Quod vero
-si te dico aut dixero fidem datam violasse aut contemta fama quidquam
-fecisse quod virum nobilem et bonae famae studiosum non deceat, me
-turpiter mentiri, et quoties dixero mentiturum, ego, quam sis coeteris
-in rebus quae ad me non pertinent boni nominis studiosus et officii
-cultor, non laboro: illud citra mendacium affirmo, quod fidem quam
-mihi Madritii tum publice, palamque, tum privatim separatimque dedisti,
-fallas, quod pacta foederaque et jusjurandum violes, te nec boni viri,
-nec generosi munere fungi; hoc si tu verum esse negabis, scriptura
-publica tuaque manu redarguente, non ego tuam illiberatem, vixque
-gregario milite dignam orationem imitatus, te turpiter mentiri dicam,
-quamquam hoc, me tacente, res ipsa loquitur, tuumque tibi factum,
-plurimum ab oratione discrepans, aperte dicit: profiteor autem me, ut
-caeterorum Christianorum sanguini parcatur, tecum de veritate armis
-viritim disceptaturum et controversias diremturum, ad quod dumtaxat te,
-qui cum meus captivus sis, pugnare cum altero praeter meam voluntatem
-communibus legibus prohiberis, idoneum reddo. Quod me amplius ad
-te scribere vetas, sed aequum tutumque pugnae locum praebere, teque
-dicis arma utrique deportaturum; patiaris oportet haes ad te scribi,
-tuaque malefacta, dum res postulat, memorari. De loco certaminis
-conditionem accipio, daboque operam, quantum erit in me, ut loco
-injuria omnesque absint insidiae. Erit autem idoneus locus, ut jam
-nunc nobis condicatur, in confinio regnorum nostrorum ad parvum sinum
-qui est inter Fonterabiam et Andajam, qua parte, et qua ratione inter
-nos convenerit, et ad parem conditionem tutamque ab insidiis rationem
-pertinere visum fuerit; quem locum nihil est quod recuses, cum ibidem
-et tu dimissus fueris, et filios foederis obsides tradideri; quo ex
-utraque parte viros nobiles et rei militaris peritos mittere licebit,
-quorum judicio omnia quae ad parem pugnandi conditionem pertinebunt,
-et utrius sit arma utrique deligendi, quod ego potius meum esse dico
-quam tuum, et dies pugnae et caetera quae ad negotium conficiendum
-faciant, constituantur. Tuum igitur erit ad haec primo quoquo tempore
-respondere; quod si ultra quadragesimum quam tibi haec epistola
-reddita fuerit distuleris, jam omnes intelligent per te stare quominus
-singulari praelio decernatur. Vale. Ex Montisone, pridie nonarum julii,
-Ann. Christi nati MDXXVIII».
-
-(Francesco, re de' Francesi, a Carlo destinato imperatore dei Romani e
-re di Spagna, salute.
-
-Dai legati che a te ho spedito intorno alla pace, mi è stato riferito
-che tu, sprezzando le più eque condizioni, hai addotto la scusa
-che io di costà, violando la fede, sia fuggito; per la qual cosa,
-geloso di provvedere alla mia fama, gravemente da te attaccata con
-falsi rimproveri e calunnie, ho stabilito di mandarti questa lettera
-provocatoria. Perciocchè, sebbene alcuno al quale sono date guardie
-per custodirlo, non sia tenuto alla data fede, per la quale ragione,
-anche sola, quello che da me fu fatto potrebbe purgarsi da qualunque
-taccia, tuttavia, bramando di meglio provvedere alla mia fama, della
-quale ebbi sempre ed avrò, finchè vita mi rimanga, grandissima cura, ho
-stabilito di agire teco in questo modo, affinchè all'opinione pubblica
-intorno alla mia persona soddisfaccia. Se tu ti vantasti, oppure ti
-vanti ch'io violata abbia la fede data, o che, sprezzatore della fama,
-alcuna cosa io abbia fatto che non degna sia di uomo nobile e della
-buona fama curante, dico che turpemente tu menti, e mentirai qualunque
-volta tu lo dicessi. Poichè adunque falsamente la mia fama ti sei
-sforzato di offendere, più non iscrivermi alcuna cosa, ma scegli un
-luogo al certame idoneo e sicuro; io porterò le armi per ambidue. E
-affine che più in avvenire di alcuna cosa non ti vanti temerariamente a
-mia contumelia, in voce nè in iscritto, chiamo in testimonio Dio e gli
-uomini, che da me non dipende che la controversia tra noi diffinita non
-venga con singolare certame. Sta sano, Parigi, il quinto giorno delie
-calende di aprile dell'anno MDXXVIII.
-
-Carlo, imperatore dei Romani designato, re della Germania e Spagne, a
-Francesco, re de' Francesi, salute.
-
-La lettera tua, colla data del quinto giorno delle calende di aprile,
-recommi Gienna, araldo tuo, il dì sesto degl'Idi di giugno, dopo
-cioè un lungo intervallo, alla quale le stesse cose a un dipresso
-risponderò che già dette aveva allo stesso araldo. Quanto a quello che
-tu ora scrivi, che cogli ambasciatori e cogli araldi che a me mandasti
-intorno alla pace, io mi sia vantato di alcune cose che tornavano a
-tua contumelia affine di scusarmi, io nè mai vidi alcun tuo araldo,
-fuorchè quello che venne da me in Burgos, affinchè colle parole a noi
-la guerra intimasse, nè ragione vi aveva che io mi scusassi con te, che
-mai ingiustamente offeso non aveva: quanto a te, se pure niun'altra
-cosa, certamente la tua stessa colpa ti accusa e ti condanna. Quanto
-poi alla fede che data mi avevi, e che tu dici che io ora reclamo,
-la cosa è come tu dici; perciocchè reclamo quella fede che a me con
-un trattato desti in Madrid, che tu esistente in mio potere, come mio
-prigione, pigliato in giusta guerra, saresti tornato, qualora, fatto
-libero, non avessi adempiuto i patti e le condizioni in quel trattato
-accettate, come lo attestano la scrittura pubblica e la soscrizione
-fatta di tua mano. Che io poi mi sia vantato che tu fossi dal carcere
-fuggito contro la data fede, ella è una pretta impostura: non dico io
-già che in questo consista la tua perfidia, ma bensì in quello soltanto
-che il trattato non mantieni, ed il giuramento hai violato; nel che
-addurre non si può alcuna scusa per titolo di necessità: conciossiachè
-quella fede che chiunque data avesse ad un nemico dalla necessità de'
-tempi indotto, questa certamente egli dee prestare per diritto delle
-genti e per la consuetudine degli uomini probi, tolta la quale si
-toglie ancora la ragione di troncare le guerre una volta insorte, senza
-grandissima strage degli uomini. In quanto poi a quello che tu dici,
-che io villanamente mentisca, qualora io dica o pure dirò che tu hai
-violata la fede data, o che, sprezzando la fama, hai fatta cosa indegna
-di uomo nobile e della buona fama sollecito, e che tante volte mentirò,
-quante volte il dirò; io non mi curo punto che tu sii in tutte le altre
-cose che a me non appartengono, studioso del buon nome e adempitore
-del dovere; quello bensì senza alcuna menzogna affermo, che tu manchi
-alla fede che mi desti in Madrid, tanto in pubblico ed in palese,
-quanto privatamente ed in separato colloquio; che tu violi i patti e i
-trattati e il giuramento, ed in questo non ti mostri nè uomo onesto nè
-generoso: se tu negherai che questo sia vero, la scrittura pubblica e
-la tua mano deponendo contra di te, non imiterò già io la tua maniera
-di parlare illiberale e degna appena di un fantaccino, dicendo che tu
-menti turpemente, sebbene questo, anche in mezzo al mio silenzio, viene
-annunziato dalla cosa medesima, ed il tuo fatto, troppo dissonante dal
-tuo parlare, apertamente lo dichiara; professo tuttavia la massima
-che io, affinchè si risparmi il sangue degli altri cristiani, teco
-verrò su la verità delle cose a discutere colle armi, e a definire le
-controversie; al che solamente, essendo tu mio prigioniero, e quindi
-dalle leggi comuni impedito dal pugnare con alcuno senza mio volere,
-ti rendo e ti dichiaro idoneo. Siccome poi mi vieti di scriverti più
-oltre, ma m'inviti ad assegnare un luogo convenevole e sicuro alla
-pugna, e dici che tu le armi per l'uno e per l'altro porterai, è d'uopo
-che tu soffra che queste cose ti si scrivano e si rammemorino, mentre
-la cosa stessa il richiede, le tue azioni sconvenevoli. Io accetto
-la condizione relativa al luogo del duello, che, per quanto da me
-potrà dipendere, procurerò che riparato sia da qualunque offesa, e che
-lontane sieno tutte le insidie. Sarà poi idoneo il luogo, a ciò che da
-noi venga fin d'ora stabilito, sul confine dei regni nostri, in quel
-piccolo seno che è situato tra Fontarabia e Andaia, da quella parte
-e in quel modo che tra noi si converrà, e che sembrerà appartenere
-all'eguaglianza delle condizioni e alla sicurezza delle insidie. Il
-qual luogo tu non puoi in alcun conto ricusare, giacchè colà tu fosti
-lasciato libero, e i figliuoli dèsti in ostaggi del trattato: in quel
-luogo dall'una e dall'altra parte sarà lecito il mandare uomini nobili
-e periti delle cose militari, al di cui giudizio si rimetteranno tutte
-le cose appartenenti alla parità delle condizioni nella pugna, e da
-essi saranno scelte le armi per ciascuno, il che a me piuttosto che
-a te si apparterrebbe, e stabiliti saranno il giorno della pugna e le
-altre cose tutte che servire possono alla conclusione di questo affare.
-A te dunque tocca il rispondere quanto prima a queste domande; che
-se ritarderai oltre il quarantesimo giorno dopo che questa lettera ti
-sarà rimessa, intenderanno tutti da te solo dipendere che in singolare
-certame non si definisca la controversia. Sta sano. Da Montisone il
-giorno avanti le none di luglio dell'anno della natività di Cristo
-MDXXVIII.)
-
-Il re Francesco non volle accettare la lettera, dichiarando che nessuna
-risposta avrebbe ricevuta, se non conteneva le uniche parole del luogo
-e del tempo pel duello.
-
-[138] Sepulveda, pag. 281.
-
-[139] Lib. XVIII, pag. 70 e 71, e Cronaca MS. del Burigozzo.
-
-[140] Grumello, fogl. 181.
-
-[141] Guicciardini, lib. XIX, pag. 85, e seg.
-
-[142] Guicciardini, lib. XIX, pag. 97.
-
-[143] Fogl. 159, all'anno 1526.
-
-[144] Pag. 286.
-
-[145] Per dare un'idea del merito di Girolamo Morone trascriverò alcuni
-squarci delle lettore di lui, che tuttora ai conservano manoscritte.
-Nel 1507 il Morone vegliava su quanto facevasi in Costanza, acciocchè
-gli Svizzeri non ascoltassero le proposizioni dell'imperatore
-Massimiliano, ma perseverassero nella fede col re di Francia, duca
-di Milano. Su di ciò scrisse al gran maestro, Carlo d'Amboise,
-luogotenente e governatore: «Fuit conventus Constantiensis acriter
-perturbatus ambigua subdolaque Helvetiorum responsione, nullamque
-eorum rationem habendam censuit: dissimulandum tamen judicavit, ne
-eo magis Regi jungantur, quo se ab Imperio neglectos perspiciant.
-Sed jam dissimulatio ipsa dissimulari amplius non potest, innotuitque
-omnibus Helvetiis nullam Caesarem in eis fidem reponere, nec stipendia
-eis daturum, et quando Caesaris legati capitaneos, vexilliferos,
-peditasque Helvetiorum conscribunt, risum jam omnibus parant. Nec
-tacent pueri, illos descriptos quidem esse, stipendiatos minime, igitur
-quod Helvetios attinet, res in tuto est; habebimus eos, si voluerimus,
-supra spem numerosiores et fideliores. At inter principes legatosque
-Germaniae eo usque deventum est, ut promiserint Caesari subministrare
-stipendia semestria octo millium equitum et viginti quinque millium
-peditum in Italicam expeditionem traducendorum, quam in mensem
-februarii differendam censuerunt, ut interea pecuniae, arma, et caetera
-ad bellum necessaria parari possint. A principibus illis quos noris,
-certior factus sum opera sua dilationem interpositam fuisse, quod eam
-putent rebus regiis valde profuturam: pollicitique sunt se curaturos,
-quod milites nec eodem tempore convenient, nec de bello gerendo
-concordabunt, sed alius alium longo intervallo sequetur, contrariisque
-sententiis inter se dissidebunt, et potius ad servandam formam, quam
-ad bellum Regi inferendum progredientur; laudantque ut in claustris
-Italis praesidia ponantur, cum non dubitent Caesaris exercitum, si
-aliquantisper in montanis oris arceatur, brevi dilapsurum. Haec illi;
-sed isthaec ex eorum parte incerta sunt, ex nostra autem sine Venetis
-haud fieri possunt. Quare repeto quod Rex Venetos adsciscat oportet.
-Vale. Turregi, IV Idus augusti MDVII».
-
-(Fu il concilio di Costanza gravemente turbato dalla risposta ambigua
-e maliziosa degli Svizzeri, e fu d'avviso che non se ne dovesse
-tenere alcun conto: giudicò tuttavia che fosse d'uopo di simulare,
-affinchè al re tanto più non si unissero, quanto più si vedessero
-dall'imperio negletti. Ma già non è più possibile il dissimulare la
-stessa dissimulazione; e a tutti gli Svizzeri noto si rendette, che
-niuna fede cesare in essi ripone, nè è disposto ad accordare ad essi
-stipendi; ed allorchè i legati di cesare scrivono i nomi dei capitani,
-de' vessilliferi e dei fanti elvetici, muovono a tutti il riso. Nè
-tacciono i fanciulli medesimi, che quelli sono bensì coscritti, ma non
-stipendiati. Per quello adunque che appartiene agli Elvezi, la cosa è
-al sicuro; gli avremo se pure li vorremo, oltre ogni speranza, numerosi
-e fedeli. Ma tra i principi e legati della Germania si è venuto fino a
-questo punto, che a cesare promisero di fornire i semestrali stipendi
-di ottomila cavalli e venticinquemila fanti che passare potessero nella
-spedizione italica, la quale furono d'avviso di differire sino al mese
-di febbraio, affinchè intanto preparare si potessero i danari, le armi
-e tutte le altre cose necessarie alla guerra. Da quei principi che tu
-conosci, sono stato informato che per opera loro è stata interposta la
-dilazione, perchè la reputano agl'interessi del re assai vantaggiosa,
-ed hanno promesso altresì di procurare che i soldati nè allo stesso
-tempo si riuniranno, nè andranno d'accordo sul modo di fare la guerra,
-ma gli uni seguiranno gli altri con lungo intervallo, e con opposti
-pareri verranno tra di loro a discordia, e si avanzeranno piuttosto
-per una certa formalità che per muovere la guerra al re. Lodano
-pure e approvano che nelle gole dell'Italia si pongano presidii, non
-dubitando essi che l'esercito di Cesare, qualora respinto venga, anche
-debolmente, nelle gole de' monti, in breve si scioglierà. Queste cose
-dicono essi, ma queste dalla parte loro sono incerte, e dalla nostra
-poi non possono farsi senza i Veneti. Laonde ripeto che il re dee far
-di tutto per attaccarsi i Veneti. Sii sano. Zurigo, il quarto giorno
-delle idi di agosto, MDVII.)
-
-Il Moroni era affezionato al re Lodovico XII, dal quale senza ch'ei
-vi pensasse era stato collocato nella importante carica di avvocato
-fiscale. Era stato discepolo di Giorgio Merula. Descrivendo egli in
-una sua lettera a Giacomo Antiquario, del 1.º novembre 1499, la sua
-sorpresa nel vedersi fatto avvocato fiscale, prosiegue così: «Quare
-si quid huius muneris assumptione peccatum est, vides non consulte,
-nec mea voluntate, nisi coacta, factum, et potius fatorum necessitati,
-quam ambitioni, aut culpae tribuendum est. At quaeso videamus quid sit
-hac in re non probabile; an illud ipsum quod Gallis inserviam? Quasi
-non oporteat ut omnes illis serviamus, aut quasi caeteri cives, etiam
-primates, munia etiam majora ab eisdem non ambiverint, et Sfortianam
-memoriam non abjecerint etiam ii de quibus Sfortiani meritissimi
-sunt, et qui summis magistratibus et honoribus, auspiciis eorum,
-functi sunt. An vero forte ipsa officii vis, et fiscalia jura tuendi
-necessitas, suapte natura odiosa, te commovit? Sed age; nosti mores
-meos ad obsequendum pronos; nosti illam quam in me admirari soles
-vim, maledicta de me refellendi, consilia et gesta mea justificandi.
-Dabo operam ut plurimum prosim, nemini obsim, et si cui nocendi
-necessitas fuerit, minus laedam, quam alius quilibet fecisset, haeque
-ratione efficiam, ut ille, quasi modeste et necessario damnificatus,
-beneficium abs me propterea accepisse putet. Quod si vereris ne a
-forensi exercitatione repente nimis discesserim, scito magnam esse
-hujus muneris cum illo similitudinem, majoremque exposci ab advocato
-Fisci quam ab aliis proptitudinem et rerum copiam, quod plerumque de
-subitis et insuetis casibus extempore sibi disserendum est, et quo
-magis excelso ipse loco eminet, auditoresque sunt illustriores, eo
-magis ornate facundoque colloquio declamare orareque eum oportet; ob
-id, vel invitus, cogor longa majorem operem rhetoricae studiis navare,
-quam si inforo cum Bartolis et Baldis permansissem. At non videris
-rebus Gallieis diuturnitatem polliceri, durumque mihi fore auguraris,
-cum magistratus fastum gustavero, privatam vitam agere, et quasi
-ad forensem formulam redire. Ædepol! Non licet mihi pronosticari,
-neque Italica libertas quando vindicari possit divinare; veruntamen
-Venetorum, Helvetiorum foedera, quae Regis arbitrio pendere accepi,
-multum mihi ad longinquitatem facere videntur; nec, si vera loqui
-fas est, conjectura in praesentiarum assequi licet, quibus Galli
-viribus aut quando Italia pelli possint. Sed sit breve, quantum lubet
-illorum imperium; talem me ostendam in magistratu virum, tantum in
-communi prodero, tantumque Gallis ipsis dominis fidem praestabo, quod
-successor, quicumque fuerit, et bene de me concipiet, et obsequia
-mea non aspernabitur. Ubi vero aut temporum qualitas, aut dominantis
-mores me a republica amoveant, non erit mihi grave, praestantissimorum
-virorum imitatione, quibus idem contigit, ad honestum me otium
-convertere, et ad prima studia redire; domesticoque tuo et parentis
-mei exemplo utar, qui cum ritus et instituta Sfortianorum, in quibus
-educati estis, jamque obdurnistis, exuere et commutare nequeatis,
-laudatissimam tamen et jucundissimam vitam in otio ducitis, tantasque
-praecedentia dignitatis reliquias retinetis, ut pauci sint qui
-praesenti gloriae vestrae non aemulentur etc.»
-
-(Per la qual cosa, se l'assumere questa carica si è in alcun modo
-peccato, tu ben vedi che non è a bella posta nè per mia volontà, se non
-forzata, che questo si è fatto, e piuttosto attribuire dovrebbesi ad
-una fatale necessità, che ad ambizione o a colpa manifesta. Ma vediamo
-di grazia qualcosa v'abbia in questo che approvare non si debba; forse
-quello stesso titolo che io servo ai francesi? Come se necessario
-non fosse che tutti ad essi servissimo, e come se tutti gli altri
-cittadini, anche primari, maggiori cariche ancora da essi non avessero
-ambite, e la memoria degli Sforza postergata non avessero anche coloro
-dei quali gli Sforza sono sommamente benemeriti, e che sotto i loro
-auspici hanno esercitate altissime magistrature e goduti sommi onori!
-Forse che la stessa gravità dell'ufficio e la necessità di difendere i
-fiscali diritti, odiosa di sua natura, ti commuove? Ma via: tu conosci
-i miei costumi inclinati all'ossequio; tu conosci quella forza che
-in me stesso suoli ammirare, di respignere le censure che contra di
-me si lanciano, di giustificare i miei consigli, le mie azioni. Io mi
-studierò di fare che molto giovamento io possa arrecare, non nuocere
-ad alcuno; e se pure sarò costretto a nuocere, meno il farò di quello
-che qualunque altro fatto avrebbe, ed in questo modo operando, farò
-sì che quello, siccome danneggiato con moderazione e per la sola
-necessità, credasi di avere da me ricevuto beneficio. Che se tu temi
-che troppo repentinamente io mi sia allontanato dall'esercizio forense,
-sappi che con quello la nuova mia carica ha grandissima simiglianza,
-e che maggiore prontezza ed erudizione si richiede dall'avvocato
-del fisco, che non dagli altri, perchè ben sovente trattare egli dee
-estemporaneamente di casi subitanei ed impensati, e quanto più eccelso
-è il luogo in cui egli splende, quanto più illustri sono gli uditori,
-tanto più è d'uopo che egli declami e perori con facondo ed ornato
-sermone; per questo, anche a mio malgrado, forzato sono ad attendere
-maggiormente agli studii della rettorica, che se nel foro rimasto
-io mi fossi coi Bartoli e coi Baldi. Ma tu non sembri promettere una
-lunga durata al regime dei Galli, e mi predichi che grave mi riuscirà,
-dopo di avere gustato il fasto della magistratura, menare una vita
-privata, e quasi tornare alle formule forensi. Per verità a me non è
-lecito il pronosticare, nè l'indovinare quando mai possa rivendicarsi
-la libertà italica: tuttavia i trattati coi Veneti e cogli Svizzeri,
-che ho udito pendere interamente dall'arbitrio del re, mi sembrano
-molto contribuire alla diuturnità; nè, se è lecito dire il vero, si
-può al presente conoscere per congettura, da quali forze i Francesi,
-o in qual tempo dall'Italia possano essere cacciati. Ma sia quanto si
-vuole breve il loro dominio, tale io mi dimostrerò nella magistratura,
-tanto in generale io gioverò, tanta fedeltà serberò agli stessi padroni
-francesi, che il successore, qualunque egli fosse, buona idea di me
-concepirà, nè sprezzerà i miei ossequi. Qualora poi, o la qualità dei
-tempi, o i costumi del dominante, me dalla gestione della cosa pubblica
-allontanassero, grave non mi riuscirà, ad esempio de' chiarissimi
-uomini ai quali toccò una sorte uguale, il passare ad un onesto ozio,
-il tornare ai primi miei studi; e mi gioverò del familiare tuo esempio
-e di quello del padre mio, i quali lasciare non potendo nè cangiare i
-riti e le istituzioni degli Sforza, nei quali siete stati educati e già
-indurati, tuttavia una vita onorevolissima e giocondissima nell'ozio
-conducete, e sì grandi reliquie ritenete della precedente dignità, che
-pochi sono i quali non portino invidia alla vostra gloria presente,
-ec.)
-
-In una lettera che il Morone scrisse il 17 dicembre del 1499 a Girolamo
-Varadeo, si vede con quanta chiarezza e verità conoscesse gli affari
-pubblici, e prevedesse l'esito infelice, che ebbero poi i tentativi
-immaturi di Lodovico il Moro per discacciare Lodovico XII dal milanese:
-«Equidem in bonam partem accepi quod ad me scripsisti, ne tanta
-rerum Gallicarum fiducia ducar, quod Sfortianos contemnam, de quibus
-feliciora eventa sperari ais; neque enim pro tua in me benevolentia
-quodpiam mihi suaderes quod e re mea fore non existimares, nec pro tua
-prudentia vanis rumoribus aut figmentis fidem adhiberes. Ego etiam
-ea Thoma fratre nonnulla acceperam de Ludovici Sfortiae et amborum
-cardinalium motibus, quodque propediem novum et magnum exercitum
-contracturi sunt, cataphractos scilicet Germanos, Burgundosque
-conducturi, et peditum Helvetiorum delectum in civitato Coriae facturi;
-jamque machinas et caetera ad usum belli quam maximi paravere: et
-quod suspicionem auget, ipse frater, me insalutato et quidem inscio,
-Mediolano excessit, et ut audio, ad eos pergit, futurus eis in omni
-fortuna comes: quod utique facinus hoc tempore non commisisset, nisi
-aliqua intellexisset, quae eum in meliorem spem erexissent. Veruntamen,
-quaeso, pro tua sapientia et rerum usu cogita et diligentius mente
-revolve quem exitum sit habiturus hic, quem diximus, Sfortianorum
-motus, quem sententia mea tumultuarium esse oportet. Peculium
-Ludovici et Ascanei perexiguum est, si rem et gentem illam respicis;
-quod provincia ardua est, locaque sunt expugnanda situ atque arte
-munitissima, quibus adversarius Gallorum rex, potens et ferox, non
-facile, nec brevi tempore pelli poterit; exercitusque Germanorum,
-cessantibus forsan stipendiis, vix durare poterit. Spes autem quae
-de habendis suppetiis a civibus et populis haberi videtur, semper
-mihi vana et periculosa visa est, quod ut plurimum privata comoda
-publicis anteferre, et ad tributi nomen obdurescere consuevimus. Caesar
-non multam opem ferre potest, eamque etiam in praesentia praestare
-non licet per inducias quas cum Gallis fecit, et in kal. junii
-duraturas. Helvetii nuper foedere Gallis obstricti sunt, quod eos tam
-repente violaturos minime crediderim, et quoscumque ex iis Sfortiani
-contraxerint collectitios et profugas esse oportet. Praeter hos, nullos
-habent Sfortiani fautores, adversarios vero et hostes plurimos; Venetos
-in primis, eo formidabiliores quod sunt viciniores, auxiliaque eorum
-in promptu sunt; praeterea Alexandrum, Florentinamque rempublicam et
-Jannensem, ac Bononiensem, Lucensem, Pisanum, Senensemque regulos,
-Gallis amicos et auxiliares fore nemo ignorat. Ipsos etiam Ferrariae
-ducem et Mantuae Marchionem, quorum alter Ludovici socer, alter
-sororius est, cum rege conspirare intellexi. Quid igitur? Profecto
-videntur mihi Sfortiani provinciam viribus suis longe imparem aggredi,
-atque immature nimis belli fortunam tentare, etc.»
-
-(Io veramente pigliai in buona parte quello che a me scrivesti,
-affinchè guidato io non sia da tanta fidanza delle cose francesi,
-che gli Sforzeschi disprezzi, dei quali tu dici sperarsi più felici
-eventi: nè certamente per la benevolenza colla quale mi riguardi,
-alcuna cosa tu potresti persuadermi che non reputassi alla mia
-situazione convenevole, nè per la tua prudenza fede presteresti a
-vani rumori o a finzioni. Io ancora dal mio fratello Tommaso alcune
-cose udite aveva intorno ai movimenti di Lodovico Sforza, e dell'uno
-e dell'altro dei cardinali, e che ben presto erano per riunire un
-nuovo e grande esercito, per arruolare cavalli di pesante armatura,
-tedeschi e borgognoni, e per formare uno stuolo di fanti svizzeri
-nella città di Coira, e già prepararono le macchine e le altre cose
-tutte che fanno d'uopo per una grandissima guerra; e quello che mi
-accresce il sospetto è che lo stesso fratello mio, senza congedarsi
-da me ed anche all'insaputa mia, partì da Milano, e, come mi si dice,
-da essi se ne va onde rimanere loro compagno in qualunque fortuna;
-la quale stravaganza egli non avrebbe commesso certamente, se udite
-non avesse alcuno cose che a migliore speranza sollevato lo avessero.
-Ora però ti prego che colla tua sapienza e colla tua pratica delle
-cose vogli più diligentemente rivolgere nella mente, e considerare
-quale esito sia per avere quel movimento degli Sforzeschi del quale
-abbiamo parlato, e che a mio avviso debb'essere tumultuario. L'erario
-di Lodovico e di Ascanio debb'essere poverissimo, qualora tu riguardi
-la cosa in sè stessa, e tutta quella gente di cui abbisognano: più
-ancora osserva che la provincia è ardua, ed espugnare si debbono
-luoghi per la loro situazione e per le opere dell'arte munitissimi,
-dai quali l'avversario loro, re de' Francesi, potente e feroce, non
-facilmente nè in breve tempo potrà essere cacciato, e l'esercito dei
-tedeschi, mancando forse gli stipendi, appena potrà mantenersi. La
-speranza poi che sembra aversi di ottenere soccorsi dai cittadini e
-dai popoli, mi è paruta sempre vana e pericolosa; perchè più sovente
-i privati comodi si antepongono ai pubblici, e al nome di tributo
-siamo accostumati a indurire i cuori nostri. Cesare non può recare
-loro molto aiuto, nè questo al presente potrebbe nè pure prestare,
-per la tregua che conchiuse coi Francesi, e che durare dee fino alla
-calende di giugno. Gli Svizzeri di recente si sono legati in alleanza
-coi Francesi, la quale alleanza io non crederei che essi fossero per
-violare sì repentinamente, e tutti quelli tra essi che arruolati si
-fossero dagli Sforza, essere non potrebbono se non soldati collettizi
-e disertori. Fuori di questi, altri fautori non hanno gli Sforzeschi,
-ma hanno bensì moltissimi avversari e nemici; prima di tutti i Veneti,
-tanto più formidabili, quanto più sono vicini, e che pronti sono i loro
-aiuti; inoltre Alessandro, la repubblica fiorentina e la genovese, ed
-i regoli di Bologna, di Lucca, di Pisa e di Siena, i quali, amici dei
-Francesi, non può dubitarsi che saranno ausiliari loro. Anche lo stesso
-duca di Ferrara e lo stesso marchese di Mantova, dei quali l'uno è
-suocero, l'altro cognato di Lodovico, io ho udito che col re di Francia
-cospirino. Che dunque? A me sembra certamente che gli Sforzeschi
-un'impresa assumano di gran lunga sproporzionata alle loro forze, e che
-troppo immaturamente vogliano tentare la sorte dell'armi, ec.)
-
-[146] _Coronatorum noningenta millia intra decennium._ Sepulveda, pag.
-291.
-
-[147] Guicciardini, lib. XIX.
-
-[148] Paolo Giovio, nella _Vita Alphonsi ducis Ferrariae_.
-
-[149] Lib. III, fogl. 70, tergo.
-
-[150] Lib. VI.
-
-[151] Lib. IV, fogli 73 e 74.
-
-[152] Bened. Giovio, _Hist. Patr._, lib. I, in fine. — Galeazzo
-Capello, _de bello Mussiano_, lib. II.
-
-[153] Burigozzo, lib. IV, fol. 78 e 79.
-
-[154] Muratori, all'anno 1533, pag. 280.
-
-[155] Tom. I, pag. 69 di quest'edizione. — È ovvio il comprendere che
-ivi si parla del cavaliere Alessandro Verri, fratello dell'autore. (_Il
-Continuatore_).
-
-[156] In Milano trovasi anche al presente una contrada che porta
-il nome di questo casato, come lo sono altre, dette dei _Visconti_,
-degli _Stampi_, dei _Moroni_, _Porrotti_, _Resta_, _Piatti_, _Medici_,
-_Bigli_, ec.
-
-[157] Trattano di questo fatto Montaigne, _Essais_, lib. I, cap. 9
-_des Menteurs_. — Il du Bellay, _Mémoires_, lib. IV. — Arnold. Ferron.,
-lib. VIII. — Valois e Beaucaire, lib. XX, num. 50, e Gaillard, _Vie de
-François I_, tom. IV, pag. 246, da cui viene citata la lettera scritta
-su tal proposito da Francesco I al suo ambasciatore d'Inghilterra, del
-16 luglio 1533.
-
-[158] Annali, al 1534, pag. 285. — Vedi Tatti, _Annali di Como_, decade
-III. — Giulini, _Annali d'Alessandria_. — Cicereio, _Epistolae_, tom.
-II, pag. 123, e un MS. presso il signor don Carlo Trivulzi, intitolato:
-_Memorie Fossane_.
-
-[159] Lib. IV, fogl. 82-85.
-
-[160] Ercole Gonzaga.
-
-[161] Guicciardini, lib. XX. — Muratori, _Annali_, 1534, pag. 287.
-
-[162] La morte del duca Francesco II Sforza viene fissata dai Maurini
-(_Art de vérifier les Dates_, pag. 840) al giorno 24 di ottobre del
-1535; dal Bugati, pag. 827, nel fine di ottobre; dal Morigia (Storia
-di Milano, pag. 105) all'ultimo di ottobre, e finalmente da altri,
-il 2 novembre. Sebbene io non creda di tanta importanza per il
-progresso delle umane cognizioni il dilucidare simili oggetti, quanto
-per avventura lo crede il signor canonico Lupi di Bergamo, che in un
-volume in foglio stragrande ha fatto conoscere d'aver consunta la sua
-vita, e adoperata la sua inesausta pazienza per indovinare simili
-punti, realmente indifferentissimi per conoscere bene la storia,
-nondimeno, per trovare la verità con minor tempo e pena possibile,
-ho fatto ricerca nell'archivio arcivescovile, ed ivi nel diario A
-del 1534 al 1580, al fogl. 36, tergo, ho trovata l'annotazione che
-il duca Francesco II morì il giorno 1.º di novembre 1535. Se il
-signor canonico avesse ben intesa la pag. 57 ch'ei cita del mio primo
-volume (_pag. 93-94 di questa edizione_), e se egli distinguesse la
-cronologia della storia, non si sarebbe fatte le meraviglie ch'egli,
-innocentissimamente, si è fatte alla colonna 1040 del suo immenso
-tomo. Il Muratori, padre e maestro della erudizione d'Italia, pubblicò
-nella sua opera _Rerum Italicarum Scriptores_ i materiali per la storia
-italiana, e non sono della specie di quelli che vorrebbe il chiarissimo
-signor canonico ch'io trovassi buoni a tal uso. Se mai alcuno leggerà
-l'opera del signor Lupi, sappia che altra storia di Milano, ch'ei mi
-pone in confronto, è stata da me donata alla biblioteca Ambrosiana,
-dove ciascuno che il voglia potrò profittarne.
-
-[163] Tom. II, pag. 142 e 143 di quest'edizione.
-
-[164] Lib. IV, fogl. 89 e 90.
-
-[165] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. IV, pag. 7.
-
-[166] Lattuada, tom. III, pag. 98.
-
-[167] All'anno 1535, lib. IV, fogl. 86.
-
-[168] Morigia, nella di lei Vita.
-
-[169] Morigia, _Storia di Milano_, pag. 103.
-
-[170] Lib. V.
-
-[171] Tom. IV, pag. 273 e seg.
-
-[172] Burigozzo, lib. IV, fogl. 92 e 93.
-
-[173] Su di ciò veggansi Beaucaire, lib. XXI, num. 22 e seg. — Sleidan,
-_Commentar._, lib. X. — _Mémoires_ de Langey, lib. V. — Gaillard, tom.
-IV, pag. 305 e seg.
-
-[174] Burigozzo, lib. IV, fogl. 92.
-
-[175] Lib. V.
-
-[176] In mezzo a intollerabili dolori di un morbo miserando, con tutte
-le membra contratte e totalmente assiderate.
-
-[177] Veggansi le _Mémoires_ de Bellay, lib. VIII. — Sleidan,
-_Comment._, lib. X. — _Mémoires_ de Langey, lib. VII. — Beaucaire, lib.
-XXI. num. 52. Gaillard, _Vie de Franc. I_, tom. IV, pag. 449 e seg.
-
-[178] Du Mont, _Corps Diplomat._
-
-[179] Burigozzo, lib. IV, fogl. 102.
-
-[180] Bugati, lib. VII, pag. 866.
-
-[181] Du Mont, tom. IV, part. II, pag. 200. — Appartiene a quest'anno
-la seguente memoria che leggasi scolpita in marmo in Vermezzo, terra
-del Milanese: _MDXL. Annus hic bisextilis fuit, et luminare majus fere
-totum eclipsavit. A septimo idus novembris ab septimum usque aprilis
-idus nec nix nec aqua visa de coelo cadere: attamen praeter mortalium
-opinionem, Dei clementia, et messis et vindemia multa._ (MDXL.
-Quest'anno fu bisestile e il luminare maggiore quasi tutto si eclissò;
-dal settimo giorno delle idi di novembre fino al settimo delle idi di
-aprile, nè neve, nè acqua si è veduta cadere dal cielo. Tuttavia contra
-l'opinione de' mortali, per clemenza di Dio, e la messe e la vendemmia
-furono abbondanti.) L'ecclissi seguì il 7 aprile e fu centrale;
-come può vedersi a suo luogo nella grand'opera intitolata: _L'art de
-vérifier les Dates_; ma il totale ecclisse fu visibile soltanto verso
-il polo artico. Una simile siccità avvenne dall'ottobre del 1733 fino
-al maggio del 1734, a segno che le sorgenti ed i fiumi si disseccarono,
-e si penava a macinare il grano: e tuttavia fu abbondante il raccolto.
-Poi, dal 30 novembre 1778 fino al 3 maggio 1779, non cadde mai neve
-nè acqua, e, malgrado questi cinque mesi di aridità, il raccolto fu
-egualmente copioso. Pare adunque che la siccità del verno giovi alla
-feconda vegetazione delle nostre terre.
-
-[182] Burigozzo.
-
-[183] Robertson, _Storia di Carlo V_, tom. II, pag. 293.
-
-[184] Bellati, _Serie de' governatori di Milano_, pag. 2, nota 3.
-
-[185] Somaglia, _Alleggiamento dello Stato di Milano_, articolo
-_Mensuale_, pag. 160.
-
-[186] Somaglia, _Alleggiamento_, ec; _Relazione del Censimento del
-1750_, cap. II. e IV.
-
-[187] Veggasi la di lui vita, scritta dal suo segretario Goselini.
-
-[188] Ripamonti, pag. 118. — Casati, _Annotationes ad Epistolas
-Francisci Cicerei_, tom. II, pag. 25.
-
-[189] Lunig. _Codex Italiae diplomat._, tom. I, sect. II, class. I,
-cap. 1, num. 51 e 52. — Gaillard, _Vie de François I_, tom. V, pag.
-399.
-
-[190] Stor. Univ., lib. VII, pag. 960.
-
-[191] Vedi il tom. I, cap. I, pag. 52.
-
-[192] Bugati, _Storia Universale_, lib. VII, pag. 970 e 971. —
-Lattuada, tom. IV, pag. 452.
-
-[193] Bugati, _Stor. Univ._, lib. VII, pag. 994.
-
-[194] Quest'insigne deposito è disegno dell'immortale Michelangelo
-Buonarroti, eseguito da Leone Aretino, milanese, e da esso terminato
-nel 1564 al prezzo di settemila ed ottocento scudi d'oro, oltre le sei
-colonne donate da Pio IV. Ciò rilevasi dall'istrumento di convenzione
-per questa grand'opera, seguita il 12 settembre 1560, tra il cardinale
-Moroni e Gabrio Serbellone a nome di Pio IV, e Leone Aretino, figlio
-di Giovanni Battista, milanese, della parrocchia di San Martino in
-Nosigia. Così nell'archivio di casa Medici, cartella segn. C. I., num.
-8. — (_Nota dell'abate Frisi_).
-
-[195] Dumont, _Corps diplomatique_.
-
-[196] Camillo Sitoni in _Chronic. Coll. Judic._, citato dal Lattuada,
-tom. IV, pag. 10.
-
-[197] Saxius, _De studiis mediolanensibus_, cap. XI, col. 48.
-
-[198] Lattuada, tom. V, pag. 441.
-
-[199] Bugati, _Storia Universale_, lib. VII, pag. 965.
-
-[200] _De mutatione nominis, oratio etc. coram senatu habita;
-Mediolani_, 1541 e 1547, in 4.º — Argellati, _Bibl. Script. Mediol._,
-tom. II, col. 839 e seg.
-
-[201] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. V, pag. 170.
-
-[202] Pei quali, mentre li possedeva, insigne, e dopo averli rinunziati
-più ancora insigne egli fu.
-
-[203] _De vita et rebus gestis Caroli S. R. E. cardinalis tit. S.
-Praexdis, archiep. Mediol., libri VII. Carolo a Basilica Petri,
-praeposito gen. Congr. Cler, Reg. S. Pauli, auctore. Ingolstadii, ex
-officina Davidis Sartorii_, 1592, lib. I, pag. 25 e 26.
-
-[204] Lattuada, tom. III, pag. 197.
-
-[205] Bescapè, Vita citata, p. 27.
-
-[206] _Idem_, luogo citato.
-
-[207] Oltrocchi, nelle note alla versione latina della _Vita del
-cardinale Borromeo, scritta da Gio. Pietro Giussani_; Milano, 1751,
-lib. I, col. 51, nota b, e col. 52, nota d. Ecco letteralmente il
-testo: _Eadem qua Carolus tegebatur umbella Gubernator ad Antistitis
-laevam impari gressu equitans, ut medius ex umbella postrema equus
-extaret. Ita scribit Carolus ad Cardinalem Novocomensem... Et fusius
-ad Altempsium Cardinalem triduo post in hanc sententiam scripsit:
-«... Me praecipue Gubernatoris religio et pietas sibi devinxit;
-quem mei et Pontificis observantissimum nactus summopere recreor»_
-(Sotto il baldacchino medesimo dal quale Carlo era coperto, il
-governatore, a sinistra del prelato, cavalcava con minor passo acciò
-la metà del cavallo rimanesse fuori per di dietro dal baldacchino.
-Così scrive Carlo al cardinale di Como.... E più copiosamente
-scrisse tre giorni dopo al cardinale Altemps in questi termini: «...
-Sopratutto la religione e la pietà del governatore a lui mi strinse,
-il quale sommamente rallegromi aver trovato di me e del pontefice
-devotissimo».). Indi conchiude l'annotatore: _Tanta itaque fuit omnium
-Ordinum in eo excipiendo pompa, ut Hieronimus Vida, invidiosa ferme
-sententia, testatum fecerit biduo post in epistolas «tanta Borromeum
-celebritate exceptum, ut vix a reguli pompa differret»_ (Tanta fu
-dunque la pompa di tutti gli ordini nell'accoglierlo, che Gerolamo
-Vida, certo con invidiosi termini, attestò in una lettera data due
-giorni dopo, con tanta celebrità essere stato accolto il Borromeo, che
-appena si distingueva da una regia pompa.).
-
-[208] _Storia di varii conclavi_, cominciando da quello del 1522, in
-cui Adriano VI fu dato successore a Leon X, fino al conclave del 1592,
-in cui fu eletto Clemente VIII: Manoscritto esistente presso il signor
-principe di Belgiojoso d'Este.
-
-[209] Lattuada, tom. IV, pag. 7, e tom. V. pag. 261 e 433. — Giussani,
-_Vita di S. Carlo_, lib. III, cap. I.
-
-[210] Bescapè, opera citata, pag. 56, e gli altri storici contemporanei.
-
-[211] Oltrocchi, nelle Note alla _Vita latina di S. Carlo_, lib. II,
-cap. XIV, col. 144, nota _d_.
-
-[212] _Praesidiis ante paratis, si quis forte promulgationi vellet
-resistere_ (Predisposti i mezzi pel caso che alcuno volesse per
-avventura resistere al bando.): Bescapè, pag. 55.
-
-[213] _Res longe gravissima iis (Praepositis) videbatur ex eo
-statu quem sibi proposuerant cum ei se Ordini addixerunt, ademptis
-beneficiis quae consueta coeterorum via obtinuerant, tantis detractis
-commodis et facoltatibus, ad eam vitam compelli, in qua et tenue
-esset quo quis uteretur, et idipsum non esset proprium, quaeque
-severis altis contineretur institutis. Nihil enim minus sive ipsi,
-sive parentes iis dignitatibus quaerendis fortasse spectaverant,
-quamvis spectare debuissent, quam monasticam coenobiticam disciplinam.
-Sed quemadmodum vulgo de aliis fieri solet sacerdotiis quae legibus
-eiusmodi coenobiticis libera sunt, id sibi suisque comparare plerumque
-studuerant, quod vitae commoditati nobilitatique sustentandae
-deserviret. Cognati quoque ipsi, qui Praepositorum opes ad familiae
-suae splendorem pertinere videbant, casque ad juniores eiusdem familiae
-deinceps transferendas sperabant, sancitas leges, quantum poterant,
-dissolvere conabantur_ (Sembrava loro (a' Proposti) cosa eccessivamente
-gravosa che da quella condizione la quale si era proposta quando
-abbracciarono quell'ordine, tolti loro i benefizi, che avevano per
-la consueta via di tutti gli altri ottenuti, e levati loro tanti
-commodi e facoltà, fossero ridotti a quella vita in cui e tenue era
-ciò che da ciascuno doveva usarsi, e quest'esso non proprio, e la
-quale veniva raffrenata da altre severe istituzioni. Imperocchè a
-nulla avevano, sia essi che i loro parenti, mirato meno nel ricercare
-queste dignità (benchè avessero dovuto mirarvi) che alla monastica
-cenobitica disciplina. Bensì come suole comunemente avvenire rispetto
-agli altri sacerdozi, che da siffatte cenobitiche leggi sono liberi,
-avevano per lo più posto la mira a procacciarsi tal cosa che giovasse
-a sostentamento dei comodi della vita e della nobiltà. I congiunti
-altresì, che le ricchezze dei proposti vedevano rivolte allo splendore
-delle loro famiglie, e speravano quelle trasferire in appresso ad altri
-più giovani delle stesse famiglie, sforzavansi di mandare a vuoto, per
-quanto potevano, le stabilite leggi). Bescapè, pag. 56. — Vedansi anche
-il Bossi, _Vita latina di San Carlo_, lib. II, cap. XIV, col. 145-146,
-e Bugati, _Storia Universale_, lib. VIII, pag. 1079.
-
-[214] Bescapè, pag. 40.
-
-[215] _Idem_, pag. 42 e 49.
-
-[216] _Idem_, pag. 65, 66 e 68.
-
-[217] Tiraboschi, _Vetera Humiliatorum Monumenta_, tom. I, dissert.
-VIII. _De Humiliatorum extinctione_, pag. 416.
-
-[218] MS. esistente nella cospicua collezione del signor principe
-Belgioioso d'Este, che ha per titolo: _Processo per la coniura fatta
-dai frati Umiliati_, ec.
-
-[219] Il vescovo di Lodi, delegato pontificio per il processo della
-archibugiata, fu Antonio Scarampi, e parte dell'esame fatto dal
-cardinale Borromeo venne pubblicata dal P. Branda nella _Confutazione
-de' Ragionamenti apologetici del dottore Baldassare Oltrocchi_. Pavia,
-1755, alla pag. 245.
-
-[220] Manoscritto citato.
-
-[221] _At fuere etiam, qui dum cauti atque intelligentes videri
-perverse vellent, in maximum inciderent temeritatem Caroli id fuisse
-artificium ut sibi opinionem quaereret sanctitatis._ (Ma furonvi
-anche di quelli i quali, nel voler apparire perversamente acuti ed
-intelligenti, caddero nella massima temerità di pensare, questo essere
-stato un artificio di Carlo per acquistare riputazione di santo.)
-Bescapè, pag. 77.
-
-[222] La bolla d'abolizione è nel _Bollar. Roman._, tom. II, foglio
-328. Vedansi Bescapè, pag. 87. Lattuada, tom. V, pag. 260 — Tiraboschi,
-tom. I, dissert. VIII, pag. 427.
-
-[223] Bescapè, luogo citato.
-
-[224] Oltrocchi, nota _b_ alla _Vita latina di S. Carlo_, lib. II. pag.
-210 — Lattuada, tom. I, pag. 190 e seguenti.
-
-[225] _Art de vérifier les Dates_, art. _Philippe II_.
-
-[226] Bescapè, pag. 202 e 203. — Lettera del cardinale di Como
-all'arcivescovo Borromeo, che leggesi nella _Confutazione de'
-Ragionamenti apologetici pubblicati dal dottor Baldassare Oltrocchi_,
-pag. 436.
-
-[227] _Cronaca del marchese Lorenzo Isimbardi, di varii successi dal
-1569 in avanti_: MS. presso la casa Isimbardi in Pavia.
-
-[228] Bescapè, pag. 224.
-
-[229] Vedi Gaspare Bugati, _Fatti di Milano al contrasto della Peste_.
-— Giacomo Filippo Resta, _Vera narrazione del successo della Peste_. —
-Cicerei, _Epist._, tom. II, pag. 248.
-
-[230] Bugati, _Aggiunta alla sua Storia Universale_, Milano, 1571, pag.
-167.
-
-[231] Pag. 145, 146, 147 e 173.
-
-[232] Bescapè, pag. 145. — Lattuada, tom. III. pag. 122.
-
-[233] Vedi gli storici della sua vita, e specialmente il Bescapè, pag.
-193, 194, 195, 290 e 363; e inoltre il Lattuada, tom. IV, pag. 47, 68,
-212, 318, e tom. V, pag. 111, 262, 407; e il Bugati, _Aggiunta_, ec.,
-pag. 143.
-
-[234] Lettera 4 luglio 1579, tra le _Lettere del glorioso arcivescovo
-di Milano S. Carlo Borromeo, cardinale di Santa Prassede_. Lugano, per
-l'Agnelli, 1762.
-
-[235] Cronaca citata, all'anno 1580.
-
-[236] Sotto il contestabile di Castiglia fu stampato, nel 1597,
-il libro: _Quaderno de varias escrituras en las deferencias de
-Jurisdiciones ecclesiastica y real del estado de Milan._
-
-[237] Atti della visita del cardinale Federico Borromeo del 1608.
-
-[238] Bianconi, _Guida di Milano_, pag. 122 e 157.
-
-[239] Lattuada e Bianconi, pag. 79.
-
-[240] Lattuada, tom. V, pag. 284.
-
-[241] _Fr. Cicereji, Opera_, tom. II, pag. 183.
-
-[242] Il seguente avviso fu dal vicario di Provvisione distribuito agli
-eletti per l'entrato della regina: «Volendo questa città di Milano
-ricevere con tutti questi segni di riverenza e d'onore che si devono
-la serenissima principessa, moglie del principe nostro signore, la
-cui venuta in breve s'aspetta, ha stabilito, fra le altre cose, che
-si eleggano ducento e più cavalieri nobili, di età di quattordici
-anni in su, che vadino ad incontrarla, vestiti a spese loro, tutti di
-seta bianca ed oro come meglio a ciascuno parerà, purchè habbino calze
-abborsate con tagli, et calzette di seta bianca, berretta di velluto
-nero solio con piume bianche, spade, pugnali et azze dorate in spalla,
-ogni cosa guernita di velluto solio bianco, et scarpe di corame bianco.
-E perchè fra queste si trova eletta la persona di V. S., d'ordine anche
-di sua eccellenza, l'avvisiamo di tale elezione, assicurandoci che per
-servire al proprio signore e principe naturale e alla patria insieme,
-per i quali è tenuto ogni persona a spendere non solo le facoltà, ma
-il sangue e la vita ancora, ella accetterà volontieri questo carico e
-onore, col provvedersi dei vestimenti et ogni altra cosa necessaria,
-nel modo che di sopra si è detto di qua alli 25 di novembre presente,
-al più tardi, acciocchè quando giungerà sua altezza, la quale si ha
-nuova certa che di già è partita, si trovi V. S. pronta insieme con
-gli altri a fare il suddetto compimento. Avvisandola che sua eccellenza
-ha dichiarato il signor marchese di Caravaggio capo di questi nobili,
-_e avvertendola che contra gli inobbedienti ha ordinato che si proceda
-alla pena di cinquecento scudi, e maggior pena ancora all'arbitrio suo,
-alla quale saranno tenuti i padri per i figliuoli. Nè si admetterà
-alcuna escusazione, perchè S. E. così comanda._ Anzi ha ordinato che
-quelli che sono uomini di arme, entrano in questo numero, esentandoli
-da quel carico per adesso. E per rispetto delle azze potrà V. S.
-far ricapito dal spadaro al segno del Leon d'oro nella contrada dei
-Spadari.
-
-Et inoltre sarà S. V. contenta di ritrovarsi in casa del suddetto
-signor marchese martedì prossimo, che sarà alli 3 del presente mese,
-dopo il desinare, per intendere quanto se le vorrà dire in questo
-particolare.
-
- In Milano, alli 2 di novembre 1598.
-
- _Sott._ Il vicario e dodici di Provvisione eletti dai
- signori Sessanta, ec.
-
- GIO. JACOMO CHIESA».
-
-[243] _Le grazie d'Amore_, di Cesare de' Negri, milanese, detto il
-_Trombone_: Milano, presso Ponzo e Piccaglia, 1604 in fol., pag. 12 e
-seg.
-
-[244] Libro citato, pag. 35.
-
-[245] Opera citata, pag. 13.
-
-[246] Pag. 25.
-
-[247] _Trattato di Scientia d'arme, con un dialogo di filosofia, di
-Camillo Agrippa, milanese:_ Roma, presso Antonio Blado, stampatore
-apostolico, in 4.º
-
-[248] Negri, opera citata, pag. 14.
-
-[249] Pag. 287.
-
-[250] _Siècle de Louis XIV_, cap. XXV.
-
-[251] _Stato della repubblica milanese l'anno 1610_, MS. del citato
-senatore, esistente nell'archivio dell'illustre casa Belgioioso d'Este;
-Cap. dei _Governatori_, fog. 331, _tergo_. — Di quest'opera dà conto
-l'Argellati nella _Biblioteca degli scrittori milanesi_.
-
-[252] .... _Ut aditus et reditus a justitia ad clementiam facillimi
-certissimique paterent, viam hanc e Regia ad praetorium aperuit._
-
-[253] _Philippo III, Hispaniarum Rege potentissimo, imperante D. Petrus
-Enriquez Azevedius, Fontium Comes, externi belli victor domestici
-extinctor invictus, dextra amabilis, sinistra formidabilis.... carcerum
-fores regiae curiae objecit, ut principis advigilantis oculus fidissima
-est jusitae custodia._
-
-[254] Lattuada, tom. V, pag. 26 e seg.
-
-[255] MS. del senator Visconti, fol. 279.
-
-[256] Visconti, MS. citato, fol. 337.
-
-[257] _Philippo III, Hispaniarum et Indiarum Rege, Mediolani Duce,
-Regnante, D. D. Petrus de Enriquez Azevedius, Provinciae Mediol.
-Gubernator et Fontium Comes, opere hoc praeclare Verbani et Larii
-huc deductas aquas irriguo navigabilique Ticino ac Pado immiscuit,
-ubertatem et jucunditatem agrorum, artificum studia, publicas ac
-privatas opes accessu et commercio facili amplificando._
-
-[258] Visconti, MS. citato, fol. 284, _tergo_.
-
-[259] Detto MS.
-
-[260] _Quanto quis servitio promptior, opibus et honoribus
-extollebatur._
-
-(Quanto più pronto era taluno alla servilità, più era innalzato di
-ricchezze e d'onori).
-
-[261] Visconti, nel citato MS. fol. 349.
-
-[262] MS. suddetto, fol. 350.
-
-[263] Caterina Medici, che viene chiamata «impurissima femmina,
-strega e fattucchiera funestissima, avvelenatrice inumanissima; che
-da quattordici anni, abbiurata la religione cristiana, e obbligatasi
-al principe delle Tenebre, ha frequentato i luoghi infernali e i
-conciliaboli dei demonii, li ha nefandamente adorati, e danzato,
-mangiato e giaciuta con essi, e con arti diaboliche e veneficii ha
-tratto o procurato di trarre molti uomini ad amarla, ed ha affascinati
-ed uccisi molti bambini col sottrarre dai lori corpicelli il vital
-sangue; e finalmente tali e tanti delitti ha commesso, che il senato,
-nell'udirne il racconto, inorridì. Perciò statuitole un termine alla
-difesa, e fatta difendere d'ufficio (poichè nessuno si presentò per
-farlo), questa sacrilega detestabil donna fu condannata, previo la
-tortura ad arbitrio della curia per la manifestazione d'altri delitti
-e dei complici, ad essere, con mitra in capo, avente l'iscrizione del
-reato, e cinta di figure diaboliche, condotta al luogo del pubblico
-patibolo sopra un carro, percorrendo le vie principali della città,
-tormentata, durante il cammino, con tenaglie roventi, e per ultimo
-bruciata. E avendo la detta strega confessato molte cose pertinenti
-all'ufficio della Santa Inquisizione, il senato ordinò che fusse prima
-consegnata al rev. padre inquisitore, il quale, compite le cose da
-compirsi, l'abbia a riconsegnare all'egregio capitano di giustizia».
-Così nella sentenza, di cui ecco il tenore: _Retulit in Excellentissimo
-Mediolani senatu egregius capitaneus justitiae longam atque integram
-seriem et processum causae instructae adversus impurissimam foeminam,
-Catharinam Mediceam, Papiensem, strigem lamiamque leterrimam, et
-veneficam immanissimam, quae ex pluribus et perspicuis inditiis ac
-testimoniis atque ex propria confessione cognita es, jam supra annos
-quatuordecim cristianam fidem ejurasse, seque principi Tenebrarum
-devinxisse, tartarea loca, daemonum conciliabula una cum alijs strigis
-et lamiis frequentasse, eos nefarie adorasse, et cum eis saltasse et
-comessatam fuisse ac concubuisse; multosque homines diabolicis artibus
-st veneficiis in sui amorem traxisse, vel certe trahere studuisse;
-multos item infantes, subtracto e corpusculis vitali sanguine,
-fascinasse atque necavisse... Demum tot ac tanta scelera patrasse, ut
-senatus ipsa audiendo cohorruerit. Retulit pariter idem capitaneus
-statum fuisse praedictae mulieri aliquod spacium ad se defendendum,
-quo in tempore cum nihil egerit, curiam de ea in suffragium ivisse,
-sententiamque suam protulisse, quam ibidem recitavit, judicioque
-eiusdem excellentissimi ordinis submisit. Qui misertus ac pertaesus
-harum calamitatum artiumque infernarum, quae passim jam per Urbem
-hanc et Provinciam universam grassantur, statuit ad exemplum et ad
-terrorem huiusmodi monstrorum maxime pertinere ut huic sacrilegae et
-detestandae mulieri digna malefactis suis suplicia erogentur. Omnibus
-igitur et singulis rebus suprascriptis diligenter ac mature perpensis,
-censuit praedictam Catarinam Mediceam, denunciata morte, super aliis
-criminibus et criminum sociis torquendam arbitrio Curiae, habitaque
-pro repetita et composita seu confrontata.... plaustro imponendam,
-mitratamque ad infamiam, cum inscriptione criminis, ac figuris
-diabolicis redimitam, ad locum pubblici patibuli trahendam esse per
-regiones Urbis insigniores, atque interim pluries forcipe candenti....
-vellicandam donec eo pervenerit, ibique demum flammis concremetur....
-Verum quia praedicta Lamia multa fassa est quae ad cognitionem Sanctae
-Inquisitionis Officii pertinent, censet idem Senatus eam prius tradi
-debere rev. P. inquisitori, ut prefectis perficiendis ipsam egregio
-capitaneo justitiae restituat._ — Signat. _Io. Baptista Saccus_. Questa
-sentenza fu eseguita il 4 marzo 1617, e, avendo essa la data del 4 di
-febbraio, è da credere che il mese che trascorse prima dell'esecuzione
-siasi consumato presso il Santo Officio. Il fatto è il seguente.
-
-Nell'autunno del 1616 il senatore Melzi si ammalò con dolore allo
-stomaco: non aveva febbre, ma inappetenza, poi dimagrò e perdette il
-sonno. Il medico che lo assistiva, era il fisico collegiato Giacomo
-Angelo Clerici, ma vennero consultati anche i due fisici di collegio
-Lodovico Settala e Giambattista Selvatico. Erano passati due mesi da
-che languiva per quest'incomodo il senatore, quando venne, verso la
-metà di dicembre, a visitarlo il capitano Vacallo, il quale, vedendo
-che il senatore aveva per cameriera Caterina Medici, da lui altre
-volte conosciuta, avvertì il senatore essere quella una famosissima
-strega, e la peggiore che si potesse trovare, poichè aveva maleficiato
-lui mentre stava in sua casa. Due figlie del senatore, monache in San
-Bernardino, informate di questo, si fecero mandare i cuscini del di lui
-letto, e vi trovarono dei nodi di piume e filo con carboni e pezzetti
-di legno, i quali, portati al curato di San Giovanni Laterano, ch'era
-esorcista, furono tosto giudicati opera diabolica di stregheria. Si
-venne in formalità ad abbruciarli nella stanza del senatore cogli
-esorcismi, e mentre si bruciavano crebbero i dolori allo stomaco
-dell'ammalato. Allora il dottor collegiale Lodovico Melzi, figlio
-del senatore, imprigionò in una stanza di casa Caterina Medici, e le
-disse che si sapeva già ch'ella aveva maleficiato il senatore, e che
-_o lo disfaccia; se no, per giustizia si sarebbe fatta abbruciare.
-Ed a principio negò essa Caterina_..... Il processo non dice con quai
-terrori venne poi costretta quell'infelice ad accusare sè medesima, ma
-si vede che si accusò prima che fosse posta in prigione. Si pretendeva
-che fosse marcata diabolicamente sulla schiena, ed ella asserì che
-potevano essere state le coppette tagliate. Il curato di San Giovanni
-Laterano venne a due ore di notte, e, dopo di averla esorcizzata, la
-obbligò a stendersi per terra, ed ei, calpestandola, le pose un piede
-sul collo, e, in quella positura, l'obbligò a rinunciare alle supposte
-promesse fatte al diavolo.
-
-Il motivo per cui il capitano Vacallo si credeva maleficiato fu perchè,
-avendo in sua casa questa Caterina Medici, n'era innamoratissimo, onde
-si consigliò col P. Scipione Carrera, col P. Albertino e col signor
-Girolamo Omati, _e mi levarono di casa la Caterinetta, et la menarono
-nel refugio: et le notti seguenti vuolsi morire di spavento, de tremori
-et de passione di cuore, et gridava che pareva mi fosse strepato il
-core, et così penai tutta la notte. Et la mattina seguente andai dal
-curato di San Giovanni Laterano et li confessai guanto passava, et
-lui, dopo havermi letto ed esorcizato, mi disse che ero malamente
-maleficiato; et venne a casa mia, et nel letto et piumazzo trovò molte
-porcarie, et fra le altre cose un filo lungo al circolo del mio capo
-con sopra tre nodi distinti, uno stretto, l'altro meno e il terzo
-più vano, et mi disse detto curato che se il terzo nodo si stringeva
-più, sarei stato sforzato a sposarmi con detta Caterina o morire. Et
-veramente a me pareva che se avessi havuto tutto il mondo da una parte,
-et dall'altra la detta Caterina, havrei pigliato lei et lasciato tutto
-il mondo. Egli se ne partì da Milano per andare in Ispagna, e mentre
-andavo a Genova per andare a Spagna, pareva che io fossi menato alla
-forca, et colà mi venne tentazione di gettarmi nel mare, et mi venivano
-certe passioni di cuore come fossi stato per morire._
-
-Mentre la Medici stava rinchiusa in una stanza nella casa del Melzi, e
-assediata da una moltitudine di domestici e famigliari, venne forzata
-a insegnare il modo per guarire il senatore, ed ella disse: _che
-bisognava tor una fascia nuova et con essa misurare il signor senatore
-per larghezza et per lunghezza et farli porre tre volte le braccia in
-croce prostrato prima in letto con la pancia in giù; et che lei lo
-avrebbe levato dal letto facendoli dire in quell'istante tre Pater
-et tre Ave Maria da duoi figliuoli vergini a onore della Santissima
-Trinità, et che lei nell'atto che havesse levato il senator dal letto
-con la fascia sotto la pancia avrebbe detto:_ — Chi leva Senic et chi
-la sanità: — _et che in tal modo il maleficio restava disfatto, et il
-signor senatore sarebbe guarito._
-
-Il medico Lodovico Settala, esaminato il giorno 28 dicembre 1616,
-avendo egli circa sessantaquattr'anni, espone così: «Io più d'una
-volta ho sentito dal signor senatore che pativa dolori di stomaco
-stravaganti; che all'improvviso sopragiungevano et all'improvviso si
-partivano, restando libero come se non avesse avuto male, e che pure
-non vi dava alcuna occasione; per la qual cosa domandò aiuto e a me
-e a al signor medico Clerici, perchè s'andava ogni giorno smagrendo e
-consumandosi. Facessimo colleggio dieci o dodici giorni fa, nel quale,
-sebbene attentissimo alla cura come a male naturale, restassimo però
-con qualche maraviglia della maniera dei dolori; poichè, sendo così
-stravaganti, ci pareva esservi dentro cosa che ben bene non si poteva
-ridurre a soli principii naturali; sendo ancora che lui non haveva mai
-avuto febbre. Ma da pochissimi giorni in qua mi fu detto che si era
-scoperto quella malattia havere origine da causa sopranaturale, sendosi
-scoperta in casa sua una donna sospetta di strega. Per il che subito
-me ne andai dal detto signor senatore per intendere i particolari
-e certificarmi della verità di questo, confermandomi nel mio dubbio
-primiero delle stravaganze de' passati accidenti, potendoli ridurre
-a questa causa sopranaturale delle malìe, tanto più avendone visto
-molti altri esempi in questa città, ne' quali essendoci noi affaticati
-invano con rimedii naturali, scoperti poi esser causati da malìe,
-si rendevano curabili con esorcismi soli, e intesi come questa donna
-aveva confessato la verità di aver fatto i maleficii a questo signore.
-Anzi di più, sendosi trovato presente alla mia visita un religioso
-esorcista di molto valore, mi disse havere scoperto questa donna essere
-strega famosa e professa, anzi essere delle segnate e marcate dal
-demonio, e però non mi maraviglio che il male del dotto signor senatore
-non cedesse». Lo stesso medico Settala, in altro esame, così disse:
-«Considerando io la qualità de' dolori che ha il detto signor senatore,
-la continuità loro, la parte offesa che è tutto il ventricolo, parte
-principalissima che comunica col cuore, ch'è destinata dalla natura ad
-uso necessariissimo, cioè alla preparazione e digestione de' cibi, dico
-tale infermità esser tale, che senza dubbio alcuno era per apportar la
-morte per la veemenza de' dolori, per l'impedimento delle azioni e per
-l'impedimento del dormire; che già si vedeva per il principio della
-magrezza e della consumazione della carne. Anzi credo io certo questi
-maleficii non esser fatti _ad amorem_, come spesse volte si fanno, ma
-_ad mortem_, come sogliono le maghe promettere al diavolo tanto l'anno;
-perchè, per la lunga esperienza che ho avuto in varii casi occorsimi,
-i maleficii _ad amorem_ portano accensione di spiriti, commozione di
-sangue, passione di cuore, alienazione qualche volta di mente, con
-desiderii carnali, et in particolare con rabbiosi affetti verso alcuno;
-non dolori di stomaco, non simili accidenti, in tutto contrari, se non
-qualche volta per errore fatto da qualche maga non esperta, come non
-è verisimile esser costei; havendo inteso dall'esorcista che con lei a
-lungo ha trattato, costei essere strega pratica et professa et marcata,
-che vuol dire esser dottorata in simil arte. E perciò concludo tali
-maleficii più tosto esser stati _ad mortem_, come sogliono, come ho
-detto, fare e promettere in grazia del demonio. E questo è quanto posso
-dire, colto dall'esperienza e pratica che ho avuto in simili casi,
-e per quello che ho letto ne' gravi scrittori che di questa materia
-trattano».
-
-Questa infelice doveva avere circa quarantaquattro anni quando fu
-giuridicamente assassinata. Ella era nata in Brono da Giovanni de'
-Medici, maestro di scuola. Da principio negli esami si dichiarava
-innocente, poi venne tormentata, e il decreto del senato fu: _1617
-die decima januarii. Senatus mandavit ad relationem Egregii Capitanei
-Justitiae dictam Catharinam Torturae subjici debere, adhibita ligatura
-canubis ac etiam taxillo, arbitrio curiae, pro habenda ulteriori
-veritate, ac etiam super aliis;_ (1617, il dì 10 gennaio. Il Senato,
-per relazione dell'egregio capitano di giustizia, comandò doversi
-sottoporre alla tortura la detta Caterina, adoperando la legatura
-di canape ed anche il randello, ad arbitrio della Curia, per avere
-l'ulterior verità, ed altresì sopra altre cose.) e nel giorno stesso
-10 gennaio esaminata, _negat scire quid sit ludum vulgo Barilotto,
-negat etiam scire formam liberandi D. Senatorem a praedicto maleficio.
-Negat_ che il demonio fosse assistente, _ec. Redarguta, perseverat
-in negativa.... Tunc fuit ei comminata tortura ad formam, ec. ubi non
-dicat veritatem.... Respondit_ non ho fatto altro.... _et cum propterea
-fuerit ei funis brachio dextero applicata, et jam stringeretur, dicit:
-Dirò la verità, fatemi desligare; et sic soluta, ec......_ (Nega
-sapere che cosa sia il gioco volgarmente detto _Burilotto_; nega
-pure di sapere il modo di liberare il signor senatore dal predetto
-malefizio. Nega che _il demonio fosse assistente_, ec. Redarguita,
-persiste nella negativa.... Allora le fu minacciata la tortura nella
-forma, ec., quando non dica la verità.... Rispose, _non ho fatto
-altro...._ ed essendole perciò applicata la fune al braccio destro, e
-già strignendosele, disse: _Dirò la verità, fatemi desligare;_ e così
-sciolta, ec.) e allora recitò una lunghissima fila di _Barilotti_ e
-maleficii i più pazzi e strani.
-
-[264] Bianconi, _Nuova Guida di Milano_, pag. 258.
-
-[265] Bosca, _De origine et statu Bibl. Ambr._, lib. II, pag. 566. —
-Saxius, _De studiis literariis Mediol._, cap. XII, col. 54. — Lattuada,
-_Descrizione di Milano_, tom. IV, pag. 94.
-
-[266] Sopra un volumetto che contiene gli atti dell'indicata
-controversia, prezioso MS. esistente nella biblioteca Ambrosiana,
-trovasi scritto di mano propria del cardinale Federico: _Questo libro
-costa centomila scudi_; con che è venuto egli a dichiarare le spese
-fatte per venire a capo della concordia. — _(Nota del canonico Antonio
-Francesco Frisi)._
-
-[267] La consulta è del 9 agosto 1618, ed ha questo principio:
-_Cum ecclesiastici paulatim, unus post alium adversus impositionem
-onerum pro parte colonica bonorum Ecclesiae insurgerent, comminando
-e promulgando censuras contra deputatos, consules et syndicos
-Communitatum... et cum parochi ecclesiarum recusarent Sanctissima
-Sacramenta Deputatis ministrare, Episcopi verò absolutionem a Censuris
-denegarent nisi refectis damnis... et nisi praestita cautione quod
-in futurum ab ea abstinuissent; senatus, omnibus denuo attente
-consideratis, pro eo quod pertinet ad Justitiam, licet non desint qui
-Ecclesiae partes tueantur, cognovit tamen veriorem et magis receptam
-sententiam hanc esse, ut possit princeps Collectam exigere a colonis
-Ecclesiae pro valore fructuum ad eos spectantium, et ita servari in
-aliis provinciis: immo vero ita jamdiu servatum fuisse in multis huius
-Dominii partibus, et in omnibus a multis annis citra. Sed vidit etiam
-episcopos et ipsum summum pontificem ita persistere in censuris, ut
-neque per nos ab eis removeri possint ullis rationibus, neque nobis
-remedia ulla supersint, quibus defendere ab illis valeamus laicos
-in exactione onerum perseverantes, neque nostram quasi possessionem
-in qua sumus, satis tueri, ec..._ (Essendochè gli ecclesiastici a
-poco a poco, un dopo l'altro, contro l'imposizione degli aggravii
-per la parte colonica dei beni della chiesa insorgevano, minacciando
-e promulgando censure contra i deputati, consoli e sindaci della
-comunità... ed essendochè i parochi delle chiese ricusavano di
-amministrare i Santissimi Sacramenti ai deputati, e i vescovi poi
-negavano l'assoluzione delle censure, se pria non erano risarciti i
-danni, e se non si prestava sicurtà che in futuro di quella sarebbono
-astenuti; il Senato, ogni cosa di nuovo attentamente considerata per
-quello che appartiene alla giustizia, benchè non manchino di quelli
-che difendono le parti della Chiesa, riconobbe tuttavia essere più
-vera e più assentata questa sentenza che possa il principe esigere la
-colletta dai coloni della Chiesa pel valore dei frutti loro spettanti;
-e così essere l'osservanza in altre provincie, che anzi così essere
-stata già da lunga pezza la pratica in molte partì di questo dominio,
-ed in tutte molti anni addietro. Ma vide altresì che i vescovi ed il
-sommo pontefice stesso così persistono nelle censure che nè si possono
-per noi rimuovere da esse con veruna ragione, nè a noi rimedio alcuno
-sopravanza col quale possiam difender da quelle i laici perseveranti
-nell'esazione degli aggravii, nè difendere abbastanza il nostro quasi
-possesso in cui siamo, ec.) e termina quindi concludendo: _Reliquam est
-ut Majestas Vestra, re tota intellecta, quit nobis inter has angustias
-agendum sit praescribere dignetur._ (Rimane che la Maestà Vostra,
-ogni cosa considerata, si degni prescrivere che cosa dobbiamo fare fra
-queste angustie.)
-
-[268] Ripamonti, _De Peste_, ec., pag. 20.
-
-[269] _Ibid._, pag. 41, e annotazioni MS. a un vecchio Diutile presso
-la casa Verri.
-
-[270] Rivolta, _Vita di Federico Borromeo_, lib. V, cap. XXI, p. 168.
-
-[271] Ripamonti, pag. 50 e seguenti. Nel citato Diutile, scritto
-da un medico chirurgo, essendovi notate le visite di Santa Corona,
-leggesi MS. quest'annotazione: «1629, 7 novembre. Nel bettolino di
-San Francesco sul corso di porta Comasina, passato il Carmine, morì
-improvvisamente uno venuto da luogo infetto. Non si conobbe ch'ei
-fosse morto di peste. Fra alcuni giorni l'oste e garzoni s'ammalarono e
-morirono».
-
-[272] Si fecero giuochi, tornei, allegrezze grandi. Si cantò il
-_Te-deum_ a Santa Maria presso San Celso. Sulla piazza del Duomo si
-diede un fuoco artificiale stupendo, che rappresentava il monte Etna.
-Il ragguaglio ed il disegno della macchina sono stampati. Il gesuita
-Emanuele Tesauro, celebre maestro di eloquenza in quei tempi, recitò
-la orazione; e per dare un'idea del suo modo di scrivere, ne riporterò
-alcuni tratti. Fra le altre cose disse: _Ma che in questi anni, meglio
-che in altri, sia la fortuna appassionata per questa casa reale,
-facciane fede, non altri, l'abbattuta eresia della Germania, sopra
-cui, passando la ruota dell'austriaca fortuna, hormai le ha frante le
-armi e tolto il fiato. O giustissimi sdegni e trionfali vendette della
-zelante fortuna! Tempo fu che, ritardato il valor della doglia, assai
-più attese la fortuna dello Impero a medicar le ferite de' suoi con
-la prudenza, che a ferire i rubelli con la spada: a guisa di perita
-nocchiera, che, non potendo correre un vento intiero, corre una quarta.
-Ma ora al prospero soffio dell'austro gonfia tutta la vela, scorrendo
-liberamente, non pure il Reno e il Danubio e l'Albi, ma il gelato mare
-di Dania; anzi ne' monti ongarici et boemi per un mar di sangue rubello
-felicemente veleggia_ (pag. 12). Egli, lodando il conte d'Olivares,
-dice che _trasse il nome dagli olivi, perchè ne' consigli di guerra et
-di pace dell'una et dell'altra Pallade merta l'oliva_. Finalmente del
-nato bambino, ei narra ch'_è figlio delle Grazie, candidato dei paterni
-regni, gemma incomparabile della maggior corona del mondo, fondamento
-delle speranze, speranza et voto dei popoli, humano angioletto et
-mortal Dio_. Il panegirico è pieno di passi d'Orazio, di testi di
-Platone, di allusioni alle favole, di esagerazioni e adulazioni, e,
-sebbene recitato in San Celso, non vi è tratto veruno nè del candore
-evangelico, nè perfino di religione.
-
-[273] In una patente del tribunale di Sanità, sottoscritta dal
-presidente Giovanni Sfondrati e dal cancelliere Giacomo Antonio
-Tagliabò, del 20 maggio 1632, che conservavasi presso de' padri
-Cappuccini di quel convento, si legge che il padre Felice Casato,
-guardiano, comandò nel Lazzaretto per commissione del tribunale di
-Sanità, e cominciò _alli 30 marzo con carico di reggente e governatore
-di detto Lazzaretto, con ampia autorità concessagli da questo tribunale
-di comandare, ordinare, provvedere e fare tutto quello che dalla
-singolare sua prudenza fosse stimato necessario.... havendo avuto
-sotto il suo governo et comando tal'hora più di sedicimila anime, et
-governato nel detto spatio di tempo centomila persone e più, ec._
-
-[274] Così il conte Verri verso il fine del § II dell'opera intitolata:
-_Osservazioni sulle torture, e singolarmente su gli effetti che
-produsse all'occasione delle unzioni malefiche, alle quali si attribuì
-la pestilenza che devastò Milano l'anno 1630._ Questo scritto, ch'era
-rimano inedito per riguardi di famiglia onorevoli all'autore, fu per
-la prima volta pubblicato come un'appendice alle Opere Economiche del
-conte Pietro Verri, nella Raccolta degli _Scrittori Classici Italiani
-di Economia politica_, Parte moderna, tom. XVII.
-
-[275] _Memorie delle cose notabili successe in Milano intorno al male
-contagioso l'anno 1630_, ec., _raccolte da D. Pio La Croce_, pag. 54.
-Un fanatismo simile a questo si vide in Mosca, allorquando, l'anno
-1771, la pestilenza recatavi dalla guerra co' Turchi desolava quella
-città. Il popolo si pose alla mente che un'immagine miracolosa dovesse
-liberarlo, e la folla del concorso comunicò la pestilenza ai sani, e
-accrebbe la sciagura. L'arcivescovo di Mosca, uomo illuminato e umano,
-che avea sottratto l'immagine al popolo, dovette nascondersi per
-schermirsi dal suo furore; ma le turbe forzarono il monastero ov'erasi
-ricoverato, e lo trucidarono. — Veggasi Levesque, _Histoire de Russie,
-tom. V, Paris_, 1782, pag. 133.
-
-[276] _Pestilentia vim, et nomen, et regnum verè suum obtinuit_, lib.
-VI, pag. 67.
-
-[277] _Ragguaglio dell'origine e giornali successi della peste di
-Milano, dal 1629 al 1632, di Alessandro Tadino_, ec., lib. II, cap. 15
-e 30, pag. 57 e 100.
-
-[278] Ripamonti, pag. 112.
-
-[279] L'editto, pubblicato dal Lattuada (_Descrizione di Milano_, tom.
-III, pag. 322), è il seguente: «Avendo alcuni temerari o scellerati
-avuto ardire di andare ungendo molte porte delle case, diversi
-catenacci di esse e gran parte dei muri di quasi tutte le case di
-questa città con unzioni, parte bianche e parte gialle, il che ha
-causato negli animi di questo popolo di Milano grandissimo terrore e
-spavento, dubitandosi che tali unzioni siano state fatte per aumentare
-la peste che va serpendo in tante parti di questo Stato; dal che
-potendone seguire molti mali effetti et inconvenienti pregiudiziali
-alla pubblica salute: a' quali dovendo li signori presidente e
-conservatori della Sanità dello stato di Milano per debito del loro
-carico provedere, hanno risoluto, per beneficio pubblico e per quiete
-e consolazione degli abitanti di questa città, oltre tante diligenze
-sin qui d'ordine loro usate per mettere in chiaro i delinquenti, far
-pubblicare la presente grida, con la quale promettono a ciascuna
-persona di qualsivoglia grado, stato e condizione si sia, che nel
-termine di giorni 30 prossimi a venire dopo la pubblicazione della
-presente metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso,
-favorito, aiutato, o dato il mandato, o recettato o avuto parte o
-scienza, ancorchè minima, in cotal delitto, scudi ducento de' denari
-delle condanne di questo tribunale; e se il notificante sarà uno de'
-complici, purchè non sia il principale, se gli promette l'impunità,
-e parimente guadagnerà il suddetto premio. Et a questo effetto si
-deputano per giudici il signor capitano di giustizia, il signor podestà
-di questa città et il signor auditore di questo tribunale, a' quali
-o ad uno di essi averanno da ricorrere i propalatori di tal delitto,
-quali, volendo, saranno anche tenuti secreti. Dat. in Milano 19 maggio
-1630.
-
- Firm. _M. Antonius Montius Praeses._
-
- Sott. _Jacobus Tagliabos. Cancellar._»
-
-[280] Veggasi la citata opera del conte Verri: _Osservazioni sulla
-tortura_, ec.
-
-[281] Ripamonti, pag. 64.
-
-[282] Darò qui la studiata e non inelegante iscrizione latina che
-leggevasi scolpita in una gran tavola di marmo, e il faccio ancor
-più volentieri perchè nella prima edizione della citata opera _Sulla
-tortura_, contro la manifesta intenzione dei tre superiori magistrati
-che sancirono quel legale assassinio, è mancante de' loro nomi, e così
-mutila fu poscia ristampata.
-
- HIC VBI HAEC AREA PATENS EST
- SVRGEBAT OLIM TONSTRINA
- JO. JACOBI MORAE
- QUI PACTA CVM GVLIELMO PLATEA PVB. SANIT. COMMISSARIO
- ET CVM ALIIS CONSPIRATIONE
- DVM PESTIS ATROX SAEVIRET
- LAETHIFERIS VNGVENTIS HVC ET ILLVC ASPERSIS
- PLVRES AD DIRAM MORTEM COMPVLIT
- MOS IGITVR AMBOS HOSTES PATRIAE IVDICATOS
- EXCELSO IN PLAVSTRO
- CANDENTI PRIVS VELLICATOS FORCIPE
- ET DEXTRA MVLCTATOS MANV
- ROTA INFRINGI
- ROTAEQVE INTEXTOS POST HORAS SEX JVGVLARI
- COMBVRI DEINDE
- AC NE QVID TAM SCELESTORVM HOMINVM RELIQVI SIT
- PVBLICATIS BONIS
- CINERES IN FLVMEN PROJICI
- SENATVS JVSSIT
- CVIUS REI MEMORIA AETERNA VT SIT
- HANC DOMVM SCELERIS OFFICINAM
- SOLO AEQVARI
- AC NVMQVAM IN POSTERVM REFICI
- ET ERIGI COLVMNAM
- QVAE VOCETVR INFAMIS
- IDEM ORDO MANDAVIT.
- PROCVL HINC PROCVL ERGO
- BONI CIVES
- NE VOS INFELIX INFAME SOLVM
- COMMACVLET
- M DC. XXX. KAL AVGVSTI.
-
- R. justitiae capitaneo
- JO. BATT. VICECOMITE.
-
- Praeside senatus ampliss.
- JO. BABT. TROTTO.
-
- Praeside pubblico sanitatis
- MARCO AN. MONTIO.
-
- (Nel luogo di questo spazio
- Sorgeva altre volte la barbiería
- Di Giovan Giacomo Mora
- Il quale con Guglielmo Piazza pubblico Commissario di Sanità
- E con altri avendo conspirato
- Mentre imperversava atroce pestilenza
- Con venefici unguenti qua e là applicati
- Molti a cruda morte spinse
- Entrambi pertanto nemici della Patria giudicati
- Comandò il Senato
- Che sopra di un elevato carro
- Abbrostiti da prima con tanaglia rovente
- E mutilati della mano destra
- Colla ruota fossero infranti
- E nella ruota intrecciati dopo sei ore scannati fossero
- E quindi abbruciati.
- Ed affinchè nulla rimanesse di uomini tanto scelerati
- Confiscati i beni
- Volle che le ceneri gettate fossero nel fiume.
- Della qual cosa onde eterna sia la memoria
- Questa casa, officina di sceleratezza
- Lo stesso Ordine decretò
- Che adeguata fosse al suolo
- Nè mai potesse in avvenire rifabbricarsi
- E si ergesse una colonna
- Che detta fosse infame
- Lungi adunque, lungi di qua
- O buoni cittadini
- Affinchè l'infelice infame suolo
- Non vi contamini.
- M. DC. XXX.
- Alle calende di agosto
-
- _Essendo_
-
- R. capitano di giustizia
- GIO. BATT. VISCONTI.
-
- Presid. ampliss. del senato
- GIO. BATT. TROTTI.
-
- Pubbl. presid. della sanità
- MARCO ANT. MONTI.)
-
-[283] _Memorie, ec._, di _D. Pio La Croce_, di sopra citate, pag. 51.
-
-[284] _Coniectura tamen aestimatioque communis fuit, centum quadraginta
-milia capitum fuisse quae perierunt, reperique ita prescriptum in
-tabulis rationibusque iisdem, unde haec mihi petita sunt omnia
-quae retuli._ (Fu tuttavia congettura ed opinione comune, che
-centoquarantamila anime fossero perite, e così trovai registrato
-nelle tavole e conti medesimi dai quali trassi tuttochè ho riferito.)
-Ripamonti, lib. IV, pag. 228.
-
-[285] _Descrizione di Milano_, tom. II, pag. 66 e seg.
-
-[286] Si conosce il costume de' tempi e singolarmente l'orgogliosa
-opinione de' nobili, i quali si consideravano di natura diversa degli
-uomini della plebe, dal viglietto seguente, che il signor don Pietro
-Fossani ha ritrovato in sua casa, come originale di un simile che un di
-lui antenato scrisse a certo Paolo Besozzi: «Intendo andare attorno una
-scrittura data da ti Paolo Besozzi in confidenza ad alcuni pochi, alla
-quale non posso adequatamente rispondere per non essere arrivata alle
-mie mani. Pure, con quei dogmi che sono necessari alla gente vilissima
-e poco pratica delle corti e del trattare civile, ti dico che è solito
-de' buffoni e solo lor proprio privilegio farsi pari e superiori a'
-lor maggiori, lasciando di dargli i dovuti titoli, e presumendo di
-arrogarli alle loro vilissime persone, ma, inavveduti, si scordano
-di quel che veggono tutto di praticarsi, che, stanchi i maggiori
-delle loro buffonerie e arroganze, non per vendetta, ma con animo
-tranquillissimo li fanno ricordare; altre volle danno di mano ad un
-bastone per pigliarsi spasso delle loro carni. Il simile farò con te io
-infrascritto, non conoscendoti l'essere e il procedere tuo al merito,
-e nella qualità ed essere mio altra obbligazione. — 6 luglio 1649 —
-Antonio Francesco Fossani affermo, ec.» — _(Nota del conte Verri)_.
-
-[287] Vedi _la Verità Svelata_, ec., edizione di Venezia, 1684, p. 70.
-
-[288] _Storia d'Italia_, lib. XVII, pag. 583.
-
-[289] Brusoni, _Storia d'Italia_, pag. 588.
-
-[290] Frisi, _Tomo Terzo_, ossia, _Continuazione della Storia di
-Milano_, MS. presso la casa Verri, pag. 336-339.
-
-[291] Ha per titolo: _Il governo del duca d'Ossuna dello stato di
-Milano: in Colonia, appresso Battista della Croce_, 1678, di pag. 125,
-in 12.º
-
-[292] Scudo d'argento. _Vedi_ Carli, Neri, ed altri.
-
-[293] Allorchè fu qui soppressa l'Inquisizione, si trovò nell'archivio
-di essa la commissione data all'arcivescovo di Valenza, inquisitore
-generale in tutti i regni e dominii di Sua Maestà cattolica,
-all'inquisitore generale di Milano di ricevere il giuramento di
-questo governatore, come bargello maggiore (_Alguazil mayor_) del
-Santo Officio, e il processo verbale dell'esecuzione. Questo secondo
-documento, che può bastare ad un'erudita curiosità, è come segue:
-«Nella città di Milano, nel giorno 3 del mese di marzo dell'anno 1697,
-il rev. P. Maestro frà Prospero Leoni, inquisitor generale dello Stato
-e dominio di Milano, in virtù della commissione dell'eccellentissimo
-signor don frà Giovanni Tommaso de Rocaberti, arcivescovo di Valenza,
-inquisitore generale, ricevette il giuramento nelle dovute forme di
-giustizia da S. E. il signor don Diego Filippo di Gusman, duca di
-S. Lucar la Maggiore, affinchè bene, fedelmente e diligentemente sii
-per usare e per esercitare l'uffizio di barigello maggiore del Santo
-Ufficio dell'Inquisizione della città di Siviglia, nella quale è stato
-nominato dal detto eccellentissimo signor inquisitore generale, e che
-osserverà il secreto di tutto ciò che S. E. saprà, vedrà, intenderà
-e gli sarà conferito riguardo al Sant'Ufficio dell'Inquisizione,
-che esattamente si deve conservare, e che aiuterà e favorirà i suoi
-ministri; e promise di ciò fare e adempire, e fu avvisato delle pene e
-censure poste nelle lettere pubblicate dal Sant'Ufficio contro quelli
-che non osservano il secreto: e S. E. lo firmò, essendo testimonii
-don Giuseppe de Zambrana, cavaliere dell'ordine di San Giacomo, don
-Giovanni di Villamor e don Giovanni Saller, tutti tre abitanti in
-questa città.
-
- _Firm._ Il duca di San Lucar,
- marchese di Leganes.
-
- Frà Prospero Leoni
- inq. gen. di Milano, suo stato
- e dominio.
-
-_Sott._ Frà Angelo Battiani, vicario generale del Sant'Ufficio di
-Milano, in luogo di segretario del medesimo Santo Tribunale.
-
-[294] Il titolo è: _Milano sempre grande_, ec. Nella stamperia della R.
-ducal corte, in 4.º
-
-[295] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. IV, p. 20.
-
-[296] _Vita del presidente Arese_. Colonia, 1681, in 12.º — Argellati,
-_Bibl. Script. Med._, tom. I, pars. II, col. 88 e seg.
-
-[297] Lattuada, tom. III, pag. 251.
-
-[298] Argellati, _Biblioth., Script. Mediol._, tom. II, pars I, col.
-1322-1324.
-
-[299] Tomo II, col. 1230 e seg.
-
-[300] Verri, _Osservazioni sulla tortura_, ec., § 2.
-
-[301] _Elogio del Cavalieri_, dell'abate Paolo Frisi. Milano, 1779, in
-8.º
-
-[302] Argellati, _Biblioth._, ec., tom. II, pars I, col. 1328 e seg. —
-Bosca, _De origine et statu bibliothecae Ambrosianae_, lib. V.
-
-[303] Brusoni, _Storia d'Italia_. Torino, 1680, lib. XXIX, pag. 724 e
-seg. — Bayle, Argellati, Mazzucchelli, Tiraboschi, ec.
-
-[304] Ottieri, _Istoria delle guerre avvenute in Europa, ec., dal 1696
-al 1725_, tom. I. — _Storia della Lombardia austriaca_, MS. del conte
-reggente senatore Gabriele Verri, tomo IV. Frisi, _Continuazione della
-storia di Milano_, tom. III, MS. pag. 398 e seg.
-
-[305] Denina, _Rivoluzione d'Italia_, lib. XXIV, cap. I. — Voltaire.
-_Siècle de Louis XIV_, cap. XVIII.
-
-[306] _Elogio dell'imperatrice Maria Teresa._ Pisa, 1783, in 8.º
-
-[307] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI, all'anno 1735.
-
-[308] _Il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ec. ec._
-
-«Illustre Giunta di Governo: L'esecuzione degli articoli preliminari
-firmati in Vienna fra S. M. imperiale e S. M. cristianissima, il dì
-3 di ottobre dell'anno scaduto, a cui abbiamo voluto dal canto nostro
-contribuire, portando ora l'evacuazione di cotesto ducato dalle armi
-alleate, eccettuatine il Novarese e Tortonese, che da' medesimi ci sono
-stati destinati pria che questa sortisca intieramente il suo effetto,
-onde abbia a sciogliersi questo consesso, che essendo stato da noi con
-singolare studio prescelto fin dal cominciamento per l'onorevole non
-meno che importante incarico del governo che gli avevano confidato, ha
-così lodevolmente corrisposto alla nostra aspettativa: vogliamo, per
-soddisfare a que' sentimenti di stima che nelle diverse occasioni ci ha
-dato un giusto motivo di concessione, assicurarlo de' medesimi, e del
-pieno nostro aggradimento per la servitù che ci ha resa.
-
-Il zelo per una ben nota amministrazione di giustizia, ed il
-particolare interessamento che tutti e cadauno di voi ha fatto
-conoscere, non meno pel sollievo di cotesti popoli, che nel
-sostenimento de' loro giusti diritti e prerogative, avendo secondato
-le nostre mire, siccome eccitò in noi que' sentimenti, così ci lascia
-una grata rimembranza di quelle pubbliche cure e sollecitudini, che ad
-un tale oggetto avete impiegate. Di tanto noi stessi abbiamo voluto
-accertarvi, pregando di più il Signore che vi conservi e vi ricolmi
-delle sue benedizioni.
-
-Torino, 1.º settembre 1736.
-
- _Segnat._ C. EMANUELE.
-
- _Sott._ ORMEA».
-
-[309] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. V, pag. 350 e 379. —
-Bianconi, pag. 74.
-
-[310] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI all'anno 1743.
-
-[311] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CVI all'anno
-1745.
-
-[312] _Istoria politica, ecclesiastica e militare del secolo XVIII_,
-dell'abate Francesco Beccatini. Milano, 1796, vol. II, lib. II, p. 167.
-— Bonamici, _De bello Italico_.
-
-[313] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI, all'anno 1747.
-
-[314] Sì questo che gli altri caratteri de' governatori, dati in questo
-capitolo, sono presi dalle _Memorie_ del conte Verri.
-
-[315] Questo trattato leggesi non solo nelle Raccolte diplomatiche, ma
-anche nella citata _Storia del secolo XVIII_ dell'abate Beccatini, vol.
-II, pag. 164 e 165.
-
-[316] _Storia della casa d'Austria_, di Guglielmo Coxe, tom. VI, cap.
-CIX.
-
-[317] Regia prammatica, 30 dicembre 1762; e reali dispacci, 3 agosto
-1767 e 17 luglio 1769.
-
-[318] Real dispaccio, 30 novembre 1765.
-
-[319] Altro real dispaccio, 3 agosto 1767.
-
-[320] Altro del 30 settembre 1767.
-
-[321] Reali dispacci, 31 marzo e 23 giugno 1768.
-
-[322] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CXVIII, in
-fine.
-
-[323] Bossi, _Storia d'Italia_, tom. XIX, pag. 364.
-
-[324] Gride 20 aprile e 17 settembre 1769, 24 febbraio, 28 settembre e
-29 ottobre 1770.
-
-[325] Grida 17 febbraio 1768.
-
-[326] Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769 e 16 febbraio 1771.
-
-[327] Regio dispaccio, 28 dicembre 1770.
-
-[328] _Esposizione dell'Operato degli esecutori testamentari del
-principe Trivulzi_, 31 marzo 1791, in-fol. — Sulla porta del pio
-albergo leggesi la seguente iscrizione:
-
- ALENDIS . IN . CONTVBERNIO . PAVPERIBUS
- VIRIBVS . SENIOQVE . FRACTIS
- ANT. PTOLOM. TRIVVLTIVS
- S. R. I. ET . VALLIS . MESVLCINAE PRINCEPS
- AEDES . HAS SVAS
- VNA . CVM . CENSV . ET . PRAEDIIS
- REGIAE . CLIENTELAE . OBONXIIS
- M. THERESIA AUG. ANNVENTE
- SVPREMA . VOLVNTATE . LEGAVIT
- IN VIRI . EIDEM . EXEQVENDAE . DELECTI
- PIIS . VSIBVS . APTAVERVNT
- MDCCLXXI.
-
- (A nutrire in convitto i Poveri
- Grami per età e di forze
- ANT. TOLOMEO TRIVULZI
- Del S. R. I. e della Valle Mesolcina Principe
- Queste sua case
- Insieme con capitali e poderi
- Soggetti a regio feudo
- Con assenso dell'AUG. M. TERESA
- Legò per testamento
- I quattro esecutori della sua ultima volontà
- Ai voluti pii usi le adattarono
- nel MDCCLXXI)
-
-[329] Cinque gride, tutte nella stessa data del 23 ottobre 1778, altre
-del 5 e 20 novembre e 13 dicembre dello stesso anno; 21 febbraio, 22
-marzo, 23 aprile, 6, 8 e 22 giugno 1779.
-
-[330] Real dispaccio e relativo piano, 4 novembre 1773; altra grida 14
-febbraio 1774.
-
-[331] Real dispaccio, 1.º novembre 1768.
-
-[332] Real dispaccio, 3 dicembre 1770.
-
-[333] RR. Dispacci, 22 maggio 1769 e 12 settembre 1771. — Grida, 1.º
-ottobre 1775.
-
-[334] R. Dispaccio, 2 dicembre 1776.
-
-[335] _Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli_. Napoli, 1823, in 8.º,
-pag. 45 e 46.
-
-[336] Bossi, _Guide de l'Étranger à Milan_, ec., in più luoghi.
-
-[337] Paolo Frisi, Coxe, Bossi, Coppi, ec.
-
-[338] Martens, _Recueil diplomatique_, tom. III, pag. 732. — Coppi,
-_Annali d'Italia_, tom. I, pag. 152.
-
-[339] Coppi, luogo cit., pag. 133. — Editto 20 febbraio 1785.
-
-[340] Grida 17 febbraio 1767.
-
-[341] Grida 5 agosto 1771.
-
-[342] Grida 22 aprile 1772.
-
-[343] Coppi, _Annali_, tom. I, pag. 158.
-
-[344] Regio dispaccio 9 aprile 1781.
-
-[345] Regio dispaccio degli 8, e grida del 23 maggio 1781.
-
-[346] Grida 17 ottobre 1781.
-
-[347] Grida 8 ottobre 1781. Legge o costituzione sui matrimoni, 17
-settembre 1784, e dilucidazioni 22 giugno 1785. Grida 26 novembre 1784,
-21 gennaio e 11 febbraio 1787.
-
-[348] Regio dispaccio 9 maggio 1782, e grida 6 gennaio 1783.
-
-[349] Regio dispaccio 30 maggio 1782, e grida 20 febbraio 1783.
-
-[350] Piano 19 novembre 1784, regolamento 27 giugno 1786.
-
-[351] Regolamento 25 aprile e 27 dicembre 1785; 5 aprile e 11 giugno
-1787.
-
-[352] Grida 18 aprile 1786.
-
-[353] Editto 26 settembre 1786.
-
-[354] Editto 24 dicembre 1786.
-
-[355] Piano 11 febbraio e grida 13 marzo 1786.
-
-[356] _Codice dei delitti e delle pene_; Vienna e Roveredo, 1787, parte
-I, § 20 e 53.
-
-[357] Ivi, §§ 25 al 27.
-
-[358] Ivi, § 16.
-
-[359] Ivi, §§ 42 e 46.
-
-[360] Ivi, § 24 e 39.
-
-[361] Ivi, § 30 e 32.
-
-[362] Codice citato, parte II, § 61.
-
-[363] Ivi, §§ 63, 72, 74, 76 e 80.
-
-[364] Ordini 24 gennaio 1786.
-
-[365] Risoluzione di S. M. 4 ottobre, ed editto 31 ottobre 1787; editti
-30 luglio e 2 agosto 1788.
-
-[366] Grida 31 ottobre 1787.
-
-[367] Ordini 11 ottobre 1768, 30 dicembre 1778, 15 settemb. 1779.
-
-[368] Gride 31 marzo e 24 aprile 1787, 8 luglio 1788.
-
-[369] Gride 23 maggio e 25 settembre 1786.
-
-[370] Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769, 15 febbraio e 30 dicembre
-1771, 11 maggio 1775, 13 novembre 1781, 19 febbraio 1784 e 24 ottobre
-1785.
-
-[371] Editto 9 dicembre 1786, regolamento e tariffa, ec. in-fol.
-
-[372] Ordini 2 e 22 dicembre 1786, 29 gennaio, 30 marzo 6 agosto e 19
-ottobre 1787; 4 e 15 febbraio e 18 marzo 1788, 31 ottobre 1789.
-
-[373] Grida 4 aprile 1786.
-
-[374] Piano di regolamento per le farmacie della Lombardia
-austriaca: Milano, 1788, in 4.º — Piano di regolamento del direttorio
-medico-chirurgico, come sopra, in 4.º
-
-[375] _Codice di S. M. l'imperatore Giuseppe II, tradotto dai tedesco
-da Bartolommeo Borroni_; Milano, presso Galeazzo, 1787 e seg., vol. X,
-in 8.º
-
-[376] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CXXIV.
-
-[377] _Idem._ Storia citata, cap. CXXVIII e CXXIX.
-
-[378] Real dispaccio 6 maggio 1790.
-
-[379] Real dispaccio 30 gennaio 1791, portante le sovrane Risoluzioni
-sulle domande de' pubblici, ec.
-
-[380] Citato real dispaccio 30 gennaio 1791; editti 30 gennaio e 23
-luglio dello stesso anno.
-
-[381] Editto 20 marzo 1791; piano del magistrato politico camerale, ec.
-in-fol.
-
-[382] Grida 23 agosto 1785; decreto 24 gennaio 1791.
-
-[383] Veggansi la sua lettera circolare agli altri sovrani dell'Europa,
-in data di Padova 6 luglio 1791, e la sua dichiarazione fatta
-unitamente al re di Prussia, data in Pilnitz, il 27 agosto dello stesso
-anno. — Coxe, _Storia_ ec., tom. VI, capitolo CXXXIII.
-
-[384] Coxe, luogo citato. — Bossi, _Storia d'Italia_, tom. XIX, p. 411.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
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-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
-
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
-809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
-keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
-
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.