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-The Project Gutenberg EBook of L'origine della Famiglia della Proprietà
-privata e dello Stato, by Friedrich Engels
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: L'origine della Famiglia della Proprietà privata e dello Stato
- in relazione alle ricerche di L. H. Morgan
-
-Author: Friedrich Engels
-
-Translator: Pasquale Martignetti
-
-Release Date: September 11, 2019 [EBook #60281]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images
-from Università degli Studi di Torino - Sistema
-Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico
-letterarie storico artistiche)
-
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-
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-
- BIBLIOTECA DELLA CRITICA SOCIALE
-
-
- FEDERICO ENGELS
-
-
- L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA
- della Proprietà Privata
- E DELLO STATO
-
- in relazione alle ricerche di L. H. Morgan
-
-
- Versione di PASQUALE MARTIGNETTI
-
- II Edizione definitiva
- con introduzione di
- EDOARDO BERNSTEIN
-
-
-
- MILANO
- Uffici della CRITICA SOCIALE
- Portici Galleria V. E., 23
- 1901
-
-
-
-
-_Dedico questa seconda edizione della versione dell'Engels alla
-dolorosa memoria del mio diletto primogenito _Salvatore_, che, il
-6 settembre 1900, mentre stava sotto le armi al campo di manovre di
-Sparanise, si toglieva la vita, vinto dall'angoscia di una contrastata
-passione d'amore. Animo delicatissimo, ardente, inebbriato di un
-ideale cui sbarravano il varco le spietate esigenze di una società
-che «non lascia fra uomo e uomo altro legame che il nudo interesse e
-l'arido pagamento a pronti»[1], egli trafiggeva, inconscio, di ferita
-insanabile, con una medesima arme, il cuore paterno e della povera
-madre, insieme col proprio; quasi documentando, col generoso sangue
-ribelle, il tragico vero che emana da questo libro: — amore, sogni di
-giovinezza, ogni più nobile anelito umano, tutto la ferrea necessità
-economica vince ed opprime. — Così affrettino i fati l'avvento di
-una società migliore, più benigna agli affetti e alle speranze dei
-figli, meno avara di conforti alle cupe desolazioni dei dannati a
-sopravvivere, dei genitori orbati, curvi ai sepolcri!_
-
- PASQUALE MARTIGNETTI.
-
- Benevento, dicembre 1900.
-
-
-
-
-Introduzione critica alla seconda edizione italiana[2]
-
-
-L'editore della presente traduzione d'uno fra i più notevoli lavori di
-Federico Engels, l'amico Turati, mi chiede ch'io l'accompagni con una
-prefazione. Accetto di buon grado l'invito, pur non dissimulandomi il
-grave cómpito ch'esso m'addossa.
-
-Ciò che il libro offre è detto dal titolo, e il nome dell'autore sta
-a guarentigia che l'argomento è trattato da mano maestra. I pregi di
-Engels come scrittore sono così universalmente riconosciuti, che è
-inutile qui noverarli. Anzichè assicurare il lettore ch'egli ha dinanzi
-il lavoro d'un uomo, il cui sapere era altrettanto vasto quanto era
-profondo il giudizio e limpido e semplice lo stile, tornerà opportuno
-esaminare in quale senso questo mirabile studio potrebbe oggi, per
-avventura, completarsi.
-
-Engels, come rileva egli stesso nella prefazione del 1884, nel
-comporre questo libro adempì un legato impostogli da Carlo Marx. A chi
-scrive venne fatto di gettare un'occhiata entro la fucina, ov'esso fu
-elaborato. Sul principio del 1884 io mi trovai per qualche tempo ospite
-di Engels, appunto allora intento ad una prima revisione accurata
-delle carte postume di Marx. Fra i manoscritti, che in quell'occasione
-Engels andava rileggendomi fino a notte inoltrata, eranvi anche i sunti
-fatti da Marx dell'_Ancient Society_ di Lewis H. Morgan, corredati
-di sue glosse marginali non di rado stringatissime. Non è intaccare
-la fama dell'autore del _Capitale_ il soggiungere che le glosse non
-contenevano nulla di nuovo e che, quanto ai sunti, se essi offrivano la
-prova più convincente della coscienza portata da quel Grande nei suoi
-lavori, non erano tuttavia più che marmo greggio, a cui mancava ancora
-completamente una mano d'artista che desse loro una forma. Marx aveva
-estratto da Morgan soltanto ciò, ch'eragli sembrato degno di speciale
-osservazione; la morte gl'impedì d'andare oltre. Il cómpito d'elaborare
-quei materiali toccò ad Engels, che l'esaurì in un tempo relativamente
-breve, grazie all'essersi egli stesso dedicato altra volta a ricerche
-più estese nel campo della storia primitiva dei Germani e dei Celti.
-
-Insieme all'intento puramente oggettivo, di far conoscere al mondo
-socialista e, di rimbalzo almeno, al mondo speciale dei dotti, le
-scoperte di Morgan relative alla costituzione della _gens_ e alla sua
-importanza per la scienza storica, fu anche un desiderio più personale,
-che mosse Engels a comporre questo lavoro: il desiderio di porre sotto
-miglior luce l'opera, a suo avviso ingiustamente negletta, di Morgan,
-contribuendo così al riconoscimento dovuto ai meriti dello scrittore
-americano. Forse Engels esagera alquanto, asserendo che il libro di
-Morgan fu «sistematicamente sepolto» in Inghilterra (_Prefazione_ del
-1891), giacchè il lieve conto che ne fecero gli etnologi inglesi si
-spiega anche senza l'ipotesi d'una congiura del silenzio, come pure si
-spiega che il suo editore lo trascurasse, dacchè la stampa specialista
-l'aveva più criticato che non lodato. È certo nondimeno che i capi
-delle scuole etnologiche non gli accordarono il posto che gli spetta
-e che alcuni errori di Morgan nei minuti particolari fecero loro
-disconoscere il valore delle nuove vedute, ond'egli arricchì la scienza
-della storia primitiva dei popoli. Perchè ciò si evitasse ci sarebbero
-voluti uomini immuni dalle prevenzioni ond'erano imbevuti gli etnologi
-inglesi; uomini insomma che abbracciassero, collo stesso occhio di
-Morgan, tutta quanta la sociologia.
-
-In ogni scienza particolare s'annida la tendenza alla micrologia
-specialista, la quale, ove trascenda, conduce ad un positivismo o
-fenomenalismo pedantesco. Dinanzi alla mole del materiale raccolto
-ed alle innumerevoli sue varietà, la fiducia nelle regole generali
-svanisce e l'ufficio dell'indagatore sembra esaurirsi nel classificare
-e coordinare le cose accettate ed i fatti acquisiti. Così la diffidenza
-del legale specialista per tutte le teorie di diritto naturale cresce
-in ragione della sua virtuosità nella casistica del diritto positivo;
-le costruzioni filosofiche gli appaiono astrazioni fantastiche
-o generalità prive di solida base. Sotto egual luce dovettero
-manifestarsi alle predisposizioni positiviste degli etnologi le
-formule generali, che Morgan presentava come frutto della sua analisi
-sulle istituzioni degli Indiani nordamericani. Dovendosi qui ricavare
-da un determinato principio fondamentale la genesi dei molteplici
-fenomeni, ecco che la classificazione in vigore, tutta poggiata sovra
-punti formali, sarebbe caduto in enorme discredito. Niuna meraviglia
-che i rappresentanti di questa non s'accorgessero della nuova teoria
-se non per rilevarne le lacune, mentre lo stesso Engels ammette che
-talune ipotesi di Morgan sono insufficienti o affatto insostenibili.
-Pei difensori del sistema antico, l'edificio teoretico di Morgan era
-completamente crollato, rimanendone in piedi solo alcune illustrazioni
-di singoli fenomeni, che vennero accettate di buon grado. Ma anche
-a queste non si dette maggior peso che all'altro materiale empirico,
-onde son pieni gli archivî etnologici, e ch'è del resto continuamente
-sottoposto a nuove rettifiche in questo o quel particolare.
-
-Engels riconosce in Morgan un nuovo scopritore «a suo modo» della
-concezione materialistica della storia trovata da Marx e da lui nel
-1844-45. Ma, se non voglia darsi a quell'«a suo modo» un significato
-molto largo, tale affermazione parmi non regga; poichè in Morgan manca
-appunto il principio caratteristico della concezione materialistica
-della storia, cioè la derivazione delle idee giuridiche, morali, ecc.,
-dal modo e dalle trasformazioni del sistema di produzione dei mezzi
-di sussistenza. Certo egli ha fornito numerosi elementi a conforto
-di tale correlazione; egli ha, ciò che più monta, distinto gli stadii
-dell'evoluzione generale della civiltà desumendoli dallo stato in cui
-trovavansi la conquista e la produzione dei mezzi di sussistenza.
-Tuttavia qui si arresta il concetto ch'egli aveva dell'importanza
-dell'elemento economico nell'evoluzione della società umana; cosicchè
-non può dirsi che, nel campo dei principî, egli abbia superato il
-confine, che separa la storia obiettiva della civiltà dal materialismo
-storico. In altri termini, Morgan storico sta al materialismo storico
-come i socialisti teorici del periodo 1825-1840 stanno al socialismo di
-Marx ed Engels.
-
-Non minor dose di materialismo storico che in Morgan si riscontra
-nei teorici dell'owenismo, del sansimonismo e del fourierismo;
-quest'ultima scuola in ispecie aveva negli Stati-Uniti rappresentanti
-intelligentissimi, nè poteva essere ignorata da Morgan. Potrebbe forse
-obbiettarsi che, pur non avendo costruito una teoria della storia
-corrispondente al materialismo storico, nondimeno, adottandone il
-metodo, egli l'avrebbe rafforzata coll'esempio. Anche questo, peraltro,
-non è, a senso mio, sostenibile. In Morgan troviamo, è vero, che
-si tien conto incidentalmente dell'influenza determinante che ha il
-fattore della produzione, ma senza ch'esso sostenga la parte di forza
-impellente assolutamente decisiva nell'evoluzione storica. Egli accorda
-alle ideologie (alle rappresentazioni religiose, ecc.) una forza
-d'impulso ben maggiore che loro non accordi il materialismo storico, e
-nella struttura della famiglia — presa questa parola nel senso più lato
-— vede un coefficiente d'evoluzione sociale per lo meno equivalente al
-sistema di produzione.
-
-Su quest'ultimo punto, Engels trova che Morgan, nello studio ch'egli
-ha fatto di certi periodi dell'evoluzione, applicò fedelmente la
-teoria materialistica della storia; e ciò inquantochè egli considera
-anche la _vita sessuale_ come un _fattore di produzione_, il fattore
-dell'origine della vita, della riproduzione della specie. Senonchè,
-anche nella scuola di Marx-Engels, siffatta equiparazione della
-produzione degli uomini con la produzione dei beni non mancò di
-contraddittori. Uno fra i suoi rappresentanti più noti, H. Cunow,
-scrivendo delle basi economiche del diritto materno, dimostrò che
-ella si riduceva ad una mera analogia di parole, senza alcun sostegno
-nei fatti. Sotto l'aspetto storico, non si tratta della materiale
-produzione o riproduzione della vita umana, la quale è rimasta
-la stessa sin dai tempi primitivi, ma bensì delle forme _della
-vita sociale collettiva dei sessi_, dei loro reciproci _rapporti
-giuridici_, dell'ordinamento familiare e delle sue mutazioni nella
-storia dell'umanità. Ora, tali mutazioni non si sarebbero già svolte
-indipendentemente, accanto a quelle del modo di produzione dei
-mezzi di sussistenza, ma sarebbero anzi state determinate da queste.
-L'ordinamento familiare dipenderebbe dal modo di produzione, ossia
-dalla conquista dei mezzi di sussistenza. Chi giungesse a diverse
-conclusioni diminuirebbe la portata del materialismo storico.
-
-In quest'obbiezione v'ha ad ogni modo una parte di verità, giacchè
-d'un'equivalenza della famiglia, quale fattore di riproduzione degli
-esseri, coi fattori della produzione dei mezzi di sussistenza non si
-trova traccia in nessuna fra le definizioni del materialismo storico
-precedentemente pubblicate da Marx ed Engels. Engels rammenta bensì
-nella presente opera che, in un manoscritto composto da Marx e da lui
-nel 1846, dicevasi già che la prima divisione del lavoro fu quella fra
-l'uomo e la donna per la procreazione dei figli; ma ciò non fa che dare
-maggiore rilievo all'equivoco di quest'analogia. Infatti la divisione
-delle funzioni nella procreazione e riproduzione non costituisce punto
-uno stadio d'evoluzione della storia dell'umanità, ma ci trasporta
-molto indietro nella storia dell'evoluzione degli animali e delle
-piante e non è se non lo sviluppo ulteriore di altre divisioni di
-lavoro o di funzioni. Considerata come produzione, la procreazione è
-divisione di lavoro _biologica_, non sociologica.
-
-Ma, se l'obbiezione di Cunow regge quanto alla _giustificazione_
-data da Engels dell'equivalenza tra ordinamento familiare e sistema
-di produzione, ciò non significa che Engels siasi del pari ingannato
-quanto al fatto in sè stesso, nel porre cioè la famiglia e l'unione
-dei sessi ad egual livello d'altri fattori della produzione, anzi,
-nelle fasi primitive dell'evoluzione, persino talvolta ad un livello
-superiore. In coteste fasi, il _modo_ della vita comune dei sessi,
-relativamente all'influenza che può esercitare nella creazione e
-nel consolidamento di comunità più o meno vaste, è anzitutto esso
-medesimo un fattore importantissimo nella produzione o conquista dei
-mezzi di sussistenza; in secondo luogo deve riconoscersene l'influenza
-attraverso l'evoluzione del sistema di produzione, per ciò ch'è esso
-appunto che ne suscita o rafforza le condizioni di progresso. Così
-mi sembra, ad esempio, che le osservazioni di Engels sull'importanza
-che ha la formazione dell'orda nell'elevamento del primo uomo al
-disopra dello stadio d'evoluzione nel quale si arrestarono le scimmie
-antropomorfe, pur restando nel regno delle ipotesi (giacchè a quel
-progresso possono essere concorse altre cause), hanno tuttavia molti
-argomenti in proprio favore. In ogni caso l'obbiezione di Cunow urta
-contro lo stesso errore che, allo stesso proposito, riscontriamo
-anche in Engels; quello cioè di non aver sufficientemente rilevato
-la differenza fra rapporti _causali_ e _condizionali_, o, in altri
-termini, fra _causa_ e _condizione_, ch'egli tratta a un dipresso come
-sinonimi.
-
-Nell'esposizione materialistica della storia, è questo veramente uno
-scoglio fra i meno superabili. I cultori di cotesto metodo incappano
-facilmente nell'equivoco di scorgere in coefficienti, che resero
-una data evoluzione _possibile_, addirittura _le cause_ e _le forze
-impellenti_ ond'essa è sorta. Ora, siffatti coefficienti possono,
-è vero, aver agito come propulsori, ma ciò non vuol dire che siano
-stati sempre il propulsore decisivo. Infatti v'hanno date condizioni
-naturali — come le qualità del suolo, il clima, la preponderanza del
-regno vegetale sul regno animale — necessarie allo svolgimento di
-talune forme economiche e strutture sociali. Ma ciò non dimostra ancora
-che tali forme e strutture siano il necessario prodotto di quelle
-condizioni; che queste, cioè, siano _sufficienti_ a produrle anche
-senza il sussidio di altri coefficienti. Quanto è agevole intuire in
-astratto che tutto ciò che accade è necessario che accada, altrettanto
-difficile è dimostrare siffatta necessità nei casi concreti, di
-fronte al vario atteggiarsi degli organismi superiori. Esaminate più
-davvicino, le pretese prove si riducono sempre a semplici combinazioni
-di parziali concause e condizioni, che autorizzano bensì giudizî di
-maggiore o minore probabilità, ma non mai di certezza apodittica.
-
-Coloro, ai quali tutto ciò fa l'effetto di scoraggiante scetticismo,
-rammentino che qui si tratta d'interpretazioni scientifiche _ex
-postea_ e non già di formule di rivendicazioni — si tratta insomma di
-_sapere_, non di _volere_. D'altronde l'azione pratica della democrazia
-socialista non è ella stessa diretta principalmente a creare le
-_condizioni_ d'un ordinamento sociale superiore, la cui struttura è
-affare dell'avvenire?
-
-Era troppo naturale che, nel ricercare presso i varî popoli le traccie
-della _gens_ imperniata sulla successione materna (determinazione della
-parentela secondo la discendenza materna), chi primo l'aveva scoperta,
-Morgan, accordasse un'attenzione più intensa ai fatti, che meglio
-si prestavano alla sua tesi, anzichè a quelli che se ne scostavano.
-Talune sue generalizzazioni esagerate trovano poi una scusante nella
-circostanza, che, allorquando egli scriveva la sua opera, le indagini
-sulla storia primitiva erano poco sviluppate come scienza; mentre
-oggidì s'esporrebbe al ridicolo chi osasse spacciare tutte le sue
-proposizioni per altrettante verità apodittiche. Lo stesso dicasi
-delle conclusioni che Engels, sulle traccie di Morgan, trasse rapporto
-alla _gens_, però che anch'esse non vanno immuni da generalizzazioni
-rivelatesi assolutamente eccessive.
-
-Nell'accennato scritto di Cunow è poi data la convincente
-dimostrazione, che il diritto materno non è punto un istituto, il quale
-si svolga fatalmente dall'originaria famiglia-orda, se così si può
-chiamarla, in conseguenza del crescere di questa, ma che si richiedono
-sempre determinate condizioni economiche — una limitata agricoltura
-coesistente alla caccia e alla pesca, come base della sussistenza —
-perchè alla donna sia dato raggiungere, nella collettività domestica
-ed eventualmente nella gens, quella posizione, che può definirsi di
-diritto materno, nel significato in cui Engels adopera questa parola.
-In Engels _diritto materno_, nel senso di posizione sociale più elevata
-della donna, e _successione materna_ compaiono a un dipresso come
-sinonimi, sebbene in realtà non lo siano affatto e la successione
-materna fosse, anzi sia, in molti casi accompagnata ad una posizione
-sociale assai bassa della donna. Del pari troviamo la successione
-materna in popoli pastori, sebbene, secondo la teoria, la pastorizia
-dovrebbe dare origine alla famiglia patriarcale. Fa d'uopo appunto,
-come notammo, d'un concorso ininterrotto di differenti circostanze
-perchè sorga una determinata istituzione sociale, e già presso i popoli
-primitivi s'avverte che non v'ha assolutamente, nella serie delle
-evoluzioni delle loro istituzioni sociali, una costante coincidenza
-quanto agli stadii percorsi da ciascuno di essi.
-
-Per tale rapporto, Engels si lascia più volte trascinare, nell'attuale
-scritto, dalla predilezione per certe forme ed istituzioni del diritto
-sociale, a conclusioni che non resistono ad una più accurata disamina.
-Per esempio, egli esagera talvolta — non sempre — la portata del così
-detto comunismo primitivo, che del resto non era sostanzialmente se
-non un comunismo negativo, senza un concetto giuridico determinato, e
-che assunse una forma positiva soltanto come collettivismo di gruppi
-di parentela. Ciò, a cui mira la democrazia socialista, come partito
-dei lavoratori, è, nei suoi presupposti materiali ed ideali, così
-fondamentalmente diverso da quel primordiale «diritto di tutti sulla
-terra e sui suoi prodotti», che si può dire in diametrale opposizione
-con esso. Fra le rivendicazioni socialiste e quel diritto primitivo
-non v'è più somiglianza che fra l'animismo dei selvaggi e le teorie
-vitaliste dei moderni fisiologi. Osservato più attentamente, il
-comunismo primitivo si presenta come una proprietà particolare di
-gruppi sovra la terra e sui tesori ch'essa offre spontaneamente,
-fondata sull'occupazione o sulla conquista o sulle forme affini
-d'acquisto dei mezzi di sussistenza: raccolto e caccia. D'altronde,
-anche in questi stadii si rinviene di già la proprietà personale,
-sebbene, naturalmente, esercitata soltanto sovra oggetti d'uso
-individuale, come armi, ornamenti e simili. Può dirsi, su per giù,
-che il comunismo primitivo era un comunismo fondato sul non-lavoro e
-che la sua scomparsa coincide col primo apparire della coltivazione
-sistematica del suolo, d'onde l'acquisto dei mezzi di sussistenza
-ebbe finalmente la vera impronta di _lavoro creatore_. Ovvero può
-invece dirsi che il comunismo primitivo corrispondeva a quello stato
-d'immediata dipendenza in cui l'uomo trovavasi ancora rapporto ai
-doni spontanei della natura, e che cessa appunto non appena l'uomo
-incomincia a dominare la natura. A mio avviso, nell'abbandono di
-siffatto comunismo primordiale, potrà tutt'al più ravvisarsi una specie
-di peccato originale storico: il peccato dell'umanità che s'accosta
-all'albero della scienza.
-
-Non dissimile è il giudizio storico, che deve darsi su l'abolizione
-o la scomparsa della costituzione gentilizia; costituzione che
-Engels medesimo dichiara possibile soltanto in uno stadio assai basso
-d'evoluzione sociale — (popolazione scarso e lavoro poco produttivo) —
-e destinata a tramontare al primo slancio ulteriore dell'evoluzione.
-La forte simpatia di Engels per la società sorta sulle associazioni
-gentilizie ed organizzata a loro servigio non gliene dissimula però i
-lati oscuri ed il carattere transitorio. Nullameno anche il quadro,
-ch'egli ci dà, del modo, con cui dalla costituzione gentilizia si
-sarebbe svolto lo Stato, mi sembra di colorito alquanto tendenzioso.
-Generalmente egli si raffigura questo trapasso come una specie di
-peccato originale, prodotto da influenze degradanti, da interessi
-spregevoli e da mezzi ignominiosi — come un abisso di corruzione,
-in cui, dal grado di relativa elevatezza morale di già raggiunto,
-sarebbe precipitata l'umanità. Qui abbiamo, secondo me, la eccessiva
-generalizzazione di alcuni fenomeni accidentali o secondarî, che
-risponde a quella pseudo-etica, a quel romanticismo sociale, che
-troviamo più spesso nei radicali con tendenze conservatrici, ad
-esempio nei democratici piccolo-borghesi, anzichè nei rappresentanti
-del socialismo scientifico. Indubbiamente, ove le istituzioni sociali
-sono poco evolute e lasciano lieve margine alle tendenze particolari
-dell'individuo, minore è la possibilità di corruzione che non in
-società più complicate; tuttavia chi vorrebbe perciò asserire in
-generale che siano più elevate le condizioni morali delle società più
-semplici? Non dovremmo piuttosto confessare che, per quanto ci seduca
-a prospettiva del loro contrasto coll'ambiente attuale, il valore
-morale non ne è soverchio? L'onestà dovuta ad ignoranza o ad assenza
-di tentazioni ha tutt'altro carattere che non quella dei membri di
-maggiori e più complicate comunità, dotati d'intelligenza ed esposti
-ad ogni sorta di tentazioni. In parecchi passi lo stesso Engels mostra
-la spaventosa rapidità con cui, ad esempio, la moralità dei barbari
-Germani s'infrange nell'urto della civiltà romana; e lo stesso può
-notarsi oggi negli individui che, appartenendo ad ambienti civili più
-semplici, sono trascinati nell'orbita di civiltà superiori.
-
-È errore purtroppo comune quello di scorgere una prova di moralità più
-elevata della nostra civiltà, nell'assenza di talune immoralità o di
-taluni vizi, che non è invece in realtà se non l'indice della rozzezza
-di vita e d'ideazione dei popoli, presso i quali l'ammiriamo. Costumi
-più semplici e moralità più alta son due termini, come tutti sanno,
-sostanzialmente diversi. La sincerità dell'uomo della natura, che a
-ciascuno dice ciò che di lui effettivamente pensa, c'impone per il
-contrasto colla nostra cortesia di convenzione, la quale ci consente di
-dirigere magari parole cortesi a persone che abbiano in dispregio; ma
-non perciò pensiamo ad imitarla e ce ne avremmo a male se lo facessero
-quelli che ci circondano. La nostro cortesia è ella forse più immorale
-della sua sincerità? Oserei negarlo. Infatti la nostra ipocrisia,
-appunto perchè convenzionale, non ha origine maligna; ell'è piuttosto
-un _dominio sovra sè stessi_, richiesto dalle condizioni e dai rapporti
-d'una vita più evoluta, la quale non tollera che s'abbia sempre il
-cuore sulla lingua. Ben poteva, cent'anni fa, quando la Germania era
-ancora quasi esclusivamente un paese agricolo, cantarsi da Goethe:
-
- _In tedesco è mentir l'esser cortese._
-
-Oggi, la si direbbe un'esagerazione priva di garbo; ma peggio ancora
-il voler dedurre dalla scomparsa delle forme di convivenza primordiali
-un abbassamento nel livello morale. È certo che le condizioni morali
-dell'attuale Germania sono superiori a quelle del 1800.
-
-Allorquando s'occupa di determinati popoli e della loro evoluzione,
-Engels si mostra per lo più immune da romantici entusiasmi per le
-civiltà primitive, anzi dileggia volontieri quegli scrittori, pei
-quali il selvaggio è l'uomo migliore. Ma, nel riepilogare e nelle
-formule generali, accade anche a lui di fermarsi ai lati luminosi
-delle più antiche forme sociali, dimenticandone i lati oscuri.
-D'altronde, non è semplicemente dalla simpatia, ben concepibile, verso
-le istituzioni democratiche dei popoli primitivi ch'egli è spinto a
-siffatte unilateralità; nel suo modo di presentare la storia si sente
-piuttosto l'influenza di certe vedute fourieriste ed hegeliane. Sulla
-fine del libro, è Engels stesso che cita la _Critica della civiltà_ di
-Fourier, dove appunto fra le note predominanti emerge l'evoluzione fino
-a noi, rappresentata quale un progresso intellettuale accompagnato da
-degenerazione morale. Ad eguali conclusioni giunge in Hegel il concetto
-della storia, che s'evolve per via di antitesi. Ora, volendo giudicare
-il presente sotto questo aspetto, si è fatalmente portati ad esagerare
-il valore di determinate istituzioni del passato.
-
-Così, ad esempio, la moderna prostituzione è ben più ripugnante al
-nostro senso morale che non la poligamia, quale la rinveniamo anche
-in anteriori stadi d'evoluzione. Eppure la prima segna un grande
-progresso morale, in quanto riposo sul riconoscimento della libera
-personalità. La prostituta moderna dispone ella stessa del proprio
-corpo, al contrario di ciò che accadeva generalmente nella poligamia.
-Anche vendendosi sotto il pungolo del bisogno, ella esercita un atto
-d'indipendenza, che presso varî popoli così detti della natura è alla
-donna negato. Certamente la vendita o il baratto di fanciulle adulte,
-che si fa nel matrimonio dai loro genitori o dal capo della famiglia ad
-un terzo, si concilia colle idee generali di questi popoli assai meglio
-che non la prostituzione volontaria colle nostre; ciò tuttavia prova
-unicamente che i nostri odierni criterî sono più elevati e non già che
-i nostri costumi sono decaduti.
-
-Tale è principalmente il criterio, con cui dobbiamo confrontare e
-valutare le condizioni morali d'epoche diverse. Formuliamolo come ci
-pare, ma sempre troveremo che questo criterio si risolve nel maggiore
-o minor _rispetto della personalità_ e nella posizione che a questa
-è fatta nella comunità. S'intende che la libertà puramente formale
-della personalità esige, per divenire vera libertà, certe condizioni
-economiche e che il rispetto sociale della personalità presuppone il
-rispetto e la padronanza di sè stessi.
-
-A Fourier e a Hegel si connettono altresì parecchie deduzioni di Engels
-sulla futura forma della famiglia e del vincolo sociale. Nel matrimonio
-proletario egli ravvisa uno stadio di monogamia più elevato che non
-quello in cui trovasi il matrimonio borghese. Vi mancano, secondo
-lui, insieme alla proprietà, l'impulso ed i mezzi ad un predominio
-maschile e l'eguaglianza economica dei sessi fa sì che di regola
-l'amore sessuale presieda veramente alla loro unione. Passati i mezzi
-di produzione in proprietà comune della società, diventati oggetto
-di industria pubblica i lavori che prima appartenevano all'economia
-domestica, convertita in pubblico servizio l'assistenza e l'educazione
-dei fanciulli, diverrebbe generale questa eguaglianza di fatto dei
-sessi, rendendo in pari tempo possibili le unioni sessuali fondate
-esclusivamente sull'amore sessuale. Nondimeno Engels dubita che,
-avverandosi tutto ciò, cadrebbe anche la monogamia, la quale oggi ha la
-prostituzione per correlativo, essendo difficile ammettere che questa
-possa scomparire senza trascinare nella sua caduta la monogamia.
-
-Anche della verità di taluno di questi presupposti può tuttavolta
-dubitarsi. Così la vita coniugale del moderno lavoratore è considerata
-da Engels un po' troppo dal punto di vista del concetto tradizionale di
-«proletario». Nei paesi meglio progrediti, il matrimonio del lavoratore
-tende in fatto assai più ad imborghesirsi che non a svolgersi in una
-propria direzione indipendente e, almeno per ora, subisce più del
-matrimonio borghese l'influenza della legislazione sociale. Questa,
-è vero, toglie ai genitori parte delle cure pei fanciulli, ma, col
-divieto del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche, colla diminuzione
-delle ore di lavoro degli adulti e con altrettali disposizioni,
-paralizza una quantità di forze tendenti all'abolizione od alla
-decomposizione della famiglia. Oltracciò, nel mondo dei lavoratori è
-regola quasi generale che col matrimonio la donna abbandona il lavoro
-retribuito o lo limita sensibilmente, dedicandosi sovratutto alla
-direzione della casa. Il piede di casa individuale importa senza dubbio
-un sensibile spreco di lavoro, ma l'attrattiva d'una casa propria è
-talmente forte per la grande maggioranza degli uomini, da far loro
-preferire il sovrappiù necessario di lavoro casalingo ai cresciuti
-mezzi di godimento, che sarebbero apportati dalla trasformazione della
-economia domestica in industrie pubbliche. Si può certamente constatare
-una serie di fenomeni, che contribuiscono a rendere _meno gravosa_ ed
-a _completare_ la vita domestica individuale — ma non si può punto
-constatarne la dissoluzione, almeno nella classe lavoratrice. Il
-problema del servizio nella casa borghese, che si agita attualmente nei
-paesi progrediti, non minaccia affatto la casa operaia.
-
-È del pari dubbio se noi andiamo incontro ad un'epoca in cui al
-matrimonio monogamico saranno tolte le sue basi economiche. La
-necessità della coesistenza della prostituzione con questo matrimonio
-può sostenersi soltanto da chi al concetto di «monogamia» dà un
-significato soverchiamente gretto. Dell'odierno matrimonio dei
-lavoratori, Engels afferma che esso è monogamico nel significato
-etimologico, ma non affatto nel significato storico della parola.
-Tuttavia, che cosa devesi intendere per «monogamico nel significato
-storico»? Chi ben guardi, tale espressione è da Engels usata per
-indicare quella _forma_, in cui primitivamente la monogamia si svolge
-da precedenti forme di connubii (connubio per gruppi o per coppie),
-ossia il connubio individuale con predominio quasi assoluto dell'uomo
-sulla donna. Egli medesimo, però, ammette che la monogamia non apparve
-punto dappertutto nella «rude forma classica» assunta, secondo lui,
-presso i Greci, indicando inoltre come essa si distingua nei diversi
-paesi con tratti differenti. Se ne dovrebbe concludere che il concetto
-di «monogamia» non si esaurisce nel significato connesso alla forma
-primordiale; e che siamo quindi autorizzati ad applicarlo a tutti
-i connubii fra un solo uomo e una sola donna, il cui intento sia
-superiore a quello d'un semplice appaiamento o d'un appaiamento a
-durata fissa.
-
-Quell'elemento, già così importante nella conclusione del matrimonio,
-ch'è l'armonia spirituale o psichica e quindi il completamento
-reciproco dei due, è affatto trascurato da Engels, sebbene col
-progredire della civiltà esso divenga nel matrimonio un coefficiente di
-sempre maggiore importanza. Ma conviene che cadano non pochi ostacoli,
-che scompaiano non pochi pregiudizii, prima che cessi lo stato
-d'inferiorità della donna di fronte all'uomo; e quindi il matrimonio,
-ch'è quanto dire l'unità della famiglia, ha dinanzi a sè ancora molto
-tempo per mantenersi essenzialmente monogamico.
-
-Un discorso analogo può tenersi per quel che riguarda lo Stato.
-Anche per quest'istituto vediamo Engels fondarsi su una definizione
-che s'attaglia alle sue _particolarità iniziali_ — formazione del
-dominio di classe — per predirne la futura scomparsa. Ora, nel corso
-dell'evoluzione, lo Stato ha sostanzialmente ampliato le sue forme,
-assumendo sempre nuove funzioni. Non ne parla Engels stesso come d'un
-organo di divisione del lavoro sociale? E dovrà per questo credersi
-che, tolto di mezzo il presupposto or ora menzionato, anche lo
-Stato abbia a spegnersi o a paralizzarsi? Ciò mi sembra estremamente
-inverosimile. Infatti, l'evoluzione che procede sotto i nostri occhi ci
-mostra che, all'opposto, man mano lo Stato cessa d'essere l'organo del
-dominio o dell'oppressione di classe, più va estendendosi la sua sfera
-d'azione. Ed anche nei suoi primordi esso non è un semplice congegno
-di codesta oppressione: il suo sorgere coincide colla formazione
-di grandi unità di popoli, entro confini fissi, con sedi stabili e
-la cui coesione non è più dovuta esclusivamente alle associazioni
-familiari. Esso nasce _dall'aumento numerico_ e dalla _densità_ della
-popolazione stabile su un dato territorio; nè potendosi tale aumento
-concepire senza una grande _ricchezza economica_ e lunghi _periodi
-pace_, ecco che lo Stato nascente, pur essendo un mezzo di dominazione
-di classe, è altresì il caposaldo e l'espressione d'un grande
-progresso sociale. Il che ci è pure mostrato dallo stesso Engels,
-allorquando nella federazione delle razze irocchesi scorge il crollo
-di quella costituzione gentilizia, che precorse l'instaurazione dello
-Stato e ch'era troppo limitata e gretta per tollerare un sensibile
-progresso sovra il tenore di vita degli Indiani in continua guerra
-pei territorii di caccia, ecc. Se, adunque, al suo apparire, lo Stato
-serviva alla dominazione di classe, o se venne foggiato da classi
-dominanti intente a consolidarsi il potere, si tratta d'una faccia del
-suo organismo, che non forma se non _una particolarità secondaria_,
-radicata non nelle forze che agiscono permanentemente, ma bensì nelle
-_transitorie circostanze_ della sua creazione e conservazione. La
-scomparsa dello Stato presuppone non solo l'abolizione del dominio
-di classe, ma lo spezzarsi altresì delle grandi unità nazionali per
-far luogo ad associazioni staccate di piccole corporazioni o gruppi.
-Quest'ultimo evento è però più che improbabile. Per quanto il principio
-democratico della federazione sia destinato a trionfare e a informare
-il rapporto dei gruppi locali e professionali collo Stato — e io penso
-che sia questo uno fra i più importanti problemi contemporanei — la
-molteplicità e multiformità dei gruppi ed il continuo aumento dei
-congegni della società sono tuttavia segni certi che non ne conseguirà
-la soppressione dell'organismo che tutti li abbraccia, cioè dello
-Stato.
-
-Vero è soltanto che cadrà lo Stato sfruttatore ed oppressore. Ma
-questa non è se non una particolare forma di Stato, e non lo Stato in
-generale.
-
-Furono, come già si disse, concetti appresi da Fourier e da Hegel
-che condussero Engels a identificare sostanza e forma od a prendere
-pel tutto un lato particolare della cosa. Anche Fourier abolisce lo
-Stato, sostituendogli l'associazione dei falansteri; il concetto poi
-che lo Stato scompare insieme al dominio di classe, donde è generato,
-corrisponde alla formula hegeliana, per la quale la negazione della
-negazione è legge dell'evoluzione. Ma, per quanto in Fourier e
-Hegel si ammirino due illustri precursori della moderna dottrina
-dell'evoluzione, ciò non toglie l'errore insito nelle loro formule, e
-che consiste precisamente nel rilevare trasformazioni assolute o totali
-là dove in realtà non si riscontrano se non mutazioni relative.
-
-Ma facciamo punto colle riserve, le quali han di mira soltanto
-singole pagine del lavoro di Engels, lasciandone pressochè intatto il
-complesso, e le quali non vietano d'apprezzarne l'alto valore. Ogni
-esposizione storica, ogni interpretazione di evoluzioni storiche è,
-fino a un certo segno, una creazione ed offre un elemento soggettivo
-determinato dalla personalità dell'autore. A nessuno è concesso
-presentare la verità nella sua pienezza, o per lo meno esprimere
-sempre esattamente il rapporto di tutti i fattori di un fenomeno. In
-questa materia, poi, si è quasi sempre dinnanzi ad ipotesi, più o meno
-verosimili, ma che non sono ancora certezza. Così lo stesso Engels
-modificò nella quarta edizione di questo libro taluni passi della prima
-ed avrebbe, occorrendo, fatto lo stesso nelle edizioni successive. Il
-suo libro non è un catechismo, ma un tentativo di rappresentare le
-forze e le circostanze che foggiarono i tre più importanti istituti
-giuridico-sociali della società incivilita e ne conservarono le forme a
-noi conosciute: proprietà, famiglia, Stato.
-
-Se Engels quà e là può ingannarsi nel valutare l'influenza di talune
-fra queste forze in date evoluzioni, ce ne compensa l'ammirabile
-finezza, con cui egli ci esibì un quadro vivace, intuitivo, del loro
-complesso. Tanto la muta azione degli elementi economici che, quasi
-inavvertiti, minano le fondamenta di società o d'istituzioni sociali,
-rendendone prima possibile, poi inevitabile, la trasformazione,
-quanto l'influenza delle forze soggettive o ideologiche, sono esposte
-in modo meraviglioso. Pochi possiedono, al pari di Engels, la dote
-d'offrire molto in breve contorno, senza divenir pesanti. Egli è sempre
-chiaro e vivo, maestro nell'analisi e nell'arte di scegliere, nella
-molteplicità dei fenomeni e delle forze, sempre i fenomeni e le forze
-prevalenti. Sono queste qualità che rendono prezioso il suo libro anche
-agli etnologi di professione, così esposti al pericolo di perdere
-di vista, nelle ricerche speciali, le correlazioni generali delle
-cose. Per la democrazia socialista, poi, esso ha il notevole merito
-di renderle famigliari i risultati d'una scienza, alla quale la massa
-dei socialisti non potè dedicare soverchio tempo e che pure è di non
-lieve importanza per intendere l'essenza della società. Si potranno
-sottoporre a revisione i particolari di questo libro, ma, come guida
-per conoscere i problemi della storia primitiva, esso è insuperabile.
-
- EDOARDO BERNSTEIN.
-
-
-
-
-AVVERTENZE FILOLOGICHE
-
-
-Fu durante gli squallidi e non volontarii ozii del reclusorio di
-Pallanza che potei dedicare parecchie giornate a una diligente
-revisione di questa versione — completata colle notevoli aggiunte
-dell'ultima edizione tedesca — dell'amico prof. Martignetti. Dei
-ritocchi intesi soltanto a viemmeglio italianizzarne lo stile —
-talvolta, per delicato scrupolo di fedeltà, un po' tedescamente duro
-— non occorre ch'io m'intrattenga. Debbo invece al traduttore e al
-lettore e alla memoria di Engels — il quale, buon conoscitore della
-nostra come di quasi tutte le moderne lingue europee, aveva approvato
-la prima versione (Benevento, 1885), e che pur troppo non è più là
-perchè, nei dubbii, possiamo consultarlo, come solevamo — debbo un po'
-anche a me stesso, per la responsabilità che ciascuno deve assumere
-dei fatti suoi, un chiarimento su quelle modificazioni, che, toccando
-ad alcune parole, se così posso esprimermi, _sostanziali_ potrebbero
-essere soggetto di critica.
-
-
-EINZELEHE. — Questo termine ricorre frequentissimo nel volume
-e appartiene a quella che chiamerei la «terminologia tecnica»
-dell'autore. Martignetti, e con esso il Sig. Enrico Ravé, che voltò
-questo libro in francese[3], lo traducono quasi sempre con _monogamia_,
-_matrimonio monogamico_, al pari della parola _Monogamie_, che l'Engels
-impiega pure con non minore frequenza. Letteralmente, _Einzelehe_
-significa _connubio singolare_ o _di singoli_, cioè connubio di
-due sole persone, in contrapposizione alle varie forme di _connubio
-plurale_, (poligamia, poliandria, connubio per gruppi, ecc.). Io,
-dovunque l'Engels adopera _Einzelehe_, sostituii — ad evitare anche
-il doppio senso dell'aggettivo «singolare» — la dizione «connubio (o
-unione coniugale) _individuate_».
-
-Invero, finchè si credette che, di connubii plurali, non esistessero
-che le forme tradizionalmente note — poligamia e poliandria — e,
-viceversa, di connubii singolari, la sola forma monogamica, il
-vocabolo _monogamia_ rispondeva e bastava. Ma le scoperte del Morgan,
-illustrate dall'Engels, rovesciarono cotesto semplicismo. Questo
-volume ci apprende come, da un lato, la poligamia e la poliandria
-siano state precedute (a prescindere dall'antichissima e supposta
-promiscuità assoluta, che non sarebbe una forma, anzi sarebbe piuttosto
-la negazione di ogni forma di vero connubio) da molteplici modi di una
-unione coniugale, che ha insieme della poliandria e della poligamia,
-senza essere nè l'una, nè l'altra, e che fu chiamata «connubio per
-gruppi» (_Gruppenehe_): nel quale tutta una serie di donne erano mogli
-di tutta una serie di mariti, e del quale la forma _punalua_ sarebbe
-stata il tipo più evoluto e classico. Ci apprende, dall'altro lato,
-che, assai prima che trionfasse la rigorosa monogamia dei tempi storici
-(_feste Monogamie_), la quale del resto non significa sempre — non
-significò mai, secondo Engels — la limitazione del rapporto sessuale
-abituale ad una coppia unica; usarono, per quasi tutto il periodo
-della Barbarie e per gran parte altresì dell'epoca selvaggia, forme
-varie di connubii a tempo, dal vincolo più o meno rilassato (_lockre
-Monogamie_), ma fra due sole persone; vere forme dunque di connubio
-_singolare_ od _individuale_ (_Einzelehe_). La _Paarungsehe_, connubio
-per coppie, o _sindiasmico_, sarebbe stata la forma classica di questi
-maritaggi, risolubili per mutuo consenso, o per volontà di una delle
-parti, rimanendo i figli alla madre.
-
-Non solo: ma, mentre le varie forme di connubio per gruppi tennero un
-larghissimo posto nella evoluzione umana e durarono per millennii,
-come unioni perfettamente organizzate, sulle quali imperniavasi un
-sistema complicato e ben fisso di parentela e tutta una costituzione
-sociale; l'Engels ci dimostra come la poligamia e la poliandria,
-queste forme di connubii per gruppo unilaterali, non poterono essere
-mai se non l'eccezione e, com'egli si esprime, «un prodotto di lusso
-della storia» (pag. 76). Dall'altro canto, la monogamia propriamente
-detta, quella che l'Engels chiama preferibilmente _Monogamie_, non si
-svolge dalle varie forme di connubio individuale, e in particolare dal
-connubio sindiasmico, se non a un dato momento della storia e sotto
-la pressione di fattori speciali — fattori economici. — Fu dacchè
-l'allevamento sistematizzato degli armenti, devoluto sopratutto al
-sesso maschile, permise all'uomo di accumulare ricchezze suscettive di
-appropriazione individuale e di scambio, dalla proprietà delle quali la
-donna era esclusa: fu soltanto da tale momento, il quale appare nello
-stadio più avanzato della Barbarie, già quasi alle soglie dell'epoca
-civile, che l'uomo — intendiamo il maschio umano — ebbe possibilità ed
-interesse di modificare la forma di famiglia per modo, da assicurare
-ai propri figli (la cui paternità doveva, a tal uopo, risultare ben
-certa) l'eredità di cotesti suoi beni. Caddero allora (nell'ipotesi
-dell'Engels) il diritto materno e la discendenza in linea femminile;
-l'uomo diventò, nella famiglia, il despota; si pretese dalla donna (non
-si dice che la si ottenesse) la fedeltà più rigorosa, e il connubio non
-fu più risolubile per sua iniziativa. La «monogamia» nasce in questo
-momento, dopo un lungo periodo di _Einzelehen_ di varia natura; nasce,
-col suo corteggio obbligato di infedeltà, specialmente mascolina,
-di eterismo, di prostituzione; monogamia, in ogni caso, temperata e
-corretta dall'adulterio. E, com'essa è nata da fattori economici, così
-con questi si trasforma; ecco l'odierno matrimonio proletario, nel
-quale, per la rispettiva indipendenza e quasi parità economica dei due
-sessi, i caratteri storici della monogamia, la supremazia del maschio,
-l'adulterio ecc., la stessa ferrea indissolubilità, si ottundono; e più
-si ottunderanno quanto più (come già sta avvenendo) i lavori domestici
-si trasformeranno in servizio sociale. Il matrimonio proletario, dice
-l'Engels, è monogamo _nel senso etimologico_, ma non affatto _nel senso
-storico_ della parola; il connubio dell'avvenire farà della monogamia
-(intendasi qui, dunque, nel senso etimologico) una realtà per la prima
-volta anche per l'uomo (pagg. 92 e 97).
-
-Non è dunque un semplice accidente se l'Autore di questo libro adopera
-distintamente le due diverse espressioni, _Monogamie_ ed _Einzelehe_;
-e generalmente (non manca qualche esempio in contrario, ma in casi
-nei quali non è possibile l'equivoco) adotta il termine greco per la
-forma _storica_ e il tedesco per la monogamia in senso _etimologico_,
-e quindi nel significato più generale. Postochè l'_Einzelehe_
-comprende la _Monogamie_, ma non viceversa, e questa è preceduta e
-potrà essere susseguita da lunghissimi periodi di _Einzelehen_ che
-non sono _Monogamie_, è chiaro che l'adottare un vocabolo solo per
-i due concetti non può essere senza confusione. Sovente, infatti,
-la confusione si affaccia. Qualche volta il Ravé tenta sfuggirle,
-rendendo, per esempio, _Einzelehe_ con «mariage unique»(?) (pag. XIV),
-o risolve la difficoltà sopprimendone l'obbietto, come a pag. 13, dove
-_Einzelehe_ diventa _Ehe_: «ce genre de mariage.....»; preceduto in
-questo spediente dal Martignetti (ediz. 1885, pag. 21). Ma ecco un
-brano che mi sembra risolutivo (cfr. più oltre, pag. 105-106; ultima
-ediz. tedesca 1894, pagg. 71-72):
-
-«Or poiché — scrive l'Engels — l'amore sessuale è di sua natura
-esclusivo,.... il connubio fondato sull'amore sessuale è, di sua
-natura, _Einzelehe_. Vedemmo quanta ragione aveva Bachhofen di
-considerare il progresso dal connubio per gruppi all'_Einzelehe_
-come l'opera sopratutto delle donne; solo il passaggio dal connubio
-sindiasmico alla _Monogamie_ è dovuto agli uomini; e, storicamente,....
-agevolò la infedeltà degli uomini. Ecc.»
-
-Qui è ben chiaro che _Einzelehe_ e _Monogamie_ sono distinti,
-successivi ed in contrapposto fra loro; fra essi, cronologicamente,
-sta di mezzo il connubio sindiasmico, forma speciale di _Einzelehe_,
-onde si è svolta la _Monogamie_. Martignetti, nelle pagina manoscritte
-(il brano è fra gli aggiunti nelle ultime edizioni tedesche), rendeva
-_Einzelehe_ nel primo caso con _monogamia_, nel secondo, fatto accorto
-della contraddizione, con _matrimonio per coppie_. Ravé si districa
-ancor peggio (pag. 108):
-
-«Mais, dès lors que, par sa nature, l'amour sexuel est exclusif,.... le
-mariage basé sur l'amour sexuel est, de par sa nature, la _monogamie_.
-Nous avons vu combien Bachofen avait raison lorsqu'il considérait le
-progrés du mariage par groupe au _mariage par couple_, comme étant
-surtout l'oeuvre de la femme; seul le passage du mariage syndiasmique à
-la _monogamie_ peut être mis au compte de l'homme; ecc.»
-
-Nel quale testo non solo si sostituisce arbitrariamente «mariage
-par couple» — che sarebbe piuttosto la _Paarungsehe_ o connubio
-sindiasmico, del quale pure, nel brano, è distintamente fatto cenno —
-alla generica _Einzelehe_; ma il vocabolo _Monogamie_ gioca due parti
-in commedia, e, che è peggio, due parti contraddittorie: quella di
-connubio individuale in genere (compresa la _Paarungsehe_, e tutte
-le altre forme antiche e future) e quella di monogamia nel senso
-storico, e cioè di quel matrimonio, coevo alla proprietà privata e
-contrassegnato dal dominio maschile, al quale si applica l'aforisma di
-Fourier: «come nella grammatica due negazioni fanno una affermazione,
-così nella morale coniugale due prostituzioni formano una virtù.»
-
-Non giova moltiplicare gli esempi. Le cose dette bastano, spero,
-a salvarmi da accusa di stranezza o di temerità se, per rendere
-_Einzelehe_, coniai la dicitura «connubio individuale», e sia pur che
-la frase non lusinghi l'orecchio: l'importante, ad ogni modo, è di
-intenderci sul significato.
-
-Analogamente, _Einzelfamilie_ volli tradotta, anzichè con «famiglia
-monogamica», con famiglia _individuale_, o _singola_, od _isolata_,
-a seconda dei casi. _Isolirte familie_ usa in qualche caso l'Autore
-(ediz. tedesca, pag. 143), che risponde alle _familles incohérentes_
-del Fourier, nella nota a pag. 240 di questo volume. — Al vocabolo
-_matrimonio_, quando si tratta di forme primitive, ho poi sostituito
-_connubio_; non parendomi che alla _Einzelehe_, che fioriva, non
-ancora staccata, sul tronco del connubio per gruppi, possa imprimersi
-il suggello giuridico e contrattuale, che il sostantivo _matrimonio_,
-storicamente e volgarmente, porta con sè.
-
-
-LEIBLICH. — L'aggettivo (letteralmente: _corporale_) è impiegato
-dall'Engels a designare un rapporto di consanguineità reale e diretta.
-Nelle famiglie per gruppi, in cui tutta una serie di donne vive in
-comunanza coniugale con una serie di uomini, questi sono reputati
-altrettanti padri, quelle altrettante madri dei figli di ciascuna di
-esse; e tutti i loro figli, anche quelli che nella nomenclatura odierna
-chiameremmo cugini, sono reputati fratelli e sorelle fra loro; i cugini
-(nel senso moderno) non esistono ancora. Ma vi è pure di ciascun figlio
-una madre certa, che lo ha generato, e un padre — il più spesso incerto
-— che concorse direttamente al concepimento. Questi genitori, e i
-fratelli e sorelle, figli di cotesta coppia, sarebbero reciprocamente
-genitori, figli e fratelli e sorelle _leibliche_. Nei rapporti però
-della parentela riconosciuta, in coteste famiglie per gruppi, non
-erano propriamente _leiblich_ se non la genitrice verso i figli, e,
-fra loro, i figli di una stessa genitrice: _leiblichen Geschwister
-(das heisst von mütterlichen Seite)_, scrive esplicitamente l'Engels
-parlando della famiglia _punalua_ (ediz. tedesca citata, pag. 21). —
-Martignetti traduce talvolta _carnale_, tal'altra volta (di fratelli e
-sorelle) _germani_. Ravé rende _leiblich_ colle frasi: _la mère propre,
-le vrai père_, e, trattandosi di fratelli e sorelle, _germains_, e
-una volta (pag. 31) _utérins_; in un luogo (pag. 118) lo sopprime. —
-Tutto ciò non solo genera discordanza, ma si risolve (mi sembra) nel
-sostituire concetti presi a prestito dalla famiglia moderna a quelli
-che regnavano, e soli potevano regnare, nella famiglia per gruppi. — Io
-preferii adottare invariabilmente l'aggettivo: _carnale_.
-
-
-KULTUR, KULTURVÖLKER, KULTURSTUFEN. — Non è facile rendere nelle
-lingue latine, con vocabolo unico e costante, il tedesco _Kultur_
-e i suoi composti. Martignetti e Ravé traducono: _cultura_,
-_civilizzazione_, _popoli civilizzati_; _culture_, _civilisation_,
-_peuples civilisés_, _cultivés_. Se _Kultur_ corrispondesse a _civiltà_
-o ad _incivilimento_, noi ci troveremmo, sin dal primo capitolo (pag.
-23), a intitolare _Stadii preistorici di civiltà (Vorgeschichtliche
-Kulturstufen)_ il quadro dello stato selvaggio e della Barbarie!
-Il Martignetti, infatti, e con esso il Ravé, ci danno per popoli
-inciviliti (_civilizzati_, _civilisés_, _cultivés_) gli _antiken
-Kulturvölkern_ nei quali il diritto paterno si è appena sostituito
-al diritto materno della _gens_ primitiva, i Greci dei tempi eroici,
-i Germani di Tacito, ecc., che appartengono allo stadio superiore
-della Barbarie, anzi quegli stessi _Kulturvölker_ (ediz. tedesca,
-pag. 41; Martignetti, 1885, pag. 41; Ravé, pag. 63) nei quali cotesta
-rivoluzione non si è ancora compiuta.
-
-L'antinomia è tanto più stridente in un libro, in cui le tre grandi
-epoche dell'evoluzione umana (_selvaggia_, _barbarica_, _civile_),
-e gli stadii di ciascuna di esse, sono tratteggiati colla maggior
-precisione, e quegli epiteti acquistano un valore tecnico, che non
-ha nulla d'indeterminato. D'altro canto, non potrebbe parlarsi di
-_Kulturvölker_, alludendo a popoli che stagnano, senza speranza di
-elevamento, nelle bassure sociali dello stato selvaggio od anche
-barbarico, quasi sottratti alla legge della evoluzione storica.
-Questi riflessi mi suggerirono di significare _Kulturvölker_ con
-l'equivalente: «popoli _tendenti_ od _avviati a civiltà_» od anche,
-dove il senso lo comporta, «_più o meno inciviliti_», e _Kulturstufen_
-con _stadii dell'evoluzione_. «_Coltura_», «_coltivati_», in italiano e
-in francese, hanno altro senso preciso.
-
-
-PREISGEBUNG. — In più luoghi l'Engels ci parla del costume, durato a
-lungo fra gli antichi popoli, e tuttora esistente presso popolazioni
-barbariche, pel quale le fanciulle, prima di passare al connubio
-individuale, o anche le donne durante questo, dovevano, in dati
-periodi, _sich preisgeben_ (abbandonarsi, darsi in balia) ad unioni
-sessuali più o meno promiscue; avanzo e riconoscimento della tradizione
-dei tempi, nei quali le donne appartenevano indistintamente a tutti gli
-uomini della tribù, o, in uno stadio successivo, a tutti gli uomini
-della tribù che non fossero della loro _gente_; e, insieme, sorta di
-sacrificio espiatorio (_Sühnopfer_), col quale acquistavano il diritto
-alla relativa castità del connubio individuale già sorto.
-
-A non voler meritare il rimprovero che l'Engels muove al Westermark
-(V. più oltre, pag. 43) di «guardare lo stato di cose primitivo
-colla lente del lupanare», non mi pare possibile tradurre il concetto
-della _Preisgebung_, come fa talora il Ravé (pag. 53, 80, ecc.), coi
-vocaboli moderni _prostituirsi_ e _prostituzione_. Simili espressioni
-(_Prostitution_, _Prostituirten_) sono a preferenza, se non sempre,
-impiegate dall'Engels per indicare il far commercio e lucro di sè,
-la moderna prostituzione venale o professionale, figlia dell'epoca
-proprietaria e compagna inevitabile del predominio maschile e del
-matrimonio monogamico, colla quale l'antica promiscuità nulla aveva
-di comune; nè quindi poteva avervi alcunchè di comune quest'altra
-promiscuità, rituale o simbolica, avvenisse pure talvolta a prezzo di
-denaro (_Hingebung für Geld_), denaro che in origine passava al tesoro
-del tempio nel quale celebravasi il rito d'amore (pag. 84). Lo stesso
-_eterismo_ dei Greci, comechè le _Etere_ fossero straniere o liberte,
-non è ancora la vera prostituzione. Giova rammentare come l'Engels, in
-una nota (pag. 45), rimproveri al Goethe di avere, in una sua ballata,
-troppo assimilato la _religiöse Frauenpreisbung_ degli antichi alla
-prostituzione moderna.
-
-Il Martignetti ben avvertì la differenza e soleva tradurre
-_Preisgebung_ con _abbandono_. Questa espressione dovette soltanto
-venir completata, perchè non apparisse un pudibondo eufemismo.
-
- (_Aprile 1901_)
-
- =Filippo Turati.=
-
-
-
-
-Prefazioni dell'Autore
-
-
-
-
-PREFAZIONI DELL'AUTORE
-
-
-I. — Alla 1.ª edizione (1884).
-
-I capitoli che seguono sono in certo modo l'esecuzione di un legato. Un
-uomo del valore di Carlo Marx si era riservato di esporre i risultati
-delle investigazioni di Morgan, in relazione con quelli delle sue — in
-certi limiti, oso dire delle nostre — ricerche storiche materialistiche
-e di chiarirne quindi tutta l'importanza. Morgan aveva pure scoperto
-di nuovo, a modo suo, in America, la concezione materialistica
-della storia, scoperta 40 anni prima dal Marx; e, nel suo paragone
-della barbarie colla civiltà, era stato condotto da essa, nei punti
-principali, ai medesimi risultati del Marx. E come il _Capitale_ fu per
-lunghi anni saccheggiato con tanta premura dagli economisti di mestiere
-in Germania quanta fu la perfidia con cui si adoperarono a ucciderlo
-col silenzio, così, in modo affatto simile, venne trattato il libro di
-Morgan _Ancient Society_[4] dai portavoce della scienza «preistorica»
-in Inghilterra. Il mio lavoro può supplire assai debolmente quello che
-non fu concesso di fare al mio estinto amico.
-
-Mi stanno però dinnanzi — e li riprodurrò per quanto sia possibile — i
-commenti critici ond'egli accompagnò i minuziosi estratti dal Morgan.
-
-Secondo la concezione materialistica, il movente essenziale e decisivo,
-nella storia, sta nella produzione e nella riproduzione della vita
-immediata. Queste, a loro volta, sono di due specie. Da una parte,
-la produzione delle sussistenze: alimenti, vesti, abitazioni, e degli
-strumenti che le procacciano; dall'altra, la procreazione degli stessi
-uomini, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali, sotto
-le quali vivono gli uomini di una data epoca storica e di un dato
-paese, sono determinate da entrambi i modi della produzione: per una
-parte, dal grado di sviluppo del lavoro; per l'altra, dal grado di
-sviluppo della famiglia. Meno sviluppato è il lavoro, più limitata è
-la quantità dei suoi prodotti, ossia della ricchezza sociale, e tanto
-più l'ordinamento sociale si vede dominato da vincoli di sangue. In
-questo assetto sociale, basato su legami di consanguineità, si sviluppa
-intanto sempre più la produttività del lavoro; insieme ad essa la
-proprietà privata e lo scambio, la differenza di ricchezza, l'impiego
-di forza di lavoro estranea, e con ciò la base degli antagonismi di
-classe: nuovi elementi sociali che, nel corso delle generazioni,
-si sforzano di adattare l'antica costituzione sociale alle nuove
-condizioni, sino a che finalmente la loro incompatibilità produce
-una completa rivoluzione. La vecchia società, basata su vincoli di
-sangue, è frantumata nella collisione colle classi sociali novellamente
-sviluppatesi; subentra una nuova società, compendiata nello Stato, le
-cui unità costitutive non sono più gruppi consanguinei, ma locali;
-una società, nella quale l'ordinamento della famiglia è interamente
-dominato dall'ordinamento della proprietà, e nella quale si svolgono
-liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di classi, in cui
-consiste tutta la storia fin ora _scritta_.
-
-Il gran merito di Morgan è di avere scoperta e riprodotta, nelle sue
-linee principali, questa base preistorica della nostra storia scritta,
-e di aver trovata, nei gruppi consanguinei degl'Indiani dell'America
-del nord, la chiave che ci scioglie gli enigmi più importanti, finora
-insolubili, delle più antiche storie, greca, romana e germanica. Ma il
-suo scritto non è l'opera di un giorno. Egli lottò circa quarant'anni
-col suo soggetto, finchè lo ebbe dominato completamente. E perciò il
-suo libro è anche una delle opere del nostro tempo, di cui possa dirsi
-che «fanno epoca».
-
-Nel complesso dell'esposizione che segue, il lettore distinguerà
-facilmente la parte di Morgan dalla mia. Nelle parti storiche sulla
-Grecia e su Roma, ai dati di Morgan, ne aggiunsi altri, ond'io potevo
-disporre. I capitoli sui Celti e sui Germani sono essenzialmente
-miei; Morgan, a questo proposito, disponeva quasi soltanto di fonti
-di seconda mano e, per quel che riguarda i Germani, non possedeva,
-all'infuori di Tacito, che le cattive adulterazioni liberali del signor
-Freeman. Le deduzioni economiche, bastevoli al Morgan pel suo scopo,
-ma affatto insufficienti pel mio, sono state tutte da me rimaneggiate.
-E s'intende, infine, che io sono responsabile di tutte le conclusioni
-nelle quali Morgan non è espressamente citato.
-
-
-II. — Alla 4.ª edizione (1891).
-
-Le precedenti edizioni di questo lavoro, malgrado la loro grande
-tiratura, sono esaurite da circa sei mesi, e già da gran tempo
-l'editore mi chiedeva di curare una nuova edizione. Lavori più urgenti
-mi tolsero di occuparmene finora. Dalla 1.ª edizione scorsero 7 anni,
-durante i quali la conoscenza delle forme primitive di famiglia fece
-rilevanti progressi. Diventavano perciò necessarie diligenti rettifiche
-ed aggiunte, tanto più che, volendosi fare una edizione stereotipa, è
-da tener conto della impossibilità di apportarvi, per qualche tempo,
-ulteriori modificazioni.
-
-Sottoposi quindi a un'accurata revisione il testo e vi introdussi una
-serie di aggiunte; sperando così di avere fatto opera che risponda
-allo stato odierno della scienza. Darò inoltre, nel corso di questa
-prefazione, un rapido sguardo allo sviluppo della storia della
-famiglia da Bachofen a Morgan; e ciò, sopratutto, perchè la scuola
-preistorica inglese, sciovinisticamente ispirata, continua a fare tutto
-il possibile per seppellire nel silenzio la rivoluzione portata nei
-criteri della preistoria dalle scoperte di Morgan, pur continuando,
-senza uno scrupolo al mondo, ad appropriarsi i risultati da lui
-ottenuti. E, purtroppo, questo esempio, dato dagli inglesi, è seguito
-anche altrove.
-
-Il mio lavoro ebbe diverse traduzioni. La prima fu l'italiana:
-_L'origine delia famiglia, della proprietà privata e dello Stato_,
-versione di PASQUALE MARTIGNETTI, riveduta dall'autore; Benevento 1885.
-Poi la rumena: _Origina familei, proprietatei private si a statului_,
-traducere de IOAN NADEJDE, nel periodico _Contemporanul_ di Iassy,
-dal settembre 1885 al maggio 1886. In seguito la danese: _Familjens,
-Privatejendommens og Siatene Oprindelse_, Dansk, af Forfatteren
-gennemgaaet Udgave, besörget af GERSON TRIER; Köbenhavn 1888. Una
-traduzione francese di ENRICO RAVÉ, fatta sulla presente edizione
-tedesca, è in corso di stampa[5].
-
- —————
-
-Sino al 1860 non si può dire esistesse una storia della famiglia. La
-scienza storica stava ancora, per questo riguardo, sotto l'esclusiva
-influenza dei cinque libri di Mosè. La famiglia patriarcale, quivi
-descritta più minutamente che altrove, non solo era accettata
-senz'altro come la forma più antica, ma era anche — astrazion fatta
-dalla poligamia — identificata con la odierna famiglia borghese; così
-che la famiglia propriamente non avrebbe avuto in generale alcuno
-sviluppo storico, ammettendosi tutt'al più che nell'epoca primitiva
-potesse esservi stato un periodo di rapporti sessuali sottratti ad ogni
-regola.
-
-È vero che, oltre all'unione coniugale individuale[6], si conoscevano
-la poligamia orientale e la poliandria indo-tibetana; ma queste tre
-forme non si riusciva a ordinarle in una concatenazione storica e
-figuravano senza nesso l'una accanto all'altra. Che in alcuni popoli
-della storia antica, come in alcuni selvaggi dell'oggi, la discendenza
-fosse determinata non dal padre, ma dalla madre, e quindi la linea
-femminile fosse considerata come la sola valida; che in molti popoli
-odierni il matrimonio fosse vietato entro il limite di certi grandi
-gruppi, allora non peranco bene studiati, e che quest'uso si trovi in
-tutte le parti del mondo — questi fatti in verità erano noti e se ne
-raccoglievano sempre nuovi esempi. Ma non si sapeva che cosa cavarne,
-e ancora nelle _Researches into the early history of mankind_ ecc., di
-E. B. TYLOR, 1865, essi figurano semplicemente come «strani costumi»,
-allato al divieto, in vigore presso alcuni selvaggi, di toccare tizzoni
-ardenti con ordigni di ferro, e ad altre analoghe futilità religiose.
-
-La storia della famiglia data dal 1861, dall'apparizione del
-«_Mutterrecht_» («_Diritto materno_») di BACHOFEN. L'autore vi afferma:
-
-1.º Che gli uomini da principio vivevano in rapporti sessuali
-promiscui, che egli, con espressione impropria, qualifica _eterismo_;
-
-2.º Che tali rapporti sessuali escludono ogni certezza di paternità;
-che quindi la genealogia non poteva essere determinata se non in linea
-femminile, secondo il diritto materno; e che questo in origine si
-verificò presso tutti i popoli dell'antichità;
-
-3.º Che, in conseguenza, le donne, quali madri ed uniche parenti certe
-della giovane generazione, godettero un così alto grado di stima e
-di considerazione, da ottenere, secondo il concetto di Bachofen, un
-predominio assoluto (ginecocrazia);
-
-4.º Che il passaggio al connubio individuale, per cui la donna
-appartiene esclusivamente ad un uomo, includeva la violazione di
-una legge religiosa primitiva (ossia, in effetti, una violazione
-del tradizionale diritto degli altri uomini sulla medesima donna),
-violazione che doveva essere espiata, o la cui tolleranza la donna
-doveva riscattare, coll'abbandonarsi per un dato periodo ad amori
-promiscui.
-
-Bachofen prova queste tesi con passi innumerevoli della letteratura
-classica antica, cercati e raccolti con una diligenza straordinaria.
-La evoluzione dall'«eterismo» alla monogamia e dal diritto materno al
-paterno si effettua, secondo lui, specialmente fra i Greci, in virtù di
-un continuo sviluppo dei concetti religiosi, della intrusione di nuove
-deità, rappresentanti le nuove idee, nei gruppi degli dei tradizionali,
-che rappresentavano le idee antiche; sicchè queste venivano mano mano
-soppiantate da quelle. Non è quindi lo sviluppo delle condizioni reali
-della vita umana, ma il loro riflesso religioso nelle menti degli
-uomini, che, secondo Bachofen, ha operato i cangiamenti storici nella
-reciproca posizione sociale dell'uomo e della donna.
-
-Bachofen presenta quindi l'_Oreste_ di Eschilo come la rappresentazione
-drammatica della lotta tra l'agonizzante diritto materno e il nascente,
-anzi ormai vittorioso, diritto paterno nell'epoca eroica. Clitennestra,
-per amore del suo amante Egisto, ha ucciso lo sposo Agamennone, reduce
-dalla guerra di Troja: ma Oreste, figlio suo e di Agamennone, vendica
-l'assassinio del padre, uccidendo la propria genitrice. Le Erinni, le
-demoni protettrici del diritto materno, pel quale l'assassinio della
-madre è il più grave ed inespiabile delitto, perseguitano Oreste; ma
-Apollo, che, per mezzo del suo oracolo, ha incitato Oreste a vendicare
-il padre, e Minerva, chiamata come arbitra — le due deità, che qui
-rappresentano il nuovo ordine paterno — lo difendono: Minerva ascolta
-le due parti. Tutta la controversia si riassume nel dibattito tra
-Oreste e le Erinni. Oreste afferma che Clitennestra ha perpetrato un
-doppio misfatto: perchè essa ha ucciso lo sposo di lei e insieme anche
-il padre di lui. Perchè dunque le Erinni perseguitano lui e non essa,
-che è la più colpevole? La risposta delle Erinni vi colpisce:
-
- «Essa _non era consanguinea_ dell'uomo che ha ucciso.»
-
-L'assassinio di un uomo non consanguineo, anche se è lo sposo,
-è espiabile; non concerne le Erinni; loro solo ufficio è punire
-l'assassinio tra consanguinei e, secondo il diritto materno, il più
-grave ed inespiabile è l'assassinio della madre. Ma Apollo interviene
-come difensore di Oreste, e Minerva fa votare gli Areopagiti, i giudici
-ateniesi; i voti sono eguali per l'assoluzione e per la condanna;
-allora Minerva, che presiede l'Areopago, dà il suo voto favorevole ad
-Oreste e lo assolve. Il diritto paterno ha vinto il diritto materno,
-gli «dei di giovane schiatta», come le Erinni li qualificano, vincono
-le Erinni, che alla fine si lasciano pur esse persuadere ad assumere un
-nuovo ufficio in servizio del nuovo ordine di cose.
-
-Questa interpretazione, nuova ma giusta, dell'_Oreste_, è uno dei
-passi migliori e più belli di tutto il libro, ma essa prova altresì
-che Bachofen crede alle Erinni, ad Apollo e a Minerva quanto almeno,
-a suo tempo, vi credeva lo stesso Eschilo: egli crede cioè che furono
-appunto questi miti che nel tempo eroico della Grecia compirono il
-miracolo di abbattere il diritto materno e di sostituirlo col diritto
-paterno. È chiaro come codesto modo di vedere, secondo il quale la
-religione è considerata la leva decisiva della storia del mondo,
-debba finalmente riuscire ad un mero misticismo. Gli è perciò che la
-fatica spesa intorno al grosso in quarto del Bachofen è assai dura
-e ben lungi dall'essere sempre rimuneratrice. Ciò però non menoma il
-grande merito di questo pioniere; egli, pel primo, alle frasi vaghe,
-con cui si alludeva allo stato primitivo di promiscuità sessuale,
-sostituì la prova, emergente da infinite traccie contenute nella
-letteratura classica antica, che, prima del connubio individuale, ebbe
-vita, presso i Greci e gli Asiatici, uno stato di cose, nel quale,
-non solo un uomo aveva rapporto sessuale con parecchie donne, ma una
-donna con parecchi uomini, senza che i costumi ne fossero offesi. Egli
-ha provato che questo uso non sparì senza lasciar tracce di sè in un
-abbandono temporaneo a rapporti sessuali promiscui, col quale le donne
-dovevano acquistare il diritto al connubio individuale; che, quindi,
-la discendenza, in origine, non poteva essere determinata se non in
-linea femminile, da madre a madre; che questa validità esclusiva della
-discendenza femminile si conservò a lungo nell'epoca del connubio
-individuale, malgrado la paternità assicurata o almeno riconosciuta; e
-che, finalmente, questa originaria posizione delle madri, come le sole
-progenitrici certe dei loro figli, assicurava ad esse, e quindi alle
-donne in generale, una condizione sociale più elevata di quella avuta
-in qualsiasi epoca posteriore. Per verità Bachofen non ha espresso
-queste tesi così chiaramente, impedito come egli era dal suo concetto
-mistico. Ma egli le ha dimostrate, e nel 1861 questo equivaleva a una
-rivoluzione completa.
-
-Il grosso in-quarto di Bachofen era scritto in tedesco, ossia nella
-lingua della nazione che allora meno s'interessava alla preistoria
-della famiglia odierna; rimase perciò sconosciuto. Il suo immediato
-successore sullo stesso terreno si presentò nel 1865, senza sapere
-nulla di Bachofen.
-
-J. F. MAC LENNAN fu la perfetta antitesi del suo precursore. Invece
-del mistico geniale, abbiamo qui l'arido giurista; invece della
-esuberante fantasia poetica, le plausibili combinazioni dell'avvocato
-patrocinante. Mac Lennan trova, presso molti popoli selvaggi,
-barbari ed anche inciviliti dei tempi antichi e moderni, una forma di
-matrimonio, nella quale lo sposo, solo o coll'aiuto de' suoi amici,
-deve fingere di rapire la sposa ai suoi parenti con la violenza. Questo
-costume dev'essere la traccia di un uso anteriore, in cui gli uomini
-di una tribù si procuravano le donne togliendole effettivamente colla
-forza da altre tribù. Or come nacque questo «matrimonio di rapina»?
-Finchè gli uomini poterono trovare donne a sufficienza nella propria
-tribù, non vi era per esso alcun motivo. D'altra parte, troviamo
-sovente che in popoli poco evoluti esistono certi gruppi (che nel 1865
-venivano spesso identificati con le tribù), nell'interno dei quali è
-vietato il matrimonio, sicchè gli uomini devono prendere le mogli, e le
-donne i mariti, al di fuori del proprio gruppo; mentre in altri popoli
-c'è l'uso che gli uomini di un certo gruppo sono obbligati a prendere
-le loro mogli soltanto nell'interno del loro proprio gruppo. Mac Lennan
-chiama i primi gruppi _esogami_, i secondi _endogami_, e stabilisce
-senz'altro un'antitesi netta fra «tribù» esogame ed endogame. E sebbene
-le sue stesse ricerche sulla esogamia gli facciano toccare con mano,
-che quest'antitesi, in molti casi, se non nella più parte o addirittura
-in tutti i casi, non esiste che nella sua imaginazione, egli la pone,
-cionullameno, a base di tutta la sua teoria. Le tribù esogame non
-possono, secondo lui, prendere le loro donne che dalle altre tribù e,
-nello stato di guerra permanente fra le tribù selvagge, questo non può
-accadere se non per mezzo del ratto.
-
-Mac Lennan chiede poi: d'onde cotesta esogamia? I concetti di
-consanguineità e di incesto, come quelli che si sviluppano assai più
-tardi, non possono averci che fare. La causa di quest'uso può ben
-essere il costume, molto diffuso tra i selvaggi, di uccidere, tosto
-dopo il parto, le neonate. Da ciò un eccesso di maschi, in ogni tribù,
-e quindi la necessità che più uomini possiedano una donna in comune:
-la poliandria. Ne seguiva ancora che, mentre si conosceva la madre di
-un neonato, non se ne conosceva il padre; quindi parentela determinata
-solo dalla linea femminile, con esclusione della maschile — diritto
-materno. E un'ultima conseguenza della scarsezza di donne nella tribù —
-scarsezza mitigata, ma non eliminata, dalla poliandria — era appunto il
-ratto sistematico e brutale delle donne dalle tribù straniere. «Poichè
-esogamia e poliandria derivano da una medesima causa, dalla mancanza di
-equilibrio numerico tra i due sessi, noi dobbiamo _considerare tutte le
-razze esogame come primitivamente dedite alla poliandria_.... E avere
-perciò come incontestabile, che, presso le razze esogame, il primo
-sistema di parentela sia quello che riconosce il vincolo di sangue
-soltanto dal lato materno.» (MAC LENNAN, _Studies in ancient history_,
-1886. _Primitive marriage_, pag. 124).
-
-Il merito di Mac Lennan è di aver indicato l'uso generale e la grande
-importanza di ciò che egli chiama esogamia. Quanto al fatto dei
-gruppi esogami, egli non l'ha punto _scoperto_, e non lo ha neanche
-ben compreso. Prescindendo da precedenti notizie isolate di molti
-studiosi, ai quali appunto egli attinse, quella istituzione era stata
-descritta con precisione ed esattezza presso i _Magar_ indiani dal
-LATHAM (_Descriptive ethnology_, 1859), il quale avea detto come essa
-fosse generalmente diffusa e si trovasse in tutte le parti del mondo
-— e questo in un passo citato dello stesso Mac Lennan. E il nostro
-MORGAN l'aveva del pari indicata e perfettamente descritta, sin dal
-1847, nelle sue lettere sugli Irocchesi, nella _American Review_, e
-nel 1851 nel suo _The league of the Iroquois_; mentre, come vedremo, la
-curialesca intelligenza di Mac Lennan aveva portato su questo punto una
-confusione molto maggiore di quella che la fantasia mistica di Bachofen
-abbia portato nel campo del diritto materno.
-
-Un altro merito di Mac Lennan è di aver riconosciuto che l'ordine di
-discendenza secondo il diritto materno fu il primitivo; sebbene in ciò
-lo abbia preceduto Bachofen, come anch'egli ammise più tardi. Ma anche
-qui egli non vede chiaramente le cose: egli parla sempre di «parentela
-soltanto in linea femminile» (_Kinship through females only_); e questa
-espressione, giusta per il periodo anteriore, continua ad applicarla
-a periodi posteriori di sviluppo, quando la discendenza e l'eredità
-erano bensì ancora determinate esclusivamente dalla linea femminile, ma
-era contemporaneamente anche riconosciuta ed espressa la parentela in
-linea maschile. È il limitato criterio del giurista, che si crea una
-formula fissa di diritto, e continua ad applicarla invariabilmente ad
-istituzioni a cui, coll'andar del tempo, è divenuta inapplicabile.
-
-Malgrado tutta la sua plausibilità, pare che la teoria di Mac Lennan
-non sia sembrata molto fondata neppure al suo stesso autore. Egli è
-sorpreso, per esempio, dal fatto «notevole, che la forma del ratto
-simulato delle donne sia più spiccata ed espressiva precisamente
-presso quei popoli, nei quali domina la parentela _maschile_» (ossia la
-discendenza in linea maschile). (Pag. 140). E così pure: «È un fatto
-strano, che, per quanto ci consta, l'infanticidio non è praticato
-sistematicamente in nessuno dei luoghi nei quali l'esogamia e la più
-antica forma di parentela coesistevano.» (Pag. 146). Due fatti che
-contraddicono direttamente la sua spiegazione, e ai quali egli non sa
-contrapporre se non nuove ipotesi, ancora più complicate.
-
-La sua teoria trovò, cionullameno, grande eco e adesione in
-Inghilterra, dove Mac Lennan fu generalmente considerato come il
-fondatore della storia della famiglia e come la prima autorità in
-questa materia. La sua antitesi di «tribù» esogame ed endogame, per
-quante eccezioni e modificazioni si constatassero, restò la base
-riconosciuta dei concetti dominanti, e impedì di guardare liberamente
-su questo campo, intralciando per tal modo ogni serio progresso. Alla
-esagerazione delle benemerenze di Mac Lennan, divenuta oggi di moda in
-Inghilterra e altrove, è da contrapporre che egli, con la sua antitesi
-erronea di «tribù» esogame ed endogame, recò un danno ben maggiore dei
-vantaggi derivati dalle sue indagini.
-
-Venivano frattanto in luce fatti che non si potevano adattare nel suo
-piccolo quadro. Mac Lennan non conosceva che tre forme di connubio:
-poligamia, poliandria e connubio individuale. Ma, una volta diretta
-l'attenzione su questo punto, si trovarono prove sempre maggiori
-dell'esistenza, presso popoli poco evoluti, di certe forme di connubio,
-in cui una serie di uomini possedeva in comune una serie di donne, e
-LUBBOCK (_The origin of civilization_, 1870) in questo matrimonio per
-gruppi (_communal mariage_) ravvisò un fatto storico.
-
-Subito dopo, nel 1871, venne in iscena MORGAN con materiale nuovo
-e, sotto molti rapporti, decisivo. Egli si era convinto che lo
-strano sistema di parentela in vigore presso gl'Irocchesi era comune
-a tutti gli aborigeni degli Stati Uniti, diffuso, cioè, sopra un
-intero continente, quantunque in diretta contraddizione coi gradi di
-parentela, quali risultano dal sistema coniugale ivi in vigore. Con
-questa convinzione, egli riuscì a determinare il Governo federale
-americano a raccogliere notizie intorno ai sistemi di parentela degli
-altri popoli, sulla base di questionari e di tavole da lui stesso
-redatti. E dalle risposte ottenute gli risultò:
-
-1.º che il sistema di parentela indo-americano era in vigore anche
-nell'Asia, e, in forma alquanto modificata, in Africa ed in Australia,
-presso numerose tribù;
-
-2.º che questo sistema di parentela si spiegava completamente mercè una
-forma di matrimonio per gruppi, che stava appunto allora per sparire in
-Hawai e in altre isole dell'Australia;
-
-3.º che in queste stesse isole, allato a codesta forma di connubio, era
-in vigore un sistema di parentela, che non poteva spiegarsi se non con
-una forma di matrimonio per gruppi ancora più primitiva ed ora estinta.
-
-MORGAN pubblicò le notizie raccolte, e le conclusioni ch'egli ne
-traeva, nei suoi _Systems of consanguinity and affinity_ (1871),
-portando con ciò la questione sopra un campo immensamente più vasto.
-Partendo dai sistemi di parentela, e ricostruendo le forme di famiglia
-corrispondenti, apriva un nuovo campo di ricerche e spingeva lo sguardo
-assai lontano nella preistoria della umanità. Accettato questo metodo,
-doveva cadere la povera costruzione di Mac Lennan.
-
-Questi difese la sua teoria nella nuova edizione del _Primitive
-marriage_ (_Studies in ancient history_. 1875). Mentre egli con
-artifizî straordinari e su mere ipotesi architetta una storia della
-famiglia, esige da Lubbock e da Morgan non solo la prova di ognuna
-delle loro affermazioni, ma prove incontrastabilmente precise e
-autentiche, come soltanto si suol chiederle in un tribunale scozzese. E
-questo è quel medesimo uomo, che dall'intimo rapporto tra il fratello
-della madre e il figlio della sorella presso i Germani (TACITO:
-_Germania_, cap. 20), basandosi su quanto racconta Cesare, che i
-Britanni avevano in comune le loro mogli per gruppi di dieci o dodici,
-e fondandosi su tutte le altre relazioni degli antichi scrittori sulla
-comunanza delle donne fra i barbari, trae senza esitare l'illazione
-che in tutti questi popoli dominava la poliandria! Par di udire un
-procuratore del re che, per cucinare la sua tesi, si permette ogni
-libertà, ma pretende la prova provata e formale per ogni parola del
-difensore.
-
-Egli afferma che il matrimonio per gruppi è una mera invenzione, e con
-ciò ricade molto sotto a Bachofen; afferma che i sistemi di parentela
-di Morgan non sono che semplici prescrizioni di cortesia sociale,
-provate dal fatto che gl'Indiani danno l'epiteto di fratello o di
-padre anche a uno straniero bianco. È come se si volesse affermare
-che le designazioni di padre, madre, fratello e sorella sono semplici
-appellativi senza senso, perchè gli ecclesiastici e le abatesse
-cattoliche si salutano coi nomi di padre e madre, e perchè frati e
-monache e perfino i framassoni e i membri delle associazioni operaie
-inglesi si qualificano, nelle loro solenni sedute, fratelli e sorelle.
-Insomma, la difesa di Mac Lennan fu quanto mai debole e meschina.
-
-Rimaneva però ancora un punto, su cui egli non era stato battuto.
-Non solo l'antitesi di «tribù» esogame ed endogame, sulla quale si
-fondava tutto il suo sistema, non era stata scossa, ma era tuttavia
-quasi generalmente considerata come il cardine di tutta la storia della
-famiglia. Si ammetteva bensì che il tentativo di Mac Lennan di spiegare
-quest'antitesi fosse insufficiente e in contraddizione coi numerosi
-fatti da lui medesimo citati: ma l'antitesi stessa, l'esistenza di due
-diverse specie di tribù, una delle quali prendeva le sue mogli nella
-tribù, mentre ciò era assolutamente vietato all'altra, quest'antitesi
-era considerata vangelo incontestabile. Consultinsi per esempio:
-_Les origines de la famille_ di GIRAUD-TEULON (1874) e _Origin of
-civilization_ di LUBBOCK (4.ª edizione, 1882).
-
-Or qui giunge a buon punto l'opera capitale di MORGAN: _Ancient
-society_ (1877), base del presente lavoro. Quello che Morgan nel 1871
-presentiva ancora confusamente, è in essa svolto con piena coscienza.
-Endogamia ed esogamia non formano punto un'antitesi; l'esistenza di
-«tribù» esogame non fu riscontrata in nessun luogo. Ma, mentre ancor
-dominava il matrimonio per gruppi, che, secondo ogni probabilità, un
-tempo esistì dapertutto, la tribù si scindeva in un numero di gruppi
-consanguinei dal lato materno, in _genti_, nel cui interno vigeva
-rigoroso il divieto di coniugarsi, sicchè gli uomini di una _gente_
-potevano prendere, e ordinariamente prendevano, le loro donne entro
-la tribù, ma dovevano prenderle fuori della loro _gente_. Se quindi
-la _gente_ era rigorosamente esogama, la tribù, che abbracciava la
-totalità delle _genti_, era altrettanto rigorosamente endogama. Con ciò
-furono definitivamente stritolate le sottigliezze del Mac Lennan.
-
-Ma Morgan non stette pago a queste conclusioni. La _gente_ degli
-Indiani americani gli servi anche per fare il secondo passo decisivo
-sul terreno da lui esaminato. In questa _gente_, organizzata secondo
-il diritto materno, egli scoprì la forma primitiva, dalla quale si
-sviluppò la _gente_ posteriore, organizzata secondo il diritto paterno,
-la _gente_ quale noi la troviamo presso i popoli dell'antichità avviati
-all'incivilimento. La _gente_ greca e romana, che era rimasta fin qui
-un enigma per tutti gli storici, si trovò spiegata col fatto della
-_gente_ indiana, e con ciò fu trovata una nuova base per tutta la
-storia primitiva.
-
-Questa nuova scoperta della _gente_ primitiva organizzata sul diritto
-materno, come stadio che precede la _gente_ organizzata sul diritto
-paterno dei popoli avviati a civiltà, ha, per la storia primitiva, la
-medesima importanza che la teoria della evoluzione di Darwin ha per la
-biologia, e la teoria del plusvalore di Marx per l'economia politica.
-Essa diè modo al Morgan di abbozzare, per la prima volta, una storia
-della famiglia, in cui, per quanto lo permette il materiale oggi noto,
-sono fissati preliminarmente, in linea generale, i periodi classici
-dell'evoluzione. Nessuno può disconoscere che con ciò si apre una
-nuova èra nello stadio della storia primitiva. La _gente_ del diritto
-materno è divenuta il cardine sul quale si aggira tutta questa scienza;
-scoperta la gente, si può finalmente sapere in qual senso si debbano
-dirigere le indagini e come si debba aggruppare quel che si viene
-scoprendo. Gli è perciò che, dopo l'apparizione del libro del Morgan, i
-progressi su questo campo sono diventati molto più rapidi.
-
-Le scoperte del Morgan sono ora universalmente riconosciute dai
-«preistorici» anche in Inghilterra: o meglio questi se le sono
-appropriate. Ma in nessuno di essi, o quasi, si trova francamente
-confessato che a Morgan si deve questa rivoluzione di idee. In
-Inghilterra il suo libro si tiene occulto per quanto è possibile; si
-loda, quasi con degnazione, l'autore per i suoi _precedenti_ lavori:
-si spiluzzicano alcuni particolari della sua opera: ma si tacciono
-ostinatamente le sue scoperte più importanti. _Ancient society_ è
-esaurito nella edizione originale; in America, non c'è uno spaccio
-rimuneratore per lavori di questo genere; in Inghilterra, pare che
-il libro sia stato sistematicamente sepolto, e la sola edizione in
-commercio di quest'opera che fa epoca, è... l'edizione tedesca.
-
-D'onde questo riserbo, nel quale è difficile non scorgere una congiura
-del silenzio, massime di fronte alle numerose citazioni di mera
-cortesia e alle altre prove di _camaraderie_ di cui spesseggiano gli
-scritti dei nostri storici in voga? Forse perchè Morgan è americano, e
-perchè riesce duro ai «preistorici» inglesi, nonostante tutta la loro
-commendevolissima diligenza nella raccolta del materiale, di dover
-ricorrere a due geniali stranieri, Bachofen e Morgan, pei criterî
-generali nell'ordinamento e nel raggruppamento di esso, ossia per le
-idee? Passi pel tedesco, ma ricorrere a un americano! Di fronte agli
-americani ogni inglese è patriota, e io ho veduti esempi curiosissimi
-di questo fatto negli Stati Uniti. Si aggiunga che Mac Lennan è stato,
-per così dire, il fondatore e il capo ufficialmente riconosciuto
-della scuola preistorica inglese; che era, in certo qual modo, di _bon
-ton_ nel mondo della letteratura preistorica, di parlare con la più
-grande venerazione della sua artificiosa costruzione storica, per cui
-dall'infanticidio si passa alla famiglia del diritto materno, traverso
-alla poliandria e al ratto; che il menomo dubbio, sulla esistenza di
-«tribù» esogame ed endogame escludentisi assolutamente, era considerato
-come un'empia eresia: che quindi il Morgan, distruggendo questi dogmi
-consacrati, commetteva una specie di sacrilegio. E, per giunta, egli
-li distruggeva con argomenti la cui semplice esposizione bastava per
-farne saltare immediatamente la verità agli occhi di tutti; sicchè gli
-adoratori di Mac Lennan, che sin allora avevano barcollato e brancolato
-tra esogamia ed endogamia, si dovevano quasi dar del pugno sulla fronte
-esclamando: Come fummo così stupidi da non aver saputo, da noi stessi,
-veder queste cose?!
-
-E se tanti delitti non bastassero per vietare alla scuola ufficiale
-qualsiasi atteggiamento che non fosse di freddo disdegno, Morgan colmò
-la misura, non solo portando la critica sulla civiltà, sulla società
-a produzione mercantile — forma fondamentale della nostra odierna
-società — con un modo che ricorda il Fourier, ma parlando di una futura
-trasformazione di questa società in termini che avrebbero potuto essere
-usati anche da Carlo Marx. Ben meritò quindi che Mac Lennan gridasse
-sdegnato «che il metodo storico gli era assolutamente antipatico»,
-e che il professore Giraud-Teulon lo ripetesse in Ginevra nel 1884.
-E tuttavia lo stesso signor Giraud-Teulon nel 1874 (_Origines de la
-famille_) brancolava ancora disperato nel dedalo della esogamia Mac
-Lenniana, dalla quale soltanto Morgan doveva liberarlo!
-
-Quanto agli altri progressi che la storia primitiva deve al Morgan,
-io non ho bisogno di esporli qui minutamente: nel corso del mio lavoro
-si troverà quanto è necessario dire in proposito. I quattordici anni,
-che passarono dalla pubblicazione della sua opera capitale, hanno
-di molto arricchito il nostro materiale per la storia delle società
-umane primitive. Agli antropologi, ai viaggiatori, ai «preistorici»
-di professione, si sono aggiunti gli studiosi di diritto comparato;
-e hanno portato alcuni nuovo materiale, altri nuovi punti di vista.
-Perciò qualche ipotesi del Morgan ha vacillato, o è caduta addirittura.
-Ma il nuovo materiale raccolto non ha condotto in nessuna parte a
-soppiantare le sue grandi idee principali. L'ordine portato da lui
-nella storia primitiva permane nei suoi tratti essenziali. Sì, si
-può dirlo: quest'ordine viene sempre più universalmente accettato e
-riconosciuto, quanto più si vuol celare il merito, che a lui spetta, di
-essere l'autore di questo grande progresso scientifico[7].
-
- _Londra, 16 giugno 1891._
-
- FEDERICO ENGELS.
-
-
-
-
- L'origine della Famiglia
-
- della Proprietà privata
-
- e dello Stato
-
-
-
-
-I. Stadî dell'evoluzione preistorica[8]
-
-
-Morgan è il primo, che, con conoscenza di causa, cercò di apportare un
-ordine preciso nelle nozioni della preistoria umana, e, sinchè un nuovo
-materiale considerevolmente più ricco non costringa a cangiamenti, le
-sue classificazioni rimarranno ben salde.
-
-Delle tre epoche principali — stato selvaggio, barbarie, epoca civile
-— evidentemente lo occupano soltanto le prime due e la transizione
-alla terza. Egli suddivide ognuna delle due prime in tre stadii:
-inferiore, medio e superiore, secondo i progressi della produzione
-dei mezzi di sussistenza; perciocchè, egli dice, «l'abilità in questa
-produzione è decisiva per stabilire il grado della superiorità e del
-dominio dell'uomo sulla natura; di tutti gli esseri, solo l'uomo è
-giunto a farsi padrone quasi assoluto della produzione degli alimenti.
-Tutte le grandi epoche dell'umano progresso coincidono, più o meno
-direttamente, con le epoche nelle quali furono arricchite le fonti
-della sussistenza.» Lo sviluppo della famiglia procede di pari passo,
-ma non offre alcun segno altrettanto caratteristico per la distinzione
-dei periodi.
-
-
-I. STATO SELVAGGIO.
-
-1._ Stadio inferiore_. Infanzia del genere umano che, vivendo, almeno
-in parte, sugli alberi (con che soltanto è spiegabile ch'esso abbia
-potuto durare di fronte ai grandi animali da preda), dimorava ancora
-nelle sue sedi originarie, le selve tropicali o subtropicali. Frutta,
-noci, radici gli erano alimento; la elaborazione del linguaggio
-articolato è prodotto essenziale di questo periodo. Di tutti i popoli
-conosciuti nel periodo storico, nessuno apparteneva più a questo stadio
-primitivo. Quantunque possa aver durato molti millennii, non ci è dato
-dimostrarlo con prove dirette; ma, ammessa la discendenza dell'uomo dal
-regno animale, non si può non ammettere questa transizione.
-
-
-2. _Stadio medio_. Comincia coll'impiego dei pesci (tra i quali
-noveriamo anche i granchi, le conchiglie ed altri animali acquatici)
-pel nutrimento, e coll'uso del fuoco. Questi due fatti vanno insieme,
-poichè solo il fuoco rende il pesce perfettamente commestibile. Ma, con
-questo nuovo alimento, gli uomini divennero indipendenti dal clima e
-dalla località; seguendo i fiumi e le coste, essi poterono diffondersi,
-ancora nello stato selvaggio, sulla più gran parte della terra. Gli
-strumenti di pietra grezza, rozzamente lavorati, della più remota
-età della pietra, così detti paleolitici, che appartengono, tutti o
-la più parte, a questo periodo e che si trovano diffusi per tutti i
-continenti, costituiscono la prova di queste migrazioni. La occupazione
-delle nuove zone, l'ininterrotto attivo stimolo di ricerca, insieme
-al possesso del fuoco prodotto dalla confricazione, apportarono nuovi
-alimenti, come: radici e tuberi fortemente amidacei, cotti nella cenere
-calda o in forni scavati nella terra; selvaggina, che, coll'invenzione
-delle prime armi, mazze e lance, divenne un eventuale complemento del
-vitto. Popoli esclusivamente cacciatori, quali si descrivono nei libri,
-viventi cioè di sola caccia, non ve n'ebbe mai, poichè il prodotto
-della caccia è troppo malcerto.
-
-Per la continua incertezza delle sussistenze, sembra allignare
-in questo periodo l'antropofagia, che durerà poi lungo tempo. Gli
-Australiani e molti Polinesiani stanno ancora oggi in questo stadio
-medio dello stato selvaggio.
-
-
-3. _Stadio superiore_. Comincia colla invenzione dell'arco e della
-freccia, con che la selvaggina diviene alimento ordinario, e la caccia
-uno dei rami normali del lavoro. Arco, corda e freccia formano già
-un istrumento molto complesso, la cui invenzione presuppone lunga
-esperienza accumulata, spirito acuto e conoscenza simultanea di molte
-altre invenzioni. Infatti, se paragoniamo i popoli, che conoscono bensì
-l'arco e la freccia, ma non ancora la ceramica (dalla quale Morgan
-data il passaggio alla barbarie), noi troviamo qualche principio di
-villaggi, un certo dominio sulla produzione delle sussistenze, vasi ed
-arredi di legno, tessitura a mano, senza telaio, di fibre di corteccia,
-canestri intrecciati di scorze o di vimini, strumenti di pietra
-levigata (neolitici). Per lo più il fuoco e l'ascia di pietra han già
-foggiato l'albero a piroga, e fornito, qua e là, travi e tavole per la
-costruzione di case. Noi troviamo, per esempio, tutti questi progressi
-presso gl'Indiani del Nord-ovest dell'America, che conoscono, sì,
-l'arco e la freccia, ma non la ceramica. Per lo stato selvaggio l'arco
-e la freccia furono quello che fu la spada di ferro per la barbarie, e
-l'arme da fuoco per l'epoca civile: l'arme decisiva.
-
-
-II. BARBARIE.
-
-1. _Stadio inferiore_. Data dalla introduzione della ceramica. Questa,
-verosimilmente in molti casi, e probabilmente dapertutto, è sorta dallo
-spalmare con argilla i vasi intrecciati, o di legno, per renderli
-incombustibili; con che trovossi bentosto, che l'argilla plasmata
-rendeva lo stesso servizio anche senza il recipiente interno.
-
-Fin qui, potemmo considerare il processo dell'evoluzione in un modo
-affatto generale, come applicabile, per un dato periodo, a tutti
-i popoli, senza riguardo alla località. Ma il sopraggiungere della
-barbarie segna uno stadio, nel quale la diversa attitudine naturale
-dei due grandi continenti acquista valore. Il momento caratteristico
-del periodo della barbarie è l'addomesticamento e l'allevamento degli
-animali e la coltura delle piante. Ora, il continente orientale, il
-così detto vecchio mondo, possedeva tutti gli animali addomesticabili
-e tutti i cereali coltivabili, tranne uno; l'occidentale, l'America,
-dei mammiferi addomesticabili non aveva che il lama, e anche questo
-soltanto in una parte del Sud, e di tutti i cereali coltivabili solo
-uno, ma il migliore: il maiz. Queste differenti condizioni naturali
-fanno sì che quindinnanzi la popolazione di ciascun emisfero segue il
-suo corso particolare, e i diversi periodi vi sono segnati da limiti
-speciali.
-
-
-2. _Stadio medio_. Incomincia, nell'Est, coll'allevamento degli animali
-domestici: nell'Ovest, colla coltura delle piante alimentari mercè
-l'irrigazione e coll'uso di «adobi» (mattoni disseccati al sole) e di
-pietre per costruzione.
-
-Incomincieremo coll'Ovest, poichè quivi questo stadio, fino alla
-conquista europea, non era stato varcato in nessun luogo.
-
-Presso gl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, ai quali
-appartenevano tutti quelli trovati all'est del Mississipi, esisteva
-già al tempo della loro scoperta una certa coltura ortilizia del
-maiz, e forse anche di zucche, melloni ed altri ortaggi, che forniva
-un elemento molto importante della loro alimentazione; essi abitavano
-case di legno, in villaggi cinti di palizzate. Le tribù del Nordovest,
-particolarmente quelle della valle della Colombia, trovavansi ancora
-allo stadio superiore dello stato selvaggio, e non conoscevano nè
-ceramica, nè coltivazione di piante di qualsiasi specie. Invece
-gl'Indiani dei così detti _Pueblos_ del Nuovo-Messico, i Messicani, gli
-Americani del centro e i Peruviani del tempo della conquista, stavano
-nello stadio medio della barbarie; essi abitavano case di «adobi» o di
-pietra, costrutte a guisa di fortezze, coltivavano maiz e altre piante
-alimentari, diverse secondo la località e il clima, in orti irrigati
-industriosamente, che fornivano le sussistenze principali, e avevano
-anche addomesticati alcuni animali, i Messicani il tacchino ed altri
-volatili, i Peruviani il lama. Conoscevano inoltre la lavorazione dei
-metalli ad eccezione del ferro, per lo che non potevano ancora fare
-a meno degli strumenti e delle armi di pietra. La conquista spagnuola
-troncò qualsiasi ulteriore sviluppo indipendente.
-
-Nell'Est, il periodo medio della barbarie incominciò
-coll'addomesticamento degli animali da carne e da latte, mentre la
-coltivazione delle piante sembra esser rimasta sconosciuta per molto
-tempo di questo periodo. L'addomesticamento e l'allevamento del
-bestiame, e la formazione di grandi armenti, è ciò che sembra aver data
-l'occasione agli Arii ed ai Semiti di separarsi dalla restante massa
-dei barbari. Agli Arii europei ed asiatici sono ancora comuni i nomi
-degli animali, ma quasi nessuno di quelli delle piante coltivabili.
-
-La formazione di armenti avea per effetto di condurre i popoli a
-scegliere i luoghi atti alla vita pastorale; presso i Semiti le
-praterie dell'Eufrate e del Tigri, presso gli Arii quelle dell'India,
-dell'Osso e del Iassarte, del Don e del Dnieper. È ai confini di
-siffatte regioni ricche di pascoli che dev'essersi incominciato
-l'addomesticamento del bestiame. Alle schiatte posteriori, i popoli
-pastorali sembrano quindi provenienti da contrade, che, ben lungi
-dall'essere la culla del genere umano, erano al contrario inabitabili
-pei loro selvaggi antenati, ed anche per uomini dello stadio inferiore
-della barbarie. Inversamente, non avrebbe potuto venir mai in mente
-a questi barbari dello stadio medio, una volta abituati alla vita
-pastorale, di abbandonare le pianure erbose ed irrigue, per tornare
-alle selve dei loro antenati. Anzi, allorchè furono spinti più oltre
-verso il Nord e l'Ovest, fu impossibile ai Semiti ed agli Arii di
-innoltrarsi nelle contrade boscose dell'Europa e dell'Occidente
-dell'Asia, prima che, colla coltivazione dei cereali, si fossero posti
-in grado di nutrire il loro bestiame e sopratutto di svernare su questo
-terreno meno favorevole. È più che probabile che la coltura dei cereali
-vi ebbe origine dal bisogno di foraggi pel bestiame, e solo più tardi
-divenne importante pel nutrimento umano.
-
-È forse alla doviziosa alimentazione di carne e di latte, e
-particolarmente alla sua favorevole azione sullo sviluppo dei bambini,
-che è da ascriversi il preponderante sviluppo delle razze Aria e
-Semitica. Sta in fatto che gl'Indiani dei _Pueblos_ del Nuovo Messico,
-il cui vitto è quasi esclusivamente vegetale, hanno un cervello
-più piccolo degl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, che
-mangiano più carne e più pesce. Ad ogni modo, a questo stadio sparisce
-a poco a poco l'antropofagia, e si conserva solo come cerimonia
-religiosa, o, che è quasi lo stesso, come sortilegio.
-
-
-3. _Stadio superiore_. Comincia colla fusione del minerale di ferro,
-e passa nell'epoca civile, colla scoperta della scrittura alfabetica e
-colla sua applicazione ad annotazioni letterarie. Questo stadio, che,
-come si è detto, vien raggiunto in modo autonomo soltanto nell'emisfero
-orientale, sorpassa nei progressi della produzione tutti i precedenti
-presi insieme. Appartengono ad essi i Greci dei tempi eroici, le
-tribù italiche di poco anteriori alla fondazione di Roma, i Germani di
-Tacito, i Normanni del tempo dei Vikinghi.
-
-Anzitutto ci si presenta qui il vomere di ferro tirato da animali,
-che rese possibile la coltura in grande della terra, l'_agricoltura_,
-e con ciò un incremento di sussistenze praticamente illimitato
-per le condizioni di quei tempi; con ciò ancora i diboscamenti e
-la trasformazione delle foreste in terreno coltivabile e in prati
-— trasformazione impossibile in larga misura, prima che fossero
-introdotte l'ascia e la vanga di ferro. Ma ciò produsse anche il rapido
-aumento della popolazione, e il suo addensarsi su piccolo spazio. Prima
-dell'agricoltura, solo condizioni eccezionalissime potevano fare che
-una popolazione di un mezzo milione di uomini si riunisse sotto un
-Governo centrale; e probabilmente ciò non era mai avvenuto.
-
-Il maggior fiore dello stadio superiore della barbarie ci si presenta
-nelle poesie omeriche, e sopratutto nell'Iliade. Complicati utensili
-di ferro; il mantice; il mulino a mano; la ruota del vasaio; la
-preparazione dell'olio e del vino; una lavorazione dei metalli
-diventata artistica; la carretta e il carro da guerra; la costruzione
-delle navi con assi e travi; gli inizii dell'architettura come arte;
-città murate con torri e merli; l'epopea omerica e tutta la mitologia
-— son questi i principali retaggi che i Greci portarono dalla barbarie
-nell'epoca civile. Se confrontiamo con ciò le descrizioni che Cesare ed
-anche Tacito fanno di quei Germani, che stavano alla soglia di quello
-stesso stadio dell'evoluzione, dal quale i Greci omerici si accingevano
-a passare in uno stadio superiore, vedremo quale ricchezza di sviluppo
-della produzione contenga in sè lo stadio superiore della barbarie.
-
-Il quadro dell'evoluzione dell'umanità attraverso lo stato selvaggio
-e la barbarie sino ai principii dell'epoca civile, quadro che ho
-qui abbozzato sulle tracce di Morgan, è già abbastanza ricco di
-dati nuovi e, quel che più monta, incontestabili, perchè desunti
-immediatamente dalla produzione. Nondimeno esso apparirà pallido e
-meschino, paragonato con quello che si svolgerà alla fine della nostra
-peregrinazione: soltanto allora sarà possibile porre in piena luce il
-passaggio dalla barbarie all'epoca civile e il loro vivo contrasto. Noi
-possiamo generalizzare intanto la classificazione di Morgan:
-
-_Stato selvaggio_ — Periodo in cui prevale l'appropriazione dei
-prodotti naturali; i prodotti dell'arte umana sono sopratutto utensili
-necessari a quest'appropriazione.
-
-_Barbarie_ — Periodo della pastorizia e dell'agricoltura,
-dell'introduzione di metodi per l'incremento dei prodotti naturali
-mercè l'attività umana.
-
-_Epoca civile_ — Periodo in cui l'uomo apprende la ulteriore
-lavorazione dei prodotti naturali, l'industria propriamente detta e
-l'arte.
-
-
-
-
-II. La famiglia
-
-
-Morgan, che passò gran parte della sua vita tra gli Irocchesi che
-anche ora hanno sede nello Stato di Nuova-York, e che fu adottato in
-una delle loro tribù (quella dei Senecca), trovò in vigore fra essi un
-sistema di parentela, che contraddiceva coi loro rapporti di famiglia
-effettiva. Regnava tra essi quella specie di connubio individuale,
-facilmente dissolubile dalle due parti, che Morgan designò come
-_famiglia sindiasmica_ (dal greco συνδιαξω, accoppiarsi). La prole di
-un tale connubio era quindi manifesta e riconosciuta da tutti; nissun
-dubbio a chi dovessero applicarsi le qualifiche di padre, madre,
-figlio, figlia, fratello, sorella. Ma ciò non ha riscontro nell'uso
-effettivo di queste espressioni. L'Irocchese chiama suoi figli e sue
-figlie non soltanto i suoi proprii figli, ma anche quelli dei suoi
-fratelli; ed essi lo chiamano padre. Egli chiama invece nipoti i
-figli delle sue sorelle, ed essi lo chiamano zio. Inversamente, la
-Irocchese chiama suoi figli e sue figlie i figli proprii e quelli
-delle sue sorelle, e questi la chiamano madre. Essa chiama invece suoi
-nipoti i figli dei suoi fratelli, ed essi la chiamano zia. I figli dei
-fratelli si chiamano quindi tra loro fratelli e sorelle; similmente i
-figli delle sorelle. I figli di una donna e quelli dei suoi fratelli
-si chiamano invece reciprocamente cugini. E questi non sono semplici
-nomi, ma espressioni che racchiudono concetti reali di prossimità e di
-lontananza, di eguaglianza e di disuguaglianza della consanguineità, e
-servono di base a un sistema di parentela completamente elaborato, che
-è in grado di esprimere parecchie centinaia di rapporti di parentela
-differenti di un solo individuo. V'ha di più. Questo sistema non è
-soltanto in pieno vigore presso tutti gl'Indiani americani (finora non
-s'è trovata alcuna eccezione), ma vige anche quasi invariato presso
-gli aborigeni dell'India, nelle tribù dravidiane del _Dekan_ e nelle
-tribù _Gaura_ dell'Indostan. Le espressioni di parentela dei Tamili
-nell'India del Sud, e degl'Irocchesi della tribù Senecca nello Stato
-di Nuova-York, concordano ancora oggi per più di duecento diverse
-designazioni di parentela. E anche fra queste tribù dell'India, come
-fra tutti gl'Indiani americani, le relazioni di parentela, nascenti
-dalla forma di famiglia in vigore, stanno in contraddizione col sistema
-di parentela.
-
-Come spiegare ciò? Dato il valore grandissimo della parentela
-nell'ordinamento sociale di tutti i popoli selvaggi e barbari, non
-si può con delle frasi distruggere l'importanza di un sistema tanto
-diffuso. Un sistema, che è generalmente in vigore nell'America, che
-esiste parimente nell'Asia presso popolazioni di razze affatto diverse,
-del quale abbondano forme più o meno modificate dapertutto in Africa e
-in Australia, vuol essere spiegato storicamente, non messo da parte con
-delle frasi, come tentò per esempio il Mac Lennan. Le designazioni di
-padre, figlio, fratello, sorella non sono semplici titoli d'onore, ma
-importano doveri reciproci ben determinati e seriissimi, l'insieme dei
-quali è parte essenziale della costituzione sociale di quei popoli. E
-la spiegazione fu trovata. Alle isole Sandwich (Hawai) esisteva ancora
-nella prima metà di questo secolo una forma di famiglia, che presentava
-esattamente siffatti padri e madri, fratelli e sorelle, figli e figlie,
-zii e nipoti, quali li suppone il sistema di parentela dei primitivi
-Indiani dell'America. Ma, cosa strana! il sistema di parentela in
-vigore in Hawai non concordava a sua volta colla forma di famiglia
-ivi realmente esistente. Là, cioè, tutti i figli dei fratelli e delle
-sorelle sono indistintamente fratelli e sorelle, e son ritenuti figli
-comuni, non soltanto della loro madre e delle sue sorelle, o del loro
-padre e dei suoi fratelli, ma di tutti i fratelli e di tutte le sorelle
-dei loro genitori senza distinzione. Se dunque il sistema di parentela
-americano presuppone una forma di famiglia primitiva che in America più
-non esiste e che noi troviamo ancora realmente esistente nell'Hawai,
-il sistema di parentela dell'Hawai ci rinvia, dal canto suo, a una
-forma di famiglia ancor più primitiva, di cui certamente non possiamo
-dimostrare più l'esistenza in nessun luogo, ma che dev'essere esistita,
-poichè in caso diverso non avrebbe potuto nascere il corrispondente
-sistema di parentela. «La famiglia — dice il Morgan — è l'elemento
-attivo; essa non è mai stazionaria, ma progredisce da una forma
-inferiore ad una superiore, a misura che la società si sviluppa da uno
-stadio più basso ad uno più alto. I sistemi di parentela al contrario
-sono passivi; solo a lunghi intervalli essi registrano i progressi
-fatti dalla famiglia nel corso del tempo, e subiscono cangiamenti
-radicali solo allorquando la famiglia si è radicalmente cangiata.» —
-«E — aggiunge il Marx — questo è vero in generale anche dei sistemi
-politici, giuridici, religiosi, filosofici.» Mentre la famiglia
-progredisce, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo
-si mantiene per consuetudine, la famiglia lo oltrepassa. Ma, colla
-stessa sicurezza, colla quale il Cuvier, dalle ossa marsupiali di uno
-scheletro di animale, trovate presso Parigi, potè stabilire che esso
-era di un marsupiale, e che ivi un tempo erano vissuti dei marsupiali
-ora estinti; colla stessa sicurezza noi possiamo indurre, da un sistema
-di parentela storicamente pervenutoci, la precedente esistenza della
-forma di famiglia estinta, ad esso corrispondente.
-
-I sistemi di parentela e le forme di famiglia testè menzionati
-differiscono da quelli ora dominanti in ciò, che ogni figlio ha più
-padri e più madri. Nel sistema di parentela americano, al quale
-corrisponde la famiglia dell'Hawai, il fratello e la sorella non
-possono essere padre e madre dello stesso figliuolo: ma il sistema di
-parentela dell'Hawai presuppone una famiglia, nella quale questa era
-invece la regola. Eccoci ricondotti a una serie di forme di famiglia,
-che contraddicono recisamente a quelle sinora ordinariamente ammesse
-come le sole che siano esistite. Le idee correnti conoscono soltanto
-il connubio individuale, allato ad esso la poligamia, e tutt'al più la
-poliandria, e dissimulano, come si addice al moralista filisteo, che la
-pratica, tacitamente ma con tutta disinvoltura, scavalca questi limiti
-posti dalla società ufficiale. Lo studio della storia primitiva ci
-presenta invece condizioni, nelle quali gli uomini vivono in poligamia,
-e le loro mogli contemporaneamente in poliandria, e i figli comuni sono
-quindi considerati come comuni a tutti loro; condizioni che percorrono
-a loro volta tutta una serie di cangiamenti sino al loro definitivo
-risolversi nel connubio individuale. Questi cangiamenti sono tali, che
-il circolo del vincolo coniugale comune, larghissimo da principio, si
-restringe sempre più, finchè alla fine lascia sussistere soltanto la
-coppia unica, che oggi predomina.
-
-Ricostruendo così a ritroso la storia della famiglia, Morgan, d'accordo
-in ciò colla più parte dei suoi colleghi, arriva ad uno stato
-primitivo, nel quale regnava nella tribù la promiscuità completa,
-sicchè ogni donna apparteneva ad ogni uomo, ed ogni uomo egualmente
-ad ogni donna. Di un tale stato primitivo già si è parlato fin dal
-secolo scorso, ma soltanto con frasi generiche; Bachofen pel primo,
-ed è questo uno dei suoi grandi meriti, lo prese sul serio e ne cercò
-tracce nelle tradizioni storiche e religiose. Noi sappiamo oggi, che
-queste tracce da lui rinvenute non riconducono affatto a un periodo
-sociale di illimitata promiscuità sessuale; ma ad una forma molto
-posteriore, al matrimonio per gruppi. Quel periodo sociale primitivo,
-se effettivamente ha esistito, appartiene ad un'epoca così remota, che
-difficilmente possiamo sperare di trovarne prove _dirette_ nei fossili
-sociali, presso i selvaggi più arretrati. Il gran merito di Bachofen
-sta appunto nel l'aver portato tale questione al primo posto delle
-nostre indagini[9].
-
-Venne di moda testè di negare questo periodo iniziale della vita
-sessuale dell'uomo. Si vuol risparmiare questa «vergogna» all'umanità.
-E per ciò si fa valere non soltanto il difetto di qualsiasi prova
-diretta, ma anche l'esempio del rimanente mondo animale. LETOURNEAU
-(_Évolution du mariage et de la famille_, 1888) ne ricava numerosi
-fatti, secondo i quali una promiscuità sessuale assolutamente
-illimitata non apparterrebbe che alle infime specie. Ma da tutti questi
-fatti io posso trarre soltanto l'illazione, che essi non provano
-assolutamente nulla per l'uomo e per le sue relazioni nella vita
-primitiva. I connubii a lungo termine fra i vertebrati si spiegano
-sufficientemente con cause fisiologiche; per esempio, negli uccelli,
-col bisogno di aiuto che hanno le femmine durante la covatura; nè gli
-esempi di fedele monogamia, che si trovano presso gli uccelli, provano
-alcunchè per gli uomini, appunto perchè questi non discendono dagli
-uccelli. E se la stretta monogamia fosse il culmine di ogni virtù,
-la palma ne spetterebbe al tenia, che, in ognuno dei suoi da 50 a
-200 proglottidi o sezioni, possiede un completo apparato sessuale
-femminile e maschile, e passa tutta la vita ad accoppiarsi con sè
-stesso in ognuna di queste sezioni. Ma, se ci limitiamo ai mammiferi,
-noi troviamo in essi tutte le forme della vita sessuale; promiscuità,
-principi di matrimonio per gruppi, poligamia, connubio individuale; non
-manca che la poliandria, la quale non era possibile che agli uomini.
-Anche i nostri più prossimi parenti, i quadrumani, ci offrono tutte
-le possibili varietà di aggruppamenti di maschi e di femmine; e, se ci
-teniamo in limiti ancor più angusti, e consideriamo soltanto le quattro
-scimmie antropomorfe, Letourneau ci sa dire soltanto che esse ora sono
-monogame, ora poligame, mentre Saussure, citato da Giraud-Teulon, le
-dichiara monogame. Anche le affermazioni più recenti, di WESTERMARCK
-(_The History of Human Marriage_, London 1891), sulla monogamia delle
-scimmie antropomorfe, sono ancora ben lungi dall'essere una prova.
-Insomma, i ragguagli sono tali, che Letourneau sinceramente ammette:
-«che non vi ha, del resto, tra i mammiferi alcun rigoroso rapporto tra
-il grado dello sviluppo intellettuale e la forma dell'unione sessuale».
-Ed ESPINAS (_Des sociétés animales_, 1877) dice addirittura: «L'orda
-è il gruppo sociale più elevato, che possiamo osservare negli animali.
-Essa è, _a quanto sembra_, composta di famiglie, ma sin dal principio
-_la famiglia e l'orda stanno in antagonismo_, esse si sviluppano in
-rapporto inverso.»
-
-Noi non sappiamo dunque quasi nulla di determinato sugli aggruppamenti
-famigliari o altri aggruppamenti sociali delle scimmie antropomorfe;
-le notizie che ne abbiamo si contraddicono diametralmente. E non è
-meraviglia, quando si consideri come sono contraddittorie e quanto
-bisogno hanno del vaglio critico anche le notizie che possediamo sulle
-tribù umane allo stato selvaggio; e si rifletta quanto più difficili
-da osservarsi siano le società delle scimmie a paragone delle umane.
-Sinchè dunque non avremo dati maggiori, ci è forza rinunciare a
-qualsiasi conclusione in proposito.
-
-Al contrario, il passo citato dell'Espinas ci offre una base migliore.
-
-Orda e famiglia non sono, negli animali superiori, complementi
-reciproci, ma sono in antitesi. Espinas dimostra molto bene come
-la gelosia dei maschi nel tempo degli amori rallenta o dissolve
-temporaneamente ogni orda sociale. «Dove la famiglia è molto
-strettamente unita, non si formano le orde se non come rare eccezioni.
-Dove invece esiste la promiscuità sessuale e la poligamia, l'orda
-nasce quasi da sè.... Perchè nasca un'orda, devono essere rallentati
-i vincoli di famiglia e l'individuo deve ridivenir libero. Gli è
-perciò che negli uccelli troviamo così raramente orde organizzate...
-Nei mammiferi invece troviamo società più o meno organizzate, appunto
-perchè qui l'individuo non scompare nella famiglia.... La coscienza
-collettiva dell'orda non può quindi avere, al suo nascere, un peggiore
-nemico della coscienza collettiva della famiglia. Non esitiamo ad
-affermarlo: se si è sviluppata una forma di società più elevata della
-famiglia, ciò non può essere avvenuto che incorporando in sè famiglie
-già profondamente alterate; il che non esclude che queste famiglie
-trovassero in ciò la possibilità di ricostituirsi poi in circostanze
-molto più favorevoli.» (ESPINAS, _loco citato_, da GIRAUD-TEULON,
-_Origines du mariage et de la famille_, 1884, pag, 518-520).
-
-Noi vediamo dunque, che le società degli animali possono avere, senza
-dubbio, un certo valore per le conclusioni da dedurre relativamente
-alle società umane, ma solo un valore negativo. Per quanto ci consta,
-l'animale vertebrato superiore non conosce che due forme di famiglia:
-poligamia o unione di coppie isolate; in ambo i casi non vi è se
-non un maschio adulto, _uno_ sposo solo. La gelosia del maschio, che
-è insieme legame e limite della famiglia, pone la famiglia animale
-in antitesi con l'orda; l'orda, la forma sociale superiore, è qua
-resa impossibile, là indebolita o distrutta durante gli amori, nel
-migliore dei casi, ostacolata nei suoi ulteriori sviluppi, dalla
-gelosia del maschio. Questo già basta a provare che famiglia animale
-e società umana primitiva sono cose senza nesso fra loro; che i primi
-uomini, che si elevarono dall'animalità, o non conobbero famiglia
-di sorta, o tutt'al più ne conobbero una forma che non si rinviene
-fra gli animali. Un animale così inerme come il futuro uomo poteva,
-a rigore, in piccolo numero cavarsi d'impaccio anche nello stato di
-isolamento, quello stato in cui la più elevata forma sociale è la
-coppia isolata quale viene attribuita, sulla fede dei cacciatori,
-dal Westermarck al gorilla e allo schimpanzé. Ma per elevarsi
-dall'animalità, per effettuare il più grande progresso che si vegga in
-natura, occorreva un altro elemento: occorreva compensare il difetto
-della forza difensiva dell'uomo isolato, con la unione delle forze e
-la cooperazione dell'orda. Con rapporti sociali simili a quelli delle
-scimmie antropomorfe, non si spiegherebbe la transizione all'umanità;
-queste scimmie pajono piuttosto linee collaterali deviate, regredienti
-e probabilmente destinate a poco a poco a perire. Questo basta a farci
-respingere qualsiasi parallelo tra le loro forme di famiglia e quelle
-dell'uomo primitivo. Ma la reciproca tolleranza dei maschi adulti,
-l'assenza di gelosia, era la prima condizione perchè si potessero
-formare cotesti grandi e stabili gruppi, per mezzo de' quali soltanto
-si poteva effettuare il passaggio dall'animalità all'umanità. E,
-infatti, qual'è la forma di famiglia più antica e primitiva, di cui
-la storia ci mostra inconfutabilmente l'esistenza, e che, quà e là,
-possiamo ancora oggi studiare? Il connubio per gruppi, la forma nella
-quale interi gruppi di uomini e interi gruppi di donne si posseggono
-mutuamente e che lascia ben poco campo alla gelosia. E di più, noi
-troviamo, a uno stadio posteriore di sviluppo, la forma eccezionale
-della poliandria, che esclude assolutamente qualsiasi senso di gelosia
-ed è quindi sconosciuta agli animali. Ma poichè le forme a noi note del
-connubio per gruppi sono accompagnate da condizioni così singolarmente
-complicate, che ci riconducono di necessità a forme anteriori più
-semplici dei rapporti sessuali, e quindi, in ultima analisi, a un
-periodo di promiscuità assoluta, corrispondente alla transizione
-dall'animalità all'umanità; così il richiamo alle unioni degli
-animali non vale che a ricondurci al punto dal quale ci avrebbe dovuto
-allontanare per sempre.
-
-Che cosa significa dunque: promiscuità sessuale senza regole? Significa
-questo solo: che le regole o limitazioni, in vigore oggi o in un epoca
-anteriore, allora non esistevano. Noi abbiamo già veduto cadere le
-barriere della gelosia. Se c'è qualche cosa di certo, è che la gelosia
-è un sentimento sviluppatosi relativamente tardi. Lo stesso è da dirsi
-dell'idea di incesto. Non soltanto, nell'epoca primitiva, fratello e
-sorella erano marito e moglie, ma oggi ancora la pratica sessuale tra
-genitori e figli è in vigore presso molti popoli. BANCROFT (_The Native
-Races of the Pacific Coast of North America_, 1875, vol. I) attesta
-questo dei _Caviati_ sulla strada di Behring, dei _Cadiachi_ presso
-Alaska, dei _Tinneh_ nell'interno del Nord America inglese; Letourneau
-raccoglie ragguagli di questo stesso fatto tra i _Chippeways_ indiani,
-i _Cucù_ del Chili, i _Caraibi_, i _Karens_ del fondo dell'India;
-senza parlare delle narrazioni degli antichi Greci e Romani sopra i
-Parti, i Persiani, gli Sciti, gli Unni, ecc. Prima che si inventasse
-l'incesto (poichè esso è una vera invenzione, e delle più preziose) il
-rapporto sessuale fra genitori e figli non poteva fare più scandalo del
-rapporto sessuale fra persone appartenenti a due diverse generazioni.
-Quest'ultimo si dà ancor oggi, nei paesi i più spigolistri, senza
-destar grande orrore; zitellone di oltre 60 anni sposano pure, se
-abbastanza ricche, giovanotti che rasentano i trenta. Ma se, dalle
-forme di famiglia le più primitive che noi conosciamo, stacchiamo le
-idee d'incesto che vi sono connesse, idee affatto diverse dalle nostre
-e spesso anzi in diretta contraddizione con esse, eccoci ad una forma
-di rapporto sessuale che non si può qualificare se non come «senza
-regole»; e lo è nel senso che non esistono ancora le restrizioni
-imposte poi dall'uso. Ma non è vero che da ciò venga necessariamente,
-nella pratica quotidiana, un orribile caos. Le unioni temporanee in
-singole coppie non sono punto escluse, tanto che, anche nel connubio
-per gruppi, esse formano la maggioranza dei casi. E se colui che più
-recentemente ha negato questo stato primitivo di cose, il Westermarck,
-designa come matrimonio ogni stato, in cui due esseri di diverso sesso
-rimangono uniti sino alla nascita del rampollo, ben è da dirsi che
-questa specie di matrimonio poteva benissimo avverarsi nello stadio
-della promiscuità senza contraddire ad essa, cioè alla mancanza di
-regole fisse imposte dall'uso alle relazioni sessuali, Westermarck
-parte senza dubbio dal concetto che «la mancanza di regole (o la
-promiscuità) implica la compressione delle inclinazioni individuali»,
-talchè «la prostituzione ne è la forma più genuina». A me pare
-piuttosto che rimane impossibile ogni intelligenza dello stato di cose
-primitivo finchè lo si guardi con la lente del lupanare.
-
-Ma ritorniamo al connubio per gruppi. Secondo il Morgan, da questo
-stato primitivo di rapporti sessuali senza regole, si sviluppò
-probabilmente molto presto:
-
-1.º _La famiglia consanguinea_ (_Blutsverwandtschaftsfamilie_),
-primo stadio della famiglia. Qui i gruppi conjugali sono distinti per
-generazioni: tutti i nonni e tutte le nonne, nei limiti della famiglia,
-sono tra loro mariti e mogli, così pure i loro figli, cioè i padri e
-le madri; i costoro figli formeranno a loro volta un terzo circolo di
-sposi comuni, e i figli di questi ultimi, i pronipoti dei primi, un
-quarto. In questa forma di famiglia sono quindi reciprocamente esclusi
-dai diritti e dai doveri (come diremmo noi) del matrimonio, soltanto
-predecessori e successori, genitori e figli. I fratelli e le sorelle,
-i cugini e le cugine di 1.º, di 2.º e di qualsiasi altro grado più
-lontano sono tutti fratelli e sorelle tra loro e, _appunto perciò_,
-sono tutti marito e moglie l'uno dell'altro. Il rapporto di fratello
-e sorella implica, per sè stesso in questo stadio, la pratica sessuale
-reciproca[10]. La forma tipica di una tale famiglia consisterebbe nella
-discendenza di una coppia, nella quale, a loro volta, i discendenti
-di ogni singolo grado sono tutti fratelli e sorelle, e appunto perciò
-mariti e mogli tra loro.
-
-La famiglia consanguinea è scomparsa. Anche i popoli più rozzi, dei
-quali narra la storia, non ne offrono alcun esempio. Ma come essa
-debba aver esistito, ci costringe ad ammetterlo il sistema di parentela
-dell'Hawai, ancora oggi in vigore in tutta la Polinesia, che esprime
-gradi di parentela consanguinea, quali possono nascere soltanto da
-cotesta forma di famiglia; ci costringe ad ammetterlo tutto l'ulteriore
-sviluppo della famiglia, che presuppone quella forma come primo stadio
-necessario.
-
-2.º _La famiglia punalua_. Se il primo progresso dell'organizzazione
-consistette nell'escludere dalla pratica sessuale reciproca i
-genitori ed i figli, il secondo consistette nell'escluderne le
-sorelle e i fratelli. Questo progresso, stante la maggior eguaglianza
-d'età degl'interessati, fu infinitamente più importante, ma anche
-più difficile; esso si effettuò gradatamente, incominciando colla
-esclusione dal rapporto sessuale dei fratelli e delle sorelle
-carnali[11] (cioè dal lato materno), dapprima in casi particolari,
-divenendo regola a poco a poco (nell'Hawai avvenivano eccezioni ancora
-in questo secolo), e terminando col divieto del connubio perfino tra
-fratelli e sorelle collaterali, cioè, giusta la nostra designazione,
-tra figli, nipoti e pronipoti dei fratelli e delle sorelle; esso forma,
-secondo Morgan, «una eccellente illustrazione dell'azione del principio
-della selezione naturale». Non v'ha dubbio che le tribù, nelle quali
-il matrimonio tra consanguinei (_Inzucht_) venne limitato da questo
-progresso, dovettero svilupparsi più rapidamente e più completamente
-di quelle, nelle quali il matrimonio tra fratelli e sorelle restava
-regola e legge. E quanto fosse sentita l'azione di questo progresso, lo
-prova la istituzione della _gente_, che scaturì direttamente da esso
-e che, oltrepassando di gran lunga il suo primo scopo, formò la base
-dell'ordinamento sociale della maggior parte, se non di tutti, i popoli
-barbari della terra, e dalla quale noi entriamo immediatamente, in
-Grecia come in Roma, nel periodo della civiltà.
-
-Ogni famiglia primitiva dovette scindersi al più tardi nel corso di due
-o tre generazioni. La economia domestica comunistica originaria, che
-perdura senza eccezione fino in pieno mezzo della barbarie, stabiliva
-una grandezza massima della comunità di famiglia, varia secondo le
-circostanze, ma supergiù determinata per ciascuna località. Appena
-sorse l'idea della sconvenienza dell'unione sessuale tra figli di
-una stessa madre, essa dovette agire sulle divisioni delle antiche
-comunità domestiche e sulla fondazione delle nuove (che però non
-coincidevano necessariamente coi gruppi di famiglie). Una o più serie
-di sorelle divennero il nucleo dell'una, i loro fratelli carnali quello
-dell'altra. Così, o analogamente, dalla famiglia consanguinea scaturì
-la forma da Morgan denominata «famiglia punalua».
-
-Secondo l'uso dell'Hawai, un dato numero di sorelle, carnali o di
-grado più lontano (cioè cugine di 1.º, di 2.º o di qualsiasi altro
-grado) erano le mogli comuni dei loro mariti comuni, ma dai quali
-venivano esclusi i loro fratelli; ora questi mariti non si chiamavano
-più vicendevolmente fratelli, nè in realtà occorreva che lo fossero,
-ma punalua, cioè intimi compagni o associati. Così pure una serie
-di fratelli carnali o di più lontano grado avevano un dato numero
-di mogli, non loro sorelle, in matrimonio comune, e queste mogli
-si chiamavano tra loro _punalua_. Questa la forma classica di una
-disposizione di famiglie, che comportò posteriormente una serie di
-variazioni, e il cui tratto caratteristico essenziale era: comunità
-reciproca dei mariti e delle mogli in un determinato circolo di
-famiglia, dal quale però erano esclusi i fratelli delle mogli, prima i
-fratelli carnali, poi anche quelli più lontani, e inversamente del pari
-le sorelle dei mariti.
-
-Questa forma di famiglia ci presenta colla maggior precisione i gradi
-di parentela, quali li esprime il sistema americano. I figli delle
-sorelle di mia madre sono anche figli di lei, come pure i figli dei
-fratelli di mio padre sono altresì suoi figli, ed essi sono tutti miei
-fratelli e mie sorelle; ma i figli dei fratelli di mia madre sono suoi
-nipoti, i figli delle sorelle di mio padre sono nipoti di mio padre, ed
-essi tutti sono miei cugini e mie cugine. Perciocchè, mentre i mariti
-delle sorelle di mia madre sono tuttavia suoi mariti, e così pure le
-mogli dei fratelli di mio padre sono ancora sue mogli — di diritto, se
-non sempre di fatto —; il divieto sociale della pratica sessuale tra
-fratelli e sorelle ha diviso in due classi i figli dei fratelli e delle
-sorelle, trattati sinora come fratelli e sorelle senza distinzione:
-gli uni rimangono, dopo come prima, fratelli e sorelle (più lontani)
-tra loro; gli altri, i figli, qui del fratello, là della sorella, non
-possono essere più a lungo fratelli e sorelle, non possono più avere
-comuni genitori, nè il padre, nè la madre, nè ambidue, e perciò diviene
-per la prima volta necessaria la classe dei nipoti e delle nipoti,
-dei cugini e delle cugine, che non avrebbe avuto senso nel passato
-ordinamento di famiglia. Il sistema di parentela americano, che sembra
-affatto assurdo in qualsiasi forma di famiglia basata sul connubio
-individuale di qualunque specie, viene spiegato razionalmente e trovasi
-naturalmente motivato, sin nelle più piccole particolarità, per mezzo
-della famiglia _punalua_. Fin dove si è trovato diffuso questo sistema
-di parentela, almeno fino lì dev'essere anche esistita la famiglia
-_punalua_, o una forma analoga.
-
-È verosimile che questa forma di famiglia, dimostrata effettivamente
-esistente in Hawai, sarebbe stata dimostrata egualmente in tutta la
-Polinesia, se i pii missionarii, come un tempo i monaci spagnuoli in
-America, avessero saputo vedere in siffatti rapporti anticristiani
-qualcosa più di un semplice _abominio_[12]. Quando Cesare ci narra dei
-Britanni, che si trovavano allora nello stadio medio della barbarie:
-«essi hanno le loro mogli in comune fra dieci o dodici di loro, e
-sovente fratelli con fratelli e genitori con figli» — ciò si spiega
-nel miglior modo come connubio per gruppi. Quelle madri barbare non
-avevano 10 o 12 figli in età da poter tenere mogli in comune, ma
-il sistema di parentela americano, che corrisponde alla famiglia
-_punalua_, offre molti fratelli, perchè tutti i cugini prossimi e
-lontani di un uomo sono suoi fratelli. Il «genitori con figli» può
-essere un falso concetto di Cesare; non è però assolutamente escluso,
-in questo sistema, che padre e figlio, o madre e figlia, possano
-trovarsi nel medesimo gruppo matrimoniale, sibbene è escluso che
-possano trovarvisi padre e figlia, o madre e figlio. Questa, od altra
-analoga forma di famiglia del connubio per gruppi, presenta del pari
-la più ovvia spiegazione dei racconti di Erodoto e di altri antichi
-scrittori sulla comunione delle donne presso le popolazioni selvagge
-e barbare. Famiglia _punalua_ deve anch'essere quella che _Watson_ e
-_Kave_ (_The People of India_) raccontano dei _Tikurs_ dell'_Audh_ (al
-nord del Gange): «Essi convivono (intendasi sessualmente) quasi senza
-distinzione in grandi comunità, e, se due persone passano come coniugi,
-il legame non è che nominale».
-
-Direttamente dalla famiglia _punalua_ sembra uscita, nella grande
-generalità dei casi, la istituzione della _gente_. In verità il sistema
-di classi australiano ci offre un altro punto di partenza, dal quale
-poteva svilupparsi questa istituzione; gli Australiani hanno _genti_,
-ma non hanno ancora una famiglia _punalua_, bensì una forma più
-grossolana del connubio per gruppi.
-
-In tutte le forme della famiglia per gruppi, è incerto il padre di un
-bambino, ma la sua madre è certa. Sebbene chiami suoi figli tutti figli
-della famiglia collettiva ed abbia per essi doveri materni, tuttavia
-essa distingue i suoi propri figli. È quindi chiaro che, finchè esiste
-connubio per gruppi, la discendenza non può dimostrarsi che dal lato
-materno, e quindi non è riconosciuta che la linea femminile. È questo
-infatti il caso presso tutt'i popoli selvaggi e appartenenti allo
-stadio inferiore della barbarie; ed averlo scoperto pel primo, è il
-secondo grande merito di Bachofen. Egli designa questo riconoscimento
-esclusivo della discendenza materna, e i rapporti ereditarii che col
-tempo nascono da esso, col nome di «diritto materno». Per brevità
-io conservo questo nome, ma esso è inesatto, poichè, a questo stadio
-sociale, non può ancora parlarsi di «diritto» nel senso giuridico.
-
-Se della famiglia _punalua_ prendiamo ora uno dei due gruppi-modello,
-cioè quello di una serie di sorelle carnali e di grado più lontano
-(cioè a dire discendenti in primo, in secondo o in un grado più
-remoto da sorelle carnali) insieme ai loro figli e ai loro fratelli
-carnali o di grado più remoto dal lato materno (che, secondo la nostra
-presupposizione, non sono loro mariti), noi abbiamo appunto il circolo
-delle persone, che appariscono più tardi come membri di una _gente_
-nella prima forma di questa istituzione. Essi tutti hanno uno stipite
-materno comune, e, in virtù di questa origine, le figlie formano
-generazioni di sorelle. Ma i mariti di queste sorelle non possono esser
-più i loro fratelli, non possono cioè discendere da questo stipite
-materno, e quindi non possono appartenere al gruppo consanguineo, alla
-futura _gente_; però i loro figli appartengono a questo gruppo, poichè
-la discendenza dal lato materno è la sola decisiva, essendo la sola
-certa. Una volta stabilito il divieto dell'unione sessuale fra tutti i
-fratelli e tutte le sorelle, compresi i più lontani parenti collaterali
-dal lato materno, il suddetto gruppo si è anche trasformato in una
-_gente_, si è Costituito cioè come un circolo fisso di consanguinei
-di linea femminile, che non possono più sposarsi tra loro, e che
-quindinnanzi si consolida sempre più con altre istituzioni comuni
-sociali e religiose ed è distinto dalle altre _genti_ della stessa
-tribù. Di ciò particolareggiatamente più tardi. Ma quando troviamo, che
-necessariamente, spontaneamente, la _gente_ si sviluppa dalla famiglia
-_punalua_, noi siamo obbligati ad ammettere la pristina esistenza di
-questa forma di famiglia come quasi certa per tutti quei popoli, presso
-i quali sono dimostrabili istituzioni gentili, cioè a un di presso per
-tutti i barbari e per tutti i popoli avviati a civiltà.
-
-Quando Morgan scrisse il suo libro, le nostre nozioni intorno al
-connubio per gruppi erano ancora molto limitate. Avevasi qualche
-conoscenza del connubio per gruppi degli Australiani organizzati in
-classi; inoltre Morgan, fin dal 1871, aveva pubblicate le notizie
-che possedeva sulla famiglia punalua dell'Hawai. La famiglia punalua
-forniva, da un lato, la completa spiegazione del sistema di parentela
-dominante tra gli Indo-americani, che era stato per Morgan il punto
-di partenza di tutte le sue indagini, e dall'altro, il vero punto
-di derivazione della gente a diritto materno; essa rappresentava
-poi un grado di sviluppo molto più elevato delle classi australiane.
-Era quindi comprensibile che Morgan la concepisse come lo stadio di
-sviluppo che precede immediatamente quello del connubio sindiasmico
-e le attribuisse una generale diffusione nei tempi anteriori. Dopo
-d'allora, noi imparammo a conoscere una serie di altre forme di
-connubio per gruppi, e sappiamo ora che a questo proposito Morgan
-andò troppo oltre. Ma egli ebbe pur sempre la fortuna di trovare nella
-sua famiglia punalua la forma più elevata e classica del connubio per
-gruppi, quella forma dalla quale si spiega nel modo più semplice la
-transizione a una forma superiore.
-
-Il più essenziale contributo alla conoscenza del connubio per gruppi
-lo dobbiamo al missionario inglese Lorimer Fison, che per lunghi
-anni studiò questa forma di famiglia sul suo terreno classico, in
-Australia. Egli rinvenne il più basso grado di sviluppo presso i negri
-del monte _Gambier_ nell'Australia meridionale. Qui tutta la tribù è
-divisa in due grandi classi, _Kroki_ e _Kumiti_. I rapporti sessuali
-in ciascuna di queste classi sono rigorosamente vietati; invece ogni
-uomo di una classe è lo sposo nato di ogni donna dell'altra classe, e
-reciprocamente. Non gli individui, ma gli interi gruppi son conjugati
-tra loro, classe con classe. E, si noti, qui non è fatta in nessun
-luogo riserva alcuna per differenze di età o per consanguineità
-speciali, salvo quella che risulta dalla separazione in due classi
-esogame. Un _Kroki_ ha per sposa legittima ogni donna _Kumite_; e
-poichè la sua propria figlia, come figlia di una donna _Kumite_, è,
-giusta il diritto materno, anche _Kumite_, essa è con ciò la sposa
-nata di ogni _Kroki_, quindi anche del suo proprio padre. Almeno,
-l'organizzazione di classe, quale ci si presenta, non pone a ciò alcun
-ostacolo. O quindi questa organizzazione è nata in un tempo, in cui,
-malgrado il vago istinto di frenare il connubio tra consanguinei, non
-si trovava ancora nulla di particolarmente abbominevole nell'unione
-sessuale tra genitori e figli; e in questo caso il sistema delle
-classi sarebbe nato direttamente da uno stato di assoluta promiscuità
-sessuale. Ovvero il rapporto sessuale tra genitori e figli era già
-vietato dall'uso quando nacquero le classi; e allora lo stato attuale
-richiama la famiglia consanguinea ed è il primo passo per uscirne.
-Quest'ultima ipotesi è la più probabile. Per quanto mi consta, non si
-hanno dall'Australia esempi di connubio tra genitori e figli, e anche
-la posteriore forma della esogamia, la _gente_ a diritto materno,
-presuppone di regola il tacito divieto di questa pratica, come vigente
-all'epoca della sua fondazione.
-
-Il sistema delle _due_ classi, oltre che al Monte _Gambier_
-nell'Australia meridionale, si trova anche sul fiume _Darling_ più
-all'est, e, al nord-est, nel _Queensland_; esso è quindi molto diffuso.
-Questo sistema esclude soltanto i connubii tra fratelli e sorelle,
-tra figli di fratelli e tra figli di sorelle dal lato materno, perchè
-questi appartengono alla stessa classe; al contrario, i figli di
-sorella e fratello possono sposarsi. Un altro passo diretto a impedire
-l'unione fra consanguinei noi lo troviamo presso i _Kamilaroi_ sul
-fiume _Darling_ nella Nuova Galles meridionale, dove le due classi
-originarie sono suddivise in quattro, e ognuna di queste ultime si
-sposa in massa con un'altra. Quelli delle prime due classi sono sposi
-nati tra loro; ma, secondo che la madre apparteneva alla prima o alla
-seconda, i figli passano alla terza o alla quarta; i figli di queste
-due classi, pure conjugate tra loro, appartengono di nuovo alla prima
-e alla seconda. Sicchè sempre una generazione appartiene alla prima e
-alla seconda classe, la successiva alla terza e alla quarta, quella
-che segue ritorna alla prima e alla seconda. E i figli di fratelli
-e sorelle (in linea materna) non possono essere marito e moglie, ma
-i nipoti di fratelli e sorelle lo possono. Quest'ordinamento così
-complicato è reso ancora più complicato dall'innesto, — che avviene
-in seguito — delle _genti_ a diritto materno, ma noi non possiamo
-addentrarvici. Si vede tuttavia che il bisogno d'impedire l'unione di
-consanguinei si fa sentire continuamente, ma si va a tentoni e senza
-chiara coscienza dello scopo.
-
-Il connubio per gruppi, che ivi, in Australia, è ancora matrimonio
-di classi, un connubio in massa di tutta una classe di uomini, sparsa
-sovente sopra l'intero continente, con una classe di donne altrettanto
-diffusa — questo connubio per gruppi, visto da vicino, non si presenta
-così abbominevole, come se lo immagina la fantasia di un filisteo
-abituato al regime dei bordelli; al contrario per lunghi anni se ne
-sospettò a malapena l'esistenza, e anche di recente essa venne di nuovo
-messa in dubbio. All'osservatore superficiale esso si presenta come un
-connubio individuale dal vincolo molto rilassato, con allato, quà e là,
-della poligamia e qualche infedeltà occasionale. Bisogna impiegare anni
-e anni, come fecero Fison e Howitt, per scoprire in questi rapporti
-conjugali — che nella loro pratica ricordano piuttosto agli Europei
-ordinarii i patrii costumi — per scoprirvi la legge regolatrice, giusta
-la quale il negro australiano straniero, lontano migliaia di chilometri
-dalla sua patria, tra persone il cui linguaggio gli è ignoto, trova,
-e non di rado da un accampamento a un altro accampamento, da una
-ad un'altra tribù, donne che si danno a lui di buon grado e senza
-riluttanza; la legge, in omaggio alla quale chi ha più donne ne cede
-una all'ospite per la notte. Dove l'Europeo vede assenza di leggi e di
-costumi, regna in fatto una legge rigorosa. Le donne appartengono alla
-classe conjugale dello straniero e sono perciò sue spose nate; quella
-medesima legge consuetudinaria che intreccia i loro destini vieta,
-sotto pena d'infamia, qualsiasi rapporto sessuale al di fuori delle
-classi coniugali che si appartengono a vicenda. Anche ove impera il
-ratto delle donne, che spesso e in molti luoghi è la regola, la legge
-delle classi è rigorosamente osservata.
-
-Del resto, nel ratto delle donne si accenna già una traccia del
-passaggio al connubio individuale, almeno nella forma del connubio
-sindiasmico: quando il giovane, coll'aiuto degli amici, ha rapito e
-condotto via la ragazza, essa si dà a tutti per turno, ma è considerata
-di poi come la moglie del giovane che ha promosso il ratto. E,
-inversamente, se la donna rapita fugge dal marito ed è accolta da un
-altro, essa diviene moglie di quest'ultimo e il primo ha perduto il suo
-privilegio. Perciò, dentro ed accanto al connubio per gruppi, che pur
-continua in generale ad esistere, si formano rapporti di esclusività,
-connubii a tempo più o meno lungo, allato alla poligamia[13]; sicchè il
-connubio per gruppi anche qui è in decadenza, e si tratta soltanto di
-sapere chi, sotto l'influenza europea, sparirà prima dalla scena: se il
-connubio per gruppi, o i negri australiani che lo praticano.
-
-Il conjugio fra intere classi, quale esiste in Australia, è in ogni
-caso una forma molto bassa e primitiva del connubio per gruppi, mentre
-la famiglia _punalua_, per quanto sappiamo, è il suo più alto grado di
-sviluppo. Il primo sembra la forma corrispondente allo stato sociale
-dei selvaggi erranti, il secondo presuppone già società comunistiche
-con sede relativamente stabile e conduce, senza transizione, allo
-stadio di sviluppo immediatamente superiore. Tra i due, si troveranno
-di certo altri periodi intermedii; è questo un campo d'indagini appena
-dischiuso, sul quale non si son fatti che i primi passi.
-
-3.º _La famiglia sindiasmica._ Certi connubi, a tempo più o meno
-lungo, si facevano già nel connubio per gruppi, e fors'anche
-prima; l'uomo aveva una moglie principale (non si può ancor dire
-una moglie prediletta) tra le molte mogli, ed egli era per essa il
-principale marito fra tutti. Questa circostanza contribuì non poco
-alla confusione fatta dai missionarii, che nel connubio per gruppi
-ora vedono la comunanza delle donne senza alcun limite, ed ora
-l'adulterio a pieno libito. Ma tali connubi di consuetudine dovettero
-consolidarsi semprepiù, man mano che la _gente_ si svolgeva e che
-più numerose divenivano le classi dei «fratelli» e delle «sorelle»,
-tra le quali il connubio non era più consentito. Il divieto delle
-nozze fra consanguinei, effetto del costituirsi della _gente_, si
-andò estendendo ancor più. Così fra gli Irocchesi e fra la più parte
-degli altri Indiani americani, che si indugiano tuttora nello stadio
-inferiore della barbarie, troviamo che il connubio è vietato fra tutti
-i parenti, che conta il loro sistema, e che sono parecchie centinaia
-di specie. In questo crescente complicarsi dei divieti di connubio,
-i connubii per gruppi divenivano sempre meno possibili; essi furono
-sostituiti dalla famiglia sindiasmica. In questo stadio un marito
-convive con una moglie, in modo però, che la poligamia[14] e, occasione
-capitando, l'infedeltà coniugale, rimangono un diritto dei mariti;
-quantunque la prima si trovi raramente, e ciò per ragioni economiche;
-mentre dalle mogli, durante la convivenza, si esige per lo più la più
-rigorosa fedeltà, e il loro adulterio è duramente punito. Ma il vincolo
-coniugale è facilmente risolubile dalle due parti, e, dopo come prima,
-i figli appartengono soltanto alla madre.
-
-In questa progressiva esclusione dei consanguinei dal vincolo
-conjugale continua ad agire la selezione naturale. A dirla con Morgan;
-«I matrimonii tra _genti_ non consanguinee producono una razza più
-vigorosa, così fisicamente come intellettualmente; quando due tribù
-progredite si mischiavano, i nuovi cranii e cervelli si ampliavano
-naturalmente, finchè abbracciassero le attitudini di entrambe». Le
-tribù, che avevano adottata la costituzione _gentile_, dovettero
-acquistare così il predominio su quelle rimaste in arretrato, o trarle
-seco col loro esempio.
-
-L'evoluzione della famiglia nella storia primitiva, consiste quindi
-nel continuo restringersi della cerchia abbracciante in origine tutta
-la tribù, nella quale regna la comunanza del connubio tra i due sessi.
-Esclusi a mano a mano, prima i parenti più prossimi, poi i più lontani,
-infine anche i semplici parenti per cognazione (affini), qualsiasi
-forma di connubio per gruppi finisce per diventare praticamente
-impossibile, e la coppia unica, che pel momento è ancora debolmente
-unita, rimane la molecola, se si scioglie la quale, cessa lo stesso
-connubio. Già di qui si vede quanto poco l'amore sessuale individuale,
-nell'odierno significato della parola, abbia da fare colla genesi del
-connubio individuale. Ciò è dimostrato ancor meglio dalla pratica di
-tutti i popoli che si trovano in questo stadio. Mentre nelle precedenti
-forme di famiglia gli uomini non erano mai imbarazzati a trovar
-mogli, anzi ne avevano più del bisogno, ora le mogli divenivano rare
-e ricercate. Onde, colla famiglia sindiasmica, cominciano il ratto
-e la compra delle donne — _sintomi_ questi molto diffusi, ma non più
-che sintomi, di un sopravvenuto profondo cangiamento. Questi sintomi,
-che non sono poi altro se non semplici metodi di procurarsi mogli, il
-pedante scozzese Mac Lennan li ha trasformati in classi distinte di
-famiglia, sotto il nome di «matrimonio per _ratto_» e di «matrimonio
-per _compra_». Del resto, anche presso gli Indiani americani e altrove
-(nello stesso stadio), la conchiusione del connubio non è affare degli
-interessati, che spesso non vengono neanche interrogati, ma delle loro
-madri. Sovente due persone, affatto sconosciute tra loro, sono così
-fidanzate, e ne hanno notizia solo quando è imminente la celebrazione
-degli sponsali. Prima delle nozze, lo sposo dà ai parenti _gentili_
-della sposa (cioè ai suoi parenti materni, non al padre e alla costui
-parentela) dei donativi come prezzo della ragazza ceduta. Il connubio
-si scioglie a volontà di ciascuno dei due coniugi; nondimeno, in molte
-tribù, per esempio fra gli Irocchesi, si è formata a poco a poco
-un'opinione pubblica avversa a siffatte separazioni; nelle contese
-intervengono come pacieri i parenti _gentili_ delle due parti, e, solo
-se questa mediazione fallisce, ha luogo il divorzio; la moglie tiene
-seco i figliuoli e i divorziati sono liberi entrambi di rimaritarsi.
-
-La famiglia sindiasmica, per sè stessa troppo debole e instabile per
-creare il bisogno o anche solo il desiderio di una casa propria, non
-disfà menomamente l'economia domestica[15] comunistica, tramandata
-dall'epoca primitiva. Ma economia domestica comunistica significa il
-dominio delle donne nella casa, come pure l'esclusivo riconoscimento
-di una madre carnale, derivante dalla impossibilità di conoscere
-con certezza un padre carnale; significa grande stima delle donne,
-cioè delle madri. Una delle più assurde idee, trasmesse dalle teorie
-sociali del secolo XVIII, è che, nei primi tempi della società, la
-donna fosse schiava dell'uomo. La donna, presso tutti i selvaggi e
-tutti i barbari dello stadio inferiore e medio, e anche in parte del
-superiore, ha una condizione non solo libera, ma altamente onorata.
-Che cosa sia ancora la donna nella famiglia sindiasmica, può attestarlo
-Arturo Wright, che fu missionario per lunghi anni tra gli Irocchesi del
-Senecca: «Quanto alle loro famiglie, al tempo nel quale abitavano le
-«lunghe case» antiche (economie domestiche comunistiche di parecchie
-famiglie), il sistema dominante era sempre quello del _clan_ (_gente_),
-pel quale le donne prendevano i loro mariti dagli altri _clans_...
-Di solito l'elemento femminile signoreggiava nella casa; le provviste
-erano comuni; ma guai all'infelice marito od amante che fosse troppo
-pigro od inetto a contribuire la sua parte di provviste. Per quanti
-figli o cose proprie avesse nella casa, egli doveva aspettarsi ad ogni
-istante l'ordine di far fagotto e di spulezzare. E non gli era lecito
-tentare di resistere, la casa gli diveniva insopportabile, non gli
-rimaneva che tornare al suo proprio clan, o, più spesso, cercarsi un
-nuovo matrimonio in un altro clan. Le mogli erano la vera potenza nei
-clans, come dapertutto. All'occasione non esitavano a deporre un duce
-e degradarlo a guerriero comune». L'economia domestica comunistica,
-nella quale le mogli appartengono per la maggior parte, o tutte, a
-una medesima _gente_, mentre i mariti provengono da _genti_ diverse,
-è la base reale di quel predominio delle donne, generale nel tempo
-primitivo, la cui scoperta è un terzo merito del Bachofen. Noto infine,
-che le relazioni dei viaggiatori e dei missionarii, sull'eccessivo
-lavoro di cui sono aggravate le donne tra i selvaggi e tra i barbari,
-non contraddicono in verun modo a ciò che ora si è detto. La divisione
-del lavoro tra i due sessi è determinata da motivi affatto diversi
-da quelli che determinano la condizione della donna nella società.
-Popoli, presso i quali le donne debbono lavorare molto più che a loro,
-secondo il concetto nostro, non convenga, hanno per esse, sovente,
-assai più stima vera che i nostri Europei. La dama della civiltà,
-circondata di falsi omaggi e dispensata da ogni reale lavoro, ha una
-condizione sociale infinitamente più bassa della donna della barbarie,
-assoggettata a duro lavoro, ma che nel suo popolo passava per una vera
-dama (_lady, frowa, Frau_ = signora) e lo era anche pel suo carattere.
-
-Se la famiglia sindiasmica abbia oggi interamente sostituito in America
-il connubio per gruppi, debbono deciderlo ricerche più approfondite
-sulle popolazioni del Nord-ovest e più ancora del Sud dell'America,
-che si trovano ancora nel periodo superiore dello stato selvaggio. Di
-queste ultime si narrano esempi così svariati di licenza sessuale da
-far supporre che ancora vi esista il vecchio connubio per gruppi. Ad
-ogni modo non ne sono ancora sparite tutte le tracce. Presso almeno
-quaranta tribù del Nord dell'America, l'uomo, che sposa una sorella
-maggiore, ha il diritto di prendere anche per mogli tutte le sorelle
-di lei non appena raggiungano l'età voluta: avanzo della comunanza
-dei mariti per tutta la serie delle sorelle. E dei peninsulari della
-California (grado superiore dello stato selvaggio) narra Bancroft, che
-essi hanno certe festività, nelle quali convengono parecchie tribù, a
-scopo di promiscuità sessuale. Evidentemente sono genti, che in queste
-feste conservano la vaga reminiscenza del tempo, nel quale le donne
-di una gente avevano per mariti comuni tutti gli uomini delle altre,
-e viceversa. Lo stesso uso vige ancora in Australia. Avviene presso
-alcuni popoli, che gli anziani, i capi e i sacerdoti-magi, sfruttano
-per conto proprio la comunanza delle donne e ne monopolizzano la
-maggior parte; ma in certe festività e nelle grandi riunioni popolari
-essi devono restituire la vecchia comunanza e permettere che le loro
-donne si sollazzino coi giovani. Westermark (pag. 28-29) cita tutta
-una serie di esempii di siffatti saturnali periodici, in cui l'antica
-promiscuità sessuale rivive per breve tempo: presso gli _Hos_, i
-_Santali_, i _Pandscha_ e i _Colari_ delle Indie, presso alcuni popoli
-australiani, ecc.; ma ne trae la singolare illazione, che ciò sia non
-già un avanzo del connubio per gruppi, da lui negato, bensì... del
-tempo della fregola, comune all'uomo primitivo e agli altri animali.
-
-Arriviamo con ciò alla quarta grande scoperta di Bachofen, quella cioè
-della forma di transizione molto diffusa dal connubio per gruppi alla
-famiglia sindiasmica. Ciò che Bachofen presenta come un'espiazione per
-la violazione degli antichi precetti divini, come una penitenza con
-la quale la donna riscatta il diritto alla castità, non è in realtà se
-non l'espressione mistica dell'espiazione, con cui la donna si riscatta
-dall'antica comunanza degli uomini e acquista il diritto di non darsi
-che a un uomo solo. Questa espiazione consiste in un limitato abbandono
-di sè stesse agli amori promiscui: le donne babilonesi dovevano darsi
-una volta all'anno nel tempio di Militta; altri popoli dell'Asia Minore
-mandavano le loro fanciulle per degli anni nel tempio di Anaiti a
-coltivarvi l'amor libero con favoriti di loro scelta, prima di potersi
-maritare; usi analoghi, travestiti in riti, sono comuni a quasi tutti
-i popoli asiatici, tra il Mediterraneo e il Gange. Il sacrificio
-espiatorio pel riscatto diviene nel corso del tempo sempre più breve,
-come già osserva Bachofen: «Il darsi ripetute volte nell'anno è
-sostituito dall'abbandonarsi una sola volta; all'eterismo delle matrone
-succede quello delle fanciulle; lo si pratica prima anzichè durante
-il matrimonio; scambio di darsi a tutti senza limite, la donna può
-prescegliere certe persone» (_Mutterrecht_, _p. XIX_). Presso altri
-popoli manca il travestimento religioso: presso alcuni — come i Traci,
-i Celti, ecc., nell'antichità, molti aborigeni dell'India, i popoli
-malesi, gli isolani dell'Oceania e molti Indiani americani, ancor oggi
-— le fanciulle, sino al matrimonio, godono della più grande libertà
-sessuale. Lo stesso avviene quasi dapertutto nell'America del Sud, e
-ne è testimonio chiunque vi si sia alquanto addentrato. Così AGASSIZ
-(_A journey in Brazil_, Boston and New-York 1880, p. 260) narra quanto
-segue di una ricca famiglia, di origine indiana: avendovi egli visto
-una fanciulla, chiese di suo padre, supponendo fosse il marito della
-madre, che, in qualità di ufficiale, era andato alla guerra contro il
-Paraguay; ma la madre rispose sorridendo: _não tem pai, he filha da
-fortuna_, essa non ha padre, è figlia del caso. «Così parlano sempre
-le donne indiane, o di sangue mescolato, dei loro figli nati fuori
-matrimonio, senza esitare, nè arrossire; e nonchè esser ciò una cosa
-fuor dell'ordinario, sembra anzi che il contrario sia l'eccezione.
-Sovente i figli non conoscono se non la madre, perciocchè tutta la
-cura e tutta la responsabilità ricade su di essa; nulla sanno del
-padre; sembra anzi che alla donna non baleni neppure che essa o i suoi
-figli possano vantare alcun diritto verso di lui». Ciò che qui sembra
-strano all'uomo incivilito è semplicemente la regola secondo il diritto
-materno e nel connubio per gruppi.
-
-Presso altri popoli, gli amici e i parenti dello sposo o i convitati
-esercitano, nell'occasione stessa delle nozze, il tradizionale diritto
-sulla sposa, e la volta dello sposo non viene che in ultimo; così alle
-Baleari e presso gli _Augili_ africani nell'antichità, e oggi ancora
-presso i _Barea_ nell'Abissinia. Presso altri popoli, un personaggio
-ufficiale, il capo della tribù o della _gente_, il _cacicco_, lo
-_sciamane_, il prete, il principe, o comunque si chiami, rappresenta
-la comunità, ed esercita sulla sposa il diritto della prima notte.
-Malgrado tutte le pretese riabilitazioni neoromantiche, questo _jus
-primae noctis_ esiste ancora, come avanzo del connubio per gruppi, fra
-la maggior parte degli abitanti del territorio di _Alaska_ (BANCROFT,
-_Native Races_, I, 81), presso i _Tahu_ nel Messico settentrionale
-(_ivi_, p. 584) e presso altri popoli; esso ha esistito, per tutto
-il Medio evo, almeno nei paesi di origine celtica, tramandatovi dal
-connubio per gruppi, per esempio nella provincia di Aragona. Mentre
-nella Castiglia il contadino non fu mai servo, in Aragona domina la più
-ignominiosa servitù, sino all'arbitrato di Ferdinando il Cattolico, nel
-1486. È detto in questo documento; «Noi giudichiamo e dichiariamo, che,
-quando il contadino prende moglie, i premenzionati signori (_senyors_,
-Baroni) non possono dormire con essa la prima notte, o, dopo che essa
-si sia messa a letto, coricarsi con lei ed usarne in segno di dominio,
-nè servirsi della figlia o del figlio del contadino, con pagamento
-o senza, contro la loro volontà». (Citato nell'originale catalano da
-SUGENHEIM, _Leibeigenschaft_, Pietroburgo 1861, p. 35).
-
-Bachofen ha anche perfettamente ragione, quando afferma recisamente,
-che il passaggio, da ciò che egli chiama «eterismo» o «generazione di
-palude», al connubio individuale, fu essenzialmente opera delle donne.
-Quanto più, con lo sviluppo delle condizioni economiche dell'esistenza,
-cioè col cessare del vecchio comunismo e con l'addensarsi della
-popolazione, i tradizionali rapporti sessuali perdevano il carattere
-ingenuo delle foreste primitive, tanto più essi dovevano apparire
-umilianti ed oppressivi alle donne, e tanto più queste dovevano
-desiderare il diritto alla castità, o al connubio temporaneo o
-permanente con un sol uomo, come una liberazione. Questo progresso
-non poteva emanare dagli uomini, perchè essi non hanno mai pensato,
-e non pensano neanche oggi, a rinunziare in pratica alle attrattive
-dei connubio per gruppi. Solo dopo che, mercè le donne, si passò
-al connubio sindiasmico, poterono gli uomini introdurre la rigorosa
-monogamia, per le sole donne, s'intende.
-
-La famiglia sindiasmica nacque sul limite fra lo stato selvaggio e la
-Barbarie, per lo più nel periodo superiore dello stato selvaggio, e
-soltanto qua e là in quello inferiore della Barbarie. Essa è la forma
-di famiglia caratteristica della Barbarie, come il connubio per gruppi
-lo è dello stato selvaggio, e la monogamia dell'epoca civile. Perchè
-potesse svilupparsi sino a una vera e salda monogamia, abbisognavano
-altre cause da quelle che agirono sin qui. Nella famiglia sindiasmica
-il gruppo era già ridotto alla sua ultima unità, alla sua molecola di
-due atomi: un uomo e una donna. La selezione naturale aveva compiuto la
-sua opera escludendo sempre più la comunanza dei connubii; in questa
-direzione non le rimaneva più nulla da fare. Se dunque non emergevano
-nuove forze impulsive, forze _sociali_, non vi era ragione perchè dalla
-famiglia sindiasmica scaturisse una nuova forma di famiglia. Queste
-forze entrarono in gioco.
-
-Lasciamo ora l'America, la terra classica della famiglia sindiasmica.
-Nessun indizio autorizza a concludere, che ivi siasi sviluppata una
-forma di famiglia più elevata, e che, prima della scoperta e della
-conquista, vi sia mai esistita in qualche luogo la stretta monogamia.
-Non così nel vecchio mondo.
-
-Quivi l'addomesticamento degli animali e l'allevamento degli armenti
-avevano sviluppata una fonte di ricchezza non ancor presentita, e
-creato rapporti sociali affatto nuovi. Sino allo stadio inferiore
-della barbarie, la ricchezza che poteva conservarsi consisteva quasi
-esclusivamente nella casa, nel vestito, in rozzi ornamenti, e negli
-ordigni per procurarsi ed allestire gli alimenti: la barca, le armi, le
-suppellettili più semplici. Gli alimenti dovevano conquistarsi giorno
-per giorno. Ora, invece, cogli armenti di cavalli, cammelli, asini,
-buoi, pecore, capre e porci, le inoltrantisi popolazioni nomadi — gli
-Arii nella regione indica dei cinque fiumi e nel territorio del Gange,
-come nelle steppe dell'Osso e del Jassarte, allora assai più ricche
-di acqua; i Semiti sull'Eufrate e sul Tigri — acquistarono beni, che
-esigevano solo un po' di vigilanza e le cure le più grossolane, per
-moltiplicarsi sempre più, e fornire il più ricco nutrimento di latte e
-di carne. Tutti i mezzi anteriori di procacciarsi gli alimenti passano
-così in seconda linea; la caccia, già una necessità, diventa ora un
-lusso.
-
-Ma a chi apparteneva questa nuova ricchezza? Senza dubbio, in origine,
-alla _gente_; senonchè sugli armenti dev'essersi ben presto sviluppata
-la proprietà privata. È difficile dire se all'autore del cosiddetto
-primo libro di Mosè, il padre Abramo apparisse possessore dei suoi
-armenti in virtù di un diritto proprio, come capo di una famiglia, o in
-virtù della sua qualità di effettivo capo ereditario di una _gente_.
-Certo è soltanto, che non possiamo rappresentarcelo come proprietario
-nel senso moderno. E certo è inoltre che, alla soglia della storia
-autentica, troviamo gli armenti già dapertutto in proprietà privata dei
-singoli capi di famiglia, esattamente come i prodotti dell'arte della
-barbarie, gli arnesi di metallo, gli articoli di lusso, finalmente il
-bestiame umano, gli schiavi.
-
-Perciocchè a quest'epoca fu inventata anche la schiavitù. Lo schiavo
-non aveva valore pei barbari dello stadio inferiore. Gli stessi Indiani
-americani si comportavano coi nemici vinti affatto diversamente dai
-barbari degli stadii superiori. Gli uomini erano uccisi, o accolti
-come fratelli nella tribù dei vincitori; le donne venivano sposate, o
-adottate insieme ai loro figli sopravvissuti. La forza di lavoro umano
-non offre ancora, in questo stadio, alcun apprezzabile sopravvanzo
-sul costo del suo mantenimento. Introdotti l'allevamento del bestiame,
-la lavorazione dei metalli, la tessitura, e finalmente l'agricoltura,
-tutto questo mutava. Come le spose, nel passato così numerose e così
-facili a procurarsi, ora acquistavano un prezzo e venivano comprate,
-lo stesso avvenne delle forze di lavoro, massime dacchè gli armenti
-passarono definitivamente in proprietà privata. La famiglia non
-aumentava così presto come il bestiame. Occorrendo un maggior numero
-di persone per custodirlo, si utilizzò il nemico prigioniero di guerra,
-che d'altronde si riproduceva come il bestiame.
-
-Tali ricchezze, passate in proprietà privata e rapidamente
-accresciute, diedero un terribile colpo alla società fondata sulla
-famiglia sindiasmica e sulla _gente_ del diritto materno. Il connubio
-sindiasmico aveva introdotto un nuovo elemento nella famiglia: allato
-alla madre carnale esso aveva posto il padre carnale, autentico,
-probabilmente più autentico di molti «padri» d'oggidì. Giusta la
-divisione del lavoro nella famiglia di quel tempo, spettava all'uomo il
-procacciare gli alimenti e gli strumenti di lavoro necessarii all'uopo,
-e quindi anche gli spettava la proprietà di questi ultimi; separandosi
-li portava seco, come la moglie conservava le sue masserizie. Giusta
-gli usi di quella società, l'uomo era dunque proprietario delle nuove
-fonti di alimentazione, il bestiame, e in seguito dei nuovi strumenti
-di lavoro, gli schiavi. Ma, giusta gli usi medesimi, i suoi figli non
-ereditavano da lui, poichè l'eredità si regolava come stiamo per dire.
-
-Giusta il diritto materno, cioè finchè la discendenza non si computava
-che in linea femminile, e giusta il costume ereditario primitivo
-della gente, da principio i parenti _gentili_ ereditavano dai loro
-defunti compagni _gentili_. I beni di fortuna dovevano restare nella
-_gente_. Stante la sua poca importanza, la successione in pratica sarà
-passata ai più prossimi parenti _gentili_, cioè ai consanguinei dal
-lato materno. Ma i figli del marito defunto non appartenevano alla
-sua _gente_, bensì a quella della madre; essi ereditavano da questa,
-dapprincipio insieme cogli altri consanguinei di lei, in seguito forse
-in prima linea, ma essi non potevano ereditare dal padre, poichè non
-appartenevano alla sua _gente_, alla quale dovevano rimanere i suoi
-beni di fortuna. Alla morte, quindi, di un possessore di armenti,
-questi sarebbero passati anzitutto ai suoi fratelli e alle sue sorelle
-e ai figli delle sue sorelle, o ai discendenti delle sorelle di sua
-madre, ma i suoi propri figli rimanevano diseredati.
-
-A misura quindi che le ricchezze aumentavano, da un lato, esse davano
-all'uomo nella famiglia una posizione più importante che alla donna e,
-d'altro lato, creavano in lui lo stimolo ad utilizzare questa posizione
-più importante, per rovesciare, a favore dei propri figli, la vecchia
-successione. Ma ciò era impossibile finchè vigeva la discendenza per
-diritto materno. Questo diritto doveva dunque essere rovesciato, e lo
-fu. Ciò non fu tanto difficile quanto oggi ci sembra, poichè questa
-rivoluzione — una delle più importanti, che gli uomini abbiano vedute —
-non aveva bisogno di toccare alcuno dei membri viventi di una _gente_.
-Tutti questi potevano rimanere, dopo come prima, ciò che erano stati.
-Bastò stabilire che, in avvenire, i discendenti dei compagni maschi
-resterebbero nella _gente_ e quelli delle femmine ne sarebbero esclusi,
-passando nella _gente_ del loro padre. Con ciò si aboliva il computo
-della discendenza in linea femminile e il diritto ereditario materno,
-e si istituiva la linea di discendenza maschile e il diritto ereditario
-paterno. Come si sia fatta questa rivoluzione, nei popoli tendenti alla
-civiltà, e quando, non ne sappiamo nulla. Essa appartiene interamente
-all'epoca preistorica. Ma che si sia fatta, è dimostrato oltre il
-bisogno dalle abbondanti tracce di diritto materno raccolte sopratutto
-dal Bachofen, e come facilmente si effettui, lo vediamo in una intera
-serie di tribù indiane, dove essa è affatto recente, o si effettua
-ancor oggi, in parte sotto l'influenza della crescente ricchezza e
-del cangiato modo di vita (passaggio dai boschi alle praterie), e in
-parte per l'influsso morale della civiltà e dei missionarii. Di otto
-tribù del Missuri, sei hanno introdotto la discendenza e la successione
-maschile, due l'hanno ancora femminile. Presso i _Shawnees_, i
-_Miamies_ e i _Delawares_ si è introdotto l'uso di trasportare i figli
-dalla _gente _della madre in quella del padre, col dar loro un nome
-tratto dalla _gente_ del padre, affinchè possano ereditare da questo.
-«Innata tendenza casistica dell'uomo, di cangiare le cose mutando i
-loro nomi e di trovare ripieghi per abbattere la tradizione avendo
-l'aria di rispettarla, quando un interesse diretto ne dà lo stimolo
-sufficiente!» (_Marx_). Nacque da ciò un'inestricabile confusione, alla
-quale dovevasi ovviare, e venne anche in parte ovviato, col passaggio
-al diritto paterno. «In generale sembra questo il passaggio il più
-naturale» (_Marx_).
-
-Chi vuol vedere ciò che sanno dirci gli studiosi di Diritto comparato
-sul come sarebbesi effettuata questa trasformazione presso i popoli
-tendenti a civiltà del vecchio mondo — ipotesi e niente più — consulti
-KOVALEVSKY, _Tableau des origines et de l'evolution de la famille et de
-la propriété_, Stockholm, 1890.
-
-La caduta del diritto materno fu la _sconfitta storico-mondiale del
-sesso femminile_. L'uomo afferrò il timone anche nella casa, la donna
-fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e divenne un
-semplice strumento di riproduzione. Questa degradata condizione della
-donna, che appare evidente sopratutto fra i Greci dei tempi eroici
-e più ancora dei tempi classici, venne gradatamente inorpellata e
-dissimulata, e qua e là ha assunto anche forme più miti; ma non fu mai
-in alcun modo abolita.
-
-Il primo effetto di cotesto nuovo ed esclusivo dominio dell'uomo,
-mostrasi nel sorgere di quella forma intermedia che è la famiglia
-patriarcale. Ciò che particolarmente la caratterizza non è la
-poligamia, di cui parleremo più tardi, ma «l'organizzazione di un certo
-numero di persone libere e non libere in una sola famiglia, sotto la
-patria potestà del capo di essa. Nella forma semitica, questo capo
-di famiglia vive in poligamia, i non liberi hanno moglie e figli, e
-lo scopo di tutta l'organizzazione è la custodia degli armenti sopra
-uno spazio di terra determinato». L'essenziale è l'incorporazione dei
-non liberi e la patria potestà; la famiglia romana è quindi il tipo
-completo di questa forma di famiglia. La parola _familia_ non significa
-in origine l'ideale dell'odierno filisteo, composto di sentimentalismo
-e di discordia domestica; presso i Romani dei primi tempi, essa non si
-riferisce nemmeno alla coppia conjugale e ai suoi figli, ma soltanto
-agli schiavi. _Famulus_ è lo schiavo domestico, e _familia _è la
-collettività degli schiavi appartenenti ad un uomo. Ancora al tempo
-di Caio, la _familia, id est patrimonium_ (ossia l'asse ereditario),
-veniva legata per testamento. L'espressione fu inventata dai Romani,
-per designare un nuovo organismo sociale, il cui capo teneva moglie,
-figli e un certo numero di schiavi sotto di sè, giusta la patria
-potestà romana, con diritto di vita e di morte su tutti. «La parola non
-è dunque più antica del ferreo sistema di famiglia delle tribù latine,
-sorto dopo introdotte l'agricoltura e la schiavitù legale e dopo la
-scissione degli Arii italici dai Greci». Marx aggiunge: «La famiglia
-moderna contiene in germe non solo la schiavitù (_servitus_), ma ben
-anche il servaggio, poichè essa in origine si connette con dei servizii
-agricoli. Essa compendia _in miniatura_ tutti gli antagonismi che più
-tardi si sviluppano ampiamente nella società e nel suo Stato».
-
-Siffatta forma di famiglia segna il passaggio dalla famiglia
-sindiasmica alla monogamia. Per guarentire la fedeltà della moglie,
-cioè la paternità dei figli, la donna è consegnata incondizionatamente
-al potere dell'uomo: se egli la uccide, non esercita che il proprio
-diritto.
-
-Con la famiglia patriarcale entriamo nel dominio della storia scritta,
-dominio nel quale la scienza del diritto comparato ci reca un notevole
-sussidio. Dobbiamo infatti a questa un progresso essenziale su questo
-punto. Fu MASSIMO KOVALEVSKY (_Tableau_, ecc., _de la famille e de
-la propriété_, Stockholm 1890, pag. 60-100) a fornirci la prova, che
-la comunità domestica patriarcale, quale la troviamo ancor oggi fra i
-Serbi ed i Bulgari sotto nome di _zadruga_ (traducibile a un dipresso
-con _unione d'amicizia_) o di _bratstvo_ (_fratellanza_) ed in forma
-modificata presso i popoli orientali, costituì lo stadio di transizione
-tra la famiglia del diritto materno, sorta dal connubio per gruppi, e
-la famiglia individuale del mondo moderno. Ciò sembra dimostrato almeno
-pei popoli tendenti a civiltà del mondo antico, per gli Arii e per i
-Semiti.
-
-La _zadruga_ degli Slavi del Sud offre il miglior esempio superstite di
-una tale comunità di famiglia. Essa abbraccia parecchie generazioni di
-discendenti da uno stesso padre, con le rispettive mogli, che, tutti
-coabitando sotto il tetto medesimo, coltivano i loro campi in comune,
-hanno comuni provviste di alimenti e di vesti, e possiedono in comune
-ogni risparmio. La comunità sta sotto l'amministrazione del padron
-di casa (_domácin_); questi la rappresenta nei rapporti esterni, può
-alienare oggetti di poco conto, tiene la cassa e ne risponde, come
-risponde del corso regolare degli affari. È elettivo; nè occorre che
-sia il più vecchio. Le donne e i loro lavori stanno sotto la direzione
-della padrona di casa (_domácica_), di solito la moglie del _domácin_.
-Questa ha anche un voto importante, sovente decisivo, nella scelta
-dello sposo per le ragazze. Ma il potere supremo risiede nel Consiglio
-di famiglia, o assemblea di tutti i compagni adulti, donne ed uomini.
-A quest'assemblea il padrone di casa rende i conti; è essa che prende
-le decisioni definitive, che esercita giurisdizione su tutti i membri
-della comunità, che conchiude le compre e le vendite di qualche
-importanza, massime se si tratta di terreni o di stabili, ecc.
-
-Non è che da circa un decennio che il perdurare di consimili grandi
-comunità domestiche fu dimostrato anche in Russia; oggi è generalmente
-riconosciuto che esse sono altrettanto radicate nel costume popolare
-russo quanto la _obscina_ o comunità di villaggio. Esse figurano nel
-più antico codice russo, il _Pravda_ di _Jaroslav_, sotto lo stesso
-nome (_vervj_) che nelle leggi dalmate, e si trovano del pari nelle
-fonti storiche polacche e czeche.
-
-Anche fra i Germani, secondo HEUSSLER (_Institutionen des deutschen
-Rechts_), l'unità economica in origine non è la famiglia isolata nel
-senso moderno, ma la «comunità domestica», che comprende parecchie
-famiglie di diverse generazioni, e spesso anche individui non liberi.
-Anche la famiglia romana viene ricondotta a questo tipo, e l'assoluta
-potestà del padre di famiglia, di fronte all'assenza d'ogni diritto
-negli altri membri della famiglia, fu testè vivamente contestata.
-Presso i Celti, in Irlanda, devono esservi state analoghe comunità
-di famiglia; in Francia esse si conservarono nel Nivernese, sotto il
-nome di _parçonneries_, sino alla rivoluzione francese, e nella Franca
-Contea non sono ancora interamente estinte. Nei pressi di _Louhans
-_(_Saône-et-Loire_) si vedono grandi case di contadini, con una sala
-centrale comune alta sino al tetto, e intorno le camere da letto, alle
-quali si accede mediante scale di sei a otto scalini, e dove abitano
-parecchie generazioni della medesima famiglia.
-
-Nelle Indie la comunità domestica che coltiva la terra in comune è
-ricordata fin da Nearco, ai tempi di Alessandro il Grande, e vi esiste
-tuttora nel _Pandschàb_ e in tutto il Nord-ovest del paese. Nel Caucaso
-la potè dimostrare lo stesso Kovalevsky. In Algeria esiste ancora
-presso i _Cabili_. E la si sarebbe rinvenuta anche in America, dove
-la si dice scoperta fra i _Calpullis_, descritti da Zurita nel vecchio
-Messico; CUNOW (_Ausland_, 1890, N. 42-44) dimostrò invece abbastanza
-chiaramente, che nel Perù, al tempo della conquista, vigeva una specie
-di regime di _marca_ (il quale, cosa strana, si sarebbe chiamato
-propriamente _marca_!), con divisione periodica del terreno coltivato,
-e quindi con coltivazione individuale.
-
-In ogni caso, la comunità domestica patriarcale, con la terra posseduta
-e coltivata in comune, acquista ormai una importanza ben maggiore che
-nel passato. Noi non possiamo più dubitare della parte importante che
-essa ha sostenuto, fra i popoli tendenti a civiltà e fra molti altri
-popoli del mondo antico, nel determinare il passaggio dalla famiglia
-del diritto materno alla famiglia isolata. Più avanti torneremo
-all'altra conclusione del Kovalevsky, per cui essa sarebbe anche stata
-lo stadio di transizione onde si sviluppa la comunità del villaggio
-o della marca, con coltivazione individuale e divisione dapprima
-periodica e poi definitiva dei campi e delle praterie.
-
-Quanto alla vita di famiglia in queste comunità domestiche, è da notare
-che, in Russia almeno, il capo di casa ha fama di abusare molto della
-sua posizione di fronte alle giovani della comunità, specialmente di
-fronte alle nuore, e spesso di farsene un _harem_; i canti popolari
-russi sono abbastanza eloquenti in proposito.
-
-Prima di passare alla monogamia, che si svolge rapidamente colla
-caduta del diritto materno, poche parole ancora sulla poligamia e
-sulla poliandria. Ambedue queste forme di connubio non possono essere
-che eccezioni, per così dire prodotti di lusso della storia, salvo
-che non sorgano in un paese l'una accanto all'altra, ciò che, come è
-noto, non è il caso. Poichè dunque gli uomini esclusi dalla poligamia
-non si possono consolare con donne lasciate libere dalla poliandria,
-e poichè il numero degli uomini e delle donne, indipendentemente dalle
-istituzioni sociali, fu sinora supergiù eguale, ciò basta ad escludere
-che l'una o l'altra di queste forme di connubio possano divenire la
-forma dominante. Nella realtà, la poligamia di un uomo era il prodotto
-palese della schiavitù e rimaneva sempre l'eccezione. Nella famiglia
-patriarcale semitica, vive in poligamia il solo patriarca, tutt'al
-più qualcuno dei suoi figli, gli altri debbono appagarsi di una sola
-donna. Lo stesso avviene ancora in tutto l'Oriente; la poligamia è
-un privilegio dei ricchi e dei potenti, e si recluta principalmente
-colla compra di schiave; la massa del popolo è monogama. Analogamente
-è un'eccezione la poliandria nell'India e nel Tibet, la cui origine
-dal connubio per gruppi sarebbe certo interessante approfondire. Nella
-sua pratica essa sembra del resto ben più larga del geloso regime degli
-_harem_ maomettani. Almeno, presso i _Nairi_ dell'India, tre, quattro
-o più uomini hanno bensì una moglie in comune, ma ognuno di essi ne può
-avere in comune con tre o più altri uomini una seconda, una terza, una
-quarta, ecc. È un miracolo, che Mac Lennan in questi clubs conjugali,
-di parecchi dei quali si può esser membri contemporaneamente e che egli
-stesso descrive, non abbia scoperta la nuova classe del _matrimonio di
-club_. Ma questo regime è ben lungi dall'essere vera poliandria; esso
-è piuttosto, come già osservò Giraud-Teulon, una forma speciale del
-connubio pei gruppi; gli uomini vivono in poligamia, e in poliandria le
-donne.
-
-4. _La famiglia monogamica_. Essa nasce dalla famiglia siandiasmica,
-come si è dimostrato, nell'epoca in cui lo stadio medio trapassa in
-quello superiore della barbarie; il suo definitivo trionfo è uno dei
-segni caratteristici dell'epoca civile che incomincia. Essa è fondata
-sul dominio del marito coll'espresso scopo di procreare figli la
-cui paternità sia incontestata, e tale paternità è richiesta, perchè
-questi figli debbono subentrare un giorno come eredi naturali nella
-fortuna paterna. Essa si distingue dalla famiglia sindiasmica per una
-assai maggiore saldezza del vincolo conjugale, non più risolubile per
-semplice consenso. Ordinariamente ora è solo l'uomo che può scioglierlo
-e ripudiare la moglie. Il diritto dell'infedeltà gli rimane garantito
-almeno dall'uso (il Codice Napoleone glielo attribuisce espressamente,
-finchè esso non porti la concubina nella casa conjugale) ed è sempre
-più praticato quanto più cresce lo sviluppo sociale; se la moglie si
-ricorda dell'antica pratica sessuale e vuol rinnovarla, essa è punita
-più duramente che mai per lo innanzi.
-
-La nuova forma di famiglia ci si offre in tutta la sua durezza
-presso i Greci. Mentre, come osserva Marx, la posizione delle dee
-nella mitologia ci presenta un periodo anteriore, nel quale le donne
-avevano ancora una posizione più libera e più stimata, noi troviamo
-ai tempi eroici la donna già degradata dal predominio dell'uomo e
-dalla concorrenza delle schiave. Si legge nell'Odissea come Telemaco
-rimprovera sua madre e la costringe a tacere. In Omero, le giovani
-conquistate sono abbandonate alla sensualità dei vincitori; i capi, a
-turno e a norma del grado, si scelgono le più belle; tutta l'Iliade,
-com'è noto, si aggira sulla contesa tra Achille ed Agamennone per
-una di tali schiave. Per ogni eroe omerico di qualche importanza è
-menzionata la fanciulla prigioniera di guerra, con la quale egli divide
-la tenda ed il letto. Queste fanciulle sono anche condotte in patria e
-nella casa conjugale, come Cassandra da Agamennone in Eschilo; i figli
-procreati con siffatte schiave ricevono una piccola parte dell'eredità
-paterna e sono considerati come uomini liberi; così Teucro è un figlio
-di Telamone nato fuori di matrimonio, eppure può portare il nome del
-padre. Dalla sposa si esige che tolleri tutto questo, e serbi la più
-rigorosa castità e fedeltà coniugale. La donna greca dei tempi eroici
-è, ben vero, più stimata di quella del periodo incivilito, ma essa non
-è altro, alla fine, per l'uomo che la madre dei suoi figli ed eredi
-legittimi, la governante della sua casa e la direttrice delle schiave,
-che egli può fare, e fa, a piacere, sue concubine. È l'esistenza
-della schiavitù allato alla monogamia, è la presenza di schiave
-giovani e belle che appartengono corpo ed anima all'uomo, ciò che sin
-dall'origine imprime alla monogamia il suo carattere specifico: essa è
-monogamia _soltanto per la donna_, non già per l'uomo. Questo carattere
-lo serba anche oggi.
-
-Pei Greci del periodo posteriore, giova distinguere tra Dori ed
-Jonî. I primi, il cui esempio classico è Sparta, conservano, per
-molti riguardi, rapporti conjugali ancora più antichi di quelli che
-ci mostra lo stesso Omero. A Sparta vige un connubio sindiasmico,
-modificato secondo i concetti locali dello Stato, che offre ancora
-molte reminiscenze del connubio per gruppi. I connubii senza prole
-vengono sciolti; il re Anassandrida (verso il 650 avanti la nostra
-èra) alla sua moglie sterile ne aggiunse una seconda e aveva così
-due famiglie[16]; nella stessa epoca il re Aristone, avendo due mogli
-sterili, ne ripudiò una e gliene sostituì una terza. D'altra parte,
-più fratelli potevano avere una moglie comune; l'amico, cui piacesse la
-moglie dell'amico, poteva dividerla con questo; ed era ritenuto decente
-porre la moglie a disposizione di un «vigoroso stallone», come direbbe
-Bismarck, anche se questo non fosse cittadino. Da un passo di Plutarco,
-secondo il quale una Spartana indirizza a suo marito l'amante che la
-incalzava con profferte di amore, pare — secondo Schömann — che vi
-fosse una anche più larga libertà di costume. Non esisteva quindi vero
-adulterio, o infedeltà della moglie alle spalle del marito. D'altra
-parte, la schiavitù domestica era sconosciuta a Sparta almeno nel tempo
-migliore, i servi iloti abitavano separati sui fondi de' padroni, era
-quindi minore per gli Spartani la tentazione di contaminarne le donne.
-Per tutte queste ragioni le donne a Sparta non potevano non avere
-una posizione molto più stimata che nel resto della Grecia. Le donne
-spartane e la parte eletta delle Etére ateniesi sono le sole donne
-greche di cui gli antichi parlino con rispetto, e i cui pensieri essi
-stimassero degni di venir rilevati.
-
-Ben altrimenti fra gli Jonî, la cui città caratteristica è Atene. Ivi
-le fanciulle non imparavano che a filare, tessere, cucire, tutt'al
-più qualche poco a leggere e a scrivere. Vivevano come recluse e
-non praticavano se non con altre donne. La camera delle donne era
-segregata nel piano superiore o sul di dietro della casa, dove gli
-uomini, massime se stranieri, difficilmente penetravano e dove esse
-si ritiravano se capitavano visite maschili. Le donne non uscivano
-che accompagnate da una schiava; in casa erano strettamente vigilate;
-Aristofane parla di molossi, educati a spaventare gli adulteri,
-e, almeno nelle città asiatiche, alla sorveglianza delle donne si
-impiegavano gli eunuchi, che già al tempo di Erodoto fabbricavansi
-in Chio per farne commercio, e, secondo Wachsmuth, non servivano ai
-soli barbari. In Euripide, la donna è qualificata come _oikurema_,
-ossia come cosa destinata alla cura della casa (la parola è neutra),
-e per l'Ateniese essa non era che una macchina per la procreazione e
-la principale domestica. L'uomo aveva gli esercizi ginnastici e gli
-affari pubblici, dai quali era esclusa la donna; aveva spesso, inoltre,
-schiave a sua disposizione, e, nel fiore di Atene, una prostituzione
-diffusa e che lo Stato, a dire il vero, favoriva. Fu appunto sulla base
-di questa prostituzione che si svilupparono certi speciali caratteri
-di donne greche, che per lo spirito e pel gusto artistico si elevavano
-tanto sul livello comune delle donne antiche, quanto le Spartane pel
-carattere. Ma che per divenire donne bisognasse prima essere Etére, è
-questa la più severa condanna della famiglia ateniese.
-
-Questa famiglia ateniese fu, nel corso del tempo, il tipo sul quale
-sempre più modellarono i loro rapporti domestici non solo gli altri
-Jonî, ma tutti i Greci dell'interno e delle colonie. Ma, ad onta
-dell'isolamento e della sorveglianza, le Greche trovavano abbastanza
-spesso l'occasione d'ingannare i loro mariti. Questi, che si sarebbero
-vergognati di manifestare amore per le loro mogli, si divertivano
-amoreggiando colle Etére; ma la degradazione delle donne si vendicò
-sugli uomini e degradò anch'essi, finchè caddero nel pervertimento
-degli amori coi fanciulli, e degradarono i loro dei, come sè stessi,
-col mito di Ganimede.
-
-Tale fu l'origine della monogamia, per quanto, ci è dato rintracciarla
-nel popolo più incivilito e più altamente evoluto dell'antichità.
-Essa non fu affatto un frutto dell'amore sessuale individuale, con
-cui non aveva assolutamente nulla di comune, poichè, dopo come prima,
-i connubii restarono connubii di convenienza. Essa fu la prima forma
-di famiglia, non basata su rapporti naturali, ma economici, cioè
-sulla vittoria della proprietà privata sopra la originaria proprietà
-comune naturale. Dominio dell'uomo nella famiglia, e procreazione
-di figli, che non potessero essere che suoi e destinati ad ereditare
-la sua ricchezza — questi e non altri furono gli scopi del connubio
-individuale[17], francamente espressi dai Greci. Del resto esso era per
-loro un peso, un dovere verso gli dei, verso lo Stato e verso i proprii
-antecessori; un dovere da adempiere e nulla più. In Atene la legge
-imponeva all'uomo non solo il matrimonio, ma l'adempimento di un minimo
-dei cosiddetti doveri coniugali.
-
-Il connubio individuale non appare quindi affatto nella storia come una
-riconciliazione fra l'uomo e la donna, e, meno ancora, come la forma di
-connubio più alta.
-
-Al contrario. Esso si presenta come l'assoggettamento di un sesso
-all'altro, come la proclamazione di un conflitto dei sessi, sino allora
-sconosciuto in tutta la storia primitiva. In un vecchio manoscritto
-inedito, elaborato da Marx e da me nel 1846, trovo: «La prima divisione
-del lavoro è quella tra l'uomo e la donna per la procreazione.» Oggi
-posso aggiungere: Il primo antagonismo di classe, che si presenta nella
-storia, coincide collo sviluppo dell'antagonismo fra l'uomo e la donna
-nel connubio individuale, e la prima oppressione di classe con quella
-del sesso maschile sul femminile. Il connubio individuale fu un grande
-progresso storico, ma al tempo stesso esso aprì, accanto alla schiavitù
-e alla ricchezza privata, quell'èra, non ancor chiusa, nella quale
-ogni progresso è insieme un relativo regresso; nella quale il bene
-e lo sviluppo degli uni si compie col male e colla oppressione degli
-altri. Esso è la forma cellulare della società incivilita, la forma
-nella quale già possiamo studiare la natura degli antagonismi e delle
-contraddizioni che in questa società completamente si svolgono.
-
-L'antica libertà relativa dei rapporti sessuali non cessò affatto colla
-vittoria della famiglia sindiasmica, e neppure con quella del connubio
-individuale. «L'antico sistema coniugale, ridotto a più stretti limiti
-dalla graduale estinzione dei gruppi _punalua_, circondò tuttavia la
-progrediente famiglia e vi lasciò la sua impronta sino all'albeggiare
-dell'epoca civile.... Esso sparì definitivamente nella nuova forma
-dell'eterismo, che incalza gli uomini anche in piena civiltà come
-un'ombra fosca projettata sulla famiglia.» Morgan intende per eterismo
-il rapporto sessuale extraconiugale di uomini con donne non maritate,
-esistente _allato al connubio individuale_; rapporto sessuale che,
-com'è noto, fiorisce nelle forme più diverse durante tutto il periodo
-della Civiltà e si muta sempre più in aperta prostituzione. Questo
-eterismo scaturisce direttamente dal connubio per gruppi, dalle unioni
-promiscue con le quali le donne acquistavano il diritto alla castità.
-Il darsi per danaro fu dapprima un atto religioso che compievasi nel
-tempio della dea dell'amore, e in origine il danaro devolvevasi al
-tesoro del tempio. Le _Ierodule_ di Anaiti in Armenia, di Afrodite
-in Corinto, come le danzatrici religiose dei tempii dell'India, le
-cosiddette _Baiadere_ (la parola è una corruzione dal portoghese
-_bailadeira_ = ballerina), furono le prime prostitute. Il far copia di
-sè, in origine dovere di ogni donna, più tardi fu ufficio esclusivo
-di queste sacerdotesse in rappresentanza di tutte le donne. Presso
-altri popoli l'eterismo deriva dalla libertà sessuale concessa alle
-ragazze avanti il matrimonio, avanzo quindi anch'esso del connubio
-per gruppi, ma trasmessoci per altra via. Col sorgere della disparità
-delle fortune, cioè nello stadio superiore delle Barbarie, il lavoro
-salariato nasce sporadicamente accanto al lavoro dello schiavo, e
-contemporaneamente, come suo correlativo necessario, la prostituzione
-professionale delle donne libere accanto a quella forzata delle
-schiave. Così il retaggio lasciato dal connubio per gruppi all'epoca
-civile è a doppia faccia; come è a doppia faccia, ipocrita, incoerente
-e contraddittorio tutto ciò che la civiltà produce; qui la monogamia,
-là l'eterismo fino alla sua ultima forma, la prostituzione. L'eterismo
-è una istituzione sociale come qualsiasi altra; esso conserva l'antica
-libertà sessuale a favore degli uomini. Non soltanto tollerato in
-pratica, ma praticato palesemente, sopratutto dalle classi dominanti,
-esso è condannato a parole. Ma in realtà questa condanna non colpisce
-punto gli uomini, che vi partecipano, ma soltanto le donne: queste
-sono anatomizzate e reiette, proclamandosi così ancora una volta
-l'incondizionata signoria degli uomini sul sesso femminile come legge
-fondamentale della società.
-
-Ma con ciò si sviluppa una nuova antitesi nella stessa monogamia.
-Da un lato il marito che infiora la sua esistenza coll'eterismo;
-dall'altro la moglie lasciata in un canto. E non si può avere un lato
-dell'antagonismo senza l'altro, come non si può avere in mano una mela
-intera quando se n'è mangiata la metà. Sembrò essere tuttavia questa
-l'opinione dei mariti finchè le loro mogli non li disingannarono. Col
-connubio individuale nascono due costanti e caratteristiche figure
-sociali che il passato non conosce: l'amante fisso della moglie e
-il marito cornuto. Gli uomini avevano ottenuta la vittoria sulle
-donne, ma la magnanimità delle vinte s'incaricò della incoronazione.
-Allato al connubio individuale e all'eterismo, l'adulterio divenne
-una istituzione sociale inevitabile — vietato, duramente punito, ma
-indistruttibile. La paternità certa del fanciullo si fondò tutt'al
-più, dopo come prima, sulla convinzione morale, e, per risolvere la
-insolubile contraddizione, il Codice Napoleone decretava all'art. 312:
-_L'enfant conçu pendant le mariage a pour père le mari_; il figlio
-concepito durante il matrimonio ha per padre.... il marito. È questo
-l'ultimo risultato di tremila anni di connubio individuale.
-
-Così noi abbiamo nella famiglia individuale — nei casi che rimangono
-fedeli alla sua origine storica e mettono in chiara luce l'antagonismo
-tra l'uomo e la donna, espresso nell'esclusivo dominio dell'uomo
-— un quadro in piccolo degli stessi antagonismi e contraddizioni,
-fra i quali la società, divisa in classi, si muove fin dagli inizii
-dell'epoca civile senza poterli risolvere e superare. Io parlo qui
-naturalmente solo di quei casi del connubio individuale, nei quali
-la vita conjugale si svolge giusta il carattere originario di tutta
-l'istituzione, ma nei quali la donna si ribella contro il dominio
-dell'uomo. Che non tutti i matrimonii trascorrano così, niuno lo sa
-meglio del filisteo tedesco, il quale nella casa non sa mantenersi
-meglio il suo dominio che nello Stato, e la cui moglie quindi porta
-di pien diritto quei pantaloni, dei quali egli non è degno. Con tutto
-ciò egli si reputa superiore al suo compagno di sventura francese, al
-quale, più sovente che a lui, accade anche di peggio.
-
-Per altro la famiglia individuale non si presenta dapertutto e in ogni
-tempo nella forma classicamente dura che essa ebbe presso i Greci. Fra
-i Romani, che, quali futuri conquistatori del mondo, avevano vedute
-più ampie, se anche meno perspicaci, la donna era più libera e più
-stimata. Il Romano credeva la fedeltà coniugale senz'altro guarentita
-col potere di vita e di morte che aveva sulla moglie. Ivi la donna
-avea facoltà, come l'uomo, di sciogliere il connubio. Ma il più grande
-progresso nello sviluppo del connubio individuale avvenne certamente
-coll'entrata dei Germani nella storia; senza dubbio perchè fra di essi,
-per effetto della loro povertà, non sembra che la monogamia si fosse
-ancora completamente disinvolta dal connubio sindiasmico. Lo desumiamo
-da tre circostanze menzionate da Tacito: In primo luogo, accanto a
-un religioso rispetto del nodo coniugale — «essi si appagano di una
-moglie, le donne vivono in una stretta castità» — vigeva tuttavia la
-poligamia per le persone elevate e pei capi delle tribù, condizione
-analoga a quella degli Americani, fra i quali dominava la famiglia
-sindiasmica. In secondo luogo, il passaggio dal diritto materno al
-paterno doveva essere recente, poichè il fratello della madre — il più
-prossimo parente _gentile_ maschio, giusta il diritto materno — era
-ancora considerato un parente quasi più prossimo dello stesso genitore;
-il che corrisponde anche al punto di vista degl'Indiani americani, fra
-i quali Marx, com'ei diceva sovente, trovò la chiave per l'intelligenza
-della nostra storia primitiva. E, in terzo luogo, le donne erano,
-presso i Germani, altamente stimate e molto influenti anche nei
-pubblici affari, ciò che sta in diretto contrasto col predominio
-monogamico degli uomini. Cose, quasi tutte, nelle quali i Germani
-concordano con gli Spartani, i quali, come vedemmo, non avevano ancor
-del tutto superato il connubio sindiasmico. Coi Germani quindi, anche
-per questo rapporto, un elemento affatto nuovo sorgeva a dominare sul
-mondo. La nuova monogamia, che si sviluppava allora dalla miscela dei
-popoli sugli avanzi del mondo romano, rivestì il dominio maschile di
-forme più miti e lasciò alle donne, almeno esteriormente, una posizione
-molto più stimata e più libera di quella che abbia mai conosciuta
-la classica antichità. Con ciò solo nacque la possibilità che dalla
-monogamia — in essa, allato ad essa e contro di essa, secondo i casi
-— si svolgesse il più grande progresso morale che noi le dobbiamo:
-l'amore sessuale individuale moderno, ignoto a tutto il mondo passato.
-
-Ma questo progresso si deve certamente al fatto che fra i Germani
-regnava ancora la famiglia sindiasmica, e la condizione della donna,
-corrispondente a questa forma di famiglia, fu, in quanto possibile,
-innestata nella monogamia; non si deve già alla leggenda di un
-maraviglioso candore morale, naturale ai Germani; la realtà è che
-il connubio sindiasmico non si aggira fra gli stridenti antagonismi
-morali dalla monogamia. I Germani, anzi, nelle loro migrazioni,
-particolarmente verso il Sud-est, tra i nomadi delle steppe del Mar
-Nero, si erano molto depravati, e, oltre l'abilità nell'equitazione,
-ne avevano anche appreso dei brutti vizii contro natura, come attestano
-esplicitamente Ammiano, dei Thaifali, e Procopio, degli Eruli.
-
-Ma se la monogamia, di tutte le forme di famiglia conosciute,
-fu quella, sotto la quale soltanto potè svilupparsi il moderno
-amore sessuale, ciò non significa che questo vi si sia sviluppato
-esclusivamente, o anche solo prevalentemente, come amore reciproco
-dei coniugi. Ciò, anzi, era escluso dalla natura stessa del connubio
-individuale stabile sotto il dominio dell'uomo. In tutte le classi
-storicamente attive, cioè in tutte le classi dominanti, la conclusione
-delle nozze restò ciò che era stata dal connubio sindiasmico in poi,
-un affare di convenienza, regolato fra i genitori. E la prima forma
-storica dell'amore sessuale come passione, come passione attinente
-ad ogni uomo (almeno delle classi dominanti) e come la più elevata
-forma dell'istinto sessuale — ciò che ne costituisce appunto il
-carattere specifico — codesta sua prima forma, l'amore cavalleresco
-del medio-evo, fu tutt'altro che un amore coniugale. Al contrario. Nel
-suo aspetto classico, presso i Provenzali, essa naviga a vele spiegate
-verso l'adulterio, e i loro poeti lo cantano. Il fiore delle poesie
-amorose provenzali sono le _albas_, in tedesco _Tagelieder_ (canzoni
-del mattino). Esse descrivono, con vivi colori, come il cavaliere giace
-colla sua bella — moglie di altrui — mentre fuori sta la scolta, che
-lo chiama, appena sorge l'alba, perchè possa spulezzare inosservato;
-la scena della separazione ne forma il punto culminante. I francesi
-del Nord ed anche i nostri bravi tedeschi adottarono questa specie di
-poesia con relativo amore cavalleresco, e il nostro vecchio Wolfram
-von Eschenbach ha lasciato sul piccante argomento tre meravigliosi
-_Tagelieder_, ch'io preferisco di gran lunga alle sue tre lunghe
-epopee.
-
-Il contratto nuziale borghese, ai nostri giorni, è di due sorta. Nei
-paesi cattolici, un tempo come ora, i genitori procurano al giovane
-borghese la sposa che gli conviene, e la conseguenza naturale ne è il
-più completo sviluppo della contraddizione insita nella monogamia:
-florido eterismo da parte dell'uomo, rigoglioso adulterio da parte
-della donna. La chiesa cattolica abolì il divorzio, probabilmente
-perchè si è convinta che contro l'adulterio, come contro la morte,
-non cresce erba negli orti. Nei paesi protestanti è regola invece di
-concedere al figlio del borghese di eleggersi, con più o meno libertà,
-una donna della propria classe, onde un certo grado di amore può
-trovarsi alla base del matrimonio, e, per ragion di decoro, vi è sempre
-presupposto, ciò che è del tutto consono all'ipocrisia protestante. Qui
-l'eterismo dell'uomo è meno spiccato e l'adulterio della donna è meno
-la regola. Ma poichè, in ogni forma di connubio, gli uomini rimangono
-ciò che erano prima delle nozze, e poichè i borghesi dei paesi
-protestanti sono per lo più filistei, questa monogamia protestante,
-nella media dei migliori casi, non conduce che alla comunanza conjugale
-di una plumbea noia, che si qualifica col nome di felicità domestica.
-Il migliore specchio di questi due metodi di matrimonio è il romanzo,
-per la maniera cattolica, il francese, per la protestante, il tedesco.
-In entrambi l'eroe del romanzo conquista qualche cosa: nel tedesco, il
-giovane, la ragazza; nel francese, il marito, le corna. Non è ancora
-risoluto quale dei due stia peggio. Perciò al borghese la noia del
-romanzo tedesco desta lo stesso orrore che la immoralità del romanzo
-francese al filisteo tedesco; sebbene da poco in quà, dacchè «Berlino
-divenne città mondiale», il romanzo tedesco si faccia alquanto meno
-timido nel riprodurre l'eterismo e l'adulterio, da lungo tempo ivi ben
-noti.
-
-Ma in ambo i casi il matrimonio è subordinato alla classe degli
-interessati e, per tal riguardo, è quindi sempre un matrimonio di
-convenienza. In ambo i casi tale matrimonio si converte bene spesso
-nella più abbietta prostituzione, talvolta delle due parti, più spesso
-della moglie soltanto, la quale non si distingue dalla cortigiana
-ordinaria se non in quanto essa non dà a nolo il suo corpo volta per
-volta come una salariata, ma lo vende una volta per sempre come avviene
-alle schiave. E per tutti i matrimoni di convenienza vale il motto di
-Fourier: «Come nella grammatica due negazioni fanno un'affermazione,
-così nella morale conjugale due prostituzioni formano una virtù.»
-È solo tra le classi oppresse, cioè oggidì nel proletariato, che
-l'amore sessuale, nelle relazioni colla donna, può diventare e
-diventa la regola vera — sia esso o no consacrato ufficialmente. Ma
-nel proletariato tutte le basi della monogamia classica vengono meno.
-Esso non ha proprietà, per conservare e trasmettere la quale vennero
-appunto creati la monogamia e il dominio dell'uomo, e non v'è quindi
-stimolo alcuno a far valere questo dominio. Di più ne mancano i mezzi;
-il diritto borghese, che difende quel dominio, non esiste che pei
-possidenti e per le loro relazioni coi proletarii; esso costa danaro e
-quindi, stante la loro povertà, non ha influenza nelle relazioni del
-lavoratore con sua moglie. Qui ciò che decide sono rapporti sociali
-e personali affatto diversi. Dacchè, inoltre, la grande industria
-getta la donna dalla casa nel mercato del lavoro e nella fabbrica,
-e spesso ne fa il sostegno della famiglia, ecco mancato il terreno
-agli ultimi avanzi del dominio maschile nella casa proletaria — salvo
-forse ancora qualche tratto di quella brutalità verso la donna, che
-prese piede appunto col sorgere della monogamia. Così la famiglia del
-proletario non è più monogamica nello stretto senso, siavi pure l'amore
-il più appassionato e la più inviolata fedeltà dei conjugi, e malgrado
-qualsiasi benedizione spirituale o temporale. Onde anche gli eterni
-compagni della monogamia, l'eterismo e l'adulterio, non sostengono qui
-che una parte quasi impercettibile; la donna riacquistò effettivamente
-il diritto al divorzio, e, se i coniugi diventano incompatibili, si
-separano liberamente. Insomma, il matrimonio proletario è monogamico
-nel senso etimologico della parola, ma non lo è assolutamente nel senso
-storico.
-
-I nostri giuristi stimano, senza dubbio, che il progresso della
-legislazione toglie sempre più alle donne ogni motivo a doglianze,
-poichè i moderni sistemi legislativi dei paesi civili sempre più
-riconoscono, in primo luogo, che il matrimonio, perchè sia valido,
-dev'essere un contratto accettato spontaneamente dalle due parti; e, in
-secondo luogo, che anche durante il matrimonio i coniugi hanno eguali
-diritti ed eguali doveri. Supposta la logica applicazione di questi due
-principii, le nostre donne avrebbero tutto ciò che possono desiderare.
-
-Quest'argomentazione, tutta giuridica, è esattamente quella stessa con
-la quale i repubblicani borghesi tappano la bocca ai proletarii. Il
-contratto di lavoro dev'essere accettato spontaneamente da entrambe
-le parti. Ma esso si ritiene «spontaneamente accettato» non appena la
-legge ha dichiarate eguali le due parti _sulla carta_. Il potere che
-la diversità di classe sociale conferisce ad una parte, la pressione
-che esso esercita sull'altra — la effettiva condizione economica
-di entrambe — ciò non riguarda la legge. Nel contratto di lavoro le
-parti devono avere eguali diritti, se l'una o l'altra non vi abbia
-espressamente rinunziato; ma la legge non può nulla contro il fatto
-che la condizione economica costringe l'operaio a rinunziare anche
-all'ultima parvenza di cotesta eguaglianza.
-
-Per il matrimonio, la legge, anche la più progredita, è pienamente
-soddisfatta, quando gl'interessati hanno espressa formalmente a verbale
-la loro spontaneità; quanto a ciò che avviene dietro lo scenario
-giuridico, là dove si svolge la vita reale, e come cotesto spontaneo
-consenso si ottenga, di tutto ciò nè il giurista, nè la legge possono
-curarsi. Eppure una semplice osservazione di diritto comparato
-mostrerebbe al giurista il valore di cotesta spontaneità. Nei paesi,
-dove ai figli è legalmente assicurata una parte della fortuna paterna,
-dove cioè non li si può diseredare — in Germania, nei paesi di diritto
-francese, ecc. — si esige, per contrarre matrimonio, il consenso dei
-genitori. Nei paesi di diritto inglese, dove il consenso dei genitori
-non è legalmente necessario, i genitori hanno piena libertà di disporre
-della loro fortuna, e possono a piacere diseredare i loro figli. Ciò
-malgrado, o meglio appunto per ciò, in Inghilterra ed in America, la
-libertà di contrarre matrimonio, nelle classi nelle quali c'è qualcosa
-da ereditare, non è di un pelo più grande (ciò è ben chiaro) che in
-Francia ed in Germania.
-
-Così è pure dell'eguaglianza giuridica del marito e della moglie nel
-matrimonio. La loro ineguaglianza giuridica, trasmessaci dalle passate
-istituzioni sociali, non è la causa, ma l'effetto della soggezione
-economica della donna. Nell'antica economia domestica comunistica, che
-abbracciava più coppie di coniugi coi loro figli, l'amministrazione
-domestica, lasciata alle donne, era un'industria altrettanto pubblica
-e socialmente necessaria, quanto il procacciare gli alimenti, che era
-di spettanza degli uomini. Con la famiglia patriarcale, e ancora più
-con la famiglia monogamica isolata, le cose cangiarono. La direzione
-delle faccende domestiche perdette il suo carattere pubblico. Essa non
-riguardò più la società; si mutò in un _servizio privato_; e la donna
-diventò la prima servente, esclusa dal partecipare alla produzione
-sociale. Solo la grande industria moderna riaperse alla donna — e
-soltanto alla donna proletaria — l'adito alla produzione sociale,
-ma in tal guisa che, quando essa adempie ai suoi doveri nel servizio
-privato della famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica e non
-può guadagnar nulla, mentre poi, se vuol partecipare all'industria
-pubblica e procacciarsi un guadagno autonomo, non è più in grado di
-adempiere ai suoi doveri di famiglia. E come nella fabbrica, così
-avviene alla donna in qualsiasi ramo di attività; anche nella medicina,
-o nell'avvocatura. La moderna famiglia individuale è fondata sulla
-palese o velata schiavitù domestica della donna, e la moderna società è
-una massa le cui molecole sono le famiglie isolate. Oggi, nella grande
-maggioranza dei casi, è l'uomo che alimenta la famiglia, almeno nelle
-classi possidenti, e ciò gli conferisce una posizione di dominatore che
-non ha bisogno di altro privilegio giuridico. Nella famiglia egli è il
-borghese; la donna il proletario. Ma nel mondo industriale il carattere
-specifico della oppressione economica che pesa sul proletariato non
-spicca in tutto il suo rilievo, se non dopo eliminati tutti i privilegi
-legali della classe capitalistica e raggiunta l'eguaglianza giuridica
-delle due classi; la repubblica democratica non elimina l'antagonismo
-di queste, essa offre anzi ad esse il terreno pel combattimento
-decisivo. Parimente il carattere specifico del dominio dell'uomo sulla
-donna nella famiglia moderna, la necessità della loro vera eguaglianza
-sociale e la via di pervenirvi, non appariranno in piena luce se non
-quando essi saranno pienamente eguali in diritto. Allora si parrà che
-la emancipazione della donna ha per condizione prima il ritorno di
-tutto il sesso femminile alla industria pubblica, e che ciò richiede
-a sua volta che la proprietà della famiglia isolata cessi di essere
-l'unità economica della società.
-
-
-Noi abbiamo quindi tre forme principali di connubio, che corrispondono,
-all'ingrosso, ai tre principali stadii dell'evoluzione umana. Allo
-stato selvaggio il connubio per gruppi; alla Barbarie il connubio
-sindiasmico; all'epoca civile la monogamia, che ha per complementi
-l'adulterio e la prostituzione. Tra il connubio sindiasmico e la
-monogamia s'insinuano, nel periodo superiore della barbarie, il dominio
-degli uomini sulle schiave e la poligamia.
-
-Come lo dimostra quanto abbiamo esposto, il progresso che si rivela
-in questa serie è connesso al fatto singolare, che la libertà sessuale
-del connubio per gruppi è sempre più sottratta alle donne, ma non agli
-uomini, pei quali in realtà il connubio per gruppi perdura. Ciò che
-per la donna è un delitto e si trae dietro gravi conseguenze legali
-e sociali, passa come onorevole per l'uomo, o, nel peggior caso, come
-una lieve macula morale, che si porta con soddisfazione. Ma quanto più
-l'eterismo tradizionale è modificato, ai tempi nostri, dalla produzione
-capitalistica e ad essa si adatta, quanto più esso si trasforma
-in aperta prostituzione, tanto più esso diventa demoralizzante,
-e demoralizza gli uomini assai più delle donne. Delle donne la
-prostituzione degrada — e ancora non nel senso che comunemente si
-crede — soltanto le infelici che ne sono vittime; essa degrada invece
-il carattere di tutto quanto il sesso maschile. Così specialmente
-un fidanzamento prolungato è, in nove casi su dieci, una vera scuola
-preparatoria d'infedeltà coniugale.
-
-Noi moviamo ora a una trasformazione sociale, che demolirà le basi
-economiche della monogamia, altrettanto certamente quanto quelle del
-suo complemento: la prostituzione. La monogamia nacque dal concentrarsi
-di grandi ricchezze in una stessa mano, cioè in quella di un uomo, e
-dal bisogno di trasmettere queste ricchezze ai figli di quest'uomo,
-ad esclusione di ogni altro. Perciò era necessaria la monogamia
-non dell'uomo, ma della donna, ed essa non impedì punto l'aperta o
-dissimulata poligamia dell'uomo. Ma la futura rivoluzione sociale, col
-trasformare almeno la massima parte della ricchezza stabile ereditaria
-— i mezzi di produzione — in proprietà sociale, ridurrà al minimo tutta
-questa smania per le eredità. Ora, poichè la monogamia è nata da cause
-economiche, sparirà essa collo sparire di queste?
-
-Non senza ragione si potrebbe rispondere: non solo essa non sparirà, ma
-comincerà anzi a veramente esistere per la prima volta; perciocchè, con
-la trasformazione dei mezzi di produzione in proprietà sociale, cessa
-il lavoro salariato, cessa il proletariato, e quindi anche la necessità
-per un certo numero di donne, che si può statisticamente calcolare,
-di prestarsi ad altri per denaro. La prostituzione è soppressa, e la
-monogamia, scambio di sparire, diverrà alfine una realtà.... anche per
-gli uomini.
-
-La condizione degli uomini sarà dunque, in ogni caso, assai modificata;
-ma anche quella delle donne, di _tutte_ le donne, subirà importanti
-cangiamenti. Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune,
-la famiglia isolata cessa di essere l'unità economica della società.
-L'economia domestica privata si trasforma in una industria sociale.
-La cura e l'educazione dei figli diventa affare pubblico; la società
-provvede ugualmente per i figli di tutti, legittimi o naturali, e cessa
-con ciò la preoccupazione delle «conseguenze», che forma oggi il più
-essenziale motivo sociale — morale ed economico — che impedisce a una
-fanciulla di darsi francamente all'uomo che ama.
-
-Ma non sarà questa una ragione sufficiente perchè sorga a poco a
-poco una certa libertà dei rapporti sessuali e con essa un'opinione
-pubblica meno rigorosa sull'onore verginale e sul pudore della donna? E
-finalmente, non abbiamo noi veduto che, nel mondo moderno, monogamia e
-prostituzione sono, è vero, un'antitesi, ma un'antitesi inscindibile,
-due poli del medesimo stato speciale? Può la prostituzione cessare
-senza trascinar seco nell'abisso la monogamia?
-
-Qui entra efficacemente in gioco un nuovo fattore, un fattore, che
-esisteva tutt'al più in germe allorchè la monogamia si venne formando:
-l'amore sessuale individuale.
-
-Prima del medio-evo non può parlarsi di amore sessuale individuale.
-Certo, la bellezza personale, la familiarità, l'affinità di tendenze,
-ecc., dovettero sempre destare in persone di diverso sesso il desiderio
-di rapporti sessuali, nè, agli uomini come alle donne, potè essere
-affatto indifferente con quale persona essi entrassero in tanta
-intimità di relazioni. Ma da ciò al nostro amore sessuale v'è di mezzo
-un abisso. In tutta l'antichità i connubii sono conchiusi dai genitori
-per gl'interessati, che vi si acconciano tranquillamente. Quel briciolo
-di amore coniugale, che l'antichità conobbe, non è già un'inclinazione
-subiettiva, ma un dovere obiettivo, non la causa, ma il correlativo
-del matrimonio. L'antichità non ci offre l'amore, nel senso moderno,
-se non al difuori della società ufficiale. I pastori, di cui Teocrito
-e Mosco ci cantano le gioie e le pene d'amore, il Dafni e la Cloe di
-Longo, sono semplici schiavi, che non hanno parte veruna nello Stato,
-la sfera d'azione del cittadino libero. Ma, al difuori degli schiavi,
-non troviamo l'amore se non come prodotto di decomposizione del vecchio
-mondo in isfacelo, e con donne estranee alla società ufficiale, con
-Etére, ossia con straniere o con affrancate; in Atene alla vigilia del
-suo tramonto, in Roma al tempo dell'Impero. Se veri amoreggiamenti
-avvenivano tra cittadini e cittadine libere, eran sempre degli
-adulterii. E al poeta classico dell'amore nell'antichità, al vecchio
-Anacreonte, l'amore sessuale nel nostro senso era così indifferente,
-che neanche gli importava il sesso della persona amata.
-
-Il nostro amore sessuale è essenzialmente diverso dal semplice
-desiderio sessuale, dall'_Eros_ degli antichi. In primo luogo, esso
-presuppone il ricambio, e in ciò la donna è eguale all'uomo, mentre
-essa, nell'antico _Eros_, non era neppur sempre interrogata. In secondo
-luogo, l'amore sessuale ha un'intensità e una durata, per le quali il
-non possedersi reciprocamente e la separazione appaiono ad entrambe le
-parti come una grande, se non anche come la suprema sventura; per darsi
-l'uno all'altro, ogni audacia è ben accetta, anche il rischio della
-vita, ciò che nell'antichità non avveniva, tutt'al più, che in caso
-d'adulterio. E finalmente, ai rapporti sessuali si applica una nuova
-norma morale; non si chiede soltanto se siano legittimi o illegittimi,
-ma ancora se sian generati da scambievole amore. Beninteso, anche
-questa nuova norma morale, nella pratica feudale o borghese, subisce
-il destino di tutte le altre: esser trasgredita. Ma non le avviene di
-peggio. Come tutte le altre è riconosciuta in teoria — sulla carta. E
-per ora non può pretender di più.
-
-Il medioevo ripiglia l'amore sessuale a quel punto in cui l'ha lasciato
-l'antichità; all'adulterio. Già descrivemmo l'amore cavalleresco che
-inventò i _Tagelieder_: le canzoni del mattino. Da questo amore, che
-tende a violare il matrimonio, sino a quello che deve fondarlo, c'è
-un bel tratto che la cavalleria non correrà mai tutto intiero. Se
-anche dai frivoli Provenzali passiamo ai virtuosi Tedeschi, troviamo
-nel poema dei Nibelungi che, benchè Krimhilda nel suo segreto sia
-innamorata di Sigifredo quanto questi di lei, basta che Gunther le
-accenni di averla giurata a un cavaliero, che neppure le nomina,
-perchè essa risponda: «Non occorre pregarmi; io sarò sempre ciò che
-voi comandate; e a quell'uomo, che Voi, Signore, mi darete per marito,
-mi fidanzerò volontieri.» Neanche le balena che il suo amore possa
-in alcun modo meritare considerazione. Gunther chiede la mano di
-Brunechilde, Etzel di Krimhilda, senz'averle mai viste; del pari, nella
-_Gutrun_, Sigibante di Irlanda chiede sposa la norvegese Uta, Hetel di
-Hegelingen chiede Ilda d'Irlanda, e finalmente Sigifredo di Morland,
-Hartmut di Ormania e Herwing di Zelanda chiedono la mano di Gutrun; e
-qui solo avviene che questa si decida spontaneamente per l'ultimo. Di
-regola, la sposa del giovane principe è scelta dai suoi genitori, se
-viventi, se no da lui stesso ma dietro il parere dei grandi feudatari,
-che ha sempre un gran peso. Nè può essere altrimenti, dacchè pel
-cavaliere o pel barone, come per lo stesso principe, le nozze sono un
-atto politico, un occasione d'ingrandirsi il potere con nuove alleanze;
-l'interesse della _casa_, non il capriccio dell'individuo, è ciò
-che decide. E come mai dunque spetterebbe all'amore di dire l'ultima
-parola?
-
-Non diverso era il destino dei cittadini stretti in corporazione
-nelle città medioevali. I privilegi stessi che li proteggevano, quei
-regolamenti corporativi pieni di clausole, le barriere artificiali che
-li dividevano legalmente, quà dalle altre corporazioni, là dai compagni
-della stessa corporazione, altrove dai garzoni e dagli apprendisti,
-limitavano ancor più la cerchia già abbastanza angusta, entro la quale
-essi potevano cercarsi una sposa conveniente. E quale fosse fra tutte
-la più conveniente, decideva inappellabilmente, in cotesto complicato
-sistema, non già il loro gusto individuale, ma l'interesse della
-famiglia.
-
-Così le nozze, dalla loro origine sino alla fine del medio evo,
-rimasero sottratte, nella immensa maggioranza dei casi, alla decisione
-degl'interessati. Da principio si veniva al mondo già conjugati con un
-intero gruppo dell'altro sesso. Nelle forme successive del connubio
-per gruppi, probabilmente il sistema rimase quello, ma i gruppi
-andarono sempre restringendosi. Nel connubio sindiasmico è regola che
-le madri negoziino i maritaggi dei figli; anche allora il criterio è
-la ricerca di vincoli di parentela, che procaccino alla giovane coppia
-una posizione più forte nella _gente_ e nella tribù. E allorchè,
-col prevalere della proprietà privata sulla proprietà comune e cogli
-interessi successorii, trionfarono il diritto paterno e la monogamia,
-allora per la prima volta le nozze subirono l'imperio assoluto
-delle preoccupazioni economiche. Cessò la _forma_ del matrimonio per
-compra, ma la cosa rimase sempre più quella stessa, talchè non la sola
-donna, ma anche l'uomo ebbe un prezzo — non in ragione delle qualità
-personali, ma in ragione de' suoi beni. In pratica e sin dalle origini,
-era cosa affatto inaudita fra le classi dominanti che la simpatia mutua
-degli interessati potesse essere il motivo prevalente delle nozze: ciò
-non avveniva che nei romanzi, oppure fra le classi oppresse che non
-contavano affatto.
-
-Tali le condizioni che trovò la produzione capitalistica, allorchè
-questa, dall'epoca delle scoperte geografiche, si apparecchiò, col
-commercio internazionale e con la manifattura, a conquistare il dominio
-del mondo. Si dovette pensare che questa maniera di connubii le fosse
-la più conveniente, e realmente lo fu. E tuttavia — oh! imperscrutabile
-ironia della storia! — era essa medesima che doveva aprirvi la breccia
-decisiva. Tutto trasformando in merci, essa dissolvette tutti i vecchi
-rapporti tradizionali, e al costume ereditato, al diritto storico,
-sostituì la compra e la vendita, il «libero» contratto. È questa
-la constatazione che, credendo d'aver fatta una grande scoperta,
-annunciava il giurista inglese H. S. Maine, dicendo che tutto il nostro
-progresso sulle epoche passate consiste nell'esserci elevati _from
-status to contract_, quanto dire da istituzioni ereditarie a uno stato
-di cose liberamente consentito; ma essa, in quanto è vera, si trovava
-già nel _Manifesto dei comunisti_.
-
-Senonchè, per contrattare, converrebbe poter disporre liberamente di
-sè, delle proprie azioni e de' proprii beni, e godere uguaglianza di
-diritto cogli altri contraenti. Creare persone «libere» ed «eguali»,
-fu appunto uno dei cómpiti principali della produzione capitalistica.
-Benchè da principio ciò avvenisse in modo semicosciente e per giunta
-sotto un involucro religioso, pure la riforma luterana e calvinista
-fissò la massima, che l'uomo non è del tutto responsabile dei suoi
-fatti se non li compie con piena libertà di volere, e che è dovere
-morale resistere contro qualsiasi coazione ad azioni immorali. Ma come
-porre ciò d'accordo con la pratica delle nozze invalsa fino allora? Le
-nozze, nel concetto borghese, erano un contratto, un negozio giuridico,
-e il più importante di tutti, perchè disponeva, per tutta la vita,
-del corpo e dello spirito di due esseri umani. Formalmente esse erano
-libere, esigendosi il consenso degl'interessati; ma si sapeva troppo
-bene come questo consenso si otteneva, e quali erano i veri contraenti.
-Or se, ad ogni altro contratto, richiedevasi una reale libertà di
-decisione, perchè non la si richiedeva per le nozze? Non avevano dunque
-i due giovani fidanzati il diritto di disporre liberamente di sè, del
-loro corpo e dei suoi organi? Non era forse venuto di moda l'amore
-sessuale, grazie alla cavalleria, e, di fronte agli adulteri amori di
-questa, non era l'amore coniugale la sua vera forma borghese? Ma, se il
-dovere dei coniugi era di amarsi, non era forse con altrettanta ragione
-il dovere degli amanti quello di sposarsi fra loro e non con altri? Non
-era superiore, questo diritto degli amanti, a quello dei genitori, dei
-parenti e degli altri tradizionali paraninfi e mezzani di nozze? Se il
-libero esame personale era francamente ammesso come diritto individuale
-nella Chiesa e nella religione, come poteva esso venir meno innanzi
-all'intollerabile pretesa della vecchia generazione di disporre del
-corpo, dell'anima, della fortuna, della felicità e dell'infelicità
-della generazione più giovane?
-
-Tali questioni ben dovevano venir poste in un tempo che rallentava
-tutti i vecchi vincoli sociali e scuoteva tutti i concetti
-tradizionali. Il mondo si era, d'un colpo, decuplicato; non più un
-quarto di emisfero, ma l'intero globo terraqueo si spiegava davanti
-agli europei occidentali, che si affrettavano a prendere possesso
-degli altri sette quarti. E come i vecchi angusti limiti della
-patria, così cadevano le frontiere millennarie imposte al pensiero
-dal medio evo. All'occhio esterno come all'occhio interno dell'uomo
-si apriva un orizzonte infinitamente più vasto. Che importavano il
-decoro e l'onorevole privilegio corporativo, trasmesso di generazione
-in generazione, al giovane cui allettavano le ricchezze delle Indie,
-le miniere d'oro e d'argento del Messico e di Potosi? Fu questo il
-tempo dei cavalieri erranti della borghesia; ebbe ancor essa il suo
-romanticismo e i suoi delirii amorosi, ma su piede borghese e con fini
-essenzialmente borghesi.
-
-Così avvenne che la nascente borghesia, massime dei paesi protestanti,
-nei quali fu più scossa la tradizione, riconobbe sempre più anche pel
-matrimonio la libertà del contratto, applicandola come si è detto. Il
-matrimonio restò matrimonio di classe, ma entro la classe fu concesso
-agli interessati un certo grado di libertà di scelta. E sulla carta,
-nelle teorie morali come nelle descrizioni poetiche, nulla fu più
-inconcusso della tesi, che è immorale ogni matrimonio non fondato
-sull'amore sessuale reciproco e sull'accordo veramente libero degli
-sposi. Insomma il matrimonio d'amore fu proclamato un diritto umano, e
-non solo un _droit de l'homme_, ma anche, per eccezione, un _droit de
-la femme_.
-
-Ma v'era un punto nel quale questo diritto umano distinguevasi da
-tutti gli altri cosiddetti diritti umani. Mentre questi, in pratica,
-erano limitati alla classe dominante, alla borghesia, e direttamente o
-indirettamente sequestravansi al proletariato, qui sogghigna un'altra
-volta l'ironia della storia. La classe dominante rimane dominata dalle
-note influenze economiche e solo in casi eccezionali contrae matrimonii
-veramente liberi, mentre questi nella classe soggetta sono, come
-vedemmo, la regola.
-
-La completa libertà delle nozze non può quindi, in generale, aver
-luogo se non quando l'abolizione della produzione capitalistica e
-dei rapporti di proprietà da essa creati, abbia tolte di mezzo tutte
-le preoccupazioni economiche che ancor dominano così potentemente
-la scelta degli sposi. Solo allora rimarrà, unico motivo, la mutua
-simpatia.
-
-Or, poichè l'amore sessuale è di sua natura, esclusivo — sebbene
-oggidì questo esclusivismo non si avveri frattanto che nella donna
-— il connubio fondato sull'amore sessuale è, di sua natura, connubio
-individuale. Vedemmo quanta ragione aveva Bachofen di considerare il
-progresso dal connubio per gruppi al connubio individuale come l'opera
-sopratutto delle donne; solo il passaggio dal connubio sindiasmico
-alla monogamia è dovuto agli uomini; e, storicamente, esso sopratutto
-peggiorò la condizione delle donne e agevolò la infedeltà degli uomini.
-Se ora cesseranno anche le preoccupazioni economiche, per le quali
-le donne devono tollerare quest'abituale infedeltà degli uomini — la
-preoccupazione per la propria esistenza e, più ancora, per l'avvenire
-dei figli — la conseguente eguaglianza della donna spingerà assai più,
-se dobbiamo affidarci a tutta l'esperienza del passato, gli uomini a
-diventare realmente monogami, che non le donne a diventare poliandre.
-
-Ma ciò che decisamente sparirà dalla monogamia saranno tutti quei
-caratteri che le impresse l'origine ch'essa ebbe dai rapporti di
-proprietà, e cioè, in primo luogo, il predominio dell'uomo, e,
-in secondo luogo, l'indissolubilità. Il predominio dell'uomo nel
-matrimonio non è che la conseguenza del suo predominio economico,
-e cade con questo. L'indissolubilità del matrimonio è in parte
-effetto della condizione economica onde nacque la monogamia, in parte
-tradizione del tempo in cui il nesso di questa condizione economica
-con la monogamia era ancora mal compreso e spinto all'estremo dalla
-religione. Già oggi essa subì mille strappi. Se è morale soltanto il
-matrimonio fondato sull'amore, sarà del pari morale soltanto quello
-in cui l'amore persiste. La durata dell'amore sessuale individuale
-è molto diversa secondo gli individui, massime negli uomini, e se
-esso positivamente vien meno, o una nuova passione gli subentra,
-il divorziare diventa un benefizio per entrambe le parti come per
-la società. A che prò impantanarsi per questo in un processo di
-separazione?
-
-Ciò che noi dunque possiamo oggi congetturare sull'ordinamento
-dei rapporti sessuali, che seguirà al non lontano tramonto della
-produzione capitalistica, è sopratutto d'indole negativa, e si limita
-principalmente a ciò che sarà eliminato. Ma e quello che verrà in
-appresso? Ciò sarà deciso dopochè una nuova generazione sarà cresciuta;
-una generazione di uomini che mai nella vita non si siano trovati nel
-caso di acquistare i favori di una donna per danaro o con altri mezzi
-di coazione sociale; e una generazione di donne che mai non si siano
-trovate in condizione nè di doversi dare ad un uomo per altri motivi
-che di un vero amore, nè di doversi ricusare a colui che amano, per
-timore delle conseguenze economiche. E quando tal gente sarà nata,
-certo sarà l'ultima delle sue inquietudini quella di sapere che cosa
-noi almanaccammo ch'essa avesse da fare; essa si creerà da sè la
-propria condotta e un'opinione pubblica foggiata sopra questa per
-giudicare la condotta dei singoli. E basti di ciò.
-
-Ritorniamo ora a Morgan, dal quale ci siamo un bel po' dilungati.
-L'indagine storica delle istituzioni sociali, sviluppatesi durante
-l'epoca civile, esorbita dal quadro del suo libro. Le sorti, quindi,
-della monogamia durante questo periodo poco lo preoccupano. Anch'egli,
-nell'ulteriore sviluppo della famiglia monogamica, vede un progresso,
-un'approssimazione alla completa eguaglianza di diritto dei sessi;
-tale scopo non gli sembra raggiunto. Ma, egli dice, «se si riconosce
-il fatto che la famiglia ha percorso successivamente quattro forme,
-e trovasi ora in una quinta, nasce il problema se questa forma durerà
-anche in avvenire. L'unica risposta possibile è questa, che essa deve
-progredire come progredisce la società, modificarsi a misura che questa
-si modifica, il tutto come sinora. Essa è la figlia del sistema sociale
-e deve rifletterne lo stato di civiltà. Poichè la famiglia monogamica
-si è migliorata dal principio dell'epoca civile, e sopratutto nei
-tempi moderni, si può almeno presumere che essa sia capace di ulteriore
-perfezionamento, sino a raggiungere l'eguaglianza dei sessi. Se in un
-lontano avvenire la famiglia monogamica non dovesse più corrispondere
-alle esigenze della società, è impossibile predire la natura di quella
-che verrà in sua vece.»
-
-
-
-
-III. La Gente Irocchese.
-
-
-Ed eccoci a un'altra scoperta di Morgan, almeno altrettanto importante
-quanto la ricostruzione delle antiche forme di famiglia dai sistemi
-di parentela. La prova che i gruppi consanguinei, designati nelle
-tribù degli Indiani americani con nomi di animali, sono essenzialmente
-identici ai _genea_ dei Greci, alle _gentes_ dei Romani; che la forma
-americana è la originale, la greco-romana è la posteriore, la derivata;
-che tutta l'organizzazione sociale dei Greci e dei Romani primitivi
-in _genti, fratrie_ e _tribù_ trova il suo fedele parallelo fra gli
-Indiani americani; che la _gente_ è una istituzione comune a tutti
-i barbari sino alla loro entrata nell'epoca civile e anche più tardi
-(per quanto almeno attestano sinora le nostre fonti) — questa prova
-chiarì, d'un colpo, le parti le più difficili delle più antiche storie
-greche e romane, e gettò insieme una luce inattesa sui fondamenti della
-costituzione sociale dei tempi antichi, anteriori al sorgere dello
-Stato. Per quanto la cosa sembri semplice, una volta conosciuta, Morgan
-non l'ha scoperta che recentemente; nel suo lavoro del 1871, egli non
-aveva ancora penetrato questo segreto, la cui rivelazione rese mogi i
-cultori inglesi della preistoria, già così baldanzosi.
-
-La parola latina _gens_, che Morgan impiega in generale per questi
-gruppi consanguinei, come la parola greca _genos_, che ha lo stesso
-significato, deriva dalla radice comune aria _gan_ (in tedesco, dove
-di regola l'ario _g_ diventa _k, kan_) che significa _generare_.
-_Gens, genos_, sanscrito _dschanas_, gotico (giusta la suddetta
-regola) _kunî_, vecchio norvegese e anglosassone _kyn_, inglese _kin_,
-alto-tedesco del medio-evo _künne_, significano egualmente _stirpe,
-origine_. Ma _gens_ in latino, _genos_ in greco, si usa specialmente
-per quel gruppo di consanguineità, che vanta comune origine (nel caso
-nostro, da un capostipite comune) ed è unito da certe istituzioni
-sociali e religiose in una comunità particolare, la cui genesi e la cui
-natura, ciò mal grado, rimasero sinora oscure a tutti i nostri storici.
-
-Già vedemmo, trattando della famiglia _punalua_, che cosa sia la
-composizione di una _gente_ nella sua forma originaria. Essa consiste
-di tutti coloro che, mediante il connubio _punalua_ e i concetti in
-esso necessariamente dominanti, formano la prole riconosciuta di una
-determinata progenitrice, fondatrice della _gente_. Poichè in questa
-forma di famiglia la paternità è incerta, la discendenza non conta che
-in linea femminile. Poichè i fratelli non possono sposare le sorelle,
-ma solo donne di altra stirpe, così i figli procreati con queste
-cadono, giusta il diritto materno, fuori della _gente_. Rimangono
-quindi nella cerchia parentale solo i discendenti delle _figlie_ di
-ogni generazione; quelli dei figli passano nelle _genti_ delle loro
-madri. Che diviene ora questo gruppo di consanguinei, tosto che esso si
-costituisce come gruppo particolare, di fronte a gruppi analoghi di una
-stessa tribù?
-
-Come forma classica di questa _gente_ primitiva Morgan prende quella
-degl'Irocchesi, specialmente della tribù Senecca. Questa si divide in
-otto _genti_, designate con nomi di animali: 1.º _Lupo_, 2.º _Orso_,
-3.º _Testuggine_, 4.º _Castoro_, 5.º _Cervo_, 6.º _Beccaccia_, 7.º
-_Airone_, 8.º _Falco_. In ogni _gente_ regnano i costumi seguenti:
-
-1.º Essa elegge il _Sachem_ (capo in tempo di pace) e il Capitano,
-o duce in guerra. Il _Sachem _doveva essere eletto nella _gente_,
-e il suo uffizio era in essa ereditario, inquantochè in caso di
-vacanza doveva venir ricoperto immediatamente; il Capitano poteva
-anche eleggersi fuori della _gente_, e talora mancare affatto. Non
-si eleggeva mai _Sachem_ il figlio del predecessore, poichè, regnando
-fra gli Irocchesi il diritto materno, il figlio apparteneva a un'altra
-_gente_; sì bene, spesso, il fratello, o il figlio della sorella. Nella
-elezione votavano tutti, uomini e donne. Ma l'elezione doveva essere
-sanzionata dalle altre sette _genti_, e solo allora l'eletto veniva
-solennemente insediato dal Consiglio generale di tutta la federazione
-irocchese. L'importanza di ciò si vedrà più tardi. Il potere del
-_Sachem_ nella _gente_ era paterno, di natura meramente morale; egli
-non aveva mezzi coercitivi. Egli era inoltre, per ragione di carica,
-membro del Consiglio della tribù dei Senecca, come pure del Consiglio
-federale della collettività irocchese. Il Capitano non comandava che
-nelle spedizioni guerresche.
-
-2.º Essa depone a suo talento il Sachem e il Capitano. Anche la
-deposizione è fatta insieme dagli uomini e dalle donne. I deposti
-ridiventano persone private, semplici guerrieri come gli altri. Del
-resto il Consiglio della tribù può altresì deporre i _Sachem_, anche
-contro il volere della _gente_.
-
-3.º I membri della _gente_ non possono conjugarsi fra loro. È questa
-la regola fondamentale della _gente_, il vincolo che la tiene unita;
-essa è l'espressione negativa della ben positiva parentela di sangue,
-solo in virtù della quale quei dati individui diventano una _gente_.
-Colla scoperta di questo semplice fatto, Morgan ha svelato per la prima
-volta la natura della _gente_. Quanto poco essa fosse fino allora
-stata compresa, lo dimostrano le relazioni anteriori sui selvaggi e
-sui barbari, nelle quali i differenti corpi, onde si compone l'ordine
-_gentile_, venivano confusi alla cieca sotto nome di _tribù, clan,
-thum_, ecc., e dicevasi talora che dentro di essi era vietato il
-matrimonio. Di qui la inestricabile confusione, nella quale Mac Lennan,
-da vero Napoleone, mise ordine con questo decreto: «Tutte le tribù si
-dividono in quelle fra i cui membri è vietato il matrimonio (_esogame_)
-e quelle in cui esso è concesso (_endogame_).» E dopo aver così bene
-imbrogliata le cose, potè darsi alle più profonde indagini, per sapere
-quale delle sue due assurde classi fosse la più vecchia: la esogamica
-o la endogamica. Colla scoperta della _gente_ fondata sulla parentela
-di sangue, e sulla conseguente impossibilità di connubii tra i suoi
-membri, quest'assurdità cadeva da sè. — È sottinteso che, nello stadio
-in cui troviamo gli Irocchesi, il divieto delle nozze fra i membri
-della _gente_ è ritenuto inviolabile.
-
-4.º I beni dei defunti spettavano ai compagni _gentili_; dovevano
-rimanere nella gente. Stante la tenuità degli oggetti, che poteva
-lasciare un Irocchese, partecipavano all'eredità i più prossimi parenti
-_gentili_; se moriva un uomo, i suoi fratelli e sorelle carnali e
-lo zio materno; se una donna, i figli e le sorelle carnali, non i
-fratelli. Analogamente non potevano ereditare il marito e la moglie a
-vicenda, nè i figli dal padre.
-
-5.º I compagni _gentili_ si dovevano aiuto scambievole, protezione e
-sopratutto assistenza nel vendicare le offese ricevute da stranieri.
-L'individuo si affidava per la sua sicurezza alla difesa della
-_gente_, e lo poteva; chi l'offendeva, offendeva tutta la _gente_.
-Di qui, dai vincoli di sangue della _gente_, nacque il dovere della
-vendetta, interamente riconosciuto dagli Irocchesi. Se un estraneo
-uccideva un compagno _gentile_, tutta la _gente_ dell'ucciso era
-obbligata alla vendetta. Tentavasi anzitutto un accomodamento; la
-_gente_ dell'uccisore teneva consiglio e presentava al Consiglio della
-_gente_ dell'ucciso proposte di pacificazione, offrendo per lo più
-espressioni di rammarico e cospicui donativi. Se venivano accettati,
-tutto era finito. In caso diverso, la _gente_ offesa nominava uno o più
-vendicatori, obbligati a perseguitare l'uccisore ed ucciderlo. Se ciò
-avveniva, la _gente_ dell'ucciso non aveva alcun diritto di dolersene;
-la contesa era pareggiata.
-
-6.º La _gente_ ha determinati nomi o serie di nomi, che essa sola può
-adoperare in tutta la tribù, sicchè il nome di ciascuno dice tosto a
-quale _gente _esso appartenga. Un nome _gentile_ porta in sè stesso
-diritti _gentili_.
-
-7.º La _gente_ può adottare stranieri e affiliarli così alla tribù. I
-prigionieri di guerra, che non venivano uccisi, divenivano, mediante
-l'adozione in una _gente_, membri della tribù dei Senecca e ricevevano
-con ciò tutti i diritti della _gente_ e della tribù. L'adozione
-avveniva su proposta di compagni gentili, uomini, che accoglievano
-lo straniero come fratello o sorella, o donne, che lo accoglievano
-come figlio; il solenne ricevimento nella _gente_ era necessario come
-sanzione. Spesso una _gente_ eccezionalmente ridotta di numero si
-rinforzava così coll'adozione in massa di un'altra _gente_, che vi
-consentiva. Fra gli Irocchesi il solenne ricevimento nella _gente_
-aveva luogo in seduta pubblica del Consiglio della tribù, per lo che
-esso diveniva effettivamente una cerimonia religiosa.
-
-8.º È difficile constatare solennità religiose speciali nelle _genti_
-indiane, ma le cerimonie religiose degli Indiani coincidono più o
-meno con quelle delle _genti_. Nelle sei feste religiose annue degli
-Irocchesi i _Sachem_ e i Capitani delle singole _genti_, per ragione
-della carica, erano annoverati tra i «custodi della fede» e avevano
-funzioni sacerdotali.
-
-9.º La _gente_ ha un cimitero comune. Questo è sparito presso gli
-Irocchesi dello Stato di Nuova-York, circondati ora dai bianchi, ma
-un tempo esisteva. Presso altri Indiani esso esiste ancora; così i
-_Tuscarora_, prossimi parenti agli Irocchesi, hanno nel camposanto,
-sebbene cristiani, una fila distinta per ogni _gente_, sicchè la madre
-viene seppellita nella stessa fila dei figli, ma non il padre. E anche
-presso gli Irocchesi, tutta la _gente_ di un defunto va ai funerali,
-provvede alla sepoltura, ai discorsi funebri, ecc.
-
-10.º La _gente_ ha un Consiglio, assemblea democratica di tutti i
-_gentili_ adulti, uomini e donne, tutti con eguale diritto di voto.
-Questo Consiglio eleggeva _Sachem_ e Capitani e li deponeva; del
-pari gli altri «custodi della fede»; decideva circa la composizione
-(_guidrigildo_) o la vendetta pei _gentili _uccisi; adottava stranieri
-nella _gente_. Insomma era, nella _gente_, il potere sovrano.
-
-Queste sono le attribuzioni di una _gente_ tipica indiana. «Tutti
-i suoi membri sono liberi, obbligati a difendere l'uno la libertà
-dell'altro; eguali nei diritti personali — nè _Sachem_ nè Capitani
-pretendono qualsiasi preferenza; essi formano una fratellanza legata
-da vincoli di sangue. Libertà, eguaglianza, fratellanza, sebbene non
-mai formulate, erano i principii fondamentali della _gente_, e questa
-era, a sua volta, l'unità di tutto un sistema sociale, la base della
-società indiana organizzata. Ciò spiega l'inflessibile sentimento
-d'indipendenza e la dignità personale dell'incesso, che ognuno
-riconosce negli Indiani.»
-
-Al tempo della scoperta, gli Indiani di tutto il Nord dell'America
-erano organizzati in _genti_, secondo il diritto materno. Solo in
-alcune tribù, come quella dei _Dacotas_, le _genti_ erano sparite, e in
-alcune altre, gli _Ojibwas_, gli _Omahas_, erano organizzate secondo il
-diritto paterno.
-
-In moltissime tribù indiane composte di più di cinque o sei _genti_,
-noi troviamo tre, quattro o più _genti_ riunite in un gruppo
-particolare, che Morgan, fedelmente traducendo il nome indiano,
-chiama _fratrie_ (fratellanze) giusta il suo corrispondente greco.
-Così i Senecca hanno due fratrie; la 1.ª abbraccia le _genti_ 1 a 4,
-la 2ª le _genti_ 5 a 8. Un esame più approfondito mostra che queste
-fratrie rappresentano per lo più le _genti_ originarie, nelle quali la
-tribù si divise in principio; poichè, pel divieto delle nozze entro
-la _gente_, ogni tribù doveva abbracciare necessariamente almeno due
-genti, per avere un esistenza autonoma. A misura che cresceva la tribù,
-ogni _gente_ dividevasi a sua volta in due o più, ognuna delle quali
-appariva come una _gente_ speciale, mentre la _gente_ originaria,
-che abbraccia tutte le _genti_ figlie, perdurava come fratria. Nei
-Senecca e nella maggior parte degli altri Indiani le _genti_ di una
-fratria sono _genti_ sorelle, mentre quelle delle altre sono cugine
-— designazioni che, come vediamo nel sistema di parentela americana,
-hanno un senso molto reale ed espressivo. In origine nessun Senecca
-poteva coniugarsi neanche nella sua fratria, ma ciò è da lungo tempo
-caduto e fu limitato alla _gente_. Era tradizione dei Senecca, che
-l'_Orso_ e il _Cervo_ fossero le due _genti_ originarie, dalle quali
-si sarebbero diramate le altre. Codesta nuova istituzione, una volta
-radicata, veniva modificata secondo il bisogno; se date _genti_ di una
-fratria si estinguevano, intere _genti_ di altre fratrie entravano
-in quella, per ricondurre l'equilibrio. Perciò in differenti tribù
-troviamo _genti_ di egual nome aggruppate diversamente nelle fratrie.
-
-Le funzioni della fratria fra gli Irocchesi sono in parte sociali, in
-parte religiose.
-
-1.º Le fratrie fanno tra loro il giuoco della palla; ciascuna mette
-innanzi i suoi migliori giuocatori, gli altri stanno spettatori; ogni
-fratria ha un posto speciale, e scommettono l'una contro l'altra sulla
-vittoria dei loro.
-
-2. Nel Consiglio della tribù i _Sachem_ e i Capitani di ogni fratria
-siedono insieme, i due gruppi l'uno di fronte all'altro; ogni oratore
-parla ai rappresentanti di ciascuna fratria come a una corporazione
-particolare.
-
-3.º Se era avvenuto un omicidio nella tribù e l'uccisore e l'ucciso non
-appartenevano alla medesima fratria, la _gente_ offesa faceva spesso
-appello alle sue _genti_ fraterne; queste tenevano un Consiglio di
-fratria e si rivolgevano all'altra fratria come collettività, affinchè
-questa riunisse del pari un Consiglio per l'accomodamento della cosa.
-Qui la fratria ripresentasi quindi come _gente_ originaria, e con
-maggiore probabilità di successo della _gente_ isolata e più debole,
-sua figlia.
-
-4.º Morendo una persona ragguardevole, la fratria opposta si assumeva i
-funerali ed il seppellimento, mentre quella del defunto partecipava al
-lutto. Se moriva un _Sachem_, la fratria opposta annunziava la vacanza
-dell'uffizio al Consiglio federale degli Irocchesi.
-
-5.º Per la elezione di un _Sachem_ interveniva del pari il Consiglio
-delle fratrie. La sanzione delle _genti_ fraterne si aveva pressochè
-per sottintesa, ma le _genti_ dell'altra fratria potevano opporsi.
-In tal caso si riuniva il Consiglio di questa fratria; se sosteneva
-l'opposizione, l'elezione era nulla.
-
-6.º In passato gli Irocchesi avevano particolari misteri religiosi,
-chiamati dai bianchi _medicine-lodges_. Questi erano celebrati
-fra i Senecca da due Società religiose, aventi regolare diritto
-di consacrazione pei nuovi membri; a ciascuna delle due fratrie
-apparteneva una di queste Società.
-
-7.º Se, com'è quasi certo, i quattro _linages_ (lignaggi, schiatte),
-che abitavano i quattro quartieri del _Tlascalà_ al tempo della
-conquista, erano quattro fratrie, è con ciò dimostrato che le fratrie,
-come fra i Greci e come le analoghe associazioni di schiatte fra i
-Germani, contavano anche come unità militari; questi quattro _linages_
-andavano in guerra, ciascuno formando uno speciale drappello, con
-uniforme e bandiera propria e sotto proprii condottieri.
-
-Come parecchie _genti_ una fratria, così, nella forma classica,
-parecchie fratrie fanno una tribù; in molti casi, nelle tribù molto
-indebolite, manca l'anello di congiunzione, la fratria.
-
-Or che cos'è che caratterizza una tribù indiana d'America?
-
-1.º Un territorio proprio e un proprio nome. Ogni tribù, oltre il
-luogo di sua vera sede, possedeva un esteso territorio per la caccia
-e per la pesca. Al di là, v'era una vasta zona neutra che si estendeva
-sino al territorio della tribù più vicina, ed era meno larga fra tribù
-di linguaggio affine, più larga fra tribù di linguaggio non affine.
-È questa la «foresta limitrofa» dei Germani, il deserto che creano
-intorno al loro territorio gli Svevi di Cesare, l'«_îsarnholt_» (danese
-_jarnved_, _limes danicus_) tra danesi e alemanni, il _Sachsenwald_
-(selva sassone) e il _branibor_ (che vale, in slavo, _selva
-protettrice_), donde ha nome il Brandeburgo, fra alemanni e slavi.
-Il territorio, così rinchiuso fra incerti confini, era il dominio
-comune della tribù, tale riconosciuto dai vicini, e che essa doveva
-difendere dalle usurpazioni. Per lo più, in pratica, l'incertezza dei
-confini non nuoceva se non quando la popolazione era molto cresciuta.
-— I nomi delle tribù sembrano, il più spesso, nati accidentalmente
-anzichè scelti a disegno; spesso col tempo avveniva che una tribù
-fosse designata dalle vicine con un nome diverso da quello con cui si
-chiamava essa stessa; così gli Alemanni ricevettero dai Celti il loro
-primo nome storico collettivo di Germani.
-
-2.º Un dialetto speciale, proprio soltanto a quella tribù. Infatti,
-tribù e dialetto non fanno che uno; testè ancora in America, tribù e
-dialetti nuovi formavansi per scissione; forse se ne formano ancora. Se
-due tribù indebolite si fondono in una, avviene, in via di eccezione,
-che nella stessa tribù si parlino due dialetti cognati.
-
-La forza media della tribù americana è sulle 2000 teste; i Cerocchesi
-però ne contano 26,000, il più gran numero d'indiani negli Stati Uniti
-che parlino lo stesso dialetto.
-
-3.º Il diritto d'insediare solennemente _Sachem_ e Capitani eletti
-dalle _genti_; e
-
-4.º Il diritto di deporli anche contro il volere della loro _gente_.
-_Sachem_ e Capitani essendo membri del Consiglio della tribù, si
-spiegano da sè questi diritti della tribù di fronte ad essi. Dove più
-tribù federavansi, questi diritti passavano al loro Consiglio federale.
-
-5.º Idee religiose (mitologia) e funzioni del culto comuni. «Gli
-Indiani erano, alla loro maniera barbara, un popolo religioso». La
-loro mitologia non fu ancora studiata con metodo critico; essi già si
-figuravano sotto forme umane l'incarnazione delle loro idee religiose
-— spiriti d'ogni sorta — ma lo stadio inferiore della Barbarie, in
-cui si trovavano, non conosce ancora le rappresentazioni simboliche,
-i cosiddetti idoli. È un culto naturale ed elementare, evolvente al
-politeismo. Le differenti tribù avevano le loro feste periodiche, con
-determinate forme di culto, sopratutto la danza e i giuochi; le danze
-in particolare erano un elemento sostanziale di tutte le solennità
-religiose; ogni tribù ne aveva di speciali.
-
-6.º Un Consiglio della tribù per gli affari comuni. Esso era
-composto di tutti i _Sachem_ e Capitani delle singole _genti_, loro
-rappresentanti reali perchè sempre deponibili; sedeva pubblicamente
-circondato dagli altri membri della tribù, che avevano diritto di
-interquerire e di esporre la propria opinione; il Consiglio deliberava.
-Ordinariamente ogni presente veniva udito a sua richiesta, e anche
-le donne potevano esporre le loro idee mediante un oratore di loro
-scelta. Fra gli Irocchesi la decisione definitiva doveva essere
-presa all'unanimità, ciò che avveniva anche per talune decisioni
-delle comunità di _marca_ alemanne. Al Consiglio della tribù spettava
-sopratutto disciplinare i rapporti colle tribù straniere; esso inviava
-o riceveva ambasciatori, dichiarava la guerra e conchiudeva la pace. Se
-scoppiava la guerra, per lo più era fatta da volontarii. Per massima
-ogni tribù era considerata in istato di guerra con ogni altra, colla
-quale non avesse conchiuso un esplicito trattato di pace. Guerrieri
-eminenti organizzavano per lo più tali spedizioni, indicendo una
-danza di guerra; chi danzava dichiarava con ciò di partecipare alla
-spedizione. La colonna era subito allestita e posta in movimento.
-Anche la difesa del territorio di una tribù attaccata era fatta per lo
-più con l'appello di volontarii. La partenza e il ritorno di siffatte
-colonne davano sempre occasione a pubbliche festività. L'assenso del
-Consiglio della tribù a simili spedizioni non era necessario, e non
-veniva nè chiesto, nè dato. Sono, in fondo, le spedizioni private
-di guerra delle compagnie militari dei Germani, quali ce le descrive
-Tacito, colla differenza che, fra i Germani, queste compagnie hanno già
-assunto un carattere stabile, formano un nucleo fisso, già organizzato
-in tempo di pace, e intorno al quale, allo scoppiar della guerra, si
-aggruppano gli altri volontarii. Di rado tali colonne di guerra erano
-numerose; le più importanti spedizioni degli Indiani, anche a grandi
-distanze, erano eseguite da tenui forze di combattimento. Se parecchie
-di siffatte compagnie si riunivano per una grande impresa, ciascuna
-non ubbidiva che al suo condottiero; l'unità del piano di campagna era,
-bene o male, assicurata da un Consiglio di questi capi. È insomma, il
-modo di guerra degli Alemanni nel quarto secolo sull'alto Reno, quale
-lo vediamo descritto in Ammiano Marcellino.
-
-7.º In alcune tribù troviamo un capo supremo, le cui attribuzioni sono
-però molto limitate. È uno dei _Sachem_ che, nei casi che richiedono
-rapida azione, deve prendere misure provvisorie fino a che il Consiglio
-possa riunirsi e deliberare definitivamente. Non è che un debole germe,
-per lo più destinato a isterilirsi, di un funzionario munito di potere
-esecutivo; più spesso, se non sempre, come vedremo, un tale funzionario
-si svilupperà dal duce supremo di guerra.
-
-La grande maggioranza degli Indiani americani non oltrepassò la
-riunione in tribù. Poco numerose, separate l'una dall'altra da vaste
-zone di confine, indebolite da eterne guerre, esse possedevano con
-pochi uomini un territorio immenso. Qua e là si formavano alleanze
-fra tribù affini per la necessità del momento e cadevano con essa.
-Ma in talune contrade, dopo la disgregazione, tribù originariamente
-affini eransi riunite di nuovo in federazioni permanenti, primo passo
-alla formazione di nazioni. Negli Stati Uniti, la forma più evoluta
-di tale federazione la troviamo presso gli Irocchesi. Abbandonate
-le loro sedi all'ovest del Mississipì, dove probabilmente formavano
-un ramo della grande famiglia dei _Dacota_, essi si stabilirono,
-dopo lunghe migrazioni, nell'odierno Stato di Nuova-York, divisi in
-cinque tribù: Senecca, Caiuga, Onondoga, Onieda e Mohawks. Vivevano di
-pesce, di selvaggina e di grossolani ortaggi; abitavano villaggi cinti
-per lo più da palizzate. Senza aver mai superato le 20 mila anime,
-avevano parecchie _genti_ comuni in tutte le cinque tribù, parlavano
-dialetti affini dello stesso idioma e possedevano una sola distesa
-di territorio, divisa fra le cinque tribù. Questo territorio essendo
-di recente conquista, l'unione abituale di coteste tribù contro i
-cacciati era naturale, e sviluppossi, al più tardi in principio del
-secolo XV, in una formale confederazione che, conscia della sua nuova
-forza, assunse tosto un carattere aggressivo, e, all'apice del suo
-potere, verso il 1675, aveva conquistato nei dintorni vaste contrade,
-esiliando parte degli abitatori, rendendo tributaria l'altra parte.
-La federazione Irocchese presenta l'organizzazione sociale la più
-progredita a cui fossero giunti gli Indiani, finchè non ebbero varcato
-lo stadio inferiore della Barbarie (eccettuati quindi i Messicani,
-i Neo-Messicani e i Peruviani). Le basi della federazione erano le
-seguenti:
-
-1.º Confederazione perpetua, sul principio della completa eguaglianza e
-autonomia in tutti gli affari interni delle cinque tribù consanguinee.
-Questa consanguineità era il vero fondamento della federazione. Delle
-cinque tribù, tre chiamavansi tribù-madri, ed erano sorelle tra loro;
-le altre due si chiamavano tribù-figlie, ed erano del pari tra loro
-tribù-sorelle. Tre _genti_ — le più antiche — vivevano ancora in tutte
-le cinque tribù, tre altre in tre sole tribù; i membri di ognuna di
-queste _genti_ erano fratelli in tutte le cinque tribù. Il linguaggio
-comune, con differenze solo dialettali, era l'espressione e la prova
-della origine comune.
-
-2.º L'organo della federazione era un Consiglio federale di cinquanta
-_Sachem_, tutti eguali di grado e di considerazione; questo Consiglio
-decideva definitivamente su tutti gli affari della federazione.
-
-3.º Questi cinquanta _Sachem_, al sorgere della federazione, erano
-stati distribuiti fra le tribù e le _genti_, come incaricati di nuovi
-uffizii, istituiti espressamente per fini federali. Ad ogni vacanza,
-essi erano rieletti dalle _genti_ rispettive, che potevano sempre
-deporli; ma il diritto di insediarli nell'uffizio spettava al Consiglio
-federale.
-
-4.º Questi _Sachem_ federali erano anche _Sachem _delle loro rispettive
-tribù ed avevano seggio e voto nel Consiglio della tribù.
-
-5.º Tutte le deliberazioni del Consiglio federale dovevano essere prese
-all'unanimità.
-
-6.º La votazione si faceva per tribù, sicchè tutte le tribù, e in ogni
-tribù tutti i membri del Consiglio federale, dovevano essere di pieno
-accordo perchè la deliberazione fosse valida.
-
-7.º Ciascuno dei cinque Consigli di tribù poteva convocare il Consiglio
-federale, ma questo non poteva convocare sè stesso.
-
-8.º Le sedute avevano luogo innanzi al popolo riunito; ogni Irocchese
-poteva prendervi la parola; il solo Consiglio decideva.
-
-9.º La federazione non aveva presidente, nè capo del potere esecutivo.
-
-10.º Essa aveva invece due supremi Capitani di guerra, con eguali
-attribuzioni ed eguale potere (i due «Re» degli spartani, i due Consoli
-di Roma).
-
-Questa fu tutta la costituzione pubblica, sotto la quale gli Irocchesi
-vissero oltre quattro secoli, e vivono ancora. Io l'ho minutamente
-descritta sulle traccie di Morgan, poichè essa ci offre l'opportunità
-di studiare l'organizzazione di una società, nella quale lo _Stato_
-non è sorto ancora. Lo Stato presuppone un potere pubblico speciale,
-distinto dalla collettività dei cittadini; e Maurer, che con
-giusto istinto riconosce la costituzione della _marca_ tedesca come
-un'istituzione per sè stessa meramente sociale, essenzialmente diversa
-dallo Stato, benchè poi debba in gran parte servirgli di base — Maurer
-indaga perciò in tutti i suoi scritti il sorgere graduale del potere
-pubblico in seno e accanto alle costituzioni originarie delle marche,
-dei villaggi, dei castelli e delle città. Noi vediamo negli Indiani
-del Nord-America, come una tribù, originariamente una, si estenda mano
-mano sopra un vasto continente; come le tribù, scindendosi, diventino
-popoli, interi gruppi di tribù; come i linguaggi si modifichino fino
-a che non solo diventano inintelligibili tra loro, ma svanisce anche
-quasi ogni traccia dell'unità originaria; come inoltre nelle tribù le
-singole _genti_ si scindano in parecchie, le antiche _genti-madri_
-si conservino sotto forma di fratrie, e nondimeno i nomi di queste
-antichissime genti rimangano inalterati in tribù molto lontane e da
-lungo tempo separate — il _Lupo_ e l'_Orso_ sono ancora nomi _gentili_
-presso la maggioranza delle tribù indiane. E a tutte queste tribù
-si applica in generale la suddescritta costituzione — colla sola
-differenza che molte non si sono spinte sino alla federazione delle
-tribù parenti fra loro.
-
-Ma vediamo anche, fino a qual segno — posta la _gente_ come unità
-sociale — tutta la costituzione delle _genti_, delle fratrie e della
-tribù, si sviluppi da questa unità con necessità quasi ineluttabile
-— perchè naturale. Sono tre gruppi di differenti gradazioni di
-consanguineità, chiuso ciascuno in sè stesso e regolante i suoi
-proprii affari, ma integrantisi a vicenda. E la cerchia di affari
-loro spettante abbraccia l'insieme degli affari pubblici dei barbari
-dello stadio inferiore. Dove quindi troviamo in un popolo la _gente_
-come unità sociale, noi potremo cercarvi anche un'organizzazione
-della tribù, analoga alla qui descritta; e dove esistono fonti
-sufficienti, come presso i Greci ed i Romani, non solo la troveremo,
-ma ci convinceremo altresì che, dove le fonti ci lasciano in asso, il
-paragone della costituzione sociale americana ci aiuta a risolvere i
-dubbii e gli enigmi i più difficili.
-
-Ed è mirabile in tutta la sua infantilità e semplicità questa
-costituzione _gentile_! Senza soldati, gendarmi e poliziotti, senza
-nobili, re, governatori, prefetti o giudici, senza prigioni, senza
-processi, tutto fa il suo corso regolare. Ogni disputa o contesa è
-decisa dalla collettività degli interessati, la _gente_ o la tribù o le
-singole _genti_ fra loro — solo come estrema risorsa, cui ben di rado
-si ricorre, sta la minaccia della vendetta, di cui la nostra pena di
-morte non è che la forma incivilita, che reca in sè tutti i vantaggi e
-tutti i guai della civiltà. Sebbene vi siano molti più affari comuni
-che non oggi — l'economia domestica è comune a tutta una serie di
-famiglie ed è comunistica, il terreno è proprietà comune della tribù,
-solo gli orti sono temporaneamente assegnati ai particolari — tuttavia
-non c'è neanche una traccia del nostro vasto e intricato apparato
-amministrativo. Gl'interessati decidono e, nel più dei casi, il costume
-secolare ha già tutto regolato. Non vi possono essere nè poveri, nè
-indigenti — la famiglia[18] comunistica e la _gente_ conoscono i loro
-doveri verso i vecchi, gl'infermi e gli storpiati in guerra. Tutti
-uguali e liberi — anche le donne. Non v'ha ancor posto per gli schiavi,
-nè, di regola, per la soggiogazione di tribù straniere. Allorchè gli
-Irocchesi, intorno al 1651, ebbero vinti gli _Eries_ e la «nazione
-neutrale», essi offrirono loro di entrare nella federazione con eguali
-diritti; solo quando i vinti ricusarono, vennero espulsi dal loro
-territorio. E quali uomini e quali donne produca una siffatta società,
-lo dimostra l'ammirazione di tutti i bianchi, che s'imbatterono con
-Indiani non degenerati, per la dignità personale, la rettitudine, la
-forza di carattere e il valore di questi barbari.
-
-Del valore ebbimo esempii affatto recenti in Africa. I Cafri Zulù,
-alcuni anni or sono, come i Nubii, or son pochi mesi — due tribù nelle
-quali non sono ancora estinte le istituzioni _gentili_ — hanno fatto
-quanto non saprebbe fare alcuna milizia europea. Non muniti che di
-lancie e di frecce, senza armi da fuoco, sotto la grandine di palle
-dei retrocarica della fanteria inglese — riconosciuta la migliore del
-mondo pel combattimento a file serrate, — si spinsero sino alle sue
-baionette, e più d'una volta l'hanno scompigliata ed anche respinta,
-nonostante la colossale ineguaglianza delle armi e benchè ignorino
-il servizio militare e gli esercizii militari. Ciò che sanno fare e
-sopportare lo dicono i lamenti degli Inglesi, secondo i quali un Cafro
-in 24 ore percorre maggior via di un cavallo — il più piccolo muscolo
-scatta fuori, duro e temprato, come corda di sferza, dice un pittore
-inglese.
-
-Tali apparivano gli uomini e la società umana prima della separazione
-in classi. E se paragoniamo la loro condizione con quella della immensa
-maggioranza degli odierni uomini inciviliti, la distanza è enorme tra
-il proletario e il piccolo contadino odierni e l'antico libero compagno
-di una _gente_.
-
-Questo è un lato della cosa. Ma non dimentichiamo che tale
-organizzazione era consacrata allo sfacelo. Essa non andava al di là
-della tribù; la federazione delle tribù denota già il principio del
-suo tramonto, come si mostrerà, e come già si mostrò nei tentativi di
-conquista degli Irocchesi. Ciò che era fuori della tribù, era fuori
-del diritto. Ove non esisteva espresso trattato di pace, era guerra da
-tribù a tribù, e la guerra era condotta colla crudeltà che distingue
-gli uomini dagli altri animali e che soltanto posteriormente venne
-mitigata dall'interesse. La costituzione _gentile_ nel suo fiore, quale
-la vedemmo in America, presuppone una produzione pochissimo sviluppata,
-cioè una popolazione assai rada sopra un esteso territorio; quindi una
-dipendenza quasi completa dell'uomo dalla natura esterna, incompresa,
-rizzanteglisi di fronte come straniera, dipendenza che si riflette
-nelle fanciullesche idee religiose. La tribù restava la frontiera per
-l'uomo, tanto di fronte agli estranei quanto a sè stesso: la tribù,
-la _gente_ e le loro istituzioni erano sacre ed inviolabili, erano
-un potere supremo posto dalla natura, al quale l'individuo rimaneva
-assolutamente sottoposto nel sentire, nel pensare e nell'agire.
-Quanto le persone di quest'epoca ci appaiono imponenti, altrettanto
-sono indifferenziate fra loro, e ancora attaccate, come dice Marx, al
-cordone ombellicale della naturale comunità primitiva. Il potere di
-questa doveva essere infranto — e lo fu. Ma fu infranto da influenze,
-che sin dal principio ci appaiono come una degradazione, come una
-caduta dalla semplice altezza morale dell'antica società _gentile_.
-Sono i più volgari interessi — la bassa cupidigia, la brutale
-sensualità, la sordida avarizia, la egoistica rapina nel possesso
-comune — che inaugurano la nuova, la incivilita società di classi;
-sono i mezzi i più ignominiosi — il furto, la violenza, la perfidia, il
-tradimento — che minano e distruggono l'antica società _gentile_ priva
-di classi. E la stessa nuova società, durante i duemila e cinquecento
-anni della sua esistenza, non fu altro mai se non lo sviluppo di
-una piccola minoranza a spese della grande maggioranza sfruttata ed
-oppressa — ed ora lo è più che mai.
-
-
-
-
-IV. La Gente Greca
-
-
-I Greci, come i Pelasgi ed altri popoli dello stesso stipite, erano già
-sin dal tempo preistorico ordinati secondo la stessa serie organica
-degli Americani: _gente_, fratria, tribù, federazione di tribù. La
-fratria poteva mancare, come fra i Dorii, la federazione di tribù
-poteva non essere ancora costituita dapertutto, ma in tutti i casi la
-_gente_ rimaneva l'unità. Quando i Greci entrano nella storia, essi si
-trovano alla soglia dell'epoca civile; tra essi e le tribù americane,
-delle quali fu parlato sopra, intercedono poco meno di due grandi
-periodi di sviluppo, di cui i Greci del tempo eroico precedono gli
-Irocchesi. Perciò la _gente_ dei Greci non è più affatto la _gente_
-arcaica degli Irocchesi, e l'impronta del connubio per gruppi è già in
-buona parte sparita. Il diritto materno ha ceduto al diritto paterno;
-— con ciò la nascente proprietà privata ha fatto la sua prima breccia
-nella costituzione _gentile_. Una seconda breccia fu la naturale
-conseguenza della prima: poichè, col diritto paterno, la fortuna di
-una ricca ereditiera sarebbe passata colle nozze a suo marito, cioè ad
-un'altra _gente_, si sovvertì la base di ogni diritto _gentile_, e non
-solo si concesse, ma s'_impose_, in questo caso, che la fanciulla si
-maritasse entro la _gente_, per conservare i beni a quest'ultima.
-
-Secondo la storia greca di Grote, ecco da che cosa era mantenuta la
-coesione, specialmente nella _gente_ ateniese:
-
-1.º Comuni festività religiose; diritto accordato esclusivamente ai
-sacerdoti di rendere onori a una determinata divinità, il supposto
-stipite della _gente_, che, in tale qualità, era designato con un
-soprannome speciale;
-
-2.º Cimitero comune (confronta le _Eubulidi_ di Demostene);
-
-3.º Diritto di successione reciproco;
-
-4.º Mutuo dovere d'aiuto, di protezione e d'assistenza in caso di
-violenze;
-
-5.º Scambievole diritto e dovere di sposarsi entro la _gente_ in certi
-casi, particolarmente se trattavasi di un'orfana o di un'ereditiera;
-
-6.º Una proprietà comune, almeno in alcuni casi, con un arconte (capo)
-e un tesoriere proprio.
-
-La fratria univa poi parecchie _genti_, però meno strettamente;
-ma anche qui troviamo reciprocanza di analoghi diritti e doveri e
-specialmente la comunanza di date pratiche religiose e il diritto
-della persecuzione se un membro della fratria veniva ucciso. L'insieme
-delle fratrie di una tribù aveva a sua volta sacre festività comuni e
-periodiche, sotto la presidenza di un _phylobasileus_ (capo di tribù)
-eletto fra i nobili (_eupatridi_).
-
-Fin qui Grote. E Marx aggiunge: «Ma attraverso la _gente_ greca fa
-ancora immediatamente capolino il selvaggio (l'Irocchese per esempio).»
-Tanto più innegabilmente se approfondiamo l'indagine. Nella _gente_
-greca infatti si nota inoltre:
-
-7.º Discendenza secondo il diritto paterno;
-
-8.º Divieto di coniugarsi entro la _gente_, salvo nel caso di
-ereditiere. Questa eccezione, diventata precetto, dimostra l'antica
-regola. Questa risulta del pari dal principio generalmente in vigore,
-che la donna, coniugandosi, rinunziava ai riti religiosi della sua
-_gente_ e abbracciava quelli della _gente_ del marito, nella cui
-fratria veniva anche inscritta. Conforme a ciò e secondo un famoso
-passo di Dicearco, le nozze fuori della _gente_ erano la regola;
-e Becker nel suo _Charikles_ ammette recisamente che niuno poteva
-sposarsi entro la propria _gente_;
-
-9.º Il diritto dell'adozione nella _gente_; esso risultava
-dall'adozione nella famiglia, ma con pubbliche formalità e solo
-eccezionalmente;
-
-10.º Il diritto di eleggere e di deporre i capi. Sappiamo che la
-_gente_ aveva il suo arconte, ma in niun luogo è detto che l'uffizio
-fosse ereditario in date famiglie. Sino alla fine della Barbarie
-la presunzione è sempre contro la stretta eredità, che è affatto
-inconciliabile con uno stato di cose in cui ricchi e poveri avevano
-nella _gente_ diritti perfettamente eguali.
-
-Non solo Grote, ma Niebuhr, Mommsen e, fino ad ora, tutti gli altri
-storici dell'antichità classica arenarono nella _gente_. Pur avendone
-esattamente delineati molti caratteri, essi videro sempre nella _gente_
-un _gruppo di famiglie_, ciò che li impediva di intenderne la natura
-e l'origine. La famiglia, nella costituzione _gentile_, non fu mai,
-nè potè essere, una unità di organizzazione, perchè l'uomo e la donna
-appartenevano necessariamente a due _genti _diverse. La _gente_ entrava
-interamente nella fratria, la fratria nella tribù; la famiglia si
-ripartiva metà nella _gente_ del marito e metà in quella della moglie.
-Lo Stato, esso pure, non riconosce, nel diritto pubblico, la famiglia;
-essa non esisteva che pel diritto privato. E nondimeno tutta la
-storia scritta sinora parte dall'assurda ipotesi, divenuta intangibile
-sopratutto nel secolo XVIII, che la famiglia monogamica isolata, la
-quale precede a mala pena l'epoca civile, sia stata il nucleo intorno a
-cui, mano mano, si formò il cristallo della società e dello Stato.
-
-«È da osservare inoltre al Signor Grote (soggiunge Marx) che, sebbene i
-Greci derivassero le loro _genti_ dalla mitologia, quelle _genti_ sono
-più antiche della mitologia coi suoi dei e semidei, _da esse stesse_
-creata.»
-
-Grote è citato a preferenza da Morgan, perchè testimone reputato e
-non sospetto davvero. Egli narra eziandio, che ogni _gente_ ateniese
-aveva un nome derivato dal suo supposto stipite; che prima di Solone
-in ogni caso, e anche dopo Solone in assenza di testamento, i compagni
-_gentili_ (_gennêtes_) del defunto ne ereditavano la fortuna; e che,
-in caso di omicidio, prima i parenti, poi i compagni _gentili_, e
-finalmente i membri della fratria (_fratores_) dell'ucciso, avevano il
-diritto e il dovere di tradurre l'uccisore innanzi ai giudici: «tutto
-quello, che ci è trasmesso delle più antiche leggi ateniesi, è fondato
-sulla divisione in _genti_ e in fratrie.»
-
-La discendenza delle _genti_ da progenitori comuni fu un vero rompicapo
-per i «pedanti filistei» (Marx). Pretendendo che naturalmente questi
-progenitori siano affatto mitici, essi non riescono in alcun modo a
-spiegarsi l'origine della _gente_ per una semplice giustapposizione
-di famiglie prive di ogni originaria parentela; or è appunto ciò che
-dovrebbero ben chiarire, se pur vogliono spiegarsi la esistenza della
-_gente_. Suppliscono un profluvio di parole, aggirantisi in un circolo
-vizioso, senza uscir mai da questa tesi: l'albero genealogico è bensì
-una favola, ma la _gente_ è una realtà. E finalmente il Grote scriveva
-(diamo anche le interpolazioni di Marx): — «Dell'albero genealogico
-ci si parla di rado, poichè esso non era messo in pubblico che in
-certe speciali solennità. Ma anche le _genti_ meno importanti hanno le
-loro pratiche religiose comuni (_meraviglioso questo, signor Grote!_)
-e stipite e genealogia soprannaturale comune, tal quale come le più
-rinomate (_ciò è ben strano, signor Grote, per delle_ genti _«meno
-importanti»_!); il piano fondamentale e la base ideale (_non ideale,
-signor caro, ma proprio carnale_ — fleischlich _per dirla in tedesco!_)
-erano identici in tutte».
-
-Marx così riassume la risposta di Morgan su questo punto: «Il sistema
-di consanguinità corrispondente alla _gente_ nella sua forma primitiva
-— che i Greci avevano posseduta come tutti gli altri mortali —
-conservava la conoscenza dei gradi di parentela di tutti i membri della
-_gente_ fra loro. Questo, che era per essi d'importanza capitale, essi
-rapprendevano per pratica sin dalle fasce. Ciò cadde in oblio colla
-famiglia monogamica. Il nome _gentile_ creava una genealogia, appetto
-alla quale, quella della famiglia individuale appariva insignificante.
-Era quel nome oramai, che doveva conservare il fatto della comune
-origine di coloro che lo portavano; ma la genealogia della _gente_
-risalì così lontano, che i suoi membri non potevano più dimostrare
-la realtà della loro mutua parentela, eccetto in un limitato numero
-di casi, in cui fossero più prossimi i predecessori comuni. Il nome
-stesso era prova di comune origine, e prova decisiva, astrazion fatta
-dai casi d'adozione. Di fronte a ciò, negare in fatto, come il Grote ed
-il Niebuhr, qualsiasi parentela tra i compagni _gentili_, trasformando
-così la _gente_ in una creazione fantastica e poetica, è degno di
-scrittori «ideali», cioè estranei alla vita. Poichè l'intreccio delle
-generazioni, sopratutto dacchè è sorta la monogamia, vien respinto in
-un lontano passato, e la passata realtà appare riflessa nelle fantasie
-mitologiche, questi dabben filistei ne conchiusero e ne conchiudono
-ancora che è la genealogia fantastica quella che creò le _genti_
-reali.»
-
-La fratria era, come fra gli Americani, una _gente_ madre divisa in
-parecchie _genti_ figlie e che le riuniva; spesso anche le faceva
-tutte derivare da uno stipite comune. Così, secondo Grote, «tutti i
-membri contemporanei della fratria di _Ecateo _avevano una medesima
-deità per progenitore comune al sedicesimo grado»; tutte le _genti_ di
-questa fratria erano quindi alla lettera _genti_ sorelle. La fratria
-si presenta in Omero anche come unità militare, nel famoso passo dove
-Nestore consiglia ad Agamennone: Ordina gli uomini per tribù e per
-fratrie, acciocchè la fratria assista la fratria, e la tribù la tribù.
-— Essa ha altresì il diritto e il dovere della punizione dell'omicidio
-commesso sopra un fratore, ciò che indica che nel passato le spettava
-il dovere della vendetta. Ha ancora santuarii e feste comuni, essendo
-l'elaborazione di tutta la mitologia greca, dal primitivo culto ario
-della natura importato seco loro dall'Asia, essenzialmente l'opera
-delle _genti_ e delle fratrie.
-
-La fratria aveva inoltre un capo (_phratriarchos_) e, secondo De
-Coulanges, anche assemblee e decreti obbligatorii, una giurisdizione ed
-un'amministrazione. Anche lo Stato, quando sorse, benchè ignorasse la
-_gente_, lasciò alla fratria certe funzioni pubbliche.
-
-La riunione di parecchie fratrie affini forma la tribù. Nell'Attica
-c'erano quattro tribù, ognuna di tre fratrie, ciascuna delle quali
-numerava trenta _genti_. Siffatta proporzione di gruppi presuppone un
-intervento cosciente e metodico nell'ordinamento sorto naturalmente.
-Come, quando e perchè ciò sia avvenuto, tace la storia greca, della
-quale gli stessi Greci hanno serbata reminiscenza solo dai tempi
-eroici.
-
-Le diversità dei dialetti erano meno sviluppate presso i Greci,
-concentrati sopra un territorio relativamente piccolo, che nelle vaste
-foreste americane; tuttavia anche là troviamo riunite in più grandi
-masse soltanto tribù parlanti lo stesso linguaggio principale, e
-anche, nella piccola Attica, uno speciale dialetto, che divenne poi il
-dominante, come comune linguaggio di prosa.
-
-Nelle poesie omeriche troviamo le tribù greche per lo più già riunite
-in piccole nazioni, nelle quali però le _genti_, le fratrie e le tribù
-conservavano ancora completa la loro indipendenza. Esse abitavano
-già in città fortificate da mura; la cifra della popolazione cresceva
-coll'estendersi degli armenti, dell'agricoltura, e coll'esordire del
-mestiere; aumentavano con ciò le differenze di ricchezza e con esse
-l'elemento aristocratico nella vecchia democrazia naturale. Questi
-piccoli popoli guerreggiavano incessantemente pel possesso delle
-migliori contrade e anche per bottino; la schiavitù dei prigionieri di
-guerra era già istituzione riconosciuta.
-
-La costituzione di queste tribù e di questi piccoli popoli era la
-seguente:
-
-1.º Autorità permanente era il Consiglio (_bulê_), composto in origine
-dei capi delle _genti_, e più tardi, allorchè il loro numero divenne
-troppo grande, di una parte scelta, che offrì l'opportunità allo
-sviluppo e al consolidamento dell'elemento aristocratico; ond'è che
-Dionisio ci dà il Consiglio dei tempi eroici come composto addirittura
-di notabili (_kratistoi_). Il Consiglio decideva definitivamente gli
-affari importanti; così, in Eschilo, il Consiglio di Tebe decreta — ciò
-che era decisivo in quel caso — di sotterrare onorevolmente Eteocle,
-ma di gettare in pascolo ai cani il cadavere di Polinice. Colla
-istituzione dello Stato questo Consiglio diventò poi il Senato.
-
-2.º L'assemblea del popolo (_agora_). Fra gli Irocchesi vedemmo il
-popolo, uomini e donne, circondare l'assemblea del Consiglio, prendervi
-ordinatamente la parola e influenzarne così le decisioni. Fra i
-Greci omerici questa «circumambienza», per usare un'espressione del
-vecchio gergo giudiziario tedesco (_Umstand_), si è già sviluppata
-in una generale assemblea del popolo, come fra i Germani primitivi.
-Convocavala il Consiglio per decidere gli affari importanti; ogni uomo
-poteva prendervi la parola. La deliberazione seguiva per alzata di mano
-(Eschilo nelle _Supplici_) o per acclamazione. L'assemblea era sovrana
-in ultima istanza, perciocchè dice Schömann (_Antichità greche_),
-«se trattasi di cosa, alla cui esecuzione è necessario il concorso
-del popolo, Omero non ci addita alcun mezzo, con cui questo possa
-esservi costretto contro il suo volere». In quest'epoca, in cui ogni
-uomo adulto della tribù era guerriero, non c'era ancora nessuna forza
-pubblica distinta dal popolo, da poterglisi contrapporre. La democrazia
-naturale era ancora nel suo pieno fiore, e questo deve essere il punto
-di partenza per giudicare del potere e della posizione, tanto del
-Consiglio, quanto del basileus.
-
-3.º Il duce dell'esercito (_basileus_). Qui osserva Marx: «I dotti
-europei, per la maggior parte servi nati di principi, fanno del
-_basileus_ un monarca nel senso moderno. Morgan, _yankee_ repubblicano,
-protesta. Egli dice con molta ironia, ma con non minore verità,
-dell'untuoso Gladstone e della sua «_Juventus mundi_»: «Il Signor
-Gladstone ci presenta i duci degli eserciti greci dei tempi eroici come
-re e principi, e _gentlemen_ per giunta; ma egli deve poi confessare
-che, in generale, pare che l'uso o la legge della primogenitura fosse
-abbastanza, ma non troppo rigorosamente, stabilita.» Ammetterà il
-signor Gladstone, che una primogenitura così _abbastanza ma non troppo
-rigorosamente _garantita vale supergiù come se non ci fosse.
-
-Vedemmo com'era regolata la successione nelle funzioni di capo fra gli
-Irocchesi ed altri Indiani. Tutte le cariche erano elettive, per lo
-più in seno alla _gente_, e quindi in questa ereditarie. Nei casi di
-vacanza, a poco a poco, si preferì il più prossimo parente _gentile_
-— fratello o figlio di sorella — se non v'erano motivi di posporlo.
-Se dunque presso i Greci, dominando il diritto paterno, l'uffizio di
-_basileus_ passava ordinariamente al figlio o a uno dei figli, ciò
-non prova se non che i figli avevano la maggior probabilità d'essere
-eletti dal popolo, non già che succedessero di diritto, senza uopo di
-elezione popolare. È questo, fra gli Irocchesi e fra i Greci, il primo
-germe di famiglie nobili entro le _genti_, e fra i Greci anche di un
-futuro principato o monarchia ereditaria. La presunzione è adunque che
-fra i Greci il _basileus_, o doveva essere eletto dal popolo, o almeno
-confermato dai suoi organi riconosciuti — Consiglio od _agora_ — come
-praticavasi pel «re» (_rex_) dei Romani.
-
-Nell'Iliade, il dominatore degli uomini, Agamennone, non appare come
-supremo re dei Greci, ma quale comandante supremo di un esercito
-confederato dinanzi ad una città assediata. E a questa sua qualità
-accenna Ulisse, quando era scoppiata la discordia tra i Greci, nel
-famoso passo: non è buona cosa che più persone comandino, uno solo sia
-il comandante, ecc. (dopo di che il sempre citato verso che parla di
-«scettro», che è un'aggiunta posteriore). «Ulisse non tiene qui una
-conferenza sopra una forma di Governo, ma chiede ubbidienza verso il
-supremo duce in guerra. Pei Greci, che non appaiono innanzi a Troia
-se non come esercito, le cose procedono abbastanza democraticamente
-nell'_agora_. Achille, quando parla di doni, cioè della distribuzione
-del bottino, non ne fa distributore nè Agamennone, nè un altro
-_basileus_, ma sempre «i figli degli Achei», cioè il popolo. I
-predicati: «generato da Giove», «nutrito da Giove», non provano
-nulla, poichè _ogni gente_ discende da una deità, quelle della tribù
-principale poi da una deità più ragguardevole — che in questo caso
-è Giove. Anche i personalmente non liberi, come il porcaio Eumeo ed
-altri, sono «divini» (_dioi_ e _theioi_), e ciò nell'Odissea, cioè
-in un tempo molto posteriore all'Iliade; nella stessa Odissea il nome
-di _eroe_ è attribuito anche all'araldo Mulio, come al cieco cantore
-Demodoco. Insomma, la parola _basileia_, impiegata dagli scrittori
-greci ad indicare la cosiddetta monarchia dei poemi omerici, (perchè
-il comando militare è il suo carattere principale), col Consiglio
-e coll'assemblea popolare allato, significa soltanto.... democrazia
-militare» (_Marx_).
-
-Il _basileus_, oltre alle attribuzioni militari, aveva anche funzioni
-sacerdotali e giudiziarie; queste non ben determinate, quelle nella sua
-qualità di supremo rappresentante della tribù o della federazione di
-tribù. Non è fatta mai parola di attribuzioni civiche, amministrative,
-ma esso sembra essere stato, per ragione d'uffizio, membro del
-Consiglio. Il tradurre _basileus_ col tedesco _König_ (re) è quindi
-etimologicamente esattissimo, perchè _König _(_Kuning_), da _Kuni,
-Künne_, significa capo di una _gente_. Ma l'odierno significato della
-parola _re_ non corrisponde in niuna guisa al _basileus_ dell'antica
-Grecia. Tucidide chiama espressamente l'antica _basileia _una
-_patrikê_, cioè derivata da _genti_, e dice che essa ebbe attribuzioni
-rigorosamente determinate, quindi limitate. E riferisce Aristotile,
-che la _basileia_ dei tempi eroici era un comando sopra uomini liberi,
-e il _basileus_, il duce dell'esercito, giudice e sommo sacerdote;
-esso non aveva quindi il potere del Governo nel senso posteriore della
-parola[19].
-
-Noi vediamo quindi nella costituzione greca dei tempi eroici l'antica
-organizzazione _gentile_ ancora in vigore, ma già al principio del
-tramonto: diritto paterno con devoluzione della fortuna ai figli,
-con che è favorita l'accumulazione della ricchezza nella famiglia e
-la famiglia diviene una potenza di fronte alla gente; reazione delle
-differenze di ricchezza sulla costituzione, col formare il primo germe
-di una nobiltà e di una monarchia ereditarie; schiavitù, da principio
-dei soli prigionieri di guerra, ma che apre già la prospettiva alla
-riduzione in ischiavitù dei compagni di tribù e perfino dei compagni
-_gentili_; l'antica guerra da tribù a tribù, che già degenera in
-rapina sistematica per terra e per mare, allo scopo di conquistare
-bestiame, schiavi, tesori, e diventa una fonte normale di guadagno;
-in breve, la ricchezza apprezzata e stimata come il bene supremo, e
-violati gli antichi ordinamenti _gentili_, per giustificare i violenti
-bottini. Non mancava più che una cosa: una istituzione, che non solo
-assicurasse le ricchezze individuali di recente acquistate contro
-le tradizioni comunistiche dell'ordinamento _gentile_, che non solo
-consacrasse la proprietà privata sì poco apprezzata nel passato, e di
-questa consacrazione facesse lo scopo supremo di ogni umana società;
-ma che improntasse eziandio le nuove forme d'acquisto della proprietà,
-sviluppantisi l'una dopo l'altra, cioè il sempre accelerato incremento
-della ricchezza, col suggello del generale riconoscimento sociale;
-una istituzione, che non solo perpetuasse la nascente divisione della
-società in classi, ma anche il diritto della classe possidente allo
-sfruttamento dei non possidenti, e il dominio di quella su questi.
-
-E questa istituzione venne. Si inventò lo _Stato_.
-
-
-
-
-V. Genesi dello Stato ateniese.
-
-
-In nessun luogo, meglio che nell'antica Atene, ci è dato seguire almeno
-le prime traccie dello svilupparsi dello Stato, che avvenne dopochè gli
-organi della costituzione _gentile_, in parte trasformati, in parte
-soppiantati dall'intrusione di organi nuovi, finirono per cedere il
-posto a vere magistrature di Stato, e il «popolo in armi» che, nelle
-sue _genti_, fratrie, tribù, difendeva sè stesso, fu sostituito dalla
-«forza pubblica» armata, che obbediva a quelle magistrature e poteva
-così essere rivolta anche contro il popolo. I cangiamenti di forma
-sono, nei punti essenziali, esposti da Morgan; io devo aggiungere in
-gran parte il contenuto economico che li produce.
-
-Ai tempi eroici le quattro tribù ateniesi dimoravano ancora,
-nell'Attica, su territorii distinti; pare che anche le dodici fratrie,
-che le componevano, avessero avuto sedi separate nelle dodici città
-di Cecrope. La costituzione era quella dei tempi eroici: Assemblea
-pubblica, Consiglio del popolo, _basileus_. Fin dove risale la storia
-scritta, il terreno era già diviso e passato in proprietà privata,
-conforme alla produzione mercantile già relativamente sviluppata sullo
-scorcio dello stadio superiore della Barbarie, e al commercio che le
-corrisponde. Oltre al grano si produsse il vino e l'olio; il commercio
-sull'Egèo venne semprepiù sottratto ai Fenici e cadde in gran parte in
-mani attiche. Colla compra e colla vendita della proprietà fondiaria,
-colla crescente divisione del lavoro fra l'agricoltura e il mestiere,
-fra il commercio e la navigazione, i membri delle _genti_, delle
-fratrie e delle tribù dovettero bentosto confondersi; nei distretti
-della fratria e della tribù vennero abitatori, che, sebbene dello
-stesso popolo, tuttavia non appartenevano a quelle corporazioni, ed
-erano così stranieri nella loro propria residenza. Perciocchè ogni
-fratria ed ogni tribù amministrava essa stessa in tempo di pace i suoi
-proprii affari, senza ricorrere al Consiglio popolare o al _basileus
-_di Atene. Ma chi abitava nel territorio della fratria e della tribù
-senza appartenervi, non poteva, naturalmente, prender parte alcuna a
-quest'amministrazione.
-
-Il regolare andamento della costituzione _gentile _ne ebbe tale
-dissesto, che già ai tempi eroici si dovette porvi riparo. Si
-introdusse la costituzione attribuita a Teseo. Il cangiamento
-consistette specialmente nell'istituire un'amministrazione centrale
-in Atene, per cui una parte degli affari, fin allora indipendentemente
-amministrati dalle tribù, vennero dichiarati affari comuni e passarono
-al Consiglio generale sedente in Atene. Con ciò gli Ateniesi fecero un
-passo più lungo, che mai qualsiasi popolo indigeno in America: alla
-semplice federazione di tribù finitime subentrò la loro fusione in
-un unico popolo. Con ciò nacque un diritto popolare comune ateniese,
-che stava al disopra dei diritti consuetudinarii delle tribù e delle
-_genti_; il cittadino ateniese ebbe, come tale, determinati diritti
-e nuova protezione giuridica, anche sul territorio dov'era estraneo
-alla tribù. Ma era questo anche il primo passo allo sfacelo della
-costituzione _gentile_; perchè era l'adito aperto all'ammissione
-di cittadini estranei a tutte le tribù dell'Attica, e che pertanto
-erano e rimasero affatto fuori della costituzione _gentile_ ateniese.
-Una seconda istituzione attribuita a Teseo fu la divisione di tutto
-il popolo, senza riguardo a _gente_, a fratria o tribù, in tre
-classi: _eupatridi_ o nobili, _geomori_ o agricoltori, e _demiurghi_
-o artigiani, e l'attribuzione ai nobili dell'esclusivo diritto ai
-pubblici uffici. All'infuori di quest'ultimo privilegio, tale divisione
-restò senza effetti, non fondando fra le tre classi alcuna differenza
-di diritti. Ma essa è importante, perchè ci presenta i nuovi elementi
-sociali che silenziosamente si erano sviluppati. Essa mostra, che la
-consuetudine degli uffici _gentili_ in certe famiglie era già divenuta
-per esse un titolo alle cariche poco contestato; che queste famiglie,
-già potenti per ricchezza, cominciavano a comporsi, fuori delle loro
-_genti_, in classe distinta privilegiata; e che lo Stato, che sorgeva
-appunto allora, consacrò queste usurpazioni. Essa mostra altresì che la
-divisione del lavoro tra agricoltori ed artigiani era già abbastanza
-forte per emulare, in importanza sociale, l'antica divisione per
-_genti_ e per tribù. Essa proclama finalmente l'inconciliabile antitesi
-tra società _gentile_ e Stato; il primo conato di formazione d'uno
-Stato consiste nello smembrare le _genti_, dividendole in privilegiati
-e posposti, e questi ultimi separando pure in due classi di lavoratori,
-l'una contrapposta all'altra.
-
-La ulteriore storia politica di Atene sino a Solone non è che
-imperfettamente conosciuta. L'uffizio di _basileus_ cadde in disuso;
-alla testa dello Stato si posero arconti, scelti fra la nobiltà. Il
-dominio dei nobili crebbe semprepiù, sino a che, verso il 600 dell'era
-nostra, divenne intollerabile. E i mezzi principali per sopprimere la
-libertà comune furono il danaro e l'usura. La principale sede della
-nobiltà era Atene co' suoi dintorni, dove il commercio marittimo,
-aiutato spesso dalla pirateria, l'arricchiva, e concentrava il denaro
-nelle sue mani. Da ciò la sorgente economia a denaro penetrò come un
-corrosivo nel costume tradizionale delle comunità rurali, fondate
-sulla primitiva economia in natura. La costituzione _gentile_ è
-assolutamente incompatibile coll'economia a denaro; la rovina dei
-piccoli contadini dell'Attica coincise col rallentarsi dei vecchi
-legami _gentili_ che, avvincendoli, li proteggevano. La dichiarazione
-di debito e il pignoramento (gli Ateniesi avevano già inventata anche
-l'ipoteca) non rispettavano nè la _gente_ nè la fratria. E l'antica
-costituzione _gentile_ non conosceva nè il denaro, nè i prestiti
-e i debiti in denaro. Onde il dominio finanziario della nobiltà,
-sempre più rigoglioso, elaborò anche un nuovo diritto consuetudinario
-per garantire il creditore contro il debitore e per consacrare lo
-sfruttamento fatto dal possessore di denaro sul contadino. Intere
-distese di terreno nell'Attica erano irte di colonne ipotecarie. sulle
-quali stava scritto che il fondo che le portava era impegnato a questo
-od a quello per tanto o tanto denaro. I campi, che non erano così
-designati, erano in gran parte già venduti per la avvenuta scadenza
-dell'ipoteca o degli interessi e passati in proprietà del nobile
-strozzino; il contadino poteva esser lieto, se gli veniva concesso di
-continuarvi a restare come fittaiuolo e di vivere di _un sesto_ del
-prodotto del suo lavoro, pagando gli altri _cinque sesti_ come fitto
-al nuovo signore. C'è di più. Se il ricavo della vendita del fondo
-non copriva il debito, o se questo era stato contratto senza ipoteca,
-il debitore doveva vendere schiavi i suoi figli all'estero per pagare
-il creditore. Il padre che vende i figli — ecco il primo frutto del
-diritto paterno e della monogamia! E se il vampiro non era ancor sazio,
-poteva vendere come schiavo lo stesso debitore. Fu questa la dolce
-aurora dell'epoca civile presso il popolo ateniese.
-
-Nel passato, allorchè la condizione del popolo corrispondeva ancora
-alla costituzione _gentile_, un tale sconvolgimento non sarebbe stato
-possibile; e ora era avvenuto, non sapevasi come. Ritorniamo un istante
-ai nostri Irocchesi. Là sarebbe stata inconcepibile una situazione,
-quale agli Ateniesi si era imposta, per così dire, senza il loro
-concorso e certo contro il loro volere. Là i metodi di produzione
-delle sussistenze, rimanendo d'anno in anno supergiù invariati, non
-potevano generare nè siffatti conflitti, che apparivano come imposti
-dal di fuori, nè alcuna antitesi di ricchi e di poveri, di sfruttatori
-e di sfruttati. Gli Irocchesi erano ancora ben lontani dal dominare
-la natura, ma, nei limiti naturali loro imposti, essi dominavano la
-loro propria produzione. A parte il caso, di un cattivo raccolto dei
-loro orti, o l'esaurimento della provvista dei pesci dei loro laghi e
-fiumi e della selvaggina dei loro boschi, essi sapevano quanto potevano
-trarre dalla loro maniera di procurarsi le sussistenze. Potevano
-trarne un sostentamento più o meno abbondante o scarso; ma non mai
-sconvolgimenti sociali imprevisti, non mai la dissoluzione dei vincoli
-_gentili_, la scissione dei compagni della _gente_ o della tribù in
-classi antagoniste e reciprocamente combattentisi. La produzione si
-muoveva nei più angusti limiti; ma i produttori dominavano il loro
-proprio prodotto. Era questo l'immenso vantaggio della produzione
-barbarica, che andò perduto coll'avvento della civiltà, e riconquistare
-il quale è il compito della prossima generazione, ma sulla base del
-potente dominio ormai raggiunto dagli uomini sulla natura, e della
-libera associazione che oggi è possibile.
-
-Non così fra i Greci. La proprietà privata degli armenti e delle
-suppellettili di lusso condusse allo scambio tra gl'individui, alla
-trasformazione dei prodotti in merci. Questo il germe di tutta la
-trasformazione successiva. Tostochè i produttori non consumarono
-più essi stessi direttamente il loro prodotto, ma se lo lasciarono
-uscir di mano cogli scambî, essi cessarono di esserne i padroni. Essi
-non sapevano più ciò che ne accadeva, e sorgeva la possibilità che
-un giorno il prodotto venisse impiegato contro il produttore, per
-sfruttarlo ed opprimerlo. Perciò nessuna società, che non abolisca lo
-scambio tra gl'individui, può conservare a lungo il dominio sulla sua
-propria produzione e il controllo sugli effetti sociali del suo sistema
-di produzione.
-
-Ma gli Ateniesi dovevano imparare quanto rapidamente, sorto lo scambio
-tra gli individui e trasformatisi i prodotti in merci, il prodotto
-padroneggia i produttori. Colla produzione mercantile, apparve la
-coltivazione del terreno fatta dagli individui per proprio conto, e
-con ciò bentosto la proprietà fondiaria individuale. Sorse inoltre
-il denaro, la merce universale, con la quale tutte le altre potevano
-scambiarsi; ma, inventando il denaro, gli uomini non sapevano di creare
-una nuova forza sociale, l'unica forza universale, dinanzi alla quale
-tutta la società avrebbe dovuto inchinarsi. E questa nuova forza, sorta
-improvvisamente all'insaputa e a malgrado de' suoi proprii creatori,
-fece sentire agli Ateniesi il suo dominio con tutta la brutalità della
-sua giovinezza.
-
-Che fare? L'antica costituzione _gentile_ non solo si era dimostrata
-impotente contro la marcia trionfale del denaro; essa era inoltre
-assolutamente incapace di trovar posto in sè stessa per qualcosa
-come il denaro, i creditori e i debitori, la riscossione coattiva dei
-crediti. Ma la nuova forza sociale era omai là, e nè pii desiderii,
-nè aneliti al ritorno del buon tempo antico cacciavano dal mondo il
-denaro e l'usura. Per giunta una serie di altre breccie minori doveva
-subire la costituzione _gentile_. Il frammischiarsi dei compagni delle
-_genti_ e delle fratrie su tutto il territorio attico, particolarmente
-in Atene medesima, era aumentato di generazione in generazione,
-benchè l'Ateniese potesse bensì vendere fuori della propria _gente_
-il suo fondo, ma non ancora la sua casa di abitazione. La divisione
-del lavoro tra i diversi rami della produzione, l'agricoltura e il
-mestiere, e nel mestiere stesso le innumerevoli suddivisioni, il
-commercio, la navigazione, ecc., si erano sviluppate sempre più coi
-progressi dell'industria e del traffico; la popolazione si divideva
-ormai, secondo l'occupazione, in gruppi quasi fissi, ciascun dei quali
-aveva una serie di nuovi interessi comuni, che non trovavano posto
-nella _gente_ o nella fratria, e la cui tutela esigeva quindi nuove
-cariche. Il numero degli schiavi si era considerevolmente accresciuto,
-e già allora deve aver superato di molto quello degli Ateniesi liberi;
-in origine la costituzione _gentile_ ignorava la schiavitù, e quindi
-i mezzi di tener a freno questa massa di non liberi. E finalmente il
-commercio aveva attirata in Atene una moltitudine di stranieri, che vi
-si stabilivano per far denaro più facilmente, che l'antica costituzione
-lasciava privi di diritti e di difesa, e che, malgrado la tradizionale
-tolleranza, rimanevano nel popolo come un elemento estraneo e
-perturbatore.
-
-In breve, la costituzione _gentile_ volgeva al suo termine. La società
-ne traripava ogni giorno più, e quella costituzione non poteva nè
-arrestare, nè rimuovere neanche i mali più funesti, nati sotto i suoi
-occhi. Lo Stato, frattanto, s'era sviluppato in silenzio. I nuovi
-gruppi, nati dalla divisione del lavoro, dapprima fra città e campagna,
-poi fra i varî rami del lavoro urbano, avevano generato nuovi organi
-per la tutela dei loro interessi; cariche d'ogni sorta erano state
-istituite. E allora il giovine Stato abbisognò sopratutto di una
-forza propria, che, presso gli Ateniesi navigatori, doveva essere da
-principio soltanto una forza marittima per le piccole guerre e per la
-protezione delle navi mercantili. In un tempo imprecisato, prima di
-Solone, vennero istituite le _naucrarie_, piccoli distretti, dodici
-per ciascuna tribù; ogni _naucraria_ doveva allestire, armare ed
-equipaggiare un vascello da guerra e fornire inoltre due cavalieri.
-Questa istituzione intaccava doppiamente la costituzione _gentile_;
-in primo luogo, creando una forza pubblica, che non coincideva più
-senz'altro coll'insieme del popolo armato, e, in secondo luogo,
-dividendo per la prima volta il popolo a pubblici fini, non più per
-gruppi di parentela, ma a norma dell'_abitazione locale._ E di ciò si
-vedrà poi l'importanza.
-
-Non potendo la costituzione _gentile_ recare alcun aiuto al popolo
-sfruttato, non rimaneva che lo Stato nascente. E questo lo aiutò
-colla costituzione di Solone, mentre esso si rafforzava sempre più
-a spese dell'antica costituzione. Solone — qui non c'interessa come
-fu introdotta la sua riforma, nell'anno 594 avanti la nostra êra —
-Solone aprì la serie delle cosiddette rivoluzioni politiche, e lo
-fece con un attacco alla proprietà. Tutte le rivoluzioni avvenute
-fino ad oggi furono rivoluzioni per la difesa di una forma della
-proprietà contro un'altra. Esse non possono proteggere l'una senza
-danneggiare l'altra. Nella grande rivoluzione francese la proprietà
-feudale fu sacrificata per salvare la borghese; in quella di Solone
-fu la proprietà del creditore che dovette soffrire a vantaggio di
-quella del debitore. I debiti furono semplicemente dichiarati nulli.
-Le particolarità non ci sono esattamente note, ma Solone si vanta
-nelle sue poesie di aver rimosse le colonne ipotecarie dai terreni
-indebitati, e di aver ricondotti in patria i cittadini venduti o
-fuggiti all'estero per debiti. Questo non era possibile che coll'aperta
-violazione della proprietà. E infatti, tutte, dalla prima all'ultima,
-le cosiddette rivoluzioni politiche si fecero a vantaggio di _una
-forma_ di proprietà, colla confisca, chiamata anche furto, _di un'altra
-forma_. Tanto egli è vero, che, da duemila e cinquecento anni in poi,
-la proprietà non potè esser conservata se non colla violazione continua
-della proprietà.
-
-Ma ora trattavasi d'impedire il ritorno di un siffatto asservimento
-dei liberi Ateniesi. Ciò avvenne anzitutto con misure generali, per
-esempio colla inibizione dei contratti di debito nei quali fosse
-pegno la persona del debitore. Fu inoltre stabilito un limite massimo
-della proprietà fondiaria che un individuo potesse possedere, per
-porre almeno qualche freno alla bulimia della nobiltà pel terreno dei
-contadini. Si introdussero poi cangiamenti nella costituzione; i più
-importanti per noi sono questi:
-
-Il Consiglio fu portato a quattrocento membri, cento per ogni tribù;
-quì la base era ancora la tribù. Ma questo era anche l'unico lato,
-pel quale l'antica costituzione riappariva nel nuovo corpo dello
-Stato. Giacchè, pel resto, Solone divise i cittadini in quattro classi
-secondo la loro proprietà fondiaria e il suo reddito; 500, 300 e 150
-_medimni _di grano (un _medimno_ vale circa 41 litri) erano i ricavi
-minimi per le prime tre classi; chi aveva una proprietà fondiaria
-minore o non ne aveva punto cadeva nella quarta classe. Le cariche
-pubbliche potevano essere coperte soltanto dalle tre prime; le più
-elevate, solo dalla prima classe; la quarta classe non aveva che il
-diritto di parlare e di votare nell'assemblea popolare; la quale però
-eleggeva tutti i funzionarii; a questa essi dovevano rendere i conti;
-era essa che faceva tutte le leggi, e in essa la quarta classe formava
-la maggioranza. I privilegi aristocratici furono in parte rinnovati
-sotto forma di privilegi della ricchezza, ma il popolo conservò il
-potere sovrano. Le quattro classi formarono inoltre la base di una
-nuova organizzazione dell'esercito. Le due prime classi fornivano la
-cavalleria; la terza doveva servire come fanteria pesante; la quarta
-come fanteria leggiera, senza corazza, o sulla flotta, e probabilmente
-veniva anche stipendiata.
-
-Qui è dunque introdotto nella costituzione un elemento affatto nuovo:
-la proprietà privata. I diritti e i doveri dei cittadini dello Stato
-vengono misurati dalla grandezza della loro proprietà fondiaria, e
-di quanto guadagnano influenza le classi facoltose, di altrettanto si
-rattrappiscono le antiche corporazioni consanguinee; la costituzione
-_gentile _aveva sofferto un nuovo strazio.
-
-L'attribuzione dei diritti politici a seconda dei beni non era però una
-di quelle istituzioni, senza cui lo Stato non può esistere. Sebbene
-essa abbia rappresentato una parte importante nella storia della
-costituzione degli Stati, nondimeno moltissimi Stati, e precisamente
-quelli più completamente evoluti, non ne ebbero bisogno. Anche in Atene
-essa non fu che transitoria; dopo Aristide, tutti gli uffizi erano
-accessibili a tutti i cittadini.
-
-Durante i successivi ottant'anni, la società ateniese assunse a mano a
-mano l'indirizzo, che più poi sviluppò nei secoli successivi. All'usura
-sui terreni, così fiorente prima di Solone, fu posto fine, come pure
-all'eccessivo accentramento della proprietà fondiaria. Il commercio, il
-mestiere esercitato sempre più in grande coll'opera degli schiavi, e il
-lavoro degli artigiani, divennero i principali rami di produzione. Si
-divenne più illuminati. Scambio di sfruttare i concittadini brutalmente
-come da principio, si sfruttarono piuttosto gli schiavi e la clientela
-extra-ateniese. La proprietà mobile, la ricchezza finanziaria, il
-numero degli schiavi e dei vascelli cresceva sempre più, ma non erano
-più un semplice mezzo di acquistare proprietà fondiaria, come nella
-malaccorta epoca precedente; divennero uno scopo essi stessi. Con ciò,
-da una parte, fu creata una vittoriosa concorrenza all'antica potenza
-della nobiltà colla nuova classe di ricchi industriali e commercianti,
-ma, dall'altra, fu anche tolto l'ultimo terreno agli avanzi dell'antica
-costituzione _gentile_. I membri delle _genti_, delle fratrie e delle
-tribù, sparpagliati per tutta l'Attica e completamente mescolati,
-non potevano più formare corporazioni politiche; una moltitudine di
-cittadini ateniesi non apparteneva ad alcuna _gente_; erano immigrati,
-ammessi bensì nel diritto civico, ma non in alcuno degli antichi gruppi
-consanguinei; accanto ad essi vi era poi il sempre crescente numero
-degl'immigrati stranieri, semplici clienti.
-
-Nel frattempo le lotte di partito proseguivano; la nobiltà tentava
-riconquistare i suoi passati privilegi, e per un istante riottenne il
-predominio, finchè la rivoluzione di Cleistene (509 avanti la nostra
-êra) l'abbattè definitivamente; ma con essa abbattè pure l'ultimo
-residuo della costituzione _gentile_.
-
-Cleistene, nella sua nuova costituzione, disconobbe le quattro antiche
-tribù fondate sulle _genti _e sulle fratrie. Subentrò un'organizzazione
-affatto nuova, sulla base della divisione dei cittadini secondo la
-residenza, come si era fatto per le _naucrarie_. L'essenziale non era
-più l'appartenere a gruppi consanguinei, ma il luogo dell'abitazione;
-non veniva diviso il popolo, ma il territorio, e gli abitanti divennero
-politicamente una semplice appendice del territorio.
-
-Tutta l'Attica fu divisa in cento distretti comunali, o _demi_, ciascun
-dei quali si amministrava da sè. I cittadini residenti in ogni _demo_
-(_demoti_) eleggevano il loro capo (_demarco_) e il loro tesoriere, più
-trenta giudici con giurisdizione sulle piccole controversie. Avevano
-ancora un proprio tempio e un dio protettore, o eroe, di cui eleggevano
-i sacerdoti. Nel _demo_ il supremo potere era l'assemblea dei _demoti_.
-È, come ben osserva Morgan, il tipo dei Comuni urbani d'America, che
-si governano da sè stessi. Il nascente Stato ateniese partiva da quella
-stessa unità, con la quale finisce lo Stato moderno nel suo più elevato
-sviluppo.
-
-Dieci di queste unità, _demi_, formavano una tribù, che ora, a
-differenza dalle antiche tribù consanguinee, piglia nome di tribù
-locale. La tribù locale non era solo una tribù politica autonoma, era
-anche una corporazione militare; eleggeva il _filarco_, o capo della
-tribù, che comandava la cavalleria, il _tassiarco_ per la fanteria, e
-lo _stratega_ che comandava tutta la milizia reclutata nel territorio
-della tribù. Forniva inoltre cinque navi da guerra con rispettivi
-equipaggi e comandanti, e aveva per sacro patrono un eroe attico, dal
-cui nome si intitolava. Finalmente eleggeva cinquanta consiglieri nel
-Consiglio ateniese.
-
-La somma di tutto ciò era lo Stato ateniese, retto dal Consiglio
-composto dei cinquecento eletti delle dieci tribù, e in ultima istanza
-dall'Assemblea del popolo, dove ogni cittadino ateniese aveva accesso
-e diritto di voto; allato, arconti ed altri funzionari curavano i
-differenti rami amministrativi e giudiziarii. Un funzionario supremo
-del potere esecutivo non esisteva in Atene.
-
-Con questa nuova costituzione e coll'ammissione di un grandissimo
-numero di clienti, in parte immigrati, in parte schiavi affrancati,
-gli organi della costituzione _gentile_ erano stati scacciati dagli
-affari pubblici; essi discesero al grado di riunioni private e di
-confraternite religiose. Ma l'influenza morale, il tradizionale modo
-di concepire e di pensare dell'antica epoca _gentile_, continuarono ad
-ereditarsi per lungo tempo e non svanirono che a poco a poco. Ciò si
-vide in una ulteriore istituzione dello Stato.
-
-Vedemmo che una delle essenziali caratteristiche dello Stato consiste
-in una forza pubblica distinta dalla massa del popolo. Atene non aveva
-allora che l'esercito popolare e una flotta fornita immediatamente dal
-popolo; quello e questa la difendevano dall'estero e tenevano a freno
-gli schiavi, che già formavano la grande maggioranza della popolazione.
-Di fronte ai cittadini la forza pubblica non esistì da principio che
-come polizia, la quale è vecchia quanto lo Stato, per lo che gl'ingenui
-francesi del secolo XVIII non parlavano di popoli inciviliti, ma di
-_nations policées_. Gli Ateniesi, insieme al loro Stato, istituirono
-quindi anche una polizia, una vera gendarmeria di arcieri a piedi e
-a cavallo. Ma questa gendarmeria era formata... di schiavi. Sembrava
-così degradante questo mestiere di birro al libero ateniese, che egli
-si lasciava piuttosto arrestare da schiavi armati, anzi che prestarsi
-esso stesso a tale ignominia. Questo era ancora l'antico sentimento
-_gentile_. Lo Stato non poteva sussistere senza polizia, ma esso era
-ancora giovane, e non godeva ancora sufficiente autorità morale, per
-rendere stimabile un mestiere, che agli antichi compagni _gentili_
-appariva necessariamente infame.
-
-Quanto lo Stato, organato omai nei suoi tratti essenziali, fosse
-adatto alla nuova condizione sociale degli Ateniesi, lo mostra il
-rapido fiorire della ricchezza, del commercio e dell'industria.
-L'antagonismo di classi, sul quale riposavano le istituzioni politiche
-e sociali, non era più fra nobiltà e popolo comune, ma fra schiavi e
-liberi, fra clienti e cittadini. Al tempo del massimo fiore l'intera
-cittadinanza ateniese libera, donne e fanciulli compresi, consisteva
-di circa 90,000 individui, accanto ai quali si contavano 365,000
-schiavi di ambo i sessi e 45,000 clienti — stranieri ed affrancati.
-Per ogni cittadino maschio adulto v'erano quindi almeno 18 schiavi,
-e più di due clienti. Il gran numero di schiavi proveniva dal fatto,
-che molti di essi lavoravano insieme nelle manifatture, grandi
-officine, sotto la sorveglianza d'ispettori. Ma, collo sviluppo del
-commercio e dell'industria, vennero l'accumulazione e la concentrazione
-delle ricchezze in poche mani, l'impoverimento della massa dei
-liberi cittadini, ai quali non rimaneva altra scelta, che, o di far
-concorrenza al lavoro schiavo col proprio lavoro manuale — ciò che
-passava per disonorevole, «_banauso_», e prometteva anche poco profitto
-— o diventare dei parassiti. Per necessità, date le circostanze,
-abbracciarono il secondo partito, ed essendo essi la massa, portarono
-con ciò lo sfacelo in tutto lo Stato ateniese. Non la democrazia rovinò
-Atene, come pretendono i pedanti piaggiatori dei principi europei, ma
-la schiavitù, che proscriveva il lavoro del cittadino libero.
-
-La genesi dello Stato presso gli Ateniesi è un modello particolarmente
-tipico della formazione dello Stato in generale, perchè, da un lato,
-ha luogo senza perturbazioni, senza influsso di violenze interne od
-esterne — la usurpazione di Pisistrato non lasciò traccia della sua
-breve durata — e perchè, d'altro lato, fa scaturire direttamente dalla
-società _gentile_ una forma di Stato già assai evoluta, la repubblica
-democratica; e, finalmente, perchè conosciamo sufficientemente tutte le
-sue particolarità essenziali.
-
-
-
-
-VI. Gente e Stato in Roma.
-
-
-Secondo la leggenda della fondazione di Roma, la prima colonia nacque
-da un dato numero di _genti_ latine (la leggenda dice cento) riunite
-in una tribù, alle quali si unì bentosto una tribù sabellica, e infine
-una terza, composta di elementi diversi, anche queste, vuolsi, di
-cento _genti_ ciascuna. Da tutto il racconto salta agli occhi che di
-primitivo non v'era quasi altro che la _gente_, e anche questa in
-molti casi non era che la propaggine di una _gente_ madre rimasta
-nell'antica patria. Le tribù portano in fronte il suggello della
-composizione artificiale, benchè composte per lo più di elementi
-congiunti da parentela e modellate sul tipo dell'antica tribù cresciuta
-spontaneamente, non artificialmente combinata; non è dunque escluso,
-che il nucleo di ognuna delle tre tribù possa essere effettivamente
-stato una tribù antica. L'anello di congiunzione, la fratria,
-consisteva di dieci _genti_ e chiamavasi _curia_; le curie quindi erano
-trenta.
-
-È ammesso che la _gente_ romana era la medesima istituzione della
-greca; se la greca non è che uno sviluppo di quella unità sociale, la
-cui forma primitiva ci è dato dai Pellirosse americani, lo stesso dovrà
-dirsi della romana. Possiamo quindi andar per le corte.
-
-La _gente_ romana aveva, almeno nei primi tempi della Città, la
-costituzione seguente:
-
-1.º Diritto ereditario reciproco fra i compagni _gentili_; i beni
-di fortuna restavano nella _gente_. Poichè nella _gente_ romana,
-come nella greca, regnava già il diritto paterno, erano esclusi i
-discendenti della linea femminile. Secondo la «legge delle dodici
-tavole», il più antico diritto romano scritto che ci sia conosciuto,
-ereditavano prima i figli come eredi naturali; in loro difetto, gli
-agnati (congiunti in linea _maschile_); e, nell'assenza di questi, i
-compagni _gentili_. In tutti i casi la fortuna rimaneva nella _gente_.
-Noi vediamo qui il graduale insinuarsi, nel costume _gentile_, di nuove
-disposizioni di diritto, prodotte dall'accresciuta ricchezza e dalla
-monogamia; l'originaria eguaglianza di diritto successorio dei compagni
-_gentili_ è dapprima — e ciò assai di buon'ora, come accennammo più
-sopra — limitato in pratica agli agnati, finalmente ai figli e ai
-loro discendenti in linea maschile; si capisce da sè che nelle «dodici
-tavole» ciò appare in ordine inverso.
-
-2.º Cimitero comune. Alla patrizia gente Claudia, quando migrò da
-Regilli a Roma, fu assegnato un pezzo di terreno per suo uso, e inoltre
-un luogo di sepoltura comune nella città. Ancora, sotto Augusto, la
-testa di Varo, caduto nella foresta di Teutoburgo, fu riportata a
-Roma e collocata nel _gentilitius tumulus_; la _gente_ Quintilia aveva
-dunque anche un sepolcro speciale.
-
-3.º Feste religiose comuni; le ben note _sacra gentilitia_.
-
-4.º Obbligo di non sposarsi nella _gente_. Ciò non pare che in Roma
-sia mai stato sancito da una legge scritta, ma il costume rimaneva.
-Della enorme quantità di coppie coniugali romane, i cui nomi ci son
-tramandati, non c'è un solo nome _gentile_ comune al marito e alla
-moglie. Il diritto successorio conferma questa regola. La donna perde
-con le nozze i suoi diritti agnatizî, esce dalla sua _gente_, e nè
-essa, nè i suoi figli, possono ereditare da suo padre o dai fratelli di
-questo, perchè diversamente l'eredità sarebbe perduta per la _gente_
-paterna. Questo non ha senso se non si presuppone che la donna non
-possa sposare alcun membro della propria _gente_.
-
-5.º Una proprietà fondiaria comune. Questa vi era anche nel tempo
-primitivo, dacchè il terreno della tribù cominciò ad essere ripartito.
-Nelle tribù latine troviamo il terreno, parte in possesso della tribù,
-parte della _gente_, parte delle comunità o gruppi domestici, che in
-quel tempo difficilmente potevano essere famiglie individuali. Si dice
-che Romolo abbia fatta la prima distribuzione di terreno agl'individui,
-circa un ettaro (due jugeri) per ciascheduno. Tuttavia noi troviamo
-anche di poi possessi fondiari in mano alle _genti_, pur astraendo dal
-terreno dello Stato, intorno al quale si aggira tutta la storia interna
-della Repubblica.
-
-6.º Dovere di mutua difesa ed assistenza fra compagni _gentili_.
-Di ciò la storia scritta non ci mostra che pochi avanzi; lo Stato
-romano assunse subito tale predominio, chè passò ad esso il diritto
-di protezione contro le offese. Quando Appio Claudio fu imprigionato,
-tutta la sua _gente_ mise il lutto, anche i suoi nemici personali.
-Alla seconda guerra punica, le genti si unirono per la liberazione dei
-compagni _gentili_ prigionieri di guerra; il Senato glielo _vietò_.
-
-7.º Diritto di portare nomi _gentili_. Perdurò sino al tempo
-dell'Impero; agli affrancati si permetteva di assumere il nome
-_gentile_ dei loro ex-signori, ma senza diritti _gentili_.
-
-8.º Diritto di adottare stranieri nella _gente_. Esplicavasi
-coll'adozione in una famiglia (come presso gli Indiani), che traeva
-seco l'ammissione nella _gente_.
-
-9.º Il diritto di eleggere e di deporre capi non è menzionato in nessun
-luogo. Ma, poichè nei primi tempi di Roma tutti gli uffizii tenevansi
-per elezione o per acclamazione, dal re elettivo in giù, e anche i
-preti delle _curie_ venivano eletti da queste, noi possiamo ammettere
-lo stesso pei capi (_principes_) delle _genti_ — comunque l'elezione da
-una medesima famiglia potesse essere già diventata la regola.
-
-Queste erano le attribuzioni di una _gente_ romana. Ad eccezione del
-passaggio, già compiutosi, al diritto paterno, esse sono lo specchio
-fedele dei diritti e dei doveri di una _gente_ Irocchese; anche qui «fa
-manifestamente capolino l'Irocchese».
-
-A mostrare quale confusione regni ancor oggi, anche tra i nostri
-storici più reputati, sull'ordinamento _gentile_ romano, basterà un
-esempio. Nel lavoro di Mommsen sui nomi proprî romani dell'epoca
-repubblicana e di Augusto (_Römische Forschungen_, Berlino, 1864,
-1.º volume) sta scritto: «Oltre a tutti i maschi della stessa stirpe,
-esclusi naturalmente gli schiavi, ma inclusi i famigliari e i clienti,
-il nome della stirpe compete anche alle donne.... La tribù (così
-Mommsen traduce qui la parola _gens_) è.... una comunità, discendente
-da uno stipite comune (reale o presunto, o anche immaginario),
-tenuta assieme dalla comunanza delle feste, della sepoltura e della
-eredità, e alla quale possono e devono appartenere tutti gl'individui
-personalmente liberi, quindi anche le donne. Ma il difficile è
-stabilire il nome di stirpe delle donne maritate. La difficoltà non
-esisteva, finchè la donna non poteva sposare se non un compagno della
-sua _gente_; e probabilmente per molto tempo le donne incontrarono
-maggiori difficoltà a maritarsi fuori che dentro la _gente_; talchè
-poi quel diritto, la _gentis enuptio_, ancora nel sesto secolo veniva
-dato in ricompensa come privilegio personale... Ma dove avvenivano
-siffatti matrimonî fuori della _gente_, la donna, nei primi tempi,
-doveva passare nella tribù del marito. Nulla è più certo del fatto,
-che la donna, coll'antico matrimonio religioso, entrava nella comunità
-giuridica e religiosa del marito, e lasciava la propria. Chi non sa
-che la donna maritata perde il diritto ereditario, attivo e passivo,
-nella propria _gente_, e lo acquista invece verso suo marito, i suoi
-figli e tutti in generale i membri della _gente_ di questi? e se essa
-diventa come figlia del marito ed entra nella costui famiglia, come può
-rimanere al di fuori dalla sua stirpe?» (_pag. 9 a 11_).
-
-Mommsen afferma dunque, che le donne romane, che appartenevano
-ad una _gente_, non potevano maritarsi in origine se non _nella_
-propria _gente_; la _gente_ romana sarebbe quindi stata endogama,
-e non esogama. Questa opinione, che contraddice a tutto quanto
-si è riscontrato presso altri popoli, si fonda principalmente, se
-non esclusivamente, sopra un solo passo di Livio, oggetto di molte
-controversie (_Libro XXXIX, cap. 19_), secondo il quale il Senato,
-nell'anno di Roma 568, ossia nel 186 avanti la nostra êra, decise,
-_uti Feceniæ Hispallæ datio, deminutio, gentis enuptio, tutoris optio
-item esset quasi ei vir testamento dedisset; utique ei ingenuo nubere
-liceret, neu quid ei qui eam duxisset, ob id fraudi ignominiaeve
-esset_ — che Fecenia Hispalla avrebbe il diritto di disporre della
-sua fortuna, di diminuirla, di maritarsi fuori della _gente_, e
-di scegliersi un tutore, come se il suo (defunto) marito le avesse
-conferito questi diritti per testamento; che essa potrebbe sposare un
-cittadino libero, senza che a colui che la torrà in moglie possa ciò
-essere ascritto come un'ignominia od una mala azione.
-
-Senz'alcun dubbio è qui conferito a Fecenia, ad un'affrancata, il
-diritto di maritarsi fuori della _gente_. E da questo passo risulta
-con eguale certezza che il marito poteva conferire per testamento a sua
-moglie il diritto di maritarsi, dopo la sua morte, fuori della _gente_.
-Ma fuori di _quale gente_?
-
-Se la donna doveva maritarsi nella propria _gente_, come ritiene
-Mommsen, essa rimaneva in questa _gente_ anche dopo il matrimonio.
-Ma, in primo luogo, questa pretesa endogamia della _gente_ è appunto
-ciò che si dovrebbe dimostrare. E in secondo luogo, se la donna doveva
-sposarsi nella _gente_, lo doveva naturalmente anche l'uomo, altrimenti
-sarebbe rimasto senza moglie. Ne verrebbe che l'uomo poteva legare per
-testamento a sua moglie un diritto, che non possedeva per sè; assurdo
-giuridico. Mommsen lo sente e congettura quindi che «per sposarsi fuori
-della _gente_ occorreva, in diritto, non solo il consenso del marito
-sotto la cui potestà la donna si trovava, ma quello eziandio di tutti i
-compagni _gentili_» (_pag. 10, Nota_). Or questa è anzitutto un'ipotesi
-molto ardita; e inoltre contraddice al chiaro tenore del passo citato;
-il Senato le dà questo diritto _in luogo e vece del marito_, esso le dà
-espressamente nulla più e nulla meno di ciò che il marito poteva darle,
-ma ciò che le dà è un diritto _assoluto_, non dipendente da alcun'altra
-limitazione; sicchè, se essa ne fa uso, non dovrà soffrirne neanche
-il suo nuovo marito; il Senato incarica anzi i consoli e i pretori
-presenti e futuri di provvedere perchè non le derivi alcun danno.
-L'ipotesi di Mommsen sembra quindi affatto inammissibile.
-
-Ovvero: la donna sposava un uomo di un'altra _gente_, ma essa rimaneva
-nella propria _gente_ nativa. Allora, giusta il suddetto passo, il
-marito avrebbe avuto il diritto di permettere alla moglie di maritarsi
-fuori della _gente_ di lei. Cioè avrebbe avuto il diritto di disporre
-negli affari di una _gente_ alla quale egli non apparteneva. La cosa è
-così assurda, che non è il caso di spendervi altre parole.
-
-Rimane quindi la sola ipotesi, che la donna abbia sposato in prime
-nozze un uomo di altra _gente_, passando senz'altro in quella del
-marito, come effettivamente ammette anche Mommsen per casi simili.
-Allora tutto il viluppo è subito spiegato. La donna, sciolta colle
-nozze dalla sua antica _gente_ e entrata in quella del marito, ha in
-questa una posizione affatto speciale. Essa è compagna _gentile_ sì,
-ma non consanguinea; la maniera della sua adozione la esclude sin dal
-principio da qualsiasi divieto di matrimonio nella _gente_, nella quale
-appunto si è già maritata; essa è ammessa nell'unione matrimoniale
-della _gente_, alla morte di suo marito eredita della sua fortuna,
-eredita cioè la fortuna di un compagno _gentile_. Che di più naturale,
-affinchè questa fortuna rimanga nella _gente_, che essa sia obbligata
-a sposare un compagno _gentile_ del suo primo marito e nessun altro?
-E se un'eccezione deve farsi, chi sarà competente ad autorizzarvela,
-se non colui che le ha legata questa fortuna, il suo primo marito? Nel
-momento in cui egli le lascia i suoi beni e le permette insieme di
-trasferirli col matrimonio, o in conseguenza del matrimonio, in una
-_gente_ estranea, questi beni gli appartengono ancora, egli dispone
-quindi letteralmente della roba sua. Quanto alla donna e ai suoi
-rapporti colla _gente_ del marito, è questi che ve l'ha introdotta con
-un libero atto della sua volontà: il matrimonio; sembra quindi anche
-naturale, che egli sia la persona più idonea ad autorizzarla ad uscirne
-con un secondo matrimonio. Insomma la cosa appare semplice ed evidente,
-tostochè noi eliminiamo lo strano concetto di una _gente_ romana
-endogama e la concepiamo con Morgan come esogama fin dalle origini.
-
-Rimane ancora un'ultima ipotesi, che ha pure trovato i suoi
-sostenitori, e sono anzi i più numerosi. Il passo di Livio
-significherebbe soltanto, «che le fanciulle affrancate (_libertae_) non
-potevano senza particolare autorizzazione maritarsi fuori della _gente_
-(_e gente enubere_) o fare qualsiasi altro atto, che, collegato con la
-_capitis deminutio minima_, potesse aver per effetto l'uscita della
-_liberta_ dalla unione _gentile_.» (LANGE, _Römische Alterthümer_,
-Berlino 1856, I, pag. 195, dove, quanto al passo di Livio, si fa
-riferimento a Duschke). Se questa ipotesi è giusta, il passo non prova
-più nulla quanto ai rapporti delle Romane pienamente libere; e di un
-costoro obbligo di maritarsi nella _gente_ non può più esser questione.
-
-L'espressione _enuptio gentis_ non si trova che in questo passo, in
-tutta la letteratura romana; la parola _enubere_, «sposarsi fuori»,
-solo tre volte appunto in Livio, ma senza alcun rapporto colla
-_gente_. L'ipotesi fantastica che le romane potessero maritarsi
-solo nella _gente_, si deve a quest'unico passo. Ma essa non regge
-affatto, perchè, o il passo si riferisce a restrizioni speciali per
-le affrancate, e non prova nulla per le donne di condizione libera
-(_ingenuae_); o si riferisce anche a queste, e allora esso prova
-piuttosto, che di regola la donna si maritava fuori della sua _gente_,
-ma col matrimonio passava nella _gente_ del marito; prova cioè contro
-Mommsen e a favore di Morgan.
-
-Ancora quasi tre secoli dopo la fondazione di Roma, i vincoli _gentili_
-erano così forti, che una _gente_ patrizia, quella dei Fabii, potè
-intraprendere di propria iniziativa, col consenso del Senato, una
-spedizione di guerra contro la vicina città di Veio. Trecentosei
-Fabii sarebbero usciti e stati uccisi tutti in una imboscata; solo un
-ragazzo, sopravvissuto, ripropagò la _gente_.
-
-Dieci _genti_ formavano, come si è detto, una fratria, che chiamavasi
-_curia_ ed aveva attribuzioni pubbliche più importanti della fratria
-greca. Ogni _curia_ aveva le sue pratiche religiose, i suoi santuari
-e i suoi preti speciali; l'insieme di questi ultimi formava uno dei
-Collegi del sacerdozio romano. Dieci _curie_ formavano una tribù, che
-probabilmente, come le altre tribù latine, aveva in origine un capo
-eletto, duce dell'esercito e sommo sacerdote. Le tribù formavano il
-_populus romanus_.
-
-Al popolo romano poteva quindi soltanto appartenere chi era membro
-di una _gente_, e con essa di una _curia_ e di una tribù. La prima
-costituzione di questo popolo fu la seguente: Degli affari pubblici
-la immediata gestione spettava al Senato, il quale, come il Niebuhr
-ben notò per il primo, era composto dei capi delle trecento _genti_;
-appunto perchè gli anziani delle _genti_, essi si chiamavano «padri»,
-_patres_, e la loro riunione «Senato» (Consiglio degli anziani, da
-_senex_, vecchio). La consuetudine di eleggerli sempre nella stessa
-famiglia di ogni _gente_, originò anche qui la prima nobiltà della
-tribù; queste famiglie si chiamarono patrizie e pretesero un esclusivo
-diritto al Senato e a tutte le altre cariche. Che col tempo il popolo
-abbia subita questa pretesa lasciandola così trasformarsi in un
-vero diritto, lo adombra la leggenda di Romolo attribuente ai primi
-senatori e ai loro discendenti il patriziato coi suoi privilegi. Il
-Senato, come la _bulè_ ateniese, decideva su molti affari e aveva
-facoltà di proposta pei più importanti, sopratutto per le nuove
-leggi. Queste erano deliberate dall'assemblea popolare, cioè dai
-_comitia curiata_ (assemblea delle _curie_). Il popolo si riuniva
-per _curie_, ogni _curia_ probabilmente per _genti_; nella decisione,
-ciascuna della trenta _curie_ disponeva di un voto. L'assemblea delle
-_curie_ accettava o rigettava tutte le leggi, eleggeva tutti i più
-alti funzionarii, compreso il _rex_ (il cosiddetto re), dichiarava la
-guerra (ma il Senato conchiudeva la pace) e decideva come tribunale
-supremo, su appello degl'interessati, quante volte si trattava della
-pena di morte contro un cittadino romano. — Infine, allato al Senato e
-all'assemblea popolare, stava il _rex_, che corrispondeva esattamente
-al _basileus_ greco, e non era affatto quel re quasi assoluto, che
-Mommsen ci rappresenta[20]. Esso era anche duce dell'esercito, sommo
-sacerdote e presidente di certi tribunali. Egli non aveva alcuna
-competenza civile, alcun potere sulla vita, sulla libertà e sulla
-proprietà dei cittadini, salvo non lo derivasse dal potere disciplinare
-di capo dell'esercito, o da quello di far eseguire come presidente
-le sentenze del tribunale. L'uffizio di _rex_ non era ereditario;
-all'opposto, egli era prima eletto dai Comizi delle _curie_,
-probabilmente sopra proposta del suo predecessore in carica, e poi, in
-una seconda assemblea, solennemente insediato. Che potesse anche venir
-deposto, lo dimostra la sorte di Tarquinio il superbo.
-
-Come i Greci dei tempi eroici, così i Romani dell'epoca dei cosiddetti
-re, vivevano dunque in una democrazia militare, basata su _genti_,
-fratrie e tribù, e da esse sviluppatasi. Se anche le _curie_ e le
-tribù erano in parte creazioni artificiali, esse erano però foggiate
-sui genuini primitivi tipi della società dalla quale scaturivano e che
-le circondava ancora da tutti i lati. E se anche la primitiva nobiltà
-patrizia aveva già guadagnato terreno e i _reges_ tentavano di ampliare
-gradatamente le loro attribuzioni — ciò non cangia il carattere
-fondamentale originario della costituzione, ed è di questo solo che si
-tratta.
-
-Intanto la popolazione di Roma, e del territorio romano ampliato
-colla conquista, aumentava, parte coll'immigrazione, parte cogli
-abitanti delle regioni assoggettate, per lo più latine. Tutti questi
-nuovi appartenenti allo Stato (noi lasciamo qui da banda la questione
-dei clienti) stavano fuori delle antiche _genti_, _curie_ e tribù,
-non formavano quindi affatto parte del popolo romano propriamente
-detto. Erano personalmente liberi, potevano possedere fondi, dovevano
-pagare tributi e prestar servizio militare. Ma non potevano rivestire
-alcuna carica, non partecipavano all'assemblea delle _curie_, nè alla
-distribuzione dei terreni conquistati dallo Stato. Formavano la plebe,
-esclusa da tutti i diritti pubblici. Col loro numero sempre crescente,
-colla loro istruzione militare e col loro armamento, essi divennero una
-potenza minacciosa di fronte all'antico _populus_, ormai rigorosamente
-precluso ad ogni incremento dal di fuori. Si aggiungeva che la
-proprietà fondiaria era stata ripartita, pare, supergiù egualmente
-tra popolo e plebe, mentre la ricchezza commerciale e industriale, che
-certamente non era ancora molto sviluppata, apparteneva per la massima
-parte alla plebe.
-
-Nella grande oscurità, in cui è avvolta tutta la tradizionale storia
-delle origini di Roma — oscurità fatta ancora molto più densa dai
-racconti e dai tentativi di spiegazione prammatico-razionalisti di
-successivi indagatori delle fonti educati al criterio giuridico — nulla
-si può precisare nè sul tempo, nè sul processo, nè sull'occasione della
-rivoluzione che pose fine all'antica costituzione _gentile_. Certo è
-solo, che ne furono causa le lotte tra plebe e popolo.
-
-La nuova costituzione, attribuita al re Servio Tullio, tracciata su
-modelli greci, sopratutto su quella di Solone, creò una nuova assemblea
-popolare, che includeva o escludeva popolo e plebei indistintamente,
-secondo che prestassero o no servizio militare. Tutti gli uomini
-soggetti alle armi furono distribuiti, secondo la loro fortuna, in
-cinque classi. La proprietà _minimum_ per ciascuna di queste classi
-era: 1.ª 100,000 assi; II.ª, 75,000; III.ª 50,000; IV.ª 25,000; V.ª
-11,000 assi; pari, secondo Dureau de la Malie, a circa L. 17,500,
-13,125, 8750, 4500 e 1962. La sesta classe, quella dei proletarii,
-consisteva dei meno fortunati, esenti da servizio militare e da tasse.
-Nella nuova assemblea popolare delle centurie (_Comitia centuriata_)
-i cittadini si schieravano militarmente nelle loro centurie, per
-compagnie di 100 uomini, e ogni centuria aveva un voto. Ma la prima
-classe dava 80 centurie; la seconda 22; la terza 20; la quarta 22; la
-quinta 30; la sesta non ne dava che una, per decenza. Venivano poi i
-cavalieri, comprendenti i più ricchi, con 18 centurie. In totale 193;
-maggioranza dei voti 97. Ora i cavalieri e la prima classe avevano
-insieme, solo essi, 98 voti, cioè la maggioranza; se costoro erano
-d'accordo, la decisione definitiva era presa, senza che gli altri
-venissero neanche interrogati.
-
-A questa nuova assemblea delle centurie passarono tutti i diritti
-politici dell'antica assemblea delle _curie_ (eccetto alcuni puramente
-nominali); le _curie_ e le _genti_ che le componevano furono con ciò
-degradate, come in Atene, a semplici società private e religiose, e
-come tali vegetarono ancora a lungo, mentre l'assemblea delle _curie_
-anneghittì ben tosto completamente. Per cacciare dallo Stato anche le
-antiche tre tribù di famiglie, vennero introdotte quattro tribù locali,
-con una serie di diritti politici, ciascuna delle quali abitava un
-quartiere della Città.
-
-Così anche in Roma, prima ancora dell'abolizione della cosiddetta
-monarchia, l'antico ordinamento sociale fondato su vincoli personali
-di sangue fu distrutto e gli subentrò una vera costituzione di Stato,
-basata sulla divisione del territorio e sulla differenza delle fortune.
-Il potere pubblico risiedette nella cittadinanza soggetta al servizio
-militare, di fronte non solo agli schiavi, ma altresì ai cosiddetti
-proletarii, esclusi dal servizio militare e dal maneggio delle armi.
-
-Entro questa nuova costituzione — cui la cacciata dell'ultimo re,
-Tarquinio il superbo, che aveva usurpato un vero potere reale, e la
-sua sostituzione con due duci di eserciti (Consoli) muniti di eguale
-potere (come fra gli Irocchesi), non diede che un maggiore sviluppo
-— entro questa costituzione si muove tutta la storia della Repubblica
-romana, con tutte le sue lotte dei patrizii e dei plebei per l'accesso
-alle cariche e per la partecipazione all'agro pubblico, e col
-definitivo sparire della nobiltà patrizia nella nuova classe dei grandi
-proprietari terrieri e finanziarii, che mano mano assorbirono tutta
-la proprietà fondiaria dei contadini rovinati dal servizio militare,
-fecero coltivare dagli schiavi gli enormi latifondi così formati,
-spopolarono l'Italia, e aprirono con ciò le porte non solo all'Impero,
-ma ben anche ai suoi successori, i barbari Germani.
-
-
-
-
-VII. La Gente presso i Celti e presso i Germani.
-
-
-Lo spazio non ci consente di addentrarci nelle istituzioni _gentili_
-tuttora esistenti, in forma più o meno schietta, fra le più diverse
-popolazioni selvaggie e barbare, nè di seguirne le traccie nelle storie
-primitive dei più o meno inciviliti popoli dell'Asia. Le une o le altre
-si trovano dappertutto. Eccone due soli esempi: Prima ancora che fosse
-ben conosciuta la _gente_, l'uomo che più si sforzò di fraintenderla,
-Mac Lennan, l'ha dimostrata e l'ha descritta esattamente presso i
-Calmucchi, i Circassi, i Samoiedi, e presso tre popoli dell'India:
-i Warali, i Magari e i Munnipuri. Recentemente M. Kovalevsky l'ha
-scoperta e descritta presso gli Psciavi, gli Scevsuri, gli Svaneti ed
-altre tribù del Caucaso. Qui non diamo che alcune brevi notizie sulla
-_gente_, quale la troviamo fra i Celti ed i Germani.
-
-Le più antiche leggi celte di cui abbiamo notizia ci mostrano la
-_gente_ ancora in pieno vigore; nella Irlanda essa vive, almeno
-istintivamente, nella coscienza popolare ancor oggi, dopo che
-gl'inglesi l'hanno violentemente distrutta; nella Scozia essa era
-ancora in tutto il suo fiore alla metà del secolo scorso, e anche là
-non soggiacque che alle armi, alla legislazione e ai tribunali inglesi.
-
-Le leggi dell'antica Galles, scritte parecchi secoli prima della
-conquista inglese e al più tardi nell'undecimo secolo, mostrano ancora
-l'agricoltura comune in interi villaggi, benchè solo come avanzo
-eccezionale di un costume generale del passato; ciascuna famiglia aveva
-cinque acri per sè, oltre a ciò un campo veniva coltivato in comune
-e se ne ripartiva il prodotto. L'analogia coll'Irlanda e colla Scozia
-non lascia dubbio che queste comunità di villaggio rappresentavano o
-_genti_ o suddivisioni di _genti_, quand'anche un nuovo esame delle
-leggi del paese di Galles, pel quale mi manca il tempo (i miei estratti
-sono del 1869), non dovesse provarlo più esattamente. Ma ciò che le
-fonti della Galles, e con esse le irlandesi, provano direttamente, è
-che fra i Celti la famiglia sindiasmica, nell'undecimo secolo, non
-era ancora stata affatto soppiantata dalla monogamia. Nella Galles
-un matrimonio non diveniva indissolubile, o tale, per dir meglio, che
-non si potesse più disdire, se non dopo sette anni. Se mancavano tre
-sole notti ai sette anni, gli sposi potevano divorziare. Allora si
-spartiva la roba; la donna divideva, l'uomo sceglieva la sua parte. I
-mobili venivano ripartiti giusta certe regole molto umoristiche. Se era
-l'uomo che scioglieva il matrimonio, egli doveva rendere alla donna la
-sua dote e qualcosa in più; se era la donna, essa riceveva meno. Dei
-figli, due restavano all'uomo, uno, quello di età mediana, alla donna.
-Se la donna, dopo la separazione, prendeva un altro uomo, e il primo
-marito la reclamava di nuovo, essa doveva seguirlo, anche se avesse
-già un piede nel nuovo talamo. Ma se i due avevano convissuto sette
-anni, erano marito e moglie anche senza la formalità delle nozze. La
-castità delle ragazze prima del matrimonio non era punto rigorosamente
-custodita o richiesta; le norme vigenti in proposito erano estremamente
-frivole e punto rispondenti alla morale borghese. Se una moglie
-commetteva adulterio, il marito poteva bastonarla (era questo uno dei
-tre casi, nei quali ciò gli era concesso; negli altri casi incorreva in
-una pena), ma non gli era permesso poi di chiedere altro risarcimento,
-perciocchè «per lo stesso fallo vi deve essere o espiazione o vendetta,
-ma non le due cose insieme». I motivi pei quali la donna poteva
-chiedere il divorzio, senza perdere con ciò alcuno dei suoi diritti,
-erano molto larghi: bastava che il marito avesse l'alito cattivo. Il
-riscatto in denaro da pagarsi al capo o re della tribù pel diritto
-della prima notte (_gobr merch_, donde il nome medioevale _marcheta_,
-in francese _marquette_), tiene una gran parte nel libro delle leggi.
-Se aggiungeremo, che è dimostrata in Irlanda l'esistenza di rapporti
-analoghi; che anche ivi erano molto in uso i matrimonii temporanei,
-e che alla donna, in caso di separazione, erano guarentiti grandi
-vantaggi, e regolati nel modo più coscienzioso, perfino un indennizzo
-pei servigi domestici resi, che ivi a una «prima moglie» se ne trovano
-accanto delle altre, e nella ripartizione delle eredità non è fatta
-differenza tra figli legittimi ed illegittimi — noi avremo del connubio
-sindiasmico un quadro, di fronte al quale appare severa la forma di
-connubio in vigore nell'America del Nord, ma tale che non può recar
-meraviglia nell'undecimo secolo in un popolo, che al tempo di Cesare
-viveva ancora col connubio per gruppi.
-
-La _gente_ irlandese (_sept_; la tribù chiamavasi _clainne_, clan) non
-è solo constatata e descritta dagli antichi libri di diritto, ma anche
-dai giuristi inglesi del secolo XVII inviati colà per la trasformazione
-del territorio dei _clans_ in demanio del re inglese. Il suolo era
-rimasto sino allora proprietà comune del _clan_ o della _gente_,
-in quanto non fosse stato già trasformato dai capi in loro demanio
-privato. Se moriva un compagno _gentile_, e per conseguenza cessava una
-economia domestica, il capo (i giuristi inglesi lo chiamavano _caput
-cognationis_) faceva una nuova distribuzione di tutto il territorio
-fra le restanti famiglie. In generale questa distribuzione dev'essersi
-fatta giusta le norme vigenti in Germania. Ancor oggi le campagne di
-alcuni villaggi — che quaranta o cinquant'anni fa erano molto numerosi
-— formano il cosiddetto _rundale_. I contadini, fittaiuoli particolari
-del terreno, che una volta era comune alla _gente_ e che poi fu
-rubato dal conquistatore inglese, pagano ciascuno il proprio fitto, ma
-riuniscono tutti i lotti di campo e di prato e, secondo la posizione e
-la qualità, li ridividono in _Gewanne_, come si dice sulla Mosella, e
-danno a ciascuno la sua parte in ogni _Gewann_; il terreno paludoso e
-i pascoli sono sfruttati in comune. Ancora cinque anni fa si rifaceva
-il riparto di tempo in tempo, e in molti luoghi annualmente. La carta
-topografica di un villaggio-_rundale_ rispecchia quelle delle borgate
-tedesche della Mosella o dell'_Hochwald_. La _gente_ sopravvive anche
-nelle «fazioni». I contadini irlandesi si dividono spesso in partiti
-che, sembrando fondati sopra divergenze assurde o prive di senso,
-sono affatto inesplicabili per gli Inglesi, e pare non abbiano altro
-scopo che le popolari solenni zuffe di una fazione contro l'altra.
-Sono artificiali reviviscenze, sostitutivi postumi delle _genti_
-distrutte, che mostrano a modo loro la persistenza degli istinti
-_gentili_ ereditati. Per altro in molte contrade i compagni _gentili_
-stanno ancora insieme a un dipresso sull'antico territorio; così, ancor
-dopo il 1830, la grande maggioranza degli abitanti della contea di
-_Monaghan_ non aveva che quattro nomi di famiglie, discendeva cioè da
-quattro _genti_ o _clans_[21].
-
-Nella Scozia il tramonto dell'ordinamento _gentile_ data
-dalla sconfitta della sollevazione del 1745. Quale anello di
-quest'ordinamento rappresenti specialmente il _clan_ scozzese, è ancora
-da indagare; ma che esso ne sia uno, è indubitato. Nei romanzi di
-Walter Scott noi ci vediamo dinanzi vivente questo _clan_ dell'alta
-Scozia. Esso è, dice Morgan, «un perfetto modello della _gente_
-nella sua organizzazione e nel suo spirito, un esempio evidente della
-dominazione della vita gentilizia sui _gentili_... Nelle loro guerre
-e nelle loro vendette, nella distribuzione del territorio per _clans_,
-nello sfruttamento in comune del terreno, nella fedeltà dei membri del
-_clan_ verso il capo e tra loro, noi ritroviamo dappertutto i tratti
-della società _gentile_... La discendenza seguiva il diritto paterno,
-sicchè i figli degli uomini rimanevano nel _clan_, quelli delle donne
-passavano al _clan_ del padre». Ma che nella Scozia regnasse un tempo
-il diritto materno, lo prova il fatto che, nella famiglia reale dei
-Picti, secondo Beda, vigeva la successione in linea femminile. Anzi, un
-tratto della famiglia _punalua_ erasi conservato, come negli abitanti
-del paese di Galles, così anche fra gli Scozzesi, sin nel medio-evo, ed
-era il diritto della prima notte, che il capo del _clan_ o il re, quale
-ultimo rappresentante dei mariti comuni d'un tempo, era autorizzato ad
-esercitare su ogni sposa, se quel diritto non veniva riscattato con una
-somma di denaro.
-
- —————
-
-È cosa certa che i Germani, sino alla invasione dell'Impero romano,
-erano organizzati in _genti_. Essi debbono aver occupato il territorio
-tra il Danubio, il Reno, la Vistola e il mare del Nord solo pochi
-secoli prima della nostra êra; i Cimbri e i Teutoni erano ancora in
-piena migrazione e gli Svevi non trovarono sedi fisse che al tempo
-di Cesare. Di essi Cesare dice esplicitamente che si erano stabiliti
-per _genti_ e per parentele (_gentibus cognationibusque_), e in
-bocca di un Romano della _gente_ Giulia questa parola «_gentibus_»
-ha un significato preciso che non si cancella coi sofismi. Ciò
-poteva dirsi di tutti i Germani; perfino la colonizzazione nelle
-provincie romane conquistate pare siasi fatta per _genti_. Nel diritto
-nazionale alemanno è confermato che il popolo si stabilì per _genti_
-(_genealogiae_), sul terreno conquistato al sud del Danubio, e la
-parola _genealogia_ viene adoperata nell'identico senso, come più
-tardi comunità di _marca_ o di villaggio[22]. Kovalevsky sostenne di
-recente che queste _genealogiae_ fossero le grandi comunità domestiche,
-tra le quali era distribuito il terreno, e dalle quali svilupparonsi
-poi le comunità di villaggio. Lo stesso potrebbe dirsi della _fara_,
-con che i Burgundi e i Longobardi — cioè una stirpe gotica e una
-stirpe _erminonica_ o alto-tedesca — designavano a un dipresso, se non
-precisamente, quello stesso che il libro delle leggi alemanne con la
-parola _genealogia_. È il caso d'indagare più da vicino di che cosa —
-se _gente_ o comunità domestica — effettivamente si tratti.
-
-I monumenti linguistici non risolvono il dubbio se tutti i Germani
-avessero un'espressione comune per designare la _gente_, e quale essa
-fosse. Etimologicamente la parola corrisponde al greco _genos_, al
-latino _gens_, al gotico _kuni_, all'alto-tedesco mediano _künne_,
-ed è anche usata nel medesimo senso. Ciò che ci richiama ai tempi
-del diritto materno, è che il nome, che serve a indicare la donna,
-proviene dalla stessa radice: greco _gyne_, slavo _zena_, gotico
-_qvino_, vecchio norvegese _kona_, _kuna_. Presso i Longobardi e i
-Burgundi troviamo, come si è detto, _fara_, che Grimm deriva da una
-radice ipotetica, _fisan_, _generare_. A me parrebbe più evidente
-la derivazione da _faran_, _migrare, viaggiare_, come designazione
-di una sezione fissa di emigranti, la quale, è quasi sottinteso,
-si componeva di parenti; tale designazione, nel corso di parecchi
-secoli di migrazione, prima verso l'Est, poi verso l'Ovest, sarebbe
-venuta naturalmente e a poco a poco a indicare tutta una comunità del
-medesimo ceppo. Vi è inoltre il gotico _sibja_, in anglosassone _sib_,
-nel vecchio alto-tedesco _sippia_, _sippa_: _parente_. Nell'antico
-norvegese non se ne trova che il plurale _sifjar_, _i parenti_; il
-singolare non si usava che come nome di una dea, _Sif_. — E finalmente
-troviamo un'altra espressione nella canzone d'Ildebrando, dove
-Ildebrando chiede ad Adubrando «quale fra gli uomini di quel popolo
-fosse suo padre.... o di quale schiatta sei tu» (_eddo huêlihhes
-cnuosles du sis_). Finchè vi fu un nome alemanno comune per la _gente_,
-questo dev'essere stato il gotico _kuni_, e ciò non solo per l'identità
-con la corrispondente espressione delle lingue sorelle, ma anche
-pel fatto che da esso deriva la parola _kuning_, re, che in origine
-significa il capo d'una _gente_ o d'una tribù. La parola _sibja_,
-_parente_, non sembra che c'entri: almeno perchè _sifjar_ nel vecchio
-norvegese significa non solo consanguinei ma anche cognati, e abbraccia
-quindi i membri di almeno _due genti_; _sif_ non può quindi essere
-stato l'equivalente di _gente_.
-
-Come fra i Messicani e fra i Greci, anche fra i Germani l'ordine di
-battaglia, tanto dello squadrone di cavalleria quanto della colonna
-a cuneo della fanteria, veniva disposto per corporazioni _gentili_.
-Se Tacito dice: _per famiglie e per parentele_, questa espressione
-indeterminata si spiega col fatto che, all'epoca sua, la _gente_ aveva
-cessato da un pezzo di essere in Roma un'associazione vivente.
-
-È decisivo un passo di Tacito nel quale è detto: il fratello della
-madre considera i suoi nipoti come suoi figli, anzi alcuni ritengono
-il vincolo di sangue tra zio materno e nipote ancora più sacro e più
-stretto che quello tra padre e figlio, sicchè, quando richiedonsi
-ostaggi, il figlio della sorella è tenuto per una garenzia maggiore che
-non il proprio figlio di colui che si vuol vincolare. — Qui noi abbiamo
-un tratto vivente della _gente_ organizzata giusta il diritto materno,
-cioè primitiva, e ci è dato come qualche cosa di particolarmente
-caratteristico ai Germani[23]. Se un compagno di una tale _gente_
-dava il proprio figlio in pegno di una promessa e lo lasciava cader
-vittima della violazione del patto, egli non dovea risponderne che
-a sè stesso. Ma se il sacrificato era il figlio della sorella, era
-violato il più sacro dei diritti _gentili_; il più prossimo parente
-_gentile_, cui spettava prima che ad ogni altro la difesa del fanciullo
-o dell'adolescente, era colpevole della sua morte; egli o non doveva
-darlo come ostaggio o doveva osservare il contratto. Se non avessimo
-alcun'altra traccia di costituzione _gentile_ presso i Germani, questo
-solo passo basterebbe.
-
-Ma ancor più decisivo, perchè posteriore di circa otto secoli, è un
-passo del canto vecchio-norvegese sul crepuscolo degli dei e sulla fine
-del mondo, la _Völuspâ_. In questa «visione della profetessa», in cui,
-com'è ora dimostrato da Bang e Bugge, sono intrecciati anche elementi
-cristiani, si dice, descrivendo il tempo della corruzione e della
-depravazione generale che prepara la grande catastrofe:
-
- _Broedhr munu berjask ok at bönum verdask_
- _munu_ SYSTRUNGAR _sifjum spilla._
-
-«I fratelli si combatteranno e si assassineranno a vicenda, e
-_i figli delle sorelle_ romperanno la parentela». _Systrungar_
-sono i figli della sorella della madre, e che questi rinneghino
-la loro consanguineità appare al poeta un delitto ancora più
-grave dell'assassinio del fratello. La maggior gravità deriva dal
-_systrungar_, che indica la parentela dal lato materno; se invece
-di questa parola, vi fosse _syskina-börn_ o _syskina synir_, figli
-di fratelli e sorelle (cugini in genere)[24], la seconda linea di
-fronte alla prima non significherebbe aggravamento, ma attenuazione
-del delitto. Quindi, anche al tempo dei _Vikinghi_, quando nacque la
-_Völuspâ_, non era ancora cancellato in Scandinavia il ricordo del
-diritto materno.
-
-Del resto, il diritto materno, al tempo di Tacito, almeno fra quei
-Germani che gli erano più noti, aveva ceduto il posto al diritto
-paterno; i figli ereditavano dal padre; se non c'erano figli,
-ereditavano i fratelli e gli zii paterni e materni. L'ammissione
-del fratello della madre all'eredità si connette col perdurare del
-costume testè ricordato e prova essa pure quanto fosse di origine
-recente il diritto paterno fra i Germani. Sino in pieno medioevo si
-ritrovano traccie di diritto materno. Pare che anche allora non vi
-fosse ancora molta fiducia nella paternità, sopratutto fra i servi;
-così, se un signore feudale d'una città reclamava un servo fuggito,
-la qualità di servo nel fuggitivo, per esempio ad Augusta, a Basilea
-e a Kaiserslautern, doveva venir giurata da sei dei suoi più prossimi
-consanguinei, e questi esclusivamente dal lato materno. (MAURER,
-_Städteverfassung_, I.º, pag. 381).
-
-Un altro avanzo del diritto materno appena estinto, ce lo mostra il
-rispetto dei Germani pel sesso femminile, quasi incomprensibile ai
-Romani. Donzelle di nobile famiglia erano, nei trattati coi Germani, i
-più sicuri ostaggi; il pensiero che le loro mogli e figliuole potessero
-cadere in prigionia o in ischiavitù era terribile per essi e stimolava
-più di ogni altro il loro coraggio in battaglia; essi vedevano nella
-donna qualche cosa di sacro e di profetico, ne ascoltavano il consiglio
-anche nei frangenti più gravi; così Veleda, la sacerdotessa dei
-Brutteri sul fiume Lippe, fu l'anima di tutta quella sollevazione dei
-Batavi, nella quale Civile, alla testa dei Germani e dei Belgi, scosse
-tutta la dominazione romana nelle Gallie. In casa, la supremazia delle
-donne sembra incontestata; esse, i vecchi e i fanciulli, debbono,
-è vero, attendere ad ogni lavoro; l'uomo caccia, beve o poltrisce.
-Lo dice Tacito, ma poichè egli non dice chi coltivasse il campo,
-e dichiara formalmente che gli schiavi non prestavano altro che un
-tributo, senza lavori servili, la massa degli uomini adulti avrà ben
-dovuto fare almeno il poco lavoro, che l'agricoltura richiedeva.
-
-La forma del matrimonio era, come già si è detto, un connubio
-sindiasmico che mano mano si avvicinava alla monogamia. Non era
-ancora la stretta monogamia, perchè la poligamia era permessa ai
-notabili. In generale si teneva severamente alla castità delle
-fanciulle (all'opposto dei Celti) e Tacito parla altresì con un
-calore particolare della inviolabilità del vincolo coniugale fra i
-Germani. Solo l'adulterio della donna egli indica quale motivo di
-divorzio. Ma il suo racconto lascia qui molte lacune e tradisce troppo
-l'intenzione di proporre un esempio di virtù ai dissoluti Romani.
-Invero: se i Germani erano, nelle loro foreste, così eccezionali
-cavalieri di onestà, come mai bastò il più piccolo contatto col mondo
-esteriore per farli scendere al livello medio della restante umanità
-europea? L'ultima traccia della loro severità di costumi svanì, tra
-i Romani, ancor più presto del loro linguaggio. Leggasi solo Gregorio
-di Tours. Che nelle antiche foreste germaniche non potesse esistere il
-raffinato eccesso di sensualità che regnava in Roma, s'intende da sè,
-e così resta ai Germani, anche sotto questo rapporto, un sufficiente
-vantaggio in confronto al mondo romano, senza bisogno di attribuir loro
-un'astinenza sessuale, che non esistì mai, in verun luogo, presso un
-intero popolo.
-
-Dalla costituzione _gentile_ provenne il dovere di ereditare le
-inimicizie come le amicizie del padre o dei parenti; così pure la
-«composizione», sostituita alla vendetta, per l'omicidio o per le
-offese. Questa «composizione», che, soltanto una generazione fa,
-era ancora considerata come una specifica istituzione germanica, la
-si ritrova ora presso centinaia di popoli come una forma mitigata
-ed universale della vendetta, derivante dall'ordinamento _gentile_.
-La troviamo, al pari dell'obbligo della ospitalità, tra gli altri,
-presso gli Indiani dell'America; la descrizione del come era praticata
-l'ospitalità, secondo Tacito (_Germania_, cap. 21), è quasi la stessa,
-sino nei minuti particolari, che Morgan ci dà dei suoi Indiani.
-
-La disputa calorosa ed interminabile, se i Germani di Tacito avessero
-già definitivamente distribuito l'agro lavorato, e come debbansi
-interpretare i relativi passi, appartiene ora al passato. Dacchè presso
-tutti i popoli fu dimostrata la coltivazione in comune dei campi fatta
-dalla _gente_, e in seguito da comunistiche associazioni di famiglie,
-che Cesare constata ancora fra gli Svevi, e più tardi l'assegnazione
-dei campi a famiglie particolari con redistribuzioni periodiche; dacchè
-fu stabilito che queste redistribuzioni periodiche dell'agro lavorato
-si conservarono quà e là fino ai nostri giorni nella stessa Germania,
-non è il caso di spendervi intorno altre parole. Se dall'agricoltura
-in comune, che Cesare attribuisce esplicitamente agli Svevi (presso di
-essi, dice egli, non vi erano terreni ripartiti o terreni privati),
-i Germani, nei 150 anni corsi sino a Tacito, erano passati alla
-coltivazione particolare con redistribuzione annua del terreno, è
-questo in verità progresso sufficiente; il passaggio da quello stadio
-alla piena proprietà privata dei terreni, in così breve intervallo e
-senza estranee ingerenze, implicherebbe semplicemente l'impossibile.
-Per conseguenza, io leggo in Tacito solo quello che egli seccamente
-dice: essi si scambiano (o redistribuiscono) ogni anno il terreno
-coltivato, e sopravvanza ancora un vasto spazio di terreno comune.
-È lo stadio dell'agricoltura e dell'appropriazione del terreno, che
-corrisponde esattamente alla costituzione dei Germani d'allora.
-
-Lascio inalterato il brano precedente, quale sta nelle precedenti
-edizioni, sebbene la questione nel frattempo abbia assunto un altro
-aspetto. Dopochè Kovalevsky ha dimostrato (veggasi più sopra a pag.
-73) l'esistenza di una comunità domestica patriarcale, molto se non
-universalmente diffusa, che avrebbe formato lo stadio intermedio tra la
-famiglia comunistica a diritto materno e la famiglia isolata moderna,
-non si tratta più di discutere, come fanno ancora il Maurer e il
-Waitz, se la proprietà della terra fosse comune o privata, bensì qual
-fosse la _forma_ della proprietà comune. Non vi è alcun dubbio che al
-tempo di Cesare, fra gli Svevi, non solo la proprietà era comune, ma
-anche la coltivazione si faceva in comune e per conto comune. Si potrà
-invece ancora discutere a lungo se l'unità economica fosse la _gente_
-o la comunità domestica, o un gruppo comunistico di parenti intermedio
-fra le due; o se pure i tre gruppi coesistessero, a seconda delle
-condizioni del terreno. Ma ora Kovalevsky sostiene che lo stato di
-cose descritto da Tacito presuppone non già la società della _marca_ o
-del villaggio, ma la comunità domestica; e che solo da quest'ultima si
-sarebbe poi più tardi sviluppata la comunità di villaggio, per effetto
-dell'incremento della popolazione.
-
-Posto ciò, le colonie dei Germani sul territorio da essi occupato al
-tempo dei Romani, come su quello tolto più tardi ai Romani stessi,
-sarebbero state composte non di villaggi, ma di grandi comunità
-domestiche, abbraccianti parecchie generazioni, e le quali prendevano
-a coltivare proporzionate distese di territorio, e del terreno
-incolto circostante giovavansi come di _marca_ in comune coi vicini.
-Se così è, il passo di Tacito sul cangiamento del terreno coltivato
-dovrebbesi intendere effettivamente in senso agronomico: che cioè la
-comunità coltivava ogni anno una distesa diversa, lasciando a maggese
-o addirittura lasciando di nuovo inselvatichire il campo lavorato
-nell'anno antecedente. Stante la scarsezza della popolazione, rimaneva
-allora sempre abbastanza terreno incolto, per rendere inutile ogni
-contesa pel possesso terriero. Solo dopo secoli, allorchè il numero
-dei membri della comunità domestica fu tanto aumentato, che diventò
-impossibile, nelle condizioni della produzione di quel tempo, la
-economia in comune, essi si sarebbero sciolti, e i campi e i prati
-già comuni sarebbero stati ripartiti, nei noti modi, fra le economie
-domestiche individuali, che oramai si venivano formando, dapprima
-temporaneamente, e poi definitivamente, mentre i boschi, i pascoli e le
-acque rimasero comuni.
-
-Questo processo evolutivo sembra essere storicamente dimostrato per
-la Russia. Per quanto riguarda l'Allemagna e, in seconda linea, gli
-altri paesi germanici, è innegabile che questa ipotesi spiega meglio
-le fonti sotto molti rapporti, e risolve le difficoltà più facilmente
-che non l'altra finora adottata, che faceva risalire fino a Tacito le
-comunità di villaggio. I più antichi documenti, quelli, ad esempio,
-del _Codex Laureshamensis_, si spiegano in complesso assai meglio
-mercè la comunità domestica che non colla comunità di _marca_ e di
-villaggio. La nuova ipotesi, d'altro canto, schiude, a sua volta,
-il varco a nuove difficoltà e a nuove questioni, che dovranno venir
-risolute. Solo nuove indagini potranno essere decisive; ma io non posso
-contestare che lo stadio intermedio della comunità domestica ha per sè
-moltissima probabilità anche per la Germania, per la Scandinavia e per
-l'Inghilterra.
-
-Mentre ai tempi di Cesare i Germani hanno appena fissato stabili
-residenze e in parte ne vanno ancora in traccia, ai tempi di Tacito
-essi hanno già dietro di sè un intero secolo di stabilità; ed è
-innegabile un corrispondente progresso nella produzione dei mezzi
-di sussistenza. Abitano in case di tronchi; le loro vesti tengono
-ancora assai della primitiva selvatichezza boschereccia; un grossolano
-manto di lana, pelli di animali, e, per le donne e le persone più
-ragguardevoli, sottovesti di lino. Son loro alimenti latte, carne,
-frutti selvatici, e, aggiunge Plinio, polenta di avena (ch'è ancora
-oggi il piatto nazionale celtico nell'Irlanda e nella Scozia). La
-loro ricchezza consiste in bestiame, ma questo è di cattiva razza;
-i buoi, piccoli, miseri, senza corna; i cavalli, piccoli _poneys_ e
-non da corsa. Il denaro era raro e poco usato, e soltanto romano. Non
-lavoravano nè apprezzavano l'oro e l'argento; il ferro era raro, e,
-almeno nelle tribù sul Reno e sul Danubio, quasi soltanto, a quanto
-pare, importato, non procurato da loro. La scrittura runica (imitata
-da caratteri greci o latini) esisteva soltanto come scrittura segreta
-e non veniva adoperata che a magie religiose. I sacrifizii umani
-erano ancora in uso. Insomma, abbiamo qui un popolo elevatosi allora
-allora dallo stadio medio al superiore della barbarie. Ma, mentre alle
-tribù confinanti immediatamente coi Romani la facile importazione dei
-prodotti dell'industria romana impediva lo sviluppo di una industria
-tessile e metallurgica indipendente, se ne formava una indubbiamente al
-nord-est, sul Baltico. I pezzi di armatura trovati nelle paludi dello
-Schleswig — lunga spada di ferro, giaco di maglie, elmo d'argento,
-ecc., con monete romane della fine del secondo secolo — e gli oggetti
-in metallo di fabbricazione germanica diffusi colla migrazione dei
-popoli, rivelano un tipo affatto proprio e già assai sviluppato, anche
-dove si accostano a modelli originariamente romani. L'immigrazione
-nell'Impero romano incivilito pose termine dappertutto a questa
-industria indigena, eccetto in Inghilterra. Con quanta unità di tipo
-si fosse formata e avesse progredito questa industria, lo mostrano, ad
-esempio, i fermagli di bronzo; quelli trovati in Borgogna, in Romania
-e sul mar d'Azof, potrebbero essere usciti dalla stessa officina che
-allestì gli inglesi e gli svedesi e sono tutti senza dubbio d'origine
-germanica.
-
-Anche la costituzione corrisponde allo stadio superiore della
-Barbarie. In generale esisteva, secondo Tacito, il Consiglio dei
-capi (_principes_) che decideva negli affari di minor conto, ma
-apparecchiava i più importanti per la decisione dell'assemblea del
-popolo; questa esiste anche nello stadio inferiore della Barbarie,
-almeno là dove noi la conosciamo, fra gli Americani, ma solo per la
-_gente_, non ancora per la tribù o per la federazione di tribù. I
-capi (_principes_) si distinguono ancora nettamente dai duci di guerra
-(_duces_), precisamente come fra gli Irocchesi. I primi vivono già in
-gran parte dei donativi d'onore, in bestiame, grano, ecc., recati dai
-compagni della tribù; essi vengono eletti, come in America, per lo
-più dal seno della stessa famiglia; il passaggio al diritto paterno
-favorisce, come in Grecia ed in Roma, la graduale trasformazione
-dell'elezione in eredità e con ciò la formazione di una famiglia di
-nobili in ogni _gente_. Questa antica cosiddetta nobiltà di tribù
-si perdette per la maggior parte durante la migrazione dei popoli o
-subito dopo. I duci degli eserciti venivano eletti, senza riguardo
-all'origine, solo per idoneità. Essi avevano poco potere e dovevano
-influire coll'esempio; lo speciale potere disciplinare dell'esercito
-è da Tacito chiaramente attribuito ai sacerdoti. L'effettivo potere
-risiedeva nell'assemblea del popolo. Il re o il capo della tribù
-presiede; il popolo decide — no: col mormorio; si: coll'acclamazione
-e con lo strepito delle armi. Essa è insieme assemblea giudiziaria;
-in essa si presentano e si giudicano le querele, essa pronunzia le
-sentenze di morte, e la morte è comminata solo per la codardia, pel
-tradimento del popolo e pei vizi contro natura. Anche nelle _genti_ e
-in altre suddivisioni, la collettività giudica sotto la presidenza del
-capo, che, come in tutti i tribunali primitivi germanici, non poteva
-essere che il direttore del dibattito e l'interrogatore; arbitra fin
-dal principio e dappertutto era sempre, fra i Germani, la collettività.
-
-Sin dal tempo di Cesare si erano formate federazioni di tribù; in
-alcune c'era già il re; il supremo condottiero dell'esercito, come
-presso i Greci ed i Romani, aspirava già alla tirannide e talvolta
-l'otteneva. Tali fortunati usurpatori non erano punto padroni assoluti;
-nondimeno, cominciavano già a spezzare i vincoli della costituzione
-_gentile_. Mentre un tempo gli schiavi affrancati occupavano una
-posizione subordinata, perchè non potevano appartenere a nessuna
-_gente_, presso i nuovi monarchi tali favoriti pervenivano spesso ai
-gradi, alla ricchezza e agli onori. Lo stesso avvenne dopo la conquista
-dell'Impero romano fatta dai duci dell'esercito, divenuti allora re di
-vaste contrade. Presso i Franchi, gli schiavi e gli affrancati del re
-sostennero una gran parte, prima alla Corte, poi nello Stato; in gran
-parte la nuova nobiltà discese da essi.
-
-Una istituzione favorì il sorgere della monarchia: le compagnie
-militari (_comitati_ di Tacito). Già fra i Pellirosse americani
-vedemmo, come accanto alla costituzione _gentile_ si formino di proprio
-moto associazioni private per fare la guerra. Queste associazioni
-private, presso i Germani, erano già divenute associazioni permanenti.
-Duci di eserciti, che si erano procacciata una fama, raccoglievano
-a sè d'intorno una schiera di giovani avidi di bottino, obbligati
-a personale fedeltà verso il duce, come egli verso di loro. Il duce
-li manteneva, faceva loro donativi, li ordinava gerarchicamente: una
-guardia del corpo e una schiera agguerrita per le piccole spedizioni,
-un corpo completo di uffiziali per le grandi. Per deboli che dovessero
-essere queste compagnie, quali anche ci appaiono più tardi, per esempio
-in Italia con Odoacre, nondimeno esse formavano già il germe della
-rovina dell'antica libertà popolare e si dimostrarono tali durante e
-dopo le migrazioni. Poichè, in primo luogo esse favorirono il sorgere
-del potere regio. E, in secondo luogo, esse non potevano essere tenute
-assieme, come già nota Tacito, che dalle incessanti guerre e dalla
-continua rapina. Il bottino divenne scopo. Se il capo della compagnia
-non aveva da far nulla nelle vicinanze, egli traeva colla sua milizia
-presso altre popolazioni, dove eravi guerra e speranza di bottino; le
-truppe ausiliarie germaniche, che in gran copia combatterono sotto
-bandiere romane perfino contro Germani, erano in parte composte di
-siffatte compagnie. Era il primo embrione dei lanzichenecchi, onta e
-maledizione dei tedeschi. Dopo la conquista dell'Impero romano, queste
-compagnie del re, insieme ai servi e ai valletti di Corte romani,
-formarono il secondo principale elemento della futura nobiltà.
-
-In generale, quindi, le tribù la cui federazione formava il popolo
-dei Germani, avevano la stessa costituzione che si era già sviluppata
-presso i Greci dei tempi eroici e presso i Romani della cosiddetta
-epoca dei re: l'assemblea del popolo, il Consiglio dei capi _gentili_,
-il duce dell'esercito, che già anelava a un effettivo potere reale. Era
-questa la costituzione più evoluta che potesse in generale scaturire
-dall'ordinamento _gentile_; e fu anche la costituzione modello dello
-stadio superiore della Barbarie. Quando la società varcò i limiti,
-entro i quali bastava questa costituzione, l'ordinamento _gentile_ ebbe
-fine: esso fu distrutto, e lo Stato lo sostituì.
-
-
-
-
-VIII. La formazione dello Stato dei Germani.
-
-
-Secondo Tacito, i Germani erano un popolo molto numeroso. In Cesare
-troviamo un ragguaglio approssimativo della forza dei singoli popoli
-tedeschi; egli fa ascendere gli Usipeti e i Tencteri, apparsi sulla
-riva sinistra del Reno, a 180,000, comprese le donne e i fanciulli.
-Quindi, per ciascun popolo, circa 100,000[25], che è già assai più
-degli Irocchesi, ad esempio, i quali, nel loro fiore, non superavano
-i 20,000, e furono il terrore dell'intera regione dai grandi laghi
-sino all'Ohio e al Potomac. Ciascuno di questi popoli, se noi ci
-proviamo ad aggruppare quelli stabilitisi nei pressi del Reno e che,
-per le relazioni pervenuteci, ci sono più noti, occupa sulla carta,
-all'incirca ed in media, lo spazio di una provincia della Prussia,
-a un dipresso 10,000 chilometri quadrati o 182 miglia quadrate
-geografiche. Ma la _Germania Magna_ dei Romani, sino alla Vistola,
-abbracciava in cifre tonde 500,000 chilometri quadrati. Data una media
-di 100,000 individui per ciascun popolo, il totale per la _Germania
-Magna_ ammonterebbe a cinque milioni; il che è già molto per un gruppo
-di popoli barbari, mentre sarebbe pochissimo per popoli odierni,
-che contano 10 teste per chilometro quadrato, o 550 per ogni miglio
-quadrato geografico. Ma i Germani non finivano lì. Lungo i Carpazii,
-sino alle foci del Danubio, abitavano popoli tedeschi di stirpe gotica,
-i Bastarni, i Peukini ed altri, così numerosi che Plinio ne fa la
-quinta tribù principale dei Germani, e che, dopo aver servito, 180
-anni avanti la nostra êra, quali mercenarii del re macedone Perseo, si
-spinsero, nei primi anni di Augusto, sino nella regione di Adrianopoli.
-Fossero solo un milione, avremmo, al principio della nostra era, un
-totale probabile di almeno sei milioni di Germani.
-
-Presa dimora in Germania, la popolazione dovette crescere con rapidità
-accelerata: basterebbero a provarlo i progressi industriali testè
-menzionati. Gli oggetti trovati nelle paludi dello Schleswig, come
-si desume dalle monete romane che li accompagnavano, sono del terzo
-secolo. In quell'epoca esistevano quindi già sul Baltico un'industria
-tessile e un'industria metallurgica assai sviluppate, un attivo
-commercio coll'Impero romano e un certo lusso nei ricchi — tutte
-traccie di popolazione alquanto densa. Ma alla stessa epoca incomincia
-anche la guerra generale di aggressione dei Germani su tutta la linea
-del Reno, sulla frontiera fortificata dei Romani e sul Danubio, dal
-Mare del Nord sino al Mar Nero — prova diretta d'una popolazione sempre
-crescente e che tende ad espandersi. Trecento anni durò la lotta,
-durante la quale tutta la tribù principale delle popolazioni gotiche
-(eccetto i Goti Scandinavi ed i Burgundi) trasse verso il Sud-est e
-formò l'ala sinistra della grande linea d'attacco, al centro della
-quale gli Alto-tedeschi (Erminoni) sul Danubio superiore, e alla cui
-ala destra gli Iskevoni (oggi Franchi) si spingevano sul Reno; agli
-Inghevoni toccò la conquista della Britannia. Alla fine del quinto
-secolo l'Impero romano giaceva snervato, dissanguato e impotente,
-aperto agli invasori Germani.
-
-Eravamo pur dianzi alla culla dell'antica civiltà greca e romana.
-Eccoci al suo funerale. Su tutti i paesi del bacino del Mediterraneo
-era passata la pialla livellatrice della mondiale dominazione romana,
-e ciò per lunghi secoli. Dove non faceva resistenza il greco, tutti
-i linguaggi nazionali avevano dovuto cedere a un latino corrotto; non
-v'erano più differenze di nazionalità; non v'erano più Galli, Iberi,
-Liguri, Norici; tutti eran divenuti Romani. L'amministrazione romana e
-il diritto romano avevano sciolti dappertutto gli antichi aggruppamenti
-di schiatta, e distrutto con ciò l'ultimo avanzo di indipendenza locale
-e nazionale. La qualità di Romano conferita a tutti non offriva un
-compenso; essa non esprimeva una nazionalità, ma solo la mancanza di
-ogni nazionalità. Gli elementi di nuove nazioni esistevano dappertutto;
-i dialetti latini delle diverse provincie si differenziavano sempre
-più; i confini naturali, che in passato avevano fatto territorii
-indipendenti l'Italia, la Gallia, la Spagna, l'Africa, esistevano e si
-sentivano ancora. Ma in nessun luogo esisteva la forza di aggruppare
-questi elementi in nuove nazioni; in niun luogo restava traccia di
-capacità di sviluppo, di forza di resistenza, e, meno ancora, di una
-forza creativa. L'immensa massa umana di quell'immenso dominio non
-aveva che un vincolo: lo Stato romano, e questo era divenuto col tempo
-il suo peggior nemico ed oppressore. Le provincie avevano annientata
-Roma; Roma stessa era divenuta una città di provincia come le altre —
-privilegiata, ma non più signora, non più centro dell'Impero mondiale,
-non più neppure sede degli imperatori e dei sotto-imperatori, che
-risiedevano a Costantinopoli, a Treviri, a Milano. La Stato romano era
-divenuto una gigantesca e complicata macchina, non ad altro diretta
-che a dissanguare i sudditi. Tributi, requisizioni e prestazioni
-forzate di lavoro riducevano la massa della popolazione in una povertà
-sempre più desolante; l'oppressione raggiunse l'insopportabile colle
-estorsioni dei governatori, dei percettori delle imposte, dei soldati.
-A questo era riuscito lo Stato romano col suo dominio universale: esso
-fondava il suo diritto all'esistenza sulla conservazione dell'ordine
-all'interno e sulla protezione contro i barbari all'estero; ma il suo
-ordine era peggiore del più tristo disordine, e i barbari, contro
-i quali esso pretendeva difendere i cittadini, venivano da questi
-invocati quali salvatori.
-
-La situazione sociale non era meno disperata. Già dagli ultimi tempi
-della Repubblica la dominazione romana era riuscita allo sfruttamento
-inconsiderato delle provincie conquistate; l'Impero non aveva abolito
-questo sfruttamento, al contrario lo aveva disciplinato. Quanto più
-l'Impero decadeva, tanto più crescevano tributi e prestazioni, tanto
-più spudoratamente i funzionari rubavano ed angariavano. Il commercio
-e l'industria non erano state mai il forte dei Romani, dominatori dei
-popoli; solo nell'usura essi hanno superato tutto ciò che si fece
-prima e dopo di loro. Quel tanto di commercio, che si era trovato
-e conservato, andò in rovina sotto le estorsioni dei funzionarii;
-quello che perdurò, riguardava la parte greca, orientale dell'Impero,
-che esorbita dal nostro quadro. Impoverimento generale, regresso del
-commercio, del mestiere, dell'arte, decremento della popolazione,
-decadenza delle città, ritorno dell'agricoltura ad uno stadio inferiore
-— questo fu il risultato finale della dominazione mondiale romana.
-
-L'agricoltura, il principale ramo di produzione in tutto il mondo
-antico, era tale più che mai. In Italia gli immensi latifondi, sin
-dalla fine della Repubblica occupanti quasi tutto il territorio, erano
-stati utilizzati in due modi: o come pascoli, nei quali la popolazione
-era sostituita da pecore e da buoi, la cui custodia non richiedeva
-che pochi schiavi; o come ville, dove masse di schiavi esercitavano
-l'orticoltura in grande, in parte pel lusso del proprietario, in parte
-per lo smercio sui mercati delle città. I grandi pascoli si erano
-conservati ed anche estesi; le ville e la loro orticoltura erano
-rovinate coll'impoverimento dei loro possessori e colla decadenza
-delle città. La coltura dei latifondi, fondata sul lavoro schiavo,
-non dava più profitto, ma essa era allora l'unica forma possibile
-di grande agricoltura. La piccola coltura era ridivenuta la sola
-forma rimuneratrice. Le ville furono frazionate, l'una dopo l'altra,
-in piccole parcelle, e concesse ad enfiteuti, che pagavano una data
-somma, o a _parziarii_, più fattori che fittaiuoli, che ricevevano il
-sesto o appena la nona parte dal prodotto annuo pel loro lavoro. Ma a
-preferenza questi piccoli spezzoni di campi erano concessi a coloni,
-che pagavano una data somma annua, che erano legati alla gleba e che
-potevano essere venduti con questa; essi non erano veri schiavi, ma
-neanche liberi, non potevano contrarre matrimonio con liberi, e i
-matrimonii tra loro non erano considerati come pienamente validi,
-ma, a guisa di quelli degli schiavi, come un semplice concubinato
-(_contubernium_). Erano i precursori dei servi del medio-evo.
-
-L'antica schiavitù aveva fatto il suo tempo. Nè in campagna nella
-grande agricoltura, nè nelle manifatture delle città essa dava più
-un profitto rimuneratore — il mercato pei suoi prodotti non esisteva
-più. E la piccola agricoltura e il piccolo mestiere, a cui erasi
-ristretta la gigantesca produzione dei tempi floridi dell'Impero, non
-aveva posto per numerosi schiavi. Soltanto per gli schiavi domestici
-e di lusso dei ricchi c'era ancora posto nella società. Ma la morente
-schiavitù bastava ancora tuttavia a far apparire ogni lavoro produttivo
-un compito da schiavi, indegno di un libero Romano — e chi non lo
-era oramai? Quindi, da un lato, aumentavano le affrancazioni degli
-schiavi superflui, divenuti un peso; dall'altro si moltiplicavano
-quà i coloni, là i liberi pezzenti (analoghi ai _poor whites_ degli
-ex-Stati schiavisti d'America). Il Cristianesimo è affatto innocente
-del graduale estinguersi dell'antica schiavitù. Esso ha secondata
-la schiavitù per lunghi secoli nell'Impero romano, e in seguito non
-ha mai impedito ai cristiani il commercio degli schiavi, nè quello
-degli Alemanni nel Nord, nè quello dei Veneziani sul Mediterraneo,
-nè più tardi, la tratta dei negri[26]. La schiavitù cessò, perchè
-non dava più profitto. Ma la morente schiavitù lasciò dietro il suo
-venefico pungiglione, nella proscrizione del lavoro produttivo dei
-liberi. Questo il cul di sacco in cui s'era ficcato il mondo romano:
-la schiavitù era economicamente impossibile, il lavoro dei liberi era
-moralmente bandito. L'una non poteva più essere, l'altro non poteva
-essere ancora, la base della produzione sociale. Unico scampo, in
-simile caso, una rivoluzione completa.
-
-La situazione non appariva migliore nelle provincie. A questo proposito
-è sulle Gallie che abbiamo i maggiori ragguagli. Ivi, allato ai
-coloni, c'erano ancora piccoli contadini liberi. Per guarentirsi
-dagli arbitrii dei funzionarii, dei giudici e degli usurai, essi si
-ponevano sovente sotto la protezione o il patronato di un potente; nè
-soltanto gli individui, ma intiere comunità, talchè gli Imperatori,
-nel quarto secolo, emanarono in proposito parecchi divieti. Ma che
-giovava mai a coloro che cercavano protezione? Il padrone poneva loro
-la condizione di trasferire in testa sua la proprietà del loro fondo, e
-in ricambio glie ne assicurava l'usufrutto vita durante — gherminella
-che ben avvertì la santa Chiesa e che imitò bravamente, nel IX e nel
-X secolo, per l'incremento del regno di Dio e della proprietà terrena
-sua propria. Vero è che allora, verso l'anno 475, il vescovo Salviano
-di Marsiglia inveiva ancora contro simili ladronecci e narrava che
-l'oppressione dei funzionarii e dei grandi proprietarii terrieri romani
-era divenuta così grave, che molti «Romani» fuggivano nelle contrade
-già occupate dai Barbari, mentre i cittadini romani, che vi dimoravano,
-nulla temevano di più che di ritornare sotto il dominio romano. Che, in
-quel tempo, sovente, per povertà, dei genitori vendessero i loro figli
-come schiavi, lo dimostra una legge diretta ad infrenare quest'uso.
-
-Per avere i barbari Germani liberato i Romani dal loro proprio Stato,
-tolsero loro due terzi di tutto il territorio e se lo divisero fra
-loro. La divisione si fece secondo la costituzione _gentile_; stante
-il numero relativamente piccolo dei conquistatori, grandissime zone
-rimasero indivise, e proprietà in parte di tutto il popolo, in parte
-delle singole tribù e _genti_. In ogni _gente_ i campi e le praterie
-erano divisi in parti eguali e sorteggiati tra le singole famiglie;
-ignoriamo se, nei primi tempi avessero luogo divisioni periodiche;
-comunque, questo costume cessò bentosto nelle provincie romane, e le
-parti di ciascuno divennero proprietà privata alienabile, _allodio_.
-Il bosco e il pascolo restò indiviso per l'uso comune; quest'uso, come
-il modo di coltivazione della campagna divisa, era regolato conforme
-all'antico costume e alle deliberazioni della collettività. Come più
-la _gente_ stava fissa nel suo villaggio, e i Germani e i Romani a
-poco a poco si fondevano, tanto più il vincolo di parentela cedeva a
-quello meramente territoriale; la _gente_ si perdeva nella associazione
-della _marca_, nella quale tuttavia si ritrovano bene spesso le traccie
-della originaria consanguineità dei compagni. Così la costituzione
-_gentile_, almeno nei paesi dove conservossi la comunità della _marca_
-— il Nord della Francia, l'Inghilterra, la Germania, la Scandinavia
-— si trasformò insensibilmente in una costituzione locale, diventando
-con ciò atta ad essere assorbita nello Stato. Ma essa serbò tuttavia
-il carattere democratico primitivo, proprio a tutta la costituzione
-_gentile_, e questo carattere, sopravvissuto anche nelle degenerazioni
-successive, fu un arme in mano degli oppressi, che li francheggiò
-insino ai tempi moderni.
-
-Se dunque il vincolo del sangue si smarrì presto nella _gente_, ciò
-avvenne perchè, anche nella tribù e in tutto il popolo, i suoi organi
-degenerarono per effetto della conquista. Sudditanza e costituzione
-_gentile_ sappiamo che sono incompatibili. Qui lo vediamo confermato
-su vasta scala. I popoli Germani, signori delle provincie romane,
-dovevano organizzare questa loro conquista. Ma nè si potevano
-accogliere le masse romane nei corpi _gentili_, nè dominarle col
-mezzo di questi. Alla testa dei corpi amministrativi locali romani,
-la più parte ancor vivi, conveniva porre qualcosa che sostituisse
-lo Stato romano, e questo non poteva essere che un altro Stato. Gli
-organi della costituzione _gentile_ dovevano quindi trasformarsi
-in organi di Stato, e ciò assai rapidamente, poichè le circostanze
-urgevano. Ma il rappresentante immediato del popolo conquistatore era
-il duce dell'esercito. La sicurezza interna ed esterna del territorio
-conquistato richiedeva il consolidamento del suo potere. Il momento era
-giunto per la trasformazione del comando militare in monarchia: essa si
-compì.
-
-Prendiamo l'Impero dei Franchi. Quivi al popolo vittorioso dei Salii
-toccarono in pieno possesso non solo i vasti dominii dello Stato
-romano, ma altresì tutte le vastissime zone che, nelle maggiori e
-minori società di _marca_ e di distretto, erano rimaste indivise,
-massime tutti i grandi territorii boscosi. La prima cosa che fece il
-re franco, di semplice comandante supremo divenuto un vero regnante,
-fu di tramutare questa proprietà pubblica in proprietà regia, rubarla
-al popolo e donarla o concederla al suo seguito. Questo seguito,
-originariamente composto della sua scorta personale da guerra e degli
-altri sotto-capi dell'esercito, si rafforzò presto non solo con Romani,
-cioè con Galli romanizzati, che, per la loro arte dello scrivere, per
-la loro coltura, per la loro conoscenza della lingua volgare romana e
-dell'idioma scritto latino, come pure del diritto del paese, bentosto
-gli divennero indispensabili, ma altresì con schiavi e con affrancati,
-che formavano la sua Corte e tra i quali egli sceglieva i suoi
-favoriti. A tutti costoro furono dapprima per lo più donati lotti di
-territorio pubblico, poi furono loro concessi sotto forma di benefizî,
-che da principio per lo più duravano quanto la vita del re; fu così
-creata la base di una nuova nobiltà a spese del popolo.
-
-Non basta. La vasta estensione dell'Impero non poteva governarsi coi
-mezzi dell'antica costituzione _gentile_; il Consiglio dei capi, se
-anche non fosse da lungo tempo cessato, non sarebbesi potuto riunire, e
-fu presto sostituito dal seguito permanente del re; l'antica assemblea
-del popolo si mantenne in apparenza, ma anch'essa divenne sempre più
-nient'altro che la riunione dei sotto-capi dell'esercito e dei grandi
-recentemente sorti. I contadini, liberi proprietarii del suolo, la
-massa del popolo franco, furono stremati e rovinati dalle eterne guerre
-civili e di conquista — queste ultime specialmente sotto Carlo Magno
-— quanto lo erano stati i contadini romani negli ultimi tempi della
-Repubblica. Essi, che avevano formato in origine tutto l'esercito,
-e dopo la conquista della Francia il nucleo di esso, in principio
-del nono secolo erano così impoveriti, che appena il quinto degli
-uomini poteva ancora servire. Alle leve di liberi contadini, bandite
-direttamente dal re, subentrò un esercito composto dei vassalli dei
-nuovi grandi, tra i quali anche contadini asserviti, discendenti di
-quelli, che prima non avevano conosciuto altro signore che il re, e
-ancor prima nessun signore affatto, neanche il re. Sotto i successori
-di Carlo, la rovina dei contadini franchi fu consumata dalle guerre
-interne, dall'indebolimento del potere regio e dalle corrispondenti
-usurpazioni dei grandi, ai quali si aggiunsero allora anche i Conti
-di distretto, istituiti da Carlo e aspiranti all'ereditarietà della
-carica; finalmente dalle invasioni dei Normanni. Cinquant'anni dopo
-la morte di Carlo Magno l'Impero franco giaceva spossato ai piedi dei
-Normanni, così come, quattro secoli prima, l'Impero romano ai piedi dei
-Franchi.
-
-E non solo l'impotenza all'estero, ma anche l'ordine o piuttosto il
-disordine sociale interno era quasi il medesimo. I liberi contadini
-franchi nulla ebbero da invidiare ai loro predecessori, i coloni
-romani. Rovinati dalle guerre e dai saccheggi, essi avevano dovuto
-porsi sotto la protezione dei nuovi grandi o della Chiesa, poichè il
-potere regio era troppo debole per proteggerli; ma questa protezione
-dovettero pagarla a caro prezzo. Come un tempo i contadini Galli,
-essi dovevano trasferire al protettore la proprietà del loro fondo e
-tornarlo a ricevere da lui come bene livellario, sotto forme diverse
-e mutevoli, ma sempre contro prestazione di servizii e pagamento
-di canoni; ridotti a questa forma di dipendenza, essi perdettero
-a poco a poco anche la libertà personale; dopo poche generazioni,
-la più parte erano già servi. Come presto tramontasse la libertà
-del contadino, lo dimostra il catasto di Irminone dell'abbazia di
-_Saint-Germain-des-Près_, allora presso ed ora entro Parigi. Sui vasti
-tenimenti di questa badìa, sparpagliati nei dintorni, risiedevano
-ancora, ai tempi di Carlo Magno, 2788 economie domestiche, quasi tutte
-franche con nomi tedeschi. Vi si contavano 2080 coloni, 35 liti, 220
-schiavi e solo 8 liberi fittaiuoli! La pratica, dichiarata empia da
-Salviano, per la quale il protettore trasferiva in sua proprietà il
-fondo del contadino, e non glielo riconcedeva che in usufrutto, e solo
-sua vita durante, veniva ora generalmente esercitata coi contadini
-dalla Chiesa. Le prestazioni obbligatorie di lavoro, che venivano
-sempre più in uso, avevano avuto il loro modello così nelle _angarie_
-romane, servizii coattivi per lo Stato, come nei lavori dei compagni di
-_marca_ Germani per la costruzione di ponti e strade e per altri scopi
-di comune interesse. La massa della popolazione sembra dunque, dopo
-quattro secoli, tornata al suo punto di partenza.
-
-Ma ciò non prova che due cose: primieramente, che il congegno sociale
-e la distribuzione della proprietà nel crollante Impero romano
-avevano pienamente corrisposto allo stadio della produzione d'allora
-nell'agricoltura e nell'industria, ossia erano stati inevitabili; e in
-secondo luogo, che cotesto stadio della produzione, durante i quattro
-secoli seguenti non avendo essenzialmente nè progredito nè regredito,
-aveva fatalmente riprodotta la stessa ripartizione della proprietà
-e le medesime classi della popolazione. La città, negli ultimi
-secoli dell'Impero romano, aveva perduta la sua antica dominazione
-sulla campagna, e non l'aveva riacquistata nei primi secoli della
-signoria germanica. Ciò presuppone un basso grado di sviluppo tanto
-dell'agricoltura quanto dell'industria. Questo insieme di condizioni
-produce necessariamente grandi proprietarii fondiarii dominanti e
-piccoli contadini dipendenti. Quanto fosse impossibile innestare in una
-tale società, da un lato, la romana cultura a schiavi dei latifondi,
-dall'altro, la più recente grande cultura con prestazioni obbligatorie
-di lavoro, lo provano i giganteschi esperimenti di Carlo Magno, colle
-famose ville imperiali, sparite senza quasi lasciar traccia. Essi non
-furono continuati che da chiostri, e solo per questi furono fecondi;
-ma i chiostri erano corpi di società anormali, basati sul celibato;
-essi potevano bensì fare cose eccezionali, ma appunto perciò dovevano
-restare eccezioni.
-
-Eppure del cammino se n'era fatto in questi quattro secoli. Se in
-principio e in fine troviamo su per giù le stesse classi principali,
-cangiati erano però gli uomini che le formavano. Sparita era l'antica
-schiavitù, spariti i liberi poveri cenciosi, che disprezzavano il
-lavoro come cosa da schiavi. Tra il colono romano e il nuovo servo,
-c'era stato il libero contadino franco. Il «vano ricordo e la sterile
-lotta» della romanità agonizzante erano morti e sotterrati. Le classi
-sociali del nono secolo si erano formate, non già nel pantano di una
-civiltà che si dissolve, ma nei dolori del parto di una nuova. La
-nuova generazione, così i signori come i servi, era una generazione
-di uomini, in paragone dei suoi predecessori romani. Il rapporto fra
-potenti signori fondiarii e contadini dipendenti, che era stato per
-questi la ineluttabile forma di rovina dell'antico mondo, fu ora
-per quelli il punto di partenza di una novella evoluzione. E poi,
-per improduttivi che sembrino, questi quattro secoli si lasciarono
-dietro un grande prodotto: le moderne nazionalità, la trasformazione
-e il nuovo assetto dell'umanità dell'Europa occidentale per la storia
-futura. I Germani avevano infatti rivivificata l'Europa, e perciò
-la dissoluzione degli Stati del periodo germanico non terminò colla
-soggiogazione normanno-saracena, bensì collo svolgersi dei beneficii
-e del vassallaggio per ottenere protezione (_Kommendation_) sino al
-feudalismo, e con un così grande incremento della popolazione, che
-permise, due secoli dopo, di sopportare senza danno i forti salassi
-delle crociate.
-
-Ma qual fu la misteriosa magìa con la quale i Germani infusero nuovo
-vigore alla morente Europa? Fu forse una innata malìa della razza
-germanica, come favoleggiano i nostri storici «sciovinisti?» Niente
-affatto. I Germani erano, particolarmente allora, una razza ariana
-fornita di alte doti, e in pieno sviluppo di vita. Ma non furono le
-loro qualità nazionali specifiche che hanno ringiovanito l'Europa,
-bensì semplicemente la loro barbarie: la loro costituzione _gentile_.
-
-La loro capacità e il loro coraggio personale, il loro sentimento di
-libertà e il loro istinto democratico, pei quali in tutti gli affari
-pubblici ravvisavano un affare proprio, in breve, tutte le qualità che
-i Romani avevano perdute e che sole potevano dal fango del mondo romano
-modellar nuovi Stati e far crescere nuove nazionalità — che altro erano
-se non i tratti caratteristici del barbaro dello stadio superiore —
-frutti della sua costituzione _gentile_?
-
-Se essi trasfigurarono l'antica forma della monogamia, se mitigarono il
-dominio dell'uomo nella famiglia, se diedero alla donna una posizione
-più elevata, ignota al mondo classico, che cosa mai ve li rese idonei,
-se non la loro barbarie, le loro consuetudini _gentili_, le loro
-qualità ancora vive, retaggio dei tempi del diritto materno?
-
-Se, almeno in tre delle più importanti contrade, Germania, Nord della
-Francia e Inghilterra, salvarono un tratto di schietta costituzione
-_gentile_ sotto forma di comunità della _marca_ nello Stato feudale,
-e diedero con ciò alla classe oppressa, ai contadini, anche nella più
-dura servitù medioevale, un appoggio locale e un mezzo di resistenza,
-quale non trovarono nè gli antichi schiavi, nè i moderni proletarii
-— a che si è dovuto, se non alla loro barbarie, al loro sistema
-esclusivamente barbarico di colonizzazione per stirpi?
-
-E finalmente, se poterono sviluppare ed elevare a regola la forma
-più mite della servitù già praticata nella patria e nella quale si
-trasformò di più in più la stessa schiavitù dell'Impero romano; una
-forma, che, come primo notava il Fourier, dà agli asserviti i mezzi per
-una graduale emancipazione _come classe_ (_fournit aux cultivateurs
-des moyens d'affranchissement_ COLLECTIF _et_ PROGRESSIF); una forma
-che perciò si eleva molto più alto della schiavitù, nella quale ultima
-non era possibile che la immediata liberazione dell'individuo senza
-transizione (l'antichità non offre esempî di abolizione della schiavitù
-per mezzo di ribellioni vittoriose) — mentre infatti i servi del
-medio-evo riuscirono a poco a poco alla loro emancipazione come classe
-— a che lo dobbiamo, se non alla loro barbarie, mercè la quale essi non
-erano ancora giunti a una schiavitù completa, nè all'antica schiavitù
-del lavoro, nè alla schiavitù domestica orientale?
-
-Tutto quello, che i Germani infusero al mondo romano di robustezza
-e di vitalità, era barbarie. Infatti solo dei barbari sono capaci di
-ringiovanire un mondo travagliato da un'agonia di civiltà. E lo stadio
-superiore della Barbarie, al quale e nel quale i Germani avevano
-cercato di elevarsi prima della migrazione dei popoli, era il più
-favorevole per siffatto processo. Ciò spiega tutto.
-
-
-
-
-IX. Barbarie ed Epoca civile.
-
-
-Abbiamo seguito il dissolversi della costituzione _gentile_ nei
-tre grandi esempii particolari dei Greci, dei Romani e dei Germani.
-Esaminiamo ora, per concludere, le condizioni economiche generali
-che minavano già l'organamento _gentile_ della società nello
-stadio superiore della Barbarie, e che la distrussero completamente
-coll'avvento dell'Epoca civile. Qui il _Capitale_ di Marx ci è tanto
-necessario quanto il libro di Morgan.
-
-Sorta nello stadio medio e sviluppatasi nello stadio superiore dello
-stato selvaggio, la _gente_, per quanto le fonti ci permettono di
-giudicarne, raggiunse il suo fiore nello stadio inferiore della
-Barbarie. Cominciamo quindi da questo stadio di sviluppo.
-
-Qui, dove i Pellirosse d'America devono servirci come esempio, la
-costituzione _gentile_ è completamente elaborata. Una tribù si è
-scissa in parecchie _genti_, almeno in due; queste _genti_ primitive,
-col crescere della popolazione, si suddividono ciascuna in parecchie
-_genti_ figlie, di fronte alle quali la _gente_ madre appare come
-fratria; la stessa tribù si divide in parecchie tribù, in ciascuna
-delle quali ritroviamo in gran parte le antiche _genti_; talora
-le tribù parenti sono federate. Questo semplice organamento basta
-perfettamente alle condizioni sociali onde è derivato. Esso non è altro
-che il loro proprio aggruppamento naturale, ed è in grado di dirimere
-tutti i conflitti, che possono sorgere in una società così organata.
-All'estero li dirime la guerra; essa può terminare colla distruzione
-della tribù, giammai colla sua soggiogazione. Il grandioso, ma anche
-il lato debole della costituzione _gentile_, è che essa non ha posto
-per signoria e per servitù. All'interno non c'è alcuna differenza
-fra diritti e doveri; il problema, se la partecipazione agli affari
-pubblici, la vendetta o la «composizione» siano un diritto o un dovere,
-non esiste per l'Indiano; esso gli sembrerebbe tanto assurdo quanto il
-chiedere se il mangiare, il dormire, il far la caccia siano un diritto
-o un dovere. Non meno inconcepibile è una divisione della tribù e della
-_gente_ in differenti classi. E ciò ne conduce all'esame della base
-economica di tale stato di cose.
-
-La popolazione è estremamente rada; addensata solo alla residenza
-della tribù, intorno alla quale si stende in vasto cerchio prima il
-territorio di caccia, poi la zona neutra della foresta protettrice,
-che la separa dalle altre tribù. La divisione del lavoro è affatto
-primitiva: non esiste che tra i due sessi. L'uomo fa la guerra,
-la caccia, la pesca, procura la materia prima pel nutrimento e gli
-strumenti necessarii a tutto questo. La donna accudisce alla casa
-e prepara il vitto e le vesti, cucina, tesse, cuce. Ciascuno dei
-due è signore nel suo àmbito: l'uomo nel bosco, la donna in casa.
-Ognuno è proprietario degli istrumenti da lui fabbricati e adoperati:
-l'uomo delle armi, degli ordegni da caccia e da pesca, la donna delle
-masserizie. L'economia domestica è comunistica per parecchie, spesso
-per molte famiglie[27]. Quello, che è fatto ed utilizzato in comune,
-è proprietà comune: la casa, il giardino, la barca. Qui dunque, e
-soltanto qui, regge la «proprietà del prodotto del proprio lavoro»,
-dai giuristi e dagli economisti falsamente attribuita alla società
-incivilita; ultimo sotterfugio giuridico, sul quale si puntella ancora
-l'odierna proprietà capitalistica.
-
-Ma gli uomini non rimasero dappertutto a questo stadio. In Asia
-trovarono animali che si lasciarono addomesticare, e poi allevare.
-La bufala selvatica doveva esser presa alla caccia; addomesticata,
-forniva annualmente un vitello, e latte per giunta. Certe tribù più
-progredite — arii, semiti, forse anche già dei turanici — fecero
-dell'addomesticamento, e più tardi anche dell'allevamento del bestiame,
-la loro principale occupazione. Tribù di pastori si staccarono dal
-resto della massa dei barbari: _prima grande divisione sociale del
-lavoro_. Le tribù di pastori producevano sussistenze, non solo più
-copiose, ma diverse da quelle degli altri barbari. Essi non solo
-avevano latte, latticinii e carne in maggior copia, ma anche pelli,
-lana, pelo di capra, e filati e tessuti moltiplicantisi colla massa
-della materia prima. Ciò rendeva uno scambio normale per la prima
-volta possibile. Nei periodi precedenti non potevano aver luogo che
-scambii occasionali; una particolare abilità nella fabbricazione di
-armi e di utensili poteva condurre, è ben vero, a una transitoria
-divisione del lavoro. Così si rinvennero, in molti luoghi, indubbii
-avanzi di officine da strumenti di pietra, dello scorcio dell'età della
-pietra; gli artefici, che qui spiegavano la loro abilità, lavoravano
-probabilmente, come ancora oggi gli artigiani delle comunità _gentili_
-dell'India, per conto della collettività. Ad ogni modo, in questo
-stadio, lo scambio non poteva aver luogo che nell'interno della tribù,
-e anche questo in via eccezionale. Ora invece, dopo la separazione
-delle tribù di pastori, troviamo tutte le condizioni per lo scambio
-tra membri delle differenti tribù, e perchè esso si organizzi e si
-consolidi come istituzione normale. In origine una tribù scambiava
-coll'altra, per mezzo dei rispettivi capi _gentili_; ma quando gli
-armenti cominciarono a passare in proprietà privata, prevalse di più
-in più lo scambio individuale, e divenne finalmente l'unica forma. Il
-principale articolo, che le tribù di pastori davano in iscambio ai loro
-vicini, fu il bestiame; il bestiame divenne così la merce, in confronto
-alla quale furono valutate tutte le altre e che dappertutto fu
-accettata volentieri nello scambio contro queste — insomma il bestiame,
-già a questo stadio, acquistò funzione e rese servizio di moneta:
-tanto e così presto, già in principio dello scambio delle merci, faceva
-sentirsi il bisogno di una merce-moneta.
-
-L'orticoltura, probabilmente ignota ai barbari asiatici dello stadio
-inferiore, sorse tra loro al più tardi nello stadio medio, come foriera
-dell'agricoltura. Il clima degli altipiani turanici non permette
-vita pastorale se manchino provviste di foraggi pei lunghi e rigidi
-inverni; qui dunque la cultura dei prati e delle biade era condizione
-necessaria. Deve dirsi lo stesso per le steppe al nord del Mar Nero. Ma
-se il frumento si produsse prima pel bestiame, divenne bentosto anche
-un alimento per l'uomo. Il terreno coltivato restò ancora proprietà
-della tribù, assegnato in usufrutto da principio alla _gente_, più
-tardi concesso da questa alle comunità domestiche, a finalmente agli
-individui; essi potevano avervi alcuni diritti di possesso, ma nulla
-più.
-
-Fra le scoperte industriali di questo stadio, due sono particolarmente
-importanti. La prima è il telaio, la seconda la fusione dei minerali
-e la lavorazione dei metalli. Il rame e lo stagno, e il bronzo che è
-un composto dei due, furono di gran lunga i più importanti; il bronzo
-forniva strumenti utili ed armi, ma non poteva sostituire gli strumenti
-di pietra; ciò non era possibile che al ferro, e il ferro non lo si
-sapeva ancora ottenere. L'oro e l'argento cominciavano a usarsi in
-gioielli ed ornamenti e dovevano già tenersi in gran pregio di fronte
-al rame e al bronzo.
-
-L'incremento della produzione in tutti i rami — allevamento del
-bestiame, agricoltura, mestieri domestici — diede alla forza di lavoro
-umano la facoltà di generare un prodotto più grande di quello che
-occorreva a sostentarla. Esso accrebbe insieme la quantità di lavoro
-giornaliero, che spettava ad ogni membro della _gente_, della comunità
-domestica o delle singole famiglie. Nuove forze di lavoro divenivano
-desiderabili. La guerra le offriva; i prigionieri di guerra furono
-trasformati in ischiavi. Accrescendo la produttività del lavoro, e per
-conseguenza la ricchezza, e ampliando il campo della produzione, la
-prima grande divisione sociale del lavoro doveva, dato quel complesso
-di condizioni storiche, produrre necessariamente la schiavitù. Dalla
-prima grande divisione sociale del lavoro nacque la prima grande
-divisione della società in due classi: signori e schiavi, sfruttatori e
-sfruttati.
-
-Come e quando siano passati gli armenti dalla proprietà comune
-della tribù o della _gente_ in quella dei singoli capi di famiglia,
-finora è affatto ignoto. Ma essenzialmente è in questo stadio che il
-passaggio dev'essere avvenuto. Ora, cogli armenti e colle altre nuove
-ricchezze, vi fu una rivoluzione nella famiglia. Il guadagno era stato
-sempre affare dell'uomo, e i mezzi all'uopo erano prodotti da lui e
-sua proprietà. Gli armenti erano i nuovi mezzi di guadagno, il loro
-addomesticamento prima, e poi la loro sorveglianza, furono opera sua.
-A lui, quindi, apparteneva il bestiame, a lui le merci e gli schiavi
-scambiati contro il bestiame. Tutto il profitto, che offriva ora
-l'industria, spettava all'uomo; la donna ne godeva con lui, ma non
-aveva alcuna parte nella proprietà di esso. Il guerriero e cacciatore
-«selvaggio» si era accontentato, nella casa, del secondo posto dopo
-la donna; il pastore «più mite», imbaldanzito della sua ricchezza, si
-spinse al primo posto e cacciò la donna al secondo. Nè questa se ne
-poteva dolere. La divisione del lavoro nella famiglia aveva regolata
-la divisione della proprietà tra l'uomo e la donna; essa era rimasta la
-medesima; e nondimeno capovolgeva ora i rapporti domestici, unicamente
-perchè era cambiata la divisione del lavoro fuori della famiglia. La
-stessa causa che, nel passato, aveva assicurato alla donna il dominio
-nella casa: il suo impiego esclusivo al lavoro domestico; questa
-stessa causa assicurava ora, nella casa, il dominio dell'uomo; il
-lavoro domestico della donna spariva, di fronte al lavoro produttivo
-dell'uomo; questo fu tutto, quello un insignificante accessorio. Onde
-già si vede che l'emancipazione della donna, la sua parificazione di
-condizioni all'uomo, è e resta un'impossibilità, finchè la donna rimane
-esclusa dal lavoro produttivo sociale e sequestrata nel lavoro privato
-domestico. L'emancipazione della donna allora solo diviene possibile,
-quando questa possa partecipare su vasta scala alla produzione
-sociale e il lavoro domestico non la occupi più che in una misura
-insignificante. E ciò non divenne possibile che colla grande industria
-moderna, la quale non solo permette il lavoro della donna in grande
-proporzione, ma formalmente lo esige, e tende a sempre più trasformare
-in una industria pubblica il lavoro domestico privato.
-
-Colla effettiva prevalenza dell'uomo nella casa cadeva l'ultimo freno
-al suo esclusivo dominio. Questo esclusivo dominio fu consolidato e
-perpetuato colla caduta del diritto materno, colla introduzione del
-diritto paterno, col passaggio graduale dalla famiglia sindiasmica
-alla monogamica. Ma con ciò fu dato uno strappo all'antico ordinamento
-_gentile_: la famiglia isolata divenne una potenza e si elevò
-minacciosa di fronte alla _gente_.
-
-Ancora un passo, e siamo allo stadio superiore della Barbarie, al
-periodo, nel quale tutti i popoli destinati a civiltà hanno la loro
-epoca eroica; l'età della spada, ma anche dell'aratro e dell'ascia di
-ferro. Col ferro l'uomo ebbe acquistata l'ultima e la più importante
-di tutte le materie prime, che compirono una rivoluzione nella storia,
-l'ultima.... fino alla patata. È al ferro che si deve l'agricoltura
-su grandi superfici e il dissodamento di estese boscaglie; esso diede
-all'artiere strumenti di una durezza e di un taglio, cui nessuna
-pietra, nessun altro metallo conosciuto poteva resistere. Tutto ciò
-a poco a poco; il primo ferro era spesso più molle del bronzo. Così
-l'arme di pietra non dileguò che lentamente; non solo nel canto
-d'Ildebrando, ma altresì presso Hastings nel 1066, c'erano ancora asce
-di pietra in battaglia. Ma ormai il progresso procedeva irresistibile,
-meno interrotto e più rapido. La città, le cui mura, le cui torri, i
-cui merli di pietra circondavano case di pietra o di mattoni, divenne
-la sede centrale della tribù o della federazione di tribù; progresso
-notevolissimo nell'architettura, ma segno insieme di un cresciuto
-pericolo e del bisogno di difesa. La ricchezza cresceva rapidamente,
-ma come ricchezza individuale; la tessitura, la metallurgia e gli
-altri mestieri di più in più specializzati, facevano la produzione
-più varia e più perfezionata; accanto al grano, ai legumi e alle
-frutta, l'agricoltura fornì l'olio e il vino, di cui fu appresa la
-preparazione. Sì molteplice attività non poteva più esercitarsi da uno
-stesso individuo; ed ecco _la seconda grande divisione del lavoro_:
-il mestiere si separò dall'agricoltura. Il continuo incremento della
-produzione, e con esso della produttività del lavoro, elevò il valore
-della forza di lavoro umana; la schiavitù, che nello stadio antecedente
-era ancora nascente e sporadica, diviene ora elemento essenziale del
-sistema sociale; gli schiavi cessano di essere semplici aiuti, essi
-vengono spinti a dozzine al lavoro sul campo e nell'officina. Collo
-scindersi della produzione nei due grandi rami principali, agricoltura
-e mestiere, nasce la produzione diretta per lo scambio, la produzione
-delle merci; con essa il commercio, non solo nell'interno e ai confini
-della tribù, ma già anche per mare. Tutto ciò però ancora ben poco
-sviluppato; i metalli nobili cominciano a diventare la merce-moneta,
-dominante ed universale, ma non ancora coniati, e si scambiano tali e
-quali, in ragione di peso.
-
-La differenza fra ricchi e poveri si aggiunge a quella fra liberi e
-schiavi — la nuova divisione del lavoro genera una nuova divisione
-di classi nella società. Le differenze di ricchezza fra i varii
-capi di famiglia distruggono dappertutto l'antica comunità domestica
-comunistica, dove ancor perdurava, e la coltivazione in comune del
-terreno per conto di quella. La campagna è assegnata in usufrutto alle
-singole famiglie, dapprima a tempo, più tardi in via definitiva; il
-passaggio alla piena proprietà privata si effettua a poco a poco e
-parallelamente al passaggio dal connubio sindiasmico alla monogamia. La
-famiglia isolata comincia a divenire l'unità economica della società.
-
-La popolazione più densa impone vincoli più stretti all'interno come
-all'esterno. La federazione di tribù consanguinee diviene dappertutto
-una necessità; presto lo diviene anche la loro fusione, e con ciò la
-fusione dei territorii separati delle tribù in un territorio collettivo
-della nazione. Il capo militare del popolo — _rex_, _basileus_,
-_thiudans_ — diventa un funzionario indispensabile, permanente. Sorge,
-dove ancora non esisteva, l'assemblea del popolo. Capo militare,
-Consiglio, assemblea del popolo, formano gli organi della società
-_gentile_, evolutasi a democrazia militare. Militare — perciocchè
-la guerra e l'organizzazione per la guerra sono ora funzioni normali
-della vita del popolo. Le ricchezze dei vicini stimolano la cupidigia
-dei popoli, nei quali l'acquisto della ricchezza è già uno dei primi
-scopi della vita. Sono barbari: predare pare loro più facile e anche
-più onorevole che piegarsi al lavoro. La guerra, che prima si faceva
-soltanto per vendicare usurpazioni, o per espandere un territorio
-divenuto insufficiente, si fa ora unicamente pel bottino e diventa
-un'industria permanente. Non invano mura minacciose cingono le
-nuove città fortificate; nei loro fossati si spalanca la tomba della
-costituzione _gentile_, e le loro torri si slanciano fin dentro l'epoca
-civile. Non altrimenti all'interno. Le guerre di bottino aumentano la
-potenza del supremo comandante, come dei sotto-duci dell'esercito;
-la consuetudinaria elezione dei successori nelle stesse famiglie si
-trasforma a mano a mano, sopratutto dopo la introduzione del diritto
-paterno, in ereditarietà, dapprima tollerata, poi pretesa, finalmente
-usurpata; la base è posta della monarchia e della nobiltà ereditaria.
-Così gli organi della costituzione _gentile_ si svellono a poco a
-poco dalle loro radici nel popolo, nella _gente_, nella fratria e
-nella tribù, e tutta la costituzione _gentile_ si converte nel suo
-contrario: da un'organizzazione di tribù pel libero ordinamento dei
-loro proprii affari, essa diviene un'organizzazione pel saccheggio e
-per la oppressione dei vicini, e, correlativamente, i loro organi, da
-strumenti della volontà popolare, si convertono in organi indipendenti
-di dominio e di oppressione di fronte al proprio popolo. Ma questo non
-era possibile, se l'avidità della ricchezza non scindeva i compagni
-_gentili_ in ricchi ed in poveri, se «la differenza di proprietà nella
-stessa _gente_ non mutava l'unità degli interessi in antagonismo dei
-compagni _gentili_» (Marx), e se l'estendersi della schiavitù non
-cominciava a far considerare il lavoro per guadagnarsi la vita come
-degno solo degli schiavi, e più disonorevole della rapina.
-
- —————
-
-Eccoci dunque alla soglia dell'epoca civile. Essa è aperta da un nuovo
-progresso della divisione del lavoro. Negli stadii primitivi gli uomini
-producevano solo direttamente pel proprio bisogno; gli scambi eventuali
-erano atti isolati, e non riguardavano che l'accidentale superfluo.
-Allo stadio medio della Barbarie troviamo già, nei popoli pastori,
-sotto forma di bestiame, una proprietà la quale, tostochè gli armenti
-han raggiunto una certa importanza, lascia normalmente un avanzo sopra
-i bisogni; v'è inoltre una divisione del lavoro tra i popoli pastori e
-le tribù rimaste in arretrato e prive di armenti; d'onde due stadii di
-produzione diversi e coesistenti, e quindi le condizioni di uno scambio
-permanente. Lo stadio superiore della Barbarie ci presenta un'altra
-divisione del lavoro, quella fra l'agricoltura ed il mestiere; cresce
-con ciò la quantità dei prodotti creati direttamente per lo scambio,
-e lo scambio tra i varii produttori diventa una necessità di vita
-della società. L'epoca civile consolida ed accresce tutte queste già
-esistenti divisioni del lavoro, sopratutto coll'acuire l'antagonismo
-tra città e campagna (con che la città può dominare economicamente
-la campagna, come nell'antichità, o la campagna dominare la città,
-come nel medioevo), e vi aggiunge una terza divisione del lavoro
-caratteristica ad essa e d'importanza decisiva: produce cioè una
-classe, che non si occupa più della produzione, ma solo dello scambio
-dei prodotti — i _negozianti_.
-
-Sinora ogni nuova formazione di classi era stata l'opera esclusiva
-della produzione; le persone occupate nella produzione dividevansi in
-dirigenti ed esecutori, ovvero in produttori su più grande o su più
-piccola scala. Qui entra per la prima volta in iscena una classe che,
-senza prendere una parte qualsiasi nella produzione, sa conquistarne
-la direzione generale e assoggettarsi economicamente i produttori; una
-classe che si fa indispensabile intermediario tra due produttori e li
-sfrutta entrambi. Sotto il pretesto di evitare ai produttori la pena
-e il risico dello scambio, di estendere lo spaccio dei loro prodotti
-ai più lontani mercati, di essere quindi la classe la più utile della
-popolazione, si forma una classe di veri parassiti sociali, che, come
-guiderdone di ben meschini effettivi servizii, screma, per dir così,
-tanto la produzione indigena quanto la straniera, acquista rapidamente
-enormi ricchezze e una corrispondente influenza sociale, e appunto
-perciò, durante l'epoca civile, è chiamata a sempre nuovi onori e
-a sempre maggior dominio sulla produzione, sino a che anch'essa,
-alla fine, mette al mondo un proprio prodotto — le crisi commerciali
-periodiche.
-
-Allo stadio di evoluzione al quale siam giunti, certo il giovine ceto
-dei negozianti non presente ancora i grandi destini che lo attendono.
-Ma esso si forma e si rende indispensabile, e questo basta. E con
-esso si sviluppa il _denaro metallico_, la moneta coniata, e con
-questa un nuovo mezzo pel non produttore di dominare il produttore e
-la sua produzione. Era scoperta la merce delle merci, che contiene
-in sè celate tutte le merci; il talismano, che può trasformarsi a
-volontà in qualsiasi cosa desiderabile e desiderata. Chi lo possedeva
-dominava il mondo della produzione; e chi lo possedeva più di tutti?
-Il negoziante. In sue mani il culto del denaro era assicurato. Egli
-provvide a far manifesto fino a qual punto tutte le merci, quindi tutti
-i produttori di merci, dovessero prostrarsi supplici nella polvere
-innanzi al denaro. Egli provò praticamente, come tutte le altre forme
-della ricchezza non sono che semplice apparenza di fronte a questa
-incarnazione della ricchezza come tale. Giammai la potenza del denaro
-si presentò con tanta brutalità, con tanta violenza primitiva, come
-in questo suo periodo di giovinezza. Dopo la compra delle merci col
-denaro venne il prestito del denaro; con esso l'interesse e l'usura. E
-nessuna legislazione posteriore lanciò il debitore così spietatamente
-ed irremissibilmente ai piedi dell'usuraio creditore, come le
-legislazioni dell'antica Atene e dell'antica Roma — e ambedue nacquero
-spontaneamente, come diritti consuetudinarii, senz'altra coazione che
-la economica.
-
-Allato alla ricchezza in merci e in ischiavi, allato alla ricchezza
-in denaro, ecco ora sorgere anche la ricchezza fondiaria. Il diritto
-di possesso degli individui sulle parcelle di terreno, ad essi
-primitivamente concesse dalla _gente_ o dalla tribù, erasi ora tanto
-consolidato, che esse appartenevano loro ereditariamente. Ciò che essi,
-sopratutto negli ultimi tempi, avevano invocato, era la liberazione dai
-diritti della società _gentile_ sulle parcelle, diritti che diventavano
-per essi una catena. Furono liberati dalla catena — ma bentosto
-anche dalla nuova proprietà fondiaria. La piena proprietà, la libera
-proprietà del terreno, non significava solo la facoltà di possederlo
-in modo assoluto e senza restrizioni — significava anche la facoltà
-di alienarlo. Finchè il terreno era proprietà della _gente_, questa
-facoltà non esisteva. Ma quando il nuovo proprietario della terra
-spezzò definitivamente le pastoie della suprema proprietà della _gente_
-e della tribù, egli spezzò anche il vincolo, che sino allora lo aveva
-legato indissolubilmente al terreno. Che cosa ciò significasse gli fu
-palese mercè il denaro, inventato contemporaneamente alla proprietà
-fondiaria. Il terreno poteva ora diventare una merce, che si vende e
-che si dà in pegno. Non appena fu introdotta la proprietà fondiaria,
-immediatamente fu inventata anche l'ipoteca (vedi Atene). Come
-l'eterismo e la prostituzione stanno alle calcagna della monogamia,
-così l'ipoteca si mette alle calcagna della proprietà fondiaria. Avete
-voluto la piena, libera, alienabile proprietà della terra; ebbene, voi
-l'avete — _tu l'as voulu, Georges Dandin!_
-
-Così, coll'espandersi del commercio, col denaro e coll'usura, colla
-proprietà fondiaria e coll'ipoteca, progredirono rapidamente la
-concentrazione e l'accentramento della ricchezza nelle mani di una
-classe poco numerosa, accanto al crescente impoverimento della massa e
-alla crescente massa dei poveri. La nuova aristocrazia della ricchezza,
-dove già non coincideva colla vecchia nobiltà della tribù, la eclissò
-definitivamente (in Atene, in Roma, fra i Germani). E accanto a questa
-divisione dei liberi in classi, fondata sulla ricchezza, si ebbe,
-specialmente in Grecia, un immenso aumento degli schiavi[28], il cui
-lavoro forzato formò la base, sulla quale si elevò tutto l'edificio
-sociale.
-
-Guardiamoci ora d'intorno, per vedere che era avvenuto della
-costituzione _gentile_ in questa trasformazione sociale. Essa era là
-impotente, di fronte ai nuovi elementi sorti senza il suo concorso.
-Il suo presupposto era che i membri di una _gente_, od anche di una
-tribù, risiedessero uniti sullo stesso territorio, lo abitassero
-esclusivamente. Ciò era cessato da lungo tempo. Dappertutto s'eran
-mescolate le _genti_ e le tribù, dappertutto abitavano schiavi,
-clienti, stranieri, in mezzo ai cittadini. La stabilità, raggiunta
-soltanto verso la fine dello stadio medio della Barbarie, era di nuovo
-e continuamente turbata dalla mobilità e variabilità del domicilio,
-conseguenza dei commerci, dei cangiamenti delle industrie, delle
-vicende della proprietà fondiaria. I compagni delle corporazioni
-_gentili_ non potevano più riunirsi per la salvaguardia dei proprii
-affari comuni; a malapena sopravvivevano le cose meno importanti,
-come le festività religiose. Accanto ai bisogni e agli interessi,
-per provvedere ai quali i corpi _gentili_ avevano veste e capacità,
-erano sorti, dalla trasformazione dei rapporti industriali e dal
-consecutivo cangiamento dell'assetto sociale, bisogni ed interessi
-nuovi, non solo estranei all'antico ordinamento _gentile_, ma che lo
-attraversavano in ogni guisa. Gli interessi dei gruppi d'artigiani,
-nati dalla divisione del lavoro, i bisogni particolari della città
-in opposizione alla campagna, richiedevano nuovi organi; ma ognuno
-di questi gruppi era composto di individui appartenenti a _genti_,
-fratrie e tribù le più diverse, e conteneva financo stranieri;
-cotesti organi si dovevano quindi formare fuori della costituzione
-_gentile_, accanto ad essa, e quindi contro di essa. — E in ogni
-corporazione _gentile_ si faceva sentire a sua volta questo conflitto
-di interessi, che raggiungeva il suo culmine nella riunione di ricchi
-e di poveri, di usurai e di debitori, nella stessa _gente_ e nella
-stessa tribù. — A ciò si aggiungeva la massa della nuova popolazione
-estranea alle società _gentili_, che, come in Roma, poteva divenire
-una forza nel paese, e che era troppo numerosa per venire accolta
-mano mano nelle schiatte e tribù consanguinee. Di fronte a questa
-massa, le associazioni _gentili_ stavano quali corporazioni chiuse,
-privilegiate; la originaria democrazia naturale si era cangiata in una
-odiosa aristocrazia. — In una parola, la costituzione _gentile_, nata
-da una società che non conosceva antagonismi interni, non era adatta
-che a una cosiffatta società. Essa non aveva alcun mezzo coercitivo
-all'infuori dell'opinione pubblica. Ma qui era nata una società, che
-tutte le condizioni della sua vita economica dividevano in liberi
-e schiavi, in ricchi sfruttatori e poveri sfruttati, e che non solo
-non poteva conciliare questi antagonismi, ma doveva anzi sempre più
-spingerli all'estremo. Una tale società poteva soltanto sussistere, o
-in una continua ed aperta lotta di queste classi tra loro, ovvero sotto
-la dominazione di un terzo potere, che, stando apparentemente al di
-sopra delle classi contendenti, reprimesse il loro aperto conflitto,
-e lasciasse tutt'al più spiegarsi la lotta di classi sul solo terreno
-economico, nella cosiddetta forma legale. La costituzione _gentile_
-aveva vissuto. Essa fu distrutta dalla divisione del lavoro, che divise
-la società in classi, e fu sostituita dallo Stato.
-
- —————
-
-Studiammo di sopra partitamente le tre forme principali, nelle quali
-lo Stato si eleva sulle rovine della costituzione _gentile_. Atene
-presenta la forma più pura e più classica: ivi lo Stato scaturisce
-direttamente e principalmente dagli antagonismi di classi, che si
-sviluppano entro la stessa società _gentile_. In Roma, la società
-_gentile_ diviene un'aristocrazia chiusa, in mezzo ad una plebe
-numerosa, che sta fuori di essa, priva di diritti, ma carica di doveri;
-la vittoria della plebe demolisce l'antica costituzione _gentile_,
-e sui suoi rottami fonda lo Stato, in cui aristocrazia _gentile_
-e plebe bentosto si confondono del tutto. Infine, presso i Germani
-conquistatori dell'Impero romano, lo Stato nasce direttamente dalla
-conquista di un grande territorio straniero, a dominare il quale la
-costituzione _gentile_ non offriva mezzo veruno. Ma poichè a questa
-conquista non si connette nè una seria lotta coll'antica popolazione,
-nè una più progredita divisione del lavoro; poichè lo stadio di
-sviluppo economico dei conquistati e quello dei conquistatori sono
-supergiù gli stessi, e la base economica della società rimane quindi
-l'antica; perciò la costituzione _gentile_ può perdurare lunghi
-secoli nella nuova forma territoriale di costituzione di _marca_,
-e ringiovanire anche per un certo tempo in forma affievolita nelle
-successive schiatte nobili e patrizie, ed anche nelle schiatte
-contadinesche, come fra i _Dithmarsci_[29].
-
-Lo Stato non è quindi affatto un potere imposto alla società dal
-di fuori; altrettanto poco esso è «l'attuazione dell'idea morale»,
-«l'imagine e la realtà della ragione», come pretende Hegel. Esso
-è invece un prodotto della società ad un determinato stadio di
-evoluzione; è la confessione che questa società si avviluppa in
-una insolubile contraddizione con sè stessa, scissa in antagonismi
-inconciliabili, che è impotente a bandire. Ma affinchè questi
-antagonismi, cioè queste classi con interessi economici contendenti,
-non distruggano sè stesse e la società in lotte infeconde, diventò
-necessario un potere che stesse apparentemente al di sopra della
-società, per attutire il conflitto e tenerlo nei limiti dell'«ordine»;
-e questo potere, sorto dalla società, ma che si colloca al di sopra di
-essa, e le si rende di più in più estraneo, è lo Stato.
-
-Di fronte all'antica organizzazione _gentile_, ciò che caratterizza
-lo Stato è, in primo luogo, la divisione dei cittadini _secondo
-il territorio_. Le antiche associazioni _gentili_, formate e
-tenute insieme da vincoli di sangue, erano, come vedemmo, divenute
-insufficienti, in gran parte perchè presupponevano compagni vincolati
-ad un determinato territorio, il che era già cessato da un pezzo.
-Il territorio era rimasto, ma gli uomini erano divenuti mobili. Si
-prese quindi la divisione del territorio come punto di partenza,
-e i cittadini dovettero adempiere i loro diritti e doveri pubblici
-là dove essi si stabilivano, senza riguardo a _gente_ ed a tribù.
-Questo organamento dei membri dello Stato, secondo la località cui
-appartengono, è comune a tutti gli Stati. Esso quindi ci sembra
-naturale; ma vedemmo sopra, quali dure e lunghe lotte furono
-necessarie, prima che esso potesse, in Atene e in Roma, prendere il
-posto dell'antico organamento per _genti_.
-
-Il secondo carattere è la istituzione di una _forza pubblica_, che non
-coincide più immediatamente colla popolazione organantesi da sè come
-forza armata. Questa forza pubblica speciale è necessaria, poichè uno
-spontaneo organamento armato della popolazione è fatto impossibile
-dalla divisione in classi. Gli schiavi appartengono anch'essi alla
-popolazione; i 90,000 cittadini ateniesi, non formano, di fronte ai
-365,000 schiavi, che una classe privilegiata. Il popolo armato della
-democrazia ateniese era una forza pubblica aristocratica di fronte
-agli schiavi, e li teneva in freno; ma per tenere a freno anche i
-cittadini, fu necessaria una gendarmeria, come si è sopra narrato.
-Questa forza pubblica esiste in ogni Stato; essa non consiste soltanto
-di uomini armati, ma anche di accessorii materiali, prigioni e apparati
-coercitivi di ogni sorta, affatto ignoti alla società _gentile_.
-Essa può essere di poco conto, quasi impercettibile, in società nella
-quale gli antagonismi di classi non si sieno ancora sviluppati, e su
-territorii isolati, come, in certi tempi e luoghi, negli Stati-Uniti
-d'America. Ma essa s'accresce a misura che gli antagonismi di classi si
-acuiscono nello Stato, e che gli Stati limitrofi divengono più grandi
-e più popolosi — si consideri solo la nostra odierna Europa, dove la
-lotta di classi e la concorrenza della conquista hanno elevato la forza
-pubblica a un'altezza, dalla quale essa minaccia di ingoiare tutta la
-società e lo Stato medesimo.
-
-Per mantenere in piedi questa forza pubblica, sono necessarie le
-contribuzioni dei cittadini dello Stato — le _imposte_. Queste erano
-affatto sconosciute alla società _gentile_. Oggi ne sappiamo qualche
-cosa. Ma col crescere dell'incivilimento esse non bastano già più;
-lo Stato trae cambiali sull'avvenire, contrae prestiti, _debiti dello
-Stato_. Anche di questi la vecchia Europa ne conosce una litania.
-
-In possesso della forza pubblica e del diritto di riscuotere le tasse,
-ecco ora i funzionarii, organi della società _sopra_ la società.
-La deferenza libera, spontanea, che veniva tributata ai magistrati
-della costituzione _gentile_, non basta loro quand'anche potessero
-averla; strumenti di un potere divenuto estraneo alla società, essi
-debbono ottenere il rispetto con leggi eccezionali, mercè le quali
-acquistano una santità ed una inviolabilità particolare. Il più
-miserabile poliziotto dello Stato incivilito ha più «autorità» che
-non tutti i magistrati della società _gentile_ presi insieme; ma il
-principe più potente e il più grande uomo di Stato o Generale della
-civiltà può invidiare il più meschino capo _gentile_ per la spontanea
-e incontestata stima che gli vien tributata. L'uno sta in mezzo alla
-società; l'altro è obbligato a voler rappresentare qualche cosa al di
-fuori e al di sopra di essa.
-
-Lo Stato è adunque nato dal bisogno di frenare gli antagonismi di
-classe; ma, poichè al tempo stesso esso è nato in mezzo al conflitto
-di queste classi, ordinariamente è lo Stato della classe la più
-potente, di quella che ha il dominio economico e che, mercè questo,
-acquista anche il dominio politico, e con ciò un nuovo mezzo per la
-soggiogazione e per lo sfruttamento delle classi oppresse. Così lo
-Stato antico era sopratutto lo Stato dei possessori di schiavi per la
-oppressione degli schiavi, come lo Stato feudale era l'organo della
-nobiltà per la soggiogazione dei contadini servi e vassalli, e il
-moderno Stato rappresentativo è lo strumento del capitale che sfrutta
-il lavoro salariato. Eccezionalmente però avvengono periodi, in cui
-le classi contendenti si equilibrano talmente, che il potere dello
-Stato, quale apparente mediatore, acquista momentaneamente una certa
-indipendenza di fronte a ciascuna di esse. Così la monarchia assoluta
-dei secoli XVII e XVIII tiene in bilancia la nobiltà e la borghesia;
-così il bonapartismo del primo e sopratutto del secondo Impero francese
-si serviva del proletariato contro la borghesia e della borghesia
-contro il proletariato. La più recente produzione del genere, nella
-quale dominatori e dominati appaiono egualmente comici, è il nuovo
-Impero tedesco bismarckiano; quivi capitalisti e lavoratori sono tenuti
-in equilibrio e canzonati egualmente, a profitto dei rovinati nobiluzzi
-campagnuoli prussiani.
-
-Nella più parte, inoltre, degli Stati storici, i diritti spettanti
-ai cittadini sono graduati in ragione dei beni posseduti, il che
-fa direttamente palese che lo Stato è un'organizzazione a favore
-della classe possidente contro i non possidenti. Così già nelle
-classi a base di censo, ateniesi e romane. Così nello Stato feudale
-del medio-evo, dove il grado di potere politico corrispondeva alla
-proprietà fondiaria. Così nel censo elettorale dei moderni Stati
-rappresentativi. Questo riconoscimento politico delle differenze di
-proprietà non è però affatto essenziale. Al contrario, esso denota uno
-stadio inferiore nella evoluzione dello Stato. La più alta forma dello
-Stato, la repubblica democratica — che nei nostri moderni rapporti
-sociali diviene una necessità di più in più ineluttabile, ed è la
-sola forma di Stato, nella quale possa combattersi l'ultima lotta
-decisiva tra proletariato e borghesia — la repubblica democratica non
-tiene più ufficialmente alcun conto delle differenze di proprietà.
-In essa la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma tanto
-più sicuramente. Da un lato, sotto la forma di corruzione diretta
-dei funzionarii, di cui l'America è l'esempio classico; dall'altro,
-sotto la forma dell'alleanza tra il Governo e la Borsa, alleanza che
-si effettua tanto più facilmente, quanto più crescono i debiti dello
-Stato, e quanto più le Società per azioni concentrano nelle loro
-mani, non solo i mezzi di trasporto, ma anche la produzione stessa,
-per ritrovar poi nella Borsa il loro centro. Di ciò, oltre l'America,
-è un esempio palmare l'attuale Repubblica francese, e anche la
-onesta Svizzera ha offerto il suo su questo terreno. Ma che a questa
-fraterna alleanza del Governo colla Borsa non sia affatto necessaria
-la repubblica democratica, lo prova, oltre l'Inghilterra, il nuovo
-Impero tedesco, dove non è facile dire, se il suffragio universale
-abbia portato più in alto Bismarck o Bleichröder. E infine la classe
-possidente domina direttamente a mezzo del suffragio universale.
-Finchè la classe oppressa, cioè nel caso nostro il proletariato, non
-è ancora matura per la propria emancipazione, essa riconoscerà, nella
-sua maggioranza, l'ordine sociale esistente come l'unico possibile
-e starà politicamente in coda alla classe capitalistica, sarà la
-sua più estrema ala sinistra. Ma a misura che essa si avvicina alla
-propria emancipazione, essa si costituisce come partito a sè, ed
-elegge rappresentanti suoi proprii, non quelli dei capitalisti. Il
-suffragio universale è quindi il gradimetro della maturità della
-classe lavoratrice. Di più esso non può essere e non sarà mai nello
-Stato odierno; ma ciò anche basta. Il giorno in cui il termometro del
-suffragio universale segnerà pei lavoratori il punto di ebollizione,
-essi sapranno altrettanto bene quanto i capitalisti che cosa ciò vorrà
-dire.
-
-Lo Stato non esiste dunque _ab eterno_. Vi furono società che fecero
-senza di esso i loro affari, e che non ebbero alcuna idea dello Stato
-e del potere dello Stato. A un dato stadio dell'evoluzione economica,
-stadio necessariamente connesso colla scissione della società in
-classi, questa scissione rese necessario lo Stato. Noi ci avviciniamo
-ora a gran passi a uno stadio di sviluppo della produzione, nel
-quale la esistenza di queste classi, non solo cessò di essere una
-necessità, ma diventa un'ostacolo positivo alla produzione. Esse
-cadranno, colla stessa ineluttabilità colla quale già son sorte. Con
-esse, inevitabilmente, cade lo Stato. La società, che riorganizza
-la produzione sulla base dell'associazione libera ed eguale dei
-produttori, trasporterà tutta la macchina dello Stato a quello che sarà
-allora il suo posto: al museo delle antichità, accanto al mulinello a
-mano e all'ascia di bronzo.
-
- —————
-
-L'epoca civile è dunque, da quel che s'è detto, quello stadio
-dell'evoluzione della società, nel quale la divisione del lavoro, il
-conseguente scambio tra gli individui, e la produzione delle merci che
-abbraccia questo e quella, giungono al pieno sviluppo e sconvolgono
-tutta la società precedente.
-
-La produzione di tutti gli stadi anteriori della società era
-essenzialmente produzione in comune, come del pari il consumo
-aveva luogo mercè la diretta distribuzione dei prodotti in economie
-comunistiche più o meno vaste. Questa comunanza della produzione si
-svolgeva nei più stretti limiti, ma con essa i produttori dominavano
-il loro processo di produzione e il loro prodotto. Essi sapevano ciò
-che il prodotto diviene: essi lo consumavano, non sfuggiva loro di
-mano; e finchè la produzione si fa su questa base, essa non può essere
-più forte dei produttori, non può generare alcun potere estraneo che
-si rizzi lor di fronte a guisa di spetro, come avviene normalmente e
-inevitabilmente nell'epoca civile.
-
-Ma in cotesto processo di produzione s'insinua lentamente la
-divisione del lavoro. Essa mina la comunanza della produzione e
-dell'appropriazione, essa fa dell'appropriazione individuale la regola
-prevalente, e genera con ciò lo scambio tra gli individui, quale lo
-abbiamo esaminato più sopra. A poco a poco la produzione di merci
-diviene la forma dominante.
-
-Colla produzione mercantile, colla produzione non più pel consumo
-personale, ma per lo scambio, i prodotti cangiano necessariamente di
-mano. Il produttore aliena nello scambio il suo prodotto e non sa più
-che avvenga di esso. Mano mano che interviene il denaro, e col denaro
-il negoziante quale intermediario tra i produttori, il processo di
-scambio si fa ancor più intricato, la sorte finale dei prodotti ancora
-più incerta. I negozianti sono molti e nessuno di essi sa quello che
-fa l'altro. Le merci non passano soltanto di mano in mano, esse vanno
-anche di mercato in mercato; i produttori hanno perduto il dominio
-sull'insieme della produzione del loro ambiente, senza che i negozianti
-l'abbiano acquistato. Prodotti e produzione sono in balìa del caso.
-
-Ma il caso non è che un polo di una concatenazione di cose, il cui
-polo opposto ha nome necessità. Nella natura, dove ugualmente sembra
-dominare il caso, abbiamo da lungo tempo dimostrata in ogni campo la
-intima necessità, la legge inesorabile, nella quale il supposto «caso»
-si traduce. Ciò che è vero della natura, lo è del pari della società.
-Quanto più un'attività sociale, una serie di processi sociali sfugge
-al cosciente controllo degli uomini e li domina, quanto più essa
-sembra abbandonata al puro caso, tanto più questo _caso_ non è che
-l'espressione di leggi proprie e fatali in essa immanenti. Siffatte
-leggi dominano anche le accidentalità della produzione e dello scambio
-delle merci; al singolo produttore o negoziante esse appaiono quali
-forze estranee, da principio affatto sconosciute, la cui natura non
-può che a grande stento essere indagata ed approfondita. Queste leggi
-economiche della produzione delle merci si modificano coi differenti
-stadî di sviluppo di questa forma di produzione; ma in generale
-tutta l'epoca civile è dominata da esse. Ancor oggi il prodotto
-domina i produttori; ancor oggi la produzione totale della società
-non è regolata da un piano ponderato in comune, ma da cieche leggi,
-che s'impongono con la brutalità degli elementi e, alla fine, colle
-burrasche delle crisi commerciali periodiche.
-
-Vedemmo sopra, come, a uno stadio abbastanza primitivo dello sviluppo
-della produzione, la forza di lavoro umana diviene capace di fornire
-un prodotto considerevolmente più grande di quanto è necessario al
-mantenimento dei produttori, e come questo stadio di sviluppo è in
-sostanza quello stesso in cui sorgono la divisione del lavoro e lo
-scambio tra gli individui. A quel punto non ci voleva molto a scoprire
-la grande «verità» che anche l'uomo può essere una merce; che la forza
-di lavoro umana può essere scambiata e sfruttata, trasformando l'uomo
-in uno schiavo. Appena gli uomini avevano cominciato a scambiare,
-che essi stessi furono scambiati. L'attivo si mutò nel passivo, lo
-volessero o no.
-
-Colla schiavitù, che nell'epoca civile trovò il suo più completo
-sviluppo, si produsse la prima grande divisione della società in una
-classe sfruttatrice ed una sfruttata. Questa divisione durò per tutto
-il periodo civile. La schiavitù è la prima forma dello sfruttamento,
-ed è propria al mondo antico; le succedono la servitù nel medio-evo,
-il lavoro salariato nei tempi moderni. Sono queste le tre grandi forme
-di servaggio caratteristiche alle tre grandi epoche della Civiltà;
-dapprima palese, di poi camuffata, la schiavitù le sta sempre alle
-costole.
-
-Lo stadio della produzione mercantile, col quale l'epoca civile
-comincia, è economicamente designato dalla introduzione 1.º della
-moneta metallica, e con ciò del capitale in denaro, dell'interesse
-e dell'usura; 2.º dei negozianti come classe intermediaria tra i
-produttori; 3.º della proprietà fondiaria privata e dell'ipoteca; 4.º
-del lavoro schiavo come forma di produzione dominante. La forma di
-famiglia, corrispondente alla Civiltà e che trionfa definitivamente con
-essa, è la monogamia, il dominio dell'uomo sulla donna, e la famiglia
-individuale quale unità economica della società. Il compendio della
-società incivilita è lo Stato, che in tutti i periodi tipici è senza
-eccezione lo Stato della classe dominante, e in tutti i casi rimane
-essenzialmente una macchina per tener in freno la classe oppressa e
-sfruttata. Sono pure note caratteristiche della Civiltà: da un lato,
-il fissarsi dell'antagonismo fra città e campagna, quale fondamento di
-tutta la divisione sociale del lavoro; dall'altro, la introduzione dei
-testamenti, con che il proprietario può disporre della sua proprietà
-altresì dopo la morte. Questa istituzione, che schiaffeggia in pieno
-viso l'antica costituzione _gentile_, fu sconosciuta in Atene fino a
-Solone; in Roma fu introdotta di buon'ora, ma ignoriamo il quando[30];
-fra gli Alemanni la introdussero i preti, affinchè il buon tedesco
-potesse legare il suo retaggio liberamente alla Chiesa.
-
-Con questa costituzione per base, l'epoca civile ha compiuto cose,
-delle quali l'antica società _gentile_ era ben lungi dall'essere
-capace. Ma essa le compì, ponendo in moto le passioni e gli appetiti
-più sordidi degli uomini, che sviluppò a spese di tutte le altre loro
-disposizioni. La bassa cupidigia fu l'anima della Civiltà dal suo primo
-giorno fino ad oggi; la ricchezza e ancora la ricchezza, e sempre la
-ricchezza, e non già la ricchezza della società, ma di questo o quel
-miserabile individuo, fu il suo unico scopo finale. Se poi le cadde in
-grembo il crescente sviluppo della scienza, e a più riprese il massimo
-fiore dell'arte, ciò fu solo perchè, senza queste, non era possibile la
-piena conquista dell'odierna ricchezza.
-
-Essendo base della Civiltà lo sfruttamento di una classe ad opera
-di un'altra, tutta la sua evoluzione si muove in una contraddizione
-perenne. Ogni progresso della produzione è contemporaneamente un
-regresso nella condizione delle classi oppresse, cioè della grande
-maggioranza. Ogni benefizio per gli uni è necessariamente un male
-per gli altri; ogni passo di una classe verso l'emancipazione, è
-per un'altra un passo a ritroso verso l'oppressione. La prova la più
-evidente ce la offre la introduzione delle macchine, i cui effetti sono
-oggi noti a tutti. E se fra i barbari, come vedemmo, a mala pena poteva
-farsi la differenza fra diritti e doveri, la civiltà ne rende chiara la
-differenza e l'antitesi anche all'intelletto più ottuso, assegnando a
-una classe quasi tutti i diritti, all'altra quasi tutti i doveri.
-
-Ma ciò non dev'essere. Quello, che è bene per la classe dominante,
-dev'essere bene per tutta la società, colla quale la classe dominante
-s'identifica. Onde, più progredisce la Civiltà, più essa è costretta
-a coprire col manto della carità i mali da essa necessariamente
-prodotti, a palliarli o a negarli, a introdurre insomma una ipocrisia
-convenzionale, ignota alle prime forme della società ed anco ai
-primi stadii della Civiltà stessa, e che tocca il colmo nell'assunto:
-che lo sfruttamento della classe oppressa è esercitato dalla classe
-sfruttatrice unicamente nell'interesse della stessa classe sfruttata;
-e se questa non lo riconosce, anzi si ribella, ciò costituisce la più
-nera ingratitudine contro i suoi benefattori, gli sfruttatori[31].
-
-E ora, per finire, il giudizio di Morgan sulla Civiltà:
-
-«Dall'avvento della Civiltà l'incremento della ricchezza divenne così
-immenso, le sue forme così svariate, la sua applicazione così estesa, e
-la sua amministrazione così abile nell'interesse dei proprietarii, che
-questa ricchezza, di fronte al popolo, _è divenuta una potenza ch'esso
-non può vincere. La mente umana si trova sconcertata e interdetta
-dinanzi alla sua propria creazione._ Verrà tuttavia il tempo, in cui
-la ragione umana sarà tanto forte da dominare la ricchezza, e in
-cui essa stabilirà tanto il rapporto dello Stato colla proprietà,
-che esso difende, quanto i limiti dei diritti dei proprietarii.
-Gli interessi della società vincono assolutamente in importanza gli
-interessi degli individui, e gli uni e gli altri debbono essere messi
-in un rapporto equo ed armonico. La semplice caccia alla ricchezza
-non è il destino finale dell'umanità, se tuttavia il progresso rimane
-la legge dell'avvenire, come lo fu del passato. Il tempo decorso
-dallo spuntare della Civiltà non è che un'esigua frazione della vita
-trascorsa dall'umanità; un'esigua frazione di quella che ancora le
-sovrasta. La dissoluzione della società ci sta minacciosa dinanzi
-come conclusione dì una lizza storica, il cui unico scopo finale è la
-ricchezza; perciocchè una tale lizza contiene gli elementi della sua
-propria distruzione. Democrazia nell'amministrazione, fratellanza nella
-società, eguaglianza di diritti, educazione universale, inaugureranno
-l'imminente periodo superiore della società, pel quale lavorano
-costantemente l'esperienza, la ragione e la scienza. _Esso sarà una
-reviviscenza — ma in più alta forma — della libertà, dell'eguaglianza
-e della fratellanza delle antiche_ genti». (MORGAN, _Ancient Society_,
-pag. 552).
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- _Dedica_ (P. MARTIGNETTI) _Pag._ III
- _Introduzione critica alla seconda edizione
- italiana_ (E. BERNSTEIN) » V
- _Avvertenze filologiche_ (F. TURATI) » XXVIII
- _Prefazioni dell'Autore:_
- I alla prima edizione (1884) » 3
- II alla quarta edizione (1891) » 6
- L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETÀ
- PRIVATA E DELLO STATO:
- I. Stadii dell'evoluzione preistorica » 23
- 1. Stato selvaggio » 24
- 2. Barbarie » 26
- II. La Famiglia » 32
- III. La «Gente» Irocchese » 109
- IV. La «Gente» Greca » 130
- V. Genesi dello Stato Ateniese » 143
- VI. «Gente» e Stato in Roma » 159
- VII. La «Gente» presso i Celti e presso
- i Germani » 174
- VIII. La formazione dello Stato dei
- Germani » 195
- IX. Barbarie ed Epoca civile » 211
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] _Manifesto dei Comunisti_.
-
-[2] Ringraziamo Edoardo Bernstein di questa Introduzione critica,
-della quale egli consentì a fregiare la presente edizione del libro di
-Engels, e l'amico Carlo Tanzi che ce ne allestì la versione. — Quanto
-alla biografia e alla bibliografia di Engels, della quale Pasquale
-Martignetti aveva dato nella 1.ª edizione (1885) qualche rapido cenno,
-che oggi riuscirebbe necessariamente incompleto, preferiamo rinviare
-il lettore alle copiose notizie che raccogliemmo nell'Introduzione al
-primo saggio dell'Engels, da noi tradotto e pubblicato in occasione
-della sua morte (5 agosto 1895): L'ECONOMIA POLITICA; con introduzione
-e notizie bio-bibliografiche di _Filippo Turati_, _Vittorio Adler_
-e _Carlo Kautsky_; e con appendice (Milano, _Critica Sociale_, 1895;
-cent. 50).
-
-_(Nota degli Editori italiani)._
-
-[3] Paris, George Carrés, 1893.
-
-[4] _Ancient society, or researches in the times of human progress from
-savagery, through barbarism, to civilisation._ By _Lewis H. Morgan._
-London, Macmillan e C. 1877. Il libro fu stampato in America, ed è
-molto difficile trovarlo in Londra. L'autore è morto da pochi anni.
-
-[5] Pubblicata poi a Parigi, nel 1896, Georges Oarré editore; 58, Rue
-S. André-des-Arts.
-
-_(Nota degli Editori Italiani)._
-
-[6] Il tedesco testualmente dice: «oltre all'_Einzelehe_». Veggansi in
-proposito più addietro le _Avvertenze filologiche_.
-
-_(Nota degli Editori Italiani)._
-
-[7] Ritornando da New York nel settembre 1838, mi imbattei in un
-ex deputato al Congresso pel distretto elettorale di Rochester,
-il quale aveva conosciuto Lewis Morgan. Egli però non seppe,
-malavventuratamente, dirmi molto di lui. Morgan aveva vissuto in
-Rochester come uomo privato, assorbito esclusivamente nei suoi studi.
-Mercè l'interposizione di un suo fratello, colonnello, applicato al
-Ministero della guerra in Washington, egli era riuscito ad interessare
-il Governo delle sue ricerche e a pubblicare, a spese pubbliche, molte
-delle sue opere. A quest'uopo anche il mio interlocutore si era spesso
-adoperato, quando veniva alla capitale per prender parte al Congresso.
-
-[8] Il titolo di questo 1º capitolo è nel testo tedesco:
-_Vorgeschichtliche Culturstufen_ — Veggansi più addietro le _Avvertenze
-filologiche_ che seguono all'introduzione.
-
-(_Nota degli Editori italiani_).
-
-[9] Quanto poco il Bachofen comprendesse quello che egli aveva
-scoperto, o piuttosto indovinato, lo prova egli stesso designando
-questo stato primitivo col nome di _eterismo_. L'eterismo denotava
-presso i Greci, allorchè essi introdussero questa parola, il rapporto
-sessuale degli uomini celibi, o viventi in unione individuale, con
-donne non maritate; esso presuppone sempre una determinata forma di
-matrimonio, fuori del quale ha luogo questo rapporto, e include già la
-prostituzione, almeno come possibilità. In un altro significato questa
-parola non fu mai adoperata, e in questo senso io l'adopero col Morgan.
-Le scoperte più importanti del Bachofen vengono sempre snaturate dal
-concetto mistico, che i rapporti di famiglia fra l'uomo e la donna,
-variabili secondo le diverse epoche e nati storicamente, abbiano la
-loro sorgente nelle idee religiose degli uomini del tempo, non già nei
-loro reali rapporti di vita.
-
-[10] In una lettera della primavera 1882, Marx si esprime nei termini
-più vivi contro la completa falsificazione della storia primitiva,
-dominante nel testo dei _Niebelungen_ di Wagner. «Fu egli mai udito che
-il fratello abbracciasse come sposa la sorella?» A questi «Dei della
-lascivia» di Wagner, che rendono più piccanti i loro intrighi amorosi,
-in modo affatto moderno, con un zinzino d'incesto, Marx risponde:
-«Nell'epoca primitiva la sorella era la moglie, _e questo era morale_.»
-
-— (_Alla IV edizione_) — Un amico francese, adoratore di Wagner, non
-approva questa nota ed osserva, che, già nella vecchia _Edda_, che
-ha servito di base a Wagner, Loki, nella _Egisdrecca_, rimprovera a
-Freyja: «Tu abbracci il tuo proprio fratello innanzi agli dei»; volendo
-provare con ciò che il matrimonio tra fratelli e sorelle era già
-allora vilipeso. L'_Egisdrecca_ è espressione di un tempo, in cui era
-completamente distrutta la fede nei vecchi miti; essa è una semplice
-satira, alla maniera di Luciano, contro gli dei. Il rimprovero, che
-Loki, facendo la parte di Mefistofele, muove ivi a Freyja, è piuttosto
-un argomento contro Wagner. Loki dice anche, alcuni versi dopo, a
-Niördh: «Tu generasti un (tale) figlio con tua sorella» (_vidh systur
-thinni gaztu slikan mög_). Niördhr non è un _Ase_, ma un _Vane_, e
-nella saga degli _Ynglinga_ dice che i matrimoni tra fratelli e sorelle
-erano comuni nel paese dei _Vani_, e non presso gli _Asi_. Questo
-indicherebbe che i _Vani_ erano deità più antiche degli _Asi_. In ogni
-caso Niördh vive tra gli Asi come loro pari, e quindi l'_Egisdrecca_
-è piuttosto una prova che, alle origini della mitologia norvegese,
-il matrimonio tra fratelli e sorelle non suscitava ancora orrore,
-almeno fra gli dei. A difesa di Wagner, meglio dell'_Edda_, potrebbe
-forse citarsi il Goethe, che, nella ballata del dio e della bajadera,
-commette un errore analogo circa alla pratica religiosa per la quale le
-donne facean copia di sè: pratica che egli assimila troppo alla moderna
-prostituzione.
-
-[11] Tedesco: _Leiblichen Geschwister_. Veggansi le Avvertente
-filologiche che fanno seguito all'Introduzione. (_Nota degli Editori
-Italiani_).
-
-[12] Le tracce della promiscuità sessuale indistinta, di quella ch'egli
-chiamava «generazione di palude» (_Sumpfseugung_), che Bachofen crede
-aver trovate, si riportano, ormai non si può più dubitarne, al connubio
-per gruppi. «Se Bachofen, trova «senza legge» questi connubii-punalua,
-un uomo di quel periodo troverebbe la maggior parte degli attuali
-matrimonii tra cugini prossimi e lontani, paterni o materni,
-altrettanto incestuosi quanto i matrimonii tra fratelli e sorelle
-consanguinei» (_Marx_).
-
-[13] Nel testo: _Vielweiberei_.
-
-[14] _Vielweiberei_.
-
-[15] _Haushalt; Haushaltung_: l'italiano non ha alcuna parola che, al
-pari del francese _ménage_, renda in breve e completamente la stessa
-idea. (_Nota degli Editori Italiani_).
-
-[16] _Haushaltungen_. Vedi la nota a pag. 60 (Nota degli editori).
-
-[17] Nel testo: _Einzelehe_. In questo caso speciale Engels avrebbe
-impiegato _Einzelehe_ come equivalente di _Monogamie_. — Veggansi le
-_Avvertenze filologiche_ che fanno seguito alla _Introduzione_, (_Nota
-degli editori italiani_).
-
-[18] _Haushaltung_: Vedi nota a pag. 60
-
-[19] Come nel _basileus_ greco, così nel duce dell'esercito azteco si
-volle a forza vedere un principe nel senso moderno. Morgan sottopone
-per la prima volta alla critica storica le relazioni degli spagnuoli,
-prima fraintese ed esagerate, poi direttamente menzognere, e prova,
-che i Messicani si trovavano nello stadio medio della Barbarie,
-tuttavia più elevati degl'Indiani-Pueblos del Nuovo-Messico, e che
-la loro costituzione, per quanto può dedursi da informi relazioni,
-corrispondeva a ciò: una federazione di tre tribù, che se ne era rese
-tributarie un certo numero di altre, e che era retta da un Consiglio
-federale e da un comandante dell'esercito della federazione, del quale
-ultimo gli spagnuoli fecero un «imperatore».
-
-[20] Il _rex_ latino è il celto-irlandese _righ_ (capo della tribù)
-e il _reiks_ gotico; che questo, come in origine anche il tedesco
-_fürst_, principe (cioè, come in inglese _first_, in danese _först_,
-il primo), significasse capo della tribù o della _gente_, risulta dal
-fatto che i Goti possedevano giù nel quarto secolo una parola speciale
-per indicare quel che fu poi detto _re_, cioè il duce di tutto un
-popolo in armi: _thiudans_. Artaserse ed Erode, nella traduzione della
-bibbia di Ulfila, non si chiamano mai _reiks_, ma _thiudans_, e il
-regno dell'imperatore Tiberio non _reiki_, ma _thiudinassus_. Nel nome
-del goto _thiudans_, o, come noi traduciamo inesattamente, del goto
-re _Thiudareiks_, Teodorico, cioè _Dietrich_, le due denominazioni si
-confondono in una.
-
-[21] Avendo passati alcuni giorni in Irlanda, mi riconvinsi vieppiù
-di quanto ancora i concetti dell'epoca _gentile_ dominino quelle
-popolazioni campestri. Ivi il proprietario di terreno, il cui
-fittaiuolo è il contadino, è tuttora considerato da questo come una
-specie di capo di _clan_, che deve amministrare i fondi nell'interesse
-di tutti, al quale il contadino paga il tributo sotto forma di affitto,
-ma dal quale egli deve anche ricevere appoggio in caso di bisogno. E
-del pari ogni benestante è considerato in dovere di fornire appoggio
-ai suoi vicini più poveri, se questi cadono in miseria. Siffatto aiuto
-non è un'elemosina, ma è ciò che è dovuto di diritto al compagno più
-povero dal compagno più ricco o dal capo di un _clan_. Si comprendono
-le lamentele degli economisti e dei giuristi sulla impossibilità
-d'inculcare al contadino irlandese il concetto della moderna proprietà
-borghese; una proprietà, che ha soltanto diritti e non doveri, è cosa
-che non entra affatto nelle teste irlandesi. Ma si comprende anche come
-degli Irlandesi, trabalzati improvvisamente, con tali ingenui concetti
-_gentili_, nelle grandi città inglesi ed americane, fra una popolazione
-che ha idee giuridiche e morali affatto diverse, perdano ogni concetto
-di morale e di diritto ed ogni ritegno, e sovente si demoralizzino in
-massa.
-
-[22] _Marca_, in tedesco, significa il terreno appartenente
-originariamente in comune agli abitanti di un villaggio o di un
-distretto. I campi e i prati erano divisi fra i capi di famiglia, ma
-nei primi tempi erano soggetti a nuove divisioni periodiche (il che
-perdura ancora in parecchi villaggi sulla Mosella); più tardi la parte
-di ciascuno divenne proprietà sua, ma sempre soggetta al regolamento
-della coltura per la comunità. I pascoli, le selve e altri terreni
-incolti restarono, e sono ancora oggi in molti casi, proprietà comune.
-La collettività degli interessati determina e il modo di coltura dei
-campi e l'uso del terreno comune. La costituzione della marca è la più
-antica costituzione dei Germani e la base su cui sono estrutte tutte le
-loro istituzioni del medio-evo.
-
-_(Nota aggiunta dall'autore pel lettore italiano, qui riprodotta dalla
-edizione di Benevento, 1885)._
-
-[23] I Greci non conoscono più, se non per la mitologia dei tempi
-eroici, la stretta natura del vincolo tra zii materni e nipoti,
-proveniente dal tempo del diritto materno e comune a tanti altri
-popoli. Secondo Diodoro (IV, 34), Meleagro uccide i figli di Testio
-fratelli di sua madre Altea. Costei vede in tal fatto un delitto tanto
-inespiabile, che maledice l'uccisore, suo proprio figlio, e gli augura
-la morte. «Gli Dei esaudirono, come narrasi, i suoi voti, e posero
-fine alla vita di Meleagro». Secondo lo stesso Diodoro (IV, 41), gli
-Argonauti sbarcano sotto Ercole in Tracia e ivi trovano che Fineo, ad
-istigazione della sua nuova consorte, maltratta ignominiosamente i suoi
-due figli procreati colla moglie ripudiata, la Boreade Cleopatra. Ma
-tra gli Argonauti vi sono anche dei Boreadi, fratelli di Cleopatra,
-fratelli quindi della madre dei maltrattati. Essi prendono tosto le
-difese dei nipoti, e li liberano uccidendo le guardie.
-
-[24] Il testo tedesco traduce i due termini scandinavi rispettivamente
-con _Geschwisterkinder_ e _Geschwistersöhne_. — _Kind_, _Söhn_
-è _fanciullo_, _figlio_. _Geschwister_ equivale a _fratelli_, ma
-indifferentemente maschi o femmine. La parola corrispondente, che
-renderebbe più chiaramente il concetto, manca in italiano.
-
-_(Nota degli editori italiani)_
-
-[25] Questa cifra è confermata da un passo di Diodoro sui Celti
-gallici: «Nella Gallia abitano molte popolazioni di forze disuguali. Le
-più grandi ammontano a circa 200,000 individui, le più piccole a circa
-50,000». (_Diodoro Siculo_, V. 25). Ossia 125,000 in media. I popoli
-Galli, stante il loro più alto sviluppo, dovevano essere più numerosi
-dei Germani.
-
-[26] Secondo il vescovo Liutprando di Cremona, il ramo principale
-dell'industria nel X secolo in Verdun, cioè nel Sacro Impero tedesco,
-era la fabbricazione degli eunuchi, che con gran profitto venivano
-esportati nella Spagna per gli _harem_ dei Mori.
-
-[27] Particolarmente sulle coste nord-ovest dell'America (vedi
-Bancroft). Presso gli _Haidahs_, nell'isola della regina Carlotta, si
-trovano economie domestiche persino di 700 persone sotto un solo tetto.
-Presso i _Nootaks_ vivevano sotto uno stesso tetto intere tribù.
-
-[28] Circa il numero degli schiavi in Atene, veggasi sopra a pag. 157.
-A Corinto, ai tempi prosperi della Città, esso ammontava a 460,000;
-a Egina a 470,000; in ambo i casi, il decuplo della popolazione dei
-liberi.
-
-[29] Il primo storico, che avesse un'idea almeno approssimativa della
-_gente_, fu Niebuhr, e lo deve — insieme agli errori che accettò
-senz'altro — alla sua conoscenza delle schiatte _dithmarscie_.
-
-[30] Il «_System der erworbenen Rechte_» (Sistema dei diritti
-acquisiti) di Lassalle si aggira, nella seconda parte, principalmente
-intorno alla tesi, che il testamento romano è vecchio quanto Roma,
-che nella storia romana non vi fu mai «un'epoca senza testamento»,
-che il testamento nacque, anzi, in un'epoca anteriore alla romana,
-dal culto dei defunti. Lassalle, quale vecchio-hegeliano ortodosso, fa
-derivare le disposizioni del diritto romano, non dai rapporti sociali
-dei Romani, ma dal «concetto speculativo» del volere, e giunge così
-a quell'affermazione totalmente contraria alla storia. Ciò non può
-destar meraviglia in un libro che, in grazia dello stesso concetto
-speculativo, riesce a questo risultato, che nell'eredità romana la
-trasmissione dei beni sarebbe stata un mero accessorio. Lassalle non
-solo crede alle illusioni dei giuristi romani, particolarmente dei
-primi tempi; egli li supera.
-
-[31] Io avevo da principio l'intensione di porre la brillante critica
-della Civiltà, che si trova sparsa nelle opere di Carlo Fourier,
-accanto a quella di Morgan e alla mia. Pur troppo me ne manca il tempo.
-Noto solo, che già in Fourier la monogamia e la proprietà della terra
-sono le caratteristiche essenziali della Civiltà, e che egli la chiama
-una guerra del ricco contro il povero. In lui si trova già anche
-l'intuizione profonda, che in tutte le società difettose, scisse da
-antagonismi, le famiglie isolate (_les familles incohérentes_) sono le
-unità economiche.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of L'origine della Famiglia della
-Proprietà privata e dello Sta, by Friedrich Engels
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA ***
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-The Project Gutenberg EBook of L'origine della Famiglia della Proprietà
-privata e dello Stato, by Friedrich Engels
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-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-
-Title: L'origine della Famiglia della Proprietà privata e dello Stato
- in relazione alle ricerche di L. H. Morgan
-
-Author: Friedrich Engels
-
-Translator: Pasquale Martignetti
-
-Release Date: September 11, 2019 [EBook #60281]
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-Language: Italian
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-Character set encoding: UTF-8
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-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA ***
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-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images
-from Università degli Studi di Torino - Sistema
-Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico
-letterarie storico artistiche)
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-</pre>
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-<div class="booktitle">
-<h1>
-L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA<br />
-DELLA PROPRIETÀ PRIVATA<br />
-E DELLO STATO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="small">
-BIBLIOTECA DELLA CRITICA SOCIALE
-</p>
-<hr class="mid" />
-
-<p class="pad2 large">
-FEDERICO ENGELS
-</p>
-
-<p class="pad1 main-t">
-<span class="x-small">L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA</span><br />
-della Proprietà Privata<br />
-<span class="x-small">E DELLO STATO</span>
-</p>
-
-<p class="pad1">
-in relazione alle ricerche di L. H. Morgan
-</p>
-<hr class="minor" />
-
-<p>
-Versione di PASQUALE MARTIGNETTI
-</p>
-
-<p class="pad1">
-<span class="small">II Edizione definitiva<br />
-con introduzione di</span><br />
-EDOARDO BERNSTEIN
-</p>
-
-<p class="pad4">
-MILANO<br />
-<span class="small">Uffici della CRITICA SOCIALE</span><br />
-<span class="x-small">Portici Galleria V. E., 23</span><br />
-1901
-</p>
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_iii">[iii]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Dedico questa seconda edizione della versione dell'Engels
-alla dolorosa memoria del mio diletto primogenito
-<span class="upright">Salvatore</span>, che, il 6 settembre 1900, mentre stava
-sotto le armi al campo di manovre di Sparanise, si
-toglieva la vita, vinto dall'angoscia di una contrastata
-passione d'amore. Animo delicatissimo, ardente, inebbriato
-di un ideale cui sbarravano il varco le spietate
-esigenze di una società che «non lascia fra uomo e
-uomo altro legame che il nudo interesse e l'arido pagamento
-a pronti»<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, egli trafiggeva, inconscio, di ferita
-insanabile, con una medesima arme, il cuore
-paterno e della povera madre, insieme col proprio;
-quasi documentando, col generoso sangue ribelle, il
-tragico vero che emana da questo libro: — amore,
-sogni di giovinezza, ogni più nobile anelito umano,
-tutto la ferrea necessità economica vince ed opprime. — Così
-affrettino i fati l'avvento di una società migliore,
-più benigna agli affetti e alle speranze dei figli,
-meno avara di conforti alle cupe desolazioni dei dannati
-a sopravvivere, dei genitori orbati, curvi ai sepolcri!</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Pasquale Martignetti.</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-Benevento, dicembre 1900.
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span>
-</p>
-
-<h2 id="intro">Introduzione critica
-alla seconda edizione italiana<a class="tagtitle" id="tag2" href="#note2">[2]</a></h2>
-</div>
-
-<p>
-L'editore della presente traduzione d'uno
-fra i più notevoli lavori di Federico Engels,
-l'amico Turati, mi chiede ch'io l'accompagni
-con una prefazione. Accetto di buon grado
-l'invito, pur non dissimulandomi il grave cómpito
-ch'esso m'addossa.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che il libro offre è detto dal titolo, e il
-nome dell'autore sta a guarentigia che l'argomento
-è trattato da mano maestra. I pregi
-<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
-di Engels come scrittore sono così universalmente
-riconosciuti, che è inutile qui noverarli.
-Anzichè assicurare il lettore ch'egli ha dinanzi
-il lavoro d'un uomo, il cui sapere era altrettanto
-vasto quanto era profondo il giudizio e
-limpido e semplice lo stile, tornerà opportuno
-esaminare in quale senso questo mirabile studio
-potrebbe oggi, per avventura, completarsi.
-</p>
-
-<p>
-Engels, come rileva egli stesso nella prefazione
-del 1884, nel comporre questo libro
-adempì un legato impostogli da Carlo Marx.
-A chi scrive venne fatto di gettare un'occhiata
-entro la fucina, ov'esso fu elaborato. Sul principio
-del 1884 io mi trovai per qualche tempo
-ospite di Engels, appunto allora intento ad
-una prima revisione accurata delle carte postume
-di Marx. Fra i manoscritti, che in quell'occasione
-Engels andava rileggendomi fino
-a notte inoltrata, eranvi anche i sunti fatti da
-Marx dell'<i>Ancient Society</i> di Lewis H. Morgan,
-corredati di sue glosse marginali non di rado
-stringatissime. Non è intaccare la fama dell'autore
-del <i>Capitale</i> il soggiungere che le
-glosse non contenevano nulla di nuovo e che,
-quanto ai sunti, se essi offrivano la prova più
-convincente della coscienza portata da quel
-Grande nei suoi lavori, non erano tuttavia più
-che marmo greggio, a cui mancava ancora
-completamente una mano d'artista che desse
-loro una forma. Marx aveva estratto da Morgan
-soltanto ciò, ch'eragli sembrato degno di speciale
-osservazione; la morte gl'impedì d'andare
-oltre. Il cómpito d'elaborare quei materiali
-toccò ad Engels, che l'esaurì in un tempo relativamente
-breve, grazie all'essersi egli stesso
-dedicato altra volta a ricerche più estese nel
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-campo della storia primitiva dei Germani e
-dei Celti.
-</p>
-
-<p>
-Insieme all'intento puramente oggettivo, di
-far conoscere al mondo socialista e, di rimbalzo
-almeno, al mondo speciale dei dotti, le
-scoperte di Morgan relative alla costituzione
-della <i>gens</i> e alla sua importanza per la scienza
-storica, fu anche un desiderio più personale,
-che mosse Engels a comporre questo lavoro:
-il desiderio di porre sotto miglior luce l'opera,
-a suo avviso ingiustamente negletta, di Morgan,
-contribuendo così al riconoscimento dovuto ai
-meriti dello scrittore americano. Forse Engels
-esagera alquanto, asserendo che il libro di
-Morgan fu «sistematicamente sepolto» in Inghilterra
-(<i>Prefazione</i> del 1891), giacchè il lieve
-conto che ne fecero gli etnologi inglesi si
-spiega anche senza l'ipotesi d'una congiura
-del silenzio, come pure si spiega che il suo
-editore lo trascurasse, dacchè la stampa specialista
-l'aveva più criticato che non lodato. È
-certo nondimeno che i capi delle scuole etnologiche
-non gli accordarono il posto che gli
-spetta e che alcuni errori di Morgan nei minuti
-particolari fecero loro disconoscere il
-valore delle nuove vedute, ond'egli arricchì
-la scienza della storia primitiva dei popoli.
-Perchè ciò si evitasse ci sarebbero voluti uomini
-immuni dalle prevenzioni ond'erano imbevuti
-gli etnologi inglesi; uomini insomma che
-abbracciassero, collo stesso occhio di Morgan,
-tutta quanta la sociologia.
-</p>
-
-<p>
-In ogni scienza particolare s'annida la tendenza
-alla micrologia specialista, la quale, ove
-trascenda, conduce ad un positivismo o fenomenalismo
-pedantesco. Dinanzi alla mole del
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-materiale raccolto ed alle innumerevoli sue
-varietà, la fiducia nelle regole generali svanisce
-e l'ufficio dell'indagatore sembra esaurirsi nel
-classificare e coordinare le cose accettate ed
-i fatti acquisiti. Così la diffidenza del legale
-specialista per tutte le teorie di diritto naturale
-cresce in ragione della sua virtuosità nella
-casistica del diritto positivo; le costruzioni filosofiche
-gli appaiono astrazioni fantastiche o
-generalità prive di solida base. Sotto egual
-luce dovettero manifestarsi alle predisposizioni
-positiviste degli etnologi le formule generali,
-che Morgan presentava come frutto della sua
-analisi sulle istituzioni degli Indiani nordamericani.
-Dovendosi qui ricavare da un determinato
-principio fondamentale la genesi dei
-molteplici fenomeni, ecco che la classificazione
-in vigore, tutta poggiata sovra punti formali,
-sarebbe caduto in enorme discredito. Niuna
-meraviglia che i rappresentanti di questa non
-s'accorgessero della nuova teoria se non per
-rilevarne le lacune, mentre lo stesso Engels
-ammette che talune ipotesi di Morgan sono
-insufficienti o affatto insostenibili. Pei difensori
-del sistema antico, l'edificio teoretico di Morgan
-era completamente crollato, rimanendone in
-piedi solo alcune illustrazioni di singoli fenomeni,
-che vennero accettate di buon grado.
-Ma anche a queste non si dette maggior peso
-che all'altro materiale empirico, onde son pieni
-gli archivî etnologici, e ch'è del resto continuamente
-sottoposto a nuove rettifiche in questo o
-quel particolare.
-</p>
-
-<p>
-Engels riconosce in Morgan un nuovo scopritore
-«a suo modo» della concezione materialistica
-della storia trovata da Marx e da
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-lui nel 1844-45. Ma, se non voglia darsi a
-quell'«a suo modo» un significato molto
-largo, tale affermazione parmi non regga;
-poichè in Morgan manca appunto il principio
-caratteristico della concezione materialistica
-della storia, cioè la derivazione delle idee giuridiche,
-morali, ecc., dal modo e dalle trasformazioni
-del sistema di produzione dei mezzi
-di sussistenza. Certo egli ha fornito numerosi
-elementi a conforto di tale correlazione; egli
-ha, ciò che più monta, distinto gli stadii dell'evoluzione
-generale della civiltà desumendoli
-dallo stato in cui trovavansi la conquista e la
-produzione dei mezzi di sussistenza. Tuttavia
-qui si arresta il concetto ch'egli aveva dell'importanza
-dell'elemento economico nell'evoluzione
-della società umana; cosicchè non può
-dirsi che, nel campo dei principî, egli abbia
-superato il confine, che separa la storia obiettiva
-della civiltà dal materialismo storico. In
-altri termini, Morgan storico sta al materialismo
-storico come i socialisti teorici del periodo
-1825-1840 stanno al socialismo di Marx
-ed Engels.
-</p>
-
-<p>
-Non minor dose di materialismo storico
-che in Morgan si riscontra nei teorici dell'owenismo,
-del sansimonismo e del fourierismo;
-quest'ultima scuola in ispecie aveva
-negli Stati-Uniti rappresentanti intelligentissimi,
-nè poteva essere ignorata da Morgan.
-Potrebbe forse obbiettarsi che, pur non avendo
-costruito una teoria della storia corrispondente
-al materialismo storico, nondimeno, adottandone
-il metodo, egli l'avrebbe rafforzata coll'esempio.
-Anche questo, peraltro, non è, a
-senso mio, sostenibile. In Morgan troviamo, è
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-vero, che si tien conto incidentalmente dell'influenza
-determinante che ha il fattore della
-produzione, ma senza ch'esso sostenga la
-parte di forza impellente assolutamente decisiva
-nell'evoluzione storica. Egli accorda alle
-ideologie (alle rappresentazioni religiose, ecc.)
-una forza d'impulso ben maggiore che loro
-non accordi il materialismo storico, e nella
-struttura della famiglia — presa questa parola
-nel senso più lato — vede un coefficiente d'evoluzione
-sociale per lo meno equivalente al sistema
-di produzione.
-</p>
-
-<p>
-Su quest'ultimo punto, Engels trova che
-Morgan, nello studio ch'egli ha fatto di certi
-periodi dell'evoluzione, applicò fedelmente la
-teoria materialistica della storia; e ciò inquantochè
-egli considera anche la <i>vita sessuale</i> come
-un <i>fattore di produzione</i>, il fattore dell'origine
-della vita, della riproduzione della specie. Senonchè,
-anche nella scuola di Marx-Engels,
-siffatta equiparazione della produzione degli
-uomini con la produzione dei beni non mancò
-di contraddittori. Uno fra i suoi rappresentanti
-più noti, H. Cunow, scrivendo delle basi
-economiche del diritto materno, dimostrò che
-ella si riduceva ad una mera analogia di parole,
-senza alcun sostegno nei fatti. Sotto l'aspetto
-storico, non si tratta della materiale produzione
-o riproduzione della vita umana, la quale è rimasta
-la stessa sin dai tempi primitivi, ma
-bensì delle forme <i>della vita sociale collettiva dei
-sessi</i>, dei loro reciproci <i>rapporti giuridici</i>, dell'ordinamento
-familiare e delle sue mutazioni
-nella storia dell'umanità. Ora, tali mutazioni
-non si sarebbero già svolte indipendentemente,
-accanto a quelle del modo di produzione dei
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-mezzi di sussistenza, ma sarebbero anzi state
-determinate da queste. L'ordinamento familiare
-dipenderebbe dal modo di produzione, ossia
-dalla conquista dei mezzi di sussistenza. Chi
-giungesse a diverse conclusioni diminuirebbe
-la portata del materialismo storico.
-</p>
-
-<p>
-In quest'obbiezione v'ha ad ogni modo una
-parte di verità, giacchè d'un'equivalenza della
-famiglia, quale fattore di riproduzione degli
-esseri, coi fattori della produzione dei mezzi
-di sussistenza non si trova traccia in nessuna
-fra le definizioni del materialismo storico precedentemente
-pubblicate da Marx ed Engels.
-Engels rammenta bensì nella presente opera
-che, in un manoscritto composto da Marx e
-da lui nel 1846, dicevasi già che la prima divisione
-del lavoro fu quella fra l'uomo e la
-donna per la procreazione dei figli; ma ciò
-non fa che dare maggiore rilievo all'equivoco
-di quest'analogia. Infatti la divisione delle funzioni
-nella procreazione e riproduzione non
-costituisce punto uno stadio d'evoluzione della
-storia dell'umanità, ma ci trasporta molto indietro
-nella storia dell'evoluzione degli animali
-e delle piante e non è se non lo sviluppo ulteriore
-di altre divisioni di lavoro o di funzioni.
-Considerata come produzione, la procreazione
-è divisione di lavoro <i>biologica</i>, non sociologica.
-</p>
-
-<p>
-Ma, se l'obbiezione di Cunow regge quanto
-alla <i>giustificazione</i> data da Engels dell'equivalenza
-tra ordinamento familiare e sistema
-di produzione, ciò non significa che Engels
-siasi del pari ingannato quanto al fatto in sè
-stesso, nel porre cioè la famiglia e l'unione
-dei sessi ad egual livello d'altri fattori della
-<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span>
-produzione, anzi, nelle fasi primitive dell'evoluzione,
-persino talvolta ad un livello superiore.
-In coteste fasi, il <i>modo</i> della vita comune
-dei sessi, relativamente all'influenza che può
-esercitare nella creazione e nel consolidamento
-di comunità più o meno vaste, è anzitutto esso
-medesimo un fattore importantissimo nella
-produzione o conquista dei mezzi di sussistenza;
-in secondo luogo deve riconoscersene
-l'influenza attraverso l'evoluzione del sistema
-di produzione, per ciò ch'è esso appunto che
-ne suscita o rafforza le condizioni di progresso.
-Così mi sembra, ad esempio, che le
-osservazioni di Engels sull'importanza che
-ha la formazione dell'orda nell'elevamento
-del primo uomo al disopra dello stadio d'evoluzione
-nel quale si arrestarono le scimmie
-antropomorfe, pur restando nel regno delle
-ipotesi (giacchè a quel progresso possono essere
-concorse altre cause), hanno tuttavia molti
-argomenti in proprio favore. In ogni caso l'obbiezione
-di Cunow urta contro lo stesso errore
-che, allo stesso proposito, riscontriamo anche
-in Engels; quello cioè di non aver sufficientemente
-rilevato la differenza fra rapporti <i>causali</i>
-e <i>condizionali</i>, o, in altri termini, fra <i>causa</i>
-e <i>condizione</i>, ch'egli tratta a un dipresso come
-sinonimi.
-</p>
-
-<p>
-Nell'esposizione materialistica della storia,
-è questo veramente uno scoglio fra i meno
-superabili. I cultori di cotesto metodo incappano
-facilmente nell'equivoco di scorgere in
-coefficienti, che resero una data evoluzione <i>possibile</i>,
-addirittura <i>le cause</i> e <i>le forze impellenti</i>
-ond'essa è sorta. Ora, siffatti coefficienti possono,
-è vero, aver agito come propulsori, ma
-<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span>
-ciò non vuol dire che siano stati sempre il
-propulsore decisivo. Infatti v'hanno date condizioni
-naturali — come le qualità del suolo,
-il clima, la preponderanza del regno vegetale
-sul regno animale — necessarie allo svolgimento
-di talune forme economiche e strutture
-sociali. Ma ciò non dimostra ancora che tali
-forme e strutture siano il necessario prodotto
-di quelle condizioni; che queste, cioè, siano
-<i>sufficienti</i> a produrle anche senza il sussidio
-di altri coefficienti. Quanto è agevole intuire in
-astratto che tutto ciò che accade è necessario
-che accada, altrettanto difficile è dimostrare
-siffatta necessità nei casi concreti, di
-fronte al vario atteggiarsi degli organismi superiori.
-Esaminate più davvicino, le pretese prove
-si riducono sempre a semplici combinazioni di
-parziali concause e condizioni, che autorizzano
-bensì giudizî di maggiore o minore probabilità,
-ma non mai di certezza apodittica.
-</p>
-
-<p>
-Coloro, ai quali tutto ciò fa l'effetto di scoraggiante
-scetticismo, rammentino che qui si
-tratta d'interpretazioni scientifiche <i>ex postea</i>
-e non già di formule di rivendicazioni — si
-tratta insomma di <i>sapere</i>, non di <i>volere</i>. D'altronde
-l'azione pratica della democrazia socialista
-non è ella stessa diretta principalmente
-a creare le <i>condizioni</i> d'un ordinamento sociale
-superiore, la cui struttura è affare dell'avvenire?
-</p>
-
-<p>
-Era troppo naturale che, nel ricercare presso
-i varî popoli le traccie della <i>gens</i> imperniata
-sulla successione materna (determinazione
-della parentela secondo la discendenza materna),
-chi primo l'aveva scoperta, Morgan,
-accordasse un'attenzione più intensa ai fatti,
-<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span>
-che meglio si prestavano alla sua tesi, anzichè
-a quelli che se ne scostavano. Talune sue generalizzazioni
-esagerate trovano poi una scusante
-nella circostanza, che, allorquando egli
-scriveva la sua opera, le indagini sulla storia
-primitiva erano poco sviluppate come scienza;
-mentre oggidì s'esporrebbe al ridicolo chi
-osasse spacciare tutte le sue proposizioni per
-altrettante verità apodittiche. Lo stesso dicasi
-delle conclusioni che Engels, sulle traccie di
-Morgan, trasse rapporto alla <i>gens</i>, però che
-anch'esse non vanno immuni da generalizzazioni
-rivelatesi assolutamente eccessive.
-</p>
-
-<p>
-Nell'accennato scritto di Cunow è poi data
-la convincente dimostrazione, che il diritto materno
-non è punto un istituto, il quale si
-svolga fatalmente dall'originaria famiglia-orda,
-se così si può chiamarla, in conseguenza del
-crescere di questa, ma che si richiedono sempre
-determinate condizioni economiche — una limitata
-agricoltura coesistente alla caccia e
-alla pesca, come base della sussistenza — perchè
-alla donna sia dato raggiungere, nella
-collettività domestica ed eventualmente nella
-gens, quella posizione, che può definirsi di diritto
-materno, nel significato in cui Engels
-adopera questa parola. In Engels <i>diritto materno</i>,
-nel senso di posizione sociale più elevata
-della donna, e <i>successione materna</i> compaiono
-a un dipresso come sinonimi, sebbene
-in realtà non lo siano affatto e la successione
-materna fosse, anzi sia, in molti casi accompagnata
-ad una posizione sociale assai bassa
-della donna. Del pari troviamo la successione
-materna in popoli pastori, sebbene, secondo
-la teoria, la pastorizia dovrebbe dare origine
-<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span>
-alla famiglia patriarcale. Fa d'uopo
-appunto, come notammo, d'un concorso ininterrotto
-di differenti circostanze perchè sorga
-una determinata istituzione sociale, e già presso
-i popoli primitivi s'avverte che non v'ha assolutamente,
-nella serie delle evoluzioni delle
-loro istituzioni sociali, una costante coincidenza
-quanto agli stadii percorsi da ciascuno
-di essi.
-</p>
-
-<p>
-Per tale rapporto, Engels si lascia più volte
-trascinare, nell'attuale scritto, dalla predilezione
-per certe forme ed istituzioni del diritto
-sociale, a conclusioni che non resistono ad
-una più accurata disamina. Per esempio, egli
-esagera talvolta — non sempre — la portata
-del così detto comunismo primitivo, che del
-resto non era sostanzialmente se non un comunismo
-negativo, senza un concetto giuridico
-determinato, e che assunse una forma positiva
-soltanto come collettivismo di gruppi di parentela.
-Ciò, a cui mira la democrazia socialista,
-come partito dei lavoratori, è, nei suoi
-presupposti materiali ed ideali, così fondamentalmente
-diverso da quel primordiale «diritto
-di tutti sulla terra e sui suoi prodotti», che
-si può dire in diametrale opposizione con esso.
-Fra le rivendicazioni socialiste e quel diritto
-primitivo non v'è più somiglianza che fra l'animismo
-dei selvaggi e le teorie vitaliste dei
-moderni fisiologi. Osservato più attentamente,
-il comunismo primitivo si presenta come una
-proprietà particolare di gruppi sovra la terra
-e sui tesori ch'essa offre spontaneamente, fondata
-sull'occupazione o sulla conquista o sulle
-forme affini d'acquisto dei mezzi di sussistenza:
-raccolto e caccia. D'altronde, anche in
-<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span>
-questi stadii si rinviene di già la proprietà
-personale, sebbene, naturalmente, esercitata
-soltanto sovra oggetti d'uso individuale, come
-armi, ornamenti e simili. Può dirsi, su per
-giù, che il comunismo primitivo era un comunismo
-fondato sul non-lavoro e che la sua
-scomparsa coincide col primo apparire della
-coltivazione sistematica del suolo, d'onde l'acquisto
-dei mezzi di sussistenza ebbe finalmente
-la vera impronta di <i>lavoro creatore</i>. Ovvero
-può invece dirsi che il comunismo primitivo
-corrispondeva a quello stato d'immediata dipendenza
-in cui l'uomo trovavasi ancora rapporto
-ai doni spontanei della natura, e che
-cessa appunto non appena l'uomo incomincia
-a dominare la natura. A mio avviso, nell'abbandono
-di siffatto comunismo primordiale,
-potrà tutt'al più ravvisarsi una specie di peccato
-originale storico: il peccato dell'umanità
-che s'accosta all'albero della scienza.
-</p>
-
-<p>
-Non dissimile è il giudizio storico, che
-deve darsi su l'abolizione o la scomparsa della
-costituzione gentilizia; costituzione che Engels
-medesimo dichiara possibile soltanto in uno
-stadio assai basso d'evoluzione sociale — (popolazione
-scarso e lavoro poco produttivo) — e
-destinata a tramontare al primo slancio ulteriore
-dell'evoluzione. La forte simpatia di
-Engels per la società sorta sulle associazioni
-gentilizie ed organizzata a loro servigio non
-gliene dissimula però i lati oscuri ed il carattere
-transitorio. Nullameno anche il quadro,
-ch'egli ci dà, del modo, con cui dalla costituzione
-gentilizia si sarebbe svolto lo Stato, mi
-sembra di colorito alquanto tendenzioso. Generalmente
-egli si raffigura questo trapasso
-<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span>
-come una specie di peccato originale, prodotto
-da influenze degradanti, da interessi spregevoli
-e da mezzi ignominiosi — come un abisso
-di corruzione, in cui, dal grado di relativa
-elevatezza morale di già raggiunto, sarebbe precipitata
-l'umanità. Qui abbiamo, secondo me,
-la eccessiva generalizzazione di alcuni fenomeni
-accidentali o secondarî, che risponde a
-quella pseudo-etica, a quel romanticismo sociale,
-che troviamo più spesso nei radicali con
-tendenze conservatrici, ad esempio nei democratici
-piccolo-borghesi, anzichè nei rappresentanti
-del socialismo scientifico. Indubbiamente,
-ove le istituzioni sociali sono poco evolute e
-lasciano lieve margine alle tendenze particolari
-dell'individuo, minore è la possibilità di
-corruzione che non in società più complicate;
-tuttavia chi vorrebbe perciò asserire in generale
-che siano più elevate le condizioni morali
-delle società più semplici? Non dovremmo
-piuttosto confessare che, per quanto ci seduca
-a prospettiva del loro contrasto coll'ambiente
-attuale, il valore morale non ne è soverchio?
-L'onestà dovuta ad ignoranza o ad assenza di
-tentazioni ha tutt'altro carattere che non quella
-dei membri di maggiori e più complicate comunità,
-dotati d'intelligenza ed esposti ad ogni
-sorta di tentazioni. In parecchi passi lo stesso
-Engels mostra la spaventosa rapidità con cui,
-ad esempio, la moralità dei barbari Germani
-s'infrange nell'urto della civiltà romana; e lo
-stesso può notarsi oggi negli individui che,
-appartenendo ad ambienti civili più semplici,
-sono trascinati nell'orbita di civiltà superiori.
-</p>
-
-<p>
-È errore purtroppo comune quello di scorgere
-una prova di moralità più elevata della
-<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span>
-nostra civiltà, nell'assenza di talune immoralità
-o di taluni vizi, che non è invece in realtà
-se non l'indice della rozzezza di vita e d'ideazione
-dei popoli, presso i quali l'ammiriamo.
-Costumi più semplici e moralità più alta son
-due termini, come tutti sanno, sostanzialmente
-diversi. La sincerità dell'uomo della
-natura, che a ciascuno dice ciò che di lui
-effettivamente pensa, c'impone per il contrasto
-colla nostra cortesia di convenzione, la quale
-ci consente di dirigere magari parole cortesi
-a persone che abbiano in dispregio; ma non
-perciò pensiamo ad imitarla e ce ne avremmo
-a male se lo facessero quelli che ci circondano.
-La nostro cortesia è ella forse più immorale
-della sua sincerità? Oserei negarlo. Infatti la
-nostra ipocrisia, appunto perchè convenzionale,
-non ha origine maligna; ell'è piuttosto un
-<i>dominio sovra sè stessi</i>, richiesto dalle condizioni
-e dai rapporti d'una vita più evoluta, la
-quale non tollera che s'abbia sempre il cuore
-sulla lingua. Ben poteva, cent'anni fa, quando
-la Germania era ancora quasi esclusivamente
-un paese agricolo, cantarsi da Goethe:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>In tedesco è mentir l'esser cortese.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Oggi, la si direbbe un'esagerazione priva di
-garbo; ma peggio ancora il voler dedurre
-dalla scomparsa delle forme di convivenza
-primordiali un abbassamento nel livello morale.
-È certo che le condizioni morali dell'attuale
-Germania sono superiori a quelle del 1800.
-</p>
-
-<p>
-Allorquando s'occupa di determinati popoli
-e della loro evoluzione, Engels si mostra per
-lo più immune da romantici entusiasmi per
-<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span>
-le civiltà primitive, anzi dileggia volontieri
-quegli scrittori, pei quali il selvaggio è l'uomo
-migliore. Ma, nel riepilogare e nelle formule
-generali, accade anche a lui di fermarsi ai
-lati luminosi delle più antiche forme sociali,
-dimenticandone i lati oscuri. D'altronde, non
-è semplicemente dalla simpatia, ben concepibile,
-verso le istituzioni democratiche dei popoli
-primitivi ch'egli è spinto a siffatte unilateralità;
-nel suo modo di presentare la storia
-si sente piuttosto l'influenza di certe vedute
-fourieriste ed hegeliane. Sulla fine del libro,
-è Engels stesso che cita la <i>Critica della civiltà</i>
-di Fourier, dove appunto fra le note predominanti
-emerge l'evoluzione fino a noi, rappresentata
-quale un progresso intellettuale
-accompagnato da degenerazione morale. Ad
-eguali conclusioni giunge in Hegel il concetto
-della storia, che s'evolve per via di antitesi.
-Ora, volendo giudicare il presente sotto questo
-aspetto, si è fatalmente portati ad esagerare
-il valore di determinate istituzioni del passato.
-</p>
-
-<p>
-Così, ad esempio, la moderna prostituzione
-è ben più ripugnante al nostro senso morale
-che non la poligamia, quale la rinveniamo
-anche in anteriori stadi d'evoluzione. Eppure
-la prima segna un grande progresso morale,
-in quanto riposo sul riconoscimento della libera
-personalità. La prostituta moderna dispone
-ella stessa del proprio corpo, al contrario
-di ciò che accadeva generalmente nella poligamia.
-Anche vendendosi sotto il pungolo del
-bisogno, ella esercita un atto d'indipendenza,
-che presso varî popoli così detti della natura
-è alla donna negato. Certamente la vendita
-o il baratto di fanciulle adulte, che si fa nel
-<span class="pagenum" id="Page_xx">[xx]</span>
-matrimonio dai loro genitori o dal capo della
-famiglia ad un terzo, si concilia colle idee generali
-di questi popoli assai meglio che non
-la prostituzione volontaria colle nostre; ciò
-tuttavia prova unicamente che i nostri odierni
-criterî sono più elevati e non già che i nostri
-costumi sono decaduti.
-</p>
-
-<p>
-Tale è principalmente il criterio, con cui
-dobbiamo confrontare e valutare le condizioni
-morali d'epoche diverse. Formuliamolo come
-ci pare, ma sempre troveremo che questo criterio
-si risolve nel maggiore o minor <i>rispetto
-della personalità</i> e nella posizione che a questa
-è fatta nella comunità. S'intende che la libertà
-puramente formale della personalità esige, per
-divenire vera libertà, certe condizioni economiche
-e che il rispetto sociale della personalità
-presuppone il rispetto e la padronanza di
-sè stessi.
-</p>
-
-<p>
-A Fourier e a Hegel si connettono altresì
-parecchie deduzioni di Engels sulla futura
-forma della famiglia e del vincolo sociale. Nel
-matrimonio proletario egli ravvisa uno stadio
-di monogamia più elevato che non quello in
-cui trovasi il matrimonio borghese. Vi mancano,
-secondo lui, insieme alla proprietà, l'impulso
-ed i mezzi ad un predominio maschile
-e l'eguaglianza economica dei sessi fa sì che
-di regola l'amore sessuale presieda veramente
-alla loro unione. Passati i mezzi di produzione
-in proprietà comune della società, diventati
-oggetto di industria pubblica i lavori che prima
-appartenevano all'economia domestica, convertita
-in pubblico servizio l'assistenza e l'educazione
-dei fanciulli, diverrebbe generale questa
-eguaglianza di fatto dei sessi, rendendo in
-<span class="pagenum" id="Page_xxi">[xxi]</span>
-pari tempo possibili le unioni sessuali fondate
-esclusivamente sull'amore sessuale. Nondimeno
-Engels dubita che, avverandosi tutto
-ciò, cadrebbe anche la monogamia, la quale
-oggi ha la prostituzione per correlativo, essendo
-difficile ammettere che questa possa
-scomparire senza trascinare nella sua caduta
-la monogamia.
-</p>
-
-<p>
-Anche della verità di taluno di questi presupposti
-può tuttavolta dubitarsi. Così la vita
-coniugale del moderno lavoratore è considerata
-da Engels un po' troppo dal punto di vista
-del concetto tradizionale di «proletario». Nei
-paesi meglio progrediti, il matrimonio del lavoratore
-tende in fatto assai più ad imborghesirsi
-che non a svolgersi in una propria
-direzione indipendente e, almeno per ora, subisce
-più del matrimonio borghese l'influenza
-della legislazione sociale. Questa, è vero, toglie
-ai genitori parte delle cure pei fanciulli, ma,
-col divieto del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche,
-colla diminuzione delle ore di lavoro degli
-adulti e con altrettali disposizioni, paralizza
-una quantità di forze tendenti all'abolizione
-od alla decomposizione della famiglia. Oltracciò,
-nel mondo dei lavoratori è regola quasi
-generale che col matrimonio la donna abbandona
-il lavoro retribuito o lo limita sensibilmente,
-dedicandosi sovratutto alla direzione
-della casa. Il piede di casa individuale importa
-senza dubbio un sensibile spreco di lavoro,
-ma l'attrattiva d'una casa propria è talmente
-forte per la grande maggioranza degli uomini,
-da far loro preferire il sovrappiù necessario
-di lavoro casalingo ai cresciuti mezzi di godimento,
-che sarebbero apportati dalla trasformazione
-<span class="pagenum" id="Page_xxii">[xxii]</span>
-della economia domestica in industrie
-pubbliche. Si può certamente constatare
-una serie di fenomeni, che contribuiscono a
-rendere <i>meno gravosa</i> ed a <i>completare</i> la vita
-domestica individuale — ma non si può punto
-constatarne la dissoluzione, almeno nella classe
-lavoratrice. Il problema del servizio nella casa
-borghese, che si agita attualmente nei paesi
-progrediti, non minaccia affatto la casa operaia.
-</p>
-
-<p>
-È del pari dubbio se noi andiamo incontro
-ad un'epoca in cui al matrimonio monogamico
-saranno tolte le sue basi economiche. La necessità
-della coesistenza della prostituzione
-con questo matrimonio può sostenersi soltanto
-da chi al concetto di «monogamia» dà un
-significato soverchiamente gretto. Dell'odierno
-matrimonio dei lavoratori, Engels afferma che
-esso è monogamico nel significato etimologico,
-ma non affatto nel significato storico della
-parola. Tuttavia, che cosa devesi intendere per
-«monogamico nel significato storico»? Chi ben
-guardi, tale espressione è da Engels usata per
-indicare quella <i>forma</i>, in cui primitivamente
-la monogamia si svolge da precedenti forme
-di connubii (connubio per gruppi o per coppie),
-ossia il connubio individuale con predominio
-quasi assoluto dell'uomo sulla donna.
-Egli medesimo, però, ammette che la monogamia
-non apparve punto dappertutto nella
-«rude forma classica» assunta, secondo lui,
-presso i Greci, indicando inoltre come essa
-si distingua nei diversi paesi con tratti differenti.
-Se ne dovrebbe concludere che il concetto
-di «monogamia» non si esaurisce nel
-significato connesso alla forma primordiale; e
-<span class="pagenum" id="Page_xxiii">[xxiii]</span>
-che siamo quindi autorizzati ad applicarlo a
-tutti i connubii fra un solo uomo e una sola
-donna, il cui intento sia superiore a quello
-d'un semplice appaiamento o d'un appaiamento
-a durata fissa.
-</p>
-
-<p>
-Quell'elemento, già così importante nella
-conclusione del matrimonio, ch'è l'armonia
-spirituale o psichica e quindi il completamento
-reciproco dei due, è affatto trascurato da Engels,
-sebbene col progredire della civiltà esso
-divenga nel matrimonio un coefficiente di sempre
-maggiore importanza. Ma conviene che
-cadano non pochi ostacoli, che scompaiano
-non pochi pregiudizii, prima che cessi lo stato
-d'inferiorità della donna di fronte all'uomo; e
-quindi il matrimonio, ch'è quanto dire l'unità
-della famiglia, ha dinanzi a sè ancora molto
-tempo per mantenersi essenzialmente monogamico.
-</p>
-
-<p>
-Un discorso analogo può tenersi per quel
-che riguarda lo Stato. Anche per quest'istituto
-vediamo Engels fondarsi su una definizione
-che s'attaglia alle sue <i>particolarità iniziali</i> — formazione
-del dominio di classe — per predirne
-la futura scomparsa. Ora, nel corso dell'evoluzione,
-lo Stato ha sostanzialmente ampliato
-le sue forme, assumendo sempre nuove
-funzioni. Non ne parla Engels stesso come d'un
-organo di divisione del lavoro sociale? E dovrà
-per questo credersi che, tolto di mezzo il presupposto
-or ora menzionato, anche lo Stato
-abbia a spegnersi o a paralizzarsi? Ciò mi
-sembra estremamente inverosimile. Infatti, l'evoluzione
-che procede sotto i nostri occhi ci mostra
-che, all'opposto, man mano lo Stato cessa
-d'essere l'organo del dominio o dell'oppressione
-<span class="pagenum" id="Page_xxiv">[xxiv]</span>
-di classe, più va estendendosi la sua
-sfera d'azione. Ed anche nei suoi primordi
-esso non è un semplice congegno di codesta
-oppressione: il suo sorgere coincide colla formazione
-di grandi unità di popoli, entro confini
-fissi, con sedi stabili e la cui coesione non
-è più dovuta esclusivamente alle associazioni
-familiari. Esso nasce <i>dall'aumento numerico</i>
-e dalla <i>densità</i> della popolazione stabile su un
-dato territorio; nè potendosi tale aumento concepire
-senza una grande <i>ricchezza economica</i>
-e lunghi <i>periodi pace</i>, ecco che lo Stato nascente,
-pur essendo un mezzo di dominazione
-di classe, è altresì il caposaldo e l'espressione
-d'un grande progresso sociale. Il che ci è pure
-mostrato dallo stesso Engels, allorquando nella
-federazione delle razze irocchesi scorge il crollo
-di quella costituzione gentilizia, che precorse
-l'instaurazione dello Stato e ch'era troppo limitata
-e gretta per tollerare un sensibile progresso
-sovra il tenore di vita degli Indiani in
-continua guerra pei territorii di caccia, ecc.
-Se, adunque, al suo apparire, lo Stato serviva
-alla dominazione di classe, o se venne foggiato
-da classi dominanti intente a consolidarsi il
-potere, si tratta d'una faccia del suo organismo,
-che non forma se non <i>una particolarità secondaria</i>,
-radicata non nelle forze che agiscono
-permanentemente, ma bensì nelle <i>transitorie
-circostanze</i> della sua creazione e conservazione.
-La scomparsa dello Stato presuppone
-non solo l'abolizione del dominio di classe, ma
-lo spezzarsi altresì delle grandi unità nazionali
-per far luogo ad associazioni staccate di
-piccole corporazioni o gruppi. Quest'ultimo
-evento è però più che improbabile. Per quanto
-<span class="pagenum" id="Page_xxv">[xxv]</span>
-il principio democratico della federazione sia
-destinato a trionfare e a informare il rapporto
-dei gruppi locali e professionali collo Stato — e
-io penso che sia questo uno fra i più importanti
-problemi contemporanei — la molteplicità
-e multiformità dei gruppi ed il continuo
-aumento dei congegni della società sono tuttavia
-segni certi che non ne conseguirà la
-soppressione dell'organismo che tutti li abbraccia,
-cioè dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Vero è soltanto che cadrà lo Stato sfruttatore
-ed oppressore. Ma questa non è se non
-una particolare forma di Stato, e non lo Stato
-in generale.
-</p>
-
-<p>
-Furono, come già si disse, concetti appresi
-da Fourier e da Hegel che condussero Engels
-a identificare sostanza e forma od a
-prendere pel tutto un lato particolare della
-cosa. Anche Fourier abolisce lo Stato, sostituendogli
-l'associazione dei falansteri; il concetto
-poi che lo Stato scompare insieme al
-dominio di classe, donde è generato, corrisponde
-alla formula hegeliana, per la quale la
-negazione della negazione è legge dell'evoluzione.
-Ma, per quanto in Fourier e Hegel si ammirino
-due illustri precursori della moderna
-dottrina dell'evoluzione, ciò non toglie l'errore
-insito nelle loro formule, e che consiste precisamente
-nel rilevare trasformazioni assolute
-o totali là dove in realtà non si riscontrano se
-non mutazioni relative.
-</p>
-
-<p>
-Ma facciamo punto colle riserve, le quali
-han di mira soltanto singole pagine del lavoro
-di Engels, lasciandone pressochè intatto il
-complesso, e le quali non vietano d'apprezzarne
-l'alto valore. Ogni esposizione storica, ogni
-<span class="pagenum" id="Page_xxvi">[xxvi]</span>
-interpretazione di evoluzioni storiche è, fino
-a un certo segno, una creazione ed offre un
-elemento soggettivo determinato dalla personalità
-dell'autore. A nessuno è concesso presentare
-la verità nella sua pienezza, o per lo
-meno esprimere sempre esattamente il rapporto
-di tutti i fattori di un fenomeno. In
-questa materia, poi, si è quasi sempre dinnanzi
-ad ipotesi, più o meno verosimili, ma
-che non sono ancora certezza. Così lo stesso
-Engels modificò nella quarta edizione di questo
-libro taluni passi della prima ed avrebbe,
-occorrendo, fatto lo stesso nelle edizioni successive.
-Il suo libro non è un catechismo, ma
-un tentativo di rappresentare le forze e le
-circostanze che foggiarono i tre più importanti
-istituti giuridico-sociali della società incivilita
-e ne conservarono le forme a noi conosciute:
-proprietà, famiglia, Stato.
-</p>
-
-<p>
-Se Engels quà e là può ingannarsi nel valutare
-l'influenza di talune fra queste forze in
-date evoluzioni, ce ne compensa l'ammirabile
-finezza, con cui egli ci esibì un quadro vivace,
-intuitivo, del loro complesso. Tanto la muta
-azione degli elementi economici che, quasi
-inavvertiti, minano le fondamenta di società
-o d'istituzioni sociali, rendendone prima possibile,
-poi inevitabile, la trasformazione, quanto
-l'influenza delle forze soggettive o ideologiche,
-sono esposte in modo meraviglioso. Pochi
-possiedono, al pari di Engels, la dote d'offrire
-molto in breve contorno, senza divenir pesanti.
-Egli è sempre chiaro e vivo, maestro nell'analisi
-e nell'arte di scegliere, nella molteplicità
-dei fenomeni e delle forze, sempre i fenomeni
-e le forze prevalenti. Sono queste qualità che
-<span class="pagenum" id="Page_xxvii">[xxvii]</span>
-rendono prezioso il suo libro anche agli etnologi
-di professione, così esposti al pericolo di
-perdere di vista, nelle ricerche speciali, le correlazioni
-generali delle cose. Per la democrazia
-socialista, poi, esso ha il notevole merito
-di renderle famigliari i risultati d'una scienza,
-alla quale la massa dei socialisti non potè
-dedicare soverchio tempo e che pure è di non
-lieve importanza per intendere l'essenza della
-società. Si potranno sottoporre a revisione i
-particolari di questo libro, ma, come guida
-per conoscere i problemi della storia primitiva,
-esso è insuperabile.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Edoardo Bernstein.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_xxviii">[xxviii]</span>
-</p>
-
-<h2 id="avvertenze">AVVERTENZE FILOLOGICHE</h2>
-</div>
-
-<p>
-Fu durante gli squallidi e non volontarii ozii del reclusorio
-di Pallanza che potei dedicare parecchie giornate
-a una diligente revisione di questa versione — completata
-colle notevoli aggiunte dell'ultima edizione tedesca — dell'amico
-prof. Martignetti. Dei ritocchi intesi soltanto a
-viemmeglio italianizzarne lo stile — talvolta, per delicato
-scrupolo di fedeltà, un po' tedescamente duro — non occorre
-ch'io m'intrattenga. Debbo invece al traduttore e
-al lettore e alla memoria di Engels — il quale, buon
-conoscitore della nostra come di quasi tutte le moderne
-lingue europee, aveva approvato la prima versione (Benevento,
-1885), e che pur troppo non è più là perchè, nei
-dubbii, possiamo consultarlo, come solevamo — debbo un
-po' anche a me stesso, per la responsabilità che ciascuno
-deve assumere dei fatti suoi, un chiarimento su quelle
-modificazioni, che, toccando ad alcune parole, se così
-posso esprimermi, <i>sostanziali</i> potrebbero essere soggetto di
-critica.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-<span class="smcap">Einzelehe.</span> — Questo termine ricorre frequentissimo
-nel volume e appartiene a quella che chiamerei la «terminologia
-tecnica» dell'autore. Martignetti, e con esso il
-Sig. Enrico Ravé, che voltò questo libro in francese<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>,
-lo traducono quasi sempre con <i>monogamia</i>, <i>matrimonio
-monogamico</i>, al pari della parola <i>Monogamie</i>, che l'Engels
-<span class="pagenum" id="Page_xxix">[xxix]</span>
-impiega pure con non minore frequenza. Letteralmente,
-<i>Einzelehe</i> significa <i>connubio singolare</i> o <i>di singoli</i>, cioè
-connubio di due sole persone, in contrapposizione alle
-varie forme di <i>connubio plurale</i>, (poligamia, poliandria,
-connubio per gruppi, ecc.). Io, dovunque l'Engels adopera
-<i>Einzelehe</i>, sostituii — ad evitare anche il doppio senso
-dell'aggettivo «singolare» — la dizione «connubio (o
-unione coniugale) <i>individuate</i>».
-</p>
-
-<p>
-Invero, finchè si credette che, di connubii plurali, non
-esistessero che le forme tradizionalmente note — poligamia
-e poliandria — e, viceversa, di connubii singolari,
-la sola forma monogamica, il vocabolo <i>monogamia</i> rispondeva
-e bastava. Ma le scoperte del Morgan, illustrate
-dall'Engels, rovesciarono cotesto semplicismo. Questo volume
-ci apprende come, da un lato, la poligamia e la
-poliandria siano state precedute (a prescindere dall'antichissima
-e supposta promiscuità assoluta, che non sarebbe
-una forma, anzi sarebbe piuttosto la negazione di
-ogni forma di vero connubio) da molteplici modi di una
-unione coniugale, che ha insieme della poliandria e della
-poligamia, senza essere nè l'una, nè l'altra, e che fu chiamata
-«connubio per gruppi» (<i>Gruppenehe</i>): nel quale
-tutta una serie di donne erano mogli di tutta una serie
-di mariti, e del quale la forma <i>punalua</i> sarebbe stata il
-tipo più evoluto e classico. Ci apprende, dall'altro lato,
-che, assai prima che trionfasse la rigorosa monogamia
-dei tempi storici (<i>feste Monogamie</i>), la quale del resto
-non significa sempre — non significò mai, secondo Engels — la
-limitazione del rapporto sessuale abituale ad una
-coppia unica; usarono, per quasi tutto il periodo della
-Barbarie e per gran parte altresì dell'epoca selvaggia,
-forme varie di connubii a tempo, dal vincolo più o meno
-rilassato (<i>lockre Monogamie</i>), ma fra due sole persone;
-vere forme dunque di connubio <i>singolare</i> od <i>individuale</i>
-(<i>Einzelehe</i>). La <i>Paarungsehe</i>, connubio per coppie,
-o <i>sindiasmico</i>, sarebbe stata la forma classica di questi
-<span class="pagenum" id="Page_xxx">[xxx]</span>
-maritaggi, risolubili per mutuo consenso, o per volontà
-di una delle parti, rimanendo i figli alla madre.
-</p>
-
-<p>
-Non solo: ma, mentre le varie forme di connubio per
-gruppi tennero un larghissimo posto nella evoluzione
-umana e durarono per millennii, come unioni perfettamente
-organizzate, sulle quali imperniavasi un sistema
-complicato e ben fisso di parentela e tutta una costituzione
-sociale; l'Engels ci dimostra come la poligamia e
-la poliandria, queste forme di connubii per gruppo unilaterali,
-non poterono essere mai se non l'eccezione e, com'egli
-si esprime, «un prodotto di lusso della storia»
-(pag. 76). Dall'altro canto, la monogamia propriamente
-detta, quella che l'Engels chiama preferibilmente <i>Monogamie</i>,
-non si svolge dalle varie forme di connubio individuale,
-e in particolare dal connubio sindiasmico, se
-non a un dato momento della storia e sotto la pressione
-di fattori speciali — fattori economici. — Fu dacchè l'allevamento
-sistematizzato degli armenti, devoluto sopratutto
-al sesso maschile, permise all'uomo di accumulare
-ricchezze suscettive di appropriazione individuale e di
-scambio, dalla proprietà delle quali la donna era esclusa:
-fu soltanto da tale momento, il quale appare nello stadio
-più avanzato della Barbarie, già quasi alle soglie dell'epoca
-civile, che l'uomo — intendiamo il maschio umano — ebbe
-possibilità ed interesse di modificare la forma di
-famiglia per modo, da assicurare ai propri figli (la cui
-paternità doveva, a tal uopo, risultare ben certa) l'eredità
-di cotesti suoi beni. Caddero allora (nell'ipotesi dell'Engels)
-il diritto materno e la discendenza in linea femminile;
-l'uomo diventò, nella famiglia, il despota; si pretese dalla
-donna (non si dice che la si ottenesse) la fedeltà più rigorosa,
-e il connubio non fu più risolubile per sua iniziativa.
-La «monogamia» nasce in questo momento, dopo
-un lungo periodo di <i>Einzelehen</i> di varia natura; nasce,
-col suo corteggio obbligato di infedeltà, specialmente mascolina,
-di eterismo, di prostituzione; monogamia, in ogni
-<span class="pagenum" id="Page_xxxi">[xxxi]</span>
-caso, temperata e corretta dall'adulterio. E, com'essa è
-nata da fattori economici, così con questi si trasforma;
-ecco l'odierno matrimonio proletario, nel quale, per la rispettiva
-indipendenza e quasi parità economica dei due
-sessi, i caratteri storici della monogamia, la supremazia
-del maschio, l'adulterio ecc., la stessa ferrea indissolubilità,
-si ottundono; e più si ottunderanno quanto più (come
-già sta avvenendo) i lavori domestici si trasformeranno
-in servizio sociale. Il matrimonio proletario, dice l'Engels,
-è monogamo <i>nel senso etimologico</i>, ma non affatto <i>nel
-senso storico</i> della parola; il connubio dell'avvenire farà
-della monogamia (intendasi qui, dunque, nel senso etimologico)
-una realtà per la prima volta anche per l'uomo
-(pagg. 92 e 97).
-</p>
-
-<p>
-Non è dunque un semplice accidente se l'Autore di
-questo libro adopera distintamente le due diverse espressioni,
-<i>Monogamie</i> ed <i>Einzelehe</i>; e generalmente (non
-manca qualche esempio in contrario, ma in casi nei quali
-non è possibile l'equivoco) adotta il termine greco per la
-forma <i>storica</i> e il tedesco per la monogamia in senso <i>etimologico</i>,
-e quindi nel significato più generale. Postochè
-l'<i>Einzelehe</i> comprende la <i>Monogamie</i>, ma non viceversa,
-e questa è preceduta e potrà essere susseguita da lunghissimi
-periodi di <i>Einzelehen</i> che non sono <i>Monogamie</i>, è
-chiaro che l'adottare un vocabolo solo per i due concetti
-non può essere senza confusione. Sovente, infatti, la confusione
-si affaccia. Qualche volta il Ravé tenta sfuggirle,
-rendendo, per esempio, <i>Einzelehe</i> con «mariage unique»(?)
-(pag. XIV), o risolve la difficoltà sopprimendone l'obbietto,
-come a pag. 13, dove <i>Einzelehe</i> diventa <i>Ehe</i>: «ce genre
-de mariage.....»; preceduto in questo spediente dal Martignetti
-(ediz. 1885, pag. 21). Ma ecco un brano che mi
-sembra risolutivo (cfr. più oltre, pag. 105-106; ultima ediz.
-tedesca 1894, pagg. 71-72):
-</p>
-
-<p>
-«Or poiché — scrive l'Engels — l'amore sessuale è
-di sua natura esclusivo,.... il connubio fondato sull'amore
-<span class="pagenum" id="Page_xxxii">[xxxii]</span>
-sessuale è, di sua natura, <i>Einzelehe</i>. Vedemmo quanta
-ragione aveva Bachhofen di considerare il progresso dal
-connubio per gruppi all'<i>Einzelehe</i> come l'opera sopratutto
-delle donne; solo il passaggio dal connubio sindiasmico
-alla <i>Monogamie</i> è dovuto agli uomini; e, storicamente,....
-agevolò la infedeltà degli uomini. Ecc.»
-</p>
-
-<p>
-Qui è ben chiaro che <i>Einzelehe</i> e <i>Monogamie</i> sono
-distinti, successivi ed in contrapposto fra loro; fra essi,
-cronologicamente, sta di mezzo il connubio sindiasmico,
-forma speciale di <i>Einzelehe</i>, onde si è svolta la <i>Monogamie</i>.
-Martignetti, nelle pagina manoscritte (il brano è
-fra gli aggiunti nelle ultime edizioni tedesche), rendeva
-<i>Einzelehe</i> nel primo caso con <i>monogamia</i>, nel secondo,
-fatto accorto della contraddizione, con <i>matrimonio per
-coppie</i>. Ravé si districa ancor peggio (pag. 108):
-</p>
-
-<p>
-«Mais, dès lors que, par sa nature, l'amour sexuel est
-exclusif,.... le mariage basé sur l'amour sexuel est, de
-par sa nature, la <i>monogamie</i>. Nous avons vu combien
-Bachofen avait raison lorsqu'il considérait le progrés
-du mariage par groupe au <i>mariage par couple</i>, comme
-étant surtout l'oeuvre de la femme; seul le passage du
-mariage syndiasmique à la <i>monogamie</i> peut être mis au
-compte de l'homme; ecc.»
-</p>
-
-<p>
-Nel quale testo non solo si sostituisce arbitrariamente
-«mariage par couple» — che sarebbe piuttosto la <i>Paarungsehe</i>
-o connubio sindiasmico, del quale pure, nel
-brano, è distintamente fatto cenno — alla generica <i>Einzelehe</i>;
-ma il vocabolo <i>Monogamie</i> gioca due parti in
-commedia, e, che è peggio, due parti contraddittorie:
-quella di connubio individuale in genere (compresa la
-<i>Paarungsehe</i>, e tutte le altre forme antiche e future) e
-quella di monogamia nel senso storico, e cioè di quel
-matrimonio, coevo alla proprietà privata e contrassegnato
-dal dominio maschile, al quale si applica l'aforisma di
-Fourier: «come nella grammatica due negazioni fanno
-una affermazione, così nella morale coniugale due prostituzioni
-formano una virtù.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_xxxiii">[xxxiii]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non giova moltiplicare gli esempi. Le cose dette bastano,
-spero, a salvarmi da accusa di stranezza o di
-temerità se, per rendere <i>Einzelehe</i>, coniai la dicitura
-«connubio individuale», e sia pur che la frase non lusinghi
-l'orecchio: l'importante, ad ogni modo, è di intenderci
-sul significato.
-</p>
-
-<p>
-Analogamente, <i>Einzelfamilie</i> volli tradotta, anzichè
-con «famiglia monogamica», con famiglia <i>individuale</i>,
-o <i>singola</i>, od <i>isolata</i>, a seconda dei casi. <i>Isolirte familie</i>
-usa in qualche caso l'Autore (ediz. tedesca, pag. 143),
-che risponde alle <i>familles incohérentes</i> del Fourier, nella
-nota a pag. 240 di questo volume. — Al vocabolo <i>matrimonio</i>,
-quando si tratta di forme primitive, ho poi sostituito
-<i>connubio</i>; non parendomi che alla <i>Einzelehe</i>, che
-fioriva, non ancora staccata, sul tronco del connubio per
-gruppi, possa imprimersi il suggello giuridico e contrattuale,
-che il sostantivo <i>matrimonio</i>, storicamente e volgarmente,
-porta con sè.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-<span class="smcap">Leiblich.</span> — L'aggettivo (letteralmente: <i>corporale</i>) è
-impiegato dall'Engels a designare un rapporto di consanguineità
-reale e diretta. Nelle famiglie per gruppi, in cui
-tutta una serie di donne vive in comunanza coniugale con
-una serie di uomini, questi sono reputati altrettanti padri,
-quelle altrettante madri dei figli di ciascuna di esse; e
-tutti i loro figli, anche quelli che nella nomenclatura
-odierna chiameremmo cugini, sono reputati fratelli e sorelle
-fra loro; i cugini (nel senso moderno) non esistono
-ancora. Ma vi è pure di ciascun figlio una madre certa,
-che lo ha generato, e un padre — il più spesso incerto — che
-concorse direttamente al concepimento. Questi genitori,
-e i fratelli e sorelle, figli di cotesta coppia, sarebbero
-reciprocamente genitori, figli e fratelli e sorelle <i>leibliche</i>.
-Nei rapporti però della parentela riconosciuta, in coteste
-famiglie per gruppi, non erano propriamente <i>leiblich</i> se
-non la genitrice verso i figli, e, fra loro, i figli di una
-<span class="pagenum" id="Page_xxxiv">[xxxiv]</span>
-stessa genitrice: <i>leiblichen Geschwister (das heisst von
-mütterlichen Seite)</i>, scrive esplicitamente l'Engels parlando
-della famiglia <i>punalua</i> (ediz. tedesca citata, pag. 21). — Martignetti
-traduce talvolta <i>carnale</i>, tal'altra volta (di
-fratelli e sorelle) <i>germani</i>. Ravé rende <i>leiblich</i> colle frasi:
-<i>la mère propre, le vrai père</i>, e, trattandosi di fratelli e
-sorelle, <i>germains</i>, e una volta (pag. 31) <i>utérins</i>; in un
-luogo (pag. 118) lo sopprime. — Tutto ciò non solo genera
-discordanza, ma si risolve (mi sembra) nel sostituire concetti
-presi a prestito dalla famiglia moderna a quelli che
-regnavano, e soli potevano regnare, nella famiglia per
-gruppi. — Io preferii adottare invariabilmente l'aggettivo:
-<i>carnale</i>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-<span class="smcap">Kultur, Kulturvölker, Kulturstufen.</span> — Non è
-facile rendere nelle lingue latine, con vocabolo unico e
-costante, il tedesco <i>Kultur</i> e i suoi composti. Martignetti
-e Ravé traducono: <i>cultura</i>, <i>civilizzazione</i>, <i>popoli civilizzati</i>;
-<i>culture</i>, <i>civilisation</i>, <i>peuples civilisés</i>, <i>cultivés</i>.
-Se <i>Kultur</i> corrispondesse a <i>civiltà</i> o ad <i>incivilimento</i>,
-noi ci troveremmo, sin dal primo capitolo (pag. 23), a intitolare
-<i>Stadii preistorici di civiltà (Vorgeschichtliche
-Kulturstufen)</i> il quadro dello stato selvaggio e della Barbarie!
-Il Martignetti, infatti, e con esso il Ravé, ci danno
-per popoli inciviliti (<i>civilizzati</i>, <i>civilisés</i>, <i>cultivés</i>) gli
-<i>antiken Kulturvölkern</i> nei quali il diritto paterno si è
-appena sostituito al diritto materno della <i>gens</i> primitiva,
-i Greci dei tempi eroici, i Germani di Tacito, ecc., che
-appartengono allo stadio superiore della Barbarie, anzi
-quegli stessi <i>Kulturvölker</i> (ediz. tedesca, pag. 41; Martignetti,
-1885, pag. 41; Ravé, pag. 63) nei quali cotesta
-rivoluzione non si è ancora compiuta.
-</p>
-
-<p>
-L'antinomia è tanto più stridente in un libro, in cui
-le tre grandi epoche dell'evoluzione umana (<i>selvaggia</i>,
-<i>barbarica</i>, <i>civile</i>), e gli stadii di ciascuna di esse, sono
-tratteggiati colla maggior precisione, e quegli epiteti acquistano
-<span class="pagenum" id="Page_xxxv">[xxxv]</span>
-un valore tecnico, che non ha nulla d'indeterminato.
-D'altro canto, non potrebbe parlarsi di <i>Kulturvölker</i>,
-alludendo a popoli che stagnano, senza speranza
-di elevamento, nelle bassure sociali dello stato selvaggio od
-anche barbarico, quasi sottratti alla legge della evoluzione
-storica. Questi riflessi mi suggerirono di significare <i>Kulturvölker</i>
-con l'equivalente: «popoli <i>tendenti</i> od <i>avviati a
-civiltà</i>» od anche, dove il senso lo comporta, «<i>più o
-meno inciviliti</i>», e <i>Kulturstufen</i> con <i>stadii dell'evoluzione</i>.
-«<i>Coltura</i>», «<i>coltivati</i>», in italiano e in francese,
-hanno altro senso preciso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-<span class="smcap">Preisgebung.</span> — In più luoghi l'Engels ci parla del
-costume, durato a lungo fra gli antichi popoli, e tuttora
-esistente presso popolazioni barbariche, pel quale le fanciulle,
-prima di passare al connubio individuale, o anche
-le donne durante questo, dovevano, in dati periodi, <i>sich
-preisgeben</i> (abbandonarsi, darsi in balia) ad unioni sessuali
-più o meno promiscue; avanzo e riconoscimento
-della tradizione dei tempi, nei quali le donne appartenevano
-indistintamente a tutti gli uomini della tribù, o, in
-uno stadio successivo, a tutti gli uomini della tribù che
-non fossero della loro <i>gente</i>; e, insieme, sorta di sacrificio
-espiatorio (<i>Sühnopfer</i>), col quale acquistavano il diritto
-alla relativa castità del connubio individuale già
-sorto.
-</p>
-
-<p>
-A non voler meritare il rimprovero che l'Engels muove
-al Westermark (V. più oltre, pag. 43) di «guardare lo stato
-di cose primitivo colla lente del lupanare», non mi pare
-possibile tradurre il concetto della <i>Preisgebung</i>, come fa
-talora il Ravé (pag. 53, 80, ecc.), coi vocaboli moderni
-<i>prostituirsi</i> e <i>prostituzione</i>. Simili espressioni (<i>Prostitution</i>,
-<i>Prostituirten</i>) sono a preferenza, se non sempre,
-impiegate dall'Engels per indicare il far commercio e lucro
-di sè, la moderna prostituzione venale o professionale,
-figlia dell'epoca proprietaria e compagna inevitabile del
-<span class="pagenum" id="Page_xxxvi">[xxxvi]</span>
-predominio maschile e del matrimonio monogamico, colla
-quale l'antica promiscuità nulla aveva di comune; nè
-quindi poteva avervi alcunchè di comune quest'altra promiscuità,
-rituale o simbolica, avvenisse pure talvolta a
-prezzo di denaro (<i>Hingebung für Geld</i>), denaro che in
-origine passava al tesoro del tempio nel quale celebravasi
-il rito d'amore (pag. 84). Lo stesso <i>eterismo</i> dei Greci,
-comechè le <i>Etere</i> fossero straniere o liberte, non è ancora
-la vera prostituzione. Giova rammentare come l'Engels,
-in una nota (pag. 45), rimproveri al Goethe di avere, in
-una sua ballata, troppo assimilato la <i>religiöse Frauenpreisbung</i>
-degli antichi alla prostituzione moderna.
-</p>
-
-<p>
-Il Martignetti ben avvertì la differenza e soleva tradurre
-<i>Preisgebung</i> con <i>abbandono</i>. Questa espressione
-dovette soltanto venir completata, perchè non apparisse
-un pudibondo eufemismo.
-</p>
-
-<p class="indl">
-(<i>Aprile 1901</i>)
-</p>
-
-<p class="indr">
-<b>Filippo Turati.</b>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="prefazioni">Prefazioni dell'Autore</h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-PREFAZIONI DELL'AUTORE
-</p>
-
-<h3 id="pref1" title="Prefazione alla prima edizione">I. — Alla 1.ª edizione (1884).</h3>
-</div>
-
-<p>
-I capitoli che seguono sono in certo modo l'esecuzione
-di un legato. Un uomo del valore di Carlo
-Marx si era riservato di esporre i risultati delle
-investigazioni di Morgan, in relazione con quelli
-delle sue — in certi limiti, oso dire delle nostre — ricerche
-storiche materialistiche e di chiarirne
-quindi tutta l'importanza. Morgan aveva pure scoperto
-di nuovo, a modo suo, in America, la concezione
-materialistica della storia, scoperta 40 anni
-prima dal Marx; e, nel suo paragone della barbarie
-colla civiltà, era stato condotto da essa, nei punti
-principali, ai medesimi risultati del Marx. E come
-il <i>Capitale</i> fu per lunghi anni saccheggiato con
-tanta premura dagli economisti di mestiere in Germania
-quanta fu la perfidia con cui si adoperarono
-a ucciderlo col silenzio, così, in modo affatto simile,
-venne trattato il libro di Morgan <i>Ancient Society</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
-dai portavoce della scienza «preistorica» in Inghilterra.
-Il mio lavoro può supplire assai debolmente
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-quello che non fu concesso di fare al mio
-estinto amico.
-</p>
-
-<p>
-Mi stanno però dinnanzi — e li riprodurrò per
-quanto sia possibile — i commenti critici ond'egli
-accompagnò i minuziosi estratti dal Morgan.
-</p>
-
-<p>
-Secondo la concezione materialistica, il movente
-essenziale e decisivo, nella storia, sta nella produzione
-e nella riproduzione della vita immediata.
-Queste, a loro volta, sono di due specie. Da una parte,
-la produzione delle sussistenze: alimenti, vesti, abitazioni,
-e degli strumenti che le procacciano; dall'altra,
-la procreazione degli stessi uomini, la riproduzione
-della specie. Le istituzioni sociali, sotto le quali vivono
-gli uomini di una data epoca storica e di un dato
-paese, sono determinate da entrambi i modi della
-produzione: per una parte, dal grado di sviluppo
-del lavoro; per l'altra, dal grado di sviluppo della
-famiglia. Meno sviluppato è il lavoro, più limitata
-è la quantità dei suoi prodotti, ossia della ricchezza
-sociale, e tanto più l'ordinamento sociale si vede
-dominato da vincoli di sangue. In questo assetto
-sociale, basato su legami di consanguineità, si
-sviluppa intanto sempre più la produttività del lavoro;
-insieme ad essa la proprietà privata e lo
-scambio, la differenza di ricchezza, l'impiego di forza
-di lavoro estranea, e con ciò la base degli antagonismi
-di classe: nuovi elementi sociali che, nel
-corso delle generazioni, si sforzano di adattare l'antica
-costituzione sociale alle nuove condizioni, sino
-a che finalmente la loro incompatibilità produce
-una completa rivoluzione. La vecchia società, basata
-su vincoli di sangue, è frantumata nella collisione
-colle classi sociali novellamente sviluppatesi; subentra
-una nuova società, compendiata nello Stato,
-le cui unità costitutive non sono più gruppi consanguinei,
-ma locali; una società, nella quale l'ordinamento
-della famiglia è interamente dominato
-dall'ordinamento della proprietà, e nella quale si svolgono
-liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di
-classi, in cui consiste tutta la storia fin ora <i>scritta</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il gran merito di Morgan è di avere scoperta
-e riprodotta, nelle sue linee principali, questa base
-preistorica della nostra storia scritta, e di aver trovata,
-nei gruppi consanguinei degl'Indiani dell'America
-del nord, la chiave che ci scioglie gli enigmi
-più importanti, finora insolubili, delle più antiche
-storie, greca, romana e germanica. Ma il suo scritto
-non è l'opera di un giorno. Egli lottò circa quarant'anni
-col suo soggetto, finchè lo ebbe dominato
-completamente. E perciò il suo libro è anche una
-delle opere del nostro tempo, di cui possa dirsi che
-«fanno epoca».
-</p>
-
-<p>
-Nel complesso dell'esposizione che segue, il lettore
-distinguerà facilmente la parte di Morgan dalla mia.
-Nelle parti storiche sulla Grecia e su Roma, ai dati di
-Morgan, ne aggiunsi altri, ond'io potevo disporre.
-I capitoli sui Celti e sui Germani sono essenzialmente
-miei; Morgan, a questo proposito, disponeva
-quasi soltanto di fonti di seconda mano e, per quel
-che riguarda i Germani, non possedeva, all'infuori
-di Tacito, che le cattive adulterazioni liberali del
-signor Freeman. Le deduzioni economiche, bastevoli
-al Morgan pel suo scopo, ma affatto insufficienti
-pel mio, sono state tutte da me rimaneggiate.
-E s'intende, infine, che io sono responsabile
-di tutte le conclusioni nelle quali Morgan non è
-espressamente citato.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-</p>
-
-<h3 id="pref4" title="Prefazione alla quarta edizione">II. — Alla 4.ª edizione (1891).</h3>
-</div>
-
-<p>
-Le precedenti edizioni di questo lavoro, malgrado
-la loro grande tiratura, sono esaurite da circa sei
-mesi, e già da gran tempo l'editore mi chiedeva di
-curare una nuova edizione. Lavori più urgenti mi
-tolsero di occuparmene finora. Dalla 1.ª edizione
-scorsero 7 anni, durante i quali la conoscenza delle
-forme primitive di famiglia fece rilevanti progressi.
-Diventavano perciò necessarie diligenti rettifiche
-ed aggiunte, tanto più che, volendosi fare una edizione
-stereotipa, è da tener conto della impossibilità
-di apportarvi, per qualche tempo, ulteriori
-modificazioni.
-</p>
-
-<p>
-Sottoposi quindi a un'accurata revisione il testo
-e vi introdussi una serie di aggiunte; sperando
-così di avere fatto opera che risponda allo stato
-odierno della scienza. Darò inoltre, nel corso di
-questa prefazione, un rapido sguardo allo sviluppo
-della storia della famiglia da Bachofen a Morgan;
-e ciò, sopratutto, perchè la scuola preistorica inglese,
-sciovinisticamente ispirata, continua a fare
-tutto il possibile per seppellire nel silenzio la rivoluzione
-portata nei criteri della preistoria dalle
-scoperte di Morgan, pur continuando, senza uno
-scrupolo al mondo, ad appropriarsi i risultati da
-lui ottenuti. E, purtroppo, questo esempio, dato dagli
-inglesi, è seguito anche altrove.
-</p>
-
-<p>
-Il mio lavoro ebbe diverse traduzioni. La prima
-fu l'italiana: <i>L'origine delia famiglia, della proprietà
-privata e dello Stato</i>, versione di <span class="smcap">Pasquale
-Martignetti</span>, riveduta dall'autore; Benevento 1885.
-Poi la rumena: <i>Origina familei, proprietatei private
-si a statului</i>, traducere de <span class="smcap">Ioan Nadejde</span>,
-nel periodico <i>Contemporanul</i> di Iassy, dal settembre
-1885 al maggio 1886. In seguito la danese:
-<i>Familjens, Privatejendommens og Siatene Oprindelse</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-Dansk, af Forfatteren gennemgaaet Udgave,
-besörget af <span class="smcap">Gerson Trier</span>; Köbenhavn 1888. Una
-traduzione francese di <span class="smcap">Enrico Ravé</span>, fatta sulla
-presente edizione tedesca, è in corso di stampa<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>.
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-Sino al 1860 non si può dire esistesse una storia
-della famiglia. La scienza storica stava ancora, per
-questo riguardo, sotto l'esclusiva influenza dei
-cinque libri di Mosè. La famiglia patriarcale, quivi
-descritta più minutamente che altrove, non solo
-era accettata senz'altro come la forma più antica,
-ma era anche — astrazion fatta dalla poligamia — identificata
-con la odierna famiglia borghese;
-così che la famiglia propriamente non avrebbe
-avuto in generale alcuno sviluppo storico, ammettendosi
-tutt'al più che nell'epoca primitiva potesse
-esservi stato un periodo di rapporti sessuali sottratti
-ad ogni regola.
-</p>
-
-<p>
-È vero che, oltre all'unione coniugale individuale<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>,
-si conoscevano la poligamia orientale
-e la poliandria indo-tibetana; ma queste tre
-forme non si riusciva a ordinarle in una concatenazione
-storica e figuravano senza nesso l'una
-accanto all'altra. Che in alcuni popoli della storia
-antica, come in alcuni selvaggi dell'oggi, la discendenza
-fosse determinata non dal padre, ma
-dalla madre, e quindi la linea femminile fosse considerata
-come la sola valida; che in molti popoli
-odierni il matrimonio fosse vietato entro il limite
-di certi grandi gruppi, allora non peranco bene
-studiati, e che quest'uso si trovi in tutte le parti
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-del mondo — questi fatti in verità erano noti e
-se ne raccoglievano sempre nuovi esempi. Ma non
-si sapeva che cosa cavarne, e ancora nelle <i>Researches
-into the early history of mankind</i> ecc., di
-<span class="smcap">E. B. Tylor</span>, 1865, essi figurano semplicemente come
-«strani costumi», allato al divieto, in vigore presso
-alcuni selvaggi, di toccare tizzoni ardenti con ordigni
-di ferro, e ad altre analoghe futilità religiose.
-</p>
-
-<p>
-La storia della famiglia data dal 1861, dall'apparizione
-del «<i>Mutterrecht</i>» («<i>Diritto materno</i>»)
-di <span class="smcap">Bachofen</span>. L'autore vi afferma:
-</p>
-
-<p>
-1.º Che gli uomini da principio vivevano in rapporti
-sessuali promiscui, che egli, con espressione
-impropria, qualifica <i>eterismo</i>;
-</p>
-
-<p>
-2.º Che tali rapporti sessuali escludono ogni certezza
-di paternità; che quindi la genealogia non
-poteva essere determinata se non in linea femminile,
-secondo il diritto materno; e che questo in
-origine si verificò presso tutti i popoli dell'antichità;
-</p>
-
-<p>
-3.º Che, in conseguenza, le donne, quali madri
-ed uniche parenti certe della giovane generazione,
-godettero un così alto grado di stima e di considerazione,
-da ottenere, secondo il concetto di Bachofen,
-un predominio assoluto (ginecocrazia);
-</p>
-
-<p>
-4.º Che il passaggio al connubio individuale,
-per cui la donna appartiene esclusivamente ad
-un uomo, includeva la violazione di una legge religiosa
-primitiva (ossia, in effetti, una violazione
-del tradizionale diritto degli altri uomini sulla medesima
-donna), violazione che doveva essere espiata,
-o la cui tolleranza la donna doveva riscattare, coll'abbandonarsi
-per un dato periodo ad amori promiscui.
-</p>
-
-<p>
-Bachofen prova queste tesi con passi innumerevoli
-della letteratura classica antica, cercati e
-raccolti con una diligenza straordinaria. La evoluzione
-dall'«eterismo» alla monogamia e dal diritto
-materno al paterno si effettua, secondo lui,
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-specialmente fra i Greci, in virtù di un continuo
-sviluppo dei concetti religiosi, della intrusione di
-nuove deità, rappresentanti le nuove idee, nei
-gruppi degli dei tradizionali, che rappresentavano
-le idee antiche; sicchè queste venivano mano mano
-soppiantate da quelle. Non è quindi lo sviluppo delle
-condizioni reali della vita umana, ma il loro riflesso
-religioso nelle menti degli uomini, che, secondo
-Bachofen, ha operato i cangiamenti storici nella
-reciproca posizione sociale dell'uomo e della donna.
-</p>
-
-<p>
-Bachofen presenta quindi l'<i>Oreste</i> di Eschilo come
-la rappresentazione drammatica della lotta tra l'agonizzante
-diritto materno e il nascente, anzi ormai
-vittorioso, diritto paterno nell'epoca eroica. Clitennestra,
-per amore del suo amante Egisto, ha
-ucciso lo sposo Agamennone, reduce dalla guerra
-di Troja: ma Oreste, figlio suo e di Agamennone,
-vendica l'assassinio del padre, uccidendo la propria
-genitrice. Le Erinni, le demoni protettrici del diritto
-materno, pel quale l'assassinio della madre è
-il più grave ed inespiabile delitto, perseguitano
-Oreste; ma Apollo, che, per mezzo del suo oracolo,
-ha incitato Oreste a vendicare il padre, e Minerva,
-chiamata come arbitra — le due deità, che qui
-rappresentano il nuovo ordine paterno — lo difendono:
-Minerva ascolta le due parti. Tutta la
-controversia si riassume nel dibattito tra Oreste e
-le Erinni. Oreste afferma che Clitennestra ha perpetrato
-un doppio misfatto: perchè essa ha ucciso
-lo sposo di lei e insieme anche il padre di lui.
-Perchè dunque le Erinni perseguitano lui e non
-essa, che è la più colpevole? La risposta delle
-Erinni vi colpisce:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>
-«Essa <i>non era consanguinea</i> dell'uomo che ha ucciso.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-L'assassinio di un uomo non consanguineo, anche
-se è lo sposo, è espiabile; non concerne le Erinni;
-loro solo ufficio è punire l'assassinio tra consanguinei
-e, secondo il diritto materno, il più grave
-ed inespiabile è l'assassinio della madre. Ma Apollo
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-interviene come difensore di Oreste, e Minerva fa
-votare gli Areopagiti, i giudici ateniesi; i voti
-sono eguali per l'assoluzione e per la condanna;
-allora Minerva, che presiede l'Areopago, dà il suo
-voto favorevole ad Oreste e lo assolve. Il diritto
-paterno ha vinto il diritto materno, gli «dei di
-giovane schiatta», come le Erinni li qualificano,
-vincono le Erinni, che alla fine si lasciano pur
-esse persuadere ad assumere un nuovo ufficio in
-servizio del nuovo ordine di cose.
-</p>
-
-<p>
-Questa interpretazione, nuova ma giusta, dell'<i>Oreste</i>,
-è uno dei passi migliori e più belli di
-tutto il libro, ma essa prova altresì che Bachofen
-crede alle Erinni, ad Apollo e a Minerva quanto
-almeno, a suo tempo, vi credeva lo stesso Eschilo:
-egli crede cioè che furono appunto questi miti che
-nel tempo eroico della Grecia compirono il miracolo
-di abbattere il diritto materno e di sostituirlo
-col diritto paterno. È chiaro come codesto modo
-di vedere, secondo il quale la religione è considerata
-la leva decisiva della storia del mondo, debba
-finalmente riuscire ad un mero misticismo. Gli è
-perciò che la fatica spesa intorno al grosso in quarto
-del Bachofen è assai dura e ben lungi dall'essere
-sempre rimuneratrice. Ciò però non menoma il
-grande merito di questo pioniere; egli, pel primo,
-alle frasi vaghe, con cui si alludeva allo stato
-primitivo di promiscuità sessuale, sostituì la prova,
-emergente da infinite traccie contenute nella letteratura
-classica antica, che, prima del connubio
-individuale, ebbe vita, presso i Greci e gli Asiatici,
-uno stato di cose, nel quale, non solo un uomo
-aveva rapporto sessuale con parecchie donne, ma
-una donna con parecchi uomini, senza che i costumi
-ne fossero offesi. Egli ha provato che questo
-uso non sparì senza lasciar tracce di sè in un abbandono
-temporaneo a rapporti sessuali promiscui,
-col quale le donne dovevano acquistare il diritto
-al connubio individuale; che, quindi, la discendenza,
-in origine, non poteva essere determinata
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-se non in linea femminile, da madre a madre; che
-questa validità esclusiva della discendenza femminile
-si conservò a lungo nell'epoca del connubio
-individuale, malgrado la paternità assicurata o almeno
-riconosciuta; e che, finalmente, questa originaria
-posizione delle madri, come le sole progenitrici
-certe dei loro figli, assicurava ad esse, e
-quindi alle donne in generale, una condizione sociale
-più elevata di quella avuta in qualsiasi epoca
-posteriore. Per verità Bachofen non ha espresso
-queste tesi così chiaramente, impedito come egli
-era dal suo concetto mistico. Ma egli le ha dimostrate,
-e nel 1861 questo equivaleva a una rivoluzione
-completa.
-</p>
-
-<p>
-Il grosso in-quarto di Bachofen era scritto in
-tedesco, ossia nella lingua della nazione che allora
-meno s'interessava alla preistoria della famiglia
-odierna; rimase perciò sconosciuto. Il suo immediato
-successore sullo stesso terreno si presentò
-nel 1865, senza sapere nulla di Bachofen.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">J. F. Mac Lennan</span> fu la perfetta antitesi del
-suo precursore. Invece del mistico geniale, abbiamo
-qui l'arido giurista; invece della esuberante fantasia
-poetica, le plausibili combinazioni dell'avvocato
-patrocinante. Mac Lennan trova, presso molti popoli
-selvaggi, barbari ed anche inciviliti dei tempi antichi
-e moderni, una forma di matrimonio, nella
-quale lo sposo, solo o coll'aiuto de' suoi amici,
-deve fingere di rapire la sposa ai suoi parenti con
-la violenza. Questo costume dev'essere la traccia
-di un uso anteriore, in cui gli uomini di una tribù
-si procuravano le donne togliendole effettivamente
-colla forza da altre tribù. Or come nacque
-questo «matrimonio di rapina»? Finchè gli uomini
-poterono trovare donne a sufficienza nella
-propria tribù, non vi era per esso alcun motivo.
-D'altra parte, troviamo sovente che in popoli poco
-evoluti esistono certi gruppi (che nel 1865 venivano
-spesso identificati con le tribù), nell'interno
-dei quali è vietato il matrimonio, sicchè gli uomini
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-devono prendere le mogli, e le donne i mariti, al
-di fuori del proprio gruppo; mentre in altri popoli
-c'è l'uso che gli uomini di un certo gruppo sono
-obbligati a prendere le loro mogli soltanto nell'interno
-del loro proprio gruppo. Mac Lennan chiama
-i primi gruppi <i>esogami</i>, i secondi <i>endogami</i>, e stabilisce
-senz'altro un'antitesi netta fra «tribù»
-esogame ed endogame. E sebbene le sue stesse ricerche
-sulla esogamia gli facciano toccare con
-mano, che quest'antitesi, in molti casi, se non nella
-più parte o addirittura in tutti i casi, non esiste
-che nella sua imaginazione, egli la pone, cionullameno,
-a base di tutta la sua teoria. Le tribù esogame
-non possono, secondo lui, prendere le loro
-donne che dalle altre tribù e, nello stato di guerra
-permanente fra le tribù selvagge, questo non può
-accadere se non per mezzo del ratto.
-</p>
-
-<p>
-Mac Lennan chiede poi: d'onde cotesta esogamia?
-I concetti di consanguineità e di incesto, come
-quelli che si sviluppano assai più tardi, non possono
-averci che fare. La causa di quest'uso può ben essere
-il costume, molto diffuso tra i selvaggi, di
-uccidere, tosto dopo il parto, le neonate. Da ciò
-un eccesso di maschi, in ogni tribù, e quindi la
-necessità che più uomini possiedano una donna in
-comune: la poliandria. Ne seguiva ancora che,
-mentre si conosceva la madre di un neonato, non
-se ne conosceva il padre; quindi parentela determinata
-solo dalla linea femminile, con esclusione
-della maschile — diritto materno. E un'ultima
-conseguenza della scarsezza di donne nella tribù — scarsezza
-mitigata, ma non eliminata, dalla poliandria — era
-appunto il ratto sistematico e brutale
-delle donne dalle tribù straniere. «Poichè
-esogamia e poliandria derivano da una medesima
-causa, dalla mancanza di equilibrio numerico tra i
-due sessi, noi dobbiamo <i>considerare tutte le razze
-esogame come primitivamente dedite alla poliandria</i>....
-E avere perciò come incontestabile, che,
-presso le razze esogame, il primo sistema di parentela
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-sia quello che riconosce il vincolo di sangue soltanto
-dal lato materno.» (<span class="smcap">Mac Lennan</span>, <i>Studies in
-ancient history</i>, 1886. <i>Primitive marriage</i>, pag. 124).
-</p>
-
-<p>
-Il merito di Mac Lennan è di aver indicato
-l'uso generale e la grande importanza di ciò che
-egli chiama esogamia. Quanto al fatto dei gruppi
-esogami, egli non l'ha punto <i>scoperto</i>, e non lo ha
-neanche ben compreso. Prescindendo da precedenti
-notizie isolate di molti studiosi, ai quali appunto
-egli attinse, quella istituzione era stata descritta
-con precisione ed esattezza presso i <i>Magar</i> indiani
-dal <span class="smcap">Latham</span> (<i>Descriptive ethnology</i>, 1859), il quale
-avea detto come essa fosse generalmente diffusa
-e si trovasse in tutte le parti del mondo — e
-questo in un passo citato dello stesso Mac Lennan.
-E il nostro <span class="smcap">Morgan</span> l'aveva del pari indicata e
-perfettamente descritta, sin dal 1847, nelle sue lettere
-sugli Irocchesi, nella <i>American Review</i>, e nel
-1851 nel suo <i>The league of the Iroquois</i>; mentre,
-come vedremo, la curialesca intelligenza di Mac Lennan
-aveva portato su questo punto una confusione
-molto maggiore di quella che la fantasia mistica di
-Bachofen abbia portato nel campo del diritto materno.
-</p>
-
-<p>
-Un altro merito di Mac Lennan è di aver riconosciuto
-che l'ordine di discendenza secondo il diritto
-materno fu il primitivo; sebbene in ciò lo
-abbia preceduto Bachofen, come anch'egli ammise
-più tardi. Ma anche qui egli non vede chiaramente
-le cose: egli parla sempre di «parentela soltanto
-in linea femminile» (<i>Kinship through females only</i>);
-e questa espressione, giusta per il periodo anteriore,
-continua ad applicarla a periodi posteriori
-di sviluppo, quando la discendenza e l'eredità erano
-bensì ancora determinate esclusivamente dalla linea
-femminile, ma era contemporaneamente anche
-riconosciuta ed espressa la parentela in linea maschile.
-È il limitato criterio del giurista, che si
-crea una formula fissa di diritto, e continua ad
-applicarla invariabilmente ad istituzioni a cui, coll'andar
-del tempo, è divenuta inapplicabile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-</p>
-
-<p>
-Malgrado tutta la sua plausibilità, pare che la
-teoria di Mac Lennan non sia sembrata molto fondata
-neppure al suo stesso autore. Egli è sorpreso,
-per esempio, dal fatto «notevole, che la forma del
-ratto simulato delle donne sia più spiccata ed espressiva
-precisamente presso quei popoli, nei quali
-domina la parentela <i>maschile</i>» (ossia la discendenza
-in linea maschile). (Pag. 140). E così pure:
-«È un fatto strano, che, per quanto ci consta,
-l'infanticidio non è praticato sistematicamente in
-nessuno dei luoghi nei quali l'esogamia e la più
-antica forma di parentela coesistevano.» (Pag. 146).
-Due fatti che contraddicono direttamente la sua
-spiegazione, e ai quali egli non sa contrapporre se
-non nuove ipotesi, ancora più complicate.
-</p>
-
-<p>
-La sua teoria trovò, cionullameno, grande eco
-e adesione in Inghilterra, dove Mac Lennan fu
-generalmente considerato come il fondatore della
-storia della famiglia e come la prima autorità in
-questa materia. La sua antitesi di «tribù» esogame
-ed endogame, per quante eccezioni e modificazioni
-si constatassero, restò la base riconosciuta
-dei concetti dominanti, e impedì di guardare liberamente
-su questo campo, intralciando per tal
-modo ogni serio progresso. Alla esagerazione delle
-benemerenze di Mac Lennan, divenuta oggi di
-moda in Inghilterra e altrove, è da contrapporre
-che egli, con la sua antitesi erronea di «tribù»
-esogame ed endogame, recò un danno ben maggiore
-dei vantaggi derivati dalle sue indagini.
-</p>
-
-<p>
-Venivano frattanto in luce fatti che non si potevano
-adattare nel suo piccolo quadro. Mac Lennan
-non conosceva che tre forme di connubio:
-poligamia, poliandria e connubio individuale. Ma,
-una volta diretta l'attenzione su questo punto, si
-trovarono prove sempre maggiori dell'esistenza,
-presso popoli poco evoluti, di certe forme di connubio,
-in cui una serie di uomini possedeva in
-comune una serie di donne, e <span class="smcap">Lubbock</span> (<i>The origin
-of civilization</i>, 1870) in questo matrimonio per gruppi
-(<i>communal mariage</i>) ravvisò un fatto storico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p>
-Subito dopo, nel 1871, venne in iscena <span class="smcap">Morgan</span>
-con materiale nuovo e, sotto molti rapporti, decisivo.
-Egli si era convinto che lo strano sistema di
-parentela in vigore presso gl'Irocchesi era comune
-a tutti gli aborigeni degli Stati Uniti, diffuso, cioè,
-sopra un intero continente, quantunque in diretta
-contraddizione coi gradi di parentela, quali risultano
-dal sistema coniugale ivi in vigore. Con questa
-convinzione, egli riuscì a determinare il Governo
-federale americano a raccogliere notizie
-intorno ai sistemi di parentela degli altri popoli,
-sulla base di questionari e di tavole da lui stesso
-redatti. E dalle risposte ottenute gli risultò:
-</p>
-
-<p>
-1.º che il sistema di parentela indo-americano era
-in vigore anche nell'Asia, e, in forma alquanto modificata,
-in Africa ed in Australia, presso numerose tribù;
-</p>
-
-<p>
-2.º che questo sistema di parentela si spiegava
-completamente mercè una forma di matrimonio
-per gruppi, che stava appunto allora per sparire in
-Hawai e in altre isole dell'Australia;
-</p>
-
-<p>
-3.º che in queste stesse isole, allato a codesta
-forma di connubio, era in vigore un sistema di
-parentela, che non poteva spiegarsi se non con una
-forma di matrimonio per gruppi ancora più primitiva
-ed ora estinta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Morgan</span> pubblicò le notizie raccolte, e le conclusioni
-ch'egli ne traeva, nei suoi <i>Systems of
-consanguinity and affinity</i> (1871), portando con ciò
-la questione sopra un campo immensamente più
-vasto. Partendo dai sistemi di parentela, e ricostruendo
-le forme di famiglia corrispondenti, apriva
-un nuovo campo di ricerche e spingeva lo sguardo
-assai lontano nella preistoria della umanità. Accettato
-questo metodo, doveva cadere la povera costruzione
-di Mac Lennan.
-</p>
-
-<p>
-Questi difese la sua teoria nella nuova edizione
-del <i>Primitive marriage</i> (<i>Studies in ancient history</i>.
-1875). Mentre egli con artifizî straordinari e su
-mere ipotesi architetta una storia della famiglia,
-esige da Lubbock e da Morgan non solo la prova
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-di ognuna delle loro affermazioni, ma prove incontrastabilmente
-precise e autentiche, come soltanto
-si suol chiederle in un tribunale scozzese. E
-questo è quel medesimo uomo, che dall'intimo
-rapporto tra il fratello della madre e il figlio della
-sorella presso i Germani (<span class="smcap">Tacito</span>: <i>Germania</i>, cap. 20),
-basandosi su quanto racconta Cesare, che i Britanni
-avevano in comune le loro mogli per gruppi
-di dieci o dodici, e fondandosi su tutte le altre relazioni
-degli antichi scrittori sulla comunanza delle
-donne fra i barbari, trae senza esitare l'illazione che
-in tutti questi popoli dominava la poliandria! Par di
-udire un procuratore del re che, per cucinare la sua
-tesi, si permette ogni libertà, ma pretende la prova
-provata e formale per ogni parola del difensore.
-</p>
-
-<p>
-Egli afferma che il matrimonio per gruppi è
-una mera invenzione, e con ciò ricade molto sotto
-a Bachofen; afferma che i sistemi di parentela
-di Morgan non sono che semplici prescrizioni di
-cortesia sociale, provate dal fatto che gl'Indiani
-danno l'epiteto di fratello o di padre anche a uno
-straniero bianco. È come se si volesse affermare
-che le designazioni di padre, madre, fratello e sorella
-sono semplici appellativi senza senso, perchè
-gli ecclesiastici e le abatesse cattoliche si salutano
-coi nomi di padre e madre, e perchè frati e monache
-e perfino i framassoni e i membri delle associazioni
-operaie inglesi si qualificano, nelle loro
-solenni sedute, fratelli e sorelle. Insomma, la difesa
-di Mac Lennan fu quanto mai debole e meschina.
-</p>
-
-<p>
-Rimaneva però ancora un punto, su cui egli non
-era stato battuto. Non solo l'antitesi di «tribù»
-esogame ed endogame, sulla quale si fondava tutto
-il suo sistema, non era stata scossa, ma era tuttavia
-quasi generalmente considerata come il cardine di
-tutta la storia della famiglia. Si ammetteva bensì
-che il tentativo di Mac Lennan di spiegare quest'antitesi
-fosse insufficiente e in contraddizione coi numerosi
-fatti da lui medesimo citati: ma l'antitesi
-stessa, l'esistenza di due diverse specie di tribù,
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-una delle quali prendeva le sue mogli nella tribù,
-mentre ciò era assolutamente vietato all'altra, quest'antitesi
-era considerata vangelo incontestabile.
-Consultinsi per esempio: <i>Les origines de la famille</i>
-di <span class="smcap">Giraud-Teulon</span> (1874) e <i>Origin of civilization</i> di
-<span class="smcap">Lubbock</span> (4.ª edizione, 1882).
-</p>
-
-<p>
-Or qui giunge a buon punto l'opera capitale di
-<span class="smcap">Morgan</span>: <i>Ancient society</i> (1877), base del presente
-lavoro. Quello che Morgan nel 1871 presentiva ancora
-confusamente, è in essa svolto con piena coscienza.
-Endogamia ed esogamia non formano punto
-un'antitesi; l'esistenza di «tribù» esogame non fu
-riscontrata in nessun luogo. Ma, mentre ancor dominava
-il matrimonio per gruppi, che, secondo
-ogni probabilità, un tempo esistì dapertutto, la tribù
-si scindeva in un numero di gruppi consanguinei
-dal lato materno, in <i>genti</i>, nel cui interno vigeva
-rigoroso il divieto di coniugarsi, sicchè gli uomini
-di una <i>gente</i> potevano prendere, e ordinariamente
-prendevano, le loro donne entro la tribù, ma dovevano
-prenderle fuori della loro <i>gente</i>. Se quindi
-la <i>gente</i> era rigorosamente esogama, la tribù, che
-abbracciava la totalità delle <i>genti</i>, era altrettanto
-rigorosamente endogama. Con ciò furono definitivamente
-stritolate le sottigliezze del Mac Lennan.
-</p>
-
-<p>
-Ma Morgan non stette pago a queste conclusioni.
-La <i>gente</i> degli Indiani americani gli servi anche
-per fare il secondo passo decisivo sul terreno da
-lui esaminato. In questa <i>gente</i>, organizzata secondo
-il diritto materno, egli scoprì la forma primitiva,
-dalla quale si sviluppò la <i>gente</i> posteriore, organizzata
-secondo il diritto paterno, la <i>gente</i> quale noi
-la troviamo presso i popoli dell'antichità avviati all'incivilimento.
-La <i>gente</i> greca e romana, che era rimasta
-fin qui un enigma per tutti gli storici, si trovò spiegata
-col fatto della <i>gente</i> indiana, e con ciò fu trovata
-una nuova base per tutta la storia primitiva.
-</p>
-
-<p>
-Questa nuova scoperta della <i>gente</i> primitiva organizzata
-sul diritto materno, come stadio che precede
-la <i>gente</i> organizzata sul diritto paterno dei
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-popoli avviati a civiltà, ha, per la storia primitiva,
-la medesima importanza che la teoria della evoluzione
-di Darwin ha per la biologia, e la teoria del
-plusvalore di Marx per l'economia politica. Essa
-diè modo al Morgan di abbozzare, per la prima
-volta, una storia della famiglia, in cui, per quanto
-lo permette il materiale oggi noto, sono fissati
-preliminarmente, in linea generale, i periodi classici
-dell'evoluzione. Nessuno può disconoscere che
-con ciò si apre una nuova èra nello stadio della
-storia primitiva. La <i>gente</i> del diritto materno è
-divenuta il cardine sul quale si aggira tutta questa
-scienza; scoperta la gente, si può finalmente sapere
-in qual senso si debbano dirigere le indagini e come
-si debba aggruppare quel che si viene scoprendo.
-Gli è perciò che, dopo l'apparizione del libro del
-Morgan, i progressi su questo campo sono diventati
-molto più rapidi.
-</p>
-
-<p>
-Le scoperte del Morgan sono ora universalmente
-riconosciute dai «preistorici» anche in Inghilterra:
-o meglio questi se le sono appropriate. Ma in nessuno
-di essi, o quasi, si trova francamente confessato
-che a Morgan si deve questa rivoluzione di
-idee. In Inghilterra il suo libro si tiene occulto
-per quanto è possibile; si loda, quasi con degnazione,
-l'autore per i suoi <i>precedenti</i> lavori: si spiluzzicano
-alcuni particolari della sua opera: ma si tacciono
-ostinatamente le sue scoperte più importanti. <i>Ancient
-society</i> è esaurito nella edizione originale; in
-America, non c'è uno spaccio rimuneratore per
-lavori di questo genere; in Inghilterra, pare che
-il libro sia stato sistematicamente sepolto, e la sola
-edizione in commercio di quest'opera che fa epoca,
-è... l'edizione tedesca.
-</p>
-
-<p>
-D'onde questo riserbo, nel quale è difficile non
-scorgere una congiura del silenzio, massime di
-fronte alle numerose citazioni di mera cortesia e
-alle altre prove di <i>camaraderie</i> di cui spesseggiano
-gli scritti dei nostri storici in voga? Forse perchè
-Morgan è americano, e perchè riesce duro ai «preistorici»
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-inglesi, nonostante tutta la loro commendevolissima
-diligenza nella raccolta del materiale,
-di dover ricorrere a due geniali stranieri, Bachofen
-e Morgan, pei criterî generali nell'ordinamento e
-nel raggruppamento di esso, ossia per le idee? Passi
-pel tedesco, ma ricorrere a un americano! Di fronte
-agli americani ogni inglese è patriota, e io ho veduti
-esempi curiosissimi di questo fatto negli Stati
-Uniti. Si aggiunga che Mac Lennan è stato, per
-così dire, il fondatore e il capo ufficialmente riconosciuto
-della scuola preistorica inglese; che era,
-in certo qual modo, di <i>bon ton</i> nel mondo della
-letteratura preistorica, di parlare con la più grande
-venerazione della sua artificiosa costruzione storica,
-per cui dall'infanticidio si passa alla famiglia del
-diritto materno, traverso alla poliandria e al ratto;
-che il menomo dubbio, sulla esistenza di «tribù»
-esogame ed endogame escludentisi assolutamente,
-era considerato come un'empia eresia: che quindi
-il Morgan, distruggendo questi dogmi consacrati,
-commetteva una specie di sacrilegio. E, per giunta,
-egli li distruggeva con argomenti la cui semplice
-esposizione bastava per farne saltare immediatamente
-la verità agli occhi di tutti; sicchè gli adoratori
-di Mac Lennan, che sin allora avevano barcollato
-e brancolato tra esogamia ed endogamia, si
-dovevano quasi dar del pugno sulla fronte esclamando:
-Come fummo così stupidi da non aver saputo,
-da noi stessi, veder queste cose?!
-</p>
-
-<p>
-E se tanti delitti non bastassero per vietare alla
-scuola ufficiale qualsiasi atteggiamento che non
-fosse di freddo disdegno, Morgan colmò la misura,
-non solo portando la critica sulla civiltà, sulla società
-a produzione mercantile — forma fondamentale
-della nostra odierna società — con un modo
-che ricorda il Fourier, ma parlando di una futura
-trasformazione di questa società in termini che avrebbero
-potuto essere usati anche da Carlo Marx. Ben
-meritò quindi che Mac Lennan gridasse sdegnato
-«che il metodo storico gli era assolutamente antipatico»,
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-e che il professore Giraud-Teulon lo ripetesse
-in Ginevra nel 1884. E tuttavia lo stesso
-signor Giraud-Teulon nel 1874 (<i>Origines de la famille</i>)
-brancolava ancora disperato nel dedalo della
-esogamia Mac Lenniana, dalla quale soltanto Morgan
-doveva liberarlo!
-</p>
-
-<p>
-Quanto agli altri progressi che la storia primitiva
-deve al Morgan, io non ho bisogno di esporli qui
-minutamente: nel corso del mio lavoro si troverà
-quanto è necessario dire in proposito. I quattordici
-anni, che passarono dalla pubblicazione della sua
-opera capitale, hanno di molto arricchito il nostro
-materiale per la storia delle società umane primitive.
-Agli antropologi, ai viaggiatori, ai «preistorici»
-di professione, si sono aggiunti gli studiosi di
-diritto comparato; e hanno portato alcuni nuovo
-materiale, altri nuovi punti di vista. Perciò qualche
-ipotesi del Morgan ha vacillato, o è caduta addirittura.
-Ma il nuovo materiale raccolto non ha condotto
-in nessuna parte a soppiantare le sue grandi
-idee principali. L'ordine portato da lui nella storia
-primitiva permane nei suoi tratti essenziali. Sì, si
-può dirlo: quest'ordine viene sempre più universalmente
-accettato e riconosciuto, quanto più si
-vuol celare il merito, che a lui spetta, di essere
-l'autore di questo grande progresso scientifico<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Londra, 16 giugno 1891.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Federico Engels.</span>
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="dedica">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'origine della Famiglia
-</p>
-
-<p>
-della Proprietà privata
-</p>
-
-<p>
-e dello Stato
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap1">I. Stadî
-dell'evoluzione preistorica<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a></h2>
-</div>
-
-<p>
-Morgan è il primo, che, con conoscenza di causa,
-cercò di apportare un ordine preciso nelle nozioni
-della preistoria umana, e, sinchè un nuovo materiale
-considerevolmente più ricco non costringa a
-cangiamenti, le sue classificazioni rimarranno ben
-salde.
-</p>
-
-<p>
-Delle tre epoche principali — stato selvaggio,
-barbarie, epoca civile — evidentemente lo occupano
-soltanto le prime due e la transizione alla terza. Egli
-suddivide ognuna delle due prime in tre stadii:
-inferiore, medio e superiore, secondo i progressi
-della produzione dei mezzi di sussistenza; perciocchè,
-egli dice, «l'abilità in questa produzione è decisiva
-per stabilire il grado della superiorità e del dominio
-dell'uomo sulla natura; di tutti gli esseri, solo
-l'uomo è giunto a farsi padrone quasi assoluto della
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-produzione degli alimenti. Tutte le grandi epoche
-dell'umano progresso coincidono, più o meno direttamente,
-con le epoche nelle quali furono arricchite
-le fonti della sussistenza.» Lo sviluppo della
-famiglia procede di pari passo, ma non offre alcun
-segno altrettanto caratteristico per la distinzione
-dei periodi.
-</p>
-
-<h3 id="cap1-1">I. STATO SELVAGGIO.</h3>
-
-<p>
-1.<i> Stadio inferiore</i>. Infanzia del genere umano
-che, vivendo, almeno in parte, sugli alberi (con che
-soltanto è spiegabile ch'esso abbia potuto durare
-di fronte ai grandi animali da preda), dimorava ancora
-nelle sue sedi originarie, le selve tropicali o
-subtropicali. Frutta, noci, radici gli erano alimento;
-la elaborazione del linguaggio articolato è prodotto
-essenziale di questo periodo. Di tutti i popoli conosciuti
-nel periodo storico, nessuno apparteneva
-più a questo stadio primitivo. Quantunque possa
-aver durato molti millennii, non ci è dato dimostrarlo
-con prove dirette; ma, ammessa la discendenza
-dell'uomo dal regno animale, non si può non
-ammettere questa transizione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-2. <i>Stadio medio</i>. Comincia coll'impiego dei pesci
-(tra i quali noveriamo anche i granchi, le conchiglie
-ed altri animali acquatici) pel nutrimento,
-e coll'uso del fuoco. Questi due fatti vanno insieme,
-poichè solo il fuoco rende il pesce perfettamente
-commestibile. Ma, con questo nuovo alimento, gli
-uomini divennero indipendenti dal clima e dalla
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-località; seguendo i fiumi e le coste, essi poterono
-diffondersi, ancora nello stato selvaggio, sulla più
-gran parte della terra. Gli strumenti di pietra
-grezza, rozzamente lavorati, della più remota età
-della pietra, così detti paleolitici, che appartengono,
-tutti o la più parte, a questo periodo e che si
-trovano diffusi per tutti i continenti, costituiscono
-la prova di queste migrazioni. La occupazione delle
-nuove zone, l'ininterrotto attivo stimolo di ricerca,
-insieme al possesso del fuoco prodotto dalla
-confricazione, apportarono nuovi alimenti, come:
-radici e tuberi fortemente amidacei, cotti nella
-cenere calda o in forni scavati nella terra; selvaggina,
-che, coll'invenzione delle prime armi, mazze
-e lance, divenne un eventuale complemento del
-vitto. Popoli esclusivamente cacciatori, quali si descrivono
-nei libri, viventi cioè di sola caccia, non
-ve n'ebbe mai, poichè il prodotto della caccia è
-troppo malcerto.
-</p>
-
-<p>
-Per la continua incertezza delle sussistenze,
-sembra allignare in questo periodo l'antropofagia,
-che durerà poi lungo tempo. Gli Australiani e molti
-Polinesiani stanno ancora oggi in questo stadio
-medio dello stato selvaggio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-3. <i>Stadio superiore</i>. Comincia colla invenzione
-dell'arco e della freccia, con che la selvaggina diviene
-alimento ordinario, e la caccia uno dei rami
-normali del lavoro. Arco, corda e freccia formano
-già un istrumento molto complesso, la cui invenzione
-presuppone lunga esperienza accumulata, spirito
-acuto e conoscenza simultanea di molte altre
-invenzioni. Infatti, se paragoniamo i popoli, che
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-conoscono bensì l'arco e la freccia, ma non ancora
-la ceramica (dalla quale Morgan data il passaggio
-alla barbarie), noi troviamo qualche principio di
-villaggi, un certo dominio sulla produzione delle
-sussistenze, vasi ed arredi di legno, tessitura a mano,
-senza telaio, di fibre di corteccia, canestri intrecciati
-di scorze o di vimini, strumenti di pietra levigata
-(neolitici). Per lo più il fuoco e l'ascia di
-pietra han già foggiato l'albero a piroga, e fornito,
-qua e là, travi e tavole per la costruzione di case.
-Noi troviamo, per esempio, tutti questi progressi
-presso gl'Indiani del Nord-ovest dell'America, che
-conoscono, sì, l'arco e la freccia, ma non la ceramica.
-Per lo stato selvaggio l'arco e la freccia furono
-quello che fu la spada di ferro per la barbarie,
-e l'arme da fuoco per l'epoca civile: l'arme decisiva.
-</p>
-
-<h3 id="cap1-2">II. BARBARIE.</h3>
-
-<p>
-1. <i>Stadio inferiore</i>. Data dalla introduzione della
-ceramica. Questa, verosimilmente in molti casi, e
-probabilmente dapertutto, è sorta dallo spalmare
-con argilla i vasi intrecciati, o di legno, per renderli
-incombustibili; con che trovossi bentosto, che
-l'argilla plasmata rendeva lo stesso servizio anche
-senza il recipiente interno.
-</p>
-
-<p>
-Fin qui, potemmo considerare il processo dell'evoluzione
-in un modo affatto generale, come
-applicabile, per un dato periodo, a tutti i popoli,
-senza riguardo alla località. Ma il sopraggiungere
-della barbarie segna uno stadio, nel quale la diversa
-attitudine naturale dei due grandi continenti acquista
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-valore. Il momento caratteristico del periodo
-della barbarie è l'addomesticamento e l'allevamento
-degli animali e la coltura delle piante. Ora, il continente
-orientale, il così detto vecchio mondo, possedeva
-tutti gli animali addomesticabili e tutti i
-cereali coltivabili, tranne uno; l'occidentale, l'America,
-dei mammiferi addomesticabili non aveva
-che il lama, e anche questo soltanto in una parte
-del Sud, e di tutti i cereali coltivabili solo uno,
-ma il migliore: il maiz. Queste differenti condizioni
-naturali fanno sì che quindinnanzi la popolazione
-di ciascun emisfero segue il suo corso particolare,
-e i diversi periodi vi sono segnati da limiti speciali.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-2. <i>Stadio medio</i>. Incomincia, nell'Est, coll'allevamento
-degli animali domestici: nell'Ovest, colla
-coltura delle piante alimentari mercè l'irrigazione
-e coll'uso di «adobi» (mattoni disseccati al sole)
-e di pietre per costruzione.
-</p>
-
-<p>
-Incomincieremo coll'Ovest, poichè quivi questo
-stadio, fino alla conquista europea, non era stato
-varcato in nessun luogo.
-</p>
-
-<p>
-Presso gl'Indiani dello stadio inferiore della
-barbarie, ai quali appartenevano tutti quelli trovati
-all'est del Mississipi, esisteva già al tempo della
-loro scoperta una certa coltura ortilizia del maiz,
-e forse anche di zucche, melloni ed altri ortaggi,
-che forniva un elemento molto importante della
-loro alimentazione; essi abitavano case di legno,
-in villaggi cinti di palizzate. Le tribù del Nordovest,
-particolarmente quelle della valle della Colombia,
-trovavansi ancora allo stadio superiore dello
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-stato selvaggio, e non conoscevano nè ceramica,
-nè coltivazione di piante di qualsiasi specie. Invece
-gl'Indiani dei così detti <i>Pueblos</i> del Nuovo-Messico,
-i Messicani, gli Americani del centro e i Peruviani
-del tempo della conquista, stavano nello stadio
-medio della barbarie; essi abitavano case di «adobi»
-o di pietra, costrutte a guisa di fortezze, coltivavano
-maiz e altre piante alimentari, diverse secondo
-la località e il clima, in orti irrigati industriosamente,
-che fornivano le sussistenze principali, e
-avevano anche addomesticati alcuni animali, i Messicani
-il tacchino ed altri volatili, i Peruviani il
-lama. Conoscevano inoltre la lavorazione dei metalli
-ad eccezione del ferro, per lo che non potevano
-ancora fare a meno degli strumenti e delle armi
-di pietra. La conquista spagnuola troncò qualsiasi
-ulteriore sviluppo indipendente.
-</p>
-
-<p>
-Nell'Est, il periodo medio della barbarie incominciò
-coll'addomesticamento degli animali da carne
-e da latte, mentre la coltivazione delle piante
-sembra esser rimasta sconosciuta per molto tempo
-di questo periodo. L'addomesticamento e l'allevamento
-del bestiame, e la formazione di grandi
-armenti, è ciò che sembra aver data l'occasione
-agli Arii ed ai Semiti di separarsi dalla restante
-massa dei barbari. Agli Arii europei ed asiatici sono
-ancora comuni i nomi degli animali, ma quasi nessuno
-di quelli delle piante coltivabili.
-</p>
-
-<p>
-La formazione di armenti avea per effetto di
-condurre i popoli a scegliere i luoghi atti alla
-vita pastorale; presso i Semiti le praterie dell'Eufrate
-e del Tigri, presso gli Arii quelle dell'India,
-dell'Osso e del Iassarte, del Don e del Dnieper. È
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-ai confini di siffatte regioni ricche di pascoli che
-dev'essersi incominciato l'addomesticamento del
-bestiame. Alle schiatte posteriori, i popoli pastorali
-sembrano quindi provenienti da contrade, che, ben
-lungi dall'essere la culla del genere umano, erano
-al contrario inabitabili pei loro selvaggi antenati,
-ed anche per uomini dello stadio inferiore della
-barbarie. Inversamente, non avrebbe potuto venir
-mai in mente a questi barbari dello stadio medio,
-una volta abituati alla vita pastorale, di abbandonare
-le pianure erbose ed irrigue, per tornare alle
-selve dei loro antenati. Anzi, allorchè furono spinti
-più oltre verso il Nord e l'Ovest, fu impossibile ai
-Semiti ed agli Arii di innoltrarsi nelle contrade boscose
-dell'Europa e dell'Occidente dell'Asia, prima
-che, colla coltivazione dei cereali, si fossero posti in
-grado di nutrire il loro bestiame e sopratutto di
-svernare su questo terreno meno favorevole. È più
-che probabile che la coltura dei cereali vi ebbe origine
-dal bisogno di foraggi pel bestiame, e solo più
-tardi divenne importante pel nutrimento umano.
-</p>
-
-<p>
-È forse alla doviziosa alimentazione di carne e
-di latte, e particolarmente alla sua favorevole azione
-sullo sviluppo dei bambini, che è da ascriversi il preponderante
-sviluppo delle razze Aria e Semitica.
-Sta in fatto che gl'Indiani dei <i>Pueblos</i> del Nuovo
-Messico, il cui vitto è quasi esclusivamente vegetale,
-hanno un cervello più piccolo degl'Indiani dello
-stadio inferiore della barbarie, che mangiano più
-carne e più pesce. Ad ogni modo, a questo stadio
-sparisce a poco a poco l'antropofagia, e si conserva
-solo come cerimonia religiosa, o, che è quasi lo
-stesso, come sortilegio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-3. <i>Stadio superiore</i>. Comincia colla fusione del
-minerale di ferro, e passa nell'epoca civile, colla
-scoperta della scrittura alfabetica e colla sua applicazione
-ad annotazioni letterarie. Questo stadio, che,
-come si è detto, vien raggiunto in modo autonomo
-soltanto nell'emisfero orientale, sorpassa nei progressi
-della produzione tutti i precedenti presi
-insieme. Appartengono ad essi i Greci dei tempi
-eroici, le tribù italiche di poco anteriori alla fondazione
-di Roma, i Germani di Tacito, i Normanni
-del tempo dei Vikinghi.
-</p>
-
-<p>
-Anzitutto ci si presenta qui il vomere di ferro
-tirato da animali, che rese possibile la coltura in
-grande della terra, l'<i>agricoltura</i>, e con ciò un
-incremento di sussistenze praticamente illimitato
-per le condizioni di quei tempi; con ciò ancora i
-diboscamenti e la trasformazione delle foreste in
-terreno coltivabile e in prati — trasformazione
-impossibile in larga misura, prima che fossero introdotte
-l'ascia e la vanga di ferro. Ma ciò produsse
-anche il rapido aumento della popolazione,
-e il suo addensarsi su piccolo spazio. Prima dell'agricoltura,
-solo condizioni eccezionalissime potevano
-fare che una popolazione di un mezzo milione di
-uomini si riunisse sotto un Governo centrale; e
-probabilmente ciò non era mai avvenuto.
-</p>
-
-<p>
-Il maggior fiore dello stadio superiore della
-barbarie ci si presenta nelle poesie omeriche, e
-sopratutto nell'Iliade. Complicati utensili di ferro;
-il mantice; il mulino a mano; la ruota del vasaio;
-la preparazione dell'olio e del vino; una lavorazione
-dei metalli diventata artistica; la carretta e
-il carro da guerra; la costruzione delle navi con
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-assi e travi; gli inizii dell'architettura come arte;
-città murate con torri e merli; l'epopea omerica e
-tutta la mitologia — son questi i principali retaggi
-che i Greci portarono dalla barbarie nell'epoca
-civile. Se confrontiamo con ciò le descrizioni che
-Cesare ed anche Tacito fanno di quei Germani, che
-stavano alla soglia di quello stesso stadio dell'evoluzione,
-dal quale i Greci omerici si accingevano
-a passare in uno stadio superiore, vedremo quale
-ricchezza di sviluppo della produzione contenga in
-sè lo stadio superiore della barbarie.
-</p>
-
-<p>
-Il quadro dell'evoluzione dell'umanità attraverso
-lo stato selvaggio e la barbarie sino ai principii
-dell'epoca civile, quadro che ho qui abbozzato sulle
-tracce di Morgan, è già abbastanza ricco di dati
-nuovi e, quel che più monta, incontestabili, perchè
-desunti immediatamente dalla produzione. Nondimeno
-esso apparirà pallido e meschino, paragonato
-con quello che si svolgerà alla fine della nostra
-peregrinazione: soltanto allora sarà possibile porre
-in piena luce il passaggio dalla barbarie all'epoca
-civile e il loro vivo contrasto. Noi possiamo generalizzare
-intanto la classificazione di Morgan:
-</p>
-
-<p>
-<i>Stato selvaggio</i> — Periodo in cui prevale l'appropriazione
-dei prodotti naturali; i prodotti dell'arte
-umana sono sopratutto utensili necessari a
-quest'appropriazione.
-</p>
-
-<p>
-<i>Barbarie</i> — Periodo della pastorizia e dell'agricoltura,
-dell'introduzione di metodi per l'incremento
-dei prodotti naturali mercè l'attività umana.
-</p>
-
-<p>
-<i>Epoca civile</i> — Periodo in cui l'uomo apprende
-la ulteriore lavorazione dei prodotti naturali, l'industria
-propriamente detta e l'arte.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap2">II. La famiglia</h2>
-</div>
-
-<p>
-Morgan, che passò gran parte della sua vita tra
-gli Irocchesi che anche ora hanno sede nello Stato
-di Nuova-York, e che fu adottato in una delle loro
-tribù (quella dei Senecca), trovò in vigore fra essi
-un sistema di parentela, che contraddiceva coi loro
-rapporti di famiglia effettiva. Regnava tra essi
-quella specie di connubio individuale, facilmente
-dissolubile dalle due parti, che Morgan designò
-come <i>famiglia sindiasmica</i> (dal greco συνδιαξω,
-accoppiarsi). La prole di un tale connubio era quindi
-manifesta e riconosciuta da tutti; nissun dubbio a
-chi dovessero applicarsi le qualifiche di padre, madre,
-figlio, figlia, fratello, sorella. Ma ciò non ha
-riscontro nell'uso effettivo di queste espressioni.
-L'Irocchese chiama suoi figli e sue figlie non soltanto
-i suoi proprii figli, ma anche quelli dei suoi
-fratelli; ed essi lo chiamano padre. Egli chiama
-invece nipoti i figli delle sue sorelle, ed essi lo
-chiamano zio. Inversamente, la Irocchese chiama
-suoi figli e sue figlie i figli proprii e quelli delle sue
-sorelle, e questi la chiamano madre. Essa chiama
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-invece suoi nipoti i figli dei suoi fratelli, ed essi la
-chiamano zia. I figli dei fratelli si chiamano quindi
-tra loro fratelli e sorelle; similmente i figli delle
-sorelle. I figli di una donna e quelli dei suoi fratelli
-si chiamano invece reciprocamente cugini. E
-questi non sono semplici nomi, ma espressioni che
-racchiudono concetti reali di prossimità e di lontananza,
-di eguaglianza e di disuguaglianza della
-consanguineità, e servono di base a un sistema
-di parentela completamente elaborato, che è in
-grado di esprimere parecchie centinaia di rapporti
-di parentela differenti di un solo individuo. V'ha
-di più. Questo sistema non è soltanto in pieno vigore
-presso tutti gl'Indiani americani (finora non
-s'è trovata alcuna eccezione), ma vige anche quasi
-invariato presso gli aborigeni dell'India, nelle
-tribù dravidiane del <i>Dekan</i> e nelle tribù <i>Gaura</i>
-dell'Indostan. Le espressioni di parentela dei Tamili
-nell'India del Sud, e degl'Irocchesi della tribù
-Senecca nello Stato di Nuova-York, concordano
-ancora oggi per più di duecento diverse designazioni
-di parentela. E anche fra queste tribù dell'India,
-come fra tutti gl'Indiani americani, le relazioni
-di parentela, nascenti dalla forma di famiglia
-in vigore, stanno in contraddizione col sistema di
-parentela.
-</p>
-
-<p>
-Come spiegare ciò? Dato il valore grandissimo
-della parentela nell'ordinamento sociale di tutti i
-popoli selvaggi e barbari, non si può con delle frasi
-distruggere l'importanza di un sistema tanto diffuso.
-Un sistema, che è generalmente in vigore
-nell'America, che esiste parimente nell'Asia presso
-popolazioni di razze affatto diverse, del quale abbondano
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-forme più o meno modificate dapertutto
-in Africa e in Australia, vuol essere spiegato storicamente,
-non messo da parte con delle frasi, come
-tentò per esempio il Mac Lennan. Le designazioni
-di padre, figlio, fratello, sorella non sono semplici
-titoli d'onore, ma importano doveri reciproci ben
-determinati e seriissimi, l'insieme dei quali è parte
-essenziale della costituzione sociale di quei popoli.
-E la spiegazione fu trovata. Alle isole Sandwich
-(Hawai) esisteva ancora nella prima metà di questo
-secolo una forma di famiglia, che presentava
-esattamente siffatti padri e madri, fratelli e sorelle,
-figli e figlie, zii e nipoti, quali li suppone il sistema
-di parentela dei primitivi Indiani dell'America. Ma,
-cosa strana! il sistema di parentela in vigore in
-Hawai non concordava a sua volta colla forma di
-famiglia ivi realmente esistente. Là, cioè, tutti i
-figli dei fratelli e delle sorelle sono indistintamente
-fratelli e sorelle, e son ritenuti figli comuni, non
-soltanto della loro madre e delle sue sorelle, o del
-loro padre e dei suoi fratelli, ma di tutti i fratelli
-e di tutte le sorelle dei loro genitori senza distinzione.
-Se dunque il sistema di parentela americano
-presuppone una forma di famiglia primitiva che in
-America più non esiste e che noi troviamo ancora
-realmente esistente nell'Hawai, il sistema di parentela
-dell'Hawai ci rinvia, dal canto suo, a una
-forma di famiglia ancor più primitiva, di cui certamente
-non possiamo dimostrare più l'esistenza
-in nessun luogo, ma che dev'essere esistita, poichè
-in caso diverso non avrebbe potuto nascere il corrispondente
-sistema di parentela. «La famiglia — dice
-il Morgan — è l'elemento attivo; essa non è
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-mai stazionaria, ma progredisce da una forma inferiore
-ad una superiore, a misura che la società
-si sviluppa da uno stadio più basso ad uno più alto.
-I sistemi di parentela al contrario sono passivi;
-solo a lunghi intervalli essi registrano i progressi
-fatti dalla famiglia nel corso del tempo, e subiscono
-cangiamenti radicali solo allorquando la famiglia
-si è radicalmente cangiata.» — «E — aggiunge
-il Marx — questo è vero in generale anche dei
-sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici.» Mentre
-la famiglia progredisce, il sistema di parentela
-si ossifica, e mentre questo si mantiene per consuetudine,
-la famiglia lo oltrepassa. Ma, colla stessa
-sicurezza, colla quale il Cuvier, dalle ossa marsupiali
-di uno scheletro di animale, trovate presso
-Parigi, potè stabilire che esso era di un marsupiale,
-e che ivi un tempo erano vissuti dei marsupiali
-ora estinti; colla stessa sicurezza noi possiamo indurre,
-da un sistema di parentela storicamente
-pervenutoci, la precedente esistenza della forma di
-famiglia estinta, ad esso corrispondente.
-</p>
-
-<p>
-I sistemi di parentela e le forme di famiglia
-testè menzionati differiscono da quelli ora dominanti
-in ciò, che ogni figlio ha più padri e più
-madri. Nel sistema di parentela americano, al quale
-corrisponde la famiglia dell'Hawai, il fratello e la
-sorella non possono essere padre e madre dello
-stesso figliuolo: ma il sistema di parentela dell'Hawai
-presuppone una famiglia, nella quale questa
-era invece la regola. Eccoci ricondotti a una
-serie di forme di famiglia, che contraddicono recisamente
-a quelle sinora ordinariamente ammesse
-come le sole che siano esistite. Le idee correnti
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-conoscono soltanto il connubio individuale, allato
-ad esso la poligamia, e tutt'al più la poliandria, e
-dissimulano, come si addice al moralista filisteo,
-che la pratica, tacitamente ma con tutta disinvoltura,
-scavalca questi limiti posti dalla società ufficiale.
-Lo studio della storia primitiva ci presenta
-invece condizioni, nelle quali gli uomini vivono in
-poligamia, e le loro mogli contemporaneamente in
-poliandria, e i figli comuni sono quindi considerati
-come comuni a tutti loro; condizioni che percorrono
-a loro volta tutta una serie di cangiamenti
-sino al loro definitivo risolversi nel connubio individuale.
-Questi cangiamenti sono tali, che il circolo
-del vincolo coniugale comune, larghissimo da
-principio, si restringe sempre più, finchè alla fine
-lascia sussistere soltanto la coppia unica, che oggi
-predomina.
-</p>
-
-<p>
-Ricostruendo così a ritroso la storia della famiglia,
-Morgan, d'accordo in ciò colla più parte
-dei suoi colleghi, arriva ad uno stato primitivo,
-nel quale regnava nella tribù la promiscuità completa,
-sicchè ogni donna apparteneva ad ogni uomo,
-ed ogni uomo egualmente ad ogni donna. Di un
-tale stato primitivo già si è parlato fin dal secolo
-scorso, ma soltanto con frasi generiche; Bachofen
-pel primo, ed è questo uno dei suoi grandi meriti,
-lo prese sul serio e ne cercò tracce nelle tradizioni
-storiche e religiose. Noi sappiamo oggi, che
-queste tracce da lui rinvenute non riconducono affatto
-a un periodo sociale di illimitata promiscuità
-sessuale; ma ad una forma molto posteriore, al
-matrimonio per gruppi. Quel periodo sociale primitivo,
-se effettivamente ha esistito, appartiene ad
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-un'epoca così remota, che difficilmente possiamo
-sperare di trovarne prove <i>dirette</i> nei fossili sociali,
-presso i selvaggi più arretrati. Il gran merito di
-Bachofen sta appunto nel l'aver portato tale questione
-al primo posto delle nostre indagini<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Venne di moda testè di negare questo periodo
-iniziale della vita sessuale dell'uomo. Si vuol risparmiare
-questa «vergogna» all'umanità. E per
-ciò si fa valere non soltanto il difetto di qualsiasi
-prova diretta, ma anche l'esempio del rimanente
-mondo animale. <span class="smcap">Letourneau</span> (<i>Évolution du mariage
-et de la famille</i>, 1888) ne ricava numerosi fatti,
-secondo i quali una promiscuità sessuale assolutamente
-illimitata non apparterrebbe che alle infime
-specie. Ma da tutti questi fatti io posso trarre soltanto
-l'illazione, che essi non provano assolutamente
-nulla per l'uomo e per le sue relazioni nella
-vita primitiva. I connubii a lungo termine fra i
-vertebrati si spiegano sufficientemente con cause
-fisiologiche; per esempio, negli uccelli, col bisogno
-di aiuto che hanno le femmine durante la covatura;
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-nè gli esempi di fedele monogamia, che si
-trovano presso gli uccelli, provano alcunchè per
-gli uomini, appunto perchè questi non discendono
-dagli uccelli. E se la stretta monogamia fosse il
-culmine di ogni virtù, la palma ne spetterebbe al
-tenia, che, in ognuno dei suoi da 50 a 200 proglottidi
-o sezioni, possiede un completo apparato sessuale
-femminile e maschile, e passa tutta la vita
-ad accoppiarsi con sè stesso in ognuna di queste
-sezioni. Ma, se ci limitiamo ai mammiferi, noi troviamo
-in essi tutte le forme della vita sessuale;
-promiscuità, principi di matrimonio per gruppi, poligamia,
-connubio individuale; non manca che
-la poliandria, la quale non era possibile che agli
-uomini. Anche i nostri più prossimi parenti, i quadrumani,
-ci offrono tutte le possibili varietà di aggruppamenti
-di maschi e di femmine; e, se ci teniamo
-in limiti ancor più angusti, e consideriamo
-soltanto le quattro scimmie antropomorfe, Letourneau
-ci sa dire soltanto che esse ora sono monogame,
-ora poligame, mentre Saussure, citato da
-Giraud-Teulon, le dichiara monogame. Anche le
-affermazioni più recenti, di <span class="smcap">Westermarck</span> (<i>The
-History of Human Marriage</i>, London 1891), sulla
-monogamia delle scimmie antropomorfe, sono ancora
-ben lungi dall'essere una prova. Insomma, i
-ragguagli sono tali, che Letourneau sinceramente
-ammette: «che non vi ha, del resto, tra i mammiferi
-alcun rigoroso rapporto tra il grado dello
-sviluppo intellettuale e la forma dell'unione sessuale».
-Ed <span class="smcap">Espinas</span> (<i>Des sociétés animales</i>, 1877)
-dice addirittura: «L'orda è il gruppo sociale più
-elevato, che possiamo osservare negli animali. Essa
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-è, <i>a quanto sembra</i>, composta di famiglie, ma sin
-dal principio <i>la famiglia e l'orda stanno in antagonismo</i>,
-esse si sviluppano in rapporto inverso.»
-</p>
-
-<p>
-Noi non sappiamo dunque quasi nulla di determinato
-sugli aggruppamenti famigliari o altri aggruppamenti
-sociali delle scimmie antropomorfe; le
-notizie che ne abbiamo si contraddicono diametralmente.
-E non è meraviglia, quando si consideri come
-sono contraddittorie e quanto bisogno hanno del
-vaglio critico anche le notizie che possediamo sulle
-tribù umane allo stato selvaggio; e si rifletta quanto
-più difficili da osservarsi siano le società delle scimmie
-a paragone delle umane. Sinchè dunque non
-avremo dati maggiori, ci è forza rinunciare a qualsiasi
-conclusione in proposito.
-</p>
-
-<p>
-Al contrario, il passo citato dell'Espinas ci offre
-una base migliore.
-</p>
-
-<p>
-Orda e famiglia non sono, negli animali superiori,
-complementi reciproci, ma sono in antitesi.
-Espinas dimostra molto bene come la gelosia dei
-maschi nel tempo degli amori rallenta o dissolve
-temporaneamente ogni orda sociale. «Dove la famiglia
-è molto strettamente unita, non si formano
-le orde se non come rare eccezioni. Dove invece
-esiste la promiscuità sessuale e la poligamia, l'orda
-nasce quasi da sè.... Perchè nasca un'orda, devono
-essere rallentati i vincoli di famiglia e l'individuo
-deve ridivenir libero. Gli è perciò che negli uccelli
-troviamo così raramente orde organizzate...
-Nei mammiferi invece troviamo società più o meno
-organizzate, appunto perchè qui l'individuo non
-scompare nella famiglia.... La coscienza collettiva
-dell'orda non può quindi avere, al suo nascere, un
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-peggiore nemico della coscienza collettiva della famiglia.
-Non esitiamo ad affermarlo: se si è sviluppata
-una forma di società più elevata della famiglia,
-ciò non può essere avvenuto che incorporando
-in sè famiglie già profondamente alterate; il che
-non esclude che queste famiglie trovassero in ciò
-la possibilità di ricostituirsi poi in circostanze molto
-più favorevoli.» (<span class="smcap">Espinas</span>, <i>loco citato</i>, da <span class="smcap">Giraud-Teulon</span>,
-<i>Origines du mariage et de la famille</i>, 1884,
-pag, 518-520).
-</p>
-
-<p>
-Noi vediamo dunque, che le società degli animali
-possono avere, senza dubbio, un certo valore
-per le conclusioni da dedurre relativamente alle
-società umane, ma solo un valore negativo. Per
-quanto ci consta, l'animale vertebrato superiore
-non conosce che due forme di famiglia: poligamia
-o unione di coppie isolate; in ambo i casi non vi
-è se non un maschio adulto, <i>uno</i> sposo solo. La
-gelosia del maschio, che è insieme legame e limite
-della famiglia, pone la famiglia animale in antitesi
-con l'orda; l'orda, la forma sociale superiore, è
-qua resa impossibile, là indebolita o distrutta durante
-gli amori, nel migliore dei casi, ostacolata
-nei suoi ulteriori sviluppi, dalla gelosia del maschio.
-Questo già basta a provare che famiglia animale
-e società umana primitiva sono cose senza
-nesso fra loro; che i primi uomini, che si elevarono
-dall'animalità, o non conobbero famiglia di
-sorta, o tutt'al più ne conobbero una forma che non
-si rinviene fra gli animali. Un animale così inerme
-come il futuro uomo poteva, a rigore, in piccolo
-numero cavarsi d'impaccio anche nello stato di
-isolamento, quello stato in cui la più elevata forma
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-sociale è la coppia isolata quale viene attribuita,
-sulla fede dei cacciatori, dal Westermarck al gorilla
-e allo schimpanzé. Ma per elevarsi dall'animalità,
-per effettuare il più grande progresso che
-si vegga in natura, occorreva un altro elemento:
-occorreva compensare il difetto della forza difensiva
-dell'uomo isolato, con la unione delle forze e
-la cooperazione dell'orda. Con rapporti sociali simili
-a quelli delle scimmie antropomorfe, non si
-spiegherebbe la transizione all'umanità; queste
-scimmie pajono piuttosto linee collaterali deviate,
-regredienti e probabilmente destinate a poco a poco
-a perire. Questo basta a farci respingere qualsiasi
-parallelo tra le loro forme di famiglia e quelle
-dell'uomo primitivo. Ma la reciproca tolleranza dei
-maschi adulti, l'assenza di gelosia, era la prima
-condizione perchè si potessero formare cotesti grandi
-e stabili gruppi, per mezzo de' quali soltanto si
-poteva effettuare il passaggio dall'animalità all'umanità.
-E, infatti, qual'è la forma di famiglia più
-antica e primitiva, di cui la storia ci mostra inconfutabilmente
-l'esistenza, e che, quà e là, possiamo
-ancora oggi studiare? Il connubio per gruppi, la
-forma nella quale interi gruppi di uomini e interi
-gruppi di donne si posseggono mutuamente e che
-lascia ben poco campo alla gelosia. E di più, noi
-troviamo, a uno stadio posteriore di sviluppo, la
-forma eccezionale della poliandria, che esclude
-assolutamente qualsiasi senso di gelosia ed è quindi
-sconosciuta agli animali. Ma poichè le forme a
-noi note del connubio per gruppi sono accompagnate
-da condizioni così singolarmente complicate,
-che ci riconducono di necessità a forme anteriori
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-più semplici dei rapporti sessuali, e quindi,
-in ultima analisi, a un periodo di promiscuità assoluta,
-corrispondente alla transizione dall'animalità
-all'umanità; così il richiamo alle unioni degli animali
-non vale che a ricondurci al punto dal quale
-ci avrebbe dovuto allontanare per sempre.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa significa dunque: promiscuità sessuale
-senza regole? Significa questo solo: che le regole
-o limitazioni, in vigore oggi o in un epoca anteriore,
-allora non esistevano. Noi abbiamo già veduto cadere
-le barriere della gelosia. Se c'è qualche cosa
-di certo, è che la gelosia è un sentimento sviluppatosi
-relativamente tardi. Lo stesso è da dirsi
-dell'idea di incesto. Non soltanto, nell'epoca primitiva,
-fratello e sorella erano marito e moglie, ma
-oggi ancora la pratica sessuale tra genitori e figli
-è in vigore presso molti popoli. <span class="smcap">Bancroft</span> (<i>The
-Native Races of the Pacific Coast of North America</i>,
-1875, vol. I) attesta questo dei <i>Caviati</i> sulla
-strada di Behring, dei <i>Cadiachi</i> presso Alaska, dei
-<i>Tinneh</i> nell'interno del Nord America inglese; Letourneau
-raccoglie ragguagli di questo stesso fatto
-tra i <i>Chippeways</i> indiani, i <i>Cucù</i> del Chili, i <i>Caraibi</i>,
-i <i>Karens</i> del fondo dell'India; senza parlare
-delle narrazioni degli antichi Greci e Romani sopra
-i Parti, i Persiani, gli Sciti, gli Unni, ecc. Prima
-che si inventasse l'incesto (poichè esso è una vera
-invenzione, e delle più preziose) il rapporto sessuale
-fra genitori e figli non poteva fare più scandalo
-del rapporto sessuale fra persone appartenenti a
-due diverse generazioni. Quest'ultimo si dà ancor
-oggi, nei paesi i più spigolistri, senza destar grande
-orrore; zitellone di oltre 60 anni sposano pure,
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-se abbastanza ricche, giovanotti che rasentano i
-trenta. Ma se, dalle forme di famiglia le più primitive
-che noi conosciamo, stacchiamo le idee
-d'incesto che vi sono connesse, idee affatto diverse
-dalle nostre e spesso anzi in diretta contraddizione
-con esse, eccoci ad una forma di rapporto
-sessuale che non si può qualificare se non
-come «senza regole»; e lo è nel senso che non
-esistono ancora le restrizioni imposte poi dall'uso.
-Ma non è vero che da ciò venga necessariamente,
-nella pratica quotidiana, un orribile caos.
-Le unioni temporanee in singole coppie non sono
-punto escluse, tanto che, anche nel connubio per
-gruppi, esse formano la maggioranza dei casi. E se
-colui che più recentemente ha negato questo stato
-primitivo di cose, il Westermarck, designa come
-matrimonio ogni stato, in cui due esseri di diverso
-sesso rimangono uniti sino alla nascita del rampollo,
-ben è da dirsi che questa specie di matrimonio
-poteva benissimo avverarsi nello stadio della
-promiscuità senza contraddire ad essa, cioè alla
-mancanza di regole fisse imposte dall'uso alle relazioni
-sessuali, Westermarck parte senza dubbio
-dal concetto che «la mancanza di regole (o la promiscuità)
-implica la compressione delle inclinazioni
-individuali», talchè «la prostituzione ne è la forma
-più genuina». A me pare piuttosto che rimane impossibile
-ogni intelligenza dello stato di cose primitivo
-finchè lo si guardi con la lente del lupanare.
-</p>
-
-<p>
-Ma ritorniamo al connubio per gruppi. Secondo
-il Morgan, da questo stato primitivo di rapporti
-sessuali senza regole, si sviluppò probabilmente
-molto presto:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-</p>
-
-<p>
-1.º <i>La famiglia consanguinea</i> (<i>Blutsverwandtschaftsfamilie</i>),
-primo stadio della famiglia. Qui
-i gruppi conjugali sono distinti per generazioni:
-tutti i nonni e tutte le nonne, nei limiti della famiglia,
-sono tra loro mariti e mogli, così pure i
-loro figli, cioè i padri e le madri; i costoro figli
-formeranno a loro volta un terzo circolo di sposi
-comuni, e i figli di questi ultimi, i pronipoti dei
-primi, un quarto. In questa forma di famiglia sono
-quindi reciprocamente esclusi dai diritti e dai doveri
-(come diremmo noi) del matrimonio, soltanto
-predecessori e successori, genitori e figli. I fratelli
-e le sorelle, i cugini e le cugine di 1.º, di 2.º e di
-qualsiasi altro grado più lontano sono tutti fratelli
-e sorelle tra loro e, <i>appunto perciò</i>, sono tutti marito
-e moglie l'uno dell'altro. Il rapporto di fratello
-e sorella implica, per sè stesso in questo stadio,
-la pratica sessuale reciproca<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. La forma
-tipica di una tale famiglia consisterebbe nella discendenza
-di una coppia, nella quale, a loro volta,
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-i discendenti di ogni singolo grado sono tutti fratelli
-e sorelle, e appunto perciò mariti e mogli
-tra loro.
-</p>
-
-<p>
-La famiglia consanguinea è scomparsa. Anche i
-popoli più rozzi, dei quali narra la storia, non ne
-offrono alcun esempio. Ma come essa debba aver
-esistito, ci costringe ad ammetterlo il sistema di
-parentela dell'Hawai, ancora oggi in vigore in tutta
-la Polinesia, che esprime gradi di parentela consanguinea,
-quali possono nascere soltanto da cotesta
-forma di famiglia; ci costringe ad ammetterlo
-tutto l'ulteriore sviluppo della famiglia, che presuppone
-quella forma come primo stadio necessario.
-</p>
-
-<p>
-2.º <i>La famiglia punalua</i>. Se il primo progresso
-dell'organizzazione consistette nell'escludere dalla
-pratica sessuale reciproca i genitori ed i figli, il secondo
-consistette nell'escluderne le sorelle e i fratelli.
-Questo progresso, stante la maggior eguaglianza
-d'età degl'interessati, fu infinitamente più importante,
-ma anche più difficile; esso si effettuò gradatamente,
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-incominciando colla esclusione dal rapporto
-sessuale dei fratelli e delle sorelle carnali<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>
-(cioè dal lato materno), dapprima in casi particolari,
-divenendo regola a poco a poco (nell'Hawai
-avvenivano eccezioni ancora in questo secolo), e terminando
-col divieto del connubio perfino tra fratelli
-e sorelle collaterali, cioè, giusta la nostra
-designazione, tra figli, nipoti e pronipoti dei fratelli
-e delle sorelle; esso forma, secondo Morgan,
-«una eccellente illustrazione dell'azione del principio
-della selezione naturale». Non v'ha dubbio
-che le tribù, nelle quali il matrimonio tra consanguinei
-(<i>Inzucht</i>) venne limitato da questo progresso,
-dovettero svilupparsi più rapidamente e più
-completamente di quelle, nelle quali il matrimonio
-tra fratelli e sorelle restava regola e legge. E
-quanto fosse sentita l'azione di questo progresso,
-lo prova la istituzione della <i>gente</i>, che scaturì direttamente
-da esso e che, oltrepassando di gran
-lunga il suo primo scopo, formò la base dell'ordinamento
-sociale della maggior parte, se non di
-tutti, i popoli barbari della terra, e dalla quale noi
-entriamo immediatamente, in Grecia come in Roma,
-nel periodo della civiltà.
-</p>
-
-<p>
-Ogni famiglia primitiva dovette scindersi al più
-tardi nel corso di due o tre generazioni. La economia
-domestica comunistica originaria, che perdura
-senza eccezione fino in pieno mezzo della
-barbarie, stabiliva una grandezza massima della
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-comunità di famiglia, varia secondo le circostanze,
-ma supergiù determinata per ciascuna località. Appena
-sorse l'idea della sconvenienza dell'unione sessuale
-tra figli di una stessa madre, essa dovette
-agire sulle divisioni delle antiche comunità domestiche
-e sulla fondazione delle nuove (che però non
-coincidevano necessariamente coi gruppi di famiglie).
-Una o più serie di sorelle divennero il nucleo dell'una,
-i loro fratelli carnali quello dell'altra. Così,
-o analogamente, dalla famiglia consanguinea scaturì
-la forma da Morgan denominata «famiglia punalua».
-</p>
-
-<p>
-Secondo l'uso dell'Hawai, un dato numero di sorelle,
-carnali o di grado più lontano (cioè cugine di
-1.º, di 2.º o di qualsiasi altro grado) erano le mogli
-comuni dei loro mariti comuni, ma dai quali venivano
-esclusi i loro fratelli; ora questi mariti
-non si chiamavano più vicendevolmente fratelli,
-nè in realtà occorreva che lo fossero, ma punalua,
-cioè intimi compagni o associati. Così pure una
-serie di fratelli carnali o di più lontano grado avevano
-un dato numero di mogli, non loro sorelle,
-in matrimonio comune, e queste mogli si chiamavano
-tra loro <i>punalua</i>. Questa la forma classica
-di una disposizione di famiglie, che comportò posteriormente
-una serie di variazioni, e il cui tratto
-caratteristico essenziale era: comunità reciproca
-dei mariti e delle mogli in un determinato circolo
-di famiglia, dal quale però erano esclusi i fratelli
-delle mogli, prima i fratelli carnali, poi anche quelli
-più lontani, e inversamente del pari le sorelle dei
-mariti.
-</p>
-
-<p>
-Questa forma di famiglia ci presenta colla maggior
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-precisione i gradi di parentela, quali li esprime
-il sistema americano. I figli delle sorelle di
-mia madre sono anche figli di lei, come pure i
-figli dei fratelli di mio padre sono altresì suoi figli,
-ed essi sono tutti miei fratelli e mie sorelle; ma i
-figli dei fratelli di mia madre sono suoi nipoti,
-i figli delle sorelle di mio padre sono nipoti di mio
-padre, ed essi tutti sono miei cugini e mie cugine.
-Perciocchè, mentre i mariti delle sorelle di mia
-madre sono tuttavia suoi mariti, e così pure le
-mogli dei fratelli di mio padre sono ancora sue
-mogli — di diritto, se non sempre di fatto —; il
-divieto sociale della pratica sessuale tra fratelli e
-sorelle ha diviso in due classi i figli dei fratelli e
-delle sorelle, trattati sinora come fratelli e sorelle
-senza distinzione: gli uni rimangono, dopo come
-prima, fratelli e sorelle (più lontani) tra loro; gli
-altri, i figli, qui del fratello, là della sorella, non
-possono essere più a lungo fratelli e sorelle, non
-possono più avere comuni genitori, nè il padre, nè
-la madre, nè ambidue, e perciò diviene per la prima
-volta necessaria la classe dei nipoti e delle nipoti,
-dei cugini e delle cugine, che non avrebbe avuto
-senso nel passato ordinamento di famiglia. Il sistema
-di parentela americano, che sembra affatto
-assurdo in qualsiasi forma di famiglia basata sul
-connubio individuale di qualunque specie, viene
-spiegato razionalmente e trovasi naturalmente motivato,
-sin nelle più piccole particolarità, per mezzo
-della famiglia <i>punalua</i>. Fin dove si è trovato diffuso
-questo sistema di parentela, almeno fino lì
-dev'essere anche esistita la famiglia <i>punalua</i>, o una
-forma analoga.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-È verosimile che questa forma di famiglia, dimostrata
-effettivamente esistente in Hawai, sarebbe
-stata dimostrata egualmente in tutta la Polinesia, se
-i pii missionarii, come un tempo i monaci spagnuoli in
-America, avessero saputo vedere in siffatti rapporti
-anticristiani qualcosa più di un semplice <i>abominio</i><a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>.
-Quando Cesare ci narra dei Britanni, che si trovavano
-allora nello stadio medio della barbarie:
-«essi hanno le loro mogli in comune fra dieci o
-dodici di loro, e sovente fratelli con fratelli e genitori
-con figli» — ciò si spiega nel miglior modo
-come connubio per gruppi. Quelle madri barbare non
-avevano 10 o 12 figli in età da poter tenere mogli
-in comune, ma il sistema di parentela americano,
-che corrisponde alla famiglia <i>punalua</i>, offre molti
-fratelli, perchè tutti i cugini prossimi e lontani di
-un uomo sono suoi fratelli. Il «genitori con figli»
-può essere un falso concetto di Cesare; non è però
-assolutamente escluso, in questo sistema, che padre
-e figlio, o madre e figlia, possano trovarsi nel medesimo
-gruppo matrimoniale, sibbene è escluso che
-possano trovarvisi padre e figlia, o madre e figlio.
-Questa, od altra analoga forma di famiglia del connubio
-per gruppi, presenta del pari la più ovvia
-spiegazione dei racconti di Erodoto e di altri antichi
-scrittori sulla comunione delle donne presso
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-le popolazioni selvagge e barbare. Famiglia <i>punalua</i>
-deve anch'essere quella che <i>Watson</i> e <i>Kave</i> (<i>The
-People of India</i>) raccontano dei <i>Tikurs</i> dell'<i>Audh</i>
-(al nord del Gange): «Essi convivono (intendasi
-sessualmente) quasi senza distinzione in grandi comunità,
-e, se due persone passano come coniugi,
-il legame non è che nominale».
-</p>
-
-<p>
-Direttamente dalla famiglia <i>punalua</i> sembra
-uscita, nella grande generalità dei casi, la istituzione
-della <i>gente</i>. In verità il sistema di classi australiano
-ci offre un altro punto di partenza, dal
-quale poteva svilupparsi questa istituzione; gli Australiani
-hanno <i>genti</i>, ma non hanno ancora una
-famiglia <i>punalua</i>, bensì una forma più grossolana
-del connubio per gruppi.
-</p>
-
-<p>
-In tutte le forme della famiglia per gruppi, è
-incerto il padre di un bambino, ma la sua madre
-è certa. Sebbene chiami suoi figli tutti figli della
-famiglia collettiva ed abbia per essi doveri materni,
-tuttavia essa distingue i suoi propri figli. È quindi
-chiaro che, finchè esiste connubio per gruppi, la
-discendenza non può dimostrarsi che dal lato materno,
-e quindi non è riconosciuta che la linea femminile.
-È questo infatti il caso presso tutt'i popoli
-selvaggi e appartenenti allo stadio inferiore della
-barbarie; ed averlo scoperto pel primo, è il secondo
-grande merito di Bachofen. Egli designa questo riconoscimento
-esclusivo della discendenza materna,
-e i rapporti ereditarii che col tempo nascono da
-esso, col nome di «diritto materno». Per brevità
-io conservo questo nome, ma esso è inesatto, poichè,
-a questo stadio sociale, non può ancora parlarsi di
-«diritto» nel senso giuridico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se della famiglia <i>punalua</i> prendiamo ora uno
-dei due gruppi-modello, cioè quello di una serie di
-sorelle carnali e di grado più lontano (cioè a dire
-discendenti in primo, in secondo o in un grado più
-remoto da sorelle carnali) insieme ai loro figli e
-ai loro fratelli carnali o di grado più remoto dal
-lato materno (che, secondo la nostra presupposizione,
-non sono loro mariti), noi abbiamo appunto il circolo
-delle persone, che appariscono più tardi come
-membri di una <i>gente</i> nella prima forma di questa
-istituzione. Essi tutti hanno uno stipite materno
-comune, e, in virtù di questa origine, le figlie
-formano generazioni di sorelle. Ma i mariti di
-queste sorelle non possono esser più i loro fratelli,
-non possono cioè discendere da questo stipite materno,
-e quindi non possono appartenere al gruppo
-consanguineo, alla futura <i>gente</i>; però i loro figli
-appartengono a questo gruppo, poichè la discendenza
-dal lato materno è la sola decisiva, essendo
-la sola certa. Una volta stabilito il divieto dell'unione
-sessuale fra tutti i fratelli e tutte le sorelle,
-compresi i più lontani parenti collaterali dal lato
-materno, il suddetto gruppo si è anche trasformato
-in una <i>gente</i>, si è Costituito cioè come un circolo
-fisso di consanguinei di linea femminile, che non
-possono più sposarsi tra loro, e che quindinnanzi si
-consolida sempre più con altre istituzioni comuni sociali
-e religiose ed è distinto dalle altre <i>genti</i> della
-stessa tribù. Di ciò particolareggiatamente più tardi.
-Ma quando troviamo, che necessariamente, spontaneamente,
-la <i>gente</i> si sviluppa dalla famiglia <i>punalua</i>,
-noi siamo obbligati ad ammettere la pristina
-esistenza di questa forma di famiglia come quasi
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-certa per tutti quei popoli, presso i quali sono dimostrabili
-istituzioni gentili, cioè a un di presso per
-tutti i barbari e per tutti i popoli avviati a civiltà.
-</p>
-
-<p>
-Quando Morgan scrisse il suo libro, le nostre nozioni
-intorno al connubio per gruppi erano ancora
-molto limitate. Avevasi qualche conoscenza del
-connubio per gruppi degli Australiani organizzati
-in classi; inoltre Morgan, fin dal 1871, aveva pubblicate
-le notizie che possedeva sulla famiglia punalua
-dell'Hawai. La famiglia punalua forniva, da
-un lato, la completa spiegazione del sistema di parentela
-dominante tra gli Indo-americani, che era
-stato per Morgan il punto di partenza di tutte le
-sue indagini, e dall'altro, il vero punto di derivazione
-della gente a diritto materno; essa rappresentava
-poi un grado di sviluppo molto più elevato
-delle classi australiane. Era quindi comprensibile
-che Morgan la concepisse come lo stadio di sviluppo
-che precede immediatamente quello del connubio
-sindiasmico e le attribuisse una generale
-diffusione nei tempi anteriori. Dopo d'allora, noi
-imparammo a conoscere una serie di altre forme
-di connubio per gruppi, e sappiamo ora che a
-questo proposito Morgan andò troppo oltre. Ma egli
-ebbe pur sempre la fortuna di trovare nella sua
-famiglia punalua la forma più elevata e classica
-del connubio per gruppi, quella forma dalla quale
-si spiega nel modo più semplice la transizione a
-una forma superiore.
-</p>
-
-<p>
-Il più essenziale contributo alla conoscenza del
-connubio per gruppi lo dobbiamo al missionario
-inglese Lorimer Fison, che per lunghi anni studiò
-questa forma di famiglia sul suo terreno classico,
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-in Australia. Egli rinvenne il più basso grado di
-sviluppo presso i negri del monte <i>Gambier</i> nell'Australia
-meridionale. Qui tutta la tribù è divisa in
-due grandi classi, <i>Kroki</i> e <i>Kumiti</i>. I rapporti sessuali
-in ciascuna di queste classi sono rigorosamente
-vietati; invece ogni uomo di una classe è lo sposo
-nato di ogni donna dell'altra classe, e reciprocamente.
-Non gli individui, ma gli interi gruppi son
-conjugati tra loro, classe con classe. E, si noti, qui
-non è fatta in nessun luogo riserva alcuna per differenze
-di età o per consanguineità speciali, salvo
-quella che risulta dalla separazione in due classi
-esogame. Un <i>Kroki</i> ha per sposa legittima ogni
-donna <i>Kumite</i>; e poichè la sua propria figlia, come
-figlia di una donna <i>Kumite</i>, è, giusta il diritto materno,
-anche <i>Kumite</i>, essa è con ciò la sposa nata
-di ogni <i>Kroki</i>, quindi anche del suo proprio padre.
-Almeno, l'organizzazione di classe, quale ci si presenta,
-non pone a ciò alcun ostacolo. O quindi
-questa organizzazione è nata in un tempo, in cui,
-malgrado il vago istinto di frenare il connubio tra
-consanguinei, non si trovava ancora nulla di particolarmente
-abbominevole nell'unione sessuale tra
-genitori e figli; e in questo caso il sistema delle
-classi sarebbe nato direttamente da uno stato di
-assoluta promiscuità sessuale. Ovvero il rapporto
-sessuale tra genitori e figli era già vietato dall'uso
-quando nacquero le classi; e allora lo stato attuale richiama
-la famiglia consanguinea ed è il primo passo
-per uscirne. Quest'ultima ipotesi è la più probabile.
-Per quanto mi consta, non si hanno dall'Australia
-esempi di connubio tra genitori e figli, e anche la posteriore
-forma della esogamia, la <i>gente</i> a diritto materno,
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-presuppone di regola il tacito divieto di questa
-pratica, come vigente all'epoca della sua fondazione.
-</p>
-
-<p>
-Il sistema delle <i>due</i> classi, oltre che al Monte
-<i>Gambier</i> nell'Australia meridionale, si trova anche
-sul fiume <i>Darling</i> più all'est, e, al nord-est, nel
-<i>Queensland</i>; esso è quindi molto diffuso. Questo sistema
-esclude soltanto i connubii tra fratelli e sorelle,
-tra figli di fratelli e tra figli di sorelle dal lato materno,
-perchè questi appartengono alla stessa classe; al
-contrario, i figli di sorella e fratello possono sposarsi.
-Un altro passo diretto a impedire l'unione fra
-consanguinei noi lo troviamo presso i <i>Kamilaroi</i>
-sul fiume <i>Darling</i> nella Nuova Galles meridionale,
-dove le due classi originarie sono suddivise in quattro,
-e ognuna di queste ultime si sposa in massa
-con un'altra. Quelli delle prime due classi sono sposi
-nati tra loro; ma, secondo che la madre apparteneva
-alla prima o alla seconda, i figli passano alla terza
-o alla quarta; i figli di queste due classi, pure conjugate
-tra loro, appartengono di nuovo alla prima
-e alla seconda. Sicchè sempre una generazione appartiene
-alla prima e alla seconda classe, la successiva
-alla terza e alla quarta, quella che segue
-ritorna alla prima e alla seconda. E i figli di
-fratelli e sorelle (in linea materna) non possono
-essere marito e moglie, ma i nipoti di fratelli e
-sorelle lo possono. Quest'ordinamento così complicato
-è reso ancora più complicato dall'innesto, — che
-avviene in seguito — delle <i>genti</i> a diritto
-materno, ma noi non possiamo addentrarvici. Si vede
-tuttavia che il bisogno d'impedire l'unione di consanguinei
-si fa sentire continuamente, ma si va a
-tentoni e senza chiara coscienza dello scopo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il connubio per gruppi, che ivi, in Australia,
-è ancora matrimonio di classi, un connubio in massa
-di tutta una classe di uomini, sparsa sovente sopra
-l'intero continente, con una classe di donne altrettanto
-diffusa — questo connubio per gruppi, visto
-da vicino, non si presenta così abbominevole, come
-se lo immagina la fantasia di un filisteo abituato al
-regime dei bordelli; al contrario per lunghi anni
-se ne sospettò a malapena l'esistenza, e anche di
-recente essa venne di nuovo messa in dubbio. All'osservatore
-superficiale esso si presenta come un
-connubio individuale dal vincolo molto rilassato,
-con allato, quà e là, della poligamia e qualche infedeltà
-occasionale. Bisogna impiegare anni e anni,
-come fecero Fison e Howitt, per scoprire in questi
-rapporti conjugali — che nella loro pratica ricordano
-piuttosto agli Europei ordinarii i patrii costumi — per
-scoprirvi la legge regolatrice, giusta
-la quale il negro australiano straniero, lontano migliaia
-di chilometri dalla sua patria, tra persone il
-cui linguaggio gli è ignoto, trova, e non di rado
-da un accampamento a un altro accampamento, da
-una ad un'altra tribù, donne che si danno a lui di
-buon grado e senza riluttanza; la legge, in omaggio
-alla quale chi ha più donne ne cede una all'ospite
-per la notte. Dove l'Europeo vede assenza di leggi
-e di costumi, regna in fatto una legge rigorosa.
-Le donne appartengono alla classe conjugale dello
-straniero e sono perciò sue spose nate; quella medesima
-legge consuetudinaria che intreccia i loro
-destini vieta, sotto pena d'infamia, qualsiasi rapporto
-sessuale al di fuori delle classi coniugali
-che si appartengono a vicenda. Anche ove impera
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-il ratto delle donne, che spesso e in molti luoghi
-è la regola, la legge delle classi è rigorosamente
-osservata.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, nel ratto delle donne si accenna già
-una traccia del passaggio al connubio individuale,
-almeno nella forma del connubio sindiasmico:
-quando il giovane, coll'aiuto degli amici, ha rapito
-e condotto via la ragazza, essa si dà a tutti per
-turno, ma è considerata di poi come la moglie del
-giovane che ha promosso il ratto. E, inversamente,
-se la donna rapita fugge dal marito ed è accolta
-da un altro, essa diviene moglie di quest'ultimo e
-il primo ha perduto il suo privilegio. Perciò, dentro
-ed accanto al connubio per gruppi, che pur continua
-in generale ad esistere, si formano rapporti
-di esclusività, connubii a tempo più o meno lungo,
-allato alla poligamia<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>; sicchè il connubio per
-gruppi anche qui è in decadenza, e si tratta soltanto
-di sapere chi, sotto l'influenza europea, sparirà
-prima dalla scena: se il connubio per gruppi,
-o i negri australiani che lo praticano.
-</p>
-
-<p>
-Il conjugio fra intere classi, quale esiste in
-Australia, è in ogni caso una forma molto bassa e
-primitiva del connubio per gruppi, mentre la famiglia
-<i>punalua</i>, per quanto sappiamo, è il suo più
-alto grado di sviluppo. Il primo sembra la forma
-corrispondente allo stato sociale dei selvaggi erranti,
-il secondo presuppone già società comunistiche con
-sede relativamente stabile e conduce, senza transizione,
-allo stadio di sviluppo immediatamente superiore.
-Tra i due, si troveranno di certo altri periodi
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-intermedii; è questo un campo d'indagini appena
-dischiuso, sul quale non si son fatti che i primi
-passi.
-</p>
-
-<p>
-3.º <i>La famiglia sindiasmica.</i> Certi connubi, a
-tempo più o meno lungo, si facevano già nel connubio
-per gruppi, e fors'anche prima; l'uomo
-aveva una moglie principale (non si può ancor dire
-una moglie prediletta) tra le molte mogli, ed egli
-era per essa il principale marito fra tutti. Questa
-circostanza contribuì non poco alla confusione fatta
-dai missionarii, che nel connubio per gruppi ora
-vedono la comunanza delle donne senza alcun limite,
-ed ora l'adulterio a pieno libito. Ma tali connubi
-di consuetudine dovettero consolidarsi semprepiù,
-man mano che la <i>gente</i> si svolgeva e che più numerose
-divenivano le classi dei «fratelli» e delle
-«sorelle», tra le quali il connubio non era più
-consentito. Il divieto delle nozze fra consanguinei,
-effetto del costituirsi della <i>gente</i>, si andò estendendo
-ancor più. Così fra gli Irocchesi e fra la più
-parte degli altri Indiani americani, che si indugiano
-tuttora nello stadio inferiore della barbarie, troviamo
-che il connubio è vietato fra tutti i parenti,
-che conta il loro sistema, e che sono parecchie
-centinaia di specie. In questo crescente complicarsi
-dei divieti di connubio, i connubii per gruppi
-divenivano sempre meno possibili; essi furono sostituiti
-dalla famiglia sindiasmica. In questo stadio
-un marito convive con una moglie, in modo però,
-che la poligamia<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> e, occasione capitando, l'infedeltà
-coniugale, rimangono un diritto dei mariti;
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-quantunque la prima si trovi raramente, e ciò per
-ragioni economiche; mentre dalle mogli, durante
-la convivenza, si esige per lo più la più rigorosa
-fedeltà, e il loro adulterio è duramente punito. Ma
-il vincolo coniugale è facilmente risolubile dalle due
-parti, e, dopo come prima, i figli appartengono soltanto
-alla madre.
-</p>
-
-<p>
-In questa progressiva esclusione dei consanguinei
-dal vincolo conjugale continua ad agire la selezione
-naturale. A dirla con Morgan; «I matrimonii tra
-<i>genti</i> non consanguinee producono una razza più
-vigorosa, così fisicamente come intellettualmente;
-quando due tribù progredite si mischiavano, i nuovi
-cranii e cervelli si ampliavano naturalmente, finchè
-abbracciassero le attitudini di entrambe». Le tribù,
-che avevano adottata la costituzione <i>gentile</i>, dovettero
-acquistare così il predominio su quelle rimaste
-in arretrato, o trarle seco col loro esempio.
-</p>
-
-<p>
-L'evoluzione della famiglia nella storia primitiva,
-consiste quindi nel continuo restringersi della cerchia
-abbracciante in origine tutta la tribù, nella
-quale regna la comunanza del connubio tra i due
-sessi. Esclusi a mano a mano, prima i parenti più
-prossimi, poi i più lontani, infine anche i semplici
-parenti per cognazione (affini), qualsiasi forma di
-connubio per gruppi finisce per diventare praticamente
-impossibile, e la coppia unica, che pel momento
-è ancora debolmente unita, rimane la molecola,
-se si scioglie la quale, cessa lo stesso connubio.
-Già di qui si vede quanto poco l'amore
-sessuale individuale, nell'odierno significato della
-parola, abbia da fare colla genesi del connubio individuale.
-Ciò è dimostrato ancor meglio dalla pratica
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-di tutti i popoli che si trovano in questo stadio.
-Mentre nelle precedenti forme di famiglia gli uomini
-non erano mai imbarazzati a trovar mogli, anzi ne
-avevano più del bisogno, ora le mogli divenivano
-rare e ricercate. Onde, colla famiglia sindiasmica, cominciano
-il ratto e la compra delle donne — <i>sintomi</i>
-questi molto diffusi, ma non più che sintomi, di un
-sopravvenuto profondo cangiamento. Questi sintomi,
-che non sono poi altro se non semplici metodi di
-procurarsi mogli, il pedante scozzese Mac Lennan
-li ha trasformati in classi distinte di famiglia, sotto
-il nome di «matrimonio per <i>ratto</i>» e di «matrimonio
-per <i>compra</i>». Del resto, anche presso gli
-Indiani americani e altrove (nello stesso stadio), la
-conchiusione del connubio non è affare degli interessati,
-che spesso non vengono neanche interrogati,
-ma delle loro madri. Sovente due persone,
-affatto sconosciute tra loro, sono così fidanzate, e
-ne hanno notizia solo quando è imminente la celebrazione
-degli sponsali. Prima delle nozze, lo sposo
-dà ai parenti <i>gentili</i> della sposa (cioè ai suoi parenti
-materni, non al padre e alla costui parentela)
-dei donativi come prezzo della ragazza ceduta. Il
-connubio si scioglie a volontà di ciascuno dei due
-coniugi; nondimeno, in molte tribù, per esempio
-fra gli Irocchesi, si è formata a poco a poco un'opinione
-pubblica avversa a siffatte separazioni; nelle
-contese intervengono come pacieri i parenti <i>gentili</i>
-delle due parti, e, solo se questa mediazione fallisce,
-ha luogo il divorzio; la moglie tiene seco i figliuoli
-e i divorziati sono liberi entrambi di rimaritarsi.
-</p>
-
-<p>
-La famiglia sindiasmica, per sè stessa troppo
-debole e instabile per creare il bisogno o anche
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-solo il desiderio di una casa propria, non disfà
-menomamente l'economia domestica<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> comunistica,
-tramandata dall'epoca primitiva. Ma economia domestica
-comunistica significa il dominio delle donne
-nella casa, come pure l'esclusivo riconoscimento di
-una madre carnale, derivante dalla impossibilità
-di conoscere con certezza un padre carnale; significa
-grande stima delle donne, cioè delle madri.
-Una delle più assurde idee, trasmesse dalle teorie
-sociali del secolo XVIII, è che, nei primi tempi
-della società, la donna fosse schiava dell'uomo. La
-donna, presso tutti i selvaggi e tutti i barbari dello
-stadio inferiore e medio, e anche in parte del superiore,
-ha una condizione non solo libera, ma altamente
-onorata. Che cosa sia ancora la donna
-nella famiglia sindiasmica, può attestarlo Arturo
-Wright, che fu missionario per lunghi anni tra gli
-Irocchesi del Senecca: «Quanto alle loro famiglie,
-al tempo nel quale abitavano le «lunghe case»
-antiche (economie domestiche comunistiche di parecchie
-famiglie), il sistema dominante era sempre
-quello del <i>clan</i> (<i>gente</i>), pel quale le donne prendevano
-i loro mariti dagli altri <i>clans</i>... Di solito l'elemento
-femminile signoreggiava nella casa; le provviste
-erano comuni; ma guai all'infelice marito od
-amante che fosse troppo pigro od inetto a contribuire
-la sua parte di provviste. Per quanti figli o
-cose proprie avesse nella casa, egli doveva aspettarsi
-ad ogni istante l'ordine di far fagotto e di
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-spulezzare. E non gli era lecito tentare di resistere,
-la casa gli diveniva insopportabile, non gli rimaneva
-che tornare al suo proprio clan, o, più spesso,
-cercarsi un nuovo matrimonio in un altro clan. Le
-mogli erano la vera potenza nei clans, come dapertutto.
-All'occasione non esitavano a deporre un
-duce e degradarlo a guerriero comune». L'economia
-domestica comunistica, nella quale le mogli
-appartengono per la maggior parte, o tutte, a una
-medesima <i>gente</i>, mentre i mariti provengono da
-<i>genti</i> diverse, è la base reale di quel predominio
-delle donne, generale nel tempo primitivo, la cui
-scoperta è un terzo merito del Bachofen. Noto infine,
-che le relazioni dei viaggiatori e dei missionarii,
-sull'eccessivo lavoro di cui sono aggravate le
-donne tra i selvaggi e tra i barbari, non contraddicono
-in verun modo a ciò che ora si è detto. La
-divisione del lavoro tra i due sessi è determinata
-da motivi affatto diversi da quelli che determinano
-la condizione della donna nella società. Popoli,
-presso i quali le donne debbono lavorare molto più
-che a loro, secondo il concetto nostro, non convenga,
-hanno per esse, sovente, assai più stima vera
-che i nostri Europei. La dama della civiltà, circondata
-di falsi omaggi e dispensata da ogni reale lavoro,
-ha una condizione sociale infinitamente più
-bassa della donna della barbarie, assoggettata a
-duro lavoro, ma che nel suo popolo passava per una
-vera dama (<i>lady, frowa, Frau</i> = signora) e lo era
-anche pel suo carattere.
-</p>
-
-<p>
-Se la famiglia sindiasmica abbia oggi interamente
-sostituito in America il connubio per gruppi,
-debbono deciderlo ricerche più approfondite sulle
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-popolazioni del Nord-ovest e più ancora del Sud
-dell'America, che si trovano ancora nel periodo
-superiore dello stato selvaggio. Di queste ultime
-si narrano esempi così svariati di licenza sessuale
-da far supporre che ancora vi esista il vecchio
-connubio per gruppi. Ad ogni modo non ne sono
-ancora sparite tutte le tracce. Presso almeno quaranta
-tribù del Nord dell'America, l'uomo, che sposa
-una sorella maggiore, ha il diritto di prendere anche
-per mogli tutte le sorelle di lei non appena raggiungano
-l'età voluta: avanzo della comunanza dei mariti
-per tutta la serie delle sorelle. E dei peninsulari
-della California (grado superiore dello stato
-selvaggio) narra Bancroft, che essi hanno certe festività,
-nelle quali convengono parecchie tribù, a
-scopo di promiscuità sessuale. Evidentemente sono
-genti, che in queste feste conservano la vaga reminiscenza
-del tempo, nel quale le donne di una
-gente avevano per mariti comuni tutti gli uomini
-delle altre, e viceversa. Lo stesso uso vige ancora
-in Australia. Avviene presso alcuni popoli, che gli
-anziani, i capi e i sacerdoti-magi, sfruttano per
-conto proprio la comunanza delle donne e ne monopolizzano
-la maggior parte; ma in certe festività e
-nelle grandi riunioni popolari essi devono restituire
-la vecchia comunanza e permettere che le loro
-donne si sollazzino coi giovani. Westermark (pag. 28-29)
-cita tutta una serie di esempii di siffatti saturnali
-periodici, in cui l'antica promiscuità sessuale
-rivive per breve tempo: presso gli <i>Hos</i>, i <i>Santali</i>,
-i <i>Pandscha</i> e i <i>Colari</i> delle Indie, presso alcuni
-popoli australiani, ecc.; ma ne trae la singolare illazione,
-che ciò sia non già un avanzo del connubio
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-per gruppi, da lui negato, bensì... del tempo
-della fregola, comune all'uomo primitivo e agli altri
-animali.
-</p>
-
-<p>
-Arriviamo con ciò alla quarta grande scoperta
-di Bachofen, quella cioè della forma di transizione
-molto diffusa dal connubio per gruppi alla famiglia
-sindiasmica. Ciò che Bachofen presenta come
-un'espiazione per la violazione degli antichi precetti
-divini, come una penitenza con la quale la donna
-riscatta il diritto alla castità, non è in realtà se
-non l'espressione mistica dell'espiazione, con cui la
-donna si riscatta dall'antica comunanza degli uomini
-e acquista il diritto di non darsi che a un
-uomo solo. Questa espiazione consiste in un limitato
-abbandono di sè stesse agli amori promiscui: le
-donne babilonesi dovevano darsi una volta all'anno
-nel tempio di Militta; altri popoli dell'Asia Minore
-mandavano le loro fanciulle per degli anni
-nel tempio di Anaiti a coltivarvi l'amor libero con
-favoriti di loro scelta, prima di potersi maritare;
-usi analoghi, travestiti in riti, sono comuni a quasi
-tutti i popoli asiatici, tra il Mediterraneo e il Gange.
-Il sacrificio espiatorio pel riscatto diviene nel corso
-del tempo sempre più breve, come già osserva Bachofen:
-«Il darsi ripetute volte nell'anno è sostituito
-dall'abbandonarsi una sola volta; all'eterismo
-delle matrone succede quello delle fanciulle; lo si
-pratica prima anzichè durante il matrimonio; scambio
-di darsi a tutti senza limite, la donna può prescegliere
-certe persone» (<i>Mutterrecht</i>, <i>p. XIX</i>).
-Presso altri popoli manca il travestimento religioso:
-presso alcuni — come i Traci, i Celti, ecc., nell'antichità,
-molti aborigeni dell'India, i popoli malesi, gli
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-isolani dell'Oceania e molti Indiani americani, ancor
-oggi — le fanciulle, sino al matrimonio, godono
-della più grande libertà sessuale. Lo stesso avviene
-quasi dapertutto nell'America del Sud, e ne è testimonio
-chiunque vi si sia alquanto addentrato.
-Così <span class="smcap">Agassiz</span> (<i>A journey in Brazil</i>, Boston and New-York
-1880, p. 260) narra quanto segue di una ricca
-famiglia, di origine indiana: avendovi egli visto
-una fanciulla, chiese di suo padre, supponendo fosse
-il marito della madre, che, in qualità di ufficiale,
-era andato alla guerra contro il Paraguay; ma la
-madre rispose sorridendo: <i>não tem pai, he filha da
-fortuna</i>, essa non ha padre, è figlia del caso. «Così
-parlano sempre le donne indiane, o di sangue mescolato,
-dei loro figli nati fuori matrimonio, senza
-esitare, nè arrossire; e nonchè esser ciò una cosa
-fuor dell'ordinario, sembra anzi che il contrario sia
-l'eccezione. Sovente i figli non conoscono se non
-la madre, perciocchè tutta la cura e tutta la responsabilità
-ricade su di essa; nulla sanno del padre;
-sembra anzi che alla donna non baleni neppure che
-essa o i suoi figli possano vantare alcun diritto
-verso di lui». Ciò che qui sembra strano all'uomo
-incivilito è semplicemente la regola secondo il diritto
-materno e nel connubio per gruppi.
-</p>
-
-<p>
-Presso altri popoli, gli amici e i parenti dello
-sposo o i convitati esercitano, nell'occasione stessa
-delle nozze, il tradizionale diritto sulla sposa, e la
-volta dello sposo non viene che in ultimo; così
-alle Baleari e presso gli <i>Augili</i> africani nell'antichità,
-e oggi ancora presso i <i>Barea</i> nell'Abissinia.
-Presso altri popoli, un personaggio ufficiale, il capo
-della tribù o della <i>gente</i>, il <i>cacicco</i>, lo <i>sciamane</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-il prete, il principe, o comunque si chiami, rappresenta
-la comunità, ed esercita sulla sposa il diritto
-della prima notte. Malgrado tutte le pretese riabilitazioni
-neoromantiche, questo <i>jus primae noctis</i>
-esiste ancora, come avanzo del connubio per gruppi,
-fra la maggior parte degli abitanti del territorio
-di <i>Alaska</i> (<span class="smcap">Bancroft</span>, <i>Native Races</i>, I, 81),
-presso i <i>Tahu</i> nel Messico settentrionale (<i>ivi</i>, p. 584)
-e presso altri popoli; esso ha esistito, per tutto il
-Medio evo, almeno nei paesi di origine celtica, tramandatovi
-dal connubio per gruppi, per esempio
-nella provincia di Aragona. Mentre nella Castiglia
-il contadino non fu mai servo, in Aragona domina
-la più ignominiosa servitù, sino all'arbitrato di Ferdinando
-il Cattolico, nel 1486. È detto in questo
-documento; «Noi giudichiamo e dichiariamo, che,
-quando il contadino prende moglie, i premenzionati
-signori (<i>senyors</i>, Baroni) non possono dormire
-con essa la prima notte, o, dopo che essa si sia
-messa a letto, coricarsi con lei ed usarne in segno
-di dominio, nè servirsi della figlia o del figlio del
-contadino, con pagamento o senza, contro la loro
-volontà». (Citato nell'originale catalano da <span class="smcap">Sugenheim</span>,
-<i>Leibeigenschaft</i>, Pietroburgo 1861, p. 35).
-</p>
-
-<p>
-Bachofen ha anche perfettamente ragione, quando
-afferma recisamente, che il passaggio, da ciò che egli
-chiama «eterismo» o «generazione di palude»,
-al connubio individuale, fu essenzialmente opera
-delle donne. Quanto più, con lo sviluppo delle condizioni
-economiche dell'esistenza, cioè col cessare
-del vecchio comunismo e con l'addensarsi della popolazione,
-i tradizionali rapporti sessuali perdevano
-il carattere ingenuo delle foreste primitive, tanto
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-più essi dovevano apparire umilianti ed oppressivi
-alle donne, e tanto più queste dovevano desiderare il
-diritto alla castità, o al connubio temporaneo o
-permanente con un sol uomo, come una liberazione.
-Questo progresso non poteva emanare dagli uomini,
-perchè essi non hanno mai pensato, e non pensano
-neanche oggi, a rinunziare in pratica alle attrattive
-dei connubio per gruppi. Solo dopo che, mercè
-le donne, si passò al connubio sindiasmico, poterono
-gli uomini introdurre la rigorosa monogamia,
-per le sole donne, s'intende.
-</p>
-
-<p>
-La famiglia sindiasmica nacque sul limite fra
-lo stato selvaggio e la Barbarie, per lo più nel
-periodo superiore dello stato selvaggio, e soltanto
-qua e là in quello inferiore della Barbarie. Essa
-è la forma di famiglia caratteristica della Barbarie,
-come il connubio per gruppi lo è dello stato
-selvaggio, e la monogamia dell'epoca civile. Perchè
-potesse svilupparsi sino a una vera e salda monogamia,
-abbisognavano altre cause da quelle che
-agirono sin qui. Nella famiglia sindiasmica il gruppo
-era già ridotto alla sua ultima unità, alla sua molecola
-di due atomi: un uomo e una donna. La
-selezione naturale aveva compiuto la sua opera
-escludendo sempre più la comunanza dei connubii;
-in questa direzione non le rimaneva più nulla da
-fare. Se dunque non emergevano nuove forze impulsive,
-forze <i>sociali</i>, non vi era ragione perchè
-dalla famiglia sindiasmica scaturisse una nuova forma
-di famiglia. Queste forze entrarono in gioco.
-</p>
-
-<p>
-Lasciamo ora l'America, la terra classica della
-famiglia sindiasmica. Nessun indizio autorizza a
-concludere, che ivi siasi sviluppata una forma di
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-famiglia più elevata, e che, prima della scoperta e
-della conquista, vi sia mai esistita in qualche luogo
-la stretta monogamia. Non così nel vecchio mondo.
-</p>
-
-<p>
-Quivi l'addomesticamento degli animali e l'allevamento
-degli armenti avevano sviluppata una
-fonte di ricchezza non ancor presentita, e creato
-rapporti sociali affatto nuovi. Sino allo stadio
-inferiore della barbarie, la ricchezza che poteva
-conservarsi consisteva quasi esclusivamente nella
-casa, nel vestito, in rozzi ornamenti, e negli ordigni
-per procurarsi ed allestire gli alimenti: la
-barca, le armi, le suppellettili più semplici. Gli alimenti
-dovevano conquistarsi giorno per giorno.
-Ora, invece, cogli armenti di cavalli, cammelli, asini,
-buoi, pecore, capre e porci, le inoltrantisi popolazioni
-nomadi — gli Arii nella regione indica dei
-cinque fiumi e nel territorio del Gange, come nelle
-steppe dell'Osso e del Jassarte, allora assai più ricche
-di acqua; i Semiti sull'Eufrate e sul Tigri — acquistarono
-beni, che esigevano solo un po' di vigilanza
-e le cure le più grossolane, per moltiplicarsi
-sempre più, e fornire il più ricco nutrimento di
-latte e di carne. Tutti i mezzi anteriori di procacciarsi
-gli alimenti passano così in seconda linea;
-la caccia, già una necessità, diventa ora un lusso.
-</p>
-
-<p>
-Ma a chi apparteneva questa nuova ricchezza?
-Senza dubbio, in origine, alla <i>gente</i>; senonchè sugli
-armenti dev'essersi ben presto sviluppata la proprietà
-privata. È difficile dire se all'autore del
-cosiddetto primo libro di Mosè, il padre Abramo
-apparisse possessore dei suoi armenti in virtù di
-un diritto proprio, come capo di una famiglia, o
-in virtù della sua qualità di effettivo capo ereditario
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-di una <i>gente</i>. Certo è soltanto, che non possiamo
-rappresentarcelo come proprietario nel senso
-moderno. E certo è inoltre che, alla soglia della
-storia autentica, troviamo gli armenti già dapertutto
-in proprietà privata dei singoli capi di famiglia,
-esattamente come i prodotti dell'arte della
-barbarie, gli arnesi di metallo, gli articoli di lusso,
-finalmente il bestiame umano, gli schiavi.
-</p>
-
-<p>
-Perciocchè a quest'epoca fu inventata anche la
-schiavitù. Lo schiavo non aveva valore pei barbari
-dello stadio inferiore. Gli stessi Indiani americani si
-comportavano coi nemici vinti affatto diversamente
-dai barbari degli stadii superiori. Gli uomini erano
-uccisi, o accolti come fratelli nella tribù dei
-vincitori; le donne venivano sposate, o adottate insieme
-ai loro figli sopravvissuti. La forza di lavoro
-umano non offre ancora, in questo stadio, alcun
-apprezzabile sopravvanzo sul costo del suo mantenimento.
-Introdotti l'allevamento del bestiame,
-la lavorazione dei metalli, la tessitura, e finalmente
-l'agricoltura, tutto questo mutava. Come le
-spose, nel passato così numerose e così facili a procurarsi,
-ora acquistavano un prezzo e venivano
-comprate, lo stesso avvenne delle forze di lavoro,
-massime dacchè gli armenti passarono definitivamente
-in proprietà privata. La famiglia non aumentava
-così presto come il bestiame. Occorrendo
-un maggior numero di persone per custodirlo, si
-utilizzò il nemico prigioniero di guerra, che d'altronde
-si riproduceva come il bestiame.
-</p>
-
-<p>
-Tali ricchezze, passate in proprietà privata e
-rapidamente accresciute, diedero un terribile colpo
-alla società fondata sulla famiglia sindiasmica e
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-sulla <i>gente</i> del diritto materno. Il connubio sindiasmico
-aveva introdotto un nuovo elemento nella
-famiglia: allato alla madre carnale esso aveva posto
-il padre carnale, autentico, probabilmente più
-autentico di molti «padri» d'oggidì. Giusta la divisione
-del lavoro nella famiglia di quel tempo,
-spettava all'uomo il procacciare gli alimenti e gli
-strumenti di lavoro necessarii all'uopo, e quindi
-anche gli spettava la proprietà di questi ultimi;
-separandosi li portava seco, come la moglie conservava
-le sue masserizie. Giusta gli usi di quella
-società, l'uomo era dunque proprietario delle nuove
-fonti di alimentazione, il bestiame, e in seguito dei
-nuovi strumenti di lavoro, gli schiavi. Ma, giusta
-gli usi medesimi, i suoi figli non ereditavano da lui,
-poichè l'eredità si regolava come stiamo per dire.
-</p>
-
-<p>
-Giusta il diritto materno, cioè finchè la discendenza
-non si computava che in linea femminile, e
-giusta il costume ereditario primitivo della gente,
-da principio i parenti <i>gentili</i> ereditavano dai loro
-defunti compagni <i>gentili</i>. I beni di fortuna dovevano
-restare nella <i>gente</i>. Stante la sua poca importanza,
-la successione in pratica sarà passata ai
-più prossimi parenti <i>gentili</i>, cioè ai consanguinei
-dal lato materno. Ma i figli del marito defunto non
-appartenevano alla sua <i>gente</i>, bensì a quella della
-madre; essi ereditavano da questa, dapprincipio insieme
-cogli altri consanguinei di lei, in seguito
-forse in prima linea, ma essi non potevano ereditare
-dal padre, poichè non appartenevano alla sua
-<i>gente</i>, alla quale dovevano rimanere i suoi beni di
-fortuna. Alla morte, quindi, di un possessore di armenti,
-questi sarebbero passati anzitutto ai suoi
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-fratelli e alle sue sorelle e ai figli delle sue sorelle,
-o ai discendenti delle sorelle di sua madre, ma i
-suoi propri figli rimanevano diseredati.
-</p>
-
-<p>
-A misura quindi che le ricchezze aumentavano,
-da un lato, esse davano all'uomo nella famiglia una
-posizione più importante che alla donna e, d'altro
-lato, creavano in lui lo stimolo ad utilizzare questa
-posizione più importante, per rovesciare, a favore
-dei propri figli, la vecchia successione. Ma ciò
-era impossibile finchè vigeva la discendenza per
-diritto materno. Questo diritto doveva dunque essere
-rovesciato, e lo fu. Ciò non fu tanto difficile
-quanto oggi ci sembra, poichè questa rivoluzione — una
-delle più importanti, che gli uomini abbiano
-vedute — non aveva bisogno di toccare alcuno
-dei membri viventi di una <i>gente</i>. Tutti questi
-potevano rimanere, dopo come prima, ciò che
-erano stati. Bastò stabilire che, in avvenire, i discendenti
-dei compagni maschi resterebbero nella
-<i>gente</i> e quelli delle femmine ne sarebbero esclusi, passando
-nella <i>gente</i> del loro padre. Con ciò si aboliva
-il computo della discendenza in linea femminile e
-il diritto ereditario materno, e si istituiva la linea
-di discendenza maschile e il diritto ereditario paterno.
-Come si sia fatta questa rivoluzione, nei popoli
-tendenti alla civiltà, e quando, non ne sappiamo
-nulla. Essa appartiene interamente all'epoca preistorica.
-Ma che si sia fatta, è dimostrato oltre il
-bisogno dalle abbondanti tracce di diritto materno
-raccolte sopratutto dal Bachofen, e come facilmente
-si effettui, lo vediamo in una intera serie di tribù
-indiane, dove essa è affatto recente, o si effettua
-ancor oggi, in parte sotto l'influenza della crescente
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-ricchezza e del cangiato modo di vita (passaggio
-dai boschi alle praterie), e in parte per l'influsso
-morale della civiltà e dei missionarii. Di otto tribù del
-Missuri, sei hanno introdotto la discendenza
-e la successione maschile, due l'hanno ancora femminile.
-Presso i <i>Shawnees</i>, i <i>Miamies</i> e i <i>Delawares</i> si è
-introdotto l'uso di trasportare i figli dalla <i>gente
-</i>della madre in quella del padre, col dar loro un
-nome tratto dalla <i>gente</i> del padre, affinchè possano
-ereditare da questo. «Innata tendenza casistica dell'uomo,
-di cangiare le cose mutando i loro nomi
-e di trovare ripieghi per abbattere la tradizione
-avendo l'aria di rispettarla, quando un interesse
-diretto ne dà lo stimolo sufficiente!» (<i>Marx</i>). Nacque
-da ciò un'inestricabile confusione, alla quale
-dovevasi ovviare, e venne anche in parte ovviato,
-col passaggio al diritto paterno. «In generale sembra
-questo il passaggio il più naturale» (<i>Marx</i>).
-</p>
-
-<p>
-Chi vuol vedere ciò che sanno dirci gli studiosi
-di Diritto comparato sul come sarebbesi effettuata
-questa trasformazione presso i popoli tendenti a
-civiltà del vecchio mondo — ipotesi e niente più — consulti
-<span class="smcap">Kovalevsky</span>, <i>Tableau des origines et
-de l'evolution de la famille et de la propriété</i>,
-Stockholm, 1890.
-</p>
-
-<p>
-La caduta del diritto materno fu la <i>sconfitta storico-mondiale
-del sesso femminile</i>. L'uomo afferrò
-il timone anche nella casa, la donna fu avvilita,
-asservita, resa schiava delle sue voglie e divenne
-un semplice strumento di riproduzione. Questa degradata
-condizione della donna, che appare evidente
-sopratutto fra i Greci dei tempi eroici e più
-ancora dei tempi classici, venne gradatamente inorpellata
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-e dissimulata, e qua e là ha assunto anche
-forme più miti; ma non fu mai in alcun modo
-abolita.
-</p>
-
-<p>
-Il primo effetto di cotesto nuovo ed esclusivo dominio
-dell'uomo, mostrasi nel sorgere di quella
-forma intermedia che è la famiglia patriarcale. Ciò
-che particolarmente la caratterizza non è la poligamia,
-di cui parleremo più tardi, ma «l'organizzazione
-di un certo numero di persone libere e non
-libere in una sola famiglia, sotto la patria potestà
-del capo di essa. Nella forma semitica, questo capo
-di famiglia vive in poligamia, i non liberi hanno
-moglie e figli, e lo scopo di tutta l'organizzazione
-è la custodia degli armenti sopra uno spazio di
-terra determinato». L'essenziale è l'incorporazione
-dei non liberi e la patria potestà; la famiglia romana
-è quindi il tipo completo di questa forma di
-famiglia. La parola <i>familia</i> non significa in origine
-l'ideale dell'odierno filisteo, composto di sentimentalismo
-e di discordia domestica; presso i Romani
-dei primi tempi, essa non si riferisce nemmeno alla
-coppia conjugale e ai suoi figli, ma soltanto agli
-schiavi. <i>Famulus</i> è lo schiavo domestico, e <i>familia
-</i>è la collettività degli schiavi appartenenti ad un
-uomo. Ancora al tempo di Caio, la <i>familia, id est
-patrimonium</i> (ossia l'asse ereditario), veniva legata
-per testamento. L'espressione fu inventata dai Romani,
-per designare un nuovo organismo sociale,
-il cui capo teneva moglie, figli e un certo numero
-di schiavi sotto di sè, giusta la patria potestà romana,
-con diritto di vita e di morte su tutti. «La
-parola non è dunque più antica del ferreo sistema
-di famiglia delle tribù latine, sorto dopo introdotte
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-l'agricoltura e la schiavitù legale e dopo la scissione
-degli Arii italici dai Greci». Marx aggiunge:
-«La famiglia moderna contiene in germe non solo
-la schiavitù (<i>servitus</i>), ma ben anche il servaggio,
-poichè essa in origine si connette con dei servizii
-agricoli. Essa compendia <i>in miniatura</i> tutti gli antagonismi
-che più tardi si sviluppano ampiamente
-nella società e nel suo Stato».
-</p>
-
-<p>
-Siffatta forma di famiglia segna il passaggio
-dalla famiglia sindiasmica alla monogamia. Per
-guarentire la fedeltà della moglie, cioè la paternità
-dei figli, la donna è consegnata incondizionatamente
-al potere dell'uomo: se egli la uccide, non
-esercita che il proprio diritto.
-</p>
-
-<p>
-Con la famiglia patriarcale entriamo nel dominio
-della storia scritta, dominio nel quale la
-scienza del diritto comparato ci reca un notevole
-sussidio. Dobbiamo infatti a questa un progresso
-essenziale su questo punto. Fu <span class="smcap">Massimo Kovalevsky
-</span>(<i>Tableau</i>, ecc., <i>de la famille e de la propriété</i>,
-Stockholm 1890, pag. 60-100) a fornirci la prova,
-che la comunità domestica patriarcale, quale la
-troviamo ancor oggi fra i Serbi ed i Bulgari sotto
-nome di <i>zadruga</i> (traducibile a un dipresso con
-<i>unione d'amicizia</i>) o di <i>bratstvo</i> (<i>fratellanza</i>) ed
-in forma modificata presso i popoli orientali, costituì
-lo stadio di transizione tra la famiglia del
-diritto materno, sorta dal connubio per gruppi,
-e la famiglia individuale del mondo moderno. Ciò
-sembra dimostrato almeno pei popoli tendenti a
-civiltà del mondo antico, per gli Arii e per i Semiti.
-</p>
-
-<p>
-La <i>zadruga</i> degli Slavi del Sud offre il miglior
-esempio superstite di una tale comunità di famiglia.
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-Essa abbraccia parecchie generazioni di discendenti
-da uno stesso padre, con le rispettive
-mogli, che, tutti coabitando sotto il tetto medesimo,
-coltivano i loro campi in comune, hanno comuni
-provviste di alimenti e di vesti, e possiedono in
-comune ogni risparmio. La comunità sta sotto l'amministrazione
-del padron di casa (<i>domácin</i>); questi
-la rappresenta nei rapporti esterni, può alienare
-oggetti di poco conto, tiene la cassa e ne risponde,
-come risponde del corso regolare degli affari. È
-elettivo; nè occorre che sia il più vecchio. Le
-donne e i loro lavori stanno sotto la direzione
-della padrona di casa (<i>domácica</i>), di solito la moglie
-del <i>domácin</i>. Questa ha anche un voto importante,
-sovente decisivo, nella scelta dello sposo per
-le ragazze. Ma il potere supremo risiede nel Consiglio
-di famiglia, o assemblea di tutti i compagni
-adulti, donne ed uomini. A quest'assemblea il padrone
-di casa rende i conti; è essa che prende le
-decisioni definitive, che esercita giurisdizione su
-tutti i membri della comunità, che conchiude le
-compre e le vendite di qualche importanza, massime
-se si tratta di terreni o di stabili, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Non è che da circa un decennio che il perdurare
-di consimili grandi comunità domestiche fu
-dimostrato anche in Russia; oggi è generalmente
-riconosciuto che esse sono altrettanto radicate nel
-costume popolare russo quanto la <i>obscina</i> o comunità
-di villaggio. Esse figurano nel più antico codice
-russo, il <i>Pravda</i> di <i>Jaroslav</i>, sotto lo stesso
-nome (<i>vervj</i>) che nelle leggi dalmate, e si trovano
-del pari nelle fonti storiche polacche e czeche.
-</p>
-
-<p>
-Anche fra i Germani, secondo <span class="smcap">Heussler</span> (<i>Institutionen
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-des deutschen Rechts</i>), l'unità economica
-in origine non è la famiglia isolata nel senso moderno,
-ma la «comunità domestica», che comprende
-parecchie famiglie di diverse generazioni, e spesso
-anche individui non liberi. Anche la famiglia romana
-viene ricondotta a questo tipo, e l'assoluta
-potestà del padre di famiglia, di fronte all'assenza
-d'ogni diritto negli altri membri della famiglia, fu
-testè vivamente contestata. Presso i Celti, in Irlanda,
-devono esservi state analoghe comunità di
-famiglia; in Francia esse si conservarono nel Nivernese,
-sotto il nome di <i>parçonneries</i>, sino alla rivoluzione
-francese, e nella Franca Contea non sono
-ancora interamente estinte. Nei pressi di <i>Louhans
-</i>(<i>Saône-et-Loire</i>) si vedono grandi case di contadini,
-con una sala centrale comune alta sino al
-tetto, e intorno le camere da letto, alle quali si
-accede mediante scale di sei a otto scalini, e dove
-abitano parecchie generazioni della medesima famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Nelle Indie la comunità domestica che coltiva la
-terra in comune è ricordata fin da Nearco, ai tempi
-di Alessandro il Grande, e vi esiste tuttora nel
-<i>Pandschàb</i> e in tutto il Nord-ovest del paese. Nel
-Caucaso la potè dimostrare lo stesso Kovalevsky.
-In Algeria esiste ancora presso i <i>Cabili</i>. E la si sarebbe
-rinvenuta anche in America, dove la si dice
-scoperta fra i <i>Calpullis</i>, descritti da Zurita nel
-vecchio Messico; <span class="smcap">Cunow</span> (<i>Ausland</i>, 1890, N. 42-44)
-dimostrò invece abbastanza chiaramente, che nel
-Perù, al tempo della conquista, vigeva una specie di
-regime di <i>marca</i> (il quale, cosa strana, si sarebbe
-chiamato propriamente <i>marca</i>!), con divisione periodica
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-del terreno coltivato, e quindi con coltivazione
-individuale.
-</p>
-
-<p>
-In ogni caso, la comunità domestica patriarcale,
-con la terra posseduta e coltivata in comune, acquista
-ormai una importanza ben maggiore che nel
-passato. Noi non possiamo più dubitare della parte
-importante che essa ha sostenuto, fra i popoli tendenti
-a civiltà e fra molti altri popoli del mondo
-antico, nel determinare il passaggio dalla famiglia
-del diritto materno alla famiglia isolata. Più avanti
-torneremo all'altra conclusione del Kovalevsky, per
-cui essa sarebbe anche stata lo stadio di transizione
-onde si sviluppa la comunità del villaggio o della
-marca, con coltivazione individuale e divisione dapprima
-periodica e poi definitiva dei campi e delle
-praterie.
-</p>
-
-<p>
-Quanto alla vita di famiglia in queste comunità
-domestiche, è da notare che, in Russia almeno, il
-capo di casa ha fama di abusare molto della sua
-posizione di fronte alle giovani della comunità, specialmente
-di fronte alle nuore, e spesso di farsene
-un <i>harem</i>; i canti popolari russi sono abbastanza
-eloquenti in proposito.
-</p>
-
-<p>
-Prima di passare alla monogamia, che si svolge
-rapidamente colla caduta del diritto materno, poche
-parole ancora sulla poligamia e sulla poliandria.
-Ambedue queste forme di connubio non possono
-essere che eccezioni, per così dire prodotti di lusso
-della storia, salvo che non sorgano in un paese
-l'una accanto all'altra, ciò che, come è noto, non
-è il caso. Poichè dunque gli uomini esclusi dalla
-poligamia non si possono consolare con donne lasciate
-libere dalla poliandria, e poichè il numero
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-degli uomini e delle donne, indipendentemente dalle
-istituzioni sociali, fu sinora supergiù eguale, ciò
-basta ad escludere che l'una o l'altra di queste
-forme di connubio possano divenire la forma dominante.
-Nella realtà, la poligamia di un uomo era
-il prodotto palese della schiavitù e rimaneva sempre
-l'eccezione. Nella famiglia patriarcale semitica, vive
-in poligamia il solo patriarca, tutt'al più qualcuno
-dei suoi figli, gli altri debbono appagarsi di una
-sola donna. Lo stesso avviene ancora in tutto l'Oriente;
-la poligamia è un privilegio dei ricchi e
-dei potenti, e si recluta principalmente colla compra
-di schiave; la massa del popolo è monogama. Analogamente
-è un'eccezione la poliandria nell'India e
-nel Tibet, la cui origine dal connubio per gruppi
-sarebbe certo interessante approfondire. Nella
-sua pratica essa sembra del resto ben più larga
-del geloso regime degli <i>harem</i> maomettani. Almeno,
-presso i <i>Nairi</i> dell'India, tre, quattro o più uomini
-hanno bensì una moglie in comune, ma ognuno di
-essi ne può avere in comune con tre o più altri
-uomini una seconda, una terza, una quarta, ecc. È
-un miracolo, che Mac Lennan in questi clubs
-conjugali, di parecchi dei quali si può esser membri
-contemporaneamente e che egli stesso descrive, non
-abbia scoperta la nuova classe del <i>matrimonio di
-club</i>. Ma questo regime è ben lungi dall'essere vera
-poliandria; esso è piuttosto, come già osservò Giraud-Teulon,
-una forma speciale del connubio pei
-gruppi; gli uomini vivono in poligamia, e in poliandria
-le donne.
-</p>
-
-<p>
-4. <i>La famiglia monogamica</i>. Essa nasce dalla
-famiglia siandiasmica, come si è dimostrato, nell'epoca
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-in cui lo stadio medio trapassa in quello superiore
-della barbarie; il suo definitivo trionfo è
-uno dei segni caratteristici dell'epoca civile che incomincia.
-Essa è fondata sul dominio del marito
-coll'espresso scopo di procreare figli la cui paternità
-sia incontestata, e tale paternità è richiesta,
-perchè questi figli debbono subentrare un giorno
-come eredi naturali nella fortuna paterna. Essa si
-distingue dalla famiglia sindiasmica per una assai
-maggiore saldezza del vincolo conjugale, non più
-risolubile per semplice consenso. Ordinariamente
-ora è solo l'uomo che può scioglierlo e ripudiare
-la moglie. Il diritto dell'infedeltà gli rimane garantito
-almeno dall'uso (il Codice Napoleone glielo attribuisce
-espressamente, finchè esso non porti la
-concubina nella casa conjugale) ed è sempre più
-praticato quanto più cresce lo sviluppo sociale; se
-la moglie si ricorda dell'antica pratica sessuale e
-vuol rinnovarla, essa è punita più duramente che
-mai per lo innanzi.
-</p>
-
-<p>
-La nuova forma di famiglia ci si offre in tutta
-la sua durezza presso i Greci. Mentre, come osserva
-Marx, la posizione delle dee nella mitologia ci presenta
-un periodo anteriore, nel quale le donne avevano
-ancora una posizione più libera e più stimata,
-noi troviamo ai tempi eroici la donna già degradata
-dal predominio dell'uomo e dalla concorrenza
-delle schiave. Si legge nell'Odissea come Telemaco
-rimprovera sua madre e la costringe a tacere. In
-Omero, le giovani conquistate sono abbandonate
-alla sensualità dei vincitori; i capi, a turno e a
-norma del grado, si scelgono le più belle; tutta
-l'Iliade, com'è noto, si aggira sulla contesa tra
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-Achille ed Agamennone per una di tali schiave.
-Per ogni eroe omerico di qualche importanza è
-menzionata la fanciulla prigioniera di guerra, con
-la quale egli divide la tenda ed il letto. Queste
-fanciulle sono anche condotte in patria e nella
-casa conjugale, come Cassandra da Agamennone in
-Eschilo; i figli procreati con siffatte schiave ricevono
-una piccola parte dell'eredità paterna e sono
-considerati come uomini liberi; così Teucro è un
-figlio di Telamone nato fuori di matrimonio, eppure
-può portare il nome del padre. Dalla sposa si
-esige che tolleri tutto questo, e serbi la più rigorosa
-castità e fedeltà coniugale. La donna greca
-dei tempi eroici è, ben vero, più stimata di quella
-del periodo incivilito, ma essa non è altro, alla fine,
-per l'uomo che la madre dei suoi figli ed eredi legittimi,
-la governante della sua casa e la direttrice
-delle schiave, che egli può fare, e fa, a piacere, sue
-concubine. È l'esistenza della schiavitù allato alla
-monogamia, è la presenza di schiave giovani e belle
-che appartengono corpo ed anima all'uomo, ciò che
-sin dall'origine imprime alla monogamia il suo carattere
-specifico: essa è monogamia <i>soltanto per
-la donna</i>, non già per l'uomo. Questo carattere lo
-serba anche oggi.
-</p>
-
-<p>
-Pei Greci del periodo posteriore, giova distinguere
-tra Dori ed Jonî. I primi, il cui esempio classico
-è Sparta, conservano, per molti riguardi, rapporti
-conjugali ancora più antichi di quelli che ci
-mostra lo stesso Omero. A Sparta vige un connubio
-sindiasmico, modificato secondo i concetti
-locali dello Stato, che offre ancora molte reminiscenze
-del connubio per gruppi. I connubii senza
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-prole vengono sciolti; il re Anassandrida (verso
-il 650 avanti la nostra èra) alla sua moglie sterile
-ne aggiunse una seconda e aveva così due famiglie<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>;
-nella stessa epoca il re Aristone, avendo due mogli
-sterili, ne ripudiò una e gliene sostituì una terza.
-D'altra parte, più fratelli potevano avere una moglie
-comune; l'amico, cui piacesse la moglie dell'amico,
-poteva dividerla con questo; ed era ritenuto decente
-porre la moglie a disposizione di un «vigoroso
-stallone», come direbbe Bismarck, anche se
-questo non fosse cittadino. Da un passo di Plutarco,
-secondo il quale una Spartana indirizza a suo marito
-l'amante che la incalzava con profferte di
-amore, pare — secondo Schömann — che vi fosse
-una anche più larga libertà di costume. Non esisteva
-quindi vero adulterio, o infedeltà della moglie
-alle spalle del marito. D'altra parte, la schiavitù
-domestica era sconosciuta a Sparta almeno nel
-tempo migliore, i servi iloti abitavano separati sui
-fondi de' padroni, era quindi minore per gli Spartani
-la tentazione di contaminarne le donne. Per
-tutte queste ragioni le donne a Sparta non potevano
-non avere una posizione molto più stimata
-che nel resto della Grecia. Le donne spartane e la
-parte eletta delle Etére ateniesi sono le sole donne
-greche di cui gli antichi parlino con rispetto, e i
-cui pensieri essi stimassero degni di venir rilevati.
-</p>
-
-<p>
-Ben altrimenti fra gli Jonî, la cui città caratteristica
-è Atene. Ivi le fanciulle non imparavano che
-a filare, tessere, cucire, tutt'al più qualche poco a
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-leggere e a scrivere. Vivevano come recluse e non
-praticavano se non con altre donne. La camera
-delle donne era segregata nel piano superiore o
-sul di dietro della casa, dove gli uomini, massime
-se stranieri, difficilmente penetravano e dove esse
-si ritiravano se capitavano visite maschili. Le donne
-non uscivano che accompagnate da una schiava;
-in casa erano strettamente vigilate; Aristofane parla
-di molossi, educati a spaventare gli adulteri, e, almeno
-nelle città asiatiche, alla sorveglianza delle
-donne si impiegavano gli eunuchi, che già al tempo
-di Erodoto fabbricavansi in Chio per farne commercio,
-e, secondo Wachsmuth, non servivano ai
-soli barbari. In Euripide, la donna è qualificata
-come <i>oikurema</i>, ossia come cosa destinata alla cura
-della casa (la parola è neutra), e per l'Ateniese essa
-non era che una macchina per la procreazione e
-la principale domestica. L'uomo aveva gli esercizi
-ginnastici e gli affari pubblici, dai quali era esclusa
-la donna; aveva spesso, inoltre, schiave a sua disposizione,
-e, nel fiore di Atene, una prostituzione
-diffusa e che lo Stato, a dire il vero, favoriva. Fu
-appunto sulla base di questa prostituzione che si
-svilupparono certi speciali caratteri di donne greche,
-che per lo spirito e pel gusto artistico si elevavano
-tanto sul livello comune delle donne antiche, quanto
-le Spartane pel carattere. Ma che per divenire
-donne bisognasse prima essere Etére, è questa la
-più severa condanna della famiglia ateniese.
-</p>
-
-<p>
-Questa famiglia ateniese fu, nel corso del tempo,
-il tipo sul quale sempre più modellarono i loro
-rapporti domestici non solo gli altri Jonî, ma tutti
-i Greci dell'interno e delle colonie. Ma, ad onta
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-dell'isolamento e della sorveglianza, le Greche trovavano
-abbastanza spesso l'occasione d'ingannare i
-loro mariti. Questi, che si sarebbero vergognati di
-manifestare amore per le loro mogli, si divertivano
-amoreggiando colle Etére; ma la degradazione
-delle donne si vendicò sugli uomini e degradò anch'essi,
-finchè caddero nel pervertimento degli
-amori coi fanciulli, e degradarono i loro dei, come
-sè stessi, col mito di Ganimede.
-</p>
-
-<p>
-Tale fu l'origine della monogamia, per quanto, ci
-è dato rintracciarla nel popolo più incivilito e
-più altamente evoluto dell'antichità. Essa non fu
-affatto un frutto dell'amore sessuale individuale,
-con cui non aveva assolutamente nulla di comune,
-poichè, dopo come prima, i connubii restarono
-connubii di convenienza. Essa fu la prima forma di
-famiglia, non basata su rapporti naturali, ma economici,
-cioè sulla vittoria della proprietà privata
-sopra la originaria proprietà comune naturale. Dominio
-dell'uomo nella famiglia, e procreazione di
-figli, che non potessero essere che suoi e destinati
-ad ereditare la sua ricchezza — questi e non altri
-furono gli scopi del connubio individuale<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>, francamente
-espressi dai Greci. Del resto esso era per
-loro un peso, un dovere verso gli dei, verso lo
-Stato e verso i proprii antecessori; un dovere da
-adempiere e nulla più. In Atene la legge imponeva
-all'uomo non solo il matrimonio, ma l'adempimento
-di un minimo dei cosiddetti doveri coniugali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il connubio individuale non appare quindi affatto
-nella storia come una riconciliazione fra l'uomo
-e la donna, e, meno ancora, come la forma di
-connubio più alta.
-</p>
-
-<p>
-Al contrario. Esso si presenta come l'assoggettamento
-di un sesso all'altro, come la proclamazione
-di un conflitto dei sessi, sino allora
-sconosciuto in tutta la storia primitiva. In un vecchio
-manoscritto inedito, elaborato da Marx e da
-me nel 1846, trovo: «La prima divisione del lavoro
-è quella tra l'uomo e la donna per la procreazione.»
-Oggi posso aggiungere: Il primo antagonismo
-di classe, che si presenta nella storia, coincide
-collo sviluppo dell'antagonismo fra l'uomo e
-la donna nel connubio individuale, e la prima
-oppressione di classe con quella del sesso maschile
-sul femminile. Il connubio individuale fu un
-grande progresso storico, ma al tempo stesso esso
-aprì, accanto alla schiavitù e alla ricchezza privata,
-quell'èra, non ancor chiusa, nella quale ogni
-progresso è insieme un relativo regresso; nella
-quale il bene e lo sviluppo degli uni si compie
-col male e colla oppressione degli altri. Esso è la
-forma cellulare della società incivilita, la forma
-nella quale già possiamo studiare la natura degli
-antagonismi e delle contraddizioni che in questa
-società completamente si svolgono.
-</p>
-
-<p>
-L'antica libertà relativa dei rapporti sessuali
-non cessò affatto colla vittoria della famiglia sindiasmica,
-e neppure con quella del connubio individuale.
-«L'antico sistema coniugale, ridotto a più stretti
-limiti dalla graduale estinzione dei gruppi <i>punalua</i>,
-circondò tuttavia la progrediente famiglia e vi lasciò
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-la sua impronta sino all'albeggiare dell'epoca civile....
-Esso sparì definitivamente nella nuova forma
-dell'eterismo, che incalza gli uomini anche in piena
-civiltà come un'ombra fosca projettata sulla famiglia.»
-Morgan intende per eterismo il rapporto
-sessuale extraconiugale di uomini con donne non
-maritate, esistente <i>allato al connubio individuale</i>;
-rapporto sessuale che, com'è noto, fiorisce nelle
-forme più diverse durante tutto il periodo della
-Civiltà e si muta sempre più in aperta prostituzione.
-Questo eterismo scaturisce direttamente dal
-connubio per gruppi, dalle unioni promiscue con
-le quali le donne acquistavano il diritto alla castità.
-Il darsi per danaro fu dapprima un atto religioso
-che compievasi nel tempio della dea dell'amore, e
-in origine il danaro devolvevasi al tesoro del tempio.
-Le <i>Ierodule</i> di Anaiti in Armenia, di Afrodite
-in Corinto, come le danzatrici religiose dei tempii
-dell'India, le cosiddette <i>Baiadere</i> (la parola è una
-corruzione dal portoghese <i>bailadeira</i> = ballerina),
-furono le prime prostitute. Il far copia di sè, in
-origine dovere di ogni donna, più tardi fu ufficio
-esclusivo di queste sacerdotesse in rappresentanza
-di tutte le donne. Presso altri popoli l'eterismo deriva
-dalla libertà sessuale concessa alle ragazze
-avanti il matrimonio, avanzo quindi anch'esso del
-connubio per gruppi, ma trasmessoci per altra
-via. Col sorgere della disparità delle fortune, cioè
-nello stadio superiore delle Barbarie, il lavoro
-salariato nasce sporadicamente accanto al lavoro
-dello schiavo, e contemporaneamente, come suo
-correlativo necessario, la prostituzione professionale
-delle donne libere accanto a quella forzata
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-delle schiave. Così il retaggio lasciato dal connubio
-per gruppi all'epoca civile è a doppia faccia;
-come è a doppia faccia, ipocrita, incoerente e
-contraddittorio tutto ciò che la civiltà produce;
-qui la monogamia, là l'eterismo fino alla sua ultima
-forma, la prostituzione. L'eterismo è una istituzione
-sociale come qualsiasi altra; esso conserva
-l'antica libertà sessuale a favore degli uomini.
-Non soltanto tollerato in pratica, ma praticato
-palesemente, sopratutto dalle classi dominanti, esso
-è condannato a parole. Ma in realtà questa condanna
-non colpisce punto gli uomini, che vi partecipano,
-ma soltanto le donne: queste sono anatomizzate
-e reiette, proclamandosi così ancora
-una volta l'incondizionata signoria degli uomini sul
-sesso femminile come legge fondamentale della
-società.
-</p>
-
-<p>
-Ma con ciò si sviluppa una nuova antitesi nella
-stessa monogamia. Da un lato il marito che infiora
-la sua esistenza coll'eterismo; dall'altro la moglie
-lasciata in un canto. E non si può avere un lato
-dell'antagonismo senza l'altro, come non si può
-avere in mano una mela intera quando se n'è mangiata
-la metà. Sembrò essere tuttavia questa l'opinione
-dei mariti finchè le loro mogli non li disingannarono.
-Col connubio individuale nascono due
-costanti e caratteristiche figure sociali che il passato
-non conosce: l'amante fisso della moglie e il
-marito cornuto. Gli uomini avevano ottenuta la
-vittoria sulle donne, ma la magnanimità delle vinte
-s'incaricò della incoronazione. Allato al connubio
-individuale e all'eterismo, l'adulterio divenne una
-istituzione sociale inevitabile — vietato, duramente
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-punito, ma indistruttibile. La paternità certa del
-fanciullo si fondò tutt'al più, dopo come prima,
-sulla convinzione morale, e, per risolvere la insolubile
-contraddizione, il Codice Napoleone decretava
-all'art. 312: <i>L'enfant conçu pendant le mariage
-a pour père le mari</i>; il figlio concepito
-durante il matrimonio ha per padre.... il marito.
-È questo l'ultimo risultato di tremila anni di
-connubio individuale.
-</p>
-
-<p>
-Così noi abbiamo nella famiglia individuale — nei
-casi che rimangono fedeli alla sua origine storica
-e mettono in chiara luce l'antagonismo tra l'uomo
-e la donna, espresso nell'esclusivo dominio dell'uomo — un
-quadro in piccolo degli stessi antagonismi
-e contraddizioni, fra i quali la società, divisa in
-classi, si muove fin dagli inizii dell'epoca civile
-senza poterli risolvere e superare. Io parlo qui naturalmente
-solo di quei casi del connubio individuale,
-nei quali la vita conjugale si svolge giusta
-il carattere originario di tutta l'istituzione, ma nei
-quali la donna si ribella contro il dominio dell'uomo.
-Che non tutti i matrimonii trascorrano così, niuno
-lo sa meglio del filisteo tedesco, il quale nella casa
-non sa mantenersi meglio il suo dominio che nello
-Stato, e la cui moglie quindi porta di pien diritto
-quei pantaloni, dei quali egli non è degno. Con
-tutto ciò egli si reputa superiore al suo compagno
-di sventura francese, al quale, più sovente che a
-lui, accade anche di peggio.
-</p>
-
-<p>
-Per altro la famiglia individuale non si presenta
-dapertutto e in ogni tempo nella forma classicamente
-dura che essa ebbe presso i Greci. Fra
-i Romani, che, quali futuri conquistatori del mondo,
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-avevano vedute più ampie, se anche meno perspicaci,
-la donna era più libera e più stimata. Il Romano
-credeva la fedeltà coniugale senz'altro guarentita
-col potere di vita e di morte che aveva
-sulla moglie. Ivi la donna avea facoltà, come
-l'uomo, di sciogliere il connubio. Ma il più grande
-progresso nello sviluppo del connubio individuale
-avvenne certamente coll'entrata dei Germani nella
-storia; senza dubbio perchè fra di essi, per effetto
-della loro povertà, non sembra che la monogamia
-si fosse ancora completamente disinvolta
-dal connubio sindiasmico. Lo desumiamo da tre
-circostanze menzionate da Tacito: In primo luogo,
-accanto a un religioso rispetto del nodo coniugale — «essi
-si appagano di una moglie, le
-donne vivono in una stretta castità» — vigeva
-tuttavia la poligamia per le persone elevate e pei
-capi delle tribù, condizione analoga a quella degli
-Americani, fra i quali dominava la famiglia sindiasmica.
-In secondo luogo, il passaggio dal diritto
-materno al paterno doveva essere recente, poichè
-il fratello della madre — il più prossimo parente
-<i>gentile</i> maschio, giusta il diritto materno — era
-ancora considerato un parente quasi più prossimo
-dello stesso genitore; il che corrisponde anche al
-punto di vista degl'Indiani americani, fra i quali
-Marx, com'ei diceva sovente, trovò la chiave per
-l'intelligenza della nostra storia primitiva. E, in
-terzo luogo, le donne erano, presso i Germani, altamente
-stimate e molto influenti anche nei pubblici
-affari, ciò che sta in diretto contrasto col
-predominio monogamico degli uomini. Cose, quasi
-tutte, nelle quali i Germani concordano con gli
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-Spartani, i quali, come vedemmo, non avevano
-ancor del tutto superato il connubio sindiasmico.
-Coi Germani quindi, anche per questo rapporto, un
-elemento affatto nuovo sorgeva a dominare sul
-mondo. La nuova monogamia, che si sviluppava allora
-dalla miscela dei popoli sugli avanzi del mondo
-romano, rivestì il dominio maschile di forme più
-miti e lasciò alle donne, almeno esteriormente,
-una posizione molto più stimata e più libera di
-quella che abbia mai conosciuta la classica antichità.
-Con ciò solo nacque la possibilità che dalla
-monogamia — in essa, allato ad essa e contro di
-essa, secondo i casi — si svolgesse il più grande
-progresso morale che noi le dobbiamo: l'amore
-sessuale individuale moderno, ignoto a tutto il
-mondo passato.
-</p>
-
-<p>
-Ma questo progresso si deve certamente al fatto
-che fra i Germani regnava ancora la famiglia sindiasmica,
-e la condizione della donna, corrispondente
-a questa forma di famiglia, fu, in quanto
-possibile, innestata nella monogamia; non si deve
-già alla leggenda di un maraviglioso candore morale,
-naturale ai Germani; la realtà è che il connubio
-sindiasmico non si aggira fra gli stridenti
-antagonismi morali dalla monogamia. I Germani,
-anzi, nelle loro migrazioni, particolarmente verso il
-Sud-est, tra i nomadi delle steppe del Mar Nero,
-si erano molto depravati, e, oltre l'abilità nell'equitazione,
-ne avevano anche appreso dei brutti
-vizii contro natura, come attestano esplicitamente
-Ammiano, dei Thaifali, e Procopio, degli Eruli.
-</p>
-
-<p>
-Ma se la monogamia, di tutte le forme di famiglia
-conosciute, fu quella, sotto la quale soltanto
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-potè svilupparsi il moderno amore sessuale, ciò
-non significa che questo vi si sia sviluppato esclusivamente,
-o anche solo prevalentemente, come
-amore reciproco dei coniugi. Ciò, anzi, era escluso
-dalla natura stessa del connubio individuale stabile
-sotto il dominio dell'uomo. In tutte le classi
-storicamente attive, cioè in tutte le classi dominanti,
-la conclusione delle nozze restò ciò che
-era stata dal connubio sindiasmico in poi, un affare
-di convenienza, regolato fra i genitori. E la
-prima forma storica dell'amore sessuale come passione,
-come passione attinente ad ogni uomo (almeno
-delle classi dominanti) e come la più elevata forma
-dell'istinto sessuale — ciò che ne costituisce appunto
-il carattere specifico — codesta sua prima
-forma, l'amore cavalleresco del medio-evo, fu tutt'altro
-che un amore coniugale. Al contrario. Nel
-suo aspetto classico, presso i Provenzali, essa naviga
-a vele spiegate verso l'adulterio, e i loro poeti
-lo cantano. Il fiore delle poesie amorose provenzali
-sono le <i>albas</i>, in tedesco <i>Tagelieder</i> (canzoni
-del mattino). Esse descrivono, con vivi colori, come
-il cavaliere giace colla sua bella — moglie di
-altrui — mentre fuori sta la scolta, che lo chiama,
-appena sorge l'alba, perchè possa spulezzare inosservato;
-la scena della separazione ne forma il
-punto culminante. I francesi del Nord ed anche i
-nostri bravi tedeschi adottarono questa specie di
-poesia con relativo amore cavalleresco, e il nostro
-vecchio Wolfram von Eschenbach ha lasciato sul
-piccante argomento tre meravigliosi <i>Tagelieder</i>,
-ch'io preferisco di gran lunga alle sue tre lunghe
-epopee.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il contratto nuziale borghese, ai nostri giorni,
-è di due sorta. Nei paesi cattolici, un tempo come
-ora, i genitori procurano al giovane borghese la
-sposa che gli conviene, e la conseguenza naturale
-ne è il più completo sviluppo della contraddizione
-insita nella monogamia: florido eterismo da parte
-dell'uomo, rigoglioso adulterio da parte della donna.
-La chiesa cattolica abolì il divorzio, probabilmente
-perchè si è convinta che contro l'adulterio, come
-contro la morte, non cresce erba negli orti. Nei
-paesi protestanti è regola invece di concedere al
-figlio del borghese di eleggersi, con più o meno
-libertà, una donna della propria classe, onde un
-certo grado di amore può trovarsi alla base del
-matrimonio, e, per ragion di decoro, vi è sempre
-presupposto, ciò che è del tutto consono all'ipocrisia
-protestante. Qui l'eterismo dell'uomo è meno
-spiccato e l'adulterio della donna è meno la regola.
-Ma poichè, in ogni forma di connubio, gli
-uomini rimangono ciò che erano prima delle nozze,
-e poichè i borghesi dei paesi protestanti sono per
-lo più filistei, questa monogamia protestante, nella
-media dei migliori casi, non conduce che alla comunanza
-conjugale di una plumbea noia, che si
-qualifica col nome di felicità domestica. Il migliore
-specchio di questi due metodi di matrimonio è il
-romanzo, per la maniera cattolica, il francese, per
-la protestante, il tedesco. In entrambi l'eroe del
-romanzo conquista qualche cosa: nel tedesco, il
-giovane, la ragazza; nel francese, il marito, le
-corna. Non è ancora risoluto quale dei due stia
-peggio. Perciò al borghese la noia del romanzo
-tedesco desta lo stesso orrore che la immoralità
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-del romanzo francese al filisteo tedesco; sebbene
-da poco in quà, dacchè «Berlino divenne città
-mondiale», il romanzo tedesco si faccia alquanto
-meno timido nel riprodurre l'eterismo e l'adulterio,
-da lungo tempo ivi ben noti.
-</p>
-
-<p>
-Ma in ambo i casi il matrimonio è subordinato alla
-classe degli interessati e, per tal riguardo, è quindi
-sempre un matrimonio di convenienza. In ambo i casi
-tale matrimonio si converte bene spesso nella più abbietta
-prostituzione, talvolta delle due parti, più spesso
-della moglie soltanto, la quale non si distingue dalla
-cortigiana ordinaria se non in quanto essa non dà
-a nolo il suo corpo volta per volta come una salariata,
-ma lo vende una volta per sempre come
-avviene alle schiave. E per tutti i matrimoni di
-convenienza vale il motto di Fourier: «Come nella
-grammatica due negazioni fanno un'affermazione,
-così nella morale conjugale due prostituzioni formano
-una virtù.» È solo tra le classi oppresse,
-cioè oggidì nel proletariato, che l'amore sessuale,
-nelle relazioni colla donna, può diventare e diventa
-la regola vera — sia esso o no consacrato ufficialmente.
-Ma nel proletariato tutte le basi della monogamia
-classica vengono meno. Esso non ha proprietà,
-per conservare e trasmettere la quale vennero
-appunto creati la monogamia e il dominio
-dell'uomo, e non v'è quindi stimolo alcuno a far
-valere questo dominio. Di più ne mancano i mezzi;
-il diritto borghese, che difende quel dominio, non
-esiste che pei possidenti e per le loro relazioni
-coi proletarii; esso costa danaro e quindi, stante
-la loro povertà, non ha influenza nelle relazioni
-del lavoratore con sua moglie. Qui ciò che decide
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-sono rapporti sociali e personali affatto diversi.
-Dacchè, inoltre, la grande industria getta la donna
-dalla casa nel mercato del lavoro e nella fabbrica,
-e spesso ne fa il sostegno della famiglia, ecco mancato
-il terreno agli ultimi avanzi del dominio maschile
-nella casa proletaria — salvo forse ancora
-qualche tratto di quella brutalità verso la donna,
-che prese piede appunto col sorgere della monogamia.
-Così la famiglia del proletario non è più
-monogamica nello stretto senso, siavi pure l'amore
-il più appassionato e la più inviolata fedeltà dei
-conjugi, e malgrado qualsiasi benedizione spirituale
-o temporale. Onde anche gli eterni compagni della
-monogamia, l'eterismo e l'adulterio, non sostengono
-qui che una parte quasi impercettibile; la donna
-riacquistò effettivamente il diritto al divorzio, e,
-se i coniugi diventano incompatibili, si separano
-liberamente. Insomma, il matrimonio proletario è
-monogamico nel senso etimologico della parola,
-ma non lo è assolutamente nel senso storico.
-</p>
-
-<p>
-I nostri giuristi stimano, senza dubbio, che il
-progresso della legislazione toglie sempre più alle
-donne ogni motivo a doglianze, poichè i moderni
-sistemi legislativi dei paesi civili sempre più riconoscono,
-in primo luogo, che il matrimonio, perchè
-sia valido, dev'essere un contratto accettato
-spontaneamente dalle due parti; e, in secondo luogo,
-che anche durante il matrimonio i coniugi hanno
-eguali diritti ed eguali doveri. Supposta la logica applicazione
-di questi due principii, le nostre donne
-avrebbero tutto ciò che possono desiderare.
-</p>
-
-<p>
-Quest'argomentazione, tutta giuridica, è esattamente
-quella stessa con la quale i repubblicani
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-borghesi tappano la bocca ai proletarii. Il contratto
-di lavoro dev'essere accettato spontaneamente da
-entrambe le parti. Ma esso si ritiene «spontaneamente
-accettato» non appena la legge ha dichiarate
-eguali le due parti <i>sulla carta</i>. Il potere che
-la diversità di classe sociale conferisce ad una
-parte, la pressione che esso esercita sull'altra — la
-effettiva condizione economica di entrambe — ciò
-non riguarda la legge. Nel contratto di lavoro
-le parti devono avere eguali diritti, se l'una o l'altra
-non vi abbia espressamente rinunziato; ma la legge
-non può nulla contro il fatto che la condizione
-economica costringe l'operaio a rinunziare anche
-all'ultima parvenza di cotesta eguaglianza.
-</p>
-
-<p>
-Per il matrimonio, la legge, anche la più progredita,
-è pienamente soddisfatta, quando gl'interessati
-hanno espressa formalmente a verbale la
-loro spontaneità; quanto a ciò che avviene dietro
-lo scenario giuridico, là dove si svolge la vita
-reale, e come cotesto spontaneo consenso si ottenga,
-di tutto ciò nè il giurista, nè la legge possono
-curarsi. Eppure una semplice osservazione di
-diritto comparato mostrerebbe al giurista il valore
-di cotesta spontaneità. Nei paesi, dove ai figli è legalmente
-assicurata una parte della fortuna paterna,
-dove cioè non li si può diseredare — in Germania, nei
-paesi di diritto francese, ecc. — si esige, per contrarre
-matrimonio, il consenso dei genitori. Nei
-paesi di diritto inglese, dove il consenso dei genitori
-non è legalmente necessario, i genitori hanno
-piena libertà di disporre della loro fortuna, e possono
-a piacere diseredare i loro figli. Ciò malgrado,
-o meglio appunto per ciò, in Inghilterra ed in
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-America, la libertà di contrarre matrimonio, nelle
-classi nelle quali c'è qualcosa da ereditare, non è
-di un pelo più grande (ciò è ben chiaro) che in
-Francia ed in Germania.
-</p>
-
-<p>
-Così è pure dell'eguaglianza giuridica del marito
-e della moglie nel matrimonio. La loro ineguaglianza
-giuridica, trasmessaci dalle passate istituzioni
-sociali, non è la causa, ma l'effetto della
-soggezione economica della donna. Nell'antica economia
-domestica comunistica, che abbracciava più
-coppie di coniugi coi loro figli, l'amministrazione
-domestica, lasciata alle donne, era un'industria
-altrettanto pubblica e socialmente necessaria, quanto
-il procacciare gli alimenti, che era di spettanza
-degli uomini. Con la famiglia patriarcale, e ancora
-più con la famiglia monogamica isolata, le cose
-cangiarono. La direzione delle faccende domestiche
-perdette il suo carattere pubblico. Essa non riguardò
-più la società; si mutò in un <i>servizio privato</i>;
-e la donna diventò la prima servente, esclusa
-dal partecipare alla produzione sociale. Solo la
-grande industria moderna riaperse alla donna — e
-soltanto alla donna proletaria — l'adito alla produzione
-sociale, ma in tal guisa che, quando essa
-adempie ai suoi doveri nel servizio privato della
-famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica
-e non può guadagnar nulla, mentre poi, se vuol
-partecipare all'industria pubblica e procacciarsi un
-guadagno autonomo, non è più in grado di adempiere
-ai suoi doveri di famiglia. E come nella fabbrica,
-così avviene alla donna in qualsiasi ramo di
-attività; anche nella medicina, o nell'avvocatura.
-La moderna famiglia individuale è fondata sulla
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-palese o velata schiavitù domestica della donna,
-e la moderna società è una massa le cui molecole
-sono le famiglie isolate. Oggi, nella grande maggioranza
-dei casi, è l'uomo che alimenta la famiglia,
-almeno nelle classi possidenti, e ciò gli conferisce
-una posizione di dominatore che non ha
-bisogno di altro privilegio giuridico. Nella famiglia
-egli è il borghese; la donna il proletario. Ma nel
-mondo industriale il carattere specifico della oppressione
-economica che pesa sul proletariato non
-spicca in tutto il suo rilievo, se non dopo eliminati
-tutti i privilegi legali della classe capitalistica e
-raggiunta l'eguaglianza giuridica delle due classi;
-la repubblica democratica non elimina l'antagonismo
-di queste, essa offre anzi ad esse il terreno
-pel combattimento decisivo. Parimente il carattere
-specifico del dominio dell'uomo sulla donna nella
-famiglia moderna, la necessità della loro vera eguaglianza
-sociale e la via di pervenirvi, non appariranno
-in piena luce se non quando essi saranno
-pienamente eguali in diritto. Allora si parrà che
-la emancipazione della donna ha per condizione
-prima il ritorno di tutto il sesso femminile alla
-industria pubblica, e che ciò richiede a sua volta
-che la proprietà della famiglia isolata cessi di essere
-l'unità economica della società.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Noi abbiamo quindi tre forme principali di
-connubio, che corrispondono, all'ingrosso, ai tre
-principali stadii dell'evoluzione umana. Allo stato
-selvaggio il connubio per gruppi; alla Barbarie
-il connubio sindiasmico; all'epoca civile la monogamia,
-che ha per complementi l'adulterio e la
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-prostituzione. Tra il connubio sindiasmico e la
-monogamia s'insinuano, nel periodo superiore della
-barbarie, il dominio degli uomini sulle schiave e
-la poligamia.
-</p>
-
-<p>
-Come lo dimostra quanto abbiamo esposto, il
-progresso che si rivela in questa serie è connesso
-al fatto singolare, che la libertà sessuale del connubio
-per gruppi è sempre più sottratta alle
-donne, ma non agli uomini, pei quali in realtà
-il connubio per gruppi perdura. Ciò che per la
-donna è un delitto e si trae dietro gravi conseguenze
-legali e sociali, passa come onorevole per
-l'uomo, o, nel peggior caso, come una lieve macula
-morale, che si porta con soddisfazione. Ma
-quanto più l'eterismo tradizionale è modificato, ai
-tempi nostri, dalla produzione capitalistica e ad
-essa si adatta, quanto più esso si trasforma in aperta
-prostituzione, tanto più esso diventa demoralizzante,
-e demoralizza gli uomini assai più delle donne.
-Delle donne la prostituzione degrada — e ancora non
-nel senso che comunemente si crede — soltanto le infelici
-che ne sono vittime; essa degrada invece il
-carattere di tutto quanto il sesso maschile. Così
-specialmente un fidanzamento prolungato è, in nove
-casi su dieci, una vera scuola preparatoria d'infedeltà
-coniugale.
-</p>
-
-<p>
-Noi moviamo ora a una trasformazione sociale,
-che demolirà le basi economiche della monogamia,
-altrettanto certamente quanto quelle del suo complemento:
-la prostituzione. La monogamia nacque dal
-concentrarsi di grandi ricchezze in una stessa mano,
-cioè in quella di un uomo, e dal bisogno di trasmettere
-queste ricchezze ai figli di quest'uomo, ad
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-esclusione di ogni altro. Perciò era necessaria la
-monogamia non dell'uomo, ma della donna, ed essa
-non impedì punto l'aperta o dissimulata poligamia
-dell'uomo. Ma la futura rivoluzione sociale, col
-trasformare almeno la massima parte della ricchezza
-stabile ereditaria — i mezzi di produzione — in
-proprietà sociale, ridurrà al minimo tutta
-questa smania per le eredità. Ora, poichè la monogamia
-è nata da cause economiche, sparirà essa
-collo sparire di queste?
-</p>
-
-<p>
-Non senza ragione si potrebbe rispondere: non
-solo essa non sparirà, ma comincerà anzi a veramente
-esistere per la prima volta; perciocchè, con
-la trasformazione dei mezzi di produzione in proprietà
-sociale, cessa il lavoro salariato, cessa il
-proletariato, e quindi anche la necessità per un
-certo numero di donne, che si può statisticamente
-calcolare, di prestarsi ad altri per denaro. La prostituzione
-è soppressa, e la monogamia, scambio di
-sparire, diverrà alfine una realtà.... anche per gli
-uomini.
-</p>
-
-<p>
-La condizione degli uomini sarà dunque, in ogni
-caso, assai modificata; ma anche quella delle donne,
-di <i>tutte</i> le donne, subirà importanti cangiamenti.
-Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà
-comune, la famiglia isolata cessa di essere l'unità
-economica della società. L'economia domestica privata
-si trasforma in una industria sociale. La cura
-e l'educazione dei figli diventa affare pubblico; la
-società provvede ugualmente per i figli di tutti,
-legittimi o naturali, e cessa con ciò la preoccupazione
-delle «conseguenze», che forma oggi il più
-essenziale motivo sociale — morale ed economico — che
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-impedisce a una fanciulla di darsi francamente
-all'uomo che ama.
-</p>
-
-<p>
-Ma non sarà questa una ragione sufficiente perchè
-sorga a poco a poco una certa libertà dei
-rapporti sessuali e con essa un'opinione pubblica
-meno rigorosa sull'onore verginale e sul pudore
-della donna? E finalmente, non abbiamo noi veduto
-che, nel mondo moderno, monogamia e prostituzione
-sono, è vero, un'antitesi, ma un'antitesi
-inscindibile, due poli del medesimo stato speciale?
-Può la prostituzione cessare senza trascinar seco
-nell'abisso la monogamia?
-</p>
-
-<p>
-Qui entra efficacemente in gioco un nuovo fattore,
-un fattore, che esisteva tutt'al più in germe
-allorchè la monogamia si venne formando: l'amore
-sessuale individuale.
-</p>
-
-<p>
-Prima del medio-evo non può parlarsi di amore
-sessuale individuale. Certo, la bellezza personale,
-la familiarità, l'affinità di tendenze, ecc., dovettero
-sempre destare in persone di diverso sesso il
-desiderio di rapporti sessuali, nè, agli uomini come
-alle donne, potè essere affatto indifferente con quale
-persona essi entrassero in tanta intimità di relazioni.
-Ma da ciò al nostro amore sessuale v'è di
-mezzo un abisso. In tutta l'antichità i connubii
-sono conchiusi dai genitori per gl'interessati, che
-vi si acconciano tranquillamente. Quel briciolo di
-amore coniugale, che l'antichità conobbe, non è
-già un'inclinazione subiettiva, ma un dovere obiettivo,
-non la causa, ma il correlativo del matrimonio.
-L'antichità non ci offre l'amore, nel senso
-moderno, se non al difuori della società ufficiale.
-I pastori, di cui Teocrito e Mosco ci cantano le
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-gioie e le pene d'amore, il Dafni e la Cloe di Longo,
-sono semplici schiavi, che non hanno parte veruna
-nello Stato, la sfera d'azione del cittadino libero.
-Ma, al difuori degli schiavi, non troviamo l'amore
-se non come prodotto di decomposizione del vecchio
-mondo in isfacelo, e con donne estranee alla
-società ufficiale, con Etére, ossia con straniere o
-con affrancate; in Atene alla vigilia del suo tramonto,
-in Roma al tempo dell'Impero. Se veri
-amoreggiamenti avvenivano tra cittadini e cittadine
-libere, eran sempre degli adulterii. E al poeta
-classico dell'amore nell'antichità, al vecchio Anacreonte,
-l'amore sessuale nel nostro senso era così
-indifferente, che neanche gli importava il sesso
-della persona amata.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro amore sessuale è essenzialmente diverso
-dal semplice desiderio sessuale, dall'<i>Eros</i>
-degli antichi. In primo luogo, esso presuppone il
-ricambio, e in ciò la donna è eguale all'uomo, mentre
-essa, nell'antico <i>Eros</i>, non era neppur sempre
-interrogata. In secondo luogo, l'amore sessuale ha
-un'intensità e una durata, per le quali il non possedersi
-reciprocamente e la separazione appaiono
-ad entrambe le parti come una grande, se non
-anche come la suprema sventura; per darsi l'uno
-all'altro, ogni audacia è ben accetta, anche il rischio
-della vita, ciò che nell'antichità non avveniva,
-tutt'al più, che in caso d'adulterio. E finalmente,
-ai rapporti sessuali si applica una nuova
-norma morale; non si chiede soltanto se siano
-legittimi o illegittimi, ma ancora se sian generati
-da scambievole amore. Beninteso, anche questa
-nuova norma morale, nella pratica feudale o borghese,
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-subisce il destino di tutte le altre: esser
-trasgredita. Ma non le avviene di peggio. Come
-tutte le altre è riconosciuta in teoria — sulla carta.
-E per ora non può pretender di più.
-</p>
-
-<p>
-Il medioevo ripiglia l'amore sessuale a quel punto
-in cui l'ha lasciato l'antichità; all'adulterio. Già
-descrivemmo l'amore cavalleresco che inventò i
-<i>Tagelieder</i>: le canzoni del mattino. Da questo amore,
-che tende a violare il matrimonio, sino a quello che
-deve fondarlo, c'è un bel tratto che la cavalleria
-non correrà mai tutto intiero. Se anche dai frivoli
-Provenzali passiamo ai virtuosi Tedeschi, troviamo
-nel poema dei Nibelungi che, benchè Krimhilda
-nel suo segreto sia innamorata di Sigifredo
-quanto questi di lei, basta che Gunther le accenni
-di averla giurata a un cavaliero, che neppure le
-nomina, perchè essa risponda: «Non occorre pregarmi;
-io sarò sempre ciò che voi comandate; e a
-quell'uomo, che Voi, Signore, mi darete per marito,
-mi fidanzerò volontieri.» Neanche le balena
-che il suo amore possa in alcun modo meritare
-considerazione. Gunther chiede la mano di Brunechilde,
-Etzel di Krimhilda, senz'averle mai viste;
-del pari, nella <i>Gutrun</i>, Sigibante di Irlanda chiede
-sposa la norvegese Uta, Hetel di Hegelingen chiede
-Ilda d'Irlanda, e finalmente Sigifredo di Morland,
-Hartmut di Ormania e Herwing di Zelanda chiedono
-la mano di Gutrun; e qui solo avviene che
-questa si decida spontaneamente per l'ultimo. Di
-regola, la sposa del giovane principe è scelta dai
-suoi genitori, se viventi, se no da lui stesso ma
-dietro il parere dei grandi feudatari, che ha sempre
-un gran peso. Nè può essere altrimenti, dacchè
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-pel cavaliere o pel barone, come per lo stesso
-principe, le nozze sono un atto politico, un occasione
-d'ingrandirsi il potere con nuove alleanze;
-l'interesse della <i>casa</i>, non il capriccio dell'individuo,
-è ciò che decide. E come mai dunque spetterebbe
-all'amore di dire l'ultima parola?
-</p>
-
-<p>
-Non diverso era il destino dei cittadini stretti
-in corporazione nelle città medioevali. I privilegi
-stessi che li proteggevano, quei regolamenti corporativi
-pieni di clausole, le barriere artificiali che
-li dividevano legalmente, quà dalle altre corporazioni,
-là dai compagni della stessa corporazione,
-altrove dai garzoni e dagli apprendisti, limitavano
-ancor più la cerchia già abbastanza angusta, entro
-la quale essi potevano cercarsi una sposa conveniente.
-E quale fosse fra tutte la più conveniente,
-decideva inappellabilmente, in cotesto complicato
-sistema, non già il loro gusto individuale, ma l'interesse
-della famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Così le nozze, dalla loro origine sino alla fine
-del medio evo, rimasero sottratte, nella immensa
-maggioranza dei casi, alla decisione degl'interessati.
-Da principio si veniva al mondo già conjugati con
-un intero gruppo dell'altro sesso. Nelle forme successive
-del connubio per gruppi, probabilmente
-il sistema rimase quello, ma i gruppi andarono
-sempre restringendosi. Nel connubio sindiasmico
-è regola che le madri negoziino i maritaggi dei
-figli; anche allora il criterio è la ricerca di vincoli
-di parentela, che procaccino alla giovane coppia
-una posizione più forte nella <i>gente</i> e nella
-tribù. E allorchè, col prevalere della proprietà
-privata sulla proprietà comune e cogli interessi
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-successorii, trionfarono il diritto paterno e la monogamia,
-allora per la prima volta le nozze subirono
-l'imperio assoluto delle preoccupazioni economiche.
-Cessò la <i>forma</i> del matrimonio per compra,
-ma la cosa rimase sempre più quella stessa,
-talchè non la sola donna, ma anche l'uomo ebbe
-un prezzo — non in ragione delle qualità personali,
-ma in ragione de' suoi beni. In pratica e sin
-dalle origini, era cosa affatto inaudita fra le classi
-dominanti che la simpatia mutua degli interessati
-potesse essere il motivo prevalente delle nozze:
-ciò non avveniva che nei romanzi, oppure fra le
-classi oppresse che non contavano affatto.
-</p>
-
-<p>
-Tali le condizioni che trovò la produzione capitalistica,
-allorchè questa, dall'epoca delle scoperte
-geografiche, si apparecchiò, col commercio internazionale
-e con la manifattura, a conquistare il
-dominio del mondo. Si dovette pensare che questa
-maniera di connubii le fosse la più conveniente, e
-realmente lo fu. E tuttavia — oh! imperscrutabile
-ironia della storia! — era essa medesima che doveva
-aprirvi la breccia decisiva. Tutto trasformando
-in merci, essa dissolvette tutti i vecchi rapporti
-tradizionali, e al costume ereditato, al diritto storico,
-sostituì la compra e la vendita, il «libero»
-contratto. È questa la constatazione che, credendo
-d'aver fatta una grande scoperta, annunciava
-il giurista inglese H. S. Maine, dicendo che
-tutto il nostro progresso sulle epoche passate
-consiste nell'esserci elevati <i>from status to contract</i>,
-quanto dire da istituzioni ereditarie a uno stato
-di cose liberamente consentito; ma essa, in quanto
-è vera, si trovava già nel <i>Manifesto dei comunisti</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-</p>
-
-<p>
-Senonchè, per contrattare, converrebbe poter
-disporre liberamente di sè, delle proprie azioni e
-de' proprii beni, e godere uguaglianza di diritto
-cogli altri contraenti. Creare persone «libere»
-ed «eguali», fu appunto uno dei cómpiti principali
-della produzione capitalistica. Benchè da principio
-ciò avvenisse in modo semicosciente e per
-giunta sotto un involucro religioso, pure la riforma
-luterana e calvinista fissò la massima, che l'uomo
-non è del tutto responsabile dei suoi fatti se non
-li compie con piena libertà di volere, e che è dovere
-morale resistere contro qualsiasi coazione ad
-azioni immorali. Ma come porre ciò d'accordo con
-la pratica delle nozze invalsa fino allora? Le nozze,
-nel concetto borghese, erano un contratto, un negozio
-giuridico, e il più importante di tutti, perchè
-disponeva, per tutta la vita, del corpo e dello
-spirito di due esseri umani. Formalmente esse erano
-libere, esigendosi il consenso degl'interessati; ma
-si sapeva troppo bene come questo consenso si otteneva,
-e quali erano i veri contraenti. Or se, ad
-ogni altro contratto, richiedevasi una reale libertà
-di decisione, perchè non la si richiedeva per le
-nozze? Non avevano dunque i due giovani fidanzati
-il diritto di disporre liberamente di sè, del loro
-corpo e dei suoi organi? Non era forse venuto di
-moda l'amore sessuale, grazie alla cavalleria, e, di
-fronte agli adulteri amori di questa, non era l'amore
-coniugale la sua vera forma borghese? Ma,
-se il dovere dei coniugi era di amarsi, non era
-forse con altrettanta ragione il dovere degli amanti
-quello di sposarsi fra loro e non con altri? Non
-era superiore, questo diritto degli amanti, a quello
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-dei genitori, dei parenti e degli altri tradizionali
-paraninfi e mezzani di nozze? Se il libero esame
-personale era francamente ammesso come diritto
-individuale nella Chiesa e nella religione, come
-poteva esso venir meno innanzi all'intollerabile
-pretesa della vecchia generazione di disporre del
-corpo, dell'anima, della fortuna, della felicità e
-dell'infelicità della generazione più giovane?
-</p>
-
-<p>
-Tali questioni ben dovevano venir poste in un
-tempo che rallentava tutti i vecchi vincoli sociali e
-scuoteva tutti i concetti tradizionali. Il mondo si era,
-d'un colpo, decuplicato; non più un quarto di emisfero,
-ma l'intero globo terraqueo si spiegava davanti
-agli europei occidentali, che si affrettavano
-a prendere possesso degli altri sette quarti. E come
-i vecchi angusti limiti della patria, così cadevano
-le frontiere millennarie imposte al pensiero dal
-medio evo. All'occhio esterno come all'occhio interno
-dell'uomo si apriva un orizzonte infinitamente
-più vasto. Che importavano il decoro e l'onorevole
-privilegio corporativo, trasmesso di generazione
-in generazione, al giovane cui allettavano
-le ricchezze delle Indie, le miniere d'oro e d'argento
-del Messico e di Potosi? Fu questo il tempo
-dei cavalieri erranti della borghesia; ebbe ancor
-essa il suo romanticismo e i suoi delirii amorosi, ma
-su piede borghese e con fini essenzialmente borghesi.
-</p>
-
-<p>
-Così avvenne che la nascente borghesia, massime
-dei paesi protestanti, nei quali fu più scossa la
-tradizione, riconobbe sempre più anche pel matrimonio
-la libertà del contratto, applicandola come
-si è detto. Il matrimonio restò matrimonio di classe,
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-ma entro la classe fu concesso agli interessati un
-certo grado di libertà di scelta. E sulla carta, nelle
-teorie morali come nelle descrizioni poetiche, nulla
-fu più inconcusso della tesi, che è immorale ogni
-matrimonio non fondato sull'amore sessuale reciproco
-e sull'accordo veramente libero degli sposi.
-Insomma il matrimonio d'amore fu proclamato un
-diritto umano, e non solo un <i>droit de l'homme</i>, ma
-anche, per eccezione, un <i>droit de la femme</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ma v'era un punto nel quale questo diritto
-umano distinguevasi da tutti gli altri cosiddetti diritti
-umani. Mentre questi, in pratica, erano limitati
-alla classe dominante, alla borghesia, e direttamente
-o indirettamente sequestravansi al proletariato,
-qui sogghigna un'altra volta l'ironia della
-storia. La classe dominante rimane dominata dalle
-note influenze economiche e solo in casi eccezionali
-contrae matrimonii veramente liberi, mentre
-questi nella classe soggetta sono, come vedemmo,
-la regola.
-</p>
-
-<p>
-La completa libertà delle nozze non può quindi,
-in generale, aver luogo se non quando l'abolizione
-della produzione capitalistica e dei rapporti di proprietà
-da essa creati, abbia tolte di mezzo tutte le
-preoccupazioni economiche che ancor dominano
-così potentemente la scelta degli sposi. Solo allora
-rimarrà, unico motivo, la mutua simpatia.
-</p>
-
-<p>
-Or, poichè l'amore sessuale è di sua natura,
-esclusivo — sebbene oggidì questo esclusivismo non
-si avveri frattanto che nella donna — il connubio
-fondato sull'amore sessuale è, di sua natura, connubio
-individuale. Vedemmo quanta ragione aveva
-Bachofen di considerare il progresso dal connubio
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-per gruppi al connubio individuale come
-l'opera sopratutto delle donne; solo il passaggio
-dal connubio sindiasmico alla monogamia è dovuto
-agli uomini; e, storicamente, esso sopratutto
-peggiorò la condizione delle donne e agevolò la
-infedeltà degli uomini. Se ora cesseranno anche le
-preoccupazioni economiche, per le quali le donne
-devono tollerare quest'abituale infedeltà degli uomini — la
-preoccupazione per la propria esistenza
-e, più ancora, per l'avvenire dei figli — la conseguente
-eguaglianza della donna spingerà assai più,
-se dobbiamo affidarci a tutta l'esperienza del passato,
-gli uomini a diventare realmente monogami,
-che non le donne a diventare poliandre.
-</p>
-
-<p>
-Ma ciò che decisamente sparirà dalla monogamia
-saranno tutti quei caratteri che le impresse l'origine
-ch'essa ebbe dai rapporti di proprietà, e cioè,
-in primo luogo, il predominio dell'uomo, e, in secondo
-luogo, l'indissolubilità. Il predominio dell'uomo
-nel matrimonio non è che la conseguenza
-del suo predominio economico, e cade con questo.
-L'indissolubilità del matrimonio è in parte effetto
-della condizione economica onde nacque la monogamia,
-in parte tradizione del tempo in cui il nesso
-di questa condizione economica con la monogamia
-era ancora mal compreso e spinto all'estremo dalla
-religione. Già oggi essa subì mille strappi. Se è
-morale soltanto il matrimonio fondato sull'amore,
-sarà del pari morale soltanto quello in cui l'amore
-persiste. La durata dell'amore sessuale individuale è
-molto diversa secondo gli individui, massime negli
-uomini, e se esso positivamente vien meno, o una
-nuova passione gli subentra, il divorziare diventa
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-un benefizio per entrambe le parti come per la
-società. A che prò impantanarsi per questo in un
-processo di separazione?
-</p>
-
-<p>
-Ciò che noi dunque possiamo oggi congetturare
-sull'ordinamento dei rapporti sessuali, che seguirà
-al non lontano tramonto della produzione capitalistica,
-è sopratutto d'indole negativa, e si limita
-principalmente a ciò che sarà eliminato. Ma e quello
-che verrà in appresso? Ciò sarà deciso dopochè
-una nuova generazione sarà cresciuta; una generazione
-di uomini che mai nella vita non si siano
-trovati nel caso di acquistare i favori di una donna
-per danaro o con altri mezzi di coazione sociale;
-e una generazione di donne che mai non si siano
-trovate in condizione nè di doversi dare ad un
-uomo per altri motivi che di un vero amore, nè
-di doversi ricusare a colui che amano, per timore
-delle conseguenze economiche. E quando tal gente
-sarà nata, certo sarà l'ultima delle sue inquietudini
-quella di sapere che cosa noi almanaccammo
-ch'essa avesse da fare; essa si creerà da sè la propria
-condotta e un'opinione pubblica foggiata sopra
-questa per giudicare la condotta dei singoli.
-E basti di ciò.
-</p>
-
-<p>
-Ritorniamo ora a Morgan, dal quale ci siamo
-un bel po' dilungati. L'indagine storica delle istituzioni
-sociali, sviluppatesi durante l'epoca civile,
-esorbita dal quadro del suo libro. Le sorti,
-quindi, della monogamia durante questo periodo
-poco lo preoccupano. Anch'egli, nell'ulteriore sviluppo
-della famiglia monogamica, vede un progresso,
-un'approssimazione alla completa eguaglianza
-di diritto dei sessi; tale scopo non gli sembra
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-raggiunto. Ma, egli dice, «se si riconosce il
-fatto che la famiglia ha percorso successivamente
-quattro forme, e trovasi ora in una quinta, nasce
-il problema se questa forma durerà anche in avvenire.
-L'unica risposta possibile è questa, che essa
-deve progredire come progredisce la società, modificarsi
-a misura che questa si modifica, il tutto
-come sinora. Essa è la figlia del sistema sociale e
-deve rifletterne lo stato di civiltà. Poichè la famiglia
-monogamica si è migliorata dal principio dell'epoca
-civile, e sopratutto nei tempi moderni, si
-può almeno presumere che essa sia capace di ulteriore
-perfezionamento, sino a raggiungere l'eguaglianza
-dei sessi. Se in un lontano avvenire la famiglia
-monogamica non dovesse più corrispondere
-alle esigenze della società, è impossibile predire la
-natura di quella che verrà in sua vece.»
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap3">III. La Gente Irocchese.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Ed eccoci a un'altra scoperta di Morgan, almeno
-altrettanto importante quanto la ricostruzione
-delle antiche forme di famiglia dai sistemi
-di parentela. La prova che i gruppi consanguinei,
-designati nelle tribù degli Indiani americani con
-nomi di animali, sono essenzialmente identici ai
-<i>genea</i> dei Greci, alle <i>gentes</i> dei Romani; che la
-forma americana è la originale, la greco-romana
-è la posteriore, la derivata; che tutta l'organizzazione
-sociale dei Greci e dei Romani primitivi
-in <i>genti, fratrie</i> e <i>tribù</i> trova il suo fedele parallelo
-fra gli Indiani americani; che la <i>gente</i> è una
-istituzione comune a tutti i barbari sino alla loro
-entrata nell'epoca civile e anche più tardi (per
-quanto almeno attestano sinora le nostre fonti) — questa
-prova chiarì, d'un colpo, le parti le più
-difficili delle più antiche storie greche e romane,
-e gettò insieme una luce inattesa sui fondamenti
-della costituzione sociale dei tempi antichi, anteriori
-al sorgere dello Stato. Per quanto la cosa
-sembri semplice, una volta conosciuta, Morgan non
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-l'ha scoperta che recentemente; nel suo lavoro del
-1871, egli non aveva ancora penetrato questo segreto,
-la cui rivelazione rese mogi i cultori inglesi
-della preistoria, già così baldanzosi.
-</p>
-
-<p>
-La parola latina <i>gens</i>, che Morgan impiega in
-generale per questi gruppi consanguinei, come la
-parola greca <i>genos</i>, che ha lo stesso significato, deriva
-dalla radice comune aria <i>gan</i> (in tedesco, dove
-di regola l'ario <i>g</i> diventa <i>k, kan</i>) che significa <i>generare</i>.
-<i>Gens, genos</i>, sanscrito <i>dschanas</i>, gotico
-(giusta la suddetta regola) <i>kunî</i>, vecchio norvegese
-e anglosassone <i>kyn</i>, inglese <i>kin</i>, alto-tedesco del
-medio-evo <i>künne</i>, significano egualmente <i>stirpe,
-origine</i>. Ma <i>gens</i> in latino, <i>genos</i> in greco, si usa
-specialmente per quel gruppo di consanguineità,
-che vanta comune origine (nel caso nostro, da un
-capostipite comune) ed è unito da certe istituzioni
-sociali e religiose in una comunità particolare, la
-cui genesi e la cui natura, ciò mal grado, rimasero
-sinora oscure a tutti i nostri storici.
-</p>
-
-<p>
-Già vedemmo, trattando della famiglia <i>punalua</i>,
-che cosa sia la composizione di una <i>gente</i> nella sua
-forma originaria. Essa consiste di tutti coloro che,
-mediante il connubio <i>punalua</i> e i concetti in
-esso necessariamente dominanti, formano la prole
-riconosciuta di una determinata progenitrice, fondatrice
-della <i>gente</i>. Poichè in questa forma di famiglia
-la paternità è incerta, la discendenza non
-conta che in linea femminile. Poichè i fratelli non
-possono sposare le sorelle, ma solo donne di altra
-stirpe, così i figli procreati con queste cadono, giusta
-il diritto materno, fuori della <i>gente</i>. Rimangono
-quindi nella cerchia parentale solo i discendenti
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-delle <i>figlie</i> di ogni generazione; quelli dei
-figli passano nelle <i>genti</i> delle loro madri. Che diviene
-ora questo gruppo di consanguinei, tosto che
-esso si costituisce come gruppo particolare, di fronte
-a gruppi analoghi di una stessa tribù?
-</p>
-
-<p>
-Come forma classica di questa <i>gente</i> primitiva
-Morgan prende quella degl'Irocchesi, specialmente
-della tribù Senecca. Questa si divide in otto <i>genti</i>,
-designate con nomi di animali: 1.º <i>Lupo</i>, 2.º <i>Orso</i>,
-3.º <i>Testuggine</i>, 4.º <i>Castoro</i>, 5.º <i>Cervo</i>, 6.º <i>Beccaccia</i>,
-7.º <i>Airone</i>, 8.º <i>Falco</i>. In ogni <i>gente</i> regnano i costumi
-seguenti:
-</p>
-
-<p>
-1.º Essa elegge il <i>Sachem</i> (capo in tempo di
-pace) e il Capitano, o duce in guerra. Il <i>Sachem
-</i>doveva essere eletto nella <i>gente</i>, e il suo uffizio
-era in essa ereditario, inquantochè in caso di vacanza
-doveva venir ricoperto immediatamente; il
-Capitano poteva anche eleggersi fuori della <i>gente</i>,
-e talora mancare affatto. Non si eleggeva mai
-<i>Sachem</i> il figlio del predecessore, poichè, regnando
-fra gli Irocchesi il diritto materno, il figlio apparteneva
-a un'altra <i>gente</i>; sì bene, spesso, il fratello,
-o il figlio della sorella. Nella elezione votavano
-tutti, uomini e donne. Ma l'elezione doveva essere
-sanzionata dalle altre sette <i>genti</i>, e solo allora
-l'eletto veniva solennemente insediato dal Consiglio
-generale di tutta la federazione irocchese.
-L'importanza di ciò si vedrà più tardi. Il potere
-del <i>Sachem</i> nella <i>gente</i> era paterno, di natura meramente
-morale; egli non aveva mezzi coercitivi.
-Egli era inoltre, per ragione di carica, membro
-del Consiglio della tribù dei Senecca, come pure
-del Consiglio federale della collettività irocchese.
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-Il Capitano non comandava che nelle spedizioni
-guerresche.
-</p>
-
-<p>
-2.º Essa depone a suo talento il Sachem e il
-Capitano. Anche la deposizione è fatta insieme
-dagli uomini e dalle donne. I deposti ridiventano
-persone private, semplici guerrieri come gli altri.
-Del resto il Consiglio della tribù può altresì deporre
-i <i>Sachem</i>, anche contro il volere della <i>gente</i>.
-</p>
-
-<p>
-3.º I membri della <i>gente</i> non possono conjugarsi
-fra loro. È questa la regola fondamentale della <i>gente</i>,
-il vincolo che la tiene unita; essa è l'espressione
-negativa della ben positiva parentela di sangue,
-solo in virtù della quale quei dati individui diventano
-una <i>gente</i>. Colla scoperta di questo semplice
-fatto, Morgan ha svelato per la prima volta
-la natura della <i>gente</i>. Quanto poco essa fosse fino
-allora stata compresa, lo dimostrano le relazioni
-anteriori sui selvaggi e sui barbari, nelle quali i
-differenti corpi, onde si compone l'ordine <i>gentile</i>,
-venivano confusi alla cieca sotto nome di <i>tribù,
-clan, thum</i>, ecc., e dicevasi talora che dentro di
-essi era vietato il matrimonio. Di qui la inestricabile
-confusione, nella quale Mac Lennan, da vero
-Napoleone, mise ordine con questo decreto: «Tutte
-le tribù si dividono in quelle fra i cui membri è
-vietato il matrimonio (<i>esogame</i>) e quelle in cui
-esso è concesso (<i>endogame</i>).» E dopo aver così
-bene imbrogliata le cose, potè darsi alle più profonde
-indagini, per sapere quale delle sue due assurde
-classi fosse la più vecchia: la esogamica o la
-endogamica. Colla scoperta della <i>gente</i> fondata sulla
-parentela di sangue, e sulla conseguente impossibilità
-di connubii tra i suoi membri, quest'assurdità
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-cadeva da sè. — È sottinteso che, nello
-stadio in cui troviamo gli Irocchesi, il divieto delle
-nozze fra i membri della <i>gente</i> è ritenuto inviolabile.
-</p>
-
-<p>
-4.º I beni dei defunti spettavano ai compagni
-<i>gentili</i>; dovevano rimanere nella gente. Stante la
-tenuità degli oggetti, che poteva lasciare un Irocchese,
-partecipavano all'eredità i più prossimi parenti
-<i>gentili</i>; se moriva un uomo, i suoi fratelli e
-sorelle carnali e lo zio materno; se una donna, i
-figli e le sorelle carnali, non i fratelli. Analogamente
-non potevano ereditare il marito e la moglie
-a vicenda, nè i figli dal padre.
-</p>
-
-<p>
-5.º I compagni <i>gentili</i> si dovevano aiuto scambievole,
-protezione e sopratutto assistenza nel vendicare
-le offese ricevute da stranieri. L'individuo
-si affidava per la sua sicurezza alla difesa della
-<i>gente</i>, e lo poteva; chi l'offendeva, offendeva tutta
-la <i>gente</i>. Di qui, dai vincoli di sangue della <i>gente</i>,
-nacque il dovere della vendetta, interamente riconosciuto
-dagli Irocchesi. Se un estraneo uccideva
-un compagno <i>gentile</i>, tutta la <i>gente</i> dell'ucciso era
-obbligata alla vendetta. Tentavasi anzitutto un accomodamento;
-la <i>gente</i> dell'uccisore teneva consiglio
-e presentava al Consiglio della <i>gente</i> dell'ucciso
-proposte di pacificazione, offrendo per lo più
-espressioni di rammarico e cospicui donativi. Se
-venivano accettati, tutto era finito. In caso diverso,
-la <i>gente</i> offesa nominava uno o più vendicatori,
-obbligati a perseguitare l'uccisore ed ucciderlo. Se
-ciò avveniva, la <i>gente</i> dell'ucciso non aveva alcun
-diritto di dolersene; la contesa era pareggiata.
-</p>
-
-<p>
-6.º La <i>gente</i> ha determinati nomi o serie di
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-nomi, che essa sola può adoperare in tutta la tribù,
-sicchè il nome di ciascuno dice tosto a quale <i>gente
-</i>esso appartenga. Un nome <i>gentile</i> porta in sè stesso
-diritti <i>gentili</i>.
-</p>
-
-<p>
-7.º La <i>gente</i> può adottare stranieri e affiliarli
-così alla tribù. I prigionieri di guerra, che non
-venivano uccisi, divenivano, mediante l'adozione in
-una <i>gente</i>, membri della tribù dei Senecca e ricevevano
-con ciò tutti i diritti della <i>gente</i> e della
-tribù. L'adozione avveniva su proposta di compagni
-gentili, uomini, che accoglievano lo straniero
-come fratello o sorella, o donne, che lo accoglievano
-come figlio; il solenne ricevimento nella
-<i>gente</i> era necessario come sanzione. Spesso una
-<i>gente</i> eccezionalmente ridotta di numero si rinforzava
-così coll'adozione in massa di un'altra
-<i>gente</i>, che vi consentiva. Fra gli Irocchesi il solenne
-ricevimento nella <i>gente</i> aveva luogo in seduta
-pubblica del Consiglio della tribù, per lo
-che esso diveniva effettivamente una cerimonia
-religiosa.
-</p>
-
-<p>
-8.º È difficile constatare solennità religiose
-speciali nelle <i>genti</i> indiane, ma le cerimonie religiose
-degli Indiani coincidono più o meno con quelle
-delle <i>genti</i>. Nelle sei feste religiose annue degli
-Irocchesi i <i>Sachem</i> e i Capitani delle singole <i>genti</i>,
-per ragione della carica, erano annoverati tra i
-«custodi della fede» e avevano funzioni sacerdotali.
-</p>
-
-<p>
-9.º La <i>gente</i> ha un cimitero comune. Questo
-è sparito presso gli Irocchesi dello Stato di Nuova-York,
-circondati ora dai bianchi, ma un tempo
-esisteva. Presso altri Indiani esso esiste ancora;
-così i <i>Tuscarora</i>, prossimi parenti agli Irocchesi,
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-hanno nel camposanto, sebbene cristiani, una fila
-distinta per ogni <i>gente</i>, sicchè la madre viene seppellita
-nella stessa fila dei figli, ma non il padre.
-E anche presso gli Irocchesi, tutta la <i>gente</i> di un
-defunto va ai funerali, provvede alla sepoltura, ai
-discorsi funebri, ecc.
-</p>
-
-<p>
-10.º La <i>gente</i> ha un Consiglio, assemblea democratica
-di tutti i <i>gentili</i> adulti, uomini e donne,
-tutti con eguale diritto di voto. Questo Consiglio
-eleggeva <i>Sachem</i> e Capitani e li deponeva; del
-pari gli altri «custodi della fede»; decideva circa
-la composizione (<i>guidrigildo</i>) o la vendetta pei <i>gentili
-</i>uccisi; adottava stranieri nella <i>gente</i>. Insomma
-era, nella <i>gente</i>, il potere sovrano.
-</p>
-
-<p>
-Queste sono le attribuzioni di una <i>gente</i> tipica
-indiana. «Tutti i suoi membri sono liberi, obbligati
-a difendere l'uno la libertà dell'altro; eguali nei
-diritti personali — nè <i>Sachem</i> nè Capitani pretendono
-qualsiasi preferenza; essi formano una fratellanza
-legata da vincoli di sangue. Libertà, eguaglianza,
-fratellanza, sebbene non mai formulate,
-erano i principii fondamentali della <i>gente</i>, e questa
-era, a sua volta, l'unità di tutto un sistema sociale,
-la base della società indiana organizzata. Ciò spiega
-l'inflessibile sentimento d'indipendenza e la dignità
-personale dell'incesso, che ognuno riconosce negli
-Indiani.»
-</p>
-
-<p>
-Al tempo della scoperta, gli Indiani di tutto il
-Nord dell'America erano organizzati in <i>genti</i>, secondo
-il diritto materno. Solo in alcune tribù, come
-quella dei <i>Dacotas</i>, le <i>genti</i> erano sparite, e in
-alcune altre, gli <i>Ojibwas</i>, gli <i>Omahas</i>, erano organizzate
-secondo il diritto paterno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-</p>
-
-<p>
-In moltissime tribù indiane composte di più di
-cinque o sei <i>genti</i>, noi troviamo tre, quattro o più
-<i>genti</i> riunite in un gruppo particolare, che Morgan,
-fedelmente traducendo il nome indiano, chiama
-<i>fratrie</i> (fratellanze) giusta il suo corrispondente
-greco. Così i Senecca hanno due fratrie; la 1.ª abbraccia
-le <i>genti</i> 1 a 4, la 2ª le <i>genti</i> 5 a 8. Un
-esame più approfondito mostra che queste fratrie
-rappresentano per lo più le <i>genti</i> originarie, nelle
-quali la tribù si divise in principio; poichè, pel
-divieto delle nozze entro la <i>gente</i>, ogni tribù
-doveva abbracciare necessariamente almeno due
-genti, per avere un esistenza autonoma. A misura
-che cresceva la tribù, ogni <i>gente</i> dividevasi a sua
-volta in due o più, ognuna delle quali appariva
-come una <i>gente</i> speciale, mentre la <i>gente</i> originaria,
-che abbraccia tutte le <i>genti</i> figlie, perdurava
-come fratria. Nei Senecca e nella maggior parte
-degli altri Indiani le <i>genti</i> di una fratria sono
-<i>genti</i> sorelle, mentre quelle delle altre sono cugine — designazioni
-che, come vediamo nel sistema di
-parentela americana, hanno un senso molto reale
-ed espressivo. In origine nessun Senecca poteva coniugarsi
-neanche nella sua fratria, ma ciò è da lungo
-tempo caduto e fu limitato alla <i>gente</i>. Era tradizione
-dei Senecca, che l'<i>Orso</i> e il <i>Cervo</i> fossero le
-due <i>genti</i> originarie, dalle quali si sarebbero diramate
-le altre. Codesta nuova istituzione, una
-volta radicata, veniva modificata secondo il bisogno;
-se date <i>genti</i> di una fratria si estinguevano,
-intere <i>genti</i> di altre fratrie entravano in quella,
-per ricondurre l'equilibrio. Perciò in differenti
-tribù troviamo <i>genti</i> di egual nome aggruppate
-diversamente nelle fratrie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le funzioni della fratria fra gli Irocchesi sono
-in parte sociali, in parte religiose.
-</p>
-
-<p>
-1.º Le fratrie fanno tra loro il giuoco della
-palla; ciascuna mette innanzi i suoi migliori giuocatori,
-gli altri stanno spettatori; ogni fratria ha
-un posto speciale, e scommettono l'una contro l'altra
-sulla vittoria dei loro.
-</p>
-
-<p>
-2. Nel Consiglio della tribù i <i>Sachem</i> e i
-Capitani di ogni fratria siedono insieme, i due
-gruppi l'uno di fronte all'altro; ogni oratore parla
-ai rappresentanti di ciascuna fratria come a una
-corporazione particolare.
-</p>
-
-<p>
-3.º Se era avvenuto un omicidio nella tribù
-e l'uccisore e l'ucciso non appartenevano alla medesima
-fratria, la <i>gente</i> offesa faceva spesso appello
-alle sue <i>genti</i> fraterne; queste tenevano un
-Consiglio di fratria e si rivolgevano all'altra fratria
-come collettività, affinchè questa riunisse del
-pari un Consiglio per l'accomodamento della cosa.
-Qui la fratria ripresentasi quindi come <i>gente</i> originaria,
-e con maggiore probabilità di successo
-della <i>gente</i> isolata e più debole, sua figlia.
-</p>
-
-<p>
-4.º Morendo una persona ragguardevole, la
-fratria opposta si assumeva i funerali ed il seppellimento,
-mentre quella del defunto partecipava al
-lutto. Se moriva un <i>Sachem</i>, la fratria opposta annunziava
-la vacanza dell'uffizio al Consiglio federale
-degli Irocchesi.
-</p>
-
-<p>
-5.º Per la elezione di un <i>Sachem</i> interveniva
-del pari il Consiglio delle fratrie. La sanzione delle
-<i>genti</i> fraterne si aveva pressochè per sottintesa,
-ma le <i>genti</i> dell'altra fratria potevano opporsi. In
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-tal caso si riuniva il Consiglio di questa fratria; se
-sosteneva l'opposizione, l'elezione era nulla.
-</p>
-
-<p>
-6.º In passato gli Irocchesi avevano particolari
-misteri religiosi, chiamati dai bianchi <i>medicine-lodges</i>.
-Questi erano celebrati fra i Senecca da
-due Società religiose, aventi regolare diritto di
-consacrazione pei nuovi membri; a ciascuna delle
-due fratrie apparteneva una di queste Società.
-</p>
-
-<p>
-7.º Se, com'è quasi certo, i quattro <i>linages</i>
-(lignaggi, schiatte), che abitavano i quattro quartieri
-del <i>Tlascalà</i> al tempo della conquista, erano
-quattro fratrie, è con ciò dimostrato che le fratrie,
-come fra i Greci e come le analoghe associazioni
-di schiatte fra i Germani, contavano anche come
-unità militari; questi quattro <i>linages</i> andavano in
-guerra, ciascuno formando uno speciale drappello,
-con uniforme e bandiera propria e sotto proprii
-condottieri.
-</p>
-
-<p>
-Come parecchie <i>genti</i> una fratria, così, nella
-forma classica, parecchie fratrie fanno una tribù;
-in molti casi, nelle tribù molto indebolite, manca
-l'anello di congiunzione, la fratria.
-</p>
-
-<p>
-Or che cos'è che caratterizza una tribù indiana
-d'America?
-</p>
-
-<p>
-1.º Un territorio proprio e un proprio nome.
-Ogni tribù, oltre il luogo di sua vera sede, possedeva
-un esteso territorio per la caccia e per la
-pesca. Al di là, v'era una vasta zona neutra che
-si estendeva sino al territorio della tribù più vicina,
-ed era meno larga fra tribù di linguaggio
-affine, più larga fra tribù di linguaggio non affine.
-È questa la «foresta limitrofa» dei Germani, il
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-deserto che creano intorno al loro territorio gli
-Svevi di Cesare, l'«<i>îsarnholt</i>» (danese <i>jarnved</i>,
-<i>limes danicus</i>) tra danesi e alemanni, il <i>Sachsenwald</i>
-(selva sassone) e il <i>branibor</i> (che vale, in slavo,
-<i>selva protettrice</i>), donde ha nome il Brandeburgo,
-fra alemanni e slavi. Il territorio, così rinchiuso
-fra incerti confini, era il dominio comune della
-tribù, tale riconosciuto dai vicini, e che essa doveva
-difendere dalle usurpazioni. Per lo più, in
-pratica, l'incertezza dei confini non nuoceva se non
-quando la popolazione era molto cresciuta. — I
-nomi delle tribù sembrano, il più spesso, nati accidentalmente
-anzichè scelti a disegno; spesso col
-tempo avveniva che una tribù fosse designata dalle
-vicine con un nome diverso da quello con cui si
-chiamava essa stessa; così gli Alemanni ricevettero
-dai Celti il loro primo nome storico collettivo di
-Germani.
-</p>
-
-<p>
-2.º Un dialetto speciale, proprio soltanto a
-quella tribù. Infatti, tribù e dialetto non fanno che
-uno; testè ancora in America, tribù e dialetti
-nuovi formavansi per scissione; forse se ne formano
-ancora. Se due tribù indebolite si fondono
-in una, avviene, in via di eccezione, che nella stessa
-tribù si parlino due dialetti cognati.
-</p>
-
-<p>
-La forza media della tribù americana è sulle
-2000 teste; i Cerocchesi però ne contano 26,000, il
-più gran numero d'indiani negli Stati Uniti che
-parlino lo stesso dialetto.
-</p>
-
-<p>
-3.º Il diritto d'insediare solennemente <i>Sachem</i>
-e Capitani eletti dalle <i>genti</i>; e
-</p>
-
-<p>
-4.º Il diritto di deporli anche contro il volere
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-della loro <i>gente</i>. <i>Sachem</i> e Capitani essendo membri
-del Consiglio della tribù, si spiegano da sè questi
-diritti della tribù di fronte ad essi. Dove più
-tribù federavansi, questi diritti passavano al loro
-Consiglio federale.
-</p>
-
-<p>
-5.º Idee religiose (mitologia) e funzioni del
-culto comuni. «Gli Indiani erano, alla loro maniera
-barbara, un popolo religioso». La loro mitologia
-non fu ancora studiata con metodo critico;
-essi già si figuravano sotto forme umane l'incarnazione
-delle loro idee religiose — spiriti d'ogni
-sorta — ma lo stadio inferiore della Barbarie, in
-cui si trovavano, non conosce ancora le rappresentazioni
-simboliche, i cosiddetti idoli. È un culto
-naturale ed elementare, evolvente al politeismo. Le
-differenti tribù avevano le loro feste periodiche,
-con determinate forme di culto, sopratutto la danza
-e i giuochi; le danze in particolare erano un elemento
-sostanziale di tutte le solennità religiose;
-ogni tribù ne aveva di speciali.
-</p>
-
-<p>
-6.º Un Consiglio della tribù per gli affari comuni.
-Esso era composto di tutti i <i>Sachem</i> e Capitani
-delle singole <i>genti</i>, loro rappresentanti reali
-perchè sempre deponibili; sedeva pubblicamente
-circondato dagli altri membri della tribù, che avevano
-diritto di interquerire e di esporre la propria
-opinione; il Consiglio deliberava. Ordinariamente
-ogni presente veniva udito a sua richiesta, e anche
-le donne potevano esporre le loro idee mediante
-un oratore di loro scelta. Fra gli Irocchesi la decisione
-definitiva doveva essere presa all'unanimità,
-ciò che avveniva anche per talune decisioni delle
-comunità di <i>marca</i> alemanne. Al Consiglio della
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-tribù spettava sopratutto disciplinare i rapporti
-colle tribù straniere; esso inviava o riceveva ambasciatori,
-dichiarava la guerra e conchiudeva la
-pace. Se scoppiava la guerra, per lo più era fatta
-da volontarii. Per massima ogni tribù era considerata
-in istato di guerra con ogni altra, colla quale
-non avesse conchiuso un esplicito trattato di pace.
-Guerrieri eminenti organizzavano per lo più tali spedizioni,
-indicendo una danza di guerra; chi danzava
-dichiarava con ciò di partecipare alla spedizione.
-La colonna era subito allestita e posta in
-movimento. Anche la difesa del territorio di una
-tribù attaccata era fatta per lo più con l'appello
-di volontarii. La partenza e il ritorno di siffatte
-colonne davano sempre occasione a pubbliche festività.
-L'assenso del Consiglio della tribù a simili
-spedizioni non era necessario, e non veniva nè chiesto,
-nè dato. Sono, in fondo, le spedizioni private
-di guerra delle compagnie militari dei Germani,
-quali ce le descrive Tacito, colla differenza che, fra
-i Germani, queste compagnie hanno già assunto un
-carattere stabile, formano un nucleo fisso, già organizzato
-in tempo di pace, e intorno al quale,
-allo scoppiar della guerra, si aggruppano gli altri
-volontarii. Di rado tali colonne di guerra erano
-numerose; le più importanti spedizioni degli Indiani,
-anche a grandi distanze, erano eseguite da
-tenui forze di combattimento. Se parecchie di siffatte
-compagnie si riunivano per una grande impresa,
-ciascuna non ubbidiva che al suo condottiero;
-l'unità del piano di campagna era, bene o male, assicurata
-da un Consiglio di questi capi. È insomma,
-il modo di guerra degli Alemanni nel quarto secolo
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-sull'alto Reno, quale lo vediamo descritto in
-Ammiano Marcellino.
-</p>
-
-<p>
-7.º In alcune tribù troviamo un capo supremo,
-le cui attribuzioni sono però molto limitate. È uno
-dei <i>Sachem</i> che, nei casi che richiedono rapida
-azione, deve prendere misure provvisorie fino a che
-il Consiglio possa riunirsi e deliberare definitivamente.
-Non è che un debole germe, per lo più destinato
-a isterilirsi, di un funzionario munito di
-potere esecutivo; più spesso, se non sempre, come
-vedremo, un tale funzionario si svilupperà dal duce
-supremo di guerra.
-</p>
-
-<p>
-La grande maggioranza degli Indiani americani
-non oltrepassò la riunione in tribù. Poco numerose,
-separate l'una dall'altra da vaste zone di confine,
-indebolite da eterne guerre, esse possedevano
-con pochi uomini un territorio immenso. Qua e là
-si formavano alleanze fra tribù affini per la necessità
-del momento e cadevano con essa. Ma in
-talune contrade, dopo la disgregazione, tribù originariamente
-affini eransi riunite di nuovo in federazioni
-permanenti, primo passo alla formazione
-di nazioni. Negli Stati Uniti, la forma più evoluta
-di tale federazione la troviamo presso gli Irocchesi.
-Abbandonate le loro sedi all'ovest del Mississipì,
-dove probabilmente formavano un ramo
-della grande famiglia dei <i>Dacota</i>, essi si stabilirono,
-dopo lunghe migrazioni, nell'odierno Stato di Nuova-York,
-divisi in cinque tribù: Senecca, Caiuga,
-Onondoga, Onieda e Mohawks. Vivevano di pesce,
-di selvaggina e di grossolani ortaggi; abitavano
-villaggi cinti per lo più da palizzate. Senza aver
-mai superato le 20 mila anime, avevano parecchie
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-<i>genti</i> comuni in tutte le cinque tribù, parlavano
-dialetti affini dello stesso idioma e possedevano una
-sola distesa di territorio, divisa fra le cinque tribù.
-Questo territorio essendo di recente conquista, l'unione
-abituale di coteste tribù contro i cacciati
-era naturale, e sviluppossi, al più tardi in principio
-del secolo XV, in una formale confederazione
-che, conscia della sua nuova forza, assunse tosto
-un carattere aggressivo, e, all'apice del suo potere,
-verso il 1675, aveva conquistato nei dintorni vaste
-contrade, esiliando parte degli abitatori, rendendo
-tributaria l'altra parte. La federazione Irocchese
-presenta l'organizzazione sociale la più progredita
-a cui fossero giunti gli Indiani, finchè non ebbero
-varcato lo stadio inferiore della Barbarie (eccettuati
-quindi i Messicani, i Neo-Messicani e i Peruviani).
-Le basi della federazione erano le seguenti:
-</p>
-
-<p>
-1.º Confederazione perpetua, sul principio della
-completa eguaglianza e autonomia in tutti gli affari
-interni delle cinque tribù consanguinee. Questa
-consanguineità era il vero fondamento della federazione.
-Delle cinque tribù, tre chiamavansi tribù-madri,
-ed erano sorelle tra loro; le altre due
-si chiamavano tribù-figlie, ed erano del pari tra
-loro tribù-sorelle. Tre <i>genti</i> — le più antiche — vivevano
-ancora in tutte le cinque tribù, tre altre
-in tre sole tribù; i membri di ognuna di queste
-<i>genti</i> erano fratelli in tutte le cinque tribù. Il linguaggio
-comune, con differenze solo dialettali, era
-l'espressione e la prova della origine comune.
-</p>
-
-<p>
-2.º L'organo della federazione era un Consiglio
-federale di cinquanta <i>Sachem</i>, tutti eguali di
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-grado e di considerazione; questo Consiglio decideva
-definitivamente su tutti gli affari della federazione.
-</p>
-
-<p>
-3.º Questi cinquanta <i>Sachem</i>, al sorgere della
-federazione, erano stati distribuiti fra le tribù e le
-<i>genti</i>, come incaricati di nuovi uffizii, istituiti espressamente
-per fini federali. Ad ogni vacanza,
-essi erano rieletti dalle <i>genti</i> rispettive, che potevano
-sempre deporli; ma il diritto di insediarli nell'uffizio
-spettava al Consiglio federale.
-</p>
-
-<p>
-4.º Questi <i>Sachem</i> federali erano anche <i>Sachem
-</i>delle loro rispettive tribù ed avevano seggio
-e voto nel Consiglio della tribù.
-</p>
-
-<p>
-5.º Tutte le deliberazioni del Consiglio federale
-dovevano essere prese all'unanimità.
-</p>
-
-<p>
-6.º La votazione si faceva per tribù, sicchè
-tutte le tribù, e in ogni tribù tutti i membri del
-Consiglio federale, dovevano essere di pieno accordo
-perchè la deliberazione fosse valida.
-</p>
-
-<p>
-7.º Ciascuno dei cinque Consigli di tribù poteva
-convocare il Consiglio federale, ma questo non
-poteva convocare sè stesso.
-</p>
-
-<p>
-8.º Le sedute avevano luogo innanzi al popolo
-riunito; ogni Irocchese poteva prendervi la parola;
-il solo Consiglio decideva.
-</p>
-
-<p>
-9.º La federazione non aveva presidente, nè
-capo del potere esecutivo.
-</p>
-
-<p>
-10.º Essa aveva invece due supremi Capitani
-di guerra, con eguali attribuzioni ed eguale potere
-(i due «Re» degli spartani, i due Consoli di Roma).
-</p>
-
-<p>
-Questa fu tutta la costituzione pubblica, sotto
-la quale gli Irocchesi vissero oltre quattro secoli,
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-e vivono ancora. Io l'ho minutamente descritta
-sulle traccie di Morgan, poichè essa ci offre l'opportunità
-di studiare l'organizzazione di una società,
-nella quale lo <i>Stato</i> non è sorto ancora. Lo
-Stato presuppone un potere pubblico speciale, distinto
-dalla collettività dei cittadini; e Maurer, che
-con giusto istinto riconosce la costituzione della
-<i>marca</i> tedesca come un'istituzione per sè stessa
-meramente sociale, essenzialmente diversa dallo
-Stato, benchè poi debba in gran parte servirgli di
-base — Maurer indaga perciò in tutti i suoi scritti
-il sorgere graduale del potere pubblico in seno e
-accanto alle costituzioni originarie delle marche,
-dei villaggi, dei castelli e delle città. Noi vediamo
-negli Indiani del Nord-America, come una tribù,
-originariamente una, si estenda mano mano sopra
-un vasto continente; come le tribù, scindendosi,
-diventino popoli, interi gruppi di tribù; come i
-linguaggi si modifichino fino a che non solo diventano
-inintelligibili tra loro, ma svanisce anche quasi
-ogni traccia dell'unità originaria; come inoltre nelle
-tribù le singole <i>genti</i> si scindano in parecchie, le
-antiche <i>genti-madri</i> si conservino sotto forma di
-fratrie, e nondimeno i nomi di queste antichissime
-genti rimangano inalterati in tribù molto lontane
-e da lungo tempo separate — il <i>Lupo</i> e l'<i>Orso</i> sono
-ancora nomi <i>gentili</i> presso la maggioranza delle
-tribù indiane. E a tutte queste tribù si applica in
-generale la suddescritta costituzione — colla sola
-differenza che molte non si sono spinte sino alla
-federazione delle tribù parenti fra loro.
-</p>
-
-<p>
-Ma vediamo anche, fino a qual segno — posta
-la <i>gente</i> come unità sociale — tutta la costituzione
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-delle <i>genti</i>, delle fratrie e della tribù, si sviluppi
-da questa unità con necessità quasi ineluttabile — perchè
-naturale. Sono tre gruppi di differenti gradazioni
-di consanguineità, chiuso ciascuno in sè
-stesso e regolante i suoi proprii affari, ma integrantisi
-a vicenda. E la cerchia di affari loro spettante
-abbraccia l'insieme degli affari pubblici dei
-barbari dello stadio inferiore. Dove quindi troviamo
-in un popolo la <i>gente</i> come unità sociale, noi potremo
-cercarvi anche un'organizzazione della tribù,
-analoga alla qui descritta; e dove esistono fonti
-sufficienti, come presso i Greci ed i Romani, non
-solo la troveremo, ma ci convinceremo altresì che,
-dove le fonti ci lasciano in asso, il paragone della
-costituzione sociale americana ci aiuta a risolvere
-i dubbii e gli enigmi i più difficili.
-</p>
-
-<p>
-Ed è mirabile in tutta la sua infantilità e semplicità
-questa costituzione <i>gentile</i>! Senza soldati,
-gendarmi e poliziotti, senza nobili, re, governatori,
-prefetti o giudici, senza prigioni, senza processi,
-tutto fa il suo corso regolare. Ogni disputa o contesa
-è decisa dalla collettività degli interessati, la
-<i>gente</i> o la tribù o le singole <i>genti</i> fra loro — solo
-come estrema risorsa, cui ben di rado si ricorre,
-sta la minaccia della vendetta, di cui la nostra
-pena di morte non è che la forma incivilita,
-che reca in sè tutti i vantaggi e tutti i guai della
-civiltà. Sebbene vi siano molti più affari comuni
-che non oggi — l'economia domestica è comune a
-tutta una serie di famiglie ed è comunistica, il
-terreno è proprietà comune della tribù, solo gli
-orti sono temporaneamente assegnati ai particolari — tuttavia
-non c'è neanche una traccia del nostro
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-vasto e intricato apparato amministrativo. Gl'interessati
-decidono e, nel più dei casi, il costume secolare
-ha già tutto regolato. Non vi possono essere
-nè poveri, nè indigenti — la famiglia<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> comunistica
-e la <i>gente</i> conoscono i loro doveri verso i
-vecchi, gl'infermi e gli storpiati in guerra. Tutti
-uguali e liberi — anche le donne. Non v'ha ancor
-posto per gli schiavi, nè, di regola, per la soggiogazione
-di tribù straniere. Allorchè gli Irocchesi,
-intorno al 1651, ebbero vinti gli <i>Eries</i> e la «nazione
-neutrale», essi offrirono loro di entrare nella
-federazione con eguali diritti; solo quando i vinti
-ricusarono, vennero espulsi dal loro territorio. E
-quali uomini e quali donne produca una siffatta
-società, lo dimostra l'ammirazione di tutti i bianchi,
-che s'imbatterono con Indiani non degenerati, per
-la dignità personale, la rettitudine, la forza di carattere
-e il valore di questi barbari.
-</p>
-
-<p>
-Del valore ebbimo esempii affatto recenti in
-Africa. I Cafri Zulù, alcuni anni or sono, come i
-Nubii, or son pochi mesi — due tribù nelle quali
-non sono ancora estinte le istituzioni <i>gentili</i> — hanno
-fatto quanto non saprebbe fare alcuna milizia europea.
-Non muniti che di lancie e di frecce, senza
-armi da fuoco, sotto la grandine di palle dei retrocarica
-della fanteria inglese — riconosciuta la migliore
-del mondo pel combattimento a file serrate, — si
-spinsero sino alle sue baionette, e più d'una
-volta l'hanno scompigliata ed anche respinta, nonostante
-la colossale ineguaglianza delle armi e benchè
-ignorino il servizio militare e gli esercizii militari.
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-Ciò che sanno fare e sopportare lo dicono i lamenti
-degli Inglesi, secondo i quali un Cafro in 24
-ore percorre maggior via di un cavallo — il più
-piccolo muscolo scatta fuori, duro e temprato, come
-corda di sferza, dice un pittore inglese.
-</p>
-
-<p>
-Tali apparivano gli uomini e la società umana
-prima della separazione in classi. E se paragoniamo
-la loro condizione con quella della immensa maggioranza
-degli odierni uomini inciviliti, la distanza
-è enorme tra il proletario e il piccolo contadino
-odierni e l'antico libero compagno di una <i>gente</i>.
-</p>
-
-<p>
-Questo è un lato della cosa. Ma non dimentichiamo
-che tale organizzazione era consacrata allo
-sfacelo. Essa non andava al di là della tribù; la federazione
-delle tribù denota già il principio del
-suo tramonto, come si mostrerà, e come già si mostrò
-nei tentativi di conquista degli Irocchesi. Ciò
-che era fuori della tribù, era fuori del diritto. Ove
-non esisteva espresso trattato di pace, era guerra
-da tribù a tribù, e la guerra era condotta colla
-crudeltà che distingue gli uomini dagli altri animali
-e che soltanto posteriormente venne mitigata
-dall'interesse. La costituzione <i>gentile</i> nel suo fiore,
-quale la vedemmo in America, presuppone una produzione
-pochissimo sviluppata, cioè una popolazione
-assai rada sopra un esteso territorio; quindi una
-dipendenza quasi completa dell'uomo dalla natura
-esterna, incompresa, rizzanteglisi di fronte come
-straniera, dipendenza che si riflette nelle fanciullesche
-idee religiose. La tribù restava la frontiera
-per l'uomo, tanto di fronte agli estranei quanto a
-sè stesso: la tribù, la <i>gente</i> e le loro istituzioni
-erano sacre ed inviolabili, erano un potere supremo
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-posto dalla natura, al quale l'individuo rimaneva
-assolutamente sottoposto nel sentire, nel pensare
-e nell'agire. Quanto le persone di quest'epoca ci
-appaiono imponenti, altrettanto sono indifferenziate
-fra loro, e ancora attaccate, come dice Marx, al
-cordone ombellicale della naturale comunità primitiva.
-Il potere di questa doveva essere infranto — e
-lo fu. Ma fu infranto da influenze, che sin dal
-principio ci appaiono come una degradazione, come
-una caduta dalla semplice altezza morale dell'antica
-società <i>gentile</i>. Sono i più volgari interessi — la
-bassa cupidigia, la brutale sensualità, la sordida
-avarizia, la egoistica rapina nel possesso comune — che
-inaugurano la nuova, la incivilita società
-di classi; sono i mezzi i più ignominiosi — il
-furto, la violenza, la perfidia, il tradimento — che
-minano e distruggono l'antica società <i>gentile</i> priva
-di classi. E la stessa nuova società, durante i duemila
-e cinquecento anni della sua esistenza, non
-fu altro mai se non lo sviluppo di una piccola minoranza
-a spese della grande maggioranza sfruttata
-ed oppressa — ed ora lo è più che mai.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap4">IV. La Gente Greca</h2>
-</div>
-
-<p>
-I Greci, come i Pelasgi ed altri popoli dello
-stesso stipite, erano già sin dal tempo preistorico
-ordinati secondo la stessa serie organica degli Americani:
-<i>gente</i>, fratria, tribù, federazione di tribù.
-La fratria poteva mancare, come fra i Dorii, la federazione
-di tribù poteva non essere ancora costituita
-dapertutto, ma in tutti i casi la <i>gente</i> rimaneva
-l'unità. Quando i Greci entrano nella storia,
-essi si trovano alla soglia dell'epoca civile; tra essi
-e le tribù americane, delle quali fu parlato sopra,
-intercedono poco meno di due grandi periodi di
-sviluppo, di cui i Greci del tempo eroico precedono
-gli Irocchesi. Perciò la <i>gente</i> dei Greci non
-è più affatto la <i>gente</i> arcaica degli Irocchesi, e
-l'impronta del connubio per gruppi è già in buona
-parte sparita. Il diritto materno ha ceduto al diritto
-paterno; — con ciò la nascente proprietà privata
-ha fatto la sua prima breccia nella costituzione
-<i>gentile</i>. Una seconda breccia fu la naturale
-conseguenza della prima: poichè, col diritto paterno,
-la fortuna di una ricca ereditiera sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-passata colle nozze a suo marito, cioè ad un'altra
-<i>gente</i>, si sovvertì la base di ogni diritto <i>gentile</i>,
-e non solo si concesse, ma s'<i>impose</i>, in questo caso,
-che la fanciulla si maritasse entro la <i>gente</i>, per
-conservare i beni a quest'ultima.
-</p>
-
-<p>
-Secondo la storia greca di Grote, ecco da che
-cosa era mantenuta la coesione, specialmente nella
-<i>gente</i> ateniese:
-</p>
-
-<p>
-1.º Comuni festività religiose; diritto accordato
-esclusivamente ai sacerdoti di rendere onori a una
-determinata divinità, il supposto stipite della <i>gente</i>,
-che, in tale qualità, era designato con un soprannome
-speciale;
-</p>
-
-<p>
-2.º Cimitero comune (confronta le <i>Eubulidi</i> di
-Demostene);
-</p>
-
-<p>
-3.º Diritto di successione reciproco;
-</p>
-
-<p>
-4.º Mutuo dovere d'aiuto, di protezione e d'assistenza
-in caso di violenze;
-</p>
-
-<p>
-5.º Scambievole diritto e dovere di sposarsi
-entro la <i>gente</i> in certi casi, particolarmente se trattavasi
-di un'orfana o di un'ereditiera;
-</p>
-
-<p>
-6.º Una proprietà comune, almeno in alcuni
-casi, con un arconte (capo) e un tesoriere proprio.
-</p>
-
-<p>
-La fratria univa poi parecchie <i>genti</i>, però meno
-strettamente; ma anche qui troviamo reciprocanza
-di analoghi diritti e doveri e specialmente la comunanza
-di date pratiche religiose e il diritto della
-persecuzione se un membro della fratria veniva
-ucciso. L'insieme delle fratrie di una tribù aveva
-a sua volta sacre festività comuni e periodiche,
-sotto la presidenza di un <i>phylobasileus</i> (capo di
-tribù) eletto fra i nobili (<i>eupatridi</i>).
-</p>
-
-<p>
-Fin qui Grote. E Marx aggiunge: «Ma attraverso
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-la <i>gente</i> greca fa ancora immediatamente capolino
-il selvaggio (l'Irocchese per esempio).» Tanto
-più innegabilmente se approfondiamo l'indagine.
-Nella <i>gente</i> greca infatti si nota inoltre:
-</p>
-
-<p>
-7.º Discendenza secondo il diritto paterno;
-</p>
-
-<p>
-8.º Divieto di coniugarsi entro la <i>gente</i>, salvo
-nel caso di ereditiere. Questa eccezione, diventata
-precetto, dimostra l'antica regola. Questa risulta
-del pari dal principio generalmente in vigore, che
-la donna, coniugandosi, rinunziava ai riti religiosi
-della sua <i>gente</i> e abbracciava quelli della <i>gente</i> del
-marito, nella cui fratria veniva anche inscritta.
-Conforme a ciò e secondo un famoso passo di Dicearco,
-le nozze fuori della <i>gente</i> erano la regola;
-e Becker nel suo <i>Charikles</i> ammette recisamente
-che niuno poteva sposarsi entro la propria <i>gente</i>;
-</p>
-
-<p>
-9.º Il diritto dell'adozione nella <i>gente</i>; esso risultava
-dall'adozione nella famiglia, ma con pubbliche
-formalità e solo eccezionalmente;
-</p>
-
-<p>
-10.º Il diritto di eleggere e di deporre i capi.
-Sappiamo che la <i>gente</i> aveva il suo arconte, ma
-in niun luogo è detto che l'uffizio fosse ereditario
-in date famiglie. Sino alla fine della Barbarie la
-presunzione è sempre contro la stretta eredità, che
-è affatto inconciliabile con uno stato di cose in
-cui ricchi e poveri avevano nella <i>gente</i> diritti perfettamente
-eguali.
-</p>
-
-<p>
-Non solo Grote, ma Niebuhr, Mommsen e, fino ad
-ora, tutti gli altri storici dell'antichità classica arenarono
-nella <i>gente</i>. Pur avendone esattamente delineati
-molti caratteri, essi videro sempre nella
-<i>gente</i> un <i>gruppo di famiglie</i>, ciò che li impediva
-di intenderne la natura e l'origine. La famiglia,
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-nella costituzione <i>gentile</i>, non fu mai, nè potè essere,
-una unità di organizzazione, perchè l'uomo e
-la donna appartenevano necessariamente a due <i>genti
-</i>diverse. La <i>gente</i> entrava interamente nella fratria,
-la fratria nella tribù; la famiglia si ripartiva metà
-nella <i>gente</i> del marito e metà in quella della moglie.
-Lo Stato, esso pure, non riconosce, nel diritto
-pubblico, la famiglia; essa non esisteva che pel diritto
-privato. E nondimeno tutta la storia scritta
-sinora parte dall'assurda ipotesi, divenuta intangibile
-sopratutto nel secolo XVIII, che la famiglia
-monogamica isolata, la quale precede a mala pena
-l'epoca civile, sia stata il nucleo intorno a cui,
-mano mano, si formò il cristallo della società e
-dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-«È da osservare inoltre al Signor Grote (soggiunge
-Marx) che, sebbene i Greci derivassero le
-loro <i>genti</i> dalla mitologia, quelle <i>genti</i> sono più
-antiche della mitologia coi suoi dei e semidei, <i>da
-esse stesse</i> creata.»
-</p>
-
-<p>
-Grote è citato a preferenza da Morgan, perchè
-testimone reputato e non sospetto davvero. Egli
-narra eziandio, che ogni <i>gente</i> ateniese aveva un
-nome derivato dal suo supposto stipite; che prima
-di Solone in ogni caso, e anche dopo Solone in
-assenza di testamento, i compagni <i>gentili</i> (<i>gennêtes</i>)
-del defunto ne ereditavano la fortuna; e che, in
-caso di omicidio, prima i parenti, poi i compagni
-<i>gentili</i>, e finalmente i membri della fratria (<i>fratores</i>)
-dell'ucciso, avevano il diritto e il dovere di tradurre
-l'uccisore innanzi ai giudici: «tutto quello,
-che ci è trasmesso delle più antiche leggi ateniesi,
-è fondato sulla divisione in <i>genti</i> e in fratrie.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-La discendenza delle <i>genti</i> da progenitori comuni
-fu un vero rompicapo per i «pedanti filistei»
-(Marx). Pretendendo che naturalmente questi progenitori
-siano affatto mitici, essi non riescono in
-alcun modo a spiegarsi l'origine della <i>gente</i> per
-una semplice giustapposizione di famiglie prive di
-ogni originaria parentela; or è appunto ciò che
-dovrebbero ben chiarire, se pur vogliono spiegarsi
-la esistenza della <i>gente</i>. Suppliscono un profluvio
-di parole, aggirantisi in un circolo vizioso, senza
-uscir mai da questa tesi: l'albero genealogico è
-bensì una favola, ma la <i>gente</i> è una realtà. E finalmente
-il Grote scriveva (diamo anche le interpolazioni
-di Marx): — «Dell'albero genealogico ci
-si parla di rado, poichè esso non era messo in pubblico
-che in certe speciali solennità. Ma anche le
-<i>genti</i> meno importanti hanno le loro pratiche religiose
-comuni (<i>meraviglioso questo, signor Grote!</i>)
-e stipite e genealogia soprannaturale comune, tal
-quale come le più rinomate (<i>ciò è ben strano, signor
-Grote, per delle</i> genti <i>«meno importanti»</i>!);
-il piano fondamentale e la base ideale (<i>non ideale,
-signor caro, ma proprio carnale</i> — fleischlich <i>per
-dirla in tedesco!</i>) erano identici in tutte».
-</p>
-
-<p>
-Marx così riassume la risposta di Morgan su
-questo punto: «Il sistema di consanguinità corrispondente
-alla <i>gente</i> nella sua forma primitiva — che
-i Greci avevano posseduta come tutti gli altri
-mortali — conservava la conoscenza dei gradi di
-parentela di tutti i membri della <i>gente</i> fra loro.
-Questo, che era per essi d'importanza capitale, essi
-rapprendevano per pratica sin dalle fasce. Ciò cadde
-in oblio colla famiglia monogamica. Il nome <i>gentile</i>
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-creava una genealogia, appetto alla quale, quella
-della famiglia individuale appariva insignificante.
-Era quel nome oramai, che doveva conservare il
-fatto della comune origine di coloro che lo portavano;
-ma la genealogia della <i>gente</i> risalì così lontano,
-che i suoi membri non potevano più dimostrare
-la realtà della loro mutua parentela, eccetto
-in un limitato numero di casi, in cui fossero più
-prossimi i predecessori comuni. Il nome stesso era
-prova di comune origine, e prova decisiva, astrazion
-fatta dai casi d'adozione. Di fronte a ciò, negare in
-fatto, come il Grote ed il Niebuhr, qualsiasi parentela
-tra i compagni <i>gentili</i>, trasformando così la
-<i>gente</i> in una creazione fantastica e poetica, è degno
-di scrittori «ideali», cioè estranei alla vita. Poichè
-l'intreccio delle generazioni, sopratutto dacchè è
-sorta la monogamia, vien respinto in un lontano
-passato, e la passata realtà appare riflessa nelle fantasie
-mitologiche, questi dabben filistei ne conchiusero
-e ne conchiudono ancora che è la genealogia
-fantastica quella che creò le <i>genti</i> reali.»
-</p>
-
-<p>
-La fratria era, come fra gli Americani, una
-<i>gente</i> madre divisa in parecchie <i>genti</i> figlie e che
-le riuniva; spesso anche le faceva tutte derivare
-da uno stipite comune. Così, secondo Grote, «tutti
-i membri contemporanei della fratria di <i>Ecateo
-</i>avevano una medesima deità per progenitore comune
-al sedicesimo grado»; tutte le <i>genti</i> di questa
-fratria erano quindi alla lettera <i>genti</i> sorelle. La
-fratria si presenta in Omero anche come unità militare,
-nel famoso passo dove Nestore consiglia ad
-Agamennone: Ordina gli uomini per tribù e per
-fratrie, acciocchè la fratria assista la fratria, e la
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-tribù la tribù. — Essa ha altresì il diritto e il dovere
-della punizione dell'omicidio commesso sopra
-un fratore, ciò che indica che nel passato le spettava
-il dovere della vendetta. Ha ancora santuarii
-e feste comuni, essendo l'elaborazione di tutta la
-mitologia greca, dal primitivo culto ario della natura
-importato seco loro dall'Asia, essenzialmente
-l'opera delle <i>genti</i> e delle fratrie.
-</p>
-
-<p>
-La fratria aveva inoltre un capo (<i>phratriarchos</i>)
-e, secondo De Coulanges, anche assemblee e decreti
-obbligatorii, una giurisdizione ed un'amministrazione.
-Anche lo Stato, quando sorse, benchè ignorasse
-la <i>gente</i>, lasciò alla fratria certe funzioni
-pubbliche.
-</p>
-
-<p>
-La riunione di parecchie fratrie affini forma la
-tribù. Nell'Attica c'erano quattro tribù, ognuna di
-tre fratrie, ciascuna delle quali numerava trenta
-<i>genti</i>. Siffatta proporzione di gruppi presuppone
-un intervento cosciente e metodico nell'ordinamento
-sorto naturalmente. Come, quando e perchè ciò sia
-avvenuto, tace la storia greca, della quale gli
-stessi Greci hanno serbata reminiscenza solo dai
-tempi eroici.
-</p>
-
-<p>
-Le diversità dei dialetti erano meno sviluppate
-presso i Greci, concentrati sopra un territorio relativamente
-piccolo, che nelle vaste foreste americane;
-tuttavia anche là troviamo riunite in più
-grandi masse soltanto tribù parlanti lo stesso linguaggio
-principale, e anche, nella piccola Attica,
-uno speciale dialetto, che divenne poi il dominante,
-come comune linguaggio di prosa.
-</p>
-
-<p>
-Nelle poesie omeriche troviamo le tribù greche
-per lo più già riunite in piccole nazioni, nelle
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-quali però le <i>genti</i>, le fratrie e le tribù conservavano
-ancora completa la loro indipendenza. Esse
-abitavano già in città fortificate da mura; la cifra
-della popolazione cresceva coll'estendersi degli armenti,
-dell'agricoltura, e coll'esordire del mestiere;
-aumentavano con ciò le differenze di ricchezza e
-con esse l'elemento aristocratico nella vecchia democrazia
-naturale. Questi piccoli popoli guerreggiavano
-incessantemente pel possesso delle migliori
-contrade e anche per bottino; la schiavitù
-dei prigionieri di guerra era già istituzione riconosciuta.
-</p>
-
-<p>
-La costituzione di queste tribù e di questi piccoli
-popoli era la seguente:
-</p>
-
-<p>
-1.º Autorità permanente era il Consiglio (<i>bulê</i>),
-composto in origine dei capi delle <i>genti</i>, e più tardi,
-allorchè il loro numero divenne troppo grande, di
-una parte scelta, che offrì l'opportunità allo sviluppo
-e al consolidamento dell'elemento aristocratico;
-ond'è che Dionisio ci dà il Consiglio dei tempi
-eroici come composto addirittura di notabili (<i>kratistoi</i>).
-Il Consiglio decideva definitivamente gli affari
-importanti; così, in Eschilo, il Consiglio di
-Tebe decreta — ciò che era decisivo in quel caso — di
-sotterrare onorevolmente Eteocle, ma di gettare
-in pascolo ai cani il cadavere di Polinice. Colla
-istituzione dello Stato questo Consiglio diventò poi
-il Senato.
-</p>
-
-<p>
-2.º L'assemblea del popolo (<i>agora</i>). Fra gli
-Irocchesi vedemmo il popolo, uomini e donne, circondare
-l'assemblea del Consiglio, prendervi ordinatamente
-la parola e influenzarne così le decisioni.
-Fra i Greci omerici questa «circumambienza»,
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-per usare un'espressione del vecchio gergo giudiziario
-tedesco (<i>Umstand</i>), si è già sviluppata in
-una generale assemblea del popolo, come fra i Germani
-primitivi. Convocavala il Consiglio per decidere
-gli affari importanti; ogni uomo poteva prendervi
-la parola. La deliberazione seguiva per alzata
-di mano (Eschilo nelle <i>Supplici</i>) o per acclamazione.
-L'assemblea era sovrana in ultima istanza,
-perciocchè dice Schömann (<i>Antichità greche</i>), «se
-trattasi di cosa, alla cui esecuzione è necessario il
-concorso del popolo, Omero non ci addita alcun
-mezzo, con cui questo possa esservi costretto contro
-il suo volere». In quest'epoca, in cui ogni
-uomo adulto della tribù era guerriero, non c'era
-ancora nessuna forza pubblica distinta dal popolo,
-da poterglisi contrapporre. La democrazia naturale
-era ancora nel suo pieno fiore, e questo deve essere
-il punto di partenza per giudicare del potere
-e della posizione, tanto del Consiglio, quanto del
-basileus.
-</p>
-
-<p>
-3.º Il duce dell'esercito (<i>basileus</i>). Qui osserva
-Marx: «I dotti europei, per la maggior parte servi
-nati di principi, fanno del <i>basileus</i> un monarca nel
-senso moderno. Morgan, <i>yankee</i> repubblicano, protesta.
-Egli dice con molta ironia, ma con non minore
-verità, dell'untuoso Gladstone e della sua
-«<i>Juventus mundi</i>»: «Il Signor Gladstone ci presenta
-i duci degli eserciti greci dei tempi eroici
-come re e principi, e <i>gentlemen</i> per giunta; ma
-egli deve poi confessare che, in generale, pare che
-l'uso o la legge della primogenitura fosse abbastanza,
-ma non troppo rigorosamente, stabilita.»
-Ammetterà il signor Gladstone, che una primogenitura
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-così <i>abbastanza ma non troppo rigorosamente
-</i>garantita vale supergiù come se non ci
-fosse.
-</p>
-
-<p>
-Vedemmo com'era regolata la successione nelle
-funzioni di capo fra gli Irocchesi ed altri Indiani.
-Tutte le cariche erano elettive, per lo più in seno
-alla <i>gente</i>, e quindi in questa ereditarie. Nei casi
-di vacanza, a poco a poco, si preferì il più prossimo
-parente <i>gentile</i> — fratello o figlio di sorella — se
-non v'erano motivi di posporlo. Se dunque
-presso i Greci, dominando il diritto paterno, l'uffizio
-di <i>basileus</i> passava ordinariamente al figlio o
-a uno dei figli, ciò non prova se non che i figli
-avevano la maggior probabilità d'essere eletti dal
-popolo, non già che succedessero di diritto, senza
-uopo di elezione popolare. È questo, fra gli Irocchesi
-e fra i Greci, il primo germe di famiglie nobili
-entro le <i>genti</i>, e fra i Greci anche di un futuro
-principato o monarchia ereditaria. La presunzione
-è adunque che fra i Greci il <i>basileus</i>, o
-doveva essere eletto dal popolo, o almeno confermato
-dai suoi organi riconosciuti — Consiglio od
-<i>agora</i> — come praticavasi pel «re» (<i>rex</i>) dei
-Romani.
-</p>
-
-<p>
-Nell'Iliade, il dominatore degli uomini, Agamennone,
-non appare come supremo re dei Greci, ma
-quale comandante supremo di un esercito confederato
-dinanzi ad una città assediata. E a questa
-sua qualità accenna Ulisse, quando era scoppiata
-la discordia tra i Greci, nel famoso passo: non è
-buona cosa che più persone comandino, uno solo
-sia il comandante, ecc. (dopo di che il sempre citato
-verso che parla di «scettro», che è un'aggiunta
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-posteriore). «Ulisse non tiene qui una conferenza
-sopra una forma di Governo, ma chiede
-ubbidienza verso il supremo duce in guerra. Pei
-Greci, che non appaiono innanzi a Troia se non
-come esercito, le cose procedono abbastanza democraticamente
-nell'<i>agora</i>. Achille, quando parla di
-doni, cioè della distribuzione del bottino, non ne
-fa distributore nè Agamennone, nè un altro <i>basileus</i>,
-ma sempre «i figli degli Achei», cioè il popolo.
-I predicati: «generato da Giove», «nutrito da
-Giove», non provano nulla, poichè <i>ogni gente</i> discende
-da una deità, quelle della tribù principale
-poi da una deità più ragguardevole — che in questo
-caso è Giove. Anche i personalmente non liberi,
-come il porcaio Eumeo ed altri, sono «divini»
-(<i>dioi</i> e <i>theioi</i>), e ciò nell'Odissea, cioè in un tempo
-molto posteriore all'Iliade; nella stessa Odissea il
-nome di <i>eroe</i> è attribuito anche all'araldo Mulio,
-come al cieco cantore Demodoco. Insomma, la parola
-<i>basileia</i>, impiegata dagli scrittori greci ad indicare
-la cosiddetta monarchia dei poemi omerici,
-(perchè il comando militare è il suo carattere principale),
-col Consiglio e coll'assemblea popolare
-allato, significa soltanto.... democrazia militare»
-(<i>Marx</i>).
-</p>
-
-<p>
-Il <i>basileus</i>, oltre alle attribuzioni militari, aveva
-anche funzioni sacerdotali e giudiziarie; queste non
-ben determinate, quelle nella sua qualità di supremo
-rappresentante della tribù o della federazione
-di tribù. Non è fatta mai parola di attribuzioni
-civiche, amministrative, ma esso sembra essere
-stato, per ragione d'uffizio, membro del Consiglio.
-Il tradurre <i>basileus</i> col tedesco <i>König</i> (re) è
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-quindi etimologicamente esattissimo, perchè <i>König
-</i>(<i>Kuning</i>), da <i>Kuni, Künne</i>, significa capo di una
-<i>gente</i>. Ma l'odierno significato della parola <i>re</i> non
-corrisponde in niuna guisa al <i>basileus</i> dell'antica
-Grecia. Tucidide chiama espressamente l'antica <i>basileia
-</i>una <i>patrikê</i>, cioè derivata da <i>genti</i>, e dice
-che essa ebbe attribuzioni rigorosamente determinate,
-quindi limitate. E riferisce Aristotile, che la
-<i>basileia</i> dei tempi eroici era un comando sopra
-uomini liberi, e il <i>basileus</i>, il duce dell'esercito,
-giudice e sommo sacerdote; esso non aveva quindi
-il potere del Governo nel senso posteriore della
-parola<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Noi vediamo quindi nella costituzione greca dei
-tempi eroici l'antica organizzazione <i>gentile</i> ancora
-in vigore, ma già al principio del tramonto: diritto
-paterno con devoluzione della fortuna ai figli, con
-che è favorita l'accumulazione della ricchezza nella
-famiglia e la famiglia diviene una potenza di fronte
-alla gente; reazione delle differenze di ricchezza
-sulla costituzione, col formare il primo germe di
-una nobiltà e di una monarchia ereditarie; schiavitù,
-da principio dei soli prigionieri di guerra,
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-ma che apre già la prospettiva alla riduzione in
-ischiavitù dei compagni di tribù e perfino dei compagni
-<i>gentili</i>; l'antica guerra da tribù a tribù, che
-già degenera in rapina sistematica per terra e per
-mare, allo scopo di conquistare bestiame, schiavi,
-tesori, e diventa una fonte normale di guadagno;
-in breve, la ricchezza apprezzata e stimata come
-il bene supremo, e violati gli antichi ordinamenti
-<i>gentili</i>, per giustificare i violenti bottini. Non mancava
-più che una cosa: una istituzione, che non
-solo assicurasse le ricchezze individuali di recente
-acquistate contro le tradizioni comunistiche dell'ordinamento
-<i>gentile</i>, che non solo consacrasse la
-proprietà privata sì poco apprezzata nel passato, e
-di questa consacrazione facesse lo scopo supremo
-di ogni umana società; ma che improntasse eziandio
-le nuove forme d'acquisto della proprietà, sviluppantisi
-l'una dopo l'altra, cioè il sempre accelerato
-incremento della ricchezza, col suggello del
-generale riconoscimento sociale; una istituzione,
-che non solo perpetuasse la nascente divisione della
-società in classi, ma anche il diritto della classe
-possidente allo sfruttamento dei non possidenti, e
-il dominio di quella su questi.
-</p>
-
-<p>
-E questa istituzione venne. Si inventò lo <i>Stato</i>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap5">V. Genesi
-dello Stato ateniese.</h2>
-</div>
-
-<p>
-In nessun luogo, meglio che nell'antica Atene,
-ci è dato seguire almeno le prime traccie dello svilupparsi
-dello Stato, che avvenne dopochè gli organi
-della costituzione <i>gentile</i>, in parte trasformati, in
-parte soppiantati dall'intrusione di organi nuovi,
-finirono per cedere il posto a vere magistrature di
-Stato, e il «popolo in armi» che, nelle sue <i>genti</i>,
-fratrie, tribù, difendeva sè stesso, fu sostituito dalla
-«forza pubblica» armata, che obbediva a quelle
-magistrature e poteva così essere rivolta anche
-contro il popolo. I cangiamenti di forma sono, nei
-punti essenziali, esposti da Morgan; io devo aggiungere
-in gran parte il contenuto economico che li
-produce.
-</p>
-
-<p>
-Ai tempi eroici le quattro tribù ateniesi dimoravano
-ancora, nell'Attica, su territorii distinti; pare
-che anche le dodici fratrie, che le componevano,
-avessero avuto sedi separate nelle dodici città di
-Cecrope. La costituzione era quella dei tempi eroici:
-Assemblea pubblica, Consiglio del popolo, <i>basileus</i>.
-Fin dove risale la storia scritta, il terreno era già
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-diviso e passato in proprietà privata, conforme alla
-produzione mercantile già relativamente sviluppata
-sullo scorcio dello stadio superiore della Barbarie,
-e al commercio che le corrisponde. Oltre al grano
-si produsse il vino e l'olio; il commercio sull'Egèo
-venne semprepiù sottratto ai Fenici e cadde in gran
-parte in mani attiche. Colla compra e colla vendita
-della proprietà fondiaria, colla crescente divisione
-del lavoro fra l'agricoltura e il mestiere, fra il
-commercio e la navigazione, i membri delle <i>genti</i>,
-delle fratrie e delle tribù dovettero bentosto confondersi;
-nei distretti della fratria e della tribù
-vennero abitatori, che, sebbene dello stesso popolo,
-tuttavia non appartenevano a quelle corporazioni,
-ed erano così stranieri nella loro propria residenza.
-Perciocchè ogni fratria ed ogni tribù amministrava
-essa stessa in tempo di pace i suoi proprii affari,
-senza ricorrere al Consiglio popolare o al <i>basileus
-</i>di Atene. Ma chi abitava nel territorio della fratria
-e della tribù senza appartenervi, non poteva, naturalmente,
-prender parte alcuna a quest'amministrazione.
-</p>
-
-<p>
-Il regolare andamento della costituzione <i>gentile
-</i>ne ebbe tale dissesto, che già ai tempi eroici si dovette
-porvi riparo. Si introdusse la costituzione
-attribuita a Teseo. Il cangiamento consistette specialmente
-nell'istituire un'amministrazione centrale
-in Atene, per cui una parte degli affari, fin allora
-indipendentemente amministrati dalle tribù, vennero
-dichiarati affari comuni e passarono al Consiglio generale
-sedente in Atene. Con ciò gli Ateniesi fecero
-un passo più lungo, che mai qualsiasi popolo indigeno
-in America: alla semplice federazione di tribù
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-finitime subentrò la loro fusione in un unico popolo.
-Con ciò nacque un diritto popolare comune
-ateniese, che stava al disopra dei diritti consuetudinarii
-delle tribù e delle <i>genti</i>; il cittadino ateniese
-ebbe, come tale, determinati diritti e nuova protezione
-giuridica, anche sul territorio dov'era estraneo
-alla tribù. Ma era questo anche il primo passo allo
-sfacelo della costituzione <i>gentile</i>; perchè era l'adito
-aperto all'ammissione di cittadini estranei a tutte
-le tribù dell'Attica, e che pertanto erano e rimasero
-affatto fuori della costituzione <i>gentile</i> ateniese.
-Una seconda istituzione attribuita a Teseo fu la divisione
-di tutto il popolo, senza riguardo a <i>gente</i>,
-a fratria o tribù, in tre classi: <i>eupatridi</i> o nobili,
-<i>geomori</i> o agricoltori, e <i>demiurghi</i> o artigiani, e
-l'attribuzione ai nobili dell'esclusivo diritto ai pubblici
-uffici. All'infuori di quest'ultimo privilegio,
-tale divisione restò senza effetti, non fondando fra
-le tre classi alcuna differenza di diritti. Ma essa è
-importante, perchè ci presenta i nuovi elementi
-sociali che silenziosamente si erano sviluppati. Essa
-mostra, che la consuetudine degli uffici <i>gentili</i> in
-certe famiglie era già divenuta per esse un titolo
-alle cariche poco contestato; che queste famiglie,
-già potenti per ricchezza, cominciavano a comporsi,
-fuori delle loro <i>genti</i>, in classe distinta privilegiata;
-e che lo Stato, che sorgeva appunto allora, consacrò
-queste usurpazioni. Essa mostra altresì che
-la divisione del lavoro tra agricoltori ed artigiani
-era già abbastanza forte per emulare, in importanza
-sociale, l'antica divisione per <i>genti</i> e per
-tribù. Essa proclama finalmente l'inconciliabile antitesi
-tra società <i>gentile</i> e Stato; il primo conato
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-di formazione d'uno Stato consiste nello smembrare
-le <i>genti</i>, dividendole in privilegiati e posposti, e
-questi ultimi separando pure in due classi di lavoratori,
-l'una contrapposta all'altra.
-</p>
-
-<p>
-La ulteriore storia politica di Atene sino a Solone
-non è che imperfettamente conosciuta. L'uffizio
-di <i>basileus</i> cadde in disuso; alla testa dello
-Stato si posero arconti, scelti fra la nobiltà. Il dominio
-dei nobili crebbe semprepiù, sino a che, verso
-il 600 dell'era nostra, divenne intollerabile. E i
-mezzi principali per sopprimere la libertà comune
-furono il danaro e l'usura. La principale sede della
-nobiltà era Atene co' suoi dintorni, dove il commercio
-marittimo, aiutato spesso dalla pirateria,
-l'arricchiva, e concentrava il denaro nelle sue mani.
-Da ciò la sorgente economia a denaro penetrò come
-un corrosivo nel costume tradizionale delle comunità
-rurali, fondate sulla primitiva economia in
-natura. La costituzione <i>gentile</i> è assolutamente incompatibile
-coll'economia a denaro; la rovina dei
-piccoli contadini dell'Attica coincise col rallentarsi
-dei vecchi legami <i>gentili</i> che, avvincendoli, li proteggevano.
-La dichiarazione di debito e il pignoramento
-(gli Ateniesi avevano già inventata anche
-l'ipoteca) non rispettavano nè la <i>gente</i> nè la fratria.
-E l'antica costituzione <i>gentile</i> non conosceva nè il
-denaro, nè i prestiti e i debiti in denaro. Onde il
-dominio finanziario della nobiltà, sempre più rigoglioso,
-elaborò anche un nuovo diritto consuetudinario
-per garantire il creditore contro il debitore
-e per consacrare lo sfruttamento fatto dal possessore
-di denaro sul contadino. Intere distese di terreno
-nell'Attica erano irte di colonne ipotecarie.
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-sulle quali stava scritto che il fondo che le portava
-era impegnato a questo od a quello per tanto
-o tanto denaro. I campi, che non erano così designati,
-erano in gran parte già venduti per la avvenuta
-scadenza dell'ipoteca o degli interessi e
-passati in proprietà del nobile strozzino; il contadino
-poteva esser lieto, se gli veniva concesso di
-continuarvi a restare come fittaiuolo e di vivere
-di <i>un sesto</i> del prodotto del suo lavoro, pagando
-gli altri <i>cinque sesti</i> come fitto al nuovo signore.
-C'è di più. Se il ricavo della vendita del fondo non
-copriva il debito, o se questo era stato contratto
-senza ipoteca, il debitore doveva vendere schiavi i
-suoi figli all'estero per pagare il creditore. Il padre
-che vende i figli — ecco il primo frutto del diritto
-paterno e della monogamia! E se il vampiro non
-era ancor sazio, poteva vendere come schiavo lo
-stesso debitore. Fu questa la dolce aurora dell'epoca
-civile presso il popolo ateniese.
-</p>
-
-<p>
-Nel passato, allorchè la condizione del popolo
-corrispondeva ancora alla costituzione <i>gentile</i>, un
-tale sconvolgimento non sarebbe stato possibile; e
-ora era avvenuto, non sapevasi come. Ritorniamo
-un istante ai nostri Irocchesi. Là sarebbe stata inconcepibile
-una situazione, quale agli Ateniesi si era
-imposta, per così dire, senza il loro concorso e certo
-contro il loro volere. Là i metodi di produzione
-delle sussistenze, rimanendo d'anno in anno supergiù
-invariati, non potevano generare nè siffatti conflitti,
-che apparivano come imposti dal di fuori, nè
-alcuna antitesi di ricchi e di poveri, di sfruttatori
-e di sfruttati. Gli Irocchesi erano ancora ben lontani
-dal dominare la natura, ma, nei limiti naturali
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-loro imposti, essi dominavano la loro propria produzione.
-A parte il caso, di un cattivo raccolto dei
-loro orti, o l'esaurimento della provvista dei pesci
-dei loro laghi e fiumi e della selvaggina dei loro
-boschi, essi sapevano quanto potevano trarre dalla
-loro maniera di procurarsi le sussistenze. Potevano
-trarne un sostentamento più o meno abbondante o
-scarso; ma non mai sconvolgimenti sociali imprevisti,
-non mai la dissoluzione dei vincoli <i>gentili</i>, la
-scissione dei compagni della <i>gente</i> o della tribù in
-classi antagoniste e reciprocamente combattentisi.
-La produzione si muoveva nei più angusti limiti;
-ma i produttori dominavano il loro proprio prodotto.
-Era questo l'immenso vantaggio della produzione
-barbarica, che andò perduto coll'avvento
-della civiltà, e riconquistare il quale è il compito
-della prossima generazione, ma sulla base del potente
-dominio ormai raggiunto dagli uomini sulla
-natura, e della libera associazione che oggi è possibile.
-</p>
-
-<p>
-Non così fra i Greci. La proprietà privata degli
-armenti e delle suppellettili di lusso condusse allo
-scambio tra gl'individui, alla trasformazione dei
-prodotti in merci. Questo il germe di tutta la trasformazione
-successiva. Tostochè i produttori non
-consumarono più essi stessi direttamente il loro
-prodotto, ma se lo lasciarono uscir di mano cogli
-scambî, essi cessarono di esserne i padroni. Essi
-non sapevano più ciò che ne accadeva, e sorgeva
-la possibilità che un giorno il prodotto venisse impiegato
-contro il produttore, per sfruttarlo ed opprimerlo.
-Perciò nessuna società, che non abolisca
-lo scambio tra gl'individui, può conservare a lungo
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-il dominio sulla sua propria produzione e il controllo
-sugli effetti sociali del suo sistema di produzione.
-</p>
-
-<p>
-Ma gli Ateniesi dovevano imparare quanto rapidamente,
-sorto lo scambio tra gli individui e trasformatisi
-i prodotti in merci, il prodotto padroneggia
-i produttori. Colla produzione mercantile, apparve
-la coltivazione del terreno fatta dagli individui per
-proprio conto, e con ciò bentosto la proprietà fondiaria
-individuale. Sorse inoltre il denaro, la merce
-universale, con la quale tutte le altre potevano
-scambiarsi; ma, inventando il denaro, gli uomini non
-sapevano di creare una nuova forza sociale, l'unica
-forza universale, dinanzi alla quale tutta la società
-avrebbe dovuto inchinarsi. E questa nuova forza,
-sorta improvvisamente all'insaputa e a malgrado
-de' suoi proprii creatori, fece sentire agli Ateniesi
-il suo dominio con tutta la brutalità della sua giovinezza.
-</p>
-
-<p>
-Che fare? L'antica costituzione <i>gentile</i> non solo
-si era dimostrata impotente contro la marcia trionfale
-del denaro; essa era inoltre assolutamente incapace
-di trovar posto in sè stessa per qualcosa
-come il denaro, i creditori e i debitori, la riscossione
-coattiva dei crediti. Ma la nuova forza sociale
-era omai là, e nè pii desiderii, nè aneliti al ritorno
-del buon tempo antico cacciavano dal mondo il denaro
-e l'usura. Per giunta una serie di altre breccie
-minori doveva subire la costituzione <i>gentile</i>. Il frammischiarsi
-dei compagni delle <i>genti</i> e delle fratrie
-su tutto il territorio attico, particolarmente in
-Atene medesima, era aumentato di generazione in
-generazione, benchè l'Ateniese potesse bensì vendere
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-fuori della propria <i>gente</i> il suo fondo, ma non ancora
-la sua casa di abitazione. La divisione del lavoro
-tra i diversi rami della produzione, l'agricoltura
-e il mestiere, e nel mestiere stesso le innumerevoli
-suddivisioni, il commercio, la navigazione, ecc., si
-erano sviluppate sempre più coi progressi dell'industria
-e del traffico; la popolazione si divideva ormai,
-secondo l'occupazione, in gruppi quasi fissi, ciascun
-dei quali aveva una serie di nuovi interessi comuni,
-che non trovavano posto nella <i>gente</i> o nella fratria,
-e la cui tutela esigeva quindi nuove cariche. Il numero
-degli schiavi si era considerevolmente accresciuto,
-e già allora deve aver superato di molto
-quello degli Ateniesi liberi; in origine la costituzione
-<i>gentile</i> ignorava la schiavitù, e quindi i mezzi
-di tener a freno questa massa di non liberi. E finalmente
-il commercio aveva attirata in Atene una
-moltitudine di stranieri, che vi si stabilivano per
-far denaro più facilmente, che l'antica costituzione
-lasciava privi di diritti e di difesa, e che, malgrado
-la tradizionale tolleranza, rimanevano nel popolo
-come un elemento estraneo e perturbatore.
-</p>
-
-<p>
-In breve, la costituzione <i>gentile</i> volgeva al suo
-termine. La società ne traripava ogni giorno più,
-e quella costituzione non poteva nè arrestare, nè
-rimuovere neanche i mali più funesti, nati sotto i
-suoi occhi. Lo Stato, frattanto, s'era sviluppato in
-silenzio. I nuovi gruppi, nati dalla divisione del
-lavoro, dapprima fra città e campagna, poi fra i
-varî rami del lavoro urbano, avevano generato
-nuovi organi per la tutela dei loro interessi; cariche
-d'ogni sorta erano state istituite. E allora il
-giovine Stato abbisognò sopratutto di una forza
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-propria, che, presso gli Ateniesi navigatori, doveva
-essere da principio soltanto una forza marittima
-per le piccole guerre e per la protezione delle navi
-mercantili. In un tempo imprecisato, prima di Solone,
-vennero istituite le <i>naucrarie</i>, piccoli distretti,
-dodici per ciascuna tribù; ogni <i>naucraria</i> doveva
-allestire, armare ed equipaggiare un vascello da
-guerra e fornire inoltre due cavalieri. Questa istituzione
-intaccava doppiamente la costituzione <i>gentile</i>;
-in primo luogo, creando una forza pubblica,
-che non coincideva più senz'altro coll'insieme del
-popolo armato, e, in secondo luogo, dividendo per
-la prima volta il popolo a pubblici fini, non più
-per gruppi di parentela, ma a norma dell'<i>abitazione
-locale.</i> E di ciò si vedrà poi l'importanza.
-</p>
-
-<p>
-Non potendo la costituzione <i>gentile</i> recare alcun
-aiuto al popolo sfruttato, non rimaneva che lo Stato
-nascente. E questo lo aiutò colla costituzione di Solone,
-mentre esso si rafforzava sempre più a spese
-dell'antica costituzione. Solone — qui non c'interessa
-come fu introdotta la sua riforma, nell'anno 594
-avanti la nostra êra — Solone aprì la serie delle
-cosiddette rivoluzioni politiche, e lo fece con un
-attacco alla proprietà. Tutte le rivoluzioni avvenute
-fino ad oggi furono rivoluzioni per la difesa
-di una forma della proprietà contro un'altra. Esse
-non possono proteggere l'una senza danneggiare
-l'altra. Nella grande rivoluzione francese la proprietà
-feudale fu sacrificata per salvare la borghese;
-in quella di Solone fu la proprietà del creditore che
-dovette soffrire a vantaggio di quella del debitore.
-I debiti furono semplicemente dichiarati nulli. Le
-particolarità non ci sono esattamente note, ma Solone
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-si vanta nelle sue poesie di aver rimosse le
-colonne ipotecarie dai terreni indebitati, e di aver
-ricondotti in patria i cittadini venduti o fuggiti
-all'estero per debiti. Questo non era possibile che
-coll'aperta violazione della proprietà. E infatti, tutte,
-dalla prima all'ultima, le cosiddette rivoluzioni politiche
-si fecero a vantaggio di <i>una forma</i> di proprietà,
-colla confisca, chiamata anche furto, <i>di
-un'altra forma</i>. Tanto egli è vero, che, da duemila
-e cinquecento anni in poi, la proprietà non potè
-esser conservata se non colla violazione continua
-della proprietà.
-</p>
-
-<p>
-Ma ora trattavasi d'impedire il ritorno di un
-siffatto asservimento dei liberi Ateniesi. Ciò avvenne
-anzitutto con misure generali, per esempio colla
-inibizione dei contratti di debito nei quali fosse
-pegno la persona del debitore. Fu inoltre stabilito
-un limite massimo della proprietà fondiaria che
-un individuo potesse possedere, per porre almeno
-qualche freno alla bulimia della nobiltà pel terreno
-dei contadini. Si introdussero poi cangiamenti nella
-costituzione; i più importanti per noi sono questi:
-</p>
-
-<p>
-Il Consiglio fu portato a quattrocento membri,
-cento per ogni tribù; quì la base era ancora la
-tribù. Ma questo era anche l'unico lato, pel quale
-l'antica costituzione riappariva nel nuovo corpo
-dello Stato. Giacchè, pel resto, Solone divise i cittadini
-in quattro classi secondo la loro proprietà
-fondiaria e il suo reddito; 500, 300 e 150 <i>medimni
-</i>di grano (un <i>medimno</i> vale circa 41 litri) erano
-i ricavi minimi per le prime tre classi; chi aveva
-una proprietà fondiaria minore o non ne aveva
-punto cadeva nella quarta classe. Le cariche pubbliche
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-potevano essere coperte soltanto dalle tre
-prime; le più elevate, solo dalla prima classe; la
-quarta classe non aveva che il diritto di parlare e
-di votare nell'assemblea popolare; la quale però
-eleggeva tutti i funzionarii; a questa essi dovevano
-rendere i conti; era essa che faceva tutte le leggi,
-e in essa la quarta classe formava la maggioranza.
-I privilegi aristocratici furono in parte rinnovati
-sotto forma di privilegi della ricchezza, ma il popolo
-conservò il potere sovrano. Le quattro classi
-formarono inoltre la base di una nuova organizzazione
-dell'esercito. Le due prime classi fornivano
-la cavalleria; la terza doveva servire come fanteria
-pesante; la quarta come fanteria leggiera, senza
-corazza, o sulla flotta, e probabilmente veniva anche
-stipendiata.
-</p>
-
-<p>
-Qui è dunque introdotto nella costituzione un
-elemento affatto nuovo: la proprietà privata. I diritti
-e i doveri dei cittadini dello Stato vengono
-misurati dalla grandezza della loro proprietà fondiaria,
-e di quanto guadagnano influenza le classi
-facoltose, di altrettanto si rattrappiscono le antiche
-corporazioni consanguinee; la costituzione <i>gentile
-</i>aveva sofferto un nuovo strazio.
-</p>
-
-<p>
-L'attribuzione dei diritti politici a seconda dei
-beni non era però una di quelle istituzioni, senza
-cui lo Stato non può esistere. Sebbene essa abbia
-rappresentato una parte importante nella storia
-della costituzione degli Stati, nondimeno moltissimi
-Stati, e precisamente quelli più completamente evoluti,
-non ne ebbero bisogno. Anche in Atene essa
-non fu che transitoria; dopo Aristide, tutti gli uffizi
-erano accessibili a tutti i cittadini.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-</p>
-
-<p>
-Durante i successivi ottant'anni, la società ateniese
-assunse a mano a mano l'indirizzo, che più
-poi sviluppò nei secoli successivi. All'usura sui terreni,
-così fiorente prima di Solone, fu posto fine,
-come pure all'eccessivo accentramento della proprietà
-fondiaria. Il commercio, il mestiere esercitato
-sempre più in grande coll'opera degli schiavi, e il
-lavoro degli artigiani, divennero i principali rami
-di produzione. Si divenne più illuminati. Scambio
-di sfruttare i concittadini brutalmente come da
-principio, si sfruttarono piuttosto gli schiavi e la
-clientela extra-ateniese. La proprietà mobile, la ricchezza
-finanziaria, il numero degli schiavi e dei
-vascelli cresceva sempre più, ma non erano più un
-semplice mezzo di acquistare proprietà fondiaria,
-come nella malaccorta epoca precedente; divennero
-uno scopo essi stessi. Con ciò, da una parte, fu creata
-una vittoriosa concorrenza all'antica potenza della
-nobiltà colla nuova classe di ricchi industriali e
-commercianti, ma, dall'altra, fu anche tolto l'ultimo
-terreno agli avanzi dell'antica costituzione <i>gentile</i>.
-I membri delle <i>genti</i>, delle fratrie e delle tribù,
-sparpagliati per tutta l'Attica e completamente mescolati,
-non potevano più formare corporazioni politiche;
-una moltitudine di cittadini ateniesi non
-apparteneva ad alcuna <i>gente</i>; erano immigrati, ammessi
-bensì nel diritto civico, ma non in alcuno
-degli antichi gruppi consanguinei; accanto ad essi
-vi era poi il sempre crescente numero degl'immigrati
-stranieri, semplici clienti.
-</p>
-
-<p>
-Nel frattempo le lotte di partito proseguivano;
-la nobiltà tentava riconquistare i suoi passati privilegi,
-e per un istante riottenne il predominio,
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-finchè la rivoluzione di Cleistene (509 avanti la
-nostra êra) l'abbattè definitivamente; ma con essa
-abbattè pure l'ultimo residuo della costituzione
-<i>gentile</i>.
-</p>
-
-<p>
-Cleistene, nella sua nuova costituzione, disconobbe
-le quattro antiche tribù fondate sulle <i>genti
-</i>e sulle fratrie. Subentrò un'organizzazione affatto
-nuova, sulla base della divisione dei cittadini secondo
-la residenza, come si era fatto per le <i>naucrarie</i>.
-L'essenziale non era più l'appartenere a
-gruppi consanguinei, ma il luogo dell'abitazione;
-non veniva diviso il popolo, ma il territorio, e gli
-abitanti divennero politicamente una semplice appendice
-del territorio.
-</p>
-
-<p>
-Tutta l'Attica fu divisa in cento distretti comunali,
-o <i>demi</i>, ciascun dei quali si amministrava da
-sè. I cittadini residenti in ogni <i>demo</i> (<i>demoti</i>) eleggevano
-il loro capo (<i>demarco</i>) e il loro tesoriere,
-più trenta giudici con giurisdizione sulle piccole
-controversie. Avevano ancora un proprio tempio e
-un dio protettore, o eroe, di cui eleggevano i sacerdoti.
-Nel <i>demo</i> il supremo potere era l'assemblea
-dei <i>demoti</i>. È, come ben osserva Morgan, il tipo
-dei Comuni urbani d'America, che si governano da
-sè stessi. Il nascente Stato ateniese partiva da quella
-stessa unità, con la quale finisce lo Stato moderno
-nel suo più elevato sviluppo.
-</p>
-
-<p>
-Dieci di queste unità, <i>demi</i>, formavano una tribù,
-che ora, a differenza dalle antiche tribù consanguinee,
-piglia nome di tribù locale. La tribù locale
-non era solo una tribù politica autonoma, era anche
-una corporazione militare; eleggeva il <i>filarco</i>, o
-capo della tribù, che comandava la cavalleria, il
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-<i>tassiarco</i> per la fanteria, e lo <i>stratega</i> che comandava
-tutta la milizia reclutata nel territorio della
-tribù. Forniva inoltre cinque navi da guerra con
-rispettivi equipaggi e comandanti, e aveva per sacro
-patrono un eroe attico, dal cui nome si intitolava.
-Finalmente eleggeva cinquanta consiglieri nel Consiglio
-ateniese.
-</p>
-
-<p>
-La somma di tutto ciò era lo Stato ateniese,
-retto dal Consiglio composto dei cinquecento eletti
-delle dieci tribù, e in ultima istanza dall'Assemblea
-del popolo, dove ogni cittadino ateniese aveva accesso
-e diritto di voto; allato, arconti ed altri funzionari
-curavano i differenti rami amministrativi e
-giudiziarii. Un funzionario supremo del potere esecutivo
-non esisteva in Atene.
-</p>
-
-<p>
-Con questa nuova costituzione e coll'ammissione
-di un grandissimo numero di clienti, in parte immigrati,
-in parte schiavi affrancati, gli organi della
-costituzione <i>gentile</i> erano stati scacciati dagli affari
-pubblici; essi discesero al grado di riunioni private
-e di confraternite religiose. Ma l'influenza morale,
-il tradizionale modo di concepire e di pensare dell'antica
-epoca <i>gentile</i>, continuarono ad ereditarsi
-per lungo tempo e non svanirono che a poco a
-poco. Ciò si vide in una ulteriore istituzione dello
-Stato.
-</p>
-
-<p>
-Vedemmo che una delle essenziali caratteristiche
-dello Stato consiste in una forza pubblica distinta
-dalla massa del popolo. Atene non aveva allora che
-l'esercito popolare e una flotta fornita immediatamente
-dal popolo; quello e questa la difendevano
-dall'estero e tenevano a freno gli schiavi, che già
-formavano la grande maggioranza della popolazione.
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-Di fronte ai cittadini la forza pubblica non
-esistì da principio che come polizia, la quale è
-vecchia quanto lo Stato, per lo che gl'ingenui
-francesi del secolo XVIII non parlavano di popoli
-inciviliti, ma di <i>nations policées</i>. Gli Ateniesi, insieme
-al loro Stato, istituirono quindi anche una
-polizia, una vera gendarmeria di arcieri a piedi e
-a cavallo. Ma questa gendarmeria era formata... di
-schiavi. Sembrava così degradante questo mestiere
-di birro al libero ateniese, che egli si lasciava piuttosto
-arrestare da schiavi armati, anzi che prestarsi
-esso stesso a tale ignominia. Questo era ancora
-l'antico sentimento <i>gentile</i>. Lo Stato non poteva
-sussistere senza polizia, ma esso era ancora giovane,
-e non godeva ancora sufficiente autorità morale,
-per rendere stimabile un mestiere, che agli antichi
-compagni <i>gentili</i> appariva necessariamente infame.
-</p>
-
-<p>
-Quanto lo Stato, organato omai nei suoi tratti
-essenziali, fosse adatto alla nuova condizione sociale
-degli Ateniesi, lo mostra il rapido fiorire della ricchezza,
-del commercio e dell'industria. L'antagonismo
-di classi, sul quale riposavano le istituzioni
-politiche e sociali, non era più fra nobiltà e popolo
-comune, ma fra schiavi e liberi, fra clienti e cittadini.
-Al tempo del massimo fiore l'intera cittadinanza
-ateniese libera, donne e fanciulli compresi,
-consisteva di circa 90,000 individui, accanto ai quali
-si contavano 365,000 schiavi di ambo i sessi e
-45,000 clienti — stranieri ed affrancati. Per ogni
-cittadino maschio adulto v'erano quindi almeno 18
-schiavi, e più di due clienti. Il gran numero di
-schiavi proveniva dal fatto, che molti di essi lavoravano
-insieme nelle manifatture, grandi officine,
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-sotto la sorveglianza d'ispettori. Ma, collo sviluppo
-del commercio e dell'industria, vennero l'accumulazione
-e la concentrazione delle ricchezze in poche
-mani, l'impoverimento della massa dei liberi cittadini,
-ai quali non rimaneva altra scelta, che, o di
-far concorrenza al lavoro schiavo col proprio lavoro
-manuale — ciò che passava per disonorevole,
-«<i>banauso</i>», e prometteva anche poco profitto — o
-diventare dei parassiti. Per necessità, date le circostanze,
-abbracciarono il secondo partito, ed essendo
-essi la massa, portarono con ciò lo sfacelo
-in tutto lo Stato ateniese. Non la democrazia rovinò
-Atene, come pretendono i pedanti piaggiatori
-dei principi europei, ma la schiavitù, che proscriveva
-il lavoro del cittadino libero.
-</p>
-
-<p>
-La genesi dello Stato presso gli Ateniesi è un
-modello particolarmente tipico della formazione
-dello Stato in generale, perchè, da un lato, ha
-luogo senza perturbazioni, senza influsso di violenze
-interne od esterne — la usurpazione di Pisistrato
-non lasciò traccia della sua breve durata — e
-perchè, d'altro lato, fa scaturire direttamente dalla
-società <i>gentile</i> una forma di Stato già assai evoluta,
-la repubblica democratica; e, finalmente, perchè
-conosciamo sufficientemente tutte le sue particolarità
-essenziali.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap6">VI. Gente e Stato in Roma.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Secondo la leggenda della fondazione di Roma,
-la prima colonia nacque da un dato numero di
-<i>genti</i> latine (la leggenda dice cento) riunite in una
-tribù, alle quali si unì bentosto una tribù sabellica,
-e infine una terza, composta di elementi diversi,
-anche queste, vuolsi, di cento <i>genti</i> ciascuna.
-Da tutto il racconto salta agli occhi che di primitivo
-non v'era quasi altro che la <i>gente</i>, e anche
-questa in molti casi non era che la propaggine di
-una <i>gente</i> madre rimasta nell'antica patria. Le
-tribù portano in fronte il suggello della composizione
-artificiale, benchè composte per lo più di
-elementi congiunti da parentela e modellate sul
-tipo dell'antica tribù cresciuta spontaneamente, non
-artificialmente combinata; non è dunque escluso,
-che il nucleo di ognuna delle tre tribù possa essere
-effettivamente stato una tribù antica. L'anello di
-congiunzione, la fratria, consisteva di dieci <i>genti</i>
-e chiamavasi <i>curia</i>; le curie quindi erano trenta.
-</p>
-
-<p>
-È ammesso che la <i>gente</i> romana era la medesima
-istituzione della greca; se la greca non è che
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-uno sviluppo di quella unità sociale, la cui forma
-primitiva ci è dato dai Pellirosse americani, lo
-stesso dovrà dirsi della romana. Possiamo quindi
-andar per le corte.
-</p>
-
-<p>
-La <i>gente</i> romana aveva, almeno nei primi tempi
-della Città, la costituzione seguente:
-</p>
-
-<p>
-1.º Diritto ereditario reciproco fra i compagni
-<i>gentili</i>; i beni di fortuna restavano nella <i>gente</i>.
-Poichè nella <i>gente</i> romana, come nella greca, regnava
-già il diritto paterno, erano esclusi i discendenti
-della linea femminile. Secondo la «legge delle
-dodici tavole», il più antico diritto romano scritto
-che ci sia conosciuto, ereditavano prima i figli
-come eredi naturali; in loro difetto, gli agnati
-(congiunti in linea <i>maschile</i>); e, nell'assenza di
-questi, i compagni <i>gentili</i>. In tutti i casi la fortuna
-rimaneva nella <i>gente</i>. Noi vediamo qui il graduale
-insinuarsi, nel costume <i>gentile</i>, di nuove disposizioni
-di diritto, prodotte dall'accresciuta ricchezza
-e dalla monogamia; l'originaria eguaglianza di diritto
-successorio dei compagni <i>gentili</i> è dapprima — e
-ciò assai di buon'ora, come accennammo più
-sopra — limitato in pratica agli agnati, finalmente
-ai figli e ai loro discendenti in linea maschile; si
-capisce da sè che nelle «dodici tavole» ciò appare
-in ordine inverso.
-</p>
-
-<p>
-2.º Cimitero comune. Alla patrizia gente Claudia,
-quando migrò da Regilli a Roma, fu assegnato un
-pezzo di terreno per suo uso, e inoltre un luogo
-di sepoltura comune nella città. Ancora, sotto Augusto,
-la testa di Varo, caduto nella foresta di Teutoburgo,
-fu riportata a Roma e collocata nel <i>gentilitius
-tumulus</i>; la <i>gente</i> Quintilia aveva dunque
-anche un sepolcro speciale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<p>
-3.º Feste religiose comuni; le ben note <i>sacra
-gentilitia</i>.
-</p>
-
-<p>
-4.º Obbligo di non sposarsi nella <i>gente</i>. Ciò non
-pare che in Roma sia mai stato sancito da una
-legge scritta, ma il costume rimaneva. Della enorme
-quantità di coppie coniugali romane, i cui nomi ci
-son tramandati, non c'è un solo nome <i>gentile</i> comune
-al marito e alla moglie. Il diritto successorio
-conferma questa regola. La donna perde con le
-nozze i suoi diritti agnatizî, esce dalla sua <i>gente</i>,
-e nè essa, nè i suoi figli, possono ereditare da suo
-padre o dai fratelli di questo, perchè diversamente
-l'eredità sarebbe perduta per la <i>gente</i> paterna.
-Questo non ha senso se non si presuppone che la
-donna non possa sposare alcun membro della propria
-<i>gente</i>.
-</p>
-
-<p>
-5.º Una proprietà fondiaria comune. Questa vi
-era anche nel tempo primitivo, dacchè il terreno
-della tribù cominciò ad essere ripartito. Nelle tribù
-latine troviamo il terreno, parte in possesso della
-tribù, parte della <i>gente</i>, parte delle comunità o
-gruppi domestici, che in quel tempo difficilmente
-potevano essere famiglie individuali. Si dice che
-Romolo abbia fatta la prima distribuzione di terreno
-agl'individui, circa un ettaro (due jugeri) per
-ciascheduno. Tuttavia noi troviamo anche di poi
-possessi fondiari in mano alle <i>genti</i>, pur astraendo
-dal terreno dello Stato, intorno al quale si aggira
-tutta la storia interna della Repubblica.
-</p>
-
-<p>
-6.º Dovere di mutua difesa ed assistenza fra compagni
-<i>gentili</i>. Di ciò la storia scritta non ci mostra
-che pochi avanzi; lo Stato romano assunse subito
-tale predominio, chè passò ad esso il diritto di protezione
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-contro le offese. Quando Appio Claudio fu
-imprigionato, tutta la sua <i>gente</i> mise il lutto, anche
-i suoi nemici personali. Alla seconda guerra punica,
-le genti si unirono per la liberazione dei compagni
-<i>gentili</i> prigionieri di guerra; il Senato glielo <i>vietò</i>.
-</p>
-
-<p>
-7.º Diritto di portare nomi <i>gentili</i>. Perdurò sino
-al tempo dell'Impero; agli affrancati si permetteva
-di assumere il nome <i>gentile</i> dei loro ex-signori, ma
-senza diritti <i>gentili</i>.
-</p>
-
-<p>
-8.º Diritto di adottare stranieri nella <i>gente</i>. Esplicavasi
-coll'adozione in una famiglia (come presso
-gli Indiani), che traeva seco l'ammissione nella <i>gente</i>.
-</p>
-
-<p>
-9.º Il diritto di eleggere e di deporre capi non
-è menzionato in nessun luogo. Ma, poichè nei primi
-tempi di Roma tutti gli uffizii tenevansi per elezione
-o per acclamazione, dal re elettivo in giù, e
-anche i preti delle <i>curie</i> venivano eletti da queste,
-noi possiamo ammettere lo stesso pei capi (<i>principes</i>)
-delle <i>genti</i> — comunque l'elezione da una
-medesima famiglia potesse essere già diventata la
-regola.
-</p>
-
-<p>
-Queste erano le attribuzioni di una <i>gente</i> romana.
-Ad eccezione del passaggio, già compiutosi,
-al diritto paterno, esse sono lo specchio fedele dei
-diritti e dei doveri di una <i>gente</i> Irocchese; anche
-qui «fa manifestamente capolino l'Irocchese».
-</p>
-
-<p>
-A mostrare quale confusione regni ancor oggi,
-anche tra i nostri storici più reputati, sull'ordinamento
-<i>gentile</i> romano, basterà un esempio. Nel lavoro
-di Mommsen sui nomi proprî romani dell'epoca
-repubblicana e di Augusto (<i>Römische Forschungen</i>,
-Berlino, 1864, 1.º volume) sta scritto: «Oltre a tutti
-i maschi della stessa stirpe, esclusi naturalmente
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-gli schiavi, ma inclusi i famigliari e i clienti, il
-nome della stirpe compete anche alle donne.... La
-tribù (così Mommsen traduce qui la parola <i>gens</i>) è....
-una comunità, discendente da uno stipite comune
-(reale o presunto, o anche immaginario), tenuta assieme
-dalla comunanza delle feste, della sepoltura e
-della eredità, e alla quale possono e devono appartenere
-tutti gl'individui personalmente liberi, quindi
-anche le donne. Ma il difficile è stabilire il nome di
-stirpe delle donne maritate. La difficoltà non esisteva,
-finchè la donna non poteva sposare se non un compagno
-della sua <i>gente</i>; e probabilmente per molto
-tempo le donne incontrarono maggiori difficoltà a
-maritarsi fuori che dentro la <i>gente</i>; talchè poi
-quel diritto, la <i>gentis enuptio</i>, ancora nel sesto secolo
-veniva dato in ricompensa come privilegio
-personale... Ma dove avvenivano siffatti matrimonî
-fuori della <i>gente</i>, la donna, nei primi tempi, doveva
-passare nella tribù del marito. Nulla è più
-certo del fatto, che la donna, coll'antico matrimonio
-religioso, entrava nella comunità giuridica
-e religiosa del marito, e lasciava la propria. Chi
-non sa che la donna maritata perde il diritto ereditario,
-attivo e passivo, nella propria <i>gente</i>, e lo
-acquista invece verso suo marito, i suoi figli e
-tutti in generale i membri della <i>gente</i> di questi?
-e se essa diventa come figlia del marito ed entra
-nella costui famiglia, come può rimanere al di fuori
-dalla sua stirpe?» (<i>pag. 9 a 11</i>).
-</p>
-
-<p>
-Mommsen afferma dunque, che le donne romane,
-che appartenevano ad una <i>gente</i>, non potevano maritarsi
-in origine se non <i>nella</i> propria <i>gente</i>; la
-<i>gente</i> romana sarebbe quindi stata endogama, e
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-non esogama. Questa opinione, che contraddice a
-tutto quanto si è riscontrato presso altri popoli,
-si fonda principalmente, se non esclusivamente, sopra
-un solo passo di Livio, oggetto di molte controversie
-(<i>Libro XXXIX, cap. 19</i>), secondo il quale il Senato,
-nell'anno di Roma 568, ossia nel 186 avanti la nostra
-êra, decise, <i>uti Feceniæ Hispallæ datio, deminutio,
-gentis enuptio, tutoris optio item esset quasi
-ei vir testamento dedisset; utique ei ingenuo nubere
-liceret, neu quid ei qui eam duxisset, ob id
-fraudi ignominiaeve esset</i> — che Fecenia Hispalla
-avrebbe il diritto di disporre della sua fortuna, di
-diminuirla, di maritarsi fuori della <i>gente</i>, e di scegliersi
-un tutore, come se il suo (defunto) marito
-le avesse conferito questi diritti per testamento;
-che essa potrebbe sposare un cittadino libero, senza
-che a colui che la torrà in moglie possa ciò essere
-ascritto come un'ignominia od una mala azione.
-</p>
-
-<p>
-Senz'alcun dubbio è qui conferito a Fecenia, ad
-un'affrancata, il diritto di maritarsi fuori della <i>gente</i>.
-E da questo passo risulta con eguale certezza che
-il marito poteva conferire per testamento a sua
-moglie il diritto di maritarsi, dopo la sua morte,
-fuori della <i>gente</i>. Ma fuori di <i>quale gente</i>?
-</p>
-
-<p>
-Se la donna doveva maritarsi nella propria <i>gente</i>,
-come ritiene Mommsen, essa rimaneva in questa
-<i>gente</i> anche dopo il matrimonio. Ma, in primo
-luogo, questa pretesa endogamia della <i>gente</i> è appunto
-ciò che si dovrebbe dimostrare. E in secondo
-luogo, se la donna doveva sposarsi nella <i>gente</i>, lo
-doveva naturalmente anche l'uomo, altrimenti sarebbe
-rimasto senza moglie. Ne verrebbe che l'uomo
-poteva legare per testamento a sua moglie un diritto,
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-che non possedeva per sè; assurdo giuridico.
-Mommsen lo sente e congettura quindi che «per
-sposarsi fuori della <i>gente</i> occorreva, in diritto, non
-solo il consenso del marito sotto la cui potestà la
-donna si trovava, ma quello eziandio di tutti i compagni
-<i>gentili</i>» (<i>pag. 10, Nota</i>). Or questa è anzitutto
-un'ipotesi molto ardita; e inoltre contraddice
-al chiaro tenore del passo citato; il Senato le dà
-questo diritto <i>in luogo e vece del marito</i>, esso le
-dà espressamente nulla più e nulla meno di ciò
-che il marito poteva darle, ma ciò che le dà è un
-diritto <i>assoluto</i>, non dipendente da alcun'altra limitazione;
-sicchè, se essa ne fa uso, non dovrà
-soffrirne neanche il suo nuovo marito; il Senato
-incarica anzi i consoli e i pretori presenti e futuri
-di provvedere perchè non le derivi alcun danno.
-L'ipotesi di Mommsen sembra quindi affatto inammissibile.
-</p>
-
-<p>
-Ovvero: la donna sposava un uomo di un'altra
-<i>gente</i>, ma essa rimaneva nella propria <i>gente</i> nativa.
-Allora, giusta il suddetto passo, il marito
-avrebbe avuto il diritto di permettere alla moglie
-di maritarsi fuori della <i>gente</i> di lei. Cioè avrebbe
-avuto il diritto di disporre negli affari di una <i>gente</i>
-alla quale egli non apparteneva. La cosa è così assurda,
-che non è il caso di spendervi altre parole.
-</p>
-
-<p>
-Rimane quindi la sola ipotesi, che la donna abbia
-sposato in prime nozze un uomo di altra <i>gente</i>, passando
-senz'altro in quella del marito, come effettivamente
-ammette anche Mommsen per casi simili.
-Allora tutto il viluppo è subito spiegato. La donna,
-sciolta colle nozze dalla sua antica <i>gente</i> e entrata
-in quella del marito, ha in questa una posizione
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-affatto speciale. Essa è compagna <i>gentile</i> sì, ma
-non consanguinea; la maniera della sua adozione
-la esclude sin dal principio da qualsiasi divieto di
-matrimonio nella <i>gente</i>, nella quale appunto si è
-già maritata; essa è ammessa nell'unione matrimoniale
-della <i>gente</i>, alla morte di suo marito eredita
-della sua fortuna, eredita cioè la fortuna di un
-compagno <i>gentile</i>. Che di più naturale, affinchè
-questa fortuna rimanga nella <i>gente</i>, che essa sia
-obbligata a sposare un compagno <i>gentile</i> del suo
-primo marito e nessun altro? E se un'eccezione
-deve farsi, chi sarà competente ad autorizzarvela,
-se non colui che le ha legata questa fortuna, il suo
-primo marito? Nel momento in cui egli le lascia
-i suoi beni e le permette insieme di trasferirli col
-matrimonio, o in conseguenza del matrimonio, in
-una <i>gente</i> estranea, questi beni gli appartengono
-ancora, egli dispone quindi letteralmente della roba
-sua. Quanto alla donna e ai suoi rapporti colla <i>gente</i>
-del marito, è questi che ve l'ha introdotta con un
-libero atto della sua volontà: il matrimonio; sembra
-quindi anche naturale, che egli sia la persona più
-idonea ad autorizzarla ad uscirne con un secondo
-matrimonio. Insomma la cosa appare semplice ed
-evidente, tostochè noi eliminiamo lo strano concetto
-di una <i>gente</i> romana endogama e la concepiamo
-con Morgan come esogama fin dalle origini.
-</p>
-
-<p>
-Rimane ancora un'ultima ipotesi, che ha pure
-trovato i suoi sostenitori, e sono anzi i più numerosi.
-Il passo di Livio significherebbe soltanto,
-«che le fanciulle affrancate (<i>libertae</i>) non potevano
-senza particolare autorizzazione maritarsi fuori
-della <i>gente</i> (<i>e gente enubere</i>) o fare qualsiasi altro
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-atto, che, collegato con la <i>capitis deminutio minima</i>,
-potesse aver per effetto l'uscita della <i>liberta</i>
-dalla unione <i>gentile</i>.» (<span class="smcap">Lange</span>, <i>Römische Alterthümer</i>,
-Berlino 1856, I, pag. 195, dove, quanto al
-passo di Livio, si fa riferimento a Duschke). Se
-questa ipotesi è giusta, il passo non prova più nulla
-quanto ai rapporti delle Romane pienamente libere;
-e di un costoro obbligo di maritarsi nella <i>gente</i>
-non può più esser questione.
-</p>
-
-<p>
-L'espressione <i>enuptio gentis</i> non si trova che
-in questo passo, in tutta la letteratura romana; la
-parola <i>enubere</i>, «sposarsi fuori», solo tre volte
-appunto in Livio, ma senza alcun rapporto colla
-<i>gente</i>. L'ipotesi fantastica che le romane potessero
-maritarsi solo nella <i>gente</i>, si deve a quest'unico
-passo. Ma essa non regge affatto, perchè, o il passo
-si riferisce a restrizioni speciali per le affrancate,
-e non prova nulla per le donne di condizione libera
-(<i>ingenuae</i>); o si riferisce anche a queste, e
-allora esso prova piuttosto, che di regola la donna
-si maritava fuori della sua <i>gente</i>, ma col matrimonio
-passava nella <i>gente</i> del marito; prova cioè
-contro Mommsen e a favore di Morgan.
-</p>
-
-<p>
-Ancora quasi tre secoli dopo la fondazione di
-Roma, i vincoli <i>gentili</i> erano così forti, che una
-<i>gente</i> patrizia, quella dei Fabii, potè intraprendere
-di propria iniziativa, col consenso del Senato, una
-spedizione di guerra contro la vicina città di Veio.
-Trecentosei Fabii sarebbero usciti e stati uccisi
-tutti in una imboscata; solo un ragazzo, sopravvissuto,
-ripropagò la <i>gente</i>.
-</p>
-
-<p>
-Dieci <i>genti</i> formavano, come si è detto, una
-fratria, che chiamavasi <i>curia</i> ed aveva attribuzioni
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-pubbliche più importanti della fratria greca. Ogni
-<i>curia</i> aveva le sue pratiche religiose, i suoi santuari
-e i suoi preti speciali; l'insieme di questi
-ultimi formava uno dei Collegi del sacerdozio romano.
-Dieci <i>curie</i> formavano una tribù, che probabilmente,
-come le altre tribù latine, aveva in
-origine un capo eletto, duce dell'esercito e sommo
-sacerdote. Le tribù formavano il <i>populus romanus</i>.
-</p>
-
-<p>
-Al popolo romano poteva quindi soltanto appartenere
-chi era membro di una <i>gente</i>, e con
-essa di una <i>curia</i> e di una tribù. La prima costituzione
-di questo popolo fu la seguente: Degli affari
-pubblici la immediata gestione spettava al Senato,
-il quale, come il Niebuhr ben notò per il primo, era
-composto dei capi delle trecento <i>genti</i>; appunto
-perchè gli anziani delle <i>genti</i>, essi si chiamavano
-«padri», <i>patres</i>, e la loro riunione «Senato»
-(Consiglio degli anziani, da <i>senex</i>, vecchio). La
-consuetudine di eleggerli sempre nella stessa famiglia
-di ogni <i>gente</i>, originò anche qui la prima
-nobiltà della tribù; queste famiglie si chiamarono
-patrizie e pretesero un esclusivo diritto al Senato
-e a tutte le altre cariche. Che col tempo il popolo
-abbia subita questa pretesa lasciandola così
-trasformarsi in un vero diritto, lo adombra la leggenda
-di Romolo attribuente ai primi senatori e
-ai loro discendenti il patriziato coi suoi privilegi.
-Il Senato, come la <i>bulè</i> ateniese, decideva su molti
-affari e aveva facoltà di proposta pei più importanti,
-sopratutto per le nuove leggi. Queste erano
-deliberate dall'assemblea popolare, cioè dai <i>comitia
-curiata</i> (assemblea delle <i>curie</i>). Il popolo si riuniva
-per <i>curie</i>, ogni <i>curia</i> probabilmente per <i>genti</i>; nella
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-decisione, ciascuna della trenta <i>curie</i> disponeva di
-un voto. L'assemblea delle <i>curie</i> accettava o rigettava
-tutte le leggi, eleggeva tutti i più alti funzionarii,
-compreso il <i>rex</i> (il cosiddetto re), dichiarava
-la guerra (ma il Senato conchiudeva la pace)
-e decideva come tribunale supremo, su appello
-degl'interessati, quante volte si trattava della pena
-di morte contro un cittadino romano. — Infine,
-allato al Senato e all'assemblea popolare, stava il
-<i>rex</i>, che corrispondeva esattamente al <i>basileus</i>
-greco, e non era affatto quel re quasi assoluto,
-che Mommsen ci rappresenta<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. Esso era anche
-duce dell'esercito, sommo sacerdote e presidente
-di certi tribunali. Egli non aveva alcuna competenza
-civile, alcun potere sulla vita, sulla libertà
-e sulla proprietà dei cittadini, salvo non lo derivasse
-dal potere disciplinare di capo dell'esercito,
-o da quello di far eseguire come presidente le sentenze
-del tribunale. L'uffizio di <i>rex</i> non era ereditario;
-all'opposto, egli era prima eletto dai Comizi
-delle <i>curie</i>, probabilmente sopra proposta del
-suo predecessore in carica, e poi, in una seconda
-assemblea, solennemente insediato. Che potesse anche
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-venir deposto, lo dimostra la sorte di Tarquinio il
-superbo.
-</p>
-
-<p>
-Come i Greci dei tempi eroici, così i Romani
-dell'epoca dei cosiddetti re, vivevano dunque in
-una democrazia militare, basata su <i>genti</i>, fratrie e
-tribù, e da esse sviluppatasi. Se anche le <i>curie</i> e
-le tribù erano in parte creazioni artificiali, esse
-erano però foggiate sui genuini primitivi tipi della
-società dalla quale scaturivano e che le circondava
-ancora da tutti i lati. E se anche la primitiva nobiltà
-patrizia aveva già guadagnato terreno e i
-<i>reges</i> tentavano di ampliare gradatamente le loro
-attribuzioni — ciò non cangia il carattere fondamentale
-originario della costituzione, ed è di questo
-solo che si tratta.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la popolazione di Roma, e del territorio
-romano ampliato colla conquista, aumentava, parte
-coll'immigrazione, parte cogli abitanti delle regioni
-assoggettate, per lo più latine. Tutti questi nuovi
-appartenenti allo Stato (noi lasciamo qui da banda
-la questione dei clienti) stavano fuori delle antiche
-<i>genti</i>, <i>curie</i> e tribù, non formavano quindi affatto
-parte del popolo romano propriamente detto. Erano
-personalmente liberi, potevano possedere fondi, dovevano
-pagare tributi e prestar servizio militare.
-Ma non potevano rivestire alcuna carica, non partecipavano
-all'assemblea delle <i>curie</i>, nè alla distribuzione
-dei terreni conquistati dallo Stato. Formavano
-la plebe, esclusa da tutti i diritti pubblici.
-Col loro numero sempre crescente, colla loro istruzione
-militare e col loro armamento, essi divennero
-una potenza minacciosa di fronte all'antico <i>populus</i>,
-ormai rigorosamente precluso ad ogni incremento
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-dal di fuori. Si aggiungeva che la proprietà fondiaria
-era stata ripartita, pare, supergiù egualmente
-tra popolo e plebe, mentre la ricchezza commerciale
-e industriale, che certamente non era
-ancora molto sviluppata, apparteneva per la massima
-parte alla plebe.
-</p>
-
-<p>
-Nella grande oscurità, in cui è avvolta tutta la
-tradizionale storia delle origini di Roma — oscurità
-fatta ancora molto più densa dai racconti e
-dai tentativi di spiegazione prammatico-razionalisti
-di successivi indagatori delle fonti educati al criterio
-giuridico — nulla si può precisare nè sul
-tempo, nè sul processo, nè sull'occasione della rivoluzione
-che pose fine all'antica costituzione <i>gentile</i>.
-Certo è solo, che ne furono causa le lotte tra
-plebe e popolo.
-</p>
-
-<p>
-La nuova costituzione, attribuita al re Servio
-Tullio, tracciata su modelli greci, sopratutto su
-quella di Solone, creò una nuova assemblea popolare,
-che includeva o escludeva popolo e plebei indistintamente,
-secondo che prestassero o no servizio
-militare. Tutti gli uomini soggetti alle armi furono
-distribuiti, secondo la loro fortuna, in cinque classi.
-La proprietà <i>minimum</i> per ciascuna di queste classi
-era: 1.ª 100,000 assi; II.ª, 75,000; III.ª 50,000; IV.ª
-25,000; V.ª 11,000 assi; pari, secondo Dureau de la
-Malie, a circa L. 17,500, 13,125, 8750, 4500 e 1962.
-La sesta classe, quella dei proletarii, consisteva dei
-meno fortunati, esenti da servizio militare e da
-tasse. Nella nuova assemblea popolare delle centurie
-(<i>Comitia centuriata</i>) i cittadini si schieravano
-militarmente nelle loro centurie, per compagnie
-di 100 uomini, e ogni centuria aveva un voto.
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-Ma la prima classe dava 80 centurie; la seconda 22;
-la terza 20; la quarta 22; la quinta 30; la sesta
-non ne dava che una, per decenza. Venivano poi
-i cavalieri, comprendenti i più ricchi, con 18 centurie.
-In totale 193; maggioranza dei voti 97. Ora
-i cavalieri e la prima classe avevano insieme, solo
-essi, 98 voti, cioè la maggioranza; se costoro erano
-d'accordo, la decisione definitiva era presa, senza
-che gli altri venissero neanche interrogati.
-</p>
-
-<p>
-A questa nuova assemblea delle centurie passarono
-tutti i diritti politici dell'antica assemblea
-delle <i>curie</i> (eccetto alcuni puramente nominali); le
-<i>curie</i> e le <i>genti</i> che le componevano furono con
-ciò degradate, come in Atene, a semplici società
-private e religiose, e come tali vegetarono ancora
-a lungo, mentre l'assemblea delle <i>curie</i> anneghittì
-ben tosto completamente. Per cacciare dallo Stato
-anche le antiche tre tribù di famiglie, vennero introdotte
-quattro tribù locali, con una serie di diritti
-politici, ciascuna delle quali abitava un quartiere
-della Città.
-</p>
-
-<p>
-Così anche in Roma, prima ancora dell'abolizione
-della cosiddetta monarchia, l'antico ordinamento
-sociale fondato su vincoli personali di sangue fu
-distrutto e gli subentrò una vera costituzione di
-Stato, basata sulla divisione del territorio e sulla
-differenza delle fortune. Il potere pubblico risiedette
-nella cittadinanza soggetta al servizio militare,
-di fronte non solo agli schiavi, ma altresì ai cosiddetti
-proletarii, esclusi dal servizio militare e dal
-maneggio delle armi.
-</p>
-
-<p>
-Entro questa nuova costituzione — cui la cacciata
-dell'ultimo re, Tarquinio il superbo, che aveva usurpato
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-un vero potere reale, e la sua sostituzione
-con due duci di eserciti (Consoli) muniti di eguale
-potere (come fra gli Irocchesi), non diede che un
-maggiore sviluppo — entro questa costituzione si
-muove tutta la storia della Repubblica romana,
-con tutte le sue lotte dei patrizii e dei plebei per
-l'accesso alle cariche e per la partecipazione all'agro
-pubblico, e col definitivo sparire della nobiltà
-patrizia nella nuova classe dei grandi proprietari
-terrieri e finanziarii, che mano mano assorbirono
-tutta la proprietà fondiaria dei contadini
-rovinati dal servizio militare, fecero coltivare dagli
-schiavi gli enormi latifondi così formati, spopolarono
-l'Italia, e aprirono con ciò le porte non solo
-all'Impero, ma ben anche ai suoi successori, i barbari
-Germani.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap7">VII. La Gente presso i Celti
-e presso i Germani.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Lo spazio non ci consente di addentrarci nelle
-istituzioni <i>gentili</i> tuttora esistenti, in forma più o
-meno schietta, fra le più diverse popolazioni selvaggie
-e barbare, nè di seguirne le traccie nelle
-storie primitive dei più o meno inciviliti popoli
-dell'Asia. Le une o le altre si trovano dappertutto.
-Eccone due soli esempi: Prima ancora che fosse
-ben conosciuta la <i>gente</i>, l'uomo che più si sforzò
-di fraintenderla, Mac Lennan, l'ha dimostrata e l'ha
-descritta esattamente presso i Calmucchi, i Circassi,
-i Samoiedi, e presso tre popoli dell'India: i Warali,
-i Magari e i Munnipuri. Recentemente M. Kovalevsky
-l'ha scoperta e descritta presso gli Psciavi,
-gli Scevsuri, gli Svaneti ed altre tribù del Caucaso.
-Qui non diamo che alcune brevi notizie sulla
-<i>gente</i>, quale la troviamo fra i Celti ed i Germani.
-</p>
-
-<p>
-Le più antiche leggi celte di cui abbiamo notizia
-ci mostrano la <i>gente</i> ancora in pieno vigore;
-nella Irlanda essa vive, almeno istintivamente, nella
-coscienza popolare ancor oggi, dopo che gl'inglesi
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-l'hanno violentemente distrutta; nella Scozia essa
-era ancora in tutto il suo fiore alla metà del secolo
-scorso, e anche là non soggiacque che alle
-armi, alla legislazione e ai tribunali inglesi.
-</p>
-
-<p>
-Le leggi dell'antica Galles, scritte parecchi secoli
-prima della conquista inglese e al più tardi
-nell'undecimo secolo, mostrano ancora l'agricoltura
-comune in interi villaggi, benchè solo come avanzo
-eccezionale di un costume generale del passato;
-ciascuna famiglia aveva cinque acri per sè, oltre
-a ciò un campo veniva coltivato in comune e se
-ne ripartiva il prodotto. L'analogia coll'Irlanda e
-colla Scozia non lascia dubbio che queste comunità
-di villaggio rappresentavano o <i>genti</i> o suddivisioni
-di <i>genti</i>, quand'anche un nuovo esame delle leggi
-del paese di Galles, pel quale mi manca il tempo
-(i miei estratti sono del 1869), non dovesse provarlo
-più esattamente. Ma ciò che le fonti della
-Galles, e con esse le irlandesi, provano direttamente,
-è che fra i Celti la famiglia sindiasmica,
-nell'undecimo secolo, non era ancora stata affatto
-soppiantata dalla monogamia. Nella Galles un matrimonio
-non diveniva indissolubile, o tale, per dir
-meglio, che non si potesse più disdire, se non dopo
-sette anni. Se mancavano tre sole notti ai sette
-anni, gli sposi potevano divorziare. Allora si spartiva
-la roba; la donna divideva, l'uomo sceglieva
-la sua parte. I mobili venivano ripartiti giusta
-certe regole molto umoristiche. Se era l'uomo che
-scioglieva il matrimonio, egli doveva rendere alla
-donna la sua dote e qualcosa in più; se era la
-donna, essa riceveva meno. Dei figli, due restavano
-all'uomo, uno, quello di età mediana, alla
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-donna. Se la donna, dopo la separazione, prendeva
-un altro uomo, e il primo marito la reclamava di
-nuovo, essa doveva seguirlo, anche se avesse già
-un piede nel nuovo talamo. Ma se i due avevano
-convissuto sette anni, erano marito e moglie anche
-senza la formalità delle nozze. La castità delle
-ragazze prima del matrimonio non era punto rigorosamente
-custodita o richiesta; le norme vigenti
-in proposito erano estremamente frivole e punto
-rispondenti alla morale borghese. Se una moglie
-commetteva adulterio, il marito poteva bastonarla
-(era questo uno dei tre casi, nei quali ciò gli era
-concesso; negli altri casi incorreva in una pena),
-ma non gli era permesso poi di chiedere altro risarcimento,
-perciocchè «per lo stesso fallo vi deve
-essere o espiazione o vendetta, ma non le due cose
-insieme». I motivi pei quali la donna poteva chiedere
-il divorzio, senza perdere con ciò alcuno dei
-suoi diritti, erano molto larghi: bastava che il marito
-avesse l'alito cattivo. Il riscatto in denaro da
-pagarsi al capo o re della tribù pel diritto della
-prima notte (<i>gobr merch</i>, donde il nome medioevale
-<i>marcheta</i>, in francese <i>marquette</i>), tiene una
-gran parte nel libro delle leggi. Se aggiungeremo,
-che è dimostrata in Irlanda l'esistenza di rapporti
-analoghi; che anche ivi erano molto in uso i matrimonii
-temporanei, e che alla donna, in caso di
-separazione, erano guarentiti grandi vantaggi, e
-regolati nel modo più coscienzioso, perfino un indennizzo
-pei servigi domestici resi, che ivi a una
-«prima moglie» se ne trovano accanto delle altre,
-e nella ripartizione delle eredità non è fatta differenza
-tra figli legittimi ed illegittimi — noi avremo
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-del connubio sindiasmico un quadro, di fronte al
-quale appare severa la forma di connubio in vigore
-nell'America del Nord, ma tale che non può
-recar meraviglia nell'undecimo secolo in un popolo,
-che al tempo di Cesare viveva ancora col connubio
-per gruppi.
-</p>
-
-<p>
-La <i>gente</i> irlandese (<i>sept</i>; la tribù chiamavasi
-<i>clainne</i>, clan) non è solo constatata e descritta
-dagli antichi libri di diritto, ma anche dai giuristi
-inglesi del secolo XVII inviati colà per la trasformazione
-del territorio dei <i>clans</i> in demanio del re
-inglese. Il suolo era rimasto sino allora proprietà
-comune del <i>clan</i> o della <i>gente</i>, in quanto non fosse
-stato già trasformato dai capi in loro demanio privato.
-Se moriva un compagno <i>gentile</i>, e per conseguenza
-cessava una economia domestica, il capo
-(i giuristi inglesi lo chiamavano <i>caput cognationis</i>)
-faceva una nuova distribuzione di tutto il territorio
-fra le restanti famiglie. In generale questa distribuzione
-dev'essersi fatta giusta le norme vigenti in
-Germania. Ancor oggi le campagne di alcuni villaggi — che
-quaranta o cinquant'anni fa erano
-molto numerosi — formano il cosiddetto <i>rundale</i>.
-I contadini, fittaiuoli particolari del terreno, che
-una volta era comune alla <i>gente</i> e che poi fu rubato
-dal conquistatore inglese, pagano ciascuno il
-proprio fitto, ma riuniscono tutti i lotti di campo
-e di prato e, secondo la posizione e la qualità, li
-ridividono in <i>Gewanne</i>, come si dice sulla Mosella,
-e danno a ciascuno la sua parte in ogni <i>Gewann</i>;
-il terreno paludoso e i pascoli sono sfruttati in comune.
-Ancora cinque anni fa si rifaceva il riparto
-di tempo in tempo, e in molti luoghi annualmente.
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-La carta topografica di un villaggio-<i>rundale</i> rispecchia
-quelle delle borgate tedesche della Mosella
-o dell'<i>Hochwald</i>. La <i>gente</i> sopravvive anche
-nelle «fazioni». I contadini irlandesi si dividono
-spesso in partiti che, sembrando fondati sopra divergenze
-assurde o prive di senso, sono affatto
-inesplicabili per gli Inglesi, e pare non abbiano altro
-scopo che le popolari solenni zuffe di una fazione
-contro l'altra. Sono artificiali reviviscenze, sostitutivi
-postumi delle <i>genti</i> distrutte, che mostrano a modo
-loro la persistenza degli istinti <i>gentili</i> ereditati.
-Per altro in molte contrade i compagni <i>gentili</i>
-stanno ancora insieme a un dipresso sull'antico
-territorio; così, ancor dopo il 1830, la grande maggioranza
-degli abitanti della contea di <i>Monaghan</i>
-non aveva che quattro nomi di famiglie, discendeva
-cioè da quattro <i>genti</i> o <i>clans</i><a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nella Scozia il tramonto dell'ordinamento <i>gentile</i>
-data dalla sconfitta della sollevazione del 1745.
-Quale anello di quest'ordinamento rappresenti specialmente
-il <i>clan</i> scozzese, è ancora da indagare;
-ma che esso ne sia uno, è indubitato. Nei romanzi
-di Walter Scott noi ci vediamo dinanzi vivente
-questo <i>clan</i> dell'alta Scozia. Esso è, dice Morgan,
-«un perfetto modello della <i>gente</i> nella sua organizzazione
-e nel suo spirito, un esempio evidente
-della dominazione della vita gentilizia sui <i>gentili</i>...
-Nelle loro guerre e nelle loro vendette, nella distribuzione
-del territorio per <i>clans</i>, nello sfruttamento
-in comune del terreno, nella fedeltà dei
-membri del <i>clan</i> verso il capo e tra loro, noi ritroviamo
-dappertutto i tratti della società <i>gentile</i>...
-La discendenza seguiva il diritto paterno, sicchè i
-figli degli uomini rimanevano nel <i>clan</i>, quelli delle
-donne passavano al <i>clan</i> del padre». Ma che nella
-Scozia regnasse un tempo il diritto materno, lo
-prova il fatto che, nella famiglia reale dei Picti,
-secondo Beda, vigeva la successione in linea femminile.
-Anzi, un tratto della famiglia <i>punalua</i> erasi
-conservato, come negli abitanti del paese di Galles,
-così anche fra gli Scozzesi, sin nel medio-evo, ed
-era il diritto della prima notte, che il capo del
-<i>clan</i> o il re, quale ultimo rappresentante dei mariti
-comuni d'un tempo, era autorizzato ad esercitare
-su ogni sposa, se quel diritto non veniva riscattato
-con una somma di denaro.
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-È cosa certa che i Germani, sino alla invasione
-dell'Impero romano, erano organizzati in <i>genti</i>.
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-Essi debbono aver occupato il territorio tra il Danubio,
-il Reno, la Vistola e il mare del Nord solo
-pochi secoli prima della nostra êra; i Cimbri e i
-Teutoni erano ancora in piena migrazione e gli
-Svevi non trovarono sedi fisse che al tempo di Cesare.
-Di essi Cesare dice esplicitamente che si erano
-stabiliti per <i>genti</i> e per parentele (<i>gentibus cognationibusque</i>),
-e in bocca di un Romano della <i>gente</i>
-Giulia questa parola «<i>gentibus</i>» ha un significato
-preciso che non si cancella coi sofismi. Ciò poteva
-dirsi di tutti i Germani; perfino la colonizzazione
-nelle provincie romane conquistate pare siasi fatta
-per <i>genti</i>. Nel diritto nazionale alemanno è confermato
-che il popolo si stabilì per <i>genti</i> (<i>genealogiae</i>),
-sul terreno conquistato al sud del Danubio,
-e la parola <i>genealogia</i> viene adoperata nell'identico
-senso, come più tardi comunità di <i>marca</i> o di
-villaggio<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Kovalevsky sostenne di recente che
-queste <i>genealogiae</i> fossero le grandi comunità domestiche,
-tra le quali era distribuito il terreno, e
-dalle quali svilupparonsi poi le comunità di villaggio.
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-Lo stesso potrebbe dirsi della <i>fara</i>, con che
-i Burgundi e i Longobardi — cioè una stirpe gotica
-e una stirpe <i>erminonica</i> o alto-tedesca — designavano
-a un dipresso, se non precisamente, quello
-stesso che il libro delle leggi alemanne con la parola
-<i>genealogia</i>. È il caso d'indagare più da vicino
-di che cosa — se <i>gente</i> o comunità domestica — effettivamente
-si tratti.
-</p>
-
-<p>
-I monumenti linguistici non risolvono il dubbio
-se tutti i Germani avessero un'espressione comune
-per designare la <i>gente</i>, e quale essa fosse. Etimologicamente
-la parola corrisponde al greco <i>genos</i>,
-al latino <i>gens</i>, al gotico <i>kuni</i>, all'alto-tedesco mediano
-<i>künne</i>, ed è anche usata nel medesimo senso.
-Ciò che ci richiama ai tempi del diritto materno,
-è che il nome, che serve a indicare la donna, proviene
-dalla stessa radice: greco <i>gyne</i>, slavo <i>zena</i>,
-gotico <i>qvino</i>, vecchio norvegese <i>kona</i>, <i>kuna</i>. Presso
-i Longobardi e i Burgundi troviamo, come si è
-detto, <i>fara</i>, che Grimm deriva da una radice ipotetica,
-<i>fisan</i>, <i>generare</i>. A me parrebbe più evidente
-la derivazione da <i>faran</i>, <i>migrare, viaggiare</i>, come
-designazione di una sezione fissa di emigranti, la
-quale, è quasi sottinteso, si componeva di parenti;
-tale designazione, nel corso di parecchi secoli di
-migrazione, prima verso l'Est, poi verso l'Ovest, sarebbe
-venuta naturalmente e a poco a poco a indicare
-tutta una comunità del medesimo ceppo. Vi
-è inoltre il gotico <i>sibja</i>, in anglosassone <i>sib</i>, nel
-vecchio alto-tedesco <i>sippia</i>, <i>sippa</i>: <i>parente</i>. Nell'antico
-norvegese non se ne trova che il plurale <i>sifjar</i>,
-<i>i parenti</i>; il singolare non si usava che come nome
-di una dea, <i>Sif</i>. — E finalmente troviamo un'altra
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-espressione nella canzone d'Ildebrando, dove Ildebrando
-chiede ad Adubrando «quale fra gli uomini
-di quel popolo fosse suo padre.... o di quale schiatta
-sei tu» (<i>eddo huêlihhes cnuosles du sis</i>). Finchè
-vi fu un nome alemanno comune per la <i>gente</i>,
-questo dev'essere stato il gotico <i>kuni</i>, e ciò non
-solo per l'identità con la corrispondente espressione
-delle lingue sorelle, ma anche pel fatto che da esso
-deriva la parola <i>kuning</i>, re, che in origine significa
-il capo d'una <i>gente</i> o d'una tribù. La parola <i>sibja</i>,
-<i>parente</i>, non sembra che c'entri: almeno perchè
-<i>sifjar</i> nel vecchio norvegese significa non solo consanguinei
-ma anche cognati, e abbraccia quindi i
-membri di almeno <i>due genti</i>; <i>sif</i> non può quindi
-essere stato l'equivalente di <i>gente</i>.
-</p>
-
-<p>
-Come fra i Messicani e fra i Greci, anche fra i
-Germani l'ordine di battaglia, tanto dello squadrone
-di cavalleria quanto della colonna a cuneo della
-fanteria, veniva disposto per corporazioni <i>gentili</i>.
-Se Tacito dice: <i>per famiglie e per parentele</i>, questa
-espressione indeterminata si spiega col fatto che,
-all'epoca sua, la <i>gente</i> aveva cessato da un pezzo
-di essere in Roma un'associazione vivente.
-</p>
-
-<p>
-È decisivo un passo di Tacito nel quale è detto:
-il fratello della madre considera i suoi nipoti come
-suoi figli, anzi alcuni ritengono il vincolo di sangue
-tra zio materno e nipote ancora più sacro e più
-stretto che quello tra padre e figlio, sicchè, quando
-richiedonsi ostaggi, il figlio della sorella è tenuto
-per una garenzia maggiore che non il proprio figlio
-di colui che si vuol vincolare. — Qui noi abbiamo
-un tratto vivente della <i>gente</i> organizzata giusta il
-diritto materno, cioè primitiva, e ci è dato come
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-qualche cosa di particolarmente caratteristico ai
-Germani<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. Se un compagno di una tale <i>gente</i>
-dava il proprio figlio in pegno di una promessa e
-lo lasciava cader vittima della violazione del patto,
-egli non dovea risponderne che a sè stesso. Ma se
-il sacrificato era il figlio della sorella, era violato
-il più sacro dei diritti <i>gentili</i>; il più prossimo parente
-<i>gentile</i>, cui spettava prima che ad ogni altro
-la difesa del fanciullo o dell'adolescente, era colpevole
-della sua morte; egli o non doveva darlo
-come ostaggio o doveva osservare il contratto. Se
-non avessimo alcun'altra traccia di costituzione
-<i>gentile</i> presso i Germani, questo solo passo basterebbe.
-</p>
-
-<p>
-Ma ancor più decisivo, perchè posteriore di circa
-otto secoli, è un passo del canto vecchio-norvegese
-sul crepuscolo degli dei e sulla fine del mondo, la
-<i>Völuspâ</i>. In questa «visione della profetessa», in
-cui, com'è ora dimostrato da Bang e Bugge, sono
-intrecciati anche elementi cristiani, si dice, descrivendo
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-il tempo della corruzione e della depravazione
-generale che prepara la grande catastrofe:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Broedhr munu berjask ok at bönum verdask</i></p>
-<p><i>munu</i> <span class="smcap lowercase">SYSTRUNGAR</span> <i>sifjum spilla.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-«I fratelli si combatteranno e si assassineranno a
-vicenda, e <i>i figli delle sorelle</i> romperanno la parentela».
-<i>Systrungar</i> sono i figli della sorella della
-madre, e che questi rinneghino la loro consanguineità
-appare al poeta un delitto ancora più grave
-dell'assassinio del fratello. La maggior gravità deriva
-dal <i>systrungar</i>, che indica la parentela dal
-lato materno; se invece di questa parola, vi fosse
-<i>syskina-börn</i> o <i>syskina synir</i>, figli di fratelli e sorelle
-(cugini in genere)<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>, la seconda linea di
-fronte alla prima non significherebbe aggravamento,
-ma attenuazione del delitto. Quindi, anche al tempo
-dei <i>Vikinghi</i>, quando nacque la <i>Völuspâ</i>, non era
-ancora cancellato in Scandinavia il ricordo del diritto
-materno.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, il diritto materno, al tempo di Tacito,
-almeno fra quei Germani che gli erano più noti,
-aveva ceduto il posto al diritto paterno; i figli
-ereditavano dal padre; se non c'erano figli, ereditavano
-i fratelli e gli zii paterni e materni. L'ammissione
-del fratello della madre all'eredità si connette
-col perdurare del costume testè ricordato e
-prova essa pure quanto fosse di origine recente il
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-diritto paterno fra i Germani. Sino in pieno medioevo
-si ritrovano traccie di diritto materno. Pare
-che anche allora non vi fosse ancora molta fiducia
-nella paternità, sopratutto fra i servi; così, se un
-signore feudale d'una città reclamava un servo fuggito,
-la qualità di servo nel fuggitivo, per esempio
-ad Augusta, a Basilea e a Kaiserslautern, doveva
-venir giurata da sei dei suoi più prossimi consanguinei,
-e questi esclusivamente dal lato materno.
-(<span class="smcap">Maurer</span>, <i>Städteverfassung</i>, I.º, pag. 381).
-</p>
-
-<p>
-Un altro avanzo del diritto materno appena estinto,
-ce lo mostra il rispetto dei Germani pel sesso femminile,
-quasi incomprensibile ai Romani. Donzelle
-di nobile famiglia erano, nei trattati coi Germani,
-i più sicuri ostaggi; il pensiero che le loro mogli
-e figliuole potessero cadere in prigionia o in ischiavitù
-era terribile per essi e stimolava più di ogni
-altro il loro coraggio in battaglia; essi vedevano
-nella donna qualche cosa di sacro e di profetico,
-ne ascoltavano il consiglio anche nei frangenti più
-gravi; così Veleda, la sacerdotessa dei Brutteri sul
-fiume Lippe, fu l'anima di tutta quella sollevazione
-dei Batavi, nella quale Civile, alla testa dei Germani
-e dei Belgi, scosse tutta la dominazione romana
-nelle Gallie. In casa, la supremazia delle
-donne sembra incontestata; esse, i vecchi e i fanciulli,
-debbono, è vero, attendere ad ogni lavoro;
-l'uomo caccia, beve o poltrisce. Lo dice Tacito, ma
-poichè egli non dice chi coltivasse il campo, e dichiara
-formalmente che gli schiavi non prestavano
-altro che un tributo, senza lavori servili, la massa
-degli uomini adulti avrà ben dovuto fare almeno
-il poco lavoro, che l'agricoltura richiedeva.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-</p>
-
-<p>
-La forma del matrimonio era, come già si è
-detto, un connubio sindiasmico che mano mano si avvicinava
-alla monogamia. Non era ancora la stretta
-monogamia, perchè la poligamia era permessa ai
-notabili. In generale si teneva severamente alla
-castità delle fanciulle (all'opposto dei Celti) e Tacito
-parla altresì con un calore particolare della
-inviolabilità del vincolo coniugale fra i Germani.
-Solo l'adulterio della donna egli indica quale motivo
-di divorzio. Ma il suo racconto lascia qui molte
-lacune e tradisce troppo l'intenzione di proporre
-un esempio di virtù ai dissoluti Romani. Invero:
-se i Germani erano, nelle loro foreste, così eccezionali
-cavalieri di onestà, come mai bastò il più
-piccolo contatto col mondo esteriore per farli scendere
-al livello medio della restante umanità europea?
-L'ultima traccia della loro severità di costumi svanì,
-tra i Romani, ancor più presto del loro linguaggio.
-Leggasi solo Gregorio di Tours. Che nelle antiche
-foreste germaniche non potesse esistere il raffinato
-eccesso di sensualità che regnava in Roma, s'intende
-da sè, e così resta ai Germani, anche sotto
-questo rapporto, un sufficiente vantaggio in confronto
-al mondo romano, senza bisogno di attribuir
-loro un'astinenza sessuale, che non esistì mai, in
-verun luogo, presso un intero popolo.
-</p>
-
-<p>
-Dalla costituzione <i>gentile</i> provenne il dovere di
-ereditare le inimicizie come le amicizie del padre
-o dei parenti; così pure la «composizione», sostituita
-alla vendetta, per l'omicidio o per le offese. Questa
-«composizione», che, soltanto una generazione fa,
-era ancora considerata come una specifica istituzione
-germanica, la si ritrova ora presso centinaia di
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-popoli come una forma mitigata ed universale della
-vendetta, derivante dall'ordinamento <i>gentile</i>. La
-troviamo, al pari dell'obbligo della ospitalità, tra
-gli altri, presso gli Indiani dell'America; la descrizione
-del come era praticata l'ospitalità, secondo
-Tacito (<i>Germania</i>, cap. 21), è quasi la stessa, sino
-nei minuti particolari, che Morgan ci dà dei suoi
-Indiani.
-</p>
-
-<p>
-La disputa calorosa ed interminabile, se i Germani
-di Tacito avessero già definitivamente distribuito
-l'agro lavorato, e come debbansi interpretare
-i relativi passi, appartiene ora al passato. Dacchè
-presso tutti i popoli fu dimostrata la coltivazione
-in comune dei campi fatta dalla <i>gente</i>, e in seguito
-da comunistiche associazioni di famiglie, che Cesare
-constata ancora fra gli Svevi, e più tardi l'assegnazione
-dei campi a famiglie particolari con redistribuzioni
-periodiche; dacchè fu stabilito che
-queste redistribuzioni periodiche dell'agro lavorato
-si conservarono quà e là fino ai nostri giorni nella
-stessa Germania, non è il caso di spendervi intorno
-altre parole. Se dall'agricoltura in comune, che
-Cesare attribuisce esplicitamente agli Svevi (presso
-di essi, dice egli, non vi erano terreni ripartiti o
-terreni privati), i Germani, nei 150 anni corsi sino
-a Tacito, erano passati alla coltivazione particolare
-con redistribuzione annua del terreno, è questo in
-verità progresso sufficiente; il passaggio da quello
-stadio alla piena proprietà privata dei terreni, in
-così breve intervallo e senza estranee ingerenze,
-implicherebbe semplicemente l'impossibile. Per conseguenza,
-io leggo in Tacito solo quello che egli
-seccamente dice: essi si scambiano (o redistribuiscono)
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-ogni anno il terreno coltivato, e sopravvanza
-ancora un vasto spazio di terreno comune.
-È lo stadio dell'agricoltura e dell'appropriazione
-del terreno, che corrisponde esattamente alla costituzione
-dei Germani d'allora.
-</p>
-
-<p>
-Lascio inalterato il brano precedente, quale sta
-nelle precedenti edizioni, sebbene la questione nel
-frattempo abbia assunto un altro aspetto. Dopochè
-Kovalevsky ha dimostrato (veggasi più sopra a
-pag. 73) l'esistenza di una comunità domestica
-patriarcale, molto se non universalmente diffusa,
-che avrebbe formato lo stadio intermedio tra la
-famiglia comunistica a diritto materno e la famiglia
-isolata moderna, non si tratta più di discutere,
-come fanno ancora il Maurer e il Waitz, se
-la proprietà della terra fosse comune o privata,
-bensì qual fosse la <i>forma</i> della proprietà comune.
-Non vi è alcun dubbio che al tempo di Cesare, fra
-gli Svevi, non solo la proprietà era comune, ma
-anche la coltivazione si faceva in comune e per
-conto comune. Si potrà invece ancora discutere a
-lungo se l'unità economica fosse la <i>gente</i> o la comunità
-domestica, o un gruppo comunistico di parenti
-intermedio fra le due; o se pure i tre gruppi
-coesistessero, a seconda delle condizioni del terreno.
-Ma ora Kovalevsky sostiene che lo stato di cose
-descritto da Tacito presuppone non già la società
-della <i>marca</i> o del villaggio, ma la comunità domestica;
-e che solo da quest'ultima si sarebbe poi
-più tardi sviluppata la comunità di villaggio, per
-effetto dell'incremento della popolazione.
-</p>
-
-<p>
-Posto ciò, le colonie dei Germani sul territorio
-da essi occupato al tempo dei Romani, come su
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-quello tolto più tardi ai Romani stessi, sarebbero
-state composte non di villaggi, ma di grandi comunità
-domestiche, abbraccianti parecchie generazioni,
-e le quali prendevano a coltivare proporzionate
-distese di territorio, e del terreno incolto circostante
-giovavansi come di <i>marca</i> in comune coi
-vicini. Se così è, il passo di Tacito sul cangiamento
-del terreno coltivato dovrebbesi intendere effettivamente
-in senso agronomico: che cioè la comunità
-coltivava ogni anno una distesa diversa, lasciando
-a maggese o addirittura lasciando di nuovo inselvatichire
-il campo lavorato nell'anno antecedente.
-Stante la scarsezza della popolazione, rimaneva allora
-sempre abbastanza terreno incolto, per rendere
-inutile ogni contesa pel possesso terriero. Solo dopo
-secoli, allorchè il numero dei membri della comunità
-domestica fu tanto aumentato, che diventò
-impossibile, nelle condizioni della produzione di
-quel tempo, la economia in comune, essi si sarebbero
-sciolti, e i campi e i prati già comuni sarebbero
-stati ripartiti, nei noti modi, fra le economie
-domestiche individuali, che oramai si venivano formando,
-dapprima temporaneamente, e poi definitivamente,
-mentre i boschi, i pascoli e le acque
-rimasero comuni.
-</p>
-
-<p>
-Questo processo evolutivo sembra essere storicamente
-dimostrato per la Russia. Per quanto riguarda
-l'Allemagna e, in seconda linea, gli altri
-paesi germanici, è innegabile che questa ipotesi
-spiega meglio le fonti sotto molti rapporti, e risolve
-le difficoltà più facilmente che non l'altra finora
-adottata, che faceva risalire fino a Tacito le comunità
-di villaggio. I più antichi documenti, quelli,
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-ad esempio, del <i>Codex Laureshamensis</i>, si spiegano
-in complesso assai meglio mercè la comunità domestica
-che non colla comunità di <i>marca</i> e di
-villaggio. La nuova ipotesi, d'altro canto, schiude,
-a sua volta, il varco a nuove difficoltà e a nuove
-questioni, che dovranno venir risolute. Solo nuove
-indagini potranno essere decisive; ma io non posso
-contestare che lo stadio intermedio della comunità
-domestica ha per sè moltissima probabilità anche
-per la Germania, per la Scandinavia e per l'Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-Mentre ai tempi di Cesare i Germani hanno appena
-fissato stabili residenze e in parte ne vanno
-ancora in traccia, ai tempi di Tacito essi hanno
-già dietro di sè un intero secolo di stabilità; ed è
-innegabile un corrispondente progresso nella produzione
-dei mezzi di sussistenza. Abitano in case
-di tronchi; le loro vesti tengono ancora assai della
-primitiva selvatichezza boschereccia; un grossolano
-manto di lana, pelli di animali, e, per le donne e
-le persone più ragguardevoli, sottovesti di lino. Son
-loro alimenti latte, carne, frutti selvatici, e, aggiunge
-Plinio, polenta di avena (ch'è ancora oggi
-il piatto nazionale celtico nell'Irlanda e nella Scozia).
-La loro ricchezza consiste in bestiame, ma questo
-è di cattiva razza; i buoi, piccoli, miseri, senza
-corna; i cavalli, piccoli <i>poneys</i> e non da corsa. Il
-denaro era raro e poco usato, e soltanto romano.
-Non lavoravano nè apprezzavano l'oro e l'argento;
-il ferro era raro, e, almeno nelle tribù sul Reno
-e sul Danubio, quasi soltanto, a quanto pare, importato,
-non procurato da loro. La scrittura runica
-(imitata da caratteri greci o latini) esisteva soltanto
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-come scrittura segreta e non veniva adoperata
-che a magie religiose. I sacrifizii umani erano
-ancora in uso. Insomma, abbiamo qui un popolo
-elevatosi allora allora dallo stadio medio al superiore
-della barbarie. Ma, mentre alle tribù confinanti
-immediatamente coi Romani la facile importazione
-dei prodotti dell'industria romana impediva
-lo sviluppo di una industria tessile e metallurgica
-indipendente, se ne formava una indubbiamente al
-nord-est, sul Baltico. I pezzi di armatura trovati
-nelle paludi dello Schleswig — lunga spada di ferro,
-giaco di maglie, elmo d'argento, ecc., con monete
-romane della fine del secondo secolo — e gli oggetti
-in metallo di fabbricazione germanica diffusi
-colla migrazione dei popoli, rivelano un tipo affatto
-proprio e già assai sviluppato, anche dove si
-accostano a modelli originariamente romani. L'immigrazione
-nell'Impero romano incivilito pose termine
-dappertutto a questa industria indigena, eccetto
-in Inghilterra. Con quanta unità di tipo si
-fosse formata e avesse progredito questa industria,
-lo mostrano, ad esempio, i fermagli di bronzo;
-quelli trovati in Borgogna, in Romania e sul mar
-d'Azof, potrebbero essere usciti dalla stessa officina
-che allestì gli inglesi e gli svedesi e sono tutti
-senza dubbio d'origine germanica.
-</p>
-
-<p>
-Anche la costituzione corrisponde allo stadio
-superiore della Barbarie. In generale esisteva, secondo
-Tacito, il Consiglio dei capi (<i>principes</i>) che
-decideva negli affari di minor conto, ma apparecchiava
-i più importanti per la decisione dell'assemblea
-del popolo; questa esiste anche nello stadio
-inferiore della Barbarie, almeno là dove noi la conosciamo,
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-fra gli Americani, ma solo per la <i>gente</i>,
-non ancora per la tribù o per la federazione di
-tribù. I capi (<i>principes</i>) si distinguono ancora nettamente
-dai duci di guerra (<i>duces</i>), precisamente
-come fra gli Irocchesi. I primi vivono già in gran
-parte dei donativi d'onore, in bestiame, grano, ecc.,
-recati dai compagni della tribù; essi vengono eletti,
-come in America, per lo più dal seno della stessa
-famiglia; il passaggio al diritto paterno favorisce,
-come in Grecia ed in Roma, la graduale trasformazione
-dell'elezione in eredità e con ciò la formazione
-di una famiglia di nobili in ogni <i>gente</i>. Questa
-antica cosiddetta nobiltà di tribù si perdette per
-la maggior parte durante la migrazione dei popoli
-o subito dopo. I duci degli eserciti venivano eletti,
-senza riguardo all'origine, solo per idoneità. Essi avevano
-poco potere e dovevano influire coll'esempio;
-lo speciale potere disciplinare dell'esercito è da Tacito
-chiaramente attribuito ai sacerdoti. L'effettivo
-potere risiedeva nell'assemblea del popolo. Il re o
-il capo della tribù presiede; il popolo decide — no:
-col mormorio; si: coll'acclamazione e con lo strepito
-delle armi. Essa è insieme assemblea giudiziaria;
-in essa si presentano e si giudicano le querele, essa
-pronunzia le sentenze di morte, e la morte è comminata
-solo per la codardia, pel tradimento del
-popolo e pei vizi contro natura. Anche nelle <i>genti</i>
-e in altre suddivisioni, la collettività giudica sotto
-la presidenza del capo, che, come in tutti i tribunali
-primitivi germanici, non poteva essere che il
-direttore del dibattito e l'interrogatore; arbitra
-fin dal principio e dappertutto era sempre, fra i
-Germani, la collettività.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sin dal tempo di Cesare si erano formate federazioni
-di tribù; in alcune c'era già il re; il supremo
-condottiero dell'esercito, come presso i Greci
-ed i Romani, aspirava già alla tirannide e talvolta
-l'otteneva. Tali fortunati usurpatori non erano
-punto padroni assoluti; nondimeno, cominciavano
-già a spezzare i vincoli della costituzione <i>gentile</i>.
-Mentre un tempo gli schiavi affrancati occupavano
-una posizione subordinata, perchè non potevano
-appartenere a nessuna <i>gente</i>, presso i nuovi monarchi
-tali favoriti pervenivano spesso ai gradi,
-alla ricchezza e agli onori. Lo stesso avvenne dopo
-la conquista dell'Impero romano fatta dai duci
-dell'esercito, divenuti allora re di vaste contrade.
-Presso i Franchi, gli schiavi e gli affrancati del re
-sostennero una gran parte, prima alla Corte, poi nello
-Stato; in gran parte la nuova nobiltà discese da essi.
-</p>
-
-<p>
-Una istituzione favorì il sorgere della monarchia:
-le compagnie militari (<i>comitati</i> di Tacito).
-Già fra i Pellirosse americani vedemmo, come accanto
-alla costituzione <i>gentile</i> si formino di proprio
-moto associazioni private per fare la guerra. Queste
-associazioni private, presso i Germani, erano già
-divenute associazioni permanenti. Duci di eserciti,
-che si erano procacciata una fama, raccoglievano
-a sè d'intorno una schiera di giovani avidi di bottino,
-obbligati a personale fedeltà verso il duce,
-come egli verso di loro. Il duce li manteneva,
-faceva loro donativi, li ordinava gerarchicamente:
-una guardia del corpo e una schiera agguerrita
-per le piccole spedizioni, un corpo completo di uffiziali
-per le grandi. Per deboli che dovessero essere
-queste compagnie, quali anche ci appaiono più
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-tardi, per esempio in Italia con Odoacre, nondimeno
-esse formavano già il germe della rovina dell'antica
-libertà popolare e si dimostrarono tali durante
-e dopo le migrazioni. Poichè, in primo luogo esse
-favorirono il sorgere del potere regio. E, in secondo
-luogo, esse non potevano essere tenute assieme,
-come già nota Tacito, che dalle incessanti guerre
-e dalla continua rapina. Il bottino divenne scopo.
-Se il capo della compagnia non aveva da far nulla
-nelle vicinanze, egli traeva colla sua milizia presso
-altre popolazioni, dove eravi guerra e speranza di
-bottino; le truppe ausiliarie germaniche, che in
-gran copia combatterono sotto bandiere romane
-perfino contro Germani, erano in parte composte
-di siffatte compagnie. Era il primo embrione dei
-lanzichenecchi, onta e maledizione dei tedeschi.
-Dopo la conquista dell'Impero romano, queste compagnie
-del re, insieme ai servi e ai valletti di Corte
-romani, formarono il secondo principale elemento
-della futura nobiltà.
-</p>
-
-<p>
-In generale, quindi, le tribù la cui federazione
-formava il popolo dei Germani, avevano la stessa
-costituzione che si era già sviluppata presso i Greci
-dei tempi eroici e presso i Romani della cosiddetta
-epoca dei re: l'assemblea del popolo, il Consiglio
-dei capi <i>gentili</i>, il duce dell'esercito, che già anelava
-a un effettivo potere reale. Era questa la costituzione
-più evoluta che potesse in generale scaturire
-dall'ordinamento <i>gentile</i>; e fu anche la
-costituzione modello dello stadio superiore della Barbarie.
-Quando la società varcò i limiti, entro i quali
-bastava questa costituzione, l'ordinamento <i>gentile</i>
-ebbe fine: esso fu distrutto, e lo Stato lo sostituì.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap8">VIII. La formazione
-dello Stato dei Germani.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Secondo Tacito, i Germani erano un popolo
-molto numeroso. In Cesare troviamo un ragguaglio
-approssimativo della forza dei singoli popoli tedeschi;
-egli fa ascendere gli Usipeti e i Tencteri, apparsi
-sulla riva sinistra del Reno, a 180,000, comprese
-le donne e i fanciulli. Quindi, per ciascun
-popolo, circa 100,000<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, che è già assai più degli
-Irocchesi, ad esempio, i quali, nel loro fiore, non
-superavano i 20,000, e furono il terrore dell'intera
-regione dai grandi laghi sino all'Ohio e al Potomac.
-Ciascuno di questi popoli, se noi ci proviamo ad
-aggruppare quelli stabilitisi nei pressi del Reno e
-che, per le relazioni pervenuteci, ci sono più noti,
-occupa sulla carta, all'incirca ed in media, lo spazio
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-di una provincia della Prussia, a un dipresso 10,000
-chilometri quadrati o 182 miglia quadrate geografiche.
-Ma la <i>Germania Magna</i> dei Romani, sino
-alla Vistola, abbracciava in cifre tonde 500,000 chilometri
-quadrati. Data una media di 100,000 individui
-per ciascun popolo, il totale per la <i>Germania
-Magna</i> ammonterebbe a cinque milioni; il che è
-già molto per un gruppo di popoli barbari, mentre
-sarebbe pochissimo per popoli odierni, che contano
-10 teste per chilometro quadrato, o 550 per ogni
-miglio quadrato geografico. Ma i Germani non finivano
-lì. Lungo i Carpazii, sino alle foci del Danubio,
-abitavano popoli tedeschi di stirpe gotica, i Bastarni,
-i Peukini ed altri, così numerosi che Plinio
-ne fa la quinta tribù principale dei Germani, e
-che, dopo aver servito, 180 anni avanti la nostra
-êra, quali mercenarii del re macedone Perseo, si
-spinsero, nei primi anni di Augusto, sino nella regione
-di Adrianopoli. Fossero solo un milione,
-avremmo, al principio della nostra era, un totale
-probabile di almeno sei milioni di Germani.
-</p>
-
-<p>
-Presa dimora in Germania, la popolazione dovette
-crescere con rapidità accelerata: basterebbero
-a provarlo i progressi industriali testè menzionati.
-Gli oggetti trovati nelle paludi dello Schleswig,
-come si desume dalle monete romane che li accompagnavano,
-sono del terzo secolo. In quell'epoca
-esistevano quindi già sul Baltico un'industria tessile
-e un'industria metallurgica assai sviluppate,
-un attivo commercio coll'Impero romano e un certo
-lusso nei ricchi — tutte traccie di popolazione alquanto
-densa. Ma alla stessa epoca incomincia anche
-la guerra generale di aggressione dei Germani su
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-tutta la linea del Reno, sulla frontiera fortificata
-dei Romani e sul Danubio, dal Mare del Nord sino
-al Mar Nero — prova diretta d'una popolazione
-sempre crescente e che tende ad espandersi. Trecento
-anni durò la lotta, durante la quale tutta la
-tribù principale delle popolazioni gotiche (eccetto
-i Goti Scandinavi ed i Burgundi) trasse verso il
-Sud-est e formò l'ala sinistra della grande linea
-d'attacco, al centro della quale gli Alto-tedeschi
-(Erminoni) sul Danubio superiore, e alla cui ala
-destra gli Iskevoni (oggi Franchi) si spingevano sul
-Reno; agli Inghevoni toccò la conquista della Britannia.
-Alla fine del quinto secolo l'Impero romano
-giaceva snervato, dissanguato e impotente, aperto
-agli invasori Germani.
-</p>
-
-<p>
-Eravamo pur dianzi alla culla dell'antica civiltà
-greca e romana. Eccoci al suo funerale. Su tutti i
-paesi del bacino del Mediterraneo era passata la
-pialla livellatrice della mondiale dominazione romana,
-e ciò per lunghi secoli. Dove non faceva resistenza
-il greco, tutti i linguaggi nazionali avevano
-dovuto cedere a un latino corrotto; non v'erano
-più differenze di nazionalità; non v'erano più Galli,
-Iberi, Liguri, Norici; tutti eran divenuti Romani.
-L'amministrazione romana e il diritto romano avevano
-sciolti dappertutto gli antichi aggruppamenti
-di schiatta, e distrutto con ciò l'ultimo avanzo di
-indipendenza locale e nazionale. La qualità di Romano
-conferita a tutti non offriva un compenso;
-essa non esprimeva una nazionalità, ma solo la
-mancanza di ogni nazionalità. Gli elementi di nuove
-nazioni esistevano dappertutto; i dialetti latini delle
-diverse provincie si differenziavano sempre più; i
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-confini naturali, che in passato avevano fatto territorii
-indipendenti l'Italia, la Gallia, la Spagna,
-l'Africa, esistevano e si sentivano ancora. Ma in
-nessun luogo esisteva la forza di aggruppare questi
-elementi in nuove nazioni; in niun luogo restava
-traccia di capacità di sviluppo, di forza di resistenza,
-e, meno ancora, di una forza creativa. L'immensa
-massa umana di quell'immenso dominio non aveva
-che un vincolo: lo Stato romano, e questo era divenuto
-col tempo il suo peggior nemico ed oppressore.
-Le provincie avevano annientata Roma; Roma
-stessa era divenuta una città di provincia come le
-altre — privilegiata, ma non più signora, non più
-centro dell'Impero mondiale, non più neppure sede
-degli imperatori e dei sotto-imperatori, che risiedevano
-a Costantinopoli, a Treviri, a Milano. La
-Stato romano era divenuto una gigantesca e complicata
-macchina, non ad altro diretta che a dissanguare
-i sudditi. Tributi, requisizioni e prestazioni
-forzate di lavoro riducevano la massa della popolazione
-in una povertà sempre più desolante; l'oppressione
-raggiunse l'insopportabile colle estorsioni
-dei governatori, dei percettori delle imposte, dei
-soldati. A questo era riuscito lo Stato romano col
-suo dominio universale: esso fondava il suo diritto
-all'esistenza sulla conservazione dell'ordine all'interno
-e sulla protezione contro i barbari all'estero;
-ma il suo ordine era peggiore del più tristo disordine,
-e i barbari, contro i quali esso pretendeva
-difendere i cittadini, venivano da questi invocati
-quali salvatori.
-</p>
-
-<p>
-La situazione sociale non era meno disperata.
-Già dagli ultimi tempi della Repubblica la dominazione
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-romana era riuscita allo sfruttamento inconsiderato
-delle provincie conquistate; l'Impero
-non aveva abolito questo sfruttamento, al contrario
-lo aveva disciplinato. Quanto più l'Impero decadeva,
-tanto più crescevano tributi e prestazioni, tanto
-più spudoratamente i funzionari rubavano ed angariavano.
-Il commercio e l'industria non erano
-state mai il forte dei Romani, dominatori dei popoli;
-solo nell'usura essi hanno superato tutto ciò
-che si fece prima e dopo di loro. Quel tanto di
-commercio, che si era trovato e conservato, andò
-in rovina sotto le estorsioni dei funzionarii; quello
-che perdurò, riguardava la parte greca, orientale
-dell'Impero, che esorbita dal nostro quadro. Impoverimento
-generale, regresso del commercio, del
-mestiere, dell'arte, decremento della popolazione,
-decadenza delle città, ritorno dell'agricoltura ad
-uno stadio inferiore — questo fu il risultato finale
-della dominazione mondiale romana.
-</p>
-
-<p>
-L'agricoltura, il principale ramo di produzione
-in tutto il mondo antico, era tale più che mai. In
-Italia gli immensi latifondi, sin dalla fine della Repubblica
-occupanti quasi tutto il territorio, erano
-stati utilizzati in due modi: o come pascoli, nei
-quali la popolazione era sostituita da pecore e da
-buoi, la cui custodia non richiedeva che pochi
-schiavi; o come ville, dove masse di schiavi esercitavano
-l'orticoltura in grande, in parte pel lusso
-del proprietario, in parte per lo smercio sui mercati
-delle città. I grandi pascoli si erano conservati
-ed anche estesi; le ville e la loro orticoltura
-erano rovinate coll'impoverimento dei loro possessori
-e colla decadenza delle città. La coltura dei
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-latifondi, fondata sul lavoro schiavo, non dava più
-profitto, ma essa era allora l'unica forma possibile
-di grande agricoltura. La piccola coltura era ridivenuta
-la sola forma rimuneratrice. Le ville furono
-frazionate, l'una dopo l'altra, in piccole parcelle,
-e concesse ad enfiteuti, che pagavano una
-data somma, o a <i>parziarii</i>, più fattori che fittaiuoli,
-che ricevevano il sesto o appena la nona parte dal
-prodotto annuo pel loro lavoro. Ma a preferenza
-questi piccoli spezzoni di campi erano concessi a
-coloni, che pagavano una data somma annua, che
-erano legati alla gleba e che potevano essere venduti
-con questa; essi non erano veri schiavi, ma
-neanche liberi, non potevano contrarre matrimonio
-con liberi, e i matrimonii tra loro non erano considerati
-come pienamente validi, ma, a guisa di
-quelli degli schiavi, come un semplice concubinato
-(<i>contubernium</i>). Erano i precursori dei servi del
-medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-L'antica schiavitù aveva fatto il suo tempo. Nè
-in campagna nella grande agricoltura, nè nelle manifatture
-delle città essa dava più un profitto rimuneratore — il
-mercato pei suoi prodotti non
-esisteva più. E la piccola agricoltura e il piccolo
-mestiere, a cui erasi ristretta la gigantesca produzione
-dei tempi floridi dell'Impero, non aveva
-posto per numerosi schiavi. Soltanto per gli schiavi
-domestici e di lusso dei ricchi c'era ancora posto
-nella società. Ma la morente schiavitù bastava ancora
-tuttavia a far apparire ogni lavoro produttivo
-un compito da schiavi, indegno di un libero
-Romano — e chi non lo era oramai? Quindi, da
-un lato, aumentavano le affrancazioni degli schiavi
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-superflui, divenuti un peso; dall'altro si moltiplicavano
-quà i coloni, là i liberi pezzenti (analoghi
-ai <i>poor whites</i> degli ex-Stati schiavisti d'America).
-Il Cristianesimo è affatto innocente del graduale
-estinguersi dell'antica schiavitù. Esso ha secondata
-la schiavitù per lunghi secoli nell'Impero romano,
-e in seguito non ha mai impedito ai cristiani il
-commercio degli schiavi, nè quello degli Alemanni
-nel Nord, nè quello dei Veneziani sul Mediterraneo,
-nè più tardi, la tratta dei negri<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. La schiavitù
-cessò, perchè non dava più profitto. Ma la morente
-schiavitù lasciò dietro il suo venefico pungiglione,
-nella proscrizione del lavoro produttivo dei liberi.
-Questo il cul di sacco in cui s'era ficcato il mondo
-romano: la schiavitù era economicamente impossibile,
-il lavoro dei liberi era moralmente bandito.
-L'una non poteva più essere, l'altro non poteva essere
-ancora, la base della produzione sociale. Unico
-scampo, in simile caso, una rivoluzione completa.
-</p>
-
-<p>
-La situazione non appariva migliore nelle provincie.
-A questo proposito è sulle Gallie che abbiamo
-i maggiori ragguagli. Ivi, allato ai coloni,
-c'erano ancora piccoli contadini liberi. Per guarentirsi
-dagli arbitrii dei funzionarii, dei giudici e degli
-usurai, essi si ponevano sovente sotto la protezione
-o il patronato di un potente; nè soltanto gli individui,
-ma intiere comunità, talchè gli Imperatori,
-nel quarto secolo, emanarono in proposito parecchi
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-divieti. Ma che giovava mai a coloro che cercavano
-protezione? Il padrone poneva loro la condizione
-di trasferire in testa sua la proprietà del loro fondo,
-e in ricambio glie ne assicurava l'usufrutto vita
-durante — gherminella che ben avvertì la santa
-Chiesa e che imitò bravamente, nel IX e nel X secolo,
-per l'incremento del regno di Dio e della proprietà
-terrena sua propria. Vero è che allora, verso
-l'anno 475, il vescovo Salviano di Marsiglia inveiva
-ancora contro simili ladronecci e narrava che l'oppressione
-dei funzionarii e dei grandi proprietarii
-terrieri romani era divenuta così grave, che molti
-«Romani» fuggivano nelle contrade già occupate
-dai Barbari, mentre i cittadini romani, che vi dimoravano,
-nulla temevano di più che di ritornare
-sotto il dominio romano. Che, in quel tempo, sovente,
-per povertà, dei genitori vendessero i loro
-figli come schiavi, lo dimostra una legge diretta
-ad infrenare quest'uso.
-</p>
-
-<p>
-Per avere i barbari Germani liberato i Romani
-dal loro proprio Stato, tolsero loro due terzi di
-tutto il territorio e se lo divisero fra loro. La divisione
-si fece secondo la costituzione <i>gentile</i>; stante
-il numero relativamente piccolo dei conquistatori,
-grandissime zone rimasero indivise, e proprietà in
-parte di tutto il popolo, in parte delle singole tribù
-e <i>genti</i>. In ogni <i>gente</i> i campi e le praterie erano
-divisi in parti eguali e sorteggiati tra le singole
-famiglie; ignoriamo se, nei primi tempi avessero
-luogo divisioni periodiche; comunque, questo costume
-cessò bentosto nelle provincie romane, e le
-parti di ciascuno divennero proprietà privata alienabile,
-<i>allodio</i>. Il bosco e il pascolo restò indiviso
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-per l'uso comune; quest'uso, come il modo di coltivazione
-della campagna divisa, era regolato conforme
-all'antico costume e alle deliberazioni della
-collettività. Come più la <i>gente</i> stava fissa nel suo
-villaggio, e i Germani e i Romani a poco a poco
-si fondevano, tanto più il vincolo di parentela cedeva
-a quello meramente territoriale; la <i>gente</i> si
-perdeva nella associazione della <i>marca</i>, nella quale
-tuttavia si ritrovano bene spesso le traccie della
-originaria consanguineità dei compagni. Così la costituzione
-<i>gentile</i>, almeno nei paesi dove conservossi
-la comunità della <i>marca</i> — il Nord della Francia,
-l'Inghilterra, la Germania, la Scandinavia — si trasformò
-insensibilmente in una costituzione locale,
-diventando con ciò atta ad essere assorbita nello
-Stato. Ma essa serbò tuttavia il carattere democratico
-primitivo, proprio a tutta la costituzione <i>gentile</i>,
-e questo carattere, sopravvissuto anche nelle
-degenerazioni successive, fu un arme in mano degli
-oppressi, che li francheggiò insino ai tempi moderni.
-</p>
-
-<p>
-Se dunque il vincolo del sangue si smarrì presto
-nella <i>gente</i>, ciò avvenne perchè, anche nella tribù
-e in tutto il popolo, i suoi organi degenerarono
-per effetto della conquista. Sudditanza e costituzione
-<i>gentile</i> sappiamo che sono incompatibili. Qui
-lo vediamo confermato su vasta scala. I popoli Germani,
-signori delle provincie romane, dovevano organizzare
-questa loro conquista. Ma nè si potevano
-accogliere le masse romane nei corpi <i>gentili</i>, nè dominarle
-col mezzo di questi. Alla testa dei corpi
-amministrativi locali romani, la più parte ancor
-vivi, conveniva porre qualcosa che sostituisse lo
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-Stato romano, e questo non poteva essere che
-un altro Stato. Gli organi della costituzione <i>gentile</i>
-dovevano quindi trasformarsi in organi di Stato, e
-ciò assai rapidamente, poichè le circostanze urgevano.
-Ma il rappresentante immediato del popolo
-conquistatore era il duce dell'esercito. La sicurezza
-interna ed esterna del territorio conquistato richiedeva
-il consolidamento del suo potere. Il momento
-era giunto per la trasformazione del comando militare
-in monarchia: essa si compì.
-</p>
-
-<p>
-Prendiamo l'Impero dei Franchi. Quivi al popolo
-vittorioso dei Salii toccarono in pieno possesso non
-solo i vasti dominii dello Stato romano, ma altresì
-tutte le vastissime zone che, nelle maggiori e minori
-società di <i>marca</i> e di distretto, erano rimaste
-indivise, massime tutti i grandi territorii boscosi.
-La prima cosa che fece il re franco, di semplice
-comandante supremo divenuto un vero regnante,
-fu di tramutare questa proprietà pubblica in proprietà
-regia, rubarla al popolo e donarla o concederla
-al suo seguito. Questo seguito, originariamente
-composto della sua scorta personale da guerra e degli
-altri sotto-capi dell'esercito, si rafforzò presto non
-solo con Romani, cioè con Galli romanizzati, che,
-per la loro arte dello scrivere, per la loro coltura,
-per la loro conoscenza della lingua volgare romana
-e dell'idioma scritto latino, come pure del diritto
-del paese, bentosto gli divennero indispensabili, ma
-altresì con schiavi e con affrancati, che formavano
-la sua Corte e tra i quali egli sceglieva i suoi favoriti.
-A tutti costoro furono dapprima per lo più
-donati lotti di territorio pubblico, poi furono loro
-concessi sotto forma di benefizî, che da principio
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-per lo più duravano quanto la vita del re; fu così
-creata la base di una nuova nobiltà a spese del
-popolo.
-</p>
-
-<p>
-Non basta. La vasta estensione dell'Impero non
-poteva governarsi coi mezzi dell'antica costituzione
-<i>gentile</i>; il Consiglio dei capi, se anche non fosse da
-lungo tempo cessato, non sarebbesi potuto riunire,
-e fu presto sostituito dal seguito permanente del
-re; l'antica assemblea del popolo si mantenne in
-apparenza, ma anch'essa divenne sempre più nient'altro
-che la riunione dei sotto-capi dell'esercito
-e dei grandi recentemente sorti. I contadini, liberi
-proprietarii del suolo, la massa del popolo franco,
-furono stremati e rovinati dalle eterne guerre civili
-e di conquista — queste ultime specialmente
-sotto Carlo Magno — quanto lo erano stati i contadini
-romani negli ultimi tempi della Repubblica.
-Essi, che avevano formato in origine tutto l'esercito,
-e dopo la conquista della Francia il nucleo di esso,
-in principio del nono secolo erano così impoveriti,
-che appena il quinto degli uomini poteva ancora
-servire. Alle leve di liberi contadini, bandite direttamente
-dal re, subentrò un esercito composto dei
-vassalli dei nuovi grandi, tra i quali anche contadini
-asserviti, discendenti di quelli, che prima non
-avevano conosciuto altro signore che il re, e ancor
-prima nessun signore affatto, neanche il re. Sotto
-i successori di Carlo, la rovina dei contadini franchi
-fu consumata dalle guerre interne, dall'indebolimento
-del potere regio e dalle corrispondenti usurpazioni
-dei grandi, ai quali si aggiunsero allora
-anche i Conti di distretto, istituiti da Carlo e aspiranti
-all'ereditarietà della carica; finalmente dalle
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-invasioni dei Normanni. Cinquant'anni dopo la morte
-di Carlo Magno l'Impero franco giaceva spossato
-ai piedi dei Normanni, così come, quattro secoli
-prima, l'Impero romano ai piedi dei Franchi.
-</p>
-
-<p>
-E non solo l'impotenza all'estero, ma anche l'ordine
-o piuttosto il disordine sociale interno era
-quasi il medesimo. I liberi contadini franchi nulla
-ebbero da invidiare ai loro predecessori, i coloni
-romani. Rovinati dalle guerre e dai saccheggi, essi
-avevano dovuto porsi sotto la protezione dei nuovi
-grandi o della Chiesa, poichè il potere regio era
-troppo debole per proteggerli; ma questa protezione
-dovettero pagarla a caro prezzo. Come un
-tempo i contadini Galli, essi dovevano trasferire al
-protettore la proprietà del loro fondo e tornarlo
-a ricevere da lui come bene livellario, sotto forme
-diverse e mutevoli, ma sempre contro prestazione
-di servizii e pagamento di canoni; ridotti a questa
-forma di dipendenza, essi perdettero a poco a poco
-anche la libertà personale; dopo poche generazioni,
-la più parte erano già servi. Come presto tramontasse
-la libertà del contadino, lo dimostra il catasto
-di Irminone dell'abbazia di <i>Saint-Germain-des-Près</i>,
-allora presso ed ora entro Parigi. Sui
-vasti tenimenti di questa badìa, sparpagliati nei
-dintorni, risiedevano ancora, ai tempi di Carlo
-Magno, 2788 economie domestiche, quasi tutte
-franche con nomi tedeschi. Vi si contavano 2080
-coloni, 35 liti, 220 schiavi e solo 8 liberi fittaiuoli!
-La pratica, dichiarata empia da Salviano, per la
-quale il protettore trasferiva in sua proprietà il
-fondo del contadino, e non glielo riconcedeva che
-in usufrutto, e solo sua vita durante, veniva ora
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-generalmente esercitata coi contadini dalla Chiesa.
-Le prestazioni obbligatorie di lavoro, che venivano
-sempre più in uso, avevano avuto il loro modello
-così nelle <i>angarie</i> romane, servizii coattivi per lo
-Stato, come nei lavori dei compagni di <i>marca</i> Germani
-per la costruzione di ponti e strade e per altri
-scopi di comune interesse. La massa della popolazione
-sembra dunque, dopo quattro secoli, tornata
-al suo punto di partenza.
-</p>
-
-<p>
-Ma ciò non prova che due cose: primieramente,
-che il congegno sociale e la distribuzione della proprietà
-nel crollante Impero romano avevano pienamente
-corrisposto allo stadio della produzione d'allora
-nell'agricoltura e nell'industria, ossia erano stati
-inevitabili; e in secondo luogo, che cotesto stadio
-della produzione, durante i quattro secoli seguenti
-non avendo essenzialmente nè progredito nè regredito,
-aveva fatalmente riprodotta la stessa ripartizione
-della proprietà e le medesime classi della
-popolazione. La città, negli ultimi secoli dell'Impero
-romano, aveva perduta la sua antica dominazione
-sulla campagna, e non l'aveva riacquistata nei primi
-secoli della signoria germanica. Ciò presuppone un
-basso grado di sviluppo tanto dell'agricoltura quanto
-dell'industria. Questo insieme di condizioni produce
-necessariamente grandi proprietarii fondiarii dominanti
-e piccoli contadini dipendenti. Quanto fosse
-impossibile innestare in una tale società, da un lato,
-la romana cultura a schiavi dei latifondi, dall'altro,
-la più recente grande cultura con prestazioni obbligatorie
-di lavoro, lo provano i giganteschi esperimenti
-di Carlo Magno, colle famose ville imperiali,
-sparite senza quasi lasciar traccia. Essi non furono
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-continuati che da chiostri, e solo per questi furono fecondi;
-ma i chiostri erano corpi di società anormali,
-basati sul celibato; essi potevano bensì fare cose eccezionali,
-ma appunto perciò dovevano restare eccezioni.
-</p>
-
-<p>
-Eppure del cammino se n'era fatto in questi
-quattro secoli. Se in principio e in fine troviamo
-su per giù le stesse classi principali, cangiati erano
-però gli uomini che le formavano. Sparita era l'antica
-schiavitù, spariti i liberi poveri cenciosi, che
-disprezzavano il lavoro come cosa da schiavi. Tra
-il colono romano e il nuovo servo, c'era stato il
-libero contadino franco. Il «vano ricordo e la sterile
-lotta» della romanità agonizzante erano morti
-e sotterrati. Le classi sociali del nono secolo si
-erano formate, non già nel pantano di una civiltà
-che si dissolve, ma nei dolori del parto di una nuova.
-La nuova generazione, così i signori come i servi,
-era una generazione di uomini, in paragone dei
-suoi predecessori romani. Il rapporto fra potenti
-signori fondiarii e contadini dipendenti, che era
-stato per questi la ineluttabile forma di rovina
-dell'antico mondo, fu ora per quelli il punto di
-partenza di una novella evoluzione. E poi, per improduttivi
-che sembrino, questi quattro secoli si
-lasciarono dietro un grande prodotto: le moderne
-nazionalità, la trasformazione e il nuovo assetto
-dell'umanità dell'Europa occidentale per la storia
-futura. I Germani avevano infatti rivivificata l'Europa,
-e perciò la dissoluzione degli Stati del periodo
-germanico non terminò colla soggiogazione normanno-saracena,
-bensì collo svolgersi dei beneficii e
-del vassallaggio per ottenere protezione (<i>Kommendation</i>)
-sino al feudalismo, e con un così grande incremento
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-della popolazione, che permise, due secoli dopo,
-di sopportare senza danno i forti salassi delle crociate.
-</p>
-
-<p>
-Ma qual fu la misteriosa magìa con la quale i
-Germani infusero nuovo vigore alla morente Europa?
-Fu forse una innata malìa della razza germanica,
-come favoleggiano i nostri storici «sciovinisti?»
-Niente affatto. I Germani erano, particolarmente
-allora, una razza ariana fornita di alte doti, e in
-pieno sviluppo di vita. Ma non furono le loro qualità
-nazionali specifiche che hanno ringiovanito
-l'Europa, bensì semplicemente la loro barbarie: la
-loro costituzione <i>gentile</i>.
-</p>
-
-<p>
-La loro capacità e il loro coraggio personale,
-il loro sentimento di libertà e il loro istinto democratico,
-pei quali in tutti gli affari pubblici ravvisavano
-un affare proprio, in breve, tutte le qualità
-che i Romani avevano perdute e che sole potevano
-dal fango del mondo romano modellar nuovi Stati
-e far crescere nuove nazionalità — che altro erano
-se non i tratti caratteristici del barbaro dello stadio
-superiore — frutti della sua costituzione <i>gentile</i>?
-</p>
-
-<p>
-Se essi trasfigurarono l'antica forma della monogamia,
-se mitigarono il dominio dell'uomo nella
-famiglia, se diedero alla donna una posizione più
-elevata, ignota al mondo classico, che cosa mai ve
-li rese idonei, se non la loro barbarie, le loro consuetudini
-<i>gentili</i>, le loro qualità ancora vive, retaggio
-dei tempi del diritto materno?
-</p>
-
-<p>
-Se, almeno in tre delle più importanti contrade,
-Germania, Nord della Francia e Inghilterra, salvarono
-un tratto di schietta costituzione <i>gentile</i>
-sotto forma di comunità della <i>marca</i> nello Stato
-feudale, e diedero con ciò alla classe oppressa, ai
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-contadini, anche nella più dura servitù medioevale,
-un appoggio locale e un mezzo di resistenza, quale
-non trovarono nè gli antichi schiavi, nè i moderni
-proletarii — a che si è dovuto, se non alla loro
-barbarie, al loro sistema esclusivamente barbarico
-di colonizzazione per stirpi?
-</p>
-
-<p>
-E finalmente, se poterono sviluppare ed elevare
-a regola la forma più mite della servitù già praticata
-nella patria e nella quale si trasformò di
-più in più la stessa schiavitù dell'Impero romano;
-una forma, che, come primo notava il Fourier, dà
-agli asserviti i mezzi per una graduale emancipazione
-<i>come classe</i> (<i>fournit aux cultivateurs des
-moyens d'affranchissement</i> <span class="smcap lowercase">COLLECTIF</span> <i>et</i> <span class="smcap lowercase">PROGRESSIF</span>);
-una forma che perciò si eleva molto più alto della
-schiavitù, nella quale ultima non era possibile che la
-immediata liberazione dell'individuo senza transizione
-(l'antichità non offre esempî di abolizione
-della schiavitù per mezzo di ribellioni vittoriose) — mentre
-infatti i servi del medio-evo riuscirono
-a poco a poco alla loro emancipazione come classe — a
-che lo dobbiamo, se non alla loro barbarie,
-mercè la quale essi non erano ancora giunti a una
-schiavitù completa, nè all'antica schiavitù del lavoro,
-nè alla schiavitù domestica orientale?
-</p>
-
-<p>
-Tutto quello, che i Germani infusero al mondo
-romano di robustezza e di vitalità, era barbarie.
-Infatti solo dei barbari sono capaci di ringiovanire
-un mondo travagliato da un'agonia di civiltà. E lo
-stadio superiore della Barbarie, al quale e nel quale
-i Germani avevano cercato di elevarsi prima della
-migrazione dei popoli, era il più favorevole per
-siffatto processo. Ciò spiega tutto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap9">IX. Barbarie ed Epoca civile.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Abbiamo seguito il dissolversi della costituzione
-<i>gentile</i> nei tre grandi esempii particolari dei Greci,
-dei Romani e dei Germani. Esaminiamo ora, per
-concludere, le condizioni economiche generali che
-minavano già l'organamento <i>gentile</i> della società
-nello stadio superiore della Barbarie, e che la distrussero
-completamente coll'avvento dell'Epoca civile.
-Qui il <i>Capitale</i> di Marx ci è tanto necessario
-quanto il libro di Morgan.
-</p>
-
-<p>
-Sorta nello stadio medio e sviluppatasi nello
-stadio superiore dello stato selvaggio, la <i>gente</i>, per
-quanto le fonti ci permettono di giudicarne, raggiunse
-il suo fiore nello stadio inferiore della Barbarie.
-Cominciamo quindi da questo stadio di sviluppo.
-</p>
-
-<p>
-Qui, dove i Pellirosse d'America devono servirci
-come esempio, la costituzione <i>gentile</i> è completamente
-elaborata. Una tribù si è scissa in parecchie
-<i>genti</i>, almeno in due; queste <i>genti</i> primitive, col
-crescere della popolazione, si suddividono ciascuna
-in parecchie <i>genti</i> figlie, di fronte alle quali la
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-<i>gente</i> madre appare come fratria; la stessa tribù
-si divide in parecchie tribù, in ciascuna delle quali
-ritroviamo in gran parte le antiche <i>genti</i>; talora
-le tribù parenti sono federate. Questo semplice organamento
-basta perfettamente alle condizioni sociali
-onde è derivato. Esso non è altro che il loro
-proprio aggruppamento naturale, ed è in grado di
-dirimere tutti i conflitti, che possono sorgere in
-una società così organata. All'estero li dirime la
-guerra; essa può terminare colla distruzione della
-tribù, giammai colla sua soggiogazione. Il grandioso,
-ma anche il lato debole della costituzione <i>gentile</i>,
-è che essa non ha posto per signoria e per servitù.
-All'interno non c'è alcuna differenza fra diritti e
-doveri; il problema, se la partecipazione agli affari
-pubblici, la vendetta o la «composizione» siano un
-diritto o un dovere, non esiste per l'Indiano; esso
-gli sembrerebbe tanto assurdo quanto il chiedere
-se il mangiare, il dormire, il far la caccia siano
-un diritto o un dovere. Non meno inconcepibile è
-una divisione della tribù e della <i>gente</i> in differenti
-classi. E ciò ne conduce all'esame della base economica
-di tale stato di cose.
-</p>
-
-<p>
-La popolazione è estremamente rada; addensata
-solo alla residenza della tribù, intorno alla quale
-si stende in vasto cerchio prima il territorio di
-caccia, poi la zona neutra della foresta protettrice,
-che la separa dalle altre tribù. La divisione del
-lavoro è affatto primitiva: non esiste che tra i due
-sessi. L'uomo fa la guerra, la caccia, la pesca, procura
-la materia prima pel nutrimento e gli strumenti
-necessarii a tutto questo. La donna accudisce
-alla casa e prepara il vitto e le vesti, cucina, tesse,
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-cuce. Ciascuno dei due è signore nel suo àmbito:
-l'uomo nel bosco, la donna in casa. Ognuno è proprietario
-degli istrumenti da lui fabbricati e adoperati:
-l'uomo delle armi, degli ordegni da caccia
-e da pesca, la donna delle masserizie. L'economia
-domestica è comunistica per parecchie, spesso per
-molte famiglie<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. Quello, che è fatto ed utilizzato
-in comune, è proprietà comune: la casa, il giardino,
-la barca. Qui dunque, e soltanto qui, regge la «proprietà
-del prodotto del proprio lavoro», dai giuristi
-e dagli economisti falsamente attribuita alla società
-incivilita; ultimo sotterfugio giuridico, sul quale si
-puntella ancora l'odierna proprietà capitalistica.
-</p>
-
-<p>
-Ma gli uomini non rimasero dappertutto a questo
-stadio. In Asia trovarono animali che si lasciarono
-addomesticare, e poi allevare. La bufala selvatica doveva
-esser presa alla caccia; addomesticata, forniva
-annualmente un vitello, e latte per giunta. Certe
-tribù più progredite — arii, semiti, forse anche
-già dei turanici — fecero dell'addomesticamento, e
-più tardi anche dell'allevamento del bestiame, la
-loro principale occupazione. Tribù di pastori si staccarono
-dal resto della massa dei barbari: <i>prima
-grande divisione sociale del lavoro</i>. Le tribù di
-pastori producevano sussistenze, non solo più copiose,
-ma diverse da quelle degli altri barbari. Essi
-non solo avevano latte, latticinii e carne in maggior
-copia, ma anche pelli, lana, pelo di capra, e filati
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-e tessuti moltiplicantisi colla massa della materia
-prima. Ciò rendeva uno scambio normale per la
-prima volta possibile. Nei periodi precedenti non
-potevano aver luogo che scambii occasionali; una
-particolare abilità nella fabbricazione di armi e di
-utensili poteva condurre, è ben vero, a una transitoria
-divisione del lavoro. Così si rinvennero, in
-molti luoghi, indubbii avanzi di officine da strumenti
-di pietra, dello scorcio dell'età della pietra;
-gli artefici, che qui spiegavano la loro abilità, lavoravano
-probabilmente, come ancora oggi gli artigiani
-delle comunità <i>gentili</i> dell'India, per conto
-della collettività. Ad ogni modo, in questo stadio,
-lo scambio non poteva aver luogo che nell'interno
-della tribù, e anche questo in via eccezionale. Ora
-invece, dopo la separazione delle tribù di pastori,
-troviamo tutte le condizioni per lo scambio tra
-membri delle differenti tribù, e perchè esso si organizzi
-e si consolidi come istituzione normale. In
-origine una tribù scambiava coll'altra, per mezzo
-dei rispettivi capi <i>gentili</i>; ma quando gli armenti
-cominciarono a passare in proprietà privata, prevalse
-di più in più lo scambio individuale, e divenne
-finalmente l'unica forma. Il principale articolo, che
-le tribù di pastori davano in iscambio ai loro vicini,
-fu il bestiame; il bestiame divenne così la
-merce, in confronto alla quale furono valutate tutte
-le altre e che dappertutto fu accettata volentieri
-nello scambio contro queste — insomma il bestiame,
-già a questo stadio, acquistò funzione e rese servizio
-di moneta: tanto e così presto, già in principio
-dello scambio delle merci, faceva sentirsi il
-bisogno di una merce-moneta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'orticoltura, probabilmente ignota ai barbari
-asiatici dello stadio inferiore, sorse tra loro al più
-tardi nello stadio medio, come foriera dell'agricoltura.
-Il clima degli altipiani turanici non permette
-vita pastorale se manchino provviste di foraggi pei
-lunghi e rigidi inverni; qui dunque la cultura dei
-prati e delle biade era condizione necessaria. Deve
-dirsi lo stesso per le steppe al nord del Mar Nero.
-Ma se il frumento si produsse prima pel bestiame,
-divenne bentosto anche un alimento per l'uomo. Il
-terreno coltivato restò ancora proprietà della tribù,
-assegnato in usufrutto da principio alla <i>gente</i>, più
-tardi concesso da questa alle comunità domestiche,
-a finalmente agli individui; essi potevano avervi
-alcuni diritti di possesso, ma nulla più.
-</p>
-
-<p>
-Fra le scoperte industriali di questo stadio, due
-sono particolarmente importanti. La prima è il
-telaio, la seconda la fusione dei minerali e la lavorazione
-dei metalli. Il rame e lo stagno, e il
-bronzo che è un composto dei due, furono di gran
-lunga i più importanti; il bronzo forniva strumenti
-utili ed armi, ma non poteva sostituire gli strumenti
-di pietra; ciò non era possibile che al ferro,
-e il ferro non lo si sapeva ancora ottenere. L'oro
-e l'argento cominciavano a usarsi in gioielli ed ornamenti
-e dovevano già tenersi in gran pregio di
-fronte al rame e al bronzo.
-</p>
-
-<p>
-L'incremento della produzione in tutti i rami — allevamento
-del bestiame, agricoltura, mestieri
-domestici — diede alla forza di lavoro umano la
-facoltà di generare un prodotto più grande di quello
-che occorreva a sostentarla. Esso accrebbe insieme
-la quantità di lavoro giornaliero, che spettava ad
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-ogni membro della <i>gente</i>, della comunità domestica
-o delle singole famiglie. Nuove forze di lavoro divenivano
-desiderabili. La guerra le offriva; i prigionieri
-di guerra furono trasformati in ischiavi.
-Accrescendo la produttività del lavoro, e per conseguenza
-la ricchezza, e ampliando il campo della
-produzione, la prima grande divisione sociale del
-lavoro doveva, dato quel complesso di condizioni
-storiche, produrre necessariamente la schiavitù.
-Dalla prima grande divisione sociale del lavoro
-nacque la prima grande divisione della società in
-due classi: signori e schiavi, sfruttatori e sfruttati.
-</p>
-
-<p>
-Come e quando siano passati gli armenti dalla
-proprietà comune della tribù o della <i>gente</i> in quella
-dei singoli capi di famiglia, finora è affatto ignoto.
-Ma essenzialmente è in questo stadio che il passaggio
-dev'essere avvenuto. Ora, cogli armenti e
-colle altre nuove ricchezze, vi fu una rivoluzione
-nella famiglia. Il guadagno era stato sempre affare
-dell'uomo, e i mezzi all'uopo erano prodotti da lui
-e sua proprietà. Gli armenti erano i nuovi mezzi
-di guadagno, il loro addomesticamento prima, e poi
-la loro sorveglianza, furono opera sua. A lui, quindi,
-apparteneva il bestiame, a lui le merci e gli schiavi
-scambiati contro il bestiame. Tutto il profitto, che
-offriva ora l'industria, spettava all'uomo; la donna
-ne godeva con lui, ma non aveva alcuna parte nella
-proprietà di esso. Il guerriero e cacciatore «selvaggio»
-si era accontentato, nella casa, del secondo
-posto dopo la donna; il pastore «più mite», imbaldanzito
-della sua ricchezza, si spinse al primo
-posto e cacciò la donna al secondo. Nè questa se
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-ne poteva dolere. La divisione del lavoro nella famiglia
-aveva regolata la divisione della proprietà
-tra l'uomo e la donna; essa era rimasta la medesima;
-e nondimeno capovolgeva ora i rapporti domestici,
-unicamente perchè era cambiata la divisione
-del lavoro fuori della famiglia. La stessa causa
-che, nel passato, aveva assicurato alla donna il dominio
-nella casa: il suo impiego esclusivo al lavoro
-domestico; questa stessa causa assicurava ora, nella
-casa, il dominio dell'uomo; il lavoro domestico della
-donna spariva, di fronte al lavoro produttivo dell'uomo;
-questo fu tutto, quello un insignificante
-accessorio. Onde già si vede che l'emancipazione
-della donna, la sua parificazione di condizioni all'uomo,
-è e resta un'impossibilità, finchè la donna
-rimane esclusa dal lavoro produttivo sociale e sequestrata
-nel lavoro privato domestico. L'emancipazione
-della donna allora solo diviene possibile,
-quando questa possa partecipare su vasta scala alla
-produzione sociale e il lavoro domestico non la occupi
-più che in una misura insignificante. E ciò
-non divenne possibile che colla grande industria
-moderna, la quale non solo permette il lavoro della
-donna in grande proporzione, ma formalmente lo
-esige, e tende a sempre più trasformare in una industria
-pubblica il lavoro domestico privato.
-</p>
-
-<p>
-Colla effettiva prevalenza dell'uomo nella casa
-cadeva l'ultimo freno al suo esclusivo dominio.
-Questo esclusivo dominio fu consolidato e perpetuato
-colla caduta del diritto materno, colla introduzione
-del diritto paterno, col passaggio graduale
-dalla famiglia sindiasmica alla monogamica.
-Ma con ciò fu dato uno strappo all'antico ordinamento
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-<i>gentile</i>: la famiglia isolata divenne una potenza
-e si elevò minacciosa di fronte alla <i>gente</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ancora un passo, e siamo allo stadio superiore
-della Barbarie, al periodo, nel quale tutti i popoli
-destinati a civiltà hanno la loro epoca eroica; l'età
-della spada, ma anche dell'aratro e dell'ascia di
-ferro. Col ferro l'uomo ebbe acquistata l'ultima e
-la più importante di tutte le materie prime, che
-compirono una rivoluzione nella storia, l'ultima....
-fino alla patata. È al ferro che si deve l'agricoltura
-su grandi superfici e il dissodamento di estese
-boscaglie; esso diede all'artiere strumenti di una
-durezza e di un taglio, cui nessuna pietra, nessun
-altro metallo conosciuto poteva resistere. Tutto ciò
-a poco a poco; il primo ferro era spesso più molle
-del bronzo. Così l'arme di pietra non dileguò che
-lentamente; non solo nel canto d'Ildebrando, ma
-altresì presso Hastings nel 1066, c'erano ancora
-asce di pietra in battaglia. Ma ormai il progresso
-procedeva irresistibile, meno interrotto e più rapido.
-La città, le cui mura, le cui torri, i cui merli
-di pietra circondavano case di pietra o di mattoni,
-divenne la sede centrale della tribù o della federazione
-di tribù; progresso notevolissimo nell'architettura,
-ma segno insieme di un cresciuto pericolo
-e del bisogno di difesa. La ricchezza cresceva
-rapidamente, ma come ricchezza individuale; la tessitura,
-la metallurgia e gli altri mestieri di più in più
-specializzati, facevano la produzione più varia e più
-perfezionata; accanto al grano, ai legumi e alle
-frutta, l'agricoltura fornì l'olio e il vino, di cui fu
-appresa la preparazione. Sì molteplice attività non
-poteva più esercitarsi da uno stesso individuo; ed
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-ecco <i>la seconda grande divisione del lavoro</i>: il
-mestiere si separò dall'agricoltura. Il continuo incremento
-della produzione, e con esso della produttività
-del lavoro, elevò il valore della forza di
-lavoro umana; la schiavitù, che nello stadio antecedente
-era ancora nascente e sporadica, diviene
-ora elemento essenziale del sistema sociale; gli
-schiavi cessano di essere semplici aiuti, essi vengono
-spinti a dozzine al lavoro sul campo e nell'officina.
-Collo scindersi della produzione nei due
-grandi rami principali, agricoltura e mestiere, nasce
-la produzione diretta per lo scambio, la produzione
-delle merci; con essa il commercio, non solo nell'interno
-e ai confini della tribù, ma già anche per
-mare. Tutto ciò però ancora ben poco sviluppato;
-i metalli nobili cominciano a diventare la merce-moneta,
-dominante ed universale, ma non ancora
-coniati, e si scambiano tali e quali, in ragione di
-peso.
-</p>
-
-<p>
-La differenza fra ricchi e poveri si aggiunge a
-quella fra liberi e schiavi — la nuova divisione
-del lavoro genera una nuova divisione di classi nella
-società. Le differenze di ricchezza fra i varii capi
-di famiglia distruggono dappertutto l'antica comunità
-domestica comunistica, dove ancor perdurava,
-e la coltivazione in comune del terreno per conto
-di quella. La campagna è assegnata in usufrutto
-alle singole famiglie, dapprima a tempo, più tardi
-in via definitiva; il passaggio alla piena proprietà
-privata si effettua a poco a poco e parallelamente
-al passaggio dal connubio sindiasmico alla monogamia.
-La famiglia isolata comincia a divenire
-l'unità economica della società.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-</p>
-
-<p>
-La popolazione più densa impone vincoli più
-stretti all'interno come all'esterno. La federazione
-di tribù consanguinee diviene dappertutto una necessità;
-presto lo diviene anche la loro fusione, e
-con ciò la fusione dei territorii separati delle tribù
-in un territorio collettivo della nazione. Il capo
-militare del popolo — <i>rex</i>, <i>basileus</i>, <i>thiudans</i> — diventa
-un funzionario indispensabile, permanente.
-Sorge, dove ancora non esisteva, l'assemblea del
-popolo. Capo militare, Consiglio, assemblea del popolo,
-formano gli organi della società <i>gentile</i>, evolutasi
-a democrazia militare. Militare — perciocchè
-la guerra e l'organizzazione per la guerra sono ora
-funzioni normali della vita del popolo. Le ricchezze
-dei vicini stimolano la cupidigia dei popoli, nei
-quali l'acquisto della ricchezza è già uno dei primi
-scopi della vita. Sono barbari: predare pare loro più
-facile e anche più onorevole che piegarsi al lavoro.
-La guerra, che prima si faceva soltanto per vendicare
-usurpazioni, o per espandere un territorio divenuto
-insufficiente, si fa ora unicamente pel bottino
-e diventa un'industria permanente. Non invano
-mura minacciose cingono le nuove città fortificate;
-nei loro fossati si spalanca la tomba della costituzione
-<i>gentile</i>, e le loro torri si slanciano fin dentro
-l'epoca civile. Non altrimenti all'interno. Le guerre
-di bottino aumentano la potenza del supremo comandante,
-come dei sotto-duci dell'esercito; la consuetudinaria
-elezione dei successori nelle stesse famiglie
-si trasforma a mano a mano, sopratutto dopo
-la introduzione del diritto paterno, in ereditarietà,
-dapprima tollerata, poi pretesa, finalmente usurpata;
-la base è posta della monarchia e della nobiltà ereditaria.
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-Così gli organi della costituzione <i>gentile</i> si
-svellono a poco a poco dalle loro radici nel popolo,
-nella <i>gente</i>, nella fratria e nella tribù, e tutta la
-costituzione <i>gentile</i> si converte nel suo contrario:
-da un'organizzazione di tribù pel libero ordinamento
-dei loro proprii affari, essa diviene un'organizzazione
-pel saccheggio e per la oppressione dei vicini,
-e, correlativamente, i loro organi, da strumenti
-della volontà popolare, si convertono in organi indipendenti
-di dominio e di oppressione di fronte al
-proprio popolo. Ma questo non era possibile, se
-l'avidità della ricchezza non scindeva i compagni
-<i>gentili</i> in ricchi ed in poveri, se «la differenza di
-proprietà nella stessa <i>gente</i> non mutava l'unità
-degli interessi in antagonismo dei compagni <i>gentili</i>»
-(Marx), e se l'estendersi della schiavitù non
-cominciava a far considerare il lavoro per guadagnarsi
-la vita come degno solo degli schiavi, e più
-disonorevole della rapina.
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-Eccoci dunque alla soglia dell'epoca civile. Essa
-è aperta da un nuovo progresso della divisione del
-lavoro. Negli stadii primitivi gli uomini producevano
-solo direttamente pel proprio bisogno; gli
-scambi eventuali erano atti isolati, e non riguardavano
-che l'accidentale superfluo. Allo stadio medio
-della Barbarie troviamo già, nei popoli pastori, sotto
-forma di bestiame, una proprietà la quale, tostochè
-gli armenti han raggiunto una certa importanza,
-lascia normalmente un avanzo sopra i bisogni; v'è
-inoltre una divisione del lavoro tra i popoli pastori
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-e le tribù rimaste in arretrato e prive di armenti;
-d'onde due stadii di produzione diversi e coesistenti,
-e quindi le condizioni di uno scambio permanente.
-Lo stadio superiore della Barbarie ci presenta
-un'altra divisione del lavoro, quella fra l'agricoltura
-ed il mestiere; cresce con ciò la quantità dei
-prodotti creati direttamente per lo scambio, e lo
-scambio tra i varii produttori diventa una necessità
-di vita della società. L'epoca civile consolida ed
-accresce tutte queste già esistenti divisioni del lavoro,
-sopratutto coll'acuire l'antagonismo tra città
-e campagna (con che la città può dominare economicamente
-la campagna, come nell'antichità, o
-la campagna dominare la città, come nel medioevo),
-e vi aggiunge una terza divisione del lavoro
-caratteristica ad essa e d'importanza decisiva: produce
-cioè una classe, che non si occupa più della
-produzione, ma solo dello scambio dei prodotti — i
-<i>negozianti</i>.
-</p>
-
-<p>
-Sinora ogni nuova formazione di classi era stata
-l'opera esclusiva della produzione; le persone occupate
-nella produzione dividevansi in dirigenti ed
-esecutori, ovvero in produttori su più grande o su
-più piccola scala. Qui entra per la prima volta in
-iscena una classe che, senza prendere una parte
-qualsiasi nella produzione, sa conquistarne la direzione
-generale e assoggettarsi economicamente i
-produttori; una classe che si fa indispensabile intermediario
-tra due produttori e li sfrutta entrambi.
-Sotto il pretesto di evitare ai produttori la pena
-e il risico dello scambio, di estendere lo spaccio
-dei loro prodotti ai più lontani mercati, di essere
-quindi la classe la più utile della popolazione, si
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-forma una classe di veri parassiti sociali, che, come
-guiderdone di ben meschini effettivi servizii, screma,
-per dir così, tanto la produzione indigena quanto
-la straniera, acquista rapidamente enormi ricchezze
-e una corrispondente influenza sociale, e appunto
-perciò, durante l'epoca civile, è chiamata a sempre
-nuovi onori e a sempre maggior dominio sulla produzione,
-sino a che anch'essa, alla fine, mette al
-mondo un proprio prodotto — le crisi commerciali
-periodiche.
-</p>
-
-<p>
-Allo stadio di evoluzione al quale siam giunti,
-certo il giovine ceto dei negozianti non presente
-ancora i grandi destini che lo attendono. Ma esso
-si forma e si rende indispensabile, e questo basta.
-E con esso si sviluppa il <i>denaro metallico</i>, la moneta
-coniata, e con questa un nuovo mezzo pel non
-produttore di dominare il produttore e la sua produzione.
-Era scoperta la merce delle merci, che
-contiene in sè celate tutte le merci; il talismano,
-che può trasformarsi a volontà in qualsiasi cosa
-desiderabile e desiderata. Chi lo possedeva dominava
-il mondo della produzione; e chi lo possedeva
-più di tutti? Il negoziante. In sue mani il culto
-del denaro era assicurato. Egli provvide a far manifesto
-fino a qual punto tutte le merci, quindi
-tutti i produttori di merci, dovessero prostrarsi
-supplici nella polvere innanzi al denaro. Egli provò
-praticamente, come tutte le altre forme della ricchezza
-non sono che semplice apparenza di fronte
-a questa incarnazione della ricchezza come tale.
-Giammai la potenza del denaro si presentò con
-tanta brutalità, con tanta violenza primitiva, come
-in questo suo periodo di giovinezza. Dopo la compra
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-delle merci col denaro venne il prestito del denaro;
-con esso l'interesse e l'usura. E nessuna legislazione
-posteriore lanciò il debitore così spietatamente
-ed irremissibilmente ai piedi dell'usuraio
-creditore, come le legislazioni dell'antica Atene e
-dell'antica Roma — e ambedue nacquero spontaneamente,
-come diritti consuetudinarii, senz'altra
-coazione che la economica.
-</p>
-
-<p>
-Allato alla ricchezza in merci e in ischiavi, allato
-alla ricchezza in denaro, ecco ora sorgere anche
-la ricchezza fondiaria. Il diritto di possesso degli
-individui sulle parcelle di terreno, ad essi primitivamente
-concesse dalla <i>gente</i> o dalla tribù, erasi
-ora tanto consolidato, che esse appartenevano loro
-ereditariamente. Ciò che essi, sopratutto negli ultimi
-tempi, avevano invocato, era la liberazione
-dai diritti della società <i>gentile</i> sulle parcelle, diritti
-che diventavano per essi una catena. Furono
-liberati dalla catena — ma bentosto anche dalla
-nuova proprietà fondiaria. La piena proprietà, la
-libera proprietà del terreno, non significava solo
-la facoltà di possederlo in modo assoluto e senza
-restrizioni — significava anche la facoltà di alienarlo.
-Finchè il terreno era proprietà della <i>gente</i>,
-questa facoltà non esisteva. Ma quando il nuovo
-proprietario della terra spezzò definitivamente le
-pastoie della suprema proprietà della <i>gente</i> e della
-tribù, egli spezzò anche il vincolo, che sino allora
-lo aveva legato indissolubilmente al terreno. Che
-cosa ciò significasse gli fu palese mercè il denaro,
-inventato contemporaneamente alla proprietà fondiaria.
-Il terreno poteva ora diventare una merce,
-che si vende e che si dà in pegno. Non appena fu
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-introdotta la proprietà fondiaria, immediatamente
-fu inventata anche l'ipoteca (vedi Atene). Come
-l'eterismo e la prostituzione stanno alle calcagna
-della monogamia, così l'ipoteca si mette alle calcagna
-della proprietà fondiaria. Avete voluto la
-piena, libera, alienabile proprietà della terra; ebbene,
-voi l'avete — <i>tu l'as voulu, Georges Dandin!</i>
-</p>
-
-<p>
-Così, coll'espandersi del commercio, col denaro
-e coll'usura, colla proprietà fondiaria e coll'ipoteca,
-progredirono rapidamente la concentrazione e l'accentramento
-della ricchezza nelle mani di una classe
-poco numerosa, accanto al crescente impoverimento
-della massa e alla crescente massa dei poveri. La
-nuova aristocrazia della ricchezza, dove già non
-coincideva colla vecchia nobiltà della tribù, la
-eclissò definitivamente (in Atene, in Roma, fra i
-Germani). E accanto a questa divisione dei liberi in
-classi, fondata sulla ricchezza, si ebbe, specialmente
-in Grecia, un immenso aumento degli schiavi<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, il
-cui lavoro forzato formò la base, sulla quale si
-elevò tutto l'edificio sociale.
-</p>
-
-<p>
-Guardiamoci ora d'intorno, per vedere che era
-avvenuto della costituzione <i>gentile</i> in questa trasformazione
-sociale. Essa era là impotente, di fronte
-ai nuovi elementi sorti senza il suo concorso. Il suo
-presupposto era che i membri di una <i>gente</i>, od anche
-di una tribù, risiedessero uniti sullo stesso territorio,
-lo abitassero esclusivamente. Ciò era cessato da
-lungo tempo. Dappertutto s'eran mescolate le <i>genti</i>
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-e le tribù, dappertutto abitavano schiavi, clienti,
-stranieri, in mezzo ai cittadini. La stabilità, raggiunta
-soltanto verso la fine dello stadio medio
-della Barbarie, era di nuovo e continuamente turbata
-dalla mobilità e variabilità del domicilio, conseguenza
-dei commerci, dei cangiamenti delle industrie,
-delle vicende della proprietà fondiaria. I
-compagni delle corporazioni <i>gentili</i> non potevano
-più riunirsi per la salvaguardia dei proprii affari
-comuni; a malapena sopravvivevano le cose meno
-importanti, come le festività religiose. Accanto ai
-bisogni e agli interessi, per provvedere ai quali i
-corpi <i>gentili</i> avevano veste e capacità, erano sorti,
-dalla trasformazione dei rapporti industriali e dal
-consecutivo cangiamento dell'assetto sociale, bisogni
-ed interessi nuovi, non solo estranei all'antico ordinamento
-<i>gentile</i>, ma che lo attraversavano in
-ogni guisa. Gli interessi dei gruppi d'artigiani, nati
-dalla divisione del lavoro, i bisogni particolari della
-città in opposizione alla campagna, richiedevano
-nuovi organi; ma ognuno di questi gruppi era composto
-di individui appartenenti a <i>genti</i>, fratrie e
-tribù le più diverse, e conteneva financo stranieri;
-cotesti organi si dovevano quindi formare
-fuori della costituzione <i>gentile</i>, accanto ad essa, e
-quindi contro di essa. — E in ogni corporazione
-<i>gentile</i> si faceva sentire a sua volta questo conflitto
-di interessi, che raggiungeva il suo culmine nella
-riunione di ricchi e di poveri, di usurai e di debitori,
-nella stessa <i>gente</i> e nella stessa tribù. — A
-ciò si aggiungeva la massa della nuova popolazione
-estranea alle società <i>gentili</i>, che, come in Roma,
-poteva divenire una forza nel paese, e che era
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-troppo numerosa per venire accolta mano mano
-nelle schiatte e tribù consanguinee. Di fronte a
-questa massa, le associazioni <i>gentili</i> stavano quali
-corporazioni chiuse, privilegiate; la originaria democrazia
-naturale si era cangiata in una odiosa
-aristocrazia. — In una parola, la costituzione <i>gentile</i>,
-nata da una società che non conosceva antagonismi
-interni, non era adatta che a una cosiffatta
-società. Essa non aveva alcun mezzo coercitivo all'infuori
-dell'opinione pubblica. Ma qui era nata
-una società, che tutte le condizioni della sua vita
-economica dividevano in liberi e schiavi, in ricchi
-sfruttatori e poveri sfruttati, e che non solo non
-poteva conciliare questi antagonismi, ma doveva
-anzi sempre più spingerli all'estremo. Una tale società
-poteva soltanto sussistere, o in una continua
-ed aperta lotta di queste classi tra loro, ovvero
-sotto la dominazione di un terzo potere, che, stando
-apparentemente al di sopra delle classi contendenti,
-reprimesse il loro aperto conflitto, e lasciasse tutt'al
-più spiegarsi la lotta di classi sul solo terreno economico,
-nella cosiddetta forma legale. La costituzione
-<i>gentile</i> aveva vissuto. Essa fu distrutta dalla
-divisione del lavoro, che divise la società in classi,
-e fu sostituita dallo Stato.
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-Studiammo di sopra partitamente le tre forme
-principali, nelle quali lo Stato si eleva sulle rovine
-della costituzione <i>gentile</i>. Atene presenta la forma
-più pura e più classica: ivi lo Stato scaturisce direttamente
-e principalmente dagli antagonismi
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-di classi, che si sviluppano entro la stessa società
-<i>gentile</i>. In Roma, la società <i>gentile</i> diviene
-un'aristocrazia chiusa, in mezzo ad una plebe numerosa,
-che sta fuori di essa, priva di diritti, ma
-carica di doveri; la vittoria della plebe demolisce
-l'antica costituzione <i>gentile</i>, e sui suoi rottami fonda
-lo Stato, in cui aristocrazia <i>gentile</i> e plebe bentosto
-si confondono del tutto. Infine, presso i Germani
-conquistatori dell'Impero romano, lo Stato nasce
-direttamente dalla conquista di un grande territorio
-straniero, a dominare il quale la costituzione <i>gentile</i>
-non offriva mezzo veruno. Ma poichè a questa
-conquista non si connette nè una seria lotta coll'antica
-popolazione, nè una più progredita divisione
-del lavoro; poichè lo stadio di sviluppo economico
-dei conquistati e quello dei conquistatori
-sono supergiù gli stessi, e la base economica della
-società rimane quindi l'antica; perciò la costituzione
-<i>gentile</i> può perdurare lunghi secoli nella nuova
-forma territoriale di costituzione di <i>marca</i>, e ringiovanire
-anche per un certo tempo in forma affievolita
-nelle successive schiatte nobili e patrizie,
-ed anche nelle schiatte contadinesche, come fra i
-<i>Dithmarsci</i><a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Lo Stato non è quindi affatto un potere imposto
-alla società dal di fuori; altrettanto poco esso è
-«l'attuazione dell'idea morale», «l'imagine e la
-realtà della ragione», come pretende Hegel. Esso
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-è invece un prodotto della società ad un determinato
-stadio di evoluzione; è la confessione che
-questa società si avviluppa in una insolubile contraddizione
-con sè stessa, scissa in antagonismi inconciliabili,
-che è impotente a bandire. Ma affinchè
-questi antagonismi, cioè queste classi con interessi
-economici contendenti, non distruggano sè stesse
-e la società in lotte infeconde, diventò necessario
-un potere che stesse apparentemente al di sopra
-della società, per attutire il conflitto e tenerlo nei
-limiti dell'«ordine»; e questo potere, sorto dalla
-società, ma che si colloca al di sopra di essa, e le
-si rende di più in più estraneo, è lo Stato.
-</p>
-
-<p>
-Di fronte all'antica organizzazione <i>gentile</i>, ciò
-che caratterizza lo Stato è, in primo luogo, la divisione
-dei cittadini <i>secondo il territorio</i>. Le antiche
-associazioni <i>gentili</i>, formate e tenute insieme
-da vincoli di sangue, erano, come vedemmo, divenute
-insufficienti, in gran parte perchè presupponevano
-compagni vincolati ad un determinato
-territorio, il che era già cessato da un pezzo. Il
-territorio era rimasto, ma gli uomini erano divenuti
-mobili. Si prese quindi la divisione del territorio
-come punto di partenza, e i cittadini dovettero
-adempiere i loro diritti e doveri pubblici là
-dove essi si stabilivano, senza riguardo a <i>gente</i> ed
-a tribù. Questo organamento dei membri dello Stato,
-secondo la località cui appartengono, è comune a
-tutti gli Stati. Esso quindi ci sembra naturale; ma
-vedemmo sopra, quali dure e lunghe lotte furono
-necessarie, prima che esso potesse, in Atene e in
-Roma, prendere il posto dell'antico organamento
-per <i>genti</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il secondo carattere è la istituzione di una <i>forza
-pubblica</i>, che non coincide più immediatamente colla
-popolazione organantesi da sè come forza armata.
-Questa forza pubblica speciale è necessaria, poichè
-uno spontaneo organamento armato della popolazione
-è fatto impossibile dalla divisione in classi.
-Gli schiavi appartengono anch'essi alla popolazione;
-i 90,000 cittadini ateniesi, non formano, di fronte
-ai 365,000 schiavi, che una classe privilegiata. Il
-popolo armato della democrazia ateniese era una
-forza pubblica aristocratica di fronte agli schiavi,
-e li teneva in freno; ma per tenere a freno anche
-i cittadini, fu necessaria una gendarmeria, come si
-è sopra narrato. Questa forza pubblica esiste in
-ogni Stato; essa non consiste soltanto di uomini
-armati, ma anche di accessorii materiali, prigioni
-e apparati coercitivi di ogni sorta, affatto ignoti
-alla società <i>gentile</i>. Essa può essere di poco conto,
-quasi impercettibile, in società nella quale gli antagonismi
-di classi non si sieno ancora sviluppati,
-e su territorii isolati, come, in certi tempi e luoghi,
-negli Stati-Uniti d'America. Ma essa s'accresce a
-misura che gli antagonismi di classi si acuiscono
-nello Stato, e che gli Stati limitrofi divengono più
-grandi e più popolosi — si consideri solo la nostra
-odierna Europa, dove la lotta di classi e la concorrenza
-della conquista hanno elevato la forza
-pubblica a un'altezza, dalla quale essa minaccia di
-ingoiare tutta la società e lo Stato medesimo.
-</p>
-
-<p>
-Per mantenere in piedi questa forza pubblica,
-sono necessarie le contribuzioni dei cittadini dello
-Stato — le <i>imposte</i>. Queste erano affatto sconosciute
-alla società <i>gentile</i>. Oggi ne sappiamo qualche
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-cosa. Ma col crescere dell'incivilimento esse non
-bastano già più; lo Stato trae cambiali sull'avvenire,
-contrae prestiti, <i>debiti dello Stato</i>. Anche
-di questi la vecchia Europa ne conosce una litania.
-</p>
-
-<p>
-In possesso della forza pubblica e del diritto di
-riscuotere le tasse, ecco ora i funzionarii, organi
-della società <i>sopra</i> la società. La deferenza libera,
-spontanea, che veniva tributata ai magistrati della
-costituzione <i>gentile</i>, non basta loro quand'anche
-potessero averla; strumenti di un potere divenuto
-estraneo alla società, essi debbono ottenere il rispetto
-con leggi eccezionali, mercè le quali acquistano
-una santità ed una inviolabilità particolare.
-Il più miserabile poliziotto dello Stato incivilito ha
-più «autorità» che non tutti i magistrati della società
-<i>gentile</i> presi insieme; ma il principe più potente
-e il più grande uomo di Stato o Generale
-della civiltà può invidiare il più meschino capo
-<i>gentile</i> per la spontanea e incontestata stima che
-gli vien tributata. L'uno sta in mezzo alla società;
-l'altro è obbligato a voler rappresentare qualche
-cosa al di fuori e al di sopra di essa.
-</p>
-
-<p>
-Lo Stato è adunque nato dal bisogno di frenare
-gli antagonismi di classe; ma, poichè al tempo stesso
-esso è nato in mezzo al conflitto di queste classi,
-ordinariamente è lo Stato della classe la più potente,
-di quella che ha il dominio economico e che,
-mercè questo, acquista anche il dominio politico, e
-con ciò un nuovo mezzo per la soggiogazione e per
-lo sfruttamento delle classi oppresse. Così lo Stato
-antico era sopratutto lo Stato dei possessori di
-schiavi per la oppressione degli schiavi, come lo
-Stato feudale era l'organo della nobiltà per la soggiogazione
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-dei contadini servi e vassalli, e il moderno
-Stato rappresentativo è lo strumento del capitale
-che sfrutta il lavoro salariato. Eccezionalmente
-però avvengono periodi, in cui le classi contendenti
-si equilibrano talmente, che il potere dello Stato,
-quale apparente mediatore, acquista momentaneamente
-una certa indipendenza di fronte a ciascuna
-di esse. Così la monarchia assoluta dei secoli XVII
-e XVIII tiene in bilancia la nobiltà e la borghesia;
-così il bonapartismo del primo e sopratutto del secondo
-Impero francese si serviva del proletariato
-contro la borghesia e della borghesia contro il proletariato.
-La più recente produzione del genere,
-nella quale dominatori e dominati appaiono egualmente
-comici, è il nuovo Impero tedesco bismarckiano;
-quivi capitalisti e lavoratori sono tenuti
-in equilibrio e canzonati egualmente, a profitto dei
-rovinati nobiluzzi campagnuoli prussiani.
-</p>
-
-<p>
-Nella più parte, inoltre, degli Stati storici, i diritti
-spettanti ai cittadini sono graduati in ragione
-dei beni posseduti, il che fa direttamente palese
-che lo Stato è un'organizzazione a favore della
-classe possidente contro i non possidenti. Così già
-nelle classi a base di censo, ateniesi e romane. Così
-nello Stato feudale del medio-evo, dove il grado di
-potere politico corrispondeva alla proprietà fondiaria.
-Così nel censo elettorale dei moderni Stati
-rappresentativi. Questo riconoscimento politico delle
-differenze di proprietà non è però affatto essenziale.
-Al contrario, esso denota uno stadio inferiore nella
-evoluzione dello Stato. La più alta forma dello
-Stato, la repubblica democratica — che nei nostri
-moderni rapporti sociali diviene una necessità di
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-più in più ineluttabile, ed è la sola forma di Stato,
-nella quale possa combattersi l'ultima lotta decisiva
-tra proletariato e borghesia — la repubblica democratica
-non tiene più ufficialmente alcun conto
-delle differenze di proprietà. In essa la ricchezza
-esercita il suo potere indirettamente, ma tanto più
-sicuramente. Da un lato, sotto la forma di corruzione
-diretta dei funzionarii, di cui l'America è
-l'esempio classico; dall'altro, sotto la forma dell'alleanza
-tra il Governo e la Borsa, alleanza che si
-effettua tanto più facilmente, quanto più crescono
-i debiti dello Stato, e quanto più le Società per
-azioni concentrano nelle loro mani, non solo i mezzi
-di trasporto, ma anche la produzione stessa, per
-ritrovar poi nella Borsa il loro centro. Di ciò, oltre
-l'America, è un esempio palmare l'attuale Repubblica
-francese, e anche la onesta Svizzera ha offerto
-il suo su questo terreno. Ma che a questa fraterna
-alleanza del Governo colla Borsa non sia affatto
-necessaria la repubblica democratica, lo prova, oltre
-l'Inghilterra, il nuovo Impero tedesco, dove non è
-facile dire, se il suffragio universale abbia portato
-più in alto Bismarck o Bleichröder. E infine la
-classe possidente domina direttamente a mezzo del
-suffragio universale. Finchè la classe oppressa, cioè
-nel caso nostro il proletariato, non è ancora matura
-per la propria emancipazione, essa riconoscerà,
-nella sua maggioranza, l'ordine sociale esistente
-come l'unico possibile e starà politicamente in coda
-alla classe capitalistica, sarà la sua più estrema ala
-sinistra. Ma a misura che essa si avvicina alla propria
-emancipazione, essa si costituisce come partito a sè,
-ed elegge rappresentanti suoi proprii, non quelli
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-dei capitalisti. Il suffragio universale è quindi il
-gradimetro della maturità della classe lavoratrice.
-Di più esso non può essere e non sarà mai nello
-Stato odierno; ma ciò anche basta. Il giorno in
-cui il termometro del suffragio universale segnerà
-pei lavoratori il punto di ebollizione, essi sapranno
-altrettanto bene quanto i capitalisti che cosa ciò
-vorrà dire.
-</p>
-
-<p>
-Lo Stato non esiste dunque <i>ab eterno</i>. Vi furono
-società che fecero senza di esso i loro affari,
-e che non ebbero alcuna idea dello Stato e del potere
-dello Stato. A un dato stadio dell'evoluzione
-economica, stadio necessariamente connesso colla
-scissione della società in classi, questa scissione rese
-necessario lo Stato. Noi ci avviciniamo ora a gran
-passi a uno stadio di sviluppo della produzione, nel
-quale la esistenza di queste classi, non solo cessò
-di essere una necessità, ma diventa un'ostacolo positivo
-alla produzione. Esse cadranno, colla stessa
-ineluttabilità colla quale già son sorte. Con esse,
-inevitabilmente, cade lo Stato. La società, che riorganizza
-la produzione sulla base dell'associazione
-libera ed eguale dei produttori, trasporterà tutta
-la macchina dello Stato a quello che sarà allora
-il suo posto: al museo delle antichità, accanto al
-mulinello a mano e all'ascia di bronzo.
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-L'epoca civile è dunque, da quel che s'è detto,
-quello stadio dell'evoluzione della società, nel quale
-la divisione del lavoro, il conseguente scambio tra
-gli individui, e la produzione delle merci che abbraccia
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-questo e quella, giungono al pieno sviluppo
-e sconvolgono tutta la società precedente.
-</p>
-
-<p>
-La produzione di tutti gli stadi anteriori della
-società era essenzialmente produzione in comune,
-come del pari il consumo aveva luogo mercè la diretta
-distribuzione dei prodotti in economie comunistiche
-più o meno vaste. Questa comunanza della
-produzione si svolgeva nei più stretti limiti, ma
-con essa i produttori dominavano il loro processo
-di produzione e il loro prodotto. Essi sapevano ciò
-che il prodotto diviene: essi lo consumavano, non
-sfuggiva loro di mano; e finchè la produzione si
-fa su questa base, essa non può essere più forte
-dei produttori, non può generare alcun potere
-estraneo che si rizzi lor di fronte a guisa di spetro,
-come avviene normalmente e inevitabilmente nell'epoca
-civile.
-</p>
-
-<p>
-Ma in cotesto processo di produzione s'insinua
-lentamente la divisione del lavoro. Essa mina la
-comunanza della produzione e dell'appropriazione,
-essa fa dell'appropriazione individuale la regola
-prevalente, e genera con ciò lo scambio tra gli individui,
-quale lo abbiamo esaminato più sopra. A
-poco a poco la produzione di merci diviene la
-forma dominante.
-</p>
-
-<p>
-Colla produzione mercantile, colla produzione
-non più pel consumo personale, ma per lo scambio,
-i prodotti cangiano necessariamente di mano. Il
-produttore aliena nello scambio il suo prodotto e
-non sa più che avvenga di esso. Mano mano che
-interviene il denaro, e col denaro il negoziante
-quale intermediario tra i produttori, il processo di
-scambio si fa ancor più intricato, la sorte finale
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-dei prodotti ancora più incerta. I negozianti sono
-molti e nessuno di essi sa quello che fa l'altro. Le
-merci non passano soltanto di mano in mano, esse
-vanno anche di mercato in mercato; i produttori
-hanno perduto il dominio sull'insieme della produzione
-del loro ambiente, senza che i negozianti l'abbiano
-acquistato. Prodotti e produzione sono in
-balìa del caso.
-</p>
-
-<p>
-Ma il caso non è che un polo di una concatenazione
-di cose, il cui polo opposto ha nome necessità.
-Nella natura, dove ugualmente sembra dominare
-il caso, abbiamo da lungo tempo dimostrata
-in ogni campo la intima necessità, la legge inesorabile,
-nella quale il supposto «caso» si traduce. Ciò
-che è vero della natura, lo è del pari della società.
-Quanto più un'attività sociale, una serie di processi
-sociali sfugge al cosciente controllo degli uomini
-e li domina, quanto più essa sembra abbandonata
-al puro caso, tanto più questo <i>caso</i> non è che
-l'espressione di leggi proprie e fatali in essa immanenti.
-Siffatte leggi dominano anche le accidentalità
-della produzione e dello scambio delle merci;
-al singolo produttore o negoziante esse appaiono
-quali forze estranee, da principio affatto sconosciute,
-la cui natura non può che a grande stento
-essere indagata ed approfondita. Queste leggi economiche
-della produzione delle merci si modificano
-coi differenti stadî di sviluppo di questa forma di
-produzione; ma in generale tutta l'epoca civile è
-dominata da esse. Ancor oggi il prodotto domina
-i produttori; ancor oggi la produzione totale della
-società non è regolata da un piano ponderato in
-comune, ma da cieche leggi, che s'impongono con
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-la brutalità degli elementi e, alla fine, colle burrasche
-delle crisi commerciali periodiche.
-</p>
-
-<p>
-Vedemmo sopra, come, a uno stadio abbastanza
-primitivo dello sviluppo della produzione, la forza
-di lavoro umana diviene capace di fornire un prodotto
-considerevolmente più grande di quanto è
-necessario al mantenimento dei produttori, e come
-questo stadio di sviluppo è in sostanza quello stesso
-in cui sorgono la divisione del lavoro e lo scambio
-tra gli individui. A quel punto non ci voleva molto
-a scoprire la grande «verità» che anche l'uomo
-può essere una merce; che la forza di lavoro umana
-può essere scambiata e sfruttata, trasformando
-l'uomo in uno schiavo. Appena gli uomini avevano
-cominciato a scambiare, che essi stessi furono scambiati.
-L'attivo si mutò nel passivo, lo volessero
-o no.
-</p>
-
-<p>
-Colla schiavitù, che nell'epoca civile trovò il
-suo più completo sviluppo, si produsse la prima
-grande divisione della società in una classe sfruttatrice
-ed una sfruttata. Questa divisione durò per
-tutto il periodo civile. La schiavitù è la prima
-forma dello sfruttamento, ed è propria al mondo
-antico; le succedono la servitù nel medio-evo, il lavoro
-salariato nei tempi moderni. Sono queste le
-tre grandi forme di servaggio caratteristiche alle
-tre grandi epoche della Civiltà; dapprima palese,
-di poi camuffata, la schiavitù le sta sempre alle
-costole.
-</p>
-
-<p>
-Lo stadio della produzione mercantile, col quale
-l'epoca civile comincia, è economicamente designato
-dalla introduzione 1.º della moneta metallica, e con
-ciò del capitale in denaro, dell'interesse e dell'usura;
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-2.º dei negozianti come classe intermediaria tra i
-produttori; 3.º della proprietà fondiaria privata e
-dell'ipoteca; 4.º del lavoro schiavo come forma di
-produzione dominante. La forma di famiglia, corrispondente
-alla Civiltà e che trionfa definitivamente
-con essa, è la monogamia, il dominio dell'uomo sulla
-donna, e la famiglia individuale quale unità economica
-della società. Il compendio della società incivilita
-è lo Stato, che in tutti i periodi tipici è
-senza eccezione lo Stato della classe dominante, e
-in tutti i casi rimane essenzialmente una macchina
-per tener in freno la classe oppressa e sfruttata.
-Sono pure note caratteristiche della Civiltà: da un
-lato, il fissarsi dell'antagonismo fra città e campagna,
-quale fondamento di tutta la divisione sociale
-del lavoro; dall'altro, la introduzione dei testamenti,
-con che il proprietario può disporre della
-sua proprietà altresì dopo la morte. Questa istituzione,
-che schiaffeggia in pieno viso l'antica costituzione
-<i>gentile</i>, fu sconosciuta in Atene fino a Solone;
-in Roma fu introdotta di buon'ora, ma
-ignoriamo il quando<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>; fra gli Alemanni la introdussero
-i preti, affinchè il buon tedesco potesse
-legare il suo retaggio liberamente alla Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Con questa costituzione per base, l'epoca civile
-ha compiuto cose, delle quali l'antica società <i>gentile</i>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-era ben lungi dall'essere capace. Ma essa le
-compì, ponendo in moto le passioni e gli appetiti
-più sordidi degli uomini, che sviluppò a spese di
-tutte le altre loro disposizioni. La bassa cupidigia
-fu l'anima della Civiltà dal suo primo giorno fino ad
-oggi; la ricchezza e ancora la ricchezza, e sempre la
-ricchezza, e non già la ricchezza della società, ma
-di questo o quel miserabile individuo, fu il suo
-unico scopo finale. Se poi le cadde in grembo il crescente
-sviluppo della scienza, e a più riprese il massimo
-fiore dell'arte, ciò fu solo perchè, senza queste,
-non era possibile la piena conquista dell'odierna
-ricchezza.
-</p>
-
-<p>
-Essendo base della Civiltà lo sfruttamento di
-una classe ad opera di un'altra, tutta la sua evoluzione
-si muove in una contraddizione perenne.
-Ogni progresso della produzione è contemporaneamente
-un regresso nella condizione delle classi
-oppresse, cioè della grande maggioranza. Ogni benefizio
-per gli uni è necessariamente un male per
-gli altri; ogni passo di una classe verso l'emancipazione,
-è per un'altra un passo a ritroso verso
-l'oppressione. La prova la più evidente ce la offre
-la introduzione delle macchine, i cui effetti sono
-oggi noti a tutti. E se fra i barbari, come vedemmo,
-a mala pena poteva farsi la differenza fra diritti e
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-doveri, la civiltà ne rende chiara la differenza e
-l'antitesi anche all'intelletto più ottuso, assegnando
-a una classe quasi tutti i diritti, all'altra quasi tutti
-i doveri.
-</p>
-
-<p>
-Ma ciò non dev'essere. Quello, che è bene per
-la classe dominante, dev'essere bene per tutta la
-società, colla quale la classe dominante s'identifica.
-Onde, più progredisce la Civiltà, più essa è costretta
-a coprire col manto della carità i mali da essa necessariamente
-prodotti, a palliarli o a negarli, a
-introdurre insomma una ipocrisia convenzionale,
-ignota alle prime forme della società ed anco ai
-primi stadii della Civiltà stessa, e che tocca il colmo
-nell'assunto: che lo sfruttamento della classe oppressa
-è esercitato dalla classe sfruttatrice unicamente
-nell'interesse della stessa classe sfruttata; e
-se questa non lo riconosce, anzi si ribella, ciò costituisce
-la più nera ingratitudine contro i suoi
-benefattori, gli sfruttatori<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E ora, per finire, il giudizio di Morgan sulla
-Civiltà:
-</p>
-
-<p>
-«Dall'avvento della Civiltà l'incremento della
-ricchezza divenne così immenso, le sue forme così
-svariate, la sua applicazione così estesa, e la sua
-amministrazione così abile nell'interesse dei proprietarii,
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-che questa ricchezza, di fronte al popolo,
-<i>è divenuta una potenza ch'esso non può vincere.
-La mente umana si trova sconcertata e interdetta
-dinanzi alla sua propria creazione.</i> Verrà tuttavia
-il tempo, in cui la ragione umana sarà tanto forte
-da dominare la ricchezza, e in cui essa stabilirà
-tanto il rapporto dello Stato colla proprietà, che
-esso difende, quanto i limiti dei diritti dei proprietarii.
-Gli interessi della società vincono assolutamente
-in importanza gli interessi degli individui,
-e gli uni e gli altri debbono essere messi in un
-rapporto equo ed armonico. La semplice caccia
-alla ricchezza non è il destino finale dell'umanità,
-se tuttavia il progresso rimane la legge dell'avvenire,
-come lo fu del passato. Il tempo decorso dallo
-spuntare della Civiltà non è che un'esigua frazione
-della vita trascorsa dall'umanità; un'esigua frazione
-di quella che ancora le sovrasta. La dissoluzione
-della società ci sta minacciosa dinanzi come conclusione
-dì una lizza storica, il cui unico scopo finale
-è la ricchezza; perciocchè una tale lizza contiene
-gli elementi della sua propria distruzione. Democrazia
-nell'amministrazione, fratellanza nella società,
-eguaglianza di diritti, educazione universale, inaugureranno
-l'imminente periodo superiore della società,
-pel quale lavorano costantemente l'esperienza,
-la ragione e la scienza. <i>Esso sarà una reviviscenza — ma
-in più alta forma — della libertà, dell'eguaglianza
-e della fratellanza delle antiche</i> genti».
-(<span class="smcap">Morgan</span>, <i>Ancient Society</i>, pag. 552).
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="2"><i>Dedica</i> (<span class="smcap">P. Martignetti</span>)</td> <td class="pag"><a href="#Page_iii"><i>Pag.</i> <span class="smcap lowercase">III</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2"><i>Introduzione critica alla seconda edizione italiana</i> (<span class="smcap">E. Bernstein</span>)</td> <td class="pag"><a href="#intro"><span class="smcap lowercase">V</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2"><i>Avvertenze filologiche</i> (<span class="smcap">F. Turati</span>)</td> <td class="pag"><a href="#avvertenze"><span class="smcap lowercase">XXVIII</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3"><i>Prefazioni dell'Autore:</i></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>I alla prima edizione (1884)</td> <td class="pag"><a href="#pref1">3</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>II alla quarta edizione (1891)</td> <td class="pag"><a href="#pref4">6</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3"><span class="smcap">L'Origine della Famiglia, della Proprietà privata e dello stato:</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I.</td> <td>Stadii dell'evoluzione preistorica</td> <td class="pag"><a href="#cap1">23</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>1. Stato selvaggio</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">24</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>2. Barbarie</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">26</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II.</td> <td>La Famiglia</td> <td class="pag"><a href="#cap2">32</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III.</td> <td>La «Gente» Irocchese</td> <td class="pag"><a href="#cap3">109</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV.</td> <td>La «Gente» Greca</td> <td class="pag"><a href="#cap4">130</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V.</td> <td>Genesi dello Stato Ateniese</td> <td class="pag"><a href="#cap5">143</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VI.</td> <td>«Gente» e Stato in Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap6">159</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VII.</td> <td>La «Gente» presso i Celti e presso i Germani</td> <td class="pag"><a href="#cap7">174</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VIII.</td> <td>La formazione dello Stato dei Germani</td> <td class="pag"><a href="#cap8">195</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IX.</td> <td>Barbarie ed Epoca civile</td> <td class="pag"><a href="#cap9">211</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Manifesto dei Comunisti</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ringraziamo Edoardo Bernstein di questa Introduzione
-critica, della quale egli consentì a fregiare la presente
-edizione del libro di Engels, e l'amico Carlo Tanzi
-che ce ne allestì la versione. — Quanto alla biografia e
-alla bibliografia di Engels, della quale Pasquale Martignetti
-aveva dato nella 1.ª edizione (1885) qualche rapido
-cenno, che oggi riuscirebbe necessariamente incompleto,
-preferiamo rinviare il lettore alle copiose notizie che raccogliemmo
-nell'Introduzione al primo saggio dell'Engels,
-da noi tradotto e pubblicato in occasione della sua morte
-(5 agosto 1895): <span class="smcap">L'Economia politica</span>; con introduzione
-e notizie bio-bibliografiche di <i>Filippo Turati</i>, <i>Vittorio
-Adler</i> e <i>Carlo Kautsky</i>; e con appendice (Milano, <i>Critica
-Sociale</i>, 1895; cent. 50). <i>(Nota degli Editori italiani).</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paris, George Carrés, 1893.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ancient society, or researches in the times of human progress
-from savagery, through barbarism, to civilisation.</i> By <i>Lewis
-H. Morgan.</i> London, Macmillan e C. 1877. Il libro fu stampato
-in America, ed è molto difficile trovarlo in Londra. L'autore è
-morto da pochi anni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pubblicata poi a Parigi, nel 1896, Georges Oarré editore;
-58, Rue S. André-des-Arts. <i>(Nota degli Editori Italiani).</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il tedesco testualmente dice: «oltre all'<i>Einzelehe</i>». Veggansi
-in proposito più addietro le <i>Avvertenze filologiche</i>. <i>(Nota degli Editori Italiani).</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ritornando da New York nel settembre 1838, mi imbattei
-in un ex deputato al Congresso pel distretto elettorale di Rochester,
-il quale aveva conosciuto Lewis Morgan. Egli però non
-seppe, malavventuratamente, dirmi molto di lui. Morgan aveva
-vissuto in Rochester come uomo privato, assorbito esclusivamente
-nei suoi studi. Mercè l'interposizione di un suo fratello, colonnello,
-applicato al Ministero della guerra in Washington, egli
-era riuscito ad interessare il Governo delle sue ricerche e a pubblicare,
-a spese pubbliche, molte delle sue opere. A quest'uopo
-anche il mio interlocutore si era spesso adoperato, quando veniva
-alla capitale per prender parte al Congresso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il titolo di questo 1º capitolo è nel testo tedesco: <i>Vorgeschichtliche
-Culturstufen</i> — Veggansi più addietro le <i>Avvertenze
-filologiche</i> che seguono all'introduzione. (<i>Nota degli Editori italiani</i>).
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto poco il Bachofen comprendesse quello che egli aveva
-scoperto, o piuttosto indovinato, lo prova egli stesso designando
-questo stato primitivo col nome di <i>eterismo</i>. L'eterismo denotava
-presso i Greci, allorchè essi introdussero questa parola, il
-rapporto sessuale degli uomini celibi, o viventi in unione individuale,
-con donne non maritate; esso presuppone sempre una determinata
-forma di matrimonio, fuori del quale ha luogo questo
-rapporto, e include già la prostituzione, almeno come possibilità.
-In un altro significato questa parola non fu mai adoperata, e in
-questo senso io l'adopero col Morgan. Le scoperte più importanti
-del Bachofen vengono sempre snaturate dal concetto mistico,
-che i rapporti di famiglia fra l'uomo e la donna, variabili secondo
-le diverse epoche e nati storicamente, abbiano la loro
-sorgente nelle idee religiose degli uomini del tempo, non già
-nei loro reali rapporti di vita.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In una lettera della primavera 1882, Marx si esprime nei
-termini più vivi contro la completa falsificazione della storia primitiva,
-dominante nel testo dei <i>Niebelungen</i> di Wagner. «Fu egli
-mai udito che il fratello abbracciasse come sposa la sorella?»
-A questi «Dei della lascivia» di Wagner, che rendono più piccanti
-i loro intrighi amorosi, in modo affatto moderno, con un
-zinzino d'incesto, Marx risponde: «Nell'epoca primitiva la sorella
-era la moglie, <i>e questo era morale</i>.»
-</p>
-
-<p>
-— (<i>Alla IV edizione</i>) — Un amico francese, adoratore di Wagner,
-non approva questa nota ed osserva, che, già nella vecchia <i>Edda</i>,
-che ha servito di base a Wagner, Loki, nella <i>Egisdrecca</i>, rimprovera
-a Freyja: «Tu abbracci il tuo proprio fratello innanzi agli
-dei»; volendo provare con ciò che il matrimonio tra fratelli e
-sorelle era già allora vilipeso. L'<i>Egisdrecca</i> è espressione di un
-tempo, in cui era completamente distrutta la fede nei vecchi
-miti; essa è una semplice satira, alla maniera di Luciano, contro
-gli dei. Il rimprovero, che Loki, facendo la parte di Mefistofele,
-muove ivi a Freyja, è piuttosto un argomento contro Wagner.
-Loki dice anche, alcuni versi dopo, a Niördh: «Tu generasti
-un (tale) figlio con tua sorella» (<i>vidh systur thinni gaztu slikan
-mög</i>). Niördhr non è un <i>Ase</i>, ma un <i>Vane</i>, e nella saga degli
-<i>Ynglinga</i> dice che i matrimoni tra fratelli e sorelle erano comuni
-nel paese dei <i>Vani</i>, e non presso gli <i>Asi</i>. Questo indicherebbe
-che i <i>Vani</i> erano deità più antiche degli <i>Asi</i>. In ogni caso
-Niördh vive tra gli Asi come loro pari, e quindi l'<i>Egisdrecca</i> è
-piuttosto una prova che, alle origini della mitologia norvegese,
-il matrimonio tra fratelli e sorelle non suscitava ancora orrore,
-almeno fra gli dei. A difesa di Wagner, meglio dell'<i>Edda</i>, potrebbe
-forse citarsi il Goethe, che, nella ballata del dio e della
-bajadera, commette un errore analogo circa alla pratica religiosa
-per la quale le donne facean copia di sè: pratica che egli
-assimila troppo alla moderna prostituzione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tedesco: <i>Leiblichen Geschwister</i>. Veggansi le Avvertente
-filologiche che fanno seguito all'Introduzione. (<i>Nota degli Editori
-Italiani</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le tracce della promiscuità sessuale indistinta, di quella
-ch'egli chiamava «generazione di palude» (<i>Sumpfseugung</i>), che
-Bachofen crede aver trovate, si riportano, ormai non si può più
-dubitarne, al connubio per gruppi. «Se Bachofen, trova «senza
-legge» questi connubii-punalua, un uomo di quel periodo troverebbe
-la maggior parte degli attuali matrimonii tra cugini
-prossimi e lontani, paterni o materni, altrettanto incestuosi
-quanto i matrimonii tra fratelli e sorelle consanguinei» (<i>Marx</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel testo: <i>Vielweiberei</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vielweiberei</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Haushalt; Haushaltung</i>: l'italiano non ha alcuna parola
-che, al pari del francese <i>ménage</i>, renda in breve e completamente
-la stessa idea. (<i>Nota degli Editori Italiani</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Haushaltungen</i>. Vedi la nota a <a href="#Page_60">pag. 60</a> (Nota degli editori).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel testo: <i>Einzelehe</i>. In questo caso speciale Engels avrebbe
-impiegato <i>Einzelehe</i> come equivalente di <i>Monogamie</i>. — Veggansi
-le <i>Avvertenze filologiche</i> che fanno seguito alla <i>Introduzione</i>,
-(<i>Nota degli editori italiani</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Haushaltung</i>: Vedi nota a <a href="#Page_60">pag. 60</a></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come nel <i>basileus</i> greco, così nel duce dell'esercito azteco
-si volle a forza vedere un principe nel senso moderno. Morgan
-sottopone per la prima volta alla critica storica le relazioni
-degli spagnuoli, prima fraintese ed esagerate, poi direttamente
-menzognere, e prova, che i Messicani si trovavano nello stadio
-medio della Barbarie, tuttavia più elevati degl'Indiani-Pueblos
-del Nuovo-Messico, e che la loro costituzione, per quanto può
-dedursi da informi relazioni, corrispondeva a ciò: una federazione
-di tre tribù, che se ne era rese tributarie un certo numero
-di altre, e che era retta da un Consiglio federale e da un
-comandante dell'esercito della federazione, del quale ultimo gli
-spagnuoli fecero un «imperatore».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>rex</i> latino è il celto-irlandese <i>righ</i> (capo della tribù) e
-il <i>reiks</i> gotico; che questo, come in origine anche il tedesco <i>fürst</i>,
-principe (cioè, come in inglese <i>first</i>, in danese <i>först</i>, il primo),
-significasse capo della tribù o della <i>gente</i>, risulta dal fatto che
-i Goti possedevano giù nel quarto secolo una parola speciale per
-indicare quel che fu poi detto <i>re</i>, cioè il duce di tutto un popolo
-in armi: <i>thiudans</i>. Artaserse ed Erode, nella traduzione della
-bibbia di Ulfila, non si chiamano mai <i>reiks</i>, ma <i>thiudans</i>, e il
-regno dell'imperatore Tiberio non <i>reiki</i>, ma <i>thiudinassus</i>. Nel
-nome del goto <i>thiudans</i>, o, come noi traduciamo inesattamente,
-del goto re <i>Thiudareiks</i>, Teodorico, cioè <i>Dietrich</i>, le due denominazioni
-si confondono in una.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Avendo passati alcuni giorni in Irlanda, mi riconvinsi
-vieppiù di quanto ancora i concetti dell'epoca <i>gentile</i> dominino
-quelle popolazioni campestri. Ivi il proprietario di terreno, il
-cui fittaiuolo è il contadino, è tuttora considerato da questo
-come una specie di capo di <i>clan</i>, che deve amministrare i fondi
-nell'interesse di tutti, al quale il contadino paga il tributo sotto
-forma di affitto, ma dal quale egli deve anche ricevere appoggio
-in caso di bisogno. E del pari ogni benestante è considerato in
-dovere di fornire appoggio ai suoi vicini più poveri, se questi
-cadono in miseria. Siffatto aiuto non è un'elemosina, ma è ciò
-che è dovuto di diritto al compagno più povero dal compagno
-più ricco o dal capo di un <i>clan</i>. Si comprendono le lamentele
-degli economisti e dei giuristi sulla impossibilità d'inculcare al
-contadino irlandese il concetto della moderna proprietà borghese;
-una proprietà, che ha soltanto diritti e non doveri, è cosa
-che non entra affatto nelle teste irlandesi. Ma si comprende
-anche come degli Irlandesi, trabalzati improvvisamente, con tali
-ingenui concetti <i>gentili</i>, nelle grandi città inglesi ed americane,
-fra una popolazione che ha idee giuridiche e morali affatto diverse,
-perdano ogni concetto di morale e di diritto ed ogni ritegno,
-e sovente si demoralizzino in massa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Marca</i>, in tedesco, significa il terreno appartenente originariamente
-in comune agli abitanti di un villaggio o di un distretto.
-I campi e i prati erano divisi fra i capi di famiglia, ma
-nei primi tempi erano soggetti a nuove divisioni periodiche (il
-che perdura ancora in parecchi villaggi sulla Mosella); più tardi
-la parte di ciascuno divenne proprietà sua, ma sempre soggetta
-al regolamento della coltura per la comunità. I pascoli, le selve
-e altri terreni incolti restarono, e sono ancora oggi in molti
-casi, proprietà comune. La collettività degli interessati determina
-e il modo di coltura dei campi e l'uso del terreno comune.
-La costituzione della marca è la più antica costituzione dei Germani
-e la base su cui sono estrutte tutte le loro istituzioni del
-medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Nota aggiunta dall'autore pel lettore italiano, qui riprodotta
-dalla edizione di Benevento, 1885).</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I Greci non conoscono più, se non per la mitologia dei
-tempi eroici, la stretta natura del vincolo tra zii materni e nipoti,
-proveniente dal tempo del diritto materno e comune a tanti
-altri popoli. Secondo Diodoro (IV, 34), Meleagro uccide i figli di
-Testio fratelli di sua madre Altea. Costei vede in tal fatto un
-delitto tanto inespiabile, che maledice l'uccisore, suo proprio
-figlio, e gli augura la morte. «Gli Dei esaudirono, come narrasi,
-i suoi voti, e posero fine alla vita di Meleagro». Secondo
-lo stesso Diodoro (IV, 41), gli Argonauti sbarcano sotto Ercole
-in Tracia e ivi trovano che Fineo, ad istigazione della sua nuova
-consorte, maltratta ignominiosamente i suoi due figli procreati
-colla moglie ripudiata, la Boreade Cleopatra. Ma tra gli Argonauti
-vi sono anche dei Boreadi, fratelli di Cleopatra, fratelli
-quindi della madre dei maltrattati. Essi prendono tosto le difese
-dei nipoti, e li liberano uccidendo le guardie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il testo tedesco traduce i due termini scandinavi rispettivamente
-con <i>Geschwisterkinder</i> e <i>Geschwistersöhne</i>. — <i>Kind</i>, <i>Söhn</i>
-è <i>fanciullo</i>, <i>figlio</i>. <i>Geschwister</i> equivale a <i>fratelli</i>, ma indifferentemente
-maschi o femmine. La parola corrispondente, che
-renderebbe più chiaramente il concetto, manca in italiano. <i>(Nota degli editori italiani)</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa cifra è confermata da un passo di Diodoro sui
-Celti gallici: «Nella Gallia abitano molte popolazioni di forze
-disuguali. Le più grandi ammontano a circa 200,000 individui, le
-più piccole a circa 50,000». (<i>Diodoro Siculo</i>, V. 25). Ossia 125,000
-in media. I popoli Galli, stante il loro più alto sviluppo, dovevano
-essere più numerosi dei Germani.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Secondo il vescovo Liutprando di Cremona, il ramo principale
-dell'industria nel X secolo in Verdun, cioè nel Sacro Impero
-tedesco, era la fabbricazione degli eunuchi, che con gran
-profitto venivano esportati nella Spagna per gli <i>harem</i> dei
-Mori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Particolarmente sulle coste nord-ovest dell'America (vedi
-Bancroft). Presso gli <i>Haidahs</i>, nell'isola della regina Carlotta,
-si trovano economie domestiche persino di 700 persone sotto un
-solo tetto. Presso i <i>Nootaks</i> vivevano sotto uno stesso tetto intere
-tribù.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Circa il numero degli schiavi in Atene, veggasi sopra a
-pag. 157. A Corinto, ai tempi prosperi della Città, esso ammontava
-a 460,000; a Egina a 470,000; in ambo i casi, il decuplo della
-popolazione dei liberi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il primo storico, che avesse un'idea almeno approssimativa
-della <i>gente</i>, fu Niebuhr, e lo deve — insieme agli errori che
-accettò senz'altro — alla sua conoscenza delle schiatte <i>dithmarscie</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il «<i>System der erworbenen Rechte</i>» (Sistema dei diritti
-acquisiti) di Lassalle si aggira, nella seconda parte, principalmente
-intorno alla tesi, che il testamento romano è vecchio
-quanto Roma, che nella storia romana non vi fu mai «un'epoca
-senza testamento», che il testamento nacque, anzi, in un'epoca
-anteriore alla romana, dal culto dei defunti. Lassalle, quale
-vecchio-hegeliano ortodosso, fa derivare le disposizioni del diritto
-romano, non dai rapporti sociali dei Romani, ma dal «concetto
-speculativo» del volere, e giunge così a quell'affermazione
-totalmente contraria alla storia. Ciò non può destar meraviglia
-in un libro che, in grazia dello stesso concetto speculativo, riesce
-a questo risultato, che nell'eredità romana la trasmissione dei
-beni sarebbe stata un mero accessorio. Lassalle non solo crede
-alle illusioni dei giuristi romani, particolarmente dei primi
-tempi; egli li supera.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Io avevo da principio l'intensione di porre la brillante
-critica della Civiltà, che si trova sparsa nelle opere di Carlo
-Fourier, accanto a quella di Morgan e alla mia. Pur troppo me
-ne manca il tempo. Noto solo, che già in Fourier la monogamia
-e la proprietà della terra sono le caratteristiche essenziali della
-Civiltà, e che egli la chiama una guerra del ricco contro il povero.
-In lui si trova già anche l'intuizione profonda, che in
-tutte le società difettose, scisse da antagonismi, le famiglie isolate
-(<i>les familles incohérentes</i>) sono le unità economiche.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of L'origine della Famiglia della
-Proprietà privata e dello Sta, by Friedrich Engels
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA ***
-
-***** This file should be named 60281-h.htm or 60281-h.zip *****
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-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
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-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
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-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
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-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
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-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
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