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-The Project Gutenberg EBook of Le streghe, by Defendente Sacchi
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: Le streghe
- dono del folletto alle signore
-
-Author: Defendente Sacchi
-
-Release Date: August 13, 2019 [EBook #60088]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE STREGHE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images generously made available by Biblioteca
-Nazionale Braidense - Milano)
-
-
-
-
-
-
- [Illustrazione: Congresso delle streghe o Sabbath]
-
- [Illustrazione: Frontespizio — Il castello degli spiriti]
-
- LE STREGHE
-
-
- DONO DEL FOLLETTO
-
- ALLE SIGNORE
-
-
- presentato
-
- DA DEFENDENTE SACCHI
-
-
-
- MILANO
- _Presso Francesco Manini_
- _Catag. Zanaboni_
-
-
-
-
- Proprietà letteraria.
-
-
-
-
-ALLE NUOVE LEGGITRICI
-
-
-Trent'anni or sono quel brioso ingegno di Defendente Sacchi dedicava
-alle Signore gentili, come strenna nuovissima, l'illustrazione del
-vecchio mondo quando si credeva ancora alle streghe. Quel suo spiritoso
-lavoro era accolto come un benefico presagio della caduta delle antiche
-superstizioni e se ne teneva il ricordo come quello di una storia di
-vecchie paure.
-
-Eppure il nascere di una nuova generazione non ha bastato a distruggere
-lo spasmodico impero delle malìe. Nell'anno di grazia 1868 si videro
-a più migliaja di esemplari ristampati da noi col beneficio della
-proprietà letteraria — _Il vero Drago rosso, o L'arte di comandare agli
-spiriti celesti, terrestri, aerei ed infernali_; _La vera clavicola del
-re Salomone colla cabala della farfalla verde_; _Il Tesoro del vecchio
-Druido delle piramidi colla scienza dei talismani_; e per sino un
-_Manualetto dell'Indovino e del Negromante_ di _Merlino Atanaele_.
-
-Queste sozze scritture dovevano portare il loro frutto, e mentre
-scriviamo queste pagine, le nostre magistrature stanno istituendo
-processi contro poveri fuorviati, che tentarono uccidere infelicissime
-vecchierelle credendole fattucchiere.
-
-Pur troppo l'arte dello stregare è salita di nuovo in fama e solo chi
-la professa ha ricorso a mezzi meno spaventosi. La vecchia dottrina
-di Mesmer e del truffattore Cagliostro è risorta col sonnambulismo
-magnetico, e la povera scienza medica che conta pur tanti martiri
-si trovò ad un tratto ecclissata da una nuova razza di ciurmadori.
-Nè qui arrestavasi la inesauribile credulità umana. Quegli astuti
-prestigiatori che vengono dal nuovo mondo per beffare l'antico
-trasferirono in Europa i tavolini parlanti e le evocazioni degli
-spiriti.
-
-I fabbricatori di apparecchi elettrici danno ai giuocatori di bussoli
-il mezzo di rivelare i segreti di questa magìa, ma il pubblico
-credenzone non vi abbada, e mentre si vanta di aver demolito tutte le
-tradizioni della fede de' suoi padri, si fa seguace dei nuovi misteri
-della evocazione dei poveri morti.
-
-Leggitrici gentili che succedete a quelle che lessero, trent'anni sono,
-le _Streghe_ di Defendente Sacchi e che leggeste, ora sono due anni, la
-_Strega_ di Michelet, fatevi coraggiose esorcizzatrici delle vecchie
-e delle nuove follìe dei negromanti. Io vi insegnerò a nome del mio
-defunto parente la via più sicura.
-
-Ormai questo nostro paese ha riconosciuto che tutta la sua potenza
-educativa è riposta in quel sesso che ha su questa terra il duplice
-ufficio di destare nella umana famiglia l'istinto dell'amore e la
-carità che allevia e che consola. Defendente Sacchi nel chiudere questo
-suo scritto vi ha consigliato a trasfondere negli uomini che ora vi
-apprezzano e vi stimano un nuovo ammaliamento che non li porti a cose
-vane, ma li spinga a far del bene alla patria ora redenta.
-
-Ecco il campo delle vostre nuove malìe; stregate pure gli uomini col
-fascino de' vostri vezzi per renderli buoni, operosi e cordiali. Non
-concedete loro un sorriso se non quando vi recano per tributo un'opera
-buona. Amateli come figli nella speranza di farli eroi.
-
-Con queste affettuose aspirazioni rileggete intanto la vecchia storia
-delle streghe e ricordatevi qualche volta dell'autore dell'_Oriele_ e
-della _Pianta dei sospiri_ che vi amò tanto.
-
- _1.º Novembre 1869._
-
- GIUSEPPE SACCHI.
-
-
-
-
-PRELUDJ
-
-
-I.
-
-Prefazione.
-
- A B R A C A D A B R A
- A B R A C A D A B R
- A B R A C A D A B
- A B R A C A D A
- A B R A C A D
- A B R A C A
- A B R A C
- A B R A
- A B R
- A B
- A
-
-Leggitrici, avete inteso? No? Respiro: la prefazione colse nel segno
-come quelle di tutte le grandi opere; vi accenni che anche la presente
-avrà molta profondità, e sentirà dei concepimenti filosofici del nostro
-secolo. Mi do animo, e voi..... vivete come vi piace.
-
-
-II.
-
-Piano dell'opera.
-
-Ecco un'altra superfluità che si pretende nei libri; v'ha egli
-bisogno che un'opera abbia un piano? o almeno che si sappia trovarlo
-dall'autore? Alcuni pongono innanzi l'esempio dei maestri di musica
-o le orecchie di quelli che li sentono: quando fanno la sinfonia
-del melodramma, in poche note v'infondono tutta l'indole della
-composizione; in un momento siete trasportati dall'ameno dei campi
-al rimbombo del tuono, al fragor dei cannoni, agli sdegni di guerra,
-alle paci degli amanti, e chi se ne intende, pregusta tutta la grande
-tela che seguita. Eh l'è un bell'esempio! dovrebbero seguirlo tutti
-gli autori dei libri; porre in principio, se è un trattato filosofico
-o di scienze, un'idea, come usarono Vico e gli enciclopedisti; se
-un romanzo, un sunto a forma di novella; sarebbe una cuccagna, il
-più bel progresso de' nostri lumi: la maggior parte de' lettori,
-udita la sinfonia, se ne andrebbero, e tutti i giornali ad ogni
-modo parlerebbero dell'opera dandone l'estratto.... Ma capisco, è un
-chiedere troppo; non è tanto facile ad un autore compendiarsi, perchè
-sovente non sa rendere ragione a sè stesso di ciò che abbia cantato in
-un grosso volume.
-
-Per queste buone ragioni dimando anch'io umilmente perdono, se
-non valgo più degli altri autori; però, perchè non voglio in tutto
-rinnegare l'utile, se non so imitare i maestri di musica, seguirò
-l'esempio de' coreografi. Al primo alzar del sipario, essi sogliono
-attelare sul palco tutta la gente che hanno parte al ballo, dal re fino
-al fante, amici e nemici, e sovente anche quelli che devono arrivare da
-lontani paesi; tutte quelle creature fanno quattro smorfie, una danza
-fragorosa, si mischiano, si confondono, quasi non se ne cava più nulla;
-ma in fine a gran ventura capita un messo, un carro, un temporale; si
-acqueta quel fragore, tutti si dividono e ricomincia l'azione.
-
-Terrò anch'io lo stesso metro; porrò innanzi assembrata tutta la
-compagnia di maghi e di streghe. Così, amabili lettrici, vi spicciate
-presto, un'occhiatina mentre fate vista di guardare al volume, e se è
-gente che non vi garba, lo restituite, e lasciate pure che il librajo
-faccia compianto coll'autore. Anzi, se volete proprio il mio parere,
-è meglio che lasciate il libro, non vi è nè ut.... nè dil.... Zitti,
-udite che baccano; lo spettacolo incomincia, mano ai cannocchiali:
-vediamolo.
-
-
-III.
-
-Congresso delle streghe o Sabbath.
-
-È una landa deserta, vasta, rotonda; non vi spuntano erbe, non vi
-zampilla una fonte, non vi raccoglie il volo un uccello. Sul confine
-sorge un'alta pianta, chiude l'orizzonte una montagna che ha le creste
-come i merli di un antico castello. È mezzanotte; in cielo nereggia
-un temporale, e appena da una nube squarciata trapela un corno di
-crescente luna; l'aria è quieta e senza mutamento, tutto è bujo e
-silenzio.
-
-Suona una campana col battaglio di legno, e tosto ecco fischiar per
-l'aria, strisciare sul suolo, scorrere fra' boschi notturne strigi,
-sibili di serpenti, miagolati di gatti, scalpitar di cavalli, voci
-orribili e diverse, e suon di musica strana. Di su, di giù, da ogni
-parte s'affollano genti a popolare quella landa, diverse di forma,
-orribili di favella. Sbocca dal suolo squarciato un carro che reca un
-nume od una bestia, sole creature a cui è concesso il trionfo.
-
-Capita da ogni parte il corteggio: ora un uomo grave in groppa a
-riverso sur un somaro, prende la coda pel capo, e pare un filosofo
-idealista; gatti che vanno spiccando salti, rospi che camminano come
-uomini, animali della terra e dell'aria che tutti stridono e fanno
-rombazzo. Alcuni gravi sono a cavallo d'un granchio, e vanno come
-il progresso del nostro secolo; uccelli che camminano lindi, colla
-testa alzata per essere creduti più grandi degli altri; animali con
-più teste, uomini con molte gambe, altri colle corna o colle orecchie
-lunghe; donne a cavallo di scope che pajon poeti lirici che giungono
-da un volo; fanciulle colla coda come serpi, altre senza cuore, molte
-senza testa; è il mondo in simbolo: tutti entrano nel cerchio della
-maledizione.
-
-In mezzo, sur un gran seggiolone, siede maestro Leonardo, spirito
-folletto, preside della congrega: è tramutato in caprone a tre
-corni, de' quali quello di mezzo gitta lume a rischiarar l'assemblea;
-gli altri sono inghirlandati di corone nere: ha velli irti, faccia
-squallida e torbida, occhi di bragia grandi, spalancati, spaventosi,
-barba caprina, mani simili, dita tutte lunghe ad un modo, curve,
-adunche; piedi d'oca, coda lunga pari a quella d'asino, e sotto
-di questa un viso d'uomo nero; manda una voce rauca, fioca, ha il
-portamento altero, aria melanconica; persona che siede in alto.
-
-Tutte quelle strane creature che in forme diverse convenivano
-all'assemblea, appena entrate nel circo si tramutano in maghi o
-streghe; ciascuna va reverente innanzi a Leonardo, lo inchina, gli
-bacia la faccia che ha sotto la coda, ed ei li retribuisce con vezzi,
-lodi, denari.
-
-Già l'adunanza è numerosa, il preside si leva, dà il segno e si apre
-la festa: è il Sabbath. Ecco, vengono parecchi spiritelli, seguaci
-e cortigiani di Leonardo; uno distribuisce le cure ed i posti; però
-alterna sempre streghe con folletti e fattucchieri. A tutti vegliano i
-correttori, piccoli mostri senza braccia; tengono acceso un gran fuoco,
-e quando qualche strega cade in errore, ve la pongono a purgare, e la
-ritraggono dopo la penitenza. Giungono anche i cavalieri del Sabbath;
-sono grandi rospi, serventi delle streghe: vestono di velluto rosso
-o nero, portano un campanello al collo e un altro ai piedi: camminano
-ritti, vaghi come damerini.
-
-I ricreamenti incominciano: è apprestato il banchetto, tutti siedono;
-si servono le vivande; pane di miglio nero, carni d'impiccato o di
-fanciulli non battezzati, vini fermentati che girano in tazze dorate.
-Si mangia, si alternano canti nefandi e discorsi sacrileghi.
-
-Finito il vivandare, suona la campana col battaglio di legno, ciascun
-si leva, le mense scompajono, tutti venerano Leonardo, e s'intrecciano
-diverse cure.
-
-Qui si tiene ragione delle querele fra le streghe e i rospi loro
-cavalieri, e se questi provano di non esser ben nudriti, i correttori
-le castigano col fuoco. Qua streghe e fattucchieri rendono conto delle
-opere loro, de' mali commessi, e se non riescirono a farne, come era
-debito loro, punizione.
-
-Ove si creano nuovi rospi a nuovi cavalieri, s'impone loro un nome e si
-danno in dono alle streghe che hanno meglio meritato dal congresso. Ove
-sorge un'ara, e un mago celebra un mistero infernale, e intorno alcuni
-stanno in atto di ossequio. In un lato bolle una pentola immane sopra
-un fuoco ardente; in un altro le streghe si gittano ignude, menano
-danze oscene, portando in mano una candela accesa, e a certe cadenze
-sospendono il ballo e vanno a baciare maestro Leonardo. In un angolo
-più appartato si confondono amori nefandi di streghe, di folletti, di
-maghi, nè si conosce parentela o rispetto conjugale.
-
-Più allegra è invece la vicina quadriglia, ove le streghe e i rospi
-vestiti di velluto rosso menano cantando il trottiglione. È un
-frastuono, un trambusto orribile, una festa infernale..... Ma tutto
-è sospeso, tutti tendono l'orecchio, è la chicchiriata mattutina del
-gallo, è il segno della partenza. Leonardo prende l'acqua lustrale,
-fa un'aspersione all'assemblea e la licenzia. Un sibilo, un subito
-fragore; maghi e streghe riprendono le forme onde vennero: sparvero: la
-landa è deserta.
-
-
-IV.
-
-Ai curiosi.
-
-Voi leggete ancora? Dunque non gittaste il libro? Dunque?... Eh, non
-presumo che possiate crederlo qualcosa; forse vi mosse curiosità
-di sapere tutti i riti di quella festa inusitata. Avete petto
-d'avventurarvi fra le superstizioni e gli errori de' tempi andati?
-Ve ne dirò delle strane! Imparerete di molte cose e belle: a diventar
-ricchi quando vi piaccia, a farvi amare da chi vi aggrada, a viaggiare
-senza spese, e più di tutto, che il mondo fu sovente una gabbia di
-matti.
-
-
-
-
-CAPO PRIMO
-
-I MAGHI.
-
-
-I.
-
-Della magìa.
-
-Che cosa è magìa? chi sono i maghi e le streghe? uh! quante voci — una
-follìa, tanti impostori o pazzi. — Maravigliate: è popolo che risponde,
-son donne, fanciulli, uomini; ma non rispondevano così, appena ha
-un secolo; era allora una credenza, adesso è dissipata: aveano torto
-allora od adesso? Ci soccorra la storia.
-
-La magìa era la scienza e l'arte di operar cose superiori all'umana
-natura col sussidio degli spiriti malefici. Però questa definizione
-è un po' vaga: i sapienti che ridussero la stregoneria a' principj,
-e Agrippa che fu il Condillac della scienza cabalistica, dice che
-la magìa era una facoltà fornita d'un gran potere, cui sieguono alti
-misteri, i quali racchiudono una profonda cognizione delle cose più
-secrete, la loro natura, potere, qualità, sostanza, effetti e rapporti;
-con questi misteri essa produce quanto v'ha di più maraviglioso, ove
-le sia in grado ed ove operi l'unione e l'applicazione delle differenti
-virtù degli esseri superiori cogli inferiori. La magìa infine è, giusta
-la sua sentenza, la sola e vera scienza, la filosofia più elevata e più
-misteriosa, in fine la perfezione di tutte le scienze naturali.
-
-La magìa, come tutte le scienze, ha le proprie divisioni, e diverse
-specie tutte importanti, come quelle onde divise Buffon la storia
-naturale. Vi è dunque la _vera magìa_, ossia la divina, o la cognizione
-degli attributi della divinità che Dio rivela ad alcuni pochi,
-compartendo loro ad un tempo di poter predire il futuro, operare
-dei prodigj e penetrare nella mente dei mortali. La seconda è la
-_magìa naturale_, ossia lo studio dei secreti della natura, e si
-occupa dell'astrologia, della fisica, e in ispecie dell'alchimia e
-dell'astronomia giudiziaria. Finalmente l'ultima è la _magìa nera_,
-quella che rende sì potenti i negromanti, e dividesi in celestiale e in
-cerimoniale; la prima attribuisce agli spiriti un dominio sui pianeti,
-e a questi sugli uomini, sicchè si partono da essi o benigni o malevoli
-influssi che governano le loro azioni o virtù. La cerimoniale poi è
-riposta nell'invocazione dei demoni, nella podestà di comandare agli
-spiriti aerei od infernali, podestà che solo si consegue con un patto o
-tacito od espresso colle potenze dell'averno, sicchè sono sempre pronte
-a prestare l'opera loro ai desiderj del mago.
-
-Quest'ultima possente magìa poi prendeva diverse denominazioni,
-secondo le cure a cui si rivolgeva, siccome la cabala, l'evocazione,
-la divinazione, la profezìa, il sortilegio, ed altre che vi davano a
-capriccio l'astuzia dei negromanti per abbagliare la credulità della
-moltitudine.
-
-
-II.
-
-Come si diventasse mago.
-
-Queste teorie sono belle, ma come tutte le altre a sistema patiscono
-d'oscurità: è meglio cercare col fatto come si diventasse mago o
-strega, e si pigliassero in pratiche tutte queste sorta di magìa.
-
-Il primo modo era far patto con qualche demone che servisse per alcuni
-anni, dandogli in compenso anima e corpo. Però come si venisse a questi
-patti era vario il modo, e lo vedrete: l'incontrarsi collo spirito
-malefico non era difficile; esso cortesissimo volava al più piccolo
-desiderio; anche non richiesto veniva a sedurre le persone, e tutto
-si adoprava perchè cadessero nelle sue grinfe. Esso poi faceva ogni
-lor desiderio, manteneva da galantuomo i patti, ma si faceva mantenere
-anche i proprj. A documento giustificativo, eccovi la storia del modo
-onde alcuni pattuirono con lui e si fecero maghi.
-
-
-III.
-
-Il dottor Faust.
-
-Quando lo spirito malvagio ponevasi in capo di fare qualche conquista,
-siccome era furbo, non volgevasi a dappochi, ma pigliava gli uomini
-dotti, come le donne che non seducono mai giovani di poca polpa o di
-misera avvenenza. Nel secolo XVI pensò di ridurre a suo seguace il
-dottor Giovanni Faust, uomo pieno la mente e il petto di dottrine.
-
-Il dottore già da alcuni giorni volgeva in animo pensieri di
-nuovi studj, poiché aveva già corsi quelli della medicina, della
-giurisprudenza e della teologìa; pensava all'astrologìa. Or mentre
-andava a diporto, gli appare un cane, che gli fa intorno varj giri,
-lo avvicina, lo accarezza, pare cercargli amicizia. Faust si ritrae a
-casa, e il cane dietro; l'uno lo guarda e l'altro si aggrandisce: Faust
-lo scongiura a scoprirsi, e il cane si tramuta in un giovane elegante:
-è il demone Mefistofele, solo secondo a Satana. Allora lo spirito
-fece i suoi complimenti al dottore, se gli propose amico; l'altro
-stette alquanto tremante, ma il desiderio della potenza lo vinse e
-vennero a patti fra loro, e stesero un contratto, che lo storico Widman
-riferisce, perchè forse era segretario d'inferno, e ripeto perchè si
-conosca come l'arte de' notaj non è solo nota alle persone di questo
-mondo. La scritta era in pergamena color di rosa: Mefistofele si
-obbligava a servire Faust per ventiquattro anni; dopo, il dottore era
-suo; anima e corpo. Ecco le condizioni:
-
-Mefistofele sarà sempre ubbidiente al comando di Faust; gli apparirà
-sotto una forma sensibile, o prenderà quella che piacerà al suo
-signore.
-
-Farà ogni comando di Faust e gli porterà prontamente tutto quello ch'ei
-vorrà chiedergli.
-
-Mefistofele sarà pronto e sommesso come un servo.
-
-Apparirà a qualunque ora sarà chiamato, di notte o di giorno.
-
-In casa non si lascierà vedere, nè riconoscere che da Faust, invisibile
-ad ogni altro.
-
-Faust invece si dava a Mefislofele senza riserva di alcun diritto di
-redimersi, nè di ricorrere alla divina misericordia. Lo spirito gli
-diede per caparra di questo contratto una cassetta piena d'oro.
-
-Dopo quel momento Faust fu signore dell'universo, fu onnipotente:
-ei viaggiava per terra, per mare, per l'aria; operava prodigj d'ogni
-fatta. Amoreggiava le più belle donne che furono in tutte le età, ed
-ebbe i vezzi d'Elena, di Aspasia, di Lucrezia, di Cleopatra, sebbene
-le curasse poco, perchè, con buona pace delle lodi impartite loro da
-Omero, da Virgilio e da Lucano, amava meglio una fanciulla del suo
-secolo. Creava maraviglie a suo talento: alla corte di Carlo V fece
-comparire Alessandro il Grande: in un banchetto d'amici, coll'agitar
-della bacchetta, fe' zampillar vini, apparire viti e vendemmia; alla
-curiosità dei discepoli evocò la bella Elena, avvenente come all'uscire
-dal profumato talamo di Menelao. Denari non gliene mancavano mai; lo
-spirito gliene dava: eran di legno o di corno, ma parevano d'argento o
-d'oro. Faust chiudeva la bocca a que' che cicalavano e il disturbavano;
-allora non vi erano giornalisti.
-
-Faust ebbe strane avventure d'amore colla fanciulla contemporanea onde
-fu preso; creò meraviglie, moltiplicava i libri, stendeva la sua parola
-per tutto l'universo.
-
-Ma infine passarono gli anni del prodigio, e un gelo al core lo avvisò
-del prossimo fine. Cercò affrancarsi in un luogo sacro, ma Mefistofele
-lo impedì, lo condusse sur un'alta montagna: Faust si raccomandava
-a Dio, e il demone: — Ti dispera e muori, omai sei nostro, — e
-giganteggiò fantasma fino alle nubi: mandava saette dagli occhi, fuoco
-dalla bocca, e i piedi di bronzo mettevano sulla montagna un tintinnio
-orrendo: prese fra le mani adunche lo sciagurato Faust, e con iscoppj
-di risa orribilmente ripercossi nelle valli, lo mise a brani, e lo
-precipitò nell'abisso.
-
-Il dottor Faust fu un vero dotto e un uomo utile, fu l'inventore della
-stampa, l'arte prodigiosa che moltiplicò i libri: però fu proclamata
-arte diabolica, e si cercò Faust per abbruciarlo, e l'invenzione andava
-distrutta, se non era Luigi XI. Widman fece della vita di quest'uomo
-un romanzo nel 1587; Goethe poi un dramma: la storia di Faust basta a
-chiarire come si adombrasse il vero colle invenzioni della magia.
-
-
-IV.
-
-Margherita di Milano.
-
-Questi spiriti malefici si acconciavano a servire ogni razza di
-persone, dotti e volgo, uomini e donne purchè ne avessero l'egual
-prezzo. Cardano ne fa buona testimonianza d'una Margherita di Milano
-che vide e conobbe.
-
-Costei, non si sa a quale condizione, fece patto con uno spirito perchè
-le stesse sempre vicino, meno alcuni mesi dell'anno; ei faceva, a suo
-ordine, varj giuocarelli, sicché veniva chiamata per prezzo a dare
-ricreamento nelle case. Quando dava principio allo spettacolo, essa
-curvava il capo in seno, o lo avviluppava nel suo grembiale, chiamava
-lo spirito; ei veniva, le rispondeva: però la voce di lui non si
-intendeva vicino alla donna, ma da lontano come se uscisse da qualche
-buco del muro. Se alcuno si avvicinava al luogo dove risuonava la
-voce, essa si smarriva e si faceva udire in altro angolo della casa.
-Questa voce non era articolata, nè chiara in modo che si potesse ben
-comprendere; era acuta e debole in maniera che si poteva dire piuttosto
-un mormorìo che un suono di voce. Margherita, dopo che lo spirito
-aveva fatta la sua parte, gli serviva d'interprete, e ripeteva più
-chiaramente le parole di lui, e tutti ne levavano meraviglie.
-
-Tali erano questa strega e questo folletto come li descrisse Cardano: è
-facile comprendere che Margherita dovesse essere ventriloqua, persone
-che hanno appunto l'arte di far sentire le voci che formano in petto
-come se fossero lontane. Ma a que' tempi si voleva il maraviglioso, e
-si aggiungeva anche che la Margherita quando dimorava in case altrui
-avvolgesse il demone in un lenzuolo, che esso avesse il vezzo di
-morderle la bocca, sicché ne portava i segni sulle labbra. Per fortuna
-non fu abbruciata.
-
-
-V.
-
-Diplomi de' maghi.
-
-Ho accennato le condizioni onde Faust contrasse alleanza con
-Mefistofele; le parole non bastavano; il demone voleva talora altre
-forme solenni, mandava diplomi in pergamena a maghi e a streghe adepti,
-come usano le accademie.
-
-Per meglio conoscere ove giungesse il delirio dell'opinione, reco
-tradotti due di questi atti solenni che si trovarono nell'archivio di
-Poitiers, e appartenevano al processo di Urbano Grandier; vedremo poi
-chi fosse questo sgraziato. Il primo è la promessa di Grandier:
-
-
- _Signore e maestro Lucifero._
-
-«Ti riconosco per mio nume e principe, e ti prometto di servirti finchè
-vivrò. Rinuncio a ogni altra divinità e ai santi, e alle credenze, e ad
-ogni cerimonia e orazione, colla quale i fedeli potessero intercedere
-per me; ti prometto che farò ogni male possibile, e procurerò di
-condurre gli altri al male. Io rinuncio al battesimo ed agli altri
-sacramenti, e se manco di servirti e di adorarti, almeno tre volte al
-giorno, ti do la mia vita come se fosse tua.
-
-Questo feci l'anno....... e il dì.......
-
- U. Grandier.»
-
-
-L'altro è il diploma speditogli dalla corte infernale:
-
-«Noi, potentissimo Lucifero, col consenso di Satan, Belzebù, Leviathan,
-Elimi, Astaroth e altri, abbiamo accettato oggi il patto d'alleanza
-di Urbano Grandier, fatto nostro; e gli promettiamo la simpatìa di
-quante donne splendono per bellezza sulla terra, dignità, piaceri e
-ricchezze; esso ogni tre giorni prenderà gradito sollievo; gli sia
-cara l'ebbrezza: ci offrirà una volta all'anno il sigillo del proprio
-sangue; terrà sotto i piedi le cose sacre, e indirizzerà a noi le sue
-preci. In virtù di questo patto vivrà vent'anni felice sulla terra, poi
-verrà fra noi a maledire.
-
-Fatto all'inferno nel consiglio dei demoni.
-
-Han sottoscritto Lucifero, Belzebù, Satan, Elimi, Leviathan, Astaroth.
-
-Visto per la firma e sigillo del gran maestro e dei signori principi
-dei demoni.
-
- Contro segnato Baalberith
- _Segretario_.»
-
-
-VI.
-
-Cerimoniale della magìa.
-
-Però non sempre qualche demone aveva il tempo o la volontà di starsi
-continuamente in compagnia de' maghi e delle streghe, e servirli da
-segretario, cameriere o fante; perciò quei che inventarono sulla terra
-l'arte magica a sussidio degli uomini, trovarono alcuni istrumenti e
-formole, che valessero loro o d'ajuto quando erano lontani gli spiriti,
-o potessero chiamarli per avere sussidio e servigio. Quindi ne usciva
-la parte della scienza, che si direbbe cerimoniale, e il bisogno di
-iniziatura e d'insegnamento. Omai eccoci nei segreti della magìa nera.
-
-
-VII.
-
-La bacchetta magica.
-
-Il bastone fu presso tutti i popoli un'insegna di comando; variò nelle
-forme e nei modi di usarlo, e quindi nella logica che gli andava unita.
-Pei maghi si convertiva in bacchetta: faceva parte del loro potere,
-perchè associava le forze occulte della stregoneria.
-
-La bacchetta magica doveva essere fatta col ramo di un nocciuolo
-di un anno, reciso dalla pianta verso mezza notte in un mercoledì
-di luna nuova; mentre si calava il coltello a tagliarla, conveniva
-gridare a gran voce: — Ti scongiuro di obbedirmi per tutte le potenze
-celesti. — Quella bacchetta poi si rimondava dalle frondi, si rendeva
-appariscente, perchè anche i maghi amavano il lusso; vi si incidevano
-sopra in lettere greche dal lato più grosso _agla_, in mezzo _on_, e
-dal lato più sottile _tetragmaton_.
-
-Gran potenza della bacchetta! agitarla nell'aria e tramutare le cose,
-era un sol punto. La bacchetta era solo di privilegio de' maghi;
-le streghe di consueto non giungevano a tanto da meritarla, e se vi
-mettevano le mani addosso, divenivano prepotenti. Una strega giunse a
-ghermire la bacchetta al mago di Scozia, e lo trasmutò in bestia. Pare
-che le donne abbiano gran tendenza a cambiare in bestia gli uomini,
-quando pigliano loro la bacchetta del comando: Circe ed Alcina fecero
-lo stesso: que' che hanno la filosofia dei simboli, forse potrebbero
-vederne uno assai eloquente in questa storia.
-
-
-VIII.
-
-Strenne de' maghi.
-
-Senza strenne omai non si raggiunge più nulla di buono a questo
-mondo; leggerle o no, esse danno la scienza. Le donne hanno le loro
-strenne per le diverse ore del giorno; strenne per le preghiere, per
-ricrearsi, strenne onde avere argomento a parlare, quando certe visite
-le mettono nella noja di non sapere trovare parola. Però queste strenne
-spesso tengono un po' di magìa, perchè recate in dono sono solitamente
-principio di simpatìa.
-
-Anche i maghi avevano le loro strenne: erano di poche pagine; più
-comode per leggerle presto: vi erano scritti gli scongiuri con cui i
-maghi e le streghe chiamavano in sussidio gli spiriti coi quali avevano
-pattuito.
-
-Quando un libro magico era scritto, vi si faceva addosso questa
-deprecazione, la quale era come l'ultima correzione d'un autore, o la
-segnatura perchè avesse forza e valore.
-
-— Spiriti quanti siete, vi scongiuro ed ordino di accogliere questo
-libro in buona parte, affinchè tutte le volte che lo leggeremo, o che
-verrà letto da altri, dobbiate comparire in bella forma umana, secondo
-che il lettore vi ordinerà e giudicherà a suo piacere. Voi non avrete
-alcun potere nè sul corpo, nè sullo spirito del lettore, nè darete
-molestia alle persone che fossero con lui; nè con rumore, con tempeste,
-tuoni, scandali, offese vi rifiuterete di obbedirlo: vi scongiuro di
-apparire appena chiamati per eseguire prontamente quanto è assegnato in
-questo libro in apposito capitolo; ubbidirete, servirete, insegnerete,
-donerete, farete quanto è in vostro potere a utile di chi comanda, con
-lealtà ma non con inganni. Che se qualche spirito quando è chiamato
-non potesse venire, gli correrà obbligo di inviarne altri coi proprj
-poteri, che gli giureranno d'ubbidire. Vi scongiuro tutti per la forza
-che muove ogni cosa, di fare quanto qui è scritto. Se non ubbidirete,
-vi caccerò per mille anni nelle pene. —
-
-I maghi quando volevano operare prodigj aprivano il libro, scorrevano
-l'indice, giacchè tutti i libri devono aver l'indice, altrimenti non
-valgono nè pei curiosi, nè per chi studia: leggevano le parole segnate
-al bisogno, e tutto si chinava alla loro volontà.
-
-Questa strenna preziosa non era solo potente nella mano dei maghi, ma
-di tutti quelli cui capitava. Or eccovi un bel fatto, se il credete.
-Luigi Goffredi presso Marsiglia, come riferisce il Porta, ereditò dallo
-zio uno di questi libri magici, il quale era di solo sei pagine; che
-bel libro! Goffredi lo sfogliò e vi lesse entro i brevi versi di cui
-lo vedeva segnato, ed ecco apparirgli innanzi un demone. Giova udire la
-confessione dello stesso mago.
-
-— Fu verso il mese di maggio, e Lucifero mi si appresentò in forma
-umana vestito da galantuomo: sulle prime ebbi un po' di paura, ma mi
-rinfrancai udendolo parlarmi cortesemente, e proferirsi ad ogni mio
-desiderio. Sentii allora l'impero di due antiche passioni, un'ambizione
-d'esser rinomato, in ispecie fra la gente dabbene, e un desiderio
-sfrenato di galanteria. Allora lo spirito mi domandò: — Che mi darai
-se accontento ogni tuo desiderio? — Gli risposi tutto lieto quanto
-volesse; esso mi chiese tutti i miei beni; ci siamo accordati. Dopo
-due o tre dì tornò annunciandomi essermi concesso che a un mio soffio
-sarebbero prese per me donne e fanciulle, purchè esso giungesse fino
-alle loro nari, e mi consegnò una scritta colla promessa. —
-
-Goffredi era impaziente di esperimentare la sua nuova virtù; da molti
-anni aveva posti gli occhi addosso ad una Madalena Mendoze; soffiò, ed
-ella se gli legò d'amore.
-
-Madalena fu a sua posta iniziata ne' misteri occulti, e fatta strega,
-andò al Sabbath con Goffredi, e se la passavano allegramente. Ma non
-durò a lungo quella felicità: furono scoperti, gittati in prigione,
-persuasi a confessare ogni loro colpa dalla tortura, ed il povero
-Goffredi fu abbruciato agli 11 aprile 1611. Ottenne quanto gli aveva
-promesso il suo mal genio, cioè riputazione, poiché quel processo che
-dovrebbe far ridere, commosse per la misera fine.
-
-
-
-
-CAPO II.
-
-LE STREGHE.
-
-
-I.
-
-Come si divenisse strega.
-
-Le femmine sono destinate a dividere i beni e i mali concessi agli
-uomini, quindi anche ad esse fu largheggiato il tesoro delle scienze
-occulte, furono o streghe, o fate, o indovine, e ammaliatrici sempre.
-In diverso modo esse venivano iniziate in quest'arte o per allettamento
-de' genj malefici, o per affetto diviso coi maghi: nè son frottole:
-svolgiamo la storia, e che storia! è tutta scritta ne' libri.
-
-
-II.
-
-Streghe create dagli spiriti.
-
-Le donne non furono per lo passato troppo sollecite per gli studj: esse
-non si curavano molto di libri e di lettura: è il nostro secolo che
-le vuole sapienti; esse agognano all'usbergo di Minerva, forse perchè
-gli uomini ghermirono talora il cinto di Venere. Perciò non capitavano
-fra le mani alle donne de' tempi andati libri magici ove apprendere
-ad evocare gli esseri malefici, a stringere con loro alleanza. Però
-non isfuggirono la seduzione; esse hanno un'altra allettativa per gli
-uomini e fino pel diavolo, quella della bellezza: questa strinse spesso
-gli spiriti d'averno a inchinarsi al loro piede e legarle: umana natura
-femminile! fu creata per essere sedotta o dai serpi o dai demoni, più
-spesso dagli uomini.
-
-Lo spirito Cerbero in persona fece strega Maria Martin, la condusse al
-Sabbath, al quale volle per galanteria presiedere egli stesso; le era
-prodigo di doni, ed andava a lei ogni volta che col digiuno lo evocava:
-la slealtà di un fattucchiero che era a parte de' segreti di lei,
-la scoprì, e presa dal tribunale di Mondidier, ella confessò queste
-galanterie, poiché se le trovarono sul corpo segni di tatuamento.
-Però quel crudele di Cerbero non le fu un amante fedele come Romeo,
-e non andò a soccorrerla, quando ai 25 giugno 1586 venne impiccata:
-s'accontentò di ghermirne lo spirito.
-
-Vi ebbero altri folletti, parimenti cortesi damerini; uno tutto garbato
-accompagnava sempre Maria Naguille al Sabbath presso un bosco a Pagole:
-quando era l'ora di rendersi alla festa, ei si avvicinava alla finestra
-della camera di lei, la apriva per avvertirla, e poiché Maria s'era
-unta colla propria madre, il galante se le pigliava sotto braccio, e
-viaggiavano bellamente per l'aria; finito il congresso le restituiva
-alla propria stanza. La giovanotta aveva sedici anni, e imprudente, fra
-i pizzichi della tortura, palesò questi suoi segreti.
-
-Nè questi amanti erano avari colle streghe; davano loro dei buoni
-denari, come usò uno con Giovanetta Grazianne, che sedusse apparendole
-innanzi vago per sei belle corna in testa, e un bel pugno d'oro; sulle
-prime la schifiltosa non si arrese, sicché il tristanzuolo, che a forza
-tentò condurla al Sabbath, fu costretto lasciarla alla porta della
-stanza a Sibour; ma infine sì la persuase, che fece intera professione
-di magìa, e fu fra quelle giovinette a sedici anni, che sul principio
-del secolo XVII perirono arse come fiori sopra cocente arena.
-
-Però anche le streghe facevano ogni lor potere per apparire avvenenti
-al demone: Giovanetta Viscard era zoppa, e quando si appresentava a
-lui, perchè non vedesse il suo claudicare, faceva salti e capitomboli,
-e l'altro credulo come sono tutti gli innamorati, la teneva lunga
-tutta ad un modo, si tramutava in montone, sorte degli amanti, e se la
-portava al Sabbath sulla propria groppa.
-
-In questo congresso poi quello che presiedeva era più cortese colle
-streghe che coi maghi, e s'intende colle streghe giovani; lo confessò
-Giovanna Horpilopis, che di 14 anni presa in prigione nel 1603 rivelò i
-misteri di queste galanterie.
-
-Però lo spirito più galante di tutti era quello che corteggiava
-Giovanna Harvilliers, la quale condotta dalla madre al Sabbath di
-dieci anni, fu arsa a Compiegne nel primo aprile 1578, dopo che per
-cinquant'anni, quando il desiderava, aveva la compagnia del suo fedele:
-esso poi andava a lei tutto elegante, a cavallo, con stivali, speroni
-e spada al fianco. Eppure non la soccorse quando fu condotta al fuoco:
-forse quei cinquant'anni di servitù gli parvero bastante testimonianza
-d'amore per non cercare di aumentarli, e chi sa quanti all'udire questa
-storia invidiano il servente della povera Harvilliers.
-
-
-III.
-
-Sdegni degli spiriti colle streghe.
-
-Dove sono amori e galanterie, vi sono le piccole burrasche, ed è
-naturale che anche fra le streghe e i diavoli si scambiassero, come fra
-Laura e Petrarca, dolci ire, dolci sdegni e dolci paci.
-
-Lo spirito della fattucchiera Lescoriere prese gelosìa perchè una volta
-essa mancò al Sabbath: si tramutò in gatto, le salì sul letto, e tanto
-le diede peso sul petto che quasi la soffocò. Un'altra volta la mise a
-colpi di pietra.
-
-Maria Gastagnalde invece meritò molte busse dal suo genio perchè aveva
-rivelati alcuni segreti del Sabbath, e sì la ruppe nella persona, che
-i segni delle percosse valsero a testimonianza perchè fosse condannata
-nell'anno 1608.
-
-A rossore degli amanti colle corna e senza, conviene narrare la viltà
-del folletto Lizabet colla strega Antide Collas. La poveraccia fu
-presa nel 1599, e siccome il processo andava alla peggio, essa chiamò
-in soccorso il suo alleato: questi andò a visitarla, e la consigliò o
-a gittarsi dalla finestra o ad impiccarsi; tenero amante! nè volendo
-acconsentire le diede molte busse: e la sgraziata morì al fuoco, e non
-fu l'ultima abbandonata nella sventura.
-
-Però, storico veritiero, e per non avere qualche sfida da creature
-prepotenti, convien dire cho questo abbandono non era per durezza o per
-viltà; ma perchè stava fra i riti della scienza occulta, che lo spirito
-potesse andare a consolare in qualunque modo una strega o un mago,
-quando era in potere della giustizia, ma nè liberarla, nè soccorrerla
-nel processo. Vedete che astuto canone! pare proprio trovato per non
-vedere la contraddizione fra la potenza attribuita ai maghi e i loro
-patimenti.
-
-
-IV.
-
-Ricevimento delle streghe.
-
-Tutte le associazioni del mondo da quella de' sacerdoti egiziani, fino
-a quelle delle streghe, hanno forme di ricevimenti, iniziatura, perchè
-gli uomini non sanno fare nulla senza cerimonie; gridano alla libertà,
-e s'avvolgono continuamente di ceppi.
-
-I maghi solitamente, umana fralezza! s'innamoravano, e come è solito
-degli amanti che dividono colle belle i beni e i mali della vita,
-insegnavano loro la stregoneria: avevano con esse comuni i servigi
-degli spiriti, e più di sicuro la prigione e il rogo.
-
-Tanto avvenne a quella Madalena Mendoze che Goffredi amoreggiò, fece
-strega e condusse al Sabbath. Anche Giovanna Belloc confessò che un
-fattucchiero la menò al congresso nel 1609, e fu presente a un ballo in
-maschera.
-
-Più sovente erano donne che iniziavano le altre in questi misteri:
-esse conducevano al Sabbath le amiche e le figlie. Dojartzbal, giovane
-strega di quindici anni, che per suo meglio si convertì e fuggì la
-mala ventura, confessò d'essere stata presentata al Sabbath da una
-strega che era in prigione: essa l'andava a pigliare al letto ove
-dormiva presso sua madre, e poneva intanto in sua vece un fantoccio che
-parlava.
-
-Altre ho già ricordate, ma la più operosa nel procacciare adepte alla
-magia fu Bensozia; costei radunava in una società le dame, ed ivi le
-metteva in amicizia cogli spiriti, facevano congreghe e viaggi per
-l'aria sopra bestie alate. Fu tanto universale questa opinione nelle
-Gallie, che si credeva che tutte le donne fossero della compagnia de'
-viaggi aerei. Bensozia pare un'antica fata, ma in tempi più recenti era
-considerata come un nome di associazione di streghe.
-
-Però quando una femmina era condotta al Sabbath, non diveniva subito
-strega senz'altra cerimonia; conveniva fare il ricevimento: era una
-delle varie scene di quella festa strepitosa.
-
- [Illustrazione: Ricevimento di una strega]
-
-Si radunavano in un lato del campo del congresso le streghe e i maghi
-che doveano prendere parte alla cerimonia, si faceva un cerchio, e
-in mezzo si collocava assisa la nuova adepta, presso il tripode ove
-stava il demone tramutato in caprone. Il mago o la strega che aveva
-condotta la novizza, le dava alcuni precetti di magìa, le ricordava le
-obbligazioni che assumeva, la faceva abbjurare alle antiche credenze:
-ella aderiva con tremendi scongiuri, si alzava un grido d'applauso, il
-presidente la dichiarava laureata in istregoneria, e la nuova alunna
-festante volava fra folletti, rospi e fattucchieri a prendere parte a
-tutti i tripudj della congrega.
-
-
-V.
-
-Gli iniziati.
-
-Non mancarono alla compagnia gli iniziati: ogni strega prometteva
-talvolta al Sabbath di offrire qualche fanciullo all'ara di maestro
-Leonardo, o se non riesciva a rubare un ragazzo altrui, doveva
-presentarne uno proprio. Si offriva in solenne congresso al maestro, ed
-egli o il suo luogotenente Giovanni Mullin assegnava al fanciullo due
-santoli, i quali traevano innanzi, e sul gran libro nero rinunciavano
-in nome del figliuoletto alle antiche credenze. Dopo Leonardo lo
-segnava col proprio corno nell'occhio sinistro, segno che lo indicava
-ammesso all'iniziatura, e che teneva finchè non era compiuta.
-
-Questa era posta nell'avere cura dei rospi che erano i cavalieri delle
-streghe al Sabbath; l'iniziato doveva in alcuni giorni stabiliti,
-vegliargli sulla riva di un lago con una bacchetta bianca. Spacciatasi
-con diligenza di questa faccenda, e resane ragione in adunanza a
-maestro Leonardo, esso conferisce loro il desiderato grado, col corno
-gli fa un altro segno sulla schiena, gli imprime o una lepre o la zampa
-di un rospo o di un gatto nero, ed è proclamato stregone, ed ammesso
-a tutti i misteri della scienza occulta. Se invece quei marmotti si
-mostrano in quella bisogna inabili al grande magistero della magìa,
-sono messi a fette, e molte volte cotti e imbanditi al banchetto delle
-streghe.
-
-
-VI.
-
-Strumenti delle streghe.
-
-Le streghe erano da meno de' maghi nella potenza e nella scienza
-delle cose occulte, perciò anche i sussidj che avevano non erano nè
-onnipossenti, nè eletti come quelli de' primi: esse erano prive della
-bacchetta e del libro, e quindi per operare la propria arte cogli
-altri, usavano mezzi più faticosi. Avevano però alcuni strumenti
-e ajuti che valevano specialmente pei proprj servigj, invece degli
-spiriti che i maghi potevano chiamare ad ogni loro talento: vedremo
-questi poi; ora i soccorsi delle streghe.
-
-
-VII.
-
-Gli unguenti.
-
-Non vi ha donna senza profumi odorosi, non vi era strega senza
-unguenti. Tutte avevano il loro vaso d'unguento che componevano in
-alcuni Sabbath, mescolando in una grande caldaja l'adipe dei fanciulli,
-erbe malefiche, mandragora, pietra neufite, e tutto bollivano a un
-fuoco suscitato dall'averno.
-
-Con questo unguento la strega si unge, e pronunciando parole a lei sol
-note si tramuta nell'animale che più le aggrada; quindi esce di casa
-prendendo la via delle finestre, spesso quella del fumo pel cammino,
-corre i boschi, le città, va alle congreghe, a molestare mezzo mondo.
-Per isciogliere la forza dell'unguento e ritornare alla prima forma,
-abbisognavano alcune parole od altri unguenti che dovevano usarsi da
-mani soccorritrici e dalle streghe stesse.
-
-La forza di questi unti misteriosi non valeva solo per le streghe,
-ma anche per qualunque cosa o persona che li toccassero: una scopa
-intrisa nell'unguento di una strega prendeva il volo; un uomo che lo
-adoperasse, mutava forme, e veniva a parte ai privilegj della magìa.
-
-Giraud racconta che ad un uomo cadde sospetto sua moglie fosse una
-strega: la tenne d'occhio, e la vide ungersi, trasformarsi in un
-uccello e partirne a volo, nè ritornare che alla mattina. Resa alle
-prime sue forme, il mariuolo volle che la moglie gli rivelasse il
-suo segreto, e perchè la cattivella vi si accomodava di mal animo, la
-costrinse con un bastone a manifestargli ogni cosa. Allora desiderò
-egli pure di vedere il Sabbath, si unse e vi fu; ma poste le mense,
-siccome non gli erano imbandite che vivande insipide, dimandò del sale,
-ed essendogliene dopo gran tempo portato, l'inesperto ed imprudente
-disse: — Sia ringraziato Iddio. — Allora udì un grande strepito,
-disparve il congresso, e il tapinello si trovò solo in mezzo a una
-montagna più di trenta leghe lungi dal suo paese; se non che per poca
-prudenza di lui, saputo l'occorso dall'inquisizione, il fece prendere e
-il mandò lungamente pentito della propria curiosità.
-
-Più dura fu la penitenza che toccò a quel curioso di cui narra Apulejo:
-alloggiava in Bologna in casa una strega; gli punse voglia di prendere
-parte a' segreti di lei, e sedotta la conscia fantesca, è ammesso
-nella stanza degli unguenti: se ne spalma la persona, ma invece di
-prendere quello che lo mutava in un uccello grazioso, capita nel vaso
-che il converte in un asino: lo sgraziato s'accorge del suo danno,
-vuole domandare ajuto, ma la parola se gli converte nella strozza in
-un bel raglio. Giunge la fantesca; per ridurlo alle prime forme, si
-volevano delle fresche rose, ma intanto che correva per esse nacque un
-tal trambusto, un venire di ladri, uno accorrere di genti, che il nuovo
-asino fu condotto altrove.
-
-Ora pensi chi ha cuore qual fosse la passione di un uomo convertito in
-asino, e che sapeva di esserlo; caso forse unico. Errò a lungo nelle
-mani de' ladri, di mugnaj, di contadini, fu posto ad ogni corruccio;
-cercò per molti anni di correre alle rose quando le vide ne' giardini,
-sulle siepi, innanzi alle immagini e fino sul petto delle belle, e
-acquistò sciagure e busse non poche, finchè non giunse a porre la bocca
-al pasto desiderato. Questa disgrazia fece forse molti canti; pare che
-anche le rose abbiano perduta la loro virtù.
-
-
-VIII.
-
-La scopa.
-
-Misera condizione del sesso debole! Sempre disparità di privilegi
-coll'uomo fino nella magìa: invece della bacchetta, alle streghe era
-concesso il manico della scopa. Questo vile arnese di casa, questo
-scettro delle fantesche era l'amico dello streghe. Esse potevano ad
-ogni loro piacere convertirlo in un serpe volante, in un quadrupede, in
-un uccello; vi si ponevano a cavallo e le trasportava lesto per l'aria
-ove desideravano; con questo viaggiavano specialmente al Sabbath.
-
-Alcune streghe usavano del manico della scopa come di una bacchetta
-magica, e Cardano dice avere veduta una che uccise un figlio toccandolo
-solo al dorso col manico della scopa. È facile comprendere che
-questo fatto può esser vero, e se di quel manico ne fosse toccato per
-avventura sul dorso anche al credulo filosofo, avrebbe sentito di qual
-peso era la magìa della strega.
-
-Però anche i maghi talvolta non isdegnavano scendere a questo vile
-arnese. Guglielmo Edeline confessò di essersi reso al Sabbath a cavallo
-di una scopa: erano come i nostri cavallerizzi, che nella campagna non
-isdegnano mutare il somarello col cavallo arabo.
-
-
-IX.
-
-Moltiplicazione delle streghe.
-
-Da quanto fu riferito è agevole comprendere, che poi non era una gran
-faccenda il diventare strega; poco meno che diventare dottore. Di fatti
-crescevano in ogni nazione come la gramigna: in Italia tutte le città
-numeravano le proprie streghe; solo a Parigi al tempo di Carlo IX ve
-ne ebbero trentamila, e regnando Enrico III si computava ve ne fossero
-solo in Francia centomila. Si accusavano, si dava loro la tortura e
-crude pene, e a frotte si mandavano sui roghi; anche la piazza de'
-tribunali a Milano risplendè sovente di questa fiamma; e quelle streghe
-che avean tanto potere da sconvolgere il mondo, sopportavano tutti que'
-tormenti, nè valevano a liberarsi, nè a prendere vendetta.... Eppure
-l'eloquenza di questi fatti non giunse a persuadere gli uomini che
-le erano tutte follìe! argomentate da un solo esempio l'utile della
-diffusione dei lumi.
-
-
-
-
-CAPO III.
-
-ALTRE INDOVINE.
-
-
-I.
-
-Intermezzo.
-
-Nel cinquecento per alleviare un po' la noja delle tragedie foggiate
-alla greca, si immaginò fra un atto e l'altro un intermezzo; era una
-rappresentazione di fatti che non aveano parte all'azione del dramma;
-erano avvenimenti di numi, di eroi: a poco a poco accrebbero di
-spettacolo e si crearono i balli. Or bene penso anch'io a un po' di
-riposo all'uso dei nostri padri: or che conosciamo i maghi e le streghe
-alla fisonomia e all'insegne, prima di narrarvene i fasti, vo' dire
-pochi cenni di due altre razze di donne che non partecipano di quelle
-due prime, ma vi tengono qualche relazione, sono le fate e le zingare;
-il primo e l'ultimo anello delle donne maravigliose. Sarà un intermezzo
-non del tutto straniero al dramma.
-
-
-II.
-
-Le fate.
-
-Correte i romanzi del medio evo, le tradizioni degli irlandesi e
-germani, e troverete popolate le selve, i castelli di fate, di spiriti
-aerei. Le fate sono forse immaginate sulla tradizione delle antiche
-druidesse, ma con maggior potere; al par di loro penetravano i segreti
-della natura, come i maghi comandavano a tutte le forze dell'universo,
-ma avevano maggior privilegio di tutti, erano immortali.
-
-Le fate abitano nei boschi, sulla riva dei fiumi, nelle grandi caverne,
-si fabbricano palazzi e castelli incantati di smeraldo, di zaffiri.
-Possenti sempre, vezzose, aveano solo a corruccio in alcuni giorni
-della settimana l'esser tramutate in animali, più spesso in biscie, e
-patire tutti i danni della loro nuova natura, meno la morte.
-
-Le fate erano di diverse indoli; alcune benefiche, altre malefiche;
-di diverso grado e potenza: le comandava una regina chiamata Titania,
-moglie del re Oberone; essa ogni anno le congregava tutte in un bosco,
-e dava loro premj o castighi, siccome avevano usato in bene o in male
-del loro potere. Numerose fate erano in Frisa al tempo di Loiario, in
-Isvezia, come narrano Kempen e Olan Magno; fate in tutta la Scozia, in
-Alemagna, ove si chiamavano anche _donne bianche_.
-
-Giova però avvertire che appunto in questi paesi spesso si scambiarono
-co' palazzi delle fate le grotte di stalattiti; e quelle piramidi di
-marmo bianco che si formano fra la pioggia delle acque filtrate, furono
-tramutate in questi spiriti aerei immortali.
-
-Le fate sono numerose, nè qui accade ricordare tutte le loro avventure,
-perchè ne avrebbero gelosìa le streghe, e potrebbero sturbare la
-fortuna di questo libro. Antica è la fata Manto che fondò la patria di
-Virgilio. Alle lettrici che a Walter Scott e Balzac degnano associare
-la lettura dell'Ariosto e del Tasso, non saranno sconosciute le fate,
-e sapranno le venture buone e malvagie d'Armida e di Melissa, d'Alcina
-e di Morgana. Per ora mi spaccio narrandovi i casi di Melusina, i quali
-rileveranno forse il modo onde si creavano questi fantasmi.
-
-
-III.
-
-Melusina.
-
-S'ode sulla torre del castello un grido, un canto: tremano tutti — fra
-tre dì sarà certa sventura: è il presagio funesto della fata Melusina.
-— Costei fu condannata dalla madre pel poco rispetto che ebbe con
-Elinas suo padre re d'Albania ad essere metà serpente tutti i sabbati,
-e fata per tutta la vita, se non trovasse un cavaliere che se la
-sposasse, e non vedesse la sua forma di rettile. La fata accorta, un dì
-che era donna e bella, colse Raimondino in un bosco, lo accese di amore
-e fu suo marito, e lo addusse nel castello di Lusignano che fabbricò
-per esservi beata.
-
-Ivi splendeva di potere e di gloria ed ebbe varj figli, che però
-tutti recarono dalla natura il segno della materna disgrazia. Uriam
-aveva un occhio rosso e l'altro celeste, e le orecchie larghe come
-un vaglio; il secondo Odone, bello della persona, con un orecchio più
-grande dell'altro; Guion, bello, ma con un occhio più alto dell'altro:
-molestava Antonio il più avvenente garzone che si vedesse mai, lo
-sconcio d'una zampa di leone sulla guancia, dono che recò dall'alvo
-materno; bello Regnaul, ma con un occhio solo, col quale vedeva però sì
-bene, che distingueva alla distanza di ventuna leghe; il sesto nacque
-con un gran dente che gli usciva dalla bocca più d'un pollice, per
-cui fu detto Geoffroi dal gran dente. Raimond all'avvenenza associava
-sul naso una macchia vellutata, come la pelle di una talpa: l'ultimo
-della schiera, maravigliosamente grande, aveva tre occhi, uno dei quali
-situato in mezzo alla fronte.
-
-Però la curiosità non può solo sulle donne; anche il marito di Melusina
-ebbe voglia di vedere la compagna nel giorno interdettogli: fece un
-breve spiraglio che guardava nella stanza del bagno di lei, guatò, e la
-vide serpente. La misera, astretta dal suo fato, non potè più rimanersi
-con lui, e fuggì tosto dalla finestra in quella sconcia forma. Ella
-vive tuttora, nè potrà morire fino al dì del giudizio.
-
-La storia narra di Melusina altrimenti: la ricorda una principessa
-potente: quando inviava una lettera, un decreto col suggello che aveva
-improntata una sirena, conveniva ubbidire ciecamente, e sciagurato
-chi osava opporsi! Il terrore ne fece a que' tempi una maga: ecco
-come l'immaginazione de' popoli crea in tutte le età di barbarie una
-mitologia.
-
-
-IV.
-
-Gli zingari.
-
-Le lettrici di giudizio, quelle che hanno la fortuna o la disgrazia
-di conoscere per pratica parecchi anni di storia contemporanea, forse
-si sovverranno che fanciulle ancora, videro errare per le nostre città
-alcune donne avvolte di cenci, recando sulle spalle in alcuni sacelli
-la casa, le provvigioni, i figli; fermarsi per le contrade e nei paesi,
-ricevere qualche piccola moneta e dire a chi la chiedeva, la buona
-ventura o in pubblico ad alta voce, o in segreto, soffiando con una
-canna i proprj oracoli all'orecchio di que' che le consultavano. Queste
-erano le zingare; donde venissero discordano gli scrittori che fecero
-gravi dispute intorno ad esse, poco dissimili da quelle sulle origini
-delle emigrazioni dei Goti e Visigoti. I più s'accordano col dire che
-in occasione di una pestilenza, che nell'anno 1348 afflisse Europa,
-sorto il solito pregiudizio degli avvelenatori, e gittata questa taccia
-addosso agli ebrei, si perseguitarono miseramente; che essi rifuggiti
-in boschi, ne uscirono poi tramutati in bande erranti di zingari. Non
-so se un avvenimento isolato possa determinare in un popolo nuova vita
-e costumi; però non disputo, vengo a' fatti; ecco come la Miscella
-bolognese narra il primo capitare di questa gente in Italia.
-
-— A dì 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca di Egitto, il quale avea
-nome il duca Andrea; e venne con donne, putti e uomini del suo paese; e
-poteano essere ben cento persone. Avevano un decreto del re d'Ungheria,
-che era imperadore, per vigore di cui essi poteano rubare per tutti
-que' sette anni per tutto dove andassero, e che non potesse essere
-loro fatta giustizia. Sicchè quando arrivarono a Bologna, alloggiarono
-alla porta di Galliera dentro e di fuori, e dormivano sotto i portici,
-salvo che il duca alloggiava nell'albergo del re. Stettero in Bologna
-quindici giorni. In quel tempo molta gente andava a vederli per
-rispetto della moglie del duca, che sapeva indovinare e dir quello
-che una persona dovea avere in sua vita, ed anche quello che avea al
-presente, e quanti figliuoli, e se una femmina era cattiva o buona, ed
-altre cose. Di cose assai diceva il vero. E quando alcuni vi andavano
-che volevano far indovinare de' lor fatti, pochi vi andarono che loro
-non rubassero la borsa, o non tagliassero il tessuto alle femmine.
-Anche andavano le femmine loro per la città, a sei, a otto insieme.
-Entravano nelle case de' cittadini, e davano loro ciancie. Alcuna
-di quelle si ficcava sotto quello che poteva avere. Anche andavano
-nelle botteghe mostrando di voler comperare alcuna cosa, e una di loro
-rubava, e simili astuzie. —
-
-In Francia gli zingari apparvero pochi anni dopo, vi si chiamarono
-boemi dalle terre onde muovevano, e Pasquier narra la loro misteriosa
-apparizione reduci dall'Italia: — Erano in numero di centoventi; uno
-de' loro capi portava il titolo di duca, un altro di conte, ed erano
-scortati da dieci cavalieri; dissero che venivano dal basso Egitto,
-cacciati da' loro paesi dai Saraceni; che erano andati a Roma a
-prendere assoluzione dei loro peccati dal papa, il quale aveva loro
-imposta la penitenza di vagare sette anni pel mondo senza mai dormire
-sopra letti. Furono alloggiati nel villaggio De la Chapelle presso
-Parigi, dove la gente accorreva in folla a vederli. Avevano capelli
-ricciuti, color bruno, e portavano anelli d'argento alle orecchie.
-Le loro donne la facevano da indovine, predicevano per le piazze, pei
-mercati la vita futura alle genti, indovinavano le loro venture, davano
-sentenze come oracoli. Qua una mano all'uno, e vi scoprivano mirabili
-cose; qui in revista le orecchie, il naso e davano strane novelle; ogni
-parte del corpo era per loro un libro per leggervi la vita passata,
-presente, futura d'una persona. Ora profetavano sur un tavolo ad alta
-voce, ora susurravano in segreto, ora parlavano con lunghi tubi o canne
-forate che il volgo metteva all'orecchio; in somma non lasciavano modo
-e forma per darsi a credere grandi indovine.
-
-Questi zingari non erano nè streghe, nè maghi; la loro condizione di
-profughi, li stringeva a tener fra loro un linguaggio misterioso e
-particolare; avevano anche riti e costumi che sentivano dell'antica
-origine; ciascuna banda si eleggeva un re a cui tutti erano obbligati
-ubbidire. Quando una zingara si maritava, tutta la cerimonia consisteva
-nel rompere un vaso di terra davanti all'uomo del quale voleva divenir
-moglie e viveva con lui finchè vi erano frammenti del vaso. Alla fine
-di questo tempo gli sposi erano liberi o di abbandonarsi o di rompere
-insieme un altro vaso di terra, e rinnovare l'unione. Questo modo per
-formare e finire i connubj, era certo molto comodo per la facilità a
-disperdere i frammenti del vaso onde passare a nuove nozze; guai se
-quell'uso delle zingare divenisse di moda!
-
-Esse non facevano professione che d'indovinare il futuro; studiavano
-le fisonomie degli uomini, i loro movimenti, e inducevano sulle
-loro inclinazioni. La parte che più s'accostava alla magìa era la
-divinazione che facevano o pei segni delle mani o per le costellazioni
-sotto le quali alcuno nacque.
-
-Sovente le predizioni delle zingare turbarono la quiete di qualche
-buona madre, di qualche uomo credulo, di qualche fanciulla ingenua.
-Però quando più non si arsero le streghe, scemò l'opinione delle
-zingare, e molti si fecero giuoco di loro. Un giovane travestito da
-fanciulla consultò una famosa indovina; essa non potè conoscere di
-parlare ad un uomo, e gli predisse che partorirebbe due figlie; allora
-la pudica giovinetta si levò la cuffia e si lasciò cadere la veste
-sulla piazza, e apparve un bel giovane che voleva prender moglie.
-
-Una donzella di diciott'anni un po' curiosa, consultò parecchie di
-queste maliarde: una le predisse che non si mariterebbe; l'altra che
-si mariterebbe una volta sola ed avrebbe quattro figli; la terza
-che andrebbe in punto di morte al suo secondo parto e morirebbe a
-quarant'anni. Questa giovane si maritò tre volte, e visse fino a
-sessant'anni. Ad una zingara fu condotto un giovanetto pensoso,
-silenzioso: la indovina argomentò dalla sua severa fronte, che
-riescirebbe meditativo, e sarebbe un giorno grande oratore alla camera
-dei deputati; era sordo-muto. Si volle beffarla, ma essa destramente
-rispose che aveva conosciuta la sua infermità, e che avea inteso di
-dire, valere più un sordo-muto che certi cicaloni, i quali parlano
-molto e non conchiudono niente. Ad un giovanetto condotto dalla madre
-ad una zingara, essa profetò che vivrebbe modesto, sempre lungi dai
-tumulti del mondo, sempre inclinato a dir bene ed a pensare bene del
-prossimo; indovinate? è un giornalista, un autore d'almanacchi.
-
-
-
-
-CAPO IV.
-
-MAGÌA NERA.
-
-
-I.
-
-Un richiamo opportuno.
-
-— Belle cose ci avete narrate! odo susurrare; delirj di pazzi, prodigi
-di bacchetta e di scope, profumi d'unguento, lo spirito maledetto
-come già ce lo siamo dipinto; questi non sono nè i maghi, nè le
-streghe, le cui storie narrate dalle vecchie di casa ne fecero sovente
-impallidire. —
-
-Eh! un po' di pazienza; non volli al primo tratto porvi innanzi tutto
-lo sgominìo di questi prepotenti fattucchieri; pensai di avvolgervi
-nella gran matassa della magìa a poco a poco, come usano i vostri
-adoratori che prima tutti umili vi gittano qualche sguardo, qualche
-sospiro, e quando son divenuti signori del vostro cuore, l'avvolgono in
-una rete d'onde non ne esce facilmente.
-
-Sì, certo, vi suonarono all'orecchio spaventose le arti e i malefizj
-delle streghe, e saprete che ne furono fiere le punizioni; ebbene,
-uditele e argomentate qual giudizio avrebbero dovuto farne gli uomini
-di buon senso, e quale fosse invece quello de' cari nostri padri in
-que' loro tempi beati.
-
-
-II.
-
-Evocazione degli spiriti.
-
-La cognizione delle scienze occulte, i patti coll'averno davano diritto
-ai maghi di domandare gli spiriti in loro soccorso; ma questi talora
-non erano di comodo a venir subito, o anche si rifiutavano a certi
-servigj: era nulla l'aprire il libro, agitare la bacchetta, facevano
-orecchio da mercante, bisognava evocarli con solennità, pregarli,
-costringerli. I maghi erano sì forti che si facevano ubbidire, ma vi
-volevano degli scongiuri.
-
-Innanzi tutto si tracciavano in terra tre circoli col carbone, uno
-entro l'altro, e si consacravano con preghiere sataniche: di questi
-il più grande era di nove piedi di diametro. Entro i varj circoli si
-scrivevano i nomi de' genj che presiedono alle ore, ai giorni, ai mesi,
-alle stagioni, de' quali vo' dare l'elenco per quelli che amassero
-farne la prova.
-
-Presiedevano alle ore: a Yayn, ora prima, l'angelo Michele; a Janor,
-ora seconda Anael; a Nasma, ora terza, Raffael; a Salla, ora quarta,
-Gabriel; a Sadedali, ora quinta, Cassiel; a Thamus, ora sesta, Sachiel;
-a Urer, ora settima, Samuel; a Tanir, ora ottava, Arael; a Neron, ora
-nona, Cambiel; a Jaya, ora decima, Uriel; a Abay, ora undecima, Azael;
-a Natalon, ora dodicesima, Sambael.
-
-I genj della primavera detta nella cabalistica Talvi, sono, Spugliguel,
-Caracasa, Commissoros e Amatiel: il nome della terra in questa stagione
-è Amadai, il nome del sole Abraïm, quello della luna Agusita.
-
-I genj dell'estate, detto Gasmaran, sono: Tubiel, Gargutiel, Tariel
-e Gaviel. La terra si chiama Festativi, il sole Athemao, e la luna
-Armatos.
-
-I genj dell'autunno, detto Ardarael, sono: Torquaret, Tarquam e
-Guarbarel. La terra è detta Rahimara, il sole Abragini, la luna
-Mafatignay.
-
-I genj dell'inverno, detto Fallas, sono: Attarib, Amabael, Crarari. La
-terra chiamasi Geremia, il sole Commutat, e la luna Affetiram. Eguali
-spiriti presiedevano a tutti i mesi e giorni che lascio di nominare,
-perchè vedo che avete già brincia la bocca nel pronunciare questi;
-povere bocche di rosa! non siete fatte pel linguaggio delle streghe:
-eppure quello che ne esce è tutto incanto, ma allaccia senza il
-soccorso dei demoni.
-
-Fatto questo cerchio, il mago si poneva nel mezzo avendo cura di
-non tenere addosso alcun metallo impuro, ma solo un pezzetto d'oro o
-d'argento, avvolto in una carta bianca; questa talora si gittava allo
-spirito quando giungea. Sovente si iniziava la cerimonia con fare un
-sacrificio d'un cane, d'un gatto, d'una gallina. Gli scongiuri poi
-erano di tre sorte: i primi naturali, e consistevano nell'ardere sur
-un braciere profumi, secondo i diversi spiriti a cui si consacravano, e
-talora essi benigni venivano subito. Il secondo usavasi coll'interporre
-i pianeti, e offrire loro ostie e doni, perchè costringessero i demonj
-a scendere ai voleri del mago. Ove queste due preghiere non valevano,
-usavasi la terza che era la più tremenda e indubitata, poiché si
-minacciavano gli spiriti di legarli nell'averno, e si deprecavano sino
-con sacre cerimonie; era un misto di sacro e di profano, di bestemmie
-e di orazioni; gli spiriti apparivano, il mago interrogava, ed essi
-rispondevano.
-
-
-III.
-
-Dell'ammaliamento.
-
-Fra i più temuti poteri de' negromanti era l'ammaliamento o
-stregamento, per cui operavano sugli uomini quanto loro era in grado:
-inducevano in essi il delirio, le malattie, e spesso li toglievano di
-vita. Agrippa, nel suo _Trascendentalismo della filosofia occulta_, si
-studia di insegnare in che fosse riposta questa magica potenza.
-
-La malìa, giusta la sua sentenza, è un legame o una grazia, che dallo
-spirito del fattucchiero passa per gli occhi al cuore del fatturato; il
-sortilegio invece è lo strumento dello spirito, cioè un vapore puro,
-lucido, sottile che scaturisce dal sangue migliore del cuore. Questo
-spirito sparge continuamente per gli occhi dei raggi uguali, che recano
-seco un vapore, e questo vapore opera sul sangue. Accade come vediamo
-talora avvenire degli occhi infiammati e rossi, i cui raggi dardeggiati
-agli occhi dei riguardanti, mercè il vapore del sangue corrotto,
-inducono in essi la stessa malattia: così succede di un occhio aperto,
-fermo, e che con forte immaginazione getta sopra alcuno i suoi raggi
-apportatori degli spiriti; questi spiriti allora battono le pupille
-dell'ammaliato, si mesce alla circolazione del sangue, lo penetrano,
-lo innondano, lo inebbriano, sicchè in breve viene domato ed impacciato
-dal demone straniero.
-
-Queste sono le teorie del cabalismo che in vero io non vedo a che
-possano riescire: parmi ne valgano a sciogliere il mistero solo le
-donne, perchè io so avervi esse sole che coll'artifizio degli occhi
-descritto da Agrippa giungano ad ammaliare i nostri poveri cuori.
-
-
-IV.
-
-Stregamenti mortali.
-
-Vi erano varj modi di ammaliare: alcuni gittavansi in fiori che si
-offerivano, altri in toccamenti. Dinscops, strega di Cleves, infondeva
-il maleficio in tutti quelli cui stendeva la mano: fu presa e
-abbruciata; ma que' ch'ella aveva fatturati non guarirono se non dopo
-essere stata molto abbrustolita la sua mano diabolica. Caterina Dorèe
-stregava con alcune polveri, e guariva gl'indemoniati mettendo loro
-un piccione sul petto. Fu però abbruciata, e forse lo meritò, perchè
-uccise un figlio dicendo che era per ordine del suo demone apparsole in
-forma d'un grand'uomo nero.
-
-Però non sempre si ha facoltà d'avvicinarsi a cui piace: quindi
-le streghe immaginarono altre maniere, mercè cui potessero a loro
-grand'agio, dimorando anche lontane, riflettere sopra altri il malefico
-influsso delle proprie arti. Componevano alcune statuette di cera
-che offrissero l'immagine di coloro che intendevano per qualche modo
-fatturare, e quelle malìe che si facevano sulle immagini, avevano
-potere su que' che rappresentavano.
-
-Allorchè le maliarde volevano prendere vendetta di qualche loro nemico
-e ucciderlo, fattane l'immagine, la collocavano in un vaso di legno
-presso a un gran fuoco, e a maniera che dileguavasi quella cera, pure
-disfacevasi la persona ammaliata, finchè ne morisse. Di ciò Agrippa ne
-rende ragione col dire, che le esalazioni degli spiriti che escono dai
-corpi dei negromanti, associati alle particelle che si volatilizzano
-dalla cera, e agli atomi di fuoco, volano verso la persona fatta
-segno al malefizio, se gli avventano e gli cagionano crudi dolori
-finchè lo hanno morto. Per tal modo credono alcuni storici, che i
-maghi uccidessero Eberardo arcivescovo di Tivoli; formato un idoletto
-in figura del prelato, e stretto un prete a battezzarlo col nome di
-lui, lo posero ad un ardente fuoco nel sabbato santo mentre Eberardo
-conduceva le sacre funzioni, sicchè fu preso da improvviso malore e
-in pochi istanti morì. Si vede che allora non si aveva ancora fatta la
-statistica delle apoplessie.
-
-Duffus, re di Scozia, si struggeva ogni giorno; si arrestarono le
-streghe, il re guarì. Carlo IX morì pure sfinito; si disse che erano
-le streghe, le quali tutti i dì facevano liquefare la sua immagine in
-cera.
-
-Questo pregiudizio riesciva a comodo dei tristi; a' tempi di Enrico VI
-d'Inghilterra, il cardinale Winchester voleva liberarsi del duca di
-Glocester; accusò la moglie di lui di magìa e che avesse con Ruggero
-Bolimbroke e Maria Gardemain, negromanti, posta al fuoco l'immagine
-del re in cera: l'accusa fu creduta, la duchessa condannata a carcere
-perpetuo, Bolimbroke impiccato e la strega bruciata.
-
-
-V.
-
-Sortilegio per innamorare.
-
-Grande sciagura è l'essere innamorato; continuo affanno, pene da
-dannato, e infine se ne perde l'anima; le donne sono streghe che
-ammaliano sempre: il bisogno di essere riamati suggerì arti diaboliche.
-
-Quando però le streghe o i maghi volevano che una persona fosse presa
-pel loro amore, facevano un idoletto di cera e impostole il nome di
-lei, tenendolo fra le mani, s'immergevano nudi in qualche fiume, e
-recitavano alcune preghiere; e tosto la giovane ammaliata era presa pel
-mago e correva a lui. Alcuna volta si ingegnavano di avere i capelli
-di una vergine, e fattivi sopra alcuni incantesimi, costringevano la
-misera a venire a chiedere compassione al circolo del loro potere.
-Queste follìe si credevano anche a' tempi d'Apulejo, e vediamo
-nell'_Asino d'oro_, che una strega prese, invece dei capelli di un
-giovane che vagheggiava, le setole di un porco, sicchè attrasse a sè
-quell'animale.
-
-Siccome poi pare che i maghi facessero loro delizia l'amore, così
-Agrippa insegna moltissime maniere, doni, anelli e liquori con cui
-innamorare altrui. Raccogliamo dalla _Vita di Cellini_, ch'ei prestasse
-credenza a simili pazzìe, e le usasse finchè una leggiadra fanciulla il
-ricevesse in cuore.
-
-I filtri erano le arti che usarono specialmente fattucchieri e streghe
-per legare gli amanti. Erano succhi cavati da erbe e da sostanze
-animali. L'ipomane è il filtro più famoso, ed è formato con quella
-escrescenza del pollo d'India che ha sul becco; ridotta in polvere, e
-mista al sangue di chi si vuole allacciare, lo innamora disperatamente.
-Un altro filtro componeasi col levarsi il proprio sangue in venerdì
-di primavera, farlo disseccare al sole, e darlo da bere alla persona
-onde si voleva amore. Vi sono poi altre ricette che le pajono quelle
-de' medici per la terzana, ma per verità, per quanto studiassi entro il
-libro d'Agrippa, vidi che pari alle sue teorie erano le sue ricette, e
-anche in ciò risolversi tutta l'arte magica in istrane fantasìe. Solo
-mi accertai che la più bella magia per innamorare le donne è riposta
-nell'avere una bella faccia, e i giovani leggiadri essere i migliori
-fattucchieri.
-
-È agevole immaginare come facilmente si dovessero credere ammaliati
-quelli che, presi da qualche lenta malattia, si consumavano a poco
-a poco. Però che i medici potessero sfuggire la taccia d'ignoranza
-con questo modo speditivo, era meno male; la peggio toccava a que'
-sciagurati che venivano accusati d'avere usata la malìa, perchè vi
-andava la vita. Tanto avvenne nel 1617 in Milano a una povera servente
-nativa di Bronno, paese in oltre Po.
-
-Cadde ammalato nel 1616 il senatore Melzi con dolori allo stomaco, per
-cui perdette il cibo e il sonno: non sapevano i medici qual rimedio
-usargli, dubbj del male; allorchè andò a rendergli visita il capitano
-Vacallo, e gli disse che al certo egli era ammaliato, perchè gli
-aveva trovata in casa a servente una fattucchiera, Caterina Medici.
-A comprovargli tal sospetto gli narrò, come essendo costei al suo
-servigio, ei se ne fosse sì invaghito che non potea aver pace; fu
-giudicato ella lo avesse ammaliato _ad amorem_, ed essersi infatti
-rinvenuto nel cuscino del suo letto, oltre a molte altre bazzecole,
-un filo a misura del suo torso, in cui erano tre nodi, l'uno stretto,
-l'altro meno, e il terzo appena formato; gli fu detto che tenesse ciò
-a gran ventura, perchè se pure quel terzo nodo era chiuso, gli sarebbe
-stato necessità sposare la Caterina o morire. A conferma poi gli
-soggiungeva, il grande affanno che gli convenne sostenere allorché si
-divise interamente da lei.
-
-Non bisognò più oltre perchè si tenesse la Medici una maliarda, e
-il senatore fatturato; si mandarono tosto i cuscini del letto a due
-figlie di lui monache in san Bernardino; li scucirono, li cercarono,
-e vi rinvennero per mala avventura dei gruppi di penne, dei fili e dei
-pezzetti di carbone e di legno; si portarono al curato di san Giovanni
-Laterano esorcista, e li giudicò preparazione di stregoneria. Allora i
-medici prestamente conobbero la diatesi di quella malattia, ravvisarono
-in quei dolori tutti i segni dell'ammaliamento, e spacciarono già da
-gran tempo esserne accorti ne' loro consulti, ed anzi essere quello non
-solamente _ad amorem_, ma anche _ad mortem_.
-
-Intanto si era chiusa la povera Caterina in una stanza, e venne
-dai servi e dai parenti costretta a disfare l'incantesimo, sebbene
-asserisse di non intenderli; poi mandata al capitano di giustizia,
-ebbe esami e tortura. Da principio asseverò non sapere che si fossero
-nè i maleficj, nè i patti col demonio, nè il suo suggello che vollero
-trovare impresso sulle spalle di lei; infine fra i tormenti, confessò,
-come attesta un contemporaneo — che da quattordici anni abbjurata
-la religione cristiana, e obbligatasi al principe delle tenebre, ha
-frequentati i luoghi infernali e i conciliaboli de' demoni, gli ha
-nefandemente adorati, e danzato, mangiato e giaciuta con essi; e con
-arti diaboliche e veneficj ha tratto o procurato di trarre molti uomini
-ad amarla, ed ha affascinati ed uccisi molti bambini col sottrarre
-dai loro corpicelli il vital sangue, e finalmente ha commessi tali e
-tanti delitti, che il senato nell'udirne il racconto inorridì. Perciò
-statuitole un termine alla difesa, fatta difendere d'ufficio (poiché
-nessuno si presentò per farlo), questa sacrilega e detestabile donna
-fu condannata, previa la tortura ad arbitrio della curia, per la
-manifestazione d'altri delitti e di complici, ad essere con mitra in
-capo, avente l'iscrizione del reato, e cinta di figure diaboliche,
-condotta al luogo del pubblico patibolo sopra un carro, percorrendo le
-vie principali della città, tormentata durante il cammino con tanaglie
-roventi e per ultimo bruciata. — Tali sono i termini della sentenza che
-venne eseguita ai quattro marzo 1617: a tanto può giungere il fanatismo
-degli uomini, od una crudele ignoranza.
-
-Di questo pietoso caso il dotto Achille Mauri fece un romanzo, che
-certo avrete letto, e commiserata la condizione di que' tempi.
-
-
-
-
-CAPO V.
-
-IL FUTURO.
-
-
-I.
-
-Della Divinazione.
-
-La curiosità che alcuni vogliono imputare solo alle donne, è un
-privilegio del genere umano; è forse un organo del cervello, un sesto
-senso dell'animo, una forma dell'intelletto, pari a quelle create dai
-frenologi e dai filosofi scozzesi e trascendentali. Gli uomini sono
-curiosi, ma non solo del passato e del presente, anche del futuro. Fu
-la curiosità che inventò gli oracoli e le sibille, le divinazioni de'
-sacrifici, e doveva certamente consigliare ai maghi ed alle streghe di
-rivelare il futuro. Essi se ne vantavano, profetavano largamente sugli
-uomini e sulle cose, e si conciliavano la venerazione più per questa
-facoltà che per le loro malìe.
-
-L'arte magica poneva ne' suoi elementi la divinazione; ammetteva
-che l'animo dell'uomo sortì dalla natura una virtù quasi divina, la
-quale comprende ed è capace di ogni cosa, e da tutto sa argomentare
-al conoscimento di quanto ne circonda. Da questa formola inducevano i
-maghi che chiunque potrebbe avere facoltà di conoscere le presenti e
-le future cose, ove fossero governate soltanto dall'umana saviezza;
-ma siccome sovente si conducono pel ministero degli spiriti, così
-a raggiungerle fra il bujo che le involge, voleano che fossero di
-necessità il sussidio delle potenze occulte. Quindi per rivelare il
-futuro i maghi o le streghe non pretendevano avere inspirazioni come
-le sacerdotesse, ma ritrarle dall'arte loro, perchè prendesse maggior
-credito. Vedevano essi il futuro o per l'evocazione degli spiriti,
-o leggendolo negli astri, o deducendolo dalle particolari forme e
-circostanze delle persone che cercavano la rivelazione: usavano i due
-primi modi più sublimi i maghi, l'ultimo specialmente le streghe.
-
-
-II.
-
-Divinazione per mezzo degli spiriti.
-
-Rade volte i maghi s'inducevano a tentare il futuro coll'evocazione
-degli spiriti: però vi erano dei casi in cui potevano essere costretti
-dai postulanti a questa evocazione, propiziandoli con offerte e
-sacrifici che legavano quasi la loro volontà. Allora i maghi si
-apparecchiavano a rendere quegli oracoli con grande apparato; si
-ponevano in mezzo del circolo magico, ardevano aromi ai genj del
-mese, del giorno, dell'ora; scongiuravano i demoni perchè apparissero
-loro innanzi. Finalmente il mago impallidiva, sudava, capitavano gli
-esseri misteriosi intorno al circolo del suo potere; egli o sedeva sul
-tripode, o girava la temuta bacchetta, interrogava, ascoltava, e dava
-quindi le udite risposte; sentiva e vedeva quanto operavasi altrove o
-preparava il temuto avvenire.
-
-Lunga era la cerimonia e strana che, come attesta Scheffer, usavasi in
-Lapponia allorchè un mago o un fattucchiero era sollecitato a rivelare
-quanto succedeva altrove, o seguire dovesse in avvenire. Poneano i
-chiedenti un tamburo in terra e vi spargevano sopra alcuni anelli di
-ottone legati a un filo dello stesso metallo; indi con un martello di
-osso forcuto batteano il tamburo, sicchè gli anelli ne saltellavano,
-e intanto intorno ad esso il mago e i circostanti cantavano una
-canzone e nominavano sovente il luogo di cui intendevano conoscere
-gli avvenimenti. Dopo avere menata a lungo questa carola e percosso il
-tamburo, il fattucchiero se lo adattava in testa, e poco dopo cadeva
-a terra come corpo morto. Non restavano però gli altri nè dal canto,
-nè dalla danza, ma avevano somma cura di non toccare, nè destare
-l'indovino, perchè ne sarebbe subito seguita la morte di lui, ed anzi
-erano solleciti di allontanare le mosche o gli insetti che potessero
-svegliarlo. Ripetevano le stesse cure per lungo tempo e talvolta fino a
-ventiquattr'ore, finché il mago, ritornando in sensi, rispondea degli
-avvenimenti futuri o di quanto avveniva nel paese a cui era stato
-inviato, e recava in testimonianza del suo viaggio un anello, e talora
-una scarpa dei popoli che aveva visitati.
-
-
-III.
-
-Astrologìa.
-
-La più grande fra le arti della divinazione era quella che partiva
-dallo studio della posizione e dell'influenza de' corpi celesti:
-l'astrologìa è antica quasi come l'epoca in cui l'uomo alzò la mente
-a considerare il cielo. I maghi e le streghe cominciavano dal fare
-l'oroscopo di un uomo dalle varie costellazioni sotto cui era nato.
-
-Dare le teorie dell'astrologìa giudiziaria sarebbe accrescere con
-troppa tara di noja la derrata già astrusa onde aggravai i lettori. Gli
-astrologi, perchè cavassero delle predizioni, accomodavano a loro modo
-il cielo e le sfere, e l'astrologìa, come osserva Voltaire, è sempre in
-contraddizione coll'astronomia.
-
-Ora come ricordare tutte le profezìe e vere e false dei maghi? ne
-dirò alcune. Bonato si dava vanto dall'osservare la congiunzione di
-alcuni pianeti, avere scoperta una congiura che tenevasi in Grosseto
-contro Federico II, e gli riuscì questa scoperta a maggior gloria,
-perchè nessuno dei maghi di quel re ne avea avuto sentore. Nè Bonato
-pretendeva solo vedere le cose presenti, ma ascose; si millantava di
-avere predetti molti futuri avvenimenti ad Ezzelino, l'esito di varie
-battaglie a Guido Novello, e ai Guelfi di Firenze il sanguinoso fine di
-quella di Monteaperto.
-
-Però talvolta quelle predizioni andavano un po' male. L'imperatore
-Manuel che pretendeva sapere d'astrologia, dopo avere consultate
-le stelle, mise in mare una flotta, dalla quale ei presagiva grandi
-vittorie; fu vinta, incendiata, sommersa. Un giovane rubò, fuggì: un
-mago disse che si sarebbe salvato, perchè quando nacque, Venere era in
-congiunzione con Mercurio: intanto il ladro fu preso.
-
-Anche le profezìe de' maghi bisognavano d'una interpretazione come
-quelle degli oracoli, e allora sovente coglievano nel vero. Si predisse
-ad un uomo che sarebbe stato ucciso da un cavallo, e ricovrò in
-Venezia, ove non ve n'erano; gli cascò un'insegna di osteria sul capo e
-lo uccise: questa recava dipinto un cavallo nero.
-
-Però i maghi non ebbero a fare sempre cogli stessi umori e ne accaddero
-di lieti e tristi casi. Uno scioperato a cui si aveva predetto il dì
-della morte, si mangiò tutto: visse di più: cercava la carità, pregando
-d'aver misericordia per un uomo che era vissuto più lungamente che
-non credeva. Fu più amaro lo scherno che fece un contadino a Guido
-Bonato: interrogato sul tempo che ne farebbe alla domane, e avendo egli
-dopo l'osservazione delle stelle asseverato che non sarebbe caduta
-alcuna pioggia, un petulante contadino ivi presente glielo disdisse,
-sostenendo che alcuni movimenti del suo asino gli pronosticavano invece
-che dovesse cadere molta pioggia, ciò che infatti seguì, e quel villano
-andò in molta vanità per la sapienza della sua bestia: perciò non è
-nuovo che gli asini s'abbiano più merito de' saggi.
-
-Ma sciagure maggiori incolsero talora ai maghi, che o volontarj o
-forzati predissero il futuro ai grandi che poi fallò, a mostrare che se
-torcono a loro capriccio il presente, almeno non possono sull'avvenire.
-Heggiage, generale arabo sotto il califfo Valid, consultò nella sua
-prima malattia un astrologo che gli predisse una prossima morte. — Io
-conto tanto sulla vostra abilità, gli rispose Heggiage, che voglio
-avervi con me all'altro mondo, e vi spedirò innanzi, perchè possa
-servirmi di voi tosto arrivatovi. — E gli fe' tagliar la testa, benchè
-il tempo stabilito alla guarigione non fosse ancora giunto: questa era
-barbarie da capriccio.
-
-Il meglio è non impacciarsi con grandi, perchè non si coglie mai
-bene: Enrico VII re d'Inghilterra, domandava a un astrologo se sapesse
-dove passerebbe le feste dell'anno nuovo: questi rispose di no, e il
-capriccioso re: — Dunque io sono più abile indovino di te, perchè so
-che tu le passerai nella torre di Londra — e ve lo fece chiudere.
-
-Boulainvilliers e Colonne che aveano molta riputazione a Parigi in
-fatto di astrologia, predissero a Voltaire che morrebbe a trentadue
-anni. — Io ebbi la malizia, scriveva il grande nel 1757, d'ingannarli
-già da trent'anni, e ne domando loro umilmente perdono. — Egli li
-ingannò più di vent'anni ancora.
-
-Fu più imprudente il mago che squadrato il viso di Giovan Galeazzo duca
-di Milano, gli predisse: — Signore, date ricapito alle vostre faccende,
-perchè non avete gran tempo da vivere. — Come lo sai? — gli chiese il
-Duca. — Colla conoscenza degli astri. — E tu quanto devi vivere? — Il
-mio pianeta mi promette lunga vita. — Or bene, vedi che non bisogna
-affidarsi ai pianeti — e lo fece impiccare.
-
-
-IV.
-
-Mandragore.
-
-Ben vedevano le streghe che questo alzarsi in cielo aveva un po' di
-pericolo, e le meglio accorte si ridussero a profezìe più generali
-ed a consultare le cose terrene. Esse però per non apparire affatto
-sprovviste di soccorsi misteriosi, dicevano di avere certi spiriti
-famigliari, buoni diavoletti, sotto forma di piccoli uomini senza
-barba, co' capelli sparsi. Tenevano quindi dei piccoli fantocci, ne'
-quali dicevano che entrava un demone e dava loro consiglio. Erano i
-Lari degli antichi, gli Alruni dei Germani; erano figurette, spesso
-rappresentanti donne, fatte colle radici di piante dure, sovente di
-mandragora: le lavavano ogni settimana con acqua e vino, le vestivano
-con eleganza, le adagiavano su molli coltrici, e imbandivano loro
-la mensa, altrimenti i poveretti mandavano grida disperate per fame.
-Questi genj erano di sussidio nelle malattie, di consiglio nelle cose
-dubbie, e rivelavano il futuro o con movimenti di capo o con parole:
-pajono i fantocci dei nostri fanciulli.
-
-Anche i maghi più antichi tenevano questi sussidj, e Filippo Villani
-racconta che Guido Bonato aveva formata una statua di bronzo, che
-interrogata del futuro, rendeva fedeli e indubitate le risposte.
-L'autore del _Piccolo Alberto_ narra, che viaggiando per Lilla fu
-condotto a vedere una vecchia strega, che in un gabinetto illuminato
-da una lanterna, teneva sur un tavolo una statua seduta sopra un
-tripode, la quale con un martelletto che stringeva in mano batteva un
-bicchiere di cristallo per dare risposta alle fattele domande. Omai
-non v'ha giuocatore di bussolotti che non presenti questi automi,
-i quali si muovono per due maniere... eh, non voglio dire di più,
-perchè altrimenti guasto il mio mestiere, e tengo ancora i bussolotti
-per ultima mia risorsa; buoni amici, forse mi produrranno meglio dei
-giornali e degli almanacchi.
-
-
-V.
-
-Chiromanzìa.
-
-Le streghe e le frivolezze delle donnicciuole presero partito da ogni
-cosa per indovinare tutto ciò che è quaggiù dal destino dell'uomo fino
-ai numeri del lotto, si tolsero divinazioni dagli animali domestici,
-dalle forme diverse di una persona, fino dalla sua scrittura, e se
-ne fecero al solito tante scienze: enumerarle tutte sarebbe lungo e
-nojoso; dirò solo della più importante usata da tutte le indovine e
-dalle zingare, cioè la chiromanzìa o indovinamento dedotto dallo studio
-della mano. Non vo' farne mistero, ma riprodurne gli elementi come li
-ridusse Collin, perchè possiate apprendere quest'arte innocente.
-
- [Illustrazione: Mano colle linee per la chiromanzìa]
-
-Or via, amabili lettrici, stendete la bella mano, svestitela
-dell'invido guanto, consentite che la vediamo. Oh come è vezzosa! pare
-scolpita da Canova: prima un bacio, perchè accenda la fantasìa, ridesti
-lo spirito profetico. Ora badate a me: nella mano bisogna distinguere
-varie parti: la palma al di dentro, il pugno al di fuori, quando è
-chiusa: le dita, le unghie, le articolazioni, le linee e le montagne.
-Lo sapete, cinque sono le dita: pollice, indice, medio, anulare,
-auricolare o mignolo: quindici le articolazioni: due al pollice, tre
-per ciascuno nelle altre dita, ed una fra la mano ed il braccio. Or
-nella mano convien notare quattro linee principali. La _linea della
-vita_ che è la più importante, comincia dall'alto della mano fra il
-pollice e l'indice, e si prolunga sotto alla radice dell'ultimo fino in
-mezzo all'articolazione che unisce la mano al braccio. La _linea della
-salute e dello spirito_, che ha pure origine come quella della vita,
-fra l'indice e il pollice, taglia in mezzo la mano e finisce alla base
-di lei fra la giuntura del polso e il principio del dito mignolo. La
-_linea della felicità o della fortuna_ nasce alla radice dell'indice
-e termina sotto la base della mano al di qua della radice del dito
-mignolo. Finalmente la _linea della giuntura_, la meno importante, è
-quella che segna il passaggio dal braccio alla mano; è piuttosto una
-ruga che una linea. Vi è pure una quinta linea che non si trova in
-tutte le mani, e si dice del _triangolo_, perchè cominciando nel mezzo
-della giuntura sotto la radice del pollice, ha fine sotto quella del
-dito mignolo.
-
-Vi sono anche sette tuberosità o montagne, nominate dai sette pianeti.
-Si avverta che per la chiromanzìa si usa sempre la mano sinistra,
-perchè la destra essendo più affaticata, presenta qualche volta nelle
-linee delle irregolarità che non sono naturali.
-
-La mano va presa quando è riposata, un po' fresca e senza convulsione,
-per vedere con precisione il colore delle linee e la forma dei tratti
-che ha improntati.
-
-La sola forma della mano può dare una idea se non della sorte futura
-delle persone, almeno del loro naturale e spirito. In generale una
-mano grossa, annuncia uno spirito ottuso, a meno che le dita non
-siano lunghe ed ossee. Una mano carnosa con dita affusolate, come si
-usa augurare alle donne, non accenna uno spirito vasto. Le dita che
-rientrano nella mano sono segno sicuro d'uno spirito lento, qualche
-volta inclinato alla furberìa; le dita rialzate all'insù, annunziano
-le qualità contrarie. Le dita grosse egualmente all'estremità ed al
-principio, annunciano nulla di cattivo: quelle più grosse alla giuntura
-di mezzo che alla radice, indicano nulla di buono.
-
-Una mano larga val meglio che una troppo stretta: perchè una mano sia
-bella, bisogna che sia larga quanto è lungo il dito medio.
-
-Se la _linea della giuntura_, che è qualche volta doppia, è viva
-e colorata, indica un buon temperamento; se è dritta, tracciata
-egualmente in tutto il suo viaggio, promette ricchezza e felicità.
-Se la giuntura presentasse quattro linee, si può promettersi onori,
-dignità e ricche successioni: se la linea è attraversata da tre altre
-piccole perpendicolari, o segnata da alcuni punti molto visibili,
-presagisce certamente all'uomo che sarà tradito dalle donne, ed alle
-donne qualche sfregio dell'amante.
-
-Quando dalla giuntura escono piccole linee che si perdono sotto la
-radice del pollice, è certo presagio che si sarà tradito da' proprj
-congiunti; quando esce una linea che giunga alla radice del dito medio,
-è segno di felicità e di fortuna; questa linea non indica disgrazia
-che quando va a perdersi sotto la radice del dito mignolo. Le linee
-che partono dalla giuntura e si perdono lungo il braccio, profetizzano
-l'esiglio dalla patria: se queste invece si perdono nel palmo della
-mano, presagiscono lunghi viaggi per terra e per mare e una vita sempre
-burrascosa.
-
-Se nella giuntura della mano di una giovenetta si trovano tre linee,
-delle quali una scompare sotto la radice del dito mignolo, l'altra
-sotto quella del medio e la terza verso quella del pollice, si può
-dedurre ch'essa si abbandonerà a' vizj nella più tenera età. Una donna
-invece che abbia impressa una croce sulla linea della giuntura, è
-casta, dolce, fregiata d'onore e di saviezza, e formerà la felicità del
-proprio sposo.
-
-Se la _linea della vita_, che si chiama anche _linea del cuore_, è
-lunga, profonda, eguale, vivamente colorata, annuncia una vita senza
-mali ed una vecchiezza prosperosa; se è senza colore, tortuosa, corta,
-superficiale, intersecata da piccole linee trasversali, è presagio di
-una vita breve, di una cattiva salute e di un carattere dappoco. Se
-questa linea è stretta, ma lunga e ben colorata, esprime la saviezza,
-lo spirito ingegnoso, la generosità di cuore: se è larga e pallida,
-è segno di rozzezza e qualche volta di stolidità: se è profonda e
-d'un colore ineguale, cioè segnata di macchie rosse e livide, dinota
-malizia, doppiezza, ciarlerìa, gelosìa, presunzione.
-
-Quando la _linea della vita_ è profonda, larga, rossa, indica un
-temperamento lascivo, il naturale di un beone, l'inclinazione alla
-furberìa: ove il colore di questa linea sia misto da un capo all'altro
-di livido e di un rosso carico, annuncia un naturale collerico,
-impetuoso, facile al furore. Quando al suo principio, fra l'indice ed
-il pollice, essa si separa in due, in modo da formare la forca, è segno
-d'incostanza: una croce sulla stessa linea nella mano d'una donna,
-accenna l'impudenza e l'inclinazione al vizio.
-
-Se questa linea è tagliata verso il mezzo da due altre piccole
-trasversali, è segno di prossima morte; quand'essa è circondata da
-piccole rughe che le danno la forma d'un arbusto carico di rami, purchè
-questi siano vôlti all'insù della mano, è presagio di ricchezze e di
-onori. Secondo la chiromanzìa, questo è il segno più fortunato; ma se
-quelle rughe son vôlte verso il basso della mano, indicano povertà e
-una prossima ruina.
-
-Se queste rughe sono strette e dividono trasversalmente la linea della
-vita, promettono un misto di bene e di male. Ogni volta che la linea
-della vita è interrotta, spezzata, si può esser certi di una malattia:
-seminata di punti o di piccoli buchi, segna un temperamento impudico;
-e se questi punti sono rossi, annunciano un gran pericolo in una
-avventura galante; quando lungo la linea si trova un punto circondato
-da un piccolo cerchio, si diverrà guercio, perchè questa figura indica
-la perdita di un occhio: se questo marchio è doppio fa temere la
-cecità. Una croce posta all'alto della linea fra il pollice e l'indice
-indica, sì in un uomo che in una donna, una determinata inclinazione
-alla lussuria ed alle dissolutezze; se invece questa croce è alla fine
-della linea della vita, presso la giuntura, profetizza la morte sul
-patibolo.
-
-La _linea della salute e dello spirito_ è anche chiamata linea di
-mezzo. Questa diritta, ben segnata, d'un colore naturale, indica salute
-e spirito, sano giudizio, buona memoria e vivace concepimento; lunga,
-si godrà d'una salute perfetta fino all'estrema vecchiezza; corta, da
-non giungere che alla metà della mano, si avrà timidità, debolezza,
-testardaggine, avarizia; livida, perfidia. Curvata verso il dito
-mignolo, presagisce una vecchiaja povera; se la curvatura forma una
-specie di uncino, è segno di malvagità.
-
-Ove la linea della salute e dello spirito si volga verso la giuntura
-della mano, rivela sciocchezza e rustichezza; ove sia tortuosa,
-l'inclinazione al furto; se al contrario è dritta e d'un colore
-brillante, accenna una coscienza pura e un cuor giusto. Larga, profonda
-e d'un rosso carico, questa linea annuncia la rozzezza e l'impudenza;
-sparsa di piccoli cerchi, ognuno di questi cerchj accenna un omicidio
-che si commetterà, se non si sta in guardia; se s'interrompe a metà per
-formare una specie di semicerchio, è presagio che si correranno grandi
-pericoli con bestie feroci.
-
-Ove in mezzo alla linea della salute si alzi una piccola croce, si è
-quasi certo di morire in quell'anno: forcuta all'origine, rivela uno
-spirito precoce, ma che s'indebolirà presto; forcuta all'estremità,
-o che si divida in più rami verso la base della mano, annuncia uno
-spirito tardo, ma che si fortificherà cogli anni. Questo segno promette
-anche una vita lunga, e spesso una vecchiaja povera.
-
-La _linea della fortuna o della felicità_ comincia, come fu detto,
-sotto la radice dell'indice, e termina al di qua della radice del dito
-mignolo; è quasi paralella alla linea della salute. Questa linea eguale
-a dritta, molto lunga e ben segnata scopre un naturale eccellente,
-la forza, la modestia e la costanza nel bene. Se invece di cominciare
-sotto la radice dell'indice, fra questo dito e il medio, ha principio
-all'alto della mano, è presagio di orgoglio e crudeltà; molto rossa
-nella sua parte superiore, indica invidia, svela un delatore, pronto a
-nuocere, beato del male altrui.
-
-Quando la linea della fortuna è sparsa di piccole linee a rami
-elevantisi verso l'alto della mano, profetizza dignità, felicità,
-potenza e ricchezze; ma se è assolutamente unita, senza rami, prepara
-miseria e infortunio. Se dei rami ond'è ordinariamente fornita, tre
-sono vôlti verso l'alto della mano dalla parte della salute, dinotano
-uno spirito piacevole, un cuor generoso; sono il segno della modestia e
-dell'amabilità. È raro che un uomo con questi tre rami non piaccia alle
-donne, e una donna possa mancare d'amanti, s'intende purché non sia
-brutta come il diavolo.
-
-Una piccola croce sulla linea della fortuna, significa cuore liberale,
-amico della verità, buono, affabile, ornato di tutte le virtù.
-
-Se la linea della felicità o della fortuna, invece di nascere ove si
-disse, ha principio fra il pollice e l'indice allo stesso luogo ove
-comincia quella della salute, in modo che queste due formino insieme un
-angolo acuto, è forza aspettarsi gravi pericoli, afflizioni, noja della
-vita; se questa non si trovasse in mezzo alla mano e vi fosse solo
-quella della vita, e quella della fortuna o della felicità riunite alla
-loro origine a forma d'angolo, si perderà la vita in battaglia, o si
-sarà mortalmente ferito in qualche avvenimento; in ogni modo, certezza
-di non finire di morte naturale.
-
-La linea della fortuna dritta e libera nella parte superiore, palesa
-il talento di governare la propria casa e onestamente i proprj
-affari; interrotta verso la metà da piccole linee trasversali, svela
-l'adulazione e la doppiezza, vizj che attirano l'odio generale.
-
-La linea della fortuna pallida in tutta la sua larghezza promette
-pudore, castità, un temperamento freddo, ma una gran debolezza di corpo
-e di spirito; se manca totalmente nella mano, è di cattivo augurio;
-la persona priva di questa linea non ha alcun carattere; travestita,
-sarebbe difficile conoscere a qual sesso appartenga, perchè partecipa
-dell'uomo e della donna; è inclinata più al male che al bene; poca
-costanza e molta tendenza a rattristarsi per la più lieve cosa. Le
-piccole linee trasversali poi che appajono su quella della fortuna,
-annunziano parecchi matrimonj o fatti o futuri.
-
-La _linea del triangolo_ manca in molte mani senza che si sia perciò
-sfortunati. Se essa è dritta, appariscente, perchè ordinariamente
-si vede poco, e si stende fino alla linea di salute, promette grandi
-ricchezze; se si prolunga fin verso la radice del dito medio, accenna
-buone avventure, ma ove si perda sotto la radice del dito mignolo,
-verso il basso della mano, arreca sventura, rivalità, odj; tortuosa,
-ineguale, da qualunque parte si volga, annuncia sempre che non si
-uscirà di povertà.
-
-L'eminenza che si trova alla radice del pollice, e si stende fino
-alla linea della salute, si dice _montagna di Venere_; quando questa
-tuberosità è dolce, unita, senza rughe, gradevolmente colorata, è
-segno d'un temperamento buono e di grande inclinazione alle avventure
-amorose. Se questa montagna è fornita di una piccola linea parallela
-a quella della vita e ad essa vicina, è segno di una foga insaziabile
-per i piaceri di Venere; è anche presagio di ricchezze. Se l'eminenza
-che si trova sotto il pollice è segnata da parecchie piccole linee
-paralelle a quella della vita, si sarà ricco in gioventù e povero in
-età avanzata; se però queste linee si dirigono in altro senso, cioè
-se vengono dalla giuntura del pollice alla linea della vita, si sarà
-povero in gioventù e ricco nella canizie. Quando questa eminenza ha
-molte linee che s'incrocicchiano in lungo e in largo, si sarà ricco
-per tutta la vita o per lo meno si godrà di una dolce agiatezza.
-Il pollice, attraversato nella sua lunghezza da piccole linee che
-vanno dall'unghia alla giuntura, promette una grande eredità. Ma
-se il pollice è tagliato da linee trasversali, come la piega delle
-articolazioni, è segno che si faranno viaggi lunghi e pericolosi.
-Quando il pollice o la sua radice presentano dei punti o delle stelle,
-vi è gajezza.
-
-La figura di un piccolo cerchio sul pollice annuncia un temperamento
-dedito all'amore: una o alcune croci, dinotano la pietà, la divozione e
-l'inclinazione pel ritiro.
-
-L'eminenza che si trova alla radice dell'indice, si dice _montagna
-di Giove_. Quando questa tuberosità è unita e bellamente colorata,
-indica un buon naturale e un cuore inclinato alla virtù. Se è coperta
-di piccole linee poco profonde, si avranno onori e dignità importanti;
-ove queste linee siano numerose e spesse, e si segua lo stato
-ecclesiastico, si può sperare al cardinalato. Ove le pieghe formate
-dalla seconda giuntura dell'indice siano larghe e d'un rosso carico,
-indicano nell'uomo impotenza in amore, nella donna un parto pericoloso.
-Se il di sotto dell'indice è attraversato da una linea in tutta la sua
-lunghezza, si morrà di morte violenta: la giuntura che unisce l'unghia
-coll'indice dolcemente increspata e naturalmente colorata, accenna
-un carattere affabile, una voce sonora: la stessa persona avrà i due
-primi denti della mascella superiore un po' lunghi senza essere brutta.
-Alcune piccole linee fra la seconda giuntura e la radice dell'indice
-presagiscono ricche successioni da parte di lontani parenti, dai quali
-non si aspettava nulla.
-
-La tuberosità che si alza nel palmo della mano alla radice del dito
-medio, si chiama _montagna di Saturno_. Questa eminenza uguale e
-di colore naturale, annunzia semplicità e amore al lavoro; ma se la
-coprono piccole rughe, è segno d'inquietudine e d'un carattere facile a
-turbarsi.
-
-Quando la giuntura che separa la mano dal dito medio presenta delle
-pieghe tortuose, si ha un intelletto tardo, uno spirito lento, una
-concezione faticosa. Una piccola linea per ciascun lato della radice
-del dito medio nella mano di una donna, annuncia una buona madre;
-se le linee sono profonde, che darà alla luce dei figli maschi. Una
-piccola croce sotto il dito medio, fra la seconda giuntura e quella
-vicina all'unghia, annunzia a una donna prosperità futura, a un uomo
-una disgrazia. La donna che avrà fra quelle due giunture cinque o sei
-piccole linee disposte in lungo, avrà un figlio che diverrà prete; e le
-sarà ucciso se si trovano fra queste linee un punto o la figura di una
-stella.
-
-La tuberosità sporgente alla radice del dito anulare è la _montagna
-del Sole_: sparsa di piccole linee naturali, accenna uno spirito forte,
-vivace; eloquenza, talenti fra gl'impieghi politici ed ecclesiastici,
-forse un po' di orgoglio: vi è meno eloquenza, ma anche più modestia
-e probità quando queste linee sono soltanto due. La radice sparsa di
-linee incrocicchiate le une sulle altre, manifesta un individuo che
-sarà vittorioso dei proprj nemici e rivali; se ha queste linee slegate
-e di un colore un po' vivo, sarà allegro e piacevole; inclinerà a tutti
-i vizj e malattie, se sono tortuose e d'un rosso carico; se forma la
-croce di sant'Andrea, sarà moderato, previdente; una donna che avrà
-sotto il dito anulare presso la seconda giuntura alcune linee disposte
-in lungo, verrà arricchita dal marito; ma se queste linee sono presso
-la giuntura vicino all'unghia, essa invece sarà divota, e forse si
-chiuderà in un monastero.
-
-L'eminenza posta alla radice del dito mignolo è la _montagna di
-Mercurio_; unita, senza rughe, colorata con uguaglianza, palesa un
-buon temperamento, costanza nello spirito e nel cuore, negli uomini
-modestia, nelle donne una virtù invariabile. Se questa tuberosità
-è attraversata da due piccole linee che si dirigono verso il dito
-mignolo, è segno di liberalità; se le linee sono d'un rosso oscuro,
-interrotte da macchie livide, in qualunque numero, scoprono la tendenza
-alla menzogna e l'istinto del furto. La giuntura che unisce il dito
-piccolo, sparsa di linee tortuose, dà grandi speranze e promette almeno
-i favori della fortuna. Una donna che ha all'estremità del dito mignolo
-una croce più o meno formata, è insolente e ciarliera. Due linee
-formanti un angolo al di sopra della seconda giuntura del dito mignolo,
-indicano l'amore allo studio, uno spirito ardito e un cuore altiero.
-Una croce fra la seconda giuntura e quella vicino all'unghia, annuncia
-tumultuose passioni, un sonno penoso, e una coscienza agitata; un
-cerchio sul dito mignolo, dignità e potenza.
-
-Lo spazio che si trova sul confine inferiore della mano, al di sotto
-della montagna di Mercurio, dalla linea della felicità fino all'estremo
-di quella dello spirito, si dice _montagna della Luna_.
-
-Questo spazio uguale e liscio, si associa alla pace dell'anima e a
-uno spirito naturalmente tranquillo; quando è molto colorato, si ha
-tristezza, uno spirito inquieto, un temperamento melanconico. Se questo
-spazio è sparso di rughe, si avranno viaggi e pericoli sul mare.
-
-Lo spazio posto sulla estremità inferiore della mano, al di qua
-della montagna della Luna, dall'estremità inferiore della linea dello
-spirito fino a quella della giuntura, è denominato la _montagna di
-Marte_. Quando questo spazio è uguale e liscio, svela vero coraggio e
-prudenza che sempre si accompagnano alla bravura. Se è molto colorato,
-disegna audacia e temerità. Molte e grandi rughe sulla montagna di
-Marte indicano altrettanti pericoli più o meno grandi, secondo la
-profondità e la lunghezza delle rughe: è anche il presagio di morte fra
-i briganti, se le linee sono livide; è indizio d'una morte funesta,
-se sono molte rosse; d'una morte gloriosa in campo di battaglia, se
-dritte; di una morte obbrobriosa, se tortuose. Alcune croci sulla
-montagna di Marte promettono dignità e comando.
-
-Anche le giunture hanno i loro presagi: quando quella che separa il
-pollice della mano, forma una linea profonda, semplice e ben segnata,
-manifesta un temperamento forte e una costituzione ben organizzata:
-se è ineguale, tagliata da altre linee, indica debolezza. Quando
-si trovano nella giuntura che divide in due il pollice, tre linee
-inferiori più o meno congiunte, più o meno segnate, felicità certa.
-
-La prima giuntura dell'indice sparsa di piccoli rami, annunzia probità
-e un buon naturale; la linea dell'estrema giuntura dell'indice,
-semplice, unita, ben segnata, promette una perfetta salute.
-
-La prima giuntura del dito medio sparsa di linee, dinota uno spirito
-credulo, una persona un po' semplice e di buoni costumi; la seconda
-con molte linee, un cuore ambizioso e uno spirito inquieto; la terza
-segnata di tre linee più o meno pronunciate, un'anima schietta,
-abborrimento alla frode.
-
-La prima articolazione del dito anulare, sparsa di linee e di rami,
-rivela una grande immaginazione. Se la seconda giuntura porta tre
-linee, fra le quali quella di mezzo sia spezzata uno spirito giocondo;
-se l'estrema giuntura è composta d'una sola linea unita, semplice e ben
-segnata, abbiamo un buon cuore.
-
-Quando le tre articolazioni del dito mignolo sono sparse di linee, rami
-e tratti, indicano spirito, talento, eloquenza.
-
-Anche le unghie avevano la loro parte divinatoria. Piccoli segni
-biancastri sulle unghie presagiscono timori; neri, spaventi e pericoli;
-rossi, cosa però molto rara, sventure ed ingiurie; d'un bianco puro,
-speranza e felicità.
-
-Quando questi segni si trovano alla radice dell'unghia, il compimento
-di quanto presagiscono è lontano; salgono alla sommità dell'unghia
-quando i timori e le speranze si avverano.
-
-Perchè una mano sia perfetta, bisogna che non sia troppo grassa, ma
-piuttosto lunga, le dita non troppo rotonde, e distinti i nodi delle
-giunture. Il colore di essa dev'essere fresco e naturale; le unghie più
-lunghe che larghe, la linea della vita ben segnata, eguale, fresca, non
-sarà interrotta, e si protenderà nella linea della giuntura.
-
-Quella della salute occuperà i tre quarti dell'estensione della mano,
-quella della fortuna sarà sparsa di rami e ben colorata. Avventurato
-chi con queste linee, con una mano di tal forma, unirà anche alcuni
-dei benefici segni che abbiamo indicati! il suo carattere farà la sua
-felicità, il destino la sua fortuna, e la sua stella gli renderà amico
-il genio che conduce la gloria. —
-
-Avete ben inteso, amabili leggitrici, che amate farvi astrologare? Per
-maggiore facilità vi si offre in una tavola una mano colla topografia
-delle linee principali: al nostro tempo la topografia che è incerta
-fra gli stati, divenne sicura sul cervello con Gall, sulle mani
-colla chiromanzìa: è tutto progresso. Però esaminando la mano, nel
-cercare quelle linee cui i chiromanti diedero sì bei nomi, badate a
-non isbigottirvi, perchè potrebbero essere quelle benedette rughe che
-vengono cogli anni a molestare parti più nobili che non sia la mano.
-Quando volete fare l'indovina sugli altri, prima di pigliar la mano,
-badate all'età, e se è già matura, siate certe di trovarvi tutte le
-linee che vi aggradano: del resto, destrezza, uno sguardo indagatore, e
-i segreti si apriranno; se poi siete belle, e indovinate gli affetti di
-un giovane, anche d'un autor d'almanacchi, non sarete mai smentite.
-
-
-VI.
-
-Gettatura.
-
-Gli uomini vanno sì pazzi per la divinazione, che quando non trovano
-persone che predicano per arte il futuro, si creano la buona o mala
-ventura dalle cose fortuite che li circondano, o da esseri invisibili:
-la prima arte è la gettatura creduta ancora dal popolo in varie
-parti d'Italia e specialmente a Napoli, e intorno alla quale si sono
-stampati grossi volumi a conforto dei curiosi. Credono adunque alcuni,
-che certi uomini abbiano il potere di dare la buona o mala sorte, ne
-temono l'incontro, o studiano ogni modo per rimediare al loro malevolo
-influsso. Come li conoscano non è facile determinarlo, perchè molte
-volte ha parte la simpatìa e l'antipatìa: ne sono poi segni in alcuni
-il cappello a tese rialzate o a tre punte, in altri fibbie larghissime
-alle scarpe, in chi gli occhiali armati non di metallo, ma di osso,
-in chi la condizione, l'abito, la divisa. Quindi i creduli per farsi
-schermo al loro sinistro influsso, portano al collo, nelle dita, ai
-ciondoli degli orologi, mille minuterìe e talismani, e appena avvisano
-di vedere qualche gettatore, li toccano, li mettono in movimento a
-propria difesa; ed ove questi mancano, corrono colle mani a certe parti
-del corpo. Non vi ha azione nella vita che non sia computata nella
-gettatura; regole perchè non sia fatale non ne mancano, ma non accade
-ripeterle per non aggiungere alla noja del passato capitolo
-
-
-VII.
-
-Il Malarbetto.
-
-Quante volte dal popolo d'Italia o di Francia non si ode maledire e
-invocare nel primo paese il _Malarbetto_, nel secondo la _Malebête_?
-non è parola a caso perchè nei popoli non si hanno senza motivo, non
-dirò credenze ed usi, ma fino le espressioni. Volete conoscere il
-Malarbetto? è un mostro scappato dall'averno che corre le contrade
-di notte, e porta la malavventura a quelli che incontra, sovente la
-morte al prossimo giorno, e propriamente si chiama Malabestio. Questa
-opinione era viva nel popolo di Tolosa, ed anche fra di noi in alcune
-campagne si teme questo fantasma notturno, sicchè i fanciulli, sentendo
-rumore o il fragore di qualche cocchio, credono che giunga. Sebbene
-tolta questa opinione in altri luoghi, resta ancora l'abbreviatura del
-nome siccome esclamazione d'impazienza o di ammirazione: in Lombardia
-suona sovente fra le grazie della lingua milanese il _Malarbetto_.
-
-
-
-
-CAPO VI.
-
-AZIONI E POTENZA DEI MAGHI E DELLE STREGHE.
-
-
-Dopo tanti sussidj i maghi doveano esser tenuti potenti sopra la terra:
-essi davano salute e sventura, creavano ricchezze, fabbriche, facevano
-tremare i grandi, indemoniati gli uomini ed irrequieti i morti.
-Imitando gli storici che adducono pergamene e cronache, rechiamo noi
-pure i documenti giustificativi. Sono tutti cavati da libri stampati
-da Delancre, Leloyer, Lenglet, Gabriella, ecc., dunque devono avere
-autenticità presso quelli che vogliono credervi.
-
-
-I.
-
-Elisir di lunga vita.
-
-Gli Dei avevano il nettare e l'ambrosia, i maghi e le streghe l'elisir
-di lunga vita. È un liquore rosso o bianco, portentoso come il
-cerotto di Dulcamara, e nel quale Trevisan diceva filtrata la pietra
-filosofale.
-
-Le streghe l'avevano siccome beveraggio potente: guarisce tutti i mali
-e prolunga la vita finchè piace, e quando un tisico abbia appena un po'
-di polmone, basta per conservarglielo sempre. Ma questo è poco; cambia
-il rame, il piombo, il ferro, e tutti i metalli in oro più puro di
-quello delle miniere. Peccato che non lo possedano quei poveri diavoli
-che si consacrano alle lettere! non sarebbero costretti a fare degli
-almanacchi.
-
-La strana ricetta dell'elisir di lunga vita si ebbe a gran ventura
-perchè la palesò un vecchio contadino calabrese a un ammiraglio di
-Carlo V, il quale il dimandò come fosse in sì grande età e robusto.
-Si fece popolare, si usò da molti, e si narrarono meraviglie come
-del Leroi e dell'omeopatismo. Guarì un conte alemanno, il marchese di
-Brandeburgo e la duchessa di Friburgo dopo lunghi anni di malattia.
-Però ora si crede di poco utile, se ne è inventato invece uno migliore
-almeno per l'apparenza, e si vende dai profumieri: esso consiste in
-acque per tingere i capelli, in essenza per ammorbidire le carni, in
-parrucche: se non allungano la vita, allungano alquanto l'illusione di
-averla migliore.
-
-Anche il balsamo universale era un elisir che valeva a tutti i mali.
-Un alchimista di Besançon vendeva questo balsamo, ma siccome si osò
-dubitare delle sue virtù, costui si tagliava le mani, la testa più
-volte, e se le rappiccava col balsamo: diceva esser pronto a farne
-l'esperimento con altre persone; si presentarono alla prova tre
-Savojardi, tagliò loro la testa e le mani, trasse loro gli intestini, e
-rimise tutto a posto. Però la seconda volta volle per maggior prodigio
-aspettare alla dimane ad aggiustarli: portò i laceri corpi a casa,
-ma per sciagura un gatto rubò ad uno la mano, e un cane mangiò gli
-intestini dell'altro; ma lo stregone da bravo, sostituì le busecchie di
-un porcello, e la mano di un impiccato, e ritornò in vita i Savojardi.
-
-
-II.
-
-Edifizj fabbricati per incanto.
-
-Mefistofele e i suoi colleghi, amici agli stregoni, faceano loro non
-solo ogni servigio, ma spesso da muratore. Vi è un racconto popolare,
-assai curioso nella Campania, d'un granajo che un demone fabbricò a
-Giovanni Mullin fatto mago: siccome non è per noi di molto interesse,
-ne narrerò invece uno lombardo.
-
-
-III.
-
-Il ponte di Pavia.
-
-Ognuno sa che il ponte sul Ticino a Pavia è magnifico ed a lungo fu
-il primo d'Italia; dicono i cronacisti a che ne furono architetti
-Giovanni da Ferrara e Jacopo da Gozzo; ma corre a Pavia fra il volgo
-una tradizione strana sul modo onde fu edificato: la raccolsi da un
-cenciajo che tiene sua bottega sulle sponde del ponte, e vende fibbie
-scompagnate, volumi guasti e simili bazzecole, ed ha una faccia che
-somiglia un pochetto ad un trovatore. Udendomi, mentre io guardava a
-certi libriccini che aveva nella sua piccola bottega, parlare con un
-amico del tempo che fu costrutto il ponte, esso mi guardò e disse:
-
-— Oh! si volevano altro che gli uomini a fare questo ponte: ella non
-ne sa niente; quando i cittadini di Pavia stabilirono di fabbricarlo,
-ne diedero la cura ad un maestro muratore di cui non si sa il nome,
-ma sono note le vicende. Costui era in grande affanno, non sapea da
-che parte incominciare, e andava farneticando per la città gittando
-bestemmie a suo potere; allora gli capitò innanzi un uomo tutto avvolto
-nel tabarro, e gli chiese che cosa avesse; il poveraccio glielo
-disse, e l'ignoto offrì di fargli il ponte in una notte se voleva
-dargli l'anima. Sulle prime l'artefice sbalordì, poi pensato al gran
-guadagno che ne avrebbe, rispose di acconsentire, stese la destra, e
-quell'altro, scosso alquanto il tabarro, mise fuori una mano che aveva
-certe griffe da far paura: si videro anche gambe di capra, barba....
-insomma quel signore era Berlicche. Il muratore titubò un pochetto, ma
-udendo l'amico dirgli: — Sarai un signore a questo mondo, — per avidità
-di guadagno, strinse la mano; l'ignoto gli diede la posta per la mezza
-notte sulla ripa del Ticino, nel luogo ove doveasi edificare il ponte,
-e gli ordinò di portare seco un foglio di cartone, un cane ed un pane.
-
-Il maestro non mancò e il signore dal tabarro venne poco dopo a
-cavallo di un gran caprone: attraversava il fiume come se camminasse
-sul solido: quando fu a mezza via, essendo bujo, disse al capro di far
-lume, e questo scosse le corna e diventarono due fiamme. Approdò, e
-voltosi al muratore:
-
-— Or da bravo, fratello, il ponte sarà fra poco costrutto, e tu dimani
-chiuderai nell'arca tutto il valore che hai pattuito col signor sindaco
-del paese: so che egli usa mettere un po' di tassa a questi contratti;
-bada a non dargli nulla; s'affoghi nei debiti chè sarà mia preda a suo
-tempo; tutto in tasca; dammi il cartone. —
-
-L'altro glielo sporse, e il demone lo gittò nell'acqua, e tosto
-lo si vide crescere, allungarsi, rialzarsi, parte sprofondarsi nel
-fiume, parte sollevarsi in archi, e formarsi colonne e tetto; insomma
-costruirsi un ponte bello e grande come è al presente. Però lo Spirito
-s'accorse che colui rideva, e siccome gli aveva stretta la mano e
-non giurato, s'avvide volesse gabbarsi di lui, e costrutto il ponte
-far penitenza e rubargli l'anima. Ma colui era furbo più di noi
-rivenditori, e guardandolo:
-
-— Ora che il ponte è fatto, prova quanto valga, gittavi sopra quel
-pane, e mandavi il tuo cane a pigliarlo. —
-
-Il maestro ubbidì, lasciò il cane che corse sul ponte, ma questo si
-aprì e la povera bestia precipitò, nè più si vide. L'avaro impallidì, e
-l'altro ghignando:
-
-— Giura di darmi l'anima, e il ponte diverrà di pietra; se no, fa a tuo
-modo e sarai povero. —
-
-L'avarizia strinse il tristo; giurò, si sentì un cupo fragore, il capro
-si tramutò in un cavallo, il diavolo gli saltò sopra, galoppò sul ponte
-e si udì il battere sulla pietra della zampa ferrata.
-
-Alla mattina si trovò il ponte bello e magnifico, solo in un pilone
-era un buco, dove stava sepolto il cane; il buco vi è ancora, e
-dicono alcuni che alla notte la povera bestia ne metta fuori il capo
-e latri; io non l'ho mai udito, perchè a molti curiosi colse entro
-l'anno qualche disgrazia. L'avaro artefice ebbe la pattuita mercede,
-ma potè goderne per poco tempo, giacché un giorno gli apparve quel
-signore dal tabarro mentre era sulla ripa del Ticino, e gli disse: —
-Amico, son venuto a pigliarti — nè consentì che rispondesse, perchè
-nel tempo stesso si aprì il suolo sotto a' loro piedi e buona notte,
-sparvero; uscì un puzzo di zolfo, si fece una voragine sopra la quale
-corse subito l'acqua del fiume, e formò quel piccolo seno che si chiama
-Ticinello. —
-
-Così narrava il cienciajo; mi veniva voglia di ridere, ma colui mi
-guardava con un far sì cagnesco, che tenni per lo meglio andarmene.
-
-
-IV.
-
-Nuovi prodigj.
-
-Nessuna azione maravigliosa era difficile ai maghi, ognuno lo
-sente. Non dirò di Merlino e di Atlante, de' quali parlano i poeti
-romanzeschi; ricorderò alcuni del secolo XIII, e più recenti.
-
-Guido Bonato, troppo famoso per le opere sue e per le arti con cui
-seppe volgere a proprio talento l'animo d'Ezzelino da Romano, scuotendo
-la magica bacchetta, operava quanto gli talentava; ergeva edifizj,
-distruggeva monumenti, infondea vita nelle cose inanimate e reggea la
-fortuna de' lontani avvenimenti. Sovente Bonato aveva soccorso alla
-pericolante fortuna di Ezzelino, ed allorché il conte di Montefeltro
-usciva da Forlì a campo cogli altri popoli di Romagna, il mago salito
-sulla torre di san Mercuriale, col tocco della campana dirigeva il
-principe nella battaglia, quantunque fosse delle miglia ben molte
-lontano, e quindi riescì più volte troppo fatale ai Bolognesi.
-
- [Illustrazione: Il mago di Scozia fa tremare Parigi]
-
-Ma la magìa venuta a parte della diplomazia, operò in que' secoli
-un grande prodigio per mezzo di Michele di Scozia. Fu data a costui
-commissione dalla sua patria di andare in ambasciata in Francia, per
-ottenere risarcimento di alcune piraterìe commesse sulle coste di
-Scozia dai marinaj francesi; l'ambasciatore non volle altro seguito
-che un suo demone famigliare che tramutò in cavallo; ma come giunse
-a Parigi, il re di Francia tenne di poco conto un messo sì male
-in arnese; e accolta con disprezzo la fattagli domanda, era ormai
-vicino a rimandarlo senza che nulla gli concedesse. Allora il mago
-il pregò perchè innanzi di definire ogni cosa, concedesse che il suo
-cavallo percuotesse colla zampa il suolo; il re non seppe negargli sì
-mite richiesta; lo Scoto toccò della sua verga il ronzino. Sentite
-meraviglia: al primo battere della fatale zampa, tremarono tutte
-le torri di Parigi e suonarono tutte le campane; al secondo si fe'
-più fiero il terremoto e caddero tre cupole della corte. Il re che
-vide questa piccola bagattella, spaventato, pregò l'ambasciatore
-facesse sospendere il terzo colpo, a cui già innalzava il piede il
-temuto cavallo. Così apprese che conveniva aver maggior riguardo agli
-ambasciadori in qualunque forma apparissero; accordò al mago quanto
-richiese, nè si tenne sicuro finchè nol vide partire.
-
-Nel secolo XIII vi furono molti maghi oltre al Bonato che visse fino
-al 1300; un Riprandino veronese, un arabo che denominavasi il nuovo
-Barlaamo, Giovanni da Paria e Gherardo da Sabionetta cremonese, erano
-in molta riputazione, usavano alle corti, e teneano dimestichezza coi
-grandi. Nè fu allora solo che costoro salirono a tanto potere, ma nel
-secolo che seguì, il duca Giovanni Maria Visconti non si conduceva a
-operare la più piccola cosa, ove non avesse consultato il suo mago e
-le stelle; e abbiamo da Schiller che quel valente soldato il quale in
-tempi più recenti capitanò la guerra dei trent'anni, solea sovente aver
-consulta coi maghi.
-
-
-V.
-
-Riccardo senza paura.
-
-Però per quanto i fattucchieri avessero potere di porre in iscompiglio
-gli uomini e le cose, e gli spiriti loro seguaci li soccorressero in
-ogni evento, non tutti si lasciavano intimidire, e spesso alcuni la
-vinsero alla prova con loro; sovente si cimentarono a combatterli, e ne
-uscirono vincitori o vinti, siccome meglio resse loro l'animo a frenare
-i pregiudizj d'una educazione falsata. Vo' riprodurvi alcune storielle
-piuttosto curiose.
-
-Tra i più coraggiosi a bravare la magìa fu Riccardo, pel suo coraggio
-soprannominato senza paura; era figlio di Roberto il Diavolo, quello
-stesso che venne non ha molto posto in iscena sui teatri di Parigi.
-Uno spirito chiamato Brudemort udì del costui coraggio, n'ebbe un po'
-d'invidia e si mise in capriccio di fargli paura, ma non vi riescì.
-Primamente lo appostò con dieci mila civette in un bosco, e quando
-il vide giungere, fece che tutte si dessero a stridere: pensate che
-frastuono! Il demone intanto avvertiva caritatevolmente Riccardo perchè
-si salvasse, ma egli niente, si mette a gridare con loro a più potere,
-nè tacque finchè si dissiparono.
-
-Un'altra volta tre grandi cavalieri neri cacciavano coi cani nelle sue
-terre, e facevano atti da spaventarlo; ma Riccardo fuori una spada,
-è sopra loro, ne uccide uno: era uno spirito travestito; sarà poi
-risuscitato.
-
-Un dì Riccardo correva una foresta, vide un bambino sur un albero,
-vi si arrampicò e ne spiccò la creatura, che era femmina, e la diede
-a nutrire alla moglie del suo guardaboschi. La fanciulla crebbe sì
-prospera che in sette anni si fece una bella tosa che pareva ne avesse
-quattordici. Riccardo non avea eredi, ed i suoi baroni il sollecitarono
-a prendere moglie; si arrese e sposò Roena, la fanciulla misteriosa.
-Dopo sette anni di beatitudine conjugale, la sposa cadde malata e
-morì; però essa nell'agonìa pregò il marito di farla seppellire nella
-foresta. Riccardo annuì, la fe' recare ove ella aveva divisato, e
-si trattenne a piangerla; ma a mezzanotte si aprì la bara, l'estinta
-riprese vita e fece un gemito che risuonò per tutto il bosco; quindi
-si alzò, diede una stretta alla gola del cavaliere che era in compagnia
-del marito e scomparve. Però Riccardo non ne prese paura, e si accorse
-che sua moglie era stata un diavolo; caso forse unico che un marito si
-avveda di questa qualità della moglie solo dopo che sia morta.
-
-Convien credere che Brudemort, essendo stato una volta battuto dal
-valente principe, avesse deposti i pensieri ostili, perchè oltre
-avergli fatto da moglie in buona pace, seguì a soccorrerlo poi. Carlo
-Magno diede un torneo, Riccardo vi accorse, vide alla festa la figlia
-del re d'Inghelterra, e se ne invaghì, ma non giunse ad ottenerla in
-isposa; ei che vinse gli spiriti non temeva gli uomini; era innamorato,
-e si rapì la giovinetta. Il re d'Inghilterra l'ebbe per onta, volle
-vendetta, corse con molte armi sugli stati di Riccardo dimandando la
-figlia; allora Brudemort venne in sua difesa: gli alleati sconfissero
-gli inglesi, e Riccardo celebrò colla vittoria un bel par di nozze.
-
-Però anche il folletto non fa servigi senza ricompensa; Brudemort
-aveva guerra con un altro demone Burgifer; chiese soccorso a Riccardo
-che acconsentì di buon amico. Si armarono, ed uniti andarono in una
-foresta; ivi era il re dell'averno, assiso sopra una sedia tutta nera,
-levata al piede di un olmo largo e spazioso; vestito di velluto nero,
-faccia terribile, cinto da numeroso stuolo di spiriti tutti neri, molti
-armati, altri senz'arme. Il re infernale li squadrò da capo a piedi,
-li commendò, ed ordinò loro di disporsi alla battaglia. Si trovarono
-presto con Burgifer; Riccardo volle misurarsi pel primo; corsero
-furiosamente ad incontrarsi, si ruppero le lance, vennero alle spade,
-scintillarono gli scudi e menarono colpi alla disperata, ma Riccardo
-era più poderoso, e il nemico chiese misericordia e si diede vinto; si
-fece la pace, e Burgifer rese omaggio a Brudemort.
-
-Dopo tante vittorie Riccardo non avea più freno, pensò alla conquista.
-Carlo Magno mandò i suoi baroni e cavalieri ad una spedizione
-in Terra-Santa; Riccardo vi si rese in abito sconosciuto; battè
-e sconfisse i paladini di Francia in un torneo; poi trasse in
-Inghilterra, commise azioni di gran valore, e si fece proclamare re.
-Tutto questo perchè era uomo che non aveva paura neppure dei demoni.
-
-
-VI.
-
-Il Castello degli spiriti.
-
-Però il genio Malarbetto non è sempre paziente come avvenne con
-Riccardo: se la passò un po' male un Olandese, che, come narra una
-cronaca d'Utrecht, volle penetrare un castello incantato, rôcca levata
-in deserta landa, cinta di fosse, torri e merli anneriti dal tempo e
-dai licheni. Erano chiuse sempre le porte, nessuno poteva penetrarvi;
-narravansi meraviglie; vedersi solo di notte mostri, donne, demoni,
-giungere a volo per l'aria ed entrare per la parte del tetto; ivi fare
-i loro congressi le streghe, celebrarsi il Sabbath. Tutti passavano
-tremando presso il castello, guardavano con terrore, e non osavano
-accostarvisi.
-
-Un giovine di belle forme, ardito, udì quelle maraviglie, e fu punto
-dalla curiosità di visitarlo: chiamò a suo ajuto un mago possente nella
-propria arte e negli scongiuri, condusse seco due valletti armati,
-penetrò nel castello. Era silenzio nella corte, e sotto le vôlte
-de' grandi porticati, che rispondevano cupamente con un roco risuono
-all'alternare dei passi del profano. Appena pose piede nell'atrio,
-eccogli una vecchia che gli attraversa la via; una mano invisibile
-respinge il viaggiatore. Questi chiamò il soccorso del mago, che alza
-la bacchetta e scongiura; la vecchia fugge tramutata in nibbio, ma per
-farne vendetta prende i due scudieri pel naso, e se li porta a volo
-come se fossero pulcini.
-
-L'audace giovane non ismarrisce, inoltra in una sala deserta,
-silenziosa, ove in mezzo eran ossa disfatte e in polvere. Quella vista
-lo atterrisce, ma il mago lo rinfranca ponendogli al collo un amuleto,
-e innanzi; ed ecco sbucare dalla soglia un orso e muovere contro il
-profano: questi trasse la spada, ma si ruppe al toccare della belva;
-venne a soccorrerlo il mago, e l'orso fu stretto fuggire. Poco dopo
-diruppe una pioggia di sangue e un fragore di lamenti; il giovane mosse
-alla stanza onde venivano, e trovò uno scheletro incatenato, il quale
-aveva il cuore che batteva e gli occhi che giravano nelle occhiaje.
-
-A sì strani portenti già il viaggiatore perdeva la ragione, ma il mago
-abbruciò dei mirti verdi, e tosto mutò scena: apparvero tappezzerie
-e fiori, una mensa e vivande servite da mani invisibili, e gli ospiti
-audaci si posero al desco e si rifocillarono.
-
-Non durò a lungo quella fortuna: quando si servirono le frutta, venne
-bujo, tuoni, saette, un rimbombo in tutte le parti del castello: cadde
-la folgore sulla mensa, e la distrusse, s'infiammò la stanza, s'aprì la
-vôlta e grandinò una falange di mostri che ingrandivano, ingigantivano,
-altri coll'ale, altri di fuoco, uccelli, rettili con teste umane,
-insomma si aprì il Sabbath. Una strega portò un fanciullo neonato, lo
-si uccise e si pose allo spiedo pel banchetto: cadde un'ampolla nera,
-tutti s'inchinarono, ne escì il presidente del congresso e se gli
-intrecciò intorno una danza.
-
-Intanto che maestro Leonardo si godeva quel tripudio, vide i
-due profani, sebbene si fossero avvolti da una nebbia e celati
-all'assemblea; diede un grido, furono scoperti; si sciolse l'infernale
-congrega e tornò il bujo.
-
-Restati soli, il mago invitò il coraggioso amico a prendere riposo,
-e si adagiarono sul letto ov'era lo spettro; ma poco dopo questi si
-alza, impreca sul loro capo perchè turbassero il riposo de' morti,
-e leva la mano per strangolarli. Il mago lo scongiura a sospendere
-e a manifestare la propria sorte, solleva la bacchetta del comando e
-minaccia toccarlo. Lo spettro fu preso da timore, rispose:
-
-— Perchè mi sforzi a rompere il silenzio che serbo da cento anni? Io
-mi chiamo Lenderbonne: il fondatore di questo castello mi prese al suo
-servizio nella mia gioventù. Non era maritato: una sera si bagnava al
-chiarore di luna, vide una giovane che annegava, la salvò, e siccome
-era bella, la sposò e venne con lei ad abitare questo castello. La
-sposa gli partorì un figlio, ma appena nato sparve colla madre. I
-saggi, consultati in proposito, risposero che il mio padrone aveva
-sposato un demone succubo, e indovinarono. Un giorno ch'io percorreva
-la foresta col padrone, essendomi dilungato da lui e postomi dietro una
-macchia frondosa, ei mi scambiò con un lupo e mi mandò all'altro mondo.
-Vi trovai sua moglie. — Lenderbonne, mi disse, torna sulla terra: vi
-ho lasciato uno sposo che mi fu infedele, e lo scopersi coll'arte mia;
-dagli la morte. — Fui forzato ubbidire. Dopo quel delitto, costretto
-a restare nel castello, ho strangolati i mortali che hanno osato
-penetrarvi. Quantunque io non sia colpevole che per forza, sostengo
-ancora la punizione de' miei omicidj; il sacrificio di una gallina nera
-consumato da una mano innocente, può solo mettere un termine al mio
-supplicio. —
-
-Allora il mago commosso, promise allo spettro di liberarlo da quella
-pena, se gli restituiva i due scudieri che aveva rapiti. Apparvero
-tosto, e i quattro compagni uscirono dal castello, e all'indomani
-liberarono lo spettro col sacrificio della gallina nera.
-
-Queste credenze di spettri condannati a correre una penitenza
-sulla terra erano popolari, e vediamo anche Boccaccio immaginarne
-una novella, i poeti alemanni farne argomento a que' loro racconti
-tetri e melanconici di morti e di ombre. Ne leverò ancora due dalla
-_Spectriana_, che sono piuttosto comici.
-
-
-VII.
-
-La barba di uno spettro.
-
-Uno spettro visitava da lungo tempo un castello della Sassonia, metteva
-spavento in tutti coloro che ardivano prendervi alloggio, usando loro
-malvessazioni indiscrete, talchè già da parecchi anni era inabitato;
-un giovine animoso divisò di passarvi una notte, e prese seco all'uopo
-provvisioni, lume ed armi. A mezza notte, mentr'era sul dormire, udì
-da lunge un tintinnìo di catene, e dopo strascinate alcun tempo pei
-corritoj, si girarono le chiavi, si aprì la porta della stanza ov'egli
-ricovrava, e vide entrare un grande spettro pallido, macilento, colla
-barba lunga e che recava un astuccio. Il giovane stette fermo, lo
-spettro chiuse con diligenza la porta, ed accostatosi al letto fe'
-segno all'ospite di levarsi, gli mise un accappatojo sulle spalle,
-e gl'indicò colla mano un banco sul quale gli accennò di sedere. Il
-giovine che già erasi alquanto impaurito, sbigottì fortemente quando
-vide che il fantasma trasse dall'astuccio un piatto da barbiere, ed
-un immane rasojo; tuttavia dopo si rinfrancò, e lasciò che l'altro
-proseguisse. Allora lo spettro con tutta gravità, gl'insaponò il mento,
-gli tonse con molta diligenza la barba e i capelli; e poi gli levò
-l'accappatojo.
-
-Sin qui nulla di nuovo; era noto al giovane che lo spirito tondeva in
-questo modo tutti quelli che dormivano nel castello; ma si aggiungeva
-innoltre che dopo averli rasi, malmenava a colpi del suo grosso e
-scarno pugno. Il giovane sbarbato si levò dal seggio senza poter
-soffocare un doppio spavento: fissò gli occhi allo scheletro per vedere
-se non gli tempestava il resto sulle spalle; tuttavia, non perdendosi
-affatto d'animo, si rinfrancò ancor meglio, vedendo che l'ombra si
-poneva sul seggio al di lui posto, e gli accennava l'astuccio che
-aveva deposto sur un tavolo. Tutti quelli che lo avevano preceduto nel
-castello, furono presi da tanta paura che erano caduti in isvenimento,
-mentre si tagliava loro la barba, e questa era la causa che ne fossero
-malmenati a pugni. Il giovane notò la lunga barba del fantasma, e tosto
-si accorse che dimandava lo stesso servigio che gli aveva reso; gli
-fece una buona saponata, e con coraggio gli rase la barba ed i capelli.
-
-Appena fu compiuto quest'ufficio, lo spettro che fino allora era stato
-muto, parlò come persona viva, seppe cortesia al giovine come a proprio
-liberatore, e narrò che nel buon tempo passato egli era feudatario del
-paese, e che teneva il costume inospitale di tondere irremissibilmente
-tutti i pellegrini che prendevano alloggio nel proprio castello;
-sicchè per dargli castigo un pio levita, reduce di Palestina, lo
-aveva condannato a tondere dopo la morte tutti gli ospiti, finchè non
-capitasse uno tanto audace da radere lui pure. — Sono trecento anni che
-dura la mia penitenza, e tu mi hai liberato — soggiunse lo spettro, e
-dopo avergli rese di nuovo le maggiori grazie, partì.
-
-Il giovane ardito, pienamente sicuro, dormì saporitamente; indi comperò
-il castello per picciolo prezzo e vi passò molti anni beatamente con
-forte maraviglia de' terrazzani, che lo spacciavano per un valente
-incantatore.
-
-
-VIII.
-
-Una donna e le orecchie d'un folletto.
-
-Si dice che le donne menano gli uomini pel naso, è loro virtù; esse
-valgono a qualche cosa di meglio se una non ebbe timore di pigliare il
-folletto per le orecchie. Madama Deshoulieres andò ad alloggiare in un
-castello: fu posto tutto a suo ordine, meno una stanza che se le disse
-abitata da uno spirito: curiosità femminina! Desiderò vederlo, volle
-dormire in quella stanza.
-
-Poichè fu adagiata e spense il lume, udì spinger la porta mal chiusa,
-e qualcuno muovere a passi gravi verso il letto, aprire le cortine e
-stendersi sulle coltri: madama coraggio, s'alza, minaccia, e non le
-è risposto; ella s'adira, allunga le mani, e le capitano due larghe
-orecchie vellose: le crede quelle del demone infesto, le prende
-strette, e dice: — Ti voglio vedere. — Chiama gente, e si scopre che
-il diavolo, il quale era nelle unghie di madama, era un grosso cane che
-ogni notte andava a dormire in quella stanza.
-
-Se si volesse dare la storia di tutti i luoghi che si credevano
-incantati, si avrebbe quasi sempre questo scioglimento: o malizia
-degli uomini o fortuite circostanze, che nella paura prendono forma di
-prodigio!
-
-
-IX.
-
-Ancora il Sabbath.
-
-Or bene, credete forse che tutta questa razza di streghe, di
-fattucchieri, di negromanti, sparsi sulla superficie della terra, e
-tutti appartenenti ad una grande associazione, potessero passarsi senza
-conferire insieme per stringere i legami e avviar meglio le faccende
-comuni? Non vi hanno umani consorzj senza corrispondenze e congressi;
-verranno a termine con molte chiacchiere, non importa, purchè si
-facciano.
-
-Diversi erano i modi co' quali i maghi corrispondevano fra loro. Alcuni
-mandavano a volo gli spiriti che avevano a proprio servigio come noi i
-corrieri per le poste; altri si adagiavano in certe positure a divisate
-ore del giorno, e vedevano e sentivano quanto un altro mago nella
-stessa attitudine volea significare e far loro vedere; altri finalmente
-scrivevano o in terra o sopra alcune pietre fatate, cifre e simboli, la
-luna li specchiava e tosto li ripercuoteva a quello cui erano diretti,
-che gli leggeva senza cannocchiali; per tal modo i maghi si ricercavano
-a vicenda con mutui discorsi e insegnamenti. Le streghe non avevano
-questo privilegio; bisognava si dessero fastidio di muoversi, di uscire
-di casa e si incontravano mutate in gatti sui tetti, od in civette
-sulle piante.
-
-Però queste erano conferenze di poco conto, erano visite di amici; più
-gravi bisogni chiamavano sovente maghi e streghe in generali congressi
-a luoghi divisati: allora bisognava che si ajutassero ne' viaggi dalle
-proprie arti.
-
-Diversi erano i modi con cui andavano da un luogo all'altro, quanto
-erano vaghi i capricci dei maghi. Abaris soleva viaggiare a cavallo
-della sua bacchetta magica; abbiamo veduto che lo Scoto andasse a
-Parigi con un demone tramutato in ronzino: spesso ove erano molti
-maghi in viaggio corsero fino alcune barche che navigavano per l'aria.
-Altri volavano in seno a qualche nube, altri avevano un legaccio che
-stringevano al piede, e in poche ore facevano lunghissimo cammino;
-molte volte stendevano alla sera a terra il mantello, e standovi seduti
-sopra, a grande agio, si trovavano col dì nascente ove era loro in
-piacere: alcuna volta viaggiavano fino coricati sui letti, come vediamo
-nel Boccaccio i maghi di Saladino facessero in una notte trasportare
-messer Torello dall'Oriente in s. Pietro in Ciel d'oro a Pavia.
-Alle streghe però non era facoltativo viaggiare con tanta dignità,
-prendevano per cavallo una scopa, un montone od una capra, ma più
-spesso si spalmavano cogli unguenti dei quali Vierio e Cardano vollero
-darne la ricetta; allora erano trasformate in qualche uccello o bestia
-e giungevano spiccie al loro destino.
-
-Le loro universali congreghe si chiamavano Sabbath: i nostri lettori
-fecero la prima conoscenza con tutta codesta diabolica genìa in uno di
-questi congressi.
-
-Il Sabbath tenevasi nelle notti dal mercoledì al giovedì, o dal venerdì
-al sabbato: alcuni credono si chiamasse Sabbath dai Sabbazj, antichi
-popoli, primamente convocati da Orfeo, o da Saboè, parola con cui
-s'invocava Bacco nelle orgie.
-
-Questo congresso tenevasi talora in un trivio, in un quadrivio, ma più
-spesso in un luogo deserto alle falde di un monte presso qualche grande
-pianta, meglio sulle rive di un lago od in maremma per aver più facile
-l'elemento a fabbricare le tempeste; il terreno ove si celebrava il
-Sabbath si spogliava di vegetazione: tali erano i campi di Benevento
-presso un gran noce, tale quel circolo rotondo che vide lo Strozzi
-presso Vicenza.
-
-Così le brughiere del milanese sono da alcuni credute inaridite dalle
-streghe, terre di maledizione ove non doveano crescere nè piante, nè
-virgulti; venne però l'irrigazione e l'agricoltura a sciorre l'incanto.
-
-Chi fosse presidente dell'assemblea, che vi si operasse, ognun già
-sel conosce che vide la prima scena di questo dramma fantastico;
-ivi maestro Leonardo, i maghi, fattucchieri, streghe e rospi, loro
-cavalieri serventi, facevano quanto era di più strano e di più nefando.
-
-Però non tutte le streghe trovarono il Sabbath sì spaventoso: Maria
-della Ralde condottavi per la prima volta di dieci anni, diceva che
-parevale di andare a una festa di nozze, non già per immodestie di cui
-non aveva mai veduto farne, ma perchè lo spirito che signoreggiava,
-teneva sì legate le loro volontà e i loro cuori, che non v'avea luogo
-altro desiderio; vi era inoltre una musica sì armoniosa che credeva di
-essere in paradiso.
-
-Al Sabbath vi erano fuoco, cucina e mense, e buona illuminazione,
-giacchè Antonio Dumonsar fu castigato perchè vi portasse le candele: al
-Sabbath vi erano suonatori e mimi, si ballava, e si decidevano le sorti
-dei mortali, ai quali si volevano apportare tribulazioni coi maleficj.
-Tutti i riti di questa congrega sono provati da testimoni di veduta che
-li deposero in solenni processi, la maggior parte stampati da Delancre;
-e vedremo più innanzi di quanta autorità fossero questi processi.
-
-
-
-
-CAPO VII.
-
-LE PURGAZIONI.
-
-
-Gli uomini che si studiarono di trovare farmachi a tutti i mali, non
-potevano restare inoperosi a ricercarne contro questo fantasma della
-magìa, da cui avevano tanti malanni. Anzi per applicare meglio i
-medicamenti, moltiplicavano i mali, creavano fatturati e fatturatori in
-ogni luogo; quindi vi davano rimedj or miti, più spesso tremendi: erano
-ora il medico che sana con blande medicine, ora il chirurgo che adopra
-il ferro ed il fuoco.
-
-
-I.
-
-Amuleti.
-
-Tutti gli animi timorosi dell'influenza della magìa, procuravano di
-vestire un usbergo che ne rintuzzasse le ferite; erano amuleti diversi.
-Di consueto si facevano di pergamena ma presceglievasi la vergine: ecco
-come si formasse: prendevasi un agnello che non avesse generato, si
-chiudeva in luogo segreto, e formato un coltello col legno d'un anno e
-scongiuratolo, lo si adoperava per iscorticare l'agnello: poi trattane
-la pelle, l'aspergevano di sale, la ponevano per quindici giorni al
-sole; quindi presa una pentola dipinta a caratteri misteriosi, vi si
-immergeva la pelle con calce viva; dopo alcuni giorni la si ritraeva,
-se le toglievano i velli, si faceva essiccare e si adoperava per farne
-amuleti.
-
-Con un brano di pergamena vergine si componeva il pentacolo:
-attendevasi a quella cura al mercoledì del primo quarto di luna, a tre
-ore di mattino in una camera aperta, imbiancata di nuovo. Ivi si hanno
-penne, oro, colori tutti consacrati, e con questi si fanno tre circoli
-l'uno chiuso nell'altro con quest'ordine: oro, cinabro e verde, e in
-mezzo un triangolo. Si scrivono fra i circoli dei nomi sacrosanti, e
-le parole _formatio_, _reformatio_, _trasformatio_, e in mezzo la più
-potente, _agla_; si fanno profumi, si pronunciano orazioni e scongiuri,
-ed il pentacolo è formato. Talora invece della pergamena usavasi una
-lamina d'argento o di rame, e vi si incidevano parole e circoli colle
-stesse cerimonie.
-
-Eguali sono i _talismani_. Si scrivevano su una pergamena tagliata a
-tondo dei segni celesti e si adoperavano egualmente dai maghi per le
-loro malìe, dai timidi per schermirsene.
-
-Un altro talismano si solea formare colla verbena; quegli che attendeva
-a prepararla stava fisso all'oriente, fermava la sinistra mano
-sull'erba, pronunciava mistiche parole e se le girava attorno senza mai
-volgersi addietro; infine la cuoceva con legna benedetta.
-
-Finalmente un amuleto che tutti solevano portare sulla persona era la
-parola _Abracadabra_, scritta e ripetuta a triangolo sur una pergamena
-in maniera, che da ogni parte che si leggesse dasse la combinazione
-dell'intera parola o d'una parte. Eccovi il simbolo che ho posto a
-prefazione di questo libro, perchè mi riparasse le maledizioni di
-quelli che ne sono annojati.
-
-Questa possente parola valse anche contro la seduzione; un galante
-narrava tutto commosso ad una signora a cui non piaceva, che aveva
-il cuore lacerato, che spasimava, che era lì per morire, ed essa
-freddamente gli rispose _Abracadabra_. Il povero diavolo vide che
-gettava il suo fiato, e gli morirono le parole sulle labbra; prese il
-cappello e muto partì.
-
-
-II.
-
-Degli esorcismi.
-
-In tempo che credevasi allo stregamento, molti, confondendo il vero col
-fantastico, erano facili a porsi in capo che qualche spirito diabolico
-prendesse abitazione ne' loro corpi; però il ministro ecclesiastico
-che sempre soccorre nelle necessità ai credenti, non poteva restare
-indifferente a tante loro perturbazioni, e trovò maniera a liberararli
-dai mali e a ridonarli alla pace coll'esorcismo. Convenne però che
-anche i più prudenti nei rimedj si accostassero all'indole dei mali, e
-in tempi rozzi usassero formole se non materiali, che almeno parlassero
-ai sensi; se non che alcuni sì le moltiplicarono che indussero gravi
-errori, i quali vennero poi condannati da varj concilj.
-
-Teneansi diverse maniere di esorcizzare. Primamente, e quelli che
-erano posseduti dal demonio, e quelli che dovevano scacciarnelo, aveano
-certe regole oltre le quali non conveniva trascorrere e per non cadere
-in peccato, e perchè non andasse a vuoto l'esorcismo. Di queste molte
-sono prescritte nell'_Enchiridion_ di papa Leone; altre si trovano in
-una Collezione che Bernardo Sannig ordinò di scongiuri, benedizioni ed
-esorcismi.
-
-
-III.
-
-Carattere degl'indemoniati.
-
-Allorchè presentavasi qualche sgraziato che cercava essere liberato
-dal demone che il possedeva, doveasi innanzi tratto esaminare se non
-lo affliggesse qualche malore, o veramente lo turbasse uno spirito
-nemico; distinguevansi i segni che indicavano un fatturato in certi
-ed in probabili. Dei primi era il parlar bene ed a lungo una lingua
-sconosciuta, e profetare cose lontane ed occulte: dei secondi tremare
-al suono delle sacre parole, usare motti e contorsioni, abborrire dalle
-cose sante; insolita grossezza del corpo e del volto, e forze maggiori
-che non si convengono all'età ed alla persona. Si aggiungevano pure
-l'insensibilità, la sordidezza, l'immobilità, i borborigmi di ventre,
-occhi immobili, salassi senza sangue, vomitare molte spille; insomma
-una specie di cholèra. Però era di necessità interrogare lo spirito che
-invadeva lo sgraziato, del suo nome, di sua condizione, se fosse solo
-od accompagnato, in qual tempo avesse penetrato quel corpo e qual causa
-ve lo avesse condotto. Siccome poi in queste risposte il demone sovente
-ripeteva le più strane cose del mondo, e sovente anche l'esorcizzante
-gli faceva strane interrogazioni, Sisto V proibì di domandarlo di cose
-che non appartenessero all'esorcismo, ed ove fossero donne di non dare
-interrogazioni che potessero molestare al pudore.
-
-
-IV.
-
-L'esorcismo.
-
-Poichè aveasi certezza che il penitente fosse indemoniato, si tracciava
-un circolo con un carbone, e vi si faceva entrare il paziente; se gli
-faceano sopra infinite croci, se gli posava sul capo il pentacolo
-o la verbena od altre reliquie, e recitavansi devote orazioni;
-finalmente con tre diversi scongiuri, l'uno più tremendo dell'altro, si
-discacciava lo spirito maledetto. Non occorre ricordare che in questi
-scongiuri, come li abbiamo osservati nel Sannig, invocavasi quanto vi
-ha di più sacrosanto nella religione: però alcuni quasi dubitassero
-che lo spirito più di quelle invocazioni dovesse temere la forza di
-alcune parole, vi accoppiarono molti nomi ebraici che col loro suono
-mettessero la fuga nello spirito nemico; uno scongiuro di san Zaccaria,
-comincia: — Maledetti e scomunicati demonj, in virtù di queste parole
-_Emmanuel, Sabaoth, Adonay, Athanatos, Ischyros, Eleison, Imas, Irios,
-Tetragrammaton_. —
-
-Mentre seguivano queste preci e cerimonie, gli indemoniati sovente
-si rotolavano per terra, parlavano lingue orribili e diverse, faceano
-contorcimenti e mandavano lunghi ululati, finchè non fosse fuggito lo
-spirito che li tenea. Finalmente rigenerati alla grazia, spossati per
-tante fatiche, tributavano inni di ringraziamento e promesse divote.
-
-
-V.
-
-Imposture di alcuni indemoniati.
-
-Sarà agevole comprendere come alcuni, o per melanconìa o affetti
-da malattia, od anche per ingannare altrui, potessero far credere
-che li governasse il demonio, e quindi destare la compassione e la
-misericordia dei più creduli, i quali non di rado erano larghi ai
-posseduti, di elemosine, perchè potessero viaggiare ai luoghi di
-maggiore santità per purgarsi o cercare esorcisti di maggiore virtù.
-
-In fatti un tessitore Brossier, sul declinare del secolo XVI,
-sapendogli assai male il lavoro, pensò con tre sue figlie di correre
-la Francia, e facendole vedere come indemoniate, commuovere la
-compassione e vuotare la borsa dei pietosi. Fra queste, Marta, sapea
-più destramente d'ogni altra fingersi attratta, contraffarsi in forme
-diverse, e corrispondere alle prove che si facevano sopra di lei;
-insomma adoperava in tal modo che ognuno la credeva posseduta da un
-demonio, ma di tanta malignità, che non era riuscito a scacciarlo
-nessuna forza di esorcismi; eppure ne aveva avuti assai, perchè in ogni
-città domandava le benedizioni, e le otteneva con abbondanti elemosine.
-
-Il vescovo d'Orleans però che non si lasciava prendere dall'altrui
-malizia, volle smascherarla. Incominciò dall'invitare Marta a pranzo,
-e le fece ministrare, senza ch'ella se ne avvedesse, dell'acqua
-benedetta, ed ella la bevè senza che lo spirito ne facesse motto; e
-invece, allorchè si recò l'aspersorio bagnato in acqua non benedetta,
-ella cominciò a concitarsi e si fece tutta attratta. Il prelato prese
-il libro degli esorcismi, e facendo vista di leggere, recitava in voce
-alta i primi versi dell'Eneide, e Marta sentendo il latino si rotolava
-sul suolo, rispondea parole latine, e facea sentire che lo spirito
-l'affliggesse. Allora il vescovo, allontanata ogni persona, gravemente
-la rimproverò di questa impostura, e ammonitone il padre perchè più
-oltre non seguisse, minacciando di appalesare la loro impudenza, li
-licenziò.
-
- [Illustrazione: Esorcismo di Marta Brossier]
-
-Ma Brossier, che traeva buon guadagno da quella commedia, non curò
-quella minaccia e quel consiglio, e condotta Marta a Parigi dimandò
-l'esorcismo in santa Genueffa, e persuase ad ognuno che la cattivella
-aveva in petto un demone de' più possenti. Ne corse la novella
-per la città, tutti traevano a vederla, e il vescovo fece visitare
-l'indemoniata a sette medici; e questi, essendo a controversia fra loro
-sulla condizione di lei, il prelato ordinò che al primo aprile 1599
-venisse esorcizzata dal padre Serafino che allora era in credito di
-molta santità.
-
-Quando Marta fu all'altare e vide principiare la cerimonia, contorse
-gli occhi, allungò la lingua fuori dalle labbra, e quando sentì più
-forte lo scongiuro, si rotolò dalla tribuna fino alla porta della
-chiesa. Allora Marescotto, uno dei medici presenti, che di mal umore
-s'ingojava quella menzogna, corre presso alla donna, e presala alla
-gola, le ordina di fermarsi; ella subitamente atterrita, arresta; ma
-destramente, per non iscoprirsi, adduce che il demonio l'ha in quello
-istante abbandonata; il vescovo e i medici partono ed ella rinnova la
-commedia.
-
-Costei rispondeva in greco, in latino alle domande che facevansi
-al suo spirito; e mosse tal rumore che persuase sì gli animi della
-propria sciagura, che già lamentavasi forte di un recente rescritto
-del re contro gli esorcismi, e la bisogna andò sì innanzi che convenne
-incarcerare Marta e suo padre. Fuggì però anche quel travaglio e andò
-a Roma, sperando di far maggior profitto nel suo mestiere, ma palesata
-l'impostura dall'ambasciatore di Enrico IV, morì povera in un ospizio
-di carità.
-
-Luigia Maillat viveva nel 1598 tutta melanconica; la si sospettò di
-fatturamento. Fu esposta innanzi a una chiesa, si fecero imprecazioni,
-e dàlli, e grida, si scoprì da alcuni che aveva in corpo nient'altro
-che cinque spiriti, e tutti col lor nome, cioè: lupo, cane, gatto,
-grazioso, griffone, e faceano conversazione in tutte le lingue con que'
-che li parlavano. Infine madamigella vomitò due pillole grosse come un
-pugno, una rossa e l'altra nera, poi altre tre: erano i diavoli, che
-andavano vaghi, vaghi vicino al fuoco, e scomparivano, e tutti questi
-spiriti la povera Luigia li aveva ingojati in un frusto di pane che le
-aveva dato Francesco Secretail.
-
-Una signora di Londra, restata sola, divenne melanconica, se le
-contorsero le mani, se le fece la voce rauca: fu giudicata indemoniata:
-lo spirito che non voleva rispondere fu costretto coll'esorcismo;
-confessò che l'aveva fatturata un priore, e sull'asserzione della
-pazza, il pover'uomo fu preso ed abbruciato come mago. È facile
-accorgersi che lo stregamento si propaga quasi sempre per pestilenza;
-nel 1566 vi ebbero trenta fanciulli indemoniati, e a Roma divennero
-tali in una notte trenta figlie, nè si poterono liberare per due anni;
-Cardano osò dubitare che fosse causa di questi guai la mal'aria, e
-Delancre disse che questo dubbio era empio.
-
-Quando più non v'ebbe lo stregamento vennero le convulsioni, che si
-moltiplicano anch'esse come i folletti: in un ospedale tutte le giovani
-avevano le convulsioni: non v'era rimedio: Boherave lo ha trovato.
-Fece porre in mezzo alla sala un braciere di carboni ardenti, e
-arroventativi entro alcuni ferri, chiamò uomini con tanaglie, e disse,
-che appena venivano le convulsioni tastassero le persone delle malate
-con que' ferri; le convulsioni non apparvero.
-
-Fu più accorto un savio cappuccino, che fu l'ultimo guardiano nella
-casa di Pavia, come egli stesso piacevolmente mi narrò: egli trasse con
-molta disinvoltura dall'errore del fatturamento, non solo un paese, ma
-anche un buon parroco.
-
-Resosi dunque il savio frate a tenere certe missioni in una parrocchia
-di campagna, il parroco gli disse d'avere molti suoi popolani
-indemoniati e che si raccomandava alle orazioni di lui, perchè potesse
-salvarli da tanta disgrazia. Il cappuccino che si vide alle mani
-un'occasione di liberare da un fatal pregiudizio molte persone, disse,
-che di voglia lo avrebbe fatto, che in verità predicando, aveva sovente
-visti molti presi da improvvisi scuotimenti; ma non temesse ch'egli
-recava seco una tale reliquia che valeva a cacciare Belzebù con tutta
-la sua schiera se fossero ricovrati in un corpo solo.
-
-Ne fu oltremodo contento il buon parroco e confidò a credenza con
-alcuni quella ventura, e in breve lo spirito malvagio invase nuove
-persone, giacché il possedimento è simile alle convulsioni che si
-propagano per simpatìa, e da lì a non molto la chiesa fu piena di
-ispiritati, ed ispecie donne, che incominciando colle convulsioni,
-terminarono con gridare ed urlare disperatamente. Il cappuccino come
-vide gli animi presi a questa follìa, pose di venirne a capo, e disse
-al parroco essere presto ad esorcizzare una di quelle donne, ove però
-fosse delle più fortemente possedute. Il parroco ne fe' venire una
-che avea voce di essere più d'ogni altra perseguitata dal demonio,
-e il missionario fattasela cadere ginocchioni dinanzi, annunziò che
-metteva fuori una reliquia di gran santità che aveva seco e tutti la
-ossequiassero; e trattala di sotto alle vesti, tenendola avvolta in
-un bianchissimo pannolino, la innalzava in vista di molta devozione.
-La spiritata che appena egli levò la mano colla reliquia, era stata
-presa da alcuni scuotimenti, come vide avvicinarsele l'esorcizzatore,
-incominciò dal mandar voci alte o lamentevoli, e parole latine ed
-altre più strane ancora, che alcuni meravigliando dicevano ebraiche. Il
-frate parve commosso di tanto, poichè asserì accorgersi chiudere quella
-sgraziata in petto uno spirito di prim'ordine, ma però non ismarrirsi,
-nè dubitare che alla forza della sua reliquia quel maledetto sarebbe
-fuggito.
-
-Indi incominciava dal recitare a gran voce parole latine e nomi
-ebraici, e posto sul capo alla donna il suo talismano, imponeva al
-folletto, con tremende imprecazioni, di uscire da quel corpo ormai
-reso sacro per le sue benedizioni: imponevagli di uscire per la bocca,
-e la donna era presa da subito impeto di vomito; il frate imprecava,
-e diceva di vederlo già spuntar per le corna, e la paziente seguiva a
-scacciarlo con ogni potere: finalmente quando il frate scagliò l'ultima
-maledizione e disse che lo spirito se ne andava, ella stanca, sudata,
-anelante con un gran urlo il cacciò fuori, e sana alzatasi corse
-allegra fra le braccia del marito, mentre tutti gridavano al miracolo.
-
-Io strabiliava a quel racconto e il cappuccino soggiunse di aver seco
-ancora quella reliquia possente, e levatala di tasca, come già usò col
-parroco e cogli altri che gli faceano intorno maravigliosa festa per
-l'ottenuto prodigio, me la mostrò: era la sua tabacchiera di corno. Io
-risi, e il valoroso cappuccino mi disse che siffatta lezione riescì
-di gran profitto a que' superstiziosi, e aggiunse che radunati i
-mariti, insegnò loro un altro rimedio possente contro il fatturamento;
-cioè che preparassero alcune buone verghe di sambuco, legno che
-sortì dalla natura una potenza demonifuga, perchè nel nome racchiude
-qualche parte di quello de' santi; ordinò loro che in qualunque ora
-le proprie donne fossero agitate dai demoni, le sferzassero pure con
-quelle sbracciatamente, nè badassero ai loro pianti, perchè esse non
-pativano, ma sibbene il demone, e proseguissero a sferzarle recitando
-qualche orazione. I mariti seguirono quel consiglio, e il nemico
-sloggiò da quella parrocchia in meno di quindici giorni: furono tolti
-da grave errore non solo i mariti, ma i più savj sacerdoti: tanto potè
-conseguire un cappuccino di spirito.
-
-
-
-
-CAPO VIII.
-
-SORTE DEI MAGHI E DELLE STREGHE.
-
-
-Dopo tanti prodigj della magìa, omai cerchiamo la beatitudine delle
-streghe: doveano essere gente che avesse delizie per tutta la vita,
-solo triste il fine della pattuita perdizione: invece non aveano che
-l'ultimo, non se le portava il folletto, ma le martoriava l'ignoranza.
-Liberato un indemoniato, si dovea cercare a punizione chi lo aveva
-fatturato: si faceva incetta di maghi e streghe, si davano nelle mani
-della giustizia, e Delancre fu in Francia giudice che distribuì tanti
-castighi a maghi e streghe, quanti grani di tempesta cadono in un
-temporale, e se ne diede merito e stampò opere sulla magia, le quali
-concorsero a materiali di questo libro.
-
-
-I.
-
-Come si conoscessero le streghe.
-
-Guai al tempo degli incettatori di rei di magìa! La dottrina, lo
-studio dell'astronomia, delle scienze naturali era un dono funesto: i
-filosofi erano maghi: Bruno, Campanella, Francesco Stabili scontarono
-come fattucchieri il funesto dono della sapienza, sul rogo o nelle
-carceri. La vecchiezza, venerabile per l'età, era fatale, perchè
-andava associata al sospetto di stregonerìa. Si spiava la condotta
-delle vecchie, e ogni loro azione era indizio dell'arte che credeasi
-professassero. Se usavano la chiesa, era per vedere l'ostia nera e
-profanarla; se non vi andavano, era perchè avevano abbiurato alla
-religione; se si rendevano a pregare ne' cimiteri, profanavano gli
-estinti per fare maleficj.
-
-Vi erano anche le prove per conoscere una strega. Quando si prendeva
-una persona sospetta di magìa le legavano mani e piedi, e la gettavano
-nell'acqua, e se veniva alla superficie era mandata al rogo come rea.
-Poi si svestiva per cercar se avesse sul corpo i suggelli di maestro
-Leonardo, si indagava se usasse piangere, giacché alle streghe era
-negato il beneficio delle lagrime: finalmente era chiamata ad esame e
-si persuadeva a confessare.
-
-
-II.
-
-Processi delle streghe.
-
-Parrà strano che tante streghe e fattucchieri fossero puniti e arsi
-per la stessa loro confessione, e da ciò alcuni vollero indurre prove
-all'esistenza della magìa. Converrebbe esaminare que' processi e
-persuadersi altrimenti: eran tutti presso a poco ad un modo: dopo avere
-interrogati que' sgraziati intorno a cose generali, li stringevano
-sull'argomento.
-
-— Siete voi una strega?
-
-— Oh che dice mai! Il cielo me ne guardi!
-
-— Ecco una profanazione, bestemmia! Confessa, chè già è nota ogni cosa.
-Non parli? Ebbene ti persuaderà un po' di corda. Ehi! —
-
-Ed ecco il manigoldo conduce la donna a una corda che pende da una
-carrucola dalla vôlta, le lega le mani alle spalle, le rafferma
-a questa corda, tira l'altro capo: si rivoltano alla sgraziata le
-braccia, scrosciano l'ossa al peso della persona.
-
-— Ah, Signor Iddio! misericordia!
-
-— Taci, non nominare il nome del Signore invano; confessa: sei una
-strega?
-
-— Sì, sì: mi liberi da questo tormento, e dirò tutto. —
-
-E l'esaminatore dà un cenno, la corda allenta e la sgraziata mezza
-rotta, è slegata.
-
-— Dunque sei strega?
-
-— Sì signore.
-
-— Hai fatto patto col diavolo?
-
-— Sì signore.
-
-— Sei stata al Sabbath?
-
-— Io non so che si dica. Ho fatto tutte le settimane il venerdì e il
-sabbato.
-
-— E che! Osi anche motteggiare, sfacciata? è lo spirito d'averno che
-risponde per te: un po' di corda.
-
-— No, per carità! sono stata al Sabbath.
-
-— Che cosa vi hai veduto?
-
-— Per verità non lo so, direi una bugia.
-
-— Ehi! mettetela sul letto. —
-
-E i manigoldi la distendono su una specie di cataletto ove resta legata
-mani e piedi.
-
-— Ma che cosa mi fanno? Per carità! Io non intendo nemmeno che cosa
-vuole sapere.
-
-— Ti sei divertita al Sabbath, al congresso delle streghe?
-
-— No signore; non so niente.
-
-— Ebbene, datele un po' piacere. —
-
-E i manigoldi si mettono a farle solletico con spazzole di ferro sotto
-la pianta de' piedi.
-
-— Ahi misericordia!
-
-— Confessa che cosa hai fatto.
-
-— Ho ballato.
-
-— Nient'altro?
-
-— No signore. —
-
-Ed ei fa un cenno col capo, e quegli altri incominciano a pungerla con
-degli spilli.
-
-— Misericordia! Ho mangiato.
-
-— Che cosa facevano gli altri?
-
-— Non lo so.
-
-— Fatele venire la memoria — e i manigoldi le stringono colle tanaglie
-le orecchie, le strappano i capelli.
-
-— Ahi! ahi! per carità... Sì signore, ho veduto il Maledetto colle
-corna, coi piedi d'oca, vestito di rosso, colla barba.
-
-— Lo hai baciato?
-
-— Oh! che dice mai? Io baciare il diavolo? Caro signore! Io lasciarmi
-baciare?
-
-— Ebbene senti i suoi amplessi — e un cenno, e i manigoldi le cingono
-al fianco un cilicio, la pungono miseramente, ed ella:
-
-— Sì, sì... mi ha abbracciata?
-
-— E d'altro che avvenne?
-
-— Non lo so. —
-
-Poi la tastano con ferri roventi, ed ella:
-
-— Ah per carità! Non mi diano più tormenti; sì, confesso tutto:
-il Nemico mi ha fatto tutto quello che dicono; mi levino da questo
-martirio. —
-
-Si alza; si redigono di nuovo, in forma di confessione con
-applicazioni, quegli asserti; la donna sta un po' dubbiosa prima di
-confermarli; ma gira la vista, vede la corda, il letto, i manigoldi,
-si sente un brivido per l'ossa, e conferma: il processo è fatto colla
-confessione della rea e la sgraziata è condannata al fuoco.
-
-
-III.
-
-Urbano Grandier.
-
-Di questo modo andò il processo di Urbano Grandier, che fu pubblicato
-sotto il titolo di _Storia dei diavoli di Loudon_, e accennato in
-quelle _dei fantasmi_ di Gabriella P., da cui estraggo parte.
-
-Le conclusioni, il delirio degli indemoniati si apprese alle Orsoline
-di Loudon: i nemici del parroco Urbano Grandier, lo accusarono di
-stregonerìa, di averle ammaliate. Le donne ogni dì facevano nuove
-stranezze, la superiora, che era bellissima, aveva in corpo varj
-spiriti, tra i quali Astarotte: diversi folletti maligni possedevano
-le altre monache, fra quali Zabaclon aveva presa casa da una laica. I
-nemici di Grandier, cioè il procuratore del re, e Mignon inquisitore,
-coi giudici andarono nel collegio. Appena si accostarono alla
-superiora, la cominciò a contorcersi, a mandare grugniti: allora il
-giudice Mignon mise un dito in bocca alla donna e imprese a interrogare
-in latino Astarotte che la possedeva.
-
-— Con quai mezzi sei tu entrato in corpo a questa monaca?
-
-— Con delle rose.
-
-— Chi le ha mandate?
-
-Dopo un momento di silenzio: — Urbano.
-
-— Qual'è l'altro suo nome?
-
-— Grandier.
-
-— La sua qualità?
-
-— Parrocco.
-
-— Di qual chiesa?
-
-— Di san Pietro di Loudon.
-
-— Chi ha portate le rose?
-
-— Uno spirito trasformato. —
-
-Si tornò altre volte alle interrogazioni della monaca e d'una laica, e
-sempre Astarotte per bocca di costoro nominò Grandier come stregone.
-
-Lo sgraziato fu preso; si rinnovarono i processi alle donne, e
-uscirono le accuse più strane contro Grandier: si mostra, e lo ho
-recato altrove, fino il patto ch'egli aveva colle potenze d'averno,
-e fattele parlare sovente per la bocca delle indemoniate, sulla loro
-testimonianza, si condannò l'innocente ad essere arso, e gittate le
-ceneri al vento.
-
-Fatta la condanna si mandò un chirurgo nella prigione di Grandier
-con ordine di radergli la testa, il viso e il resto del corpo per
-vedere se portava qualche marchio, e strappargli le unghie. Dopo fu
-vestito d'un cattivo abito e condotto in quello stato al palazzo di
-Loudon, ove si trovavano radunati tutti i giudici con una folla di
-spettatori. Lactance e un altro suo collega scongiurarono l'aria, la
-terra, il reo stesso e ordinarono agli spiriti di lasciare la persona
-del fattucchiero. Quindi Grandier si pose in ginocchio ed ascoltò
-la lettura della sua sentenza con una costanza che meravigliò tutti
-gli astanti: egli però non aveva confessato, fu posto alla più fiera
-tortura; inutilmente: non proferì parola, non si salvò.
-
-Venne al dì statuito condotto al supplizio. Se gli era promesso di
-lasciargli parlare al popolo, e di strozzarlo per sollevargli il
-martirio del fuoco: non lo si fece: ogni volta che apriva bocca, gli
-esorcisti gli gittavano sul viso tant'acqua che era soffocato. Mentre
-si apparecchiava il laccio, alcuni lo rannodarono in modo che non
-valesse, altri diedero fuoco al rogo innanzi tempo: il misero Grandier
-disse al suo esorcista:
-
-— Ah! questa non è la promessa: vi è un Dio che sarà il mio e il tuo
-giudice, e ti stabilisce a comparire innanzi a lui un mese. —
-
-Ma la fiamma tutto distruggeva. Uno stuolo di colombe errava intorno a
-quel rogo; i tristi dissero ch'erano demoni che cercavano di soccorrere
-il mago; una mosca volò intorno alla testa di Grandier, e dissero che
-era il demone che veniva a raccoglierne l'anima.
-
-L'infelice cadde, e molti perirono al par di lui per varj secoli
-nello stesso modo, miserando esempio della tristizia degli uomini e
-dell'ignoranza dei tempi.
-
-
-IV.
-
-Supplizj delle Streghe.
-
-Ma non tutti avevano l'animo di Grandier; inventavano tra' triboli
-strane venture e complici, e quindi nuovi tormenti e nuovi tormentati.
-Gautiere accusò nel 1582 Laforde d'averla condotta al Sabbath, ed
-ebbero entrambe la mala ventura.
-
-A Casale, in Piemonte, vi era una strega chiamata Androgena, che
-nel 1538 fu accusata di apportare la morte nelle case ove andava, e
-confessò che aveva una società di 40 streghe, colle quali faceva un
-maleficio onde ungevano le porte delle case. Sempre la stessa storia
-degli avvelenatori, e per sciagura la stessa barbarie di abbruciarli.
-
-Anche le pazze e le frenetiche si prendevano come streghe. Maberthe che
-viveva nel 1618 era un misto di fanatismo religioso ed empio, diceva
-che amoreggiava esseri celesti, che una mano le toccava il capo, e
-una voce le ripeteva: sei perdonata. Fu chiamata all'inquisizione, e
-confessò che dormiva con un folletto, che era strega, che andava al
-Sabbath e infine che l'inquisitore voleva sedurla: convenne spacciarla,
-e fu abbruciata. Invece Giovanna Ribadin fu condannata a morte il 5
-giugno 1587, perchè in un delirio profetizzò che Dio proibiva alle
-donne di portare le maniche increspate, e agli uomini berretti rossi, e
-raccolse in domenica erbe malefiche.
-
-E di queste follìe ve ne avrebbero molte da narrare per un dì; ma omai
-è meglio venirne a capo per consolarci almeno con un altro pensiero,
-che sono finite le streghe e questa cantafavola.
-
-
-
-
-CONCLUSIONE.
-
-Il buon senso.
-
-
-Ho cominciato con una celia, e venni a fine con una tragedia. Però
-omai rallegriamoci, non vi sono più nè maghi, nè streghe, nè incanti,
-nè malìe, non vi son più indemoniati, inspiritati, e quanto più vale,
-non ardono più roghi. Eppure era temerità il dubitarne, e passarono
-appena due secoli. Di questo mutamento, che per vero pare un prodigio,
-vuolsi dar merito al buon senso. Esso non mancava sicuramente quando
-s'accendevano i roghi, e vi stridevano fra le fiamme uomini e donne
-innocenti: molti compassionavano que' miseri, ma non osavano spargere
-in pubblico una lagrima, alzare una voce in loro difesa: il buon senso
-di pochi è superiore al proprio secolo, e non ha parte alla civiltà
-d'una nazione.
-
-Fu quella filosofia che alcuni gravano di tanti delitti, che ne liberò
-dalle streghe. Essa dimostrò quali siano le cose che possano avvenire
-in questo mondo, svelò molte virtù occulte delle produzioni naturali,
-e molta ipocrisia degli uomini; osò a poco a poco insinuare negli animi
-di tutti i proprj dubbj, rivelare certe verità, insomma fare universale
-quel buon senso che prima era privilegio di pochi; rendere opinione di
-tutto quanto prima era un pensiero dedotto dal ragionamento. Quando
-un'opinione è universale, non ha più forza che vi resista: potranno
-alcuni sforzarsi di ritardarne i buoni effetti, ma infine ella riesce
-a vincere. Questa opinione creata dal buon senso, il quale vide che
-la magìa era un delirio, distrusse i maghi e le streghe, perchè più
-non vi si credea, e rese ridicole le persecuzioni che si faceano
-loro; e un'opinione che non ha nè persecuzioni, nè martiri, diviene
-indifferente. Eccovi la forza che sterminò la magìa.
-
-Ora, amabili lettrici, tutto il potere de' maghi e delle streghe è
-capitato in vostra mano: voi ammaliate, mettete le convulsioni, date
-e togliete la vita; come le fate, tramutate gli uomini in bestie od in
-numi, secondo che meglio li desiderate, o inerti o virtuosi. Or bene,
-giacchè è tempo che amate gli studj e consultate fino gli almanacchi,
-fate che la vostra potenza magica riesca utile a qualche cosa.
-Infondete in questi uomini che fatturate, qualche diavoletto che non
-si ricrei solo di cose vane, ma produca qualche bene al vostro paese, e
-non sarete state streghe inutili.
-
- FINE.
-
-
-
-
-SPIEGAZIONE
-
-DELLE TAVOLE
-
-
- Pag. 5. Congresso delle streghe o Sabbath (Prima
- del frontispizio).
- » 38. Ricevimento di una strega.
- » 86. Mano colle linee per la chiromanzìa.
- Eccole:
- A. Linea della vita.
- B. Linea della salute e dello spirito.
- C. Linea della felicità o della fortuna
- D. Linea della giuntura.
- 1. Montagna di Venere.
- 2. Montagna di Giove.
- 3. Montagna di Saturno.
- 4. Montagna del Sole.
- 5. Montagna di Mercurio.
- 6. Montagna della Luna.
- 7. Montagna di Marte.
- Le quattro figure geometriche che
- sono in alto rappresentano: le due circolari
- superiori i talismani, la circolare
- inferiore più grande un pentacolo:
- il triangolo è quello che si disegnava
- in mezzo al circolo magico.
- Pag. 121. Il mago di Scozia fa tremare Parigi.
- » 127. Il castello degli spiriti. (Vedi il frontispizio).
- » 150. Esorcismo di Marta Brossier.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- ALLE NUOVE LEGGITRICI Pag. III
-
- PRELUDJ.
-
- I. Prefazione » 1
- II. Piano dell'opera » 2
- III. Congresso delle streghe o Sabbath » 5
- IV. Ai curiosi » 10
-
- CAPO I.
-
- I MAGHI.
-
- I. Della magìa » 11
- II. Come si diventasse mago » 14
- III. Il dottor Faust » 15
- IV. Margherita di Milano » 19
- V. Diplomi de' maghi » 21
- VI. Cerimoniale della magìa » 24
- VII. La bacchetta magica » ivi
- VIII. Strenne de' maghi » 26
-
- CAPO II.
-
- LE STREGHE.
-
- I. Come si divenisse strega » 30
- II. Streghe create dagli spiriti » 31
- III. Sdegni degli spiriti colle streghe » 35
- IV. Ricevimento delle streghe » 37
- V. Gli iniziati » 39
- VI. Strumenti delle streghe » 41
- VII. Gli unguenti » ivi
- VIII. La scopa » 45
- IX. Moltiplicazione delle streghe » 46
-
- CAPO III.
-
- ALTRE INDOVINE.
-
- I. Intermezzo » 47
- II. Le fate » 48
- III. Melusina » 50
- IV. Gli zingari » 53
-
- CAPO IV.
-
- MAGÌA NERA.
-
- I. Un richiamo opportuno » 60
- II. Evocazione degli spiriti » 61
- III. Dell'ammaliamento » 64
- IV. Stregamenti mortali » 66
- V. Sortilegio per innamorare » 69
-
- CAPO V.
-
- IL FUTURO.
-
- I. Della divinazione » 75
- II. Divinazione per mezzo degli spiriti » 77
- III. Astrologìa » 79
- IV. Mandragore » 84
- V. Chiromanzìa » 86
- VI. Gettatura » 109
- VII. Il Malarbetto » 110
-
- CAPO VI.
-
- AZIONI E POTENZA DEI MAGHI E DELLE STREGHE.
-
- Preliminare » 111
- I. Elisir di lunga vita » 112
- II. Edifizj fabbricati per incanto » 114
- III. Il ponte di Pavia » 115
- IV. Nuovi prodigj » 119
- V. Riccardo senza paura » 122
- VI. Il castello degli spiriti » 127
- VII. La barba di uno spettro » 132
- VIII. Una donna e le orecchie d'un folletto » 135
- IX. Ancora il Sabbath » 136
-
- CAPO VII.
-
- LE PURGAZIONI.
-
- Preliminare » 141
- I. Amuleti » 142
- II. Degli esorcismi » 145
- III. Caratteri degl'indemoniati » 146
- IV. L'esorcismo » 147
- V. Imposture di alcuni indemoniati » 149
-
- CAPO VIII.
-
- SORTE DEI MAGHI E DELLE STREGHE.
-
- Preliminare » 158
- I. Come si conoscessero le streghe » 159
- II. Processi delle streghe » 161
- III. Urbano Grandier » 165
- IV. Supplizj delle streghe » 169
-
- CONCLUSIONE. Il buon senso » 170
- Spiegazione delle tavole » 173
-
-FINE DELL'INDICE.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Le streghe, by Defendente Sacchi
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE STREGHE ***
-
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-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Le streghe, by Defendente Sacchi
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
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-this ebook.
-
-
-
-Title: Le streghe
- dono del folletto alle signore
-
-Author: Defendente Sacchi
-
-Release Date: August 13, 2019 [EBook #60088]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE STREGHE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images generously made available by Biblioteca
-Nazionale Braidense - Milano)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LE STREGHE
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
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-
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-LE STREGHE
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-DONO DEL FOLLETTO
-</p>
-
-<p class="x-large">
-ALLE SIGNORE
-</p>
-
-<p class="pad1">
-presentato
-</p>
-
-<p class="large">
-DA DEFENDENTE SACCHI
-</p>
-
-<p class="pad4">
-MILANO<br />
-<i>Presso Francesco Manini</i><br />
-<span class="small"><i>Catag. Zanaboni</i></span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-Proprietà letteraria.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_iii">[iii]</span>
-</p>
-
-<h2 id="leggitrici">ALLE NUOVE LEGGITRICI</h2>
-</div>
-
-<p>
-Trent'anni or sono quel brioso ingegno
-di Defendente Sacchi dedicava alle
-Signore gentili, come strenna nuovissima,
-l'illustrazione del vecchio mondo
-quando si credeva ancora alle streghe.
-Quel suo spiritoso lavoro era accolto
-come un benefico presagio della caduta
-delle antiche superstizioni e se ne teneva
-il ricordo come quello di una storia
-di vecchie paure.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_iv">[iv]</span>
-</p>
-
-<p>
-Eppure il nascere di una nuova generazione
-non ha bastato a distruggere
-lo spasmodico impero delle malìe. Nell'anno
-di grazia 1868 si videro a più
-migliaja di esemplari ristampati da noi
-col beneficio della proprietà letteraria — <i>Il
-vero Drago rosso, o L'arte di comandare
-agli spiriti celesti, terrestri,
-aerei ed infernali</i>; <i>La vera clavicola
-del re Salomone colla cabala della farfalla
-verde</i>; <i>Il Tesoro del vecchio Druido
-delle piramidi colla scienza dei talismani</i>;
-e per sino un <i>Manualetto dell'Indovino
-e del Negromante</i> di <i>Merlino Atanaele</i>.
-</p>
-
-<p>
-Queste sozze scritture dovevano portare
-il loro frutto, e mentre scriviamo
-queste pagine, le nostre magistrature
-<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span>
-stanno istituendo processi contro poveri
-fuorviati, che tentarono uccidere infelicissime
-vecchierelle credendole fattucchiere.
-</p>
-
-<p>
-Pur troppo l'arte dello stregare è salita
-di nuovo in fama e solo chi la professa
-ha ricorso a mezzi meno spaventosi.
-La vecchia dottrina di Mesmer e
-del truffattore Cagliostro è risorta col
-sonnambulismo magnetico, e la povera
-scienza medica che conta pur tanti martiri
-si trovò ad un tratto ecclissata da
-una nuova razza di ciurmadori. Nè qui
-arrestavasi la inesauribile credulità umana.
-Quegli astuti prestigiatori che vengono
-dal nuovo mondo per beffare l'antico
-trasferirono in Europa i tavolini parlanti
-e le evocazioni degli spiriti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
-</p>
-
-<p>
-I fabbricatori di apparecchi elettrici
-danno ai giuocatori di bussoli il mezzo
-di rivelare i segreti di questa magìa,
-ma il pubblico credenzone non vi abbada,
-e mentre si vanta di aver demolito
-tutte le tradizioni della fede de' suoi
-padri, si fa seguace dei nuovi misteri
-della evocazione dei poveri morti.
-</p>
-
-<p>
-Leggitrici gentili che succedete a quelle
-che lessero, trent'anni sono, le <i>Streghe</i>
-di Defendente Sacchi e che leggeste, ora
-sono due anni, la <i>Strega</i> di Michelet, fatevi
-coraggiose esorcizzatrici delle vecchie
-e delle nuove follìe dei negromanti.
-Io vi insegnerò a nome del mio defunto
-parente la via più sicura.
-</p>
-
-<p>
-Ormai questo nostro paese ha riconosciuto
-che tutta la sua potenza educativa
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-è riposta in quel sesso che ha su
-questa terra il duplice ufficio di destare
-nella umana famiglia l'istinto dell'amore
-e la carità che allevia e che consola.
-Defendente Sacchi nel chiudere questo
-suo scritto vi ha consigliato a trasfondere
-negli uomini che ora vi apprezzano
-e vi stimano un nuovo ammaliamento
-che non li porti a cose vane, ma li
-spinga a far del bene alla patria ora
-redenta.
-</p>
-
-<p>
-Ecco il campo delle vostre nuove malìe;
-stregate pure gli uomini col fascino
-de' vostri vezzi per renderli buoni, operosi
-e cordiali. Non concedete loro un
-sorriso se non quando vi recano per
-tributo un'opera buona. Amateli come
-figli nella speranza di farli eroi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-</p>
-
-<p>
-Con queste affettuose aspirazioni rileggete
-intanto la vecchia storia delle
-streghe e ricordatevi qualche volta dell'autore
-dell'<i>Oriele</i> e della <i>Pianta dei
-sospiri</i> che vi amò tanto.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>1.º Novembre 1869.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giuseppe Sacchi.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2>PRELUDJ</h2>
-</div>
-
-<h3 id="prefaz">I.
-<span class="smaller">Prefazione.</span></h3>
-
-<div class="fignob"><a id="fill-001"></a>
- <img src="images/ill-001.jpg" alt="Abracadabra" />
-</div>
-
-<p>
-Leggitrici, avete inteso? No? Respiro: la
-prefazione colse nel segno come quelle di tutte
-le grandi opere; vi accenni che anche la
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-presente avrà molta profondità, e sentirà dei
-concepimenti filosofici del nostro secolo. Mi
-do animo, e voi..... vivete come vi piace.
-</p>
-
-<h3 id="piano">II.
-<span class="smaller">Piano dell'opera.</span></h3>
-
-<p>
-Ecco un'altra superfluità che si pretende
-nei libri; v'ha egli bisogno che un'opera
-abbia un piano? o almeno che si sappia trovarlo
-dall'autore? Alcuni pongono innanzi
-l'esempio dei maestri di musica o le orecchie
-di quelli che li sentono: quando fanno la
-sinfonia del melodramma, in poche note v'infondono
-tutta l'indole della composizione; in
-un momento siete trasportati dall'ameno dei
-campi al rimbombo del tuono, al fragor dei
-cannoni, agli sdegni di guerra, alle paci degli
-amanti, e chi se ne intende, pregusta tutta
-la grande tela che seguita. Eh l'è un bell'esempio!
-dovrebbero seguirlo tutti gli autori dei
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-libri; porre in principio, se è un trattato filosofico
-o di scienze, un'idea, come usarono
-Vico e gli enciclopedisti; se un romanzo, un
-sunto a forma di novella; sarebbe una cuccagna,
-il più bel progresso de' nostri lumi:
-la maggior parte de' lettori, udita la sinfonia,
-se ne andrebbero, e tutti i giornali ad
-ogni modo parlerebbero dell'opera dandone
-l'estratto.... Ma capisco, è un chiedere troppo;
-non è tanto facile ad un autore compendiarsi,
-perchè sovente non sa rendere ragione
-a sè stesso di ciò che abbia cantato
-in un grosso volume.
-</p>
-
-<p>
-Per queste buone ragioni dimando anch'io
-umilmente perdono, se non valgo più degli
-altri autori; però, perchè non voglio in tutto
-rinnegare l'utile, se non so imitare i maestri
-di musica, seguirò l'esempio de' coreografi. Al
-primo alzar del sipario, essi sogliono attelare
-sul palco tutta la gente che hanno parte al
-ballo, dal re fino al fante, amici e nemici,
-e sovente anche quelli che devono arrivare
-da lontani paesi; tutte quelle creature fanno
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-quattro smorfie, una danza fragorosa, si mischiano,
-si confondono, quasi non se ne cava
-più nulla; ma in fine a gran ventura capita
-un messo, un carro, un temporale; si acqueta
-quel fragore, tutti si dividono e ricomincia
-l'azione.
-</p>
-
-<p>
-Terrò anch'io lo stesso metro; porrò innanzi
-assembrata tutta la compagnia di maghi
-e di streghe. Così, amabili lettrici, vi
-spicciate presto, un'occhiatina mentre fate
-vista di guardare al volume, e se è gente che
-non vi garba, lo restituite, e lasciate pure
-che il librajo faccia compianto coll'autore.
-Anzi, se volete proprio il mio parere, è meglio
-che lasciate il libro, non vi è nè ut....
-nè dil.... Zitti, udite che baccano; lo spettacolo
-incomincia, mano ai cannocchiali: vediamolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h3 id="congresso">III.
-<span class="smaller">Congresso delle streghe
-o Sabbath.</span></h3>
-
-<p>
-È una landa deserta, vasta, rotonda; non
-vi spuntano erbe, non vi zampilla una fonte,
-non vi raccoglie il volo un uccello. Sul confine
-sorge un'alta pianta, chiude l'orizzonte
-una montagna che ha le creste come i merli
-di un antico castello. È mezzanotte; in cielo
-nereggia un temporale, e appena da una nube
-squarciata trapela un corno di crescente luna;
-l'aria è quieta e senza mutamento, tutto è
-bujo e silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Suona una campana col battaglio di legno,
-e tosto ecco fischiar per l'aria, strisciare sul
-suolo, scorrere fra' boschi notturne strigi, sibili
-di serpenti, miagolati di gatti, scalpitar
-di cavalli, voci orribili e diverse, e suon di
-musica strana. Di su, di giù, da ogni parte
-s'affollano genti a popolare quella landa, diverse
-di forma, orribili di favella. Sbocca dal
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-suolo squarciato un carro che reca un nume
-od una bestia, sole creature a cui è concesso
-il trionfo.
-</p>
-
-<p>
-Capita da ogni parte il corteggio: ora un
-uomo grave in groppa a riverso sur un somaro,
-prende la coda pel capo, e pare un
-filosofo idealista; gatti che vanno spiccando
-salti, rospi che camminano come uomini,
-animali della terra e dell'aria che tutti stridono
-e fanno rombazzo. Alcuni gravi sono a
-cavallo d'un granchio, e vanno come il progresso
-del nostro secolo; uccelli che camminano
-lindi, colla testa alzata per essere creduti
-più grandi degli altri; animali con più
-teste, uomini con molte gambe, altri colle
-corna o colle orecchie lunghe; donne a cavallo
-di scope che pajon poeti lirici che
-giungono da un volo; fanciulle colla coda
-come serpi, altre senza cuore, molte senza
-testa; è il mondo in simbolo: tutti entrano
-nel cerchio della maledizione.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo, sur un gran seggiolone, siede
-maestro Leonardo, spirito folletto, preside della
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-congrega: è tramutato in caprone a tre corni,
-de' quali quello di mezzo gitta lume a rischiarar
-l'assemblea; gli altri sono inghirlandati
-di corone nere: ha velli irti, faccia squallida
-e torbida, occhi di bragia grandi, spalancati,
-spaventosi, barba caprina, mani simili,
-dita tutte lunghe ad un modo, curve, adunche;
-piedi d'oca, coda lunga pari a quella
-d'asino, e sotto di questa un viso d'uomo nero;
-manda una voce rauca, fioca, ha il portamento
-altero, aria melanconica; persona che
-siede in alto.
-</p>
-
-<p>
-Tutte quelle strane creature che in forme
-diverse convenivano all'assemblea, appena
-entrate nel circo si tramutano in maghi o
-streghe; ciascuna va reverente innanzi a Leonardo,
-lo inchina, gli bacia la faccia che ha
-sotto la coda, ed ei li retribuisce con vezzi,
-lodi, denari.
-</p>
-
-<p>
-Già l'adunanza è numerosa, il preside si
-leva, dà il segno e si apre la festa: è il
-Sabbath. Ecco, vengono parecchi spiritelli,
-seguaci e cortigiani di Leonardo; uno distribuisce
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-le cure ed i posti; però alterna sempre
-streghe con folletti e fattucchieri. A tutti
-vegliano i correttori, piccoli mostri senza braccia;
-tengono acceso un gran fuoco, e quando
-qualche strega cade in errore, ve la pongono
-a purgare, e la ritraggono dopo la penitenza.
-Giungono anche i cavalieri del Sabbath;
-sono grandi rospi, serventi delle streghe: vestono
-di velluto rosso o nero, portano un
-campanello al collo e un altro ai piedi: camminano
-ritti, vaghi come damerini.
-</p>
-
-<p>
-I ricreamenti incominciano: è apprestato il
-banchetto, tutti siedono; si servono le vivande;
-pane di miglio nero, carni d'impiccato o di
-fanciulli non battezzati, vini fermentati che
-girano in tazze dorate. Si mangia, si alternano
-canti nefandi e discorsi sacrileghi.
-</p>
-
-<p>
-Finito il vivandare, suona la campana col
-battaglio di legno, ciascun si leva, le mense
-scompajono, tutti venerano Leonardo, e s'intrecciano
-diverse cure.
-</p>
-
-<p>
-Qui si tiene ragione delle querele fra le
-streghe e i rospi loro cavalieri, e se questi
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-provano di non esser ben nudriti, i correttori
-le castigano col fuoco. Qua streghe e
-fattucchieri rendono conto delle opere loro,
-de' mali commessi, e se non riescirono a farne,
-come era debito loro, punizione.
-</p>
-
-<p>
-Ove si creano nuovi rospi a nuovi cavalieri,
-s'impone loro un nome e si danno in
-dono alle streghe che hanno meglio meritato
-dal congresso. Ove sorge un'ara, e un mago
-celebra un mistero infernale, e intorno alcuni
-stanno in atto di ossequio. In un lato
-bolle una pentola immane sopra un fuoco ardente;
-in un altro le streghe si gittano ignude,
-menano danze oscene, portando in mano una
-candela accesa, e a certe cadenze sospendono
-il ballo e vanno a baciare maestro Leonardo.
-In un angolo più appartato si confondono
-amori nefandi di streghe, di folletti,
-di maghi, nè si conosce parentela o rispetto
-conjugale.
-</p>
-
-<p>
-Più allegra è invece la vicina quadriglia,
-ove le streghe e i rospi vestiti di velluto
-rosso menano cantando il trottiglione. È un
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-frastuono, un trambusto orribile, una festa
-infernale..... Ma tutto è sospeso, tutti tendono
-l'orecchio, è la chicchiriata mattutina del
-gallo, è il segno della partenza. Leonardo
-prende l'acqua lustrale, fa un'aspersione all'assemblea
-e la licenzia. Un sibilo, un subito
-fragore; maghi e streghe riprendono le forme
-onde vennero: sparvero: la landa è deserta.
-</p>
-
-<h3 id="curiosi">IV.
-<span class="smaller">Ai curiosi.</span></h3>
-
-<p>
-Voi leggete ancora? Dunque non gittaste
-il libro? Dunque?... Eh, non presumo che
-possiate crederlo qualcosa; forse vi mosse curiosità
-di sapere tutti i riti di quella festa
-inusitata. Avete petto d'avventurarvi fra le
-superstizioni e gli errori de' tempi andati? Ve
-ne dirò delle strane! Imparerete di molte cose
-e belle: a diventar ricchi quando vi piaccia,
-a farvi amare da chi vi aggrada, a viaggiare
-senza spese, e più di tutto, che il mondo
-fu sovente una gabbia di matti.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<h2>CAPO PRIMO
-<span class="smaller">I MAGHI.</span></h2>
-</div>
-
-<h3 id="magia">I.
-<span class="smaller">Della magìa.</span></h3>
-
-<p>
-Che cosa è magìa? chi sono i maghi e le
-streghe? uh! quante voci — una follìa, tanti
-impostori o pazzi. — Maravigliate: è popolo
-che risponde, son donne, fanciulli, uomini;
-ma non rispondevano così, appena ha un secolo;
-era allora una credenza, adesso è dissipata:
-aveano torto allora od adesso? Ci soccorra
-la storia.
-</p>
-
-<p>
-La magìa era la scienza e l'arte di operar
-cose superiori all'umana natura col sussidio
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-degli spiriti malefici. Però questa definizione
-è un po' vaga: i sapienti che ridussero la stregoneria
-a' principj, e Agrippa che fu il Condillac
-della scienza cabalistica, dice che la
-magìa era una facoltà fornita d'un gran potere,
-cui sieguono alti misteri, i quali racchiudono
-una profonda cognizione delle cose
-più secrete, la loro natura, potere, qualità,
-sostanza, effetti e rapporti; con questi misteri
-essa produce quanto v'ha di più maraviglioso,
-ove le sia in grado ed ove operi
-l'unione e l'applicazione delle differenti virtù
-degli esseri superiori cogli inferiori. La magìa
-infine è, giusta la sua sentenza, la sola e
-vera scienza, la filosofia più elevata e più
-misteriosa, in fine la perfezione di tutte le
-scienze naturali.
-</p>
-
-<p>
-La magìa, come tutte le scienze, ha le proprie
-divisioni, e diverse specie tutte importanti,
-come quelle onde divise Buffon la storia
-naturale. Vi è dunque la <i>vera magìa</i>, ossia
-la divina, o la cognizione degli attributi
-della divinità che Dio rivela ad alcuni pochi,
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-compartendo loro ad un tempo di poter
-predire il futuro, operare dei prodigj e penetrare
-nella mente dei mortali. La seconda è
-la <i>magìa naturale</i>, ossia lo studio dei secreti
-della natura, e si occupa dell'astrologia, della
-fisica, e in ispecie dell'alchimia e dell'astronomia
-giudiziaria. Finalmente l'ultima è la <i>magìa
-nera</i>, quella che rende sì potenti i negromanti,
-e dividesi in celestiale e in cerimoniale;
-la prima attribuisce agli spiriti un dominio
-sui pianeti, e a questi sugli uomini, sicchè si
-partono da essi o benigni o malevoli influssi
-che governano le loro azioni o virtù. La cerimoniale
-poi è riposta nell'invocazione dei
-demoni, nella podestà di comandare agli spiriti
-aerei od infernali, podestà che solo si
-consegue con un patto o tacito od espresso
-colle potenze dell'averno, sicchè sono sempre
-pronte a prestare l'opera loro ai desiderj del
-mago.
-</p>
-
-<p>
-Quest'ultima possente magìa poi prendeva
-diverse denominazioni, secondo le cure a cui
-si rivolgeva, siccome la cabala, l'evocazione,
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-la divinazione, la profezìa, il sortilegio, ed
-altre che vi davano a capriccio l'astuzia dei
-negromanti per abbagliare la credulità della
-moltitudine.
-</p>
-
-<h3 id="comesi">II.
-<span class="smaller">Come si diventasse mago.</span></h3>
-
-<p>
-Queste teorie sono belle, ma come tutte le
-altre a sistema patiscono d'oscurità: è meglio
-cercare col fatto come si diventasse mago o
-strega, e si pigliassero in pratiche tutte queste
-sorta di magìa.
-</p>
-
-<p>
-Il primo modo era far patto con qualche
-demone che servisse per alcuni anni, dandogli
-in compenso anima e corpo. Però come
-si venisse a questi patti era vario il modo,
-e lo vedrete: l'incontrarsi collo spirito
-malefico non era difficile; esso cortesissimo
-volava al più piccolo desiderio; anche non
-richiesto veniva a sedurre le persone, e tutto
-si adoprava perchè cadessero nelle sue grinfe.
-Esso poi faceva ogni lor desiderio, manteneva
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-da galantuomo i patti, ma si faceva
-mantenere anche i proprj. A documento giustificativo,
-eccovi la storia del modo onde alcuni
-pattuirono con lui e si fecero maghi.
-</p>
-
-<h3 id="faust">III.
-<span class="smaller">Il dottor Faust.</span></h3>
-
-<p>
-Quando lo spirito malvagio ponevasi in capo
-di fare qualche conquista, siccome era furbo,
-non volgevasi a dappochi, ma pigliava gli
-uomini dotti, come le donne che non seducono
-mai giovani di poca polpa o di misera
-avvenenza. Nel secolo XVI pensò di ridurre
-a suo seguace il dottor Giovanni Faust, uomo
-pieno la mente e il petto di dottrine.
-</p>
-
-<p>
-Il dottore già da alcuni giorni volgeva in
-animo pensieri di nuovi studj, poiché aveva
-già corsi quelli della medicina, della giurisprudenza
-e della teologìa; pensava all'astrologìa.
-Or mentre andava a diporto, gli appare
-un cane, che gli fa intorno varj giri, lo
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-avvicina, lo accarezza, pare cercargli amicizia.
-Faust si ritrae a casa, e il cane dietro; l'uno
-lo guarda e l'altro si aggrandisce: Faust lo
-scongiura a scoprirsi, e il cane si tramuta
-in un giovane elegante: è il demone Mefistofele,
-solo secondo a Satana. Allora lo spirito
-fece i suoi complimenti al dottore, se
-gli propose amico; l'altro stette alquanto tremante,
-ma il desiderio della potenza lo vinse
-e vennero a patti fra loro, e stesero un contratto,
-che lo storico Widman riferisce, perchè
-forse era segretario d'inferno, e ripeto
-perchè si conosca come l'arte de' notaj non
-è solo nota alle persone di questo mondo.
-La scritta era in pergamena color di rosa:
-Mefistofele si obbligava a servire Faust per
-ventiquattro anni; dopo, il dottore era suo;
-anima e corpo. Ecco le condizioni:
-</p>
-
-<p>
-Mefistofele sarà sempre ubbidiente al comando
-di Faust; gli apparirà sotto una forma
-sensibile, o prenderà quella che piacerà al suo
-signore.
-</p>
-
-<p>
-Farà ogni comando di Faust e gli porterà
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-prontamente tutto quello ch'ei vorrà chiedergli.
-</p>
-
-<p>
-Mefistofele sarà pronto e sommesso come
-un servo.
-</p>
-
-<p>
-Apparirà a qualunque ora sarà chiamato,
-di notte o di giorno.
-</p>
-
-<p>
-In casa non si lascierà vedere, nè riconoscere
-che da Faust, invisibile ad ogni altro.
-</p>
-
-<p>
-Faust invece si dava a Mefislofele senza
-riserva di alcun diritto di redimersi, nè di
-ricorrere alla divina misericordia. Lo spirito
-gli diede per caparra di questo contratto una
-cassetta piena d'oro.
-</p>
-
-<p>
-Dopo quel momento Faust fu signore dell'universo,
-fu onnipotente: ei viaggiava per
-terra, per mare, per l'aria; operava prodigj
-d'ogni fatta. Amoreggiava le più belle donne
-che furono in tutte le età, ed ebbe i vezzi
-d'Elena, di Aspasia, di Lucrezia, di Cleopatra,
-sebbene le curasse poco, perchè, con buona
-pace delle lodi impartite loro da Omero, da
-Virgilio e da Lucano, amava meglio una fanciulla
-del suo secolo. Creava maraviglie a
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-suo talento: alla corte di Carlo V fece comparire
-Alessandro il Grande: in un banchetto
-d'amici, coll'agitar della bacchetta, fe' zampillar
-vini, apparire viti e vendemmia; alla
-curiosità dei discepoli evocò la bella Elena,
-avvenente come all'uscire dal profumato talamo
-di Menelao. Denari non gliene mancavano
-mai; lo spirito gliene dava: eran di legno
-o di corno, ma parevano d'argento o
-d'oro. Faust chiudeva la bocca a que' che cicalavano
-e il disturbavano; allora non vi erano
-giornalisti.
-</p>
-
-<p>
-Faust ebbe strane avventure d'amore colla
-fanciulla contemporanea onde fu preso; creò
-meraviglie, moltiplicava i libri, stendeva la
-sua parola per tutto l'universo.
-</p>
-
-<p>
-Ma infine passarono gli anni del prodigio,
-e un gelo al core lo avvisò del prossimo fine.
-Cercò affrancarsi in un luogo sacro, ma Mefistofele
-lo impedì, lo condusse sur un'alta
-montagna: Faust si raccomandava a Dio, e
-il demone: — Ti dispera e muori, omai sei
-nostro, — e giganteggiò fantasma fino alle
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-nubi: mandava saette dagli occhi, fuoco dalla
-bocca, e i piedi di bronzo mettevano sulla
-montagna un tintinnio orrendo: prese fra le
-mani adunche lo sciagurato Faust, e con
-iscoppj di risa orribilmente ripercossi nelle
-valli, lo mise a brani, e lo precipitò nell'abisso.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Faust fu un vero dotto e un
-uomo utile, fu l'inventore della stampa, l'arte
-prodigiosa che moltiplicò i libri: però fu proclamata
-arte diabolica, e si cercò Faust per
-abbruciarlo, e l'invenzione andava distrutta,
-se non era Luigi XI. Widman fece della vita
-di quest'uomo un romanzo nel 1587; Goethe
-poi un dramma: la storia di Faust basta a
-chiarire come si adombrasse il vero colle invenzioni
-della magia.
-</p>
-
-<h3 id="margherita">IV.
-<span class="smaller">Margherita di Milano.</span></h3>
-
-<p>
-Questi spiriti malefici si acconciavano a
-servire ogni razza di persone, dotti e volgo,
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-uomini e donne purchè ne avessero l'egual
-prezzo. Cardano ne fa buona testimonianza
-d'una Margherita di Milano che vide e conobbe.
-</p>
-
-<p>
-Costei, non si sa a quale condizione, fece
-patto con uno spirito perchè le stesse sempre
-vicino, meno alcuni mesi dell'anno; ei faceva,
-a suo ordine, varj giuocarelli, sicché veniva
-chiamata per prezzo a dare ricreamento nelle
-case. Quando dava principio allo spettacolo,
-essa curvava il capo in seno, o lo avviluppava
-nel suo grembiale, chiamava lo spirito;
-ei veniva, le rispondeva: però la voce di lui
-non si intendeva vicino alla donna, ma da
-lontano come se uscisse da qualche buco del
-muro. Se alcuno si avvicinava al luogo dove
-risuonava la voce, essa si smarriva e si faceva
-udire in altro angolo della casa. Questa
-voce non era articolata, nè chiara in modo
-che si potesse ben comprendere; era acuta e
-debole in maniera che si poteva dire piuttosto
-un mormorìo che un suono di voce.
-Margherita, dopo che lo spirito aveva fatta la
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-sua parte, gli serviva d'interprete, e ripeteva
-più chiaramente le parole di lui, e tutti ne
-levavano meraviglie.
-</p>
-
-<p>
-Tali erano questa strega e questo folletto
-come li descrisse Cardano: è facile comprendere
-che Margherita dovesse essere ventriloqua,
-persone che hanno appunto l'arte di
-far sentire le voci che formano in petto come
-se fossero lontane. Ma a que' tempi si voleva
-il maraviglioso, e si aggiungeva anche che la
-Margherita quando dimorava in case altrui
-avvolgesse il demone in un lenzuolo, che
-esso avesse il vezzo di morderle la bocca,
-sicché ne portava i segni sulle labbra. Per
-fortuna non fu abbruciata.
-</p>
-
-<h3 id="diplomi">V.
-<span class="smaller">Diplomi de' maghi.</span></h3>
-
-<p>
-Ho accennato le condizioni onde Faust contrasse
-alleanza con Mefistofele; le parole non
-bastavano; il demone voleva talora altre forme
-solenni, mandava diplomi in pergamena
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-a maghi e a streghe adepti, come usano le
-accademie.
-</p>
-
-<p>
-Per meglio conoscere ove giungesse il delirio
-dell'opinione, reco tradotti due di questi
-atti solenni che si trovarono nell'archivio di
-Poitiers, e appartenevano al processo di Urbano
-Grandier; vedremo poi chi fosse questo
-sgraziato. Il primo è la promessa di Grandier:
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p class="center">
-<i>Signore e maestro Lucifero.</i>
-</p>
-
-<p>
-«Ti riconosco per mio nume e principe, e
-ti prometto di servirti finchè vivrò. Rinuncio
-a ogni altra divinità e ai santi, e alle credenze,
-e ad ogni cerimonia e orazione, colla
-quale i fedeli potessero intercedere per me;
-ti prometto che farò ogni male possibile, e
-procurerò di condurre gli altri al male. Io
-rinuncio al battesimo ed agli altri sacramenti,
-e se manco di servirti e di adorarti, almeno
-tre volte al giorno, ti do la mia vita come
-se fosse tua.
-</p>
-
-<p>
-Questo feci l'anno....... e il dì.......
-</p>
-
-<p class="indr">
-U. Grandier.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'altro è il diploma speditogli dalla corte
-infernale:
-</p>
-
-<p>
-«Noi, potentissimo Lucifero, col consenso
-di Satan, Belzebù, Leviathan, Elimi, Astaroth
-e altri, abbiamo accettato oggi il patto
-d'alleanza di Urbano Grandier, fatto nostro;
-e gli promettiamo la simpatìa di quante donne
-splendono per bellezza sulla terra, dignità,
-piaceri e ricchezze; esso ogni tre giorni prenderà
-gradito sollievo; gli sia cara l'ebbrezza:
-ci offrirà una volta all'anno il sigillo del
-proprio sangue; terrà sotto i piedi le cose
-sacre, e indirizzerà a noi le sue preci. In
-virtù di questo patto vivrà vent'anni felice
-sulla terra, poi verrà fra noi a maledire.
-</p>
-
-<p>
-Fatto all'inferno nel consiglio dei demoni.
-</p>
-
-<p>
-Han sottoscritto Lucifero, Belzebù, Satan,
-Elimi, Leviathan, Astaroth.
-</p>
-
-<p>
-Visto per la firma e sigillo del gran maestro
-e dei signori principi dei demoni.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Contro segnato Baalberith<br />
-<i>Segretario</i>.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cerimoniale">VI.
-<span class="smaller">Cerimoniale della magìa.</span></h3>
-
-<p>
-Però non sempre qualche demone aveva
-il tempo o la volontà di starsi continuamente
-in compagnia de' maghi e delle streghe, e
-servirli da segretario, cameriere o fante; perciò
-quei che inventarono sulla terra l'arte
-magica a sussidio degli uomini, trovarono
-alcuni istrumenti e formole, che valessero loro
-o d'ajuto quando erano lontani gli spiriti, o
-potessero chiamarli per avere sussidio e servigio.
-Quindi ne usciva la parte della scienza,
-che si direbbe cerimoniale, e il bisogno di
-iniziatura e d'insegnamento. Omai eccoci nei
-segreti della magìa nera.
-</p>
-
-<h3 id="bacchetta">VII.
-<span class="smaller">La bacchetta magica.</span></h3>
-
-<p>
-Il bastone fu presso tutti i popoli un'insegna
-di comando; variò nelle forme e nei
-modi di usarlo, e quindi nella logica che
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-gli andava unita. Pei maghi si convertiva in
-bacchetta: faceva parte del loro potere, perchè
-associava le forze occulte della stregoneria.
-</p>
-
-<p>
-La bacchetta magica doveva essere fatta
-col ramo di un nocciuolo di un anno, reciso
-dalla pianta verso mezza notte in un mercoledì
-di luna nuova; mentre si calava il
-coltello a tagliarla, conveniva gridare a gran
-voce: — Ti scongiuro di obbedirmi per tutte
-le potenze celesti. — Quella bacchetta poi
-si rimondava dalle frondi, si rendeva appariscente,
-perchè anche i maghi amavano il
-lusso; vi si incidevano sopra in lettere greche
-dal lato più grosso <i>agla</i>, in mezzo <i>on</i>,
-e dal lato più sottile <i>tetragmaton</i>.
-</p>
-
-<p>
-Gran potenza della bacchetta! agitarla nell'aria
-e tramutare le cose, era un sol punto. La
-bacchetta era solo di privilegio de' maghi;
-le streghe di consueto non giungevano a tanto
-da meritarla, e se vi mettevano le mani
-addosso, divenivano prepotenti. Una strega
-giunse a ghermire la bacchetta al mago di
-Scozia, e lo trasmutò in bestia. Pare che le
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-donne abbiano gran tendenza a cambiare in
-bestia gli uomini, quando pigliano loro la
-bacchetta del comando: Circe ed Alcina fecero
-lo stesso: que' che hanno la filosofia dei
-simboli, forse potrebbero vederne uno assai
-eloquente in questa storia.
-</p>
-
-<h3 id="strenne">VIII.
-<span class="smaller">Strenne de' maghi.</span></h3>
-
-<p>
-Senza strenne omai non si raggiunge più
-nulla di buono a questo mondo; leggerle o
-no, esse danno la scienza. Le donne hanno
-le loro strenne per le diverse ore del giorno;
-strenne per le preghiere, per ricrearsi, strenne
-onde avere argomento a parlare, quando certe
-visite le mettono nella noja di non sapere
-trovare parola. Però queste strenne spesso
-tengono un po' di magìa, perchè recate in
-dono sono solitamente principio di simpatìa.
-</p>
-
-<p>
-Anche i maghi avevano le loro strenne:
-erano di poche pagine; più comode per leggerle
-presto: vi erano scritti gli scongiuri
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-con cui i maghi e le streghe chiamavano in
-sussidio gli spiriti coi quali avevano pattuito.
-</p>
-
-<p>
-Quando un libro magico era scritto, vi si
-faceva addosso questa deprecazione, la quale
-era come l'ultima correzione d'un autore, o
-la segnatura perchè avesse forza e valore.
-</p>
-
-<p>
-— Spiriti quanti siete, vi scongiuro ed ordino
-di accogliere questo libro in buona parte,
-affinchè tutte le volte che lo leggeremo, o
-che verrà letto da altri, dobbiate comparire
-in bella forma umana, secondo che il lettore
-vi ordinerà e giudicherà a suo piacere. Voi
-non avrete alcun potere nè sul corpo, nè sullo
-spirito del lettore, nè darete molestia alle
-persone che fossero con lui; nè con rumore,
-con tempeste, tuoni, scandali, offese vi rifiuterete
-di obbedirlo: vi scongiuro di apparire
-appena chiamati per eseguire prontamente
-quanto è assegnato in questo libro in apposito
-capitolo; ubbidirete, servirete, insegnerete,
-donerete, farete quanto è in vostro potere
-a utile di chi comanda, con lealtà ma non
-con inganni. Che se qualche spirito quando
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-è chiamato non potesse venire, gli correrà
-obbligo di inviarne altri coi proprj poteri,
-che gli giureranno d'ubbidire. Vi scongiuro
-tutti per la forza che muove ogni cosa, di
-fare quanto qui è scritto. Se non ubbidirete,
-vi caccerò per mille anni nelle pene.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I maghi quando volevano operare prodigj
-aprivano il libro, scorrevano l'indice, giacchè
-tutti i libri devono aver l'indice, altrimenti
-non valgono nè pei curiosi, nè per chi studia:
-leggevano le parole segnate al bisogno,
-e tutto si chinava alla loro volontà.
-</p>
-
-<p>
-Questa strenna preziosa non era solo potente
-nella mano dei maghi, ma di tutti quelli
-cui capitava. Or eccovi un bel fatto, se il
-credete. Luigi Goffredi presso Marsiglia, come
-riferisce il Porta, ereditò dallo zio uno di
-questi libri magici, il quale era di solo sei
-pagine; che bel libro! Goffredi lo sfogliò e
-vi lesse entro i brevi versi di cui lo vedeva
-segnato, ed ecco apparirgli innanzi un demone.
-Giova udire la confessione dello stesso mago.
-</p>
-
-<p>
-— Fu verso il mese di maggio, e Lucifero
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-mi si appresentò in forma umana vestito
-da galantuomo: sulle prime ebbi un po'
-di paura, ma mi rinfrancai udendolo parlarmi
-cortesemente, e proferirsi ad ogni mio
-desiderio. Sentii allora l'impero di due antiche
-passioni, un'ambizione d'esser rinomato,
-in ispecie fra la gente dabbene, e un desiderio
-sfrenato di galanteria. Allora lo spirito
-mi domandò: — Che mi darai se accontento
-ogni tuo desiderio? — Gli risposi tutto lieto
-quanto volesse; esso mi chiese tutti i miei beni;
-ci siamo accordati. Dopo due o tre dì tornò
-annunciandomi essermi concesso che a un mio
-soffio sarebbero prese per me donne e fanciulle,
-purchè esso giungesse fino alle loro nari,
-e mi consegnò una scritta colla promessa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Goffredi era impaziente di esperimentare la
-sua nuova virtù; da molti anni aveva posti
-gli occhi addosso ad una Madalena Mendoze;
-soffiò, ed ella se gli legò d'amore.
-</p>
-
-<p>
-Madalena fu a sua posta iniziata ne' misteri
-occulti, e fatta strega, andò al Sabbath
-con Goffredi, e se la passavano allegramente.
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-Ma non durò a lungo quella felicità: furono
-scoperti, gittati in prigione, persuasi a confessare
-ogni loro colpa dalla tortura, ed il povero
-Goffredi fu abbruciato agli 11 aprile 1611.
-Ottenne quanto gli aveva promesso il suo
-mal genio, cioè riputazione, poiché quel processo
-che dovrebbe far ridere, commosse per
-la misera fine.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2>CAPO II.
-<span class="smaller">LE STREGHE.</span></h2>
-</div>
-
-<h3 id="divenstrega">I.
-<span class="smaller">Come si divenisse strega.</span></h3>
-
-<p>
-Le femmine sono destinate a dividere i beni
-e i mali concessi agli uomini, quindi anche
-ad esse fu largheggiato il tesoro delle scienze
-occulte, furono o streghe, o fate, o indovine,
-e ammaliatrici sempre. In diverso modo
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-esse venivano iniziate in quest'arte o per allettamento
-de' genj malefici, o per affetto diviso
-coi maghi: nè son frottole: svolgiamo la storia,
-e che storia! è tutta scritta ne' libri.
-</p>
-
-<h3 id="createsp">II.
-<span class="smaller">Streghe create dagli spiriti.</span></h3>
-
-<p>
-Le donne non furono per lo passato troppo
-sollecite per gli studj: esse non si curavano
-molto di libri e di lettura: è il nostro secolo
-che le vuole sapienti; esse agognano all'usbergo
-di Minerva, forse perchè gli uomini ghermirono
-talora il cinto di Venere. Perciò non
-capitavano fra le mani alle donne de' tempi
-andati libri magici ove apprendere ad evocare
-gli esseri malefici, a stringere con loro alleanza.
-Però non isfuggirono la seduzione; esse hanno
-un'altra allettativa per gli uomini e fino pel
-diavolo, quella della bellezza: questa strinse
-spesso gli spiriti d'averno a inchinarsi al loro
-piede e legarle: umana natura femminile! fu
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-creata per essere sedotta o dai serpi o dai
-demoni, più spesso dagli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Lo spirito Cerbero in persona fece strega
-Maria Martin, la condusse al Sabbath, al quale
-volle per galanteria presiedere egli stesso; le
-era prodigo di doni, ed andava a lei ogni
-volta che col digiuno lo evocava: la slealtà
-di un fattucchiero che era a parte de' segreti
-di lei, la scoprì, e presa dal tribunale di
-Mondidier, ella confessò queste galanterie,
-poiché se le trovarono sul corpo segni di tatuamento.
-Però quel crudele di Cerbero non
-le fu un amante fedele come Romeo, e non
-andò a soccorrerla, quando ai 25 giugno 1586
-venne impiccata: s'accontentò di ghermirne
-lo spirito.
-</p>
-
-<p>
-Vi ebbero altri folletti, parimenti cortesi
-damerini; uno tutto garbato accompagnava
-sempre Maria Naguille al Sabbath presso un
-bosco a Pagole: quando era l'ora di rendersi
-alla festa, ei si avvicinava alla finestra della
-camera di lei, la apriva per avvertirla, e poiché
-Maria s'era unta colla propria madre, il
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-galante se le pigliava sotto braccio, e viaggiavano
-bellamente per l'aria; finito il congresso
-le restituiva alla propria stanza. La
-giovanotta aveva sedici anni, e imprudente,
-fra i pizzichi della tortura, palesò questi suoi
-segreti.
-</p>
-
-<p>
-Nè questi amanti erano avari colle streghe;
-davano loro dei buoni denari, come usò uno
-con Giovanetta Grazianne, che sedusse apparendole
-innanzi vago per sei belle corna in
-testa, e un bel pugno d'oro; sulle prime la
-schifiltosa non si arrese, sicché il tristanzuolo,
-che a forza tentò condurla al Sabbath, fu
-costretto lasciarla alla porta della stanza a
-Sibour; ma infine sì la persuase, che fece
-intera professione di magìa, e fu fra quelle
-giovinette a sedici anni, che sul principio del
-secolo XVII perirono arse come fiori sopra
-cocente arena.
-</p>
-
-<p>
-Però anche le streghe facevano ogni lor
-potere per apparire avvenenti al demone:
-Giovanetta Viscard era zoppa, e quando si
-appresentava a lui, perchè non vedesse il suo
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-claudicare, faceva salti e capitomboli, e l'altro
-credulo come sono tutti gli innamorati, la
-teneva lunga tutta ad un modo, si tramutava
-in montone, sorte degli amanti, e se la portava
-al Sabbath sulla propria groppa.
-</p>
-
-<p>
-In questo congresso poi quello che presiedeva
-era più cortese colle streghe che coi
-maghi, e s'intende colle streghe giovani; lo
-confessò Giovanna Horpilopis, che di 14 anni
-presa in prigione nel 1603 rivelò i misteri di
-queste galanterie.
-</p>
-
-<p>
-Però lo spirito più galante di tutti era
-quello che corteggiava Giovanna Harvilliers,
-la quale condotta dalla madre al Sabbath di
-dieci anni, fu arsa a Compiegne nel primo
-aprile 1578, dopo che per cinquant'anni, quando
-il desiderava, aveva la compagnia del suo fedele:
-esso poi andava a lei tutto elegante, a
-cavallo, con stivali, speroni e spada al fianco.
-Eppure non la soccorse quando fu condotta
-al fuoco: forse quei cinquant'anni di servitù
-gli parvero bastante testimonianza d'amore
-per non cercare di aumentarli, e chi sa
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-quanti all'udire questa storia invidiano il
-servente della povera Harvilliers.
-</p>
-
-<h3 id="sdegni">III.
-<span class="smaller">Sdegni degli spiriti colle streghe.</span></h3>
-
-<p>
-Dove sono amori e galanterie, vi sono le
-piccole burrasche, ed è naturale che anche
-fra le streghe e i diavoli si scambiassero, come
-fra Laura e Petrarca, dolci ire, dolci sdegni
-e dolci paci.
-</p>
-
-<p>
-Lo spirito della fattucchiera Lescoriere prese
-gelosìa perchè una volta essa mancò al Sabbath:
-si tramutò in gatto, le salì sul letto, e
-tanto le diede peso sul petto che quasi la soffocò.
-Un'altra volta la mise a colpi di pietra.
-</p>
-
-<p>
-Maria Gastagnalde invece meritò molte busse
-dal suo genio perchè aveva rivelati alcuni
-segreti del Sabbath, e sì la ruppe nella persona,
-che i segni delle percosse valsero a
-testimonianza perchè fosse condannata nell'anno
-1608.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<p>
-A rossore degli amanti colle corna e senza,
-conviene narrare la viltà del folletto Lizabet
-colla strega Antide Collas. La poveraccia fu
-presa nel 1599, e siccome il processo andava
-alla peggio, essa chiamò in soccorso il suo
-alleato: questi andò a visitarla, e la consigliò
-o a gittarsi dalla finestra o ad impiccarsi;
-tenero amante! nè volendo acconsentire le
-diede molte busse: e la sgraziata morì al
-fuoco, e non fu l'ultima abbandonata nella
-sventura.
-</p>
-
-<p>
-Però, storico veritiero, e per non avere
-qualche sfida da creature prepotenti, convien
-dire cho questo abbandono non era per durezza
-o per viltà; ma perchè stava fra i riti
-della scienza occulta, che lo spirito potesse
-andare a consolare in qualunque modo una
-strega o un mago, quando era in potere della
-giustizia, ma nè liberarla, nè soccorrerla nel
-processo. Vedete che astuto canone! pare proprio
-trovato per non vedere la contraddizione
-fra la potenza attribuita ai maghi e i loro
-patimenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<h3 id="ricevimento">IV.
-<span class="smaller">Ricevimento delle streghe.</span></h3>
-
-<p>
-Tutte le associazioni del mondo da quella
-de' sacerdoti egiziani, fino a quelle delle streghe,
-hanno forme di ricevimenti, iniziatura,
-perchè gli uomini non sanno fare nulla senza
-cerimonie; gridano alla libertà, e s'avvolgono
-continuamente di ceppi.
-</p>
-
-<p>
-I maghi solitamente, umana fralezza! s'innamoravano,
-e come è solito degli amanti
-che dividono colle belle i beni e i mali della
-vita, insegnavano loro la stregoneria: avevano
-con esse comuni i servigi degli spiriti, e più
-di sicuro la prigione e il rogo.
-</p>
-
-<p>
-Tanto avvenne a quella Madalena Mendoze
-che Goffredi amoreggiò, fece strega e condusse
-al Sabbath. Anche Giovanna Belloc confessò
-che un fattucchiero la menò al congresso
-nel 1609, e fu presente a un ballo in maschera.
-</p>
-
-<p>
-Più sovente erano donne che iniziavano le
-altre in questi misteri: esse conducevano al
-Sabbath le amiche e le figlie. Dojartzbal, giovane
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-strega di quindici anni, che per suo
-meglio si convertì e fuggì la mala ventura,
-confessò d'essere stata presentata al Sabbath
-da una strega che era in prigione: essa l'andava
-a pigliare al letto ove dormiva presso
-sua madre, e poneva intanto in sua vece un
-fantoccio che parlava.
-</p>
-
-<p>
-Altre ho già ricordate, ma la più operosa
-nel procacciare adepte alla magia fu Bensozia;
-costei radunava in una società le dame, ed
-ivi le metteva in amicizia cogli spiriti, facevano
-congreghe e viaggi per l'aria sopra bestie
-alate. Fu tanto universale questa opinione
-nelle Gallie, che si credeva che tutte le donne
-fossero della compagnia de' viaggi aerei. Bensozia
-pare un'antica fata, ma in tempi più
-recenti era considerata come un nome di associazione
-di streghe.
-</p>
-
-<p>
-Però quando una femmina era condotta al
-Sabbath, non diveniva subito strega senz'altra
-cerimonia; conveniva fare il ricevimento: era
-una delle varie scene di quella festa strepitosa.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-038b"></a>
- <img src="images/ill-038b.jpg" alt="" />
-</div>
-
-<p>
-Si radunavano in un lato del campo del
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-congresso le streghe e i maghi che doveano
-prendere parte alla cerimonia, si faceva un
-cerchio, e in mezzo si collocava assisa la nuova
-adepta, presso il tripode ove stava il demone
-tramutato in caprone. Il mago o la strega
-che aveva condotta la novizza, le dava alcuni
-precetti di magìa, le ricordava le obbligazioni
-che assumeva, la faceva abbjurare alle antiche
-credenze: ella aderiva con tremendi scongiuri,
-si alzava un grido d'applauso, il presidente la
-dichiarava laureata in istregoneria, e la nuova
-alunna festante volava fra folletti, rospi e fattucchieri
-a prendere parte a tutti i tripudj
-della congrega.
-</p>
-
-<h3 id="iniziati">V.
-<span class="smaller">Gli iniziati.</span></h3>
-
-<p>
-Non mancarono alla compagnia gli iniziati:
-ogni strega prometteva talvolta al Sabbath di
-offrire qualche fanciullo all'ara di maestro
-Leonardo, o se non riesciva a rubare un ragazzo
-altrui, doveva presentarne uno proprio.
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-Si offriva in solenne congresso al maestro,
-ed egli o il suo luogotenente Giovanni Mullin
-assegnava al fanciullo due santoli, i quali
-traevano innanzi, e sul gran libro nero rinunciavano
-in nome del figliuoletto alle antiche
-credenze. Dopo Leonardo lo segnava col proprio
-corno nell'occhio sinistro, segno che lo
-indicava ammesso all'iniziatura, e che teneva
-finchè non era compiuta.
-</p>
-
-<p>
-Questa era posta nell'avere cura dei rospi
-che erano i cavalieri delle streghe al Sabbath;
-l'iniziato doveva in alcuni giorni stabiliti,
-vegliargli sulla riva di un lago con una bacchetta
-bianca. Spacciatasi con diligenza di
-questa faccenda, e resane ragione in adunanza
-a maestro Leonardo, esso conferisce loro il
-desiderato grado, col corno gli fa un altro
-segno sulla schiena, gli imprime o una lepre
-o la zampa di un rospo o di un gatto nero,
-ed è proclamato stregone, ed ammesso a tutti
-i misteri della scienza occulta. Se invece quei
-marmotti si mostrano in quella bisogna inabili
-al grande magistero della magìa, sono
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-messi a fette, e molte volte cotti e imbanditi
-al banchetto delle streghe.
-</p>
-
-<h3 id="strumstr">VI.
-<span class="smaller">Strumenti delle streghe.</span></h3>
-
-<p>
-Le streghe erano da meno de' maghi nella
-potenza e nella scienza delle cose occulte,
-perciò anche i sussidj che avevano non erano
-nè onnipossenti, nè eletti come quelli de'
-primi: esse erano prive della bacchetta e del
-libro, e quindi per operare la propria arte
-cogli altri, usavano mezzi più faticosi. Avevano
-però alcuni strumenti e ajuti che valevano
-specialmente pei proprj servigj, invece degli
-spiriti che i maghi potevano chiamare ad
-ogni loro talento: vedremo questi poi; ora i
-soccorsi delle streghe.
-</p>
-
-<h3 id="unguenti">VII.
-<span class="smaller">Gli unguenti.</span></h3>
-
-<p>
-Non vi ha donna senza profumi odorosi,
-non vi era strega senza unguenti. Tutte avevano
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-il loro vaso d'unguento che componevano
-in alcuni Sabbath, mescolando in una grande
-caldaja l'adipe dei fanciulli, erbe malefiche,
-mandragora, pietra neufite, e tutto bollivano
-a un fuoco suscitato dall'averno.
-</p>
-
-<p>
-Con questo unguento la strega si unge, e
-pronunciando parole a lei sol note si tramuta
-nell'animale che più le aggrada; quindi esce
-di casa prendendo la via delle finestre, spesso
-quella del fumo pel cammino, corre i boschi,
-le città, va alle congreghe, a molestare mezzo
-mondo. Per isciogliere la forza dell'unguento
-e ritornare alla prima forma, abbisognavano
-alcune parole od altri unguenti che dovevano
-usarsi da mani soccorritrici e dalle streghe
-stesse.
-</p>
-
-<p>
-La forza di questi unti misteriosi non valeva
-solo per le streghe, ma anche per qualunque
-cosa o persona che li toccassero: una scopa
-intrisa nell'unguento di una strega prendeva
-il volo; un uomo che lo adoperasse, mutava
-forme, e veniva a parte ai privilegj della magìa.
-</p>
-
-<p>
-Giraud racconta che ad un uomo cadde sospetto
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-sua moglie fosse una strega: la tenne
-d'occhio, e la vide ungersi, trasformarsi in
-un uccello e partirne a volo, nè ritornare
-che alla mattina. Resa alle prime sue forme,
-il mariuolo volle che la moglie gli rivelasse
-il suo segreto, e perchè la cattivella vi si accomodava
-di mal animo, la costrinse con un
-bastone a manifestargli ogni cosa. Allora desiderò
-egli pure di vedere il Sabbath, si unse
-e vi fu; ma poste le mense, siccome non gli
-erano imbandite che vivande insipide, dimandò
-del sale, ed essendogliene dopo gran tempo
-portato, l'inesperto ed imprudente disse: — Sia
-ringraziato Iddio. — Allora udì un grande
-strepito, disparve il congresso, e il tapinello
-si trovò solo in mezzo a una montagna più
-di trenta leghe lungi dal suo paese; se non
-che per poca prudenza di lui, saputo l'occorso
-dall'inquisizione, il fece prendere e il mandò
-lungamente pentito della propria curiosità.
-</p>
-
-<p>
-Più dura fu la penitenza che toccò a quel
-curioso di cui narra Apulejo: alloggiava in
-Bologna in casa una strega; gli punse voglia
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-di prendere parte a' segreti di lei, e sedotta la
-conscia fantesca, è ammesso nella stanza degli
-unguenti: se ne spalma la persona, ma invece
-di prendere quello che lo mutava in un uccello
-grazioso, capita nel vaso che il converte in un
-asino: lo sgraziato s'accorge del suo danno,
-vuole domandare ajuto, ma la parola se gli converte
-nella strozza in un bel raglio. Giunge la
-fantesca; per ridurlo alle prime forme, si volevano
-delle fresche rose, ma intanto che correva
-per esse nacque un tal trambusto, un venire di
-ladri, uno accorrere di genti, che il nuovo asino
-fu condotto altrove.
-</p>
-
-<p>
-Ora pensi chi ha cuore qual fosse la passione
-di un uomo convertito in asino, e che sapeva di
-esserlo; caso forse unico. Errò a lungo nelle
-mani de' ladri, di mugnaj, di contadini, fu posto
-ad ogni corruccio; cercò per molti anni di correre
-alle rose quando le vide ne' giardini, sulle
-siepi, innanzi alle immagini e fino sul petto
-delle belle, e acquistò sciagure e busse non
-poche, finchè non giunse a porre la bocca al
-pasto desiderato. Questa disgrazia fece forse
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-molti canti; pare che anche le rose abbiano
-perduta la loro virtù.
-</p>
-
-<h3 id="scopa">VIII.
-<span class="smaller">La scopa.</span></h3>
-
-<p>
-Misera condizione del sesso debole! Sempre
-disparità di privilegi coll'uomo fino nella
-magìa: invece della bacchetta, alle streghe
-era concesso il manico della scopa. Questo
-vile arnese di casa, questo scettro delle fantesche
-era l'amico dello streghe. Esse potevano
-ad ogni loro piacere convertirlo in un
-serpe volante, in un quadrupede, in un uccello;
-vi si ponevano a cavallo e le trasportava
-lesto per l'aria ove desideravano; con
-questo viaggiavano specialmente al Sabbath.
-</p>
-
-<p>
-Alcune streghe usavano del manico della
-scopa come di una bacchetta magica, e Cardano
-dice avere veduta una che uccise un
-figlio toccandolo solo al dorso col manico della
-scopa. È facile comprendere che questo fatto
-può esser vero, e se di quel manico ne fosse
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-toccato per avventura sul dorso anche al credulo
-filosofo, avrebbe sentito di qual peso era
-la magìa della strega.
-</p>
-
-<p>
-Però anche i maghi talvolta non isdegnavano
-scendere a questo vile arnese. Guglielmo
-Edeline confessò di essersi reso al Sabbath a
-cavallo di una scopa: erano come i nostri
-cavallerizzi, che nella campagna non isdegnano
-mutare il somarello col cavallo arabo.
-</p>
-
-<h3 id="moltipl">IX.
-<span class="smaller">Moltiplicazione delle streghe.</span></h3>
-
-<p>
-Da quanto fu riferito è agevole comprendere,
-che poi non era una gran faccenda il
-diventare strega; poco meno che diventare
-dottore. Di fatti crescevano in ogni nazione
-come la gramigna: in Italia tutte le città numeravano
-le proprie streghe; solo a Parigi al
-tempo di Carlo IX ve ne ebbero trentamila,
-e regnando Enrico III si computava ve ne
-fossero solo in Francia centomila. Si accusavano,
-si dava loro la tortura e crude pene, e
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-a frotte si mandavano sui roghi; anche la
-piazza de' tribunali a Milano risplendè sovente
-di questa fiamma; e quelle streghe che avean
-tanto potere da sconvolgere il mondo, sopportavano
-tutti que' tormenti, nè valevano a liberarsi,
-nè a prendere vendetta.... Eppure
-l'eloquenza di questi fatti non giunse a persuadere
-gli uomini che le erano tutte follìe!
-argomentate da un solo esempio l'utile della
-diffusione dei lumi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2>CAPO III.
-<span class="smaller">ALTRE INDOVINE.</span></h2>
-</div>
-
-<h3 id="intermezzo">I.
-<span class="smaller">Intermezzo.</span></h3>
-
-<p>
-Nel cinquecento per alleviare un po' la
-noja delle tragedie foggiate alla greca, si immaginò
-fra un atto e l'altro un intermezzo;
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-era una rappresentazione di fatti che non
-aveano parte all'azione del dramma; erano
-avvenimenti di numi, di eroi: a poco a poco
-accrebbero di spettacolo e si crearono i balli.
-Or bene penso anch'io a un po' di riposo
-all'uso dei nostri padri: or che conosciamo
-i maghi e le streghe alla fisonomia e all'insegne,
-prima di narrarvene i fasti, vo' dire
-pochi cenni di due altre razze di donne che
-non partecipano di quelle due prime, ma vi
-tengono qualche relazione, sono le fate e le
-zingare; il primo e l'ultimo anello delle donne
-maravigliose. Sarà un intermezzo non del
-tutto straniero al dramma.
-</p>
-
-<h3 id="lefate">II.
-<span class="smaller">Le fate.</span></h3>
-
-<p>
-Correte i romanzi del medio evo, le tradizioni
-degli irlandesi e germani, e troverete
-popolate le selve, i castelli di fate, di spiriti
-aerei. Le fate sono forse immaginate sulla
-tradizione delle antiche druidesse, ma con
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-maggior potere; al par di loro penetravano i
-segreti della natura, come i maghi comandavano
-a tutte le forze dell'universo, ma avevano
-maggior privilegio di tutti, erano immortali.
-</p>
-
-<p>
-Le fate abitano nei boschi, sulla riva dei
-fiumi, nelle grandi caverne, si fabbricano palazzi
-e castelli incantati di smeraldo, di zaffiri.
-Possenti sempre, vezzose, aveano solo a
-corruccio in alcuni giorni della settimana
-l'esser tramutate in animali, più spesso in
-biscie, e patire tutti i danni della loro nuova
-natura, meno la morte.
-</p>
-
-<p>
-Le fate erano di diverse indoli; alcune benefiche,
-altre malefiche; di diverso grado e
-potenza: le comandava una regina chiamata
-Titania, moglie del re Oberone; essa ogni anno
-le congregava tutte in un bosco, e dava loro
-premj o castighi, siccome avevano usato in
-bene o in male del loro potere. Numerose
-fate erano in Frisa al tempo di Loiario, in
-Isvezia, come narrano Kempen e Olan Magno;
-fate in tutta la Scozia, in Alemagna, ove si
-chiamavano anche <i>donne bianche</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-</p>
-
-<p>
-Giova però avvertire che appunto in questi
-paesi spesso si scambiarono co' palazzi
-delle fate le grotte di stalattiti; e quelle piramidi
-di marmo bianco che si formano fra la
-pioggia delle acque filtrate, furono tramutate
-in questi spiriti aerei immortali.
-</p>
-
-<p>
-Le fate sono numerose, nè qui accade ricordare
-tutte le loro avventure, perchè ne avrebbero
-gelosìa le streghe, e potrebbero sturbare
-la fortuna di questo libro. Antica è la fata
-Manto che fondò la patria di Virgilio. Alle
-lettrici che a Walter Scott e Balzac degnano
-associare la lettura dell'Ariosto e del Tasso, non
-saranno sconosciute le fate, e sapranno le venture
-buone e malvagie d'Armida e di Melissa,
-d'Alcina e di Morgana. Per ora mi spaccio narrandovi
-i casi di Melusina, i quali rileveranno
-forse il modo onde si creavano questi fantasmi.
-</p>
-
-<h3 id="melusina">III.
-<span class="smaller">Melusina.</span></h3>
-
-<p>
-S'ode sulla torre del castello un grido, un
-canto: tremano tutti — fra tre dì sarà certa
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-sventura: è il presagio funesto della fata Melusina. — Costei
-fu condannata dalla madre
-pel poco rispetto che ebbe con Elinas suo
-padre re d'Albania ad essere metà serpente
-tutti i sabbati, e fata per tutta la vita, se
-non trovasse un cavaliere che se la sposasse,
-e non vedesse la sua forma di rettile. La fata
-accorta, un dì che era donna e bella, colse
-Raimondino in un bosco, lo accese di amore
-e fu suo marito, e lo addusse nel castello di
-Lusignano che fabbricò per esservi beata.
-</p>
-
-<p>
-Ivi splendeva di potere e di gloria ed ebbe
-varj figli, che però tutti recarono dalla natura
-il segno della materna disgrazia. Uriam
-aveva un occhio rosso e l'altro celeste, e le
-orecchie larghe come un vaglio; il secondo
-Odone, bello della persona, con un orecchio
-più grande dell'altro; Guion, bello, ma con
-un occhio più alto dell'altro: molestava Antonio
-il più avvenente garzone che si vedesse
-mai, lo sconcio d'una zampa di leone sulla
-guancia, dono che recò dall'alvo materno;
-bello Regnaul, ma con un occhio solo, col
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-quale vedeva però sì bene, che distingueva
-alla distanza di ventuna leghe; il sesto nacque
-con un gran dente che gli usciva dalla bocca
-più d'un pollice, per cui fu detto Geoffroi
-dal gran dente. Raimond all'avvenenza associava
-sul naso una macchia vellutata, come
-la pelle di una talpa: l'ultimo della schiera,
-maravigliosamente grande, aveva tre occhi,
-uno dei quali situato in mezzo alla fronte.
-</p>
-
-<p>
-Però la curiosità non può solo sulle donne;
-anche il marito di Melusina ebbe voglia di
-vedere la compagna nel giorno interdettogli:
-fece un breve spiraglio che guardava nella
-stanza del bagno di lei, guatò, e la vide serpente.
-La misera, astretta dal suo fato, non
-potè più rimanersi con lui, e fuggì tosto dalla
-finestra in quella sconcia forma. Ella vive
-tuttora, nè potrà morire fino al dì del giudizio.
-</p>
-
-<p>
-La storia narra di Melusina altrimenti: la
-ricorda una principessa potente: quando inviava
-una lettera, un decreto col suggello che
-aveva improntata una sirena, conveniva ubbidire
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-ciecamente, e sciagurato chi osava opporsi!
-Il terrore ne fece a que' tempi una
-maga: ecco come l'immaginazione de' popoli
-crea in tutte le età di barbarie una mitologia.
-</p>
-
-<h3 id="zingari">IV.
-<span class="smaller">Gli zingari.</span></h3>
-
-<p>
-Le lettrici di giudizio, quelle che hanno
-la fortuna o la disgrazia di conoscere per pratica
-parecchi anni di storia contemporanea,
-forse si sovverranno che fanciulle ancora, videro
-errare per le nostre città alcune donne
-avvolte di cenci, recando sulle spalle in alcuni
-sacelli la casa, le provvigioni, i figli;
-fermarsi per le contrade e nei paesi, ricevere
-qualche piccola moneta e dire a chi la chiedeva,
-la buona ventura o in pubblico ad alta
-voce, o in segreto, soffiando con una canna
-i proprj oracoli all'orecchio di que' che le
-consultavano. Queste erano le zingare; donde
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-venissero discordano gli scrittori che fecero
-gravi dispute intorno ad esse, poco dissimili
-da quelle sulle origini delle emigrazioni dei
-Goti e Visigoti. I più s'accordano col dire
-che in occasione di una pestilenza, che nell'anno
-1348 afflisse Europa, sorto il solito
-pregiudizio degli avvelenatori, e gittata questa
-taccia addosso agli ebrei, si perseguitarono
-miseramente; che essi rifuggiti in boschi, ne
-uscirono poi tramutati in bande erranti di
-zingari. Non so se un avvenimento isolato
-possa determinare in un popolo nuova vita
-e costumi; però non disputo, vengo a' fatti;
-ecco come la Miscella bolognese narra il primo
-capitare di questa gente in Italia.
-</p>
-
-<p>
-— A dì 18 luglio 1422 venne in Bologna un
-duca di Egitto, il quale avea nome il duca
-Andrea; e venne con donne, putti e uomini
-del suo paese; e poteano essere ben cento
-persone. Avevano un decreto del re d'Ungheria,
-che era imperadore, per vigore di
-cui essi poteano rubare per tutti que' sette
-anni per tutto dove andassero, e che non
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-potesse essere loro fatta giustizia. Sicchè quando
-arrivarono a Bologna, alloggiarono alla
-porta di Galliera dentro e di fuori, e dormivano
-sotto i portici, salvo che il duca alloggiava
-nell'albergo del re. Stettero in Bologna
-quindici giorni. In quel tempo molta
-gente andava a vederli per rispetto della
-moglie del duca, che sapeva indovinare e dir
-quello che una persona dovea avere in sua
-vita, ed anche quello che avea al presente,
-e quanti figliuoli, e se una femmina era cattiva
-o buona, ed altre cose. Di cose assai diceva
-il vero. E quando alcuni vi andavano
-che volevano far indovinare de' lor fatti, pochi
-vi andarono che loro non rubassero la borsa,
-o non tagliassero il tessuto alle femmine. Anche
-andavano le femmine loro per la città,
-a sei, a otto insieme. Entravano nelle case
-de' cittadini, e davano loro ciancie. Alcuna di
-quelle si ficcava sotto quello che poteva avere.
-Anche andavano nelle botteghe mostrando
-di voler comperare alcuna cosa, e una di loro
-rubava, e simili astuzie.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-</p>
-
-<p>
-In Francia gli zingari apparvero pochi anni
-dopo, vi si chiamarono boemi dalle terre onde
-muovevano, e Pasquier narra la loro misteriosa
-apparizione reduci dall'Italia: — Erano in
-numero di centoventi; uno de' loro capi portava
-il titolo di duca, un altro di conte, ed
-erano scortati da dieci cavalieri; dissero che
-venivano dal basso Egitto, cacciati da' loro
-paesi dai Saraceni; che erano andati a Roma
-a prendere assoluzione dei loro peccati dal
-papa, il quale aveva loro imposta la penitenza
-di vagare sette anni pel mondo senza
-mai dormire sopra letti. Furono alloggiati nel
-villaggio De la Chapelle presso Parigi, dove
-la gente accorreva in folla a vederli. Avevano
-capelli ricciuti, color bruno, e portavano
-anelli d'argento alle orecchie. Le loro donne
-la facevano da indovine, predicevano per le
-piazze, pei mercati la vita futura alle genti,
-indovinavano le loro venture, davano sentenze
-come oracoli. Qua una mano all'uno,
-e vi scoprivano mirabili cose; qui in revista
-le orecchie, il naso e davano strane novelle;
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-ogni parte del corpo era per loro un libro
-per leggervi la vita passata, presente, futura
-d'una persona. Ora profetavano sur un tavolo
-ad alta voce, ora susurravano in segreto, ora
-parlavano con lunghi tubi o canne forate che
-il volgo metteva all'orecchio; in somma non
-lasciavano modo e forma per darsi a credere
-grandi indovine.
-</p>
-
-<p>
-Questi zingari non erano nè streghe, nè
-maghi; la loro condizione di profughi, li stringeva
-a tener fra loro un linguaggio misterioso
-e particolare; avevano anche riti e costumi
-che sentivano dell'antica origine; ciascuna
-banda si eleggeva un re a cui tutti erano
-obbligati ubbidire. Quando una zingara si
-maritava, tutta la cerimonia consisteva nel
-rompere un vaso di terra davanti all'uomo
-del quale voleva divenir moglie e viveva con
-lui finchè vi erano frammenti del vaso. Alla
-fine di questo tempo gli sposi erano liberi o
-di abbandonarsi o di rompere insieme un altro
-vaso di terra, e rinnovare l'unione. Questo
-modo per formare e finire i connubj, era certo
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-molto comodo per la facilità a disperdere i
-frammenti del vaso onde passare a nuove nozze;
-guai se quell'uso delle zingare divenisse
-di moda!
-</p>
-
-<p>
-Esse non facevano professione che d'indovinare
-il futuro; studiavano le fisonomie degli
-uomini, i loro movimenti, e inducevano sulle
-loro inclinazioni. La parte che più s'accostava
-alla magìa era la divinazione che facevano
-o pei segni delle mani o per le costellazioni
-sotto le quali alcuno nacque.
-</p>
-
-<p>
-Sovente le predizioni delle zingare turbarono
-la quiete di qualche buona madre, di
-qualche uomo credulo, di qualche fanciulla
-ingenua. Però quando più non si arsero le
-streghe, scemò l'opinione delle zingare, e molti
-si fecero giuoco di loro. Un giovane travestito
-da fanciulla consultò una famosa indovina;
-essa non potè conoscere di parlare ad un
-uomo, e gli predisse che partorirebbe due figlie;
-allora la pudica giovinetta si levò la cuffia e
-si lasciò cadere la veste sulla piazza, e apparve
-un bel giovane che voleva prender moglie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<p>
-Una donzella di diciott'anni un po' curiosa,
-consultò parecchie di queste maliarde:
-una le predisse che non si mariterebbe; l'altra
-che si mariterebbe una volta sola ed avrebbe
-quattro figli; la terza che andrebbe in punto
-di morte al suo secondo parto e morirebbe
-a quarant'anni. Questa giovane si maritò tre
-volte, e visse fino a sessant'anni. Ad una
-zingara fu condotto un giovanetto pensoso,
-silenzioso: la indovina argomentò dalla sua
-severa fronte, che riescirebbe meditativo, e
-sarebbe un giorno grande oratore alla camera
-dei deputati; era sordo-muto. Si volle beffarla,
-ma essa destramente rispose che aveva
-conosciuta la sua infermità, e che avea inteso
-di dire, valere più un sordo-muto che
-certi cicaloni, i quali parlano molto e non
-conchiudono niente. Ad un giovanetto condotto
-dalla madre ad una zingara, essa profetò
-che vivrebbe modesto, sempre lungi dai
-tumulti del mondo, sempre inclinato a dir bene
-ed a pensare bene del prossimo; indovinate?
-è un giornalista, un autore d'almanacchi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<h2>CAPO IV.
-<span class="smaller">MAGÌA NERA.</span></h2>
-</div>
-
-<h3 id="richiamo">I.
-<span class="smaller">Un richiamo opportuno.</span></h3>
-
-<p>
-— Belle cose ci avete narrate! odo susurrare;
-delirj di pazzi, prodigi di bacchetta e di
-scope, profumi d'unguento, lo spirito maledetto
-come già ce lo siamo dipinto; questi non
-sono nè i maghi, nè le streghe, le cui storie
-narrate dalle vecchie di casa ne fecero sovente
-impallidire.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Eh! un po' di pazienza; non volli al primo
-tratto porvi innanzi tutto lo sgominìo di questi
-prepotenti fattucchieri; pensai di avvolgervi
-nella gran matassa della magìa a poco
-a poco, come usano i vostri adoratori che
-prima tutti umili vi gittano qualche sguardo,
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-qualche sospiro, e quando son divenuti
-signori del vostro cuore, l'avvolgono in una
-rete d'onde non ne esce facilmente.
-</p>
-
-<p>
-Sì, certo, vi suonarono all'orecchio spaventose
-le arti e i malefizj delle streghe, e
-saprete che ne furono fiere le punizioni; ebbene,
-uditele e argomentate qual giudizio
-avrebbero dovuto farne gli uomini di buon
-senso, e quale fosse invece quello de' cari
-nostri padri in que' loro tempi beati.
-</p>
-
-<h3 id="evocaz">II.
-<span class="smaller">Evocazione degli spiriti.</span></h3>
-
-<p>
-La cognizione delle scienze occulte, i patti
-coll'averno davano diritto ai maghi di domandare
-gli spiriti in loro soccorso; ma questi
-talora non erano di comodo a venir subito,
-o anche si rifiutavano a certi servigj: era
-nulla l'aprire il libro, agitare la bacchetta,
-facevano orecchio da mercante, bisognava evocarli
-con solennità, pregarli, costringerli. I
-maghi erano sì forti che si facevano ubbidire,
-ma vi volevano degli scongiuri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto si tracciavano in terra tre
-circoli col carbone, uno entro l'altro, e si
-consacravano con preghiere sataniche: di questi
-il più grande era di nove piedi di diametro.
-Entro i varj circoli si scrivevano i nomi
-de' genj che presiedono alle ore, ai giorni,
-ai mesi, alle stagioni, de' quali vo' dare
-l'elenco per quelli che amassero farne la
-prova.
-</p>
-
-<p>
-Presiedevano alle ore: a Yayn, ora prima,
-l'angelo Michele; a Janor, ora seconda Anael;
-a Nasma, ora terza, Raffael; a Salla, ora
-quarta, Gabriel; a Sadedali, ora quinta, Cassiel;
-a Thamus, ora sesta, Sachiel; a Urer,
-ora settima, Samuel; a Tanir, ora ottava,
-Arael; a Neron, ora nona, Cambiel; a Jaya,
-ora decima, Uriel; a Abay, ora undecima,
-Azael; a Natalon, ora dodicesima, Sambael.
-</p>
-
-<p>
-I genj della primavera detta nella cabalistica
-Talvi, sono, Spugliguel, Caracasa, Commissoros
-e Amatiel: il nome della terra in
-questa stagione è Amadai, il nome del sole
-Abraïm, quello della luna Agusita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-I genj dell'estate, detto Gasmaran, sono:
-Tubiel, Gargutiel, Tariel e Gaviel. La terra
-si chiama Festativi, il sole Athemao, e la
-luna Armatos.
-</p>
-
-<p>
-I genj dell'autunno, detto Ardarael, sono:
-Torquaret, Tarquam e Guarbarel. La terra è
-detta Rahimara, il sole Abragini, la luna Mafatignay.
-</p>
-
-<p>
-I genj dell'inverno, detto Fallas, sono: Attarib,
-Amabael, Crarari. La terra chiamasi
-Geremia, il sole Commutat, e la luna Affetiram.
-Eguali spiriti presiedevano a tutti i
-mesi e giorni che lascio di nominare, perchè
-vedo che avete già brincia la bocca nel
-pronunciare questi; povere bocche di rosa!
-non siete fatte pel linguaggio delle streghe:
-eppure quello che ne esce è tutto incanto,
-ma allaccia senza il soccorso dei demoni.
-</p>
-
-<p>
-Fatto questo cerchio, il mago si poneva nel
-mezzo avendo cura di non tenere addosso alcun
-metallo impuro, ma solo un pezzetto d'oro
-o d'argento, avvolto in una carta bianca; questa
-talora si gittava allo spirito quando giungea.
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-Sovente si iniziava la cerimonia con fare
-un sacrificio d'un cane, d'un gatto, d'una
-gallina. Gli scongiuri poi erano di tre sorte:
-i primi naturali, e consistevano nell'ardere
-sur un braciere profumi, secondo i diversi
-spiriti a cui si consacravano, e talora essi
-benigni venivano subito. Il secondo usavasi
-coll'interporre i pianeti, e offrire loro ostie
-e doni, perchè costringessero i demonj a scendere
-ai voleri del mago. Ove queste due preghiere
-non valevano, usavasi la terza che era
-la più tremenda e indubitata, poiché si minacciavano
-gli spiriti di legarli nell'averno,
-e si deprecavano sino con sacre cerimonie;
-era un misto di sacro e di profano, di bestemmie
-e di orazioni; gli spiriti apparivano,
-il mago interrogava, ed essi rispondevano.
-</p>
-
-<h3 id="ammaliam">III.
-<span class="smaller">Dell'ammaliamento.</span></h3>
-
-<p>
-Fra i più temuti poteri de' negromanti era
-l'ammaliamento o stregamento, per cui operavano
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-sugli uomini quanto loro era in grado:
-inducevano in essi il delirio, le malattie, e
-spesso li toglievano di vita. Agrippa, nel suo
-<i>Trascendentalismo della filosofia occulta</i>, si
-studia di insegnare in che fosse riposta questa
-magica potenza.
-</p>
-
-<p>
-La malìa, giusta la sua sentenza, è un legame
-o una grazia, che dallo spirito del fattucchiero
-passa per gli occhi al cuore del
-fatturato; il sortilegio invece è lo strumento
-dello spirito, cioè un vapore puro, lucido,
-sottile che scaturisce dal sangue migliore del
-cuore. Questo spirito sparge continuamente
-per gli occhi dei raggi uguali, che recano seco
-un vapore, e questo vapore opera sul sangue.
-Accade come vediamo talora avvenire degli
-occhi infiammati e rossi, i cui raggi dardeggiati
-agli occhi dei riguardanti, mercè il vapore
-del sangue corrotto, inducono in essi la
-stessa malattia: così succede di un occhio
-aperto, fermo, e che con forte immaginazione
-getta sopra alcuno i suoi raggi apportatori
-degli spiriti; questi spiriti allora battono le
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-pupille dell'ammaliato, si mesce alla circolazione
-del sangue, lo penetrano, lo innondano,
-lo inebbriano, sicchè in breve viene domato
-ed impacciato dal demone straniero.
-</p>
-
-<p>
-Queste sono le teorie del cabalismo che in
-vero io non vedo a che possano riescire: parmi
-ne valgano a sciogliere il mistero solo le donne,
-perchè io so avervi esse sole che coll'artifizio
-degli occhi descritto da Agrippa giungano ad
-ammaliare i nostri poveri cuori.
-</p>
-
-<h3 id="stregam">IV.
-<span class="smaller">Stregamenti mortali.</span></h3>
-
-<p>
-Vi erano varj modi di ammaliare: alcuni
-gittavansi in fiori che si offerivano, altri in
-toccamenti. Dinscops, strega di Cleves, infondeva
-il maleficio in tutti quelli cui stendeva
-la mano: fu presa e abbruciata; ma
-que' ch'ella aveva fatturati non guarirono se
-non dopo essere stata molto abbrustolita la
-sua mano diabolica. Caterina Dorèe stregava
-con alcune polveri, e guariva gl'indemoniati
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-mettendo loro un piccione sul petto. Fu però
-abbruciata, e forse lo meritò, perchè uccise
-un figlio dicendo che era per ordine del suo
-demone apparsole in forma d'un grand'uomo
-nero.
-</p>
-
-<p>
-Però non sempre si ha facoltà d'avvicinarsi
-a cui piace: quindi le streghe immaginarono
-altre maniere, mercè cui potessero a
-loro grand'agio, dimorando anche lontane, riflettere
-sopra altri il malefico influsso delle
-proprie arti. Componevano alcune statuette di
-cera che offrissero l'immagine di coloro che
-intendevano per qualche modo fatturare, e
-quelle malìe che si facevano sulle immagini,
-avevano potere su que' che rappresentavano.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè le maliarde volevano prendere vendetta
-di qualche loro nemico e ucciderlo,
-fattane l'immagine, la collocavano in un vaso
-di legno presso a un gran fuoco, e a maniera
-che dileguavasi quella cera, pure disfacevasi
-la persona ammaliata, finchè ne morisse. Di
-ciò Agrippa ne rende ragione col dire, che
-le esalazioni degli spiriti che escono dai corpi
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-dei negromanti, associati alle particelle che si
-volatilizzano dalla cera, e agli atomi di fuoco,
-volano verso la persona fatta segno al malefizio,
-se gli avventano e gli cagionano crudi
-dolori finchè lo hanno morto. Per tal modo
-credono alcuni storici, che i maghi uccidessero
-Eberardo arcivescovo di Tivoli; formato un
-idoletto in figura del prelato, e stretto un
-prete a battezzarlo col nome di lui, lo posero
-ad un ardente fuoco nel sabbato santo
-mentre Eberardo conduceva le sacre funzioni,
-sicchè fu preso da improvviso malore e in
-pochi istanti morì. Si vede che allora non
-si aveva ancora fatta la statistica delle apoplessie.
-</p>
-
-<p>
-Duffus, re di Scozia, si struggeva ogni giorno;
-si arrestarono le streghe, il re guarì.
-Carlo IX morì pure sfinito; si disse che erano
-le streghe, le quali tutti i dì facevano liquefare
-la sua immagine in cera.
-</p>
-
-<p>
-Questo pregiudizio riesciva a comodo dei
-tristi; a' tempi di Enrico VI d'Inghilterra,
-il cardinale Winchester voleva liberarsi del
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-duca di Glocester; accusò la moglie di lui di
-magìa e che avesse con Ruggero Bolimbroke
-e Maria Gardemain, negromanti, posta al fuoco
-l'immagine del re in cera: l'accusa fu creduta,
-la duchessa condannata a carcere perpetuo,
-Bolimbroke impiccato e la strega
-bruciata.
-</p>
-
-<h3 id="sortamor">V.
-<span class="smaller">Sortilegio per innamorare.</span></h3>
-
-<p>
-Grande sciagura è l'essere innamorato; continuo
-affanno, pene da dannato, e infine se
-ne perde l'anima; le donne sono streghe che
-ammaliano sempre: il bisogno di essere riamati
-suggerì arti diaboliche.
-</p>
-
-<p>
-Quando però le streghe o i maghi volevano
-che una persona fosse presa pel loro
-amore, facevano un idoletto di cera e impostole
-il nome di lei, tenendolo fra le mani,
-s'immergevano nudi in qualche fiume, e recitavano
-alcune preghiere; e tosto la giovane
-ammaliata era presa pel mago e correva a lui.
-Alcuna volta si ingegnavano di avere i capelli
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-di una vergine, e fattivi sopra alcuni incantesimi,
-costringevano la misera a venire a chiedere
-compassione al circolo del loro potere.
-Queste follìe si credevano anche a' tempi
-d'Apulejo, e vediamo nell'<i>Asino d'oro</i>, che
-una strega prese, invece dei capelli di un giovane
-che vagheggiava, le setole di un porco,
-sicchè attrasse a sè quell'animale.
-</p>
-
-<p>
-Siccome poi pare che i maghi facessero
-loro delizia l'amore, così Agrippa insegna
-moltissime maniere, doni, anelli e liquori con
-cui innamorare altrui. Raccogliamo dalla <i>Vita
-di Cellini</i>, ch'ei prestasse credenza a simili
-pazzìe, e le usasse finchè una leggiadra fanciulla
-il ricevesse in cuore.
-</p>
-
-<p>
-I filtri erano le arti che usarono specialmente
-fattucchieri e streghe per legare gli
-amanti. Erano succhi cavati da erbe e da sostanze
-animali. L'ipomane è il filtro più famoso,
-ed è formato con quella escrescenza del
-pollo d'India che ha sul becco; ridotta in
-polvere, e mista al sangue di chi si vuole
-allacciare, lo innamora disperatamente. Un
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-altro filtro componeasi col levarsi il proprio
-sangue in venerdì di primavera, farlo disseccare
-al sole, e darlo da bere alla persona onde
-si voleva amore. Vi sono poi altre ricette che
-le pajono quelle de' medici per la terzana, ma
-per verità, per quanto studiassi entro il libro
-d'Agrippa, vidi che pari alle sue teorie erano
-le sue ricette, e anche in ciò risolversi tutta
-l'arte magica in istrane fantasìe. Solo mi accertai
-che la più bella magia per innamorare
-le donne è riposta nell'avere una bella faccia,
-e i giovani leggiadri essere i migliori
-fattucchieri.
-</p>
-
-<p>
-È agevole immaginare come facilmente si
-dovessero credere ammaliati quelli che, presi
-da qualche lenta malattia, si consumavano a
-poco a poco. Però che i medici potessero
-sfuggire la taccia d'ignoranza con questo modo
-speditivo, era meno male; la peggio toccava a
-que' sciagurati che venivano accusati d'avere
-usata la malìa, perchè vi andava la vita. Tanto
-avvenne nel 1617 in Milano a una povera
-servente nativa di Bronno, paese in oltre Po.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-Cadde ammalato nel 1616 il senatore Melzi
-con dolori allo stomaco, per cui perdette il
-cibo e il sonno: non sapevano i medici qual
-rimedio usargli, dubbj del male; allorchè andò
-a rendergli visita il capitano Vacallo, e gli
-disse che al certo egli era ammaliato, perchè
-gli aveva trovata in casa a servente una fattucchiera,
-Caterina Medici. A comprovargli tal
-sospetto gli narrò, come essendo costei al suo
-servigio, ei se ne fosse sì invaghito che non
-potea aver pace; fu giudicato ella lo avesse
-ammaliato <i>ad amorem</i>, ed essersi infatti rinvenuto
-nel cuscino del suo letto, oltre a
-molte altre bazzecole, un filo a misura del
-suo torso, in cui erano tre nodi, l'uno stretto,
-l'altro meno, e il terzo appena formato; gli
-fu detto che tenesse ciò a gran ventura, perchè
-se pure quel terzo nodo era chiuso, gli
-sarebbe stato necessità sposare la Caterina
-o morire. A conferma poi gli soggiungeva, il
-grande affanno che gli convenne sostenere
-allorché si divise interamente da lei.
-</p>
-
-<p>
-Non bisognò più oltre perchè si tenesse la
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-Medici una maliarda, e il senatore fatturato;
-si mandarono tosto i cuscini del letto a due
-figlie di lui monache in san Bernardino; li
-scucirono, li cercarono, e vi rinvennero per
-mala avventura dei gruppi di penne, dei fili
-e dei pezzetti di carbone e di legno; si portarono
-al curato di san Giovanni Laterano esorcista,
-e li giudicò preparazione di stregoneria.
-Allora i medici prestamente conobbero la
-diatesi di quella malattia, ravvisarono in quei
-dolori tutti i segni dell'ammaliamento, e spacciarono
-già da gran tempo esserne accorti
-ne' loro consulti, ed anzi essere quello non
-solamente <i>ad amorem</i>, ma anche <i>ad mortem</i>.
-</p>
-
-<p>
-Intanto si era chiusa la povera Caterina
-in una stanza, e venne dai servi e dai parenti
-costretta a disfare l'incantesimo, sebbene
-asserisse di non intenderli; poi mandata
-al capitano di giustizia, ebbe esami e
-tortura. Da principio asseverò non sapere
-che si fossero nè i maleficj, nè i patti col
-demonio, nè il suo suggello che vollero trovare
-impresso sulle spalle di lei; infine fra i
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-tormenti, confessò, come attesta un contemporaneo — che
-da quattordici anni abbjurata
-la religione cristiana, e obbligatasi al principe
-delle tenebre, ha frequentati i luoghi
-infernali e i conciliaboli de' demoni, gli ha
-nefandemente adorati, e danzato, mangiato e
-giaciuta con essi; e con arti diaboliche e veneficj
-ha tratto o procurato di trarre molti
-uomini ad amarla, ed ha affascinati ed uccisi
-molti bambini col sottrarre dai loro corpicelli
-il vital sangue, e finalmente ha commessi
-tali e tanti delitti, che il senato nell'udirne
-il racconto inorridì. Perciò statuitole un termine
-alla difesa, fatta difendere d'ufficio
-(poiché nessuno si presentò per farlo), questa
-sacrilega e detestabile donna fu condannata,
-previa la tortura ad arbitrio della curia,
-per la manifestazione d'altri delitti e di complici,
-ad essere con mitra in capo, avente
-l'iscrizione del reato, e cinta di figure diaboliche,
-condotta al luogo del pubblico patibolo
-sopra un carro, percorrendo le vie principali
-della città, tormentata durante il cammino
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-con tanaglie roventi e per ultimo bruciata. — Tali
-sono i termini della sentenza che venne
-eseguita ai quattro marzo 1617: a tanto può
-giungere il fanatismo degli uomini, od una
-crudele ignoranza.
-</p>
-
-<p>
-Di questo pietoso caso il dotto Achille Mauri
-fece un romanzo, che certo avrete letto, e
-commiserata la condizione di que' tempi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2>CAPO V.
-<span class="smaller">IL FUTURO.</span></h2>
-</div>
-
-<h3 id="divinaz">I.
-<span class="smaller">Della Divinazione.</span></h3>
-
-<p>
-La curiosità che alcuni vogliono imputare
-solo alle donne, è un privilegio del genere
-umano; è forse un organo del cervello, un
-sesto senso dell'animo, una forma dell'intelletto,
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-pari a quelle create dai frenologi e dai
-filosofi scozzesi e trascendentali. Gli uomini
-sono curiosi, ma non solo del passato e del
-presente, anche del futuro. Fu la curiosità
-che inventò gli oracoli e le sibille, le divinazioni
-de' sacrifici, e doveva certamente consigliare
-ai maghi ed alle streghe di rivelare il
-futuro. Essi se ne vantavano, profetavano largamente
-sugli uomini e sulle cose, e si conciliavano
-la venerazione più per questa facoltà
-che per le loro malìe.
-</p>
-
-<p>
-L'arte magica poneva ne' suoi elementi la
-divinazione; ammetteva che l'animo dell'uomo
-sortì dalla natura una virtù quasi divina, la
-quale comprende ed è capace di ogni cosa,
-e da tutto sa argomentare al conoscimento di
-quanto ne circonda. Da questa formola inducevano
-i maghi che chiunque potrebbe avere
-facoltà di conoscere le presenti e le future
-cose, ove fossero governate soltanto dall'umana
-saviezza; ma siccome sovente si conducono
-pel ministero degli spiriti, così a raggiungerle
-fra il bujo che le involge, voleano che fossero
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-di necessità il sussidio delle potenze occulte.
-Quindi per rivelare il futuro i maghi o le
-streghe non pretendevano avere inspirazioni
-come le sacerdotesse, ma ritrarle dall'arte
-loro, perchè prendesse maggior credito. Vedevano
-essi il futuro o per l'evocazione degli
-spiriti, o leggendolo negli astri, o deducendolo
-dalle particolari forme e circostanze delle
-persone che cercavano la rivelazione: usavano
-i due primi modi più sublimi i maghi, l'ultimo
-specialmente le streghe.
-</p>
-
-<h3 id="divspir">II.
-<span class="smaller">Divinazione per mezzo
-degli spiriti.</span></h3>
-
-<p>
-Rade volte i maghi s'inducevano a tentare
-il futuro coll'evocazione degli spiriti: però
-vi erano dei casi in cui potevano essere costretti
-dai postulanti a questa evocazione, propiziandoli
-con offerte e sacrifici che legavano
-quasi la loro volontà. Allora i maghi si apparecchiavano
-a rendere quegli oracoli con
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-grande apparato; si ponevano in mezzo del
-circolo magico, ardevano aromi ai genj del
-mese, del giorno, dell'ora; scongiuravano i
-demoni perchè apparissero loro innanzi. Finalmente
-il mago impallidiva, sudava, capitavano
-gli esseri misteriosi intorno al circolo
-del suo potere; egli o sedeva sul tripode, o
-girava la temuta bacchetta, interrogava, ascoltava,
-e dava quindi le udite risposte; sentiva
-e vedeva quanto operavasi altrove o preparava
-il temuto avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Lunga era la cerimonia e strana che, come
-attesta Scheffer, usavasi in Lapponia allorchè
-un mago o un fattucchiero era sollecitato a
-rivelare quanto succedeva altrove, o seguire
-dovesse in avvenire. Poneano i chiedenti un
-tamburo in terra e vi spargevano sopra alcuni
-anelli di ottone legati a un filo dello stesso
-metallo; indi con un martello di osso forcuto
-batteano il tamburo, sicchè gli anelli ne saltellavano,
-e intanto intorno ad esso il mago
-e i circostanti cantavano una canzone e nominavano
-sovente il luogo di cui intendevano
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-conoscere gli avvenimenti. Dopo avere menata
-a lungo questa carola e percosso il tamburo,
-il fattucchiero se lo adattava in testa,
-e poco dopo cadeva a terra come corpo morto.
-Non restavano però gli altri nè dal canto, nè
-dalla danza, ma avevano somma cura di non
-toccare, nè destare l'indovino, perchè ne
-sarebbe subito seguita la morte di lui, ed
-anzi erano solleciti di allontanare le mosche
-o gli insetti che potessero svegliarlo. Ripetevano
-le stesse cure per lungo tempo e talvolta
-fino a ventiquattr'ore, finché il mago,
-ritornando in sensi, rispondea degli avvenimenti
-futuri o di quanto avveniva nel paese
-a cui era stato inviato, e recava in testimonianza
-del suo viaggio un anello, e talora
-una scarpa dei popoli che aveva visitati.
-</p>
-
-<h3 id="astrologia">III.
-<span class="smaller">Astrologìa.</span></h3>
-
-<p>
-La più grande fra le arti della divinazione
-era quella che partiva dallo studio della posizione
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-e dell'influenza de' corpi celesti: l'astrologìa
-è antica quasi come l'epoca in cui
-l'uomo alzò la mente a considerare il cielo.
-I maghi e le streghe cominciavano dal fare
-l'oroscopo di un uomo dalle varie costellazioni
-sotto cui era nato.
-</p>
-
-<p>
-Dare le teorie dell'astrologìa giudiziaria sarebbe
-accrescere con troppa tara di noja la
-derrata già astrusa onde aggravai i lettori.
-Gli astrologi, perchè cavassero delle predizioni,
-accomodavano a loro modo il cielo e
-le sfere, e l'astrologìa, come osserva Voltaire,
-è sempre in contraddizione coll'astronomia.
-</p>
-
-<p>
-Ora come ricordare tutte le profezìe e vere
-e false dei maghi? ne dirò alcune. Bonato
-si dava vanto dall'osservare la congiunzione
-di alcuni pianeti, avere scoperta una congiura
-che tenevasi in Grosseto contro Federico II,
-e gli riuscì questa scoperta a maggior gloria,
-perchè nessuno dei maghi di quel re ne
-avea avuto sentore. Nè Bonato pretendeva
-solo vedere le cose presenti, ma ascose; si
-millantava di avere predetti molti futuri avvenimenti
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-ad Ezzelino, l'esito di varie battaglie
-a Guido Novello, e ai Guelfi di Firenze
-il sanguinoso fine di quella di Monteaperto.
-</p>
-
-<p>
-Però talvolta quelle predizioni andavano
-un po' male. L'imperatore Manuel che pretendeva
-sapere d'astrologia, dopo avere consultate
-le stelle, mise in mare una flotta,
-dalla quale ei presagiva grandi vittorie; fu
-vinta, incendiata, sommersa. Un giovane rubò,
-fuggì: un mago disse che si sarebbe salvato,
-perchè quando nacque, Venere era in
-congiunzione con Mercurio: intanto il ladro
-fu preso.
-</p>
-
-<p>
-Anche le profezìe de' maghi bisognavano
-d'una interpretazione come quelle degli oracoli,
-e allora sovente coglievano nel vero. Si
-predisse ad un uomo che sarebbe stato ucciso
-da un cavallo, e ricovrò in Venezia, ove
-non ve n'erano; gli cascò un'insegna di osteria
-sul capo e lo uccise: questa recava dipinto
-un cavallo nero.
-</p>
-
-<p>
-Però i maghi non ebbero a fare sempre
-cogli stessi umori e ne accaddero di lieti e
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-tristi casi. Uno scioperato a cui si aveva predetto
-il dì della morte, si mangiò tutto: visse
-di più: cercava la carità, pregando d'aver
-misericordia per un uomo che era vissuto
-più lungamente che non credeva. Fu più
-amaro lo scherno che fece un contadino a
-Guido Bonato: interrogato sul tempo che ne
-farebbe alla domane, e avendo egli dopo l'osservazione
-delle stelle asseverato che non sarebbe
-caduta alcuna pioggia, un petulante
-contadino ivi presente glielo disdisse, sostenendo
-che alcuni movimenti del suo asino
-gli pronosticavano invece che dovesse cadere
-molta pioggia, ciò che infatti seguì, e quel
-villano andò in molta vanità per la sapienza
-della sua bestia: perciò non è nuovo che gli
-asini s'abbiano più merito de' saggi.
-</p>
-
-<p>
-Ma sciagure maggiori incolsero talora ai
-maghi, che o volontarj o forzati predissero
-il futuro ai grandi che poi fallò, a mostrare
-che se torcono a loro capriccio il presente,
-almeno non possono sull'avvenire. Heggiage,
-generale arabo sotto il califfo Valid, consultò
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-nella sua prima malattia un astrologo che
-gli predisse una prossima morte. — Io conto
-tanto sulla vostra abilità, gli rispose Heggiage,
-che voglio avervi con me all'altro mondo, e
-vi spedirò innanzi, perchè possa servirmi di
-voi tosto arrivatovi. — E gli fe' tagliar la
-testa, benchè il tempo stabilito alla guarigione
-non fosse ancora giunto: questa era barbarie
-da capriccio.
-</p>
-
-<p>
-Il meglio è non impacciarsi con grandi,
-perchè non si coglie mai bene: Enrico VII
-re d'Inghilterra, domandava a un astrologo
-se sapesse dove passerebbe le feste dell'anno
-nuovo: questi rispose di no, e il capriccioso
-re: — Dunque io sono più abile indovino di
-te, perchè so che tu le passerai nella torre
-di Londra — e ve lo fece chiudere.
-</p>
-
-<p>
-Boulainvilliers e Colonne che aveano molta
-riputazione a Parigi in fatto di astrologia,
-predissero a Voltaire che morrebbe a trentadue
-anni. — Io ebbi la malizia, scriveva il
-grande nel 1757, d'ingannarli già da trent'anni,
-e ne domando loro umilmente perdono. — Egli
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-li ingannò più di vent'anni
-ancora.
-</p>
-
-<p>
-Fu più imprudente il mago che squadrato
-il viso di Giovan Galeazzo duca di Milano,
-gli predisse: — Signore, date ricapito alle
-vostre faccende, perchè non avete gran tempo
-da vivere. — Come lo sai? — gli chiese il
-Duca. — Colla conoscenza degli astri. — E
-tu quanto devi vivere? — Il mio pianeta mi
-promette lunga vita. — Or bene, vedi che
-non bisogna affidarsi ai pianeti — e lo fece
-impiccare.
-</p>
-
-<h3 id="mandragore">IV.
-<span class="smaller">Mandragore.</span></h3>
-
-<p>
-Ben vedevano le streghe che questo alzarsi
-in cielo aveva un po' di pericolo, e le meglio
-accorte si ridussero a profezìe più generali
-ed a consultare le cose terrene. Esse però
-per non apparire affatto sprovviste di soccorsi
-misteriosi, dicevano di avere certi spiriti famigliari,
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-buoni diavoletti, sotto forma di piccoli
-uomini senza barba, co' capelli sparsi.
-Tenevano quindi dei piccoli fantocci, ne' quali
-dicevano che entrava un demone e dava loro
-consiglio. Erano i Lari degli antichi, gli
-Alruni dei Germani; erano figurette, spesso
-rappresentanti donne, fatte colle radici di
-piante dure, sovente di mandragora: le lavavano
-ogni settimana con acqua e vino, le
-vestivano con eleganza, le adagiavano su
-molli coltrici, e imbandivano loro la mensa,
-altrimenti i poveretti mandavano grida disperate
-per fame. Questi genj erano di sussidio
-nelle malattie, di consiglio nelle cose dubbie,
-e rivelavano il futuro o con movimenti di
-capo o con parole: pajono i fantocci dei nostri
-fanciulli.
-</p>
-
-<p>
-Anche i maghi più antichi tenevano questi
-sussidj, e Filippo Villani racconta che
-Guido Bonato aveva formata una statua di
-bronzo, che interrogata del futuro, rendeva
-fedeli e indubitate le risposte. L'autore del
-<i>Piccolo Alberto</i> narra, che viaggiando per
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-Lilla fu condotto a vedere una vecchia strega,
-che in un gabinetto illuminato da una
-lanterna, teneva sur un tavolo una statua seduta
-sopra un tripode, la quale con un martelletto
-che stringeva in mano batteva un
-bicchiere di cristallo per dare risposta alle
-fattele domande. Omai non v'ha giuocatore di
-bussolotti che non presenti questi automi, i
-quali si muovono per due maniere... eh, non
-voglio dire di più, perchè altrimenti guasto
-il mio mestiere, e tengo ancora i bussolotti
-per ultima mia risorsa; buoni amici, forse
-mi produrranno meglio dei giornali e degli
-almanacchi.
-</p>
-
-<h3 id="chiromanzia">V.
-<span class="smaller">Chiromanzìa.</span></h3>
-
-<p>
-Le streghe e le frivolezze delle donnicciuole
-presero partito da ogni cosa per indovinare
-tutto ciò che è quaggiù dal destino
-dell'uomo fino ai numeri del lotto, si tolsero
-divinazioni dagli animali domestici, dalle forme
-diverse di una persona, fino dalla sua scrittura,
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-e se ne fecero al solito tante scienze:
-enumerarle tutte sarebbe lungo e nojoso; dirò
-solo della più importante usata da tutte le
-indovine e dalle zingare, cioè la chiromanzìa
-o indovinamento dedotto dallo studio della
-mano. Non vo' farne mistero, ma riprodurne
-gli elementi come li ridusse Collin, perchè
-possiate apprendere quest'arte innocente.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-086a"></a>
- <img src="images/ill-086a.jpg" alt="" />
-</div>
-
-<p>
-Or via, amabili lettrici, stendete la bella
-mano, svestitela dell'invido guanto, consentite
-che la vediamo. Oh come è vezzosa! pare
-scolpita da Canova: prima un bacio, perchè
-accenda la fantasìa, ridesti lo spirito profetico.
-Ora badate a me: nella mano bisogna
-distinguere varie parti: la palma al di dentro,
-il pugno al di fuori, quando è chiusa:
-le dita, le unghie, le articolazioni, le linee
-e le montagne. Lo sapete, cinque sono le dita:
-pollice, indice, medio, anulare, auricolare o
-mignolo: quindici le articolazioni: due al pollice,
-tre per ciascuno nelle altre dita, ed una
-fra la mano ed il braccio. Or nella mano
-convien notare quattro linee principali. La
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-<i>linea della vita</i> che è la più importante,
-comincia dall'alto della mano fra il pollice e
-l'indice, e si prolunga sotto alla radice dell'ultimo
-fino in mezzo all'articolazione che
-unisce la mano al braccio. La <i>linea della salute
-e dello spirito</i>, che ha pure origine come
-quella della vita, fra l'indice e il pollice, taglia
-in mezzo la mano e finisce alla base di
-lei fra la giuntura del polso e il principio del
-dito mignolo. La <i>linea della felicità o della
-fortuna</i> nasce alla radice dell'indice e termina
-sotto la base della mano al di qua della
-radice del dito mignolo. Finalmente la <i>linea
-della giuntura</i>, la meno importante, è quella
-che segna il passaggio dal braccio alla mano;
-è piuttosto una ruga che una linea. Vi è pure
-una quinta linea che non si trova in tutte le
-mani, e si dice del <i>triangolo</i>, perchè cominciando
-nel mezzo della giuntura sotto la radice
-del pollice, ha fine sotto quella del dito
-mignolo.
-</p>
-
-<p>
-Vi sono anche sette tuberosità o montagne,
-nominate dai sette pianeti. Si avverta
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-che per la chiromanzìa si usa sempre la mano
-sinistra, perchè la destra essendo più affaticata,
-presenta qualche volta nelle linee delle
-irregolarità che non sono naturali.
-</p>
-
-<p>
-La mano va presa quando è riposata, un
-po' fresca e senza convulsione, per vedere con
-precisione il colore delle linee e la forma dei
-tratti che ha improntati.
-</p>
-
-<p>
-La sola forma della mano può dare una
-idea se non della sorte futura delle persone,
-almeno del loro naturale e spirito. In generale
-una mano grossa, annuncia uno spirito
-ottuso, a meno che le dita non siano lunghe
-ed ossee. Una mano carnosa con dita affusolate,
-come si usa augurare alle donne, non
-accenna uno spirito vasto. Le dita che rientrano
-nella mano sono segno sicuro d'uno
-spirito lento, qualche volta inclinato alla furberìa;
-le dita rialzate all'insù, annunziano le
-qualità contrarie. Le dita grosse egualmente
-all'estremità ed al principio, annunciano nulla
-di cattivo: quelle più grosse alla giuntura di
-mezzo che alla radice, indicano nulla di buono.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Una mano larga val meglio che una troppo
-stretta: perchè una mano sia bella, bisogna
-che sia larga quanto è lungo il dito medio.
-</p>
-
-<p>
-Se la <i>linea della giuntura</i>, che è qualche
-volta doppia, è viva e colorata, indica un
-buon temperamento; se è dritta, tracciata
-egualmente in tutto il suo viaggio, promette
-ricchezza e felicità. Se la giuntura presentasse
-quattro linee, si può promettersi onori,
-dignità e ricche successioni: se la linea è
-attraversata da tre altre piccole perpendicolari,
-o segnata da alcuni punti molto visibili,
-presagisce certamente all'uomo che sarà tradito
-dalle donne, ed alle donne qualche sfregio
-dell'amante.
-</p>
-
-<p>
-Quando dalla giuntura escono piccole linee
-che si perdono sotto la radice del pollice, è
-certo presagio che si sarà tradito da' proprj
-congiunti; quando esce una linea che giunga
-alla radice del dito medio, è segno di felicità e
-di fortuna; questa linea non indica disgrazia
-che quando va a perdersi sotto la radice del
-dito mignolo. Le linee che partono dalla giuntura
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-e si perdono lungo il braccio, profetizzano
-l'esiglio dalla patria: se queste invece
-si perdono nel palmo della mano, presagiscono
-lunghi viaggi per terra e per mare e
-una vita sempre burrascosa.
-</p>
-
-<p>
-Se nella giuntura della mano di una giovenetta
-si trovano tre linee, delle quali una
-scompare sotto la radice del dito mignolo,
-l'altra sotto quella del medio e la terza verso
-quella del pollice, si può dedurre ch'essa si
-abbandonerà a' vizj nella più tenera età. Una
-donna invece che abbia impressa una croce
-sulla linea della giuntura, è casta, dolce,
-fregiata d'onore e di saviezza, e formerà la
-felicità del proprio sposo.
-</p>
-
-<p>
-Se la <i>linea della vita</i>, che si chiama anche
-<i>linea del cuore</i>, è lunga, profonda, eguale,
-vivamente colorata, annuncia una vita
-senza mali ed una vecchiezza prosperosa; se
-è senza colore, tortuosa, corta, superficiale,
-intersecata da piccole linee trasversali, è presagio
-di una vita breve, di una cattiva salute
-e di un carattere dappoco. Se questa
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-linea è stretta, ma lunga e ben colorata,
-esprime la saviezza, lo spirito ingegnoso, la
-generosità di cuore: se è larga e pallida, è
-segno di rozzezza e qualche volta di stolidità:
-se è profonda e d'un colore ineguale,
-cioè segnata di macchie rosse e livide, dinota
-malizia, doppiezza, ciarlerìa, gelosìa, presunzione.
-</p>
-
-<p>
-Quando la <i>linea della vita</i> è profonda,
-larga, rossa, indica un temperamento lascivo,
-il naturale di un beone, l'inclinazione alla
-furberìa: ove il colore di questa linea sia
-misto da un capo all'altro di livido e di un
-rosso carico, annuncia un naturale collerico,
-impetuoso, facile al furore. Quando al suo
-principio, fra l'indice ed il pollice, essa si
-separa in due, in modo da formare la forca,
-è segno d'incostanza: una croce sulla stessa
-linea nella mano d'una donna, accenna l'impudenza
-e l'inclinazione al vizio.
-</p>
-
-<p>
-Se questa linea è tagliata verso il mezzo
-da due altre piccole trasversali, è segno di
-prossima morte; quand'essa è circondata da
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-piccole rughe che le danno la forma d'un
-arbusto carico di rami, purchè questi siano
-vôlti all'insù della mano, è presagio di ricchezze
-e di onori. Secondo la chiromanzìa,
-questo è il segno più fortunato; ma se quelle
-rughe son vôlte verso il basso della mano,
-indicano povertà e una prossima ruina.
-</p>
-
-<p>
-Se queste rughe sono strette e dividono
-trasversalmente la linea della vita, promettono
-un misto di bene e di male. Ogni volta
-che la linea della vita è interrotta, spezzata,
-si può esser certi di una malattia: seminata
-di punti o di piccoli buchi, segna un temperamento
-impudico; e se questi punti sono
-rossi, annunciano un gran pericolo in una
-avventura galante; quando lungo la linea si
-trova un punto circondato da un piccolo cerchio,
-si diverrà guercio, perchè questa figura
-indica la perdita di un occhio: se questo marchio
-è doppio fa temere la cecità. Una croce
-posta all'alto della linea fra il pollice e l'indice
-indica, sì in un uomo che in una donna,
-una determinata inclinazione alla lussuria ed
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-alle dissolutezze; se invece questa croce è alla
-fine della linea della vita, presso la giuntura,
-profetizza la morte sul patibolo.
-</p>
-
-<p>
-La <i>linea della salute e dello spirito</i> è anche
-chiamata linea di mezzo. Questa diritta,
-ben segnata, d'un colore naturale, indica salute
-e spirito, sano giudizio, buona memoria
-e vivace concepimento; lunga, si godrà d'una
-salute perfetta fino all'estrema vecchiezza;
-corta, da non giungere che alla metà della
-mano, si avrà timidità, debolezza, testardaggine,
-avarizia; livida, perfidia. Curvata verso
-il dito mignolo, presagisce una vecchiaja povera;
-se la curvatura forma una specie di
-uncino, è segno di malvagità.
-</p>
-
-<p>
-Ove la linea della salute e dello spirito
-si volga verso la giuntura della mano, rivela
-sciocchezza e rustichezza; ove sia tortuosa,
-l'inclinazione al furto; se al contrario
-è dritta e d'un colore brillante, accenna una
-coscienza pura e un cuor giusto. Larga, profonda
-e d'un rosso carico, questa linea annuncia
-la rozzezza e l'impudenza; sparsa di
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-piccoli cerchi, ognuno di questi cerchj accenna
-un omicidio che si commetterà, se non
-si sta in guardia; se s'interrompe a metà per
-formare una specie di semicerchio, è presagio
-che si correranno grandi pericoli con bestie
-feroci.
-</p>
-
-<p>
-Ove in mezzo alla linea della salute si
-alzi una piccola croce, si è quasi certo di
-morire in quell'anno: forcuta all'origine, rivela
-uno spirito precoce, ma che s'indebolirà
-presto; forcuta all'estremità, o che si divida
-in più rami verso la base della mano,
-annuncia uno spirito tardo, ma che si fortificherà
-cogli anni. Questo segno promette
-anche una vita lunga, e spesso una vecchiaja
-povera.
-</p>
-
-<p>
-La <i>linea della fortuna o della felicità</i> comincia,
-come fu detto, sotto la radice dell'indice,
-e termina al di qua della radice del
-dito mignolo; è quasi paralella alla linea
-della salute. Questa linea eguale a dritta,
-molto lunga e ben segnata scopre un naturale
-eccellente, la forza, la modestia e la costanza
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-nel bene. Se invece di cominciare sotto
-la radice dell'indice, fra questo dito e il medio,
-ha principio all'alto della mano, è presagio
-di orgoglio e crudeltà; molto rossa nella sua
-parte superiore, indica invidia, svela un delatore,
-pronto a nuocere, beato del male altrui.
-</p>
-
-<p>
-Quando la linea della fortuna è sparsa di
-piccole linee a rami elevantisi verso l'alto
-della mano, profetizza dignità, felicità, potenza
-e ricchezze; ma se è assolutamente
-unita, senza rami, prepara miseria e infortunio.
-Se dei rami ond'è ordinariamente fornita,
-tre sono vôlti verso l'alto della mano
-dalla parte della salute, dinotano uno spirito
-piacevole, un cuor generoso; sono il segno
-della modestia e dell'amabilità. È raro
-che un uomo con questi tre rami non piaccia
-alle donne, e una donna possa mancare
-d'amanti, s'intende purché non sia brutta
-come il diavolo.
-</p>
-
-<p>
-Una piccola croce sulla linea della fortuna,
-significa cuore liberale, amico della verità,
-buono, affabile, ornato di tutte le virtù.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se la linea della felicità o della fortuna,
-invece di nascere ove si disse, ha principio
-fra il pollice e l'indice allo stesso luogo ove
-comincia quella della salute, in modo che queste
-due formino insieme un angolo acuto, è
-forza aspettarsi gravi pericoli, afflizioni, noja
-della vita; se questa non si trovasse in mezzo
-alla mano e vi fosse solo quella della vita,
-e quella della fortuna o della felicità riunite
-alla loro origine a forma d'angolo, si perderà
-la vita in battaglia, o si sarà mortalmente
-ferito in qualche avvenimento; in ogni
-modo, certezza di non finire di morte naturale.
-</p>
-
-<p>
-La linea della fortuna dritta e libera nella
-parte superiore, palesa il talento di governare
-la propria casa e onestamente i proprj
-affari; interrotta verso la metà da piccole
-linee trasversali, svela l'adulazione e la doppiezza,
-vizj che attirano l'odio generale.
-</p>
-
-<p>
-La linea della fortuna pallida in tutta la
-sua larghezza promette pudore, castità, un
-temperamento freddo, ma una gran debolezza
-di corpo e di spirito; se manca totalmente
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-nella mano, è di cattivo augurio; la
-persona priva di questa linea non ha alcun
-carattere; travestita, sarebbe difficile conoscere
-a qual sesso appartenga, perchè partecipa dell'uomo
-e della donna; è inclinata più al male
-che al bene; poca costanza e molta tendenza a
-rattristarsi per la più lieve cosa. Le piccole
-linee trasversali poi che appajono su quella
-della fortuna, annunziano parecchi matrimonj
-o fatti o futuri.
-</p>
-
-<p>
-La <i>linea del triangolo</i> manca in molte mani
-senza che si sia perciò sfortunati. Se essa
-è dritta, appariscente, perchè ordinariamente
-si vede poco, e si stende fino alla linea di
-salute, promette grandi ricchezze; se si prolunga
-fin verso la radice del dito medio, accenna
-buone avventure, ma ove si perda sotto
-la radice del dito mignolo, verso il basso
-della mano, arreca sventura, rivalità, odj; tortuosa,
-ineguale, da qualunque parte si volga,
-annuncia sempre che non si uscirà di povertà.
-</p>
-
-<p>
-L'eminenza che si trova alla radice del pollice,
-e si stende fino alla linea della salute,
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-si dice <i>montagna di Venere</i>; quando questa
-tuberosità è dolce, unita, senza rughe, gradevolmente
-colorata, è segno d'un temperamento
-buono e di grande inclinazione alle avventure
-amorose. Se questa montagna è fornita di una
-piccola linea parallela a quella della vita e
-ad essa vicina, è segno di una foga insaziabile
-per i piaceri di Venere; è anche presagio
-di ricchezze. Se l'eminenza che si trova sotto
-il pollice è segnata da parecchie piccole linee
-paralelle a quella della vita, si sarà ricco
-in gioventù e povero in età avanzata; se però
-queste linee si dirigono in altro senso, cioè
-se vengono dalla giuntura del pollice alla linea
-della vita, si sarà povero in gioventù e
-ricco nella canizie. Quando questa eminenza
-ha molte linee che s'incrocicchiano in lungo
-e in largo, si sarà ricco per tutta la vita o
-per lo meno si godrà di una dolce agiatezza.
-Il pollice, attraversato nella sua lunghezza
-da piccole linee che vanno dall'unghia alla
-giuntura, promette una grande eredità. Ma se
-il pollice è tagliato da linee trasversali, come
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-la piega delle articolazioni, è segno che si
-faranno viaggi lunghi e pericolosi. Quando il
-pollice o la sua radice presentano dei punti
-o delle stelle, vi è gajezza.
-</p>
-
-<p>
-La figura di un piccolo cerchio sul pollice
-annuncia un temperamento dedito all'amore:
-una o alcune croci, dinotano la pietà, la divozione
-e l'inclinazione pel ritiro.
-</p>
-
-<p>
-L'eminenza che si trova alla radice dell'indice,
-si dice <i>montagna di Giove</i>. Quando
-questa tuberosità è unita e bellamente colorata,
-indica un buon naturale e un cuore inclinato
-alla virtù. Se è coperta di piccole linee
-poco profonde, si avranno onori e dignità
-importanti; ove queste linee siano numerose
-e spesse, e si segua lo stato ecclesiastico, si
-può sperare al cardinalato. Ove le pieghe formate
-dalla seconda giuntura dell'indice siano
-larghe e d'un rosso carico, indicano nell'uomo
-impotenza in amore, nella donna un parto pericoloso.
-Se il di sotto dell'indice è attraversato
-da una linea in tutta la sua lunghezza,
-si morrà di morte violenta: la giuntura che
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-unisce l'unghia coll'indice dolcemente increspata
-e naturalmente colorata, accenna un
-carattere affabile, una voce sonora: la stessa
-persona avrà i due primi denti della mascella
-superiore un po' lunghi senza essere brutta.
-Alcune piccole linee fra la seconda giuntura
-e la radice dell'indice presagiscono ricche successioni
-da parte di lontani parenti, dai quali
-non si aspettava nulla.
-</p>
-
-<p>
-La tuberosità che si alza nel palmo della
-mano alla radice del dito medio, si chiama <i>montagna
-di Saturno</i>. Questa eminenza uguale e
-di colore naturale, annunzia semplicità e amore
-al lavoro; ma se la coprono piccole rughe, è
-segno d'inquietudine e d'un carattere facile
-a turbarsi.
-</p>
-
-<p>
-Quando la giuntura che separa la mano dal
-dito medio presenta delle pieghe tortuose, si ha
-un intelletto tardo, uno spirito lento, una concezione
-faticosa. Una piccola linea per ciascun
-lato della radice del dito medio nella mano
-di una donna, annuncia una buona madre;
-se le linee sono profonde, che darà alla luce
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-dei figli maschi. Una piccola croce sotto il dito
-medio, fra la seconda giuntura e quella vicina
-all'unghia, annunzia a una donna prosperità
-futura, a un uomo una disgrazia. La
-donna che avrà fra quelle due giunture cinque
-o sei piccole linee disposte in lungo, avrà
-un figlio che diverrà prete; e le sarà ucciso
-se si trovano fra queste linee un punto o la
-figura di una stella.
-</p>
-
-<p>
-La tuberosità sporgente alla radice del dito
-anulare è la <i>montagna del Sole</i>: sparsa di
-piccole linee naturali, accenna uno spirito
-forte, vivace; eloquenza, talenti fra gl'impieghi
-politici ed ecclesiastici, forse un po' di
-orgoglio: vi è meno eloquenza, ma anche più
-modestia e probità quando queste linee sono
-soltanto due. La radice sparsa di linee incrocicchiate
-le une sulle altre, manifesta un
-individuo che sarà vittorioso dei proprj nemici
-e rivali; se ha queste linee slegate e di
-un colore un po' vivo, sarà allegro e piacevole;
-inclinerà a tutti i vizj e malattie, se
-sono tortuose e d'un rosso carico; se forma
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-la croce di sant'Andrea, sarà moderato, previdente;
-una donna che avrà sotto il dito anulare
-presso la seconda giuntura alcune linee
-disposte in lungo, verrà arricchita dal marito;
-ma se queste linee sono presso la giuntura
-vicino all'unghia, essa invece sarà divota, e
-forse si chiuderà in un monastero.
-</p>
-
-<p>
-L'eminenza posta alla radice del dito mignolo
-è la <i>montagna di Mercurio</i>; unita,
-senza rughe, colorata con uguaglianza, palesa
-un buon temperamento, costanza nello spirito
-e nel cuore, negli uomini modestia, nelle
-donne una virtù invariabile. Se questa tuberosità
-è attraversata da due piccole linee che
-si dirigono verso il dito mignolo, è segno di
-liberalità; se le linee sono d'un rosso oscuro,
-interrotte da macchie livide, in qualunque
-numero, scoprono la tendenza alla menzogna
-e l'istinto del furto. La giuntura che unisce
-il dito piccolo, sparsa di linee tortuose, dà
-grandi speranze e promette almeno i favori
-della fortuna. Una donna che ha all'estremità
-del dito mignolo una croce più o meno formata,
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-è insolente e ciarliera. Due linee formanti
-un angolo al di sopra della seconda
-giuntura del dito mignolo, indicano l'amore
-allo studio, uno spirito ardito e un cuore
-altiero. Una croce fra la seconda giuntura e
-quella vicino all'unghia, annuncia tumultuose
-passioni, un sonno penoso, e una coscienza
-agitata; un cerchio sul dito mignolo, dignità
-e potenza.
-</p>
-
-<p>
-Lo spazio che si trova sul confine inferiore
-della mano, al di sotto della montagna di
-Mercurio, dalla linea della felicità fino all'estremo
-di quella dello spirito, si dice <i>montagna
-della Luna</i>.
-</p>
-
-<p>
-Questo spazio uguale e liscio, si associa
-alla pace dell'anima e a uno spirito naturalmente
-tranquillo; quando è molto colorato,
-si ha tristezza, uno spirito inquieto, un temperamento
-melanconico. Se questo spazio è
-sparso di rughe, si avranno viaggi e pericoli
-sul mare.
-</p>
-
-<p>
-Lo spazio posto sulla estremità inferiore
-della mano, al di qua della montagna della
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-Luna, dall'estremità inferiore della linea dello
-spirito fino a quella della giuntura, è denominato
-la <i>montagna di Marte</i>. Quando questo
-spazio è uguale e liscio, svela vero coraggio
-e prudenza che sempre si accompagnano alla
-bravura. Se è molto colorato, disegna audacia
-e temerità. Molte e grandi rughe sulla montagna
-di Marte indicano altrettanti pericoli
-più o meno grandi, secondo la profondità e
-la lunghezza delle rughe: è anche il presagio
-di morte fra i briganti, se le linee sono livide;
-è indizio d'una morte funesta, se sono molte
-rosse; d'una morte gloriosa in campo di battaglia,
-se dritte; di una morte obbrobriosa,
-se tortuose. Alcune croci sulla montagna di
-Marte promettono dignità e comando.
-</p>
-
-<p>
-Anche le giunture hanno i loro presagi:
-quando quella che separa il pollice della mano,
-forma una linea profonda, semplice e ben
-segnata, manifesta un temperamento forte e
-una costituzione ben organizzata: se è ineguale,
-tagliata da altre linee, indica debolezza.
-Quando si trovano nella giuntura che divide
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-in due il pollice, tre linee inferiori più o
-meno congiunte, più o meno segnate, felicità
-certa.
-</p>
-
-<p>
-La prima giuntura dell'indice sparsa di
-piccoli rami, annunzia probità e un buon naturale;
-la linea dell'estrema giuntura dell'indice,
-semplice, unita, ben segnata, promette
-una perfetta salute.
-</p>
-
-<p>
-La prima giuntura del dito medio sparsa
-di linee, dinota uno spirito credulo, una persona
-un po' semplice e di buoni costumi; la
-seconda con molte linee, un cuore ambizioso
-e uno spirito inquieto; la terza segnata di
-tre linee più o meno pronunciate, un'anima
-schietta, abborrimento alla frode.
-</p>
-
-<p>
-La prima articolazione del dito anulare,
-sparsa di linee e di rami, rivela una grande
-immaginazione. Se la seconda giuntura porta
-tre linee, fra le quali quella di mezzo sia
-spezzata uno spirito giocondo; se l'estrema
-giuntura è composta d'una sola linea unita,
-semplice e ben segnata, abbiamo un buon
-cuore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando le tre articolazioni del dito mignolo
-sono sparse di linee, rami e tratti, indicano
-spirito, talento, eloquenza.
-</p>
-
-<p>
-Anche le unghie avevano la loro parte divinatoria.
-Piccoli segni biancastri sulle unghie
-presagiscono timori; neri, spaventi e pericoli;
-rossi, cosa però molto rara, sventure ed ingiurie;
-d'un bianco puro, speranza e felicità.
-</p>
-
-<p>
-Quando questi segni si trovano alla radice
-dell'unghia, il compimento di quanto presagiscono
-è lontano; salgono alla sommità dell'unghia
-quando i timori e le speranze si
-avverano.
-</p>
-
-<p>
-Perchè una mano sia perfetta, bisogna che
-non sia troppo grassa, ma piuttosto lunga, le
-dita non troppo rotonde, e distinti i nodi delle
-giunture. Il colore di essa dev'essere fresco
-e naturale; le unghie più lunghe che larghe,
-la linea della vita ben segnata, eguale, fresca,
-non sarà interrotta, e si protenderà nella
-linea della giuntura.
-</p>
-
-<p>
-Quella della salute occuperà i tre quarti
-dell'estensione della mano, quella della fortuna
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-sarà sparsa di rami e ben colorata. Avventurato
-chi con queste linee, con una mano
-di tal forma, unirà anche alcuni dei benefici
-segni che abbiamo indicati! il suo carattere
-farà la sua felicità, il destino la sua fortuna,
-e la sua stella gli renderà amico il genio che
-conduce la gloria.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Avete ben inteso, amabili leggitrici, che
-amate farvi astrologare? Per maggiore facilità
-vi si offre in una tavola una mano colla topografia
-delle linee principali: al nostro tempo
-la topografia che è incerta fra gli stati, divenne
-sicura sul cervello con Gall, sulle mani colla
-chiromanzìa: è tutto progresso. Però esaminando
-la mano, nel cercare quelle linee cui
-i chiromanti diedero sì bei nomi, badate a
-non isbigottirvi, perchè potrebbero essere
-quelle benedette rughe che vengono cogli
-anni a molestare parti più nobili che non sia
-la mano. Quando volete fare l'indovina sugli
-altri, prima di pigliar la mano, badate all'età,
-e se è già matura, siate certe di trovarvi tutte
-le linee che vi aggradano: del resto, destrezza,
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-uno sguardo indagatore, e i segreti si apriranno;
-se poi siete belle, e indovinate gli affetti
-di un giovane, anche d'un autor d'almanacchi,
-non sarete mai smentite.
-</p>
-
-<h3 id="gettatura">VI.
-<span class="smaller">Gettatura.</span></h3>
-
-<p>
-Gli uomini vanno sì pazzi per la divinazione,
-che quando non trovano persone che predicano
-per arte il futuro, si creano la buona o
-mala ventura dalle cose fortuite che li circondano,
-o da esseri invisibili: la prima arte
-è la gettatura creduta ancora dal popolo in
-varie parti d'Italia e specialmente a Napoli,
-e intorno alla quale si sono stampati grossi
-volumi a conforto dei curiosi. Credono adunque
-alcuni, che certi uomini abbiano il potere
-di dare la buona o mala sorte, ne temono
-l'incontro, o studiano ogni modo per
-rimediare al loro malevolo influsso. Come li
-conoscano non è facile determinarlo, perchè
-molte volte ha parte la simpatìa e l'antipatìa:
-ne sono poi segni in alcuni il cappello a tese
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-rialzate o a tre punte, in altri fibbie larghissime
-alle scarpe, in chi gli occhiali armati
-non di metallo, ma di osso, in chi la condizione,
-l'abito, la divisa. Quindi i creduli per
-farsi schermo al loro sinistro influsso, portano
-al collo, nelle dita, ai ciondoli degli orologi,
-mille minuterìe e talismani, e appena avvisano
-di vedere qualche gettatore, li toccano, li mettono
-in movimento a propria difesa; ed ove
-questi mancano, corrono colle mani a certe
-parti del corpo. Non vi ha azione nella vita
-che non sia computata nella gettatura; regole
-perchè non sia fatale non ne mancano, ma non
-accade ripeterle per non aggiungere alla noja
-del passato capitolo
-</p>
-
-<h3 id="malarbetto">VII.
-<span class="smaller">Il Malarbetto.</span></h3>
-
-<p>
-Quante volte dal popolo d'Italia o di Francia
-non si ode maledire e invocare nel primo paese
-il <i>Malarbetto</i>, nel secondo la <i>Malebête</i>? non è
-parola a caso perchè nei popoli non si hanno
-senza motivo, non dirò credenze ed usi, ma
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-fino le espressioni. Volete conoscere il Malarbetto?
-è un mostro scappato dall'averno che
-corre le contrade di notte, e porta la malavventura
-a quelli che incontra, sovente la
-morte al prossimo giorno, e propriamente si
-chiama Malabestio. Questa opinione era viva
-nel popolo di Tolosa, ed anche fra di noi in
-alcune campagne si teme questo fantasma
-notturno, sicchè i fanciulli, sentendo rumore
-o il fragore di qualche cocchio, credono che
-giunga. Sebbene tolta questa opinione in altri
-luoghi, resta ancora l'abbreviatura del nome
-siccome esclamazione d'impazienza o di ammirazione:
-in Lombardia suona sovente fra
-le grazie della lingua milanese il <i>Malarbetto</i>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="azioni">CAPO VI.
-<span class="smaller">AZIONI E POTENZA
-DEI MAGHI E DELLE STREGHE.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Dopo tanti sussidj i maghi doveano esser
-tenuti potenti sopra la terra: essi davano
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-salute e sventura, creavano ricchezze, fabbriche,
-facevano tremare i grandi, indemoniati
-gli uomini ed irrequieti i morti. Imitando
-gli storici che adducono pergamene e cronache,
-rechiamo noi pure i documenti giustificativi.
-Sono tutti cavati da libri stampati da
-Delancre, Leloyer, Lenglet, Gabriella, ecc.,
-dunque devono avere autenticità presso quelli
-che vogliono credervi.
-</p>
-
-<h3 id="elisir">I.
-<span class="smaller">Elisir di lunga vita.</span></h3>
-
-<p>
-Gli Dei avevano il nettare e l'ambrosia, i
-maghi e le streghe l'elisir di lunga vita. È
-un liquore rosso o bianco, portentoso come
-il cerotto di Dulcamara, e nel quale Trevisan
-diceva filtrata la pietra filosofale.
-</p>
-
-<p>
-Le streghe l'avevano siccome beveraggio
-potente: guarisce tutti i mali e prolunga la
-vita finchè piace, e quando un tisico abbia
-appena un po' di polmone, basta per conservarglielo
-sempre. Ma questo è poco; cambia
-il rame, il piombo, il ferro, e tutti i metalli
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-in oro più puro di quello delle miniere. Peccato
-che non lo possedano quei poveri diavoli
-che si consacrano alle lettere! non sarebbero
-costretti a fare degli almanacchi.
-</p>
-
-<p>
-La strana ricetta dell'elisir di lunga vita si
-ebbe a gran ventura perchè la palesò un
-vecchio contadino calabrese a un ammiraglio
-di Carlo V, il quale il dimandò come fosse
-in sì grande età e robusto. Si fece popolare,
-si usò da molti, e si narrarono meraviglie
-come del Leroi e dell'omeopatismo. Guarì un
-conte alemanno, il marchese di Brandeburgo
-e la duchessa di Friburgo dopo lunghi anni
-di malattia. Però ora si crede di poco utile,
-se ne è inventato invece uno migliore almeno
-per l'apparenza, e si vende dai profumieri:
-esso consiste in acque per tingere i capelli,
-in essenza per ammorbidire le carni, in parrucche:
-se non allungano la vita, allungano
-alquanto l'illusione di averla migliore.
-</p>
-
-<p>
-Anche il balsamo universale era un elisir
-che valeva a tutti i mali. Un alchimista di
-Besançon vendeva questo balsamo, ma siccome
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-si osò dubitare delle sue virtù, costui si tagliava
-le mani, la testa più volte, e se le
-rappiccava col balsamo: diceva esser pronto
-a farne l'esperimento con altre persone; si
-presentarono alla prova tre Savojardi, tagliò
-loro la testa e le mani, trasse loro gli intestini,
-e rimise tutto a posto. Però la seconda
-volta volle per maggior prodigio aspettare
-alla dimane ad aggiustarli: portò i laceri
-corpi a casa, ma per sciagura un gatto rubò
-ad uno la mano, e un cane mangiò gli intestini
-dell'altro; ma lo stregone da bravo, sostituì
-le busecchie di un porcello, e la mano
-di un impiccato, e ritornò in vita i Savojardi.
-</p>
-
-<h3 id="edifizj">II.
-<span class="smaller">Edifizj fabbricati per incanto.</span></h3>
-
-<p>
-Mefistofele e i suoi colleghi, amici agli stregoni,
-faceano loro non solo ogni servigio, ma
-spesso da muratore. Vi è un racconto popolare,
-assai curioso nella Campania, d'un granajo
-che un demone fabbricò a Giovanni Mullin
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-fatto mago: siccome non è per noi di molto
-interesse, ne narrerò invece uno lombardo.
-</p>
-
-<h3 id="pontepv">III.
-<span class="smaller">Il ponte di Pavia.</span></h3>
-
-<p>
-Ognuno sa che il ponte sul Ticino a Pavia
-è magnifico ed a lungo fu il primo d'Italia;
-dicono i cronacisti a che ne furono architetti
-Giovanni da Ferrara e Jacopo da Gozzo; ma
-corre a Pavia fra il volgo una tradizione strana
-sul modo onde fu edificato: la raccolsi da un
-cenciajo che tiene sua bottega sulle sponde
-del ponte, e vende fibbie scompagnate, volumi
-guasti e simili bazzecole, ed ha una faccia
-che somiglia un pochetto ad un trovatore.
-Udendomi, mentre io guardava a certi libriccini
-che aveva nella sua piccola bottega, parlare
-con un amico del tempo che fu costrutto
-il ponte, esso mi guardò e disse:
-</p>
-
-<p>
-— Oh! si volevano altro che gli uomini a
-fare questo ponte: ella non ne sa niente;
-quando i cittadini di Pavia stabilirono di fabbricarlo,
-ne diedero la cura ad un maestro
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-muratore di cui non si sa il nome, ma sono
-note le vicende. Costui era in grande affanno,
-non sapea da che parte incominciare, e andava
-farneticando per la città gittando bestemmie
-a suo potere; allora gli capitò innanzi un
-uomo tutto avvolto nel tabarro, e gli chiese
-che cosa avesse; il poveraccio glielo disse, e
-l'ignoto offrì di fargli il ponte in una notte
-se voleva dargli l'anima. Sulle prime l'artefice
-sbalordì, poi pensato al gran guadagno
-che ne avrebbe, rispose di acconsentire, stese
-la destra, e quell'altro, scosso alquanto il tabarro,
-mise fuori una mano che aveva certe
-griffe da far paura: si videro anche gambe
-di capra, barba.... insomma quel signore
-era Berlicche. Il muratore titubò un pochetto,
-ma udendo l'amico dirgli: — Sarai un signore
-a questo mondo, — per avidità di guadagno,
-strinse la mano; l'ignoto gli diede la posta
-per la mezza notte sulla ripa del Ticino, nel
-luogo ove doveasi edificare il ponte, e gli
-ordinò di portare seco un foglio di cartone,
-un cane ed un pane.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il maestro non mancò e il signore dal tabarro
-venne poco dopo a cavallo di un gran
-caprone: attraversava il fiume come se camminasse
-sul solido: quando fu a mezza via,
-essendo bujo, disse al capro di far lume, e
-questo scosse le corna e diventarono due fiamme.
-Approdò, e voltosi al muratore:
-</p>
-
-<p>
-— Or da bravo, fratello, il ponte sarà fra
-poco costrutto, e tu dimani chiuderai nell'arca
-tutto il valore che hai pattuito col signor
-sindaco del paese: so che egli usa mettere
-un po' di tassa a questi contratti; bada a non
-dargli nulla; s'affoghi nei debiti chè sarà mia
-preda a suo tempo; tutto in tasca; dammi
-il cartone.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L'altro glielo sporse, e il demone lo gittò
-nell'acqua, e tosto lo si vide crescere, allungarsi,
-rialzarsi, parte sprofondarsi nel fiume,
-parte sollevarsi in archi, e formarsi colonne
-e tetto; insomma costruirsi un ponte bello e
-grande come è al presente. Però lo Spirito
-s'accorse che colui rideva, e siccome gli aveva
-stretta la mano e non giurato, s'avvide volesse
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-gabbarsi di lui, e costrutto il ponte far
-penitenza e rubargli l'anima. Ma colui era
-furbo più di noi rivenditori, e guardandolo:
-</p>
-
-<p>
-— Ora che il ponte è fatto, prova quanto
-valga, gittavi sopra quel pane, e mandavi il
-tuo cane a pigliarlo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il maestro ubbidì, lasciò il cane che corse
-sul ponte, ma questo si aprì e la povera bestia
-precipitò, nè più si vide. L'avaro impallidì, e
-l'altro ghignando:
-</p>
-
-<p>
-— Giura di darmi l'anima, e il ponte diverrà
-di pietra; se no, fa a tuo modo e sarai
-povero.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L'avarizia strinse il tristo; giurò, si sentì
-un cupo fragore, il capro si tramutò in un
-cavallo, il diavolo gli saltò sopra, galoppò sul
-ponte e si udì il battere sulla pietra della zampa
-ferrata.
-</p>
-
-<p>
-Alla mattina si trovò il ponte bello e magnifico,
-solo in un pilone era un buco, dove
-stava sepolto il cane; il buco vi è ancora, e
-dicono alcuni che alla notte la povera bestia
-ne metta fuori il capo e latri; io non l'ho
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-mai udito, perchè a molti curiosi colse entro
-l'anno qualche disgrazia. L'avaro artefice ebbe
-la pattuita mercede, ma potè goderne per
-poco tempo, giacché un giorno gli apparve
-quel signore dal tabarro mentre era sulla
-ripa del Ticino, e gli disse: — Amico, son
-venuto a pigliarti — nè consentì che rispondesse,
-perchè nel tempo stesso si aprì il suolo
-sotto a' loro piedi e buona notte, sparvero;
-uscì un puzzo di zolfo, si fece una voragine
-sopra la quale corse subito l'acqua del fiume,
-e formò quel piccolo seno che si chiama Ticinello.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così narrava il cienciajo; mi veniva voglia
-di ridere, ma colui mi guardava con un far sì
-cagnesco, che tenni per lo meglio andarmene.
-</p>
-
-<h3 id="nuoviprod">IV.
-<span class="smaller">Nuovi prodigj.</span></h3>
-
-<p>
-Nessuna azione maravigliosa era difficile ai
-maghi, ognuno lo sente. Non dirò di Merlino
-e di Atlante, de' quali parlano i poeti romanzeschi;
-ricorderò alcuni del secolo XIII, e
-più recenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-</p>
-
-<p>
-Guido Bonato, troppo famoso per le opere
-sue e per le arti con cui seppe volgere a proprio
-talento l'animo d'Ezzelino da Romano,
-scuotendo la magica bacchetta, operava quanto
-gli talentava; ergeva edifizj, distruggeva monumenti,
-infondea vita nelle cose inanimate
-e reggea la fortuna de' lontani avvenimenti.
-Sovente Bonato aveva soccorso alla pericolante
-fortuna di Ezzelino, ed allorché il conte
-di Montefeltro usciva da Forlì a campo cogli
-altri popoli di Romagna, il mago salito sulla
-torre di san Mercuriale, col tocco della campana
-dirigeva il principe nella battaglia, quantunque
-fosse delle miglia ben molte lontano,
-e quindi riescì più volte troppo fatale ai
-Bolognesi.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-120b"></a>
- <img src="images/ill-120b.jpg" alt="" />
-</div>
-
-<p>
-Ma la magìa venuta a parte della diplomazia,
-operò in que' secoli un grande prodigio
-per mezzo di Michele di Scozia. Fu
-data a costui commissione dalla sua patria di
-andare in ambasciata in Francia, per ottenere
-risarcimento di alcune piraterìe commesse sulle
-coste di Scozia dai marinaj francesi; l'ambasciatore
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-non volle altro seguito che un suo
-demone famigliare che tramutò in cavallo;
-ma come giunse a Parigi, il re di Francia
-tenne di poco conto un messo sì male in arnese;
-e accolta con disprezzo la fattagli domanda,
-era ormai vicino a rimandarlo senza
-che nulla gli concedesse. Allora il mago il
-pregò perchè innanzi di definire ogni cosa,
-concedesse che il suo cavallo percuotesse colla
-zampa il suolo; il re non seppe negargli sì
-mite richiesta; lo Scoto toccò della sua verga
-il ronzino. Sentite meraviglia: al primo battere
-della fatale zampa, tremarono tutte le
-torri di Parigi e suonarono tutte le campane;
-al secondo si fe' più fiero il terremoto e caddero
-tre cupole della corte. Il re che vide
-questa piccola bagattella, spaventato, pregò
-l'ambasciatore facesse sospendere il terzo colpo,
-a cui già innalzava il piede il temuto cavallo.
-Così apprese che conveniva aver maggior riguardo
-agli ambasciadori in qualunque forma
-apparissero; accordò al mago quanto richiese,
-nè si tenne sicuro finchè nol vide partire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nel secolo XIII vi furono molti maghi oltre
-al Bonato che visse fino al 1300; un Riprandino
-veronese, un arabo che denominavasi il
-nuovo Barlaamo, Giovanni da Paria e Gherardo
-da Sabionetta cremonese, erano in molta riputazione,
-usavano alle corti, e teneano dimestichezza
-coi grandi. Nè fu allora solo che
-costoro salirono a tanto potere, ma nel secolo
-che seguì, il duca Giovanni Maria Visconti
-non si conduceva a operare la più
-piccola cosa, ove non avesse consultato il suo
-mago e le stelle; e abbiamo da Schiller che
-quel valente soldato il quale in tempi più
-recenti capitanò la guerra dei trent'anni,
-solea sovente aver consulta coi maghi.
-</p>
-
-<h3 id="riccardo">V.
-<span class="smaller">Riccardo senza paura.</span></h3>
-
-<p>
-Però per quanto i fattucchieri avessero potere
-di porre in iscompiglio gli uomini e le
-cose, e gli spiriti loro seguaci li soccorressero
-in ogni evento, non tutti si lasciavano intimidire,
-e spesso alcuni la vinsero alla prova
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-con loro; sovente si cimentarono a combatterli,
-e ne uscirono vincitori o vinti, siccome
-meglio resse loro l'animo a frenare i pregiudizj
-d'una educazione falsata. Vo' riprodurvi
-alcune storielle piuttosto curiose.
-</p>
-
-<p>
-Tra i più coraggiosi a bravare la magìa fu
-Riccardo, pel suo coraggio soprannominato
-senza paura; era figlio di Roberto il Diavolo,
-quello stesso che venne non ha molto posto
-in iscena sui teatri di Parigi. Uno spirito
-chiamato Brudemort udì del costui coraggio,
-n'ebbe un po' d'invidia e si mise in capriccio
-di fargli paura, ma non vi riescì. Primamente
-lo appostò con dieci mila civette in un bosco,
-e quando il vide giungere, fece che tutte si
-dessero a stridere: pensate che frastuono! Il
-demone intanto avvertiva caritatevolmente Riccardo
-perchè si salvasse, ma egli niente, si
-mette a gridare con loro a più potere, nè
-tacque finchè si dissiparono.
-</p>
-
-<p>
-Un'altra volta tre grandi cavalieri neri cacciavano
-coi cani nelle sue terre, e facevano
-atti da spaventarlo; ma Riccardo fuori una
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-spada, è sopra loro, ne uccide uno: era uno
-spirito travestito; sarà poi risuscitato.
-</p>
-
-<p>
-Un dì Riccardo correva una foresta, vide
-un bambino sur un albero, vi si arrampicò e
-ne spiccò la creatura, che era femmina, e la
-diede a nutrire alla moglie del suo guardaboschi.
-La fanciulla crebbe sì prospera che
-in sette anni si fece una bella tosa che pareva
-ne avesse quattordici. Riccardo non avea
-eredi, ed i suoi baroni il sollecitarono a prendere
-moglie; si arrese e sposò Roena, la fanciulla
-misteriosa. Dopo sette anni di beatitudine
-conjugale, la sposa cadde malata e morì;
-però essa nell'agonìa pregò il marito di farla
-seppellire nella foresta. Riccardo annuì, la
-fe' recare ove ella aveva divisato, e si trattenne
-a piangerla; ma a mezzanotte si aprì
-la bara, l'estinta riprese vita e fece un gemito
-che risuonò per tutto il bosco; quindi si
-alzò, diede una stretta alla gola del cavaliere
-che era in compagnia del marito e scomparve.
-Però Riccardo non ne prese paura, e si accorse
-che sua moglie era stata un diavolo; caso forse
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-unico che un marito si avveda di questa qualità
-della moglie solo dopo che sia morta.
-</p>
-
-<p>
-Convien credere che Brudemort, essendo
-stato una volta battuto dal valente principe,
-avesse deposti i pensieri ostili, perchè oltre
-avergli fatto da moglie in buona pace, seguì
-a soccorrerlo poi. Carlo Magno diede un torneo,
-Riccardo vi accorse, vide alla festa la
-figlia del re d'Inghelterra, e se ne invaghì,
-ma non giunse ad ottenerla in isposa; ei che
-vinse gli spiriti non temeva gli uomini; era
-innamorato, e si rapì la giovinetta. Il re d'Inghilterra
-l'ebbe per onta, volle vendetta, corse
-con molte armi sugli stati di Riccardo dimandando
-la figlia; allora Brudemort venne in sua
-difesa: gli alleati sconfissero gli inglesi, e Riccardo
-celebrò colla vittoria un bel par di nozze.
-</p>
-
-<p>
-Però anche il folletto non fa servigi senza
-ricompensa; Brudemort aveva guerra con un
-altro demone Burgifer; chiese soccorso a Riccardo
-che acconsentì di buon amico. Si armarono,
-ed uniti andarono in una foresta;
-ivi era il re dell'averno, assiso sopra una sedia
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-tutta nera, levata al piede di un olmo
-largo e spazioso; vestito di velluto nero,
-faccia terribile, cinto da numeroso stuolo di
-spiriti tutti neri, molti armati, altri senz'arme.
-Il re infernale li squadrò da capo a piedi,
-li commendò, ed ordinò loro di disporsi alla
-battaglia. Si trovarono presto con Burgifer;
-Riccardo volle misurarsi pel primo; corsero
-furiosamente ad incontrarsi, si ruppero le
-lance, vennero alle spade, scintillarono gli
-scudi e menarono colpi alla disperata, ma
-Riccardo era più poderoso, e il nemico chiese
-misericordia e si diede vinto; si fece la pace,
-e Burgifer rese omaggio a Brudemort.
-</p>
-
-<p>
-Dopo tante vittorie Riccardo non avea più
-freno, pensò alla conquista. Carlo Magno
-mandò i suoi baroni e cavalieri ad una spedizione
-in Terra-Santa; Riccardo vi si rese in
-abito sconosciuto; battè e sconfisse i paladini
-di Francia in un torneo; poi trasse in Inghilterra,
-commise azioni di gran valore, e si fece
-proclamare re. Tutto questo perchè era uomo
-che non aveva paura neppure dei demoni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<h3 id="castello">VI.
-<span class="smaller">Il Castello degli spiriti.</span></h3>
-
-<p>
-Però il genio Malarbetto non è sempre paziente
-come avvenne con Riccardo: se la passò
-un po' male un Olandese, che, come narra
-una cronaca d'Utrecht, volle penetrare un
-castello incantato, rôcca levata in deserta landa,
-cinta di fosse, torri e merli anneriti dal
-tempo e dai licheni. Erano chiuse sempre le
-porte, nessuno poteva penetrarvi; narravansi
-meraviglie; vedersi solo di notte mostri, donne,
-demoni, giungere a volo per l'aria ed entrare
-per la parte del tetto; ivi fare i loro congressi
-le streghe, celebrarsi il Sabbath. Tutti
-passavano tremando presso il castello, guardavano
-con terrore, e non osavano accostarvisi.
-</p>
-
-<p>
-Un giovine di belle forme, ardito, udì
-quelle maraviglie, e fu punto dalla curiosità
-di visitarlo: chiamò a suo ajuto un mago
-possente nella propria arte e negli scongiuri,
-condusse seco due valletti armati, penetrò nel
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-castello. Era silenzio nella corte, e sotto le
-vôlte de' grandi porticati, che rispondevano
-cupamente con un roco risuono all'alternare
-dei passi del profano. Appena pose piede nell'atrio,
-eccogli una vecchia che gli attraversa
-la via; una mano invisibile respinge il viaggiatore.
-Questi chiamò il soccorso del mago,
-che alza la bacchetta e scongiura; la vecchia
-fugge tramutata in nibbio, ma per farne vendetta
-prende i due scudieri pel naso, e se li
-porta a volo come se fossero pulcini.
-</p>
-
-<p>
-L'audace giovane non ismarrisce, inoltra in
-una sala deserta, silenziosa, ove in mezzo
-eran ossa disfatte e in polvere. Quella vista
-lo atterrisce, ma il mago lo rinfranca ponendogli
-al collo un amuleto, e innanzi; ed ecco
-sbucare dalla soglia un orso e muovere contro
-il profano: questi trasse la spada, ma si
-ruppe al toccare della belva; venne a soccorrerlo
-il mago, e l'orso fu stretto fuggire.
-Poco dopo diruppe una pioggia di sangue e
-un fragore di lamenti; il giovane mosse alla
-stanza onde venivano, e trovò uno scheletro
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-incatenato, il quale aveva il cuore che batteva
-e gli occhi che giravano nelle occhiaje.
-</p>
-
-<p>
-A sì strani portenti già il viaggiatore perdeva
-la ragione, ma il mago abbruciò dei
-mirti verdi, e tosto mutò scena: apparvero
-tappezzerie e fiori, una mensa e vivande servite
-da mani invisibili, e gli ospiti audaci si
-posero al desco e si rifocillarono.
-</p>
-
-<p>
-Non durò a lungo quella fortuna: quando
-si servirono le frutta, venne bujo, tuoni,
-saette, un rimbombo in tutte le parti del
-castello: cadde la folgore sulla mensa, e la
-distrusse, s'infiammò la stanza, s'aprì la vôlta
-e grandinò una falange di mostri che ingrandivano,
-ingigantivano, altri coll'ale, altri di
-fuoco, uccelli, rettili con teste umane, insomma
-si aprì il Sabbath. Una strega portò un
-fanciullo neonato, lo si uccise e si pose allo
-spiedo pel banchetto: cadde un'ampolla nera,
-tutti s'inchinarono, ne escì il presidente del
-congresso e se gli intrecciò intorno una danza.
-</p>
-
-<p>
-Intanto che maestro Leonardo si godeva
-quel tripudio, vide i due profani, sebbene si
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-fossero avvolti da una nebbia e celati all'assemblea;
-diede un grido, furono scoperti; si
-sciolse l'infernale congrega e tornò il bujo.
-</p>
-
-<p>
-Restati soli, il mago invitò il coraggioso
-amico a prendere riposo, e si adagiarono sul
-letto ov'era lo spettro; ma poco dopo questi
-si alza, impreca sul loro capo perchè turbassero
-il riposo de' morti, e leva la mano per
-strangolarli. Il mago lo scongiura a sospendere
-e a manifestare la propria sorte, solleva
-la bacchetta del comando e minaccia toccarlo.
-Lo spettro fu preso da timore, rispose:
-</p>
-
-<p>
-— Perchè mi sforzi a rompere il silenzio
-che serbo da cento anni? Io mi chiamo Lenderbonne:
-il fondatore di questo castello mi
-prese al suo servizio nella mia gioventù. Non
-era maritato: una sera si bagnava al chiarore
-di luna, vide una giovane che annegava, la
-salvò, e siccome era bella, la sposò e venne
-con lei ad abitare questo castello. La sposa
-gli partorì un figlio, ma appena nato sparve
-colla madre. I saggi, consultati in proposito,
-risposero che il mio padrone aveva sposato
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-un demone succubo, e indovinarono. Un giorno
-ch'io percorreva la foresta col padrone, essendomi
-dilungato da lui e postomi dietro una
-macchia frondosa, ei mi scambiò con un lupo
-e mi mandò all'altro mondo. Vi trovai sua
-moglie. — Lenderbonne, mi disse, torna sulla
-terra: vi ho lasciato uno sposo che mi fu infedele,
-e lo scopersi coll'arte mia; dagli la
-morte. — Fui forzato ubbidire. Dopo quel delitto,
-costretto a restare nel castello, ho strangolati
-i mortali che hanno osato penetrarvi.
-Quantunque io non sia colpevole che per
-forza, sostengo ancora la punizione de' miei
-omicidj; il sacrificio di una gallina nera consumato
-da una mano innocente, può solo
-mettere un termine al mio supplicio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Allora il mago commosso, promise allo
-spettro di liberarlo da quella pena, se gli
-restituiva i due scudieri che aveva rapiti.
-Apparvero tosto, e i quattro compagni uscirono
-dal castello, e all'indomani liberarono
-lo spettro col sacrificio della gallina nera.
-</p>
-
-<p>
-Queste credenze di spettri condannati a
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-correre una penitenza sulla terra erano popolari,
-e vediamo anche Boccaccio immaginarne
-una novella, i poeti alemanni farne argomento
-a que' loro racconti tetri e melanconici
-di morti e di ombre. Ne leverò ancora due
-dalla <i>Spectriana</i>, che sono piuttosto comici.
-</p>
-
-<h3 id="barbasp">VII.
-<span class="smaller">La barba di uno spettro.</span></h3>
-
-<p>
-Uno spettro visitava da lungo tempo un
-castello della Sassonia, metteva spavento in
-tutti coloro che ardivano prendervi alloggio,
-usando loro malvessazioni indiscrete, talchè
-già da parecchi anni era inabitato; un giovine
-animoso divisò di passarvi una notte, e
-prese seco all'uopo provvisioni, lume ed armi.
-A mezza notte, mentr'era sul dormire, udì da
-lunge un tintinnìo di catene, e dopo strascinate
-alcun tempo pei corritoj, si girarono le
-chiavi, si aprì la porta della stanza ov'egli
-ricovrava, e vide entrare un grande spettro
-pallido, macilento, colla barba lunga e che
-recava un astuccio. Il giovane stette fermo,
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-lo spettro chiuse con diligenza la porta, ed
-accostatosi al letto fe' segno all'ospite di levarsi,
-gli mise un accappatojo sulle spalle, e
-gl'indicò colla mano un banco sul quale gli
-accennò di sedere. Il giovine che già erasi
-alquanto impaurito, sbigottì fortemente quando
-vide che il fantasma trasse dall'astuccio un
-piatto da barbiere, ed un immane rasojo;
-tuttavia dopo si rinfrancò, e lasciò che l'altro
-proseguisse. Allora lo spettro con tutta gravità,
-gl'insaponò il mento, gli tonse con molta
-diligenza la barba e i capelli; e poi gli levò
-l'accappatojo.
-</p>
-
-<p>
-Sin qui nulla di nuovo; era noto al giovane
-che lo spirito tondeva in questo modo
-tutti quelli che dormivano nel castello; ma
-si aggiungeva innoltre che dopo averli rasi,
-malmenava a colpi del suo grosso e scarno
-pugno. Il giovane sbarbato si levò dal seggio
-senza poter soffocare un doppio spavento:
-fissò gli occhi allo scheletro per vedere se
-non gli tempestava il resto sulle spalle; tuttavia,
-non perdendosi affatto d'animo, si rinfrancò
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-ancor meglio, vedendo che l'ombra
-si poneva sul seggio al di lui posto, e gli
-accennava l'astuccio che aveva deposto sur
-un tavolo. Tutti quelli che lo avevano preceduto
-nel castello, furono presi da tanta paura
-che erano caduti in isvenimento, mentre si
-tagliava loro la barba, e questa era la causa
-che ne fossero malmenati a pugni. Il giovane
-notò la lunga barba del fantasma, e tosto si
-accorse che dimandava lo stesso servigio che
-gli aveva reso; gli fece una buona saponata,
-e con coraggio gli rase la barba ed i capelli.
-</p>
-
-<p>
-Appena fu compiuto quest'ufficio, lo spettro
-che fino allora era stato muto, parlò come
-persona viva, seppe cortesia al giovine come
-a proprio liberatore, e narrò che nel buon
-tempo passato egli era feudatario del paese,
-e che teneva il costume inospitale di tondere
-irremissibilmente tutti i pellegrini che prendevano
-alloggio nel proprio castello; sicchè
-per dargli castigo un pio levita, reduce di
-Palestina, lo aveva condannato a tondere dopo
-la morte tutti gli ospiti, finchè non capitasse
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-uno tanto audace da radere lui pure. — Sono
-trecento anni che dura la mia penitenza, e tu
-mi hai liberato — soggiunse lo spettro, e dopo
-avergli rese di nuovo le maggiori grazie, partì.
-</p>
-
-<p>
-Il giovane ardito, pienamente sicuro, dormì
-saporitamente; indi comperò il castello per
-picciolo prezzo e vi passò molti anni beatamente
-con forte maraviglia de' terrazzani, che
-lo spacciavano per un valente incantatore.
-</p>
-
-<h3 id="orecchie">VIII.
-<span class="smaller">Una donna e le orecchie d'un folletto.</span></h3>
-
-<p>
-Si dice che le donne menano gli uomini
-pel naso, è loro virtù; esse valgono a qualche
-cosa di meglio se una non ebbe timore
-di pigliare il folletto per le orecchie. Madama
-Deshoulieres andò ad alloggiare in un castello:
-fu posto tutto a suo ordine, meno una stanza
-che se le disse abitata da uno spirito: curiosità
-femminina! Desiderò vederlo, volle dormire
-in quella stanza.
-</p>
-
-<p>
-Poichè fu adagiata e spense il lume, udì
-spinger la porta mal chiusa, e qualcuno muovere
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-a passi gravi verso il letto, aprire le
-cortine e stendersi sulle coltri: madama coraggio,
-s'alza, minaccia, e non le è risposto;
-ella s'adira, allunga le mani, e le capitano
-due larghe orecchie vellose: le crede quelle
-del demone infesto, le prende strette, e dice: — Ti
-voglio vedere. — Chiama gente, e si scopre
-che il diavolo, il quale era nelle unghie
-di madama, era un grosso cane che ogni notte
-andava a dormire in quella stanza.
-</p>
-
-<p>
-Se si volesse dare la storia di tutti i luoghi
-che si credevano incantati, si avrebbe quasi
-sempre questo scioglimento: o malizia degli
-uomini o fortuite circostanze, che nella paura
-prendono forma di prodigio!
-</p>
-
-<h3 id="sabbath">IX.
-<span class="smaller">Ancora il Sabbath.</span></h3>
-
-<p>
-Or bene, credete forse che tutta questa
-razza di streghe, di fattucchieri, di negromanti,
-sparsi sulla superficie della terra, e
-tutti appartenenti ad una grande associazione,
-potessero passarsi senza conferire insieme
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-per stringere i legami e avviar meglio
-le faccende comuni? Non vi hanno umani
-consorzj senza corrispondenze e congressi;
-verranno a termine con molte chiacchiere,
-non importa, purchè si facciano.
-</p>
-
-<p>
-Diversi erano i modi co' quali i maghi corrispondevano
-fra loro. Alcuni mandavano a
-volo gli spiriti che avevano a proprio servigio
-come noi i corrieri per le poste; altri si
-adagiavano in certe positure a divisate ore
-del giorno, e vedevano e sentivano quanto un
-altro mago nella stessa attitudine volea significare
-e far loro vedere; altri finalmente scrivevano
-o in terra o sopra alcune pietre fatate,
-cifre e simboli, la luna li specchiava e tosto
-li ripercuoteva a quello cui erano diretti, che
-gli leggeva senza cannocchiali; per tal modo
-i maghi si ricercavano a vicenda con mutui
-discorsi e insegnamenti. Le streghe non avevano
-questo privilegio; bisognava si dessero
-fastidio di muoversi, di uscire di casa e si
-incontravano mutate in gatti sui tetti, od in
-civette sulle piante.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-</p>
-
-<p>
-Però queste erano conferenze di poco conto,
-erano visite di amici; più gravi bisogni chiamavano
-sovente maghi e streghe in generali
-congressi a luoghi divisati: allora bisognava
-che si ajutassero ne' viaggi dalle proprie arti.
-</p>
-
-<p>
-Diversi erano i modi con cui andavano da
-un luogo all'altro, quanto erano vaghi i capricci
-dei maghi. Abaris soleva viaggiare a
-cavallo della sua bacchetta magica; abbiamo
-veduto che lo Scoto andasse a Parigi con un
-demone tramutato in ronzino: spesso ove erano
-molti maghi in viaggio corsero fino alcune
-barche che navigavano per l'aria. Altri volavano
-in seno a qualche nube, altri avevano
-un legaccio che stringevano al piede, e in
-poche ore facevano lunghissimo cammino;
-molte volte stendevano alla sera a terra il
-mantello, e standovi seduti sopra, a grande
-agio, si trovavano col dì nascente ove era
-loro in piacere: alcuna volta viaggiavano fino
-coricati sui letti, come vediamo nel Boccaccio
-i maghi di Saladino facessero in una notte
-trasportare messer Torello dall'Oriente in
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-s. Pietro in Ciel d'oro a Pavia. Alle streghe
-però non era facoltativo viaggiare con tanta
-dignità, prendevano per cavallo una scopa,
-un montone od una capra, ma più spesso si
-spalmavano cogli unguenti dei quali Vierio
-e Cardano vollero darne la ricetta; allora
-erano trasformate in qualche uccello o bestia
-e giungevano spiccie al loro destino.
-</p>
-
-<p>
-Le loro universali congreghe si chiamavano
-Sabbath: i nostri lettori fecero la prima conoscenza
-con tutta codesta diabolica genìa in
-uno di questi congressi.
-</p>
-
-<p>
-Il Sabbath tenevasi nelle notti dal mercoledì
-al giovedì, o dal venerdì al sabbato:
-alcuni credono si chiamasse Sabbath dai Sabbazj,
-antichi popoli, primamente convocati da
-Orfeo, o da Saboè, parola con cui s'invocava
-Bacco nelle orgie.
-</p>
-
-<p>
-Questo congresso tenevasi talora in un trivio,
-in un quadrivio, ma più spesso in un luogo
-deserto alle falde di un monte presso qualche
-grande pianta, meglio sulle rive di un lago
-od in maremma per aver più facile l'elemento
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-a fabbricare le tempeste; il terreno ove si
-celebrava il Sabbath si spogliava di vegetazione:
-tali erano i campi di Benevento presso
-un gran noce, tale quel circolo rotondo che
-vide lo Strozzi presso Vicenza.
-</p>
-
-<p>
-Così le brughiere del milanese sono da alcuni
-credute inaridite dalle streghe, terre di
-maledizione ove non doveano crescere nè
-piante, nè virgulti; venne però l'irrigazione
-e l'agricoltura a sciorre l'incanto.
-</p>
-
-<p>
-Chi fosse presidente dell'assemblea, che vi
-si operasse, ognun già sel conosce che vide
-la prima scena di questo dramma fantastico;
-ivi maestro Leonardo, i maghi, fattucchieri,
-streghe e rospi, loro cavalieri serventi, facevano
-quanto era di più strano e di più nefando.
-</p>
-
-<p>
-Però non tutte le streghe trovarono il Sabbath
-sì spaventoso: Maria della Ralde condottavi
-per la prima volta di dieci anni, diceva
-che parevale di andare a una festa di
-nozze, non già per immodestie di cui non
-aveva mai veduto farne, ma perchè lo spirito
-che signoreggiava, teneva sì legate le loro
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-volontà e i loro cuori, che non v'avea luogo
-altro desiderio; vi era inoltre una musica sì
-armoniosa che credeva di essere in paradiso.
-</p>
-
-<p>
-Al Sabbath vi erano fuoco, cucina e mense,
-e buona illuminazione, giacchè Antonio Dumonsar
-fu castigato perchè vi portasse le
-candele: al Sabbath vi erano suonatori e mimi,
-si ballava, e si decidevano le sorti dei mortali,
-ai quali si volevano apportare tribulazioni coi
-maleficj. Tutti i riti di questa congrega sono
-provati da testimoni di veduta che li deposero
-in solenni processi, la maggior parte
-stampati da Delancre; e vedremo più innanzi
-di quanta autorità fossero questi processi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="purgazioni">CAPO VII.
-<span class="smaller">LE PURGAZIONI.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Gli uomini che si studiarono di trovare
-farmachi a tutti i mali, non potevano restare
-inoperosi a ricercarne contro questo fantasma
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-della magìa, da cui avevano tanti malanni.
-Anzi per applicare meglio i medicamenti,
-moltiplicavano i mali, creavano fatturati e
-fatturatori in ogni luogo; quindi vi davano
-rimedj or miti, più spesso tremendi: erano ora
-il medico che sana con blande medicine, ora
-il chirurgo che adopra il ferro ed il fuoco.
-</p>
-
-<h3 id="amuleti">I.
-<span class="smaller">Amuleti.</span></h3>
-
-<p>
-Tutti gli animi timorosi dell'influenza della
-magìa, procuravano di vestire un usbergo
-che ne rintuzzasse le ferite; erano amuleti
-diversi. Di consueto si facevano di pergamena
-ma presceglievasi la vergine: ecco come si
-formasse: prendevasi un agnello che non
-avesse generato, si chiudeva in luogo segreto,
-e formato un coltello col legno d'un anno e
-scongiuratolo, lo si adoperava per iscorticare
-l'agnello: poi trattane la pelle, l'aspergevano
-di sale, la ponevano per quindici giorni al
-sole; quindi presa una pentola dipinta a caratteri
-misteriosi, vi si immergeva la pelle
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-con calce viva; dopo alcuni giorni la si ritraeva,
-se le toglievano i velli, si faceva essiccare
-e si adoperava per farne amuleti.
-</p>
-
-<p>
-Con un brano di pergamena vergine si
-componeva il pentacolo: attendevasi a quella
-cura al mercoledì del primo quarto di luna,
-a tre ore di mattino in una camera aperta,
-imbiancata di nuovo. Ivi si hanno penne, oro,
-colori tutti consacrati, e con questi si fanno
-tre circoli l'uno chiuso nell'altro con quest'ordine:
-oro, cinabro e verde, e in mezzo
-un triangolo. Si scrivono fra i circoli dei
-nomi sacrosanti, e le parole <i>formatio</i>, <i>reformatio</i>,
-<i>trasformatio</i>, e in mezzo la più potente,
-<i>agla</i>; si fanno profumi, si pronunciano
-orazioni e scongiuri, ed il pentacolo è formato.
-Talora invece della pergamena usavasi
-una lamina d'argento o di rame, e vi si incidevano
-parole e circoli colle stesse cerimonie.
-</p>
-
-<p>
-Eguali sono i <i>talismani</i>. Si scrivevano su
-una pergamena tagliata a tondo dei segni celesti
-e si adoperavano egualmente dai maghi
-per le loro malìe, dai timidi per schermirsene.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un altro talismano si solea formare colla
-verbena; quegli che attendeva a prepararla
-stava fisso all'oriente, fermava la sinistra mano
-sull'erba, pronunciava mistiche parole e se le
-girava attorno senza mai volgersi addietro;
-infine la cuoceva con legna benedetta.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente un amuleto che tutti solevano
-portare sulla persona era la parola <i>Abracadabra</i>,
-scritta e ripetuta a triangolo sur una
-pergamena in maniera, che da ogni parte che
-si leggesse dasse la combinazione dell'intera
-parola o d'una parte. Eccovi il simbolo che
-ho posto a prefazione di questo libro, perchè
-mi riparasse le maledizioni di quelli che ne
-sono annojati.
-</p>
-
-<p>
-Questa possente parola valse anche contro
-la seduzione; un galante narrava tutto commosso
-ad una signora a cui non piaceva, che
-aveva il cuore lacerato, che spasimava, che
-era lì per morire, ed essa freddamente gli
-rispose <i>Abracadabra</i>. Il povero diavolo vide
-che gettava il suo fiato, e gli morirono le parole
-sulle labbra; prese il cappello e muto partì.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<h3 id="esorcismi">II.
-<span class="smaller">Degli esorcismi.</span></h3>
-
-<p>
-In tempo che credevasi allo stregamento,
-molti, confondendo il vero col fantastico, erano
-facili a porsi in capo che qualche spirito diabolico
-prendesse abitazione ne' loro corpi; però
-il ministro ecclesiastico che sempre soccorre
-nelle necessità ai credenti, non poteva restare
-indifferente a tante loro perturbazioni, e trovò
-maniera a liberararli dai mali e a ridonarli alla
-pace coll'esorcismo. Convenne però che anche
-i più prudenti nei rimedj si accostassero all'indole
-dei mali, e in tempi rozzi usassero
-formole se non materiali, che almeno parlassero
-ai sensi; se non che alcuni sì le moltiplicarono
-che indussero gravi errori, i quali
-vennero poi condannati da varj concilj.
-</p>
-
-<p>
-Teneansi diverse maniere di esorcizzare. Primamente,
-e quelli che erano posseduti dal
-demonio, e quelli che dovevano scacciarnelo,
-aveano certe regole oltre le quali non conveniva
-trascorrere e per non cadere in peccato,
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-e perchè non andasse a vuoto l'esorcismo.
-Di queste molte sono prescritte nell'<i>Enchiridion</i>
-di papa Leone; altre si trovano
-in una Collezione che Bernardo Sannig ordinò
-di scongiuri, benedizioni ed esorcismi.
-</p>
-
-<h3 id="carattere">III.
-<span class="smaller">Carattere degl'indemoniati.</span></h3>
-
-<p>
-Allorchè presentavasi qualche sgraziato che
-cercava essere liberato dal demone che il possedeva,
-doveasi innanzi tratto esaminare se
-non lo affliggesse qualche malore, o veramente
-lo turbasse uno spirito nemico; distinguevansi
-i segni che indicavano un fatturato in certi
-ed in probabili. Dei primi era il parlar bene
-ed a lungo una lingua sconosciuta, e profetare
-cose lontane ed occulte: dei secondi tremare
-al suono delle sacre parole, usare motti
-e contorsioni, abborrire dalle cose sante; insolita
-grossezza del corpo e del volto, e forze
-maggiori che non si convengono all'età ed
-alla persona. Si aggiungevano pure l'insensibilità,
-la sordidezza, l'immobilità, i borborigmi
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-di ventre, occhi immobili, salassi senza sangue,
-vomitare molte spille; insomma una
-specie di cholèra. Però era di necessità interrogare
-lo spirito che invadeva lo sgraziato,
-del suo nome, di sua condizione, se fosse solo
-od accompagnato, in qual tempo avesse penetrato
-quel corpo e qual causa ve lo avesse
-condotto. Siccome poi in queste risposte il demone
-sovente ripeteva le più strane cose del
-mondo, e sovente anche l'esorcizzante gli faceva
-strane interrogazioni, Sisto V proibì di
-domandarlo di cose che non appartenessero
-all'esorcismo, ed ove fossero donne di non
-dare interrogazioni che potessero molestare
-al pudore.
-</p>
-
-<h3 id="lesorc">IV.
-<span class="smaller">L'esorcismo.</span></h3>
-
-<p>
-Poichè aveasi certezza che il penitente fosse
-indemoniato, si tracciava un circolo con un
-carbone, e vi si faceva entrare il paziente;
-se gli faceano sopra infinite croci, se gli posava
-sul capo il pentacolo o la verbena od
-altre reliquie, e recitavansi devote orazioni;
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-finalmente con tre diversi scongiuri, l'uno più
-tremendo dell'altro, si discacciava lo spirito
-maledetto. Non occorre ricordare che in questi
-scongiuri, come li abbiamo osservati nel
-Sannig, invocavasi quanto vi ha di più sacrosanto
-nella religione: però alcuni quasi
-dubitassero che lo spirito più di quelle invocazioni
-dovesse temere la forza di alcune parole,
-vi accoppiarono molti nomi ebraici che
-col loro suono mettessero la fuga nello spirito
-nemico; uno scongiuro di san Zaccaria, comincia: — Maledetti
-e scomunicati demonj,
-in virtù di queste parole <i>Emmanuel, Sabaoth,
-Adonay, Athanatos, Ischyros, Eleison, Imas,
-Irios, Tetragrammaton</i>.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Mentre seguivano queste preci e cerimonie,
-gli indemoniati sovente si rotolavano per terra,
-parlavano lingue orribili e diverse, faceano
-contorcimenti e mandavano lunghi ululati,
-finchè non fosse fuggito lo spirito che li
-tenea. Finalmente rigenerati alla grazia, spossati
-per tante fatiche, tributavano inni di
-ringraziamento e promesse divote.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<h3 id="imposture">V.
-<span class="smaller">Imposture di alcuni indemoniati.</span></h3>
-
-<p>
-Sarà agevole comprendere come alcuni, o
-per melanconìa o affetti da malattia, od anche
-per ingannare altrui, potessero far credere
-che li governasse il demonio, e quindi
-destare la compassione e la misericordia dei
-più creduli, i quali non di rado erano larghi
-ai posseduti, di elemosine, perchè potessero
-viaggiare ai luoghi di maggiore santità per
-purgarsi o cercare esorcisti di maggiore virtù.
-</p>
-
-<p>
-In fatti un tessitore Brossier, sul declinare
-del secolo XVI, sapendogli assai male il lavoro,
-pensò con tre sue figlie di correre la
-Francia, e facendole vedere come indemoniate,
-commuovere la compassione e vuotare la
-borsa dei pietosi. Fra queste, Marta, sapea
-più destramente d'ogni altra fingersi attratta,
-contraffarsi in forme diverse, e corrispondere
-alle prove che si facevano sopra di lei; insomma
-adoperava in tal modo che ognuno la
-credeva posseduta da un demonio, ma di tanta
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-malignità, che non era riuscito a scacciarlo nessuna
-forza di esorcismi; eppure ne aveva avuti
-assai, perchè in ogni città domandava le benedizioni,
-e le otteneva con abbondanti elemosine.
-</p>
-
-<p>
-Il vescovo d'Orleans però che non si lasciava
-prendere dall'altrui malizia, volle smascherarla.
-Incominciò dall'invitare Marta a
-pranzo, e le fece ministrare, senza ch'ella se
-ne avvedesse, dell'acqua benedetta, ed ella
-la bevè senza che lo spirito ne facesse motto;
-e invece, allorchè si recò l'aspersorio bagnato
-in acqua non benedetta, ella cominciò a concitarsi
-e si fece tutta attratta. Il prelato prese
-il libro degli esorcismi, e facendo vista di
-leggere, recitava in voce alta i primi versi
-dell'Eneide, e Marta sentendo il latino si rotolava
-sul suolo, rispondea parole latine, e
-facea sentire che lo spirito l'affliggesse. Allora
-il vescovo, allontanata ogni persona, gravemente
-la rimproverò di questa impostura, e
-ammonitone il padre perchè più oltre non
-seguisse, minacciando di appalesare la loro
-impudenza, li licenziò.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-150b"></a>
- <img src="images/ill-150b.jpg" alt="" />
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma Brossier, che traeva buon guadagno da
-quella commedia, non curò quella minaccia
-e quel consiglio, e condotta Marta a Parigi
-dimandò l'esorcismo in santa Genueffa, e persuase
-ad ognuno che la cattivella aveva in
-petto un demone de' più possenti. Ne corse
-la novella per la città, tutti traevano a vederla,
-e il vescovo fece visitare l'indemoniata
-a sette medici; e questi, essendo a controversia
-fra loro sulla condizione di lei, il
-prelato ordinò che al primo aprile 1599 venisse
-esorcizzata dal padre Serafino che allora
-era in credito di molta santità.
-</p>
-
-<p>
-Quando Marta fu all'altare e vide principiare
-la cerimonia, contorse gli occhi, allungò
-la lingua fuori dalle labbra, e quando
-sentì più forte lo scongiuro, si rotolò dalla
-tribuna fino alla porta della chiesa. Allora
-Marescotto, uno dei medici presenti, che di
-mal umore s'ingojava quella menzogna, corre
-presso alla donna, e presala alla gola, le ordina
-di fermarsi; ella subitamente atterrita,
-arresta; ma destramente, per non iscoprirsi,
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-adduce che il demonio l'ha in quello istante
-abbandonata; il vescovo e i medici partono
-ed ella rinnova la commedia.
-</p>
-
-<p>
-Costei rispondeva in greco, in latino alle
-domande che facevansi al suo spirito; e mosse
-tal rumore che persuase sì gli animi della
-propria sciagura, che già lamentavasi forte
-di un recente rescritto del re contro gli esorcismi,
-e la bisogna andò sì innanzi che convenne
-incarcerare Marta e suo padre. Fuggì
-però anche quel travaglio e andò a Roma,
-sperando di far maggior profitto nel suo mestiere,
-ma palesata l'impostura dall'ambasciatore
-di Enrico IV, morì povera in un
-ospizio di carità.
-</p>
-
-<p>
-Luigia Maillat viveva nel 1598 tutta melanconica;
-la si sospettò di fatturamento. Fu
-esposta innanzi a una chiesa, si fecero imprecazioni,
-e dàlli, e grida, si scoprì da alcuni
-che aveva in corpo nient'altro che cinque
-spiriti, e tutti col lor nome, cioè: lupo,
-cane, gatto, grazioso, griffone, e faceano conversazione
-in tutte le lingue con que' che
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-li parlavano. Infine madamigella vomitò due
-pillole grosse come un pugno, una rossa e
-l'altra nera, poi altre tre: erano i diavoli,
-che andavano vaghi, vaghi vicino al fuoco, e
-scomparivano, e tutti questi spiriti la povera
-Luigia li aveva ingojati in un frusto di pane
-che le aveva dato Francesco Secretail.
-</p>
-
-<p>
-Una signora di Londra, restata sola, divenne
-melanconica, se le contorsero le mani,
-se le fece la voce rauca: fu giudicata indemoniata:
-lo spirito che non voleva rispondere
-fu costretto coll'esorcismo; confessò che
-l'aveva fatturata un priore, e sull'asserzione
-della pazza, il pover'uomo fu preso ed abbruciato
-come mago. È facile accorgersi che
-lo stregamento si propaga quasi sempre per
-pestilenza; nel 1566 vi ebbero trenta fanciulli
-indemoniati, e a Roma divennero tali in una
-notte trenta figlie, nè si poterono liberare per
-due anni; Cardano osò dubitare che fosse
-causa di questi guai la mal'aria, e Delancre
-disse che questo dubbio era empio.
-</p>
-
-<p>
-Quando più non v'ebbe lo stregamento
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-vennero le convulsioni, che si moltiplicano
-anch'esse come i folletti: in un ospedale tutte
-le giovani avevano le convulsioni: non v'era
-rimedio: Boherave lo ha trovato. Fece porre
-in mezzo alla sala un braciere di carboni ardenti,
-e arroventativi entro alcuni ferri, chiamò
-uomini con tanaglie, e disse, che appena
-venivano le convulsioni tastassero le persone
-delle malate con que' ferri; le convulsioni non
-apparvero.
-</p>
-
-<p>
-Fu più accorto un savio cappuccino, che
-fu l'ultimo guardiano nella casa di Pavia,
-come egli stesso piacevolmente mi narrò: egli
-trasse con molta disinvoltura dall'errore del
-fatturamento, non solo un paese, ma anche
-un buon parroco.
-</p>
-
-<p>
-Resosi dunque il savio frate a tenere certe
-missioni in una parrocchia di campagna, il
-parroco gli disse d'avere molti suoi popolani
-indemoniati e che si raccomandava alle orazioni
-di lui, perchè potesse salvarli da tanta
-disgrazia. Il cappuccino che si vide alle mani
-un'occasione di liberare da un fatal pregiudizio
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-molte persone, disse, che di voglia lo
-avrebbe fatto, che in verità predicando, aveva
-sovente visti molti presi da improvvisi scuotimenti;
-ma non temesse ch'egli recava seco
-una tale reliquia che valeva a cacciare Belzebù
-con tutta la sua schiera se fossero ricovrati
-in un corpo solo.
-</p>
-
-<p>
-Ne fu oltremodo contento il buon parroco e
-confidò a credenza con alcuni quella ventura,
-e in breve lo spirito malvagio invase nuove
-persone, giacché il possedimento è simile alle
-convulsioni che si propagano per simpatìa,
-e da lì a non molto la chiesa fu piena di
-ispiritati, ed ispecie donne, che incominciando
-colle convulsioni, terminarono con gridare
-ed urlare disperatamente. Il cappuccino
-come vide gli animi presi a questa follìa,
-pose di venirne a capo, e disse al parroco
-essere presto ad esorcizzare una di quelle
-donne, ove però fosse delle più fortemente
-possedute. Il parroco ne fe' venire una che
-avea voce di essere più d'ogni altra perseguitata
-dal demonio, e il missionario fattasela
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-cadere ginocchioni dinanzi, annunziò che metteva
-fuori una reliquia di gran santità che
-aveva seco e tutti la ossequiassero; e trattala
-di sotto alle vesti, tenendola avvolta in
-un bianchissimo pannolino, la innalzava in
-vista di molta devozione. La spiritata che appena
-egli levò la mano colla reliquia, era stata
-presa da alcuni scuotimenti, come vide avvicinarsele
-l'esorcizzatore, incominciò dal mandar
-voci alte o lamentevoli, e parole latine ed
-altre più strane ancora, che alcuni meravigliando
-dicevano ebraiche. Il frate parve commosso
-di tanto, poichè asserì accorgersi chiudere
-quella sgraziata in petto uno spirito di
-prim'ordine, ma però non ismarrirsi, nè dubitare
-che alla forza della sua reliquia quel
-maledetto sarebbe fuggito.
-</p>
-
-<p>
-Indi incominciava dal recitare a gran voce
-parole latine e nomi ebraici, e posto sul capo
-alla donna il suo talismano, imponeva al folletto,
-con tremende imprecazioni, di uscire
-da quel corpo ormai reso sacro per le sue
-benedizioni: imponevagli di uscire per la bocca,
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-e la donna era presa da subito impeto di
-vomito; il frate imprecava, e diceva di vederlo
-già spuntar per le corna, e la paziente
-seguiva a scacciarlo con ogni potere: finalmente
-quando il frate scagliò l'ultima maledizione
-e disse che lo spirito se ne andava,
-ella stanca, sudata, anelante con un gran urlo
-il cacciò fuori, e sana alzatasi corse allegra
-fra le braccia del marito, mentre tutti gridavano
-al miracolo.
-</p>
-
-<p>
-Io strabiliava a quel racconto e il cappuccino
-soggiunse di aver seco ancora quella reliquia
-possente, e levatala di tasca, come già
-usò col parroco e cogli altri che gli faceano
-intorno maravigliosa festa per l'ottenuto prodigio,
-me la mostrò: era la sua tabacchiera
-di corno. Io risi, e il valoroso cappuccino
-mi disse che siffatta lezione riescì di gran
-profitto a que' superstiziosi, e aggiunse che
-radunati i mariti, insegnò loro un altro rimedio
-possente contro il fatturamento; cioè
-che preparassero alcune buone verghe di sambuco,
-legno che sortì dalla natura una potenza
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-demonifuga, perchè nel nome racchiude qualche
-parte di quello de' santi; ordinò loro che
-in qualunque ora le proprie donne fossero agitate
-dai demoni, le sferzassero pure con quelle
-sbracciatamente, nè badassero ai loro pianti,
-perchè esse non pativano, ma sibbene il demone,
-e proseguissero a sferzarle recitando
-qualche orazione. I mariti seguirono quel consiglio,
-e il nemico sloggiò da quella parrocchia
-in meno di quindici giorni: furono tolti
-da grave errore non solo i mariti, ma i più
-savj sacerdoti: tanto potè conseguire un cappuccino
-di spirito.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="sortestr">CAPO VIII.
-<span class="smaller">SORTE DEI MAGHI
-E DELLE STREGHE.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Dopo tanti prodigj della magìa, omai cerchiamo
-la beatitudine delle streghe: doveano
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-essere gente che avesse delizie per tutta la
-vita, solo triste il fine della pattuita perdizione:
-invece non aveano che l'ultimo, non
-se le portava il folletto, ma le martoriava
-l'ignoranza. Liberato un indemoniato, si dovea
-cercare a punizione chi lo aveva fatturato:
-si faceva incetta di maghi e streghe,
-si davano nelle mani della giustizia, e Delancre
-fu in Francia giudice che distribuì tanti
-castighi a maghi e streghe, quanti grani di
-tempesta cadono in un temporale, e se ne
-diede merito e stampò opere sulla magia, le
-quali concorsero a materiali di questo libro.
-</p>
-
-<h3 id="constr">I.
-<span class="smaller">Come si conoscessero le streghe.</span></h3>
-
-<p>
-Guai al tempo degli incettatori di rei di
-magìa! La dottrina, lo studio dell'astronomia,
-delle scienze naturali era un dono funesto:
-i filosofi erano maghi: Bruno, Campanella,
-Francesco Stabili scontarono come fattucchieri
-il funesto dono della sapienza, sul rogo o nelle
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-carceri. La vecchiezza, venerabile per l'età,
-era fatale, perchè andava associata al sospetto
-di stregonerìa. Si spiava la condotta delle
-vecchie, e ogni loro azione era indizio dell'arte
-che credeasi professassero. Se usavano
-la chiesa, era per vedere l'ostia nera e profanarla;
-se non vi andavano, era perchè avevano
-abbiurato alla religione; se si rendevano
-a pregare ne' cimiteri, profanavano gli
-estinti per fare maleficj.
-</p>
-
-<p>
-Vi erano anche le prove per conoscere una
-strega. Quando si prendeva una persona sospetta
-di magìa le legavano mani e piedi, e
-la gettavano nell'acqua, e se veniva alla superficie
-era mandata al rogo come rea. Poi
-si svestiva per cercar se avesse sul corpo i
-suggelli di maestro Leonardo, si indagava se
-usasse piangere, giacché alle streghe era negato
-il beneficio delle lagrime: finalmente era
-chiamata ad esame e si persuadeva a confessare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<h3 id="processi">II.
-<span class="smaller">Processi delle streghe.</span></h3>
-
-<p>
-Parrà strano che tante streghe e fattucchieri
-fossero puniti e arsi per la stessa loro
-confessione, e da ciò alcuni vollero indurre
-prove all'esistenza della magìa. Converrebbe
-esaminare que' processi e persuadersi altrimenti:
-eran tutti presso a poco ad un modo: dopo
-avere interrogati que' sgraziati intorno a cose
-generali, li stringevano sull'argomento.
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi una strega?
-</p>
-
-<p>
-— Oh che dice mai! Il cielo me ne guardi!
-</p>
-
-<p>
-— Ecco una profanazione, bestemmia! Confessa,
-chè già è nota ogni cosa. Non parli?
-Ebbene ti persuaderà un po' di corda. Ehi!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ed ecco il manigoldo conduce la donna a
-una corda che pende da una carrucola dalla
-vôlta, le lega le mani alle spalle, le rafferma
-a questa corda, tira l'altro capo: si rivoltano
-alla sgraziata le braccia, scrosciano l'ossa al
-peso della persona.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, Signor Iddio! misericordia!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Taci, non nominare il nome del Signore
-invano; confessa: sei una strega?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì: mi liberi da questo tormento, e
-dirò tutto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E l'esaminatore dà un cenno, la corda allenta
-e la sgraziata mezza rotta, è slegata.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque sei strega?
-</p>
-
-<p>
-— Sì signore.
-</p>
-
-<p>
-— Hai fatto patto col diavolo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì signore.
-</p>
-
-<p>
-— Sei stata al Sabbath?
-</p>
-
-<p>
-— Io non so che si dica. Ho fatto tutte
-le settimane il venerdì e il sabbato.
-</p>
-
-<p>
-— E che! Osi anche motteggiare, sfacciata?
-è lo spirito d'averno che risponde per
-te: un po' di corda.
-</p>
-
-<p>
-— No, per carità! sono stata al Sabbath.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa vi hai veduto?
-</p>
-
-<p>
-— Per verità non lo so, direi una bugia.
-</p>
-
-<p>
-— Ehi! mettetela sul letto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E i manigoldi la distendono su una specie
-di cataletto ove resta legata mani e piedi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che cosa mi fanno? Per carità! Io
-non intendo nemmeno che cosa vuole sapere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ti sei divertita al Sabbath, al congresso
-delle streghe?
-</p>
-
-<p>
-— No signore; non so niente.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, datele un po' piacere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E i manigoldi si mettono a farle solletico
-con spazzole di ferro sotto la pianta de' piedi.
-</p>
-
-<p>
-— Ahi misericordia!
-</p>
-
-<p>
-— Confessa che cosa hai fatto.
-</p>
-
-<p>
-— Ho ballato.
-</p>
-
-<p>
-— Nient'altro?
-</p>
-
-<p>
-— No signore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ed ei fa un cenno col capo, e quegli altri
-incominciano a pungerla con degli spilli.
-</p>
-
-<p>
-— Misericordia! Ho mangiato.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa facevano gli altri?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so.
-</p>
-
-<p>
-— Fatele venire la memoria — e i manigoldi
-le stringono colle tanaglie le orecchie,
-le strappano i capelli.
-</p>
-
-<p>
-— Ahi! ahi! per carità... Sì signore, ho
-veduto il Maledetto colle corna, coi piedi d'oca,
-vestito di rosso, colla barba.
-</p>
-
-<p>
-— Lo hai baciato?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh! che dice mai? Io baciare il diavolo?
-Caro signore! Io lasciarmi baciare?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene senti i suoi amplessi — e un
-cenno, e i manigoldi le cingono al fianco un
-cilicio, la pungono miseramente, ed ella:
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì... mi ha abbracciata?
-</p>
-
-<p>
-— E d'altro che avvenne?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Poi la tastano con ferri roventi, ed ella:
-</p>
-
-<p>
-— Ah per carità! Non mi diano più tormenti;
-sì, confesso tutto: il Nemico mi ha
-fatto tutto quello che dicono; mi levino da
-questo martirio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si alza; si redigono di nuovo, in forma di
-confessione con applicazioni, quegli asserti;
-la donna sta un po' dubbiosa prima di confermarli;
-ma gira la vista, vede la corda,
-il letto, i manigoldi, si sente un brivido per
-l'ossa, e conferma: il processo è fatto colla
-confessione della rea e la sgraziata è condannata
-al fuoco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<h3 id="urbano">III.
-<span class="smaller">Urbano Grandier.</span></h3>
-
-<p>
-Di questo modo andò il processo di Urbano
-Grandier, che fu pubblicato sotto il titolo
-di <i>Storia dei diavoli di Loudon</i>, e accennato
-in quelle <i>dei fantasmi</i> di Gabriella P., da cui
-estraggo parte.
-</p>
-
-<p>
-Le conclusioni, il delirio degli indemoniati
-si apprese alle Orsoline di Loudon: i nemici
-del parroco Urbano Grandier, lo accusarono
-di stregonerìa, di averle ammaliate. Le donne
-ogni dì facevano nuove stranezze, la superiora,
-che era bellissima, aveva in corpo varj spiriti,
-tra i quali Astarotte: diversi folletti maligni
-possedevano le altre monache, fra quali
-Zabaclon aveva presa casa da una laica. I nemici
-di Grandier, cioè il procuratore del re,
-e Mignon inquisitore, coi giudici andarono nel
-collegio. Appena si accostarono alla superiora,
-la cominciò a contorcersi, a mandare grugniti:
-allora il giudice Mignon mise un dito
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-in bocca alla donna e imprese a interrogare
-in latino Astarotte che la possedeva.
-</p>
-
-<p>
-— Con quai mezzi sei tu entrato in corpo
-a questa monaca?
-</p>
-
-<p>
-— Con delle rose.
-</p>
-
-<p>
-— Chi le ha mandate?
-</p>
-
-<p>
-Dopo un momento di silenzio: — Urbano.
-</p>
-
-<p>
-— Qual'è l'altro suo nome?
-</p>
-
-<p>
-— Grandier.
-</p>
-
-<p>
-— La sua qualità?
-</p>
-
-<p>
-— Parrocco.
-</p>
-
-<p>
-— Di qual chiesa?
-</p>
-
-<p>
-— Di san Pietro di Loudon.
-</p>
-
-<p>
-— Chi ha portate le rose?
-</p>
-
-<p>
-— Uno spirito trasformato.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si tornò altre volte alle interrogazioni della
-monaca e d'una laica, e sempre Astarotte
-per bocca di costoro nominò Grandier come
-stregone.
-</p>
-
-<p>
-Lo sgraziato fu preso; si rinnovarono i
-processi alle donne, e uscirono le accuse più
-strane contro Grandier: si mostra, e lo ho
-recato altrove, fino il patto ch'egli aveva colle
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-potenze d'averno, e fattele parlare sovente
-per la bocca delle indemoniate, sulla loro testimonianza,
-si condannò l'innocente ad essere
-arso, e gittate le ceneri al vento.
-</p>
-
-<p>
-Fatta la condanna si mandò un chirurgo
-nella prigione di Grandier con ordine di radergli
-la testa, il viso e il resto del corpo
-per vedere se portava qualche marchio, e
-strappargli le unghie. Dopo fu vestito d'un
-cattivo abito e condotto in quello stato al palazzo
-di Loudon, ove si trovavano radunati
-tutti i giudici con una folla di spettatori.
-Lactance e un altro suo collega scongiurarono
-l'aria, la terra, il reo stesso e ordinarono
-agli spiriti di lasciare la persona del fattucchiero.
-Quindi Grandier si pose in ginocchio
-ed ascoltò la lettura della sua sentenza
-con una costanza che meravigliò tutti gli
-astanti: egli però non aveva confessato, fu
-posto alla più fiera tortura; inutilmente: non
-proferì parola, non si salvò.
-</p>
-
-<p>
-Venne al dì statuito condotto al supplizio.
-Se gli era promesso di lasciargli parlare al
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-popolo, e di strozzarlo per sollevargli il martirio
-del fuoco: non lo si fece: ogni volta
-che apriva bocca, gli esorcisti gli gittavano
-sul viso tant'acqua che era soffocato. Mentre
-si apparecchiava il laccio, alcuni lo rannodarono
-in modo che non valesse, altri diedero
-fuoco al rogo innanzi tempo: il misero Grandier
-disse al suo esorcista:
-</p>
-
-<p>
-— Ah! questa non è la promessa: vi è
-un Dio che sarà il mio e il tuo giudice, e
-ti stabilisce a comparire innanzi a lui un
-mese.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma la fiamma tutto distruggeva. Uno stuolo
-di colombe errava intorno a quel rogo; i tristi
-dissero ch'erano demoni che cercavano di
-soccorrere il mago; una mosca volò intorno
-alla testa di Grandier, e dissero che era il
-demone che veniva a raccoglierne l'anima.
-</p>
-
-<p>
-L'infelice cadde, e molti perirono al par
-di lui per varj secoli nello stesso modo, miserando
-esempio della tristizia degli uomini e
-dell'ignoranza dei tempi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<h3 id="supplizj">IV.
-<span class="smaller">Supplizj delle Streghe.</span></h3>
-
-<p>
-Ma non tutti avevano l'animo di Grandier;
-inventavano tra' triboli strane venture e complici,
-e quindi nuovi tormenti e nuovi tormentati.
-Gautiere accusò nel 1582 Laforde
-d'averla condotta al Sabbath, ed ebbero entrambe
-la mala ventura.
-</p>
-
-<p>
-A Casale, in Piemonte, vi era una strega
-chiamata Androgena, che nel 1538 fu accusata
-di apportare la morte nelle case ove andava,
-e confessò che aveva una società di
-40 streghe, colle quali faceva un maleficio
-onde ungevano le porte delle case. Sempre
-la stessa storia degli avvelenatori, e per sciagura
-la stessa barbarie di abbruciarli.
-</p>
-
-<p>
-Anche le pazze e le frenetiche si prendevano
-come streghe. Maberthe che viveva nel
-1618 era un misto di fanatismo religioso ed
-empio, diceva che amoreggiava esseri celesti,
-che una mano le toccava il capo, e una
-voce le ripeteva: sei perdonata. Fu chiamata
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-all'inquisizione, e confessò che dormiva con
-un folletto, che era strega, che andava al Sabbath
-e infine che l'inquisitore voleva sedurla:
-convenne spacciarla, e fu abbruciata. Invece
-Giovanna Ribadin fu condannata a morte
-il 5 giugno 1587, perchè in un delirio profetizzò
-che Dio proibiva alle donne di portare
-le maniche increspate, e agli uomini berretti
-rossi, e raccolse in domenica erbe malefiche.
-</p>
-
-<p>
-E di queste follìe ve ne avrebbero molte
-da narrare per un dì; ma omai è meglio venirne
-a capo per consolarci almeno con un
-altro pensiero, che sono finite le streghe e
-questa cantafavola.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="conclusione">CONCLUSIONE.
-<span class="smaller">Il buon senso.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Ho cominciato con una celia, e venni a
-fine con una tragedia. Però omai rallegriamoci,
-non vi sono più nè maghi, nè streghe,
-nè incanti, nè malìe, non vi son più indemoniati,
-inspiritati, e quanto più vale, non
-ardono più roghi. Eppure era temerità il dubitarne,
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-e passarono appena due secoli. Di
-questo mutamento, che per vero pare un prodigio,
-vuolsi dar merito al buon senso. Esso
-non mancava sicuramente quando s'accendevano
-i roghi, e vi stridevano fra le fiamme
-uomini e donne innocenti: molti compassionavano
-que' miseri, ma non osavano spargere
-in pubblico una lagrima, alzare una voce in
-loro difesa: il buon senso di pochi è superiore
-al proprio secolo, e non ha parte alla
-civiltà d'una nazione.
-</p>
-
-<p>
-Fu quella filosofia che alcuni gravano di
-tanti delitti, che ne liberò dalle streghe. Essa
-dimostrò quali siano le cose che possano avvenire
-in questo mondo, svelò molte virtù occulte
-delle produzioni naturali, e molta ipocrisia
-degli uomini; osò a poco a poco insinuare
-negli animi di tutti i proprj dubbj,
-rivelare certe verità, insomma fare universale
-quel buon senso che prima era privilegio di
-pochi; rendere opinione di tutto quanto prima
-era un pensiero dedotto dal ragionamento.
-Quando un'opinione è universale, non ha più
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-forza che vi resista: potranno alcuni sforzarsi
-di ritardarne i buoni effetti, ma infine ella riesce
-a vincere. Questa opinione creata dal buon
-senso, il quale vide che la magìa era un delirio,
-distrusse i maghi e le streghe, perchè più
-non vi si credea, e rese ridicole le persecuzioni
-che si faceano loro; e un'opinione che non
-ha nè persecuzioni, nè martiri, diviene indifferente.
-Eccovi la forza che sterminò la magìa.
-</p>
-
-<p>
-Ora, amabili lettrici, tutto il potere de' maghi
-e delle streghe è capitato in vostra mano:
-voi ammaliate, mettete le convulsioni, date
-e togliete la vita; come le fate, tramutate
-gli uomini in bestie od in numi, secondo
-che meglio li desiderate, o inerti o virtuosi.
-Or bene, giacchè è tempo che amate gli
-studj e consultate fino gli almanacchi, fate
-che la vostra potenza magica riesca utile a
-qualche cosa. Infondete in questi uomini che
-fatturate, qualche diavoletto che non si ricrei
-solo di cose vane, ma produca qualche bene al
-vostro paese, e non sarete state streghe inutili.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<h2 id="tavole">SPIEGAZIONE
-<span class="smaller">DELLE TAVOLE</span></h2>
-</div>
-
-<table class="loi" summary="">
- <tr>
- <td>Pag.</td> <td class="dx"><a href="#fill-0-000">5</a>.</td> <td>Congresso delle streghe o Sabbath (Prima del frontispizio).</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Pag.</td> <td class="dx"><a href="#fill-038b">38</a>.</td> <td>Ricevimento di una strega.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Pag.</td> <td class="dx"><a href="#fill-086a">86</a>.</td> <td>Mano colle linee per la chiromanzìa.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>Eccole:</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp1">A.</span> Linea della vita.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp1">B.</span> Linea della salute e dello spirito.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp1">C.</span> Linea della felicità o della fortuna</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp1">D.</span> Linea della giuntura.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp2">1.</span> Montagna di Venere.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp2">2.</span> Montagna di Giove.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp2">3.</span> Montagna di Saturno.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp2">4.</span> Montagna del Sole.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp2">5.</span> Montagna di Mercurio.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp2">6.</span> Montagna della Luna.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td><span class="sp2">7.</span> Montagna di Marte.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>Le quattro figure geometriche che sono in alto rappresentano: le due circolari superiori i talismani, la circolare inferiore più grande un pentacolo: il triangolo è quello che si disegnava in mezzo al circolo magico.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Pag.</td> <td class="dx"><a href="#fill-120b">121</a>.</td> <td>Il mago di Scozia fa tremare Parigi.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Pag.</td> <td class="dx"><a href="#fill-front">127</a>.</td> <td>Il castello degli spiriti. (Vedi il frontispizio).</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Pag.</td> <td class="dx"><a href="#fill-150b">150</a>.</td> <td>Esorcismo di Marta Brossier.</td>
- </tr>
-</table>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="2"><span class="smcap">Alle nuove leggitrici</span></td> <td class="pag"><a href="#leggitrici">Pag. <span class="smcap lowercase">III</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">PRELUDJ.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Prefazione</td> <td class="pag"><a href="#prefaz">1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Piano dell'opera</td> <td class="pag"><a href="#piano">2</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Congresso delle streghe o Sabbath</td> <td class="pag"><a href="#congresso">5</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Ai curiosi</td> <td class="pag"><a href="#curiosi">10</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO I.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">I MAGHI.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Della magìa</td> <td class="pag"><a href="#magia">11</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Come si diventasse mago</td> <td class="pag"><a href="#comesi">14</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Il dottor Faust</td> <td class="pag"><a href="#faust">15</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Margherita di Milano</td> <td class="pag"><a href="#margherita">19</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Diplomi de' maghi</td> <td class="pag"><a href="#diplomi">21</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Cerimoniale della magìa</td> <td class="pag"><a href="#cerimoniale">24</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>La bacchetta magica</td> <td class="pag"><a href="#bacchetta">ivi</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>Strenne de' maghi</td> <td class="pag"><a href="#strenne">26</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO II.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">LE STREGHE.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Come si divenisse strega</td> <td class="pag"><a href="#divenstrega">30</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Streghe create dagli spiriti</td> <td class="pag"><a href="#createsp">31</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Sdegni degli spiriti colle streghe</td> <td class="pag"><a href="#sdegni">35</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Ricevimento delle streghe</td> <td class="pag"><a href="#ricevimento">37</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Gli iniziati</td> <td class="pag"><a href="#iniziati">39</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Strumenti delle streghe</td> <td class="pag"><a href="#strumstr">41</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>Gli unguenti</td> <td class="pag"><a href="#unguenti">ivi</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>La scopa</td> <td class="pag"><a href="#scopa">45</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IX.</td> <td>Moltiplicazione delle streghe</td> <td class="pag"><a href="#moltipl">46</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO III.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">ALTRE INDOVINE.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Intermezzo</td> <td class="pag"><a href="#intermezzo">47</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Le fate</td> <td class="pag"><a href="#lefate">48</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Melusina</td> <td class="pag"><a href="#melusina">50</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Gli zingari</td> <td class="pag"><a href="#zingari">53</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO IV.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">MAGÌA NERA.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Un richiamo opportuno</td> <td class="pag"><a href="#richiamo">60</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Evocazione degli spiriti</td> <td class="pag"><a href="#evocaz">61</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Dell'ammaliamento</td> <td class="pag"><a href="#ammaliam">64</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Stregamenti mortali</td> <td class="pag"><a href="#stregam">66</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Sortilegio per innamorare</td> <td class="pag"><a href="#sortamor">69</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO V.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">IL FUTURO.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Della divinazione</td> <td class="pag"><a href="#divinaz">75</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Divinazione per mezzo degli spiriti</td> <td class="pag"><a href="#divspir">77</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Astrologìa</td> <td class="pag"><a href="#astrologia">79</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Mandragore</td> <td class="pag"><a href="#mandragore">84</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Chiromanzìa</td> <td class="pag"><a href="#chiromanzia">86</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Gettatura</td> <td class="pag"><a href="#gettatura">109</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>Il Malarbetto</td> <td class="pag"><a href="#malarbetto">110</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO VI.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">AZIONI E POTENZA DEI MAGHI E DELLE STREGHE.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Preliminare</td> <td class="pag"><a href="#azioni">111</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Elisir di lunga vita</td> <td class="pag"><a href="#elisir">112</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Edifizj fabbricati per incanto</td> <td class="pag"><a href="#edifizj">114</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Il ponte di Pavia</td> <td class="pag"><a href="#pontepv">115</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Nuovi prodigj</td> <td class="pag"><a href="#nuoviprod">119</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Riccardo senza paura</td> <td class="pag"><a href="#riccardo">122</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Il castello degli spiriti</td> <td class="pag"><a href="#castello">127</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>La barba di uno spettro</td> <td class="pag"><a href="#barbasp">132</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>Una donna e le orecchie d'un folletto</td> <td class="pag"><a href="#orecchie">135</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IX.</td> <td>Ancora il Sabbath</td> <td class="pag"><a href="#sabbath">136</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO VII.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">LE PURGAZIONI.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Preliminare</td> <td class="pag"><a href="#purgazioni">141</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Amuleti</td> <td class="pag"><a href="#amuleti">142</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Degli esorcismi</td> <td class="pag"><a href="#esorcismi">145</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Caratteri degl'indemoniati</td> <td class="pag"><a href="#carattere">146</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>L'esorcismo</td> <td class="pag"><a href="#lesorc">147</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Imposture di alcuni indemoniati</td> <td class="pag"><a href="#imposture">149</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">CAPO VIII.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">SORTE DEI MAGHI E DELLE STREGHE.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Preliminare</td> <td class="pag"><a href="#sortestr">158</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Come si conoscessero le streghe</td> <td class="pag"><a href="#constr">159</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Processi delle streghe</td> <td class="pag"><a href="#processi">161</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Urbano Grandier</td> <td class="pag"><a href="#urbano">165</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Supplizj delle streghe</td> <td class="pag"><a href="#supplizj">169</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2"><span class="smcap">Conclusione.</span> Il buon senso</td> <td class="pag"><a href="#conclusione">170</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2">Spiegazione delle tavole</td> <td class="pag"><a href="#tavole">173</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">FINE DELL'INDICE.</td>
- </tr>
-</table>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Le streghe, by Defendente Sacchi
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE STREGHE ***
-
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