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-The Project Gutenberg EBook of L'invasore, by Annie Vivanti
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: L'invasore
-
-Author: Annie Vivanti
-
-Release Date: September 21, 2019 [EBook #60336]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INVASORE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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-L'INVASORE
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-
-_Questo dramma che qui è pubblicato nel testo integrale[1] fu
-rappresentato per la prima volta a Milano dalla Compagnia Talli-Melato
-al Teatro Olympia nell'estate del 1915._
-
-_Interpreti principali: Maria Melato, Wera Podrecca, Pina Camera, Febo
-Mari._
-
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- ANNIE VIVANTI
-
-
- L'INVASORE
-
- DRAMMA IN TRE ATTI
-
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-
- MILANO
- Dott. RICCARDO QUINTIERI — Editore
- Corso Vitt. Emanuele, 26
-
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-
- Opere di ANNIE VIVANTI
-
- LIRICA L. 4. —
- I DIVORATORI (Romanzo) » 3.50
- CIRCE (Il romanzo di Maria Tarnowska) » 3.50
- L'INVASORE (Dramma in tre atti) » 3. —
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- I diritti di riproduzione, di traduzione, di rappresentazione
- e di esecuzione sono riservati per tutti i paesi, compresi
- la Svezia, la Norvegia, l'Olanda.
-
- _Copyright by Annie Vivanti Chartres 1915._
-
- Per ottenere il diritto di rappresentazione rivolgersi alla
- Società Italiana degli Autori, Corso Venezia, 6 — Milano.
-
- Tipografia «MINERVA» — Via Fontana, 16 — Milano — Luglio 1915
-
-
-
-
-_PERSONAGGI._
-
-
- FLORIAN AUDET — Tenente di Cavalleria.
- IL CAPITANO FISCHER }
- IL TENENTE VON WEDEL } Ufficiali dell'armata
- IL CAPITANO GLOTZ } nemica.
- IL TENENTE FELDMANN }
- IL REVERENDO FRANK — Pastore Anglicano.
- IL DOTTOR BELL.
- DELIO AUSTIN — Tenente in un reggimento scozzese.
- FRITZ — Cameriere.
- CHÉRIE BRANDES.
- LUISA BRANDES — sua cognata.
- MIRELLA BRANDES — figlia di Luisa.
- LA SIGNORA FRANK.
- ANNA }
- MARY } sue figlie.
- JANE — Una infermiera della Croce Rossa.
- NELLY }
- LUCILLA }
- GIOVANNA } Giovinette amiche di Chérie.
- FANNY }
- LINA — Cameriera.
-
-Il primo atto si svolge nella casa del Dottor Brandes in un villaggio
-di un paese belligerante. — Il secondo atto in casa del Reverendo
-Frank, in Inghilterra. — Il terzo atto di nuovo in casa Brandes.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO
-
-
- È sera.
-
- Una sala d'entrata nella casa del Dottor GIORGIO BRANDES. Stile
- fiammingo.
-
- A sinistra al primo piano tre scalini coperti di tappeto rosso
- conducono a un largo pianerottolo adorno di lampade elettriche e di
- piante.
-
- In fondo a sinistra la porta d'ingresso. Nel centro un largo
- caminetto.
-
- A destra verso il fondo una porta a due battenti con una tenda
- drappeggiata e rialzata.
-
- Al primo piano a destra una finestra.
-
- LUISA BRANDES, una bella e giovine donna, siede in atteggiamento
- d'abbandono su una poltroncina. Con le mani intrecciate e tese
- davanti a sè essa guarda nel vuoto; un'espressione d'abbattimento e
- di tristezza è sul suo volto.
-
- Nel fondo MIRELLA — una fanciulletta di quattordici anni, in corta
- veste chiara — s'affaccenda intorno a una tavola carica di fiori e
- di dolci.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO.
-
-
-MIRELLA
-
- chiamando.
-
-Lina! Lina! Dove sono i marrons glacés?
-
-LINA
-
- Una domestica dal viso duro e
- inamabile appare sulla porta.
-
-Sono lì.
-
- Addita un piatto sulla tavola.
-
-MIRELLA
-
-Ma dove?
-
- alzando il piatto.
-
-Questi quattro miseri marroni, che paiono già rosicchiati?
-
-LINA
-
-Li avrà rosicchiati Lei. È tutto il giorno che li mangia.
-
- Volta le spalle ed esce.
-
-MIRELLA
-
-Ma guarda un po' che impertinente!
-
- Rivolgendosi a LUISA.
-
-Mamma! Hai sentito come mi risponde Lina?
-
-LUISA
-
- con un sospiro distratto.
-
-Che cosa c'è, cara?
-
-MIRELLA
-
- avanzandosi verso la madre col
- piatto in mano.
-
-Ha detto che i marrons glacés li ho mangiati io.
-
-LUISA
-
- sorridendo.
-
-Sarà anche vero; no, cara?
-
-MIRELLA
-
-Quand'anche; Lina non deve permettersi di dirlo. Del resto io ne avrò
-mangiato forse tre o quattro... o dodici... o così, ma non tutti.
-
-LUISA
-
- sorridendo.
-
-Vedo difatti che ne restano quattro.
-
-MIRELLA
-
- contando sulle dita.
-
-Uno per Chérie, uno per me, uno per te, poi vi sono le nostre invitate,
-uno per Fanny... E per Giovanna, Lucilla e Nelly, niente! Sarà meglio
-addirittura che non ce ne siano. Ti pare?
-
- Li mangia.
-
-Mamma! Cos'hai? Come sei triste!
-
- L'abbraccia.
-
-LUISA
-
-Ah bimba mia! Come potrei non esserlo? Tuo padre lontano... le notizie
-sempre più gravi....
-
-MIRELLA
-
-Mamma! stasera non pensare a malinconie. È la festa di Chérie e
-vogliamo essere allegre. Anche papà se fosse qui avrebbe voluto che si
-festeggiasse il compleanno di sua sorella, che adora tanto!... Ricordi?
-L'anno scorso ha voluto che si ballasse. Vogliamo ballare anche
-stasera.
-
-LUISA
-
- scattando.
-
-No! Non si balla col nemico in casa.
-
-MIRELLA
-
-Nemico?
-
- Sbigottita, guardandosi
- intorno.
-
-In casa? Dov'è questo nemico?
-
-LUISA
-
-È vicino, Mirella! è vicino! Tu non sai che cosa ci sovrasta.
-
-MIRELLA
-
-Non pensarci stasera, mamma! Non rattristare Chérie! Vedrai come s'è
-fatta bella. Mette il vestito nuovo, tutto bianco! Sembra una sposa....
-
- Carezzevole.
-
-Tieni, mangia questo marron. È l'ultimo.
-
-LUISA
-
-No, cara, no. Chiama qui Fritz. Ho bisogno di parlargli.
-
-MIRELLA
-
-Vado.
-
- Mettendo in bocca l'ultimo
- marron.
-
-Sai che anche Fritz mi fa uno strano effetto in questi giorni. È
-scortese, quasi villano. Non risponde quando gli si parla...
-
-LUISA
-
-Sarà preoccupato anche lui, poveretto.
-
-MIRELLA
-
-E lo trovo sempre a sussurrare con Lina...
-
-LUISA
-
- indulgente.
-
-Forse si vogliono bene. Avranno idea di sposarsi.
-
-MIRELLA
-
- ridendo.
-
-Oh Dio!... Così brutti! Tutt'e due!
-
- Corre alla porta.
-
-Fritz... Fritz!
-
- Al domestico che entra.
-
-Andate dalla mamma.
-
- FRITZ, un giovane servitore,
- dall'aria fosca, quasi truce,
- s'avvicina a LUISA mentre
- MIRELLA aiutata da LINA
- s'affaccenda ancora per poco
- intorno alla tavola ch'è in
- fondo alla scena. Indi MIRELLA
- esce, seguita da LINA.
-
-LUISA
-
- un po' timida, a FRITZ.
-
-Avete notizie? Vi sono novità?
-
-FRITZ
-
- Secco.
-
-Nossignora.
-
-LUISA
-
-Non sapete nulla di nuovo?
-
-FRITZ
-
-Nossignora.
-
- Ironico.
-
-Eccetto quello che c'è nel giornale della sera.
-
- Spiega un giornale e legge ad
- alta voce.
-
-«Si crede che il primo contatto tra i belligeranti avrà luogo nelle
-vicinanze di Fléron. Il nemico s'avanza dal Sud Est numerosissimo.»
-
- Appoggia con tono soddisfatto
- sull'ultima frase.
-
-LUISA
-
- Disperata.
-
-Ah, ho letto, ho letto!... Ma credevo che voi forse...
-
- esitante.
-
-... avreste avuto occasione di udire qualche cosa di più.
-
-FRITZ
-
-Io? Oh, nossignora.
-
- Quando LUISA non lo guarda un
- sorriso di scherno si disegna
- sulle labbra di FRITZ.
-
-LUISA
-
-Ditemi ancora, ditemi — che cosa vi ha detto il signor dottore iernotte
-quando partiva? L'avete lasciato nel treno, non è vero?
-
-FRITZ
-
-Sissignora.
-
-LUISA
-
-E che cosa ha detto?
-
-FRITZ
-
- freddo.
-
-Che salutassi tutti.
-
-LUISA
-
-No, no! Ripetetemi le sue precise parole...
-
-FRITZ
-
- Ironico.
-
-Ha detto: «Fritz, tu sei un servitore devoto e fedele...»
-
-LUISA
-
- Un poco timida e dubbiosa,
- guardandolo.
-
-È vero... è vero! Buon Fritz!
-
-FRITZ
-
- Sempre con un sorriso ironico
- e sinistro.
-
-Ha detto: «Lascio qui tutto ciò che ho di più caro.»
-
-LUISA
-
- commossa, congiungendo le
- mani.
-
-Ciò che ha di più caro!...
-
-FRITZ
-
-«Mia moglie, mia figlia e mia sorella.»
-
-LUISA
-
-Sì... sì... e poi?
-
-FRITZ
-
-M'ha detto: «Difendile, Fritz, se vengono quelle belve». Ha proprio
-detto così: «quelle belve!».
-
- Gli fiammeggiano gli occhi.
-
-LUISA
-
- ansante.
-
-Sì!
-
-FRITZ
-
-«Difendile», ha detto, «difendile colla vita.»
-
-LUISA
-
- Impetuosa.
-
-Ah! so che lo farete.
-
-FRITZ
-
- Sogghignando.
-
-Eh, Signora, è facile a dirsi...
-
- Un breve silenzio.
-
-LUISA
-
- sorridendo, con soavità.
-
-Fortunatamente per il momento «le belve» non ci sono.
-
-FRITZ
-
- con velato sarcasmo.
-
-No, no. Per il momento le belve non ci sono.
-
- Volge lo sguardo verso la
- finestra.
-
-LUISA
-
- Un poco impressionata
- dall'atteggiamento quasi
- minaccioso del servitore.
-
-E poi... dicevate... il treno è partito...
-
-FRITZ
-
- secco.
-
-Ma sì!
-
-LUISA
-
- sorpresa.
-
-Come parlate?
-
-FRITZ
-
-Ho detto, sissignora, il treno è partito.
-
-LUISA
-
- sospirando.
-
-Ah, mio Dio! Quale angoscia!... Chi l'avrebbe detto! Oggi è il 4
-agosto. Dieci giorni fa nessuno pensava alla guerra.
-
-FRITZ
-
- Fissandola.
-
-V'era chi ci pensava.
-
-LUISA
-
- Incredula, indietreggiando un
- poco.
-
-Da dieci giorni?
-
-FRITZ
-
- lentamente, con ferocia.
-
-No. _Da dieci — anni._
-
- Volta le spalle ed esce.
-
-LUISA
-
- smarrita, seguendolo con lo
- sguardo.
-
-Non capisco...
-
- La porta si apre bruscamente.
- LINA appare sulla soglia;
- anch'essa ha l'aria quasi
- insolente e il volto duro e
- ostile.
-
-LINA
-
-Il signor tenente Audet.
-
- Entra FLORIAN AUDET in
- uniforme d'ufficiale di
- cavalleria.
-
-LUISA
-
- Andandogli incontro, lieta e
- sorpresa.
-
-Florian! E come mai hai potuto venire?
-
-FLORIAN
-
- salutandola affettuosamente.
-
-Ufficialmente... non sono qui. Sono in giro a portare degli ordini
-urgenti... Devo tornar via subito. Giorgio dov'è?
-
-LUISA
-
- Angosciata.
-
-È partito! Pensa, Florian, partito. Hanno mandato a chiamarlo d'urgenza
-iernotte.
-
-FLORIAN
-
- Colpito.
-
-E dove è andato?
-
-LUISA
-
-Preciso non lo sapeva neppur lui. Aveva ordine di recarsi al deposito
-centrale a Tourgain. E di là l'avrebbero diretto a un'ambulanza da
-campo.
-
-FLORIAN
-
-Per Dio!... Sapevo che mancavano i medici. Ma non credevo che Giorgio
-partisse così presto.
-
- Con inquietudine repressa.
-
-Ma allora... siete sole voi altre tre? Voi, la piccola Mirella — e
-Chérie.
-
-LUISA
-
-Sì. Siamo sole.
-
-FLORIAN
-
- Quasi parlando a sè stesso.
-
-Per Dio!
-
-LUISA
-
- Paurosa.
-
-Cosa c'è?
-
-FLORIAN
-
-Niente.
-
- Una pausa.
-
-LUISA
-
- Incalzando.
-
-Ma sì... che cosa pensi?
-
-FLORIAN
-
- parlando con lentezza grave.
-
-Penso che dovrete avere coraggio.
-
-LUISA
-
- sconvolta.
-
-Ah! Non dirmi di aver coraggio, che mi fai paura!
-
-FLORIAN
-
- ripetendo lentamente e con
- enfasi significativa.
-
-Luisa! Dovrete avere... _molto_ coraggio.
-
-LUISA
-
- spaventata.
-
-Che cosa vuol dire?
-
-FLORIAN
-
-Vuol dire... che alle tre di questa mattina i nemici hanno passato la
-nostra frontiera.
-
-LUISA
-
- Esterrefatta.
-
-Hanno passato la frontiera?!
-
-FLORIAN
-
-Sì.
-
-LUISA
-
-Sono qui — nel nostro paese?
-
-FLORIAN
-
-Sono nel nostro paese.
-
-LUISA
-
-Dove?!
-
-FLORIAN
-
-A Verviers.
-
-LUISA
-
-A Verviers! A due ore di qui!...
-
- Si copre il viso.
-
-MIRELLA
-
- Entra correndo con una scatola
- di dolci a sorpresa in mano.
-
-Oh, guarda... c'è Lolò!
-
- Pone la scatola sulla tavola e
- saluta FLORIAN afferrandogli
- tutt'e due le mani e
- scotendole da parte a parte
- con gioia fanciullesca.
-
-FLORIAN
-
- squadrando la figuretta
- leggiadra con occhi di
- disapprovazione.
-
-Oh, che lusso, Mirella! Che cosa c'è?
-
- Ironico.
-
-Un ballo?
-
-MIRELLA
-
-Ma... la festa di Chérie! Non sei venuto apposta?
-
-FLORIAN
-
- amaramente.
-
-La festa di Chérie! È vero!... La festa di Chérie!
-
- Si accascia su una seggiola.
-
-MIRELLA
-
-Ma che Lolò! L'avevi dimenticato? Adesso glielo vado a dire. Vedrai che
-cosa ti farà!
-
-FLORIAN
-
- Passandosi la mano sulla
- fronte.
-
-Dov'è?
-
- La sua gravità contrasta
- coll'inconscia gaiezza della
- fanciulla.
-
-MIRELLA
-
-È disopra che si veste. Si fa una bellissima pettinatura, tutta a
-girigoggoli che pare una torta!
-
- Fa per correre via.
-
-FLORIAN
-
- Trattenendola.
-
-No! non dirle niente... Tanto devo andarmene subito. Ma tornerò.
-
-MIRELLA
-
- Distratta, guardando la
- tavola.
-
-Tornerai davvero?
-
- D'improvviso.
-
-Oh, guarda un po' quella Lina!... Ha dimenticato l'aranciata.
-
- Corre fuori a sinistra.
-
-FLORIAN
-
-Quanta incoscienza!
-
- A LUISA.
-
-Ma non dovreste avvisarle di ciò che accade... di ciò che le minaccia?
-
-LUISA
-
- Smarrita.
-
-Non so! non so! Giorgio mi ha detto di non spaventarle...
-
-FLORIAN
-
-Ma voi fate festa così, mentre...
-
-LUISA
-
-Oh! Io non faccio festa, Florian! Del resto non vengono che due o
-tre piccole amiche di Chérie... Non mi è parso il caso di vietarlo...
-rattristarla proprio oggi, che è il suo compleanno.
-
- Una pausa.
-
-E si era comperata apposta per stasera una veste nuova...
-
-FLORIAN
-
- Alzandosi e camminando in su e
- in giù.
-
-Le donne!... Che strane creature! Il disastro è alle porte, il mondo
-crolla sotto a una immane calamità... ed esse, perchè hanno delle vesti
-nuove — ballano!
-
-LUISA
-
-Credi che non dovrei permetterlo?... Manderò a dire a quelle bimbe...
-
-FLORIAN
-
-Ma no... ma no! Lasciatele ballare! Povere creature. Verrà l'ora del
-pianto!... Anche troppo presto.
-
- Stendendole la mano.
-
-Addio. Vado a portare questi due messaggi. Ma se posso, tornerò,
-non fosse che per un istante, a salutare Chérie. Se non tornassi...
-ditele...
-
- commosso.
-
-... ditele che le faccio tanti auguri.
-
-LUISA
-
-Glielo dirò.
-
-FLORIAN
-
-Ditele...
-
- Con improvvisa decisione
-
-Ah! ma tornerò. Farò in modo di tornare.
-
- Le bacia la mano ed esce
- rapidamente.
-
- LUISA resta sola qualche
- istante immobile e pensierosa.
-
-MIRELLA
-
- Rientrando.
-
-Ecco! Se non ero io, non c'era l'aranciata!
-
- Depone sulla tavola una
- caraffa d'aranciata.
-
-LUISA
-
-Mirella... senti, bambina mia.
-
- MIRELLA le va vicino e
- LUISA la cinge col braccio
- amorosamente.
-
-Se mandassimo a dire alle ragazze di non venire? Ti dispereresti?
-
-MIRELLA
-
- Interdetta.
-
-Di non venire?
-
-LUISA
-
-Tu non capisci, cara, come è grave il momento in cui ci troviamo.
-Questa guerra...
-
-MIRELLA
-
-Oh, mamma! Avevi promesso che fino a domani non ne parlavi più. Vuoi
-guastar tutto? Vuoi far piangere Chérie? Eccola! Guarda come s'è fatta
-bella!
-
-CHÉRIE
-
- Vestita tutta di velo bianco
- è apparsa sul pianerottolo in
- cima ai tre scalini.
-
-Signora cognata... signora nipote... ammiratemi!
-
- Fa una riverenza e scende con
- gesto di danza i tre scalini.
-
-Ma che faccie avete!... Dei bronci lunghi così...
-
- a MIRELLA.
-
-Che cosa è stato?
-
-MIRELLA
-
- Alzando le spalle.
-
-Oh! È per questa noiosa guerra...
-
-CHÉRIE
-
- Con aria di sollievo.
-
-Oh... la guerra?...
-
- crolla anche lei le spalle.
-
-Temevo peggio! Credevo che tu ne avessi fatta qualcuna delle tue.
-
- Va da LUISA, graziosa e
- sorridente.
-
-Luisa!... dà un bacio a tua cognata — diciottenne!
-
- L'abbraccia.
-
-E non pensare a malinconie.
-
-LUISA
-
-Ma cara, cara! Nè tu nè Mirella capite...
-
-CHÉRIE
-
-No, no, no! Stasera non vogliamo capir nulla! Domani, domani capiremo
-tutto. Pensa che non si compiono i diciott'anni che una sola volta
-nella vita.
-
-MIRELLA
-
-Oh, per quello, anche i quattordici non si compiono che una volta.
-Avrei potuto dirlo anch'io in Aprile.
-
- Abbraccia anche lei LUISA.
-
-CHÉRIE
-
- rincorrendo Mirella.
-
-Gelosa!
-
-MIRELLA
-
- fuggendo.
-
-Cattiva!
-
- Si volta e getta le braccia
- intorno al collo di CHÉRIE.
-
-CHÉRIE
-
- Facendo un giro di ballo con
- lei.
-
-Io ho diciott'anni! Io ho diciott'anni...
-
-MIRELLA
-
- cantando.
-
-Io ne ho quattordici....
-
-LUISA
-
-Chérie! Chérie, senti! Ho un messaggio per te.
-
-CHÉRIE
-
- smettendo di ballare.
-
-Da chi?
-
-LUISA
-
-Da Florian Audet.
-
- commossa.
-
-CHÉRIE
-
-Da Lolò? È stato qui?
-
-LUISA
-
-È stato qui un istante solo. Ma ha detto che se può, tornerà a
-salutarti.
-
-CHÉRIE
-
- Confusa e felice.
-
-Tornerà!
-
-MIRELLA
-
- Per farle dispetto.
-
-Ma forse non potrà.
-
-CHÉRIE
-
-Perchè no?
-
-LUISA
-
-Il suo squadrone deve partire da un momento all'altro. Sono già
-accampati sulla riva del fiume in attesa d'ordini.
-
-CHÉRIE
-
-Oh, povero Lolò! Avrei voluto vederlo.
-
- Abbassa il capo trastullandosi
- col ventaglio.
-
-LUISA
-
-Non chiamarlo Lolò! Adesso sei una signorina e non devi dare dei
-nomignoli a un giovinotto.
-
-CHÉRIE
-
- ridendo.
-
-Oh!... Lolò, un giovinotto!
-
-LUISA
-
-Ma mi pare. Un tenente di cavalleria!
-
-CHÉRIE
-
-Oh, per me è sempre lo stesso Lolò che aveva dodici anni quando io ne
-avevo sei.
-
-LUISA
-
-Oggi ne hai diciotto. Non è più il caso di darsi del tu.
-
- Esce.
-
-CHÉRIE
-
-Ma come! Devo dare dell'illustrissimo a Lolò?
-
-MIRELLA
-
- Sempre infantilmente
- dispettosa, ridendo.
-
-Oh, se parte! Chissà quando lo rivedrai.
-
- LINA, la domestica,
- apre la porta, e sempre
- coll'espressione di fredda
- ostilità, introduce due
- fanciulle vestite di chiaro
- che portano dei fiori in mano.
-
-LINA
-
-Le signorine Doré.
-
- CHÉRIE va al loro incontro.
-
-FANNY
-
- abbracciando CHÉRIE e dandole
- i fiori.
-
-Tanti auguri!...
-
-NELLY
-
-Tutte le felicità!
-
- Saluta CHÉRIE e MIRELLA.
-
-CHÉRIE
-
-Volete togliervi i mantelli?... Lina! Fai lume qui, nella mia camera...
-
- Apre la porta a destra. LINA,
- sempre col viso impassibile,
- entra a destra e vi accende il
- lume. S'intravvede una camera
- da letto con una finestra
- tonda nel centro della parete.
-
- Le quattro fanciulle vi
- entrano con LINA.
-
- La scena è vuota per un
- istante.
-
-FRITZ
-
- alla porta d'ingresso.
-
-La signorina Valesca.
-
- Entra un'altra giovinetta con
- una scatola di dolci e dei
- fiori.
-
-CHÉRIE
-
- Uscendo dalla camera a destra
- e correndole incontro.
-
-Oh, cara Lucilla!
-
- accettando il dono.
-
-Grazie! come sei buona.
-
- La conduce nella camera a
- destra.
-
- FRITZ e LINA rimangono soli un
- istante.
-
-FRITZ
-
-Lina!
-
-LINA
-
- sulla porta della camera.
-
-Cosa?
-
-FRITZ
-
-Ci siamo.
-
-LINA
-
-Oh Dio!
-
-FRITZ
-
- rapidamente a bassa voce.
-
-Tu stasera andrai a dormire in casa dei Wolkenstein.
-
-LINA
-
- agitata.
-
-Stasera?...
-
-FRITZ
-
-Stasera.
-
-LINA
-
-Oh, Dio! E dai Wolkenstein, sarò al sicuro?
-
-FRITZ
-
-Sì. Taci.
-
- Esce.
-
- Le fanciulle rientrano
- cinguettanti e sorridenti.
-
-FANNY
-
-Chi manca ancora?
-
-CHÉRIE
-
-La Jeannette.
-
-NELLY
-
-Oh, lei si fa sempre preziosa!
-
-LUCILLA
-
-Cosa facciamo? I proverbi?
-
-FANNY
-
-Avete detto che si ballava.
-
-MIRELLA
-
-La mamma non vuole.
-
-FANNY
-
- Alla tavola del buffet,
- mangiando dei dolci.
-
-Perchè non vuole?
-
-MIRELLA
-
-Per la guerra. Volete un po' di thè?
-
-FANNY
-
-Oh bella! Cosa c'entra la guerra?
-
- La porta s'apre ed entra
- JEANNETTE, leggiadra e
- sorridente.
-
-CHÉRIE
-
-Oh, ecco Jeannette!
-
- CHÉRIE abbraccia la nuova
- arrivata, a cui LINA toglie
- il mantello e lo porta nella
- camera a destra. Tutte ridono,
- chiacchierano e mangiano
- dolci.
-
-JEANNETTE
-
-La mamma non voleva che venissi...
-
-CHÉRIE.
-
-Perchè?
-
-JEANNETTE
-
-Per... per la guerra.
-
-TUTTE
-
- ridendo.
-
-Oh! ancora la guerra! Ma che cosa c'entra?
-
-JEANNETTE
-
-C'entra, che i nemici possono venir qui! Invadere il paese...
-
-CHÉRIE
-
-Oh Dio, che paura!
-
-MIRELLA
-
-Perchè paura? Sai bene che Lina la nostra domestica dice che sono così
-belli... biondi... affascinanti...
-
-FANNY
-
-Ho sentito dire anch'io che gli ufficiali sono irresistibili. Portano
-il busto! Hanno il vitino piccolo e i baffi così —
-
- Fa il gesto di baffi rivolti
- all'insù.
-
-CHÉRIE
-
-Va bene. Ma a vederli arrivar qui!... Mio Dio! Cosa si farebbe se, per
-esempio, entrassero adesso?
-
-MIRELLA
-
-Oh! Io farei una bella riverenza... così...
-
- Fa una piroetta e una
- riverenza.
-
-... e direi come dicono nel loro paese: _Grüss Gott!_ che vuol dire «Vi
-saluti Iddio!»
-
-FANNY
-
-Mi pare una buona idea. Certo sarebbero commossi. Ci saluterebbero
-così...
-
- saluta militarmente.
-
-... e tornerebbero via.
-
-TUTTE LE FANCIULLE
-
-Sì, sì!
-
- in coro, rivolte alla porta e
- facendo riverenza a dei nemici
- immaginari.
-
-_«Grüss Gott!»_
-
-MIRELLA
-
- ridendo e cingendo la vita a
- JEANNETTE.
-
-Facciamo un piccolo giro... uno solo...
-
- A LUCILLA.
-
-Tu ci suonerai un valzer. Il mio valzer...[2]
-
- Salgono correndo i tre gradini
- e spariscono a sinistra.
-
-NELLY
-
-Oh! tu, Chérie, cantaci prima qualche cosa...
-
-FANNY
-
-O recita la canzone della Regina Myrza.
-
-CHÉRIE
-
- ridendo.
-
-Io no! Mi vergogno.
-
- Si ode un valzer suonato nella
- stanza vicina.
-
-FANNY
-
-Sii buona!... Recita!
-
- Le porta una chitarra. CHÉRIE
- siede, mentre le altre due
- stanno in piedi accanto a lei.
-
-CHÉRIE
-
- accompagnandosi pianamente
- mentre il valzer lontano
- s'intona cogli accordi della
- chitarra.
-
- Recitato.
-
- «C'era una volta una regina bella
- «In un castello nero,
- «Sempre rinchiusa, ahimè! per destin fiero.»
-
- La porta s'apre ed appare
- FLORIAN AUDET. Egli si ferma
- sulla soglia ad ascoltare.
-
-CHÉRIE
-
- continua a recitare, ad occhi
- bassi, accompagnandosi con
- sommessi accordi.
-
- «Ma venne un cavalier dall'armi d'oro,
- «E sul veron la vide,
- «E le disse: «Fuggiam, vieni, t'adoro.»
-
- «Ella rispose: «Il muro è alto assai,
- «Ed è profondo il fosso,
- «Crudel la scolta e non s'addorme mai...»
-
- Gaia.
-
- «Rapì egli all'inferno un gran tizzone,
- «Ed abbruciò il castello!
- «E la dama strappò dalla prigione.»
-
-FANNY E NELLY
-
- ridendo.
-
-Oh!... brava! brava...
-
-CHÉRIE
-
- alzando gli occhi e vedendo
- FLORIAN che la guarda fisso in
- viso.
-
- «Voi... siete il cavalier leggiadro e forte,
- «Io son la prigioniera.
- «E vi voglio adorar fino alla morte.»
-
- Le due fanciulle l'applaudono,
- salutano FLORIAN AUDET, poi
- corrono via a sinistra a
- raggiungere le altre. Si ode
- ancora il valzer suonato nella
- stanza vicina.
-
-FLORIAN
-
-Ho un quarto d'ora di tempo. Sono venuto a salutarti.
-
-CHÉRIE
-
- Timida e graziosa.
-
-Grazie.
-
-FLORIAN
-
- Grave.
-
-Ho tante cose da dirti!...
-
-CHÉRIE
-
-Dimmele, Lolò... oh...
-
- correggendosi.
-
-... dimenticavo!
-
- si copre la bocca colla mano.
-
-FLORIAN
-
-Cosa dimenticavi?
-
- La musica cessa nella stanza
- accanto.
-
-CHÉRIE
-
-Che non devo dirti Lolò. E che non devo darti del tu.
-
-FLORIAN
-
-E come mai?
-
-CHÉRIE
-
-No! Da oggi in poi... io sono la signorina Chérie Brandes, e tu...
-
- con un grande inchino.
-
-... sei il signor tenente marchese Florian Audet.
-
-FLORIAN
-
-Per carità!
-
-CHÉRIE
-
-Ordini di mia cognata.
-
-FLORIAN
-
-Ma perchè?
-
-CHÉRIE
-
-Perchè ho diciott'anni.
-
-FLORIAN
-
- inchinandosi.
-
-Non mi resta che obbedire.
-
- Lunga pausa. Si guardano e non
- sanno che cosa dire.
-
-Fa caldo... _signorina!_
-
-CHÉRIE
-
- porgendogli il ventaglio.
-
-Desidera... _signore?_
-
- Ridono.
-
-Cosa sono tutte le cose che avete a dirmi?
-
-FLORIAN
-
- apre il ventaglio e fa vento
- prima a sè e poi a lei.
-
-Non posso... signorina! Con questo nuovo regolamento, mi pare di essere
-paralizzato.
-
-CHÉRIE
-
-Ma quasi quasi... a me piace! Tu mi sembri... voi mi sembrate una
-conoscenza nuova.
-
-FLORIAN
-
-Io non voglio essere una conoscenza nuova. Sono Lolò, che ti tirerà le
-treccie quando sei cattiva.
-
-CHÉRIE
-
-No, no! più niente Lolò. Ed io non ho più treccie...
-
- volge civettuola la nuca.
-
-Vedete?... Ti piaccio così?
-
-FLORIAN
-
-No. E bada che m'hai dato del tu.
-
-CHÉRIE
-
-Oh Dio! Anche tu!
-
- Un silenzio. Guardandolo.
-
-Io non so più come parlare...
-
-FLORIAN
-
-Neanch'io.
-
- Chérie lascia cadere il
- fazzoletto. Florian lo
- raccoglie.
-
-CHÉRIE
-
-Sentitelo!
-
- glielo avvicina al naso.
-
-È profumato! Posso profumarmi se voglio, da oggi in poi. Luisa mi ha
-dato una bottiglietta... grande così... si chiama _white rose._ Dice
-che sono anch'io una «white rose». Ma voi non capite l'inglese.
-
-FLORIAN
-
-Fin lì capisco anch'io —
-
- prendendole la mano.
-
-rosellina bianca!
-
-CHÉRIE
-
- odorando il fazzoletto.
-
-Com'è dolce! Vi piace?
-
- Glielo fa sentire.
-
-FLORIAN
-
-No. Volete sapere qual'è il mio profumo prediletto?
-
-CHÉRIE
-
-Sì.
-
-FLORIAN
-
-Indovinatelo.
-
-CHÉRIE
-
-Violetta?... Peau d'Espagne?... Jockey Club?...
-
- Ad ogni parola FLORIAN scuote
- il capo.
-
-Oh, aspetta!... L'Origant di Coty...
-
-FLORIAN
-
-No.
-
- Una pausa.
-
-La benzina.
-
-CHÉRIE
-
-Oh che orrore. La benzina! Per cosa? Per l'automobile?
-
-FLORIAN
-
-No. Per voi.
-
-CHÉRIE
-
-Per me?
-
-FLORIAN
-
-Sì. Un giorno, forse un anno fa, si prendeva il thè, qui; e voi eravate
-in collera con me, non so più per che cosa. Vi siete rovesciata una
-tazza di thè sulla veste... e Luisa vi ha sgridata... Ricordate? Allora
-siete corsa via a pulirvi la veste... e quando siete tornata — tutta
-rossa e compunta — mi avete guardato!
-
- pausa.
-
-Sentivate di benzina in modo straordinario.
-
-Da allora in poi... la benzina...
-
- Con molto sentimento,
- prendendole la mano.
-
-... è sempre stato il mio profumo prediletto.
-
- Un silenzio.
-
-CHÉRIE
-
- commossa.
-
-Che belle cose voi dite! Sembrano prese da un libro.
-
-FLORIAN
-
- tenero.
-
-No... le ho inventate io... _signorina!_
-
-CHÉRIE
-
-Oh!... Come mi piace che mi diciate «signorina»! Non so perchè... ma...
-
- Pausa.
-
-FLORIAN
-
-Già. Anche a me fa quell'effetto.
-
-CHÉRIE
-
-Non ci daremo mai più del tu.
-
-FLORIAN
-
-Mai più.
-
-CHÉRIE
-
-È così rude e sgarbato.
-
-FLORIAN
-
-È vero. Vorrei avervi sempre detto signorina. Mi pare... non so come
-dirlo... di avere sprecato gli anni in cui... non mi sono accorto che
-eravate una signorina. Mi pare solo adesso di vedervi.
-
-CHÉRIE
-
- Alzando gli innocenti occhi su
- di lui.
-
-Anche a me.
-
- Una pausa.
-
-FLORIAN
-
- Con grande tristezza.
-
-E adesso... devo andar via.
-
-CHÉRIE
-
-Andrete lontano?
-
- MIRELLA e le altre giovinette
- entrano allegre.
-
- Prendono dalla tavola dei
- dolci a sorpresa e li fanno
- scoppiettare; ne tolgono
- dei cappelli di carta, dei
- fischietti, degli stornelli
- che leggono ad alta voce.
-
-MIRELLA
-
-Sentite lo stornello!
-
- leggendo.
-
- «Fiore di rosa,
- «So che m'amate e fate la sdegnosa.»
-
- Corre a portare due sorprese a
- CHÉRIE.
-
-Tieni Chérie!
-
- Poi torna correndo dalle
- altre.
-
-CHÉRIE
-
- a FLORIAN che ha guardato il
- suo orologio.
-
-Non guardate l'ora.
-
- Tendendogli una sorpresa.
-
-Tirate...
-
-FLORIAN
-
- grave e preoccupato.
-
-Vorrei parlarvi.
-
- Tirano la sorpresa e FLORIAN
- svolge distrattamente la carta
- collo stornello.
-
-CHÉRIE
-
-Leggete, leggete!
-
-FLORIAN
-
- Leggendo.
-
- «Fiorin di pero,
- «La vita è un sogno, la morte un mistero.»
-
- In tutta questa scena FLORIAN
- si sforza a celare sotto
- un'apparenza quasi gaia la
- profonda angoscia che è in
- lui.
-
-CHÉRIE
-
- ridendo.
-
-Oh! com'è poco interessante. Proviamo quest'altra.
-
- Tirano un'altra sorpresa A
- Chérie tocca lo stornello.
- Legge.
-
- «Fior di mimosa
- «Quando vorrete sarò vostra sp...»
-
- s'interrompe confusa.
-
- Si guardano lungamente
- silenziosi.
-
-Perchè mi guardate così grave?
-
-FLORIAN
-
-Chérie!
-
- Le afferra le mani.
-
-Devo andar via.
-
-CHÉRIE
-
-Andar via! così presto?
-
-FLORIAN
-
-Subito. Subito! Chissà quando vi rivedrò!
-
-CHÉRIE
-
-Oh, ma dove andate? A quest'ora? Il reggimento non può aver bisogno di
-voi a quest'ora!
-
- FLORIAN sorride amaramente.
-
-E poi oggi è la mia festa... Mandate a dire al colonnello che andrete
-domani.
-
-FLORIAN
-
- con traboccante agitazione,
- sentendo inevitabile e vicina
- l'ora in cui dovrà lasciar
- sole le donne incoscienti.
-
-Ma Chérie! Non sapete dunque niente, voi? Niente? Non avete letto i
-giornali? Vostro fratello, prima di partire non vi ha detto nulla?
-
-CHÉRIE
-
- Ingenua.
-
-Ma sì... so che vi sono state delle cattive notizie...
-
- Viene MIRELLA e circonda col
- braccio la cintura di CHÉRIE.
-
-MIRELLA
-
- A FLORIAN.
-
-Dammi il tuo stornello.
-
- Glielo prende di mano.
-
-FLORIAN
-
- sempre agitato.
-
-Di ciò che accade intorno a voi — non sapete niente?
-
-MIRELLA
-
- Infantile.
-
-Sì, sì! io so! So che i nemici ci fanno la guerra!
-
-CHÉRIE
-
-Oh, quello lo so anch'io!
-
- Con una crollatina di spalle.
-
-Ma i nemici... la guerra... per noi donne è così lontano tutto ciò!
-
-FLORIAN
-
- Fuori di sè.
-
-Lontano! Ma è a quaranta chilometri da qui.
-
-MIRELLA
-
-Quaranta chilometri?... Quanto è quaranta chilometri?
-
-CHÉRIE
-
- leggiera.
-
-Oh — come da qui a Verviers.
-
-FLORIAN
-
- Lento e scandendo le parole.
-
-I nemici — sono — a Verviers.
-
-CHÉRIE
-
-A Verviers?! E che cosa fanno?!
-
-FLORIAN
-
-Che cosa fanno?
-
- Feroce.
-
-Dio! Dio!
-
- Con un ruggito d'ira.
-
-_Che cosa fanno?!_
-
-MIRELLA
-
- Allegra.
-
-Bravo, Lolò. Va a vedere. Poi domani ce lo dici.
-
- Corre via a raggiungere le
- altre fanciulle.
-
-CHÉRIE
-
-Tornerete davvero domani?
-
-FLORIAN
-
-Domani!
-
- Amaramente.
-
-Ah, no. Non domani — nè per tanti domani... Ditemi addio — piccola
-white rose!
-
-CHÉRIE
-
-Addio...
-
- Si ode il valzer suonato
- pianamente nella stanza
- vicina.
-
- Gli dà la mano.
-
-Non so dirvi... quanto mi rattrista che partiate.
-
- Con semplicità e mestizia.
-
-Non ho neppur più voglia di ballare.
-
-FLORIAN
-
- Angosciato.
-
-Chérie!... Ditemi una parola... datemi un ricordo... qualche cosa da
-portar via con me.
-
-CHÉRIE
-
-Volete questo stornello?
-
- Con soavità.
-
- «Fior di mimosa,
- «Quando vorrete — sarò vostra sposa.»
-
- Glielo porge.
-
-FLORIAN
-
- prendendolo e recandolo alle
- labbra colla mano di CHÉRIE.
-
-Chérie! Per nessun altro mai sarà questa piccola mano?
-
-CHÉRIE
-
- grave.
-
-Mai.
-
-FLORIAN
-
-Addio! Oh! vedo le lagrime nei vostri cari occhi! così puri... così
-puri! si direbbe che non hanno mai guardato altro che il cielo!
-
-CHÉRIE
-
- commossa.
-
-Addio.
-
-FLORIAN
-
-Addio, Chérie!...
-
- Egli sa che questo è forse un
- addio eterno. Con soffocato
- impeto di dolore.
-
-Addio.
-
- Esce.
-
- CHÉRIE va alla finestra e sta
- immobile guardando giù.
-
- Entra FRITZ e va rapidamente
- verso di lei.
-
-FRITZ
-
- con voce dura
-
-Signorina —
-
-CHÉRIE
-
- volgendosi sconvolta.
-
-Oh... Fritz!
-
-FRITZ
-
-Devo passare.
-
- La prende rudemente pel
- braccio e l'allontana dalla
- finestra. Indi si sporge lui
- a guardar fuori. Con gesto
- rapido si toglie un fazzoletto
- dalla tasca e lo lega
- all'imposta.
-
-CHÉRIE
-
- sbigottita.
-
-Ma Fritz! che cosa fate?... Salutate quelli che partono?
-
-FRITZ
-
- fissandola negli occhi con
- insolenza.
-
-No. Quelli — che arrivano.
-
- Esce.
-
-CHÉRIE
-
- a LUISA che rientra.
-
-Luisa! Hai visto Fritz? Hai sentito che cosa ha detto?
-
-LUISA
-
- terrorizzata.
-
-Non capisco... Mio Dio, mio Dio...
-
- Si guardano costernate. Le
- fanciulle appaiono gaie e
- ridenti sul pianerottolo, e
- danzano una quadriglia.
-
- D'improvviso si ode lontano
- il rombo d'un cannone. Tutte
- si fermano. Vi è un istante di
- silenzio.
-
-NELLY
-
- ridendo nervosamente.
-
-Che cosa sarà stato?
-
-JEANNETTE
-
-Un saluto per la festa di Chérie!
-
- Tutte ridono.
-
-LUISA
-
-Bimbe care — andate a casa. Lina e Fritz vi accompagneranno.
-
-TUTTE
-
-Oh... andare a casa! Ma è presto!... siamo appena arrivate...!
-
-LUISA
-
-Correte — correte! Ho paura di tenervi qui. Ho paura!
-
- Tutte le fanciulle si
- sparpagliano come un volo
- di passerette. Indossano
- i mantelli celesti, rosa,
- bianchi, baciano LUISA, CHÉRIE
- e MIRELLA.
-
-Addio! Addio!
-
- Un secondo rombo di cannone
- le ferma tutte immobili sulla
- porta.
-
-NELLY
-
- tra il riso e lo spavento.
-
-I nemici?
-
-LE ALTRE
-
-Uh! che paura! Addio... Addio!...
-
- Escono.
-
- LUISA, CHÉRIE e MIRELLA
- rimangono sole.
-
-CHÉRIE
-
- dopo un breve silenzio
- guardandosi attorno.
-
-Non so... mi pare di essere in un sogno...
-
-MIRELLA
-
- ancora sorridendo.
-
- Fiorin di pero
- La vita è un sogno, la morte un mistero!
-
-CHÉRIE
-
- a LUISA abbassando la voce.
-
-E... se... se davvero venissero qui?
-
-MIRELLA
-
-Chi?... Chi?...
-
-LUISA
-
- mettendole un braccio al
- collo.
-
-I nemici... quelli che sono a Verviers.
-
-MIRELLA
-
- frivola e bambinesca.
-
-Oh, se vengono, vorrei che venissero questa sera, mentre siamo vestite
-così!...
-
- Fa svolazzare la gonna di
- tulle.
-
- S'ode un nuovo rombo di
- cannone.
-
-CHÉRIE
-
-Luisa!... Luisa! Ho paura.
-
- Nasconde il volto sulla spalla
- di LUISA.
-
-LUISA
-
- terrorizzata.
-
-Oh Dio, Dio! — Florian, dove sarà? Se potessimo richiamarlo.
-
- Corre alla porta.
-
-Fritz! Fritz!...
-
- Dopo un istante.
-
-Lina!
-
-LINA
-
- in giacca e cappello con una
- borsetta in mano, freddamente.
-
-Sì? Cosa vuole?
-
-LUISA
-
-Ma — Lina! come parli?... E dove vai? — Dov'è Fritz?
-
-LINA
-
-È uscito.
-
-LUISA
-
-Uscito?... Ma dove è andato?
-
-LINA
-
- con un cattivo sorriso.
-
-Adesso andrò a vedere.
-
-CHÉRIE
-
-Ma no, Lina! Sta qui con noi!...
-
-LUISA
-
-Vi vieto di uscire.
-
-LINA
-
- con insolenza.
-
-Oh! Passato il tempo dei divieti.
-
- Esce e chiude la porta.
-
-CHÉRIE
-
-Ma che cosa accade?...
-
-LUISA
-
-Non capisco.
-
-CHÉRIE
-
-Siamo sole!... E pensa, Luisa, pensa! Se... _quelli_ venissero — che
-cosa faremmo?
-
-LUISA
-
-Per carità! Non pensiamoci!
-
-CHÉRIE
-
-Ma bisogna pensare. Bisogna essere preparate a tutto. Dobbiamo
-pensare...
-
-LUISA
-
-Ma, mia cara, non verrebbero qui.
-
-CHÉRIE
-
-Non credi?
-
-LUISA
-
-Qui? In casa nostra? A far che? Ma andrebbero... non so...
-all'albergo...
-
-CHÉRIE
-
-Credi? All'albergo?...
-
- Una pausa.
-
-Non posso imaginare...
-
- Un altro silenzio.
-
-Già, che cosa verrebbero a fare in questo paesetto?... Cosa potrebbero
-volere da noi?
-
-MIRELLA
-
- cominciando ad impressionarsi.
-
-Avete paura davvero?...
-
- Ride, nervosa.
-
-CHÉRIE
-
-Se mai... certo non verranno — ma se mai... quando picchiassero giù
-alla porta, bisognerebbe dire che non li possiamo ricevere.
-
- S'ode fuori delle voci e un
- clichettio di sciabole.
-
-MIRELLA
-
- correndo alla finestra con uno
- strillo.
-
-Ma sono qui...
-
-LUISA E CHÉRIE
-
-No!...
-
-MIRELLA
-
-Sono qui, vi dico! Sono in cinque o sei. Non picchiano! Sono entrati.
-C'è Fritz... è lui che apre la porta! Vengono su. Oh Dio, vengono su!
-
- Stanno tutt'e tre immobili
- guardando la porta; questa
- s'apre sbattuta villanamente
- dal di fuori.
-
- Entrano il capitano FISCHER,
- quarantenne, il tenente VON
- WEDEL, bel giovane di ventisei
- anni, e tre soldati.
-
-IL CAPITANO FISCHER
-
- guardandosi intorno senza
- badare alle donne. Al tenente
- VON WEDEL.
-
-Dunque qui, dove siamo?
-
-VON WEDEL
-
- leggendo una carta.
-
-Giorgio Brandes, medico e ufficiale di riserva, quattro in famiglia —
-12 stanze, scuderia, due cavalli, una motocicletta, cantina, telefono.
-
-IL CAPITANO FISCHER.
-
-Uomini adulti?
-
-VON WEDEL
-
-Uno solo, il dottore. Partito iersera — per la capitale, credo. Deve
-aver preso la strada di Tourgain.
-
-FISCHER
-
-C'era un nostro incaricato qui?
-
-VON WEDEL
-
-Sì, certo Fritz Müller.
-
-FISCHER
-
-Dov'è questo Müller?
-
-VON WEDEL
-
-Il domestico. Era lui dabbasso, che ci ha aperto
-
-FISCHER
-
-Ah. Vediamo le stanze.
-
- Consultando la carta.
-
-Tre a questo piano, quattro di sopra —
-
- A VON WEDEL gettando uno
- sguardo sulle tre donne.
-
-Tu sta qui.
-
- Esce seguito dai tre soldati.
-
-VON WEDEL
-
- Sta un momento immobile
- guardando da LUISA a CHÉRIE,
- da CHÉRIE a MIRELLA e ancora
- CHÉRIE. Un lento cinico
- sorriso gli si disegna sul
- volto. Poi si volge e va alla
- tavola del buffet.
-
-Toh! Un banchetto... Si direbbe che ci aspettavate!
-
- Prende un sandwich.
-
- A LUISA.
-
-Vi aspettavate di vederci? O è una bella sorpresa che vi facciamo?
-
-LUISA
-
- esterrefatta.
-
-Signore — spero che avrete la bontà di tornar via. Mio marito non è qui.
-
-VON WEDEL
-
- ridendo.
-
-Ah davvero? Sono desolato. Aspetteremo che ritorni.
-
-LUISA
-
-Ma non torna stasera.
-
-VON WEDEL
-
-Ah no? Che marito poco galante!... E dove sarebbe andato?
-
-LUISA
-
- ingenua.
-
-A Tourgain, per la via di Landor.
-
-VON WEDEL
-
- Attento.
-
-Ah, per la via di Landor? — Solo?
-
-MIRELLA
-
- A LUISA.
-
-Taci mamma! Non dirlo!
-
-VON WEDEL
-
- Ridendo.
-
-Ma guarda guarda, come siamo furbe e diplomatiche!
-
- Ironico a MIRELLA.
-
-Posso chiedere alla mamma se il papà è fumatore?
-
- Le donne si guardano
- sbigottite.
-
-VON WEDEL
-
- secco, impaziente.
-
-Sigari... sigarette, ne avete in casa? Sì? Andatele a prendere. Su,
-donna, movetevi. Ho i polmoni che si struggono dalla voglia di un
-Nestor.
-
- LUISA fissandolo con occhi
- trasognati s'avvia lentamente
- verso la scalinata — sale e
- sparisce.
-
-VON WEDEL
-
- S'avvicina a CHÉRIE e MIRELLA
- che indietreggiano.
-
-Ebbene, colombelle? Ci aspettavate dunque!... Vi siete vestite da festa
-per riceverci? Eh!...
-
- Pizzica la guancia a CHÉRIE.
-
-Come ti chiami tu?
-
- Le due ragazze indietreggiano
- terrorizzate.
-
-Carolina?... Eh? Maria?... Teresina?... Eh?
-
- Le prende il mento.
-
-Rispondi.
-
-CHÉRIE
-
- senza fiato
-
-Chérie.
-
-VON WEDEL
-
-Cosa mi dici? _Chérie?_ Caruccia anche tu.
-
- Si china in avanti per
- baciarla.
-
-MIRELLA
-
- lanciandosi su di lui con un
- grido.
-
-No!... No!
-
- Fa per percuoterlo.
-
-VON WEDEL
-
- ridendo dell'ira di MIRELLA.
-
-Ah, che piccola vipera!... Aspetta un po' — vedrai cosa ti faccio!
-
- LUISA entra portando delle
- scatole di sigarette. Le
- depone sul tavolo.
-
-VON WEDEL
-
- a LUISA.
-
-Brava. E da bere cos'avete? Qui —
-
- additando il tavolo.
-
-... non vedo che sciroppi. Sciampagna ne avete? E cognac? e rhum? e
-kirsch? Portate qui tutto.
-
- A MIRELLA.
-
-Viperetta, va anche tu — e porta qui tutto. Fa presto — va — va.
-
-MIRELLA
-
-No!...
-
- Avviticchiandosi a CHÉRIE.
-
-VON WEDEL
-
-Hai paura che te l'ammazzi, tua sorella?
-
-MIRELLA
-
-Non è mia sorella.
-
-VON WEDEL
-
-E cos'è?
-
-MIRELLA
-
-È mia zia.
-
-VON WEDEL
-
- ridendo.
-
-Ah — è tua zia? Anch'io ho una zia. Ma non è così. Le scambieremo; va
-bene, vipera? Ti darò la mia zia, e tu mi darai la tua. Va bene?
-
-MIRELLA
-
-No!...
-
-VON WEDEL
-
- feroce.
-
-Va a prendere da mangiare... corri o ti strozzo...
-
- MIRELLA fugge.
-
-LUISA
-
-Signore... noi... noi non siamo che donne...
-
-VON WEDEL
-
-Eh! me ne accorgo.
-
- Le prende il braccio.
-
-LUISA
-
- piangendo.
-
-Anche voi... avrete delle donne a casa vostra...
-
-VON WEDEL
-
-Oh là! là! là! Non cominciamo cogli appelli ai sentimenti nobili.
-Abbiamo fame e sete. _Marsch_, buona donna.
-
- LUISA si volge per partire.
-
-E se pensate di scappare... se fra tre minuti non è tutto qui in
-tavola, io mi mangio questa colombella — capite? Me la mangio — _aah!_
-
- Afferra il braccio di CHÉRIE e
- se lo porta alla bocca.
-
- LUISA esce barcollando.
-
- a CHÉRIE.
-
-Che parentela hai con quella Niobe piangente?
-
-CHÉRIE
-
- a bassa voce.
-
-È mia cognata.
-
-VON WEDEL
-
-Eh? Non capisco. Parla più forte. Tua cognata?... Caruccia!
-
- Pizzicandole il mento.
-
-E io sarò tuo cognato, va bene?
-
- Rientra il Capitano FISCHER.
- Si ferma sulla porta a dare
- degli ordini ai tre soldati
- che lo seguono.
-
-FISCHER
-
-Direte al capitano Glotz e al tenente Feldmann di venir qui. Avranno
-le due stanze all'est. Voi cenerete all'osteria e quattro ordinanze e
-quattro uomini verranno a dormire qui nelle soffitte. Sarete qui alle
-undici. Non vi ubbriacate.
-
- I soldati salutano e fanno per
- partire.
-
-Oh! E lasciate stare le donne di malaffare.
-
-Capite? Non voglio che mi si avveleni il battaglione.
-
- Pausa.
-
-Donne non ne mancano.
-
- I soldati salutano ed escono.
-
-FISCHER
-
- avanzandosi.
-
-Tutto fatto. E qui si mangia?
-
-VON WEDEL
-
- Salutando.
-
-Sì, mio capitano.
-
-FISCHER
-
- sciogliendosi la cintura.
-
-Smetti pure il capitano. Qui torniamo cugini, Hans. Eh, che porcheria
-d'un paese. Quell'animale d'un parroco!... Guardate qui cos'ho sugli
-stivali.
-
- Sporge un piede.
-
-Fango e sangue! Bah!... E ho qualche cosa al braccio...
-
- Si toglie la giubba.
-
-VON WEDEL
-
-Ma sei ferito.
-
-FISCHER
-
-Già.
-
- Guardando CHÉRIE.
-
-Cosa fa quella ballerina? Venga qui.
-
- Le fa cenno di avvicinarsi.
-
-Ha paura d'un povero ferito?
-
- Si è tolto la giubba, e la
- manica della camicia appare
- macchiata di sangue.
-
-VON WEDEL
-
- Ridendo.
-
-È mia cognata.
-
- La caccia innanzi verso
- FISCHER.
-
-FISCHER
-
- Ridendo.
-
-Tua cognata? Brutto animale! Te la sei già accaparrata? Tu mi porti
-sempre via di sotto al naso ciò che c'è di meglio. Maledetti i tuoi
-ventisei anni.
-
-VON WEDEL
-
- additando la piccola MIRELLA
- che entra portando delle
- bottiglie.
-
-Eh! guarda com'è carina la viperetta qui.
-
-FISCHER
-
-Peuh! Il sapor di latte non mi dice niente.
-
- Vede LUISA che entra recando
- altre bottiglie e bicchieri.
-
-Oh! Ecco piuttosto...
-
-VON WEDEL
-
- con una grossolana risata.
-
-Quella è la Niobe piangente.
-
- CHÉRIE tenta fuggire ma egli
- la prende per un braccio e la
- trattiene.
-
-FISCHER
-
- Va incontro a LUISA e le
- prende le bottiglie dalle
- mani.
-
-Bella signora — come vedete sono malconcio.
-
- Additandole il braccio ferito.
-
-Portatemi dell'acqua calda e fatemi da suora.
-
-LUISA
-
- con voce sorda.
-
-Di sopra c'è acqua calda.
-
-FISCHER
-
- sdraiandosi sul divano.
-
-Ah, ma io la voglio qui.
-
-VON WEDEL
-
- ridendo mentre stura la
- bottiglia di cognac.
-
-La Niobe si preoccupa dei suoi tappeti, eh?
-
- Sputa sul tappeto.
-
-Lurido paese.
-
- LUISA esce barcollando.
-
-VON WEDEL
-
- a CHÉRIE e MIRELLA.
-
-Avanti con questa cena. Servite il capitano.
-
- Beve.
-
- CHÉRIE e MIRELLA restano
- immobili guardandosi in
- faccia. Stanno vicine l'una
- all'altra, terrorizzate e
- incerte.
-
-VON WEDEL
-
- con uno scoppio di voce.
-
-Servite il capitano.
-
- Le due ragazze prendono piatti
- e bicchieri e li porgono
- al Capitano FISCHER che è
- sdraiato sul divano.
-
-FISCHER
-
-Non voglio che un cognac. Questo braccio mi fa maledettamente male.
-
- A MIRELLA.
-
-Dite a quella donna che faccia presto coll'acqua calda.
-
-MIRELLA
-
-Sì. Lo dirò.
-
- Volgendosi a CHÉRIE.
-
-Vieni anche tu con me.
-
-VON WEDEL
-
- afferrando CHÉRIE.
-
-Ah già! Così scappate tutt'e due! No! Una deve sempre star qui.
-
- Ride.
-
-E noi la strozzeremo se le altre non tornano!
-
-MIRELLA
-
-Sto qui io.
-
- A Chérie.
-
-Va a chiamar la mamma.
-
-CHÉRIE
-
- ansante guardando dai due
- uomini a MIRELLA.
-
-No!
-
-MIRELLA
-
- fissandola con grandi occhi.
-
-Va, ti dico.
-
- Mentre CHÉRIE le passa
- accanto.
-
-E chiama Fritz!
-
-CHÉRIE
-
- piano.
-
-Ci ha tradite.
-
- Esce.
-
-VON WEDEL
-
-Eh la viperetta —
-
- Si sdraia in poltrona.
-
-ho fame. Puoi servire anche me.
-
-MIRELLA
-
- con aria selvatica e audace.
-
-Voi? Cosa siete voi? Tenente? Io no. Io non servo che i capitani.
-
- Versa un altro bicchierino di
- cognac a FISCHER.
-
-FISCHER
-
- ridendo.
-
-Toh, Hans! Prendi e metti ciò alla bottoniera.
-
- Beve.
-
-VON WEDEL
-
- ridendo.
-
-Impertinente rospicciattolo!
-
- Si alza e va al tavolo.
-
-FISCHER
-
- a Mirella.
-
-Chissà che odio hai in cuore contro di noi! Di' la verità.
-
-MIRELLA
-
-Io? Ma niente affatto. Sono contenta che siate arrivati. M'annoiavo a
-morte. E poi... io so il tedesco.
-
- Fa una piroetta e getta un
- bacio a FISCHER.
-
-«_Grüss Gott!_»
-
-FISCHER
-
- ridendo.
-
-Quanti anni hai?
-
-MIRELLA
-
- pronta.
-
-E tu?
-
- I due ufficiali ridono.
-
-FISCHER
-
-Non hai paura di noi?
-
-MIRELLA
-
-Io — paura? Paura!
-
- Ride convulsa.
-
-Ma anzi... non ho mai visto...
-
- Tira un fiato come un
- singulto.
-
-... nessuno di più bello... Vi aspettavo alla finestra... Non avete
-visto?
-
- A FISCHER sedendogli accanto
- sul bracciolo del divano.
-
-Ti fa sempre male il braccio?
-
-FISCHER
-
-Sì. Guarda.
-
- Scopre la ferita.
-
-MIRELLA
-
- con un brivido.
-
-Oh!
-
-FISCHER
-
-Ti fa pena?
-
-MIRELLA
-
-No, mi fa schifo.
-
-FISCHER
-
- ridendo.
-
-Che bel tipo!
-
- Entra LUISA portando una
- catinella d'acqua, e serviette
- e bende.
-
- Essa depone in terra la
- catinella accanto al divano.
-
-FISCHER
-
- con ammirazione guardando
- LUISA.
-
-Ah! ecco la mia suora di carità!... Grazie, bella signora!... Dite
-un po', vostro marito è medico, non è vero? Avrete in casa qualche
-disinfettante... dell'acido borico? Del sublimato?
-
-LUISA
-
-Sì.
-
-FISCHER
-
-Portatemene, vi prego.
-
- LUISA esce a sinistra e
- ritorna quasi subito con una
- fialetta in mano.
-
-FISCHER
-
- prendendo la fialetta.
-
-Cos'è? «Sublimato»... Ecco... una tabletta nell'acqua. Così.
-
- Le rende la fialetta che
- essa depone sopra una mensola
- dietro al divano.
-
-Grazie, bella Samaritana. Volete aiutarmi?... Volete fasciare la ferita
-al nemico? Al nemico... ammiratore?
-
- LUISA s'inginocchia accanto a
- lui e gli fascia la ferita.
-
-VON WEDEL
-
- a LUISA
-
-Dov'è rimasta la colombella?
-
-LUISA
-
-Non so...
-
-VON WEDEL
-
-Vado a cercarla.
-
-MIRELLA
-
- con un grido.
-
-No! Non voglio!
-
-VON WEDEL
-
-Oh bella questa! E come vuoi impedirlo?
-
- Va alla porta.
-
-MIRELLA
-
- precipitandosi.
-
-Vengo anch'io. Non voglio che tu le faccia male.
-
-VON WEDEL
-
- ridendo.
-
-Vieni pure, scorpioncino.
-
- VON WEDEL esce con MIRELLA.
-
-LUISA
-
-Mio Dio!
-
- Si slancia per seguirli.
-
-FISCHER
-
- Trattenendola.
-
-Restate qui. Von Wedel non le farà nulla.
-
- Mostrandole il braccio.
-
-Guardate piuttosto che ferita profonda!... E voi... me ne fate
-un'altra, guardandomi con quegli occhi così dolci e paurosi.
-
-Avete paura di me?
-
- Pausa.
-
-LUISA
-
- con un singhiozzo.
-
-Sì.
-
-FISCHER
-
-Perchè? Non sono un selvaggio... non vi farò niente. Siamo più teneri
-noi altri nordici colle donne, che non i vostri egoisti d'uomini.
-
- Accarezzandole il viso.
-
-Assai più teneri...
-
-LUISA
-
- scoppiando in pianto.
-
-Per pietà!... per pietà!
-
-FISCHER
-
- bonario.
-
-Ma sì, ma sì, avrò pietà. Non è un oltraggio dirvi che siete bella e
-che mi piacete...
-
- La porta si apre ed entrano
- il Capitano GLOTZ e il tenente
- FELDMANN.
-
-GLOTZ
-
- sulla porta.
-
-Ma guarda un po' che dolce quadro d'intimità!... Ti disturbiamo?
-
-FISCHER
-
- alzandosi.
-
-No — no! venite. Ho trovato una Samaritana che m'ha fasciato la ferita.
-Avete messaggi?
-
-GLOTZ
-
-Niente. Per stasera si sta qui. Domattina alle cinque si prosegue su
-Tirlemont.
-
-FISCHER
-
-Avete pranzato?
-
-FELDMANN
-
-Niente. Siamo affamati.
-
-GLOTZ
-
-Qui c'è da sfamarsi...
-
- Spingono la tavola verso il
- centro.
-
- Entra VON WEDEL conducendo
- pel braccio CHÉRIE, che ha
- uno scialletto sulle spalle,
- seguita da MIRELLA che piange.
-
-VON WEDEL
-
-Preda di guerra!... Voleva fuggire, la colomba. Per punirla le
-legheremo le ali.
-
- Toglie lo scialletto a CHÉRIE
- e fa per legarle le braccia
- dietro alle spalle.
-
-MIRELLA
-
- strillando.
-
-Non voglio.
-
- Con impeto d'infantile
- ira alza la mano per
- schiaffeggiare VON WEDEL.
-
-VON WEDEL
-
- Afferrandole il braccio e
- torcendoglielo con finta
- collera.
-
-Ah! E a questo scorpioncino schiacceremo la testa.
-
-FISCHER
-
- paterno.
-
-Via, lasciale stare, Hans.
-
-GLOTZ
-
- sempre a tavola.
-
-I piagnistei mi guastano l'appetito.
-
- Sogguardando le due fanciulle.
-
-Cosa sono? Paiono ballerine.
-
-FELDMANN
-
- mangiando.
-
-Brave!... Brave! Se è così, ballate per divertirci.
-
-FISCHER
-
- facendo sedere LUISA accanto a
- lui sul divano.
-
-Sorridete un poco, suora di carità! Bevete un sorso di champagne con me.
-
- Le porge il suo bicchiere
-
-LUISA
-
-No! no!
-
-FISCHER
-
-Prego... un sorso...
-
-FELDMANN
-
-Al capitano bisogna obbedire.
-
- Anch'egli siede accanto a
- LUISA sul divano e le prende
- le mani.
-
-LUISA
-
- piangendo.
-
-Per pietà!... La casa è vostra... ma lasciateci andar via... ve ne
-imploro.
-
-GLOTZ
-
- Che non ha smesso di mangiare.
-
-Ma sì. Mandatele via tutte quante! Mi guastano l'appetito.
-
-VON WEDEL
-
-Mia cognata no. La voglio qui.
-
- Mette lo scialletto intorno a
- CHÉRIE stringendone le braccia
- dietro le spalle.
-
- A MIRELLA.
-
-Rospo... tu puoi andare a letto.
-
-MIRELLA
-
-No! non vado a letto. Sto qui.
-
- A FISCHER.
-
-Vero, capitano, che mi fai star qui?...
-
- Vedendo sua madre che piange
- seduta tra FISCHER e FELDMANN
- sul divano.
-
-Perchè fai spavento a mia mamma? Lasciala andare, e parla con me. Io
-non ho paura...
-
-LUISA
-
- piangendo.
-
-Mirella, Mirella, va via!
-
-FELDMANN
-
- Prendendo la chitarra.
-
-Chi fa musica di voialtre?
-
-VON WEDEL
-
-Sarà il rospo!
-
- Ride forte. A CHÉRIE.
-
-Oppure sei tu, colombella?
-
- L'attira a sè.
-
-CHÉRIE
-
- singhiozzando.
-
-Lasciatemi.
-
-MIRELLA
-
- D'improvviso guardandosi
- intorno.
-
-Ah!
-
- Con uno strillo terribile.
-
-Mamma, mamma! Ho paura! Mandali via. Mandali via! Ho paura!
-
-GLOTZ
-
- sempre a tavola.
-
-Questa qui mi dà fastidio davvero. Mi rovina la digestione.
-
- A FELDMANN.
-
-Portala via e chiudila in soffitta.
-
-FELDMANN
-
- ridendo.
-
-Sta bene. In soffitta ci sono otto soldati —
-
- Abbranca MIRELLA.
-
-LUISA
-
- con un urlo, strappandosi alla
- stretta di FISCHER.
-
-No! no... Dio!
-
- Cade in ginocchi davanti a
- FISCHER.
-
-Non permettete!...
-
-FISCHER
-
- severo a FELDMANN.
-
-Non permetto.
-
-FELDMANN
-
-Allora, dove la metto? Se al capitano Glotz fa venire l'indigestione...
-
-VON WEDEL
-
-Chiudila in cantina. Lì c'è nessuno...
-
- Ridendo.
-
-... eccetto sorci e rospi e ragni come lei.
-
-FISCHER
-
- bruscamente a FELDMANN.
-
-Chiudetela davvero in cantina. Sarà meglio. E voi...
-
- Con un'occhiata severa.
-
-... tornate qui subito. Capite? Subito.
-
-FELDMANN
-
-Capisco.
-
- Saluta, e porta fuori MIRELLA
- che piange e si dibatte.
-
-FISCHER
-
- A LUISA.
-
-Non piangete, signora. Ringraziatemi piuttosto.
-
- Additando VON WEDEL e GLOTZ
- che bevono il cognac.
-
-Non capite che per la vostra bambina è meglio così?
-
-LUISA
-
-Lasciate andare anche noi... anche noi...
-
-VON WEDEL
-
-Che cosa dice? Vuol andare in cantina anche lei?
-
- Ride sguaiatamente.
-
-La mia cognatina in nessun modo va. Che ne dici, Glotz?
-
-GLOTZ
-
- Senza alzare gli occhi.
-
-Ho fame io.
-
- Si indovina nel contegno
- burbero di GLOTZ un celato
- desiderio di venire in aiuto
- delle donne e salvarle per
- quanto è possibile dalla
- brutalità degli altri tre.
-
-VON WEDEL
-
-Ho fame anch'io.
-
- Stringendo CHÉRIE.
-
-Da tanto tempo digiuno!
-
-CHÉRIE
-
-Non mi tenete così... scioglietemi le braccia.
-
-VON WEDEL
-
-No, no. Mi piaci così... in mio potere.
-
- Avvicina il suo viso al viso
- di CHÉRIE.
-
-Non chiudere gli occhi. Guardami bene in faccia. Son brutto? No, eh?
-Adesso bevi questo cognac.
-
- Le mette il bicchiere alle
- labbra.
-
-_Eins — zwei — drei_ — bevilo!
-
- CHÉRIE distoglie il volto.
-
-FISCHER
-
- Sempre sul divano, a LUISA
- che s'è gettata in ginocchio
- davanti a lui.
-
-Ma non vi disperate così. Alla vostra bambina non accadrà nulla.
-Andiamo pure a vedere...
-
- Si alza.
-
-Ma è un buon uomo, Feldmann. Tutt'al più le avrà dato qualche scoppola
-per farla star zitta. Andiamo, andiamo... non piangete...
-
- Escono.
-
-GLOTZ
-
- venendo avanti.
-
- A VON WEDEL che tiene sempre
- serrata nello scialletto la
- piangente CHÉRIE.
-
-Cosa tormenti le donne, tu? Non sarebbe meglio mandarla a farci del
-caffè?
-
-VON WEDEL
-
- A CHÉRIE.
-
-Quell'uomo è brutale. È tutto stomaco. Io no. Sono tutta poesia.
-
- Beve il cognac e abbraccia
- CHÉRIE.
-
-GLOTZ
-
- sedendole dall'altro lato.
-
-Non gli credete. È più brutale lui di me.
-
- Accende una sigaretta.
-
-La disturba il fumo, signorina?
-
-VON WEDEL
-
-Ma no... fuma anche lei — guarda!
-
- Si sporge avanti e le caccia
- una boccata di fumo sulle
- labbra.
-
-Bella mia, se non bevi... guarda che ti dò da bere, io — allo stesso
-modo... come t'ho dato io il fumo. Capisci?... O non capisci?
-
- Le porge un calice di
- champagne e la forza a bere.
-
-CHÉRIE
-
- singhiozzando.
-
-Mio Dio! Mio Dio! Non c'è nulla, nulla ch'io possa dirvi perchè abbiate
-pietà?
-
-VON WEDEL
-
-Che male ti facciamo? Ecco, guarda, ti sciolgo le braccia.
-
- Toglie lo scialletto col quale
- la teneva prigioniera.
-
-CHÉRIE
-
- Coprendosi il volto.
-
-Orrore!... Orrore!...
-
-VON WEDEL
-
- ridendo.
-
-Ma che? Che cosa è un orrore? Glotz, qui, è un bel giovane... E
-anch'io... Via, non mi pare di essere ripugnante.
-
-GLOTZ
-
-Guardi, signorina. Se vuole assicurarsi la nostra benevolenza non
-piagnucoli così. Pensi che da tre giorni non vediamo che lacrime,
-non udiamo che lamenti ed urli. Non ci fanno proprio più nessuna
-impressione.
-
-VON WEDEL
-
-Anzi, ci urtano i nervi. Se tu ridessi, ballassi, cantassi, faresti di
-noi ciò che vuoi tu.
-
-GLOTZ
-
-Già. Divertiteci un poco!... Affascinateci!... domateci!
-
-VON WEDEL
-
-E bevi dell'altro champagne.
-
-CHÉRIE
-
- Beve.
-
-Non piangerò più. Non piangerò più.
-
- Ripresa dal terrore.
-
-Ma non farete nulla alla piccina!
-
-VON WEDEL
-
-Al rospo? Chi vuoi che lo tocchi?
-
-CHÉRIE
-
-Nè a mia cognata.
-
-GLOTZ
-
-Niente, niente. Non faremo niente a nessuno. La Niobe, del resto, è
-sotto l'ala del capitano Fischer che ha moglie e figli a casa.
-
-CHÉRIE
-
-Ah!
-
- Con un gran sospiro.
-
-Ha moglie... e figli?...
-
-VON WEDEL
-
-Sì, la moglie è grassa così!
-
- CHÉRIE sorride.
-
-E cinque figli.
-
-CHÉRIE
-
- sorridendo.
-
-Oh Dio! Che bella cosa... Mi piace pensare che ha cinque figli... Non
-so perchè, ma mi sento un po' più rassicurata...
-
- Con ingenuità soave a VON
- WEDEL.
-
-Voi non li avete... cinque figli?
-
-VON WEDEL
-
- Facendola bere.
-
-No. Noi no. Ma li potremmo avere.
-
-GLOTZ
-
-E subito!
-
-VON WEDEL
-
-E con entusiasmo!
-
-CHÉRIE
-
- Guardando dall'uno all'altro.
-
-Mi pare di avere un po' meno paura di voi...
-
-GLOTZ
-
-Eh! lo champagne...
-
-VON WEDEL
-
-E il nostro fascino personale...
-
-CHÉRIE
-
-No. No. È perchè avete detto che vi piacciono i bambini. Allora non
-potete essere proprio cattivi...
-
-VON WEDEL
-
- ridendo.
-
-I bambini! Ma sono una passione per noi. Non pensiamo ad altro...
-
- Le bacia la nuca.
-
-CHÉRIE
-
- Ritraendosi.
-
-Non fate così!
-
-GLOTZ
-
-Bevete una goccia anche dal mio bicchiere.
-
-CHÉRIE
-
-No — no! Ho paura che mi vada alla testa.
-
-VON WEDEL
-
-E quand'anche? Che male ci sarebbe?
-
- Feroce.
-
-Avanti!
-
- La forza a bere.
-
-CHÉRIE
-
- Già briaca, sorridendo.
-
-Ma pensate un po'!... Se io mi ubbriacassi...
-
- Ride.
-
-VON WEDEL
-
-Adesso ci canti qualche cosa.
-
-CHÉRIE
-
-Oh! mi gira la testa.
-
-GLOTZ
-
- prendendo la chitarra.
-
-Non importa. Io tengo la chitarra e tu la suoni.
-
- L'attira a sè.
-
-VON WEDEL
-
- Irritato, a GLOTZ.
-
-Non far l'imbecille.
-
-GLOTZ
-
- un po' brillo.
-
-Tu accoppati...
-
- Mette un braccio intorno a
- CHÉRIE.
-
-VON WEDEL
-
- Feroce.
-
-Vuoi litigare?
-
-GLOTZ
-
-Io no. T'amo troppo.
-
- Mette l'altro braccio intorno
- a VON WEDEL.
-
-VON WEDEL
-
-Allora beviamo alla fratellanza! — Vieni qua, colomba, che t'insegniamo
-a bere alla fratellanza come fanno gli studenti tedeschi.
-
- Dà un calice a GLOTZ, uno a
- CHÉRIE, e ne prende uno per
- sè.
-
-GLOTZ
-
- cantando.
-
-«_Cram pim — pam — pampuli! Crampampuli!_»
-
-VON WEDEL
-
- Intrecciando le braccia con
- quelle di CHÉRIE e di GLOTZ.
-
-«_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli._»
-
-GLOTZ E VON WEDEL
-
-«_Cram pim — pam — pampuli — Cram pampuli!_»
-
- bevono.
-
- La porta s'apre... MIRELLA
- pallida stravolta colla veste
- lacera appare sulla soglia. Si
- arresta un istante immobile
- con gli occhi sbarrati
- guardando CHÉRIE tra i due
- uomini ubbriachi.
-
-CHÉRIE
-
- Tra il singhiozzo e le risa.
-
-Mirella... Mirella...
-
- corre da lei.
-
-MIRELLA
-
-Dio!... Dio!...
-
-CHÉRIE
-
- avvicinandola.
-
-Ridi... devi ridere! Hanno detto che se ridiamo non ci fanno niente...
-
-MIRELLA
-
- Guardandola con terrore.
-
-Dio!... Dio!...
-
-VON WEDEL
-
- Volgendosi e vedendo MIRELLA.
-
-Oh! ecco il rospo!... Sei stata in cantina, rospo?
-
- ride sguaiato.
-
-MIRELLA
-
- Sottovoce e ansante a CHÉRIE.
-
-La mamma... l'hanno presa di forza e chiusa in camera...
-
-CHÉRIE
-
- Passandosi una mano sulla
- fronte e cercando di tornare
- in sè.
-
-Corri fuori... corri... cerca aiuto...
-
-MIRELLA
-
-Siamo imprigionati in casa! Vi sono due soldati sulla porta... Ho
-voluto passare... allora uno m'ha dato un pugno... e l'altro... l'altro
-ha cercato di stringermi... non so... di stritolarmi...
-
-VON WEDEL
-
-Olà! Cosa mormori, rospiciattolo? Va via, va via.
-
-MIRELLA
-
- Terrorizzata a CHÉRIE.
-
-Perchè, perchè mi mandano via? Cosa vogliono farti?
-
-CHÉRIE
-
- smarrita.
-
-Non lo so, non lo so...
-
-MIRELLA
-
-Ti ammazzeranno?
-
-CHÉRIE
-
-Forse... Non piangere! Se piangiamo ci ammazzano tutt'e due.
-
-VON WEDEL
-
- Cantando mentre GLOTZ
- strimpella sulla chitarra.
-
-«_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli_»..
-
-CHÉRIE
-
-Se potessimo spaventarli...
-
-MIRELLA
-
-O ucciderli.
-
-CHÉRIE
-
-Ti guardano! Ridi, Mirella, ridi!
-
- Poi, appena VON WEDEL si
- rivolge a parlare con GLOTZ.
-
-Se potessimo pensare a qualche cosa!... per farli andar via!
-
- Vedendo FISCHER che entra.
-
-Senti, ho un'idea —
-
- Susurrano insieme.
-
-GLOTZ
-
- A FISCHER, che è rientrato.
-
-Oh, capitano! E dove siete stato?
-
-VON WEDEL
-
- con una risata grossolana.
-
-Hai consolato la piangente Niobe?
-
-FISCHER
-
- Depresso, come chi ha commesso
- una vile azione, e ne è
- pentito.
-
-Bah! lurido mondo.
-
-VON WEDEL
-
-Ma non hai mangiato, tu?
-
-FISCHER
-
- amaramente.
-
-Eh va! ho pranzato e cenato. Vado a dormire.
-
-GLOTZ
-
-Un momento, capitano.
-
- Si toglie di tasca una carta
- topografica e la spiega
- davanti a FISCHER. I tre
- uomini si consultano, parlando
- a bassa voce tra loro.
-
-CHÉRIE
-
- Che ha preso dalla mensola la
- fiala di sublimato corrosivo —
- piano, a MIRELLA.
-
-Io lo farò.
-
- Va in punta de' piedi alla
- tavola e, cauta, mentre gli
- uomini non l'osservano, prende
- la bottiglia di cognac.
-
-MIRELLA
-
- Fuori di sè.
-
-Non farlo! Non farlo! Ti vedranno.
-
-CHÉRIE
-
-Lo so! Oh Dio, Dio! Non ne ho il coraggio!
-
- Rimette sul tavolo la
- bottiglia di cognac.
-
-MIRELLA
-
- colpita da un'idea.
-
-Ma potremmo dire che... l'abbiamo fatto! Così si spaventerebbero e
-andrebbero via.
-
-CHÉRIE
-
-Oh! No! ci ucciderebbero subito.
-
-MIRELLA
-
-Credi?
-
-CHÉRIE
-
-Sì, sì, credo. Ma quasi — lo preferirei.
-
-MIRELLA
-
- spaurita.
-
-Preferiresti — che ci uccidessero subito? Ma cosa dici! Perchè?
-
-CHÉRIE
-
-Non so perchè. Ma sento che lo preferirei.
-
-VON WEDEL
-
- separando CHÉRIE da MIRELLA.
-
-Basta di susurri...
-
- Alzando tra le braccia CHÉRIE
- e facendola sedere sul tavolo.
- A FISCHER.
-
-Guarda cugino! Una colombella briaca...
-
- CHÉRIE ride debole e
- insensata, tenendo chiusa
- nella mano la fialetta di
- sublimato.
-
-FISCHER
-
-Lasciate stare le donne.
-
- Esce.
-
-VON WEDEL
-
-Già. Sazio lui, esaurito l'argomento.
-
- A GLOTZ, additando CHÉRIE.
-
-Guarda un po', Glotz, come è bella quando ride!
-
- CHÉRIE ride guardando
- MIRELLA che si mette a ridere
- nervosamente anche lei.
-
-GLOTZ
-
- Guardando dall'una all'altra.
-
-E perchè ridete così?
-
-VON WEDEL
-
-È il vino.
-
-CHÉRIE
-
-No, no! Non è il vino...
-
-VON WEDEL
-
-E allora che cos'è?
-
-CHÉRIE
-
- sempre ridendo.
-
-Penso... che se sapeste ciò che so io — non sareste qui!
-
- ride come presa
- dall'isterismo.
-
-VON WEDEL
-
-E dove saremmo?
-
-CHÉRIE
-
-Sareste... dal dottore!
-
-VON WEDEL
-
-Ma ci siamo!
-
-CHÉRIE
-
-Appunto perchè ci siete, andreste, correndo... da un altro dottore!
-
-MIRELLA
-
-Sì, sì! correndo!
-
- ride.
-
-VON WEDEL
-
-Cosa vuol dire?
-
-GLOTZ
-
- a VON WEDEL.
-
-Vuol dire che ha bevuto troppo.
-
-CHÉRIE
-
-No... no!... siete voi — voi, che avete bevuto troppo — da quella
-bottiglia!
-
- Addita la caraffa del rhum che
- i due hanno quasi vuotata.
-
-GLOTZ
-
- sconvolto.
-
-Eh?
-
-MIRELLA
-
-Già... proprio da quella bottiglia...
-
-CHÉRIE
-
-Ormai...
-
- ride.
-
-... avete bevuto!
-
-MIRELLA
-
- battendo le mani.
-
-Già... già... ormai avete bevuto...
-
-CHÉRIE
-
-E fareste meglio ad andare subito dal dottore...
-
-MIRELLA
-
-Subito... subito!
-
-VON WEDEL
-
-Che storie sono queste? Sei ubbriaca — vero?
-
- Le afferra il braccio.
-
-CHÉRIE
-
-Sì... sono ubbriaca... o non avrei detto... ciò che ho detto.
-
-GLOTZ
-
- a VON WEDEL.
-
-Che cosa tiene in mano? Guarda un po'...
-
-CHÉRIE
-
-Niente... niente.
-
- Cela ostentatamente dietro
- alla schiena la fialetta del
- sublimato.
-
-VON WEDEL
-
-Dà qui.
-
- forzandola ad aprire la mano.
-
-Cosa diavolo?
-
- Le toglie di mano la fialetta
- e legge esterrefatto.
-
-«_Sublimato corrosivo!_» Sublimato!...
-
- Lanciandosi su CHÉRIE.
-
-Ah! strega!... canaglia!...
-
-CHÉRIE
-
- scoppiando in pianto.
-
-Ma no! no... non ho fatto niente —
-
-MIRELLA
-
-Non ha fatto niente!
-
-GLOTZ
-
- a VON WEDEL.
-
-Lascia stare, va! Ce ne saremmo accorti.
-
-VON WEDEL
-
-Oh per Dio... se non l'hanno fatta ce la volevano fare.
-
-CHÉRIE
-
-No! no! Non è vero.
-
-VON WEDEL
-
-Vero o non vero — me la pagherai.
-
- CHÉRIE balza dalla tavola e
- fugge verso la porta a destra.
- GLOTZ l'afferra e la ferma.
-
-MIRELLA
-
- strillando.
-
-Ma abbiamo fatto per ridere...
-
-CHÉRIE
-
-Per ridere...
-
-VON WEDEL
-
-Sta bene — adesso rideremo! Anche noi!
-
- Afferra CHÉRIE che
- indietreggia contro la porta
- drappeggiata.
-
-MIRELLA
-
- balzandogli adosso come una
- tigre.
-
-Lasciatela! lasciatela!
-
-VON WEDEL
-
- aprendo col piede la porta e
- guardando nella camera ancora
- illuminata.
-
-Bene! Tutto quel che ci vuole!... Glotz! legala al letto!
-
- Afferrando MIRELLA.
-
-Quanto a te, scorpione, t'insegnerò io a mentire.
-
-MIRELLA
-
- strillando.
-
-Ah, mi uccidi?
-
-VON WEDEL
-
-Aspetta, aspetta...
-
- Con una sciarpa rimasta su di
- una sedia la lega rapidamente
- alla ringhiera. MIRELLA
- piange.
-
-CHÉRIE
-
- Che s'è inginocchiata ai piedi
- di GLOTZ.
-
-Perdonatemi — perdonatemi! lasciatemi andare! Ho detto per farvi paura.
-Ho detto per ridere... non abbiamo fatto niente, niente!
-
-GLOTZ
-
- crollando le spalle.
-
-Lo so, lo so. Non urlare. Tanto andava lo stesso a finire così.
-
- Guardando VON WEDEL.
-
-È un bruto quello lì.
-
-CHÉRIE
-
- cingendogli i ginocchi.
-
-Salvatemi... salvatemi! Oh mio Dio, cosa mi farà?
-
-GLOTZ
-
-Bah! Se non è lui è un altro. Guai ai vinti, povera creatura.
-
-CHÉRIE
-
-Oh, voi siete buono — lo so che siete buono, lasciatemi fuggire —
-
- Di fuori si odono voci di
- soldati ubbriachi che cantano
- «_Deutschland über Alles_».
-
-GLOTZ
-
-Dove volete fuggire? Sentite — sentite i soldati ubbriachi. L'inferno è
-scatenato.
-
-VON WEDEL
-
- Che ha legato stretto MIRELLA
- alla ringhiera col piccolo
- viso folle di paura rivolto
- alla porta aperta della camera
- da letto.
-
-Ecco — e tu starai qui — starai qui — a vedere!
-
- Va verso CHÉRIE e fa per
- trascinarla verso la camera.
-
- A GLOTZ
-
-Prendila per i piedi...
-
-GLOTZ
-
-Io no.
-
-VON WEDEL
-
-Vigliacco!
-
-GLOTZ
-
-Vigliacco tu!
-
- Apre la porta ed esce. Sulla
- soglia incontra FRITZ che
- entra.
-
-MIRELLA
-
-Fritz! aiuto — aiuto!
-
-CHÉRIE
-
- con un grido di gioia.
-
-Ah, Fritz!...
-
-FRITZ
-
- con sogghigno beffardo.
-
-Oh! guarda, guarda! La santarellina che da un anno fa la superba con
-me!...
-
- L'afferra, e con VON WEDEL la
- trascina nella camera vicina.
-
- La porta resta aperta.
-
-MIRELLA
-
- sola, legata alla ringhiera,
- pazza di terrore.
-
-Ah! no! — no! — no...
-
- I suoi occhi si dilatano per
- l'orrore di ciò che vede.
- Si dibatte, si contorce,
- strilla... e traverso i suoi
- urli di creatura torturata si
- indovina l'atroce misfatto che
- si compie davanti a lei.
-
- Nella strada passa una banda
- militare; le fiamme d'una
- casa incendiata illuminano la
- scena.
-
-
- CALA IL SIPARIO.
-
-
-
-
-ATTO SECONDO
-
-
- Un paesaggio di campagna inglese.
-
- Un terrazzo con sfondo di giardino in casa del Reverendo FRANK,
- pastore Anglicano.
-
- La Signora FRANK seduta in una poltrona di vimini lavora ad una
- sciarpa di lana grigia.
-
- DELIO ALLEN, nell'uniforme khaki d'ufficiale degli Highlanders
- Scozzesi, a cavalcioni su una seggiola regge una matassa di lana
- grigia che MARY svolge e raggomitola.
-
- ANNA in veste da tennis siede su uno sgabello facendo saltellare
- sulla racchetta delle palle da tennis.
-
- Le due fanciulle sono giovanissime, gaie e graziose.
-
-
-
-
-ATTO II.
-
-
-MARY
-
-Delio! Ecco la quarta volta che lasci cadere la lana. Sei noioso.
-
-DELIO
-
-Mille scuse, severissima cugina.
-
-ANNA
-
- Lanciando a DELIO una occhiata
- ridente.
-
-Trovo che Delio è veramente più decorativo che utile.
-
-DELIO
-
-È già qualche cosa. Potevate benissimo avere un cugino che non fosse nè
-l'uno nè l'altro.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- sorridendo.
-
-Fate dei discorsi molto stolti. E alla vigilia della partenza di Delio
-per il fronte non dovreste rammentare di lui che le sue molte virtù.
-
-ANNA
-
-Oh! come la mamma lo protegge!
-
-MARY
-
-La virtù di tener dritta una matassa Delio non l'ha davvero. Preferisco
-due sedie.
-
- Toglie la matassa a DELIO,
- la mette sulle spalliere di
- due sedie e vi gira intorno
- dipanando la lana.
-
-DELIO
-
-Collocato a riposo!
-
- Alla Signora FRANK.
-
-Cara zia, se le tue figlie non fossero tue figlie direi che sono due
-tigri ircane. Domani parto per le trincee — ed esse oggi dichiarano di
-preferire alle mie volonterose braccia due vili insensibili sedie.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Hai ragione, Delio. Queste nostre ragazze inglesi a forza di sport e di
-educazione superiore non hanno più sentimento.
-
-MARY
-
-No. Siamo prosaiche, pratiche, positive.
-
- Si vede giungere in fondo
- al giardino la figura mite e
- dignitosa del reverendo WALTER
- FRANK pastore Anglicano.
-
-Ah, ecco Papà!
-
- Gli corre incontro; anche
- ANNA va incontro al padre
- e ciascuna gli prende
- amorosamente il braccio.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- al marito.
-
-Hai già finito i tuoi appunti per la predica di domani?
-
-MARY
-
- subito.
-
-Sì, sì, li ha finiti!
-
-ANNA
-
-E in nessun modo lo lasciamo tornare a rinchiudersi in casa. Vero, papà?
-
-IL REVERENDO
-
-Non li ho finiti, mie care. È venuto il missionario di Kingsway a
-dirmi tante cose tristi. Voglio soltanto rammentarvi che uno dei
-nostri reggimenti Scozzesi passa di qui tra poco. Non vorrei che lo
-dimenticaste.
-
-ANNA
-
-Mai più!
-
-MARY
-
-No, no! tutto è preparato laggiù sul terrazzo. Una cesta di arancie,
-molti pacchi di cioccolatte e sigarette, e tutte le sciarpe di lana...
-
-ANNA
-
- alla madre.
-
-Questa che fai tu, è pronta?
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Sì — ecco, puoi prenderla.
-
- facendone un piccolo rotolo
- legato.
-
-ANNA
-
-È la venticinquesima!
-
-IL REVERENDO
-
-Brave! Ecco venticinque soldati che non sentiranno freddo al collo per
-merito vostro...
-
- ANNA corre a portare la
- sciarpa in fondo al terrazzo.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- a suo marito.
-
-Che cosa ti ha detto il missionario?
-
-IL REVERENDO
-
-Che sono arrivati anche oggi altri treni di profughi in condizioni
-desolanti. Mi dice che abbiamo qui delle migliaia di questi infelici.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Delle migliaia!
-
- Con rammarico.
-
-E noi non ne abbiamo accolti che tre.
-
-ANNA
-
-Oh! Gli Smith che sono milionari ne hanno una sola, e le fanno fare la
-sguattera.
-
-IL REVERENDO
-
-Anna! Non parlar male del prossimo.
-
-ANNA
-
-Ma è vero, babbo mio! E anche i Webster hanno licenziato le loro serve
-e fanno far tutto alle due profughe di Liegi che a casa loro erano
-signore dell'aristocrazia. Bel modo di fare la carità.
-
-IL REVERENDO
-
-Cara Anna, per due famiglie che approfittano delle altrui disgrazie,
-ve ne sono centinaia che sono caritatevoli davvero. Quanto a voialtre
-spero che avrete tutti i riguardi per le infelici che noi ospitiamo.
-
-ANNA
-
- ridendo.
-
-Oh, Mary non fa che correre in su e in giù con tazze di thè, tuorli
-d'uova sbattute e fiori.
-
-DELIO
-
-E mi ha portato via tutti i miei romanzi francesi per prestarli a
-quelle donne. Anche il mio Balzac, edizione di lusso.
-
-MARY
-
-Non ti vergogni di lagnartene?
-
-ANNA
-
-Fanno una tale pietà!... Hanno tutt'e tre tanta paura negli occhi!
-Paiono folli di spavento.
-
-MARY
-
-La più piccola non ha mai aperto bocca dacchè è arrivata. Credo che sia
-muta.
-
-IL REVERENDO
-
-Al comitato mi hanno detto che erano ottime persone — moglie, figlia e
-sorella di un dottore.
-
-ANNA
-
-Misericordia! E paiono pezzenti.
-
-MARY
-
-Paiono spaventa-passeri!
-
-IL REVERENDO
-
-Povere creature!
-
- Si alza.
-
-Adesso vado a terminare i miei appunti per la predica di domani. Ho
-scelto per testo: «Nutrite le mie agnelle.»
-
-ANNA
-
-Ma torna presto, papà.
-
-IL REVERENDO
-
-Starò pochi minuti.
-
-MARY
-
- affettuosa.
-
-Fa una predichetta breve!...
-
- Il Reverendo sorride e rientra
- in casa.
-
-ANNA
-
- a sua madre.
-
-Vuoi lasciarmi prestar qualche veste a quelle poverette? C'è la mia
-«princesse» lilla che per la piccina andrebbe benissimo...
-
-MARY
-
-E qualche mia camicetta, e la mia sottana di piqué bianco...
-
-ANNA
-
-Per Chérie il mio vestito rosa starebbe come dipinto —
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Adesso non esagerate. I grandi entusiasmi di voialtre ragazze non
-durano mai.
-
-DELIO
-
- che ha ripreso la matassa di
- lana.
-
-Già. Io ne so qualche cosa.
-
-ANNA
-
-Tu? Che cosa sai?
-
-MARY
-
-A che cosa alludi?... E prova a tener tese queste braccia.
-
- Dipana la matassa.
-
-DELIO
-
-Ma io ero uno dei vostri grandi entusiasmi. Appena arrivato da Oxford
-era «cugino Delio!» qui — «cugino Delio!» lì — «Delio ci insegnerà il
-tango» —
-
-ANNA
-
-Ma se il tango non lo sapevi neppur tu!
-
-DELIO
-
-Questo è un dettaglio. — «Delio ci insegnerà a nuotare» —
-
-MARY
-
-E vuoi che facciamo dei bagni adesso, in ottobre?
-
-DELIO
-
-«Delio deve giuocare con noi al tennis! Delio, vieni a giuocare al
-Lacrosse!»
-
-ANNA
-
-Già! al Lacrosse ci hai dato delle stangate sulla testa che abbiam
-dovuto stare a letto otto giorni.
-
-MARY
-
-E per poco non ci veniva la meningite.
-
-DELIO
-
-Sì... sì... va benissimo! Ma il fatto sta che io ero uno dei vostri
-grandi entusiasmi, e che adesso non lo sono più. E domani vado al
-fronte... forse a morire!
-
-ANNA
-
-Oh! se muori ridiventerai un nostro grande entusiasmo.
-
-MARY
-
-Anche se torni ferito ti adoreremo.
-
-ANNA
-
-Ti cureremo!... ti fasceremo le membra mutilate.
-
-MARY
-
-Ti appoggerai su di noi invece che sulle stampelle.
-
- Finisce la matassa.
-
-DELIO
-
- alzandosi.
-
-Ma insomma — occorre proprio essere storpi o monchi per farsi voler
-bene da voi?
-
-MARY
-
-Capirai bene che non possiamo intenerirci per i mali che non hai.
-
-ANNA
-
-Per i dolori che non soffri.
-
-DELIO
-
- sentimentale.
-
-E che cosa ne sapete voi delle mie sofferenze?
-
-MARY
-
- Scorgendo il Dottor BELL che
- arriva.
-
-A proposito di sofferenze — ecco il dottore!
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Oh buon giorno, caro dottore.
-
- Va incontro al Dottor BELL che
- entra.
-
-IL DOTTORE
-
-Buongiorno, signora Frank... Salute, care figliole.
-
- Le ragazze lo salutano
- amicamente.
-
-Ah, Delio!, e quando si va al fronte?
-
-DELIO
-
-Domani, dottore.
-
-IL DOTTORE
-
-Domani? Bene! — Auguri!
-
- Gli stringe forte la mano.
-
-DELIO
-
-Grazie. — Ho promesso a Mary di uccidere con questa mano sette nemici.
-
-ANNA
-
-E ha promesso di portarmene uno vivo perchè io me lo uccida da me.
-
-IL DOTTORE
-
- ridendo.
-
-Che ferocia!
-
- Siede.
-
-E come stanno le nostre rifugiate?
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Sempre più tristi e depresse.
-
-MARY
-
-Vado a chiamarle! Sono in fondo al giardino.
-
-ANNA
-
-Vengo anch'io.
-
-DELIO
-
-Un momento!
-
- guardando l'orologio.
-
-Devo dirvi addio, cuginette. Vado a salutare la nonna, e tornerò qui
-stasera.
-
-ANNA
-
-Addio, Delio!
-
-MARY
-
-Io ti dirò addio — quando ritorni.
-
- Corre con ANNA in fondo al
- giardino.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- con ansia affettuosa a DELIO.
-
-Sta attento con quella motocicletta! Non andare all'impazzata.
-
-DELIO
-
- sorridendo.
-
-Cara zia Clara! Quanto sei buona! Io credo che se tu venissi con me
-nelle trincee, diresti ai nemici: «Un momento!... Prego! Qui c'è mio
-nipote Delio. Voltate i fucili dall'altra parte.»
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Oh sì!
-
- Con gravità.
-
-E lo dirò — ogni mattina e sera — a Chi sai tu.
-
-DELIO
-
- baciandole la mano.
-
-Grazie.
-
- Esce.
-
- Il DOTTORE e la Signora FRANK
- rimangono soli.
-
-IL DOTTORE
-
-Ebbene? Mi sembrate sopra pensiero.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Caro dottore, ho molte cose sul cuore. Lasciar partire Delio è uno
-strazio. L'amo come se fosse un figlio mio. E poi, la presenza di
-queste tre disgraziate...
-
- sospira.
-
-Non so dirvi a qual punto esse mi turbano.
-
-IL DOTTORE
-
-Poverette! Non mi sembrano molto esigenti.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Esigenti? Ma non vogliono mai nulla. La loro umiltà è commovente. Ma...
-non so... qualche cosa di sinistro aleggia intorno a loro.
-
- Pausa.
-
-Quando vedo Mary e Anna andar da loro... abbracciarle... mi viene
-freddo... come se le mie figlie entrassero in un mondo buio,
-sconosciuto... Non so come spiegarmi...
-
-IL DOTTORE
-
-Vietatelo.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Impossibile. Non capirebbero... mi crederebbero crudele. E poi quel
-sant'uomo che è mio marito predica — l'amore! Dice che la carità non
-si fa coll'ospitare e nutrire i disgraziati, ma coll'amarli. E le
-mie due pazzerelle non domandano di meglio! Direi quasi che quelle
-meste creature esercitino su di loro un fascino speciale. Mary e Anna
-sembrano subire l'attraenza strana del mistero che avvolge quelle
-tragiche esistenze.
-
-IL DOTTORE
-
-Lo credo. Lo capisco.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Saranno buone, saranno sante creature; ma — ve lo confesso — mi
-fanno paura. Già, la piccina, dacchè è qui, non ha ancora mai aperto
-bocca!... Non ha mai sorriso, non ha mai parlato. Io credo — temo — che
-abbia la mente turbata.
-
-IL DOTTORE
-
-Eh! Potrebbe darsi, pur troppo, che fosse un caso di psicosi causata
-dallo spavento, dal dispiacere... O peggio, potrebbe essere un caso di
-demenza precoce — che, pur troppo, è inguaribile.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Oh! speriamo di no!... Anna l'adora questa fanciulla. Non fa che
-guardarla. Cerca di spiarle negli occhi il primo bagliore d'un
-sorriso... E Mary non è felice che quando si trova tra quelle altre
-due macabre figure i cui volti pallidi racchiudono chi sa quali orrendi
-misteri... Cosa avranno visto, cosa avranno subíto, queste donne?
-
- Una pausa.
-
-Come è amaro per me mettere a contatto di tali sinistri misteri le
-candide anime delle mie bimbe!
-
-IL DOTTORE
-
-Ecco uno dei mille problemi minori creati dalla guerra.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Lo so, lo so che è un problema minore. So che in confronto alle
-atrocità, alle sofferenze che straziano il mondo, questa sofferenza
-mia è insignificante. Ma per una madre, di cui la meta nella vita è
-stata quella di sorvegliare con amorosa ansia le pure anime delle sue
-figlie, che le ha vedute fiorire come gigli nel più perfetto candore
-— è doloroso — anche se è un dovere di carità cristiana che lo impone
-— dover strappare da quei vergini cuori il velo dell'innocenza.
-Credetemi, è doloroso! Ed ogni madre sentirà questo con me.
-
-IL REVERENDO
-
- che si è avvicinato coi suoi
- appunti in mano.
-
-Clara —
-
- Posandole una mano sulla
- spalla.
-
-è questo un sacrificio che diamo in olocausto alla guerra. Tutti
-dobbiamo dare ciò che abbiamo di più caro. Altri genitori danno i loro
-figli... E questi a loro volta danno il sangue loro, senza rimpianto.
-Noi — noi diamo ciò che di più prezioso abbiamo — non il tetto e
-il pane soltanto — ma, se ci viene richiesta, anche la celestiale
-innocenza delle nostre figlie. Esse per poter compatire le miserie
-umane devono conoscerle.
-
-La vera carità non dev'essere cieca. L'incoscienza deve morire perchè
-possa nascere la pietà.
-
- Restano immobili guardando
- avvicinarsi dal fondo del
- giardino prima ANNA che
- circonda col braccio la
- piccola figura china di
- MIRELLA, in logora veste
- nera. Indi tra le due tragiche
- figure di CHÉRIE e di LUISA,
- viene MARY, bionda e ridente.
- È vivido il contrasto tra le
- due chiare gioconde fanciulle
- inglesi e le tetre profughe.
-
-ANNA
-
- affettuosamente a MIRELLA.
-
-Ecco il buon dottore. Gli dirai almeno buongiorno.
-
- MIRELLA guarda fisso innanzi a
- sè senza rispondere. Pare che
- non oda nulla.
-
-IL DOTTORE
-
- accarezza il volto della
- fanciulla poi si volge a LUISA
- e CHÉRIE.
-
-Ah! e come stiamo oggi?
-
- a LUISA.
-
-Ancora vertigini e deliquio?
-
-LUISA
-
- a bassa voce.
-
-Sì.
-
-MARY
-
-E ha sempre nausea quando mangia.
-
- A questa frase pronunciata con
- chiara ingenuità da sua figlia
- un fremito d'ansia passa sul
- volto della signora FRANK.
-
-IL DOTTORE
-
- bonario.
-
-Eh! il patema d'animo.
-
- a LUISA.
-
-Non avete nessuna notizia di vostro marito?
-
-LUISA
-
-Nessuna.
-
-IL DOTTORE
-
-Ecco! per farvi guarire basterebbe una bella lettera annunciante il suo
-arrivo in congedo...
-
-LUISA
-
- con un singhiozzo.
-
-Ah — no! no!
-
-MARY
-
- spingendo avanti CHÉRIE.
-
-E la mia piccola amica qui, guardi com'è pallida, dottore!
-
-IL DOTTORE
-
-Niente niente. Bistecche ed aria fresca...
-
-MARY
-
- insistendo.
-
-Ma le senta un poco il polso. Oggi mi ha detto che le pare d'aver
-qualche cosa al cuore.
-
-IL DOTTORE
-
- a CHÉRIE.
-
-E che cosa si sente?
-
-CHÉRIE
-
- a voce bassa.
-
-Niente.
-
-MARY
-
- a Chérie.
-
-Ma perchè non dici quello che hai detto stamattina a me?
-
- In un gran silenzio MARY
- dichiara.
-
-Tutt'a un tratto stamattina è diventata pallida pallida, e ha dato un
-grido. Dice che le è parso di sentire sotto al cuore come un batter
-d'ali — così... brrr!
-
- Per illustrare ciò che dice,
- MARY tende le mani in aria e
- le fa oscillare imitando un
- tremolìo d'ali.
-
- Vi è un istante di silenzio
- costernato. Tutti guardano
- CHÉRIE. Anche LUISA si volge
- a guardarla, con viso di
- sbigottimento e terrore.
-
-IL DOTTORE
-
- aggrottando le ciglia.
-
-Niente, niente. Sarà un fenomeno d'anemia.
-
- Volgendosi alla Signora FRANK
- e abbassando la voce.
-
-Se crede possiamo entrare. — Sarà bene ch'io la visiti...
-
-ANNA
-
- che ha udito.
-
-Oh no! no! Adesso a momenti passano i soldati. E poi c'è la
-trasformazione!
-
- Guardando le due ragazze con
- un sorrisetto birichino.
-
-La trasformazione come nella Cenerentola.
-
-MARY
-
- ridendo.
-
-Sicuro! Noi vi facciamo da madrine... Andiamo! È già tutto combinato!
-
- Prende pel braccio CHÉRIE e
- MIRELLA.
-
-Andiamo a farvi belle! Il dottore per oggi scriverà una ricetta di
-fantasia!
-
-ANNA
-
- a MIRELLA.
-
-Vorrei tanto sentire la tua voce! Dimmi una parola — una sola. Dimmi
-almeno che mi capisci.
-
- MIRELLA nè la guarda nè
- risponde.
-
-Vorrei vederti sorridere...
-
-CHÉRIE
-
- sconsolata.
-
-Non può, non può sorridere — povera Mirella!
-
- Le quattro ragazze entrano in
- casa.
-
-LUISA
-
- Seguendole con lo sguardo
- ansioso.
-
-Dove vanno?
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Le mie figliole vogliono far mettere alla vostra bimba e a Chérie delle
-vesti più chiare. Sperano così di rallietarle un poco. E voi, cara, non
-vorreste cambiare questo vestito nero...
-
-LUISA
-
-Ah, no!... Non potrei. Il mio lutto è eterno.
-
- Si copre il volto.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Sedete...
-
- Le dà la poltrona di vimini.
-
- Il Dottore e il Reverendo
- FRANK parlano sottovoce nel
- fondo del terrazzo.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Quanto siete triste, povera donna! Vorrei potervi confortare.
-
-LUISA
-
-Lo potete forse... Signora! Ma lo vorrete?
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Con tutto il cuore. Che cosa vi occorre?
-
-LUISA
-
- cupa.
-
-Mi occorre... l'aiuto del medico.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Ma eccolo!...
-
- Additando il Dottor BELL.
-
-È un angelo d'uomo e uno scienziato valente.
-
- al Dottore.
-
-Dottore... venite qui. Abbiamo bisogno di voi.
-
-IL REVERENDO
-
-Vi lascio...
-
-LUISA
-
- impulsivamente.
-
-Oh!...
-
- gli stende la mano.
-
-Voi siete il medico dell'anima... ed è tanto malata l'anima mia!
-
-IL REVERENDO
-
- prendendole la mano.
-
-Sono onorato della vostra confidenza, Signora.
-
- Le siede accanto.
-
-LUISA
-
- al Dottor BELL.
-
-Dottore!...
-
- Poi rivolgendosi alla Signora
- FRANK.
-
-Signora!... Oh Dio, non so come dirlo!... Mi accade la più orribile
-delle sciagure —
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Parlate, cara.
-
-LUISA
-
- Si copre il viso colle mani
- poi con improvviso impeto
- angoscioso.
-
-L'onta che ho subíto — _si perpetua in me!_
-
- Vi è un istante di silenzio
- costernato.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- comprendendo.
-
-Oh!... povera donna.
-
-IL DOTTORE
-
- a bassa voce.
-
-Ne siete sicura?
-
-LUISA
-
- ansante.
-
-Sicura... sicura!... Oh in quale strazio vivo da questi quattro mesi,
-dapprima sotto l'incubo spaventoso del dubbio — ed ora sotto l'orrore
-della certezza! Giorno e notte ho sperato... ho sperato che non sarebbe
-così. — Ho sperato che un giorno mi sarebbe concesso l'oblio! Mi dicevo
-che dopo molto tempo — dopo un anno... dopo tanti anni forse — il
-ricordo orribile sparirebbe dalla mia mente, il brivido mi escirebbe
-dalle carni. Invece — no!
-
- balza in piedi.
-
-L'onta s'è fatta eterna! la violenza s'è fatta umana! il delitto è vivo
-— e palpita in me!
-
- Una lunga pausa.
-
-IL REVERENDO
-
- ponendole una mano sul capo
- chino.
-
-Coraggio, figlia mia.
-
-LUISA
-
-Ah ne avrò, ne avrò del coraggio! Affronterò la morte, con letizia, con
-gratitudine!
-
- al Dottor BELL.
-
-Dottore, dottore! Se muoio non me n'importa. Ma il delitto non deve
-vivere. Ciò che fu concepito nell'odio e nell'orrore non deve, non deve
-vedere la luce.
-
-IL DOTTORE
-
- colpito.
-
-Signora! che cosa mi domandate?
-
-LUISA
-
-Domando la liberazione... immediata, completa! E se voi, dottore, non
-vi sentite di darmela, la morte me la darà!
-
-IL REVERENDO
-
- grave.
-
-Povera donna. Voi siete vittima di un atroce delitto, è vero. Tutta la
-nostra pietà vi è dovuta — e l'avrete. Rimarrete in questa casa come
-una nostra figlia, diletta e sacra. Avrete da noi tutte le cure, tutte
-le tenerezze. E nell'ora del vostro supremo martirio voi non sarete
-abbandonata.
-
-LUISA
-
- ritraendosi inorridita.
-
-Cosa dite — cosa dite —
-
-IL REVERENDO
-
- sempre più grave.
-
-Dico che perchè voi avete sofferto della nequizia umana non avete
-il diritto nè di proporvi nè di spingere altri a commettere un atto
-delittuoso.
-
-LUISA
-
-Un atto delittuoso? Ma il delitto sarebbe di rassegnarmici. Di vivere
-per altri cinque mesi questa tortura, eppoi di dare la vita a ciò che
-non può, che non deve vivere.
-
- Alla Signora FRANK.
-
-Signora! voi che siete donna — dovete capire —
-
- Colle mani nei capelli.
-
-capire che cosa è stata quella notte... colla porta aperta... i soldati
-ubbriachi nella casa! Ah, io vorrei nascondere la faccia sotto la terra
-quando ci penso.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
-Povera donna!
-
-LUISA
-
-Mille volte al giorno ringrazio Iddio che la mia bambina — ammutolita
-per chi sa quale spavento! — non possa domandarmi: «Mamma, cos'hai?
-Che cosa pensi?» Dovrei dirle: «Penso che sono maledetta tra le donne,
-che sono indegna di alzare la fronte. Penso che porto nel mio seno un
-essere immondo che renderà eterna l'onta che ho patito»... Ah!
-
- Con violenza folle.
-
-Ma io mi strapperò gli occhi prima di vederlo, mi lacererò il petto
-prima di nutrirlo... e con queste mani — se nasce — lo strangolerò!
-
-IL REVERENDO
-
-Donna, voi bestemmiate.
-
-LUISA
-
-No, no! non bestemmio. Pensate... pensate... che ho un marito — che
-m'ama — che combatte per noi nelle trincee! che un giorno, se il
-cielo è pietoso, tornerà! E volete che io gli vada incontro recando in
-braccio il figlio d'un nemico?...
-
- Un silenzio.
-
-Ma io lo sento... sento che divento pazza sotto quest'incubo, pazza
-di terrore e d'odio. Cerco di sfuggire a me stessa, di sottrarmi alla
-velenosa cosa che è in me, che ogni giorno prende maggiore forza,
-ogni giorno diviene più vitale, ogni giorno m'invade di più. Dottore,
-dottore! è un cancro — un cancro vivente che è in me! — Toglietemelo,
-liberatemene, o mi darò la morte.
-
- S'accascia col viso in grembo
- alla Signora FRANK, che le
- pone in atto d'infinita pietà
- la mano sul capo.
-
-IL DOTTORE
-
- rivolto al Reverendo FRANK.
-
-Voi sarete sdegnato contro di me, caro amico; sarete forse più che
-sdegnato... troverete forse nella vostra coscienza la necessità di
-denunciarmi. Ma io intendo liberare questa donna.
-
-IL REVERENDO
-
-Voi — voi commettereste un delitto simile? Vi rendereste reo d'un
-crimine?
-
-IL DOTTORE
-
-Reo o non reo — davanti a questo caso sento l'obbligo d'intervenire.
-
-IL REVERENDO
-
-Uccidereste un essere umano?
-
-IL DOTTORE
-
-Non è quasi ancora un essere umano. Per me questa donna è afflitta
-da un morbo, da una infermità. Essa porta in sè un male che va
-estirpato. Se questa donna in queste stesse condizioni fosse tisica,
-si ammetterebbe senz'altro l'intervento. Orbene, essa è ammalata, essa
-è psicopatica. Il continuare in queste condizioni mette a repentaglio
-la sua vita e la sua ragione. Il dottore ha il diritto — anzi — ha il
-sacrosanto dovere di salvarla se può.
-
-IL REVERENDO
-
-A spese della vita umana ch'essa porta in sè?
-
-IL DOTTORE
-
-Sì, sì. A spese di questo germe di vita, malefico e intossicato.
-
-Se questa creatura vive sarà un deficiente o un delinquente, concepito
-nell'odio, nella brutalità, nell'alcoolismo. E la madre andrà al
-cimitero o al manicomio. — Ditemi ciò che volete, io la libererò.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- Impetuosa.
-
-E farete bene, sant'uomo che siete!
-
-IL REVERENDO
-
-Clara, Clara! Anche tu sei senza coscienza. Non s'infrangono
-impunemente le leggi divine...
-
-IL DOTTORE
-
-Non è per legge divina che questa sciagurata si trova oggi in queste
-condizioni. Ogni legge divina ed umana è stata infranta dagli immondi
-bruti che la guerra ha scatenato. La legge divina dà alla donna il
-diritto di selezione. Essa ha il diritto di scegliere chi sarà il padre
-delle sue creature. E questo sacrosanto diritto è stato violato.
-
-LUISA
-
- Congiungendo le mani con un
- singhiozzo di gratitudine.
-
-Ah, dottore, dottore!
-
-IL DOTTORE
-
- Con fermezza, volgendosi verso
- il Reverendo.
-
-Prendo su di me qualsiasi responsabilità.
-
-IL REVERENDO
-
-Dottore; noi siamo dei vecchi amici. Con quanto affetto, con quanta
-autorità ho, vi prego — vi comando di desistere dal vostro proposito.
-
-IL DOTTORE
-
-Farò ciò che sento essere mio dovere.
-
-IL REVERENDO
-
- con dolore, ma risoluto.
-
-Ed io farò il mio.
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- Commossa, prendendo dolcemente
- il braccio di suo marito.
-
-Che sarà — di pregare per loro!
-
-LUISA
-
- Baciandole con fervore la
- mano.
-
-Oh, Signora!
-
- MARY e ANNA entrano correndo.
-
-MARY
-
-Guardate!... Guardate Chérie e Mirella!
-
- Queste entrano timidamente,
- vestite d'abiti chiari e
- diafani.
-
- MIRELLA cammina come in sogno.
- CHÉRIE sorride, trasfigurata e
- gaia.
-
-MARY
-
- Indicando MIRELLA.
-
-Vedete Cenerentolina trasformata? Aspetta, Mirella! anche per te ci
-vogliono le scarpette incantate, come nella leggenda.
-
- Rientra in casa correndo.
-
-CHÉRIE
-
- a LUISA.
-
-Mi pare... non so... questa veste... questa gente così buona... Mi pare
-di svegliarmi da un sogno spaventoso. Dimmi, Luisa, tutto ciò che è
-accaduto a casa nostra, l'abbiamo sognato... l'abbiamo sognato — non è
-vero?
-
-LUISA
-
- agitata e febbrile.
-
-Sì, sì, abbiamo sognato. Tra poco non resterà più nulla, più nulla di
-quel sogno spaventoso.
-
-CHÉRIE
-
-Io sovente penso così. Penso... che non è stato vero!
-
-LUISA
-
- appassionata.
-
-Chérie! _Non è stato vero!_ Nulla rimarrà, nulla! Saremo quelle di
-prima...
-
-CHÉRIE
-
-Ah! se anche la piccola Mirella tornasse quella di prima!
-
-LUISA
-
- soffocata.
-
-Guardala!
-
- CHÉRIE si volge e guarda
- MIRELLA che MARY ha sollevata
- e messa a sedere in alto sopra
- il muricciuolo in mezzo ai
- fiori. Ora MARY, china davanti
- a lei, la calza di scarpette
- bianche. ANNA è corsa in casa,
- ed ora ritorna recando uno
- specchietto in mano.
-
-ANNA
-
-Guardati, Mirella!
-
- MIRELLA nella sua veste
- bianca, circondata di fiori,
- si guarda nello specchio e —
- lentamente, meravigliosamente
- — schiude le labbra al
- sorriso.
-
-CHÉRIE
-
- Con un grido di letizia.
-
-Ah Luisa, guarda! Mirella sorride!
-
- Corre a MIRELLA e la prende
- tra le braccia.
-
-ANNA
-
- Alla Signora FRANK e agli
- altri.
-
-Ha sorriso! Mirella ha sorriso... Avete visto?
-
-LUISA
-
- Alla Signora FRANK.
-
-Ah! che giornata meravigliosa è questa, che ha reso il sorriso alla mia
-bambina e la speranza a me. Non la scorderò mai questa giornata mille
-volte benedetta!
-
- Si rivolge timida nella sua
- gioia anche verso il Reverendo
- FRANK, ma questi gravemente
- si scosta da lei e con viso
- severo e addolorato entra in
- casa.
-
-LUISA
-
- Alla Signora FRANK seguendo
- collo sguardo il Reverendo.
-
-Una sola cosa mi affanna. Se... egli non perdonasse!
-
-LA SIGNORA FRANK
-
- Baciando in fronte LUISA.
-
-Ha già perdonato. — È un'anima angelica.
-
- Entra in casa.
-
- Il DOTTORE e LUISA la seguono.
-
- Le quattro fanciulle restano
- sole.
-
- S'ode di fuori, ancora
- lontano, il canto dei soldati
- inglesi.
-
- «_It's a long long way to Tipperary,_
- «_It's a long way to go..._»
-
- Il canto continua.
-
-CHÉRIE
-
- a MARY.
-
-Che cosa sono quei canti?
-
-MARY
-
-Ah eccoli! sono gli Highlanders Scozzesi! È il reggimento di Delio!
-Una parte va già oggi a Southampton ad imbarcarsi. Andiamo, andiamo
-in fondo al terrazzo — abbiamo già lì le ceste di sigarette, arance e
-doni...
-
-CHÉRIE
-
-Vanno in Francia?
-
-MARY
-
- abbracciandola.
-
-E nel Belgio!
-
- MARY e CHÉRIE corrono in fondo
- al terrazzo e sventolano i
- fazzoletti.
-
-ANNA
-
- a MIRELLA.
-
-Vieni Mirella! Vieni anche tu.
-
- MIRELLA si lascia condurre in
- fondo al terrazzo — indi sta
- immobile come una statuetta
- guardando giù.
-
- MARY, ANNA e CHÉRIE lanciano
- fiori, pacchi di sigarette,
- cioccolatte e arance ai
- soldati che passano sotto al
- terrazzo, invisibili, ma dei
- quali s'ode il passo e il
- canto.
-
-VOCI DI SOLDATI
-
- «_Good bye, Piccadilly_,
- «_Farewell, Leicester Square!_
- «_It's a long long way to Tipperary_,
- «_But my heart's right there._»
-
-ANNA
-
- ridendo.
-
-Guarda quel biondino!...
-
- Lancia giù una scatola di
- sigarette.
-
-MARY
-
- gettando arance.
-
-Addio! addio! felice ritorno!...
-
-CHÉRIE
-
- sventolando il fazzoletto.
-
-Buona fortuna!...
-
- Si ode il «Piffero» trionfale
- degli Highlanders Scozzesi.
-
-CHÉRIE
-
-Ah! quando si udrà quel suono nel Belgio? Nel mio villaggio?... Sarà la
-vittoria — la vittoria e la pace!
-
-ANNA
-
-Arrivederci, Tommy!
-
-MARY
-
- col noto grido dei soldati
- inglesi.
-
-«Siamo forse scoraggiati?»
-
-VOCI DI SOLDATI
-
- in coro tuonante.
-
-«No!»
-
-MARY
-
-«Siamo forse tristi?»
-
- Le Voci
-
-«No!»
-
-ANNA
-
-«Temiamo la morte?»
-
-LE VOCI
-
-«No!...» Urrà!
-
-CHÉRIE
-
-Se andate nel Belgio salutatemi Givray...
-
-LE VOCI
-
-Urrà!
-
- Il canto riprende e
- s'allontana.
-
-LUISA
-
- con un mantello e un velo esce
- vacillante dalla casa.
-
-LUISA
-
-Chérie!... Mirella!
-
-CHÉRIE
-
- correndo a lei.
-
-M'hai chiamato?
-
-LUISA
-
-Conduci qui Mirella.
-
- CHÉRIE va a prendere la
- fanciulla e la conduce da
- LUISA.
-
-CHÉRIE
-
- a LUISA.
-
-Esci? Dove vai?
-
-LUISA
-
-Te lo dirò.
-
- Inginocchiata davanti a
- MIRELLA.
-
-Oh Mirella, Mirella! Vado via. Dì: «addio, mamma!» Dì: «addio, mamma!»
-
- Piange nascondendo il viso
- nella veste della fanciulla.
- MIRELLA immobile la guarda
- senza espressione.
-
-CHÉRIE
-
-Luisa, cara! Che cos'hai?
-
-LUISA
-
- a MIRELLA, singhiozzando.
-
-Quale miracolo ci vuole per richiamare la tua piccola anima quaggiù? È
-volata via — dì? È volata via — come una rondinella, spaventata dalle
-infamie degli uomini? Non tornerà più?... non tornerà più?
-
- La bacia appassionatamente con
- tristezza.
-
- A CHÉRIE.
-
-Riconducila via! E poi — torna!
-
- CHÉRIE obbedisce. Indi ritorna
- subito a LUISA. MARY, ANNA
- e la figuretta immobile di
- MIRELLA rimangono per alcuni
- istanti in fondo al terrazzo,
- poi escono andando nel
- giardino.
-
-CHÉRIE
-
- a LUISA.
-
-Luisa! Parlami.
-
-LUISA
-
-Sì; devo parlarti. Finora non ho mai osato. Ma ora... ora bisogna ch'io
-ti parli.
-
-CHÉRIE
-
- tremante.
-
-Di che cosa?
-
-LUISA
-
- quasi senza voce.
-
-Di... quella sera...
-
-CHÉRIE
-
-Ah no! non parlarne! Hai detto che era un sogno!... Hai detto che era
-un sogno!...
-
-LUISA
-
-Chérie, sorellina mia! Per te, forse, per te! Non ho mai osato
-chiederti nulla. Ti ho visto un tale terrore negli occhi... E poi
-sempre lo sguardo allucinato di Mirella era su noi. Dimmi — per te,
-forse, non fu che un sogno?
-
-CHÉRIE
-
-Non so... non so! Che cosa è accaduto? Cosa è stato vero di ciò che
-— ripensandoci — mi agghiaccia il cuore? Certo deliravo!... Hanno
-preso Mirella — l'hanno legata alla ringhiera... col piccolo viso
-folle rivolto alla porta di camera mia... quella porta drappeggiata di
-rosso....
-
- Come forsennata, rivivendo la
- terribile ora.
-
-Poi... poi hanno legato anche me!
-
- piangendo.
-
-Oh Dio, Dio, Dio!... e c'era Fritz! Fritz — che rideva!... O me lo sono
-sognato? Vedi...
-
-.. io non riesco... non riesco... a dividere il sogno dalla realtà. Ho
-come un velo qui...
-
- con gesto agitato e ripetuto
- come per togliersi qualche
- cosa dalla fronte.
-
-una specie di ragnatela... che non posso strappare.
-
-LUISA
-
-Mia povera Chérie!
-
-CHÉRIE
-
- cercando di ricordarsi.
-
-Mi pare allora d'essere passata di deliquio in deliquio... e c'era chi
-strillava... strillava... Ero io?
-
- Aggrappandosi a LUISA.
-
-Credi che ero io?
-
-LUISA
-
- rabbrividendo.
-
-Ah!
-
-CHÉRIE
-
-Non so perchè strillavo! Non avevo paura di morire... Mi pare, oh
-Dio!... mi pare anzi che volevo morire! Volevo morire. E non mi
-uccidevano. Mi stritolavano... mi dilaniavano... e Fritz, il terribile
-Fritz — rideva!...
-
-E poi, più niente!
-
- Un silenzio.
-
-Non mi ricordo più niente. Mi sono svegliata su quel battello, in
-alto mare, fra tanta gente... E tu, e Mirella mi stavate accanto e mi
-guardavate con occhi di desolazione.
-
-LUISA
-
-Povera, povera creatura!
-
-CHÉRIE
-
-Ma ormai tutto è passato. Perchè ne riparli? Perchè? Hai detto che
-eravamo come prima —
-
-LUISA
-
- prendendole la mano e
- parlandole da vicino.
-
-Sei certa d'essere come prima?
-
- CHÉRIE la guarda sbigottita
- senza comprendere.
-
-Sei certa?
-
- Un silenzio.
-
-_Ti senti_ — come prima?
-
-CHÉRIE
-
- paurosa.
-
-Sì... credo. Non so... Il dottore mi dice... che sono anemica — che
-sono scossa... ma che presto tornerò sana e allegra. Dice che scorderò
-tutto...
-
-LUISA
-
- esitante, turbata da ciò che
- deve dire.
-
-Io... io — non sono come prima.
-
-CHÉRIE
-
- agitata.
-
-Perchè? Come? Cos'hai?
-
-LUISA
-
-Io devo partire. Vado questa sera stessa col dottore. Egli mi curerà.
-Egli mi guarirà.
-
-CHÉRIE
-
-Ma perchè? Che male hai? Mi fai paura...
-
-LUISA
-
-Povera Chérie innocente! Come dirti... come dirti?... Ah, con quale
-brutalità devo aprire i tuoi occhi alla vita!
-
- Mentre essa parla CHÉRIE è
- stata presa da un tremito
- convulso. Ora con un grido
- balza in piedi e si pone una
- mano sul fianco.
-
-Ah! ancora! _ancora!_...
-
- Cogli occhi allucinati,
- estatici, guarda in faccia a
- LUISA.
-
-Che cos'ho?...
-
- In un susurro.
-
-Che cos'ho?!...
-
-LUISA
-
-Chérie!
-
-CHÉRIE
-
- come rapita in un'esaltazione
- immensa.
-
-Che cosa sento?... Luisa!... Luisa!... Che cosa — _vive_ — in me?!
-
- Un lungo silenzio.
-
-LUISA
-
- piangendo.
-
-Ah! anche su te, anche su te è caduta la mala sorte.
-
-CHÉRIE
-
-Che cos'è? Che cos'è?
-
-LUISA
-
-È la cosa terribile, Chérie!
-
- Stringendola tra le braccia.
-
-Chérie — tu sarai madre!
-
-CHÉRIE
-
- quasi senza voce.
-
-Madre!... Io!...
-
- Rimane immobile, estatica,
- come davanti ad una visione
- che l'abbaglia.
-
-LUISA
-
-Senti, Chérie, senti! Non disperarti. Il dottore salverà anche te.
-
- Abbassando la voce.
-
-Il figlio della tua vergogna non vedrà mai la luce.
-
-CHÉRIE
-
- sbigottita.
-
-Non vedrà mai... la luce...
-
-LUISA
-
-No — no! Questa sciagura non ti colpirà. Questo tuo bambino —
-
-CHÉRIE
-
- afferrandole il braccio.
-
-Questo... mio... bambino! Questo mio bambino... Luisa! Ciò che ho
-sentito fremere... in me... è — _il mio bambino?_
-
- Pronuncia queste tre
- parole con una soavità
- indescrivibile, lo sguardo
- estatico, le mani incrociate
- sul petto.
-
-LUISA
-
-Calmati, Chérie, angelo innocente! Anche tu sarai salvata da
-quest'onta. Il dottore prenderà su di sè questa duplice responsabilità.
-Il delitto di cui sei stata vittima non avrà conseguenze.
-
-CHÉRIE
-
-Quale delitto?... Io non comprendo.
-
-LUISA
-
- inorridita.
-
-Ma non ricordi — non ricordi ciò che è accaduto in quella notte della
-tua festa....
-
-CHÉRIE
-
- vagamente colla mano sulla
- fronte.
-
-Non ricordo... Sono svenuta... non ricordo più.
-
-LUISA
-
-Ma comprendi — comprendi —
-
- additando il DOTTORE che
- esce dalla casa seguito dal
- Reverendo FRANK.
-
-che — egli ti aiuterà. Egli ti salverà da quest'onta. Tu non sarai
-la tragica madre di una creatura ancor più tragica. Questa malefica
-fiammella di vita — egli la spegnerà.
-
-CHÉRIE
-
- con un grido selvaggio.
-
-No!
-
- Un grande silenzio.
-
-LUISA
-
- quasi senza voce.
-
-No?! Che cosa dici?
-
-CHÉRIE
-
-No! Non voglio.
-
- Il Reverendo muove verso di
- lei, grave e solenne, e le si
- ferma al fianco.
-
-LUISA
-
-Tu vuoi essere madre senza essere sposa!... Vuoi dare la vita
-a un essere malefico concepito nella lussuria, nel sacrilegio,
-nell'ubbriachezza?
-
-CHÉRIE
-
-Non so... non so! Non capisco ciò che dici... Non capisco ciò che
-sento....
-
- Indietreggiando, grandiosa.
-
-Ma so che qualche cosa di sacro è in me!
-
-LUISA
-
-Qualche cosa di sacro? Ma che cosa dici — che cosa dici! È una cosa
-mostruosa ciò che tu porti in seno.
-
-CHÉRIE
-
- stupita.
-
-Ma non è mio figlio? Non hai detto ch'era mio figlio?
-
- Guardando da LUISA al DOTTORE
- con occhi paurosi.
-
-Cosa volete fare? Volete portarmelo via? Non voglio — non voglio.
-
-IL REVERENDO
-
- posandole una mano sulla
- spalla.
-
-Ah, veramente è sacro ciò che s'è svegliato in quest'anima — il
-sacrosanto istinto della maternità!
-
- Al DOTTORE.
-
-I vili le hanno violato il corpo. E voi, volete dunque violarle l'anima?
-
- Un istante di silenzio.
-
-IL DOTTORE
-
-È arbitra lei dei suoi destini.
-
-LUISA
-
-Ma pensa — pensa all'avvenire. Pensa — a Florian. A Florian che ti
-vuole sua sposa...
-
-CHÉRIE
-
- come in sogno.
-
-Non lo ricordo.
-
-LUISA
-
-Ma pensa, pensa che il padre di questa creatura è l'abbietto soldato
-ubbriaco che ti prese e ti legò...
-
-CHÉRIE
-
-Non ricordo.
-
- Cogli occhi chiusi.
-
-Non ricordo... non ricordo.
-
-LUISA
-
-Non senti vergogna? Dolore? Rimorso?
-
-CHÉRIE
-
- Immobile, con voce dolcissima,
- rapita da un'estasi quasi
- ultra-terrena.
-
-Non sento nè vergogna, nè dolore, nè rimorso. Non sento più niente,
-non ricordo più niente... Non esiste che questo brivido nuovo, questo
-palpito di vita — questa cosa divina che s'agita in me!
-
- Con un fremito immenso.
-
-Ah! la mia creatura!... _vive, vive!_ — Colle sue piccole mani mi ha
-afferrato il cuore!
-
- Vacilla. Il Reverendo la
- sorregge tra le sue braccia.
-
-
- CALA IL SIPARIO.
-
-
-
-
-ATTO TERZO
-
-
- La sala d'entrata nella casa del Dottor BRANDES, come al Iº Atto.
-
- È sera.
-
- LUISA, accanto al fuoco, legge una lettera. Con impeto di gioia se
- la reca alle labbra.
-
- Si ode bussare alla porta d'entrata.
-
-
-
-
-ATTO III.
-
-
-LUISA
-
-Chi è?
-
- Una voce di donna risponde.
- LUISA apre la porta.
-
- Entra JANE, infermiera della
- Croce Rossa americana. Veste
- l'uniforme grigia e rossa,
- colla croce rossa sul braccio.
-
- Porta in mano una scodellina
- di latte e un piccolo pacco.
-
-JANE
-
-Eccomi.
-
-LUISA
-
- con un dito sul labbro per
- imporle silenzio.
-
-Un momento, cara Jane.
-
- Va in punta de' piedi a
- chiudere la porta drappeggiata
- della camera a destra.
-
-JANE
-
-Dorme?
-
- Si toglie il lungo mantello.
-
-LUISA
-
-Sì. Dormono tutt'e due. Da mezz'ora non s'è sentito un respiro.
-
-JANE
-
-Bene. Ecco il latte...
-
- Depone la scodella.
-
-... e guardate cos'ho qui!
-
-LUISA
-
-Un panino! Un panino bianco! Ma come avete fatto?
-
-JANE
-
- ridendo.
-
-Altissime influenze... corruzioni negli alti circoli governativi...
-
-LUISA
-
-Ah, si vede che siete americana! Tutto vi riesce. Ottenete ciò che
-volete.
-
-JANE
-
-È vero che ci fanno un po' la corte. Anche verso di me — la più
-umile rappresentante degli Stati Uniti — si dimostra una benevolenza
-inverosimile. Ma vedo che avete una lettera!
-
-LUISA
-
-Pensate, pensate! Da mio marito...
-
- Bacia appassionatamente il
- foglio.
-
-JANE
-
-Ma come avete fatto a riceverla?
-
-LUISA
-
- a bassa voce.
-
-Figuratevi che me l'ha portata un uomo — un uomo che pareva un
-contadino — sudicio, zoppo, d'aspetto truce. Ha battuto alla porta — e
-appena l'ho socchiusa m'ha gettato sulla faccia il foglio — così — ed è
-fuggito.
-
-JANE
-
-È strano. — Sulla busta non c'è niente?
-
-LUISA
-
-Ma non c'era busta! E sul foglio non vi sono che poche parole: «Sto
-bene. Vi rivedrò. Vi abbraccio.»
-
-JANE
-
-Ma come vi spiegate —
-
-LUISA
-
-Non so! Non capisco.
-
-JANE
-
-Non importa capire. Aspettate e confidate.
-
- Versa il latte in una
- casseruoletta e s'avvicina al
- fuoco.
-
-LUISA
-
-Sì — aspetto e confido.
-
- Piega il foglio e se lo cela
- in petto.
-
-JANE
-
- accennando alla porta
- drappeggiata.
-
-E Chérie? Si è alzata oggi?
-
-LUISA
-
-Sì.
-
-JANE
-
-È uscita!
-
-LUISA
-
- chinando il capo.
-
-Sì.
-
-JANE
-
- impetuosa.
-
-Ah — s'è dunque decisa? Ha trovato finalmente il coraggio...
-
-LUISA
-
- amaramente.
-
-Era meglio se non l'avesse trovato. Jane! Jane! Quella passeggiata!...
-quella breve terribile passeggiata attraverso questo paesello che ci ha
-viste nascere — ah! che Via Crucis è stata per noi!
-
-JANE
-
-Vi hanno detto qualche cosa?
-
-LUISA
-
-Niente — niente! Nessuno ci ha detto niente.
-
- Si copre il viso colle mani.
-
-Non fatemelo ricordare — non fatemelo ricordare!
-
-JANE
-
- dopo un breve silenzio.
-
-Ma nessuno vi ha salutato?
-
-LUISA
-
-Nessuno.
-
-JANE
-
-Povera Chérie...
-
- Sospira.
-
-Devo far bollire questo latte perchè trovi pronta la cena quando si
-sveglia.
-
- China sul fuoco vi mette a
- scaldare il latte.
-
-Coraggio! Presto avremo delle grandi notizie...
-
-LUISA
-
-Che notizie?
-
-JANE
-
- misteriosa.
-
-Mah! Non so — c'è in aria qualche cosa.
-
-LUISA
-
- balzando in piedi.
-
-Che cosa?!
-
-JANE
-
-Nulla di definito, di sicuro... ma lo vedete anche voi... l'arrivo
-di quel biglietto... Non so — non so. Sento che grandi eventi si
-preparano.
-
-LUISA
-
-Ah! tutto, tutto mi fa paura.
-
-JANE
-
-Paura?
-
-LUISA
-
-Sì. Ho i nervi malati dacchè sono tornata qui. Questo paese, che
-da bambina amavo tanto, oggi mi fa orrore. Ah, Jane! era meglio se
-avessimo lasciato confiscare questa nostra povera casa, piuttosto che
-obbedire all'ordine dei nostri padroni e conquistatori! Era meglio
-rimanere nel nostro esilio in Inghilterra, che non tornar qui ad essere
-scherno e dileggio di quanti ci conobbero — e per di più, sentirsi alla
-mercè delle belve che ci hanno conquistato.
-
-JANE
-
-Avete fatto il vostro dovere tornando qui. Non ve ne rammaricate.
-Quando vostro marito tornerà...
-
-LUISA
-
- scoraggiata.
-
-Ma come volete che torni? Come volete che torni? Questo biglietto può
-averlo scritto dei mesi fa. Forse è ferito. Forse è prigioniero.
-
-JANE
-
-Le ferite guariscono. I prigionieri si liberano. Tornerà. E troverà sua
-moglie che l'aspetta, e la sua casa in ordine, e il suo paese —
-
- abbassa la voce.
-
-— spazzato dal vile nemico e riconquistato alla libertà!
-
-LUISA
-
- agitata.
-
-Jane, che cosa vi fa dir questo?
-
-JANE
-
- col dito sulle labbra.
-
-Zitta!
-
- Guardandosi attorno.
-
-So quel che so — ma non posso parlare. So che la salvezza è alle porte.
-
-LUISA
-
-Che cosa dite!
-
-JANE
-
- sottovoce.
-
-Da un'ora all'altra — da un'ora all'altra!
-
-LUISA
-
- con angoscia.
-
-Ah!... E quando Giorgio tornerà, troverà Mirella, la sua bambina —
-muta! inconscia! Vagante nell'ombra della vita come un piccolo spettro.
-Ah povero Giorgio! Forse sarebbe meglio che non tornasse.
-
-JANE
-
-Ma Mirella guarirà.
-
-LUISA
-
- incredula e mesta.
-
-Ah! Ci vorrebbe un miracolo. Sono tanti mesi ormai...
-
-JANE
-
-Perchè la lasciate ancora da madame Doré? Ora potrebbe venir qui.
-Capisco che un mese fa, al vostro arrivo, l'abbiate condotta subito
-dalla vostra vecchia amica. Ma ora che Chérie è guarita...
-
- pausa.
-
-... ora che... l'evento è compiuto —
-
-LUISA
-
-Jane — io tremo — io tremo di lasciarla entrare in questa casa.
-
-JANE
-
- sorpresa.
-
-Perchè? Perchè vedrà il bambino di Chérie?
-
-LUISA
-
- Agitata.
-
-Non è questo.
-
-Ma perchè è qui — qui — dove noi siamo, in questa stanza stessa —
-che il terrore le ha sconvolto la mente. Qui, qui che l'orrore l'ha
-ammutolita. Non so — non so che cosa accadrà quando per la prima volta
-essa entrerà qui — quando rivedrà quella ringhiera a cui quei mostri
-l'hanno legata!... quando rivedrà — quella porta! Ah! quella porta!...
-
- Addita la porta drappeggiata
- della camera di CHÉRIE.
-
-Quella stanza dove gli orrori si sono compiuti che le hanno
-agghiacciata l'anima, che me l'hanno mutata in una piccola statua di
-terrore!
-
- Un silenzio.
-
-JANE
-
-Ma dovrete pur decidervi. Non potete lasciarla per sempre in casa
-d'estranei.
-
- Una pausa.
-
-E se...
-
- Le afferra la mano.
-
-... e se...
-
-LUISA
-
-Se cosa?
-
-JANE
-
-Se questa emozione — Luisa! non so — quasi non oso dirlo...
-
-LUISA
-
-Parlate!
-
-JANE
-
-Non potrebbe darsi che — come il trauma psichico le ha tolto la favella
-— il rinnovarsi della scossa morale...
-
-LUISA
-
- colpita.
-
-Ah, cosa dite! cosa dite!
-
- Si guardano a lungo.
-
-LA VOCE DI CHÉRIE
-
- nella stanza vicina.
-
-Luisa!
-
-LUISA
-
-Vengo, cara! vengo!
-
- Va alla porta a destra e
- l'apre.
-
-È qui la cara Jane...
-
- Torna indietro, guarda JANE un
- istante con occhio trasognato,
- indi esce rapidamente dal
- fondo.
-
-JANE
-
- parlando a CHÉRIE che ancora
- non è apparsa.
-
-Ecco pronta la cena per la paziente!... una cena da principessa di
-leggenda.
-
- Versa il latte caldo nella
- tazza e mette il panino su un
- piatto.
-
-LUISA
-
- che è andata a prendere un
- mantello ed ora l'indossa
- rapidamente.
-
-State qui, Jane. Avrete cura di loro. Io torno subito.
-
-JANE
-
-E dove andate a quest'ora?
-
-LUISA
-
- soffocata dall'ansia e insieme
- dalla speranza.
-
-Vado — a prendere Mirella!
-
- Le due donne si guardano
- per un istante con intensa
- commozione — poi LUISA esce
- rapidamente.
-
- CHÉRIE pallidissima appare
- nel vano della porta.
- Indossa una vestaglia bianca
- ma si ravvolge tutta,
- freddolosamente, in uno
- scialle scuro.
-
-CHÉRIE
-
- parlando con voce debole e
- spenta.
-
-Buona Jane!
-
-JANE
-
-Vieni, vieni vicino al fuoco.
-
-CHÉRIE
-
- venendo avanti lenta, e
- lasciandosi cadere nella
- poltrona che JANE le ha spinto
- accanto al fuoco.
-
-Dov'è Luisa?
-
-JANE
-
- portandole il latte.
-
-Torna subito. Adesso bevi — e mangia. Guarda cos'hai qui!
-
-CHÉRIE
-
-Oh!... un panino bianco!... Che meraviglia! Ma Luisa dov'è andata?
-
-JANE
-
- inginocchiata presso a lei
- regge la tazza di latte e
- le dà da mangiare come a un
- bambino.
-
-È andata — a prendere Mirella!
-
-CHÉRIE
-
-Oh Dio! A prendere Mirella! Mirella verrà qui!
-
-JANE
-
-Ma sì. Non vuoi mica che stia eternamente lontana quella povera
-creatura.
-
-CHÉRIE
-
-Ma allora...
-
-JANE
-
-Allora? Allora Mirella starà qui, ecco tutto.
-
- Le mette il cucchiaio alla
- bocca.
-
-Mangia.
-
-CHÉRIE
-
-Ma io dove mi nascondo?
-
-JANE
-
-Che idea! Perchè vuoi nasconderti?
-
-CHÉRIE
-
-Ma — il bambino!... Cosa dirà Mirella?
-
-JANE
-
-Ah...
-
- Con enfasi malinconica.
-
-... non dirà nulla, povera Mirella!
-
- CHÉRIE china il capo e si
- copre gli occhi colla mano.
-
-JANE
-
-Mangia.
-
-CHÉRIE
-
-Ho finito. Aspetta!
-
- S'alza, va alla porta
- drappeggiata e sta un istante
- in ascolto.
-
-JANE
-
-Cosa c'è?
-
-CHÉRIE
-
- volgendosi col viso illuminato
- da un sorriso raggiante.
-
-Dorme!... Che gioia!... Adesso per un'ora o due sarà savio come un
-cherubino!
-
- Ride.
-
- JANE non risponde.
-
- Un silenzio.
-
-CHÉRIE
-
- mettendo una mano sulla mano
- di JANE.
-
-Jane! Come è triste e terribile.
-
-JANE
-
-Che cosa?
-
-CHÉRIE
-
-Tutto. Ma più di tutto...
-
-JANE
-
-Più di tutto?
-
-CHÉRIE
-
-Il silenzio. Il silenzio che c'è intorno... a quella povera culla.
-
- JANE non risponde.
-
-Altre mamme parlano tutto il giorno dei loro bambini. Anch'io potrei
-parlarne — ma quando ne parlo... nessuno risponde.
-
- Un silenzio.
-
-Neppure tu.
-
-JANE
-
-Ma sì... rispondo...
-
-CHÉRIE
-
-Con altre mamme si fanno tanti discorsi... si vuol sapere il bambino
-come sta... come dorme, come cresce... Poi lo si guarda,
-
- con un singhiozzo.
-
-... e si ride! Si ride delle smorfiette che fa, della cuffietta che gli
-va a sghembo, delle fossette che ha nei gomiti... si ride!...
-
- Un silenzio.
-
-Del mio nessuno ride.
-
-JANE
-
- fredda.
-
-Ma sì. Perchè dici questo?
-
-CHÉRIE
-
- amaramente.
-
-È vero. Si ride! Oggi nella strada ho visto che si ride. Oh Dio!
-
- Si copre il viso.
-
-Con disprezzo, con ischerno si ride — di lui e di me! Ah, Jane, perchè
-non mi hai lasciata morire? Perchè non ci hai lasciati morire tutt'e
-due, quando io ero così vicina alla morte e lui — lui — non era ancora
-entrato nella vita?
-
-JANE
-
-Chérie! Non piangere così.
-
-CHÉRIE
-
-Sono uscita oggi portandolo in braccio. Mi sono detta che bisognava
-pure un giorno o l'altro... Ah, come mi hanno guardata! Con quale
-odio, con quale disprezzo! Gli uni ridevano, ridevano!... Gli altri
-distoglievano lo sguardo come se passasse una cosa orribile, che a
-guardarla portasse sventura.
-
- Scoppiando in pianto.
-
-Oh, Jane, Jane! non è tanto per me che mi dispero, come per lui, per
-questo povero essere che entra nella vita credendo di essere come gli
-altri bambini! credendo che tutti lo ameranno... Non sa lui, non sa che
-è odiato, disprezzato, maledetto! Non sa lui di essere uno sventurato
-che porta sventura.
-
-JANE
-
-Non dir questo.
-
-CHÉRIE
-
-A lui nessuno, nessuno rivolge un sorriso, un augurio, una benedizione.
-Neppure tu che sei tanto buona! neppure Luisa!... No! no!... è il
-mostro lui! è l'essere abbominato, detestato, di cui ci si vergogna
-come di una piaga, come di una deformità.
-
- Si accascia singhiozzando.
-
-JANE
-
-Non pensare a tristezze.
-
-CHÉRIE
-
-Ah! come passeremo nella vita lui ed io — tra le beffe, il dileggio,
-il disprezzo di tutti! Pensa, pensa! Doversi sempre nascondere, doversi
-sempre vergognare — sempre cercare di farsi scusare, lui ed io! Io che
-non volevo far nulla di male! Lui — lui che non sa di aver commesso —
-nascendo — un imperdonabile delitto!
-
-JANE
-
-Se piangi così farai male a te e a lui.
-
-CHÉRIE
-
-Farò male — a lui? Non piangerò — non piangerò!
-
- Si asciuga gli occhi.
-
- D'improvviso sorge in ascolto.
-
-Chi è? Vien su qualcuno! Chi sarà! chi sarà!
-
- Spaventata.
-
-Sarà Mirella che arriva?
-
-JANE
-
-Vado a guardare.
-
- CHÉRIE si appiatta contro
- la parete chiudendosi
- nello scialle come per
- rimpicciolirsi e sparire.
-
-JANE
-
- Apre l'uscio d'entrata esce
- sul pianerottolo e guarda giù.
- Volgendosi a CHÉRIE.
-
-È un uomo... un contadino.
-
- Parlando a qualcuno di fuori.
-
-Oh! Chi cercate?
-
- Non si ode la risposta.
-
-Avete sbagliato porta? Allora state più attento un'altra volta. — Come
-dite? Dei feriti? No, no. Non ci sono feriti qui. — Dei malati?...
-Sì, malati sì. — E che cosa vi riguarda chi è malato in questa casa? —
-Andate via subito o vi faccio arrestare.
-
- Rientra e chiude la porta.
-
-Che tipo! Una giubba di vecchio contadino... un cappellaccio... e,
-sotto, due occhi fiammeggianti e una faccia di... di...
-
-CHÉRIE
-
-Di che cosa?
-
-JANE
-
- come colpita da un'idea
- repentina.
-
-Di soldato! Che fosse — che fosse uno dei vostri?!
-
- Corre alla porta e la riapre.
-
-È partito.
-
- Resta un istante in
- ascolto poi si volge e dice
- rapidamente a CHÉRIE.
-
-Chérie — tua cognata è qui. Viene su per le scale.
-
-CHÉRIE
-
- spaurita.
-
-Con Mirella?
-
-JANE
-
-Sì.
-
-CHÉRIE
-
-Ah — non voglio — non voglio che mi veda!
-
-JANE
-
-È già qui.
-
- Per entrare nella camera a
- destra CHÉRIE dovrebbe passare
- davanti alla porta d'entrata.
- Dopo un istante d'incertezza
- ella fugge via a sinistra.
-
- Una pausa.
-
- JANE tiene fissi gli occhi
- sulla porta dalla quale deve
- entrare LUISA.
-
- LUISA appare sulla soglia —
- indi lentamente entra MIRELLA.
-
- Le due donne tengono gli
- occhi fissi sul volto della
- fanciulla con disperata
- angoscia d'attesa.
-
- MIRELLA entra lentissimamente
- ad occhi bassi. Sul limitare
- si ferma e gira intorno
- gli occhi trasognati che
- sembrano non veder nulla,
- non riconoscere nulla. Indi
- s'avanza rigida come un automa
- nella stanza.
-
-LUISA
-
- che ha seguito tremando ogni
- mossa di sua figlia.
-
-Mirella!
-
- Con un singhiozzo disperato.
-
-Mirella!
-
- MIRELLA volge gli occhi alla
- madre che si trova ritta
- sullo sfondo della porta
- drappeggiata e chiusa. MIRELLA
- fissa lo sguardo sul volto
- materno — poi, poco a poco i
- suoi occhi si dilatano; essa
- vede — dietro alla siloetta di
- LUISA — la porta fatale.
-
- Senza volgere il capo MIRELLA
- gira intorno lo sguardo
- pauroso che sempre è ripreso e
- fermato dalla terribile porta.
-
- Lentamente, cogli occhi
- sempre più terrorizzati essa
- indietreggia come per sfuggire
- ad un orrore che la minaccia.
-
- LUISA e JANE la guardano
- tremanti — e la vedono
- finalmente volgere il capo e
- guardarsi intorno per tutta la
- stanza.
-
-JANE
-
- trattenendo ancora LUISA
- che sta per lanciarsi verso
- MIRELLA.
-
-Aspettate!... Forse penetra il ricordo in lei!...
-
- Ma dopo un istante, cogli
- occhi ripresi dalla porta
- drappeggiata, MIRELLA lascia
- lentamente ricadere le braccia
- e rimane immobile nella posa
- d'annichilimento che le è
- abituale.
-
-LUISA
-
- con un singhiozzo, a JANE.
-
-Nulla!... nulla!...
-
-JANE
-
- confortandola.
-
-È tardi. Sarà stanca. Chissà... forse domani...
-
-LUISA
-
-Ah!
-
- LUISA scuote tristemente il
- capo.
-
-JANE
-
-Dove la mettete a dormire? Ci avete pensato?
-
-LUISA
-
-Sì, disopra, nella mia camera.
-
-JANE
-
-Ah — bene! E riposerete finalmente anche voi, dopo tante notti che non
-dormite. Ormai non avete più bisogno di vegliare Chérie.
-
-LUISA
-
-Povera Chérie.
-
- guardando MIRELLA.
-
-La mia grande sventura me l'ha fatta per un istante scordare.
-
-JANE
-
-Ah! Invero povera Chérie! Che rovina la sua vita! Che tragico problema
-che non ha scioglimento.
-
-LUISA
-
- cupa.
-
-Fuorchè nella morte.
-
-JANE
-
-Che cosa vuol dire?
-
-LUISA
-
- appassionata.
-
-Ah, non lo so! non lo so! Ma quando sono uscita oggi con lei — quando
-ho visto la gente che la guardava — lei e quella sua creatura di
-maleficio — ah!
-
- rabbrividisce.
-
-... io mi sono detta che al posto suo...
-
- CHÉRIE appare in fondo alla
- scena, e ascolta addossata al
- muro, ancora ravvolta nel suo
- scialle.
-
-JANE
-
-Che cosa?
-
-LUISA
-
-Al posto suo io mi ricorderei...
-
- scandendo le parole.
-
-... che a quattro passi c'è il fiume.
-
-JANE
-
-Cosa dite?
-
-LUISA
-
-C'è il fiume — per lei — e per lui!
-
- Prende per mano MIRELLA e sale
- lentamente le scale.
-
-JANE
-
- rimane un istante immobile,
- colpita dalle parole di LUISA.
-
- Indi con un sospiro prende il
- suo mantello e lo indossa per
- partire.
-
- Volgendosi vede CHÉRIE.
-
-Chérie! Ascoltavi!
-
-CHÉRIE
-
- come in un sogno.
-
-A quattro passi... c'è il fiume...
-
- pausa.
-
-Come ha detto? A quattro passi c'è il fiume...
-
- lunga pausa.
-
-... per lui... e per me...
-
-JANE
-
- sconvolta.
-
-Che cosa dici — dimentica quelle parole.
-
-CHÉRIE
-
- lentamente con soavità.
-
-No. Non le voglio dimenticare. Come mai non l'ho pensato anch'io? È un
-grande conforto!
-
- ripete come in sogno.
-
-A quattro passi... c'è il fiume. Per lui — e per me.
-
- Un silenzio.
-
- La porta d'entrata, lasciata
- socchiusa, ora si spalanca
- violentemente. FLORIAN AUDET,
- vestito da contadino, entra
- impetuoso.
-
-FLORIAN
-
- scorgendo dapprima
- l'infermiera e volgendosi a
- lei con veemenza.
-
-Signora, avete detto che in questa casa vi sono dei malati. Ditemi,
-devo saperlo — chi — chi è ammalato qui?
-
-JANE
-
-Con quale diritto —?
-
-FLORIAN
-
- Scorgendo CHÉRIE.
-
-Chérie!
-
-CHÉRIE
-
- cogli occhi stralunati.
-
-Florian!...
-
-FLORIAN
-
-Sì — sì — Florian.
-
- Getta giù il largo cappello,
- si toglie la giubba di
- contadino e appare vestito in
- una lacera uniforme belga.
-
-Sei tu, ammalata? Sei tu?
-
-CHÉRIE
-
- senza voce, indietreggiando da
- lui.
-
-Sì.
-
-FLORIAN
-
-Che cos'hai?
-
-JANE
-
- a CHÉRIE.
-
-Ha il diritto costui di interrogarti?
-
-CHÉRIE
-
- piano.
-
-Sì.
-
-JANE
-
-È un amico?
-
-CHÉRIE
-
-Sì.
-
-JANE
-
- abbracciando CHÉRIE.
-
-Senti, cara — io dovrei lasciarti e tornare all'ospedale. È già tanto
-tardi. Posso lasciarti?
-
-CHÉRIE
-
-Sì. Puoi lasciarmi.
-
- I suoi occhi esterrefatti sono
- fissi su FLORIAN.
-
-FLORIAN
-
- a JANE.
-
-Ma se è ammalata non rimanete qui? Non la curate?
-
- Volgendosi a CHÉRIE.
-
-Chi sta con te?
-
-CHÉRIE
-
- senza voce.
-
-Luisa.
-
-FLORIAN
-
-Ah, Luisa è qui! Sia lodato Iddio.
-
-JANE
-
-Buona notte Chérie!
-
- sulla soglia, a FLORIAN.
-
-Non l'agitate. È ancora tanto debole.
-
- Esce.
-
-FLORIAN
-
-Chérie! Chérie!
-
- Le prende ambo le mani.
-
-Cos'hai avuto?
-
- Essa non risponde.
-
-Ma parla. Cos'hai? Cos'hai? mi fai spavento.
-
-CHÉRIE
-
- con un filo di voce.
-
-Sono stata ammalata.
-
-FLORIAN
-
-Ma guarisci! — Guarirai?
-
-CHÉRIE
-
- cupa.
-
-Sì! — Sì! Guarirò.
-
-FLORIAN
-
-Chérie — mia piccola Chérie! Ti sei ricordata di me?
-
-CHÉRIE
-
-Sì.
-
-FLORIAN
-
-Sempre?
-
-CHÉRIE
-
-Sempre.
-
-FLORIAN
-
-Dimmi degli altri — Luisa? Mirella?
-
-CHÉRIE
-
-Sono entrambe qui.
-
- Una pausa.
-
-Mirella... non parla più...
-
-FLORIAN
-
- stupito.
-
-Non — parla più?!
-
-CHÉRIE
-
-No. È muta.
-
-FLORIAN
-
-Oh! per Dio! — Ma cosa vuol dire?
-
-CHÉRIE
-
- sempre con un filo di voce
- debolissima.
-
-S'è spaventata... la sera... quella sera... della mia festa...
-
-FLORIAN
-
-Ma come? — In che modo?
-
-CHÉRIE
-
-Sono venuti qui... i nemici... Hanno ucciso qualche cosa in lei. La sua
-anima.... non c'è più.
-
-FLORIAN
-
- preso da un brivido
- presciente.
-
-E — a te? — a te? cos'hanno fatto?
-
-CHÉRIE
-
- dopo un istante di silenzio.
-
-Peggio — che a lei.
-
-FLORIAN
-
- fuori di sè.
-
-No! Chérie! Dimmi che non è vero. Mio Dio! Mio Dio!
-
- Si accascia su una seggiola e
- nasconde il volto tra le mani.
-
- Dopo un silenzio.
-
-Ma parla, in nome del cielo, parla!
-
-CHÉRIE
-
- con infinita stanchezza.
-
-T'ho detto.
-
-FLORIAN
-
-Tutto — dimmi tutto!
-
- Feroce e forsennato.
-
-M'hai detto tutto?
-
-CHÉRIE
-
-No.
-
-FLORIAN
-
-Parla — per Dio — parla!
-
-CHÉRIE
-
-Come dirlo. Come dirlo?...
-
- Tendendo la mano verso la
- porta drappeggiata.
-
-Là dentro...
-
- cade in ginocchio ai piedi di
- FLORIAN.
-
-... c'è una culla!
-
- Scoppia in pianto.
-
-FLORIAN
-
- balzando in piedi.
-
-Cosa?
-
- Indietreggiando con orrore da
- lei.
-
-Tu... oh! tu — hai un figlio...
-
-CHÉRIE
-
- disperata.
-
-Abbi pietà! — pietà!...
-
-FLORIAN
-
- forsennato.
-
-Un figlio — d'un nemico? Ah....
-
- Alza il braccio con gesto
- d'anatema.
-
-CHÉRIE
-
- afferrandogli il braccio.
-
-No! Non maledirlo — non maledirlo — anche tu! Quel bambino — che
-nessuno mai ha benedetto!
-
- Un istante di silenzio.
-
-FLORIAN
-
- stupefatto e inorridito.
-
-È questo — ciò che tu mi dici? Questo — il tuo primo pensiero?... Una
-preghiera per lui! Una difesa di lui — dell'essere immondo a cui tu, tu
-disgraziata! hai dato la vita!
-
- CHÉRIE piange disperatamente
- gettata in terra ai suoi
- piedi.
-
-FLORIAN
-
- Afferrandola per i polsi e
- forzandola a sollevarsi e a
- guardarlo in faccia. Con un
- ruggito.
-
-Parla, parla ti dico!
-
-Voglio sapere!... come — quando —!
-
-CHÉRIE
-
-Non ricordo — non so più!
-
-FLORIAN
-
-Non ricordi? Menti — menti!
-
-CHÉRIE
-
- disperata.
-
-No! non ricordo — non ricordo! So che deliravo... mi avevano
-ubbriacata...
-
-FLORIAN
-
- con orrore.
-
-Ah!... Ti avevano ubbriacata. — Avanti. — Parla!
-
-CHÉRIE
-
- come ipnotizzata, ansante.
-
-Erano qui... qui... in questa stanza... hanno preso Mirella — l'hanno
-legata — lì — a quella ringhiera... e c'era uno che mi diceva... mi
-diceva...
-
-FLORIAN
-
- ruggendo.
-
-Cosa — ti diceva?!
-
-CHÉRIE
-
- sempre come allucinata.
-
-«Tanto andava lo stesso — a finire così! Tanto andava lo stesso a
-finire così!...»
-
- Piange disperatamente in terra
- davanti a lui.
-
-FLORIAN
-
-E poi...
-
-CHÉRIE
-
-E poi... e poi...
-
- Stralunata guardando la porta
- drappeggiata.
-
-... aspetta — aspetta!
-
- con un grido.
-
-Mi ricordo! Oh Dio! Mi ricordo.
-
-FLORIAN
-
- coi denti stretti.
-
-Disgraziata, parla!
-
-CHÉRIE
-
- con uno scoppio d'angoscia.
-
-Forzata! legata! percossa!... Colla violenza, coi pugni nella
-gola, mentre invocavo la morte con urli e strilli... Stritolandomi,
-morsicandomi le carni, rantolandomi sulla faccia delle bestemmie...
-così — così, ho conosciuto l'amore! Così — così mi è stata data la
-maternità!
-
- Cade prona col volto tra le
- mani.
-
- Un lungo silenzio.
-
-FLORIAN
-
- chino su di lei, quasi afono.
-
-Perchè, perchè hai messo al mondo questa creatura? Perchè — non l'hai
-ucciso prima che nascesse?
-
-CHÉRIE
-
-Non lo so! Non lo so. Vi era qualche cosa in me che non lo poteva fare.
-Qualche cosa di più forte della mia vergogna, di più forte del mio
-dolore. Al disopra dell'odio, dell'onta, dell'orrore... vi era qualche
-cosa — di divino!
-
-FLORIAN
-
- sdegnato.
-
-Cosa dici?
-
-CHÉRIE
-
-Ah, tu non lo capirai mai — tu sei un uomo! — Non lo puoi capire. Ma io
-— io ho sentito in me quel portento — il brivido di una vita creata da
-me! Ed era come se una voce — la voce stessa di Dio! — mi gridasse: «Tu
-non ucciderai!»
-
- Un lungo silenzio.
-
-FLORIAN
-
-Chérie! Che rovina la nostra vita!... Che rovina.
-
-CHÉRIE
-
-Lo so.
-
- Una pausa.
-
-FLORIAN
-
-Ascoltami, Chérie, ascoltami. Quello sciagurato essere è un
-predestinato al dolore e alla delinquenza — è vero? è vero?
-
-CHÉRIE
-
- con profonda amarezza.
-
-Sì — sì — sarà vero. Tutti lo dicono! Tutti!
-
-FLORIAN
-
-E lo senti anche tu — lo senti.
-
-CHÉRIE
-
-Sì — sì! Qualche volta, colla chiaroveggenza del delirio, io vedo
-l'avvenire quale sarà per me e per lui... Sento che questa creatura
-mi schianterà il cuore, mi strazierà, mi dilanierà come quella belva —
-suo padre! — che in quella notte mi ha cacciato i pugni nella gola...
-Qualche volta ho spavento di lui... ho spavento già adesso... Quando
-lo nutro credo che mi morderà... Quando grida odo già nella sua voce
-la minaccia... Quando mi chino su di lui mi mette le piccole mani negli
-occhi come se cercasse di strapparmeli!... Allora mi sembra che sia un
-demente — e che io pure di tenermelo stretto al cuore — pazza — sono
-pazza, pazza di non averlo ucciso, pazza di amarlo come l'amo — più
-della vita mia!
-
- Piange.
-
-FLORIAN
-
-Chérie, Chérie! Tu devi allontanarlo da te — allontanarlo!... Hai
-capito?
-
- Con uno sforzo.
-
-Poi cercheremo di scordarlo, tu ed io — tu ed io, insieme — cercheremo
-— di scordarlo!
-
-CHÉRIE
-
- Dopo un istante di silenzio,
- calma e grave.
-
-No.
-
-FLORIAN
-
-No? Perchè no? Se ti dico che lo dimenticherò — che cercherò di
-dimenticarlo.
-
-CHÉRIE
-
- con fermezza.
-
-Non io.
-
-FLORIAN
-
-Ma tu non vuoi, non puoi volere che questa creatura malefica ti separi
-per sempre dall'amore, dalla speranza, da altre maternità pure e
-gioconde...
-
-CHÉRIE
-
-Finchè vivo, io non lo abbandonerò.
-
-FLORIAN
-
-Ma folle, folle che sei — che cosa vuoi fare? Che cosa sarà di te?
-
-CHÉRIE
-
- affranta.
-
-Non lo so. So che dandogli la vita gli ho dato anche la vita mia.
-
-FLORIAN
-
- con subitanea decisione.
-
-Ebbene sia — sia!
-
- colla mano sulla fronte.
-
-Non si ragiona contro questo primitivo, portentoso istinto... Chérie —
-Chérie!... Io ti amo — ti amo come allora — come sempre...
-
- Si odono dei lontani clamori.
- Indi lontanissimo uno squillo
- di tromba e la trionfale
- musica della _Marseillaise_.
-
-Chérie! Senti!... senti! questa è la liberazione. Le nostre armate
-vittoriose si avanzano come un torrente di fuoco e di fiamma. Sono
-tutti intorno a noi. Siamo circondati dai nostri...
-
- spalanca le finestre.
-
-Chérie!...
-
- in un delirio di gioia.
-
-Chérie, scordiamo tutto — tutto — e siamo felici!
-
-CHÉRIE
-
- rapida.
-
-Florian — non è possibile — non è possibile. Io non ti amo più e tu non
-puoi più amarmi. Anche se in quest'ora lo credi — tutto è mutato, e tu
-non puoi amarmi più. Tu m'amavi perchè ero pura, lieta, gioconda — non
-sono più nulla di tutto ciò. Non vi è più nulla in me della Chérie che
-amavi. Tu devi dirmi addio e lasciarmi alla mia sorte.
-
-FLORIAN
-
-No! Tu sarai mia. E un giorno — tutto questo ci sembrerà un sogno.
-Avrai altri figli, figli che potrai amare, figli che ameremo entrambi
-senza rossore —
-
-CHÉRIE
-
- selvaggiamente.
-
-E questo! questo sarà il paria esecrato, sarà lo spettro che s'aggirerà
-vergognoso e umiliato tra quelli più fortunati di lui!...
-
-No mai! mai! — Sappi che questo essere abborrito e maledetto mi sta
-nelle viscere profondamente come prima di nascere... mi sta nel cuore,
-mi sta nell'anima, mi sta nel sangue — più di te!
-
-FLORIAN
-
-Più di me!
-
-CHÉRIE
-
-Sì, più di te. Parti Florian, parti — godi della nostra vittoria. Va —
-e scordami!
-
- La musica trionfante e i
- clamori di gioia s'avvicinano
- sempre più.
-
-FLORIAN
-
-Chérie, Chérie — pensa a ciò che fai.
-
-CHÉRIE
-
-Nulla, nulla di ciò che puoi dirmi può mutare la decisione che ho
-preso. La mia strada è chiara davanti a me.
-
-FLORIAN
-
-Chérie ti supplico, ti supplico!
-
-CHÉRIE
-
-Non straziarmi con preghiere vane. Dimmi addio e va.
-
-FLORIAN
-
-Ebbene — sia come tu vuoi. Se per te io non sono più nulla — vi è
-ancora chi mi chiama ed ha bisogno di me.
-
-CHÉRIE
-
-Ah — lo so! lo so!
-
- S'ode fuori l'Inno nazionale
- del Belgio.
-
-Senti la _Brabançonne!_ il grido del Belgio!.. La nostra patria ti
-chiama. Va, Florian, va. Da' la tua vita a lei.
-
-FLORIAN
-
- afferrandole le mani.
-
-Sì! Sì! a lei! Hai ragione. Non è questa l'ora dei rimpianti —
-non è questa l'ora degli amori! È l'ora santa e terribile della
-rivendicazione. Ora di sangue e di gloria!... Addio Chérie! addio.
-
-CHÉRIE
-
- piangendo.
-
-Addio.
-
-FLORIAN
-
-Penserai a me?
-
-CHÉRIE
-
-Sempre!
-
-FLORIAN
-
-Anch'io. Sempre. — Come finiva la tua canzone della principessa
-prigioniera?
-
-CHÉRIE
-
- con un singhiozzo.
-
-«Io vi voglio adorar fino alla morte».
-
-FLORIAN
-
-«Io vi voglio adorar fino alla morte».
-
- La bacia in fronte ed esce.
-
- CHÉRIE resta immobile,
- impietrita.
-
- Dopo un silenzio — lentamente
- come parlando in sogno.
-
-CHÉRIE
-
-A quattro passi c'è il fiume...
-
- Si avvia verso la porta
- drappeggiata.
-
-... per lui — e per me.
-
- Apre la porta. Un raggio
- lunare dalla finestra tonda la
- illumina tutta. Entra e chiude
- la porta dietro a sè.
-
- Passa qualche momento. La
- lampada sulla tavola ondeggia
- e quasi si spegne e la stanza
- è immersa nell'ombra.
-
- In cima agli scalini appare
- la figuretta di MIRELLA. Come
- un'allucinata essa si guarda
- intorno e i ricordi terribili
- l'afferrano, agghiacciandola
- d'orrore. Lenta trasognata
- soffermando lo sguardo su
- ogni oggetto noto si avanza
- silenziosa. Nei suoi occhi
- tremola il ricordo delle
- subíte atrocità.
-
- Sempre come una sonnambula
- scende i tre gradini e
- giunta all'ultimo il suo
- occhio si fissa sulla porta
- drappeggiata in faccia a lei.
- Un'onda di orrore la invade;
- essa indietreggia; ed ora
- sta rigida colle spalle alla
- ringhiera nell'atteggiamento
- identico del suo passato
- martirio. — Colle braccia
- dietro a sè, come legata alla
- ringhiera, fissa lo sguardo di
- demente sulla terribile porta.
-
- E questa lentamente si muove —
- si apre. Il terrore di MIRELLA
- s'accresce fino al parossismo,
- mentre guarda lenta aprirsi
- quella porta fatale...
-
- Ed ecco nel vano della porta,
- illuminata tutta dai raggi
- lunari che dalla finestra
- tonda le circondano il capo
- come di una perfetta aureola
- — appare CHÉRIE col bambino
- tra le braccia. Indossa ancora
- la sua bianca veste, ma un
- lungo velo azzurro le cinge la
- testa.
-
- Vede MIRELLA e s'arresta —
- immobile come una visione.
-
-MIRELLA
-
- Vedendo l'apparizione, che
- le sembra divina, cade in
- ginocchio con un grido.
-
-Ah!
-
- Fa il segno della croce e
- congiungendo le mani pronuncia
- con voce estatica:
-
-«Ti saluto, o Maria, piena di grazia...»
-
-CHÉRIE
-
- Scossa da un brivido immenso.
-
-Mirella! — Sono io!
-
- con un grido.
-
-Luisa!... Luisa!...
-
- A LUISA che appare sugli
- scalini.
-
-Mirella — _ha parlato!_...
-
-LUISA
-
- precipitandosi.
-
-Mirella! Mirella!
-
- Singhiozzando bacia le vesti e
- le mani della sua bambina.
-
-MIRELLA
-
- Come svegliata da un sogno.
-
-M'era parso...
-
- Guarda con estatico sorriso
- CHÉRIE col bimbo tra le
- braccia.
-
-... m'era parso...
-
-LUISA
-
- alzando il braccio con gesto
- solenne e grandioso verso
- CHÉRIE.
-
-Ah! sii benedetta — tu! — E il tuo bambino!
-
-
- CALA IL SIPARIO.
-
-
-
-
-IL VALZER DI MIRELLA
-
-
- [Illustrazione: Spartito musicale]
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Nella rappresentazione, il primo atto per ordine della censura
-finiva con l'entrata in scena dei soldati nemici.
-
-[2] Vedi in fondo al volume: _Il Valzer di Mirella_.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of L'invasore, by Annie Vivanti
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INVASORE ***
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
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-www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
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-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
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-date contact information can be found at the Foundation's web site and
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-For additional contact information:
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
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-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
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-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
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-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
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-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
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-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
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