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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: L'origine della Famiglia della Proprietà privata e dello Stato - in relazione alle ricerche di L. H. Morgan - -Author: Friedrich Engels - -Translator: Pasquale Martignetti - -Release Date: September 11, 2019 [EBook #60281] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - - - - - - - BIBLIOTECA DELLA CRITICA SOCIALE - - - FEDERICO ENGELS - - - L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA - della Proprietà Privata - E DELLO STATO - - in relazione alle ricerche di L. H. Morgan - - - Versione di PASQUALE MARTIGNETTI - - II Edizione definitiva - con introduzione di - EDOARDO BERNSTEIN - - - - MILANO - Uffici della CRITICA SOCIALE - Portici Galleria V. E., 23 - 1901 - - - - -_Dedico questa seconda edizione della versione dell'Engels alla -dolorosa memoria del mio diletto primogenito _Salvatore_, che, il -6 settembre 1900, mentre stava sotto le armi al campo di manovre di -Sparanise, si toglieva la vita, vinto dall'angoscia di una contrastata -passione d'amore. Animo delicatissimo, ardente, inebbriato di un -ideale cui sbarravano il varco le spietate esigenze di una società -che «non lascia fra uomo e uomo altro legame che il nudo interesse e -l'arido pagamento a pronti»[1], egli trafiggeva, inconscio, di ferita -insanabile, con una medesima arme, il cuore paterno e della povera -madre, insieme col proprio; quasi documentando, col generoso sangue -ribelle, il tragico vero che emana da questo libro: — amore, sogni di -giovinezza, ogni più nobile anelito umano, tutto la ferrea necessità -economica vince ed opprime. — Così affrettino i fati l'avvento di -una società migliore, più benigna agli affetti e alle speranze dei -figli, meno avara di conforti alle cupe desolazioni dei dannati a -sopravvivere, dei genitori orbati, curvi ai sepolcri!_ - - PASQUALE MARTIGNETTI. - - Benevento, dicembre 1900. - - - - -Introduzione critica alla seconda edizione italiana[2] - - -L'editore della presente traduzione d'uno fra i più notevoli lavori di -Federico Engels, l'amico Turati, mi chiede ch'io l'accompagni con una -prefazione. Accetto di buon grado l'invito, pur non dissimulandomi il -grave cómpito ch'esso m'addossa. - -Ciò che il libro offre è detto dal titolo, e il nome dell'autore sta -a guarentigia che l'argomento è trattato da mano maestra. I pregi di -Engels come scrittore sono così universalmente riconosciuti, che è -inutile qui noverarli. Anzichè assicurare il lettore ch'egli ha dinanzi -il lavoro d'un uomo, il cui sapere era altrettanto vasto quanto era -profondo il giudizio e limpido e semplice lo stile, tornerà opportuno -esaminare in quale senso questo mirabile studio potrebbe oggi, per -avventura, completarsi. - -Engels, come rileva egli stesso nella prefazione del 1884, nel -comporre questo libro adempì un legato impostogli da Carlo Marx. A chi -scrive venne fatto di gettare un'occhiata entro la fucina, ov'esso fu -elaborato. Sul principio del 1884 io mi trovai per qualche tempo ospite -di Engels, appunto allora intento ad una prima revisione accurata -delle carte postume di Marx. Fra i manoscritti, che in quell'occasione -Engels andava rileggendomi fino a notte inoltrata, eranvi anche i sunti -fatti da Marx dell'_Ancient Society_ di Lewis H. Morgan, corredati -di sue glosse marginali non di rado stringatissime. Non è intaccare -la fama dell'autore del _Capitale_ il soggiungere che le glosse non -contenevano nulla di nuovo e che, quanto ai sunti, se essi offrivano la -prova più convincente della coscienza portata da quel Grande nei suoi -lavori, non erano tuttavia più che marmo greggio, a cui mancava ancora -completamente una mano d'artista che desse loro una forma. Marx aveva -estratto da Morgan soltanto ciò, ch'eragli sembrato degno di speciale -osservazione; la morte gl'impedì d'andare oltre. Il cómpito d'elaborare -quei materiali toccò ad Engels, che l'esaurì in un tempo relativamente -breve, grazie all'essersi egli stesso dedicato altra volta a ricerche -più estese nel campo della storia primitiva dei Germani e dei Celti. - -Insieme all'intento puramente oggettivo, di far conoscere al mondo -socialista e, di rimbalzo almeno, al mondo speciale dei dotti, le -scoperte di Morgan relative alla costituzione della _gens_ e alla sua -importanza per la scienza storica, fu anche un desiderio più personale, -che mosse Engels a comporre questo lavoro: il desiderio di porre sotto -miglior luce l'opera, a suo avviso ingiustamente negletta, di Morgan, -contribuendo così al riconoscimento dovuto ai meriti dello scrittore -americano. Forse Engels esagera alquanto, asserendo che il libro di -Morgan fu «sistematicamente sepolto» in Inghilterra (_Prefazione_ del -1891), giacchè il lieve conto che ne fecero gli etnologi inglesi si -spiega anche senza l'ipotesi d'una congiura del silenzio, come pure si -spiega che il suo editore lo trascurasse, dacchè la stampa specialista -l'aveva più criticato che non lodato. È certo nondimeno che i capi -delle scuole etnologiche non gli accordarono il posto che gli spetta -e che alcuni errori di Morgan nei minuti particolari fecero loro -disconoscere il valore delle nuove vedute, ond'egli arricchì la scienza -della storia primitiva dei popoli. Perchè ciò si evitasse ci sarebbero -voluti uomini immuni dalle prevenzioni ond'erano imbevuti gli etnologi -inglesi; uomini insomma che abbracciassero, collo stesso occhio di -Morgan, tutta quanta la sociologia. - -In ogni scienza particolare s'annida la tendenza alla micrologia -specialista, la quale, ove trascenda, conduce ad un positivismo o -fenomenalismo pedantesco. Dinanzi alla mole del materiale raccolto -ed alle innumerevoli sue varietà, la fiducia nelle regole generali -svanisce e l'ufficio dell'indagatore sembra esaurirsi nel classificare -e coordinare le cose accettate ed i fatti acquisiti. Così la diffidenza -del legale specialista per tutte le teorie di diritto naturale cresce -in ragione della sua virtuosità nella casistica del diritto positivo; -le costruzioni filosofiche gli appaiono astrazioni fantastiche -o generalità prive di solida base. Sotto egual luce dovettero -manifestarsi alle predisposizioni positiviste degli etnologi le -formule generali, che Morgan presentava come frutto della sua analisi -sulle istituzioni degli Indiani nordamericani. Dovendosi qui ricavare -da un determinato principio fondamentale la genesi dei molteplici -fenomeni, ecco che la classificazione in vigore, tutta poggiata sovra -punti formali, sarebbe caduto in enorme discredito. Niuna meraviglia -che i rappresentanti di questa non s'accorgessero della nuova teoria -se non per rilevarne le lacune, mentre lo stesso Engels ammette che -talune ipotesi di Morgan sono insufficienti o affatto insostenibili. -Pei difensori del sistema antico, l'edificio teoretico di Morgan era -completamente crollato, rimanendone in piedi solo alcune illustrazioni -di singoli fenomeni, che vennero accettate di buon grado. Ma anche -a queste non si dette maggior peso che all'altro materiale empirico, -onde son pieni gli archivî etnologici, e ch'è del resto continuamente -sottoposto a nuove rettifiche in questo o quel particolare. - -Engels riconosce in Morgan un nuovo scopritore «a suo modo» della -concezione materialistica della storia trovata da Marx e da lui nel -1844-45. Ma, se non voglia darsi a quell'«a suo modo» un significato -molto largo, tale affermazione parmi non regga; poichè in Morgan manca -appunto il principio caratteristico della concezione materialistica -della storia, cioè la derivazione delle idee giuridiche, morali, ecc., -dal modo e dalle trasformazioni del sistema di produzione dei mezzi -di sussistenza. Certo egli ha fornito numerosi elementi a conforto -di tale correlazione; egli ha, ciò che più monta, distinto gli stadii -dell'evoluzione generale della civiltà desumendoli dallo stato in cui -trovavansi la conquista e la produzione dei mezzi di sussistenza. -Tuttavia qui si arresta il concetto ch'egli aveva dell'importanza -dell'elemento economico nell'evoluzione della società umana; cosicchè -non può dirsi che, nel campo dei principî, egli abbia superato il -confine, che separa la storia obiettiva della civiltà dal materialismo -storico. In altri termini, Morgan storico sta al materialismo storico -come i socialisti teorici del periodo 1825-1840 stanno al socialismo di -Marx ed Engels. - -Non minor dose di materialismo storico che in Morgan si riscontra -nei teorici dell'owenismo, del sansimonismo e del fourierismo; -quest'ultima scuola in ispecie aveva negli Stati-Uniti rappresentanti -intelligentissimi, nè poteva essere ignorata da Morgan. Potrebbe forse -obbiettarsi che, pur non avendo costruito una teoria della storia -corrispondente al materialismo storico, nondimeno, adottandone il -metodo, egli l'avrebbe rafforzata coll'esempio. Anche questo, peraltro, -non è, a senso mio, sostenibile. In Morgan troviamo, è vero, che -si tien conto incidentalmente dell'influenza determinante che ha il -fattore della produzione, ma senza ch'esso sostenga la parte di forza -impellente assolutamente decisiva nell'evoluzione storica. Egli accorda -alle ideologie (alle rappresentazioni religiose, ecc.) una forza -d'impulso ben maggiore che loro non accordi il materialismo storico, e -nella struttura della famiglia — presa questa parola nel senso più lato -— vede un coefficiente d'evoluzione sociale per lo meno equivalente al -sistema di produzione. - -Su quest'ultimo punto, Engels trova che Morgan, nello studio ch'egli -ha fatto di certi periodi dell'evoluzione, applicò fedelmente la -teoria materialistica della storia; e ciò inquantochè egli considera -anche la _vita sessuale_ come un _fattore di produzione_, il fattore -dell'origine della vita, della riproduzione della specie. Senonchè, -anche nella scuola di Marx-Engels, siffatta equiparazione della -produzione degli uomini con la produzione dei beni non mancò di -contraddittori. Uno fra i suoi rappresentanti più noti, H. Cunow, -scrivendo delle basi economiche del diritto materno, dimostrò che -ella si riduceva ad una mera analogia di parole, senza alcun sostegno -nei fatti. Sotto l'aspetto storico, non si tratta della materiale -produzione o riproduzione della vita umana, la quale è rimasta -la stessa sin dai tempi primitivi, ma bensì delle forme _della -vita sociale collettiva dei sessi_, dei loro reciproci _rapporti -giuridici_, dell'ordinamento familiare e delle sue mutazioni nella -storia dell'umanità. Ora, tali mutazioni non si sarebbero già svolte -indipendentemente, accanto a quelle del modo di produzione dei -mezzi di sussistenza, ma sarebbero anzi state determinate da queste. -L'ordinamento familiare dipenderebbe dal modo di produzione, ossia -dalla conquista dei mezzi di sussistenza. Chi giungesse a diverse -conclusioni diminuirebbe la portata del materialismo storico. - -In quest'obbiezione v'ha ad ogni modo una parte di verità, giacchè -d'un'equivalenza della famiglia, quale fattore di riproduzione degli -esseri, coi fattori della produzione dei mezzi di sussistenza non si -trova traccia in nessuna fra le definizioni del materialismo storico -precedentemente pubblicate da Marx ed Engels. Engels rammenta bensì -nella presente opera che, in un manoscritto composto da Marx e da lui -nel 1846, dicevasi già che la prima divisione del lavoro fu quella fra -l'uomo e la donna per la procreazione dei figli; ma ciò non fa che dare -maggiore rilievo all'equivoco di quest'analogia. Infatti la divisione -delle funzioni nella procreazione e riproduzione non costituisce punto -uno stadio d'evoluzione della storia dell'umanità, ma ci trasporta -molto indietro nella storia dell'evoluzione degli animali e delle -piante e non è se non lo sviluppo ulteriore di altre divisioni di -lavoro o di funzioni. Considerata come produzione, la procreazione è -divisione di lavoro _biologica_, non sociologica. - -Ma, se l'obbiezione di Cunow regge quanto alla _giustificazione_ -data da Engels dell'equivalenza tra ordinamento familiare e sistema -di produzione, ciò non significa che Engels siasi del pari ingannato -quanto al fatto in sè stesso, nel porre cioè la famiglia e l'unione -dei sessi ad egual livello d'altri fattori della produzione, anzi, -nelle fasi primitive dell'evoluzione, persino talvolta ad un livello -superiore. In coteste fasi, il _modo_ della vita comune dei sessi, -relativamente all'influenza che può esercitare nella creazione e -nel consolidamento di comunità più o meno vaste, è anzitutto esso -medesimo un fattore importantissimo nella produzione o conquista dei -mezzi di sussistenza; in secondo luogo deve riconoscersene l'influenza -attraverso l'evoluzione del sistema di produzione, per ciò ch'è esso -appunto che ne suscita o rafforza le condizioni di progresso. Così -mi sembra, ad esempio, che le osservazioni di Engels sull'importanza -che ha la formazione dell'orda nell'elevamento del primo uomo al -disopra dello stadio d'evoluzione nel quale si arrestarono le scimmie -antropomorfe, pur restando nel regno delle ipotesi (giacchè a quel -progresso possono essere concorse altre cause), hanno tuttavia molti -argomenti in proprio favore. In ogni caso l'obbiezione di Cunow urta -contro lo stesso errore che, allo stesso proposito, riscontriamo -anche in Engels; quello cioè di non aver sufficientemente rilevato -la differenza fra rapporti _causali_ e _condizionali_, o, in altri -termini, fra _causa_ e _condizione_, ch'egli tratta a un dipresso come -sinonimi. - -Nell'esposizione materialistica della storia, è questo veramente uno -scoglio fra i meno superabili. I cultori di cotesto metodo incappano -facilmente nell'equivoco di scorgere in coefficienti, che resero -una data evoluzione _possibile_, addirittura _le cause_ e _le forze -impellenti_ ond'essa è sorta. Ora, siffatti coefficienti possono, -è vero, aver agito come propulsori, ma ciò non vuol dire che siano -stati sempre il propulsore decisivo. Infatti v'hanno date condizioni -naturali — come le qualità del suolo, il clima, la preponderanza del -regno vegetale sul regno animale — necessarie allo svolgimento di -talune forme economiche e strutture sociali. Ma ciò non dimostra ancora -che tali forme e strutture siano il necessario prodotto di quelle -condizioni; che queste, cioè, siano _sufficienti_ a produrle anche -senza il sussidio di altri coefficienti. Quanto è agevole intuire in -astratto che tutto ciò che accade è necessario che accada, altrettanto -difficile è dimostrare siffatta necessità nei casi concreti, di -fronte al vario atteggiarsi degli organismi superiori. Esaminate più -davvicino, le pretese prove si riducono sempre a semplici combinazioni -di parziali concause e condizioni, che autorizzano bensì giudizî di -maggiore o minore probabilità, ma non mai di certezza apodittica. - -Coloro, ai quali tutto ciò fa l'effetto di scoraggiante scetticismo, -rammentino che qui si tratta d'interpretazioni scientifiche _ex -postea_ e non già di formule di rivendicazioni — si tratta insomma di -_sapere_, non di _volere_. D'altronde l'azione pratica della democrazia -socialista non è ella stessa diretta principalmente a creare le -_condizioni_ d'un ordinamento sociale superiore, la cui struttura è -affare dell'avvenire? - -Era troppo naturale che, nel ricercare presso i varî popoli le traccie -della _gens_ imperniata sulla successione materna (determinazione della -parentela secondo la discendenza materna), chi primo l'aveva scoperta, -Morgan, accordasse un'attenzione più intensa ai fatti, che meglio -si prestavano alla sua tesi, anzichè a quelli che se ne scostavano. -Talune sue generalizzazioni esagerate trovano poi una scusante nella -circostanza, che, allorquando egli scriveva la sua opera, le indagini -sulla storia primitiva erano poco sviluppate come scienza; mentre -oggidì s'esporrebbe al ridicolo chi osasse spacciare tutte le sue -proposizioni per altrettante verità apodittiche. Lo stesso dicasi -delle conclusioni che Engels, sulle traccie di Morgan, trasse rapporto -alla _gens_, però che anch'esse non vanno immuni da generalizzazioni -rivelatesi assolutamente eccessive. - -Nell'accennato scritto di Cunow è poi data la convincente -dimostrazione, che il diritto materno non è punto un istituto, il quale -si svolga fatalmente dall'originaria famiglia-orda, se così si può -chiamarla, in conseguenza del crescere di questa, ma che si richiedono -sempre determinate condizioni economiche — una limitata agricoltura -coesistente alla caccia e alla pesca, come base della sussistenza — -perchè alla donna sia dato raggiungere, nella collettività domestica -ed eventualmente nella gens, quella posizione, che può definirsi di -diritto materno, nel significato in cui Engels adopera questa parola. -In Engels _diritto materno_, nel senso di posizione sociale più elevata -della donna, e _successione materna_ compaiono a un dipresso come -sinonimi, sebbene in realtà non lo siano affatto e la successione -materna fosse, anzi sia, in molti casi accompagnata ad una posizione -sociale assai bassa della donna. Del pari troviamo la successione -materna in popoli pastori, sebbene, secondo la teoria, la pastorizia -dovrebbe dare origine alla famiglia patriarcale. Fa d'uopo appunto, -come notammo, d'un concorso ininterrotto di differenti circostanze -perchè sorga una determinata istituzione sociale, e già presso i popoli -primitivi s'avverte che non v'ha assolutamente, nella serie delle -evoluzioni delle loro istituzioni sociali, una costante coincidenza -quanto agli stadii percorsi da ciascuno di essi. - -Per tale rapporto, Engels si lascia più volte trascinare, nell'attuale -scritto, dalla predilezione per certe forme ed istituzioni del diritto -sociale, a conclusioni che non resistono ad una più accurata disamina. -Per esempio, egli esagera talvolta — non sempre — la portata del così -detto comunismo primitivo, che del resto non era sostanzialmente se -non un comunismo negativo, senza un concetto giuridico determinato, e -che assunse una forma positiva soltanto come collettivismo di gruppi -di parentela. Ciò, a cui mira la democrazia socialista, come partito -dei lavoratori, è, nei suoi presupposti materiali ed ideali, così -fondamentalmente diverso da quel primordiale «diritto di tutti sulla -terra e sui suoi prodotti», che si può dire in diametrale opposizione -con esso. Fra le rivendicazioni socialiste e quel diritto primitivo -non v'è più somiglianza che fra l'animismo dei selvaggi e le teorie -vitaliste dei moderni fisiologi. Osservato più attentamente, il -comunismo primitivo si presenta come una proprietà particolare di -gruppi sovra la terra e sui tesori ch'essa offre spontaneamente, -fondata sull'occupazione o sulla conquista o sulle forme affini -d'acquisto dei mezzi di sussistenza: raccolto e caccia. D'altronde, -anche in questi stadii si rinviene di già la proprietà personale, -sebbene, naturalmente, esercitata soltanto sovra oggetti d'uso -individuale, come armi, ornamenti e simili. Può dirsi, su per giù, -che il comunismo primitivo era un comunismo fondato sul non-lavoro e -che la sua scomparsa coincide col primo apparire della coltivazione -sistematica del suolo, d'onde l'acquisto dei mezzi di sussistenza -ebbe finalmente la vera impronta di _lavoro creatore_. Ovvero può -invece dirsi che il comunismo primitivo corrispondeva a quello stato -d'immediata dipendenza in cui l'uomo trovavasi ancora rapporto ai -doni spontanei della natura, e che cessa appunto non appena l'uomo -incomincia a dominare la natura. A mio avviso, nell'abbandono di -siffatto comunismo primordiale, potrà tutt'al più ravvisarsi una specie -di peccato originale storico: il peccato dell'umanità che s'accosta -all'albero della scienza. - -Non dissimile è il giudizio storico, che deve darsi su l'abolizione -o la scomparsa della costituzione gentilizia; costituzione che -Engels medesimo dichiara possibile soltanto in uno stadio assai basso -d'evoluzione sociale — (popolazione scarso e lavoro poco produttivo) — -e destinata a tramontare al primo slancio ulteriore dell'evoluzione. -La forte simpatia di Engels per la società sorta sulle associazioni -gentilizie ed organizzata a loro servigio non gliene dissimula però i -lati oscuri ed il carattere transitorio. Nullameno anche il quadro, -ch'egli ci dà, del modo, con cui dalla costituzione gentilizia si -sarebbe svolto lo Stato, mi sembra di colorito alquanto tendenzioso. -Generalmente egli si raffigura questo trapasso come una specie di -peccato originale, prodotto da influenze degradanti, da interessi -spregevoli e da mezzi ignominiosi — come un abisso di corruzione, -in cui, dal grado di relativa elevatezza morale di già raggiunto, -sarebbe precipitata l'umanità. Qui abbiamo, secondo me, la eccessiva -generalizzazione di alcuni fenomeni accidentali o secondarî, che -risponde a quella pseudo-etica, a quel romanticismo sociale, che -troviamo più spesso nei radicali con tendenze conservatrici, ad -esempio nei democratici piccolo-borghesi, anzichè nei rappresentanti -del socialismo scientifico. Indubbiamente, ove le istituzioni sociali -sono poco evolute e lasciano lieve margine alle tendenze particolari -dell'individuo, minore è la possibilità di corruzione che non in -società più complicate; tuttavia chi vorrebbe perciò asserire in -generale che siano più elevate le condizioni morali delle società più -semplici? Non dovremmo piuttosto confessare che, per quanto ci seduca -a prospettiva del loro contrasto coll'ambiente attuale, il valore -morale non ne è soverchio? L'onestà dovuta ad ignoranza o ad assenza -di tentazioni ha tutt'altro carattere che non quella dei membri di -maggiori e più complicate comunità, dotati d'intelligenza ed esposti -ad ogni sorta di tentazioni. In parecchi passi lo stesso Engels mostra -la spaventosa rapidità con cui, ad esempio, la moralità dei barbari -Germani s'infrange nell'urto della civiltà romana; e lo stesso può -notarsi oggi negli individui che, appartenendo ad ambienti civili più -semplici, sono trascinati nell'orbita di civiltà superiori. - -È errore purtroppo comune quello di scorgere una prova di moralità più -elevata della nostra civiltà, nell'assenza di talune immoralità o di -taluni vizi, che non è invece in realtà se non l'indice della rozzezza -di vita e d'ideazione dei popoli, presso i quali l'ammiriamo. Costumi -più semplici e moralità più alta son due termini, come tutti sanno, -sostanzialmente diversi. La sincerità dell'uomo della natura, che a -ciascuno dice ciò che di lui effettivamente pensa, c'impone per il -contrasto colla nostra cortesia di convenzione, la quale ci consente di -dirigere magari parole cortesi a persone che abbiano in dispregio; ma -non perciò pensiamo ad imitarla e ce ne avremmo a male se lo facessero -quelli che ci circondano. La nostro cortesia è ella forse più immorale -della sua sincerità? Oserei negarlo. Infatti la nostra ipocrisia, -appunto perchè convenzionale, non ha origine maligna; ell'è piuttosto -un _dominio sovra sè stessi_, richiesto dalle condizioni e dai rapporti -d'una vita più evoluta, la quale non tollera che s'abbia sempre il -cuore sulla lingua. Ben poteva, cent'anni fa, quando la Germania era -ancora quasi esclusivamente un paese agricolo, cantarsi da Goethe: - - _In tedesco è mentir l'esser cortese._ - -Oggi, la si direbbe un'esagerazione priva di garbo; ma peggio ancora -il voler dedurre dalla scomparsa delle forme di convivenza primordiali -un abbassamento nel livello morale. È certo che le condizioni morali -dell'attuale Germania sono superiori a quelle del 1800. - -Allorquando s'occupa di determinati popoli e della loro evoluzione, -Engels si mostra per lo più immune da romantici entusiasmi per le -civiltà primitive, anzi dileggia volontieri quegli scrittori, pei -quali il selvaggio è l'uomo migliore. Ma, nel riepilogare e nelle -formule generali, accade anche a lui di fermarsi ai lati luminosi -delle più antiche forme sociali, dimenticandone i lati oscuri. -D'altronde, non è semplicemente dalla simpatia, ben concepibile, verso -le istituzioni democratiche dei popoli primitivi ch'egli è spinto a -siffatte unilateralità; nel suo modo di presentare la storia si sente -piuttosto l'influenza di certe vedute fourieriste ed hegeliane. Sulla -fine del libro, è Engels stesso che cita la _Critica della civiltà_ di -Fourier, dove appunto fra le note predominanti emerge l'evoluzione fino -a noi, rappresentata quale un progresso intellettuale accompagnato da -degenerazione morale. Ad eguali conclusioni giunge in Hegel il concetto -della storia, che s'evolve per via di antitesi. Ora, volendo giudicare -il presente sotto questo aspetto, si è fatalmente portati ad esagerare -il valore di determinate istituzioni del passato. - -Così, ad esempio, la moderna prostituzione è ben più ripugnante al -nostro senso morale che non la poligamia, quale la rinveniamo anche -in anteriori stadi d'evoluzione. Eppure la prima segna un grande -progresso morale, in quanto riposo sul riconoscimento della libera -personalità. La prostituta moderna dispone ella stessa del proprio -corpo, al contrario di ciò che accadeva generalmente nella poligamia. -Anche vendendosi sotto il pungolo del bisogno, ella esercita un atto -d'indipendenza, che presso varî popoli così detti della natura è alla -donna negato. Certamente la vendita o il baratto di fanciulle adulte, -che si fa nel matrimonio dai loro genitori o dal capo della famiglia ad -un terzo, si concilia colle idee generali di questi popoli assai meglio -che non la prostituzione volontaria colle nostre; ciò tuttavia prova -unicamente che i nostri odierni criterî sono più elevati e non già che -i nostri costumi sono decaduti. - -Tale è principalmente il criterio, con cui dobbiamo confrontare e -valutare le condizioni morali d'epoche diverse. Formuliamolo come ci -pare, ma sempre troveremo che questo criterio si risolve nel maggiore -o minor _rispetto della personalità_ e nella posizione che a questa -è fatta nella comunità. S'intende che la libertà puramente formale -della personalità esige, per divenire vera libertà, certe condizioni -economiche e che il rispetto sociale della personalità presuppone il -rispetto e la padronanza di sè stessi. - -A Fourier e a Hegel si connettono altresì parecchie deduzioni di Engels -sulla futura forma della famiglia e del vincolo sociale. Nel matrimonio -proletario egli ravvisa uno stadio di monogamia più elevato che non -quello in cui trovasi il matrimonio borghese. Vi mancano, secondo -lui, insieme alla proprietà, l'impulso ed i mezzi ad un predominio -maschile e l'eguaglianza economica dei sessi fa sì che di regola -l'amore sessuale presieda veramente alla loro unione. Passati i mezzi -di produzione in proprietà comune della società, diventati oggetto -di industria pubblica i lavori che prima appartenevano all'economia -domestica, convertita in pubblico servizio l'assistenza e l'educazione -dei fanciulli, diverrebbe generale questa eguaglianza di fatto dei -sessi, rendendo in pari tempo possibili le unioni sessuali fondate -esclusivamente sull'amore sessuale. Nondimeno Engels dubita che, -avverandosi tutto ciò, cadrebbe anche la monogamia, la quale oggi ha la -prostituzione per correlativo, essendo difficile ammettere che questa -possa scomparire senza trascinare nella sua caduta la monogamia. - -Anche della verità di taluno di questi presupposti può tuttavolta -dubitarsi. Così la vita coniugale del moderno lavoratore è considerata -da Engels un po' troppo dal punto di vista del concetto tradizionale di -«proletario». Nei paesi meglio progrediti, il matrimonio del lavoratore -tende in fatto assai più ad imborghesirsi che non a svolgersi in una -propria direzione indipendente e, almeno per ora, subisce più del -matrimonio borghese l'influenza della legislazione sociale. Questa, -è vero, toglie ai genitori parte delle cure pei fanciulli, ma, col -divieto del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche, colla diminuzione -delle ore di lavoro degli adulti e con altrettali disposizioni, -paralizza una quantità di forze tendenti all'abolizione od alla -decomposizione della famiglia. Oltracciò, nel mondo dei lavoratori è -regola quasi generale che col matrimonio la donna abbandona il lavoro -retribuito o lo limita sensibilmente, dedicandosi sovratutto alla -direzione della casa. Il piede di casa individuale importa senza dubbio -un sensibile spreco di lavoro, ma l'attrattiva d'una casa propria è -talmente forte per la grande maggioranza degli uomini, da far loro -preferire il sovrappiù necessario di lavoro casalingo ai cresciuti -mezzi di godimento, che sarebbero apportati dalla trasformazione della -economia domestica in industrie pubbliche. Si può certamente constatare -una serie di fenomeni, che contribuiscono a rendere _meno gravosa_ ed -a _completare_ la vita domestica individuale — ma non si può punto -constatarne la dissoluzione, almeno nella classe lavoratrice. Il -problema del servizio nella casa borghese, che si agita attualmente nei -paesi progrediti, non minaccia affatto la casa operaia. - -È del pari dubbio se noi andiamo incontro ad un'epoca in cui al -matrimonio monogamico saranno tolte le sue basi economiche. La -necessità della coesistenza della prostituzione con questo matrimonio -può sostenersi soltanto da chi al concetto di «monogamia» dà un -significato soverchiamente gretto. Dell'odierno matrimonio dei -lavoratori, Engels afferma che esso è monogamico nel significato -etimologico, ma non affatto nel significato storico della parola. -Tuttavia, che cosa devesi intendere per «monogamico nel significato -storico»? Chi ben guardi, tale espressione è da Engels usata per -indicare quella _forma_, in cui primitivamente la monogamia si svolge -da precedenti forme di connubii (connubio per gruppi o per coppie), -ossia il connubio individuale con predominio quasi assoluto dell'uomo -sulla donna. Egli medesimo, però, ammette che la monogamia non apparve -punto dappertutto nella «rude forma classica» assunta, secondo lui, -presso i Greci, indicando inoltre come essa si distingua nei diversi -paesi con tratti differenti. Se ne dovrebbe concludere che il concetto -di «monogamia» non si esaurisce nel significato connesso alla forma -primordiale; e che siamo quindi autorizzati ad applicarlo a tutti -i connubii fra un solo uomo e una sola donna, il cui intento sia -superiore a quello d'un semplice appaiamento o d'un appaiamento a -durata fissa. - -Quell'elemento, già così importante nella conclusione del matrimonio, -ch'è l'armonia spirituale o psichica e quindi il completamento -reciproco dei due, è affatto trascurato da Engels, sebbene col -progredire della civiltà esso divenga nel matrimonio un coefficiente di -sempre maggiore importanza. Ma conviene che cadano non pochi ostacoli, -che scompaiano non pochi pregiudizii, prima che cessi lo stato -d'inferiorità della donna di fronte all'uomo; e quindi il matrimonio, -ch'è quanto dire l'unità della famiglia, ha dinanzi a sè ancora molto -tempo per mantenersi essenzialmente monogamico. - -Un discorso analogo può tenersi per quel che riguarda lo Stato. -Anche per quest'istituto vediamo Engels fondarsi su una definizione -che s'attaglia alle sue _particolarità iniziali_ — formazione del -dominio di classe — per predirne la futura scomparsa. Ora, nel corso -dell'evoluzione, lo Stato ha sostanzialmente ampliato le sue forme, -assumendo sempre nuove funzioni. Non ne parla Engels stesso come d'un -organo di divisione del lavoro sociale? E dovrà per questo credersi -che, tolto di mezzo il presupposto or ora menzionato, anche lo -Stato abbia a spegnersi o a paralizzarsi? Ciò mi sembra estremamente -inverosimile. Infatti, l'evoluzione che procede sotto i nostri occhi ci -mostra che, all'opposto, man mano lo Stato cessa d'essere l'organo del -dominio o dell'oppressione di classe, più va estendendosi la sua sfera -d'azione. Ed anche nei suoi primordi esso non è un semplice congegno -di codesta oppressione: il suo sorgere coincide colla formazione -di grandi unità di popoli, entro confini fissi, con sedi stabili e -la cui coesione non è più dovuta esclusivamente alle associazioni -familiari. Esso nasce _dall'aumento numerico_ e dalla _densità_ della -popolazione stabile su un dato territorio; nè potendosi tale aumento -concepire senza una grande _ricchezza economica_ e lunghi _periodi -pace_, ecco che lo Stato nascente, pur essendo un mezzo di dominazione -di classe, è altresì il caposaldo e l'espressione d'un grande -progresso sociale. Il che ci è pure mostrato dallo stesso Engels, -allorquando nella federazione delle razze irocchesi scorge il crollo -di quella costituzione gentilizia, che precorse l'instaurazione dello -Stato e ch'era troppo limitata e gretta per tollerare un sensibile -progresso sovra il tenore di vita degli Indiani in continua guerra -pei territorii di caccia, ecc. Se, adunque, al suo apparire, lo Stato -serviva alla dominazione di classe, o se venne foggiato da classi -dominanti intente a consolidarsi il potere, si tratta d'una faccia del -suo organismo, che non forma se non _una particolarità secondaria_, -radicata non nelle forze che agiscono permanentemente, ma bensì nelle -_transitorie circostanze_ della sua creazione e conservazione. La -scomparsa dello Stato presuppone non solo l'abolizione del dominio -di classe, ma lo spezzarsi altresì delle grandi unità nazionali per -far luogo ad associazioni staccate di piccole corporazioni o gruppi. -Quest'ultimo evento è però più che improbabile. Per quanto il principio -democratico della federazione sia destinato a trionfare e a informare -il rapporto dei gruppi locali e professionali collo Stato — e io penso -che sia questo uno fra i più importanti problemi contemporanei — la -molteplicità e multiformità dei gruppi ed il continuo aumento dei -congegni della società sono tuttavia segni certi che non ne conseguirà -la soppressione dell'organismo che tutti li abbraccia, cioè dello -Stato. - -Vero è soltanto che cadrà lo Stato sfruttatore ed oppressore. Ma -questa non è se non una particolare forma di Stato, e non lo Stato in -generale. - -Furono, come già si disse, concetti appresi da Fourier e da Hegel -che condussero Engels a identificare sostanza e forma od a prendere -pel tutto un lato particolare della cosa. Anche Fourier abolisce lo -Stato, sostituendogli l'associazione dei falansteri; il concetto poi -che lo Stato scompare insieme al dominio di classe, donde è generato, -corrisponde alla formula hegeliana, per la quale la negazione della -negazione è legge dell'evoluzione. Ma, per quanto in Fourier e -Hegel si ammirino due illustri precursori della moderna dottrina -dell'evoluzione, ciò non toglie l'errore insito nelle loro formule, e -che consiste precisamente nel rilevare trasformazioni assolute o totali -là dove in realtà non si riscontrano se non mutazioni relative. - -Ma facciamo punto colle riserve, le quali han di mira soltanto -singole pagine del lavoro di Engels, lasciandone pressochè intatto il -complesso, e le quali non vietano d'apprezzarne l'alto valore. Ogni -esposizione storica, ogni interpretazione di evoluzioni storiche è, -fino a un certo segno, una creazione ed offre un elemento soggettivo -determinato dalla personalità dell'autore. A nessuno è concesso -presentare la verità nella sua pienezza, o per lo meno esprimere -sempre esattamente il rapporto di tutti i fattori di un fenomeno. In -questa materia, poi, si è quasi sempre dinnanzi ad ipotesi, più o meno -verosimili, ma che non sono ancora certezza. Così lo stesso Engels -modificò nella quarta edizione di questo libro taluni passi della prima -ed avrebbe, occorrendo, fatto lo stesso nelle edizioni successive. Il -suo libro non è un catechismo, ma un tentativo di rappresentare le -forze e le circostanze che foggiarono i tre più importanti istituti -giuridico-sociali della società incivilita e ne conservarono le forme a -noi conosciute: proprietà, famiglia, Stato. - -Se Engels quà e là può ingannarsi nel valutare l'influenza di talune -fra queste forze in date evoluzioni, ce ne compensa l'ammirabile -finezza, con cui egli ci esibì un quadro vivace, intuitivo, del loro -complesso. Tanto la muta azione degli elementi economici che, quasi -inavvertiti, minano le fondamenta di società o d'istituzioni sociali, -rendendone prima possibile, poi inevitabile, la trasformazione, -quanto l'influenza delle forze soggettive o ideologiche, sono esposte -in modo meraviglioso. Pochi possiedono, al pari di Engels, la dote -d'offrire molto in breve contorno, senza divenir pesanti. Egli è sempre -chiaro e vivo, maestro nell'analisi e nell'arte di scegliere, nella -molteplicità dei fenomeni e delle forze, sempre i fenomeni e le forze -prevalenti. Sono queste qualità che rendono prezioso il suo libro anche -agli etnologi di professione, così esposti al pericolo di perdere -di vista, nelle ricerche speciali, le correlazioni generali delle -cose. Per la democrazia socialista, poi, esso ha il notevole merito -di renderle famigliari i risultati d'una scienza, alla quale la massa -dei socialisti non potè dedicare soverchio tempo e che pure è di non -lieve importanza per intendere l'essenza della società. Si potranno -sottoporre a revisione i particolari di questo libro, ma, come guida -per conoscere i problemi della storia primitiva, esso è insuperabile. - - EDOARDO BERNSTEIN. - - - - -AVVERTENZE FILOLOGICHE - - -Fu durante gli squallidi e non volontarii ozii del reclusorio di -Pallanza che potei dedicare parecchie giornate a una diligente -revisione di questa versione — completata colle notevoli aggiunte -dell'ultima edizione tedesca — dell'amico prof. Martignetti. Dei -ritocchi intesi soltanto a viemmeglio italianizzarne lo stile — -talvolta, per delicato scrupolo di fedeltà, un po' tedescamente duro -— non occorre ch'io m'intrattenga. Debbo invece al traduttore e al -lettore e alla memoria di Engels — il quale, buon conoscitore della -nostra come di quasi tutte le moderne lingue europee, aveva approvato -la prima versione (Benevento, 1885), e che pur troppo non è più là -perchè, nei dubbii, possiamo consultarlo, come solevamo — debbo un po' -anche a me stesso, per la responsabilità che ciascuno deve assumere -dei fatti suoi, un chiarimento su quelle modificazioni, che, toccando -ad alcune parole, se così posso esprimermi, _sostanziali_ potrebbero -essere soggetto di critica. - - -EINZELEHE. — Questo termine ricorre frequentissimo nel volume -e appartiene a quella che chiamerei la «terminologia tecnica» -dell'autore. Martignetti, e con esso il Sig. Enrico Ravé, che voltò -questo libro in francese[3], lo traducono quasi sempre con _monogamia_, -_matrimonio monogamico_, al pari della parola _Monogamie_, che l'Engels -impiega pure con non minore frequenza. Letteralmente, _Einzelehe_ -significa _connubio singolare_ o _di singoli_, cioè connubio di -due sole persone, in contrapposizione alle varie forme di _connubio -plurale_, (poligamia, poliandria, connubio per gruppi, ecc.). Io, -dovunque l'Engels adopera _Einzelehe_, sostituii — ad evitare anche -il doppio senso dell'aggettivo «singolare» — la dizione «connubio (o -unione coniugale) _individuate_». - -Invero, finchè si credette che, di connubii plurali, non esistessero -che le forme tradizionalmente note — poligamia e poliandria — e, -viceversa, di connubii singolari, la sola forma monogamica, il -vocabolo _monogamia_ rispondeva e bastava. Ma le scoperte del Morgan, -illustrate dall'Engels, rovesciarono cotesto semplicismo. Questo -volume ci apprende come, da un lato, la poligamia e la poliandria -siano state precedute (a prescindere dall'antichissima e supposta -promiscuità assoluta, che non sarebbe una forma, anzi sarebbe piuttosto -la negazione di ogni forma di vero connubio) da molteplici modi di una -unione coniugale, che ha insieme della poliandria e della poligamia, -senza essere nè l'una, nè l'altra, e che fu chiamata «connubio per -gruppi» (_Gruppenehe_): nel quale tutta una serie di donne erano mogli -di tutta una serie di mariti, e del quale la forma _punalua_ sarebbe -stata il tipo più evoluto e classico. Ci apprende, dall'altro lato, -che, assai prima che trionfasse la rigorosa monogamia dei tempi storici -(_feste Monogamie_), la quale del resto non significa sempre — non -significò mai, secondo Engels — la limitazione del rapporto sessuale -abituale ad una coppia unica; usarono, per quasi tutto il periodo -della Barbarie e per gran parte altresì dell'epoca selvaggia, forme -varie di connubii a tempo, dal vincolo più o meno rilassato (_lockre -Monogamie_), ma fra due sole persone; vere forme dunque di connubio -_singolare_ od _individuale_ (_Einzelehe_). La _Paarungsehe_, connubio -per coppie, o _sindiasmico_, sarebbe stata la forma classica di questi -maritaggi, risolubili per mutuo consenso, o per volontà di una delle -parti, rimanendo i figli alla madre. - -Non solo: ma, mentre le varie forme di connubio per gruppi tennero un -larghissimo posto nella evoluzione umana e durarono per millennii, -come unioni perfettamente organizzate, sulle quali imperniavasi un -sistema complicato e ben fisso di parentela e tutta una costituzione -sociale; l'Engels ci dimostra come la poligamia e la poliandria, -queste forme di connubii per gruppo unilaterali, non poterono essere -mai se non l'eccezione e, com'egli si esprime, «un prodotto di lusso -della storia» (pag. 76). Dall'altro canto, la monogamia propriamente -detta, quella che l'Engels chiama preferibilmente _Monogamie_, non si -svolge dalle varie forme di connubio individuale, e in particolare dal -connubio sindiasmico, se non a un dato momento della storia e sotto -la pressione di fattori speciali — fattori economici. — Fu dacchè -l'allevamento sistematizzato degli armenti, devoluto sopratutto al -sesso maschile, permise all'uomo di accumulare ricchezze suscettive di -appropriazione individuale e di scambio, dalla proprietà delle quali la -donna era esclusa: fu soltanto da tale momento, il quale appare nello -stadio più avanzato della Barbarie, già quasi alle soglie dell'epoca -civile, che l'uomo — intendiamo il maschio umano — ebbe possibilità ed -interesse di modificare la forma di famiglia per modo, da assicurare -ai propri figli (la cui paternità doveva, a tal uopo, risultare ben -certa) l'eredità di cotesti suoi beni. Caddero allora (nell'ipotesi -dell'Engels) il diritto materno e la discendenza in linea femminile; -l'uomo diventò, nella famiglia, il despota; si pretese dalla donna (non -si dice che la si ottenesse) la fedeltà più rigorosa, e il connubio non -fu più risolubile per sua iniziativa. La «monogamia» nasce in questo -momento, dopo un lungo periodo di _Einzelehen_ di varia natura; nasce, -col suo corteggio obbligato di infedeltà, specialmente mascolina, -di eterismo, di prostituzione; monogamia, in ogni caso, temperata e -corretta dall'adulterio. E, com'essa è nata da fattori economici, così -con questi si trasforma; ecco l'odierno matrimonio proletario, nel -quale, per la rispettiva indipendenza e quasi parità economica dei due -sessi, i caratteri storici della monogamia, la supremazia del maschio, -l'adulterio ecc., la stessa ferrea indissolubilità, si ottundono; e più -si ottunderanno quanto più (come già sta avvenendo) i lavori domestici -si trasformeranno in servizio sociale. Il matrimonio proletario, dice -l'Engels, è monogamo _nel senso etimologico_, ma non affatto _nel senso -storico_ della parola; il connubio dell'avvenire farà della monogamia -(intendasi qui, dunque, nel senso etimologico) una realtà per la prima -volta anche per l'uomo (pagg. 92 e 97). - -Non è dunque un semplice accidente se l'Autore di questo libro adopera -distintamente le due diverse espressioni, _Monogamie_ ed _Einzelehe_; -e generalmente (non manca qualche esempio in contrario, ma in casi -nei quali non è possibile l'equivoco) adotta il termine greco per la -forma _storica_ e il tedesco per la monogamia in senso _etimologico_, -e quindi nel significato più generale. Postochè l'_Einzelehe_ -comprende la _Monogamie_, ma non viceversa, e questa è preceduta e -potrà essere susseguita da lunghissimi periodi di _Einzelehen_ che -non sono _Monogamie_, è chiaro che l'adottare un vocabolo solo per -i due concetti non può essere senza confusione. Sovente, infatti, -la confusione si affaccia. Qualche volta il Ravé tenta sfuggirle, -rendendo, per esempio, _Einzelehe_ con «mariage unique»(?) (pag. XIV), -o risolve la difficoltà sopprimendone l'obbietto, come a pag. 13, dove -_Einzelehe_ diventa _Ehe_: «ce genre de mariage.....»; preceduto in -questo spediente dal Martignetti (ediz. 1885, pag. 21). Ma ecco un -brano che mi sembra risolutivo (cfr. più oltre, pag. 105-106; ultima -ediz. tedesca 1894, pagg. 71-72): - -«Or poiché — scrive l'Engels — l'amore sessuale è di sua natura -esclusivo,.... il connubio fondato sull'amore sessuale è, di sua -natura, _Einzelehe_. Vedemmo quanta ragione aveva Bachhofen di -considerare il progresso dal connubio per gruppi all'_Einzelehe_ -come l'opera sopratutto delle donne; solo il passaggio dal connubio -sindiasmico alla _Monogamie_ è dovuto agli uomini; e, storicamente,.... -agevolò la infedeltà degli uomini. Ecc.» - -Qui è ben chiaro che _Einzelehe_ e _Monogamie_ sono distinti, -successivi ed in contrapposto fra loro; fra essi, cronologicamente, -sta di mezzo il connubio sindiasmico, forma speciale di _Einzelehe_, -onde si è svolta la _Monogamie_. Martignetti, nelle pagina manoscritte -(il brano è fra gli aggiunti nelle ultime edizioni tedesche), rendeva -_Einzelehe_ nel primo caso con _monogamia_, nel secondo, fatto accorto -della contraddizione, con _matrimonio per coppie_. Ravé si districa -ancor peggio (pag. 108): - -«Mais, dès lors que, par sa nature, l'amour sexuel est exclusif,.... le -mariage basé sur l'amour sexuel est, de par sa nature, la _monogamie_. -Nous avons vu combien Bachofen avait raison lorsqu'il considérait le -progrés du mariage par groupe au _mariage par couple_, comme étant -surtout l'oeuvre de la femme; seul le passage du mariage syndiasmique à -la _monogamie_ peut être mis au compte de l'homme; ecc.» - -Nel quale testo non solo si sostituisce arbitrariamente «mariage -par couple» — che sarebbe piuttosto la _Paarungsehe_ o connubio -sindiasmico, del quale pure, nel brano, è distintamente fatto cenno — -alla generica _Einzelehe_; ma il vocabolo _Monogamie_ gioca due parti -in commedia, e, che è peggio, due parti contraddittorie: quella di -connubio individuale in genere (compresa la _Paarungsehe_, e tutte -le altre forme antiche e future) e quella di monogamia nel senso -storico, e cioè di quel matrimonio, coevo alla proprietà privata e -contrassegnato dal dominio maschile, al quale si applica l'aforisma di -Fourier: «come nella grammatica due negazioni fanno una affermazione, -così nella morale coniugale due prostituzioni formano una virtù.» - -Non giova moltiplicare gli esempi. Le cose dette bastano, spero, -a salvarmi da accusa di stranezza o di temerità se, per rendere -_Einzelehe_, coniai la dicitura «connubio individuale», e sia pur che -la frase non lusinghi l'orecchio: l'importante, ad ogni modo, è di -intenderci sul significato. - -Analogamente, _Einzelfamilie_ volli tradotta, anzichè con «famiglia -monogamica», con famiglia _individuale_, o _singola_, od _isolata_, -a seconda dei casi. _Isolirte familie_ usa in qualche caso l'Autore -(ediz. tedesca, pag. 143), che risponde alle _familles incohérentes_ -del Fourier, nella nota a pag. 240 di questo volume. — Al vocabolo -_matrimonio_, quando si tratta di forme primitive, ho poi sostituito -_connubio_; non parendomi che alla _Einzelehe_, che fioriva, non -ancora staccata, sul tronco del connubio per gruppi, possa imprimersi -il suggello giuridico e contrattuale, che il sostantivo _matrimonio_, -storicamente e volgarmente, porta con sè. - - -LEIBLICH. — L'aggettivo (letteralmente: _corporale_) è impiegato -dall'Engels a designare un rapporto di consanguineità reale e diretta. -Nelle famiglie per gruppi, in cui tutta una serie di donne vive in -comunanza coniugale con una serie di uomini, questi sono reputati -altrettanti padri, quelle altrettante madri dei figli di ciascuna di -esse; e tutti i loro figli, anche quelli che nella nomenclatura odierna -chiameremmo cugini, sono reputati fratelli e sorelle fra loro; i cugini -(nel senso moderno) non esistono ancora. Ma vi è pure di ciascun figlio -una madre certa, che lo ha generato, e un padre — il più spesso incerto -— che concorse direttamente al concepimento. Questi genitori, e i -fratelli e sorelle, figli di cotesta coppia, sarebbero reciprocamente -genitori, figli e fratelli e sorelle _leibliche_. Nei rapporti però -della parentela riconosciuta, in coteste famiglie per gruppi, non -erano propriamente _leiblich_ se non la genitrice verso i figli, e, -fra loro, i figli di una stessa genitrice: _leiblichen Geschwister -(das heisst von mütterlichen Seite)_, scrive esplicitamente l'Engels -parlando della famiglia _punalua_ (ediz. tedesca citata, pag. 21). — -Martignetti traduce talvolta _carnale_, tal'altra volta (di fratelli e -sorelle) _germani_. Ravé rende _leiblich_ colle frasi: _la mère propre, -le vrai père_, e, trattandosi di fratelli e sorelle, _germains_, e -una volta (pag. 31) _utérins_; in un luogo (pag. 118) lo sopprime. — -Tutto ciò non solo genera discordanza, ma si risolve (mi sembra) nel -sostituire concetti presi a prestito dalla famiglia moderna a quelli -che regnavano, e soli potevano regnare, nella famiglia per gruppi. — Io -preferii adottare invariabilmente l'aggettivo: _carnale_. - - -KULTUR, KULTURVÖLKER, KULTURSTUFEN. — Non è facile rendere nelle -lingue latine, con vocabolo unico e costante, il tedesco _Kultur_ -e i suoi composti. Martignetti e Ravé traducono: _cultura_, -_civilizzazione_, _popoli civilizzati_; _culture_, _civilisation_, -_peuples civilisés_, _cultivés_. Se _Kultur_ corrispondesse a _civiltà_ -o ad _incivilimento_, noi ci troveremmo, sin dal primo capitolo (pag. -23), a intitolare _Stadii preistorici di civiltà (Vorgeschichtliche -Kulturstufen)_ il quadro dello stato selvaggio e della Barbarie! -Il Martignetti, infatti, e con esso il Ravé, ci danno per popoli -inciviliti (_civilizzati_, _civilisés_, _cultivés_) gli _antiken -Kulturvölkern_ nei quali il diritto paterno si è appena sostituito -al diritto materno della _gens_ primitiva, i Greci dei tempi eroici, -i Germani di Tacito, ecc., che appartengono allo stadio superiore -della Barbarie, anzi quegli stessi _Kulturvölker_ (ediz. tedesca, -pag. 41; Martignetti, 1885, pag. 41; Ravé, pag. 63) nei quali cotesta -rivoluzione non si è ancora compiuta. - -L'antinomia è tanto più stridente in un libro, in cui le tre grandi -epoche dell'evoluzione umana (_selvaggia_, _barbarica_, _civile_), -e gli stadii di ciascuna di esse, sono tratteggiati colla maggior -precisione, e quegli epiteti acquistano un valore tecnico, che non -ha nulla d'indeterminato. D'altro canto, non potrebbe parlarsi di -_Kulturvölker_, alludendo a popoli che stagnano, senza speranza di -elevamento, nelle bassure sociali dello stato selvaggio od anche -barbarico, quasi sottratti alla legge della evoluzione storica. -Questi riflessi mi suggerirono di significare _Kulturvölker_ con -l'equivalente: «popoli _tendenti_ od _avviati a civiltà_» od anche, -dove il senso lo comporta, «_più o meno inciviliti_», e _Kulturstufen_ -con _stadii dell'evoluzione_. «_Coltura_», «_coltivati_», in italiano e -in francese, hanno altro senso preciso. - - -PREISGEBUNG. — In più luoghi l'Engels ci parla del costume, durato a -lungo fra gli antichi popoli, e tuttora esistente presso popolazioni -barbariche, pel quale le fanciulle, prima di passare al connubio -individuale, o anche le donne durante questo, dovevano, in dati -periodi, _sich preisgeben_ (abbandonarsi, darsi in balia) ad unioni -sessuali più o meno promiscue; avanzo e riconoscimento della tradizione -dei tempi, nei quali le donne appartenevano indistintamente a tutti gli -uomini della tribù, o, in uno stadio successivo, a tutti gli uomini -della tribù che non fossero della loro _gente_; e, insieme, sorta di -sacrificio espiatorio (_Sühnopfer_), col quale acquistavano il diritto -alla relativa castità del connubio individuale già sorto. - -A non voler meritare il rimprovero che l'Engels muove al Westermark -(V. più oltre, pag. 43) di «guardare lo stato di cose primitivo -colla lente del lupanare», non mi pare possibile tradurre il concetto -della _Preisgebung_, come fa talora il Ravé (pag. 53, 80, ecc.), coi -vocaboli moderni _prostituirsi_ e _prostituzione_. Simili espressioni -(_Prostitution_, _Prostituirten_) sono a preferenza, se non sempre, -impiegate dall'Engels per indicare il far commercio e lucro di sè, -la moderna prostituzione venale o professionale, figlia dell'epoca -proprietaria e compagna inevitabile del predominio maschile e del -matrimonio monogamico, colla quale l'antica promiscuità nulla aveva -di comune; nè quindi poteva avervi alcunchè di comune quest'altra -promiscuità, rituale o simbolica, avvenisse pure talvolta a prezzo di -denaro (_Hingebung für Geld_), denaro che in origine passava al tesoro -del tempio nel quale celebravasi il rito d'amore (pag. 84). Lo stesso -_eterismo_ dei Greci, comechè le _Etere_ fossero straniere o liberte, -non è ancora la vera prostituzione. Giova rammentare come l'Engels, in -una nota (pag. 45), rimproveri al Goethe di avere, in una sua ballata, -troppo assimilato la _religiöse Frauenpreisbung_ degli antichi alla -prostituzione moderna. - -Il Martignetti ben avvertì la differenza e soleva tradurre -_Preisgebung_ con _abbandono_. Questa espressione dovette soltanto -venir completata, perchè non apparisse un pudibondo eufemismo. - - (_Aprile 1901_) - - =Filippo Turati.= - - - - -Prefazioni dell'Autore - - - - -PREFAZIONI DELL'AUTORE - - -I. — Alla 1.ª edizione (1884). - -I capitoli che seguono sono in certo modo l'esecuzione di un legato. Un -uomo del valore di Carlo Marx si era riservato di esporre i risultati -delle investigazioni di Morgan, in relazione con quelli delle sue — in -certi limiti, oso dire delle nostre — ricerche storiche materialistiche -e di chiarirne quindi tutta l'importanza. Morgan aveva pure scoperto -di nuovo, a modo suo, in America, la concezione materialistica -della storia, scoperta 40 anni prima dal Marx; e, nel suo paragone -della barbarie colla civiltà, era stato condotto da essa, nei punti -principali, ai medesimi risultati del Marx. E come il _Capitale_ fu per -lunghi anni saccheggiato con tanta premura dagli economisti di mestiere -in Germania quanta fu la perfidia con cui si adoperarono a ucciderlo -col silenzio, così, in modo affatto simile, venne trattato il libro di -Morgan _Ancient Society_[4] dai portavoce della scienza «preistorica» -in Inghilterra. Il mio lavoro può supplire assai debolmente quello che -non fu concesso di fare al mio estinto amico. - -Mi stanno però dinnanzi — e li riprodurrò per quanto sia possibile — i -commenti critici ond'egli accompagnò i minuziosi estratti dal Morgan. - -Secondo la concezione materialistica, il movente essenziale e decisivo, -nella storia, sta nella produzione e nella riproduzione della vita -immediata. Queste, a loro volta, sono di due specie. Da una parte, -la produzione delle sussistenze: alimenti, vesti, abitazioni, e degli -strumenti che le procacciano; dall'altra, la procreazione degli stessi -uomini, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali, sotto -le quali vivono gli uomini di una data epoca storica e di un dato -paese, sono determinate da entrambi i modi della produzione: per una -parte, dal grado di sviluppo del lavoro; per l'altra, dal grado di -sviluppo della famiglia. Meno sviluppato è il lavoro, più limitata è -la quantità dei suoi prodotti, ossia della ricchezza sociale, e tanto -più l'ordinamento sociale si vede dominato da vincoli di sangue. In -questo assetto sociale, basato su legami di consanguineità, si sviluppa -intanto sempre più la produttività del lavoro; insieme ad essa la -proprietà privata e lo scambio, la differenza di ricchezza, l'impiego -di forza di lavoro estranea, e con ciò la base degli antagonismi di -classe: nuovi elementi sociali che, nel corso delle generazioni, -si sforzano di adattare l'antica costituzione sociale alle nuove -condizioni, sino a che finalmente la loro incompatibilità produce -una completa rivoluzione. La vecchia società, basata su vincoli di -sangue, è frantumata nella collisione colle classi sociali novellamente -sviluppatesi; subentra una nuova società, compendiata nello Stato, le -cui unità costitutive non sono più gruppi consanguinei, ma locali; -una società, nella quale l'ordinamento della famiglia è interamente -dominato dall'ordinamento della proprietà, e nella quale si svolgono -liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di classi, in cui -consiste tutta la storia fin ora _scritta_. - -Il gran merito di Morgan è di avere scoperta e riprodotta, nelle sue -linee principali, questa base preistorica della nostra storia scritta, -e di aver trovata, nei gruppi consanguinei degl'Indiani dell'America -del nord, la chiave che ci scioglie gli enigmi più importanti, finora -insolubili, delle più antiche storie, greca, romana e germanica. Ma il -suo scritto non è l'opera di un giorno. Egli lottò circa quarant'anni -col suo soggetto, finchè lo ebbe dominato completamente. E perciò il -suo libro è anche una delle opere del nostro tempo, di cui possa dirsi -che «fanno epoca». - -Nel complesso dell'esposizione che segue, il lettore distinguerà -facilmente la parte di Morgan dalla mia. Nelle parti storiche sulla -Grecia e su Roma, ai dati di Morgan, ne aggiunsi altri, ond'io potevo -disporre. I capitoli sui Celti e sui Germani sono essenzialmente -miei; Morgan, a questo proposito, disponeva quasi soltanto di fonti -di seconda mano e, per quel che riguarda i Germani, non possedeva, -all'infuori di Tacito, che le cattive adulterazioni liberali del signor -Freeman. Le deduzioni economiche, bastevoli al Morgan pel suo scopo, -ma affatto insufficienti pel mio, sono state tutte da me rimaneggiate. -E s'intende, infine, che io sono responsabile di tutte le conclusioni -nelle quali Morgan non è espressamente citato. - - -II. — Alla 4.ª edizione (1891). - -Le precedenti edizioni di questo lavoro, malgrado la loro grande -tiratura, sono esaurite da circa sei mesi, e già da gran tempo -l'editore mi chiedeva di curare una nuova edizione. Lavori più urgenti -mi tolsero di occuparmene finora. Dalla 1.ª edizione scorsero 7 anni, -durante i quali la conoscenza delle forme primitive di famiglia fece -rilevanti progressi. Diventavano perciò necessarie diligenti rettifiche -ed aggiunte, tanto più che, volendosi fare una edizione stereotipa, è -da tener conto della impossibilità di apportarvi, per qualche tempo, -ulteriori modificazioni. - -Sottoposi quindi a un'accurata revisione il testo e vi introdussi una -serie di aggiunte; sperando così di avere fatto opera che risponda -allo stato odierno della scienza. Darò inoltre, nel corso di questa -prefazione, un rapido sguardo allo sviluppo della storia della -famiglia da Bachofen a Morgan; e ciò, sopratutto, perchè la scuola -preistorica inglese, sciovinisticamente ispirata, continua a fare tutto -il possibile per seppellire nel silenzio la rivoluzione portata nei -criteri della preistoria dalle scoperte di Morgan, pur continuando, -senza uno scrupolo al mondo, ad appropriarsi i risultati da lui -ottenuti. E, purtroppo, questo esempio, dato dagli inglesi, è seguito -anche altrove. - -Il mio lavoro ebbe diverse traduzioni. La prima fu l'italiana: -_L'origine delia famiglia, della proprietà privata e dello Stato_, -versione di PASQUALE MARTIGNETTI, riveduta dall'autore; Benevento 1885. -Poi la rumena: _Origina familei, proprietatei private si a statului_, -traducere de IOAN NADEJDE, nel periodico _Contemporanul_ di Iassy, -dal settembre 1885 al maggio 1886. In seguito la danese: _Familjens, -Privatejendommens og Siatene Oprindelse_, Dansk, af Forfatteren -gennemgaaet Udgave, besörget af GERSON TRIER; Köbenhavn 1888. Una -traduzione francese di ENRICO RAVÉ, fatta sulla presente edizione -tedesca, è in corso di stampa[5]. - - ————— - -Sino al 1860 non si può dire esistesse una storia della famiglia. La -scienza storica stava ancora, per questo riguardo, sotto l'esclusiva -influenza dei cinque libri di Mosè. La famiglia patriarcale, quivi -descritta più minutamente che altrove, non solo era accettata -senz'altro come la forma più antica, ma era anche — astrazion fatta -dalla poligamia — identificata con la odierna famiglia borghese; così -che la famiglia propriamente non avrebbe avuto in generale alcuno -sviluppo storico, ammettendosi tutt'al più che nell'epoca primitiva -potesse esservi stato un periodo di rapporti sessuali sottratti ad ogni -regola. - -È vero che, oltre all'unione coniugale individuale[6], si conoscevano -la poligamia orientale e la poliandria indo-tibetana; ma queste tre -forme non si riusciva a ordinarle in una concatenazione storica e -figuravano senza nesso l'una accanto all'altra. Che in alcuni popoli -della storia antica, come in alcuni selvaggi dell'oggi, la discendenza -fosse determinata non dal padre, ma dalla madre, e quindi la linea -femminile fosse considerata come la sola valida; che in molti popoli -odierni il matrimonio fosse vietato entro il limite di certi grandi -gruppi, allora non peranco bene studiati, e che quest'uso si trovi in -tutte le parti del mondo — questi fatti in verità erano noti e se ne -raccoglievano sempre nuovi esempi. Ma non si sapeva che cosa cavarne, -e ancora nelle _Researches into the early history of mankind_ ecc., di -E. B. TYLOR, 1865, essi figurano semplicemente come «strani costumi», -allato al divieto, in vigore presso alcuni selvaggi, di toccare tizzoni -ardenti con ordigni di ferro, e ad altre analoghe futilità religiose. - -La storia della famiglia data dal 1861, dall'apparizione del -«_Mutterrecht_» («_Diritto materno_») di BACHOFEN. L'autore vi afferma: - -1.º Che gli uomini da principio vivevano in rapporti sessuali -promiscui, che egli, con espressione impropria, qualifica _eterismo_; - -2.º Che tali rapporti sessuali escludono ogni certezza di paternità; -che quindi la genealogia non poteva essere determinata se non in linea -femminile, secondo il diritto materno; e che questo in origine si -verificò presso tutti i popoli dell'antichità; - -3.º Che, in conseguenza, le donne, quali madri ed uniche parenti certe -della giovane generazione, godettero un così alto grado di stima e -di considerazione, da ottenere, secondo il concetto di Bachofen, un -predominio assoluto (ginecocrazia); - -4.º Che il passaggio al connubio individuale, per cui la donna -appartiene esclusivamente ad un uomo, includeva la violazione di -una legge religiosa primitiva (ossia, in effetti, una violazione -del tradizionale diritto degli altri uomini sulla medesima donna), -violazione che doveva essere espiata, o la cui tolleranza la donna -doveva riscattare, coll'abbandonarsi per un dato periodo ad amori -promiscui. - -Bachofen prova queste tesi con passi innumerevoli della letteratura -classica antica, cercati e raccolti con una diligenza straordinaria. -La evoluzione dall'«eterismo» alla monogamia e dal diritto materno al -paterno si effettua, secondo lui, specialmente fra i Greci, in virtù di -un continuo sviluppo dei concetti religiosi, della intrusione di nuove -deità, rappresentanti le nuove idee, nei gruppi degli dei tradizionali, -che rappresentavano le idee antiche; sicchè queste venivano mano mano -soppiantate da quelle. Non è quindi lo sviluppo delle condizioni reali -della vita umana, ma il loro riflesso religioso nelle menti degli -uomini, che, secondo Bachofen, ha operato i cangiamenti storici nella -reciproca posizione sociale dell'uomo e della donna. - -Bachofen presenta quindi l'_Oreste_ di Eschilo come la rappresentazione -drammatica della lotta tra l'agonizzante diritto materno e il nascente, -anzi ormai vittorioso, diritto paterno nell'epoca eroica. Clitennestra, -per amore del suo amante Egisto, ha ucciso lo sposo Agamennone, reduce -dalla guerra di Troja: ma Oreste, figlio suo e di Agamennone, vendica -l'assassinio del padre, uccidendo la propria genitrice. Le Erinni, le -demoni protettrici del diritto materno, pel quale l'assassinio della -madre è il più grave ed inespiabile delitto, perseguitano Oreste; ma -Apollo, che, per mezzo del suo oracolo, ha incitato Oreste a vendicare -il padre, e Minerva, chiamata come arbitra — le due deità, che qui -rappresentano il nuovo ordine paterno — lo difendono: Minerva ascolta -le due parti. Tutta la controversia si riassume nel dibattito tra -Oreste e le Erinni. Oreste afferma che Clitennestra ha perpetrato un -doppio misfatto: perchè essa ha ucciso lo sposo di lei e insieme anche -il padre di lui. Perchè dunque le Erinni perseguitano lui e non essa, -che è la più colpevole? La risposta delle Erinni vi colpisce: - - «Essa _non era consanguinea_ dell'uomo che ha ucciso.» - -L'assassinio di un uomo non consanguineo, anche se è lo sposo, -è espiabile; non concerne le Erinni; loro solo ufficio è punire -l'assassinio tra consanguinei e, secondo il diritto materno, il più -grave ed inespiabile è l'assassinio della madre. Ma Apollo interviene -come difensore di Oreste, e Minerva fa votare gli Areopagiti, i giudici -ateniesi; i voti sono eguali per l'assoluzione e per la condanna; -allora Minerva, che presiede l'Areopago, dà il suo voto favorevole ad -Oreste e lo assolve. Il diritto paterno ha vinto il diritto materno, -gli «dei di giovane schiatta», come le Erinni li qualificano, vincono -le Erinni, che alla fine si lasciano pur esse persuadere ad assumere un -nuovo ufficio in servizio del nuovo ordine di cose. - -Questa interpretazione, nuova ma giusta, dell'_Oreste_, è uno dei -passi migliori e più belli di tutto il libro, ma essa prova altresì -che Bachofen crede alle Erinni, ad Apollo e a Minerva quanto almeno, -a suo tempo, vi credeva lo stesso Eschilo: egli crede cioè che furono -appunto questi miti che nel tempo eroico della Grecia compirono il -miracolo di abbattere il diritto materno e di sostituirlo col diritto -paterno. È chiaro come codesto modo di vedere, secondo il quale la -religione è considerata la leva decisiva della storia del mondo, -debba finalmente riuscire ad un mero misticismo. Gli è perciò che la -fatica spesa intorno al grosso in quarto del Bachofen è assai dura -e ben lungi dall'essere sempre rimuneratrice. Ciò però non menoma il -grande merito di questo pioniere; egli, pel primo, alle frasi vaghe, -con cui si alludeva allo stato primitivo di promiscuità sessuale, -sostituì la prova, emergente da infinite traccie contenute nella -letteratura classica antica, che, prima del connubio individuale, ebbe -vita, presso i Greci e gli Asiatici, uno stato di cose, nel quale, -non solo un uomo aveva rapporto sessuale con parecchie donne, ma una -donna con parecchi uomini, senza che i costumi ne fossero offesi. Egli -ha provato che questo uso non sparì senza lasciar tracce di sè in un -abbandono temporaneo a rapporti sessuali promiscui, col quale le donne -dovevano acquistare il diritto al connubio individuale; che, quindi, -la discendenza, in origine, non poteva essere determinata se non in -linea femminile, da madre a madre; che questa validità esclusiva della -discendenza femminile si conservò a lungo nell'epoca del connubio -individuale, malgrado la paternità assicurata o almeno riconosciuta; e -che, finalmente, questa originaria posizione delle madri, come le sole -progenitrici certe dei loro figli, assicurava ad esse, e quindi alle -donne in generale, una condizione sociale più elevata di quella avuta -in qualsiasi epoca posteriore. Per verità Bachofen non ha espresso -queste tesi così chiaramente, impedito come egli era dal suo concetto -mistico. Ma egli le ha dimostrate, e nel 1861 questo equivaleva a una -rivoluzione completa. - -Il grosso in-quarto di Bachofen era scritto in tedesco, ossia nella -lingua della nazione che allora meno s'interessava alla preistoria -della famiglia odierna; rimase perciò sconosciuto. Il suo immediato -successore sullo stesso terreno si presentò nel 1865, senza sapere -nulla di Bachofen. - -J. F. MAC LENNAN fu la perfetta antitesi del suo precursore. Invece -del mistico geniale, abbiamo qui l'arido giurista; invece della -esuberante fantasia poetica, le plausibili combinazioni dell'avvocato -patrocinante. Mac Lennan trova, presso molti popoli selvaggi, -barbari ed anche inciviliti dei tempi antichi e moderni, una forma di -matrimonio, nella quale lo sposo, solo o coll'aiuto de' suoi amici, -deve fingere di rapire la sposa ai suoi parenti con la violenza. Questo -costume dev'essere la traccia di un uso anteriore, in cui gli uomini -di una tribù si procuravano le donne togliendole effettivamente colla -forza da altre tribù. Or come nacque questo «matrimonio di rapina»? -Finchè gli uomini poterono trovare donne a sufficienza nella propria -tribù, non vi era per esso alcun motivo. D'altra parte, troviamo -sovente che in popoli poco evoluti esistono certi gruppi (che nel 1865 -venivano spesso identificati con le tribù), nell'interno dei quali è -vietato il matrimonio, sicchè gli uomini devono prendere le mogli, e le -donne i mariti, al di fuori del proprio gruppo; mentre in altri popoli -c'è l'uso che gli uomini di un certo gruppo sono obbligati a prendere -le loro mogli soltanto nell'interno del loro proprio gruppo. Mac Lennan -chiama i primi gruppi _esogami_, i secondi _endogami_, e stabilisce -senz'altro un'antitesi netta fra «tribù» esogame ed endogame. E sebbene -le sue stesse ricerche sulla esogamia gli facciano toccare con mano, -che quest'antitesi, in molti casi, se non nella più parte o addirittura -in tutti i casi, non esiste che nella sua imaginazione, egli la pone, -cionullameno, a base di tutta la sua teoria. Le tribù esogame non -possono, secondo lui, prendere le loro donne che dalle altre tribù e, -nello stato di guerra permanente fra le tribù selvagge, questo non può -accadere se non per mezzo del ratto. - -Mac Lennan chiede poi: d'onde cotesta esogamia? I concetti di -consanguineità e di incesto, come quelli che si sviluppano assai più -tardi, non possono averci che fare. La causa di quest'uso può ben -essere il costume, molto diffuso tra i selvaggi, di uccidere, tosto -dopo il parto, le neonate. Da ciò un eccesso di maschi, in ogni tribù, -e quindi la necessità che più uomini possiedano una donna in comune: -la poliandria. Ne seguiva ancora che, mentre si conosceva la madre di -un neonato, non se ne conosceva il padre; quindi parentela determinata -solo dalla linea femminile, con esclusione della maschile — diritto -materno. E un'ultima conseguenza della scarsezza di donne nella tribù — -scarsezza mitigata, ma non eliminata, dalla poliandria — era appunto il -ratto sistematico e brutale delle donne dalle tribù straniere. «Poichè -esogamia e poliandria derivano da una medesima causa, dalla mancanza di -equilibrio numerico tra i due sessi, noi dobbiamo _considerare tutte le -razze esogame come primitivamente dedite alla poliandria_.... E avere -perciò come incontestabile, che, presso le razze esogame, il primo -sistema di parentela sia quello che riconosce il vincolo di sangue -soltanto dal lato materno.» (MAC LENNAN, _Studies in ancient history_, -1886. _Primitive marriage_, pag. 124). - -Il merito di Mac Lennan è di aver indicato l'uso generale e la grande -importanza di ciò che egli chiama esogamia. Quanto al fatto dei -gruppi esogami, egli non l'ha punto _scoperto_, e non lo ha neanche -ben compreso. Prescindendo da precedenti notizie isolate di molti -studiosi, ai quali appunto egli attinse, quella istituzione era stata -descritta con precisione ed esattezza presso i _Magar_ indiani dal -LATHAM (_Descriptive ethnology_, 1859), il quale avea detto come essa -fosse generalmente diffusa e si trovasse in tutte le parti del mondo -— e questo in un passo citato dello stesso Mac Lennan. E il nostro -MORGAN l'aveva del pari indicata e perfettamente descritta, sin dal -1847, nelle sue lettere sugli Irocchesi, nella _American Review_, e -nel 1851 nel suo _The league of the Iroquois_; mentre, come vedremo, la -curialesca intelligenza di Mac Lennan aveva portato su questo punto una -confusione molto maggiore di quella che la fantasia mistica di Bachofen -abbia portato nel campo del diritto materno. - -Un altro merito di Mac Lennan è di aver riconosciuto che l'ordine di -discendenza secondo il diritto materno fu il primitivo; sebbene in ciò -lo abbia preceduto Bachofen, come anch'egli ammise più tardi. Ma anche -qui egli non vede chiaramente le cose: egli parla sempre di «parentela -soltanto in linea femminile» (_Kinship through females only_); e questa -espressione, giusta per il periodo anteriore, continua ad applicarla -a periodi posteriori di sviluppo, quando la discendenza e l'eredità -erano bensì ancora determinate esclusivamente dalla linea femminile, ma -era contemporaneamente anche riconosciuta ed espressa la parentela in -linea maschile. È il limitato criterio del giurista, che si crea una -formula fissa di diritto, e continua ad applicarla invariabilmente ad -istituzioni a cui, coll'andar del tempo, è divenuta inapplicabile. - -Malgrado tutta la sua plausibilità, pare che la teoria di Mac Lennan -non sia sembrata molto fondata neppure al suo stesso autore. Egli è -sorpreso, per esempio, dal fatto «notevole, che la forma del ratto -simulato delle donne sia più spiccata ed espressiva precisamente -presso quei popoli, nei quali domina la parentela _maschile_» (ossia la -discendenza in linea maschile). (Pag. 140). E così pure: «È un fatto -strano, che, per quanto ci consta, l'infanticidio non è praticato -sistematicamente in nessuno dei luoghi nei quali l'esogamia e la più -antica forma di parentela coesistevano.» (Pag. 146). Due fatti che -contraddicono direttamente la sua spiegazione, e ai quali egli non sa -contrapporre se non nuove ipotesi, ancora più complicate. - -La sua teoria trovò, cionullameno, grande eco e adesione in -Inghilterra, dove Mac Lennan fu generalmente considerato come il -fondatore della storia della famiglia e come la prima autorità in -questa materia. La sua antitesi di «tribù» esogame ed endogame, per -quante eccezioni e modificazioni si constatassero, restò la base -riconosciuta dei concetti dominanti, e impedì di guardare liberamente -su questo campo, intralciando per tal modo ogni serio progresso. Alla -esagerazione delle benemerenze di Mac Lennan, divenuta oggi di moda in -Inghilterra e altrove, è da contrapporre che egli, con la sua antitesi -erronea di «tribù» esogame ed endogame, recò un danno ben maggiore dei -vantaggi derivati dalle sue indagini. - -Venivano frattanto in luce fatti che non si potevano adattare nel suo -piccolo quadro. Mac Lennan non conosceva che tre forme di connubio: -poligamia, poliandria e connubio individuale. Ma, una volta diretta -l'attenzione su questo punto, si trovarono prove sempre maggiori -dell'esistenza, presso popoli poco evoluti, di certe forme di connubio, -in cui una serie di uomini possedeva in comune una serie di donne, e -LUBBOCK (_The origin of civilization_, 1870) in questo matrimonio per -gruppi (_communal mariage_) ravvisò un fatto storico. - -Subito dopo, nel 1871, venne in iscena MORGAN con materiale nuovo -e, sotto molti rapporti, decisivo. Egli si era convinto che lo -strano sistema di parentela in vigore presso gl'Irocchesi era comune -a tutti gli aborigeni degli Stati Uniti, diffuso, cioè, sopra un -intero continente, quantunque in diretta contraddizione coi gradi di -parentela, quali risultano dal sistema coniugale ivi in vigore. Con -questa convinzione, egli riuscì a determinare il Governo federale -americano a raccogliere notizie intorno ai sistemi di parentela degli -altri popoli, sulla base di questionari e di tavole da lui stesso -redatti. E dalle risposte ottenute gli risultò: - -1.º che il sistema di parentela indo-americano era in vigore anche -nell'Asia, e, in forma alquanto modificata, in Africa ed in Australia, -presso numerose tribù; - -2.º che questo sistema di parentela si spiegava completamente mercè una -forma di matrimonio per gruppi, che stava appunto allora per sparire in -Hawai e in altre isole dell'Australia; - -3.º che in queste stesse isole, allato a codesta forma di connubio, era -in vigore un sistema di parentela, che non poteva spiegarsi se non con -una forma di matrimonio per gruppi ancora più primitiva ed ora estinta. - -MORGAN pubblicò le notizie raccolte, e le conclusioni ch'egli ne -traeva, nei suoi _Systems of consanguinity and affinity_ (1871), -portando con ciò la questione sopra un campo immensamente più vasto. -Partendo dai sistemi di parentela, e ricostruendo le forme di famiglia -corrispondenti, apriva un nuovo campo di ricerche e spingeva lo sguardo -assai lontano nella preistoria della umanità. Accettato questo metodo, -doveva cadere la povera costruzione di Mac Lennan. - -Questi difese la sua teoria nella nuova edizione del _Primitive -marriage_ (_Studies in ancient history_. 1875). Mentre egli con -artifizî straordinari e su mere ipotesi architetta una storia della -famiglia, esige da Lubbock e da Morgan non solo la prova di ognuna -delle loro affermazioni, ma prove incontrastabilmente precise e -autentiche, come soltanto si suol chiederle in un tribunale scozzese. E -questo è quel medesimo uomo, che dall'intimo rapporto tra il fratello -della madre e il figlio della sorella presso i Germani (TACITO: -_Germania_, cap. 20), basandosi su quanto racconta Cesare, che i -Britanni avevano in comune le loro mogli per gruppi di dieci o dodici, -e fondandosi su tutte le altre relazioni degli antichi scrittori sulla -comunanza delle donne fra i barbari, trae senza esitare l'illazione -che in tutti questi popoli dominava la poliandria! Par di udire un -procuratore del re che, per cucinare la sua tesi, si permette ogni -libertà, ma pretende la prova provata e formale per ogni parola del -difensore. - -Egli afferma che il matrimonio per gruppi è una mera invenzione, e con -ciò ricade molto sotto a Bachofen; afferma che i sistemi di parentela -di Morgan non sono che semplici prescrizioni di cortesia sociale, -provate dal fatto che gl'Indiani danno l'epiteto di fratello o di -padre anche a uno straniero bianco. È come se si volesse affermare -che le designazioni di padre, madre, fratello e sorella sono semplici -appellativi senza senso, perchè gli ecclesiastici e le abatesse -cattoliche si salutano coi nomi di padre e madre, e perchè frati e -monache e perfino i framassoni e i membri delle associazioni operaie -inglesi si qualificano, nelle loro solenni sedute, fratelli e sorelle. -Insomma, la difesa di Mac Lennan fu quanto mai debole e meschina. - -Rimaneva però ancora un punto, su cui egli non era stato battuto. -Non solo l'antitesi di «tribù» esogame ed endogame, sulla quale si -fondava tutto il suo sistema, non era stata scossa, ma era tuttavia -quasi generalmente considerata come il cardine di tutta la storia della -famiglia. Si ammetteva bensì che il tentativo di Mac Lennan di spiegare -quest'antitesi fosse insufficiente e in contraddizione coi numerosi -fatti da lui medesimo citati: ma l'antitesi stessa, l'esistenza di due -diverse specie di tribù, una delle quali prendeva le sue mogli nella -tribù, mentre ciò era assolutamente vietato all'altra, quest'antitesi -era considerata vangelo incontestabile. Consultinsi per esempio: -_Les origines de la famille_ di GIRAUD-TEULON (1874) e _Origin of -civilization_ di LUBBOCK (4.ª edizione, 1882). - -Or qui giunge a buon punto l'opera capitale di MORGAN: _Ancient -society_ (1877), base del presente lavoro. Quello che Morgan nel 1871 -presentiva ancora confusamente, è in essa svolto con piena coscienza. -Endogamia ed esogamia non formano punto un'antitesi; l'esistenza di -«tribù» esogame non fu riscontrata in nessun luogo. Ma, mentre ancor -dominava il matrimonio per gruppi, che, secondo ogni probabilità, un -tempo esistì dapertutto, la tribù si scindeva in un numero di gruppi -consanguinei dal lato materno, in _genti_, nel cui interno vigeva -rigoroso il divieto di coniugarsi, sicchè gli uomini di una _gente_ -potevano prendere, e ordinariamente prendevano, le loro donne entro -la tribù, ma dovevano prenderle fuori della loro _gente_. Se quindi -la _gente_ era rigorosamente esogama, la tribù, che abbracciava la -totalità delle _genti_, era altrettanto rigorosamente endogama. Con ciò -furono definitivamente stritolate le sottigliezze del Mac Lennan. - -Ma Morgan non stette pago a queste conclusioni. La _gente_ degli -Indiani americani gli servi anche per fare il secondo passo decisivo -sul terreno da lui esaminato. In questa _gente_, organizzata secondo -il diritto materno, egli scoprì la forma primitiva, dalla quale si -sviluppò la _gente_ posteriore, organizzata secondo il diritto paterno, -la _gente_ quale noi la troviamo presso i popoli dell'antichità avviati -all'incivilimento. La _gente_ greca e romana, che era rimasta fin qui -un enigma per tutti gli storici, si trovò spiegata col fatto della -_gente_ indiana, e con ciò fu trovata una nuova base per tutta la -storia primitiva. - -Questa nuova scoperta della _gente_ primitiva organizzata sul diritto -materno, come stadio che precede la _gente_ organizzata sul diritto -paterno dei popoli avviati a civiltà, ha, per la storia primitiva, la -medesima importanza che la teoria della evoluzione di Darwin ha per la -biologia, e la teoria del plusvalore di Marx per l'economia politica. -Essa diè modo al Morgan di abbozzare, per la prima volta, una storia -della famiglia, in cui, per quanto lo permette il materiale oggi noto, -sono fissati preliminarmente, in linea generale, i periodi classici -dell'evoluzione. Nessuno può disconoscere che con ciò si apre una -nuova èra nello stadio della storia primitiva. La _gente_ del diritto -materno è divenuta il cardine sul quale si aggira tutta questa scienza; -scoperta la gente, si può finalmente sapere in qual senso si debbano -dirigere le indagini e come si debba aggruppare quel che si viene -scoprendo. Gli è perciò che, dopo l'apparizione del libro del Morgan, i -progressi su questo campo sono diventati molto più rapidi. - -Le scoperte del Morgan sono ora universalmente riconosciute dai -«preistorici» anche in Inghilterra: o meglio questi se le sono -appropriate. Ma in nessuno di essi, o quasi, si trova francamente -confessato che a Morgan si deve questa rivoluzione di idee. In -Inghilterra il suo libro si tiene occulto per quanto è possibile; si -loda, quasi con degnazione, l'autore per i suoi _precedenti_ lavori: -si spiluzzicano alcuni particolari della sua opera: ma si tacciono -ostinatamente le sue scoperte più importanti. _Ancient society_ è -esaurito nella edizione originale; in America, non c'è uno spaccio -rimuneratore per lavori di questo genere; in Inghilterra, pare che -il libro sia stato sistematicamente sepolto, e la sola edizione in -commercio di quest'opera che fa epoca, è... l'edizione tedesca. - -D'onde questo riserbo, nel quale è difficile non scorgere una congiura -del silenzio, massime di fronte alle numerose citazioni di mera -cortesia e alle altre prove di _camaraderie_ di cui spesseggiano gli -scritti dei nostri storici in voga? Forse perchè Morgan è americano, e -perchè riesce duro ai «preistorici» inglesi, nonostante tutta la loro -commendevolissima diligenza nella raccolta del materiale, di dover -ricorrere a due geniali stranieri, Bachofen e Morgan, pei criterî -generali nell'ordinamento e nel raggruppamento di esso, ossia per le -idee? Passi pel tedesco, ma ricorrere a un americano! Di fronte agli -americani ogni inglese è patriota, e io ho veduti esempi curiosissimi -di questo fatto negli Stati Uniti. Si aggiunga che Mac Lennan è stato, -per così dire, il fondatore e il capo ufficialmente riconosciuto -della scuola preistorica inglese; che era, in certo qual modo, di _bon -ton_ nel mondo della letteratura preistorica, di parlare con la più -grande venerazione della sua artificiosa costruzione storica, per cui -dall'infanticidio si passa alla famiglia del diritto materno, traverso -alla poliandria e al ratto; che il menomo dubbio, sulla esistenza di -«tribù» esogame ed endogame escludentisi assolutamente, era considerato -come un'empia eresia: che quindi il Morgan, distruggendo questi dogmi -consacrati, commetteva una specie di sacrilegio. E, per giunta, egli -li distruggeva con argomenti la cui semplice esposizione bastava per -farne saltare immediatamente la verità agli occhi di tutti; sicchè gli -adoratori di Mac Lennan, che sin allora avevano barcollato e brancolato -tra esogamia ed endogamia, si dovevano quasi dar del pugno sulla fronte -esclamando: Come fummo così stupidi da non aver saputo, da noi stessi, -veder queste cose?! - -E se tanti delitti non bastassero per vietare alla scuola ufficiale -qualsiasi atteggiamento che non fosse di freddo disdegno, Morgan colmò -la misura, non solo portando la critica sulla civiltà, sulla società -a produzione mercantile — forma fondamentale della nostra odierna -società — con un modo che ricorda il Fourier, ma parlando di una futura -trasformazione di questa società in termini che avrebbero potuto essere -usati anche da Carlo Marx. Ben meritò quindi che Mac Lennan gridasse -sdegnato «che il metodo storico gli era assolutamente antipatico», -e che il professore Giraud-Teulon lo ripetesse in Ginevra nel 1884. -E tuttavia lo stesso signor Giraud-Teulon nel 1874 (_Origines de la -famille_) brancolava ancora disperato nel dedalo della esogamia Mac -Lenniana, dalla quale soltanto Morgan doveva liberarlo! - -Quanto agli altri progressi che la storia primitiva deve al Morgan, -io non ho bisogno di esporli qui minutamente: nel corso del mio lavoro -si troverà quanto è necessario dire in proposito. I quattordici anni, -che passarono dalla pubblicazione della sua opera capitale, hanno -di molto arricchito il nostro materiale per la storia delle società -umane primitive. Agli antropologi, ai viaggiatori, ai «preistorici» -di professione, si sono aggiunti gli studiosi di diritto comparato; -e hanno portato alcuni nuovo materiale, altri nuovi punti di vista. -Perciò qualche ipotesi del Morgan ha vacillato, o è caduta addirittura. -Ma il nuovo materiale raccolto non ha condotto in nessuna parte a -soppiantare le sue grandi idee principali. L'ordine portato da lui -nella storia primitiva permane nei suoi tratti essenziali. Sì, si -può dirlo: quest'ordine viene sempre più universalmente accettato e -riconosciuto, quanto più si vuol celare il merito, che a lui spetta, di -essere l'autore di questo grande progresso scientifico[7]. - - _Londra, 16 giugno 1891._ - - FEDERICO ENGELS. - - - - - L'origine della Famiglia - - della Proprietà privata - - e dello Stato - - - - -I. Stadî dell'evoluzione preistorica[8] - - -Morgan è il primo, che, con conoscenza di causa, cercò di apportare un -ordine preciso nelle nozioni della preistoria umana, e, sinchè un nuovo -materiale considerevolmente più ricco non costringa a cangiamenti, le -sue classificazioni rimarranno ben salde. - -Delle tre epoche principali — stato selvaggio, barbarie, epoca civile -— evidentemente lo occupano soltanto le prime due e la transizione -alla terza. Egli suddivide ognuna delle due prime in tre stadii: -inferiore, medio e superiore, secondo i progressi della produzione -dei mezzi di sussistenza; perciocchè, egli dice, «l'abilità in questa -produzione è decisiva per stabilire il grado della superiorità e del -dominio dell'uomo sulla natura; di tutti gli esseri, solo l'uomo è -giunto a farsi padrone quasi assoluto della produzione degli alimenti. -Tutte le grandi epoche dell'umano progresso coincidono, più o meno -direttamente, con le epoche nelle quali furono arricchite le fonti -della sussistenza.» Lo sviluppo della famiglia procede di pari passo, -ma non offre alcun segno altrettanto caratteristico per la distinzione -dei periodi. - - -I. STATO SELVAGGIO. - -1._ Stadio inferiore_. Infanzia del genere umano che, vivendo, almeno -in parte, sugli alberi (con che soltanto è spiegabile ch'esso abbia -potuto durare di fronte ai grandi animali da preda), dimorava ancora -nelle sue sedi originarie, le selve tropicali o subtropicali. Frutta, -noci, radici gli erano alimento; la elaborazione del linguaggio -articolato è prodotto essenziale di questo periodo. Di tutti i popoli -conosciuti nel periodo storico, nessuno apparteneva più a questo stadio -primitivo. Quantunque possa aver durato molti millennii, non ci è dato -dimostrarlo con prove dirette; ma, ammessa la discendenza dell'uomo dal -regno animale, non si può non ammettere questa transizione. - - -2. _Stadio medio_. Comincia coll'impiego dei pesci (tra i quali -noveriamo anche i granchi, le conchiglie ed altri animali acquatici) -pel nutrimento, e coll'uso del fuoco. Questi due fatti vanno insieme, -poichè solo il fuoco rende il pesce perfettamente commestibile. Ma, con -questo nuovo alimento, gli uomini divennero indipendenti dal clima e -dalla località; seguendo i fiumi e le coste, essi poterono diffondersi, -ancora nello stato selvaggio, sulla più gran parte della terra. Gli -strumenti di pietra grezza, rozzamente lavorati, della più remota -età della pietra, così detti paleolitici, che appartengono, tutti o -la più parte, a questo periodo e che si trovano diffusi per tutti i -continenti, costituiscono la prova di queste migrazioni. La occupazione -delle nuove zone, l'ininterrotto attivo stimolo di ricerca, insieme -al possesso del fuoco prodotto dalla confricazione, apportarono nuovi -alimenti, come: radici e tuberi fortemente amidacei, cotti nella cenere -calda o in forni scavati nella terra; selvaggina, che, coll'invenzione -delle prime armi, mazze e lance, divenne un eventuale complemento del -vitto. Popoli esclusivamente cacciatori, quali si descrivono nei libri, -viventi cioè di sola caccia, non ve n'ebbe mai, poichè il prodotto -della caccia è troppo malcerto. - -Per la continua incertezza delle sussistenze, sembra allignare -in questo periodo l'antropofagia, che durerà poi lungo tempo. Gli -Australiani e molti Polinesiani stanno ancora oggi in questo stadio -medio dello stato selvaggio. - - -3. _Stadio superiore_. Comincia colla invenzione dell'arco e della -freccia, con che la selvaggina diviene alimento ordinario, e la caccia -uno dei rami normali del lavoro. Arco, corda e freccia formano già -un istrumento molto complesso, la cui invenzione presuppone lunga -esperienza accumulata, spirito acuto e conoscenza simultanea di molte -altre invenzioni. Infatti, se paragoniamo i popoli, che conoscono bensì -l'arco e la freccia, ma non ancora la ceramica (dalla quale Morgan -data il passaggio alla barbarie), noi troviamo qualche principio di -villaggi, un certo dominio sulla produzione delle sussistenze, vasi ed -arredi di legno, tessitura a mano, senza telaio, di fibre di corteccia, -canestri intrecciati di scorze o di vimini, strumenti di pietra -levigata (neolitici). Per lo più il fuoco e l'ascia di pietra han già -foggiato l'albero a piroga, e fornito, qua e là, travi e tavole per la -costruzione di case. Noi troviamo, per esempio, tutti questi progressi -presso gl'Indiani del Nord-ovest dell'America, che conoscono, sì, -l'arco e la freccia, ma non la ceramica. Per lo stato selvaggio l'arco -e la freccia furono quello che fu la spada di ferro per la barbarie, e -l'arme da fuoco per l'epoca civile: l'arme decisiva. - - -II. BARBARIE. - -1. _Stadio inferiore_. Data dalla introduzione della ceramica. Questa, -verosimilmente in molti casi, e probabilmente dapertutto, è sorta dallo -spalmare con argilla i vasi intrecciati, o di legno, per renderli -incombustibili; con che trovossi bentosto, che l'argilla plasmata -rendeva lo stesso servizio anche senza il recipiente interno. - -Fin qui, potemmo considerare il processo dell'evoluzione in un modo -affatto generale, come applicabile, per un dato periodo, a tutti -i popoli, senza riguardo alla località. Ma il sopraggiungere della -barbarie segna uno stadio, nel quale la diversa attitudine naturale -dei due grandi continenti acquista valore. Il momento caratteristico -del periodo della barbarie è l'addomesticamento e l'allevamento degli -animali e la coltura delle piante. Ora, il continente orientale, il -così detto vecchio mondo, possedeva tutti gli animali addomesticabili -e tutti i cereali coltivabili, tranne uno; l'occidentale, l'America, -dei mammiferi addomesticabili non aveva che il lama, e anche questo -soltanto in una parte del Sud, e di tutti i cereali coltivabili solo -uno, ma il migliore: il maiz. Queste differenti condizioni naturali -fanno sì che quindinnanzi la popolazione di ciascun emisfero segue il -suo corso particolare, e i diversi periodi vi sono segnati da limiti -speciali. - - -2. _Stadio medio_. Incomincia, nell'Est, coll'allevamento degli animali -domestici: nell'Ovest, colla coltura delle piante alimentari mercè -l'irrigazione e coll'uso di «adobi» (mattoni disseccati al sole) e di -pietre per costruzione. - -Incomincieremo coll'Ovest, poichè quivi questo stadio, fino alla -conquista europea, non era stato varcato in nessun luogo. - -Presso gl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, ai quali -appartenevano tutti quelli trovati all'est del Mississipi, esisteva -già al tempo della loro scoperta una certa coltura ortilizia del -maiz, e forse anche di zucche, melloni ed altri ortaggi, che forniva -un elemento molto importante della loro alimentazione; essi abitavano -case di legno, in villaggi cinti di palizzate. Le tribù del Nordovest, -particolarmente quelle della valle della Colombia, trovavansi ancora -allo stadio superiore dello stato selvaggio, e non conoscevano nè -ceramica, nè coltivazione di piante di qualsiasi specie. Invece -gl'Indiani dei così detti _Pueblos_ del Nuovo-Messico, i Messicani, gli -Americani del centro e i Peruviani del tempo della conquista, stavano -nello stadio medio della barbarie; essi abitavano case di «adobi» o di -pietra, costrutte a guisa di fortezze, coltivavano maiz e altre piante -alimentari, diverse secondo la località e il clima, in orti irrigati -industriosamente, che fornivano le sussistenze principali, e avevano -anche addomesticati alcuni animali, i Messicani il tacchino ed altri -volatili, i Peruviani il lama. Conoscevano inoltre la lavorazione dei -metalli ad eccezione del ferro, per lo che non potevano ancora fare -a meno degli strumenti e delle armi di pietra. La conquista spagnuola -troncò qualsiasi ulteriore sviluppo indipendente. - -Nell'Est, il periodo medio della barbarie incominciò -coll'addomesticamento degli animali da carne e da latte, mentre la -coltivazione delle piante sembra esser rimasta sconosciuta per molto -tempo di questo periodo. L'addomesticamento e l'allevamento del -bestiame, e la formazione di grandi armenti, è ciò che sembra aver data -l'occasione agli Arii ed ai Semiti di separarsi dalla restante massa -dei barbari. Agli Arii europei ed asiatici sono ancora comuni i nomi -degli animali, ma quasi nessuno di quelli delle piante coltivabili. - -La formazione di armenti avea per effetto di condurre i popoli a -scegliere i luoghi atti alla vita pastorale; presso i Semiti le -praterie dell'Eufrate e del Tigri, presso gli Arii quelle dell'India, -dell'Osso e del Iassarte, del Don e del Dnieper. È ai confini di -siffatte regioni ricche di pascoli che dev'essersi incominciato -l'addomesticamento del bestiame. Alle schiatte posteriori, i popoli -pastorali sembrano quindi provenienti da contrade, che, ben lungi -dall'essere la culla del genere umano, erano al contrario inabitabili -pei loro selvaggi antenati, ed anche per uomini dello stadio inferiore -della barbarie. Inversamente, non avrebbe potuto venir mai in mente -a questi barbari dello stadio medio, una volta abituati alla vita -pastorale, di abbandonare le pianure erbose ed irrigue, per tornare -alle selve dei loro antenati. Anzi, allorchè furono spinti più oltre -verso il Nord e l'Ovest, fu impossibile ai Semiti ed agli Arii di -innoltrarsi nelle contrade boscose dell'Europa e dell'Occidente -dell'Asia, prima che, colla coltivazione dei cereali, si fossero posti -in grado di nutrire il loro bestiame e sopratutto di svernare su questo -terreno meno favorevole. È più che probabile che la coltura dei cereali -vi ebbe origine dal bisogno di foraggi pel bestiame, e solo più tardi -divenne importante pel nutrimento umano. - -È forse alla doviziosa alimentazione di carne e di latte, e -particolarmente alla sua favorevole azione sullo sviluppo dei bambini, -che è da ascriversi il preponderante sviluppo delle razze Aria e -Semitica. Sta in fatto che gl'Indiani dei _Pueblos_ del Nuovo Messico, -il cui vitto è quasi esclusivamente vegetale, hanno un cervello -più piccolo degl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, che -mangiano più carne e più pesce. Ad ogni modo, a questo stadio sparisce -a poco a poco l'antropofagia, e si conserva solo come cerimonia -religiosa, o, che è quasi lo stesso, come sortilegio. - - -3. _Stadio superiore_. Comincia colla fusione del minerale di ferro, -e passa nell'epoca civile, colla scoperta della scrittura alfabetica e -colla sua applicazione ad annotazioni letterarie. Questo stadio, che, -come si è detto, vien raggiunto in modo autonomo soltanto nell'emisfero -orientale, sorpassa nei progressi della produzione tutti i precedenti -presi insieme. Appartengono ad essi i Greci dei tempi eroici, le -tribù italiche di poco anteriori alla fondazione di Roma, i Germani di -Tacito, i Normanni del tempo dei Vikinghi. - -Anzitutto ci si presenta qui il vomere di ferro tirato da animali, -che rese possibile la coltura in grande della terra, l'_agricoltura_, -e con ciò un incremento di sussistenze praticamente illimitato -per le condizioni di quei tempi; con ciò ancora i diboscamenti e -la trasformazione delle foreste in terreno coltivabile e in prati -— trasformazione impossibile in larga misura, prima che fossero -introdotte l'ascia e la vanga di ferro. Ma ciò produsse anche il rapido -aumento della popolazione, e il suo addensarsi su piccolo spazio. Prima -dell'agricoltura, solo condizioni eccezionalissime potevano fare che -una popolazione di un mezzo milione di uomini si riunisse sotto un -Governo centrale; e probabilmente ciò non era mai avvenuto. - -Il maggior fiore dello stadio superiore della barbarie ci si presenta -nelle poesie omeriche, e sopratutto nell'Iliade. Complicati utensili -di ferro; il mantice; il mulino a mano; la ruota del vasaio; la -preparazione dell'olio e del vino; una lavorazione dei metalli -diventata artistica; la carretta e il carro da guerra; la costruzione -delle navi con assi e travi; gli inizii dell'architettura come arte; -città murate con torri e merli; l'epopea omerica e tutta la mitologia -— son questi i principali retaggi che i Greci portarono dalla barbarie -nell'epoca civile. Se confrontiamo con ciò le descrizioni che Cesare ed -anche Tacito fanno di quei Germani, che stavano alla soglia di quello -stesso stadio dell'evoluzione, dal quale i Greci omerici si accingevano -a passare in uno stadio superiore, vedremo quale ricchezza di sviluppo -della produzione contenga in sè lo stadio superiore della barbarie. - -Il quadro dell'evoluzione dell'umanità attraverso lo stato selvaggio -e la barbarie sino ai principii dell'epoca civile, quadro che ho -qui abbozzato sulle tracce di Morgan, è già abbastanza ricco di -dati nuovi e, quel che più monta, incontestabili, perchè desunti -immediatamente dalla produzione. Nondimeno esso apparirà pallido e -meschino, paragonato con quello che si svolgerà alla fine della nostra -peregrinazione: soltanto allora sarà possibile porre in piena luce il -passaggio dalla barbarie all'epoca civile e il loro vivo contrasto. Noi -possiamo generalizzare intanto la classificazione di Morgan: - -_Stato selvaggio_ — Periodo in cui prevale l'appropriazione dei -prodotti naturali; i prodotti dell'arte umana sono sopratutto utensili -necessari a quest'appropriazione. - -_Barbarie_ — Periodo della pastorizia e dell'agricoltura, -dell'introduzione di metodi per l'incremento dei prodotti naturali -mercè l'attività umana. - -_Epoca civile_ — Periodo in cui l'uomo apprende la ulteriore -lavorazione dei prodotti naturali, l'industria propriamente detta e -l'arte. - - - - -II. La famiglia - - -Morgan, che passò gran parte della sua vita tra gli Irocchesi che -anche ora hanno sede nello Stato di Nuova-York, e che fu adottato in -una delle loro tribù (quella dei Senecca), trovò in vigore fra essi un -sistema di parentela, che contraddiceva coi loro rapporti di famiglia -effettiva. Regnava tra essi quella specie di connubio individuale, -facilmente dissolubile dalle due parti, che Morgan designò come -_famiglia sindiasmica_ (dal greco συνδιαξω, accoppiarsi). La prole di -un tale connubio era quindi manifesta e riconosciuta da tutti; nissun -dubbio a chi dovessero applicarsi le qualifiche di padre, madre, -figlio, figlia, fratello, sorella. Ma ciò non ha riscontro nell'uso -effettivo di queste espressioni. L'Irocchese chiama suoi figli e sue -figlie non soltanto i suoi proprii figli, ma anche quelli dei suoi -fratelli; ed essi lo chiamano padre. Egli chiama invece nipoti i -figli delle sue sorelle, ed essi lo chiamano zio. Inversamente, la -Irocchese chiama suoi figli e sue figlie i figli proprii e quelli -delle sue sorelle, e questi la chiamano madre. Essa chiama invece suoi -nipoti i figli dei suoi fratelli, ed essi la chiamano zia. I figli dei -fratelli si chiamano quindi tra loro fratelli e sorelle; similmente i -figli delle sorelle. I figli di una donna e quelli dei suoi fratelli -si chiamano invece reciprocamente cugini. E questi non sono semplici -nomi, ma espressioni che racchiudono concetti reali di prossimità e di -lontananza, di eguaglianza e di disuguaglianza della consanguineità, e -servono di base a un sistema di parentela completamente elaborato, che -è in grado di esprimere parecchie centinaia di rapporti di parentela -differenti di un solo individuo. V'ha di più. Questo sistema non è -soltanto in pieno vigore presso tutti gl'Indiani americani (finora non -s'è trovata alcuna eccezione), ma vige anche quasi invariato presso -gli aborigeni dell'India, nelle tribù dravidiane del _Dekan_ e nelle -tribù _Gaura_ dell'Indostan. Le espressioni di parentela dei Tamili -nell'India del Sud, e degl'Irocchesi della tribù Senecca nello Stato -di Nuova-York, concordano ancora oggi per più di duecento diverse -designazioni di parentela. E anche fra queste tribù dell'India, come -fra tutti gl'Indiani americani, le relazioni di parentela, nascenti -dalla forma di famiglia in vigore, stanno in contraddizione col sistema -di parentela. - -Come spiegare ciò? Dato il valore grandissimo della parentela -nell'ordinamento sociale di tutti i popoli selvaggi e barbari, non -si può con delle frasi distruggere l'importanza di un sistema tanto -diffuso. Un sistema, che è generalmente in vigore nell'America, che -esiste parimente nell'Asia presso popolazioni di razze affatto diverse, -del quale abbondano forme più o meno modificate dapertutto in Africa e -in Australia, vuol essere spiegato storicamente, non messo da parte con -delle frasi, come tentò per esempio il Mac Lennan. Le designazioni di -padre, figlio, fratello, sorella non sono semplici titoli d'onore, ma -importano doveri reciproci ben determinati e seriissimi, l'insieme dei -quali è parte essenziale della costituzione sociale di quei popoli. E -la spiegazione fu trovata. Alle isole Sandwich (Hawai) esisteva ancora -nella prima metà di questo secolo una forma di famiglia, che presentava -esattamente siffatti padri e madri, fratelli e sorelle, figli e figlie, -zii e nipoti, quali li suppone il sistema di parentela dei primitivi -Indiani dell'America. Ma, cosa strana! il sistema di parentela in -vigore in Hawai non concordava a sua volta colla forma di famiglia -ivi realmente esistente. Là, cioè, tutti i figli dei fratelli e delle -sorelle sono indistintamente fratelli e sorelle, e son ritenuti figli -comuni, non soltanto della loro madre e delle sue sorelle, o del loro -padre e dei suoi fratelli, ma di tutti i fratelli e di tutte le sorelle -dei loro genitori senza distinzione. Se dunque il sistema di parentela -americano presuppone una forma di famiglia primitiva che in America più -non esiste e che noi troviamo ancora realmente esistente nell'Hawai, -il sistema di parentela dell'Hawai ci rinvia, dal canto suo, a una -forma di famiglia ancor più primitiva, di cui certamente non possiamo -dimostrare più l'esistenza in nessun luogo, ma che dev'essere esistita, -poichè in caso diverso non avrebbe potuto nascere il corrispondente -sistema di parentela. «La famiglia — dice il Morgan — è l'elemento -attivo; essa non è mai stazionaria, ma progredisce da una forma -inferiore ad una superiore, a misura che la società si sviluppa da uno -stadio più basso ad uno più alto. I sistemi di parentela al contrario -sono passivi; solo a lunghi intervalli essi registrano i progressi -fatti dalla famiglia nel corso del tempo, e subiscono cangiamenti -radicali solo allorquando la famiglia si è radicalmente cangiata.» — -«E — aggiunge il Marx — questo è vero in generale anche dei sistemi -politici, giuridici, religiosi, filosofici.» Mentre la famiglia -progredisce, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo -si mantiene per consuetudine, la famiglia lo oltrepassa. Ma, colla -stessa sicurezza, colla quale il Cuvier, dalle ossa marsupiali di uno -scheletro di animale, trovate presso Parigi, potè stabilire che esso -era di un marsupiale, e che ivi un tempo erano vissuti dei marsupiali -ora estinti; colla stessa sicurezza noi possiamo indurre, da un sistema -di parentela storicamente pervenutoci, la precedente esistenza della -forma di famiglia estinta, ad esso corrispondente. - -I sistemi di parentela e le forme di famiglia testè menzionati -differiscono da quelli ora dominanti in ciò, che ogni figlio ha più -padri e più madri. Nel sistema di parentela americano, al quale -corrisponde la famiglia dell'Hawai, il fratello e la sorella non -possono essere padre e madre dello stesso figliuolo: ma il sistema di -parentela dell'Hawai presuppone una famiglia, nella quale questa era -invece la regola. Eccoci ricondotti a una serie di forme di famiglia, -che contraddicono recisamente a quelle sinora ordinariamente ammesse -come le sole che siano esistite. Le idee correnti conoscono soltanto -il connubio individuale, allato ad esso la poligamia, e tutt'al più la -poliandria, e dissimulano, come si addice al moralista filisteo, che la -pratica, tacitamente ma con tutta disinvoltura, scavalca questi limiti -posti dalla società ufficiale. Lo studio della storia primitiva ci -presenta invece condizioni, nelle quali gli uomini vivono in poligamia, -e le loro mogli contemporaneamente in poliandria, e i figli comuni sono -quindi considerati come comuni a tutti loro; condizioni che percorrono -a loro volta tutta una serie di cangiamenti sino al loro definitivo -risolversi nel connubio individuale. Questi cangiamenti sono tali, che -il circolo del vincolo coniugale comune, larghissimo da principio, si -restringe sempre più, finchè alla fine lascia sussistere soltanto la -coppia unica, che oggi predomina. - -Ricostruendo così a ritroso la storia della famiglia, Morgan, d'accordo -in ciò colla più parte dei suoi colleghi, arriva ad uno stato -primitivo, nel quale regnava nella tribù la promiscuità completa, -sicchè ogni donna apparteneva ad ogni uomo, ed ogni uomo egualmente -ad ogni donna. Di un tale stato primitivo già si è parlato fin dal -secolo scorso, ma soltanto con frasi generiche; Bachofen pel primo, -ed è questo uno dei suoi grandi meriti, lo prese sul serio e ne cercò -tracce nelle tradizioni storiche e religiose. Noi sappiamo oggi, che -queste tracce da lui rinvenute non riconducono affatto a un periodo -sociale di illimitata promiscuità sessuale; ma ad una forma molto -posteriore, al matrimonio per gruppi. Quel periodo sociale primitivo, -se effettivamente ha esistito, appartiene ad un'epoca così remota, che -difficilmente possiamo sperare di trovarne prove _dirette_ nei fossili -sociali, presso i selvaggi più arretrati. Il gran merito di Bachofen -sta appunto nel l'aver portato tale questione al primo posto delle -nostre indagini[9]. - -Venne di moda testè di negare questo periodo iniziale della vita -sessuale dell'uomo. Si vuol risparmiare questa «vergogna» all'umanità. -E per ciò si fa valere non soltanto il difetto di qualsiasi prova -diretta, ma anche l'esempio del rimanente mondo animale. LETOURNEAU -(_Évolution du mariage et de la famille_, 1888) ne ricava numerosi -fatti, secondo i quali una promiscuità sessuale assolutamente -illimitata non apparterrebbe che alle infime specie. Ma da tutti questi -fatti io posso trarre soltanto l'illazione, che essi non provano -assolutamente nulla per l'uomo e per le sue relazioni nella vita -primitiva. I connubii a lungo termine fra i vertebrati si spiegano -sufficientemente con cause fisiologiche; per esempio, negli uccelli, -col bisogno di aiuto che hanno le femmine durante la covatura; nè gli -esempi di fedele monogamia, che si trovano presso gli uccelli, provano -alcunchè per gli uomini, appunto perchè questi non discendono dagli -uccelli. E se la stretta monogamia fosse il culmine di ogni virtù, -la palma ne spetterebbe al tenia, che, in ognuno dei suoi da 50 a -200 proglottidi o sezioni, possiede un completo apparato sessuale -femminile e maschile, e passa tutta la vita ad accoppiarsi con sè -stesso in ognuna di queste sezioni. Ma, se ci limitiamo ai mammiferi, -noi troviamo in essi tutte le forme della vita sessuale; promiscuità, -principi di matrimonio per gruppi, poligamia, connubio individuale; non -manca che la poliandria, la quale non era possibile che agli uomini. -Anche i nostri più prossimi parenti, i quadrumani, ci offrono tutte -le possibili varietà di aggruppamenti di maschi e di femmine; e, se ci -teniamo in limiti ancor più angusti, e consideriamo soltanto le quattro -scimmie antropomorfe, Letourneau ci sa dire soltanto che esse ora sono -monogame, ora poligame, mentre Saussure, citato da Giraud-Teulon, le -dichiara monogame. Anche le affermazioni più recenti, di WESTERMARCK -(_The History of Human Marriage_, London 1891), sulla monogamia delle -scimmie antropomorfe, sono ancora ben lungi dall'essere una prova. -Insomma, i ragguagli sono tali, che Letourneau sinceramente ammette: -«che non vi ha, del resto, tra i mammiferi alcun rigoroso rapporto tra -il grado dello sviluppo intellettuale e la forma dell'unione sessuale». -Ed ESPINAS (_Des sociétés animales_, 1877) dice addirittura: «L'orda -è il gruppo sociale più elevato, che possiamo osservare negli animali. -Essa è, _a quanto sembra_, composta di famiglie, ma sin dal principio -_la famiglia e l'orda stanno in antagonismo_, esse si sviluppano in -rapporto inverso.» - -Noi non sappiamo dunque quasi nulla di determinato sugli aggruppamenti -famigliari o altri aggruppamenti sociali delle scimmie antropomorfe; -le notizie che ne abbiamo si contraddicono diametralmente. E non è -meraviglia, quando si consideri come sono contraddittorie e quanto -bisogno hanno del vaglio critico anche le notizie che possediamo sulle -tribù umane allo stato selvaggio; e si rifletta quanto più difficili -da osservarsi siano le società delle scimmie a paragone delle umane. -Sinchè dunque non avremo dati maggiori, ci è forza rinunciare a -qualsiasi conclusione in proposito. - -Al contrario, il passo citato dell'Espinas ci offre una base migliore. - -Orda e famiglia non sono, negli animali superiori, complementi -reciproci, ma sono in antitesi. Espinas dimostra molto bene come -la gelosia dei maschi nel tempo degli amori rallenta o dissolve -temporaneamente ogni orda sociale. «Dove la famiglia è molto -strettamente unita, non si formano le orde se non come rare eccezioni. -Dove invece esiste la promiscuità sessuale e la poligamia, l'orda -nasce quasi da sè.... Perchè nasca un'orda, devono essere rallentati -i vincoli di famiglia e l'individuo deve ridivenir libero. Gli è -perciò che negli uccelli troviamo così raramente orde organizzate... -Nei mammiferi invece troviamo società più o meno organizzate, appunto -perchè qui l'individuo non scompare nella famiglia.... La coscienza -collettiva dell'orda non può quindi avere, al suo nascere, un peggiore -nemico della coscienza collettiva della famiglia. Non esitiamo ad -affermarlo: se si è sviluppata una forma di società più elevata della -famiglia, ciò non può essere avvenuto che incorporando in sè famiglie -già profondamente alterate; il che non esclude che queste famiglie -trovassero in ciò la possibilità di ricostituirsi poi in circostanze -molto più favorevoli.» (ESPINAS, _loco citato_, da GIRAUD-TEULON, -_Origines du mariage et de la famille_, 1884, pag, 518-520). - -Noi vediamo dunque, che le società degli animali possono avere, senza -dubbio, un certo valore per le conclusioni da dedurre relativamente -alle società umane, ma solo un valore negativo. Per quanto ci consta, -l'animale vertebrato superiore non conosce che due forme di famiglia: -poligamia o unione di coppie isolate; in ambo i casi non vi è se -non un maschio adulto, _uno_ sposo solo. La gelosia del maschio, che -è insieme legame e limite della famiglia, pone la famiglia animale -in antitesi con l'orda; l'orda, la forma sociale superiore, è qua -resa impossibile, là indebolita o distrutta durante gli amori, nel -migliore dei casi, ostacolata nei suoi ulteriori sviluppi, dalla -gelosia del maschio. Questo già basta a provare che famiglia animale -e società umana primitiva sono cose senza nesso fra loro; che i primi -uomini, che si elevarono dall'animalità, o non conobbero famiglia -di sorta, o tutt'al più ne conobbero una forma che non si rinviene -fra gli animali. Un animale così inerme come il futuro uomo poteva, -a rigore, in piccolo numero cavarsi d'impaccio anche nello stato di -isolamento, quello stato in cui la più elevata forma sociale è la -coppia isolata quale viene attribuita, sulla fede dei cacciatori, -dal Westermarck al gorilla e allo schimpanzé. Ma per elevarsi -dall'animalità, per effettuare il più grande progresso che si vegga in -natura, occorreva un altro elemento: occorreva compensare il difetto -della forza difensiva dell'uomo isolato, con la unione delle forze e -la cooperazione dell'orda. Con rapporti sociali simili a quelli delle -scimmie antropomorfe, non si spiegherebbe la transizione all'umanità; -queste scimmie pajono piuttosto linee collaterali deviate, regredienti -e probabilmente destinate a poco a poco a perire. Questo basta a farci -respingere qualsiasi parallelo tra le loro forme di famiglia e quelle -dell'uomo primitivo. Ma la reciproca tolleranza dei maschi adulti, -l'assenza di gelosia, era la prima condizione perchè si potessero -formare cotesti grandi e stabili gruppi, per mezzo de' quali soltanto -si poteva effettuare il passaggio dall'animalità all'umanità. E, -infatti, qual'è la forma di famiglia più antica e primitiva, di cui -la storia ci mostra inconfutabilmente l'esistenza, e che, quà e là, -possiamo ancora oggi studiare? Il connubio per gruppi, la forma nella -quale interi gruppi di uomini e interi gruppi di donne si posseggono -mutuamente e che lascia ben poco campo alla gelosia. E di più, noi -troviamo, a uno stadio posteriore di sviluppo, la forma eccezionale -della poliandria, che esclude assolutamente qualsiasi senso di gelosia -ed è quindi sconosciuta agli animali. Ma poichè le forme a noi note del -connubio per gruppi sono accompagnate da condizioni così singolarmente -complicate, che ci riconducono di necessità a forme anteriori più -semplici dei rapporti sessuali, e quindi, in ultima analisi, a un -periodo di promiscuità assoluta, corrispondente alla transizione -dall'animalità all'umanità; così il richiamo alle unioni degli -animali non vale che a ricondurci al punto dal quale ci avrebbe dovuto -allontanare per sempre. - -Che cosa significa dunque: promiscuità sessuale senza regole? Significa -questo solo: che le regole o limitazioni, in vigore oggi o in un epoca -anteriore, allora non esistevano. Noi abbiamo già veduto cadere le -barriere della gelosia. Se c'è qualche cosa di certo, è che la gelosia -è un sentimento sviluppatosi relativamente tardi. Lo stesso è da dirsi -dell'idea di incesto. Non soltanto, nell'epoca primitiva, fratello e -sorella erano marito e moglie, ma oggi ancora la pratica sessuale tra -genitori e figli è in vigore presso molti popoli. BANCROFT (_The Native -Races of the Pacific Coast of North America_, 1875, vol. I) attesta -questo dei _Caviati_ sulla strada di Behring, dei _Cadiachi_ presso -Alaska, dei _Tinneh_ nell'interno del Nord America inglese; Letourneau -raccoglie ragguagli di questo stesso fatto tra i _Chippeways_ indiani, -i _Cucù_ del Chili, i _Caraibi_, i _Karens_ del fondo dell'India; -senza parlare delle narrazioni degli antichi Greci e Romani sopra i -Parti, i Persiani, gli Sciti, gli Unni, ecc. Prima che si inventasse -l'incesto (poichè esso è una vera invenzione, e delle più preziose) il -rapporto sessuale fra genitori e figli non poteva fare più scandalo del -rapporto sessuale fra persone appartenenti a due diverse generazioni. -Quest'ultimo si dà ancor oggi, nei paesi i più spigolistri, senza -destar grande orrore; zitellone di oltre 60 anni sposano pure, se -abbastanza ricche, giovanotti che rasentano i trenta. Ma se, dalle -forme di famiglia le più primitive che noi conosciamo, stacchiamo le -idee d'incesto che vi sono connesse, idee affatto diverse dalle nostre -e spesso anzi in diretta contraddizione con esse, eccoci ad una forma -di rapporto sessuale che non si può qualificare se non come «senza -regole»; e lo è nel senso che non esistono ancora le restrizioni -imposte poi dall'uso. Ma non è vero che da ciò venga necessariamente, -nella pratica quotidiana, un orribile caos. Le unioni temporanee in -singole coppie non sono punto escluse, tanto che, anche nel connubio -per gruppi, esse formano la maggioranza dei casi. E se colui che più -recentemente ha negato questo stato primitivo di cose, il Westermarck, -designa come matrimonio ogni stato, in cui due esseri di diverso sesso -rimangono uniti sino alla nascita del rampollo, ben è da dirsi che -questa specie di matrimonio poteva benissimo avverarsi nello stadio -della promiscuità senza contraddire ad essa, cioè alla mancanza di -regole fisse imposte dall'uso alle relazioni sessuali, Westermarck -parte senza dubbio dal concetto che «la mancanza di regole (o la -promiscuità) implica la compressione delle inclinazioni individuali», -talchè «la prostituzione ne è la forma più genuina». A me pare -piuttosto che rimane impossibile ogni intelligenza dello stato di cose -primitivo finchè lo si guardi con la lente del lupanare. - -Ma ritorniamo al connubio per gruppi. Secondo il Morgan, da questo -stato primitivo di rapporti sessuali senza regole, si sviluppò -probabilmente molto presto: - -1.º _La famiglia consanguinea_ (_Blutsverwandtschaftsfamilie_), -primo stadio della famiglia. Qui i gruppi conjugali sono distinti per -generazioni: tutti i nonni e tutte le nonne, nei limiti della famiglia, -sono tra loro mariti e mogli, così pure i loro figli, cioè i padri e -le madri; i costoro figli formeranno a loro volta un terzo circolo di -sposi comuni, e i figli di questi ultimi, i pronipoti dei primi, un -quarto. In questa forma di famiglia sono quindi reciprocamente esclusi -dai diritti e dai doveri (come diremmo noi) del matrimonio, soltanto -predecessori e successori, genitori e figli. I fratelli e le sorelle, -i cugini e le cugine di 1.º, di 2.º e di qualsiasi altro grado più -lontano sono tutti fratelli e sorelle tra loro e, _appunto perciò_, -sono tutti marito e moglie l'uno dell'altro. Il rapporto di fratello -e sorella implica, per sè stesso in questo stadio, la pratica sessuale -reciproca[10]. La forma tipica di una tale famiglia consisterebbe nella -discendenza di una coppia, nella quale, a loro volta, i discendenti -di ogni singolo grado sono tutti fratelli e sorelle, e appunto perciò -mariti e mogli tra loro. - -La famiglia consanguinea è scomparsa. Anche i popoli più rozzi, dei -quali narra la storia, non ne offrono alcun esempio. Ma come essa -debba aver esistito, ci costringe ad ammetterlo il sistema di parentela -dell'Hawai, ancora oggi in vigore in tutta la Polinesia, che esprime -gradi di parentela consanguinea, quali possono nascere soltanto da -cotesta forma di famiglia; ci costringe ad ammetterlo tutto l'ulteriore -sviluppo della famiglia, che presuppone quella forma come primo stadio -necessario. - -2.º _La famiglia punalua_. Se il primo progresso dell'organizzazione -consistette nell'escludere dalla pratica sessuale reciproca i -genitori ed i figli, il secondo consistette nell'escluderne le -sorelle e i fratelli. Questo progresso, stante la maggior eguaglianza -d'età degl'interessati, fu infinitamente più importante, ma anche -più difficile; esso si effettuò gradatamente, incominciando colla -esclusione dal rapporto sessuale dei fratelli e delle sorelle -carnali[11] (cioè dal lato materno), dapprima in casi particolari, -divenendo regola a poco a poco (nell'Hawai avvenivano eccezioni ancora -in questo secolo), e terminando col divieto del connubio perfino tra -fratelli e sorelle collaterali, cioè, giusta la nostra designazione, -tra figli, nipoti e pronipoti dei fratelli e delle sorelle; esso forma, -secondo Morgan, «una eccellente illustrazione dell'azione del principio -della selezione naturale». Non v'ha dubbio che le tribù, nelle quali -il matrimonio tra consanguinei (_Inzucht_) venne limitato da questo -progresso, dovettero svilupparsi più rapidamente e più completamente -di quelle, nelle quali il matrimonio tra fratelli e sorelle restava -regola e legge. E quanto fosse sentita l'azione di questo progresso, lo -prova la istituzione della _gente_, che scaturì direttamente da esso -e che, oltrepassando di gran lunga il suo primo scopo, formò la base -dell'ordinamento sociale della maggior parte, se non di tutti, i popoli -barbari della terra, e dalla quale noi entriamo immediatamente, in -Grecia come in Roma, nel periodo della civiltà. - -Ogni famiglia primitiva dovette scindersi al più tardi nel corso di due -o tre generazioni. La economia domestica comunistica originaria, che -perdura senza eccezione fino in pieno mezzo della barbarie, stabiliva -una grandezza massima della comunità di famiglia, varia secondo le -circostanze, ma supergiù determinata per ciascuna località. Appena -sorse l'idea della sconvenienza dell'unione sessuale tra figli di -una stessa madre, essa dovette agire sulle divisioni delle antiche -comunità domestiche e sulla fondazione delle nuove (che però non -coincidevano necessariamente coi gruppi di famiglie). Una o più serie -di sorelle divennero il nucleo dell'una, i loro fratelli carnali quello -dell'altra. Così, o analogamente, dalla famiglia consanguinea scaturì -la forma da Morgan denominata «famiglia punalua». - -Secondo l'uso dell'Hawai, un dato numero di sorelle, carnali o di -grado più lontano (cioè cugine di 1.º, di 2.º o di qualsiasi altro -grado) erano le mogli comuni dei loro mariti comuni, ma dai quali -venivano esclusi i loro fratelli; ora questi mariti non si chiamavano -più vicendevolmente fratelli, nè in realtà occorreva che lo fossero, -ma punalua, cioè intimi compagni o associati. Così pure una serie -di fratelli carnali o di più lontano grado avevano un dato numero -di mogli, non loro sorelle, in matrimonio comune, e queste mogli -si chiamavano tra loro _punalua_. Questa la forma classica di una -disposizione di famiglie, che comportò posteriormente una serie di -variazioni, e il cui tratto caratteristico essenziale era: comunità -reciproca dei mariti e delle mogli in un determinato circolo di -famiglia, dal quale però erano esclusi i fratelli delle mogli, prima i -fratelli carnali, poi anche quelli più lontani, e inversamente del pari -le sorelle dei mariti. - -Questa forma di famiglia ci presenta colla maggior precisione i gradi -di parentela, quali li esprime il sistema americano. I figli delle -sorelle di mia madre sono anche figli di lei, come pure i figli dei -fratelli di mio padre sono altresì suoi figli, ed essi sono tutti miei -fratelli e mie sorelle; ma i figli dei fratelli di mia madre sono suoi -nipoti, i figli delle sorelle di mio padre sono nipoti di mio padre, ed -essi tutti sono miei cugini e mie cugine. Perciocchè, mentre i mariti -delle sorelle di mia madre sono tuttavia suoi mariti, e così pure le -mogli dei fratelli di mio padre sono ancora sue mogli — di diritto, se -non sempre di fatto —; il divieto sociale della pratica sessuale tra -fratelli e sorelle ha diviso in due classi i figli dei fratelli e delle -sorelle, trattati sinora come fratelli e sorelle senza distinzione: -gli uni rimangono, dopo come prima, fratelli e sorelle (più lontani) -tra loro; gli altri, i figli, qui del fratello, là della sorella, non -possono essere più a lungo fratelli e sorelle, non possono più avere -comuni genitori, nè il padre, nè la madre, nè ambidue, e perciò diviene -per la prima volta necessaria la classe dei nipoti e delle nipoti, -dei cugini e delle cugine, che non avrebbe avuto senso nel passato -ordinamento di famiglia. Il sistema di parentela americano, che sembra -affatto assurdo in qualsiasi forma di famiglia basata sul connubio -individuale di qualunque specie, viene spiegato razionalmente e trovasi -naturalmente motivato, sin nelle più piccole particolarità, per mezzo -della famiglia _punalua_. Fin dove si è trovato diffuso questo sistema -di parentela, almeno fino lì dev'essere anche esistita la famiglia -_punalua_, o una forma analoga. - -È verosimile che questa forma di famiglia, dimostrata effettivamente -esistente in Hawai, sarebbe stata dimostrata egualmente in tutta la -Polinesia, se i pii missionarii, come un tempo i monaci spagnuoli in -America, avessero saputo vedere in siffatti rapporti anticristiani -qualcosa più di un semplice _abominio_[12]. Quando Cesare ci narra dei -Britanni, che si trovavano allora nello stadio medio della barbarie: -«essi hanno le loro mogli in comune fra dieci o dodici di loro, e -sovente fratelli con fratelli e genitori con figli» — ciò si spiega -nel miglior modo come connubio per gruppi. Quelle madri barbare non -avevano 10 o 12 figli in età da poter tenere mogli in comune, ma -il sistema di parentela americano, che corrisponde alla famiglia -_punalua_, offre molti fratelli, perchè tutti i cugini prossimi e -lontani di un uomo sono suoi fratelli. Il «genitori con figli» può -essere un falso concetto di Cesare; non è però assolutamente escluso, -in questo sistema, che padre e figlio, o madre e figlia, possano -trovarsi nel medesimo gruppo matrimoniale, sibbene è escluso che -possano trovarvisi padre e figlia, o madre e figlio. Questa, od altra -analoga forma di famiglia del connubio per gruppi, presenta del pari -la più ovvia spiegazione dei racconti di Erodoto e di altri antichi -scrittori sulla comunione delle donne presso le popolazioni selvagge -e barbare. Famiglia _punalua_ deve anch'essere quella che _Watson_ e -_Kave_ (_The People of India_) raccontano dei _Tikurs_ dell'_Audh_ (al -nord del Gange): «Essi convivono (intendasi sessualmente) quasi senza -distinzione in grandi comunità, e, se due persone passano come coniugi, -il legame non è che nominale». - -Direttamente dalla famiglia _punalua_ sembra uscita, nella grande -generalità dei casi, la istituzione della _gente_. In verità il sistema -di classi australiano ci offre un altro punto di partenza, dal quale -poteva svilupparsi questa istituzione; gli Australiani hanno _genti_, -ma non hanno ancora una famiglia _punalua_, bensì una forma più -grossolana del connubio per gruppi. - -In tutte le forme della famiglia per gruppi, è incerto il padre di un -bambino, ma la sua madre è certa. Sebbene chiami suoi figli tutti figli -della famiglia collettiva ed abbia per essi doveri materni, tuttavia -essa distingue i suoi propri figli. È quindi chiaro che, finchè esiste -connubio per gruppi, la discendenza non può dimostrarsi che dal lato -materno, e quindi non è riconosciuta che la linea femminile. È questo -infatti il caso presso tutt'i popoli selvaggi e appartenenti allo -stadio inferiore della barbarie; ed averlo scoperto pel primo, è il -secondo grande merito di Bachofen. Egli designa questo riconoscimento -esclusivo della discendenza materna, e i rapporti ereditarii che col -tempo nascono da esso, col nome di «diritto materno». Per brevità -io conservo questo nome, ma esso è inesatto, poichè, a questo stadio -sociale, non può ancora parlarsi di «diritto» nel senso giuridico. - -Se della famiglia _punalua_ prendiamo ora uno dei due gruppi-modello, -cioè quello di una serie di sorelle carnali e di grado più lontano -(cioè a dire discendenti in primo, in secondo o in un grado più -remoto da sorelle carnali) insieme ai loro figli e ai loro fratelli -carnali o di grado più remoto dal lato materno (che, secondo la nostra -presupposizione, non sono loro mariti), noi abbiamo appunto il circolo -delle persone, che appariscono più tardi come membri di una _gente_ -nella prima forma di questa istituzione. Essi tutti hanno uno stipite -materno comune, e, in virtù di questa origine, le figlie formano -generazioni di sorelle. Ma i mariti di queste sorelle non possono esser -più i loro fratelli, non possono cioè discendere da questo stipite -materno, e quindi non possono appartenere al gruppo consanguineo, alla -futura _gente_; però i loro figli appartengono a questo gruppo, poichè -la discendenza dal lato materno è la sola decisiva, essendo la sola -certa. Una volta stabilito il divieto dell'unione sessuale fra tutti i -fratelli e tutte le sorelle, compresi i più lontani parenti collaterali -dal lato materno, il suddetto gruppo si è anche trasformato in una -_gente_, si è Costituito cioè come un circolo fisso di consanguinei -di linea femminile, che non possono più sposarsi tra loro, e che -quindinnanzi si consolida sempre più con altre istituzioni comuni -sociali e religiose ed è distinto dalle altre _genti_ della stessa -tribù. Di ciò particolareggiatamente più tardi. Ma quando troviamo, che -necessariamente, spontaneamente, la _gente_ si sviluppa dalla famiglia -_punalua_, noi siamo obbligati ad ammettere la pristina esistenza di -questa forma di famiglia come quasi certa per tutti quei popoli, presso -i quali sono dimostrabili istituzioni gentili, cioè a un di presso per -tutti i barbari e per tutti i popoli avviati a civiltà. - -Quando Morgan scrisse il suo libro, le nostre nozioni intorno al -connubio per gruppi erano ancora molto limitate. Avevasi qualche -conoscenza del connubio per gruppi degli Australiani organizzati in -classi; inoltre Morgan, fin dal 1871, aveva pubblicate le notizie -che possedeva sulla famiglia punalua dell'Hawai. La famiglia punalua -forniva, da un lato, la completa spiegazione del sistema di parentela -dominante tra gli Indo-americani, che era stato per Morgan il punto -di partenza di tutte le sue indagini, e dall'altro, il vero punto -di derivazione della gente a diritto materno; essa rappresentava -poi un grado di sviluppo molto più elevato delle classi australiane. -Era quindi comprensibile che Morgan la concepisse come lo stadio di -sviluppo che precede immediatamente quello del connubio sindiasmico -e le attribuisse una generale diffusione nei tempi anteriori. Dopo -d'allora, noi imparammo a conoscere una serie di altre forme di -connubio per gruppi, e sappiamo ora che a questo proposito Morgan -andò troppo oltre. Ma egli ebbe pur sempre la fortuna di trovare nella -sua famiglia punalua la forma più elevata e classica del connubio per -gruppi, quella forma dalla quale si spiega nel modo più semplice la -transizione a una forma superiore. - -Il più essenziale contributo alla conoscenza del connubio per gruppi -lo dobbiamo al missionario inglese Lorimer Fison, che per lunghi -anni studiò questa forma di famiglia sul suo terreno classico, in -Australia. Egli rinvenne il più basso grado di sviluppo presso i negri -del monte _Gambier_ nell'Australia meridionale. Qui tutta la tribù è -divisa in due grandi classi, _Kroki_ e _Kumiti_. I rapporti sessuali -in ciascuna di queste classi sono rigorosamente vietati; invece ogni -uomo di una classe è lo sposo nato di ogni donna dell'altra classe, e -reciprocamente. Non gli individui, ma gli interi gruppi son conjugati -tra loro, classe con classe. E, si noti, qui non è fatta in nessun -luogo riserva alcuna per differenze di età o per consanguineità -speciali, salvo quella che risulta dalla separazione in due classi -esogame. Un _Kroki_ ha per sposa legittima ogni donna _Kumite_; e -poichè la sua propria figlia, come figlia di una donna _Kumite_, è, -giusta il diritto materno, anche _Kumite_, essa è con ciò la sposa -nata di ogni _Kroki_, quindi anche del suo proprio padre. Almeno, -l'organizzazione di classe, quale ci si presenta, non pone a ciò alcun -ostacolo. O quindi questa organizzazione è nata in un tempo, in cui, -malgrado il vago istinto di frenare il connubio tra consanguinei, non -si trovava ancora nulla di particolarmente abbominevole nell'unione -sessuale tra genitori e figli; e in questo caso il sistema delle -classi sarebbe nato direttamente da uno stato di assoluta promiscuità -sessuale. Ovvero il rapporto sessuale tra genitori e figli era già -vietato dall'uso quando nacquero le classi; e allora lo stato attuale -richiama la famiglia consanguinea ed è il primo passo per uscirne. -Quest'ultima ipotesi è la più probabile. Per quanto mi consta, non si -hanno dall'Australia esempi di connubio tra genitori e figli, e anche -la posteriore forma della esogamia, la _gente_ a diritto materno, -presuppone di regola il tacito divieto di questa pratica, come vigente -all'epoca della sua fondazione. - -Il sistema delle _due_ classi, oltre che al Monte _Gambier_ -nell'Australia meridionale, si trova anche sul fiume _Darling_ più -all'est, e, al nord-est, nel _Queensland_; esso è quindi molto diffuso. -Questo sistema esclude soltanto i connubii tra fratelli e sorelle, -tra figli di fratelli e tra figli di sorelle dal lato materno, perchè -questi appartengono alla stessa classe; al contrario, i figli di -sorella e fratello possono sposarsi. Un altro passo diretto a impedire -l'unione fra consanguinei noi lo troviamo presso i _Kamilaroi_ sul -fiume _Darling_ nella Nuova Galles meridionale, dove le due classi -originarie sono suddivise in quattro, e ognuna di queste ultime si -sposa in massa con un'altra. Quelli delle prime due classi sono sposi -nati tra loro; ma, secondo che la madre apparteneva alla prima o alla -seconda, i figli passano alla terza o alla quarta; i figli di queste -due classi, pure conjugate tra loro, appartengono di nuovo alla prima -e alla seconda. Sicchè sempre una generazione appartiene alla prima e -alla seconda classe, la successiva alla terza e alla quarta, quella -che segue ritorna alla prima e alla seconda. E i figli di fratelli -e sorelle (in linea materna) non possono essere marito e moglie, ma -i nipoti di fratelli e sorelle lo possono. Quest'ordinamento così -complicato è reso ancora più complicato dall'innesto, — che avviene -in seguito — delle _genti_ a diritto materno, ma noi non possiamo -addentrarvici. Si vede tuttavia che il bisogno d'impedire l'unione di -consanguinei si fa sentire continuamente, ma si va a tentoni e senza -chiara coscienza dello scopo. - -Il connubio per gruppi, che ivi, in Australia, è ancora matrimonio -di classi, un connubio in massa di tutta una classe di uomini, sparsa -sovente sopra l'intero continente, con una classe di donne altrettanto -diffusa — questo connubio per gruppi, visto da vicino, non si presenta -così abbominevole, come se lo immagina la fantasia di un filisteo -abituato al regime dei bordelli; al contrario per lunghi anni se ne -sospettò a malapena l'esistenza, e anche di recente essa venne di nuovo -messa in dubbio. All'osservatore superficiale esso si presenta come un -connubio individuale dal vincolo molto rilassato, con allato, quà e là, -della poligamia e qualche infedeltà occasionale. Bisogna impiegare anni -e anni, come fecero Fison e Howitt, per scoprire in questi rapporti -conjugali — che nella loro pratica ricordano piuttosto agli Europei -ordinarii i patrii costumi — per scoprirvi la legge regolatrice, giusta -la quale il negro australiano straniero, lontano migliaia di chilometri -dalla sua patria, tra persone il cui linguaggio gli è ignoto, trova, -e non di rado da un accampamento a un altro accampamento, da una -ad un'altra tribù, donne che si danno a lui di buon grado e senza -riluttanza; la legge, in omaggio alla quale chi ha più donne ne cede -una all'ospite per la notte. Dove l'Europeo vede assenza di leggi e di -costumi, regna in fatto una legge rigorosa. Le donne appartengono alla -classe conjugale dello straniero e sono perciò sue spose nate; quella -medesima legge consuetudinaria che intreccia i loro destini vieta, -sotto pena d'infamia, qualsiasi rapporto sessuale al di fuori delle -classi coniugali che si appartengono a vicenda. Anche ove impera il -ratto delle donne, che spesso e in molti luoghi è la regola, la legge -delle classi è rigorosamente osservata. - -Del resto, nel ratto delle donne si accenna già una traccia del -passaggio al connubio individuale, almeno nella forma del connubio -sindiasmico: quando il giovane, coll'aiuto degli amici, ha rapito e -condotto via la ragazza, essa si dà a tutti per turno, ma è considerata -di poi come la moglie del giovane che ha promosso il ratto. E, -inversamente, se la donna rapita fugge dal marito ed è accolta da un -altro, essa diviene moglie di quest'ultimo e il primo ha perduto il suo -privilegio. Perciò, dentro ed accanto al connubio per gruppi, che pur -continua in generale ad esistere, si formano rapporti di esclusività, -connubii a tempo più o meno lungo, allato alla poligamia[13]; sicchè il -connubio per gruppi anche qui è in decadenza, e si tratta soltanto di -sapere chi, sotto l'influenza europea, sparirà prima dalla scena: se il -connubio per gruppi, o i negri australiani che lo praticano. - -Il conjugio fra intere classi, quale esiste in Australia, è in ogni -caso una forma molto bassa e primitiva del connubio per gruppi, mentre -la famiglia _punalua_, per quanto sappiamo, è il suo più alto grado di -sviluppo. Il primo sembra la forma corrispondente allo stato sociale -dei selvaggi erranti, il secondo presuppone già società comunistiche -con sede relativamente stabile e conduce, senza transizione, allo -stadio di sviluppo immediatamente superiore. Tra i due, si troveranno -di certo altri periodi intermedii; è questo un campo d'indagini appena -dischiuso, sul quale non si son fatti che i primi passi. - -3.º _La famiglia sindiasmica._ Certi connubi, a tempo più o meno -lungo, si facevano già nel connubio per gruppi, e fors'anche -prima; l'uomo aveva una moglie principale (non si può ancor dire -una moglie prediletta) tra le molte mogli, ed egli era per essa il -principale marito fra tutti. Questa circostanza contribuì non poco -alla confusione fatta dai missionarii, che nel connubio per gruppi -ora vedono la comunanza delle donne senza alcun limite, ed ora -l'adulterio a pieno libito. Ma tali connubi di consuetudine dovettero -consolidarsi semprepiù, man mano che la _gente_ si svolgeva e che -più numerose divenivano le classi dei «fratelli» e delle «sorelle», -tra le quali il connubio non era più consentito. Il divieto delle -nozze fra consanguinei, effetto del costituirsi della _gente_, si -andò estendendo ancor più. Così fra gli Irocchesi e fra la più parte -degli altri Indiani americani, che si indugiano tuttora nello stadio -inferiore della barbarie, troviamo che il connubio è vietato fra tutti -i parenti, che conta il loro sistema, e che sono parecchie centinaia -di specie. In questo crescente complicarsi dei divieti di connubio, -i connubii per gruppi divenivano sempre meno possibili; essi furono -sostituiti dalla famiglia sindiasmica. In questo stadio un marito -convive con una moglie, in modo però, che la poligamia[14] e, occasione -capitando, l'infedeltà coniugale, rimangono un diritto dei mariti; -quantunque la prima si trovi raramente, e ciò per ragioni economiche; -mentre dalle mogli, durante la convivenza, si esige per lo più la più -rigorosa fedeltà, e il loro adulterio è duramente punito. Ma il vincolo -coniugale è facilmente risolubile dalle due parti, e, dopo come prima, -i figli appartengono soltanto alla madre. - -In questa progressiva esclusione dei consanguinei dal vincolo -conjugale continua ad agire la selezione naturale. A dirla con Morgan; -«I matrimonii tra _genti_ non consanguinee producono una razza più -vigorosa, così fisicamente come intellettualmente; quando due tribù -progredite si mischiavano, i nuovi cranii e cervelli si ampliavano -naturalmente, finchè abbracciassero le attitudini di entrambe». Le -tribù, che avevano adottata la costituzione _gentile_, dovettero -acquistare così il predominio su quelle rimaste in arretrato, o trarle -seco col loro esempio. - -L'evoluzione della famiglia nella storia primitiva, consiste quindi -nel continuo restringersi della cerchia abbracciante in origine tutta -la tribù, nella quale regna la comunanza del connubio tra i due sessi. -Esclusi a mano a mano, prima i parenti più prossimi, poi i più lontani, -infine anche i semplici parenti per cognazione (affini), qualsiasi -forma di connubio per gruppi finisce per diventare praticamente -impossibile, e la coppia unica, che pel momento è ancora debolmente -unita, rimane la molecola, se si scioglie la quale, cessa lo stesso -connubio. Già di qui si vede quanto poco l'amore sessuale individuale, -nell'odierno significato della parola, abbia da fare colla genesi del -connubio individuale. Ciò è dimostrato ancor meglio dalla pratica di -tutti i popoli che si trovano in questo stadio. Mentre nelle precedenti -forme di famiglia gli uomini non erano mai imbarazzati a trovar -mogli, anzi ne avevano più del bisogno, ora le mogli divenivano rare -e ricercate. Onde, colla famiglia sindiasmica, cominciano il ratto -e la compra delle donne — _sintomi_ questi molto diffusi, ma non più -che sintomi, di un sopravvenuto profondo cangiamento. Questi sintomi, -che non sono poi altro se non semplici metodi di procurarsi mogli, il -pedante scozzese Mac Lennan li ha trasformati in classi distinte di -famiglia, sotto il nome di «matrimonio per _ratto_» e di «matrimonio -per _compra_». Del resto, anche presso gli Indiani americani e altrove -(nello stesso stadio), la conchiusione del connubio non è affare degli -interessati, che spesso non vengono neanche interrogati, ma delle loro -madri. Sovente due persone, affatto sconosciute tra loro, sono così -fidanzate, e ne hanno notizia solo quando è imminente la celebrazione -degli sponsali. Prima delle nozze, lo sposo dà ai parenti _gentili_ -della sposa (cioè ai suoi parenti materni, non al padre e alla costui -parentela) dei donativi come prezzo della ragazza ceduta. Il connubio -si scioglie a volontà di ciascuno dei due coniugi; nondimeno, in molte -tribù, per esempio fra gli Irocchesi, si è formata a poco a poco -un'opinione pubblica avversa a siffatte separazioni; nelle contese -intervengono come pacieri i parenti _gentili_ delle due parti, e, solo -se questa mediazione fallisce, ha luogo il divorzio; la moglie tiene -seco i figliuoli e i divorziati sono liberi entrambi di rimaritarsi. - -La famiglia sindiasmica, per sè stessa troppo debole e instabile per -creare il bisogno o anche solo il desiderio di una casa propria, non -disfà menomamente l'economia domestica[15] comunistica, tramandata -dall'epoca primitiva. Ma economia domestica comunistica significa il -dominio delle donne nella casa, come pure l'esclusivo riconoscimento -di una madre carnale, derivante dalla impossibilità di conoscere -con certezza un padre carnale; significa grande stima delle donne, -cioè delle madri. Una delle più assurde idee, trasmesse dalle teorie -sociali del secolo XVIII, è che, nei primi tempi della società, la -donna fosse schiava dell'uomo. La donna, presso tutti i selvaggi e -tutti i barbari dello stadio inferiore e medio, e anche in parte del -superiore, ha una condizione non solo libera, ma altamente onorata. -Che cosa sia ancora la donna nella famiglia sindiasmica, può attestarlo -Arturo Wright, che fu missionario per lunghi anni tra gli Irocchesi del -Senecca: «Quanto alle loro famiglie, al tempo nel quale abitavano le -«lunghe case» antiche (economie domestiche comunistiche di parecchie -famiglie), il sistema dominante era sempre quello del _clan_ (_gente_), -pel quale le donne prendevano i loro mariti dagli altri _clans_... -Di solito l'elemento femminile signoreggiava nella casa; le provviste -erano comuni; ma guai all'infelice marito od amante che fosse troppo -pigro od inetto a contribuire la sua parte di provviste. Per quanti -figli o cose proprie avesse nella casa, egli doveva aspettarsi ad ogni -istante l'ordine di far fagotto e di spulezzare. E non gli era lecito -tentare di resistere, la casa gli diveniva insopportabile, non gli -rimaneva che tornare al suo proprio clan, o, più spesso, cercarsi un -nuovo matrimonio in un altro clan. Le mogli erano la vera potenza nei -clans, come dapertutto. All'occasione non esitavano a deporre un duce -e degradarlo a guerriero comune». L'economia domestica comunistica, -nella quale le mogli appartengono per la maggior parte, o tutte, a -una medesima _gente_, mentre i mariti provengono da _genti_ diverse, -è la base reale di quel predominio delle donne, generale nel tempo -primitivo, la cui scoperta è un terzo merito del Bachofen. Noto infine, -che le relazioni dei viaggiatori e dei missionarii, sull'eccessivo -lavoro di cui sono aggravate le donne tra i selvaggi e tra i barbari, -non contraddicono in verun modo a ciò che ora si è detto. La divisione -del lavoro tra i due sessi è determinata da motivi affatto diversi -da quelli che determinano la condizione della donna nella società. -Popoli, presso i quali le donne debbono lavorare molto più che a loro, -secondo il concetto nostro, non convenga, hanno per esse, sovente, -assai più stima vera che i nostri Europei. La dama della civiltà, -circondata di falsi omaggi e dispensata da ogni reale lavoro, ha una -condizione sociale infinitamente più bassa della donna della barbarie, -assoggettata a duro lavoro, ma che nel suo popolo passava per una vera -dama (_lady, frowa, Frau_ = signora) e lo era anche pel suo carattere. - -Se la famiglia sindiasmica abbia oggi interamente sostituito in America -il connubio per gruppi, debbono deciderlo ricerche più approfondite -sulle popolazioni del Nord-ovest e più ancora del Sud dell'America, -che si trovano ancora nel periodo superiore dello stato selvaggio. Di -queste ultime si narrano esempi così svariati di licenza sessuale da -far supporre che ancora vi esista il vecchio connubio per gruppi. Ad -ogni modo non ne sono ancora sparite tutte le tracce. Presso almeno -quaranta tribù del Nord dell'America, l'uomo, che sposa una sorella -maggiore, ha il diritto di prendere anche per mogli tutte le sorelle -di lei non appena raggiungano l'età voluta: avanzo della comunanza -dei mariti per tutta la serie delle sorelle. E dei peninsulari della -California (grado superiore dello stato selvaggio) narra Bancroft, che -essi hanno certe festività, nelle quali convengono parecchie tribù, a -scopo di promiscuità sessuale. Evidentemente sono genti, che in queste -feste conservano la vaga reminiscenza del tempo, nel quale le donne -di una gente avevano per mariti comuni tutti gli uomini delle altre, -e viceversa. Lo stesso uso vige ancora in Australia. Avviene presso -alcuni popoli, che gli anziani, i capi e i sacerdoti-magi, sfruttano -per conto proprio la comunanza delle donne e ne monopolizzano la -maggior parte; ma in certe festività e nelle grandi riunioni popolari -essi devono restituire la vecchia comunanza e permettere che le loro -donne si sollazzino coi giovani. Westermark (pag. 28-29) cita tutta -una serie di esempii di siffatti saturnali periodici, in cui l'antica -promiscuità sessuale rivive per breve tempo: presso gli _Hos_, i -_Santali_, i _Pandscha_ e i _Colari_ delle Indie, presso alcuni popoli -australiani, ecc.; ma ne trae la singolare illazione, che ciò sia non -già un avanzo del connubio per gruppi, da lui negato, bensì... del -tempo della fregola, comune all'uomo primitivo e agli altri animali. - -Arriviamo con ciò alla quarta grande scoperta di Bachofen, quella cioè -della forma di transizione molto diffusa dal connubio per gruppi alla -famiglia sindiasmica. Ciò che Bachofen presenta come un'espiazione per -la violazione degli antichi precetti divini, come una penitenza con -la quale la donna riscatta il diritto alla castità, non è in realtà se -non l'espressione mistica dell'espiazione, con cui la donna si riscatta -dall'antica comunanza degli uomini e acquista il diritto di non darsi -che a un uomo solo. Questa espiazione consiste in un limitato abbandono -di sè stesse agli amori promiscui: le donne babilonesi dovevano darsi -una volta all'anno nel tempio di Militta; altri popoli dell'Asia Minore -mandavano le loro fanciulle per degli anni nel tempio di Anaiti a -coltivarvi l'amor libero con favoriti di loro scelta, prima di potersi -maritare; usi analoghi, travestiti in riti, sono comuni a quasi tutti -i popoli asiatici, tra il Mediterraneo e il Gange. Il sacrificio -espiatorio pel riscatto diviene nel corso del tempo sempre più breve, -come già osserva Bachofen: «Il darsi ripetute volte nell'anno è -sostituito dall'abbandonarsi una sola volta; all'eterismo delle matrone -succede quello delle fanciulle; lo si pratica prima anzichè durante -il matrimonio; scambio di darsi a tutti senza limite, la donna può -prescegliere certe persone» (_Mutterrecht_, _p. XIX_). Presso altri -popoli manca il travestimento religioso: presso alcuni — come i Traci, -i Celti, ecc., nell'antichità, molti aborigeni dell'India, i popoli -malesi, gli isolani dell'Oceania e molti Indiani americani, ancor oggi -— le fanciulle, sino al matrimonio, godono della più grande libertà -sessuale. Lo stesso avviene quasi dapertutto nell'America del Sud, e -ne è testimonio chiunque vi si sia alquanto addentrato. Così AGASSIZ -(_A journey in Brazil_, Boston and New-York 1880, p. 260) narra quanto -segue di una ricca famiglia, di origine indiana: avendovi egli visto -una fanciulla, chiese di suo padre, supponendo fosse il marito della -madre, che, in qualità di ufficiale, era andato alla guerra contro il -Paraguay; ma la madre rispose sorridendo: _não tem pai, he filha da -fortuna_, essa non ha padre, è figlia del caso. «Così parlano sempre -le donne indiane, o di sangue mescolato, dei loro figli nati fuori -matrimonio, senza esitare, nè arrossire; e nonchè esser ciò una cosa -fuor dell'ordinario, sembra anzi che il contrario sia l'eccezione. -Sovente i figli non conoscono se non la madre, perciocchè tutta la -cura e tutta la responsabilità ricade su di essa; nulla sanno del -padre; sembra anzi che alla donna non baleni neppure che essa o i suoi -figli possano vantare alcun diritto verso di lui». Ciò che qui sembra -strano all'uomo incivilito è semplicemente la regola secondo il diritto -materno e nel connubio per gruppi. - -Presso altri popoli, gli amici e i parenti dello sposo o i convitati -esercitano, nell'occasione stessa delle nozze, il tradizionale diritto -sulla sposa, e la volta dello sposo non viene che in ultimo; così alle -Baleari e presso gli _Augili_ africani nell'antichità, e oggi ancora -presso i _Barea_ nell'Abissinia. Presso altri popoli, un personaggio -ufficiale, il capo della tribù o della _gente_, il _cacicco_, lo -_sciamane_, il prete, il principe, o comunque si chiami, rappresenta -la comunità, ed esercita sulla sposa il diritto della prima notte. -Malgrado tutte le pretese riabilitazioni neoromantiche, questo _jus -primae noctis_ esiste ancora, come avanzo del connubio per gruppi, fra -la maggior parte degli abitanti del territorio di _Alaska_ (BANCROFT, -_Native Races_, I, 81), presso i _Tahu_ nel Messico settentrionale -(_ivi_, p. 584) e presso altri popoli; esso ha esistito, per tutto -il Medio evo, almeno nei paesi di origine celtica, tramandatovi dal -connubio per gruppi, per esempio nella provincia di Aragona. Mentre -nella Castiglia il contadino non fu mai servo, in Aragona domina la più -ignominiosa servitù, sino all'arbitrato di Ferdinando il Cattolico, nel -1486. È detto in questo documento; «Noi giudichiamo e dichiariamo, che, -quando il contadino prende moglie, i premenzionati signori (_senyors_, -Baroni) non possono dormire con essa la prima notte, o, dopo che essa -si sia messa a letto, coricarsi con lei ed usarne in segno di dominio, -nè servirsi della figlia o del figlio del contadino, con pagamento -o senza, contro la loro volontà». (Citato nell'originale catalano da -SUGENHEIM, _Leibeigenschaft_, Pietroburgo 1861, p. 35). - -Bachofen ha anche perfettamente ragione, quando afferma recisamente, -che il passaggio, da ciò che egli chiama «eterismo» o «generazione di -palude», al connubio individuale, fu essenzialmente opera delle donne. -Quanto più, con lo sviluppo delle condizioni economiche dell'esistenza, -cioè col cessare del vecchio comunismo e con l'addensarsi della -popolazione, i tradizionali rapporti sessuali perdevano il carattere -ingenuo delle foreste primitive, tanto più essi dovevano apparire -umilianti ed oppressivi alle donne, e tanto più queste dovevano -desiderare il diritto alla castità, o al connubio temporaneo o -permanente con un sol uomo, come una liberazione. Questo progresso -non poteva emanare dagli uomini, perchè essi non hanno mai pensato, -e non pensano neanche oggi, a rinunziare in pratica alle attrattive -dei connubio per gruppi. Solo dopo che, mercè le donne, si passò -al connubio sindiasmico, poterono gli uomini introdurre la rigorosa -monogamia, per le sole donne, s'intende. - -La famiglia sindiasmica nacque sul limite fra lo stato selvaggio e la -Barbarie, per lo più nel periodo superiore dello stato selvaggio, e -soltanto qua e là in quello inferiore della Barbarie. Essa è la forma -di famiglia caratteristica della Barbarie, come il connubio per gruppi -lo è dello stato selvaggio, e la monogamia dell'epoca civile. Perchè -potesse svilupparsi sino a una vera e salda monogamia, abbisognavano -altre cause da quelle che agirono sin qui. Nella famiglia sindiasmica -il gruppo era già ridotto alla sua ultima unità, alla sua molecola di -due atomi: un uomo e una donna. La selezione naturale aveva compiuto la -sua opera escludendo sempre più la comunanza dei connubii; in questa -direzione non le rimaneva più nulla da fare. Se dunque non emergevano -nuove forze impulsive, forze _sociali_, non vi era ragione perchè dalla -famiglia sindiasmica scaturisse una nuova forma di famiglia. Queste -forze entrarono in gioco. - -Lasciamo ora l'America, la terra classica della famiglia sindiasmica. -Nessun indizio autorizza a concludere, che ivi siasi sviluppata una -forma di famiglia più elevata, e che, prima della scoperta e della -conquista, vi sia mai esistita in qualche luogo la stretta monogamia. -Non così nel vecchio mondo. - -Quivi l'addomesticamento degli animali e l'allevamento degli armenti -avevano sviluppata una fonte di ricchezza non ancor presentita, e -creato rapporti sociali affatto nuovi. Sino allo stadio inferiore -della barbarie, la ricchezza che poteva conservarsi consisteva quasi -esclusivamente nella casa, nel vestito, in rozzi ornamenti, e negli -ordigni per procurarsi ed allestire gli alimenti: la barca, le armi, le -suppellettili più semplici. Gli alimenti dovevano conquistarsi giorno -per giorno. Ora, invece, cogli armenti di cavalli, cammelli, asini, -buoi, pecore, capre e porci, le inoltrantisi popolazioni nomadi — gli -Arii nella regione indica dei cinque fiumi e nel territorio del Gange, -come nelle steppe dell'Osso e del Jassarte, allora assai più ricche -di acqua; i Semiti sull'Eufrate e sul Tigri — acquistarono beni, che -esigevano solo un po' di vigilanza e le cure le più grossolane, per -moltiplicarsi sempre più, e fornire il più ricco nutrimento di latte e -di carne. Tutti i mezzi anteriori di procacciarsi gli alimenti passano -così in seconda linea; la caccia, già una necessità, diventa ora un -lusso. - -Ma a chi apparteneva questa nuova ricchezza? Senza dubbio, in origine, -alla _gente_; senonchè sugli armenti dev'essersi ben presto sviluppata -la proprietà privata. È difficile dire se all'autore del cosiddetto -primo libro di Mosè, il padre Abramo apparisse possessore dei suoi -armenti in virtù di un diritto proprio, come capo di una famiglia, o in -virtù della sua qualità di effettivo capo ereditario di una _gente_. -Certo è soltanto, che non possiamo rappresentarcelo come proprietario -nel senso moderno. E certo è inoltre che, alla soglia della storia -autentica, troviamo gli armenti già dapertutto in proprietà privata dei -singoli capi di famiglia, esattamente come i prodotti dell'arte della -barbarie, gli arnesi di metallo, gli articoli di lusso, finalmente il -bestiame umano, gli schiavi. - -Perciocchè a quest'epoca fu inventata anche la schiavitù. Lo schiavo -non aveva valore pei barbari dello stadio inferiore. Gli stessi Indiani -americani si comportavano coi nemici vinti affatto diversamente dai -barbari degli stadii superiori. Gli uomini erano uccisi, o accolti -come fratelli nella tribù dei vincitori; le donne venivano sposate, o -adottate insieme ai loro figli sopravvissuti. La forza di lavoro umano -non offre ancora, in questo stadio, alcun apprezzabile sopravvanzo -sul costo del suo mantenimento. Introdotti l'allevamento del bestiame, -la lavorazione dei metalli, la tessitura, e finalmente l'agricoltura, -tutto questo mutava. Come le spose, nel passato così numerose e così -facili a procurarsi, ora acquistavano un prezzo e venivano comprate, -lo stesso avvenne delle forze di lavoro, massime dacchè gli armenti -passarono definitivamente in proprietà privata. La famiglia non -aumentava così presto come il bestiame. Occorrendo un maggior numero -di persone per custodirlo, si utilizzò il nemico prigioniero di guerra, -che d'altronde si riproduceva come il bestiame. - -Tali ricchezze, passate in proprietà privata e rapidamente -accresciute, diedero un terribile colpo alla società fondata sulla -famiglia sindiasmica e sulla _gente_ del diritto materno. Il connubio -sindiasmico aveva introdotto un nuovo elemento nella famiglia: allato -alla madre carnale esso aveva posto il padre carnale, autentico, -probabilmente più autentico di molti «padri» d'oggidì. Giusta la -divisione del lavoro nella famiglia di quel tempo, spettava all'uomo il -procacciare gli alimenti e gli strumenti di lavoro necessarii all'uopo, -e quindi anche gli spettava la proprietà di questi ultimi; separandosi -li portava seco, come la moglie conservava le sue masserizie. Giusta -gli usi di quella società, l'uomo era dunque proprietario delle nuove -fonti di alimentazione, il bestiame, e in seguito dei nuovi strumenti -di lavoro, gli schiavi. Ma, giusta gli usi medesimi, i suoi figli non -ereditavano da lui, poichè l'eredità si regolava come stiamo per dire. - -Giusta il diritto materno, cioè finchè la discendenza non si computava -che in linea femminile, e giusta il costume ereditario primitivo -della gente, da principio i parenti _gentili_ ereditavano dai loro -defunti compagni _gentili_. I beni di fortuna dovevano restare nella -_gente_. Stante la sua poca importanza, la successione in pratica sarà -passata ai più prossimi parenti _gentili_, cioè ai consanguinei dal -lato materno. Ma i figli del marito defunto non appartenevano alla -sua _gente_, bensì a quella della madre; essi ereditavano da questa, -dapprincipio insieme cogli altri consanguinei di lei, in seguito forse -in prima linea, ma essi non potevano ereditare dal padre, poichè non -appartenevano alla sua _gente_, alla quale dovevano rimanere i suoi -beni di fortuna. Alla morte, quindi, di un possessore di armenti, -questi sarebbero passati anzitutto ai suoi fratelli e alle sue sorelle -e ai figli delle sue sorelle, o ai discendenti delle sorelle di sua -madre, ma i suoi propri figli rimanevano diseredati. - -A misura quindi che le ricchezze aumentavano, da un lato, esse davano -all'uomo nella famiglia una posizione più importante che alla donna e, -d'altro lato, creavano in lui lo stimolo ad utilizzare questa posizione -più importante, per rovesciare, a favore dei propri figli, la vecchia -successione. Ma ciò era impossibile finchè vigeva la discendenza per -diritto materno. Questo diritto doveva dunque essere rovesciato, e lo -fu. Ciò non fu tanto difficile quanto oggi ci sembra, poichè questa -rivoluzione — una delle più importanti, che gli uomini abbiano vedute — -non aveva bisogno di toccare alcuno dei membri viventi di una _gente_. -Tutti questi potevano rimanere, dopo come prima, ciò che erano stati. -Bastò stabilire che, in avvenire, i discendenti dei compagni maschi -resterebbero nella _gente_ e quelli delle femmine ne sarebbero esclusi, -passando nella _gente_ del loro padre. Con ciò si aboliva il computo -della discendenza in linea femminile e il diritto ereditario materno, -e si istituiva la linea di discendenza maschile e il diritto ereditario -paterno. Come si sia fatta questa rivoluzione, nei popoli tendenti alla -civiltà, e quando, non ne sappiamo nulla. Essa appartiene interamente -all'epoca preistorica. Ma che si sia fatta, è dimostrato oltre il -bisogno dalle abbondanti tracce di diritto materno raccolte sopratutto -dal Bachofen, e come facilmente si effettui, lo vediamo in una intera -serie di tribù indiane, dove essa è affatto recente, o si effettua -ancor oggi, in parte sotto l'influenza della crescente ricchezza e -del cangiato modo di vita (passaggio dai boschi alle praterie), e in -parte per l'influsso morale della civiltà e dei missionarii. Di otto -tribù del Missuri, sei hanno introdotto la discendenza e la successione -maschile, due l'hanno ancora femminile. Presso i _Shawnees_, i -_Miamies_ e i _Delawares_ si è introdotto l'uso di trasportare i figli -dalla _gente _della madre in quella del padre, col dar loro un nome -tratto dalla _gente_ del padre, affinchè possano ereditare da questo. -«Innata tendenza casistica dell'uomo, di cangiare le cose mutando i -loro nomi e di trovare ripieghi per abbattere la tradizione avendo -l'aria di rispettarla, quando un interesse diretto ne dà lo stimolo -sufficiente!» (_Marx_). Nacque da ciò un'inestricabile confusione, alla -quale dovevasi ovviare, e venne anche in parte ovviato, col passaggio -al diritto paterno. «In generale sembra questo il passaggio il più -naturale» (_Marx_). - -Chi vuol vedere ciò che sanno dirci gli studiosi di Diritto comparato -sul come sarebbesi effettuata questa trasformazione presso i popoli -tendenti a civiltà del vecchio mondo — ipotesi e niente più — consulti -KOVALEVSKY, _Tableau des origines et de l'evolution de la famille et de -la propriété_, Stockholm, 1890. - -La caduta del diritto materno fu la _sconfitta storico-mondiale del -sesso femminile_. L'uomo afferrò il timone anche nella casa, la donna -fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e divenne un -semplice strumento di riproduzione. Questa degradata condizione della -donna, che appare evidente sopratutto fra i Greci dei tempi eroici -e più ancora dei tempi classici, venne gradatamente inorpellata e -dissimulata, e qua e là ha assunto anche forme più miti; ma non fu mai -in alcun modo abolita. - -Il primo effetto di cotesto nuovo ed esclusivo dominio dell'uomo, -mostrasi nel sorgere di quella forma intermedia che è la famiglia -patriarcale. Ciò che particolarmente la caratterizza non è la -poligamia, di cui parleremo più tardi, ma «l'organizzazione di un certo -numero di persone libere e non libere in una sola famiglia, sotto la -patria potestà del capo di essa. Nella forma semitica, questo capo -di famiglia vive in poligamia, i non liberi hanno moglie e figli, e -lo scopo di tutta l'organizzazione è la custodia degli armenti sopra -uno spazio di terra determinato». L'essenziale è l'incorporazione dei -non liberi e la patria potestà; la famiglia romana è quindi il tipo -completo di questa forma di famiglia. La parola _familia_ non significa -in origine l'ideale dell'odierno filisteo, composto di sentimentalismo -e di discordia domestica; presso i Romani dei primi tempi, essa non si -riferisce nemmeno alla coppia conjugale e ai suoi figli, ma soltanto -agli schiavi. _Famulus_ è lo schiavo domestico, e _familia _è la -collettività degli schiavi appartenenti ad un uomo. Ancora al tempo -di Caio, la _familia, id est patrimonium_ (ossia l'asse ereditario), -veniva legata per testamento. L'espressione fu inventata dai Romani, -per designare un nuovo organismo sociale, il cui capo teneva moglie, -figli e un certo numero di schiavi sotto di sè, giusta la patria -potestà romana, con diritto di vita e di morte su tutti. «La parola non -è dunque più antica del ferreo sistema di famiglia delle tribù latine, -sorto dopo introdotte l'agricoltura e la schiavitù legale e dopo la -scissione degli Arii italici dai Greci». Marx aggiunge: «La famiglia -moderna contiene in germe non solo la schiavitù (_servitus_), ma ben -anche il servaggio, poichè essa in origine si connette con dei servizii -agricoli. Essa compendia _in miniatura_ tutti gli antagonismi che più -tardi si sviluppano ampiamente nella società e nel suo Stato». - -Siffatta forma di famiglia segna il passaggio dalla famiglia -sindiasmica alla monogamia. Per guarentire la fedeltà della moglie, -cioè la paternità dei figli, la donna è consegnata incondizionatamente -al potere dell'uomo: se egli la uccide, non esercita che il proprio -diritto. - -Con la famiglia patriarcale entriamo nel dominio della storia scritta, -dominio nel quale la scienza del diritto comparato ci reca un notevole -sussidio. Dobbiamo infatti a questa un progresso essenziale su questo -punto. Fu MASSIMO KOVALEVSKY (_Tableau_, ecc., _de la famille e de -la propriété_, Stockholm 1890, pag. 60-100) a fornirci la prova, che -la comunità domestica patriarcale, quale la troviamo ancor oggi fra i -Serbi ed i Bulgari sotto nome di _zadruga_ (traducibile a un dipresso -con _unione d'amicizia_) o di _bratstvo_ (_fratellanza_) ed in forma -modificata presso i popoli orientali, costituì lo stadio di transizione -tra la famiglia del diritto materno, sorta dal connubio per gruppi, e -la famiglia individuale del mondo moderno. Ciò sembra dimostrato almeno -pei popoli tendenti a civiltà del mondo antico, per gli Arii e per i -Semiti. - -La _zadruga_ degli Slavi del Sud offre il miglior esempio superstite di -una tale comunità di famiglia. Essa abbraccia parecchie generazioni di -discendenti da uno stesso padre, con le rispettive mogli, che, tutti -coabitando sotto il tetto medesimo, coltivano i loro campi in comune, -hanno comuni provviste di alimenti e di vesti, e possiedono in comune -ogni risparmio. La comunità sta sotto l'amministrazione del padron -di casa (_domácin_); questi la rappresenta nei rapporti esterni, può -alienare oggetti di poco conto, tiene la cassa e ne risponde, come -risponde del corso regolare degli affari. È elettivo; nè occorre che -sia il più vecchio. Le donne e i loro lavori stanno sotto la direzione -della padrona di casa (_domácica_), di solito la moglie del _domácin_. -Questa ha anche un voto importante, sovente decisivo, nella scelta -dello sposo per le ragazze. Ma il potere supremo risiede nel Consiglio -di famiglia, o assemblea di tutti i compagni adulti, donne ed uomini. -A quest'assemblea il padrone di casa rende i conti; è essa che prende -le decisioni definitive, che esercita giurisdizione su tutti i membri -della comunità, che conchiude le compre e le vendite di qualche -importanza, massime se si tratta di terreni o di stabili, ecc. - -Non è che da circa un decennio che il perdurare di consimili grandi -comunità domestiche fu dimostrato anche in Russia; oggi è generalmente -riconosciuto che esse sono altrettanto radicate nel costume popolare -russo quanto la _obscina_ o comunità di villaggio. Esse figurano nel -più antico codice russo, il _Pravda_ di _Jaroslav_, sotto lo stesso -nome (_vervj_) che nelle leggi dalmate, e si trovano del pari nelle -fonti storiche polacche e czeche. - -Anche fra i Germani, secondo HEUSSLER (_Institutionen des deutschen -Rechts_), l'unità economica in origine non è la famiglia isolata nel -senso moderno, ma la «comunità domestica», che comprende parecchie -famiglie di diverse generazioni, e spesso anche individui non liberi. -Anche la famiglia romana viene ricondotta a questo tipo, e l'assoluta -potestà del padre di famiglia, di fronte all'assenza d'ogni diritto -negli altri membri della famiglia, fu testè vivamente contestata. -Presso i Celti, in Irlanda, devono esservi state analoghe comunità -di famiglia; in Francia esse si conservarono nel Nivernese, sotto il -nome di _parçonneries_, sino alla rivoluzione francese, e nella Franca -Contea non sono ancora interamente estinte. Nei pressi di _Louhans -_(_Saône-et-Loire_) si vedono grandi case di contadini, con una sala -centrale comune alta sino al tetto, e intorno le camere da letto, alle -quali si accede mediante scale di sei a otto scalini, e dove abitano -parecchie generazioni della medesima famiglia. - -Nelle Indie la comunità domestica che coltiva la terra in comune è -ricordata fin da Nearco, ai tempi di Alessandro il Grande, e vi esiste -tuttora nel _Pandschàb_ e in tutto il Nord-ovest del paese. Nel Caucaso -la potè dimostrare lo stesso Kovalevsky. In Algeria esiste ancora -presso i _Cabili_. E la si sarebbe rinvenuta anche in America, dove -la si dice scoperta fra i _Calpullis_, descritti da Zurita nel vecchio -Messico; CUNOW (_Ausland_, 1890, N. 42-44) dimostrò invece abbastanza -chiaramente, che nel Perù, al tempo della conquista, vigeva una specie -di regime di _marca_ (il quale, cosa strana, si sarebbe chiamato -propriamente _marca_!), con divisione periodica del terreno coltivato, -e quindi con coltivazione individuale. - -In ogni caso, la comunità domestica patriarcale, con la terra posseduta -e coltivata in comune, acquista ormai una importanza ben maggiore che -nel passato. Noi non possiamo più dubitare della parte importante che -essa ha sostenuto, fra i popoli tendenti a civiltà e fra molti altri -popoli del mondo antico, nel determinare il passaggio dalla famiglia -del diritto materno alla famiglia isolata. Più avanti torneremo -all'altra conclusione del Kovalevsky, per cui essa sarebbe anche stata -lo stadio di transizione onde si sviluppa la comunità del villaggio -o della marca, con coltivazione individuale e divisione dapprima -periodica e poi definitiva dei campi e delle praterie. - -Quanto alla vita di famiglia in queste comunità domestiche, è da notare -che, in Russia almeno, il capo di casa ha fama di abusare molto della -sua posizione di fronte alle giovani della comunità, specialmente di -fronte alle nuore, e spesso di farsene un _harem_; i canti popolari -russi sono abbastanza eloquenti in proposito. - -Prima di passare alla monogamia, che si svolge rapidamente colla -caduta del diritto materno, poche parole ancora sulla poligamia e -sulla poliandria. Ambedue queste forme di connubio non possono essere -che eccezioni, per così dire prodotti di lusso della storia, salvo -che non sorgano in un paese l'una accanto all'altra, ciò che, come è -noto, non è il caso. Poichè dunque gli uomini esclusi dalla poligamia -non si possono consolare con donne lasciate libere dalla poliandria, -e poichè il numero degli uomini e delle donne, indipendentemente dalle -istituzioni sociali, fu sinora supergiù eguale, ciò basta ad escludere -che l'una o l'altra di queste forme di connubio possano divenire la -forma dominante. Nella realtà, la poligamia di un uomo era il prodotto -palese della schiavitù e rimaneva sempre l'eccezione. Nella famiglia -patriarcale semitica, vive in poligamia il solo patriarca, tutt'al -più qualcuno dei suoi figli, gli altri debbono appagarsi di una sola -donna. Lo stesso avviene ancora in tutto l'Oriente; la poligamia è -un privilegio dei ricchi e dei potenti, e si recluta principalmente -colla compra di schiave; la massa del popolo è monogama. Analogamente -è un'eccezione la poliandria nell'India e nel Tibet, la cui origine -dal connubio per gruppi sarebbe certo interessante approfondire. Nella -sua pratica essa sembra del resto ben più larga del geloso regime degli -_harem_ maomettani. Almeno, presso i _Nairi_ dell'India, tre, quattro -o più uomini hanno bensì una moglie in comune, ma ognuno di essi ne può -avere in comune con tre o più altri uomini una seconda, una terza, una -quarta, ecc. È un miracolo, che Mac Lennan in questi clubs conjugali, -di parecchi dei quali si può esser membri contemporaneamente e che egli -stesso descrive, non abbia scoperta la nuova classe del _matrimonio di -club_. Ma questo regime è ben lungi dall'essere vera poliandria; esso -è piuttosto, come già osservò Giraud-Teulon, una forma speciale del -connubio pei gruppi; gli uomini vivono in poligamia, e in poliandria le -donne. - -4. _La famiglia monogamica_. Essa nasce dalla famiglia siandiasmica, -come si è dimostrato, nell'epoca in cui lo stadio medio trapassa in -quello superiore della barbarie; il suo definitivo trionfo è uno dei -segni caratteristici dell'epoca civile che incomincia. Essa è fondata -sul dominio del marito coll'espresso scopo di procreare figli la -cui paternità sia incontestata, e tale paternità è richiesta, perchè -questi figli debbono subentrare un giorno come eredi naturali nella -fortuna paterna. Essa si distingue dalla famiglia sindiasmica per una -assai maggiore saldezza del vincolo conjugale, non più risolubile per -semplice consenso. Ordinariamente ora è solo l'uomo che può scioglierlo -e ripudiare la moglie. Il diritto dell'infedeltà gli rimane garantito -almeno dall'uso (il Codice Napoleone glielo attribuisce espressamente, -finchè esso non porti la concubina nella casa conjugale) ed è sempre -più praticato quanto più cresce lo sviluppo sociale; se la moglie si -ricorda dell'antica pratica sessuale e vuol rinnovarla, essa è punita -più duramente che mai per lo innanzi. - -La nuova forma di famiglia ci si offre in tutta la sua durezza -presso i Greci. Mentre, come osserva Marx, la posizione delle dee -nella mitologia ci presenta un periodo anteriore, nel quale le donne -avevano ancora una posizione più libera e più stimata, noi troviamo -ai tempi eroici la donna già degradata dal predominio dell'uomo e -dalla concorrenza delle schiave. Si legge nell'Odissea come Telemaco -rimprovera sua madre e la costringe a tacere. In Omero, le giovani -conquistate sono abbandonate alla sensualità dei vincitori; i capi, a -turno e a norma del grado, si scelgono le più belle; tutta l'Iliade, -com'è noto, si aggira sulla contesa tra Achille ed Agamennone per -una di tali schiave. Per ogni eroe omerico di qualche importanza è -menzionata la fanciulla prigioniera di guerra, con la quale egli divide -la tenda ed il letto. Queste fanciulle sono anche condotte in patria e -nella casa conjugale, come Cassandra da Agamennone in Eschilo; i figli -procreati con siffatte schiave ricevono una piccola parte dell'eredità -paterna e sono considerati come uomini liberi; così Teucro è un figlio -di Telamone nato fuori di matrimonio, eppure può portare il nome del -padre. Dalla sposa si esige che tolleri tutto questo, e serbi la più -rigorosa castità e fedeltà coniugale. La donna greca dei tempi eroici -è, ben vero, più stimata di quella del periodo incivilito, ma essa non -è altro, alla fine, per l'uomo che la madre dei suoi figli ed eredi -legittimi, la governante della sua casa e la direttrice delle schiave, -che egli può fare, e fa, a piacere, sue concubine. È l'esistenza -della schiavitù allato alla monogamia, è la presenza di schiave -giovani e belle che appartengono corpo ed anima all'uomo, ciò che sin -dall'origine imprime alla monogamia il suo carattere specifico: essa è -monogamia _soltanto per la donna_, non già per l'uomo. Questo carattere -lo serba anche oggi. - -Pei Greci del periodo posteriore, giova distinguere tra Dori ed -Jonî. I primi, il cui esempio classico è Sparta, conservano, per -molti riguardi, rapporti conjugali ancora più antichi di quelli che -ci mostra lo stesso Omero. A Sparta vige un connubio sindiasmico, -modificato secondo i concetti locali dello Stato, che offre ancora -molte reminiscenze del connubio per gruppi. I connubii senza prole -vengono sciolti; il re Anassandrida (verso il 650 avanti la nostra -èra) alla sua moglie sterile ne aggiunse una seconda e aveva così -due famiglie[16]; nella stessa epoca il re Aristone, avendo due mogli -sterili, ne ripudiò una e gliene sostituì una terza. D'altra parte, -più fratelli potevano avere una moglie comune; l'amico, cui piacesse la -moglie dell'amico, poteva dividerla con questo; ed era ritenuto decente -porre la moglie a disposizione di un «vigoroso stallone», come direbbe -Bismarck, anche se questo non fosse cittadino. Da un passo di Plutarco, -secondo il quale una Spartana indirizza a suo marito l'amante che la -incalzava con profferte di amore, pare — secondo Schömann — che vi -fosse una anche più larga libertà di costume. Non esisteva quindi vero -adulterio, o infedeltà della moglie alle spalle del marito. D'altra -parte, la schiavitù domestica era sconosciuta a Sparta almeno nel tempo -migliore, i servi iloti abitavano separati sui fondi de' padroni, era -quindi minore per gli Spartani la tentazione di contaminarne le donne. -Per tutte queste ragioni le donne a Sparta non potevano non avere -una posizione molto più stimata che nel resto della Grecia. Le donne -spartane e la parte eletta delle Etére ateniesi sono le sole donne -greche di cui gli antichi parlino con rispetto, e i cui pensieri essi -stimassero degni di venir rilevati. - -Ben altrimenti fra gli Jonî, la cui città caratteristica è Atene. Ivi -le fanciulle non imparavano che a filare, tessere, cucire, tutt'al -più qualche poco a leggere e a scrivere. Vivevano come recluse e -non praticavano se non con altre donne. La camera delle donne era -segregata nel piano superiore o sul di dietro della casa, dove gli -uomini, massime se stranieri, difficilmente penetravano e dove esse -si ritiravano se capitavano visite maschili. Le donne non uscivano -che accompagnate da una schiava; in casa erano strettamente vigilate; -Aristofane parla di molossi, educati a spaventare gli adulteri, -e, almeno nelle città asiatiche, alla sorveglianza delle donne si -impiegavano gli eunuchi, che già al tempo di Erodoto fabbricavansi -in Chio per farne commercio, e, secondo Wachsmuth, non servivano ai -soli barbari. In Euripide, la donna è qualificata come _oikurema_, -ossia come cosa destinata alla cura della casa (la parola è neutra), -e per l'Ateniese essa non era che una macchina per la procreazione e -la principale domestica. L'uomo aveva gli esercizi ginnastici e gli -affari pubblici, dai quali era esclusa la donna; aveva spesso, inoltre, -schiave a sua disposizione, e, nel fiore di Atene, una prostituzione -diffusa e che lo Stato, a dire il vero, favoriva. Fu appunto sulla base -di questa prostituzione che si svilupparono certi speciali caratteri -di donne greche, che per lo spirito e pel gusto artistico si elevavano -tanto sul livello comune delle donne antiche, quanto le Spartane pel -carattere. Ma che per divenire donne bisognasse prima essere Etére, è -questa la più severa condanna della famiglia ateniese. - -Questa famiglia ateniese fu, nel corso del tempo, il tipo sul quale -sempre più modellarono i loro rapporti domestici non solo gli altri -Jonî, ma tutti i Greci dell'interno e delle colonie. Ma, ad onta -dell'isolamento e della sorveglianza, le Greche trovavano abbastanza -spesso l'occasione d'ingannare i loro mariti. Questi, che si sarebbero -vergognati di manifestare amore per le loro mogli, si divertivano -amoreggiando colle Etére; ma la degradazione delle donne si vendicò -sugli uomini e degradò anch'essi, finchè caddero nel pervertimento -degli amori coi fanciulli, e degradarono i loro dei, come sè stessi, -col mito di Ganimede. - -Tale fu l'origine della monogamia, per quanto, ci è dato rintracciarla -nel popolo più incivilito e più altamente evoluto dell'antichità. -Essa non fu affatto un frutto dell'amore sessuale individuale, con -cui non aveva assolutamente nulla di comune, poichè, dopo come prima, -i connubii restarono connubii di convenienza. Essa fu la prima forma -di famiglia, non basata su rapporti naturali, ma economici, cioè -sulla vittoria della proprietà privata sopra la originaria proprietà -comune naturale. Dominio dell'uomo nella famiglia, e procreazione -di figli, che non potessero essere che suoi e destinati ad ereditare -la sua ricchezza — questi e non altri furono gli scopi del connubio -individuale[17], francamente espressi dai Greci. Del resto esso era per -loro un peso, un dovere verso gli dei, verso lo Stato e verso i proprii -antecessori; un dovere da adempiere e nulla più. In Atene la legge -imponeva all'uomo non solo il matrimonio, ma l'adempimento di un minimo -dei cosiddetti doveri coniugali. - -Il connubio individuale non appare quindi affatto nella storia come una -riconciliazione fra l'uomo e la donna, e, meno ancora, come la forma di -connubio più alta. - -Al contrario. Esso si presenta come l'assoggettamento di un sesso -all'altro, come la proclamazione di un conflitto dei sessi, sino allora -sconosciuto in tutta la storia primitiva. In un vecchio manoscritto -inedito, elaborato da Marx e da me nel 1846, trovo: «La prima divisione -del lavoro è quella tra l'uomo e la donna per la procreazione.» Oggi -posso aggiungere: Il primo antagonismo di classe, che si presenta nella -storia, coincide collo sviluppo dell'antagonismo fra l'uomo e la donna -nel connubio individuale, e la prima oppressione di classe con quella -del sesso maschile sul femminile. Il connubio individuale fu un grande -progresso storico, ma al tempo stesso esso aprì, accanto alla schiavitù -e alla ricchezza privata, quell'èra, non ancor chiusa, nella quale -ogni progresso è insieme un relativo regresso; nella quale il bene -e lo sviluppo degli uni si compie col male e colla oppressione degli -altri. Esso è la forma cellulare della società incivilita, la forma -nella quale già possiamo studiare la natura degli antagonismi e delle -contraddizioni che in questa società completamente si svolgono. - -L'antica libertà relativa dei rapporti sessuali non cessò affatto colla -vittoria della famiglia sindiasmica, e neppure con quella del connubio -individuale. «L'antico sistema coniugale, ridotto a più stretti limiti -dalla graduale estinzione dei gruppi _punalua_, circondò tuttavia la -progrediente famiglia e vi lasciò la sua impronta sino all'albeggiare -dell'epoca civile.... Esso sparì definitivamente nella nuova forma -dell'eterismo, che incalza gli uomini anche in piena civiltà come -un'ombra fosca projettata sulla famiglia.» Morgan intende per eterismo -il rapporto sessuale extraconiugale di uomini con donne non maritate, -esistente _allato al connubio individuale_; rapporto sessuale che, -com'è noto, fiorisce nelle forme più diverse durante tutto il periodo -della Civiltà e si muta sempre più in aperta prostituzione. Questo -eterismo scaturisce direttamente dal connubio per gruppi, dalle unioni -promiscue con le quali le donne acquistavano il diritto alla castità. -Il darsi per danaro fu dapprima un atto religioso che compievasi nel -tempio della dea dell'amore, e in origine il danaro devolvevasi al -tesoro del tempio. Le _Ierodule_ di Anaiti in Armenia, di Afrodite -in Corinto, come le danzatrici religiose dei tempii dell'India, le -cosiddette _Baiadere_ (la parola è una corruzione dal portoghese -_bailadeira_ = ballerina), furono le prime prostitute. Il far copia di -sè, in origine dovere di ogni donna, più tardi fu ufficio esclusivo -di queste sacerdotesse in rappresentanza di tutte le donne. Presso -altri popoli l'eterismo deriva dalla libertà sessuale concessa alle -ragazze avanti il matrimonio, avanzo quindi anch'esso del connubio -per gruppi, ma trasmessoci per altra via. Col sorgere della disparità -delle fortune, cioè nello stadio superiore delle Barbarie, il lavoro -salariato nasce sporadicamente accanto al lavoro dello schiavo, e -contemporaneamente, come suo correlativo necessario, la prostituzione -professionale delle donne libere accanto a quella forzata delle -schiave. Così il retaggio lasciato dal connubio per gruppi all'epoca -civile è a doppia faccia; come è a doppia faccia, ipocrita, incoerente -e contraddittorio tutto ciò che la civiltà produce; qui la monogamia, -là l'eterismo fino alla sua ultima forma, la prostituzione. L'eterismo -è una istituzione sociale come qualsiasi altra; esso conserva l'antica -libertà sessuale a favore degli uomini. Non soltanto tollerato in -pratica, ma praticato palesemente, sopratutto dalle classi dominanti, -esso è condannato a parole. Ma in realtà questa condanna non colpisce -punto gli uomini, che vi partecipano, ma soltanto le donne: queste -sono anatomizzate e reiette, proclamandosi così ancora una volta -l'incondizionata signoria degli uomini sul sesso femminile come legge -fondamentale della società. - -Ma con ciò si sviluppa una nuova antitesi nella stessa monogamia. -Da un lato il marito che infiora la sua esistenza coll'eterismo; -dall'altro la moglie lasciata in un canto. E non si può avere un lato -dell'antagonismo senza l'altro, come non si può avere in mano una mela -intera quando se n'è mangiata la metà. Sembrò essere tuttavia questa -l'opinione dei mariti finchè le loro mogli non li disingannarono. Col -connubio individuale nascono due costanti e caratteristiche figure -sociali che il passato non conosce: l'amante fisso della moglie e -il marito cornuto. Gli uomini avevano ottenuta la vittoria sulle -donne, ma la magnanimità delle vinte s'incaricò della incoronazione. -Allato al connubio individuale e all'eterismo, l'adulterio divenne -una istituzione sociale inevitabile — vietato, duramente punito, ma -indistruttibile. La paternità certa del fanciullo si fondò tutt'al -più, dopo come prima, sulla convinzione morale, e, per risolvere la -insolubile contraddizione, il Codice Napoleone decretava all'art. 312: -_L'enfant conçu pendant le mariage a pour père le mari_; il figlio -concepito durante il matrimonio ha per padre.... il marito. È questo -l'ultimo risultato di tremila anni di connubio individuale. - -Così noi abbiamo nella famiglia individuale — nei casi che rimangono -fedeli alla sua origine storica e mettono in chiara luce l'antagonismo -tra l'uomo e la donna, espresso nell'esclusivo dominio dell'uomo -— un quadro in piccolo degli stessi antagonismi e contraddizioni, -fra i quali la società, divisa in classi, si muove fin dagli inizii -dell'epoca civile senza poterli risolvere e superare. Io parlo qui -naturalmente solo di quei casi del connubio individuale, nei quali -la vita conjugale si svolge giusta il carattere originario di tutta -l'istituzione, ma nei quali la donna si ribella contro il dominio -dell'uomo. Che non tutti i matrimonii trascorrano così, niuno lo sa -meglio del filisteo tedesco, il quale nella casa non sa mantenersi -meglio il suo dominio che nello Stato, e la cui moglie quindi porta -di pien diritto quei pantaloni, dei quali egli non è degno. Con tutto -ciò egli si reputa superiore al suo compagno di sventura francese, al -quale, più sovente che a lui, accade anche di peggio. - -Per altro la famiglia individuale non si presenta dapertutto e in ogni -tempo nella forma classicamente dura che essa ebbe presso i Greci. Fra -i Romani, che, quali futuri conquistatori del mondo, avevano vedute -più ampie, se anche meno perspicaci, la donna era più libera e più -stimata. Il Romano credeva la fedeltà coniugale senz'altro guarentita -col potere di vita e di morte che aveva sulla moglie. Ivi la donna -avea facoltà, come l'uomo, di sciogliere il connubio. Ma il più grande -progresso nello sviluppo del connubio individuale avvenne certamente -coll'entrata dei Germani nella storia; senza dubbio perchè fra di essi, -per effetto della loro povertà, non sembra che la monogamia si fosse -ancora completamente disinvolta dal connubio sindiasmico. Lo desumiamo -da tre circostanze menzionate da Tacito: In primo luogo, accanto a -un religioso rispetto del nodo coniugale — «essi si appagano di una -moglie, le donne vivono in una stretta castità» — vigeva tuttavia la -poligamia per le persone elevate e pei capi delle tribù, condizione -analoga a quella degli Americani, fra i quali dominava la famiglia -sindiasmica. In secondo luogo, il passaggio dal diritto materno al -paterno doveva essere recente, poichè il fratello della madre — il più -prossimo parente _gentile_ maschio, giusta il diritto materno — era -ancora considerato un parente quasi più prossimo dello stesso genitore; -il che corrisponde anche al punto di vista degl'Indiani americani, fra -i quali Marx, com'ei diceva sovente, trovò la chiave per l'intelligenza -della nostra storia primitiva. E, in terzo luogo, le donne erano, -presso i Germani, altamente stimate e molto influenti anche nei -pubblici affari, ciò che sta in diretto contrasto col predominio -monogamico degli uomini. Cose, quasi tutte, nelle quali i Germani -concordano con gli Spartani, i quali, come vedemmo, non avevano ancor -del tutto superato il connubio sindiasmico. Coi Germani quindi, anche -per questo rapporto, un elemento affatto nuovo sorgeva a dominare sul -mondo. La nuova monogamia, che si sviluppava allora dalla miscela dei -popoli sugli avanzi del mondo romano, rivestì il dominio maschile di -forme più miti e lasciò alle donne, almeno esteriormente, una posizione -molto più stimata e più libera di quella che abbia mai conosciuta -la classica antichità. Con ciò solo nacque la possibilità che dalla -monogamia — in essa, allato ad essa e contro di essa, secondo i casi -— si svolgesse il più grande progresso morale che noi le dobbiamo: -l'amore sessuale individuale moderno, ignoto a tutto il mondo passato. - -Ma questo progresso si deve certamente al fatto che fra i Germani -regnava ancora la famiglia sindiasmica, e la condizione della donna, -corrispondente a questa forma di famiglia, fu, in quanto possibile, -innestata nella monogamia; non si deve già alla leggenda di un -maraviglioso candore morale, naturale ai Germani; la realtà è che -il connubio sindiasmico non si aggira fra gli stridenti antagonismi -morali dalla monogamia. I Germani, anzi, nelle loro migrazioni, -particolarmente verso il Sud-est, tra i nomadi delle steppe del Mar -Nero, si erano molto depravati, e, oltre l'abilità nell'equitazione, -ne avevano anche appreso dei brutti vizii contro natura, come attestano -esplicitamente Ammiano, dei Thaifali, e Procopio, degli Eruli. - -Ma se la monogamia, di tutte le forme di famiglia conosciute, -fu quella, sotto la quale soltanto potè svilupparsi il moderno -amore sessuale, ciò non significa che questo vi si sia sviluppato -esclusivamente, o anche solo prevalentemente, come amore reciproco -dei coniugi. Ciò, anzi, era escluso dalla natura stessa del connubio -individuale stabile sotto il dominio dell'uomo. In tutte le classi -storicamente attive, cioè in tutte le classi dominanti, la conclusione -delle nozze restò ciò che era stata dal connubio sindiasmico in poi, -un affare di convenienza, regolato fra i genitori. E la prima forma -storica dell'amore sessuale come passione, come passione attinente -ad ogni uomo (almeno delle classi dominanti) e come la più elevata -forma dell'istinto sessuale — ciò che ne costituisce appunto il -carattere specifico — codesta sua prima forma, l'amore cavalleresco -del medio-evo, fu tutt'altro che un amore coniugale. Al contrario. Nel -suo aspetto classico, presso i Provenzali, essa naviga a vele spiegate -verso l'adulterio, e i loro poeti lo cantano. Il fiore delle poesie -amorose provenzali sono le _albas_, in tedesco _Tagelieder_ (canzoni -del mattino). Esse descrivono, con vivi colori, come il cavaliere giace -colla sua bella — moglie di altrui — mentre fuori sta la scolta, che -lo chiama, appena sorge l'alba, perchè possa spulezzare inosservato; -la scena della separazione ne forma il punto culminante. I francesi -del Nord ed anche i nostri bravi tedeschi adottarono questa specie di -poesia con relativo amore cavalleresco, e il nostro vecchio Wolfram -von Eschenbach ha lasciato sul piccante argomento tre meravigliosi -_Tagelieder_, ch'io preferisco di gran lunga alle sue tre lunghe -epopee. - -Il contratto nuziale borghese, ai nostri giorni, è di due sorta. Nei -paesi cattolici, un tempo come ora, i genitori procurano al giovane -borghese la sposa che gli conviene, e la conseguenza naturale ne è il -più completo sviluppo della contraddizione insita nella monogamia: -florido eterismo da parte dell'uomo, rigoglioso adulterio da parte -della donna. La chiesa cattolica abolì il divorzio, probabilmente -perchè si è convinta che contro l'adulterio, come contro la morte, -non cresce erba negli orti. Nei paesi protestanti è regola invece di -concedere al figlio del borghese di eleggersi, con più o meno libertà, -una donna della propria classe, onde un certo grado di amore può -trovarsi alla base del matrimonio, e, per ragion di decoro, vi è sempre -presupposto, ciò che è del tutto consono all'ipocrisia protestante. Qui -l'eterismo dell'uomo è meno spiccato e l'adulterio della donna è meno -la regola. Ma poichè, in ogni forma di connubio, gli uomini rimangono -ciò che erano prima delle nozze, e poichè i borghesi dei paesi -protestanti sono per lo più filistei, questa monogamia protestante, -nella media dei migliori casi, non conduce che alla comunanza conjugale -di una plumbea noia, che si qualifica col nome di felicità domestica. -Il migliore specchio di questi due metodi di matrimonio è il romanzo, -per la maniera cattolica, il francese, per la protestante, il tedesco. -In entrambi l'eroe del romanzo conquista qualche cosa: nel tedesco, il -giovane, la ragazza; nel francese, il marito, le corna. Non è ancora -risoluto quale dei due stia peggio. Perciò al borghese la noia del -romanzo tedesco desta lo stesso orrore che la immoralità del romanzo -francese al filisteo tedesco; sebbene da poco in quà, dacchè «Berlino -divenne città mondiale», il romanzo tedesco si faccia alquanto meno -timido nel riprodurre l'eterismo e l'adulterio, da lungo tempo ivi ben -noti. - -Ma in ambo i casi il matrimonio è subordinato alla classe degli -interessati e, per tal riguardo, è quindi sempre un matrimonio di -convenienza. In ambo i casi tale matrimonio si converte bene spesso -nella più abbietta prostituzione, talvolta delle due parti, più spesso -della moglie soltanto, la quale non si distingue dalla cortigiana -ordinaria se non in quanto essa non dà a nolo il suo corpo volta per -volta come una salariata, ma lo vende una volta per sempre come avviene -alle schiave. E per tutti i matrimoni di convenienza vale il motto di -Fourier: «Come nella grammatica due negazioni fanno un'affermazione, -così nella morale conjugale due prostituzioni formano una virtù.» -È solo tra le classi oppresse, cioè oggidì nel proletariato, che -l'amore sessuale, nelle relazioni colla donna, può diventare e -diventa la regola vera — sia esso o no consacrato ufficialmente. Ma -nel proletariato tutte le basi della monogamia classica vengono meno. -Esso non ha proprietà, per conservare e trasmettere la quale vennero -appunto creati la monogamia e il dominio dell'uomo, e non v'è quindi -stimolo alcuno a far valere questo dominio. Di più ne mancano i mezzi; -il diritto borghese, che difende quel dominio, non esiste che pei -possidenti e per le loro relazioni coi proletarii; esso costa danaro e -quindi, stante la loro povertà, non ha influenza nelle relazioni del -lavoratore con sua moglie. Qui ciò che decide sono rapporti sociali -e personali affatto diversi. Dacchè, inoltre, la grande industria -getta la donna dalla casa nel mercato del lavoro e nella fabbrica, -e spesso ne fa il sostegno della famiglia, ecco mancato il terreno -agli ultimi avanzi del dominio maschile nella casa proletaria — salvo -forse ancora qualche tratto di quella brutalità verso la donna, che -prese piede appunto col sorgere della monogamia. Così la famiglia del -proletario non è più monogamica nello stretto senso, siavi pure l'amore -il più appassionato e la più inviolata fedeltà dei conjugi, e malgrado -qualsiasi benedizione spirituale o temporale. Onde anche gli eterni -compagni della monogamia, l'eterismo e l'adulterio, non sostengono qui -che una parte quasi impercettibile; la donna riacquistò effettivamente -il diritto al divorzio, e, se i coniugi diventano incompatibili, si -separano liberamente. Insomma, il matrimonio proletario è monogamico -nel senso etimologico della parola, ma non lo è assolutamente nel senso -storico. - -I nostri giuristi stimano, senza dubbio, che il progresso della -legislazione toglie sempre più alle donne ogni motivo a doglianze, -poichè i moderni sistemi legislativi dei paesi civili sempre più -riconoscono, in primo luogo, che il matrimonio, perchè sia valido, -dev'essere un contratto accettato spontaneamente dalle due parti; e, in -secondo luogo, che anche durante il matrimonio i coniugi hanno eguali -diritti ed eguali doveri. Supposta la logica applicazione di questi due -principii, le nostre donne avrebbero tutto ciò che possono desiderare. - -Quest'argomentazione, tutta giuridica, è esattamente quella stessa con -la quale i repubblicani borghesi tappano la bocca ai proletarii. Il -contratto di lavoro dev'essere accettato spontaneamente da entrambe -le parti. Ma esso si ritiene «spontaneamente accettato» non appena la -legge ha dichiarate eguali le due parti _sulla carta_. Il potere che -la diversità di classe sociale conferisce ad una parte, la pressione -che esso esercita sull'altra — la effettiva condizione economica -di entrambe — ciò non riguarda la legge. Nel contratto di lavoro le -parti devono avere eguali diritti, se l'una o l'altra non vi abbia -espressamente rinunziato; ma la legge non può nulla contro il fatto -che la condizione economica costringe l'operaio a rinunziare anche -all'ultima parvenza di cotesta eguaglianza. - -Per il matrimonio, la legge, anche la più progredita, è pienamente -soddisfatta, quando gl'interessati hanno espressa formalmente a verbale -la loro spontaneità; quanto a ciò che avviene dietro lo scenario -giuridico, là dove si svolge la vita reale, e come cotesto spontaneo -consenso si ottenga, di tutto ciò nè il giurista, nè la legge possono -curarsi. Eppure una semplice osservazione di diritto comparato -mostrerebbe al giurista il valore di cotesta spontaneità. Nei paesi, -dove ai figli è legalmente assicurata una parte della fortuna paterna, -dove cioè non li si può diseredare — in Germania, nei paesi di diritto -francese, ecc. — si esige, per contrarre matrimonio, il consenso dei -genitori. Nei paesi di diritto inglese, dove il consenso dei genitori -non è legalmente necessario, i genitori hanno piena libertà di disporre -della loro fortuna, e possono a piacere diseredare i loro figli. Ciò -malgrado, o meglio appunto per ciò, in Inghilterra ed in America, la -libertà di contrarre matrimonio, nelle classi nelle quali c'è qualcosa -da ereditare, non è di un pelo più grande (ciò è ben chiaro) che in -Francia ed in Germania. - -Così è pure dell'eguaglianza giuridica del marito e della moglie nel -matrimonio. La loro ineguaglianza giuridica, trasmessaci dalle passate -istituzioni sociali, non è la causa, ma l'effetto della soggezione -economica della donna. Nell'antica economia domestica comunistica, che -abbracciava più coppie di coniugi coi loro figli, l'amministrazione -domestica, lasciata alle donne, era un'industria altrettanto pubblica -e socialmente necessaria, quanto il procacciare gli alimenti, che era -di spettanza degli uomini. Con la famiglia patriarcale, e ancora più -con la famiglia monogamica isolata, le cose cangiarono. La direzione -delle faccende domestiche perdette il suo carattere pubblico. Essa non -riguardò più la società; si mutò in un _servizio privato_; e la donna -diventò la prima servente, esclusa dal partecipare alla produzione -sociale. Solo la grande industria moderna riaperse alla donna — e -soltanto alla donna proletaria — l'adito alla produzione sociale, -ma in tal guisa che, quando essa adempie ai suoi doveri nel servizio -privato della famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica e non -può guadagnar nulla, mentre poi, se vuol partecipare all'industria -pubblica e procacciarsi un guadagno autonomo, non è più in grado di -adempiere ai suoi doveri di famiglia. E come nella fabbrica, così -avviene alla donna in qualsiasi ramo di attività; anche nella medicina, -o nell'avvocatura. La moderna famiglia individuale è fondata sulla -palese o velata schiavitù domestica della donna, e la moderna società è -una massa le cui molecole sono le famiglie isolate. Oggi, nella grande -maggioranza dei casi, è l'uomo che alimenta la famiglia, almeno nelle -classi possidenti, e ciò gli conferisce una posizione di dominatore che -non ha bisogno di altro privilegio giuridico. Nella famiglia egli è il -borghese; la donna il proletario. Ma nel mondo industriale il carattere -specifico della oppressione economica che pesa sul proletariato non -spicca in tutto il suo rilievo, se non dopo eliminati tutti i privilegi -legali della classe capitalistica e raggiunta l'eguaglianza giuridica -delle due classi; la repubblica democratica non elimina l'antagonismo -di queste, essa offre anzi ad esse il terreno pel combattimento -decisivo. Parimente il carattere specifico del dominio dell'uomo sulla -donna nella famiglia moderna, la necessità della loro vera eguaglianza -sociale e la via di pervenirvi, non appariranno in piena luce se non -quando essi saranno pienamente eguali in diritto. Allora si parrà che -la emancipazione della donna ha per condizione prima il ritorno di -tutto il sesso femminile alla industria pubblica, e che ciò richiede -a sua volta che la proprietà della famiglia isolata cessi di essere -l'unità economica della società. - - -Noi abbiamo quindi tre forme principali di connubio, che corrispondono, -all'ingrosso, ai tre principali stadii dell'evoluzione umana. Allo -stato selvaggio il connubio per gruppi; alla Barbarie il connubio -sindiasmico; all'epoca civile la monogamia, che ha per complementi -l'adulterio e la prostituzione. Tra il connubio sindiasmico e la -monogamia s'insinuano, nel periodo superiore della barbarie, il dominio -degli uomini sulle schiave e la poligamia. - -Come lo dimostra quanto abbiamo esposto, il progresso che si rivela -in questa serie è connesso al fatto singolare, che la libertà sessuale -del connubio per gruppi è sempre più sottratta alle donne, ma non agli -uomini, pei quali in realtà il connubio per gruppi perdura. Ciò che -per la donna è un delitto e si trae dietro gravi conseguenze legali -e sociali, passa come onorevole per l'uomo, o, nel peggior caso, come -una lieve macula morale, che si porta con soddisfazione. Ma quanto più -l'eterismo tradizionale è modificato, ai tempi nostri, dalla produzione -capitalistica e ad essa si adatta, quanto più esso si trasforma -in aperta prostituzione, tanto più esso diventa demoralizzante, -e demoralizza gli uomini assai più delle donne. Delle donne la -prostituzione degrada — e ancora non nel senso che comunemente si -crede — soltanto le infelici che ne sono vittime; essa degrada invece -il carattere di tutto quanto il sesso maschile. Così specialmente -un fidanzamento prolungato è, in nove casi su dieci, una vera scuola -preparatoria d'infedeltà coniugale. - -Noi moviamo ora a una trasformazione sociale, che demolirà le basi -economiche della monogamia, altrettanto certamente quanto quelle del -suo complemento: la prostituzione. La monogamia nacque dal concentrarsi -di grandi ricchezze in una stessa mano, cioè in quella di un uomo, e -dal bisogno di trasmettere queste ricchezze ai figli di quest'uomo, -ad esclusione di ogni altro. Perciò era necessaria la monogamia -non dell'uomo, ma della donna, ed essa non impedì punto l'aperta o -dissimulata poligamia dell'uomo. Ma la futura rivoluzione sociale, col -trasformare almeno la massima parte della ricchezza stabile ereditaria -— i mezzi di produzione — in proprietà sociale, ridurrà al minimo tutta -questa smania per le eredità. Ora, poichè la monogamia è nata da cause -economiche, sparirà essa collo sparire di queste? - -Non senza ragione si potrebbe rispondere: non solo essa non sparirà, ma -comincerà anzi a veramente esistere per la prima volta; perciocchè, con -la trasformazione dei mezzi di produzione in proprietà sociale, cessa -il lavoro salariato, cessa il proletariato, e quindi anche la necessità -per un certo numero di donne, che si può statisticamente calcolare, -di prestarsi ad altri per denaro. La prostituzione è soppressa, e la -monogamia, scambio di sparire, diverrà alfine una realtà.... anche per -gli uomini. - -La condizione degli uomini sarà dunque, in ogni caso, assai modificata; -ma anche quella delle donne, di _tutte_ le donne, subirà importanti -cangiamenti. Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune, -la famiglia isolata cessa di essere l'unità economica della società. -L'economia domestica privata si trasforma in una industria sociale. -La cura e l'educazione dei figli diventa affare pubblico; la società -provvede ugualmente per i figli di tutti, legittimi o naturali, e cessa -con ciò la preoccupazione delle «conseguenze», che forma oggi il più -essenziale motivo sociale — morale ed economico — che impedisce a una -fanciulla di darsi francamente all'uomo che ama. - -Ma non sarà questa una ragione sufficiente perchè sorga a poco a -poco una certa libertà dei rapporti sessuali e con essa un'opinione -pubblica meno rigorosa sull'onore verginale e sul pudore della donna? E -finalmente, non abbiamo noi veduto che, nel mondo moderno, monogamia e -prostituzione sono, è vero, un'antitesi, ma un'antitesi inscindibile, -due poli del medesimo stato speciale? Può la prostituzione cessare -senza trascinar seco nell'abisso la monogamia? - -Qui entra efficacemente in gioco un nuovo fattore, un fattore, che -esisteva tutt'al più in germe allorchè la monogamia si venne formando: -l'amore sessuale individuale. - -Prima del medio-evo non può parlarsi di amore sessuale individuale. -Certo, la bellezza personale, la familiarità, l'affinità di tendenze, -ecc., dovettero sempre destare in persone di diverso sesso il desiderio -di rapporti sessuali, nè, agli uomini come alle donne, potè essere -affatto indifferente con quale persona essi entrassero in tanta -intimità di relazioni. Ma da ciò al nostro amore sessuale v'è di mezzo -un abisso. In tutta l'antichità i connubii sono conchiusi dai genitori -per gl'interessati, che vi si acconciano tranquillamente. Quel briciolo -di amore coniugale, che l'antichità conobbe, non è già un'inclinazione -subiettiva, ma un dovere obiettivo, non la causa, ma il correlativo -del matrimonio. L'antichità non ci offre l'amore, nel senso moderno, -se non al difuori della società ufficiale. I pastori, di cui Teocrito -e Mosco ci cantano le gioie e le pene d'amore, il Dafni e la Cloe di -Longo, sono semplici schiavi, che non hanno parte veruna nello Stato, -la sfera d'azione del cittadino libero. Ma, al difuori degli schiavi, -non troviamo l'amore se non come prodotto di decomposizione del vecchio -mondo in isfacelo, e con donne estranee alla società ufficiale, con -Etére, ossia con straniere o con affrancate; in Atene alla vigilia del -suo tramonto, in Roma al tempo dell'Impero. Se veri amoreggiamenti -avvenivano tra cittadini e cittadine libere, eran sempre degli -adulterii. E al poeta classico dell'amore nell'antichità, al vecchio -Anacreonte, l'amore sessuale nel nostro senso era così indifferente, -che neanche gli importava il sesso della persona amata. - -Il nostro amore sessuale è essenzialmente diverso dal semplice -desiderio sessuale, dall'_Eros_ degli antichi. In primo luogo, esso -presuppone il ricambio, e in ciò la donna è eguale all'uomo, mentre -essa, nell'antico _Eros_, non era neppur sempre interrogata. In secondo -luogo, l'amore sessuale ha un'intensità e una durata, per le quali il -non possedersi reciprocamente e la separazione appaiono ad entrambe le -parti come una grande, se non anche come la suprema sventura; per darsi -l'uno all'altro, ogni audacia è ben accetta, anche il rischio della -vita, ciò che nell'antichità non avveniva, tutt'al più, che in caso -d'adulterio. E finalmente, ai rapporti sessuali si applica una nuova -norma morale; non si chiede soltanto se siano legittimi o illegittimi, -ma ancora se sian generati da scambievole amore. Beninteso, anche -questa nuova norma morale, nella pratica feudale o borghese, subisce -il destino di tutte le altre: esser trasgredita. Ma non le avviene di -peggio. Come tutte le altre è riconosciuta in teoria — sulla carta. E -per ora non può pretender di più. - -Il medioevo ripiglia l'amore sessuale a quel punto in cui l'ha lasciato -l'antichità; all'adulterio. Già descrivemmo l'amore cavalleresco che -inventò i _Tagelieder_: le canzoni del mattino. Da questo amore, che -tende a violare il matrimonio, sino a quello che deve fondarlo, c'è -un bel tratto che la cavalleria non correrà mai tutto intiero. Se -anche dai frivoli Provenzali passiamo ai virtuosi Tedeschi, troviamo -nel poema dei Nibelungi che, benchè Krimhilda nel suo segreto sia -innamorata di Sigifredo quanto questi di lei, basta che Gunther le -accenni di averla giurata a un cavaliero, che neppure le nomina, -perchè essa risponda: «Non occorre pregarmi; io sarò sempre ciò che -voi comandate; e a quell'uomo, che Voi, Signore, mi darete per marito, -mi fidanzerò volontieri.» Neanche le balena che il suo amore possa -in alcun modo meritare considerazione. Gunther chiede la mano di -Brunechilde, Etzel di Krimhilda, senz'averle mai viste; del pari, nella -_Gutrun_, Sigibante di Irlanda chiede sposa la norvegese Uta, Hetel di -Hegelingen chiede Ilda d'Irlanda, e finalmente Sigifredo di Morland, -Hartmut di Ormania e Herwing di Zelanda chiedono la mano di Gutrun; e -qui solo avviene che questa si decida spontaneamente per l'ultimo. Di -regola, la sposa del giovane principe è scelta dai suoi genitori, se -viventi, se no da lui stesso ma dietro il parere dei grandi feudatari, -che ha sempre un gran peso. Nè può essere altrimenti, dacchè pel -cavaliere o pel barone, come per lo stesso principe, le nozze sono un -atto politico, un occasione d'ingrandirsi il potere con nuove alleanze; -l'interesse della _casa_, non il capriccio dell'individuo, è ciò -che decide. E come mai dunque spetterebbe all'amore di dire l'ultima -parola? - -Non diverso era il destino dei cittadini stretti in corporazione -nelle città medioevali. I privilegi stessi che li proteggevano, quei -regolamenti corporativi pieni di clausole, le barriere artificiali che -li dividevano legalmente, quà dalle altre corporazioni, là dai compagni -della stessa corporazione, altrove dai garzoni e dagli apprendisti, -limitavano ancor più la cerchia già abbastanza angusta, entro la quale -essi potevano cercarsi una sposa conveniente. E quale fosse fra tutte -la più conveniente, decideva inappellabilmente, in cotesto complicato -sistema, non già il loro gusto individuale, ma l'interesse della -famiglia. - -Così le nozze, dalla loro origine sino alla fine del medio evo, -rimasero sottratte, nella immensa maggioranza dei casi, alla decisione -degl'interessati. Da principio si veniva al mondo già conjugati con un -intero gruppo dell'altro sesso. Nelle forme successive del connubio -per gruppi, probabilmente il sistema rimase quello, ma i gruppi -andarono sempre restringendosi. Nel connubio sindiasmico è regola che -le madri negoziino i maritaggi dei figli; anche allora il criterio è -la ricerca di vincoli di parentela, che procaccino alla giovane coppia -una posizione più forte nella _gente_ e nella tribù. E allorchè, -col prevalere della proprietà privata sulla proprietà comune e cogli -interessi successorii, trionfarono il diritto paterno e la monogamia, -allora per la prima volta le nozze subirono l'imperio assoluto -delle preoccupazioni economiche. Cessò la _forma_ del matrimonio per -compra, ma la cosa rimase sempre più quella stessa, talchè non la sola -donna, ma anche l'uomo ebbe un prezzo — non in ragione delle qualità -personali, ma in ragione de' suoi beni. In pratica e sin dalle origini, -era cosa affatto inaudita fra le classi dominanti che la simpatia mutua -degli interessati potesse essere il motivo prevalente delle nozze: ciò -non avveniva che nei romanzi, oppure fra le classi oppresse che non -contavano affatto. - -Tali le condizioni che trovò la produzione capitalistica, allorchè -questa, dall'epoca delle scoperte geografiche, si apparecchiò, col -commercio internazionale e con la manifattura, a conquistare il dominio -del mondo. Si dovette pensare che questa maniera di connubii le fosse -la più conveniente, e realmente lo fu. E tuttavia — oh! imperscrutabile -ironia della storia! — era essa medesima che doveva aprirvi la breccia -decisiva. Tutto trasformando in merci, essa dissolvette tutti i vecchi -rapporti tradizionali, e al costume ereditato, al diritto storico, -sostituì la compra e la vendita, il «libero» contratto. È questa -la constatazione che, credendo d'aver fatta una grande scoperta, -annunciava il giurista inglese H. S. Maine, dicendo che tutto il nostro -progresso sulle epoche passate consiste nell'esserci elevati _from -status to contract_, quanto dire da istituzioni ereditarie a uno stato -di cose liberamente consentito; ma essa, in quanto è vera, si trovava -già nel _Manifesto dei comunisti_. - -Senonchè, per contrattare, converrebbe poter disporre liberamente di -sè, delle proprie azioni e de' proprii beni, e godere uguaglianza di -diritto cogli altri contraenti. Creare persone «libere» ed «eguali», -fu appunto uno dei cómpiti principali della produzione capitalistica. -Benchè da principio ciò avvenisse in modo semicosciente e per giunta -sotto un involucro religioso, pure la riforma luterana e calvinista -fissò la massima, che l'uomo non è del tutto responsabile dei suoi -fatti se non li compie con piena libertà di volere, e che è dovere -morale resistere contro qualsiasi coazione ad azioni immorali. Ma come -porre ciò d'accordo con la pratica delle nozze invalsa fino allora? Le -nozze, nel concetto borghese, erano un contratto, un negozio giuridico, -e il più importante di tutti, perchè disponeva, per tutta la vita, -del corpo e dello spirito di due esseri umani. Formalmente esse erano -libere, esigendosi il consenso degl'interessati; ma si sapeva troppo -bene come questo consenso si otteneva, e quali erano i veri contraenti. -Or se, ad ogni altro contratto, richiedevasi una reale libertà di -decisione, perchè non la si richiedeva per le nozze? Non avevano dunque -i due giovani fidanzati il diritto di disporre liberamente di sè, del -loro corpo e dei suoi organi? Non era forse venuto di moda l'amore -sessuale, grazie alla cavalleria, e, di fronte agli adulteri amori di -questa, non era l'amore coniugale la sua vera forma borghese? Ma, se il -dovere dei coniugi era di amarsi, non era forse con altrettanta ragione -il dovere degli amanti quello di sposarsi fra loro e non con altri? Non -era superiore, questo diritto degli amanti, a quello dei genitori, dei -parenti e degli altri tradizionali paraninfi e mezzani di nozze? Se il -libero esame personale era francamente ammesso come diritto individuale -nella Chiesa e nella religione, come poteva esso venir meno innanzi -all'intollerabile pretesa della vecchia generazione di disporre del -corpo, dell'anima, della fortuna, della felicità e dell'infelicità -della generazione più giovane? - -Tali questioni ben dovevano venir poste in un tempo che rallentava -tutti i vecchi vincoli sociali e scuoteva tutti i concetti -tradizionali. Il mondo si era, d'un colpo, decuplicato; non più un -quarto di emisfero, ma l'intero globo terraqueo si spiegava davanti -agli europei occidentali, che si affrettavano a prendere possesso -degli altri sette quarti. E come i vecchi angusti limiti della -patria, così cadevano le frontiere millennarie imposte al pensiero -dal medio evo. All'occhio esterno come all'occhio interno dell'uomo -si apriva un orizzonte infinitamente più vasto. Che importavano il -decoro e l'onorevole privilegio corporativo, trasmesso di generazione -in generazione, al giovane cui allettavano le ricchezze delle Indie, -le miniere d'oro e d'argento del Messico e di Potosi? Fu questo il -tempo dei cavalieri erranti della borghesia; ebbe ancor essa il suo -romanticismo e i suoi delirii amorosi, ma su piede borghese e con fini -essenzialmente borghesi. - -Così avvenne che la nascente borghesia, massime dei paesi protestanti, -nei quali fu più scossa la tradizione, riconobbe sempre più anche pel -matrimonio la libertà del contratto, applicandola come si è detto. Il -matrimonio restò matrimonio di classe, ma entro la classe fu concesso -agli interessati un certo grado di libertà di scelta. E sulla carta, -nelle teorie morali come nelle descrizioni poetiche, nulla fu più -inconcusso della tesi, che è immorale ogni matrimonio non fondato -sull'amore sessuale reciproco e sull'accordo veramente libero degli -sposi. Insomma il matrimonio d'amore fu proclamato un diritto umano, e -non solo un _droit de l'homme_, ma anche, per eccezione, un _droit de -la femme_. - -Ma v'era un punto nel quale questo diritto umano distinguevasi da -tutti gli altri cosiddetti diritti umani. Mentre questi, in pratica, -erano limitati alla classe dominante, alla borghesia, e direttamente o -indirettamente sequestravansi al proletariato, qui sogghigna un'altra -volta l'ironia della storia. La classe dominante rimane dominata dalle -note influenze economiche e solo in casi eccezionali contrae matrimonii -veramente liberi, mentre questi nella classe soggetta sono, come -vedemmo, la regola. - -La completa libertà delle nozze non può quindi, in generale, aver -luogo se non quando l'abolizione della produzione capitalistica e -dei rapporti di proprietà da essa creati, abbia tolte di mezzo tutte -le preoccupazioni economiche che ancor dominano così potentemente -la scelta degli sposi. Solo allora rimarrà, unico motivo, la mutua -simpatia. - -Or, poichè l'amore sessuale è di sua natura, esclusivo — sebbene -oggidì questo esclusivismo non si avveri frattanto che nella donna -— il connubio fondato sull'amore sessuale è, di sua natura, connubio -individuale. Vedemmo quanta ragione aveva Bachofen di considerare il -progresso dal connubio per gruppi al connubio individuale come l'opera -sopratutto delle donne; solo il passaggio dal connubio sindiasmico -alla monogamia è dovuto agli uomini; e, storicamente, esso sopratutto -peggiorò la condizione delle donne e agevolò la infedeltà degli uomini. -Se ora cesseranno anche le preoccupazioni economiche, per le quali -le donne devono tollerare quest'abituale infedeltà degli uomini — la -preoccupazione per la propria esistenza e, più ancora, per l'avvenire -dei figli — la conseguente eguaglianza della donna spingerà assai più, -se dobbiamo affidarci a tutta l'esperienza del passato, gli uomini a -diventare realmente monogami, che non le donne a diventare poliandre. - -Ma ciò che decisamente sparirà dalla monogamia saranno tutti quei -caratteri che le impresse l'origine ch'essa ebbe dai rapporti di -proprietà, e cioè, in primo luogo, il predominio dell'uomo, e, -in secondo luogo, l'indissolubilità. Il predominio dell'uomo nel -matrimonio non è che la conseguenza del suo predominio economico, -e cade con questo. L'indissolubilità del matrimonio è in parte -effetto della condizione economica onde nacque la monogamia, in parte -tradizione del tempo in cui il nesso di questa condizione economica -con la monogamia era ancora mal compreso e spinto all'estremo dalla -religione. Già oggi essa subì mille strappi. Se è morale soltanto il -matrimonio fondato sull'amore, sarà del pari morale soltanto quello -in cui l'amore persiste. La durata dell'amore sessuale individuale -è molto diversa secondo gli individui, massime negli uomini, e se -esso positivamente vien meno, o una nuova passione gli subentra, -il divorziare diventa un benefizio per entrambe le parti come per -la società. A che prò impantanarsi per questo in un processo di -separazione? - -Ciò che noi dunque possiamo oggi congetturare sull'ordinamento -dei rapporti sessuali, che seguirà al non lontano tramonto della -produzione capitalistica, è sopratutto d'indole negativa, e si limita -principalmente a ciò che sarà eliminato. Ma e quello che verrà in -appresso? Ciò sarà deciso dopochè una nuova generazione sarà cresciuta; -una generazione di uomini che mai nella vita non si siano trovati nel -caso di acquistare i favori di una donna per danaro o con altri mezzi -di coazione sociale; e una generazione di donne che mai non si siano -trovate in condizione nè di doversi dare ad un uomo per altri motivi -che di un vero amore, nè di doversi ricusare a colui che amano, per -timore delle conseguenze economiche. E quando tal gente sarà nata, -certo sarà l'ultima delle sue inquietudini quella di sapere che cosa -noi almanaccammo ch'essa avesse da fare; essa si creerà da sè la -propria condotta e un'opinione pubblica foggiata sopra questa per -giudicare la condotta dei singoli. E basti di ciò. - -Ritorniamo ora a Morgan, dal quale ci siamo un bel po' dilungati. -L'indagine storica delle istituzioni sociali, sviluppatesi durante -l'epoca civile, esorbita dal quadro del suo libro. Le sorti, quindi, -della monogamia durante questo periodo poco lo preoccupano. Anch'egli, -nell'ulteriore sviluppo della famiglia monogamica, vede un progresso, -un'approssimazione alla completa eguaglianza di diritto dei sessi; -tale scopo non gli sembra raggiunto. Ma, egli dice, «se si riconosce -il fatto che la famiglia ha percorso successivamente quattro forme, -e trovasi ora in una quinta, nasce il problema se questa forma durerà -anche in avvenire. L'unica risposta possibile è questa, che essa deve -progredire come progredisce la società, modificarsi a misura che questa -si modifica, il tutto come sinora. Essa è la figlia del sistema sociale -e deve rifletterne lo stato di civiltà. Poichè la famiglia monogamica -si è migliorata dal principio dell'epoca civile, e sopratutto nei -tempi moderni, si può almeno presumere che essa sia capace di ulteriore -perfezionamento, sino a raggiungere l'eguaglianza dei sessi. Se in un -lontano avvenire la famiglia monogamica non dovesse più corrispondere -alle esigenze della società, è impossibile predire la natura di quella -che verrà in sua vece.» - - - - -III. La Gente Irocchese. - - -Ed eccoci a un'altra scoperta di Morgan, almeno altrettanto importante -quanto la ricostruzione delle antiche forme di famiglia dai sistemi -di parentela. La prova che i gruppi consanguinei, designati nelle -tribù degli Indiani americani con nomi di animali, sono essenzialmente -identici ai _genea_ dei Greci, alle _gentes_ dei Romani; che la forma -americana è la originale, la greco-romana è la posteriore, la derivata; -che tutta l'organizzazione sociale dei Greci e dei Romani primitivi -in _genti, fratrie_ e _tribù_ trova il suo fedele parallelo fra gli -Indiani americani; che la _gente_ è una istituzione comune a tutti -i barbari sino alla loro entrata nell'epoca civile e anche più tardi -(per quanto almeno attestano sinora le nostre fonti) — questa prova -chiarì, d'un colpo, le parti le più difficili delle più antiche storie -greche e romane, e gettò insieme una luce inattesa sui fondamenti della -costituzione sociale dei tempi antichi, anteriori al sorgere dello -Stato. Per quanto la cosa sembri semplice, una volta conosciuta, Morgan -non l'ha scoperta che recentemente; nel suo lavoro del 1871, egli non -aveva ancora penetrato questo segreto, la cui rivelazione rese mogi i -cultori inglesi della preistoria, già così baldanzosi. - -La parola latina _gens_, che Morgan impiega in generale per questi -gruppi consanguinei, come la parola greca _genos_, che ha lo stesso -significato, deriva dalla radice comune aria _gan_ (in tedesco, dove -di regola l'ario _g_ diventa _k, kan_) che significa _generare_. -_Gens, genos_, sanscrito _dschanas_, gotico (giusta la suddetta -regola) _kunî_, vecchio norvegese e anglosassone _kyn_, inglese _kin_, -alto-tedesco del medio-evo _künne_, significano egualmente _stirpe, -origine_. Ma _gens_ in latino, _genos_ in greco, si usa specialmente -per quel gruppo di consanguineità, che vanta comune origine (nel caso -nostro, da un capostipite comune) ed è unito da certe istituzioni -sociali e religiose in una comunità particolare, la cui genesi e la cui -natura, ciò mal grado, rimasero sinora oscure a tutti i nostri storici. - -Già vedemmo, trattando della famiglia _punalua_, che cosa sia la -composizione di una _gente_ nella sua forma originaria. Essa consiste -di tutti coloro che, mediante il connubio _punalua_ e i concetti in -esso necessariamente dominanti, formano la prole riconosciuta di una -determinata progenitrice, fondatrice della _gente_. Poichè in questa -forma di famiglia la paternità è incerta, la discendenza non conta che -in linea femminile. Poichè i fratelli non possono sposare le sorelle, -ma solo donne di altra stirpe, così i figli procreati con queste -cadono, giusta il diritto materno, fuori della _gente_. Rimangono -quindi nella cerchia parentale solo i discendenti delle _figlie_ di -ogni generazione; quelli dei figli passano nelle _genti_ delle loro -madri. Che diviene ora questo gruppo di consanguinei, tosto che esso si -costituisce come gruppo particolare, di fronte a gruppi analoghi di una -stessa tribù? - -Come forma classica di questa _gente_ primitiva Morgan prende quella -degl'Irocchesi, specialmente della tribù Senecca. Questa si divide in -otto _genti_, designate con nomi di animali: 1.º _Lupo_, 2.º _Orso_, -3.º _Testuggine_, 4.º _Castoro_, 5.º _Cervo_, 6.º _Beccaccia_, 7.º -_Airone_, 8.º _Falco_. In ogni _gente_ regnano i costumi seguenti: - -1.º Essa elegge il _Sachem_ (capo in tempo di pace) e il Capitano, -o duce in guerra. Il _Sachem _doveva essere eletto nella _gente_, -e il suo uffizio era in essa ereditario, inquantochè in caso di -vacanza doveva venir ricoperto immediatamente; il Capitano poteva -anche eleggersi fuori della _gente_, e talora mancare affatto. Non -si eleggeva mai _Sachem_ il figlio del predecessore, poichè, regnando -fra gli Irocchesi il diritto materno, il figlio apparteneva a un'altra -_gente_; sì bene, spesso, il fratello, o il figlio della sorella. Nella -elezione votavano tutti, uomini e donne. Ma l'elezione doveva essere -sanzionata dalle altre sette _genti_, e solo allora l'eletto veniva -solennemente insediato dal Consiglio generale di tutta la federazione -irocchese. L'importanza di ciò si vedrà più tardi. Il potere del -_Sachem_ nella _gente_ era paterno, di natura meramente morale; egli -non aveva mezzi coercitivi. Egli era inoltre, per ragione di carica, -membro del Consiglio della tribù dei Senecca, come pure del Consiglio -federale della collettività irocchese. Il Capitano non comandava che -nelle spedizioni guerresche. - -2.º Essa depone a suo talento il Sachem e il Capitano. Anche la -deposizione è fatta insieme dagli uomini e dalle donne. I deposti -ridiventano persone private, semplici guerrieri come gli altri. Del -resto il Consiglio della tribù può altresì deporre i _Sachem_, anche -contro il volere della _gente_. - -3.º I membri della _gente_ non possono conjugarsi fra loro. È questa -la regola fondamentale della _gente_, il vincolo che la tiene unita; -essa è l'espressione negativa della ben positiva parentela di sangue, -solo in virtù della quale quei dati individui diventano una _gente_. -Colla scoperta di questo semplice fatto, Morgan ha svelato per la prima -volta la natura della _gente_. Quanto poco essa fosse fino allora -stata compresa, lo dimostrano le relazioni anteriori sui selvaggi e -sui barbari, nelle quali i differenti corpi, onde si compone l'ordine -_gentile_, venivano confusi alla cieca sotto nome di _tribù, clan, -thum_, ecc., e dicevasi talora che dentro di essi era vietato il -matrimonio. Di qui la inestricabile confusione, nella quale Mac Lennan, -da vero Napoleone, mise ordine con questo decreto: «Tutte le tribù si -dividono in quelle fra i cui membri è vietato il matrimonio (_esogame_) -e quelle in cui esso è concesso (_endogame_).» E dopo aver così bene -imbrogliata le cose, potè darsi alle più profonde indagini, per sapere -quale delle sue due assurde classi fosse la più vecchia: la esogamica -o la endogamica. Colla scoperta della _gente_ fondata sulla parentela -di sangue, e sulla conseguente impossibilità di connubii tra i suoi -membri, quest'assurdità cadeva da sè. — È sottinteso che, nello stadio -in cui troviamo gli Irocchesi, il divieto delle nozze fra i membri -della _gente_ è ritenuto inviolabile. - -4.º I beni dei defunti spettavano ai compagni _gentili_; dovevano -rimanere nella gente. Stante la tenuità degli oggetti, che poteva -lasciare un Irocchese, partecipavano all'eredità i più prossimi parenti -_gentili_; se moriva un uomo, i suoi fratelli e sorelle carnali e -lo zio materno; se una donna, i figli e le sorelle carnali, non i -fratelli. Analogamente non potevano ereditare il marito e la moglie a -vicenda, nè i figli dal padre. - -5.º I compagni _gentili_ si dovevano aiuto scambievole, protezione e -sopratutto assistenza nel vendicare le offese ricevute da stranieri. -L'individuo si affidava per la sua sicurezza alla difesa della -_gente_, e lo poteva; chi l'offendeva, offendeva tutta la _gente_. -Di qui, dai vincoli di sangue della _gente_, nacque il dovere della -vendetta, interamente riconosciuto dagli Irocchesi. Se un estraneo -uccideva un compagno _gentile_, tutta la _gente_ dell'ucciso era -obbligata alla vendetta. Tentavasi anzitutto un accomodamento; la -_gente_ dell'uccisore teneva consiglio e presentava al Consiglio della -_gente_ dell'ucciso proposte di pacificazione, offrendo per lo più -espressioni di rammarico e cospicui donativi. Se venivano accettati, -tutto era finito. In caso diverso, la _gente_ offesa nominava uno o più -vendicatori, obbligati a perseguitare l'uccisore ed ucciderlo. Se ciò -avveniva, la _gente_ dell'ucciso non aveva alcun diritto di dolersene; -la contesa era pareggiata. - -6.º La _gente_ ha determinati nomi o serie di nomi, che essa sola può -adoperare in tutta la tribù, sicchè il nome di ciascuno dice tosto a -quale _gente _esso appartenga. Un nome _gentile_ porta in sè stesso -diritti _gentili_. - -7.º La _gente_ può adottare stranieri e affiliarli così alla tribù. I -prigionieri di guerra, che non venivano uccisi, divenivano, mediante -l'adozione in una _gente_, membri della tribù dei Senecca e ricevevano -con ciò tutti i diritti della _gente_ e della tribù. L'adozione -avveniva su proposta di compagni gentili, uomini, che accoglievano -lo straniero come fratello o sorella, o donne, che lo accoglievano -come figlio; il solenne ricevimento nella _gente_ era necessario come -sanzione. Spesso una _gente_ eccezionalmente ridotta di numero si -rinforzava così coll'adozione in massa di un'altra _gente_, che vi -consentiva. Fra gli Irocchesi il solenne ricevimento nella _gente_ -aveva luogo in seduta pubblica del Consiglio della tribù, per lo che -esso diveniva effettivamente una cerimonia religiosa. - -8.º È difficile constatare solennità religiose speciali nelle _genti_ -indiane, ma le cerimonie religiose degli Indiani coincidono più o -meno con quelle delle _genti_. Nelle sei feste religiose annue degli -Irocchesi i _Sachem_ e i Capitani delle singole _genti_, per ragione -della carica, erano annoverati tra i «custodi della fede» e avevano -funzioni sacerdotali. - -9.º La _gente_ ha un cimitero comune. Questo è sparito presso gli -Irocchesi dello Stato di Nuova-York, circondati ora dai bianchi, ma -un tempo esisteva. Presso altri Indiani esso esiste ancora; così i -_Tuscarora_, prossimi parenti agli Irocchesi, hanno nel camposanto, -sebbene cristiani, una fila distinta per ogni _gente_, sicchè la madre -viene seppellita nella stessa fila dei figli, ma non il padre. E anche -presso gli Irocchesi, tutta la _gente_ di un defunto va ai funerali, -provvede alla sepoltura, ai discorsi funebri, ecc. - -10.º La _gente_ ha un Consiglio, assemblea democratica di tutti i -_gentili_ adulti, uomini e donne, tutti con eguale diritto di voto. -Questo Consiglio eleggeva _Sachem_ e Capitani e li deponeva; del -pari gli altri «custodi della fede»; decideva circa la composizione -(_guidrigildo_) o la vendetta pei _gentili _uccisi; adottava stranieri -nella _gente_. Insomma era, nella _gente_, il potere sovrano. - -Queste sono le attribuzioni di una _gente_ tipica indiana. «Tutti -i suoi membri sono liberi, obbligati a difendere l'uno la libertà -dell'altro; eguali nei diritti personali — nè _Sachem_ nè Capitani -pretendono qualsiasi preferenza; essi formano una fratellanza legata -da vincoli di sangue. Libertà, eguaglianza, fratellanza, sebbene non -mai formulate, erano i principii fondamentali della _gente_, e questa -era, a sua volta, l'unità di tutto un sistema sociale, la base della -società indiana organizzata. Ciò spiega l'inflessibile sentimento -d'indipendenza e la dignità personale dell'incesso, che ognuno -riconosce negli Indiani.» - -Al tempo della scoperta, gli Indiani di tutto il Nord dell'America -erano organizzati in _genti_, secondo il diritto materno. Solo in -alcune tribù, come quella dei _Dacotas_, le _genti_ erano sparite, e in -alcune altre, gli _Ojibwas_, gli _Omahas_, erano organizzate secondo il -diritto paterno. - -In moltissime tribù indiane composte di più di cinque o sei _genti_, -noi troviamo tre, quattro o più _genti_ riunite in un gruppo -particolare, che Morgan, fedelmente traducendo il nome indiano, -chiama _fratrie_ (fratellanze) giusta il suo corrispondente greco. -Così i Senecca hanno due fratrie; la 1.ª abbraccia le _genti_ 1 a 4, -la 2ª le _genti_ 5 a 8. Un esame più approfondito mostra che queste -fratrie rappresentano per lo più le _genti_ originarie, nelle quali la -tribù si divise in principio; poichè, pel divieto delle nozze entro -la _gente_, ogni tribù doveva abbracciare necessariamente almeno due -genti, per avere un esistenza autonoma. A misura che cresceva la tribù, -ogni _gente_ dividevasi a sua volta in due o più, ognuna delle quali -appariva come una _gente_ speciale, mentre la _gente_ originaria, -che abbraccia tutte le _genti_ figlie, perdurava come fratria. Nei -Senecca e nella maggior parte degli altri Indiani le _genti_ di una -fratria sono _genti_ sorelle, mentre quelle delle altre sono cugine -— designazioni che, come vediamo nel sistema di parentela americana, -hanno un senso molto reale ed espressivo. In origine nessun Senecca -poteva coniugarsi neanche nella sua fratria, ma ciò è da lungo tempo -caduto e fu limitato alla _gente_. Era tradizione dei Senecca, che -l'_Orso_ e il _Cervo_ fossero le due _genti_ originarie, dalle quali -si sarebbero diramate le altre. Codesta nuova istituzione, una volta -radicata, veniva modificata secondo il bisogno; se date _genti_ di una -fratria si estinguevano, intere _genti_ di altre fratrie entravano -in quella, per ricondurre l'equilibrio. Perciò in differenti tribù -troviamo _genti_ di egual nome aggruppate diversamente nelle fratrie. - -Le funzioni della fratria fra gli Irocchesi sono in parte sociali, in -parte religiose. - -1.º Le fratrie fanno tra loro il giuoco della palla; ciascuna mette -innanzi i suoi migliori giuocatori, gli altri stanno spettatori; ogni -fratria ha un posto speciale, e scommettono l'una contro l'altra sulla -vittoria dei loro. - -2. Nel Consiglio della tribù i _Sachem_ e i Capitani di ogni fratria -siedono insieme, i due gruppi l'uno di fronte all'altro; ogni oratore -parla ai rappresentanti di ciascuna fratria come a una corporazione -particolare. - -3.º Se era avvenuto un omicidio nella tribù e l'uccisore e l'ucciso non -appartenevano alla medesima fratria, la _gente_ offesa faceva spesso -appello alle sue _genti_ fraterne; queste tenevano un Consiglio di -fratria e si rivolgevano all'altra fratria come collettività, affinchè -questa riunisse del pari un Consiglio per l'accomodamento della cosa. -Qui la fratria ripresentasi quindi come _gente_ originaria, e con -maggiore probabilità di successo della _gente_ isolata e più debole, -sua figlia. - -4.º Morendo una persona ragguardevole, la fratria opposta si assumeva i -funerali ed il seppellimento, mentre quella del defunto partecipava al -lutto. Se moriva un _Sachem_, la fratria opposta annunziava la vacanza -dell'uffizio al Consiglio federale degli Irocchesi. - -5.º Per la elezione di un _Sachem_ interveniva del pari il Consiglio -delle fratrie. La sanzione delle _genti_ fraterne si aveva pressochè -per sottintesa, ma le _genti_ dell'altra fratria potevano opporsi. -In tal caso si riuniva il Consiglio di questa fratria; se sosteneva -l'opposizione, l'elezione era nulla. - -6.º In passato gli Irocchesi avevano particolari misteri religiosi, -chiamati dai bianchi _medicine-lodges_. Questi erano celebrati -fra i Senecca da due Società religiose, aventi regolare diritto -di consacrazione pei nuovi membri; a ciascuna delle due fratrie -apparteneva una di queste Società. - -7.º Se, com'è quasi certo, i quattro _linages_ (lignaggi, schiatte), -che abitavano i quattro quartieri del _Tlascalà_ al tempo della -conquista, erano quattro fratrie, è con ciò dimostrato che le fratrie, -come fra i Greci e come le analoghe associazioni di schiatte fra i -Germani, contavano anche come unità militari; questi quattro _linages_ -andavano in guerra, ciascuno formando uno speciale drappello, con -uniforme e bandiera propria e sotto proprii condottieri. - -Come parecchie _genti_ una fratria, così, nella forma classica, -parecchie fratrie fanno una tribù; in molti casi, nelle tribù molto -indebolite, manca l'anello di congiunzione, la fratria. - -Or che cos'è che caratterizza una tribù indiana d'America? - -1.º Un territorio proprio e un proprio nome. Ogni tribù, oltre il -luogo di sua vera sede, possedeva un esteso territorio per la caccia -e per la pesca. Al di là, v'era una vasta zona neutra che si estendeva -sino al territorio della tribù più vicina, ed era meno larga fra tribù -di linguaggio affine, più larga fra tribù di linguaggio non affine. -È questa la «foresta limitrofa» dei Germani, il deserto che creano -intorno al loro territorio gli Svevi di Cesare, l'«_îsarnholt_» (danese -_jarnved_, _limes danicus_) tra danesi e alemanni, il _Sachsenwald_ -(selva sassone) e il _branibor_ (che vale, in slavo, _selva -protettrice_), donde ha nome il Brandeburgo, fra alemanni e slavi. -Il territorio, così rinchiuso fra incerti confini, era il dominio -comune della tribù, tale riconosciuto dai vicini, e che essa doveva -difendere dalle usurpazioni. Per lo più, in pratica, l'incertezza dei -confini non nuoceva se non quando la popolazione era molto cresciuta. -— I nomi delle tribù sembrano, il più spesso, nati accidentalmente -anzichè scelti a disegno; spesso col tempo avveniva che una tribù -fosse designata dalle vicine con un nome diverso da quello con cui si -chiamava essa stessa; così gli Alemanni ricevettero dai Celti il loro -primo nome storico collettivo di Germani. - -2.º Un dialetto speciale, proprio soltanto a quella tribù. Infatti, -tribù e dialetto non fanno che uno; testè ancora in America, tribù e -dialetti nuovi formavansi per scissione; forse se ne formano ancora. Se -due tribù indebolite si fondono in una, avviene, in via di eccezione, -che nella stessa tribù si parlino due dialetti cognati. - -La forza media della tribù americana è sulle 2000 teste; i Cerocchesi -però ne contano 26,000, il più gran numero d'indiani negli Stati Uniti -che parlino lo stesso dialetto. - -3.º Il diritto d'insediare solennemente _Sachem_ e Capitani eletti -dalle _genti_; e - -4.º Il diritto di deporli anche contro il volere della loro _gente_. -_Sachem_ e Capitani essendo membri del Consiglio della tribù, si -spiegano da sè questi diritti della tribù di fronte ad essi. Dove più -tribù federavansi, questi diritti passavano al loro Consiglio federale. - -5.º Idee religiose (mitologia) e funzioni del culto comuni. «Gli -Indiani erano, alla loro maniera barbara, un popolo religioso». La -loro mitologia non fu ancora studiata con metodo critico; essi già si -figuravano sotto forme umane l'incarnazione delle loro idee religiose -— spiriti d'ogni sorta — ma lo stadio inferiore della Barbarie, in -cui si trovavano, non conosce ancora le rappresentazioni simboliche, -i cosiddetti idoli. È un culto naturale ed elementare, evolvente al -politeismo. Le differenti tribù avevano le loro feste periodiche, con -determinate forme di culto, sopratutto la danza e i giuochi; le danze -in particolare erano un elemento sostanziale di tutte le solennità -religiose; ogni tribù ne aveva di speciali. - -6.º Un Consiglio della tribù per gli affari comuni. Esso era -composto di tutti i _Sachem_ e Capitani delle singole _genti_, loro -rappresentanti reali perchè sempre deponibili; sedeva pubblicamente -circondato dagli altri membri della tribù, che avevano diritto di -interquerire e di esporre la propria opinione; il Consiglio deliberava. -Ordinariamente ogni presente veniva udito a sua richiesta, e anche -le donne potevano esporre le loro idee mediante un oratore di loro -scelta. Fra gli Irocchesi la decisione definitiva doveva essere -presa all'unanimità, ciò che avveniva anche per talune decisioni -delle comunità di _marca_ alemanne. Al Consiglio della tribù spettava -sopratutto disciplinare i rapporti colle tribù straniere; esso inviava -o riceveva ambasciatori, dichiarava la guerra e conchiudeva la pace. Se -scoppiava la guerra, per lo più era fatta da volontarii. Per massima -ogni tribù era considerata in istato di guerra con ogni altra, colla -quale non avesse conchiuso un esplicito trattato di pace. Guerrieri -eminenti organizzavano per lo più tali spedizioni, indicendo una -danza di guerra; chi danzava dichiarava con ciò di partecipare alla -spedizione. La colonna era subito allestita e posta in movimento. -Anche la difesa del territorio di una tribù attaccata era fatta per lo -più con l'appello di volontarii. La partenza e il ritorno di siffatte -colonne davano sempre occasione a pubbliche festività. L'assenso del -Consiglio della tribù a simili spedizioni non era necessario, e non -veniva nè chiesto, nè dato. Sono, in fondo, le spedizioni private -di guerra delle compagnie militari dei Germani, quali ce le descrive -Tacito, colla differenza che, fra i Germani, queste compagnie hanno già -assunto un carattere stabile, formano un nucleo fisso, già organizzato -in tempo di pace, e intorno al quale, allo scoppiar della guerra, si -aggruppano gli altri volontarii. Di rado tali colonne di guerra erano -numerose; le più importanti spedizioni degli Indiani, anche a grandi -distanze, erano eseguite da tenui forze di combattimento. Se parecchie -di siffatte compagnie si riunivano per una grande impresa, ciascuna -non ubbidiva che al suo condottiero; l'unità del piano di campagna era, -bene o male, assicurata da un Consiglio di questi capi. È insomma, il -modo di guerra degli Alemanni nel quarto secolo sull'alto Reno, quale -lo vediamo descritto in Ammiano Marcellino. - -7.º In alcune tribù troviamo un capo supremo, le cui attribuzioni sono -però molto limitate. È uno dei _Sachem_ che, nei casi che richiedono -rapida azione, deve prendere misure provvisorie fino a che il Consiglio -possa riunirsi e deliberare definitivamente. Non è che un debole germe, -per lo più destinato a isterilirsi, di un funzionario munito di potere -esecutivo; più spesso, se non sempre, come vedremo, un tale funzionario -si svilupperà dal duce supremo di guerra. - -La grande maggioranza degli Indiani americani non oltrepassò la -riunione in tribù. Poco numerose, separate l'una dall'altra da vaste -zone di confine, indebolite da eterne guerre, esse possedevano con -pochi uomini un territorio immenso. Qua e là si formavano alleanze -fra tribù affini per la necessità del momento e cadevano con essa. -Ma in talune contrade, dopo la disgregazione, tribù originariamente -affini eransi riunite di nuovo in federazioni permanenti, primo passo -alla formazione di nazioni. Negli Stati Uniti, la forma più evoluta -di tale federazione la troviamo presso gli Irocchesi. Abbandonate -le loro sedi all'ovest del Mississipì, dove probabilmente formavano -un ramo della grande famiglia dei _Dacota_, essi si stabilirono, -dopo lunghe migrazioni, nell'odierno Stato di Nuova-York, divisi in -cinque tribù: Senecca, Caiuga, Onondoga, Onieda e Mohawks. Vivevano di -pesce, di selvaggina e di grossolani ortaggi; abitavano villaggi cinti -per lo più da palizzate. Senza aver mai superato le 20 mila anime, -avevano parecchie _genti_ comuni in tutte le cinque tribù, parlavano -dialetti affini dello stesso idioma e possedevano una sola distesa -di territorio, divisa fra le cinque tribù. Questo territorio essendo -di recente conquista, l'unione abituale di coteste tribù contro i -cacciati era naturale, e sviluppossi, al più tardi in principio del -secolo XV, in una formale confederazione che, conscia della sua nuova -forza, assunse tosto un carattere aggressivo, e, all'apice del suo -potere, verso il 1675, aveva conquistato nei dintorni vaste contrade, -esiliando parte degli abitatori, rendendo tributaria l'altra parte. -La federazione Irocchese presenta l'organizzazione sociale la più -progredita a cui fossero giunti gli Indiani, finchè non ebbero varcato -lo stadio inferiore della Barbarie (eccettuati quindi i Messicani, -i Neo-Messicani e i Peruviani). Le basi della federazione erano le -seguenti: - -1.º Confederazione perpetua, sul principio della completa eguaglianza e -autonomia in tutti gli affari interni delle cinque tribù consanguinee. -Questa consanguineità era il vero fondamento della federazione. Delle -cinque tribù, tre chiamavansi tribù-madri, ed erano sorelle tra loro; -le altre due si chiamavano tribù-figlie, ed erano del pari tra loro -tribù-sorelle. Tre _genti_ — le più antiche — vivevano ancora in tutte -le cinque tribù, tre altre in tre sole tribù; i membri di ognuna di -queste _genti_ erano fratelli in tutte le cinque tribù. Il linguaggio -comune, con differenze solo dialettali, era l'espressione e la prova -della origine comune. - -2.º L'organo della federazione era un Consiglio federale di cinquanta -_Sachem_, tutti eguali di grado e di considerazione; questo Consiglio -decideva definitivamente su tutti gli affari della federazione. - -3.º Questi cinquanta _Sachem_, al sorgere della federazione, erano -stati distribuiti fra le tribù e le _genti_, come incaricati di nuovi -uffizii, istituiti espressamente per fini federali. Ad ogni vacanza, -essi erano rieletti dalle _genti_ rispettive, che potevano sempre -deporli; ma il diritto di insediarli nell'uffizio spettava al Consiglio -federale. - -4.º Questi _Sachem_ federali erano anche _Sachem _delle loro rispettive -tribù ed avevano seggio e voto nel Consiglio della tribù. - -5.º Tutte le deliberazioni del Consiglio federale dovevano essere prese -all'unanimità. - -6.º La votazione si faceva per tribù, sicchè tutte le tribù, e in ogni -tribù tutti i membri del Consiglio federale, dovevano essere di pieno -accordo perchè la deliberazione fosse valida. - -7.º Ciascuno dei cinque Consigli di tribù poteva convocare il Consiglio -federale, ma questo non poteva convocare sè stesso. - -8.º Le sedute avevano luogo innanzi al popolo riunito; ogni Irocchese -poteva prendervi la parola; il solo Consiglio decideva. - -9.º La federazione non aveva presidente, nè capo del potere esecutivo. - -10.º Essa aveva invece due supremi Capitani di guerra, con eguali -attribuzioni ed eguale potere (i due «Re» degli spartani, i due Consoli -di Roma). - -Questa fu tutta la costituzione pubblica, sotto la quale gli Irocchesi -vissero oltre quattro secoli, e vivono ancora. Io l'ho minutamente -descritta sulle traccie di Morgan, poichè essa ci offre l'opportunità -di studiare l'organizzazione di una società, nella quale lo _Stato_ -non è sorto ancora. Lo Stato presuppone un potere pubblico speciale, -distinto dalla collettività dei cittadini; e Maurer, che con -giusto istinto riconosce la costituzione della _marca_ tedesca come -un'istituzione per sè stessa meramente sociale, essenzialmente diversa -dallo Stato, benchè poi debba in gran parte servirgli di base — Maurer -indaga perciò in tutti i suoi scritti il sorgere graduale del potere -pubblico in seno e accanto alle costituzioni originarie delle marche, -dei villaggi, dei castelli e delle città. Noi vediamo negli Indiani -del Nord-America, come una tribù, originariamente una, si estenda mano -mano sopra un vasto continente; come le tribù, scindendosi, diventino -popoli, interi gruppi di tribù; come i linguaggi si modifichino fino -a che non solo diventano inintelligibili tra loro, ma svanisce anche -quasi ogni traccia dell'unità originaria; come inoltre nelle tribù le -singole _genti_ si scindano in parecchie, le antiche _genti-madri_ -si conservino sotto forma di fratrie, e nondimeno i nomi di queste -antichissime genti rimangano inalterati in tribù molto lontane e da -lungo tempo separate — il _Lupo_ e l'_Orso_ sono ancora nomi _gentili_ -presso la maggioranza delle tribù indiane. E a tutte queste tribù -si applica in generale la suddescritta costituzione — colla sola -differenza che molte non si sono spinte sino alla federazione delle -tribù parenti fra loro. - -Ma vediamo anche, fino a qual segno — posta la _gente_ come unità -sociale — tutta la costituzione delle _genti_, delle fratrie e della -tribù, si sviluppi da questa unità con necessità quasi ineluttabile -— perchè naturale. Sono tre gruppi di differenti gradazioni di -consanguineità, chiuso ciascuno in sè stesso e regolante i suoi -proprii affari, ma integrantisi a vicenda. E la cerchia di affari -loro spettante abbraccia l'insieme degli affari pubblici dei barbari -dello stadio inferiore. Dove quindi troviamo in un popolo la _gente_ -come unità sociale, noi potremo cercarvi anche un'organizzazione -della tribù, analoga alla qui descritta; e dove esistono fonti -sufficienti, come presso i Greci ed i Romani, non solo la troveremo, -ma ci convinceremo altresì che, dove le fonti ci lasciano in asso, il -paragone della costituzione sociale americana ci aiuta a risolvere i -dubbii e gli enigmi i più difficili. - -Ed è mirabile in tutta la sua infantilità e semplicità questa -costituzione _gentile_! Senza soldati, gendarmi e poliziotti, senza -nobili, re, governatori, prefetti o giudici, senza prigioni, senza -processi, tutto fa il suo corso regolare. Ogni disputa o contesa è -decisa dalla collettività degli interessati, la _gente_ o la tribù o le -singole _genti_ fra loro — solo come estrema risorsa, cui ben di rado -si ricorre, sta la minaccia della vendetta, di cui la nostra pena di -morte non è che la forma incivilita, che reca in sè tutti i vantaggi e -tutti i guai della civiltà. Sebbene vi siano molti più affari comuni -che non oggi — l'economia domestica è comune a tutta una serie di -famiglie ed è comunistica, il terreno è proprietà comune della tribù, -solo gli orti sono temporaneamente assegnati ai particolari — tuttavia -non c'è neanche una traccia del nostro vasto e intricato apparato -amministrativo. Gl'interessati decidono e, nel più dei casi, il costume -secolare ha già tutto regolato. Non vi possono essere nè poveri, nè -indigenti — la famiglia[18] comunistica e la _gente_ conoscono i loro -doveri verso i vecchi, gl'infermi e gli storpiati in guerra. Tutti -uguali e liberi — anche le donne. Non v'ha ancor posto per gli schiavi, -nè, di regola, per la soggiogazione di tribù straniere. Allorchè gli -Irocchesi, intorno al 1651, ebbero vinti gli _Eries_ e la «nazione -neutrale», essi offrirono loro di entrare nella federazione con eguali -diritti; solo quando i vinti ricusarono, vennero espulsi dal loro -territorio. E quali uomini e quali donne produca una siffatta società, -lo dimostra l'ammirazione di tutti i bianchi, che s'imbatterono con -Indiani non degenerati, per la dignità personale, la rettitudine, la -forza di carattere e il valore di questi barbari. - -Del valore ebbimo esempii affatto recenti in Africa. I Cafri Zulù, -alcuni anni or sono, come i Nubii, or son pochi mesi — due tribù nelle -quali non sono ancora estinte le istituzioni _gentili_ — hanno fatto -quanto non saprebbe fare alcuna milizia europea. Non muniti che di -lancie e di frecce, senza armi da fuoco, sotto la grandine di palle -dei retrocarica della fanteria inglese — riconosciuta la migliore del -mondo pel combattimento a file serrate, — si spinsero sino alle sue -baionette, e più d'una volta l'hanno scompigliata ed anche respinta, -nonostante la colossale ineguaglianza delle armi e benchè ignorino -il servizio militare e gli esercizii militari. Ciò che sanno fare e -sopportare lo dicono i lamenti degli Inglesi, secondo i quali un Cafro -in 24 ore percorre maggior via di un cavallo — il più piccolo muscolo -scatta fuori, duro e temprato, come corda di sferza, dice un pittore -inglese. - -Tali apparivano gli uomini e la società umana prima della separazione -in classi. E se paragoniamo la loro condizione con quella della immensa -maggioranza degli odierni uomini inciviliti, la distanza è enorme tra -il proletario e il piccolo contadino odierni e l'antico libero compagno -di una _gente_. - -Questo è un lato della cosa. Ma non dimentichiamo che tale -organizzazione era consacrata allo sfacelo. Essa non andava al di là -della tribù; la federazione delle tribù denota già il principio del -suo tramonto, come si mostrerà, e come già si mostrò nei tentativi di -conquista degli Irocchesi. Ciò che era fuori della tribù, era fuori -del diritto. Ove non esisteva espresso trattato di pace, era guerra da -tribù a tribù, e la guerra era condotta colla crudeltà che distingue -gli uomini dagli altri animali e che soltanto posteriormente venne -mitigata dall'interesse. La costituzione _gentile_ nel suo fiore, quale -la vedemmo in America, presuppone una produzione pochissimo sviluppata, -cioè una popolazione assai rada sopra un esteso territorio; quindi una -dipendenza quasi completa dell'uomo dalla natura esterna, incompresa, -rizzanteglisi di fronte come straniera, dipendenza che si riflette -nelle fanciullesche idee religiose. La tribù restava la frontiera per -l'uomo, tanto di fronte agli estranei quanto a sè stesso: la tribù, -la _gente_ e le loro istituzioni erano sacre ed inviolabili, erano -un potere supremo posto dalla natura, al quale l'individuo rimaneva -assolutamente sottoposto nel sentire, nel pensare e nell'agire. -Quanto le persone di quest'epoca ci appaiono imponenti, altrettanto -sono indifferenziate fra loro, e ancora attaccate, come dice Marx, al -cordone ombellicale della naturale comunità primitiva. Il potere di -questa doveva essere infranto — e lo fu. Ma fu infranto da influenze, -che sin dal principio ci appaiono come una degradazione, come una -caduta dalla semplice altezza morale dell'antica società _gentile_. -Sono i più volgari interessi — la bassa cupidigia, la brutale -sensualità, la sordida avarizia, la egoistica rapina nel possesso -comune — che inaugurano la nuova, la incivilita società di classi; -sono i mezzi i più ignominiosi — il furto, la violenza, la perfidia, il -tradimento — che minano e distruggono l'antica società _gentile_ priva -di classi. E la stessa nuova società, durante i duemila e cinquecento -anni della sua esistenza, non fu altro mai se non lo sviluppo di -una piccola minoranza a spese della grande maggioranza sfruttata ed -oppressa — ed ora lo è più che mai. - - - - -IV. La Gente Greca - - -I Greci, come i Pelasgi ed altri popoli dello stesso stipite, erano già -sin dal tempo preistorico ordinati secondo la stessa serie organica -degli Americani: _gente_, fratria, tribù, federazione di tribù. La -fratria poteva mancare, come fra i Dorii, la federazione di tribù -poteva non essere ancora costituita dapertutto, ma in tutti i casi la -_gente_ rimaneva l'unità. Quando i Greci entrano nella storia, essi si -trovano alla soglia dell'epoca civile; tra essi e le tribù americane, -delle quali fu parlato sopra, intercedono poco meno di due grandi -periodi di sviluppo, di cui i Greci del tempo eroico precedono gli -Irocchesi. Perciò la _gente_ dei Greci non è più affatto la _gente_ -arcaica degli Irocchesi, e l'impronta del connubio per gruppi è già in -buona parte sparita. Il diritto materno ha ceduto al diritto paterno; -— con ciò la nascente proprietà privata ha fatto la sua prima breccia -nella costituzione _gentile_. Una seconda breccia fu la naturale -conseguenza della prima: poichè, col diritto paterno, la fortuna di -una ricca ereditiera sarebbe passata colle nozze a suo marito, cioè ad -un'altra _gente_, si sovvertì la base di ogni diritto _gentile_, e non -solo si concesse, ma s'_impose_, in questo caso, che la fanciulla si -maritasse entro la _gente_, per conservare i beni a quest'ultima. - -Secondo la storia greca di Grote, ecco da che cosa era mantenuta la -coesione, specialmente nella _gente_ ateniese: - -1.º Comuni festività religiose; diritto accordato esclusivamente ai -sacerdoti di rendere onori a una determinata divinità, il supposto -stipite della _gente_, che, in tale qualità, era designato con un -soprannome speciale; - -2.º Cimitero comune (confronta le _Eubulidi_ di Demostene); - -3.º Diritto di successione reciproco; - -4.º Mutuo dovere d'aiuto, di protezione e d'assistenza in caso di -violenze; - -5.º Scambievole diritto e dovere di sposarsi entro la _gente_ in certi -casi, particolarmente se trattavasi di un'orfana o di un'ereditiera; - -6.º Una proprietà comune, almeno in alcuni casi, con un arconte (capo) -e un tesoriere proprio. - -La fratria univa poi parecchie _genti_, però meno strettamente; -ma anche qui troviamo reciprocanza di analoghi diritti e doveri e -specialmente la comunanza di date pratiche religiose e il diritto -della persecuzione se un membro della fratria veniva ucciso. L'insieme -delle fratrie di una tribù aveva a sua volta sacre festività comuni e -periodiche, sotto la presidenza di un _phylobasileus_ (capo di tribù) -eletto fra i nobili (_eupatridi_). - -Fin qui Grote. E Marx aggiunge: «Ma attraverso la _gente_ greca fa -ancora immediatamente capolino il selvaggio (l'Irocchese per esempio).» -Tanto più innegabilmente se approfondiamo l'indagine. Nella _gente_ -greca infatti si nota inoltre: - -7.º Discendenza secondo il diritto paterno; - -8.º Divieto di coniugarsi entro la _gente_, salvo nel caso di -ereditiere. Questa eccezione, diventata precetto, dimostra l'antica -regola. Questa risulta del pari dal principio generalmente in vigore, -che la donna, coniugandosi, rinunziava ai riti religiosi della sua -_gente_ e abbracciava quelli della _gente_ del marito, nella cui -fratria veniva anche inscritta. Conforme a ciò e secondo un famoso -passo di Dicearco, le nozze fuori della _gente_ erano la regola; -e Becker nel suo _Charikles_ ammette recisamente che niuno poteva -sposarsi entro la propria _gente_; - -9.º Il diritto dell'adozione nella _gente_; esso risultava -dall'adozione nella famiglia, ma con pubbliche formalità e solo -eccezionalmente; - -10.º Il diritto di eleggere e di deporre i capi. Sappiamo che la -_gente_ aveva il suo arconte, ma in niun luogo è detto che l'uffizio -fosse ereditario in date famiglie. Sino alla fine della Barbarie -la presunzione è sempre contro la stretta eredità, che è affatto -inconciliabile con uno stato di cose in cui ricchi e poveri avevano -nella _gente_ diritti perfettamente eguali. - -Non solo Grote, ma Niebuhr, Mommsen e, fino ad ora, tutti gli altri -storici dell'antichità classica arenarono nella _gente_. Pur avendone -esattamente delineati molti caratteri, essi videro sempre nella _gente_ -un _gruppo di famiglie_, ciò che li impediva di intenderne la natura -e l'origine. La famiglia, nella costituzione _gentile_, non fu mai, -nè potè essere, una unità di organizzazione, perchè l'uomo e la donna -appartenevano necessariamente a due _genti _diverse. La _gente_ entrava -interamente nella fratria, la fratria nella tribù; la famiglia si -ripartiva metà nella _gente_ del marito e metà in quella della moglie. -Lo Stato, esso pure, non riconosce, nel diritto pubblico, la famiglia; -essa non esisteva che pel diritto privato. E nondimeno tutta la -storia scritta sinora parte dall'assurda ipotesi, divenuta intangibile -sopratutto nel secolo XVIII, che la famiglia monogamica isolata, la -quale precede a mala pena l'epoca civile, sia stata il nucleo intorno a -cui, mano mano, si formò il cristallo della società e dello Stato. - -«È da osservare inoltre al Signor Grote (soggiunge Marx) che, sebbene i -Greci derivassero le loro _genti_ dalla mitologia, quelle _genti_ sono -più antiche della mitologia coi suoi dei e semidei, _da esse stesse_ -creata.» - -Grote è citato a preferenza da Morgan, perchè testimone reputato e -non sospetto davvero. Egli narra eziandio, che ogni _gente_ ateniese -aveva un nome derivato dal suo supposto stipite; che prima di Solone -in ogni caso, e anche dopo Solone in assenza di testamento, i compagni -_gentili_ (_gennêtes_) del defunto ne ereditavano la fortuna; e che, -in caso di omicidio, prima i parenti, poi i compagni _gentili_, e -finalmente i membri della fratria (_fratores_) dell'ucciso, avevano il -diritto e il dovere di tradurre l'uccisore innanzi ai giudici: «tutto -quello, che ci è trasmesso delle più antiche leggi ateniesi, è fondato -sulla divisione in _genti_ e in fratrie.» - -La discendenza delle _genti_ da progenitori comuni fu un vero rompicapo -per i «pedanti filistei» (Marx). Pretendendo che naturalmente questi -progenitori siano affatto mitici, essi non riescono in alcun modo a -spiegarsi l'origine della _gente_ per una semplice giustapposizione -di famiglie prive di ogni originaria parentela; or è appunto ciò che -dovrebbero ben chiarire, se pur vogliono spiegarsi la esistenza della -_gente_. Suppliscono un profluvio di parole, aggirantisi in un circolo -vizioso, senza uscir mai da questa tesi: l'albero genealogico è bensì -una favola, ma la _gente_ è una realtà. E finalmente il Grote scriveva -(diamo anche le interpolazioni di Marx): — «Dell'albero genealogico -ci si parla di rado, poichè esso non era messo in pubblico che in -certe speciali solennità. Ma anche le _genti_ meno importanti hanno le -loro pratiche religiose comuni (_meraviglioso questo, signor Grote!_) -e stipite e genealogia soprannaturale comune, tal quale come le più -rinomate (_ciò è ben strano, signor Grote, per delle_ genti _«meno -importanti»_!); il piano fondamentale e la base ideale (_non ideale, -signor caro, ma proprio carnale_ — fleischlich _per dirla in tedesco!_) -erano identici in tutte». - -Marx così riassume la risposta di Morgan su questo punto: «Il sistema -di consanguinità corrispondente alla _gente_ nella sua forma primitiva -— che i Greci avevano posseduta come tutti gli altri mortali — -conservava la conoscenza dei gradi di parentela di tutti i membri della -_gente_ fra loro. Questo, che era per essi d'importanza capitale, essi -rapprendevano per pratica sin dalle fasce. Ciò cadde in oblio colla -famiglia monogamica. Il nome _gentile_ creava una genealogia, appetto -alla quale, quella della famiglia individuale appariva insignificante. -Era quel nome oramai, che doveva conservare il fatto della comune -origine di coloro che lo portavano; ma la genealogia della _gente_ -risalì così lontano, che i suoi membri non potevano più dimostrare -la realtà della loro mutua parentela, eccetto in un limitato numero -di casi, in cui fossero più prossimi i predecessori comuni. Il nome -stesso era prova di comune origine, e prova decisiva, astrazion fatta -dai casi d'adozione. Di fronte a ciò, negare in fatto, come il Grote ed -il Niebuhr, qualsiasi parentela tra i compagni _gentili_, trasformando -così la _gente_ in una creazione fantastica e poetica, è degno di -scrittori «ideali», cioè estranei alla vita. Poichè l'intreccio delle -generazioni, sopratutto dacchè è sorta la monogamia, vien respinto in -un lontano passato, e la passata realtà appare riflessa nelle fantasie -mitologiche, questi dabben filistei ne conchiusero e ne conchiudono -ancora che è la genealogia fantastica quella che creò le _genti_ -reali.» - -La fratria era, come fra gli Americani, una _gente_ madre divisa in -parecchie _genti_ figlie e che le riuniva; spesso anche le faceva -tutte derivare da uno stipite comune. Così, secondo Grote, «tutti i -membri contemporanei della fratria di _Ecateo _avevano una medesima -deità per progenitore comune al sedicesimo grado»; tutte le _genti_ di -questa fratria erano quindi alla lettera _genti_ sorelle. La fratria -si presenta in Omero anche come unità militare, nel famoso passo dove -Nestore consiglia ad Agamennone: Ordina gli uomini per tribù e per -fratrie, acciocchè la fratria assista la fratria, e la tribù la tribù. -— Essa ha altresì il diritto e il dovere della punizione dell'omicidio -commesso sopra un fratore, ciò che indica che nel passato le spettava -il dovere della vendetta. Ha ancora santuarii e feste comuni, essendo -l'elaborazione di tutta la mitologia greca, dal primitivo culto ario -della natura importato seco loro dall'Asia, essenzialmente l'opera -delle _genti_ e delle fratrie. - -La fratria aveva inoltre un capo (_phratriarchos_) e, secondo De -Coulanges, anche assemblee e decreti obbligatorii, una giurisdizione ed -un'amministrazione. Anche lo Stato, quando sorse, benchè ignorasse la -_gente_, lasciò alla fratria certe funzioni pubbliche. - -La riunione di parecchie fratrie affini forma la tribù. Nell'Attica -c'erano quattro tribù, ognuna di tre fratrie, ciascuna delle quali -numerava trenta _genti_. Siffatta proporzione di gruppi presuppone un -intervento cosciente e metodico nell'ordinamento sorto naturalmente. -Come, quando e perchè ciò sia avvenuto, tace la storia greca, della -quale gli stessi Greci hanno serbata reminiscenza solo dai tempi -eroici. - -Le diversità dei dialetti erano meno sviluppate presso i Greci, -concentrati sopra un territorio relativamente piccolo, che nelle vaste -foreste americane; tuttavia anche là troviamo riunite in più grandi -masse soltanto tribù parlanti lo stesso linguaggio principale, e -anche, nella piccola Attica, uno speciale dialetto, che divenne poi il -dominante, come comune linguaggio di prosa. - -Nelle poesie omeriche troviamo le tribù greche per lo più già riunite -in piccole nazioni, nelle quali però le _genti_, le fratrie e le tribù -conservavano ancora completa la loro indipendenza. Esse abitavano -già in città fortificate da mura; la cifra della popolazione cresceva -coll'estendersi degli armenti, dell'agricoltura, e coll'esordire del -mestiere; aumentavano con ciò le differenze di ricchezza e con esse -l'elemento aristocratico nella vecchia democrazia naturale. Questi -piccoli popoli guerreggiavano incessantemente pel possesso delle -migliori contrade e anche per bottino; la schiavitù dei prigionieri di -guerra era già istituzione riconosciuta. - -La costituzione di queste tribù e di questi piccoli popoli era la -seguente: - -1.º Autorità permanente era il Consiglio (_bulê_), composto in origine -dei capi delle _genti_, e più tardi, allorchè il loro numero divenne -troppo grande, di una parte scelta, che offrì l'opportunità allo -sviluppo e al consolidamento dell'elemento aristocratico; ond'è che -Dionisio ci dà il Consiglio dei tempi eroici come composto addirittura -di notabili (_kratistoi_). Il Consiglio decideva definitivamente gli -affari importanti; così, in Eschilo, il Consiglio di Tebe decreta — ciò -che era decisivo in quel caso — di sotterrare onorevolmente Eteocle, -ma di gettare in pascolo ai cani il cadavere di Polinice. Colla -istituzione dello Stato questo Consiglio diventò poi il Senato. - -2.º L'assemblea del popolo (_agora_). Fra gli Irocchesi vedemmo il -popolo, uomini e donne, circondare l'assemblea del Consiglio, prendervi -ordinatamente la parola e influenzarne così le decisioni. Fra i -Greci omerici questa «circumambienza», per usare un'espressione del -vecchio gergo giudiziario tedesco (_Umstand_), si è già sviluppata -in una generale assemblea del popolo, come fra i Germani primitivi. -Convocavala il Consiglio per decidere gli affari importanti; ogni uomo -poteva prendervi la parola. La deliberazione seguiva per alzata di mano -(Eschilo nelle _Supplici_) o per acclamazione. L'assemblea era sovrana -in ultima istanza, perciocchè dice Schömann (_Antichità greche_), -«se trattasi di cosa, alla cui esecuzione è necessario il concorso -del popolo, Omero non ci addita alcun mezzo, con cui questo possa -esservi costretto contro il suo volere». In quest'epoca, in cui ogni -uomo adulto della tribù era guerriero, non c'era ancora nessuna forza -pubblica distinta dal popolo, da poterglisi contrapporre. La democrazia -naturale era ancora nel suo pieno fiore, e questo deve essere il punto -di partenza per giudicare del potere e della posizione, tanto del -Consiglio, quanto del basileus. - -3.º Il duce dell'esercito (_basileus_). Qui osserva Marx: «I dotti -europei, per la maggior parte servi nati di principi, fanno del -_basileus_ un monarca nel senso moderno. Morgan, _yankee_ repubblicano, -protesta. Egli dice con molta ironia, ma con non minore verità, -dell'untuoso Gladstone e della sua «_Juventus mundi_»: «Il Signor -Gladstone ci presenta i duci degli eserciti greci dei tempi eroici come -re e principi, e _gentlemen_ per giunta; ma egli deve poi confessare -che, in generale, pare che l'uso o la legge della primogenitura fosse -abbastanza, ma non troppo rigorosamente, stabilita.» Ammetterà il -signor Gladstone, che una primogenitura così _abbastanza ma non troppo -rigorosamente _garantita vale supergiù come se non ci fosse. - -Vedemmo com'era regolata la successione nelle funzioni di capo fra gli -Irocchesi ed altri Indiani. Tutte le cariche erano elettive, per lo -più in seno alla _gente_, e quindi in questa ereditarie. Nei casi di -vacanza, a poco a poco, si preferì il più prossimo parente _gentile_ -— fratello o figlio di sorella — se non v'erano motivi di posporlo. -Se dunque presso i Greci, dominando il diritto paterno, l'uffizio di -_basileus_ passava ordinariamente al figlio o a uno dei figli, ciò -non prova se non che i figli avevano la maggior probabilità d'essere -eletti dal popolo, non già che succedessero di diritto, senza uopo di -elezione popolare. È questo, fra gli Irocchesi e fra i Greci, il primo -germe di famiglie nobili entro le _genti_, e fra i Greci anche di un -futuro principato o monarchia ereditaria. La presunzione è adunque che -fra i Greci il _basileus_, o doveva essere eletto dal popolo, o almeno -confermato dai suoi organi riconosciuti — Consiglio od _agora_ — come -praticavasi pel «re» (_rex_) dei Romani. - -Nell'Iliade, il dominatore degli uomini, Agamennone, non appare come -supremo re dei Greci, ma quale comandante supremo di un esercito -confederato dinanzi ad una città assediata. E a questa sua qualità -accenna Ulisse, quando era scoppiata la discordia tra i Greci, nel -famoso passo: non è buona cosa che più persone comandino, uno solo sia -il comandante, ecc. (dopo di che il sempre citato verso che parla di -«scettro», che è un'aggiunta posteriore). «Ulisse non tiene qui una -conferenza sopra una forma di Governo, ma chiede ubbidienza verso il -supremo duce in guerra. Pei Greci, che non appaiono innanzi a Troia -se non come esercito, le cose procedono abbastanza democraticamente -nell'_agora_. Achille, quando parla di doni, cioè della distribuzione -del bottino, non ne fa distributore nè Agamennone, nè un altro -_basileus_, ma sempre «i figli degli Achei», cioè il popolo. I -predicati: «generato da Giove», «nutrito da Giove», non provano -nulla, poichè _ogni gente_ discende da una deità, quelle della tribù -principale poi da una deità più ragguardevole — che in questo caso -è Giove. Anche i personalmente non liberi, come il porcaio Eumeo ed -altri, sono «divini» (_dioi_ e _theioi_), e ciò nell'Odissea, cioè -in un tempo molto posteriore all'Iliade; nella stessa Odissea il nome -di _eroe_ è attribuito anche all'araldo Mulio, come al cieco cantore -Demodoco. Insomma, la parola _basileia_, impiegata dagli scrittori -greci ad indicare la cosiddetta monarchia dei poemi omerici, (perchè -il comando militare è il suo carattere principale), col Consiglio -e coll'assemblea popolare allato, significa soltanto.... democrazia -militare» (_Marx_). - -Il _basileus_, oltre alle attribuzioni militari, aveva anche funzioni -sacerdotali e giudiziarie; queste non ben determinate, quelle nella sua -qualità di supremo rappresentante della tribù o della federazione di -tribù. Non è fatta mai parola di attribuzioni civiche, amministrative, -ma esso sembra essere stato, per ragione d'uffizio, membro del -Consiglio. Il tradurre _basileus_ col tedesco _König_ (re) è quindi -etimologicamente esattissimo, perchè _König _(_Kuning_), da _Kuni, -Künne_, significa capo di una _gente_. Ma l'odierno significato della -parola _re_ non corrisponde in niuna guisa al _basileus_ dell'antica -Grecia. Tucidide chiama espressamente l'antica _basileia _una -_patrikê_, cioè derivata da _genti_, e dice che essa ebbe attribuzioni -rigorosamente determinate, quindi limitate. E riferisce Aristotile, -che la _basileia_ dei tempi eroici era un comando sopra uomini liberi, -e il _basileus_, il duce dell'esercito, giudice e sommo sacerdote; -esso non aveva quindi il potere del Governo nel senso posteriore della -parola[19]. - -Noi vediamo quindi nella costituzione greca dei tempi eroici l'antica -organizzazione _gentile_ ancora in vigore, ma già al principio del -tramonto: diritto paterno con devoluzione della fortuna ai figli, -con che è favorita l'accumulazione della ricchezza nella famiglia e -la famiglia diviene una potenza di fronte alla gente; reazione delle -differenze di ricchezza sulla costituzione, col formare il primo germe -di una nobiltà e di una monarchia ereditarie; schiavitù, da principio -dei soli prigionieri di guerra, ma che apre già la prospettiva alla -riduzione in ischiavitù dei compagni di tribù e perfino dei compagni -_gentili_; l'antica guerra da tribù a tribù, che già degenera in -rapina sistematica per terra e per mare, allo scopo di conquistare -bestiame, schiavi, tesori, e diventa una fonte normale di guadagno; -in breve, la ricchezza apprezzata e stimata come il bene supremo, e -violati gli antichi ordinamenti _gentili_, per giustificare i violenti -bottini. Non mancava più che una cosa: una istituzione, che non solo -assicurasse le ricchezze individuali di recente acquistate contro -le tradizioni comunistiche dell'ordinamento _gentile_, che non solo -consacrasse la proprietà privata sì poco apprezzata nel passato, e di -questa consacrazione facesse lo scopo supremo di ogni umana società; -ma che improntasse eziandio le nuove forme d'acquisto della proprietà, -sviluppantisi l'una dopo l'altra, cioè il sempre accelerato incremento -della ricchezza, col suggello del generale riconoscimento sociale; -una istituzione, che non solo perpetuasse la nascente divisione della -società in classi, ma anche il diritto della classe possidente allo -sfruttamento dei non possidenti, e il dominio di quella su questi. - -E questa istituzione venne. Si inventò lo _Stato_. - - - - -V. Genesi dello Stato ateniese. - - -In nessun luogo, meglio che nell'antica Atene, ci è dato seguire almeno -le prime traccie dello svilupparsi dello Stato, che avvenne dopochè gli -organi della costituzione _gentile_, in parte trasformati, in parte -soppiantati dall'intrusione di organi nuovi, finirono per cedere il -posto a vere magistrature di Stato, e il «popolo in armi» che, nelle -sue _genti_, fratrie, tribù, difendeva sè stesso, fu sostituito dalla -«forza pubblica» armata, che obbediva a quelle magistrature e poteva -così essere rivolta anche contro il popolo. I cangiamenti di forma -sono, nei punti essenziali, esposti da Morgan; io devo aggiungere in -gran parte il contenuto economico che li produce. - -Ai tempi eroici le quattro tribù ateniesi dimoravano ancora, -nell'Attica, su territorii distinti; pare che anche le dodici fratrie, -che le componevano, avessero avuto sedi separate nelle dodici città -di Cecrope. La costituzione era quella dei tempi eroici: Assemblea -pubblica, Consiglio del popolo, _basileus_. Fin dove risale la storia -scritta, il terreno era già diviso e passato in proprietà privata, -conforme alla produzione mercantile già relativamente sviluppata sullo -scorcio dello stadio superiore della Barbarie, e al commercio che le -corrisponde. Oltre al grano si produsse il vino e l'olio; il commercio -sull'Egèo venne semprepiù sottratto ai Fenici e cadde in gran parte in -mani attiche. Colla compra e colla vendita della proprietà fondiaria, -colla crescente divisione del lavoro fra l'agricoltura e il mestiere, -fra il commercio e la navigazione, i membri delle _genti_, delle -fratrie e delle tribù dovettero bentosto confondersi; nei distretti -della fratria e della tribù vennero abitatori, che, sebbene dello -stesso popolo, tuttavia non appartenevano a quelle corporazioni, ed -erano così stranieri nella loro propria residenza. Perciocchè ogni -fratria ed ogni tribù amministrava essa stessa in tempo di pace i suoi -proprii affari, senza ricorrere al Consiglio popolare o al _basileus -_di Atene. Ma chi abitava nel territorio della fratria e della tribù -senza appartenervi, non poteva, naturalmente, prender parte alcuna a -quest'amministrazione. - -Il regolare andamento della costituzione _gentile _ne ebbe tale -dissesto, che già ai tempi eroici si dovette porvi riparo. Si -introdusse la costituzione attribuita a Teseo. Il cangiamento -consistette specialmente nell'istituire un'amministrazione centrale -in Atene, per cui una parte degli affari, fin allora indipendentemente -amministrati dalle tribù, vennero dichiarati affari comuni e passarono -al Consiglio generale sedente in Atene. Con ciò gli Ateniesi fecero un -passo più lungo, che mai qualsiasi popolo indigeno in America: alla -semplice federazione di tribù finitime subentrò la loro fusione in -un unico popolo. Con ciò nacque un diritto popolare comune ateniese, -che stava al disopra dei diritti consuetudinarii delle tribù e delle -_genti_; il cittadino ateniese ebbe, come tale, determinati diritti -e nuova protezione giuridica, anche sul territorio dov'era estraneo -alla tribù. Ma era questo anche il primo passo allo sfacelo della -costituzione _gentile_; perchè era l'adito aperto all'ammissione -di cittadini estranei a tutte le tribù dell'Attica, e che pertanto -erano e rimasero affatto fuori della costituzione _gentile_ ateniese. -Una seconda istituzione attribuita a Teseo fu la divisione di tutto -il popolo, senza riguardo a _gente_, a fratria o tribù, in tre -classi: _eupatridi_ o nobili, _geomori_ o agricoltori, e _demiurghi_ -o artigiani, e l'attribuzione ai nobili dell'esclusivo diritto ai -pubblici uffici. All'infuori di quest'ultimo privilegio, tale divisione -restò senza effetti, non fondando fra le tre classi alcuna differenza -di diritti. Ma essa è importante, perchè ci presenta i nuovi elementi -sociali che silenziosamente si erano sviluppati. Essa mostra, che la -consuetudine degli uffici _gentili_ in certe famiglie era già divenuta -per esse un titolo alle cariche poco contestato; che queste famiglie, -già potenti per ricchezza, cominciavano a comporsi, fuori delle loro -_genti_, in classe distinta privilegiata; e che lo Stato, che sorgeva -appunto allora, consacrò queste usurpazioni. Essa mostra altresì che la -divisione del lavoro tra agricoltori ed artigiani era già abbastanza -forte per emulare, in importanza sociale, l'antica divisione per -_genti_ e per tribù. Essa proclama finalmente l'inconciliabile antitesi -tra società _gentile_ e Stato; il primo conato di formazione d'uno -Stato consiste nello smembrare le _genti_, dividendole in privilegiati -e posposti, e questi ultimi separando pure in due classi di lavoratori, -l'una contrapposta all'altra. - -La ulteriore storia politica di Atene sino a Solone non è che -imperfettamente conosciuta. L'uffizio di _basileus_ cadde in disuso; -alla testa dello Stato si posero arconti, scelti fra la nobiltà. Il -dominio dei nobili crebbe semprepiù, sino a che, verso il 600 dell'era -nostra, divenne intollerabile. E i mezzi principali per sopprimere la -libertà comune furono il danaro e l'usura. La principale sede della -nobiltà era Atene co' suoi dintorni, dove il commercio marittimo, -aiutato spesso dalla pirateria, l'arricchiva, e concentrava il denaro -nelle sue mani. Da ciò la sorgente economia a denaro penetrò come un -corrosivo nel costume tradizionale delle comunità rurali, fondate -sulla primitiva economia in natura. La costituzione _gentile_ è -assolutamente incompatibile coll'economia a denaro; la rovina dei -piccoli contadini dell'Attica coincise col rallentarsi dei vecchi -legami _gentili_ che, avvincendoli, li proteggevano. La dichiarazione -di debito e il pignoramento (gli Ateniesi avevano già inventata anche -l'ipoteca) non rispettavano nè la _gente_ nè la fratria. E l'antica -costituzione _gentile_ non conosceva nè il denaro, nè i prestiti -e i debiti in denaro. Onde il dominio finanziario della nobiltà, -sempre più rigoglioso, elaborò anche un nuovo diritto consuetudinario -per garantire il creditore contro il debitore e per consacrare lo -sfruttamento fatto dal possessore di denaro sul contadino. Intere -distese di terreno nell'Attica erano irte di colonne ipotecarie. sulle -quali stava scritto che il fondo che le portava era impegnato a questo -od a quello per tanto o tanto denaro. I campi, che non erano così -designati, erano in gran parte già venduti per la avvenuta scadenza -dell'ipoteca o degli interessi e passati in proprietà del nobile -strozzino; il contadino poteva esser lieto, se gli veniva concesso di -continuarvi a restare come fittaiuolo e di vivere di _un sesto_ del -prodotto del suo lavoro, pagando gli altri _cinque sesti_ come fitto -al nuovo signore. C'è di più. Se il ricavo della vendita del fondo -non copriva il debito, o se questo era stato contratto senza ipoteca, -il debitore doveva vendere schiavi i suoi figli all'estero per pagare -il creditore. Il padre che vende i figli — ecco il primo frutto del -diritto paterno e della monogamia! E se il vampiro non era ancor sazio, -poteva vendere come schiavo lo stesso debitore. Fu questa la dolce -aurora dell'epoca civile presso il popolo ateniese. - -Nel passato, allorchè la condizione del popolo corrispondeva ancora -alla costituzione _gentile_, un tale sconvolgimento non sarebbe stato -possibile; e ora era avvenuto, non sapevasi come. Ritorniamo un istante -ai nostri Irocchesi. Là sarebbe stata inconcepibile una situazione, -quale agli Ateniesi si era imposta, per così dire, senza il loro -concorso e certo contro il loro volere. Là i metodi di produzione -delle sussistenze, rimanendo d'anno in anno supergiù invariati, non -potevano generare nè siffatti conflitti, che apparivano come imposti -dal di fuori, nè alcuna antitesi di ricchi e di poveri, di sfruttatori -e di sfruttati. Gli Irocchesi erano ancora ben lontani dal dominare -la natura, ma, nei limiti naturali loro imposti, essi dominavano la -loro propria produzione. A parte il caso, di un cattivo raccolto dei -loro orti, o l'esaurimento della provvista dei pesci dei loro laghi e -fiumi e della selvaggina dei loro boschi, essi sapevano quanto potevano -trarre dalla loro maniera di procurarsi le sussistenze. Potevano -trarne un sostentamento più o meno abbondante o scarso; ma non mai -sconvolgimenti sociali imprevisti, non mai la dissoluzione dei vincoli -_gentili_, la scissione dei compagni della _gente_ o della tribù in -classi antagoniste e reciprocamente combattentisi. La produzione si -muoveva nei più angusti limiti; ma i produttori dominavano il loro -proprio prodotto. Era questo l'immenso vantaggio della produzione -barbarica, che andò perduto coll'avvento della civiltà, e riconquistare -il quale è il compito della prossima generazione, ma sulla base del -potente dominio ormai raggiunto dagli uomini sulla natura, e della -libera associazione che oggi è possibile. - -Non così fra i Greci. La proprietà privata degli armenti e delle -suppellettili di lusso condusse allo scambio tra gl'individui, alla -trasformazione dei prodotti in merci. Questo il germe di tutta la -trasformazione successiva. Tostochè i produttori non consumarono -più essi stessi direttamente il loro prodotto, ma se lo lasciarono -uscir di mano cogli scambî, essi cessarono di esserne i padroni. Essi -non sapevano più ciò che ne accadeva, e sorgeva la possibilità che -un giorno il prodotto venisse impiegato contro il produttore, per -sfruttarlo ed opprimerlo. Perciò nessuna società, che non abolisca lo -scambio tra gl'individui, può conservare a lungo il dominio sulla sua -propria produzione e il controllo sugli effetti sociali del suo sistema -di produzione. - -Ma gli Ateniesi dovevano imparare quanto rapidamente, sorto lo scambio -tra gli individui e trasformatisi i prodotti in merci, il prodotto -padroneggia i produttori. Colla produzione mercantile, apparve la -coltivazione del terreno fatta dagli individui per proprio conto, e -con ciò bentosto la proprietà fondiaria individuale. Sorse inoltre -il denaro, la merce universale, con la quale tutte le altre potevano -scambiarsi; ma, inventando il denaro, gli uomini non sapevano di creare -una nuova forza sociale, l'unica forza universale, dinanzi alla quale -tutta la società avrebbe dovuto inchinarsi. E questa nuova forza, sorta -improvvisamente all'insaputa e a malgrado de' suoi proprii creatori, -fece sentire agli Ateniesi il suo dominio con tutta la brutalità della -sua giovinezza. - -Che fare? L'antica costituzione _gentile_ non solo si era dimostrata -impotente contro la marcia trionfale del denaro; essa era inoltre -assolutamente incapace di trovar posto in sè stessa per qualcosa -come il denaro, i creditori e i debitori, la riscossione coattiva dei -crediti. Ma la nuova forza sociale era omai là, e nè pii desiderii, -nè aneliti al ritorno del buon tempo antico cacciavano dal mondo il -denaro e l'usura. Per giunta una serie di altre breccie minori doveva -subire la costituzione _gentile_. Il frammischiarsi dei compagni delle -_genti_ e delle fratrie su tutto il territorio attico, particolarmente -in Atene medesima, era aumentato di generazione in generazione, -benchè l'Ateniese potesse bensì vendere fuori della propria _gente_ -il suo fondo, ma non ancora la sua casa di abitazione. La divisione -del lavoro tra i diversi rami della produzione, l'agricoltura e il -mestiere, e nel mestiere stesso le innumerevoli suddivisioni, il -commercio, la navigazione, ecc., si erano sviluppate sempre più coi -progressi dell'industria e del traffico; la popolazione si divideva -ormai, secondo l'occupazione, in gruppi quasi fissi, ciascun dei quali -aveva una serie di nuovi interessi comuni, che non trovavano posto -nella _gente_ o nella fratria, e la cui tutela esigeva quindi nuove -cariche. Il numero degli schiavi si era considerevolmente accresciuto, -e già allora deve aver superato di molto quello degli Ateniesi liberi; -in origine la costituzione _gentile_ ignorava la schiavitù, e quindi -i mezzi di tener a freno questa massa di non liberi. E finalmente il -commercio aveva attirata in Atene una moltitudine di stranieri, che vi -si stabilivano per far denaro più facilmente, che l'antica costituzione -lasciava privi di diritti e di difesa, e che, malgrado la tradizionale -tolleranza, rimanevano nel popolo come un elemento estraneo e -perturbatore. - -In breve, la costituzione _gentile_ volgeva al suo termine. La società -ne traripava ogni giorno più, e quella costituzione non poteva nè -arrestare, nè rimuovere neanche i mali più funesti, nati sotto i suoi -occhi. Lo Stato, frattanto, s'era sviluppato in silenzio. I nuovi -gruppi, nati dalla divisione del lavoro, dapprima fra città e campagna, -poi fra i varî rami del lavoro urbano, avevano generato nuovi organi -per la tutela dei loro interessi; cariche d'ogni sorta erano state -istituite. E allora il giovine Stato abbisognò sopratutto di una -forza propria, che, presso gli Ateniesi navigatori, doveva essere da -principio soltanto una forza marittima per le piccole guerre e per la -protezione delle navi mercantili. In un tempo imprecisato, prima di -Solone, vennero istituite le _naucrarie_, piccoli distretti, dodici -per ciascuna tribù; ogni _naucraria_ doveva allestire, armare ed -equipaggiare un vascello da guerra e fornire inoltre due cavalieri. -Questa istituzione intaccava doppiamente la costituzione _gentile_; -in primo luogo, creando una forza pubblica, che non coincideva più -senz'altro coll'insieme del popolo armato, e, in secondo luogo, -dividendo per la prima volta il popolo a pubblici fini, non più per -gruppi di parentela, ma a norma dell'_abitazione locale._ E di ciò si -vedrà poi l'importanza. - -Non potendo la costituzione _gentile_ recare alcun aiuto al popolo -sfruttato, non rimaneva che lo Stato nascente. E questo lo aiutò -colla costituzione di Solone, mentre esso si rafforzava sempre più -a spese dell'antica costituzione. Solone — qui non c'interessa come -fu introdotta la sua riforma, nell'anno 594 avanti la nostra êra — -Solone aprì la serie delle cosiddette rivoluzioni politiche, e lo -fece con un attacco alla proprietà. Tutte le rivoluzioni avvenute -fino ad oggi furono rivoluzioni per la difesa di una forma della -proprietà contro un'altra. Esse non possono proteggere l'una senza -danneggiare l'altra. Nella grande rivoluzione francese la proprietà -feudale fu sacrificata per salvare la borghese; in quella di Solone -fu la proprietà del creditore che dovette soffrire a vantaggio di -quella del debitore. I debiti furono semplicemente dichiarati nulli. -Le particolarità non ci sono esattamente note, ma Solone si vanta -nelle sue poesie di aver rimosse le colonne ipotecarie dai terreni -indebitati, e di aver ricondotti in patria i cittadini venduti o -fuggiti all'estero per debiti. Questo non era possibile che coll'aperta -violazione della proprietà. E infatti, tutte, dalla prima all'ultima, -le cosiddette rivoluzioni politiche si fecero a vantaggio di _una -forma_ di proprietà, colla confisca, chiamata anche furto, _di un'altra -forma_. Tanto egli è vero, che, da duemila e cinquecento anni in poi, -la proprietà non potè esser conservata se non colla violazione continua -della proprietà. - -Ma ora trattavasi d'impedire il ritorno di un siffatto asservimento -dei liberi Ateniesi. Ciò avvenne anzitutto con misure generali, per -esempio colla inibizione dei contratti di debito nei quali fosse -pegno la persona del debitore. Fu inoltre stabilito un limite massimo -della proprietà fondiaria che un individuo potesse possedere, per -porre almeno qualche freno alla bulimia della nobiltà pel terreno dei -contadini. Si introdussero poi cangiamenti nella costituzione; i più -importanti per noi sono questi: - -Il Consiglio fu portato a quattrocento membri, cento per ogni tribù; -quì la base era ancora la tribù. Ma questo era anche l'unico lato, -pel quale l'antica costituzione riappariva nel nuovo corpo dello -Stato. Giacchè, pel resto, Solone divise i cittadini in quattro classi -secondo la loro proprietà fondiaria e il suo reddito; 500, 300 e 150 -_medimni _di grano (un _medimno_ vale circa 41 litri) erano i ricavi -minimi per le prime tre classi; chi aveva una proprietà fondiaria -minore o non ne aveva punto cadeva nella quarta classe. Le cariche -pubbliche potevano essere coperte soltanto dalle tre prime; le più -elevate, solo dalla prima classe; la quarta classe non aveva che il -diritto di parlare e di votare nell'assemblea popolare; la quale però -eleggeva tutti i funzionarii; a questa essi dovevano rendere i conti; -era essa che faceva tutte le leggi, e in essa la quarta classe formava -la maggioranza. I privilegi aristocratici furono in parte rinnovati -sotto forma di privilegi della ricchezza, ma il popolo conservò il -potere sovrano. Le quattro classi formarono inoltre la base di una -nuova organizzazione dell'esercito. Le due prime classi fornivano la -cavalleria; la terza doveva servire come fanteria pesante; la quarta -come fanteria leggiera, senza corazza, o sulla flotta, e probabilmente -veniva anche stipendiata. - -Qui è dunque introdotto nella costituzione un elemento affatto nuovo: -la proprietà privata. I diritti e i doveri dei cittadini dello Stato -vengono misurati dalla grandezza della loro proprietà fondiaria, e -di quanto guadagnano influenza le classi facoltose, di altrettanto si -rattrappiscono le antiche corporazioni consanguinee; la costituzione -_gentile _aveva sofferto un nuovo strazio. - -L'attribuzione dei diritti politici a seconda dei beni non era però una -di quelle istituzioni, senza cui lo Stato non può esistere. Sebbene -essa abbia rappresentato una parte importante nella storia della -costituzione degli Stati, nondimeno moltissimi Stati, e precisamente -quelli più completamente evoluti, non ne ebbero bisogno. Anche in Atene -essa non fu che transitoria; dopo Aristide, tutti gli uffizi erano -accessibili a tutti i cittadini. - -Durante i successivi ottant'anni, la società ateniese assunse a mano a -mano l'indirizzo, che più poi sviluppò nei secoli successivi. All'usura -sui terreni, così fiorente prima di Solone, fu posto fine, come pure -all'eccessivo accentramento della proprietà fondiaria. Il commercio, il -mestiere esercitato sempre più in grande coll'opera degli schiavi, e il -lavoro degli artigiani, divennero i principali rami di produzione. Si -divenne più illuminati. Scambio di sfruttare i concittadini brutalmente -come da principio, si sfruttarono piuttosto gli schiavi e la clientela -extra-ateniese. La proprietà mobile, la ricchezza finanziaria, il -numero degli schiavi e dei vascelli cresceva sempre più, ma non erano -più un semplice mezzo di acquistare proprietà fondiaria, come nella -malaccorta epoca precedente; divennero uno scopo essi stessi. Con ciò, -da una parte, fu creata una vittoriosa concorrenza all'antica potenza -della nobiltà colla nuova classe di ricchi industriali e commercianti, -ma, dall'altra, fu anche tolto l'ultimo terreno agli avanzi dell'antica -costituzione _gentile_. I membri delle _genti_, delle fratrie e delle -tribù, sparpagliati per tutta l'Attica e completamente mescolati, -non potevano più formare corporazioni politiche; una moltitudine di -cittadini ateniesi non apparteneva ad alcuna _gente_; erano immigrati, -ammessi bensì nel diritto civico, ma non in alcuno degli antichi gruppi -consanguinei; accanto ad essi vi era poi il sempre crescente numero -degl'immigrati stranieri, semplici clienti. - -Nel frattempo le lotte di partito proseguivano; la nobiltà tentava -riconquistare i suoi passati privilegi, e per un istante riottenne il -predominio, finchè la rivoluzione di Cleistene (509 avanti la nostra -êra) l'abbattè definitivamente; ma con essa abbattè pure l'ultimo -residuo della costituzione _gentile_. - -Cleistene, nella sua nuova costituzione, disconobbe le quattro antiche -tribù fondate sulle _genti _e sulle fratrie. Subentrò un'organizzazione -affatto nuova, sulla base della divisione dei cittadini secondo la -residenza, come si era fatto per le _naucrarie_. L'essenziale non era -più l'appartenere a gruppi consanguinei, ma il luogo dell'abitazione; -non veniva diviso il popolo, ma il territorio, e gli abitanti divennero -politicamente una semplice appendice del territorio. - -Tutta l'Attica fu divisa in cento distretti comunali, o _demi_, ciascun -dei quali si amministrava da sè. I cittadini residenti in ogni _demo_ -(_demoti_) eleggevano il loro capo (_demarco_) e il loro tesoriere, più -trenta giudici con giurisdizione sulle piccole controversie. Avevano -ancora un proprio tempio e un dio protettore, o eroe, di cui eleggevano -i sacerdoti. Nel _demo_ il supremo potere era l'assemblea dei _demoti_. -È, come ben osserva Morgan, il tipo dei Comuni urbani d'America, che -si governano da sè stessi. Il nascente Stato ateniese partiva da quella -stessa unità, con la quale finisce lo Stato moderno nel suo più elevato -sviluppo. - -Dieci di queste unità, _demi_, formavano una tribù, che ora, a -differenza dalle antiche tribù consanguinee, piglia nome di tribù -locale. La tribù locale non era solo una tribù politica autonoma, era -anche una corporazione militare; eleggeva il _filarco_, o capo della -tribù, che comandava la cavalleria, il _tassiarco_ per la fanteria, e -lo _stratega_ che comandava tutta la milizia reclutata nel territorio -della tribù. Forniva inoltre cinque navi da guerra con rispettivi -equipaggi e comandanti, e aveva per sacro patrono un eroe attico, dal -cui nome si intitolava. Finalmente eleggeva cinquanta consiglieri nel -Consiglio ateniese. - -La somma di tutto ciò era lo Stato ateniese, retto dal Consiglio -composto dei cinquecento eletti delle dieci tribù, e in ultima istanza -dall'Assemblea del popolo, dove ogni cittadino ateniese aveva accesso -e diritto di voto; allato, arconti ed altri funzionari curavano i -differenti rami amministrativi e giudiziarii. Un funzionario supremo -del potere esecutivo non esisteva in Atene. - -Con questa nuova costituzione e coll'ammissione di un grandissimo -numero di clienti, in parte immigrati, in parte schiavi affrancati, -gli organi della costituzione _gentile_ erano stati scacciati dagli -affari pubblici; essi discesero al grado di riunioni private e di -confraternite religiose. Ma l'influenza morale, il tradizionale modo -di concepire e di pensare dell'antica epoca _gentile_, continuarono ad -ereditarsi per lungo tempo e non svanirono che a poco a poco. Ciò si -vide in una ulteriore istituzione dello Stato. - -Vedemmo che una delle essenziali caratteristiche dello Stato consiste -in una forza pubblica distinta dalla massa del popolo. Atene non aveva -allora che l'esercito popolare e una flotta fornita immediatamente dal -popolo; quello e questa la difendevano dall'estero e tenevano a freno -gli schiavi, che già formavano la grande maggioranza della popolazione. -Di fronte ai cittadini la forza pubblica non esistì da principio che -come polizia, la quale è vecchia quanto lo Stato, per lo che gl'ingenui -francesi del secolo XVIII non parlavano di popoli inciviliti, ma di -_nations policées_. Gli Ateniesi, insieme al loro Stato, istituirono -quindi anche una polizia, una vera gendarmeria di arcieri a piedi e -a cavallo. Ma questa gendarmeria era formata... di schiavi. Sembrava -così degradante questo mestiere di birro al libero ateniese, che egli -si lasciava piuttosto arrestare da schiavi armati, anzi che prestarsi -esso stesso a tale ignominia. Questo era ancora l'antico sentimento -_gentile_. Lo Stato non poteva sussistere senza polizia, ma esso era -ancora giovane, e non godeva ancora sufficiente autorità morale, per -rendere stimabile un mestiere, che agli antichi compagni _gentili_ -appariva necessariamente infame. - -Quanto lo Stato, organato omai nei suoi tratti essenziali, fosse -adatto alla nuova condizione sociale degli Ateniesi, lo mostra il -rapido fiorire della ricchezza, del commercio e dell'industria. -L'antagonismo di classi, sul quale riposavano le istituzioni politiche -e sociali, non era più fra nobiltà e popolo comune, ma fra schiavi e -liberi, fra clienti e cittadini. Al tempo del massimo fiore l'intera -cittadinanza ateniese libera, donne e fanciulli compresi, consisteva -di circa 90,000 individui, accanto ai quali si contavano 365,000 -schiavi di ambo i sessi e 45,000 clienti — stranieri ed affrancati. -Per ogni cittadino maschio adulto v'erano quindi almeno 18 schiavi, -e più di due clienti. Il gran numero di schiavi proveniva dal fatto, -che molti di essi lavoravano insieme nelle manifatture, grandi -officine, sotto la sorveglianza d'ispettori. Ma, collo sviluppo del -commercio e dell'industria, vennero l'accumulazione e la concentrazione -delle ricchezze in poche mani, l'impoverimento della massa dei -liberi cittadini, ai quali non rimaneva altra scelta, che, o di far -concorrenza al lavoro schiavo col proprio lavoro manuale — ciò che -passava per disonorevole, «_banauso_», e prometteva anche poco profitto -— o diventare dei parassiti. Per necessità, date le circostanze, -abbracciarono il secondo partito, ed essendo essi la massa, portarono -con ciò lo sfacelo in tutto lo Stato ateniese. Non la democrazia rovinò -Atene, come pretendono i pedanti piaggiatori dei principi europei, ma -la schiavitù, che proscriveva il lavoro del cittadino libero. - -La genesi dello Stato presso gli Ateniesi è un modello particolarmente -tipico della formazione dello Stato in generale, perchè, da un lato, -ha luogo senza perturbazioni, senza influsso di violenze interne od -esterne — la usurpazione di Pisistrato non lasciò traccia della sua -breve durata — e perchè, d'altro lato, fa scaturire direttamente dalla -società _gentile_ una forma di Stato già assai evoluta, la repubblica -democratica; e, finalmente, perchè conosciamo sufficientemente tutte le -sue particolarità essenziali. - - - - -VI. Gente e Stato in Roma. - - -Secondo la leggenda della fondazione di Roma, la prima colonia nacque -da un dato numero di _genti_ latine (la leggenda dice cento) riunite -in una tribù, alle quali si unì bentosto una tribù sabellica, e infine -una terza, composta di elementi diversi, anche queste, vuolsi, di -cento _genti_ ciascuna. Da tutto il racconto salta agli occhi che di -primitivo non v'era quasi altro che la _gente_, e anche questa in -molti casi non era che la propaggine di una _gente_ madre rimasta -nell'antica patria. Le tribù portano in fronte il suggello della -composizione artificiale, benchè composte per lo più di elementi -congiunti da parentela e modellate sul tipo dell'antica tribù cresciuta -spontaneamente, non artificialmente combinata; non è dunque escluso, -che il nucleo di ognuna delle tre tribù possa essere effettivamente -stato una tribù antica. L'anello di congiunzione, la fratria, -consisteva di dieci _genti_ e chiamavasi _curia_; le curie quindi erano -trenta. - -È ammesso che la _gente_ romana era la medesima istituzione della -greca; se la greca non è che uno sviluppo di quella unità sociale, la -cui forma primitiva ci è dato dai Pellirosse americani, lo stesso dovrà -dirsi della romana. Possiamo quindi andar per le corte. - -La _gente_ romana aveva, almeno nei primi tempi della Città, la -costituzione seguente: - -1.º Diritto ereditario reciproco fra i compagni _gentili_; i beni -di fortuna restavano nella _gente_. Poichè nella _gente_ romana, -come nella greca, regnava già il diritto paterno, erano esclusi i -discendenti della linea femminile. Secondo la «legge delle dodici -tavole», il più antico diritto romano scritto che ci sia conosciuto, -ereditavano prima i figli come eredi naturali; in loro difetto, gli -agnati (congiunti in linea _maschile_); e, nell'assenza di questi, i -compagni _gentili_. In tutti i casi la fortuna rimaneva nella _gente_. -Noi vediamo qui il graduale insinuarsi, nel costume _gentile_, di nuove -disposizioni di diritto, prodotte dall'accresciuta ricchezza e dalla -monogamia; l'originaria eguaglianza di diritto successorio dei compagni -_gentili_ è dapprima — e ciò assai di buon'ora, come accennammo più -sopra — limitato in pratica agli agnati, finalmente ai figli e ai -loro discendenti in linea maschile; si capisce da sè che nelle «dodici -tavole» ciò appare in ordine inverso. - -2.º Cimitero comune. Alla patrizia gente Claudia, quando migrò da -Regilli a Roma, fu assegnato un pezzo di terreno per suo uso, e inoltre -un luogo di sepoltura comune nella città. Ancora, sotto Augusto, la -testa di Varo, caduto nella foresta di Teutoburgo, fu riportata a -Roma e collocata nel _gentilitius tumulus_; la _gente_ Quintilia aveva -dunque anche un sepolcro speciale. - -3.º Feste religiose comuni; le ben note _sacra gentilitia_. - -4.º Obbligo di non sposarsi nella _gente_. Ciò non pare che in Roma -sia mai stato sancito da una legge scritta, ma il costume rimaneva. -Della enorme quantità di coppie coniugali romane, i cui nomi ci son -tramandati, non c'è un solo nome _gentile_ comune al marito e alla -moglie. Il diritto successorio conferma questa regola. La donna perde -con le nozze i suoi diritti agnatizî, esce dalla sua _gente_, e nè -essa, nè i suoi figli, possono ereditare da suo padre o dai fratelli di -questo, perchè diversamente l'eredità sarebbe perduta per la _gente_ -paterna. Questo non ha senso se non si presuppone che la donna non -possa sposare alcun membro della propria _gente_. - -5.º Una proprietà fondiaria comune. Questa vi era anche nel tempo -primitivo, dacchè il terreno della tribù cominciò ad essere ripartito. -Nelle tribù latine troviamo il terreno, parte in possesso della tribù, -parte della _gente_, parte delle comunità o gruppi domestici, che in -quel tempo difficilmente potevano essere famiglie individuali. Si dice -che Romolo abbia fatta la prima distribuzione di terreno agl'individui, -circa un ettaro (due jugeri) per ciascheduno. Tuttavia noi troviamo -anche di poi possessi fondiari in mano alle _genti_, pur astraendo dal -terreno dello Stato, intorno al quale si aggira tutta la storia interna -della Repubblica. - -6.º Dovere di mutua difesa ed assistenza fra compagni _gentili_. -Di ciò la storia scritta non ci mostra che pochi avanzi; lo Stato -romano assunse subito tale predominio, chè passò ad esso il diritto -di protezione contro le offese. Quando Appio Claudio fu imprigionato, -tutta la sua _gente_ mise il lutto, anche i suoi nemici personali. -Alla seconda guerra punica, le genti si unirono per la liberazione dei -compagni _gentili_ prigionieri di guerra; il Senato glielo _vietò_. - -7.º Diritto di portare nomi _gentili_. Perdurò sino al tempo -dell'Impero; agli affrancati si permetteva di assumere il nome -_gentile_ dei loro ex-signori, ma senza diritti _gentili_. - -8.º Diritto di adottare stranieri nella _gente_. Esplicavasi -coll'adozione in una famiglia (come presso gli Indiani), che traeva -seco l'ammissione nella _gente_. - -9.º Il diritto di eleggere e di deporre capi non è menzionato in nessun -luogo. Ma, poichè nei primi tempi di Roma tutti gli uffizii tenevansi -per elezione o per acclamazione, dal re elettivo in giù, e anche i -preti delle _curie_ venivano eletti da queste, noi possiamo ammettere -lo stesso pei capi (_principes_) delle _genti_ — comunque l'elezione da -una medesima famiglia potesse essere già diventata la regola. - -Queste erano le attribuzioni di una _gente_ romana. Ad eccezione del -passaggio, già compiutosi, al diritto paterno, esse sono lo specchio -fedele dei diritti e dei doveri di una _gente_ Irocchese; anche qui «fa -manifestamente capolino l'Irocchese». - -A mostrare quale confusione regni ancor oggi, anche tra i nostri -storici più reputati, sull'ordinamento _gentile_ romano, basterà un -esempio. Nel lavoro di Mommsen sui nomi proprî romani dell'epoca -repubblicana e di Augusto (_Römische Forschungen_, Berlino, 1864, -1.º volume) sta scritto: «Oltre a tutti i maschi della stessa stirpe, -esclusi naturalmente gli schiavi, ma inclusi i famigliari e i clienti, -il nome della stirpe compete anche alle donne.... La tribù (così -Mommsen traduce qui la parola _gens_) è.... una comunità, discendente -da uno stipite comune (reale o presunto, o anche immaginario), -tenuta assieme dalla comunanza delle feste, della sepoltura e della -eredità, e alla quale possono e devono appartenere tutti gl'individui -personalmente liberi, quindi anche le donne. Ma il difficile è -stabilire il nome di stirpe delle donne maritate. La difficoltà non -esisteva, finchè la donna non poteva sposare se non un compagno della -sua _gente_; e probabilmente per molto tempo le donne incontrarono -maggiori difficoltà a maritarsi fuori che dentro la _gente_; talchè -poi quel diritto, la _gentis enuptio_, ancora nel sesto secolo veniva -dato in ricompensa come privilegio personale... Ma dove avvenivano -siffatti matrimonî fuori della _gente_, la donna, nei primi tempi, -doveva passare nella tribù del marito. Nulla è più certo del fatto, -che la donna, coll'antico matrimonio religioso, entrava nella comunità -giuridica e religiosa del marito, e lasciava la propria. Chi non sa -che la donna maritata perde il diritto ereditario, attivo e passivo, -nella propria _gente_, e lo acquista invece verso suo marito, i suoi -figli e tutti in generale i membri della _gente_ di questi? e se essa -diventa come figlia del marito ed entra nella costui famiglia, come può -rimanere al di fuori dalla sua stirpe?» (_pag. 9 a 11_). - -Mommsen afferma dunque, che le donne romane, che appartenevano -ad una _gente_, non potevano maritarsi in origine se non _nella_ -propria _gente_; la _gente_ romana sarebbe quindi stata endogama, -e non esogama. Questa opinione, che contraddice a tutto quanto -si è riscontrato presso altri popoli, si fonda principalmente, se -non esclusivamente, sopra un solo passo di Livio, oggetto di molte -controversie (_Libro XXXIX, cap. 19_), secondo il quale il Senato, -nell'anno di Roma 568, ossia nel 186 avanti la nostra êra, decise, -_uti Feceniæ Hispallæ datio, deminutio, gentis enuptio, tutoris optio -item esset quasi ei vir testamento dedisset; utique ei ingenuo nubere -liceret, neu quid ei qui eam duxisset, ob id fraudi ignominiaeve -esset_ — che Fecenia Hispalla avrebbe il diritto di disporre della -sua fortuna, di diminuirla, di maritarsi fuori della _gente_, e -di scegliersi un tutore, come se il suo (defunto) marito le avesse -conferito questi diritti per testamento; che essa potrebbe sposare un -cittadino libero, senza che a colui che la torrà in moglie possa ciò -essere ascritto come un'ignominia od una mala azione. - -Senz'alcun dubbio è qui conferito a Fecenia, ad un'affrancata, il -diritto di maritarsi fuori della _gente_. E da questo passo risulta -con eguale certezza che il marito poteva conferire per testamento a sua -moglie il diritto di maritarsi, dopo la sua morte, fuori della _gente_. -Ma fuori di _quale gente_? - -Se la donna doveva maritarsi nella propria _gente_, come ritiene -Mommsen, essa rimaneva in questa _gente_ anche dopo il matrimonio. -Ma, in primo luogo, questa pretesa endogamia della _gente_ è appunto -ciò che si dovrebbe dimostrare. E in secondo luogo, se la donna doveva -sposarsi nella _gente_, lo doveva naturalmente anche l'uomo, altrimenti -sarebbe rimasto senza moglie. Ne verrebbe che l'uomo poteva legare per -testamento a sua moglie un diritto, che non possedeva per sè; assurdo -giuridico. Mommsen lo sente e congettura quindi che «per sposarsi fuori -della _gente_ occorreva, in diritto, non solo il consenso del marito -sotto la cui potestà la donna si trovava, ma quello eziandio di tutti i -compagni _gentili_» (_pag. 10, Nota_). Or questa è anzitutto un'ipotesi -molto ardita; e inoltre contraddice al chiaro tenore del passo citato; -il Senato le dà questo diritto _in luogo e vece del marito_, esso le dà -espressamente nulla più e nulla meno di ciò che il marito poteva darle, -ma ciò che le dà è un diritto _assoluto_, non dipendente da alcun'altra -limitazione; sicchè, se essa ne fa uso, non dovrà soffrirne neanche -il suo nuovo marito; il Senato incarica anzi i consoli e i pretori -presenti e futuri di provvedere perchè non le derivi alcun danno. -L'ipotesi di Mommsen sembra quindi affatto inammissibile. - -Ovvero: la donna sposava un uomo di un'altra _gente_, ma essa rimaneva -nella propria _gente_ nativa. Allora, giusta il suddetto passo, il -marito avrebbe avuto il diritto di permettere alla moglie di maritarsi -fuori della _gente_ di lei. Cioè avrebbe avuto il diritto di disporre -negli affari di una _gente_ alla quale egli non apparteneva. La cosa è -così assurda, che non è il caso di spendervi altre parole. - -Rimane quindi la sola ipotesi, che la donna abbia sposato in prime -nozze un uomo di altra _gente_, passando senz'altro in quella del -marito, come effettivamente ammette anche Mommsen per casi simili. -Allora tutto il viluppo è subito spiegato. La donna, sciolta colle -nozze dalla sua antica _gente_ e entrata in quella del marito, ha in -questa una posizione affatto speciale. Essa è compagna _gentile_ sì, -ma non consanguinea; la maniera della sua adozione la esclude sin dal -principio da qualsiasi divieto di matrimonio nella _gente_, nella quale -appunto si è già maritata; essa è ammessa nell'unione matrimoniale -della _gente_, alla morte di suo marito eredita della sua fortuna, -eredita cioè la fortuna di un compagno _gentile_. Che di più naturale, -affinchè questa fortuna rimanga nella _gente_, che essa sia obbligata -a sposare un compagno _gentile_ del suo primo marito e nessun altro? -E se un'eccezione deve farsi, chi sarà competente ad autorizzarvela, -se non colui che le ha legata questa fortuna, il suo primo marito? Nel -momento in cui egli le lascia i suoi beni e le permette insieme di -trasferirli col matrimonio, o in conseguenza del matrimonio, in una -_gente_ estranea, questi beni gli appartengono ancora, egli dispone -quindi letteralmente della roba sua. Quanto alla donna e ai suoi -rapporti colla _gente_ del marito, è questi che ve l'ha introdotta con -un libero atto della sua volontà: il matrimonio; sembra quindi anche -naturale, che egli sia la persona più idonea ad autorizzarla ad uscirne -con un secondo matrimonio. Insomma la cosa appare semplice ed evidente, -tostochè noi eliminiamo lo strano concetto di una _gente_ romana -endogama e la concepiamo con Morgan come esogama fin dalle origini. - -Rimane ancora un'ultima ipotesi, che ha pure trovato i suoi -sostenitori, e sono anzi i più numerosi. Il passo di Livio -significherebbe soltanto, «che le fanciulle affrancate (_libertae_) non -potevano senza particolare autorizzazione maritarsi fuori della _gente_ -(_e gente enubere_) o fare qualsiasi altro atto, che, collegato con la -_capitis deminutio minima_, potesse aver per effetto l'uscita della -_liberta_ dalla unione _gentile_.» (LANGE, _Römische Alterthümer_, -Berlino 1856, I, pag. 195, dove, quanto al passo di Livio, si fa -riferimento a Duschke). Se questa ipotesi è giusta, il passo non prova -più nulla quanto ai rapporti delle Romane pienamente libere; e di un -costoro obbligo di maritarsi nella _gente_ non può più esser questione. - -L'espressione _enuptio gentis_ non si trova che in questo passo, in -tutta la letteratura romana; la parola _enubere_, «sposarsi fuori», -solo tre volte appunto in Livio, ma senza alcun rapporto colla -_gente_. L'ipotesi fantastica che le romane potessero maritarsi -solo nella _gente_, si deve a quest'unico passo. Ma essa non regge -affatto, perchè, o il passo si riferisce a restrizioni speciali per -le affrancate, e non prova nulla per le donne di condizione libera -(_ingenuae_); o si riferisce anche a queste, e allora esso prova -piuttosto, che di regola la donna si maritava fuori della sua _gente_, -ma col matrimonio passava nella _gente_ del marito; prova cioè contro -Mommsen e a favore di Morgan. - -Ancora quasi tre secoli dopo la fondazione di Roma, i vincoli _gentili_ -erano così forti, che una _gente_ patrizia, quella dei Fabii, potè -intraprendere di propria iniziativa, col consenso del Senato, una -spedizione di guerra contro la vicina città di Veio. Trecentosei -Fabii sarebbero usciti e stati uccisi tutti in una imboscata; solo un -ragazzo, sopravvissuto, ripropagò la _gente_. - -Dieci _genti_ formavano, come si è detto, una fratria, che chiamavasi -_curia_ ed aveva attribuzioni pubbliche più importanti della fratria -greca. Ogni _curia_ aveva le sue pratiche religiose, i suoi santuari -e i suoi preti speciali; l'insieme di questi ultimi formava uno dei -Collegi del sacerdozio romano. Dieci _curie_ formavano una tribù, che -probabilmente, come le altre tribù latine, aveva in origine un capo -eletto, duce dell'esercito e sommo sacerdote. Le tribù formavano il -_populus romanus_. - -Al popolo romano poteva quindi soltanto appartenere chi era membro -di una _gente_, e con essa di una _curia_ e di una tribù. La prima -costituzione di questo popolo fu la seguente: Degli affari pubblici -la immediata gestione spettava al Senato, il quale, come il Niebuhr -ben notò per il primo, era composto dei capi delle trecento _genti_; -appunto perchè gli anziani delle _genti_, essi si chiamavano «padri», -_patres_, e la loro riunione «Senato» (Consiglio degli anziani, da -_senex_, vecchio). La consuetudine di eleggerli sempre nella stessa -famiglia di ogni _gente_, originò anche qui la prima nobiltà della -tribù; queste famiglie si chiamarono patrizie e pretesero un esclusivo -diritto al Senato e a tutte le altre cariche. Che col tempo il popolo -abbia subita questa pretesa lasciandola così trasformarsi in un -vero diritto, lo adombra la leggenda di Romolo attribuente ai primi -senatori e ai loro discendenti il patriziato coi suoi privilegi. Il -Senato, come la _bulè_ ateniese, decideva su molti affari e aveva -facoltà di proposta pei più importanti, sopratutto per le nuove -leggi. Queste erano deliberate dall'assemblea popolare, cioè dai -_comitia curiata_ (assemblea delle _curie_). Il popolo si riuniva -per _curie_, ogni _curia_ probabilmente per _genti_; nella decisione, -ciascuna della trenta _curie_ disponeva di un voto. L'assemblea delle -_curie_ accettava o rigettava tutte le leggi, eleggeva tutti i più -alti funzionarii, compreso il _rex_ (il cosiddetto re), dichiarava la -guerra (ma il Senato conchiudeva la pace) e decideva come tribunale -supremo, su appello degl'interessati, quante volte si trattava della -pena di morte contro un cittadino romano. — Infine, allato al Senato e -all'assemblea popolare, stava il _rex_, che corrispondeva esattamente -al _basileus_ greco, e non era affatto quel re quasi assoluto, che -Mommsen ci rappresenta[20]. Esso era anche duce dell'esercito, sommo -sacerdote e presidente di certi tribunali. Egli non aveva alcuna -competenza civile, alcun potere sulla vita, sulla libertà e sulla -proprietà dei cittadini, salvo non lo derivasse dal potere disciplinare -di capo dell'esercito, o da quello di far eseguire come presidente -le sentenze del tribunale. L'uffizio di _rex_ non era ereditario; -all'opposto, egli era prima eletto dai Comizi delle _curie_, -probabilmente sopra proposta del suo predecessore in carica, e poi, in -una seconda assemblea, solennemente insediato. Che potesse anche venir -deposto, lo dimostra la sorte di Tarquinio il superbo. - -Come i Greci dei tempi eroici, così i Romani dell'epoca dei cosiddetti -re, vivevano dunque in una democrazia militare, basata su _genti_, -fratrie e tribù, e da esse sviluppatasi. Se anche le _curie_ e le -tribù erano in parte creazioni artificiali, esse erano però foggiate -sui genuini primitivi tipi della società dalla quale scaturivano e che -le circondava ancora da tutti i lati. E se anche la primitiva nobiltà -patrizia aveva già guadagnato terreno e i _reges_ tentavano di ampliare -gradatamente le loro attribuzioni — ciò non cangia il carattere -fondamentale originario della costituzione, ed è di questo solo che si -tratta. - -Intanto la popolazione di Roma, e del territorio romano ampliato -colla conquista, aumentava, parte coll'immigrazione, parte cogli -abitanti delle regioni assoggettate, per lo più latine. Tutti questi -nuovi appartenenti allo Stato (noi lasciamo qui da banda la questione -dei clienti) stavano fuori delle antiche _genti_, _curie_ e tribù, -non formavano quindi affatto parte del popolo romano propriamente -detto. Erano personalmente liberi, potevano possedere fondi, dovevano -pagare tributi e prestar servizio militare. Ma non potevano rivestire -alcuna carica, non partecipavano all'assemblea delle _curie_, nè alla -distribuzione dei terreni conquistati dallo Stato. Formavano la plebe, -esclusa da tutti i diritti pubblici. Col loro numero sempre crescente, -colla loro istruzione militare e col loro armamento, essi divennero una -potenza minacciosa di fronte all'antico _populus_, ormai rigorosamente -precluso ad ogni incremento dal di fuori. Si aggiungeva che la -proprietà fondiaria era stata ripartita, pare, supergiù egualmente -tra popolo e plebe, mentre la ricchezza commerciale e industriale, che -certamente non era ancora molto sviluppata, apparteneva per la massima -parte alla plebe. - -Nella grande oscurità, in cui è avvolta tutta la tradizionale storia -delle origini di Roma — oscurità fatta ancora molto più densa dai -racconti e dai tentativi di spiegazione prammatico-razionalisti di -successivi indagatori delle fonti educati al criterio giuridico — nulla -si può precisare nè sul tempo, nè sul processo, nè sull'occasione della -rivoluzione che pose fine all'antica costituzione _gentile_. Certo è -solo, che ne furono causa le lotte tra plebe e popolo. - -La nuova costituzione, attribuita al re Servio Tullio, tracciata su -modelli greci, sopratutto su quella di Solone, creò una nuova assemblea -popolare, che includeva o escludeva popolo e plebei indistintamente, -secondo che prestassero o no servizio militare. Tutti gli uomini -soggetti alle armi furono distribuiti, secondo la loro fortuna, in -cinque classi. La proprietà _minimum_ per ciascuna di queste classi -era: 1.ª 100,000 assi; II.ª, 75,000; III.ª 50,000; IV.ª 25,000; V.ª -11,000 assi; pari, secondo Dureau de la Malie, a circa L. 17,500, -13,125, 8750, 4500 e 1962. La sesta classe, quella dei proletarii, -consisteva dei meno fortunati, esenti da servizio militare e da tasse. -Nella nuova assemblea popolare delle centurie (_Comitia centuriata_) -i cittadini si schieravano militarmente nelle loro centurie, per -compagnie di 100 uomini, e ogni centuria aveva un voto. Ma la prima -classe dava 80 centurie; la seconda 22; la terza 20; la quarta 22; la -quinta 30; la sesta non ne dava che una, per decenza. Venivano poi i -cavalieri, comprendenti i più ricchi, con 18 centurie. In totale 193; -maggioranza dei voti 97. Ora i cavalieri e la prima classe avevano -insieme, solo essi, 98 voti, cioè la maggioranza; se costoro erano -d'accordo, la decisione definitiva era presa, senza che gli altri -venissero neanche interrogati. - -A questa nuova assemblea delle centurie passarono tutti i diritti -politici dell'antica assemblea delle _curie_ (eccetto alcuni puramente -nominali); le _curie_ e le _genti_ che le componevano furono con ciò -degradate, come in Atene, a semplici società private e religiose, e -come tali vegetarono ancora a lungo, mentre l'assemblea delle _curie_ -anneghittì ben tosto completamente. Per cacciare dallo Stato anche le -antiche tre tribù di famiglie, vennero introdotte quattro tribù locali, -con una serie di diritti politici, ciascuna delle quali abitava un -quartiere della Città. - -Così anche in Roma, prima ancora dell'abolizione della cosiddetta -monarchia, l'antico ordinamento sociale fondato su vincoli personali -di sangue fu distrutto e gli subentrò una vera costituzione di Stato, -basata sulla divisione del territorio e sulla differenza delle fortune. -Il potere pubblico risiedette nella cittadinanza soggetta al servizio -militare, di fronte non solo agli schiavi, ma altresì ai cosiddetti -proletarii, esclusi dal servizio militare e dal maneggio delle armi. - -Entro questa nuova costituzione — cui la cacciata dell'ultimo re, -Tarquinio il superbo, che aveva usurpato un vero potere reale, e la -sua sostituzione con due duci di eserciti (Consoli) muniti di eguale -potere (come fra gli Irocchesi), non diede che un maggiore sviluppo -— entro questa costituzione si muove tutta la storia della Repubblica -romana, con tutte le sue lotte dei patrizii e dei plebei per l'accesso -alle cariche e per la partecipazione all'agro pubblico, e col -definitivo sparire della nobiltà patrizia nella nuova classe dei grandi -proprietari terrieri e finanziarii, che mano mano assorbirono tutta -la proprietà fondiaria dei contadini rovinati dal servizio militare, -fecero coltivare dagli schiavi gli enormi latifondi così formati, -spopolarono l'Italia, e aprirono con ciò le porte non solo all'Impero, -ma ben anche ai suoi successori, i barbari Germani. - - - - -VII. La Gente presso i Celti e presso i Germani. - - -Lo spazio non ci consente di addentrarci nelle istituzioni _gentili_ -tuttora esistenti, in forma più o meno schietta, fra le più diverse -popolazioni selvaggie e barbare, nè di seguirne le traccie nelle storie -primitive dei più o meno inciviliti popoli dell'Asia. Le une o le altre -si trovano dappertutto. Eccone due soli esempi: Prima ancora che fosse -ben conosciuta la _gente_, l'uomo che più si sforzò di fraintenderla, -Mac Lennan, l'ha dimostrata e l'ha descritta esattamente presso i -Calmucchi, i Circassi, i Samoiedi, e presso tre popoli dell'India: -i Warali, i Magari e i Munnipuri. Recentemente M. Kovalevsky l'ha -scoperta e descritta presso gli Psciavi, gli Scevsuri, gli Svaneti ed -altre tribù del Caucaso. Qui non diamo che alcune brevi notizie sulla -_gente_, quale la troviamo fra i Celti ed i Germani. - -Le più antiche leggi celte di cui abbiamo notizia ci mostrano la -_gente_ ancora in pieno vigore; nella Irlanda essa vive, almeno -istintivamente, nella coscienza popolare ancor oggi, dopo che -gl'inglesi l'hanno violentemente distrutta; nella Scozia essa era -ancora in tutto il suo fiore alla metà del secolo scorso, e anche là -non soggiacque che alle armi, alla legislazione e ai tribunali inglesi. - -Le leggi dell'antica Galles, scritte parecchi secoli prima della -conquista inglese e al più tardi nell'undecimo secolo, mostrano ancora -l'agricoltura comune in interi villaggi, benchè solo come avanzo -eccezionale di un costume generale del passato; ciascuna famiglia aveva -cinque acri per sè, oltre a ciò un campo veniva coltivato in comune -e se ne ripartiva il prodotto. L'analogia coll'Irlanda e colla Scozia -non lascia dubbio che queste comunità di villaggio rappresentavano o -_genti_ o suddivisioni di _genti_, quand'anche un nuovo esame delle -leggi del paese di Galles, pel quale mi manca il tempo (i miei estratti -sono del 1869), non dovesse provarlo più esattamente. Ma ciò che le -fonti della Galles, e con esse le irlandesi, provano direttamente, è -che fra i Celti la famiglia sindiasmica, nell'undecimo secolo, non -era ancora stata affatto soppiantata dalla monogamia. Nella Galles -un matrimonio non diveniva indissolubile, o tale, per dir meglio, che -non si potesse più disdire, se non dopo sette anni. Se mancavano tre -sole notti ai sette anni, gli sposi potevano divorziare. Allora si -spartiva la roba; la donna divideva, l'uomo sceglieva la sua parte. I -mobili venivano ripartiti giusta certe regole molto umoristiche. Se era -l'uomo che scioglieva il matrimonio, egli doveva rendere alla donna la -sua dote e qualcosa in più; se era la donna, essa riceveva meno. Dei -figli, due restavano all'uomo, uno, quello di età mediana, alla donna. -Se la donna, dopo la separazione, prendeva un altro uomo, e il primo -marito la reclamava di nuovo, essa doveva seguirlo, anche se avesse -già un piede nel nuovo talamo. Ma se i due avevano convissuto sette -anni, erano marito e moglie anche senza la formalità delle nozze. La -castità delle ragazze prima del matrimonio non era punto rigorosamente -custodita o richiesta; le norme vigenti in proposito erano estremamente -frivole e punto rispondenti alla morale borghese. Se una moglie -commetteva adulterio, il marito poteva bastonarla (era questo uno dei -tre casi, nei quali ciò gli era concesso; negli altri casi incorreva in -una pena), ma non gli era permesso poi di chiedere altro risarcimento, -perciocchè «per lo stesso fallo vi deve essere o espiazione o vendetta, -ma non le due cose insieme». I motivi pei quali la donna poteva -chiedere il divorzio, senza perdere con ciò alcuno dei suoi diritti, -erano molto larghi: bastava che il marito avesse l'alito cattivo. Il -riscatto in denaro da pagarsi al capo o re della tribù pel diritto -della prima notte (_gobr merch_, donde il nome medioevale _marcheta_, -in francese _marquette_), tiene una gran parte nel libro delle leggi. -Se aggiungeremo, che è dimostrata in Irlanda l'esistenza di rapporti -analoghi; che anche ivi erano molto in uso i matrimonii temporanei, -e che alla donna, in caso di separazione, erano guarentiti grandi -vantaggi, e regolati nel modo più coscienzioso, perfino un indennizzo -pei servigi domestici resi, che ivi a una «prima moglie» se ne trovano -accanto delle altre, e nella ripartizione delle eredità non è fatta -differenza tra figli legittimi ed illegittimi — noi avremo del connubio -sindiasmico un quadro, di fronte al quale appare severa la forma di -connubio in vigore nell'America del Nord, ma tale che non può recar -meraviglia nell'undecimo secolo in un popolo, che al tempo di Cesare -viveva ancora col connubio per gruppi. - -La _gente_ irlandese (_sept_; la tribù chiamavasi _clainne_, clan) non -è solo constatata e descritta dagli antichi libri di diritto, ma anche -dai giuristi inglesi del secolo XVII inviati colà per la trasformazione -del territorio dei _clans_ in demanio del re inglese. Il suolo era -rimasto sino allora proprietà comune del _clan_ o della _gente_, -in quanto non fosse stato già trasformato dai capi in loro demanio -privato. Se moriva un compagno _gentile_, e per conseguenza cessava una -economia domestica, il capo (i giuristi inglesi lo chiamavano _caput -cognationis_) faceva una nuova distribuzione di tutto il territorio -fra le restanti famiglie. In generale questa distribuzione dev'essersi -fatta giusta le norme vigenti in Germania. Ancor oggi le campagne di -alcuni villaggi — che quaranta o cinquant'anni fa erano molto numerosi -— formano il cosiddetto _rundale_. I contadini, fittaiuoli particolari -del terreno, che una volta era comune alla _gente_ e che poi fu -rubato dal conquistatore inglese, pagano ciascuno il proprio fitto, ma -riuniscono tutti i lotti di campo e di prato e, secondo la posizione e -la qualità, li ridividono in _Gewanne_, come si dice sulla Mosella, e -danno a ciascuno la sua parte in ogni _Gewann_; il terreno paludoso e -i pascoli sono sfruttati in comune. Ancora cinque anni fa si rifaceva -il riparto di tempo in tempo, e in molti luoghi annualmente. La carta -topografica di un villaggio-_rundale_ rispecchia quelle delle borgate -tedesche della Mosella o dell'_Hochwald_. La _gente_ sopravvive anche -nelle «fazioni». I contadini irlandesi si dividono spesso in partiti -che, sembrando fondati sopra divergenze assurde o prive di senso, -sono affatto inesplicabili per gli Inglesi, e pare non abbiano altro -scopo che le popolari solenni zuffe di una fazione contro l'altra. -Sono artificiali reviviscenze, sostitutivi postumi delle _genti_ -distrutte, che mostrano a modo loro la persistenza degli istinti -_gentili_ ereditati. Per altro in molte contrade i compagni _gentili_ -stanno ancora insieme a un dipresso sull'antico territorio; così, ancor -dopo il 1830, la grande maggioranza degli abitanti della contea di -_Monaghan_ non aveva che quattro nomi di famiglie, discendeva cioè da -quattro _genti_ o _clans_[21]. - -Nella Scozia il tramonto dell'ordinamento _gentile_ data -dalla sconfitta della sollevazione del 1745. Quale anello di -quest'ordinamento rappresenti specialmente il _clan_ scozzese, è ancora -da indagare; ma che esso ne sia uno, è indubitato. Nei romanzi di -Walter Scott noi ci vediamo dinanzi vivente questo _clan_ dell'alta -Scozia. Esso è, dice Morgan, «un perfetto modello della _gente_ -nella sua organizzazione e nel suo spirito, un esempio evidente della -dominazione della vita gentilizia sui _gentili_... Nelle loro guerre -e nelle loro vendette, nella distribuzione del territorio per _clans_, -nello sfruttamento in comune del terreno, nella fedeltà dei membri del -_clan_ verso il capo e tra loro, noi ritroviamo dappertutto i tratti -della società _gentile_... La discendenza seguiva il diritto paterno, -sicchè i figli degli uomini rimanevano nel _clan_, quelli delle donne -passavano al _clan_ del padre». Ma che nella Scozia regnasse un tempo -il diritto materno, lo prova il fatto che, nella famiglia reale dei -Picti, secondo Beda, vigeva la successione in linea femminile. Anzi, un -tratto della famiglia _punalua_ erasi conservato, come negli abitanti -del paese di Galles, così anche fra gli Scozzesi, sin nel medio-evo, ed -era il diritto della prima notte, che il capo del _clan_ o il re, quale -ultimo rappresentante dei mariti comuni d'un tempo, era autorizzato ad -esercitare su ogni sposa, se quel diritto non veniva riscattato con una -somma di denaro. - - ————— - -È cosa certa che i Germani, sino alla invasione dell'Impero romano, -erano organizzati in _genti_. Essi debbono aver occupato il territorio -tra il Danubio, il Reno, la Vistola e il mare del Nord solo pochi -secoli prima della nostra êra; i Cimbri e i Teutoni erano ancora in -piena migrazione e gli Svevi non trovarono sedi fisse che al tempo -di Cesare. Di essi Cesare dice esplicitamente che si erano stabiliti -per _genti_ e per parentele (_gentibus cognationibusque_), e in -bocca di un Romano della _gente_ Giulia questa parola «_gentibus_» -ha un significato preciso che non si cancella coi sofismi. Ciò -poteva dirsi di tutti i Germani; perfino la colonizzazione nelle -provincie romane conquistate pare siasi fatta per _genti_. Nel diritto -nazionale alemanno è confermato che il popolo si stabilì per _genti_ -(_genealogiae_), sul terreno conquistato al sud del Danubio, e la -parola _genealogia_ viene adoperata nell'identico senso, come più -tardi comunità di _marca_ o di villaggio[22]. Kovalevsky sostenne di -recente che queste _genealogiae_ fossero le grandi comunità domestiche, -tra le quali era distribuito il terreno, e dalle quali svilupparonsi -poi le comunità di villaggio. Lo stesso potrebbe dirsi della _fara_, -con che i Burgundi e i Longobardi — cioè una stirpe gotica e una -stirpe _erminonica_ o alto-tedesca — designavano a un dipresso, se non -precisamente, quello stesso che il libro delle leggi alemanne con la -parola _genealogia_. È il caso d'indagare più da vicino di che cosa — -se _gente_ o comunità domestica — effettivamente si tratti. - -I monumenti linguistici non risolvono il dubbio se tutti i Germani -avessero un'espressione comune per designare la _gente_, e quale essa -fosse. Etimologicamente la parola corrisponde al greco _genos_, al -latino _gens_, al gotico _kuni_, all'alto-tedesco mediano _künne_, -ed è anche usata nel medesimo senso. Ciò che ci richiama ai tempi -del diritto materno, è che il nome, che serve a indicare la donna, -proviene dalla stessa radice: greco _gyne_, slavo _zena_, gotico -_qvino_, vecchio norvegese _kona_, _kuna_. Presso i Longobardi e i -Burgundi troviamo, come si è detto, _fara_, che Grimm deriva da una -radice ipotetica, _fisan_, _generare_. A me parrebbe più evidente -la derivazione da _faran_, _migrare, viaggiare_, come designazione -di una sezione fissa di emigranti, la quale, è quasi sottinteso, -si componeva di parenti; tale designazione, nel corso di parecchi -secoli di migrazione, prima verso l'Est, poi verso l'Ovest, sarebbe -venuta naturalmente e a poco a poco a indicare tutta una comunità del -medesimo ceppo. Vi è inoltre il gotico _sibja_, in anglosassone _sib_, -nel vecchio alto-tedesco _sippia_, _sippa_: _parente_. Nell'antico -norvegese non se ne trova che il plurale _sifjar_, _i parenti_; il -singolare non si usava che come nome di una dea, _Sif_. — E finalmente -troviamo un'altra espressione nella canzone d'Ildebrando, dove -Ildebrando chiede ad Adubrando «quale fra gli uomini di quel popolo -fosse suo padre.... o di quale schiatta sei tu» (_eddo huêlihhes -cnuosles du sis_). Finchè vi fu un nome alemanno comune per la _gente_, -questo dev'essere stato il gotico _kuni_, e ciò non solo per l'identità -con la corrispondente espressione delle lingue sorelle, ma anche -pel fatto che da esso deriva la parola _kuning_, re, che in origine -significa il capo d'una _gente_ o d'una tribù. La parola _sibja_, -_parente_, non sembra che c'entri: almeno perchè _sifjar_ nel vecchio -norvegese significa non solo consanguinei ma anche cognati, e abbraccia -quindi i membri di almeno _due genti_; _sif_ non può quindi essere -stato l'equivalente di _gente_. - -Come fra i Messicani e fra i Greci, anche fra i Germani l'ordine di -battaglia, tanto dello squadrone di cavalleria quanto della colonna -a cuneo della fanteria, veniva disposto per corporazioni _gentili_. -Se Tacito dice: _per famiglie e per parentele_, questa espressione -indeterminata si spiega col fatto che, all'epoca sua, la _gente_ aveva -cessato da un pezzo di essere in Roma un'associazione vivente. - -È decisivo un passo di Tacito nel quale è detto: il fratello della -madre considera i suoi nipoti come suoi figli, anzi alcuni ritengono -il vincolo di sangue tra zio materno e nipote ancora più sacro e più -stretto che quello tra padre e figlio, sicchè, quando richiedonsi -ostaggi, il figlio della sorella è tenuto per una garenzia maggiore che -non il proprio figlio di colui che si vuol vincolare. — Qui noi abbiamo -un tratto vivente della _gente_ organizzata giusta il diritto materno, -cioè primitiva, e ci è dato come qualche cosa di particolarmente -caratteristico ai Germani[23]. Se un compagno di una tale _gente_ -dava il proprio figlio in pegno di una promessa e lo lasciava cader -vittima della violazione del patto, egli non dovea risponderne che -a sè stesso. Ma se il sacrificato era il figlio della sorella, era -violato il più sacro dei diritti _gentili_; il più prossimo parente -_gentile_, cui spettava prima che ad ogni altro la difesa del fanciullo -o dell'adolescente, era colpevole della sua morte; egli o non doveva -darlo come ostaggio o doveva osservare il contratto. Se non avessimo -alcun'altra traccia di costituzione _gentile_ presso i Germani, questo -solo passo basterebbe. - -Ma ancor più decisivo, perchè posteriore di circa otto secoli, è un -passo del canto vecchio-norvegese sul crepuscolo degli dei e sulla fine -del mondo, la _Völuspâ_. In questa «visione della profetessa», in cui, -com'è ora dimostrato da Bang e Bugge, sono intrecciati anche elementi -cristiani, si dice, descrivendo il tempo della corruzione e della -depravazione generale che prepara la grande catastrofe: - - _Broedhr munu berjask ok at bönum verdask_ - _munu_ SYSTRUNGAR _sifjum spilla._ - -«I fratelli si combatteranno e si assassineranno a vicenda, e -_i figli delle sorelle_ romperanno la parentela». _Systrungar_ -sono i figli della sorella della madre, e che questi rinneghino -la loro consanguineità appare al poeta un delitto ancora più -grave dell'assassinio del fratello. La maggior gravità deriva dal -_systrungar_, che indica la parentela dal lato materno; se invece -di questa parola, vi fosse _syskina-börn_ o _syskina synir_, figli -di fratelli e sorelle (cugini in genere)[24], la seconda linea di -fronte alla prima non significherebbe aggravamento, ma attenuazione -del delitto. Quindi, anche al tempo dei _Vikinghi_, quando nacque la -_Völuspâ_, non era ancora cancellato in Scandinavia il ricordo del -diritto materno. - -Del resto, il diritto materno, al tempo di Tacito, almeno fra quei -Germani che gli erano più noti, aveva ceduto il posto al diritto -paterno; i figli ereditavano dal padre; se non c'erano figli, -ereditavano i fratelli e gli zii paterni e materni. L'ammissione -del fratello della madre all'eredità si connette col perdurare del -costume testè ricordato e prova essa pure quanto fosse di origine -recente il diritto paterno fra i Germani. Sino in pieno medioevo si -ritrovano traccie di diritto materno. Pare che anche allora non vi -fosse ancora molta fiducia nella paternità, sopratutto fra i servi; -così, se un signore feudale d'una città reclamava un servo fuggito, -la qualità di servo nel fuggitivo, per esempio ad Augusta, a Basilea -e a Kaiserslautern, doveva venir giurata da sei dei suoi più prossimi -consanguinei, e questi esclusivamente dal lato materno. (MAURER, -_Städteverfassung_, I.º, pag. 381). - -Un altro avanzo del diritto materno appena estinto, ce lo mostra il -rispetto dei Germani pel sesso femminile, quasi incomprensibile ai -Romani. Donzelle di nobile famiglia erano, nei trattati coi Germani, i -più sicuri ostaggi; il pensiero che le loro mogli e figliuole potessero -cadere in prigionia o in ischiavitù era terribile per essi e stimolava -più di ogni altro il loro coraggio in battaglia; essi vedevano nella -donna qualche cosa di sacro e di profetico, ne ascoltavano il consiglio -anche nei frangenti più gravi; così Veleda, la sacerdotessa dei -Brutteri sul fiume Lippe, fu l'anima di tutta quella sollevazione dei -Batavi, nella quale Civile, alla testa dei Germani e dei Belgi, scosse -tutta la dominazione romana nelle Gallie. In casa, la supremazia delle -donne sembra incontestata; esse, i vecchi e i fanciulli, debbono, -è vero, attendere ad ogni lavoro; l'uomo caccia, beve o poltrisce. -Lo dice Tacito, ma poichè egli non dice chi coltivasse il campo, -e dichiara formalmente che gli schiavi non prestavano altro che un -tributo, senza lavori servili, la massa degli uomini adulti avrà ben -dovuto fare almeno il poco lavoro, che l'agricoltura richiedeva. - -La forma del matrimonio era, come già si è detto, un connubio -sindiasmico che mano mano si avvicinava alla monogamia. Non era -ancora la stretta monogamia, perchè la poligamia era permessa ai -notabili. In generale si teneva severamente alla castità delle -fanciulle (all'opposto dei Celti) e Tacito parla altresì con un -calore particolare della inviolabilità del vincolo coniugale fra i -Germani. Solo l'adulterio della donna egli indica quale motivo di -divorzio. Ma il suo racconto lascia qui molte lacune e tradisce troppo -l'intenzione di proporre un esempio di virtù ai dissoluti Romani. -Invero: se i Germani erano, nelle loro foreste, così eccezionali -cavalieri di onestà, come mai bastò il più piccolo contatto col mondo -esteriore per farli scendere al livello medio della restante umanità -europea? L'ultima traccia della loro severità di costumi svanì, tra -i Romani, ancor più presto del loro linguaggio. Leggasi solo Gregorio -di Tours. Che nelle antiche foreste germaniche non potesse esistere il -raffinato eccesso di sensualità che regnava in Roma, s'intende da sè, -e così resta ai Germani, anche sotto questo rapporto, un sufficiente -vantaggio in confronto al mondo romano, senza bisogno di attribuir loro -un'astinenza sessuale, che non esistì mai, in verun luogo, presso un -intero popolo. - -Dalla costituzione _gentile_ provenne il dovere di ereditare le -inimicizie come le amicizie del padre o dei parenti; così pure la -«composizione», sostituita alla vendetta, per l'omicidio o per le -offese. Questa «composizione», che, soltanto una generazione fa, -era ancora considerata come una specifica istituzione germanica, la -si ritrova ora presso centinaia di popoli come una forma mitigata -ed universale della vendetta, derivante dall'ordinamento _gentile_. -La troviamo, al pari dell'obbligo della ospitalità, tra gli altri, -presso gli Indiani dell'America; la descrizione del come era praticata -l'ospitalità, secondo Tacito (_Germania_, cap. 21), è quasi la stessa, -sino nei minuti particolari, che Morgan ci dà dei suoi Indiani. - -La disputa calorosa ed interminabile, se i Germani di Tacito avessero -già definitivamente distribuito l'agro lavorato, e come debbansi -interpretare i relativi passi, appartiene ora al passato. Dacchè presso -tutti i popoli fu dimostrata la coltivazione in comune dei campi fatta -dalla _gente_, e in seguito da comunistiche associazioni di famiglie, -che Cesare constata ancora fra gli Svevi, e più tardi l'assegnazione -dei campi a famiglie particolari con redistribuzioni periodiche; dacchè -fu stabilito che queste redistribuzioni periodiche dell'agro lavorato -si conservarono quà e là fino ai nostri giorni nella stessa Germania, -non è il caso di spendervi intorno altre parole. Se dall'agricoltura -in comune, che Cesare attribuisce esplicitamente agli Svevi (presso di -essi, dice egli, non vi erano terreni ripartiti o terreni privati), -i Germani, nei 150 anni corsi sino a Tacito, erano passati alla -coltivazione particolare con redistribuzione annua del terreno, è -questo in verità progresso sufficiente; il passaggio da quello stadio -alla piena proprietà privata dei terreni, in così breve intervallo e -senza estranee ingerenze, implicherebbe semplicemente l'impossibile. -Per conseguenza, io leggo in Tacito solo quello che egli seccamente -dice: essi si scambiano (o redistribuiscono) ogni anno il terreno -coltivato, e sopravvanza ancora un vasto spazio di terreno comune. -È lo stadio dell'agricoltura e dell'appropriazione del terreno, che -corrisponde esattamente alla costituzione dei Germani d'allora. - -Lascio inalterato il brano precedente, quale sta nelle precedenti -edizioni, sebbene la questione nel frattempo abbia assunto un altro -aspetto. Dopochè Kovalevsky ha dimostrato (veggasi più sopra a pag. -73) l'esistenza di una comunità domestica patriarcale, molto se non -universalmente diffusa, che avrebbe formato lo stadio intermedio tra la -famiglia comunistica a diritto materno e la famiglia isolata moderna, -non si tratta più di discutere, come fanno ancora il Maurer e il -Waitz, se la proprietà della terra fosse comune o privata, bensì qual -fosse la _forma_ della proprietà comune. Non vi è alcun dubbio che al -tempo di Cesare, fra gli Svevi, non solo la proprietà era comune, ma -anche la coltivazione si faceva in comune e per conto comune. Si potrà -invece ancora discutere a lungo se l'unità economica fosse la _gente_ -o la comunità domestica, o un gruppo comunistico di parenti intermedio -fra le due; o se pure i tre gruppi coesistessero, a seconda delle -condizioni del terreno. Ma ora Kovalevsky sostiene che lo stato di -cose descritto da Tacito presuppone non già la società della _marca_ o -del villaggio, ma la comunità domestica; e che solo da quest'ultima si -sarebbe poi più tardi sviluppata la comunità di villaggio, per effetto -dell'incremento della popolazione. - -Posto ciò, le colonie dei Germani sul territorio da essi occupato al -tempo dei Romani, come su quello tolto più tardi ai Romani stessi, -sarebbero state composte non di villaggi, ma di grandi comunità -domestiche, abbraccianti parecchie generazioni, e le quali prendevano -a coltivare proporzionate distese di territorio, e del terreno -incolto circostante giovavansi come di _marca_ in comune coi vicini. -Se così è, il passo di Tacito sul cangiamento del terreno coltivato -dovrebbesi intendere effettivamente in senso agronomico: che cioè la -comunità coltivava ogni anno una distesa diversa, lasciando a maggese -o addirittura lasciando di nuovo inselvatichire il campo lavorato -nell'anno antecedente. Stante la scarsezza della popolazione, rimaneva -allora sempre abbastanza terreno incolto, per rendere inutile ogni -contesa pel possesso terriero. Solo dopo secoli, allorchè il numero -dei membri della comunità domestica fu tanto aumentato, che diventò -impossibile, nelle condizioni della produzione di quel tempo, la -economia in comune, essi si sarebbero sciolti, e i campi e i prati -già comuni sarebbero stati ripartiti, nei noti modi, fra le economie -domestiche individuali, che oramai si venivano formando, dapprima -temporaneamente, e poi definitivamente, mentre i boschi, i pascoli e le -acque rimasero comuni. - -Questo processo evolutivo sembra essere storicamente dimostrato per -la Russia. Per quanto riguarda l'Allemagna e, in seconda linea, gli -altri paesi germanici, è innegabile che questa ipotesi spiega meglio -le fonti sotto molti rapporti, e risolve le difficoltà più facilmente -che non l'altra finora adottata, che faceva risalire fino a Tacito le -comunità di villaggio. I più antichi documenti, quelli, ad esempio, -del _Codex Laureshamensis_, si spiegano in complesso assai meglio -mercè la comunità domestica che non colla comunità di _marca_ e di -villaggio. La nuova ipotesi, d'altro canto, schiude, a sua volta, -il varco a nuove difficoltà e a nuove questioni, che dovranno venir -risolute. Solo nuove indagini potranno essere decisive; ma io non posso -contestare che lo stadio intermedio della comunità domestica ha per sè -moltissima probabilità anche per la Germania, per la Scandinavia e per -l'Inghilterra. - -Mentre ai tempi di Cesare i Germani hanno appena fissato stabili -residenze e in parte ne vanno ancora in traccia, ai tempi di Tacito -essi hanno già dietro di sè un intero secolo di stabilità; ed è -innegabile un corrispondente progresso nella produzione dei mezzi -di sussistenza. Abitano in case di tronchi; le loro vesti tengono -ancora assai della primitiva selvatichezza boschereccia; un grossolano -manto di lana, pelli di animali, e, per le donne e le persone più -ragguardevoli, sottovesti di lino. Son loro alimenti latte, carne, -frutti selvatici, e, aggiunge Plinio, polenta di avena (ch'è ancora -oggi il piatto nazionale celtico nell'Irlanda e nella Scozia). La -loro ricchezza consiste in bestiame, ma questo è di cattiva razza; -i buoi, piccoli, miseri, senza corna; i cavalli, piccoli _poneys_ e -non da corsa. Il denaro era raro e poco usato, e soltanto romano. Non -lavoravano nè apprezzavano l'oro e l'argento; il ferro era raro, e, -almeno nelle tribù sul Reno e sul Danubio, quasi soltanto, a quanto -pare, importato, non procurato da loro. La scrittura runica (imitata -da caratteri greci o latini) esisteva soltanto come scrittura segreta -e non veniva adoperata che a magie religiose. I sacrifizii umani -erano ancora in uso. Insomma, abbiamo qui un popolo elevatosi allora -allora dallo stadio medio al superiore della barbarie. Ma, mentre alle -tribù confinanti immediatamente coi Romani la facile importazione dei -prodotti dell'industria romana impediva lo sviluppo di una industria -tessile e metallurgica indipendente, se ne formava una indubbiamente al -nord-est, sul Baltico. I pezzi di armatura trovati nelle paludi dello -Schleswig — lunga spada di ferro, giaco di maglie, elmo d'argento, -ecc., con monete romane della fine del secondo secolo — e gli oggetti -in metallo di fabbricazione germanica diffusi colla migrazione dei -popoli, rivelano un tipo affatto proprio e già assai sviluppato, anche -dove si accostano a modelli originariamente romani. L'immigrazione -nell'Impero romano incivilito pose termine dappertutto a questa -industria indigena, eccetto in Inghilterra. Con quanta unità di tipo -si fosse formata e avesse progredito questa industria, lo mostrano, ad -esempio, i fermagli di bronzo; quelli trovati in Borgogna, in Romania -e sul mar d'Azof, potrebbero essere usciti dalla stessa officina che -allestì gli inglesi e gli svedesi e sono tutti senza dubbio d'origine -germanica. - -Anche la costituzione corrisponde allo stadio superiore della -Barbarie. In generale esisteva, secondo Tacito, il Consiglio dei -capi (_principes_) che decideva negli affari di minor conto, ma -apparecchiava i più importanti per la decisione dell'assemblea del -popolo; questa esiste anche nello stadio inferiore della Barbarie, -almeno là dove noi la conosciamo, fra gli Americani, ma solo per la -_gente_, non ancora per la tribù o per la federazione di tribù. I -capi (_principes_) si distinguono ancora nettamente dai duci di guerra -(_duces_), precisamente come fra gli Irocchesi. I primi vivono già in -gran parte dei donativi d'onore, in bestiame, grano, ecc., recati dai -compagni della tribù; essi vengono eletti, come in America, per lo -più dal seno della stessa famiglia; il passaggio al diritto paterno -favorisce, come in Grecia ed in Roma, la graduale trasformazione -dell'elezione in eredità e con ciò la formazione di una famiglia di -nobili in ogni _gente_. Questa antica cosiddetta nobiltà di tribù -si perdette per la maggior parte durante la migrazione dei popoli o -subito dopo. I duci degli eserciti venivano eletti, senza riguardo -all'origine, solo per idoneità. Essi avevano poco potere e dovevano -influire coll'esempio; lo speciale potere disciplinare dell'esercito -è da Tacito chiaramente attribuito ai sacerdoti. L'effettivo potere -risiedeva nell'assemblea del popolo. Il re o il capo della tribù -presiede; il popolo decide — no: col mormorio; si: coll'acclamazione -e con lo strepito delle armi. Essa è insieme assemblea giudiziaria; -in essa si presentano e si giudicano le querele, essa pronunzia le -sentenze di morte, e la morte è comminata solo per la codardia, pel -tradimento del popolo e pei vizi contro natura. Anche nelle _genti_ e -in altre suddivisioni, la collettività giudica sotto la presidenza del -capo, che, come in tutti i tribunali primitivi germanici, non poteva -essere che il direttore del dibattito e l'interrogatore; arbitra fin -dal principio e dappertutto era sempre, fra i Germani, la collettività. - -Sin dal tempo di Cesare si erano formate federazioni di tribù; in -alcune c'era già il re; il supremo condottiero dell'esercito, come -presso i Greci ed i Romani, aspirava già alla tirannide e talvolta -l'otteneva. Tali fortunati usurpatori non erano punto padroni assoluti; -nondimeno, cominciavano già a spezzare i vincoli della costituzione -_gentile_. Mentre un tempo gli schiavi affrancati occupavano una -posizione subordinata, perchè non potevano appartenere a nessuna -_gente_, presso i nuovi monarchi tali favoriti pervenivano spesso ai -gradi, alla ricchezza e agli onori. Lo stesso avvenne dopo la conquista -dell'Impero romano fatta dai duci dell'esercito, divenuti allora re di -vaste contrade. Presso i Franchi, gli schiavi e gli affrancati del re -sostennero una gran parte, prima alla Corte, poi nello Stato; in gran -parte la nuova nobiltà discese da essi. - -Una istituzione favorì il sorgere della monarchia: le compagnie -militari (_comitati_ di Tacito). Già fra i Pellirosse americani -vedemmo, come accanto alla costituzione _gentile_ si formino di proprio -moto associazioni private per fare la guerra. Queste associazioni -private, presso i Germani, erano già divenute associazioni permanenti. -Duci di eserciti, che si erano procacciata una fama, raccoglievano -a sè d'intorno una schiera di giovani avidi di bottino, obbligati -a personale fedeltà verso il duce, come egli verso di loro. Il duce -li manteneva, faceva loro donativi, li ordinava gerarchicamente: una -guardia del corpo e una schiera agguerrita per le piccole spedizioni, -un corpo completo di uffiziali per le grandi. Per deboli che dovessero -essere queste compagnie, quali anche ci appaiono più tardi, per esempio -in Italia con Odoacre, nondimeno esse formavano già il germe della -rovina dell'antica libertà popolare e si dimostrarono tali durante e -dopo le migrazioni. Poichè, in primo luogo esse favorirono il sorgere -del potere regio. E, in secondo luogo, esse non potevano essere tenute -assieme, come già nota Tacito, che dalle incessanti guerre e dalla -continua rapina. Il bottino divenne scopo. Se il capo della compagnia -non aveva da far nulla nelle vicinanze, egli traeva colla sua milizia -presso altre popolazioni, dove eravi guerra e speranza di bottino; le -truppe ausiliarie germaniche, che in gran copia combatterono sotto -bandiere romane perfino contro Germani, erano in parte composte di -siffatte compagnie. Era il primo embrione dei lanzichenecchi, onta e -maledizione dei tedeschi. Dopo la conquista dell'Impero romano, queste -compagnie del re, insieme ai servi e ai valletti di Corte romani, -formarono il secondo principale elemento della futura nobiltà. - -In generale, quindi, le tribù la cui federazione formava il popolo -dei Germani, avevano la stessa costituzione che si era già sviluppata -presso i Greci dei tempi eroici e presso i Romani della cosiddetta -epoca dei re: l'assemblea del popolo, il Consiglio dei capi _gentili_, -il duce dell'esercito, che già anelava a un effettivo potere reale. Era -questa la costituzione più evoluta che potesse in generale scaturire -dall'ordinamento _gentile_; e fu anche la costituzione modello dello -stadio superiore della Barbarie. Quando la società varcò i limiti, -entro i quali bastava questa costituzione, l'ordinamento _gentile_ ebbe -fine: esso fu distrutto, e lo Stato lo sostituì. - - - - -VIII. La formazione dello Stato dei Germani. - - -Secondo Tacito, i Germani erano un popolo molto numeroso. In Cesare -troviamo un ragguaglio approssimativo della forza dei singoli popoli -tedeschi; egli fa ascendere gli Usipeti e i Tencteri, apparsi sulla -riva sinistra del Reno, a 180,000, comprese le donne e i fanciulli. -Quindi, per ciascun popolo, circa 100,000[25], che è già assai più -degli Irocchesi, ad esempio, i quali, nel loro fiore, non superavano -i 20,000, e furono il terrore dell'intera regione dai grandi laghi -sino all'Ohio e al Potomac. Ciascuno di questi popoli, se noi ci -proviamo ad aggruppare quelli stabilitisi nei pressi del Reno e che, -per le relazioni pervenuteci, ci sono più noti, occupa sulla carta, -all'incirca ed in media, lo spazio di una provincia della Prussia, -a un dipresso 10,000 chilometri quadrati o 182 miglia quadrate -geografiche. Ma la _Germania Magna_ dei Romani, sino alla Vistola, -abbracciava in cifre tonde 500,000 chilometri quadrati. Data una media -di 100,000 individui per ciascun popolo, il totale per la _Germania -Magna_ ammonterebbe a cinque milioni; il che è già molto per un gruppo -di popoli barbari, mentre sarebbe pochissimo per popoli odierni, -che contano 10 teste per chilometro quadrato, o 550 per ogni miglio -quadrato geografico. Ma i Germani non finivano lì. Lungo i Carpazii, -sino alle foci del Danubio, abitavano popoli tedeschi di stirpe gotica, -i Bastarni, i Peukini ed altri, così numerosi che Plinio ne fa la -quinta tribù principale dei Germani, e che, dopo aver servito, 180 -anni avanti la nostra êra, quali mercenarii del re macedone Perseo, si -spinsero, nei primi anni di Augusto, sino nella regione di Adrianopoli. -Fossero solo un milione, avremmo, al principio della nostra era, un -totale probabile di almeno sei milioni di Germani. - -Presa dimora in Germania, la popolazione dovette crescere con rapidità -accelerata: basterebbero a provarlo i progressi industriali testè -menzionati. Gli oggetti trovati nelle paludi dello Schleswig, come -si desume dalle monete romane che li accompagnavano, sono del terzo -secolo. In quell'epoca esistevano quindi già sul Baltico un'industria -tessile e un'industria metallurgica assai sviluppate, un attivo -commercio coll'Impero romano e un certo lusso nei ricchi — tutte -traccie di popolazione alquanto densa. Ma alla stessa epoca incomincia -anche la guerra generale di aggressione dei Germani su tutta la linea -del Reno, sulla frontiera fortificata dei Romani e sul Danubio, dal -Mare del Nord sino al Mar Nero — prova diretta d'una popolazione sempre -crescente e che tende ad espandersi. Trecento anni durò la lotta, -durante la quale tutta la tribù principale delle popolazioni gotiche -(eccetto i Goti Scandinavi ed i Burgundi) trasse verso il Sud-est e -formò l'ala sinistra della grande linea d'attacco, al centro della -quale gli Alto-tedeschi (Erminoni) sul Danubio superiore, e alla cui -ala destra gli Iskevoni (oggi Franchi) si spingevano sul Reno; agli -Inghevoni toccò la conquista della Britannia. Alla fine del quinto -secolo l'Impero romano giaceva snervato, dissanguato e impotente, -aperto agli invasori Germani. - -Eravamo pur dianzi alla culla dell'antica civiltà greca e romana. -Eccoci al suo funerale. Su tutti i paesi del bacino del Mediterraneo -era passata la pialla livellatrice della mondiale dominazione romana, -e ciò per lunghi secoli. Dove non faceva resistenza il greco, tutti -i linguaggi nazionali avevano dovuto cedere a un latino corrotto; non -v'erano più differenze di nazionalità; non v'erano più Galli, Iberi, -Liguri, Norici; tutti eran divenuti Romani. L'amministrazione romana e -il diritto romano avevano sciolti dappertutto gli antichi aggruppamenti -di schiatta, e distrutto con ciò l'ultimo avanzo di indipendenza locale -e nazionale. La qualità di Romano conferita a tutti non offriva un -compenso; essa non esprimeva una nazionalità, ma solo la mancanza di -ogni nazionalità. Gli elementi di nuove nazioni esistevano dappertutto; -i dialetti latini delle diverse provincie si differenziavano sempre -più; i confini naturali, che in passato avevano fatto territorii -indipendenti l'Italia, la Gallia, la Spagna, l'Africa, esistevano e si -sentivano ancora. Ma in nessun luogo esisteva la forza di aggruppare -questi elementi in nuove nazioni; in niun luogo restava traccia di -capacità di sviluppo, di forza di resistenza, e, meno ancora, di una -forza creativa. L'immensa massa umana di quell'immenso dominio non -aveva che un vincolo: lo Stato romano, e questo era divenuto col tempo -il suo peggior nemico ed oppressore. Le provincie avevano annientata -Roma; Roma stessa era divenuta una città di provincia come le altre — -privilegiata, ma non più signora, non più centro dell'Impero mondiale, -non più neppure sede degli imperatori e dei sotto-imperatori, che -risiedevano a Costantinopoli, a Treviri, a Milano. La Stato romano era -divenuto una gigantesca e complicata macchina, non ad altro diretta -che a dissanguare i sudditi. Tributi, requisizioni e prestazioni -forzate di lavoro riducevano la massa della popolazione in una povertà -sempre più desolante; l'oppressione raggiunse l'insopportabile colle -estorsioni dei governatori, dei percettori delle imposte, dei soldati. -A questo era riuscito lo Stato romano col suo dominio universale: esso -fondava il suo diritto all'esistenza sulla conservazione dell'ordine -all'interno e sulla protezione contro i barbari all'estero; ma il suo -ordine era peggiore del più tristo disordine, e i barbari, contro -i quali esso pretendeva difendere i cittadini, venivano da questi -invocati quali salvatori. - -La situazione sociale non era meno disperata. Già dagli ultimi tempi -della Repubblica la dominazione romana era riuscita allo sfruttamento -inconsiderato delle provincie conquistate; l'Impero non aveva abolito -questo sfruttamento, al contrario lo aveva disciplinato. Quanto più -l'Impero decadeva, tanto più crescevano tributi e prestazioni, tanto -più spudoratamente i funzionari rubavano ed angariavano. Il commercio -e l'industria non erano state mai il forte dei Romani, dominatori dei -popoli; solo nell'usura essi hanno superato tutto ciò che si fece -prima e dopo di loro. Quel tanto di commercio, che si era trovato -e conservato, andò in rovina sotto le estorsioni dei funzionarii; -quello che perdurò, riguardava la parte greca, orientale dell'Impero, -che esorbita dal nostro quadro. Impoverimento generale, regresso del -commercio, del mestiere, dell'arte, decremento della popolazione, -decadenza delle città, ritorno dell'agricoltura ad uno stadio inferiore -— questo fu il risultato finale della dominazione mondiale romana. - -L'agricoltura, il principale ramo di produzione in tutto il mondo -antico, era tale più che mai. In Italia gli immensi latifondi, sin -dalla fine della Repubblica occupanti quasi tutto il territorio, erano -stati utilizzati in due modi: o come pascoli, nei quali la popolazione -era sostituita da pecore e da buoi, la cui custodia non richiedeva -che pochi schiavi; o come ville, dove masse di schiavi esercitavano -l'orticoltura in grande, in parte pel lusso del proprietario, in parte -per lo smercio sui mercati delle città. I grandi pascoli si erano -conservati ed anche estesi; le ville e la loro orticoltura erano -rovinate coll'impoverimento dei loro possessori e colla decadenza -delle città. La coltura dei latifondi, fondata sul lavoro schiavo, -non dava più profitto, ma essa era allora l'unica forma possibile -di grande agricoltura. La piccola coltura era ridivenuta la sola -forma rimuneratrice. Le ville furono frazionate, l'una dopo l'altra, -in piccole parcelle, e concesse ad enfiteuti, che pagavano una data -somma, o a _parziarii_, più fattori che fittaiuoli, che ricevevano il -sesto o appena la nona parte dal prodotto annuo pel loro lavoro. Ma a -preferenza questi piccoli spezzoni di campi erano concessi a coloni, -che pagavano una data somma annua, che erano legati alla gleba e che -potevano essere venduti con questa; essi non erano veri schiavi, ma -neanche liberi, non potevano contrarre matrimonio con liberi, e i -matrimonii tra loro non erano considerati come pienamente validi, -ma, a guisa di quelli degli schiavi, come un semplice concubinato -(_contubernium_). Erano i precursori dei servi del medio-evo. - -L'antica schiavitù aveva fatto il suo tempo. Nè in campagna nella -grande agricoltura, nè nelle manifatture delle città essa dava più -un profitto rimuneratore — il mercato pei suoi prodotti non esisteva -più. E la piccola agricoltura e il piccolo mestiere, a cui erasi -ristretta la gigantesca produzione dei tempi floridi dell'Impero, non -aveva posto per numerosi schiavi. Soltanto per gli schiavi domestici -e di lusso dei ricchi c'era ancora posto nella società. Ma la morente -schiavitù bastava ancora tuttavia a far apparire ogni lavoro produttivo -un compito da schiavi, indegno di un libero Romano — e chi non lo -era oramai? Quindi, da un lato, aumentavano le affrancazioni degli -schiavi superflui, divenuti un peso; dall'altro si moltiplicavano -quà i coloni, là i liberi pezzenti (analoghi ai _poor whites_ degli -ex-Stati schiavisti d'America). Il Cristianesimo è affatto innocente -del graduale estinguersi dell'antica schiavitù. Esso ha secondata -la schiavitù per lunghi secoli nell'Impero romano, e in seguito non -ha mai impedito ai cristiani il commercio degli schiavi, nè quello -degli Alemanni nel Nord, nè quello dei Veneziani sul Mediterraneo, -nè più tardi, la tratta dei negri[26]. La schiavitù cessò, perchè -non dava più profitto. Ma la morente schiavitù lasciò dietro il suo -venefico pungiglione, nella proscrizione del lavoro produttivo dei -liberi. Questo il cul di sacco in cui s'era ficcato il mondo romano: -la schiavitù era economicamente impossibile, il lavoro dei liberi era -moralmente bandito. L'una non poteva più essere, l'altro non poteva -essere ancora, la base della produzione sociale. Unico scampo, in -simile caso, una rivoluzione completa. - -La situazione non appariva migliore nelle provincie. A questo proposito -è sulle Gallie che abbiamo i maggiori ragguagli. Ivi, allato ai -coloni, c'erano ancora piccoli contadini liberi. Per guarentirsi -dagli arbitrii dei funzionarii, dei giudici e degli usurai, essi si -ponevano sovente sotto la protezione o il patronato di un potente; nè -soltanto gli individui, ma intiere comunità, talchè gli Imperatori, -nel quarto secolo, emanarono in proposito parecchi divieti. Ma che -giovava mai a coloro che cercavano protezione? Il padrone poneva loro -la condizione di trasferire in testa sua la proprietà del loro fondo, e -in ricambio glie ne assicurava l'usufrutto vita durante — gherminella -che ben avvertì la santa Chiesa e che imitò bravamente, nel IX e nel -X secolo, per l'incremento del regno di Dio e della proprietà terrena -sua propria. Vero è che allora, verso l'anno 475, il vescovo Salviano -di Marsiglia inveiva ancora contro simili ladronecci e narrava che -l'oppressione dei funzionarii e dei grandi proprietarii terrieri romani -era divenuta così grave, che molti «Romani» fuggivano nelle contrade -già occupate dai Barbari, mentre i cittadini romani, che vi dimoravano, -nulla temevano di più che di ritornare sotto il dominio romano. Che, in -quel tempo, sovente, per povertà, dei genitori vendessero i loro figli -come schiavi, lo dimostra una legge diretta ad infrenare quest'uso. - -Per avere i barbari Germani liberato i Romani dal loro proprio Stato, -tolsero loro due terzi di tutto il territorio e se lo divisero fra -loro. La divisione si fece secondo la costituzione _gentile_; stante -il numero relativamente piccolo dei conquistatori, grandissime zone -rimasero indivise, e proprietà in parte di tutto il popolo, in parte -delle singole tribù e _genti_. In ogni _gente_ i campi e le praterie -erano divisi in parti eguali e sorteggiati tra le singole famiglie; -ignoriamo se, nei primi tempi avessero luogo divisioni periodiche; -comunque, questo costume cessò bentosto nelle provincie romane, e le -parti di ciascuno divennero proprietà privata alienabile, _allodio_. -Il bosco e il pascolo restò indiviso per l'uso comune; quest'uso, come -il modo di coltivazione della campagna divisa, era regolato conforme -all'antico costume e alle deliberazioni della collettività. Come più -la _gente_ stava fissa nel suo villaggio, e i Germani e i Romani a -poco a poco si fondevano, tanto più il vincolo di parentela cedeva a -quello meramente territoriale; la _gente_ si perdeva nella associazione -della _marca_, nella quale tuttavia si ritrovano bene spesso le traccie -della originaria consanguineità dei compagni. Così la costituzione -_gentile_, almeno nei paesi dove conservossi la comunità della _marca_ -— il Nord della Francia, l'Inghilterra, la Germania, la Scandinavia -— si trasformò insensibilmente in una costituzione locale, diventando -con ciò atta ad essere assorbita nello Stato. Ma essa serbò tuttavia -il carattere democratico primitivo, proprio a tutta la costituzione -_gentile_, e questo carattere, sopravvissuto anche nelle degenerazioni -successive, fu un arme in mano degli oppressi, che li francheggiò -insino ai tempi moderni. - -Se dunque il vincolo del sangue si smarrì presto nella _gente_, ciò -avvenne perchè, anche nella tribù e in tutto il popolo, i suoi organi -degenerarono per effetto della conquista. Sudditanza e costituzione -_gentile_ sappiamo che sono incompatibili. Qui lo vediamo confermato -su vasta scala. I popoli Germani, signori delle provincie romane, -dovevano organizzare questa loro conquista. Ma nè si potevano -accogliere le masse romane nei corpi _gentili_, nè dominarle col -mezzo di questi. Alla testa dei corpi amministrativi locali romani, -la più parte ancor vivi, conveniva porre qualcosa che sostituisse -lo Stato romano, e questo non poteva essere che un altro Stato. Gli -organi della costituzione _gentile_ dovevano quindi trasformarsi -in organi di Stato, e ciò assai rapidamente, poichè le circostanze -urgevano. Ma il rappresentante immediato del popolo conquistatore era -il duce dell'esercito. La sicurezza interna ed esterna del territorio -conquistato richiedeva il consolidamento del suo potere. Il momento era -giunto per la trasformazione del comando militare in monarchia: essa si -compì. - -Prendiamo l'Impero dei Franchi. Quivi al popolo vittorioso dei Salii -toccarono in pieno possesso non solo i vasti dominii dello Stato -romano, ma altresì tutte le vastissime zone che, nelle maggiori e -minori società di _marca_ e di distretto, erano rimaste indivise, -massime tutti i grandi territorii boscosi. La prima cosa che fece il -re franco, di semplice comandante supremo divenuto un vero regnante, -fu di tramutare questa proprietà pubblica in proprietà regia, rubarla -al popolo e donarla o concederla al suo seguito. Questo seguito, -originariamente composto della sua scorta personale da guerra e degli -altri sotto-capi dell'esercito, si rafforzò presto non solo con Romani, -cioè con Galli romanizzati, che, per la loro arte dello scrivere, per -la loro coltura, per la loro conoscenza della lingua volgare romana e -dell'idioma scritto latino, come pure del diritto del paese, bentosto -gli divennero indispensabili, ma altresì con schiavi e con affrancati, -che formavano la sua Corte e tra i quali egli sceglieva i suoi -favoriti. A tutti costoro furono dapprima per lo più donati lotti di -territorio pubblico, poi furono loro concessi sotto forma di benefizî, -che da principio per lo più duravano quanto la vita del re; fu così -creata la base di una nuova nobiltà a spese del popolo. - -Non basta. La vasta estensione dell'Impero non poteva governarsi coi -mezzi dell'antica costituzione _gentile_; il Consiglio dei capi, se -anche non fosse da lungo tempo cessato, non sarebbesi potuto riunire, e -fu presto sostituito dal seguito permanente del re; l'antica assemblea -del popolo si mantenne in apparenza, ma anch'essa divenne sempre più -nient'altro che la riunione dei sotto-capi dell'esercito e dei grandi -recentemente sorti. I contadini, liberi proprietarii del suolo, la -massa del popolo franco, furono stremati e rovinati dalle eterne guerre -civili e di conquista — queste ultime specialmente sotto Carlo Magno -— quanto lo erano stati i contadini romani negli ultimi tempi della -Repubblica. Essi, che avevano formato in origine tutto l'esercito, -e dopo la conquista della Francia il nucleo di esso, in principio -del nono secolo erano così impoveriti, che appena il quinto degli -uomini poteva ancora servire. Alle leve di liberi contadini, bandite -direttamente dal re, subentrò un esercito composto dei vassalli dei -nuovi grandi, tra i quali anche contadini asserviti, discendenti di -quelli, che prima non avevano conosciuto altro signore che il re, e -ancor prima nessun signore affatto, neanche il re. Sotto i successori -di Carlo, la rovina dei contadini franchi fu consumata dalle guerre -interne, dall'indebolimento del potere regio e dalle corrispondenti -usurpazioni dei grandi, ai quali si aggiunsero allora anche i Conti -di distretto, istituiti da Carlo e aspiranti all'ereditarietà della -carica; finalmente dalle invasioni dei Normanni. Cinquant'anni dopo -la morte di Carlo Magno l'Impero franco giaceva spossato ai piedi dei -Normanni, così come, quattro secoli prima, l'Impero romano ai piedi dei -Franchi. - -E non solo l'impotenza all'estero, ma anche l'ordine o piuttosto il -disordine sociale interno era quasi il medesimo. I liberi contadini -franchi nulla ebbero da invidiare ai loro predecessori, i coloni -romani. Rovinati dalle guerre e dai saccheggi, essi avevano dovuto -porsi sotto la protezione dei nuovi grandi o della Chiesa, poichè il -potere regio era troppo debole per proteggerli; ma questa protezione -dovettero pagarla a caro prezzo. Come un tempo i contadini Galli, -essi dovevano trasferire al protettore la proprietà del loro fondo e -tornarlo a ricevere da lui come bene livellario, sotto forme diverse -e mutevoli, ma sempre contro prestazione di servizii e pagamento -di canoni; ridotti a questa forma di dipendenza, essi perdettero -a poco a poco anche la libertà personale; dopo poche generazioni, -la più parte erano già servi. Come presto tramontasse la libertà -del contadino, lo dimostra il catasto di Irminone dell'abbazia di -_Saint-Germain-des-Près_, allora presso ed ora entro Parigi. Sui vasti -tenimenti di questa badìa, sparpagliati nei dintorni, risiedevano -ancora, ai tempi di Carlo Magno, 2788 economie domestiche, quasi tutte -franche con nomi tedeschi. Vi si contavano 2080 coloni, 35 liti, 220 -schiavi e solo 8 liberi fittaiuoli! La pratica, dichiarata empia da -Salviano, per la quale il protettore trasferiva in sua proprietà il -fondo del contadino, e non glielo riconcedeva che in usufrutto, e solo -sua vita durante, veniva ora generalmente esercitata coi contadini -dalla Chiesa. Le prestazioni obbligatorie di lavoro, che venivano -sempre più in uso, avevano avuto il loro modello così nelle _angarie_ -romane, servizii coattivi per lo Stato, come nei lavori dei compagni di -_marca_ Germani per la costruzione di ponti e strade e per altri scopi -di comune interesse. La massa della popolazione sembra dunque, dopo -quattro secoli, tornata al suo punto di partenza. - -Ma ciò non prova che due cose: primieramente, che il congegno sociale -e la distribuzione della proprietà nel crollante Impero romano -avevano pienamente corrisposto allo stadio della produzione d'allora -nell'agricoltura e nell'industria, ossia erano stati inevitabili; e in -secondo luogo, che cotesto stadio della produzione, durante i quattro -secoli seguenti non avendo essenzialmente nè progredito nè regredito, -aveva fatalmente riprodotta la stessa ripartizione della proprietà -e le medesime classi della popolazione. La città, negli ultimi -secoli dell'Impero romano, aveva perduta la sua antica dominazione -sulla campagna, e non l'aveva riacquistata nei primi secoli della -signoria germanica. Ciò presuppone un basso grado di sviluppo tanto -dell'agricoltura quanto dell'industria. Questo insieme di condizioni -produce necessariamente grandi proprietarii fondiarii dominanti e -piccoli contadini dipendenti. Quanto fosse impossibile innestare in una -tale società, da un lato, la romana cultura a schiavi dei latifondi, -dall'altro, la più recente grande cultura con prestazioni obbligatorie -di lavoro, lo provano i giganteschi esperimenti di Carlo Magno, colle -famose ville imperiali, sparite senza quasi lasciar traccia. Essi non -furono continuati che da chiostri, e solo per questi furono fecondi; -ma i chiostri erano corpi di società anormali, basati sul celibato; -essi potevano bensì fare cose eccezionali, ma appunto perciò dovevano -restare eccezioni. - -Eppure del cammino se n'era fatto in questi quattro secoli. Se in -principio e in fine troviamo su per giù le stesse classi principali, -cangiati erano però gli uomini che le formavano. Sparita era l'antica -schiavitù, spariti i liberi poveri cenciosi, che disprezzavano il -lavoro come cosa da schiavi. Tra il colono romano e il nuovo servo, -c'era stato il libero contadino franco. Il «vano ricordo e la sterile -lotta» della romanità agonizzante erano morti e sotterrati. Le classi -sociali del nono secolo si erano formate, non già nel pantano di una -civiltà che si dissolve, ma nei dolori del parto di una nuova. La -nuova generazione, così i signori come i servi, era una generazione -di uomini, in paragone dei suoi predecessori romani. Il rapporto fra -potenti signori fondiarii e contadini dipendenti, che era stato per -questi la ineluttabile forma di rovina dell'antico mondo, fu ora -per quelli il punto di partenza di una novella evoluzione. E poi, -per improduttivi che sembrino, questi quattro secoli si lasciarono -dietro un grande prodotto: le moderne nazionalità, la trasformazione -e il nuovo assetto dell'umanità dell'Europa occidentale per la storia -futura. I Germani avevano infatti rivivificata l'Europa, e perciò -la dissoluzione degli Stati del periodo germanico non terminò colla -soggiogazione normanno-saracena, bensì collo svolgersi dei beneficii -e del vassallaggio per ottenere protezione (_Kommendation_) sino al -feudalismo, e con un così grande incremento della popolazione, che -permise, due secoli dopo, di sopportare senza danno i forti salassi -delle crociate. - -Ma qual fu la misteriosa magìa con la quale i Germani infusero nuovo -vigore alla morente Europa? Fu forse una innata malìa della razza -germanica, come favoleggiano i nostri storici «sciovinisti?» Niente -affatto. I Germani erano, particolarmente allora, una razza ariana -fornita di alte doti, e in pieno sviluppo di vita. Ma non furono le -loro qualità nazionali specifiche che hanno ringiovanito l'Europa, -bensì semplicemente la loro barbarie: la loro costituzione _gentile_. - -La loro capacità e il loro coraggio personale, il loro sentimento di -libertà e il loro istinto democratico, pei quali in tutti gli affari -pubblici ravvisavano un affare proprio, in breve, tutte le qualità che -i Romani avevano perdute e che sole potevano dal fango del mondo romano -modellar nuovi Stati e far crescere nuove nazionalità — che altro erano -se non i tratti caratteristici del barbaro dello stadio superiore — -frutti della sua costituzione _gentile_? - -Se essi trasfigurarono l'antica forma della monogamia, se mitigarono il -dominio dell'uomo nella famiglia, se diedero alla donna una posizione -più elevata, ignota al mondo classico, che cosa mai ve li rese idonei, -se non la loro barbarie, le loro consuetudini _gentili_, le loro -qualità ancora vive, retaggio dei tempi del diritto materno? - -Se, almeno in tre delle più importanti contrade, Germania, Nord della -Francia e Inghilterra, salvarono un tratto di schietta costituzione -_gentile_ sotto forma di comunità della _marca_ nello Stato feudale, -e diedero con ciò alla classe oppressa, ai contadini, anche nella più -dura servitù medioevale, un appoggio locale e un mezzo di resistenza, -quale non trovarono nè gli antichi schiavi, nè i moderni proletarii -— a che si è dovuto, se non alla loro barbarie, al loro sistema -esclusivamente barbarico di colonizzazione per stirpi? - -E finalmente, se poterono sviluppare ed elevare a regola la forma -più mite della servitù già praticata nella patria e nella quale si -trasformò di più in più la stessa schiavitù dell'Impero romano; una -forma, che, come primo notava il Fourier, dà agli asserviti i mezzi per -una graduale emancipazione _come classe_ (_fournit aux cultivateurs -des moyens d'affranchissement_ COLLECTIF _et_ PROGRESSIF); una forma -che perciò si eleva molto più alto della schiavitù, nella quale ultima -non era possibile che la immediata liberazione dell'individuo senza -transizione (l'antichità non offre esempî di abolizione della schiavitù -per mezzo di ribellioni vittoriose) — mentre infatti i servi del -medio-evo riuscirono a poco a poco alla loro emancipazione come classe -— a che lo dobbiamo, se non alla loro barbarie, mercè la quale essi non -erano ancora giunti a una schiavitù completa, nè all'antica schiavitù -del lavoro, nè alla schiavitù domestica orientale? - -Tutto quello, che i Germani infusero al mondo romano di robustezza -e di vitalità, era barbarie. Infatti solo dei barbari sono capaci di -ringiovanire un mondo travagliato da un'agonia di civiltà. E lo stadio -superiore della Barbarie, al quale e nel quale i Germani avevano -cercato di elevarsi prima della migrazione dei popoli, era il più -favorevole per siffatto processo. Ciò spiega tutto. - - - - -IX. Barbarie ed Epoca civile. - - -Abbiamo seguito il dissolversi della costituzione _gentile_ nei -tre grandi esempii particolari dei Greci, dei Romani e dei Germani. -Esaminiamo ora, per concludere, le condizioni economiche generali -che minavano già l'organamento _gentile_ della società nello -stadio superiore della Barbarie, e che la distrussero completamente -coll'avvento dell'Epoca civile. Qui il _Capitale_ di Marx ci è tanto -necessario quanto il libro di Morgan. - -Sorta nello stadio medio e sviluppatasi nello stadio superiore dello -stato selvaggio, la _gente_, per quanto le fonti ci permettono di -giudicarne, raggiunse il suo fiore nello stadio inferiore della -Barbarie. Cominciamo quindi da questo stadio di sviluppo. - -Qui, dove i Pellirosse d'America devono servirci come esempio, la -costituzione _gentile_ è completamente elaborata. Una tribù si è -scissa in parecchie _genti_, almeno in due; queste _genti_ primitive, -col crescere della popolazione, si suddividono ciascuna in parecchie -_genti_ figlie, di fronte alle quali la _gente_ madre appare come -fratria; la stessa tribù si divide in parecchie tribù, in ciascuna -delle quali ritroviamo in gran parte le antiche _genti_; talora -le tribù parenti sono federate. Questo semplice organamento basta -perfettamente alle condizioni sociali onde è derivato. Esso non è altro -che il loro proprio aggruppamento naturale, ed è in grado di dirimere -tutti i conflitti, che possono sorgere in una società così organata. -All'estero li dirime la guerra; essa può terminare colla distruzione -della tribù, giammai colla sua soggiogazione. Il grandioso, ma anche -il lato debole della costituzione _gentile_, è che essa non ha posto -per signoria e per servitù. All'interno non c'è alcuna differenza -fra diritti e doveri; il problema, se la partecipazione agli affari -pubblici, la vendetta o la «composizione» siano un diritto o un dovere, -non esiste per l'Indiano; esso gli sembrerebbe tanto assurdo quanto il -chiedere se il mangiare, il dormire, il far la caccia siano un diritto -o un dovere. Non meno inconcepibile è una divisione della tribù e della -_gente_ in differenti classi. E ciò ne conduce all'esame della base -economica di tale stato di cose. - -La popolazione è estremamente rada; addensata solo alla residenza -della tribù, intorno alla quale si stende in vasto cerchio prima il -territorio di caccia, poi la zona neutra della foresta protettrice, -che la separa dalle altre tribù. La divisione del lavoro è affatto -primitiva: non esiste che tra i due sessi. L'uomo fa la guerra, -la caccia, la pesca, procura la materia prima pel nutrimento e gli -strumenti necessarii a tutto questo. La donna accudisce alla casa -e prepara il vitto e le vesti, cucina, tesse, cuce. Ciascuno dei -due è signore nel suo àmbito: l'uomo nel bosco, la donna in casa. -Ognuno è proprietario degli istrumenti da lui fabbricati e adoperati: -l'uomo delle armi, degli ordegni da caccia e da pesca, la donna delle -masserizie. L'economia domestica è comunistica per parecchie, spesso -per molte famiglie[27]. Quello, che è fatto ed utilizzato in comune, -è proprietà comune: la casa, il giardino, la barca. Qui dunque, e -soltanto qui, regge la «proprietà del prodotto del proprio lavoro», -dai giuristi e dagli economisti falsamente attribuita alla società -incivilita; ultimo sotterfugio giuridico, sul quale si puntella ancora -l'odierna proprietà capitalistica. - -Ma gli uomini non rimasero dappertutto a questo stadio. In Asia -trovarono animali che si lasciarono addomesticare, e poi allevare. -La bufala selvatica doveva esser presa alla caccia; addomesticata, -forniva annualmente un vitello, e latte per giunta. Certe tribù più -progredite — arii, semiti, forse anche già dei turanici — fecero -dell'addomesticamento, e più tardi anche dell'allevamento del bestiame, -la loro principale occupazione. Tribù di pastori si staccarono dal -resto della massa dei barbari: _prima grande divisione sociale del -lavoro_. Le tribù di pastori producevano sussistenze, non solo più -copiose, ma diverse da quelle degli altri barbari. Essi non solo -avevano latte, latticinii e carne in maggior copia, ma anche pelli, -lana, pelo di capra, e filati e tessuti moltiplicantisi colla massa -della materia prima. Ciò rendeva uno scambio normale per la prima -volta possibile. Nei periodi precedenti non potevano aver luogo che -scambii occasionali; una particolare abilità nella fabbricazione di -armi e di utensili poteva condurre, è ben vero, a una transitoria -divisione del lavoro. Così si rinvennero, in molti luoghi, indubbii -avanzi di officine da strumenti di pietra, dello scorcio dell'età della -pietra; gli artefici, che qui spiegavano la loro abilità, lavoravano -probabilmente, come ancora oggi gli artigiani delle comunità _gentili_ -dell'India, per conto della collettività. Ad ogni modo, in questo -stadio, lo scambio non poteva aver luogo che nell'interno della tribù, -e anche questo in via eccezionale. Ora invece, dopo la separazione -delle tribù di pastori, troviamo tutte le condizioni per lo scambio -tra membri delle differenti tribù, e perchè esso si organizzi e si -consolidi come istituzione normale. In origine una tribù scambiava -coll'altra, per mezzo dei rispettivi capi _gentili_; ma quando gli -armenti cominciarono a passare in proprietà privata, prevalse di più -in più lo scambio individuale, e divenne finalmente l'unica forma. Il -principale articolo, che le tribù di pastori davano in iscambio ai loro -vicini, fu il bestiame; il bestiame divenne così la merce, in confronto -alla quale furono valutate tutte le altre e che dappertutto fu -accettata volentieri nello scambio contro queste — insomma il bestiame, -già a questo stadio, acquistò funzione e rese servizio di moneta: -tanto e così presto, già in principio dello scambio delle merci, faceva -sentirsi il bisogno di una merce-moneta. - -L'orticoltura, probabilmente ignota ai barbari asiatici dello stadio -inferiore, sorse tra loro al più tardi nello stadio medio, come foriera -dell'agricoltura. Il clima degli altipiani turanici non permette -vita pastorale se manchino provviste di foraggi pei lunghi e rigidi -inverni; qui dunque la cultura dei prati e delle biade era condizione -necessaria. Deve dirsi lo stesso per le steppe al nord del Mar Nero. Ma -se il frumento si produsse prima pel bestiame, divenne bentosto anche -un alimento per l'uomo. Il terreno coltivato restò ancora proprietà -della tribù, assegnato in usufrutto da principio alla _gente_, più -tardi concesso da questa alle comunità domestiche, a finalmente agli -individui; essi potevano avervi alcuni diritti di possesso, ma nulla -più. - -Fra le scoperte industriali di questo stadio, due sono particolarmente -importanti. La prima è il telaio, la seconda la fusione dei minerali -e la lavorazione dei metalli. Il rame e lo stagno, e il bronzo che è -un composto dei due, furono di gran lunga i più importanti; il bronzo -forniva strumenti utili ed armi, ma non poteva sostituire gli strumenti -di pietra; ciò non era possibile che al ferro, e il ferro non lo si -sapeva ancora ottenere. L'oro e l'argento cominciavano a usarsi in -gioielli ed ornamenti e dovevano già tenersi in gran pregio di fronte -al rame e al bronzo. - -L'incremento della produzione in tutti i rami — allevamento del -bestiame, agricoltura, mestieri domestici — diede alla forza di lavoro -umano la facoltà di generare un prodotto più grande di quello che -occorreva a sostentarla. Esso accrebbe insieme la quantità di lavoro -giornaliero, che spettava ad ogni membro della _gente_, della comunità -domestica o delle singole famiglie. Nuove forze di lavoro divenivano -desiderabili. La guerra le offriva; i prigionieri di guerra furono -trasformati in ischiavi. Accrescendo la produttività del lavoro, e per -conseguenza la ricchezza, e ampliando il campo della produzione, la -prima grande divisione sociale del lavoro doveva, dato quel complesso -di condizioni storiche, produrre necessariamente la schiavitù. Dalla -prima grande divisione sociale del lavoro nacque la prima grande -divisione della società in due classi: signori e schiavi, sfruttatori e -sfruttati. - -Come e quando siano passati gli armenti dalla proprietà comune -della tribù o della _gente_ in quella dei singoli capi di famiglia, -finora è affatto ignoto. Ma essenzialmente è in questo stadio che il -passaggio dev'essere avvenuto. Ora, cogli armenti e colle altre nuove -ricchezze, vi fu una rivoluzione nella famiglia. Il guadagno era stato -sempre affare dell'uomo, e i mezzi all'uopo erano prodotti da lui e -sua proprietà. Gli armenti erano i nuovi mezzi di guadagno, il loro -addomesticamento prima, e poi la loro sorveglianza, furono opera sua. -A lui, quindi, apparteneva il bestiame, a lui le merci e gli schiavi -scambiati contro il bestiame. Tutto il profitto, che offriva ora -l'industria, spettava all'uomo; la donna ne godeva con lui, ma non -aveva alcuna parte nella proprietà di esso. Il guerriero e cacciatore -«selvaggio» si era accontentato, nella casa, del secondo posto dopo -la donna; il pastore «più mite», imbaldanzito della sua ricchezza, si -spinse al primo posto e cacciò la donna al secondo. Nè questa se ne -poteva dolere. La divisione del lavoro nella famiglia aveva regolata -la divisione della proprietà tra l'uomo e la donna; essa era rimasta la -medesima; e nondimeno capovolgeva ora i rapporti domestici, unicamente -perchè era cambiata la divisione del lavoro fuori della famiglia. La -stessa causa che, nel passato, aveva assicurato alla donna il dominio -nella casa: il suo impiego esclusivo al lavoro domestico; questa -stessa causa assicurava ora, nella casa, il dominio dell'uomo; il -lavoro domestico della donna spariva, di fronte al lavoro produttivo -dell'uomo; questo fu tutto, quello un insignificante accessorio. Onde -già si vede che l'emancipazione della donna, la sua parificazione di -condizioni all'uomo, è e resta un'impossibilità, finchè la donna rimane -esclusa dal lavoro produttivo sociale e sequestrata nel lavoro privato -domestico. L'emancipazione della donna allora solo diviene possibile, -quando questa possa partecipare su vasta scala alla produzione -sociale e il lavoro domestico non la occupi più che in una misura -insignificante. E ciò non divenne possibile che colla grande industria -moderna, la quale non solo permette il lavoro della donna in grande -proporzione, ma formalmente lo esige, e tende a sempre più trasformare -in una industria pubblica il lavoro domestico privato. - -Colla effettiva prevalenza dell'uomo nella casa cadeva l'ultimo freno -al suo esclusivo dominio. Questo esclusivo dominio fu consolidato e -perpetuato colla caduta del diritto materno, colla introduzione del -diritto paterno, col passaggio graduale dalla famiglia sindiasmica -alla monogamica. Ma con ciò fu dato uno strappo all'antico ordinamento -_gentile_: la famiglia isolata divenne una potenza e si elevò -minacciosa di fronte alla _gente_. - -Ancora un passo, e siamo allo stadio superiore della Barbarie, al -periodo, nel quale tutti i popoli destinati a civiltà hanno la loro -epoca eroica; l'età della spada, ma anche dell'aratro e dell'ascia di -ferro. Col ferro l'uomo ebbe acquistata l'ultima e la più importante -di tutte le materie prime, che compirono una rivoluzione nella storia, -l'ultima.... fino alla patata. È al ferro che si deve l'agricoltura -su grandi superfici e il dissodamento di estese boscaglie; esso diede -all'artiere strumenti di una durezza e di un taglio, cui nessuna -pietra, nessun altro metallo conosciuto poteva resistere. Tutto ciò -a poco a poco; il primo ferro era spesso più molle del bronzo. Così -l'arme di pietra non dileguò che lentamente; non solo nel canto -d'Ildebrando, ma altresì presso Hastings nel 1066, c'erano ancora asce -di pietra in battaglia. Ma ormai il progresso procedeva irresistibile, -meno interrotto e più rapido. La città, le cui mura, le cui torri, i -cui merli di pietra circondavano case di pietra o di mattoni, divenne -la sede centrale della tribù o della federazione di tribù; progresso -notevolissimo nell'architettura, ma segno insieme di un cresciuto -pericolo e del bisogno di difesa. La ricchezza cresceva rapidamente, -ma come ricchezza individuale; la tessitura, la metallurgia e gli -altri mestieri di più in più specializzati, facevano la produzione -più varia e più perfezionata; accanto al grano, ai legumi e alle -frutta, l'agricoltura fornì l'olio e il vino, di cui fu appresa la -preparazione. Sì molteplice attività non poteva più esercitarsi da uno -stesso individuo; ed ecco _la seconda grande divisione del lavoro_: -il mestiere si separò dall'agricoltura. Il continuo incremento della -produzione, e con esso della produttività del lavoro, elevò il valore -della forza di lavoro umana; la schiavitù, che nello stadio antecedente -era ancora nascente e sporadica, diviene ora elemento essenziale del -sistema sociale; gli schiavi cessano di essere semplici aiuti, essi -vengono spinti a dozzine al lavoro sul campo e nell'officina. Collo -scindersi della produzione nei due grandi rami principali, agricoltura -e mestiere, nasce la produzione diretta per lo scambio, la produzione -delle merci; con essa il commercio, non solo nell'interno e ai confini -della tribù, ma già anche per mare. Tutto ciò però ancora ben poco -sviluppato; i metalli nobili cominciano a diventare la merce-moneta, -dominante ed universale, ma non ancora coniati, e si scambiano tali e -quali, in ragione di peso. - -La differenza fra ricchi e poveri si aggiunge a quella fra liberi e -schiavi — la nuova divisione del lavoro genera una nuova divisione -di classi nella società. Le differenze di ricchezza fra i varii -capi di famiglia distruggono dappertutto l'antica comunità domestica -comunistica, dove ancor perdurava, e la coltivazione in comune del -terreno per conto di quella. La campagna è assegnata in usufrutto alle -singole famiglie, dapprima a tempo, più tardi in via definitiva; il -passaggio alla piena proprietà privata si effettua a poco a poco e -parallelamente al passaggio dal connubio sindiasmico alla monogamia. La -famiglia isolata comincia a divenire l'unità economica della società. - -La popolazione più densa impone vincoli più stretti all'interno come -all'esterno. La federazione di tribù consanguinee diviene dappertutto -una necessità; presto lo diviene anche la loro fusione, e con ciò la -fusione dei territorii separati delle tribù in un territorio collettivo -della nazione. Il capo militare del popolo — _rex_, _basileus_, -_thiudans_ — diventa un funzionario indispensabile, permanente. Sorge, -dove ancora non esisteva, l'assemblea del popolo. Capo militare, -Consiglio, assemblea del popolo, formano gli organi della società -_gentile_, evolutasi a democrazia militare. Militare — perciocchè -la guerra e l'organizzazione per la guerra sono ora funzioni normali -della vita del popolo. Le ricchezze dei vicini stimolano la cupidigia -dei popoli, nei quali l'acquisto della ricchezza è già uno dei primi -scopi della vita. Sono barbari: predare pare loro più facile e anche -più onorevole che piegarsi al lavoro. La guerra, che prima si faceva -soltanto per vendicare usurpazioni, o per espandere un territorio -divenuto insufficiente, si fa ora unicamente pel bottino e diventa -un'industria permanente. Non invano mura minacciose cingono le -nuove città fortificate; nei loro fossati si spalanca la tomba della -costituzione _gentile_, e le loro torri si slanciano fin dentro l'epoca -civile. Non altrimenti all'interno. Le guerre di bottino aumentano la -potenza del supremo comandante, come dei sotto-duci dell'esercito; -la consuetudinaria elezione dei successori nelle stesse famiglie si -trasforma a mano a mano, sopratutto dopo la introduzione del diritto -paterno, in ereditarietà, dapprima tollerata, poi pretesa, finalmente -usurpata; la base è posta della monarchia e della nobiltà ereditaria. -Così gli organi della costituzione _gentile_ si svellono a poco a -poco dalle loro radici nel popolo, nella _gente_, nella fratria e -nella tribù, e tutta la costituzione _gentile_ si converte nel suo -contrario: da un'organizzazione di tribù pel libero ordinamento dei -loro proprii affari, essa diviene un'organizzazione pel saccheggio e -per la oppressione dei vicini, e, correlativamente, i loro organi, da -strumenti della volontà popolare, si convertono in organi indipendenti -di dominio e di oppressione di fronte al proprio popolo. Ma questo non -era possibile, se l'avidità della ricchezza non scindeva i compagni -_gentili_ in ricchi ed in poveri, se «la differenza di proprietà nella -stessa _gente_ non mutava l'unità degli interessi in antagonismo dei -compagni _gentili_» (Marx), e se l'estendersi della schiavitù non -cominciava a far considerare il lavoro per guadagnarsi la vita come -degno solo degli schiavi, e più disonorevole della rapina. - - ————— - -Eccoci dunque alla soglia dell'epoca civile. Essa è aperta da un nuovo -progresso della divisione del lavoro. Negli stadii primitivi gli uomini -producevano solo direttamente pel proprio bisogno; gli scambi eventuali -erano atti isolati, e non riguardavano che l'accidentale superfluo. -Allo stadio medio della Barbarie troviamo già, nei popoli pastori, -sotto forma di bestiame, una proprietà la quale, tostochè gli armenti -han raggiunto una certa importanza, lascia normalmente un avanzo sopra -i bisogni; v'è inoltre una divisione del lavoro tra i popoli pastori e -le tribù rimaste in arretrato e prive di armenti; d'onde due stadii di -produzione diversi e coesistenti, e quindi le condizioni di uno scambio -permanente. Lo stadio superiore della Barbarie ci presenta un'altra -divisione del lavoro, quella fra l'agricoltura ed il mestiere; cresce -con ciò la quantità dei prodotti creati direttamente per lo scambio, -e lo scambio tra i varii produttori diventa una necessità di vita -della società. L'epoca civile consolida ed accresce tutte queste già -esistenti divisioni del lavoro, sopratutto coll'acuire l'antagonismo -tra città e campagna (con che la città può dominare economicamente -la campagna, come nell'antichità, o la campagna dominare la città, -come nel medioevo), e vi aggiunge una terza divisione del lavoro -caratteristica ad essa e d'importanza decisiva: produce cioè una -classe, che non si occupa più della produzione, ma solo dello scambio -dei prodotti — i _negozianti_. - -Sinora ogni nuova formazione di classi era stata l'opera esclusiva -della produzione; le persone occupate nella produzione dividevansi in -dirigenti ed esecutori, ovvero in produttori su più grande o su più -piccola scala. Qui entra per la prima volta in iscena una classe che, -senza prendere una parte qualsiasi nella produzione, sa conquistarne -la direzione generale e assoggettarsi economicamente i produttori; una -classe che si fa indispensabile intermediario tra due produttori e li -sfrutta entrambi. Sotto il pretesto di evitare ai produttori la pena -e il risico dello scambio, di estendere lo spaccio dei loro prodotti -ai più lontani mercati, di essere quindi la classe la più utile della -popolazione, si forma una classe di veri parassiti sociali, che, come -guiderdone di ben meschini effettivi servizii, screma, per dir così, -tanto la produzione indigena quanto la straniera, acquista rapidamente -enormi ricchezze e una corrispondente influenza sociale, e appunto -perciò, durante l'epoca civile, è chiamata a sempre nuovi onori e -a sempre maggior dominio sulla produzione, sino a che anch'essa, -alla fine, mette al mondo un proprio prodotto — le crisi commerciali -periodiche. - -Allo stadio di evoluzione al quale siam giunti, certo il giovine ceto -dei negozianti non presente ancora i grandi destini che lo attendono. -Ma esso si forma e si rende indispensabile, e questo basta. E con -esso si sviluppa il _denaro metallico_, la moneta coniata, e con -questa un nuovo mezzo pel non produttore di dominare il produttore e -la sua produzione. Era scoperta la merce delle merci, che contiene -in sè celate tutte le merci; il talismano, che può trasformarsi a -volontà in qualsiasi cosa desiderabile e desiderata. Chi lo possedeva -dominava il mondo della produzione; e chi lo possedeva più di tutti? -Il negoziante. In sue mani il culto del denaro era assicurato. Egli -provvide a far manifesto fino a qual punto tutte le merci, quindi tutti -i produttori di merci, dovessero prostrarsi supplici nella polvere -innanzi al denaro. Egli provò praticamente, come tutte le altre forme -della ricchezza non sono che semplice apparenza di fronte a questa -incarnazione della ricchezza come tale. Giammai la potenza del denaro -si presentò con tanta brutalità, con tanta violenza primitiva, come -in questo suo periodo di giovinezza. Dopo la compra delle merci col -denaro venne il prestito del denaro; con esso l'interesse e l'usura. E -nessuna legislazione posteriore lanciò il debitore così spietatamente -ed irremissibilmente ai piedi dell'usuraio creditore, come le -legislazioni dell'antica Atene e dell'antica Roma — e ambedue nacquero -spontaneamente, come diritti consuetudinarii, senz'altra coazione che -la economica. - -Allato alla ricchezza in merci e in ischiavi, allato alla ricchezza -in denaro, ecco ora sorgere anche la ricchezza fondiaria. Il diritto -di possesso degli individui sulle parcelle di terreno, ad essi -primitivamente concesse dalla _gente_ o dalla tribù, erasi ora tanto -consolidato, che esse appartenevano loro ereditariamente. Ciò che essi, -sopratutto negli ultimi tempi, avevano invocato, era la liberazione dai -diritti della società _gentile_ sulle parcelle, diritti che diventavano -per essi una catena. Furono liberati dalla catena — ma bentosto -anche dalla nuova proprietà fondiaria. La piena proprietà, la libera -proprietà del terreno, non significava solo la facoltà di possederlo -in modo assoluto e senza restrizioni — significava anche la facoltà -di alienarlo. Finchè il terreno era proprietà della _gente_, questa -facoltà non esisteva. Ma quando il nuovo proprietario della terra -spezzò definitivamente le pastoie della suprema proprietà della _gente_ -e della tribù, egli spezzò anche il vincolo, che sino allora lo aveva -legato indissolubilmente al terreno. Che cosa ciò significasse gli fu -palese mercè il denaro, inventato contemporaneamente alla proprietà -fondiaria. Il terreno poteva ora diventare una merce, che si vende e -che si dà in pegno. Non appena fu introdotta la proprietà fondiaria, -immediatamente fu inventata anche l'ipoteca (vedi Atene). Come -l'eterismo e la prostituzione stanno alle calcagna della monogamia, -così l'ipoteca si mette alle calcagna della proprietà fondiaria. Avete -voluto la piena, libera, alienabile proprietà della terra; ebbene, voi -l'avete — _tu l'as voulu, Georges Dandin!_ - -Così, coll'espandersi del commercio, col denaro e coll'usura, colla -proprietà fondiaria e coll'ipoteca, progredirono rapidamente la -concentrazione e l'accentramento della ricchezza nelle mani di una -classe poco numerosa, accanto al crescente impoverimento della massa e -alla crescente massa dei poveri. La nuova aristocrazia della ricchezza, -dove già non coincideva colla vecchia nobiltà della tribù, la eclissò -definitivamente (in Atene, in Roma, fra i Germani). E accanto a questa -divisione dei liberi in classi, fondata sulla ricchezza, si ebbe, -specialmente in Grecia, un immenso aumento degli schiavi[28], il cui -lavoro forzato formò la base, sulla quale si elevò tutto l'edificio -sociale. - -Guardiamoci ora d'intorno, per vedere che era avvenuto della -costituzione _gentile_ in questa trasformazione sociale. Essa era là -impotente, di fronte ai nuovi elementi sorti senza il suo concorso. -Il suo presupposto era che i membri di una _gente_, od anche di una -tribù, risiedessero uniti sullo stesso territorio, lo abitassero -esclusivamente. Ciò era cessato da lungo tempo. Dappertutto s'eran -mescolate le _genti_ e le tribù, dappertutto abitavano schiavi, -clienti, stranieri, in mezzo ai cittadini. La stabilità, raggiunta -soltanto verso la fine dello stadio medio della Barbarie, era di nuovo -e continuamente turbata dalla mobilità e variabilità del domicilio, -conseguenza dei commerci, dei cangiamenti delle industrie, delle -vicende della proprietà fondiaria. I compagni delle corporazioni -_gentili_ non potevano più riunirsi per la salvaguardia dei proprii -affari comuni; a malapena sopravvivevano le cose meno importanti, -come le festività religiose. Accanto ai bisogni e agli interessi, -per provvedere ai quali i corpi _gentili_ avevano veste e capacità, -erano sorti, dalla trasformazione dei rapporti industriali e dal -consecutivo cangiamento dell'assetto sociale, bisogni ed interessi -nuovi, non solo estranei all'antico ordinamento _gentile_, ma che lo -attraversavano in ogni guisa. Gli interessi dei gruppi d'artigiani, -nati dalla divisione del lavoro, i bisogni particolari della città -in opposizione alla campagna, richiedevano nuovi organi; ma ognuno -di questi gruppi era composto di individui appartenenti a _genti_, -fratrie e tribù le più diverse, e conteneva financo stranieri; -cotesti organi si dovevano quindi formare fuori della costituzione -_gentile_, accanto ad essa, e quindi contro di essa. — E in ogni -corporazione _gentile_ si faceva sentire a sua volta questo conflitto -di interessi, che raggiungeva il suo culmine nella riunione di ricchi -e di poveri, di usurai e di debitori, nella stessa _gente_ e nella -stessa tribù. — A ciò si aggiungeva la massa della nuova popolazione -estranea alle società _gentili_, che, come in Roma, poteva divenire -una forza nel paese, e che era troppo numerosa per venire accolta -mano mano nelle schiatte e tribù consanguinee. Di fronte a questa -massa, le associazioni _gentili_ stavano quali corporazioni chiuse, -privilegiate; la originaria democrazia naturale si era cangiata in una -odiosa aristocrazia. — In una parola, la costituzione _gentile_, nata -da una società che non conosceva antagonismi interni, non era adatta -che a una cosiffatta società. Essa non aveva alcun mezzo coercitivo -all'infuori dell'opinione pubblica. Ma qui era nata una società, che -tutte le condizioni della sua vita economica dividevano in liberi -e schiavi, in ricchi sfruttatori e poveri sfruttati, e che non solo -non poteva conciliare questi antagonismi, ma doveva anzi sempre più -spingerli all'estremo. Una tale società poteva soltanto sussistere, o -in una continua ed aperta lotta di queste classi tra loro, ovvero sotto -la dominazione di un terzo potere, che, stando apparentemente al di -sopra delle classi contendenti, reprimesse il loro aperto conflitto, -e lasciasse tutt'al più spiegarsi la lotta di classi sul solo terreno -economico, nella cosiddetta forma legale. La costituzione _gentile_ -aveva vissuto. Essa fu distrutta dalla divisione del lavoro, che divise -la società in classi, e fu sostituita dallo Stato. - - ————— - -Studiammo di sopra partitamente le tre forme principali, nelle quali -lo Stato si eleva sulle rovine della costituzione _gentile_. Atene -presenta la forma più pura e più classica: ivi lo Stato scaturisce -direttamente e principalmente dagli antagonismi di classi, che si -sviluppano entro la stessa società _gentile_. In Roma, la società -_gentile_ diviene un'aristocrazia chiusa, in mezzo ad una plebe -numerosa, che sta fuori di essa, priva di diritti, ma carica di doveri; -la vittoria della plebe demolisce l'antica costituzione _gentile_, -e sui suoi rottami fonda lo Stato, in cui aristocrazia _gentile_ -e plebe bentosto si confondono del tutto. Infine, presso i Germani -conquistatori dell'Impero romano, lo Stato nasce direttamente dalla -conquista di un grande territorio straniero, a dominare il quale la -costituzione _gentile_ non offriva mezzo veruno. Ma poichè a questa -conquista non si connette nè una seria lotta coll'antica popolazione, -nè una più progredita divisione del lavoro; poichè lo stadio di -sviluppo economico dei conquistati e quello dei conquistatori sono -supergiù gli stessi, e la base economica della società rimane quindi -l'antica; perciò la costituzione _gentile_ può perdurare lunghi -secoli nella nuova forma territoriale di costituzione di _marca_, -e ringiovanire anche per un certo tempo in forma affievolita nelle -successive schiatte nobili e patrizie, ed anche nelle schiatte -contadinesche, come fra i _Dithmarsci_[29]. - -Lo Stato non è quindi affatto un potere imposto alla società dal -di fuori; altrettanto poco esso è «l'attuazione dell'idea morale», -«l'imagine e la realtà della ragione», come pretende Hegel. Esso -è invece un prodotto della società ad un determinato stadio di -evoluzione; è la confessione che questa società si avviluppa in -una insolubile contraddizione con sè stessa, scissa in antagonismi -inconciliabili, che è impotente a bandire. Ma affinchè questi -antagonismi, cioè queste classi con interessi economici contendenti, -non distruggano sè stesse e la società in lotte infeconde, diventò -necessario un potere che stesse apparentemente al di sopra della -società, per attutire il conflitto e tenerlo nei limiti dell'«ordine»; -e questo potere, sorto dalla società, ma che si colloca al di sopra di -essa, e le si rende di più in più estraneo, è lo Stato. - -Di fronte all'antica organizzazione _gentile_, ciò che caratterizza -lo Stato è, in primo luogo, la divisione dei cittadini _secondo -il territorio_. Le antiche associazioni _gentili_, formate e -tenute insieme da vincoli di sangue, erano, come vedemmo, divenute -insufficienti, in gran parte perchè presupponevano compagni vincolati -ad un determinato territorio, il che era già cessato da un pezzo. -Il territorio era rimasto, ma gli uomini erano divenuti mobili. Si -prese quindi la divisione del territorio come punto di partenza, -e i cittadini dovettero adempiere i loro diritti e doveri pubblici -là dove essi si stabilivano, senza riguardo a _gente_ ed a tribù. -Questo organamento dei membri dello Stato, secondo la località cui -appartengono, è comune a tutti gli Stati. Esso quindi ci sembra -naturale; ma vedemmo sopra, quali dure e lunghe lotte furono -necessarie, prima che esso potesse, in Atene e in Roma, prendere il -posto dell'antico organamento per _genti_. - -Il secondo carattere è la istituzione di una _forza pubblica_, che non -coincide più immediatamente colla popolazione organantesi da sè come -forza armata. Questa forza pubblica speciale è necessaria, poichè uno -spontaneo organamento armato della popolazione è fatto impossibile -dalla divisione in classi. Gli schiavi appartengono anch'essi alla -popolazione; i 90,000 cittadini ateniesi, non formano, di fronte ai -365,000 schiavi, che una classe privilegiata. Il popolo armato della -democrazia ateniese era una forza pubblica aristocratica di fronte -agli schiavi, e li teneva in freno; ma per tenere a freno anche i -cittadini, fu necessaria una gendarmeria, come si è sopra narrato. -Questa forza pubblica esiste in ogni Stato; essa non consiste soltanto -di uomini armati, ma anche di accessorii materiali, prigioni e apparati -coercitivi di ogni sorta, affatto ignoti alla società _gentile_. -Essa può essere di poco conto, quasi impercettibile, in società nella -quale gli antagonismi di classi non si sieno ancora sviluppati, e su -territorii isolati, come, in certi tempi e luoghi, negli Stati-Uniti -d'America. Ma essa s'accresce a misura che gli antagonismi di classi si -acuiscono nello Stato, e che gli Stati limitrofi divengono più grandi -e più popolosi — si consideri solo la nostra odierna Europa, dove la -lotta di classi e la concorrenza della conquista hanno elevato la forza -pubblica a un'altezza, dalla quale essa minaccia di ingoiare tutta la -società e lo Stato medesimo. - -Per mantenere in piedi questa forza pubblica, sono necessarie le -contribuzioni dei cittadini dello Stato — le _imposte_. Queste erano -affatto sconosciute alla società _gentile_. Oggi ne sappiamo qualche -cosa. Ma col crescere dell'incivilimento esse non bastano già più; -lo Stato trae cambiali sull'avvenire, contrae prestiti, _debiti dello -Stato_. Anche di questi la vecchia Europa ne conosce una litania. - -In possesso della forza pubblica e del diritto di riscuotere le tasse, -ecco ora i funzionarii, organi della società _sopra_ la società. -La deferenza libera, spontanea, che veniva tributata ai magistrati -della costituzione _gentile_, non basta loro quand'anche potessero -averla; strumenti di un potere divenuto estraneo alla società, essi -debbono ottenere il rispetto con leggi eccezionali, mercè le quali -acquistano una santità ed una inviolabilità particolare. Il più -miserabile poliziotto dello Stato incivilito ha più «autorità» che -non tutti i magistrati della società _gentile_ presi insieme; ma il -principe più potente e il più grande uomo di Stato o Generale della -civiltà può invidiare il più meschino capo _gentile_ per la spontanea -e incontestata stima che gli vien tributata. L'uno sta in mezzo alla -società; l'altro è obbligato a voler rappresentare qualche cosa al di -fuori e al di sopra di essa. - -Lo Stato è adunque nato dal bisogno di frenare gli antagonismi di -classe; ma, poichè al tempo stesso esso è nato in mezzo al conflitto -di queste classi, ordinariamente è lo Stato della classe la più -potente, di quella che ha il dominio economico e che, mercè questo, -acquista anche il dominio politico, e con ciò un nuovo mezzo per la -soggiogazione e per lo sfruttamento delle classi oppresse. Così lo -Stato antico era sopratutto lo Stato dei possessori di schiavi per la -oppressione degli schiavi, come lo Stato feudale era l'organo della -nobiltà per la soggiogazione dei contadini servi e vassalli, e il -moderno Stato rappresentativo è lo strumento del capitale che sfrutta -il lavoro salariato. Eccezionalmente però avvengono periodi, in cui -le classi contendenti si equilibrano talmente, che il potere dello -Stato, quale apparente mediatore, acquista momentaneamente una certa -indipendenza di fronte a ciascuna di esse. Così la monarchia assoluta -dei secoli XVII e XVIII tiene in bilancia la nobiltà e la borghesia; -così il bonapartismo del primo e sopratutto del secondo Impero francese -si serviva del proletariato contro la borghesia e della borghesia -contro il proletariato. La più recente produzione del genere, nella -quale dominatori e dominati appaiono egualmente comici, è il nuovo -Impero tedesco bismarckiano; quivi capitalisti e lavoratori sono tenuti -in equilibrio e canzonati egualmente, a profitto dei rovinati nobiluzzi -campagnuoli prussiani. - -Nella più parte, inoltre, degli Stati storici, i diritti spettanti -ai cittadini sono graduati in ragione dei beni posseduti, il che -fa direttamente palese che lo Stato è un'organizzazione a favore -della classe possidente contro i non possidenti. Così già nelle -classi a base di censo, ateniesi e romane. Così nello Stato feudale -del medio-evo, dove il grado di potere politico corrispondeva alla -proprietà fondiaria. Così nel censo elettorale dei moderni Stati -rappresentativi. Questo riconoscimento politico delle differenze di -proprietà non è però affatto essenziale. Al contrario, esso denota uno -stadio inferiore nella evoluzione dello Stato. La più alta forma dello -Stato, la repubblica democratica — che nei nostri moderni rapporti -sociali diviene una necessità di più in più ineluttabile, ed è la -sola forma di Stato, nella quale possa combattersi l'ultima lotta -decisiva tra proletariato e borghesia — la repubblica democratica non -tiene più ufficialmente alcun conto delle differenze di proprietà. -In essa la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma tanto -più sicuramente. Da un lato, sotto la forma di corruzione diretta -dei funzionarii, di cui l'America è l'esempio classico; dall'altro, -sotto la forma dell'alleanza tra il Governo e la Borsa, alleanza che -si effettua tanto più facilmente, quanto più crescono i debiti dello -Stato, e quanto più le Società per azioni concentrano nelle loro -mani, non solo i mezzi di trasporto, ma anche la produzione stessa, -per ritrovar poi nella Borsa il loro centro. Di ciò, oltre l'America, -è un esempio palmare l'attuale Repubblica francese, e anche la -onesta Svizzera ha offerto il suo su questo terreno. Ma che a questa -fraterna alleanza del Governo colla Borsa non sia affatto necessaria -la repubblica democratica, lo prova, oltre l'Inghilterra, il nuovo -Impero tedesco, dove non è facile dire, se il suffragio universale -abbia portato più in alto Bismarck o Bleichröder. E infine la classe -possidente domina direttamente a mezzo del suffragio universale. -Finchè la classe oppressa, cioè nel caso nostro il proletariato, non -è ancora matura per la propria emancipazione, essa riconoscerà, nella -sua maggioranza, l'ordine sociale esistente come l'unico possibile -e starà politicamente in coda alla classe capitalistica, sarà la -sua più estrema ala sinistra. Ma a misura che essa si avvicina alla -propria emancipazione, essa si costituisce come partito a sè, ed -elegge rappresentanti suoi proprii, non quelli dei capitalisti. Il -suffragio universale è quindi il gradimetro della maturità della -classe lavoratrice. Di più esso non può essere e non sarà mai nello -Stato odierno; ma ciò anche basta. Il giorno in cui il termometro del -suffragio universale segnerà pei lavoratori il punto di ebollizione, -essi sapranno altrettanto bene quanto i capitalisti che cosa ciò vorrà -dire. - -Lo Stato non esiste dunque _ab eterno_. Vi furono società che fecero -senza di esso i loro affari, e che non ebbero alcuna idea dello Stato -e del potere dello Stato. A un dato stadio dell'evoluzione economica, -stadio necessariamente connesso colla scissione della società in -classi, questa scissione rese necessario lo Stato. Noi ci avviciniamo -ora a gran passi a uno stadio di sviluppo della produzione, nel -quale la esistenza di queste classi, non solo cessò di essere una -necessità, ma diventa un'ostacolo positivo alla produzione. Esse -cadranno, colla stessa ineluttabilità colla quale già son sorte. Con -esse, inevitabilmente, cade lo Stato. La società, che riorganizza -la produzione sulla base dell'associazione libera ed eguale dei -produttori, trasporterà tutta la macchina dello Stato a quello che sarà -allora il suo posto: al museo delle antichità, accanto al mulinello a -mano e all'ascia di bronzo. - - ————— - -L'epoca civile è dunque, da quel che s'è detto, quello stadio -dell'evoluzione della società, nel quale la divisione del lavoro, il -conseguente scambio tra gli individui, e la produzione delle merci che -abbraccia questo e quella, giungono al pieno sviluppo e sconvolgono -tutta la società precedente. - -La produzione di tutti gli stadi anteriori della società era -essenzialmente produzione in comune, come del pari il consumo -aveva luogo mercè la diretta distribuzione dei prodotti in economie -comunistiche più o meno vaste. Questa comunanza della produzione si -svolgeva nei più stretti limiti, ma con essa i produttori dominavano -il loro processo di produzione e il loro prodotto. Essi sapevano ciò -che il prodotto diviene: essi lo consumavano, non sfuggiva loro di -mano; e finchè la produzione si fa su questa base, essa non può essere -più forte dei produttori, non può generare alcun potere estraneo che -si rizzi lor di fronte a guisa di spetro, come avviene normalmente e -inevitabilmente nell'epoca civile. - -Ma in cotesto processo di produzione s'insinua lentamente la -divisione del lavoro. Essa mina la comunanza della produzione e -dell'appropriazione, essa fa dell'appropriazione individuale la regola -prevalente, e genera con ciò lo scambio tra gli individui, quale lo -abbiamo esaminato più sopra. A poco a poco la produzione di merci -diviene la forma dominante. - -Colla produzione mercantile, colla produzione non più pel consumo -personale, ma per lo scambio, i prodotti cangiano necessariamente di -mano. Il produttore aliena nello scambio il suo prodotto e non sa più -che avvenga di esso. Mano mano che interviene il denaro, e col denaro -il negoziante quale intermediario tra i produttori, il processo di -scambio si fa ancor più intricato, la sorte finale dei prodotti ancora -più incerta. I negozianti sono molti e nessuno di essi sa quello che -fa l'altro. Le merci non passano soltanto di mano in mano, esse vanno -anche di mercato in mercato; i produttori hanno perduto il dominio -sull'insieme della produzione del loro ambiente, senza che i negozianti -l'abbiano acquistato. Prodotti e produzione sono in balìa del caso. - -Ma il caso non è che un polo di una concatenazione di cose, il cui -polo opposto ha nome necessità. Nella natura, dove ugualmente sembra -dominare il caso, abbiamo da lungo tempo dimostrata in ogni campo la -intima necessità, la legge inesorabile, nella quale il supposto «caso» -si traduce. Ciò che è vero della natura, lo è del pari della società. -Quanto più un'attività sociale, una serie di processi sociali sfugge -al cosciente controllo degli uomini e li domina, quanto più essa -sembra abbandonata al puro caso, tanto più questo _caso_ non è che -l'espressione di leggi proprie e fatali in essa immanenti. Siffatte -leggi dominano anche le accidentalità della produzione e dello scambio -delle merci; al singolo produttore o negoziante esse appaiono quali -forze estranee, da principio affatto sconosciute, la cui natura non -può che a grande stento essere indagata ed approfondita. Queste leggi -economiche della produzione delle merci si modificano coi differenti -stadî di sviluppo di questa forma di produzione; ma in generale -tutta l'epoca civile è dominata da esse. Ancor oggi il prodotto -domina i produttori; ancor oggi la produzione totale della società -non è regolata da un piano ponderato in comune, ma da cieche leggi, -che s'impongono con la brutalità degli elementi e, alla fine, colle -burrasche delle crisi commerciali periodiche. - -Vedemmo sopra, come, a uno stadio abbastanza primitivo dello sviluppo -della produzione, la forza di lavoro umana diviene capace di fornire -un prodotto considerevolmente più grande di quanto è necessario al -mantenimento dei produttori, e come questo stadio di sviluppo è in -sostanza quello stesso in cui sorgono la divisione del lavoro e lo -scambio tra gli individui. A quel punto non ci voleva molto a scoprire -la grande «verità» che anche l'uomo può essere una merce; che la forza -di lavoro umana può essere scambiata e sfruttata, trasformando l'uomo -in uno schiavo. Appena gli uomini avevano cominciato a scambiare, -che essi stessi furono scambiati. L'attivo si mutò nel passivo, lo -volessero o no. - -Colla schiavitù, che nell'epoca civile trovò il suo più completo -sviluppo, si produsse la prima grande divisione della società in una -classe sfruttatrice ed una sfruttata. Questa divisione durò per tutto -il periodo civile. La schiavitù è la prima forma dello sfruttamento, -ed è propria al mondo antico; le succedono la servitù nel medio-evo, -il lavoro salariato nei tempi moderni. Sono queste le tre grandi forme -di servaggio caratteristiche alle tre grandi epoche della Civiltà; -dapprima palese, di poi camuffata, la schiavitù le sta sempre alle -costole. - -Lo stadio della produzione mercantile, col quale l'epoca civile -comincia, è economicamente designato dalla introduzione 1.º della -moneta metallica, e con ciò del capitale in denaro, dell'interesse -e dell'usura; 2.º dei negozianti come classe intermediaria tra i -produttori; 3.º della proprietà fondiaria privata e dell'ipoteca; 4.º -del lavoro schiavo come forma di produzione dominante. La forma di -famiglia, corrispondente alla Civiltà e che trionfa definitivamente con -essa, è la monogamia, il dominio dell'uomo sulla donna, e la famiglia -individuale quale unità economica della società. Il compendio della -società incivilita è lo Stato, che in tutti i periodi tipici è senza -eccezione lo Stato della classe dominante, e in tutti i casi rimane -essenzialmente una macchina per tener in freno la classe oppressa e -sfruttata. Sono pure note caratteristiche della Civiltà: da un lato, -il fissarsi dell'antagonismo fra città e campagna, quale fondamento di -tutta la divisione sociale del lavoro; dall'altro, la introduzione dei -testamenti, con che il proprietario può disporre della sua proprietà -altresì dopo la morte. Questa istituzione, che schiaffeggia in pieno -viso l'antica costituzione _gentile_, fu sconosciuta in Atene fino a -Solone; in Roma fu introdotta di buon'ora, ma ignoriamo il quando[30]; -fra gli Alemanni la introdussero i preti, affinchè il buon tedesco -potesse legare il suo retaggio liberamente alla Chiesa. - -Con questa costituzione per base, l'epoca civile ha compiuto cose, -delle quali l'antica società _gentile_ era ben lungi dall'essere -capace. Ma essa le compì, ponendo in moto le passioni e gli appetiti -più sordidi degli uomini, che sviluppò a spese di tutte le altre loro -disposizioni. La bassa cupidigia fu l'anima della Civiltà dal suo primo -giorno fino ad oggi; la ricchezza e ancora la ricchezza, e sempre la -ricchezza, e non già la ricchezza della società, ma di questo o quel -miserabile individuo, fu il suo unico scopo finale. Se poi le cadde in -grembo il crescente sviluppo della scienza, e a più riprese il massimo -fiore dell'arte, ciò fu solo perchè, senza queste, non era possibile la -piena conquista dell'odierna ricchezza. - -Essendo base della Civiltà lo sfruttamento di una classe ad opera -di un'altra, tutta la sua evoluzione si muove in una contraddizione -perenne. Ogni progresso della produzione è contemporaneamente un -regresso nella condizione delle classi oppresse, cioè della grande -maggioranza. Ogni benefizio per gli uni è necessariamente un male -per gli altri; ogni passo di una classe verso l'emancipazione, è -per un'altra un passo a ritroso verso l'oppressione. La prova la più -evidente ce la offre la introduzione delle macchine, i cui effetti sono -oggi noti a tutti. E se fra i barbari, come vedemmo, a mala pena poteva -farsi la differenza fra diritti e doveri, la civiltà ne rende chiara la -differenza e l'antitesi anche all'intelletto più ottuso, assegnando a -una classe quasi tutti i diritti, all'altra quasi tutti i doveri. - -Ma ciò non dev'essere. Quello, che è bene per la classe dominante, -dev'essere bene per tutta la società, colla quale la classe dominante -s'identifica. Onde, più progredisce la Civiltà, più essa è costretta -a coprire col manto della carità i mali da essa necessariamente -prodotti, a palliarli o a negarli, a introdurre insomma una ipocrisia -convenzionale, ignota alle prime forme della società ed anco ai -primi stadii della Civiltà stessa, e che tocca il colmo nell'assunto: -che lo sfruttamento della classe oppressa è esercitato dalla classe -sfruttatrice unicamente nell'interesse della stessa classe sfruttata; -e se questa non lo riconosce, anzi si ribella, ciò costituisce la più -nera ingratitudine contro i suoi benefattori, gli sfruttatori[31]. - -E ora, per finire, il giudizio di Morgan sulla Civiltà: - -«Dall'avvento della Civiltà l'incremento della ricchezza divenne così -immenso, le sue forme così svariate, la sua applicazione così estesa, e -la sua amministrazione così abile nell'interesse dei proprietarii, che -questa ricchezza, di fronte al popolo, _è divenuta una potenza ch'esso -non può vincere. La mente umana si trova sconcertata e interdetta -dinanzi alla sua propria creazione._ Verrà tuttavia il tempo, in cui -la ragione umana sarà tanto forte da dominare la ricchezza, e in -cui essa stabilirà tanto il rapporto dello Stato colla proprietà, -che esso difende, quanto i limiti dei diritti dei proprietarii. -Gli interessi della società vincono assolutamente in importanza gli -interessi degli individui, e gli uni e gli altri debbono essere messi -in un rapporto equo ed armonico. La semplice caccia alla ricchezza -non è il destino finale dell'umanità, se tuttavia il progresso rimane -la legge dell'avvenire, come lo fu del passato. Il tempo decorso -dallo spuntare della Civiltà non è che un'esigua frazione della vita -trascorsa dall'umanità; un'esigua frazione di quella che ancora le -sovrasta. La dissoluzione della società ci sta minacciosa dinanzi -come conclusione dì una lizza storica, il cui unico scopo finale è la -ricchezza; perciocchè una tale lizza contiene gli elementi della sua -propria distruzione. Democrazia nell'amministrazione, fratellanza nella -società, eguaglianza di diritti, educazione universale, inaugureranno -l'imminente periodo superiore della società, pel quale lavorano -costantemente l'esperienza, la ragione e la scienza. _Esso sarà una -reviviscenza — ma in più alta forma — della libertà, dell'eguaglianza -e della fratellanza delle antiche_ genti». (MORGAN, _Ancient Society_, -pag. 552). - - - - -INDICE - - - _Dedica_ (P. MARTIGNETTI) _Pag._ III - _Introduzione critica alla seconda edizione - italiana_ (E. BERNSTEIN) » V - _Avvertenze filologiche_ (F. TURATI) » XXVIII - _Prefazioni dell'Autore:_ - I alla prima edizione (1884) » 3 - II alla quarta edizione (1891) » 6 - L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETÀ - PRIVATA E DELLO STATO: - I. Stadii dell'evoluzione preistorica » 23 - 1. Stato selvaggio » 24 - 2. Barbarie » 26 - II. La Famiglia » 32 - III. La «Gente» Irocchese » 109 - IV. La «Gente» Greca » 130 - V. Genesi dello Stato Ateniese » 143 - VI. «Gente» e Stato in Roma » 159 - VII. La «Gente» presso i Celti e presso - i Germani » 174 - VIII. La formazione dello Stato dei - Germani » 195 - IX. Barbarie ed Epoca civile » 211 - - - - -NOTE: - - -[1] _Manifesto dei Comunisti_. - -[2] Ringraziamo Edoardo Bernstein di questa Introduzione critica, -della quale egli consentì a fregiare la presente edizione del libro di -Engels, e l'amico Carlo Tanzi che ce ne allestì la versione. — Quanto -alla biografia e alla bibliografia di Engels, della quale Pasquale -Martignetti aveva dato nella 1.ª edizione (1885) qualche rapido cenno, -che oggi riuscirebbe necessariamente incompleto, preferiamo rinviare -il lettore alle copiose notizie che raccogliemmo nell'Introduzione al -primo saggio dell'Engels, da noi tradotto e pubblicato in occasione -della sua morte (5 agosto 1895): L'ECONOMIA POLITICA; con introduzione -e notizie bio-bibliografiche di _Filippo Turati_, _Vittorio Adler_ -e _Carlo Kautsky_; e con appendice (Milano, _Critica Sociale_, 1895; -cent. 50). - -_(Nota degli Editori italiani)._ - -[3] Paris, George Carrés, 1893. - -[4] _Ancient society, or researches in the times of human progress from -savagery, through barbarism, to civilisation._ By _Lewis H. Morgan._ -London, Macmillan e C. 1877. Il libro fu stampato in America, ed è -molto difficile trovarlo in Londra. L'autore è morto da pochi anni. - -[5] Pubblicata poi a Parigi, nel 1896, Georges Oarré editore; 58, Rue -S. André-des-Arts. - -_(Nota degli Editori Italiani)._ - -[6] Il tedesco testualmente dice: «oltre all'_Einzelehe_». Veggansi in -proposito più addietro le _Avvertenze filologiche_. - -_(Nota degli Editori Italiani)._ - -[7] Ritornando da New York nel settembre 1838, mi imbattei in un -ex deputato al Congresso pel distretto elettorale di Rochester, -il quale aveva conosciuto Lewis Morgan. Egli però non seppe, -malavventuratamente, dirmi molto di lui. Morgan aveva vissuto in -Rochester come uomo privato, assorbito esclusivamente nei suoi studi. -Mercè l'interposizione di un suo fratello, colonnello, applicato al -Ministero della guerra in Washington, egli era riuscito ad interessare -il Governo delle sue ricerche e a pubblicare, a spese pubbliche, molte -delle sue opere. A quest'uopo anche il mio interlocutore si era spesso -adoperato, quando veniva alla capitale per prender parte al Congresso. - -[8] Il titolo di questo 1º capitolo è nel testo tedesco: -_Vorgeschichtliche Culturstufen_ — Veggansi più addietro le _Avvertenze -filologiche_ che seguono all'introduzione. - -(_Nota degli Editori italiani_). - -[9] Quanto poco il Bachofen comprendesse quello che egli aveva -scoperto, o piuttosto indovinato, lo prova egli stesso designando -questo stato primitivo col nome di _eterismo_. L'eterismo denotava -presso i Greci, allorchè essi introdussero questa parola, il rapporto -sessuale degli uomini celibi, o viventi in unione individuale, con -donne non maritate; esso presuppone sempre una determinata forma di -matrimonio, fuori del quale ha luogo questo rapporto, e include già la -prostituzione, almeno come possibilità. In un altro significato questa -parola non fu mai adoperata, e in questo senso io l'adopero col Morgan. -Le scoperte più importanti del Bachofen vengono sempre snaturate dal -concetto mistico, che i rapporti di famiglia fra l'uomo e la donna, -variabili secondo le diverse epoche e nati storicamente, abbiano la -loro sorgente nelle idee religiose degli uomini del tempo, non già nei -loro reali rapporti di vita. - -[10] In una lettera della primavera 1882, Marx si esprime nei termini -più vivi contro la completa falsificazione della storia primitiva, -dominante nel testo dei _Niebelungen_ di Wagner. «Fu egli mai udito che -il fratello abbracciasse come sposa la sorella?» A questi «Dei della -lascivia» di Wagner, che rendono più piccanti i loro intrighi amorosi, -in modo affatto moderno, con un zinzino d'incesto, Marx risponde: -«Nell'epoca primitiva la sorella era la moglie, _e questo era morale_.» - -— (_Alla IV edizione_) — Un amico francese, adoratore di Wagner, non -approva questa nota ed osserva, che, già nella vecchia _Edda_, che -ha servito di base a Wagner, Loki, nella _Egisdrecca_, rimprovera a -Freyja: «Tu abbracci il tuo proprio fratello innanzi agli dei»; volendo -provare con ciò che il matrimonio tra fratelli e sorelle era già -allora vilipeso. L'_Egisdrecca_ è espressione di un tempo, in cui era -completamente distrutta la fede nei vecchi miti; essa è una semplice -satira, alla maniera di Luciano, contro gli dei. Il rimprovero, che -Loki, facendo la parte di Mefistofele, muove ivi a Freyja, è piuttosto -un argomento contro Wagner. Loki dice anche, alcuni versi dopo, a -Niördh: «Tu generasti un (tale) figlio con tua sorella» (_vidh systur -thinni gaztu slikan mög_). Niördhr non è un _Ase_, ma un _Vane_, e -nella saga degli _Ynglinga_ dice che i matrimoni tra fratelli e sorelle -erano comuni nel paese dei _Vani_, e non presso gli _Asi_. Questo -indicherebbe che i _Vani_ erano deità più antiche degli _Asi_. In ogni -caso Niördh vive tra gli Asi come loro pari, e quindi l'_Egisdrecca_ -è piuttosto una prova che, alle origini della mitologia norvegese, -il matrimonio tra fratelli e sorelle non suscitava ancora orrore, -almeno fra gli dei. A difesa di Wagner, meglio dell'_Edda_, potrebbe -forse citarsi il Goethe, che, nella ballata del dio e della bajadera, -commette un errore analogo circa alla pratica religiosa per la quale le -donne facean copia di sè: pratica che egli assimila troppo alla moderna -prostituzione. - -[11] Tedesco: _Leiblichen Geschwister_. Veggansi le Avvertente -filologiche che fanno seguito all'Introduzione. (_Nota degli Editori -Italiani_). - -[12] Le tracce della promiscuità sessuale indistinta, di quella ch'egli -chiamava «generazione di palude» (_Sumpfseugung_), che Bachofen crede -aver trovate, si riportano, ormai non si può più dubitarne, al connubio -per gruppi. «Se Bachofen, trova «senza legge» questi connubii-punalua, -un uomo di quel periodo troverebbe la maggior parte degli attuali -matrimonii tra cugini prossimi e lontani, paterni o materni, -altrettanto incestuosi quanto i matrimonii tra fratelli e sorelle -consanguinei» (_Marx_). - -[13] Nel testo: _Vielweiberei_. - -[14] _Vielweiberei_. - -[15] _Haushalt; Haushaltung_: l'italiano non ha alcuna parola che, al -pari del francese _ménage_, renda in breve e completamente la stessa -idea. (_Nota degli Editori Italiani_). - -[16] _Haushaltungen_. Vedi la nota a pag. 60 (Nota degli editori). - -[17] Nel testo: _Einzelehe_. In questo caso speciale Engels avrebbe -impiegato _Einzelehe_ come equivalente di _Monogamie_. — Veggansi le -_Avvertenze filologiche_ che fanno seguito alla _Introduzione_, (_Nota -degli editori italiani_). - -[18] _Haushaltung_: Vedi nota a pag. 60 - -[19] Come nel _basileus_ greco, così nel duce dell'esercito azteco si -volle a forza vedere un principe nel senso moderno. Morgan sottopone -per la prima volta alla critica storica le relazioni degli spagnuoli, -prima fraintese ed esagerate, poi direttamente menzognere, e prova, -che i Messicani si trovavano nello stadio medio della Barbarie, -tuttavia più elevati degl'Indiani-Pueblos del Nuovo-Messico, e che -la loro costituzione, per quanto può dedursi da informi relazioni, -corrispondeva a ciò: una federazione di tre tribù, che se ne era rese -tributarie un certo numero di altre, e che era retta da un Consiglio -federale e da un comandante dell'esercito della federazione, del quale -ultimo gli spagnuoli fecero un «imperatore». - -[20] Il _rex_ latino è il celto-irlandese _righ_ (capo della tribù) -e il _reiks_ gotico; che questo, come in origine anche il tedesco -_fürst_, principe (cioè, come in inglese _first_, in danese _först_, -il primo), significasse capo della tribù o della _gente_, risulta dal -fatto che i Goti possedevano giù nel quarto secolo una parola speciale -per indicare quel che fu poi detto _re_, cioè il duce di tutto un -popolo in armi: _thiudans_. Artaserse ed Erode, nella traduzione della -bibbia di Ulfila, non si chiamano mai _reiks_, ma _thiudans_, e il -regno dell'imperatore Tiberio non _reiki_, ma _thiudinassus_. Nel nome -del goto _thiudans_, o, come noi traduciamo inesattamente, del goto -re _Thiudareiks_, Teodorico, cioè _Dietrich_, le due denominazioni si -confondono in una. - -[21] Avendo passati alcuni giorni in Irlanda, mi riconvinsi vieppiù -di quanto ancora i concetti dell'epoca _gentile_ dominino quelle -popolazioni campestri. Ivi il proprietario di terreno, il cui -fittaiuolo è il contadino, è tuttora considerato da questo come una -specie di capo di _clan_, che deve amministrare i fondi nell'interesse -di tutti, al quale il contadino paga il tributo sotto forma di affitto, -ma dal quale egli deve anche ricevere appoggio in caso di bisogno. E -del pari ogni benestante è considerato in dovere di fornire appoggio -ai suoi vicini più poveri, se questi cadono in miseria. Siffatto aiuto -non è un'elemosina, ma è ciò che è dovuto di diritto al compagno più -povero dal compagno più ricco o dal capo di un _clan_. Si comprendono -le lamentele degli economisti e dei giuristi sulla impossibilità -d'inculcare al contadino irlandese il concetto della moderna proprietà -borghese; una proprietà, che ha soltanto diritti e non doveri, è cosa -che non entra affatto nelle teste irlandesi. Ma si comprende anche come -degli Irlandesi, trabalzati improvvisamente, con tali ingenui concetti -_gentili_, nelle grandi città inglesi ed americane, fra una popolazione -che ha idee giuridiche e morali affatto diverse, perdano ogni concetto -di morale e di diritto ed ogni ritegno, e sovente si demoralizzino in -massa. - -[22] _Marca_, in tedesco, significa il terreno appartenente -originariamente in comune agli abitanti di un villaggio o di un -distretto. I campi e i prati erano divisi fra i capi di famiglia, ma -nei primi tempi erano soggetti a nuove divisioni periodiche (il che -perdura ancora in parecchi villaggi sulla Mosella); più tardi la parte -di ciascuno divenne proprietà sua, ma sempre soggetta al regolamento -della coltura per la comunità. I pascoli, le selve e altri terreni -incolti restarono, e sono ancora oggi in molti casi, proprietà comune. -La collettività degli interessati determina e il modo di coltura dei -campi e l'uso del terreno comune. La costituzione della marca è la più -antica costituzione dei Germani e la base su cui sono estrutte tutte le -loro istituzioni del medio-evo. - -_(Nota aggiunta dall'autore pel lettore italiano, qui riprodotta dalla -edizione di Benevento, 1885)._ - -[23] I Greci non conoscono più, se non per la mitologia dei tempi -eroici, la stretta natura del vincolo tra zii materni e nipoti, -proveniente dal tempo del diritto materno e comune a tanti altri -popoli. Secondo Diodoro (IV, 34), Meleagro uccide i figli di Testio -fratelli di sua madre Altea. Costei vede in tal fatto un delitto tanto -inespiabile, che maledice l'uccisore, suo proprio figlio, e gli augura -la morte. «Gli Dei esaudirono, come narrasi, i suoi voti, e posero -fine alla vita di Meleagro». Secondo lo stesso Diodoro (IV, 41), gli -Argonauti sbarcano sotto Ercole in Tracia e ivi trovano che Fineo, ad -istigazione della sua nuova consorte, maltratta ignominiosamente i suoi -due figli procreati colla moglie ripudiata, la Boreade Cleopatra. Ma -tra gli Argonauti vi sono anche dei Boreadi, fratelli di Cleopatra, -fratelli quindi della madre dei maltrattati. Essi prendono tosto le -difese dei nipoti, e li liberano uccidendo le guardie. - -[24] Il testo tedesco traduce i due termini scandinavi rispettivamente -con _Geschwisterkinder_ e _Geschwistersöhne_. — _Kind_, _Söhn_ -è _fanciullo_, _figlio_. _Geschwister_ equivale a _fratelli_, ma -indifferentemente maschi o femmine. La parola corrispondente, che -renderebbe più chiaramente il concetto, manca in italiano. - -_(Nota degli editori italiani)_ - -[25] Questa cifra è confermata da un passo di Diodoro sui Celti -gallici: «Nella Gallia abitano molte popolazioni di forze disuguali. Le -più grandi ammontano a circa 200,000 individui, le più piccole a circa -50,000». (_Diodoro Siculo_, V. 25). Ossia 125,000 in media. I popoli -Galli, stante il loro più alto sviluppo, dovevano essere più numerosi -dei Germani. - -[26] Secondo il vescovo Liutprando di Cremona, il ramo principale -dell'industria nel X secolo in Verdun, cioè nel Sacro Impero tedesco, -era la fabbricazione degli eunuchi, che con gran profitto venivano -esportati nella Spagna per gli _harem_ dei Mori. - -[27] Particolarmente sulle coste nord-ovest dell'America (vedi -Bancroft). Presso gli _Haidahs_, nell'isola della regina Carlotta, si -trovano economie domestiche persino di 700 persone sotto un solo tetto. -Presso i _Nootaks_ vivevano sotto uno stesso tetto intere tribù. - -[28] Circa il numero degli schiavi in Atene, veggasi sopra a pag. 157. -A Corinto, ai tempi prosperi della Città, esso ammontava a 460,000; -a Egina a 470,000; in ambo i casi, il decuplo della popolazione dei -liberi. - -[29] Il primo storico, che avesse un'idea almeno approssimativa della -_gente_, fu Niebuhr, e lo deve — insieme agli errori che accettò -senz'altro — alla sua conoscenza delle schiatte _dithmarscie_. - -[30] Il «_System der erworbenen Rechte_» (Sistema dei diritti -acquisiti) di Lassalle si aggira, nella seconda parte, principalmente -intorno alla tesi, che il testamento romano è vecchio quanto Roma, -che nella storia romana non vi fu mai «un'epoca senza testamento», -che il testamento nacque, anzi, in un'epoca anteriore alla romana, -dal culto dei defunti. Lassalle, quale vecchio-hegeliano ortodosso, fa -derivare le disposizioni del diritto romano, non dai rapporti sociali -dei Romani, ma dal «concetto speculativo» del volere, e giunge così -a quell'affermazione totalmente contraria alla storia. Ciò non può -destar meraviglia in un libro che, in grazia dello stesso concetto -speculativo, riesce a questo risultato, che nell'eredità romana la -trasmissione dei beni sarebbe stata un mero accessorio. Lassalle non -solo crede alle illusioni dei giuristi romani, particolarmente dei -primi tempi; egli li supera. - -[31] Io avevo da principio l'intensione di porre la brillante critica -della Civiltà, che si trova sparsa nelle opere di Carlo Fourier, -accanto a quella di Morgan e alla mia. Pur troppo me ne manca il tempo. -Noto solo, che già in Fourier la monogamia e la proprietà della terra -sono le caratteristiche essenziali della Civiltà, e che egli la chiama -una guerra del ricco contro il povero. In lui si trova già anche -l'intuizione profonda, che in tutte le società difettose, scisse da -antagonismi, le famiglie isolate (_les familles incohérentes_) sono le -unità economiche. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of L'origine della Famiglia della -Proprietà privata e dello Sta, by Friedrich Engels - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA *** - -***** This file should be named 60281-0.txt or 60281-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/2/8/60281/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: L'origine della Famiglia della Proprietà privata e dello Stato - in relazione alle ricerche di L. H. Morgan - -Author: Friedrich Engels - -Translator: Pasquale Martignetti - -Release Date: September 11, 2019 [EBook #60281] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA<br /> -DELLA PROPRIETÀ PRIVATA<br /> -E DELLO STATO -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="small"> -BIBLIOTECA DELLA CRITICA SOCIALE -</p> -<hr class="mid" /> - -<p class="pad2 large"> -FEDERICO ENGELS -</p> - -<p class="pad1 main-t"> -<span class="x-small">L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA</span><br /> -della Proprietà Privata<br /> -<span class="x-small">E DELLO STATO</span> -</p> - -<p class="pad1"> -in relazione alle ricerche di L. H. Morgan -</p> -<hr class="minor" /> - -<p> -Versione di PASQUALE MARTIGNETTI -</p> - -<p class="pad1"> -<span class="small">II Edizione definitiva<br /> -con introduzione di</span><br /> -EDOARDO BERNSTEIN -</p> - -<p class="pad4"> -MILANO<br /> -<span class="small">Uffici della CRITICA SOCIALE</span><br /> -<span class="x-small">Portici Galleria V. E., 23</span><br /> -1901 -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_iii">[iii]</span> -</p> - -<p> -<i>Dedico questa seconda edizione della versione dell'Engels -alla dolorosa memoria del mio diletto primogenito -<span class="upright">Salvatore</span>, che, il 6 settembre 1900, mentre stava -sotto le armi al campo di manovre di Sparanise, si -toglieva la vita, vinto dall'angoscia di una contrastata -passione d'amore. Animo delicatissimo, ardente, inebbriato -di un ideale cui sbarravano il varco le spietate -esigenze di una società che «non lascia fra uomo e -uomo altro legame che il nudo interesse e l'arido pagamento -a pronti»<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, egli trafiggeva, inconscio, di ferita -insanabile, con una medesima arme, il cuore -paterno e della povera madre, insieme col proprio; -quasi documentando, col generoso sangue ribelle, il -tragico vero che emana da questo libro: — amore, -sogni di giovinezza, ogni più nobile anelito umano, -tutto la ferrea necessità economica vince ed opprime. — Così -affrettino i fati l'avvento di una società migliore, -più benigna agli affetti e alle speranze dei figli, -meno avara di conforti alle cupe desolazioni dei dannati -a sopravvivere, dei genitori orbati, curvi ai sepolcri!</i> -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Pasquale Martignetti.</span> -</p> - -<p class="indl"> -Benevento, dicembre 1900. -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> -</p> - -<h2 id="intro">Introduzione critica -alla seconda edizione italiana<a class="tagtitle" id="tag2" href="#note2">[2]</a></h2> -</div> - -<p> -L'editore della presente traduzione d'uno -fra i più notevoli lavori di Federico Engels, -l'amico Turati, mi chiede ch'io l'accompagni -con una prefazione. Accetto di buon grado -l'invito, pur non dissimulandomi il grave cómpito -ch'esso m'addossa. -</p> - -<p> -Ciò che il libro offre è detto dal titolo, e il -nome dell'autore sta a guarentigia che l'argomento -è trattato da mano maestra. I pregi -<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> -di Engels come scrittore sono così universalmente -riconosciuti, che è inutile qui noverarli. -Anzichè assicurare il lettore ch'egli ha dinanzi -il lavoro d'un uomo, il cui sapere era altrettanto -vasto quanto era profondo il giudizio e -limpido e semplice lo stile, tornerà opportuno -esaminare in quale senso questo mirabile studio -potrebbe oggi, per avventura, completarsi. -</p> - -<p> -Engels, come rileva egli stesso nella prefazione -del 1884, nel comporre questo libro -adempì un legato impostogli da Carlo Marx. -A chi scrive venne fatto di gettare un'occhiata -entro la fucina, ov'esso fu elaborato. Sul principio -del 1884 io mi trovai per qualche tempo -ospite di Engels, appunto allora intento ad -una prima revisione accurata delle carte postume -di Marx. Fra i manoscritti, che in quell'occasione -Engels andava rileggendomi fino -a notte inoltrata, eranvi anche i sunti fatti da -Marx dell'<i>Ancient Society</i> di Lewis H. Morgan, -corredati di sue glosse marginali non di rado -stringatissime. Non è intaccare la fama dell'autore -del <i>Capitale</i> il soggiungere che le -glosse non contenevano nulla di nuovo e che, -quanto ai sunti, se essi offrivano la prova più -convincente della coscienza portata da quel -Grande nei suoi lavori, non erano tuttavia più -che marmo greggio, a cui mancava ancora -completamente una mano d'artista che desse -loro una forma. Marx aveva estratto da Morgan -soltanto ciò, ch'eragli sembrato degno di speciale -osservazione; la morte gl'impedì d'andare -oltre. Il cómpito d'elaborare quei materiali -toccò ad Engels, che l'esaurì in un tempo relativamente -breve, grazie all'essersi egli stesso -dedicato altra volta a ricerche più estese nel -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -campo della storia primitiva dei Germani e -dei Celti. -</p> - -<p> -Insieme all'intento puramente oggettivo, di -far conoscere al mondo socialista e, di rimbalzo -almeno, al mondo speciale dei dotti, le -scoperte di Morgan relative alla costituzione -della <i>gens</i> e alla sua importanza per la scienza -storica, fu anche un desiderio più personale, -che mosse Engels a comporre questo lavoro: -il desiderio di porre sotto miglior luce l'opera, -a suo avviso ingiustamente negletta, di Morgan, -contribuendo così al riconoscimento dovuto ai -meriti dello scrittore americano. Forse Engels -esagera alquanto, asserendo che il libro di -Morgan fu «sistematicamente sepolto» in Inghilterra -(<i>Prefazione</i> del 1891), giacchè il lieve -conto che ne fecero gli etnologi inglesi si -spiega anche senza l'ipotesi d'una congiura -del silenzio, come pure si spiega che il suo -editore lo trascurasse, dacchè la stampa specialista -l'aveva più criticato che non lodato. È -certo nondimeno che i capi delle scuole etnologiche -non gli accordarono il posto che gli -spetta e che alcuni errori di Morgan nei minuti -particolari fecero loro disconoscere il -valore delle nuove vedute, ond'egli arricchì -la scienza della storia primitiva dei popoli. -Perchè ciò si evitasse ci sarebbero voluti uomini -immuni dalle prevenzioni ond'erano imbevuti -gli etnologi inglesi; uomini insomma che -abbracciassero, collo stesso occhio di Morgan, -tutta quanta la sociologia. -</p> - -<p> -In ogni scienza particolare s'annida la tendenza -alla micrologia specialista, la quale, ove -trascenda, conduce ad un positivismo o fenomenalismo -pedantesco. Dinanzi alla mole del -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -materiale raccolto ed alle innumerevoli sue -varietà, la fiducia nelle regole generali svanisce -e l'ufficio dell'indagatore sembra esaurirsi nel -classificare e coordinare le cose accettate ed -i fatti acquisiti. Così la diffidenza del legale -specialista per tutte le teorie di diritto naturale -cresce in ragione della sua virtuosità nella -casistica del diritto positivo; le costruzioni filosofiche -gli appaiono astrazioni fantastiche o -generalità prive di solida base. Sotto egual -luce dovettero manifestarsi alle predisposizioni -positiviste degli etnologi le formule generali, -che Morgan presentava come frutto della sua -analisi sulle istituzioni degli Indiani nordamericani. -Dovendosi qui ricavare da un determinato -principio fondamentale la genesi dei -molteplici fenomeni, ecco che la classificazione -in vigore, tutta poggiata sovra punti formali, -sarebbe caduto in enorme discredito. Niuna -meraviglia che i rappresentanti di questa non -s'accorgessero della nuova teoria se non per -rilevarne le lacune, mentre lo stesso Engels -ammette che talune ipotesi di Morgan sono -insufficienti o affatto insostenibili. Pei difensori -del sistema antico, l'edificio teoretico di Morgan -era completamente crollato, rimanendone in -piedi solo alcune illustrazioni di singoli fenomeni, -che vennero accettate di buon grado. -Ma anche a queste non si dette maggior peso -che all'altro materiale empirico, onde son pieni -gli archivî etnologici, e ch'è del resto continuamente -sottoposto a nuove rettifiche in questo o -quel particolare. -</p> - -<p> -Engels riconosce in Morgan un nuovo scopritore -«a suo modo» della concezione materialistica -della storia trovata da Marx e da -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -lui nel 1844-45. Ma, se non voglia darsi a -quell'«a suo modo» un significato molto -largo, tale affermazione parmi non regga; -poichè in Morgan manca appunto il principio -caratteristico della concezione materialistica -della storia, cioè la derivazione delle idee giuridiche, -morali, ecc., dal modo e dalle trasformazioni -del sistema di produzione dei mezzi -di sussistenza. Certo egli ha fornito numerosi -elementi a conforto di tale correlazione; egli -ha, ciò che più monta, distinto gli stadii dell'evoluzione -generale della civiltà desumendoli -dallo stato in cui trovavansi la conquista e la -produzione dei mezzi di sussistenza. Tuttavia -qui si arresta il concetto ch'egli aveva dell'importanza -dell'elemento economico nell'evoluzione -della società umana; cosicchè non può -dirsi che, nel campo dei principî, egli abbia -superato il confine, che separa la storia obiettiva -della civiltà dal materialismo storico. In -altri termini, Morgan storico sta al materialismo -storico come i socialisti teorici del periodo -1825-1840 stanno al socialismo di Marx -ed Engels. -</p> - -<p> -Non minor dose di materialismo storico -che in Morgan si riscontra nei teorici dell'owenismo, -del sansimonismo e del fourierismo; -quest'ultima scuola in ispecie aveva -negli Stati-Uniti rappresentanti intelligentissimi, -nè poteva essere ignorata da Morgan. -Potrebbe forse obbiettarsi che, pur non avendo -costruito una teoria della storia corrispondente -al materialismo storico, nondimeno, adottandone -il metodo, egli l'avrebbe rafforzata coll'esempio. -Anche questo, peraltro, non è, a -senso mio, sostenibile. In Morgan troviamo, è -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -vero, che si tien conto incidentalmente dell'influenza -determinante che ha il fattore della -produzione, ma senza ch'esso sostenga la -parte di forza impellente assolutamente decisiva -nell'evoluzione storica. Egli accorda alle -ideologie (alle rappresentazioni religiose, ecc.) -una forza d'impulso ben maggiore che loro -non accordi il materialismo storico, e nella -struttura della famiglia — presa questa parola -nel senso più lato — vede un coefficiente d'evoluzione -sociale per lo meno equivalente al sistema -di produzione. -</p> - -<p> -Su quest'ultimo punto, Engels trova che -Morgan, nello studio ch'egli ha fatto di certi -periodi dell'evoluzione, applicò fedelmente la -teoria materialistica della storia; e ciò inquantochè -egli considera anche la <i>vita sessuale</i> come -un <i>fattore di produzione</i>, il fattore dell'origine -della vita, della riproduzione della specie. Senonchè, -anche nella scuola di Marx-Engels, -siffatta equiparazione della produzione degli -uomini con la produzione dei beni non mancò -di contraddittori. Uno fra i suoi rappresentanti -più noti, H. Cunow, scrivendo delle basi -economiche del diritto materno, dimostrò che -ella si riduceva ad una mera analogia di parole, -senza alcun sostegno nei fatti. Sotto l'aspetto -storico, non si tratta della materiale produzione -o riproduzione della vita umana, la quale è rimasta -la stessa sin dai tempi primitivi, ma -bensì delle forme <i>della vita sociale collettiva dei -sessi</i>, dei loro reciproci <i>rapporti giuridici</i>, dell'ordinamento -familiare e delle sue mutazioni -nella storia dell'umanità. Ora, tali mutazioni -non si sarebbero già svolte indipendentemente, -accanto a quelle del modo di produzione dei -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -mezzi di sussistenza, ma sarebbero anzi state -determinate da queste. L'ordinamento familiare -dipenderebbe dal modo di produzione, ossia -dalla conquista dei mezzi di sussistenza. Chi -giungesse a diverse conclusioni diminuirebbe -la portata del materialismo storico. -</p> - -<p> -In quest'obbiezione v'ha ad ogni modo una -parte di verità, giacchè d'un'equivalenza della -famiglia, quale fattore di riproduzione degli -esseri, coi fattori della produzione dei mezzi -di sussistenza non si trova traccia in nessuna -fra le definizioni del materialismo storico precedentemente -pubblicate da Marx ed Engels. -Engels rammenta bensì nella presente opera -che, in un manoscritto composto da Marx e -da lui nel 1846, dicevasi già che la prima divisione -del lavoro fu quella fra l'uomo e la -donna per la procreazione dei figli; ma ciò -non fa che dare maggiore rilievo all'equivoco -di quest'analogia. Infatti la divisione delle funzioni -nella procreazione e riproduzione non -costituisce punto uno stadio d'evoluzione della -storia dell'umanità, ma ci trasporta molto indietro -nella storia dell'evoluzione degli animali -e delle piante e non è se non lo sviluppo ulteriore -di altre divisioni di lavoro o di funzioni. -Considerata come produzione, la procreazione -è divisione di lavoro <i>biologica</i>, non sociologica. -</p> - -<p> -Ma, se l'obbiezione di Cunow regge quanto -alla <i>giustificazione</i> data da Engels dell'equivalenza -tra ordinamento familiare e sistema -di produzione, ciò non significa che Engels -siasi del pari ingannato quanto al fatto in sè -stesso, nel porre cioè la famiglia e l'unione -dei sessi ad egual livello d'altri fattori della -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -produzione, anzi, nelle fasi primitive dell'evoluzione, -persino talvolta ad un livello superiore. -In coteste fasi, il <i>modo</i> della vita comune -dei sessi, relativamente all'influenza che può -esercitare nella creazione e nel consolidamento -di comunità più o meno vaste, è anzitutto esso -medesimo un fattore importantissimo nella -produzione o conquista dei mezzi di sussistenza; -in secondo luogo deve riconoscersene -l'influenza attraverso l'evoluzione del sistema -di produzione, per ciò ch'è esso appunto che -ne suscita o rafforza le condizioni di progresso. -Così mi sembra, ad esempio, che le -osservazioni di Engels sull'importanza che -ha la formazione dell'orda nell'elevamento -del primo uomo al disopra dello stadio d'evoluzione -nel quale si arrestarono le scimmie -antropomorfe, pur restando nel regno delle -ipotesi (giacchè a quel progresso possono essere -concorse altre cause), hanno tuttavia molti -argomenti in proprio favore. In ogni caso l'obbiezione -di Cunow urta contro lo stesso errore -che, allo stesso proposito, riscontriamo anche -in Engels; quello cioè di non aver sufficientemente -rilevato la differenza fra rapporti <i>causali</i> -e <i>condizionali</i>, o, in altri termini, fra <i>causa</i> -e <i>condizione</i>, ch'egli tratta a un dipresso come -sinonimi. -</p> - -<p> -Nell'esposizione materialistica della storia, -è questo veramente uno scoglio fra i meno -superabili. I cultori di cotesto metodo incappano -facilmente nell'equivoco di scorgere in -coefficienti, che resero una data evoluzione <i>possibile</i>, -addirittura <i>le cause</i> e <i>le forze impellenti</i> -ond'essa è sorta. Ora, siffatti coefficienti possono, -è vero, aver agito come propulsori, ma -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -ciò non vuol dire che siano stati sempre il -propulsore decisivo. Infatti v'hanno date condizioni -naturali — come le qualità del suolo, -il clima, la preponderanza del regno vegetale -sul regno animale — necessarie allo svolgimento -di talune forme economiche e strutture -sociali. Ma ciò non dimostra ancora che tali -forme e strutture siano il necessario prodotto -di quelle condizioni; che queste, cioè, siano -<i>sufficienti</i> a produrle anche senza il sussidio -di altri coefficienti. Quanto è agevole intuire in -astratto che tutto ciò che accade è necessario -che accada, altrettanto difficile è dimostrare -siffatta necessità nei casi concreti, di -fronte al vario atteggiarsi degli organismi superiori. -Esaminate più davvicino, le pretese prove -si riducono sempre a semplici combinazioni di -parziali concause e condizioni, che autorizzano -bensì giudizî di maggiore o minore probabilità, -ma non mai di certezza apodittica. -</p> - -<p> -Coloro, ai quali tutto ciò fa l'effetto di scoraggiante -scetticismo, rammentino che qui si -tratta d'interpretazioni scientifiche <i>ex postea</i> -e non già di formule di rivendicazioni — si -tratta insomma di <i>sapere</i>, non di <i>volere</i>. D'altronde -l'azione pratica della democrazia socialista -non è ella stessa diretta principalmente -a creare le <i>condizioni</i> d'un ordinamento sociale -superiore, la cui struttura è affare dell'avvenire? -</p> - -<p> -Era troppo naturale che, nel ricercare presso -i varî popoli le traccie della <i>gens</i> imperniata -sulla successione materna (determinazione -della parentela secondo la discendenza materna), -chi primo l'aveva scoperta, Morgan, -accordasse un'attenzione più intensa ai fatti, -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -che meglio si prestavano alla sua tesi, anzichè -a quelli che se ne scostavano. Talune sue generalizzazioni -esagerate trovano poi una scusante -nella circostanza, che, allorquando egli -scriveva la sua opera, le indagini sulla storia -primitiva erano poco sviluppate come scienza; -mentre oggidì s'esporrebbe al ridicolo chi -osasse spacciare tutte le sue proposizioni per -altrettante verità apodittiche. Lo stesso dicasi -delle conclusioni che Engels, sulle traccie di -Morgan, trasse rapporto alla <i>gens</i>, però che -anch'esse non vanno immuni da generalizzazioni -rivelatesi assolutamente eccessive. -</p> - -<p> -Nell'accennato scritto di Cunow è poi data -la convincente dimostrazione, che il diritto materno -non è punto un istituto, il quale si -svolga fatalmente dall'originaria famiglia-orda, -se così si può chiamarla, in conseguenza del -crescere di questa, ma che si richiedono sempre -determinate condizioni economiche — una limitata -agricoltura coesistente alla caccia e -alla pesca, come base della sussistenza — perchè -alla donna sia dato raggiungere, nella -collettività domestica ed eventualmente nella -gens, quella posizione, che può definirsi di diritto -materno, nel significato in cui Engels -adopera questa parola. In Engels <i>diritto materno</i>, -nel senso di posizione sociale più elevata -della donna, e <i>successione materna</i> compaiono -a un dipresso come sinonimi, sebbene -in realtà non lo siano affatto e la successione -materna fosse, anzi sia, in molti casi accompagnata -ad una posizione sociale assai bassa -della donna. Del pari troviamo la successione -materna in popoli pastori, sebbene, secondo -la teoria, la pastorizia dovrebbe dare origine -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -alla famiglia patriarcale. Fa d'uopo -appunto, come notammo, d'un concorso ininterrotto -di differenti circostanze perchè sorga -una determinata istituzione sociale, e già presso -i popoli primitivi s'avverte che non v'ha assolutamente, -nella serie delle evoluzioni delle -loro istituzioni sociali, una costante coincidenza -quanto agli stadii percorsi da ciascuno -di essi. -</p> - -<p> -Per tale rapporto, Engels si lascia più volte -trascinare, nell'attuale scritto, dalla predilezione -per certe forme ed istituzioni del diritto -sociale, a conclusioni che non resistono ad -una più accurata disamina. Per esempio, egli -esagera talvolta — non sempre — la portata -del così detto comunismo primitivo, che del -resto non era sostanzialmente se non un comunismo -negativo, senza un concetto giuridico -determinato, e che assunse una forma positiva -soltanto come collettivismo di gruppi di parentela. -Ciò, a cui mira la democrazia socialista, -come partito dei lavoratori, è, nei suoi -presupposti materiali ed ideali, così fondamentalmente -diverso da quel primordiale «diritto -di tutti sulla terra e sui suoi prodotti», che -si può dire in diametrale opposizione con esso. -Fra le rivendicazioni socialiste e quel diritto -primitivo non v'è più somiglianza che fra l'animismo -dei selvaggi e le teorie vitaliste dei -moderni fisiologi. Osservato più attentamente, -il comunismo primitivo si presenta come una -proprietà particolare di gruppi sovra la terra -e sui tesori ch'essa offre spontaneamente, fondata -sull'occupazione o sulla conquista o sulle -forme affini d'acquisto dei mezzi di sussistenza: -raccolto e caccia. D'altronde, anche in -<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span> -questi stadii si rinviene di già la proprietà -personale, sebbene, naturalmente, esercitata -soltanto sovra oggetti d'uso individuale, come -armi, ornamenti e simili. Può dirsi, su per -giù, che il comunismo primitivo era un comunismo -fondato sul non-lavoro e che la sua -scomparsa coincide col primo apparire della -coltivazione sistematica del suolo, d'onde l'acquisto -dei mezzi di sussistenza ebbe finalmente -la vera impronta di <i>lavoro creatore</i>. Ovvero -può invece dirsi che il comunismo primitivo -corrispondeva a quello stato d'immediata dipendenza -in cui l'uomo trovavasi ancora rapporto -ai doni spontanei della natura, e che -cessa appunto non appena l'uomo incomincia -a dominare la natura. A mio avviso, nell'abbandono -di siffatto comunismo primordiale, -potrà tutt'al più ravvisarsi una specie di peccato -originale storico: il peccato dell'umanità -che s'accosta all'albero della scienza. -</p> - -<p> -Non dissimile è il giudizio storico, che -deve darsi su l'abolizione o la scomparsa della -costituzione gentilizia; costituzione che Engels -medesimo dichiara possibile soltanto in uno -stadio assai basso d'evoluzione sociale — (popolazione -scarso e lavoro poco produttivo) — e -destinata a tramontare al primo slancio ulteriore -dell'evoluzione. La forte simpatia di -Engels per la società sorta sulle associazioni -gentilizie ed organizzata a loro servigio non -gliene dissimula però i lati oscuri ed il carattere -transitorio. Nullameno anche il quadro, -ch'egli ci dà, del modo, con cui dalla costituzione -gentilizia si sarebbe svolto lo Stato, mi -sembra di colorito alquanto tendenzioso. Generalmente -egli si raffigura questo trapasso -<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span> -come una specie di peccato originale, prodotto -da influenze degradanti, da interessi spregevoli -e da mezzi ignominiosi — come un abisso -di corruzione, in cui, dal grado di relativa -elevatezza morale di già raggiunto, sarebbe precipitata -l'umanità. Qui abbiamo, secondo me, -la eccessiva generalizzazione di alcuni fenomeni -accidentali o secondarî, che risponde a -quella pseudo-etica, a quel romanticismo sociale, -che troviamo più spesso nei radicali con -tendenze conservatrici, ad esempio nei democratici -piccolo-borghesi, anzichè nei rappresentanti -del socialismo scientifico. Indubbiamente, -ove le istituzioni sociali sono poco evolute e -lasciano lieve margine alle tendenze particolari -dell'individuo, minore è la possibilità di -corruzione che non in società più complicate; -tuttavia chi vorrebbe perciò asserire in generale -che siano più elevate le condizioni morali -delle società più semplici? Non dovremmo -piuttosto confessare che, per quanto ci seduca -a prospettiva del loro contrasto coll'ambiente -attuale, il valore morale non ne è soverchio? -L'onestà dovuta ad ignoranza o ad assenza di -tentazioni ha tutt'altro carattere che non quella -dei membri di maggiori e più complicate comunità, -dotati d'intelligenza ed esposti ad ogni -sorta di tentazioni. In parecchi passi lo stesso -Engels mostra la spaventosa rapidità con cui, -ad esempio, la moralità dei barbari Germani -s'infrange nell'urto della civiltà romana; e lo -stesso può notarsi oggi negli individui che, -appartenendo ad ambienti civili più semplici, -sono trascinati nell'orbita di civiltà superiori. -</p> - -<p> -È errore purtroppo comune quello di scorgere -una prova di moralità più elevata della -<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span> -nostra civiltà, nell'assenza di talune immoralità -o di taluni vizi, che non è invece in realtà -se non l'indice della rozzezza di vita e d'ideazione -dei popoli, presso i quali l'ammiriamo. -Costumi più semplici e moralità più alta son -due termini, come tutti sanno, sostanzialmente -diversi. La sincerità dell'uomo della -natura, che a ciascuno dice ciò che di lui -effettivamente pensa, c'impone per il contrasto -colla nostra cortesia di convenzione, la quale -ci consente di dirigere magari parole cortesi -a persone che abbiano in dispregio; ma non -perciò pensiamo ad imitarla e ce ne avremmo -a male se lo facessero quelli che ci circondano. -La nostro cortesia è ella forse più immorale -della sua sincerità? Oserei negarlo. Infatti la -nostra ipocrisia, appunto perchè convenzionale, -non ha origine maligna; ell'è piuttosto un -<i>dominio sovra sè stessi</i>, richiesto dalle condizioni -e dai rapporti d'una vita più evoluta, la -quale non tollera che s'abbia sempre il cuore -sulla lingua. Ben poteva, cent'anni fa, quando -la Germania era ancora quasi esclusivamente -un paese agricolo, cantarsi da Goethe: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>In tedesco è mentir l'esser cortese.</i></p> -</div> - -<p> -Oggi, la si direbbe un'esagerazione priva di -garbo; ma peggio ancora il voler dedurre -dalla scomparsa delle forme di convivenza -primordiali un abbassamento nel livello morale. -È certo che le condizioni morali dell'attuale -Germania sono superiori a quelle del 1800. -</p> - -<p> -Allorquando s'occupa di determinati popoli -e della loro evoluzione, Engels si mostra per -lo più immune da romantici entusiasmi per -<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span> -le civiltà primitive, anzi dileggia volontieri -quegli scrittori, pei quali il selvaggio è l'uomo -migliore. Ma, nel riepilogare e nelle formule -generali, accade anche a lui di fermarsi ai -lati luminosi delle più antiche forme sociali, -dimenticandone i lati oscuri. D'altronde, non -è semplicemente dalla simpatia, ben concepibile, -verso le istituzioni democratiche dei popoli -primitivi ch'egli è spinto a siffatte unilateralità; -nel suo modo di presentare la storia -si sente piuttosto l'influenza di certe vedute -fourieriste ed hegeliane. Sulla fine del libro, -è Engels stesso che cita la <i>Critica della civiltà</i> -di Fourier, dove appunto fra le note predominanti -emerge l'evoluzione fino a noi, rappresentata -quale un progresso intellettuale -accompagnato da degenerazione morale. Ad -eguali conclusioni giunge in Hegel il concetto -della storia, che s'evolve per via di antitesi. -Ora, volendo giudicare il presente sotto questo -aspetto, si è fatalmente portati ad esagerare -il valore di determinate istituzioni del passato. -</p> - -<p> -Così, ad esempio, la moderna prostituzione -è ben più ripugnante al nostro senso morale -che non la poligamia, quale la rinveniamo -anche in anteriori stadi d'evoluzione. Eppure -la prima segna un grande progresso morale, -in quanto riposo sul riconoscimento della libera -personalità. La prostituta moderna dispone -ella stessa del proprio corpo, al contrario -di ciò che accadeva generalmente nella poligamia. -Anche vendendosi sotto il pungolo del -bisogno, ella esercita un atto d'indipendenza, -che presso varî popoli così detti della natura -è alla donna negato. Certamente la vendita -o il baratto di fanciulle adulte, che si fa nel -<span class="pagenum" id="Page_xx">[xx]</span> -matrimonio dai loro genitori o dal capo della -famiglia ad un terzo, si concilia colle idee generali -di questi popoli assai meglio che non -la prostituzione volontaria colle nostre; ciò -tuttavia prova unicamente che i nostri odierni -criterî sono più elevati e non già che i nostri -costumi sono decaduti. -</p> - -<p> -Tale è principalmente il criterio, con cui -dobbiamo confrontare e valutare le condizioni -morali d'epoche diverse. Formuliamolo come -ci pare, ma sempre troveremo che questo criterio -si risolve nel maggiore o minor <i>rispetto -della personalità</i> e nella posizione che a questa -è fatta nella comunità. S'intende che la libertà -puramente formale della personalità esige, per -divenire vera libertà, certe condizioni economiche -e che il rispetto sociale della personalità -presuppone il rispetto e la padronanza di -sè stessi. -</p> - -<p> -A Fourier e a Hegel si connettono altresì -parecchie deduzioni di Engels sulla futura -forma della famiglia e del vincolo sociale. Nel -matrimonio proletario egli ravvisa uno stadio -di monogamia più elevato che non quello in -cui trovasi il matrimonio borghese. Vi mancano, -secondo lui, insieme alla proprietà, l'impulso -ed i mezzi ad un predominio maschile -e l'eguaglianza economica dei sessi fa sì che -di regola l'amore sessuale presieda veramente -alla loro unione. Passati i mezzi di produzione -in proprietà comune della società, diventati -oggetto di industria pubblica i lavori che prima -appartenevano all'economia domestica, convertita -in pubblico servizio l'assistenza e l'educazione -dei fanciulli, diverrebbe generale questa -eguaglianza di fatto dei sessi, rendendo in -<span class="pagenum" id="Page_xxi">[xxi]</span> -pari tempo possibili le unioni sessuali fondate -esclusivamente sull'amore sessuale. Nondimeno -Engels dubita che, avverandosi tutto -ciò, cadrebbe anche la monogamia, la quale -oggi ha la prostituzione per correlativo, essendo -difficile ammettere che questa possa -scomparire senza trascinare nella sua caduta -la monogamia. -</p> - -<p> -Anche della verità di taluno di questi presupposti -può tuttavolta dubitarsi. Così la vita -coniugale del moderno lavoratore è considerata -da Engels un po' troppo dal punto di vista -del concetto tradizionale di «proletario». Nei -paesi meglio progrediti, il matrimonio del lavoratore -tende in fatto assai più ad imborghesirsi -che non a svolgersi in una propria -direzione indipendente e, almeno per ora, subisce -più del matrimonio borghese l'influenza -della legislazione sociale. Questa, è vero, toglie -ai genitori parte delle cure pei fanciulli, ma, -col divieto del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche, -colla diminuzione delle ore di lavoro degli -adulti e con altrettali disposizioni, paralizza -una quantità di forze tendenti all'abolizione -od alla decomposizione della famiglia. Oltracciò, -nel mondo dei lavoratori è regola quasi -generale che col matrimonio la donna abbandona -il lavoro retribuito o lo limita sensibilmente, -dedicandosi sovratutto alla direzione -della casa. Il piede di casa individuale importa -senza dubbio un sensibile spreco di lavoro, -ma l'attrattiva d'una casa propria è talmente -forte per la grande maggioranza degli uomini, -da far loro preferire il sovrappiù necessario -di lavoro casalingo ai cresciuti mezzi di godimento, -che sarebbero apportati dalla trasformazione -<span class="pagenum" id="Page_xxii">[xxii]</span> -della economia domestica in industrie -pubbliche. Si può certamente constatare -una serie di fenomeni, che contribuiscono a -rendere <i>meno gravosa</i> ed a <i>completare</i> la vita -domestica individuale — ma non si può punto -constatarne la dissoluzione, almeno nella classe -lavoratrice. Il problema del servizio nella casa -borghese, che si agita attualmente nei paesi -progrediti, non minaccia affatto la casa operaia. -</p> - -<p> -È del pari dubbio se noi andiamo incontro -ad un'epoca in cui al matrimonio monogamico -saranno tolte le sue basi economiche. La necessità -della coesistenza della prostituzione -con questo matrimonio può sostenersi soltanto -da chi al concetto di «monogamia» dà un -significato soverchiamente gretto. Dell'odierno -matrimonio dei lavoratori, Engels afferma che -esso è monogamico nel significato etimologico, -ma non affatto nel significato storico della -parola. Tuttavia, che cosa devesi intendere per -«monogamico nel significato storico»? Chi ben -guardi, tale espressione è da Engels usata per -indicare quella <i>forma</i>, in cui primitivamente -la monogamia si svolge da precedenti forme -di connubii (connubio per gruppi o per coppie), -ossia il connubio individuale con predominio -quasi assoluto dell'uomo sulla donna. -Egli medesimo, però, ammette che la monogamia -non apparve punto dappertutto nella -«rude forma classica» assunta, secondo lui, -presso i Greci, indicando inoltre come essa -si distingua nei diversi paesi con tratti differenti. -Se ne dovrebbe concludere che il concetto -di «monogamia» non si esaurisce nel -significato connesso alla forma primordiale; e -<span class="pagenum" id="Page_xxiii">[xxiii]</span> -che siamo quindi autorizzati ad applicarlo a -tutti i connubii fra un solo uomo e una sola -donna, il cui intento sia superiore a quello -d'un semplice appaiamento o d'un appaiamento -a durata fissa. -</p> - -<p> -Quell'elemento, già così importante nella -conclusione del matrimonio, ch'è l'armonia -spirituale o psichica e quindi il completamento -reciproco dei due, è affatto trascurato da Engels, -sebbene col progredire della civiltà esso -divenga nel matrimonio un coefficiente di sempre -maggiore importanza. Ma conviene che -cadano non pochi ostacoli, che scompaiano -non pochi pregiudizii, prima che cessi lo stato -d'inferiorità della donna di fronte all'uomo; e -quindi il matrimonio, ch'è quanto dire l'unità -della famiglia, ha dinanzi a sè ancora molto -tempo per mantenersi essenzialmente monogamico. -</p> - -<p> -Un discorso analogo può tenersi per quel -che riguarda lo Stato. Anche per quest'istituto -vediamo Engels fondarsi su una definizione -che s'attaglia alle sue <i>particolarità iniziali</i> — formazione -del dominio di classe — per predirne -la futura scomparsa. Ora, nel corso dell'evoluzione, -lo Stato ha sostanzialmente ampliato -le sue forme, assumendo sempre nuove -funzioni. Non ne parla Engels stesso come d'un -organo di divisione del lavoro sociale? E dovrà -per questo credersi che, tolto di mezzo il presupposto -or ora menzionato, anche lo Stato -abbia a spegnersi o a paralizzarsi? Ciò mi -sembra estremamente inverosimile. Infatti, l'evoluzione -che procede sotto i nostri occhi ci mostra -che, all'opposto, man mano lo Stato cessa -d'essere l'organo del dominio o dell'oppressione -<span class="pagenum" id="Page_xxiv">[xxiv]</span> -di classe, più va estendendosi la sua -sfera d'azione. Ed anche nei suoi primordi -esso non è un semplice congegno di codesta -oppressione: il suo sorgere coincide colla formazione -di grandi unità di popoli, entro confini -fissi, con sedi stabili e la cui coesione non -è più dovuta esclusivamente alle associazioni -familiari. Esso nasce <i>dall'aumento numerico</i> -e dalla <i>densità</i> della popolazione stabile su un -dato territorio; nè potendosi tale aumento concepire -senza una grande <i>ricchezza economica</i> -e lunghi <i>periodi pace</i>, ecco che lo Stato nascente, -pur essendo un mezzo di dominazione -di classe, è altresì il caposaldo e l'espressione -d'un grande progresso sociale. Il che ci è pure -mostrato dallo stesso Engels, allorquando nella -federazione delle razze irocchesi scorge il crollo -di quella costituzione gentilizia, che precorse -l'instaurazione dello Stato e ch'era troppo limitata -e gretta per tollerare un sensibile progresso -sovra il tenore di vita degli Indiani in -continua guerra pei territorii di caccia, ecc. -Se, adunque, al suo apparire, lo Stato serviva -alla dominazione di classe, o se venne foggiato -da classi dominanti intente a consolidarsi il -potere, si tratta d'una faccia del suo organismo, -che non forma se non <i>una particolarità secondaria</i>, -radicata non nelle forze che agiscono -permanentemente, ma bensì nelle <i>transitorie -circostanze</i> della sua creazione e conservazione. -La scomparsa dello Stato presuppone -non solo l'abolizione del dominio di classe, ma -lo spezzarsi altresì delle grandi unità nazionali -per far luogo ad associazioni staccate di -piccole corporazioni o gruppi. Quest'ultimo -evento è però più che improbabile. Per quanto -<span class="pagenum" id="Page_xxv">[xxv]</span> -il principio democratico della federazione sia -destinato a trionfare e a informare il rapporto -dei gruppi locali e professionali collo Stato — e -io penso che sia questo uno fra i più importanti -problemi contemporanei — la molteplicità -e multiformità dei gruppi ed il continuo -aumento dei congegni della società sono tuttavia -segni certi che non ne conseguirà la -soppressione dell'organismo che tutti li abbraccia, -cioè dello Stato. -</p> - -<p> -Vero è soltanto che cadrà lo Stato sfruttatore -ed oppressore. Ma questa non è se non -una particolare forma di Stato, e non lo Stato -in generale. -</p> - -<p> -Furono, come già si disse, concetti appresi -da Fourier e da Hegel che condussero Engels -a identificare sostanza e forma od a -prendere pel tutto un lato particolare della -cosa. Anche Fourier abolisce lo Stato, sostituendogli -l'associazione dei falansteri; il concetto -poi che lo Stato scompare insieme al -dominio di classe, donde è generato, corrisponde -alla formula hegeliana, per la quale la -negazione della negazione è legge dell'evoluzione. -Ma, per quanto in Fourier e Hegel si ammirino -due illustri precursori della moderna -dottrina dell'evoluzione, ciò non toglie l'errore -insito nelle loro formule, e che consiste precisamente -nel rilevare trasformazioni assolute -o totali là dove in realtà non si riscontrano se -non mutazioni relative. -</p> - -<p> -Ma facciamo punto colle riserve, le quali -han di mira soltanto singole pagine del lavoro -di Engels, lasciandone pressochè intatto il -complesso, e le quali non vietano d'apprezzarne -l'alto valore. Ogni esposizione storica, ogni -<span class="pagenum" id="Page_xxvi">[xxvi]</span> -interpretazione di evoluzioni storiche è, fino -a un certo segno, una creazione ed offre un -elemento soggettivo determinato dalla personalità -dell'autore. A nessuno è concesso presentare -la verità nella sua pienezza, o per lo -meno esprimere sempre esattamente il rapporto -di tutti i fattori di un fenomeno. In -questa materia, poi, si è quasi sempre dinnanzi -ad ipotesi, più o meno verosimili, ma -che non sono ancora certezza. Così lo stesso -Engels modificò nella quarta edizione di questo -libro taluni passi della prima ed avrebbe, -occorrendo, fatto lo stesso nelle edizioni successive. -Il suo libro non è un catechismo, ma -un tentativo di rappresentare le forze e le -circostanze che foggiarono i tre più importanti -istituti giuridico-sociali della società incivilita -e ne conservarono le forme a noi conosciute: -proprietà, famiglia, Stato. -</p> - -<p> -Se Engels quà e là può ingannarsi nel valutare -l'influenza di talune fra queste forze in -date evoluzioni, ce ne compensa l'ammirabile -finezza, con cui egli ci esibì un quadro vivace, -intuitivo, del loro complesso. Tanto la muta -azione degli elementi economici che, quasi -inavvertiti, minano le fondamenta di società -o d'istituzioni sociali, rendendone prima possibile, -poi inevitabile, la trasformazione, quanto -l'influenza delle forze soggettive o ideologiche, -sono esposte in modo meraviglioso. Pochi -possiedono, al pari di Engels, la dote d'offrire -molto in breve contorno, senza divenir pesanti. -Egli è sempre chiaro e vivo, maestro nell'analisi -e nell'arte di scegliere, nella molteplicità -dei fenomeni e delle forze, sempre i fenomeni -e le forze prevalenti. Sono queste qualità che -<span class="pagenum" id="Page_xxvii">[xxvii]</span> -rendono prezioso il suo libro anche agli etnologi -di professione, così esposti al pericolo di -perdere di vista, nelle ricerche speciali, le correlazioni -generali delle cose. Per la democrazia -socialista, poi, esso ha il notevole merito -di renderle famigliari i risultati d'una scienza, -alla quale la massa dei socialisti non potè -dedicare soverchio tempo e che pure è di non -lieve importanza per intendere l'essenza della -società. Si potranno sottoporre a revisione i -particolari di questo libro, ma, come guida -per conoscere i problemi della storia primitiva, -esso è insuperabile. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Edoardo Bernstein.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xxviii">[xxviii]</span> -</p> - -<h2 id="avvertenze">AVVERTENZE FILOLOGICHE</h2> -</div> - -<p> -Fu durante gli squallidi e non volontarii ozii del reclusorio -di Pallanza che potei dedicare parecchie giornate -a una diligente revisione di questa versione — completata -colle notevoli aggiunte dell'ultima edizione tedesca — dell'amico -prof. Martignetti. Dei ritocchi intesi soltanto a -viemmeglio italianizzarne lo stile — talvolta, per delicato -scrupolo di fedeltà, un po' tedescamente duro — non occorre -ch'io m'intrattenga. Debbo invece al traduttore e -al lettore e alla memoria di Engels — il quale, buon -conoscitore della nostra come di quasi tutte le moderne -lingue europee, aveva approvato la prima versione (Benevento, -1885), e che pur troppo non è più là perchè, nei -dubbii, possiamo consultarlo, come solevamo — debbo un -po' anche a me stesso, per la responsabilità che ciascuno -deve assumere dei fatti suoi, un chiarimento su quelle -modificazioni, che, toccando ad alcune parole, se così -posso esprimermi, <i>sostanziali</i> potrebbero essere soggetto di -critica. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -<span class="smcap">Einzelehe.</span> — Questo termine ricorre frequentissimo -nel volume e appartiene a quella che chiamerei la «terminologia -tecnica» dell'autore. Martignetti, e con esso il -Sig. Enrico Ravé, che voltò questo libro in francese<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>, -lo traducono quasi sempre con <i>monogamia</i>, <i>matrimonio -monogamico</i>, al pari della parola <i>Monogamie</i>, che l'Engels -<span class="pagenum" id="Page_xxix">[xxix]</span> -impiega pure con non minore frequenza. Letteralmente, -<i>Einzelehe</i> significa <i>connubio singolare</i> o <i>di singoli</i>, cioè -connubio di due sole persone, in contrapposizione alle -varie forme di <i>connubio plurale</i>, (poligamia, poliandria, -connubio per gruppi, ecc.). Io, dovunque l'Engels adopera -<i>Einzelehe</i>, sostituii — ad evitare anche il doppio senso -dell'aggettivo «singolare» — la dizione «connubio (o -unione coniugale) <i>individuate</i>». -</p> - -<p> -Invero, finchè si credette che, di connubii plurali, non -esistessero che le forme tradizionalmente note — poligamia -e poliandria — e, viceversa, di connubii singolari, -la sola forma monogamica, il vocabolo <i>monogamia</i> rispondeva -e bastava. Ma le scoperte del Morgan, illustrate -dall'Engels, rovesciarono cotesto semplicismo. Questo volume -ci apprende come, da un lato, la poligamia e la -poliandria siano state precedute (a prescindere dall'antichissima -e supposta promiscuità assoluta, che non sarebbe -una forma, anzi sarebbe piuttosto la negazione di -ogni forma di vero connubio) da molteplici modi di una -unione coniugale, che ha insieme della poliandria e della -poligamia, senza essere nè l'una, nè l'altra, e che fu chiamata -«connubio per gruppi» (<i>Gruppenehe</i>): nel quale -tutta una serie di donne erano mogli di tutta una serie -di mariti, e del quale la forma <i>punalua</i> sarebbe stata il -tipo più evoluto e classico. Ci apprende, dall'altro lato, -che, assai prima che trionfasse la rigorosa monogamia -dei tempi storici (<i>feste Monogamie</i>), la quale del resto -non significa sempre — non significò mai, secondo Engels — la -limitazione del rapporto sessuale abituale ad una -coppia unica; usarono, per quasi tutto il periodo della -Barbarie e per gran parte altresì dell'epoca selvaggia, -forme varie di connubii a tempo, dal vincolo più o meno -rilassato (<i>lockre Monogamie</i>), ma fra due sole persone; -vere forme dunque di connubio <i>singolare</i> od <i>individuale</i> -(<i>Einzelehe</i>). La <i>Paarungsehe</i>, connubio per coppie, -o <i>sindiasmico</i>, sarebbe stata la forma classica di questi -<span class="pagenum" id="Page_xxx">[xxx]</span> -maritaggi, risolubili per mutuo consenso, o per volontà -di una delle parti, rimanendo i figli alla madre. -</p> - -<p> -Non solo: ma, mentre le varie forme di connubio per -gruppi tennero un larghissimo posto nella evoluzione -umana e durarono per millennii, come unioni perfettamente -organizzate, sulle quali imperniavasi un sistema -complicato e ben fisso di parentela e tutta una costituzione -sociale; l'Engels ci dimostra come la poligamia e -la poliandria, queste forme di connubii per gruppo unilaterali, -non poterono essere mai se non l'eccezione e, com'egli -si esprime, «un prodotto di lusso della storia» -(pag. 76). Dall'altro canto, la monogamia propriamente -detta, quella che l'Engels chiama preferibilmente <i>Monogamie</i>, -non si svolge dalle varie forme di connubio individuale, -e in particolare dal connubio sindiasmico, se -non a un dato momento della storia e sotto la pressione -di fattori speciali — fattori economici. — Fu dacchè l'allevamento -sistematizzato degli armenti, devoluto sopratutto -al sesso maschile, permise all'uomo di accumulare -ricchezze suscettive di appropriazione individuale e di -scambio, dalla proprietà delle quali la donna era esclusa: -fu soltanto da tale momento, il quale appare nello stadio -più avanzato della Barbarie, già quasi alle soglie dell'epoca -civile, che l'uomo — intendiamo il maschio umano — ebbe -possibilità ed interesse di modificare la forma di -famiglia per modo, da assicurare ai propri figli (la cui -paternità doveva, a tal uopo, risultare ben certa) l'eredità -di cotesti suoi beni. Caddero allora (nell'ipotesi dell'Engels) -il diritto materno e la discendenza in linea femminile; -l'uomo diventò, nella famiglia, il despota; si pretese dalla -donna (non si dice che la si ottenesse) la fedeltà più rigorosa, -e il connubio non fu più risolubile per sua iniziativa. -La «monogamia» nasce in questo momento, dopo -un lungo periodo di <i>Einzelehen</i> di varia natura; nasce, -col suo corteggio obbligato di infedeltà, specialmente mascolina, -di eterismo, di prostituzione; monogamia, in ogni -<span class="pagenum" id="Page_xxxi">[xxxi]</span> -caso, temperata e corretta dall'adulterio. E, com'essa è -nata da fattori economici, così con questi si trasforma; -ecco l'odierno matrimonio proletario, nel quale, per la rispettiva -indipendenza e quasi parità economica dei due -sessi, i caratteri storici della monogamia, la supremazia -del maschio, l'adulterio ecc., la stessa ferrea indissolubilità, -si ottundono; e più si ottunderanno quanto più (come -già sta avvenendo) i lavori domestici si trasformeranno -in servizio sociale. Il matrimonio proletario, dice l'Engels, -è monogamo <i>nel senso etimologico</i>, ma non affatto <i>nel -senso storico</i> della parola; il connubio dell'avvenire farà -della monogamia (intendasi qui, dunque, nel senso etimologico) -una realtà per la prima volta anche per l'uomo -(pagg. 92 e 97). -</p> - -<p> -Non è dunque un semplice accidente se l'Autore di -questo libro adopera distintamente le due diverse espressioni, -<i>Monogamie</i> ed <i>Einzelehe</i>; e generalmente (non -manca qualche esempio in contrario, ma in casi nei quali -non è possibile l'equivoco) adotta il termine greco per la -forma <i>storica</i> e il tedesco per la monogamia in senso <i>etimologico</i>, -e quindi nel significato più generale. Postochè -l'<i>Einzelehe</i> comprende la <i>Monogamie</i>, ma non viceversa, -e questa è preceduta e potrà essere susseguita da lunghissimi -periodi di <i>Einzelehen</i> che non sono <i>Monogamie</i>, è -chiaro che l'adottare un vocabolo solo per i due concetti -non può essere senza confusione. Sovente, infatti, la confusione -si affaccia. Qualche volta il Ravé tenta sfuggirle, -rendendo, per esempio, <i>Einzelehe</i> con «mariage unique»(?) -(pag. XIV), o risolve la difficoltà sopprimendone l'obbietto, -come a pag. 13, dove <i>Einzelehe</i> diventa <i>Ehe</i>: «ce genre -de mariage.....»; preceduto in questo spediente dal Martignetti -(ediz. 1885, pag. 21). Ma ecco un brano che mi -sembra risolutivo (cfr. più oltre, pag. 105-106; ultima ediz. -tedesca 1894, pagg. 71-72): -</p> - -<p> -«Or poiché — scrive l'Engels — l'amore sessuale è -di sua natura esclusivo,.... il connubio fondato sull'amore -<span class="pagenum" id="Page_xxxii">[xxxii]</span> -sessuale è, di sua natura, <i>Einzelehe</i>. Vedemmo quanta -ragione aveva Bachhofen di considerare il progresso dal -connubio per gruppi all'<i>Einzelehe</i> come l'opera sopratutto -delle donne; solo il passaggio dal connubio sindiasmico -alla <i>Monogamie</i> è dovuto agli uomini; e, storicamente,.... -agevolò la infedeltà degli uomini. Ecc.» -</p> - -<p> -Qui è ben chiaro che <i>Einzelehe</i> e <i>Monogamie</i> sono -distinti, successivi ed in contrapposto fra loro; fra essi, -cronologicamente, sta di mezzo il connubio sindiasmico, -forma speciale di <i>Einzelehe</i>, onde si è svolta la <i>Monogamie</i>. -Martignetti, nelle pagina manoscritte (il brano è -fra gli aggiunti nelle ultime edizioni tedesche), rendeva -<i>Einzelehe</i> nel primo caso con <i>monogamia</i>, nel secondo, -fatto accorto della contraddizione, con <i>matrimonio per -coppie</i>. Ravé si districa ancor peggio (pag. 108): -</p> - -<p> -«Mais, dès lors que, par sa nature, l'amour sexuel est -exclusif,.... le mariage basé sur l'amour sexuel est, de -par sa nature, la <i>monogamie</i>. Nous avons vu combien -Bachofen avait raison lorsqu'il considérait le progrés -du mariage par groupe au <i>mariage par couple</i>, comme -étant surtout l'oeuvre de la femme; seul le passage du -mariage syndiasmique à la <i>monogamie</i> peut être mis au -compte de l'homme; ecc.» -</p> - -<p> -Nel quale testo non solo si sostituisce arbitrariamente -«mariage par couple» — che sarebbe piuttosto la <i>Paarungsehe</i> -o connubio sindiasmico, del quale pure, nel -brano, è distintamente fatto cenno — alla generica <i>Einzelehe</i>; -ma il vocabolo <i>Monogamie</i> gioca due parti in -commedia, e, che è peggio, due parti contraddittorie: -quella di connubio individuale in genere (compresa la -<i>Paarungsehe</i>, e tutte le altre forme antiche e future) e -quella di monogamia nel senso storico, e cioè di quel -matrimonio, coevo alla proprietà privata e contrassegnato -dal dominio maschile, al quale si applica l'aforisma di -Fourier: «come nella grammatica due negazioni fanno -una affermazione, così nella morale coniugale due prostituzioni -formano una virtù.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xxxiii">[xxxiii]</span> -</p> - -<p> -Non giova moltiplicare gli esempi. Le cose dette bastano, -spero, a salvarmi da accusa di stranezza o di -temerità se, per rendere <i>Einzelehe</i>, coniai la dicitura -«connubio individuale», e sia pur che la frase non lusinghi -l'orecchio: l'importante, ad ogni modo, è di intenderci -sul significato. -</p> - -<p> -Analogamente, <i>Einzelfamilie</i> volli tradotta, anzichè -con «famiglia monogamica», con famiglia <i>individuale</i>, -o <i>singola</i>, od <i>isolata</i>, a seconda dei casi. <i>Isolirte familie</i> -usa in qualche caso l'Autore (ediz. tedesca, pag. 143), -che risponde alle <i>familles incohérentes</i> del Fourier, nella -nota a pag. 240 di questo volume. — Al vocabolo <i>matrimonio</i>, -quando si tratta di forme primitive, ho poi sostituito -<i>connubio</i>; non parendomi che alla <i>Einzelehe</i>, che -fioriva, non ancora staccata, sul tronco del connubio per -gruppi, possa imprimersi il suggello giuridico e contrattuale, -che il sostantivo <i>matrimonio</i>, storicamente e volgarmente, -porta con sè. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -<span class="smcap">Leiblich.</span> — L'aggettivo (letteralmente: <i>corporale</i>) è -impiegato dall'Engels a designare un rapporto di consanguineità -reale e diretta. Nelle famiglie per gruppi, in cui -tutta una serie di donne vive in comunanza coniugale con -una serie di uomini, questi sono reputati altrettanti padri, -quelle altrettante madri dei figli di ciascuna di esse; e -tutti i loro figli, anche quelli che nella nomenclatura -odierna chiameremmo cugini, sono reputati fratelli e sorelle -fra loro; i cugini (nel senso moderno) non esistono -ancora. Ma vi è pure di ciascun figlio una madre certa, -che lo ha generato, e un padre — il più spesso incerto — che -concorse direttamente al concepimento. Questi genitori, -e i fratelli e sorelle, figli di cotesta coppia, sarebbero -reciprocamente genitori, figli e fratelli e sorelle <i>leibliche</i>. -Nei rapporti però della parentela riconosciuta, in coteste -famiglie per gruppi, non erano propriamente <i>leiblich</i> se -non la genitrice verso i figli, e, fra loro, i figli di una -<span class="pagenum" id="Page_xxxiv">[xxxiv]</span> -stessa genitrice: <i>leiblichen Geschwister (das heisst von -mütterlichen Seite)</i>, scrive esplicitamente l'Engels parlando -della famiglia <i>punalua</i> (ediz. tedesca citata, pag. 21). — Martignetti -traduce talvolta <i>carnale</i>, tal'altra volta (di -fratelli e sorelle) <i>germani</i>. Ravé rende <i>leiblich</i> colle frasi: -<i>la mère propre, le vrai père</i>, e, trattandosi di fratelli e -sorelle, <i>germains</i>, e una volta (pag. 31) <i>utérins</i>; in un -luogo (pag. 118) lo sopprime. — Tutto ciò non solo genera -discordanza, ma si risolve (mi sembra) nel sostituire concetti -presi a prestito dalla famiglia moderna a quelli che -regnavano, e soli potevano regnare, nella famiglia per -gruppi. — Io preferii adottare invariabilmente l'aggettivo: -<i>carnale</i>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -<span class="smcap">Kultur, Kulturvölker, Kulturstufen.</span> — Non è -facile rendere nelle lingue latine, con vocabolo unico e -costante, il tedesco <i>Kultur</i> e i suoi composti. Martignetti -e Ravé traducono: <i>cultura</i>, <i>civilizzazione</i>, <i>popoli civilizzati</i>; -<i>culture</i>, <i>civilisation</i>, <i>peuples civilisés</i>, <i>cultivés</i>. -Se <i>Kultur</i> corrispondesse a <i>civiltà</i> o ad <i>incivilimento</i>, -noi ci troveremmo, sin dal primo capitolo (pag. 23), a intitolare -<i>Stadii preistorici di civiltà (Vorgeschichtliche -Kulturstufen)</i> il quadro dello stato selvaggio e della Barbarie! -Il Martignetti, infatti, e con esso il Ravé, ci danno -per popoli inciviliti (<i>civilizzati</i>, <i>civilisés</i>, <i>cultivés</i>) gli -<i>antiken Kulturvölkern</i> nei quali il diritto paterno si è -appena sostituito al diritto materno della <i>gens</i> primitiva, -i Greci dei tempi eroici, i Germani di Tacito, ecc., che -appartengono allo stadio superiore della Barbarie, anzi -quegli stessi <i>Kulturvölker</i> (ediz. tedesca, pag. 41; Martignetti, -1885, pag. 41; Ravé, pag. 63) nei quali cotesta -rivoluzione non si è ancora compiuta. -</p> - -<p> -L'antinomia è tanto più stridente in un libro, in cui -le tre grandi epoche dell'evoluzione umana (<i>selvaggia</i>, -<i>barbarica</i>, <i>civile</i>), e gli stadii di ciascuna di esse, sono -tratteggiati colla maggior precisione, e quegli epiteti acquistano -<span class="pagenum" id="Page_xxxv">[xxxv]</span> -un valore tecnico, che non ha nulla d'indeterminato. -D'altro canto, non potrebbe parlarsi di <i>Kulturvölker</i>, -alludendo a popoli che stagnano, senza speranza -di elevamento, nelle bassure sociali dello stato selvaggio od -anche barbarico, quasi sottratti alla legge della evoluzione -storica. Questi riflessi mi suggerirono di significare <i>Kulturvölker</i> -con l'equivalente: «popoli <i>tendenti</i> od <i>avviati a -civiltà</i>» od anche, dove il senso lo comporta, «<i>più o -meno inciviliti</i>», e <i>Kulturstufen</i> con <i>stadii dell'evoluzione</i>. -«<i>Coltura</i>», «<i>coltivati</i>», in italiano e in francese, -hanno altro senso preciso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -<span class="smcap">Preisgebung.</span> — In più luoghi l'Engels ci parla del -costume, durato a lungo fra gli antichi popoli, e tuttora -esistente presso popolazioni barbariche, pel quale le fanciulle, -prima di passare al connubio individuale, o anche -le donne durante questo, dovevano, in dati periodi, <i>sich -preisgeben</i> (abbandonarsi, darsi in balia) ad unioni sessuali -più o meno promiscue; avanzo e riconoscimento -della tradizione dei tempi, nei quali le donne appartenevano -indistintamente a tutti gli uomini della tribù, o, in -uno stadio successivo, a tutti gli uomini della tribù che -non fossero della loro <i>gente</i>; e, insieme, sorta di sacrificio -espiatorio (<i>Sühnopfer</i>), col quale acquistavano il diritto -alla relativa castità del connubio individuale già -sorto. -</p> - -<p> -A non voler meritare il rimprovero che l'Engels muove -al Westermark (V. più oltre, pag. 43) di «guardare lo stato -di cose primitivo colla lente del lupanare», non mi pare -possibile tradurre il concetto della <i>Preisgebung</i>, come fa -talora il Ravé (pag. 53, 80, ecc.), coi vocaboli moderni -<i>prostituirsi</i> e <i>prostituzione</i>. Simili espressioni (<i>Prostitution</i>, -<i>Prostituirten</i>) sono a preferenza, se non sempre, -impiegate dall'Engels per indicare il far commercio e lucro -di sè, la moderna prostituzione venale o professionale, -figlia dell'epoca proprietaria e compagna inevitabile del -<span class="pagenum" id="Page_xxxvi">[xxxvi]</span> -predominio maschile e del matrimonio monogamico, colla -quale l'antica promiscuità nulla aveva di comune; nè -quindi poteva avervi alcunchè di comune quest'altra promiscuità, -rituale o simbolica, avvenisse pure talvolta a -prezzo di denaro (<i>Hingebung für Geld</i>), denaro che in -origine passava al tesoro del tempio nel quale celebravasi -il rito d'amore (pag. 84). Lo stesso <i>eterismo</i> dei Greci, -comechè le <i>Etere</i> fossero straniere o liberte, non è ancora -la vera prostituzione. Giova rammentare come l'Engels, -in una nota (pag. 45), rimproveri al Goethe di avere, in -una sua ballata, troppo assimilato la <i>religiöse Frauenpreisbung</i> -degli antichi alla prostituzione moderna. -</p> - -<p> -Il Martignetti ben avvertì la differenza e soleva tradurre -<i>Preisgebung</i> con <i>abbandono</i>. Questa espressione -dovette soltanto venir completata, perchè non apparisse -un pudibondo eufemismo. -</p> - -<p class="indl"> -(<i>Aprile 1901</i>) -</p> - -<p class="indr"> -<b>Filippo Turati.</b> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="prefazioni">Prefazioni dell'Autore</h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<p class="title"> -PREFAZIONI DELL'AUTORE -</p> - -<h3 id="pref1" title="Prefazione alla prima edizione">I. — Alla 1.ª edizione (1884).</h3> -</div> - -<p> -I capitoli che seguono sono in certo modo l'esecuzione -di un legato. Un uomo del valore di Carlo -Marx si era riservato di esporre i risultati delle -investigazioni di Morgan, in relazione con quelli -delle sue — in certi limiti, oso dire delle nostre — ricerche -storiche materialistiche e di chiarirne -quindi tutta l'importanza. Morgan aveva pure scoperto -di nuovo, a modo suo, in America, la concezione -materialistica della storia, scoperta 40 anni -prima dal Marx; e, nel suo paragone della barbarie -colla civiltà, era stato condotto da essa, nei punti -principali, ai medesimi risultati del Marx. E come -il <i>Capitale</i> fu per lunghi anni saccheggiato con -tanta premura dagli economisti di mestiere in Germania -quanta fu la perfidia con cui si adoperarono -a ucciderlo col silenzio, così, in modo affatto simile, -venne trattato il libro di Morgan <i>Ancient Society</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -dai portavoce della scienza «preistorica» in Inghilterra. -Il mio lavoro può supplire assai debolmente -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -quello che non fu concesso di fare al mio -estinto amico. -</p> - -<p> -Mi stanno però dinnanzi — e li riprodurrò per -quanto sia possibile — i commenti critici ond'egli -accompagnò i minuziosi estratti dal Morgan. -</p> - -<p> -Secondo la concezione materialistica, il movente -essenziale e decisivo, nella storia, sta nella produzione -e nella riproduzione della vita immediata. -Queste, a loro volta, sono di due specie. Da una parte, -la produzione delle sussistenze: alimenti, vesti, abitazioni, -e degli strumenti che le procacciano; dall'altra, -la procreazione degli stessi uomini, la riproduzione -della specie. Le istituzioni sociali, sotto le quali vivono -gli uomini di una data epoca storica e di un dato -paese, sono determinate da entrambi i modi della -produzione: per una parte, dal grado di sviluppo -del lavoro; per l'altra, dal grado di sviluppo della -famiglia. Meno sviluppato è il lavoro, più limitata -è la quantità dei suoi prodotti, ossia della ricchezza -sociale, e tanto più l'ordinamento sociale si vede -dominato da vincoli di sangue. In questo assetto -sociale, basato su legami di consanguineità, si -sviluppa intanto sempre più la produttività del lavoro; -insieme ad essa la proprietà privata e lo -scambio, la differenza di ricchezza, l'impiego di forza -di lavoro estranea, e con ciò la base degli antagonismi -di classe: nuovi elementi sociali che, nel -corso delle generazioni, si sforzano di adattare l'antica -costituzione sociale alle nuove condizioni, sino -a che finalmente la loro incompatibilità produce -una completa rivoluzione. La vecchia società, basata -su vincoli di sangue, è frantumata nella collisione -colle classi sociali novellamente sviluppatesi; subentra -una nuova società, compendiata nello Stato, -le cui unità costitutive non sono più gruppi consanguinei, -ma locali; una società, nella quale l'ordinamento -della famiglia è interamente dominato -dall'ordinamento della proprietà, e nella quale si svolgono -liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di -classi, in cui consiste tutta la storia fin ora <i>scritta</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<p> -Il gran merito di Morgan è di avere scoperta -e riprodotta, nelle sue linee principali, questa base -preistorica della nostra storia scritta, e di aver trovata, -nei gruppi consanguinei degl'Indiani dell'America -del nord, la chiave che ci scioglie gli enigmi -più importanti, finora insolubili, delle più antiche -storie, greca, romana e germanica. Ma il suo scritto -non è l'opera di un giorno. Egli lottò circa quarant'anni -col suo soggetto, finchè lo ebbe dominato -completamente. E perciò il suo libro è anche una -delle opere del nostro tempo, di cui possa dirsi che -«fanno epoca». -</p> - -<p> -Nel complesso dell'esposizione che segue, il lettore -distinguerà facilmente la parte di Morgan dalla mia. -Nelle parti storiche sulla Grecia e su Roma, ai dati di -Morgan, ne aggiunsi altri, ond'io potevo disporre. -I capitoli sui Celti e sui Germani sono essenzialmente -miei; Morgan, a questo proposito, disponeva -quasi soltanto di fonti di seconda mano e, per quel -che riguarda i Germani, non possedeva, all'infuori -di Tacito, che le cattive adulterazioni liberali del -signor Freeman. Le deduzioni economiche, bastevoli -al Morgan pel suo scopo, ma affatto insufficienti -pel mio, sono state tutte da me rimaneggiate. -E s'intende, infine, che io sono responsabile -di tutte le conclusioni nelle quali Morgan non è -espressamente citato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -</p> - -<h3 id="pref4" title="Prefazione alla quarta edizione">II. — Alla 4.ª edizione (1891).</h3> -</div> - -<p> -Le precedenti edizioni di questo lavoro, malgrado -la loro grande tiratura, sono esaurite da circa sei -mesi, e già da gran tempo l'editore mi chiedeva di -curare una nuova edizione. Lavori più urgenti mi -tolsero di occuparmene finora. Dalla 1.ª edizione -scorsero 7 anni, durante i quali la conoscenza delle -forme primitive di famiglia fece rilevanti progressi. -Diventavano perciò necessarie diligenti rettifiche -ed aggiunte, tanto più che, volendosi fare una edizione -stereotipa, è da tener conto della impossibilità -di apportarvi, per qualche tempo, ulteriori -modificazioni. -</p> - -<p> -Sottoposi quindi a un'accurata revisione il testo -e vi introdussi una serie di aggiunte; sperando -così di avere fatto opera che risponda allo stato -odierno della scienza. Darò inoltre, nel corso di -questa prefazione, un rapido sguardo allo sviluppo -della storia della famiglia da Bachofen a Morgan; -e ciò, sopratutto, perchè la scuola preistorica inglese, -sciovinisticamente ispirata, continua a fare -tutto il possibile per seppellire nel silenzio la rivoluzione -portata nei criteri della preistoria dalle -scoperte di Morgan, pur continuando, senza uno -scrupolo al mondo, ad appropriarsi i risultati da -lui ottenuti. E, purtroppo, questo esempio, dato dagli -inglesi, è seguito anche altrove. -</p> - -<p> -Il mio lavoro ebbe diverse traduzioni. La prima -fu l'italiana: <i>L'origine delia famiglia, della proprietà -privata e dello Stato</i>, versione di <span class="smcap">Pasquale -Martignetti</span>, riveduta dall'autore; Benevento 1885. -Poi la rumena: <i>Origina familei, proprietatei private -si a statului</i>, traducere de <span class="smcap">Ioan Nadejde</span>, -nel periodico <i>Contemporanul</i> di Iassy, dal settembre -1885 al maggio 1886. In seguito la danese: -<i>Familjens, Privatejendommens og Siatene Oprindelse</i>, -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -Dansk, af Forfatteren gennemgaaet Udgave, -besörget af <span class="smcap">Gerson Trier</span>; Köbenhavn 1888. Una -traduzione francese di <span class="smcap">Enrico Ravé</span>, fatta sulla -presente edizione tedesca, è in corso di stampa<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. -</p> - -<hr class="tiny" /> - -<p> -Sino al 1860 non si può dire esistesse una storia -della famiglia. La scienza storica stava ancora, per -questo riguardo, sotto l'esclusiva influenza dei -cinque libri di Mosè. La famiglia patriarcale, quivi -descritta più minutamente che altrove, non solo -era accettata senz'altro come la forma più antica, -ma era anche — astrazion fatta dalla poligamia — identificata -con la odierna famiglia borghese; -così che la famiglia propriamente non avrebbe -avuto in generale alcuno sviluppo storico, ammettendosi -tutt'al più che nell'epoca primitiva potesse -esservi stato un periodo di rapporti sessuali sottratti -ad ogni regola. -</p> - -<p> -È vero che, oltre all'unione coniugale individuale<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>, -si conoscevano la poligamia orientale -e la poliandria indo-tibetana; ma queste tre -forme non si riusciva a ordinarle in una concatenazione -storica e figuravano senza nesso l'una -accanto all'altra. Che in alcuni popoli della storia -antica, come in alcuni selvaggi dell'oggi, la discendenza -fosse determinata non dal padre, ma -dalla madre, e quindi la linea femminile fosse considerata -come la sola valida; che in molti popoli -odierni il matrimonio fosse vietato entro il limite -di certi grandi gruppi, allora non peranco bene -studiati, e che quest'uso si trovi in tutte le parti -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -del mondo — questi fatti in verità erano noti e -se ne raccoglievano sempre nuovi esempi. Ma non -si sapeva che cosa cavarne, e ancora nelle <i>Researches -into the early history of mankind</i> ecc., di -<span class="smcap">E. B. Tylor</span>, 1865, essi figurano semplicemente come -«strani costumi», allato al divieto, in vigore presso -alcuni selvaggi, di toccare tizzoni ardenti con ordigni -di ferro, e ad altre analoghe futilità religiose. -</p> - -<p> -La storia della famiglia data dal 1861, dall'apparizione -del «<i>Mutterrecht</i>» («<i>Diritto materno</i>») -di <span class="smcap">Bachofen</span>. L'autore vi afferma: -</p> - -<p> -1.º Che gli uomini da principio vivevano in rapporti -sessuali promiscui, che egli, con espressione -impropria, qualifica <i>eterismo</i>; -</p> - -<p> -2.º Che tali rapporti sessuali escludono ogni certezza -di paternità; che quindi la genealogia non -poteva essere determinata se non in linea femminile, -secondo il diritto materno; e che questo in -origine si verificò presso tutti i popoli dell'antichità; -</p> - -<p> -3.º Che, in conseguenza, le donne, quali madri -ed uniche parenti certe della giovane generazione, -godettero un così alto grado di stima e di considerazione, -da ottenere, secondo il concetto di Bachofen, -un predominio assoluto (ginecocrazia); -</p> - -<p> -4.º Che il passaggio al connubio individuale, -per cui la donna appartiene esclusivamente ad -un uomo, includeva la violazione di una legge religiosa -primitiva (ossia, in effetti, una violazione -del tradizionale diritto degli altri uomini sulla medesima -donna), violazione che doveva essere espiata, -o la cui tolleranza la donna doveva riscattare, coll'abbandonarsi -per un dato periodo ad amori promiscui. -</p> - -<p> -Bachofen prova queste tesi con passi innumerevoli -della letteratura classica antica, cercati e -raccolti con una diligenza straordinaria. La evoluzione -dall'«eterismo» alla monogamia e dal diritto -materno al paterno si effettua, secondo lui, -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -specialmente fra i Greci, in virtù di un continuo -sviluppo dei concetti religiosi, della intrusione di -nuove deità, rappresentanti le nuove idee, nei -gruppi degli dei tradizionali, che rappresentavano -le idee antiche; sicchè queste venivano mano mano -soppiantate da quelle. Non è quindi lo sviluppo delle -condizioni reali della vita umana, ma il loro riflesso -religioso nelle menti degli uomini, che, secondo -Bachofen, ha operato i cangiamenti storici nella -reciproca posizione sociale dell'uomo e della donna. -</p> - -<p> -Bachofen presenta quindi l'<i>Oreste</i> di Eschilo come -la rappresentazione drammatica della lotta tra l'agonizzante -diritto materno e il nascente, anzi ormai -vittorioso, diritto paterno nell'epoca eroica. Clitennestra, -per amore del suo amante Egisto, ha -ucciso lo sposo Agamennone, reduce dalla guerra -di Troja: ma Oreste, figlio suo e di Agamennone, -vendica l'assassinio del padre, uccidendo la propria -genitrice. Le Erinni, le demoni protettrici del diritto -materno, pel quale l'assassinio della madre è -il più grave ed inespiabile delitto, perseguitano -Oreste; ma Apollo, che, per mezzo del suo oracolo, -ha incitato Oreste a vendicare il padre, e Minerva, -chiamata come arbitra — le due deità, che qui -rappresentano il nuovo ordine paterno — lo difendono: -Minerva ascolta le due parti. Tutta la -controversia si riassume nel dibattito tra Oreste e -le Erinni. Oreste afferma che Clitennestra ha perpetrato -un doppio misfatto: perchè essa ha ucciso -lo sposo di lei e insieme anche il padre di lui. -Perchè dunque le Erinni perseguitano lui e non -essa, che è la più colpevole? La risposta delle -Erinni vi colpisce: -</p> - -<div class="poem"> -<p> -«Essa <i>non era consanguinea</i> dell'uomo che ha ucciso.» -</p> -</div> - -<p> -L'assassinio di un uomo non consanguineo, anche -se è lo sposo, è espiabile; non concerne le Erinni; -loro solo ufficio è punire l'assassinio tra consanguinei -e, secondo il diritto materno, il più grave -ed inespiabile è l'assassinio della madre. Ma Apollo -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -interviene come difensore di Oreste, e Minerva fa -votare gli Areopagiti, i giudici ateniesi; i voti -sono eguali per l'assoluzione e per la condanna; -allora Minerva, che presiede l'Areopago, dà il suo -voto favorevole ad Oreste e lo assolve. Il diritto -paterno ha vinto il diritto materno, gli «dei di -giovane schiatta», come le Erinni li qualificano, -vincono le Erinni, che alla fine si lasciano pur -esse persuadere ad assumere un nuovo ufficio in -servizio del nuovo ordine di cose. -</p> - -<p> -Questa interpretazione, nuova ma giusta, dell'<i>Oreste</i>, -è uno dei passi migliori e più belli di -tutto il libro, ma essa prova altresì che Bachofen -crede alle Erinni, ad Apollo e a Minerva quanto -almeno, a suo tempo, vi credeva lo stesso Eschilo: -egli crede cioè che furono appunto questi miti che -nel tempo eroico della Grecia compirono il miracolo -di abbattere il diritto materno e di sostituirlo -col diritto paterno. È chiaro come codesto modo -di vedere, secondo il quale la religione è considerata -la leva decisiva della storia del mondo, debba -finalmente riuscire ad un mero misticismo. Gli è -perciò che la fatica spesa intorno al grosso in quarto -del Bachofen è assai dura e ben lungi dall'essere -sempre rimuneratrice. Ciò però non menoma il -grande merito di questo pioniere; egli, pel primo, -alle frasi vaghe, con cui si alludeva allo stato -primitivo di promiscuità sessuale, sostituì la prova, -emergente da infinite traccie contenute nella letteratura -classica antica, che, prima del connubio -individuale, ebbe vita, presso i Greci e gli Asiatici, -uno stato di cose, nel quale, non solo un uomo -aveva rapporto sessuale con parecchie donne, ma -una donna con parecchi uomini, senza che i costumi -ne fossero offesi. Egli ha provato che questo -uso non sparì senza lasciar tracce di sè in un abbandono -temporaneo a rapporti sessuali promiscui, -col quale le donne dovevano acquistare il diritto -al connubio individuale; che, quindi, la discendenza, -in origine, non poteva essere determinata -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -se non in linea femminile, da madre a madre; che -questa validità esclusiva della discendenza femminile -si conservò a lungo nell'epoca del connubio -individuale, malgrado la paternità assicurata o almeno -riconosciuta; e che, finalmente, questa originaria -posizione delle madri, come le sole progenitrici -certe dei loro figli, assicurava ad esse, e -quindi alle donne in generale, una condizione sociale -più elevata di quella avuta in qualsiasi epoca -posteriore. Per verità Bachofen non ha espresso -queste tesi così chiaramente, impedito come egli -era dal suo concetto mistico. Ma egli le ha dimostrate, -e nel 1861 questo equivaleva a una rivoluzione -completa. -</p> - -<p> -Il grosso in-quarto di Bachofen era scritto in -tedesco, ossia nella lingua della nazione che allora -meno s'interessava alla preistoria della famiglia -odierna; rimase perciò sconosciuto. Il suo immediato -successore sullo stesso terreno si presentò -nel 1865, senza sapere nulla di Bachofen. -</p> - -<p> -<span class="smcap">J. F. Mac Lennan</span> fu la perfetta antitesi del -suo precursore. Invece del mistico geniale, abbiamo -qui l'arido giurista; invece della esuberante fantasia -poetica, le plausibili combinazioni dell'avvocato -patrocinante. Mac Lennan trova, presso molti popoli -selvaggi, barbari ed anche inciviliti dei tempi antichi -e moderni, una forma di matrimonio, nella -quale lo sposo, solo o coll'aiuto de' suoi amici, -deve fingere di rapire la sposa ai suoi parenti con -la violenza. Questo costume dev'essere la traccia -di un uso anteriore, in cui gli uomini di una tribù -si procuravano le donne togliendole effettivamente -colla forza da altre tribù. Or come nacque -questo «matrimonio di rapina»? Finchè gli uomini -poterono trovare donne a sufficienza nella -propria tribù, non vi era per esso alcun motivo. -D'altra parte, troviamo sovente che in popoli poco -evoluti esistono certi gruppi (che nel 1865 venivano -spesso identificati con le tribù), nell'interno -dei quali è vietato il matrimonio, sicchè gli uomini -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -devono prendere le mogli, e le donne i mariti, al -di fuori del proprio gruppo; mentre in altri popoli -c'è l'uso che gli uomini di un certo gruppo sono -obbligati a prendere le loro mogli soltanto nell'interno -del loro proprio gruppo. Mac Lennan chiama -i primi gruppi <i>esogami</i>, i secondi <i>endogami</i>, e stabilisce -senz'altro un'antitesi netta fra «tribù» -esogame ed endogame. E sebbene le sue stesse ricerche -sulla esogamia gli facciano toccare con -mano, che quest'antitesi, in molti casi, se non nella -più parte o addirittura in tutti i casi, non esiste -che nella sua imaginazione, egli la pone, cionullameno, -a base di tutta la sua teoria. Le tribù esogame -non possono, secondo lui, prendere le loro -donne che dalle altre tribù e, nello stato di guerra -permanente fra le tribù selvagge, questo non può -accadere se non per mezzo del ratto. -</p> - -<p> -Mac Lennan chiede poi: d'onde cotesta esogamia? -I concetti di consanguineità e di incesto, come -quelli che si sviluppano assai più tardi, non possono -averci che fare. La causa di quest'uso può ben essere -il costume, molto diffuso tra i selvaggi, di -uccidere, tosto dopo il parto, le neonate. Da ciò -un eccesso di maschi, in ogni tribù, e quindi la -necessità che più uomini possiedano una donna in -comune: la poliandria. Ne seguiva ancora che, -mentre si conosceva la madre di un neonato, non -se ne conosceva il padre; quindi parentela determinata -solo dalla linea femminile, con esclusione -della maschile — diritto materno. E un'ultima -conseguenza della scarsezza di donne nella tribù — scarsezza -mitigata, ma non eliminata, dalla poliandria — era -appunto il ratto sistematico e brutale -delle donne dalle tribù straniere. «Poichè -esogamia e poliandria derivano da una medesima -causa, dalla mancanza di equilibrio numerico tra i -due sessi, noi dobbiamo <i>considerare tutte le razze -esogame come primitivamente dedite alla poliandria</i>.... -E avere perciò come incontestabile, che, -presso le razze esogame, il primo sistema di parentela -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -sia quello che riconosce il vincolo di sangue soltanto -dal lato materno.» (<span class="smcap">Mac Lennan</span>, <i>Studies in -ancient history</i>, 1886. <i>Primitive marriage</i>, pag. 124). -</p> - -<p> -Il merito di Mac Lennan è di aver indicato -l'uso generale e la grande importanza di ciò che -egli chiama esogamia. Quanto al fatto dei gruppi -esogami, egli non l'ha punto <i>scoperto</i>, e non lo ha -neanche ben compreso. Prescindendo da precedenti -notizie isolate di molti studiosi, ai quali appunto -egli attinse, quella istituzione era stata descritta -con precisione ed esattezza presso i <i>Magar</i> indiani -dal <span class="smcap">Latham</span> (<i>Descriptive ethnology</i>, 1859), il quale -avea detto come essa fosse generalmente diffusa -e si trovasse in tutte le parti del mondo — e -questo in un passo citato dello stesso Mac Lennan. -E il nostro <span class="smcap">Morgan</span> l'aveva del pari indicata e -perfettamente descritta, sin dal 1847, nelle sue lettere -sugli Irocchesi, nella <i>American Review</i>, e nel -1851 nel suo <i>The league of the Iroquois</i>; mentre, -come vedremo, la curialesca intelligenza di Mac Lennan -aveva portato su questo punto una confusione -molto maggiore di quella che la fantasia mistica di -Bachofen abbia portato nel campo del diritto materno. -</p> - -<p> -Un altro merito di Mac Lennan è di aver riconosciuto -che l'ordine di discendenza secondo il diritto -materno fu il primitivo; sebbene in ciò lo -abbia preceduto Bachofen, come anch'egli ammise -più tardi. Ma anche qui egli non vede chiaramente -le cose: egli parla sempre di «parentela soltanto -in linea femminile» (<i>Kinship through females only</i>); -e questa espressione, giusta per il periodo anteriore, -continua ad applicarla a periodi posteriori -di sviluppo, quando la discendenza e l'eredità erano -bensì ancora determinate esclusivamente dalla linea -femminile, ma era contemporaneamente anche -riconosciuta ed espressa la parentela in linea maschile. -È il limitato criterio del giurista, che si -crea una formula fissa di diritto, e continua ad -applicarla invariabilmente ad istituzioni a cui, coll'andar -del tempo, è divenuta inapplicabile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<p> -Malgrado tutta la sua plausibilità, pare che la -teoria di Mac Lennan non sia sembrata molto fondata -neppure al suo stesso autore. Egli è sorpreso, -per esempio, dal fatto «notevole, che la forma del -ratto simulato delle donne sia più spiccata ed espressiva -precisamente presso quei popoli, nei quali -domina la parentela <i>maschile</i>» (ossia la discendenza -in linea maschile). (Pag. 140). E così pure: -«È un fatto strano, che, per quanto ci consta, -l'infanticidio non è praticato sistematicamente in -nessuno dei luoghi nei quali l'esogamia e la più -antica forma di parentela coesistevano.» (Pag. 146). -Due fatti che contraddicono direttamente la sua -spiegazione, e ai quali egli non sa contrapporre se -non nuove ipotesi, ancora più complicate. -</p> - -<p> -La sua teoria trovò, cionullameno, grande eco -e adesione in Inghilterra, dove Mac Lennan fu -generalmente considerato come il fondatore della -storia della famiglia e come la prima autorità in -questa materia. La sua antitesi di «tribù» esogame -ed endogame, per quante eccezioni e modificazioni -si constatassero, restò la base riconosciuta -dei concetti dominanti, e impedì di guardare liberamente -su questo campo, intralciando per tal -modo ogni serio progresso. Alla esagerazione delle -benemerenze di Mac Lennan, divenuta oggi di -moda in Inghilterra e altrove, è da contrapporre -che egli, con la sua antitesi erronea di «tribù» -esogame ed endogame, recò un danno ben maggiore -dei vantaggi derivati dalle sue indagini. -</p> - -<p> -Venivano frattanto in luce fatti che non si potevano -adattare nel suo piccolo quadro. Mac Lennan -non conosceva che tre forme di connubio: -poligamia, poliandria e connubio individuale. Ma, -una volta diretta l'attenzione su questo punto, si -trovarono prove sempre maggiori dell'esistenza, -presso popoli poco evoluti, di certe forme di connubio, -in cui una serie di uomini possedeva in -comune una serie di donne, e <span class="smcap">Lubbock</span> (<i>The origin -of civilization</i>, 1870) in questo matrimonio per gruppi -(<i>communal mariage</i>) ravvisò un fatto storico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p> -Subito dopo, nel 1871, venne in iscena <span class="smcap">Morgan</span> -con materiale nuovo e, sotto molti rapporti, decisivo. -Egli si era convinto che lo strano sistema di -parentela in vigore presso gl'Irocchesi era comune -a tutti gli aborigeni degli Stati Uniti, diffuso, cioè, -sopra un intero continente, quantunque in diretta -contraddizione coi gradi di parentela, quali risultano -dal sistema coniugale ivi in vigore. Con questa -convinzione, egli riuscì a determinare il Governo -federale americano a raccogliere notizie -intorno ai sistemi di parentela degli altri popoli, -sulla base di questionari e di tavole da lui stesso -redatti. E dalle risposte ottenute gli risultò: -</p> - -<p> -1.º che il sistema di parentela indo-americano era -in vigore anche nell'Asia, e, in forma alquanto modificata, -in Africa ed in Australia, presso numerose tribù; -</p> - -<p> -2.º che questo sistema di parentela si spiegava -completamente mercè una forma di matrimonio -per gruppi, che stava appunto allora per sparire in -Hawai e in altre isole dell'Australia; -</p> - -<p> -3.º che in queste stesse isole, allato a codesta -forma di connubio, era in vigore un sistema di -parentela, che non poteva spiegarsi se non con una -forma di matrimonio per gruppi ancora più primitiva -ed ora estinta. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Morgan</span> pubblicò le notizie raccolte, e le conclusioni -ch'egli ne traeva, nei suoi <i>Systems of -consanguinity and affinity</i> (1871), portando con ciò -la questione sopra un campo immensamente più -vasto. Partendo dai sistemi di parentela, e ricostruendo -le forme di famiglia corrispondenti, apriva -un nuovo campo di ricerche e spingeva lo sguardo -assai lontano nella preistoria della umanità. Accettato -questo metodo, doveva cadere la povera costruzione -di Mac Lennan. -</p> - -<p> -Questi difese la sua teoria nella nuova edizione -del <i>Primitive marriage</i> (<i>Studies in ancient history</i>. -1875). Mentre egli con artifizî straordinari e su -mere ipotesi architetta una storia della famiglia, -esige da Lubbock e da Morgan non solo la prova -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -di ognuna delle loro affermazioni, ma prove incontrastabilmente -precise e autentiche, come soltanto -si suol chiederle in un tribunale scozzese. E -questo è quel medesimo uomo, che dall'intimo -rapporto tra il fratello della madre e il figlio della -sorella presso i Germani (<span class="smcap">Tacito</span>: <i>Germania</i>, cap. 20), -basandosi su quanto racconta Cesare, che i Britanni -avevano in comune le loro mogli per gruppi -di dieci o dodici, e fondandosi su tutte le altre relazioni -degli antichi scrittori sulla comunanza delle -donne fra i barbari, trae senza esitare l'illazione che -in tutti questi popoli dominava la poliandria! Par di -udire un procuratore del re che, per cucinare la sua -tesi, si permette ogni libertà, ma pretende la prova -provata e formale per ogni parola del difensore. -</p> - -<p> -Egli afferma che il matrimonio per gruppi è -una mera invenzione, e con ciò ricade molto sotto -a Bachofen; afferma che i sistemi di parentela -di Morgan non sono che semplici prescrizioni di -cortesia sociale, provate dal fatto che gl'Indiani -danno l'epiteto di fratello o di padre anche a uno -straniero bianco. È come se si volesse affermare -che le designazioni di padre, madre, fratello e sorella -sono semplici appellativi senza senso, perchè -gli ecclesiastici e le abatesse cattoliche si salutano -coi nomi di padre e madre, e perchè frati e monache -e perfino i framassoni e i membri delle associazioni -operaie inglesi si qualificano, nelle loro -solenni sedute, fratelli e sorelle. Insomma, la difesa -di Mac Lennan fu quanto mai debole e meschina. -</p> - -<p> -Rimaneva però ancora un punto, su cui egli non -era stato battuto. Non solo l'antitesi di «tribù» -esogame ed endogame, sulla quale si fondava tutto -il suo sistema, non era stata scossa, ma era tuttavia -quasi generalmente considerata come il cardine di -tutta la storia della famiglia. Si ammetteva bensì -che il tentativo di Mac Lennan di spiegare quest'antitesi -fosse insufficiente e in contraddizione coi numerosi -fatti da lui medesimo citati: ma l'antitesi -stessa, l'esistenza di due diverse specie di tribù, -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -una delle quali prendeva le sue mogli nella tribù, -mentre ciò era assolutamente vietato all'altra, quest'antitesi -era considerata vangelo incontestabile. -Consultinsi per esempio: <i>Les origines de la famille</i> -di <span class="smcap">Giraud-Teulon</span> (1874) e <i>Origin of civilization</i> di -<span class="smcap">Lubbock</span> (4.ª edizione, 1882). -</p> - -<p> -Or qui giunge a buon punto l'opera capitale di -<span class="smcap">Morgan</span>: <i>Ancient society</i> (1877), base del presente -lavoro. Quello che Morgan nel 1871 presentiva ancora -confusamente, è in essa svolto con piena coscienza. -Endogamia ed esogamia non formano punto -un'antitesi; l'esistenza di «tribù» esogame non fu -riscontrata in nessun luogo. Ma, mentre ancor dominava -il matrimonio per gruppi, che, secondo -ogni probabilità, un tempo esistì dapertutto, la tribù -si scindeva in un numero di gruppi consanguinei -dal lato materno, in <i>genti</i>, nel cui interno vigeva -rigoroso il divieto di coniugarsi, sicchè gli uomini -di una <i>gente</i> potevano prendere, e ordinariamente -prendevano, le loro donne entro la tribù, ma dovevano -prenderle fuori della loro <i>gente</i>. Se quindi -la <i>gente</i> era rigorosamente esogama, la tribù, che -abbracciava la totalità delle <i>genti</i>, era altrettanto -rigorosamente endogama. Con ciò furono definitivamente -stritolate le sottigliezze del Mac Lennan. -</p> - -<p> -Ma Morgan non stette pago a queste conclusioni. -La <i>gente</i> degli Indiani americani gli servi anche -per fare il secondo passo decisivo sul terreno da -lui esaminato. In questa <i>gente</i>, organizzata secondo -il diritto materno, egli scoprì la forma primitiva, -dalla quale si sviluppò la <i>gente</i> posteriore, organizzata -secondo il diritto paterno, la <i>gente</i> quale noi -la troviamo presso i popoli dell'antichità avviati all'incivilimento. -La <i>gente</i> greca e romana, che era rimasta -fin qui un enigma per tutti gli storici, si trovò spiegata -col fatto della <i>gente</i> indiana, e con ciò fu trovata -una nuova base per tutta la storia primitiva. -</p> - -<p> -Questa nuova scoperta della <i>gente</i> primitiva organizzata -sul diritto materno, come stadio che precede -la <i>gente</i> organizzata sul diritto paterno dei -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -popoli avviati a civiltà, ha, per la storia primitiva, -la medesima importanza che la teoria della evoluzione -di Darwin ha per la biologia, e la teoria del -plusvalore di Marx per l'economia politica. Essa -diè modo al Morgan di abbozzare, per la prima -volta, una storia della famiglia, in cui, per quanto -lo permette il materiale oggi noto, sono fissati -preliminarmente, in linea generale, i periodi classici -dell'evoluzione. Nessuno può disconoscere che -con ciò si apre una nuova èra nello stadio della -storia primitiva. La <i>gente</i> del diritto materno è -divenuta il cardine sul quale si aggira tutta questa -scienza; scoperta la gente, si può finalmente sapere -in qual senso si debbano dirigere le indagini e come -si debba aggruppare quel che si viene scoprendo. -Gli è perciò che, dopo l'apparizione del libro del -Morgan, i progressi su questo campo sono diventati -molto più rapidi. -</p> - -<p> -Le scoperte del Morgan sono ora universalmente -riconosciute dai «preistorici» anche in Inghilterra: -o meglio questi se le sono appropriate. Ma in nessuno -di essi, o quasi, si trova francamente confessato -che a Morgan si deve questa rivoluzione di -idee. In Inghilterra il suo libro si tiene occulto -per quanto è possibile; si loda, quasi con degnazione, -l'autore per i suoi <i>precedenti</i> lavori: si spiluzzicano -alcuni particolari della sua opera: ma si tacciono -ostinatamente le sue scoperte più importanti. <i>Ancient -society</i> è esaurito nella edizione originale; in -America, non c'è uno spaccio rimuneratore per -lavori di questo genere; in Inghilterra, pare che -il libro sia stato sistematicamente sepolto, e la sola -edizione in commercio di quest'opera che fa epoca, -è... l'edizione tedesca. -</p> - -<p> -D'onde questo riserbo, nel quale è difficile non -scorgere una congiura del silenzio, massime di -fronte alle numerose citazioni di mera cortesia e -alle altre prove di <i>camaraderie</i> di cui spesseggiano -gli scritti dei nostri storici in voga? Forse perchè -Morgan è americano, e perchè riesce duro ai «preistorici» -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -inglesi, nonostante tutta la loro commendevolissima -diligenza nella raccolta del materiale, -di dover ricorrere a due geniali stranieri, Bachofen -e Morgan, pei criterî generali nell'ordinamento e -nel raggruppamento di esso, ossia per le idee? Passi -pel tedesco, ma ricorrere a un americano! Di fronte -agli americani ogni inglese è patriota, e io ho veduti -esempi curiosissimi di questo fatto negli Stati -Uniti. Si aggiunga che Mac Lennan è stato, per -così dire, il fondatore e il capo ufficialmente riconosciuto -della scuola preistorica inglese; che era, -in certo qual modo, di <i>bon ton</i> nel mondo della -letteratura preistorica, di parlare con la più grande -venerazione della sua artificiosa costruzione storica, -per cui dall'infanticidio si passa alla famiglia del -diritto materno, traverso alla poliandria e al ratto; -che il menomo dubbio, sulla esistenza di «tribù» -esogame ed endogame escludentisi assolutamente, -era considerato come un'empia eresia: che quindi -il Morgan, distruggendo questi dogmi consacrati, -commetteva una specie di sacrilegio. E, per giunta, -egli li distruggeva con argomenti la cui semplice -esposizione bastava per farne saltare immediatamente -la verità agli occhi di tutti; sicchè gli adoratori -di Mac Lennan, che sin allora avevano barcollato -e brancolato tra esogamia ed endogamia, si -dovevano quasi dar del pugno sulla fronte esclamando: -Come fummo così stupidi da non aver saputo, -da noi stessi, veder queste cose?! -</p> - -<p> -E se tanti delitti non bastassero per vietare alla -scuola ufficiale qualsiasi atteggiamento che non -fosse di freddo disdegno, Morgan colmò la misura, -non solo portando la critica sulla civiltà, sulla società -a produzione mercantile — forma fondamentale -della nostra odierna società — con un modo -che ricorda il Fourier, ma parlando di una futura -trasformazione di questa società in termini che avrebbero -potuto essere usati anche da Carlo Marx. Ben -meritò quindi che Mac Lennan gridasse sdegnato -«che il metodo storico gli era assolutamente antipatico», -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -e che il professore Giraud-Teulon lo ripetesse -in Ginevra nel 1884. E tuttavia lo stesso -signor Giraud-Teulon nel 1874 (<i>Origines de la famille</i>) -brancolava ancora disperato nel dedalo della -esogamia Mac Lenniana, dalla quale soltanto Morgan -doveva liberarlo! -</p> - -<p> -Quanto agli altri progressi che la storia primitiva -deve al Morgan, io non ho bisogno di esporli qui -minutamente: nel corso del mio lavoro si troverà -quanto è necessario dire in proposito. I quattordici -anni, che passarono dalla pubblicazione della sua -opera capitale, hanno di molto arricchito il nostro -materiale per la storia delle società umane primitive. -Agli antropologi, ai viaggiatori, ai «preistorici» -di professione, si sono aggiunti gli studiosi di -diritto comparato; e hanno portato alcuni nuovo -materiale, altri nuovi punti di vista. Perciò qualche -ipotesi del Morgan ha vacillato, o è caduta addirittura. -Ma il nuovo materiale raccolto non ha condotto -in nessuna parte a soppiantare le sue grandi -idee principali. L'ordine portato da lui nella storia -primitiva permane nei suoi tratti essenziali. Sì, si -può dirlo: quest'ordine viene sempre più universalmente -accettato e riconosciuto, quanto più si -vuol celare il merito, che a lui spetta, di essere -l'autore di questo grande progresso scientifico<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. -</p> - -<p class="indl"> -<i>Londra, 16 giugno 1891.</i> -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Federico Engels.</span> -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="dedica"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -L'origine della Famiglia -</p> - -<p> -della Proprietà privata -</p> - -<p> -e dello Stato -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<h2 id="cap1">I. Stadî -dell'evoluzione preistorica<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a></h2> -</div> - -<p> -Morgan è il primo, che, con conoscenza di causa, -cercò di apportare un ordine preciso nelle nozioni -della preistoria umana, e, sinchè un nuovo materiale -considerevolmente più ricco non costringa a -cangiamenti, le sue classificazioni rimarranno ben -salde. -</p> - -<p> -Delle tre epoche principali — stato selvaggio, -barbarie, epoca civile — evidentemente lo occupano -soltanto le prime due e la transizione alla terza. Egli -suddivide ognuna delle due prime in tre stadii: -inferiore, medio e superiore, secondo i progressi -della produzione dei mezzi di sussistenza; perciocchè, -egli dice, «l'abilità in questa produzione è decisiva -per stabilire il grado della superiorità e del dominio -dell'uomo sulla natura; di tutti gli esseri, solo -l'uomo è giunto a farsi padrone quasi assoluto della -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -produzione degli alimenti. Tutte le grandi epoche -dell'umano progresso coincidono, più o meno direttamente, -con le epoche nelle quali furono arricchite -le fonti della sussistenza.» Lo sviluppo della -famiglia procede di pari passo, ma non offre alcun -segno altrettanto caratteristico per la distinzione -dei periodi. -</p> - -<h3 id="cap1-1">I. STATO SELVAGGIO.</h3> - -<p> -1.<i> Stadio inferiore</i>. Infanzia del genere umano -che, vivendo, almeno in parte, sugli alberi (con che -soltanto è spiegabile ch'esso abbia potuto durare -di fronte ai grandi animali da preda), dimorava ancora -nelle sue sedi originarie, le selve tropicali o -subtropicali. Frutta, noci, radici gli erano alimento; -la elaborazione del linguaggio articolato è prodotto -essenziale di questo periodo. Di tutti i popoli conosciuti -nel periodo storico, nessuno apparteneva -più a questo stadio primitivo. Quantunque possa -aver durato molti millennii, non ci è dato dimostrarlo -con prove dirette; ma, ammessa la discendenza -dell'uomo dal regno animale, non si può non -ammettere questa transizione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -2. <i>Stadio medio</i>. Comincia coll'impiego dei pesci -(tra i quali noveriamo anche i granchi, le conchiglie -ed altri animali acquatici) pel nutrimento, -e coll'uso del fuoco. Questi due fatti vanno insieme, -poichè solo il fuoco rende il pesce perfettamente -commestibile. Ma, con questo nuovo alimento, gli -uomini divennero indipendenti dal clima e dalla -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -località; seguendo i fiumi e le coste, essi poterono -diffondersi, ancora nello stato selvaggio, sulla più -gran parte della terra. Gli strumenti di pietra -grezza, rozzamente lavorati, della più remota età -della pietra, così detti paleolitici, che appartengono, -tutti o la più parte, a questo periodo e che si -trovano diffusi per tutti i continenti, costituiscono -la prova di queste migrazioni. La occupazione delle -nuove zone, l'ininterrotto attivo stimolo di ricerca, -insieme al possesso del fuoco prodotto dalla -confricazione, apportarono nuovi alimenti, come: -radici e tuberi fortemente amidacei, cotti nella -cenere calda o in forni scavati nella terra; selvaggina, -che, coll'invenzione delle prime armi, mazze -e lance, divenne un eventuale complemento del -vitto. Popoli esclusivamente cacciatori, quali si descrivono -nei libri, viventi cioè di sola caccia, non -ve n'ebbe mai, poichè il prodotto della caccia è -troppo malcerto. -</p> - -<p> -Per la continua incertezza delle sussistenze, -sembra allignare in questo periodo l'antropofagia, -che durerà poi lungo tempo. Gli Australiani e molti -Polinesiani stanno ancora oggi in questo stadio -medio dello stato selvaggio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -3. <i>Stadio superiore</i>. Comincia colla invenzione -dell'arco e della freccia, con che la selvaggina diviene -alimento ordinario, e la caccia uno dei rami -normali del lavoro. Arco, corda e freccia formano -già un istrumento molto complesso, la cui invenzione -presuppone lunga esperienza accumulata, spirito -acuto e conoscenza simultanea di molte altre -invenzioni. Infatti, se paragoniamo i popoli, che -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -conoscono bensì l'arco e la freccia, ma non ancora -la ceramica (dalla quale Morgan data il passaggio -alla barbarie), noi troviamo qualche principio di -villaggi, un certo dominio sulla produzione delle -sussistenze, vasi ed arredi di legno, tessitura a mano, -senza telaio, di fibre di corteccia, canestri intrecciati -di scorze o di vimini, strumenti di pietra levigata -(neolitici). Per lo più il fuoco e l'ascia di -pietra han già foggiato l'albero a piroga, e fornito, -qua e là, travi e tavole per la costruzione di case. -Noi troviamo, per esempio, tutti questi progressi -presso gl'Indiani del Nord-ovest dell'America, che -conoscono, sì, l'arco e la freccia, ma non la ceramica. -Per lo stato selvaggio l'arco e la freccia furono -quello che fu la spada di ferro per la barbarie, -e l'arme da fuoco per l'epoca civile: l'arme decisiva. -</p> - -<h3 id="cap1-2">II. BARBARIE.</h3> - -<p> -1. <i>Stadio inferiore</i>. Data dalla introduzione della -ceramica. Questa, verosimilmente in molti casi, e -probabilmente dapertutto, è sorta dallo spalmare -con argilla i vasi intrecciati, o di legno, per renderli -incombustibili; con che trovossi bentosto, che -l'argilla plasmata rendeva lo stesso servizio anche -senza il recipiente interno. -</p> - -<p> -Fin qui, potemmo considerare il processo dell'evoluzione -in un modo affatto generale, come -applicabile, per un dato periodo, a tutti i popoli, -senza riguardo alla località. Ma il sopraggiungere -della barbarie segna uno stadio, nel quale la diversa -attitudine naturale dei due grandi continenti acquista -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -valore. Il momento caratteristico del periodo -della barbarie è l'addomesticamento e l'allevamento -degli animali e la coltura delle piante. Ora, il continente -orientale, il così detto vecchio mondo, possedeva -tutti gli animali addomesticabili e tutti i -cereali coltivabili, tranne uno; l'occidentale, l'America, -dei mammiferi addomesticabili non aveva -che il lama, e anche questo soltanto in una parte -del Sud, e di tutti i cereali coltivabili solo uno, -ma il migliore: il maiz. Queste differenti condizioni -naturali fanno sì che quindinnanzi la popolazione -di ciascun emisfero segue il suo corso particolare, -e i diversi periodi vi sono segnati da limiti speciali. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -2. <i>Stadio medio</i>. Incomincia, nell'Est, coll'allevamento -degli animali domestici: nell'Ovest, colla -coltura delle piante alimentari mercè l'irrigazione -e coll'uso di «adobi» (mattoni disseccati al sole) -e di pietre per costruzione. -</p> - -<p> -Incomincieremo coll'Ovest, poichè quivi questo -stadio, fino alla conquista europea, non era stato -varcato in nessun luogo. -</p> - -<p> -Presso gl'Indiani dello stadio inferiore della -barbarie, ai quali appartenevano tutti quelli trovati -all'est del Mississipi, esisteva già al tempo della -loro scoperta una certa coltura ortilizia del maiz, -e forse anche di zucche, melloni ed altri ortaggi, -che forniva un elemento molto importante della -loro alimentazione; essi abitavano case di legno, -in villaggi cinti di palizzate. Le tribù del Nordovest, -particolarmente quelle della valle della Colombia, -trovavansi ancora allo stadio superiore dello -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -stato selvaggio, e non conoscevano nè ceramica, -nè coltivazione di piante di qualsiasi specie. Invece -gl'Indiani dei così detti <i>Pueblos</i> del Nuovo-Messico, -i Messicani, gli Americani del centro e i Peruviani -del tempo della conquista, stavano nello stadio -medio della barbarie; essi abitavano case di «adobi» -o di pietra, costrutte a guisa di fortezze, coltivavano -maiz e altre piante alimentari, diverse secondo -la località e il clima, in orti irrigati industriosamente, -che fornivano le sussistenze principali, e -avevano anche addomesticati alcuni animali, i Messicani -il tacchino ed altri volatili, i Peruviani il -lama. Conoscevano inoltre la lavorazione dei metalli -ad eccezione del ferro, per lo che non potevano -ancora fare a meno degli strumenti e delle armi -di pietra. La conquista spagnuola troncò qualsiasi -ulteriore sviluppo indipendente. -</p> - -<p> -Nell'Est, il periodo medio della barbarie incominciò -coll'addomesticamento degli animali da carne -e da latte, mentre la coltivazione delle piante -sembra esser rimasta sconosciuta per molto tempo -di questo periodo. L'addomesticamento e l'allevamento -del bestiame, e la formazione di grandi -armenti, è ciò che sembra aver data l'occasione -agli Arii ed ai Semiti di separarsi dalla restante -massa dei barbari. Agli Arii europei ed asiatici sono -ancora comuni i nomi degli animali, ma quasi nessuno -di quelli delle piante coltivabili. -</p> - -<p> -La formazione di armenti avea per effetto di -condurre i popoli a scegliere i luoghi atti alla -vita pastorale; presso i Semiti le praterie dell'Eufrate -e del Tigri, presso gli Arii quelle dell'India, -dell'Osso e del Iassarte, del Don e del Dnieper. È -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -ai confini di siffatte regioni ricche di pascoli che -dev'essersi incominciato l'addomesticamento del -bestiame. Alle schiatte posteriori, i popoli pastorali -sembrano quindi provenienti da contrade, che, ben -lungi dall'essere la culla del genere umano, erano -al contrario inabitabili pei loro selvaggi antenati, -ed anche per uomini dello stadio inferiore della -barbarie. Inversamente, non avrebbe potuto venir -mai in mente a questi barbari dello stadio medio, -una volta abituati alla vita pastorale, di abbandonare -le pianure erbose ed irrigue, per tornare alle -selve dei loro antenati. Anzi, allorchè furono spinti -più oltre verso il Nord e l'Ovest, fu impossibile ai -Semiti ed agli Arii di innoltrarsi nelle contrade boscose -dell'Europa e dell'Occidente dell'Asia, prima -che, colla coltivazione dei cereali, si fossero posti in -grado di nutrire il loro bestiame e sopratutto di -svernare su questo terreno meno favorevole. È più -che probabile che la coltura dei cereali vi ebbe origine -dal bisogno di foraggi pel bestiame, e solo più -tardi divenne importante pel nutrimento umano. -</p> - -<p> -È forse alla doviziosa alimentazione di carne e -di latte, e particolarmente alla sua favorevole azione -sullo sviluppo dei bambini, che è da ascriversi il preponderante -sviluppo delle razze Aria e Semitica. -Sta in fatto che gl'Indiani dei <i>Pueblos</i> del Nuovo -Messico, il cui vitto è quasi esclusivamente vegetale, -hanno un cervello più piccolo degl'Indiani dello -stadio inferiore della barbarie, che mangiano più -carne e più pesce. Ad ogni modo, a questo stadio -sparisce a poco a poco l'antropofagia, e si conserva -solo come cerimonia religiosa, o, che è quasi lo -stesso, come sortilegio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -3. <i>Stadio superiore</i>. Comincia colla fusione del -minerale di ferro, e passa nell'epoca civile, colla -scoperta della scrittura alfabetica e colla sua applicazione -ad annotazioni letterarie. Questo stadio, che, -come si è detto, vien raggiunto in modo autonomo -soltanto nell'emisfero orientale, sorpassa nei progressi -della produzione tutti i precedenti presi -insieme. Appartengono ad essi i Greci dei tempi -eroici, le tribù italiche di poco anteriori alla fondazione -di Roma, i Germani di Tacito, i Normanni -del tempo dei Vikinghi. -</p> - -<p> -Anzitutto ci si presenta qui il vomere di ferro -tirato da animali, che rese possibile la coltura in -grande della terra, l'<i>agricoltura</i>, e con ciò un -incremento di sussistenze praticamente illimitato -per le condizioni di quei tempi; con ciò ancora i -diboscamenti e la trasformazione delle foreste in -terreno coltivabile e in prati — trasformazione -impossibile in larga misura, prima che fossero introdotte -l'ascia e la vanga di ferro. Ma ciò produsse -anche il rapido aumento della popolazione, -e il suo addensarsi su piccolo spazio. Prima dell'agricoltura, -solo condizioni eccezionalissime potevano -fare che una popolazione di un mezzo milione di -uomini si riunisse sotto un Governo centrale; e -probabilmente ciò non era mai avvenuto. -</p> - -<p> -Il maggior fiore dello stadio superiore della -barbarie ci si presenta nelle poesie omeriche, e -sopratutto nell'Iliade. Complicati utensili di ferro; -il mantice; il mulino a mano; la ruota del vasaio; -la preparazione dell'olio e del vino; una lavorazione -dei metalli diventata artistica; la carretta e -il carro da guerra; la costruzione delle navi con -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -assi e travi; gli inizii dell'architettura come arte; -città murate con torri e merli; l'epopea omerica e -tutta la mitologia — son questi i principali retaggi -che i Greci portarono dalla barbarie nell'epoca -civile. Se confrontiamo con ciò le descrizioni che -Cesare ed anche Tacito fanno di quei Germani, che -stavano alla soglia di quello stesso stadio dell'evoluzione, -dal quale i Greci omerici si accingevano -a passare in uno stadio superiore, vedremo quale -ricchezza di sviluppo della produzione contenga in -sè lo stadio superiore della barbarie. -</p> - -<p> -Il quadro dell'evoluzione dell'umanità attraverso -lo stato selvaggio e la barbarie sino ai principii -dell'epoca civile, quadro che ho qui abbozzato sulle -tracce di Morgan, è già abbastanza ricco di dati -nuovi e, quel che più monta, incontestabili, perchè -desunti immediatamente dalla produzione. Nondimeno -esso apparirà pallido e meschino, paragonato -con quello che si svolgerà alla fine della nostra -peregrinazione: soltanto allora sarà possibile porre -in piena luce il passaggio dalla barbarie all'epoca -civile e il loro vivo contrasto. Noi possiamo generalizzare -intanto la classificazione di Morgan: -</p> - -<p> -<i>Stato selvaggio</i> — Periodo in cui prevale l'appropriazione -dei prodotti naturali; i prodotti dell'arte -umana sono sopratutto utensili necessari a -quest'appropriazione. -</p> - -<p> -<i>Barbarie</i> — Periodo della pastorizia e dell'agricoltura, -dell'introduzione di metodi per l'incremento -dei prodotti naturali mercè l'attività umana. -</p> - -<p> -<i>Epoca civile</i> — Periodo in cui l'uomo apprende -la ulteriore lavorazione dei prodotti naturali, l'industria -propriamente detta e l'arte. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<h2 id="cap2">II. La famiglia</h2> -</div> - -<p> -Morgan, che passò gran parte della sua vita tra -gli Irocchesi che anche ora hanno sede nello Stato -di Nuova-York, e che fu adottato in una delle loro -tribù (quella dei Senecca), trovò in vigore fra essi -un sistema di parentela, che contraddiceva coi loro -rapporti di famiglia effettiva. Regnava tra essi -quella specie di connubio individuale, facilmente -dissolubile dalle due parti, che Morgan designò -come <i>famiglia sindiasmica</i> (dal greco συνδιαξω, -accoppiarsi). La prole di un tale connubio era quindi -manifesta e riconosciuta da tutti; nissun dubbio a -chi dovessero applicarsi le qualifiche di padre, madre, -figlio, figlia, fratello, sorella. Ma ciò non ha -riscontro nell'uso effettivo di queste espressioni. -L'Irocchese chiama suoi figli e sue figlie non soltanto -i suoi proprii figli, ma anche quelli dei suoi -fratelli; ed essi lo chiamano padre. Egli chiama -invece nipoti i figli delle sue sorelle, ed essi lo -chiamano zio. Inversamente, la Irocchese chiama -suoi figli e sue figlie i figli proprii e quelli delle sue -sorelle, e questi la chiamano madre. Essa chiama -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -invece suoi nipoti i figli dei suoi fratelli, ed essi la -chiamano zia. I figli dei fratelli si chiamano quindi -tra loro fratelli e sorelle; similmente i figli delle -sorelle. I figli di una donna e quelli dei suoi fratelli -si chiamano invece reciprocamente cugini. E -questi non sono semplici nomi, ma espressioni che -racchiudono concetti reali di prossimità e di lontananza, -di eguaglianza e di disuguaglianza della -consanguineità, e servono di base a un sistema -di parentela completamente elaborato, che è in -grado di esprimere parecchie centinaia di rapporti -di parentela differenti di un solo individuo. V'ha -di più. Questo sistema non è soltanto in pieno vigore -presso tutti gl'Indiani americani (finora non -s'è trovata alcuna eccezione), ma vige anche quasi -invariato presso gli aborigeni dell'India, nelle -tribù dravidiane del <i>Dekan</i> e nelle tribù <i>Gaura</i> -dell'Indostan. Le espressioni di parentela dei Tamili -nell'India del Sud, e degl'Irocchesi della tribù -Senecca nello Stato di Nuova-York, concordano -ancora oggi per più di duecento diverse designazioni -di parentela. E anche fra queste tribù dell'India, -come fra tutti gl'Indiani americani, le relazioni -di parentela, nascenti dalla forma di famiglia -in vigore, stanno in contraddizione col sistema di -parentela. -</p> - -<p> -Come spiegare ciò? Dato il valore grandissimo -della parentela nell'ordinamento sociale di tutti i -popoli selvaggi e barbari, non si può con delle frasi -distruggere l'importanza di un sistema tanto diffuso. -Un sistema, che è generalmente in vigore -nell'America, che esiste parimente nell'Asia presso -popolazioni di razze affatto diverse, del quale abbondano -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -forme più o meno modificate dapertutto -in Africa e in Australia, vuol essere spiegato storicamente, -non messo da parte con delle frasi, come -tentò per esempio il Mac Lennan. Le designazioni -di padre, figlio, fratello, sorella non sono semplici -titoli d'onore, ma importano doveri reciproci ben -determinati e seriissimi, l'insieme dei quali è parte -essenziale della costituzione sociale di quei popoli. -E la spiegazione fu trovata. Alle isole Sandwich -(Hawai) esisteva ancora nella prima metà di questo -secolo una forma di famiglia, che presentava -esattamente siffatti padri e madri, fratelli e sorelle, -figli e figlie, zii e nipoti, quali li suppone il sistema -di parentela dei primitivi Indiani dell'America. Ma, -cosa strana! il sistema di parentela in vigore in -Hawai non concordava a sua volta colla forma di -famiglia ivi realmente esistente. Là, cioè, tutti i -figli dei fratelli e delle sorelle sono indistintamente -fratelli e sorelle, e son ritenuti figli comuni, non -soltanto della loro madre e delle sue sorelle, o del -loro padre e dei suoi fratelli, ma di tutti i fratelli -e di tutte le sorelle dei loro genitori senza distinzione. -Se dunque il sistema di parentela americano -presuppone una forma di famiglia primitiva che in -America più non esiste e che noi troviamo ancora -realmente esistente nell'Hawai, il sistema di parentela -dell'Hawai ci rinvia, dal canto suo, a una -forma di famiglia ancor più primitiva, di cui certamente -non possiamo dimostrare più l'esistenza -in nessun luogo, ma che dev'essere esistita, poichè -in caso diverso non avrebbe potuto nascere il corrispondente -sistema di parentela. «La famiglia — dice -il Morgan — è l'elemento attivo; essa non è -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -mai stazionaria, ma progredisce da una forma inferiore -ad una superiore, a misura che la società -si sviluppa da uno stadio più basso ad uno più alto. -I sistemi di parentela al contrario sono passivi; -solo a lunghi intervalli essi registrano i progressi -fatti dalla famiglia nel corso del tempo, e subiscono -cangiamenti radicali solo allorquando la famiglia -si è radicalmente cangiata.» — «E — aggiunge -il Marx — questo è vero in generale anche dei -sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici.» Mentre -la famiglia progredisce, il sistema di parentela -si ossifica, e mentre questo si mantiene per consuetudine, -la famiglia lo oltrepassa. Ma, colla stessa -sicurezza, colla quale il Cuvier, dalle ossa marsupiali -di uno scheletro di animale, trovate presso -Parigi, potè stabilire che esso era di un marsupiale, -e che ivi un tempo erano vissuti dei marsupiali -ora estinti; colla stessa sicurezza noi possiamo indurre, -da un sistema di parentela storicamente -pervenutoci, la precedente esistenza della forma di -famiglia estinta, ad esso corrispondente. -</p> - -<p> -I sistemi di parentela e le forme di famiglia -testè menzionati differiscono da quelli ora dominanti -in ciò, che ogni figlio ha più padri e più -madri. Nel sistema di parentela americano, al quale -corrisponde la famiglia dell'Hawai, il fratello e la -sorella non possono essere padre e madre dello -stesso figliuolo: ma il sistema di parentela dell'Hawai -presuppone una famiglia, nella quale questa -era invece la regola. Eccoci ricondotti a una -serie di forme di famiglia, che contraddicono recisamente -a quelle sinora ordinariamente ammesse -come le sole che siano esistite. Le idee correnti -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -conoscono soltanto il connubio individuale, allato -ad esso la poligamia, e tutt'al più la poliandria, e -dissimulano, come si addice al moralista filisteo, -che la pratica, tacitamente ma con tutta disinvoltura, -scavalca questi limiti posti dalla società ufficiale. -Lo studio della storia primitiva ci presenta -invece condizioni, nelle quali gli uomini vivono in -poligamia, e le loro mogli contemporaneamente in -poliandria, e i figli comuni sono quindi considerati -come comuni a tutti loro; condizioni che percorrono -a loro volta tutta una serie di cangiamenti -sino al loro definitivo risolversi nel connubio individuale. -Questi cangiamenti sono tali, che il circolo -del vincolo coniugale comune, larghissimo da -principio, si restringe sempre più, finchè alla fine -lascia sussistere soltanto la coppia unica, che oggi -predomina. -</p> - -<p> -Ricostruendo così a ritroso la storia della famiglia, -Morgan, d'accordo in ciò colla più parte -dei suoi colleghi, arriva ad uno stato primitivo, -nel quale regnava nella tribù la promiscuità completa, -sicchè ogni donna apparteneva ad ogni uomo, -ed ogni uomo egualmente ad ogni donna. Di un -tale stato primitivo già si è parlato fin dal secolo -scorso, ma soltanto con frasi generiche; Bachofen -pel primo, ed è questo uno dei suoi grandi meriti, -lo prese sul serio e ne cercò tracce nelle tradizioni -storiche e religiose. Noi sappiamo oggi, che -queste tracce da lui rinvenute non riconducono affatto -a un periodo sociale di illimitata promiscuità -sessuale; ma ad una forma molto posteriore, al -matrimonio per gruppi. Quel periodo sociale primitivo, -se effettivamente ha esistito, appartiene ad -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -un'epoca così remota, che difficilmente possiamo -sperare di trovarne prove <i>dirette</i> nei fossili sociali, -presso i selvaggi più arretrati. Il gran merito di -Bachofen sta appunto nel l'aver portato tale questione -al primo posto delle nostre indagini<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. -</p> - -<p> -Venne di moda testè di negare questo periodo -iniziale della vita sessuale dell'uomo. Si vuol risparmiare -questa «vergogna» all'umanità. E per -ciò si fa valere non soltanto il difetto di qualsiasi -prova diretta, ma anche l'esempio del rimanente -mondo animale. <span class="smcap">Letourneau</span> (<i>Évolution du mariage -et de la famille</i>, 1888) ne ricava numerosi fatti, -secondo i quali una promiscuità sessuale assolutamente -illimitata non apparterrebbe che alle infime -specie. Ma da tutti questi fatti io posso trarre soltanto -l'illazione, che essi non provano assolutamente -nulla per l'uomo e per le sue relazioni nella -vita primitiva. I connubii a lungo termine fra i -vertebrati si spiegano sufficientemente con cause -fisiologiche; per esempio, negli uccelli, col bisogno -di aiuto che hanno le femmine durante la covatura; -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -nè gli esempi di fedele monogamia, che si -trovano presso gli uccelli, provano alcunchè per -gli uomini, appunto perchè questi non discendono -dagli uccelli. E se la stretta monogamia fosse il -culmine di ogni virtù, la palma ne spetterebbe al -tenia, che, in ognuno dei suoi da 50 a 200 proglottidi -o sezioni, possiede un completo apparato sessuale -femminile e maschile, e passa tutta la vita -ad accoppiarsi con sè stesso in ognuna di queste -sezioni. Ma, se ci limitiamo ai mammiferi, noi troviamo -in essi tutte le forme della vita sessuale; -promiscuità, principi di matrimonio per gruppi, poligamia, -connubio individuale; non manca che -la poliandria, la quale non era possibile che agli -uomini. Anche i nostri più prossimi parenti, i quadrumani, -ci offrono tutte le possibili varietà di aggruppamenti -di maschi e di femmine; e, se ci teniamo -in limiti ancor più angusti, e consideriamo -soltanto le quattro scimmie antropomorfe, Letourneau -ci sa dire soltanto che esse ora sono monogame, -ora poligame, mentre Saussure, citato da -Giraud-Teulon, le dichiara monogame. Anche le -affermazioni più recenti, di <span class="smcap">Westermarck</span> (<i>The -History of Human Marriage</i>, London 1891), sulla -monogamia delle scimmie antropomorfe, sono ancora -ben lungi dall'essere una prova. Insomma, i -ragguagli sono tali, che Letourneau sinceramente -ammette: «che non vi ha, del resto, tra i mammiferi -alcun rigoroso rapporto tra il grado dello -sviluppo intellettuale e la forma dell'unione sessuale». -Ed <span class="smcap">Espinas</span> (<i>Des sociétés animales</i>, 1877) -dice addirittura: «L'orda è il gruppo sociale più -elevato, che possiamo osservare negli animali. Essa -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -è, <i>a quanto sembra</i>, composta di famiglie, ma sin -dal principio <i>la famiglia e l'orda stanno in antagonismo</i>, -esse si sviluppano in rapporto inverso.» -</p> - -<p> -Noi non sappiamo dunque quasi nulla di determinato -sugli aggruppamenti famigliari o altri aggruppamenti -sociali delle scimmie antropomorfe; le -notizie che ne abbiamo si contraddicono diametralmente. -E non è meraviglia, quando si consideri come -sono contraddittorie e quanto bisogno hanno del -vaglio critico anche le notizie che possediamo sulle -tribù umane allo stato selvaggio; e si rifletta quanto -più difficili da osservarsi siano le società delle scimmie -a paragone delle umane. Sinchè dunque non -avremo dati maggiori, ci è forza rinunciare a qualsiasi -conclusione in proposito. -</p> - -<p> -Al contrario, il passo citato dell'Espinas ci offre -una base migliore. -</p> - -<p> -Orda e famiglia non sono, negli animali superiori, -complementi reciproci, ma sono in antitesi. -Espinas dimostra molto bene come la gelosia dei -maschi nel tempo degli amori rallenta o dissolve -temporaneamente ogni orda sociale. «Dove la famiglia -è molto strettamente unita, non si formano -le orde se non come rare eccezioni. Dove invece -esiste la promiscuità sessuale e la poligamia, l'orda -nasce quasi da sè.... Perchè nasca un'orda, devono -essere rallentati i vincoli di famiglia e l'individuo -deve ridivenir libero. Gli è perciò che negli uccelli -troviamo così raramente orde organizzate... -Nei mammiferi invece troviamo società più o meno -organizzate, appunto perchè qui l'individuo non -scompare nella famiglia.... La coscienza collettiva -dell'orda non può quindi avere, al suo nascere, un -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -peggiore nemico della coscienza collettiva della famiglia. -Non esitiamo ad affermarlo: se si è sviluppata -una forma di società più elevata della famiglia, -ciò non può essere avvenuto che incorporando -in sè famiglie già profondamente alterate; il che -non esclude che queste famiglie trovassero in ciò -la possibilità di ricostituirsi poi in circostanze molto -più favorevoli.» (<span class="smcap">Espinas</span>, <i>loco citato</i>, da <span class="smcap">Giraud-Teulon</span>, -<i>Origines du mariage et de la famille</i>, 1884, -pag, 518-520). -</p> - -<p> -Noi vediamo dunque, che le società degli animali -possono avere, senza dubbio, un certo valore -per le conclusioni da dedurre relativamente alle -società umane, ma solo un valore negativo. Per -quanto ci consta, l'animale vertebrato superiore -non conosce che due forme di famiglia: poligamia -o unione di coppie isolate; in ambo i casi non vi -è se non un maschio adulto, <i>uno</i> sposo solo. La -gelosia del maschio, che è insieme legame e limite -della famiglia, pone la famiglia animale in antitesi -con l'orda; l'orda, la forma sociale superiore, è -qua resa impossibile, là indebolita o distrutta durante -gli amori, nel migliore dei casi, ostacolata -nei suoi ulteriori sviluppi, dalla gelosia del maschio. -Questo già basta a provare che famiglia animale -e società umana primitiva sono cose senza -nesso fra loro; che i primi uomini, che si elevarono -dall'animalità, o non conobbero famiglia di -sorta, o tutt'al più ne conobbero una forma che non -si rinviene fra gli animali. Un animale così inerme -come il futuro uomo poteva, a rigore, in piccolo -numero cavarsi d'impaccio anche nello stato di -isolamento, quello stato in cui la più elevata forma -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -sociale è la coppia isolata quale viene attribuita, -sulla fede dei cacciatori, dal Westermarck al gorilla -e allo schimpanzé. Ma per elevarsi dall'animalità, -per effettuare il più grande progresso che -si vegga in natura, occorreva un altro elemento: -occorreva compensare il difetto della forza difensiva -dell'uomo isolato, con la unione delle forze e -la cooperazione dell'orda. Con rapporti sociali simili -a quelli delle scimmie antropomorfe, non si -spiegherebbe la transizione all'umanità; queste -scimmie pajono piuttosto linee collaterali deviate, -regredienti e probabilmente destinate a poco a poco -a perire. Questo basta a farci respingere qualsiasi -parallelo tra le loro forme di famiglia e quelle -dell'uomo primitivo. Ma la reciproca tolleranza dei -maschi adulti, l'assenza di gelosia, era la prima -condizione perchè si potessero formare cotesti grandi -e stabili gruppi, per mezzo de' quali soltanto si -poteva effettuare il passaggio dall'animalità all'umanità. -E, infatti, qual'è la forma di famiglia più -antica e primitiva, di cui la storia ci mostra inconfutabilmente -l'esistenza, e che, quà e là, possiamo -ancora oggi studiare? Il connubio per gruppi, la -forma nella quale interi gruppi di uomini e interi -gruppi di donne si posseggono mutuamente e che -lascia ben poco campo alla gelosia. E di più, noi -troviamo, a uno stadio posteriore di sviluppo, la -forma eccezionale della poliandria, che esclude -assolutamente qualsiasi senso di gelosia ed è quindi -sconosciuta agli animali. Ma poichè le forme a -noi note del connubio per gruppi sono accompagnate -da condizioni così singolarmente complicate, -che ci riconducono di necessità a forme anteriori -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -più semplici dei rapporti sessuali, e quindi, -in ultima analisi, a un periodo di promiscuità assoluta, -corrispondente alla transizione dall'animalità -all'umanità; così il richiamo alle unioni degli animali -non vale che a ricondurci al punto dal quale -ci avrebbe dovuto allontanare per sempre. -</p> - -<p> -Che cosa significa dunque: promiscuità sessuale -senza regole? Significa questo solo: che le regole -o limitazioni, in vigore oggi o in un epoca anteriore, -allora non esistevano. Noi abbiamo già veduto cadere -le barriere della gelosia. Se c'è qualche cosa -di certo, è che la gelosia è un sentimento sviluppatosi -relativamente tardi. Lo stesso è da dirsi -dell'idea di incesto. Non soltanto, nell'epoca primitiva, -fratello e sorella erano marito e moglie, ma -oggi ancora la pratica sessuale tra genitori e figli -è in vigore presso molti popoli. <span class="smcap">Bancroft</span> (<i>The -Native Races of the Pacific Coast of North America</i>, -1875, vol. I) attesta questo dei <i>Caviati</i> sulla -strada di Behring, dei <i>Cadiachi</i> presso Alaska, dei -<i>Tinneh</i> nell'interno del Nord America inglese; Letourneau -raccoglie ragguagli di questo stesso fatto -tra i <i>Chippeways</i> indiani, i <i>Cucù</i> del Chili, i <i>Caraibi</i>, -i <i>Karens</i> del fondo dell'India; senza parlare -delle narrazioni degli antichi Greci e Romani sopra -i Parti, i Persiani, gli Sciti, gli Unni, ecc. Prima -che si inventasse l'incesto (poichè esso è una vera -invenzione, e delle più preziose) il rapporto sessuale -fra genitori e figli non poteva fare più scandalo -del rapporto sessuale fra persone appartenenti a -due diverse generazioni. Quest'ultimo si dà ancor -oggi, nei paesi i più spigolistri, senza destar grande -orrore; zitellone di oltre 60 anni sposano pure, -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -se abbastanza ricche, giovanotti che rasentano i -trenta. Ma se, dalle forme di famiglia le più primitive -che noi conosciamo, stacchiamo le idee -d'incesto che vi sono connesse, idee affatto diverse -dalle nostre e spesso anzi in diretta contraddizione -con esse, eccoci ad una forma di rapporto -sessuale che non si può qualificare se non -come «senza regole»; e lo è nel senso che non -esistono ancora le restrizioni imposte poi dall'uso. -Ma non è vero che da ciò venga necessariamente, -nella pratica quotidiana, un orribile caos. -Le unioni temporanee in singole coppie non sono -punto escluse, tanto che, anche nel connubio per -gruppi, esse formano la maggioranza dei casi. E se -colui che più recentemente ha negato questo stato -primitivo di cose, il Westermarck, designa come -matrimonio ogni stato, in cui due esseri di diverso -sesso rimangono uniti sino alla nascita del rampollo, -ben è da dirsi che questa specie di matrimonio -poteva benissimo avverarsi nello stadio della -promiscuità senza contraddire ad essa, cioè alla -mancanza di regole fisse imposte dall'uso alle relazioni -sessuali, Westermarck parte senza dubbio -dal concetto che «la mancanza di regole (o la promiscuità) -implica la compressione delle inclinazioni -individuali», talchè «la prostituzione ne è la forma -più genuina». A me pare piuttosto che rimane impossibile -ogni intelligenza dello stato di cose primitivo -finchè lo si guardi con la lente del lupanare. -</p> - -<p> -Ma ritorniamo al connubio per gruppi. Secondo -il Morgan, da questo stato primitivo di rapporti -sessuali senza regole, si sviluppò probabilmente -molto presto: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<p> -1.º <i>La famiglia consanguinea</i> (<i>Blutsverwandtschaftsfamilie</i>), -primo stadio della famiglia. Qui -i gruppi conjugali sono distinti per generazioni: -tutti i nonni e tutte le nonne, nei limiti della famiglia, -sono tra loro mariti e mogli, così pure i -loro figli, cioè i padri e le madri; i costoro figli -formeranno a loro volta un terzo circolo di sposi -comuni, e i figli di questi ultimi, i pronipoti dei -primi, un quarto. In questa forma di famiglia sono -quindi reciprocamente esclusi dai diritti e dai doveri -(come diremmo noi) del matrimonio, soltanto -predecessori e successori, genitori e figli. I fratelli -e le sorelle, i cugini e le cugine di 1.º, di 2.º e di -qualsiasi altro grado più lontano sono tutti fratelli -e sorelle tra loro e, <i>appunto perciò</i>, sono tutti marito -e moglie l'uno dell'altro. Il rapporto di fratello -e sorella implica, per sè stesso in questo stadio, -la pratica sessuale reciproca<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. La forma -tipica di una tale famiglia consisterebbe nella discendenza -di una coppia, nella quale, a loro volta, -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -i discendenti di ogni singolo grado sono tutti fratelli -e sorelle, e appunto perciò mariti e mogli -tra loro. -</p> - -<p> -La famiglia consanguinea è scomparsa. Anche i -popoli più rozzi, dei quali narra la storia, non ne -offrono alcun esempio. Ma come essa debba aver -esistito, ci costringe ad ammetterlo il sistema di -parentela dell'Hawai, ancora oggi in vigore in tutta -la Polinesia, che esprime gradi di parentela consanguinea, -quali possono nascere soltanto da cotesta -forma di famiglia; ci costringe ad ammetterlo -tutto l'ulteriore sviluppo della famiglia, che presuppone -quella forma come primo stadio necessario. -</p> - -<p> -2.º <i>La famiglia punalua</i>. Se il primo progresso -dell'organizzazione consistette nell'escludere dalla -pratica sessuale reciproca i genitori ed i figli, il secondo -consistette nell'escluderne le sorelle e i fratelli. -Questo progresso, stante la maggior eguaglianza -d'età degl'interessati, fu infinitamente più importante, -ma anche più difficile; esso si effettuò gradatamente, -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -incominciando colla esclusione dal rapporto -sessuale dei fratelli e delle sorelle carnali<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> -(cioè dal lato materno), dapprima in casi particolari, -divenendo regola a poco a poco (nell'Hawai -avvenivano eccezioni ancora in questo secolo), e terminando -col divieto del connubio perfino tra fratelli -e sorelle collaterali, cioè, giusta la nostra -designazione, tra figli, nipoti e pronipoti dei fratelli -e delle sorelle; esso forma, secondo Morgan, -«una eccellente illustrazione dell'azione del principio -della selezione naturale». Non v'ha dubbio -che le tribù, nelle quali il matrimonio tra consanguinei -(<i>Inzucht</i>) venne limitato da questo progresso, -dovettero svilupparsi più rapidamente e più -completamente di quelle, nelle quali il matrimonio -tra fratelli e sorelle restava regola e legge. E -quanto fosse sentita l'azione di questo progresso, -lo prova la istituzione della <i>gente</i>, che scaturì direttamente -da esso e che, oltrepassando di gran -lunga il suo primo scopo, formò la base dell'ordinamento -sociale della maggior parte, se non di -tutti, i popoli barbari della terra, e dalla quale noi -entriamo immediatamente, in Grecia come in Roma, -nel periodo della civiltà. -</p> - -<p> -Ogni famiglia primitiva dovette scindersi al più -tardi nel corso di due o tre generazioni. La economia -domestica comunistica originaria, che perdura -senza eccezione fino in pieno mezzo della -barbarie, stabiliva una grandezza massima della -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -comunità di famiglia, varia secondo le circostanze, -ma supergiù determinata per ciascuna località. Appena -sorse l'idea della sconvenienza dell'unione sessuale -tra figli di una stessa madre, essa dovette -agire sulle divisioni delle antiche comunità domestiche -e sulla fondazione delle nuove (che però non -coincidevano necessariamente coi gruppi di famiglie). -Una o più serie di sorelle divennero il nucleo dell'una, -i loro fratelli carnali quello dell'altra. Così, -o analogamente, dalla famiglia consanguinea scaturì -la forma da Morgan denominata «famiglia punalua». -</p> - -<p> -Secondo l'uso dell'Hawai, un dato numero di sorelle, -carnali o di grado più lontano (cioè cugine di -1.º, di 2.º o di qualsiasi altro grado) erano le mogli -comuni dei loro mariti comuni, ma dai quali venivano -esclusi i loro fratelli; ora questi mariti -non si chiamavano più vicendevolmente fratelli, -nè in realtà occorreva che lo fossero, ma punalua, -cioè intimi compagni o associati. Così pure una -serie di fratelli carnali o di più lontano grado avevano -un dato numero di mogli, non loro sorelle, -in matrimonio comune, e queste mogli si chiamavano -tra loro <i>punalua</i>. Questa la forma classica -di una disposizione di famiglie, che comportò posteriormente -una serie di variazioni, e il cui tratto -caratteristico essenziale era: comunità reciproca -dei mariti e delle mogli in un determinato circolo -di famiglia, dal quale però erano esclusi i fratelli -delle mogli, prima i fratelli carnali, poi anche quelli -più lontani, e inversamente del pari le sorelle dei -mariti. -</p> - -<p> -Questa forma di famiglia ci presenta colla maggior -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -precisione i gradi di parentela, quali li esprime -il sistema americano. I figli delle sorelle di -mia madre sono anche figli di lei, come pure i -figli dei fratelli di mio padre sono altresì suoi figli, -ed essi sono tutti miei fratelli e mie sorelle; ma i -figli dei fratelli di mia madre sono suoi nipoti, -i figli delle sorelle di mio padre sono nipoti di mio -padre, ed essi tutti sono miei cugini e mie cugine. -Perciocchè, mentre i mariti delle sorelle di mia -madre sono tuttavia suoi mariti, e così pure le -mogli dei fratelli di mio padre sono ancora sue -mogli — di diritto, se non sempre di fatto —; il -divieto sociale della pratica sessuale tra fratelli e -sorelle ha diviso in due classi i figli dei fratelli e -delle sorelle, trattati sinora come fratelli e sorelle -senza distinzione: gli uni rimangono, dopo come -prima, fratelli e sorelle (più lontani) tra loro; gli -altri, i figli, qui del fratello, là della sorella, non -possono essere più a lungo fratelli e sorelle, non -possono più avere comuni genitori, nè il padre, nè -la madre, nè ambidue, e perciò diviene per la prima -volta necessaria la classe dei nipoti e delle nipoti, -dei cugini e delle cugine, che non avrebbe avuto -senso nel passato ordinamento di famiglia. Il sistema -di parentela americano, che sembra affatto -assurdo in qualsiasi forma di famiglia basata sul -connubio individuale di qualunque specie, viene -spiegato razionalmente e trovasi naturalmente motivato, -sin nelle più piccole particolarità, per mezzo -della famiglia <i>punalua</i>. Fin dove si è trovato diffuso -questo sistema di parentela, almeno fino lì -dev'essere anche esistita la famiglia <i>punalua</i>, o una -forma analoga. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -È verosimile che questa forma di famiglia, dimostrata -effettivamente esistente in Hawai, sarebbe -stata dimostrata egualmente in tutta la Polinesia, se -i pii missionarii, come un tempo i monaci spagnuoli in -America, avessero saputo vedere in siffatti rapporti -anticristiani qualcosa più di un semplice <i>abominio</i><a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. -Quando Cesare ci narra dei Britanni, che si trovavano -allora nello stadio medio della barbarie: -«essi hanno le loro mogli in comune fra dieci o -dodici di loro, e sovente fratelli con fratelli e genitori -con figli» — ciò si spiega nel miglior modo -come connubio per gruppi. Quelle madri barbare non -avevano 10 o 12 figli in età da poter tenere mogli -in comune, ma il sistema di parentela americano, -che corrisponde alla famiglia <i>punalua</i>, offre molti -fratelli, perchè tutti i cugini prossimi e lontani di -un uomo sono suoi fratelli. Il «genitori con figli» -può essere un falso concetto di Cesare; non è però -assolutamente escluso, in questo sistema, che padre -e figlio, o madre e figlia, possano trovarsi nel medesimo -gruppo matrimoniale, sibbene è escluso che -possano trovarvisi padre e figlia, o madre e figlio. -Questa, od altra analoga forma di famiglia del connubio -per gruppi, presenta del pari la più ovvia -spiegazione dei racconti di Erodoto e di altri antichi -scrittori sulla comunione delle donne presso -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -le popolazioni selvagge e barbare. Famiglia <i>punalua</i> -deve anch'essere quella che <i>Watson</i> e <i>Kave</i> (<i>The -People of India</i>) raccontano dei <i>Tikurs</i> dell'<i>Audh</i> -(al nord del Gange): «Essi convivono (intendasi -sessualmente) quasi senza distinzione in grandi comunità, -e, se due persone passano come coniugi, -il legame non è che nominale». -</p> - -<p> -Direttamente dalla famiglia <i>punalua</i> sembra -uscita, nella grande generalità dei casi, la istituzione -della <i>gente</i>. In verità il sistema di classi australiano -ci offre un altro punto di partenza, dal -quale poteva svilupparsi questa istituzione; gli Australiani -hanno <i>genti</i>, ma non hanno ancora una -famiglia <i>punalua</i>, bensì una forma più grossolana -del connubio per gruppi. -</p> - -<p> -In tutte le forme della famiglia per gruppi, è -incerto il padre di un bambino, ma la sua madre -è certa. Sebbene chiami suoi figli tutti figli della -famiglia collettiva ed abbia per essi doveri materni, -tuttavia essa distingue i suoi propri figli. È quindi -chiaro che, finchè esiste connubio per gruppi, la -discendenza non può dimostrarsi che dal lato materno, -e quindi non è riconosciuta che la linea femminile. -È questo infatti il caso presso tutt'i popoli -selvaggi e appartenenti allo stadio inferiore della -barbarie; ed averlo scoperto pel primo, è il secondo -grande merito di Bachofen. Egli designa questo riconoscimento -esclusivo della discendenza materna, -e i rapporti ereditarii che col tempo nascono da -esso, col nome di «diritto materno». Per brevità -io conservo questo nome, ma esso è inesatto, poichè, -a questo stadio sociale, non può ancora parlarsi di -«diritto» nel senso giuridico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -Se della famiglia <i>punalua</i> prendiamo ora uno -dei due gruppi-modello, cioè quello di una serie di -sorelle carnali e di grado più lontano (cioè a dire -discendenti in primo, in secondo o in un grado più -remoto da sorelle carnali) insieme ai loro figli e -ai loro fratelli carnali o di grado più remoto dal -lato materno (che, secondo la nostra presupposizione, -non sono loro mariti), noi abbiamo appunto il circolo -delle persone, che appariscono più tardi come -membri di una <i>gente</i> nella prima forma di questa -istituzione. Essi tutti hanno uno stipite materno -comune, e, in virtù di questa origine, le figlie -formano generazioni di sorelle. Ma i mariti di -queste sorelle non possono esser più i loro fratelli, -non possono cioè discendere da questo stipite materno, -e quindi non possono appartenere al gruppo -consanguineo, alla futura <i>gente</i>; però i loro figli -appartengono a questo gruppo, poichè la discendenza -dal lato materno è la sola decisiva, essendo -la sola certa. Una volta stabilito il divieto dell'unione -sessuale fra tutti i fratelli e tutte le sorelle, -compresi i più lontani parenti collaterali dal lato -materno, il suddetto gruppo si è anche trasformato -in una <i>gente</i>, si è Costituito cioè come un circolo -fisso di consanguinei di linea femminile, che non -possono più sposarsi tra loro, e che quindinnanzi si -consolida sempre più con altre istituzioni comuni sociali -e religiose ed è distinto dalle altre <i>genti</i> della -stessa tribù. Di ciò particolareggiatamente più tardi. -Ma quando troviamo, che necessariamente, spontaneamente, -la <i>gente</i> si sviluppa dalla famiglia <i>punalua</i>, -noi siamo obbligati ad ammettere la pristina -esistenza di questa forma di famiglia come quasi -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -certa per tutti quei popoli, presso i quali sono dimostrabili -istituzioni gentili, cioè a un di presso per -tutti i barbari e per tutti i popoli avviati a civiltà. -</p> - -<p> -Quando Morgan scrisse il suo libro, le nostre nozioni -intorno al connubio per gruppi erano ancora -molto limitate. Avevasi qualche conoscenza del -connubio per gruppi degli Australiani organizzati -in classi; inoltre Morgan, fin dal 1871, aveva pubblicate -le notizie che possedeva sulla famiglia punalua -dell'Hawai. La famiglia punalua forniva, da -un lato, la completa spiegazione del sistema di parentela -dominante tra gli Indo-americani, che era -stato per Morgan il punto di partenza di tutte le -sue indagini, e dall'altro, il vero punto di derivazione -della gente a diritto materno; essa rappresentava -poi un grado di sviluppo molto più elevato -delle classi australiane. Era quindi comprensibile -che Morgan la concepisse come lo stadio di sviluppo -che precede immediatamente quello del connubio -sindiasmico e le attribuisse una generale -diffusione nei tempi anteriori. Dopo d'allora, noi -imparammo a conoscere una serie di altre forme -di connubio per gruppi, e sappiamo ora che a -questo proposito Morgan andò troppo oltre. Ma egli -ebbe pur sempre la fortuna di trovare nella sua -famiglia punalua la forma più elevata e classica -del connubio per gruppi, quella forma dalla quale -si spiega nel modo più semplice la transizione a -una forma superiore. -</p> - -<p> -Il più essenziale contributo alla conoscenza del -connubio per gruppi lo dobbiamo al missionario -inglese Lorimer Fison, che per lunghi anni studiò -questa forma di famiglia sul suo terreno classico, -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -in Australia. Egli rinvenne il più basso grado di -sviluppo presso i negri del monte <i>Gambier</i> nell'Australia -meridionale. Qui tutta la tribù è divisa in -due grandi classi, <i>Kroki</i> e <i>Kumiti</i>. I rapporti sessuali -in ciascuna di queste classi sono rigorosamente -vietati; invece ogni uomo di una classe è lo sposo -nato di ogni donna dell'altra classe, e reciprocamente. -Non gli individui, ma gli interi gruppi son -conjugati tra loro, classe con classe. E, si noti, qui -non è fatta in nessun luogo riserva alcuna per differenze -di età o per consanguineità speciali, salvo -quella che risulta dalla separazione in due classi -esogame. Un <i>Kroki</i> ha per sposa legittima ogni -donna <i>Kumite</i>; e poichè la sua propria figlia, come -figlia di una donna <i>Kumite</i>, è, giusta il diritto materno, -anche <i>Kumite</i>, essa è con ciò la sposa nata -di ogni <i>Kroki</i>, quindi anche del suo proprio padre. -Almeno, l'organizzazione di classe, quale ci si presenta, -non pone a ciò alcun ostacolo. O quindi -questa organizzazione è nata in un tempo, in cui, -malgrado il vago istinto di frenare il connubio tra -consanguinei, non si trovava ancora nulla di particolarmente -abbominevole nell'unione sessuale tra -genitori e figli; e in questo caso il sistema delle -classi sarebbe nato direttamente da uno stato di -assoluta promiscuità sessuale. Ovvero il rapporto -sessuale tra genitori e figli era già vietato dall'uso -quando nacquero le classi; e allora lo stato attuale richiama -la famiglia consanguinea ed è il primo passo -per uscirne. Quest'ultima ipotesi è la più probabile. -Per quanto mi consta, non si hanno dall'Australia -esempi di connubio tra genitori e figli, e anche la posteriore -forma della esogamia, la <i>gente</i> a diritto materno, -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -presuppone di regola il tacito divieto di questa -pratica, come vigente all'epoca della sua fondazione. -</p> - -<p> -Il sistema delle <i>due</i> classi, oltre che al Monte -<i>Gambier</i> nell'Australia meridionale, si trova anche -sul fiume <i>Darling</i> più all'est, e, al nord-est, nel -<i>Queensland</i>; esso è quindi molto diffuso. Questo sistema -esclude soltanto i connubii tra fratelli e sorelle, -tra figli di fratelli e tra figli di sorelle dal lato materno, -perchè questi appartengono alla stessa classe; al -contrario, i figli di sorella e fratello possono sposarsi. -Un altro passo diretto a impedire l'unione fra -consanguinei noi lo troviamo presso i <i>Kamilaroi</i> -sul fiume <i>Darling</i> nella Nuova Galles meridionale, -dove le due classi originarie sono suddivise in quattro, -e ognuna di queste ultime si sposa in massa -con un'altra. Quelli delle prime due classi sono sposi -nati tra loro; ma, secondo che la madre apparteneva -alla prima o alla seconda, i figli passano alla terza -o alla quarta; i figli di queste due classi, pure conjugate -tra loro, appartengono di nuovo alla prima -e alla seconda. Sicchè sempre una generazione appartiene -alla prima e alla seconda classe, la successiva -alla terza e alla quarta, quella che segue -ritorna alla prima e alla seconda. E i figli di -fratelli e sorelle (in linea materna) non possono -essere marito e moglie, ma i nipoti di fratelli e -sorelle lo possono. Quest'ordinamento così complicato -è reso ancora più complicato dall'innesto, — che -avviene in seguito — delle <i>genti</i> a diritto -materno, ma noi non possiamo addentrarvici. Si vede -tuttavia che il bisogno d'impedire l'unione di consanguinei -si fa sentire continuamente, ma si va a -tentoni e senza chiara coscienza dello scopo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<p> -Il connubio per gruppi, che ivi, in Australia, -è ancora matrimonio di classi, un connubio in massa -di tutta una classe di uomini, sparsa sovente sopra -l'intero continente, con una classe di donne altrettanto -diffusa — questo connubio per gruppi, visto -da vicino, non si presenta così abbominevole, come -se lo immagina la fantasia di un filisteo abituato al -regime dei bordelli; al contrario per lunghi anni -se ne sospettò a malapena l'esistenza, e anche di -recente essa venne di nuovo messa in dubbio. All'osservatore -superficiale esso si presenta come un -connubio individuale dal vincolo molto rilassato, -con allato, quà e là, della poligamia e qualche infedeltà -occasionale. Bisogna impiegare anni e anni, -come fecero Fison e Howitt, per scoprire in questi -rapporti conjugali — che nella loro pratica ricordano -piuttosto agli Europei ordinarii i patrii costumi — per -scoprirvi la legge regolatrice, giusta -la quale il negro australiano straniero, lontano migliaia -di chilometri dalla sua patria, tra persone il -cui linguaggio gli è ignoto, trova, e non di rado -da un accampamento a un altro accampamento, da -una ad un'altra tribù, donne che si danno a lui di -buon grado e senza riluttanza; la legge, in omaggio -alla quale chi ha più donne ne cede una all'ospite -per la notte. Dove l'Europeo vede assenza di leggi -e di costumi, regna in fatto una legge rigorosa. -Le donne appartengono alla classe conjugale dello -straniero e sono perciò sue spose nate; quella medesima -legge consuetudinaria che intreccia i loro -destini vieta, sotto pena d'infamia, qualsiasi rapporto -sessuale al di fuori delle classi coniugali -che si appartengono a vicenda. Anche ove impera -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -il ratto delle donne, che spesso e in molti luoghi -è la regola, la legge delle classi è rigorosamente -osservata. -</p> - -<p> -Del resto, nel ratto delle donne si accenna già -una traccia del passaggio al connubio individuale, -almeno nella forma del connubio sindiasmico: -quando il giovane, coll'aiuto degli amici, ha rapito -e condotto via la ragazza, essa si dà a tutti per -turno, ma è considerata di poi come la moglie del -giovane che ha promosso il ratto. E, inversamente, -se la donna rapita fugge dal marito ed è accolta -da un altro, essa diviene moglie di quest'ultimo e -il primo ha perduto il suo privilegio. Perciò, dentro -ed accanto al connubio per gruppi, che pur continua -in generale ad esistere, si formano rapporti -di esclusività, connubii a tempo più o meno lungo, -allato alla poligamia<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>; sicchè il connubio per -gruppi anche qui è in decadenza, e si tratta soltanto -di sapere chi, sotto l'influenza europea, sparirà -prima dalla scena: se il connubio per gruppi, -o i negri australiani che lo praticano. -</p> - -<p> -Il conjugio fra intere classi, quale esiste in -Australia, è in ogni caso una forma molto bassa e -primitiva del connubio per gruppi, mentre la famiglia -<i>punalua</i>, per quanto sappiamo, è il suo più -alto grado di sviluppo. Il primo sembra la forma -corrispondente allo stato sociale dei selvaggi erranti, -il secondo presuppone già società comunistiche con -sede relativamente stabile e conduce, senza transizione, -allo stadio di sviluppo immediatamente superiore. -Tra i due, si troveranno di certo altri periodi -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -intermedii; è questo un campo d'indagini appena -dischiuso, sul quale non si son fatti che i primi -passi. -</p> - -<p> -3.º <i>La famiglia sindiasmica.</i> Certi connubi, a -tempo più o meno lungo, si facevano già nel connubio -per gruppi, e fors'anche prima; l'uomo -aveva una moglie principale (non si può ancor dire -una moglie prediletta) tra le molte mogli, ed egli -era per essa il principale marito fra tutti. Questa -circostanza contribuì non poco alla confusione fatta -dai missionarii, che nel connubio per gruppi ora -vedono la comunanza delle donne senza alcun limite, -ed ora l'adulterio a pieno libito. Ma tali connubi -di consuetudine dovettero consolidarsi semprepiù, -man mano che la <i>gente</i> si svolgeva e che più numerose -divenivano le classi dei «fratelli» e delle -«sorelle», tra le quali il connubio non era più -consentito. Il divieto delle nozze fra consanguinei, -effetto del costituirsi della <i>gente</i>, si andò estendendo -ancor più. Così fra gli Irocchesi e fra la più -parte degli altri Indiani americani, che si indugiano -tuttora nello stadio inferiore della barbarie, troviamo -che il connubio è vietato fra tutti i parenti, -che conta il loro sistema, e che sono parecchie -centinaia di specie. In questo crescente complicarsi -dei divieti di connubio, i connubii per gruppi -divenivano sempre meno possibili; essi furono sostituiti -dalla famiglia sindiasmica. In questo stadio -un marito convive con una moglie, in modo però, -che la poligamia<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> e, occasione capitando, l'infedeltà -coniugale, rimangono un diritto dei mariti; -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -quantunque la prima si trovi raramente, e ciò per -ragioni economiche; mentre dalle mogli, durante -la convivenza, si esige per lo più la più rigorosa -fedeltà, e il loro adulterio è duramente punito. Ma -il vincolo coniugale è facilmente risolubile dalle due -parti, e, dopo come prima, i figli appartengono soltanto -alla madre. -</p> - -<p> -In questa progressiva esclusione dei consanguinei -dal vincolo conjugale continua ad agire la selezione -naturale. A dirla con Morgan; «I matrimonii tra -<i>genti</i> non consanguinee producono una razza più -vigorosa, così fisicamente come intellettualmente; -quando due tribù progredite si mischiavano, i nuovi -cranii e cervelli si ampliavano naturalmente, finchè -abbracciassero le attitudini di entrambe». Le tribù, -che avevano adottata la costituzione <i>gentile</i>, dovettero -acquistare così il predominio su quelle rimaste -in arretrato, o trarle seco col loro esempio. -</p> - -<p> -L'evoluzione della famiglia nella storia primitiva, -consiste quindi nel continuo restringersi della cerchia -abbracciante in origine tutta la tribù, nella -quale regna la comunanza del connubio tra i due -sessi. Esclusi a mano a mano, prima i parenti più -prossimi, poi i più lontani, infine anche i semplici -parenti per cognazione (affini), qualsiasi forma di -connubio per gruppi finisce per diventare praticamente -impossibile, e la coppia unica, che pel momento -è ancora debolmente unita, rimane la molecola, -se si scioglie la quale, cessa lo stesso connubio. -Già di qui si vede quanto poco l'amore -sessuale individuale, nell'odierno significato della -parola, abbia da fare colla genesi del connubio individuale. -Ciò è dimostrato ancor meglio dalla pratica -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -di tutti i popoli che si trovano in questo stadio. -Mentre nelle precedenti forme di famiglia gli uomini -non erano mai imbarazzati a trovar mogli, anzi ne -avevano più del bisogno, ora le mogli divenivano -rare e ricercate. Onde, colla famiglia sindiasmica, cominciano -il ratto e la compra delle donne — <i>sintomi</i> -questi molto diffusi, ma non più che sintomi, di un -sopravvenuto profondo cangiamento. Questi sintomi, -che non sono poi altro se non semplici metodi di -procurarsi mogli, il pedante scozzese Mac Lennan -li ha trasformati in classi distinte di famiglia, sotto -il nome di «matrimonio per <i>ratto</i>» e di «matrimonio -per <i>compra</i>». Del resto, anche presso gli -Indiani americani e altrove (nello stesso stadio), la -conchiusione del connubio non è affare degli interessati, -che spesso non vengono neanche interrogati, -ma delle loro madri. Sovente due persone, -affatto sconosciute tra loro, sono così fidanzate, e -ne hanno notizia solo quando è imminente la celebrazione -degli sponsali. Prima delle nozze, lo sposo -dà ai parenti <i>gentili</i> della sposa (cioè ai suoi parenti -materni, non al padre e alla costui parentela) -dei donativi come prezzo della ragazza ceduta. Il -connubio si scioglie a volontà di ciascuno dei due -coniugi; nondimeno, in molte tribù, per esempio -fra gli Irocchesi, si è formata a poco a poco un'opinione -pubblica avversa a siffatte separazioni; nelle -contese intervengono come pacieri i parenti <i>gentili</i> -delle due parti, e, solo se questa mediazione fallisce, -ha luogo il divorzio; la moglie tiene seco i figliuoli -e i divorziati sono liberi entrambi di rimaritarsi. -</p> - -<p> -La famiglia sindiasmica, per sè stessa troppo -debole e instabile per creare il bisogno o anche -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -solo il desiderio di una casa propria, non disfà -menomamente l'economia domestica<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> comunistica, -tramandata dall'epoca primitiva. Ma economia domestica -comunistica significa il dominio delle donne -nella casa, come pure l'esclusivo riconoscimento di -una madre carnale, derivante dalla impossibilità -di conoscere con certezza un padre carnale; significa -grande stima delle donne, cioè delle madri. -Una delle più assurde idee, trasmesse dalle teorie -sociali del secolo XVIII, è che, nei primi tempi -della società, la donna fosse schiava dell'uomo. La -donna, presso tutti i selvaggi e tutti i barbari dello -stadio inferiore e medio, e anche in parte del superiore, -ha una condizione non solo libera, ma altamente -onorata. Che cosa sia ancora la donna -nella famiglia sindiasmica, può attestarlo Arturo -Wright, che fu missionario per lunghi anni tra gli -Irocchesi del Senecca: «Quanto alle loro famiglie, -al tempo nel quale abitavano le «lunghe case» -antiche (economie domestiche comunistiche di parecchie -famiglie), il sistema dominante era sempre -quello del <i>clan</i> (<i>gente</i>), pel quale le donne prendevano -i loro mariti dagli altri <i>clans</i>... Di solito l'elemento -femminile signoreggiava nella casa; le provviste -erano comuni; ma guai all'infelice marito od -amante che fosse troppo pigro od inetto a contribuire -la sua parte di provviste. Per quanti figli o -cose proprie avesse nella casa, egli doveva aspettarsi -ad ogni istante l'ordine di far fagotto e di -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -spulezzare. E non gli era lecito tentare di resistere, -la casa gli diveniva insopportabile, non gli rimaneva -che tornare al suo proprio clan, o, più spesso, -cercarsi un nuovo matrimonio in un altro clan. Le -mogli erano la vera potenza nei clans, come dapertutto. -All'occasione non esitavano a deporre un -duce e degradarlo a guerriero comune». L'economia -domestica comunistica, nella quale le mogli -appartengono per la maggior parte, o tutte, a una -medesima <i>gente</i>, mentre i mariti provengono da -<i>genti</i> diverse, è la base reale di quel predominio -delle donne, generale nel tempo primitivo, la cui -scoperta è un terzo merito del Bachofen. Noto infine, -che le relazioni dei viaggiatori e dei missionarii, -sull'eccessivo lavoro di cui sono aggravate le -donne tra i selvaggi e tra i barbari, non contraddicono -in verun modo a ciò che ora si è detto. La -divisione del lavoro tra i due sessi è determinata -da motivi affatto diversi da quelli che determinano -la condizione della donna nella società. Popoli, -presso i quali le donne debbono lavorare molto più -che a loro, secondo il concetto nostro, non convenga, -hanno per esse, sovente, assai più stima vera -che i nostri Europei. La dama della civiltà, circondata -di falsi omaggi e dispensata da ogni reale lavoro, -ha una condizione sociale infinitamente più -bassa della donna della barbarie, assoggettata a -duro lavoro, ma che nel suo popolo passava per una -vera dama (<i>lady, frowa, Frau</i> = signora) e lo era -anche pel suo carattere. -</p> - -<p> -Se la famiglia sindiasmica abbia oggi interamente -sostituito in America il connubio per gruppi, -debbono deciderlo ricerche più approfondite sulle -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -popolazioni del Nord-ovest e più ancora del Sud -dell'America, che si trovano ancora nel periodo -superiore dello stato selvaggio. Di queste ultime -si narrano esempi così svariati di licenza sessuale -da far supporre che ancora vi esista il vecchio -connubio per gruppi. Ad ogni modo non ne sono -ancora sparite tutte le tracce. Presso almeno quaranta -tribù del Nord dell'America, l'uomo, che sposa -una sorella maggiore, ha il diritto di prendere anche -per mogli tutte le sorelle di lei non appena raggiungano -l'età voluta: avanzo della comunanza dei mariti -per tutta la serie delle sorelle. E dei peninsulari -della California (grado superiore dello stato -selvaggio) narra Bancroft, che essi hanno certe festività, -nelle quali convengono parecchie tribù, a -scopo di promiscuità sessuale. Evidentemente sono -genti, che in queste feste conservano la vaga reminiscenza -del tempo, nel quale le donne di una -gente avevano per mariti comuni tutti gli uomini -delle altre, e viceversa. Lo stesso uso vige ancora -in Australia. Avviene presso alcuni popoli, che gli -anziani, i capi e i sacerdoti-magi, sfruttano per -conto proprio la comunanza delle donne e ne monopolizzano -la maggior parte; ma in certe festività e -nelle grandi riunioni popolari essi devono restituire -la vecchia comunanza e permettere che le loro -donne si sollazzino coi giovani. Westermark (pag. 28-29) -cita tutta una serie di esempii di siffatti saturnali -periodici, in cui l'antica promiscuità sessuale -rivive per breve tempo: presso gli <i>Hos</i>, i <i>Santali</i>, -i <i>Pandscha</i> e i <i>Colari</i> delle Indie, presso alcuni -popoli australiani, ecc.; ma ne trae la singolare illazione, -che ciò sia non già un avanzo del connubio -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -per gruppi, da lui negato, bensì... del tempo -della fregola, comune all'uomo primitivo e agli altri -animali. -</p> - -<p> -Arriviamo con ciò alla quarta grande scoperta -di Bachofen, quella cioè della forma di transizione -molto diffusa dal connubio per gruppi alla famiglia -sindiasmica. Ciò che Bachofen presenta come -un'espiazione per la violazione degli antichi precetti -divini, come una penitenza con la quale la donna -riscatta il diritto alla castità, non è in realtà se -non l'espressione mistica dell'espiazione, con cui la -donna si riscatta dall'antica comunanza degli uomini -e acquista il diritto di non darsi che a un -uomo solo. Questa espiazione consiste in un limitato -abbandono di sè stesse agli amori promiscui: le -donne babilonesi dovevano darsi una volta all'anno -nel tempio di Militta; altri popoli dell'Asia Minore -mandavano le loro fanciulle per degli anni -nel tempio di Anaiti a coltivarvi l'amor libero con -favoriti di loro scelta, prima di potersi maritare; -usi analoghi, travestiti in riti, sono comuni a quasi -tutti i popoli asiatici, tra il Mediterraneo e il Gange. -Il sacrificio espiatorio pel riscatto diviene nel corso -del tempo sempre più breve, come già osserva Bachofen: -«Il darsi ripetute volte nell'anno è sostituito -dall'abbandonarsi una sola volta; all'eterismo -delle matrone succede quello delle fanciulle; lo si -pratica prima anzichè durante il matrimonio; scambio -di darsi a tutti senza limite, la donna può prescegliere -certe persone» (<i>Mutterrecht</i>, <i>p. XIX</i>). -Presso altri popoli manca il travestimento religioso: -presso alcuni — come i Traci, i Celti, ecc., nell'antichità, -molti aborigeni dell'India, i popoli malesi, gli -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -isolani dell'Oceania e molti Indiani americani, ancor -oggi — le fanciulle, sino al matrimonio, godono -della più grande libertà sessuale. Lo stesso avviene -quasi dapertutto nell'America del Sud, e ne è testimonio -chiunque vi si sia alquanto addentrato. -Così <span class="smcap">Agassiz</span> (<i>A journey in Brazil</i>, Boston and New-York -1880, p. 260) narra quanto segue di una ricca -famiglia, di origine indiana: avendovi egli visto -una fanciulla, chiese di suo padre, supponendo fosse -il marito della madre, che, in qualità di ufficiale, -era andato alla guerra contro il Paraguay; ma la -madre rispose sorridendo: <i>não tem pai, he filha da -fortuna</i>, essa non ha padre, è figlia del caso. «Così -parlano sempre le donne indiane, o di sangue mescolato, -dei loro figli nati fuori matrimonio, senza -esitare, nè arrossire; e nonchè esser ciò una cosa -fuor dell'ordinario, sembra anzi che il contrario sia -l'eccezione. Sovente i figli non conoscono se non -la madre, perciocchè tutta la cura e tutta la responsabilità -ricade su di essa; nulla sanno del padre; -sembra anzi che alla donna non baleni neppure che -essa o i suoi figli possano vantare alcun diritto -verso di lui». Ciò che qui sembra strano all'uomo -incivilito è semplicemente la regola secondo il diritto -materno e nel connubio per gruppi. -</p> - -<p> -Presso altri popoli, gli amici e i parenti dello -sposo o i convitati esercitano, nell'occasione stessa -delle nozze, il tradizionale diritto sulla sposa, e la -volta dello sposo non viene che in ultimo; così -alle Baleari e presso gli <i>Augili</i> africani nell'antichità, -e oggi ancora presso i <i>Barea</i> nell'Abissinia. -Presso altri popoli, un personaggio ufficiale, il capo -della tribù o della <i>gente</i>, il <i>cacicco</i>, lo <i>sciamane</i>, -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -il prete, il principe, o comunque si chiami, rappresenta -la comunità, ed esercita sulla sposa il diritto -della prima notte. Malgrado tutte le pretese riabilitazioni -neoromantiche, questo <i>jus primae noctis</i> -esiste ancora, come avanzo del connubio per gruppi, -fra la maggior parte degli abitanti del territorio -di <i>Alaska</i> (<span class="smcap">Bancroft</span>, <i>Native Races</i>, I, 81), -presso i <i>Tahu</i> nel Messico settentrionale (<i>ivi</i>, p. 584) -e presso altri popoli; esso ha esistito, per tutto il -Medio evo, almeno nei paesi di origine celtica, tramandatovi -dal connubio per gruppi, per esempio -nella provincia di Aragona. Mentre nella Castiglia -il contadino non fu mai servo, in Aragona domina -la più ignominiosa servitù, sino all'arbitrato di Ferdinando -il Cattolico, nel 1486. È detto in questo -documento; «Noi giudichiamo e dichiariamo, che, -quando il contadino prende moglie, i premenzionati -signori (<i>senyors</i>, Baroni) non possono dormire -con essa la prima notte, o, dopo che essa si sia -messa a letto, coricarsi con lei ed usarne in segno -di dominio, nè servirsi della figlia o del figlio del -contadino, con pagamento o senza, contro la loro -volontà». (Citato nell'originale catalano da <span class="smcap">Sugenheim</span>, -<i>Leibeigenschaft</i>, Pietroburgo 1861, p. 35). -</p> - -<p> -Bachofen ha anche perfettamente ragione, quando -afferma recisamente, che il passaggio, da ciò che egli -chiama «eterismo» o «generazione di palude», -al connubio individuale, fu essenzialmente opera -delle donne. Quanto più, con lo sviluppo delle condizioni -economiche dell'esistenza, cioè col cessare -del vecchio comunismo e con l'addensarsi della popolazione, -i tradizionali rapporti sessuali perdevano -il carattere ingenuo delle foreste primitive, tanto -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -più essi dovevano apparire umilianti ed oppressivi -alle donne, e tanto più queste dovevano desiderare il -diritto alla castità, o al connubio temporaneo o -permanente con un sol uomo, come una liberazione. -Questo progresso non poteva emanare dagli uomini, -perchè essi non hanno mai pensato, e non pensano -neanche oggi, a rinunziare in pratica alle attrattive -dei connubio per gruppi. Solo dopo che, mercè -le donne, si passò al connubio sindiasmico, poterono -gli uomini introdurre la rigorosa monogamia, -per le sole donne, s'intende. -</p> - -<p> -La famiglia sindiasmica nacque sul limite fra -lo stato selvaggio e la Barbarie, per lo più nel -periodo superiore dello stato selvaggio, e soltanto -qua e là in quello inferiore della Barbarie. Essa -è la forma di famiglia caratteristica della Barbarie, -come il connubio per gruppi lo è dello stato -selvaggio, e la monogamia dell'epoca civile. Perchè -potesse svilupparsi sino a una vera e salda monogamia, -abbisognavano altre cause da quelle che -agirono sin qui. Nella famiglia sindiasmica il gruppo -era già ridotto alla sua ultima unità, alla sua molecola -di due atomi: un uomo e una donna. La -selezione naturale aveva compiuto la sua opera -escludendo sempre più la comunanza dei connubii; -in questa direzione non le rimaneva più nulla da -fare. Se dunque non emergevano nuove forze impulsive, -forze <i>sociali</i>, non vi era ragione perchè -dalla famiglia sindiasmica scaturisse una nuova forma -di famiglia. Queste forze entrarono in gioco. -</p> - -<p> -Lasciamo ora l'America, la terra classica della -famiglia sindiasmica. Nessun indizio autorizza a -concludere, che ivi siasi sviluppata una forma di -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -famiglia più elevata, e che, prima della scoperta e -della conquista, vi sia mai esistita in qualche luogo -la stretta monogamia. Non così nel vecchio mondo. -</p> - -<p> -Quivi l'addomesticamento degli animali e l'allevamento -degli armenti avevano sviluppata una -fonte di ricchezza non ancor presentita, e creato -rapporti sociali affatto nuovi. Sino allo stadio -inferiore della barbarie, la ricchezza che poteva -conservarsi consisteva quasi esclusivamente nella -casa, nel vestito, in rozzi ornamenti, e negli ordigni -per procurarsi ed allestire gli alimenti: la -barca, le armi, le suppellettili più semplici. Gli alimenti -dovevano conquistarsi giorno per giorno. -Ora, invece, cogli armenti di cavalli, cammelli, asini, -buoi, pecore, capre e porci, le inoltrantisi popolazioni -nomadi — gli Arii nella regione indica dei -cinque fiumi e nel territorio del Gange, come nelle -steppe dell'Osso e del Jassarte, allora assai più ricche -di acqua; i Semiti sull'Eufrate e sul Tigri — acquistarono -beni, che esigevano solo un po' di vigilanza -e le cure le più grossolane, per moltiplicarsi -sempre più, e fornire il più ricco nutrimento di -latte e di carne. Tutti i mezzi anteriori di procacciarsi -gli alimenti passano così in seconda linea; -la caccia, già una necessità, diventa ora un lusso. -</p> - -<p> -Ma a chi apparteneva questa nuova ricchezza? -Senza dubbio, in origine, alla <i>gente</i>; senonchè sugli -armenti dev'essersi ben presto sviluppata la proprietà -privata. È difficile dire se all'autore del -cosiddetto primo libro di Mosè, il padre Abramo -apparisse possessore dei suoi armenti in virtù di -un diritto proprio, come capo di una famiglia, o -in virtù della sua qualità di effettivo capo ereditario -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -di una <i>gente</i>. Certo è soltanto, che non possiamo -rappresentarcelo come proprietario nel senso -moderno. E certo è inoltre che, alla soglia della -storia autentica, troviamo gli armenti già dapertutto -in proprietà privata dei singoli capi di famiglia, -esattamente come i prodotti dell'arte della -barbarie, gli arnesi di metallo, gli articoli di lusso, -finalmente il bestiame umano, gli schiavi. -</p> - -<p> -Perciocchè a quest'epoca fu inventata anche la -schiavitù. Lo schiavo non aveva valore pei barbari -dello stadio inferiore. Gli stessi Indiani americani si -comportavano coi nemici vinti affatto diversamente -dai barbari degli stadii superiori. Gli uomini erano -uccisi, o accolti come fratelli nella tribù dei -vincitori; le donne venivano sposate, o adottate insieme -ai loro figli sopravvissuti. La forza di lavoro -umano non offre ancora, in questo stadio, alcun -apprezzabile sopravvanzo sul costo del suo mantenimento. -Introdotti l'allevamento del bestiame, -la lavorazione dei metalli, la tessitura, e finalmente -l'agricoltura, tutto questo mutava. Come le -spose, nel passato così numerose e così facili a procurarsi, -ora acquistavano un prezzo e venivano -comprate, lo stesso avvenne delle forze di lavoro, -massime dacchè gli armenti passarono definitivamente -in proprietà privata. La famiglia non aumentava -così presto come il bestiame. Occorrendo -un maggior numero di persone per custodirlo, si -utilizzò il nemico prigioniero di guerra, che d'altronde -si riproduceva come il bestiame. -</p> - -<p> -Tali ricchezze, passate in proprietà privata e -rapidamente accresciute, diedero un terribile colpo -alla società fondata sulla famiglia sindiasmica e -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -sulla <i>gente</i> del diritto materno. Il connubio sindiasmico -aveva introdotto un nuovo elemento nella -famiglia: allato alla madre carnale esso aveva posto -il padre carnale, autentico, probabilmente più -autentico di molti «padri» d'oggidì. Giusta la divisione -del lavoro nella famiglia di quel tempo, -spettava all'uomo il procacciare gli alimenti e gli -strumenti di lavoro necessarii all'uopo, e quindi -anche gli spettava la proprietà di questi ultimi; -separandosi li portava seco, come la moglie conservava -le sue masserizie. Giusta gli usi di quella -società, l'uomo era dunque proprietario delle nuove -fonti di alimentazione, il bestiame, e in seguito dei -nuovi strumenti di lavoro, gli schiavi. Ma, giusta -gli usi medesimi, i suoi figli non ereditavano da lui, -poichè l'eredità si regolava come stiamo per dire. -</p> - -<p> -Giusta il diritto materno, cioè finchè la discendenza -non si computava che in linea femminile, e -giusta il costume ereditario primitivo della gente, -da principio i parenti <i>gentili</i> ereditavano dai loro -defunti compagni <i>gentili</i>. I beni di fortuna dovevano -restare nella <i>gente</i>. Stante la sua poca importanza, -la successione in pratica sarà passata ai -più prossimi parenti <i>gentili</i>, cioè ai consanguinei -dal lato materno. Ma i figli del marito defunto non -appartenevano alla sua <i>gente</i>, bensì a quella della -madre; essi ereditavano da questa, dapprincipio insieme -cogli altri consanguinei di lei, in seguito -forse in prima linea, ma essi non potevano ereditare -dal padre, poichè non appartenevano alla sua -<i>gente</i>, alla quale dovevano rimanere i suoi beni di -fortuna. Alla morte, quindi, di un possessore di armenti, -questi sarebbero passati anzitutto ai suoi -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -fratelli e alle sue sorelle e ai figli delle sue sorelle, -o ai discendenti delle sorelle di sua madre, ma i -suoi propri figli rimanevano diseredati. -</p> - -<p> -A misura quindi che le ricchezze aumentavano, -da un lato, esse davano all'uomo nella famiglia una -posizione più importante che alla donna e, d'altro -lato, creavano in lui lo stimolo ad utilizzare questa -posizione più importante, per rovesciare, a favore -dei propri figli, la vecchia successione. Ma ciò -era impossibile finchè vigeva la discendenza per -diritto materno. Questo diritto doveva dunque essere -rovesciato, e lo fu. Ciò non fu tanto difficile -quanto oggi ci sembra, poichè questa rivoluzione — una -delle più importanti, che gli uomini abbiano -vedute — non aveva bisogno di toccare alcuno -dei membri viventi di una <i>gente</i>. Tutti questi -potevano rimanere, dopo come prima, ciò che -erano stati. Bastò stabilire che, in avvenire, i discendenti -dei compagni maschi resterebbero nella -<i>gente</i> e quelli delle femmine ne sarebbero esclusi, passando -nella <i>gente</i> del loro padre. Con ciò si aboliva -il computo della discendenza in linea femminile e -il diritto ereditario materno, e si istituiva la linea -di discendenza maschile e il diritto ereditario paterno. -Come si sia fatta questa rivoluzione, nei popoli -tendenti alla civiltà, e quando, non ne sappiamo -nulla. Essa appartiene interamente all'epoca preistorica. -Ma che si sia fatta, è dimostrato oltre il -bisogno dalle abbondanti tracce di diritto materno -raccolte sopratutto dal Bachofen, e come facilmente -si effettui, lo vediamo in una intera serie di tribù -indiane, dove essa è affatto recente, o si effettua -ancor oggi, in parte sotto l'influenza della crescente -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -ricchezza e del cangiato modo di vita (passaggio -dai boschi alle praterie), e in parte per l'influsso -morale della civiltà e dei missionarii. Di otto tribù del -Missuri, sei hanno introdotto la discendenza -e la successione maschile, due l'hanno ancora femminile. -Presso i <i>Shawnees</i>, i <i>Miamies</i> e i <i>Delawares</i> si è -introdotto l'uso di trasportare i figli dalla <i>gente -</i>della madre in quella del padre, col dar loro un -nome tratto dalla <i>gente</i> del padre, affinchè possano -ereditare da questo. «Innata tendenza casistica dell'uomo, -di cangiare le cose mutando i loro nomi -e di trovare ripieghi per abbattere la tradizione -avendo l'aria di rispettarla, quando un interesse -diretto ne dà lo stimolo sufficiente!» (<i>Marx</i>). Nacque -da ciò un'inestricabile confusione, alla quale -dovevasi ovviare, e venne anche in parte ovviato, -col passaggio al diritto paterno. «In generale sembra -questo il passaggio il più naturale» (<i>Marx</i>). -</p> - -<p> -Chi vuol vedere ciò che sanno dirci gli studiosi -di Diritto comparato sul come sarebbesi effettuata -questa trasformazione presso i popoli tendenti a -civiltà del vecchio mondo — ipotesi e niente più — consulti -<span class="smcap">Kovalevsky</span>, <i>Tableau des origines et -de l'evolution de la famille et de la propriété</i>, -Stockholm, 1890. -</p> - -<p> -La caduta del diritto materno fu la <i>sconfitta storico-mondiale -del sesso femminile</i>. L'uomo afferrò -il timone anche nella casa, la donna fu avvilita, -asservita, resa schiava delle sue voglie e divenne -un semplice strumento di riproduzione. Questa degradata -condizione della donna, che appare evidente -sopratutto fra i Greci dei tempi eroici e più -ancora dei tempi classici, venne gradatamente inorpellata -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -e dissimulata, e qua e là ha assunto anche -forme più miti; ma non fu mai in alcun modo -abolita. -</p> - -<p> -Il primo effetto di cotesto nuovo ed esclusivo dominio -dell'uomo, mostrasi nel sorgere di quella -forma intermedia che è la famiglia patriarcale. Ciò -che particolarmente la caratterizza non è la poligamia, -di cui parleremo più tardi, ma «l'organizzazione -di un certo numero di persone libere e non -libere in una sola famiglia, sotto la patria potestà -del capo di essa. Nella forma semitica, questo capo -di famiglia vive in poligamia, i non liberi hanno -moglie e figli, e lo scopo di tutta l'organizzazione -è la custodia degli armenti sopra uno spazio di -terra determinato». L'essenziale è l'incorporazione -dei non liberi e la patria potestà; la famiglia romana -è quindi il tipo completo di questa forma di -famiglia. La parola <i>familia</i> non significa in origine -l'ideale dell'odierno filisteo, composto di sentimentalismo -e di discordia domestica; presso i Romani -dei primi tempi, essa non si riferisce nemmeno alla -coppia conjugale e ai suoi figli, ma soltanto agli -schiavi. <i>Famulus</i> è lo schiavo domestico, e <i>familia -</i>è la collettività degli schiavi appartenenti ad un -uomo. Ancora al tempo di Caio, la <i>familia, id est -patrimonium</i> (ossia l'asse ereditario), veniva legata -per testamento. L'espressione fu inventata dai Romani, -per designare un nuovo organismo sociale, -il cui capo teneva moglie, figli e un certo numero -di schiavi sotto di sè, giusta la patria potestà romana, -con diritto di vita e di morte su tutti. «La -parola non è dunque più antica del ferreo sistema -di famiglia delle tribù latine, sorto dopo introdotte -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -l'agricoltura e la schiavitù legale e dopo la scissione -degli Arii italici dai Greci». Marx aggiunge: -«La famiglia moderna contiene in germe non solo -la schiavitù (<i>servitus</i>), ma ben anche il servaggio, -poichè essa in origine si connette con dei servizii -agricoli. Essa compendia <i>in miniatura</i> tutti gli antagonismi -che più tardi si sviluppano ampiamente -nella società e nel suo Stato». -</p> - -<p> -Siffatta forma di famiglia segna il passaggio -dalla famiglia sindiasmica alla monogamia. Per -guarentire la fedeltà della moglie, cioè la paternità -dei figli, la donna è consegnata incondizionatamente -al potere dell'uomo: se egli la uccide, non -esercita che il proprio diritto. -</p> - -<p> -Con la famiglia patriarcale entriamo nel dominio -della storia scritta, dominio nel quale la -scienza del diritto comparato ci reca un notevole -sussidio. Dobbiamo infatti a questa un progresso -essenziale su questo punto. Fu <span class="smcap">Massimo Kovalevsky -</span>(<i>Tableau</i>, ecc., <i>de la famille e de la propriété</i>, -Stockholm 1890, pag. 60-100) a fornirci la prova, -che la comunità domestica patriarcale, quale la -troviamo ancor oggi fra i Serbi ed i Bulgari sotto -nome di <i>zadruga</i> (traducibile a un dipresso con -<i>unione d'amicizia</i>) o di <i>bratstvo</i> (<i>fratellanza</i>) ed -in forma modificata presso i popoli orientali, costituì -lo stadio di transizione tra la famiglia del -diritto materno, sorta dal connubio per gruppi, -e la famiglia individuale del mondo moderno. Ciò -sembra dimostrato almeno pei popoli tendenti a -civiltà del mondo antico, per gli Arii e per i Semiti. -</p> - -<p> -La <i>zadruga</i> degli Slavi del Sud offre il miglior -esempio superstite di una tale comunità di famiglia. -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -Essa abbraccia parecchie generazioni di discendenti -da uno stesso padre, con le rispettive -mogli, che, tutti coabitando sotto il tetto medesimo, -coltivano i loro campi in comune, hanno comuni -provviste di alimenti e di vesti, e possiedono in -comune ogni risparmio. La comunità sta sotto l'amministrazione -del padron di casa (<i>domácin</i>); questi -la rappresenta nei rapporti esterni, può alienare -oggetti di poco conto, tiene la cassa e ne risponde, -come risponde del corso regolare degli affari. È -elettivo; nè occorre che sia il più vecchio. Le -donne e i loro lavori stanno sotto la direzione -della padrona di casa (<i>domácica</i>), di solito la moglie -del <i>domácin</i>. Questa ha anche un voto importante, -sovente decisivo, nella scelta dello sposo per -le ragazze. Ma il potere supremo risiede nel Consiglio -di famiglia, o assemblea di tutti i compagni -adulti, donne ed uomini. A quest'assemblea il padrone -di casa rende i conti; è essa che prende le -decisioni definitive, che esercita giurisdizione su -tutti i membri della comunità, che conchiude le -compre e le vendite di qualche importanza, massime -se si tratta di terreni o di stabili, ecc. -</p> - -<p> -Non è che da circa un decennio che il perdurare -di consimili grandi comunità domestiche fu -dimostrato anche in Russia; oggi è generalmente -riconosciuto che esse sono altrettanto radicate nel -costume popolare russo quanto la <i>obscina</i> o comunità -di villaggio. Esse figurano nel più antico codice -russo, il <i>Pravda</i> di <i>Jaroslav</i>, sotto lo stesso -nome (<i>vervj</i>) che nelle leggi dalmate, e si trovano -del pari nelle fonti storiche polacche e czeche. -</p> - -<p> -Anche fra i Germani, secondo <span class="smcap">Heussler</span> (<i>Institutionen -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -des deutschen Rechts</i>), l'unità economica -in origine non è la famiglia isolata nel senso moderno, -ma la «comunità domestica», che comprende -parecchie famiglie di diverse generazioni, e spesso -anche individui non liberi. Anche la famiglia romana -viene ricondotta a questo tipo, e l'assoluta -potestà del padre di famiglia, di fronte all'assenza -d'ogni diritto negli altri membri della famiglia, fu -testè vivamente contestata. Presso i Celti, in Irlanda, -devono esservi state analoghe comunità di -famiglia; in Francia esse si conservarono nel Nivernese, -sotto il nome di <i>parçonneries</i>, sino alla rivoluzione -francese, e nella Franca Contea non sono -ancora interamente estinte. Nei pressi di <i>Louhans -</i>(<i>Saône-et-Loire</i>) si vedono grandi case di contadini, -con una sala centrale comune alta sino al -tetto, e intorno le camere da letto, alle quali si -accede mediante scale di sei a otto scalini, e dove -abitano parecchie generazioni della medesima famiglia. -</p> - -<p> -Nelle Indie la comunità domestica che coltiva la -terra in comune è ricordata fin da Nearco, ai tempi -di Alessandro il Grande, e vi esiste tuttora nel -<i>Pandschàb</i> e in tutto il Nord-ovest del paese. Nel -Caucaso la potè dimostrare lo stesso Kovalevsky. -In Algeria esiste ancora presso i <i>Cabili</i>. E la si sarebbe -rinvenuta anche in America, dove la si dice -scoperta fra i <i>Calpullis</i>, descritti da Zurita nel -vecchio Messico; <span class="smcap">Cunow</span> (<i>Ausland</i>, 1890, N. 42-44) -dimostrò invece abbastanza chiaramente, che nel -Perù, al tempo della conquista, vigeva una specie di -regime di <i>marca</i> (il quale, cosa strana, si sarebbe -chiamato propriamente <i>marca</i>!), con divisione periodica -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -del terreno coltivato, e quindi con coltivazione -individuale. -</p> - -<p> -In ogni caso, la comunità domestica patriarcale, -con la terra posseduta e coltivata in comune, acquista -ormai una importanza ben maggiore che nel -passato. Noi non possiamo più dubitare della parte -importante che essa ha sostenuto, fra i popoli tendenti -a civiltà e fra molti altri popoli del mondo -antico, nel determinare il passaggio dalla famiglia -del diritto materno alla famiglia isolata. Più avanti -torneremo all'altra conclusione del Kovalevsky, per -cui essa sarebbe anche stata lo stadio di transizione -onde si sviluppa la comunità del villaggio o della -marca, con coltivazione individuale e divisione dapprima -periodica e poi definitiva dei campi e delle -praterie. -</p> - -<p> -Quanto alla vita di famiglia in queste comunità -domestiche, è da notare che, in Russia almeno, il -capo di casa ha fama di abusare molto della sua -posizione di fronte alle giovani della comunità, specialmente -di fronte alle nuore, e spesso di farsene -un <i>harem</i>; i canti popolari russi sono abbastanza -eloquenti in proposito. -</p> - -<p> -Prima di passare alla monogamia, che si svolge -rapidamente colla caduta del diritto materno, poche -parole ancora sulla poligamia e sulla poliandria. -Ambedue queste forme di connubio non possono -essere che eccezioni, per così dire prodotti di lusso -della storia, salvo che non sorgano in un paese -l'una accanto all'altra, ciò che, come è noto, non -è il caso. Poichè dunque gli uomini esclusi dalla -poligamia non si possono consolare con donne lasciate -libere dalla poliandria, e poichè il numero -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -degli uomini e delle donne, indipendentemente dalle -istituzioni sociali, fu sinora supergiù eguale, ciò -basta ad escludere che l'una o l'altra di queste -forme di connubio possano divenire la forma dominante. -Nella realtà, la poligamia di un uomo era -il prodotto palese della schiavitù e rimaneva sempre -l'eccezione. Nella famiglia patriarcale semitica, vive -in poligamia il solo patriarca, tutt'al più qualcuno -dei suoi figli, gli altri debbono appagarsi di una -sola donna. Lo stesso avviene ancora in tutto l'Oriente; -la poligamia è un privilegio dei ricchi e -dei potenti, e si recluta principalmente colla compra -di schiave; la massa del popolo è monogama. Analogamente -è un'eccezione la poliandria nell'India e -nel Tibet, la cui origine dal connubio per gruppi -sarebbe certo interessante approfondire. Nella -sua pratica essa sembra del resto ben più larga -del geloso regime degli <i>harem</i> maomettani. Almeno, -presso i <i>Nairi</i> dell'India, tre, quattro o più uomini -hanno bensì una moglie in comune, ma ognuno di -essi ne può avere in comune con tre o più altri -uomini una seconda, una terza, una quarta, ecc. È -un miracolo, che Mac Lennan in questi clubs -conjugali, di parecchi dei quali si può esser membri -contemporaneamente e che egli stesso descrive, non -abbia scoperta la nuova classe del <i>matrimonio di -club</i>. Ma questo regime è ben lungi dall'essere vera -poliandria; esso è piuttosto, come già osservò Giraud-Teulon, -una forma speciale del connubio pei -gruppi; gli uomini vivono in poligamia, e in poliandria -le donne. -</p> - -<p> -4. <i>La famiglia monogamica</i>. Essa nasce dalla -famiglia siandiasmica, come si è dimostrato, nell'epoca -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -in cui lo stadio medio trapassa in quello superiore -della barbarie; il suo definitivo trionfo è -uno dei segni caratteristici dell'epoca civile che incomincia. -Essa è fondata sul dominio del marito -coll'espresso scopo di procreare figli la cui paternità -sia incontestata, e tale paternità è richiesta, -perchè questi figli debbono subentrare un giorno -come eredi naturali nella fortuna paterna. Essa si -distingue dalla famiglia sindiasmica per una assai -maggiore saldezza del vincolo conjugale, non più -risolubile per semplice consenso. Ordinariamente -ora è solo l'uomo che può scioglierlo e ripudiare -la moglie. Il diritto dell'infedeltà gli rimane garantito -almeno dall'uso (il Codice Napoleone glielo attribuisce -espressamente, finchè esso non porti la -concubina nella casa conjugale) ed è sempre più -praticato quanto più cresce lo sviluppo sociale; se -la moglie si ricorda dell'antica pratica sessuale e -vuol rinnovarla, essa è punita più duramente che -mai per lo innanzi. -</p> - -<p> -La nuova forma di famiglia ci si offre in tutta -la sua durezza presso i Greci. Mentre, come osserva -Marx, la posizione delle dee nella mitologia ci presenta -un periodo anteriore, nel quale le donne avevano -ancora una posizione più libera e più stimata, -noi troviamo ai tempi eroici la donna già degradata -dal predominio dell'uomo e dalla concorrenza -delle schiave. Si legge nell'Odissea come Telemaco -rimprovera sua madre e la costringe a tacere. In -Omero, le giovani conquistate sono abbandonate -alla sensualità dei vincitori; i capi, a turno e a -norma del grado, si scelgono le più belle; tutta -l'Iliade, com'è noto, si aggira sulla contesa tra -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -Achille ed Agamennone per una di tali schiave. -Per ogni eroe omerico di qualche importanza è -menzionata la fanciulla prigioniera di guerra, con -la quale egli divide la tenda ed il letto. Queste -fanciulle sono anche condotte in patria e nella -casa conjugale, come Cassandra da Agamennone in -Eschilo; i figli procreati con siffatte schiave ricevono -una piccola parte dell'eredità paterna e sono -considerati come uomini liberi; così Teucro è un -figlio di Telamone nato fuori di matrimonio, eppure -può portare il nome del padre. Dalla sposa si -esige che tolleri tutto questo, e serbi la più rigorosa -castità e fedeltà coniugale. La donna greca -dei tempi eroici è, ben vero, più stimata di quella -del periodo incivilito, ma essa non è altro, alla fine, -per l'uomo che la madre dei suoi figli ed eredi legittimi, -la governante della sua casa e la direttrice -delle schiave, che egli può fare, e fa, a piacere, sue -concubine. È l'esistenza della schiavitù allato alla -monogamia, è la presenza di schiave giovani e belle -che appartengono corpo ed anima all'uomo, ciò che -sin dall'origine imprime alla monogamia il suo carattere -specifico: essa è monogamia <i>soltanto per -la donna</i>, non già per l'uomo. Questo carattere lo -serba anche oggi. -</p> - -<p> -Pei Greci del periodo posteriore, giova distinguere -tra Dori ed Jonî. I primi, il cui esempio classico -è Sparta, conservano, per molti riguardi, rapporti -conjugali ancora più antichi di quelli che ci -mostra lo stesso Omero. A Sparta vige un connubio -sindiasmico, modificato secondo i concetti -locali dello Stato, che offre ancora molte reminiscenze -del connubio per gruppi. I connubii senza -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -prole vengono sciolti; il re Anassandrida (verso -il 650 avanti la nostra èra) alla sua moglie sterile -ne aggiunse una seconda e aveva così due famiglie<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>; -nella stessa epoca il re Aristone, avendo due mogli -sterili, ne ripudiò una e gliene sostituì una terza. -D'altra parte, più fratelli potevano avere una moglie -comune; l'amico, cui piacesse la moglie dell'amico, -poteva dividerla con questo; ed era ritenuto decente -porre la moglie a disposizione di un «vigoroso -stallone», come direbbe Bismarck, anche se -questo non fosse cittadino. Da un passo di Plutarco, -secondo il quale una Spartana indirizza a suo marito -l'amante che la incalzava con profferte di -amore, pare — secondo Schömann — che vi fosse -una anche più larga libertà di costume. Non esisteva -quindi vero adulterio, o infedeltà della moglie -alle spalle del marito. D'altra parte, la schiavitù -domestica era sconosciuta a Sparta almeno nel -tempo migliore, i servi iloti abitavano separati sui -fondi de' padroni, era quindi minore per gli Spartani -la tentazione di contaminarne le donne. Per -tutte queste ragioni le donne a Sparta non potevano -non avere una posizione molto più stimata -che nel resto della Grecia. Le donne spartane e la -parte eletta delle Etére ateniesi sono le sole donne -greche di cui gli antichi parlino con rispetto, e i -cui pensieri essi stimassero degni di venir rilevati. -</p> - -<p> -Ben altrimenti fra gli Jonî, la cui città caratteristica -è Atene. Ivi le fanciulle non imparavano che -a filare, tessere, cucire, tutt'al più qualche poco a -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -leggere e a scrivere. Vivevano come recluse e non -praticavano se non con altre donne. La camera -delle donne era segregata nel piano superiore o -sul di dietro della casa, dove gli uomini, massime -se stranieri, difficilmente penetravano e dove esse -si ritiravano se capitavano visite maschili. Le donne -non uscivano che accompagnate da una schiava; -in casa erano strettamente vigilate; Aristofane parla -di molossi, educati a spaventare gli adulteri, e, almeno -nelle città asiatiche, alla sorveglianza delle -donne si impiegavano gli eunuchi, che già al tempo -di Erodoto fabbricavansi in Chio per farne commercio, -e, secondo Wachsmuth, non servivano ai -soli barbari. In Euripide, la donna è qualificata -come <i>oikurema</i>, ossia come cosa destinata alla cura -della casa (la parola è neutra), e per l'Ateniese essa -non era che una macchina per la procreazione e -la principale domestica. L'uomo aveva gli esercizi -ginnastici e gli affari pubblici, dai quali era esclusa -la donna; aveva spesso, inoltre, schiave a sua disposizione, -e, nel fiore di Atene, una prostituzione -diffusa e che lo Stato, a dire il vero, favoriva. Fu -appunto sulla base di questa prostituzione che si -svilupparono certi speciali caratteri di donne greche, -che per lo spirito e pel gusto artistico si elevavano -tanto sul livello comune delle donne antiche, quanto -le Spartane pel carattere. Ma che per divenire -donne bisognasse prima essere Etére, è questa la -più severa condanna della famiglia ateniese. -</p> - -<p> -Questa famiglia ateniese fu, nel corso del tempo, -il tipo sul quale sempre più modellarono i loro -rapporti domestici non solo gli altri Jonî, ma tutti -i Greci dell'interno e delle colonie. Ma, ad onta -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -dell'isolamento e della sorveglianza, le Greche trovavano -abbastanza spesso l'occasione d'ingannare i -loro mariti. Questi, che si sarebbero vergognati di -manifestare amore per le loro mogli, si divertivano -amoreggiando colle Etére; ma la degradazione -delle donne si vendicò sugli uomini e degradò anch'essi, -finchè caddero nel pervertimento degli -amori coi fanciulli, e degradarono i loro dei, come -sè stessi, col mito di Ganimede. -</p> - -<p> -Tale fu l'origine della monogamia, per quanto, ci -è dato rintracciarla nel popolo più incivilito e -più altamente evoluto dell'antichità. Essa non fu -affatto un frutto dell'amore sessuale individuale, -con cui non aveva assolutamente nulla di comune, -poichè, dopo come prima, i connubii restarono -connubii di convenienza. Essa fu la prima forma di -famiglia, non basata su rapporti naturali, ma economici, -cioè sulla vittoria della proprietà privata -sopra la originaria proprietà comune naturale. Dominio -dell'uomo nella famiglia, e procreazione di -figli, che non potessero essere che suoi e destinati -ad ereditare la sua ricchezza — questi e non altri -furono gli scopi del connubio individuale<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>, francamente -espressi dai Greci. Del resto esso era per -loro un peso, un dovere verso gli dei, verso lo -Stato e verso i proprii antecessori; un dovere da -adempiere e nulla più. In Atene la legge imponeva -all'uomo non solo il matrimonio, ma l'adempimento -di un minimo dei cosiddetti doveri coniugali. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -Il connubio individuale non appare quindi affatto -nella storia come una riconciliazione fra l'uomo -e la donna, e, meno ancora, come la forma di -connubio più alta. -</p> - -<p> -Al contrario. Esso si presenta come l'assoggettamento -di un sesso all'altro, come la proclamazione -di un conflitto dei sessi, sino allora -sconosciuto in tutta la storia primitiva. In un vecchio -manoscritto inedito, elaborato da Marx e da -me nel 1846, trovo: «La prima divisione del lavoro -è quella tra l'uomo e la donna per la procreazione.» -Oggi posso aggiungere: Il primo antagonismo -di classe, che si presenta nella storia, coincide -collo sviluppo dell'antagonismo fra l'uomo e -la donna nel connubio individuale, e la prima -oppressione di classe con quella del sesso maschile -sul femminile. Il connubio individuale fu un -grande progresso storico, ma al tempo stesso esso -aprì, accanto alla schiavitù e alla ricchezza privata, -quell'èra, non ancor chiusa, nella quale ogni -progresso è insieme un relativo regresso; nella -quale il bene e lo sviluppo degli uni si compie -col male e colla oppressione degli altri. Esso è la -forma cellulare della società incivilita, la forma -nella quale già possiamo studiare la natura degli -antagonismi e delle contraddizioni che in questa -società completamente si svolgono. -</p> - -<p> -L'antica libertà relativa dei rapporti sessuali -non cessò affatto colla vittoria della famiglia sindiasmica, -e neppure con quella del connubio individuale. -«L'antico sistema coniugale, ridotto a più stretti -limiti dalla graduale estinzione dei gruppi <i>punalua</i>, -circondò tuttavia la progrediente famiglia e vi lasciò -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -la sua impronta sino all'albeggiare dell'epoca civile.... -Esso sparì definitivamente nella nuova forma -dell'eterismo, che incalza gli uomini anche in piena -civiltà come un'ombra fosca projettata sulla famiglia.» -Morgan intende per eterismo il rapporto -sessuale extraconiugale di uomini con donne non -maritate, esistente <i>allato al connubio individuale</i>; -rapporto sessuale che, com'è noto, fiorisce nelle -forme più diverse durante tutto il periodo della -Civiltà e si muta sempre più in aperta prostituzione. -Questo eterismo scaturisce direttamente dal -connubio per gruppi, dalle unioni promiscue con -le quali le donne acquistavano il diritto alla castità. -Il darsi per danaro fu dapprima un atto religioso -che compievasi nel tempio della dea dell'amore, e -in origine il danaro devolvevasi al tesoro del tempio. -Le <i>Ierodule</i> di Anaiti in Armenia, di Afrodite -in Corinto, come le danzatrici religiose dei tempii -dell'India, le cosiddette <i>Baiadere</i> (la parola è una -corruzione dal portoghese <i>bailadeira</i> = ballerina), -furono le prime prostitute. Il far copia di sè, in -origine dovere di ogni donna, più tardi fu ufficio -esclusivo di queste sacerdotesse in rappresentanza -di tutte le donne. Presso altri popoli l'eterismo deriva -dalla libertà sessuale concessa alle ragazze -avanti il matrimonio, avanzo quindi anch'esso del -connubio per gruppi, ma trasmessoci per altra -via. Col sorgere della disparità delle fortune, cioè -nello stadio superiore delle Barbarie, il lavoro -salariato nasce sporadicamente accanto al lavoro -dello schiavo, e contemporaneamente, come suo -correlativo necessario, la prostituzione professionale -delle donne libere accanto a quella forzata -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -delle schiave. Così il retaggio lasciato dal connubio -per gruppi all'epoca civile è a doppia faccia; -come è a doppia faccia, ipocrita, incoerente e -contraddittorio tutto ciò che la civiltà produce; -qui la monogamia, là l'eterismo fino alla sua ultima -forma, la prostituzione. L'eterismo è una istituzione -sociale come qualsiasi altra; esso conserva -l'antica libertà sessuale a favore degli uomini. -Non soltanto tollerato in pratica, ma praticato -palesemente, sopratutto dalle classi dominanti, esso -è condannato a parole. Ma in realtà questa condanna -non colpisce punto gli uomini, che vi partecipano, -ma soltanto le donne: queste sono anatomizzate -e reiette, proclamandosi così ancora -una volta l'incondizionata signoria degli uomini sul -sesso femminile come legge fondamentale della -società. -</p> - -<p> -Ma con ciò si sviluppa una nuova antitesi nella -stessa monogamia. Da un lato il marito che infiora -la sua esistenza coll'eterismo; dall'altro la moglie -lasciata in un canto. E non si può avere un lato -dell'antagonismo senza l'altro, come non si può -avere in mano una mela intera quando se n'è mangiata -la metà. Sembrò essere tuttavia questa l'opinione -dei mariti finchè le loro mogli non li disingannarono. -Col connubio individuale nascono due -costanti e caratteristiche figure sociali che il passato -non conosce: l'amante fisso della moglie e il -marito cornuto. Gli uomini avevano ottenuta la -vittoria sulle donne, ma la magnanimità delle vinte -s'incaricò della incoronazione. Allato al connubio -individuale e all'eterismo, l'adulterio divenne una -istituzione sociale inevitabile — vietato, duramente -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -punito, ma indistruttibile. La paternità certa del -fanciullo si fondò tutt'al più, dopo come prima, -sulla convinzione morale, e, per risolvere la insolubile -contraddizione, il Codice Napoleone decretava -all'art. 312: <i>L'enfant conçu pendant le mariage -a pour père le mari</i>; il figlio concepito -durante il matrimonio ha per padre.... il marito. -È questo l'ultimo risultato di tremila anni di -connubio individuale. -</p> - -<p> -Così noi abbiamo nella famiglia individuale — nei -casi che rimangono fedeli alla sua origine storica -e mettono in chiara luce l'antagonismo tra l'uomo -e la donna, espresso nell'esclusivo dominio dell'uomo — un -quadro in piccolo degli stessi antagonismi -e contraddizioni, fra i quali la società, divisa in -classi, si muove fin dagli inizii dell'epoca civile -senza poterli risolvere e superare. Io parlo qui naturalmente -solo di quei casi del connubio individuale, -nei quali la vita conjugale si svolge giusta -il carattere originario di tutta l'istituzione, ma nei -quali la donna si ribella contro il dominio dell'uomo. -Che non tutti i matrimonii trascorrano così, niuno -lo sa meglio del filisteo tedesco, il quale nella casa -non sa mantenersi meglio il suo dominio che nello -Stato, e la cui moglie quindi porta di pien diritto -quei pantaloni, dei quali egli non è degno. Con -tutto ciò egli si reputa superiore al suo compagno -di sventura francese, al quale, più sovente che a -lui, accade anche di peggio. -</p> - -<p> -Per altro la famiglia individuale non si presenta -dapertutto e in ogni tempo nella forma classicamente -dura che essa ebbe presso i Greci. Fra -i Romani, che, quali futuri conquistatori del mondo, -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -avevano vedute più ampie, se anche meno perspicaci, -la donna era più libera e più stimata. Il Romano -credeva la fedeltà coniugale senz'altro guarentita -col potere di vita e di morte che aveva -sulla moglie. Ivi la donna avea facoltà, come -l'uomo, di sciogliere il connubio. Ma il più grande -progresso nello sviluppo del connubio individuale -avvenne certamente coll'entrata dei Germani nella -storia; senza dubbio perchè fra di essi, per effetto -della loro povertà, non sembra che la monogamia -si fosse ancora completamente disinvolta -dal connubio sindiasmico. Lo desumiamo da tre -circostanze menzionate da Tacito: In primo luogo, -accanto a un religioso rispetto del nodo coniugale — «essi -si appagano di una moglie, le -donne vivono in una stretta castità» — vigeva -tuttavia la poligamia per le persone elevate e pei -capi delle tribù, condizione analoga a quella degli -Americani, fra i quali dominava la famiglia sindiasmica. -In secondo luogo, il passaggio dal diritto -materno al paterno doveva essere recente, poichè -il fratello della madre — il più prossimo parente -<i>gentile</i> maschio, giusta il diritto materno — era -ancora considerato un parente quasi più prossimo -dello stesso genitore; il che corrisponde anche al -punto di vista degl'Indiani americani, fra i quali -Marx, com'ei diceva sovente, trovò la chiave per -l'intelligenza della nostra storia primitiva. E, in -terzo luogo, le donne erano, presso i Germani, altamente -stimate e molto influenti anche nei pubblici -affari, ciò che sta in diretto contrasto col -predominio monogamico degli uomini. Cose, quasi -tutte, nelle quali i Germani concordano con gli -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -Spartani, i quali, come vedemmo, non avevano -ancor del tutto superato il connubio sindiasmico. -Coi Germani quindi, anche per questo rapporto, un -elemento affatto nuovo sorgeva a dominare sul -mondo. La nuova monogamia, che si sviluppava allora -dalla miscela dei popoli sugli avanzi del mondo -romano, rivestì il dominio maschile di forme più -miti e lasciò alle donne, almeno esteriormente, -una posizione molto più stimata e più libera di -quella che abbia mai conosciuta la classica antichità. -Con ciò solo nacque la possibilità che dalla -monogamia — in essa, allato ad essa e contro di -essa, secondo i casi — si svolgesse il più grande -progresso morale che noi le dobbiamo: l'amore -sessuale individuale moderno, ignoto a tutto il -mondo passato. -</p> - -<p> -Ma questo progresso si deve certamente al fatto -che fra i Germani regnava ancora la famiglia sindiasmica, -e la condizione della donna, corrispondente -a questa forma di famiglia, fu, in quanto -possibile, innestata nella monogamia; non si deve -già alla leggenda di un maraviglioso candore morale, -naturale ai Germani; la realtà è che il connubio -sindiasmico non si aggira fra gli stridenti -antagonismi morali dalla monogamia. I Germani, -anzi, nelle loro migrazioni, particolarmente verso il -Sud-est, tra i nomadi delle steppe del Mar Nero, -si erano molto depravati, e, oltre l'abilità nell'equitazione, -ne avevano anche appreso dei brutti -vizii contro natura, come attestano esplicitamente -Ammiano, dei Thaifali, e Procopio, degli Eruli. -</p> - -<p> -Ma se la monogamia, di tutte le forme di famiglia -conosciute, fu quella, sotto la quale soltanto -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -potè svilupparsi il moderno amore sessuale, ciò -non significa che questo vi si sia sviluppato esclusivamente, -o anche solo prevalentemente, come -amore reciproco dei coniugi. Ciò, anzi, era escluso -dalla natura stessa del connubio individuale stabile -sotto il dominio dell'uomo. In tutte le classi -storicamente attive, cioè in tutte le classi dominanti, -la conclusione delle nozze restò ciò che -era stata dal connubio sindiasmico in poi, un affare -di convenienza, regolato fra i genitori. E la -prima forma storica dell'amore sessuale come passione, -come passione attinente ad ogni uomo (almeno -delle classi dominanti) e come la più elevata forma -dell'istinto sessuale — ciò che ne costituisce appunto -il carattere specifico — codesta sua prima -forma, l'amore cavalleresco del medio-evo, fu tutt'altro -che un amore coniugale. Al contrario. Nel -suo aspetto classico, presso i Provenzali, essa naviga -a vele spiegate verso l'adulterio, e i loro poeti -lo cantano. Il fiore delle poesie amorose provenzali -sono le <i>albas</i>, in tedesco <i>Tagelieder</i> (canzoni -del mattino). Esse descrivono, con vivi colori, come -il cavaliere giace colla sua bella — moglie di -altrui — mentre fuori sta la scolta, che lo chiama, -appena sorge l'alba, perchè possa spulezzare inosservato; -la scena della separazione ne forma il -punto culminante. I francesi del Nord ed anche i -nostri bravi tedeschi adottarono questa specie di -poesia con relativo amore cavalleresco, e il nostro -vecchio Wolfram von Eschenbach ha lasciato sul -piccante argomento tre meravigliosi <i>Tagelieder</i>, -ch'io preferisco di gran lunga alle sue tre lunghe -epopee. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -Il contratto nuziale borghese, ai nostri giorni, -è di due sorta. Nei paesi cattolici, un tempo come -ora, i genitori procurano al giovane borghese la -sposa che gli conviene, e la conseguenza naturale -ne è il più completo sviluppo della contraddizione -insita nella monogamia: florido eterismo da parte -dell'uomo, rigoglioso adulterio da parte della donna. -La chiesa cattolica abolì il divorzio, probabilmente -perchè si è convinta che contro l'adulterio, come -contro la morte, non cresce erba negli orti. Nei -paesi protestanti è regola invece di concedere al -figlio del borghese di eleggersi, con più o meno -libertà, una donna della propria classe, onde un -certo grado di amore può trovarsi alla base del -matrimonio, e, per ragion di decoro, vi è sempre -presupposto, ciò che è del tutto consono all'ipocrisia -protestante. Qui l'eterismo dell'uomo è meno -spiccato e l'adulterio della donna è meno la regola. -Ma poichè, in ogni forma di connubio, gli -uomini rimangono ciò che erano prima delle nozze, -e poichè i borghesi dei paesi protestanti sono per -lo più filistei, questa monogamia protestante, nella -media dei migliori casi, non conduce che alla comunanza -conjugale di una plumbea noia, che si -qualifica col nome di felicità domestica. Il migliore -specchio di questi due metodi di matrimonio è il -romanzo, per la maniera cattolica, il francese, per -la protestante, il tedesco. In entrambi l'eroe del -romanzo conquista qualche cosa: nel tedesco, il -giovane, la ragazza; nel francese, il marito, le -corna. Non è ancora risoluto quale dei due stia -peggio. Perciò al borghese la noia del romanzo -tedesco desta lo stesso orrore che la immoralità -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -del romanzo francese al filisteo tedesco; sebbene -da poco in quà, dacchè «Berlino divenne città -mondiale», il romanzo tedesco si faccia alquanto -meno timido nel riprodurre l'eterismo e l'adulterio, -da lungo tempo ivi ben noti. -</p> - -<p> -Ma in ambo i casi il matrimonio è subordinato alla -classe degli interessati e, per tal riguardo, è quindi -sempre un matrimonio di convenienza. In ambo i casi -tale matrimonio si converte bene spesso nella più abbietta -prostituzione, talvolta delle due parti, più spesso -della moglie soltanto, la quale non si distingue dalla -cortigiana ordinaria se non in quanto essa non dà -a nolo il suo corpo volta per volta come una salariata, -ma lo vende una volta per sempre come -avviene alle schiave. E per tutti i matrimoni di -convenienza vale il motto di Fourier: «Come nella -grammatica due negazioni fanno un'affermazione, -così nella morale conjugale due prostituzioni formano -una virtù.» È solo tra le classi oppresse, -cioè oggidì nel proletariato, che l'amore sessuale, -nelle relazioni colla donna, può diventare e diventa -la regola vera — sia esso o no consacrato ufficialmente. -Ma nel proletariato tutte le basi della monogamia -classica vengono meno. Esso non ha proprietà, -per conservare e trasmettere la quale vennero -appunto creati la monogamia e il dominio -dell'uomo, e non v'è quindi stimolo alcuno a far -valere questo dominio. Di più ne mancano i mezzi; -il diritto borghese, che difende quel dominio, non -esiste che pei possidenti e per le loro relazioni -coi proletarii; esso costa danaro e quindi, stante -la loro povertà, non ha influenza nelle relazioni -del lavoratore con sua moglie. Qui ciò che decide -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -sono rapporti sociali e personali affatto diversi. -Dacchè, inoltre, la grande industria getta la donna -dalla casa nel mercato del lavoro e nella fabbrica, -e spesso ne fa il sostegno della famiglia, ecco mancato -il terreno agli ultimi avanzi del dominio maschile -nella casa proletaria — salvo forse ancora -qualche tratto di quella brutalità verso la donna, -che prese piede appunto col sorgere della monogamia. -Così la famiglia del proletario non è più -monogamica nello stretto senso, siavi pure l'amore -il più appassionato e la più inviolata fedeltà dei -conjugi, e malgrado qualsiasi benedizione spirituale -o temporale. Onde anche gli eterni compagni della -monogamia, l'eterismo e l'adulterio, non sostengono -qui che una parte quasi impercettibile; la donna -riacquistò effettivamente il diritto al divorzio, e, -se i coniugi diventano incompatibili, si separano -liberamente. Insomma, il matrimonio proletario è -monogamico nel senso etimologico della parola, -ma non lo è assolutamente nel senso storico. -</p> - -<p> -I nostri giuristi stimano, senza dubbio, che il -progresso della legislazione toglie sempre più alle -donne ogni motivo a doglianze, poichè i moderni -sistemi legislativi dei paesi civili sempre più riconoscono, -in primo luogo, che il matrimonio, perchè -sia valido, dev'essere un contratto accettato -spontaneamente dalle due parti; e, in secondo luogo, -che anche durante il matrimonio i coniugi hanno -eguali diritti ed eguali doveri. Supposta la logica applicazione -di questi due principii, le nostre donne -avrebbero tutto ciò che possono desiderare. -</p> - -<p> -Quest'argomentazione, tutta giuridica, è esattamente -quella stessa con la quale i repubblicani -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -borghesi tappano la bocca ai proletarii. Il contratto -di lavoro dev'essere accettato spontaneamente da -entrambe le parti. Ma esso si ritiene «spontaneamente -accettato» non appena la legge ha dichiarate -eguali le due parti <i>sulla carta</i>. Il potere che -la diversità di classe sociale conferisce ad una -parte, la pressione che esso esercita sull'altra — la -effettiva condizione economica di entrambe — ciò -non riguarda la legge. Nel contratto di lavoro -le parti devono avere eguali diritti, se l'una o l'altra -non vi abbia espressamente rinunziato; ma la legge -non può nulla contro il fatto che la condizione -economica costringe l'operaio a rinunziare anche -all'ultima parvenza di cotesta eguaglianza. -</p> - -<p> -Per il matrimonio, la legge, anche la più progredita, -è pienamente soddisfatta, quando gl'interessati -hanno espressa formalmente a verbale la -loro spontaneità; quanto a ciò che avviene dietro -lo scenario giuridico, là dove si svolge la vita -reale, e come cotesto spontaneo consenso si ottenga, -di tutto ciò nè il giurista, nè la legge possono -curarsi. Eppure una semplice osservazione di -diritto comparato mostrerebbe al giurista il valore -di cotesta spontaneità. Nei paesi, dove ai figli è legalmente -assicurata una parte della fortuna paterna, -dove cioè non li si può diseredare — in Germania, nei -paesi di diritto francese, ecc. — si esige, per contrarre -matrimonio, il consenso dei genitori. Nei -paesi di diritto inglese, dove il consenso dei genitori -non è legalmente necessario, i genitori hanno -piena libertà di disporre della loro fortuna, e possono -a piacere diseredare i loro figli. Ciò malgrado, -o meglio appunto per ciò, in Inghilterra ed in -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -America, la libertà di contrarre matrimonio, nelle -classi nelle quali c'è qualcosa da ereditare, non è -di un pelo più grande (ciò è ben chiaro) che in -Francia ed in Germania. -</p> - -<p> -Così è pure dell'eguaglianza giuridica del marito -e della moglie nel matrimonio. La loro ineguaglianza -giuridica, trasmessaci dalle passate istituzioni -sociali, non è la causa, ma l'effetto della -soggezione economica della donna. Nell'antica economia -domestica comunistica, che abbracciava più -coppie di coniugi coi loro figli, l'amministrazione -domestica, lasciata alle donne, era un'industria -altrettanto pubblica e socialmente necessaria, quanto -il procacciare gli alimenti, che era di spettanza -degli uomini. Con la famiglia patriarcale, e ancora -più con la famiglia monogamica isolata, le cose -cangiarono. La direzione delle faccende domestiche -perdette il suo carattere pubblico. Essa non riguardò -più la società; si mutò in un <i>servizio privato</i>; -e la donna diventò la prima servente, esclusa -dal partecipare alla produzione sociale. Solo la -grande industria moderna riaperse alla donna — e -soltanto alla donna proletaria — l'adito alla produzione -sociale, ma in tal guisa che, quando essa -adempie ai suoi doveri nel servizio privato della -famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica -e non può guadagnar nulla, mentre poi, se vuol -partecipare all'industria pubblica e procacciarsi un -guadagno autonomo, non è più in grado di adempiere -ai suoi doveri di famiglia. E come nella fabbrica, -così avviene alla donna in qualsiasi ramo di -attività; anche nella medicina, o nell'avvocatura. -La moderna famiglia individuale è fondata sulla -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -palese o velata schiavitù domestica della donna, -e la moderna società è una massa le cui molecole -sono le famiglie isolate. Oggi, nella grande maggioranza -dei casi, è l'uomo che alimenta la famiglia, -almeno nelle classi possidenti, e ciò gli conferisce -una posizione di dominatore che non ha -bisogno di altro privilegio giuridico. Nella famiglia -egli è il borghese; la donna il proletario. Ma nel -mondo industriale il carattere specifico della oppressione -economica che pesa sul proletariato non -spicca in tutto il suo rilievo, se non dopo eliminati -tutti i privilegi legali della classe capitalistica e -raggiunta l'eguaglianza giuridica delle due classi; -la repubblica democratica non elimina l'antagonismo -di queste, essa offre anzi ad esse il terreno -pel combattimento decisivo. Parimente il carattere -specifico del dominio dell'uomo sulla donna nella -famiglia moderna, la necessità della loro vera eguaglianza -sociale e la via di pervenirvi, non appariranno -in piena luce se non quando essi saranno -pienamente eguali in diritto. Allora si parrà che -la emancipazione della donna ha per condizione -prima il ritorno di tutto il sesso femminile alla -industria pubblica, e che ciò richiede a sua volta -che la proprietà della famiglia isolata cessi di essere -l'unità economica della società. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Noi abbiamo quindi tre forme principali di -connubio, che corrispondono, all'ingrosso, ai tre -principali stadii dell'evoluzione umana. Allo stato -selvaggio il connubio per gruppi; alla Barbarie -il connubio sindiasmico; all'epoca civile la monogamia, -che ha per complementi l'adulterio e la -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -prostituzione. Tra il connubio sindiasmico e la -monogamia s'insinuano, nel periodo superiore della -barbarie, il dominio degli uomini sulle schiave e -la poligamia. -</p> - -<p> -Come lo dimostra quanto abbiamo esposto, il -progresso che si rivela in questa serie è connesso -al fatto singolare, che la libertà sessuale del connubio -per gruppi è sempre più sottratta alle -donne, ma non agli uomini, pei quali in realtà -il connubio per gruppi perdura. Ciò che per la -donna è un delitto e si trae dietro gravi conseguenze -legali e sociali, passa come onorevole per -l'uomo, o, nel peggior caso, come una lieve macula -morale, che si porta con soddisfazione. Ma -quanto più l'eterismo tradizionale è modificato, ai -tempi nostri, dalla produzione capitalistica e ad -essa si adatta, quanto più esso si trasforma in aperta -prostituzione, tanto più esso diventa demoralizzante, -e demoralizza gli uomini assai più delle donne. -Delle donne la prostituzione degrada — e ancora non -nel senso che comunemente si crede — soltanto le infelici -che ne sono vittime; essa degrada invece il -carattere di tutto quanto il sesso maschile. Così -specialmente un fidanzamento prolungato è, in nove -casi su dieci, una vera scuola preparatoria d'infedeltà -coniugale. -</p> - -<p> -Noi moviamo ora a una trasformazione sociale, -che demolirà le basi economiche della monogamia, -altrettanto certamente quanto quelle del suo complemento: -la prostituzione. La monogamia nacque dal -concentrarsi di grandi ricchezze in una stessa mano, -cioè in quella di un uomo, e dal bisogno di trasmettere -queste ricchezze ai figli di quest'uomo, ad -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -esclusione di ogni altro. Perciò era necessaria la -monogamia non dell'uomo, ma della donna, ed essa -non impedì punto l'aperta o dissimulata poligamia -dell'uomo. Ma la futura rivoluzione sociale, col -trasformare almeno la massima parte della ricchezza -stabile ereditaria — i mezzi di produzione — in -proprietà sociale, ridurrà al minimo tutta -questa smania per le eredità. Ora, poichè la monogamia -è nata da cause economiche, sparirà essa -collo sparire di queste? -</p> - -<p> -Non senza ragione si potrebbe rispondere: non -solo essa non sparirà, ma comincerà anzi a veramente -esistere per la prima volta; perciocchè, con -la trasformazione dei mezzi di produzione in proprietà -sociale, cessa il lavoro salariato, cessa il -proletariato, e quindi anche la necessità per un -certo numero di donne, che si può statisticamente -calcolare, di prestarsi ad altri per denaro. La prostituzione -è soppressa, e la monogamia, scambio di -sparire, diverrà alfine una realtà.... anche per gli -uomini. -</p> - -<p> -La condizione degli uomini sarà dunque, in ogni -caso, assai modificata; ma anche quella delle donne, -di <i>tutte</i> le donne, subirà importanti cangiamenti. -Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà -comune, la famiglia isolata cessa di essere l'unità -economica della società. L'economia domestica privata -si trasforma in una industria sociale. La cura -e l'educazione dei figli diventa affare pubblico; la -società provvede ugualmente per i figli di tutti, -legittimi o naturali, e cessa con ciò la preoccupazione -delle «conseguenze», che forma oggi il più -essenziale motivo sociale — morale ed economico — che -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -impedisce a una fanciulla di darsi francamente -all'uomo che ama. -</p> - -<p> -Ma non sarà questa una ragione sufficiente perchè -sorga a poco a poco una certa libertà dei -rapporti sessuali e con essa un'opinione pubblica -meno rigorosa sull'onore verginale e sul pudore -della donna? E finalmente, non abbiamo noi veduto -che, nel mondo moderno, monogamia e prostituzione -sono, è vero, un'antitesi, ma un'antitesi -inscindibile, due poli del medesimo stato speciale? -Può la prostituzione cessare senza trascinar seco -nell'abisso la monogamia? -</p> - -<p> -Qui entra efficacemente in gioco un nuovo fattore, -un fattore, che esisteva tutt'al più in germe -allorchè la monogamia si venne formando: l'amore -sessuale individuale. -</p> - -<p> -Prima del medio-evo non può parlarsi di amore -sessuale individuale. Certo, la bellezza personale, -la familiarità, l'affinità di tendenze, ecc., dovettero -sempre destare in persone di diverso sesso il -desiderio di rapporti sessuali, nè, agli uomini come -alle donne, potè essere affatto indifferente con quale -persona essi entrassero in tanta intimità di relazioni. -Ma da ciò al nostro amore sessuale v'è di -mezzo un abisso. In tutta l'antichità i connubii -sono conchiusi dai genitori per gl'interessati, che -vi si acconciano tranquillamente. Quel briciolo di -amore coniugale, che l'antichità conobbe, non è -già un'inclinazione subiettiva, ma un dovere obiettivo, -non la causa, ma il correlativo del matrimonio. -L'antichità non ci offre l'amore, nel senso -moderno, se non al difuori della società ufficiale. -I pastori, di cui Teocrito e Mosco ci cantano le -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -gioie e le pene d'amore, il Dafni e la Cloe di Longo, -sono semplici schiavi, che non hanno parte veruna -nello Stato, la sfera d'azione del cittadino libero. -Ma, al difuori degli schiavi, non troviamo l'amore -se non come prodotto di decomposizione del vecchio -mondo in isfacelo, e con donne estranee alla -società ufficiale, con Etére, ossia con straniere o -con affrancate; in Atene alla vigilia del suo tramonto, -in Roma al tempo dell'Impero. Se veri -amoreggiamenti avvenivano tra cittadini e cittadine -libere, eran sempre degli adulterii. E al poeta -classico dell'amore nell'antichità, al vecchio Anacreonte, -l'amore sessuale nel nostro senso era così -indifferente, che neanche gli importava il sesso -della persona amata. -</p> - -<p> -Il nostro amore sessuale è essenzialmente diverso -dal semplice desiderio sessuale, dall'<i>Eros</i> -degli antichi. In primo luogo, esso presuppone il -ricambio, e in ciò la donna è eguale all'uomo, mentre -essa, nell'antico <i>Eros</i>, non era neppur sempre -interrogata. In secondo luogo, l'amore sessuale ha -un'intensità e una durata, per le quali il non possedersi -reciprocamente e la separazione appaiono -ad entrambe le parti come una grande, se non -anche come la suprema sventura; per darsi l'uno -all'altro, ogni audacia è ben accetta, anche il rischio -della vita, ciò che nell'antichità non avveniva, -tutt'al più, che in caso d'adulterio. E finalmente, -ai rapporti sessuali si applica una nuova -norma morale; non si chiede soltanto se siano -legittimi o illegittimi, ma ancora se sian generati -da scambievole amore. Beninteso, anche questa -nuova norma morale, nella pratica feudale o borghese, -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -subisce il destino di tutte le altre: esser -trasgredita. Ma non le avviene di peggio. Come -tutte le altre è riconosciuta in teoria — sulla carta. -E per ora non può pretender di più. -</p> - -<p> -Il medioevo ripiglia l'amore sessuale a quel punto -in cui l'ha lasciato l'antichità; all'adulterio. Già -descrivemmo l'amore cavalleresco che inventò i -<i>Tagelieder</i>: le canzoni del mattino. Da questo amore, -che tende a violare il matrimonio, sino a quello che -deve fondarlo, c'è un bel tratto che la cavalleria -non correrà mai tutto intiero. Se anche dai frivoli -Provenzali passiamo ai virtuosi Tedeschi, troviamo -nel poema dei Nibelungi che, benchè Krimhilda -nel suo segreto sia innamorata di Sigifredo -quanto questi di lei, basta che Gunther le accenni -di averla giurata a un cavaliero, che neppure le -nomina, perchè essa risponda: «Non occorre pregarmi; -io sarò sempre ciò che voi comandate; e a -quell'uomo, che Voi, Signore, mi darete per marito, -mi fidanzerò volontieri.» Neanche le balena -che il suo amore possa in alcun modo meritare -considerazione. Gunther chiede la mano di Brunechilde, -Etzel di Krimhilda, senz'averle mai viste; -del pari, nella <i>Gutrun</i>, Sigibante di Irlanda chiede -sposa la norvegese Uta, Hetel di Hegelingen chiede -Ilda d'Irlanda, e finalmente Sigifredo di Morland, -Hartmut di Ormania e Herwing di Zelanda chiedono -la mano di Gutrun; e qui solo avviene che -questa si decida spontaneamente per l'ultimo. Di -regola, la sposa del giovane principe è scelta dai -suoi genitori, se viventi, se no da lui stesso ma -dietro il parere dei grandi feudatari, che ha sempre -un gran peso. Nè può essere altrimenti, dacchè -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -pel cavaliere o pel barone, come per lo stesso -principe, le nozze sono un atto politico, un occasione -d'ingrandirsi il potere con nuove alleanze; -l'interesse della <i>casa</i>, non il capriccio dell'individuo, -è ciò che decide. E come mai dunque spetterebbe -all'amore di dire l'ultima parola? -</p> - -<p> -Non diverso era il destino dei cittadini stretti -in corporazione nelle città medioevali. I privilegi -stessi che li proteggevano, quei regolamenti corporativi -pieni di clausole, le barriere artificiali che -li dividevano legalmente, quà dalle altre corporazioni, -là dai compagni della stessa corporazione, -altrove dai garzoni e dagli apprendisti, limitavano -ancor più la cerchia già abbastanza angusta, entro -la quale essi potevano cercarsi una sposa conveniente. -E quale fosse fra tutte la più conveniente, -decideva inappellabilmente, in cotesto complicato -sistema, non già il loro gusto individuale, ma l'interesse -della famiglia. -</p> - -<p> -Così le nozze, dalla loro origine sino alla fine -del medio evo, rimasero sottratte, nella immensa -maggioranza dei casi, alla decisione degl'interessati. -Da principio si veniva al mondo già conjugati con -un intero gruppo dell'altro sesso. Nelle forme successive -del connubio per gruppi, probabilmente -il sistema rimase quello, ma i gruppi andarono -sempre restringendosi. Nel connubio sindiasmico -è regola che le madri negoziino i maritaggi dei -figli; anche allora il criterio è la ricerca di vincoli -di parentela, che procaccino alla giovane coppia -una posizione più forte nella <i>gente</i> e nella -tribù. E allorchè, col prevalere della proprietà -privata sulla proprietà comune e cogli interessi -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -successorii, trionfarono il diritto paterno e la monogamia, -allora per la prima volta le nozze subirono -l'imperio assoluto delle preoccupazioni economiche. -Cessò la <i>forma</i> del matrimonio per compra, -ma la cosa rimase sempre più quella stessa, -talchè non la sola donna, ma anche l'uomo ebbe -un prezzo — non in ragione delle qualità personali, -ma in ragione de' suoi beni. In pratica e sin -dalle origini, era cosa affatto inaudita fra le classi -dominanti che la simpatia mutua degli interessati -potesse essere il motivo prevalente delle nozze: -ciò non avveniva che nei romanzi, oppure fra le -classi oppresse che non contavano affatto. -</p> - -<p> -Tali le condizioni che trovò la produzione capitalistica, -allorchè questa, dall'epoca delle scoperte -geografiche, si apparecchiò, col commercio internazionale -e con la manifattura, a conquistare il -dominio del mondo. Si dovette pensare che questa -maniera di connubii le fosse la più conveniente, e -realmente lo fu. E tuttavia — oh! imperscrutabile -ironia della storia! — era essa medesima che doveva -aprirvi la breccia decisiva. Tutto trasformando -in merci, essa dissolvette tutti i vecchi rapporti -tradizionali, e al costume ereditato, al diritto storico, -sostituì la compra e la vendita, il «libero» -contratto. È questa la constatazione che, credendo -d'aver fatta una grande scoperta, annunciava -il giurista inglese H. S. Maine, dicendo che -tutto il nostro progresso sulle epoche passate -consiste nell'esserci elevati <i>from status to contract</i>, -quanto dire da istituzioni ereditarie a uno stato -di cose liberamente consentito; ma essa, in quanto -è vera, si trovava già nel <i>Manifesto dei comunisti</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<p> -Senonchè, per contrattare, converrebbe poter -disporre liberamente di sè, delle proprie azioni e -de' proprii beni, e godere uguaglianza di diritto -cogli altri contraenti. Creare persone «libere» -ed «eguali», fu appunto uno dei cómpiti principali -della produzione capitalistica. Benchè da principio -ciò avvenisse in modo semicosciente e per -giunta sotto un involucro religioso, pure la riforma -luterana e calvinista fissò la massima, che l'uomo -non è del tutto responsabile dei suoi fatti se non -li compie con piena libertà di volere, e che è dovere -morale resistere contro qualsiasi coazione ad -azioni immorali. Ma come porre ciò d'accordo con -la pratica delle nozze invalsa fino allora? Le nozze, -nel concetto borghese, erano un contratto, un negozio -giuridico, e il più importante di tutti, perchè -disponeva, per tutta la vita, del corpo e dello -spirito di due esseri umani. Formalmente esse erano -libere, esigendosi il consenso degl'interessati; ma -si sapeva troppo bene come questo consenso si otteneva, -e quali erano i veri contraenti. Or se, ad -ogni altro contratto, richiedevasi una reale libertà -di decisione, perchè non la si richiedeva per le -nozze? Non avevano dunque i due giovani fidanzati -il diritto di disporre liberamente di sè, del loro -corpo e dei suoi organi? Non era forse venuto di -moda l'amore sessuale, grazie alla cavalleria, e, di -fronte agli adulteri amori di questa, non era l'amore -coniugale la sua vera forma borghese? Ma, -se il dovere dei coniugi era di amarsi, non era -forse con altrettanta ragione il dovere degli amanti -quello di sposarsi fra loro e non con altri? Non -era superiore, questo diritto degli amanti, a quello -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -dei genitori, dei parenti e degli altri tradizionali -paraninfi e mezzani di nozze? Se il libero esame -personale era francamente ammesso come diritto -individuale nella Chiesa e nella religione, come -poteva esso venir meno innanzi all'intollerabile -pretesa della vecchia generazione di disporre del -corpo, dell'anima, della fortuna, della felicità e -dell'infelicità della generazione più giovane? -</p> - -<p> -Tali questioni ben dovevano venir poste in un -tempo che rallentava tutti i vecchi vincoli sociali e -scuoteva tutti i concetti tradizionali. Il mondo si era, -d'un colpo, decuplicato; non più un quarto di emisfero, -ma l'intero globo terraqueo si spiegava davanti -agli europei occidentali, che si affrettavano -a prendere possesso degli altri sette quarti. E come -i vecchi angusti limiti della patria, così cadevano -le frontiere millennarie imposte al pensiero dal -medio evo. All'occhio esterno come all'occhio interno -dell'uomo si apriva un orizzonte infinitamente -più vasto. Che importavano il decoro e l'onorevole -privilegio corporativo, trasmesso di generazione -in generazione, al giovane cui allettavano -le ricchezze delle Indie, le miniere d'oro e d'argento -del Messico e di Potosi? Fu questo il tempo -dei cavalieri erranti della borghesia; ebbe ancor -essa il suo romanticismo e i suoi delirii amorosi, ma -su piede borghese e con fini essenzialmente borghesi. -</p> - -<p> -Così avvenne che la nascente borghesia, massime -dei paesi protestanti, nei quali fu più scossa la -tradizione, riconobbe sempre più anche pel matrimonio -la libertà del contratto, applicandola come -si è detto. Il matrimonio restò matrimonio di classe, -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -ma entro la classe fu concesso agli interessati un -certo grado di libertà di scelta. E sulla carta, nelle -teorie morali come nelle descrizioni poetiche, nulla -fu più inconcusso della tesi, che è immorale ogni -matrimonio non fondato sull'amore sessuale reciproco -e sull'accordo veramente libero degli sposi. -Insomma il matrimonio d'amore fu proclamato un -diritto umano, e non solo un <i>droit de l'homme</i>, ma -anche, per eccezione, un <i>droit de la femme</i>. -</p> - -<p> -Ma v'era un punto nel quale questo diritto -umano distinguevasi da tutti gli altri cosiddetti diritti -umani. Mentre questi, in pratica, erano limitati -alla classe dominante, alla borghesia, e direttamente -o indirettamente sequestravansi al proletariato, -qui sogghigna un'altra volta l'ironia della -storia. La classe dominante rimane dominata dalle -note influenze economiche e solo in casi eccezionali -contrae matrimonii veramente liberi, mentre -questi nella classe soggetta sono, come vedemmo, -la regola. -</p> - -<p> -La completa libertà delle nozze non può quindi, -in generale, aver luogo se non quando l'abolizione -della produzione capitalistica e dei rapporti di proprietà -da essa creati, abbia tolte di mezzo tutte le -preoccupazioni economiche che ancor dominano -così potentemente la scelta degli sposi. Solo allora -rimarrà, unico motivo, la mutua simpatia. -</p> - -<p> -Or, poichè l'amore sessuale è di sua natura, -esclusivo — sebbene oggidì questo esclusivismo non -si avveri frattanto che nella donna — il connubio -fondato sull'amore sessuale è, di sua natura, connubio -individuale. Vedemmo quanta ragione aveva -Bachofen di considerare il progresso dal connubio -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -per gruppi al connubio individuale come -l'opera sopratutto delle donne; solo il passaggio -dal connubio sindiasmico alla monogamia è dovuto -agli uomini; e, storicamente, esso sopratutto -peggiorò la condizione delle donne e agevolò la -infedeltà degli uomini. Se ora cesseranno anche le -preoccupazioni economiche, per le quali le donne -devono tollerare quest'abituale infedeltà degli uomini — la -preoccupazione per la propria esistenza -e, più ancora, per l'avvenire dei figli — la conseguente -eguaglianza della donna spingerà assai più, -se dobbiamo affidarci a tutta l'esperienza del passato, -gli uomini a diventare realmente monogami, -che non le donne a diventare poliandre. -</p> - -<p> -Ma ciò che decisamente sparirà dalla monogamia -saranno tutti quei caratteri che le impresse l'origine -ch'essa ebbe dai rapporti di proprietà, e cioè, -in primo luogo, il predominio dell'uomo, e, in secondo -luogo, l'indissolubilità. Il predominio dell'uomo -nel matrimonio non è che la conseguenza -del suo predominio economico, e cade con questo. -L'indissolubilità del matrimonio è in parte effetto -della condizione economica onde nacque la monogamia, -in parte tradizione del tempo in cui il nesso -di questa condizione economica con la monogamia -era ancora mal compreso e spinto all'estremo dalla -religione. Già oggi essa subì mille strappi. Se è -morale soltanto il matrimonio fondato sull'amore, -sarà del pari morale soltanto quello in cui l'amore -persiste. La durata dell'amore sessuale individuale è -molto diversa secondo gli individui, massime negli -uomini, e se esso positivamente vien meno, o una -nuova passione gli subentra, il divorziare diventa -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -un benefizio per entrambe le parti come per la -società. A che prò impantanarsi per questo in un -processo di separazione? -</p> - -<p> -Ciò che noi dunque possiamo oggi congetturare -sull'ordinamento dei rapporti sessuali, che seguirà -al non lontano tramonto della produzione capitalistica, -è sopratutto d'indole negativa, e si limita -principalmente a ciò che sarà eliminato. Ma e quello -che verrà in appresso? Ciò sarà deciso dopochè -una nuova generazione sarà cresciuta; una generazione -di uomini che mai nella vita non si siano -trovati nel caso di acquistare i favori di una donna -per danaro o con altri mezzi di coazione sociale; -e una generazione di donne che mai non si siano -trovate in condizione nè di doversi dare ad un -uomo per altri motivi che di un vero amore, nè -di doversi ricusare a colui che amano, per timore -delle conseguenze economiche. E quando tal gente -sarà nata, certo sarà l'ultima delle sue inquietudini -quella di sapere che cosa noi almanaccammo -ch'essa avesse da fare; essa si creerà da sè la propria -condotta e un'opinione pubblica foggiata sopra -questa per giudicare la condotta dei singoli. -E basti di ciò. -</p> - -<p> -Ritorniamo ora a Morgan, dal quale ci siamo -un bel po' dilungati. L'indagine storica delle istituzioni -sociali, sviluppatesi durante l'epoca civile, -esorbita dal quadro del suo libro. Le sorti, -quindi, della monogamia durante questo periodo -poco lo preoccupano. Anch'egli, nell'ulteriore sviluppo -della famiglia monogamica, vede un progresso, -un'approssimazione alla completa eguaglianza -di diritto dei sessi; tale scopo non gli sembra -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -raggiunto. Ma, egli dice, «se si riconosce il -fatto che la famiglia ha percorso successivamente -quattro forme, e trovasi ora in una quinta, nasce -il problema se questa forma durerà anche in avvenire. -L'unica risposta possibile è questa, che essa -deve progredire come progredisce la società, modificarsi -a misura che questa si modifica, il tutto -come sinora. Essa è la figlia del sistema sociale e -deve rifletterne lo stato di civiltà. Poichè la famiglia -monogamica si è migliorata dal principio dell'epoca -civile, e sopratutto nei tempi moderni, si -può almeno presumere che essa sia capace di ulteriore -perfezionamento, sino a raggiungere l'eguaglianza -dei sessi. Se in un lontano avvenire la famiglia -monogamica non dovesse più corrispondere -alle esigenze della società, è impossibile predire la -natura di quella che verrà in sua vece.» -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<h2 id="cap3">III. La Gente Irocchese.</h2> -</div> - -<p> -Ed eccoci a un'altra scoperta di Morgan, almeno -altrettanto importante quanto la ricostruzione -delle antiche forme di famiglia dai sistemi -di parentela. La prova che i gruppi consanguinei, -designati nelle tribù degli Indiani americani con -nomi di animali, sono essenzialmente identici ai -<i>genea</i> dei Greci, alle <i>gentes</i> dei Romani; che la -forma americana è la originale, la greco-romana -è la posteriore, la derivata; che tutta l'organizzazione -sociale dei Greci e dei Romani primitivi -in <i>genti, fratrie</i> e <i>tribù</i> trova il suo fedele parallelo -fra gli Indiani americani; che la <i>gente</i> è una -istituzione comune a tutti i barbari sino alla loro -entrata nell'epoca civile e anche più tardi (per -quanto almeno attestano sinora le nostre fonti) — questa -prova chiarì, d'un colpo, le parti le più -difficili delle più antiche storie greche e romane, -e gettò insieme una luce inattesa sui fondamenti -della costituzione sociale dei tempi antichi, anteriori -al sorgere dello Stato. Per quanto la cosa -sembri semplice, una volta conosciuta, Morgan non -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -l'ha scoperta che recentemente; nel suo lavoro del -1871, egli non aveva ancora penetrato questo segreto, -la cui rivelazione rese mogi i cultori inglesi -della preistoria, già così baldanzosi. -</p> - -<p> -La parola latina <i>gens</i>, che Morgan impiega in -generale per questi gruppi consanguinei, come la -parola greca <i>genos</i>, che ha lo stesso significato, deriva -dalla radice comune aria <i>gan</i> (in tedesco, dove -di regola l'ario <i>g</i> diventa <i>k, kan</i>) che significa <i>generare</i>. -<i>Gens, genos</i>, sanscrito <i>dschanas</i>, gotico -(giusta la suddetta regola) <i>kunî</i>, vecchio norvegese -e anglosassone <i>kyn</i>, inglese <i>kin</i>, alto-tedesco del -medio-evo <i>künne</i>, significano egualmente <i>stirpe, -origine</i>. Ma <i>gens</i> in latino, <i>genos</i> in greco, si usa -specialmente per quel gruppo di consanguineità, -che vanta comune origine (nel caso nostro, da un -capostipite comune) ed è unito da certe istituzioni -sociali e religiose in una comunità particolare, la -cui genesi e la cui natura, ciò mal grado, rimasero -sinora oscure a tutti i nostri storici. -</p> - -<p> -Già vedemmo, trattando della famiglia <i>punalua</i>, -che cosa sia la composizione di una <i>gente</i> nella sua -forma originaria. Essa consiste di tutti coloro che, -mediante il connubio <i>punalua</i> e i concetti in -esso necessariamente dominanti, formano la prole -riconosciuta di una determinata progenitrice, fondatrice -della <i>gente</i>. Poichè in questa forma di famiglia -la paternità è incerta, la discendenza non -conta che in linea femminile. Poichè i fratelli non -possono sposare le sorelle, ma solo donne di altra -stirpe, così i figli procreati con queste cadono, giusta -il diritto materno, fuori della <i>gente</i>. Rimangono -quindi nella cerchia parentale solo i discendenti -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -delle <i>figlie</i> di ogni generazione; quelli dei -figli passano nelle <i>genti</i> delle loro madri. Che diviene -ora questo gruppo di consanguinei, tosto che -esso si costituisce come gruppo particolare, di fronte -a gruppi analoghi di una stessa tribù? -</p> - -<p> -Come forma classica di questa <i>gente</i> primitiva -Morgan prende quella degl'Irocchesi, specialmente -della tribù Senecca. Questa si divide in otto <i>genti</i>, -designate con nomi di animali: 1.º <i>Lupo</i>, 2.º <i>Orso</i>, -3.º <i>Testuggine</i>, 4.º <i>Castoro</i>, 5.º <i>Cervo</i>, 6.º <i>Beccaccia</i>, -7.º <i>Airone</i>, 8.º <i>Falco</i>. In ogni <i>gente</i> regnano i costumi -seguenti: -</p> - -<p> -1.º Essa elegge il <i>Sachem</i> (capo in tempo di -pace) e il Capitano, o duce in guerra. Il <i>Sachem -</i>doveva essere eletto nella <i>gente</i>, e il suo uffizio -era in essa ereditario, inquantochè in caso di vacanza -doveva venir ricoperto immediatamente; il -Capitano poteva anche eleggersi fuori della <i>gente</i>, -e talora mancare affatto. Non si eleggeva mai -<i>Sachem</i> il figlio del predecessore, poichè, regnando -fra gli Irocchesi il diritto materno, il figlio apparteneva -a un'altra <i>gente</i>; sì bene, spesso, il fratello, -o il figlio della sorella. Nella elezione votavano -tutti, uomini e donne. Ma l'elezione doveva essere -sanzionata dalle altre sette <i>genti</i>, e solo allora -l'eletto veniva solennemente insediato dal Consiglio -generale di tutta la federazione irocchese. -L'importanza di ciò si vedrà più tardi. Il potere -del <i>Sachem</i> nella <i>gente</i> era paterno, di natura meramente -morale; egli non aveva mezzi coercitivi. -Egli era inoltre, per ragione di carica, membro -del Consiglio della tribù dei Senecca, come pure -del Consiglio federale della collettività irocchese. -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -Il Capitano non comandava che nelle spedizioni -guerresche. -</p> - -<p> -2.º Essa depone a suo talento il Sachem e il -Capitano. Anche la deposizione è fatta insieme -dagli uomini e dalle donne. I deposti ridiventano -persone private, semplici guerrieri come gli altri. -Del resto il Consiglio della tribù può altresì deporre -i <i>Sachem</i>, anche contro il volere della <i>gente</i>. -</p> - -<p> -3.º I membri della <i>gente</i> non possono conjugarsi -fra loro. È questa la regola fondamentale della <i>gente</i>, -il vincolo che la tiene unita; essa è l'espressione -negativa della ben positiva parentela di sangue, -solo in virtù della quale quei dati individui diventano -una <i>gente</i>. Colla scoperta di questo semplice -fatto, Morgan ha svelato per la prima volta -la natura della <i>gente</i>. Quanto poco essa fosse fino -allora stata compresa, lo dimostrano le relazioni -anteriori sui selvaggi e sui barbari, nelle quali i -differenti corpi, onde si compone l'ordine <i>gentile</i>, -venivano confusi alla cieca sotto nome di <i>tribù, -clan, thum</i>, ecc., e dicevasi talora che dentro di -essi era vietato il matrimonio. Di qui la inestricabile -confusione, nella quale Mac Lennan, da vero -Napoleone, mise ordine con questo decreto: «Tutte -le tribù si dividono in quelle fra i cui membri è -vietato il matrimonio (<i>esogame</i>) e quelle in cui -esso è concesso (<i>endogame</i>).» E dopo aver così -bene imbrogliata le cose, potè darsi alle più profonde -indagini, per sapere quale delle sue due assurde -classi fosse la più vecchia: la esogamica o la -endogamica. Colla scoperta della <i>gente</i> fondata sulla -parentela di sangue, e sulla conseguente impossibilità -di connubii tra i suoi membri, quest'assurdità -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -cadeva da sè. — È sottinteso che, nello -stadio in cui troviamo gli Irocchesi, il divieto delle -nozze fra i membri della <i>gente</i> è ritenuto inviolabile. -</p> - -<p> -4.º I beni dei defunti spettavano ai compagni -<i>gentili</i>; dovevano rimanere nella gente. Stante la -tenuità degli oggetti, che poteva lasciare un Irocchese, -partecipavano all'eredità i più prossimi parenti -<i>gentili</i>; se moriva un uomo, i suoi fratelli e -sorelle carnali e lo zio materno; se una donna, i -figli e le sorelle carnali, non i fratelli. Analogamente -non potevano ereditare il marito e la moglie -a vicenda, nè i figli dal padre. -</p> - -<p> -5.º I compagni <i>gentili</i> si dovevano aiuto scambievole, -protezione e sopratutto assistenza nel vendicare -le offese ricevute da stranieri. L'individuo -si affidava per la sua sicurezza alla difesa della -<i>gente</i>, e lo poteva; chi l'offendeva, offendeva tutta -la <i>gente</i>. Di qui, dai vincoli di sangue della <i>gente</i>, -nacque il dovere della vendetta, interamente riconosciuto -dagli Irocchesi. Se un estraneo uccideva -un compagno <i>gentile</i>, tutta la <i>gente</i> dell'ucciso era -obbligata alla vendetta. Tentavasi anzitutto un accomodamento; -la <i>gente</i> dell'uccisore teneva consiglio -e presentava al Consiglio della <i>gente</i> dell'ucciso -proposte di pacificazione, offrendo per lo più -espressioni di rammarico e cospicui donativi. Se -venivano accettati, tutto era finito. In caso diverso, -la <i>gente</i> offesa nominava uno o più vendicatori, -obbligati a perseguitare l'uccisore ed ucciderlo. Se -ciò avveniva, la <i>gente</i> dell'ucciso non aveva alcun -diritto di dolersene; la contesa era pareggiata. -</p> - -<p> -6.º La <i>gente</i> ha determinati nomi o serie di -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -nomi, che essa sola può adoperare in tutta la tribù, -sicchè il nome di ciascuno dice tosto a quale <i>gente -</i>esso appartenga. Un nome <i>gentile</i> porta in sè stesso -diritti <i>gentili</i>. -</p> - -<p> -7.º La <i>gente</i> può adottare stranieri e affiliarli -così alla tribù. I prigionieri di guerra, che non -venivano uccisi, divenivano, mediante l'adozione in -una <i>gente</i>, membri della tribù dei Senecca e ricevevano -con ciò tutti i diritti della <i>gente</i> e della -tribù. L'adozione avveniva su proposta di compagni -gentili, uomini, che accoglievano lo straniero -come fratello o sorella, o donne, che lo accoglievano -come figlio; il solenne ricevimento nella -<i>gente</i> era necessario come sanzione. Spesso una -<i>gente</i> eccezionalmente ridotta di numero si rinforzava -così coll'adozione in massa di un'altra -<i>gente</i>, che vi consentiva. Fra gli Irocchesi il solenne -ricevimento nella <i>gente</i> aveva luogo in seduta -pubblica del Consiglio della tribù, per lo -che esso diveniva effettivamente una cerimonia -religiosa. -</p> - -<p> -8.º È difficile constatare solennità religiose -speciali nelle <i>genti</i> indiane, ma le cerimonie religiose -degli Indiani coincidono più o meno con quelle -delle <i>genti</i>. Nelle sei feste religiose annue degli -Irocchesi i <i>Sachem</i> e i Capitani delle singole <i>genti</i>, -per ragione della carica, erano annoverati tra i -«custodi della fede» e avevano funzioni sacerdotali. -</p> - -<p> -9.º La <i>gente</i> ha un cimitero comune. Questo -è sparito presso gli Irocchesi dello Stato di Nuova-York, -circondati ora dai bianchi, ma un tempo -esisteva. Presso altri Indiani esso esiste ancora; -così i <i>Tuscarora</i>, prossimi parenti agli Irocchesi, -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -hanno nel camposanto, sebbene cristiani, una fila -distinta per ogni <i>gente</i>, sicchè la madre viene seppellita -nella stessa fila dei figli, ma non il padre. -E anche presso gli Irocchesi, tutta la <i>gente</i> di un -defunto va ai funerali, provvede alla sepoltura, ai -discorsi funebri, ecc. -</p> - -<p> -10.º La <i>gente</i> ha un Consiglio, assemblea democratica -di tutti i <i>gentili</i> adulti, uomini e donne, -tutti con eguale diritto di voto. Questo Consiglio -eleggeva <i>Sachem</i> e Capitani e li deponeva; del -pari gli altri «custodi della fede»; decideva circa -la composizione (<i>guidrigildo</i>) o la vendetta pei <i>gentili -</i>uccisi; adottava stranieri nella <i>gente</i>. Insomma -era, nella <i>gente</i>, il potere sovrano. -</p> - -<p> -Queste sono le attribuzioni di una <i>gente</i> tipica -indiana. «Tutti i suoi membri sono liberi, obbligati -a difendere l'uno la libertà dell'altro; eguali nei -diritti personali — nè <i>Sachem</i> nè Capitani pretendono -qualsiasi preferenza; essi formano una fratellanza -legata da vincoli di sangue. Libertà, eguaglianza, -fratellanza, sebbene non mai formulate, -erano i principii fondamentali della <i>gente</i>, e questa -era, a sua volta, l'unità di tutto un sistema sociale, -la base della società indiana organizzata. Ciò spiega -l'inflessibile sentimento d'indipendenza e la dignità -personale dell'incesso, che ognuno riconosce negli -Indiani.» -</p> - -<p> -Al tempo della scoperta, gli Indiani di tutto il -Nord dell'America erano organizzati in <i>genti</i>, secondo -il diritto materno. Solo in alcune tribù, come -quella dei <i>Dacotas</i>, le <i>genti</i> erano sparite, e in -alcune altre, gli <i>Ojibwas</i>, gli <i>Omahas</i>, erano organizzate -secondo il diritto paterno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -In moltissime tribù indiane composte di più di -cinque o sei <i>genti</i>, noi troviamo tre, quattro o più -<i>genti</i> riunite in un gruppo particolare, che Morgan, -fedelmente traducendo il nome indiano, chiama -<i>fratrie</i> (fratellanze) giusta il suo corrispondente -greco. Così i Senecca hanno due fratrie; la 1.ª abbraccia -le <i>genti</i> 1 a 4, la 2ª le <i>genti</i> 5 a 8. Un -esame più approfondito mostra che queste fratrie -rappresentano per lo più le <i>genti</i> originarie, nelle -quali la tribù si divise in principio; poichè, pel -divieto delle nozze entro la <i>gente</i>, ogni tribù -doveva abbracciare necessariamente almeno due -genti, per avere un esistenza autonoma. A misura -che cresceva la tribù, ogni <i>gente</i> dividevasi a sua -volta in due o più, ognuna delle quali appariva -come una <i>gente</i> speciale, mentre la <i>gente</i> originaria, -che abbraccia tutte le <i>genti</i> figlie, perdurava -come fratria. Nei Senecca e nella maggior parte -degli altri Indiani le <i>genti</i> di una fratria sono -<i>genti</i> sorelle, mentre quelle delle altre sono cugine — designazioni -che, come vediamo nel sistema di -parentela americana, hanno un senso molto reale -ed espressivo. In origine nessun Senecca poteva coniugarsi -neanche nella sua fratria, ma ciò è da lungo -tempo caduto e fu limitato alla <i>gente</i>. Era tradizione -dei Senecca, che l'<i>Orso</i> e il <i>Cervo</i> fossero le -due <i>genti</i> originarie, dalle quali si sarebbero diramate -le altre. Codesta nuova istituzione, una -volta radicata, veniva modificata secondo il bisogno; -se date <i>genti</i> di una fratria si estinguevano, -intere <i>genti</i> di altre fratrie entravano in quella, -per ricondurre l'equilibrio. Perciò in differenti -tribù troviamo <i>genti</i> di egual nome aggruppate -diversamente nelle fratrie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p> -Le funzioni della fratria fra gli Irocchesi sono -in parte sociali, in parte religiose. -</p> - -<p> -1.º Le fratrie fanno tra loro il giuoco della -palla; ciascuna mette innanzi i suoi migliori giuocatori, -gli altri stanno spettatori; ogni fratria ha -un posto speciale, e scommettono l'una contro l'altra -sulla vittoria dei loro. -</p> - -<p> -2. Nel Consiglio della tribù i <i>Sachem</i> e i -Capitani di ogni fratria siedono insieme, i due -gruppi l'uno di fronte all'altro; ogni oratore parla -ai rappresentanti di ciascuna fratria come a una -corporazione particolare. -</p> - -<p> -3.º Se era avvenuto un omicidio nella tribù -e l'uccisore e l'ucciso non appartenevano alla medesima -fratria, la <i>gente</i> offesa faceva spesso appello -alle sue <i>genti</i> fraterne; queste tenevano un -Consiglio di fratria e si rivolgevano all'altra fratria -come collettività, affinchè questa riunisse del -pari un Consiglio per l'accomodamento della cosa. -Qui la fratria ripresentasi quindi come <i>gente</i> originaria, -e con maggiore probabilità di successo -della <i>gente</i> isolata e più debole, sua figlia. -</p> - -<p> -4.º Morendo una persona ragguardevole, la -fratria opposta si assumeva i funerali ed il seppellimento, -mentre quella del defunto partecipava al -lutto. Se moriva un <i>Sachem</i>, la fratria opposta annunziava -la vacanza dell'uffizio al Consiglio federale -degli Irocchesi. -</p> - -<p> -5.º Per la elezione di un <i>Sachem</i> interveniva -del pari il Consiglio delle fratrie. La sanzione delle -<i>genti</i> fraterne si aveva pressochè per sottintesa, -ma le <i>genti</i> dell'altra fratria potevano opporsi. In -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -tal caso si riuniva il Consiglio di questa fratria; se -sosteneva l'opposizione, l'elezione era nulla. -</p> - -<p> -6.º In passato gli Irocchesi avevano particolari -misteri religiosi, chiamati dai bianchi <i>medicine-lodges</i>. -Questi erano celebrati fra i Senecca da -due Società religiose, aventi regolare diritto di -consacrazione pei nuovi membri; a ciascuna delle -due fratrie apparteneva una di queste Società. -</p> - -<p> -7.º Se, com'è quasi certo, i quattro <i>linages</i> -(lignaggi, schiatte), che abitavano i quattro quartieri -del <i>Tlascalà</i> al tempo della conquista, erano -quattro fratrie, è con ciò dimostrato che le fratrie, -come fra i Greci e come le analoghe associazioni -di schiatte fra i Germani, contavano anche come -unità militari; questi quattro <i>linages</i> andavano in -guerra, ciascuno formando uno speciale drappello, -con uniforme e bandiera propria e sotto proprii -condottieri. -</p> - -<p> -Come parecchie <i>genti</i> una fratria, così, nella -forma classica, parecchie fratrie fanno una tribù; -in molti casi, nelle tribù molto indebolite, manca -l'anello di congiunzione, la fratria. -</p> - -<p> -Or che cos'è che caratterizza una tribù indiana -d'America? -</p> - -<p> -1.º Un territorio proprio e un proprio nome. -Ogni tribù, oltre il luogo di sua vera sede, possedeva -un esteso territorio per la caccia e per la -pesca. Al di là, v'era una vasta zona neutra che -si estendeva sino al territorio della tribù più vicina, -ed era meno larga fra tribù di linguaggio -affine, più larga fra tribù di linguaggio non affine. -È questa la «foresta limitrofa» dei Germani, il -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -deserto che creano intorno al loro territorio gli -Svevi di Cesare, l'«<i>îsarnholt</i>» (danese <i>jarnved</i>, -<i>limes danicus</i>) tra danesi e alemanni, il <i>Sachsenwald</i> -(selva sassone) e il <i>branibor</i> (che vale, in slavo, -<i>selva protettrice</i>), donde ha nome il Brandeburgo, -fra alemanni e slavi. Il territorio, così rinchiuso -fra incerti confini, era il dominio comune della -tribù, tale riconosciuto dai vicini, e che essa doveva -difendere dalle usurpazioni. Per lo più, in -pratica, l'incertezza dei confini non nuoceva se non -quando la popolazione era molto cresciuta. — I -nomi delle tribù sembrano, il più spesso, nati accidentalmente -anzichè scelti a disegno; spesso col -tempo avveniva che una tribù fosse designata dalle -vicine con un nome diverso da quello con cui si -chiamava essa stessa; così gli Alemanni ricevettero -dai Celti il loro primo nome storico collettivo di -Germani. -</p> - -<p> -2.º Un dialetto speciale, proprio soltanto a -quella tribù. Infatti, tribù e dialetto non fanno che -uno; testè ancora in America, tribù e dialetti -nuovi formavansi per scissione; forse se ne formano -ancora. Se due tribù indebolite si fondono -in una, avviene, in via di eccezione, che nella stessa -tribù si parlino due dialetti cognati. -</p> - -<p> -La forza media della tribù americana è sulle -2000 teste; i Cerocchesi però ne contano 26,000, il -più gran numero d'indiani negli Stati Uniti che -parlino lo stesso dialetto. -</p> - -<p> -3.º Il diritto d'insediare solennemente <i>Sachem</i> -e Capitani eletti dalle <i>genti</i>; e -</p> - -<p> -4.º Il diritto di deporli anche contro il volere -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -della loro <i>gente</i>. <i>Sachem</i> e Capitani essendo membri -del Consiglio della tribù, si spiegano da sè questi -diritti della tribù di fronte ad essi. Dove più -tribù federavansi, questi diritti passavano al loro -Consiglio federale. -</p> - -<p> -5.º Idee religiose (mitologia) e funzioni del -culto comuni. «Gli Indiani erano, alla loro maniera -barbara, un popolo religioso». La loro mitologia -non fu ancora studiata con metodo critico; -essi già si figuravano sotto forme umane l'incarnazione -delle loro idee religiose — spiriti d'ogni -sorta — ma lo stadio inferiore della Barbarie, in -cui si trovavano, non conosce ancora le rappresentazioni -simboliche, i cosiddetti idoli. È un culto -naturale ed elementare, evolvente al politeismo. Le -differenti tribù avevano le loro feste periodiche, -con determinate forme di culto, sopratutto la danza -e i giuochi; le danze in particolare erano un elemento -sostanziale di tutte le solennità religiose; -ogni tribù ne aveva di speciali. -</p> - -<p> -6.º Un Consiglio della tribù per gli affari comuni. -Esso era composto di tutti i <i>Sachem</i> e Capitani -delle singole <i>genti</i>, loro rappresentanti reali -perchè sempre deponibili; sedeva pubblicamente -circondato dagli altri membri della tribù, che avevano -diritto di interquerire e di esporre la propria -opinione; il Consiglio deliberava. Ordinariamente -ogni presente veniva udito a sua richiesta, e anche -le donne potevano esporre le loro idee mediante -un oratore di loro scelta. Fra gli Irocchesi la decisione -definitiva doveva essere presa all'unanimità, -ciò che avveniva anche per talune decisioni delle -comunità di <i>marca</i> alemanne. Al Consiglio della -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -tribù spettava sopratutto disciplinare i rapporti -colle tribù straniere; esso inviava o riceveva ambasciatori, -dichiarava la guerra e conchiudeva la -pace. Se scoppiava la guerra, per lo più era fatta -da volontarii. Per massima ogni tribù era considerata -in istato di guerra con ogni altra, colla quale -non avesse conchiuso un esplicito trattato di pace. -Guerrieri eminenti organizzavano per lo più tali spedizioni, -indicendo una danza di guerra; chi danzava -dichiarava con ciò di partecipare alla spedizione. -La colonna era subito allestita e posta in -movimento. Anche la difesa del territorio di una -tribù attaccata era fatta per lo più con l'appello -di volontarii. La partenza e il ritorno di siffatte -colonne davano sempre occasione a pubbliche festività. -L'assenso del Consiglio della tribù a simili -spedizioni non era necessario, e non veniva nè chiesto, -nè dato. Sono, in fondo, le spedizioni private -di guerra delle compagnie militari dei Germani, -quali ce le descrive Tacito, colla differenza che, fra -i Germani, queste compagnie hanno già assunto un -carattere stabile, formano un nucleo fisso, già organizzato -in tempo di pace, e intorno al quale, -allo scoppiar della guerra, si aggruppano gli altri -volontarii. Di rado tali colonne di guerra erano -numerose; le più importanti spedizioni degli Indiani, -anche a grandi distanze, erano eseguite da -tenui forze di combattimento. Se parecchie di siffatte -compagnie si riunivano per una grande impresa, -ciascuna non ubbidiva che al suo condottiero; -l'unità del piano di campagna era, bene o male, assicurata -da un Consiglio di questi capi. È insomma, -il modo di guerra degli Alemanni nel quarto secolo -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -sull'alto Reno, quale lo vediamo descritto in -Ammiano Marcellino. -</p> - -<p> -7.º In alcune tribù troviamo un capo supremo, -le cui attribuzioni sono però molto limitate. È uno -dei <i>Sachem</i> che, nei casi che richiedono rapida -azione, deve prendere misure provvisorie fino a che -il Consiglio possa riunirsi e deliberare definitivamente. -Non è che un debole germe, per lo più destinato -a isterilirsi, di un funzionario munito di -potere esecutivo; più spesso, se non sempre, come -vedremo, un tale funzionario si svilupperà dal duce -supremo di guerra. -</p> - -<p> -La grande maggioranza degli Indiani americani -non oltrepassò la riunione in tribù. Poco numerose, -separate l'una dall'altra da vaste zone di confine, -indebolite da eterne guerre, esse possedevano -con pochi uomini un territorio immenso. Qua e là -si formavano alleanze fra tribù affini per la necessità -del momento e cadevano con essa. Ma in -talune contrade, dopo la disgregazione, tribù originariamente -affini eransi riunite di nuovo in federazioni -permanenti, primo passo alla formazione -di nazioni. Negli Stati Uniti, la forma più evoluta -di tale federazione la troviamo presso gli Irocchesi. -Abbandonate le loro sedi all'ovest del Mississipì, -dove probabilmente formavano un ramo -della grande famiglia dei <i>Dacota</i>, essi si stabilirono, -dopo lunghe migrazioni, nell'odierno Stato di Nuova-York, -divisi in cinque tribù: Senecca, Caiuga, -Onondoga, Onieda e Mohawks. Vivevano di pesce, -di selvaggina e di grossolani ortaggi; abitavano -villaggi cinti per lo più da palizzate. Senza aver -mai superato le 20 mila anime, avevano parecchie -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -<i>genti</i> comuni in tutte le cinque tribù, parlavano -dialetti affini dello stesso idioma e possedevano una -sola distesa di territorio, divisa fra le cinque tribù. -Questo territorio essendo di recente conquista, l'unione -abituale di coteste tribù contro i cacciati -era naturale, e sviluppossi, al più tardi in principio -del secolo XV, in una formale confederazione -che, conscia della sua nuova forza, assunse tosto -un carattere aggressivo, e, all'apice del suo potere, -verso il 1675, aveva conquistato nei dintorni vaste -contrade, esiliando parte degli abitatori, rendendo -tributaria l'altra parte. La federazione Irocchese -presenta l'organizzazione sociale la più progredita -a cui fossero giunti gli Indiani, finchè non ebbero -varcato lo stadio inferiore della Barbarie (eccettuati -quindi i Messicani, i Neo-Messicani e i Peruviani). -Le basi della federazione erano le seguenti: -</p> - -<p> -1.º Confederazione perpetua, sul principio della -completa eguaglianza e autonomia in tutti gli affari -interni delle cinque tribù consanguinee. Questa -consanguineità era il vero fondamento della federazione. -Delle cinque tribù, tre chiamavansi tribù-madri, -ed erano sorelle tra loro; le altre due -si chiamavano tribù-figlie, ed erano del pari tra -loro tribù-sorelle. Tre <i>genti</i> — le più antiche — vivevano -ancora in tutte le cinque tribù, tre altre -in tre sole tribù; i membri di ognuna di queste -<i>genti</i> erano fratelli in tutte le cinque tribù. Il linguaggio -comune, con differenze solo dialettali, era -l'espressione e la prova della origine comune. -</p> - -<p> -2.º L'organo della federazione era un Consiglio -federale di cinquanta <i>Sachem</i>, tutti eguali di -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -grado e di considerazione; questo Consiglio decideva -definitivamente su tutti gli affari della federazione. -</p> - -<p> -3.º Questi cinquanta <i>Sachem</i>, al sorgere della -federazione, erano stati distribuiti fra le tribù e le -<i>genti</i>, come incaricati di nuovi uffizii, istituiti espressamente -per fini federali. Ad ogni vacanza, -essi erano rieletti dalle <i>genti</i> rispettive, che potevano -sempre deporli; ma il diritto di insediarli nell'uffizio -spettava al Consiglio federale. -</p> - -<p> -4.º Questi <i>Sachem</i> federali erano anche <i>Sachem -</i>delle loro rispettive tribù ed avevano seggio -e voto nel Consiglio della tribù. -</p> - -<p> -5.º Tutte le deliberazioni del Consiglio federale -dovevano essere prese all'unanimità. -</p> - -<p> -6.º La votazione si faceva per tribù, sicchè -tutte le tribù, e in ogni tribù tutti i membri del -Consiglio federale, dovevano essere di pieno accordo -perchè la deliberazione fosse valida. -</p> - -<p> -7.º Ciascuno dei cinque Consigli di tribù poteva -convocare il Consiglio federale, ma questo non -poteva convocare sè stesso. -</p> - -<p> -8.º Le sedute avevano luogo innanzi al popolo -riunito; ogni Irocchese poteva prendervi la parola; -il solo Consiglio decideva. -</p> - -<p> -9.º La federazione non aveva presidente, nè -capo del potere esecutivo. -</p> - -<p> -10.º Essa aveva invece due supremi Capitani -di guerra, con eguali attribuzioni ed eguale potere -(i due «Re» degli spartani, i due Consoli di Roma). -</p> - -<p> -Questa fu tutta la costituzione pubblica, sotto -la quale gli Irocchesi vissero oltre quattro secoli, -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -e vivono ancora. Io l'ho minutamente descritta -sulle traccie di Morgan, poichè essa ci offre l'opportunità -di studiare l'organizzazione di una società, -nella quale lo <i>Stato</i> non è sorto ancora. Lo -Stato presuppone un potere pubblico speciale, distinto -dalla collettività dei cittadini; e Maurer, che -con giusto istinto riconosce la costituzione della -<i>marca</i> tedesca come un'istituzione per sè stessa -meramente sociale, essenzialmente diversa dallo -Stato, benchè poi debba in gran parte servirgli di -base — Maurer indaga perciò in tutti i suoi scritti -il sorgere graduale del potere pubblico in seno e -accanto alle costituzioni originarie delle marche, -dei villaggi, dei castelli e delle città. Noi vediamo -negli Indiani del Nord-America, come una tribù, -originariamente una, si estenda mano mano sopra -un vasto continente; come le tribù, scindendosi, -diventino popoli, interi gruppi di tribù; come i -linguaggi si modifichino fino a che non solo diventano -inintelligibili tra loro, ma svanisce anche quasi -ogni traccia dell'unità originaria; come inoltre nelle -tribù le singole <i>genti</i> si scindano in parecchie, le -antiche <i>genti-madri</i> si conservino sotto forma di -fratrie, e nondimeno i nomi di queste antichissime -genti rimangano inalterati in tribù molto lontane -e da lungo tempo separate — il <i>Lupo</i> e l'<i>Orso</i> sono -ancora nomi <i>gentili</i> presso la maggioranza delle -tribù indiane. E a tutte queste tribù si applica in -generale la suddescritta costituzione — colla sola -differenza che molte non si sono spinte sino alla -federazione delle tribù parenti fra loro. -</p> - -<p> -Ma vediamo anche, fino a qual segno — posta -la <i>gente</i> come unità sociale — tutta la costituzione -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -delle <i>genti</i>, delle fratrie e della tribù, si sviluppi -da questa unità con necessità quasi ineluttabile — perchè -naturale. Sono tre gruppi di differenti gradazioni -di consanguineità, chiuso ciascuno in sè -stesso e regolante i suoi proprii affari, ma integrantisi -a vicenda. E la cerchia di affari loro spettante -abbraccia l'insieme degli affari pubblici dei -barbari dello stadio inferiore. Dove quindi troviamo -in un popolo la <i>gente</i> come unità sociale, noi potremo -cercarvi anche un'organizzazione della tribù, -analoga alla qui descritta; e dove esistono fonti -sufficienti, come presso i Greci ed i Romani, non -solo la troveremo, ma ci convinceremo altresì che, -dove le fonti ci lasciano in asso, il paragone della -costituzione sociale americana ci aiuta a risolvere -i dubbii e gli enigmi i più difficili. -</p> - -<p> -Ed è mirabile in tutta la sua infantilità e semplicità -questa costituzione <i>gentile</i>! Senza soldati, -gendarmi e poliziotti, senza nobili, re, governatori, -prefetti o giudici, senza prigioni, senza processi, -tutto fa il suo corso regolare. Ogni disputa o contesa -è decisa dalla collettività degli interessati, la -<i>gente</i> o la tribù o le singole <i>genti</i> fra loro — solo -come estrema risorsa, cui ben di rado si ricorre, -sta la minaccia della vendetta, di cui la nostra -pena di morte non è che la forma incivilita, -che reca in sè tutti i vantaggi e tutti i guai della -civiltà. Sebbene vi siano molti più affari comuni -che non oggi — l'economia domestica è comune a -tutta una serie di famiglie ed è comunistica, il -terreno è proprietà comune della tribù, solo gli -orti sono temporaneamente assegnati ai particolari — tuttavia -non c'è neanche una traccia del nostro -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -vasto e intricato apparato amministrativo. Gl'interessati -decidono e, nel più dei casi, il costume secolare -ha già tutto regolato. Non vi possono essere -nè poveri, nè indigenti — la famiglia<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> comunistica -e la <i>gente</i> conoscono i loro doveri verso i -vecchi, gl'infermi e gli storpiati in guerra. Tutti -uguali e liberi — anche le donne. Non v'ha ancor -posto per gli schiavi, nè, di regola, per la soggiogazione -di tribù straniere. Allorchè gli Irocchesi, -intorno al 1651, ebbero vinti gli <i>Eries</i> e la «nazione -neutrale», essi offrirono loro di entrare nella -federazione con eguali diritti; solo quando i vinti -ricusarono, vennero espulsi dal loro territorio. E -quali uomini e quali donne produca una siffatta -società, lo dimostra l'ammirazione di tutti i bianchi, -che s'imbatterono con Indiani non degenerati, per -la dignità personale, la rettitudine, la forza di carattere -e il valore di questi barbari. -</p> - -<p> -Del valore ebbimo esempii affatto recenti in -Africa. I Cafri Zulù, alcuni anni or sono, come i -Nubii, or son pochi mesi — due tribù nelle quali -non sono ancora estinte le istituzioni <i>gentili</i> — hanno -fatto quanto non saprebbe fare alcuna milizia europea. -Non muniti che di lancie e di frecce, senza -armi da fuoco, sotto la grandine di palle dei retrocarica -della fanteria inglese — riconosciuta la migliore -del mondo pel combattimento a file serrate, — si -spinsero sino alle sue baionette, e più d'una -volta l'hanno scompigliata ed anche respinta, nonostante -la colossale ineguaglianza delle armi e benchè -ignorino il servizio militare e gli esercizii militari. -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -Ciò che sanno fare e sopportare lo dicono i lamenti -degli Inglesi, secondo i quali un Cafro in 24 -ore percorre maggior via di un cavallo — il più -piccolo muscolo scatta fuori, duro e temprato, come -corda di sferza, dice un pittore inglese. -</p> - -<p> -Tali apparivano gli uomini e la società umana -prima della separazione in classi. E se paragoniamo -la loro condizione con quella della immensa maggioranza -degli odierni uomini inciviliti, la distanza -è enorme tra il proletario e il piccolo contadino -odierni e l'antico libero compagno di una <i>gente</i>. -</p> - -<p> -Questo è un lato della cosa. Ma non dimentichiamo -che tale organizzazione era consacrata allo -sfacelo. Essa non andava al di là della tribù; la federazione -delle tribù denota già il principio del -suo tramonto, come si mostrerà, e come già si mostrò -nei tentativi di conquista degli Irocchesi. Ciò -che era fuori della tribù, era fuori del diritto. Ove -non esisteva espresso trattato di pace, era guerra -da tribù a tribù, e la guerra era condotta colla -crudeltà che distingue gli uomini dagli altri animali -e che soltanto posteriormente venne mitigata -dall'interesse. La costituzione <i>gentile</i> nel suo fiore, -quale la vedemmo in America, presuppone una produzione -pochissimo sviluppata, cioè una popolazione -assai rada sopra un esteso territorio; quindi una -dipendenza quasi completa dell'uomo dalla natura -esterna, incompresa, rizzanteglisi di fronte come -straniera, dipendenza che si riflette nelle fanciullesche -idee religiose. La tribù restava la frontiera -per l'uomo, tanto di fronte agli estranei quanto a -sè stesso: la tribù, la <i>gente</i> e le loro istituzioni -erano sacre ed inviolabili, erano un potere supremo -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -posto dalla natura, al quale l'individuo rimaneva -assolutamente sottoposto nel sentire, nel pensare -e nell'agire. Quanto le persone di quest'epoca ci -appaiono imponenti, altrettanto sono indifferenziate -fra loro, e ancora attaccate, come dice Marx, al -cordone ombellicale della naturale comunità primitiva. -Il potere di questa doveva essere infranto — e -lo fu. Ma fu infranto da influenze, che sin dal -principio ci appaiono come una degradazione, come -una caduta dalla semplice altezza morale dell'antica -società <i>gentile</i>. Sono i più volgari interessi — la -bassa cupidigia, la brutale sensualità, la sordida -avarizia, la egoistica rapina nel possesso comune — che -inaugurano la nuova, la incivilita società -di classi; sono i mezzi i più ignominiosi — il -furto, la violenza, la perfidia, il tradimento — che -minano e distruggono l'antica società <i>gentile</i> priva -di classi. E la stessa nuova società, durante i duemila -e cinquecento anni della sua esistenza, non -fu altro mai se non lo sviluppo di una piccola minoranza -a spese della grande maggioranza sfruttata -ed oppressa — ed ora lo è più che mai. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<h2 id="cap4">IV. La Gente Greca</h2> -</div> - -<p> -I Greci, come i Pelasgi ed altri popoli dello -stesso stipite, erano già sin dal tempo preistorico -ordinati secondo la stessa serie organica degli Americani: -<i>gente</i>, fratria, tribù, federazione di tribù. -La fratria poteva mancare, come fra i Dorii, la federazione -di tribù poteva non essere ancora costituita -dapertutto, ma in tutti i casi la <i>gente</i> rimaneva -l'unità. Quando i Greci entrano nella storia, -essi si trovano alla soglia dell'epoca civile; tra essi -e le tribù americane, delle quali fu parlato sopra, -intercedono poco meno di due grandi periodi di -sviluppo, di cui i Greci del tempo eroico precedono -gli Irocchesi. Perciò la <i>gente</i> dei Greci non -è più affatto la <i>gente</i> arcaica degli Irocchesi, e -l'impronta del connubio per gruppi è già in buona -parte sparita. Il diritto materno ha ceduto al diritto -paterno; — con ciò la nascente proprietà privata -ha fatto la sua prima breccia nella costituzione -<i>gentile</i>. Una seconda breccia fu la naturale -conseguenza della prima: poichè, col diritto paterno, -la fortuna di una ricca ereditiera sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -passata colle nozze a suo marito, cioè ad un'altra -<i>gente</i>, si sovvertì la base di ogni diritto <i>gentile</i>, -e non solo si concesse, ma s'<i>impose</i>, in questo caso, -che la fanciulla si maritasse entro la <i>gente</i>, per -conservare i beni a quest'ultima. -</p> - -<p> -Secondo la storia greca di Grote, ecco da che -cosa era mantenuta la coesione, specialmente nella -<i>gente</i> ateniese: -</p> - -<p> -1.º Comuni festività religiose; diritto accordato -esclusivamente ai sacerdoti di rendere onori a una -determinata divinità, il supposto stipite della <i>gente</i>, -che, in tale qualità, era designato con un soprannome -speciale; -</p> - -<p> -2.º Cimitero comune (confronta le <i>Eubulidi</i> di -Demostene); -</p> - -<p> -3.º Diritto di successione reciproco; -</p> - -<p> -4.º Mutuo dovere d'aiuto, di protezione e d'assistenza -in caso di violenze; -</p> - -<p> -5.º Scambievole diritto e dovere di sposarsi -entro la <i>gente</i> in certi casi, particolarmente se trattavasi -di un'orfana o di un'ereditiera; -</p> - -<p> -6.º Una proprietà comune, almeno in alcuni -casi, con un arconte (capo) e un tesoriere proprio. -</p> - -<p> -La fratria univa poi parecchie <i>genti</i>, però meno -strettamente; ma anche qui troviamo reciprocanza -di analoghi diritti e doveri e specialmente la comunanza -di date pratiche religiose e il diritto della -persecuzione se un membro della fratria veniva -ucciso. L'insieme delle fratrie di una tribù aveva -a sua volta sacre festività comuni e periodiche, -sotto la presidenza di un <i>phylobasileus</i> (capo di -tribù) eletto fra i nobili (<i>eupatridi</i>). -</p> - -<p> -Fin qui Grote. E Marx aggiunge: «Ma attraverso -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -la <i>gente</i> greca fa ancora immediatamente capolino -il selvaggio (l'Irocchese per esempio).» Tanto -più innegabilmente se approfondiamo l'indagine. -Nella <i>gente</i> greca infatti si nota inoltre: -</p> - -<p> -7.º Discendenza secondo il diritto paterno; -</p> - -<p> -8.º Divieto di coniugarsi entro la <i>gente</i>, salvo -nel caso di ereditiere. Questa eccezione, diventata -precetto, dimostra l'antica regola. Questa risulta -del pari dal principio generalmente in vigore, che -la donna, coniugandosi, rinunziava ai riti religiosi -della sua <i>gente</i> e abbracciava quelli della <i>gente</i> del -marito, nella cui fratria veniva anche inscritta. -Conforme a ciò e secondo un famoso passo di Dicearco, -le nozze fuori della <i>gente</i> erano la regola; -e Becker nel suo <i>Charikles</i> ammette recisamente -che niuno poteva sposarsi entro la propria <i>gente</i>; -</p> - -<p> -9.º Il diritto dell'adozione nella <i>gente</i>; esso risultava -dall'adozione nella famiglia, ma con pubbliche -formalità e solo eccezionalmente; -</p> - -<p> -10.º Il diritto di eleggere e di deporre i capi. -Sappiamo che la <i>gente</i> aveva il suo arconte, ma -in niun luogo è detto che l'uffizio fosse ereditario -in date famiglie. Sino alla fine della Barbarie la -presunzione è sempre contro la stretta eredità, che -è affatto inconciliabile con uno stato di cose in -cui ricchi e poveri avevano nella <i>gente</i> diritti perfettamente -eguali. -</p> - -<p> -Non solo Grote, ma Niebuhr, Mommsen e, fino ad -ora, tutti gli altri storici dell'antichità classica arenarono -nella <i>gente</i>. Pur avendone esattamente delineati -molti caratteri, essi videro sempre nella -<i>gente</i> un <i>gruppo di famiglie</i>, ciò che li impediva -di intenderne la natura e l'origine. La famiglia, -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -nella costituzione <i>gentile</i>, non fu mai, nè potè essere, -una unità di organizzazione, perchè l'uomo e -la donna appartenevano necessariamente a due <i>genti -</i>diverse. La <i>gente</i> entrava interamente nella fratria, -la fratria nella tribù; la famiglia si ripartiva metà -nella <i>gente</i> del marito e metà in quella della moglie. -Lo Stato, esso pure, non riconosce, nel diritto -pubblico, la famiglia; essa non esisteva che pel diritto -privato. E nondimeno tutta la storia scritta -sinora parte dall'assurda ipotesi, divenuta intangibile -sopratutto nel secolo XVIII, che la famiglia -monogamica isolata, la quale precede a mala pena -l'epoca civile, sia stata il nucleo intorno a cui, -mano mano, si formò il cristallo della società e -dello Stato. -</p> - -<p> -«È da osservare inoltre al Signor Grote (soggiunge -Marx) che, sebbene i Greci derivassero le -loro <i>genti</i> dalla mitologia, quelle <i>genti</i> sono più -antiche della mitologia coi suoi dei e semidei, <i>da -esse stesse</i> creata.» -</p> - -<p> -Grote è citato a preferenza da Morgan, perchè -testimone reputato e non sospetto davvero. Egli -narra eziandio, che ogni <i>gente</i> ateniese aveva un -nome derivato dal suo supposto stipite; che prima -di Solone in ogni caso, e anche dopo Solone in -assenza di testamento, i compagni <i>gentili</i> (<i>gennêtes</i>) -del defunto ne ereditavano la fortuna; e che, in -caso di omicidio, prima i parenti, poi i compagni -<i>gentili</i>, e finalmente i membri della fratria (<i>fratores</i>) -dell'ucciso, avevano il diritto e il dovere di tradurre -l'uccisore innanzi ai giudici: «tutto quello, -che ci è trasmesso delle più antiche leggi ateniesi, -è fondato sulla divisione in <i>genti</i> e in fratrie.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -La discendenza delle <i>genti</i> da progenitori comuni -fu un vero rompicapo per i «pedanti filistei» -(Marx). Pretendendo che naturalmente questi progenitori -siano affatto mitici, essi non riescono in -alcun modo a spiegarsi l'origine della <i>gente</i> per -una semplice giustapposizione di famiglie prive di -ogni originaria parentela; or è appunto ciò che -dovrebbero ben chiarire, se pur vogliono spiegarsi -la esistenza della <i>gente</i>. Suppliscono un profluvio -di parole, aggirantisi in un circolo vizioso, senza -uscir mai da questa tesi: l'albero genealogico è -bensì una favola, ma la <i>gente</i> è una realtà. E finalmente -il Grote scriveva (diamo anche le interpolazioni -di Marx): — «Dell'albero genealogico ci -si parla di rado, poichè esso non era messo in pubblico -che in certe speciali solennità. Ma anche le -<i>genti</i> meno importanti hanno le loro pratiche religiose -comuni (<i>meraviglioso questo, signor Grote!</i>) -e stipite e genealogia soprannaturale comune, tal -quale come le più rinomate (<i>ciò è ben strano, signor -Grote, per delle</i> genti <i>«meno importanti»</i>!); -il piano fondamentale e la base ideale (<i>non ideale, -signor caro, ma proprio carnale</i> — fleischlich <i>per -dirla in tedesco!</i>) erano identici in tutte». -</p> - -<p> -Marx così riassume la risposta di Morgan su -questo punto: «Il sistema di consanguinità corrispondente -alla <i>gente</i> nella sua forma primitiva — che -i Greci avevano posseduta come tutti gli altri -mortali — conservava la conoscenza dei gradi di -parentela di tutti i membri della <i>gente</i> fra loro. -Questo, che era per essi d'importanza capitale, essi -rapprendevano per pratica sin dalle fasce. Ciò cadde -in oblio colla famiglia monogamica. Il nome <i>gentile</i> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -creava una genealogia, appetto alla quale, quella -della famiglia individuale appariva insignificante. -Era quel nome oramai, che doveva conservare il -fatto della comune origine di coloro che lo portavano; -ma la genealogia della <i>gente</i> risalì così lontano, -che i suoi membri non potevano più dimostrare -la realtà della loro mutua parentela, eccetto -in un limitato numero di casi, in cui fossero più -prossimi i predecessori comuni. Il nome stesso era -prova di comune origine, e prova decisiva, astrazion -fatta dai casi d'adozione. Di fronte a ciò, negare in -fatto, come il Grote ed il Niebuhr, qualsiasi parentela -tra i compagni <i>gentili</i>, trasformando così la -<i>gente</i> in una creazione fantastica e poetica, è degno -di scrittori «ideali», cioè estranei alla vita. Poichè -l'intreccio delle generazioni, sopratutto dacchè è -sorta la monogamia, vien respinto in un lontano -passato, e la passata realtà appare riflessa nelle fantasie -mitologiche, questi dabben filistei ne conchiusero -e ne conchiudono ancora che è la genealogia -fantastica quella che creò le <i>genti</i> reali.» -</p> - -<p> -La fratria era, come fra gli Americani, una -<i>gente</i> madre divisa in parecchie <i>genti</i> figlie e che -le riuniva; spesso anche le faceva tutte derivare -da uno stipite comune. Così, secondo Grote, «tutti -i membri contemporanei della fratria di <i>Ecateo -</i>avevano una medesima deità per progenitore comune -al sedicesimo grado»; tutte le <i>genti</i> di questa -fratria erano quindi alla lettera <i>genti</i> sorelle. La -fratria si presenta in Omero anche come unità militare, -nel famoso passo dove Nestore consiglia ad -Agamennone: Ordina gli uomini per tribù e per -fratrie, acciocchè la fratria assista la fratria, e la -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -tribù la tribù. — Essa ha altresì il diritto e il dovere -della punizione dell'omicidio commesso sopra -un fratore, ciò che indica che nel passato le spettava -il dovere della vendetta. Ha ancora santuarii -e feste comuni, essendo l'elaborazione di tutta la -mitologia greca, dal primitivo culto ario della natura -importato seco loro dall'Asia, essenzialmente -l'opera delle <i>genti</i> e delle fratrie. -</p> - -<p> -La fratria aveva inoltre un capo (<i>phratriarchos</i>) -e, secondo De Coulanges, anche assemblee e decreti -obbligatorii, una giurisdizione ed un'amministrazione. -Anche lo Stato, quando sorse, benchè ignorasse -la <i>gente</i>, lasciò alla fratria certe funzioni -pubbliche. -</p> - -<p> -La riunione di parecchie fratrie affini forma la -tribù. Nell'Attica c'erano quattro tribù, ognuna di -tre fratrie, ciascuna delle quali numerava trenta -<i>genti</i>. Siffatta proporzione di gruppi presuppone -un intervento cosciente e metodico nell'ordinamento -sorto naturalmente. Come, quando e perchè ciò sia -avvenuto, tace la storia greca, della quale gli -stessi Greci hanno serbata reminiscenza solo dai -tempi eroici. -</p> - -<p> -Le diversità dei dialetti erano meno sviluppate -presso i Greci, concentrati sopra un territorio relativamente -piccolo, che nelle vaste foreste americane; -tuttavia anche là troviamo riunite in più -grandi masse soltanto tribù parlanti lo stesso linguaggio -principale, e anche, nella piccola Attica, -uno speciale dialetto, che divenne poi il dominante, -come comune linguaggio di prosa. -</p> - -<p> -Nelle poesie omeriche troviamo le tribù greche -per lo più già riunite in piccole nazioni, nelle -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -quali però le <i>genti</i>, le fratrie e le tribù conservavano -ancora completa la loro indipendenza. Esse -abitavano già in città fortificate da mura; la cifra -della popolazione cresceva coll'estendersi degli armenti, -dell'agricoltura, e coll'esordire del mestiere; -aumentavano con ciò le differenze di ricchezza e -con esse l'elemento aristocratico nella vecchia democrazia -naturale. Questi piccoli popoli guerreggiavano -incessantemente pel possesso delle migliori -contrade e anche per bottino; la schiavitù -dei prigionieri di guerra era già istituzione riconosciuta. -</p> - -<p> -La costituzione di queste tribù e di questi piccoli -popoli era la seguente: -</p> - -<p> -1.º Autorità permanente era il Consiglio (<i>bulê</i>), -composto in origine dei capi delle <i>genti</i>, e più tardi, -allorchè il loro numero divenne troppo grande, di -una parte scelta, che offrì l'opportunità allo sviluppo -e al consolidamento dell'elemento aristocratico; -ond'è che Dionisio ci dà il Consiglio dei tempi -eroici come composto addirittura di notabili (<i>kratistoi</i>). -Il Consiglio decideva definitivamente gli affari -importanti; così, in Eschilo, il Consiglio di -Tebe decreta — ciò che era decisivo in quel caso — di -sotterrare onorevolmente Eteocle, ma di gettare -in pascolo ai cani il cadavere di Polinice. Colla -istituzione dello Stato questo Consiglio diventò poi -il Senato. -</p> - -<p> -2.º L'assemblea del popolo (<i>agora</i>). Fra gli -Irocchesi vedemmo il popolo, uomini e donne, circondare -l'assemblea del Consiglio, prendervi ordinatamente -la parola e influenzarne così le decisioni. -Fra i Greci omerici questa «circumambienza», -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -per usare un'espressione del vecchio gergo giudiziario -tedesco (<i>Umstand</i>), si è già sviluppata in -una generale assemblea del popolo, come fra i Germani -primitivi. Convocavala il Consiglio per decidere -gli affari importanti; ogni uomo poteva prendervi -la parola. La deliberazione seguiva per alzata -di mano (Eschilo nelle <i>Supplici</i>) o per acclamazione. -L'assemblea era sovrana in ultima istanza, -perciocchè dice Schömann (<i>Antichità greche</i>), «se -trattasi di cosa, alla cui esecuzione è necessario il -concorso del popolo, Omero non ci addita alcun -mezzo, con cui questo possa esservi costretto contro -il suo volere». In quest'epoca, in cui ogni -uomo adulto della tribù era guerriero, non c'era -ancora nessuna forza pubblica distinta dal popolo, -da poterglisi contrapporre. La democrazia naturale -era ancora nel suo pieno fiore, e questo deve essere -il punto di partenza per giudicare del potere -e della posizione, tanto del Consiglio, quanto del -basileus. -</p> - -<p> -3.º Il duce dell'esercito (<i>basileus</i>). Qui osserva -Marx: «I dotti europei, per la maggior parte servi -nati di principi, fanno del <i>basileus</i> un monarca nel -senso moderno. Morgan, <i>yankee</i> repubblicano, protesta. -Egli dice con molta ironia, ma con non minore -verità, dell'untuoso Gladstone e della sua -«<i>Juventus mundi</i>»: «Il Signor Gladstone ci presenta -i duci degli eserciti greci dei tempi eroici -come re e principi, e <i>gentlemen</i> per giunta; ma -egli deve poi confessare che, in generale, pare che -l'uso o la legge della primogenitura fosse abbastanza, -ma non troppo rigorosamente, stabilita.» -Ammetterà il signor Gladstone, che una primogenitura -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -così <i>abbastanza ma non troppo rigorosamente -</i>garantita vale supergiù come se non ci -fosse. -</p> - -<p> -Vedemmo com'era regolata la successione nelle -funzioni di capo fra gli Irocchesi ed altri Indiani. -Tutte le cariche erano elettive, per lo più in seno -alla <i>gente</i>, e quindi in questa ereditarie. Nei casi -di vacanza, a poco a poco, si preferì il più prossimo -parente <i>gentile</i> — fratello o figlio di sorella — se -non v'erano motivi di posporlo. Se dunque -presso i Greci, dominando il diritto paterno, l'uffizio -di <i>basileus</i> passava ordinariamente al figlio o -a uno dei figli, ciò non prova se non che i figli -avevano la maggior probabilità d'essere eletti dal -popolo, non già che succedessero di diritto, senza -uopo di elezione popolare. È questo, fra gli Irocchesi -e fra i Greci, il primo germe di famiglie nobili -entro le <i>genti</i>, e fra i Greci anche di un futuro -principato o monarchia ereditaria. La presunzione -è adunque che fra i Greci il <i>basileus</i>, o -doveva essere eletto dal popolo, o almeno confermato -dai suoi organi riconosciuti — Consiglio od -<i>agora</i> — come praticavasi pel «re» (<i>rex</i>) dei -Romani. -</p> - -<p> -Nell'Iliade, il dominatore degli uomini, Agamennone, -non appare come supremo re dei Greci, ma -quale comandante supremo di un esercito confederato -dinanzi ad una città assediata. E a questa -sua qualità accenna Ulisse, quando era scoppiata -la discordia tra i Greci, nel famoso passo: non è -buona cosa che più persone comandino, uno solo -sia il comandante, ecc. (dopo di che il sempre citato -verso che parla di «scettro», che è un'aggiunta -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -posteriore). «Ulisse non tiene qui una conferenza -sopra una forma di Governo, ma chiede -ubbidienza verso il supremo duce in guerra. Pei -Greci, che non appaiono innanzi a Troia se non -come esercito, le cose procedono abbastanza democraticamente -nell'<i>agora</i>. Achille, quando parla di -doni, cioè della distribuzione del bottino, non ne -fa distributore nè Agamennone, nè un altro <i>basileus</i>, -ma sempre «i figli degli Achei», cioè il popolo. -I predicati: «generato da Giove», «nutrito da -Giove», non provano nulla, poichè <i>ogni gente</i> discende -da una deità, quelle della tribù principale -poi da una deità più ragguardevole — che in questo -caso è Giove. Anche i personalmente non liberi, -come il porcaio Eumeo ed altri, sono «divini» -(<i>dioi</i> e <i>theioi</i>), e ciò nell'Odissea, cioè in un tempo -molto posteriore all'Iliade; nella stessa Odissea il -nome di <i>eroe</i> è attribuito anche all'araldo Mulio, -come al cieco cantore Demodoco. Insomma, la parola -<i>basileia</i>, impiegata dagli scrittori greci ad indicare -la cosiddetta monarchia dei poemi omerici, -(perchè il comando militare è il suo carattere principale), -col Consiglio e coll'assemblea popolare -allato, significa soltanto.... democrazia militare» -(<i>Marx</i>). -</p> - -<p> -Il <i>basileus</i>, oltre alle attribuzioni militari, aveva -anche funzioni sacerdotali e giudiziarie; queste non -ben determinate, quelle nella sua qualità di supremo -rappresentante della tribù o della federazione -di tribù. Non è fatta mai parola di attribuzioni -civiche, amministrative, ma esso sembra essere -stato, per ragione d'uffizio, membro del Consiglio. -Il tradurre <i>basileus</i> col tedesco <i>König</i> (re) è -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -quindi etimologicamente esattissimo, perchè <i>König -</i>(<i>Kuning</i>), da <i>Kuni, Künne</i>, significa capo di una -<i>gente</i>. Ma l'odierno significato della parola <i>re</i> non -corrisponde in niuna guisa al <i>basileus</i> dell'antica -Grecia. Tucidide chiama espressamente l'antica <i>basileia -</i>una <i>patrikê</i>, cioè derivata da <i>genti</i>, e dice -che essa ebbe attribuzioni rigorosamente determinate, -quindi limitate. E riferisce Aristotile, che la -<i>basileia</i> dei tempi eroici era un comando sopra -uomini liberi, e il <i>basileus</i>, il duce dell'esercito, -giudice e sommo sacerdote; esso non aveva quindi -il potere del Governo nel senso posteriore della -parola<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. -</p> - -<p> -Noi vediamo quindi nella costituzione greca dei -tempi eroici l'antica organizzazione <i>gentile</i> ancora -in vigore, ma già al principio del tramonto: diritto -paterno con devoluzione della fortuna ai figli, con -che è favorita l'accumulazione della ricchezza nella -famiglia e la famiglia diviene una potenza di fronte -alla gente; reazione delle differenze di ricchezza -sulla costituzione, col formare il primo germe di -una nobiltà e di una monarchia ereditarie; schiavitù, -da principio dei soli prigionieri di guerra, -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -ma che apre già la prospettiva alla riduzione in -ischiavitù dei compagni di tribù e perfino dei compagni -<i>gentili</i>; l'antica guerra da tribù a tribù, che -già degenera in rapina sistematica per terra e per -mare, allo scopo di conquistare bestiame, schiavi, -tesori, e diventa una fonte normale di guadagno; -in breve, la ricchezza apprezzata e stimata come -il bene supremo, e violati gli antichi ordinamenti -<i>gentili</i>, per giustificare i violenti bottini. Non mancava -più che una cosa: una istituzione, che non -solo assicurasse le ricchezze individuali di recente -acquistate contro le tradizioni comunistiche dell'ordinamento -<i>gentile</i>, che non solo consacrasse la -proprietà privata sì poco apprezzata nel passato, e -di questa consacrazione facesse lo scopo supremo -di ogni umana società; ma che improntasse eziandio -le nuove forme d'acquisto della proprietà, sviluppantisi -l'una dopo l'altra, cioè il sempre accelerato -incremento della ricchezza, col suggello del -generale riconoscimento sociale; una istituzione, -che non solo perpetuasse la nascente divisione della -società in classi, ma anche il diritto della classe -possidente allo sfruttamento dei non possidenti, e -il dominio di quella su questi. -</p> - -<p> -E questa istituzione venne. Si inventò lo <i>Stato</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -</p> - -<h2 id="cap5">V. Genesi -dello Stato ateniese.</h2> -</div> - -<p> -In nessun luogo, meglio che nell'antica Atene, -ci è dato seguire almeno le prime traccie dello svilupparsi -dello Stato, che avvenne dopochè gli organi -della costituzione <i>gentile</i>, in parte trasformati, in -parte soppiantati dall'intrusione di organi nuovi, -finirono per cedere il posto a vere magistrature di -Stato, e il «popolo in armi» che, nelle sue <i>genti</i>, -fratrie, tribù, difendeva sè stesso, fu sostituito dalla -«forza pubblica» armata, che obbediva a quelle -magistrature e poteva così essere rivolta anche -contro il popolo. I cangiamenti di forma sono, nei -punti essenziali, esposti da Morgan; io devo aggiungere -in gran parte il contenuto economico che li -produce. -</p> - -<p> -Ai tempi eroici le quattro tribù ateniesi dimoravano -ancora, nell'Attica, su territorii distinti; pare -che anche le dodici fratrie, che le componevano, -avessero avuto sedi separate nelle dodici città di -Cecrope. La costituzione era quella dei tempi eroici: -Assemblea pubblica, Consiglio del popolo, <i>basileus</i>. -Fin dove risale la storia scritta, il terreno era già -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -diviso e passato in proprietà privata, conforme alla -produzione mercantile già relativamente sviluppata -sullo scorcio dello stadio superiore della Barbarie, -e al commercio che le corrisponde. Oltre al grano -si produsse il vino e l'olio; il commercio sull'Egèo -venne semprepiù sottratto ai Fenici e cadde in gran -parte in mani attiche. Colla compra e colla vendita -della proprietà fondiaria, colla crescente divisione -del lavoro fra l'agricoltura e il mestiere, fra il -commercio e la navigazione, i membri delle <i>genti</i>, -delle fratrie e delle tribù dovettero bentosto confondersi; -nei distretti della fratria e della tribù -vennero abitatori, che, sebbene dello stesso popolo, -tuttavia non appartenevano a quelle corporazioni, -ed erano così stranieri nella loro propria residenza. -Perciocchè ogni fratria ed ogni tribù amministrava -essa stessa in tempo di pace i suoi proprii affari, -senza ricorrere al Consiglio popolare o al <i>basileus -</i>di Atene. Ma chi abitava nel territorio della fratria -e della tribù senza appartenervi, non poteva, naturalmente, -prender parte alcuna a quest'amministrazione. -</p> - -<p> -Il regolare andamento della costituzione <i>gentile -</i>ne ebbe tale dissesto, che già ai tempi eroici si dovette -porvi riparo. Si introdusse la costituzione -attribuita a Teseo. Il cangiamento consistette specialmente -nell'istituire un'amministrazione centrale -in Atene, per cui una parte degli affari, fin allora -indipendentemente amministrati dalle tribù, vennero -dichiarati affari comuni e passarono al Consiglio generale -sedente in Atene. Con ciò gli Ateniesi fecero -un passo più lungo, che mai qualsiasi popolo indigeno -in America: alla semplice federazione di tribù -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -finitime subentrò la loro fusione in un unico popolo. -Con ciò nacque un diritto popolare comune -ateniese, che stava al disopra dei diritti consuetudinarii -delle tribù e delle <i>genti</i>; il cittadino ateniese -ebbe, come tale, determinati diritti e nuova protezione -giuridica, anche sul territorio dov'era estraneo -alla tribù. Ma era questo anche il primo passo allo -sfacelo della costituzione <i>gentile</i>; perchè era l'adito -aperto all'ammissione di cittadini estranei a tutte -le tribù dell'Attica, e che pertanto erano e rimasero -affatto fuori della costituzione <i>gentile</i> ateniese. -Una seconda istituzione attribuita a Teseo fu la divisione -di tutto il popolo, senza riguardo a <i>gente</i>, -a fratria o tribù, in tre classi: <i>eupatridi</i> o nobili, -<i>geomori</i> o agricoltori, e <i>demiurghi</i> o artigiani, e -l'attribuzione ai nobili dell'esclusivo diritto ai pubblici -uffici. All'infuori di quest'ultimo privilegio, -tale divisione restò senza effetti, non fondando fra -le tre classi alcuna differenza di diritti. Ma essa è -importante, perchè ci presenta i nuovi elementi -sociali che silenziosamente si erano sviluppati. Essa -mostra, che la consuetudine degli uffici <i>gentili</i> in -certe famiglie era già divenuta per esse un titolo -alle cariche poco contestato; che queste famiglie, -già potenti per ricchezza, cominciavano a comporsi, -fuori delle loro <i>genti</i>, in classe distinta privilegiata; -e che lo Stato, che sorgeva appunto allora, consacrò -queste usurpazioni. Essa mostra altresì che -la divisione del lavoro tra agricoltori ed artigiani -era già abbastanza forte per emulare, in importanza -sociale, l'antica divisione per <i>genti</i> e per -tribù. Essa proclama finalmente l'inconciliabile antitesi -tra società <i>gentile</i> e Stato; il primo conato -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -di formazione d'uno Stato consiste nello smembrare -le <i>genti</i>, dividendole in privilegiati e posposti, e -questi ultimi separando pure in due classi di lavoratori, -l'una contrapposta all'altra. -</p> - -<p> -La ulteriore storia politica di Atene sino a Solone -non è che imperfettamente conosciuta. L'uffizio -di <i>basileus</i> cadde in disuso; alla testa dello -Stato si posero arconti, scelti fra la nobiltà. Il dominio -dei nobili crebbe semprepiù, sino a che, verso -il 600 dell'era nostra, divenne intollerabile. E i -mezzi principali per sopprimere la libertà comune -furono il danaro e l'usura. La principale sede della -nobiltà era Atene co' suoi dintorni, dove il commercio -marittimo, aiutato spesso dalla pirateria, -l'arricchiva, e concentrava il denaro nelle sue mani. -Da ciò la sorgente economia a denaro penetrò come -un corrosivo nel costume tradizionale delle comunità -rurali, fondate sulla primitiva economia in -natura. La costituzione <i>gentile</i> è assolutamente incompatibile -coll'economia a denaro; la rovina dei -piccoli contadini dell'Attica coincise col rallentarsi -dei vecchi legami <i>gentili</i> che, avvincendoli, li proteggevano. -La dichiarazione di debito e il pignoramento -(gli Ateniesi avevano già inventata anche -l'ipoteca) non rispettavano nè la <i>gente</i> nè la fratria. -E l'antica costituzione <i>gentile</i> non conosceva nè il -denaro, nè i prestiti e i debiti in denaro. Onde il -dominio finanziario della nobiltà, sempre più rigoglioso, -elaborò anche un nuovo diritto consuetudinario -per garantire il creditore contro il debitore -e per consacrare lo sfruttamento fatto dal possessore -di denaro sul contadino. Intere distese di terreno -nell'Attica erano irte di colonne ipotecarie. -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -sulle quali stava scritto che il fondo che le portava -era impegnato a questo od a quello per tanto -o tanto denaro. I campi, che non erano così designati, -erano in gran parte già venduti per la avvenuta -scadenza dell'ipoteca o degli interessi e -passati in proprietà del nobile strozzino; il contadino -poteva esser lieto, se gli veniva concesso di -continuarvi a restare come fittaiuolo e di vivere -di <i>un sesto</i> del prodotto del suo lavoro, pagando -gli altri <i>cinque sesti</i> come fitto al nuovo signore. -C'è di più. Se il ricavo della vendita del fondo non -copriva il debito, o se questo era stato contratto -senza ipoteca, il debitore doveva vendere schiavi i -suoi figli all'estero per pagare il creditore. Il padre -che vende i figli — ecco il primo frutto del diritto -paterno e della monogamia! E se il vampiro non -era ancor sazio, poteva vendere come schiavo lo -stesso debitore. Fu questa la dolce aurora dell'epoca -civile presso il popolo ateniese. -</p> - -<p> -Nel passato, allorchè la condizione del popolo -corrispondeva ancora alla costituzione <i>gentile</i>, un -tale sconvolgimento non sarebbe stato possibile; e -ora era avvenuto, non sapevasi come. Ritorniamo -un istante ai nostri Irocchesi. Là sarebbe stata inconcepibile -una situazione, quale agli Ateniesi si era -imposta, per così dire, senza il loro concorso e certo -contro il loro volere. Là i metodi di produzione -delle sussistenze, rimanendo d'anno in anno supergiù -invariati, non potevano generare nè siffatti conflitti, -che apparivano come imposti dal di fuori, nè -alcuna antitesi di ricchi e di poveri, di sfruttatori -e di sfruttati. Gli Irocchesi erano ancora ben lontani -dal dominare la natura, ma, nei limiti naturali -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -loro imposti, essi dominavano la loro propria produzione. -A parte il caso, di un cattivo raccolto dei -loro orti, o l'esaurimento della provvista dei pesci -dei loro laghi e fiumi e della selvaggina dei loro -boschi, essi sapevano quanto potevano trarre dalla -loro maniera di procurarsi le sussistenze. Potevano -trarne un sostentamento più o meno abbondante o -scarso; ma non mai sconvolgimenti sociali imprevisti, -non mai la dissoluzione dei vincoli <i>gentili</i>, la -scissione dei compagni della <i>gente</i> o della tribù in -classi antagoniste e reciprocamente combattentisi. -La produzione si muoveva nei più angusti limiti; -ma i produttori dominavano il loro proprio prodotto. -Era questo l'immenso vantaggio della produzione -barbarica, che andò perduto coll'avvento -della civiltà, e riconquistare il quale è il compito -della prossima generazione, ma sulla base del potente -dominio ormai raggiunto dagli uomini sulla -natura, e della libera associazione che oggi è possibile. -</p> - -<p> -Non così fra i Greci. La proprietà privata degli -armenti e delle suppellettili di lusso condusse allo -scambio tra gl'individui, alla trasformazione dei -prodotti in merci. Questo il germe di tutta la trasformazione -successiva. Tostochè i produttori non -consumarono più essi stessi direttamente il loro -prodotto, ma se lo lasciarono uscir di mano cogli -scambî, essi cessarono di esserne i padroni. Essi -non sapevano più ciò che ne accadeva, e sorgeva -la possibilità che un giorno il prodotto venisse impiegato -contro il produttore, per sfruttarlo ed opprimerlo. -Perciò nessuna società, che non abolisca -lo scambio tra gl'individui, può conservare a lungo -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -il dominio sulla sua propria produzione e il controllo -sugli effetti sociali del suo sistema di produzione. -</p> - -<p> -Ma gli Ateniesi dovevano imparare quanto rapidamente, -sorto lo scambio tra gli individui e trasformatisi -i prodotti in merci, il prodotto padroneggia -i produttori. Colla produzione mercantile, apparve -la coltivazione del terreno fatta dagli individui per -proprio conto, e con ciò bentosto la proprietà fondiaria -individuale. Sorse inoltre il denaro, la merce -universale, con la quale tutte le altre potevano -scambiarsi; ma, inventando il denaro, gli uomini non -sapevano di creare una nuova forza sociale, l'unica -forza universale, dinanzi alla quale tutta la società -avrebbe dovuto inchinarsi. E questa nuova forza, -sorta improvvisamente all'insaputa e a malgrado -de' suoi proprii creatori, fece sentire agli Ateniesi -il suo dominio con tutta la brutalità della sua giovinezza. -</p> - -<p> -Che fare? L'antica costituzione <i>gentile</i> non solo -si era dimostrata impotente contro la marcia trionfale -del denaro; essa era inoltre assolutamente incapace -di trovar posto in sè stessa per qualcosa -come il denaro, i creditori e i debitori, la riscossione -coattiva dei crediti. Ma la nuova forza sociale -era omai là, e nè pii desiderii, nè aneliti al ritorno -del buon tempo antico cacciavano dal mondo il denaro -e l'usura. Per giunta una serie di altre breccie -minori doveva subire la costituzione <i>gentile</i>. Il frammischiarsi -dei compagni delle <i>genti</i> e delle fratrie -su tutto il territorio attico, particolarmente in -Atene medesima, era aumentato di generazione in -generazione, benchè l'Ateniese potesse bensì vendere -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -fuori della propria <i>gente</i> il suo fondo, ma non ancora -la sua casa di abitazione. La divisione del lavoro -tra i diversi rami della produzione, l'agricoltura -e il mestiere, e nel mestiere stesso le innumerevoli -suddivisioni, il commercio, la navigazione, ecc., si -erano sviluppate sempre più coi progressi dell'industria -e del traffico; la popolazione si divideva ormai, -secondo l'occupazione, in gruppi quasi fissi, ciascun -dei quali aveva una serie di nuovi interessi comuni, -che non trovavano posto nella <i>gente</i> o nella fratria, -e la cui tutela esigeva quindi nuove cariche. Il numero -degli schiavi si era considerevolmente accresciuto, -e già allora deve aver superato di molto -quello degli Ateniesi liberi; in origine la costituzione -<i>gentile</i> ignorava la schiavitù, e quindi i mezzi -di tener a freno questa massa di non liberi. E finalmente -il commercio aveva attirata in Atene una -moltitudine di stranieri, che vi si stabilivano per -far denaro più facilmente, che l'antica costituzione -lasciava privi di diritti e di difesa, e che, malgrado -la tradizionale tolleranza, rimanevano nel popolo -come un elemento estraneo e perturbatore. -</p> - -<p> -In breve, la costituzione <i>gentile</i> volgeva al suo -termine. La società ne traripava ogni giorno più, -e quella costituzione non poteva nè arrestare, nè -rimuovere neanche i mali più funesti, nati sotto i -suoi occhi. Lo Stato, frattanto, s'era sviluppato in -silenzio. I nuovi gruppi, nati dalla divisione del -lavoro, dapprima fra città e campagna, poi fra i -varî rami del lavoro urbano, avevano generato -nuovi organi per la tutela dei loro interessi; cariche -d'ogni sorta erano state istituite. E allora il -giovine Stato abbisognò sopratutto di una forza -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -propria, che, presso gli Ateniesi navigatori, doveva -essere da principio soltanto una forza marittima -per le piccole guerre e per la protezione delle navi -mercantili. In un tempo imprecisato, prima di Solone, -vennero istituite le <i>naucrarie</i>, piccoli distretti, -dodici per ciascuna tribù; ogni <i>naucraria</i> doveva -allestire, armare ed equipaggiare un vascello da -guerra e fornire inoltre due cavalieri. Questa istituzione -intaccava doppiamente la costituzione <i>gentile</i>; -in primo luogo, creando una forza pubblica, -che non coincideva più senz'altro coll'insieme del -popolo armato, e, in secondo luogo, dividendo per -la prima volta il popolo a pubblici fini, non più -per gruppi di parentela, ma a norma dell'<i>abitazione -locale.</i> E di ciò si vedrà poi l'importanza. -</p> - -<p> -Non potendo la costituzione <i>gentile</i> recare alcun -aiuto al popolo sfruttato, non rimaneva che lo Stato -nascente. E questo lo aiutò colla costituzione di Solone, -mentre esso si rafforzava sempre più a spese -dell'antica costituzione. Solone — qui non c'interessa -come fu introdotta la sua riforma, nell'anno 594 -avanti la nostra êra — Solone aprì la serie delle -cosiddette rivoluzioni politiche, e lo fece con un -attacco alla proprietà. Tutte le rivoluzioni avvenute -fino ad oggi furono rivoluzioni per la difesa -di una forma della proprietà contro un'altra. Esse -non possono proteggere l'una senza danneggiare -l'altra. Nella grande rivoluzione francese la proprietà -feudale fu sacrificata per salvare la borghese; -in quella di Solone fu la proprietà del creditore che -dovette soffrire a vantaggio di quella del debitore. -I debiti furono semplicemente dichiarati nulli. Le -particolarità non ci sono esattamente note, ma Solone -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -si vanta nelle sue poesie di aver rimosse le -colonne ipotecarie dai terreni indebitati, e di aver -ricondotti in patria i cittadini venduti o fuggiti -all'estero per debiti. Questo non era possibile che -coll'aperta violazione della proprietà. E infatti, tutte, -dalla prima all'ultima, le cosiddette rivoluzioni politiche -si fecero a vantaggio di <i>una forma</i> di proprietà, -colla confisca, chiamata anche furto, <i>di -un'altra forma</i>. Tanto egli è vero, che, da duemila -e cinquecento anni in poi, la proprietà non potè -esser conservata se non colla violazione continua -della proprietà. -</p> - -<p> -Ma ora trattavasi d'impedire il ritorno di un -siffatto asservimento dei liberi Ateniesi. Ciò avvenne -anzitutto con misure generali, per esempio colla -inibizione dei contratti di debito nei quali fosse -pegno la persona del debitore. Fu inoltre stabilito -un limite massimo della proprietà fondiaria che -un individuo potesse possedere, per porre almeno -qualche freno alla bulimia della nobiltà pel terreno -dei contadini. Si introdussero poi cangiamenti nella -costituzione; i più importanti per noi sono questi: -</p> - -<p> -Il Consiglio fu portato a quattrocento membri, -cento per ogni tribù; quì la base era ancora la -tribù. Ma questo era anche l'unico lato, pel quale -l'antica costituzione riappariva nel nuovo corpo -dello Stato. Giacchè, pel resto, Solone divise i cittadini -in quattro classi secondo la loro proprietà -fondiaria e il suo reddito; 500, 300 e 150 <i>medimni -</i>di grano (un <i>medimno</i> vale circa 41 litri) erano -i ricavi minimi per le prime tre classi; chi aveva -una proprietà fondiaria minore o non ne aveva -punto cadeva nella quarta classe. Le cariche pubbliche -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -potevano essere coperte soltanto dalle tre -prime; le più elevate, solo dalla prima classe; la -quarta classe non aveva che il diritto di parlare e -di votare nell'assemblea popolare; la quale però -eleggeva tutti i funzionarii; a questa essi dovevano -rendere i conti; era essa che faceva tutte le leggi, -e in essa la quarta classe formava la maggioranza. -I privilegi aristocratici furono in parte rinnovati -sotto forma di privilegi della ricchezza, ma il popolo -conservò il potere sovrano. Le quattro classi -formarono inoltre la base di una nuova organizzazione -dell'esercito. Le due prime classi fornivano -la cavalleria; la terza doveva servire come fanteria -pesante; la quarta come fanteria leggiera, senza -corazza, o sulla flotta, e probabilmente veniva anche -stipendiata. -</p> - -<p> -Qui è dunque introdotto nella costituzione un -elemento affatto nuovo: la proprietà privata. I diritti -e i doveri dei cittadini dello Stato vengono -misurati dalla grandezza della loro proprietà fondiaria, -e di quanto guadagnano influenza le classi -facoltose, di altrettanto si rattrappiscono le antiche -corporazioni consanguinee; la costituzione <i>gentile -</i>aveva sofferto un nuovo strazio. -</p> - -<p> -L'attribuzione dei diritti politici a seconda dei -beni non era però una di quelle istituzioni, senza -cui lo Stato non può esistere. Sebbene essa abbia -rappresentato una parte importante nella storia -della costituzione degli Stati, nondimeno moltissimi -Stati, e precisamente quelli più completamente evoluti, -non ne ebbero bisogno. Anche in Atene essa -non fu che transitoria; dopo Aristide, tutti gli uffizi -erano accessibili a tutti i cittadini. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -</p> - -<p> -Durante i successivi ottant'anni, la società ateniese -assunse a mano a mano l'indirizzo, che più -poi sviluppò nei secoli successivi. All'usura sui terreni, -così fiorente prima di Solone, fu posto fine, -come pure all'eccessivo accentramento della proprietà -fondiaria. Il commercio, il mestiere esercitato -sempre più in grande coll'opera degli schiavi, e il -lavoro degli artigiani, divennero i principali rami -di produzione. Si divenne più illuminati. Scambio -di sfruttare i concittadini brutalmente come da -principio, si sfruttarono piuttosto gli schiavi e la -clientela extra-ateniese. La proprietà mobile, la ricchezza -finanziaria, il numero degli schiavi e dei -vascelli cresceva sempre più, ma non erano più un -semplice mezzo di acquistare proprietà fondiaria, -come nella malaccorta epoca precedente; divennero -uno scopo essi stessi. Con ciò, da una parte, fu creata -una vittoriosa concorrenza all'antica potenza della -nobiltà colla nuova classe di ricchi industriali e -commercianti, ma, dall'altra, fu anche tolto l'ultimo -terreno agli avanzi dell'antica costituzione <i>gentile</i>. -I membri delle <i>genti</i>, delle fratrie e delle tribù, -sparpagliati per tutta l'Attica e completamente mescolati, -non potevano più formare corporazioni politiche; -una moltitudine di cittadini ateniesi non -apparteneva ad alcuna <i>gente</i>; erano immigrati, ammessi -bensì nel diritto civico, ma non in alcuno -degli antichi gruppi consanguinei; accanto ad essi -vi era poi il sempre crescente numero degl'immigrati -stranieri, semplici clienti. -</p> - -<p> -Nel frattempo le lotte di partito proseguivano; -la nobiltà tentava riconquistare i suoi passati privilegi, -e per un istante riottenne il predominio, -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -finchè la rivoluzione di Cleistene (509 avanti la -nostra êra) l'abbattè definitivamente; ma con essa -abbattè pure l'ultimo residuo della costituzione -<i>gentile</i>. -</p> - -<p> -Cleistene, nella sua nuova costituzione, disconobbe -le quattro antiche tribù fondate sulle <i>genti -</i>e sulle fratrie. Subentrò un'organizzazione affatto -nuova, sulla base della divisione dei cittadini secondo -la residenza, come si era fatto per le <i>naucrarie</i>. -L'essenziale non era più l'appartenere a -gruppi consanguinei, ma il luogo dell'abitazione; -non veniva diviso il popolo, ma il territorio, e gli -abitanti divennero politicamente una semplice appendice -del territorio. -</p> - -<p> -Tutta l'Attica fu divisa in cento distretti comunali, -o <i>demi</i>, ciascun dei quali si amministrava da -sè. I cittadini residenti in ogni <i>demo</i> (<i>demoti</i>) eleggevano -il loro capo (<i>demarco</i>) e il loro tesoriere, -più trenta giudici con giurisdizione sulle piccole -controversie. Avevano ancora un proprio tempio e -un dio protettore, o eroe, di cui eleggevano i sacerdoti. -Nel <i>demo</i> il supremo potere era l'assemblea -dei <i>demoti</i>. È, come ben osserva Morgan, il tipo -dei Comuni urbani d'America, che si governano da -sè stessi. Il nascente Stato ateniese partiva da quella -stessa unità, con la quale finisce lo Stato moderno -nel suo più elevato sviluppo. -</p> - -<p> -Dieci di queste unità, <i>demi</i>, formavano una tribù, -che ora, a differenza dalle antiche tribù consanguinee, -piglia nome di tribù locale. La tribù locale -non era solo una tribù politica autonoma, era anche -una corporazione militare; eleggeva il <i>filarco</i>, o -capo della tribù, che comandava la cavalleria, il -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -<i>tassiarco</i> per la fanteria, e lo <i>stratega</i> che comandava -tutta la milizia reclutata nel territorio della -tribù. Forniva inoltre cinque navi da guerra con -rispettivi equipaggi e comandanti, e aveva per sacro -patrono un eroe attico, dal cui nome si intitolava. -Finalmente eleggeva cinquanta consiglieri nel Consiglio -ateniese. -</p> - -<p> -La somma di tutto ciò era lo Stato ateniese, -retto dal Consiglio composto dei cinquecento eletti -delle dieci tribù, e in ultima istanza dall'Assemblea -del popolo, dove ogni cittadino ateniese aveva accesso -e diritto di voto; allato, arconti ed altri funzionari -curavano i differenti rami amministrativi e -giudiziarii. Un funzionario supremo del potere esecutivo -non esisteva in Atene. -</p> - -<p> -Con questa nuova costituzione e coll'ammissione -di un grandissimo numero di clienti, in parte immigrati, -in parte schiavi affrancati, gli organi della -costituzione <i>gentile</i> erano stati scacciati dagli affari -pubblici; essi discesero al grado di riunioni private -e di confraternite religiose. Ma l'influenza morale, -il tradizionale modo di concepire e di pensare dell'antica -epoca <i>gentile</i>, continuarono ad ereditarsi -per lungo tempo e non svanirono che a poco a -poco. Ciò si vide in una ulteriore istituzione dello -Stato. -</p> - -<p> -Vedemmo che una delle essenziali caratteristiche -dello Stato consiste in una forza pubblica distinta -dalla massa del popolo. Atene non aveva allora che -l'esercito popolare e una flotta fornita immediatamente -dal popolo; quello e questa la difendevano -dall'estero e tenevano a freno gli schiavi, che già -formavano la grande maggioranza della popolazione. -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -Di fronte ai cittadini la forza pubblica non -esistì da principio che come polizia, la quale è -vecchia quanto lo Stato, per lo che gl'ingenui -francesi del secolo XVIII non parlavano di popoli -inciviliti, ma di <i>nations policées</i>. Gli Ateniesi, insieme -al loro Stato, istituirono quindi anche una -polizia, una vera gendarmeria di arcieri a piedi e -a cavallo. Ma questa gendarmeria era formata... di -schiavi. Sembrava così degradante questo mestiere -di birro al libero ateniese, che egli si lasciava piuttosto -arrestare da schiavi armati, anzi che prestarsi -esso stesso a tale ignominia. Questo era ancora -l'antico sentimento <i>gentile</i>. Lo Stato non poteva -sussistere senza polizia, ma esso era ancora giovane, -e non godeva ancora sufficiente autorità morale, -per rendere stimabile un mestiere, che agli antichi -compagni <i>gentili</i> appariva necessariamente infame. -</p> - -<p> -Quanto lo Stato, organato omai nei suoi tratti -essenziali, fosse adatto alla nuova condizione sociale -degli Ateniesi, lo mostra il rapido fiorire della ricchezza, -del commercio e dell'industria. L'antagonismo -di classi, sul quale riposavano le istituzioni -politiche e sociali, non era più fra nobiltà e popolo -comune, ma fra schiavi e liberi, fra clienti e cittadini. -Al tempo del massimo fiore l'intera cittadinanza -ateniese libera, donne e fanciulli compresi, -consisteva di circa 90,000 individui, accanto ai quali -si contavano 365,000 schiavi di ambo i sessi e -45,000 clienti — stranieri ed affrancati. Per ogni -cittadino maschio adulto v'erano quindi almeno 18 -schiavi, e più di due clienti. Il gran numero di -schiavi proveniva dal fatto, che molti di essi lavoravano -insieme nelle manifatture, grandi officine, -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -sotto la sorveglianza d'ispettori. Ma, collo sviluppo -del commercio e dell'industria, vennero l'accumulazione -e la concentrazione delle ricchezze in poche -mani, l'impoverimento della massa dei liberi cittadini, -ai quali non rimaneva altra scelta, che, o di -far concorrenza al lavoro schiavo col proprio lavoro -manuale — ciò che passava per disonorevole, -«<i>banauso</i>», e prometteva anche poco profitto — o -diventare dei parassiti. Per necessità, date le circostanze, -abbracciarono il secondo partito, ed essendo -essi la massa, portarono con ciò lo sfacelo -in tutto lo Stato ateniese. Non la democrazia rovinò -Atene, come pretendono i pedanti piaggiatori -dei principi europei, ma la schiavitù, che proscriveva -il lavoro del cittadino libero. -</p> - -<p> -La genesi dello Stato presso gli Ateniesi è un -modello particolarmente tipico della formazione -dello Stato in generale, perchè, da un lato, ha -luogo senza perturbazioni, senza influsso di violenze -interne od esterne — la usurpazione di Pisistrato -non lasciò traccia della sua breve durata — e -perchè, d'altro lato, fa scaturire direttamente dalla -società <i>gentile</i> una forma di Stato già assai evoluta, -la repubblica democratica; e, finalmente, perchè -conosciamo sufficientemente tutte le sue particolarità -essenziali. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<h2 id="cap6">VI. Gente e Stato in Roma.</h2> -</div> - -<p> -Secondo la leggenda della fondazione di Roma, -la prima colonia nacque da un dato numero di -<i>genti</i> latine (la leggenda dice cento) riunite in una -tribù, alle quali si unì bentosto una tribù sabellica, -e infine una terza, composta di elementi diversi, -anche queste, vuolsi, di cento <i>genti</i> ciascuna. -Da tutto il racconto salta agli occhi che di primitivo -non v'era quasi altro che la <i>gente</i>, e anche -questa in molti casi non era che la propaggine di -una <i>gente</i> madre rimasta nell'antica patria. Le -tribù portano in fronte il suggello della composizione -artificiale, benchè composte per lo più di -elementi congiunti da parentela e modellate sul -tipo dell'antica tribù cresciuta spontaneamente, non -artificialmente combinata; non è dunque escluso, -che il nucleo di ognuna delle tre tribù possa essere -effettivamente stato una tribù antica. L'anello di -congiunzione, la fratria, consisteva di dieci <i>genti</i> -e chiamavasi <i>curia</i>; le curie quindi erano trenta. -</p> - -<p> -È ammesso che la <i>gente</i> romana era la medesima -istituzione della greca; se la greca non è che -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -uno sviluppo di quella unità sociale, la cui forma -primitiva ci è dato dai Pellirosse americani, lo -stesso dovrà dirsi della romana. Possiamo quindi -andar per le corte. -</p> - -<p> -La <i>gente</i> romana aveva, almeno nei primi tempi -della Città, la costituzione seguente: -</p> - -<p> -1.º Diritto ereditario reciproco fra i compagni -<i>gentili</i>; i beni di fortuna restavano nella <i>gente</i>. -Poichè nella <i>gente</i> romana, come nella greca, regnava -già il diritto paterno, erano esclusi i discendenti -della linea femminile. Secondo la «legge delle -dodici tavole», il più antico diritto romano scritto -che ci sia conosciuto, ereditavano prima i figli -come eredi naturali; in loro difetto, gli agnati -(congiunti in linea <i>maschile</i>); e, nell'assenza di -questi, i compagni <i>gentili</i>. In tutti i casi la fortuna -rimaneva nella <i>gente</i>. Noi vediamo qui il graduale -insinuarsi, nel costume <i>gentile</i>, di nuove disposizioni -di diritto, prodotte dall'accresciuta ricchezza -e dalla monogamia; l'originaria eguaglianza di diritto -successorio dei compagni <i>gentili</i> è dapprima — e -ciò assai di buon'ora, come accennammo più -sopra — limitato in pratica agli agnati, finalmente -ai figli e ai loro discendenti in linea maschile; si -capisce da sè che nelle «dodici tavole» ciò appare -in ordine inverso. -</p> - -<p> -2.º Cimitero comune. Alla patrizia gente Claudia, -quando migrò da Regilli a Roma, fu assegnato un -pezzo di terreno per suo uso, e inoltre un luogo -di sepoltura comune nella città. Ancora, sotto Augusto, -la testa di Varo, caduto nella foresta di Teutoburgo, -fu riportata a Roma e collocata nel <i>gentilitius -tumulus</i>; la <i>gente</i> Quintilia aveva dunque -anche un sepolcro speciale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<p> -3.º Feste religiose comuni; le ben note <i>sacra -gentilitia</i>. -</p> - -<p> -4.º Obbligo di non sposarsi nella <i>gente</i>. Ciò non -pare che in Roma sia mai stato sancito da una -legge scritta, ma il costume rimaneva. Della enorme -quantità di coppie coniugali romane, i cui nomi ci -son tramandati, non c'è un solo nome <i>gentile</i> comune -al marito e alla moglie. Il diritto successorio -conferma questa regola. La donna perde con le -nozze i suoi diritti agnatizî, esce dalla sua <i>gente</i>, -e nè essa, nè i suoi figli, possono ereditare da suo -padre o dai fratelli di questo, perchè diversamente -l'eredità sarebbe perduta per la <i>gente</i> paterna. -Questo non ha senso se non si presuppone che la -donna non possa sposare alcun membro della propria -<i>gente</i>. -</p> - -<p> -5.º Una proprietà fondiaria comune. Questa vi -era anche nel tempo primitivo, dacchè il terreno -della tribù cominciò ad essere ripartito. Nelle tribù -latine troviamo il terreno, parte in possesso della -tribù, parte della <i>gente</i>, parte delle comunità o -gruppi domestici, che in quel tempo difficilmente -potevano essere famiglie individuali. Si dice che -Romolo abbia fatta la prima distribuzione di terreno -agl'individui, circa un ettaro (due jugeri) per -ciascheduno. Tuttavia noi troviamo anche di poi -possessi fondiari in mano alle <i>genti</i>, pur astraendo -dal terreno dello Stato, intorno al quale si aggira -tutta la storia interna della Repubblica. -</p> - -<p> -6.º Dovere di mutua difesa ed assistenza fra compagni -<i>gentili</i>. Di ciò la storia scritta non ci mostra -che pochi avanzi; lo Stato romano assunse subito -tale predominio, chè passò ad esso il diritto di protezione -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -contro le offese. Quando Appio Claudio fu -imprigionato, tutta la sua <i>gente</i> mise il lutto, anche -i suoi nemici personali. Alla seconda guerra punica, -le genti si unirono per la liberazione dei compagni -<i>gentili</i> prigionieri di guerra; il Senato glielo <i>vietò</i>. -</p> - -<p> -7.º Diritto di portare nomi <i>gentili</i>. Perdurò sino -al tempo dell'Impero; agli affrancati si permetteva -di assumere il nome <i>gentile</i> dei loro ex-signori, ma -senza diritti <i>gentili</i>. -</p> - -<p> -8.º Diritto di adottare stranieri nella <i>gente</i>. Esplicavasi -coll'adozione in una famiglia (come presso -gli Indiani), che traeva seco l'ammissione nella <i>gente</i>. -</p> - -<p> -9.º Il diritto di eleggere e di deporre capi non -è menzionato in nessun luogo. Ma, poichè nei primi -tempi di Roma tutti gli uffizii tenevansi per elezione -o per acclamazione, dal re elettivo in giù, e -anche i preti delle <i>curie</i> venivano eletti da queste, -noi possiamo ammettere lo stesso pei capi (<i>principes</i>) -delle <i>genti</i> — comunque l'elezione da una -medesima famiglia potesse essere già diventata la -regola. -</p> - -<p> -Queste erano le attribuzioni di una <i>gente</i> romana. -Ad eccezione del passaggio, già compiutosi, -al diritto paterno, esse sono lo specchio fedele dei -diritti e dei doveri di una <i>gente</i> Irocchese; anche -qui «fa manifestamente capolino l'Irocchese». -</p> - -<p> -A mostrare quale confusione regni ancor oggi, -anche tra i nostri storici più reputati, sull'ordinamento -<i>gentile</i> romano, basterà un esempio. Nel lavoro -di Mommsen sui nomi proprî romani dell'epoca -repubblicana e di Augusto (<i>Römische Forschungen</i>, -Berlino, 1864, 1.º volume) sta scritto: «Oltre a tutti -i maschi della stessa stirpe, esclusi naturalmente -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -gli schiavi, ma inclusi i famigliari e i clienti, il -nome della stirpe compete anche alle donne.... La -tribù (così Mommsen traduce qui la parola <i>gens</i>) è.... -una comunità, discendente da uno stipite comune -(reale o presunto, o anche immaginario), tenuta assieme -dalla comunanza delle feste, della sepoltura e -della eredità, e alla quale possono e devono appartenere -tutti gl'individui personalmente liberi, quindi -anche le donne. Ma il difficile è stabilire il nome di -stirpe delle donne maritate. La difficoltà non esisteva, -finchè la donna non poteva sposare se non un compagno -della sua <i>gente</i>; e probabilmente per molto -tempo le donne incontrarono maggiori difficoltà a -maritarsi fuori che dentro la <i>gente</i>; talchè poi -quel diritto, la <i>gentis enuptio</i>, ancora nel sesto secolo -veniva dato in ricompensa come privilegio -personale... Ma dove avvenivano siffatti matrimonî -fuori della <i>gente</i>, la donna, nei primi tempi, doveva -passare nella tribù del marito. Nulla è più -certo del fatto, che la donna, coll'antico matrimonio -religioso, entrava nella comunità giuridica -e religiosa del marito, e lasciava la propria. Chi -non sa che la donna maritata perde il diritto ereditario, -attivo e passivo, nella propria <i>gente</i>, e lo -acquista invece verso suo marito, i suoi figli e -tutti in generale i membri della <i>gente</i> di questi? -e se essa diventa come figlia del marito ed entra -nella costui famiglia, come può rimanere al di fuori -dalla sua stirpe?» (<i>pag. 9 a 11</i>). -</p> - -<p> -Mommsen afferma dunque, che le donne romane, -che appartenevano ad una <i>gente</i>, non potevano maritarsi -in origine se non <i>nella</i> propria <i>gente</i>; la -<i>gente</i> romana sarebbe quindi stata endogama, e -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -non esogama. Questa opinione, che contraddice a -tutto quanto si è riscontrato presso altri popoli, -si fonda principalmente, se non esclusivamente, sopra -un solo passo di Livio, oggetto di molte controversie -(<i>Libro XXXIX, cap. 19</i>), secondo il quale il Senato, -nell'anno di Roma 568, ossia nel 186 avanti la nostra -êra, decise, <i>uti Feceniæ Hispallæ datio, deminutio, -gentis enuptio, tutoris optio item esset quasi -ei vir testamento dedisset; utique ei ingenuo nubere -liceret, neu quid ei qui eam duxisset, ob id -fraudi ignominiaeve esset</i> — che Fecenia Hispalla -avrebbe il diritto di disporre della sua fortuna, di -diminuirla, di maritarsi fuori della <i>gente</i>, e di scegliersi -un tutore, come se il suo (defunto) marito -le avesse conferito questi diritti per testamento; -che essa potrebbe sposare un cittadino libero, senza -che a colui che la torrà in moglie possa ciò essere -ascritto come un'ignominia od una mala azione. -</p> - -<p> -Senz'alcun dubbio è qui conferito a Fecenia, ad -un'affrancata, il diritto di maritarsi fuori della <i>gente</i>. -E da questo passo risulta con eguale certezza che -il marito poteva conferire per testamento a sua -moglie il diritto di maritarsi, dopo la sua morte, -fuori della <i>gente</i>. Ma fuori di <i>quale gente</i>? -</p> - -<p> -Se la donna doveva maritarsi nella propria <i>gente</i>, -come ritiene Mommsen, essa rimaneva in questa -<i>gente</i> anche dopo il matrimonio. Ma, in primo -luogo, questa pretesa endogamia della <i>gente</i> è appunto -ciò che si dovrebbe dimostrare. E in secondo -luogo, se la donna doveva sposarsi nella <i>gente</i>, lo -doveva naturalmente anche l'uomo, altrimenti sarebbe -rimasto senza moglie. Ne verrebbe che l'uomo -poteva legare per testamento a sua moglie un diritto, -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -che non possedeva per sè; assurdo giuridico. -Mommsen lo sente e congettura quindi che «per -sposarsi fuori della <i>gente</i> occorreva, in diritto, non -solo il consenso del marito sotto la cui potestà la -donna si trovava, ma quello eziandio di tutti i compagni -<i>gentili</i>» (<i>pag. 10, Nota</i>). Or questa è anzitutto -un'ipotesi molto ardita; e inoltre contraddice -al chiaro tenore del passo citato; il Senato le dà -questo diritto <i>in luogo e vece del marito</i>, esso le -dà espressamente nulla più e nulla meno di ciò -che il marito poteva darle, ma ciò che le dà è un -diritto <i>assoluto</i>, non dipendente da alcun'altra limitazione; -sicchè, se essa ne fa uso, non dovrà -soffrirne neanche il suo nuovo marito; il Senato -incarica anzi i consoli e i pretori presenti e futuri -di provvedere perchè non le derivi alcun danno. -L'ipotesi di Mommsen sembra quindi affatto inammissibile. -</p> - -<p> -Ovvero: la donna sposava un uomo di un'altra -<i>gente</i>, ma essa rimaneva nella propria <i>gente</i> nativa. -Allora, giusta il suddetto passo, il marito -avrebbe avuto il diritto di permettere alla moglie -di maritarsi fuori della <i>gente</i> di lei. Cioè avrebbe -avuto il diritto di disporre negli affari di una <i>gente</i> -alla quale egli non apparteneva. La cosa è così assurda, -che non è il caso di spendervi altre parole. -</p> - -<p> -Rimane quindi la sola ipotesi, che la donna abbia -sposato in prime nozze un uomo di altra <i>gente</i>, passando -senz'altro in quella del marito, come effettivamente -ammette anche Mommsen per casi simili. -Allora tutto il viluppo è subito spiegato. La donna, -sciolta colle nozze dalla sua antica <i>gente</i> e entrata -in quella del marito, ha in questa una posizione -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -affatto speciale. Essa è compagna <i>gentile</i> sì, ma -non consanguinea; la maniera della sua adozione -la esclude sin dal principio da qualsiasi divieto di -matrimonio nella <i>gente</i>, nella quale appunto si è -già maritata; essa è ammessa nell'unione matrimoniale -della <i>gente</i>, alla morte di suo marito eredita -della sua fortuna, eredita cioè la fortuna di un -compagno <i>gentile</i>. Che di più naturale, affinchè -questa fortuna rimanga nella <i>gente</i>, che essa sia -obbligata a sposare un compagno <i>gentile</i> del suo -primo marito e nessun altro? E se un'eccezione -deve farsi, chi sarà competente ad autorizzarvela, -se non colui che le ha legata questa fortuna, il suo -primo marito? Nel momento in cui egli le lascia -i suoi beni e le permette insieme di trasferirli col -matrimonio, o in conseguenza del matrimonio, in -una <i>gente</i> estranea, questi beni gli appartengono -ancora, egli dispone quindi letteralmente della roba -sua. Quanto alla donna e ai suoi rapporti colla <i>gente</i> -del marito, è questi che ve l'ha introdotta con un -libero atto della sua volontà: il matrimonio; sembra -quindi anche naturale, che egli sia la persona più -idonea ad autorizzarla ad uscirne con un secondo -matrimonio. Insomma la cosa appare semplice ed -evidente, tostochè noi eliminiamo lo strano concetto -di una <i>gente</i> romana endogama e la concepiamo -con Morgan come esogama fin dalle origini. -</p> - -<p> -Rimane ancora un'ultima ipotesi, che ha pure -trovato i suoi sostenitori, e sono anzi i più numerosi. -Il passo di Livio significherebbe soltanto, -«che le fanciulle affrancate (<i>libertae</i>) non potevano -senza particolare autorizzazione maritarsi fuori -della <i>gente</i> (<i>e gente enubere</i>) o fare qualsiasi altro -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -atto, che, collegato con la <i>capitis deminutio minima</i>, -potesse aver per effetto l'uscita della <i>liberta</i> -dalla unione <i>gentile</i>.» (<span class="smcap">Lange</span>, <i>Römische Alterthümer</i>, -Berlino 1856, I, pag. 195, dove, quanto al -passo di Livio, si fa riferimento a Duschke). Se -questa ipotesi è giusta, il passo non prova più nulla -quanto ai rapporti delle Romane pienamente libere; -e di un costoro obbligo di maritarsi nella <i>gente</i> -non può più esser questione. -</p> - -<p> -L'espressione <i>enuptio gentis</i> non si trova che -in questo passo, in tutta la letteratura romana; la -parola <i>enubere</i>, «sposarsi fuori», solo tre volte -appunto in Livio, ma senza alcun rapporto colla -<i>gente</i>. L'ipotesi fantastica che le romane potessero -maritarsi solo nella <i>gente</i>, si deve a quest'unico -passo. Ma essa non regge affatto, perchè, o il passo -si riferisce a restrizioni speciali per le affrancate, -e non prova nulla per le donne di condizione libera -(<i>ingenuae</i>); o si riferisce anche a queste, e -allora esso prova piuttosto, che di regola la donna -si maritava fuori della sua <i>gente</i>, ma col matrimonio -passava nella <i>gente</i> del marito; prova cioè -contro Mommsen e a favore di Morgan. -</p> - -<p> -Ancora quasi tre secoli dopo la fondazione di -Roma, i vincoli <i>gentili</i> erano così forti, che una -<i>gente</i> patrizia, quella dei Fabii, potè intraprendere -di propria iniziativa, col consenso del Senato, una -spedizione di guerra contro la vicina città di Veio. -Trecentosei Fabii sarebbero usciti e stati uccisi -tutti in una imboscata; solo un ragazzo, sopravvissuto, -ripropagò la <i>gente</i>. -</p> - -<p> -Dieci <i>genti</i> formavano, come si è detto, una -fratria, che chiamavasi <i>curia</i> ed aveva attribuzioni -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -pubbliche più importanti della fratria greca. Ogni -<i>curia</i> aveva le sue pratiche religiose, i suoi santuari -e i suoi preti speciali; l'insieme di questi -ultimi formava uno dei Collegi del sacerdozio romano. -Dieci <i>curie</i> formavano una tribù, che probabilmente, -come le altre tribù latine, aveva in -origine un capo eletto, duce dell'esercito e sommo -sacerdote. Le tribù formavano il <i>populus romanus</i>. -</p> - -<p> -Al popolo romano poteva quindi soltanto appartenere -chi era membro di una <i>gente</i>, e con -essa di una <i>curia</i> e di una tribù. La prima costituzione -di questo popolo fu la seguente: Degli affari -pubblici la immediata gestione spettava al Senato, -il quale, come il Niebuhr ben notò per il primo, era -composto dei capi delle trecento <i>genti</i>; appunto -perchè gli anziani delle <i>genti</i>, essi si chiamavano -«padri», <i>patres</i>, e la loro riunione «Senato» -(Consiglio degli anziani, da <i>senex</i>, vecchio). La -consuetudine di eleggerli sempre nella stessa famiglia -di ogni <i>gente</i>, originò anche qui la prima -nobiltà della tribù; queste famiglie si chiamarono -patrizie e pretesero un esclusivo diritto al Senato -e a tutte le altre cariche. Che col tempo il popolo -abbia subita questa pretesa lasciandola così -trasformarsi in un vero diritto, lo adombra la leggenda -di Romolo attribuente ai primi senatori e -ai loro discendenti il patriziato coi suoi privilegi. -Il Senato, come la <i>bulè</i> ateniese, decideva su molti -affari e aveva facoltà di proposta pei più importanti, -sopratutto per le nuove leggi. Queste erano -deliberate dall'assemblea popolare, cioè dai <i>comitia -curiata</i> (assemblea delle <i>curie</i>). Il popolo si riuniva -per <i>curie</i>, ogni <i>curia</i> probabilmente per <i>genti</i>; nella -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -decisione, ciascuna della trenta <i>curie</i> disponeva di -un voto. L'assemblea delle <i>curie</i> accettava o rigettava -tutte le leggi, eleggeva tutti i più alti funzionarii, -compreso il <i>rex</i> (il cosiddetto re), dichiarava -la guerra (ma il Senato conchiudeva la pace) -e decideva come tribunale supremo, su appello -degl'interessati, quante volte si trattava della pena -di morte contro un cittadino romano. — Infine, -allato al Senato e all'assemblea popolare, stava il -<i>rex</i>, che corrispondeva esattamente al <i>basileus</i> -greco, e non era affatto quel re quasi assoluto, -che Mommsen ci rappresenta<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. Esso era anche -duce dell'esercito, sommo sacerdote e presidente -di certi tribunali. Egli non aveva alcuna competenza -civile, alcun potere sulla vita, sulla libertà -e sulla proprietà dei cittadini, salvo non lo derivasse -dal potere disciplinare di capo dell'esercito, -o da quello di far eseguire come presidente le sentenze -del tribunale. L'uffizio di <i>rex</i> non era ereditario; -all'opposto, egli era prima eletto dai Comizi -delle <i>curie</i>, probabilmente sopra proposta del -suo predecessore in carica, e poi, in una seconda -assemblea, solennemente insediato. Che potesse anche -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -venir deposto, lo dimostra la sorte di Tarquinio il -superbo. -</p> - -<p> -Come i Greci dei tempi eroici, così i Romani -dell'epoca dei cosiddetti re, vivevano dunque in -una democrazia militare, basata su <i>genti</i>, fratrie e -tribù, e da esse sviluppatasi. Se anche le <i>curie</i> e -le tribù erano in parte creazioni artificiali, esse -erano però foggiate sui genuini primitivi tipi della -società dalla quale scaturivano e che le circondava -ancora da tutti i lati. E se anche la primitiva nobiltà -patrizia aveva già guadagnato terreno e i -<i>reges</i> tentavano di ampliare gradatamente le loro -attribuzioni — ciò non cangia il carattere fondamentale -originario della costituzione, ed è di questo -solo che si tratta. -</p> - -<p> -Intanto la popolazione di Roma, e del territorio -romano ampliato colla conquista, aumentava, parte -coll'immigrazione, parte cogli abitanti delle regioni -assoggettate, per lo più latine. Tutti questi nuovi -appartenenti allo Stato (noi lasciamo qui da banda -la questione dei clienti) stavano fuori delle antiche -<i>genti</i>, <i>curie</i> e tribù, non formavano quindi affatto -parte del popolo romano propriamente detto. Erano -personalmente liberi, potevano possedere fondi, dovevano -pagare tributi e prestar servizio militare. -Ma non potevano rivestire alcuna carica, non partecipavano -all'assemblea delle <i>curie</i>, nè alla distribuzione -dei terreni conquistati dallo Stato. Formavano -la plebe, esclusa da tutti i diritti pubblici. -Col loro numero sempre crescente, colla loro istruzione -militare e col loro armamento, essi divennero -una potenza minacciosa di fronte all'antico <i>populus</i>, -ormai rigorosamente precluso ad ogni incremento -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -dal di fuori. Si aggiungeva che la proprietà fondiaria -era stata ripartita, pare, supergiù egualmente -tra popolo e plebe, mentre la ricchezza commerciale -e industriale, che certamente non era -ancora molto sviluppata, apparteneva per la massima -parte alla plebe. -</p> - -<p> -Nella grande oscurità, in cui è avvolta tutta la -tradizionale storia delle origini di Roma — oscurità -fatta ancora molto più densa dai racconti e -dai tentativi di spiegazione prammatico-razionalisti -di successivi indagatori delle fonti educati al criterio -giuridico — nulla si può precisare nè sul -tempo, nè sul processo, nè sull'occasione della rivoluzione -che pose fine all'antica costituzione <i>gentile</i>. -Certo è solo, che ne furono causa le lotte tra -plebe e popolo. -</p> - -<p> -La nuova costituzione, attribuita al re Servio -Tullio, tracciata su modelli greci, sopratutto su -quella di Solone, creò una nuova assemblea popolare, -che includeva o escludeva popolo e plebei indistintamente, -secondo che prestassero o no servizio -militare. Tutti gli uomini soggetti alle armi furono -distribuiti, secondo la loro fortuna, in cinque classi. -La proprietà <i>minimum</i> per ciascuna di queste classi -era: 1.ª 100,000 assi; II.ª, 75,000; III.ª 50,000; IV.ª -25,000; V.ª 11,000 assi; pari, secondo Dureau de la -Malie, a circa L. 17,500, 13,125, 8750, 4500 e 1962. -La sesta classe, quella dei proletarii, consisteva dei -meno fortunati, esenti da servizio militare e da -tasse. Nella nuova assemblea popolare delle centurie -(<i>Comitia centuriata</i>) i cittadini si schieravano -militarmente nelle loro centurie, per compagnie -di 100 uomini, e ogni centuria aveva un voto. -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -Ma la prima classe dava 80 centurie; la seconda 22; -la terza 20; la quarta 22; la quinta 30; la sesta -non ne dava che una, per decenza. Venivano poi -i cavalieri, comprendenti i più ricchi, con 18 centurie. -In totale 193; maggioranza dei voti 97. Ora -i cavalieri e la prima classe avevano insieme, solo -essi, 98 voti, cioè la maggioranza; se costoro erano -d'accordo, la decisione definitiva era presa, senza -che gli altri venissero neanche interrogati. -</p> - -<p> -A questa nuova assemblea delle centurie passarono -tutti i diritti politici dell'antica assemblea -delle <i>curie</i> (eccetto alcuni puramente nominali); le -<i>curie</i> e le <i>genti</i> che le componevano furono con -ciò degradate, come in Atene, a semplici società -private e religiose, e come tali vegetarono ancora -a lungo, mentre l'assemblea delle <i>curie</i> anneghittì -ben tosto completamente. Per cacciare dallo Stato -anche le antiche tre tribù di famiglie, vennero introdotte -quattro tribù locali, con una serie di diritti -politici, ciascuna delle quali abitava un quartiere -della Città. -</p> - -<p> -Così anche in Roma, prima ancora dell'abolizione -della cosiddetta monarchia, l'antico ordinamento -sociale fondato su vincoli personali di sangue fu -distrutto e gli subentrò una vera costituzione di -Stato, basata sulla divisione del territorio e sulla -differenza delle fortune. Il potere pubblico risiedette -nella cittadinanza soggetta al servizio militare, -di fronte non solo agli schiavi, ma altresì ai cosiddetti -proletarii, esclusi dal servizio militare e dal -maneggio delle armi. -</p> - -<p> -Entro questa nuova costituzione — cui la cacciata -dell'ultimo re, Tarquinio il superbo, che aveva usurpato -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -un vero potere reale, e la sua sostituzione -con due duci di eserciti (Consoli) muniti di eguale -potere (come fra gli Irocchesi), non diede che un -maggiore sviluppo — entro questa costituzione si -muove tutta la storia della Repubblica romana, -con tutte le sue lotte dei patrizii e dei plebei per -l'accesso alle cariche e per la partecipazione all'agro -pubblico, e col definitivo sparire della nobiltà -patrizia nella nuova classe dei grandi proprietari -terrieri e finanziarii, che mano mano assorbirono -tutta la proprietà fondiaria dei contadini -rovinati dal servizio militare, fecero coltivare dagli -schiavi gli enormi latifondi così formati, spopolarono -l'Italia, e aprirono con ciò le porte non solo -all'Impero, ma ben anche ai suoi successori, i barbari -Germani. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<h2 id="cap7">VII. La Gente presso i Celti -e presso i Germani.</h2> -</div> - -<p> -Lo spazio non ci consente di addentrarci nelle -istituzioni <i>gentili</i> tuttora esistenti, in forma più o -meno schietta, fra le più diverse popolazioni selvaggie -e barbare, nè di seguirne le traccie nelle -storie primitive dei più o meno inciviliti popoli -dell'Asia. Le une o le altre si trovano dappertutto. -Eccone due soli esempi: Prima ancora che fosse -ben conosciuta la <i>gente</i>, l'uomo che più si sforzò -di fraintenderla, Mac Lennan, l'ha dimostrata e l'ha -descritta esattamente presso i Calmucchi, i Circassi, -i Samoiedi, e presso tre popoli dell'India: i Warali, -i Magari e i Munnipuri. Recentemente M. Kovalevsky -l'ha scoperta e descritta presso gli Psciavi, -gli Scevsuri, gli Svaneti ed altre tribù del Caucaso. -Qui non diamo che alcune brevi notizie sulla -<i>gente</i>, quale la troviamo fra i Celti ed i Germani. -</p> - -<p> -Le più antiche leggi celte di cui abbiamo notizia -ci mostrano la <i>gente</i> ancora in pieno vigore; -nella Irlanda essa vive, almeno istintivamente, nella -coscienza popolare ancor oggi, dopo che gl'inglesi -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -l'hanno violentemente distrutta; nella Scozia essa -era ancora in tutto il suo fiore alla metà del secolo -scorso, e anche là non soggiacque che alle -armi, alla legislazione e ai tribunali inglesi. -</p> - -<p> -Le leggi dell'antica Galles, scritte parecchi secoli -prima della conquista inglese e al più tardi -nell'undecimo secolo, mostrano ancora l'agricoltura -comune in interi villaggi, benchè solo come avanzo -eccezionale di un costume generale del passato; -ciascuna famiglia aveva cinque acri per sè, oltre -a ciò un campo veniva coltivato in comune e se -ne ripartiva il prodotto. L'analogia coll'Irlanda e -colla Scozia non lascia dubbio che queste comunità -di villaggio rappresentavano o <i>genti</i> o suddivisioni -di <i>genti</i>, quand'anche un nuovo esame delle leggi -del paese di Galles, pel quale mi manca il tempo -(i miei estratti sono del 1869), non dovesse provarlo -più esattamente. Ma ciò che le fonti della -Galles, e con esse le irlandesi, provano direttamente, -è che fra i Celti la famiglia sindiasmica, -nell'undecimo secolo, non era ancora stata affatto -soppiantata dalla monogamia. Nella Galles un matrimonio -non diveniva indissolubile, o tale, per dir -meglio, che non si potesse più disdire, se non dopo -sette anni. Se mancavano tre sole notti ai sette -anni, gli sposi potevano divorziare. Allora si spartiva -la roba; la donna divideva, l'uomo sceglieva -la sua parte. I mobili venivano ripartiti giusta -certe regole molto umoristiche. Se era l'uomo che -scioglieva il matrimonio, egli doveva rendere alla -donna la sua dote e qualcosa in più; se era la -donna, essa riceveva meno. Dei figli, due restavano -all'uomo, uno, quello di età mediana, alla -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -donna. Se la donna, dopo la separazione, prendeva -un altro uomo, e il primo marito la reclamava di -nuovo, essa doveva seguirlo, anche se avesse già -un piede nel nuovo talamo. Ma se i due avevano -convissuto sette anni, erano marito e moglie anche -senza la formalità delle nozze. La castità delle -ragazze prima del matrimonio non era punto rigorosamente -custodita o richiesta; le norme vigenti -in proposito erano estremamente frivole e punto -rispondenti alla morale borghese. Se una moglie -commetteva adulterio, il marito poteva bastonarla -(era questo uno dei tre casi, nei quali ciò gli era -concesso; negli altri casi incorreva in una pena), -ma non gli era permesso poi di chiedere altro risarcimento, -perciocchè «per lo stesso fallo vi deve -essere o espiazione o vendetta, ma non le due cose -insieme». I motivi pei quali la donna poteva chiedere -il divorzio, senza perdere con ciò alcuno dei -suoi diritti, erano molto larghi: bastava che il marito -avesse l'alito cattivo. Il riscatto in denaro da -pagarsi al capo o re della tribù pel diritto della -prima notte (<i>gobr merch</i>, donde il nome medioevale -<i>marcheta</i>, in francese <i>marquette</i>), tiene una -gran parte nel libro delle leggi. Se aggiungeremo, -che è dimostrata in Irlanda l'esistenza di rapporti -analoghi; che anche ivi erano molto in uso i matrimonii -temporanei, e che alla donna, in caso di -separazione, erano guarentiti grandi vantaggi, e -regolati nel modo più coscienzioso, perfino un indennizzo -pei servigi domestici resi, che ivi a una -«prima moglie» se ne trovano accanto delle altre, -e nella ripartizione delle eredità non è fatta differenza -tra figli legittimi ed illegittimi — noi avremo -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -del connubio sindiasmico un quadro, di fronte al -quale appare severa la forma di connubio in vigore -nell'America del Nord, ma tale che non può -recar meraviglia nell'undecimo secolo in un popolo, -che al tempo di Cesare viveva ancora col connubio -per gruppi. -</p> - -<p> -La <i>gente</i> irlandese (<i>sept</i>; la tribù chiamavasi -<i>clainne</i>, clan) non è solo constatata e descritta -dagli antichi libri di diritto, ma anche dai giuristi -inglesi del secolo XVII inviati colà per la trasformazione -del territorio dei <i>clans</i> in demanio del re -inglese. Il suolo era rimasto sino allora proprietà -comune del <i>clan</i> o della <i>gente</i>, in quanto non fosse -stato già trasformato dai capi in loro demanio privato. -Se moriva un compagno <i>gentile</i>, e per conseguenza -cessava una economia domestica, il capo -(i giuristi inglesi lo chiamavano <i>caput cognationis</i>) -faceva una nuova distribuzione di tutto il territorio -fra le restanti famiglie. In generale questa distribuzione -dev'essersi fatta giusta le norme vigenti in -Germania. Ancor oggi le campagne di alcuni villaggi — che -quaranta o cinquant'anni fa erano -molto numerosi — formano il cosiddetto <i>rundale</i>. -I contadini, fittaiuoli particolari del terreno, che -una volta era comune alla <i>gente</i> e che poi fu rubato -dal conquistatore inglese, pagano ciascuno il -proprio fitto, ma riuniscono tutti i lotti di campo -e di prato e, secondo la posizione e la qualità, li -ridividono in <i>Gewanne</i>, come si dice sulla Mosella, -e danno a ciascuno la sua parte in ogni <i>Gewann</i>; -il terreno paludoso e i pascoli sono sfruttati in comune. -Ancora cinque anni fa si rifaceva il riparto -di tempo in tempo, e in molti luoghi annualmente. -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -La carta topografica di un villaggio-<i>rundale</i> rispecchia -quelle delle borgate tedesche della Mosella -o dell'<i>Hochwald</i>. La <i>gente</i> sopravvive anche -nelle «fazioni». I contadini irlandesi si dividono -spesso in partiti che, sembrando fondati sopra divergenze -assurde o prive di senso, sono affatto -inesplicabili per gli Inglesi, e pare non abbiano altro -scopo che le popolari solenni zuffe di una fazione -contro l'altra. Sono artificiali reviviscenze, sostitutivi -postumi delle <i>genti</i> distrutte, che mostrano a modo -loro la persistenza degli istinti <i>gentili</i> ereditati. -Per altro in molte contrade i compagni <i>gentili</i> -stanno ancora insieme a un dipresso sull'antico -territorio; così, ancor dopo il 1830, la grande maggioranza -degli abitanti della contea di <i>Monaghan</i> -non aveva che quattro nomi di famiglie, discendeva -cioè da quattro <i>genti</i> o <i>clans</i><a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<p> -Nella Scozia il tramonto dell'ordinamento <i>gentile</i> -data dalla sconfitta della sollevazione del 1745. -Quale anello di quest'ordinamento rappresenti specialmente -il <i>clan</i> scozzese, è ancora da indagare; -ma che esso ne sia uno, è indubitato. Nei romanzi -di Walter Scott noi ci vediamo dinanzi vivente -questo <i>clan</i> dell'alta Scozia. Esso è, dice Morgan, -«un perfetto modello della <i>gente</i> nella sua organizzazione -e nel suo spirito, un esempio evidente -della dominazione della vita gentilizia sui <i>gentili</i>... -Nelle loro guerre e nelle loro vendette, nella distribuzione -del territorio per <i>clans</i>, nello sfruttamento -in comune del terreno, nella fedeltà dei -membri del <i>clan</i> verso il capo e tra loro, noi ritroviamo -dappertutto i tratti della società <i>gentile</i>... -La discendenza seguiva il diritto paterno, sicchè i -figli degli uomini rimanevano nel <i>clan</i>, quelli delle -donne passavano al <i>clan</i> del padre». Ma che nella -Scozia regnasse un tempo il diritto materno, lo -prova il fatto che, nella famiglia reale dei Picti, -secondo Beda, vigeva la successione in linea femminile. -Anzi, un tratto della famiglia <i>punalua</i> erasi -conservato, come negli abitanti del paese di Galles, -così anche fra gli Scozzesi, sin nel medio-evo, ed -era il diritto della prima notte, che il capo del -<i>clan</i> o il re, quale ultimo rappresentante dei mariti -comuni d'un tempo, era autorizzato ad esercitare -su ogni sposa, se quel diritto non veniva riscattato -con una somma di denaro. -</p> - -<hr class="tiny" /> - -<p> -È cosa certa che i Germani, sino alla invasione -dell'Impero romano, erano organizzati in <i>genti</i>. -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -Essi debbono aver occupato il territorio tra il Danubio, -il Reno, la Vistola e il mare del Nord solo -pochi secoli prima della nostra êra; i Cimbri e i -Teutoni erano ancora in piena migrazione e gli -Svevi non trovarono sedi fisse che al tempo di Cesare. -Di essi Cesare dice esplicitamente che si erano -stabiliti per <i>genti</i> e per parentele (<i>gentibus cognationibusque</i>), -e in bocca di un Romano della <i>gente</i> -Giulia questa parola «<i>gentibus</i>» ha un significato -preciso che non si cancella coi sofismi. Ciò poteva -dirsi di tutti i Germani; perfino la colonizzazione -nelle provincie romane conquistate pare siasi fatta -per <i>genti</i>. Nel diritto nazionale alemanno è confermato -che il popolo si stabilì per <i>genti</i> (<i>genealogiae</i>), -sul terreno conquistato al sud del Danubio, -e la parola <i>genealogia</i> viene adoperata nell'identico -senso, come più tardi comunità di <i>marca</i> o di -villaggio<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Kovalevsky sostenne di recente che -queste <i>genealogiae</i> fossero le grandi comunità domestiche, -tra le quali era distribuito il terreno, e -dalle quali svilupparonsi poi le comunità di villaggio. -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -Lo stesso potrebbe dirsi della <i>fara</i>, con che -i Burgundi e i Longobardi — cioè una stirpe gotica -e una stirpe <i>erminonica</i> o alto-tedesca — designavano -a un dipresso, se non precisamente, quello -stesso che il libro delle leggi alemanne con la parola -<i>genealogia</i>. È il caso d'indagare più da vicino -di che cosa — se <i>gente</i> o comunità domestica — effettivamente -si tratti. -</p> - -<p> -I monumenti linguistici non risolvono il dubbio -se tutti i Germani avessero un'espressione comune -per designare la <i>gente</i>, e quale essa fosse. Etimologicamente -la parola corrisponde al greco <i>genos</i>, -al latino <i>gens</i>, al gotico <i>kuni</i>, all'alto-tedesco mediano -<i>künne</i>, ed è anche usata nel medesimo senso. -Ciò che ci richiama ai tempi del diritto materno, -è che il nome, che serve a indicare la donna, proviene -dalla stessa radice: greco <i>gyne</i>, slavo <i>zena</i>, -gotico <i>qvino</i>, vecchio norvegese <i>kona</i>, <i>kuna</i>. Presso -i Longobardi e i Burgundi troviamo, come si è -detto, <i>fara</i>, che Grimm deriva da una radice ipotetica, -<i>fisan</i>, <i>generare</i>. A me parrebbe più evidente -la derivazione da <i>faran</i>, <i>migrare, viaggiare</i>, come -designazione di una sezione fissa di emigranti, la -quale, è quasi sottinteso, si componeva di parenti; -tale designazione, nel corso di parecchi secoli di -migrazione, prima verso l'Est, poi verso l'Ovest, sarebbe -venuta naturalmente e a poco a poco a indicare -tutta una comunità del medesimo ceppo. Vi -è inoltre il gotico <i>sibja</i>, in anglosassone <i>sib</i>, nel -vecchio alto-tedesco <i>sippia</i>, <i>sippa</i>: <i>parente</i>. Nell'antico -norvegese non se ne trova che il plurale <i>sifjar</i>, -<i>i parenti</i>; il singolare non si usava che come nome -di una dea, <i>Sif</i>. — E finalmente troviamo un'altra -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -espressione nella canzone d'Ildebrando, dove Ildebrando -chiede ad Adubrando «quale fra gli uomini -di quel popolo fosse suo padre.... o di quale schiatta -sei tu» (<i>eddo huêlihhes cnuosles du sis</i>). Finchè -vi fu un nome alemanno comune per la <i>gente</i>, -questo dev'essere stato il gotico <i>kuni</i>, e ciò non -solo per l'identità con la corrispondente espressione -delle lingue sorelle, ma anche pel fatto che da esso -deriva la parola <i>kuning</i>, re, che in origine significa -il capo d'una <i>gente</i> o d'una tribù. La parola <i>sibja</i>, -<i>parente</i>, non sembra che c'entri: almeno perchè -<i>sifjar</i> nel vecchio norvegese significa non solo consanguinei -ma anche cognati, e abbraccia quindi i -membri di almeno <i>due genti</i>; <i>sif</i> non può quindi -essere stato l'equivalente di <i>gente</i>. -</p> - -<p> -Come fra i Messicani e fra i Greci, anche fra i -Germani l'ordine di battaglia, tanto dello squadrone -di cavalleria quanto della colonna a cuneo della -fanteria, veniva disposto per corporazioni <i>gentili</i>. -Se Tacito dice: <i>per famiglie e per parentele</i>, questa -espressione indeterminata si spiega col fatto che, -all'epoca sua, la <i>gente</i> aveva cessato da un pezzo -di essere in Roma un'associazione vivente. -</p> - -<p> -È decisivo un passo di Tacito nel quale è detto: -il fratello della madre considera i suoi nipoti come -suoi figli, anzi alcuni ritengono il vincolo di sangue -tra zio materno e nipote ancora più sacro e più -stretto che quello tra padre e figlio, sicchè, quando -richiedonsi ostaggi, il figlio della sorella è tenuto -per una garenzia maggiore che non il proprio figlio -di colui che si vuol vincolare. — Qui noi abbiamo -un tratto vivente della <i>gente</i> organizzata giusta il -diritto materno, cioè primitiva, e ci è dato come -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -qualche cosa di particolarmente caratteristico ai -Germani<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. Se un compagno di una tale <i>gente</i> -dava il proprio figlio in pegno di una promessa e -lo lasciava cader vittima della violazione del patto, -egli non dovea risponderne che a sè stesso. Ma se -il sacrificato era il figlio della sorella, era violato -il più sacro dei diritti <i>gentili</i>; il più prossimo parente -<i>gentile</i>, cui spettava prima che ad ogni altro -la difesa del fanciullo o dell'adolescente, era colpevole -della sua morte; egli o non doveva darlo -come ostaggio o doveva osservare il contratto. Se -non avessimo alcun'altra traccia di costituzione -<i>gentile</i> presso i Germani, questo solo passo basterebbe. -</p> - -<p> -Ma ancor più decisivo, perchè posteriore di circa -otto secoli, è un passo del canto vecchio-norvegese -sul crepuscolo degli dei e sulla fine del mondo, la -<i>Völuspâ</i>. In questa «visione della profetessa», in -cui, com'è ora dimostrato da Bang e Bugge, sono -intrecciati anche elementi cristiani, si dice, descrivendo -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -il tempo della corruzione e della depravazione -generale che prepara la grande catastrofe: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Broedhr munu berjask ok at bönum verdask</i></p> -<p><i>munu</i> <span class="smcap lowercase">SYSTRUNGAR</span> <i>sifjum spilla.</i></p> -</div> - -<p> -«I fratelli si combatteranno e si assassineranno a -vicenda, e <i>i figli delle sorelle</i> romperanno la parentela». -<i>Systrungar</i> sono i figli della sorella della -madre, e che questi rinneghino la loro consanguineità -appare al poeta un delitto ancora più grave -dell'assassinio del fratello. La maggior gravità deriva -dal <i>systrungar</i>, che indica la parentela dal -lato materno; se invece di questa parola, vi fosse -<i>syskina-börn</i> o <i>syskina synir</i>, figli di fratelli e sorelle -(cugini in genere)<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>, la seconda linea di -fronte alla prima non significherebbe aggravamento, -ma attenuazione del delitto. Quindi, anche al tempo -dei <i>Vikinghi</i>, quando nacque la <i>Völuspâ</i>, non era -ancora cancellato in Scandinavia il ricordo del diritto -materno. -</p> - -<p> -Del resto, il diritto materno, al tempo di Tacito, -almeno fra quei Germani che gli erano più noti, -aveva ceduto il posto al diritto paterno; i figli -ereditavano dal padre; se non c'erano figli, ereditavano -i fratelli e gli zii paterni e materni. L'ammissione -del fratello della madre all'eredità si connette -col perdurare del costume testè ricordato e -prova essa pure quanto fosse di origine recente il -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -diritto paterno fra i Germani. Sino in pieno medioevo -si ritrovano traccie di diritto materno. Pare -che anche allora non vi fosse ancora molta fiducia -nella paternità, sopratutto fra i servi; così, se un -signore feudale d'una città reclamava un servo fuggito, -la qualità di servo nel fuggitivo, per esempio -ad Augusta, a Basilea e a Kaiserslautern, doveva -venir giurata da sei dei suoi più prossimi consanguinei, -e questi esclusivamente dal lato materno. -(<span class="smcap">Maurer</span>, <i>Städteverfassung</i>, I.º, pag. 381). -</p> - -<p> -Un altro avanzo del diritto materno appena estinto, -ce lo mostra il rispetto dei Germani pel sesso femminile, -quasi incomprensibile ai Romani. Donzelle -di nobile famiglia erano, nei trattati coi Germani, -i più sicuri ostaggi; il pensiero che le loro mogli -e figliuole potessero cadere in prigionia o in ischiavitù -era terribile per essi e stimolava più di ogni -altro il loro coraggio in battaglia; essi vedevano -nella donna qualche cosa di sacro e di profetico, -ne ascoltavano il consiglio anche nei frangenti più -gravi; così Veleda, la sacerdotessa dei Brutteri sul -fiume Lippe, fu l'anima di tutta quella sollevazione -dei Batavi, nella quale Civile, alla testa dei Germani -e dei Belgi, scosse tutta la dominazione romana -nelle Gallie. In casa, la supremazia delle -donne sembra incontestata; esse, i vecchi e i fanciulli, -debbono, è vero, attendere ad ogni lavoro; -l'uomo caccia, beve o poltrisce. Lo dice Tacito, ma -poichè egli non dice chi coltivasse il campo, e dichiara -formalmente che gli schiavi non prestavano -altro che un tributo, senza lavori servili, la massa -degli uomini adulti avrà ben dovuto fare almeno -il poco lavoro, che l'agricoltura richiedeva. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -</p> - -<p> -La forma del matrimonio era, come già si è -detto, un connubio sindiasmico che mano mano si avvicinava -alla monogamia. Non era ancora la stretta -monogamia, perchè la poligamia era permessa ai -notabili. In generale si teneva severamente alla -castità delle fanciulle (all'opposto dei Celti) e Tacito -parla altresì con un calore particolare della -inviolabilità del vincolo coniugale fra i Germani. -Solo l'adulterio della donna egli indica quale motivo -di divorzio. Ma il suo racconto lascia qui molte -lacune e tradisce troppo l'intenzione di proporre -un esempio di virtù ai dissoluti Romani. Invero: -se i Germani erano, nelle loro foreste, così eccezionali -cavalieri di onestà, come mai bastò il più -piccolo contatto col mondo esteriore per farli scendere -al livello medio della restante umanità europea? -L'ultima traccia della loro severità di costumi svanì, -tra i Romani, ancor più presto del loro linguaggio. -Leggasi solo Gregorio di Tours. Che nelle antiche -foreste germaniche non potesse esistere il raffinato -eccesso di sensualità che regnava in Roma, s'intende -da sè, e così resta ai Germani, anche sotto -questo rapporto, un sufficiente vantaggio in confronto -al mondo romano, senza bisogno di attribuir -loro un'astinenza sessuale, che non esistì mai, in -verun luogo, presso un intero popolo. -</p> - -<p> -Dalla costituzione <i>gentile</i> provenne il dovere di -ereditare le inimicizie come le amicizie del padre -o dei parenti; così pure la «composizione», sostituita -alla vendetta, per l'omicidio o per le offese. Questa -«composizione», che, soltanto una generazione fa, -era ancora considerata come una specifica istituzione -germanica, la si ritrova ora presso centinaia di -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -popoli come una forma mitigata ed universale della -vendetta, derivante dall'ordinamento <i>gentile</i>. La -troviamo, al pari dell'obbligo della ospitalità, tra -gli altri, presso gli Indiani dell'America; la descrizione -del come era praticata l'ospitalità, secondo -Tacito (<i>Germania</i>, cap. 21), è quasi la stessa, sino -nei minuti particolari, che Morgan ci dà dei suoi -Indiani. -</p> - -<p> -La disputa calorosa ed interminabile, se i Germani -di Tacito avessero già definitivamente distribuito -l'agro lavorato, e come debbansi interpretare -i relativi passi, appartiene ora al passato. Dacchè -presso tutti i popoli fu dimostrata la coltivazione -in comune dei campi fatta dalla <i>gente</i>, e in seguito -da comunistiche associazioni di famiglie, che Cesare -constata ancora fra gli Svevi, e più tardi l'assegnazione -dei campi a famiglie particolari con redistribuzioni -periodiche; dacchè fu stabilito che -queste redistribuzioni periodiche dell'agro lavorato -si conservarono quà e là fino ai nostri giorni nella -stessa Germania, non è il caso di spendervi intorno -altre parole. Se dall'agricoltura in comune, che -Cesare attribuisce esplicitamente agli Svevi (presso -di essi, dice egli, non vi erano terreni ripartiti o -terreni privati), i Germani, nei 150 anni corsi sino -a Tacito, erano passati alla coltivazione particolare -con redistribuzione annua del terreno, è questo in -verità progresso sufficiente; il passaggio da quello -stadio alla piena proprietà privata dei terreni, in -così breve intervallo e senza estranee ingerenze, -implicherebbe semplicemente l'impossibile. Per conseguenza, -io leggo in Tacito solo quello che egli -seccamente dice: essi si scambiano (o redistribuiscono) -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -ogni anno il terreno coltivato, e sopravvanza -ancora un vasto spazio di terreno comune. -È lo stadio dell'agricoltura e dell'appropriazione -del terreno, che corrisponde esattamente alla costituzione -dei Germani d'allora. -</p> - -<p> -Lascio inalterato il brano precedente, quale sta -nelle precedenti edizioni, sebbene la questione nel -frattempo abbia assunto un altro aspetto. Dopochè -Kovalevsky ha dimostrato (veggasi più sopra a -pag. 73) l'esistenza di una comunità domestica -patriarcale, molto se non universalmente diffusa, -che avrebbe formato lo stadio intermedio tra la -famiglia comunistica a diritto materno e la famiglia -isolata moderna, non si tratta più di discutere, -come fanno ancora il Maurer e il Waitz, se -la proprietà della terra fosse comune o privata, -bensì qual fosse la <i>forma</i> della proprietà comune. -Non vi è alcun dubbio che al tempo di Cesare, fra -gli Svevi, non solo la proprietà era comune, ma -anche la coltivazione si faceva in comune e per -conto comune. Si potrà invece ancora discutere a -lungo se l'unità economica fosse la <i>gente</i> o la comunità -domestica, o un gruppo comunistico di parenti -intermedio fra le due; o se pure i tre gruppi -coesistessero, a seconda delle condizioni del terreno. -Ma ora Kovalevsky sostiene che lo stato di cose -descritto da Tacito presuppone non già la società -della <i>marca</i> o del villaggio, ma la comunità domestica; -e che solo da quest'ultima si sarebbe poi -più tardi sviluppata la comunità di villaggio, per -effetto dell'incremento della popolazione. -</p> - -<p> -Posto ciò, le colonie dei Germani sul territorio -da essi occupato al tempo dei Romani, come su -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -quello tolto più tardi ai Romani stessi, sarebbero -state composte non di villaggi, ma di grandi comunità -domestiche, abbraccianti parecchie generazioni, -e le quali prendevano a coltivare proporzionate -distese di territorio, e del terreno incolto circostante -giovavansi come di <i>marca</i> in comune coi -vicini. Se così è, il passo di Tacito sul cangiamento -del terreno coltivato dovrebbesi intendere effettivamente -in senso agronomico: che cioè la comunità -coltivava ogni anno una distesa diversa, lasciando -a maggese o addirittura lasciando di nuovo inselvatichire -il campo lavorato nell'anno antecedente. -Stante la scarsezza della popolazione, rimaneva allora -sempre abbastanza terreno incolto, per rendere -inutile ogni contesa pel possesso terriero. Solo dopo -secoli, allorchè il numero dei membri della comunità -domestica fu tanto aumentato, che diventò -impossibile, nelle condizioni della produzione di -quel tempo, la economia in comune, essi si sarebbero -sciolti, e i campi e i prati già comuni sarebbero -stati ripartiti, nei noti modi, fra le economie -domestiche individuali, che oramai si venivano formando, -dapprima temporaneamente, e poi definitivamente, -mentre i boschi, i pascoli e le acque -rimasero comuni. -</p> - -<p> -Questo processo evolutivo sembra essere storicamente -dimostrato per la Russia. Per quanto riguarda -l'Allemagna e, in seconda linea, gli altri -paesi germanici, è innegabile che questa ipotesi -spiega meglio le fonti sotto molti rapporti, e risolve -le difficoltà più facilmente che non l'altra finora -adottata, che faceva risalire fino a Tacito le comunità -di villaggio. I più antichi documenti, quelli, -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -ad esempio, del <i>Codex Laureshamensis</i>, si spiegano -in complesso assai meglio mercè la comunità domestica -che non colla comunità di <i>marca</i> e di -villaggio. La nuova ipotesi, d'altro canto, schiude, -a sua volta, il varco a nuove difficoltà e a nuove -questioni, che dovranno venir risolute. Solo nuove -indagini potranno essere decisive; ma io non posso -contestare che lo stadio intermedio della comunità -domestica ha per sè moltissima probabilità anche -per la Germania, per la Scandinavia e per l'Inghilterra. -</p> - -<p> -Mentre ai tempi di Cesare i Germani hanno appena -fissato stabili residenze e in parte ne vanno -ancora in traccia, ai tempi di Tacito essi hanno -già dietro di sè un intero secolo di stabilità; ed è -innegabile un corrispondente progresso nella produzione -dei mezzi di sussistenza. Abitano in case -di tronchi; le loro vesti tengono ancora assai della -primitiva selvatichezza boschereccia; un grossolano -manto di lana, pelli di animali, e, per le donne e -le persone più ragguardevoli, sottovesti di lino. Son -loro alimenti latte, carne, frutti selvatici, e, aggiunge -Plinio, polenta di avena (ch'è ancora oggi -il piatto nazionale celtico nell'Irlanda e nella Scozia). -La loro ricchezza consiste in bestiame, ma questo -è di cattiva razza; i buoi, piccoli, miseri, senza -corna; i cavalli, piccoli <i>poneys</i> e non da corsa. Il -denaro era raro e poco usato, e soltanto romano. -Non lavoravano nè apprezzavano l'oro e l'argento; -il ferro era raro, e, almeno nelle tribù sul Reno -e sul Danubio, quasi soltanto, a quanto pare, importato, -non procurato da loro. La scrittura runica -(imitata da caratteri greci o latini) esisteva soltanto -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -come scrittura segreta e non veniva adoperata -che a magie religiose. I sacrifizii umani erano -ancora in uso. Insomma, abbiamo qui un popolo -elevatosi allora allora dallo stadio medio al superiore -della barbarie. Ma, mentre alle tribù confinanti -immediatamente coi Romani la facile importazione -dei prodotti dell'industria romana impediva -lo sviluppo di una industria tessile e metallurgica -indipendente, se ne formava una indubbiamente al -nord-est, sul Baltico. I pezzi di armatura trovati -nelle paludi dello Schleswig — lunga spada di ferro, -giaco di maglie, elmo d'argento, ecc., con monete -romane della fine del secondo secolo — e gli oggetti -in metallo di fabbricazione germanica diffusi -colla migrazione dei popoli, rivelano un tipo affatto -proprio e già assai sviluppato, anche dove si -accostano a modelli originariamente romani. L'immigrazione -nell'Impero romano incivilito pose termine -dappertutto a questa industria indigena, eccetto -in Inghilterra. Con quanta unità di tipo si -fosse formata e avesse progredito questa industria, -lo mostrano, ad esempio, i fermagli di bronzo; -quelli trovati in Borgogna, in Romania e sul mar -d'Azof, potrebbero essere usciti dalla stessa officina -che allestì gli inglesi e gli svedesi e sono tutti -senza dubbio d'origine germanica. -</p> - -<p> -Anche la costituzione corrisponde allo stadio -superiore della Barbarie. In generale esisteva, secondo -Tacito, il Consiglio dei capi (<i>principes</i>) che -decideva negli affari di minor conto, ma apparecchiava -i più importanti per la decisione dell'assemblea -del popolo; questa esiste anche nello stadio -inferiore della Barbarie, almeno là dove noi la conosciamo, -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -fra gli Americani, ma solo per la <i>gente</i>, -non ancora per la tribù o per la federazione di -tribù. I capi (<i>principes</i>) si distinguono ancora nettamente -dai duci di guerra (<i>duces</i>), precisamente -come fra gli Irocchesi. I primi vivono già in gran -parte dei donativi d'onore, in bestiame, grano, ecc., -recati dai compagni della tribù; essi vengono eletti, -come in America, per lo più dal seno della stessa -famiglia; il passaggio al diritto paterno favorisce, -come in Grecia ed in Roma, la graduale trasformazione -dell'elezione in eredità e con ciò la formazione -di una famiglia di nobili in ogni <i>gente</i>. Questa -antica cosiddetta nobiltà di tribù si perdette per -la maggior parte durante la migrazione dei popoli -o subito dopo. I duci degli eserciti venivano eletti, -senza riguardo all'origine, solo per idoneità. Essi avevano -poco potere e dovevano influire coll'esempio; -lo speciale potere disciplinare dell'esercito è da Tacito -chiaramente attribuito ai sacerdoti. L'effettivo -potere risiedeva nell'assemblea del popolo. Il re o -il capo della tribù presiede; il popolo decide — no: -col mormorio; si: coll'acclamazione e con lo strepito -delle armi. Essa è insieme assemblea giudiziaria; -in essa si presentano e si giudicano le querele, essa -pronunzia le sentenze di morte, e la morte è comminata -solo per la codardia, pel tradimento del -popolo e pei vizi contro natura. Anche nelle <i>genti</i> -e in altre suddivisioni, la collettività giudica sotto -la presidenza del capo, che, come in tutti i tribunali -primitivi germanici, non poteva essere che il -direttore del dibattito e l'interrogatore; arbitra -fin dal principio e dappertutto era sempre, fra i -Germani, la collettività. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -</p> - -<p> -Sin dal tempo di Cesare si erano formate federazioni -di tribù; in alcune c'era già il re; il supremo -condottiero dell'esercito, come presso i Greci -ed i Romani, aspirava già alla tirannide e talvolta -l'otteneva. Tali fortunati usurpatori non erano -punto padroni assoluti; nondimeno, cominciavano -già a spezzare i vincoli della costituzione <i>gentile</i>. -Mentre un tempo gli schiavi affrancati occupavano -una posizione subordinata, perchè non potevano -appartenere a nessuna <i>gente</i>, presso i nuovi monarchi -tali favoriti pervenivano spesso ai gradi, -alla ricchezza e agli onori. Lo stesso avvenne dopo -la conquista dell'Impero romano fatta dai duci -dell'esercito, divenuti allora re di vaste contrade. -Presso i Franchi, gli schiavi e gli affrancati del re -sostennero una gran parte, prima alla Corte, poi nello -Stato; in gran parte la nuova nobiltà discese da essi. -</p> - -<p> -Una istituzione favorì il sorgere della monarchia: -le compagnie militari (<i>comitati</i> di Tacito). -Già fra i Pellirosse americani vedemmo, come accanto -alla costituzione <i>gentile</i> si formino di proprio -moto associazioni private per fare la guerra. Queste -associazioni private, presso i Germani, erano già -divenute associazioni permanenti. Duci di eserciti, -che si erano procacciata una fama, raccoglievano -a sè d'intorno una schiera di giovani avidi di bottino, -obbligati a personale fedeltà verso il duce, -come egli verso di loro. Il duce li manteneva, -faceva loro donativi, li ordinava gerarchicamente: -una guardia del corpo e una schiera agguerrita -per le piccole spedizioni, un corpo completo di uffiziali -per le grandi. Per deboli che dovessero essere -queste compagnie, quali anche ci appaiono più -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -tardi, per esempio in Italia con Odoacre, nondimeno -esse formavano già il germe della rovina dell'antica -libertà popolare e si dimostrarono tali durante -e dopo le migrazioni. Poichè, in primo luogo esse -favorirono il sorgere del potere regio. E, in secondo -luogo, esse non potevano essere tenute assieme, -come già nota Tacito, che dalle incessanti guerre -e dalla continua rapina. Il bottino divenne scopo. -Se il capo della compagnia non aveva da far nulla -nelle vicinanze, egli traeva colla sua milizia presso -altre popolazioni, dove eravi guerra e speranza di -bottino; le truppe ausiliarie germaniche, che in -gran copia combatterono sotto bandiere romane -perfino contro Germani, erano in parte composte -di siffatte compagnie. Era il primo embrione dei -lanzichenecchi, onta e maledizione dei tedeschi. -Dopo la conquista dell'Impero romano, queste compagnie -del re, insieme ai servi e ai valletti di Corte -romani, formarono il secondo principale elemento -della futura nobiltà. -</p> - -<p> -In generale, quindi, le tribù la cui federazione -formava il popolo dei Germani, avevano la stessa -costituzione che si era già sviluppata presso i Greci -dei tempi eroici e presso i Romani della cosiddetta -epoca dei re: l'assemblea del popolo, il Consiglio -dei capi <i>gentili</i>, il duce dell'esercito, che già anelava -a un effettivo potere reale. Era questa la costituzione -più evoluta che potesse in generale scaturire -dall'ordinamento <i>gentile</i>; e fu anche la -costituzione modello dello stadio superiore della Barbarie. -Quando la società varcò i limiti, entro i quali -bastava questa costituzione, l'ordinamento <i>gentile</i> -ebbe fine: esso fu distrutto, e lo Stato lo sostituì. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -</p> - -<h2 id="cap8">VIII. La formazione -dello Stato dei Germani.</h2> -</div> - -<p> -Secondo Tacito, i Germani erano un popolo -molto numeroso. In Cesare troviamo un ragguaglio -approssimativo della forza dei singoli popoli tedeschi; -egli fa ascendere gli Usipeti e i Tencteri, apparsi -sulla riva sinistra del Reno, a 180,000, comprese -le donne e i fanciulli. Quindi, per ciascun -popolo, circa 100,000<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, che è già assai più degli -Irocchesi, ad esempio, i quali, nel loro fiore, non -superavano i 20,000, e furono il terrore dell'intera -regione dai grandi laghi sino all'Ohio e al Potomac. -Ciascuno di questi popoli, se noi ci proviamo ad -aggruppare quelli stabilitisi nei pressi del Reno e -che, per le relazioni pervenuteci, ci sono più noti, -occupa sulla carta, all'incirca ed in media, lo spazio -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -di una provincia della Prussia, a un dipresso 10,000 -chilometri quadrati o 182 miglia quadrate geografiche. -Ma la <i>Germania Magna</i> dei Romani, sino -alla Vistola, abbracciava in cifre tonde 500,000 chilometri -quadrati. Data una media di 100,000 individui -per ciascun popolo, il totale per la <i>Germania -Magna</i> ammonterebbe a cinque milioni; il che è -già molto per un gruppo di popoli barbari, mentre -sarebbe pochissimo per popoli odierni, che contano -10 teste per chilometro quadrato, o 550 per ogni -miglio quadrato geografico. Ma i Germani non finivano -lì. Lungo i Carpazii, sino alle foci del Danubio, -abitavano popoli tedeschi di stirpe gotica, i Bastarni, -i Peukini ed altri, così numerosi che Plinio -ne fa la quinta tribù principale dei Germani, e -che, dopo aver servito, 180 anni avanti la nostra -êra, quali mercenarii del re macedone Perseo, si -spinsero, nei primi anni di Augusto, sino nella regione -di Adrianopoli. Fossero solo un milione, -avremmo, al principio della nostra era, un totale -probabile di almeno sei milioni di Germani. -</p> - -<p> -Presa dimora in Germania, la popolazione dovette -crescere con rapidità accelerata: basterebbero -a provarlo i progressi industriali testè menzionati. -Gli oggetti trovati nelle paludi dello Schleswig, -come si desume dalle monete romane che li accompagnavano, -sono del terzo secolo. In quell'epoca -esistevano quindi già sul Baltico un'industria tessile -e un'industria metallurgica assai sviluppate, -un attivo commercio coll'Impero romano e un certo -lusso nei ricchi — tutte traccie di popolazione alquanto -densa. Ma alla stessa epoca incomincia anche -la guerra generale di aggressione dei Germani su -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -tutta la linea del Reno, sulla frontiera fortificata -dei Romani e sul Danubio, dal Mare del Nord sino -al Mar Nero — prova diretta d'una popolazione -sempre crescente e che tende ad espandersi. Trecento -anni durò la lotta, durante la quale tutta la -tribù principale delle popolazioni gotiche (eccetto -i Goti Scandinavi ed i Burgundi) trasse verso il -Sud-est e formò l'ala sinistra della grande linea -d'attacco, al centro della quale gli Alto-tedeschi -(Erminoni) sul Danubio superiore, e alla cui ala -destra gli Iskevoni (oggi Franchi) si spingevano sul -Reno; agli Inghevoni toccò la conquista della Britannia. -Alla fine del quinto secolo l'Impero romano -giaceva snervato, dissanguato e impotente, aperto -agli invasori Germani. -</p> - -<p> -Eravamo pur dianzi alla culla dell'antica civiltà -greca e romana. Eccoci al suo funerale. Su tutti i -paesi del bacino del Mediterraneo era passata la -pialla livellatrice della mondiale dominazione romana, -e ciò per lunghi secoli. Dove non faceva resistenza -il greco, tutti i linguaggi nazionali avevano -dovuto cedere a un latino corrotto; non v'erano -più differenze di nazionalità; non v'erano più Galli, -Iberi, Liguri, Norici; tutti eran divenuti Romani. -L'amministrazione romana e il diritto romano avevano -sciolti dappertutto gli antichi aggruppamenti -di schiatta, e distrutto con ciò l'ultimo avanzo di -indipendenza locale e nazionale. La qualità di Romano -conferita a tutti non offriva un compenso; -essa non esprimeva una nazionalità, ma solo la -mancanza di ogni nazionalità. Gli elementi di nuove -nazioni esistevano dappertutto; i dialetti latini delle -diverse provincie si differenziavano sempre più; i -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -confini naturali, che in passato avevano fatto territorii -indipendenti l'Italia, la Gallia, la Spagna, -l'Africa, esistevano e si sentivano ancora. Ma in -nessun luogo esisteva la forza di aggruppare questi -elementi in nuove nazioni; in niun luogo restava -traccia di capacità di sviluppo, di forza di resistenza, -e, meno ancora, di una forza creativa. L'immensa -massa umana di quell'immenso dominio non aveva -che un vincolo: lo Stato romano, e questo era divenuto -col tempo il suo peggior nemico ed oppressore. -Le provincie avevano annientata Roma; Roma -stessa era divenuta una città di provincia come le -altre — privilegiata, ma non più signora, non più -centro dell'Impero mondiale, non più neppure sede -degli imperatori e dei sotto-imperatori, che risiedevano -a Costantinopoli, a Treviri, a Milano. La -Stato romano era divenuto una gigantesca e complicata -macchina, non ad altro diretta che a dissanguare -i sudditi. Tributi, requisizioni e prestazioni -forzate di lavoro riducevano la massa della popolazione -in una povertà sempre più desolante; l'oppressione -raggiunse l'insopportabile colle estorsioni -dei governatori, dei percettori delle imposte, dei -soldati. A questo era riuscito lo Stato romano col -suo dominio universale: esso fondava il suo diritto -all'esistenza sulla conservazione dell'ordine all'interno -e sulla protezione contro i barbari all'estero; -ma il suo ordine era peggiore del più tristo disordine, -e i barbari, contro i quali esso pretendeva -difendere i cittadini, venivano da questi invocati -quali salvatori. -</p> - -<p> -La situazione sociale non era meno disperata. -Già dagli ultimi tempi della Repubblica la dominazione -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -romana era riuscita allo sfruttamento inconsiderato -delle provincie conquistate; l'Impero -non aveva abolito questo sfruttamento, al contrario -lo aveva disciplinato. Quanto più l'Impero decadeva, -tanto più crescevano tributi e prestazioni, tanto -più spudoratamente i funzionari rubavano ed angariavano. -Il commercio e l'industria non erano -state mai il forte dei Romani, dominatori dei popoli; -solo nell'usura essi hanno superato tutto ciò -che si fece prima e dopo di loro. Quel tanto di -commercio, che si era trovato e conservato, andò -in rovina sotto le estorsioni dei funzionarii; quello -che perdurò, riguardava la parte greca, orientale -dell'Impero, che esorbita dal nostro quadro. Impoverimento -generale, regresso del commercio, del -mestiere, dell'arte, decremento della popolazione, -decadenza delle città, ritorno dell'agricoltura ad -uno stadio inferiore — questo fu il risultato finale -della dominazione mondiale romana. -</p> - -<p> -L'agricoltura, il principale ramo di produzione -in tutto il mondo antico, era tale più che mai. In -Italia gli immensi latifondi, sin dalla fine della Repubblica -occupanti quasi tutto il territorio, erano -stati utilizzati in due modi: o come pascoli, nei -quali la popolazione era sostituita da pecore e da -buoi, la cui custodia non richiedeva che pochi -schiavi; o come ville, dove masse di schiavi esercitavano -l'orticoltura in grande, in parte pel lusso -del proprietario, in parte per lo smercio sui mercati -delle città. I grandi pascoli si erano conservati -ed anche estesi; le ville e la loro orticoltura -erano rovinate coll'impoverimento dei loro possessori -e colla decadenza delle città. La coltura dei -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -latifondi, fondata sul lavoro schiavo, non dava più -profitto, ma essa era allora l'unica forma possibile -di grande agricoltura. La piccola coltura era ridivenuta -la sola forma rimuneratrice. Le ville furono -frazionate, l'una dopo l'altra, in piccole parcelle, -e concesse ad enfiteuti, che pagavano una -data somma, o a <i>parziarii</i>, più fattori che fittaiuoli, -che ricevevano il sesto o appena la nona parte dal -prodotto annuo pel loro lavoro. Ma a preferenza -questi piccoli spezzoni di campi erano concessi a -coloni, che pagavano una data somma annua, che -erano legati alla gleba e che potevano essere venduti -con questa; essi non erano veri schiavi, ma -neanche liberi, non potevano contrarre matrimonio -con liberi, e i matrimonii tra loro non erano considerati -come pienamente validi, ma, a guisa di -quelli degli schiavi, come un semplice concubinato -(<i>contubernium</i>). Erano i precursori dei servi del -medio-evo. -</p> - -<p> -L'antica schiavitù aveva fatto il suo tempo. Nè -in campagna nella grande agricoltura, nè nelle manifatture -delle città essa dava più un profitto rimuneratore — il -mercato pei suoi prodotti non -esisteva più. E la piccola agricoltura e il piccolo -mestiere, a cui erasi ristretta la gigantesca produzione -dei tempi floridi dell'Impero, non aveva -posto per numerosi schiavi. Soltanto per gli schiavi -domestici e di lusso dei ricchi c'era ancora posto -nella società. Ma la morente schiavitù bastava ancora -tuttavia a far apparire ogni lavoro produttivo -un compito da schiavi, indegno di un libero -Romano — e chi non lo era oramai? Quindi, da -un lato, aumentavano le affrancazioni degli schiavi -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -superflui, divenuti un peso; dall'altro si moltiplicavano -quà i coloni, là i liberi pezzenti (analoghi -ai <i>poor whites</i> degli ex-Stati schiavisti d'America). -Il Cristianesimo è affatto innocente del graduale -estinguersi dell'antica schiavitù. Esso ha secondata -la schiavitù per lunghi secoli nell'Impero romano, -e in seguito non ha mai impedito ai cristiani il -commercio degli schiavi, nè quello degli Alemanni -nel Nord, nè quello dei Veneziani sul Mediterraneo, -nè più tardi, la tratta dei negri<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. La schiavitù -cessò, perchè non dava più profitto. Ma la morente -schiavitù lasciò dietro il suo venefico pungiglione, -nella proscrizione del lavoro produttivo dei liberi. -Questo il cul di sacco in cui s'era ficcato il mondo -romano: la schiavitù era economicamente impossibile, -il lavoro dei liberi era moralmente bandito. -L'una non poteva più essere, l'altro non poteva essere -ancora, la base della produzione sociale. Unico -scampo, in simile caso, una rivoluzione completa. -</p> - -<p> -La situazione non appariva migliore nelle provincie. -A questo proposito è sulle Gallie che abbiamo -i maggiori ragguagli. Ivi, allato ai coloni, -c'erano ancora piccoli contadini liberi. Per guarentirsi -dagli arbitrii dei funzionarii, dei giudici e degli -usurai, essi si ponevano sovente sotto la protezione -o il patronato di un potente; nè soltanto gli individui, -ma intiere comunità, talchè gli Imperatori, -nel quarto secolo, emanarono in proposito parecchi -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -divieti. Ma che giovava mai a coloro che cercavano -protezione? Il padrone poneva loro la condizione -di trasferire in testa sua la proprietà del loro fondo, -e in ricambio glie ne assicurava l'usufrutto vita -durante — gherminella che ben avvertì la santa -Chiesa e che imitò bravamente, nel IX e nel X secolo, -per l'incremento del regno di Dio e della proprietà -terrena sua propria. Vero è che allora, verso -l'anno 475, il vescovo Salviano di Marsiglia inveiva -ancora contro simili ladronecci e narrava che l'oppressione -dei funzionarii e dei grandi proprietarii -terrieri romani era divenuta così grave, che molti -«Romani» fuggivano nelle contrade già occupate -dai Barbari, mentre i cittadini romani, che vi dimoravano, -nulla temevano di più che di ritornare -sotto il dominio romano. Che, in quel tempo, sovente, -per povertà, dei genitori vendessero i loro -figli come schiavi, lo dimostra una legge diretta -ad infrenare quest'uso. -</p> - -<p> -Per avere i barbari Germani liberato i Romani -dal loro proprio Stato, tolsero loro due terzi di -tutto il territorio e se lo divisero fra loro. La divisione -si fece secondo la costituzione <i>gentile</i>; stante -il numero relativamente piccolo dei conquistatori, -grandissime zone rimasero indivise, e proprietà in -parte di tutto il popolo, in parte delle singole tribù -e <i>genti</i>. In ogni <i>gente</i> i campi e le praterie erano -divisi in parti eguali e sorteggiati tra le singole -famiglie; ignoriamo se, nei primi tempi avessero -luogo divisioni periodiche; comunque, questo costume -cessò bentosto nelle provincie romane, e le -parti di ciascuno divennero proprietà privata alienabile, -<i>allodio</i>. Il bosco e il pascolo restò indiviso -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -per l'uso comune; quest'uso, come il modo di coltivazione -della campagna divisa, era regolato conforme -all'antico costume e alle deliberazioni della -collettività. Come più la <i>gente</i> stava fissa nel suo -villaggio, e i Germani e i Romani a poco a poco -si fondevano, tanto più il vincolo di parentela cedeva -a quello meramente territoriale; la <i>gente</i> si -perdeva nella associazione della <i>marca</i>, nella quale -tuttavia si ritrovano bene spesso le traccie della -originaria consanguineità dei compagni. Così la costituzione -<i>gentile</i>, almeno nei paesi dove conservossi -la comunità della <i>marca</i> — il Nord della Francia, -l'Inghilterra, la Germania, la Scandinavia — si trasformò -insensibilmente in una costituzione locale, -diventando con ciò atta ad essere assorbita nello -Stato. Ma essa serbò tuttavia il carattere democratico -primitivo, proprio a tutta la costituzione <i>gentile</i>, -e questo carattere, sopravvissuto anche nelle -degenerazioni successive, fu un arme in mano degli -oppressi, che li francheggiò insino ai tempi moderni. -</p> - -<p> -Se dunque il vincolo del sangue si smarrì presto -nella <i>gente</i>, ciò avvenne perchè, anche nella tribù -e in tutto il popolo, i suoi organi degenerarono -per effetto della conquista. Sudditanza e costituzione -<i>gentile</i> sappiamo che sono incompatibili. Qui -lo vediamo confermato su vasta scala. I popoli Germani, -signori delle provincie romane, dovevano organizzare -questa loro conquista. Ma nè si potevano -accogliere le masse romane nei corpi <i>gentili</i>, nè dominarle -col mezzo di questi. Alla testa dei corpi -amministrativi locali romani, la più parte ancor -vivi, conveniva porre qualcosa che sostituisse lo -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -Stato romano, e questo non poteva essere che -un altro Stato. Gli organi della costituzione <i>gentile</i> -dovevano quindi trasformarsi in organi di Stato, e -ciò assai rapidamente, poichè le circostanze urgevano. -Ma il rappresentante immediato del popolo -conquistatore era il duce dell'esercito. La sicurezza -interna ed esterna del territorio conquistato richiedeva -il consolidamento del suo potere. Il momento -era giunto per la trasformazione del comando militare -in monarchia: essa si compì. -</p> - -<p> -Prendiamo l'Impero dei Franchi. Quivi al popolo -vittorioso dei Salii toccarono in pieno possesso non -solo i vasti dominii dello Stato romano, ma altresì -tutte le vastissime zone che, nelle maggiori e minori -società di <i>marca</i> e di distretto, erano rimaste -indivise, massime tutti i grandi territorii boscosi. -La prima cosa che fece il re franco, di semplice -comandante supremo divenuto un vero regnante, -fu di tramutare questa proprietà pubblica in proprietà -regia, rubarla al popolo e donarla o concederla -al suo seguito. Questo seguito, originariamente -composto della sua scorta personale da guerra e degli -altri sotto-capi dell'esercito, si rafforzò presto non -solo con Romani, cioè con Galli romanizzati, che, -per la loro arte dello scrivere, per la loro coltura, -per la loro conoscenza della lingua volgare romana -e dell'idioma scritto latino, come pure del diritto -del paese, bentosto gli divennero indispensabili, ma -altresì con schiavi e con affrancati, che formavano -la sua Corte e tra i quali egli sceglieva i suoi favoriti. -A tutti costoro furono dapprima per lo più -donati lotti di territorio pubblico, poi furono loro -concessi sotto forma di benefizî, che da principio -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -per lo più duravano quanto la vita del re; fu così -creata la base di una nuova nobiltà a spese del -popolo. -</p> - -<p> -Non basta. La vasta estensione dell'Impero non -poteva governarsi coi mezzi dell'antica costituzione -<i>gentile</i>; il Consiglio dei capi, se anche non fosse da -lungo tempo cessato, non sarebbesi potuto riunire, -e fu presto sostituito dal seguito permanente del -re; l'antica assemblea del popolo si mantenne in -apparenza, ma anch'essa divenne sempre più nient'altro -che la riunione dei sotto-capi dell'esercito -e dei grandi recentemente sorti. I contadini, liberi -proprietarii del suolo, la massa del popolo franco, -furono stremati e rovinati dalle eterne guerre civili -e di conquista — queste ultime specialmente -sotto Carlo Magno — quanto lo erano stati i contadini -romani negli ultimi tempi della Repubblica. -Essi, che avevano formato in origine tutto l'esercito, -e dopo la conquista della Francia il nucleo di esso, -in principio del nono secolo erano così impoveriti, -che appena il quinto degli uomini poteva ancora -servire. Alle leve di liberi contadini, bandite direttamente -dal re, subentrò un esercito composto dei -vassalli dei nuovi grandi, tra i quali anche contadini -asserviti, discendenti di quelli, che prima non -avevano conosciuto altro signore che il re, e ancor -prima nessun signore affatto, neanche il re. Sotto -i successori di Carlo, la rovina dei contadini franchi -fu consumata dalle guerre interne, dall'indebolimento -del potere regio e dalle corrispondenti usurpazioni -dei grandi, ai quali si aggiunsero allora -anche i Conti di distretto, istituiti da Carlo e aspiranti -all'ereditarietà della carica; finalmente dalle -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -invasioni dei Normanni. Cinquant'anni dopo la morte -di Carlo Magno l'Impero franco giaceva spossato -ai piedi dei Normanni, così come, quattro secoli -prima, l'Impero romano ai piedi dei Franchi. -</p> - -<p> -E non solo l'impotenza all'estero, ma anche l'ordine -o piuttosto il disordine sociale interno era -quasi il medesimo. I liberi contadini franchi nulla -ebbero da invidiare ai loro predecessori, i coloni -romani. Rovinati dalle guerre e dai saccheggi, essi -avevano dovuto porsi sotto la protezione dei nuovi -grandi o della Chiesa, poichè il potere regio era -troppo debole per proteggerli; ma questa protezione -dovettero pagarla a caro prezzo. Come un -tempo i contadini Galli, essi dovevano trasferire al -protettore la proprietà del loro fondo e tornarlo -a ricevere da lui come bene livellario, sotto forme -diverse e mutevoli, ma sempre contro prestazione -di servizii e pagamento di canoni; ridotti a questa -forma di dipendenza, essi perdettero a poco a poco -anche la libertà personale; dopo poche generazioni, -la più parte erano già servi. Come presto tramontasse -la libertà del contadino, lo dimostra il catasto -di Irminone dell'abbazia di <i>Saint-Germain-des-Près</i>, -allora presso ed ora entro Parigi. Sui -vasti tenimenti di questa badìa, sparpagliati nei -dintorni, risiedevano ancora, ai tempi di Carlo -Magno, 2788 economie domestiche, quasi tutte -franche con nomi tedeschi. Vi si contavano 2080 -coloni, 35 liti, 220 schiavi e solo 8 liberi fittaiuoli! -La pratica, dichiarata empia da Salviano, per la -quale il protettore trasferiva in sua proprietà il -fondo del contadino, e non glielo riconcedeva che -in usufrutto, e solo sua vita durante, veniva ora -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -generalmente esercitata coi contadini dalla Chiesa. -Le prestazioni obbligatorie di lavoro, che venivano -sempre più in uso, avevano avuto il loro modello -così nelle <i>angarie</i> romane, servizii coattivi per lo -Stato, come nei lavori dei compagni di <i>marca</i> Germani -per la costruzione di ponti e strade e per altri -scopi di comune interesse. La massa della popolazione -sembra dunque, dopo quattro secoli, tornata -al suo punto di partenza. -</p> - -<p> -Ma ciò non prova che due cose: primieramente, -che il congegno sociale e la distribuzione della proprietà -nel crollante Impero romano avevano pienamente -corrisposto allo stadio della produzione d'allora -nell'agricoltura e nell'industria, ossia erano stati -inevitabili; e in secondo luogo, che cotesto stadio -della produzione, durante i quattro secoli seguenti -non avendo essenzialmente nè progredito nè regredito, -aveva fatalmente riprodotta la stessa ripartizione -della proprietà e le medesime classi della -popolazione. La città, negli ultimi secoli dell'Impero -romano, aveva perduta la sua antica dominazione -sulla campagna, e non l'aveva riacquistata nei primi -secoli della signoria germanica. Ciò presuppone un -basso grado di sviluppo tanto dell'agricoltura quanto -dell'industria. Questo insieme di condizioni produce -necessariamente grandi proprietarii fondiarii dominanti -e piccoli contadini dipendenti. Quanto fosse -impossibile innestare in una tale società, da un lato, -la romana cultura a schiavi dei latifondi, dall'altro, -la più recente grande cultura con prestazioni obbligatorie -di lavoro, lo provano i giganteschi esperimenti -di Carlo Magno, colle famose ville imperiali, -sparite senza quasi lasciar traccia. Essi non furono -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -continuati che da chiostri, e solo per questi furono fecondi; -ma i chiostri erano corpi di società anormali, -basati sul celibato; essi potevano bensì fare cose eccezionali, -ma appunto perciò dovevano restare eccezioni. -</p> - -<p> -Eppure del cammino se n'era fatto in questi -quattro secoli. Se in principio e in fine troviamo -su per giù le stesse classi principali, cangiati erano -però gli uomini che le formavano. Sparita era l'antica -schiavitù, spariti i liberi poveri cenciosi, che -disprezzavano il lavoro come cosa da schiavi. Tra -il colono romano e il nuovo servo, c'era stato il -libero contadino franco. Il «vano ricordo e la sterile -lotta» della romanità agonizzante erano morti -e sotterrati. Le classi sociali del nono secolo si -erano formate, non già nel pantano di una civiltà -che si dissolve, ma nei dolori del parto di una nuova. -La nuova generazione, così i signori come i servi, -era una generazione di uomini, in paragone dei -suoi predecessori romani. Il rapporto fra potenti -signori fondiarii e contadini dipendenti, che era -stato per questi la ineluttabile forma di rovina -dell'antico mondo, fu ora per quelli il punto di -partenza di una novella evoluzione. E poi, per improduttivi -che sembrino, questi quattro secoli si -lasciarono dietro un grande prodotto: le moderne -nazionalità, la trasformazione e il nuovo assetto -dell'umanità dell'Europa occidentale per la storia -futura. I Germani avevano infatti rivivificata l'Europa, -e perciò la dissoluzione degli Stati del periodo -germanico non terminò colla soggiogazione normanno-saracena, -bensì collo svolgersi dei beneficii e -del vassallaggio per ottenere protezione (<i>Kommendation</i>) -sino al feudalismo, e con un così grande incremento -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -della popolazione, che permise, due secoli dopo, -di sopportare senza danno i forti salassi delle crociate. -</p> - -<p> -Ma qual fu la misteriosa magìa con la quale i -Germani infusero nuovo vigore alla morente Europa? -Fu forse una innata malìa della razza germanica, -come favoleggiano i nostri storici «sciovinisti?» -Niente affatto. I Germani erano, particolarmente -allora, una razza ariana fornita di alte doti, e in -pieno sviluppo di vita. Ma non furono le loro qualità -nazionali specifiche che hanno ringiovanito -l'Europa, bensì semplicemente la loro barbarie: la -loro costituzione <i>gentile</i>. -</p> - -<p> -La loro capacità e il loro coraggio personale, -il loro sentimento di libertà e il loro istinto democratico, -pei quali in tutti gli affari pubblici ravvisavano -un affare proprio, in breve, tutte le qualità -che i Romani avevano perdute e che sole potevano -dal fango del mondo romano modellar nuovi Stati -e far crescere nuove nazionalità — che altro erano -se non i tratti caratteristici del barbaro dello stadio -superiore — frutti della sua costituzione <i>gentile</i>? -</p> - -<p> -Se essi trasfigurarono l'antica forma della monogamia, -se mitigarono il dominio dell'uomo nella -famiglia, se diedero alla donna una posizione più -elevata, ignota al mondo classico, che cosa mai ve -li rese idonei, se non la loro barbarie, le loro consuetudini -<i>gentili</i>, le loro qualità ancora vive, retaggio -dei tempi del diritto materno? -</p> - -<p> -Se, almeno in tre delle più importanti contrade, -Germania, Nord della Francia e Inghilterra, salvarono -un tratto di schietta costituzione <i>gentile</i> -sotto forma di comunità della <i>marca</i> nello Stato -feudale, e diedero con ciò alla classe oppressa, ai -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -contadini, anche nella più dura servitù medioevale, -un appoggio locale e un mezzo di resistenza, quale -non trovarono nè gli antichi schiavi, nè i moderni -proletarii — a che si è dovuto, se non alla loro -barbarie, al loro sistema esclusivamente barbarico -di colonizzazione per stirpi? -</p> - -<p> -E finalmente, se poterono sviluppare ed elevare -a regola la forma più mite della servitù già praticata -nella patria e nella quale si trasformò di -più in più la stessa schiavitù dell'Impero romano; -una forma, che, come primo notava il Fourier, dà -agli asserviti i mezzi per una graduale emancipazione -<i>come classe</i> (<i>fournit aux cultivateurs des -moyens d'affranchissement</i> <span class="smcap lowercase">COLLECTIF</span> <i>et</i> <span class="smcap lowercase">PROGRESSIF</span>); -una forma che perciò si eleva molto più alto della -schiavitù, nella quale ultima non era possibile che la -immediata liberazione dell'individuo senza transizione -(l'antichità non offre esempî di abolizione -della schiavitù per mezzo di ribellioni vittoriose) — mentre -infatti i servi del medio-evo riuscirono -a poco a poco alla loro emancipazione come classe — a -che lo dobbiamo, se non alla loro barbarie, -mercè la quale essi non erano ancora giunti a una -schiavitù completa, nè all'antica schiavitù del lavoro, -nè alla schiavitù domestica orientale? -</p> - -<p> -Tutto quello, che i Germani infusero al mondo -romano di robustezza e di vitalità, era barbarie. -Infatti solo dei barbari sono capaci di ringiovanire -un mondo travagliato da un'agonia di civiltà. E lo -stadio superiore della Barbarie, al quale e nel quale -i Germani avevano cercato di elevarsi prima della -migrazione dei popoli, era il più favorevole per -siffatto processo. Ciò spiega tutto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -</p> - -<h2 id="cap9">IX. Barbarie ed Epoca civile.</h2> -</div> - -<p> -Abbiamo seguito il dissolversi della costituzione -<i>gentile</i> nei tre grandi esempii particolari dei Greci, -dei Romani e dei Germani. Esaminiamo ora, per -concludere, le condizioni economiche generali che -minavano già l'organamento <i>gentile</i> della società -nello stadio superiore della Barbarie, e che la distrussero -completamente coll'avvento dell'Epoca civile. -Qui il <i>Capitale</i> di Marx ci è tanto necessario -quanto il libro di Morgan. -</p> - -<p> -Sorta nello stadio medio e sviluppatasi nello -stadio superiore dello stato selvaggio, la <i>gente</i>, per -quanto le fonti ci permettono di giudicarne, raggiunse -il suo fiore nello stadio inferiore della Barbarie. -Cominciamo quindi da questo stadio di sviluppo. -</p> - -<p> -Qui, dove i Pellirosse d'America devono servirci -come esempio, la costituzione <i>gentile</i> è completamente -elaborata. Una tribù si è scissa in parecchie -<i>genti</i>, almeno in due; queste <i>genti</i> primitive, col -crescere della popolazione, si suddividono ciascuna -in parecchie <i>genti</i> figlie, di fronte alle quali la -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -<i>gente</i> madre appare come fratria; la stessa tribù -si divide in parecchie tribù, in ciascuna delle quali -ritroviamo in gran parte le antiche <i>genti</i>; talora -le tribù parenti sono federate. Questo semplice organamento -basta perfettamente alle condizioni sociali -onde è derivato. Esso non è altro che il loro -proprio aggruppamento naturale, ed è in grado di -dirimere tutti i conflitti, che possono sorgere in -una società così organata. All'estero li dirime la -guerra; essa può terminare colla distruzione della -tribù, giammai colla sua soggiogazione. Il grandioso, -ma anche il lato debole della costituzione <i>gentile</i>, -è che essa non ha posto per signoria e per servitù. -All'interno non c'è alcuna differenza fra diritti e -doveri; il problema, se la partecipazione agli affari -pubblici, la vendetta o la «composizione» siano un -diritto o un dovere, non esiste per l'Indiano; esso -gli sembrerebbe tanto assurdo quanto il chiedere -se il mangiare, il dormire, il far la caccia siano -un diritto o un dovere. Non meno inconcepibile è -una divisione della tribù e della <i>gente</i> in differenti -classi. E ciò ne conduce all'esame della base economica -di tale stato di cose. -</p> - -<p> -La popolazione è estremamente rada; addensata -solo alla residenza della tribù, intorno alla quale -si stende in vasto cerchio prima il territorio di -caccia, poi la zona neutra della foresta protettrice, -che la separa dalle altre tribù. La divisione del -lavoro è affatto primitiva: non esiste che tra i due -sessi. L'uomo fa la guerra, la caccia, la pesca, procura -la materia prima pel nutrimento e gli strumenti -necessarii a tutto questo. La donna accudisce -alla casa e prepara il vitto e le vesti, cucina, tesse, -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -cuce. Ciascuno dei due è signore nel suo àmbito: -l'uomo nel bosco, la donna in casa. Ognuno è proprietario -degli istrumenti da lui fabbricati e adoperati: -l'uomo delle armi, degli ordegni da caccia -e da pesca, la donna delle masserizie. L'economia -domestica è comunistica per parecchie, spesso per -molte famiglie<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. Quello, che è fatto ed utilizzato -in comune, è proprietà comune: la casa, il giardino, -la barca. Qui dunque, e soltanto qui, regge la «proprietà -del prodotto del proprio lavoro», dai giuristi -e dagli economisti falsamente attribuita alla società -incivilita; ultimo sotterfugio giuridico, sul quale si -puntella ancora l'odierna proprietà capitalistica. -</p> - -<p> -Ma gli uomini non rimasero dappertutto a questo -stadio. In Asia trovarono animali che si lasciarono -addomesticare, e poi allevare. La bufala selvatica doveva -esser presa alla caccia; addomesticata, forniva -annualmente un vitello, e latte per giunta. Certe -tribù più progredite — arii, semiti, forse anche -già dei turanici — fecero dell'addomesticamento, e -più tardi anche dell'allevamento del bestiame, la -loro principale occupazione. Tribù di pastori si staccarono -dal resto della massa dei barbari: <i>prima -grande divisione sociale del lavoro</i>. Le tribù di -pastori producevano sussistenze, non solo più copiose, -ma diverse da quelle degli altri barbari. Essi -non solo avevano latte, latticinii e carne in maggior -copia, ma anche pelli, lana, pelo di capra, e filati -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -e tessuti moltiplicantisi colla massa della materia -prima. Ciò rendeva uno scambio normale per la -prima volta possibile. Nei periodi precedenti non -potevano aver luogo che scambii occasionali; una -particolare abilità nella fabbricazione di armi e di -utensili poteva condurre, è ben vero, a una transitoria -divisione del lavoro. Così si rinvennero, in -molti luoghi, indubbii avanzi di officine da strumenti -di pietra, dello scorcio dell'età della pietra; -gli artefici, che qui spiegavano la loro abilità, lavoravano -probabilmente, come ancora oggi gli artigiani -delle comunità <i>gentili</i> dell'India, per conto -della collettività. Ad ogni modo, in questo stadio, -lo scambio non poteva aver luogo che nell'interno -della tribù, e anche questo in via eccezionale. Ora -invece, dopo la separazione delle tribù di pastori, -troviamo tutte le condizioni per lo scambio tra -membri delle differenti tribù, e perchè esso si organizzi -e si consolidi come istituzione normale. In -origine una tribù scambiava coll'altra, per mezzo -dei rispettivi capi <i>gentili</i>; ma quando gli armenti -cominciarono a passare in proprietà privata, prevalse -di più in più lo scambio individuale, e divenne -finalmente l'unica forma. Il principale articolo, che -le tribù di pastori davano in iscambio ai loro vicini, -fu il bestiame; il bestiame divenne così la -merce, in confronto alla quale furono valutate tutte -le altre e che dappertutto fu accettata volentieri -nello scambio contro queste — insomma il bestiame, -già a questo stadio, acquistò funzione e rese servizio -di moneta: tanto e così presto, già in principio -dello scambio delle merci, faceva sentirsi il -bisogno di una merce-moneta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -</p> - -<p> -L'orticoltura, probabilmente ignota ai barbari -asiatici dello stadio inferiore, sorse tra loro al più -tardi nello stadio medio, come foriera dell'agricoltura. -Il clima degli altipiani turanici non permette -vita pastorale se manchino provviste di foraggi pei -lunghi e rigidi inverni; qui dunque la cultura dei -prati e delle biade era condizione necessaria. Deve -dirsi lo stesso per le steppe al nord del Mar Nero. -Ma se il frumento si produsse prima pel bestiame, -divenne bentosto anche un alimento per l'uomo. Il -terreno coltivato restò ancora proprietà della tribù, -assegnato in usufrutto da principio alla <i>gente</i>, più -tardi concesso da questa alle comunità domestiche, -a finalmente agli individui; essi potevano avervi -alcuni diritti di possesso, ma nulla più. -</p> - -<p> -Fra le scoperte industriali di questo stadio, due -sono particolarmente importanti. La prima è il -telaio, la seconda la fusione dei minerali e la lavorazione -dei metalli. Il rame e lo stagno, e il -bronzo che è un composto dei due, furono di gran -lunga i più importanti; il bronzo forniva strumenti -utili ed armi, ma non poteva sostituire gli strumenti -di pietra; ciò non era possibile che al ferro, -e il ferro non lo si sapeva ancora ottenere. L'oro -e l'argento cominciavano a usarsi in gioielli ed ornamenti -e dovevano già tenersi in gran pregio di -fronte al rame e al bronzo. -</p> - -<p> -L'incremento della produzione in tutti i rami — allevamento -del bestiame, agricoltura, mestieri -domestici — diede alla forza di lavoro umano la -facoltà di generare un prodotto più grande di quello -che occorreva a sostentarla. Esso accrebbe insieme -la quantità di lavoro giornaliero, che spettava ad -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -ogni membro della <i>gente</i>, della comunità domestica -o delle singole famiglie. Nuove forze di lavoro divenivano -desiderabili. La guerra le offriva; i prigionieri -di guerra furono trasformati in ischiavi. -Accrescendo la produttività del lavoro, e per conseguenza -la ricchezza, e ampliando il campo della -produzione, la prima grande divisione sociale del -lavoro doveva, dato quel complesso di condizioni -storiche, produrre necessariamente la schiavitù. -Dalla prima grande divisione sociale del lavoro -nacque la prima grande divisione della società in -due classi: signori e schiavi, sfruttatori e sfruttati. -</p> - -<p> -Come e quando siano passati gli armenti dalla -proprietà comune della tribù o della <i>gente</i> in quella -dei singoli capi di famiglia, finora è affatto ignoto. -Ma essenzialmente è in questo stadio che il passaggio -dev'essere avvenuto. Ora, cogli armenti e -colle altre nuove ricchezze, vi fu una rivoluzione -nella famiglia. Il guadagno era stato sempre affare -dell'uomo, e i mezzi all'uopo erano prodotti da lui -e sua proprietà. Gli armenti erano i nuovi mezzi -di guadagno, il loro addomesticamento prima, e poi -la loro sorveglianza, furono opera sua. A lui, quindi, -apparteneva il bestiame, a lui le merci e gli schiavi -scambiati contro il bestiame. Tutto il profitto, che -offriva ora l'industria, spettava all'uomo; la donna -ne godeva con lui, ma non aveva alcuna parte nella -proprietà di esso. Il guerriero e cacciatore «selvaggio» -si era accontentato, nella casa, del secondo -posto dopo la donna; il pastore «più mite», imbaldanzito -della sua ricchezza, si spinse al primo -posto e cacciò la donna al secondo. Nè questa se -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -ne poteva dolere. La divisione del lavoro nella famiglia -aveva regolata la divisione della proprietà -tra l'uomo e la donna; essa era rimasta la medesima; -e nondimeno capovolgeva ora i rapporti domestici, -unicamente perchè era cambiata la divisione -del lavoro fuori della famiglia. La stessa causa -che, nel passato, aveva assicurato alla donna il dominio -nella casa: il suo impiego esclusivo al lavoro -domestico; questa stessa causa assicurava ora, nella -casa, il dominio dell'uomo; il lavoro domestico della -donna spariva, di fronte al lavoro produttivo dell'uomo; -questo fu tutto, quello un insignificante -accessorio. Onde già si vede che l'emancipazione -della donna, la sua parificazione di condizioni all'uomo, -è e resta un'impossibilità, finchè la donna -rimane esclusa dal lavoro produttivo sociale e sequestrata -nel lavoro privato domestico. L'emancipazione -della donna allora solo diviene possibile, -quando questa possa partecipare su vasta scala alla -produzione sociale e il lavoro domestico non la occupi -più che in una misura insignificante. E ciò -non divenne possibile che colla grande industria -moderna, la quale non solo permette il lavoro della -donna in grande proporzione, ma formalmente lo -esige, e tende a sempre più trasformare in una industria -pubblica il lavoro domestico privato. -</p> - -<p> -Colla effettiva prevalenza dell'uomo nella casa -cadeva l'ultimo freno al suo esclusivo dominio. -Questo esclusivo dominio fu consolidato e perpetuato -colla caduta del diritto materno, colla introduzione -del diritto paterno, col passaggio graduale -dalla famiglia sindiasmica alla monogamica. -Ma con ciò fu dato uno strappo all'antico ordinamento -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -<i>gentile</i>: la famiglia isolata divenne una potenza -e si elevò minacciosa di fronte alla <i>gente</i>. -</p> - -<p> -Ancora un passo, e siamo allo stadio superiore -della Barbarie, al periodo, nel quale tutti i popoli -destinati a civiltà hanno la loro epoca eroica; l'età -della spada, ma anche dell'aratro e dell'ascia di -ferro. Col ferro l'uomo ebbe acquistata l'ultima e -la più importante di tutte le materie prime, che -compirono una rivoluzione nella storia, l'ultima.... -fino alla patata. È al ferro che si deve l'agricoltura -su grandi superfici e il dissodamento di estese -boscaglie; esso diede all'artiere strumenti di una -durezza e di un taglio, cui nessuna pietra, nessun -altro metallo conosciuto poteva resistere. Tutto ciò -a poco a poco; il primo ferro era spesso più molle -del bronzo. Così l'arme di pietra non dileguò che -lentamente; non solo nel canto d'Ildebrando, ma -altresì presso Hastings nel 1066, c'erano ancora -asce di pietra in battaglia. Ma ormai il progresso -procedeva irresistibile, meno interrotto e più rapido. -La città, le cui mura, le cui torri, i cui merli -di pietra circondavano case di pietra o di mattoni, -divenne la sede centrale della tribù o della federazione -di tribù; progresso notevolissimo nell'architettura, -ma segno insieme di un cresciuto pericolo -e del bisogno di difesa. La ricchezza cresceva -rapidamente, ma come ricchezza individuale; la tessitura, -la metallurgia e gli altri mestieri di più in più -specializzati, facevano la produzione più varia e più -perfezionata; accanto al grano, ai legumi e alle -frutta, l'agricoltura fornì l'olio e il vino, di cui fu -appresa la preparazione. Sì molteplice attività non -poteva più esercitarsi da uno stesso individuo; ed -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -ecco <i>la seconda grande divisione del lavoro</i>: il -mestiere si separò dall'agricoltura. Il continuo incremento -della produzione, e con esso della produttività -del lavoro, elevò il valore della forza di -lavoro umana; la schiavitù, che nello stadio antecedente -era ancora nascente e sporadica, diviene -ora elemento essenziale del sistema sociale; gli -schiavi cessano di essere semplici aiuti, essi vengono -spinti a dozzine al lavoro sul campo e nell'officina. -Collo scindersi della produzione nei due -grandi rami principali, agricoltura e mestiere, nasce -la produzione diretta per lo scambio, la produzione -delle merci; con essa il commercio, non solo nell'interno -e ai confini della tribù, ma già anche per -mare. Tutto ciò però ancora ben poco sviluppato; -i metalli nobili cominciano a diventare la merce-moneta, -dominante ed universale, ma non ancora -coniati, e si scambiano tali e quali, in ragione di -peso. -</p> - -<p> -La differenza fra ricchi e poveri si aggiunge a -quella fra liberi e schiavi — la nuova divisione -del lavoro genera una nuova divisione di classi nella -società. Le differenze di ricchezza fra i varii capi -di famiglia distruggono dappertutto l'antica comunità -domestica comunistica, dove ancor perdurava, -e la coltivazione in comune del terreno per conto -di quella. La campagna è assegnata in usufrutto -alle singole famiglie, dapprima a tempo, più tardi -in via definitiva; il passaggio alla piena proprietà -privata si effettua a poco a poco e parallelamente -al passaggio dal connubio sindiasmico alla monogamia. -La famiglia isolata comincia a divenire -l'unità economica della società. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -</p> - -<p> -La popolazione più densa impone vincoli più -stretti all'interno come all'esterno. La federazione -di tribù consanguinee diviene dappertutto una necessità; -presto lo diviene anche la loro fusione, e -con ciò la fusione dei territorii separati delle tribù -in un territorio collettivo della nazione. Il capo -militare del popolo — <i>rex</i>, <i>basileus</i>, <i>thiudans</i> — diventa -un funzionario indispensabile, permanente. -Sorge, dove ancora non esisteva, l'assemblea del -popolo. Capo militare, Consiglio, assemblea del popolo, -formano gli organi della società <i>gentile</i>, evolutasi -a democrazia militare. Militare — perciocchè -la guerra e l'organizzazione per la guerra sono ora -funzioni normali della vita del popolo. Le ricchezze -dei vicini stimolano la cupidigia dei popoli, nei -quali l'acquisto della ricchezza è già uno dei primi -scopi della vita. Sono barbari: predare pare loro più -facile e anche più onorevole che piegarsi al lavoro. -La guerra, che prima si faceva soltanto per vendicare -usurpazioni, o per espandere un territorio divenuto -insufficiente, si fa ora unicamente pel bottino -e diventa un'industria permanente. Non invano -mura minacciose cingono le nuove città fortificate; -nei loro fossati si spalanca la tomba della costituzione -<i>gentile</i>, e le loro torri si slanciano fin dentro -l'epoca civile. Non altrimenti all'interno. Le guerre -di bottino aumentano la potenza del supremo comandante, -come dei sotto-duci dell'esercito; la consuetudinaria -elezione dei successori nelle stesse famiglie -si trasforma a mano a mano, sopratutto dopo -la introduzione del diritto paterno, in ereditarietà, -dapprima tollerata, poi pretesa, finalmente usurpata; -la base è posta della monarchia e della nobiltà ereditaria. -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -Così gli organi della costituzione <i>gentile</i> si -svellono a poco a poco dalle loro radici nel popolo, -nella <i>gente</i>, nella fratria e nella tribù, e tutta la -costituzione <i>gentile</i> si converte nel suo contrario: -da un'organizzazione di tribù pel libero ordinamento -dei loro proprii affari, essa diviene un'organizzazione -pel saccheggio e per la oppressione dei vicini, -e, correlativamente, i loro organi, da strumenti -della volontà popolare, si convertono in organi indipendenti -di dominio e di oppressione di fronte al -proprio popolo. Ma questo non era possibile, se -l'avidità della ricchezza non scindeva i compagni -<i>gentili</i> in ricchi ed in poveri, se «la differenza di -proprietà nella stessa <i>gente</i> non mutava l'unità -degli interessi in antagonismo dei compagni <i>gentili</i>» -(Marx), e se l'estendersi della schiavitù non -cominciava a far considerare il lavoro per guadagnarsi -la vita come degno solo degli schiavi, e più -disonorevole della rapina. -</p> - -<hr class="tiny" /> - -<p> -Eccoci dunque alla soglia dell'epoca civile. Essa -è aperta da un nuovo progresso della divisione del -lavoro. Negli stadii primitivi gli uomini producevano -solo direttamente pel proprio bisogno; gli -scambi eventuali erano atti isolati, e non riguardavano -che l'accidentale superfluo. Allo stadio medio -della Barbarie troviamo già, nei popoli pastori, sotto -forma di bestiame, una proprietà la quale, tostochè -gli armenti han raggiunto una certa importanza, -lascia normalmente un avanzo sopra i bisogni; v'è -inoltre una divisione del lavoro tra i popoli pastori -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -e le tribù rimaste in arretrato e prive di armenti; -d'onde due stadii di produzione diversi e coesistenti, -e quindi le condizioni di uno scambio permanente. -Lo stadio superiore della Barbarie ci presenta -un'altra divisione del lavoro, quella fra l'agricoltura -ed il mestiere; cresce con ciò la quantità dei -prodotti creati direttamente per lo scambio, e lo -scambio tra i varii produttori diventa una necessità -di vita della società. L'epoca civile consolida ed -accresce tutte queste già esistenti divisioni del lavoro, -sopratutto coll'acuire l'antagonismo tra città -e campagna (con che la città può dominare economicamente -la campagna, come nell'antichità, o -la campagna dominare la città, come nel medioevo), -e vi aggiunge una terza divisione del lavoro -caratteristica ad essa e d'importanza decisiva: produce -cioè una classe, che non si occupa più della -produzione, ma solo dello scambio dei prodotti — i -<i>negozianti</i>. -</p> - -<p> -Sinora ogni nuova formazione di classi era stata -l'opera esclusiva della produzione; le persone occupate -nella produzione dividevansi in dirigenti ed -esecutori, ovvero in produttori su più grande o su -più piccola scala. Qui entra per la prima volta in -iscena una classe che, senza prendere una parte -qualsiasi nella produzione, sa conquistarne la direzione -generale e assoggettarsi economicamente i -produttori; una classe che si fa indispensabile intermediario -tra due produttori e li sfrutta entrambi. -Sotto il pretesto di evitare ai produttori la pena -e il risico dello scambio, di estendere lo spaccio -dei loro prodotti ai più lontani mercati, di essere -quindi la classe la più utile della popolazione, si -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -forma una classe di veri parassiti sociali, che, come -guiderdone di ben meschini effettivi servizii, screma, -per dir così, tanto la produzione indigena quanto -la straniera, acquista rapidamente enormi ricchezze -e una corrispondente influenza sociale, e appunto -perciò, durante l'epoca civile, è chiamata a sempre -nuovi onori e a sempre maggior dominio sulla produzione, -sino a che anch'essa, alla fine, mette al -mondo un proprio prodotto — le crisi commerciali -periodiche. -</p> - -<p> -Allo stadio di evoluzione al quale siam giunti, -certo il giovine ceto dei negozianti non presente -ancora i grandi destini che lo attendono. Ma esso -si forma e si rende indispensabile, e questo basta. -E con esso si sviluppa il <i>denaro metallico</i>, la moneta -coniata, e con questa un nuovo mezzo pel non -produttore di dominare il produttore e la sua produzione. -Era scoperta la merce delle merci, che -contiene in sè celate tutte le merci; il talismano, -che può trasformarsi a volontà in qualsiasi cosa -desiderabile e desiderata. Chi lo possedeva dominava -il mondo della produzione; e chi lo possedeva -più di tutti? Il negoziante. In sue mani il culto -del denaro era assicurato. Egli provvide a far manifesto -fino a qual punto tutte le merci, quindi -tutti i produttori di merci, dovessero prostrarsi -supplici nella polvere innanzi al denaro. Egli provò -praticamente, come tutte le altre forme della ricchezza -non sono che semplice apparenza di fronte -a questa incarnazione della ricchezza come tale. -Giammai la potenza del denaro si presentò con -tanta brutalità, con tanta violenza primitiva, come -in questo suo periodo di giovinezza. Dopo la compra -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -delle merci col denaro venne il prestito del denaro; -con esso l'interesse e l'usura. E nessuna legislazione -posteriore lanciò il debitore così spietatamente -ed irremissibilmente ai piedi dell'usuraio -creditore, come le legislazioni dell'antica Atene e -dell'antica Roma — e ambedue nacquero spontaneamente, -come diritti consuetudinarii, senz'altra -coazione che la economica. -</p> - -<p> -Allato alla ricchezza in merci e in ischiavi, allato -alla ricchezza in denaro, ecco ora sorgere anche -la ricchezza fondiaria. Il diritto di possesso degli -individui sulle parcelle di terreno, ad essi primitivamente -concesse dalla <i>gente</i> o dalla tribù, erasi -ora tanto consolidato, che esse appartenevano loro -ereditariamente. Ciò che essi, sopratutto negli ultimi -tempi, avevano invocato, era la liberazione -dai diritti della società <i>gentile</i> sulle parcelle, diritti -che diventavano per essi una catena. Furono -liberati dalla catena — ma bentosto anche dalla -nuova proprietà fondiaria. La piena proprietà, la -libera proprietà del terreno, non significava solo -la facoltà di possederlo in modo assoluto e senza -restrizioni — significava anche la facoltà di alienarlo. -Finchè il terreno era proprietà della <i>gente</i>, -questa facoltà non esisteva. Ma quando il nuovo -proprietario della terra spezzò definitivamente le -pastoie della suprema proprietà della <i>gente</i> e della -tribù, egli spezzò anche il vincolo, che sino allora -lo aveva legato indissolubilmente al terreno. Che -cosa ciò significasse gli fu palese mercè il denaro, -inventato contemporaneamente alla proprietà fondiaria. -Il terreno poteva ora diventare una merce, -che si vende e che si dà in pegno. Non appena fu -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -introdotta la proprietà fondiaria, immediatamente -fu inventata anche l'ipoteca (vedi Atene). Come -l'eterismo e la prostituzione stanno alle calcagna -della monogamia, così l'ipoteca si mette alle calcagna -della proprietà fondiaria. Avete voluto la -piena, libera, alienabile proprietà della terra; ebbene, -voi l'avete — <i>tu l'as voulu, Georges Dandin!</i> -</p> - -<p> -Così, coll'espandersi del commercio, col denaro -e coll'usura, colla proprietà fondiaria e coll'ipoteca, -progredirono rapidamente la concentrazione e l'accentramento -della ricchezza nelle mani di una classe -poco numerosa, accanto al crescente impoverimento -della massa e alla crescente massa dei poveri. La -nuova aristocrazia della ricchezza, dove già non -coincideva colla vecchia nobiltà della tribù, la -eclissò definitivamente (in Atene, in Roma, fra i -Germani). E accanto a questa divisione dei liberi in -classi, fondata sulla ricchezza, si ebbe, specialmente -in Grecia, un immenso aumento degli schiavi<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, il -cui lavoro forzato formò la base, sulla quale si -elevò tutto l'edificio sociale. -</p> - -<p> -Guardiamoci ora d'intorno, per vedere che era -avvenuto della costituzione <i>gentile</i> in questa trasformazione -sociale. Essa era là impotente, di fronte -ai nuovi elementi sorti senza il suo concorso. Il suo -presupposto era che i membri di una <i>gente</i>, od anche -di una tribù, risiedessero uniti sullo stesso territorio, -lo abitassero esclusivamente. Ciò era cessato da -lungo tempo. Dappertutto s'eran mescolate le <i>genti</i> -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -e le tribù, dappertutto abitavano schiavi, clienti, -stranieri, in mezzo ai cittadini. La stabilità, raggiunta -soltanto verso la fine dello stadio medio -della Barbarie, era di nuovo e continuamente turbata -dalla mobilità e variabilità del domicilio, conseguenza -dei commerci, dei cangiamenti delle industrie, -delle vicende della proprietà fondiaria. I -compagni delle corporazioni <i>gentili</i> non potevano -più riunirsi per la salvaguardia dei proprii affari -comuni; a malapena sopravvivevano le cose meno -importanti, come le festività religiose. Accanto ai -bisogni e agli interessi, per provvedere ai quali i -corpi <i>gentili</i> avevano veste e capacità, erano sorti, -dalla trasformazione dei rapporti industriali e dal -consecutivo cangiamento dell'assetto sociale, bisogni -ed interessi nuovi, non solo estranei all'antico ordinamento -<i>gentile</i>, ma che lo attraversavano in -ogni guisa. Gli interessi dei gruppi d'artigiani, nati -dalla divisione del lavoro, i bisogni particolari della -città in opposizione alla campagna, richiedevano -nuovi organi; ma ognuno di questi gruppi era composto -di individui appartenenti a <i>genti</i>, fratrie e -tribù le più diverse, e conteneva financo stranieri; -cotesti organi si dovevano quindi formare -fuori della costituzione <i>gentile</i>, accanto ad essa, e -quindi contro di essa. — E in ogni corporazione -<i>gentile</i> si faceva sentire a sua volta questo conflitto -di interessi, che raggiungeva il suo culmine nella -riunione di ricchi e di poveri, di usurai e di debitori, -nella stessa <i>gente</i> e nella stessa tribù. — A -ciò si aggiungeva la massa della nuova popolazione -estranea alle società <i>gentili</i>, che, come in Roma, -poteva divenire una forza nel paese, e che era -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -troppo numerosa per venire accolta mano mano -nelle schiatte e tribù consanguinee. Di fronte a -questa massa, le associazioni <i>gentili</i> stavano quali -corporazioni chiuse, privilegiate; la originaria democrazia -naturale si era cangiata in una odiosa -aristocrazia. — In una parola, la costituzione <i>gentile</i>, -nata da una società che non conosceva antagonismi -interni, non era adatta che a una cosiffatta -società. Essa non aveva alcun mezzo coercitivo all'infuori -dell'opinione pubblica. Ma qui era nata -una società, che tutte le condizioni della sua vita -economica dividevano in liberi e schiavi, in ricchi -sfruttatori e poveri sfruttati, e che non solo non -poteva conciliare questi antagonismi, ma doveva -anzi sempre più spingerli all'estremo. Una tale società -poteva soltanto sussistere, o in una continua -ed aperta lotta di queste classi tra loro, ovvero -sotto la dominazione di un terzo potere, che, stando -apparentemente al di sopra delle classi contendenti, -reprimesse il loro aperto conflitto, e lasciasse tutt'al -più spiegarsi la lotta di classi sul solo terreno economico, -nella cosiddetta forma legale. La costituzione -<i>gentile</i> aveva vissuto. Essa fu distrutta dalla -divisione del lavoro, che divise la società in classi, -e fu sostituita dallo Stato. -</p> - -<hr class="tiny" /> - -<p> -Studiammo di sopra partitamente le tre forme -principali, nelle quali lo Stato si eleva sulle rovine -della costituzione <i>gentile</i>. Atene presenta la forma -più pura e più classica: ivi lo Stato scaturisce direttamente -e principalmente dagli antagonismi -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -di classi, che si sviluppano entro la stessa società -<i>gentile</i>. In Roma, la società <i>gentile</i> diviene -un'aristocrazia chiusa, in mezzo ad una plebe numerosa, -che sta fuori di essa, priva di diritti, ma -carica di doveri; la vittoria della plebe demolisce -l'antica costituzione <i>gentile</i>, e sui suoi rottami fonda -lo Stato, in cui aristocrazia <i>gentile</i> e plebe bentosto -si confondono del tutto. Infine, presso i Germani -conquistatori dell'Impero romano, lo Stato nasce -direttamente dalla conquista di un grande territorio -straniero, a dominare il quale la costituzione <i>gentile</i> -non offriva mezzo veruno. Ma poichè a questa -conquista non si connette nè una seria lotta coll'antica -popolazione, nè una più progredita divisione -del lavoro; poichè lo stadio di sviluppo economico -dei conquistati e quello dei conquistatori -sono supergiù gli stessi, e la base economica della -società rimane quindi l'antica; perciò la costituzione -<i>gentile</i> può perdurare lunghi secoli nella nuova -forma territoriale di costituzione di <i>marca</i>, e ringiovanire -anche per un certo tempo in forma affievolita -nelle successive schiatte nobili e patrizie, -ed anche nelle schiatte contadinesche, come fra i -<i>Dithmarsci</i><a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. -</p> - -<p> -Lo Stato non è quindi affatto un potere imposto -alla società dal di fuori; altrettanto poco esso è -«l'attuazione dell'idea morale», «l'imagine e la -realtà della ragione», come pretende Hegel. Esso -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -è invece un prodotto della società ad un determinato -stadio di evoluzione; è la confessione che -questa società si avviluppa in una insolubile contraddizione -con sè stessa, scissa in antagonismi inconciliabili, -che è impotente a bandire. Ma affinchè -questi antagonismi, cioè queste classi con interessi -economici contendenti, non distruggano sè stesse -e la società in lotte infeconde, diventò necessario -un potere che stesse apparentemente al di sopra -della società, per attutire il conflitto e tenerlo nei -limiti dell'«ordine»; e questo potere, sorto dalla -società, ma che si colloca al di sopra di essa, e le -si rende di più in più estraneo, è lo Stato. -</p> - -<p> -Di fronte all'antica organizzazione <i>gentile</i>, ciò -che caratterizza lo Stato è, in primo luogo, la divisione -dei cittadini <i>secondo il territorio</i>. Le antiche -associazioni <i>gentili</i>, formate e tenute insieme -da vincoli di sangue, erano, come vedemmo, divenute -insufficienti, in gran parte perchè presupponevano -compagni vincolati ad un determinato -territorio, il che era già cessato da un pezzo. Il -territorio era rimasto, ma gli uomini erano divenuti -mobili. Si prese quindi la divisione del territorio -come punto di partenza, e i cittadini dovettero -adempiere i loro diritti e doveri pubblici là -dove essi si stabilivano, senza riguardo a <i>gente</i> ed -a tribù. Questo organamento dei membri dello Stato, -secondo la località cui appartengono, è comune a -tutti gli Stati. Esso quindi ci sembra naturale; ma -vedemmo sopra, quali dure e lunghe lotte furono -necessarie, prima che esso potesse, in Atene e in -Roma, prendere il posto dell'antico organamento -per <i>genti</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -</p> - -<p> -Il secondo carattere è la istituzione di una <i>forza -pubblica</i>, che non coincide più immediatamente colla -popolazione organantesi da sè come forza armata. -Questa forza pubblica speciale è necessaria, poichè -uno spontaneo organamento armato della popolazione -è fatto impossibile dalla divisione in classi. -Gli schiavi appartengono anch'essi alla popolazione; -i 90,000 cittadini ateniesi, non formano, di fronte -ai 365,000 schiavi, che una classe privilegiata. Il -popolo armato della democrazia ateniese era una -forza pubblica aristocratica di fronte agli schiavi, -e li teneva in freno; ma per tenere a freno anche -i cittadini, fu necessaria una gendarmeria, come si -è sopra narrato. Questa forza pubblica esiste in -ogni Stato; essa non consiste soltanto di uomini -armati, ma anche di accessorii materiali, prigioni -e apparati coercitivi di ogni sorta, affatto ignoti -alla società <i>gentile</i>. Essa può essere di poco conto, -quasi impercettibile, in società nella quale gli antagonismi -di classi non si sieno ancora sviluppati, -e su territorii isolati, come, in certi tempi e luoghi, -negli Stati-Uniti d'America. Ma essa s'accresce a -misura che gli antagonismi di classi si acuiscono -nello Stato, e che gli Stati limitrofi divengono più -grandi e più popolosi — si consideri solo la nostra -odierna Europa, dove la lotta di classi e la concorrenza -della conquista hanno elevato la forza -pubblica a un'altezza, dalla quale essa minaccia di -ingoiare tutta la società e lo Stato medesimo. -</p> - -<p> -Per mantenere in piedi questa forza pubblica, -sono necessarie le contribuzioni dei cittadini dello -Stato — le <i>imposte</i>. Queste erano affatto sconosciute -alla società <i>gentile</i>. Oggi ne sappiamo qualche -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -cosa. Ma col crescere dell'incivilimento esse non -bastano già più; lo Stato trae cambiali sull'avvenire, -contrae prestiti, <i>debiti dello Stato</i>. Anche -di questi la vecchia Europa ne conosce una litania. -</p> - -<p> -In possesso della forza pubblica e del diritto di -riscuotere le tasse, ecco ora i funzionarii, organi -della società <i>sopra</i> la società. La deferenza libera, -spontanea, che veniva tributata ai magistrati della -costituzione <i>gentile</i>, non basta loro quand'anche -potessero averla; strumenti di un potere divenuto -estraneo alla società, essi debbono ottenere il rispetto -con leggi eccezionali, mercè le quali acquistano -una santità ed una inviolabilità particolare. -Il più miserabile poliziotto dello Stato incivilito ha -più «autorità» che non tutti i magistrati della società -<i>gentile</i> presi insieme; ma il principe più potente -e il più grande uomo di Stato o Generale -della civiltà può invidiare il più meschino capo -<i>gentile</i> per la spontanea e incontestata stima che -gli vien tributata. L'uno sta in mezzo alla società; -l'altro è obbligato a voler rappresentare qualche -cosa al di fuori e al di sopra di essa. -</p> - -<p> -Lo Stato è adunque nato dal bisogno di frenare -gli antagonismi di classe; ma, poichè al tempo stesso -esso è nato in mezzo al conflitto di queste classi, -ordinariamente è lo Stato della classe la più potente, -di quella che ha il dominio economico e che, -mercè questo, acquista anche il dominio politico, e -con ciò un nuovo mezzo per la soggiogazione e per -lo sfruttamento delle classi oppresse. Così lo Stato -antico era sopratutto lo Stato dei possessori di -schiavi per la oppressione degli schiavi, come lo -Stato feudale era l'organo della nobiltà per la soggiogazione -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -dei contadini servi e vassalli, e il moderno -Stato rappresentativo è lo strumento del capitale -che sfrutta il lavoro salariato. Eccezionalmente -però avvengono periodi, in cui le classi contendenti -si equilibrano talmente, che il potere dello Stato, -quale apparente mediatore, acquista momentaneamente -una certa indipendenza di fronte a ciascuna -di esse. Così la monarchia assoluta dei secoli XVII -e XVIII tiene in bilancia la nobiltà e la borghesia; -così il bonapartismo del primo e sopratutto del secondo -Impero francese si serviva del proletariato -contro la borghesia e della borghesia contro il proletariato. -La più recente produzione del genere, -nella quale dominatori e dominati appaiono egualmente -comici, è il nuovo Impero tedesco bismarckiano; -quivi capitalisti e lavoratori sono tenuti -in equilibrio e canzonati egualmente, a profitto dei -rovinati nobiluzzi campagnuoli prussiani. -</p> - -<p> -Nella più parte, inoltre, degli Stati storici, i diritti -spettanti ai cittadini sono graduati in ragione -dei beni posseduti, il che fa direttamente palese -che lo Stato è un'organizzazione a favore della -classe possidente contro i non possidenti. Così già -nelle classi a base di censo, ateniesi e romane. Così -nello Stato feudale del medio-evo, dove il grado di -potere politico corrispondeva alla proprietà fondiaria. -Così nel censo elettorale dei moderni Stati -rappresentativi. Questo riconoscimento politico delle -differenze di proprietà non è però affatto essenziale. -Al contrario, esso denota uno stadio inferiore nella -evoluzione dello Stato. La più alta forma dello -Stato, la repubblica democratica — che nei nostri -moderni rapporti sociali diviene una necessità di -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -più in più ineluttabile, ed è la sola forma di Stato, -nella quale possa combattersi l'ultima lotta decisiva -tra proletariato e borghesia — la repubblica democratica -non tiene più ufficialmente alcun conto -delle differenze di proprietà. In essa la ricchezza -esercita il suo potere indirettamente, ma tanto più -sicuramente. Da un lato, sotto la forma di corruzione -diretta dei funzionarii, di cui l'America è -l'esempio classico; dall'altro, sotto la forma dell'alleanza -tra il Governo e la Borsa, alleanza che si -effettua tanto più facilmente, quanto più crescono -i debiti dello Stato, e quanto più le Società per -azioni concentrano nelle loro mani, non solo i mezzi -di trasporto, ma anche la produzione stessa, per -ritrovar poi nella Borsa il loro centro. Di ciò, oltre -l'America, è un esempio palmare l'attuale Repubblica -francese, e anche la onesta Svizzera ha offerto -il suo su questo terreno. Ma che a questa fraterna -alleanza del Governo colla Borsa non sia affatto -necessaria la repubblica democratica, lo prova, oltre -l'Inghilterra, il nuovo Impero tedesco, dove non è -facile dire, se il suffragio universale abbia portato -più in alto Bismarck o Bleichröder. E infine la -classe possidente domina direttamente a mezzo del -suffragio universale. Finchè la classe oppressa, cioè -nel caso nostro il proletariato, non è ancora matura -per la propria emancipazione, essa riconoscerà, -nella sua maggioranza, l'ordine sociale esistente -come l'unico possibile e starà politicamente in coda -alla classe capitalistica, sarà la sua più estrema ala -sinistra. Ma a misura che essa si avvicina alla propria -emancipazione, essa si costituisce come partito a sè, -ed elegge rappresentanti suoi proprii, non quelli -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -dei capitalisti. Il suffragio universale è quindi il -gradimetro della maturità della classe lavoratrice. -Di più esso non può essere e non sarà mai nello -Stato odierno; ma ciò anche basta. Il giorno in -cui il termometro del suffragio universale segnerà -pei lavoratori il punto di ebollizione, essi sapranno -altrettanto bene quanto i capitalisti che cosa ciò -vorrà dire. -</p> - -<p> -Lo Stato non esiste dunque <i>ab eterno</i>. Vi furono -società che fecero senza di esso i loro affari, -e che non ebbero alcuna idea dello Stato e del potere -dello Stato. A un dato stadio dell'evoluzione -economica, stadio necessariamente connesso colla -scissione della società in classi, questa scissione rese -necessario lo Stato. Noi ci avviciniamo ora a gran -passi a uno stadio di sviluppo della produzione, nel -quale la esistenza di queste classi, non solo cessò -di essere una necessità, ma diventa un'ostacolo positivo -alla produzione. Esse cadranno, colla stessa -ineluttabilità colla quale già son sorte. Con esse, -inevitabilmente, cade lo Stato. La società, che riorganizza -la produzione sulla base dell'associazione -libera ed eguale dei produttori, trasporterà tutta -la macchina dello Stato a quello che sarà allora -il suo posto: al museo delle antichità, accanto al -mulinello a mano e all'ascia di bronzo. -</p> - -<hr class="tiny" /> - -<p> -L'epoca civile è dunque, da quel che s'è detto, -quello stadio dell'evoluzione della società, nel quale -la divisione del lavoro, il conseguente scambio tra -gli individui, e la produzione delle merci che abbraccia -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -questo e quella, giungono al pieno sviluppo -e sconvolgono tutta la società precedente. -</p> - -<p> -La produzione di tutti gli stadi anteriori della -società era essenzialmente produzione in comune, -come del pari il consumo aveva luogo mercè la diretta -distribuzione dei prodotti in economie comunistiche -più o meno vaste. Questa comunanza della -produzione si svolgeva nei più stretti limiti, ma -con essa i produttori dominavano il loro processo -di produzione e il loro prodotto. Essi sapevano ciò -che il prodotto diviene: essi lo consumavano, non -sfuggiva loro di mano; e finchè la produzione si -fa su questa base, essa non può essere più forte -dei produttori, non può generare alcun potere -estraneo che si rizzi lor di fronte a guisa di spetro, -come avviene normalmente e inevitabilmente nell'epoca -civile. -</p> - -<p> -Ma in cotesto processo di produzione s'insinua -lentamente la divisione del lavoro. Essa mina la -comunanza della produzione e dell'appropriazione, -essa fa dell'appropriazione individuale la regola -prevalente, e genera con ciò lo scambio tra gli individui, -quale lo abbiamo esaminato più sopra. A -poco a poco la produzione di merci diviene la -forma dominante. -</p> - -<p> -Colla produzione mercantile, colla produzione -non più pel consumo personale, ma per lo scambio, -i prodotti cangiano necessariamente di mano. Il -produttore aliena nello scambio il suo prodotto e -non sa più che avvenga di esso. Mano mano che -interviene il denaro, e col denaro il negoziante -quale intermediario tra i produttori, il processo di -scambio si fa ancor più intricato, la sorte finale -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -dei prodotti ancora più incerta. I negozianti sono -molti e nessuno di essi sa quello che fa l'altro. Le -merci non passano soltanto di mano in mano, esse -vanno anche di mercato in mercato; i produttori -hanno perduto il dominio sull'insieme della produzione -del loro ambiente, senza che i negozianti l'abbiano -acquistato. Prodotti e produzione sono in -balìa del caso. -</p> - -<p> -Ma il caso non è che un polo di una concatenazione -di cose, il cui polo opposto ha nome necessità. -Nella natura, dove ugualmente sembra dominare -il caso, abbiamo da lungo tempo dimostrata -in ogni campo la intima necessità, la legge inesorabile, -nella quale il supposto «caso» si traduce. Ciò -che è vero della natura, lo è del pari della società. -Quanto più un'attività sociale, una serie di processi -sociali sfugge al cosciente controllo degli uomini -e li domina, quanto più essa sembra abbandonata -al puro caso, tanto più questo <i>caso</i> non è che -l'espressione di leggi proprie e fatali in essa immanenti. -Siffatte leggi dominano anche le accidentalità -della produzione e dello scambio delle merci; -al singolo produttore o negoziante esse appaiono -quali forze estranee, da principio affatto sconosciute, -la cui natura non può che a grande stento -essere indagata ed approfondita. Queste leggi economiche -della produzione delle merci si modificano -coi differenti stadî di sviluppo di questa forma di -produzione; ma in generale tutta l'epoca civile è -dominata da esse. Ancor oggi il prodotto domina -i produttori; ancor oggi la produzione totale della -società non è regolata da un piano ponderato in -comune, ma da cieche leggi, che s'impongono con -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -la brutalità degli elementi e, alla fine, colle burrasche -delle crisi commerciali periodiche. -</p> - -<p> -Vedemmo sopra, come, a uno stadio abbastanza -primitivo dello sviluppo della produzione, la forza -di lavoro umana diviene capace di fornire un prodotto -considerevolmente più grande di quanto è -necessario al mantenimento dei produttori, e come -questo stadio di sviluppo è in sostanza quello stesso -in cui sorgono la divisione del lavoro e lo scambio -tra gli individui. A quel punto non ci voleva molto -a scoprire la grande «verità» che anche l'uomo -può essere una merce; che la forza di lavoro umana -può essere scambiata e sfruttata, trasformando -l'uomo in uno schiavo. Appena gli uomini avevano -cominciato a scambiare, che essi stessi furono scambiati. -L'attivo si mutò nel passivo, lo volessero -o no. -</p> - -<p> -Colla schiavitù, che nell'epoca civile trovò il -suo più completo sviluppo, si produsse la prima -grande divisione della società in una classe sfruttatrice -ed una sfruttata. Questa divisione durò per -tutto il periodo civile. La schiavitù è la prima -forma dello sfruttamento, ed è propria al mondo -antico; le succedono la servitù nel medio-evo, il lavoro -salariato nei tempi moderni. Sono queste le -tre grandi forme di servaggio caratteristiche alle -tre grandi epoche della Civiltà; dapprima palese, -di poi camuffata, la schiavitù le sta sempre alle -costole. -</p> - -<p> -Lo stadio della produzione mercantile, col quale -l'epoca civile comincia, è economicamente designato -dalla introduzione 1.º della moneta metallica, e con -ciò del capitale in denaro, dell'interesse e dell'usura; -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -2.º dei negozianti come classe intermediaria tra i -produttori; 3.º della proprietà fondiaria privata e -dell'ipoteca; 4.º del lavoro schiavo come forma di -produzione dominante. La forma di famiglia, corrispondente -alla Civiltà e che trionfa definitivamente -con essa, è la monogamia, il dominio dell'uomo sulla -donna, e la famiglia individuale quale unità economica -della società. Il compendio della società incivilita -è lo Stato, che in tutti i periodi tipici è -senza eccezione lo Stato della classe dominante, e -in tutti i casi rimane essenzialmente una macchina -per tener in freno la classe oppressa e sfruttata. -Sono pure note caratteristiche della Civiltà: da un -lato, il fissarsi dell'antagonismo fra città e campagna, -quale fondamento di tutta la divisione sociale -del lavoro; dall'altro, la introduzione dei testamenti, -con che il proprietario può disporre della -sua proprietà altresì dopo la morte. Questa istituzione, -che schiaffeggia in pieno viso l'antica costituzione -<i>gentile</i>, fu sconosciuta in Atene fino a Solone; -in Roma fu introdotta di buon'ora, ma -ignoriamo il quando<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>; fra gli Alemanni la introdussero -i preti, affinchè il buon tedesco potesse -legare il suo retaggio liberamente alla Chiesa. -</p> - -<p> -Con questa costituzione per base, l'epoca civile -ha compiuto cose, delle quali l'antica società <i>gentile</i> -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -era ben lungi dall'essere capace. Ma essa le -compì, ponendo in moto le passioni e gli appetiti -più sordidi degli uomini, che sviluppò a spese di -tutte le altre loro disposizioni. La bassa cupidigia -fu l'anima della Civiltà dal suo primo giorno fino ad -oggi; la ricchezza e ancora la ricchezza, e sempre la -ricchezza, e non già la ricchezza della società, ma -di questo o quel miserabile individuo, fu il suo -unico scopo finale. Se poi le cadde in grembo il crescente -sviluppo della scienza, e a più riprese il massimo -fiore dell'arte, ciò fu solo perchè, senza queste, -non era possibile la piena conquista dell'odierna -ricchezza. -</p> - -<p> -Essendo base della Civiltà lo sfruttamento di -una classe ad opera di un'altra, tutta la sua evoluzione -si muove in una contraddizione perenne. -Ogni progresso della produzione è contemporaneamente -un regresso nella condizione delle classi -oppresse, cioè della grande maggioranza. Ogni benefizio -per gli uni è necessariamente un male per -gli altri; ogni passo di una classe verso l'emancipazione, -è per un'altra un passo a ritroso verso -l'oppressione. La prova la più evidente ce la offre -la introduzione delle macchine, i cui effetti sono -oggi noti a tutti. E se fra i barbari, come vedemmo, -a mala pena poteva farsi la differenza fra diritti e -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -doveri, la civiltà ne rende chiara la differenza e -l'antitesi anche all'intelletto più ottuso, assegnando -a una classe quasi tutti i diritti, all'altra quasi tutti -i doveri. -</p> - -<p> -Ma ciò non dev'essere. Quello, che è bene per -la classe dominante, dev'essere bene per tutta la -società, colla quale la classe dominante s'identifica. -Onde, più progredisce la Civiltà, più essa è costretta -a coprire col manto della carità i mali da essa necessariamente -prodotti, a palliarli o a negarli, a -introdurre insomma una ipocrisia convenzionale, -ignota alle prime forme della società ed anco ai -primi stadii della Civiltà stessa, e che tocca il colmo -nell'assunto: che lo sfruttamento della classe oppressa -è esercitato dalla classe sfruttatrice unicamente -nell'interesse della stessa classe sfruttata; e -se questa non lo riconosce, anzi si ribella, ciò costituisce -la più nera ingratitudine contro i suoi -benefattori, gli sfruttatori<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. -</p> - -<p> -E ora, per finire, il giudizio di Morgan sulla -Civiltà: -</p> - -<p> -«Dall'avvento della Civiltà l'incremento della -ricchezza divenne così immenso, le sue forme così -svariate, la sua applicazione così estesa, e la sua -amministrazione così abile nell'interesse dei proprietarii, -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -che questa ricchezza, di fronte al popolo, -<i>è divenuta una potenza ch'esso non può vincere. -La mente umana si trova sconcertata e interdetta -dinanzi alla sua propria creazione.</i> Verrà tuttavia -il tempo, in cui la ragione umana sarà tanto forte -da dominare la ricchezza, e in cui essa stabilirà -tanto il rapporto dello Stato colla proprietà, che -esso difende, quanto i limiti dei diritti dei proprietarii. -Gli interessi della società vincono assolutamente -in importanza gli interessi degli individui, -e gli uni e gli altri debbono essere messi in un -rapporto equo ed armonico. La semplice caccia -alla ricchezza non è il destino finale dell'umanità, -se tuttavia il progresso rimane la legge dell'avvenire, -come lo fu del passato. Il tempo decorso dallo -spuntare della Civiltà non è che un'esigua frazione -della vita trascorsa dall'umanità; un'esigua frazione -di quella che ancora le sovrasta. La dissoluzione -della società ci sta minacciosa dinanzi come conclusione -dì una lizza storica, il cui unico scopo finale -è la ricchezza; perciocchè una tale lizza contiene -gli elementi della sua propria distruzione. Democrazia -nell'amministrazione, fratellanza nella società, -eguaglianza di diritti, educazione universale, inaugureranno -l'imminente periodo superiore della società, -pel quale lavorano costantemente l'esperienza, -la ragione e la scienza. <i>Esso sarà una reviviscenza — ma -in più alta forma — della libertà, dell'eguaglianza -e della fratellanza delle antiche</i> genti». -(<span class="smcap">Morgan</span>, <i>Ancient Society</i>, pag. 552). -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="2"><i>Dedica</i> (<span class="smcap">P. Martignetti</span>)</td> <td class="pag"><a href="#Page_iii"><i>Pag.</i> <span class="smcap lowercase">III</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="2"><i>Introduzione critica alla seconda edizione italiana</i> (<span class="smcap">E. Bernstein</span>)</td> <td class="pag"><a href="#intro"><span class="smcap lowercase">V</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="2"><i>Avvertenze filologiche</i> (<span class="smcap">F. Turati</span>)</td> <td class="pag"><a href="#avvertenze"><span class="smcap lowercase">XXVIII</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3"><i>Prefazioni dell'Autore:</i></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>I alla prima edizione (1884)</td> <td class="pag"><a href="#pref1">3</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>II alla quarta edizione (1891)</td> <td class="pag"><a href="#pref4">6</a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3"><span class="smcap">L'Origine della Famiglia, della Proprietà privata e dello stato:</span></td> - </tr> - <tr> - <td>I.</td> <td>Stadii dell'evoluzione preistorica</td> <td class="pag"><a href="#cap1">23</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>1. Stato selvaggio</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">24</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>2. Barbarie</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">26</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II.</td> <td>La Famiglia</td> <td class="pag"><a href="#cap2">32</a></td> - </tr> - <tr> - <td>III.</td> <td>La «Gente» Irocchese</td> <td class="pag"><a href="#cap3">109</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV.</td> <td>La «Gente» Greca</td> <td class="pag"><a href="#cap4">130</a></td> - </tr> - <tr> - <td>V.</td> <td>Genesi dello Stato Ateniese</td> <td class="pag"><a href="#cap5">143</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VI.</td> <td>«Gente» e Stato in Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap6">159</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VII.</td> <td>La «Gente» presso i Celti e presso i Germani</td> <td class="pag"><a href="#cap7">174</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VIII.</td> <td>La formazione dello Stato dei Germani</td> <td class="pag"><a href="#cap8">195</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IX.</td> <td>Barbarie ed Epoca civile</td> <td class="pag"><a href="#cap9">211</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span><i>Manifesto dei Comunisti</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Ringraziamo Edoardo Bernstein di questa Introduzione -critica, della quale egli consentì a fregiare la presente -edizione del libro di Engels, e l'amico Carlo Tanzi -che ce ne allestì la versione. — Quanto alla biografia e -alla bibliografia di Engels, della quale Pasquale Martignetti -aveva dato nella 1.ª edizione (1885) qualche rapido -cenno, che oggi riuscirebbe necessariamente incompleto, -preferiamo rinviare il lettore alle copiose notizie che raccogliemmo -nell'Introduzione al primo saggio dell'Engels, -da noi tradotto e pubblicato in occasione della sua morte -(5 agosto 1895): <span class="smcap">L'Economia politica</span>; con introduzione -e notizie bio-bibliografiche di <i>Filippo Turati</i>, <i>Vittorio -Adler</i> e <i>Carlo Kautsky</i>; e con appendice (Milano, <i>Critica -Sociale</i>, 1895; cent. 50). <i>(Nota degli Editori italiani).</i> -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Paris, George Carrés, 1893.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span><i>Ancient society, or researches in the times of human progress -from savagery, through barbarism, to civilisation.</i> By <i>Lewis -H. Morgan.</i> London, Macmillan e C. 1877. Il libro fu stampato -in America, ed è molto difficile trovarlo in Londra. L'autore è -morto da pochi anni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Pubblicata poi a Parigi, nel 1896, Georges Oarré editore; -58, Rue S. André-des-Arts. <i>(Nota degli Editori Italiani).</i> -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Il tedesco testualmente dice: «oltre all'<i>Einzelehe</i>». Veggansi -in proposito più addietro le <i>Avvertenze filologiche</i>. <i>(Nota degli Editori Italiani).</i> -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Ritornando da New York nel settembre 1838, mi imbattei -in un ex deputato al Congresso pel distretto elettorale di Rochester, -il quale aveva conosciuto Lewis Morgan. Egli però non -seppe, malavventuratamente, dirmi molto di lui. Morgan aveva -vissuto in Rochester come uomo privato, assorbito esclusivamente -nei suoi studi. Mercè l'interposizione di un suo fratello, colonnello, -applicato al Ministero della guerra in Washington, egli -era riuscito ad interessare il Governo delle sue ricerche e a pubblicare, -a spese pubbliche, molte delle sue opere. A quest'uopo -anche il mio interlocutore si era spesso adoperato, quando veniva -alla capitale per prender parte al Congresso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Il titolo di questo 1º capitolo è nel testo tedesco: <i>Vorgeschichtliche -Culturstufen</i> — Veggansi più addietro le <i>Avvertenze -filologiche</i> che seguono all'introduzione. (<i>Nota degli Editori italiani</i>). -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Quanto poco il Bachofen comprendesse quello che egli aveva -scoperto, o piuttosto indovinato, lo prova egli stesso designando -questo stato primitivo col nome di <i>eterismo</i>. L'eterismo denotava -presso i Greci, allorchè essi introdussero questa parola, il -rapporto sessuale degli uomini celibi, o viventi in unione individuale, -con donne non maritate; esso presuppone sempre una determinata -forma di matrimonio, fuori del quale ha luogo questo -rapporto, e include già la prostituzione, almeno come possibilità. -In un altro significato questa parola non fu mai adoperata, e in -questo senso io l'adopero col Morgan. Le scoperte più importanti -del Bachofen vengono sempre snaturate dal concetto mistico, -che i rapporti di famiglia fra l'uomo e la donna, variabili secondo -le diverse epoche e nati storicamente, abbiano la loro -sorgente nelle idee religiose degli uomini del tempo, non già -nei loro reali rapporti di vita.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>In una lettera della primavera 1882, Marx si esprime nei -termini più vivi contro la completa falsificazione della storia primitiva, -dominante nel testo dei <i>Niebelungen</i> di Wagner. «Fu egli -mai udito che il fratello abbracciasse come sposa la sorella?» -A questi «Dei della lascivia» di Wagner, che rendono più piccanti -i loro intrighi amorosi, in modo affatto moderno, con un -zinzino d'incesto, Marx risponde: «Nell'epoca primitiva la sorella -era la moglie, <i>e questo era morale</i>.» -</p> - -<p> -— (<i>Alla IV edizione</i>) — Un amico francese, adoratore di Wagner, -non approva questa nota ed osserva, che, già nella vecchia <i>Edda</i>, -che ha servito di base a Wagner, Loki, nella <i>Egisdrecca</i>, rimprovera -a Freyja: «Tu abbracci il tuo proprio fratello innanzi agli -dei»; volendo provare con ciò che il matrimonio tra fratelli e -sorelle era già allora vilipeso. L'<i>Egisdrecca</i> è espressione di un -tempo, in cui era completamente distrutta la fede nei vecchi -miti; essa è una semplice satira, alla maniera di Luciano, contro -gli dei. Il rimprovero, che Loki, facendo la parte di Mefistofele, -muove ivi a Freyja, è piuttosto un argomento contro Wagner. -Loki dice anche, alcuni versi dopo, a Niördh: «Tu generasti -un (tale) figlio con tua sorella» (<i>vidh systur thinni gaztu slikan -mög</i>). Niördhr non è un <i>Ase</i>, ma un <i>Vane</i>, e nella saga degli -<i>Ynglinga</i> dice che i matrimoni tra fratelli e sorelle erano comuni -nel paese dei <i>Vani</i>, e non presso gli <i>Asi</i>. Questo indicherebbe -che i <i>Vani</i> erano deità più antiche degli <i>Asi</i>. In ogni caso -Niördh vive tra gli Asi come loro pari, e quindi l'<i>Egisdrecca</i> è -piuttosto una prova che, alle origini della mitologia norvegese, -il matrimonio tra fratelli e sorelle non suscitava ancora orrore, -almeno fra gli dei. A difesa di Wagner, meglio dell'<i>Edda</i>, potrebbe -forse citarsi il Goethe, che, nella ballata del dio e della -bajadera, commette un errore analogo circa alla pratica religiosa -per la quale le donne facean copia di sè: pratica che egli -assimila troppo alla moderna prostituzione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Tedesco: <i>Leiblichen Geschwister</i>. Veggansi le Avvertente -filologiche che fanno seguito all'Introduzione. (<i>Nota degli Editori -Italiani</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Le tracce della promiscuità sessuale indistinta, di quella -ch'egli chiamava «generazione di palude» (<i>Sumpfseugung</i>), che -Bachofen crede aver trovate, si riportano, ormai non si può più -dubitarne, al connubio per gruppi. «Se Bachofen, trova «senza -legge» questi connubii-punalua, un uomo di quel periodo troverebbe -la maggior parte degli attuali matrimonii tra cugini -prossimi e lontani, paterni o materni, altrettanto incestuosi -quanto i matrimonii tra fratelli e sorelle consanguinei» (<i>Marx</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Nel testo: <i>Vielweiberei</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span><i>Vielweiberei</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span><i>Haushalt; Haushaltung</i>: l'italiano non ha alcuna parola -che, al pari del francese <i>ménage</i>, renda in breve e completamente -la stessa idea. (<i>Nota degli Editori Italiani</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span><i>Haushaltungen</i>. Vedi la nota a <a href="#Page_60">pag. 60</a> (Nota degli editori).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Nel testo: <i>Einzelehe</i>. In questo caso speciale Engels avrebbe -impiegato <i>Einzelehe</i> come equivalente di <i>Monogamie</i>. — Veggansi -le <i>Avvertenze filologiche</i> che fanno seguito alla <i>Introduzione</i>, -(<i>Nota degli editori italiani</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span><i>Haushaltung</i>: Vedi nota a <a href="#Page_60">pag. 60</a></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Come nel <i>basileus</i> greco, così nel duce dell'esercito azteco -si volle a forza vedere un principe nel senso moderno. Morgan -sottopone per la prima volta alla critica storica le relazioni -degli spagnuoli, prima fraintese ed esagerate, poi direttamente -menzognere, e prova, che i Messicani si trovavano nello stadio -medio della Barbarie, tuttavia più elevati degl'Indiani-Pueblos -del Nuovo-Messico, e che la loro costituzione, per quanto può -dedursi da informi relazioni, corrispondeva a ciò: una federazione -di tre tribù, che se ne era rese tributarie un certo numero -di altre, e che era retta da un Consiglio federale e da un -comandante dell'esercito della federazione, del quale ultimo gli -spagnuoli fecero un «imperatore».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Il <i>rex</i> latino è il celto-irlandese <i>righ</i> (capo della tribù) e -il <i>reiks</i> gotico; che questo, come in origine anche il tedesco <i>fürst</i>, -principe (cioè, come in inglese <i>first</i>, in danese <i>först</i>, il primo), -significasse capo della tribù o della <i>gente</i>, risulta dal fatto che -i Goti possedevano giù nel quarto secolo una parola speciale per -indicare quel che fu poi detto <i>re</i>, cioè il duce di tutto un popolo -in armi: <i>thiudans</i>. Artaserse ed Erode, nella traduzione della -bibbia di Ulfila, non si chiamano mai <i>reiks</i>, ma <i>thiudans</i>, e il -regno dell'imperatore Tiberio non <i>reiki</i>, ma <i>thiudinassus</i>. Nel -nome del goto <i>thiudans</i>, o, come noi traduciamo inesattamente, -del goto re <i>Thiudareiks</i>, Teodorico, cioè <i>Dietrich</i>, le due denominazioni -si confondono in una.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Avendo passati alcuni giorni in Irlanda, mi riconvinsi -vieppiù di quanto ancora i concetti dell'epoca <i>gentile</i> dominino -quelle popolazioni campestri. Ivi il proprietario di terreno, il -cui fittaiuolo è il contadino, è tuttora considerato da questo -come una specie di capo di <i>clan</i>, che deve amministrare i fondi -nell'interesse di tutti, al quale il contadino paga il tributo sotto -forma di affitto, ma dal quale egli deve anche ricevere appoggio -in caso di bisogno. E del pari ogni benestante è considerato in -dovere di fornire appoggio ai suoi vicini più poveri, se questi -cadono in miseria. Siffatto aiuto non è un'elemosina, ma è ciò -che è dovuto di diritto al compagno più povero dal compagno -più ricco o dal capo di un <i>clan</i>. Si comprendono le lamentele -degli economisti e dei giuristi sulla impossibilità d'inculcare al -contadino irlandese il concetto della moderna proprietà borghese; -una proprietà, che ha soltanto diritti e non doveri, è cosa -che non entra affatto nelle teste irlandesi. Ma si comprende -anche come degli Irlandesi, trabalzati improvvisamente, con tali -ingenui concetti <i>gentili</i>, nelle grandi città inglesi ed americane, -fra una popolazione che ha idee giuridiche e morali affatto diverse, -perdano ogni concetto di morale e di diritto ed ogni ritegno, -e sovente si demoralizzino in massa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span><i>Marca</i>, in tedesco, significa il terreno appartenente originariamente -in comune agli abitanti di un villaggio o di un distretto. -I campi e i prati erano divisi fra i capi di famiglia, ma -nei primi tempi erano soggetti a nuove divisioni periodiche (il -che perdura ancora in parecchi villaggi sulla Mosella); più tardi -la parte di ciascuno divenne proprietà sua, ma sempre soggetta -al regolamento della coltura per la comunità. I pascoli, le selve -e altri terreni incolti restarono, e sono ancora oggi in molti -casi, proprietà comune. La collettività degli interessati determina -e il modo di coltura dei campi e l'uso del terreno comune. -La costituzione della marca è la più antica costituzione dei Germani -e la base su cui sono estrutte tutte le loro istituzioni del -medio-evo. -</p> - -<p> -<i>(Nota aggiunta dall'autore pel lettore italiano, qui riprodotta -dalla edizione di Benevento, 1885).</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>I Greci non conoscono più, se non per la mitologia dei -tempi eroici, la stretta natura del vincolo tra zii materni e nipoti, -proveniente dal tempo del diritto materno e comune a tanti -altri popoli. Secondo Diodoro (IV, 34), Meleagro uccide i figli di -Testio fratelli di sua madre Altea. Costei vede in tal fatto un -delitto tanto inespiabile, che maledice l'uccisore, suo proprio -figlio, e gli augura la morte. «Gli Dei esaudirono, come narrasi, -i suoi voti, e posero fine alla vita di Meleagro». Secondo -lo stesso Diodoro (IV, 41), gli Argonauti sbarcano sotto Ercole -in Tracia e ivi trovano che Fineo, ad istigazione della sua nuova -consorte, maltratta ignominiosamente i suoi due figli procreati -colla moglie ripudiata, la Boreade Cleopatra. Ma tra gli Argonauti -vi sono anche dei Boreadi, fratelli di Cleopatra, fratelli -quindi della madre dei maltrattati. Essi prendono tosto le difese -dei nipoti, e li liberano uccidendo le guardie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Il testo tedesco traduce i due termini scandinavi rispettivamente -con <i>Geschwisterkinder</i> e <i>Geschwistersöhne</i>. — <i>Kind</i>, <i>Söhn</i> -è <i>fanciullo</i>, <i>figlio</i>. <i>Geschwister</i> equivale a <i>fratelli</i>, ma indifferentemente -maschi o femmine. La parola corrispondente, che -renderebbe più chiaramente il concetto, manca in italiano. <i>(Nota degli editori italiani)</i> -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Questa cifra è confermata da un passo di Diodoro sui -Celti gallici: «Nella Gallia abitano molte popolazioni di forze -disuguali. Le più grandi ammontano a circa 200,000 individui, le -più piccole a circa 50,000». (<i>Diodoro Siculo</i>, V. 25). Ossia 125,000 -in media. I popoli Galli, stante il loro più alto sviluppo, dovevano -essere più numerosi dei Germani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Secondo il vescovo Liutprando di Cremona, il ramo principale -dell'industria nel X secolo in Verdun, cioè nel Sacro Impero -tedesco, era la fabbricazione degli eunuchi, che con gran -profitto venivano esportati nella Spagna per gli <i>harem</i> dei -Mori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Particolarmente sulle coste nord-ovest dell'America (vedi -Bancroft). Presso gli <i>Haidahs</i>, nell'isola della regina Carlotta, -si trovano economie domestiche persino di 700 persone sotto un -solo tetto. Presso i <i>Nootaks</i> vivevano sotto uno stesso tetto intere -tribù.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Circa il numero degli schiavi in Atene, veggasi sopra a -pag. 157. A Corinto, ai tempi prosperi della Città, esso ammontava -a 460,000; a Egina a 470,000; in ambo i casi, il decuplo della -popolazione dei liberi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Il primo storico, che avesse un'idea almeno approssimativa -della <i>gente</i>, fu Niebuhr, e lo deve — insieme agli errori che -accettò senz'altro — alla sua conoscenza delle schiatte <i>dithmarscie</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Il «<i>System der erworbenen Rechte</i>» (Sistema dei diritti -acquisiti) di Lassalle si aggira, nella seconda parte, principalmente -intorno alla tesi, che il testamento romano è vecchio -quanto Roma, che nella storia romana non vi fu mai «un'epoca -senza testamento», che il testamento nacque, anzi, in un'epoca -anteriore alla romana, dal culto dei defunti. Lassalle, quale -vecchio-hegeliano ortodosso, fa derivare le disposizioni del diritto -romano, non dai rapporti sociali dei Romani, ma dal «concetto -speculativo» del volere, e giunge così a quell'affermazione -totalmente contraria alla storia. Ciò non può destar meraviglia -in un libro che, in grazia dello stesso concetto speculativo, riesce -a questo risultato, che nell'eredità romana la trasmissione dei -beni sarebbe stata un mero accessorio. Lassalle non solo crede -alle illusioni dei giuristi romani, particolarmente dei primi -tempi; egli li supera.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Io avevo da principio l'intensione di porre la brillante -critica della Civiltà, che si trova sparsa nelle opere di Carlo -Fourier, accanto a quella di Morgan e alla mia. Pur troppo me -ne manca il tempo. Noto solo, che già in Fourier la monogamia -e la proprietà della terra sono le caratteristiche essenziali della -Civiltà, e che egli la chiama una guerra del ricco contro il povero. -In lui si trova già anche l'intuizione profonda, che in -tutte le società difettose, scisse da antagonismi, le famiglie isolate -(<i>les familles incohérentes</i>) sono le unità economiche.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of L'origine della Famiglia della -Proprietà privata e dello Sta, by Friedrich Engels - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA *** - -***** This file should be named 60281-h.htm or 60281-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/2/8/60281/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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