diff options
Diffstat (limited to 'old/60336-0.txt')
| -rw-r--r-- | old/60336-0.txt | 8353 |
1 files changed, 0 insertions, 8353 deletions
diff --git a/old/60336-0.txt b/old/60336-0.txt deleted file mode 100644 index 149b236..0000000 --- a/old/60336-0.txt +++ /dev/null @@ -1,8353 +0,0 @@ -The Project Gutenberg EBook of L'invasore, by Annie Vivanti - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: L'invasore - -Author: Annie Vivanti - -Release Date: September 21, 2019 [EBook #60336] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INVASORE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -L'INVASORE - - -_Questo dramma che qui è pubblicato nel testo integrale[1] fu -rappresentato per la prima volta a Milano dalla Compagnia Talli-Melato -al Teatro Olympia nell'estate del 1915._ - -_Interpreti principali: Maria Melato, Wera Podrecca, Pina Camera, Febo -Mari._ - - - - - ANNIE VIVANTI - - - L'INVASORE - - DRAMMA IN TRE ATTI - - - - MILANO - Dott. RICCARDO QUINTIERI — Editore - Corso Vitt. Emanuele, 26 - - - - - Opere di ANNIE VIVANTI - - LIRICA L. 4. — - I DIVORATORI (Romanzo) » 3.50 - CIRCE (Il romanzo di Maria Tarnowska) » 3.50 - L'INVASORE (Dramma in tre atti) » 3. — - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - I diritti di riproduzione, di traduzione, di rappresentazione - e di esecuzione sono riservati per tutti i paesi, compresi - la Svezia, la Norvegia, l'Olanda. - - _Copyright by Annie Vivanti Chartres 1915._ - - Per ottenere il diritto di rappresentazione rivolgersi alla - Società Italiana degli Autori, Corso Venezia, 6 — Milano. - - Tipografia «MINERVA» — Via Fontana, 16 — Milano — Luglio 1915 - - - - -_PERSONAGGI._ - - - FLORIAN AUDET — Tenente di Cavalleria. - IL CAPITANO FISCHER } - IL TENENTE VON WEDEL } Ufficiali dell'armata - IL CAPITANO GLOTZ } nemica. - IL TENENTE FELDMANN } - IL REVERENDO FRANK — Pastore Anglicano. - IL DOTTOR BELL. - DELIO AUSTIN — Tenente in un reggimento scozzese. - FRITZ — Cameriere. - CHÉRIE BRANDES. - LUISA BRANDES — sua cognata. - MIRELLA BRANDES — figlia di Luisa. - LA SIGNORA FRANK. - ANNA } - MARY } sue figlie. - JANE — Una infermiera della Croce Rossa. - NELLY } - LUCILLA } - GIOVANNA } Giovinette amiche di Chérie. - FANNY } - LINA — Cameriera. - -Il primo atto si svolge nella casa del Dottor Brandes in un villaggio -di un paese belligerante. — Il secondo atto in casa del Reverendo -Frank, in Inghilterra. — Il terzo atto di nuovo in casa Brandes. - - - - -ATTO PRIMO - - - È sera. - - Una sala d'entrata nella casa del Dottor GIORGIO BRANDES. Stile - fiammingo. - - A sinistra al primo piano tre scalini coperti di tappeto rosso - conducono a un largo pianerottolo adorno di lampade elettriche e di - piante. - - In fondo a sinistra la porta d'ingresso. Nel centro un largo - caminetto. - - A destra verso il fondo una porta a due battenti con una tenda - drappeggiata e rialzata. - - Al primo piano a destra una finestra. - - LUISA BRANDES, una bella e giovine donna, siede in atteggiamento - d'abbandono su una poltroncina. Con le mani intrecciate e tese - davanti a sè essa guarda nel vuoto; un'espressione d'abbattimento e - di tristezza è sul suo volto. - - Nel fondo MIRELLA — una fanciulletta di quattordici anni, in corta - veste chiara — s'affaccenda intorno a una tavola carica di fiori e - di dolci. - - - - -ATTO PRIMO. - - -MIRELLA - - chiamando. - -Lina! Lina! Dove sono i marrons glacés? - -LINA - - Una domestica dal viso duro e - inamabile appare sulla porta. - -Sono lì. - - Addita un piatto sulla tavola. - -MIRELLA - -Ma dove? - - alzando il piatto. - -Questi quattro miseri marroni, che paiono già rosicchiati? - -LINA - -Li avrà rosicchiati Lei. È tutto il giorno che li mangia. - - Volta le spalle ed esce. - -MIRELLA - -Ma guarda un po' che impertinente! - - Rivolgendosi a LUISA. - -Mamma! Hai sentito come mi risponde Lina? - -LUISA - - con un sospiro distratto. - -Che cosa c'è, cara? - -MIRELLA - - avanzandosi verso la madre col - piatto in mano. - -Ha detto che i marrons glacés li ho mangiati io. - -LUISA - - sorridendo. - -Sarà anche vero; no, cara? - -MIRELLA - -Quand'anche; Lina non deve permettersi di dirlo. Del resto io ne avrò -mangiato forse tre o quattro... o dodici... o così, ma non tutti. - -LUISA - - sorridendo. - -Vedo difatti che ne restano quattro. - -MIRELLA - - contando sulle dita. - -Uno per Chérie, uno per me, uno per te, poi vi sono le nostre invitate, -uno per Fanny... E per Giovanna, Lucilla e Nelly, niente! Sarà meglio -addirittura che non ce ne siano. Ti pare? - - Li mangia. - -Mamma! Cos'hai? Come sei triste! - - L'abbraccia. - -LUISA - -Ah bimba mia! Come potrei non esserlo? Tuo padre lontano... le notizie -sempre più gravi.... - -MIRELLA - -Mamma! stasera non pensare a malinconie. È la festa di Chérie e -vogliamo essere allegre. Anche papà se fosse qui avrebbe voluto che si -festeggiasse il compleanno di sua sorella, che adora tanto!... Ricordi? -L'anno scorso ha voluto che si ballasse. Vogliamo ballare anche -stasera. - -LUISA - - scattando. - -No! Non si balla col nemico in casa. - -MIRELLA - -Nemico? - - Sbigottita, guardandosi - intorno. - -In casa? Dov'è questo nemico? - -LUISA - -È vicino, Mirella! è vicino! Tu non sai che cosa ci sovrasta. - -MIRELLA - -Non pensarci stasera, mamma! Non rattristare Chérie! Vedrai come s'è -fatta bella. Mette il vestito nuovo, tutto bianco! Sembra una sposa.... - - Carezzevole. - -Tieni, mangia questo marron. È l'ultimo. - -LUISA - -No, cara, no. Chiama qui Fritz. Ho bisogno di parlargli. - -MIRELLA - -Vado. - - Mettendo in bocca l'ultimo - marron. - -Sai che anche Fritz mi fa uno strano effetto in questi giorni. È -scortese, quasi villano. Non risponde quando gli si parla... - -LUISA - -Sarà preoccupato anche lui, poveretto. - -MIRELLA - -E lo trovo sempre a sussurrare con Lina... - -LUISA - - indulgente. - -Forse si vogliono bene. Avranno idea di sposarsi. - -MIRELLA - - ridendo. - -Oh Dio!... Così brutti! Tutt'e due! - - Corre alla porta. - -Fritz... Fritz! - - Al domestico che entra. - -Andate dalla mamma. - - FRITZ, un giovane servitore, - dall'aria fosca, quasi truce, - s'avvicina a LUISA mentre - MIRELLA aiutata da LINA - s'affaccenda ancora per poco - intorno alla tavola ch'è in - fondo alla scena. Indi MIRELLA - esce, seguita da LINA. - -LUISA - - un po' timida, a FRITZ. - -Avete notizie? Vi sono novità? - -FRITZ - - Secco. - -Nossignora. - -LUISA - -Non sapete nulla di nuovo? - -FRITZ - -Nossignora. - - Ironico. - -Eccetto quello che c'è nel giornale della sera. - - Spiega un giornale e legge ad - alta voce. - -«Si crede che il primo contatto tra i belligeranti avrà luogo nelle -vicinanze di Fléron. Il nemico s'avanza dal Sud Est numerosissimo.» - - Appoggia con tono soddisfatto - sull'ultima frase. - -LUISA - - Disperata. - -Ah, ho letto, ho letto!... Ma credevo che voi forse... - - esitante. - -... avreste avuto occasione di udire qualche cosa di più. - -FRITZ - -Io? Oh, nossignora. - - Quando LUISA non lo guarda un - sorriso di scherno si disegna - sulle labbra di FRITZ. - -LUISA - -Ditemi ancora, ditemi — che cosa vi ha detto il signor dottore iernotte -quando partiva? L'avete lasciato nel treno, non è vero? - -FRITZ - -Sissignora. - -LUISA - -E che cosa ha detto? - -FRITZ - - freddo. - -Che salutassi tutti. - -LUISA - -No, no! Ripetetemi le sue precise parole... - -FRITZ - - Ironico. - -Ha detto: «Fritz, tu sei un servitore devoto e fedele...» - -LUISA - - Un poco timida e dubbiosa, - guardandolo. - -È vero... è vero! Buon Fritz! - -FRITZ - - Sempre con un sorriso ironico - e sinistro. - -Ha detto: «Lascio qui tutto ciò che ho di più caro.» - -LUISA - - commossa, congiungendo le - mani. - -Ciò che ha di più caro!... - -FRITZ - -«Mia moglie, mia figlia e mia sorella.» - -LUISA - -Sì... sì... e poi? - -FRITZ - -M'ha detto: «Difendile, Fritz, se vengono quelle belve». Ha proprio -detto così: «quelle belve!». - - Gli fiammeggiano gli occhi. - -LUISA - - ansante. - -Sì! - -FRITZ - -«Difendile», ha detto, «difendile colla vita.» - -LUISA - - Impetuosa. - -Ah! so che lo farete. - -FRITZ - - Sogghignando. - -Eh, Signora, è facile a dirsi... - - Un breve silenzio. - -LUISA - - sorridendo, con soavità. - -Fortunatamente per il momento «le belve» non ci sono. - -FRITZ - - con velato sarcasmo. - -No, no. Per il momento le belve non ci sono. - - Volge lo sguardo verso la - finestra. - -LUISA - - Un poco impressionata - dall'atteggiamento quasi - minaccioso del servitore. - -E poi... dicevate... il treno è partito... - -FRITZ - - secco. - -Ma sì! - -LUISA - - sorpresa. - -Come parlate? - -FRITZ - -Ho detto, sissignora, il treno è partito. - -LUISA - - sospirando. - -Ah, mio Dio! Quale angoscia!... Chi l'avrebbe detto! Oggi è il 4 -agosto. Dieci giorni fa nessuno pensava alla guerra. - -FRITZ - - Fissandola. - -V'era chi ci pensava. - -LUISA - - Incredula, indietreggiando un - poco. - -Da dieci giorni? - -FRITZ - - lentamente, con ferocia. - -No. _Da dieci — anni._ - - Volta le spalle ed esce. - -LUISA - - smarrita, seguendolo con lo - sguardo. - -Non capisco... - - La porta si apre bruscamente. - LINA appare sulla soglia; - anch'essa ha l'aria quasi - insolente e il volto duro e - ostile. - -LINA - -Il signor tenente Audet. - - Entra FLORIAN AUDET in - uniforme d'ufficiale di - cavalleria. - -LUISA - - Andandogli incontro, lieta e - sorpresa. - -Florian! E come mai hai potuto venire? - -FLORIAN - - salutandola affettuosamente. - -Ufficialmente... non sono qui. Sono in giro a portare degli ordini -urgenti... Devo tornar via subito. Giorgio dov'è? - -LUISA - - Angosciata. - -È partito! Pensa, Florian, partito. Hanno mandato a chiamarlo d'urgenza -iernotte. - -FLORIAN - - Colpito. - -E dove è andato? - -LUISA - -Preciso non lo sapeva neppur lui. Aveva ordine di recarsi al deposito -centrale a Tourgain. E di là l'avrebbero diretto a un'ambulanza da -campo. - -FLORIAN - -Per Dio!... Sapevo che mancavano i medici. Ma non credevo che Giorgio -partisse così presto. - - Con inquietudine repressa. - -Ma allora... siete sole voi altre tre? Voi, la piccola Mirella — e -Chérie. - -LUISA - -Sì. Siamo sole. - -FLORIAN - - Quasi parlando a sè stesso. - -Per Dio! - -LUISA - - Paurosa. - -Cosa c'è? - -FLORIAN - -Niente. - - Una pausa. - -LUISA - - Incalzando. - -Ma sì... che cosa pensi? - -FLORIAN - - parlando con lentezza grave. - -Penso che dovrete avere coraggio. - -LUISA - - sconvolta. - -Ah! Non dirmi di aver coraggio, che mi fai paura! - -FLORIAN - - ripetendo lentamente e con - enfasi significativa. - -Luisa! Dovrete avere... _molto_ coraggio. - -LUISA - - spaventata. - -Che cosa vuol dire? - -FLORIAN - -Vuol dire... che alle tre di questa mattina i nemici hanno passato la -nostra frontiera. - -LUISA - - Esterrefatta. - -Hanno passato la frontiera?! - -FLORIAN - -Sì. - -LUISA - -Sono qui — nel nostro paese? - -FLORIAN - -Sono nel nostro paese. - -LUISA - -Dove?! - -FLORIAN - -A Verviers. - -LUISA - -A Verviers! A due ore di qui!... - - Si copre il viso. - -MIRELLA - - Entra correndo con una scatola - di dolci a sorpresa in mano. - -Oh, guarda... c'è Lolò! - - Pone la scatola sulla tavola e - saluta FLORIAN afferrandogli - tutt'e due le mani e - scotendole da parte a parte - con gioia fanciullesca. - -FLORIAN - - squadrando la figuretta - leggiadra con occhi di - disapprovazione. - -Oh, che lusso, Mirella! Che cosa c'è? - - Ironico. - -Un ballo? - -MIRELLA - -Ma... la festa di Chérie! Non sei venuto apposta? - -FLORIAN - - amaramente. - -La festa di Chérie! È vero!... La festa di Chérie! - - Si accascia su una seggiola. - -MIRELLA - -Ma che Lolò! L'avevi dimenticato? Adesso glielo vado a dire. Vedrai che -cosa ti farà! - -FLORIAN - - Passandosi la mano sulla - fronte. - -Dov'è? - - La sua gravità contrasta - coll'inconscia gaiezza della - fanciulla. - -MIRELLA - -È disopra che si veste. Si fa una bellissima pettinatura, tutta a -girigoggoli che pare una torta! - - Fa per correre via. - -FLORIAN - - Trattenendola. - -No! non dirle niente... Tanto devo andarmene subito. Ma tornerò. - -MIRELLA - - Distratta, guardando la - tavola. - -Tornerai davvero? - - D'improvviso. - -Oh, guarda un po' quella Lina!... Ha dimenticato l'aranciata. - - Corre fuori a sinistra. - -FLORIAN - -Quanta incoscienza! - - A LUISA. - -Ma non dovreste avvisarle di ciò che accade... di ciò che le minaccia? - -LUISA - - Smarrita. - -Non so! non so! Giorgio mi ha detto di non spaventarle... - -FLORIAN - -Ma voi fate festa così, mentre... - -LUISA - -Oh! Io non faccio festa, Florian! Del resto non vengono che due o -tre piccole amiche di Chérie... Non mi è parso il caso di vietarlo... -rattristarla proprio oggi, che è il suo compleanno. - - Una pausa. - -E si era comperata apposta per stasera una veste nuova... - -FLORIAN - - Alzandosi e camminando in su e - in giù. - -Le donne!... Che strane creature! Il disastro è alle porte, il mondo -crolla sotto a una immane calamità... ed esse, perchè hanno delle vesti -nuove — ballano! - -LUISA - -Credi che non dovrei permetterlo?... Manderò a dire a quelle bimbe... - -FLORIAN - -Ma no... ma no! Lasciatele ballare! Povere creature. Verrà l'ora del -pianto!... Anche troppo presto. - - Stendendole la mano. - -Addio. Vado a portare questi due messaggi. Ma se posso, tornerò, -non fosse che per un istante, a salutare Chérie. Se non tornassi... -ditele... - - commosso. - -... ditele che le faccio tanti auguri. - -LUISA - -Glielo dirò. - -FLORIAN - -Ditele... - - Con improvvisa decisione - -Ah! ma tornerò. Farò in modo di tornare. - - Le bacia la mano ed esce - rapidamente. - - LUISA resta sola qualche - istante immobile e pensierosa. - -MIRELLA - - Rientrando. - -Ecco! Se non ero io, non c'era l'aranciata! - - Depone sulla tavola una - caraffa d'aranciata. - -LUISA - -Mirella... senti, bambina mia. - - MIRELLA le va vicino e - LUISA la cinge col braccio - amorosamente. - -Se mandassimo a dire alle ragazze di non venire? Ti dispereresti? - -MIRELLA - - Interdetta. - -Di non venire? - -LUISA - -Tu non capisci, cara, come è grave il momento in cui ci troviamo. -Questa guerra... - -MIRELLA - -Oh, mamma! Avevi promesso che fino a domani non ne parlavi più. Vuoi -guastar tutto? Vuoi far piangere Chérie? Eccola! Guarda come s'è fatta -bella! - -CHÉRIE - - Vestita tutta di velo bianco - è apparsa sul pianerottolo in - cima ai tre scalini. - -Signora cognata... signora nipote... ammiratemi! - - Fa una riverenza e scende con - gesto di danza i tre scalini. - -Ma che faccie avete!... Dei bronci lunghi così... - - a MIRELLA. - -Che cosa è stato? - -MIRELLA - - Alzando le spalle. - -Oh! È per questa noiosa guerra... - -CHÉRIE - - Con aria di sollievo. - -Oh... la guerra?... - - crolla anche lei le spalle. - -Temevo peggio! Credevo che tu ne avessi fatta qualcuna delle tue. - - Va da LUISA, graziosa e - sorridente. - -Luisa!... dà un bacio a tua cognata — diciottenne! - - L'abbraccia. - -E non pensare a malinconie. - -LUISA - -Ma cara, cara! Nè tu nè Mirella capite... - -CHÉRIE - -No, no, no! Stasera non vogliamo capir nulla! Domani, domani capiremo -tutto. Pensa che non si compiono i diciott'anni che una sola volta -nella vita. - -MIRELLA - -Oh, per quello, anche i quattordici non si compiono che una volta. -Avrei potuto dirlo anch'io in Aprile. - - Abbraccia anche lei LUISA. - -CHÉRIE - - rincorrendo Mirella. - -Gelosa! - -MIRELLA - - fuggendo. - -Cattiva! - - Si volta e getta le braccia - intorno al collo di CHÉRIE. - -CHÉRIE - - Facendo un giro di ballo con - lei. - -Io ho diciott'anni! Io ho diciott'anni... - -MIRELLA - - cantando. - -Io ne ho quattordici.... - -LUISA - -Chérie! Chérie, senti! Ho un messaggio per te. - -CHÉRIE - - smettendo di ballare. - -Da chi? - -LUISA - -Da Florian Audet. - - commossa. - -CHÉRIE - -Da Lolò? È stato qui? - -LUISA - -È stato qui un istante solo. Ma ha detto che se può, tornerà a -salutarti. - -CHÉRIE - - Confusa e felice. - -Tornerà! - -MIRELLA - - Per farle dispetto. - -Ma forse non potrà. - -CHÉRIE - -Perchè no? - -LUISA - -Il suo squadrone deve partire da un momento all'altro. Sono già -accampati sulla riva del fiume in attesa d'ordini. - -CHÉRIE - -Oh, povero Lolò! Avrei voluto vederlo. - - Abbassa il capo trastullandosi - col ventaglio. - -LUISA - -Non chiamarlo Lolò! Adesso sei una signorina e non devi dare dei -nomignoli a un giovinotto. - -CHÉRIE - - ridendo. - -Oh!... Lolò, un giovinotto! - -LUISA - -Ma mi pare. Un tenente di cavalleria! - -CHÉRIE - -Oh, per me è sempre lo stesso Lolò che aveva dodici anni quando io ne -avevo sei. - -LUISA - -Oggi ne hai diciotto. Non è più il caso di darsi del tu. - - Esce. - -CHÉRIE - -Ma come! Devo dare dell'illustrissimo a Lolò? - -MIRELLA - - Sempre infantilmente - dispettosa, ridendo. - -Oh, se parte! Chissà quando lo rivedrai. - - LINA, la domestica, - apre la porta, e sempre - coll'espressione di fredda - ostilità, introduce due - fanciulle vestite di chiaro - che portano dei fiori in mano. - -LINA - -Le signorine Doré. - - CHÉRIE va al loro incontro. - -FANNY - - abbracciando CHÉRIE e dandole - i fiori. - -Tanti auguri!... - -NELLY - -Tutte le felicità! - - Saluta CHÉRIE e MIRELLA. - -CHÉRIE - -Volete togliervi i mantelli?... Lina! Fai lume qui, nella mia camera... - - Apre la porta a destra. LINA, - sempre col viso impassibile, - entra a destra e vi accende il - lume. S'intravvede una camera - da letto con una finestra - tonda nel centro della parete. - - Le quattro fanciulle vi - entrano con LINA. - - La scena è vuota per un - istante. - -FRITZ - - alla porta d'ingresso. - -La signorina Valesca. - - Entra un'altra giovinetta con - una scatola di dolci e dei - fiori. - -CHÉRIE - - Uscendo dalla camera a destra - e correndole incontro. - -Oh, cara Lucilla! - - accettando il dono. - -Grazie! come sei buona. - - La conduce nella camera a - destra. - - FRITZ e LINA rimangono soli un - istante. - -FRITZ - -Lina! - -LINA - - sulla porta della camera. - -Cosa? - -FRITZ - -Ci siamo. - -LINA - -Oh Dio! - -FRITZ - - rapidamente a bassa voce. - -Tu stasera andrai a dormire in casa dei Wolkenstein. - -LINA - - agitata. - -Stasera?... - -FRITZ - -Stasera. - -LINA - -Oh, Dio! E dai Wolkenstein, sarò al sicuro? - -FRITZ - -Sì. Taci. - - Esce. - - Le fanciulle rientrano - cinguettanti e sorridenti. - -FANNY - -Chi manca ancora? - -CHÉRIE - -La Jeannette. - -NELLY - -Oh, lei si fa sempre preziosa! - -LUCILLA - -Cosa facciamo? I proverbi? - -FANNY - -Avete detto che si ballava. - -MIRELLA - -La mamma non vuole. - -FANNY - - Alla tavola del buffet, - mangiando dei dolci. - -Perchè non vuole? - -MIRELLA - -Per la guerra. Volete un po' di thè? - -FANNY - -Oh bella! Cosa c'entra la guerra? - - La porta s'apre ed entra - JEANNETTE, leggiadra e - sorridente. - -CHÉRIE - -Oh, ecco Jeannette! - - CHÉRIE abbraccia la nuova - arrivata, a cui LINA toglie - il mantello e lo porta nella - camera a destra. Tutte ridono, - chiacchierano e mangiano - dolci. - -JEANNETTE - -La mamma non voleva che venissi... - -CHÉRIE. - -Perchè? - -JEANNETTE - -Per... per la guerra. - -TUTTE - - ridendo. - -Oh! ancora la guerra! Ma che cosa c'entra? - -JEANNETTE - -C'entra, che i nemici possono venir qui! Invadere il paese... - -CHÉRIE - -Oh Dio, che paura! - -MIRELLA - -Perchè paura? Sai bene che Lina la nostra domestica dice che sono così -belli... biondi... affascinanti... - -FANNY - -Ho sentito dire anch'io che gli ufficiali sono irresistibili. Portano -il busto! Hanno il vitino piccolo e i baffi così — - - Fa il gesto di baffi rivolti - all'insù. - -CHÉRIE - -Va bene. Ma a vederli arrivar qui!... Mio Dio! Cosa si farebbe se, per -esempio, entrassero adesso? - -MIRELLA - -Oh! Io farei una bella riverenza... così... - - Fa una piroetta e una - riverenza. - -... e direi come dicono nel loro paese: _Grüss Gott!_ che vuol dire «Vi -saluti Iddio!» - -FANNY - -Mi pare una buona idea. Certo sarebbero commossi. Ci saluterebbero -così... - - saluta militarmente. - -... e tornerebbero via. - -TUTTE LE FANCIULLE - -Sì, sì! - - in coro, rivolte alla porta e - facendo riverenza a dei nemici - immaginari. - -_«Grüss Gott!»_ - -MIRELLA - - ridendo e cingendo la vita a - JEANNETTE. - -Facciamo un piccolo giro... uno solo... - - A LUCILLA. - -Tu ci suonerai un valzer. Il mio valzer...[2] - - Salgono correndo i tre gradini - e spariscono a sinistra. - -NELLY - -Oh! tu, Chérie, cantaci prima qualche cosa... - -FANNY - -O recita la canzone della Regina Myrza. - -CHÉRIE - - ridendo. - -Io no! Mi vergogno. - - Si ode un valzer suonato nella - stanza vicina. - -FANNY - -Sii buona!... Recita! - - Le porta una chitarra. CHÉRIE - siede, mentre le altre due - stanno in piedi accanto a lei. - -CHÉRIE - - accompagnandosi pianamente - mentre il valzer lontano - s'intona cogli accordi della - chitarra. - - Recitato. - - «C'era una volta una regina bella - «In un castello nero, - «Sempre rinchiusa, ahimè! per destin fiero.» - - La porta s'apre ed appare - FLORIAN AUDET. Egli si ferma - sulla soglia ad ascoltare. - -CHÉRIE - - continua a recitare, ad occhi - bassi, accompagnandosi con - sommessi accordi. - - «Ma venne un cavalier dall'armi d'oro, - «E sul veron la vide, - «E le disse: «Fuggiam, vieni, t'adoro.» - - «Ella rispose: «Il muro è alto assai, - «Ed è profondo il fosso, - «Crudel la scolta e non s'addorme mai...» - - Gaia. - - «Rapì egli all'inferno un gran tizzone, - «Ed abbruciò il castello! - «E la dama strappò dalla prigione.» - -FANNY E NELLY - - ridendo. - -Oh!... brava! brava... - -CHÉRIE - - alzando gli occhi e vedendo - FLORIAN che la guarda fisso in - viso. - - «Voi... siete il cavalier leggiadro e forte, - «Io son la prigioniera. - «E vi voglio adorar fino alla morte.» - - Le due fanciulle l'applaudono, - salutano FLORIAN AUDET, poi - corrono via a sinistra a - raggiungere le altre. Si ode - ancora il valzer suonato nella - stanza vicina. - -FLORIAN - -Ho un quarto d'ora di tempo. Sono venuto a salutarti. - -CHÉRIE - - Timida e graziosa. - -Grazie. - -FLORIAN - - Grave. - -Ho tante cose da dirti!... - -CHÉRIE - -Dimmele, Lolò... oh... - - correggendosi. - -... dimenticavo! - - si copre la bocca colla mano. - -FLORIAN - -Cosa dimenticavi? - - La musica cessa nella stanza - accanto. - -CHÉRIE - -Che non devo dirti Lolò. E che non devo darti del tu. - -FLORIAN - -E come mai? - -CHÉRIE - -No! Da oggi in poi... io sono la signorina Chérie Brandes, e tu... - - con un grande inchino. - -... sei il signor tenente marchese Florian Audet. - -FLORIAN - -Per carità! - -CHÉRIE - -Ordini di mia cognata. - -FLORIAN - -Ma perchè? - -CHÉRIE - -Perchè ho diciott'anni. - -FLORIAN - - inchinandosi. - -Non mi resta che obbedire. - - Lunga pausa. Si guardano e non - sanno che cosa dire. - -Fa caldo... _signorina!_ - -CHÉRIE - - porgendogli il ventaglio. - -Desidera... _signore?_ - - Ridono. - -Cosa sono tutte le cose che avete a dirmi? - -FLORIAN - - apre il ventaglio e fa vento - prima a sè e poi a lei. - -Non posso... signorina! Con questo nuovo regolamento, mi pare di essere -paralizzato. - -CHÉRIE - -Ma quasi quasi... a me piace! Tu mi sembri... voi mi sembrate una -conoscenza nuova. - -FLORIAN - -Io non voglio essere una conoscenza nuova. Sono Lolò, che ti tirerà le -treccie quando sei cattiva. - -CHÉRIE - -No, no! più niente Lolò. Ed io non ho più treccie... - - volge civettuola la nuca. - -Vedete?... Ti piaccio così? - -FLORIAN - -No. E bada che m'hai dato del tu. - -CHÉRIE - -Oh Dio! Anche tu! - - Un silenzio. Guardandolo. - -Io non so più come parlare... - -FLORIAN - -Neanch'io. - - Chérie lascia cadere il - fazzoletto. Florian lo - raccoglie. - -CHÉRIE - -Sentitelo! - - glielo avvicina al naso. - -È profumato! Posso profumarmi se voglio, da oggi in poi. Luisa mi ha -dato una bottiglietta... grande così... si chiama _white rose._ Dice -che sono anch'io una «white rose». Ma voi non capite l'inglese. - -FLORIAN - -Fin lì capisco anch'io — - - prendendole la mano. - -rosellina bianca! - -CHÉRIE - - odorando il fazzoletto. - -Com'è dolce! Vi piace? - - Glielo fa sentire. - -FLORIAN - -No. Volete sapere qual'è il mio profumo prediletto? - -CHÉRIE - -Sì. - -FLORIAN - -Indovinatelo. - -CHÉRIE - -Violetta?... Peau d'Espagne?... Jockey Club?... - - Ad ogni parola FLORIAN scuote - il capo. - -Oh, aspetta!... L'Origant di Coty... - -FLORIAN - -No. - - Una pausa. - -La benzina. - -CHÉRIE - -Oh che orrore. La benzina! Per cosa? Per l'automobile? - -FLORIAN - -No. Per voi. - -CHÉRIE - -Per me? - -FLORIAN - -Sì. Un giorno, forse un anno fa, si prendeva il thè, qui; e voi eravate -in collera con me, non so più per che cosa. Vi siete rovesciata una -tazza di thè sulla veste... e Luisa vi ha sgridata... Ricordate? Allora -siete corsa via a pulirvi la veste... e quando siete tornata — tutta -rossa e compunta — mi avete guardato! - - pausa. - -Sentivate di benzina in modo straordinario. - -Da allora in poi... la benzina... - - Con molto sentimento, - prendendole la mano. - -... è sempre stato il mio profumo prediletto. - - Un silenzio. - -CHÉRIE - - commossa. - -Che belle cose voi dite! Sembrano prese da un libro. - -FLORIAN - - tenero. - -No... le ho inventate io... _signorina!_ - -CHÉRIE - -Oh!... Come mi piace che mi diciate «signorina»! Non so perchè... ma... - - Pausa. - -FLORIAN - -Già. Anche a me fa quell'effetto. - -CHÉRIE - -Non ci daremo mai più del tu. - -FLORIAN - -Mai più. - -CHÉRIE - -È così rude e sgarbato. - -FLORIAN - -È vero. Vorrei avervi sempre detto signorina. Mi pare... non so come -dirlo... di avere sprecato gli anni in cui... non mi sono accorto che -eravate una signorina. Mi pare solo adesso di vedervi. - -CHÉRIE - - Alzando gli innocenti occhi su - di lui. - -Anche a me. - - Una pausa. - -FLORIAN - - Con grande tristezza. - -E adesso... devo andar via. - -CHÉRIE - -Andrete lontano? - - MIRELLA e le altre giovinette - entrano allegre. - - Prendono dalla tavola dei - dolci a sorpresa e li fanno - scoppiettare; ne tolgono - dei cappelli di carta, dei - fischietti, degli stornelli - che leggono ad alta voce. - -MIRELLA - -Sentite lo stornello! - - leggendo. - - «Fiore di rosa, - «So che m'amate e fate la sdegnosa.» - - Corre a portare due sorprese a - CHÉRIE. - -Tieni Chérie! - - Poi torna correndo dalle - altre. - -CHÉRIE - - a FLORIAN che ha guardato il - suo orologio. - -Non guardate l'ora. - - Tendendogli una sorpresa. - -Tirate... - -FLORIAN - - grave e preoccupato. - -Vorrei parlarvi. - - Tirano la sorpresa e FLORIAN - svolge distrattamente la carta - collo stornello. - -CHÉRIE - -Leggete, leggete! - -FLORIAN - - Leggendo. - - «Fiorin di pero, - «La vita è un sogno, la morte un mistero.» - - In tutta questa scena FLORIAN - si sforza a celare sotto - un'apparenza quasi gaia la - profonda angoscia che è in - lui. - -CHÉRIE - - ridendo. - -Oh! com'è poco interessante. Proviamo quest'altra. - - Tirano un'altra sorpresa A - Chérie tocca lo stornello. - Legge. - - «Fior di mimosa - «Quando vorrete sarò vostra sp...» - - s'interrompe confusa. - - Si guardano lungamente - silenziosi. - -Perchè mi guardate così grave? - -FLORIAN - -Chérie! - - Le afferra le mani. - -Devo andar via. - -CHÉRIE - -Andar via! così presto? - -FLORIAN - -Subito. Subito! Chissà quando vi rivedrò! - -CHÉRIE - -Oh, ma dove andate? A quest'ora? Il reggimento non può aver bisogno di -voi a quest'ora! - - FLORIAN sorride amaramente. - -E poi oggi è la mia festa... Mandate a dire al colonnello che andrete -domani. - -FLORIAN - - con traboccante agitazione, - sentendo inevitabile e vicina - l'ora in cui dovrà lasciar - sole le donne incoscienti. - -Ma Chérie! Non sapete dunque niente, voi? Niente? Non avete letto i -giornali? Vostro fratello, prima di partire non vi ha detto nulla? - -CHÉRIE - - Ingenua. - -Ma sì... so che vi sono state delle cattive notizie... - - Viene MIRELLA e circonda col - braccio la cintura di CHÉRIE. - -MIRELLA - - A FLORIAN. - -Dammi il tuo stornello. - - Glielo prende di mano. - -FLORIAN - - sempre agitato. - -Di ciò che accade intorno a voi — non sapete niente? - -MIRELLA - - Infantile. - -Sì, sì! io so! So che i nemici ci fanno la guerra! - -CHÉRIE - -Oh, quello lo so anch'io! - - Con una crollatina di spalle. - -Ma i nemici... la guerra... per noi donne è così lontano tutto ciò! - -FLORIAN - - Fuori di sè. - -Lontano! Ma è a quaranta chilometri da qui. - -MIRELLA - -Quaranta chilometri?... Quanto è quaranta chilometri? - -CHÉRIE - - leggiera. - -Oh — come da qui a Verviers. - -FLORIAN - - Lento e scandendo le parole. - -I nemici — sono — a Verviers. - -CHÉRIE - -A Verviers?! E che cosa fanno?! - -FLORIAN - -Che cosa fanno? - - Feroce. - -Dio! Dio! - - Con un ruggito d'ira. - -_Che cosa fanno?!_ - -MIRELLA - - Allegra. - -Bravo, Lolò. Va a vedere. Poi domani ce lo dici. - - Corre via a raggiungere le - altre fanciulle. - -CHÉRIE - -Tornerete davvero domani? - -FLORIAN - -Domani! - - Amaramente. - -Ah, no. Non domani — nè per tanti domani... Ditemi addio — piccola -white rose! - -CHÉRIE - -Addio... - - Si ode il valzer suonato - pianamente nella stanza - vicina. - - Gli dà la mano. - -Non so dirvi... quanto mi rattrista che partiate. - - Con semplicità e mestizia. - -Non ho neppur più voglia di ballare. - -FLORIAN - - Angosciato. - -Chérie!... Ditemi una parola... datemi un ricordo... qualche cosa da -portar via con me. - -CHÉRIE - -Volete questo stornello? - - Con soavità. - - «Fior di mimosa, - «Quando vorrete — sarò vostra sposa.» - - Glielo porge. - -FLORIAN - - prendendolo e recandolo alle - labbra colla mano di CHÉRIE. - -Chérie! Per nessun altro mai sarà questa piccola mano? - -CHÉRIE - - grave. - -Mai. - -FLORIAN - -Addio! Oh! vedo le lagrime nei vostri cari occhi! così puri... così -puri! si direbbe che non hanno mai guardato altro che il cielo! - -CHÉRIE - - commossa. - -Addio. - -FLORIAN - -Addio, Chérie!... - - Egli sa che questo è forse un - addio eterno. Con soffocato - impeto di dolore. - -Addio. - - Esce. - - CHÉRIE va alla finestra e sta - immobile guardando giù. - - Entra FRITZ e va rapidamente - verso di lei. - -FRITZ - - con voce dura - -Signorina — - -CHÉRIE - - volgendosi sconvolta. - -Oh... Fritz! - -FRITZ - -Devo passare. - - La prende rudemente pel - braccio e l'allontana dalla - finestra. Indi si sporge lui - a guardar fuori. Con gesto - rapido si toglie un fazzoletto - dalla tasca e lo lega - all'imposta. - -CHÉRIE - - sbigottita. - -Ma Fritz! che cosa fate?... Salutate quelli che partono? - -FRITZ - - fissandola negli occhi con - insolenza. - -No. Quelli — che arrivano. - - Esce. - -CHÉRIE - - a LUISA che rientra. - -Luisa! Hai visto Fritz? Hai sentito che cosa ha detto? - -LUISA - - terrorizzata. - -Non capisco... Mio Dio, mio Dio... - - Si guardano costernate. Le - fanciulle appaiono gaie e - ridenti sul pianerottolo, e - danzano una quadriglia. - - D'improvviso si ode lontano - il rombo d'un cannone. Tutte - si fermano. Vi è un istante di - silenzio. - -NELLY - - ridendo nervosamente. - -Che cosa sarà stato? - -JEANNETTE - -Un saluto per la festa di Chérie! - - Tutte ridono. - -LUISA - -Bimbe care — andate a casa. Lina e Fritz vi accompagneranno. - -TUTTE - -Oh... andare a casa! Ma è presto!... siamo appena arrivate...! - -LUISA - -Correte — correte! Ho paura di tenervi qui. Ho paura! - - Tutte le fanciulle si - sparpagliano come un volo - di passerette. Indossano - i mantelli celesti, rosa, - bianchi, baciano LUISA, CHÉRIE - e MIRELLA. - -Addio! Addio! - - Un secondo rombo di cannone - le ferma tutte immobili sulla - porta. - -NELLY - - tra il riso e lo spavento. - -I nemici? - -LE ALTRE - -Uh! che paura! Addio... Addio!... - - Escono. - - LUISA, CHÉRIE e MIRELLA - rimangono sole. - -CHÉRIE - - dopo un breve silenzio - guardandosi attorno. - -Non so... mi pare di essere in un sogno... - -MIRELLA - - ancora sorridendo. - - Fiorin di pero - La vita è un sogno, la morte un mistero! - -CHÉRIE - - a LUISA abbassando la voce. - -E... se... se davvero venissero qui? - -MIRELLA - -Chi?... Chi?... - -LUISA - - mettendole un braccio al - collo. - -I nemici... quelli che sono a Verviers. - -MIRELLA - - frivola e bambinesca. - -Oh, se vengono, vorrei che venissero questa sera, mentre siamo vestite -così!... - - Fa svolazzare la gonna di - tulle. - - S'ode un nuovo rombo di - cannone. - -CHÉRIE - -Luisa!... Luisa! Ho paura. - - Nasconde il volto sulla spalla - di LUISA. - -LUISA - - terrorizzata. - -Oh Dio, Dio! — Florian, dove sarà? Se potessimo richiamarlo. - - Corre alla porta. - -Fritz! Fritz!... - - Dopo un istante. - -Lina! - -LINA - - in giacca e cappello con una - borsetta in mano, freddamente. - -Sì? Cosa vuole? - -LUISA - -Ma — Lina! come parli?... E dove vai? — Dov'è Fritz? - -LINA - -È uscito. - -LUISA - -Uscito?... Ma dove è andato? - -LINA - - con un cattivo sorriso. - -Adesso andrò a vedere. - -CHÉRIE - -Ma no, Lina! Sta qui con noi!... - -LUISA - -Vi vieto di uscire. - -LINA - - con insolenza. - -Oh! Passato il tempo dei divieti. - - Esce e chiude la porta. - -CHÉRIE - -Ma che cosa accade?... - -LUISA - -Non capisco. - -CHÉRIE - -Siamo sole!... E pensa, Luisa, pensa! Se... _quelli_ venissero — che -cosa faremmo? - -LUISA - -Per carità! Non pensiamoci! - -CHÉRIE - -Ma bisogna pensare. Bisogna essere preparate a tutto. Dobbiamo -pensare... - -LUISA - -Ma, mia cara, non verrebbero qui. - -CHÉRIE - -Non credi? - -LUISA - -Qui? In casa nostra? A far che? Ma andrebbero... non so... -all'albergo... - -CHÉRIE - -Credi? All'albergo?... - - Una pausa. - -Non posso imaginare... - - Un altro silenzio. - -Già, che cosa verrebbero a fare in questo paesetto?... Cosa potrebbero -volere da noi? - -MIRELLA - - cominciando ad impressionarsi. - -Avete paura davvero?... - - Ride, nervosa. - -CHÉRIE - -Se mai... certo non verranno — ma se mai... quando picchiassero giù -alla porta, bisognerebbe dire che non li possiamo ricevere. - - S'ode fuori delle voci e un - clichettio di sciabole. - -MIRELLA - - correndo alla finestra con uno - strillo. - -Ma sono qui... - -LUISA E CHÉRIE - -No!... - -MIRELLA - -Sono qui, vi dico! Sono in cinque o sei. Non picchiano! Sono entrati. -C'è Fritz... è lui che apre la porta! Vengono su. Oh Dio, vengono su! - - Stanno tutt'e tre immobili - guardando la porta; questa - s'apre sbattuta villanamente - dal di fuori. - - Entrano il capitano FISCHER, - quarantenne, il tenente VON - WEDEL, bel giovane di ventisei - anni, e tre soldati. - -IL CAPITANO FISCHER - - guardandosi intorno senza - badare alle donne. Al tenente - VON WEDEL. - -Dunque qui, dove siamo? - -VON WEDEL - - leggendo una carta. - -Giorgio Brandes, medico e ufficiale di riserva, quattro in famiglia — -12 stanze, scuderia, due cavalli, una motocicletta, cantina, telefono. - -IL CAPITANO FISCHER. - -Uomini adulti? - -VON WEDEL - -Uno solo, il dottore. Partito iersera — per la capitale, credo. Deve -aver preso la strada di Tourgain. - -FISCHER - -C'era un nostro incaricato qui? - -VON WEDEL - -Sì, certo Fritz Müller. - -FISCHER - -Dov'è questo Müller? - -VON WEDEL - -Il domestico. Era lui dabbasso, che ci ha aperto - -FISCHER - -Ah. Vediamo le stanze. - - Consultando la carta. - -Tre a questo piano, quattro di sopra — - - A VON WEDEL gettando uno - sguardo sulle tre donne. - -Tu sta qui. - - Esce seguito dai tre soldati. - -VON WEDEL - - Sta un momento immobile - guardando da LUISA a CHÉRIE, - da CHÉRIE a MIRELLA e ancora - CHÉRIE. Un lento cinico - sorriso gli si disegna sul - volto. Poi si volge e va alla - tavola del buffet. - -Toh! Un banchetto... Si direbbe che ci aspettavate! - - Prende un sandwich. - - A LUISA. - -Vi aspettavate di vederci? O è una bella sorpresa che vi facciamo? - -LUISA - - esterrefatta. - -Signore — spero che avrete la bontà di tornar via. Mio marito non è qui. - -VON WEDEL - - ridendo. - -Ah davvero? Sono desolato. Aspetteremo che ritorni. - -LUISA - -Ma non torna stasera. - -VON WEDEL - -Ah no? Che marito poco galante!... E dove sarebbe andato? - -LUISA - - ingenua. - -A Tourgain, per la via di Landor. - -VON WEDEL - - Attento. - -Ah, per la via di Landor? — Solo? - -MIRELLA - - A LUISA. - -Taci mamma! Non dirlo! - -VON WEDEL - - Ridendo. - -Ma guarda guarda, come siamo furbe e diplomatiche! - - Ironico a MIRELLA. - -Posso chiedere alla mamma se il papà è fumatore? - - Le donne si guardano - sbigottite. - -VON WEDEL - - secco, impaziente. - -Sigari... sigarette, ne avete in casa? Sì? Andatele a prendere. Su, -donna, movetevi. Ho i polmoni che si struggono dalla voglia di un -Nestor. - - LUISA fissandolo con occhi - trasognati s'avvia lentamente - verso la scalinata — sale e - sparisce. - -VON WEDEL - - S'avvicina a CHÉRIE e MIRELLA - che indietreggiano. - -Ebbene, colombelle? Ci aspettavate dunque!... Vi siete vestite da festa -per riceverci? Eh!... - - Pizzica la guancia a CHÉRIE. - -Come ti chiami tu? - - Le due ragazze indietreggiano - terrorizzate. - -Carolina?... Eh? Maria?... Teresina?... Eh? - - Le prende il mento. - -Rispondi. - -CHÉRIE - - senza fiato - -Chérie. - -VON WEDEL - -Cosa mi dici? _Chérie?_ Caruccia anche tu. - - Si china in avanti per - baciarla. - -MIRELLA - - lanciandosi su di lui con un - grido. - -No!... No! - - Fa per percuoterlo. - -VON WEDEL - - ridendo dell'ira di MIRELLA. - -Ah, che piccola vipera!... Aspetta un po' — vedrai cosa ti faccio! - - LUISA entra portando delle - scatole di sigarette. Le - depone sul tavolo. - -VON WEDEL - - a LUISA. - -Brava. E da bere cos'avete? Qui — - - additando il tavolo. - -... non vedo che sciroppi. Sciampagna ne avete? E cognac? e rhum? e -kirsch? Portate qui tutto. - - A MIRELLA. - -Viperetta, va anche tu — e porta qui tutto. Fa presto — va — va. - -MIRELLA - -No!... - - Avviticchiandosi a CHÉRIE. - -VON WEDEL - -Hai paura che te l'ammazzi, tua sorella? - -MIRELLA - -Non è mia sorella. - -VON WEDEL - -E cos'è? - -MIRELLA - -È mia zia. - -VON WEDEL - - ridendo. - -Ah — è tua zia? Anch'io ho una zia. Ma non è così. Le scambieremo; va -bene, vipera? Ti darò la mia zia, e tu mi darai la tua. Va bene? - -MIRELLA - -No!... - -VON WEDEL - - feroce. - -Va a prendere da mangiare... corri o ti strozzo... - - MIRELLA fugge. - -LUISA - -Signore... noi... noi non siamo che donne... - -VON WEDEL - -Eh! me ne accorgo. - - Le prende il braccio. - -LUISA - - piangendo. - -Anche voi... avrete delle donne a casa vostra... - -VON WEDEL - -Oh là! là! là! Non cominciamo cogli appelli ai sentimenti nobili. -Abbiamo fame e sete. _Marsch_, buona donna. - - LUISA si volge per partire. - -E se pensate di scappare... se fra tre minuti non è tutto qui in -tavola, io mi mangio questa colombella — capite? Me la mangio — _aah!_ - - Afferra il braccio di CHÉRIE e - se lo porta alla bocca. - - LUISA esce barcollando. - - a CHÉRIE. - -Che parentela hai con quella Niobe piangente? - -CHÉRIE - - a bassa voce. - -È mia cognata. - -VON WEDEL - -Eh? Non capisco. Parla più forte. Tua cognata?... Caruccia! - - Pizzicandole il mento. - -E io sarò tuo cognato, va bene? - - Rientra il Capitano FISCHER. - Si ferma sulla porta a dare - degli ordini ai tre soldati - che lo seguono. - -FISCHER - -Direte al capitano Glotz e al tenente Feldmann di venir qui. Avranno -le due stanze all'est. Voi cenerete all'osteria e quattro ordinanze e -quattro uomini verranno a dormire qui nelle soffitte. Sarete qui alle -undici. Non vi ubbriacate. - - I soldati salutano e fanno per - partire. - -Oh! E lasciate stare le donne di malaffare. - -Capite? Non voglio che mi si avveleni il battaglione. - - Pausa. - -Donne non ne mancano. - - I soldati salutano ed escono. - -FISCHER - - avanzandosi. - -Tutto fatto. E qui si mangia? - -VON WEDEL - - Salutando. - -Sì, mio capitano. - -FISCHER - - sciogliendosi la cintura. - -Smetti pure il capitano. Qui torniamo cugini, Hans. Eh, che porcheria -d'un paese. Quell'animale d'un parroco!... Guardate qui cos'ho sugli -stivali. - - Sporge un piede. - -Fango e sangue! Bah!... E ho qualche cosa al braccio... - - Si toglie la giubba. - -VON WEDEL - -Ma sei ferito. - -FISCHER - -Già. - - Guardando CHÉRIE. - -Cosa fa quella ballerina? Venga qui. - - Le fa cenno di avvicinarsi. - -Ha paura d'un povero ferito? - - Si è tolto la giubba, e la - manica della camicia appare - macchiata di sangue. - -VON WEDEL - - Ridendo. - -È mia cognata. - - La caccia innanzi verso - FISCHER. - -FISCHER - - Ridendo. - -Tua cognata? Brutto animale! Te la sei già accaparrata? Tu mi porti -sempre via di sotto al naso ciò che c'è di meglio. Maledetti i tuoi -ventisei anni. - -VON WEDEL - - additando la piccola MIRELLA - che entra portando delle - bottiglie. - -Eh! guarda com'è carina la viperetta qui. - -FISCHER - -Peuh! Il sapor di latte non mi dice niente. - - Vede LUISA che entra recando - altre bottiglie e bicchieri. - -Oh! Ecco piuttosto... - -VON WEDEL - - con una grossolana risata. - -Quella è la Niobe piangente. - - CHÉRIE tenta fuggire ma egli - la prende per un braccio e la - trattiene. - -FISCHER - - Va incontro a LUISA e le - prende le bottiglie dalle - mani. - -Bella signora — come vedete sono malconcio. - - Additandole il braccio ferito. - -Portatemi dell'acqua calda e fatemi da suora. - -LUISA - - con voce sorda. - -Di sopra c'è acqua calda. - -FISCHER - - sdraiandosi sul divano. - -Ah, ma io la voglio qui. - -VON WEDEL - - ridendo mentre stura la - bottiglia di cognac. - -La Niobe si preoccupa dei suoi tappeti, eh? - - Sputa sul tappeto. - -Lurido paese. - - LUISA esce barcollando. - -VON WEDEL - - a CHÉRIE e MIRELLA. - -Avanti con questa cena. Servite il capitano. - - Beve. - - CHÉRIE e MIRELLA restano - immobili guardandosi in - faccia. Stanno vicine l'una - all'altra, terrorizzate e - incerte. - -VON WEDEL - - con uno scoppio di voce. - -Servite il capitano. - - Le due ragazze prendono piatti - e bicchieri e li porgono - al Capitano FISCHER che è - sdraiato sul divano. - -FISCHER - -Non voglio che un cognac. Questo braccio mi fa maledettamente male. - - A MIRELLA. - -Dite a quella donna che faccia presto coll'acqua calda. - -MIRELLA - -Sì. Lo dirò. - - Volgendosi a CHÉRIE. - -Vieni anche tu con me. - -VON WEDEL - - afferrando CHÉRIE. - -Ah già! Così scappate tutt'e due! No! Una deve sempre star qui. - - Ride. - -E noi la strozzeremo se le altre non tornano! - -MIRELLA - -Sto qui io. - - A Chérie. - -Va a chiamar la mamma. - -CHÉRIE - - ansante guardando dai due - uomini a MIRELLA. - -No! - -MIRELLA - - fissandola con grandi occhi. - -Va, ti dico. - - Mentre CHÉRIE le passa - accanto. - -E chiama Fritz! - -CHÉRIE - - piano. - -Ci ha tradite. - - Esce. - -VON WEDEL - -Eh la viperetta — - - Si sdraia in poltrona. - -ho fame. Puoi servire anche me. - -MIRELLA - - con aria selvatica e audace. - -Voi? Cosa siete voi? Tenente? Io no. Io non servo che i capitani. - - Versa un altro bicchierino di - cognac a FISCHER. - -FISCHER - - ridendo. - -Toh, Hans! Prendi e metti ciò alla bottoniera. - - Beve. - -VON WEDEL - - ridendo. - -Impertinente rospicciattolo! - - Si alza e va al tavolo. - -FISCHER - - a Mirella. - -Chissà che odio hai in cuore contro di noi! Di' la verità. - -MIRELLA - -Io? Ma niente affatto. Sono contenta che siate arrivati. M'annoiavo a -morte. E poi... io so il tedesco. - - Fa una piroetta e getta un - bacio a FISCHER. - -«_Grüss Gott!_» - -FISCHER - - ridendo. - -Quanti anni hai? - -MIRELLA - - pronta. - -E tu? - - I due ufficiali ridono. - -FISCHER - -Non hai paura di noi? - -MIRELLA - -Io — paura? Paura! - - Ride convulsa. - -Ma anzi... non ho mai visto... - - Tira un fiato come un - singulto. - -... nessuno di più bello... Vi aspettavo alla finestra... Non avete -visto? - - A FISCHER sedendogli accanto - sul bracciolo del divano. - -Ti fa sempre male il braccio? - -FISCHER - -Sì. Guarda. - - Scopre la ferita. - -MIRELLA - - con un brivido. - -Oh! - -FISCHER - -Ti fa pena? - -MIRELLA - -No, mi fa schifo. - -FISCHER - - ridendo. - -Che bel tipo! - - Entra LUISA portando una - catinella d'acqua, e serviette - e bende. - - Essa depone in terra la - catinella accanto al divano. - -FISCHER - - con ammirazione guardando - LUISA. - -Ah! ecco la mia suora di carità!... Grazie, bella signora!... Dite -un po', vostro marito è medico, non è vero? Avrete in casa qualche -disinfettante... dell'acido borico? Del sublimato? - -LUISA - -Sì. - -FISCHER - -Portatemene, vi prego. - - LUISA esce a sinistra e - ritorna quasi subito con una - fialetta in mano. - -FISCHER - - prendendo la fialetta. - -Cos'è? «Sublimato»... Ecco... una tabletta nell'acqua. Così. - - Le rende la fialetta che - essa depone sopra una mensola - dietro al divano. - -Grazie, bella Samaritana. Volete aiutarmi?... Volete fasciare la ferita -al nemico? Al nemico... ammiratore? - - LUISA s'inginocchia accanto a - lui e gli fascia la ferita. - -VON WEDEL - - a LUISA - -Dov'è rimasta la colombella? - -LUISA - -Non so... - -VON WEDEL - -Vado a cercarla. - -MIRELLA - - con un grido. - -No! Non voglio! - -VON WEDEL - -Oh bella questa! E come vuoi impedirlo? - - Va alla porta. - -MIRELLA - - precipitandosi. - -Vengo anch'io. Non voglio che tu le faccia male. - -VON WEDEL - - ridendo. - -Vieni pure, scorpioncino. - - VON WEDEL esce con MIRELLA. - -LUISA - -Mio Dio! - - Si slancia per seguirli. - -FISCHER - - Trattenendola. - -Restate qui. Von Wedel non le farà nulla. - - Mostrandole il braccio. - -Guardate piuttosto che ferita profonda!... E voi... me ne fate -un'altra, guardandomi con quegli occhi così dolci e paurosi. - -Avete paura di me? - - Pausa. - -LUISA - - con un singhiozzo. - -Sì. - -FISCHER - -Perchè? Non sono un selvaggio... non vi farò niente. Siamo più teneri -noi altri nordici colle donne, che non i vostri egoisti d'uomini. - - Accarezzandole il viso. - -Assai più teneri... - -LUISA - - scoppiando in pianto. - -Per pietà!... per pietà! - -FISCHER - - bonario. - -Ma sì, ma sì, avrò pietà. Non è un oltraggio dirvi che siete bella e -che mi piacete... - - La porta si apre ed entrano - il Capitano GLOTZ e il tenente - FELDMANN. - -GLOTZ - - sulla porta. - -Ma guarda un po' che dolce quadro d'intimità!... Ti disturbiamo? - -FISCHER - - alzandosi. - -No — no! venite. Ho trovato una Samaritana che m'ha fasciato la ferita. -Avete messaggi? - -GLOTZ - -Niente. Per stasera si sta qui. Domattina alle cinque si prosegue su -Tirlemont. - -FISCHER - -Avete pranzato? - -FELDMANN - -Niente. Siamo affamati. - -GLOTZ - -Qui c'è da sfamarsi... - - Spingono la tavola verso il - centro. - - Entra VON WEDEL conducendo - pel braccio CHÉRIE, che ha - uno scialletto sulle spalle, - seguita da MIRELLA che piange. - -VON WEDEL - -Preda di guerra!... Voleva fuggire, la colomba. Per punirla le -legheremo le ali. - - Toglie lo scialletto a CHÉRIE - e fa per legarle le braccia - dietro alle spalle. - -MIRELLA - - strillando. - -Non voglio. - - Con impeto d'infantile - ira alza la mano per - schiaffeggiare VON WEDEL. - -VON WEDEL - - Afferrandole il braccio e - torcendoglielo con finta - collera. - -Ah! E a questo scorpioncino schiacceremo la testa. - -FISCHER - - paterno. - -Via, lasciale stare, Hans. - -GLOTZ - - sempre a tavola. - -I piagnistei mi guastano l'appetito. - - Sogguardando le due fanciulle. - -Cosa sono? Paiono ballerine. - -FELDMANN - - mangiando. - -Brave!... Brave! Se è così, ballate per divertirci. - -FISCHER - - facendo sedere LUISA accanto a - lui sul divano. - -Sorridete un poco, suora di carità! Bevete un sorso di champagne con me. - - Le porge il suo bicchiere - -LUISA - -No! no! - -FISCHER - -Prego... un sorso... - -FELDMANN - -Al capitano bisogna obbedire. - - Anch'egli siede accanto a - LUISA sul divano e le prende - le mani. - -LUISA - - piangendo. - -Per pietà!... La casa è vostra... ma lasciateci andar via... ve ne -imploro. - -GLOTZ - - Che non ha smesso di mangiare. - -Ma sì. Mandatele via tutte quante! Mi guastano l'appetito. - -VON WEDEL - -Mia cognata no. La voglio qui. - - Mette lo scialletto intorno a - CHÉRIE stringendone le braccia - dietro le spalle. - - A MIRELLA. - -Rospo... tu puoi andare a letto. - -MIRELLA - -No! non vado a letto. Sto qui. - - A FISCHER. - -Vero, capitano, che mi fai star qui?... - - Vedendo sua madre che piange - seduta tra FISCHER e FELDMANN - sul divano. - -Perchè fai spavento a mia mamma? Lasciala andare, e parla con me. Io -non ho paura... - -LUISA - - piangendo. - -Mirella, Mirella, va via! - -FELDMANN - - Prendendo la chitarra. - -Chi fa musica di voialtre? - -VON WEDEL - -Sarà il rospo! - - Ride forte. A CHÉRIE. - -Oppure sei tu, colombella? - - L'attira a sè. - -CHÉRIE - - singhiozzando. - -Lasciatemi. - -MIRELLA - - D'improvviso guardandosi - intorno. - -Ah! - - Con uno strillo terribile. - -Mamma, mamma! Ho paura! Mandali via. Mandali via! Ho paura! - -GLOTZ - - sempre a tavola. - -Questa qui mi dà fastidio davvero. Mi rovina la digestione. - - A FELDMANN. - -Portala via e chiudila in soffitta. - -FELDMANN - - ridendo. - -Sta bene. In soffitta ci sono otto soldati — - - Abbranca MIRELLA. - -LUISA - - con un urlo, strappandosi alla - stretta di FISCHER. - -No! no... Dio! - - Cade in ginocchi davanti a - FISCHER. - -Non permettete!... - -FISCHER - - severo a FELDMANN. - -Non permetto. - -FELDMANN - -Allora, dove la metto? Se al capitano Glotz fa venire l'indigestione... - -VON WEDEL - -Chiudila in cantina. Lì c'è nessuno... - - Ridendo. - -... eccetto sorci e rospi e ragni come lei. - -FISCHER - - bruscamente a FELDMANN. - -Chiudetela davvero in cantina. Sarà meglio. E voi... - - Con un'occhiata severa. - -... tornate qui subito. Capite? Subito. - -FELDMANN - -Capisco. - - Saluta, e porta fuori MIRELLA - che piange e si dibatte. - -FISCHER - - A LUISA. - -Non piangete, signora. Ringraziatemi piuttosto. - - Additando VON WEDEL e GLOTZ - che bevono il cognac. - -Non capite che per la vostra bambina è meglio così? - -LUISA - -Lasciate andare anche noi... anche noi... - -VON WEDEL - -Che cosa dice? Vuol andare in cantina anche lei? - - Ride sguaiatamente. - -La mia cognatina in nessun modo va. Che ne dici, Glotz? - -GLOTZ - - Senza alzare gli occhi. - -Ho fame io. - - Si indovina nel contegno - burbero di GLOTZ un celato - desiderio di venire in aiuto - delle donne e salvarle per - quanto è possibile dalla - brutalità degli altri tre. - -VON WEDEL - -Ho fame anch'io. - - Stringendo CHÉRIE. - -Da tanto tempo digiuno! - -CHÉRIE - -Non mi tenete così... scioglietemi le braccia. - -VON WEDEL - -No, no. Mi piaci così... in mio potere. - - Avvicina il suo viso al viso - di CHÉRIE. - -Non chiudere gli occhi. Guardami bene in faccia. Son brutto? No, eh? -Adesso bevi questo cognac. - - Le mette il bicchiere alle - labbra. - -_Eins — zwei — drei_ — bevilo! - - CHÉRIE distoglie il volto. - -FISCHER - - Sempre sul divano, a LUISA - che s'è gettata in ginocchio - davanti a lui. - -Ma non vi disperate così. Alla vostra bambina non accadrà nulla. -Andiamo pure a vedere... - - Si alza. - -Ma è un buon uomo, Feldmann. Tutt'al più le avrà dato qualche scoppola -per farla star zitta. Andiamo, andiamo... non piangete... - - Escono. - -GLOTZ - - venendo avanti. - - A VON WEDEL che tiene sempre - serrata nello scialletto la - piangente CHÉRIE. - -Cosa tormenti le donne, tu? Non sarebbe meglio mandarla a farci del -caffè? - -VON WEDEL - - A CHÉRIE. - -Quell'uomo è brutale. È tutto stomaco. Io no. Sono tutta poesia. - - Beve il cognac e abbraccia - CHÉRIE. - -GLOTZ - - sedendole dall'altro lato. - -Non gli credete. È più brutale lui di me. - - Accende una sigaretta. - -La disturba il fumo, signorina? - -VON WEDEL - -Ma no... fuma anche lei — guarda! - - Si sporge avanti e le caccia - una boccata di fumo sulle - labbra. - -Bella mia, se non bevi... guarda che ti dò da bere, io — allo stesso -modo... come t'ho dato io il fumo. Capisci?... O non capisci? - - Le porge un calice di - champagne e la forza a bere. - -CHÉRIE - - singhiozzando. - -Mio Dio! Mio Dio! Non c'è nulla, nulla ch'io possa dirvi perchè abbiate -pietà? - -VON WEDEL - -Che male ti facciamo? Ecco, guarda, ti sciolgo le braccia. - - Toglie lo scialletto col quale - la teneva prigioniera. - -CHÉRIE - - Coprendosi il volto. - -Orrore!... Orrore!... - -VON WEDEL - - ridendo. - -Ma che? Che cosa è un orrore? Glotz, qui, è un bel giovane... E -anch'io... Via, non mi pare di essere ripugnante. - -GLOTZ - -Guardi, signorina. Se vuole assicurarsi la nostra benevolenza non -piagnucoli così. Pensi che da tre giorni non vediamo che lacrime, -non udiamo che lamenti ed urli. Non ci fanno proprio più nessuna -impressione. - -VON WEDEL - -Anzi, ci urtano i nervi. Se tu ridessi, ballassi, cantassi, faresti di -noi ciò che vuoi tu. - -GLOTZ - -Già. Divertiteci un poco!... Affascinateci!... domateci! - -VON WEDEL - -E bevi dell'altro champagne. - -CHÉRIE - - Beve. - -Non piangerò più. Non piangerò più. - - Ripresa dal terrore. - -Ma non farete nulla alla piccina! - -VON WEDEL - -Al rospo? Chi vuoi che lo tocchi? - -CHÉRIE - -Nè a mia cognata. - -GLOTZ - -Niente, niente. Non faremo niente a nessuno. La Niobe, del resto, è -sotto l'ala del capitano Fischer che ha moglie e figli a casa. - -CHÉRIE - -Ah! - - Con un gran sospiro. - -Ha moglie... e figli?... - -VON WEDEL - -Sì, la moglie è grassa così! - - CHÉRIE sorride. - -E cinque figli. - -CHÉRIE - - sorridendo. - -Oh Dio! Che bella cosa... Mi piace pensare che ha cinque figli... Non -so perchè, ma mi sento un po' più rassicurata... - - Con ingenuità soave a VON - WEDEL. - -Voi non li avete... cinque figli? - -VON WEDEL - - Facendola bere. - -No. Noi no. Ma li potremmo avere. - -GLOTZ - -E subito! - -VON WEDEL - -E con entusiasmo! - -CHÉRIE - - Guardando dall'uno all'altro. - -Mi pare di avere un po' meno paura di voi... - -GLOTZ - -Eh! lo champagne... - -VON WEDEL - -E il nostro fascino personale... - -CHÉRIE - -No. No. È perchè avete detto che vi piacciono i bambini. Allora non -potete essere proprio cattivi... - -VON WEDEL - - ridendo. - -I bambini! Ma sono una passione per noi. Non pensiamo ad altro... - - Le bacia la nuca. - -CHÉRIE - - Ritraendosi. - -Non fate così! - -GLOTZ - -Bevete una goccia anche dal mio bicchiere. - -CHÉRIE - -No — no! Ho paura che mi vada alla testa. - -VON WEDEL - -E quand'anche? Che male ci sarebbe? - - Feroce. - -Avanti! - - La forza a bere. - -CHÉRIE - - Già briaca, sorridendo. - -Ma pensate un po'!... Se io mi ubbriacassi... - - Ride. - -VON WEDEL - -Adesso ci canti qualche cosa. - -CHÉRIE - -Oh! mi gira la testa. - -GLOTZ - - prendendo la chitarra. - -Non importa. Io tengo la chitarra e tu la suoni. - - L'attira a sè. - -VON WEDEL - - Irritato, a GLOTZ. - -Non far l'imbecille. - -GLOTZ - - un po' brillo. - -Tu accoppati... - - Mette un braccio intorno a - CHÉRIE. - -VON WEDEL - - Feroce. - -Vuoi litigare? - -GLOTZ - -Io no. T'amo troppo. - - Mette l'altro braccio intorno - a VON WEDEL. - -VON WEDEL - -Allora beviamo alla fratellanza! — Vieni qua, colomba, che t'insegniamo -a bere alla fratellanza come fanno gli studenti tedeschi. - - Dà un calice a GLOTZ, uno a - CHÉRIE, e ne prende uno per - sè. - -GLOTZ - - cantando. - -«_Cram pim — pam — pampuli! Crampampuli!_» - -VON WEDEL - - Intrecciando le braccia con - quelle di CHÉRIE e di GLOTZ. - -«_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli._» - -GLOTZ E VON WEDEL - -«_Cram pim — pam — pampuli — Cram pampuli!_» - - bevono. - - La porta s'apre... MIRELLA - pallida stravolta colla veste - lacera appare sulla soglia. Si - arresta un istante immobile - con gli occhi sbarrati - guardando CHÉRIE tra i due - uomini ubbriachi. - -CHÉRIE - - Tra il singhiozzo e le risa. - -Mirella... Mirella... - - corre da lei. - -MIRELLA - -Dio!... Dio!... - -CHÉRIE - - avvicinandola. - -Ridi... devi ridere! Hanno detto che se ridiamo non ci fanno niente... - -MIRELLA - - Guardandola con terrore. - -Dio!... Dio!... - -VON WEDEL - - Volgendosi e vedendo MIRELLA. - -Oh! ecco il rospo!... Sei stata in cantina, rospo? - - ride sguaiato. - -MIRELLA - - Sottovoce e ansante a CHÉRIE. - -La mamma... l'hanno presa di forza e chiusa in camera... - -CHÉRIE - - Passandosi una mano sulla - fronte e cercando di tornare - in sè. - -Corri fuori... corri... cerca aiuto... - -MIRELLA - -Siamo imprigionati in casa! Vi sono due soldati sulla porta... Ho -voluto passare... allora uno m'ha dato un pugno... e l'altro... l'altro -ha cercato di stringermi... non so... di stritolarmi... - -VON WEDEL - -Olà! Cosa mormori, rospiciattolo? Va via, va via. - -MIRELLA - - Terrorizzata a CHÉRIE. - -Perchè, perchè mi mandano via? Cosa vogliono farti? - -CHÉRIE - - smarrita. - -Non lo so, non lo so... - -MIRELLA - -Ti ammazzeranno? - -CHÉRIE - -Forse... Non piangere! Se piangiamo ci ammazzano tutt'e due. - -VON WEDEL - - Cantando mentre GLOTZ - strimpella sulla chitarra. - -«_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli_».. - -CHÉRIE - -Se potessimo spaventarli... - -MIRELLA - -O ucciderli. - -CHÉRIE - -Ti guardano! Ridi, Mirella, ridi! - - Poi, appena VON WEDEL si - rivolge a parlare con GLOTZ. - -Se potessimo pensare a qualche cosa!... per farli andar via! - - Vedendo FISCHER che entra. - -Senti, ho un'idea — - - Susurrano insieme. - -GLOTZ - - A FISCHER, che è rientrato. - -Oh, capitano! E dove siete stato? - -VON WEDEL - - con una risata grossolana. - -Hai consolato la piangente Niobe? - -FISCHER - - Depresso, come chi ha commesso - una vile azione, e ne è - pentito. - -Bah! lurido mondo. - -VON WEDEL - -Ma non hai mangiato, tu? - -FISCHER - - amaramente. - -Eh va! ho pranzato e cenato. Vado a dormire. - -GLOTZ - -Un momento, capitano. - - Si toglie di tasca una carta - topografica e la spiega - davanti a FISCHER. I tre - uomini si consultano, parlando - a bassa voce tra loro. - -CHÉRIE - - Che ha preso dalla mensola la - fiala di sublimato corrosivo — - piano, a MIRELLA. - -Io lo farò. - - Va in punta de' piedi alla - tavola e, cauta, mentre gli - uomini non l'osservano, prende - la bottiglia di cognac. - -MIRELLA - - Fuori di sè. - -Non farlo! Non farlo! Ti vedranno. - -CHÉRIE - -Lo so! Oh Dio, Dio! Non ne ho il coraggio! - - Rimette sul tavolo la - bottiglia di cognac. - -MIRELLA - - colpita da un'idea. - -Ma potremmo dire che... l'abbiamo fatto! Così si spaventerebbero e -andrebbero via. - -CHÉRIE - -Oh! No! ci ucciderebbero subito. - -MIRELLA - -Credi? - -CHÉRIE - -Sì, sì, credo. Ma quasi — lo preferirei. - -MIRELLA - - spaurita. - -Preferiresti — che ci uccidessero subito? Ma cosa dici! Perchè? - -CHÉRIE - -Non so perchè. Ma sento che lo preferirei. - -VON WEDEL - - separando CHÉRIE da MIRELLA. - -Basta di susurri... - - Alzando tra le braccia CHÉRIE - e facendola sedere sul tavolo. - A FISCHER. - -Guarda cugino! Una colombella briaca... - - CHÉRIE ride debole e - insensata, tenendo chiusa - nella mano la fialetta di - sublimato. - -FISCHER - -Lasciate stare le donne. - - Esce. - -VON WEDEL - -Già. Sazio lui, esaurito l'argomento. - - A GLOTZ, additando CHÉRIE. - -Guarda un po', Glotz, come è bella quando ride! - - CHÉRIE ride guardando - MIRELLA che si mette a ridere - nervosamente anche lei. - -GLOTZ - - Guardando dall'una all'altra. - -E perchè ridete così? - -VON WEDEL - -È il vino. - -CHÉRIE - -No, no! Non è il vino... - -VON WEDEL - -E allora che cos'è? - -CHÉRIE - - sempre ridendo. - -Penso... che se sapeste ciò che so io — non sareste qui! - - ride come presa - dall'isterismo. - -VON WEDEL - -E dove saremmo? - -CHÉRIE - -Sareste... dal dottore! - -VON WEDEL - -Ma ci siamo! - -CHÉRIE - -Appunto perchè ci siete, andreste, correndo... da un altro dottore! - -MIRELLA - -Sì, sì! correndo! - - ride. - -VON WEDEL - -Cosa vuol dire? - -GLOTZ - - a VON WEDEL. - -Vuol dire che ha bevuto troppo. - -CHÉRIE - -No... no!... siete voi — voi, che avete bevuto troppo — da quella -bottiglia! - - Addita la caraffa del rhum che - i due hanno quasi vuotata. - -GLOTZ - - sconvolto. - -Eh? - -MIRELLA - -Già... proprio da quella bottiglia... - -CHÉRIE - -Ormai... - - ride. - -... avete bevuto! - -MIRELLA - - battendo le mani. - -Già... già... ormai avete bevuto... - -CHÉRIE - -E fareste meglio ad andare subito dal dottore... - -MIRELLA - -Subito... subito! - -VON WEDEL - -Che storie sono queste? Sei ubbriaca — vero? - - Le afferra il braccio. - -CHÉRIE - -Sì... sono ubbriaca... o non avrei detto... ciò che ho detto. - -GLOTZ - - a VON WEDEL. - -Che cosa tiene in mano? Guarda un po'... - -CHÉRIE - -Niente... niente. - - Cela ostentatamente dietro - alla schiena la fialetta del - sublimato. - -VON WEDEL - -Dà qui. - - forzandola ad aprire la mano. - -Cosa diavolo? - - Le toglie di mano la fialetta - e legge esterrefatto. - -«_Sublimato corrosivo!_» Sublimato!... - - Lanciandosi su CHÉRIE. - -Ah! strega!... canaglia!... - -CHÉRIE - - scoppiando in pianto. - -Ma no! no... non ho fatto niente — - -MIRELLA - -Non ha fatto niente! - -GLOTZ - - a VON WEDEL. - -Lascia stare, va! Ce ne saremmo accorti. - -VON WEDEL - -Oh per Dio... se non l'hanno fatta ce la volevano fare. - -CHÉRIE - -No! no! Non è vero. - -VON WEDEL - -Vero o non vero — me la pagherai. - - CHÉRIE balza dalla tavola e - fugge verso la porta a destra. - GLOTZ l'afferra e la ferma. - -MIRELLA - - strillando. - -Ma abbiamo fatto per ridere... - -CHÉRIE - -Per ridere... - -VON WEDEL - -Sta bene — adesso rideremo! Anche noi! - - Afferra CHÉRIE che - indietreggia contro la porta - drappeggiata. - -MIRELLA - - balzandogli adosso come una - tigre. - -Lasciatela! lasciatela! - -VON WEDEL - - aprendo col piede la porta e - guardando nella camera ancora - illuminata. - -Bene! Tutto quel che ci vuole!... Glotz! legala al letto! - - Afferrando MIRELLA. - -Quanto a te, scorpione, t'insegnerò io a mentire. - -MIRELLA - - strillando. - -Ah, mi uccidi? - -VON WEDEL - -Aspetta, aspetta... - - Con una sciarpa rimasta su di - una sedia la lega rapidamente - alla ringhiera. MIRELLA - piange. - -CHÉRIE - - Che s'è inginocchiata ai piedi - di GLOTZ. - -Perdonatemi — perdonatemi! lasciatemi andare! Ho detto per farvi paura. -Ho detto per ridere... non abbiamo fatto niente, niente! - -GLOTZ - - crollando le spalle. - -Lo so, lo so. Non urlare. Tanto andava lo stesso a finire così. - - Guardando VON WEDEL. - -È un bruto quello lì. - -CHÉRIE - - cingendogli i ginocchi. - -Salvatemi... salvatemi! Oh mio Dio, cosa mi farà? - -GLOTZ - -Bah! Se non è lui è un altro. Guai ai vinti, povera creatura. - -CHÉRIE - -Oh, voi siete buono — lo so che siete buono, lasciatemi fuggire — - - Di fuori si odono voci di - soldati ubbriachi che cantano - «_Deutschland über Alles_». - -GLOTZ - -Dove volete fuggire? Sentite — sentite i soldati ubbriachi. L'inferno è -scatenato. - -VON WEDEL - - Che ha legato stretto MIRELLA - alla ringhiera col piccolo - viso folle di paura rivolto - alla porta aperta della camera - da letto. - -Ecco — e tu starai qui — starai qui — a vedere! - - Va verso CHÉRIE e fa per - trascinarla verso la camera. - - A GLOTZ - -Prendila per i piedi... - -GLOTZ - -Io no. - -VON WEDEL - -Vigliacco! - -GLOTZ - -Vigliacco tu! - - Apre la porta ed esce. Sulla - soglia incontra FRITZ che - entra. - -MIRELLA - -Fritz! aiuto — aiuto! - -CHÉRIE - - con un grido di gioia. - -Ah, Fritz!... - -FRITZ - - con sogghigno beffardo. - -Oh! guarda, guarda! La santarellina che da un anno fa la superba con -me!... - - L'afferra, e con VON WEDEL la - trascina nella camera vicina. - - La porta resta aperta. - -MIRELLA - - sola, legata alla ringhiera, - pazza di terrore. - -Ah! no! — no! — no... - - I suoi occhi si dilatano per - l'orrore di ciò che vede. - Si dibatte, si contorce, - strilla... e traverso i suoi - urli di creatura torturata si - indovina l'atroce misfatto che - si compie davanti a lei. - - Nella strada passa una banda - militare; le fiamme d'una - casa incendiata illuminano la - scena. - - - CALA IL SIPARIO. - - - - -ATTO SECONDO - - - Un paesaggio di campagna inglese. - - Un terrazzo con sfondo di giardino in casa del Reverendo FRANK, - pastore Anglicano. - - La Signora FRANK seduta in una poltrona di vimini lavora ad una - sciarpa di lana grigia. - - DELIO ALLEN, nell'uniforme khaki d'ufficiale degli Highlanders - Scozzesi, a cavalcioni su una seggiola regge una matassa di lana - grigia che MARY svolge e raggomitola. - - ANNA in veste da tennis siede su uno sgabello facendo saltellare - sulla racchetta delle palle da tennis. - - Le due fanciulle sono giovanissime, gaie e graziose. - - - - -ATTO II. - - -MARY - -Delio! Ecco la quarta volta che lasci cadere la lana. Sei noioso. - -DELIO - -Mille scuse, severissima cugina. - -ANNA - - Lanciando a DELIO una occhiata - ridente. - -Trovo che Delio è veramente più decorativo che utile. - -DELIO - -È già qualche cosa. Potevate benissimo avere un cugino che non fosse nè -l'uno nè l'altro. - -LA SIGNORA FRANK - - sorridendo. - -Fate dei discorsi molto stolti. E alla vigilia della partenza di Delio -per il fronte non dovreste rammentare di lui che le sue molte virtù. - -ANNA - -Oh! come la mamma lo protegge! - -MARY - -La virtù di tener dritta una matassa Delio non l'ha davvero. Preferisco -due sedie. - - Toglie la matassa a DELIO, - la mette sulle spalliere di - due sedie e vi gira intorno - dipanando la lana. - -DELIO - -Collocato a riposo! - - Alla Signora FRANK. - -Cara zia, se le tue figlie non fossero tue figlie direi che sono due -tigri ircane. Domani parto per le trincee — ed esse oggi dichiarano di -preferire alle mie volonterose braccia due vili insensibili sedie. - -LA SIGNORA FRANK - -Hai ragione, Delio. Queste nostre ragazze inglesi a forza di sport e di -educazione superiore non hanno più sentimento. - -MARY - -No. Siamo prosaiche, pratiche, positive. - - Si vede giungere in fondo - al giardino la figura mite e - dignitosa del reverendo WALTER - FRANK pastore Anglicano. - -Ah, ecco Papà! - - Gli corre incontro; anche - ANNA va incontro al padre - e ciascuna gli prende - amorosamente il braccio. - -LA SIGNORA FRANK - - al marito. - -Hai già finito i tuoi appunti per la predica di domani? - -MARY - - subito. - -Sì, sì, li ha finiti! - -ANNA - -E in nessun modo lo lasciamo tornare a rinchiudersi in casa. Vero, papà? - -IL REVERENDO - -Non li ho finiti, mie care. È venuto il missionario di Kingsway a -dirmi tante cose tristi. Voglio soltanto rammentarvi che uno dei -nostri reggimenti Scozzesi passa di qui tra poco. Non vorrei che lo -dimenticaste. - -ANNA - -Mai più! - -MARY - -No, no! tutto è preparato laggiù sul terrazzo. Una cesta di arancie, -molti pacchi di cioccolatte e sigarette, e tutte le sciarpe di lana... - -ANNA - - alla madre. - -Questa che fai tu, è pronta? - -LA SIGNORA FRANK - -Sì — ecco, puoi prenderla. - - facendone un piccolo rotolo - legato. - -ANNA - -È la venticinquesima! - -IL REVERENDO - -Brave! Ecco venticinque soldati che non sentiranno freddo al collo per -merito vostro... - - ANNA corre a portare la - sciarpa in fondo al terrazzo. - -LA SIGNORA FRANK - - a suo marito. - -Che cosa ti ha detto il missionario? - -IL REVERENDO - -Che sono arrivati anche oggi altri treni di profughi in condizioni -desolanti. Mi dice che abbiamo qui delle migliaia di questi infelici. - -LA SIGNORA FRANK - -Delle migliaia! - - Con rammarico. - -E noi non ne abbiamo accolti che tre. - -ANNA - -Oh! Gli Smith che sono milionari ne hanno una sola, e le fanno fare la -sguattera. - -IL REVERENDO - -Anna! Non parlar male del prossimo. - -ANNA - -Ma è vero, babbo mio! E anche i Webster hanno licenziato le loro serve -e fanno far tutto alle due profughe di Liegi che a casa loro erano -signore dell'aristocrazia. Bel modo di fare la carità. - -IL REVERENDO - -Cara Anna, per due famiglie che approfittano delle altrui disgrazie, -ve ne sono centinaia che sono caritatevoli davvero. Quanto a voialtre -spero che avrete tutti i riguardi per le infelici che noi ospitiamo. - -ANNA - - ridendo. - -Oh, Mary non fa che correre in su e in giù con tazze di thè, tuorli -d'uova sbattute e fiori. - -DELIO - -E mi ha portato via tutti i miei romanzi francesi per prestarli a -quelle donne. Anche il mio Balzac, edizione di lusso. - -MARY - -Non ti vergogni di lagnartene? - -ANNA - -Fanno una tale pietà!... Hanno tutt'e tre tanta paura negli occhi! -Paiono folli di spavento. - -MARY - -La più piccola non ha mai aperto bocca dacchè è arrivata. Credo che sia -muta. - -IL REVERENDO - -Al comitato mi hanno detto che erano ottime persone — moglie, figlia e -sorella di un dottore. - -ANNA - -Misericordia! E paiono pezzenti. - -MARY - -Paiono spaventa-passeri! - -IL REVERENDO - -Povere creature! - - Si alza. - -Adesso vado a terminare i miei appunti per la predica di domani. Ho -scelto per testo: «Nutrite le mie agnelle.» - -ANNA - -Ma torna presto, papà. - -IL REVERENDO - -Starò pochi minuti. - -MARY - - affettuosa. - -Fa una predichetta breve!... - - Il Reverendo sorride e rientra - in casa. - -ANNA - - a sua madre. - -Vuoi lasciarmi prestar qualche veste a quelle poverette? C'è la mia -«princesse» lilla che per la piccina andrebbe benissimo... - -MARY - -E qualche mia camicetta, e la mia sottana di piqué bianco... - -ANNA - -Per Chérie il mio vestito rosa starebbe come dipinto — - -LA SIGNORA FRANK - -Adesso non esagerate. I grandi entusiasmi di voialtre ragazze non -durano mai. - -DELIO - - che ha ripreso la matassa di - lana. - -Già. Io ne so qualche cosa. - -ANNA - -Tu? Che cosa sai? - -MARY - -A che cosa alludi?... E prova a tener tese queste braccia. - - Dipana la matassa. - -DELIO - -Ma io ero uno dei vostri grandi entusiasmi. Appena arrivato da Oxford -era «cugino Delio!» qui — «cugino Delio!» lì — «Delio ci insegnerà il -tango» — - -ANNA - -Ma se il tango non lo sapevi neppur tu! - -DELIO - -Questo è un dettaglio. — «Delio ci insegnerà a nuotare» — - -MARY - -E vuoi che facciamo dei bagni adesso, in ottobre? - -DELIO - -«Delio deve giuocare con noi al tennis! Delio, vieni a giuocare al -Lacrosse!» - -ANNA - -Già! al Lacrosse ci hai dato delle stangate sulla testa che abbiam -dovuto stare a letto otto giorni. - -MARY - -E per poco non ci veniva la meningite. - -DELIO - -Sì... sì... va benissimo! Ma il fatto sta che io ero uno dei vostri -grandi entusiasmi, e che adesso non lo sono più. E domani vado al -fronte... forse a morire! - -ANNA - -Oh! se muori ridiventerai un nostro grande entusiasmo. - -MARY - -Anche se torni ferito ti adoreremo. - -ANNA - -Ti cureremo!... ti fasceremo le membra mutilate. - -MARY - -Ti appoggerai su di noi invece che sulle stampelle. - - Finisce la matassa. - -DELIO - - alzandosi. - -Ma insomma — occorre proprio essere storpi o monchi per farsi voler -bene da voi? - -MARY - -Capirai bene che non possiamo intenerirci per i mali che non hai. - -ANNA - -Per i dolori che non soffri. - -DELIO - - sentimentale. - -E che cosa ne sapete voi delle mie sofferenze? - -MARY - - Scorgendo il Dottor BELL che - arriva. - -A proposito di sofferenze — ecco il dottore! - -LA SIGNORA FRANK - -Oh buon giorno, caro dottore. - - Va incontro al Dottor BELL che - entra. - -IL DOTTORE - -Buongiorno, signora Frank... Salute, care figliole. - - Le ragazze lo salutano - amicamente. - -Ah, Delio!, e quando si va al fronte? - -DELIO - -Domani, dottore. - -IL DOTTORE - -Domani? Bene! — Auguri! - - Gli stringe forte la mano. - -DELIO - -Grazie. — Ho promesso a Mary di uccidere con questa mano sette nemici. - -ANNA - -E ha promesso di portarmene uno vivo perchè io me lo uccida da me. - -IL DOTTORE - - ridendo. - -Che ferocia! - - Siede. - -E come stanno le nostre rifugiate? - -LA SIGNORA FRANK - -Sempre più tristi e depresse. - -MARY - -Vado a chiamarle! Sono in fondo al giardino. - -ANNA - -Vengo anch'io. - -DELIO - -Un momento! - - guardando l'orologio. - -Devo dirvi addio, cuginette. Vado a salutare la nonna, e tornerò qui -stasera. - -ANNA - -Addio, Delio! - -MARY - -Io ti dirò addio — quando ritorni. - - Corre con ANNA in fondo al - giardino. - -LA SIGNORA FRANK - - con ansia affettuosa a DELIO. - -Sta attento con quella motocicletta! Non andare all'impazzata. - -DELIO - - sorridendo. - -Cara zia Clara! Quanto sei buona! Io credo che se tu venissi con me -nelle trincee, diresti ai nemici: «Un momento!... Prego! Qui c'è mio -nipote Delio. Voltate i fucili dall'altra parte.» - -LA SIGNORA FRANK - -Oh sì! - - Con gravità. - -E lo dirò — ogni mattina e sera — a Chi sai tu. - -DELIO - - baciandole la mano. - -Grazie. - - Esce. - - Il DOTTORE e la Signora FRANK - rimangono soli. - -IL DOTTORE - -Ebbene? Mi sembrate sopra pensiero. - -LA SIGNORA FRANK - -Caro dottore, ho molte cose sul cuore. Lasciar partire Delio è uno -strazio. L'amo come se fosse un figlio mio. E poi, la presenza di -queste tre disgraziate... - - sospira. - -Non so dirvi a qual punto esse mi turbano. - -IL DOTTORE - -Poverette! Non mi sembrano molto esigenti. - -LA SIGNORA FRANK - -Esigenti? Ma non vogliono mai nulla. La loro umiltà è commovente. Ma... -non so... qualche cosa di sinistro aleggia intorno a loro. - - Pausa. - -Quando vedo Mary e Anna andar da loro... abbracciarle... mi viene -freddo... come se le mie figlie entrassero in un mondo buio, -sconosciuto... Non so come spiegarmi... - -IL DOTTORE - -Vietatelo. - -LA SIGNORA FRANK - -Impossibile. Non capirebbero... mi crederebbero crudele. E poi quel -sant'uomo che è mio marito predica — l'amore! Dice che la carità non -si fa coll'ospitare e nutrire i disgraziati, ma coll'amarli. E le -mie due pazzerelle non domandano di meglio! Direi quasi che quelle -meste creature esercitino su di loro un fascino speciale. Mary e Anna -sembrano subire l'attraenza strana del mistero che avvolge quelle -tragiche esistenze. - -IL DOTTORE - -Lo credo. Lo capisco. - -LA SIGNORA FRANK - -Saranno buone, saranno sante creature; ma — ve lo confesso — mi -fanno paura. Già, la piccina, dacchè è qui, non ha ancora mai aperto -bocca!... Non ha mai sorriso, non ha mai parlato. Io credo — temo — che -abbia la mente turbata. - -IL DOTTORE - -Eh! Potrebbe darsi, pur troppo, che fosse un caso di psicosi causata -dallo spavento, dal dispiacere... O peggio, potrebbe essere un caso di -demenza precoce — che, pur troppo, è inguaribile. - -LA SIGNORA FRANK - -Oh! speriamo di no!... Anna l'adora questa fanciulla. Non fa che -guardarla. Cerca di spiarle negli occhi il primo bagliore d'un -sorriso... E Mary non è felice che quando si trova tra quelle altre -due macabre figure i cui volti pallidi racchiudono chi sa quali orrendi -misteri... Cosa avranno visto, cosa avranno subíto, queste donne? - - Una pausa. - -Come è amaro per me mettere a contatto di tali sinistri misteri le -candide anime delle mie bimbe! - -IL DOTTORE - -Ecco uno dei mille problemi minori creati dalla guerra. - -LA SIGNORA FRANK - -Lo so, lo so che è un problema minore. So che in confronto alle -atrocità, alle sofferenze che straziano il mondo, questa sofferenza -mia è insignificante. Ma per una madre, di cui la meta nella vita è -stata quella di sorvegliare con amorosa ansia le pure anime delle sue -figlie, che le ha vedute fiorire come gigli nel più perfetto candore -— è doloroso — anche se è un dovere di carità cristiana che lo impone -— dover strappare da quei vergini cuori il velo dell'innocenza. -Credetemi, è doloroso! Ed ogni madre sentirà questo con me. - -IL REVERENDO - - che si è avvicinato coi suoi - appunti in mano. - -Clara — - - Posandole una mano sulla - spalla. - -è questo un sacrificio che diamo in olocausto alla guerra. Tutti -dobbiamo dare ciò che abbiamo di più caro. Altri genitori danno i loro -figli... E questi a loro volta danno il sangue loro, senza rimpianto. -Noi — noi diamo ciò che di più prezioso abbiamo — non il tetto e -il pane soltanto — ma, se ci viene richiesta, anche la celestiale -innocenza delle nostre figlie. Esse per poter compatire le miserie -umane devono conoscerle. - -La vera carità non dev'essere cieca. L'incoscienza deve morire perchè -possa nascere la pietà. - - Restano immobili guardando - avvicinarsi dal fondo del - giardino prima ANNA che - circonda col braccio la - piccola figura china di - MIRELLA, in logora veste - nera. Indi tra le due tragiche - figure di CHÉRIE e di LUISA, - viene MARY, bionda e ridente. - È vivido il contrasto tra le - due chiare gioconde fanciulle - inglesi e le tetre profughe. - -ANNA - - affettuosamente a MIRELLA. - -Ecco il buon dottore. Gli dirai almeno buongiorno. - - MIRELLA guarda fisso innanzi a - sè senza rispondere. Pare che - non oda nulla. - -IL DOTTORE - - accarezza il volto della - fanciulla poi si volge a LUISA - e CHÉRIE. - -Ah! e come stiamo oggi? - - a LUISA. - -Ancora vertigini e deliquio? - -LUISA - - a bassa voce. - -Sì. - -MARY - -E ha sempre nausea quando mangia. - - A questa frase pronunciata con - chiara ingenuità da sua figlia - un fremito d'ansia passa sul - volto della signora FRANK. - -IL DOTTORE - - bonario. - -Eh! il patema d'animo. - - a LUISA. - -Non avete nessuna notizia di vostro marito? - -LUISA - -Nessuna. - -IL DOTTORE - -Ecco! per farvi guarire basterebbe una bella lettera annunciante il suo -arrivo in congedo... - -LUISA - - con un singhiozzo. - -Ah — no! no! - -MARY - - spingendo avanti CHÉRIE. - -E la mia piccola amica qui, guardi com'è pallida, dottore! - -IL DOTTORE - -Niente niente. Bistecche ed aria fresca... - -MARY - - insistendo. - -Ma le senta un poco il polso. Oggi mi ha detto che le pare d'aver -qualche cosa al cuore. - -IL DOTTORE - - a CHÉRIE. - -E che cosa si sente? - -CHÉRIE - - a voce bassa. - -Niente. - -MARY - - a Chérie. - -Ma perchè non dici quello che hai detto stamattina a me? - - In un gran silenzio MARY - dichiara. - -Tutt'a un tratto stamattina è diventata pallida pallida, e ha dato un -grido. Dice che le è parso di sentire sotto al cuore come un batter -d'ali — così... brrr! - - Per illustrare ciò che dice, - MARY tende le mani in aria e - le fa oscillare imitando un - tremolìo d'ali. - - Vi è un istante di silenzio - costernato. Tutti guardano - CHÉRIE. Anche LUISA si volge - a guardarla, con viso di - sbigottimento e terrore. - -IL DOTTORE - - aggrottando le ciglia. - -Niente, niente. Sarà un fenomeno d'anemia. - - Volgendosi alla Signora FRANK - e abbassando la voce. - -Se crede possiamo entrare. — Sarà bene ch'io la visiti... - -ANNA - - che ha udito. - -Oh no! no! Adesso a momenti passano i soldati. E poi c'è la -trasformazione! - - Guardando le due ragazze con - un sorrisetto birichino. - -La trasformazione come nella Cenerentola. - -MARY - - ridendo. - -Sicuro! Noi vi facciamo da madrine... Andiamo! È già tutto combinato! - - Prende pel braccio CHÉRIE e - MIRELLA. - -Andiamo a farvi belle! Il dottore per oggi scriverà una ricetta di -fantasia! - -ANNA - - a MIRELLA. - -Vorrei tanto sentire la tua voce! Dimmi una parola — una sola. Dimmi -almeno che mi capisci. - - MIRELLA nè la guarda nè - risponde. - -Vorrei vederti sorridere... - -CHÉRIE - - sconsolata. - -Non può, non può sorridere — povera Mirella! - - Le quattro ragazze entrano in - casa. - -LUISA - - Seguendole con lo sguardo - ansioso. - -Dove vanno? - -LA SIGNORA FRANK - -Le mie figliole vogliono far mettere alla vostra bimba e a Chérie delle -vesti più chiare. Sperano così di rallietarle un poco. E voi, cara, non -vorreste cambiare questo vestito nero... - -LUISA - -Ah, no!... Non potrei. Il mio lutto è eterno. - - Si copre il volto. - -LA SIGNORA FRANK - -Sedete... - - Le dà la poltrona di vimini. - - Il Dottore e il Reverendo - FRANK parlano sottovoce nel - fondo del terrazzo. - -LA SIGNORA FRANK - -Quanto siete triste, povera donna! Vorrei potervi confortare. - -LUISA - -Lo potete forse... Signora! Ma lo vorrete? - -LA SIGNORA FRANK - -Con tutto il cuore. Che cosa vi occorre? - -LUISA - - cupa. - -Mi occorre... l'aiuto del medico. - -LA SIGNORA FRANK - -Ma eccolo!... - - Additando il Dottor BELL. - -È un angelo d'uomo e uno scienziato valente. - - al Dottore. - -Dottore... venite qui. Abbiamo bisogno di voi. - -IL REVERENDO - -Vi lascio... - -LUISA - - impulsivamente. - -Oh!... - - gli stende la mano. - -Voi siete il medico dell'anima... ed è tanto malata l'anima mia! - -IL REVERENDO - - prendendole la mano. - -Sono onorato della vostra confidenza, Signora. - - Le siede accanto. - -LUISA - - al Dottor BELL. - -Dottore!... - - Poi rivolgendosi alla Signora - FRANK. - -Signora!... Oh Dio, non so come dirlo!... Mi accade la più orribile -delle sciagure — - -LA SIGNORA FRANK - -Parlate, cara. - -LUISA - - Si copre il viso colle mani - poi con improvviso impeto - angoscioso. - -L'onta che ho subíto — _si perpetua in me!_ - - Vi è un istante di silenzio - costernato. - -LA SIGNORA FRANK - - comprendendo. - -Oh!... povera donna. - -IL DOTTORE - - a bassa voce. - -Ne siete sicura? - -LUISA - - ansante. - -Sicura... sicura!... Oh in quale strazio vivo da questi quattro mesi, -dapprima sotto l'incubo spaventoso del dubbio — ed ora sotto l'orrore -della certezza! Giorno e notte ho sperato... ho sperato che non sarebbe -così. — Ho sperato che un giorno mi sarebbe concesso l'oblio! Mi dicevo -che dopo molto tempo — dopo un anno... dopo tanti anni forse — il -ricordo orribile sparirebbe dalla mia mente, il brivido mi escirebbe -dalle carni. Invece — no! - - balza in piedi. - -L'onta s'è fatta eterna! la violenza s'è fatta umana! il delitto è vivo -— e palpita in me! - - Una lunga pausa. - -IL REVERENDO - - ponendole una mano sul capo - chino. - -Coraggio, figlia mia. - -LUISA - -Ah ne avrò, ne avrò del coraggio! Affronterò la morte, con letizia, con -gratitudine! - - al Dottor BELL. - -Dottore, dottore! Se muoio non me n'importa. Ma il delitto non deve -vivere. Ciò che fu concepito nell'odio e nell'orrore non deve, non deve -vedere la luce. - -IL DOTTORE - - colpito. - -Signora! che cosa mi domandate? - -LUISA - -Domando la liberazione... immediata, completa! E se voi, dottore, non -vi sentite di darmela, la morte me la darà! - -IL REVERENDO - - grave. - -Povera donna. Voi siete vittima di un atroce delitto, è vero. Tutta la -nostra pietà vi è dovuta — e l'avrete. Rimarrete in questa casa come -una nostra figlia, diletta e sacra. Avrete da noi tutte le cure, tutte -le tenerezze. E nell'ora del vostro supremo martirio voi non sarete -abbandonata. - -LUISA - - ritraendosi inorridita. - -Cosa dite — cosa dite — - -IL REVERENDO - - sempre più grave. - -Dico che perchè voi avete sofferto della nequizia umana non avete -il diritto nè di proporvi nè di spingere altri a commettere un atto -delittuoso. - -LUISA - -Un atto delittuoso? Ma il delitto sarebbe di rassegnarmici. Di vivere -per altri cinque mesi questa tortura, eppoi di dare la vita a ciò che -non può, che non deve vivere. - - Alla Signora FRANK. - -Signora! voi che siete donna — dovete capire — - - Colle mani nei capelli. - -capire che cosa è stata quella notte... colla porta aperta... i soldati -ubbriachi nella casa! Ah, io vorrei nascondere la faccia sotto la terra -quando ci penso. - -LA SIGNORA FRANK - -Povera donna! - -LUISA - -Mille volte al giorno ringrazio Iddio che la mia bambina — ammutolita -per chi sa quale spavento! — non possa domandarmi: «Mamma, cos'hai? -Che cosa pensi?» Dovrei dirle: «Penso che sono maledetta tra le donne, -che sono indegna di alzare la fronte. Penso che porto nel mio seno un -essere immondo che renderà eterna l'onta che ho patito»... Ah! - - Con violenza folle. - -Ma io mi strapperò gli occhi prima di vederlo, mi lacererò il petto -prima di nutrirlo... e con queste mani — se nasce — lo strangolerò! - -IL REVERENDO - -Donna, voi bestemmiate. - -LUISA - -No, no! non bestemmio. Pensate... pensate... che ho un marito — che -m'ama — che combatte per noi nelle trincee! che un giorno, se il -cielo è pietoso, tornerà! E volete che io gli vada incontro recando in -braccio il figlio d'un nemico?... - - Un silenzio. - -Ma io lo sento... sento che divento pazza sotto quest'incubo, pazza -di terrore e d'odio. Cerco di sfuggire a me stessa, di sottrarmi alla -velenosa cosa che è in me, che ogni giorno prende maggiore forza, -ogni giorno diviene più vitale, ogni giorno m'invade di più. Dottore, -dottore! è un cancro — un cancro vivente che è in me! — Toglietemelo, -liberatemene, o mi darò la morte. - - S'accascia col viso in grembo - alla Signora FRANK, che le - pone in atto d'infinita pietà - la mano sul capo. - -IL DOTTORE - - rivolto al Reverendo FRANK. - -Voi sarete sdegnato contro di me, caro amico; sarete forse più che -sdegnato... troverete forse nella vostra coscienza la necessità di -denunciarmi. Ma io intendo liberare questa donna. - -IL REVERENDO - -Voi — voi commettereste un delitto simile? Vi rendereste reo d'un -crimine? - -IL DOTTORE - -Reo o non reo — davanti a questo caso sento l'obbligo d'intervenire. - -IL REVERENDO - -Uccidereste un essere umano? - -IL DOTTORE - -Non è quasi ancora un essere umano. Per me questa donna è afflitta -da un morbo, da una infermità. Essa porta in sè un male che va -estirpato. Se questa donna in queste stesse condizioni fosse tisica, -si ammetterebbe senz'altro l'intervento. Orbene, essa è ammalata, essa -è psicopatica. Il continuare in queste condizioni mette a repentaglio -la sua vita e la sua ragione. Il dottore ha il diritto — anzi — ha il -sacrosanto dovere di salvarla se può. - -IL REVERENDO - -A spese della vita umana ch'essa porta in sè? - -IL DOTTORE - -Sì, sì. A spese di questo germe di vita, malefico e intossicato. - -Se questa creatura vive sarà un deficiente o un delinquente, concepito -nell'odio, nella brutalità, nell'alcoolismo. E la madre andrà al -cimitero o al manicomio. — Ditemi ciò che volete, io la libererò. - -LA SIGNORA FRANK - - Impetuosa. - -E farete bene, sant'uomo che siete! - -IL REVERENDO - -Clara, Clara! Anche tu sei senza coscienza. Non s'infrangono -impunemente le leggi divine... - -IL DOTTORE - -Non è per legge divina che questa sciagurata si trova oggi in queste -condizioni. Ogni legge divina ed umana è stata infranta dagli immondi -bruti che la guerra ha scatenato. La legge divina dà alla donna il -diritto di selezione. Essa ha il diritto di scegliere chi sarà il padre -delle sue creature. E questo sacrosanto diritto è stato violato. - -LUISA - - Congiungendo le mani con un - singhiozzo di gratitudine. - -Ah, dottore, dottore! - -IL DOTTORE - - Con fermezza, volgendosi verso - il Reverendo. - -Prendo su di me qualsiasi responsabilità. - -IL REVERENDO - -Dottore; noi siamo dei vecchi amici. Con quanto affetto, con quanta -autorità ho, vi prego — vi comando di desistere dal vostro proposito. - -IL DOTTORE - -Farò ciò che sento essere mio dovere. - -IL REVERENDO - - con dolore, ma risoluto. - -Ed io farò il mio. - -LA SIGNORA FRANK - - Commossa, prendendo dolcemente - il braccio di suo marito. - -Che sarà — di pregare per loro! - -LUISA - - Baciandole con fervore la - mano. - -Oh, Signora! - - MARY e ANNA entrano correndo. - -MARY - -Guardate!... Guardate Chérie e Mirella! - - Queste entrano timidamente, - vestite d'abiti chiari e - diafani. - - MIRELLA cammina come in sogno. - CHÉRIE sorride, trasfigurata e - gaia. - -MARY - - Indicando MIRELLA. - -Vedete Cenerentolina trasformata? Aspetta, Mirella! anche per te ci -vogliono le scarpette incantate, come nella leggenda. - - Rientra in casa correndo. - -CHÉRIE - - a LUISA. - -Mi pare... non so... questa veste... questa gente così buona... Mi pare -di svegliarmi da un sogno spaventoso. Dimmi, Luisa, tutto ciò che è -accaduto a casa nostra, l'abbiamo sognato... l'abbiamo sognato — non è -vero? - -LUISA - - agitata e febbrile. - -Sì, sì, abbiamo sognato. Tra poco non resterà più nulla, più nulla di -quel sogno spaventoso. - -CHÉRIE - -Io sovente penso così. Penso... che non è stato vero! - -LUISA - - appassionata. - -Chérie! _Non è stato vero!_ Nulla rimarrà, nulla! Saremo quelle di -prima... - -CHÉRIE - -Ah! se anche la piccola Mirella tornasse quella di prima! - -LUISA - - soffocata. - -Guardala! - - CHÉRIE si volge e guarda - MIRELLA che MARY ha sollevata - e messa a sedere in alto sopra - il muricciuolo in mezzo ai - fiori. Ora MARY, china davanti - a lei, la calza di scarpette - bianche. ANNA è corsa in casa, - ed ora ritorna recando uno - specchietto in mano. - -ANNA - -Guardati, Mirella! - - MIRELLA nella sua veste - bianca, circondata di fiori, - si guarda nello specchio e — - lentamente, meravigliosamente - — schiude le labbra al - sorriso. - -CHÉRIE - - Con un grido di letizia. - -Ah Luisa, guarda! Mirella sorride! - - Corre a MIRELLA e la prende - tra le braccia. - -ANNA - - Alla Signora FRANK e agli - altri. - -Ha sorriso! Mirella ha sorriso... Avete visto? - -LUISA - - Alla Signora FRANK. - -Ah! che giornata meravigliosa è questa, che ha reso il sorriso alla mia -bambina e la speranza a me. Non la scorderò mai questa giornata mille -volte benedetta! - - Si rivolge timida nella sua - gioia anche verso il Reverendo - FRANK, ma questi gravemente - si scosta da lei e con viso - severo e addolorato entra in - casa. - -LUISA - - Alla Signora FRANK seguendo - collo sguardo il Reverendo. - -Una sola cosa mi affanna. Se... egli non perdonasse! - -LA SIGNORA FRANK - - Baciando in fronte LUISA. - -Ha già perdonato. — È un'anima angelica. - - Entra in casa. - - Il DOTTORE e LUISA la seguono. - - Le quattro fanciulle restano - sole. - - S'ode di fuori, ancora - lontano, il canto dei soldati - inglesi. - - «_It's a long long way to Tipperary,_ - «_It's a long way to go..._» - - Il canto continua. - -CHÉRIE - - a MARY. - -Che cosa sono quei canti? - -MARY - -Ah eccoli! sono gli Highlanders Scozzesi! È il reggimento di Delio! -Una parte va già oggi a Southampton ad imbarcarsi. Andiamo, andiamo -in fondo al terrazzo — abbiamo già lì le ceste di sigarette, arance e -doni... - -CHÉRIE - -Vanno in Francia? - -MARY - - abbracciandola. - -E nel Belgio! - - MARY e CHÉRIE corrono in fondo - al terrazzo e sventolano i - fazzoletti. - -ANNA - - a MIRELLA. - -Vieni Mirella! Vieni anche tu. - - MIRELLA si lascia condurre in - fondo al terrazzo — indi sta - immobile come una statuetta - guardando giù. - - MARY, ANNA e CHÉRIE lanciano - fiori, pacchi di sigarette, - cioccolatte e arance ai - soldati che passano sotto al - terrazzo, invisibili, ma dei - quali s'ode il passo e il - canto. - -VOCI DI SOLDATI - - «_Good bye, Piccadilly_, - «_Farewell, Leicester Square!_ - «_It's a long long way to Tipperary_, - «_But my heart's right there._» - -ANNA - - ridendo. - -Guarda quel biondino!... - - Lancia giù una scatola di - sigarette. - -MARY - - gettando arance. - -Addio! addio! felice ritorno!... - -CHÉRIE - - sventolando il fazzoletto. - -Buona fortuna!... - - Si ode il «Piffero» trionfale - degli Highlanders Scozzesi. - -CHÉRIE - -Ah! quando si udrà quel suono nel Belgio? Nel mio villaggio?... Sarà la -vittoria — la vittoria e la pace! - -ANNA - -Arrivederci, Tommy! - -MARY - - col noto grido dei soldati - inglesi. - -«Siamo forse scoraggiati?» - -VOCI DI SOLDATI - - in coro tuonante. - -«No!» - -MARY - -«Siamo forse tristi?» - - Le Voci - -«No!» - -ANNA - -«Temiamo la morte?» - -LE VOCI - -«No!...» Urrà! - -CHÉRIE - -Se andate nel Belgio salutatemi Givray... - -LE VOCI - -Urrà! - - Il canto riprende e - s'allontana. - -LUISA - - con un mantello e un velo esce - vacillante dalla casa. - -LUISA - -Chérie!... Mirella! - -CHÉRIE - - correndo a lei. - -M'hai chiamato? - -LUISA - -Conduci qui Mirella. - - CHÉRIE va a prendere la - fanciulla e la conduce da - LUISA. - -CHÉRIE - - a LUISA. - -Esci? Dove vai? - -LUISA - -Te lo dirò. - - Inginocchiata davanti a - MIRELLA. - -Oh Mirella, Mirella! Vado via. Dì: «addio, mamma!» Dì: «addio, mamma!» - - Piange nascondendo il viso - nella veste della fanciulla. - MIRELLA immobile la guarda - senza espressione. - -CHÉRIE - -Luisa, cara! Che cos'hai? - -LUISA - - a MIRELLA, singhiozzando. - -Quale miracolo ci vuole per richiamare la tua piccola anima quaggiù? È -volata via — dì? È volata via — come una rondinella, spaventata dalle -infamie degli uomini? Non tornerà più?... non tornerà più? - - La bacia appassionatamente con - tristezza. - - A CHÉRIE. - -Riconducila via! E poi — torna! - - CHÉRIE obbedisce. Indi ritorna - subito a LUISA. MARY, ANNA - e la figuretta immobile di - MIRELLA rimangono per alcuni - istanti in fondo al terrazzo, - poi escono andando nel - giardino. - -CHÉRIE - - a LUISA. - -Luisa! Parlami. - -LUISA - -Sì; devo parlarti. Finora non ho mai osato. Ma ora... ora bisogna ch'io -ti parli. - -CHÉRIE - - tremante. - -Di che cosa? - -LUISA - - quasi senza voce. - -Di... quella sera... - -CHÉRIE - -Ah no! non parlarne! Hai detto che era un sogno!... Hai detto che era -un sogno!... - -LUISA - -Chérie, sorellina mia! Per te, forse, per te! Non ho mai osato -chiederti nulla. Ti ho visto un tale terrore negli occhi... E poi -sempre lo sguardo allucinato di Mirella era su noi. Dimmi — per te, -forse, non fu che un sogno? - -CHÉRIE - -Non so... non so! Che cosa è accaduto? Cosa è stato vero di ciò che -— ripensandoci — mi agghiaccia il cuore? Certo deliravo!... Hanno -preso Mirella — l'hanno legata alla ringhiera... col piccolo viso -folle rivolto alla porta di camera mia... quella porta drappeggiata di -rosso.... - - Come forsennata, rivivendo la - terribile ora. - -Poi... poi hanno legato anche me! - - piangendo. - -Oh Dio, Dio, Dio!... e c'era Fritz! Fritz — che rideva!... O me lo sono -sognato? Vedi... - -.. io non riesco... non riesco... a dividere il sogno dalla realtà. Ho -come un velo qui... - - con gesto agitato e ripetuto - come per togliersi qualche - cosa dalla fronte. - -una specie di ragnatela... che non posso strappare. - -LUISA - -Mia povera Chérie! - -CHÉRIE - - cercando di ricordarsi. - -Mi pare allora d'essere passata di deliquio in deliquio... e c'era chi -strillava... strillava... Ero io? - - Aggrappandosi a LUISA. - -Credi che ero io? - -LUISA - - rabbrividendo. - -Ah! - -CHÉRIE - -Non so perchè strillavo! Non avevo paura di morire... Mi pare, oh -Dio!... mi pare anzi che volevo morire! Volevo morire. E non mi -uccidevano. Mi stritolavano... mi dilaniavano... e Fritz, il terribile -Fritz — rideva!... - -E poi, più niente! - - Un silenzio. - -Non mi ricordo più niente. Mi sono svegliata su quel battello, in -alto mare, fra tanta gente... E tu, e Mirella mi stavate accanto e mi -guardavate con occhi di desolazione. - -LUISA - -Povera, povera creatura! - -CHÉRIE - -Ma ormai tutto è passato. Perchè ne riparli? Perchè? Hai detto che -eravamo come prima — - -LUISA - - prendendole la mano e - parlandole da vicino. - -Sei certa d'essere come prima? - - CHÉRIE la guarda sbigottita - senza comprendere. - -Sei certa? - - Un silenzio. - -_Ti senti_ — come prima? - -CHÉRIE - - paurosa. - -Sì... credo. Non so... Il dottore mi dice... che sono anemica — che -sono scossa... ma che presto tornerò sana e allegra. Dice che scorderò -tutto... - -LUISA - - esitante, turbata da ciò che - deve dire. - -Io... io — non sono come prima. - -CHÉRIE - - agitata. - -Perchè? Come? Cos'hai? - -LUISA - -Io devo partire. Vado questa sera stessa col dottore. Egli mi curerà. -Egli mi guarirà. - -CHÉRIE - -Ma perchè? Che male hai? Mi fai paura... - -LUISA - -Povera Chérie innocente! Come dirti... come dirti?... Ah, con quale -brutalità devo aprire i tuoi occhi alla vita! - - Mentre essa parla CHÉRIE è - stata presa da un tremito - convulso. Ora con un grido - balza in piedi e si pone una - mano sul fianco. - -Ah! ancora! _ancora!_... - - Cogli occhi allucinati, - estatici, guarda in faccia a - LUISA. - -Che cos'ho?... - - In un susurro. - -Che cos'ho?!... - -LUISA - -Chérie! - -CHÉRIE - - come rapita in un'esaltazione - immensa. - -Che cosa sento?... Luisa!... Luisa!... Che cosa — _vive_ — in me?! - - Un lungo silenzio. - -LUISA - - piangendo. - -Ah! anche su te, anche su te è caduta la mala sorte. - -CHÉRIE - -Che cos'è? Che cos'è? - -LUISA - -È la cosa terribile, Chérie! - - Stringendola tra le braccia. - -Chérie — tu sarai madre! - -CHÉRIE - - quasi senza voce. - -Madre!... Io!... - - Rimane immobile, estatica, - come davanti ad una visione - che l'abbaglia. - -LUISA - -Senti, Chérie, senti! Non disperarti. Il dottore salverà anche te. - - Abbassando la voce. - -Il figlio della tua vergogna non vedrà mai la luce. - -CHÉRIE - - sbigottita. - -Non vedrà mai... la luce... - -LUISA - -No — no! Questa sciagura non ti colpirà. Questo tuo bambino — - -CHÉRIE - - afferrandole il braccio. - -Questo... mio... bambino! Questo mio bambino... Luisa! Ciò che ho -sentito fremere... in me... è — _il mio bambino?_ - - Pronuncia queste tre - parole con una soavità - indescrivibile, lo sguardo - estatico, le mani incrociate - sul petto. - -LUISA - -Calmati, Chérie, angelo innocente! Anche tu sarai salvata da -quest'onta. Il dottore prenderà su di sè questa duplice responsabilità. -Il delitto di cui sei stata vittima non avrà conseguenze. - -CHÉRIE - -Quale delitto?... Io non comprendo. - -LUISA - - inorridita. - -Ma non ricordi — non ricordi ciò che è accaduto in quella notte della -tua festa.... - -CHÉRIE - - vagamente colla mano sulla - fronte. - -Non ricordo... Sono svenuta... non ricordo più. - -LUISA - -Ma comprendi — comprendi — - - additando il DOTTORE che - esce dalla casa seguito dal - Reverendo FRANK. - -che — egli ti aiuterà. Egli ti salverà da quest'onta. Tu non sarai -la tragica madre di una creatura ancor più tragica. Questa malefica -fiammella di vita — egli la spegnerà. - -CHÉRIE - - con un grido selvaggio. - -No! - - Un grande silenzio. - -LUISA - - quasi senza voce. - -No?! Che cosa dici? - -CHÉRIE - -No! Non voglio. - - Il Reverendo muove verso di - lei, grave e solenne, e le si - ferma al fianco. - -LUISA - -Tu vuoi essere madre senza essere sposa!... Vuoi dare la vita -a un essere malefico concepito nella lussuria, nel sacrilegio, -nell'ubbriachezza? - -CHÉRIE - -Non so... non so! Non capisco ciò che dici... Non capisco ciò che -sento.... - - Indietreggiando, grandiosa. - -Ma so che qualche cosa di sacro è in me! - -LUISA - -Qualche cosa di sacro? Ma che cosa dici — che cosa dici! È una cosa -mostruosa ciò che tu porti in seno. - -CHÉRIE - - stupita. - -Ma non è mio figlio? Non hai detto ch'era mio figlio? - - Guardando da LUISA al DOTTORE - con occhi paurosi. - -Cosa volete fare? Volete portarmelo via? Non voglio — non voglio. - -IL REVERENDO - - posandole una mano sulla - spalla. - -Ah, veramente è sacro ciò che s'è svegliato in quest'anima — il -sacrosanto istinto della maternità! - - Al DOTTORE. - -I vili le hanno violato il corpo. E voi, volete dunque violarle l'anima? - - Un istante di silenzio. - -IL DOTTORE - -È arbitra lei dei suoi destini. - -LUISA - -Ma pensa — pensa all'avvenire. Pensa — a Florian. A Florian che ti -vuole sua sposa... - -CHÉRIE - - come in sogno. - -Non lo ricordo. - -LUISA - -Ma pensa, pensa che il padre di questa creatura è l'abbietto soldato -ubbriaco che ti prese e ti legò... - -CHÉRIE - -Non ricordo. - - Cogli occhi chiusi. - -Non ricordo... non ricordo. - -LUISA - -Non senti vergogna? Dolore? Rimorso? - -CHÉRIE - - Immobile, con voce dolcissima, - rapita da un'estasi quasi - ultra-terrena. - -Non sento nè vergogna, nè dolore, nè rimorso. Non sento più niente, -non ricordo più niente... Non esiste che questo brivido nuovo, questo -palpito di vita — questa cosa divina che s'agita in me! - - Con un fremito immenso. - -Ah! la mia creatura!... _vive, vive!_ — Colle sue piccole mani mi ha -afferrato il cuore! - - Vacilla. Il Reverendo la - sorregge tra le sue braccia. - - - CALA IL SIPARIO. - - - - -ATTO TERZO - - - La sala d'entrata nella casa del Dottor BRANDES, come al Iº Atto. - - È sera. - - LUISA, accanto al fuoco, legge una lettera. Con impeto di gioia se - la reca alle labbra. - - Si ode bussare alla porta d'entrata. - - - - -ATTO III. - - -LUISA - -Chi è? - - Una voce di donna risponde. - LUISA apre la porta. - - Entra JANE, infermiera della - Croce Rossa americana. Veste - l'uniforme grigia e rossa, - colla croce rossa sul braccio. - - Porta in mano una scodellina - di latte e un piccolo pacco. - -JANE - -Eccomi. - -LUISA - - con un dito sul labbro per - imporle silenzio. - -Un momento, cara Jane. - - Va in punta de' piedi a - chiudere la porta drappeggiata - della camera a destra. - -JANE - -Dorme? - - Si toglie il lungo mantello. - -LUISA - -Sì. Dormono tutt'e due. Da mezz'ora non s'è sentito un respiro. - -JANE - -Bene. Ecco il latte... - - Depone la scodella. - -... e guardate cos'ho qui! - -LUISA - -Un panino! Un panino bianco! Ma come avete fatto? - -JANE - - ridendo. - -Altissime influenze... corruzioni negli alti circoli governativi... - -LUISA - -Ah, si vede che siete americana! Tutto vi riesce. Ottenete ciò che -volete. - -JANE - -È vero che ci fanno un po' la corte. Anche verso di me — la più -umile rappresentante degli Stati Uniti — si dimostra una benevolenza -inverosimile. Ma vedo che avete una lettera! - -LUISA - -Pensate, pensate! Da mio marito... - - Bacia appassionatamente il - foglio. - -JANE - -Ma come avete fatto a riceverla? - -LUISA - - a bassa voce. - -Figuratevi che me l'ha portata un uomo — un uomo che pareva un -contadino — sudicio, zoppo, d'aspetto truce. Ha battuto alla porta — e -appena l'ho socchiusa m'ha gettato sulla faccia il foglio — così — ed è -fuggito. - -JANE - -È strano. — Sulla busta non c'è niente? - -LUISA - -Ma non c'era busta! E sul foglio non vi sono che poche parole: «Sto -bene. Vi rivedrò. Vi abbraccio.» - -JANE - -Ma come vi spiegate — - -LUISA - -Non so! Non capisco. - -JANE - -Non importa capire. Aspettate e confidate. - - Versa il latte in una - casseruoletta e s'avvicina al - fuoco. - -LUISA - -Sì — aspetto e confido. - - Piega il foglio e se lo cela - in petto. - -JANE - - accennando alla porta - drappeggiata. - -E Chérie? Si è alzata oggi? - -LUISA - -Sì. - -JANE - -È uscita! - -LUISA - - chinando il capo. - -Sì. - -JANE - - impetuosa. - -Ah — s'è dunque decisa? Ha trovato finalmente il coraggio... - -LUISA - - amaramente. - -Era meglio se non l'avesse trovato. Jane! Jane! Quella passeggiata!... -quella breve terribile passeggiata attraverso questo paesello che ci ha -viste nascere — ah! che Via Crucis è stata per noi! - -JANE - -Vi hanno detto qualche cosa? - -LUISA - -Niente — niente! Nessuno ci ha detto niente. - - Si copre il viso colle mani. - -Non fatemelo ricordare — non fatemelo ricordare! - -JANE - - dopo un breve silenzio. - -Ma nessuno vi ha salutato? - -LUISA - -Nessuno. - -JANE - -Povera Chérie... - - Sospira. - -Devo far bollire questo latte perchè trovi pronta la cena quando si -sveglia. - - China sul fuoco vi mette a - scaldare il latte. - -Coraggio! Presto avremo delle grandi notizie... - -LUISA - -Che notizie? - -JANE - - misteriosa. - -Mah! Non so — c'è in aria qualche cosa. - -LUISA - - balzando in piedi. - -Che cosa?! - -JANE - -Nulla di definito, di sicuro... ma lo vedete anche voi... l'arrivo -di quel biglietto... Non so — non so. Sento che grandi eventi si -preparano. - -LUISA - -Ah! tutto, tutto mi fa paura. - -JANE - -Paura? - -LUISA - -Sì. Ho i nervi malati dacchè sono tornata qui. Questo paese, che -da bambina amavo tanto, oggi mi fa orrore. Ah, Jane! era meglio se -avessimo lasciato confiscare questa nostra povera casa, piuttosto che -obbedire all'ordine dei nostri padroni e conquistatori! Era meglio -rimanere nel nostro esilio in Inghilterra, che non tornar qui ad essere -scherno e dileggio di quanti ci conobbero — e per di più, sentirsi alla -mercè delle belve che ci hanno conquistato. - -JANE - -Avete fatto il vostro dovere tornando qui. Non ve ne rammaricate. -Quando vostro marito tornerà... - -LUISA - - scoraggiata. - -Ma come volete che torni? Come volete che torni? Questo biglietto può -averlo scritto dei mesi fa. Forse è ferito. Forse è prigioniero. - -JANE - -Le ferite guariscono. I prigionieri si liberano. Tornerà. E troverà sua -moglie che l'aspetta, e la sua casa in ordine, e il suo paese — - - abbassa la voce. - -— spazzato dal vile nemico e riconquistato alla libertà! - -LUISA - - agitata. - -Jane, che cosa vi fa dir questo? - -JANE - - col dito sulle labbra. - -Zitta! - - Guardandosi attorno. - -So quel che so — ma non posso parlare. So che la salvezza è alle porte. - -LUISA - -Che cosa dite! - -JANE - - sottovoce. - -Da un'ora all'altra — da un'ora all'altra! - -LUISA - - con angoscia. - -Ah!... E quando Giorgio tornerà, troverà Mirella, la sua bambina — -muta! inconscia! Vagante nell'ombra della vita come un piccolo spettro. -Ah povero Giorgio! Forse sarebbe meglio che non tornasse. - -JANE - -Ma Mirella guarirà. - -LUISA - - incredula e mesta. - -Ah! Ci vorrebbe un miracolo. Sono tanti mesi ormai... - -JANE - -Perchè la lasciate ancora da madame Doré? Ora potrebbe venir qui. -Capisco che un mese fa, al vostro arrivo, l'abbiate condotta subito -dalla vostra vecchia amica. Ma ora che Chérie è guarita... - - pausa. - -... ora che... l'evento è compiuto — - -LUISA - -Jane — io tremo — io tremo di lasciarla entrare in questa casa. - -JANE - - sorpresa. - -Perchè? Perchè vedrà il bambino di Chérie? - -LUISA - - Agitata. - -Non è questo. - -Ma perchè è qui — qui — dove noi siamo, in questa stanza stessa — -che il terrore le ha sconvolto la mente. Qui, qui che l'orrore l'ha -ammutolita. Non so — non so che cosa accadrà quando per la prima volta -essa entrerà qui — quando rivedrà quella ringhiera a cui quei mostri -l'hanno legata!... quando rivedrà — quella porta! Ah! quella porta!... - - Addita la porta drappeggiata - della camera di CHÉRIE. - -Quella stanza dove gli orrori si sono compiuti che le hanno -agghiacciata l'anima, che me l'hanno mutata in una piccola statua di -terrore! - - Un silenzio. - -JANE - -Ma dovrete pur decidervi. Non potete lasciarla per sempre in casa -d'estranei. - - Una pausa. - -E se... - - Le afferra la mano. - -... e se... - -LUISA - -Se cosa? - -JANE - -Se questa emozione — Luisa! non so — quasi non oso dirlo... - -LUISA - -Parlate! - -JANE - -Non potrebbe darsi che — come il trauma psichico le ha tolto la favella -— il rinnovarsi della scossa morale... - -LUISA - - colpita. - -Ah, cosa dite! cosa dite! - - Si guardano a lungo. - -LA VOCE DI CHÉRIE - - nella stanza vicina. - -Luisa! - -LUISA - -Vengo, cara! vengo! - - Va alla porta a destra e - l'apre. - -È qui la cara Jane... - - Torna indietro, guarda JANE un - istante con occhio trasognato, - indi esce rapidamente dal - fondo. - -JANE - - parlando a CHÉRIE che ancora - non è apparsa. - -Ecco pronta la cena per la paziente!... una cena da principessa di -leggenda. - - Versa il latte caldo nella - tazza e mette il panino su un - piatto. - -LUISA - - che è andata a prendere un - mantello ed ora l'indossa - rapidamente. - -State qui, Jane. Avrete cura di loro. Io torno subito. - -JANE - -E dove andate a quest'ora? - -LUISA - - soffocata dall'ansia e insieme - dalla speranza. - -Vado — a prendere Mirella! - - Le due donne si guardano - per un istante con intensa - commozione — poi LUISA esce - rapidamente. - - CHÉRIE pallidissima appare - nel vano della porta. - Indossa una vestaglia bianca - ma si ravvolge tutta, - freddolosamente, in uno - scialle scuro. - -CHÉRIE - - parlando con voce debole e - spenta. - -Buona Jane! - -JANE - -Vieni, vieni vicino al fuoco. - -CHÉRIE - - venendo avanti lenta, e - lasciandosi cadere nella - poltrona che JANE le ha spinto - accanto al fuoco. - -Dov'è Luisa? - -JANE - - portandole il latte. - -Torna subito. Adesso bevi — e mangia. Guarda cos'hai qui! - -CHÉRIE - -Oh!... un panino bianco!... Che meraviglia! Ma Luisa dov'è andata? - -JANE - - inginocchiata presso a lei - regge la tazza di latte e - le dà da mangiare come a un - bambino. - -È andata — a prendere Mirella! - -CHÉRIE - -Oh Dio! A prendere Mirella! Mirella verrà qui! - -JANE - -Ma sì. Non vuoi mica che stia eternamente lontana quella povera -creatura. - -CHÉRIE - -Ma allora... - -JANE - -Allora? Allora Mirella starà qui, ecco tutto. - - Le mette il cucchiaio alla - bocca. - -Mangia. - -CHÉRIE - -Ma io dove mi nascondo? - -JANE - -Che idea! Perchè vuoi nasconderti? - -CHÉRIE - -Ma — il bambino!... Cosa dirà Mirella? - -JANE - -Ah... - - Con enfasi malinconica. - -... non dirà nulla, povera Mirella! - - CHÉRIE china il capo e si - copre gli occhi colla mano. - -JANE - -Mangia. - -CHÉRIE - -Ho finito. Aspetta! - - S'alza, va alla porta - drappeggiata e sta un istante - in ascolto. - -JANE - -Cosa c'è? - -CHÉRIE - - volgendosi col viso illuminato - da un sorriso raggiante. - -Dorme!... Che gioia!... Adesso per un'ora o due sarà savio come un -cherubino! - - Ride. - - JANE non risponde. - - Un silenzio. - -CHÉRIE - - mettendo una mano sulla mano - di JANE. - -Jane! Come è triste e terribile. - -JANE - -Che cosa? - -CHÉRIE - -Tutto. Ma più di tutto... - -JANE - -Più di tutto? - -CHÉRIE - -Il silenzio. Il silenzio che c'è intorno... a quella povera culla. - - JANE non risponde. - -Altre mamme parlano tutto il giorno dei loro bambini. Anch'io potrei -parlarne — ma quando ne parlo... nessuno risponde. - - Un silenzio. - -Neppure tu. - -JANE - -Ma sì... rispondo... - -CHÉRIE - -Con altre mamme si fanno tanti discorsi... si vuol sapere il bambino -come sta... come dorme, come cresce... Poi lo si guarda, - - con un singhiozzo. - -... e si ride! Si ride delle smorfiette che fa, della cuffietta che gli -va a sghembo, delle fossette che ha nei gomiti... si ride!... - - Un silenzio. - -Del mio nessuno ride. - -JANE - - fredda. - -Ma sì. Perchè dici questo? - -CHÉRIE - - amaramente. - -È vero. Si ride! Oggi nella strada ho visto che si ride. Oh Dio! - - Si copre il viso. - -Con disprezzo, con ischerno si ride — di lui e di me! Ah, Jane, perchè -non mi hai lasciata morire? Perchè non ci hai lasciati morire tutt'e -due, quando io ero così vicina alla morte e lui — lui — non era ancora -entrato nella vita? - -JANE - -Chérie! Non piangere così. - -CHÉRIE - -Sono uscita oggi portandolo in braccio. Mi sono detta che bisognava -pure un giorno o l'altro... Ah, come mi hanno guardata! Con quale -odio, con quale disprezzo! Gli uni ridevano, ridevano!... Gli altri -distoglievano lo sguardo come se passasse una cosa orribile, che a -guardarla portasse sventura. - - Scoppiando in pianto. - -Oh, Jane, Jane! non è tanto per me che mi dispero, come per lui, per -questo povero essere che entra nella vita credendo di essere come gli -altri bambini! credendo che tutti lo ameranno... Non sa lui, non sa che -è odiato, disprezzato, maledetto! Non sa lui di essere uno sventurato -che porta sventura. - -JANE - -Non dir questo. - -CHÉRIE - -A lui nessuno, nessuno rivolge un sorriso, un augurio, una benedizione. -Neppure tu che sei tanto buona! neppure Luisa!... No! no!... è il -mostro lui! è l'essere abbominato, detestato, di cui ci si vergogna -come di una piaga, come di una deformità. - - Si accascia singhiozzando. - -JANE - -Non pensare a tristezze. - -CHÉRIE - -Ah! come passeremo nella vita lui ed io — tra le beffe, il dileggio, -il disprezzo di tutti! Pensa, pensa! Doversi sempre nascondere, doversi -sempre vergognare — sempre cercare di farsi scusare, lui ed io! Io che -non volevo far nulla di male! Lui — lui che non sa di aver commesso — -nascendo — un imperdonabile delitto! - -JANE - -Se piangi così farai male a te e a lui. - -CHÉRIE - -Farò male — a lui? Non piangerò — non piangerò! - - Si asciuga gli occhi. - - D'improvviso sorge in ascolto. - -Chi è? Vien su qualcuno! Chi sarà! chi sarà! - - Spaventata. - -Sarà Mirella che arriva? - -JANE - -Vado a guardare. - - CHÉRIE si appiatta contro - la parete chiudendosi - nello scialle come per - rimpicciolirsi e sparire. - -JANE - - Apre l'uscio d'entrata esce - sul pianerottolo e guarda giù. - Volgendosi a CHÉRIE. - -È un uomo... un contadino. - - Parlando a qualcuno di fuori. - -Oh! Chi cercate? - - Non si ode la risposta. - -Avete sbagliato porta? Allora state più attento un'altra volta. — Come -dite? Dei feriti? No, no. Non ci sono feriti qui. — Dei malati?... -Sì, malati sì. — E che cosa vi riguarda chi è malato in questa casa? — -Andate via subito o vi faccio arrestare. - - Rientra e chiude la porta. - -Che tipo! Una giubba di vecchio contadino... un cappellaccio... e, -sotto, due occhi fiammeggianti e una faccia di... di... - -CHÉRIE - -Di che cosa? - -JANE - - come colpita da un'idea - repentina. - -Di soldato! Che fosse — che fosse uno dei vostri?! - - Corre alla porta e la riapre. - -È partito. - - Resta un istante in - ascolto poi si volge e dice - rapidamente a CHÉRIE. - -Chérie — tua cognata è qui. Viene su per le scale. - -CHÉRIE - - spaurita. - -Con Mirella? - -JANE - -Sì. - -CHÉRIE - -Ah — non voglio — non voglio che mi veda! - -JANE - -È già qui. - - Per entrare nella camera a - destra CHÉRIE dovrebbe passare - davanti alla porta d'entrata. - Dopo un istante d'incertezza - ella fugge via a sinistra. - - Una pausa. - - JANE tiene fissi gli occhi - sulla porta dalla quale deve - entrare LUISA. - - LUISA appare sulla soglia — - indi lentamente entra MIRELLA. - - Le due donne tengono gli - occhi fissi sul volto della - fanciulla con disperata - angoscia d'attesa. - - MIRELLA entra lentissimamente - ad occhi bassi. Sul limitare - si ferma e gira intorno - gli occhi trasognati che - sembrano non veder nulla, - non riconoscere nulla. Indi - s'avanza rigida come un automa - nella stanza. - -LUISA - - che ha seguito tremando ogni - mossa di sua figlia. - -Mirella! - - Con un singhiozzo disperato. - -Mirella! - - MIRELLA volge gli occhi alla - madre che si trova ritta - sullo sfondo della porta - drappeggiata e chiusa. MIRELLA - fissa lo sguardo sul volto - materno — poi, poco a poco i - suoi occhi si dilatano; essa - vede — dietro alla siloetta di - LUISA — la porta fatale. - - Senza volgere il capo MIRELLA - gira intorno lo sguardo - pauroso che sempre è ripreso e - fermato dalla terribile porta. - - Lentamente, cogli occhi - sempre più terrorizzati essa - indietreggia come per sfuggire - ad un orrore che la minaccia. - - LUISA e JANE la guardano - tremanti — e la vedono - finalmente volgere il capo e - guardarsi intorno per tutta la - stanza. - -JANE - - trattenendo ancora LUISA - che sta per lanciarsi verso - MIRELLA. - -Aspettate!... Forse penetra il ricordo in lei!... - - Ma dopo un istante, cogli - occhi ripresi dalla porta - drappeggiata, MIRELLA lascia - lentamente ricadere le braccia - e rimane immobile nella posa - d'annichilimento che le è - abituale. - -LUISA - - con un singhiozzo, a JANE. - -Nulla!... nulla!... - -JANE - - confortandola. - -È tardi. Sarà stanca. Chissà... forse domani... - -LUISA - -Ah! - - LUISA scuote tristemente il - capo. - -JANE - -Dove la mettete a dormire? Ci avete pensato? - -LUISA - -Sì, disopra, nella mia camera. - -JANE - -Ah — bene! E riposerete finalmente anche voi, dopo tante notti che non -dormite. Ormai non avete più bisogno di vegliare Chérie. - -LUISA - -Povera Chérie. - - guardando MIRELLA. - -La mia grande sventura me l'ha fatta per un istante scordare. - -JANE - -Ah! Invero povera Chérie! Che rovina la sua vita! Che tragico problema -che non ha scioglimento. - -LUISA - - cupa. - -Fuorchè nella morte. - -JANE - -Che cosa vuol dire? - -LUISA - - appassionata. - -Ah, non lo so! non lo so! Ma quando sono uscita oggi con lei — quando -ho visto la gente che la guardava — lei e quella sua creatura di -maleficio — ah! - - rabbrividisce. - -... io mi sono detta che al posto suo... - - CHÉRIE appare in fondo alla - scena, e ascolta addossata al - muro, ancora ravvolta nel suo - scialle. - -JANE - -Che cosa? - -LUISA - -Al posto suo io mi ricorderei... - - scandendo le parole. - -... che a quattro passi c'è il fiume. - -JANE - -Cosa dite? - -LUISA - -C'è il fiume — per lei — e per lui! - - Prende per mano MIRELLA e sale - lentamente le scale. - -JANE - - rimane un istante immobile, - colpita dalle parole di LUISA. - - Indi con un sospiro prende il - suo mantello e lo indossa per - partire. - - Volgendosi vede CHÉRIE. - -Chérie! Ascoltavi! - -CHÉRIE - - come in un sogno. - -A quattro passi... c'è il fiume... - - pausa. - -Come ha detto? A quattro passi c'è il fiume... - - lunga pausa. - -... per lui... e per me... - -JANE - - sconvolta. - -Che cosa dici — dimentica quelle parole. - -CHÉRIE - - lentamente con soavità. - -No. Non le voglio dimenticare. Come mai non l'ho pensato anch'io? È un -grande conforto! - - ripete come in sogno. - -A quattro passi... c'è il fiume. Per lui — e per me. - - Un silenzio. - - La porta d'entrata, lasciata - socchiusa, ora si spalanca - violentemente. FLORIAN AUDET, - vestito da contadino, entra - impetuoso. - -FLORIAN - - scorgendo dapprima - l'infermiera e volgendosi a - lei con veemenza. - -Signora, avete detto che in questa casa vi sono dei malati. Ditemi, -devo saperlo — chi — chi è ammalato qui? - -JANE - -Con quale diritto —? - -FLORIAN - - Scorgendo CHÉRIE. - -Chérie! - -CHÉRIE - - cogli occhi stralunati. - -Florian!... - -FLORIAN - -Sì — sì — Florian. - - Getta giù il largo cappello, - si toglie la giubba di - contadino e appare vestito in - una lacera uniforme belga. - -Sei tu, ammalata? Sei tu? - -CHÉRIE - - senza voce, indietreggiando da - lui. - -Sì. - -FLORIAN - -Che cos'hai? - -JANE - - a CHÉRIE. - -Ha il diritto costui di interrogarti? - -CHÉRIE - - piano. - -Sì. - -JANE - -È un amico? - -CHÉRIE - -Sì. - -JANE - - abbracciando CHÉRIE. - -Senti, cara — io dovrei lasciarti e tornare all'ospedale. È già tanto -tardi. Posso lasciarti? - -CHÉRIE - -Sì. Puoi lasciarmi. - - I suoi occhi esterrefatti sono - fissi su FLORIAN. - -FLORIAN - - a JANE. - -Ma se è ammalata non rimanete qui? Non la curate? - - Volgendosi a CHÉRIE. - -Chi sta con te? - -CHÉRIE - - senza voce. - -Luisa. - -FLORIAN - -Ah, Luisa è qui! Sia lodato Iddio. - -JANE - -Buona notte Chérie! - - sulla soglia, a FLORIAN. - -Non l'agitate. È ancora tanto debole. - - Esce. - -FLORIAN - -Chérie! Chérie! - - Le prende ambo le mani. - -Cos'hai avuto? - - Essa non risponde. - -Ma parla. Cos'hai? Cos'hai? mi fai spavento. - -CHÉRIE - - con un filo di voce. - -Sono stata ammalata. - -FLORIAN - -Ma guarisci! — Guarirai? - -CHÉRIE - - cupa. - -Sì! — Sì! Guarirò. - -FLORIAN - -Chérie — mia piccola Chérie! Ti sei ricordata di me? - -CHÉRIE - -Sì. - -FLORIAN - -Sempre? - -CHÉRIE - -Sempre. - -FLORIAN - -Dimmi degli altri — Luisa? Mirella? - -CHÉRIE - -Sono entrambe qui. - - Una pausa. - -Mirella... non parla più... - -FLORIAN - - stupito. - -Non — parla più?! - -CHÉRIE - -No. È muta. - -FLORIAN - -Oh! per Dio! — Ma cosa vuol dire? - -CHÉRIE - - sempre con un filo di voce - debolissima. - -S'è spaventata... la sera... quella sera... della mia festa... - -FLORIAN - -Ma come? — In che modo? - -CHÉRIE - -Sono venuti qui... i nemici... Hanno ucciso qualche cosa in lei. La sua -anima.... non c'è più. - -FLORIAN - - preso da un brivido - presciente. - -E — a te? — a te? cos'hanno fatto? - -CHÉRIE - - dopo un istante di silenzio. - -Peggio — che a lei. - -FLORIAN - - fuori di sè. - -No! Chérie! Dimmi che non è vero. Mio Dio! Mio Dio! - - Si accascia su una seggiola e - nasconde il volto tra le mani. - - Dopo un silenzio. - -Ma parla, in nome del cielo, parla! - -CHÉRIE - - con infinita stanchezza. - -T'ho detto. - -FLORIAN - -Tutto — dimmi tutto! - - Feroce e forsennato. - -M'hai detto tutto? - -CHÉRIE - -No. - -FLORIAN - -Parla — per Dio — parla! - -CHÉRIE - -Come dirlo. Come dirlo?... - - Tendendo la mano verso la - porta drappeggiata. - -Là dentro... - - cade in ginocchio ai piedi di - FLORIAN. - -... c'è una culla! - - Scoppia in pianto. - -FLORIAN - - balzando in piedi. - -Cosa? - - Indietreggiando con orrore da - lei. - -Tu... oh! tu — hai un figlio... - -CHÉRIE - - disperata. - -Abbi pietà! — pietà!... - -FLORIAN - - forsennato. - -Un figlio — d'un nemico? Ah.... - - Alza il braccio con gesto - d'anatema. - -CHÉRIE - - afferrandogli il braccio. - -No! Non maledirlo — non maledirlo — anche tu! Quel bambino — che -nessuno mai ha benedetto! - - Un istante di silenzio. - -FLORIAN - - stupefatto e inorridito. - -È questo — ciò che tu mi dici? Questo — il tuo primo pensiero?... Una -preghiera per lui! Una difesa di lui — dell'essere immondo a cui tu, tu -disgraziata! hai dato la vita! - - CHÉRIE piange disperatamente - gettata in terra ai suoi - piedi. - -FLORIAN - - Afferrandola per i polsi e - forzandola a sollevarsi e a - guardarlo in faccia. Con un - ruggito. - -Parla, parla ti dico! - -Voglio sapere!... come — quando —! - -CHÉRIE - -Non ricordo — non so più! - -FLORIAN - -Non ricordi? Menti — menti! - -CHÉRIE - - disperata. - -No! non ricordo — non ricordo! So che deliravo... mi avevano -ubbriacata... - -FLORIAN - - con orrore. - -Ah!... Ti avevano ubbriacata. — Avanti. — Parla! - -CHÉRIE - - come ipnotizzata, ansante. - -Erano qui... qui... in questa stanza... hanno preso Mirella — l'hanno -legata — lì — a quella ringhiera... e c'era uno che mi diceva... mi -diceva... - -FLORIAN - - ruggendo. - -Cosa — ti diceva?! - -CHÉRIE - - sempre come allucinata. - -«Tanto andava lo stesso — a finire così! Tanto andava lo stesso a -finire così!...» - - Piange disperatamente in terra - davanti a lui. - -FLORIAN - -E poi... - -CHÉRIE - -E poi... e poi... - - Stralunata guardando la porta - drappeggiata. - -... aspetta — aspetta! - - con un grido. - -Mi ricordo! Oh Dio! Mi ricordo. - -FLORIAN - - coi denti stretti. - -Disgraziata, parla! - -CHÉRIE - - con uno scoppio d'angoscia. - -Forzata! legata! percossa!... Colla violenza, coi pugni nella -gola, mentre invocavo la morte con urli e strilli... Stritolandomi, -morsicandomi le carni, rantolandomi sulla faccia delle bestemmie... -così — così, ho conosciuto l'amore! Così — così mi è stata data la -maternità! - - Cade prona col volto tra le - mani. - - Un lungo silenzio. - -FLORIAN - - chino su di lei, quasi afono. - -Perchè, perchè hai messo al mondo questa creatura? Perchè — non l'hai -ucciso prima che nascesse? - -CHÉRIE - -Non lo so! Non lo so. Vi era qualche cosa in me che non lo poteva fare. -Qualche cosa di più forte della mia vergogna, di più forte del mio -dolore. Al disopra dell'odio, dell'onta, dell'orrore... vi era qualche -cosa — di divino! - -FLORIAN - - sdegnato. - -Cosa dici? - -CHÉRIE - -Ah, tu non lo capirai mai — tu sei un uomo! — Non lo puoi capire. Ma io -— io ho sentito in me quel portento — il brivido di una vita creata da -me! Ed era come se una voce — la voce stessa di Dio! — mi gridasse: «Tu -non ucciderai!» - - Un lungo silenzio. - -FLORIAN - -Chérie! Che rovina la nostra vita!... Che rovina. - -CHÉRIE - -Lo so. - - Una pausa. - -FLORIAN - -Ascoltami, Chérie, ascoltami. Quello sciagurato essere è un -predestinato al dolore e alla delinquenza — è vero? è vero? - -CHÉRIE - - con profonda amarezza. - -Sì — sì — sarà vero. Tutti lo dicono! Tutti! - -FLORIAN - -E lo senti anche tu — lo senti. - -CHÉRIE - -Sì — sì! Qualche volta, colla chiaroveggenza del delirio, io vedo -l'avvenire quale sarà per me e per lui... Sento che questa creatura -mi schianterà il cuore, mi strazierà, mi dilanierà come quella belva — -suo padre! — che in quella notte mi ha cacciato i pugni nella gola... -Qualche volta ho spavento di lui... ho spavento già adesso... Quando -lo nutro credo che mi morderà... Quando grida odo già nella sua voce -la minaccia... Quando mi chino su di lui mi mette le piccole mani negli -occhi come se cercasse di strapparmeli!... Allora mi sembra che sia un -demente — e che io pure di tenermelo stretto al cuore — pazza — sono -pazza, pazza di non averlo ucciso, pazza di amarlo come l'amo — più -della vita mia! - - Piange. - -FLORIAN - -Chérie, Chérie! Tu devi allontanarlo da te — allontanarlo!... Hai -capito? - - Con uno sforzo. - -Poi cercheremo di scordarlo, tu ed io — tu ed io, insieme — cercheremo -— di scordarlo! - -CHÉRIE - - Dopo un istante di silenzio, - calma e grave. - -No. - -FLORIAN - -No? Perchè no? Se ti dico che lo dimenticherò — che cercherò di -dimenticarlo. - -CHÉRIE - - con fermezza. - -Non io. - -FLORIAN - -Ma tu non vuoi, non puoi volere che questa creatura malefica ti separi -per sempre dall'amore, dalla speranza, da altre maternità pure e -gioconde... - -CHÉRIE - -Finchè vivo, io non lo abbandonerò. - -FLORIAN - -Ma folle, folle che sei — che cosa vuoi fare? Che cosa sarà di te? - -CHÉRIE - - affranta. - -Non lo so. So che dandogli la vita gli ho dato anche la vita mia. - -FLORIAN - - con subitanea decisione. - -Ebbene sia — sia! - - colla mano sulla fronte. - -Non si ragiona contro questo primitivo, portentoso istinto... Chérie — -Chérie!... Io ti amo — ti amo come allora — come sempre... - - Si odono dei lontani clamori. - Indi lontanissimo uno squillo - di tromba e la trionfale - musica della _Marseillaise_. - -Chérie! Senti!... senti! questa è la liberazione. Le nostre armate -vittoriose si avanzano come un torrente di fuoco e di fiamma. Sono -tutti intorno a noi. Siamo circondati dai nostri... - - spalanca le finestre. - -Chérie!... - - in un delirio di gioia. - -Chérie, scordiamo tutto — tutto — e siamo felici! - -CHÉRIE - - rapida. - -Florian — non è possibile — non è possibile. Io non ti amo più e tu non -puoi più amarmi. Anche se in quest'ora lo credi — tutto è mutato, e tu -non puoi amarmi più. Tu m'amavi perchè ero pura, lieta, gioconda — non -sono più nulla di tutto ciò. Non vi è più nulla in me della Chérie che -amavi. Tu devi dirmi addio e lasciarmi alla mia sorte. - -FLORIAN - -No! Tu sarai mia. E un giorno — tutto questo ci sembrerà un sogno. -Avrai altri figli, figli che potrai amare, figli che ameremo entrambi -senza rossore — - -CHÉRIE - - selvaggiamente. - -E questo! questo sarà il paria esecrato, sarà lo spettro che s'aggirerà -vergognoso e umiliato tra quelli più fortunati di lui!... - -No mai! mai! — Sappi che questo essere abborrito e maledetto mi sta -nelle viscere profondamente come prima di nascere... mi sta nel cuore, -mi sta nell'anima, mi sta nel sangue — più di te! - -FLORIAN - -Più di me! - -CHÉRIE - -Sì, più di te. Parti Florian, parti — godi della nostra vittoria. Va — -e scordami! - - La musica trionfante e i - clamori di gioia s'avvicinano - sempre più. - -FLORIAN - -Chérie, Chérie — pensa a ciò che fai. - -CHÉRIE - -Nulla, nulla di ciò che puoi dirmi può mutare la decisione che ho -preso. La mia strada è chiara davanti a me. - -FLORIAN - -Chérie ti supplico, ti supplico! - -CHÉRIE - -Non straziarmi con preghiere vane. Dimmi addio e va. - -FLORIAN - -Ebbene — sia come tu vuoi. Se per te io non sono più nulla — vi è -ancora chi mi chiama ed ha bisogno di me. - -CHÉRIE - -Ah — lo so! lo so! - - S'ode fuori l'Inno nazionale - del Belgio. - -Senti la _Brabançonne!_ il grido del Belgio!.. La nostra patria ti -chiama. Va, Florian, va. Da' la tua vita a lei. - -FLORIAN - - afferrandole le mani. - -Sì! Sì! a lei! Hai ragione. Non è questa l'ora dei rimpianti — -non è questa l'ora degli amori! È l'ora santa e terribile della -rivendicazione. Ora di sangue e di gloria!... Addio Chérie! addio. - -CHÉRIE - - piangendo. - -Addio. - -FLORIAN - -Penserai a me? - -CHÉRIE - -Sempre! - -FLORIAN - -Anch'io. Sempre. — Come finiva la tua canzone della principessa -prigioniera? - -CHÉRIE - - con un singhiozzo. - -«Io vi voglio adorar fino alla morte». - -FLORIAN - -«Io vi voglio adorar fino alla morte». - - La bacia in fronte ed esce. - - CHÉRIE resta immobile, - impietrita. - - Dopo un silenzio — lentamente - come parlando in sogno. - -CHÉRIE - -A quattro passi c'è il fiume... - - Si avvia verso la porta - drappeggiata. - -... per lui — e per me. - - Apre la porta. Un raggio - lunare dalla finestra tonda la - illumina tutta. Entra e chiude - la porta dietro a sè. - - Passa qualche momento. La - lampada sulla tavola ondeggia - e quasi si spegne e la stanza - è immersa nell'ombra. - - In cima agli scalini appare - la figuretta di MIRELLA. Come - un'allucinata essa si guarda - intorno e i ricordi terribili - l'afferrano, agghiacciandola - d'orrore. Lenta trasognata - soffermando lo sguardo su - ogni oggetto noto si avanza - silenziosa. Nei suoi occhi - tremola il ricordo delle - subíte atrocità. - - Sempre come una sonnambula - scende i tre gradini e - giunta all'ultimo il suo - occhio si fissa sulla porta - drappeggiata in faccia a lei. - Un'onda di orrore la invade; - essa indietreggia; ed ora - sta rigida colle spalle alla - ringhiera nell'atteggiamento - identico del suo passato - martirio. — Colle braccia - dietro a sè, come legata alla - ringhiera, fissa lo sguardo di - demente sulla terribile porta. - - E questa lentamente si muove — - si apre. Il terrore di MIRELLA - s'accresce fino al parossismo, - mentre guarda lenta aprirsi - quella porta fatale... - - Ed ecco nel vano della porta, - illuminata tutta dai raggi - lunari che dalla finestra - tonda le circondano il capo - come di una perfetta aureola - — appare CHÉRIE col bambino - tra le braccia. Indossa ancora - la sua bianca veste, ma un - lungo velo azzurro le cinge la - testa. - - Vede MIRELLA e s'arresta — - immobile come una visione. - -MIRELLA - - Vedendo l'apparizione, che - le sembra divina, cade in - ginocchio con un grido. - -Ah! - - Fa il segno della croce e - congiungendo le mani pronuncia - con voce estatica: - -«Ti saluto, o Maria, piena di grazia...» - -CHÉRIE - - Scossa da un brivido immenso. - -Mirella! — Sono io! - - con un grido. - -Luisa!... Luisa!... - - A LUISA che appare sugli - scalini. - -Mirella — _ha parlato!_... - -LUISA - - precipitandosi. - -Mirella! Mirella! - - Singhiozzando bacia le vesti e - le mani della sua bambina. - -MIRELLA - - Come svegliata da un sogno. - -M'era parso... - - Guarda con estatico sorriso - CHÉRIE col bimbo tra le - braccia. - -... m'era parso... - -LUISA - - alzando il braccio con gesto - solenne e grandioso verso - CHÉRIE. - -Ah! sii benedetta — tu! — E il tuo bambino! - - - CALA IL SIPARIO. - - - - -IL VALZER DI MIRELLA - - - [Illustrazione: Spartito musicale] - - - - -NOTE: - - -[1] Nella rappresentazione, il primo atto per ordine della censura -finiva con l'entrata in scena dei soldati nemici. - -[2] Vedi in fondo al volume: _Il Valzer di Mirella_. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of L'invasore, by Annie Vivanti - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INVASORE *** - -***** This file should be named 60336-0.txt or 60336-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/3/3/60336/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive -specific permission. If you do not charge anything for copies of this -eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook -for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports, -performances and research. They may be modified and printed and given -away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks -not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm -electronic works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when -you share it without charge with others. - -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country outside the United States. - -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and - most other parts of the world at no cost and with almost no - restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it - under the terms of the Project Gutenberg License included with this - eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the - United States, you'll have to check the laws of the country where you - are located before using this ebook. - -1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase "Project -Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. - -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. - -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg-tm License. - -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format -other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg-tm web site -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain -Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1. - -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works -provided that - -* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - -* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm - works. - -* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - -* You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg-tm works. - -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The -Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm -trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below. - -1.F. - -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. - -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. - -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. - -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. - -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - |
