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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: Storia di Milano vol. 3 - -Author: Pietro Verri - -Release Date: October 15, 2019 [EBook #60499] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI MILANO VOL. 3 *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - STORIA - DI MILANO - - - DEL CONTE - - PIETRO VERRI - - - COLLA CONTINUAZIONE - - - TOMO III ED ULTIMO - - - - MILANO - PRESSO IL LIBRAIO ERNESTO OLIVA - Contrada de' Due Muri, N. 1044 - 1850 - - - - -CAPITOLO XXIII. - -_Vicende infelici de' Francesi. Francesco II Sforza riconosciuto duca -di Milano. Venuta in Italia di Francesco I re di Francia, ed assedio di -Pavia._ - - -(1519) L'odioso governo che il Lautrec faceva dello Stato di Milano -aveva fatto emigrare un buon numero di cittadini, o per sottrarsi alla -violenza o per aspettare un miglior tempo, sotto un meno arbitrario -governo. Girolamo Morone, il quale era _l'âme de toutes les intrigues, -et le véritable chef des mécontens_[1], dispose che questi esuli -malcontenti si radunassero in Reggio di Lombardia, città che allora -era posseduta dal papa, e quest'adunanza avea per oggetto l'espulsione -de' Francesi dall'Italia, e lo stabilimento della casa sforzesca sul -trono di Milano, col riconoscere per duca Francesco, duca di Bari, -fratello del duca Massimiliano e figlio del duca Lodovico Maria. -Per comprendere quali apparenze vi fossero da concepire quest'idea, -conviene dare un'occhiata alle combinazioni politiche generali di que' -tempi. L'imperator Massimiliano avea terminata la sua vita il giorno 12 -di gennaio 1519, e, malgrado gli uffici della Francia, era stato eletto -imperatore il re di Spagna Carlo, il qual rese poi nelle serie de' -Cesari famoso il suo nome di _Carlo V_. Questo monarca, nel vigore del -ventesimo anno dell'età sua, favorito dalla natura d'un animo attivo, -elevato, passionato per farsi un nome, favorito dalla fortuna, che gli -avea dati i regni delle Spagne, quei delle due Sicilie, la Fiandra, -l'Olanda e gli Stati della Germania; questo imperatore potente, appena -innalzato al trono cesareo, rivolse lo sguardo all'usurpato dominio -di Francesco I nel milanese, feudo imperiale, dominato dal re senza -investitura o dipendenza dall'Impero. Nella Germania le nuove dottrine -di Lutero s'andavano spargendo; già varii sovrani le proteggevano; e -correva rischio il papa di perdere del tutto la Germania, se Carlo V, -vigorosamente opponendosi, non avesse posto al bando dell'Impero il -promotore de' nuovi dogmi, il quale «sarebbe stato facile, dandogli -qualche dignità o qualche modo onesto di vivere, di farlo pentire -degli errori suoi», dice il Guicciardini[2], se il cardinal Gaetano, -legato apostolico, colle ingiurie e colle minacce non l'avesse spinto -al disperato partito che prese dappoi. Il papa per questo gravissimo -oggetto della Germania avea bisogno di tenersi amico l'imperatore. Il -papa non perdeva di vista Ferrara, Parma e Piacenza, e, collegandosi -con Carlo V per discacciare i Francesi da Milano, otteneva di staccare -nuovamente dal ducato di Milano queste due città, già usurpate da -Giulio II, e di consegnare il rimanente del ducato a Francesco Sforza. -Secretamente si andava concertando la lega fra Carlo V e Leone X. -Francesco Sforza stavasene a Trento. L'imperatore gli assegnò centomila -scudi, ed ottantamila gliene assegnò il papa, colle quali somme potè -assoldare degli Svizzeri, a ciò aiutato dal cardinal di Sion[3]. I -Fiorentini, il marchese di Mantova entravano nella lega contro dei -Francesi. Molto confidavano e cesare e il papa sulla buona volontà -de' Milanesi, l'affetto dei quali molto doveva contribuire all'esito -della guerra. E questo motivo fu quello per cui dal Morone vennero essi -chiamati a Reggio, di che veggasi l'opera, poco sinora conosciuta, ma -che merita di esserlo, del Sepulveda: _De Rebus gestis Caroli V imp. et -regis Hisp._, autore contemporaneo, che scriveva i fasti del monarca al -quale serviva, e dal quale anche a voce poteva chiedere istruzione de' -fatti che esponeva in buon latino nel di lui regno. Della qual opera -v'era bensì la traduzione nella Spagna, ma a caso venne a trovarsi -manoscritta soltanto l'anno 1775, e si pubblicò dalla regia stamperia -di Madrid nel 4780, sotto la direzione della reale accademia di -storia[4]. - -(1520) Il maresciallo di Foix, ossia Lautrec, informato di questa -unione che si andava facendo in Reggio, quantunque le intelligenze -fra il papa e l'imperatore fossero segrete, senza rispetto alla -pace vigente, invase a mano armata il Reggiano, e si accostò alla -città con animo di sorprendere i Milanesi forusciti. Il Guicciardini -storico era allora comandante di Reggio, e seppe render vano il -progetto de' Francesi, le violenze de' quali, commesse in quella -infruttuosa spedizione, sono da lui medesimo descritte. Un tal fatto, -seguito nel seno apparente della pace e ad insulto sulle terre del -papa, cagionò negli animi sempre maggiore il ribrezzo verso della -dominazione francese, che sconsigliatamente il Lautrec aveva resa -disgustosissima ai popoli. (1521) Questa incauta scorreria sul Reggiano -seguì nel 1521, ed un fenomeno fisico, accaduto poco dopo in Milano, -si combinò sgraziatamente pei Francesi onde alienarne sempre più gli -animi degl'Italiani, colla persuasione di essere la stessa divinità -manifestamente nimica della dominazione francese. Erano stati poco -prima scomunicati dal papa Leone X gl'invasori del Reggiano[5]. La -vigilia appunto di San Pietro, cioè il giorno 28 di giugno del 1521, -due ore prima che tramontasse il sole, essendo il cielo quasi sgombro, -da una nuvola si scagliò un fulmine sulla massiccia torre di marmo che -stava sulla porta del castello di Milano. Quivi era a caso collocata -una porzione di polvere, destinata a spedirsi alle altre fortezze dello -Stato, che dal Gaillard si fa ascendere a dugentocinquantamila libbre. -Prese fuoco, e la esplosione fu orrenda. Il comandante del castello, -signor di Richebourg, e trecento soldati francesi acquartierati vi -rimasero sepolti[6]. «La torre era, come attesta il Guicciardini[7], -di marmo, bellissima, fabbricata sopra la porta, nella sommità della -quale stava l'orologio», il che produsse la rovina quasi totale del -castello, e la piazza del castello, sulla quale in quel punto trovavasi -molti al passeggio, rimase coperta di cadaveri e di tanti sassi, che -_pareva cosa stupendissima_[8]; alcuni sassi di smisurata grandezza -volarono lontani più di cinquecento passi. Il Burigozzo così descrive -il fatto: «Ma a dì 28 zugno 1521, che fu la vigilia de santo Pietro, -a due ora prima di notte, venne uno horribile tempo da sorte che la -sajetta dette in el torrazzo in mezzo della fazada del castello, dove -gli era gran quantità de polvere da bombarda, talmente che quella torre -sino al fondamento fu fracassata, et portò prede grandissime sino al -meno della piazza, e tutto el castello se squassò, adeo che per la -ruina grande che fu, moritte el capitaneo et da rocca et da castello, -sotto le prede qual ruinorno, el moritte innumerabile altra gente, -d'onde questo fu una gran cosa». E il Grumello riferisce il fatto -nel modo seguente: «A dì 28 junio 1521 da hore 23 dette la saietta -in la torre de le hore del castello di Porta Giobia de Millano, cossa -stupendissima et da non credere chi non la vide, et io la vidi con gli -occhii levar la media parte de dicta torre et li fondamenti insiema et -portarla oltra il revellino et la fossa, et gittarla in su la piazza -de dicto castello, et hebe occixo li doi castellani et il cavalero -Vistarino, quale hera ditenuto in prigione in epso castello, et foreno -occixi la più parte de le gente herano abitante in detto castello. -Le ruine de le stancie et tecti et muraglie non ne dicho niente. Più -ruina fece Iddio in un momento in epso castello, che non haveria facto -l'artellaria dil re gallico in un anno. De le ruine facte di fora dil -castello non ne scrivo, come ruinamenti de tecti, de ecclesie, caxe, -rompimenti di catenazi, de botteghe, invedriate, cose admirande[9]». -Di questo disastro ne scrive un'altra cronaca citata dal Lattuada[10], -ed è di Bernardino Forni, da Gallarate. Il papa non tralasciò di far -ravvisare la vendetta di san Pietro in questo avvenimento; e questo -ancora contribuì non poco a sgomentare i partigiani francesi, e ad -animare sempre più i loro avversari. Quindi côlta l'opportunità della -violazione fatta sulle terre pontificie, e datane ai Francesi tutta -l'odiosità, si pubblicò senz'altro la lega, e si radunò verso Bologna -la già disposta armata. - -Il papa Leone X spedì seicento uomini d'armi papalini, toscani e -mantovani. Seicento altri uomini d'armi ne fece marciare da Napoli -l'imperatore Carlo V. Diecimila fantaccini vi erano, parte italiani, -parte spagnuoli, ed ottomila fantaccini oltramontani[11]. Prospero -Colonna comandava l'armata della lega pontificia, sotto di lui -comandava Ferdinando d'Avalos, marchese di Pescara; ed era già in -modo distinto in quell'armata Antonio da Leiva, soldato di fortuna, il -quale ebbe poi molta influenza nel milanese, come si vedrà. Il conte -Guido Rangoni, Giovanni de' Medici, principe della casa di Toscana, -Girolamo Morone, vi si trovarono parimenti. A questa armata si unì un -corpo di svizzeri condotti dall'ostinatissimo cardinale di Sion[12]. -L'armata de' collegati prese Parma. Gli Svizzeri stipendiati da -Lautrec mancando di paga lo piantarono, dice Guicciardini. I collegati, -dopo ciò, poco penarono ad impadronirsi del milanese. Lautrec tentò -invano a Vaprio di disputar loro il passaggio dell'Adda. Giovanni de' -Medici, montato su di un caval turco, arditamente fu il primo a passar -l'Adda, il che animò l'esercito a seguirlo. Lautrec si ricoverò in -Milano, «dove arrivato, o per non perder l'occasione di saziar l'odio -prima conceputo, o per mettere con l'acerbità di questo spettacolo -terrore negli animi degli uomini, fece decapitare pubblicamente -Cristofano Pallavicino, spettacolo miserabile per la nobiltà della -casa, e per la grandezza della persona, e per l'età, e per averlo -messo in carcere molti mesi innanzi alla guerra[13]». Questo illustre -signore, parente della casa Medici, forse in odio del papa mandato -dal Lautrec al patibolo, aveva settantacinque anni[14]. Dopo l'affare -di Vaprio, Lautrec entrò in Milano il giorno 10 di novembre 1521, e -il giorno 11, due ore avanti giorno, venne il Pallavicino decapitato -sulla piazza del castello di Milano. Egli era stato fatto prigione -con insidia dal fratello di Lautrec, ch'era compare di lui. Stavasi -Cristoforo Pallavicino nel suo castello di Buffetto, dove accolse -l'insidiatore[15]. Già sino dal giorno 6 di luglio il di lui nipote -Manfredo Pallavicino era stato squartato vivo sulla medesima piazza del -castello, e le sue membra poste sulle porte della città; «et a molti -altri gentiluomini milanexi, piacentini, et dil Stato fureno tagliate -le teste[16]». Bartolomeo Ferreri, a detta del Guicciardini, insieme -col di lui figlio, aveva terminati per mano del carnefice i suoi -giorni. Insomma il Gaillard dice: «Le mareschal de Foix se ressasia de -vengeances cruelles, et combla le désespoir des malheureux Milanois, -le supplice fut le partage de tous ceux, qui avoient eu les moindres -relations avec Moron[17]». - -Frattanto che il crudele Lautrec inferociva in Milano, l'armata de' -confederati s'accostò alla città. Io, come sempre, così al presente -tralascio di annoiare il lettore colla esatta descrizione delle mosse -e dei minuti avvenimenti marziali. Pare che gli scrittori prendono -un piacer singolare ad internarsi colle descrizioni in siffatte -carneficine, e nelle gloriose scelleraggini della guerra. La filosofia -c'insegna a non abituarci a mirare con insensibilità simili sciagure; e -forse il bene dell'umanità suggerirebbe di non consecrarle alla gloria, -ma di punirle col silenzio degli storici. L'armata de' collegati -s'impadronì di Milano il giorno 19 di novembre 1521. Vi entrarono -Prospero Colonna, il cardinale dei Medici, il marchese di Mantova, -«ignorando quasi i vincitori, dice Guicciardini, in qual modo o per -qual disordine si fosse con tanta facilità acquistata tanta vittoria». -Molte case vennero saccheggiate dagli Spagnuoli col pretesto che -fossevi roba de' Francesi. Venne proclamato duca Francesco II Sforza, -e Girolamo Morone vi comparve governatore in nome di lui. Lautrec -lasciò nel castello di Milano un presidio francese, sotto il comando -del capitano Mascaron, di nascita guascone. Cremona pure conservò nel -castello i francesi sotto il comando di Janot d'Herbonville; Como, -Pavia, Lodi, Alessandria, Piacenza e Parma vennero tosto in potere -della lega. Appena Leon X ebbe la nuova d'essersi occupate dalle armi -pontificie le città di Parma e di Piacenza, e d'essere in potere -della lega lo Stato di Milano, e proclamato lo Sforza, ch'ei morì -improvvisamente, all'età di quarantaquattro anni, il giorno 1.º di -dicembre 1521, non senza sospetto di veleno, per cui venne carcerato -Barnabò Malaspina, suo cameriere, deputato a dargli da bere. La morte -del sommo pontefice, che aveva somma influenza negli affari appena -innoltrati, cagionò non lieve inquietudine negli animi. - -(1522) Al momento che gli avvenimenti cominciarono a mostrarsi -prosperi, Francesco Sforza, il quale coi denari somministratigli da -cesare e dal papa, aveva presi al suo stipendio seimila tedeschi dal -Tirolo, passò nella Lombardia; e come dice Sepulveda:[18] _Franciscus -quoque Sfortia, quem Germanorum sex millia sequebantur, Mediolanum -pervenit, singulari civitatis gratulatione; e ne adduce il motivo, -perchè era vir de cujus humanitate, temperantia et justitia, magna -erat hominum opinio._ Da Trento passò pel Veronese senza ostacolo con -seimila fanti tedeschi, ai quali i Veneziani non fecero opposizione, -indi per il Mantovano, Casalmaggiore e Piacenza portossi a Pavia. -Lautrec e alcuni corpi veneziani s'erano posti a Binasco per impedire -la venuta a Milano del duca; ma lo Sforza, côlto opportunamente il -tempo, passò a Milano il giorno 4 aprile 1522. «Dove è incredibile -a dire[19] con quanta letizia fosse ricevuto dal popolo milanese, -rappresentandosi innanzi agli occhi degli uomini la memoria della -felicità con la quale era stato quel popolo sotto il padre e gli -altri duchi sforzeschi, e desiderando sommamente di avere un principe -proprio, come più amatore de' popoli suoi, come più costretto ad -avere rispetto e fare estimazione dei sudditi, nè disprezzarli per la -grandezza immoderata»; e la cronaca del Grumello: «fece la intrata -in la città Mediolanense con allegria, et tutto il popolo con sonar -di campane, sparare di artellaria, parendo ruinasse il mondo. Mai fu -visto, ne audito tanto triumpho. Cosse da non creder fureno facte per -epsa repubblica mediolanense di allegria di Francisco Sforcia suo duca, -et domandando denari el Sforcia per paghare lo exercito cexario, da -gentillvomini, marchatanti, plebei et poveri herano portati danari, -collane, argento; ogniuno portava qualche cossa per far danari, che mai -fu visto tanta dimostrazione di amore, et di tutto hera tenuto bono -conto, et a tutti quali havevano dato danari, collane, argento, fu -a tutti facta la restituzione per Francischo Sforza, et così fu dato -pagha allo exercito cexareo, et ognuno fu di bono animo di combattere -contro i Galli[20]». - -Frattanto Lautrec co' suoi Francesi, con ottomila Svizzeri, e coi -Veneziani s'era ricoverato a Monza, ove eranvi il Montmorenci, il -maresciallo Chabannes, il Bastardo di Savoia, il gran scudiere -Sanseverino, il duca d'Urbino, Pietro di Navarra[21], ed altri -illustri personaggi. L'armata della Lega, sotto il comando di Prospero -Colonna, aveva posto gli alloggiamenti alla _Bicocca_, luogo situato -fra Milano e Monza, e lontano circa quattro miglia della città; il -luogo era vantaggioso per la difesa. Lautrec aveva sin da principio -avvisato il re ch'ei non avrebbe potuto difendere lo Stato contro -l'armata che si andava formando, a meno che non gli venissero spediti -soccorsi dall'erario, onde stipendiare un numero conveniente di -Svizzeri; e dalle lettere era bensì stato assicurato di riceverlo, ma -realmente mai non l'ebbe. Egli teneva animati gli Svizzeri, mancanti -dei loro stipendii, con promesse di imminente arrivo di danaro; ma -essi, già troppo lungo tempo delusi, più non badavano alle lusinghe; -e minacciavano di abbandonarlo e ritirarsi alle loro case. Il signor -di Brantome, nella vita di Lautrec, ricorda il fatto dell'illustre -cavaliere Bayard a Pamplona, dove, essendosi ammutinati gli Svizzeri -che erano sotto i suoi ordini, egli, colla sua gendarmeria, benchè -non numerosa, seppe reprimerli. Lautrec in vece, secondandoli, volle -tentare una giornata: la tentò il giorno 27 di aprile 1522, venne -battuto e rispinto, e perdette il milanese. Brantome lo condanna per -non aver preso almeno il partito di starsene sulla difesa aspettando -nuovi soccorsi. A me sembra che il Lautrec abbia operato senta -prudenza; s'ei vinceva, avevano i collegati quattro miglia distante una -città amica dove ricoverarsi; se perdeva, era tosto abbandonato dagli -Svizzeri; i Veneziani freddamente l'avrebbero secondato, ei rimaneva -con un drappello di Francesi appena bastante per ricondurlo nella sua -patria. Come andasse quell'affare ce lo dicono minutamente più autori. -Francesco Sforza era in Milano. Avvisato che i francesi si movevano -verso de' Collegati, fece dar campana a martello in Milano, dove, e -per odio verso de' Francesi e per amore del duca, al momento uscirono -quanti cittadini potevano armarsi per combattere, e seimila se ne -contarono:[22] _Jussis igitur Sfortia popularibus, omnibus arma sumere, -peditum armatorum sex millia, et item quadrigentos equites educit: -cum his ad Bicocham in via, quae ducit Modoetiam, consistit_[23]. -Ed il Grumello dice: «Mai fu visto tanto populo correr alle arme, -et il frate predicator di Santo Marco con il crocefisso in mane -facendo animo a Milanexi volessero combatter, che era il giorno de la -victoria et ch'hera certifichato che vincerebbono senza alchun dubbio. -El Sforcia, unito suo exercito, ussite de la citta Mediolanense, -et pigliò il cammino de la Bichoca con sua ordinanza[24]». Oltre i -seimila cittadini milanesi armati, che sortirono a piedi in seguito del -duca, quattrocento lo accompagnarono a cavallo[25]. Il duca co' suoi -giunse prima che cominciasse l'attacco. Egli si pose alla difesa di un -ponte, ed ivi infatti si scagliò col maggiore impeto il maresciallo di -Foix: ma sebben penetrasse, venne rispinto poi con tanto disordine, -che la battaglia diventò un macello, poichè dal ponte non potendovi -passare che tre uomini di armi di fronte, e ammucchiandosi per la -smania di uscire in salvo, si trovarono talmente stretti i nemici, -che nemmeno fu loro possibile il difendersi; quindi la maggior parte -vennero tagliati a pezzi. I Veneziani poco si mossero e rimasero -quasi spettatori[26]. Lautrec aveva fatto coprire di croci rosse il -corpo di battaglia: questa era la divisa dei collegati che sperava di -sorprendere. Ma Prospero Colonna, informato di ciò, fece porre a' suoi -un manipolo d'erba sull'elmo, e così venne delusa l'astuzia. Tremila -svizzeri rimasero sul campo. Gli altri il giorno seguente abbandonarono -l'armata. La battaglia della _Bicocca_ è rimasta nella memoria dei -Francesi, i quali, per significare che un sito costerebbe molto sangue, -e gioverebbe poco acquistandolo, soglion dire: _C'est un bicoque._ La -conseguenza di tal giornata fu che i Francesi interamente perdettero -il milanese. I Francesi occuparono Lodi, ma ne furono scacciati il dì -3 maggio 1522; indi perdettero Pizzighettone, poi Genova il giorno -23 giugno. Non rimase ai Francesi che il castello di Milano, che -evacuarono poi il giorno 15 d'aprile dell'anno seguente, ed il castello -di Cremona[27], il quale durò più tempo nelle loro mani. Le bandiere -acquistate alla Bicocca si collocarono in trionfo nel Duomo. - -Ad animare il popolo molto giovò un frate agostiniano, che il -Guicciardini chiama Andrea Carbato[28]. Costui, eloquente predicatore, -mosso fors'anche dal sagacissimo Morone, aveva preso sopra del popolo -quel predominio che ebbe già in prima frate Jacopo de' Bussolari in -Pavia, come vedemmo nel secondo tomo, cap. XIII; e senza ricorrere ai -secoli trasandati, come l'ebbe in Napoli il gesuita Pepe, il quale, -padrone del popolaccio, a forza di biglietti stampati con alcune parole -pie, ammassò tanto da far gittare una statua d'argento di naturale -grandezza. Egli dal pulpito annunziò la morte del proposto Lodovico -Antonio Muratori, padre e maestro della critica e della erudizione, -onore dell'Italia, e lo annunziò _Franco Muratore_, e nemico della -vergine, _nemico de Mamma mia_. Lo stesso spirito mosse a declamare -altri da que' pulpiti contro Pietro Giannone, costretto a perdere la -patria, e ridotto a terminare i suoi giorni in un carcere in pena -d'averli spesi ad onore dell'Italia, patria nostra, sedotta dalla -interessata e sediziosa voce d'un sacro declamatore. Morone conobbe -quanta utilità poteva cagionare un tal mezzo, e l'adoperò. Questo -frate si pose a predicare con applauso, anzi con entusiasmo universale -in Milano, e confortava i Milanesi a difendersi contro dei Francesi, -che stavano per discendere dalle Alpi, ricordando che se erano stati -crudeli per lo passato, ora per odio e vendetta di aver abbracciato il -principe naturale non si sarebbero saziati di carneficine, nè appagati -con tutto l'oro, ed avrebbero con più ferocia rinnovata la memoria del -Barbarossa. Ricordava gli esempi de' valorosi antenati, assicurava la -salute eterna a chi moriva colle armi in mano per difesa della patria -e del suo legittimo sovrano. Comparve sommamente animato il corpo de' -cittadini milanesi formato dalla milizia urbana. «Era maraviglioso -l'odio del popolo milanese contro ai Francesi, maraviglioso il -desiderio del nuovo duca; per le quali cose, tollerando pazientemente -qualunque incomodità, non solo non mutavano volontà per tante molestie, -ma messa in arme la gioventù, ed eletti per ciascuna parrocchia -capitani, concorrendo prontissimamente giorno e notte le guardie.... -alleggerivano molto le fatiche dei soldati». - -Il duca Francesco Sforza l'anno 1522 confermò il senato; stabilì -che venisse composto di ventisette senatori, cioè cinque prelati, -nove cavalieri e tredici dottori. L'editto è del giorno 18 maggio -1522[29]. Questo corpo ebbe in quella occasione la pienissima -podestà di procedere, e giudiziariamente, ed anche per la via della -equità:[30] _Possitque ea omnia quae justitiae et aequitatis._ -Creato, siccome vedemmo, nel principiare del secolo XVI, egli, sebbene -mutata la forma e ridotto a soli undici giureperiti de' quali nove -soli sedenti, durò sino alla primavera del 1786 per lo spazio di -ducent'ottantacinque anni. Gaillard, nella sua assai bella storia del -re Francesco I, ci informa di varii aneddoti, i quali hanno relazione -immediata cogli avvenimenti accaduti nel milanese, Lautrec, siccome -accennai, aveva da bel principio chiesto soccorsi di denaro al re, -protestandosi incapace di far fronte ai collegati senza di questo -mezzo, per mantenere l'armata ed accrescerla cogli Svizzeri. Il re -credeva che Lautrec avesse ricevuti quattrocentomila scudi, ch'egli -aveva comandato se gli spedissero; e restò sorpreso, allorchè intese -da Lautrec in sua discolpa che nulla eragli giunto, e che i Francesi -erano creditori dello stipendio di diciotto mesi. L'ordine l'avea dato -il re ad un vecchio ed onorato ministro di somma integrità, che il re -chiamava padre suo, cioè al sopraintendente Saint-Blançay, il quale, -interpellato dal suo monarca sulla spedizione di quella somma, tremando -e sbigottito, gli significò che la duchessa d'Angoulème l'aveva -obbligato a consegnarle i quattrocentomila scudi, comandandogli il -segreto, e rendendosi ella mallevadrice delle conseguenze. Il povero -ministro aveva la polizza segnata dalla duchessa, da cui appariva -lo sborso fattole. Sin qui si scorge un intrigo di corte per fare -scomparire Lautrec, fratello della favorita, a costo della perdita -d'una provincia e del sangue di migliaia di uomini. Luisa di Savoia, -madre del re, e duchessa d'Angoulême, secondò due personali passioni, -l'avidità del denaro, e la gelosia di comandar sola nell'animo del -re suo figlio. Qualche cosa ancora di peggio manifestò ella poi, -quando chiamò mentitore il Saint-Blançay, e sostenne che que' denari -erano un capitale suo che se le restituiva. L'orrore poi va al colmo, -sapendosi che quell'onoratissimo vecchio ministro venne impiccato -a Montfaucon[31]. (1523) La duchessa d'Angoulême, nel 1523, aveva -quarantasette anni, nudriva qualche passione pel duca di Bourbon, -contestabile di Francia, avendo essa contribuito a fargli avere degli -onori, dovuti alla nascita e merito suo, ma che il re da sè medesimo -dati non gli avrebbe, attesa la nessuna conformità fra l'umore -vivace del re e la grave fierezza del duca; aveva trentaquattro anni -il contestabile, allorquando le attenzioni della vedova duchessa -d'Angoulême divennero sì pressanti, che ei lasciò chiaramente scorgere -quanto importune gli fossero. La duchessa era tanto bella, quant'era -possibile all'età sua. Ma ella avea l'anima tanto bassa e plebea, -che pensò di vendicarsene, o di ridurre il duca a capitolare con lei -promovendogli de' mali. Cominciò a fargli sospendere le pensioni. Il -duca non se ne lagnò, anzi a dispetto di lei accrebbe il fasto e la -pompa, per mostrare quale ei fosse indipendentemente dai soldi del re. -Il contestabile invitò il re alla sua terra di Moulins, e lo accolse -con feste splendidissime[32]. La duchessa fece proporre al contestabile -la sua mano; egli sdegnò e derise queste nozze. Allora la donna in -furore, adoperando il cancelliere di Francia Duprat, uomo nemico del -contestabile, creatura della duchessa, e degno di tal protettrice, -intentò una lite a nome del re al contestabile per ispogliarlo di tutti -i suoi feudi, il Borbonese, l'Auvergne, la Marche, il Forêt Beaujolis, -Dombres e molte altre signorie. La lite cominciò collo spogliare il -contestabile, e porre i suoi beni sotto sequestro. Egli era il secondo -principe del sangue reale, il primo pel suo merito e contestabile -del regno. Carlo V, che avea rocchio sulla Francia, côlse il momento -opportuno, e, per mezzo del conte di Beaurein, fece al contestabile -le più vantaggiose proposizioni: si trattava d'invadere la Francia, e -colle armi spagnuole dare al contestabile la sovranità delle terre sue, -con aggiunta di altre: contemporaneamente Arrigo VIII dovea invadere -altre province, sulle quali l'Inghilterra avea delle pretensioni. Così -il re di Francia diventava un principe da non più contrastare a Carlo -V. La trama venne scoperta. Il contestabile a stento, trasvestito, -si pose in salvo nella Franca Contea. Il re Francesco avrebbe voluto -che il parlamento di Parigi fosse sanguinario contro i complici, e lo -mostrò tenendo un letto di giustizia, e rimproverando al medesimo le -sue mitigate sentenze. Coloro che credono siffatti intrighi di corte -invenzione dei tempi a noi più vicini, leggono meglio la storia. -Così debbe accadere ogniqualvolta un principe d'animo debole si -lasci dominare; e peggio poi, se da due opposti partiti. La duchessa -d'Angoulême voleva comandar sola. La contessa di Chateau-Briant voleva -aver parte al comando. Il duca di Bourbon, prendendo il partito di -Carlo V, comparve un fellone. In fatti egli lo era. Coriolano pure per -altra cagione tale si mostrò. Se non posso far l'apologia del duca di -Bourbon, posso almeno compiangerlo; egli meritava un miglior destino. -Gli storici nostri l'hanno insultato oltre il dovere. - -Frattanto gli affari de' Francesi andavano ogni dì peggiorando. Il -presidio francese nel castello di Milano, il giorno 15 d'aprile 1523, -aveva ceduto il suo posto,[33] _Custodibus partim morbo absumtis, -partim morae taedio inopiaque cibariorum adactis_, dice Sepulveda[34]. -Non rimaneva più alcuno spazio occupato dai Francesi, trattone il -castello. Il loro comandante, Janot d'Herbouville, signore di Bunon, -era morto. Erano in tutto quaranta francesi, e trentadue essendone -periti, i soli otto che rimanevano si obbligarono con giuramento di non -ascoltare mai proposizione di rendersi, e diciotto mesi si sostennero. -Così almeno ce n'assicura lo storico Brantome[35]. I Veneziani, vedendo -andare così alla peggio gli affari del re di Francia, informati della -indole del re, distratto dalle occupazioni, immerso nei piaceri, -dominato a vicenda da due donne, conobbero che erano passati i tempi -del buon Lodovico XII, e che l'essere collegati colla Francia non -poteva essere loro di verun giovamento, anzi riusciva di molto pericolo -attese le minacce del potentissimo ed attivissimo Carlo V. Veramente -non aveano i Veneziani alcun plausibile pretesto per mancare alla -lega che univali colla Francia; ma la Francia istessa, quattordici -anni prima, colla lega famosa di Cambrai aveva insegnato ad essi a -sostituire al codice del gius delle genti quello della convenienza. -Il re di Francia in oltre era minacciato d'una invasione per parte -degli Inglesi. A ciò si aggiungeva la moderazione che Cesare mostrava, -consegnando al duca Francesco Sforza le fortezze acquistate dai -Francesi, il che toglieva dall'opinione l'inquietudine che un monarca -troppo potente, occupando il milanese, no 'l ritenesse, e li rendesse -confinanti d'una terribile sovranità. Tutto ciò mosse i Veneziani -a collegarsi coll'imperatore, col papa Adriano, Francesco Sforza, -i Fiorentini, i Sanesi ed i Lucchesi. S'obbligarono a somministrare -seicento uomini d'armi, altrettanti cavalleggeri e seimila fanti per -la difesa dello Stato di Milano; e Carlo V si obbligò a difendere tutte -le possessioni de' Veneziani nell'Italia. Tal confederazione seguì nel -mese di luglio del 1523[36]. - -La duchessa d'Angoulême voleva che si ricuperasse il ducato di -Milano, come lo bramava pure il re; ma voleva che l'onore di -quest'impresa venisse accordato all'ammiraglio Bonnivet, e il re -al solito accondiscese. Trentamila fanti e duemila uomini d'anni -furono posti in marcia sotto il comando di Bonnivet, creatura della -duchessa d'Angoulême; e questo Bonnivet fu poi cagione della totale -irreparabil rovina de' Francesi e della prigionia dello stesso re, -siccome vedremo. Il vecchio generale de' collegati, Prospero Colonna, -non trovandosi forte a segno di sostener l'impeto di quest'armata, che -s'incamminava verso del milanese, divise nei presidii i soldati. Diè -Pavia da comandare al Leyva, per sè tenne il comando di Milano. Mentre -si disponeva questa invasione, il duca Francesco Sforza fu in pericolo -colla sua morte di lasciare più libero il campo alle ragioni del re di -Francia; poichè, venendo egli da Monza a Milano a cavallo, ed avendo -ordinato alle sue guardie di stargli lontane per non soffrire la polve -che alzavano col calpestio, se gli accostò Bonifazio Visconti, giovine -di nobilissima famiglia, e giunto ad un quadrivio, a tradimento sfoderò -una daghelta e tentò di percuotere il duca nella lesta; ma il movimento -del cavallo fe' sì che appena leggermente lo ferì sulla spalla. -Questo Bonifazio era _assai domestico dell'eccellenza del duca_, dice -Burigozzo, il quale asserisce essere accaduto il fatto nel giorno 21 di -agosto 1523. L'assassino profittò del velocissimo suo corsiero, e potè -salvarsi nel Piemonte[37]. Il duca ritornossene a Monza. Per Milano si -sparve nuova che il duca fosse morto o moribondo, e ciò produsse una -vera desolazione ne' cittadini. Tre giorni dopo il duca venne a Milano. -L'ammiraglio Bonnivet, senza contrasto alcuno, entrò nel milanese, e -direttamente si presentò sotto le mura di Milano per assediarla; ma la -plebe era _ardentissima con l'animo e con le opere contro i Francesi_, -dice Guicciardini[38]; e il Gaillard scrive: «L'infaticable Moron, plus -utile au duc de Milan, que les plus habiles généraux, encourageoit -et les bourgeois et les soldats, veilloit à l'approvisionnement de -la place, à l'avancement des travaux, et faitsoit de plus repentir -les François de ne lui avoir point tenu parole[39]». La comparsa de' -Francesi sotto Milano segui verso la metà di settembre; intrapresero -l'assedio: ma il giorno 12 di novembre cominciò a cadere gran copia di -neve, e continuò un tempo cattivissimo per tre giorni. Le opere che -aveano scavate i Francesi, erano impraticabili a cagione del fango -profondo. Assai malvestiti erano i Francesi, e non era possibile che -reggessero a questa stagione; quindi il giorno 14 di novembre 1523, -dopo otto settimane di assedio, si ritirarono ricoverandosi a Rosate ed -Abbiategrasso.[40] Bonnivet voleva ripassare le Alpi, e per assicurarsi -la ritirata propose a Prospero Colonna una tregua; ma il Colonna non -diede retta a tal partito, quantunque l'ammiraglio francese avesse -interposta a favor suo la mediazione di «Madonna Chiara, famosa per la -forma egregia del corpo, ma molto più per il sommo amore che le portava -Prospero Colonna[41]»; il quale innamorato aveva ottant'anni[42], ed -infatti fra pochi giorni spirò in Milano il 28 dicembre 1523[43], -essendogli succeduto nel comando il vicerè di Napoli Carlo Lannoy. -Circa a quel tempo venne a Milano il duca Carlo di Bourbon, già -contestabile di Francia, e luogotenente e governatore del milanese -sette anni prima; indi, in questo stesso anno 1523, col carattere di -luogotenente generale cesareo. - -(1524) Rimanevano i Francesi acquartierati ad Abbiategrasso, non senza -molestia della città, la quale riceve una buona parte della provvisione -dal canale detto _Naviglio_, che passa appunto in Abbiategrasso, -quindi quella via rimaneva intercetta, a meno che non se ne facessero -sloggiare i Francesi. Il duca, amato e riverito da' suoi Milanesi, -pensò a quest'impresa. I Milanesi avevano somministrati novantamila -ducati al loro buon principe, che ne aveva bisogno per difendersi[44]. -Nel mese di aprile del 1524 il duca Francesco II, con una scelta -squadra de' suoi Milanesi, marciò ad Abbiategrasso, e impetuosamente -per assalto se ne impadronì[45], e poco dopo l'ammiraglio Bonnivet -ripassò i monti, e così terminò questa spedizione[46]. Sgraziatamente -però terminò per Milano la vittoria di Abbiategrasso, poichè eravi -la pestilenza; ed i Milanesi vincitori la portarono nella patria, -la quale pestilenza fu una delle più funeste e micidiali. La strage -maggiore seguì nei mesi caldi di giugno, luglio ed agosto del 1524[47]. -La cronaca del Grumello dice: «Et fu un pessimo sacco per la città -Mediolanense. Apichata fu peste crudelissima in epsa città per le -robe amorbate d'epso castello portate in dicta cittate, si existima -moressero de le anime octanta millia, et più presto de più che di -mancho[48]»; e Burigozzo fa ascendere la mortalità a più di centomila -persone. Una cronaca originale, che si conserva in Pavia presso la nota -famiglia dei conti Paleari, intitolata: «_Relazione delle cose successe -in Pavia dall'anno 1524 al 1528, del molto magnifico signor Martino -Verri_, dice che in Milano, per la pestilenza del 1524, morirono _la -metà delle persone, e quella durò per tutto il mese di agosto_. Il -Sepulveda asserisce che più di cinquantamila uomini vi perirono[49]. Il -Bascapè, nella vita di San Carlo, dice:[50] _Ut amplius quinquaginta -millia hominum in urbe interirent, praeter alios innumerabiles qui -in oppidis desiderati sunt_[51]. Questa insigne disgrazia forma una -epoca per la storia di Milano. Se per lo passato la città, ricca, -popolata, presentò i suoi cittadini animosi e non indegni della stima -altrui, dopo questo colpo fatale la città stessa, misera, spopolata, -languente, non mostrò più se non pochi cittadini, oppressi nell'animo, -e destinati, per le sciagure de' tempi, a invidiare la sorte dei loro -parenti uccisi dalla pestilenza. Così in fatti vedremo; e pur troppo -duolmi di dover occupare l'animo mio delle luttuose avventure che dovrò -riferire[52]. - -Carlo V, per dare al re di Francia di che occuparsi nel suo regno, -senza pensare al Milanese, spedì un corpo d'armati oltre i Pirenei. -S'impadronì di Fonterabia, che si arrese al contestabile di Castiglia -Inigo Velasco. Il comando di quell'armata venne in apparenza affidato -al duca Carlo di Courbon, e, secondo il trattato, dovevano occuparsi -Forêt Beajolis, Bourbonnois, Auvergne ed altri feudi del duca, il -quale voleva rapidamente marciare a Lione, e così di slancio occupare -la Francia meridionale, promessagli da Carlo V, confidandosi molto -nel cuore de' suoi sudditi, sdegnati contro l'ingiustizia del re, ed -affezionati a lui ed alla sua casa. Ma Carlo V temeva ch'egli, poichè -avesse ottenuto l'intento, non si accomodasse col re. Pescara eragli -a fianco, e ne attraversò l'idea. Si progettò di occupare le fortezze -poste alle spiagge, acciocchè l'armata per mare avesse la sussistenza, -la quale sarebbe stata in pericolo di esserle intercetta, qualora -avesse dovuto passar per le gole dei Pirenei. Si pose l'assedio a -Marsiglia. Il re di Francia, animato dall'ammiraglio Bonnivet, si -dispose a portare in persona la guerra nel milanese. Questo colpo, -che sembrava ardito ed inconseguente, nacque da uno di quei segreti di -Stato, i quali rare volte si indovinano dal pubblico, perchè non sono -parti di una sublime politica, alla quale soglionsi attribuire forse -con troppa generosità tutte le risoluzioni de' gabinetti; e rare volte -trovansi scrittori informati o coraggiosi a segno di pubblicarli. Il -segreto di questa risoluzione ci vien palesato dallo storico Brantome -nella vita dell'ammiraglio Bonnivet. Bonnivet fece venire al re la -smania di vedere la signora Clerici, la più bella donna d'Italia, la -quale esso ammiraglio aveva conosciuta ed amata in Milano prima che ne -partissero i Francesi[53]. - -L'armata francese, che scese dalle Alpi, guidata dal suo re in persona, -era composta di duemila uomini d'armi, tremila cavalli leggieri, -ventimila fanti, metà francesi e metà svizzeri, seimila fanti tedeschi -e cinquemila fanti italiani[54]. Alla metà di ottobre del 1524 passò -le Alpi. «A tal nuova, quantunque Milano fosse resa deserta dalla -pestilenza, e mancante affatto d'ogni provvisione, i pochi cittadini -che rimanevano, offersero al loro principe Francesco II la vita e le -sostanze»: ma il duca, seguendo anche il consiglio di Girolamo Morone, -suo gran cancelliere, ringraziò i cittadini, conoscendo che non era -più il tempo di opporsi, e che nella debolezza di allora si sarebbe -provocato inevitabilmente l'ultimo eccidio della patria comune. Comandò -dunque il duca ai Milanesi che non irritassero i nemici, piegassero -ai tempi, e confidassero nell'aiuto della Divinità e nella fortuna -di cesare. Egli partì da Milano il giorno 3 di ottobre, e si collocò -a Soncino nel Cremonese col vicerè di Napoli, Carlo Lannoy. Il re di -Francia entrò nel milanese il giorno 23 ottobre 1524. Si trattenne a -Vigevano, e spinse a Milano il marchese di Saluzzo[55]. Tutto ciò seguì -senza contrasto alcuno e senza spargimento di sangue, poichè pochi -erano gli armati e il fiore di questi si ricoverò in Pavia sotto il -comando di Antonio Leyva[56]. Ben è vero che il Bourbon e il Pescara, -appena intesero la marcia del re, che, abbandonando Marsiglia, per -le _riviere marittime_ passarono per aspri colli[57], e con mirabile -celerità volarono con rinforzo alla difesa del milanese, e in venti -marce, _vicenis castris_, dice Sepulveda[58], si trovarono a Pavia -nel giorno medesimo in cui il re giunse a Vercelli, cioè il giorno -20 di ottobre anzidetto[59]. I Francesi, impadronitisi della città di -Milano, posero l'assedio al castello, presidiato da seicento spagnuoli. -Dice il Guicciardini che il re dispose «con laude grande di modestia -e benignità, che ai Milanesi non fosse fatta molestia alcuna[60]». Il -povero nostro merciaio Burigozzo, ch'era testimonio di vista, scriveva -che i Francesi «fazevano tanto male per Milano, che non saria possibile -a poter narrare, e de robare et de logiare senza discrezione, et non -tanto il logiare, ma volevano le spese et denari, et andavano in le -caxe dove li era buon vino et lo volevono, et così d'altro, etc.» Pavia -era stata riparata; era luogo assai forte, ed ivi eranvi ricoverati -i soldati migliori. Il re si propose d'impadronirsene, sicuro che, -fatto un tal colpo, ei si rendeva assoluto padrone del milanese. Ma -tale era l'avversione che il crudele Lautrec aveva stampata negli -animi de' popoli per la dominazione francese, che tutti i cittadini, i -mercanti, le donne istesse esponevano la vita per difendersi contro dei -Francesi; il che si vide prima in Milano, poi in Pavia; dove, postovi -l'assedio dal re, talmente erano amici e confidenti i cittadini coi -soldati che vivevano come fratelli, s'esponevano ai pericoli, tutti -indistintamente, soldati e cittadini; il denaro dei cittadini era -offerto per accontentare i soldati che non avevano paghe; i mercanti di -panno vestivano i soldati, acciocchè reggessero al freddo, e vedevansi -prodigi di valore e di buona armonia. La cronaca del Verri descrive -un fatto in cui i soli cittadini respinsero i Francesi, i quali da -Borgo Ticino per un sotterraneo erano penetrati al disopra del ponte -levatoio; e, sbigottiti dalla sorpresa, alcuni pochi tedeschi che vi -stavano in fazione, essendo essi fatti prigioni, i soli cittadini, -diceva, si opposero, e diedero tempo al Leyva di accorrere co' suoi, -senza di che Pavia era presa. Il Tegio ci racconta che una delle più -illustri matrone, «Ippolita Malaspina, marchesa di Scaldasole, non -si sdegnò con quelle belle e bianche mani portare le ceste piene di -terra al bastione, e con parole ornate e piene di efficacia accendere -li animi de' cittadini e de' soldati alla difesa». Tanto male potè -fare al suo re il Lautrec, da rendere inespugnabile per l'animosità -de' cittadini una città, che ne' combattimenti di dominazione accaduti -prima e poi, non comparve mai una fortezza molto importante! - -Il re da principio, profittando dell'ardore dei suoi soldati, cercò -d'impadronirsi di Pavia con assalti impetuosissimi e replicati; -poi, vedendosi vittoriosamente respinto e disperando di ottenere la -città con tal mezzo, si pose a battere le mura coll'artiglieria per -diroccarle ed aprirsi la strada; ma le rovine del giorno si andavano -con maravigliosa avvedutezza riparando la notte dagli assediati, -che, con fascine, cementi, travi, terra, riempivano i vani che si -andavano formando. Fralle altre prove della sconsigliata condotta del -re, vi è quella che mancogli la polve per continuare nell'impresa, e -se il duca di Ferrara non gliela somministrava, egli era costretto -a desistere[61]. Vedendo inutili gli assalti, delusa l'azione -dell'artiglieria, si rivolge al progetto di sviare il Tesino da Pavia, -cd inalvearlo tutto nel Gravellone, col mezzo d'una chiusa posta al -luogo ove si divide il fiume in due correnti. Il progetto fu d'un -tenente della compagnia d'uomini d'arme del signor d'Alençon, che aveva -nome _Silly_ baglì di Caen. Se riusciva il progetto, il re presentava -le sue forze dal lato debole della città, marciando nel letto del -fiume; ma una piena rovesciò la chiusa. Si tentò la seduzione; ma in -vano. Finalmente fu costretto il re di cambiare l'assedio in un blocco, -ed accontentarsi di cingere la città, aspettando che venisse costretta -a cedere per mancanza di viveri. Questa è la serie degli avvenimenti -presa nel suo tutto; e questo è il transunto di quanto si raccoglie dal -Tegio, dal Guicciardini, dal Gaillard, dalle cronache del Grumello, -del Verri e d'altri. Ma siccome per le conseguenze un tal assedio -si rese famoso, e forma una epoca memorabilissima, non solo della -storia d'Italia, ma della patria nostra singolarmente, così anch'io ne -scriverò alcune particolarità, di quelle che soglio ommettere ne' casi -comuni. All'oriente di Pavia, cioè a San Giacomo, a Santo Spirito, a -San Paolo, a Sant'Apollinare stavano i quartieri degli Svizzeri allo -stipendio de' Francesi; al nord stavano i Francesi, acquartierati a -Mirabello e Pantalena; da ponente stavano alloggiati alla badia di -San Lanfranco il re di Francia e il re di Navarra; a San Salvadore -alloggiava il principe di Lorena co' Svevi e Grigioni; a mezzodì -finalmente custodivano i posti, sotto il comando del marchese di -Saluzzo e di Federico di Bozzolo, gli italiani misti co' francesi[62]. -Il giorno 8 di novembre in tre luoghi era aperta la breccia, tanto era -possente e replicato l'insulto di grossissima artiglieria! Tentarono -dalla parte orientale l'assalto, e già due insegne francesi erano -saliti sopra la rottura piantandovi le bandiere, e furono bravamente -rispinti e rovesciati nella fossa. Contemporaneamente il re diresse -l'attacco dalla parte occidentale. Fu impetuosissimo, e volle -accorrervi il comandante don Antonio de Leyva. Vennero scacciati i -Francesi, lasciando più di trecento morti sotto quelle mura[63]. Nè -sempre stettero sulla difesa gli assediati; fecero anzi delle uscite, -fralle quali una ne scrive la cronaca di Martino Verri, per cui -s'innoltrarono sino a Campese, e tagliarono a pezzi dodici insegne di -bellissima gente, onde ricoveraronsi nella città carichi di bottino, -trasportando due pezzi d'artiglieria. Il presidio di Pavia era di -seimila soldati[64]. - -In mezzo a tai felici successi però i Tedeschi presidiati in Pavia, -mancando di paghe, si mostravano malcontenti; fecero quanto potevano -i Pavesi radunando denaro per acquietarli. Il Leyva fece battere -l'argenteria sua in forma di denaro, stampandovi il nome proprio[65]; -ma non bastavano questi sforzi a formare una somma corrispondente -al loro credito. Il giorno 22 di novembre tumultuarono a segno di -minacciare che avrebbero aperte le porte al nemico. Il comandante di -questi Tedeschi aveva nome Arzanes[66], ed era l'autore principale di -tal emozione[67]. Il vicerè Lannoy, informato di tal pericolo, raccolse -a stento tremila ducati d'oro; tant'era la penuria in cui trovavasi -l'armata; e per fargli entrare in Pavia si servì dell'opera di due -semplici fantaccini spagnuoli, i quali cucirono nella sottoveste questa -somma, e comparvero al campo francese come disertori, ed ivi, côlto il -momento d'una uscita che fecero gli assediati, s'immischiarono nella -zuffa, e nel ritirarsi che fecero i cesariani, con essi entrarono -in Pavia, e consegnarono il denaro al Leyva. La fede, l'onore, il -nobile sentimento di questi due uomini mi ha fatto bramare di sapere -i loro nomi; ma in varii scritti da me esaminati ho trovata bensì la -virtuosa azione, ma non i due nomi che meritavano luogo nella memoria -de' posteri. Con questo sebben tenue soccorso, distribuito come un -pegno del maggiore che aspettavasi per una sovvenzione dei Genovesi, -si calmarono gli animi; e pienamente poscia venne ristabilita la -tranquillità colla morte dell'Azarnes, procuratagli, come sembra, dal -Leyva, insidiosamente e per veleno. I costumi de' tempi si conoscono -dai fatti non solo, ma dal modo ancora col quale gli storici li -raccontano. Senza verun sentimento di ribrezzo un tale attentato del -Leyva si descrive come un rimedio prudentemente adoperato da lui[68]. - -Era impaziente il re d'impadronirsi di Pavia, e lo doveva essere, -perchè frattanto s'andavano accrescendo le forze de' cesariani, -siccome vedremo. Non giovando gli assalti, essendo delusa e riparata -l'azione dell'artiglieria, reso vano il progetto di deviare il Tesino, -allontanata la speranza di ottenere colla fame una città di cui il -presidio colle frequenti scorrerie, per lo più fortunate, riportava -nuovi soccorsi, pensò a vincere corrompendo il comandante. Questa -avventura sarà da me riferita colle parole del Tegio. «Il primo giorno -di dicembre il re di Francia mandò entro la città un frate dai zoccoli, -a cui soleva ogni anno confessarsi Antonio da Leva, ad esso Leva che -gli persuadesse a volerli dare la città, che altrimente esso, con -tutti i suoi, sarebbe stato tagliato a pezzi con tutti li cittadini, e -distrutta tutta la città sino alli fondamenti, non lasciando di fare -tutte quelle crudeltà che si potessero; il che s'egli avesse voluto -fare, oltra molto tesoro, gli avrebbe ancora donate molte buone entrate -nello stato di Milano: la cui ambasciata avendo bene isposta il frate, -Antonio da Leva, salito in gran collera, proruppe in tai parole: Se -tu non fossi nunzio regale, e tale, come io ho sempre creduto, di -buoni costumi et di santità di vita, io ti farei oggi finire la tua -vita sopra la forca: non pigliar mai più tale impresa; per hora vanne -senza veruna offesa; e dirai alla regia maestà ch'io mi maraviglio -molto di quella, che habbi mandata una tal ambasciata a me, il quale ho -sempre anteposto la fede a qualunque magistrato e dignità ed oro. Sia -lontano da me ogni nome di perfidia e di traditore; ch'io accetterei -piuttosto qualunque sorte di crudel morte. Pavia è di Cesare, e data al -sapientissimo Francesco Sforza, duca di Milano, e quella mi sforzarò di -conservargliela con ogni cura, studio e diligenza, e di rendergliela». -Malgrado però l'industria e il valore degli assediati i viveri erano -assai pochi in Pavia. Si vendevano alle macellerie carni di cavalli -e d'asini. Una gallina si vendeva per un ducato d'oro, le uova si -vendevano venticinque soldi l'uno. Mancava il burro, non v'era lardo nè -olio; di che Tegio minutamente c'informa. Tutto soffrivasi da'cittadini -però, anzi che ubbidire nuovamente al dominio di un re che Lautrec -aveva reso odiosissimo. In mezzo alla pubblica miseria Matteo Beccaria, -il giorno 12 dicembre 1524, insultò l'umanità, dando un convito -magnifico agli ufficiali del presidio. Il Tegio lo racconta come una -magnificenza nel modo seguente. «Lavate prima le mani con acqua nanfa, -posto in tavola primamente focaccine fatte col zuccaro et acqua rosata, -e marzapani et offellette e pane biscotto; lo scalco portò poi fegati -arrostiti di capponi, galline ed anitre, aspersi con sugo di aranci, -e lattelli di vitello, e contornici e tortore molto grasse, arrostite -nello spiedo; terzo, furono portati pavoni e conigli arrosto, e varii -piattelli di carne di manzo trita, condita con zenzevero, cannelle e -garofani; da poi capponi e lonze di vitello a rosto, con piattelli di -carne di caprioli, con uva in aceto composta. Poi petti di vitello, -capponi a lesso, con tortellette di formaggio e cinamomo, coperte con -bianco mangiare, ovvero sapore composto con mandorle, zucchero e sugo -di limone; poco da poi teste di vitello condite con passule e pignoli, -e gran pezzi di carne di manzo, con senape e ulive; da poi colombi, -anitre, lepretti acconci con pere, limoni e aceto. D'indi a poco -furono portati porcelletti arrosto intieri, coperti di salsa verde; -poco appresso papari grassi, cotti con cipolle e pepe; dopo lo scalco -fece portare i latticinj e fritelle fatte a modo tedesco, e cose fatte -di cacio di molte sorti. Ultimamente si posero mirabolani, citrini, -kebuli, e corteccie di cedro e zucche confettate. Ho tralasciato -il pane bianco come neve, e vini bianchi e rossi, al nettare o -all'ambrosia non cedenti, di che i tedeschi maravigliosamente se ne -godevano e con grande stupore. V'erano molti cantori e suonatori di -varie sorti con trombe e tamburi, che rallegrarono molto i convitati; -nel qual mangiarono certamente più di trecento uomini». Oggidì si -conosce meglio la virtù, e meglio s'imparano i doveri sociali. Un pazzo -che facesse altrettanto, avrebbe la esecrazione pubblica, e l'autore -che lo riferisse non lo farebbe certamente con lode. - - - - -AVVERTIMENTO - -POSTO IN CALCE DEL TERZO VOLUME DELL'EDIZIONE DI MILANO DEL 1824 - - -Il canonico teologo Frisi, editore del secondo volume in-4, stampato -nel 1798, fece alla fine di questo capitolo la seguente osservazione. - -_Sin qui l'originale MS. ritrovato presso l'illustre autore di questa -Storia, il quale in Milano cessò di vivere ai 28 giugno del 1797, in -età d'anni 69, mesi 6 e giorni 17, mentre la stampa del presente volume -(secondo in-4) era di già principiata. Al compimento di esso mi sono -data la pena di fedelmente raccogliere la più parte di quanto siegue da -alcuni tomi in foglio MSS. ritrovati presso il defunto, nei quali aveva -egli distribuite nelle rispettive epoche l'ammassata materia per la -continuazione della sua Storia._ - -Il barone Custodi, nella vita dell'autore, scrisse (vol. primo, pag. 25 -della presente edizione) che nel 1797 il conte Pietro Verri _intraprese -la stampa del secondo volume della Storia di Milano, che venne poi -condotto a termine dal di lui amico il canonico teologo Frisi, ec. -ec...._ - -Per rendere maggiormente interessante questa Storia patria, si prosegue -questo terzo ed ultimo volume colla continuazione del barone Custodi, -che arriverà fino alla morte dell'imperatore Giuseppe II, valendosi del -lavoro del canonico Frisi e degli altri materiali raccolti. - - - - -CONTINUAZIONE - -DEL BARONE PIETRO CUSTODI - - - - -PREFAZIONE DEL CONTINUATORE - - -Allorquando l'anno 1804, nelle _Notizie_ premesse alle Opere Economiche -del conte Pietro Verri nella _Raccolta degli Scrittori classici -italiani di Economia Politica_ (tomo XV della Parte moderna) mi dolsi -della sfortuna accaduta alla di lui _Storia di Milano_, di essere stata -mutilata e interpolata da mano inesperta per la metà del secondo volume -della edizione originale, e spiegai il desiderio che fosse una volta -restituita nella sua integrità; era ben lungi dal prevedere che dopo -tanto intervallo di tempo avrebbe il caso recato a me l'incarico di -riformare e di compire questo lavoro. E quando vidi che gli editori -della ristampa della storia, confidando nella mia buona volontà, -nel chiudere il terzo volume contrassero col pubblico l'impegno di -dare riveduto e compito per mia mano il restante dell'opera, me ne -incaricai di buon grado senza che ben sapessi ciò che si sarebbe -potuto da me mantenere, e mentre non abbastanza conosceva sino a qual -segno avrei potuto giovarmi de' materiali lasciati dal conte Verri, nè -quanto avrebbe importato la riforma del centone del canonico Frisi. -Il che feci per quella costanza di affetto e di venerazione che mi -unirono all'autore nell'ultimo periodo della sua vita, e per un dovuto -ricambio della benevolenza con cui mi distinse, benchè io avessi allora -oltrepassato appena i ventiquattro anni; e da ciò altronde ne venne -che soltanto alcuni mesi dopo la fatta promessa mi trovai posto in -grado di dare incominciamento all'opera, coll'essermi stati dal figlio -dell'autore, istruito e cortese cavaliere, comunicati i manoscritti -contenenti le prime tessere da quello predisposte per il proseguimento -della storia. Ho quindi dovuto protrarre quasi d'un anno l'allestimento -di questa continuazione; nè altro da me si è potuto, per compensarne il -ritardo, se non che adoperarvi la possibile diligenza onde reggesse con -minore vergogna al paragone del lavoro che lo precede. - -Nella seguente esposizione intorno all'opera del conte Verri e al -merito di essa, e di quanto si è fatto dal canonico Frisi e da me per -proseguirla, sarò possibilmente breve, e per tal modo con minor noia -de' lettori riuscirò più presto a sdebitarmi. - - -§ I. - -_Della storia del conte Verri._ - -Pietro Verri pubblicò nel 1783 il primo volume in 4.º della _Storia di -Milano_. Tre anni dopo, avendo ottenuto quel riposo da ogni pubblico -incarico, che per oscure cabale era desiderato non meno da lui, che da -chi doveva concederlo, pareva che egli avrebbe con alacrità progredito -nel suo lavoro; ma il disgusto che ne avea preso, e di cui si dirà in -séguito, ne lo allontanò; sicchè dalle sue carte non si ha traccia che -se ne sia di nuovo occupato, se non nell'ultimo anno della sua vita, -nel quale intraprese la stampa del secondo volume, che era giunta alla -pagina 208, e fino all'epoca del 1524, allorquando, nella notte del 26 -giugno 1707, cessò improvvisamente di vivere, essendo in età prossima -all'anno settantesimo. Il canonico Anton-Francesco Frisi, fratello -dell'insigne matematico e filosofo di questo nome, che sopravegliava -all'eseguimento della stampa, s'incaricò pure di compiere il volume, e -lo continuò con quell'esito del quale si renderà conto nel § III. - -Dopo di avere trascorsa la miglior parte della sua vita in difficili e -importantissime incumbenze in servigio del sovrano e del suo paese, e -dopo di essersi meritato l'estimazione del pubblico come letterato di -fino gusto, e scrittore profondo di filosofia e di economia politica, -il Verri si preparò alla sua opera storica, esaminando con somma -pazienza le faragginose cronache comprese nell'insigne collezione -del Muratori, gli storici patrii che il precedettero, e in ispecie -il conte Giulini, cui rese la dovuta lode e il tributo della propria -riconoscenza nella prefazione alla Storia; e gli spogli che si propose -di farne, distinse e classificò in tre grossi volumi in foglio, -tutti scritti di sua mano, il primo de' quali intitolò _Cronache_, e -comprende i tempi anteriori al secolo XV, e un altro _Annali_ per i -tempi posteriori, ordinati per decennio. In un terzo volume scrisse -gli estratti politici ed economici, senza titolo speciale, e aventi la -sola data del 1777. In quest'ultimo fece nota di quanto le sue letture -gli offersero concernente il governo della città, le famiglie illustri, -i tributi, la popolazione, il commercio, le monete, l'agricoltura e -l'industria, le ricchezze e il lusso, la giurisdizione del clero, le -usanze e i costumi, e lo stato delle lettere e delle arti. Rare volte -ne' suoi estratti dà forma di abbozzo ad un frammenta di storia, ma -per la massima parte sono nudi sommari od epoche di fatti rimarchevoli, -scritti a volo di penna, e talvolta frammischiati di frizzi spontanei, -suggeritigli dalla sua naturale giovialità e schiettezza. Onde porre -chi legge in situazione di formarsene una chiara idea, ne riporterò i -pochi frammenti che seguono. - -«Anno 1188.... V'erano in tutto in Milano sei monasteri di frati e -sette di suore. Al giorno d'oggi siamo assai più divoti, e se non vi -fosse la Giunta Economale lo saremmo ancora di più». - -«1515. Morì Tristano Calco, nè potè condurre a fine la Storia di -Milano. Il conte Giulini è morto pure a messo il suo lavoro. Sarebbe -uno sproposito insigne se io pure facessi questa cattiva creanza di -abbandonare a mezzo i miei cortesi lettori. Per servir bene la nobiltà -loro bisogna passeggiare più che non faccio; mangiare più sobriamente -di quello che non soglio; lasciar andare il mondo comodamente col suo -moto: e allora staremo bravamente sani e saldi, ricordandoci che nostro -padre è morto di ottantotto anni, e nostro avo di novantadue. Esempi -imitabili veramente!» - -«1621. Il 31 marzo muore Filippo III in età di anni quarantatre. -Morì per etichetta. Era convalescente, e si trovava a sedere nel suo -consiglio. Una bragiera di fuoco lo incomodava; era assente l'ufficiale -cui spettava maneggiare il fuoco; il re non volle moversi dal suo -posto; nessuno ardì di guastare l'ordine di corte, trasportando la -bragiera: infine il mamalucco morì». - -Di siffatti spogli egli giovossi nello scrivere la Storia, senza -più essere costretto ad interrompere l'ordine e la scorrevolezza del -suo dettato per rintracciare nelle fonti i fatti e le discussioni di -essi. Che tale fosse il suo intento nella paziente e noiosa opera di -formare quegli spogli, apparisce chiaro dal vedersi ch'essi concernano -esclusivamente gli antichi e bassi tempi; e nel volume degli _Annali_, -che unico si estende oltre di quelli, dal principio del secolo XVI in -poi, le materie vanno rendendosi sempre più scarse, a segno che, per -gli ultimi due secoli, si risolvono in nude note cronologiche, e queste -pure incomplete, sparse raramente di qualche racconto di fatti parziali -o di cenni caratteristici di alcuni personaggi. E specialmente intorno -ai fatti del secolo XVI, di cui stava occupandosi nel proseguimento -del suo secondo volume, varii lunghi frammenti avea scritto l'autore, -in separati fogli, da inserirsi poi agli opportuni luoghi, diversi de' -quali mi furono mostrati dall'autore stesso mentre gli scriveva, come -li avrà veduti il canonico Frisi; ma di quelli non esiste più traccia. - -Condusse il conte Verri il suo lavoro con sobria erudizione, con fina -critica e con moderata filosofia, quale si conveniva alla condizione -dell'illustre autore, e allo scopo da lui propostosi di ammaestrare -dilettando. Sprezzò le assurde e magnifiche favole delle origini -municipali, oggetto di comune ridicolo, compensato e reso muto in -ciascun municipio dal pericolo di un eguale ricambio; svolse dalle -tenebre de' primi e de' bassi tempi le istituzioni, le sorti, i costumi -che diedero luogo allo sviluppamento della successiva nostra civiltà, -talvolta nei fatti peggiore della prisca barbarie; chiarì la prepotenza -dei pochi a rendere sottomessa la massa della nazione, e la reazione -di questa, resa forte per l'industria, il commercio, l'unione, per -ristabilire l'egualità delle condizioni, siccome è il voto della -natura nella egualità della specie. Dimostrò le vicende del clero, -prima favoreggiato dai popoli come mediatore di pace, di concordia, di -consolazione; poi accarezzato dai sovrani come strumento per abbassare -l'orgoglio e contenere il soverchiar de' magnati; quindi costituitosi -difensore dei popoli contro le pretese e le vessazioni del partito -imperiale; reso in séguito audace per l'acquistato ascendente; giunto -a riclamare per sè maggiori prerogative di quelle contrastate ai nobili -e agl'imperatori; e infine, nella lotta tra esso e i sovrani d'accordo -coi popoli, sceso a moderare l'esorbitanza delle sue pretese, e a -limitarsi per gradi ad una preminenza di considerazione, che sola gli -è dovuta. Narrò come lo Stato di Milano, primo tra gli altri d'Italia, -al pari di essi, per la libera scelta, per i compri voti, per l'aperta -forza, passò alla piena obbedienza di coloro che, a riguardo de' propri -meriti e della dignità del casato, erano stati promossi ai consigli ed -alla direzione delle forze del comune; come i popoli furono per lungo -tempo zimbello dell'ambizione, de' raggiri e de' tradimenti de' loro -nuovi tiranni; e come questi furono successivamente con giusta vicenda -traditi e sottomessi da tiranni maggiori, e per ultimo tutti assorbiti -nel vortice delle grandi monarchie, che avrebbero pur recato ai popoli -la pace da tanto tempo sospirata, se non avessero scelta l'Italia a -teatro delle loro interminabili querele, non che de' capricci e della -rapacità de' loro generali e governatori. Era entrato l'illustre autore -a svolgere gli accidenti di quest'infausto periodo della nostra storia, -quando, sorpreso dalla morte, fu causa che al canonico Frisi e a me -toccasse l'incarico di un proseguimento, ingrato e difficile per il -soggetto, e assai più pericoloso per il confronto. - -Non gli sfuggi la massima rammentata da Robertson nella Prefazione -all'_Istoria dell'America_, che _chi scrive gli avvenimenti delle -epoche rimote, non merita la confidenza del pubblico, se non avvalora -con testimonianze le proprie asserzioni_. E nel produrre queste -testimonianze fu egli esattissimo, non affastellando le citazioni -altrui, alla foggia di un suo invidioso censore, che ci occuperà nel -§ II, ma attingendole alle fonti, dopo che, non fidando alla critica -altrui, l'aveva affinata al crogiuolo del suo sperimentato criterio. -Opportuno fu in ciò il suo avvisamento, ed ottimo sarebbe riuscito, -se egli vi avesse aggiunto una diligenza di più, lasciando scorrevole -e piana la sua narrazione, e riservando alle note le discussioni e -le testimonianze, specialmente in lingue straniere, sicchè queste non -fossero d'inciampo ai lettori, con rendere quindi necessario per una -non piccola parto di essi l'espediente adottato dagli editori della -presente ristampa, di far eseguire da abile mano ed aggiungere in piè -di pagine la traduzione dei frequenti passi di latinità, per lo più -barbara, che si incontrano nel testo. Di due metodi di scrivere la -storia, intorno ai quali è da tanti secoli contrastata e disputata -la preferenza, egli prepose all'aridità delle cronache la spontanea -e ragionata esposizione de' fatti, quale è sporta dalla natura nella -famigliarità del discorso, dove il racconto si trova frammischiato -colle riflessioni suggerite all'opportunità dall'esperienza e -dall'ingegno del narratore. E in vero, il pretendere che la narrazione -sia arida e circoscritta ai nudi fatti, è contrario al principale -istituto dello storico, che è d'istruire cogli esempi, mentre nissuno -contenderà che novanta almeno sopra cento lettori sono incapaci di -concordare e commentare ciò che leggono; laddove per la maggior parte -possono appropriarsi e far tesoro per il loro ammaestramento delle -riflessioni che trovano pronte e naturalmente esposte frammezzo e -come conseguenze delle cose narrate. Colla riunione di tante doti -di talento, di dottrina, di esperienza e di filosofia, non è da -stupirsi se Verri è riuscito a primeggiare fra il popolo degli storici -particolari dell'Italia; chè ben popolo può chiamarsi lo sterminate -loro numero, a segno che il semplice catalogo di essi raccolto dal -Coleti in un grosso volume in 4.º appena ne racchiude circa la metà. -Ed egli, che sapeva quanto ingente fatica avesse sostenuto e quali -difficoltà superate per porgere a' suoi paesani, scevro d'ogni spino, -il racconto degli avvenimenti patrii e delle gesta dei loro maggiori, -non può dirsi al certo troppo presuntuoso se si lusingò di meritarsi da -essi qualche significazione di aggradimento. Per ben giudicare quindi -delle sue doglianze, conviene ricordarci del di lui carattere, che, -fortificato per il sentimento de' molti suoi meriti, era vivamente -ambizioso di estimazione e di lode, e che s'egli ebbe la prima nel -segreto de' buoni, che mai non mancano anche nella più trista società, -non ebbe della seconda alcuna palese testimonianza. L'abate Isidoro -Bianchi, nell'_Elogio Storico_ del nostro autore (pag. 210), dice che, -disgustato per tale ingratitudine, fu in procinto di dare al fuoco gli -esemplari del primo volume della storia e le preziose memorie preparate -per proseguirla, e che ne fu distolto dagli uffici degli amici. Io non -posso far fede di tanto; so bensì che in più luoghi degli scritti da -lui lasciati appaiono gli onorati suoi sdegni e le sue doglianze; e -basterà di qui riferire come un saggio, quanto scrisse sulla coperta -del rammentato volume delle sue _Cronache_: «Per la fatica di molti -anni, per molte spese fatte per consegnare nelle mani dei Milanesi -una storia leggibile della loro patria, e un libro che senza rossore -potessero indicare ai forestieri curiosi d'informarsene, io non ho -avuto dalla città di Milano nemmeno un segno che s'accorgesse ch'io -abbia scritto. Ma già lo sapeva prima d'intraprendere un tal lavoro, -e conosceva _rerum dominos gentemque togatam_. Nella Toscana, nella -terra-ferma veneta e nella romagna vi è sentimento di patria e d'amore -della gloria nazionale. Ivi almeno una medaglia, una iscrizione -pubblica, un diploma d'istoriografo, qualche segno di vita si darebbe, -se non altro per animare alla imitazione. Ma noi viviamo languendo -_in umbra mortis_. Non si sapeva il nome di Cavalieri; l'Agnesi è -all'ospedale; Frisi e Beccaria non hanno trovato in Milano che ostacoli -e amarezze. Il sommo bene di chi ardisce di far onore alla patria è se -ottiene la dimenticanza di lei. Io forse l'ho ottenuta......» - - -§ II. - -_Giudizi della detta storia._ - -Il conte Verri, per ciò che appare da' di lui scritti, mostrò di -occuparsi soltanto della critica fatta ad un passo della sua storia -dal canonico Mario Lupi, dotto antiquario di Bergamo. Nell'osservare -quanto scarse e sterili sieno le memorie rimasteci del secolo decimo, -e la diligenza del conte Giulini intorno ad esse, egli aveva soggiunto -nel tomo I, pag. 57 della prima edizione (T. I, p. 94 della presente) -che «ben lungi dal farne io un rimprovero al saggio scrittore, -gli tributo l'encomio che ha meritato colla immensa fatica da lui -sopportata, e coll'esatta critica adoperata esaminando fatti che -meritavano la luce, e per essere preziosi avanzi di quei tempi, e per -la possibilità che servano a beneficio di private persone; _sebbene -non siano materiali servibili per tesserne una storia_». Era chiaro in -questo passo l'intendimento dell'autore, che non contendeva il merito -di cotali ricerche, ma solo dolevasi della poco utile messe che se -n'era conseguita. Ma il canonico Lupi, qual chi è avvezzo a misurare -l'importanza dei lavori dalla fatica impiegatavi, riguardò il concetto -del Verri come una sentenza di riprovazione degli studi antiquari, e -alla colonna 1040 del suo _Codice Diplomatico_ sortì colla seguente -doglianza:[69] _Propterea miror vehementer clarissimum Comitem Petrum -Verri, in recentissima sua Mediolanensi Historia, pag. 57, tradidisse, -hujusmodi monumenta ad historiam harum aetatum contexendam nihil -conferre, quod quidem adeo absonum mihi videtur, ut fateri cogar me -ignorare quidnam historiae nomine clarissimus auctor intelligat._ Si -meritò quindi una nota di risposta, dataci imperfetta dal canonico -Frisi e riprodotta intiera in questa edizione, che può leggersi al -capitolo vigesimosesto di questo terzo volume. - -Qualora si prescindesse dall'avvertire che avevasi a fare con un -soggetto che avea trascorsa la più gran parte e la migliore della -sua vita tra le lettere, la filosofia e le gravi incumbenze di alte -e difficilissime magistrature, altre e più sode avvertenze potevano -esser fatte intorno alla sua opera storica, e alcuna se ne fece, -ma con quella moderazione che si addice agli uomini veramente dotti -parlando di persona rispettabilissima. Non meno l'abate cisterciense -Angelo Fumagalli, che il conte Gian-Rinaldo Carli, l'uno nelle -_Antichità longobardico-milanesi_, e il secondo nelle _Antichità -italiche_ rimarcarono e dimostrarono l'esagerazione sostenuta dal -nostro autore, d'essere stata Milano pressochè distrutta dalla vendetta -del generale de' Goti Uraia. Scarsa nella _Storia di Milano_, più -che non potevasi, è la parte storica e politica delle dominazioni -barbare, e alla sterilità delle notizie si aggiunse per i tempi dei -Longobardi l'adozione de' volgari pregiudizi intorno alla loro rozzezza -e brutalità, dimostrate insussistenti da una critica più diligente e -più severa; per i quali due oggetti merita particolar lode un altro -patrizio, il marchese Giuseppe Rovelli, il quale, nelle Dissertazioni -preliminari della sua _Storia di Como_, con meno alti voli, ma con -più pazienza, illustrò in particolare la legislazione de' Barbari -che tra noi dominarono. Mentre s'incontrano nella Storia dei Verri -varie discussioni di fatti oscuri o disputati, condotte con isquisita -diligenza, quale tra le altre è quella delle lunghe e sanguinose -contestazioni agitate tra il clero milanese nei secoli IX e X per il -celibato de' preti, alcune inesattezze vi si rimarcano all'opposto, -pure in argomenti parziali; e basterà il citarne alcuni esempi. 1.º Il -severo e ingiusto giudizio dato del governo della repubblica milanese -succeduta alla morte del duca Filippo Maria Visconti, riportando con -affettato studio le minuzie delle ordinarie prescrizioni municipali, -che sole per caso furono a notizia dell'autore, e non le varie utili -istituzioni, non la sagacità, il vigore e la costanza degl'istantanei -provvedimenti, non le leghe destramente conchiuse co'sovrani esteri, -non il valor militare in più occasioni dimostrato; con aggiungere per -tal modo verso quel breve governo il peso di non meritati rimproveri -al torto, già per sè grandissimo, di essere rimasto soccombente. 2.º -L'avere seguito la volgare opinione che attribuisce a Leonardo da Vinci -l'invenzione dei sostegni necessari a compensare il diverso livello -delle acque, per far comunicare la navigazione del naviglio della -Martesana con quella del naviglio grande per mezzo della fossa che -circuisce la città, mentre è provato che que' sostegni ingegnosissimi -esistevano più anni prima che il Vinci venisse ai servigi del duca di -Milano. 3.º L'asserzione che fosse stato eretto nella chiesa di Santa -Marta il monumento sepolcrale di Gastone di Foix, scolpito da Agostino -Busti, benchè consti che questo insigne lavoro, di cui tante belle -parti si conservano tuttora in più luoghi, non sia mai stato ridotto a -compimento; e infine la troppo facile giustificazione del tradimento -usato in Novara dagli Svizzeri a danno del duca Lodovico Maria -Sforza, dal quale erano stipendiati, d'onde venne la di lui miserabile -prigionia, che non ebbe fine se non colla morte: giustificazione così -gratuita, che neppure fu adottata dagli storici svizzeri, ultimo dei -quali è il Mallet. Ma queste inesattezze sono tanto più scusabili, -ove si rifletta che la polvere degli archivi copriva ancora nella -massima parte i documenti che sarebbonsi potuti allegare a difesa e ad -illustrazione di quella procellosa triennale repubblica, ecclissata poi -dalla vittoria e dalla magnificenza del nuovo governo sforzesco; che -l'insussistenza degli altri due fatti riferibili alle arti lombarde -risulta per prove emerse posteriormente all'epoca in cui il Verri -scriveva; e che l'indebita apologia delle milizie svizzere, le quali -in allora, per le facilità di mercanteggiare i loro servigi, per la -loro venalità, rapacità ed incostanza, potevano a ragione chiamarsi -gli Albanesi del secolo XV, è soltanto ripetibile dalla soverchia fede -prestata all'autorità di quell'ambizioso intrigante di Girolamo Morone, -che aveva per abito d'immischiarsi in tutto e di vantarsi di tutto -sapere. - -Un nuovo censore surse contro la storia del Verri nel cavaliere -Carlo de' Rosmini, non tanto per quello che ne scrisse sotto il velo -più trasparente, che per quello che non scrisse. Questo letterato, -conosciuto con distinzione come scrittore diligente di varie istruttive -biografie, si produsse di recente con un'altra voluminosa _Storia -di Milano_. Qualche giornalista, e più delle parole di esso, la -non curanza del pubblico, l'ha certamente posta più al basso che -intrinsecamente non merita, come fatica di lunga lena, diligente in -più luoghi e con dettato abitualmente piano e dignitoso, se non fosse -guasto dalla coda spesso impiombata dei lunghi e strascicanti periodi -per una troppo servile imitazione del suo modello, il Guicciardini. -E a questi soli pregi dee star contento chi avrà la pazienza di -leggerlo; chè degli altri molti richiesti dagli uomini dotti di tutti -i tempi negli scrittori di storie, e per cui i buoni storici sono sì -rari, cominciando dall'imparzialità, si farebbe inutile ricerca in -que' quattro grandi volumi. I torti del cavaliere Rosmini verso il -conte Verri sono varii e gravi: non lo citò mai, e quel ch'è più, il -criticò talvolta senza nominarlo. Il primo rimprovero, come di semplice -ommissione, potrebb'essere trasandato, senza quel suo peccaminoso -compagno; quantunque abbia pur esso la sua dose di malizia in un'opera, -come la sua, lardellata quasi ad ogni pagina di copiose citazioni, -dove ha per costume di affastellare l'un dopo l'altro i cronisti della -Raccolta del Muratori, e il Bosso e il Calco e il Corio e il Giulini -e perfino il Ripamonti, il quale ognun vede che, fuori de' tempi -in cui visse, è di una stupenda autorità. Abuserei della pazienza -dei lettori se volessi estendermi a dimostrare come e quante volte -attinse egli all'opera del Verri, non citandola; onde mi circoscriverò -a recare un solo esempio della sua seconda colpa, ma sarà di tale -evidenza, che renderà superfluo il dirne di più. Fu quell'esempio già -in parte allegato dall'autore dei tre Articoli critici intorno alla -storia del Rosmini inseriti nella _Biblioteca Italiana_ (fascicoli -LXXXII, LXXXIII e LXXXV, di ottobre e novembre 1822, e gennaio 1823), -scritti con savia e sobria dottrina e brusca risolutezza; se non che -ai lettori imparziali parvero essi troppo turgidi e rimbombanti e più -strepitosi nel minacciare che nel ferir forti. Il passo del cavaliere -Rosmini, in cui è evidente l'allusione al capitolo decimosesto della -storia di Verri, è preso dal libro undecimo, al quale diede questo -incominciamento: «Qualche moderno storico, per servire ai tempi in -che fioriva, e per coprire la viltà di palpare i viventi colla non -pericolosa baldanza di mordere i trapassati, ha ripreso come ingiusto -ed insensato l'unanime consentimento de' Milanesi, dopo la morte -del duca Filippo Maria Visconti, di sottrarsi ad ogni soggezione di -principe, e puerili, stolte e cenobitiche ha dichiarate le leggi che -i capitani e difensori della libertà, la repubblica rappresentanti, -intorno al buon governo di essa han pubblicate: ec.» La critica essendo -chiarissima, non ha bisogno di commenti; vediamone l'applicazione. -Verso la fine di giugno 1797, quando fu sorpreso dalla morte, era -giunto il Verri alla metà della stampa del suo secondo volume; e dal -vedersi che il funesto caso interruppe nello stesso tempo la stampa -e lo scritto, per modo che tosto dopo ha dovuto il canonico Frisi -dar mano al proseguimento del lavoro, è chiaro che l'autore faceva -progredire nella stampa a misura che innoltravasi nel dettato della -storia; cosa tanto più eseguibile da esso per la somma facilità sua -nello scrivere, nota a quanti il conobbero. Questa osservazione servirà -a confermare il successivo mio discorso: intanto suppongasi ch'egli -abbia composto quel capitolo, ch'è il primo del suo secondo volume -(primo pure di questa ediz.) durante l'antico governo austriaco: -quali erano sotto di esso i potenti che l'autore settuagenario voleva -blandire? Forse i ministri, de' quali era disgustato? Forse i nobili, -coi quali ben poco simpatizzò? Altronde, quale sorta di blandimento -poteva esser quello che ancora non conoscevasi, e che anzi andava ad -esser reso pubblico dopo che quei ministri non erano più tra noi, dopo -che i nobili avevano perduta ogni prerogativa? — Tutto pertanto induce -a persuaderci che quella parte di storia, quella specie di satira de' -modi confusi, discordanti, tumultuari di uomini recentemente ordinati -ad istituto di repubblica, fu scritta dopo gli sconvolgimenti politici -incominciati nel maggio 1796; e siccome sotto le nuove istituzioni -doveva essere pubblicata, così, se pur v'era un'_allusione_, era quella -di fare ciò che i Francesi direbbono una parodia dei nuovi e strani -ordini che allora chiamavansi governo. Scopo era questo consentaneo al -carattere imparziale e franco di Verri, scopo degno del suo libero e -forte animo, perchè non senza pericolo. E gli sdegni che nel profondo -del petto gli fervevano per i deliri di quel tempo, e che a stento -comprimeva, de' quali io e i pochi altri suoi confidenti eravamo -continui testimonii, ben potevano aver avuto forza di farlo declinare -dalla severa imparzialità dello storico, per dare un'indiretta lezione -di saviezza a' suoi concittadini, del pari che si tentò da pochi altri, -e tra questi dal noto autore de' _Romani in Grecia_. Una più seria -doglianza a difesa della estimazione di un amico infelice debb'essere -da me fatta contro il signor Rosmini, e risguarda i molti documenti -ch'egli aggiunse alla sua storia del Magno Trivulzio, e alla posteriore -di Milano, limitati all'epoca sforzesca. Non è che verità il dire che -la ricerca, il rinvenimento, la scelta di que' molti pregevoli alti è -dovuta soltanto alla diligenza e al noto spontaneo zelo per i progressi -de' buoni studi delle antichità patrie di don Michele Daverio, che, -fino alla cessazione del regno d'Italia, presiedette alla direzione -del ricchissimo archivio di governo, detto di _San Fedele_, dove -la mole preziosa di tutte le carte procedenti dalla dinastia degli -Sforza trovavasi concentrata e pressochè intatta; e che il cavaliere -Rosmini appena salutò di uno sguardo alcuni de' copiosi documenti -stati trascritti ed editi a grandi spese dal suo generoso mecenate: la -quale cortesia egli rimeritò allora in più lettere (ch'io possiedo) -con profuso rendimento di grazie, ma nessuna menzione ne fece poi -nel pubblicarli; egli che si smania nel mostrarsi riconoscente verso -le viventi illustri persone che il fornirono di minimi aneddoti, -i quali con affettata premura inserì almeno nelle note della sua -prolissa istoria; egli che non aveva dimenticato il nome di quegli -cui di tanto era debitore, avendolo citato alla pagina 305 del volume -II, come raccoglitore di alcune Memorie stampate, però stortamente -indicandolo come _archivista della città_; egli che in tutte le sue -opere, e più nella storia di Milano, si mostra con ragione così tenero -dell'osservanza de' precetti della buona morale, tra i quali al certo -non è l'ultimo quello di dare a ciascuno il suo e la gratitudine de' -beneficii, e che tanto s'incollerisce allorquando si avviene in esempi -contrari; egli infine che, per la famigliare educazione di persona -ben nata, e per il consorzio di distinti signori che l'ammisero alla -loro dimestichezza, avrebbe dovuto avere avvezzato il proprio animo a -quella cortesia che piuttosto abbonda anzi che mostrarsi scarsa nel -rimeritare, almeno con officiose parole, i servigi che si ricevono. -E sia questa una specie di funebre olocausto che l'occasione offrì -e l'amicizia tributa alla memoria di Michele Daverio, che, fuori del -torbido de' tempi in cui visse, e in altro paese, avrebbe gioito della -stima dovuta al candore della sua anima, alle sue sociali e domestiche -virtù, alla purissima e fervida smania che il commoveva per il bene -della sua patria;... benchè in essa pochissimi sapranno ch'egli abbia -finito di subitanea morte la sua mondana carriera in Zurigo nei primi -giorni del cadente anno. - -Un'altra censura fatta al conte Verri, non parziale alla storia, ma -estesa a tutte le sue opere, è quella di essere licenzioso scrittore -in fatto di lingua. La difesa ch'egli fece a sè e a' suoi colleghi nel -noto foglio periodico _il Caffè_, come pretendenti ad un illuminato -arbitrio, provocò gli sdegni di un giudizioso ma intemperante critico, -Giuseppe Baretti; il quale, dalla sua famigerata _Frusta letteraria_ -in poi, continuò fino alla morte l'incessante suo chiasso per questa, -a suo dire, imperdonabile arroganza. Verri, in quei primi ardimenti -del suo ingegno, scriveva da filosofo, non da grammatico; forse errò -nel menarne vanto; ma nel calore di una fazione di guerra, quale era -quella propostasi dagli animosi e illustri giovani della società del -Caffè contro i parolai e i pedanti, come misurare le mosse a compasso -e pretendere che non trascendasi? Consimili cose erano state da me -dette nelle _Memorie_ biografiche che ho fatto precedere agli _Scritti -scelti_ del Baretti, pubblicati nel 1822, e sembravano di avere con -ciò servito abbastanza alla giustizia e all'imparzialità; nè credeva -che fosse necessario di ripetere ad ogni passo sempre lo stesso -avvertimento, imitando il costume de' legali nelle dispute forensi -colle parole solenni, come le avrebbero chiamate i giureconsulti -romani, d'_impugno_, _nego_, ec., per modo che il non opporle si avesse -per una confessione dell'assunto dell'avversario. Ma così non parve -all'anonimo che in due estratti inseriti nella _Biblioteca Italiana_ -(numeri CII e CXII) rese conto di quel mio lavoro; e nell'estratto II, -non contento di quanto io aveva scritto a correzione delle invettive -del Baretti nei capi X e XVI, e in una nota all'articolo 25 del -capo XIX delle citate _Memorie_, altre annotazioni pretese che da me -_lombardo_ si fossero fatte _a difesa dei lombardi ingegni_. Premesso -incidentemente ch'io non ho l'onore di appartenere alla Lombardia se -non per la scelta del domicilio, essendo nato in un borgo del Novarese, -non so con quale logica si pretenda che le lodi e le difese degli -autori debbano prendere incitamento dell'accidentale affinità del -municipio, anzi che dalla ragione; e forse che, conseguenza di questa -logica, fu che l'autore di quegli estratti, per non essere lombardo, ha -creduto di potersi dipartire nel secondo di essi dalla decenza serbata -nel primo, e per cumulare qualche critica di più asserì, che raro è -unicamente ciò che è inedito, e che di cose inedite appena un terzo -si contiene in quella mia collezione, delle quali osservazioni dirò -soltanto che nella prima farneticò, e nell'altra mentì apertamente, non -essendo questo il luogo di estendermi in più copiose parole. - - -§ III. - -_Continuazione del canonico Frisi._ - -Avendo il conte Verri lasciata interrotta la sua storia circa alla -metà del secondo volume, siccome si è detto, il canonico teologo -Anton-Francesco Frisi si assunse di proseguirla, e la condusse per -la succesione di quarant'anni sino al pontificato del cardinale -arcivescovo Carlo Borromeo, chiudendo il suo lavoro col di lui elogio -dettato colle parole di un vescovo francese e di un dottore della -Sorbona, e mettendo in luce il volume nel 1798. Ne scrisse quindi un -terzo volume, nel quale la storia è continuata fino al 1750, e questo, -che ha la data del 1813, rimase inedito e si conserva nell'archivio -della casa Verri. Nella nota alla pag. 208 del vol. II, dove il Frisi -ci avvisa della interruzione del lavoro per la morte dell'illustre -autore, soggiunse: _Al compimento di esso mi sono data la pena di -fedelmente raccogliere la più parte di quanto segue da alcuni tomi in -foglio manoscritti ritrovati presso il defunto_. Avendo io, vivente -l'autore, avuto il comodo di vedere quei tomi, aveva potuto convincermi -che l'asserita fedeltà non reggeva; quindi nelle _Notizie_ che scrissi -intorno alla vita e alle opere di Pietro Verri, colla franchezza che -si conviene alla manifestazione del vero, diedi pubblico rimprovero -al Continuatore (tomo I, pag. 25 di quest'edizione) «di aver violato -la protesta da lui fatta di trascrivere _fedelmente_ i frammenti -dell'autore, mentre osò di _mutilarli_». Sopravisse tredici anni ancora -il canonico Frisi, cioè fino al 20 luglio del 1817, e riputando la -difesa impossibile, non aprì mai bocca su quell'accusa, non ostante -che ben conosce l'opera nella quale fu pubblicata, e che egli cita -alla pag. 211 del rammentato tomo III inedito della sua continuazione. -Ho voluto estendermi in questi dettagli, mentre qualche lettore -superficiale avrebbe potuto oppormi a viltà l'accingermi a combattere -un morto; nè senza la presente occasione avrei più parlato di lui; e -nella necessità di parlarne e di giustificare la mia asserzione, il -farò più compendiosamente che mi sarà possibile. - -Non è colpa del canonico Frisi se, per la diversità dell'educazione -e degli studi, e, diremo anche, per la sproporzione de' talenti, si -trovò egli inferiore di forze a sostenere lodevolmente un carico che -l'amicizia e la stima per l'illustre defunto gli fecero assumere; e -così se egli, credendo di far meglio, stemperò in circonlocuzioni e -frasi contorte e floscie il testo chiaro, preciso, robusto, evidente -del Verri; se come canonico e teologo, tanto nel proseguimento stampato -che nel tomo manoscritto, modificò o tacque ciò che di sfavorevole -incontrava in argomenti di giurisdizione ecclesiastica, riducendo -il suo lavoro ad un perpetuo panegirico de' governatori e degli -arcivescovi di Milano; se avendo trovato nelle memorie del Verri le -incisioni di quattro figure di danzatori ed una lunga di lui nota -intorno ai balli e ai teatri della fine del secolo decimosesto, non -ha potuto resistere alla bramosia di pubblicarle, e per riuscirvi -trasportò la nota racconciata a suo modo dall'anno 1598, cui spettava, -al 1545, con manifesto anacronismo; e se, vagando per tutta la storia -dell'Europa, impinguò il suo testo con lunghi riempitivi presi dal -Guicciardini e dal Muratori, senza riguardo al savio precetto del -Verri, nel tomo I (pag. 68 di questa edizione), ove dice: _Non avendo -io preso a scrivere una storia generale, ma unicamente quella di -Milano, nè per ora nè in séguito mi stenderò mai sugli avvenimenti -d'Italia se non di volo, e per quella connessione che ebbero colla -nostra città_. Siccome sbagli innocenti debbono pure riguardarsi -nel lavoro del Frisi diverse inesattezze di epoche o di nomi; quale -è, per esempio, quella a pag. 248, dove con aperta distrazione di -mente fa condurre da Lannoy, noto generale di Carlo V, un esercito -francese in Italia in servizio della Lega; quella alla pag. 263, -nell'avere indicato Francesco I qual possessore tuttavia di una buona -parte del milanese, invece del duca Francesco II, come dice il Verri -con più proposito; quella di aver detto alla pag. 269 che Clemente -VII creò cardinale il figlio del gran cancelliere Morone nel 1542, -mentre quel papa era morto fino dal 1534; e del pari l'altra, a -pag. 358, che il governatore duca di Sessa fosse giunto in Milano in -marzo dell'anno 1558, laddove il signor Salomoni, nelle sue _Memorie -storico-diplomatiche_, pag. 147, ha provato che quel duca nel mese di -giugno era ancora in Madrid: errore suo proprio, benchè minimo, non -essendovi traccia di esso ne' manoscritti del conte Verri. - -Ma nelle ultime centosettantadue pagine del secondo volume della storia -di Milano, che comprendono l'opera del Frisi, s'incontrano ben più -gravi alterazioni in confronto de' frammenti che di quell'epoca in gran -copia ci rimangono nei manoscritti del Verri; alterazioni eseguite il -più delle volte avvertitamente per coscienziosi riguardi, e talvolta -pure senza un fine espresso e per la sola cagione di non avere inteso -il suo testo. Porgerò alcuni esempi delle une e delle altre. Delle -copiose memorie raccolte dal Verri intorno alla celebre battaglia di -Pavia, il suo continuatore molte ne traspose, altre ne ommise e in -generale le confuse. Alla pag. 225 dice che il re di Navarra comprò -la libertà dei militi cesariani del marchese di Pescara per settemila -scudi; laddove furono questi pagati dal marchese ai soldati per -avere il re in proprio potere, e quindi sottoporlo ad un esorbitante -riscatto. Riferisce a suo modo, alla pag. 228, le sollecitazioni allo -spergiuro fatte al re di Francia da chi meno il doveva; e mutila alla -pag. 231 il racconto delle trattative per la lega italica, tacendo -l'assicurazione data dal papa al Pescara di poter mancare di fede -all'imperatore, benchè fosse provata colla testimonianza di un prelato, -lo storico Sepulveda. Invece di riportare, alla pag. 240, i fatti che -sono ne' manoscritti del Verri, per mostrare la situazione disperata -nella quale trovavansi i Milanesi nel 1526, li tace in gran parte, ed -accenna seccamente le uccisioni notturne: i fatti all'opposto recano -maggiore convincimento, oltre che danno alla storia un interesse -drammatico. Con notabile mala fede ha mutilato, alla pag. 242, il -transunto della risposta di Carlo V al breve del papa, trasmessogli -per mezzo del suo nunzio Baldassare Castiglione; ed a convincersene -basta il confronto del suo e del mio testo, il qual ultimo è preso -letteralmente dai manoscritti del Verri. Nel racconto dell'assassinio -legale del Maraviglia, alla pag. 284-286, oltre le stemperature con cui -il Frisi sconciò abitualmente il testo del suo autore, ne travolse pure -il senso. Verri dice: «Sembra che il duca, sempre sotto gli occhi e la -sorveglianza di Antonio de Leyva, non potesse sopportare la meschina -figura che faceva, e cercasse pure qualche mezzo per liberarsi da sì -umiliante condizione, e a ciò debba attribuirsi la brama di avere -un ministro del re di Francia, col quale all'occasione prendere un -concerto; ma inopportunamente svelatasi la cosa, siasi il duca ridotto -al miserabile partito di tradire atrocemente il dovere più sacro -alla fine di disarmare lo sdegno dell'imperatore». Il Frisi, volendo -variare, secondo il suo costume, ne inverte del tutto il senso, dicendo -stranamente....... _Ma sciaguratamente svelatasi la cosa, siasi il duca -ridotto al miserabile ripiego di non si curare dei patti solennemente -giurati con Cesare, e di cercare a ogni modo pretesti di romperla seco -lui, ed impegnarlo in nuove guerre col di lui gran rivale Francesco -I._ Se non si avessero altre prove della cultura d'ingegno del canonico -Frisi, a giudicarlo dal riferito passo, si dovrebbe conchiudere ch'ei -non capiva quello che leggeva, nè quello che scriveva. - -Un'altra insigne prova degli stravolgimenti usati dal continuatore -sia la seguente: Il Verri, nelle _Osservazioni sulla tortura_, § II, -entrando a parlare della peste dell'anno 1630, dice: _La storia di -questa sciagura conviene cominciarla da un dispaccio che dalla corte di -Madrid venne al marchese Spinola, allora governatore. Il dispaccio era -firmato dal re Filippo IV,_ ec. Il Frisi dà la colpa a quel dispaccio -di tutti i danni recati dalla peste; e se la famiglia del conte Verri -non avesse avuto il buon giudizio di lasciar manoscritto il terzo -tomo della storia, il pubblico avrebbe letto nel compendio di quelle -osservazioni ivi inserito il detto passo, tramutato come segue: «un -dispaccio che dalla corte di Madrid venne in questo tempo al marchese -Spinola, governatore dello Stato di Milano, _rese fatalmente quella -pestilenza una delle più spietate che rammemori la storia_, avendo essa -distrutti niente meno che due terze parti di cittadini. Il dispaccio -era firmato dal re Filippo IV, et.», e prosegue quindi la narrazione -come sta nell'opera di Verri. - -Ancora un esempio, e darò fine. Negli _Annali_ riportò il Verri, sotto -l'anno 1617, il racconto di una misera cameriera, stata bruciata come -strega per avere ammaliato il senatore Melzi. Il Frisi l'ommise nel -manoscritto del suo terzo tomo, e lasciò negli _Annali_ del conte Verri -l'annotazione di averlo fatto avvertitamente, perchè _molte principali -persone vi fanno poco buona figura, e la notizia della strega non -interessa la storia_. Interessava meno la storia la nomenclatura de' -ballerini e de' balli del secolo decimosesto; eppure per non ommetterla -le diede un posto fuor di luogo, anticipandola di cinquant'anni. Il -vero è che quella nomenclatura faceva conoscere i costumi piacevoli -de' nostri maggiori; e il racconto della strega mostrava per il -contrario l'ignoranza e i costumi barbari di essi anche nelle classi -più eminenti. Sia però onore ai nostri tempi, poichè, se due secoli -fa chi aveva il supremo potere si compiaceva nel far arrostire i suoi -simili, e il riputava uno dei più sacri suoi doveri, la moda è talmente -passata, che si ha vergogna di parlarne. Tale è l'effetto dei progressi -dell'incivilimento, di ridurre alle forme del vero _gl'idoli della -fantasia_, come li direbbe il gran cancelliere Bacone, liberando così -gli uomini dalla tirannia delle false opinioni armate del potere, le -quali, dopo di averli oppressi per secoli, sono poi riconosciute per -assurdità. Così avvenne del diritto preteso dai papi di essere arbitri -dei troni, sciogliendo i popoli dall'obbedienza; del possesso in cui -per sì lungo tempo si mantenne il clero, di non contribuire ai pesi -dello Stato che lo proteggeva; del feudalismo de' nobili, del diritto -di tenere schiavi gli uomini, dell'esistenza delle streghe e perfino -degli indemoniati. - - -§ IV. - -_Del mio lavoro._ - -L'opera da me impiegata fu di due maniere. Per l'epoca dal 1525 al -1565, intorno alla quale esisteva la stampa del Frisi, mi circoscrissi -a ristabilire nella loro integrità le parti spettanti al Verri col -confronto delle minute da lui lasciateci; e dove mi trovai mancante -di questa scorta, ridussi il testo alla dicitura che mi è sembrata -più naturale e conveniente, seguendo l'ordinario lume della critica, -che facilmente mi ha insegnato a distinguere lo stile stemperato e -da predica, ed a sostituirgli quello di una spontanea e compendiosa -narrazione. Il confronto che voglia farsi tra la stampa frisiana e la -mia, ne mostrerà la somma differenza. Il togliere, l'aggiungere, il -mutare fu opera di lunga lena e di gran noia, e quel ristauro importò -una fatica assai maggiore, che non sarebbesi usata nel fare di nuovo. -E il fu ancora di più, attesa la fedeltà propostami di conservare -scrupolosamente il testo del Verri, e perfino qualche trascuratezza di -lingua, riflettendo che l'emendare questi nêi nel solo terzo volume -avrebbe recato difformità in confronto degli altri; e sono altronde -macchie lievissime nel nostro storico presso qualunque lettore che -nelle storie richieda, come principal merito, pensieri, nervo, stile, e -non badi che per ultimo alle parole. - -La stessa scrupolosa fedeltà ho osservato nell'inserire nel mio -successivo lavoro i frammenti che ho trovato servibili nelle note -del mio autore; ed oltre il fatto già accennato dell'uccisione del -Maraviglia, e il ragguaglio dello stato in cui erano in Milano l'arte -del ballo e del teatro al termine del secolo decimosesto, suoi sono i -racconti del fine tragico della contessa di Celano, dell'ingresso in -Milano dell'arciduchessa sposa del re Filippo III, della legazione a -Roma del senatore Giambattista Visconti, della cameriera del senator -Melzi bruciata nel 1617 come strega; la nota sul carattere de' nobili -circa la metà del secolo decimosettimo; i fatti della condizione -di Milano sotto il governatore Ponze di Leon; i caratteri del conte -di Fuentes, del duca d'Ossuna e di alcuni ministri sotto il governo -della casa d'Austria; la relazione della venuta e dimora in Milano -dei Gallo-Sardi nella guerra del 1733, e dell'imperatore Leopoldo II -nel 1791. In tutti questi frammenti non v'è altro di mio se non che -pochi adattamenti estrinseci per connetterli e conformarli al corpo -della narrazione; mai il fondo dei fatti, e in gran parte anche le -parole appartengono al conte Verri. Anzi fino alla metà circa del -secolo decimosettimo non ho voluto riportare altri fatti, fuorchè -quelli accennati da esso nelle sue Memorie, come destinati per il -proseguimento della storia; ma li riscontrai alle fonti, e diedi -loro quello sviluppamento che l'autore solevagli riservare nel dar -forma al suo lavoro. Perciò ho intralasciato più cose che poteva aver -pronte, e che (per valermi di una frase d'uso, benchè poco modesta) -avrebbero potuto illustrare maggiormente l'opera, come, per esempio, -l'esposizione de' tributi straordinari imposti allo Stato di Milano -nei regni infausti e turbolenti di Carlo V e di Filippo II, per cui -il solo _Mensuale_ fu quadruplicato sotto diversi nomi; mostrare -che in que' sovrani l'ambizione e l'alterigia erano pareggiate -dall'indifferenza sulla sorte de' popoli, sicchè le guerre erano per -sistema intraprese e condotte senz'alcuna predisposizione per gli -approvvigionamenti e per le paghe, e gli eserciti vivevano di rapina e -a discrezione a carico de' miseri sudditi; estendermi in maggiori prove -dell'annichilamento di tutte le sorgenti della prosperità pubblica, -allorchè i flagelli fisici, la fame e la peste, si collegarono -coll'inerzia e coll'indolenza quasi asiatica de' re successivi e colla -brutale onnipotenza de' governatori; svolgere l'influenza esercitata -sulla nazione dalla lunga durata e dalla scandalosa pubblicità delle -controversie giurisdizionali, e altri fatti recarne, quali furono -quelli col vescovo di Pavia per la dipendenza metropolitana di che -tratta Bernardo Sacco, e per l'immunità de' coloni ecclesiastici, che -diede occasione a un celebre consulto del Menochio, allora presidente -del senato. - -Se le accennate ed altre ommissioni furono volontarie, di altre -diverse hanno debito le circostanze; ma sarebbe ora superflua cura -il farne discorso. Chiuderò quindi desiderando che, nell'accingersi -a giudicarmi, di due cose siano avvertiti i miei lettori: l'una, -che loro si presenta l'opera di un novizio in questa parte di studi; -l'altra, che vogliano disporsi ad una moderata aspettazione dal lato -dell'importanza de' fatti che ho avuto a narrare, i quali non avrei -potuto rendere più copiosi e interessanti, se non imitando il comune -difetto degli scrittori di storie particolari, coll'innestare nel mio -lavoro i fatti della storia generale. - - 24 dicembre 1825. - - PIETRO CUSTODI. - - - - -CONTINUAZIONE - - - - -CAPITOLO XXIV. - -_Battaglia di Pavia. Il re Francesco I rimane prigioniero. È condotto -a Madrid. Sua liberazione. Vicende in questi tempi della lega di -Francesco II Sforza, duca di Milano, e di Girolamo Morone._ - - -Leone X, alleato di Carlo V, avea terminata la vita, siccome si è detto -di sopra, nei tempo appunto in cui si otteneva lo scopo della Lega col -discacciare i Francesi dalla Lombardia. Adriano VI, suo successore, -nel breve suo pontificato d'un anno e mezzo, o poco più, si mostrò -piuttosto sacerdote che sovrano. Clemente VII Medici, cugino di Leone -X, fu creato sommo pontefice, mentre i Francesi, sotto Bonivet, se -ne ritornavano al loro paese, dopo un tentativo infelice per occupar -Milano. Dovevasi ognuno promettere che questo papa mantenesse la lega; -poichè ei da cardinale l'avea formata; ma così non avvenne. Clemente -VII si unì col re Francesco I, promettendogli il regno di Napoli, e -ricevendo dal re la guarentigia dello Stato ecclesiastico e della -repubblica fiorentina per la casa Medici. Tutto però segretamente -si fece nel tempo in cui durava l'assedio di Pavia. (1525) Frattanto -il vicerè Lannoy aveva sprovveduto il regno di Napoli di soldati, i -quali erano in marcia alla volta del milanese; laonde il re staccò -il principe Stuardo di Scozia, duca d'Albania, con ducento lance, -seicento cavalleggieri e quattromila fanti, e comandogli di marciare -verso Napoli per occupare quel regno; la quale sconsigliata impresa -lo indebolì poscia a fronte de' nemici, e fu una delle cagioni della -rovina della sua armata e della perdita della sua libertà. Il Lannoy -non si curò di far correre dietro al duca d'Albania, e unicamente rese -avvisati i comandanti de' presidii del napolitano per la difesa; per -tal modo schivò il pericolo di perdere il Milanese col Napoletano, e -poterono le forze rivolgersi tutte al soccorso di Pavia. La marcia -dei Francesi attraverso lo Stato pontificio, il transito delle -munizioni fatto per Piacenza e Parma, possedute dal papa, svelarono -agl'imperiali che il papa s'era unito col re, sebbene non apertamente -si fosse dichiarato di essere lui nimico dell'imperatore Carlo V. -Pensò il re di rinforzare la sua armata, ordinando che i suoi Francesi -acquartierati in Savona marciassero a Pavia, senza avvertire che, -dovendo coteste milizie passare ne' contorni di Alessandria, presidiata -da' cesariani, non erano sicure nella loro marcia. Infatti Gaspare del -Maino, comandante di quel presidio, fece prigioniero tutto quel corpo. -Frattanto al Lannoy giunsero dodicimila lanschinetti tedeschi, e quindi -si trovò alla testa di diciottomila fanti, settecento uomini d'armi -ed altrettanti cavalleggieri. I dodicimila tedeschi erano comandati da -Giorgio di Frandsperg, uomo di statura colossale, di forza prodigiosa, -di gran coraggio, luterano passionato; il quale venne a quell'impresa -coll'idea di far onta al papa, ed a tal fine portava seco un cordone -d'oro in forma di capestro, e lo mostrava dicendo: _A ogni signore ogni -onore._ Così mentre da malaccorto il re Francesco coll'indebolirsi, -andava preparando la propria sciagura, i nemici si rinforzavano. Al -difetto di prudenza nel re si aggiungevano la trascuratezza dei capi -dell'esercito, e l'indisciplina de' soldati. Bernardo Tasso, padre -dell'immortale Torquato, si ritrovava nell'armata del re di Francia, -mentre era sotto Pavia, ed in una lettera al conte Guido Rangone, -così gli scrive: «Questo esercito mi pare con poco governo, con -molta licentia, et più grande di numero che di virtù. Poca speranza -gli è rimasa di poter pigliare la città, hora che i nemici si vanno -avvicinando[70];» e poco dopo «Questo esercito mi pare piuttosto pieno -d'insolenza che di valore.... Io più tosto temo che spero del successo -di questa impresa; et quello che più mi fa temere è, che veggio che -apertamente Sua Maestà s'inganna nelle cose più importanti, giudicando -il suo esercito maggior di numero, et quel de' nemici minore di ciò che -in effetto sono.... Io vedo questo campo con quel poco ordine che era -quando i nemici eran lontani; nè a questa troppa sicurtà so dare altro -nome che imprudentia o temerità». Guicciardini[71], presso a poco, -dice lo stesso; «Risedeva il peso del governo dell'esercito presso -all'ammiraglio; il re, consumando la maggior parte del tempo in ozio o -in piaceri vani, nè ammettendo faccende o pensieri gravi, dispregiati -tutti gli altri capitani, si consigliava con lui: vedendo ancora -Anna di Momoransi, Filippo Ciaboto di Brionne, persone al re grate, -ma di picciola esperienza nella guerra: nè corrispondeva il numero -dell'esercito del re a quello che ne divulgava la fama, ma eziandio a -quello che ne credeva esso medesimo». - -Ho procurato d'indagare come mai il duca Francesco Sforza, principe -che non mancava di valore, s'accontentasse di starsene quasi ozioso nel -Cremonese, mentre si disponeva il gran fatto d'armi che doveva decidere -del destino dello Stato suo. L'armata cesarea era comandata dal vicerè -di Napoli don Carlo Lannoy: ivi trovavasi il duca di Bourbon, ivi il -famoso don Ferdinando d'Avalos, marchese di Pescara, ivi il marchese -del Vasto; ed il duca Sforza, che alla Bicocca e ad Abbiategrasso -aveva superati coraggiosamente i nemici, ora erasi limitato a sgombrare -il fiume Po da ogni comunicazione co' Francesi. Non mi è accaduto di -trovare che alcuno degli scrittori avesse la medesima curiosità. Quindi -o convien supporre che gl'imperiali per gelosia e per sospetto non lo -bramassero, ovvero ch'egli non vedesse di sua convenienza il trovarsi -in un esercito, nei suoi Stati, senta averne il comando, e senza -nemmeno avere il titolo di generale al servigio di cesare. - -Ai sovradetti indebolimenti dell'armata francese aggiungasi che -Sant'Angelo sul Lambro era presidiato da ottocento francesi, sotto il -comando di Pirro Gonzaga, e da ducento cavalieri. Fu preso d'assalto; -e il marchese di Pescara fu il secondo che ascese le mura, ed ebbe -l'abito forato da due archibugiate; la guarnigione uscinne disarmata, -coll'obbligo di non servire per un mese. Casal Maggiore era occupato -da' Francesi sotto il comando di Giovanni Lodovico Pallavicino, che -lo presidiava con duemila fanti e quattrocento cavalli. Alessandro -Bentivoglio, alla testa d'un corpo d'Italiani fece, con un fatto -d'armi, prigioniero il Pallavicino, caduto da cavallo, e disperse -affatto il presidio francese. Prima che si avanzasse l'armata cesarea a -Pavia, conveniva assicurarsi le spalle e non lasciar dietro i Francesi -in que' luoghi, d'onde difficoltavano le provvisioni. Se i Francesi -avessero avuta la stessa precauzione, non si sarebbero innoltrati a -Pavia, lasciando presidiata Alessandria da Gaspare del Maino, il quale, -siccome ho accennato poc'anzi, battè e disarmò un corpo di duemila -soldati, che erano in marcia venendo dalla Francia per unirsi al re. -Oltre a questi primi danni, cioè al distacco del principe Stuardo -di Scozia, spedito verso Napoli, alla perdita di due presidii di -Sant'Angelo e Casal Maggiore, alla perdita di duemila sorpresi verso -Alessandria, un nuovo accidente sventurato accadde al re e forse più -gravoso, cioè che quattromila soldati grigioni, che erano al di lui -stipendio, se ne partirono quasi improvvisamente. Giovanni Giacomo -Medici, che s'era reso signore del castello di Musso, con insidie s'era -altresì reso padrone di Chiavenna, città importante dei Grigioni. Per -la qual cosa con lettere della loro repubblica vennero immediatamente -chiamati i Grigioni in soccorso della patria, sotto pena di infamia e -di confisca. Così l'esercito francese si ridusse di numero quasi uguale -al cesareo. - -Il duca di Borbone e il marchese di Pescara ricevettero frattanto -il rinforzo di ottomila tedeschi. Fecero radunare le truppe che -tenevano acquartierate in Cremona, Lodi ed altri luoghi; formarono -un corpo di ventiduemila fanti, oltre i cavalli, e per Sant'Angelo -marciarono a Pavia, e si collocarono vicini e di fronte al campo -francese, cosicchè le guardie avanzate nemiche si parlavano. Il -Guicciardini[72] scrive che Pescara s'avviò per la battaglia sotto -Pavia con settecento uomini d'arme, settecento cavalli leggeri, mille -fanti italiani, e più di sedicimila tra spagnuoli e tedeschi. Ivi -si mantennero per venti giorni, mettendo in allarme e inquietando i -Francesi,[73] _ut primum metu ac sollicitudine vexarent, deinde cum -vanum timorem consuetudine remissent, securiores offenderent, ubi visum -esset vero praelio lacessere_[74]. Il re Francesco stava ben munito -nel suo campo, situato nel parco, il quale, essendo cinto di mura, -non dava accesso a' cesarei, se non per alcune porte ben presidiate -da' corpi avanzati francesi. Sperava il re che, stando a fare la -guerra difensiva, e guadagnando tempo, l'armata imperiale, mancante -di stipendio e mal provveduta di tutto, dovesse sciogliersi da sè -medesima. Infatti i comandanti cesarei temevano lo stesso, e perciò -deliberarono di commettersi alla fortuna d'una battaglia[75]. Allora -i soldati erano mercenari e liberi. Nessun bottino potevano sperare i -francesi debellando i cesariani, mancanti di tutto. Per lo contrario -sommo profitto avevano in vista i cesarei battendo i francesi, il re, -i principali signori del regno, tutti radunati con immense ricchezze e -pompe, e ciò oltre il profitto del riscatto di sì illustri prigionieri. -I Francesi avevano la presenza del loro re ad animarli, l'ambizione -di segnalarsi sotto de' suoi sguardi, ma l'armata non era per la -maggior parte di francesi; v'erano tedeschi, svizzeri, italiani, -spagnuoli, ed oltre a ciò, i più erano affatto mercenari e gregari. -Perciò la condizione de' cesarei era migliore d'assai. Il quartiere -del re stava a Mirabello, delizia de' duchi di Milano. Il campo era -cinto di terrapieno con fossa, fuori che da un lato, che si credeva -bastantemente munito col muro del parco. Il marchese di Pescara, che da -ogni canto osservava la posizione del re, s'avvide che poco custodivano -i Francesi quella parte che credevano più sicura pel riparo del muro. -Se il muro si gettava a terra, il che non era difficile, era aperto -l'adito ad impadronirsi di Mirabello. - -Confermatisi il duca di Borbone e il marchese di Pescara nella -risoluzione di avventurare la battaglia, passarono di concerto col -comandante di Pavia, Antonio Leyva, e si fissò il giorno di san -Mattia, 24 febbraio, giorno di gala per essere l'anniversario della -nascita di Carlo V. Frattanto negli otto precedenti giorni gl'imperiali -incessantemente, anche di notte, diedero l'allarme ai Francesi, e col -favore dello strepito di trombe e de' timpani guastarono per qualche -tratto le mura del parco, sicchè alla minima scossa cadessero poi. -Queste mosse ingannarono i Francesi, che credettero uno de' molti -falsi allarmi anche l'attacco importante del giorno 24. Per essersi -gl'imperiali accostati così d'appresso al campo francese, il re tenne -un consiglio nel quale Luigi d'Ars, il Sanseverino, il Galiot de -Genouillac, il maresciallo di Chabannes, il maresciallo di Foix, e il -famoso la Tremouille opinarono che fosse da abbandonarsi il blocco -di Pavia e ritirarsi a Binasco; ma prevalse il Bonivet, secondato -dal Montmorenci, da San Marsault e da Brion, i quali adularono -l'inclinazione del re, che già aveva promulgato per l'Europa, che o -prendeva Pavia, o vi periva[76]. - -L'ammiraglio Bonivet ebbe il comando di quella giornata. Il campo -francese, esteso più di tre miglia, era postato in guisa che impediva -l'ingresso da ogni parte in Pavia, comunicava col parco di Mirabello, e -dominava vantaggiosamente la campagna. Il duca d'Alençon col corpo di -riserva era a Mirabello; la prima linea era comandata dal maresciallo -di Chabannes, il corpo di battaglia lo era dal re. Il marchese di -Pescara si determinò di entrare pel parco di Mirabello, e di soccorrere -Pavia, con questa mira che, se i Francesi scendevano dal campo per -difendere il parco, perdessero il vantaggio della loro posizione, -ed egli desse loro battaglia; se non dipartivansi, facil cosa era -il superare il duca d'Alençon, ed alla vista de' Francesi portare -tutto il soccorso a Pavia. Tre ore prima del giorno il marchese di -Pescara si mise in ordine per attaccare il re. Divise l'esercito in -più corpi. Il primo lo diede ad Alfonso d'Avolo, marchese del Vasto, -di lui nipote, composto di cinquecento fanti e cinquecento cavalli. -Il secondo a Giorgio Frandsperg, di quattromila fanti. Un corpo di -riserva fu affidato al nipote del vicerè di Napoli. Il vicerè Lannoy -comandava un corpo di cavalli. Un altro corpo di cavalli lo comandava -il duca di Borbone. Altri minori drappelli dispose il Pescara, i quali -al cominciare l'attacco si trovarono alle spalle dei Francesi, alle -diverse porte del muro del parco. Il marchese avea fatto porre a tutti -i suoi una camiscia sopra le armi, perchè nella oscurità della notte -si potessero conoscere fra di loro: stratagemma imitato nella Slesia -nel 1757. Prima dell'alba del 24 febbraio, mentre si avanzavano a -Mirabello, gl'imperiali fecero de' finti attacchi con molto fragore di -artiglieria, acciocchè non si sentisse quanto accadeva a Mirabello. -All'aurora si videro gli Spagnuoli entrati nel parco per un'apertura -assai larga, fatta la notte precedente con tal destrezza e silenzio, -dice il Bugati[77], che appena da' nemici fu udito il rumore. Il -marchese di Pescara, innanzi a tutti, colla maggior parte della -fanteria italiana e spagnuola, diede dentro tra le guardie francesi; -il duca di Borbone, guidando la sua cavalleria, s'innoltrò da altra -parte del parco verso i quartieri del re cristianissimo, ma trovò che -il re e i suoi erano marciati contro il Pescara. Don Alfonso d'Avalos, -marchese del Vasto, s'impadronì di Mirabello. Un suo distaccamento -era già alle porte di Pavia, ma Brion, mandato dal duca d'Alençon, lo -battè. Galiot de Genouillac, che si era reso illustre nella battaglia -di Marignano, profittò del momento, e collocò una poderosa artiglieria -contro quel vano delle mura del parco per dove entravano gl'imperiali, -la quale talmente gli scompigliò, che disordinatamente si ricoverarono -in un luogo basso per essere salvi da' colpi del cannone. Il re, invece -di combattere contro il marchese del Vasto, per tal modo isolato, -sconsigliatamente uscì dal vano, e si diradò per la campagna con tutta -la gendarmeria; così l'artiglieria del Genouillac dovette cessare -per non offendere il suo re. Gl'imperiali s'avvidero dell'errore da -questi commesso. Il duca di Borbone co' lanschinetti, il marchese di -Pescara cogli spagnuoli, il vicerè Lannoy cogl'italiani attorniarono -il re. Il marchese del Vasto venne a prenderlo alle spalle. Il Leyva -vigorosamente uscì da Pavia, lasciando il magnifico e valoroso Matteo -Beccaria alla difesa della città. Allora il maresciallo di Chabannes -accorse a soccorrere il re, e se gli pose al fianco destro col corpo -ch'egli comandava. Il duca d'Alençon formò un'ala sinistra al re. Fra -il re e Chabannes v'erano le Bande Nere, cinquemila, tutte veterane -tedesche, che avevano combattuto a Marignano. Il duca di Suffolk -Rosabianca le comandava. Così fra il re e il duca di Alençon vi -era un corpo di diecimila uomini svizzeri comandati dal colonnello -Diespach. Un corpo di lanschinetti, guidati dal duca di Bourbon, -sconfisse totalmente le Bande Nere. Il conte di Vaudemont, il duca di -Suffolk rimasero estinti sul campo. Borbone si rivolse poi contro il -corpo di Chabannes che rimaneva staccato. Il bravo Clermont d'Amboise -cadde morto, e il maresciallo di Chabannes terminò di vivere nel modo -seguente. Egli ebbe ucciso sotto di sè il cavallo. Vecchio com'era, -cercò di combattere a piedi; ma Castaldo, luogotenente del Pescara, -lo fece prigione. Castaldo conduceva in luogo sicuro il suo prigione; -un capitano spagnuolo, per nome Buzarto, osservò Chabannes, il più -bel vecchio del suo secolo, nobile, magnifico, e riconobbe che doveva -essere un signore di distinzione, di coi diverrebbe lucrativo il -riscatto; pretese di essere associato al Castaldo, che lo ricusò; e il -Buzarto con una archibugiata gettò morto il maresciallo di Chabannes, -dicendo: «Ebbene, non sarà dunque nè mio, nè tuo[78]. Così terminò -i suoi giorni questo illustre francese, che s'era trovato a Fornovo -nel 1495, ad Agnadello nel 1509, a Ravenna nel 1512, dove comandò, -morto il duca di Nemours, a Marignano, alla Bicocca, ec. Egli aveva il -soprannome di _gran maresciallo di Francia_. - -Il re faceva prodigi di valore, e si riconosceva da un manto di tela -d'argento (_cotte d'arme_), e dal cimiero fregiato di copiose e lunghe -piume. Di sua mano egli uccise Castriotto, marchese di Sant'Angelo, -ultimo discendente dagli antichi re d'Albania, che contava per suo avo -paterno Scanderbeg. Il re si battè lungamente con un gentiluomo della -Franca Contea, per nome Andelot, e lo ferì nella faccia. Il marchese -di Pescara con mille e cinquecento archibugieri baschi piombò sulla -gendarmeria del re. Costoro, scaricato l'archibugio, con mirabile -disinvoltura si nascondevano, caricavano, e ritornavano a ferire. -Il re, per coglierli, dilatò i suoi gendarmi; e gli archibugieri, -penetrati e sparsi per entro, in meno d'un'ora rovinarono il corpo -invincibile della gendarmeria francese. La Tremouille cadde ferito -nel cranio e nel cuore. Il gran scudiere Sanseverino cadde moribondo. -Guglielmo di Bellai Langey, vedendolo cadere, scese dal cavallo -per dargli soccorso: «Non ho più bisogno d'alcun soccorso, disse il -moribondo; pensate al re, e lasciatemi morire». Luigi d'Ars, il conte -di Tournon caddero morti. Il conte di Tonnerre appena potè essere -riconosciuto fra i morti, tante erano le ferite della sua faccia! Il -barone di Trans stavasene all'ala sinistra sotto il comando del duca -d'Alençon, assai malcontento di dover trovarsi nella inazione. Il -figlio suo unico era nel corpo del re, e, dopo d'aver combattuto ed -esaurite le sue forze, si ritirò presso del padre. Il barone di Trans -gli chiese dove fosse il re: «No 'l so», rispose, ansante e grondante -di sudore il figlio. «Va e sappilo, disse il padre severamente, -arrossisci di non lo sapere». Il figlio Trans s'ingolfa fra i -combattenti, s'accosta al re, e per un colpo d'archibugio cade a' suoi -piedi. - -Il duca Carlo d'Alençon, primo principe del sangue, in vece di porgere -soccorso al re, si ritirò colla sua ala di cinquecento cavalieri[79], -«e fu il primo a vituperosamente fuggire[80]; se non fu maliziosamente -(dice il Bugati)[81], come tennero alcuni aspirando egli ad esser -re, morto che fosse il re Francesco». Tagliò il ponte di legno che -poco di sotto a Pavia era fabbricato a San Lanfranco, acciocchè non -l'inseguissero i cesarei. Perciò molti francesi, ivi giunti sulla -speranza di passarvi sicuri all'altra sponda, dovettero avventurarsi -ai gorghi del fiume e sommergervisi; poi vi erano a forza spinti dai -fuggitivi, che colla fiducia stessa correvano sulle loro traccie, -e vi si affogavano[82]. Gli Svizzeri, vedendo scoperto il loro -fianco sinistro per la ritirata del duca, e credendosi a tradimento -sacrificati all'odio dei Tedeschi di Frandsperg e Sith, che marciavano -loro incontro, non vi fu più modo di tenerli. Diespach disperatamente -si scagliò solo a farsi uccidere dai soldati di Frandsperg. Abbandonato -il re a pochi, perirono intorno di lui il maresciallo di Chaumont, -d'Amboise, Estore di Bourbon, il visconte di Lavedan, Francesco conte -di Lambesc, fratello del duca di Lorena e del conte di Guise, ed una -moltitudine di valorosi cavalieri. Il Bastardo di Savoia, gran maestro -di Francia, vi morì. Il maresciallo di Foix, col braccio fracassato e -mortalmente ferito, galoppava furiosamente per rinvenire l'ammiraglio -Bonivet, al quale attribuiva il disastro, per traforarlo col braccio -che gli rimaneva, e morire contento d'aver vendicato la Francia; ma -perdette tanto sangue, che cadde, e fu portato a Pavia, dove morì -nella casa della contessa di Scaldasole. Bonivet, vedendo perduta -ogni speranza, si scagliò quasi inerme fra i lanschinetti del duca -di Borbone, e si fece uccidere. Il duca di Borbone bramava di far -prigioniere Bonivet, e vedendolo steso morto esclamò: «Ah misero, tu -sei cagion della rovina della Francia e della mia!» - -Il re, tenuto sempre di vista onde farlo prigione, rimase solo in -faccia de' nemici, avendo un parapetto di morti avanti di sè. Raggiunto -in un prato paludoso da un colpo di fucile, gli cadde finalmente -sotto il cavallo. Egli aveva due ferite in una gamba. Caduto che fu, -venne attorniato da un nembo di soldati tedeschi e spagnuoli; se lo -disputavano. Il re, ferito come era anche in fronte, combattendo a -piedi, si difendeva colla mazza di ferro. Per buona sorte sopraggiunse -il Lannoy, al quale egli si arrese prigioniero; e fu opportuno il di -lui arrivo, poichè altrimenti correva pericolo il re di essere fatto -in pezzi, tanta era la voglia che ciascuno aveva di possedere un tal -prigioniero. Due cavalieri spagnuoli, Giacomo ossia Diego d'Avila, -e Giovanni Urbieta Biscaino, conosciuto chi egli era, lo aiutarono -a salire a cavallo; ma il d'Avila gli tolse la spada e l'Urbieta la -collana del toson d'oro[83]. Il re rimase spogliato di quanto aveva -di prezioso. La di lui sopraveste fu squarciata in cento parti, e -i pennacchi dell'elmetto reale furono spaccati in minimi frammenti, -gloriandosi ciascuno di portare una memoria di così illustre presa. -Don Carlo Lannoy, smontato da cavallo, baciò rispettosamente la -mano al re inginocchiandosi; altrettanto fecero i primi signori che -ivi sopraggiunsero. Questa memorabile battaglia non durò due ore; -e rimasero in essa estinti novemila del campo francese. I feriti -e prigionieri furono, oltre il re di Francia, Enrico d'Albret, -re di Navarra, il gran Bastardo di Savoia, il principe di Lorena, -l'Ambricourt, Bonavalle, San Paolo, Galeazzo e Bernabò Visconti, -Federico Gonzaga da Bozzolo, Girolamo Aleandro, vescovo di Brindisi e -nunzio del papa, e varii altri signori. Degli imperiali solo mille e -cinquecento rimasero morti con due soli capitani di conto, cioè don Ugo -di Cardona e Ferrante Castrioto, marchese di Sant'Angelo. - -Il re cristianissimo con molto rispetto fu condotto all'alloggiamento -del vicerè don Carlo Lannoy a San Paolo; dove, mediante le ferite, -scrisse alla duchessa d'Angoulème, sua madre, quella breve e terribile -lettera: «Signora, tutto è perduto, fuor che l'onore». Il duca di -Borbone presentò al re magnifiche vesti per disarmarsi; ed al pranzo -il vicerè Lannoy lo servì presentandogli il catino da lavar le mani, -il marchese del Vasto versò l'acqua, il duca di Borbone lo sciugatoio. -Il Borbone lasciava cader le lagrime, mirando prigioniero il re. La -sera il re volle che Lannoy e Vasto cenassero seco. Pescara venne -ad ossequiarlo senza pompa e con modeste maniere, e piacque al re -sopra ad ogni altro. Gli si concessero i suoi paggi, si ricuperarono -abiti, camisce e molte cose rappresagliate, che i soldati medesimi -generosamente presentarono, e fra queste una coppa d'oro, in cui soleva -bere il re, ed una croce d'oro che papa Leone gli aveva posta al collo -in Bologna, e così venne nobilissimamente trattato come se fosse stato, -non che libero, ma nella stessa sua reggia[84]. Tre giorni stette -nel monastero di San Paolo il prigioniero Francesco I; indi il 28 di -febbraio fu condotto nella fortezza di Pizzighettone, e collocato nella -Rocchetta, col gran maestro di Francia, il duca di Montmorenci, ove -dimorò sino al 18 maggio. Così il Grumello[85]; il quale aggiunge che -ne' giorni che ivi stette, sintanto che venissero da Spagna gli ordini, -il re giuocava _a varii giochi et maxime al ballono_. Il Muratori, ne' -suoi Annali, ne accerta altresì che al re Francesco furono concessi -«per sua compagnia venti de' suoi più cari, scelti da lui fra quelli -ch'erano rimasti prigionieri[86]». Una vittoria così compita, con tanta -strage dell'esercito francese, e poca perdita degl'imperiali, è troppo -naturale che producesse quanto afferma il Bugati[87], vale a dire che -«tutto il campo francese restasse in preda de' soldati, et più de gli -Spagnuoli, per cotal vittoria fatti sì ricchi et sì insolenti, quanto -altra fiera milizia che più fosse in Italia, minacciando apertamente -di cacciar di Stato il duca di Milano, se presto non gli soddisfaceva -di quante paghe dovevano avere»; e che i Francesi abbandonassero Milano -in un momento. Anzi v'è chi scrisse che il grido di questa vittoria fu -tale, che nel giorno medesimo restò libera dai Francesi, non solo la -città, ma tutto il ducato. Giunta a Madrid la gran nuova della presa -del re cristianissimo e della disfalla terribile del suo esercito, il -re augusto Carlo V non permise che si facesse pubblica allegrezza, ed -ei medesimo non seppe contenersi a segno, che meritò l'ammirazione:[88] -_Nullam ex more gratulationem publice fieri passus est, nec ipse -laetitia exultavit, sed gaudium moderate pro sua gravitate tulit_[89]. -Il Tegio riporta la traduzione della lettera che la reggente Luisa, -madre del re, scrisse a Carlo V in quella occasione, ed è come segue: -«A monsignor mio buon figlio l'imperator Carlo. — Monsignore mio buon -figlio, dopo che io ho udito e saputo da questo gentiluomo presente, -portatore di questa mia, la fortuna la quale è occorsa a monsignore -il re mio figlio, io rendo grazie a Dio di questo ch'egli sia capitato -nelle mani di quel principe del mondo che io più amo, sperando che la -imperiale Maestà vostra ne debba tenere quel buon conto per lo mezzo -del sangue, confederazione e lignaggio il qual è tra voi e lui, et in -caso che questo avvenga (come io tengo per certo) ne seguirà un gran -bene et universale a tutta la cristianità dall'amicizia e riunione di -voi due; e perciò, mio signore e figlio, io vi supplico che lo abbiate -per raccomandato, e che in questo mentre comandiate che egli sia ben -trattato come il grado vostro e suo lo richiede, e commettiate che -egli sia servito in tal maniera ch'io possa spesso intendere del suo -ben stare e della sua sanità, e così facendo, voi vi obbligherete una -madre, la quale d'ogni ora voi avete così nomata: et ancora vi prego -che ora voi vi mostriate padre per affezione, come io a voi madre per -dilezione. Da San Giusto in Lione, il terzo giorno di marzo 1215. — La -vostra humil madre Lovisa». Fra i prigionieri fatti in questa battaglia -di Pavia, il principe di Bozzolo Federico Gonzaga, corrotte le guardie, -si pose in salvo. Il conte di San Paolo, principe del sangue, creduto -morto, venne mutilato da un soldato imperiale col taglio dì un dito -per levargli un anello; il dolore gli fece dar segni di vita, e potè -palesare al soldato chi egli era, il quale per godere solo del prezzo -del riscatto, lo custodì incognito, lo guarì dalle sue ferite, e -l'accompagnò in Francia. Il marchese di Pescara avea comprato dai -militi cesariani il re di Navarra per settemila scudi, e lo teneva suo -prigioniero nel castello di Pavia, cercando settantamila scudi per il -riscatto. Ma i fratelli Lonate, gentiluomini pavesi, colle scale di -corda, lo liberarono; indi lo scortarono con cavalli e servi sino in -Francia. Essi perdettero la patria; il re diede loro nella Francia con -che vivere[90]. - -Tanta felicità delle armi cesaree eccitò ben presto negli animi -di quasi tutti i principi d'Italia un ragionevole timore d'essere -l'uno dopo l'altro oppressi e soggiogati dal vicino esercito; ond'è -che, dopo varii ripieghi, specialmente progettati tra Clemente VII -ed i Veneziani, stimò più opportuno il pontefice di stabilire una -concordia cogli imperiali per mezzo di Gian-Bartolameo da Gattinara, -ministro di cesare in Roma, restando conchiuso quest'accordo il 1.º -di aprile 1525, pubblicato poi nel dì 10 di maggio dello stesso anno. -Le condizioni principali di questo trattato, nel quale fu compreso -Francesco Sforza qual duca di Milano, furono la scambievole difesa del -ducato di Milano e degli Stati pontificii, compresa Fiorenza coi Medici -che vi dominavano, e la contribuzione di centomila ducati da darsi -dai Fiorentini, con che le truppe cesaree partissero dai quartieri -occupati nelle terre di Parma e Piacenza. I Veneziani, ai quali era -stato lasciato il luogo d'entrarvi, intese le mire del re inglese -di collegarsi colla regina, madre del re prigioniero, sospesero di -determinarsi ad alcun partito. Frattanto gl'insorti lampi di speranza -per la tranquillità dell'Italia lasciavano luogo a qualche angustia -d'animo ne' ministri cesarei sulla sicurezza del re Francesco in -Pizzighettone. Infatti il Lannoy ragionevolmente sospettava che il -re da Pizzighettone non venisse o tolto per subornazione di qualche -generale, o per tumulto de' soldati, mal pagati e vinti dalla umanità -del re, o per effetto di qualche unione de' principi italiani, e -singolarmente dello Sforza, il quale poteva acquistarsi un sicuro -godimento dello Stato col liberare Francesco I, o coll'opera del -duca di Borbone, che potevasi riconciliare con tale beneficio. Forse -questi sospetti del vicerè Lannoy accelerarono nell'animo di Carlo -V la risoluzione di volere al più presto in Ispagna tradotto il re -prigioniero. Lannoy, vedendo il re impaziente della sua liberazione, -colse l'opportunità di persuadergli che in un'ora di colloquio -coll'imperatore si sarebbe terminato ciò che portava degli anni, -trattato ministerialmente. Quindi fecegli desiderare di andare in -Ispagna. Tutto fu segretamente concertato, fingendosi di condurlo a -Napoli per custodia più sicura. Venne destinato a scortare il re in -Ispagna, a preferenza del marchese di Pescara, a cui principalmente -dovevasi la insigne vittoria di Pavia. Preferenza ingiuriosa, e che -perciò produsse nel Pescara una palese malcontentezza di cesare, -ed un'inimicizia aperta col Lannoy, da cui poscia derivarono gravi -conseguenze. «Pertanto, sul fine di maggio, scrive il Muratori[91], -scortato esso re da trecento lance e da quattromila fanti spagnuoli, -fu menato a Genova, dove, imbarcatosi con dieci galee genovesi ed -altretante franzesi, ma armate dagl'imperiali, in compagnia del vicerè -Lanoy, arrivò poscia a Madrid»; dopo però di essere stato per qualche -tempo rinchiuso nella fortezza di Xsciativa nel regno di Valenza, -dove i re di Arragona anticamente custodivano i rei di Stato, siccome -è concorde testimonianza degli altri storici. Il capitano Alarçon -fu assegnato custode del re, da quando, prigioniero, fu tradotto a -Pizzighettone, fino al termine del suo destino in Madrid. La permanenza -del re in Pizzighettone fu di settantanove giorni, quanti se ne -contano dal giorno 28 febbraio sino al 18 maggio, in cui accadde il suo -trasporto in Ispagna[92]. - -Il papa Clemente VII, poco fidando nella precaria convenzione di Roma, -cominciò a temere che Carlo V, coll'occasione di venire ad essere -incoronato, non s'impadronisse della Romagna, e fors'anco della stessa -Roma, facendo rivivere le antiche pretensioni; il che non poteva avere -ostacolo, singolarmente colla dominazione ch'egli avea del regno di -Napoli. Il papa anche temeva per Firenze, la quale era già divenuta -una signoria della casa Medici. I Veneziani erano pure atterriti -da una tanto prevalente grandezza dell'imperatore, e temevano che -non cercasse di rivendicare le città della terra ferma, altre volte -costituenti parte del ducato milanese. In queste circostanze era in -Roma ambasciatore di Francia Alberto Pio, conte di Carpi, signore di -nascita illustre, al quale i cesarei avevano usurpato la contea; uomo -di molta sagacità ed eloquenza, e pratico de' politici affari. Questi, -con intelligenza della duchessa d'Angoulème, madre del re prigioniero, -gettò i primi fondamenti d'una lega per opporsi alla dominazione -dell'imperatore nell'Italia. Tutto si maneggiò segretamente. Il papa -ed i Veneziani non bastando, si tentò di far entrare nella lega il -re d'Inghilterra Arrigo VIII. Gl'interessi del re sarebbero stati -di unirsi anzi con Carlo V, e mentre era il re di Francia di lui -prigioniero, smembrare la Francia, togliendone la Provenza in favore -del duca di Borbone, e la Brettagna ed altri Stati pretesi dalla -corona d'Inghilterra, invadendoli contemporaneamente Arrigo stesso. -Così veniva depressa per sempre la potenza dei rivali francesi, -ed assicurato il dominio dell'Italia a cesare. Ma le pubbliche -mire cedettero anche allora, come suole comunemente accadere, alle -passioni personali. Era il re Arrigo VIII sdegnato contro di cesare, -perchè, avendo Carlo V sposata, d'anni sette, la principessa Maria -d'Inghilterra, sua figlia, non la volle dappoi per moglie, preferendole -Isabella, figlia del re di Portogallo, e come dice Sepulveda[93]:[94] -_Propter injuriam neglectae filiae, quam Carolo citra legittimam et -maturam aetatem cum spopondisset, non ille quidem neglexit, sed justis -de causis Isabellae, Portugalliae regis Emmanuelis filiae, posthabuit._ -Quindi è che Arrigo s'unì col papa, co' Veneziani, co' Francesi per -far argine alla troppo estesa potenza dell'imperatore. Fattasi la lega, -che si volle chiamare santa, per esservi alla testa il papa, cominciò -questa col dare al re prigioniero consigli veramente poco santi, benchè -utili per quel momento:[95] _Nullum fidem, nullum jusjurandum, nullos -obsides dare recuset, modo se vindicet in libertatem; facile enim -fore jurisjurandi veniam a pontifice maximo, principe conspirationis, -qui hanc ipsam veniam ultro deferat, impetrare_: così il succennato -Sepulveda[96]. - -Carlo V venne in chiaro della lega per avere i collegati tentato -di trarre dal loro partito Fernando d'Avalos, marchese di Pescara, -vincitore del re Francesco, il quale a quel tempo era malcontento -dell'imperatore, perchè, senza riguardo ai segnalati servigi da -lui resi alla corona, avea confidato al Lannoy la custodia e la -trasmissione a Madrid del re di Francia. Anzi si era lasciato credere -al Pescara, che da Genova il re si dovesse trasportare a Napoli; nè -egli seppe il destino del re, se non quando lo seppe ognuno. Questa -diffidenza e questa ingratitudine di Cario V avevano lacerato l'animo -sensibile del marchese di Pescara. Il marchese era italiano; e la -nazionale gelosia tra Spagnuoli ed Italiani fu la cagione di un mistero -inopportuno ed ingiurioso. Perciò Girolamo Morone, gran cancelliere del -ducato ed intimo consigliere del nostro duca, uomo di molta eloquenza, -dignità e dottrina[97], fu dai collegati incaricato ad aprire discorso -col marchese di Pescara. Sepulveda ne riferisce il transunto[98]. -Ricordò il Morone al Pescara, che a gran proposito era l'occasione; -che tutti i principi italiani erano pronti a far causa comune per la -patria; che altro non mancava se non un capitano d'animo, di cuore, di -sperienza, di celebrità, degno d'essere posto alla testa di un'armata; -che il marchese di Pescara era quegli che ciascuno eleggeva; che il -servigio ch'egli avrebbe reso all'Italia, oltre la gloria, non sarebbe -stato senza degna mercede, poichè, scacciati i barbari, nè rimanendo -più alcun dominio straniero in Italia, ed assicurato Francesco Sforza -e stabilito libero duca di Milano, il premio dell'invitto marchese -sarebbe stato il possedimento del regno di Napoli[99]. «Non è dubbio, -prosiegue il Guicciardini[100], che tali consigli sarebbero facilmente -succeduti, se il marchese di Pescara fosse in questa congiunzione -contro Cesare proceduto sinceramente». Il marchese di Pescara ascoltò -la proposizione con apparente favore; soltanto mostrò d'avere avanti -gli occhi la fortuna e la potenza di Carlo V, e le difficoltà da -superarsi. Si protestò interessantissimo per la salute della patria. -Per lo che il Morone gli svelò il piano della lega già fatta fra il -papa, i Veneti, i Fiorentini, lo Sforza, il re Arrigo d'Inghilterra -ed il regno di Francia. Il Pescara destinò di tenerne più comodamente -discorso in casa, attesochè questo primo cenno se gli era dato sulla -spianata del castello di Milano. Ma diffidando egli di un'impresa -dipendente da tanti interessi combinati e facili a sciogliersi, concepì -il piano di comparire fedele all'imperatore, ed ottenere in premio il -ducato di Milano, col pretesto della fellonia di Francesco Sforza[101]. -All'intento quindi di aver le prove dell'ordita trama, nascose Antonio -De Leyva dietro i parati della stanza, ed ivi insidiosamente indusse -Morone a palesargli il piano della lega. Comunicato il fatto a cesare, -questi lodò la condotta del marchese di Pescara, il quale, per non -romperla col Morone, mostrossi pronto, soltanto che venissero tolte -le inquietudini ch'egli provava internamente col tradire l'imperatore -che lo stipendiava; al che si tentò dal papa di rimediare.[102] -_Pontifex, fallacibus quibusdam, sed a juris specie ductis argumentis, -Marchioni persuadere nititur id facinus ab ipso pie atque sancte -patrari posse_[103]. Gli ordini di cesare volevano che venisse -imprigionato il Morone per aver giuridicamente le prove della lega, -e soprattutto contro il duca Francesco Sforza. In questo mentre si -ammalò il marchese in Novara, e chiamò a sè il Morone, _nella persona -del quale si può dire che consistesse l'importanza di ogni cosa_[104]. -Il Morone che se ne diffidava, e di cui aveva detto al Guicciardini -«non essere uomo in Italia nè di maggiore malignità, nè di minor fede -del marchese di Pescara», volle un salvo condotto da lui; il quale, -poichè ebbe ottenuto, in compagnia di Antonio de Leyva, cavalcò a -Novara il giorno 14 di ottobre 1525. Visitato che ebbe il marchese e -congedatosi da lui, mentre il Morone salutava il Leyva nell'anticamera -per andarsene, questi gli disse: «Venite a casa con noi»; il Morone -ringraziò dell'invito; il Leyva ripigliò: «Voi ci verrete, essendo -prigioniero dell'imperatore[105]». In tutto questo fatto il Pescara -si disonorò. Egli adoperò l'industria d'uno sbirro, anzichè mostrare -l'animo nobile e franco d'un illustre capitano. Proposizioni di -cotal fatta o non si dà luogo a farle, o, fatte, si accettano, o, -dispiacendo, la lealtà vuole che diasi avviso di abbandonare il -progetto, o di doverlo altrimenti palesare. Carlo V non ebbe torto -diffidando del Pescara. Chi è capace di servire da sbirro, è capace -di mancar di fede[106]. Il marchese di Pescara morì poi il 3 dicembre -di quell'anno, di morte sospetta[107]. Il duca Francesco Sforza spedì -a Novara il senatore Jacopo Filippo Sacco per ottenere la libertà del -suo gran cancelliere ch'egli dichiarava innocente verso l'imperatore; -ma il Pescara fieramente rispose, che Morone era reo, e che reo era non -meno Francesco Sforza. Datosi principio agli esami, nei quali, per via -di tormenti si venne in chiaro di ogni disegno de' congiurati[108]; -e poscia da Novara tradotto il Morone a Pavia, quivi in presenza del -Pescara e del Leyva furono compiti i processi; la risultanza de' quali -fu che il Morone fosse condannato a perdere la testa. Nelle memorie -manoscritte del Morone trovasi l'apologia ch'ei fece di sè medesimo -colla data del 25 ottobre, undici giorni dopo la sua carcerazione. -Mostra dapprima che, non essendo egli nè vassallo nè suddito -all'imperatore, ma bensì del duca di Milano, non poteva riconoscere -nel Pescara e nel Leyva veruna legittima giurisdizione sopra di sè. -Poi, ricordando d'essere suddito non solo, ma gran cancelliere del -duca, dichiara che senza una perfidia manifesta e una infame violazione -de' suoi doveri, ei non poteva svelare i segreti del suo naturale -sovrano. In séguito espone un prospetto della vita propria e della -condizione presente degli affari pubblici; e con tanta energia, con -tanta evidenza si difese, che, giunto a morte il marchese di Pescara, -ordinò nel testamento all'erede marchese del Vasto, di supplicare Carlo -V per la liberazione del Morone. Ma il tardo buon volere del Pescara -poco avrebbe giovato a scampare il Morone dalla morte, se non fosse -venuto in pensiero al duca di Borbone, tornato di recente in Italia, -di mettere a prezzo il di lui riscatto; onde gli offerse la libertà -mediante il pagamento di ventimila ducati. L'irregolarità del giudizio -e l'improvvisa proposta fecero credere al Morone che tutto fosse una -finzione, ma sentendo che erasi già eretto il palco per la esecuzione -della capitale sentenza, pagò, e fu liberato dal carcere. La carica -però di gran cancelliere venne trasferita nel conte di Landriano, -Francesco Taverna. - -Questa pericolosissima sciagura del Morone ebbe origine dallo sdegno -per le esorbitanti vessazioni con cui l'armata imperiale smungeva -lo Stato di Milano. Francesco Sforza non aveva che il nome di duca, -sebbene l'imperatore avesse preso le armi per lui. L'imperatore avea -posto un tributo di centomila ducati sul milanese, indi chieste somme -esorbitanti allo Sforza per l'investitura[109]. Inoltre il duca, -vedendo vessati sopramodo i suoi sudditi dall'esercito cesareo, avea -fatto un accordo col marchese di Pescara di pagargli altri centomila -ducati, con che, represse tutte le estorsioni, si prendesse egli la -cura di provvedere l'esercito di viveri e di stipendi[110]. - -La somma di queste disavventure ed oppressioni del duca Francesco si fu -che, giovandosi il marchese di Pescara ed Antonio de Leyva dei progetti -manifestati da Girolamo Morone, fecero, in un congresso tenuto in -Pavia, sentenziare di fellonia il duca Sforza, dichiarato sovrano del -milanese l'imperatore Carlo V. In conseguenza della quale dichiarazione -il marchese di Pescara fece domandare allo Sforza il castello di -Milano, quello di Cremona ed altri, presidiati dal duca. Il povero duca -appena cominciava a riaversi da una malattia mortale, quando gli venne -fatta sì terribile intimazione dall'abate di San Nazaro. Ricusò egli -di dare al Pescara i due nominati castelli: bensì accordò gli altri, e -disse che se l'imperatore voleva anche quelli, e a lui fosse constato, -non solamente i castelli, ma lo Stato eziandio e la vita gli avrebbe -dato; ch'egli era sempre stato ed attualmente era innocente e fedele -a cesare, e sperava che tale sarebbesi fatto conoscere. Si lagnò del -suo destino, che, bambino ancora, lo aveva portato esule lontano dalla -patria, colla prigionia e rovina del padre; poi, ricuperato appena lo -Stato nella sua adolescenza, il re di Francia ne lo aveva balzato. -Finalmente, fatto prigione il re, mentre credeva veder pacifici -i sudditi e ristorati dai sofferti lunghi danni, mentre credevasi -tranquillo, ecco una mortal malattia, ecco una calunnia a rovinarlo. -A malgrado di siffatte querele il marchese di Pescara volle entrare -in Milano. Lo Sforza chiedeva soltanto che si aspettasse la risposta -di Sua Maestà cesarea; che se quella comandava che egli fosse privato -dello Stato, era pronto a tutto cedere. Il Pescara ricusò di aspettare, -mandò tremila tedeschi ad assediare il castello, ove il povero duca -s'era ricoverato, e da mille altri tedeschi e cinquecento spagnuoli -fece occupare Cremona[111]. I nostri cronisti proseguono a dire che il -duca, assediato nel castello di Milano, faceva spesse sortite con grave -danno de' cesariani, mentovando un curioso cambio di prigionieri: il -duca rimise liberi cinquanta lanschinetti per cinquanta vitelli[112]. - -In queste turbolenze e desolazioni dello Stato di Milano, la disegnata -lega pensava seriamente a prevenire il pericolo di divenire bersaglio -delle vendette di cesare, e cesare stesso non ne ignorava gli sforzi -ed i pericoli; laonde, per allontanare il turbine che andavasi -formando, rivolse l'animo a trarre il pontefice in una nuova alleanza -per distaccarlo della contraria; il che tuttavia non ebbe effetto per -volersi troppo pretendere da ambi le parti. Uno però degli accordi più -importanti a quest'oggetto fu il trattato conchiuso della liberazione -del re Francesco, mosso l'imperatore a ciò fare dal vedere collegati -contra di sè tutti i principi d'Italia. Ma l'affare, per la esorbitanza -delle condizioni, andò lento. «Perciò, scrive il Muratori[113], esso -re, mal sofferendo questa gran dilazione, e forse più per non averlo -mai l'imperadore degnato di una visita, cadde gravemente infermo, -sino a dubitarsi di sua vita. Allora fu che l'augusto Carlo, non per -generosità, ma per proprio interesse, andò a visitarlo, e di sì dolci -parole e belle promesse il regalò, che a questa sua visita fu poi -attribuita la di lui guarigione». È qui da notarsi col Guicciardini -che Carlo V operò col suo prigioniero, come Ponzio Sannita co' Romani -alle Forche Caudine. Non l'oppresse nè lo trattò con generosità. -Conveniva o lasciar libero il re Francesco colla generosità di un gran -monarca, scortandolo con pompa ed onore sino a' suoi confini, senza -condizione alcuna e senza fasto insultante; ovvero conveniva tenerlo -prigioniero, e frattanto invadere la Francia, staccarne porzione pel -duca di Borbone, invitare Enrico VIII a staccarne altrettanto; indi -lasciare sul rimanente del regno un re liberato dalla prigionia e -tributario dell'imperatore. Carlo V prese il partito di mezzo, che -riuscì, come sempre, il peggiore. Vi fu chi gli consigliò il primo -generoso spediente; ed il parere di quell'accorto politico fu ricusato -come un'idea romanzesca dalla pluralità del consiglio di Stato. La -condizione de' monarchi è tale, che debbesi ascrivere a molta lode -dell'imperatore Carlo V che avesse uno nel suo consiglio capace -di pronunziare una tale opinione. In vece si ritenne prigioniero -il re; ebbe questi a soffrirne due malattie, dovette sopportarne -molte umiliazioni, sottoscrisse un trattato vergognoso, e a Carlo -V non lasciò poi che una carta inutile, scritta da un inimico -irreconciliabile. (1526) «Nel giorno adunque 17 di gennaio (epilogherò -questa grand'epoca colle succose parole del Muratori)[114] dell'anno -1526, e non già di febbraio, come ha il Guicciardino e il Belcaire, -suo gran copiatore, seguì in Madrid la pace fra que' due monarchi, con -aver ceduto[115] il re a cesare tutti i suoi diritti sopra il regno -di Napoli, Milano, Genova, Fiandra ed altri luoghi, e con obbligo di -cedergli il ducato della Borgogna con altri Stati; per tacere tante -altre condizioni, tutte gravosissime al re cristianissimo. Il gran -cancelliere Mercurino da Gattinara, siccome quegli che detestava sì -fatto accordo, ben prevedendo quel che poscia ne avvenne, con tutto -il comando e l'indignazione di cesare, non volle mai sottoscriverlo, -allegando non convenire all'uffizio suo l'approvar risoluzioni -perniciose alla corona. Il tempo comprovò per vero il suo giudizio. Fu -poi nel principio di marzo (altri vogliono il giorno 21 di febbraio) -condotto il re fino ai confini del suo regno, e rimesso in libertà; -consegnati per ostaggio a Carlo V il Delfino e il secondogenito del -cristianissimo, finchè fosse, entro un tempo discreto, data piena -esecuzione al concordato, con obbligarsi il re di tornare personalmente -in prigione quando non si eseguisse». - - - - -CAPITOLO XXV. - -_Francesco II Sforza bloccato nel castello di Milano. Sollevazioni e -stato miserabile de' Milanesi. — Campo della lega a Marignano. Morte -del Borbone, e saccheggio di Roma. Disfatta de' Francesi. Pace di -Cambrai._ - - -(1526) Continuava il duca Francesco Sforza a starsene bloccato nel -castello di Milano, d'onde coll'artiglieria, non che colle uscite, -inquietava gli assedianti. Nella città comandavano Antonio de Leyva -e Alfonso d'Avalo marchese del Vasto, succeduti al Pescara, e anche -l'abate di San Nazaro. La plebe amava il superstite, unico rampollo dei -principi sforzeschi. La sua bontà, il valore che aveva dimostrato, la -memoria delle guerre e dei mali sofferti sotto un'estranea dominazione, -la serie delle sue sventure, la oppressione in cui tenevasi, tutto -disponeva l'animo del popolo ad odiare i cesariani. S'aggiunse la -vessazione incessante colla quale il Leyva ed il marchese del Vasto -imponevano taglie, oltre il peso dell'alloggio degli indiscretissimi -soldati. Per lo che, saccheggiate le terre, esausti i sudditi, -emigrati i coloni, tutto portava all'impazienza, onde colla forza -rispingere la forza. Così accadde; e forse correva il pericolo di una -totale distruzione l'armata cesarea, se i nobili avessero secondati -i movimenti popolari, invece di reprimerli. Il giorno 24 aprile del -1526 cominciò a rumoreggiare la plebe verso il _Cordusio_, per avere -i fanti della guardia di corte commesse delle violenze nella casa di -un popolare, il quale discacciò a sassate. I fanti vennero soccorsi -da altri compagni, e vicini si unirono all'armi; si fece un grido nel -contorno: _All'armi, all'armi_, e si dilatò. Il giorno 25 il movimento -divenne maggiore; la plebe sforzò le porte della corte, e poichè erano -chiuse, le bruciò; rimasero molti morti, dal castello si fece una -sortita, gli Spagnuoli erano confusi. Un solo uomo di autorità si pose -a governare il movimento popolare, e fu messer Pietro da Pusterla, -il quale fu forse il solo nobile che prese questo partito: così il -Burigozzo. Accerta poi il Grumello che il popolare derubato al Cordusio -era un artigiano sellaro; che venne dal popolo saccheggiata la corte; -bruciate tutte le carte che vi si trovavano; forzate le carceri, e -data la libertà ai prigionieri. Antonio de Leyva e il marchese del -Vasto si appiattarono ne' loro alloggiamenti in porta Comasina, facendo -barricare con carri le strade all'intorno, presidiandole e ponendovi -artiglieria. Il popolo tutta la notte fu in armi, e alla più larga -imboccatura delle strade barricate con grande animoso impeto si spinse; -ma i cannoni obbligarono a piegare. Dal castello fecero un'uscita gli -sforzeschi verso porta Vercellina, ma la sostennero i tremila tedeschi -che custodivano il passo. Le truppe cesaree ch'erano di fuori, parte -chiamate, parte accorse all'annuncio del tumulto, irruppero nella -città, e la strada chiamata _dell'Armi_ (ossia _degli Armorari_) -perchè vi si trovavano molle officine e fondachi d'armi, in allora -doviziosissimi, posero a sacco[116]. S'interpose Francesco Visconte, -uomo di somma autorità, e venne fatto in nome di cesare un proclama, -per cui dichiarossi che non si sarebbero mai più imposte taglie, che -non si sarebbe castigato alcuno pel tumulto seguito, nè posto quartiere -in città per nessun soldato, fuori che la guardia del castello; che -nessun lanschinetto sarebbesi veduto girare per la città, se non per -necessità, ed unicamente colla spada e nessun altr'arme. - -I capitoli per timore accordati dal Leyva e dal marchese del Vasto -non potevano rendere affezionato il popolo ai soldati, nè questi al -popolo; e la memoria delle violenze usate, e della pertinace ostilità -per cui si teneva bloccato il duca, teneva pronti ad avvampare di nuovo -i principii di una guerra civile. Una sera, andando Antonio de Leyva -per la contrada de' Bigli, vide un giovane con un giubbone di velluto -verde, e gli disse: _Che fai qui? vieni con me._ Il Leyva era scortato -da sessanta fucilieri. Il giovane rispose che non voleva altrimenti -venire, e si pose in fuga; i satelliti del Leyva lo uccisero. Un -altro giovane, sentendo il rumore, uscissene di casa colla spada, e -venne pure ucciso dai satelliti; altri concorrendo, si fece un grido: -_Italia, Italia!_ Il dì 16 di giugno il tumulto fu assai grande, e -tutta la notte fu la città sulle armi, e si sparse sangue alla Scala -e in porta Vercellina, e si fecero barricate attraverso le vie della -città con travi, fascine, botti, ec.; e la domenica, 17 giugno, essendo -gli Spagnuoli collocati sul campanile del Duomo, d'onde facevano i -segnali, la plebe si avventò contro la guardia di corte, ed il capitano -di essa, fingendosi favorevole ai Milanesi, diede loro _il Santo_, -col quale contrassegno li assicurò che quei del campanile l'avrebbero -consegnato senza opporsi. La plebe credette, e spedì un certo Macasora, -il quale salì, credendosi sicuro col nome del Santo; ma in riscontro -ebbe un'archibugiata, che lo distese morto: il che veduto dal popolo, -tanto sdegno prese pel tradimento, che, posto gran fuoco sotto di -quella torre, arrostì coloro che la presidiavano, indi s'impadronì -del capitano, e lo ammazzò tra il campanile e la guardia di corte. Vi -rimasero morti cent'otto soldati. Gli Spagnuoli diedero fuoco a diversi -quartieri della città, alla Scala, alle Cinque Vie, al Bocchetto. La -plebe allora si smarrì, tanto più che non aveva alcuno alla testa che -la reggesse; e molti cittadini, entrati nelle stalle del marchese del -Vasto, montarono su quei cavalli e fuggirono lungi da Milano. Pareva -Troia. Ardeva molta parte della città, ciascuno era occupato a salvare -la sua roba, gli spagnuoli ed i lanschinetti rubavano e disarmavano: -tutto era rovina[117]. Il Bugatti così descrive la situazione della -nostra città circa questo tempo: «Stava allora la città di Milano tutto -sotto sopra, essendo ogni giorno i Milanesi alle mani cogli Spagnuoli -et coi Tedeschi, per le insopportabili gravezze et mali portamenti, -in maniera che per tre notti (per intervallo di qualche giorno) si -combattè continuo, aiutando i suoi fin le donne dalle finestre...... -Raffreddati i petti de' Milanesi, et deposte le armi per aver promessi -il Leyva e il Vasto di non imporre al popolo più gravezza, pian piano -detti capitani astutamente fecero venire alla città il restante delle -copie loro, sparse per varii luoghi dello Stato, et rompendo ogni -fede, accrebbero le taglie maggiori ai mercanti et a tutti quelli -che parve loro, eseguendo i soldati proprii le commissioni: il che fu -cagione che rinnovarono i tumulti, e si venne all'arme. Ma assaltata -la città davanti et da dietro, cioè da quelli dell'assedio et della -nuova milizia entrata, che prese le porte, stettero sotto i Milanesi, -parte banditi, altri proscritti, altri imprigionati, altri tormentati -et altri assassinati; di sorte che non fu ingiuria, oltraggio, danno -et crudeltà che i Milanesi non soffrissero dagli Spagnuoli et da -Tedeschi[118]». - -Fino dal giorno 17 maggio 1526 erasi fatta la lega in Cognac fra -il papa, il re di Francia ed i Veneziani, per liberare l'Italia da -tante ostilità, ricuperare il ducato di Milano Francesco Sforza, e -ridurre in libertà i figli del re, ostaggi di Carlo V. Abbiamo da -Sepulveda[119] che Francesco I, appena liberato dalla prigionia e -giunto nel suo regno, trovò un breve del papa, in cui, dopo essersi -rallegrato della sua liberazione, lo esorta che, siccome ha ricuperato -coll'integrità del regno la libertà del corpo, così doveva riprendere -la libertà dell'animo, al fine di provvedere alla dignità e al comodo -proprio, e al bene pubblico del regno; che se nel tempo della sua -prigionia avesse fatta qualche promessa per forza o per timore, -quella non era da attendersi:[120] _Qua in re, ne forte, impeditus -religione, timidius ageret, se illum jurejurando; si quod forte -Carolo ad suam fidem adstringendam dedisset, auctoritate apostolica -liberare; proinde quasi re integra, nullo jurejurando, nulla fide -data, fortiter de suis rebus statueret. Multa praeterea in hanc, ut -gentium, sic divino juri adversam sententiam, mandatis, per epistolam, -addit, omnia persecutus quibus ille ad negligendum jus gentium, -fallemdamque fidem produci posse videretur._ Il re, contentissimo -per questo breve, aderì alla lega, approvò quanto aveva fatto il -suo ambasciatore in Roma Alberto Pio; e, caldo per la voglia che si -scacciassero onninamente dall'ltalia tutti gli spagnuoli e cesarei, -accondiscese a questo ancora:[121] _Ne Gallo quidem regi illum esset in -Italos imperium, sed annuis tributis esset contentus aureorum millium -quinquaginta, quae ipsi a duce Mediolanensi, septuaginia vero quae a -rege neapolitano, Italorum suffragio deligendo, penderentur_[122]. Il -giorno 24 di giugno, dedicato a San Giovanni Battista, giorno solenne -per Firenze, patria e sovranità del papa, era destinato dalla santa -lega a portar la guerra nel milanese, per soccorrere il duca Francesco, -rinchiuso nel castello di Milano già da sette mesi. Il duca d'Urbino, -Francesco Maria, comandava le truppe de' Veneziani, e Giovanni Medici -le pontificie. Clemente VII però non volle comparire aggressore, e -scrisse a Carlo V un breve, rammemorandogli le attenzioni che gli -aveva usate, le ingiurie che da esso aveva sofferte, il mancare ai -trattati, l'ambizione di conquistare l'Italia, e turbare la pace de' -cristiani, torti ch'egli attribuisce all'Imperatore, dicendo che, -dopo d'avere senza alcun profitto tentata ogni via per calmarlo, -costretto, suo malgrado, a prendere le armi, attestava Dio che lo -esortava a pensare a dar pace, ed ascoltare sentimenti più umani, e -provvedere alla propria fama. Questo breve venne spedito al nunzio -presso di cesare, ch'era l'elegante prosatore e poeta Baldassare -Castiglione. Tre giorni dopo il papa si pentì d'aver fatte delle -accuse insussistenti:[123] _Et alteram epistolam mittit aequiorem -et moderatiorem perpaucis verbis in eamdem sententiam sed calumniis -ex parte sublatis_, acciocchè, se era in tempo, sopprimesse il primo -breve e presentasse quest'ultimo; ma il Castiglione aveva già eseguito -il primo comando. L'imperatore pubblicò la lettera del papa e la -risposta, la quale conteneva che non era stato superato dai benefizi -del papa; anzi nulla aver fatto il papa che non contenesse l'utilità -del papa istesso. Avere santamente osservato cesare i trattati. Aver -sempre operato per la tranquillità e la pace fra i cristiani; non mai -aver fatto la guerra se non provocato. Si maravigliava come il sommo -pontefice facesse menzione di turbamento della pubblica pace, non -mentre ch'ei stesso, in mezzo alla quiete universale, aveva sollecitate -le città e i principi cristiani alla guerra, e il re di Francia a -violare i trattati e gli stessi giuramenti; la qual sorta di consigli -non pareva si dovesse aspettare da quello che rappresenta il vicario -di Cristo, autor della pace. Finalmente rispondeva che, se il papa -brama la pace, ciò dipende da lui; lasci le armi che ha imbrandite a -danno proprio e dei suoi, e l'imperatore si dichiara pronto ad ogni -equa condizione di pace. Se poi, invece di voler la pace, persiste a -promuovere il disordine, l'imperatore se ne appella al futuro sacro -ecumenico Concilio, e prega il sommo pontefice, in un tempo che lo -rende necessario alla religione per le dissensioni teologiche, e alla -repubblica cristiana per la sua tranquillità, a volerlo convocare; e -ne lo prega in nome di Dio immortale, che se ricusava d'ascoltarlo, -cesare, autorizzato dal rifiuto e dalle leggi, si sarebbe servito del -suo potere per porre rimedio a tanti pubblici mali. Tale è il transunto -del cesareo manifesto che allora venne pubblicato, e che si riferisce -dal Sepulveda[124]. - -Durante questo carteggio tra il papa e Carlo V, i Veneziani, -comandati dal duca d'Urbino, presero Lodi per sorpresa, e con segreta -intelligenza di Lodovico Vistarini, stipendiato cesareo, che tradì il -suo padrone. I Pontificii a tale annunzio passarono il Po a Piacenza e -si unirono coi Veneti; e tutti di concerto posero il campo a Marignano. -Frattanto i cittadini milanesi, spogliati delle armi e costretti ad -alloggiare nelle loro case i soldati, che ne depredavano a man salva -ogni cosa, furono ridotti a tali estremi, che non rimaneva altro -rimedio, fuorchè «cercare e fuggirsi occultamente da Milano, perchè -il farlo palesamente era proibito. Onde, per assicurarsi di questo, -molti dei soldati, massimamente spagnuoli, perchè nei fanti tedeschi -era più modestia e mansuetudine, tenevano legati per le case molti de' -loro padroni, le donne e i piccoli fanciulli, avendo anche esposto -alla libidine loro la maggior parte di ciascun sesso ed età. Però -tutte le botteghe di Milano stavano serrate; ciascuno aveva occultate -in luoghi sotterranei o altrimenti recondite le robe delle botteghe, -le ricchezze delle case, gli ornamenti delle chiese... d'onde era -sopra modo miserabile la faccia di quella città, miserabile l'aspetto -degli uomini, ridotti in somma mestizia e spavento; cosa da muovere -ad estrema commiserazione, ed esempio incredibile della mutazione -della fortuna a quegli che l'avevano veduta poco innanzi pienissima -di abitatori, e per la ricchezza dei cittadini e per il numero -infinito delle botteghe ed esercizi, per l'abbondanza e dilicatezza -di tutte le cose appartenenti al vitto umano, per le superbe pompe -e sontuosissimi ornamenti così delle donne come degli uomini, e per -la natura degli abitatori, inclinati alle feste ed ai piaceri, non -solo piena di gaudio e di letizia, ma floridissima e felicissima -sopra tutte le altre città d'Italia[125]». In Milano non vi era che -penuria e desolazione; e la fuga stessa non era sufficiente presidio, -poichè gli Spagnuoli diroccavano le case dei cittadini che altrove -ricoveravansi. Riuscì tuttavia di conforto ai Milanesi l'impensata -spedizione da Madrid del duca di Borbone con centomila ducati per -le paghe dell'esercito, sembrando loro che tale sussidio potesse -mitigare in parte tante gravezze ed acerbità. Egli avea la promessa -dall'imperatore di essere investito nel ducato di Milano, qualora ne -scacciasse lo Sforza[126]. Il Borbone, che sotto Francesco I dieci anni -innanzi era stato governatore di Milano, venne accolto come un padre -dai Milanesi, che da lui solo speravano la cessazione de' mali enormi -cui erano sottoposti. Il Guicciardini reca per esteso le supplicazioni -fattegli dai principali cittadini milanesi[127], ai quali il duca -rispose commiserando la loro infelicità; ma aggiunse che il solo mezzo -di tenere in freno i soldati era quello di pagarli; che non bastando -il danaro che avea seco recato per soddisfare gli stipendi arretrati, -gli abbisognavano ancora diecimila ducati, paga d'un mese, mediante -la qual somma avrebbe fatta uscire dalla città tutta la soldatesca. -Con molto stento si radunò questa somma dai Milanesi, e il duca, nel -riceverla, promise di far uscire dalla città i soldati, aggiungendo che -«se mancava, Dio lo facesse perire la prima volta che si presentasse -al nemico». Si considerò dal volgo come una punizione celeste la -morte che Borbone incontrò poi nello scalare le mura di Roma nel -1527, perchè non fu leale alla fatta promessa. Guicciardini conviene -che il duca di Borbone diede le disposizioni perchè fosse tolto -l'alloggiamento militare dalla città; «ma ciò non ebbe effetto, o non -tenendo conto Borbone della sua promessa, o non potendo, come si crede, -resistere alla volontà e alla insolenza dei soldati, fomentati anche -da alcuni de' capitani, che volentieri, o per ambizione o per odio, -difficoltavano i suoi consigli[128]. - -Intanto il duca Francesco II trovavasi a mal partito, mancando omai -di viveri nel suo castello. Quindi fece uscire ducento uomini di -notte, i quali attraversarono, dove meno era custodito, il passo, e -quasi tutti giunsero all'armata de' collegati, rappresentando loro -la estremità alla quale era ridotta la guarnigione, alleggeritasi -anche a tal fine con questa diminuzione. S'avanzarono verso Milano -i collegati, e posero il quartiere al Paradiso, di contro a porta -Romana. Dopo tre giorni Giovanni Medici si presentò alla porta, e -co' cannoni cominciò a tentare di atterrarla e farsi adito. I cesarei -invece spalancarono la porta. Questo fatto sorprese gli aggressori, -i quali, temendo insidia, non osarono di entrare; all'opposto -uscirono i cesarei e fecero piegare il Medici co' suoi; per lo che -l'indomani tornarono i collegati a scostarsi ed a ristabilire il -campo a Marignano, aspettando il soccorso degli Svizzeri che stava -per mandare la Francia. Sicchè l'infelice Francesco Sforza, mancando -totalmente di viveri, de' quali appena era rimasta la provvisione di -un sol giorno, si trovò costretto ai 24 luglio di rendere il castello -di Milano per capitolazione, salva la vita, la libertà e la roba sua e -di buon numero di nobili che quivi avevano voluto correre la fortuna -del loro principe. Nella capitolazione erasi convenuto che la città -di Como si lasciasse allo Sforza con trentamila annui ducati, infino a -che cesare avesse conosciute e giudicate le accuse fatte alla fedeltà -del duca; ma ceduto ch'ebbe il castello, se gli mancò dai cesarei alla -promessa. Il duca Francesco passò nel campo degli alleati, indi a Lodi, -nella quale città, cedutagli dai Collegati, ratificò per istrumento -pubblico la lega italica stabilita nel congresso di Cugnac. Breve fu -la dimora dello Sforza in Lodi, mentre giunti finalmente a Marignano -quattordicimila svizzeri assoldati dalla Francia in soccorso degli -alleati, non fu loro difficile, dopo diversi attacchi e vigorose -ripulse, di costringere Cremona alla resa. Questa seguì ai 25 settembre -del 1526, coll'uscir libero il presidio, a patto che per un anno non -guerreggiasse nella Lombardia. Cremona fu pure dai Collegati consegnata -al duca Francesco Sforza. Alla nuova dell'arrivo del rinforzo svizzero -a Marignano, con che l'esercito della lega si accrebbe a più di -trentamila fanti, oltre la cavalleria, parimenti superiore di numero -alla cesarea, le forze imperiali, limitate a cinquemila spagnuoli, -quattromila tedeschi e circa seicento cavalieri, si accamparono fuori -di Milano, onde star meglio in guardia contro un nemico tre volte più -poderoso e una città male affetta. - -Oltre gli Svizzeri venuti in rinforzo dell'armata collegata, non -indugiò il re di Francia in quel torno a spedire in aiuto di essa, -giusta i patti, quattromila guasconi, quattrocento corazzieri, e -quattrocento cavalleggeri sotto il comando del marchese Michele Antonio -di Saluzzo. L'imperatore Carlo V, per impedire la guerra, col mezzo -di Ugo Moncada, avea fatto al papa Clemente la proposizione di dargli -lo Stato di Milano in deposito; frattanto che si esaminasse la causa -dello Sforza; che se egli fosse conosciuto innocente, súbito gli si -consegnasse il ducato; se poi fosse giudicato fellone, allora cesare -ne avrebbe investito, non già Ferdinando suo fratello, ma il duca -Carlo di Borbone: tanto era egli alieno dal volerselo appropriare. -Ma Clemente VII, confidando nella lega, nemmeno questo partito volle -ascoltare[129]. Il Moncada si portò verso il regno di Napoli, si unì -ai Colonnesi, fece una scorreria in Roma; il papa tremava in castel -Sant'Angelo senza soldati e senza viveri; nè sperando altronde pronto -soccorso, cercò allora l'amicizia di cesare, e richiamò le sue truppe. - -Intanto che il pontefice, seguendo il suo costume, si piegava a nuovo -partito a seconda degli avvenimenti, l'esercito della lega, reso -potente pei successivi rinforzi pervenutigli, si lusingava di espugnar -Milano colla fame, cingendola da più lati per chiudere ogni adito alle -vittovaglie, quando seppe che Giorgio Frandsperg nel Tirolo radunava -un armamento in soccorso degli imperiali; il quale infatti nel mese di -novembre discese dal Tirolo in Italia con tredici in quattordicimila -fanti tedeschi, radunati colle promesse di gran preda; e per il -mantovano giunse a Borgoforte sulla riva del Po. Cambiaronsi allora -le speranze dei Collegati; e passarono dalla guerra offensiva alla -difensiva, in modo che il duca d'Urbino, lasciati in Vaprio i francesi -e gli svizzeri sotto il comando del marchese di Saluzzo, accorse col -restante dell'esercito a far argine ai tedeschi; ma il pronto accorrere -dei Collegati non valse a trattenerli mentre essi piombarono sul -Piacentino, non curandosi di Milano, già ridotto all'estrema indigenza, -risoluti di passare al saccheggio di Firenze e di Roma. Quest'esempio -eccitò ben presto un'egual brama nei soldati cesarei accampati nel -milanese: e l'estrema scarsezza dei viveri fra di noi fece nascere un -generale fermento ne' soldati, che attribuivano al papa i disagi e i -mali che sofferivano, e costrinsero i comandanti a marciare con essi -a quella vòlta[130]. Il Borbone, confidato il milanese al Leyva, si -pose alla loro testa. I soldati l'adoravano. Egli soleva dir loro: -«Figliuoli miei, sono un povero cavaliere, non ho un soldo, nè voi ne -avete: faremo fortuna insieme». Una così impensata e potente irruzione -di queste forze riunite costernò maggiormente l'animo di Clemente VII, -sì che acconsentì ad una tregua di otto mesi coll'imperatore, stipulata -coll'opera del vicerè Lannoy, luogotenente cesareo per l'Italia. -Spedì allora il Lannoy incontro agli imperiali coll'ordine di non -innoltrarsi, atteso l'armistizio concluso sotto pena d'infamia. Ma -l'armata, pronta a marciare senza capitani, minacciò di uccidere chi -parlasse di ordini contrari. Sepulveda porta opinione che il Borbone -accettasse il comando di questa armata per disperazione di miglior -partito, attesa l'assoluta deficienza degli stipendi; al che concorda -eziandio il Grumello[131]. - -(1527) Partì adunque da Milano il Borbone verso la metà di gennaio -del 1527, e andò ad unirsi verso Piacenza coi tedeschi di Giorgio -Frandsperg, seco conducendo cinquecento uomini d'arme, molti cavalli -leggieri, quattro o cinquemila spagnuoli, e circa duemila fanti -italiani; i quali, uniti co' tredici o quattordicimila fanti del -Frandsperg, formarono un potentissimo esercito; e d'accordo si -proposero, come fecero, d'inoltrarsi a Firenze ed a Roma, depredando -e saccheggiando per via tutte le città e luoghi del loro passaggio. -Il Frandsperg si ammalò in cammino, e fu trasportato a Ferrara per -farsi curare. Chi il disse colà morto d'apoplessia nel mese di marzo -1527[132], fu indotto in errore, mentre trovansi lettere di questo -capitano dei tedeschi, in data di Milano, delli 25 luglio dell'anno -seguente[133]. Il Borbone, costante nel suo proponimento, messosi alla -testa di tutta quell'armata, attraversò rapidamente gli Appennini, e -s'incamminò verso Firenze. La qual città trovando egli, fuor d'ogni -suo avviso, ben munita e pronta alla difesa, avendo l'armata della lega -vicina, neppur tentò di accostarvisi[134]. Giunto sotto Roma, il duca -spedì un araldo chiedendo al papa che mandassegli alcuno per concertare -seco le condizioni della pace. Ma nemmeno si permise che l'araldo -entrasse in città: tanto credevansi il papa e i Romani sicuri, perchè -i cesarei, senza artiglieria e mancanti di tutto, non potevano fare -assedio nè persistere, essendo vicino e pronto al soccorso l'esercito -confederato. Questa estremità di miseria de' cesarei fu appunto -motivo della presa di Roma, poichè la tentarono con sommo impeto, da -disperati. - -Sembra che Carlo V nulla sapesse della spedizione intrapresa dal suo -esercito d'Italia contro Roma, nè che fosse in suo potere di liberare -il papa. L'esercito era composto di gregari stranieri, che non erano -sudditi dell'imperatore, che non erano pagati da lui, e che non -conoscevano se non i loro generali, e il Borbone sopra tutti. Le armate -allora erano collettizie, e radunate per un tempo e per un oggetto -determinato. Il vicerè Lannoy, a nome dell'imperatore, tentò invano di -distogliere il duca di Borbone dall'impresa, ed altamente riclamava -l'osservanza della tregua da lui falla con Clemente VII in nome -cesareo. A Carlo V nè doveva nè poteva piacere la mossa del Borbone e -dell'esercito suo verso di Roma, se non per altro, perchè nessun utile -egli ritraeva dalla oppressione del papa, e sommo odio acquistavasi -presso tutta la cristianità. - -Appena il duca di Borbone fu alle mura di Roma, che fu ai 5 di -maggio, fece apprestar le scale, ed egli alla testa, spinse l'intiero -esercito ad entrar per forza dalle mura più basse nella città; ma -ferito in un fianco da un'archibugiata, rimase estinto nella fresca -età di trentott'anni. Il principe Filiberto di Oranges gli subentrò -nel comando, e diresse il sacco di Roma, che durò più settimane. Il -duca dì Borbone, «prima di dare la scalata a Roma (come racconta il -Grumello)[135], disse a' suoi capitanei che era sicuro che tutti -seriano ricchi et se caveriano la fame, ma li ebbe domandato una -gratia che non volessero saccheggiare dicta città se non per un giorno, -che li faceva promissione di darli tutte le sue paghe avanzavano con -Cesare, che erano circa dece overo dodece, et così fu stabilito per -li capitanei et militi cesarei.... Il povero Borbono, quale haveva -animo di salvar la città de le crudelitate, et forse contro la volontà -del Magno Idio, che voleva che Roma in tutto fosse distructa, per li -horrendi peccati regnavano in essa città.... rimase sul colpo». Giunto -a Carlo V la nuova del sacco di Roma, ordinò pubbliche preghiere in -tutta la Spagna per la liberazione del sommo pontefice, assediato -in castel Sant'Angelo dalla sua armata. Forse queste dimostrazioni -non furono una ipocrisia, come taluno ha creduto; ipocrisia che non -avrebbe fatto altro effetto, se non quello di macchiare la gloria di -Carlo V, degradandolo alla furberia d'un meschino e debole principe. -Probabilmente nè Carlo V comandò quest'impresa, nè se ne compiacque; -poichè l'insulto all'inerme sacerdozio non poteva ascriversi ai fasti -della gloria, e Carlo imperatore troppo la conosceva e l'amava. Che -che ne sia, il papa, per liberarsi, fu costretto a sottoscrivere nel -mese di giugno una capitolazione imperiosa e gravosissima col principe -d'Orange e co' principali offiziali, oltre al pagare fra tre mesi -all'armata quattrocentomila ducati. - -Mentre il duca di Borbone aveva condotte a Roma le principali forze -di cesare, e che stavasene il Leyva a Milano con pochi armati, i -Veneziani s'inoltrarono, lo Sforza uscissene dal Cremonese, e si pensò -di cogliere il momento per discacciare l'imperiale potenza dall'Italia. -Anche il re cristianissimo a tempo assai opportuno, cioè verso la -fine di luglio, mandò in Italia Odetto di Fois, signore di Lautrec, -con mille uomini di armi e ventiseimila fanti. Passò questi le Alpi -con apparenza di liberare il papa; ma si trattenne in Lombardia, -prese Alessandria e Vigevano e si impadronì della Lomellina. Genova -pure ritornò ai Francesi, che ne affidarono il comando al maresciallo -Teodoro Trivulzio. Tutte le altre fortezze erano rimesse nelle mani -di Francesco Sforza, perchè i Veneziani e gli altri collegati non -avrebbero tollerato che rimanessero in potere dei Francesi. Lautrec -pose l'assedio a Pavia. Il conte Lodovico Barbiano di Belgioioso la -difendeva con diecisette bandiere d'italiani, ma non complete, e tutte -non formavano più di mille combattenti. Lautrec batteva la parte più -forte, cioè il castello, affine di prendere tutto in un sol colpo. -I cittadini pavesi odiavano i francesi, e combattevano come soldati. -Respinsero tre assalti con gloria, e nove insegne tolsero ai nemici. -Il conte Lodovico ne rese informato il comandante supremo don Antonio -Leyva, che governava Milano, «e quello gli mandò a dire, che avendo -fine a quell'ora riportato tanto onore e gloria contra i nemici, gli -pareva ben fatto, e così lo consigliava, anzi gli comandava, per aver -lui pochissima gente in aiuto della difensione di essa città, che -vedesse col miglior modo che avesse saputo ritrovare, di lasciare la -città in preda ai nemici, uscendone lui con la sua gente a salvamento; -suadendoli ancor questo per il meglio con questa ragione, che, -saccheggiando i nemici la città di Pavia, si sarebbero poi la maggior -parte di loro dispersi con li bottini fatti in essa la città, andando -alle loro patrie ricchi, laonde non si sarebbero poi fatto stima -di ritornar più al soldo dei francesi, di modo che esso Lotrecco, -ritrovandosi poi per detta causa con niuno ovver pochissimo exercito, -sarebbe stato sforzato a lasciar l'impresa di gire a Napoli, come -aveva supposto, la qual era di più importanza e di maggior danno che la -perdita d'essa città. Avendo dunque avuto detto conte Barbiano detto -avviso, anzi comandamento espresso, subito ricercò di avere e così -ottenne dai Francesi salvo condotto[136]». Si impadronirono pertanto -i Francesi di Pavia il giorno 5 di ottobre del 1527; e a pretesto di -espiar essi la precedente disfatta e la presa del loro re, la città -fu crudelmente posta a sacco, e poco mancò che non rimanesse affatto -distrutta. Il Lautrec il 18 ottobre abbandonò Pavia rovinata, lasciando -Milano bloccata e mancante di viveri, s'avviò a Piacenza, dove aggiunti -alla lega i duchi di Ferrara e di Mantova, proseguì la sua marcia -alla vôlta di Napoli. Giovandosi il Leyva della partenza di Lautrec, -uscì da Milano, respinse alcuni corpi nemici e s'impossessò di Novara, -scacciandone il presidio sforzesco coll'aiuto di Filippo Torniello. - -L'unico vantaggio che risultò da questi alternanti successi furono le -trattative di pace intraprese tra l'imperatore Carlo V e Francesco I re -di Francia. Ma sì bella speranza si dileguò quasi appena mostratasi; -tantochè nel giorno 25 di gennaio del 1528 gli ambasciatori della -Francia stimarono in nome della lega nuova guerra all'imperatore, e -si riaprì più terribile che mai questo marziale teatro, specialmente -ad esterminio della misera Lombardia. L'imperatore, vedendo il re di -Francia mancare francamente alle promesse e ai giuramenti, prese il -ministro francese da solo a solo in Granata, e dissegli: «Dica al suo -re, che egli manca alla parola che mi ha data a Madrid, e pubblicamente -e da solo, ch'egli non opera rettamente, nè da un uomo bennato; e se -lo nega, mi esibisco di provare in persona a lui la verità, e terminare -la controversia col duello». Questa commissione diè luogo alla missione -di due famose lettere tra i due sovrani, che ci furono conservate dallo -storico Sepulveda[137]. - -Sentivano più che mai i Milanesi il flagello della fame, essendo -impedita la comunicazione con Lodi e con altre città e terre dello -Stato, quando Gian Giacomo de' Medici, guadagnato da Antonio de -Leyva, che gli consentì di fare la conquista di Lecco, abbandonò -il partito francese e si collegò cogl'imperiali: solite incostanze -degl'avventurieri di que' tempi. In benemerenza di che, radunata in -quelle parti gran copia di grano, lo spedì in soccorso del milanese. -Questo sussidio pose in grado Antonio de Leyva nel mese di maggio -di occupare Abbiategrasso, e di riacquistare Pavia, presidiata, è -vero, da' Veneziani per Francesco Sforza, ma quasi vuota d'abitatori. -Colà s'inoltrarono gl'imperiali sotto il comando del conte Lodovico -di Belgioioso con alcune bandiere tedesche, ed il giorno 25 se ne -impadronirono senza contrasto. Pavia, quantunque già esausta, non andò -immune da un nuovo saccheggio. Nel seguente mese mosse dalla Germania -in rinforzo degl'imperiali il duca di Brunswich con quattordicimila -tedeschi, destinati pel regno di Napoli, dove era pur giunto da Roma, -dopo una permanenza di dieci mesi, il principe di Orange coll'avanzo -del suo esercito, ridotto, per la pestilenza, a soli dodicimila -combattenti. Il duca di Brunswich, saccheggiati i territori di Brescia -e di Bergamo, ed entrato nel milanese, si pose all'assedio di Lodi, -presidiato da Gian Paolo Sforza, fratello naturale del duca di Milano. -Egli era stato persuaso dal Leyva a trattenersi nel milanese per -sgombrare i collegati da alcune fortezze che loro rimanevano[138]; -il che fa conoscere che veramente i generali di Carlo V operavano con -molta indipendenza. In una monarchia vasta non può a meno che ciò non -accada, e nell'impero romano ne sono mille esempi. Brunswich e i suoi -si dileguarono tosto, assaliti da una specie di peste, detta male -mazzucco, che in meno di otto giorni fece di essi una orrenda strage, -cosicchè il residuo di quell'armata continuò sollecitamente la via del -suo destino. Ma intanto la visita del Brunswich aiutò a consumare i -sussidii di vettovaglie che aveva dapprima ricevuti Antonio de Leyva, -il quale non avendo più mezzi onde pascere le sue truppe, nè sapendo -più come smungere le borse degl'infelici milanesi, trovò l'espediente -di proibire, sotto pena della vita e della confisca de' beni, che niuno -potesse tener farina ne far pane in casa; quindi impose una rigorosa -ed esorbitante gabella in tutto lo Stato sul pane venale. Queste -vessazioni sono così narrate dal Guicciardini[139]: «In Milano, per -l'acerbità di Antonio da Leva, era estremità e soggezione miserabile, -perchè per provvedere ai pagamenti dei soldati aveva tirato in sè tutte -le vettovaglie della città, delle quali, fatti fondachi pubblici e -vendendole in nome suo, cavava i danari per i pagamenti loro, essendo -costretti tutti gli uomini, per non morire di fame, di pagare a' -prezzi che paresse a lui; il che non avendo la gente povera modo di -poter fare, molti perivano quasi per le strade, nè bastando anche -questi danari ai soldati tedeschi ch'erano alloggiati per le case, -costringevano i padroni ogni giorno a nuove taglie, tenendo incatenati -quegli che non pagavano; e perchè per fuggire queste acerbità e pesi -intollerabili, molti erano fuggiti e fuggivano continuamente dalla -città, non ostante l'asprezza dei comandamenti e la diligenza delle -guardie, si procedeva gli contro assenti alle confiscazioni de' beni -ch'erano in tanto numero, che, per fuggire il tedio dello scrivere, si -mettevano a stampa, ed era stretta in modo la vettovaglia, che infiniti -poveri morivano di fame, e i nobili male vestiti e poverissimi, e i -luoghi già più frequentati, pieni di ortiche e di pruni». - -Mentre le cose nel milanese erano giunte a questo estremo, e i Francesi -facevano progressi nel regno di Napoli, il Lautrec morì colà di -malattia il 7 agosto del 1528. Gli successe monsignor di Vaudemont, -che presto egli pure morì, e rimase a comandare l'armata francese nel -regno il marchese di Saluzzo, dove per i cesarei comandava il principe -d'Orange. Ma dopo tante speranze di conquistare quel regno, le forze -galliche, diradate prima dalla pestilenza, furono annichilate vicino ad -Aversa il 28 agosto; tutta l'armata si rese a discrezione, ed i soldati -vennero lasciati in libertà con un giubbone ed un bastone bianco in -mano[140]. Frattanto un altro corpo di francesi, comandati dal conte di -San Pol, entra in Lombardia, prende Sant'Angelo, Marignano, Vigevano, -ricupera Pavia, e si presenta a Milano. Ma il pericolo di perder Genova -fece sì che i Francesi colà celeremente si trasferissero. Genova, -coll'aiuto dell'immortale Andrea Doria, scosse ogni giogo straniero, -e soppresse lo spirito di fazione in guisa che non vi rimase più dopo -quell'epoca vestigio alcuno de' Guelfi e Ghibellini, nè degli Adorni -e dei Fregosi. Si riconciliarono le famiglie, si formò un sistema -politico, cioè un determinato corpo presso di cui risiedesse la -sovranità, si stabilì il numero delle cariche e l'autorità di ciascuna -e il metodo delle elezioni. Tutto ciò fu per opera di Andrea Doria -che ricusò ogni carica. (1529) Da quel punto Genova diventò libera e -repubblica, e i Francesi la perdettero per sempre. Il conte di San Pol, -di ritorno dalla infausta spedizione di Genova, ridusse il Leyva alle -sole città di Milano e Como; il rimanente non era più dell'imperatore. -Leyva coglie il momento in cui il conte di San Pol coi Francesi era -a Landriano, avendo staccato una parte de' suoi; lo batte, lo prende -prigioniere coll'artiglieria e tutte le bagaglie; i Francesi furono -totalmente disfatti[141]. Il Leyva era tormentato dalla podagra, ed era -portato sopra una sedia da quattro uomini. - -Ancora una buona parte del milanese rimaneva a Francesco II, acquistata -da' Francesi e da' collegati, onde facea duopo tuttavia di una serie -guerra per ispossessarnelo. Carlo V còlse il punto che i Francesi erano -stati disfatti nel regno di Napoli e nel Milanese, per far pace e lega -col papa, e si dispose a comparire nell'Italia da pacificatore e da -gran monarca, generoso e moderato. Egli concesse Margherita d'Austria, -sua figlia naturale, nata da Margherita Van-Gest, fiamminga, in moglie -ad Alessandro Medici, figlio naturale di Lorenzo II, e cugino di -Clemente VII, il qual papa era pure figlio naturale di Giuliano de' -Medici. Per tal modo il papa assicurò la sovranità di Firenze alla sua -famiglia. Fra gli altri patti vi fu quello per cui il papa obbligò il -milanese a comprare il sale di Cervia. Rispetto allo Sforza si stabilì -che l'imperatore avrebbe giudicato della di lui condotta, e se fosse -trovato innocente, si sarebbe restituito a lui il ducato; se fellone, -se ne sarebbe investita persona benevisa al papa. Con tai riguardi -cercò d'indennizzarlo de' mali cagionatigli dal duca Borbone. Il -trattato venne solennemente pubblicato in Barcellona il 29 giugno del -1529. Poi il 5 di agosto dell'anno medesimo fu segnata a Cambrai la -pace fra l'imperatore e il re di Francia, per cui questi riebbe i figli -suoi ch'erano in ostaggio in Ispagna, e cedette ogni ragione sul ducato -di Milano. - -Disposte così le cose a diffondere la sospirata pace per tutte le -contrade d'Italia, fu trascelta la città di Bologna, dove Carlo V -avesse a ricevere di mano del pontefice la corona imperiale. Verso -la metà d'agosto navigò egli da Barcellona a Genova con mille cavalli -e novemila fanti, condotti seco per mare su ventotto galee, sessanta -barche e molti altri navigli. Il papa spedì colà tre cardinali legati, -Alessandro Farnese, che poi fu suo successore nel papato, Francesco -Quignone, spagnuolo, e Ippolito Medici. Cesare, pochi giorni dopo, -passò a Piacenza. Antonio de Leyva vi fu ben accolto dal suo sovrano, -nè gli fu difficile di ottenere l'assenso di riprender Pavia; cosa -che gli premeva assaissimo per suo privato interesse. Ritornato in -séguito il Leyva al governo del milanese, guidò le sue genti alla -conquista di Pavia, che presto riebbe e senza sangue, atteso che -Annibale Picenardo, comandante di quella città, disperando di poterla -difendere dall'aggressione de' cesariani, la cedette loro senza grande -resistenza[142]. - -Prima di conchiudere questo capitolo, giova di riferire il seguente -fatto, narrato dal Grumello[143], e che potrebbe servire di argomento -per una tragedia. Un mercante, nativo di Casale Monferrato, chiamato -Scapardone, da povero diventò padrone di più di centomila scudi. -Allora lo scudo era mezza doppia, e anche da ciò si vede qual messe -si raccoglieva allora nel commercio. Morì questo ricco mercante, -lasciando un'unica sua figlia erede. Questa era una giovine molto -bella e ancora più gentile, graziosa e amabile. Fu maritata in Milano -al signor Ermes Visconti, nobilissimo e ricchissimo, che la lasciò -giovine e vedova senza successione. Sposò poi un savoiardo, monsieur -di Celan, uomo degno e benestante; ed essa, dopo qualche tempo, fuggì -dal marito e portò seco gioie e denari. Si recò a Pavia, e abitò in -casa di Ascanio Lonate, suo parente, ed era in Pavia corteggiata da -ogni ceto di persone. Passò indi a Milano. Il signor di Massino, -che era venuto dalla Spagna col duca di Borbone, amava madama di -Celan; il conte di Gaiazzo era pure nel novero dei suoi adoratori, -e quest'ultimo era preferito; per lo che sdegnato, il Massino la -abbandonò, nè si conteneva di sparlare di lei. Ella, di ciò informata, -determinò di vendicarsi colla di lui morte, e animò il Gaiazzo a -meritarsi sempre più l'amor suo coll'eseguirla. L'amante non si oppose, -temporeggiò, lasciava sperare, ma non volle eseguire il delitto. La -Celan, doppiamente sdegnata, cercò di mettere la bellezza a prezzo -di un omicidio, e don Pedro de Cardono, figlio del conte Collinsan, -giovine valente, accettò il crudel partito, e uccise Massino. Il duca -di Borbone volle che non rimanesse impunito l'atroce fatto. Madama -di Celan fu imprigionata nel castello, regolarmente processata e -conosciuta rea; una sera il capitano di giustizia andò in castello con -un sacerdote e due monache, le annunziò la morte; essa chiese se con -denari si potesse salvarla, e le fu risposto che tutto l'oro del mondo -non lo poteva. Le fu troncata la testa sul rivellino del castello, indi -nella chiesa di San Francesco stette esposta, e pareva che fosse viva. -Svegliò molta compassione. - - - - -CAPITOLO XXVI. - -_Congresso in Bologna per la pace. Incoronazione di Carlo V. Nuovo -congresso di Bologna. Matrimonio del duca Francesco II, e sua morte, -per cui cessa la linea sforzesca._ - - -Eccoci, dopo tanti disastri, ad un'epoca apportatrice di pace alla -desolata Italia, e ridente foriera di più tranquilli tempi per la -nostra patria. Questo è il congresso apertosi in Bologna tra il -pontefice e Carlo V. Recossi pertanto a Bologna sul finire di ottobre -Clemente VII, col collegio de' cardinali, affine di maggiormente -condecorare la solennità del congresso, e di assistere in séguito -all'incoronazione dell'imperatore; e nel dì 5 novembre vi entrò -l'imperatore Carlo V. Prese egli alloggio nel palazzo del legato, -dove abitava il pontefice. Francesco II Sforza, duca di Milano (cui -quest'anno medesimo era mancato il fratello Massimiliano, morto -in Parigi in età di anni trentanove), da Cremona, ove soggiornava, -giunse egli pure in Bologna il giorno 22 di novembre, sì mal concio -di salute, che destava compassione in chi lo vedeva. Presentossi -il duca all'imperatore, e modestamente restituì a Carlo V il salvo -condotto che gli aveva spedito, nobilmente dichiarando che egli non -cercava miglior sicurezza che l'equità di Cesare e l'innocenza sua. -Fece cadere ogni colpa sul morto marchese di Pescara. Carlo V amava di -rendere fausta questa solennità, e farne l'epoca della pace d'Italia. -Il papa, i Veneziani lo persuadevano a ciò. Il solo Antonio de Leyva -incessantemente ne sconsigliava l'imperatore. Il Leyva poteva tutto -nel milanese finchè duravano le ostilità; cedendolo al duca Francesco, -era terminato il potere. Inoltre, dopo molti anni di condotta ostile, -era il Leyva male animato contro lo Sforza, e fors'anco gli era -insopportabile il duca, non pel male che ne avesse ricevuto, ma pel -gran male che sapeva di avergli fatto; il che rende assai più difficile -una sincera riconciliazione. Il Sepulveda espone tutti gli argomenti -del Leyva per distogliere l'imperatore dalla pace[144]. - -Mentre questi alti affari si trattavano in Bologna, il celebre Girolamo -Morone, essendo passato in Toscana onde unirsi coll'esercito pontificio -alla spedizione di Firenze in favore dei Medici, cessò di vivere in -San Casciano, il giorno 15 dicembre, in età di anni cinquantanove. -Egli fu onorato dal duca Massimiliano del titolo di conte di Lecco. Fu -commissario generale dell'esercito cesareo in Italia, creato da Carlo -V. Fu ambasciatore a Leone X e a Clemente VII, il quale promosse il di -lui figlio Giovanni al vescovado di Modena. Era uomo di molto ingegno, -ed elegante scrittore latino[145]. Non ostante la pertinace oppositione -del Leyva, dopo lunghe discussioni, fu la pace conchiusa il 25 dicembre -del 1529 tra l'imperatore Carlo V, il papa Clemente VII, la repubblica -di Venezia, Francesco II Sforza duca di Milano, il duca di Savoia, i -marchesi di Monferrato e di Mantova, lasciando pur luogo di entrarvi -ad Alfonso duca di Ferrara. Nello stesso giorno, essendosi Francesco II -Sforza abbandonato alla clemenza dell'Imperatore, ottenne da questi la -conferma dell'investitura del ducato di Milano, a patto che gli pagasse -entro un anno ducati quattrocentomila, e nei dieci anni consecutivi -cinquantamila ogni anno[146], «restando in mano di cesare Como ed il -castel di Milano, i quali si obbligò a consegnare a Francesco come -fussero fatti i pagamenti del primo anno[147]. - -Valse finalmente a calmare le ire e l'animosità del Leyva contro lo -Sforza la munificenza di cesare, che gli assegnò in feudo la città di -Pavia e la contea di Monza, colla dipendenza dal duca Francesco II; -donazione confermata in appresso dallo Sforza con diploma segnato in -Vigevano il 6 febbraio 1531. - -Sollecitato l'imperatore Carlo V di restituirsi in Germania, volle che -seguisse la solenne incoronazione, uno dei principali oggetti della -sua venuta. Quindi il 24 febbraio fu incoronato colla massima pompa in -Bologna da papa Clemente VII, che era stato poco prima suo prigioniero. -In séguito definì le contestazioni tra il papa e l'Estense, confermando -a questo principe il ducato di Modena e Reggio, e ordinando che per -Ferrara il papa gli confermasse la investitura, mediante lo sborso di -centomila ducati[148]. Sentenziò che il duca d'Urbino fosse restituito -al possesso dei suoi Stati, e per metter fine alle turbolenze toscane, -sottopose quella repubblica alla sovranità di Alessandro de' Medici. -Partì da Bologna verso la fine di marzo. Nel passar da Mantova decorò -il marchese Federico Gonzaga del titolo di duca. - -Terminato il congresso di Bologna, il duca Francesco Sforza si restituì -pure ne' suoi Stati, donde in settembre si recò a Venezia per alcune -pratiche tendenti a conservare il beneficio della pace; ma ben tosto -ritornò. Rivoltosi alla interiore sistemazione dello Stato, diè nuova -forma al senato, elesse abili magistrati, e soprattutto un abilissimo -capitano di giustizia, Giovanni Battista Speziano, per opera del quale -i malviventi sgombrarono le strade, e divenne sicuro il trasporto delle -derrate; il che anche contribuì a ricondurre l'abbondanza. Ma tale -era la spopolazione delle terre che dice il Burigozzo[149], «fu tanta -quantità di lupi su per lo paese, che era una cosa granda, e fazevano -tanto male in amazare persone, zoè puttini e donne, che quaxi se temeva -a andare in volta, se non erano 3 ò 4 persone insema, tanto era el -terror de questi lupi; et questa non era maraviglia, perchè nelle ville -erano mancade le persone». Ciò si conferma dal Bugati[150], dicendo che -que' «lupi voraci fin dentro de' borghi della città entravano.... Cosa -veramente crudele! imperocchè queste fere per la peste e per la guerra -(nelle quali periva gente assai) tanto familiare s'havevano fatto la -carne umana, che poi non trovandone, fecero cose grandi per divorarne, -come assaltar gli uomini armati, cavar dalle culle e dalle braccia -delle madri i fanciulli, ec.» - -(1531) Sul principio del 1531 riuscì al duca Francesco Sforza, mediante -il raddoppiamento delle imposizioni, di pagare a cesare la convenuta -prima annata di quattrocentomila ducati per cui gli vennero consegnati -il castello di Milano e quello di Como. Ma quasi non bastassero -all'oppressione de' sudditi gli sforzi che avea dovuto fare il duca per -approntare quel primo gravosissimo sborso, sopraggiunse la guerra della -Valtellina, della quale fu cagione l'occupazione di Chiavenna fatta -da Gian Giacomo Medici, di già padrone di Musso e di Lecco. Perciò lo -Sforza fu necessitato di ricorrere a nuovi aggravii; onde, come attesta -il Burigozzo[151], il giorno 20 giugno «s'imposero alla macina soldi 50 -per moggio, e soldi 32 per ogni brenta di vino; e ciò oltre il solito -tributo; per lo che un moggio di grano per essere macinato pagava lire -cinque». Questa nuova gabella eccitò una tale turbolenza nella plebe -di Cremona, che, impugnatesi le armi, furon uccisi molti di quelli -che presedevano al governo della città. Accorsero a tempo in sussidio -del castellano Paolo Lonato alcune truppe spedite da Milano, le quali -sedarono il tumulto, e col supplizio di cinque dei più sediziosi -l'ammutinamento ebbe fine. (1532) Ma non così presto cedette il Medici -alle sue usurpazioni, mentre potè resistere valorosamente per più mesi; -e finalmente dopo l'uccisione di Gabriele suo fratello, e di Luigi -Borserio, che comandava le sue navi armate, ottenne ancora dal debole -duca il perdono di tutti i trascorsi, trentacinquemila scudi d'oro in -compenso delle fortezze che andava a cedere, e la concessione di un -feudo di non minor reddito di scudi mille: ed ebbe poi Marignano col -titolo di marchese. Dopo quest'accordo, il Medici, nel mese di marzo -1532, si ritirò nel Vercellese. Il castello di Musso, ricovero ed asilo -del prepotente Medici, fu demolito[152]. - -L'imperatore Carlo V, informato che Francesco re di Francia non aveva -deposte le mire di riacquistare lo Stato di Milano, si determinò -di ritornare in Italia per stabilirvi una lega valevole a frenare -qualunque improvviso tentativo. Appena infatti ebbe egli liberata -Vienna da una minacciosa invasione dei Turchi, giunse, per la via del -Friuli, il 7 novembre, in Mantova, dove splendidamente fu trattenuto -per più giorni dal duca Federigo. Vi accorsero sollecitamente ad -ossequiare l'augusto Carlo, oltre Alfonso duca di Ferrara, Francesco -Sforza duca di Milano, il duca di Albania, Alessandro de' Medici -ed altri principi ed ambasciatori, i quali poscia lo compagnarono -alla volta di Bologna, nella quale città trovò giunto poco innanzi -il pontefice. Nel nuovo congresso si trattò infruttuosamente della -convocazione di un generale concilio; infruttuosamente pure instò -cesare che fosse data in moglie al duca di Milano Caterina de' Medici, -figlia legittima di Lorenzo il Giovane, e quindi nipote del papa, -mentre Clemente VII ricusò di aderirvi, persistendo nelle pratiche -già intraprese, e non ignote all'imperatore, d'imparentarsi per di -lui mezzo col re di Francia, dandola in isposa al duca d'Orleans, suo -secondogenito. (1533) Riuscì soltanto a conchiudere, non ostante il -dissenso de' Veneziani, la proposta lega co' principi d'Italia, la qual -fu pubblicata l'anno 1533, nel giorno 24 di febbraio. I principali -interessati In questa lega furono, oltre l'imperatore, il sommo -pontefice Clemente VII, Ferdinando re de' Romani, Francesco II Sforza -duca di Milano, Alfonso d'Este duca di Ferrara, i Genovesi, i Sanesi -ed i Lucchesi; come anco il duca di Savoia, il duca di Mantova, e -tacitamente pure i Fiorentini. Per ciascuna delle parti fu stabilito un -proporzionato contribuito a mantenimento di un esercito sociale, di cui -si elesse general capitano il celebre Antonio de Leyva, fissando la sua -ordinaria residenza in Milano. Pochi giorni dopo la conclusione della -lega, l'augusto Carlo, accompagnato dal duca Francesco Sforza, visitò -Milano con grande comitiva; e dopo la dimora di quattro giorni, il 14 -marzo, passò a Genova per ritornarsene nelle Spagne[153]. Quanto poca -sicura fosse la fede nuovamente giurata dai collegati, e provato dal -contegno del pontefice, principale tra essi; mentre appena fu tornato -da Bologna a Roma, si determinò, _senza verun riguardo all'alta sua -dignità_[154], di portarsi a Nizza, indi in Marsiglia, per conferire -col re Francesco I, ed ivi conchiudere, come fece, il matrimonio -di Caterina de' Medici con Enrico duca d'Orleans, secondogenito del -re. «Così Clemente, bilanciandosi accortamente fra le contese di due -grandi emuli che sconvolgevano l'Europa, senza dichiararsi amico o -nemico d'alcun di loro, li faceva servire all'ingrandimento della sua -famiglia, coglieva le occasioni, non si esponeva alle vicende, non -dimenticava il sacco di Roma». Tali sono i sentimenti coi quali termina -questo punto di storia un vivente scrittore nel tomo III di un suo -inedito manoscritto, che abbiamo altrove annunciato[155]. - -Nel corso di quest'anno 1533 accadde in Milano un'atrocità che non -inopportunamente si vuol qui registrare. Un gentiluomo milanese, -della famiglia dei Maravigli[156], erasi stabilito in Francia sino dal -regno di Luigi XII, e vi si era arricchito servendo quel monarca e il -successore Francesco I. Egli era zio del gran-cancelliere Francesco -Taverna, cui vedemmo sostituito al Moroni. Taverna andò per commissione -in Francia; e trovandosi a Fontainebleau col re, si concertò che -questi facesse risedere in Milano un suo ministro, il che sarebbe -stato di genio del duca e di utilità al re, al quale non poteva essere -indifferente il vegliare sull'Italia. Questa proposizione piacque -a Francesco I, e, inoltrandosi per eseguirla, sì conchiuse che non -convenisse, per non insospettire Carlo V, nè spedire un francese nè -dargli uno scoperto carattere ministeriale. Maraviglia venne proposto, -non potendo essere misterioso il ritorno suo nella patria, e si stabilì -ch'egli verrebbe munito di doppie lettere, che le credenziali le -conserverebbe secrete e soltanto mostrabili all'occasione, e le lettere -da palesarsi sarebbero di semplice raccomandazione del re al duca. Ciò -fermato, e assegnato lo stipendio al Maraviglia, venne questi a Milano. -Egli vi si presentò con uno splendore pomposissimo. Vedevasi usare alla -famigliare col duca; sempre alla corte, sempre in sua compagnia in ogni -festa o divertimento. L'imperatore ne fu avvisato; ne chiese conto al -duca, il quale, sebbene gli facesse comunicare le lettere visibili di -raccomandazione, non potè tuttavia togliergli dalla mente il sospetto -di una nuova fellonia. Un gentiluomo di camera del duca, della famiglia -Castiglioni, vedendo il Maraviglia con sommo fasto e corredo passare in -compagnia del duca, voltosi ad un domestico del Maraviglia, lo investì -con parole insultanti il suo padrone. Nacque un alterco, e passato che -fu il duca, stavasi per venire alle mani fra i domestici d'una parte e -dell'altra. S'interposero alcuni cavalieri. Castiglione negò di aver -detta veruna ingiuria, e Maraviglia ne rimase soddisfatto. Il duca -comandò che non se ne parlasse più. Ma il Castiglione si pose a passare -più volte innanzi al palazzo del Maraviglia accompagnato da un branco -di bravi, coll'opera de' quali una sera attaccò e pose in fuga cinque -domestici del Maraviglia. Questi ebbe ricorso al giudice, che promise -pronta giustizia, e nulla fece. Castiglione comparve nuovamente ad -offendere i domestici del Maraviglia, i quali, prevenuti e armati, si -difesero, sì che il Castiglione rimase morto sulla strada. La mattina -seguente, che fu un venerdì, giorno 4 di luglio, lo stesso giudice -che non aveva voluto prevenire il male, viene, conduce prigione il -Maraviglia co' suoi, e pone i domestici alla tortura senza risparmiar -nemmeno un povero vecchio sordo, di ottant'anni. La domenica notte -va il giudice dal Maraviglia, gli fa troncar la testa nel carcere, e -fa esporre il di lui corpo il lunedì mattina 7 luglio sulla pubblica -piazza. Un parente del Maraviglia corre in Francia, ed avvisa il re -dell'insulto fattogli nel suo ministro. Sembra che il duca, sempre -sotto gli occhi e la sorveglianza di Antonio de Leyva, non potesse -sopportare la meschina figura che faceva, e cercasse pure qualche mezzo -per liberarsi da sì umiliante condizione; e a ciò debba attribuirsi la -brama di avere un ministro del re di Francia, col quale all'occasione -prendere un concerto; ma inopportunamente velatasi la cosa, siasi il -duca ridotto al miserabile partito di tradire atrocemente il dovere -più sacro affine di disarmare lo sdegno dell'imperatore[157]. Infatti -Francesco I ne fece altissime querele presso tutte le corti d'Europa, e -Carlo V, contento della condotta dello Sforza, decise di stringere seco -lui parentado con dargli una sua nipote in isposa. - -Le nozze del nostro duca erano desiderate, per opposti interessi, da -tutti i membri della lega: dai principi italiani, perchè il ducato -non ricadesse al fisco imperiale, come avrebbe dovuto per i patti -dell'investitura quando fosse morto il duca senza successione maschile; -da Carlo V per rendersi più dipendente lo Sforza, e per isventare i -disegni del re di Francia, in cui scorgeva non per anco deposto il -pensiero di appropriarsi quello Stato. Parve a cesare opportuno a tal -uopo li matrimonio di Cristina o Cristierna, figlia del re Cristierno -II di Danimarca e di Elisabetta d'Austria, e perciò nipote di Carlo V, -fratello di Elisabetta. Le nozze appena proposte, furono conchiuse; -e il conte Massimiliano Stampa fu spedito da Francesco Sforza a -Brusselles ad isposare in suo nome la principessa Cristina. (1534) -Nella primavera dell'anno seguente la sposa reale si pose in viaggio -alla volta di Milano; e la città, benchè ridotta a grande inopia, fece -ogni sforzo per manifestare con magnificenza di apparati la comandata -allegrezza. La duchessa Cristina fece il suo solenne ingresso in Milano -nella domenica, giorno 3 di maggio, e non nel mese d'aprile, come -scrisse il Muratori[158]. Ne riporterò la descrizione del Burigozzo, -che ne fu testimonio[159]. «A dì 3 may, in dominica, circa a 21 hora, -fexe la entrata la duchessa nostra de Milano, e fu in questo modo: -Rivata che fu ditta duchessa, andò nel monastero de Santo Eustorgio, e -lì stette fino a hora debita, che fu pox el vespero del Domo. Finito -el dito vespero, congregato tutta la gierexia nel Domo, se comenzò a -partirse verso porta Ticinese, e rivati li signori Ordenari alla porta -della città, comenzò el trionfo a passare dentro, e avviarse verso el -Domo, et prima dui gran maggiori a cavallo, vestiti di veluto negro, e -poi seguitando ona compagnia grossa de milanexi, quasi tutti vestiti de -turchino con la banda turchina, poi un'altra compagnia con li armaroli -tutti in punto, e bella gente, e ben armati, con sua banda verde, -et erano queste due compagnie circa 400. Da poi uno numero grande -de signori, tutti a cavallo, a dui, a quattro passando, in punto più -l'uno che l'altro. Poi numero sei squadre di trombetti, qual sonavano a -loco e tempo. Poi una compagnia di gentil homeni de grandi de Milano, -tutti vestiti de bianco, con el suo penaggio biancho e la sua pieba -in mano; questi non havevano banda nessuna, se non li soy tamburi, -tutti vestiti de bianco, quali feveno un vedere troppo maraviglioso, ed -erano a numero circha 200. Poi la guardia del signor Antonio de Leiva, -sì lui, come anchora 8 gran maggiori. De poi el baldachino, portato -da dottori, qual erano in gran numero apparati per portare tal cosa, -sotto el qual baldachino ghera l'illustrissima duchessa, tutta vestita -de brocato d'oro e alla franzetta; e apresso da lei ghera el cardinal -de Mantova[160]. Per staffieri de sua excellentia gherano 12 conti de' -primi della città nostra, vestiti de veluto fodrato de brocato d'oro -recamato, con le sue barette con le penne dentro, che ciascheduno -de loro parevano un imperatore, e questi tali stavano appresso alla -persona de sua excellentia, talchè parea che sua excellentia fosse in -un boscho in mezzo de quelli baroni, per quelli penaggi bianchi tanto -grandi qual'havevano. Della bellezza de sua excellentia veramente e -più gera divina che umana, ma de pocha ettade. Poi seguitava el signor -presidente con altri episcopi e senatori, e molti altri gentil homeni, -e così rivando alla piazza del castello fu tirata l'artellaria de -allegrezza, ma innanzi che andasse in castello andò prima in Domo, -e già era retorenata la gierezia al Domo, e li la receptorno nella -ecclesia del Domo, dandogli la pase, con le orazioni solite. E così -se partì e andò al castello, e li restò, et el castello tirò gran -artellaria». Giunta la principessa al castello, le venne stentatamente -incontro il duca sposo, che appena reggevasi col bastone in piedi, -aspetto poco gradevole per una giovane di quindici anni. Il successivo -silenzio de' nostri cronisti, soliti a tener registro de' più minuti -fatti, ci lascia congetturare abbastanza l'infelicità di queste nozze. - -Al volgere di quest'anno avvenne la morte del papa Clemente VII, del -quale abbiamo più volte parlato. Il di lui carattere fu descritto -con imparzialità storica dal Guicciardini e dal Muratori[161]. Gli -succedette il cardinale Alessandro Farnese, eletto il 12 ottobre, -col nomo di Paolo III. (1535) Da questo tempo fin quasi al termine -dell'anno 1535 nulla ci somministra la nostra storia che meriti di -essere riferito, fuorchè la perdita immatura e deplorabile per questi -Stati del duca Francesco II, il quale morì di consunzione nella notte -del 1.º novembre, essendo in età di anni quarantatre[162]. Principe -di cui gli scrittori ci lasciarono onorevole memoria per l'ingegno, -la perspicacità e la bontà del suo carattere. L'avversa sua sorte -non gli diè tempo nè mezzi di tramandare ai posteri alcun illustre -monumento. Ben è vero che tutti i principi nelle sciagure si mostrano -buoni, singolarmente allorchè sperano di veder cangiato l'aspetto delle -cose col mezzo della pubblica opinione. Quest'infelice principe, nella -tenera età di otto anni, vide rovinata la corte paterna, prigioniero -suo padre, sè stesso esule dalla patria e costretto a procacciarsi un -asilo in Alemagna. Ritornato in patria dopo dodici anni di esilio, vi -passò tre anni sotto il dispotismo del fratello sospettosissimo, col -soffrire la umiliante militar protezione degli Svizzeri. Scacciato -nuovamente dalla patria, ricominciò un secondo esilio per sette anni, -che terminò poi all'età di trent'anni, allorchè assunse il titolo -di duca, titolo che dovea rendere amarissime le sciagure proprie -e de' sudditi alle quali, mancando egli di forze e di denaro, non -potè rimediare. Terminò con questo sventurato principe, morto senza -successione, la grandezza della casa Sforza, che nel periodo di -ottantacinque anni ebbe principio e fine. Una imperatrice e due regine -nacquero da questa famiglia. L'imperatrice fu Bianca Maria Sforza, -figlia del duca Galeazzo Maria, e moglie dell'imperatore Massimiliano; -regina di Napoli fu Ippolita Maria Sforza, figlia del duca Francesco -I e moglie del re Alfonso II; e regina di Polonia, Bona Sforza, figlia -del duca Giovanni Galeazzo e moglie del re Sigismondo. Sei duchi Sforza -ebbero la signoria di Milano e del suo Stato; due dei quali, il primo -cioè e l'ultimo, morirono pacificamente, e gli altri terminarono la -loro vita trucidati o avvelenati o prigionieri in Francia. Osservai -nel tomo I[163] come otto de' dodici Visconti miseramente perirono; -osserviam ora che quattro de' sei Sforzeschi finirono con non minore -infelicità. Appena di tre principi uno potè terminare i suoi giorni -in pace tanto nella discendenza Visconti, quanto in quella degli -Sforzeschi. Ora mi si dica se è poi tanto invidiabile la sorte de' -grandi, e se abbiano torto i saggi di ogni età di dare il nome di aurea -alla mediocrità della fortuna, lontana ugualmente dalla inopia che -dall'ambiziosa grandezza! - -Al conte Massimiliano Stampa, castellano del castello di Milano, fu -dato l'incarico delle disposizioni per le solenni esequie del defunto -duca Francesco; e a cagione degli apparati da farsi nella metropolitana -fu mestieri il differirle sino al 19 di novembre stesso. Intanto il -cadavero dello Sforza, chiuso in una cassa coperta di velluto nero, -fu di notte trasportato dal castello al Duomo, coll'accompagnamento -di tutto il clero metropolitano, e riposto in luogo appartato finchè -fossero celebrati i solenni suffragi; dopo de' quali il di lui -sarcofago, ornato alla ducale, venne collocato nella metropolitana -suddetta nel sito dov'era quello di Gastone di Foix, vale a dire fra -i pensili avelli de' duchi suoi predecessori. Per dare un'idea dei -costumi di quei tempi anche nelle pompe funebri, penso che non sarà -discaro il leggere qui l'esatta descrizione del funebre trasporto -del duca Francesco Sforza, stesa dal nostro Burigozzo[164]. «1535, a -dì 19 novembre, furon fatte le exequie di sua excellentia, e furono -fatte a questo modo. Prima la strata fu dal castello al Domo per la -strata dritta, zoè dalla contrà del Majno a Santo Nazaro Pietra Santa, -e verso Santa Maria Segreta, e al Cordusco insino alla Doana, e poi -dalla Dovana al Domo. Questo è quanto alla strata: seguita l'hordene. -Prima numero grande de croci de legno, poi mille poveri, tutti con -el capuzino negro e la torgia in mane, con uno ducal pento in carte, -attacado alla torgia, e andavano a dui a dui, poi li frati prima de -Santo Ieronimo, poi li altri ordeni de frati secondo el suo ordene, et -al fin de questi venne la fameia de tutta la corte, quali erano vestiti -de negro, el numero de quali fu grando, e questi tali avevano mantello -negro. Poi seguitò le abazie con le canoniche de Milano. Finido questi, -venne li offiziali de sua excellentia, zoè li grandi con el capuzo -in testa, e tutti havevano le veste longhe a terra, cosa grande da -vedere, el numero de quali fu grandissimo, et tutti andavano a dui a -dui. Poi venne la ecclesia del Domo, zoè li vegioni e le vegione, poi -li capellani, poi li mazachonisi, di poi li sacristani, poi li signori -Ordenarii, e poi li lectori, e qui finisce la gierexia. Poi seguitò -un giovinetto gentilhomo, tutto vestito de voluto negro, et haveva -una spada bellissima aposata alla sua spalla. Dredo a questo un altro -giovinetto, vestito simile al primo e lui e il cavallo, et haveva -un bastono in mano tutto indorato. Poi seguitò li cortesani de sua -excellentia, quali tutti, con le veste negra a terra, con la gran coda -e el capuzo in testa, tutti a dui a dui, el numero de quali fu assai. -All'ultimo di questi venne la sua guardia de Lanzinechi, vestiti de -negro, tutti in zupon, con le sue alebarde in spalla. Poi qui li era la -mula di sua excellentia, tutta coperta de veluto negro a terra con li -stafferi, come se propriamente li fosse stato sua excellentia, ma non -li era se non la mula vòta. Poi seguitò la guardia de cavalli legeri -a piedi, però con le sue zanette in spalla, e questi tali havevano -uno manto negro in dosso. Da poi seguita el corpo de sua excellentia, -ma non però che fosse el suo corpo, perchè non fu possibile poterlo -conservare insina a tanto, e per questo fu fatta una imagine a sua -similitudine; e quello fu fatto a tale effetto, era vestito de brocato -d'oro rizzo, soprarizzo, lungo a terra, fodrato di pelle di gran -valore, haveva uno saio de veluto cremero, un saion de raso cremexi, -un paro de calze de scarlato, con le scarpe de veluto cremexi, con -una bacchetta in mane, et haveva la baretta duchale in testa, qual -baretta era bizara, e fu portata la sua persona quatada de brocato -sotto el balduchino de tela d'oro, e questo balduchino, sì ancora sua -excellentia, fu portata dalli dottori dell'una e l'altra legge. Da poi -questo venno li condizionati signori. Prima el signor Joan Paolo Sforza -suo fratello, el signor Antonio de Leiva, li signori ambasciatori sì -de Veneziani, sì delle altre signorie, poi uno numero grande de altri -signori, che numerare non se potevano, pur tutti questi tali con le -veste a terra negre, et a questo modo fu finito le esequie de sua -excellentia». Il capitano generale Antonio de Leyva prese il possesso -dello Stato di Milano, in nome dell'imperatore. - -Circa questo tempo ebbero origine o incremento varie religiose -instituzioni nella nostra città. Certo frate Bono di Cremona, dopo -di avere introdotte le orazioni dalle Quarant'Ore, diede principio -allo stabilimento del ricovero delle donne convertite, detto di Santa -Valeria, col mezzo di questue da lui fatte. Dipoi l'autorità pubblica -se ne ingerì improvvidamente, e si ha memoria di un decreto del senato -dell'anno 1561, prescrivente che, se una convertita di Santa Valeria -fuggisse, ovvero tentasse di fuggire, dovesse quella essere bollata -in fronte con un ferro infuocato[165]. Cominciarono pure a farsi -maggiormente conoscere i nuovi Cherici regolari, instituiti verso -il 1526, e che dal ricovero di San Barnaba, stato loro concesso nel -1538, si dissero poi Barnabiti[166]; ed inoltre una nuova associazione -di zitelle, che si chiamavano Dimesse, e furon dette in séguito le -Angeliche. Il Burigozzo così ne scrive[167]: «Si vedono certi preti con -abito abietto, con una berretta tonda in testa, e tutti senza capelli -e tutti vestiti a un modo, vanno con la testa bassa et habitano tutti -in sema verso Sant'Ambrosio (loro primo ricetto), e lì dicono che -fanno li suoi offizi, e lì viveno de compagnia, e sono tutti gioveni. -Poi un'altra compagnia de giovinette, qual ghe dicono Dimesse, vanno -alla cerca certi dì della septimana a certi suoi lochi, et vanno mal -vestite, con un patelazzo di lino in testa, la testa bassa, serrate -dinanzi sino sotto la gola, senza ornamento nessuno; attorno vanno per -Milano 4 e 6 alla volta, però con una compagnia di una o do vegette -dredo, et vanno con el volto descoperto: e queste tal compagnie sì de -preti sì de queste putte, pare che sia capo una contessa, qual ghe -dicono la contessa de Guastalla». Infatti la contessa di Guastalla -Lodovica Torella beneficò largamente i Barnabiti, fece fabbricare colla -spesa di ottantamila scudi d'oro l'insigne monastero di San Paolo per -le sue Dimesse, che cominciarono ad abitarvi nel 1535[168], e diciotto -anni dopo si ridussero a clausura con disgusto della fondatrice; e -successivamente fondò, nel 1542, il monastero del Crocifisso per le -Convertite, e nel 1557 il collegio per l'educazione di nobili povere -fanciulle, detto della Guastalla, dallo stato di questo nome ch'essa -avea ereditato dal suo padre Achille Torello, e che vendette al -principe don Ferrante Gonzaga per convertirne il prezzo in siffatte pie -beneficenze. - - - - -CAPITOLO XXVII. - -_Tentativi e progetti per la successione nel ducato di Milano. -Congresso di Nizza, pace di Crespy, morte del duca d'Orleans, -dichiarato da cesare duca di Milano._ - - -(1535) Dopo la morte del duca Francesco II Sforza, Giovanni Paolo -Sforza, marchese di Caravaggio, figlio naturale del duca Lodovico e -fratello del duca defunto, consigliato da molti amici, cavalcò per le -poste alla volta di Roma, affine di impegnare il papa presso cesare ed -ottenerne il ducato di Milano. Il diritto di successione avea in esso -minori ostacoli di quello che allegò in suo favore il primo Sforza, di -essere cioè marito di una figlia naturale di Filippo Maria Visconti. -Ma il marchese di Caravaggio era in tutto sfornito dell'alto presidio -della gloria militare di Francesco Sforza. Ben è vero che gl'interessi -del pontefice, de' Veneziani e de' Toscani consigliavano di dar opera -che il ducato di Milano non cadesse nel dominio di cesare, già sovrano -del regno di Napoli e di tant'altra parte del mondo. La Francia avrebbe -forse appoggiata una tal successione, disperando di avere per sè il -milanese; «ma passando (Giampaolo) gli Appennini, fu assalito da un -velenoso flusso, che gli tolse la vita[169]. Il conte Massimiliano -Stampa, castellano, fu spedito con altri deputati all'imperatore, -affine di riconoscerlo a nome della città e dello Stato per loro -sovrano, sì per le ragioni dell'Impero, come per commissione del -defunto duca. Cesare benignamente li accolse; diede il marchesato di -Soncino al conte Stampa, lo confermò castellano, e dichiarò il principe -d'Ascoli Antonio de Leyva suo luogotenente e governatore generale del -milanese. Questo cesareo rescritto giunse in Milano il 27 novembre -1535. - -In quel torno di tempo era approdato a Napoli l'imperatore dopo la -gloriosa impresa di Tunisi, in cui vinse Barbarossa, terrore del -Mediterraneo, e ripose sul trono Muley Assan, che Barbarossa avea -deposto per regnare in sua vece. Presso di Carlo V era ambasciatore -di Francia il signor di Velly, il quale, spenta che fu la linea -de' Sforzeschi, intraprese a negoziare coll'imperatore, acciocchè -investisse del ducato di Milano il figlio secondogenito del re -Francesco I, duca d'Orleans, discendente dalla Valentina dal lato della -regina Claudia, sua madre e figlia di Lodovico XII. Chiedendosi il -ducato per il duca d'Orleans non si destava inquietudine tra' principi -italiani, i quali si sarebbero sgomentati invece se, chiedendosi -pel delfino, si riunisse al regno di Francia. Il duca d'Orleans avea -sposata Caterina de' Medici, unica legittima di quella famiglia. Il -re proponeva che rinunzierebbe alle sue ragioni sopra la Toscana e -il ducato d'Urbino. Carlo V tenne accortamente a bada il progetto: -più volte sembrò giunto il momento per concludere, ma rinascevano -poi nuove difficoltà. Ora voleva far duca di Milano il terzogenito -del re, duca d'Angoulème, e il re non voleva far torto al secondo. -L'imperatore insisteva sul pericolo che, morendo il delfino, il -milanese s'incorporasse alla corona di Francia; cedeva finalmente e -s'accontentava del duca d'Orleans, a condizione che Francesco I facesse -ritornare nella Chiesa cattolica Enrico VII, re d'Inghilterra, poi -che rinunciasse ad ogni pretensione come successore della Valentina, e -puramente riconoscesse il ducato dalla investitura imperiale. Inoltre -Carlo V pose in campo il re di Portogallo Giovanni III, suo cognato, -a chiedere il ducato di Milano per l'infante don Luigi suo fratello. -Insomma quando pareva che mancasse un filo al compimento, destramente -nasceva un motivo impensato di nuova trattativa. Si voleva che -Francesco I rompesse il matrimonio progettato fra una principessa della -casa di Vandome ed il re di Scozia, dandogli in di lei vece la duchessa -vedova di Milano, nipote di Carlo V. Il minuto racconto di questi -raggiri si può leggere nelle Memorie di Langey[170], che ebbe parte, e -soprattutto Gaillard[171]. - -Francesco I frattanto, cui adombrava l'irresoluzione di Carlo -V, ed anche per vendicare l'affronto fattogli nella persona del -Maraviglia, sul cadere del 1535 trovò maniera di aprire la strada -alla spedizione delle sue armate in Lombardia. (1536) Nel mese -di marzo del 1536 l'ammiraglio Filippo Chabot de Brion entrò nel -Piemonte con ottocentodieci lance, mille uomini di cavalleria leggera, -e ventitremila fantaccini francesi. Il duca di Savoia, alleato -dell'imperatore, abbandonò Torino, si ritirò a Vercelli, spedì la -moglie e il figlio a Milano, e i Francesi s'impadronirono di tutto -il paese sino alla Sesia[172]. Intesa da Carlo V in Napoli la nuova -impensata di questa irruzione, lasciò le feste colà principiate -per lo sposalizio da lui finalmente accordato della principessa -Margherita sua figlia con Alessandro de' Medici, duca di Firenze, e -si trasferì a Roma, ove giunse il 6 di aprile. Ivi erano il signor -Velly, ambasciatore francese, che lo seguiva, e il vescovo di Maçon, -ambasciator francese presso del papa. Carlo V entrò nella sala del -concistoro, dove erano radunati i cardinali aspettando il papa. Il -papa fece pregare l'imperatore d'entrare da lui, ma Carlo V rispose -che voleva ivi aspettare il santo padre, il quale tosto comparve col -numeroso suo corteggio. L'imperatore disse che aveva cose premurose -da esporre in presenza del sacro collegio; il papa voleva che tutti -uscissero, trattine i cardinali. «No, disse cesare, ciascuno rimanga: -bramo che il mondo tutto sappia quello ch'io sono per dire». Poi prese -a tessere la storia della condotta di Francesco I, la prigionia di -lui, la moderazione propria, il trattato di Madrid, la mancanza totale -di fede, la sfida e il rifiuto del re. Mostrò la uniforme costanza di -rettitudine e fede dal canto proprio, dipinse la insidiosa e subdola -politica del re; ricordò il vano pretesto dell'invasione nel milanese -per il supposto carattere pubblico del Maraviglia, la invasione attuale -fatta nel Piemonte minacciando il milanese, ad onta del trattato di -Madrid e di quello di Cambrai, la disposizione propria per la pace, al -qual fine, dimenticando ogni ingiuria, era pronto a dar l'investitura -del milanese a un figlio del suo rivale, ma non al secondo, acciocchè -non fosse prossimo il caso di aversi a riunire alla corona di Francia -quello Stato; e la ostinazione del re di volerne investito il duca -d'Orleans secondogenito. L'imperatore propose in fine tre partiti; o -la pace ed il ducato di Milano pel duca d'Angoulème, terzogenito del -re, o un duello fra lui e il re, ovvero la guerra. Il duello colla -spada e pugnale, e la guerra sarà tale ch'ei non deporrà le armi, -finchè o non abbia ridotto il nimico o non sia ridotto ei medesimo allo -stato del più povero gentiluomo dell'Europa; e proruppe, parlando dei -generali francesi, in queste animose parole: «S'io ne avessi di simili, -verrei sin d'ora colle mani giunte e la corda al collo a implorare -la misericordia del mio nemico». Il papa, i cardinali, i ministri -esteri, i prelati, e sopra tutti questi due ambasciatori francesi -rimasero attoniti, ammutoliti e confusi. Osservando l'imperatore questo -silenzio, rivolto a Velly e al vescovo di Maçon, disse che avrebbe -fatto consegnare loro in iscritto il discorso. Il papa prese a parlare, -e lo fece da padre comune e imparziale, insinuando la pace; e così -terminò questo famoso concistoro[173]. Ma per quanto s'interponesse -Paolo III affine d'indurre Francesco I a secondare le buone -disposizioni di cesare, persistendo egli nella dimanda che fosse data -l'investitura dei ducato di Milano al suo secondogenito, le speranze di -accomodamento e di pace si dileguarono. - -Antonio de Leyva, che stava al governo dello Stato di Milano, veggendo -i rapidi progressi dell'esercito francese, radunate quante milizie -gli fu possibile, accorse, ai 30 di marzo, ad impedire ai nemici ogni -avanzamento, e pose un buon presidio in Vercelli, al mantenimento del -quale fu imposta nel milanese una taglia sopra la macina e il sale, -limitata poi per convenzione in seimila ducati la mese[174]; cosicchè -i Francesi, per le difficoltà di ulteriori progressi, retrocedettero, -fermo restando il campo cesareo in que' contorni. Il deciso contegno -del Leyva lasciò il comodo alla riunione dei rinforzi imperiali, -che l'imperatore, irritato, volle comandare in persona. Egli giunse -celeremente in Lombardia, e senza entrare in Milano, portossi da Pavia -in Asti per vegliare dappresso i Francesi. In meno di tre mesi si trovò -forte di oltre cinquantamila combattenti sotto il comando di rinomati -generali, Antonio de Leyva, Alfonso d'Avalos marchese del Vasto, Don -Ferrante Gonzaga vicerè di Napoli e il duca d'Alba. Fra i principi che -seguivano l'armata cesarea contavansi i duchi di Savoia, di Baviera e -di Brunswich, ai quali un accidente fece aggiugnere Francesco marchese -di Saluzzo; ed eccone il come. Inteso ch'ebbe il re di Francia il -grosso armamento di Carlo, richiamò a sè l'ammiraglio de Brion, per -l'assenza del quale il comando delle truppe francesi nel Piemonte -rimase al marchese di Saluzzo. Il marchese si lasciò sedurre da alcune -profezie che si sparsero, le quali assicuravano che in quell'anno -il re di Francia o sarebbe preso o sarebbe ucciso. Il marchese, -persuasissimo della profezia, credette di non dover combattere per -un principe abbandonato dal cielo. L'amicizia del re, la gratitudine -per l'ordine di San Michele, di cui l'avea decorato, la confidenza -d'avergli affidato il comando del suo esercito, vennero resi inefficaci -dal fanatismo per la profezia; se pur questa non fu un pretesto. La -religione guida l'uomo alla virtù; l'abuso della religione lo condusse -a soffocar la natura, a calpestare i doveri più sacri, e perfino a -perdere il rossore nel commettere il delitto. Veggansi le memorie del -Langey[175], dalle quali anche scorgonsi i discorsi tenuti dall'autore -inutilmente per disingannare il marchese. L'imperatore si decise -di portar la guerra in Francia; nè valsero a rimuoverlo da questo -proponimento tutte le ragioni che gli furono opposte concordemente da' -suoi generali, tranne il Leyva, per dissuadernelo. Quindi, dopo di aver -lasciato all'assedio di Torino il marchese di Saluzzo e Gian Giacomo -de' Medici, diresse Carlo V le marce in guisa, che l'armata entrò -appunto ne' confini di Francia il 25 luglio, giorno di San Giacomo, -protettore degli Spagnuoli, giorno in cui l'anno antecedente era giunto -nell'Africa e aveva cominciata l'impresa di Tunisi, gloriosamente -finita poi. Ciò gli servì mirabilmente per animare i soldati; ma il -successo non corrispose all'ardire. I Francesi devastarono la Provenza; -onde Carlo V, tuttochè si avanzasse senza contrasto, ritrovossi in -paese sprovveduto di tutto. Senza dare una battaglia, in breve cotanto -esercito si ridusse alla metà. La fame, le malattie, gli attacchi -continui de' montanari avevano cagionata questa diminuzione, senza -nemmeno aver tentato l'attacco del campo francese, trincierato verso -Avignone. Tra le persone distinte morirono in Provenza di malattia -il conte Pietro Francesco Visconte, capitano de' cavalleggieri, in -età d'anni 28, il conte Pietro Francesco Borromeo, in età di anni -30, e per ultimo il fomentatore di cotesta malaugurata intrapresa, -Antonio de Leyva, che cessò di vivere in Aix di Provenza il giorno 25 -settembre,[176] _intollerandis miserabilis morbi doloribus, omnibus -artubus contractis et perpetuo occupatis_, siccome leggesi nella di -lui iscrizione sepolcrale. Dovette Carlo V abbandonar l'idea di far -conquiste in Francia, ripassare le Alpi vicine al mare, e ritornarsene -con pochi soldati sani da un'impresa di nessuna gloria e di rovina -per un gran numero d'uomini. Ricondotta che ebbe la sua armata -nell'Italia, e nominato il marchese del Vasto in luogo del Leyva, -l'imperatore per mare ritornò nella Spagna. Riuscì però questa guerra -assai grave anche al re di Francia, cui costò spese immense e danni -incalcolabili, e, quel che è più, l'innaspettata morte del delfino -Francesco, suo primogenito. Egli era disordinatissimo negli amori e -negli stravizi. Era in cammino per recarsi all'armata nel più cocente -della state. Fermatosi a Tournon, dopo di aver giuocato fervorosamente -alla palla, stanco e smaniante di caldo e grondante di sudore, bevve -molta acqua fredda, e in quattro giorni di febbre morì. Un onorato -gentiluomo modonese, il conte Sebastiano Montecuccoli, suo coppiere, -venne accusato d'averlo avvelenato ad instigazione di Antonio de Leyva -e dell'imperatore; e a forza di spasimi e di torture fu costretto a -confessarsi reo, e venne squartato in Lione per sentenza del 7 ottobre. -Furono presenti a tale scempio il re Francesco I, i principi del sangue -e tutti i prelati, ambasciatori e signori[177]: prova della rozzezza -de' tempi. - -(1537) Inasprito piucchè mai Francesco I contro i cesarei, non solo -ordinò che fosse vigorosamente continuata la guerra nel Piemonte, ma -determinossi di recarvisi in persona. Il gran contestabile Montmorencì -scacciò gli Imperiali dal posto vantaggioso di Susa, e aperse il -passo all'entrata del re. Perciò il marchese del Vasto si ritirò sotto -Asti, abbandonando il paese fra il Po e il Tánaro. Indi il marchese -del Vasto e il marchese di Saluzzo, iti all'assedio di Carmagnola, -finirono quell'impresa assai infelicemente, lasciandovi il secondo -la vita, colpito da un'archibugiata. Interpostosi allora Paolo III, -riuscì dapprima a conchiudere tra i due sovrani belligeranti, il 16 -novembre, una tregua di tre mesi[178]; indi propose loro un congresso -col suo intervento, nella città di Nizza in Provenza, che fu accettato. -(1538) Fissato il tempo, approdò il pontefice per il primo a Nizza il -giorno 17 maggio. Quindi giunse da Barcellona Carlo V, e dalla Francia -il re Francesco I. Per quanto insistesse il pontefice, non potè mai -indurre i monarchi ad abboccarsi insieme; onde gli convenne di trattare -gli affari con amendue separatamente in più conferenze. La pace fu -impossibile, perchè il re di Francia non ha voluto desistere dal volere -il Milanese per il suo secondogenito duca d'Orleans. Fu però conchiusa -una tregua di dieci anni, con che restasse ognuno in possesso di -quanto aveva preso coll'armi. La tregua, segnata il 18 giugno, piacque -universalmente, fuorchè al duca di Savoia Carlo III, il quale rimaneva -per sì lungo tratto di tempo spogliato degli Stati suoi, occupati parte -dai Francesi e parte dagl'Imperiali, non gli restando altra sovranità -che la contea di Nizza. Da quella tregua derivarono pure gravi danni -al Milanese[179]; imperocchè la maggior parte della fanteria spagnuola -del Piemonte, per mancanza delle paghe, postasi in libertà, in sul -finire di luglio passò il Ticino con animo di venire a Milano, onde -vivere a discrezione; ma trovando la nostra città su l'armi, piegò -verso il borgo di Gallarate, dove, fermatasi tutto quel mese, vessò -con frequenti scorrerie le terre di quel circondario, costringendole a -grosse contribuzioni. Per far cessare quest'anarchia e sedare un altro -forte tumulto dei soldati malcontenti nel seno stesso della città, fu -mandato ambasciatore a cesare Battista Archinto, dottor di leggi[180], -il quale ne riportò ordine al marchese del Vasto, che, imposta ai -Milanesi una taglia di centomila scudi, fossero questi ripartiti alle -truppe, parte delle quali dovesse poi essere spedita per la via di -Trento ai presidii del re Ferdinando in Ungheria contro i Turchi, e -parte a Genova, per unirle alla squadra navale di Andrea Doria. - -Sempre rimaneva sospesa l'investitura del Milanese non ricusata mai, -nè mai decisamente concessa al figlio secondogenito del re Francesco. -(1540) Quando, giunta a Madrid l'infausta notizia della sollevazione -di Gand, Carlo V, per trasferirsi più sollecitamente nelle Fiandre, -pensò di attraversare la Francia, e Francesco I nel compiacque. -Nella breve dimora che fece l'imperatore in Parigi diede al re nuova -lusinga, pacificato il Brabante, di conferire al duca d'Orleans il -ducato di Milano; ma appena ebbe repressa e punita la ribellione -de' Gantesi, ne investì il proprio figlio don Filippo, sebbene ancor -pupillo, con solenne atto segnato in Brusselles gli 11 di ottobre[181]. -Questa dissimulazione accrebbe il torto dell'imperatore nell'animo -di Francesco I, il quale grandemente s'irritò di nuovo per il fatto -seguente. (1541) Durante la tregua, essendo tuttora al governo dello -Stato di Milano il marchese del Vasto, e comandando a' Francesi nel -Piemonte il Langei, il re di Francia spedì due ambasciatori, uno a -Venezia, e fu Cesare Fregoso, cavaliere dell'ordine di San Michele e -cognato del celebre Rangoni; l'altro a Costantinopoli a Solimano II, -e fu Antonio Rincon, gentiluomo ordinario di camera del re. Questi, -attraversando sul Po il Milanese vicino allo sbocco del Ticino nel Po, -furono assaliti da due barche cariche di armati e massacrati. Tutti i -barcaiuoli vennero posti nelle secrete carceri di Pavia. Langei, che -avea resi avvertiti gli ambasciatori delle insidie, e invano cercato -di far loro prendere più sicura strada, aveva avuto la precauzione di -farsi consegnare le loro carte per non avventurare il segreto dello -Stato, le quali carte avrebbe spedite loro poichè fossero giunti a -Venezia. Malgrado la politica del marchese del Vasto, Langei trovò -mezzo di formalmente e per processo fare constare la perfida azione -eseguita per ordine del marchese, il quale cercava di avere le carte. -Ciò attestarono alcuni domestici degli ambasciatori che poterono -salvarsi, e particolarmente i navicellai che, per opera del Langei, -fuggirono e vennero da lui. Questo fatto diede l'ultimo impulso al -re Francesco I per ricominciare le ostilità sospese dalla tregua di -dieci anni, la quale avrebbe dovuto durare fino al 1548. Verso questo -tempo, determinatosi l'imperatore di portar la guerra in Algeri, -divenuto, dopo la conquista di Tunisi, il ricovero de' corsari, calò -di nuovo in Italia, e, corteggiato dal marchese del Vasto, da Ercole -II duca di Ferrara, da Ottavio Farnese duca di Camerino, dal duca -Francesco di Mantova e dal cardinale Ercole, di lui zio, entrò in -Milano il 22 agosto 1541, frammezzo ad un grande sfoggio di apparati. -Fu attribuito a modestia di lui il costume della sua nazione, essendo -stato veduto entrare sotto baldacchino _a cavallo, vestito de panno -nero, con un cappelletto de feltro in testa_[182]. In questo tempo -trovandosi compite e approvate dal senato le _Nuove Costituzioni_ -per il dominio milanese, opera incominciata sotto il duca Francesco -II, furono presentate all'imperatore, che le sancì con diploma del 27 -agosto, e vennero poi pubblicate dal governatore del Vasto il 5 del -seguente ottobre. Partito due giorni dopo, ebbe un abboccamento a Lucca -col pontefice Paolo III, che fu sterile d'effetto; indi si affrettò, -guidato dalla sua mala fortuna, ai lidi africani; imperocchè, sconfitto -sotto Algeri dai Barbareschi, e battuto in mare dalla tempesta, approdò -assai malconcio il 3 dicembre a Cartagena. - -Il re di Francia Francesco I, giovandosi dei recenti disastri sofferti -da cesare, pubblicata una dichiarazione di guerra il 10 luglio del -1542, strinse lega con Solimano, gran signore de' Turchi, e fece -ricominciare le ostilità nel Piemonte, dove il marchese del Vasto -era alla testa degl'imperiali, e il Langei de' Francesi, in potere -dei quali era Torino. Continui furono gli attacchi; e, come suole -nelle ordinarie fazioni di guerra, alterni i successi. Ma divenuto -paralitico il Langei, sottentrò al comando de' Francesi D'Annebaut, -che poco dopo fu supplito da Boutières, e questi dal conte d'Enghien. -(1543) Nell'estate del 1543 Carlo V visitò ancora l'Italia di passaggio -per la Germania, e il 22 giugno ebbe una nuova conferenza col papa -in Busseto sul Po. In quel breve congresso l'ambizioso pontefice -cercò di far concorrere i bisogni di cesare ai vantaggi della propria -casa, interessando perfino le lagrime della figlia di Carlo V, la -duchessa Margherita, perchè concedesse lo Stato di Milano a Pier -Luigi Farnese o ad Ottavio suo nipote, offrendosi ad un gravosissimo -censo e all'immediato sborso di un'enorme somma; ma ogni progetto fu -vano. (1544) La guerra nel Piemonte nulla presentò d'interessante fino -all'anno 1544, avendo Francesco Borbone conte d'Enghien, il 14 aprile, -battuto a Cerisola gl'Imperiali, comandati dal marchese del Vasto. Il -marchese, rimasto ferito nella battaglia, dovette ricoverarsi fino -a Milano. Alcuni fanno ascendere i morti Imperiali a dodicimila. Il -primo vantaggio di tal vittoria fu che i Francesi si resero padroni -di Carignano e di quasi tutto il Monferrato. Però il re Francesco -I, sull'avviso che Carlo V, unito ad Enrico VIII re d'Inghilterra, -faceva grandi preparativi sul Reno per un'incursione nella Francia, -stimò opportuno di richiamare una gran parte delle truppe ch'erano -nel Piemonte, e così si rese inutile pei Francesi la carnificina di -Cerisola. - -Da queste alternative vicende dei due monarchi belligeranti eccitato, -Paolo III rivolse piucchè mai le sue premure a tentar nuovi progetti di -una stabile pace, unico rimedio alle universali sciagure. A tal fine lo -zelante pontefice inviò due legati, cioè il cardinale Giovanni Morone -all'imperatore, e il cardinale Marino Grimani al re cristianissimo. -L'opera loro, secondata da personaggi distintissimi, sì ecclesiastici -che secolari, ottenne questa volta il bramato intento; di modo che -nel giorno 18 settembre del 1544, a Crespy, città dell'isola di -Francia, furono sottoscritti gli articoli della pace, pubblicati -poscia nel seguente ottobre per tutte le città della Lombardia con -sincere dimostrazioni di giubilo. Le convenzioni di questo trattato -relative alla nostra storia, erano che l'imperatore Carlo V avrebbe -dato in moglie a Carlo, duca d'Orleans, o la propria figliuola donna -Maria, principessa di Spagna, colla dote della Fiandra e de' Paesi -Bassi, ovvero Anna, figliuola di Ferdinando suo fratello, re dei -Romani, coll'assegnamento dotale dello Stato di Milano. La decisione -tra i due partiti doveva esser fatta da cesare entro un anno; e dove -fosse prescelto l'ultimo, riserbava Carlo V a sè i castelli di Milano -e di Cremona, finchè alla figlia del re Ferdinando fosse nata prole -maschile. (1545) Questa decisione fu più sollecita che non si credeva, -mentre verso il principio del 1545 l'imperatore dichiarò che avrebbe -data in moglie a Carlo duca d'Orleans la propria figlia donna Maria, -colla dote cotanto desiderata dello Stato di Milano. Per questa nuova -fu generale la gioia nel Milanese, ma fu passaggiera, essendo stata -poco dopo seguita dall'infaustissimo annunzio della morte del duca -d'Orleans, in età di ventitre anni, accaduta per febbre maligna gli 8 -settembre, pochi giorni prima del tempo fissato alle sue nozze[183]. -Temevasi per questo caso si promovessero dai Francesi novelle pretese -ed eccezioni alla pace di Crespy. Ma Francesco I, afflitto oltremodo -per tanta perdita, pressato dall'armi inglesi e in cattiva salute, -cominciò a pensare alla sua quiete; tantochè, composte le cose con -l'Inghilterra, pose ogni cura di mantenere la pace con Carlo V e vivere -seco lui in buona concordia. - -Fin dal 1543 avea il sovrano approvate due instituzioni non meno -utili al regio erario, che al buon ordine dell'amministrazione; e in -conseguenza profittevoli ai contribuenti. Fu la prima l'erezione della -congregazione dello Stato, composta del vicario di Provvisione della -città di Milano e dei rappresentanti, ossia oratori e sindaci delle -altre città del ducato[184]. Questa magistratura avea l'incarico di -presiedere allo stabilimento delle imposizioni, e di curare l'interesse -de' pubblici, e non fu abolita che dopo duecentoquarantatre anni, nel -1786. L'altro non meno vantaggioso provvedimento fu l'ordine dato -dall'imperatore Carlo V, con dispaccio 13 marzo 1543[185], per la -riforma dell'estimo, base dei carichi generali e straordinari, la quale -però ebbe duopo di successivi eccitamenti; e tanti furono gli ostacoli -suscitati da chi avvantaggiavasi dell'ineguaglianza de' carichi, che il -nuovo estimo ha potuto appena essere pubblicato nell'anno 1599[186]. - -Il 13 dicembre 1545 si aperse il concilio di Trento, che durò diciotto -anni, essendo terminato nel 1563. - - - - -CAPITOLO XXVIII. - -_Il principe don Filippo investito del ducato di Milano. Morte di -Francesco I. Entrata in Milano del nuovo duca. Nuova guerra in Italia. -Tregua di Cambrai. Abdicazione e morte di Carlo V._ - - -(1546) La tanto sospirata pace non fu di alcun sollievo allo Stato di -Milano, mentre non cessavano le eccessive contribuzioni imposte dal -marchese del Vasto, per le quali innoltrarono i Milanesi fino al trono -le loro doglianze. Il marchese corse per giustificarsi in Ispagna, ma -ebbe ordine di tosto restituirsi in Italia per subire il sindacato -della sua condotta. Logorato però da un'interna febbre, appena fu -giunto a Vigevano, vi morì verso gli ultimi giorni di marzo, dopo un -governo di nove anni. Gli succedette don Ferrante Gonzaga, vicerè -di Sicilia e zio del duca di Mantova. Fu questi un signore colto e -buono, attentissimo al suo ufficio, di facili maniere[187]. Egli fece -costruire le nuove mura che tuttora circondano là città, e che furono -terminate nel 1555[188]. - -Atteso la morte del duca d'Orleans trovandosi ancora libera la -successione nel dominio dello Stato di Milano, l'imperatore Carlo V ne -dispose nuovamente in favore di suo figlio, il principe don Filippo. -L'investitura è in data di Ratisbona il 5 luglio 1546, e con successivo -atto 12 dicembre 1549, detto la Bolla d'oro, venne poi fissato -l'ordine della successione[189]. (1547) Circa questo tempo fu liberato -l'augusto Carlo del suo maggior nemico, il re di Francia Francesco -I, reso a stento placabile dal peso dell'età, fatto maggiore per le -malattie; il quale morì il 31 marzo del 1547. Ma non perciò mancarono -occasioni e attori per nuove guerre, ed una impensata ne sorse a -motivo dell'occupazione di Piacenza fatta dalle truppe cesaree il 12 -settembre, appena due giorni dopo la tragica morte del duca Pier Luigi -Farnese. Imperciocchè il papa Paolo III strinse lega con Enrico II, -succeduto al trono di Francia, che fu poi cagione per l'Italia di nuove -combustioni. - -(1548) I Milanesi, pressochè oppressi dalle imposizioni straordinarie -occorrenti per il comandato ristauro delle fortezze ed altri apparecchi -di difesa, ebbero occasione di rallegramento a un tempo e di maggiori -dispendi per la notizia avuta che il loro principe don Filippo era -partito dalla Spagna onde recarsi a visitare i suoi Stati d'Italia. -Il governatore Gonzaga si accinse tosto alle disposizioni per il -solenne suo ricevimento. Formò parte di queste l'abbellimento della -città. Allora si vide ampliata la piazza maggiore colla demolizione -dell'antica e cadente chiesa di Santa Tecla; si videro riattate le -strade, atterrate le logge, i veroni, i palchi e tetti che ingombravano -Milano, e impedivano la vista delle contrade. In tale occasione, -dice il Bugati[190], «fu in grandissimo pericolo di esser gettata -a terra quella bellissima anticaglia della colonnata del tempio di -San Lorenzo[191]: il che era un troppo errore, anzi fallo mortale; -conciossiachè se i grandi uomini di elevato spirito, spendono le -migliaia di scudi per una statua antica, e per un capo solo ritratto -di un qualche divo o diva, le centinaia, questa sì ampia di marmo, -non solamente non meritava ruina, ma di esser conservata in piedi fino -ad una scaglia, ancorchè sin qui non vegga animo eroico che cadendo, -la repari, nè del proprio, nè del comune, come nè anco molt'altre -anticaglie degne di memorie e di ristoro nella città, delle quali non -s'ha considerazione per una ignobiltà troppo vergognosa. Tuttavia, -avvertito di questo fatto il Gonzaga, lasciolla, anzi adornolla questa -colonnata in foggia d'arco e d'uno portico molto superbo, pel quale -passò il re Filippo poi». Dopo ventidue giorni di navigazione, don -Filippo d'Austria, duca di Milano, sbarcò in Genova il 22 novembre, -e in principio del successivo mese fece la sua solenne entrata nella -nostra città. Maravigliose e veramente reali furono per l'invenzione, -la varietà e la magnificenza le feste date al real principe. Egli partì -da Milano il giorno 8 gennaio 1849, e, passando per Cremona, Mantova e -Trento, s'incamminò verso Brusselles, dove trovavasi l'imperatore suo -padre. - -(1550) Il cardinal del Monte era succeduto, col nome di Giulio III, nel -papato a Paolo III, che morì in ottandue anni. (1551) La lega stretta -dal suo successore col re di Francia fu confermata dal duca Ottavio -Farnese; e non sussistendo più i medesimi interessi, il nuovo papa si -collegò invece coll'imperatore contro il Farnese e la Francia, per cui -il governatore don Ferrante Gonzaga non fu tardo ad occupare Brescello -e Colorno, ed investire Parma colle truppe cesaree. Così fu rinnovata -la guerra, alla quale pure diedero principio i Francesi, coll'avere -spedito in Piemonte un grosso corpo d'armata, comandato dal signor di -Brissac, e il riacceso incendio si estese in Toscana, in Germania e in -Ungheria. (1552) La scarsezza delle truppe nel Milanese pose eziandio -in prossimo pericolo gl'Imperiali, sull'entrare dell'agosto nel 1552, -di essere, per sorpresa dei Francesi, cacciati dal castello di Milano. -L'affare seguì in questo modo[192]. Lodovico Biraga, milanese, al -servizio di Francia, uomo assai intraprendente e voglioso di celebrità, -e che per varie segnalate imprese erasi distinto nel Piemonte, seppe -che il castello di Milano era mal custodito dalle guardie. Accertatosi -col mezzo di fidi esploratori della verità del fatto, si pose in animo -di sorprendere quel forte; quindi tratto al suo partito un certo -Giorgio Senese, soldato arditissimo, che dimorava in Milano e che -colle sue accorte maniere erasi procacciata la confidenza di molte -famiglie nobili, e segnatamente di Giovanni de Luna, castellano del -forte, nel quale giorno e notte entrava ed usciva solo senza alcun -ostacolo, commise il Biraga a questi l'esecuzione dell'impresa. Era -il disegno di scalare con sufficiente numero d'armati uno sperone di -esso castello, di uccidere la sentinella e il castellano, e superato -il corpo di guardia, calar il ponte onde introdurvi altri appostati -soccorsi. Premesse in fatti alcune squadre scelte e coraggiose, venne -il Biraga con altri prodi armati clandestinamente dal Piemonte per -la via degli Svizzeri, ed appiattatosi in città, aspettava l'avviso -dell'esito dell'impresa. Entrò frattanto il Senese colle sue genti -nel buio della notte nella fossa del castello, ed appoggiate le scale -alle mura, trovaronsi corte al montarle; laonde insorto non so qual -bisbiglio negli aggressori, questo fece sì che per la confusione e -il sospetto d'essere sorpresi, si diedero subitamente alla fuga. Le -scale ivi abbandonate porsero indizio della trama: Giorgio Senese -venne carcerato, e previo processo fattogli da Niccolò Secco, capitano -di giustizia, fu squartato vivo. Salvaronsi gli altri, uscendo -precipitosamente dai confini dello Stato; e Lodovico _Biraga_, termina -il Bugati, «fu gridato ribelle della patria per commission di cesare e -del senato». - -È nella natura de' popoli l'attribuire al ministro presente la colpa -delle soverchie imposizioni, o comandate dal lontano padrone, o rese -necessarie dalle difficoltà de' tempi. (1554) Perciò i Milanesi si -associarono al castellano Giovanni de Luna, ch'era mosso da altri -fini di rivalità e di ambizione, e di concerto con esso innoltrarono -al sovrano forti rimostranze contro il governo del Gonzaga. Fu questi -chiamato in Ispagna a giustificarsi, e durante la di lui assenza -furono severamente sindacati in Milano tutti gli atti della sua -amministrazione. Venne dichiarato innocente, ebbe dall'imperatore -premii e distinzioni; ma non fu repristinato nel suo governo. Egli si -ritirò a menare vita privata in Mantova, e passò poscia a Brusselles, -dove morì il 15 novembre del 1557. - -Il fiero turbine di guerra, da cui era percossa o minacciata nelle -varie sue parti la vasta monarchia spagnuola, influì ad accelerare -l'eseguimento della magnanima risoluzione che l'augusto Carlo andava da -qualche tempo volgendo nell'animo, di alleggerirsi del peso di tanti -regni. Quindi, nel corrente anno 1554, rinunciò a favore del figlio -Filippo II gli Stati d'Olanda e dei Paesi Bassi, il regno di Napoli e -il ducato di Milano, per cui nell'ottobre dello stesso anno fu spedito -a Milano don Luigi di Cardona per ricevere il giuramento di fedeltà al -nuovo sovrano. (1555) La guerra co' Francesi nel Piemonte proseguiva -alternata da reciproci vantaggi e perdite; ma nel 1555 la fortuna si -mostrò più volte contraria agl'imperiali; nè valse l'avere richiamato -dalla Toscana il famoso Gian Giacomo de' Medici, marchese di Marignano, -per porlo alla testa dell'esercito, poichè verso gli 8 novembre cessò -di vivere in Milano pochi giorni dopo il di lui arrivo[193]. Egli -conseguì poscia l'onore di un magnifico sepolcro, che gli fu fatto -erigere nel Duomo di Milano dal papa Pio IV, di lui fratello[194]. -I vantaggi riportati dai Francesi non furono senza gravi sagrifizi; -quindi gli animi de' monarchi belligeranti si trovarono disposti ad -accogliere le proposizioni per un accomodamento, che loro vennero fatte -di commissione del papa dal cardinale Reginaldo Polo, arcivescovo di -Cantorberì, che poco prima avea riconciliato l'Inghilterra colla sede -Romana. (1556) Ne fu conseguenza la tregua quinquennale conchiusa a -Cambrai il 5 febbraio del 1555, secondo l'era fiorentina e veneta, -e del 1556 secondo l'era comune[195]. L'imperatore Carlo V colse -quest'istante per compire la rinuncia al figlio Filippo II del restante -de' vasti suoi dominii insieme colla corona di Spagna e della corona -imperiale al fratello Ferdinando I, re dei Romani, d'Ungheria e di -Boemia. Quest'atto solenne fu eseguito in Brusselles, donde Carlo V si -recò per mare a Vagliadolid nel regno di Castiglia. Bastarono quattro -mesi di dimora in quella città per portare al colmo il suo disinganno -delle cose mondane, mentre gli si ritardava la corrisponsione degli -appuntamenti ch'egli s'era riservati; e rara era la concorrenza dei -cortigiani, che nulla più avevano a sperar da lui. (1558) Perciò si -decise di farsi un merito della necessità, e ritirossi nel monastero -de' Girolamini di San Giusto nell'Estremadura, ove fu talmente -macerato dalla noia, che volle farsi celebrare, lui vivo e presente, le -funebri esequie, e dopo diciannove mesi di dimora in quella monastica -solitudine diede fine alla procellosa sua vita il 21 settembre 1558, -avendo di poco oltrepassati gli anni cinquantotto. - -I governatori spediti nel Milanese dopo la partenza di don Ferrante -Gonzaga furon don Giovanni di Figueroa, il duca d'Alva, il cardinale -Cristoforo Madrucci, principe e vescovo di Trento, e Gonsalvo Ferrante -di Cordova, duca di Sessa; ma il loro governo non lasciò traccia -che meriti una speciale ricordanza. Sotto di essi, benchè senza -loro partecipazione, fu fondato nel 1889 dal conte Ambrogio Taegi il -collegio di San Simone per dodici poveri e nobili fanciulli[196]; nel -1554 furono istituite due cattedre di logica e di filosofia morale, -dette dal loro fondatore Paolo Canobbio le _Scuole Canobbiane_, per le -quali fu eretta un'ampia e magnifica aula, che esiste tuttora, coperta -dappoi di un'elegante cupola nel 1681[197]; e nell'anno seguente il -genovese Tommaso Marini, che s'era stabilito in Milano fin circa il -1525 per dirigere il negozio de' prestiti fatti sulle rendite dello -Stato, ed in quello arricchitosi, fece fabbricare il magnifico palazzo -che porta tuttavia il suo nome, essendone stato architetto Galeazzo -Alessi Pellegrino[198]. - -Verso la fine del 1550 finì i suoi giorni in Pavia il celebre -giureconsulto Andrea Alciati, non avendo compito l'età di -cinquantott'anni[199], e fu eretto alla di lui memoria un elegante -monumento di marmo, che ancora esiste nei portici di quell'università. -Il 4 aprile del 1555 morì in Milano Marc'Antonio Maioraggio, d'anni -quarantuno. Egli fu pubblico professore di belle lettere, rinomato per -l'eleganza del suo scriver latino. Molte opere di lui ci rimangono in -versi e in prosa. Bayle gli ha dato luogo nel suo dizionario. Egli fu -battezzato col nome di Antonio Maria, e il cangiamento che ne fece per -genio di latinità gli fu cagione di una seria molestia, per cui dovette -difendersi avanti il Senato, e mostrare che non per ciò egli ricusava -il culto alla Vergine Maria[200]. - - - - -CAPITOLO XXIX. - -_Pace tra la Spagna e la Francia. Il cardinale Carlo Borromeo -arcivescovo di Milano. Contese di giurisdizione tra esso e i -governatori regii. Soppressione dell'ordine degli Umiliati. Morte di -Filippo II re di Spagna. Venuta in Milano di Margherita d'Austria sposa -del re Filippo III._ - - -(1559) La tregua di Cambrai, procurata dal papa, fu presto rotta -dagl'intrighi dei di lui nipoti, i quali lo indussero a collegarsi -colla Francia; ma le vittorie degli Spagnuoli sgominarono -quest'effimera alleanza; sicchè, quattro anni dopo, nella stessa -città di Cambrai fu, il 3 di aprile del 1559, conchiusa la pace tra la -Francia e la Spagna, essendosi in quella convenuto che ciascuna delle -sovranità d'Italia ricuperasse la propria città e i luoghi perduti -durante la guerra. A questa cagione di rallegramento per la città di -Milano un'altra se ne aggiunse fra pochi mesi, mentre, essendo morto -Paolo IV, gli vide surrogato col nome di Pio IV il cardinal Gian-Angelo -de' Medici, suo concittadino. Questo papa nel breve suo regno di circa -sei anni, la beneficò in più modi. Primieramente colla nomina di tre -cardinali milanesi tosto dopo la sua elezione, tra i quali fu il di -lui nipote Carlo Borromeo; poi di altri cinque nel 1565. Concesse -inoltre al collegio de' giurisperiti, cui era stato ascritto, molti -privilegi e distinte rendite, oltre un fondo sufficiente per erigere la -maestosa fabbrica per la sua residenza, la quale, ridotta a compimento -nel 1564[201] sotto la direzione dell'architetto Vincenzo Seregno, -sussiste tuttora. Elesse l'altro suo nipote conte Federico Borromeo, -capitano generale di Santa Chiesa, ed accumulò talmente nel cardinal -Carlo i benefizi ecclesiastici, le dignità, i feudi, le pensioni, che, -allorquando questi si decise a rinunciarvi per dedicarsi del tutto alle -cure della sua chiesa milanese, che insieme col cardinalato gli era -stata conferita, trovavasi investito del grado di legato _a latere_ -per tutta l'Italia, protettore di molti ordini regolari, e titolare di -dodici commende; onde possedeva di redditi ecclesiastici la insigne -somma di novantamila zecchini,[202] _quibus, cum haberet_, conchiude -il Bescapè[203], _insignis fuit, et cum dimisisset, insignior_. E -nell'alto stesso di rinunciarvi ha potuto ancora, col favore dello -zio, convertirli in benefizio stabile del suo paese, siccome avvenne -dall'abbazia di Calvenzano, che applicò alla fabbrica del collegio -Borromeo in Pavia, cui nel 1564 avea dato principio. - -(1560) L'anno 1560 fu contrassegnato dalla morte del gran cancelliere -Francesco Taverna, conte di Landriano. Egli nasceva da una nobile -famiglia, e per la via della toga fu dottor collegiato, poi fiscale, -indi senatore, poscia presidente del magistrato straordinario, creato -per ultimo gran cancelliere del duca Francesco II, e confermato da -Carlo V. La probità, i talenti, l'attività, il cuore e la prudenza -di questo degno ministro si conobbero in varie legazioni ch'egli -felicemente eseguì presso la Repubblica Veneta, a Roma presso Clemente -VII, presso il re di Francia e presso dell'imperatore, conciliando -trattati di pace e alleanze. Egli ebbe del suo principe la nobilissima -commissione di firmare il trattato di nozze colla principessa di -Danimarca. Nissun soggetto meritevole di speciale menzione porsero -per più anni di séguito i governatori, marchese di Pescara, e -duchi di Sessa e di Albuquerque, l'ultimo dei quali morì nel 1571, -dopo un governo di sette anni; e fortunatamente sono estranee alla -nostra storia le orrende scene della regia famiglia di Madrid e le -carneficine dell'Olanda. (1563) Noi abbiamo solo a narrare che sono -riusciti inutili i tentativi del duca di Sessa per dare una più ampia -consistenza al tribunale dell'Inquisizione, che fino dal 1559 era stato -fondato nel convento delle Grazie dal cardinale alessandrino Michele -Ghislieri, poi Pio V[204]. - -(1565) Benchè il cardinale Borromeo fosse stato investito fin dal mese -di febbraio del 1560 dell'arcivescovato di Milano per rinunzia del -cardinale Ippolito II d'Este, nella di cui casa era rimasto in commenda -per più di sessant'anni, egli dovette rimanere in Roma presso lo zio -come suo segretario di Stato; e soltanto il 23 settembre del 1565, -essendo in età d'anni ventisei[205], potè recarsi alla sua diocesi per -assistere al concilio provinciale, la di cui convocazione avea, stando -in Roma, ordinata. Il suo ingresso fu sontuosissimo. Le vie della -basilica di Sant'Eustorgio fino alla chiesa metropolitana erano ornate -magnificamente e affollatissime di popolo. Oltre la lunga comitiva del -clero secolare e regolare che il precedeva, ebbe l'accompagnamento del -governatore, del senato e delle altre magistrature e di quasi tutta la -nobiltà, tra la quale furono scelti quelli che splendidamente vestiti -e a piedi facevano corteggio intorno della sua persona, e reggevano -il baldacchino che lo copriva[206]. Egli stesso ebbe cura di far -avvertito il vescovo di Como che il «governatore, cavalcando alla di -lui sinistra, si teneva costantemente ad un minor passo, per modo che -la parte posteriore del suo cavallo restava allo scoperto»; e i sensi -della maggiore soddisfazione ne scrisse del pari al cardinale Altemps, -«commendando in ispecie la religione e la pietà del governatore, e -che di averlo trovato devotissimo a sè ed al pontefice sommamente -si compiaceva[207].» I vescovi che si considerarono suffraganei di -Milano al primo sinodo tenuto dall'arcivescovo Borromeo furono delle -seguenti città: Acqui, Alba, Alessandria, Asti, Bergamo, Brescia, -Casale, Cremona, Lodi, Novara, Piacenza, Savona, Tortona, Ventimiglia, -Vercelli e Vigevano. Appena, finito il concilio provinciale, avea il -cardinal Borromeo dato principio alle riforme in quello stabilite, fu -sollecitamente richiamato a Roma dalla notizia della grave infermità -del papa, e giunse in tempo di assistere alla di lui morte, avvenuta -il 9 dicembre, e per prendere una parte attivissima all'elezione -del successore. Uno scrittore contemporaneo, e apparentemente bene -informato, ci è testimonio che il cardinale Borromeo avea somma -autorità, e si era proposto di far papa il cardinale Giovanni Morone, -milanese[208]; il quale per le vicende della fortuna, dopo di essere -stato perseguitato e fatto carcerare da Paolo IV, come eretico, -richiamato in favore sotto Pio IV, avea, come legato apostolico, -presieduto e posto termine al concilio di Trento. (1566) I due che più -potevano erano il cardinal Farnese e il Borromeo. Aderivano al primo -gli elettori fiorentini, inclinando a far nominare il cardinale di -Montepulciano; erano per il secondo, Altemps, suo cugino, e le creature -di Pio IV. Tra queste gare prevalse un terzo partito, che innalzò alla -sede pontificia il cardinale Ghislieri, col nome di Pio V. - -Restituitosi il cardinale arcivescovo alla sua diocesi di Milano, -riassunse tosto il pieno esercizio delle sue funzioni con quello zelo -vivace ed insistente ch'era proprio del di lui carattere. E siccome -l'antica milizia ecclesiastica, i Francescani ed i Domenicani, non -avevano la di lui confidenza, così prese a suoi coadiutori i Gesuiti, -la di cui istituzione era stata approvata da Paolo III. Fin dal 1563 -egli erasi fatto precedere in Milano da un drappello di essi, sotto -la direzione del padre Palmio. Ad essi conferì la soprintendenza -del seminario; tre anni dopo la loro introduzione li traslocò dalla -modesta casa di San Vito ed altre presso San Fedele, dove apersero -pubbliche scuole; e dopo altri tre anni fece dar principio, sul disegno -dell'architetto Pellegrino, alla bella chiesa che tuttora vi esiste, e -di cui egli stesso pose solennemente la prima pietra[209]. Intervenne -poco dopo opportuna a fornire i mezzi di presto ridurla a compimento la -catastrofe degli Umiliati, de' quali la serie delle accadute vicende mi -trae a far parola. - -L'ordine degli Umiliati, che dalla Lombardia erasi esteso in -diverse parti d'Italia, fu in origine un consorzio di persone pie, -viventi in comune sotto l'osservanza di alcune regole religiose, -il di cui principale istituto era l'occuparsi delle manifatture di -lana. Applicarono in séguito al negozio delle loro merci; con che -arricchirono, e l'ordine degenerò. All'epoca della quale trattasi, -allorchè per lunga consuetudine i capitoli, i monasteri e i vescovadi -più ricchi erano dati in commenda ai cardinali e ad altri favoriti -della corte di Roma, anche le prepositure degli Umiliati erano passate -quasi in patrimonio di varie potenti famiglie, che, con assenso -del papa, le trasmettevano in appanaggio ai figli cadetti[210]. Il -cardinale, che per propria natura era inclinato alla magnificenza, vide -nella riforma di quest'ordine la possibilità di ritrarre i mezzi che -gli mancavano per eseguire le grandiose opere da lui divisate; e fin -da quando era in Roma presso Pio IV fu sollecito d'informarsi della -situazione di esso, e ne ritrasse che gli Umiliati non oltrepassavano -fra tutti il numero di cento individui, compresi i prevosti, e che -dai conti fatti sui loro redditi, di sessantamila scudi d'oro, una sì -scarsa famiglia veniva assai parcamente pasciuta, siccome ne scrisse -al prelato Ormaneto, suo confidente[211]. Il Borromeo era protettore -dell'ordine. (1567) Si fece fare delegato apostolico per riformarlo, -e predisposti i mezzi a render nulla ogni resistenza[212], radunò -il capitolo generale a Cremona, ove promulgò la riforma, per la -quale i prevosti perdevano ogni proprietà e venivano soggettati alla -vita monastica. Era naturale che, come di cosa insolita e per essi -sommamente nociva e umiliante, ne concepissero gravissimo sdegno non -meno i prevosti che le nobili famiglie cui appartenevano[213]; quindi -ne emersero grandi susurri e querele e maldicenze infinite; il papa -fu sollecitato a rimettere in parte la severità dei nuovi statuti; -i principi, instigati a non lasciar ledere la loro giurisdizione; -e quando per nessun'altra via ha potuto aver sfogo il soverchio -degli umori, questi proruppero poi e finirono in un attentato vile e -vituperevole, colla rovina dei suoi autori. - -Con non minore severità diede opera alle altre parti delle meditate -riforme: e senza partecipazione o assenso de' magistrati facea citare -i laici per titoli appartenenti al suo foro; altri ne facea tradurre -alle proprie carceri; accrebbe di molto il numero del satellizio -arcivescovile, e pretese che a queste fosse lecito di portare, oltre -le altre armi, anche le astate e l'archibugio, che da regii ordini -erano generalmente proibite[214]. All'inflessibilità del governo, alla -severità dei tribunali oppose l'arcivescovo la scomunica. Da entrambe -le parti ne fu scritto al re ed al papa, e varie e gravi mormorazioni -corsero nel pubblico[215]. (1569) Nuovi e maggiori scandali insorsero -per aver voluto l'arcivescovo visitare solennemente il capitolo della -Scala, che, come di regio padronato e per privilegio pontificio, -tenevasi esente dalla giurisdizione arcivescovile[216]. Frattanto un -accidente estraneo, il tentato assassinio del cardinale Borromeo, rese -preponderante la sua causa sì nell'opinione del pubblico, che presso le -corti che doveano giudicarne. - -Quattro religiosi umiliati, Clemente Mirisio, prevosto di Caravaggio, -Lorenzo Campagna, prevosto di San Bartolomeo di Verona, Girolamo -Legnano, prevosto di San Cristoforo di Vercelli, e il diacono Gerolamo -Donato, sornomato Farina, che insieme abitavano nella loro casa di -Brera in Milano,[217] concepirono il disegno di vendicarsi contro -il riformatore del loro ordine, uccidendolo, e il Farina incaricossi -dell'esecuzione. Il fatto è così narrato in un vecchio codice[218]. -«Ultimamente il Farina (e fu il 26 di ottobre), aiutato dal tempo -tenebroso ed oscuro, si condusse nel palazzo dell'illustrissimo -cardinal Borromeo, et salendo le scale, prive di lume, et per -l'oscurità non visto da alcuno camminò alla porta della cappella nella -quale, circa un hora di notte, slava con la famiglia il cardinale -in oratione, cantandosi in musica alcuni motteti;... et havendo -preso tra il legno et l'apertura della porta la mira nella schiena -dell'illustrissimo cardinale, che avea la faccia verso l'altare, gli -sparò l'archibugietto, carico di una balla et di molti pernigoni, -che, come a Dio piacque, non l'offese niente, et la balla gli ammaccò -uno poco la carne, et li pernigoni senz'offesa si sparsero per il -rocchetto et per le vesti, unde miracolosamente ne scampò: et ciò -fatto, l'illustrissimo cardinale con tutto il rumore restò intrepido, -nè volse che niuno se movesse, ma si dovesse finire la oratione: nel -cui tempo il Farina con l'altro archibugietto in mano, qual s'era -riservato per sua difensione, aiutato pure dall'oscurità et con una -maschera nel volto per non essere conosciuto, scese le scale, nel fondo -delle quali vi si ritrovò uno servitore che teneva uno cavallo, a cui -dando uno urtone, ne sfugì per la porta incontro al Domo». Nella notte -medesima e ne' giorni successivi il governatore fece eseguire le più -diligenti e severe ricerche per la scoperta e manifestazione del reo; -ma riescì il sicario Farina di rifugiarsi in Civasso nel Piemonte, dove -si arruolò nelle truppe del duca di Savoia. Essendosi poi pubblicato -un breve pontificio contro quelli che avessero notizie intorno al -commesso attentato e non le palesassero, il Legnano e il Mirisio, -prevosti di Vercelli di Caravaggio, «temendo di non essere per altra -via scoperti (prosegue il citato manoscritto), consultatisi insieme, -determinarono di dire ogni cosa all'illustrissimo cardinale, il quale -benignamente et con molta carità gli ascoltò nella sua camera, et gli -promisse che, non solo haveria tenuto secreto tutto quello che sopra di -ciò gli raccontassero, ma che s'essi ci havevano parte, come ne davano -inditio le loro parole, senza nominare li suoi nomi, haveria procurato -per loro l'assoluzione di Nostro Signore; ma essi, negando d'havervi -partecipazione niuna, accusavano solamente il Farina per malfattore. Et -venendo dopo un altro breve di sua santità, che scomunicava ciascuno -che per qualsivoglia via sapesse di questi particolari, delegando il -rev. vescovo di Lodi per giudice; il cardinal Borromeo, che sapea di -questi trattati dalli detti prevosti ciò che si è detto di sopra; -dubitando, se non rivelava il fatto, d'incorrere nelle censure di -scomunica posta da sua santità nel detto breve, si risolse di far -chiamare a sè li detti di Vercelli et Marisio, li quali di nuovo exortò -a dire la verità sinceramente, perchè li haveva aiutati presso Nostro -Signore: et essi negavano sempre. Ultimamente poi fece intendere che -si haveva da pubblicare presto il detto breve, per il quale loro erano -tenuti in coscienza di revelare al vescovo di Lodi tutto quello che -havevano detto a sua signoria illustrissima, ec.» Essi presentaronsi -al vescovo[219], e furono carcerati. Un altro breve pontificio mandato -al duca di Savoia procurò la consegna del Farina. Tutti rimasero -nelle prigioni dell'arcivescovato sette mesi, _et horridamente -tormentati_[220]. (1570) Finalmente li tre prevosti e il Farina, -degradati dal delegato pontificio e rimessi alla corte secolare, -furono, il 2 di agosto sulla piazza di San Stefano, il Legnano e -il Campagna, decapitati per esser nobili, il Merisio e il Farina, -appiccati, previo a quest'ultimo il taglio della mano avanti la porta, -dell'arcivescovato. Questo fatto a tal segno operò sulle menti, che da -quel punto venne il Borromeo considerato come visibilmente assistito -dalla Divinità, e se gli spianarono le vie, nonostante che alcuni, che -si davan pregio di fino intelletto, asserissero temerariamente, esser -ciò un artificio del prelato per procacciarsi opinione di santo[221]. -Nell'anno seguente il pontefice Pio V, con bolla del 7 febbraio[222], -soppresse intieramente l'ordine degli Umiliati. Il principal frutto -di quella generale abolizione fu conseguito dal Borromeo; che, per -concessione pontificia, ebbe facoltà di disporre de' beni delle -prepositure esistenti nella Lombardia, dell'annuo reddito di oltre -venticinquemila zecchini[223], a favore di molti pii ed ecclesiastici -stabilimenti, e per le nuove magnifiche fondazioni già incominciate -o intraprese ne' seguenti anni, tra cui la fabbrica del Seminario, -principiato nel 1570, e presto ridotto a compimento col disegno -dell'architetto Giuseppe Meda, salva la porta principale tuttora -esistente e ornata secondo il cattivo gusto del tempo, che vi fu -aggiunta circa un secolo dopo dall'arcivescovo Alfonso Litta[224]. - -(1572) Essendo morto dopo la metà del 1571 il governatore duca -d'Albuquerque, gli successe, nell'aprile dell'anno seguente, don -Luigi di Requesens, commendator maggiore di Castiglia, uomo destro e -stimabile[225], ma zelatore non meno fervido, e perseverante della -giurisdizione regia, di quello che il cardinal Borromeo il fosse -della ecclesiastica[226]. Perciò le controversie giurisdizionali -sì riprodussero ancora più vive: e desse continuarono, benchè meno -clamorose, anche sotto il moderato governo del marchese di Ayamonte, -che succedette al commendatore de Requesens, e resse queste province -per otto anni. (1575) Il senato mandò espressamente a Roma, nel 1575, -il senatore Politone Mezzabarba, uomo di gran merito, per far valere -le sue ragioni[227]. All'opposto le parti del Borromeo erano vivamente -protette a Madrid da monsignore Ormaneto, già suo residente in Roma, -cui era riuscito di far nominare internunzio apostolico a quella -corte. Nel 1581 vi spedì inoltre l'altro suo familiare Carlo Bescapè, -prevosto generale de' Barnabiti, e che fu poi il migliore storico -della sua vita. Narrasi da questi di aver avuto replicati congressi -col domenicano Diego Clavesio, confessore del re, e da lui delegato -ad ascoltarlo; e possono leggersi presso di esso i modi moderati e -conciliatori coi quali fu licenziato[228]. - -A calmare maggiormente queste scandalose contese, rivolgendo la comune -attenzione ad un oggetto infinitamente più grave e funestissimo, -sopraggiunse la pestilenza. (1576- 1577) Questa fu promossa da una -delle non insolite sue cause, lo straordinario concorso di gente a Roma -per il Giubileo dell'anno avanti. Si manifestò dapprima nei monti di -Trento, e, propagatasi a Verona e Mantova, palesò i primi suoi segni -verso la fine di luglio in Milano, dove da piccola scintilla divampò in -un baleno a vastissimo incendio. Egualmente pronti, benchè non tutti -provvidi del pari, furono gli ordini dati dalla pubblica autorità. Le -unzioni venefiche che illusero la rozzezza de' Romani nel principio del -quinto secolo della loro esistenza, e che centoventiquattro anni dopo -l'epoca della quale trattiamo, furono argomento in Milano stessa della -più orrenda tragedia, eccitarono l'attenzione del marchese d'Ayamonte, -che, con editto del 12 settembre, proposti insigni premii ai delatori, -minacciò gravissime pene ai rei; e per la nissuna scoperta di essi si -lusingò d'averli frenati. Ma fuori di questo tributo pagato dal saggio -governatore all'ignoranza del secolo, tutti gli altri e non pochi -provvedimenti emanati sì da lui che dalla magistratura civica resero -testimonianza non men di zelo che di saviezza. Era allora vicario di -Provvisione Giambattista Capra, che meritò la riconoscenza de' posteri -pel bene che fece[229]. Si ordinò che ciascuno non uscisse dalla sua -casa. Frequenti erano le guardie per tenere in freno il popolo; le -forche, erette in più luoghi della città, indicavano ai disobbedienti -la qualità e la prontezza dei castigo. Furono fissate le persone cui -era permesso di girare liberamente, sì per servire i relegati nelle -case, che per ogni pubblico bisogno. Era cosa miseranda il vedere -una città poc'anzi soprabbondante di popolo, lieta di ogni dovizia, -florida, vivace, sfarzosa, frequentatissima, ridotta in un istante in -un'immensa solitudine. Due terzi de' suoi abitanti per poco che ne -avessero i mezzi, si rifugiarono alla campagna, e quelli che furono -costretti a rimanere, nella noia del loro forzato ricovero, fra la -vicendevole mestizia, nella continua angoscia, cagionata dalla tema di -essere istantaneamente sopraggiunti dal mortifero morbo, non avevano -altre distrazioni che il periodico pulsare alle porte di chi recava -loro un misurato alimento, o il lento trascorrer dei carri per le -vie carichi di morti o di semivivi, lo stridore delle di cui ruote -era stato reso maggiore coll'arte, affinchè all'appressarsi di quelli -ciascuno più prontamente s'allontanasse. Non bastando il vastissimo -lazzaretto a contenere i malati, fuori d'ogni porta della città si -dispose un recinto dove gli altri si trasferivano. Un difficilissimo -oggetto fu pure la cura delle vittovaglie. Per più di sei mesi circa -cinquantamila persone furono a spese pubbliche alimentate; e non -bastando le rendite civiche, le elemosine dei facoltosi, l'entrate -de' luoghi pii, la città vi destinò altresì i capitali che ritrasse -dalla vendita de' suoi dazi. Il dispendio prodotto da questo sommo -disastro fu calcolato di quasi un milione di zecchini[230]. Il morbo -non si estinse del tutto che dopo diciotto mesi. I morti nella -sola città ascesero a circa diecisettemila; e il Bescapè, che ho -particolarmente seguito in questo doloroso racconto, aggiunge che in -quello spazio di tempo v'ebbero quattromila e trecento nati[231]. A -questa sciagura debbono i Milanesi l'esistenza di una bella chiesa, -quella di San Sebastiano, eretta per voto del corpo civico sul disegno -dell'architetto Pellegrino de' Pellegrini, e dotata di ricchissimi -arredi[232]. Verso il principio del 1577, però senta colpa della peste, -morì Girolamo Cardano, di settantacinque anni, illustre per il suo -sapere, per il suo ingegno e per la sua esimia credulità nelle scienze -occulte. - -Durante quel gran disastro rifulse splendidissima la somma carità del -zelante pastore verso l'afflitto suo gregge, cui dedicò ogni sua cura, -soccorse colle sue largizioni e cercò persino di giovare colla erezione -delle croci ne' quadrivi (con poca opportunità rese poi stabili), -perchè i rinchiusi nelle case potessero in qualche modo assistere -alle sacre funzioni che si celebravano innanzi ad esse: mezzo assai -adatto di distrazione e di rincoramento agli animi sbigottiti; e se la -piena del suo zelo non fosse trascorsa a dar causa di più propagarsi -il contagio colle processioni, la sua lode sarebbe molto maggiore e -intemerata. Nè perciò interruppe l'esecuzione de' molti suoi benefici -e magnifici progetti, ed ogni anno era segnato dall'esecuzione di -più d'uno di quelli, con una gloria ben più solida e vera che non -nel farsi campione delle ambiziose pretese del sacerdozio. Oltre -il collegio Borromeo e il Seminario, de' quali s'è già parlato, si -succedettero le fabbriche di San Martino degli Orfani, delle convertite -di Santa Valeria, ampliata di poi della chiesa jemale del Duomo, -però a spese della Fabbrica; de' monasteri di Santa Marcellina, di -Sant'Agostino Bianco e di Santa Sofia, allora Orsoline; del collegio -delle Vedove, del conservatorio delle fanciulle alla Stella, del -palazzo arcivescovile, e del collegio Elvetico, fabbrica delle più -insigni, disegnata per l'interno da Fabio Mangoni, pel di fuori da -Francesco Richini; dotandolo coi beni delle prepositure degli Umiliati -de' santi Jacopo e Filippo di Ripalta in Monza, di Santa Croce in -Novara, di Sant'Antonio in Pavia, e dell'abbazia di Mirasole, per -rinunzia ottenuta da suo cugino il cardinale Altemps. Fondò pure le -cappuccine di Santa Prassede e di Santa Barbara, e con assai maggiore -utilità la Congregazione della dottrina cristiana. Costante nella sua -massima di preferire i nuovi istituti religiosi, introdusse in Milano i -Teatini; distinse, arricchì e favorì i Barnabiti, de' quali approvò le -costituzioni; instituì in San Sepolcro la congregazione de' sacerdoti -obblati, legati con ispecial voto di obbedienza all'arcivescovo e a' -suoi successori, a di cui beneficio nell'anno della sua morte pose la -prima pietra della vasta ed elegante chiesa di Rhò, tuttora esistente, -architettura del Pellegrini. Ma più di tutti ebbero il suo favore i -Gesuiti. Erano appena trascorsi tre anni dacchè avea fatto erigere -per essi il collegio e l'elegante chiesa di San Fedele, e la città li -vide da lui trasferiti nella più bella prepositura degli Umiliati, in -Brera, dotati di molti beni, e tra gli altri di quelli dell'abbazia -gentilizia di Arona, per rinunzia del commendatario cardinal Chiesa, -non che dell'altra abbazia de' Santi Gratiniano e Felino di Arona -stessa, che destinò in casa di Noviziato[233]. Ingrati! che gli -resero in séguito amaro il beneficio; sì che gli scriveva monsignor -Speciano da Roma nel 1579, ch'essi erano in quella città i suoi più -sfrenati detrattori[234]. (1585) Consunto da un ascetismo smoderato -in un gracile temperamento, il cardinale arcivescovo Carlo Borromeo -mancò di vita il 5 novembre dell'anno 1584, dopo una breve malattia, -avendo oltrepassato di pochi giorni gli anni quarantasei. Pastore pio, -generoso e sommamente rispettabile; il volgo ammirò la severità della -sua vita e la pompa estrema della sua pietà; ma l'uomo di Stato loderà -in esso il filantropo e il benefattore de' suoi concittadini. Ventisei -anni dopo la sua morte fu egli da Paolo V canonizzato. - -Avendo cessato di vivere il governatore d'Ayamonte nell'aprile del -1580, tenne il suo luogo, per quasi tre anni, il castellano don Sancio -di Guevara, del quale l'arcivescovo Borromeo era assai contento, come -appare da una di lui lettera a monsignor Speciano; ad un suo cenno -furono banditi ciarlatani, commedianti, e tolto ogni divertimento, il -che non avea potuto ottenere dagli altri governatori. È gaio l'aneddoto -riferito dal marchese Lorenzo Isimbardi nella sua cronaca[235], in -proposito de' figli del marchese d'Ayamonte. Trovavasi egli alla sua -villa del Cairo in Lomellina, quando «occorse avere ad alloggiare in -casa una notte li figlioli del marchese d'Ayamonte, governatore dello -Stato di Milano; il qual, essendo morto pochi giorni prima, questi -figlioli se ne ritornavano in Spagna, de' quali il maggiore era di -circa dieci otto anni. Ed essendo a tavola, cenando, successe caso -assai ridicoloso, ma tanto più misterioso, quanto che procedette da -semplicità contadinesca; perchè, trovandosi a caso in quell'ora sotto -al portico un contadino, qual, veduto venire dalla credenza quattro -paggi senza cappello o berretta in testa, con torce accese in mano, che -accompagnavano nel mezzo di loro un altro, pur scoperto, qual teneva -in mano una tazza d'argento, coperta, sopradorata, e questi passando -per detto portico per entrar in sala a dar da bere al padrone, con la -cerimonia che suol usar alcuni grandi di Spagna, il buon contadino, non -sapendo altro, sùbito all'improvviso si buttò a terra in ginocchione, -col cappello in mano, battendosi il petto; il quale, interrogato -perchè facesse tal atto, ed ammonito di levarsi su, rispose: Non volete -ch'io adori ed onori il mio Signore? Persino le bevande che dovevano -entrare nello stomaco di un grande di Spagna erano onorate, venerate, -adorate quasi! Dopo il Guevara venne al governo del Milanese il duca di -Terranova, che, per esser dottore, prediligendo il senato, ordinò non -doversi esso più intitolare serenissimo re, ma potentissimo re, stabilì -il titolo di magnifici ai senatori, e altre cose simili; gli successe -Juan Fernando de Velasco, contestabile di Castiglia, che governò per -otto anni, sebbene interrottamente. Egli diede il nome ad una delle -contrade della città, aperta al suo tempo, ed emanò varii ordini per -contenere gli ecclesiastici, e, tra gli altri, nelle congregazioni si -posero gli assistenti regii[236]. - -Nominato, verso la fine del 1584, monsignor Gaspare Visconti al vacante -arcivescovato di Milano, alla metà del seguente anno ne prese il -possesso. (1590) Cinque anni dopo, la nostra città vide promosso alla -Santa Sede il cardinal Nicolò Sfondrati, col nome di Gregorio XIV. -Questo fu il quinto papa milanese, essendo stati i quattro precedenti -Anselmo da Baggio, che, nel 1061, prese il nome di Alessandro II, -Uberto Crivelli, innalzato nel 1185 col nome di Urbano III, Goffredo -Castiglioni, fatto papa l'anno 1241, col nome di Celestino IV, e Pio -IV, ch'era in prima Gian-Angelo Medici, creato l'anno 1559, del quale -si è parlato nel capitolo precedente. Sotto l'arcivescovo Visconti, la -chiesa di San Lorenzo, caduta nel 1573, fu rifabbricata sul disegno di -Martino Bassi[237]; furono pure erette le chiese del Paradiso e della -Maddalena[238], e il convento dei Cappuccini in Porta Orientale[239]; -i Somaschi a Santa Maria Secreta, e stabiliti i religiosi -ospitalieri, detti _Fate bene Fratelli_[240]. (1595) Il Visconti resse -l'arcivescovato di Milano fino al 1595, e gli fu dato in successore -il cardinale Federico Borromeo, in età d'anni trentuno, che governò la -chiesa Milanese per il lungo corso di anni trentasei. Nel 1587 morì lo -scultore Annibale Fontana, e fu sepolto nell'insigne tempio di Santa -Maria presso San Celso, ove osservansi varii bei lavori della sua mano; -e il 17 aprile del seguente anno cessò pure di vivere, nel convento di -Sant'Eustorgio, frà Gaspare Bugati dell'ordine de' Predicatori[241], -che nelle sue storie mostrò generalmente un criterio ed un'imparzialità -superiore alla sua condizione. - -(1598) In tutta quest'epoca, sterile di notizie civili, null'altro ci -si offre da riferire se non che l'ingresso in Milano di Margherita -d'Austria, sposa dell'infante don Filippo, che fu poscia Filippo -III; e la morte quasi contemporaneamente accaduta in Madrid del -re Filippo II, dopo lunga malattia, essendo d'anni settantadue. -L'arciduchessa era stata sposata in Ferrara dal pontefice Clemente -VIII, che, in quell'anno medesimo, aveva tolto quella città alla casa -d'Este, fece l'entrata in Milano il 30 novembre, e vi si trattenne -per circa due mesi. Per questa occasione il corpo civico fece erigere -dall'architetto Martino Bassi, a foggia di magnifico arco, la Porta -Romana, quale ancora si vede, ornata con emblemi ed iscrizioni in cui -la moda per simili solennità andò d'accordo coll'ampolloso gusto del -secolo. L'arciduchessa e regina entrò alle ore ventidue, accompagnata -dall'arciduchessa Maria di Baviera, sua madre, dall'arciduca -Alberto, dal cardinale Aldobrandino, nipote del papa e legato, dal -governatore di Milano, contestabile di Castiglia, e da un gran numero -di principesse e principi: i tribunali andarono in séguito. V'erano -centocinquanta giovani principali milanesi, vestiti superbamente -di bianco con ricami d'oro, di perle e di gemme. Ciascuno portava -un'accetta dorata, coll'asta coperta di velluto bianco e ornata -a frange d'oro[242]. Poi venti cavalieri milanesi, in uniforme di -scarlato riccamente trinato d'oro. La regina sedeva sopra di una chinea -bianca, era vestita a lutto per la morte di Filippo II, e marciava -sotto un baldacchino di seta d'argento ricamato d'oro a gran frange. -I dottori di collegio portavano il baldacchino, ed erano vestiti -con vesti lunghe di damasco, foderato di velluto, e col cappuccio -d'oro, foderato di vaio[243]. Per onorare la sposa, venne pure il -duca di Savoia, Carlo Emanuele, col principe Amedeo, suo figlio, il -marchese d'Este, e molti principi e vassalli, al numero di trecento. -L'arciduca Alberto andò alla porta della città ad incontrarla, col -governatore, col principe d'Orange, e con tutta la nobiltà, forestiera -e milanese[244]. Le feste furono varie e magnifiche; e, per renderle -più splendide, il contestabile fece fabbricare un teatro in corte, che -durò fino al 1708, nel quale anno rimase distrutto da un incendio. - -In que' tempi le arti cavalleresche, e singolarmente il ballo, avevano -la loro sede in Milano. A convincersene, basta leggere il libro già -rammentato di Cesare de' Negri, che contiene i precetti del ballo, -varii balletti, relazioni di mascherate e feste de' suoi tempi, e i -nomi delle più distinte dame e cavalieri che ballavano sotto della -di lui scuola. Qui si vede che i Francesi, i Romani, gli Spagnuoli -imparavano allora il ballo dalla scuola milanese. Pietro Martire, -milanese, era il ballerino stipendiato dal duca Ottavio Farnese in -Roma sotto il pontificato di Paolo III. Francesco Legnano, milanese, -fu stipendiato da Carlo V e da Filippo II, e venne largamente -premiato. Lodovico Pavello fu caro al re di Francia Enrico II e al -re di Polonia. Pompeo Diobono, pure milanese, era d'una nobilissima -e graziosissima figura dalla testa ai piedi, di somma agilità e -leggerezza nei movimenti. Il re Enrico II di Francia lo fece maestro -del suo secondogenito, il duca d'Orleans, che, fatto poi re col -nome di Carlo IX, lo amò sempre. Enrico III pure gli confermò le -pensioni. Virgilio Bracesco, milanese, insegnò il ballo al re Enrico -II di Francia e al primogenito, il delfino. Francesco Giovan Ambrogio -Valchiara fu preso al soldo del duca di Savoia Emanuele Filiberto, e -fatto maestro del principe Carlo Emanuele, suo figlio. Gian Francesco -Giera, milanese, fu maestro di Enrico III, prima re di Polonia, poi di -Francia, e sempre da lui stipendiato. Beccaria, milanese, fu maestro -della corte di Rodolfo II, imperatore; Claudio Cozzo, milanese, maestro -stipendiato alla corte di Lorena. Anche in ciò la cultura e l'eleganza -cominciarono nell'Italia, d'onde le altre nazioni le presero. Allora -il ballo comprendeva molti altri esercizi ginnastici, come volteggiare -il cavalletto, la scherma e simili. Il Negri descrive[245] come il -giorno 8 dicembre, mentre la regina donna Margherita d'Austria era nel -palazzo ducale di Milano, vi si portò con otto valorosi giovani, suoi -scolari, ed ivi, alla presenza della regina e dell'arciduca Alberto, -«fecero mille belle bizzarrie, e fra l'altre un combattimento colle -spade lunghe et pugnali, et un altro con le baste, aggiungendovi poi -certe altre inventioni nuove di balli». I balli avevano i loro nomi. -Alcuni, presi dall'imitazione delle nazioni, come la _Spagnoletta_, -l'_Alemanna_, la _Nizzarda_, ec. Altri, da argomento d'amore: il -_Torneo amoroso_, la _Cortesia amorosa, Amor felice_, la _Fedeltà -d'amore_, ec. Altri, a capriccio, come la _Barriera_, il _Brando -gentile_, la _Pavaniglia_, il _Bianco fiore, Bassà delle ninfe, So ben -io chi ha buon tempo_, ec: argomenti e nomi tutti di balli descritti -dal Negri. Gli abiti dei ballerini d'allora erano assai gentili. -Il Negri stampa la lista delle dame e dei cavalieri, ballerini e -ballerine ne' suoi tempi in Milano. Sotto il governo del contestabile -di Castiglia, cioè dopo il 1592 sino al termine di quel secolo, i -cavalieri che ballavano sono centoquindici nominati dall'autore[246], -e le dame sono sessantasei, oltre trentasei zitelle; in tutto centodue -donne. Osservo che i nomi delle dame allora erano meno divoti che non -sono oggidì, ma più eroici:_ Cornelia, Livia, Lelia, Giulia, Aurelia, -Camilla, Virginia, Lavinia, Ottavia, Flaminia, Emilia, Claudia, -Drusilla, Lucilla, Deidamia, Elena, Ippolita, Diana, Artemisia, -Dejanira, Zenobia, Andronica, Olimpia, Beatrice, Costanza, Ersilia, -Bianca, Laura, Vittoria, Violante, Silvia, Delia._ In Roma fino dal -1553 era uscito un _Trattato di Scienza d'armi_ di Camillo Agrippa, -milanese[247]. Quest'opera, corredata di molte figure assai ben -disegnate, comprende i precetti della scherma, presso a poco quali si -osservano anche presentemente; tratta delle diverse maniere di battersi -con spada e pugnale, spada e mantello, con due spade, colla spada e -lo scudo, colle alabarde, ec. Si vede che l'arte allora era anche più -coltivata e variata di quello che non lo sia presentemente. - -(1599) Nel mese di luglio del seguente anno furonvi nuove feste in -Milano per l'ingresso dell'infanta donna Isabella d'Austria, sposata -coll'arciduca Alberto, che venne con lei[248]. Per questa occasione nel -teatro di corte si fece una bellissima festa con maschere a quadriglie, -oltre una rappresentazione teatrale, intitolata: l'_Armenia_. Parmi di -vedere il primo germe dell'opera in musica ne' due intermezzi, i quali -vennero cantati. Si scelsero due argomenti adattati alla musica. Il -primo fu l'Orfeo, il quale con flebil canto sfoga il suo dolore per la -morte della cara sua Euridice. L'Eco rispondeva, e un dialogo tra Orfeo -ed Eco insegnò al vedovo sposo che colla magia del suo canto poteva -tentar la via d'Averno, placare i mostri e rivedere Euridice. S'accosta -all'antro funesto, e al suono della sua lira si spalancano le porte, -si scopre quella terribile contrada. Plutone, Proserpina in trono, i -giudici, le furie, Caronte, Cerbero, insomma tutto vedevasi quello -che Virgilio e Ovidio hanno cantato. La soavità del canto d'Orfeo, -gradatamente interrotta dalle grida infernali, poco a poco vince, -e, ammutoliti gli spiriti, sembrano resi umani dalla dolcezza della -voce d'Orfeo, il quale supplichevolmente implora Euridice. Un basso -risponde in musica, concedendo la grazia col noto patto ch'egli non la -rimiri sintanto ch'entrambi non siano usciti dall'Averno; e qui, dice -il Negri[249]: «E se ben non pare che il decoro et virisimilitudine -della favola admetta musica in Plutone, fu ciò introdotto per maggior -soddisfazione degli aspettatori et ascoltanti, e per gusto di chi -poteva comandare»; il che sembrami che dimostri non essere stata prima -di quel tempo cantata un'intiera azione drammatica presso di noi. Il -secondo intermezzo rappresentava il viaggio degli Argonauti, e, per -introdurvi un tratto di musica, si posero le Sirene su varii scogli, -col loro canto cercando d'invitare i passaggieri ad accostarvisi. Orfeo -si pose sulla prora della nave, e sciogliendo una voce imperiosa con -canto sublime, rincorò gli Argonauti a proseguire l'impresa immortale, -e a non curare l'insidioso canto. L'abate Arteaga, spagnuolo, nella sua -opera sulle _Rivoluzioni del teatro musicale italiano_, c'insegna come -sotto Leone X in Roma siasi rappresentata in musica la _Disperazione di -Sileno_, poesia di Laura Guidicioni, dama lucchese, posta in musica da -Emilio del Cavalieri. Questo dramma allora riuscì male; si abbandonò il -tentativo, onde poteva in Milano comparire una vera novità. Nell'anno -1646 il cardinal Mazzarino fece rappresentare, nel palazzo reale a -Parigi, delle opere in musica da cantori che fece venire dall'Italia, -e Voltaire dice che «questo nuovo spettacolo era da poco tempo nato in -Firenze[250]». - - - - -CAPITOLO XXX. - -_Governo del conte de Fuentes e de' suoi successori. Morte del re di -Spagna Filippo III. Fondazioni pubbliche, reggendo l'arcivescovado di -Milano il cardinale Federico Borromeo. Progresso delle controversie -giurisdizionali. Peste del 1630._ - - -(1600) La massima di non lasciar troppo a lungo una stessa persona ne' -grandi governi, si trovò d'accordo colla gelosia del duca di Lerma, -favorito del re Filippo III; onde, destinato ad altre funzioni il -contestabile di Castiglia che reggeva il milanese da otto anni, fece -nominare in sua vece don Pietro Enriquez de Azevedo, conte di Fuentes. -Allontanò così un uomo, sebbene settuagenario, ardito, avveduto e -d'animo elevato, e che, non avendo figli, faceva professione di parlar -franco. Egli godeva inoltre d'un gran credito alla corte per aver avuto -la confidenza di Filippo II, che correva voce si fosse meritata col -prender parte alla morte dell'infante don Carlos. Perciò il senatore -Giambattista Visconti, che seguirò particolarmente nel parlare di -questo personaggio, dicea di esso: «Et di lui è costante fama, che -acquistasse la grazia di Filippo II col macchiarsi la mano nel sangue -di persona, la di cui morte per interesse d'onore egli comandò[251]»: -tant'era, in prossimità del fatto, generale e indubitata l'opinione che -don Carlos fosse perito di morte violenta, che che ne dica un recente -storico sulla fede dei registri dell'inquisizione, quasi che l'arte -delle reticenze non fosse antica quanto il mondo. - -Il conte di Fuentes fece il solenne ingresso in Milano il 16 ottobre. -Volle che il consiglio, benchè non fosse che un aggregato di ministri -scelti e non avesse rappresentanza, facesse corpo con lui e precedesse -il senato. Già erasi mostrato aspro e impaziente, senza cortesia, -co' deputati che gli erano stati spediti incontro a Genova per -complimentarlo, e nell'entrata pure con cinica sincerità mostrò di -non pregiar nulla delle disposizioni onorevoli fatte per lui. (1601) -Le circostanze dell'Italia gli porsero tosto occasione di dar prove -di quel risoluto vigor d'animo che gli era proprio, stante la guerra -mossa dal re di Francia Enrico IV al duca di Savoia per la successione -nel marchesato di Saluzzo. (1602) Col tenere l'esercito forte, pronto -e sotto buoni ordini, serbò in credito le armi spagnuole; acquistò il -Finale e la piccola, ma allora importante, città di Monaco; e ricuperò -Novara, che trovò ipotecata al duca di Parma. (1603) I Grigioni, che -già stavano sotto la protezione della Francia, essendosi collegati -coi Veneziani, eccitarono la di lui gelosia; egli fece appoggio -di molto apparato militare alle negoziazioni, e quasi all'estrema -sponda del lago di Como, di fronte alla Valtellina, fece erigere -un forte (1604) chiamato dal di lui nome, che, dopo di aver servito -talvolta come prigion di Stato di minor ordine a comodo de' lontani -padroni, fu demolito nel 1797. Con questi modi ridusse i Grigioni -ad accondiscendere ad un accomodamento, che fu segnato in Milano dai -loro deputati, e garantito dagli Svizzeri. Reso più libero dalle cure -esterne, attese a procurare l'ornato della città. Fra le disposizioni -di questo genere eseguite sotto il suo governo si noverano il -riattamento della strada che dal palazzo di giustizia conduce alla real -corte, e che ha ancora il nome di _Strada Nuova_, e la ricostruzione -di quel palazzo. (1605) Egli volle che la memoria di queste opere -fosse tramandata alla posterità con due iscrizioni, nelle quali il -gusto ampolloso del secolo sembra aver preso i suoi colori dallo stile -orientale. Leggesi nella prima che il governatore «aperse quella via -dalla reggia al pretorio, per rendere più facile e certo l'accesso e -il ritorno dalla giustizia alla clemenza[252]»; e nell'altra, che il -governatore stesso, «vincitore dell'esterna guerra e domatore invitto -della guerra domestica, amabile colla destra, formidabile colla -sinistra, regnando Filippo III, potentissimo re delle Spagne, pose di -fronte le porte delle carceri alla regia corte, perchè l'occhio del -principe vigilante è la più fida custodia della giustizia[253]». Rimase -senza titolo onorifico un altro beneficio probabilmente procurato dal -conte di Fuentes, la donazione fatta dal re alla città di Milano della -vasta casa che oggidì chiamasi _il Broletto_, e altre volte fu del -conte di Carmagnola[254]. Essa era allora destinata ad uso di pubblici -granai; ivi nel 1714 venne collocato il banco di Sant'Ambrogio, e -circa l'anno 1772 vi si trasferì il consiglio generale, il tribunale di -Provvisione, e tutti gli uffici civici che prima stavano alla Piazza -de' Mercanti. Egli fece mettere i parapetti ai ponti della città, -tentò di abolire i varii pesi, e di dare al commercio il comodo di -un peso uniforme, siccome di abolire le stadere e di sostituirvi le -bilance; ma non vi riuscì. Col proibire l'esportazione delle armi, -rovinò la famosa e ricchissima manifattura di esse[255], al segno di -non più risorgere. (1607-1608) Con infelice esito fu pure sotto di -lui incominciato il canale che da Milano dovea decorrere a Pavia, «ma -per non voler credere a chi doveva, et governarsi col parere di chi -gli piaceva, fu ingannato, et gittò gran somma di danari[256]». Ce ne -rimane l'inscrizione senza l'opera, poichè immaturamente da quella si -volle incominciare. In essa è detto che «con questa insigne opera le -acque dei laghi Maggiore e di Como, fin qui condotte, furono immesse -nel Ticino e nel Po, fiumi irrigatorii e navigabili, all'oggetto -di ampliare, colla facilità delle comunicazioni e del commercio, la -feracità e l'abbondanza de' campi, l'industria degli artefici, e la -ricchezza pubblica e privata[257]». Ciò che nel 1608 fu onorato di -una lode gratuita e precoce, si verificò dopo due secoli; e il canale -di Pavia, incominciato e proseguito oltre due terzi dell'opera sotto -il regno d'Italia, fu dal presente governo felicemente ridotto a -compimento. - -La figura del conte era alta, capo piccolo, faccia sanguigna, -occhi piccoli e vivaci, e guardatura fiera, voce acuta, stridula e -femminile. Vestiva semplice; a mezzodì e mezzanotte pranzava e cenava, -e stipendiava cuochi eccellenti. Teneva lontani i medici. Ogni sabato -sentiva la messa a San Celso, le altre volte nella cappella pubblica. -Per via amava assai d'essere corteggiato da' ministri, nè gliene -mancava mai buon numero; e amava d'essere ascoltato a rimproverarli, -mentre, strada facendo, parlava d'affari. Egli era frizzante e -motteggiatore. Aveva una prodigiosa memoria. Era facile ad ammettere -chiunque, ma riusciva difficile il parlargli, perchè d'ordinario -interrompeva e rimandava malcontenti e strappazzati. Sebbene non -inclinasse ai divertimenti, pure dilettavasi delle pubbliche feste -e de' balli, come mezzi di palesare la sua magnificenza, e vi si -tratteneva tutta la notte. Il suo carattere era quello degli uomini -forti e superbi, dispotico. Non seguiva altra legge che il suo volere. -Fece carcerare il tesoriere, perchè pagò il dovuto senza l'ordine -suo; relegò un questore nel castello di Finale, perchè co' suoi amici -avea parlato in di lui biasimo; fece porre nel castello di Milano il -vicario e i XII di Provvisione, perchè non gli consegnarono gli atti -che cercava, e un'altra volta perchè si opposero ad una gravezza da -lui posta senz'assenso della corte[258]. Da sè e indipendentemente dal -senato condannava alla galera; nè valsero a frenarlo le rimostranze di -quella suprema magistratura, nè le ammonizioni di Madrid. Vegliava sul -fisco per incassare, e le paghe non si davano che quasi per grazia; -onde nacquero due vizii, corruzione e adulazione, inevitabili dovunque -i pagamenti sono incerti e debbonsi al favore. Anche sulla zecca -procurò di profittare, e introdusse la moneta di puro ramo, che fu -allora un peggio non conosciuto dapprima. Lasciò che gli ecclesiastici, -che sapevano corteggiarlo e mostrargli ossequiosi, dilatassero le -usurpate esenzioni; e perciò, malgrado lo spirito fiscale, l'erario -fu sempre esausto. Il re gli donò il marchesato di Voghera. Egli non -riceveva regali, ma «fu servito da secretari avarissimi... Oltre di -ciò mise mano clandestinamente et da sè stesso all'erario, come si -vede dal suo testamento, dal quale anco si conosce che generalmente -intaccò di danari tutti quelli che puotè et i suoi più domestici et -favoriti[259]». Era astutissimo, e sapeva accomodare le parole e i -gesti alla opportunità, e quando avea bisogno di alcuno era il più -gentile e grazioso uomo del mondo. Teneva molte spie, e si curava di -sapere le più minute e private curiosità delle famiglie. Aveva uno -sbirro, al quale avea data somma autorità. Alcuni gravissimi delitti -pubblicamente protesse. Ma generalmente mantenne l'ordine nella città, -contenne i _bravi_, e sotto di lui si godè della sicurezza maggiore che -permettesse la condizione di quei tempi facinorosi. - -Durante il suo governo si collocarono sovente negli impieghi uomini di -nessun merito, stante che nella scelta egli preferiva i più sommessi -ad ogni sua opinione e volere, siccome diceva Tacito di Tiberio[260]; -così gli animi più vili ed abbietti ascesero e s'impadronirono -degl'impieghi. «Avvelenato da una certa falsa gloria di autorità e -protezione, dice il senator Visconti, et quasi affettando il titolo -d'onnipossente in questo Stato, come che tutto dipendesse da lui, -per radicare negli uomini questa opinione ha innalzate persone -indegnissime, che s'hanno saputo accomodare all'adulazione e altre arti -et servigi troppo vili... _ma in pari tempo si vide_ tirare ogni cosa -a sè, turbando gli ordini dei negozi e de' tribunali. Il che, sebbene -egli fece con incredibile vigor d'animo, vigilanza, assistenza, memoria -e cura, tuttavia fu necessario che errasse infinite volte, come fece, -oltre il patire le male conseguenze che ne risultano. Perciocchè, così -facendo, un governatore si tira addosso un'occupazione intollerabile, -contrae particolar obbligo di render conto a Dio e al mondo d'infinite -cose che non gli toccano, et s'acquista grandissimo odio non solo -dei particolari offesi, ma ancora dei magistrati. Dei particolari, -perciocchè dei tormenti, privazioni dei beni, esiglj et morti, quando -vengono per corso ordinario di giustizia et quasi dalla mano del -giudice et tribunali frapposti tra il principe, et il delinquente, -niun odio ne tocca al principe che pare non ne habbia parte se non -la obbligazione di fare che si renda giustizia, la quale è cosa -favorevole et non odiosa; dove che, facendo egli quasi immediatamente -et fuori degl'instituti della provincia, ne segue che i delinquenti, -non potendo scaricare l'odio sopra il ministro che dovrebbe esser di -mezzo tra la suprema podestà e le persone private, tutto lo indirizza -contro di lui: e tanto più che, facendo il governatore quello che -per l'ordinazione dei tribunali non gli dà occasione di sospettare -et dire che così faccia non per zelo di giustizia, ma per passione -et capriccio proprio, al quale il vulgo sempre vuol trovare qualche -cagione poco honorevole. Dai ministri parimente odiato, perchè parendo -loro in questa guisa di essere da lui offesi nella riputazione, alcuni -ancora, sentendo il danno dei propri interessi, alienano gli animi -da lui; et se bene scopertamente et dincontro non puonno offenderlo, -tuttavia quest'odio pubblico s'interna in maniera nei petti loro, che -poi quasi naturalmente gli vanno difficoltando tutti i negozi, et gli -praticano contro, tanto in materia di stimazione et gusto, quanto nella -sostanza delle cose. Finalmente questo stesso fatto di che parliamo, -mette i tribunali et ministri in vilipendio et mala opinione appresso -a' sudditi, i quali quasi col testimonio del governatore gli stimano -mali huomini et con l'esempio suo li dispregiano: dal che nascono -pessime conseguenze nella repubblica. Laddove, contentandosi (parlo -per ordinario) il governatore della soprintendenza, del riprenderli e -castigarli quando inciampano, et frattanto honorarli et ben trattarli, -et lasciar correre i negozi a' suoi tribunali, viene a tener bene -accordata quest'armonia civile. Del resto la giustizia oggidì potrebbe -esser meglio amministrata, poichè, non havendo molti officiali le parti -che bisognano a chi maneggia la repubblica, non è meraviglia che i -giudicii hanno tardissima espedizione. I giudici s'allontanano senza -rispetto dalle leggi et statuti, et giudicano quasi per loro opinione. -Non vale alcune volte l'autorità delle leggi e la dottrina, poichè si -vince piuttosto con arti ed ambiti machinati, che per buona guerra -di giustizia, et si può dubitare che appresso ad alcuni più valga -l'avidità della pecunia, che il piacere che nasce dall'azione virtuosa. -Et è sempre stata cosa certa appresso ai savii che chi previene -ai magistrati per male arti, cerca l'oro come pasto dell'avarizia, -quasi rimborsandosi di quello che ha speso per ottenerlo; laddove -l'uomo giusto et retto stima le leggi et la giustizia, et l'esercita -virtuosamente, quasi per rimunerare il principe dell'honore che gli -ha fatto colla collazione della giurisdizione. Dalle cose di sopra -dette è seguito nel governo suo, che molti intimiditi e disgustati -da lui non pensavano nè curavano il servitio di sua maestà, nè del -pubblico, e godevano degli errori che gli vedevano commettere». -Così quell'uomo saggio, il senatore Giambattista Visconti, tanto più -stimabile quant'erano allora più rare ed oscure le cognizioni di Stato. -Se il passo surriferito mostra il profondo politico, ne produrrò un -altro a far prova del suo retto pensare in uno de' punti disputati -della pubblica economia, l'annona granaria; ed eccone l'occasione. -Nel decennio di cui governò il conte di Fuentes, fu una costante -fertilità. Tuttavia egli volle imbarazzarsi nel fissare il prezzo de' -grani, inclinando a tenerlo sempre più basso. Questa violenza, fatta -pure senza specie di bisogno alla libertà delle contrattazioni, porse -argomento al senator Visconti di così ragionare: «Circa al prezzo -et valore ho sentito uomini savi e molto versati in questa materia -affermare che non è bene nè utile in comune che si riduca a gran viltà, -et io ne son persuaso, imperciocchè questa viltà di prezzo è dannosa -alla maggior parte dei sudditi. I nobili et possessori dei beni non -ponno mantenere il loro stato se non cavano mediocremente dai loro -frutti. L'infima plebe et tutto quel popolo che vive con le opere -diurne, non trova da lavorare, perchè non havendo il ricco denaro non -può spendere. Dei contadini, quelli che sono fittaiuoli (che sono -per lo più ne' paesi irrigati dalle acque) non ponno soddisfare ai -fitti e s'impoveriscono totalmente; gli altri che lavorano a parte -(et è tutto quel tratto di provincia che non s'irriga) non hanno con -che far denari per comprar bovi, vestiti, pagar carichi camerali et -far altre simili spese, se non col prezzo di poco frumento che avanza -loro; poichè la maggior parte, pagato il fitto, consuma in semente; -et la segale, miglio ed altri grani simili appena bastano per vivere -poveramente. Il vino, quando si raccoglie (che, oltre il ricercare -spesa grande, è sottoposto a tante ingiurie del cielo), pagava i -debiti contratti col padrone negli anni sterili e calamitosi, in modo -che, se col pochissimo frumento che gli avanza, non sovviene alle -altre sue necessità, è spedito. Il resto dei contadini con le braccia -si vede per ferma esperienza che, se il pane è a gran buon mercato, -non voglion fare opera, et abbandonano il fittaiuolo ne' maggiori -bisogni dell'agricoltura, o il tiranneggiano con prezzi eccessivi; -dal che siegue maggior danno, spendendosi molto per raccoglier frutti -che valgon poco; in modo che questa gran viltà de' prezzi non giova -ad altri che a quella specie di huomini che, exercitando mercanzie, -comprano pane e vino, perchè essi, vendendo caro nè più nè meno le -merci loro et spendendo poco nel vivere, arricchiscono. Hora giovare -ad un membro et nocere a tutti gli altri non è medicina, ma uccidere: -laddove con prezzi mediocri tutta questa corrispondenza civile resta -ben proporzionata. Basta dunque curare che le cose abbondino, et -impedire i prezzi troppo eccessivi, che veramente sarebbono perniciosi. -Di quest'uomo che seppe tanto, io non posso credere che ignorasse -questa verità, et pure curò tanto di ridurre i prezzi al nulla, non so -se per amore d'una certa inane fama appresso al vulgo ignorante, o per -odio de' nobili, che stimasse troppo agiati». - -Ho voluto trattare a lungo del governo del conte di Fuentes, come del -più celebre e forse del miglior governatore mandato dalla Spagna in -questi Stati, per dare una più estesa e chiara idea di que' tempi e -di que' governi, e perchè tengo ferma opinione che non solo le cose -utilmente operate, ma ancor più gli errori degli uomini grandi, sono -sorgente ai futuri di più sicuro ammaestramento. (1610) Egli morì in -Milano nell'età di oltre ottant'anni, il 21 luglio del 1610, avendo -conservato grandissima fortezza d'animo, e regolato gli affari sino al -fine. Lasciò un esercito effettivo di ventiquattromila uomini, cioè -dodicimila fanti italiani, seimila lanzchinetti, seimila svizzeri e -trecento corazze borgognone. I suoi successori, per tutto il periodo -di tempo compreso in questo capitolo, trapassarono oscuri; ed alcuni, -che più sembravan promettere, non ebbero campo sufficiente di mostrare -quanto valessero. Primo tra essi è il contestabile di Castiglia, -venuto per la seconda volta, il di cui carattere dolce e umano traeva -maggior risalto dalla recente ricordanza del carattere opposto del -suo predecessore; ma, per malattia, gli si scemò la mente. Si hanno -di lui delle gride vincolanti per i grani, e proibì l'industria de' -cambiavalute, dove regnava l'arbitrio della zecca. (1612) Venne dopo -due anni, e governò per un triennio, don Giovanni di Mendozza, marchese -de la Hynojosa, personaggio cortese e senza fasto. Era dotato di -vivacità, di molto ingegno e memoria, facile ad ascoltar chiunque, -e indefesso nel suo ministero. Amava i milanesi, e nel tempo stesso -(associazione di doti non comune) era fedele e zelante per il servizio -del re. Teneva i suoi domestici modesti, lasciava il corso regolare -agli affari, promoveva agl'impieghi uomini degni di occuparli. Ebbe -fama d'uomo debole, e forse mancava, nel dimenticarsi della propria -dignità e nel manifestare quello che sapeva e pensava. (1614) La -guerra del Monferrato gl'impedì di lasciar vestigio notabile del -suo governo, tranne la milizia civica da lui istituita in Milano, -allorchè, per l'occasione di quella guerra, dovette sguernire di truppe -i presidii del milanese: istituzione mantenuta di poi, e decorata -di privilegi e di distinzioni. (1616) Dopo la pace d'Asti, divenuto -sospetto alla corte di parzialità per il duca di Savoia, fu richiamato, -e si mandò in sua vece don Pietro di Toledo Osorio, marchese di -Villafranca. La potenza di questo governatore era tale, che, senza -previa notizia nemmeno del re, levò l'ufficio di gran cancelliere a -don Diego Salazar, che n'era investito fino dal 1592, e lo conferì a -don Giovanni di Salamanca, presidente del magistrato straordinario. -Il senato rappresentò gli ordini reali contrarii; il re, informatone, -comandò che si restituisse al suo posto il Salazar; ma il Toledo -fu irremovibile[261]. Egli da sè condannava alla galera; «anzi, un -certo bravo marchese del Maino, inimico d'un cerio Parpaione, ch'era -divenuto genero del suo secretario Montio, sotto pretesto che fosse -disertore di milizia, da sè stesso lo fece impiccare senza corso di -giustizia nè partecipazione del senato[262]». Sotto di lui i soldati -mancavano di stipendio, e illimitatamente saccheggiavano il paese. -Frattanto il senato, quasi d'accordo col dispotismo del governatore -a far inselvatichire più presto la nazione, occupavasi del processo -d'una strega, e, «mosso a compassione per la frequenza de' sortilegi ed -altre arti infernali che infestavano la città e l'intiera provincia», -sentenziava che fosse bruciata[263]. (1618) Governò il Toledo due -anni e mezzo, e fu supplito da don Gomez Suarez de Figueroa, duca -di Feria; il quale, benchè durasse per otto anni in questa carica, -distratto nell'esterne guerre, poco e interrottamente potè occuparsi -dell'amministrazione. (1620) La prima fu la guerra della Valtellina, -che, piccola e ravvivata a riprese, durò dal 1620 al 1625; con quella -si complicò quindi l'altra del genovesato, condotte entrambe senza -piano e senza vigore, sicchè inutilmente ingoiarono uomini e danari, -e recarono danni incalcolabili allo Stato di Milano col pretesto di -conservarlo. (1621) Erano quelle guerre nel loro principio, quando -giunse la nuova dell'immatura morte del re Filippo III, cui succedette -il suo primogenito col nome di Filippo IV, in età di soli sedici anni; -ma per questa rimota provincia, un tale avvenimento non recò altro -effetto, che di veder mutato il nome del sovrano nell'intitolazione -degli atti pubblici, e di sapere che vero re delle Spagne, com'era -stato il duca di Lerma sotto il padre, era divenuto sotto il figlio il -conte d'Olivares. (1626-1629) Dopo il duca di Feria, si succedettero -e trascorsero oscuramente don Gonzalo de Cordova, per tre anni, don -Ambrogio Spinola Doria marchese de los Balbases, per un anno, e (1630) -don Alvaro Bazan, marchese di Santa Croce, per tre mesi. Soltanto -si rammentano gli editti vincolanti del Cordova intorno ai granai; -egli permise quasi il saccheggio de' granai, tassando il prezzo: così -credette quel signore di rimediare alla carestia. - -Il personaggio più illustre di quel tempo, ad onore di Milano, è -un suo concittadino ed arcivescovo, il cardinale Federico Borromeo. -Ricco, di pietà soda e senza ostentazione, saggio, prudente, generoso, -protettore degli studiosi, dotto, giudizioso e laborioso scrittore egli -stesso, promosse, non solo gli studii ecclesiastici, che per istituto -dovea prediligere, ma altresì ogni maniera di lettere, di scienze -e di arti, e rese glorioso il suo lungo pontificato coll'erezione -della biblioteca Ambrosiana, stabilita sopra un piano sì esteso, che -pochi sovrani pareggiarono, e non ha altro esempio in un privato. -Biblioteca doviziosissima di preziosi manoscritti, raccolti con sommo -dispendio, non solo dall'Italia, ma da tutta l'Europa, dalla Grecia -e dall'Asia più rimota, e cui dotò di sufficienti rendite; aggiunse -un collegio di dottori, una scuola di lingue orientali, un museo -di naturali curiosità, una tipografia lautamente assortita, anche -di caratteri esotici; e un'accademia di belle arti, a corredo della -quale cumulò un tesoro di capi d'opera, specialmente di disegno e di -pittura. In sei anni la maestosa fabbrica fu ridotta a compimento, -sicchè nel 1609 la biblioteca fu aperta al pubblico; ed esatto è il -giudizio che dell'architetto di essa, Fabio Mangoni, fu dato da un buon -intendente[264]: «Quest'uomo, che si cangiava in ragione de' differenti -usi delle fabbriche e della varia ubicazione ed estensione de' luoghi, -seppe così entrare nello spirito della cosa, che, sopra la più bislunga -e stretta area che veder si possa, ideò ed eseguì una biblioteca che -può servir di modello a chiunque ama di unire la magnificenza alla -comodità. Dopo tanta generosità, si rende ancor più notabile alla -modestia del cardinale, mentre non denominò quello stabilimento nè -Federiciano, nè Borromeo, come a buona ragione e più che altri il -potea, ma preferì di chiamarlo dal nome del santo titolare e protettore -della chiesa milanese[265]. - -Al tempo dell'arcivescovo Federico Borromeo, e in parte per la sua -influenza, vide Milano ricostruita la chiesa di Santo Stefano sul -disegno di Aurelio Trezzi, eretta la vasta chiesa di Sant'Alessandro, -disegno di Lorenzo Biffi o Binago, barnabita; non che l'altra di San -Giuseppe presso la Scala, opera dell'architetto Francesco Richini; -fabbricati il convento de' Carmelitani Scalzi, e il monastero di San -Filippo Neri; chiamati i Somaschi a San Pietro in Monforte, ed aperte -nell'anno stesso della biblioteca Ambrosiana le scuole Arcimbolde -presso la chiesa di Sant'Alessandro, avendone fornito i mezzi un legato -di monsignor Giambattista Arcimboldi, chierico di camera di Clemente -VIII. In quelle insegnavano dapprima i Barnabiti umanità e rettorica; -vi aggiunsero, nel 1625, la grammatica, e dieci anni dopo la filosofia, -la morale e la teologia. Per cura del cardinale, nel predetto anno -1625, fu pure nobilmente riedificata la chiesa di Santa Maria Podone, -posta dirimpetto al palazzo della sua famiglia. - -Le controversie giurisdizionali si suscitarono a diversi intervalli -anche sotto il cardinale Federico; ma appena fu egli assunto -all'arcivescovato, si mosse alle pratiche di un sincero accordo: al -qual fine delegò per conferire co' ministri regi i monsignori Carlo -Bescapè e Marsilio Landriani, vescovo il primo di Novara, l'altro -di Vigevano, savii e dotti uomini. In seguito, col consenso del re -cattolico, venne rimesso l'esame a Clemente VIII per uno stabile -trattato di concordia. Il sommo pontefice mostrò molto impegno; -le congregazioni tenevansi avanti di lui, ed erano frequenti; -l'arcivescovo di Milano fu chiamato ad intervenirvi, e stette -quattr'anni in Roma; ma quantunque il papa abbia vissuto ancora -ott'anni dacchè si incominciarono queste pratiche, morì nel 1605 -senz'aver nulla conchiuso. Gli fu sostituito Paolo V. Le troppo famose -sue contese coi Veneziani e l'interdetto che fulminò contro quella -Repubblica, mostrarono tosto che poco si aveva a sperare da esso -per la concordia giurisdizionale del milanese, la quale infatti fu -protratta di molti anni ancora; e finalmente sollecitata con infinite -cure e sommi dispendii[266] dal cardinale Federico in Milano, a Roma, -a Madrid, fu segnata nel 1615, sancita due anni dopo dal re e dal -papa, e pubblicata il 10 febbraio del 1618, senza quasi aver effetto -per le nuove contestazioni che immediatamente dopo sopravennero. Esse -ebbero origine dalla pretesa degli ecclesiastici che il privilegio -dell'immunità si estendesse ai loro coloni. Gli amministratori rurali -vi si rifiutarono, perchè il carico sostenuto dai soli laici sarebbe -riuscito insopportabile a cagione del tributo sovrimposto per le -guerre del Piemonte. I membri del clero, insorgendo l'uno dopo l'altro, -intimarono e promulgarono le censure ecclesiastiche contro i deputati, -consoli e sindaci de' comuni; i parochi ricusarono di amministrar loro -i Sacramenti, i vescovi di assolverli dalle censure, se non previo -il ristauro dei danni e data cauzione di astenersi per l'avvenire. -Il senato di Milano s'indirizzò al re esponendo di aver maturamente -esaminato l'affare, ed essere l'opinione più vera e più generalmente -ricevuta che sia in podestà del principe di esigere la _colletta_ -dai coloni della Chiesa sul valore dei frutti ad essi spettanti, così -osservarsi in altre province; e così pure essersi osservato in quei -tempi poco rimoti in molte parti di questo dominio, e in tutti molti -anni addietro. Contuttociò, vedendo il senato che i vescovi e lo stesso -sommo pontefice persistevano nelle censure, nè sapeva come rimoverli -dal loro proposito, nè con quali mezzi difendere contro di essi i laici -che perseveravano nell'esigere i carichi, invocava in tali angustie -le prescrizioni di Sua Maestà[267]. Il re Filippo III, con dispaccio -del 2 febbraio 1619, prescrisse che dove lo esiga il servizio militare -per difesa dello Stato, anche nelle case de' coloni ecclesiastici -si pongano a quartiere i soldati, e che pure i detti coloni siano -sottoposti al tributo limitandolo all'ottava parte de' frutti. -Stabilì in quelle altre norme, che poi lascia al governo d'ampliare o -restringere col parere del senato, come si sarebbe trovato conveniente -per acquietare gli ecclesiastici. Il governatore duca di Feria più -volte intervenne in senato a trattare di ciò, e si concluse di spedire -a Roma un senatore. Fu questi il più volte nominato Giambattista -Visconti, che vi si recò col fiscale Schiaffinati, e molto appoggio -ebbe dal duca d'Albuquerque, allora ministro di Spagna alla Santa -Sede. Ma a Roma non si fece altro se non tenerli a bada. S'andavano -riunendo delle congregazioni per guadagnar tempo, e frattanto si faceva -agire a Madrid il nunzio apostolico col debole re. Il governatore duca -di Feria consultava tutto col senato. Gl'invidiosi, che il senatore -Visconti aveva e meritava, perch'era uomo d'ingegno e di lettere, come -si conosce dal suo scritto, mal sofferendo la commissione datagli dal -governatore, e attraversandone l'esito, facevano che il senato desse -pareri atti a rompere le negoziazioni, che si sciolsero in fatti. A -Roma si sapevano le consulte del senato dai cardinali prima che il -Visconti ricevesse le lettere corrispondenti. - -Fervevano ancora quelle moleste contese, allorchè venne di nuovo -ad affliggere i Milanesi la pestilenza, e più sterminatrice di -quella che avevano sofferto cinquantaquattro anni avanti. (1629) Per -soprabbondanza di mali fu dessa preceduta dalla carestia e accompagnata -dai disastri della guerra che combattevasi nel vicino Piemonte. La -plebe di Milano, ridotta a pascersi d'erba e nel pericolo di morir -di fame, siccome alcuni se ne trovarono morti per le strade[268], -diede il sacco ai prestini, ed assalita la casa del signor Lodovico -Melzi, vicario di Provvisione, e atterratene le porte, fu in procinto -di assassinarlo[269]. Il consiglio generale della città si affrettò -di approvvigionare di grano il Lazzaretto fuori di porta Orientale, -e colà raccolse la più mendica plebe; nè bastando quel vastissimo -recinto al numero eccessivo degli affamati, destinò allo stesso fine -lo spedale della Stella. Si distinse in questa pubblica calamità -l'arcivescovo Borromeo coi soccorsi di cui fu prodigo, sì che -meritossi d'esser chiamato il padre dei poveri[270]. Ma le incessanti -querele di que' mendichi a pretesto della cattiva qualità del pane, -la loro insubordinazione, i loro feroci clamori, facendo temere più -gravi eccessi, indussero il governo della città a scioglierli dai -loro pietosi ergastoli, restituendoli tutti alla beata libertà del -mendicare. Fra una turba sì grande di popolo, estenuata dalla fame -ed oppressa da ogni genere d'indigenza, la peste che sopraggiunse -non potea trovare più pronti veicoli per diffondere rapidissimamente -il mortal suo veleno. Questa volta fu essa recata in Italia dalle -truppe imperiali per la guerra di Mantova, e un soldato milanese -di quell'esercito, venuto a visitare i suoi, la recò in Milano nel -novembre del 1629. Sì egli che gli abitanti della casa dove alloggiò, -tutti morirono; e queste furono le prime vittime[271]. (1630) La casa -fu isolata da ogni comunicazione; ma poco più vi si badò; e le feste, -che anche in tanta miseria si celebrarono nel principio del seguente -anno per la nascita dell'infante primogenito di Spagna[272], fecero -che facilmente quel funesto avviso fosse posto in dimenticanza. Il -fatal vulcano rimase sopito, o almeno diede segni non osservati fino -al mese di marzo, quando l'esplosione si fece in un tratto violenta -ed invase tutte le parti della città. Il popolo, compreso dallo -stupore, s'attenne per lungo tempo al partito che più s'accomodava -alla sua ignoranza e pigrizia, il non credere; e allorchè fu tratto -d'inganno per lo spaventevole moltiplicar de' malati e de' morti, e -col produrre agli occhi di tutti i marciosi cadaveri, esponendoli -lungo le vie, o facendoli condurre intorno ammucchiati e scoperti -sui carri, si abbandonò ad ogni sorta di deliri e di eccessi. -Quell'ostinata e prolungata incredulità lasciò libero al contagio -di estendersi immensamente, e fu in ciò secondata dall'indolenza -dapprima, poi dagli scarsi, inefficaci o improvvidi ordini de' -magistrati. La lunga successione de' cattivi governi avea fatto -dilatare l'avvilimento, l'inerzia, la stolidezza dalla plebe alle -classi superiori, per modo che in quelle difficilissime circostanze -il consiglio generale, il tribunale di Provvisione, quello di Sanità, -il senato, il governo, tutti non si mostrarono che plebe, ed ebbero -con essa comuni le stravaganze e i vaneggiamenti. Tranne il ricoverare -gli appestati nel Lazzaretto, nessun altro opportuno provvedimento -fu adottato in quest'occasione di quelli che pure il furono nella -peste del 1576. A reggere quella repubblica di appestati fu delegato -un frate con illimitata autorità, il padre Felice Casati, guardiano -de' Cappuccini di porta Orientale[273]. «Si è comandata con una -mal intesa pietà una processione solenne, nella quale si radunarono -tutti i ceti de' cittadini, e trasportando il corpo di san Carlo per -tutte le strade frequentate, ed esponendolo sull'altare maggiore -del Duomo alle preghiere dell'affollato popolo, prodigiosamente -si comunicò la pestilenza alla città tutta, ove da quel momento si -cominciarono a contare sino novecento morti ogni giorno[274]». Il -cardinale arcivescovo avea ricusato di aderirvi, ma tali furono le -sollecitudini e le istanze, che, quasi forzato, vi acconsentì[275]. -Il Ripamonti ci fa fede che da quel giorno la pestilenza ha acquistato -tal forza e predominio, che veramente corrispondeva al suo nome[276]. -E soprabbondando il numero degli appestati che presentavansi ogni -giorno al Lazzaretto, «arrivarono ad essere un tempo nel detto luogo -quattordicimila e cinquecento annoverati, restandone più volte le -centinaia di fuori attorno a quella fossa, aspettando che la morte -facesse loro qualche luogo[277]». Per la qual cosa fu duopo erigere de' -Lazzaretti sussidiari a San Barnaba al Fonte, a San Vincenzo in Prato -e alla Trinità. Un altro ne fu fatto disporre dal cardinale arcivescovo -nel seminario della canonica per gli ecclesiastici. - -Ma il delirio più scandaloso, e ch'ebbe più tragici effetti, fu -quello delle unzioni venefiche. La storia ci attesta che si è prestata -credenza a questa sciocca cagione in altri contagi, ed abbiamo veduto -che l'opinione ne corse anche nella peste del 1576. Ora a darle maggior -voga venne un dispaccio del re Filippo IV, che avvisava il governatore -di far invigilare che non s'introducessero nel milanese alcuni uomini -portatori di unguenti pestiferi, ch'erano stati veduti in Madrid e di -là fuggiti[278]. Queste precedenze erano più che sufficenti perchè -si asseverasse che siffatte unzioni già facevansi in Milano, e così -avvenne. Un editto del tribunale di Sanità, del 19 maggio, asserendo -il fatto per indubitato, promise il premio di ducento scudi a chi -avrebbe data certa notizia de' rei, e di più l'impunità al denunciante -qualora fosse uno de' complici, ma non il principale[279]. Poche -settimane dopo, per racconto di donne, si divulgò che il commissario -della Sanità, Guglielmo Piazza, era stato veduto a far tali unzioni; -egli confessò ne' tormenti che l'unto gli era somministrato dal -barbiere Gian-Giacomo Mora; e questi e molti altri sono pur carcerati -e tormentati. La compassionevole narrazione di questo nefando processo -è già nota[280] e qui basterà il dire che il Piazza e il Mora, e altri -non pochi, dichiarati rei di un delitto impossibile, furono condannati -ad essere condotti al patibolo su di un alto carro; ad aver nel cammino -arse le carni da tenaglie roventi, tagliata la mano destra; indi -fracassati dalla ruota, e intessuti ancor vivi fra le gaviglie della -ruota stessa, scannati dopo sei ore, finalmente abbruciati, e sparse le -ceneri al vento. Tutto ciò fu eseguito; e stando i miseri fra le mani -del carnefice si protestarono innocenti innanzi al popolo, e di morir -volontieri per gli altri peccati loro, ma di non avere mai esercitata -l'arte di ungere, nè aver pratica di veleni o sortilegi[281]. Quanto -possedevano quelle due vittime fu confiscato; la casa del Mora, -distrutta dai fondamenti, e sull'area di essa eretta una colonna per -pubblico decreto dichiarata infame, accompagnata da un'iscrizione -in marmo per tramandare la memoria del fatto alla posterità. E la -posterità l'ha giudicato: nel 1778 la colonna si trovò clandestinamente -atterrata; l'iscrizione fu levata di poi, la casa rifabbricata; onde -non rimane più traccia visibile dello scellerato giudizio[282]. Nè -il Piazza e il Mora, e i molti soci ch'ebbero nel processo furono -soli sacrificati al fanatismo del volgo e all'ignoranza togata. Si -volle scoprire un disturbatore d'unzioni anche tra gli appestati del -Lazzaretto, Gian Paolo Rigotto, il quale «andò al patibolo li sette -di settembre, e l'accompagnò il padre Felice, cappucino, con un altro -padre teatino, che là dentro amministrava li Sacramenti; et affermarono -questi che, al solito degli altri aveva costui rivocata la confessione -e sin all'ultimo fiato protestato di morire innocente[283]». -Quali tempi, quai giudici, e quanto infelice nazione! A compiere -l'orrenda scena basterà che si sappia aver quella pestilenza mietuto -centoquarantamila vite di cittadini milanesi, secondo il più moderato -calcolo che desunse il Ripamonti dalle tabelle del tribunale della -Sanità[284], mentre il Somaglia l'accresce di altre quarantamila. La -città non fu del tutto sana che circa due anni dopo, nel 1632. - -Le persone notabili morte ne' decorsi trent'anni furono frà Paolo -Moriggia, gesuato, autore di molte opere mediocri o cattive sulle -Antichità milanesi, morto nel 1605, d'anni settantanove; Carlo -Bescapè, vescovo di Novara, che morì il 6 ottobre 1618, contando -sessantacinque anni di età e ventidue di episcopato, uomo assai dotto -e pio, e il più sincero scrittore della vita di san Carlo, benchè ne -fosse famigliarissimo e ammiratore; e Giovanni Pietro Carcano, morto -il 5 agosto 1624, che destinò le sue molte ricchezze a beneficare -splendidamente lo spedale Maggiore e la chiesa metropolitana di Milano, -e ad erigere un monastero di vergini, dette dal nome del fondatore -le _Carcanine_. Chiude questa lista necrologica il più grande e il -più utile cittadino del suo tempo, il cardinale arcivescovo Federico -Borromeo, che cessò di vivere il 21 settembre del 1631, nell'età di -circa anni sessantasette. - - - - -CAPITOLO XXXI. - -_Successione di governatori. Guerre nel Piemonte, nella Valtellina e in -Lombardia. Morte del re Filippo IV. Governo del duca di Ossuna. Morte -del re Carlo II. Sacre e pie fondazioni, e morti di persone distinte._ - - -Nel progredire in questa storia, la materia che debbo trattare quasi -mi scoraggisce. Sterile ed ingrata necessariamente per la condizione -del paese dopo l'estinzione de' principi sforzeschi, lo diviene ancora -maggiormente, giacchè alla mancanza de' fatti storici va succedendo -quella dei grandi caratteri, rimarchevoli per sublimi virtù o per vizii -illustri; onde il vasto, fertile e già ricco stato di Milano in questa -epoca non può essere rappresentato da una più vera imagine di quella di -un gran podere, quasi in ira al cielo e agli uomini, abbandonato dalla -non curanza di uno sconosciuto padrone, all'imperizia e al capriccio -dei succedentisi amministratori. Nel corso di quasi settant'anni, -su cui versa questo capitolo, i buoni governatori furon rari, e -per maggiore sventura del paese sono quelli che vi fecero più breve -dimora. I danni del milanese crebbero per le guerre che ripetutamente -si suscitarono in questo intervallo nella Valtellina e nel Piemonte, -tanto per i campeggiamenti e le rapine degli eserciti, quanto per -doverli provvedere di viveri e di soldo, giacchè se anche ne' migliori -tempi di Carlo V e di Filippo II ben poco danaro era qui spedito dalla -Spagna, a quest'epoca non poteva aspettarsene sussidio veruno, non -bastando neppure le scarse rendite di quell'indolente e degenerata -nazione a saziare l'avarizia de' favoriti e dei cortigiani. Tali poi -furono gli effetti di più di un secolo di cattivo governo straniero, -dell'agricoltura in più luoghi abbandonata, della scoraggiata -industria, della sofferta fame e di due pestilenze sterminatrici, -che rese esauste tutte le sorgenti della pubblica prosperità: la -popolazione per la penuria del vivere non potè riprodursi; e Milano, -che da lungo tempo e per tutto il secolo decimoquinto fu ricca, -florida e popolosa di oltre trecento mila abitanti, nel decimosettimo -non giungeva a centomila, e in questo limite se ne stette quasi -stazionaria, mentre l'indistruggibile fertilità del suolo impedì -all'ignoranza e al mal volere degli uomini di farla maggiormente -retrocedere. - -(1632) Il vacante arcivescovato di Milano fu, il 28 novembre del -1632, conferito dal papa Urbano VIII al patrizio milanese Cesare -Monti, già insignito della dignità di patriarca d'Antiochia e nunzio -apostolico nella Spagna, e nell'anno seguente fatto cardinale. E -poichè la storia civile non ci offre altra occasione di parlar di lui, -soggiungeremo ch'egli resse la chiesa milanese con pace e dignità per -quasi diciotto anni, fece ridurre a compimento le chiese del Lentasio -e di Sant'Agnese, stabilì il conservatorio di Santa Febronia per le -figlie povere, eresse la chiesa e il convento di Concesa e il monastero -di Santa Maria di Loreto, istituì il seminario di Monza, e, morendo, -legò per testamento agli arcivescovi suoi successori una scelta -raccolta di ducentoventun quadri, il di cui catalogo leggesi presso il -Lattuada[285], e che, riordinata e ristaurata pochi anni sono da mano -maestra, forma tuttora un magnifico ornamento al palazzo arcivescovile. - -(1633) Nel 1631 era tornato al governo di questi Stati don Gomez -Suares di Figueroa e Cordova, duca di Feria; ma dopo due anni avendo -egli dovuto, d'ordine del re cattolico, recarsi in Germania in -soccorso dell'imperatore Ferdinando II con un esercito di diecimila -fanti e mille e cinquecento cavalli, parte spagnuoli e lombardi, e -parte napoletani, venne in suo luogo il cardinale infante di Spagna, -fratello del re; ma non rimase al governo che circa un anno, essendo -passato a governare le Fiandre. Dal poco che ci rimane delle sue -leggi, appare ch'egli avea di mira l'esatta amministrazione della -giustizia. I successivi governatori fino al 1670 furono il cardinale -Egidio Albornoz, il marchese don Diego di Leganes, il duca d'Alcalà, il -conte don Giovanni di Sirvela, il marchese di Velada, don Bernardino -Fernandez de Velasco, contestabile di Castiglia, il conte di Haro, -don Luigi Benavides, marchese di Caracena, il cardinale Teodoro -principe Trivulzi, il conte di Fuensaldagna, il duca di Sermoneta, -don Luigi de Guzman Ponze di Leon, il marchese d'Olias e Mortara e -don Paolo Spinola, marchese de los Balbases, duca del Sesto. Sono in -trentasei anni quattordici governatori, tra i quali il marchese di -Caracena durò per otto anni, e il conte di Fuensaldagna per quattro. -L'inettitudine, l'inesperienza, il breve governo, la distruzione delle -guerre furono cagione che que' signori fecero poco bene al paese, e -lasciarono intatti i disordini, se pure non li accrebbero. Gioverà -a dare un'idea del loro modo di governare il sapersi che mentre la -provincia, rovinata dai disastri della peste, dalle lunghe guerre -e dalla pessima e tenebrosa amministrazione, esigeva i più seri -provvedimenti, il marchese di Caracena non trovò altro di meglio a fare -per il ben pubblico che vietando alle meretrici di andare in carrozza -ai corsi, e il conte di Fuensaldagna di proibire che nel carnevale si -ballasse dopo la mezza notte, e che alcuna donna si mascherasse da -uomo, o uomo da donna. Quel marchese accrebbe le fortificazioni del -castello di sei mezze-lune. Più importanti furono i provvedimenti del -governatore Ponze di Leon. All'intento di soccorrere alle angustie -del pubblico banco di Sant'Ambrogio, che, disordinato e soccombente -sotto il peso de' suoi debiti, avea ridotto alla metà il pagamento -degl'interessi, ordinò, con decreto del 18 luglio 1662, che i fondi e -i dazi destinati dalla città di Milano per dote di quello, passassero -in libera amministrazione di una congregazione da lui delegata; con -che per allora fu assicurata la pubblica fede. Egli fu autore di un -altro insigne beneficio a suggerimento del conte Bartolommeo Arese, -presidente del senato, personaggio di gran senno ed influenza, ed -amantissimo del suo paese, l'instituzione del così detto _Rimplazzo_. -Esso regolava l'alloggiamento militare sotto la direzione di un -provveditore generale, il quale forniva d'alloggio l'esercito in tempo -di pace ad un determinato prezzo per ciascuna razione da pagarsi in -via d'imposta sopra tutto lo Stato, secondo la fatta ripartizione. Così -furono procurati opportuni e comodi alloggiamenti alle truppe, liberati -i pubblici e i cittadini dalle vessazioni, e assicurata l'uguaglianza -del carico. Ma questo Ponze di Leon era uomo sì arbitrario e violento, -che, senza rispetto alla giurisdizione de' tribunali e del senato, -facea esercitare la giustizia a suo piacere: e ne basti un esempio. -Un cieco, conosciuto col nome di Alessandrino, andava cantando per le -vie della città una canzone popolare in cui deridevansi gli Spagnuoli. -Il governatore se lo fece condurre innanzi, gli fe' dar a bere e -volle udir la canzone; indi ordinò che immediatamente fosse condotto -alla piazza de' Mercanti, ed alla mezza notte, a porte chiuse, fosse -impiccato e súbito seppellito. Egli stesso nel giorno vegnente a -comune terrore, fece dare pubblicità alla sentenza ed all'esecuzione. -È però da confessarsi che i tempi erano convenienti per simili -violenze; e i nobili in ispecie, resi brutali dall'ignoranza, invasi -dalla boria spagnuola e degradati dalla prepotenza valorosa dei loro -avi, eransi abituati alla prepotenza facinorosa, che col mezzo di -mani mercenarie procacciasi comoda e senza pericolo la vendetta, la -quale infame costumanza si mantenne in vigore fin oltre la metà del -secolo scorso[286]. Per siffatte prepotenze la città di Milano era -in tanto disordine, che i privati cautamente si facevano scortare -per le strade da uomini armati. Persino il residente del gran duca di -Toscana, Gian-Francesco Rucellai, in porta Vercellina, verso mezzodì, -venne assalito da molti armati, per cui, dopo valida resistenza, -costretto a sottrarsi al maggior numero, il governatore e il senato, -mancando di altro mezzo, fecero pubblicare «che chiunque suddito del re -cattolico avesse in quest'occasione prestata assistenza al residente, -sarebbe stato dalla maestà sua assai gradito»; e il marchese Annibale -Porroni lo fece servire da certo capitano Ampio con un centinaio di -bravi, e così scortato, il residente prese congedo dal governatore, -dall'arcivescovo e dal presidente del senato. La stessa scorta lo -accompagnò fino a Piacenza; il fatto avvenne nel 1656[287]. - -(1634) Per essere più libero e sicuro d'impiegare le sue forze nella -Germania e ne' Paesi Bassi, il re di Spagna si era adoperato per trarre -al suo partito il duca di Savoia, e già il principe Tommaso, uno de' -fratelli di esso, impegnatosi a militare nelle Fiandre in favore del -re cattolico, avea mandato a Milano la consorte ed i figli, quasi -ostaggi in garanzia della sua promessa. (1635) Ma al principio del -1635 una nuova ed aspra guerra insorse tra la Spagna e la Francia, -suscitata dall'ambizione o dalla rivalità degli onnipotenti ministri -delle due corti, il cardinale di Richelieu e il conte Olivares. In -conseguenza il re di Francia Luigi XIII si collegò con varii principi -protestanti e coll'Olanda a danno de' Paesi Bassi, e spedì un esercito -nella Valtellina, comandato dal duca di Rohan, per attaccare lo stato -di Milano; riuscì pure a ridurre nella sua lega il duca di Parma -Odoardo Farnese e il principe Carlo Gonzaga, duca di Mantova, che -varie cagioni avevano di dolersi della Spagna. Anche il duca di Savoia, -disapprovata altamente la condotta del principe Tommaso, e privatolo -de' suoi stipendi e possedimenti nella Savoia e in Piemonte, aderì alla -Francia e fu fatto comandante generale delle armi francesi e collegate -in Italia. Il governatore di Milano cardinale Albornoz non fu lento -a guernire i confini dello Stato, e costrinse i Francesi a desistere -precipitosamente dall'intrapreso assedio di Valenza. All'opposto, gli -Spagnuoli nella Valtellina, benchè rinforzati da quattromila fanti e -quattrocento cavalli tedeschi sotto il barone di Fernamont, riportarono -dai Francesi una grave sconfitta. (1636) In principio del nuovo anno -uscì in campo il duca di Parma, ma fu respinto con perdita dagli -Spagnuoli spediti dal milanese, associati al duca di Modena Francesco -I. In questo apprestamento di un vasto incendio, che minacciava tutto -all'intorno lo stato di Milano, l'interposta mediazione del papa Urbano -VIII e di Ferdinando II, gran duca di Toscana, riuscì a conciliare una -tregua, che fu seguita da una pace effimera, mentre, per il pretesto -del compenso dei danni recati dagli Spagnuoli nel Parmigiano e nel -Piacentino, il duca di Savoia e il maresciallo di Crequi invasero nel -mese di giugno il pavese e il novarese, e passato il Ticino, spezzarono -il grand'argine, per cui da quel fiume si conduce a Milano il naviglio -grande; onde la nostra città ne fu costernata. Il governatore marchese -di Leganes si oppose ai nemici a Tornavento, ove, il 23 di quel mese, -seguì un sanguinoso contrasto; e benchè la vittoria fosse rimasta -indecisa, l'effetto ne fu che i Francesi e i Savoiardi di lì a pochi -giorni si ritirarono. In questo grave pericolo fu di nuovo instituita -in Milano la milizia civica, nella quale si videro in breve ascritti -più di seimila cittadini, e dal governatore ebbe, con decreto del 29 -settembre, confermati i suoi privilegi. Il duca di Parma, che aveva -invaso il Cremonese e il Lodigiano, sconfitto da don Martino d'Aragona -colla mediazione del papa e del gran duca, fu ammesso a far pace -separata cogli Spagnuoli, ai quali cedette Sabbionetta, piazza in -allora importante, tra Casalmaggiore e Mantova. Anche il duca di Rohan, -assalito dai Grigioni, dovette ritirarsi dalla Valtellina. - -(1637) Reso libero da que' due nemici il governatore marchese di -Leganes, e trovandosi al comando di dieciottomila fanti e quasi -cinquemila cavalli per rinforzi avuti dalla Spagna, dalla Germania e -da Napoli, si decise a spingere con vigore la guerra nel Piemonte, -colla lusinga di facili progressi per la morte accaduta del duca -Vittorio Amedeo, lasciando due figli in età infantile sotto la -tutela della madre. Prese quindi il forte di Breme nella Lumellina, -invase il Monferrato e assediò Vercelli. (1638) Poi, collegatosi -col cardinale Maurizio e col principe Tommaso, zii del piccolo duca, -applicò a diverse imprese, vagando per il Piemonte, finchè, accintosi -all'acquisto di Casale di Monferrato con segreta intelligenza della -vedova duchessa di Mantova, venne ivi raggiunto dall'esercito francese -comandato dal maresciallo d'Harcourt, e posto in piena rotta colla -perdita della cancelleria (1640), delle argenterie, della cassa regia, -de' cannoni e d'ogni equipaggiamento, rinvenuti dai vincitori nel -campo di San Giorgio verso Pontestura. (1641) Il marchese di Leganes -fu richiamato. Ma più che da questa sconfitta, venne il re di Spagna -determinato a tal passo dai gravi turbamenti insorti nell'interno -della monarchia, la sollevazione dei Catalani e la ribellione del -duca Giovanni di Bragranza, la quale produsse poi la separazione del -Portogallo dalla Spagna, avendo la sorte delle armi e i fini politici -delle altre potenze persuaso il riconoscimento legittimo di quel -ribelle. (1642-1645) Per questi avvenimenti l'esercito francese, reso -più animoso, unito a' Savoiardi, ridusse in breve tempo gli Spagnuoli -alla difensiva, e, ricuperate di seguito le fortezze del Piemonte, -penetrò nello stato di Milano, prese Tortona e Trino, indi, varcata -la Sesia, Vigevano. La costernazione fu grandissima in Milano. Il -governatore marchese di Velada accorse a Mortara, a Novara e ai passi -della Sesia a far fronte ai nemici, i quali, per la difficoltà delle -vittovaglie, si ritirarono; (1646) nel principio del nuovo anno anche -Vigevano fu ricuperato. Nè i danni de' Milanesi si ristrinsero alla -paura. La devastazione delle campagne ove seguirono gli osteggiamenti, -le vettovaglie somministrate agli eserciti nemici ed amici, gli -approvvigionamenti e le opere di difesa alle fortezze minacciate, e il -soldo delle truppe che per intiero dovevasi fornire dal paese, furono -tali pesi, che più non bastando a supplirvi le ordinarie rendite e -le contribuzioni straordinarie, si ebbe ricorso all'alienazione de' -dazi ed altri diritti regali. In quest'anno e ne' quattro seguenti si -fecero le più grandiose vendite delle regalie, che mai fossero fatte -per l'addietro o in seguito. Dal prospetto che se ne stese nell'anno -1772, quando per ordine dell'imperatrice Maria Teresa furono tutte -ricuperate alla regia camera, si riconobbero centosessantasei regalie -vendute in que' quattro anni: quasi la terza parte delle alienazioni si -fecero allora. Durante tutto il secolo precedente e fino alla metà del -XVII se ne alienarono sole cinquantuna. Nel rimanente di quel secolo si -trovò comodo, e forse fu necessità di proseguire in siffatte vendite; e -dall'anno 1649 al 1700 ne furono distratte altre centosessantanove. - -(1647) Il cardinale Mazzarino, succeduto al defunto cardinale -Richelieu nella suprema direzione del regno di Francia, accrebbe un -nuovo fomite alla guerra in Italia coll'essere riuscito a far entrare -nella lega contro gli Spagnuoli Francesco I d'Este, duca di Modena. -Perciò i gallo-estensi occuparono con grandi forze Casalmaggiore, che -tennero per due anni, e assediata inutilmente Cremona, disertarono il -Cremonese. Ma la vigorosa resistenza opposta dal governatore marchese -di Caracena, l'occupazione da esso fatta di più terre del Modonese, -e gli uffici dei duchi di Mantova e di Parma indussero il duca di -Modena a rappacificarsi colla Spagna. (1649) Liberati dalle angustie -di questa nuova guerra potettero i Milanesi prestarsi più alacremente -a festeggiare l'arrivo della loro sovrana, l'arciduchessa Marianna -d'Austria, che da Vienna recavasi a Madrid, sposa del re Filippo IV. -Essa fece il suo ingresso in Milano il 30 maggio del 1649, il quale -è così descritto dal Brusoni[288]: «Entrò la regina privatamente -in Milano per porta Tosa, a causa delle grandissime pioggie che -diluviarono in quei giorni: e fece poscia la sua solenne entrata per -porta Romana, incontrata dal marchese di Caracena, governatore, con -tutti i tribunali, e dal clero in processione. Il governatore, messo -piede a terra, presentò alla Maestà Sua diciotto cavalieri, coperti -di scarlatto guernito di broccato, e altri sessanta, vestiti di tela -d'argento, destinati a servirla. Dopo che, collocata sovra una chinea -dai duchi di Machedea e di Terranova, venne salutata da una salva di -mille e ducento mortaletti e da tutto il cannone della città. Per -tutte le contrade e le piazze per le quali passò la regina, oltre -agli addobbi che le adornavano, si vedevano spallierate le milizie -della città e dell'esercito sotto i loro maestri di campo e generali, -con vaghissima e superba mostra. Fu servita fino al Duomo, e poscia -al palazzo di sua abitazione, con ordine e pompa veramente regia -e meravigliosa. Fermossi la regina per alcuni giorni in Milano con -Ferdinando IV re d'Ungheria e di Boemia, suo fratello, onorata dai -principi d'Italia o personalmente o per ambasciatori. Durante la sua -dimora mostrò di commiserare la sorte di don Odoardo di Bragranza, -fratello del nuovo re di Portogallo, e benemerito dell'imperatore suo -padre, il quale da sette anni gemeva in stretta carcere nella rocchetta -di quel castello, e forse sarebbesi a di lui favore interposta -presso il re suo sposo, se in quel tempo appunto non fosse morto dopo -brevissima malattia[289]. (1650) Il 16 di agosto dell'anno seguente -morì pure il cardinale arcivescovo Cesare Monti, in di cui vece fu -promosso alla sede arcivescovile monsignore Alfonso Litta. Questo -prelato, nel lungo pontificato di ventott'anni, accrebbe di comodi ed -ornamenti il Seminario maggiore, ristaurò il cadente Seminario della -Canonica, ed aggiunse nuovi redditi al Collegio de' nobili. Negli -affari ch'ebbe a trattare in corte di Roma e ne' varii conclavi ai -quali intervenne, si meritò lode di zelo e d'accorgimento; e nelle -emergenze di dispareri giurisdizionali si condusse generalmente con -moderazione; che se nel fatto che vado a narrare si mostrò dapprima -animato da soverchio calore, non fu tardo a piegarsi al più maturo -consiglio della saviezza. - -Era stato ucciso con una pistolettata il cavaliere Uberto dell'Orto su -la porta del procuratore Gadolini, vicino a San Giorgio in Palazzo. -Il sospetto cadeva sopra un Landriani che si pose nell'asilo di San -Nazaro. Il governatore Ponze di Leon ordinò che il Landriani venisse -ad ogni modo imprigionato, e gli sbirri lo presero sull'altare mentre -s'era attaccato al tabernacolo. L'arcivescovo ne fece fare acerbe -doglianze, accolte dal governatore trascuratamente. Minacciò scomuniche -e interdetti, ma il governatore non gli badò. Fece intimare il primo -monitorio al capitano di giustizia Clerici, e fu sprezzato. Intimò il -secondo monitorio, che venne accolto come il primo. Venne un prete -per intimare il terzo monitorio, e gli alabardieri del capitano di -giustizia lo ferirono. L'arcivescovo era smanioso. Il governatore -gli fece dire che se scomunicava avrebbe fatto impiccare alle porte -dell'arcivescovato il Landriani. Stando così le cose, entrò di mezzo il -presidente del senato, Bartolommeo Aresi; e persuase all'arcivescovo -pensieri più miti, poichè alle chiese si deve rispetto, ma non per -ciò che servano di ricovero agli scellerati; che in Venezia non -si conosceva immunità, ed eravi anche per le scomuniche l'esempio -di Venezia stessa nell'interdetto di Paolo V; e infine che questi -privilegi, non avendo altro appoggio che la tolleranza del re di -Spagna, non conveniva di compromettere la dignità sua con maggiore -insistenza. Il qual unico partito fu seguitato dalla saviezza -dell'arcivescovo. Il papa Alessandro VII, nella promozione di cardinali -che fece nel principio del 1664, vi comprese anche il coraggioso -monsignor Litta, _quantunque la prudenza gli suggerisse di tenerselo -in petto fino a men sospetta occasione_[290]; onde la di lui promozione -non fu pubblicata che dopo due anni. - -Il milanese trovavasi ridotto alla condizione più compassionevole -per i danni e gli eccessivi dispendi cagionati dalla guerra. (1651) -Avendo esaurito ogni mezzo di dar danari, e sopraccaricato di debiti, -al di cui soddisfacimento non bastavano le continuate vendite delle -regalie, l'avere impegnato le sue rendite ne' partiti Balbi e Ceva, -e le sovvenzioni procuratesi coll'erezione del monte di San Carlo, fu -d'uopo staccare dallo Stato Pontremoli col suo distretto, vendendolo -al gran duca di Toscana. Venne in seguito da Madrid una regia carta di -pien potere, per obbligare ed anche vendere qualunque fondo camerale, -estendendosi questa facoltà anche alla concessione de' feudi. Farà -sorpresa ai lettori che in sì estreme angustie non siasi mai pensato -al più semplice e natural rimedio, il metter fine a una guerra che -durava da tanti anni più o men viva, regolata dal solo capriccio, senza -piano o stabile condotta, in cui erano sì rari i tratti di valore e di -perizia militare nei capi, e nella quale null'altro v'era di certo se -non che la distruzione degli averi e delle vite dei sudditi. Ma questo -pensiero troppo ripugnava ai fini personali de' governatori di questo -Stato, ai quali premeva di perpetuarsi (come dice opportunamente il -Muratori) «nel lucroso mestiere di comandare un'armata». (1652) Perciò -il marchese di Caracena non ebbe ritegno di destare il quasi sopito -incendio con muoversi a discacciare i Francesi da Casale di Monferrato, -giovandosi del favore che incautamente gli prestava in questo progetto -il duca Carlo II di Mantova, padrone di quella città, e che, per il -matrimonio di sua sorella Leonora coll'imperatore Ferdinando III, erasi -necessariamente affidato al partito spagnuolo. La mossa improvvisa -fu coronata da un felice esito, e nel principio d'autunno sì la -città che i forti caddero in potere degli Spagnuoli. (1653) Ma ciò -ch'erasi temuto, avvenne, mentre appena due mesi dopo, i Francesi, -sollecitamente rinforzati, calarono ad infestare il territorio -alessandrino e trascorsero fino alle porte di Novara. I due eserciti -altro non fecero per la maggiore parte dell'anno seguente che starsi -vicendevolmente in osservazione per esser pronti ad ostare dall'una -parte e dall'altra a qualunque avanzamento. Il torbido e impaziente -Caracena profittò di questa calma per muovere briga al duca di Modena -col pretesto di chiedere spiegazioni per le milizie che assoldava e -il fortificare di Brescello. (1655) Invaso il territorio del duca, -minacciò di assediare quella piazza e di bloccar Reggio; ma le copiose -pioggie della primavera e il crescere del Po lo costrinsero a levare -il campo e a ripassare il fiume precipitosamente dopo una spedizione -di soli venti giorni, e di aver ridotto un amico sospetto a divenire -nemico dichiarato. E di là appena a due mesi trovò ben molto più a -fare in casa propria, mentre il principe Tommaso di Savoia alla testa -di un esercito francese, che si disse forte di dieciottomila fanti e -settemila cavalli, passato il Ticino dalla parte di Vigevano, cominciò -a scorrere il territorio milanese, portando dovunque il terrore e la -desolazione. Ma la città di Milano, in cui la confusione era cresciuta -per le monache sub-urbane che, in folla e tumultuariamente vi si -ricoverarono, fu presidiata, e possibilmente munita per la difesa, -e i sacerdoti nelle chiese esortavano i cittadini a prender l'armi. -Fortunatamente la furia francese declinò da questa direzione, e si -rivolse all'assedio di Pavia. Varii accidenti concorsero a liberare -il marchese di Caracena dal cattivo passo, ove dalla sua imprudente -temerità era stato condotto. I Francesi, distratti nello scortare fino -in Piemonte un grosso convoglio di bestiami predati nella Lomellina, -furono tardi nell'investire la città mentre era meno provveduta -de' mezzi di difesa. Un rinforzo di trecento cavalli sotto il conte -Galeazzo Trotti, generale della cavalleria di Napoli, che, passando -per caso da Mortara, si unì al presidio di Pavia, l'inaspettato -avvicinamento dal Finale di alcune truppe spedite dalla Spagna, -l'essere rimasto ferito da una palla di falconetto il duca di Modena, -che fu trasportato in Asti, la malattia sopraggiunta al principe -Tommaso nella sua grave età di oltre sessant'anni, tutte queste -cause, alle quali si aggiunse la difficoltà delle vittovaglie per gli -appostamenti fatti dal Caracena a Cassine sulla strada di Pavia, e -ne' castelli di Binasco e Chiarella, determinarono i Francesi a levare -improvvisamente l'assedio, ch'era durato dal 22 luglio al 15 settembre, -abbandonando nel campo una immensa quantità di attrezzi militari, di -viveri e di bagagli. L'esercito gallo-estense si ritirò parte nel -Modonese e parte a Torino col principe infermo, il quale il 22 del -seguente gennaio se ne morì. (1656) Le rimostranze che i Milanesi -fecero giungere al trono del sovrano, produssero il richiamo del -marchese di Caracena, che passò al governo all'armi in Fiandra, sotto -il supremo comando di don Giovanni d'Austria, figlio naturale del re -cattolico. - -L'allontanamento di quell'ambizioso governatore, se sparse di qualche -balsamo le esulcerate piaghe della misera Lombardia, non valse a -impedire il nuovo incendio di guerra che si suscitò tosto dopo il -ritorno del duca di Modena da Parigi, ov'erasi recato appena fu -sano della sua ferita. Prima impresa de' collegati fu l'investire -Valenza sul Po, che, ostinatamente difesa, dovette arrendersi il 7 di -settembre. (1658) Nei due anni successivi, stando le armi spagnuole -unicamente sullo schermirsi, molti danni sofferse lo stato di Milano -dalle scorrerie nemiche; quando, nel 1658, l'accorto ed audace duca -Francesco venne in risoluzione di condurre la sua parte d'esercito, -che consisteva in settemila fanti e cinquemila e ottocento cavalli, -a' quartieri d'inverno sul Mantovano. Il duca di Mantova, sorpreso -all'improvviso, invocò e ottenne dal governatore di Milano qualche -soccorso di truppe, ma insufficiente; laonde fu costretto a stipulare -la propria neutralità, ciò che l'espose alla collera dell'imperatore -e lo privò del titolo di vicario dell'Impero. Resi sicuri per questa -convenzione dal lato del duca di Mantova, i gallo-estensi minacciarono -di penetrare nel cuore della Lombardia col passaggio dell'Adda, fiume -distante solo dieciotto miglia da Milano. Il governatore munì in fretta -le fortezze di Pavia, Lodi, Pizzighettone e Cremona, e fortificò varii -posti sul fiume tra Lodi e Rivolta, e da Castelleone a Cassano. Le -acque della Muzza, spezzato l'argine, furono travolte in Adda per -ingrossare il fiume. Ma il duca di Modena, superato per sorpresa il -passo a Rivolta, si stabilì con tutto l'esercito sulla riva opposta, e -si fece appoggio del forte e ben munito castello di Cassano, che gli si -arrese. Valicata l'Adda, si accinsero tosto i vincitori a deviare le -acque del naviglio della Martesana, facendo con una mina rovinare il -suo sostegno; e una parte dell'esercito, sotto gli ordini del duca di -Noailles, spinse le sue ricognizioni fino ai sobborghi di Milano, e si -ripiegò con sì buon ordine, che neppure fu inseguita. Si riunì quindi -col restante dell'esercito per Marignano a Sant'Angelo, e tutt'insieme -avviaronsi ad aprire le comunicazioni del Ticino più dirette e più -brevi col Piemonte. Tragittato il fiume il 1.º di agosto, cinsero -d'assedio Mortara, che dopo quindici giorni si arrese; indi presero -Vigevano, di cui distrussero le fortificazioni perchè non servissero -agli Spagnuoli nel prossimo inverno. Il conte di Fuensaldagna, -governatore di Milano, che, come un'opportuna diversione avea tentato -di prendere per sorpresa la città di Valenza, ne era stato respinto -con grave perdita. La morte inaspettata del duca di Modena, avvenuta -in Santià il 14 ottobre, essendo in età di soli quarantott'anni, pose -fine alle vittorie dei Francesi. Successe negli Stati paterni e nel -generalato dell'armi collegate il giovane duca Alfonso IV. Principe di -animo più mite, acconsentì a pacificarsi colla Spagna a vantaggiose -condizioni, limitandosi ad una perfetta neutralità, nel qual partito -fu indotto dallo stesso ministro francese il cardinale Mazzarino, che -stava negoziando lo stabilimento di una pace generale fra la Francia -e la Spagna, la quale, conchiusa il 7 novembre dello stesso anno, è -celebre sotto il nome di pace de' Pirenei. - -(1661) Dopo la pubblicazione della sospirata pace cominciò a respirare -l'oppresso popolo milanese, il quale ottenne pure di veder limitata -l'obbligazione dell'alloggiamento militare a quattromila fanti e -duemila cavalli, con reale dispaccio 30 novembre del 1661. A questo -beneficio tenne dietro il _Rimplazzo_, ossia la sistemazione del -riparto dell'alloggiamento, di cui si è di sopra parlato, ove si -discorsero in compendio le successioni de' governatori. (1665) -Null'altro ci si offre di notabile fino al 1665, in cui giunse -in Milano la nuova che il re di Spagna Filippo IV avea pagato -l'inevitabile tributo alla natura, essendo morto il 17 settembre in -età di sessant'anni. Principe pio, ma dominato quasi per tutta la sua -vita da un pessimo ministro, il conte d'Olivares, che soltanto poco -tempo prima di morire privò della sua grazia. Principe detto grande -dall'adulazione, e in fatti grandissimo nelle disavventure, per aver -regnato continuamente frammezzo alla miseria pubblica, cui non volle o -non seppe mai sovvenire, e circondato dal pubblico malcontento; onde -si vide successivamente spogliato del Portogallo e del Rossiglione, -ribellata la Catalogna, in continua agitazione l'Aragona, conculcata -la sua autorità dalla più infima plebaglia di Napoli, avvolta nella -desolazione e in continue mormorazioni la Lombardia; e finalmente, -dopo tanto sangue sparso e tanti tesori profusi dal padre e dall'avo, -costretto a dar la pace agli Olandesi ed a riconoscerne l'indipendenza. -Gli succedette l'unico figlio Carlo II, in età di quattr'anni, sotto la -tutela della madre, che fu l'ultimo, egualmente inetto e per esso mal -fortunato rampollo di quella famiglia. - -Magnifici furono i funerali celebrati in Milano per il defunto re. -Nel seguente anno ebbero i Milanesi occasione di facile rallegramento -nelle feste fatte per l'arrivo dalle Spagne, di passaggio per Vienna, -dell'infante donna Margherita d'Austria, sposa dell'imperatore -Leopoldo. Il governatore fece perciò ristaurare splendidamente il -palazzo ducale. (1668) Senza rispetto per la miseria pubblica, il lusso -sfoggiato dalla nobiltà spagnuola e milanese, e dagli ambasciatori -de' sovrani d'Italia nel ricevimento di quella principessa, fu -straordinario: e basti per un esempio, che il conte Filippo d'Aglié, -ministro del re di Sardegna, si mostrò con un seguito di trecento -persone, e il pomposo corteggio di cento tiri-a-sei. Due anni dopo morì -il governatore Ponze di Leon, e dopo tre mesi di governo morì pure il -suo successore Francesco de Oronco, marchese de Olias, Mortara e San -Reale. Fu allora mandato il duca del Sesto, don Paolo Spinola, marchese -de los Balbases, il quale appena trascorso un anno cedette la carica a -don Gaspare Tellez Giron, duca d'Ossuna, nome reso celebre dal di lui -avo don Pietro, vicerè di Napoli. La regina vedova lo spedì governatore -a Milano, per consiglio del gesuita Everardo Nitard, confessore, -ch'essa avea condotto dalla Germania, e ciò per allontanarlo da don -Giovanni d'Austria, ch'erasi insinuato nella confidenza del piccolo -re. Governò per quattro anni. Quello che siamo per dire di lui è -preso da un raro libretto, venuto allora in luce, che, quantunque -sia principalmente un epilogo di scandalose storielle tendenti alla -diffamazione di alcune gentildonne e cavalieri milanesi, contiene varii -fatti storici che hanno tutta l'apparenza della verità[291]. Fu assai -pomposa l'entrata ch'ei fece in Milano. Precedevano alcune compagnie -di cavalleria colla pistola alla mano, la corazza sul petto e la celata -in capo. Poi venivano più di cento cavalli, carichi di arredi, coperti -di panno scarlatto trinato d'oro, colle funi di seta intrecciate -d'oro. Ogni cavallo aveva un palafreniere che lo conduceva, vestito -in uniforme scarlatto, trinato d'oro e pennaccio nel cappello. Poi -venivano i cavalli del duca, coperti pure di scarlatto trinato d'oro -con simili palafrenieri. Indi seguivano i carabinieri, con lucidissime -armature e ricchi ornamenti. In séguito, in magnifica gala, cavalcavano -i gentiluomini milanesi, accompagnati da numeroso stuolo de' loro -palafrenieri. Poi venivano tre carrozze del duca superbissime. Il carro -e le ruote erano intagliate con sommo lusso, e tutto il legno dorato e -i ferri smaltati; i cerchi delle ruote erano d'argento, e gli apparenti -e rilevati chiodi nella prima erano d'oro, nelle due altre d'argento -dorato; l'interno delle carrozze era tutto ricamato a profusione -d'oro. Donna Mizia, moglie del duca, era nella prima carrozza con due -sue figlie, e il duca cavalcava, superbamente bardato, alla portiera -destra, costeggiati dalla guardia svizzera. Veniva in séguito la -compagnia delle lance, indi altra soldatesca. La corte era stata -mobigliata da esso duca in modo che un monarca non avrebbe potuto avere -di più. - -Questa pompa sorprendente annunziava nel nuovo governatore un -personaggio ricchissimo o un ladro; forse fu l'uno e l'altro. Per ogni -mezzo egli cercava di far danari; il conte Antonio Trotti, per essere -eletto generale, dovette sborsargli ottantamila genovine[292]. Il -consiglio secreto procurò di porvi qualche argine; ne furono portate -forti rimostranze a Madrid, per cui il duca una volta soccombette, -avendo dovuto disfare dodici capitani che aveva creati di suo -capriccio. Dovette pur scomparire un'altra volta, e pare a torto. Un -suo domestico avea percosso un cane della principessa Trivulzi, e i -domestici di essa lo uccisero. Il duca ordinò al capitano di giustizia -la carcerazione degli omicidi; il capitano si portò nella casa della -principessa e li fece imprigionare. La principessa era spagnuola, -spedì un corriere alla corte, venne l'ordine che dovessero i detenuti -ricondursi nella casa Trivulzi, e il capitano di giustizia ne chiedesse -scusa. Così rovesciavasi ogni idea di giustizia e di buon governo -per una raccomandazione. Scemato per tal modo il rispetto verso il -governatore, si videro affisse delle satire contro di lui; e non -potendosi trovare indizio dell'autore, malgrado i premii proposti, il -duca ebbe ricorso a un negromante, il qual ciurmatore fece credere -che un frate fosse il colpevole. Per caso nominò un frate contro -cui, secondo le opinioni religiose di que' tempi, non si poteva altro -castigo imporre che il bando, e l'ebbe il padre Giudici, crocifero, -sulla prova del mago, ben pagato per questo. Il duca non era affabile, -nè cortese; era violento, capriccioso, orgogliosissimo, giuocatore -vizioso, scostumato, rapace: così ce lo dipinge l'autore. Come -vivessero i popoli sotto il di lui governo e quali esempi ricevessero, -è facile il comprenderlo. Se recò maraviglia in Milano il trovarsi -quattordici lire nella tesoreria generale alla partenza del duca del -Sesto, molto più fece sorpresa l'erario totalmente esausto lasciato -dall'Ossuna in tempi meno infelici. I costumi della nobiltà milanese -erano allora assai ritirati e gelosi. Fu cosa che spiacque, e che non -ebbe seguito, una conversazione che il duca d'Ossuna aprì una sola -volta. - -(1674-1698) Dalla partenza del duca d'Ossuna nel 1674 fino al termine -del secolo, vide Milano succedersi cinque governatori, che tutti -trapassarono insignificanti, il principe di Ligne, i conti di Melgar -e di Fuensalida, il duca di San Lucar, marchese di Leganes[293], -e don Carlo Enrico di Lorena, principe di Vaudemont, che, venuto -nel 1690, durò nel governo per otto anni. Quest'ultimo abbellì la -corte ducale, introdusse società fra i nobili inselvatichiti, fece -conoscere costumi gentili e colti, e la nazione passò dalla rusticità -al libertinaggio. È celebre la memoria della villa fuori di porta -Orientale, la _Belingera_, ove quel principe passava l'estate; i -giardini erano frequentati da cavalieri e dame. Prima non conversavano -i due sessi se non tra prossimi parenti. Il conte Verri, che ci ha -lasciati questi cenni, ci è pure testimonio di avere egli stesso -ascoltate le declamazioni sul costume allora corrotto. Nello stesso -periodo di tempo si succedettero tre arcivescovi, e furono i cardinali -Federico Visconti nel 1681, Federico Caccia, eletto nel 1693, ma che -trovandosi nunzio a Madrid, si è recato alla sua sede soltanto tre anni -dopo, e Giuseppe Archinto nel 1699, che resse poi per tredici anni la -Chiesa milanese. Intorno alla solenne entrata che fece in Milano il -cardinale arcivescovo Caccia, l'11 dicembre del 1696, abbiamo un libro -pubblicato dal segretario del consiglio generale dei LX decurioni, -Baldassare Paravicini[294]. Può esser grato alla boria municipale il -sapere che in tale occasione fu mandato a Roma ambasciatore della città -di Milano il conte Uberto Stampa, il quale era cavaliere d'Alcantara, -maestro di campo nelle armate spagnuole, e sedeva nel consiglio -secreto. Il duca di Medina-Celi, ambasciatore cattolico in Roma, gli -diede ogni assistenza, così pregato dalla città. Lo Stampa partì per -Roma, accompagnato dal conte Vincenzo Ciceri e da don Guido Brivio. -L'ambasciatore del re cattolico e i prelati nazionali spedirongli -incontro le loro mute, i cardinali gli spedirono i loro gentiluomini, -e l'ambasciatore milanese andò all'udienza del papa Innocenzo XII -coll'ombrella e cuscino di velluto nero trinato d'oro. Egli entrò -con spada e cappello e presentò le credenziali della città. Visitò i -cardinali e venne da essi visitato, come lo fu anche dall'ambasciatore -cesareo e da altri ministri esteri. - -Nel restante di questo secolo rimase il milanese quasi libero dalle -guerre, se non che la cessione di Casale nel Monferrato fatta alla -Francia dal duca di Mantova Ferdinando Carlo, e l'occupazione di -quella città per parte de' Francesi sotto gli ordini del marchese di -Bouftiers e del signore di Catinat, obbligarono la Spagna a far più -grosso l'esercito in Italia; col quale poi prese parte alla guerra -suscitatasi nel 1690 tra la Francia e Vittorio Amedeo di Savoia in -causa delle aderenze da lui strette coll'imperatore, da cui era stato -innalzato al rango di re, e successivamente per essersi questo sovrano, -con un'improvvisa mutazione di partito, nel 1696, confederato di nuovo -colla Francia, avanzandosi minaccioso alla testa di un forte esercito -di francesi alle frontiere della Lombardia; e avendo cinta d'assedio -Valenza, dal quale pericolo fu questa provincia inaspettatamente -salvata dalla neutralità stipulatasi nel trattato di Vigevano del 7 -ottobre, mediante il pagamento di trecentomila doppie, ripartite a -carico de' principi italiani, de' Genovesi e Lucchesi, e degli altri -minori vassalli dell'Impero. Ma pur troppo avremo ad occuparci nel -seguente capitolo de' fieri turbini di guerra addensatisi e scoppiati -sulla misera Italia, attesa la morte del re Carlo II, con cui si -estinse la linea austriaca de' sovrani di Spagna. Questo principe, -che all'età di sedici anni, sdegnando di stare sottomesso alla tutela -della regina Marianna sua madre, l'avea rilegata indecorosamente in -un monastero, che due anni dopo, nel 1679, condusse in isposa Maria -d'Orleans, nipote del re di Francia Luigi XIV, per cui si fecero grandi -feste in Milano, colla quale convisse dieci anni, essendo morta senza -successione; (1700) trasse poscia una vita neghittosa ed infermiccia -fino al primo giorno di novembre del 1700, in cui, nell'età di soli -trentanove anni, fu rapito dalla morte. - -Oltre le sacre e pie fondazioni dovute alla munificenza de' cardinali -arcivescovi Monti e Litta, di cui abbiamo fatto cenno, si ha a -commendare l'istituzione fatta, nel 1637, dal patrizio Giovanni -Ambrogio Melzo di un luogo pio, che portava il di lui nome, per -distribuire ai poveri, specialmente vergognosi, larghi sussidii -di viveri, panni per decentemente coprirsi, e varie doti per il -collocamento di oneste zitelle[295]. La chiesa di Santa Maria alla -Porta fu ricostruita nel 1652 sul nobile disegno di Francesco Richini, -essendo concorso alla spesa con ragguardevol somma il conte Bartolomeo -Aresi, che n'era parrocchiano. Lo stesso conte, dopo di aver giovato -colle sue ricchezze all'abbellimento o al ristauro di varie altre -chiese, sì dentro che fuori della città, eresse, nel 1665, nella -basilica Porziana di San Vittore, col disegno di Gerolamo Quadrio, la -ricca cappella gentilizia dedicata alla Vergine Assunta[296]. Quattro -anni dopo fu ridotta a compimento la chiesa della Vittoria a spese -del cardinale Omodeo, che vi aveva una sorella, essendone architetto -Giambattista Paggi[297]. Nel 1674 si eresse il monastero delle -Carmelitane Scalze; nel 1688, essendo caduta la basilica Naboriana, -detta poi di San Francesco, fu rialzata con maggiore eleganza e maestà; -e nel 1698 si fabbricarono i nuovi sepolcri dell'ospedale Maggiore, -essendo il maestoso portico di essi stato perfezionato ventisette -anni dopo da Giambattista Annone, ricco mercante di seta, che non -avea prole. Infine, in occasione del solenne ingresso del cardinale -arcivescovo Federico Visconti, fu demolita l'antica facciata del Duomo, -che rimaneva tre arcate più interna della facciata presente. - -Primo tra le persone distinte mancate di vita in questo tratto di -tempo ci si presenta quel Lodovico Settala, protomedico, che sì male -ha figurato nel processo della strega da cui si disse ammaliato il -senator Melzo; ma la sua credulità alle arti magiche, quasi generale -in allora, non gli toglie il merito di uomo dottissimo in più scienze -e anche nella politica, e di essersi col massimo zelo adoperato in -favore de' suoi concittadini nelle pestilenze del 1576 e del 1630. Egli -morì il 12 settembre del 1633, nell'anno ottantesimo della sua età, -essendo nato il 27 febbraio 1882[298]. Circa la fine dei 1641 cessò di -vivere il canonico Giuseppe Ripamonti, autore di molte opere, descritte -dall'Argellati[299]: cattivo ragionatore, buon latinista, cronista -inesatto, ma sincero espositore delle cose de' suoi tempi[300]. -Bonaventura Cavalieri, allievo del Galileo e di Benedetto Castelli, -autore della _Geometria degl'Indivisibili_, maestro di Stefano degli -Angeli e del Torricelli, lasciato oscuro nella sua patria, dove -soltanto gli fu offerto dalla filantropia del cardinale Federico -Borromeo un posto di dottore nel nuovo collegio dell'Ambrosiana, -del tutto estraneo a' di lui studi, morì professore in Bologna il 3 -dicembre del 1647, di soli quarantanove anni[301]. Il conte Bartolomeo -Arese, più volte nominato, uomo di grand'ingegno e destrezza, che -fu per molti anni reggente nel supremo consiglio d'Italia, e quindi -presidente del senato, dopo di essere stato assai volte adoperato -in commissioni difficilissime ed importantissime, giunto all'anno -sessantesimoquarto di età, finì di vivere il 23 settembre del 1674. -Essendo prossimo agli ottant'anni terminò pure il mortal corso, il 16 -febbraio 1680, il canonico Manfredo Settala. Era figlio dell'illustre -protomedico Lodovico. Fu allevato a Siena. Viaggiò l'Italia, la -Sicilia, l'Egitto, Cipro, Candia, Negroponte, Costantinopoli, Smirne, -la Siria, e ritornò in patria ricco di cognizioni, scrivendo bene -più lingue e conoscendo le orientali. Possedeva la musica, aveva -molta abilità delle sue mani, e moltissimo ingegno e amore delle -curiosità naturali o esotiche. Fu egli che formò il museo tuttora -celebre sotto il suo nome, descritto da Paolo Maria Terzago e da -Pietro Francesco Scarabelli, e del quale fece dono alla biblioteca -Ambrosiana[302]. Il di lui funerale fu decorato con orazione recitata -dal padre Giambattista Pastorino, gesuita, e il marchese Giovanni -Battista Visconti descrisse e stampò la relazione di queste solenni -esequie. «Pare che allora (dice il conte Verri) vi fosse qualche -senso di stima e di gratitudine verso di un cittadino che onorava la -patria». Il 22 aprile del 1699 morì infine, di sessantanove anni, il -segretario del senato Carlo Maria Maggi. Avea fatto i suoi studi in -Bologna, e vissuto lungamente nella sua gioventù in Roma e Napoli. -Era dotto nella letteratura greca, latina e italiana; dee però la sua -maggiore celebrità alle commedie e poesie che scrisse nel dialetto -milanese, in cui con tanto corredo di sapere non è meraviglia se sia -così ben riuscito. Non dee escludersi da questa lista necrologica un -milanese d'altissimo ingegno e meritevole di compassione più pe' suoi -deliri che per le sue tristi vicende, il cavaliere Giuseppe Francesco -Borri. Egli fu il Cagliostro del secolo XVII. Eretico, visioniario, -alchimista, medico, ebbe la sorte di guarire in Roma il duca d'Estrés, -dato per ispedito dagli altri medici, e per di lui interposizione gli -fu cambiato il perpetuo carcere nella prigionia in castel Sant'Angelo, -dove morì di settant'anni, il 20 agosto 1695[303]. - - - - -CAPITOLO XXXII. - -_Cause della guerra detta di Successione. Guerra in Italia. Morte -dell'imperatore Leopoldo I, cui succede il figlio Giuseppe I. -Liberazione di Torino. Il principe Eugenio di Savoia governatore dello -Stato di Milano, conquistato dagl'Imperiali. Carlo VI imperatore. Nuova -guerra d'Italia. Pace di Vienna._ - - -Mentre, essendo tolta ogni speranza di successione, declinavano -rapidamente la salute e la vita del re di Spagna Carlo II, l'ambizione -delle principali potenze di Europa non fu lenta a predisporre macchine -e leghe onde ripartirsi i possedimenti della vasta monarchia spagnuola; -e già fino dal mese di marzo del 1700, dopo una negoziazione di due -anni, il re di Francia avea conchiuso un trattato col re d'Inghilterra -e gli Olandesi, in cui, tra l'altre disposizioni, aveasi convenuto che -il milanese fosse dato al duca di Lorena invece della Lorena, che dovea -incorporarsi alla Francia. Ma diversi erano i titoli che si allegavano -dai sovrani esteri, e specialmente dal re di Francia e dall'imperatore, -in appoggio delle loro pretese[304], e giova di riferirli brevemente. - -Di due prime figlie avute dal re Filippo IV, le infanti Maria Teresa -e Margherita, la prima era stata data in isposa al re cristianissimo -Luigi XIV, la seconda all'imperatore Leopoldo I. Per volere del padre -l'infante Maria Teresa aveva rinunciato alle ragioni che le competevano -al trono di Spagna, ciò che all'altra figlia non era stato richiesto. -In conseguenza da entrambi que' sovrani aspiravasi alla successione; -dal re di Francia, a favore dell'unico suo figlio il Delfino, riputando -inattendibile la rinuncia; e dall'imperatore, per l'arciduca Carlo che -gli era nato nel 1685. Conoscendosi che il re Carlo II si avvicinava al -termine della sua vita, crebbero gl'intrighi e le pratiche dalle due -parti. Per trovarsi libero all'imminente nuova lotta, non ostante la -memorabile vittoria di Zenta, conchiuse l'imperatore col gran Turco la -tregua di Carlowitz. Il re di Francia, all'opposto, strinse con fina -astuzia un nuovo trattato con l'Inghilterra e l'Olanda, di cui base -era lo smembramento della Spagna, non perchè questo avesse effetto, ma -al solo fine che la nazione spagnuola, per ciò sbigottita, si volgesse -a favorire la successione del Delfino, siccome avvenne. Aggiunse a -questo maneggio due altre arti, la promessa che, premorendo il re di -Spagna, il Delfino ne avrebbe sposato la vedova, e una dichiarazione -procuratasi dal papa, che giudicava prevalente la pretesa della -Francia e convenevole al bene comune. Questa dichiarazione finì di -vincere l'animo irresoluto dell'infermo re di Spagna, per cui, il 2 -ottobre del 1700, istituì, con secreto testamento, erede di tutta la -monarchia spagnuola Filippo di Borbone, duca d'Aniou, secondogenito -del Delfino, intanto che non cessava di assicurare l'imperatore della -sua predilezione. (1701) Manifestatasi la testamentaria disposizione -dopo la morte del re Carlo II, avvenuta, come si disse, il primo giorno -del successivo novembre, non era ancora la corte imperiale rinvenuta -dalla sorpresa per questo inaspettato avvenimento, che il duca Filippo, -proclamato in Parigi re delle Spagne col nome di Filippo V, era di -già partito per Madrid, dove fece il suo solenne ingresso il 14 del -seguente aprile. L'imperatore oppose a questo fatto la pubblicazione -di un manifesto, in cui dimostrava la prevalenza delle sue ragioni, -intanto che dalle due parti preludevasi all'imminente guerra coi più -formidabili apparecchiamenti. - -I Gallo-Ispani, avendo per generalissimo il duca di Savoia, sotto il -comando del maresciallo di Catinat, marciarono alle rive dell'Adige -per opporsi all'esercito imperiale, che, sotto gli ordini del principe -Eugenio di Savoia, giovane in allora di circa trent'anni, si avanzava -rapidamente. L'opposizione riuscì inutile, poichè il principe Eugenio, -lasciato il nemico in disparte, per strade credute impraticabili, -discese senz'ostacolo, il 9 luglio, nella pianura veronese, e dieciotto -giorni dopo, valicato il Mincio, si stese nelle ubertose campagne -del bresciano, e mise a contribuzione lo Stato di Mantova. (1702) -Il maresciallo di Villeroi, mandato in successore al Catinat con un -rinforzo di nuove truppe, trovò gl'Imperiali trincerati a Chiari, e -volendo forzarli, fu battuto colla perdita di circa diecimila uomini, -tra morti, feriti e prigionieri; indi, appena uscito da' quartieri -d'inverno, si lasciò sorprendere e far prigione in Cremona, benchè -gl'Imperiali non abbiano potuto riuscire ad impossessarsi della città. -Nuovi rinforzi vennero spediti di Francia col principe di Vendome, al -quale tenne dietro lo stesso re Filippo V per dar maggior vigore alle -offese colla sua presenza. Corteggiato dal governatore principe di -Vaudemont, egli fece il suo solenne ingresso in Milano il 23 giugno, -e dopo pochi giorni, si trasferì al campo. L'esito della battaglie di -Luzzara, per cui ricuperarono Guastalla, riconfortò i Gallispani; e il -re Filippo V, tornato a Milano e trattenutovisi per alquante settimane, -sul principiare dell'inverno si restituì in Ispagna. Anche il principe -Eugenio partì per Vienna, lasciando al comando dell'esercito imperiale -il maresciallo conte Guido di Staremberg. (1703) Egli vi giunse -opportuno per essere impiegato a rendere più vigorosa e più corta la -guerra in Ungheria contro il ribelle Ragotkì, intanto che la corte di -Vienna dava uno sviluppo più vasto al piano della guerra contro la -Francia, collegandosi da una parte colla regina Anna d'Inghilterra -e col re Pietro II di Portogallo, e dall'altra facendo inclinare -a suo favore la versalità della casa di Savoia, per cui il duca -Vittorio Amedeo, scosso tra le altre cause, dalle laute promesse -degl'imperiali, ed irritato dall'insultante iattanza de' generali -francesi, e dallo sprezzo con cui erano trattati gli affari suoi dai -ministri di Versailles[305], accedette alla nuova lega. In ricompensa -della sua adesione, nelle solenni stipulazioni degli 8 novembre, gli -fu promessa dall'Austria tutta la porzione del Monferrato spettante -al duca di Mantova, le città di Alessandria e Valenza, la Lomellina e -la Valsesia, e oltre ciò un sussidio mensile di ottantamila ducati di -banco. E già fino dal 12 settembre l'imperatore Leopoldo e il di lui -figlio Giuseppe, re de' Romani, aveano ceduto all'arciduca Carlo ogni -loro diritto sopra la monarchia spagnuola, ond'egli assunse il titolo -di re col nome di Carlo III; nel mentre che un forte esercito inglese -e imperiale radunavasi verso le frontiere francesi nel Belgio, sotto -gli ordini di due sommi capitani, il duca di Marlborough e il principe -Eugenio, dai quali fu poi nell'anno seguente vinta la celebre battaglia -d'Hochstedt, in cui settantamila francesi, comandati dal maresciallo di -Tallard, ebbero una piena sconfitta. - -(1704) Mosso il re di Francia dal doppio intento di deviare il turbine -che assembravasi verso le sue frontiere del Reno, e di vendicarsi -del duca di Savoia, spedì contro di questi il duca di Vendome, di cui -prima istruzione e mossa fu di intercettargli le comunicazioni collo -Stato di Milano. Il maresciallo conte di Staremberg, coi soccorsi che -fu pronto a condurre in Piemonte per l'interdetta e malagevole strada -del lago Maggiore, fece più commendevole la sollecitudine che notabile -il vantaggio; tanto era il contrasto delle forze nemiche. Queste si -estesero e stabilironsi successivamente in una gran parte del Piemonte. -Trino, Vercelli, Susa, la Brunetta, le città d'Ivrea e d'Aosta, e il -forte di Bard caddero in loro potere. (1708) Verrua e Guerbignano, -piazze assai forti, strette di lungo assedio e difese con vigore, -dovettero pur cedere. Il duca di Savoia fu obbligato di ritirarsi a -Civasso, e lasciar Crescentino in mano ai nemici. Non mancava che di -assediar Civasso perchè fosse libero ai Gallispani di penetrare fin -sotto Torino. La politica che reggeva allora il gabinetto austriaco, -era evidente di lasciare che il nuovo amico e il naturale nemico -egualmente si consumassero, sicchè il primo restasse in fede, o, quando -mai se ne dipartisse, non fosse temibile, e l'altro, assalito poi con -forze intiere, potesse facilmente esser vinto. Ma quando il duca di -Savoia trovavasi ormai ridotto a non poter dir proprio che lo spazio -occupato dallo stanco e infiacchito suo esercito, vide la corte di -Vienna che un più lungo temporeggiamento poteva mettere in pericolo la -somma delle cose, per cui si decise a rispedire in Italia il principe -Eugenio con nuove forze, senza che l'imperatore Leopoldo potesse -vederne l'esito, avendo cessato di vivere il 5 maggio nell'età di quasi -sessantacinque anni, succedendogli nell'impero il figlio Giuseppe I. - -Il principe Eugenio, coll'usata sua celerità, per la via di Roveredo -si condusse sul territorio di Brescia prima che il nemico si fosse -trovato in tempo d'impedirglielo. I due eserciti si scontrarono il 16 -agosto a Cassano, dove seguì un'aspra ed ostinata battaglia, della -quale sì l'uno che l'altro si attribuirono la vittoria. Ne fu bensì -effetto che nessuna impresa importante venne più tentata da essi per -il resto dell'anno. (1706) Anzi il principe Eugenio, dopo un fatto -sfavorevole sostenuto a Lonato al principio della nuova campagna, stimò -prudente di ritirarsi sul Tirolo, finchè, raggiunto dagli aspettati -rinforzi, ripassò l'Adige il 6 di luglio con un esercito di trentamila -uomini. Quasi contemporaneamente il duca Luigi d'Orleans, nipote -del re, e il maresciallo di Marsin, successori del duca di Vendome, -ch'era passato al comando dell'armi francesi in Fiandra, giunsero -al campo che assediava Torino, e di là scesero nel mantovano, dove -il principal nerbo del loro esercito erasi concentrato. Il principe -Eugenio trasse abilmente partito dalla esitazione che suole preoccupare -i corpi guerreggiati al mutarsi del supremo capitano, e posto il Po di -mezzo tra esso e la maggior oste nemica, giunse al Finale di Modena, -entrò vittorioso in Reggio, e a grandi marce giungendo in Piemonte -verso la fine d'agosto, congiunse il florido suo esercito alle poche -spossate milizie che rimanevano al duca di Savoia, di lui cugino. Parve -all'audacia e alla fidanza francese indecoroso di levar l'assedio di -Torino senza tentar la sorte di una battaglia, e questa avvenne il 7 -novembre. Dopo di essersi fieramente e a lungo combattuto dalle due -parti sotto i trinceramenti stessi degli assedianti, i Gallispani -furono vinti e rotti colla perdita di quattromila e cinquecento morti -e settemila prigionieri, contando tra i feriti il duca d'Orleans e il -maresciallo di Marsin, che morì il giorno dopo. Centocinquanta cannoni, -un'immensa quantità di attrezzi militari, tutto l'attendamento, -molt'argenteria e la cassa vennero in potere de' vincitori. E la -costernazione e il terrore erano a tal segno, che i Francesi non -d'altro si curarono che di ripassare l'Alpi precipitosamente per le -vie più brevi, lasciando esposta l'altra parte del loro esercito -che trovavasi nella Lombardia e nel Modonese. Questa sconsigliata -condotta rese ad essi estremo ed irreparabile il danno della sofferta -sconfitta, e ai nemici loro rapidissimo il progresso della vittoria. -Circa due settimane dopo, quasi tutto il Piemonte era stato ricuperato, -la Lombardia conquistata, avendo il duca di Savoia e il principe -Eugenio fatto il loro ingresso in Milano il 24 dello stesso mese di -settembre. Anche Pavia, Pizzighettone, Alessandria, Tortona e Casale -di Monferrato, dopo breve resistenza, si arresero. (1707) Il principe -Eugenio fu dall'imperatore Giuseppe I nominato governatore dello Stato -di Milano e suo capitano generale in Italia, e tra i primi suoi atti -fu la proclamazione di Sua Maestà il re Carlo III in duca di Milano. -Nè solo in Italia avea la vittoria disertato dalle armate francesi, -mentre fin dal 23 maggio avean essi egualmente perduta la battaglia di -Ramillies; e fu allora osservato che se la battaglia d'Hochstedt avea -fatto perdere ai Francesi il paese dal Danubio al Reno, la battaglia -di Ramillies li avea scacciati dalle Fiandre, e per quella di Torino -perdettero l'Italia. E le piazze forti che in essa erano tuttavia -custodite dai loro presidii, cioè il castello di Milano, Mantova, -Cremona, Sabbionetta, Mirandola e il Finale di Genova, dovettero essere -sgombrate e rimesse agl'Imperiali per la convenzione conchiusa in -Milano il 13 marzo del 1707 tra il principe Eugenio e i plenipotenziari -gallispani, ratificata il dì seguente in Mantova dal principe di -Vaudemont, e il 16 in Torino dal duca di Savoia. Questo fine ebbe la -prima guerra d'Italia del corrente secolo, dove l'imperizia e l'avversa -fortuna concorsero a fare che l'ambiziosissimo Luigi XIV e il di lui -nipote Filippo V tutto vi perdessero, costretti a lasciarlo a chi -poco prima non vi possedeva un palmo di terreno. Secondo la varia -sorte dell'armi diversa fu pur quella de' minori principi italiani, -che s'eran fatti ausiliari delle potenze belligeranti; e mentre la -famiglia Gonzaga, dopo quattro secoli di sovranità, posta al bando -dell'Impero, fu per sempre spogliata di tutti i suoi Stati, il duca -di Modena non solo ricuperò per intiero i suoi dominii, ma acquistò in -séguito la Mirandola; e gli Stati del duca di Savoia vennero ampliati -coll'aggregazione di Valenza e di Alessandria e loro territorii, -della Lomellina e della Valsesia, staccate secondo i patti dal ducato -di Milano; contro il quale smembramento varie rimostranze furono -fatte dal magistrato de' decurioni milanesi all'imperial corte, e -inutilmente, come era da attendersi, mentre alle supreme ragioni di -Stato e all'interesse generale della monarchia non potevano opporre che -titoli di convenienza municipale. L'imperatore volle anzi abbondare in -generosità verso un alleato che tanto gli fu utile; ed avendo l'armata -navale inglese presa l'isola di Sardegna e posta a di lui disposizione, -la cedette al duca di Savoia; e del pari gli compiacque, benchè con -minore spontaneità, coll'acconsentire all'occupazione da esso pretesa -de' feudi del Monferrato e di alcune parti di territorio del contado -di Vigevano; per cui lo Stato di Milano ebbe a soffrire una nuova -limitazione. (1711) Null'altro avvenne di memorabile per i Milanesi -ne' successivi tre anni, se non che l'inaspettato passaggio per la -capitale del re Carlo III, che recavasi ad occupare il trono imperiale -col nome di Carlo VI, attesa l'immatura morte dell'imperatore Giuseppe -I, avvenuta di vaiuolo, il 17 aprite del 1711, nell'età di soli -trentatre anni. Egli entrò in Milano accompagnato dalle dimostrazioni -convenzionali di apparato, di festeggiamento e di tripudio, solite -a praticarsi in tali occasioni. I principi d'Italia, tra i quali si -distinse il sommo pontefice Clemente XI, il complimentarono per mezzo -di ambasciatori straordinari, felicitandolo, non solo come imperatore, -ma altresì come re delle Spagne, benchè fosse in quelle parti sul -declinare della sua fortuna. Lasciò Milano il 10 novembre, per recarsi -a Francoforte sul Reno, dove, circa un mese dopo, fu colle consuete -solenni cerimonie incoronato. - -(1712) Le mutate circostante persuasero le potenze guerreggianti -a' pensieri di pace. (1713) Al qual fine, i loro plenipotenziari, -nel mezzo dell'inverno, si unirono in congresso ad Utrecht, e, dopo -nove mesi di trattative, fu dapprima conciliata una sospensione -d'armi, seguita poscia dalla pace, conchiusa l'11 aprile del 1713. -Il 2 di questo mese entrò in Milano l'imperatrice, che dalla città -di Barcellona andava a raggiungere il consorte in Vienna, lasciando -abbandonata la Catalogna ai suoi nuovi destini. Le tennero dietro varie -migliaia di esuli spagnuoli; per provvedere alla cui sussistenza, fu -staccato dal milanese il Finale, venduto alla repubblica di Genova per -un milione e duecentomila pezze da lire cinque di Milano, riservato -il vano titolo di feudo all'Impero. (1717) Distratto il principe -Eugenio nella nuova guerra in cui erasi impegnato l'imperatore in -sussidio de' Veneziani contro il Gran Turco, nel corso della quale -l'accostumata sua prodezza ed intelligenza si distinse colla vittoria -di Petervaradino, indi colle conquiste di Temeswar e di Belgrado, -risolvette di rinunziare al governo dello Stato di Milano; laonde -fu supplito dal conte Luigi di Vendome, poscia da una real giunta -dei primari magistrati, e in fine dal principe Massimiliano Carlo -di Lewestein, che incominciò il suo governo nel gennaio del 1717. -L'avvenimento più rimarchevole ne' fasti di quest'anno per la felicità -della casa austriaca, e per il futuro bene de' popoli, fu la nascita -dell'imperiale arciduchessa Maria Teresa, accaduta il 13 maggio. «Se la -filosofia, scrisse l'abate Paolo Frisi[306], non avesse già dissipato -le vanità de' civili pronostici, si sarebbe preso per un augurio -felice che la nascita di Maria Teresa fosse stata preceduta di pochi -mesi dalla vittoria di Petervaradino. Il vero augurio del regno di -essa fu la bontà naturale del suo cuore, la prontezza e la vivacità -dell'ingegno, la fermezza del carattere e l'applicazione agli affari, -che mostrò sino dalla sua prima gioventù». - -La prima intrapresa del governatore principe di Lewenstein in Milano, -fu la costruzione del teatro di corte, che era stato consunto dalle -fiamme il 5 gennaio 1708, e che, dopo avere sussistito per quasi -sessant'anni, soggiacque ad un'uguale sciagura il 24 febbraio del -1776. Nè d'altro potè occuparsi, essendo sorpreso dalla morte il 26 -dicembre dello stesso anno. Questo fu il nono governatore morto durante -il suo governo, dopo estinta la linea de' duchi sforzeschi. Gli otto -antecessori furono il cardinale Caracciolo, il duca di Albuquerque, -il marchese d'Ayamonte, il conte di Fuentes, don Ambrogio Spinola, il -cardinale Trivulzi, don Luigi Ponze de Leon, e il marchese d'Olias e -Mortara. Lewenstein fu tumulato in San Gottardo; gli antecessori lo -furono in Duomo, a Santo Stefano, alla Scala, alla Pace, a San Celso, -ai Cappuccini di porta Vercellina. (1719) Gli fu dato in successore il -conte Gerolamo di Colloredo, che giunse al suo posto sul finire della -primavera del 1719. Egli cinse di sbarre la fossa interna della città, -a difesa de' passeggieri, e, dopo sei anni di buon governo, partì in -cattivo stato di salute per recarsi a morire a Vienna, succedendogli il -maresciallo conte Daun. - -La nascita d'una terza figlia, avendo quasi tratto di speranza -l'imperatore Carlo VI di aver prole maschile, s'indusse egli a -stabilire con solenne atto, conosciuto sotto il nome di _Prammatica -Sanzione_, una legge di successione, per la quale, in mancanza di -maschi, sono chiamate le figlie con ordine di primogenitura; legge -garantita non solo dalla Dieta dell'Impero, ma pur dall'Olanda, dalla -Francia, dalla Spagna e dall'Inghilterra; e più efficacemente lo è -stata in séguito dalla forza dell'armi. (1725) Una segreta convenzione -stipulata il 30 aprile 1725 tra Carlo VI e Filippo V confermò al -primo tra gli altri vantaggi in Italia il possedimento dello stato di -Milano; il che diede causa ai Lombardi di sinceri tripudii, fondandosi, -più che nelle sempre incerte speranze dell'avvenire, nella lusinga -della stabilità della condizione presente. (1729) Questi fausti -presagi furono sconvolti da un turbine improvviso, avendo la prossima -estinzione delle famiglie regnanti de' Farnesi negli Stati di Parma e -Piacenza, e de' Medici in Toscana, ravvivate le pretese dell'imperatore -Carlo VI, contro le quali la Francia, la Spagna e l'Inghilterra -convennero in secreto trattato, conchiuso in Siviglia il 9 novembre del -1729. Perciò da ogni parte si pose cura agli apprestamenti guerreschi, -e l'imperatore si mostrò nell'attitudine più imponente. Per di lui -ordine il governatore conte Daun fece ristaurare le piazze forti del -mantovano e del milanese, radunò magazzini copiosissimi e si accinse -con ogni diligenza ad ammassar denaro. L'esercito imperiale in Italia, -accresciuto con rinforzi venuti di Germania, fu presto numerosissimo, -e si disse ascendere a sessantamila fanti e ventimila cavalli. (1730) -Il conte di Mercy, generalissimo, lo distribuì in un accampamento -continuo lungo il Po, da Ostiglia sino a Pavia, avendo fatto centro in -Cremona per il deposito delle vittovaglie e d'ogni corredo militare. -Così, quantunqne le ostilità non abbiano incominciato che assai tempo -dopo e per effetto di altri ravvolgimenti politici, la Lombardia -soggiacque a tutti i danni della più aspra guerra guerreggiata. La -_diaria_, convenuta pagarsi dallo Stato per la difesa del paese, fu -aumentata dalle tredici alle sedicimila lire al giorno, per cui ascese -ad annui cinque milioni e ottocentoquarantamila lire milanesi. Nella -ripartizione di un sussidio straordinario di quattordici milioni -di fiorini imposto alla monarchia, due milioni dovette contribuire -l'Italia austriaca. I frequenti passaggi delle truppe, le requisizioni -de' generi e in ispecie dell'avena, accrebbero i dispendii e le -vessazioni. Tutte le casse pubbliche erano esauste, e la regia camera -sospese i pagamenti ai creditori che per l'indisputata liquidità -de' loro titoli erano detti di _giustizia_. A questi mali s'aggiunse -che fino dal 1726 i creditori, o come chiamavasi i _reddituari_ de' -monti di San Carlo, per conseguire almeno una parte de' loro redditi, -aveano dovuto accondiscendere alla riduzione de' capitali al sessanta -per cento, e degl'interessi dal cinque al tre, e che da più anni -l'intiera provincia soggiaceva al sopraccarico delle spese per il -nuovo censimento, le quali dal 1718 al 1733 salirono alla somma di sei -milioni. Altri minori aggravii s'introdussero in allora; essendo stata -privata la camera de' mercanti di Milano dell'antichissimo possesso -di avere un proprio corriere per la corrispondenza nella Germania, e -stabilita la nuova gabella di affrancare le lettere, laddove prima si -pagava soltanto al riceverle, non a spedirle. - -(1733) In questo stato di guerra senza guerra aperta si durò per tre -anni, fino al 1733, quando l'influenza esercitata dalla corte imperiale -per l'elezione del re di Polonia Federico Augusto III, in onta de' -maneggi del gabinetto di Francia, fu il grano di polvere che mancava -a far accendere la mina, da tanto tempo accumulata, e mentre altresì -l'esercito austriaco in Italia, poc'anzi sì formidabile, erasi, per -varie cause, di molto diminuito. Questa volta la politica della corte -austriaca fu vinta dall'astuzia e dalla simulazione degli avversari. -Il re di Francia Luigi XV, il re Filippo V di Spagna e il nuovo re di -Sardegna, Carlo Emmanuele, si collegarono, il 16 settembre, con segreto -trattato di alleanza contro la maestà cesarea; e fu questo talmente -segreto, che gli armamenti intrapresi dal re sardo si riputarono -in Vienna fatti in difesa propria e dello stato di Milano contro i -Francesi, al segno che, avendo le stesso re chiesto di estrarre dal -milanese circa trecentomila moggia di grano, dai ministri imperiali -fu tosto ordinato che vi si acconsentisse. E in quest'erronea opinione -stettero così ostinati, che quando il conte Daun, chiarito dall'inviato -cesareo in Torino della contratta lega, della quale il re di Sardegna -era stato eletto generalissimo, ne diede avviso alla corte, non fu -creduto. Spedì corrieri, spedì suo figlio, tutto fu riguardato e -deriso come un sogno e un terror panico del governatore; e la procella -sopraggiunse tanto precipitosa, che appena egli ebbe tempo di porsi -in salvo, rifugiandosi a Mantova il 22 ottobre. A tale inaspettato -sconvolgimento tutti i ministri e il paese furono in costernazione. -I sessanta decurioni di Milano si radunavano ogni giorno: si destinò -la milizia urbana alla custodia delle porle della città, si fece una -processione a Sant'Ambrogio e si concertò come avevasi a far buon viso -ai nuovi padroni. Il 2 novembre i delegati di Milano rendettero omaggio -al re di Sardegna presso Abbiategrasso, accolti con distinzione, -avendo voluto che si coprissero; e furono tenuti due ore con lui, -mentre sfilavano otto battaglioni francesi e quattro savoiardi -destinati ad occupare la città. Dopo la presa di Pizzighettone, l'11 -di dicembre, il re fece la solenne entrata in Milano, e due giorni -dopo vi giunse il maresciallo di Villars, che avea ottantatre anni. -V'erano nella città oltre duemila ufficiali con alloggio presso i -privati, dal qual peso i patrizi tennero sè stessi esenti. (1734) Il -castello, bloccato dapprima, dopo quattordici giorni di aperto assedio -si arrese il 2 gennaio, trovandosi il presidio, per le perdite fatte -e la molta disserzione, ridotto a novecento uomini. La città ebbe a -soffrire qualche danno, e ben maggior paura dalle artiglierie degli -assediati; ed oggetto di grave doglianze fu per essa successivamente -la tassa imposta a' facoltosi in determinate somme, da pagarsi fra otto -giorni, in via di prestito al sei per cento, onde soddisfare al debito -arretrato per la diaria. Fra quelli, i più tassati furono il presidente -Clerici per lire centocinquantamila, il conte di Brono per altrettante, -il conte Brentano e Pietro Andreoli in lire centomila per ciascuno. -Ma pochi pagarono, e la successione degli avvenimenti fece lasciare -quest'espediente in dimenticanza. - -I Gallo-Sardi, quanto furono celeri nell'invasione, altrettanto -si mostrarono lenti nell'approfittare degl'improvvisi riportati -vantaggi, e della sorpresa e debolezza degli Imperiali, che in tutto -non avevano in Italia quattordicimila uomini. Si lasciò loro il tempo -di riprender lena, di raccogliere le sparse, benchè tenui forze de' -diversi presidii, e di far di Mantova il centro d'unione de' soccorsi -spediti in fretta dalla Germania. Anche il re di Sardegna fu sollecito -ad accrescer forze all'esercito collegato colle copiose leve eseguite, -non meno ne' suoi Stati della Savoia e del Piemonte, che nel ducato di -Milano, dove, non ostante l'avversione del volgo ai Piemontesi e ai -Francesi per antiche gare ed animosità, il reclutamento fu numeroso. -Avvenne sul finire dell'anno la battaglia campale di Guastalla, -egualmente gloriosa per le due parti, ma senz'esito decisivo. Però -il partito imperiale in Italia soggiacque ad un colpo funesto per -la spedizione marittima partita di Spagna alla conquista de' regni -di Napoli e di Sicilia a favore dell'infante don Carlo. Entrò questi -infatti vittorioso in Napoli, il giorno 15 maggio, donde era fuggito -il vicerè conte don Giulio Visconti, e cinque giorni dopo venne -proclamato re delle due Sicilie fra gli urli d'applauso e di tripudio -di quella plebe sfrenata e selvaggia, abituata da tanti secoli a -festeggiare i presenti e a maledire chi si ritira, quando l'occasione -non le sia propizia per fargli un male maggiore. (1735) All'uscire -da' quartieri d'inverno l'armata cesarea si trovò accresciuta di -alquante migliaia di soldati, che retrocedevano da Napoli col capitano -generale duca di Montemar, e all'opposto giunse di Francia in Milano, -verso la fine di marzo, il maresciallo di Noailles, e ai primi di -maggio in Cremona il re di Sardegna. Incalzati gl'Imperiali dai -Gallo-Sardi, furono dal loro maresciallo Koningsegg, _con lodatissima -provvidenza_[307], concentrati verso il Tirolo, avendo prima posto -in salvo i bagagli, i malati, i cannoni, e ogni altro attiraglio e -impedimento militare. Gli succedette nel comando il generale conte -di Kevenhüller, al tempo del quale null'altro accadde fuorchè la -conquista della Mirandola, riuscita al duca di Montemar, intanto che -gli alleati consumavano il tempo e le forze nel blocco di Mantova. -Questa lentezza, non accostumata al carattere delle due nazioni, -non era senza mistero; e questo fu in parte svelato, allorchè, il -16 dicembre, il duca di Noailles spedì al conte di Kevenhüller il -gradevole avviso di una sospensione d'armi, la quale fu tosto seguita -dalla pace. Quest'esito era stato preparato dai segreti maneggi del -cardinale di Fleury, primo ministro del re cristianissimo, cui si -trovò pronto ad aderire il gabinetto austriaco, che dalla sbilanciata -sua fortuna era ridotto a più moderati consigli. La somma delle cose -convenute sul terminare del 1735 nel celebri preliminari di Vienna, -e tosto dopo ratificata nel congresso di Parigi, fu la seguente. I -ducati di Lorena e Bar vennero ceduti e aggregati alla Francia, e il -regno delle due Sicilie confermato al re Carlo di Borbone. Al duca -di Lorena Francesco Stefano fu assegnato in cambio il gran ducato di -Toscana, e stante lo svantaggio del cambio, gli fu dato da cesare la -lusinga di un partito di più alta importanza, che ebbe poi effetto. -Il re di Sardegna, oltre il Monferrato, l'Alessandrino, la Lumellina -e la Valsesia, acquistati nel 1707, ottenne le città e i territori -di Novara e Tortona, con nuova diminuzione dello stato di Milano. A -queste condizioni ebbe l'imperatore la conferma o la restituzione del -mantovano e della restante parte del milanese, la cessione di Parma -e Piacenza, e la garanzia della prammatica sanzione. (1736) Le corti -di Madrid, di Napoli e di Torino trovarono nella reale convenienza di -questi patti un congruo risarcimento all'offeso amor proprio per non -essere state consultate, e vi aderirono. Successivamente le città di -Parma e Piacenza furono lasciate libere dalle armi dell'infante don -Carlo, cedute agl'Imperiali dai Gallo-Sardi Cremona e Pizzighettone, -e il 7 di settembre la città di Milano, avendo alcuni giorni prima il -re di Sardegna licenziata e ringraziata la giunta di governo istituita -durante la conquista, col proclama che si riporta nella nota[308]. -Fu certamente onorevole per questa Giunta l'essere stata confermata -dal conte di Kevenbütter, supremo comandante cesareo in Italia fino -all'arrivo, che seguì il 17 dicembre, del nuovo governatore capitano -generale conte Otto Ferdinando Traun, al di cui governo vennero uniti -il ducato di Mantova e quello di Parma e Piacenza, sotto la dominazione -di Lombardia-austriaca. Altri due avvenimenti memorabili di quest'anno -furono la morte del maggior capitano di quel tempo, il principe Eugenio -di Savoia, avvenuta in Vienna il 21 aprile, essendo egli in età di -anni settantadue, e le nozze faustissime seguite il 12 del precedente -febbraio tra l'arciduchessa Maria Teresa, primogenita dell'imperatore -Carlo VI, già entrata nell'anno diciottesimo, e il principe di Lorena -Francesco Stefano, che ne avea ventisette; con che le illustri case di -Lorena e d'Austria si unirono in un solo tronco. - -Ne' decorsi trentasei anni vide la città di Milano un solo nuovo -arcivescovo, monsignor Benedetto Erba Odescalchi, già nunzio apostolico -in Polonia, e poco dopo promosso al cardinalato. Egli fu eletto il -18 aprile 1712 in luogo del defunto cardinale Giuseppe Archinto, e -resse la Chiesa milanese per anni ventiquattro, finchè, nel 1736, reso -inabile per un insulto apopletico, rinunziò al pontificato. Nell'anno -seguente alla sua installazione diede questo prelato il conservatorio -di Santa Sofia all'istituto della Visitazione, ed aperse il collegio -degli Obblati missionarii annesso alla insigne chiesa di Rho. Sotto -di lui fu aperto da' Barnabiti in Milano, nel 1723, il collegio -de' Nobili, col nome di collegio imperiale; nel 1724 si stabilirono -le Orsoline presso Santa Maria alla Porta; nell'anno seguente si è -fabbricata la chiesa di Campo-Santo, e infine nel 1735 si viddero -erette le chiese di San Bartolomeo e di San Pietro Celestino, e ridotta -a compimento quella di San Francesco di Paola, tutte col disegno -dell'architetto Marco Bianchi, romano[309], il quale colle linee curve -e coi cartocci, benchè non disgiunti da una certa maestà, rese un -abbondante tributo al cattivo gusto che andava allora dilatandosi nella -pratica dell'architettura. - - - - -CAPITOLO XXXIII. - -_Morte dell'imperatore Carlo VI, al quale succede negli Stati ereditari -la primogenita Maria Teresa. Altra guerra in Italia, ch'ebbe fine colla -pace in Acquisgrana. Condizione e governo della Lombardia. Giuseppe II -imperatore; sue riforme. Breve regno e morte di Leopoldo II._ - - -(1737) Restituito lo stato di Milano in seno alla pace, fu -necessariamente, per varii anni, privo di avvenimenti degni di essere -ricordati, per cui appena si ha a far parola dell'ingresso in Milano -del nuovo arcivescovo, Carlo Gaetano Stampa, accaduto il 10 maggio del -1737. Il 6 luglio dello stesso anno morì Giovan-Gastone, ultimo gran -duca di Toscana della casa Medici, succedendogli, per le precedute -convenzioni, il duca di Lorena, sposo dell'arciduchessa Maria Teresa. -È non meno meritevole di ricordanza la morte, accaduta in Milano, del -gesuita Tommaso Ceva, nella grave età d'ottantotto anni. I piacevoli -suoi costumi, i suoi versi latini, qualche produzione matematica, -e il suo buon gusto nelle belle lettere, del quale ci fan prova i -precetti conservatici dal Muratori nella di lui vita, lo resero uomo -distinto. (1739) Due anni dopo, l'arciduchessa Maria Teresa d'Austria -e il gran duca Francesco di Lorena, di ritorno dai loro Stati di -Toscana, onorarono, nel mese di maggio, la città di Milano colla loro -presenza, e furono accolti cogli accostumati festeggiamenti. (1740) -L'anno 1740 fu di funesto presagio per l'Italia, mentre all'esito -infelice della guerra turchesca, colla perdita di Belgrado, si -aggiunse, il 20 ottobre, la morte dell'imperatore Carlo VI, essendo -d'anni cinquantacinque, dopo una malattia di soli tre giorni. Con esso -ebbe fine la linea maschile dell'augusta casa d'Austria, la quale, -nel corso di quattrocentosessantasette anni, diede al romano impero -sedici Cesari e sei re alla Spagna. Appena divulgata la funesta nuova, -l'arciduchessa Maria Teresa, come primogenita, secondo la prammatica -sanzione, fu proclamata e riconosciuta regina d'Ungheria e di Boemia, -e principessa sovrana di tutti i regni e Stati già appartenuti -all'augusto genitore. Due suoi dispacci, spediti due giorni dopo la -di lei assunzione al trono, giunsero in Milano; col primo de' quali -ordinava la celebrazione de' funerali e le dimostrazioni del lutto per -l'estinto monarca; e col secondo confermò il conte Traun in governatore -dello Stato. Con altro dispaccio del 7 dicembre annunziò a questa città -la generosa risoluzione di aver promosso il real consorte a coreggente -in tutti gli acquistati dominii, senza lesione della sovranità o -pregiudizio della prammatica sanzione. (1741) Di là a pochi mesi -ebbero i sudditi lombardi motivo di nuova allegrezza per la notizia -della successione assicurata alla casa austriaca, colla nascita di un -arciduca primogenito, avvenuta il 13 marzo, che fu poi l'imperatore -Giuseppe. Il conte Verri, mosso da ciò che quest'augusto prometteva -nell'aurora del di lui regno, registrò nelle sue Memorie la nascita -di esso, appellandolo _il Giusto e l'Amico degli uomini_. Ma dietro -quest'aura di prosperità, e sotto quest'apparenza di ciel sereno, -sorgeva minacciosa la più funesta procella, suscitata dalla concorde -ambizione di tanti altri sovrani, per dividersi il ricco patrimonio -di tanti regni. Stromento immediato riputavasi il re di Sardegna; e il -caso volle che, per lasciarlo maggiormente libero di seguire gl'impulsi -della sua politica, morisse a quel tempo la regina Elisabetta Teresa. -Non fu tarda la corte di Vienna a proporgli un nuovo parentado colle -nozze dell'arciduchessa Marianna, secondogenita del defunto Carlo VI; -ma una tale proposizione non ebbe effetto, benchè per questa volta -la fede serbata all'Austria si trovò d'accordo cogl'interessi della -sua corona. Vide allora l'augusta Maria Teresa essere inevitabile il -turbine di usa guerra accanita, e imminente lo scoppio; al che, come -al più pronto rifugio, prese la memorabile risoluzione di ricorrere -alla magnanimità della nazione ungherese; e, coll'occasione che il 25 -di giugno fu essa coronata a Presburgo, si presentò agli Ordini della -nazione, nuovamente radunati, tenendo fra le braccia il reale infante, -della sola età di due mesi, e con tale dignità ed energia perorò per la -sua causa, che da quell'assemblea, commossa fino alle lagrime, ottenne -un unanime sfoderar di sciabole, accompagnato dal noto giuramento: -_Moriamur pro rege nostro Maria Theresia._ - -(1742) La prima esplosione della procella seguì nella Germania, -cumulandosi allo sforzo dell'armi gli effetti delle macchinazioni -politiche. Nello stesso tempo che l'invasa Boemia apriva ai nemici -le porte della sua capitale, gli elettori, radunati a Francoforte, -proclamavano all'impero il duca di Baviera, col nome di Carlo VII. -Intanto la Lombardia era minacciata dagli Spagnuoli, partiti dal -Napoletano e radunatisi in Romagna, ai quali fece fronte il governatore -di Milano, maresciallo conte Traun, possentemente sussidiato dal re di -Sardegna, avendo instituita, per rappresentarlo nell'amministrazione -dello Stato, una real giunta di governo. La milizia civica fu posta -a presidiare il castello; nella quale onorevole incombenza durò per -dieci mesi. Quasi contemporaneamente un altro esercito spagnuolo -invase la Savoia; il che costrinse il re sardo ad accorrere alla -difesa de' propri Stati. (1743) Il 23 dicembre di quest'anno morì, -più che sessagenario, l'arcivescovo cardinale Stampa, cui dal sommo -pontefice Benedetto XIV, il 15 del successivo giugno, fu sostituito -l'arciprete della chiesa metropolitana, Giuseppe Pozzobonelli, promosso -tre mesi dopo al cardinalato: onorificenza ormai consueta ai titolari -di questa sede arcivescovile. Circa la metà dell'anno, videro pure i -Milanesi cambiato il loro governatore, il quale passò al comando degli -eserciti in Germania, «lasciando in queste parti grata memoria del suo -discreto ed onorato procedere, della sua moderazione ed affabilità, -del suo disinteresse, e di molta carità verso i poveri[310]»; ed ebbe -in successore il principe Giorgio Cristiano di Lobkowitz, che tosto si -recò al campo contra gli Spagnuoli, confermando la giunta di governo -già stabilita. Nè a ciò limitandosi la previdenza di Maria Teresa, si -fece forte nel trattato di Worms, firmato il 12 settembre, co' sussidii -navali e pecuniarii dell'Inghilterra, estesi anche al re di Sardegna, -suo alleato; e, per vieppiù tenersi questo in fede, acconsentì di -eseguire, a suo favore un terzo smembramento dello stato di Milano, -concedendogli Bobbio, Voghera e Vigevano coi loro territorii, per modo -che l'intiero corso del Ticino, dal lago Maggiore al suo confluente nel -Po, fosse la linea di confine tra i due Stati; e di questa concessione -venne il re di Sardegna posto in possesso nel principio del seguente -anno. (1744) I consigli dell'attenta sovrana erano pure secondati -dalla fortuna, venendo la guerra in Italia condotta con tale indolenza -dai Gallo-Ispani, che consumarono l'intiera estate nell'inutile -investimento di Cuneo; onde ha quella potuto mantener grossi e -concentrati i suoi eserciti per un maggiore sforzo nella Germania. -(1745) Sopraggiunse ancora più fausta per essa la morte avvenuta in -Monaco il 20 febbraio del 1745, di Carlo VII, il quale, sebbene non sia -mai stato che una larva d'imperatore, era tuttavia di continuo e grave -inciampo a' suoi disegni. Fu quindi facile alla di lei destrezza di -far eleggere al trono imperiale il proprio consorte duca di Lorena, il -quale infatti fu incoronato a Francoforte il 4 ottobre, e prese il nome -di Francesco I. - -Queste felici combinazioni politiche, certamente influenti al buon -esito definitivo della gran lotta, non valsero a dissipare la fiera -procella che da tanto tempo ci sovrastava. Le corti di Francia e di -Madrid, costanti nel proponimento di fondare una seconda sovranità -borbonica in Italia in vantaggio dell'infante don Filippo, strinsero -ad Araniuez un trattato colla repubblica di Genova, obbligandosi a -pagarle un sussidio mensile di centomila scudi[311], e si decisero ad -assalire con una massa preponderante di forze l'esercito austro-sardo, -al di cui comando era venuto di recente il conte di Schulembourg in -vece del principe di Lobkowitz, il quale eia stato pure separatamente -supplito nel governo della Lombardia dal tenente maresciallo conte Gian -Luca Pallavicino, con titolo di ministro plenipotenziario e autorità di -governatore. Attesa l'alleanza coi Genovesi, nuovi rinforzi francesi -e spagnuoli ebbero facile e sicuro il passo per la via d'Oneglia, ed -unitisi col nerbo militare già esistente, e coi contingenti di Napoli, -di Modena e di Genova, fecero centro in Acqui. Fra tutti ascendevano a -settantamila combattenti, comandati da Francesco III duca di Modena, -dal general conte di Gages e dal maresciallo di Maillebois. Di là il -duca di Modena, scacciati gli Austro-Sardi da Savona, da Novi e da -Tortona, si diresse alla conquista di Piacenza e Parma; nei mentre -che il conte di Gages, con tremila granatieri e qualche cavalleria, -gettato un ponte sul Po alla Stella verso Belgioioso, nella notte -del 22 settembre sorprese Pavia, essendosi quel presidio ritirato in -fretta nel castello. A tale nuova il conte di Schulembourg, comandante -gli Austro-Sardi accampati in Bassignana, mandò tosto a presidiare -il castello di Milano, e con tutta la sua artiglieria per la Pieve -del Cairo si appressò a Vigevano, ed incalzato da' nemici, ritirossi -quindi verso Casal-Monferrato. Queste mosse difensive lasciaron luogo -all'infante don Filippo d'investire Alessandria e Valenza, di acquistar -Asti ed altri castelli in que' contorni, e di estendersi a suo -piacere nella Lombardia, abbandonata anche dal plenipotenziario conte -Pallavicino, ch'erasi rifugiato in Mantova. - -Mentre i supremi comandanti della lega nemica, radunati in Pavia, -divisavano di progredire nelle operazioni militari coll'occupar Modena -e Reggio, riservando il facile conquisto di Milano come una conseguenza -dell'assicurata vittoria, giunse loro un ordine pressante della corte -di Madrid di eseguirlo di preferenza e senza ritardo. Ciò procedeva -dall'impazienza della regina Elisabetta di accelerare lo stabilimento -dell'infante suo figlio, e procurargli un dovizioso appanaggio; e -con questa improvvida risoluzione si lasciò il campo alla fortuna -austriaca di risorgere in Italia. Occupate pertanto le rive del Ticino, -il conte di Gages fece avanzare l'esercito verso Milano, dove il 16 -dicembre entrò il generale di Camposanto con molti fanti e cavalli e -parte degli equipaggi del principe, e in egual tempo due altri corpi -furono spediti a prender possesso di Lodi e di Como. Mancando ancora la -grossa artiglieria per intraprendere l'assedio del castello, munironsi -di palafitte le strade interne che a quelle conducevano, e le due -vicine porte della città vennero murate. Il vicario di Provvisione co' -delegati civici si trasferì, il 18 dicembre, a Magenta, per adempire -alla solita cerimonia della presentazione delle chiavi all'infante don -Filippo, il quale nel giorno seguente entrò con gran pompa nella città. -È inutile il dire che la popolazione si mostrò giuliva e plaudente, -che la nobiltà e le magistrature ai presentarono al novello principe -col sorriso sul labbro e con sommo rispetto, e ch'egli accolse i loro -omaggi con graziosa clemenza. Questi uffici e siffatte dimostrazioni -sono di tutti i tempi; fu però speciale di quella circostanza la grida -pubblicata il 24 dicembre dalla Giunta interinale allora instituita, -con cui fu aumentato il valore di tutte le monete correnti, e valga per -saggio il filippo stabilito al prezzo di lire otto: col qual ordine il -nuovo governo fece prova di essere ignorante o truffatore. - -(1746) Ma benchè gli Spagnuoli fossero in possesso della capitale e -si estendessero per un gran tratto di paese, gli Austriaci tenevano, -oltre il castello di Milano, Pizzighettone, Cremona e Mantova; il re -di Sardegna occupava la cittadella di Alessandria, e il principe di -Lichtenstein erasi ritirato col suo corpo verso Trino e Crescentino, -donde poteva agir di concerto coll'esercito austro-sardo non molto di -là discosto. Inoltre l'imperatrice regina, pacificatasi opportunamente -sulla fine di dicembre col re di Prussia, si trovò libera di spedire -copiosi sussidii di gente in Italia; i quali, a malgrado de' rigori -dell'inverno, giunsero in febbraio sul mantovano, e senza far -posa, oltrepassato il Ticino, recaronsi al campo del principe di -Lichtenstein. Con tali aiuti il principe, unitamente ai Piemontesi, -ha potuto sorprender Asti, liberare Alessandria, riprender Acqui -e stringere i nemici tra Gavi e Novi, senza però essere riuscito a -toglier loro le comunicazioni col Genovesato e coi Napoletani. Da un -altro lato il tenente maresciallo conte Pallavicino, che comandava nel -mantovano, avanzossi alla destra del Po verso Guastalla, rinforzò la -parte dell'esercito ch'era nel cremonese, e ricuperò Modena. Nel corso -di queste operazioni, che andavano rendendo sempre peggiori le sorti -della federazione nemica, l'infante don Filippo passava il tempo in -Milano, ristorandosi dai disagi de' campi ne' tripudii delle feste e -de' teatri, finchè, avendo gli Austriaci riacquistato Codogno e Lodi, -e spinte le loro scorrerie fino alle porte di quella metropoli, il -generale conte Gages fu costretto, nella notte precedente al 19 marzo, -di annunziare al real principe la necessità di una pronta partenza; -la quale fu eseguita nell'alba seguente con tale precipitazione e -scompiglio, che, se fosse avvenuta dopo la perdita di una battaglia -campale, non poteva essere più disastrosa. Così, dopo soli tre mesi di -effimera occupazione spagnuola, tornò la Lombardia sotto il dominio -austriaco, e tosto riassunse le cure del governo la real Giunta, che -il conte Pallavicino avea eretta nella città all'atto di abbandonarla. -I primi ordini da quella emanati, che ora, per i posteriori esempi, -sarebbero riguardati per abituali ed indifferenti, riuscirono allora di -sorpresa nel pubblico. Prescrivevasi in uno di essi che, nel termine -di tre giorni, dovessero notificarsi tutti gli effetti, danari o -mobili spettanti agli Spagnuoli, e che presso alcuno degli abitanti -esistessero; e, con altro, erano dichiarati invalidi e nulli tutti -gli atti seguiti nel tempo dell'invasione nemica. E a questa nullità -fu data una sì precisa esecuzione, che, avendo l'infante don Filippo, -ad istanza della contessa donna Clelia Grillo Borromeo, dama allora -celebre per coltura e vivacità di spirito, fatta grazia della vita a -un chierico Didino, condannato alle forche per causa d'omicidio con -ruberia, volle il senato che si eseguisse la sentenza. Si è proceduto -altresì con molto rigore contro le persone che prestarono favore ai -nemici; e diverse ne furono punite con varie pene, tra le quali si -conserva ancor viva la ricordanza del conte Giulio Antonio Biancani, -uno de' questori del magistrato ordinario di Milano, che da una -commissione speciale, autorizzata dall'augusta sovrana, fu condannato -al taglio della testa ed alla confisca de' beni, come disertore e -fellone. - -Dopo lo sgombramento di Milano, abbandonarono di seguito i Gallispani -il restante della Lombardia, ritirandosi a Piacenza. Verso la stessa -città furono incalzati gli altri loro corpi che occupavano Guastalla, -Reggio e Parma. Un fatto d'armi, avvenuto il 15 giugno, al collegio -di San Lazaro presso Piacenza, e un altro, il 9 agosto, a Rottofredo, -entrambi vantaggiosi agli austriaci, decisero la piena ritirata de' -collegati, resa ancor più sollecita per la notizia ricevuta a Voghera -della morte del re Filippo V. Onde, per la stessa via della Riviera di -Ponente, che sette mesi addietro aveano percorso, avanzandosi gonfi di -tante speranze, non più si ristettero finchè giunsero nella Provenza. -La repubblica di Genova, che aveva aperto e favorito il passaggio ai -nemici, non doveva andare impunita. Investita per mare e per terra, si -arrese, e fu occupata dagli austriaci. Ma questi presto la perdettero, -essendone scacciati dalla popolazione, irritata per l'eccesso delle -contribuzioni e delle vessazioni, ed eccitata clandestinamente -dall'influenza francese; nè dee tacersi che, a stancare per tal modo la -pazienza de' Genovesi, fu principale stromento un nobile italiano, il -marchese Botta Adorno di Pavia, che comandava gl'imperiali. (1747) Egli -fu allora privato d'ogni comando; ed essendo poi stato trasferito al -governo delle Fiandre, venne colà egualmente in esecrazione, così che, -non ostante la protezione della corte, dovette esserne rimosso. Questo -ministro era attaccatissimo agl'interessi dell'augusta padrona, ma avea -la sfortuna di rendersi ovunque sommamente odioso, e parea nato a posta -per far sorgere de' tumulti[312]. Per l'esito della guerra in Italia, -era il gabinetto austriaco pressato da due opposte cure: avrebbe -voluto trarre pronta vendetta dello smacco di Genova, che offendeva -l'onor delle sue armi, non meno per le cause che negli effetti; e -l'incalzava la brama di portare il flagello della guerra nel paese -del nemico. Fece dar opera all'uno e all'altro divisamento, e nessuno -gli riuscì. Furono senza buon esito i campeggiamenti nella Provenza, -per la novità dei luoghi, per la difficoltà de' viveri, per le scarse -forze; e mancò del pari l'impresa di Genova, per essere stata condotta -senz'unità di piano, fra la rivalità delle corti e la gelosia de' -comandanti. Nè i Francesi e gli Spagnuoli si distinsero con alcun fatto -memorabile, se si eccettua il funesto capriccio del maresciallo di -Bellisle di aver voluto far superare a forza i trincieramenti del Colle -dell'Assietta, tra Exilles e Fenestrelle, difesi valorosamente dagli -Austro-Sardi sotto gli ordini de' conti di Colloredo e di Bricherasco, -senz'altro esito che di avere sagrificato infruttuosamente cinquemila -francesi, e insieme con essi il proprio fratello. Questa vittoria fu, -a buon dritto, festeggiata con varii _Te Deum_ sì in Piemonte che in -Lombardia[313]. - -Se la perdita di Genova fu cagione della disgrazia del generale Botta -Adorno, il non averla ricuperata portò il richiamo del comandante -supremo, conte di Schulembourg, cui venne sostituito il conte di Traun, -e del ministro plenipotenziario, conte Gian Luca Pallavicino, caduto -forse in sospetto per essere di nascita genovese, entrambi partiti per -Vienna a render conto del loro operato. Per il governo della Lombardia -fu creata una real Giunta, composta del gran-cancelliere, conte -Beltrame Cristiani, stato assunto a questa carica fino dal 1744, dai -presidenti del senato e dei magistrati ordinario e straordinario, ed -altri otto soggetti. Lasciò il Pallavicino fama d'uomo disinteressato -e magnifico, ed eguale la mantenne allorchè, di là a tre anni, -restituito in grazia, tornò alla primiera carica in Milano. Nel -triennio intermedio a questi due suoi governi, la carica congiunta di -governatore e di capitano generale della Lombardia austriaca fu coperta -dal conte Ferdinando Bonaventura di Harrach, venuto il 19 settembre. -Egli fu un buonissimo signore, senza fasto, umano, amico dell'ordine -e della tranquillità, nemico delle novazioni. La contessa di lui -consorte, giovane, vivace, e anche bella e galante, diffuse l'allegria -nel paese, e introdusse la moda di cavalcar le dame anche in città, e -di girare pe' palchi le maschere al carnevale[314]. - -Non solo l'Italia, ma l'Europa intiera era stanca ed estenuata dalla -guerra, laonde l'ambizione dovette ricevere la legge dalla necessità. -(1748) Tutti i sovrani erano, nel loro cuore, concordi nel voler la -pace, e per conseguirla meno svantaggiosa, fecero un ultimo sforzo, -ponendosi ciascuno nell'attitudine più guerresca. Fu essa sottoscritta -in Acquisgrana dai ministri plenipotenziari delle varie potenze, e -il 23 ottobre il fu dal conte di Kaunitz per l'imperatrice regina, -la quale, per quel trattato, conservò tutti gli Stati ereditari, ad -eccezione della Slesia e della contea di Glatz, cedute alla Prussia; -ricuperò i Paesi Bassi, ma rinunziò alle conquiste che avea fatte in -Italia; cedette i ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, da erigersi -in sovranità a favore dell'infante don Filippo, e confermò le cessioni -fatte al re di Sardegna. (1749) L'esecuzione di questo trattato, quanto -all'Italia, rese necessario un parziale congresso, apertosi nel mese -di dicembre in Nizza di Provenza, che tutto sistemò con buon ordine, -per cui, nella seguente primavera, eseguite le rispettive cessioni -e represtinazioni, ha potuto anche la nostra Lombardia gustare i -beneficii della pace, dietro la quale avea per otto anni inutilmente -sospinto. (1752) E per vieppiù consolidarla, strinse l'augusta Maria -Teresa un trattato di alleanza e di commercio coi re di Spagna e di -Sardegna, sottoscritto ad Aranjuez il 27 aprile del 1752[315], al quale -accedettero in seguito (come era stato loro riservato) il re delle -Due Sicilie, il gran duca di Toscana e il duca di Parma. In quello, -oltre la reciproca garanzia e difesa di quanto ciascuno possedeva, -fu stipulato che, in caso di ostile aggressione, dovessero, due mesi -dopo esserne richiesti, accorrere in soccorso della potenza minacciata -con un determinato numero di truppe, che non poteva esser minore, per -ognuna delle tre principali potenze, di ottomila fanti e quattromila -cavalli; quanto al re delle Due Sicilie, di quattromila uomini di -fanteria e milleduecento di cavalleria; e di mille uomini a piedi e -cinquecento a cavallo per parte dell'infante don Filippo; con facoltà -inoltre di dare, invece di soldati, ottomila fiorini d'Impero al mese -per ogni mille uomini a piedi, e ventiquattromila per altrettanti a -cavallo, da essere rimessi mese per mese ne' banchi di Genova fino al -termine della guerra. E per riguardo al commercio, si convenne che -i rispettivi sudditi godrebbero presso le altre potenze contraenti -dei maggiori privilegi accordati alle nazioni amiche. In particolare -poi si conchiusero dall'imperatrice colle corti di Napoli e di Parma -alcuni vicendevoli matrimonii, da pubblicarsi ed eseguirsi a suo -tempo, e si fissò che tanto il regno delle Due Sicilie, quanto il gran -ducato di Toscana, formassero in avvenire due secondogeniture della -casa d'Austria e di quella di Borbone del ramo spagnuolo, reversibili -alle rispettive discendenze, onde avessero sempre il proprio sovrano -naturale. (1753) Anche la situazione famigliare della casa ducale -d'Este, ridotta ad un'unica figlia e fuori di speranza di aver -altra successione, non fu trascurata dalla perspicacia del ministero -austriaco; e, più destro o più fortunato del gabinetto di Parma, che -mirava allo stesso intento, riuscì a stipulare una convenzione, per -la quale le corti di Vienna e di Modena strettamente si collegarono, a -condizione che la principessa Beatrice, figlia del principe ereditario -Ercole Rinaldo, ed erede presuntiva di tutti i dominii estensi, nata il -7 aprile 1750, sposerebbe l'arciduca terzogenito, e a questi sarebbe -stata conferita la carica di governatore e capitano generale della -Lombardia austriaca, da essere supplita durante la sua minore età dal -duca di Modena Francesco III. E tutto ciò ebbe immediato effetto, a -segno che questo principe, trasferitosi a Milano il 4 gennaio 1754, -entrò tosto in possesso della sua nuova dignità, e il conte Beltrame -Cristiani, ch'ebbe il merito di aver negoziato quel vantaggioso -partito, dalla carica di gran cancelliere del governo, che fu -soppressa, venne promosso a quella di ministro plenipotenziario nella -Lombardia. Con distinti trattati furono regolati inoltre i confini col -re di Sardegna, col duca di Parma, cogli Svizzeri e co' Veneziani. Ma -le amichevoli intelligenze e i varii vincoli di parentela e d'interesse -contratti colla Spagna e colle potenze italiane non avrebbero -bastato a rendere sicura l'Italia nell'emergenza di nuove guerre in -Europa, se non riuscivasi a rendere anche la Francia partecipe di -siffatti accordi; e a quest'oggetto avendo rivolto l'Austria ogni suo -intendimento, vi riuscì con pari felicità: e l'alleanza fra le due -corti per tanto tempo rivali, che sempre più si consolidò, se non ha -meritato un'unanime approvazione ne' rapporti degli interessi eminenti -della monarchia, fu senza dubbio del più deciso vantaggio per la quiete -d'Italia. Un altro oggetto della saggia previdenza di Maria Teresa -fu di antivenire al caso, benchè rimoto, della successione al trono -imperiale, la quale restava quasi assicurata alla sua discendenza se -avesse potuto far nominare l'arciduca Giuseppe, suo primogenito, in -re de' Romani. Ma questo progetto, messo in campo circa l'epoca di -cui trattiamo, e caldamente favoreggiato dall'Inghilterra, potea con -difficoltà essere accolto dagli elettori per l'età del principe, che -appena giungeva ai dodici anni, ed ebbe un insuperabile contradittore -nel re di Prussia, onde soltanto nel 24 maggio 1764, dopo la pace -d'Hubertsburgo, che pose fine alla famosa guerra dei sette anni, -ha potuto aver esecuzione; abbastanza però ancora in tempo, mentre -l'imperatore Francesco I morì l'8 agosto dell'anno seguente. Questo -avvicendamento di combinazioni politiche, con tant'arte preparate e -condotte ad un solo scopo, fu cagione che la pace d'Italia non fosse -più turbata per il corso continuo di quarantotto anni fino al 1796; -e tanto la rammentata disastrosissima guerra dei sette anni, che -l'altra per la successione nella Baviera, e la turchesca, unicamente -un'influenza pecuniaria esercitarono nell'austriaca Lombardia per i -sussidii che ha dovuto somministrare. Per la qual causa, congiunta ai -buoni ordini introdotti, de' quali siamo per parlare, e alla tranquilla -indole degli abitanti, ebbero pur merito i Lombardi d'essersi mantenuti -in una costante obbedienza e fedeltà, allorchè, per le riforme -dell'imperatore Giuseppe II, eransi ribellati i Paesi Bassi, fervevano -gli Stati ereditari, e sì altamente querelavansi gli Ungheri, che fu -duopo accondiscendere a' loro gravami. - -È gradito incarico allo storico imparziale, dopo di aver dovuto -narrare i vizi e gli errori de' potenti e la conseguente oppressione e -l'impoverimento de' popoli, di poter talvolta ricreare la mente propria -e quella de' lettori colla rappresentazione di tempi meno infelici, e -col racconto di un genere di pubblica amministrazione più consentaneo -alla dignità e al ben essere degli uomini. Questa lode è meritamente -dovuta al regno di Maria Teresa, la quale, a malgrado delle lunghe -guerre da cui era bersagliata la monarchia, si mostrò costantemente -intenta a dar migliori ordini ai varii rami del suo governo. E fu -in ciò provvidamente secondata dalla sorte, mentre, avendo risoluto -di liberarsi del referendario Bartenstein, che colla sua prepotente -arroganza avea svergognato la diplomazia austriaca sotto Carlo VI, -assunse, nel 1753, al supremo ministero il conte, indi principe Antonio -Venceslao di Kaunitz-Rietberg. Questo grand'uomo, nato nel 1711, che -resse con gloria per lo spazio di quasi quarant'anni i consigli della -casa d'Austria, era dotato di molto ingegno, d'uno zelo instancabile -e dì somma integrità; abile negoziatore, profondo dissimulatore senza -parerlo, impenetrabile ne' suoi secreti, ma ricco d'amor proprio, e -perciò presuntuoso ed altiero: così ci è descritto dal Coxe[316] sulla -fede de' documenti ufficiali del ministero inglese. Ei possedeva a -tal segno la confidenza della sua sovrana, che, essendo ella piissima, -ha potuto tuttavia intraprendere e compire con mano ferma le riforme -più delicate nelle materie ecclesiastiche. Per ciò che concerne la -Lombardia, il compimento del catastro delle proprietà fondiarie, come -base della giusta ripartizione del principale tributo, occupò le prime -cure dell'imperatrice regina. Questa grande opera, tentata quasi due -secoli prima dagli Spagnuoli con informi elementi, instaurata nei -primordii della dominazione austriaca, era rimasta interrotta, dopo la -spesa di più milioni, per le vicende belliche del 1733. Fu riassunta -nel 1749 coll'erezione di una nuova Giunta del censimento, cui fu dato -a presidente un dottissimo giureconsulto, Pompeo Neri, espressamente -chiamato dalla Toscana, ove copriva la carica di secretario del -consiglio di reggenza. Nello stesso tempo fu questi incaricato di -esaminare i mezzi più opportuni per una sistemazione del corso delle -monete, colla quale fosse posto rimedio al gravissimo danno che si -soffriva dal pubblico per il valore arbitrario di esse. A tal fine -molte conferenze e molti esperimenti furono allora eseguiti, di -concerto colla real corte di Torino, dove un altro gran ministro, il -conte Giambattista Bogino, fece ogni sforzo perchè il provvedimento -da adottarsi fosse a comune beneficio esteso a tutta l'Italia. Però -le corte viste e le piccole gelosie fecero riuscire a vuoto la saggia -proposizione; onde questo gravissimo oggetto, rimasto allora deserto, -con principii più sicuri, ma circoscritto alla sola Lombardia, fu -poscia sistemato soltanto nel 1778. - -(1758) Erano quasi ridotti al loro termine i lavori del censimento -colle assidue cure di nove anni, quando, essendo il Neri richiamato -a Firenze, la Giunta fu sciolta, e sostituita una governativa -delegazione; a questa fu dato l'onore di proclamare il compimento -dell'opera, e s'incominciò nel 1790 a ripartire il tributo prediale sul -nuovo catastro. Contemporaneamente alla partenza del presidente Neri, -Milano rimase priva di un altro illustre ministro, il plenipotenziario -conte Beltrame Cristiani, morto il 31 luglio, dopo una lunga malattia, -che lasciò alternare speranza e timore. La sua morte fu da uomo -senza la minima imbecillità. Spedì gli affari con mente serena fino -all'ultimo giorno. Egli da un'umile condizione col suo merito e colla -sua prudenza giunse al sommo grado di essere padrone del milanese. -Gli fa onore il ricordare ch'egli cominciò nel 1725 come podestà di -Borgonuovo, feudo del marchese Giandemaria di Parma. Poi fu impiegato -in Piacenza, dove il conte Trotti, governatore, lo conobbe e lo fece -conoscere ai comandanti degli eserciti austriaci che guerreggiavano. -La fermezza del carattere, la sagacità de' ripieghi, la fedeltà sua, -gli utili servigi che rese, lo fecero ben presto ammirare. Il duca di -Modena, incautamente unitosi agli Spagnuoli, avendo abbandonato i suoi -Stati, ne fu commesso il governo al Cristiani, che seppe accontentare -l'imperatrice, il duca e il paese. Popolare e disadatto nel suo -aspetto, distratto talvolta e balbuziente, senza fasto, e memore sempre -del suo primo stato, cercò di placare l'invidia, e l'implacabile superò -coll'ingegno. Fu spedito a Vienna colla lusinga che la grossolana -figura, anche sucida per l'uso del tabacco da masticare, dovesse -dispiacere alla imperatrice regina, e che l'ignoranza del tedesco e del -francese lo dovesse far comparire un meschino curiale. Ma egli superò -il sorriso che avea destate fra le colte persone, e l'imperatrice gli -si rese affetta dopo che gli ebbe parlato. Egli non poteva sperare -di essere governatore di Milano per difetto de' natali. Le aderenze -colla casa di Modena gli diedero occasione di formare il progetto di -far venire a governar stabilmente il milanese il duca Francesco III -col titolo di amministratore. Il duca s'annoiava a Modena, amava il -soggiorno di Milano, e questo se gli offriva nel luminoso carattere -di amministratore del governo, con soldo assai cospicuo, con tutti -gli onori, purchè lasciasse ogni cura al Cristiani e concedesse la -principessa Beatrice sposa a un arciduca. Si presentò dall'altra parte -all'imperatrice un matrimonio per un figlio cadetto, e con esso gli -Stati di Modena, Reggio, Mirandola, Massa e Carrara. Richiedevasi -l'animo del conte Cristiani per condurre a termine e fermare tali idee. -Questo sempre più gli acquistò il cuore e la confidenza dell'augusta -sovrana, della quale teneva delle firme in bianco da riempiere, -occorrendo un dispaccio. Sin ch'egli visse, lasciò tutte le apparenze -al duca, che ognuno credeva che comandasse. Questi mezzi, uniti -alla sua mente e operosità, lo fecero trionfare de' nemici. Era uomo -generoso, e fedele alla sua parola. Aveva la politica grande, e non -pareva nè imbarazzato nè circospetto. Era capace di domandare scusa -anche ad un povero, se in un impeto di collera l'avesse ingiustamente -offeso. Chi riceveva un'ingiustizia da lui per precipitazione o -prevenzione, era sicuro, non solamente d'essere risarcito, ma di fare -qualche fortuna. Non era per altro nè colto, nè sensibile in conto -alcuno al merito di un letterato o d'un artista. Sapeva il latino, -l'italiano, la legge e un po' di storia e nulla più; ma sapeva l'arte -di conoscere gli uomini. - -(1759) Fu dato in successore al conte Cristiani nella carica di -ministro plenipotenziario nella Lombardia il conte Carlo di Firmian, -che giunse in Milano il 16 giugno del 1759. Figlio cadetto di una -famiglia nobile tirolese, egli avea passato la sua gioventù in -Roma come aspirante nella carriera prelatizia senza far fortuna. -Di carattere pusillanime e di scarsi talenti, amava più la -rappresentazione che gli affari, ed avea l'arte di coprire le qualità -che non possedeva colla compostezza, colle scarse e misurate parole, -e con un officioso sussiego. In altri tempi, quando i governatori -erano i despoti e i legislatori del paese, questa mediocrità poteva -nuocere; ma dacchè il conte di Kaunitz fu assunto al supremo ministero -della monarchia, le disposizioni legislative e di buon governo -procedevano dall'alto, e i ministri nelle provincie divennero semplici -referendarii ed esecutori; onde tutto il male che poteva farsi da essi -limitavasi a qualche sfavorevole relazione alla corte, e a qualche -abuso di minuta polizia, della quale erano lasciati arbitri. Durante -il ministero del conte di Firmian furono eseguite le più importanti -riforme; e in queste si fecero procedere di pari passo le materie -civili e le ecclesiastiche. Si fece sparire ciò che ancora rimaneva -delle immunità personali e reali del clero; si proibirono le carceri -private alle comunità religiose; fu abolito l'asilo sacro: istituzione -incompatibile coi nuovi tempi, e per lo più scandalosa nella pratica. -(1762-1768) Il Santo Ufficio dell'Inquisizione venne soppresso. Si -limitò la giurisdizione ecclesiastica e il diritto di acquistare alle -mani-morte, e si sottoposero le spedizioni di Roma alla cautela del -regio _exequatur_, senza il quale non potevano essere eseguite[317]; -fu delegata una Giunta per le materie ecclesiastiche miste[318], cui -fu poscia sostituita una Giunta economale[319], con giurisdizione -privativa ed inappellabile; s'instituì in fine una Giunta subalterna -per la riforma dei luoghi pii e delle parrocchie[320]; e queste diverse -disposizioni, dopo l'esperienza di sei anni, furono dall'autorità -sovrana definitivamente stabilite e confermate[321]. - -(1769) Forse il caso e forse la precoce antiveggenza dell'imperatore -Giuseppe II a raffermare gli animi de' sudditi, fu cagione del primo -viaggio che fece quel sovrano in Italia. Partito da Vienna sul fine -di febbraio, sotto il nome di conte di Falkenstein, che conservò -sempre ne' viaggi successivi, trascorse senza fermarsi a Mantova e -Firenze, e fu diritto a Roma con piccolissimo séguito, dove dopo Carlo -V nissun altro cesare erasi mostrato. L'improvviso arrivo, la modestia -dell'accompagnamento, l'affabilità de' modi, il rifiuto d'ogni pomposa -onorificenza furono argomenti di generale sorpresa e meraviglia. -Giuseppe II, osservate le cose più insigni di Roma, e di Napoli, -visitate le nuove fortezze costruite sull'Alpi dal re di Sardegna, si -trattenne nel ritorno nella sua Lombardia nel 23 giugno al 15 luglio. -Egli vi si fece ammirare come amico dell'ordine e della giustizia, -desideroso del pubblico bene, nemico degli abusi, di un'attività -straordinaria, e singolarmente ricco di utili cognizioni. E poichè i -fatti parziali sono talvolta più istruttivi di un'intera storia, così -non è da tacersi che quel sovrano, il quale, appena ebbe dalla madre -nella prima gioventù il potere di ordinare tutto ciò chè concerneva -l'esercito, ad imitazione del sistema prussiano, volle introdotta la -coscrizione militare in tutti gli Stati austriaci, ad eccezione de' -Paesi Bassi, dell'Ungheria, del Tirolo e del Milanese[322]. Avendo, -nella visita de' monasteri fatta in Milano, osservato che le monache -non occupavansi se non di poco utili esercizi, mandò ad esse una gran -quantità di tela affinchè ne preparassero camicie per i soldati[323]. -Una inclinazione guerriera, associata ad un istinto di beneficenza e di -novità, fu infatti il caratteristico di questo sovrano. - -E le riforme proseguivano. Fino dal 1765 era stato creato un supremo -consiglio di economia: in questo dicastero, trasformato poscia in -magistrato politico camerale, sedettero successivamente gli uomini che -maggiormente onorarono il paese, Gian-Rinaldi Carli, Cesare Beccaria e -Pietro Verri. (1770) Si eresse un nuovo monte dei creditori camerali, -che, dal nome della sovrana, si disse di Santa Teresa, e in esso furono -trasportati i creditori del monte civico e del banco di Sant'Ambrogio, -salvo a quelli che non amassero il nuovo investimento di ritirare -fra un mese i loro capitali[324]. Si ordinò che nello stesso monte -fossero versate le somme di riscatto dei debiti di mani-morte, de' -quali era permessa la redenzione[325]; e vi furono pure inscritti a -credito de' possessori, coll'interesse del sei per cento, i capitali -rappresentanti i dazi, i pedaggi e le altre gabelle d'ogni sorta, -che nel corso di due secoli e mezzo erano stati venduti, e che furono -rivocati alla regia camera[326]. L'esame delle entrate e delle spese -delle diverse amministrazioni dello Stato e de' pubblici, che da prima -era generalmente avvolto nel mistero, confuso e arbitrario, fu ridotto -in un solo centro e ad un metodo uniforme coll'istituzione di una -camera de' conti[327]; e fu una prova del merito di essa, frammezzo a -tante mutazioni successive, la continuata sua sussistenza. Per fine -le pubbliche finanze, che nella sola vista di servire al bisogno -presente erano state, nel 1751, date in appalto ad una compagnia di -speculatori, i quali, da una condizione oscura, salirono poi a grandi -onori e ricchezze, furono per esse gradatamente richiamate allo Stato; -prima, nel 1766, coll'averle ridotte ad una Ferma mista, con un terzo -di utili e un rappresentante regio; e quindi, nel 1771, con una piena -emancipazione, che recò inoltre al regio erario centomille zecchini di -maggiore benefizio. (1771) Questo lucro servì all'appannaggio del reale -arciduca Ferdinando, che nell'anno stesso si stabilì in Milano, dove -il 16 ottobre contrasse, secondo le convenzioni, il matrimonio colla -principessa estense Maria Beatrice Riccarda, ed entrò nell'esercizio -della carica di governatore e capitano generale della Lombardia. -Nè perciò si restituì a' suoi dominii il vecchio duca di Modena che -lo avea fino allora rappresentato; ma alternando la sua dimora tra -Milano e la sua villeggiatura di Varese, morì in quest'ultima, di -ottantadue anni, il 22 febbraio del 1780. A questo tempo ebbe pure -effetto un'istituzione di grande e permanente utilità, il pio albergo -Trivulzio, aperto ai poveri de' due sessi che hanno oltrepassata l'età -di sessant'anni. Benchè questo stabilimento sia in origine dovuto -alla privata munificenza, fu esso dalla provvidenza sovrana assai -favoreggiato, sia coll'assenso prestato per i beni soggetti a vincolo -feudale e assegnatigli in dote, sia coll'unire a quello l'antico -ospitale de' vecchi e con altre proficue assistenze[328]. Si vide -allora una celebre donna dedicarsi spontaneamente in quell'albergo -alla soprintendenza del quartiere femminile, e poscia ella stessa -ricoverarvisi per essere più pronta a que' servigi. Fu dessa Maria -Gaetana Agnesi. Nata in Milano, di nobile famiglia, nel 1718, educata -alle lettere e nello studio delle matematiche dal dottissimo e modesto -Ramiro Rampinelli, avea di trent'anni pubblicate le sue _Istituzioni -analitiche_, che, neppure avvertite in patria, riscossero altissime -lodi dalle primarie società scientifiche dell'Europa. Visse poi il -restante della lunga sua vita nell'albergo Trivulzi, indifferente alla -dimenticanza de' suoi concittadini, dividendo ogni sua cura tra le -assunte opere di pietà e gli studi sacri, ai quali erasi intieramente -dedicata, finchè tardi venne la morte a raggiungerla nell'ottantesimo -primo anno della sua età. - -(1773-1779) La presenza e l'attività del reale arciduca diedero moto -a provvedimenti più immediatamente utili al paese. Ne' sette anni -dal 1773 al 1779 si prepararono colla maggiore maturità i lavori, -che diedero poi all'Italia nella moneta milanese i più bei tipi e il -più ben calcolato sistema monetario che allora si conoscesse[329]. Si -instituì un magistrato generale degli studi, e l'università di Pavia fu -riorganizzata, ampliata, arricchita[330]; e salì poi ad altissima fama -pei sommi uomini che onorarono le sue cattedre, Tissot, Gian-Pietro -Frank, Mascheroni, Spallanzani, Volta. Milano, che fino dal 1766 area -avuta una specola astronomica, fondata sotto la direzione di Ruggiero -Boscovich, vide quella ampliata dopo la soppressione dei Gesuiti -nel 1773, data una nuova e più ampia consistenza alle loro scuole -col titolo di real Ginnasio, raccolta e aperta al pubblico con gran -dispendio nel loro collegio di Brera una copiosissima biblioteca, e -applicati i beni di essi alla pubblica istruzione. Le scuole Palatine, -nelle quali era stata eretta qualche anno addietro una cattedra[331] di -economia pubblica col titolo di Scienze Camerali (seconda in Italia, -dopo quella di Napoli, instituita da un privato filantropo), n'ebbero -un'altra per ammaestrare nell'esercizio dell'arte notarile[332]; -all'instituzione della quale succedette il provvidissimo stabilimento -di un generale archivio per la custodia degli atti de' notari civili -di lutto il ducato[333]. Nel 1773 venne fondato presso le scuole di -Sant'Alessandro un museo di storia naturale e di mineralogia, e di là -a tre anni si vide eretta una _Società patriottica_ per i progressi -dell'agricoltura, delle arti e delle manifatture, con una dotazione -per i premii da distribuirsi annualmente, e l'assegno di un terreno -per gli esperimenti[334]: fondazione di gloriosa ricordanza per i -beneficii da essa recati al paese, e di cui è comune vergogna il -trascurato repristinamento, dacchè e Firenze e Torino e Verona hanno -restituito in fiore le loro società e accademie agrarie. Nello stesso -anno, 1776, dopo quasi tre secoli trascorsi in isterili progetti e in -infelici tentativi, fu resa perfetta la navigazione dall'Adda a Milano -coll'apertura del canale detto di _Paderno_, tagliato nel margine -del monte, per cui le navi dal bacino di Lecco scendono liberamente -nell'antico naviglio della Martesana. Le arti e le manifatture -ebbero più sorta d'incoraggiamenti con premii, con privilegi, con -sovvenzioni in danaro. E tra le belle arti l'architettura in ispecie -godette del più deciso favore. Era di già stato chiamato da Napoli -il migliore architetto che allora avesse l'Italia, Luigi Vanvitelli, -a dirigere gl'importanti ristauri che si fecero nel palazzo di -corte per l'arrivo del reale arciduca[335]. Si chiamò poscia il più -distinto de' suoi discepoli, Giuseppe Piermarini di Foligno, il quale -cogli esempi de' molti nobili lavori che eseguì nel corso di più di -vent'anni[336], potentemente in ciò sussidiato dagli abili professori -ed allievi della nuova accademia delle belle arti, restituì in onore -l'architettura tra noi, purgandola di quanto ancora le rimaneva degli -stupri Borromineschi, benchè nè l'uno nè gli altri fossero riusciti -ad elevarla alla maestà dei grandi modelli. Sono opere di Piermarini -la regia ducale corte, la real villa di Monza, il compimento del -palazzo di Brera, il monte di Santa Teresa, il nuovo gran teatro -costruito dove esisteva la collegiata della Scala, di cui ritenne il -nome, compito nel 1778, e l'altro della Canobbiana, aperto al pubblico -nell'anno seguente. I privati signori si volsero, com'è il solito, -a corteggiare il gusto di chi presiedeva al governo dello Stato, -imitandolo; onde si viddero più antichi palazzi ristaurati o rinnovati, -e tra questi meritano speciale menzione i due palazzi del principe e -del conte generale di Belgioioso, l'uno eretto circa i tempi di cui -parliamo, sotto la direzione di Piermarini, l'altro nel 1790 (salito -poi all'onore di real villa) dall'architetto Leopoldo Polack, di cui -bell'opera fu pure la facciata dell'insigne tempio di Rho, ch'era stata -lasciata imperfetta dal celebre Pellegrini. - -Gli effetti di un tal regime illuminato e benefico erano rapidi e -progressivi. La popolazione accrescevasi; le moderate imposizioni, -e l'impiego della parte di esse eccedente le spese dello Stato, -in opere pubbliche di strade, canali, fabbriche di ogni sorta, -nell'arricchire le biblioteche, i musei, i gabinetti scientifici, -in sovvenzioni e premii a promovere l'agricoltura e le manifatture, -diffondevano l'istruzione, l'agiatezza e la prosperità in tutte le -classi: beati tempi, allora non conosciuti, nè apprezzati abbastanza, -non tanto per la naturale abitudine degli uomini di adattarsi al -bene con indifferenza, quanto per l'apatia propria dei Lombardi, e -che, per la forza di più secoli di pessimo governo, era divenuta in -essi una seconda natura. (1780) Tuttavia fu questa vinta dalla forza -de' benefizi; e i Milanesi, che avevano già dato prova di affettuosa -sensibilità verso la loro sovrana quando nel 1767 era stata posta dal -vaiuolo in grave pericolo della vita, accorrendo in folla ai tridui, -che allora celebraronsi in tutte le chiese, mostrarono un sincero -dolore all'inaspettato annunzio ch'essa avea cessato di vivere per -idropisia di petto il 29 novembre del 1780. Essa avea settantatre -anni, quaranta de' quali ne trascorse tra le cure del governo de' vasti -suoi dominii. Si mostrò costante e prudente, non meno nella contraria -che nella prospera fortuna. Economa per abito, sapeva all'opportunità -essere liberale. Fu zelante osservatrice della religione, e amante -della giustizia; ma diede un'importanza eccessiva alle minute pratiche -di quella, e si mostrò talora intollerante; dava pure facile orecchio -alle segrete delazioni, e con predilezione occupavasi de' piccoli -affari. Ebbe perciò alcuna volta a lagnarsi di essersi ingannata nelle -sue scelte, e che le sue intenzioni fossero state male intese o mal -eseguite. Con tutto ciò il regno di Maria Teresa è il secolo d'oro dei -popoli della casa d'Austria[337]. In essa si estinse l'illustre casa -d'Absburg, dopo però di essersi quasi propaginata e già riprodotta in -quella di Lorena, ora regnante. Il conte Gherardo d'Arco, Paolo Frisi -e monsignor Turchi ne scrissero l'elogio, e ognuno di questi dotti -uomini vi si mostrò quale doveva essere, colto e giudizioso patrizio, -scrittore filosofo, frate panegirista. - -L'indole del successore, l'augusto Giuseppe II, inclinato fervidamente -a beneficare i suoi sudditi, temperò il danno della fatal perdita; se -non che l'impeto e la precipitazione con cui soleva operare, resero -spesso spiacevole, e talvolta agli occhi del volgo travisarono il -beneficio. Con non lunghi intervalli si susseguirono tre altre morti, -che per la Lombardia furono memorabili. (1782) La prima è quella del -ministro plenipotenziario conte di Firmian, avvenuta il 20 giugno -del 1782. Alcuna cosa già si disse del di lui carattere, al che poco -rimane ad aggiungere. La sua autorità, che ne' primi dieci anni fu -sufficientemente estesa in molti oggetti di minuto dettaglio, si -attenuò dopo la venuta del reale arciduca. La di lui bontà permise che -alcuni suoi scrivani favoriti abusassero della sua confidenza. Coloro -che confondono la bibliomania coll'amore delle lettere, il tennero e -il dissero un mecenate. I Milanesi lo compiansero. Fu sostituito al -conte di Firmian il conte di Vilzek, personaggio mediocre al pari di -quello, e che lasciò fama di non aver fatto nè bene nè male. (1783) Nel -seguente anno morì pure il cardinale arcivescovo Giuseppe Pozzobonetti, -dopo di avere presieduto alla chiesa milanese per il lungo corso di -anni quaranta: prelato saggio, attento e unicamente occupato del sacro -suo ministero. Il 1.º settembre dell'anno medesimo gli fu dato in -successore monsignore Filippo Visconti, in di cui lode basterà il dire -che ne' tempi burrascosi successivi al 1796 egli si meritò di essere -pubblicamente difeso da un vecchio filosofo, il conte Pietro Verri, -contro le forsennate invettive de' demagoghi rivoluzionarii. (1784) Non -molto dopo morì l'insigne letterato e matematico Paolo Frisi, che non -potendo soffrire gl'incomodi di una fistola dolorosa, si sottopose ad -un'operazione che in brevissimi giorni, in ancor fresca età, il trasse -al sepolcro. Il poc'anzi citato conte Verri, di lui amico, supplì alla -solita noncuranza della città onorata dalla nascita e dagli studii di -quell'uomo illustre, tessendo di lui un nobile elogio, ed ergendogli un -modesto monumento in Sant'Alessandro, chiesa de' Barnabiti, alla di cui -congregazione aveva il defunto appartenuto per qualche tempo. - -Fece Giuseppe II due nuovi viaggi in Italia, l'uno in quest'anno, -l'altro nel successivo. Nel primo corse fino a Roma, dove ricusò il -ricambio di onorificenze che il papa voleva prestargli per quelle -a lui usate in Vienna due anni addietro. Conchiuse però con esso un -concordato, col quale fu conceduta ai duchi di Milano la nomina ai -vescovati e ai beneficii della Lombardia austriaca, che prima spettava -alla Santa Sede[338]. Stipulò pure colla Toscana, il 4 dicembre, -a favore della Lombardia stessa, un trattato per le reciproche -successioni de' sudditi nei due Stati[339], del pari che erasi -precedentemente stabilito colla Francia e la Prussia[340], col governo -Sardo[341] e colla repubblica di Venezia[342]. (1785) Egli si trattenne -in Milano dal 19 febbraio al 9 marzo. L'ultimo viaggio fu limitato alla -Lombardia, con una permanenza di soli sette giorni: la più lunga fu -quella del primo viaggio nel 1769, che ne durò ventuno. In quest'anno -vendette l'imperatore al papa i possedimenti della Mesola nel Ferrarese -per novecentomila scudi[343]; e il re e la regina di Napoli, visitando -per piacere l'Italia, si trattennero in Milano dal 1.º settembre al -23 luglio, festeggiati con sontuosa magnificenza. Prima di partire -da Vienna per il suo secondo viaggio, lasciò Giuseppe II ai capi dei -dicasteri aulici la legge de' suoi voleri, che, tradotti dal tedesco, -circolarono allora per l'Italia. Appare in essi ad ogni passo il suo -amore per l'ordine, per il buon servigio e per il pubblico bene; e, -nella certezza di farne un gradito dono ai lettori, si riportano in -fine di quest'ultimo capitolo (pag. 285). - -L'imperatore in que' viaggi raccoglieva e maturava gli elementi per -compire le sue riforme. Intanto le parti di esse ch'erano già in -corso presso il ministero, andavansi successivamente pubblicando e -mettendo in esecuzione. Erano queste d'ogni specie, scientifiche ed -economiche, di beneficenza e di polizia, civili e religiose, e si -estendevano dai minimi ai massimi argomenti. A rendere più comune -l'arte di frenare e regolar le acque, che in ispecie devastavano -frequentemente il mantovano, fu eretta una cattedra d'idrostatica ed -idraulica[344]. Perchè i piccoli commercianti di seta non fossero più -posti nella necessità di vendite precipitose, s'instituì un Monte o -Depositorio delle sete, da cui, mediante un tenue pro, potevano avere -in prestito quasi l'intiero loro capitale per alimentare le successive -speculazioni[345]. Fu proclamata la tolleranza dell'esercizio -delle diverse religioni separate dalla Chiesa romana[346]. Si -proibì di ricorrere a Roma per le dispense agl'impedimenti canonici -de' matrimoni; indi fu stabilita su quest'oggetto una speciale -legislazione[347]. Si tolse pure alla corte di Roma la collazione de' -benefici, restituendola ai vescovi diocesani per quelli in cura d'anime -o portanti dignità capitolare, e attribuendo quella de' semplici al -governo; e tutti per concorso[348]. E di tolleranza, e di matrimoni, -e di benefizi, e di ricorsi a Roma si trattò di nuovo in successivi -ordini, chiarendo, modificando, confermando[349]. Anche l'università di -Pavia ebbe confermati ed ampliati i suoi regolamenti[350]. E i monti -di Pietà che esistevano per antica istituzione in varie parti dello -Stato, e in particolare quello di Milano, furono riorganizzati, estesi -e muniti di provvide norme[351]. - -(1786) Il torrente delle innovazioni proruppe nel 1786. Tutti gli -ordini civili furono sconvolti e obbligati a subire una nuova forma. -Il magistrato politico camerale, la commissione ecclesiastica, il -tribunale araldico, quello della Sanità, la Commissaria generale e la -Congregazione dello Stato vennero soppressi, e le loro attribuzioni -concentrate in un consiglio di governo; conservarono soltanto una -separata esistenza la Camera de' conti, l'intendenza generale delle -finanze e una congregazione di Patrimonio per ciascuna città[352]. -S'istituirono otto intendenze politiche in altrettante province, nelle -quali fu diviso il paese[353]; e si eresse in Milano un nuovo ufficio -generale di polizia, conforme a quello stabilito nella Germania, donde -fu mandato un buon numero di soldati invalidi per fare le funzioni -di guardie, che con denominazione francese chiamaronsi di _police_, e -procedevano armati di bastone[354]. Nuova forma, nuovo metodo, nuovi -vocaboli ebbero i tribunali giudiziari. Il senato fu soppresso. Questo -corpo rispettabile per la ruggine dell'età, e che aveva introdotto -il dispotismo nel santuario della giustizia, vantandosi di giudicare -_tamquam Deus_, si estinse dopo ducentottantacinque anni di esistenza, -senz'aver lasciato memoria di un solo beneficio recato allo Stato. Si -crearono più giudici o tribunali di prima istanza, uno d'appellazione -ed un supremo di revisione per i casi che le due precedenti sentenze -fossero discordanti; le cause di commercio e di cambio ebbero ne' -tribunali mercantili una prima istanza separata[355]. Un regolamento -giudiziario civile stabilì le norme per la procedura, e queste per -la chiarezza dell'ordine, per l'esclusione d'ogni arbitrio, per la -sobria tutela prestata ai litiganti meritarono gli encomii de' saggi -giureconsulti. Di un conio meno felice fa il codice criminale. Mentre -questo proscrisse quasi la pena di morte, riservandola ai soli delitti -di ribellione[356], surrogò ad essa una lenta morte con durissimi -supplici, esercitata nei segreti degli ergastoli, e perciò senza -pubblico esempio[357]. Dopo di avere stabilito la giusta massima che -la pena non può colpire che l'autore del delitto, così che «il castigo -e il supplizio stesso del malfattore non debbano recar danno alla -moglie, ai figli, ai parenti, agli eredi[358]», ordina pei delitti -di lesa maestà e di ribellione la confisca de' beni, «senza riguardo -alcuno che vi siano figli[359]». Si aggiunsero come inasprimenti di -pena la marca infame della forca da imprimersi con un bollo a fuoco -sulle guance o ne' fianchi[360], un più rigoroso digiuno, e bastonate -e nervate e vergate, delle quali e della loro ripetizione è lasciato -arbitro il giudice colla sola riserva di non oltrepassare i cento colpi -per volta[361]. Il qual malaugurato esercizio del bastone s'incontra ad -ogni passo in quel codice criminale, e figura non meno distintamente -nel codice de' delitti politici, che a quello succede; onde, dopo di -avere con filosofica idea dichiarato doversi i bestemmiatori trattare -come frenetici, imprigionandoli nello spedale de' pazzi[362], vuole -che alle pene della prigionia più o meno dura e del lavoro pubblico, -decretate contro gli sprezzatori della religione, gli scandalosi, i -rei di delitti venerei, i banditi disubbedienti, sia sempre aggiunta -l'altra delle bastonate[363]. Un inasprimento di pena non accennato nel -codice, e che sarà stato ordinato da posteriori istruzioni, ricordomi -di aver veduto in Milano nella mia prima gioventù, nell'essere condotti -i rei a ricevere in pubblico l'impressione della marca infame, distesi -sopra un graticcio, e strascinato da un cavallo al luogo del supplizio. - -(1786-1789). Le cose ecclesiastiche, argomento favorito in allora del -ministero austriaco e prediletto dall'imperatore, furono in quell'anno -soggetto di tanti ordini, editti, regolamenti, che sembrava che, dopo -il molto ch'erasi già operato da venticinque anni in poi, nulla ancora -si fosse fatto. Fino dal 1782 erasi dato mano a sopprimere i conventi -e monasteri, specialmente i più ricchi, come Certosini, Cisterciensi, -Olivetani e simili. Fattesi ora le soppressioni più numerose, s'intimò -un'egual sorte alle monache, quando non si prestassero a rendersi -utili nell'educazione femminile[364]; e talmente prevalse l'abitudine -al tedio dell'ozio claustrale, che il più gran numero preferì -di essere soppresso, rendendosi generalmente oggetti di ludibrio -per l'imperizia de' costumi sociali, e a molti di compassione. Si -espulsero i seminaristi elvetici dal loro collegio, e vi s'installò -il consiglio di governo. Fu stabilito un nuovo compartimento delle -parrocchie; si determinò lo stipendio de' parrochi, e sulle rendite -de' regolari soppressi fu supplito alle mancanti congrue; si vietò -l'ordinazione de' cherici quando non avessero fatto il corso de' loro -studi nel seminario generale eretto in Pavia; tutti i consorsi, che -vari e sotto diversi nomi esistevano presso le chiese, furono aboliti, -salve le confraternite delta carità o della dottrina cristiana, -che si dissero poi del Santissimo[365]. Una legge sontuaria fa -emanata pe' funerali[366]; la tumulazione nelle chiese, già dapprima -abrogata[367], fu di nuovo proibita severamente, sostituendovi i -cimiteri da erigersi fuori dell'abitato[368]. Il numero de' giorni -festivi fu ridotto; limitate le funzioni sacre e le processioni, -vietate le novene, le ottave, i tridui; fissato il tempo di suonare le -campane, e l'orario per tener aperte le chiese[369]. Queste minuzie, -bensì opportune, ma disdicenti alla maestà del sovrano, spiacquero -al volgo più che le grandi riforme, sparsero di ridicolo i di lui -regolamenti, e giustificarono il frizzo di Federico II, re di Prussia, -che usava chiamarlo: _mio fratello il sagrista_. Provvedimenti che -più generalmente ottennero la pubblica soddisfazione, furano la -sistemazione de' dazi e l'erezione delle scuole normali. La prima, -contro il solito, procedette per gradi, e non fu fissata che dopo -lunghi e maturi esami; durò quindi più che ogni altra. Si fece -precedere l'abolizione dei dazi intermedi tra i territorii dell'una -e dell'altra città; si soppressero varie minute gabelle locali, di -sostratico, di pascolo, sui quadrupedi, detta della dogana viva, -su molti prodotti indigeni, sulle manifatture, sui pellami, sulle -telerie, sul sapone, sui nastri e perfino sugli zolfanelli[370]. Fu -quindi pubblicata una nuova tariffa daziaria, con lo stabilimento di un -dazio unico e la libertà dell'interna circolazione delle merci[371]. -L'istruzione elementare erasi in addietro abbandonata alla tirannia -de' pedanti, si volle rendere ragionevole, più generale ed uniforme; -il che si ottenne colle scuole normali, benchè abbiasi voluto fare una -distinzione tra il povero e il facoltoso, prescrivendo per quest'ultimo -l'obbligo di un meschino annuo pagamento[372], abrogato poscia nel -1791. Non furono trascurati l'ornato e la decenza della città, e ciò -che spetta alla polizia amministrativa. Le case furono numerizzate, -le lampade dell'illuminazione poste per le strade, formato un -giardino pubblico dove prima era il ritiro delle Celestine. La libera -circolazione ed esportazione de' grani fu proclamata e regolata[373]. -Non meno le farmacie, che l'esercizio della medicina e della chirurgia -ebbero una nuova sistemazione[374]. Con saggio intendimento fu -deciso di togliere la mendicità questuante, ma non si provvide a -sufficienza per renderla operosa. Perciò i cittadini con compassione -ed isbigottimento videro gli agenti della _police_ dare la caccia ai -pitocchi per le strade e strascinarli in carcere; ma per risparmiare -il pane che consumavano, rilasciavansi in breve con giuramento di non -più mendicare; quindi, con quasi ridicola vicenda, imprigionavansi di -nuovo per aver contravvenuto al giuramento, costretti dalla necessità. -Prima di dar mano a tante mutazioni, e frattanto che si eseguivano le -più clamorose, si trovò conveniente che il reale arciduca governatore -partisse per un viaggio. Egli lasciò la sua residenza il 29 dicembre -1785; andò da Genova a Nizza, dove passò l'inverno, poi dopo un viaggio -in Francia, Inghilterra e Germania, ritornò in Milano la sera del -16 dicembre dell'anno successivo. La popolazione, riguardando la sua -assenza come una disapprovazione delle fatte novità, gli andò incontro -con immenso concorso. - -Questo generale sconvolgimento, e ricostituzione degli ordini di uno -Stato, non operatasi nella sola austriaca Lombardia; anzi non fu che -l'applicazione ad essa di quanto erasi già posto in pratica nella -Germania. I motu-propri, gli editti, le istruzioni, i regolamenti, i -decreti furono colà del pari così varii e moltiplicati, che colla loro -unione si formò una raccolta assai voluminosa[375]. Nè queste altresì -erano le sole cure che occupavano l'ardente, inquieto e risoluto -animo del sovrano. Nel breve e tumultuario suo regno di dieci anni, -egli impegnò gravi discussioni coll'Olanda per la libera navigazione -della Schelda; assistette nell'acquisto importantissimo della Crimea -l'imperatrice delle Russie, che male il rimeritò; drizzò le più -diligenti macchine politiche ad impossessarsi della Baviera in cambio -de' suoi Paesi Bassi, e ne rimase deluso per l'astuzia e l'opposizione -del vecchio re di Prussia; e mentre già trovavasi in gravi imbarazzi -per la ribellione dei Fiamminghi, la brama di partecipare colla Russia -allo smembramento della Turchia l'impegnò improvvidamente in una guerra -disastrosa e disgraziata che divorò uomini e tesori, per i cui danni -inestimabili non ebbe specie di compenso, e nel corso della quale -l'onore dell'armi fu appena salvato dalla vittoria sociale di Rimnick, -e dalla presa di Belgrado, seguita il 9 ottobre 1789. Fu questa una -scarsa consolazione all'animo afflitto e abbattuto dell'imperatore per -l'offeso amor proprio, per la delusa ambizione, per le perturbazioni -e disobbedienze interne, essendo esausti e malcontenti i popoli, più -provincie rovinate dalla guerra, e voto l'erario. (1790) I disagi del -corpo nei campeggiamenti militari, ai quali infaustamente ha voluto -prender parte nella guerra turchesca, la soverchia applicazione -agli affari, e le angustie e le afflizioni morali aveano logorato la -robustezza del suo fisico temperamento, e lo ridussero a morire di -consunzione il 20 febbraio del 1790, essendo appena giunto all'età -d'anni quarantanove. Sembra che Giuseppe II avrebbe dovuto essere fra -i sovrani il più facile ad essere giudicato, perchè fece più fatti; -pure fu quello su cui i giudizi rimasero più divisi, perchè le sue -opere erano talvolta fra sè contraddicenti, e perchè le passioni, una -religione male intesa, e gli offesi interessi presero parte a que' -giudizi. Tutti si accordano nell'attribuirgli un carattere dispotico, -inflessibile, irrequieto, novatore. Era economo e temperante, avea -modi disinvolti e famigliari, e discorsi insinuanti. In generale le -sue intenzioni furono migliori che i fatti, e questi migliori dei -modi usati nell'eseguirli. Chi disse ch'egli avea voluto procurare -la felicità dei sudditi a colpi di bastone, disse il vero con acerbe -parole. Uno de' primi suoi atti fu, nel 1780, l'abolizione della -servitù feudale ne' suoi Stati della Germania. Fece costruire a grandi -spese strade e canali, incoraggì il commercio e le manifatture, e rese -aperte e libere le comunicazioni tra le provincie. Protesse, senza -ostentarlo, le lettere e le scienze in tutti i suoi Stati, instituì -cattedre, scuole, biblioteche, o accrebbe le esistenti; promosse -la libertà della stampa e la pubblica istruzione; e, per una delle -sue abituali contraddizioni, proibì ad ognuno dei suoi sudditi il -visitare paesi esteri prima di aver compito i ventisette anni[376]. Non -ostante la sua filantropia, le sue massime diplomatiche si trovarono -al livello di quelle de' gabinetti di Berlino e di Pietroburgo. -Ebbe pure rimprovero di simulazione e di doppiezza, non meno nelle -relazioni cogli esteri che coi propri sudditi[377]. Il molto bene che -fece e le sue utili riforme, benchè duramente eseguite, male accolte, -contrastate, e in parte rivocate, furono un seme che fruttificò -largamente, e un frutto certissimo e indistruggibile sarà quello per -cui la magia e la tirannia delle opinioni vennero dissipate per sempre. -Più amara fu la ricompensa raccolta dall'autore di tanti cangiamenti, -mentre n'ebbe dispiaceri infiniti, e prima di morire vidde ne' varii -suoi dominii disdegnate le sue riforme, generale il malcontento per i -danni di una guerra sconsigliatamente intrapresa e peggio condotta, -e, sordo, ma sensibile, fra i sudditi un fermento, che esprimeva il -bisogno di cangiar sorte. - -Restituire la calma fra i popoli, metter fine alla guerra e ad ogni -spesa straordinaria, ristaurare le fonti della rendita, furono le -prime cure di Leopoldo II, giunto a Vienna il 12 marzo. Dopo di aver -formato nel lungo governo di venticinque anni la felicità della -Toscana, egli recava sul trono austriaco la più bella riputazione -di un sovrano filosofo e filantropo, ed ebbe in questa il miglior -mediatore per riuscire nel suo intento. Eletto il 30 settembre -all'Impero, ricevette il 15 novembre la corona d'Ungheria, e partì da -Buda pienamente riconciliato con quella generosa nazione. Ristabilì -come potè e gli parve la sua autorità nelle province belgiche; e -nell'estate seguente fermò la pace co' Turchi, con restituir loro -Belgrado e le altre conquiste. In questa sistematica riconciliazione -del sovrano co' suoi sudditi la Lombardia non fu trascurata. I corpi -civici furono invitati ad esporre in iscritto le loro rimostranze, e -queste furono recate a Vienna dai deputati loro, colà espressamente -chiamati[378]. (1791) Nè tardarono ad essere conosciute le sovrane -risoluzioni[379]. La congregazione dello Stato di Milano, abolita nel -1786, venne repristinata. Si confermarono le prerogative ai corpi -civici. L'amministrazione de' luoghi pii fu restituita ai capitoli -e alle congregazioni, conservato in Milano il corpo elemosiniere. -Soppresse le intendenze politiche provinciali, ne furono delegate -le incombenze ai pretori; così la polizia di Milano passò nelle -attribuzioni del capitano di giustizia. Fu modificato il regolamento -per le scuole normali, e queste rese gratuite indistintamente[380]. A -tali provvidenze seguì dappresso una nuova sistemazione del governo, -coll'erezione di una conferenza governativa e la repristinazione del -magistrato politico camerale, cui furono aggregate le attribuzioni -del soppresso consiglio[381]. Anche i Mantovani furono rimandati -contenti, coll'essersi separata l'amministrazione della loro provincia -da quella del Milanese, alla quale era stata aggregata sei anni avanti, -colla sola dipendenza dal governo generale della Lombardia[382]. Ho -creduto di dover esporre con un preciso dettaglio la storia sommaria -della legislazione austriaca in questo paese, incominciando dal -regno di Maria Teresa, per più ragioni. Primieramente perchè finora -questo lavoro non era stato fatto; inoltre perchè corre di quella una -confusa celebrità, mentre i contemporanei in generale, per la rapida -successione, e l'affastellamento delle cose, se ne formarono un'idea -poco diversa da quella del caos; e finalmente perchè, oltre qualche -nascita o morte di persone illustri, e qualche caso o istituzione -patria, le fasi e i fatti dell'amministrazione interna sono i soli -elementi per la storia di uno Stato di provincia. Chè se quelli tra i -miei lettori, non avvezzi a siffatte discussioni, a questa parte della -mia narrazione si saranno annoiati, io confesso con verità che ben più -di essi mi sono annoiato scrivendola. - -In quest'anno, per la morte della principessa Maria Teresa Cibo -Malaspina, vedova del duca di Modena Francesco III e signora del ducato -di Massa e Carrara, la di lei figlia Maria Beatrice, consorte del -reale arciduca Ferdinando, le succedette in que' dominii. Nel mese di -aprile venne l'imperatore in Italia, accompagnando a Firenze il suo -secondogenito Ferdinando, nuovo gran duca di Toscana. Passò da Venezia, -dove ritrovossi col re e colla regina di Napoli; nel ritorno dalla -Toscana visitò Mantova, indi Cremona, Lodi, Pavia, e il 28 maggio entrò -in Milano. Ammise primo all'udienza l'arcivescovo, quindi il ministro -plenipotenziario, poi il comandante delle armi; in séguito tutti ad -un tratto i consiglieri, e finalmente in corpo i ciambellani. La vita -che menò in Milano era uniforme. Alla mattina visitava i pubblici -stabilimenti, poscia ammetteva chiunque all'udienza. Nell'anticamera -vi era tutta la cortesia, e il primo venuto era il primo introdotto, -col solo riguardo che le donne precedevano. La sera poche volte fu in -teatro, e fu veduto a piedi girare per le strade della città colla sola -compagnia di due arciduchi suoi figli, che seco avea condotti. Questo -principe non amava di accostarsi nè i magnati, nè i militari, nè i -prelati, nè alcuna persona che si desse per importante; e preferiva -di ammettere alla famigliarità persone che non avessero pretensione -alcuna. Era co' suoi figli affettuoso senza sovranità, ed essi lo -trattavano come un amico. Visitò minutamente le carceri, ma non fece -liberare alcuno. Parve che le opinioni teologiche e le teorie criminali -fossero le due cose che sopra le altre lo interessassero. Si trattenne -in Milano fino alla sera del 28 giugno. Partendo lasciò il popolo a sè -affezionato, ed ha potuto conoscerlo dalla folla accorsa alla partenza, -e dalle voci che mostravano desiderio della sua felicità e brama del -suo ritorno. - -Nè egli, nè il popolo sapevano che salutavansi per l'ultima volta. Non -era per anco tornato a Vienna che s'avvide della mala riuscita delle -pratiche da lui mosse per frenare il torrente della rivoluzione di -Francia a difesa di sua sorella e di un cognato che sedevano su quel -trono[383], e d'essersi tirato addosso la guerra che voleva evitare. -(1792) Essendo in quest'angosciosa agitazione d'animo, egli esalò in -Vienna il 1.º di marzo l'ultimo fiato, in tre soli giorni di malattia, -dopo due anni del nuovo regno, e circa quarantacinque di età. Chi -il disse morto di malattia di petto, chi di dissenteria; e come è -costume del volgo nel giudicare delle morti precipitose dei grandi, -non mancò chi pretese di attribuirla ad una causa straordinaria[384]. -Egli lasciò i popoli più tranquilli, ma angustiati dalle esigenze dei -preparativi guerreschi, e agitati per la prospettiva di un procelloso -e sinistro avvenire. E non s'ingannarono; mentre l'eredità che da lui -conseguirono il successore e i sudditi furono ventidue anni di guerre -distruggitrici e di calamità senza fine e senza esempio. Fu principe -di carattere pacifico, affabile, amante dell'ordine e dell'economia. -Col suo fratello e antecessore ebbe comune il rimprovero di essere -stato troppo amico delle novazioni e troppo minuzioso ne' regolamenti, -come la lode di avere fondato tra i popoli un migliore governo. Più -del fratello rispettò la pubblica opinione, e non meno fermo di lui, -si mostrò più avveduto e più prudente. La stima che lasciò di sè come -imperatore, fu inferiore a quella che aveasi acquistato come gran -duca. A giustificare questa differenza possono allegarsi più cause: -la brevità del nuovo regno, la confusione e gli imbarazzi in cui l'ha -trovato, la somma difficoltà de' tempi, che preludevano al più grande -sconvolgimento politico, e alla successiva più grande catastrofe che -abbia mai veduto il mondo; ma quando si osservi che ne' fatti pubblici -di que' due anni (che pure molti ne operò) non fece mostra Leopoldo di -alcun lampo di quel genio che sfavillò di sì bella luce nella Toscana, -sembra potersi accostare di più alla verità, dicendo che il nuovo -teatro delle sue azioni fu per esso troppo vasto; e avvenne di lui -ciò che sarebbe accaduto nel regno delle belle arti a Giulio Clovio, -miniatore eccellentissimo, se la sorte lo avesse costretto ad eseguire -le gigantesche imprese di Michelangelo. - - - FINE DELLA STORIA. - - -_Disposizione di S. M. I. A. l'imperatore Giuseppe II ai capi de' -dipartimenti, sul modo di trattare gli affari pubblici, data in -dicembre 1783, prima della sua partenza per l'Italia._ - -Sono già tre anni dacchè ho assunto il governo della monarchia, e in -questi con non poca fatica, sollecitudine e pazienza ho esposto i miei -principii e le mie intenzioni; nè mi sono accontentato di ordinare agli -altri, ma ho lavorato io stesso per scoprire e bandire i pregiudizi -derivati da inveterate consuetudini. Quindi ho cercato d'insinuare a -tutti l'amore che nutro per il bene generale dello Stato. - -Ho dato a tutti i capi dei dipartimenti la mia confidenza, e tutta -l'autorità sopra i loro subalterni, come pure la scelta dei medesimi. -Ho però sempre ricevute le rappresentanze e sentita la verità, che -mi è sempre cara, non solo dai presidenti, ma anche dagli altri; e -a quest'oggetto sono sempre stato pronto a sentire i loro rapporti e -dilucidare i loro dubbi. - -Ma oltre di ciò, trovo di mio dovere, per quel vero zelo che in -tutte le operazioni ho consacrato al bene dello Stato, di seriamente -promuovere l'adempimento di quelle massime e di quegli ordini che -non senza mio dolore veggo ancora tanto negletti; dal che ne derivò -la necessità di emanare tanti replicati comandi: perchè i capi de' -dipartimenti eseguiscono così meccanicamente e servilmente le loro -incombenze, che, ben lontani di aver di mira il bene dello Stato -e di farlo intendere a chi conviene, altro non fanno che quel puro -necessario, che appena basta per non essere processati e deposti dai -loro impieghi. - -Perciò, chiunque brama continuare nel mio servigio nei dicasteri -aulici ed in provincia, come presidente, vice-presidente, cancelliere, -consigliere, capitano circolare, intendente, ec., tanto nell'economico, -come nel civile o militare, dovrà esattamente uniformarsi ai seguenti -miei ordini: - -1.º Ciascuno d'ora innanzi, giusta il confidatogli dipartimento, -dovrà rilevare nei registri tutte le sovrane Normali e Risoluzioni, -raccoglierle e leggerle con quello studio e con quella attenzione che -basti per impossessarsi del vero e legittimo loro senso e degli oggetti -a cui tendono. - -2.º L'esperienza ha già pur troppo provato che non pochi, invece di -cercare nelle sovrane Risoluzioni il sostanziale e di penetrarne -il vero senso, spiegarlo secondo le massime generali d'equità e -sollecitarne l'eseguimento, la prendono in senso opposto, senza -domandarne le opportune spiegazioni, e renderne intese le persone che -vi potrebbero contribuire; anzi per lo contrario a queste si rilascino -istruzioni senza principio, oscure ed inseguibili, non considerando -che il sovrano co' suoi ordini palesa semplicemente le sue massime -e i suoi sentimenti, e che i dicasteri aulici e provinciali sono -espressamente costituiti per meglio spiegare i due voleri, e mettere in -pratica tutti quei mezzi che tendono al loro più sollecito ed accurato -adempimento. Se a questa indolenza non si ponesse riparo, sarebbe non -solamente inutile ma anche assai dannoso all'economia dello Stato il -mantenere tanti dicasteri aulici e provinciali, e tanti subalterni a -sì gravi spese, non per altro che per produrre maggiori confusioni, -ed arrestare piuttosto che promuovere l'amministrazione degli affari. -Se dunque i tribunali si tengono alla sola esecuzione materiale, se -non agiscono e non accudiscono meglio alle loro funzioni, sarebbe -espediente di congedarli, e così risparmiare dei milioni per diminuire -le contribuzioni dei sudditi, nel qual caso senza tanti impiegati -le relazioni potrebbero essere direttamente rimesse alla corte dai -governatori e capitani circolari: quindi, stampati gli ordini sovrani, -decidere degl'interessi de' particolari con maggior vantaggio del -sistema presente; in forza del quale, dopo una lunga circuizione, -ben sovente comparisce un'insipida ed insignificante relazione -di un capitano circolare, e questa tal quale viene, dall'aulico -dipartimento si rassegna alla corte, senza alcun dettaglio e senza -istruzione o spiegazione. Dal medesimo se ne spediscono in provincia -le Risoluzioni, cosicchè tutto questo giro ad altro non serve che -a perder tempo, e a salariare una truppa di persone per minutare, -rivedere, copiare e finalmente soscrivere le carte. Ma se, come spero e -seriamente voglio, in avvenire tutti questi individui salariati dalla -corte si applicheranno con tutte le loro forze allo studio del loro -ufficio, all'eseguimento degli ordini ed allo schiarimento delle loro -commissioni, allora il loro numero e il loro soldo sarà opera della -sovrana paterna cura, dalla quale ogni individuo della monarchia ne -ritrarrà il suo utile e vantaggio. - -3.º Da ciò ne segue che ciascun impiegato deve avere un tale -interessamento e premura negli affari del suo ufficio, che non deve -misurare il suo lavoro a ore, giornate o pagine, ma deve impiegare -tutte le sue forze nell'eseguire le sue incombenze come si deve, e -come esige il suo giuramento. E quando non avrà incombenze pressanti, -allora prenderà quel respiro che le circostanze permetteranno, ma che -qualunque sia, gli sarà tanto più dolce qualora sia certo d'aver fatto -il suo dovere. Chi non avrà premura per il servizio della patria e de' -suoi concittadini, chi non ne procurerà il bene con particolar zelo, -questi non è fatto per gl'impieghi pubblici, e non è degno di portare -que' titoli onorifici, nè di percepire assegnamenti. - -4.º L'interesse proprio è la rovina degli affari ed il delitto più -imperdonabile in chi serve lo Stato. Oltre all'avidità del denaro, vi -sono anche degli altri riflessi che inducono gl'impiegati a tacere o -palliare la verità, a negligentare i proprii doveri, a procrastinare -gli affari e ritardare il vero bene. Chiunque è reo di tale delitto, -è un soggetto pericoloso nel servizio dello Stato; siccome lo è pure -quegli che lo vede il disordine e non lo palesa, e va col reo di -concerto per motivi d'interesse e di connivenza. Un presidente che -tollera tali mancamenti in un subalterno, è un perfido che non merita -alcun riguardo e misericordia; un subalterno che non denunzia un suo -superiore mancante in ufficio, tradisce il sovrano e la patria. - -5.º Chi serve allo Stato non deve occuparsi in oggetti estranei alla -sua carica, in affari personali, in divertimenti che lo distolgano -dal suo ufficio principale: quindi non deve puntigliarsi in contese -d'autorità, in etichette di cerimoniali o preminenza di rango. Chi -opera meglio per ottenere il fine primario, chi è il più zelante, chi -sa conservare il miglior ordine tra i suoi subalterni, quegli è il più -distinto ed il più rispettabile. Deve ad ogni uomo saggio importar poco -se un altro impiegato tratti con lui degli affari piuttosto con l'una -o con l'altra delle diverse formalità che si usano nelle cancellerie, -se si presenti in abito di cerimonia o di confidenza de' subalterni, -essere paziente e indulgente coi deboli e cagionevoli; e siccome non ha -da sorpassare come bagattelle le cose sostanziali, così non deve far -caso di tutte le minuzie, ma aver di mira l'essenziale in tutti gli -affari. Allora insomma sarà degno di presiedere ad un dipartimento, -quando saprà presiedere a tutti i subalterni che ne formano i diversi -rami. - -6.º Siccome è dovere d'ognuno di dare sicure relazioni, e giudicare -di tutti i fatti giusta le massime fondamentali, con dire francamente -il suo parere, così è pur dovere di ministro dello Stato ch'egli pensi -ad abolire gli abusi che impediscono il vero adempimento degli ordini, -a scoprire i trasgressori e finalmente a tutto quello ch'è di maggior -vantaggio dei suoi concittadini, al servizio dei quali noi siamo tutti -destinati. Esige il buon ordine che il subalterno possa produrre il -suo parere al suo superiore, il quale deve convenirlo e correggerlo -da padre, se s'inganna; ma se trova che il parere del subalterno sia -bene appoggiato, deve approfittarne. Ogni presidente sarebbe degno di -punizione se si portasse altrimenti, o rigettasse per amor proprio o -per capriccio le utili riflessioni de' suoi subalterni, senza far loro -giustizia. - -7.º Il dovere d'ogni presidente è ch'egli noti tutto l'inutile e -superfluo e ne proponga l'abolizione, siccome pure è dovere del -subalterno di proporre al suo capo le cose che imbarazzano gli affari, -gli allontanano dallo scopo primario, e cagionano scritture inutili -con perdita di tempo; affinchè si levino tali impedimenti e non siano -inutilmente impiegate le mani di quelli che hanno bisogno del tempo per -pensare ad oggetti di maggior importanza. - -8.º Siccome il bene non può essere che un solo, cioè quello che forma -la felicità generale; siccome tutte le provincie della monarchia -formano un solo tutto e collimano ad un sol fine, così debbono cessare -fra le provincie, le nazioni e i dipartimenti tutte le gelosie e tutti -i pregiudizii, che hanno cagionato tante inutili scritture. Deve essere -una massima fissa, che il corpo civile è come il naturale, in cui ogni -parte deve contribuire alla salute del tutto e il tutto a quella delle -parti: non si deve perciò avere riguardo a nazione o a religione, e -come tutti fratelli, in una monarchia uno deve aiutar l'altro. - -9.º Falsamente si conoscono, e spesso vengono confuse tra di loro -le diverse parti dell'amministrazione, e i doveri che ne risultano. -Principiando dal sovrano, si crede che basti per essere più moderato, -ch'egli non riguardi la proprietà dello Stato e de' sudditi come sua -propria, e non s'immagini che la Provvidenza abbia creati per lui tanti -milioni d'uomini: ma deve altresì pensare che appunto egli stesso per -servire questi milioni è stato dalla Provvidenza elevato all'eminente -suo posto. Tra' ministri poi quello vien creduto di coscienza più -delicata, il quale per rendersi grato al suo sovrano non medita che di -aumentare il di lui tesoro. Entrambi credono adempire bastevolmente il -loro dovere, se considerano l'entrate dello Stato come un interesse -che a loro riviene a giusto titolo dallo Stato medesimo, e perciò si -danno tutte le pene possibili affinchè l'interesse del suo capitale -sia portato al maggior grado. Così lo stato civile considera in tempo -di pace il militare, destinato per le conquiste e per allontanare -i nemici, come una vera sanguisuga dello stato contribuente; e -all'incontro il soldato si crede in diritto di conseguire dal paese il -maggior vantaggio. Il doganiere non pensa se non ad aumentare l'entrate -delle confidategli finanze, e quello che per conto regio presiede -alle miniere, cerca solamente di aumentare il liquefatto metallo e di -cavarlo colla minor spesa possibile. Finalmente il giudice si applica -solamente a mantenere l'autorità delle leggi e le formalità della -giustizia. - -Questi sono i principali soggetti che regolano l'amministrazione di uno -Stato; ed appunto perchè non pensano che a sè stessi in particolare, -e mai al bene in generale, perciò giudicano con massime falsissime del -maneggio degli affari. - -Lo stato militare è composto di più migliaia di persone formate e -mantenute per il bene dello Stato. Il poco di salario che hanno, lo -consumano nel paese; il poco che il paese loro somministra in natura, -cioè nutrimento, vestiario, ad eccezione di pochi capi, si produce, -si manifattura e si fabbrica in paese: anzi il congedo dei soldati -procura alle arti e all'agricoltura un maggior numero di mani e le -facilitazioni dei matrimoni. Le finanze non vengono da me considerate -sotto lo stesso aspetto che vengono prese dal maggior numero; ma -lo considero che, siccome le imposizioni e l'uso delle pubbliche -entrate dipende dall'arbitrio del sovrano e del dipartimento delle -sue finanze, così ogni individuo che ha delle possessioni ed ha mezzi -di procurarsi la sussistenza nel paese, non dee confidare con cieca -fiducia il suo patrimonio lasciatogli dai parenti o acquistato col -suo sudore e industria nelle mani del sovrano; ma al contrario deve -soltanto contribuire ciò che è assolutamente necessario per mantenere -l'autorità, la sicurezza, l'amministrazione della giustizia, l'interno -buon ordine e l'avanzamento di tutti il corpo, del quale ognuno forma -una parte. Io credo adunque che, eccettuati i surriferiti oggetti, il -monarca non debba prodigare nulla, ma che debba levare le contribuzioni -nel modo meno gravoso, e badare al bene dello Stato in tutte le sue -parti; ch'egli sia obbligato di render conto a tutti e a ciascuno -individuo dell'uso delle finanze, e debba rinunziare perfino alla -predilezione verso certe persone, anzi verso gli stessi bisognosi, -sebbene sia questa una delle principali virtù di chi è benestante, -perchè il sovrano non è che un puro amministratore delle rendite dello -Stato; e nel resto, non gli è lecito di soccorrere i bisognosi che col -suo proprio patrimonio, in qualità di particolare. - -Che se, dopo d'aver provveduto all'esigenza della monarchia in tutte -le parti, potesse il principe fare delle riguardevoli diminuzioni -nelle imposte, egli è obbligato di farlo, mentre ciascun cittadino -non è obbligato di contribuire che per il puro necessario e non per il -superfluo dello Stato. - -Così un presidente delle dogane deve considerare i dazi come un -puro mezzo di regolare il commercio e l'industria nazionale, e deve -riflettere che la diminuzione eventuale della finanza daziale viene -sicuramente e doppiamente ricompensata, allorchè avrà accresciuti i -mezzi dell'interna industria de' sudditi, e promossi i loro vantaggi -con giusta distribuzione. - -Quindi la mira del presidente di finanze deve solamente tendere -a proibire i contrabbandi, e diminuire l'introduzione delle merci -forastiere, siccome dannosa al mantenimento dei sudditi. Così il -direttore delle miniere deve considerare la produzione de' metalli come -una fabbrica nella quale ciascun lavoratore o possessore delle miniere -ha il diritto di ritrarne il suo maggiore profitto, senza essere -sforzato di rinunziare alla sua propria convenienza per fornire una -maggior quantità di metallo o di sale. - -Così finalmente il giudice non deve aver di mira tanto la forma, quanto -l'esercizio della giustizia; e siccome la parola giustizia comprende -in sè la maggior equità, così deve pensare al più sollecito e meno -dispendioso servizio dello Stato. - -10.º Negli affari dei servizii dello Stato non deve avervi alcuna -influenza ne l'inclinazione, nè l'avversione personale: e, in -quella guisa che i diversi caratteri e le diverse maniere di pensare -nell'umana società non impediscono che gli uni contraggano amicizia -con gli altri, così negli affari deve regnarvi l'armonia, e ognuno deve -avere per oggetto la loro esatta e fedele esecuzione. - -Questo è il dovere de' superiori verso i loro subalterni. Quelli che -sono poi in egual rango e carattere fra di loro, devono avere la stessa -attività e assiduità negli affari e lavorare insieme d'accordo, senza -puntigli di preminenze o d'etichette. Devono trattare frequentemente e -convenire fra di loro, e uno instruire l'altro, senza lamentarsi l'uno -dell'altro; anzi dimenticarsi di tutto per far avanzare l'affare di cui -si tratta. Essi devono scambievolmente perdonarsi le loro debolezze, -compatirsi a vicenda, trattarsi da amici e da fratelli, e tutti tendere -di conserva al medesimo scopo. - -11.º L'amor proprio non deve accecare nissuna persona addetta al -servizio dello Stato, in guisa che uno abbia vergogna d'imparare -qualche cosa dall'altro, sia suo pari o suo inferiore. La buona -riuscita che farà taluno nelle sue operazioni deve far tanto piacere -agli altri compagni e confratelli, quanto a lui per aver contribuito -alla meta principale, cioè al miglior servizio dello Stato. - -12.º La spedizione degli ordini, le domande ed i rapporti che -occorreranno da farsi fra i rispettivi uffici, e le risposte non -devono essere riservate materialmente, come sinora, per i soli giorni -di consiglio, tanto più se si tratta di casi d'importanza; ma quello -stimolo che spinge ognuno a fare il suo dovere, deve animarlo ogni -giorno senza perdita di tempo. - -13.º Essendo un punto essenzialissimo che gli ordini vengano bene -intesi e bene eseguiti, e che gl'individui vengano ben conosciuti, -giudicati, e impiegati secondo la loro maggiore o minore capacità, -perciò ogni anno, ed ogni volta che vi sia sospetto non esservi in -qualche provincia il buon ordine, o che vi si operi lentamente o -contra il fine proposto, è indispensabile che il signor presidente -stesso o un commissario, mandato sul luogo provinciale o al generale -comando, esamini le circostanze, provi gli ufficiali impiegati, ascolti -ognuno, tolga i disordini, ammonisca tutti, e mi annunzi le risultanti -difficoltà d'importanza, e si dimettano dall'impiego que' soggetti che -saranno ritrovati incapaci. Nella stessa guisa i governi provinciali -dovranno procedere verso i comitati o capitanati circolari, o andando -i governatori nel luogo in persona, o mandando un fido commissario ad -osservare negli uffici subalterni tutto quello che i dicasteri aulici -osservano verso di loro; prendendo massimamente di mira che siano ben -tenuti protocolli e ben osservati gli ordini prescritti. - -In occasione di tali ricerche specialmente debbono rettificarsi le -liste de' buoni diporti degli ufficiali, con rilevare la stima che -godono presso il pubblico i diversi impiegati. Nella stessa conformità -i comiti o vice-comiti e i capitani circolari debbono invigilare sopra -i commissari circolari, e giudici loro sottoposti, e fare la visita -ogni anno sul luogo, formando dappertutto la lista de' buoni e perfetti -uffiziali, massimamente sopra i due seguenti punti, cioè, se hanno -eseguito accuratamente i comandi, e se siano uomini ragionevoli e -giusti; giacchè que' signori che non possono amministrare personalmente -i loro beni, e perciò debbono affidarsi ai loro prefetti e fattori, -facendosi mallevadori delle loro azioni, saranno dalla corte obbligati -di congedarsi, qualora si trovino in essi dei disordini. - -14.º Ogni buon ufficiale dello Stato ed onesto uomo, in tutti i suoi -piani di rettificazione e di miglioramenti, che conducono al ben -generale in materia d'imposizione e contribuzioni, deve riflettere ai -mezzi più utili, più semplici e economici di promuovere l'azienda; -non deve pensare al suo personale interesse e beneficio, proponendo -quello che gli è di comodo e rigettando quello che gli è gravoso; -ma deve sempre misurarsi giusta il gran principio ch'egli sia un -semplice individuo del corpo intiero, che il vantaggio del maggior -numero dei sudditi vale più del suo e di ogni particolare, anzi più -di quello dello stesso sovrano considerato come persona particolare; -deve finalmente riflettere che procurando il comun bene procura anche -il suo proprio, e quand'anche non partecipasse dell'utile comune sul -principio, ne sarà poi partecipe in séguito. - -Queste sono in breve le mie intenzioni, all'eseguimento delle quali -mi obbliga il dovere e la persuasione. Io sarò il primo a metterle in -pratica sicuramente, ed il proprio mio esempio servirà a comprovare -lo realtà delle mie parole. Chi dunque pensa come penso io e come -deve pensare un vero servo dello Stato, si dedicherà intieramente al -di lui servizio, mettendo da parte ogni particolar riflesso; e allora -comprenderà facilmente la forza de' miei principii, e non troverà, come -io non la trovo, difficoltà nell'eseguirli. - -Quegli però che non aspira se non all'utilità e onorifico annesso al -suo impiego, e che considera il servizio dello Stato come una cosa -accessoria, farà meglio disimpiegarsi a tempo e rinunciare ad una -carica per la quale egli non è fatto e della quale non è degno, essendo -necessario per il bene dello Stato di avere un'anima fervorosa, e -rinunciare totalmente a sè stesso e ai suoi comodi. - -Questo è tutto ciò che trovo opportuno di far sapere a tutti, acciò -il tanto essenziale governo dello Stato venga, da ognuno che sarà -destinato a promuoverlo, portato alla sua perfezione. - - _Sign._ GIUSEPPE. - - - - -TAVOLA GENERALE - -DELLE COSE PIÙ OSSERVABILI CONTENUTE IN QUEST'OPERA - -(I numeri romani indicano i volumi, gli arabici i capitoli.) - - -A - -Abbiategrasso, suo castello, abitato dal duca Filippo Maria Sforza, II, -15; — costretto alla resa dal conte Sforza, II, 45; — colà si ritirano -i Francesi, III, 23. - -_Abdictus_, tributo su la navigazione, I, 8. - -Abiti de' dottori collegiati e delle matrone alle nozze di Lodovico il -Moro, II, 18. - -Abruzzo, vi guerreggia Sforza, padre di Francesco, II, 16. - -ADALBERTO, marchese d'Ivrea; — proclamato re d'Italia I, 3. - -ADALBERTO, figlio di Berengario secondo, I, 4. - -Adda, fiume, combattimento tra i Veneziani e Lodovico decimosecondo, -II, 23; — la città di Milano chiede di renderlo navigabile, II, 22. - -ADORNI Raffaele e Barnaba, genovesi, lettera ad essi scritta nel tempo -della carestia in Milano, II, 16, nota (1) _alla pag. 202_. - -ADRIANO primo, papa, invita Carlomagno a combattere i Longobardi, I, 2. - -ADRIANO quarto, papa, incorona l'imperatore Federico, I, 7. - -ADRIANO sesto, papa, suo breve pontificato; piuttosto sacerdote anzichè -sovrano, III, 24. - -Affori ed altre terre del milanese, invase dagli Svizzeri, II, 21. - -Agnadello e Mirabello, terre ove i Veneziani sono sgominati da Lodovico -decimosecondo, II, 20. - -AGNESI Gaetana Maria, matematica, lodata, III, 33. - -Agricoltura del territorio milanese nel secolo decimosecondo, -I, 8; — come e da chi migliorata nel decimoterzo, 9; — promossa -dall'arcivescovo Giovanni Visconti, II, 9. - -AICARDI, francescano, arcivescovo di Milano, scomunica Matteo primo, -II, 11; — muore esule dalla sua chiesa, 12. - -ALARCON, capitano destinato alla custodia del re Francesco primo, III, -24. - -ALBANIA (d') duca, spedito ad occupare Napoli, III, 24; — ossequia -Carlo quinto in Mantova, 26. - -ALBERTO, conte del Tirolo, collegato con Federico primo, imperatore, I, -7. - -ALBERTO, re dei Romani, conferma a Matteo primo il diploma di vicario -imperiale, I, 1O. - -ALBRET (d') Enrico, re di Navarra, tratto nel castello di Pavia, III, -24; — fugge nella Francia, _ivi_. - -ALBOINO, re de' Longobardi, invade l'Italia, I, 2. - -ALDORNOZ Egidio, cardinale, governatore di Milano, III, 28. - -ALBUQUERQUE (d') duca, governatore di Milano, III, 29; — sua morte, -_ivi_. - -ALCIATO Andrea, II, 19; — sua morte, suo mausoleo, III, 28. - -ALDOBRANDINO Giovanni, monaco, detto da poi _Igneo_, I, 6. - -ALEANDRO Girolamo, vescovo di Brindisi, nunzio del papa, ferito e -prigioniero nella battaglia di Pavia, III, 24. - -ALLEGRE (d') duca dei Francesi, recasi alla conquista d'Imola, II, 20; -— muore col figlio sotto Ravenna, 21. - -ALESSANDRINO, podestà di Milano, come trattato da Barnabò Visconti, II, -13. - -ALESSANDRO terzo, papa, riconosciuto nel consiglio di Anagni, scomunica -Federico primo, I, 7. - -ALESSANDRO quarto, papa, sua influenza su la chiesa milanese, I, 9. - -ALESSANDRO sesto, papa, tenta frastornare la discesa di Carlo ottavo -in Italia, II, 18; — si collega con Lodovico decimosecondo e coi -Veneziani; sue pretese, 19. - -ALFONSO, re di Napoli, collegato contra il duca Filippo Maria Visconti, -II, 15; — fatto prigioniero, acquista la libertà, _ivi_. - -ALMODORO, astrologo prediletto da Lodovico il Moro, sua falsa -predizione, II, 20. - -ALVA o Alba (d') duca, governatore di Milano, III, 28. - -ALVIANO (d'), duce dei Veneti, II, 20; — chiamato in soccorso da -Francesco primo alla battaglia di Marignano, 22. - -AMBOISE (d') Carlo, gran maestro, comandante le armi francesi in -Italia, quarto governatore di Milano, muore in Correggio: suo funerale -in Milano, II, 21. - -AMBOISE, conte, ucciso nella battaglia di Marignano, II, 22. - -AMBRICURT, ferito e prigioniero nella battaglia di Pavia, III, 24. - -AMBROGIO (sant') stabilisce la liturgia della chiesa milanese: sua -condotta con Teodosio, I, 7. - -AMBROGIO (sant'), monastero de' Cistercensi eretto ai tempi di Lodovico -il Moro, II, 19, nota 2 _alla pag._ 253. - -ANAGNI, concilio ivi tenuto, I, 7. - -ANDREA, arcivescovo di Milano, suo testamento come scritto latinamente, -I, 3. - -Angeliche, pia associazione di zitelle, loro origine, III, 26. - -ANGERA (d') conti, origine della cronaca loro, II, 14. - -ANGIÒ (d') Carlo, re di Sicilia, eletto per cinque anni signore di -Milano, I, 10. - -ANGIÒ Renato, scacciato dal regno da Alfonso di Aragona, è accolto in -Milano come amico e alleato dal duca Sforza, II, 17. - -ANGUISSOLA conte Carlo, lodato, II, 20. - -ANGOULEME (d') duchessa di Savoia, madre di Francesco primo, re di -Francia, scrive a Carlo quinto per la prigionia del figlio, e coopera -alla lega detta _Santa_, III, 24. - -ANGOULEME (d') duca, terzogenito di Francesco primo, proposto a duca di -Milano, III, 27. - -ANNONE Giambattista, ricco mercante di seta in Milano, riduce a -compimento il portico dello Spedal Maggiore, III, 31. - -ANTELMINELLI Castruccio, signore di Lucca ed amico dei Visconti, II, 11. - -ANTIQUARIO Jacopo, segretario di Lodovico il Moro, II, 19. - -APPIANO (da) Giovanni, suo pessimo governo, II, 16. - -ARAGONA (d') Isabella è promessa sposa a Giovanni Galeazzo Maria Sforza -in età d'anni quattro; celebra le nozze in età d'anni venti; feste -pompose in quella occasione; convive con Beatrice, moglie di Lodovico -il Moro; dissapori tra di esse; di lei sventure; relegata nel castello -di Pavia, perde il marito estinto da consunzione, II, 18; colà ode -la proclamazione del Moro a duca di Milano a pregiudizio del proprio -primogenito; si ritira a Bari colle due figlie, II, 19. - -ARCELLI Bartolomeo, perchè appiccato sotto Piacenza, II, 15. - -ARCELLI Filippo, signore di Piacenza, II, 15. - -ARCELLI Giovanni, sua funesta morte, II, _ivi_. - -ARCHINTO Battista, ambasciatore a Carlo quinto, III, 27. - -ARCHINTO Giuseppe, arcivescovo di Milano, III, 31. - -ARCIMBOLDI Guido Antonio, arcivescovo di Milano, erige il palazzo -arcivescovile, II, 19, nota 2 _alla pag._ 253. - -Arco Romano, sua origine, I, 6; — preso dagli Imperiali sotto -Barbarossa, 7. - -ARDERICO, arcivescovo di Milano, motivo delle insidie ad esso lui tese -in Pavia, I, 3. - -ARDUINO, marchese d'Ivrea, elettore d'Italia, sue vicende, I, 4. - -ARESI Bartolomeo, conte; lodato, sua morte, III, 31. - -ARETINO Leone, architetto, opera sua insigne, III, 28, nota 2 _alla -pag._ 153. - -ARIALDO, diacono, contrario al matrimonio dei preti, I, 5. - -ARIBERTO, arcivescovo, come si soscrive nel concilio di Pavia; sua -indole generosa e benefica; fonda un ospedale, fatali conseguenze della -sua nomina al vescovado di Lodi; suo splendido vivere; sua condotta con -alcuni supposti eretici; sue militari spedizioni; arrestato in Pavia; -fatto libero, prende il partito dei nobili; è scacciato dalla città; -sua religione, suo carattere, sue militari imprese; invenzione del -carroccio, ad esso lui dovuta, I, 4. - -Armille o braccialetti, uso e valore loro, II, 18. - -ARMAGNAC (d') conte, comanda i Francesi contra Galeazzo, ed è fatto -prigione, II, 14. - -ARNALDO, arcivescovo di Magonza, collegato di Federico primo, -imperatore, I, 7. - -ARNOLDO, duca di Baviera, è vinto da Ugone re d'Italia, I, 3. - -ARNOLFO primo, arcivescovo di Milano, va ambasciatore a Costantinopoli, -e porta a Milano un antico monumento tuttora esistente, I, 4. - -ARNOLFO secondo, arcivescovo, da chi consacrato, I, 3. - -ARRIGO, vescovo di Trento, II, 3. - -Arti e manifatture, stato loro nel decimo secolo, I, 3; — loro -progressi sotto Azzone Visconti, II, 11; — sotto l'arcivescovo -Giovanni, 12; — poi sotto i tre duchi di quella famiglia, 15. - -Atrio di Sant'Ambrogio, sua origine, I, 2. - -ATTENDOLO Giacomo, padre di Francesco Sforza, II, 15. - -ATTILA, re degli Unni, incendia e distrugge Milano, I, 2. - -ATTONE, creato illegittimamente arcivescovo di Milano, I, 5. - -AUTARI, re dei Longobardi, I, 2. - -AVOGADRO conte Luigi, dà Brescia ai Veneziani; suo infelice fine e dei -propri figli, II, 21. - -AVVOCATI, famiglie potenti in Novara, I, 10. - -AZARNES, comandante dell'armata tedesca in Pavia, muore non senza -sospetto di veleno, III, 23, nota 4 _alla pag._ 30, e nota 1 _alla -pag_. 31. - -AZZONE Visconti, sua nascita, I, 10; — come salvato nella presa di -Piacenza; sua prigionia e liberazione; compra la carica di vicario -imperiale, e si rappacifica con Giovanni vigesimosecondo; nominato -signore di Milano, la cigne di nuove mura; sue nozze, sue conquiste, -suo governo; sconfigge, e come ribelle punisce il cugino suo Lodrisio; -estensione del suo dominio, suo amore per le arti; fa innalzare la -torre di San Gottardo; protegge gli artefici e l'industria; sua morte; -è il primo dei Visconti a far imprimere nelle monete il suo nome e le -sue insegne, II, 11. - - -B - -BAGGI Andrea, congiurato contra il duca Giovanni Maria Visconti, II, 15. - -BAGGI Paolo, come sopra, II, _ivi_. - -BAGGIO (da) Anselmo, fatto pontefice col nome di Alessandro secondo, -contrario al matrimonio dei preti, I, 5. - -BALDUCCI Giovanni, scultore pisano, II, 11. - -BALSAMO (da) Carlo, I, 9. - -BARBARO Ermolao, ambasciatore, suoi versi latini in lode di Lodovico -Sforza, II, 19. - -BARBATO Andrea, agostiniano, detto Andrea da Ferrara, predicatore -eloquente, eccita i Milanesi contra i Francesi, III, 23. - -BARBIANO (di) Alberico, conte di Cunio, II, 15; — diede il soprannome -di Sforza al padre del conte Francesco, che militava sotto il di lui -comando, III, 16. - -Barbieri, legge che proibisce ad essi il radere la barba nei giorni -festivi, III, 16, nota 1 _alla pag._ 181. - -BARNABÒ Visconti, sospetto di congiura contra lo zio, viene esiliato e -perseguitato; richiamato in patria, conduce a sposa Regina della Scala, -ed è scomunicato da Clemente sesto, II, 12; — divide il principato co' -fratelli; riceve in Milano l'imperatore Carlo quarto; gli Imperiali -sono battuti da lui a Casorate; suoi tentativi per recuperare Bologna; -sue discordie col fratello; è due volte scomunicato; delitti a lui -imputati; crociata contra di esso pubblicata; si rappacifica col -pontefice; lega dei principi italiani contra di lui; nuova scomunica; -è spogliato dall'imperatore di ogni titolo; atroce sua condotta, e -suo tirannico governo; confronto fra esso ed il fratello; fabbrica il -castello di Trezzo; altri fatti, III, 13; — fatto prigione dal conte -di Virtù, viene tradotto nel castello di Trezzo, ove perisce; suoi -palazzi, saccheggiati dal popolo, II, 14. - -BASSI Martino, famoso architetto, III, 29. - -BAYARD, cavaliere, ferito alla battaglia di Marignano, II, 22. - -BAZAN Alvaro, marchese di Santa Croce, governatore di Milano, III, 30. - -BECCARIA, famiglia potente in Pavia, I, 10; — suo splendore in essa -città nel decimoquarto secolo, e sue persecuzioni: esiliata dal -marchese di Monferrato, II, 13. - -BECCARIA marchese don Cesare, lodato, II, 13; III, 33. - -BECCARIA Matteo insulta la pubblica miseria dei Pavesi con un convito -magnifico: sua descrizione, III, 23. - -BELGIOIOSO (di) conte Carlo, spedito da Lodovico il Moro a Carlo -ottavo, compie con destrezza la sua missione e in cinque soli giorni -ritorna da Parigi, II, 18. - -BELISARIO, duce dell'Imperio contro i Goti, I, 2. - -BELLINZONA (da) Giovanni, segretario di Stato di Lodovico il Moro, II, -19. - -BELLISLE (de) maresciallo, comandante de' Francesi, sua disfatta al -colle dell'Assietta, III, 33. - -BENEDETTO ottavo incorona l'imperatore Enrico primo; suo concilio, I, 4. - -BENZONE Giorgio s'impadronisce di Crema a danno del proprio zio, II, 15. - -BERENGARIO primo, duca del Friuli, eletto re d'Italia; sue imprese; -mite e generoso suo governo; sua deplorabile morte, I, 3. - -BERENGARIO secondo, marchese d'Ivrea, sua astuta e nefanda condotta; è -proclamato re d'Italia, I, 3; — abborrito da' sudditi pei suoi delitti, -è costretto alla fuga; viene colla moglie relegato nella Germania, I, -4. - -BERENGARIO cardinale, destinato a processare Matteo Visconti, II, 11. - -BERNARDO (san), stabilimento de' suoi frati in Milano; ricusa la -dignità di arcivescovo, I, 6. - -BESCAPÈ Pietro, milanese, poeta, saggio dei suoi versi. II, 12. - -BESCAPÈ Carlo, vescovo di Novara, scrittore della vita di san Carlo, -III, 30. - -BIANCA di Savoia, moglie di Galeazzo secondo, II, 13. - -BIANCA Maria, sposa del conte Francesco Sforza, riconosciuta col -marito duchessa di Milano; accoglie in Milano il re Renato d'Angiò; -rimasta vedova, richiede il favore di tutti i principi d'Italia a pro -del suo primogenito Galeazzo, I, 7; — tristo guiderdone riceve delle -sue materne cure, e cessa di vivere in Marignano, mentre disegnava di -stabilirsi a Cremona, I, 8. - -BIANCHI Matteo, architetto in Milano, di gusto corrotto. III, 32. - -BIANDRATE (di) conte Guido, duce de' Milanesi durante il blocco di -Federico primo, viene distinto dall'imperatore, I, 7. - -BIASSONO (da) Ansperto, arcivescovo, ristoratore di Milano; sue lodi; -atrio di sant'Ambrogio da esso fabbricato, I, 2. - -BIGLIA Andrea, citato, II, 15. - -BIRAGO Lampugnino, spedito onde sedare i malcontenti, salva la vita a -stento, II, 16. - -BIRAGA Lodovico, sua ardita impresa, III, 27. - -BLANÇAY (Saint), suo miserando fine, III, 23. - -BOCCANEGRA Simone, doge di Genova, II, 13. - -BOCCARDO Mainerio, suo testamento citato, I, 5. - -BOISIO (da) Anselmo, arcivescovo di Milano; esito infelice della -spedizione da lui intrapresa per consiglio del papa; muore in -Costantinopoli; suo carattere, I, 6. - -BOLTRASIO Antonio, pittore, II, 19. - -BONA di Savoia, sposa il duca Galeazzo Maria Sforza, II, 17; — vedova e -tutrice del nuovo duca, in tutto si affida a Cicco Simonetta; ammette -alla sua confidenza Antonio Trassinio, odiato da Cicco; disavventure -prodotte dalla imprudente di lei condotta; conseguenze, II, 18. - -BONATE (da) Arderico, consolo in Milano, I, 7. - -BONIFACIO ottavo, papa, regola a suo capriccio la Chiesa milanese, I, -10. - -BONIFACIO, marchese della Toscana, collegato di Ariberto arcivescovo, -I, 4. - -BONO, frate, fonda il ritiro di Santa Valeria in Milano, III, 26. - -BONNIVET, duce dei Francesi, III, 23. - -BONSIGNORE Niccolò, sanese, ministro di Enrico settimo, suoi maneggi e -come ricevuti, I, 10. - -BORRI cavaliere Giuseppe Francesco, riguardato come il Cagliostro del -secolo decimosettimo; suo alto ingegno, suoi errori, sua morte, III, -32. - -BORROMEO Vitaliano, uomo illustre e fautore della libertà; costretto a -salvarsi colla fuga, II, 16. - -BORROMEO Giovanni, amico di Cicco Simonetta, sua condotta, lodato dal -Corio per le sue virtù, accompagna alle staffe Giovanni Galeazzo Maria -Sforza ed Isabella d'Aragona nelle loro nozze, II, 19. - -BORROMEO Giberto, nominato senatore, II, 19. - -BORROMEO Federigo, eletto capitano generale della Chiesa, III, 29. - -BORROMEO (san Carlo), figlio del conte Giberto e di Margherita dei -Medici, nepote di Pio quarto, eletto cardinale; nominato arcivescovo -di Milano, entra al possesso di siffatta dignità; sua condotta, sue -istituzioni e riforme; congiura ordita a di lui danno; sua generosa -condotta durante il contagio, e sue pie e magnifiche fondazioni; sua -morte; doti esimie del suo grand'animo. III, 29. - -BORROMEO Federico, cardinale, arcivescovo di Milano, III, 29; — -sua protezione accordata alle scienze, alle lettere, alle arti; -erige la biblioteca Ambrosiana; altre numerose sue fondazioni; suo -viaggio a Roma onde venire ad accordo col papa su le giurisdizionali -controversie; sua pietosa condotta durante la peste che afflisse -Milano; sua morte, III, 30. - -BORSANO Francesco, milanese, genere del Petrarca, II, 12. - -BOSSI Teodoro, avverso al governo monarchico, II, 15; — scoperto -ch'egli era d'intelligenza col conte Sforza; suo funesto fine, II, 16. - -BOSSI Luigi porta a Milano in trionfo le insegne di San Marco, II, 16. - -BOSSI Giacomo, decapitato come ribelle alla patria, II, 16. - -BOUFFLERS (di), comandante i Francesi in Italia, III, 31. - -BOURBON (di) principe, governatore di Milano; viene richiamato, III, 30. - -BRAMANTE da Urbino, chiamato a Milano da Lodovico il Moro come maestro -di architettura, II, 19. - -BRISSEY Antonio, ministro, maneggia alla dieta elvetica il colpo -decisivo onde detronizzare Lodovico il Moro; onde quel duca è tradito e -fatto prigioniero in Novara, II, 20. - -BRIVIO Tommaso, vicario dell'arcivescovo, come trattato da Barnabò, II, -13. - -_Brolo_, che significhi, I, 2. - -BUONAROTTI Michel Angelo, suo disegno del deposito di Gian Giacomo de' -Medici, III, 28, nota 2 _alla pag._ 153. - -BUSSOLARI (de') Frà Giacomo, agostiniano, sua influenza e -considerazione nella città di Pavia; muore in carcere, II, 13. - - -C - -CACCIA Frà Bartolomeo, domenicano; sue efficaci perorazioni al popolo a -favore di Estore e Giovanni Visconti, II, 15. - -CACCIA Antonio, senatore, II, 19. - -CACCIA Federico, arcivescovo di Milano, III, 32. - -CAIMO Eusebio, ucciso dai sicari del duca Filippo Maria Visconti, II, -15. - -CACCIA Giovanni, decapitato come ribelle alla patria, II, 16. - -CALCHI o Calco Tristano, storico milanese, citato, II, 19. - -CALCHI Bartolomeo, istituisce scuole pubbliche in Milano; segretario di -Stato di Lodovico il Moro, II, 19. - -CALCONDILA Demetrio, protetto e beneficato da Lodovico il Moro, II, 19. - -CAMPAGNA Lorenzo, prevosto, uno dei congiurati contra san Carlo -Borromeo, III, 29. - -CANE Facino, comandante al servizio di Giovanni Maria Visconti, governa -come sovrano; sua morte, I, 15. - -CANOBBIO Paolo fonda in Milano le _scuole Canobbiane_, III, 28. - -CAPRA Giambattista, vicario di Povvisione, lodato, III, 29. - -CARACENA (di) marchese, governatore di Milano; si oppone con fortuna -ai Gallo Estensi; altre sue guerresche imprese; passa al governo delle -armi in Fiandra, III, 31. - -CARAVAGGIO (da) Polidoro, scolaro del gran Leonardo, II, 19. - -CARCANO Pietro assegna tutte le sue ricchezze ad opere pietose, III, 30. - -CARDANO Girolamo, letterato illustre, II, 19; sua morte, II, 12. - -CARDONA (di) Raimondo, duce de' crocesignati sotto Milano, II, 11. - -CARDONA (di) Luigi viene e Milano a ricevere il giuramento di fedeltà a -Filippo secondo re di Spagna, III, 28. - -CARLO quarto, imperatore, viene in Italia; istigato invano a danno -de' Visconti; come accolto ed onorato; donativi fattigli dai Visconti; -li dichiara vicari imperiali; incoronato re d'Italia; feste eseguite; -torna in Germania; perchè priva i Visconti del vicariato, II, 13. - -CARLO quinto, imperatore, sue qualità; pretende usurpato il dominio del -milanese da Francesco primo; stringe lega col papa, II, 22; — recasi al -congresso in Bologna, III, 26 — dà l'investitura del ducato di Milano -al proprio figlio don Filippo, III, 27; — rinunzia al figlio Filippo i -suoi dominii; sua morte, III, 28. - -CARLO ottavo, re di Francia, eccitato alla conquista del regno di -Napoli, passa, in Italia; è accolto da Lodovico il Moro, sua visita al -duca Gian Galeazzo infermo in Pavia II, 18; — si impadronisce del regno -di Napoli; fatti ivi occorsi; ritorna da Napoli e quindi in Francia; -sua morte, II, 19. - -CARLO secondo, re di Spagna, sua morte, suggetto di aspra guerra per la -successione in quel regno; sua condotta e carattere, III, 31. - -CARLO sesto, imperatore d'Austria, sua morte, III, 33. - -CARMAGNOLA Francesco, nominato conte e generale di Filippo Maria -Visconti; sorprende Bergamo; assedia e prende Genova; caduto in -sospetto al duca, passa al servizio dei Veneziani; confisca de' suoi -beni; è insidiato dal duca; creato capitano generale de' Veneziani, -prende Brescia; sconfigge totalmente l'armata ducale; sua indegna -condotta e decapitazione, II, 15. - -CARRARA (da) Francesco, signore di Padova; suo miserando fine, 11, 14. - -CASATI Felice (P.), guardiano de' cappuccini, nominato all'assoluto -governo degli appestati in occasione di nuovo contagio in Milano III, -30. - -CASTELNOVATO (da) Florio, sua decapitazione, II, 16. - -CASTELLO (da) Pietro, come inumanamente trattato dal duca Galeazzo -Maria, II, 18. - -CASTIGLIONE (da) Guido, adottato siccome figlio dall'arcivescovo Ottone -Visconti, I, 10. - -CASTIGLIONE Guarnerio, uno dei triumviri della repubblica, costretto a -salvarsi colla fuga, II, 16. - -CASTIGLIONE Stefano, come onorato da Lodovico decimosecondo, II, 19. - -CATINAT (di) comandante le truppe francesi in Italia, III, 31. - -CAVALIERI Bonaventura, matematico, lodato, III, 31. - -CAVALAZZI, potente famiglia in Novara del secolo decimoterzo, I, 10. - -Celso (San), tempio, quando fabbricato, II, 19, nota 2 _alla pagina_ -253. - -CHIUSA (della) Jacopo, I, 9. - -CLEMENTE secondo, papa, da chi innalzato, I, 5. - -CLEMENTE quinto, papa, sue pretensioni riguardo all'imperatore, II, 11. - -CLEMENTE sesto, papa, perchè scomunica Giovanni Visconti, II, 12. - -CLIRORO Manfredo, I, 9. - -COLA Montano, suo odio e sua congiura contro il duca Galeazzo Maria -Sforza; ignorasi qual fine si avesse, II, 18. - -COLLEONI, famiglia potente in Bergamo nel decimoterzo secolo, I, 10. - -COLLOREDO (di) Girolamo, conte, governatore di Milano, III, 32. - -COLONNA Prospero, al servizio di Massimiliano Sforza, II, 21; fatto -prigioniero dai Francesi, II, 22. - -CONCESA (da) Rodolfo, podestà di Milano, I, 9. - -CONFALONIERI Stefano, perchè bandito, e sua congiura contro -l'inquisitore, I, 9. - -CORRADO imperatore, assedia Milano e fa scomunicare l'arcivescovo -Ariberto; sua morte, I, 4. - -CORRADO, figlio di Enrico terzo, si ribella al padre, ed è incoronato -in Milano, I, 6. - -CORRADO, duca di Franconia, incoronato in Milano ed in Monza; passa -all'impresa di Terra Santa, I, 6; — muore in Bamberga, I, 7. - -CORIO Bernardino, storico milanese, II, 19. - -CORTE (da) Bernardino cede vilmente il castello di Milano a Gian -Giacomo Trivulzi, II, 19. - -COTTA Innocenzo, partitante del regime repubblicano, II, 15. - -COTTA Pietro, creato dal consiglio generale uno de' suoi capi; creato -capo de' malcontenti, II, 16. - -_Credenza di Sant'Ambrogio_, e de' consoli, che fosse, I, 9. - -CRISTIANI Beltrame, conte, lodato, III, 33. - -CRIVELLI Ambrosolo, cancelliere di Galeazzo secondo, come trattato, II, -13. - -CRIVELLI Ambrogio, decapitato, I, 9. - -CRIVELLI Antonio ed Ugolino, taglia pubblicata contro di essi, II, 16. - -CRIVELLI Alessandro, nemico del Trivulzi, II, 20. - -CRIVELLI Bernardo, vicario di Provvisione, II, 22. - -CRISTINA di Danimarca, moglie di Francesco secondo Sforza, III, 26. - -CUSANO Giacomo, legato de' Milanesi allo Sforza, II, 16. - - -D - -DAMASO secondo, papa, I, 5. - -DAUN, maresciallo, governatore di Milano, III, 32. - -DAZIO, vescovo di Milano, spedito a Roma per scacciare i Goti d'Italia -I, 2. - -DONATO Gerolamo, detto Farina, diacono, tira un'archibugiata al -cardinale Carlo Borromeo, III, 29. - - -E - -EDOARDO, re d'Inghilterra, accolto in Milano dai Torriani, I, 9. - -EMILIO Giulio, letterato, protetto da Lodovico il Moro, II, 19. - -ENRICO primo, incoronato in Pavia re d'Italia, sua legge che proibisce -il matrimonio de' preti, I, 4. - -ENRICO secondo, imperatore, suoi maneggi, sua venuta in Italia, I, 4. - -ENRICO terzo, sue disgrazie, sua morte, suo carattere, I, 6. - -ENRICO quarto, suo pessimo reggimento, 1, 6. - -ENRICO quinto, celebra in Milano i suoi sponsali, ed ivi è incoronato, -I, 8; — suo livore contra i Milanesi, I, 9. - -ENRICO sesto, ribellasi al padre; suo amore ai Milanesi; sua morte, I, -9. - -ENRICO di Lucemburgo, incoronato in Milano re d'Italia; congiura ordita -contro di esso, 1, 10; — perchè concede la carica di vicario imperiale; -sua morte, II, 11. - -ENZO, figlio di Federico secondo, fatto prigione, e poi posto in -libertà dai Milanesi, I, 40. - -ERLEMBALDO, suoi maneggi e sua perfidia a danno della Chiesa milanese; -rimane ucciso, I, 5. - -ERMENGARDA, vedova di Adalberto marchese d'Ivrea, suoi nefandi -artificii, I, 3. - -ESTE BEATRICE, suo matrimonio con Lodovico il Moro, II, 18; — sua -morte; onori funebri e mausoleo, II, 19. - -EUGENIO, principe nominato dall'imperatore Giuseppe primo, governatore -dello stato di Milano, III, 32. - -EZELINO da Romano, proposto a signore di Milano, I, 10. - - -F - -Fabbriche d'oro e di seta, quando introdotte in Milano, I, 20. - -FARA (da), suo artificioso discorso, I, 18. - -FEDERICO primo, imperatore, suo decreto contro i Milanesi e sua discesa -in Italia; incoronato a Roma dal papa Adriano quarto; suo ritorno in -Italia con poderosa armata; blocco di Milano; dedizioni della città e -patti vergognosi di quella; dieta di Roncaglia; dichiara i Milanesi -ribelli; distruzione di Milano, I, 7; — lega conchiusa da ventitre -città lombarde a danno di Federico; ascolta proposizioni di pace; è -sgominato a Busto Arsizio dai Milanesi; suo ritorno in Germania e pace -di Costanza; suo ritorno pacifico in Milano; osservazioni su la sua -condotta, I, 8. - -FEDERICO secondo imperatore, sue imprese e crudeltà, I, 9. - -FERDINANDO arciduca d'Austria, governatore di Milano, III, 13. - -FIAMBERTO con atroce ingratitudine uccide il re Berengario, I, 3. - -FIESCHI Isabella, moglie di Luchino Visconti, rimandata alla sua -patria; sua condotta in Verona, e sospetti contro di essa intorno alla -morte di suo marito, II, 12. - -FIGUEROA (de) nominato al governo di Milano, III, 28. - -FILIPPO Maria Visconti, sua trista situazione e sua timidezza; sposa -la vedova di Facino Cane onde ottenere il ducato; condanna a morte con -nera ingratitudine la moglie; sua condotta, suo carattere, sua morte, -II, 15. - -FILIPPO d'Austria, duca di Milano, sua solenne entrata in questa città, -III, 28; — sua morte, III, 29. - -FILIPPO terzo re di Spagna, sua morte, III, 30. - -FILIPPO quarto re di Spagna, sua morte, III, 31. - -FIRMIAN (di) conte, governatore della Lombardia; sua morte, lodato, -III, 33. - -FOGLIANO Francesco, perchè appiccato, II, 14. - -FOGLIANO Guido, signore di alcuni distretti del Reggiano, II, 14. - -FOIX (di) Gastone, governatore di Milano; suoi fatti; sua morte, e suoi -funebri onori, II, 21. - -FONDULO Gabrino, signore di Cremona, vende la signoria al Visconti; è -decapitato in Milano, II, 15. - -FONTANA Annibale, celebre scultore, sua morte, III, 29. - -FRANCESCO primo, re di Francia, sua discesa in Italia; entra -solennemente in Milano; sua condotta, II, 22; — fatto prigioniero alla -battaglia di Pavia, è tratto a Madrid; è posto in libertà, III, 24; — -sfida Carlo quinto a duello; lettere dei due monarchi, III, 25, e nota -(1) _alla pag. 105_. - -FUENTES (di) conte, nominato governatore di Milano; suo carattere, sua -condotta, sua morte, III, 30. - -FUENSALDAGNA (di) conte, governatore di Milano, III, 32. - -FUENSALIDA, conte, governatore di Milano, III, 32. - - -G - -GALEAZZO primo Visconti, sue nozze con Beatrice d'Este; sua elevazione -e sue vicende, I, 10; — acclamato signore di Milano; sua prigionia; -liberato; sua morte, e riflessioni su la sua condotta, II, 11. - -GALEAZZO secondo Visconti, sospetto di congiura contra Luchino, suo -zio, viene esiliato, II, 12; — porzione di dominio a lui toccato; sua -condotta in Pavia; paralello tra esso e il fratello suo Barnabò; sua -morte, II, 13. - -GARBAGNATE (da) Francesco, esiliato come partitante dei Visconti, sua -condotta, I, 10. - -GIOVANNI Visconti, arcivescovo, regge in comune con Luchino la signoria -di Milano; rimane solo nel reggimento; richiama gli esuli nepoti; -sua magnanima condotta; viene scomunicato; sue militari imprese; sua -possanza e sua morte, II, 12. - -GIOVANNI GALEAZZO secondo, conte di Virtù, sua dissimulazione e -condotta a danno di Barnabò; sue mire ambiziose; sue guerriere imprese; -innalzato alla dignità di duca; fa comporre la genealogia del suo -casato; fabbrica il Duomo e la Certosa di Pavia; grande estensione del -suo potere; sua morte; pittura del suo carattere, II, 14. - -GIOVANNI MARIA Visconti perde quasi tutte le città lasciategli dal -padre; sue orribili crudeltà; sospetto di parricidio; inutili ricordi -lasciatigli dal Malatesta; sua condotta eguale a quella di un pazzo -furibondo; congiura contro di lui ordita e sua uccisione, I, 15. - -GIOTTO, celebre pittore al servizio di Azzone Visconti, II, 11. - -GIUSEPPE primo, imperatore d'Austria, sua morte, III, 32. - -GIUSEPPE secondo, arciduca, quindi imperatore d'Austria; sua nascita; -suo viaggio in Italia; eletto imperatore; altri suoi viaggi in Italia; -sue disposizioni per la condotta de' pubblici affari, nota (1) _alla -pag. 285_; — suo reggimento e sue saggie riforme; sua morte, III, 33. - -GONSALVO Ferrante di Cordova, governatore di Milano, III, 28. - -GONZAGA Feltrino vende Reggio a Barnabò Visconti, II, 14. - -GONZAGA Francesco, unito contra Giovanni Galeazzo; come sconfitto, II, -14. - -GONZAGA Carlo, sue mire al dominio di Milano, II, 16. - -GONZAGA Ferrante, governatore di Milano, III, 28. - -GONZALO de Cordova, governatore di Milano; suoi perniciosi editti -intorno ai grani, III, 30. - -GOTOFREDO, arcivescovo di Milano, perchè scomunicato, I, 5. - -GOZZADINI (da) Beno, podestà di Milano, sue belle opere, suo miserando -fine, I, 9. - -GRASSI Tommaso, erige scuole pubbliche in Milano, II, 19. - -GROSSOLANO, vescovo di Savona, e reggente la diocesi di Milano, è -nominato arcivescovo, I, 4. - -Guerra detta di _Successione_, fatale anche all'Italia, III, 33. - -GUIDONE, arcivescovo di Milano, I, 5. - -GUGLIELMINA, boema, culto religioso a lei prestato; dissotterrata per -ordine dell'Inquisizione, ed incendiata; opinione popolare intorno la -medesima; errori della stessa, I, 9. - -GUZMAN (de) Ponze di Leon, governatore di Milano, III, 32. - - -H - -HARO (di) conte, governatore di Milano, III, 32. - -HARCOURT (d') maresciallo comandante l'armata francese in Italia, III, -32. - - -I - -ILDEBRANDO, cardinale, suo carattere, suoi talenti e maneggi; eletto -pontefice, I, 5. - -ILDESHEIM, vescovo, scomunica le città non comparse alla dieta -generale, I, 9. - -INCISA (d') Manfredo, marchese, creato signore di Milano per tre anni, -I, 9. - -INNOCENZO terzo, papa, sua condotta coi Milanesi, I, 9. - -INNOCENZO sesto, papa, perchè scomunica Barnabò Visconti, II, 13. - - -K - -KAUNITZ-RIETBERG, conte, eletto supremo ministro, suo carattere, sue -lodi, III, 33. - - -L - -LAMBERTO, arcivescovo di Milano, suoi maneggi contra Berengario, I, 3. - -LAMPUGNANO Giorgio, uno de' fautori del governo repubblicano, II, 15; — -come traditore è decapitato, II, 16. - -LAMPUGNANO Giovanni Andrea, uno de' congiurati contro Galeazzo Maria -Sforza, suo tragico fine, II, 18. - -LAMPUGNANO Oldrado, sua perfida condotta con Fondulo, signore di -Cremona, II, 15. - -LAMPUGNANO Isabella, arruotata viva ed abbruciata, II, 22. - -LANCIA Manfredo, marchese d'Incisa, signore di Milano, _Vedi_ Incisa. - -LANDO Bianchina, attentato contra di essa di Galeazzo, II, 11. - -LANDOLFO anima il popolo contra gli ecclesiastici, I, 5. - -LANDRIANO Antonio favoreggia l'elevazione al ducato di Lodovico Sforza, -II, 19. - -LANDRIANO Girolamo, frate, nimico del Trivulzio, II, 20. - -LANGOSCO (di) conte, I, 10. - -LANNOY Carlo, vicerè di Napoli, duce dei Cesarei; scelto a scortare il -prigioniero Francesco primo a Madrid, III, 24. - -LAVELLO Cristoforo, generale al servizio di Filippo Maria Visconti, II, -15. - -LAUTREC, governatore di Milano, nemico del Trivulzio; suo dispotico -reggimento; sue guerriere imprese; sua atroce condotta, II, 22; — è -sconfitto, II, 23. - -Lazzaretto fabbricato da Lodovico il Moro, II, 19. - -LEGANES (di) Diego, duca d'Alcala, governatore di Milano; sue -guerresche imprese; sua sconfitta; viene tolto dal governo di Milano, -III, 26. - -LEGNANO Girolamo, prevosto, uno de' congiurati contra san Carlo -Borromeo, III, 29. - -LEONE decimo, papa, sua lega con Carlo quinto, II, 22. - -LEOPOLDO primo, imperatore d'Austria, sua morte, III, 23. - -Leopoldo secondo, imperatore d'Austria, suo governo; suo soggiorno in -Milano; sua morte, III, 33. - -LEWENSTEIN (di) principe, governatore di Milano, III, 32. - -LEYVA (di) Antonio, uno de' duci della lega, III, 23; — sua condotta in -Milano, III, 25. - -LIGNE (di) principe, governatore di Milano, III, 31. - -LIGNY (di) conte, duce de' Francesi, nimico del Trivulzi; sua -capitolazione con Lodovico il Moro; distrutta dal Trivulzi, II, 20. - -LIPRANDO, prete, come si libera dall'accusa di simonia colla prova del -fuoco, I, 6. - -LITOLFO, figlio del re Ottone, scende in Italia contra Berengario; -sospetti intorno la sua morte, I, 4. - -LITTA Alfonso, arcivescovo di Milano; sua prudente condotta, III, 31. - -LOBKOWITZ (di) principe, comandante le armi austriache in Italia, III, -33. - -Locuste, irruzione loro nel milanese, II, 13. - -LODOVICO quinto il Bavaro, sua entrata in Milano, vende ad Azzone -Visconti il vicariato imperiale, II, 11; — sua morte, II, 12. - -LODOVICO decimosecondo, re di Francia, suo ingresso in Milano, II, 19; -— sua condotta e sue militari imprese, II, 20; — sua morte, II, 21. - -LOMAZZI Paolo, pittore, II, 22. - -LOTTARIO di Sassonia, riconosciuto in re d'Italia dai Milanesi, I, 6. - -LOTTERÍE o Tontine, per qual motivo introdotte, II, 16, e nota (2) -_alla pag. 185_. - -LUCHINO Visconti, proclamato signore di Milano; sua condotta nel -reggimento; congiura ordita a suo danno; come sventata; caccia in -esilio i suoi nepoti; sua improvvisa morte, lodato, II, 12. - -LUINO Bernardino, pittore, II, 19. - -LUNA (de), castellano di Milano, III, 28. - - -M - -MADRUCCI Cristoforo, cardinale, governatore di Milano, III, 28. - -MAESTRO Omobono, legato lodigiano alla dieta di Costanza, I, 7. - -MAGGI Carlo Maria, segretario del senato, lodato, III, 31. - -MAINO (del) Agnese onorata come sposa da Filippo Maria Visconti, II, -15; — sua morte, II, 16. - -MAINO Bertolino, squarciato dai cani per comando di Giovanni Maria -Visconti, II, 15. - -MAINO Francesco, congiurato contro Giovanni Maria Visconti, II, 15. - -MAINO Luchino, come sopra, II, 15. - -MAIORAGGIO Marcantonio, professore di belle lettere in Milano, vi -muore, III, 28. - -MALASPINA Giovanni, duce di Giovan Galeazzo Visconti, II, 14. - -MALATESTA Antonia, moglie di Giovan Maria Visconti, II, 15. - -MALATESTA Carlo, suoi ricordi politici a Giovan Maria Visconti, II, 15. - -MALATESTA Carlo, iuniore, generale di Filippo Maria Visconti, II, 15. - -MALATESTA Pandolfo, cede Brescia al Visconti, II, 15. - -MANDELLO (da) Ottone, con risoluto consiglio anima i Milanesi a uscire -in campo contro Federico secondo, I, 9. - -MANDELLO Ottone, duce di Gian Galeazzo Visconti, concorre ad arrestare -Barnabò Visconti per comando di Gian Galeazzo, II, 14. - -MARAVIGLIA, gentiluomo milanese, suo fasto, e tristo fine, III, 26. - -MARGHERITA d'Austria, sposa dell'infante don Filippo; suo solenne -ingresso in Milano, e descrizione delle feste fatte in quell'occasione, -III, 29. - -MARIA Teresa, arciduchessa d'Austria, poscia imperatrice, sua nascita, -III, 32; — nominata imperatrice; suo savio governo; sua morte, III, 33. - -MARIANNA d'Austria, sposa del re di Spagna Filippo quarto, viene in -Milano; descrizione del fattole ricevimento, III, 31. - -MARINI Tommaso, genovese, direttore del negozio dei prestiti sulle -entrate dello Stato, fabbrica in Milano un magnifico palazzo, III, 28. - -MARLIANI, famiglia potente in Milano, II, 16. - -MARQUARDO, vescovo d'Ausburgo, vicario imperiale, fatto prigione dai -Visconti, II, 13. - -MATTEO primo Visconti, sua elevazione; nominato capitano del popolo -per cinque anni; suo esteso dominio, e sue ambiziose mire; confermato -nella sua carica; costretto ad abbandonare Milano; riconciliazione tra -i Torriani e i Visconti, I, 10; — dopo l'eccidio dei Torriani; Matteo è -dichiarato vicario imperiale di tutta la Lombardia; assume il titolo di -_signore generale_; sua condotta; sua morte, II, 11. - -MATTEO secondo Visconti, occupa il principato in un coi fratelli; sua -nefanda condotta; sua morte, II, 13. - -MATILDE, contessa, suoi maneggi a danno di Milano, I, 6. - -MEDICI Gian-Giacomo, celebre guerriero, sua morte, suo mausoleo, III, -28, nota (2) _alla pag. 153_. - -MEDICI Caterina, strano e barbaro processo formato contra di essa; è -abbruciata qual fattucchiera, III, 30. - -MEDO, sognato capitano fondatore di Milano, I, 1. - -MELGAR, conte, governatore di Milano, III, 31. - -MELZO Ambrogio Giovanni, patrizio milanese, sua pia fondazione, III, 31. - -MENDOZZA (di), marchese de la Hynoiosa, governatore di Milano, sua -nobile condotta, III, 30. - -MERCY, conte, generalissimo delle armi austriache in Italia, III, 32. - -MERULA Giorgio, letterato, protetto da Lodovico il Moro, II, 19. - -MEZZABARBA Politone, senatore, mandato a Roma dal senato per far valere -le ragioni della giurisdizione civile contro l'arcivescovo san Carlo -Borromeo, III, 19. - -MINUZIANO Alessandro, letterato, protetto da Lodovico il Moro, II, 19. - -MIRISIO Clemente, prevosto, uno de' congiurati contro san Carlo -Borromeo, III, 19. - -MISSAGLIA Bernardino, sua missione in Ungheria, II, 18. - -MONDILA, duce dell'Imperio contro i Goti, I, 2. - -MONFERRATO (di) marchese, eletto signore di Milano, poscia scacciato; -suo miserando fine, I, 10. - -MONFERRATO (di) marchese, figliuolo del precedente, signore di Pavia, -II, 13. - -MONTECUCCOLI Sebastiano, suo miserando fine, III, 27. - -MONTI Cesare, arcivescovo di Milano, sua munificenza e sue pie -fondazioni, III, 26; — sua morte, III, 31. - -MORA Gian-Giacomo, barbiere, nefando processo contra di esso formato, e -sua tragica fine, III, 26. - -MORIGIA Paolo, gesuato, letterato milanese, III, 26. - -MORONE Bartolomeo, uno dei fautori del governo repubblicano, II, 16. - -MORONE Girolamo, primo avvocato fiscale in Milano; sua elevazione, sua -condotta, suoi maneggi, II, 20; — suo discorso per trarre al partito -della lega il marchese di Pescara; sua prigionia e condanna; sua -liberazione, III, 24; — sua morte, lodato, III, 26, nota (2) _alla pag. -116_. - -MUSOCCO (di) conte, figlio del Magno Trivulzio, II, 20. - - -N - -NARSETE, suo reggimento in Italia, I, 2. - -NEGRI (de) Cesare, citato, III, 29. - -NERI Pompeo, presidente della Giunta di censimento, lodato, III, 33. - -NOAILLES (di) duca, comandante i Francesi, giugne coi suoi armati sin -presso i sobborghi di Milano, e quindi dietreggia, III, 31. - - -O - -OLANO, sognato fondatore di Milano, I, 1. - -OLDERICO, conte del palazzo, I, 3. - -OLGIATO Girolamo, congiurato; sua coraggiosa morte, II, 19. - -OLIAS e MORTARA (d'), marchese, governatore di Milano, III, 31. - -OMODEO, cardinale, riduce a compimento la chiesa della Vittoria in -Milano, III, 31. - -OROMBELLO Michele, sua debolezza a danno dell'infelice Beatrice Tenda, -e suo tristo fine, II, 15. - -OROMBELLO Giobbe, come traditore, decapitato, II, 16. - -ORTO (dall') Oberto, illustre giureconsulto, I, 6. - -OSORIO (don Pietro), marchese di Villafranca, governatore di Milano, -pessimo suo reggimento, III, 30. - -OSSONA (da) capo dei popolani, II, 16. - -OSSUNA (d') duca, governatore di Milano; sua pomposa entrata nella -città; suo rapace e pessimo reggimento, III, 31. - -OTTONE primo, imperatore, coronato re d'Italia; sua condotta, I, 4. - -OTTONE secondo, imperatore, I, 4. - -OTTONE terzo, imperatore, manda l'arcivescovo di Milano ambasciatore a -Costantinopoli a chiedere per isposa la principessa Elena; sua morte, -I, 4. - -OTTONE quarto, come accolto e amato dai Milanesi, I, 9. - -OTTONE Visconti, arcivescovo di Milano; sua valorosa condotta; rinunzia -la signoria a Matteo Visconti, I, 10. - -OZENO (da) Stefano, prete, suo miserando fine, II, 13. - - -P - -PAGANI Cristoforo, uno dei capi del popolo. II, 16. - -PAGANO da Lecco, I, 9. - -PAGGI Giambattista, architetto della chiesa della Vittoria in Milano, -III, 31. - -PALLAVICINO Gian Francesco, II, 18. - -PALLAVICINO Cristoforo, crudelmente mandato a morte dal Lautrec, II, 22. - -PALLAVICINO Gian Luca, conte, governatore di Milano, III, 33. - -PALMIO P. Benedetto, della compagnia di Gesù, spedito a Milano da san -Carlo Borromeo, III, 29. - -PANIGAROLA Arrigo induce i Veneti alla pace coi Milanesi, II, 16. - -PATTA Roberto, imputato di eresia, I, 9. - -PELAVICINO Oberto, eletto signore di Milano, I, 10. - -PELLEGRINO Galeazzo Alessi, architetto, III, 28. - -PELLEGRINO de' Pellegrini, architetto insigne, lodato, III, 29. - -PEPOLI Giovanni vende Bologna all'arcivescovo Giovanni Visconti, II, 12. - -PEREGO (da) Leone, arcivescovo di Milano, I, 9. - -PERGOLA (della), duce di Filippo Maria Visconti, II, 15. - -PESCARA (di) Ferdinando, marchese, sue militari imprese. III, 23; — sua -nefanda condotta col Morone; sua morte, III, 24. - -PETRARCA Francesco, accolto in Milano da Giovanni Visconti; onori e -distinzioni ad esso compartiti, II, 20. - -PIATTI Tommaso istituisce in Milano varie pubbliche cattedre, II, 19. - -PIATTO Giorgio, suo osservabile discorso, II, 17. - -PIAZZA Guglielmo, commissario della sanità. _V. Mora Gian-Giacomo._ - -PICCININO Nicolò, duce di Filippo Maria Visconti, II, 15. - -PICCININO Francesco, sue imprese militari, II, 16. - -PIETRO Martire (san), inquisitore, trucidato, I, 9. - -PIO quarto (Giannangelo de' Medici), milanese, creato pontefice; elegge -parecchi cardinali milanesi, e benefica con dotazioni ed edificii la -sua patria; sua morte, III, 29. - -PIO quinto (Ghislieri), alessandrino, eletto pontefice; da cardinale -avea fondato l'Inquisizione in Milano, III, 29. - -PIROVANO Oberto, arcivescovo di Milano, I, 8. - -POGGETTO (del), cardinale, sua violenta condotta, II, 11. - -POL (san) o Paul, conte, duce francese, III, 24. - -PONZE di Leon, governatore di Milano, suoi gravi provvedimenti, suo -carattere arbitrario e violento, III, 31. - -PORRO Alberto, I, 9. - -POZZOBONELLI, arcivescovo di Milano, sua morte, III, 33. - -PUSTERLA Anselmo, arcivescovo, sue disavventure, I, 6. - -PUSTERLA Francesco, da chi offeso nell'onore; sua congiura e suo -miserando fine, II, 12. - -PUSTERLA Giovanni, castellano di Monza, sua morte infelice, II, 15. - -PUSTERLA Giovanni, nepote del suddetto, congiurato contra Giovanni -Maria Visconti, II, 15. - -PUSTERLA Guglielmo, onorevole sua riputazione, I, 10. - -PUSTERLA Pietro, uno de' triumviri, II, 16. - - -R - -RAINERIO, inquisitore, espulso da Milano, I, 10. - -RAINOLDO, arcivescovo di Colonia, trasporta in Germania le reliquie dei -re Magi, I, 8. - -RANGONI Guido riceve lettere da Bernardo Tasso, III, 14. - -REQUESENS don Luigi, governatore di Milano, zelante della giurisdizione -regia, si oppone all'arcivescovo san Carlo Borromeo, III, 29. - -RICHINI Francesco, architetto, lodato, III, 31. - -RICCIO Zanino, pessimo consigliere di Filippo Maria Visconti, II, 15. - -RICCIO Michele, eletto senatore, II, 19. - -RIGONI Simone uccide il Landriano, II, 20. - -RIGOTTO Gian Paolo, con barbaro esempio giustiziato, siccome creduto -altro de' propagatori della peste in Milano, III, 26. - -RIPA (da) Buonvicino, frate, suoi versi citati, II, 12. - -RIPAMONTI Giuseppe, canonico cronista, lodato, III, 31. - -RIVAROLO (da) Manfredo, de' conti di San Martino, podestà della città e -ducato, II, 16. - -RO (da) Anselmo, arcivescovo di Milano; sua pessima condotta, I, 3. - -RODOALDO, arcivescovo di Milano, I, 6. - -RODOLFO imperatore fa lega con Ottone Visconti, I, 17. - -RODOLFO, re di Borgogna, ingannato da Ermengarda, rinuncia ad ogni idea -su l'Italia, I, 3. - -RONCAGLIA, dieta ivi tenuta dall'imperatore Federico primo, I, 7. - -ROSMONDA, regina de' Longobardi, suo tradimento e sua morte, I, 2. - -RUSCA, famiglia potente in Como nel decimoterzo secolo, I, 17. - - -S - -SACCHELLA Guidotto, I, 16. - -SANSEVERINO, comandante gli Svizzeri a favore di Lodovico il Moro, II, -22. - -SAVERGES (di) Pietro, vescovo di Luçon, gran cancelliere sotto Lodovico -duodecimo, II, 19; — opera a danno del Trivulzio, II, 20. - -SCALIGERA, famiglia illustre, distrutta dalle macchinazioni di Galeazzo -Visconti, II, 13 e 14. - -SCHEINER Matteo, cardinale di Sion, sua vita e suo carattere, II, 21, -nota (1) _alla pag. 305_; — comanda gli Svizzeri in nome della _Lega -Santa_; sua condotta nel reggimento di Milano; sua crudeltà collo -Sforza vescovo di Lodi, II, 21; sue imprese militari; suoi maneggi, II, -22. - -SCOTTI Francesco, signore di Piacenza, II, 11. - -SERMONETA (di), duca, governatore di Milano, III, 26. - -SESSA (da) Consalvo Ferrante di Cordova, governatore di Milano, -III, 28; — si sforza invano di dare all'Inquisizione una più ampia -consistenza, III, 29. - -SESTO (da) Manfredo, I, 9. - -SESTO (da) Cesare, celebre pittore, II, 19. - -SETTALA (da) Enrico, arcivescovo di Milano, perchè bandito, I, 9. - -SETTALA Francesco, proposto arcivescovo di Milano, I, 10. - -SETTALA Lodovico, protomedico, lodato, III, 31. - -SETTALA Manfredo, canonico, suo museo, sue lodi, III, 31. - -SFORZA Francesco, notizia intorno alla sua famiglia e cognome; sue -vicende, II, 15; — sue imprese e suo innalzamento, II, 16; — suo -ingresso pubblico in Milano; sua condotta come duca; suo carattere; sue -eccellenti qualità; sua morte, II, 17. - -SFORZA Galeazzo Maria, prime imprese nella sua gioventù; riconosciuto -per duca, II, 17; — sua magnificenza e suo fasto; sua tragica fine; -cenni su la congiura contro di esso ordita; osservazioni sul suo -carattere e su la sua condotta, II, 18. - -SFORZA Giovanni Galeazzo Maria, proclamato duca in età di sei anni, -sotto la tutela della madre e del Simonetta; suo matrimonio; sue -sventure; sua morte, II, 18. - -SFORZA Lodovico, detto il Moro, sua perfida condotta contra il nipote; -suo matrimonio, II, 18; — co' suoi nefandi maneggi giugne al ducato; -suo illustre governo; forma una lega col papa e co' Veneziani; la sua -equivoca ed imprudente condotta lo sforza a ritirarsi ad Inspruck, -III, 19; — sua pusillanimità nelle sventure; ritorno in Milano; suo -carattere incerto nell'avversa fortuna; è tradito; cade prigioniero, e -vien condotto in Francia; colà giugne a fuggire, ma ripreso è rinchiuso -nel castello dl Loches, ove finisce i suoi giorni, II, 20. - -SFORZA Massimiliano ottiene il ducato; pessimo suo reggimento, II, 21; -— costretto ad accettare un asilo in Francia, ivi muore; pittura del -suo carattere. II, 22. - -SFORZA Francesco secondo acquista il ducato; gioia dei Milanesi per -quell'avvenimento; sue ottime disposizioni; corre pericolo della -vita, III, 23; — sua dubbiosa condotta; costretto a cedere a patti il -castello di Milano, III, 25; — rientra ne' suoi Stati; suo matrimonio; -sua morte; osservazioni, III, 26. - -SFORZA Francesco, abate di Marmontiers, II, 18 e 19. - -SFORZA Ascanio, cardinale, sua prudente condotta, fatto prigione, viene -condotto in Francia, II, 20. - -SFORZA Ottaviano, vescovo di Lodi, barbarie contra di esso del -cardinale di Sion, II, 21. - -SFORZA Gian Paolo, marchese di Caravaggio, sua valorosa condotta e sua -morte, III, 25 e 26. - -SFORZA Ermes, ambasciatore a Napoli, II, 18. - -SICHER, ministro di Federico primo, I, 7. - -SIMONETTA Francesco, detto il _Cico_, ministro ed amico del duca -Francesco; sua condotta; suo tragico fine, II, 18. - -SIRVELA (di) Giovanni, conte, governatore di Milano, III, 26. - -SISTI (da) Bertolino, suo attentato come punito, II, 13. - -SISTO (di San) cardinale, sua amicizia con Galeazzo Maria e sua morte, -II, 18. - -SORDO Giovanni, cancelliere di Barnabò Visconti, chiuso per comando di -lui in una gabbia di ferro con un feroce cignale, II, 13. - -SORESINA (da) Guglielmo, proposto signore di Milano, I, 10. - -SPEZIANO Giambattista, egregio capitano dì giustizia in Milano, III, 25. - -SPINOLA Doria Ambrogio, marchese de Los Balbanes, governatore di -Milano, III, 30. - -SPINOLA Paolo, duca del Sesto, governatore di Milano, III, 31. - -STAMPA cardinale, arcivescovo di Milano, III, 33. - -STAMPA Marco, decapitato, II, 16. - -STAMPA Giovanni, partitante de' malcontenti, II, 16. - -STAMPA Massimiliano, onorevole sua missione, III, 26. - -STAMPA Uberto, sua ambasciata al papa per la città di Milano nel 1696, -III, 33. - -STAREMBERG Guido, maresciallo, comandante gli imperiali in Italia, III, -32. - -STANGA marchese, spedito da Lodovico il Moro all'imperatore -Massimiliano, II, 19. - -SUARDI, famiglia potente in Bergamo nel decimoterzo secolo, I, 10. - -SUAREZ de Figueroa, duca di Feria, governatore di Milano, III, 30. - - -T - -TAEGGI Ambrogio erige in Milano il collegio di San Simone, III, 28. - -TARLATI Guido, vescovo di Arezzo, incorona Lodovico il Bavaro, II, 11. - -TASSO Bernardo, padre dell'immortale Torquato; sua lettera al conte -Guido Rangone, III, 24. - -TAVERNA Francesco, gran cancelliere; sua morte; sue lodi, III, 29. - -TEALDO, arcivescovo di Milano, come operi contro le scomuniche del -pontefice, I, 6. - -_Telonei_, significazione di questo vocabolo, II, 15. - -TENDA Beatrice, vedova di Facino Cane e sposa di Filippo Maria -Visconti; suoi prudenti consigli; accusata di nefando delitto, viene -decapitata, II, 15. - -TEODORICO, figlio del re de' Goti, suo prudente reggimento, I, 2. - -TEODOSIO, imperatore, sue vicende con sant'Ambrogio, I, 1. - -TEOFANIA imperatrice, madre di Ottone terzo, I, 4. - -TERUFFINO Giovanni, sua descrizione della carestia in Milano, II, 16, -nota 1 _alla pag._ 202. - -TERUFFIO Giovanni Jacopo, segretario di Stato camerale, II, 19, nota 1 -_alla pag._ 259. - -TERZAGO (da) Antoniolo, cancelliere di Barnabò Visconti, chiuso per -ordine di lui in una gabbia di ferro con un cignale feroce, II, 13. - -TIEPOLO Pietro, podestà di Milano, fatto prigioniero da Federico -secondo, come trattato, I, 9. - -TITO Livio scrive su la fondazione di Milano, I, 1. - -TIZZONI, potente famiglia in Vercelli nel decimoterzo secolo, I, 10. - -TORELLA Lodovica, contessa di Guastalla, dispone tutto il suo in pie -fondazioni, III, 26. - -TORELLO Guido, duce di Filippo Maria Visconti, II, 15. - -TORNELLI, famiglia potente in Novara, I, 10. - -Torre di San Gottardo; primo orologio su la medesima collocato, II, 11. - -TORRE (della) Cassone, arcivescovo di Milano; sua lettera minacciosa a -Matteo Visconti; passa al patriarcato d'Aquileia, II, 11. - -TORRE (della) Errecco, invade il milanese, I, 10. - -TORRE (della) Filippo, creato in perpetuo podestà dì Milano; sua morte, -I, 10. - -TORRE (dalla) Francesco, sospettato di congiura, fogge, I, 10. - -TORRE (dalla) Guido, creato in perpetuo capitano del popolo, sua -condotta; come si presenta a Enrico primo; fugge l'impeto degli -Imperiali, I, 10. - -TORRE (della) Martino, eletto anziano della Credenza; sua morte, I, 9 e -10. - -TORRE (della) Mosca, invade le terre del milanese; sua morte, I, 10. - -TORRE (della) Napo o Napoleone, anziano perpetuo del popolo, sua -splendidezza e come atto al governo; creato vicario imperiale; fatto -prigione dai Visconti; sua misera fine, I, 10. - -TORRE (della) Pagano, soccorre i Milanesi ed è eletto protettore del -popolo contra i nobili; sua morte, e pubblica testimonianza di amore -lasciata dai Milanesi alla di lui memoria, I, 9. - -TORRE (della) Pagano, vescovo; sua condotta mentre è arrestato dai -Tedeschi, I, 10. - -TORRE (della) Raimondo, proposto all'arcivescovato di Milano, I, 10. - -TORRE (della) Simone, congiurato, salvasi in Montorfano, I, 10; — -rimane ucciso, II, 11. - -TOSCANO Galeotto, uno dei triumviri; suo miserando fine, II, 16. - -TRANS (di) baroni, padre e figliuolo, III, 24. - -TRASSINO Antonio, suoi maneggi e sua imprudente condotta; sua fuga, II, -18. - -TRAVAGLINO, barbiere di Galeazzo Maria; crudeltà usatagli, II, 18. - -TREMOUILLE (della), duca, comandante dei Francesi, II, 21. - -Tribunale di Provvisione, creato nel 1270; sua antichità e suoi -attributi, I, 10. - -TRIVULZI Carlo, citato, II, 15. - -TRIVULZI Antonio, uno dei fautori del reggimento repubblicano, II, 15. - -TRIVULZI Francesco, uno de' capi degli ammutinati, II, 16. - -TRIVULZI Gian Giacomo entra in Milano come duce supremo dell'armata -francese; creato marchese di Vigevano; nominato governatore nella -Lombardia, II, 19; — abbandona Milano; aspra sua condotta verso -Lodovico il Moro prigioniero, II, 20; — accusato presso il re, muore; -suo carattere ambizioso; ruina della sua patria; la sua nuora e i suoi -nepoti sono arrestati a Vigevano, II, 22. - -TRIVULZI cardinale, governatore di Milano, III, 26. - -TROTTI Galeazzo, conte, generale della cavalleria napoletana, III, 31. - - -V - -VALPERTO arcivescovo di Milano, I, 4. - -VALVASSORI, ordine di cittadini nella repubblica di Milano, I, 9. - -VASTO (del), marchese, governatore di Milano; suo gravoso reggimento, -III, 27. - -VAUDEMONT (di) principe Enrico, governatore di Milano; suo nobile e -savio reggimento, III, 31 e 32. - -VELADA (di), marchese, governatore di Milano, III, 31. - -VELASCO (de) Fernandez, contestabile di Castiglia, governatore di -Milano, III, 31. - -VENDOME (di) principe, comandante de' Francesi in Italia, III, 32. - -VANNE (dal) Luchino, duce di Galeazzo secondo, II, 13. - -VERME (dal) Jacopo, sua condotta a danno di Barnabò; sue militari -imprese, II, 14. - -Verzè, significazione di questo vocabolo, I, 2. - -VIALTA Oberto, podestà di Milano, I, 9. - -VIGNATE (da) potente famiglia in Lodi, I, 10. - -VIGNATE Giovanni, suo miserando fine, II, 13. - -VILLA, moglie di Berengario secondo, I, 4. - -VILLEROI (di), maresciallo, comandante i Francesi in Italia III, 32. - -VILZECK conte, governatore di Milano; suo carattere, III, 33. - -VINCI (da) Leonardo, chiamato in Milano da Lodovico il Moro, II, 19. - -VISCONTI. _Vedi_ Galeazzo, Giovanni, Ottone, Giovanni Galeazzo, Matteo, -ec. ec. - -VISCONTI Uberto, piacentino, podestà di Milano, I, 9. - -VISCONTI Stefano, sua morte improvvisa, II, 11. - -VISCONTI Estore e Giovanni, entrambi duci di Milano, durante un mese, -II, 15. - -VISCONTI Margherita, moglie di Francesco Pusterla; suo miserando fine, -II, 12. - -VISCONTI Lodrisio, liberato dal carcere, II, 12; — sua vittoria contro -gl'imperiali a Casorate, II, 13. - -VISCONTI Roberto, arcivescovo di Milano; Barnabò sel fa inginocchiare -dinanzi per fargli l'Intemerata del _Nescis poltrone_, II, 13. - -VISCONTI Carlo, uno dei congiurati contra Galeazzo Maria Sforza, II, 18. - -VISCONTI Gaspare, saggio dei suoi poetici talenti, II, 19. - -VISCONTI Bernardino acqueta una sedizione in Milano, II, 20. - -VISCONTI Bonifazio tenta di uccidere Francesco Sforza, III, 23. - -VISCONTI Gaspare, eletto arcivescovo di Milano, III, 29. - -VISCONTI Federico, arcivescovo di Milano, III, 31. - -VISCONTI Filippo, arcivescovo di Milano, lodato, III, 33. - -VISCONTI Sacromoro, comandante il blocco del castello di Milano, -traditore, premiato dal re di Francia, II, 21. - -VISCONTI Giambattista, senatore, citato e lodato, III, 30. - -VISTARINI, famiglia potente in Lodi nel decimoterzo secolo, I, 10. - -VITANI, famiglia potente in Como nel decimoterzo secolo, I, 10. - -VITIGE, re de' Goti, sue conquiste in Italia, I, 2. - -VITTORIO Amedeo di Savoia, duca, sua nuova ed improvvisa lega colla -Francia, III, 31. - - -U - -URAIA, distruttore di Milano, I, 2. - - -Z - -Zecca di Milano antichissima, monete ivi coniate sotto i Cesari; sotto -i Longobardi, I, 1 e 2. - -ZENDADARIO Ottone, giudice imperiale, I, 8. - -Zocco o ceppo, usanza antica milanese di porlo sul fuoco la vigilia del -Natale, I, 4, e II, 10. - - - FINE DEL TOMO TERZO ED ULTIMO. - - - - -INDICE DI QUESTO TOMO - - - CAPITOLO XXIII. - - _Vicende infelici de' Francesi. Francesco II Sforza - riconosciuto duca di Milano. Venuta in Italia di - Francesco I re di Francia, ed assedio di Pavia_ Pag. 5 - - _Avvertimento_ » 34 - - CONTINUAZIONE DEL BARONE CUSTODI - - _Prefazione del Continuatore_ » 37 - § I. _Della storia del conte Verri_ » 38 - § II. _Giudizii della detta storia_ » 44 - § III. _Continuazione del canonico Frisi_ » 53 - § IV. _Del mio lavoro_ » 59 - - CAPITOLO XXIV. - - _Battaglia di Pavia. Il re Francesco I rimane prigioniero. - È condotto a Madrid. Sua liberazione. Vicende in questi - tempi della lega di Francesco II Sforza, duca di Milano, - e di Girolamo Morone_ » 63 - - CAPITOLO XXV. - - _Francesco II Sforza bloccato nel castello di Milano. - Sollevazioni e stato miserabile de' Milanesi. Campo - della lega a Marignano. Morte del Borbone, e saccheggio - di Roma. Disfatta de' Francesi. Pace di Cambrai_ » 89 - - CAPITOLO XXVI. - - _Congresso in Bologna per la pace. Incoronazione di Carlo V. - Nuovo congresso di Bologna. Matrimonio del duca Francesco - II, e sua morte, per cui cessa la linea sforzesca_ » 113 - - CAPITOLO XXVII. - - _Tentativi e progetti per la successione nel ducato di Milano. - Congresso di Nizza, pace di Crespy, morte del duca - d'Orleans, dichiarato da cesare duca di Milano_ » 139 - - CAPITOLO XXVIII. - - _Il principe don Filippo investito del ducato di Milano. - Morte di Francesco I. Entrata in Milano del nuovo duca. - Nuova guerra in Italia. Tregua di Cambrai. Abdicazione e - morte di Carlo V_ » 149 - - CAPITOLO XXIX. - - _Pace tra la Spagna e la Francia. Il cardinale Carlo - Borromeo arcivescovo di Milano. Contese di giurisdizione - tra esso e i governatori regii. Soppressione dell'ordine - degli Umiliati. Morte di Filippo II re di Spagna. Venuta - in Milano di Margherita d'Austria sposa del re Filippo - III_ » 156 - - CAPITOLO XXX. - - _Governo del conte de Fuentes e de' suoi successori. Morte - del re di Spagna Filippo III. Fondazioni pubbliche, - reggendo l'arcivescovado di Milano il cardinale Federico - Borromeo. Progresso delle controversie giurisdizionali. - Peste del 1630_ » 179 - - CAPITOLO XXXI. - - _Successione di governatori. Guerre nel Piemonte, nella - Valtellina e in Lombardia. Morte del re Filippo IV. - Governo del duca di Ossuna. Morte del re Carlo II. - Sacre e pie fondazioni, e morti di persone distinte_ » 208 - - CAPITOLO XXXII. - - _Cause della guerra detta di Successione. Guerra in - Italia. Morte dell'imperatore Leopoldo I, cui succede - il figlio Giuseppe I. Liberazione di Torino. Il - principe Eugenio di Savoia governatore dello Stato di - Milano, conquistato dagl'Imperiali. Carlo VI imperatore. - Nuova guerra d'Italia. Pace di Vienna_ » 231 - - CAPITOLO XXXIII. - - _Morte dell'imperatore Carlo VI, al quale succede negli - Stati ereditari la primogenita Maria Teresa. Altra - guerra in Italia, ch'ebbe fine colla pace in Acquisgrana. - Condizione e governo della Lombardia. Giuseppe II - imperatore; sue riforme. Breve regno e morte di - Leopoldo II_ » 247 - - _Tavola generale delle cose più osservabili contenute in - quest'opera_ » 293 - - - - -NOTE: - - -[1] Gaillard, tom. II, pag. 217. - -[2] Lib. XIV. - -[3] Cronaca di Antonio Grumello, cittadino pavese. MS. Belgioioso. - -[4] _Nec parvi momenti apud Leonem Carolumque ea ratio fuit, quod -Sfortiarum nomen in magna gratia esse apud omnes fere populares -Mediolanensis ditionis constabat, quorum studium ad bellum conficiendum -magno usui fore non dubitabatur. Quibus rebus proponendis et -commemorandis Hieronymus Moronus civis Mediolanensis, vir magni -consilii et auctoritatis, per litteras et nuncios principes italicos ad -bellum pro Francisco Sfortia, cujus erat valde studiosus, suscipiendum -e Tridento cohortabatur: Mediolanenses vero ut a rege Gallorum, cui -Moronus erat infensus, deficerent, cunctis rationibus sollicitabat. — -Johannis Genesii Sepulvedae Cordubensis Opera cum edita tum inedita, -accurante Regia Historiae Academia. — Matriti, ex Typographia Regia, -anno 1780._ — _Vol. I, pag. 124 et 125._ - -(Nè di poco vigore fu presso _Leone_ e _Carlo_ quella ragione, che il -nome degli _Sforza_ si sapeva essere in gran favore presso tutto quasi -il popolo della giurisdizione milanese, del quale non dubitavasi che -l'attaccamento sarebbe il grande aiuto per la guerra che fare dovevasi. -E a proporre e rammemorare queste cose contribuiva _Girolamo Morone_, -cittadino milanese, uomo di alto consiglio e di grande autorità, il -quale con lettere e con avvisi da Trento esortava i principi italiani -ad intraprendere la guerra per _Francesco Sforza_, al quale era molto -attaccato. I Milanesi poi con tutti gli argomenti esortava il _Morone_ -a staccarsi dal re dei Francesi, al quale egli era avverso. — Opere di -_Giovanni Genesio Sepulveda_, di Cordova, tanto edite, quanto inedite, -pubblicate per cura della Regia Accademia di Storia. — Madrid, dalla -Regia Tipografia, 1780.) - -[5] Gaillard, tomo II, pag. 209. - -[6] Così dice Gaillard, tomo II, pag. 209. Il Guicciardini dice più di -centocinquanta fanti, lib. XIV. Mi attengo al francese, perchè l'esatta -relazione sarà stata data anzi al re, che al governatore di Reggio. - -[7] Lib. XIV. - -[8] Guicciard., lib. XIV. - -[9] Cronaca di Antonio Grumello. MS. Belgioioso, foglio 102, tergo. - -[10] Descrizione di Milano, tomo IV, pag. 444. - -[11] Guicciard., lib. XIV. - -[12] Guicciard. — Gaillard. — Sepulveda. — Cronaca Grumello, foglio -106, tergo. - -[13] Guicciard., lib. XIV. - -[14] Gaill., tomo II, pag. 234. - -[15] Cronaca Grumello, f. 103. - -[16] Grumello, fogl. 104. - -[17] Tomo 2, pag. 217. - -[18] Anche _Francesco Sforza_, che seguitato era da seimila tedeschi, -giunse a Milano con singolare rallegramento della città, (e ne adduce -il motivo) perchè era uomo della cui cortesia, temperanza e giustizia, -grande era l'opinione nel popolo. - -[19] Così il Guicciard., lib. XIV. - -[20] Grumello, Cod. MS. Belgioioso, fogl. 112. - -[21] Vedi Gaillard, tomo II. - -[22] Avendo adunque comandato lo _Sforza_ a tutto il popolo di pigliare -le armi, menò fuori seimila armati e così pure quattrocento cavalli, e -con questi fermossi alla Bicocca, sulla strada che conduce a Monza. - -[23] Sepulveda, pag. 131. - -[24] Grumello, Cr. MS. Belgioioso, fogl. 115. - -[25] Guicciard., lib. XIV. - -[26] Gaillard. - -[27] Le date le attesta Burigozzo. - -[28] Lib. XII. — Gaillard lo nomina _Andrea de Ferrara_, tomo II, pag. -286. - -[29] Veggasi il MS. del senatore Visconti nella Collezione Belgioioso -d'Este, pag. 181 e 195. Nella Collezione medesima, MS. Miscellanea, -tom. I, num. 21, si legge il contratto per la somministrazione del sale -fatto fra il duca e Domenico Saule, genovese. Ogni anno s'introducevano -circa staia 330 mila sale, metà rosso e metà bianco, di Tortosa a soldi -20 lo staio posto alle gabelle. Col ducato a lire 5 potrà il Sauli -estrarre 6000 some metà frumento e metà riso fatto, e ciò _gratis_. -Pagherà il Sauli al duca per onoranza annue lire 25 mila; le tratte -però non siano libere, se non sinchè il frumento non passi nel prezzo -lire 5. 10. Se il Saulo da Venezia farà consegnare st. 150 mila sale di -Cipro, sarà tenuto in computo di quelle di Genova, e similmente pagato. - -[30] E far possa tutto ciò che sarà d'equità e di giustizia. - -[31] Brantome, _Vie de François Premier_, dice che Saint-Blançay _en -paya la menestre per après, car il fut pendu a Montfaucon_. - -[32] _Brantome, Hommes illustres._ - -[33] Essendo i custodi in parte consunti da malattia, in parte sfiniti -per tedio della lunghezza e per inopia dei cibi. - -[34] Pag. 139. - -[35] _Vie de l'amiral Bonnivet._ - -[36] Veggansi Guicciard., lib. XV. — Burigozzo. — Sepulveda. — -Gaillard, tomo III. - -[37] Guicciard., lib. XV. Gaill., tom. III. - -[38] Lib. XV. - -[39] Gaillard, tom. III, pag. 102. - -[40] Burigozzo. - -[41] Guicciard., lib. XV. - -[42] Gaillard, tom. III, pag. 113. - -[43] Sebbene Gaillard, tom. III, pag. 117, dica seguita la morte di -Prospero Colonna il 30 dicembre, io credo al Burigozzo, che vivea -allora in Milano, e la dice seguita il 28. - -[44] Guicciard., lib. XV. - -[45] Gaillard, tom. III, p. 136. — Guicciard., lib. XV. - -[46] In questa ritirata morì in un fatto d'armi fra Gattinara e -Romagnano il cavaliere Bayard, illustre per la magnanimità, per la fede -e per il valor suo. Di esso molto parlano le storie di quei tempi. - -[47] Burigozzo. - -[48] MS. Belgioioso, fogl. 129. - -[49] _Sfortia ipse cum Mediolanensium non contemnenda manu. -Expugnatoque ponte quo Ticinus ad Abbiagrassum committitur (nam et hic -gallico praesidio tenebatur), oppidum ipsum magno impetu oppugnare -aggreditur, captumque, deleto praesidio, militibus diripiendum -permisit, atque ea victoria laetus, Mediolanum cum praeda magna -quidem, sed Mediolanensibus perniciosa revertitur; pestis enim, quae -Abbiagrassum afflixerat, Mediolanum ex contagione tam vehementer -invasit, ut supra quinquaginte hominum millia ex hac urbe, grassante -morbo, absumerentur._ — Sepul., pag. 149. - -(Lo _Sforza_ medesimo con uno numero non ispregievole di milanesi. -Ed espugnato il ponte che trovasi sul Ticino presso Abbiategrasso -(perciocchè anche questo tenuto era da presidio francese), quel borgo -stesso con grande impeto si accigne ad assalire, e preso avendolo -e distrutto il presidio, ai soldati ne concedette il saccheggio; e -lieto di quella vittoria, torna a Milano con grande preda bensì, ma -ai milanesi perniciosa; perciocchè la peste, che Abbiategrasso aveva -afflitto, invase Milano con un contagio di tale veemenza, che più -di cinquantamila uomini di questa città, imperversando quel morbo, -perirono.) - -[50] Che più di cinquantamila uomini nella città perirono, oltre -innumerabili altri che mancarono nei villaggi. - -[51] Lib. IV, pag. 175. - -[52] _Milan n'étoit plus cette ville florssante, qui suffisoit -autrefois à sa defense, et dont les bourgeois étoient autant de -soldats. Les ravages qui y avoient été faits par la peste l'avoient -changée en un vaste désert_. Gaill., tom. III, pag. 184. - -[53] _Ce fut luy seul qui conseilla au roy de passer les monts, et -suivre monsieur de Bourbon, ayant lassé Marseille, non tant pour le -bien et service de son maître, que pour aller revoir une grande dame de -Milan, et des plus belles, qu'il avoit faite pour maitresse quelques -années devant, et en avoit tirè plasir, et en vouloit retaster. J'ay -ouy dire ce conte à une grande dame de ce tems-la, et mesme qu'il avoit -fuit cors au roy de cette dame (qu'on dit que s'appelloit LA SIGNORA -CLERICE, pour lors estimée des plus belles de l'Italie), et luy en -avoit, fait venir l'envie de la voir, et coucher avec elle: et voilà la -principale cause de ce passage du roy, qui n'est à tous connue. Ainsi, -la moitiè, du Monde ne sçait comment l'autre vit; car, nous cuidons la -chose d'une façon, qui est de l'autre. Ainsi, Dieu qui scait tout, se -mocque bien de nous._ - -[54] Veggasi l'opera di Francesco Tegio, fisico e cavaliere, stampata -in Pavia per Giovanni Andrea Magri, 1655, intitolata: _Pavia assediata -da Francesco I Valois, re di Francia_. - -[55] Le date sono del Burigozzo: del rimanente vedi Gaillard, tom. III, -pag. 184. - -[56] _Vix dum erant Caesariani Mediolano per portam quae Romana -dicitur, ordine servato, ne profectio similis fugae videretur, -digressi, cum per Ticinensem et Vercellensem Galli succedebant; nec -tamen rex ipse Mediolanum est ingressus, sed, imposito praesidio, quod -arcem simul obsideret, paucis diebus ante novembris kalendas exercitum, -oppugnandi gratia, Papiam inducit._ Sepulveda, pag. 153 e 154. - -(Appena erano usciti i Cesariani da Milano per la porta che si -nomina Romana, mantenendo buon ordine, affinchè l'andata loro simile -non sembrasse ad una fuga, che per la porta Ticinese e Vercellina -sottentrarono i Francesi; nè tuttavia il re stesso entrò in Milano, ma -postovi presidio, che al tempo stesso assediare dovesse il castello, -pochi giorni avanti le calende di novembre l'esercito, affine di -combattere, condusse a Pavia.) - -[57] Tegio. - -[58] Pag. 153. - -[59] La Cronaca di Martino Verri dice che nello stesso giorno in cui -il re passò il Tesino dalla parte d'Abbiategrasso, gl'imperiali lo -passarono alla Stella sul Pavese. - -[60] Lib. XV. - -[61] Secondo Gaillard il duca di Ferrara somministrò polvere pel -valore di ventimila fiorini d'oro, e cinquantamila ne somministrò -effettivi. La Cronaca del Grumello dice che vennero sotto la scorta -del Bonneval trasportate cento some di polvere da Ferrara al campo -del re. Il Sepulveda dice: _Alfonsus Æstensis, Ferrariae dux, ad -Papiae commodiorem expugnationem petenti regi amicitiae gratia ex -maxima scilicet copia submittebat. Alfonsus enim tormentis fabricandis -oblectabatur, atque ejus artificii scientissimus erat._ (_Alfonso -d'Este_ duca di Ferrara, alfine di espugnare più comodamente Pavia, -al re, che ne lo richiedeva, in virtù dell'amicizia, in grandissima -quantità (_polvere da cannone_) somministrava. Perciocchè _Alfonso_ -dilettavasi di fabbricare cannoni, e in quel genere di artifizi era -sapientissimo.) - -[62] Tegio. - -[63] Tegio; e il Sepulveda dice: _Ter milites irrumpere jussi, -conatique, ter a Caesarianis, magno accepto detrimento repulsi._ (Tre -volte i soldati ricevettero l'ordine di assalire, e fecero i loro -sforzi; tre volte dai Cesariani furono con grande perdita respinti.) - -[64] Tegio. - -[65] _Hoc oppidum Antonius Leiva custodiendum susceperat, ibidem -Germunorum qui agmen nostrum subsequebantur ad quinque millibus, -Hispanisque circiter quingentis et quadringentis equitibus retentis. -Ita cum hum quoque Caesariani pleraque tormenta et plurimum bellici -apparatus contulissent, recepta Papia, bellum confectum fore rex sibi -persuadebat._ Sepulveda. - -(Questa città aveva preso a difendere _Antonio Leiva_, ritenuti avendo -colà circa cinquemila dei Tedeschi, che l'esercito nostro seguivano, e -circa cinquecento Spagnuoli e quattrocento cavalli. Così avendo anche -colà i Cesariani trascinati molti cannoni e grandissimo apparato di -guerra, il re persuadevasi che, ottenendo egli Pavia, la guerra sarebbe -finita.) - -[66] Gaillard, tom. III, pag. 204. - -[67] _Germanos qui erant in Papiae praesidio, quamvis obsidionis initio -oppidanorum sumtibus alerentur, stipendium tamen efflagitare, urbem, -nisi sibi satisfiat, hostibus sese tradituros minitantes._ Sepulveda, -pag. 156. - -(I Tedeschi che erano nel presidio di Pavia, sebbene al cominciare -dell'assedio fossero nutriti a spese dei cittadini, lo stipendio -tuttavia con istanza chiedevano, minacciando di cedere la città ai -nemici, se non accordavasi la loro domanda.) - -[68] _Accepta excusatione, parvâque pecuniâ, aequo animo ad bellum -confectum stipendii solutionem expectarunt, praesertim post ipsorum -praefecti mortem, qui per eos dies ardentissima febri correptus, -nec sini veneni suspicione interiit: Sic enim increbuit Antonium hac -ratione voluisse sine tumultu ancipiti moto mederi, eo scilicet sublato -de medio, qui seditionis auctor fuisse putabatur._ Sepulveda, pag. 158. -Il Bugatti nella Storia Universale, libro VI, con indifferenza uguale, -dice: _Havendogli rimediato la subita morte del loro colonnello, tolto -di mezzo destramente, per essere il primo in sospetto di tradigione._ - -(Ammessa avendo la scusa e ricevuto un poco di danaro, di buon animo -accordansi ad attendere il pagamento dello stipendio alla fine della -guerra, massime dopo la morte del loro prefetto, il quale in que' -giorni, assalito da ardentissima febbre, morì non senza sospetto di -veleno; perciocchè così la voce si sparse che _Antonio_ avesse voluto -in quel modo rimediare a un doppio male senza tumulto, cioè togliendo -di mezzo quello che autore della sedizione riputavasi.) - -[69] Perciò mi maraviglio grandemente che il chiarissimo conte Pietro -Verri nella sua recentissima Storia milanese, abbia insegnato, non -essere quei monumenti di alcun giovamento a tessere la storia di quelle -età: il che veramente tanto strano mi sembra, che costretto sono a -confessare di non sapere quello che il chiarissimo autore intenda sotto -il nome di Istoria. - -[70] Lettere di messer Bernardo Tasso. Venezia, presso Lorenzini da -Turino, 1561, pag. 4. - -[71] Lib. XV. - -[72] Lib. XV. - -[73] Per vessarli da prima col timore e coll'agitazione; quindi, dopo -che essi si sarebbero colla consuetudine spogliati di quel vano timore, -offenderli con maggiore sicurezza, allorchè fosse sembrato opportuno -assalire i nemici con vera battaglia. - -[74] Sepulveda, pag. 166. - -[75] In Pavia mancava la polvere. Perciò i cesarei staccarono -sessanta cavalieri spagnuoli, ciascuno dei quali portava all'arcione -un sacchetto di polvere. Questi, incamminatisi verso Pavia, caduti -in mezzo ai francesi, dieder loro a credere d'esser del signor Gian -Giacomo Medici; al che venne prestata fede, e così portarono quel -soccorso a Pavia. Le truppe del Medici servivano la Francia, come -presentemente farebbero lo truppe leggeri di ussari, croati, ulani, -calmucchi, cosacchi; e, poco avvezze alla militare disciplina, erano -sconosciute all'esercito, col quale guerreggiavano colle scorrerie, -anzi che colla riunione in un solo corpo d'armata. Il Medici, -ferito d'archibugiata in una coscia il 20 febbraio, mentre cercava -di rappresagliare alcuni pavesi, fu trasportato a Parma per essere -medicato, e così evitò fortunatamente il destino della battaglia 24 -febbraio (_Cronaca di Martino Verri, e Tegio_). - -[76] Brantome, _Hommes illustres_, art. _Bonnivet_. - -[77] Stor. Univ., lib. VI, pag. 778. - -[78] Brantome, _Hommes illustres_, art. _La Palice_. - -[79] Sepulveda, pag. 168. - -[80] Tegio, pag. 64. - -[81] Stor. Univ., lib. VI, pag. 779. - -[82] Bugati (lib. VI, pag. cit.) dice che il d'Alençon, giunto _di -lungo in Francia, convinto di malvagio animo contro il suo re, gli fu -poi tagliata la testa_. Il che è dimostrato falso dai Maurini: _Art -de vérifier les dates_, pag. 573, i quali scrivono che nel tempo della -prigionia del re Francesco I il conte d'Alençon, Carlo Borbone, avo di -Enrico IV, fu capo del Consiglio di Reggenza nella Francia. - -[83] Brantome e Sepulveda. - -[84] Tegio. - -[85] Fogl. 143, tergo. - -[86] All'anno 1525. - -[87] Lib. VI, pag. 779. - -[88] Non soffrì che gli si facesse pubblicamente, secondo il costume, -alcuna congratulazione, nè egli si abbandonò all'allegrezza, ma la -gioia moderatamente sostenne colla sua gravità. - -[89] Sepulveda, pag. 171. - -[90] Grumello, fogl. 142 e 143. - -[91] Ann. d'Ital., tom. XIV, pag. 212. - -[92] Grumello, fogl. 143, tergo. - -[93] Pag. 174 e 210. - -[94] Per cagione dell'ingiuria della figlia negletta, la quale essendo -stata promessa a Carlo, non ancora giunta a legittima e matura età, -egli realmente non trascurò, ma per giuste cagioni pospose ad Isabella, -figliuola di Emanuele re di Portogallo. - -[95] Che non ricusi di dare alcuna fede, alcun giuramento, alcun -numero di ostaggi, purchè in libertà possa ricuperarsi; perciocchè -facilmente potrà impetrare l'assoluzione del giuramento del pontefice -massimo, capo della congiura, il quale ultroneamente egli stesso -quell'assoluzione concederà. - -[96] Pag. 173. - -[97] Guicciard., lib. XVI, fogl. 473, tergo. - -[98] Pag. 177. _Sibi esse in animo, si qua ratione iniri possit, -Italiam a crudeli dominata et intolerabili avaritia Barbarorum in -libertatem asserere; de quorum in Italos anime, fideique eorum in se -opinione, si non aliunde Marchio didicisset, lamen domestico, suoque -exemplo potuisse nuper edoceri, cum de transvehendo in Hispaniam -Gallorum Rege tam diligenter fuisset a Carolo Caesare celatus, propter -suspectam ipsius, ut caeterorum Italorum, fidem. Qua Barbarorum -suspicione Itali, si qua ratio dignitatis haberetur, satis sui officii -admoneri possent; nam cui dubium esse suspicionem illum ex timore -barbarorum ortam, ne Itali resipiscant aliquando, et vires suas orbi -reliquo, adsit modo concordia, non tolerandus agnoscant, et memores -veteris majorum glorias, unanimes ad arma concurrant, et Italiam, ab -ipsis Barbaris servitute oppressam, vindicent in libertatem?_ - -(Avere in animo, se in qualche modo far si potesse, di liberar l'Italia -dalla crudele dominazione ed intollerabile avarizia de' Barbari; -del cui animo contro gl'Italiani e della opinione che quelli avevano -della loro fede, se il marchese non ne fosse altronde ammaestrato, -avrebbe potuto con domestico ed anzi suo proprio esempio recentemente -istruirsi, quando fu così diligentemente tenuto al buio da Carlo cesare -intorno al trasportare in Ispagna il re di Francia, a motivo della -sospettata fede di lui e degli altri italiani. Dalla qual sospezione -de' Barbari gl'Italiani, se alcun riguardo di dignità si avesse, -sarebbero abbastanza avvertiti del dover loro, imperocchè a chi poteva -esser dubbio nascere quella sospezione dal timore concepito dai Barbari -che gli Italiani non faccian senno una volta e conoscano essere le -proprie forze, perchè siavi fra loro concordia, irresistibili al resto -del mondo e memori dell'antica gloria dei maggiori, corrano unanimi -all'armi, e rivendichino in libertà l'Italia, oppressa dal servaggio -degli stessi Barbari?) - -[99] _Praemium suae virtutis, consensu Italiae, regnum Neapolitanum -accepturus_: (Che ricevuto avrebbe, col consentimento dell'Italia, in -premio del suo valore il regno napoletano): Sepulveda, pag. 178. Notisi -che il Pescara era italiano bensì, ma la casa d'Avalos, originaria -di Catalogna, era spagnuola, stabilita in Napoli dagli avi suoi sotto -Alfonso I, avanti la metà del secolo XV. - -[100] Lib. XVI. pag. 447. - -[101] Gaillard, _Vie de François I_, tom. III, pag. 317. - -[102] Il pontefice, con alcuni argomenti fallaci, ma dedotti da una -specie di diritto, si sforza di persuadere al marchese, che piamente e -santamente poteva da esso commettersi quella sceleratezza. - -[103] Sepulveda, pag. 181. - -[104] Guicciardini, lib. XVI, pag. 476, tergo. - -[105] Grumello. - -[106] La risposta di Cesare a Catilina, che lo invita ad associarsi -a lui, è nobilissima: _Je ne peux le trahir, n'exige rien de plus._ — -Catilina, _de M. de Voltaire, acte II, sc. 3_. - -[107] Sepulveda, pag. 181. - -[108] _Intentatis tormentis, conjuratorum consilia plenius et -apertius indicata._ (Adoperati i tormenti, conosciuti più ampiamente e -chiaramente i disegni de' congiurati). Sepulveda, pag. 182. - -[109] Guicciard., lib. XVI, pag. 473. — Gaillard, tom. II, pag. 299. - -[110] Il duca Francesco II in un suo editto si doleva nel seguente -modo delle proprie sciagure: _Franciscus Secundus Sfortia Vicecomes, -Dux Mediolani, etc. Posteaquam Divina Clementia, et sacratissimi -Caroli Caesaris auxilium ad avitum paternumque Mediolanense restituti -fuimus Imperium, tanta nos temporum calamitas et bellorum vis -undique afflixit, ut difficile hactenus dijudicare possimus plus ne -felicitatis in adipiscendo Statu, an eo jam adepto miseriae simus -assecuti. Nam post Status recuperationem singulis annis renovato ab -hostibus nostris bello, et quidem semper graviori atque acerbiori, -perturbati adeo et vexati sumus, ut de nostra ac subditorum salute -saepe numero fuerit pene desperatum; et ne ullum nobis respirandi -tempus reliqueretur, accessit pestis post hominum memoriam saevissima, -etc._ (_Francesco II Sforza Visconti_, duca di Milano, ec. Poichè -per divina clemenza e per l'aiuto del sacratissimo Carlo cesare fummo -ristabiliti nell'avito e paterno milanese dominio, tanto ci afflisse -da tutte le parti la calamità dei tempi e l'impeto delle guerre, -che difficilmente finora possiamo giudicare, se maggiore felicità -conseguita abbiamo nell'acquistare lo Stato, o maggior miseria dopo -l'acquisto ottenuto. Perciocchè, dopo di avere recuperato lo Stato, -rinnovata essendo ogni anno dai nemici nostri la guerra, e sempre -ancora più grave e più acerba, per tal modo fummo turbati e molestati, -che più volte si perdette quasi la speranza della salute nostra e di -quella dei sudditi; ed affinchè alcun momento di respiro non ci fosse -conceduto, si aggiunse una peste la più crudele che mai a memoria di -uomini si provasse, ec.) Passa indi a dire che, dovendo egli sborsare -all'imperatore Carlo V la tassa per l'investitura del ducato, quindi -impone che ogni feudatario o possidente fondi donati dal sovrano -paghi il frutto di sei mesi del suo feudo o podere (_MS. Belgioioso, -Miscellanea, vol. I, num. 4_). Dalla carta poi num. 6 dello stesso -codice vedesi che impose anche un testone, ossia un zecchino per -focolare, _et le subventione quale intendemo ne facciano tutte le -persone ecclesiastiche del dominio nostro, eccettuati li reverendissimi -cardinali_. - -[111] Sepulveda, pag. 183. - -[112] Grumello e Burigozzo. - -[113] Annali, l'anno 1526, pag. 213. - -[114] Annali al 1526, pag. 215. - -[115] Du Mont, Code diplomatique. - -[116] Sepulveda, pag. 191. - -[117] Grumello e Burigozzo. - -[118] Lib. VI. - -[119] Pag. 86. - -[120] Nella qual cosa, affinchè, forse trattenuto dalla religione, -troppo timidamente non si conducesse, egli da quel giuramento, se -alcuno per avventura dato ne aveva a Carlo per assicurare la sua fede, -coll'autorità apostolica lo scioglieva; e quindi non altrimente che -se la cosa fosse intatta, non dato alcun giuramento nè alcuna fede, -con fermezza stabilisse intorno agli affari suoi. Molte cose aggiunse -inoltre in questa sentenza, non meno al diritto delle genti che al -divino contraria, co' suoi mandati per lettere, tutti raccogliendo gli -argomenti coi quali sembrava potersi indurre a trascurare il diritto -delle genti ed a mancare di fede. - -[121] Che neppure il re francese ottenesse alcun dominio su gli -Italiani, ma contento fosse degli annui tributi dei cinquantamila -ducati d'oro, che pagati ad esso sarebbono dal duca di Milano, e di -altri settanta che pagati sarebbono dal re napoletano, da eleggersi coi -suffragi degli Italiani. - -[122] Sepulveda, pag. 188. - -[123] E mandò altra lettera più equitativa e più moderata, che in -pochissime parole racchiudeva un eguale sentimento, ma tolte di mezzo -in parte le calunnie. - -[124] Pag. 193. - -[125] Guicciardini, lib. XVII, pag. 18. - -[126] Dopo la vittoria di Pavia il Borbone erasi recato a Madrid. -L'imperatore voleva alloggiarlo con distinzione, e chiese al marchese -di Villena il suo palazzo per l'alloggio di quel principe. Il marchese -rispose: _Non posso ricusar cosa veruna alla Maestà Vostra: unicamente -la supplico di concedermi, che, sloggiato che egli ne sia, io -l'abbruci, come luogo infetto di perfidia e indegno d'essere abitato -da uomini d'onore._ Gli Spagnuoli generalmente così giudicavano del -contestabile duca di Borbone. - -[127] Guicciardini, lib. XVII, pag. 18, 19 e 20. - -[128] Guicciardini, luogo citato. - -[129] Sepulveda, pag. 201. - -[130] Sepulveda, pag. 215. - -[131] _Borbonius, posteaquam nec a militibus ut ab incepto itinere -ac proposito desisterent impetrare, nec eos, ut erat, stipendio non -suppetente, praecarius imperator, coercere posset, non putavit nec ad -suum officium et dignitatem, nec ad Caroli Caesaris rationes interesse -ut ipse quoque ab exercitu discederet, ne si tanta multitudo sine -imperio ferretur, obvia quaequae devastans atque diripiens, in omnem -injuriam et maleficium intolerantius irrueret, et pontificiae ditionis -populis, contra inducias factas et Caroli Caesaris voluntatem, longe -gravius noceretur._ Sepulveda, pag. 215. - -(Il _Borbone_, poichè non potè impetrare dai soldati che -dall'intrapreso viaggio e dal disegno proposto desistessero, nè -credette di poterli costringere, essendo egli precario comandante, -mentre non correano le paghe, nè giudicando che fosse convenevole -al suo ufficio e alla sua dignità, anzi importante per i diritti di -Carlo Cesare, che egli ancora dall'esercito non si partisse, affinchè -una truppa così numerosa, rimasta senza comando, non si portasse a -devastare i luoghi che incontrava, o facesse qua e là irruzione in modo -più intollerabile, rubando con ogni sorta d'ingiustizie e di malvagità, -e si nuocesse così assai più gravemente, malgrado la tregua stabilita -e la volontà di Carlo Cesare, ai popoli della giurisdizione pontificia, -ec.) - -_Ritrovandosi il Borbone di pessimo animo per non haver da dar paga -allo exercito di Cexare, corno più et più fiate li avea promisso, hebe -deliberato di levar suo exercito de la Romandiola et pigliar il camino -di la città di Florencia, pensando di aver danari da essa Repubblica._ -Grumello, fogl. 163. - -[132] Continuatore della Stor. Eccl. del Fleury, tom. XIX, lib. 131, § -10, pag. 211. - -[133] _Memorie storiche di Monza e sua corte_, del canonico Antonio -Francesco Frisi, tom. I, cap. XVII, pag. 198, e tomo II, docum. 254, -pag. 230. - -[134] _Vedendo il duca di Borbono non essere alchuno rimedio di aver -danari da essa città, per dar paga allo exercito cexareo, affamato et -quasi perso, hebbe facta deliberatione di pigliar il cammina di Roma._ -Così Grumello, al luogo citato. - -[135] Fogl. 163 tergo. - -[136] Cronaca MS di Martino Verri. - -[137] Pag. 263. e segg. — Sono esse le seguenti: «Franciscus Rex -Gallorum Carolo Romanorum imperatori designato Hispanorumque regi, -salutem. - -Renuntiatum mihi est a legatis quos ad te de pace misi, le, conditiones -aequissimas aspernantem, excusationem attulisse, quod ego istine -violata fide profugerim; quamobrem ut meae famae consulam, quae falsis -a te obtrectationibus et calumniis graviter impetitur, hanc ad te -provocandi causa epistolam mittere constitui. Nam licet nemo cui sint -custodes impositi, data fide teneatur, qua ratione id meum factum vel -sola purgari posset; tamen meae famae consultum esse cupiens, cuius -magnam semper habui habeboque dum vita supererit rationem, ut hominum -de me opinioni satisfaciam, sic tecum agere decrevi. Si me fidem datam -violasse jactasti, vel jactas, aut contempta fama quidquam fecisse quod -virum nobilem, bonae famae studiosum non deceat, te turpiter mentiri -dico, et quoties dixeris mentiturum. Quoniam igitur falso meam famam -laedere conatus es, nihil amplius mihi scribas, sed locum certamini -idoneum, tutumque deligito; ego arma utrique deferam. Ac ne a quid -posthac temere in meam contumeliam voce vel scripto jactes, Deum -hominesque testor per me non stare quominus inter nos controversia -singulari certaminus dirimatur. Vale. Lutetiae, quinto kal, aprilis, -Anno MDXXVIII». - -«Carolus Romanorum imperator designatus, Germaniae Hispaniarumque Rex, -Francisco Gallorum Regi S. D. - -Epistolam tuam, cui dies erat adscriptus ad quintum kal. aprilis, mihi -reddidit Gienna, caduceator tuus, sexto, idus junii, longo scilicet -intervallo, ad quam eadem fere quae eidem caduceatori dixeram, -rescribam. Quod legatis et caduceatoribus quos ad me de pace misisti, -quaedam ad tuam contumeliam pernitentia me tibi, purgandi causa, -jactasse scribis, ego nec caduceatorum tuum quemquam vidi praeter cum, -qui Burgos ad me venit ut tuis verbis bellum nobis indiceret, nec erat -cur me tibi, quem nunquam per injuriam offenderam, purgarem; te autem -si nihil aliud, tua certe ipsius culpa accusat et condemnat. Quod autem -fidem quam mihi dederas me requiere dicis, est, ut ais: requiro enim -illam quam mihi Madritii foedere dedisti, te in meam potestatem, ut -meum capitivum, justo bello captum, rediturum nisi, liberatus, pacta -conditionesque foedere acceptas perfecisses, ut scriptura publica -tuaque manus testimonio est. Me vero jactasse te contra fidem datam ex -custodia profugisse commentitium est; non ego in hoc tuam perfidiam -esse dico, sed in eo quod foedus non servas, et jusjurandum fallis, -in quo nulla est necessitatis execusatio: quam enim quisque fidem -hosti dederit, temporibus adductus, hanc ut praestet jus gentium esse -constat, et proborum hominum consuetudinem, qua sublata, tollitur ratio -bella semel confiata sine summa hominum pernicie dissolvendi. Quod vero -si te dico aut dixero fidem datam violasse aut contemta fama quidquam -fecisse quod virum nobilem et bonae famae studiosum non deceat, me -turpiter mentiri, et quoties dixero mentiturum, ego, quam sis coeteris -in rebus quae ad me non pertinent boni nominis studiosus et officii -cultor, non laboro: illud citra mendacium affirmo, quod fidem quam -mihi Madritii tum publice, palamque, tum privatim separatimque dedisti, -fallas, quod pacta foederaque et jusjurandum violes, te nec boni viri, -nec generosi munere fungi; hoc si tu verum esse negabis, scriptura -publica tuaque manu redarguente, non ego tuam illiberatem, vixque -gregario milite dignam orationem imitatus, te turpiter mentiri dicam, -quamquam hoc, me tacente, res ipsa loquitur, tuumque tibi factum, -plurimum ab oratione discrepans, aperte dicit: profiteor autem me, ut -caeterorum Christianorum sanguini parcatur, tecum de veritate armis -viritim disceptaturum et controversias diremturum, ad quod dumtaxat te, -qui cum meus captivus sis, pugnare cum altero praeter meam voluntatem -communibus legibus prohiberis, idoneum reddo. Quod me amplius ad -te scribere vetas, sed aequum tutumque pugnae locum praebere, teque -dicis arma utrique deportaturum; patiaris oportet haes ad te scribi, -tuaque malefacta, dum res postulat, memorari. De loco certaminis -conditionem accipio, daboque operam, quantum erit in me, ut loco -injuria omnesque absint insidiae. Erit autem idoneus locus, ut jam -nunc nobis condicatur, in confinio regnorum nostrorum ad parvum sinum -qui est inter Fonterabiam et Andajam, qua parte, et qua ratione inter -nos convenerit, et ad parem conditionem tutamque ab insidiis rationem -pertinere visum fuerit; quem locum nihil est quod recuses, cum ibidem -et tu dimissus fueris, et filios foederis obsides tradideri; quo ex -utraque parte viros nobiles et rei militaris peritos mittere licebit, -quorum judicio omnia quae ad parem pugnandi conditionem pertinebunt, -et utrius sit arma utrique deligendi, quod ego potius meum esse dico -quam tuum, et dies pugnae et caetera quae ad negotium conficiendum -faciant, constituantur. Tuum igitur erit ad haec primo quoquo tempore -respondere; quod si ultra quadragesimum quam tibi haec epistola -reddita fuerit distuleris, jam omnes intelligent per te stare quominus -singulari praelio decernatur. Vale. Ex Montisone, pridie nonarum julii, -Ann. Christi nati MDXXVIII». - -(Francesco, re de' Francesi, a Carlo destinato imperatore dei Romani e -re di Spagna, salute. - -Dai legati che a te ho spedito intorno alla pace, mi è stato riferito -che tu, sprezzando le più eque condizioni, hai addotto la scusa -che io di costà, violando la fede, sia fuggito; per la qual cosa, -geloso di provvedere alla mia fama, gravemente da te attaccata con -falsi rimproveri e calunnie, ho stabilito di mandarti questa lettera -provocatoria. Perciocchè, sebbene alcuno al quale sono date guardie -per custodirlo, non sia tenuto alla data fede, per la quale ragione, -anche sola, quello che da me fu fatto potrebbe purgarsi da qualunque -taccia, tuttavia, bramando di meglio provvedere alla mia fama, della -quale ebbi sempre ed avrò, finchè vita mi rimanga, grandissima cura, ho -stabilito di agire teco in questo modo, affinchè all'opinione pubblica -intorno alla mia persona soddisfaccia. Se tu ti vantasti, oppure ti -vanti ch'io violata abbia la fede data, o che, sprezzatore della fama, -alcuna cosa io abbia fatto che non degna sia di uomo nobile e della -buona fama curante, dico che turpemente tu menti, e mentirai qualunque -volta tu lo dicessi. Poichè adunque falsamente la mia fama ti sei -sforzato di offendere, più non iscrivermi alcuna cosa, ma scegli un -luogo al certame idoneo e sicuro; io porterò le armi per ambidue. E -affine che più in avvenire di alcuna cosa non ti vanti temerariamente a -mia contumelia, in voce nè in iscritto, chiamo in testimonio Dio e gli -uomini, che da me non dipende che la controversia tra noi diffinita non -venga con singolare certame. Sta sano, Parigi, il quinto giorno delie -calende di aprile dell'anno MDXXVIII. - -Carlo, imperatore dei Romani designato, re della Germania e Spagne, a -Francesco, re de' Francesi, salute. - -La lettera tua, colla data del quinto giorno delle calende di aprile, -recommi Gienna, araldo tuo, il dì sesto degl'Idi di giugno, dopo -cioè un lungo intervallo, alla quale le stesse cose a un dipresso -risponderò che già dette aveva allo stesso araldo. Quanto a quello che -tu ora scrivi, che cogli ambasciatori e cogli araldi che a me mandasti -intorno alla pace, io mi sia vantato di alcune cose che tornavano a -tua contumelia affine di scusarmi, io nè mai vidi alcun tuo araldo, -fuorchè quello che venne da me in Burgos, affinchè colle parole a noi -la guerra intimasse, nè ragione vi aveva che io mi scusassi con te, che -mai ingiustamente offeso non aveva: quanto a te, se pure niun'altra -cosa, certamente la tua stessa colpa ti accusa e ti condanna. Quanto -poi alla fede che data mi avevi, e che tu dici che io ora reclamo, -la cosa è come tu dici; perciocchè reclamo quella fede che a me con -un trattato desti in Madrid, che tu esistente in mio potere, come mio -prigione, pigliato in giusta guerra, saresti tornato, qualora, fatto -libero, non avessi adempiuto i patti e le condizioni in quel trattato -accettate, come lo attestano la scrittura pubblica e la soscrizione -fatta di tua mano. Che io poi mi sia vantato che tu fossi dal carcere -fuggito contro la data fede, ella è una pretta impostura: non dico io -già che in questo consista la tua perfidia, ma bensì in quello soltanto -che il trattato non mantieni, ed il giuramento hai violato; nel che -addurre non si può alcuna scusa per titolo di necessità: conciossiachè -quella fede che chiunque data avesse ad un nemico dalla necessità de' -tempi indotto, questa certamente egli dee prestare per diritto delle -genti e per la consuetudine degli uomini probi, tolta la quale si -toglie ancora la ragione di troncare le guerre una volta insorte, senza -grandissima strage degli uomini. In quanto poi a quello che tu dici, -che io villanamente mentisca, qualora io dica o pure dirò che tu hai -violata la fede data, o che, sprezzando la fama, hai fatta cosa indegna -di uomo nobile e della buona fama sollecito, e che tante volte mentirò, -quante volte il dirò; io non mi curo punto che tu sii in tutte le altre -cose che a me non appartengono, studioso del buon nome e adempitore -del dovere; quello bensì senza alcuna menzogna affermo, che tu manchi -alla fede che mi desti in Madrid, tanto in pubblico ed in palese, -quanto privatamente ed in separato colloquio; che tu violi i patti e i -trattati e il giuramento, ed in questo non ti mostri nè uomo onesto nè -generoso: se tu negherai che questo sia vero, la scrittura pubblica e -la tua mano deponendo contra di te, non imiterò già io la tua maniera -di parlare illiberale e degna appena di un fantaccino, dicendo che tu -menti turpemente, sebbene questo, anche in mezzo al mio silenzio, viene -annunziato dalla cosa medesima, ed il tuo fatto, troppo dissonante dal -tuo parlare, apertamente lo dichiara; professo tuttavia la massima -che io, affinchè si risparmi il sangue degli altri cristiani, teco -verrò su la verità delle cose a discutere colle armi, e a definire le -controversie; al che solamente, essendo tu mio prigioniero, e quindi -dalle leggi comuni impedito dal pugnare con alcuno senza mio volere, -ti rendo e ti dichiaro idoneo. Siccome poi mi vieti di scriverti più -oltre, ma m'inviti ad assegnare un luogo convenevole e sicuro alla -pugna, e dici che tu le armi per l'uno e per l'altro porterai, è d'uopo -che tu soffra che queste cose ti si scrivano e si rammemorino, mentre -la cosa stessa il richiede, le tue azioni sconvenevoli. Io accetto -la condizione relativa al luogo del duello, che, per quanto da me -potrà dipendere, procurerò che riparato sia da qualunque offesa, e che -lontane sieno tutte le insidie. Sarà poi idoneo il luogo, a ciò che da -noi venga fin d'ora stabilito, sul confine dei regni nostri, in quel -piccolo seno che è situato tra Fontarabia e Andaia, da quella parte -e in quel modo che tra noi si converrà, e che sembrerà appartenere -all'eguaglianza delle condizioni e alla sicurezza delle insidie. Il -qual luogo tu non puoi in alcun conto ricusare, giacchè colà tu fosti -lasciato libero, e i figliuoli dèsti in ostaggi del trattato: in quel -luogo dall'una e dall'altra parte sarà lecito il mandare uomini nobili -e periti delle cose militari, al di cui giudizio si rimetteranno tutte -le cose appartenenti alla parità delle condizioni nella pugna, e da -essi saranno scelte le armi per ciascuno, il che a me piuttosto che -a te si apparterrebbe, e stabiliti saranno il giorno della pugna e le -altre cose tutte che servire possono alla conclusione di questo affare. -A te dunque tocca il rispondere quanto prima a queste domande; che -se ritarderai oltre il quarantesimo giorno dopo che questa lettera ti -sarà rimessa, intenderanno tutti da te solo dipendere che in singolare -certame non si definisca la controversia. Sta sano. Da Montisone il -giorno avanti le none di luglio dell'anno della natività di Cristo -MDXXVIII.) - -Il re Francesco non volle accettare la lettera, dichiarando che nessuna -risposta avrebbe ricevuta, se non conteneva le uniche parole del luogo -e del tempo pel duello. - -[138] Sepulveda, pag. 281. - -[139] Lib. XVIII, pag. 70 e 71, e Cronaca MS. del Burigozzo. - -[140] Grumello, fogl. 181. - -[141] Guicciardini, lib. XIX, pag. 85, e seg. - -[142] Guicciardini, lib. XIX, pag. 97. - -[143] Fogl. 159, all'anno 1526. - -[144] Pag. 286. - -[145] Per dare un'idea del merito di Girolamo Morone trascriverò alcuni -squarci delle lettore di lui, che tuttora ai conservano manoscritte. -Nel 1507 il Morone vegliava su quanto facevasi in Costanza, acciocchè -gli Svizzeri non ascoltassero le proposizioni dell'imperatore -Massimiliano, ma perseverassero nella fede col re di Francia, duca -di Milano. Su di ciò scrisse al gran maestro, Carlo d'Amboise, -luogotenente e governatore: «Fuit conventus Constantiensis acriter -perturbatus ambigua subdolaque Helvetiorum responsione, nullamque -eorum rationem habendam censuit: dissimulandum tamen judicavit, ne -eo magis Regi jungantur, quo se ab Imperio neglectos perspiciant. -Sed jam dissimulatio ipsa dissimulari amplius non potest, innotuitque -omnibus Helvetiis nullam Caesarem in eis fidem reponere, nec stipendia -eis daturum, et quando Caesaris legati capitaneos, vexilliferos, -peditasque Helvetiorum conscribunt, risum jam omnibus parant. Nec -tacent pueri, illos descriptos quidem esse, stipendiatos minime, igitur -quod Helvetios attinet, res in tuto est; habebimus eos, si voluerimus, -supra spem numerosiores et fideliores. At inter principes legatosque -Germaniae eo usque deventum est, ut promiserint Caesari subministrare -stipendia semestria octo millium equitum et viginti quinque millium -peditum in Italicam expeditionem traducendorum, quam in mensem -februarii differendam censuerunt, ut interea pecuniae, arma, et caetera -ad bellum necessaria parari possint. A principibus illis quos noris, -certior factus sum opera sua dilationem interpositam fuisse, quod eam -putent rebus regiis valde profuturam: pollicitique sunt se curaturos, -quod milites nec eodem tempore convenient, nec de bello gerendo -concordabunt, sed alius alium longo intervallo sequetur, contrariisque -sententiis inter se dissidebunt, et potius ad servandam formam, quam -ad bellum Regi inferendum progredientur; laudantque ut in claustris -Italis praesidia ponantur, cum non dubitent Caesaris exercitum, si -aliquantisper in montanis oris arceatur, brevi dilapsurum. Haec illi; -sed isthaec ex eorum parte incerta sunt, ex nostra autem sine Venetis -haud fieri possunt. Quare repeto quod Rex Venetos adsciscat oportet. -Vale. Turregi, IV Idus augusti MDVII». - -(Fu il concilio di Costanza gravemente turbato dalla risposta ambigua -e maliziosa degli Svizzeri, e fu d'avviso che non se ne dovesse -tenere alcun conto: giudicò tuttavia che fosse d'uopo di simulare, -affinchè al re tanto più non si unissero, quanto più si vedessero -dall'imperio negletti. Ma già non è più possibile il dissimulare la -stessa dissimulazione; e a tutti gli Svizzeri noto si rendette, che -niuna fede cesare in essi ripone, nè è disposto ad accordare ad essi -stipendi; ed allorchè i legati di cesare scrivono i nomi dei capitani, -de' vessilliferi e dei fanti elvetici, muovono a tutti il riso. Nè -tacciono i fanciulli medesimi, che quelli sono bensì coscritti, ma non -stipendiati. Per quello adunque che appartiene agli Elvezi, la cosa è -al sicuro; gli avremo se pure li vorremo, oltre ogni speranza, numerosi -e fedeli. Ma tra i principi e legati della Germania si è venuto fino a -questo punto, che a cesare promisero di fornire i semestrali stipendi -di ottomila cavalli e venticinquemila fanti che passare potessero nella -spedizione italica, la quale furono d'avviso di differire sino al mese -di febbraio, affinchè intanto preparare si potessero i danari, le armi -e tutte le altre cose necessarie alla guerra. Da quei principi che tu -conosci, sono stato informato che per opera loro è stata interposta la -dilazione, perchè la reputano agl'interessi del re assai vantaggiosa, -ed hanno promesso altresì di procurare che i soldati nè allo stesso -tempo si riuniranno, nè andranno d'accordo sul modo di fare la guerra, -ma gli uni seguiranno gli altri con lungo intervallo, e con opposti -pareri verranno tra di loro a discordia, e si avanzeranno piuttosto -per una certa formalità che per muovere la guerra al re. Lodano -pure e approvano che nelle gole dell'Italia si pongano presidii, non -dubitando essi che l'esercito di Cesare, qualora respinto venga, anche -debolmente, nelle gole de' monti, in breve si scioglierà. Queste cose -dicono essi, ma queste dalla parte loro sono incerte, e dalla nostra -poi non possono farsi senza i Veneti. Laonde ripeto che il re dee far -di tutto per attaccarsi i Veneti. Sii sano. Zurigo, il quarto giorno -delle idi di agosto, MDVII.) - -Il Moroni era affezionato al re Lodovico XII, dal quale senza ch'ei -vi pensasse era stato collocato nella importante carica di avvocato -fiscale. Era stato discepolo di Giorgio Merula. Descrivendo egli in -una sua lettera a Giacomo Antiquario, del 1.º novembre 1499, la sua -sorpresa nel vedersi fatto avvocato fiscale, prosiegue così: «Quare -si quid huius muneris assumptione peccatum est, vides non consulte, -nec mea voluntate, nisi coacta, factum, et potius fatorum necessitati, -quam ambitioni, aut culpae tribuendum est. At quaeso videamus quid sit -hac in re non probabile; an illud ipsum quod Gallis inserviam? Quasi -non oporteat ut omnes illis serviamus, aut quasi caeteri cives, etiam -primates, munia etiam majora ab eisdem non ambiverint, et Sfortianam -memoriam non abjecerint etiam ii de quibus Sfortiani meritissimi -sunt, et qui summis magistratibus et honoribus, auspiciis eorum, -functi sunt. An vero forte ipsa officii vis, et fiscalia jura tuendi -necessitas, suapte natura odiosa, te commovit? Sed age; nosti mores -meos ad obsequendum pronos; nosti illam quam in me admirari soles -vim, maledicta de me refellendi, consilia et gesta mea justificandi. -Dabo operam ut plurimum prosim, nemini obsim, et si cui nocendi -necessitas fuerit, minus laedam, quam alius quilibet fecisset, haeque -ratione efficiam, ut ille, quasi modeste et necessario damnificatus, -beneficium abs me propterea accepisse putet. Quod si vereris ne a -forensi exercitatione repente nimis discesserim, scito magnam esse -hujus muneris cum illo similitudinem, majoremque exposci ab advocato -Fisci quam ab aliis proptitudinem et rerum copiam, quod plerumque de -subitis et insuetis casibus extempore sibi disserendum est, et quo -magis excelso ipse loco eminet, auditoresque sunt illustriores, eo -magis ornate facundoque colloquio declamare orareque eum oportet; ob -id, vel invitus, cogor longa majorem operem rhetoricae studiis navare, -quam si inforo cum Bartolis et Baldis permansissem. At non videris -rebus Gallieis diuturnitatem polliceri, durumque mihi fore auguraris, -cum magistratus fastum gustavero, privatam vitam agere, et quasi -ad forensem formulam redire. Ædepol! Non licet mihi pronosticari, -neque Italica libertas quando vindicari possit divinare; veruntamen -Venetorum, Helvetiorum foedera, quae Regis arbitrio pendere accepi, -multum mihi ad longinquitatem facere videntur; nec, si vera loqui -fas est, conjectura in praesentiarum assequi licet, quibus Galli -viribus aut quando Italia pelli possint. Sed sit breve, quantum lubet -illorum imperium; talem me ostendam in magistratu virum, tantum in -communi prodero, tantumque Gallis ipsis dominis fidem praestabo, quod -successor, quicumque fuerit, et bene de me concipiet, et obsequia -mea non aspernabitur. Ubi vero aut temporum qualitas, aut dominantis -mores me a republica amoveant, non erit mihi grave, praestantissimorum -virorum imitatione, quibus idem contigit, ad honestum me otium -convertere, et ad prima studia redire; domesticoque tuo et parentis -mei exemplo utar, qui cum ritus et instituta Sfortianorum, in quibus -educati estis, jamque obdurnistis, exuere et commutare nequeatis, -laudatissimam tamen et jucundissimam vitam in otio ducitis, tantasque -praecedentia dignitatis reliquias retinetis, ut pauci sint qui -praesenti gloriae vestrae non aemulentur etc.» - -(Per la qual cosa, se l'assumere questa carica si è in alcun modo -peccato, tu ben vedi che non è a bella posta nè per mia volontà, se non -forzata, che questo si è fatto, e piuttosto attribuire dovrebbesi ad -una fatale necessità, che ad ambizione o a colpa manifesta. Ma vediamo -di grazia qualcosa v'abbia in questo che approvare non si debba; forse -quello stesso titolo che io servo ai francesi? Come se necessario -non fosse che tutti ad essi servissimo, e come se tutti gli altri -cittadini, anche primari, maggiori cariche ancora da essi non avessero -ambite, e la memoria degli Sforza postergata non avessero anche coloro -dei quali gli Sforza sono sommamente benemeriti, e che sotto i loro -auspici hanno esercitate altissime magistrature e goduti sommi onori! -Forse che la stessa gravità dell'ufficio e la necessità di difendere i -fiscali diritti, odiosa di sua natura, ti commuove? Ma via: tu conosci -i miei costumi inclinati all'ossequio; tu conosci quella forza che -in me stesso suoli ammirare, di respignere le censure che contra di -me si lanciano, di giustificare i miei consigli, le mie azioni. Io mi -studierò di fare che molto giovamento io possa arrecare, non nuocere -ad alcuno; e se pure sarò costretto a nuocere, meno il farò di quello -che qualunque altro fatto avrebbe, ed in questo modo operando, farò -sì che quello, siccome danneggiato con moderazione e per la sola -necessità, credasi di avere da me ricevuto beneficio. Che se tu temi -che troppo repentinamente io mi sia allontanato dall'esercizio forense, -sappi che con quello la nuova mia carica ha grandissima simiglianza, -e che maggiore prontezza ed erudizione si richiede dall'avvocato -del fisco, che non dagli altri, perchè ben sovente trattare egli dee -estemporaneamente di casi subitanei ed impensati, e quanto più eccelso -è il luogo in cui egli splende, quanto più illustri sono gli uditori, -tanto più è d'uopo che egli declami e perori con facondo ed ornato -sermone; per questo, anche a mio malgrado, forzato sono ad attendere -maggiormente agli studii della rettorica, che se nel foro rimasto -io mi fossi coi Bartoli e coi Baldi. Ma tu non sembri promettere una -lunga durata al regime dei Galli, e mi predichi che grave mi riuscirà, -dopo di avere gustato il fasto della magistratura, menare una vita -privata, e quasi tornare alle formule forensi. Per verità a me non è -lecito il pronosticare, nè l'indovinare quando mai possa rivendicarsi -la libertà italica: tuttavia i trattati coi Veneti e cogli Svizzeri, -che ho udito pendere interamente dall'arbitrio del re, mi sembrano -molto contribuire alla diuturnità; nè, se è lecito dire il vero, si -può al presente conoscere per congettura, da quali forze i Francesi, -o in qual tempo dall'Italia possano essere cacciati. Ma sia quanto si -vuole breve il loro dominio, tale io mi dimostrerò nella magistratura, -tanto in generale io gioverò, tanta fedeltà serberò agli stessi padroni -francesi, che il successore, qualunque egli fosse, buona idea di me -concepirà, nè sprezzerà i miei ossequi. Qualora poi, o la qualità dei -tempi, o i costumi del dominante, me dalla gestione della cosa pubblica -allontanassero, grave non mi riuscirà, ad esempio de' chiarissimi -uomini ai quali toccò una sorte uguale, il passare ad un onesto ozio, -il tornare ai primi miei studi; e mi gioverò del familiare tuo esempio -e di quello del padre mio, i quali lasciare non potendo nè cangiare i -riti e le istituzioni degli Sforza, nei quali siete stati educati e già -indurati, tuttavia una vita onorevolissima e giocondissima nell'ozio -conducete, e sì grandi reliquie ritenete della precedente dignità, che -pochi sono i quali non portino invidia alla vostra gloria presente, -ec.) - -In una lettera che il Morone scrisse il 17 dicembre del 1499 a Girolamo -Varadeo, si vede con quanta chiarezza e verità conoscesse gli affari -pubblici, e prevedesse l'esito infelice, che ebbero poi i tentativi -immaturi di Lodovico il Moro per discacciare Lodovico XII dal milanese: -«Equidem in bonam partem accepi quod ad me scripsisti, ne tanta -rerum Gallicarum fiducia ducar, quod Sfortianos contemnam, de quibus -feliciora eventa sperari ais; neque enim pro tua in me benevolentia -quodpiam mihi suaderes quod e re mea fore non existimares, nec pro tua -prudentia vanis rumoribus aut figmentis fidem adhiberes. Ego etiam -ea Thoma fratre nonnulla acceperam de Ludovici Sfortiae et amborum -cardinalium motibus, quodque propediem novum et magnum exercitum -contracturi sunt, cataphractos scilicet Germanos, Burgundosque -conducturi, et peditum Helvetiorum delectum in civitato Coriae facturi; -jamque machinas et caetera ad usum belli quam maximi paravere: et -quod suspicionem auget, ipse frater, me insalutato et quidem inscio, -Mediolano excessit, et ut audio, ad eos pergit, futurus eis in omni -fortuna comes: quod utique facinus hoc tempore non commisisset, nisi -aliqua intellexisset, quae eum in meliorem spem erexissent. Veruntamen, -quaeso, pro tua sapientia et rerum usu cogita et diligentius mente -revolve quem exitum sit habiturus hic, quem diximus, Sfortianorum -motus, quem sententia mea tumultuarium esse oportet. Peculium -Ludovici et Ascanei perexiguum est, si rem et gentem illam respicis; -quod provincia ardua est, locaque sunt expugnanda situ atque arte -munitissima, quibus adversarius Gallorum rex, potens et ferox, non -facile, nec brevi tempore pelli poterit; exercitusque Germanorum, -cessantibus forsan stipendiis, vix durare poterit. Spes autem quae -de habendis suppetiis a civibus et populis haberi videtur, semper -mihi vana et periculosa visa est, quod ut plurimum privata comoda -publicis anteferre, et ad tributi nomen obdurescere consuevimus. Caesar -non multam opem ferre potest, eamque etiam in praesentia praestare -non licet per inducias quas cum Gallis fecit, et in kal. junii -duraturas. Helvetii nuper foedere Gallis obstricti sunt, quod eos tam -repente violaturos minime crediderim, et quoscumque ex iis Sfortiani -contraxerint collectitios et profugas esse oportet. Praeter hos, nullos -habent Sfortiani fautores, adversarios vero et hostes plurimos; Venetos -in primis, eo formidabiliores quod sunt viciniores, auxiliaque eorum -in promptu sunt; praeterea Alexandrum, Florentinamque rempublicam et -Jannensem, ac Bononiensem, Lucensem, Pisanum, Senensemque regulos, -Gallis amicos et auxiliares fore nemo ignorat. Ipsos etiam Ferrariae -ducem et Mantuae Marchionem, quorum alter Ludovici socer, alter -sororius est, cum rege conspirare intellexi. Quid igitur? Profecto -videntur mihi Sfortiani provinciam viribus suis longe imparem aggredi, -atque immature nimis belli fortunam tentare, etc.» - -(Io veramente pigliai in buona parte quello che a me scrivesti, -affinchè guidato io non sia da tanta fidanza delle cose francesi, -che gli Sforzeschi disprezzi, dei quali tu dici sperarsi più felici -eventi: nè certamente per la benevolenza colla quale mi riguardi, -alcuna cosa tu potresti persuadermi che non reputassi alla mia -situazione convenevole, nè per la tua prudenza fede presteresti a -vani rumori o a finzioni. Io ancora dal mio fratello Tommaso alcune -cose udite aveva intorno ai movimenti di Lodovico Sforza, e dell'uno -e dell'altro dei cardinali, e che ben presto erano per riunire un -nuovo e grande esercito, per arruolare cavalli di pesante armatura, -tedeschi e borgognoni, e per formare uno stuolo di fanti svizzeri -nella città di Coira, e già prepararono le macchine e le altre cose -tutte che fanno d'uopo per una grandissima guerra; e quello che mi -accresce il sospetto è che lo stesso fratello mio, senza congedarsi -da me ed anche all'insaputa mia, partì da Milano, e, come mi si dice, -da essi se ne va onde rimanere loro compagno in qualunque fortuna; -la quale stravaganza egli non avrebbe commesso certamente, se udite -non avesse alcuno cose che a migliore speranza sollevato lo avessero. -Ora però ti prego che colla tua sapienza e colla tua pratica delle -cose vogli più diligentemente rivolgere nella mente, e considerare -quale esito sia per avere quel movimento degli Sforzeschi del quale -abbiamo parlato, e che a mio avviso debb'essere tumultuario. L'erario -di Lodovico e di Ascanio debb'essere poverissimo, qualora tu riguardi -la cosa in sè stessa, e tutta quella gente di cui abbisognano: più -ancora osserva che la provincia è ardua, ed espugnare si debbono -luoghi per la loro situazione e per le opere dell'arte munitissimi, -dai quali l'avversario loro, re de' Francesi, potente e feroce, non -facilmente nè in breve tempo potrà essere cacciato, e l'esercito dei -tedeschi, mancando forse gli stipendi, appena potrà mantenersi. La -speranza poi che sembra aversi di ottenere soccorsi dai cittadini e -dai popoli, mi è paruta sempre vana e pericolosa; perchè più sovente -i privati comodi si antepongono ai pubblici, e al nome di tributo -siamo accostumati a indurire i cuori nostri. Cesare non può recare -loro molto aiuto, nè questo al presente potrebbe nè pure prestare, -per la tregua che conchiuse coi Francesi, e che durare dee fino alla -calende di giugno. Gli Svizzeri di recente si sono legati in alleanza -coi Francesi, la quale alleanza io non crederei che essi fossero per -violare sì repentinamente, e tutti quelli tra essi che arruolati si -fossero dagli Sforza, essere non potrebbono se non soldati collettizi -e disertori. Fuori di questi, altri fautori non hanno gli Sforzeschi, -ma hanno bensì moltissimi avversari e nemici; prima di tutti i Veneti, -tanto più formidabili, quanto più sono vicini, e che pronti sono i loro -aiuti; inoltre Alessandro, la repubblica fiorentina e la genovese, ed -i regoli di Bologna, di Lucca, di Pisa e di Siena, i quali, amici dei -Francesi, non può dubitarsi che saranno ausiliari loro. Anche lo stesso -duca di Ferrara e lo stesso marchese di Mantova, dei quali l'uno è -suocero, l'altro cognato di Lodovico, io ho udito che col re di Francia -cospirino. Che dunque? A me sembra certamente che gli Sforzeschi -un'impresa assumano di gran lunga sproporzionata alle loro forze, e che -troppo immaturamente vogliano tentare la sorte dell'armi, ec.) - -[146] _Coronatorum noningenta millia intra decennium._ Sepulveda, pag. -291. - -[147] Guicciardini, lib. XIX. - -[148] Paolo Giovio, nella _Vita Alphonsi ducis Ferrariae_. - -[149] Lib. III, fogl. 70, tergo. - -[150] Lib. VI. - -[151] Lib. IV, fogli 73 e 74. - -[152] Bened. Giovio, _Hist. Patr._, lib. I, in fine. — Galeazzo -Capello, _de bello Mussiano_, lib. II. - -[153] Burigozzo, lib. IV, fol. 78 e 79. - -[154] Muratori, all'anno 1533, pag. 280. - -[155] Tom. I, pag. 69 di quest'edizione. — È ovvio il comprendere che -ivi si parla del cavaliere Alessandro Verri, fratello dell'autore. (_Il -Continuatore_). - -[156] In Milano trovasi anche al presente una contrada che porta -il nome di questo casato, come lo sono altre, dette dei _Visconti_, -degli _Stampi_, dei _Moroni_, _Porrotti_, _Resta_, _Piatti_, _Medici_, -_Bigli_, ec. - -[157] Trattano di questo fatto Montaigne, _Essais_, lib. I, cap. 9 -_des Menteurs_. — Il du Bellay, _Mémoires_, lib. IV. — Arnold. Ferron., -lib. VIII. — Valois e Beaucaire, lib. XX, num. 50, e Gaillard, _Vie de -François I_, tom. IV, pag. 246, da cui viene citata la lettera scritta -su tal proposito da Francesco I al suo ambasciatore d'Inghilterra, del -16 luglio 1533. - -[158] Annali, al 1534, pag. 285. — Vedi Tatti, _Annali di Como_, decade -III. — Giulini, _Annali d'Alessandria_. — Cicereio, _Epistolae_, tom. -II, pag. 123, e un MS. presso il signor don Carlo Trivulzi, intitolato: -_Memorie Fossane_. - -[159] Lib. IV, fogl. 82-85. - -[160] Ercole Gonzaga. - -[161] Guicciardini, lib. XX. — Muratori, _Annali_, 1534, pag. 287. - -[162] La morte del duca Francesco II Sforza viene fissata dai Maurini -(_Art de vérifier les Dates_, pag. 840) al giorno 24 di ottobre del -1535; dal Bugati, pag. 827, nel fine di ottobre; dal Morigia (Storia -di Milano, pag. 105) all'ultimo di ottobre, e finalmente da altri, -il 2 novembre. Sebbene io non creda di tanta importanza per il -progresso delle umane cognizioni il dilucidare simili oggetti, quanto -per avventura lo crede il signor canonico Lupi di Bergamo, che in un -volume in foglio stragrande ha fatto conoscere d'aver consunta la sua -vita, e adoperata la sua inesausta pazienza per indovinare simili -punti, realmente indifferentissimi per conoscere bene la storia, -nondimeno, per trovare la verità con minor tempo e pena possibile, -ho fatto ricerca nell'archivio arcivescovile, ed ivi nel diario A -del 1534 al 1580, al fogl. 36, tergo, ho trovata l'annotazione che -il duca Francesco II morì il giorno 1.º di novembre 1535. Se il -signor canonico avesse ben intesa la pag. 57 ch'ei cita del mio primo -volume (_pag. 93-94 di questa edizione_), e se egli distinguesse la -cronologia della storia, non si sarebbe fatte le meraviglie ch'egli, -innocentissimamente, si è fatte alla colonna 1040 del suo immenso -tomo. Il Muratori, padre e maestro della erudizione d'Italia, pubblicò -nella sua opera _Rerum Italicarum Scriptores_ i materiali per la storia -italiana, e non sono della specie di quelli che vorrebbe il chiarissimo -signor canonico ch'io trovassi buoni a tal uso. Se mai alcuno leggerà -l'opera del signor Lupi, sappia che altra storia di Milano, ch'ei mi -pone in confronto, è stata da me donata alla biblioteca Ambrosiana, -dove ciascuno che il voglia potrò profittarne. - -[163] Tom. II, pag. 142 e 143 di quest'edizione. - -[164] Lib. IV, fogl. 89 e 90. - -[165] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. IV, pag. 7. - -[166] Lattuada, tom. III, pag. 98. - -[167] All'anno 1535, lib. IV, fogl. 86. - -[168] Morigia, nella di lei Vita. - -[169] Morigia, _Storia di Milano_, pag. 103. - -[170] Lib. V. - -[171] Tom. IV, pag. 273 e seg. - -[172] Burigozzo, lib. IV, fogl. 92 e 93. - -[173] Su di ciò veggansi Beaucaire, lib. XXI, num. 22 e seg. — Sleidan, -_Commentar._, lib. X. — _Mémoires_ de Langey, lib. V. — Gaillard, tom. -IV, pag. 305 e seg. - -[174] Burigozzo, lib. IV, fogl. 92. - -[175] Lib. V. - -[176] In mezzo a intollerabili dolori di un morbo miserando, con tutte -le membra contratte e totalmente assiderate. - -[177] Veggansi le _Mémoires_ de Bellay, lib. VIII. — Sleidan, -_Comment._, lib. X. — _Mémoires_ de Langey, lib. VII. — Beaucaire, lib. -XXI. num. 52. Gaillard, _Vie de Franc. I_, tom. IV, pag. 449 e seg. - -[178] Du Mont, _Corps Diplomat._ - -[179] Burigozzo, lib. IV, fogl. 102. - -[180] Bugati, lib. VII, pag. 866. - -[181] Du Mont, tom. IV, part. II, pag. 200. — Appartiene a quest'anno -la seguente memoria che leggasi scolpita in marmo in Vermezzo, terra -del Milanese: _MDXL. Annus hic bisextilis fuit, et luminare majus fere -totum eclipsavit. A septimo idus novembris ab septimum usque aprilis -idus nec nix nec aqua visa de coelo cadere: attamen praeter mortalium -opinionem, Dei clementia, et messis et vindemia multa._ (MDXL. -Quest'anno fu bisestile e il luminare maggiore quasi tutto si eclissò; -dal settimo giorno delle idi di novembre fino al settimo delle idi di -aprile, nè neve, nè acqua si è veduta cadere dal cielo. Tuttavia contra -l'opinione de' mortali, per clemenza di Dio, e la messe e la vendemmia -furono abbondanti.) L'ecclissi seguì il 7 aprile e fu centrale; -come può vedersi a suo luogo nella grand'opera intitolata: _L'art de -vérifier les Dates_; ma il totale ecclisse fu visibile soltanto verso -il polo artico. Una simile siccità avvenne dall'ottobre del 1733 fino -al maggio del 1734, a segno che le sorgenti ed i fiumi si disseccarono, -e si penava a macinare il grano: e tuttavia fu abbondante il raccolto. -Poi, dal 30 novembre 1778 fino al 3 maggio 1779, non cadde mai neve -nè acqua, e, malgrado questi cinque mesi di aridità, il raccolto fu -egualmente copioso. Pare adunque che la siccità del verno giovi alla -feconda vegetazione delle nostre terre. - -[182] Burigozzo. - -[183] Robertson, _Storia di Carlo V_, tom. II, pag. 293. - -[184] Bellati, _Serie de' governatori di Milano_, pag. 2, nota 3. - -[185] Somaglia, _Alleggiamento dello Stato di Milano_, articolo -_Mensuale_, pag. 160. - -[186] Somaglia, _Alleggiamento_, ec; _Relazione del Censimento del -1750_, cap. II. e IV. - -[187] Veggasi la di lui vita, scritta dal suo segretario Goselini. - -[188] Ripamonti, pag. 118. — Casati, _Annotationes ad Epistolas -Francisci Cicerei_, tom. II, pag. 25. - -[189] Lunig. _Codex Italiae diplomat._, tom. I, sect. II, class. I, -cap. 1, num. 51 e 52. — Gaillard, _Vie de François I_, tom. V, pag. -399. - -[190] Stor. Univ., lib. VII, pag. 960. - -[191] Vedi il tom. I, cap. I, pag. 52. - -[192] Bugati, _Storia Universale_, lib. VII, pag. 970 e 971. — -Lattuada, tom. IV, pag. 452. - -[193] Bugati, _Stor. Univ._, lib. VII, pag. 994. - -[194] Quest'insigne deposito è disegno dell'immortale Michelangelo -Buonarroti, eseguito da Leone Aretino, milanese, e da esso terminato -nel 1564 al prezzo di settemila ed ottocento scudi d'oro, oltre le sei -colonne donate da Pio IV. Ciò rilevasi dall'istrumento di convenzione -per questa grand'opera, seguita il 12 settembre 1560, tra il cardinale -Moroni e Gabrio Serbellone a nome di Pio IV, e Leone Aretino, figlio -di Giovanni Battista, milanese, della parrocchia di San Martino in -Nosigia. Così nell'archivio di casa Medici, cartella segn. C. I., num. -8. — (_Nota dell'abate Frisi_). - -[195] Dumont, _Corps diplomatique_. - -[196] Camillo Sitoni in _Chronic. Coll. Judic._, citato dal Lattuada, -tom. IV, pag. 10. - -[197] Saxius, _De studiis mediolanensibus_, cap. XI, col. 48. - -[198] Lattuada, tom. V, pag. 441. - -[199] Bugati, _Storia Universale_, lib. VII, pag. 965. - -[200] _De mutatione nominis, oratio etc. coram senatu habita; -Mediolani_, 1541 e 1547, in 4.º — Argellati, _Bibl. Script. Mediol._, -tom. II, col. 839 e seg. - -[201] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. V, pag. 170. - -[202] Pei quali, mentre li possedeva, insigne, e dopo averli rinunziati -più ancora insigne egli fu. - -[203] _De vita et rebus gestis Caroli S. R. E. cardinalis tit. S. -Praexdis, archiep. Mediol., libri VII. Carolo a Basilica Petri, -praeposito gen. Congr. Cler, Reg. S. Pauli, auctore. Ingolstadii, ex -officina Davidis Sartorii_, 1592, lib. I, pag. 25 e 26. - -[204] Lattuada, tom. III, pag. 197. - -[205] Bescapè, Vita citata, p. 27. - -[206] _Idem_, luogo citato. - -[207] Oltrocchi, nelle note alla versione latina della _Vita del -cardinale Borromeo, scritta da Gio. Pietro Giussani_; Milano, 1751, -lib. I, col. 51, nota b, e col. 52, nota d. Ecco letteralmente il -testo: _Eadem qua Carolus tegebatur umbella Gubernator ad Antistitis -laevam impari gressu equitans, ut medius ex umbella postrema equus -extaret. Ita scribit Carolus ad Cardinalem Novocomensem... Et fusius -ad Altempsium Cardinalem triduo post in hanc sententiam scripsit: -«... Me praecipue Gubernatoris religio et pietas sibi devinxit; -quem mei et Pontificis observantissimum nactus summopere recreor»_ -(Sotto il baldacchino medesimo dal quale Carlo era coperto, il -governatore, a sinistra del prelato, cavalcava con minor passo acciò -la metà del cavallo rimanesse fuori per di dietro dal baldacchino. -Così scrive Carlo al cardinale di Como.... E più copiosamente -scrisse tre giorni dopo al cardinale Altemps in questi termini: «... -Sopratutto la religione e la pietà del governatore a lui mi strinse, -il quale sommamente rallegromi aver trovato di me e del pontefice -devotissimo».). Indi conchiude l'annotatore: _Tanta itaque fuit omnium -Ordinum in eo excipiendo pompa, ut Hieronimus Vida, invidiosa ferme -sententia, testatum fecerit biduo post in epistolas «tanta Borromeum -celebritate exceptum, ut vix a reguli pompa differret»_ (Tanta fu -dunque la pompa di tutti gli ordini nell'accoglierlo, che Gerolamo -Vida, certo con invidiosi termini, attestò in una lettera data due -giorni dopo, con tanta celebrità essere stato accolto il Borromeo, che -appena si distingueva da una regia pompa.). - -[208] _Storia di varii conclavi_, cominciando da quello del 1522, in -cui Adriano VI fu dato successore a Leon X, fino al conclave del 1592, -in cui fu eletto Clemente VIII: Manoscritto esistente presso il signor -principe di Belgiojoso d'Este. - -[209] Lattuada, tom. IV, pag. 7, e tom. V. pag. 261 e 433. — Giussani, -_Vita di S. Carlo_, lib. III, cap. I. - -[210] Bescapè, opera citata, pag. 56, e gli altri storici contemporanei. - -[211] Oltrocchi, nelle Note alla _Vita latina di S. Carlo_, lib. II, -cap. XIV, col. 144, nota _d_. - -[212] _Praesidiis ante paratis, si quis forte promulgationi vellet -resistere_ (Predisposti i mezzi pel caso che alcuno volesse per -avventura resistere al bando.): Bescapè, pag. 55. - -[213] _Res longe gravissima iis (Praepositis) videbatur ex eo -statu quem sibi proposuerant cum ei se Ordini addixerunt, ademptis -beneficiis quae consueta coeterorum via obtinuerant, tantis detractis -commodis et facoltatibus, ad eam vitam compelli, in qua et tenue -esset quo quis uteretur, et idipsum non esset proprium, quaeque -severis altis contineretur institutis. Nihil enim minus sive ipsi, -sive parentes iis dignitatibus quaerendis fortasse spectaverant, -quamvis spectare debuissent, quam monasticam coenobiticam disciplinam. -Sed quemadmodum vulgo de aliis fieri solet sacerdotiis quae legibus -eiusmodi coenobiticis libera sunt, id sibi suisque comparare plerumque -studuerant, quod vitae commoditati nobilitatique sustentandae -deserviret. Cognati quoque ipsi, qui Praepositorum opes ad familiae -suae splendorem pertinere videbant, casque ad juniores eiusdem familiae -deinceps transferendas sperabant, sancitas leges, quantum poterant, -dissolvere conabantur_ (Sembrava loro (a' Proposti) cosa eccessivamente -gravosa che da quella condizione la quale si era proposta quando -abbracciarono quell'ordine, tolti loro i benefizi, che avevano per -la consueta via di tutti gli altri ottenuti, e levati loro tanti -commodi e facoltà, fossero ridotti a quella vita in cui e tenue era -ciò che da ciascuno doveva usarsi, e quest'esso non proprio, e la -quale veniva raffrenata da altre severe istituzioni. Imperocchè a -nulla avevano, sia essi che i loro parenti, mirato meno nel ricercare -queste dignità (benchè avessero dovuto mirarvi) che alla monastica -cenobitica disciplina. Bensì come suole comunemente avvenire rispetto -agli altri sacerdozi, che da siffatte cenobitiche leggi sono liberi, -avevano per lo più posto la mira a procacciarsi tal cosa che giovasse -a sostentamento dei comodi della vita e della nobiltà. I congiunti -altresì, che le ricchezze dei proposti vedevano rivolte allo splendore -delle loro famiglie, e speravano quelle trasferire in appresso ad altri -più giovani delle stesse famiglie, sforzavansi di mandare a vuoto, per -quanto potevano, le stabilite leggi). Bescapè, pag. 56. — Vedansi anche -il Bossi, _Vita latina di San Carlo_, lib. II, cap. XIV, col. 145-146, -e Bugati, _Storia Universale_, lib. VIII, pag. 1079. - -[214] Bescapè, pag. 40. - -[215] _Idem_, pag. 42 e 49. - -[216] _Idem_, pag. 65, 66 e 68. - -[217] Tiraboschi, _Vetera Humiliatorum Monumenta_, tom. I, dissert. -VIII. _De Humiliatorum extinctione_, pag. 416. - -[218] MS. esistente nella cospicua collezione del signor principe -Belgioioso d'Este, che ha per titolo: _Processo per la coniura fatta -dai frati Umiliati_, ec. - -[219] Il vescovo di Lodi, delegato pontificio per il processo della -archibugiata, fu Antonio Scarampi, e parte dell'esame fatto dal -cardinale Borromeo venne pubblicata dal P. Branda nella _Confutazione -de' Ragionamenti apologetici del dottore Baldassare Oltrocchi_. Pavia, -1755, alla pag. 245. - -[220] Manoscritto citato. - -[221] _At fuere etiam, qui dum cauti atque intelligentes videri -perverse vellent, in maximum inciderent temeritatem Caroli id fuisse -artificium ut sibi opinionem quaereret sanctitatis._ (Ma furonvi -anche di quelli i quali, nel voler apparire perversamente acuti ed -intelligenti, caddero nella massima temerità di pensare, questo essere -stato un artificio di Carlo per acquistare riputazione di santo.) -Bescapè, pag. 77. - -[222] La bolla d'abolizione è nel _Bollar. Roman._, tom. II, foglio -328. Vedansi Bescapè, pag. 87. Lattuada, tom. V, pag. 260 — Tiraboschi, -tom. I, dissert. VIII, pag. 427. - -[223] Bescapè, luogo citato. - -[224] Oltrocchi, nota _b_ alla _Vita latina di S. Carlo_, lib. II. pag. -210 — Lattuada, tom. I, pag. 190 e seguenti. - -[225] _Art de vérifier les Dates_, art. _Philippe II_. - -[226] Bescapè, pag. 202 e 203. — Lettera del cardinale di Como -all'arcivescovo Borromeo, che leggesi nella _Confutazione de' -Ragionamenti apologetici pubblicati dal dottor Baldassare Oltrocchi_, -pag. 436. - -[227] _Cronaca del marchese Lorenzo Isimbardi, di varii successi dal -1569 in avanti_: MS. presso la casa Isimbardi in Pavia. - -[228] Bescapè, pag. 224. - -[229] Vedi Gaspare Bugati, _Fatti di Milano al contrasto della Peste_. -— Giacomo Filippo Resta, _Vera narrazione del successo della Peste_. — -Cicerei, _Epist._, tom. II, pag. 248. - -[230] Bugati, _Aggiunta alla sua Storia Universale_, Milano, 1571, pag. -167. - -[231] Pag. 145, 146, 147 e 173. - -[232] Bescapè, pag. 145. — Lattuada, tom. III. pag. 122. - -[233] Vedi gli storici della sua vita, e specialmente il Bescapè, pag. -193, 194, 195, 290 e 363; e inoltre il Lattuada, tom. IV, pag. 47, 68, -212, 318, e tom. V, pag. 111, 262, 407; e il Bugati, _Aggiunta_, ec., -pag. 143. - -[234] Lettera 4 luglio 1579, tra le _Lettere del glorioso arcivescovo -di Milano S. Carlo Borromeo, cardinale di Santa Prassede_. Lugano, per -l'Agnelli, 1762. - -[235] Cronaca citata, all'anno 1580. - -[236] Sotto il contestabile di Castiglia fu stampato, nel 1597, -il libro: _Quaderno de varias escrituras en las deferencias de -Jurisdiciones ecclesiastica y real del estado de Milan._ - -[237] Atti della visita del cardinale Federico Borromeo del 1608. - -[238] Bianconi, _Guida di Milano_, pag. 122 e 157. - -[239] Lattuada e Bianconi, pag. 79. - -[240] Lattuada, tom. V, pag. 284. - -[241] _Fr. Cicereji, Opera_, tom. II, pag. 183. - -[242] Il seguente avviso fu dal vicario di Provvisione distribuito agli -eletti per l'entrato della regina: «Volendo questa città di Milano -ricevere con tutti questi segni di riverenza e d'onore che si devono -la serenissima principessa, moglie del principe nostro signore, la -cui venuta in breve s'aspetta, ha stabilito, fra le altre cose, che -si eleggano ducento e più cavalieri nobili, di età di quattordici -anni in su, che vadino ad incontrarla, vestiti a spese loro, tutti di -seta bianca ed oro come meglio a ciascuno parerà, purchè habbino calze -abborsate con tagli, et calzette di seta bianca, berretta di velluto -nero solio con piume bianche, spade, pugnali et azze dorate in spalla, -ogni cosa guernita di velluto solio bianco, et scarpe di corame bianco. -E perchè fra queste si trova eletta la persona di V. S., d'ordine anche -di sua eccellenza, l'avvisiamo di tale elezione, assicurandoci che per -servire al proprio signore e principe naturale e alla patria insieme, -per i quali è tenuto ogni persona a spendere non solo le facoltà, ma -il sangue e la vita ancora, ella accetterà volontieri questo carico e -onore, col provvedersi dei vestimenti et ogni altra cosa necessaria, -nel modo che di sopra si è detto di qua alli 25 di novembre presente, -al più tardi, acciocchè quando giungerà sua altezza, la quale si ha -nuova certa che di già è partita, si trovi V. S. pronta insieme con -gli altri a fare il suddetto compimento. Avvisandola che sua eccellenza -ha dichiarato il signor marchese di Caravaggio capo di questi nobili, -_e avvertendola che contra gli inobbedienti ha ordinato che si proceda -alla pena di cinquecento scudi, e maggior pena ancora all'arbitrio suo, -alla quale saranno tenuti i padri per i figliuoli. Nè si admetterà -alcuna escusazione, perchè S. E. così comanda._ Anzi ha ordinato che -quelli che sono uomini di arme, entrano in questo numero, esentandoli -da quel carico per adesso. E per rispetto delle azze potrà V. S. -far ricapito dal spadaro al segno del Leon d'oro nella contrada dei -Spadari. - -Et inoltre sarà S. V. contenta di ritrovarsi in casa del suddetto -signor marchese martedì prossimo, che sarà alli 3 del presente mese, -dopo il desinare, per intendere quanto se le vorrà dire in questo -particolare. - - In Milano, alli 2 di novembre 1598. - - _Sott._ Il vicario e dodici di Provvisione eletti dai - signori Sessanta, ec. - - GIO. JACOMO CHIESA». - -[243] _Le grazie d'Amore_, di Cesare de' Negri, milanese, detto il -_Trombone_: Milano, presso Ponzo e Piccaglia, 1604 in fol., pag. 12 e -seg. - -[244] Libro citato, pag. 35. - -[245] Opera citata, pag. 13. - -[246] Pag. 25. - -[247] _Trattato di Scientia d'arme, con un dialogo di filosofia, di -Camillo Agrippa, milanese:_ Roma, presso Antonio Blado, stampatore -apostolico, in 4.º - -[248] Negri, opera citata, pag. 14. - -[249] Pag. 287. - -[250] _Siècle de Louis XIV_, cap. XXV. - -[251] _Stato della repubblica milanese l'anno 1610_, MS. del citato -senatore, esistente nell'archivio dell'illustre casa Belgioioso d'Este; -Cap. dei _Governatori_, fog. 331, _tergo_. — Di quest'opera dà conto -l'Argellati nella _Biblioteca degli scrittori milanesi_. - -[252] .... _Ut aditus et reditus a justitia ad clementiam facillimi -certissimique paterent, viam hanc e Regia ad praetorium aperuit._ - -[253] _Philippo III, Hispaniarum Rege potentissimo, imperante D. Petrus -Enriquez Azevedius, Fontium Comes, externi belli victor domestici -extinctor invictus, dextra amabilis, sinistra formidabilis.... carcerum -fores regiae curiae objecit, ut principis advigilantis oculus fidissima -est jusitae custodia._ - -[254] Lattuada, tom. V, pag. 26 e seg. - -[255] MS. del senator Visconti, fol. 279. - -[256] Visconti, MS. citato, fol. 337. - -[257] _Philippo III, Hispaniarum et Indiarum Rege, Mediolani Duce, -Regnante, D. D. Petrus de Enriquez Azevedius, Provinciae Mediol. -Gubernator et Fontium Comes, opere hoc praeclare Verbani et Larii -huc deductas aquas irriguo navigabilique Ticino ac Pado immiscuit, -ubertatem et jucunditatem agrorum, artificum studia, publicas ac -privatas opes accessu et commercio facili amplificando._ - -[258] Visconti, MS. citato, fol. 284, _tergo_. - -[259] Detto MS. - -[260] _Quanto quis servitio promptior, opibus et honoribus -extollebatur._ - -(Quanto più pronto era taluno alla servilità, più era innalzato di -ricchezze e d'onori). - -[261] Visconti, nel citato MS. fol. 349. - -[262] MS. suddetto, fol. 350. - -[263] Caterina Medici, che viene chiamata «impurissima femmina, -strega e fattucchiera funestissima, avvelenatrice inumanissima; che -da quattordici anni, abbiurata la religione cristiana, e obbligatasi -al principe delle Tenebre, ha frequentato i luoghi infernali e i -conciliaboli dei demonii, li ha nefandamente adorati, e danzato, -mangiato e giaciuta con essi, e con arti diaboliche e veneficii ha -tratto o procurato di trarre molti uomini ad amarla, ed ha affascinati -ed uccisi molti bambini col sottrarre dai lori corpicelli il vital -sangue; e finalmente tali e tanti delitti ha commesso, che il senato, -nell'udirne il racconto, inorridì. Perciò statuitole un termine alla -difesa, e fatta difendere d'ufficio (poichè nessuno si presentò per -farlo), questa sacrilega detestabil donna fu condannata, previo la -tortura ad arbitrio della curia per la manifestazione d'altri delitti -e dei complici, ad essere, con mitra in capo, avente l'iscrizione del -reato, e cinta di figure diaboliche, condotta al luogo del pubblico -patibolo sopra un carro, percorrendo le vie principali della città, -tormentata, durante il cammino, con tenaglie roventi, e per ultimo -bruciata. E avendo la detta strega confessato molte cose pertinenti -all'ufficio della Santa Inquisizione, il senato ordinò che fusse prima -consegnata al rev. padre inquisitore, il quale, compite le cose da -compirsi, l'abbia a riconsegnare all'egregio capitano di giustizia». -Così nella sentenza, di cui ecco il tenore: _Retulit in Excellentissimo -Mediolani senatu egregius capitaneus justitiae longam atque integram -seriem et processum causae instructae adversus impurissimam foeminam, -Catharinam Mediceam, Papiensem, strigem lamiamque leterrimam, et -veneficam immanissimam, quae ex pluribus et perspicuis inditiis ac -testimoniis atque ex propria confessione cognita es, jam supra annos -quatuordecim cristianam fidem ejurasse, seque principi Tenebrarum -devinxisse, tartarea loca, daemonum conciliabula una cum alijs strigis -et lamiis frequentasse, eos nefarie adorasse, et cum eis saltasse et -comessatam fuisse ac concubuisse; multosque homines diabolicis artibus -st veneficiis in sui amorem traxisse, vel certe trahere studuisse; -multos item infantes, subtracto e corpusculis vitali sanguine, -fascinasse atque necavisse... Demum tot ac tanta scelera patrasse, ut -senatus ipsa audiendo cohorruerit. Retulit pariter idem capitaneus -statum fuisse praedictae mulieri aliquod spacium ad se defendendum, -quo in tempore cum nihil egerit, curiam de ea in suffragium ivisse, -sententiamque suam protulisse, quam ibidem recitavit, judicioque -eiusdem excellentissimi ordinis submisit. Qui misertus ac pertaesus -harum calamitatum artiumque infernarum, quae passim jam per Urbem -hanc et Provinciam universam grassantur, statuit ad exemplum et ad -terrorem huiusmodi monstrorum maxime pertinere ut huic sacrilegae et -detestandae mulieri digna malefactis suis suplicia erogentur. Omnibus -igitur et singulis rebus suprascriptis diligenter ac mature perpensis, -censuit praedictam Catarinam Mediceam, denunciata morte, super aliis -criminibus et criminum sociis torquendam arbitrio Curiae, habitaque -pro repetita et composita seu confrontata.... plaustro imponendam, -mitratamque ad infamiam, cum inscriptione criminis, ac figuris -diabolicis redimitam, ad locum pubblici patibuli trahendam esse per -regiones Urbis insigniores, atque interim pluries forcipe candenti.... -vellicandam donec eo pervenerit, ibique demum flammis concremetur.... -Verum quia praedicta Lamia multa fassa est quae ad cognitionem Sanctae -Inquisitionis Officii pertinent, censet idem Senatus eam prius tradi -debere rev. P. inquisitori, ut prefectis perficiendis ipsam egregio -capitaneo justitiae restituat._ — Signat. _Io. Baptista Saccus_. Questa -sentenza fu eseguita il 4 marzo 1617, e, avendo essa la data del 4 di -febbraio, è da credere che il mese che trascorse prima dell'esecuzione -siasi consumato presso il Santo Officio. Il fatto è il seguente. - -Nell'autunno del 1616 il senatore Melzi si ammalò con dolore allo -stomaco: non aveva febbre, ma inappetenza, poi dimagrò e perdette il -sonno. Il medico che lo assistiva, era il fisico collegiato Giacomo -Angelo Clerici, ma vennero consultati anche i due fisici di collegio -Lodovico Settala e Giambattista Selvatico. Erano passati due mesi da -che languiva per quest'incomodo il senatore, quando venne, verso la -metà di dicembre, a visitarlo il capitano Vacallo, il quale, vedendo -che il senatore aveva per cameriera Caterina Medici, da lui altre -volte conosciuta, avvertì il senatore essere quella una famosissima -strega, e la peggiore che si potesse trovare, poichè aveva maleficiato -lui mentre stava in sua casa. Due figlie del senatore, monache in San -Bernardino, informate di questo, si fecero mandare i cuscini del di lui -letto, e vi trovarono dei nodi di piume e filo con carboni e pezzetti -di legno, i quali, portati al curato di San Giovanni Laterano, ch'era -esorcista, furono tosto giudicati opera diabolica di stregheria. Si -venne in formalità ad abbruciarli nella stanza del senatore cogli -esorcismi, e mentre si bruciavano crebbero i dolori allo stomaco -dell'ammalato. Allora il dottor collegiale Lodovico Melzi, figlio -del senatore, imprigionò in una stanza di casa Caterina Medici, e le -disse che si sapeva già ch'ella aveva maleficiato il senatore, e che -_o lo disfaccia; se no, per giustizia si sarebbe fatta abbruciare. -Ed a principio negò essa Caterina_..... Il processo non dice con quai -terrori venne poi costretta quell'infelice ad accusare sè medesima, ma -si vede che si accusò prima che fosse posta in prigione. Si pretendeva -che fosse marcata diabolicamente sulla schiena, ed ella asserì che -potevano essere state le coppette tagliate. Il curato di San Giovanni -Laterano venne a due ore di notte, e, dopo di averla esorcizzata, la -obbligò a stendersi per terra, ed ei, calpestandola, le pose un piede -sul collo, e, in quella positura, l'obbligò a rinunciare alle supposte -promesse fatte al diavolo. - -Il motivo per cui il capitano Vacallo si credeva maleficiato fu perchè, -avendo in sua casa questa Caterina Medici, n'era innamoratissimo, onde -si consigliò col P. Scipione Carrera, col P. Albertino e col signor -Girolamo Omati, _e mi levarono di casa la Caterinetta, et la menarono -nel refugio: et le notti seguenti vuolsi morire di spavento, de tremori -et de passione di cuore, et gridava che pareva mi fosse strepato il -core, et così penai tutta la notte. Et la mattina seguente andai dal -curato di San Giovanni Laterano et li confessai guanto passava, et -lui, dopo havermi letto ed esorcizato, mi disse che ero malamente -maleficiato; et venne a casa mia, et nel letto et piumazzo trovò molte -porcarie, et fra le altre cose un filo lungo al circolo del mio capo -con sopra tre nodi distinti, uno stretto, l'altro meno e il terzo -più vano, et mi disse detto curato che se il terzo nodo si stringeva -più, sarei stato sforzato a sposarmi con detta Caterina o morire. Et -veramente a me pareva che se avessi havuto tutto il mondo da una parte, -et dall'altra la detta Caterina, havrei pigliato lei et lasciato tutto -il mondo. Egli se ne partì da Milano per andare in Ispagna, e mentre -andavo a Genova per andare a Spagna, pareva che io fossi menato alla -forca, et colà mi venne tentazione di gettarmi nel mare, et mi venivano -certe passioni di cuore come fossi stato per morire._ - -Mentre la Medici stava rinchiusa in una stanza nella casa del Melzi, e -assediata da una moltitudine di domestici e famigliari, venne forzata -a insegnare il modo per guarire il senatore, ed ella disse: _che -bisognava tor una fascia nuova et con essa misurare il signor senatore -per larghezza et per lunghezza et farli porre tre volte le braccia in -croce prostrato prima in letto con la pancia in giù; et che lei lo -avrebbe levato dal letto facendoli dire in quell'istante tre Pater -et tre Ave Maria da duoi figliuoli vergini a onore della Santissima -Trinità, et che lei nell'atto che havesse levato il senator dal letto -con la fascia sotto la pancia avrebbe detto:_ — Chi leva Senic et chi -la sanità: — _et che in tal modo il maleficio restava disfatto, et il -signor senatore sarebbe guarito._ - -Il medico Lodovico Settala, esaminato il giorno 28 dicembre 1616, -avendo egli circa sessantaquattr'anni, espone così: «Io più d'una -volta ho sentito dal signor senatore che pativa dolori di stomaco -stravaganti; che all'improvviso sopragiungevano et all'improvviso si -partivano, restando libero come se non avesse avuto male, e che pure -non vi dava alcuna occasione; per la qual cosa domandò aiuto e a me -e a al signor medico Clerici, perchè s'andava ogni giorno smagrendo e -consumandosi. Facessimo colleggio dieci o dodici giorni fa, nel quale, -sebbene attentissimo alla cura come a male naturale, restassimo però -con qualche maraviglia della maniera dei dolori; poichè, sendo così -stravaganti, ci pareva esservi dentro cosa che ben bene non si poteva -ridurre a soli principii naturali; sendo ancora che lui non haveva mai -avuto febbre. Ma da pochissimi giorni in qua mi fu detto che si era -scoperto quella malattia havere origine da causa sopranaturale, sendosi -scoperta in casa sua una donna sospetta di strega. Per il che subito -me ne andai dal detto signor senatore per intendere i particolari -e certificarmi della verità di questo, confermandomi nel mio dubbio -primiero delle stravaganze de' passati accidenti, potendoli ridurre -a questa causa sopranaturale delle malìe, tanto più avendone visto -molti altri esempi in questa città, ne' quali essendoci noi affaticati -invano con rimedii naturali, scoperti poi esser causati da malìe, -si rendevano curabili con esorcismi soli, e intesi come questa donna -aveva confessato la verità di aver fatto i maleficii a questo signore. -Anzi di più, sendosi trovato presente alla mia visita un religioso -esorcista di molto valore, mi disse havere scoperto questa donna essere -strega famosa e professa, anzi essere delle segnate e marcate dal -demonio, e però non mi maraviglio che il male del dotto signor senatore -non cedesse». Lo stesso medico Settala, in altro esame, così disse: -«Considerando io la qualità de' dolori che ha il detto signor senatore, -la continuità loro, la parte offesa che è tutto il ventricolo, parte -principalissima che comunica col cuore, ch'è destinata dalla natura ad -uso necessariissimo, cioè alla preparazione e digestione de' cibi, dico -tale infermità esser tale, che senza dubbio alcuno era per apportar la -morte per la veemenza de' dolori, per l'impedimento delle azioni e per -l'impedimento del dormire; che già si vedeva per il principio della -magrezza e della consumazione della carne. Anzi credo io certo questi -maleficii non esser fatti _ad amorem_, come spesse volte si fanno, ma -_ad mortem_, come sogliono le maghe promettere al diavolo tanto l'anno; -perchè, per la lunga esperienza che ho avuto in varii casi occorsimi, -i maleficii _ad amorem_ portano accensione di spiriti, commozione di -sangue, passione di cuore, alienazione qualche volta di mente, con -desiderii carnali, et in particolare con rabbiosi affetti verso alcuno; -non dolori di stomaco, non simili accidenti, in tutto contrari, se non -qualche volta per errore fatto da qualche maga non esperta, come non -è verisimile esser costei; havendo inteso dall'esorcista che con lei a -lungo ha trattato, costei essere strega pratica et professa et marcata, -che vuol dire esser dottorata in simil arte. E perciò concludo tali -maleficii più tosto esser stati _ad mortem_, come sogliono, come ho -detto, fare e promettere in grazia del demonio. E questo è quanto posso -dire, colto dall'esperienza e pratica che ho avuto in simili casi, -e per quello che ho letto ne' gravi scrittori che di questa materia -trattano». - -Questa infelice doveva avere circa quarantaquattro anni quando fu -giuridicamente assassinata. Ella era nata in Brono da Giovanni de' -Medici, maestro di scuola. Da principio negli esami si dichiarava -innocente, poi venne tormentata, e il decreto del senato fu: _1617 -die decima januarii. Senatus mandavit ad relationem Egregii Capitanei -Justitiae dictam Catharinam Torturae subjici debere, adhibita ligatura -canubis ac etiam taxillo, arbitrio curiae, pro habenda ulteriori -veritate, ac etiam super aliis;_ (1617, il dì 10 gennaio. Il Senato, -per relazione dell'egregio capitano di giustizia, comandò doversi -sottoporre alla tortura la detta Caterina, adoperando la legatura -di canape ed anche il randello, ad arbitrio della Curia, per avere -l'ulterior verità, ed altresì sopra altre cose.) e nel giorno stesso -10 gennaio esaminata, _negat scire quid sit ludum vulgo Barilotto, -negat etiam scire formam liberandi D. Senatorem a praedicto maleficio. -Negat_ che il demonio fosse assistente, _ec. Redarguta, perseverat -in negativa.... Tunc fuit ei comminata tortura ad formam, ec. ubi non -dicat veritatem.... Respondit_ non ho fatto altro.... _et cum propterea -fuerit ei funis brachio dextero applicata, et jam stringeretur, dicit: -Dirò la verità, fatemi desligare; et sic soluta, ec......_ (Nega -sapere che cosa sia il gioco volgarmente detto _Burilotto_; nega -pure di sapere il modo di liberare il signor senatore dal predetto -malefizio. Nega che _il demonio fosse assistente_, ec. Redarguita, -persiste nella negativa.... Allora le fu minacciata la tortura nella -forma, ec., quando non dica la verità.... Rispose, _non ho fatto -altro...._ ed essendole perciò applicata la fune al braccio destro, e -già strignendosele, disse: _Dirò la verità, fatemi desligare;_ e così -sciolta, ec.) e allora recitò una lunghissima fila di _Barilotti_ e -maleficii i più pazzi e strani. - -[264] Bianconi, _Nuova Guida di Milano_, pag. 258. - -[265] Bosca, _De origine et statu Bibl. Ambr._, lib. II, pag. 566. — -Saxius, _De studiis literariis Mediol._, cap. XII, col. 54. — Lattuada, -_Descrizione di Milano_, tom. IV, pag. 94. - -[266] Sopra un volumetto che contiene gli atti dell'indicata -controversia, prezioso MS. esistente nella biblioteca Ambrosiana, -trovasi scritto di mano propria del cardinale Federico: _Questo libro -costa centomila scudi_; con che è venuto egli a dichiarare le spese -fatte per venire a capo della concordia. — _(Nota del canonico Antonio -Francesco Frisi)._ - -[267] La consulta è del 9 agosto 1618, ed ha questo principio: -_Cum ecclesiastici paulatim, unus post alium adversus impositionem -onerum pro parte colonica bonorum Ecclesiae insurgerent, comminando -e promulgando censuras contra deputatos, consules et syndicos -Communitatum... et cum parochi ecclesiarum recusarent Sanctissima -Sacramenta Deputatis ministrare, Episcopi verò absolutionem a Censuris -denegarent nisi refectis damnis... et nisi praestita cautione quod -in futurum ab ea abstinuissent; senatus, omnibus denuo attente -consideratis, pro eo quod pertinet ad Justitiam, licet non desint qui -Ecclesiae partes tueantur, cognovit tamen veriorem et magis receptam -sententiam hanc esse, ut possit princeps Collectam exigere a colonis -Ecclesiae pro valore fructuum ad eos spectantium, et ita servari in -aliis provinciis: immo vero ita jamdiu servatum fuisse in multis huius -Dominii partibus, et in omnibus a multis annis citra. Sed vidit etiam -episcopos et ipsum summum pontificem ita persistere in censuris, ut -neque per nos ab eis removeri possint ullis rationibus, neque nobis -remedia ulla supersint, quibus defendere ab illis valeamus laicos -in exactione onerum perseverantes, neque nostram quasi possessionem -in qua sumus, satis tueri, ec..._ (Essendochè gli ecclesiastici a -poco a poco, un dopo l'altro, contro l'imposizione degli aggravii -per la parte colonica dei beni della chiesa insorgevano, minacciando -e promulgando censure contra i deputati, consoli e sindaci della -comunità... ed essendochè i parochi delle chiese ricusavano di -amministrare i Santissimi Sacramenti ai deputati, e i vescovi poi -negavano l'assoluzione delle censure, se pria non erano risarciti i -danni, e se non si prestava sicurtà che in futuro di quella sarebbono -astenuti; il Senato, ogni cosa di nuovo attentamente considerata per -quello che appartiene alla giustizia, benchè non manchino di quelli -che difendono le parti della Chiesa, riconobbe tuttavia essere più -vera e più assentata questa sentenza che possa il principe esigere la -colletta dai coloni della Chiesa pel valore dei frutti loro spettanti; -e così essere l'osservanza in altre provincie, che anzi così essere -stata già da lunga pezza la pratica in molte partì di questo dominio, -ed in tutte molti anni addietro. Ma vide altresì che i vescovi ed il -sommo pontefice stesso così persistono nelle censure che nè si possono -per noi rimuovere da esse con veruna ragione, nè a noi rimedio alcuno -sopravanza col quale possiam difender da quelle i laici perseveranti -nell'esazione degli aggravii, nè difendere abbastanza il nostro quasi -possesso in cui siamo, ec.) e termina quindi concludendo: _Reliquam est -ut Majestas Vestra, re tota intellecta, quit nobis inter has angustias -agendum sit praescribere dignetur._ (Rimane che la Maestà Vostra, -ogni cosa considerata, si degni prescrivere che cosa dobbiamo fare fra -queste angustie.) - -[268] Ripamonti, _De Peste_, ec., pag. 20. - -[269] _Ibid._, pag. 41, e annotazioni MS. a un vecchio Diutile presso -la casa Verri. - -[270] Rivolta, _Vita di Federico Borromeo_, lib. V, cap. XXI, p. 168. - -[271] Ripamonti, pag. 50 e seguenti. Nel citato Diutile, scritto -da un medico chirurgo, essendovi notate le visite di Santa Corona, -leggesi MS. quest'annotazione: «1629, 7 novembre. Nel bettolino di -San Francesco sul corso di porta Comasina, passato il Carmine, morì -improvvisamente uno venuto da luogo infetto. Non si conobbe ch'ei -fosse morto di peste. Fra alcuni giorni l'oste e garzoni s'ammalarono e -morirono». - -[272] Si fecero giuochi, tornei, allegrezze grandi. Si cantò il -_Te-deum_ a Santa Maria presso San Celso. Sulla piazza del Duomo si -diede un fuoco artificiale stupendo, che rappresentava il monte Etna. -Il ragguaglio ed il disegno della macchina sono stampati. Il gesuita -Emanuele Tesauro, celebre maestro di eloquenza in quei tempi, recitò -la orazione; e per dare un'idea del suo modo di scrivere, ne riporterò -alcuni tratti. Fra le altre cose disse: _Ma che in questi anni, meglio -che in altri, sia la fortuna appassionata per questa casa reale, -facciane fede, non altri, l'abbattuta eresia della Germania, sopra -cui, passando la ruota dell'austriaca fortuna, hormai le ha frante le -armi e tolto il fiato. O giustissimi sdegni e trionfali vendette della -zelante fortuna! Tempo fu che, ritardato il valor della doglia, assai -più attese la fortuna dello Impero a medicar le ferite de' suoi con -la prudenza, che a ferire i rubelli con la spada: a guisa di perita -nocchiera, che, non potendo correre un vento intiero, corre una quarta. -Ma ora al prospero soffio dell'austro gonfia tutta la vela, scorrendo -liberamente, non pure il Reno e il Danubio e l'Albi, ma il gelato mare -di Dania; anzi ne' monti ongarici et boemi per un mar di sangue rubello -felicemente veleggia_ (pag. 12). Egli, lodando il conte d'Olivares, -dice che _trasse il nome dagli olivi, perchè ne' consigli di guerra et -di pace dell'una et dell'altra Pallade merta l'oliva_. Finalmente del -nato bambino, ei narra ch'_è figlio delle Grazie, candidato dei paterni -regni, gemma incomparabile della maggior corona del mondo, fondamento -delle speranze, speranza et voto dei popoli, humano angioletto et -mortal Dio_. Il panegirico è pieno di passi d'Orazio, di testi di -Platone, di allusioni alle favole, di esagerazioni e adulazioni, e, -sebbene recitato in San Celso, non vi è tratto veruno nè del candore -evangelico, nè perfino di religione. - -[273] In una patente del tribunale di Sanità, sottoscritta dal -presidente Giovanni Sfondrati e dal cancelliere Giacomo Antonio -Tagliabò, del 20 maggio 1632, che conservavasi presso de' padri -Cappuccini di quel convento, si legge che il padre Felice Casato, -guardiano, comandò nel Lazzaretto per commissione del tribunale di -Sanità, e cominciò _alli 30 marzo con carico di reggente e governatore -di detto Lazzaretto, con ampia autorità concessagli da questo tribunale -di comandare, ordinare, provvedere e fare tutto quello che dalla -singolare sua prudenza fosse stimato necessario.... havendo avuto -sotto il suo governo et comando tal'hora più di sedicimila anime, et -governato nel detto spatio di tempo centomila persone e più, ec._ - -[274] Così il conte Verri verso il fine del § II dell'opera intitolata: -_Osservazioni sulle torture, e singolarmente su gli effetti che -produsse all'occasione delle unzioni malefiche, alle quali si attribuì -la pestilenza che devastò Milano l'anno 1630._ Questo scritto, ch'era -rimano inedito per riguardi di famiglia onorevoli all'autore, fu per -la prima volta pubblicato come un'appendice alle Opere Economiche del -conte Pietro Verri, nella Raccolta degli _Scrittori Classici Italiani -di Economia politica_, Parte moderna, tom. XVII. - -[275] _Memorie delle cose notabili successe in Milano intorno al male -contagioso l'anno 1630_, ec., _raccolte da D. Pio La Croce_, pag. 54. -Un fanatismo simile a questo si vide in Mosca, allorquando, l'anno -1771, la pestilenza recatavi dalla guerra co' Turchi desolava quella -città. Il popolo si pose alla mente che un'immagine miracolosa dovesse -liberarlo, e la folla del concorso comunicò la pestilenza ai sani, e -accrebbe la sciagura. L'arcivescovo di Mosca, uomo illuminato e umano, -che avea sottratto l'immagine al popolo, dovette nascondersi per -schermirsi dal suo furore; ma le turbe forzarono il monastero ov'erasi -ricoverato, e lo trucidarono. — Veggasi Levesque, _Histoire de Russie, -tom. V, Paris_, 1782, pag. 133. - -[276] _Pestilentia vim, et nomen, et regnum verè suum obtinuit_, lib. -VI, pag. 67. - -[277] _Ragguaglio dell'origine e giornali successi della peste di -Milano, dal 1629 al 1632, di Alessandro Tadino_, ec., lib. II, cap. 15 -e 30, pag. 57 e 100. - -[278] Ripamonti, pag. 112. - -[279] L'editto, pubblicato dal Lattuada (_Descrizione di Milano_, tom. -III, pag. 322), è il seguente: «Avendo alcuni temerari o scellerati -avuto ardire di andare ungendo molte porte delle case, diversi -catenacci di esse e gran parte dei muri di quasi tutte le case di -questa città con unzioni, parte bianche e parte gialle, il che ha -causato negli animi di questo popolo di Milano grandissimo terrore e -spavento, dubitandosi che tali unzioni siano state fatte per aumentare -la peste che va serpendo in tante parti di questo Stato; dal che -potendone seguire molti mali effetti et inconvenienti pregiudiziali -alla pubblica salute: a' quali dovendo li signori presidente e -conservatori della Sanità dello stato di Milano per debito del loro -carico provedere, hanno risoluto, per beneficio pubblico e per quiete -e consolazione degli abitanti di questa città, oltre tante diligenze -sin qui d'ordine loro usate per mettere in chiaro i delinquenti, far -pubblicare la presente grida, con la quale promettono a ciascuna -persona di qualsivoglia grado, stato e condizione si sia, che nel -termine di giorni 30 prossimi a venire dopo la pubblicazione della -presente metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso, -favorito, aiutato, o dato il mandato, o recettato o avuto parte o -scienza, ancorchè minima, in cotal delitto, scudi ducento de' denari -delle condanne di questo tribunale; e se il notificante sarà uno de' -complici, purchè non sia il principale, se gli promette l'impunità, -e parimente guadagnerà il suddetto premio. Et a questo effetto si -deputano per giudici il signor capitano di giustizia, il signor podestà -di questa città et il signor auditore di questo tribunale, a' quali -o ad uno di essi averanno da ricorrere i propalatori di tal delitto, -quali, volendo, saranno anche tenuti secreti. Dat. in Milano 19 maggio -1630. - - Firm. _M. Antonius Montius Praeses._ - - Sott. _Jacobus Tagliabos. Cancellar._» - -[280] Veggasi la citata opera del conte Verri: _Osservazioni sulla -tortura_, ec. - -[281] Ripamonti, pag. 64. - -[282] Darò qui la studiata e non inelegante iscrizione latina che -leggevasi scolpita in una gran tavola di marmo, e il faccio ancor -più volentieri perchè nella prima edizione della citata opera _Sulla -tortura_, contro la manifesta intenzione dei tre superiori magistrati -che sancirono quel legale assassinio, è mancante de' loro nomi, e così -mutila fu poscia ristampata. - - HIC VBI HAEC AREA PATENS EST - SVRGEBAT OLIM TONSTRINA - JO. JACOBI MORAE - QUI PACTA CVM GVLIELMO PLATEA PVB. SANIT. COMMISSARIO - ET CVM ALIIS CONSPIRATIONE - DVM PESTIS ATROX SAEVIRET - LAETHIFERIS VNGVENTIS HVC ET ILLVC ASPERSIS - PLVRES AD DIRAM MORTEM COMPVLIT - MOS IGITVR AMBOS HOSTES PATRIAE IVDICATOS - EXCELSO IN PLAVSTRO - CANDENTI PRIVS VELLICATOS FORCIPE - ET DEXTRA MVLCTATOS MANV - ROTA INFRINGI - ROTAEQVE INTEXTOS POST HORAS SEX JVGVLARI - COMBVRI DEINDE - AC NE QVID TAM SCELESTORVM HOMINVM RELIQVI SIT - PVBLICATIS BONIS - CINERES IN FLVMEN PROJICI - SENATVS JVSSIT - CVIUS REI MEMORIA AETERNA VT SIT - HANC DOMVM SCELERIS OFFICINAM - SOLO AEQVARI - AC NVMQVAM IN POSTERVM REFICI - ET ERIGI COLVMNAM - QVAE VOCETVR INFAMIS - IDEM ORDO MANDAVIT. - PROCVL HINC PROCVL ERGO - BONI CIVES - NE VOS INFELIX INFAME SOLVM - COMMACVLET - M DC. XXX. KAL AVGVSTI. - - R. justitiae capitaneo - JO. BATT. VICECOMITE. - - Praeside senatus ampliss. - JO. BABT. TROTTO. - - Praeside pubblico sanitatis - MARCO AN. MONTIO. - - (Nel luogo di questo spazio - Sorgeva altre volte la barbiería - Di Giovan Giacomo Mora - Il quale con Guglielmo Piazza pubblico Commissario di Sanità - E con altri avendo conspirato - Mentre imperversava atroce pestilenza - Con venefici unguenti qua e là applicati - Molti a cruda morte spinse - Entrambi pertanto nemici della Patria giudicati - Comandò il Senato - Che sopra di un elevato carro - Abbrostiti da prima con tanaglia rovente - E mutilati della mano destra - Colla ruota fossero infranti - E nella ruota intrecciati dopo sei ore scannati fossero - E quindi abbruciati. - Ed affinchè nulla rimanesse di uomini tanto scelerati - Confiscati i beni - Volle che le ceneri gettate fossero nel fiume. - Della qual cosa onde eterna sia la memoria - Questa casa, officina di sceleratezza - Lo stesso Ordine decretò - Che adeguata fosse al suolo - Nè mai potesse in avvenire rifabbricarsi - E si ergesse una colonna - Che detta fosse infame - Lungi adunque, lungi di qua - O buoni cittadini - Affinchè l'infelice infame suolo - Non vi contamini. - M. DC. XXX. - Alle calende di agosto - - _Essendo_ - - R. capitano di giustizia - GIO. BATT. VISCONTI. - - Presid. ampliss. del senato - GIO. BATT. TROTTI. - - Pubbl. presid. della sanità - MARCO ANT. MONTI.) - -[283] _Memorie, ec._, di _D. Pio La Croce_, di sopra citate, pag. 51. - -[284] _Coniectura tamen aestimatioque communis fuit, centum quadraginta -milia capitum fuisse quae perierunt, reperique ita prescriptum in -tabulis rationibusque iisdem, unde haec mihi petita sunt omnia -quae retuli._ (Fu tuttavia congettura ed opinione comune, che -centoquarantamila anime fossero perite, e così trovai registrato -nelle tavole e conti medesimi dai quali trassi tuttochè ho riferito.) -Ripamonti, lib. IV, pag. 228. - -[285] _Descrizione di Milano_, tom. II, pag. 66 e seg. - -[286] Si conosce il costume de' tempi e singolarmente l'orgogliosa -opinione de' nobili, i quali si consideravano di natura diversa degli -uomini della plebe, dal viglietto seguente, che il signor don Pietro -Fossani ha ritrovato in sua casa, come originale di un simile che un di -lui antenato scrisse a certo Paolo Besozzi: «Intendo andare attorno una -scrittura data da ti Paolo Besozzi in confidenza ad alcuni pochi, alla -quale non posso adequatamente rispondere per non essere arrivata alle -mie mani. Pure, con quei dogmi che sono necessari alla gente vilissima -e poco pratica delle corti e del trattare civile, ti dico che è solito -de' buffoni e solo lor proprio privilegio farsi pari e superiori a' -lor maggiori, lasciando di dargli i dovuti titoli, e presumendo di -arrogarli alle loro vilissime persone, ma, inavveduti, si scordano -di quel che veggono tutto di praticarsi, che, stanchi i maggiori -delle loro buffonerie e arroganze, non per vendetta, ma con animo -tranquillissimo li fanno ricordare; altre volle danno di mano ad un -bastone per pigliarsi spasso delle loro carni. Il simile farò con te io -infrascritto, non conoscendoti l'essere e il procedere tuo al merito, -e nella qualità ed essere mio altra obbligazione. — 6 luglio 1649 — -Antonio Francesco Fossani affermo, ec.» — _(Nota del conte Verri)_. - -[287] Vedi _la Verità Svelata_, ec., edizione di Venezia, 1684, p. 70. - -[288] _Storia d'Italia_, lib. XVII, pag. 583. - -[289] Brusoni, _Storia d'Italia_, pag. 588. - -[290] Frisi, _Tomo Terzo_, ossia, _Continuazione della Storia di -Milano_, MS. presso la casa Verri, pag. 336-339. - -[291] Ha per titolo: _Il governo del duca d'Ossuna dello stato di -Milano: in Colonia, appresso Battista della Croce_, 1678, di pag. 125, -in 12.º - -[292] Scudo d'argento. _Vedi_ Carli, Neri, ed altri. - -[293] Allorchè fu qui soppressa l'Inquisizione, si trovò nell'archivio -di essa la commissione data all'arcivescovo di Valenza, inquisitore -generale in tutti i regni e dominii di Sua Maestà cattolica, -all'inquisitore generale di Milano di ricevere il giuramento di -questo governatore, come bargello maggiore (_Alguazil mayor_) del -Santo Officio, e il processo verbale dell'esecuzione. Questo secondo -documento, che può bastare ad un'erudita curiosità, è come segue: -«Nella città di Milano, nel giorno 3 del mese di marzo dell'anno 1697, -il rev. P. Maestro frà Prospero Leoni, inquisitor generale dello Stato -e dominio di Milano, in virtù della commissione dell'eccellentissimo -signor don frà Giovanni Tommaso de Rocaberti, arcivescovo di Valenza, -inquisitore generale, ricevette il giuramento nelle dovute forme di -giustizia da S. E. il signor don Diego Filippo di Gusman, duca di -S. Lucar la Maggiore, affinchè bene, fedelmente e diligentemente sii -per usare e per esercitare l'uffizio di barigello maggiore del Santo -Ufficio dell'Inquisizione della città di Siviglia, nella quale è stato -nominato dal detto eccellentissimo signor inquisitore generale, e che -osserverà il secreto di tutto ciò che S. E. saprà, vedrà, intenderà -e gli sarà conferito riguardo al Sant'Ufficio dell'Inquisizione, -che esattamente si deve conservare, e che aiuterà e favorirà i suoi -ministri; e promise di ciò fare e adempire, e fu avvisato delle pene e -censure poste nelle lettere pubblicate dal Sant'Ufficio contro quelli -che non osservano il secreto: e S. E. lo firmò, essendo testimonii -don Giuseppe de Zambrana, cavaliere dell'ordine di San Giacomo, don -Giovanni di Villamor e don Giovanni Saller, tutti tre abitanti in -questa città. - - _Firm._ Il duca di San Lucar, - marchese di Leganes. - - Frà Prospero Leoni - inq. gen. di Milano, suo stato - e dominio. - -_Sott._ Frà Angelo Battiani, vicario generale del Sant'Ufficio di -Milano, in luogo di segretario del medesimo Santo Tribunale. - -[294] Il titolo è: _Milano sempre grande_, ec. Nella stamperia della R. -ducal corte, in 4.º - -[295] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. IV, p. 20. - -[296] _Vita del presidente Arese_. Colonia, 1681, in 12.º — Argellati, -_Bibl. Script. Med._, tom. I, pars. II, col. 88 e seg. - -[297] Lattuada, tom. III, pag. 251. - -[298] Argellati, _Biblioth., Script. Mediol._, tom. II, pars I, col. -1322-1324. - -[299] Tomo II, col. 1230 e seg. - -[300] Verri, _Osservazioni sulla tortura_, ec., § 2. - -[301] _Elogio del Cavalieri_, dell'abate Paolo Frisi. Milano, 1779, in -8.º - -[302] Argellati, _Biblioth._, ec., tom. II, pars I, col. 1328 e seg. — -Bosca, _De origine et statu bibliothecae Ambrosianae_, lib. V. - -[303] Brusoni, _Storia d'Italia_. Torino, 1680, lib. XXIX, pag. 724 e -seg. — Bayle, Argellati, Mazzucchelli, Tiraboschi, ec. - -[304] Ottieri, _Istoria delle guerre avvenute in Europa, ec., dal 1696 -al 1725_, tom. I. — _Storia della Lombardia austriaca_, MS. del conte -reggente senatore Gabriele Verri, tomo IV. Frisi, _Continuazione della -storia di Milano_, tom. III, MS. pag. 398 e seg. - -[305] Denina, _Rivoluzione d'Italia_, lib. XXIV, cap. I. — Voltaire. -_Siècle de Louis XIV_, cap. XVIII. - -[306] _Elogio dell'imperatrice Maria Teresa._ Pisa, 1783, in 8.º - -[307] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI, all'anno 1735. - -[308] _Il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ec. ec._ - -«Illustre Giunta di Governo: L'esecuzione degli articoli preliminari -firmati in Vienna fra S. M. imperiale e S. M. cristianissima, il dì -3 di ottobre dell'anno scaduto, a cui abbiamo voluto dal canto nostro -contribuire, portando ora l'evacuazione di cotesto ducato dalle armi -alleate, eccettuatine il Novarese e Tortonese, che da' medesimi ci sono -stati destinati pria che questa sortisca intieramente il suo effetto, -onde abbia a sciogliersi questo consesso, che essendo stato da noi con -singolare studio prescelto fin dal cominciamento per l'onorevole non -meno che importante incarico del governo che gli avevano confidato, ha -così lodevolmente corrisposto alla nostra aspettativa: vogliamo, per -soddisfare a que' sentimenti di stima che nelle diverse occasioni ci ha -dato un giusto motivo di concessione, assicurarlo de' medesimi, e del -pieno nostro aggradimento per la servitù che ci ha resa. - -Il zelo per una ben nota amministrazione di giustizia, ed il -particolare interessamento che tutti e cadauno di voi ha fatto -conoscere, non meno pel sollievo di cotesti popoli, che nel -sostenimento de' loro giusti diritti e prerogative, avendo secondato -le nostre mire, siccome eccitò in noi que' sentimenti, così ci lascia -una grata rimembranza di quelle pubbliche cure e sollecitudini, che ad -un tale oggetto avete impiegate. Di tanto noi stessi abbiamo voluto -accertarvi, pregando di più il Signore che vi conservi e vi ricolmi -delle sue benedizioni. - -Torino, 1.º settembre 1736. - - _Segnat._ C. EMANUELE. - - _Sott._ ORMEA». - -[309] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. V, pag. 350 e 379. — -Bianconi, pag. 74. - -[310] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI all'anno 1743. - -[311] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CVI all'anno -1745. - -[312] _Istoria politica, ecclesiastica e militare del secolo XVIII_, -dell'abate Francesco Beccatini. Milano, 1796, vol. II, lib. II, p. 167. -— Bonamici, _De bello Italico_. - -[313] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI, all'anno 1747. - -[314] Sì questo che gli altri caratteri de' governatori, dati in questo -capitolo, sono presi dalle _Memorie_ del conte Verri. - -[315] Questo trattato leggesi non solo nelle Raccolte diplomatiche, ma -anche nella citata _Storia del secolo XVIII_ dell'abate Beccatini, vol. -II, pag. 164 e 165. - -[316] _Storia della casa d'Austria_, di Guglielmo Coxe, tom. VI, cap. -CIX. - -[317] Regia prammatica, 30 dicembre 1762; e reali dispacci, 3 agosto -1767 e 17 luglio 1769. - -[318] Real dispaccio, 30 novembre 1765. - -[319] Altro real dispaccio, 3 agosto 1767. - -[320] Altro del 30 settembre 1767. - -[321] Reali dispacci, 31 marzo e 23 giugno 1768. - -[322] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CXVIII, in -fine. - -[323] Bossi, _Storia d'Italia_, tom. XIX, pag. 364. - -[324] Gride 20 aprile e 17 settembre 1769, 24 febbraio, 28 settembre e -29 ottobre 1770. - -[325] Grida 17 febbraio 1768. - -[326] Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769 e 16 febbraio 1771. - -[327] Regio dispaccio, 28 dicembre 1770. - -[328] _Esposizione dell'Operato degli esecutori testamentari del -principe Trivulzi_, 31 marzo 1791, in-fol. — Sulla porta del pio -albergo leggesi la seguente iscrizione: - - ALENDIS . IN . CONTVBERNIO . PAVPERIBUS - VIRIBVS . SENIOQVE . FRACTIS - ANT. PTOLOM. TRIVVLTIVS - S. R. I. ET . VALLIS . MESVLCINAE PRINCEPS - AEDES . HAS SVAS - VNA . CVM . CENSV . ET . PRAEDIIS - REGIAE . CLIENTELAE . OBONXIIS - M. THERESIA AUG. ANNVENTE - SVPREMA . VOLVNTATE . LEGAVIT - IN VIRI . EIDEM . EXEQVENDAE . DELECTI - PIIS . VSIBVS . APTAVERVNT - MDCCLXXI. - - (A nutrire in convitto i Poveri - Grami per età e di forze - ANT. TOLOMEO TRIVULZI - Del S. R. I. e della Valle Mesolcina Principe - Queste sua case - Insieme con capitali e poderi - Soggetti a regio feudo - Con assenso dell'AUG. M. TERESA - Legò per testamento - I quattro esecutori della sua ultima volontà - Ai voluti pii usi le adattarono - nel MDCCLXXI) - -[329] Cinque gride, tutte nella stessa data del 23 ottobre 1778, altre -del 5 e 20 novembre e 13 dicembre dello stesso anno; 21 febbraio, 22 -marzo, 23 aprile, 6, 8 e 22 giugno 1779. - -[330] Real dispaccio e relativo piano, 4 novembre 1773; altra grida 14 -febbraio 1774. - -[331] Real dispaccio, 1.º novembre 1768. - -[332] Real dispaccio, 3 dicembre 1770. - -[333] RR. Dispacci, 22 maggio 1769 e 12 settembre 1771. — Grida, 1.º -ottobre 1775. - -[334] R. Dispaccio, 2 dicembre 1776. - -[335] _Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli_. Napoli, 1823, in 8.º, -pag. 45 e 46. - -[336] Bossi, _Guide de l'Étranger à Milan_, ec., in più luoghi. - -[337] Paolo Frisi, Coxe, Bossi, Coppi, ec. - -[338] Martens, _Recueil diplomatique_, tom. III, pag. 732. — Coppi, -_Annali d'Italia_, tom. I, pag. 152. - -[339] Coppi, luogo cit., pag. 133. — Editto 20 febbraio 1785. - -[340] Grida 17 febbraio 1767. - -[341] Grida 5 agosto 1771. - -[342] Grida 22 aprile 1772. - -[343] Coppi, _Annali_, tom. I, pag. 158. - -[344] Regio dispaccio 9 aprile 1781. - -[345] Regio dispaccio degli 8, e grida del 23 maggio 1781. - -[346] Grida 17 ottobre 1781. - -[347] Grida 8 ottobre 1781. Legge o costituzione sui matrimoni, 17 -settembre 1784, e dilucidazioni 22 giugno 1785. Grida 26 novembre 1784, -21 gennaio e 11 febbraio 1787. - -[348] Regio dispaccio 9 maggio 1782, e grida 6 gennaio 1783. - -[349] Regio dispaccio 30 maggio 1782, e grida 20 febbraio 1783. - -[350] Piano 19 novembre 1784, regolamento 27 giugno 1786. - -[351] Regolamento 25 aprile e 27 dicembre 1785; 5 aprile e 11 giugno -1787. - -[352] Grida 18 aprile 1786. - -[353] Editto 26 settembre 1786. - -[354] Editto 24 dicembre 1786. - -[355] Piano 11 febbraio e grida 13 marzo 1786. - -[356] _Codice dei delitti e delle pene_; Vienna e Roveredo, 1787, parte -I, § 20 e 53. - -[357] Ivi, §§ 25 al 27. - -[358] Ivi, § 16. - -[359] Ivi, §§ 42 e 46. - -[360] Ivi, § 24 e 39. - -[361] Ivi, § 30 e 32. - -[362] Codice citato, parte II, § 61. - -[363] Ivi, §§ 63, 72, 74, 76 e 80. - -[364] Ordini 24 gennaio 1786. - -[365] Risoluzione di S. M. 4 ottobre, ed editto 31 ottobre 1787; editti -30 luglio e 2 agosto 1788. - -[366] Grida 31 ottobre 1787. - -[367] Ordini 11 ottobre 1768, 30 dicembre 1778, 15 settemb. 1779. - -[368] Gride 31 marzo e 24 aprile 1787, 8 luglio 1788. - -[369] Gride 23 maggio e 25 settembre 1786. - -[370] Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769, 15 febbraio e 30 dicembre -1771, 11 maggio 1775, 13 novembre 1781, 19 febbraio 1784 e 24 ottobre -1785. - -[371] Editto 9 dicembre 1786, regolamento e tariffa, ec. in-fol. - -[372] Ordini 2 e 22 dicembre 1786, 29 gennaio, 30 marzo 6 agosto e 19 -ottobre 1787; 4 e 15 febbraio e 18 marzo 1788, 31 ottobre 1789. - -[373] Grida 4 aprile 1786. - -[374] Piano di regolamento per le farmacie della Lombardia -austriaca: Milano, 1788, in 4.º — Piano di regolamento del direttorio -medico-chirurgico, come sopra, in 4.º - -[375] _Codice di S. M. l'imperatore Giuseppe II, tradotto dai tedesco -da Bartolommeo Borroni_; Milano, presso Galeazzo, 1787 e seg., vol. X, -in 8.º - -[376] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CXXIV. - -[377] _Idem._ Storia citata, cap. CXXVIII e CXXIX. - -[378] Real dispaccio 6 maggio 1790. - -[379] Real dispaccio 30 gennaio 1791, portante le sovrane Risoluzioni -sulle domande de' pubblici, ec. - -[380] Citato real dispaccio 30 gennaio 1791; editti 30 gennaio e 23 -luglio dello stesso anno. - -[381] Editto 20 marzo 1791; piano del magistrato politico camerale, ec. -in-fol. - -[382] Grida 23 agosto 1785; decreto 24 gennaio 1791. - -[383] Veggansi la sua lettera circolare agli altri sovrani dell'Europa, -in data di Padova 6 luglio 1791, e la sua dichiarazione fatta -unitamente al re di Prussia, data in Pilnitz, il 27 agosto dello stesso -anno. — Coxe, _Storia_ ec., tom. VI, capitolo CXXXIII. - -[384] Coxe, luogo citato. — Bossi, _Storia d'Italia_, tom. XIX, p. 411. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Storia di Milano vol. 3, by Pietro Verri - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI MILANO VOL. 3 *** - -***** This file should be named 60499-0.txt or 60499-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/4/9/60499/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance -with this agreement, and any volunteers associated with the production, -promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works, -harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees, -that arise directly or indirectly from any of the following which you do -or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm -work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any -Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause. - - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. -To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 -and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive -Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent -permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. -Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at -809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official -page at http://pglaf.org - -For additional contact information: - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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