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-The Project Gutenberg EBook of L'Incendiario, by Aldo Palazzeschi
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: L'Incendiario
- col rapporto sulla vittoria futurista di Trieste
-
-Author: Aldo Palazzeschi
-
-Release Date: October 15, 2016 [EBook #53287]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- _PROPRIETÀ LETTERARIA_
-
- Milano 1910 — SOCIETÀ ANONIMA POLIGRAFIA ITALIANA — Via Stella, 9
-
-
-
-
- ALDO PALAZZESCHI
-
-
- L'Incendiario
-
-
- _COL RAPPORTO_
- _SULLA VITTORIA FUTURISTA_
- _DI TRIESTE_
-
-
-
- EDIZIONI FUTURISTE
- DI “POESIA„
- MILANO — VIA SENATO, 2
- 1910
-
-
-
-
-Opere di ALDO PALAZZESCHI:
-
-
- _Poesia_:
-
- I CAVALLI BIANCHI — (Esaurito).
- LANTERNA — (2ª ediz.). _Edit. Cesare Blanc,
- Firenze_ L. 2. —
- POEMI — _Editore Cesare Blanc, Firenze_ L. 5. —
-
- _Romanzo_:
-
- RIFLESSI — _Editore Cesare Blanc,
- Firenze_ L. 2. —
-
- _In preparazione_:
-
- SIGNOR PERELÀ — Romanzo.
-
-
-
-
-RAPPORTO
-
-sulla vittoria del Futurismo a Trieste.
-
-
-Il nostro treno corre verso Trieste, rossa polveriera d'Italia.
-
-Oh! rabbia di sentirci, noi, poeti futuristi, portatori d'idee
-esplosive, demolitori della vecchia Italia, imprigionati in uno
-scompartimento come aquile in una gabbia.... Ma le anime nostre
-s'avventano nel buio, precedendo la locomotiva che si sforza di
-seguirci.
-
-Non è lontano il giorno in cui per forza si dovranno constatare sui
-nostri cadaveri ammonticchiati la straziante sincerità del nostro
-programma e la tragica serietà della nostra violenza. Questo però non
-c'impedisce di essere allegri, pazzamente allegri, questa sera, non
-foss'altro che per schernire la lentezza del treno sgangherato che ci
-trasporta, scricchiolando per tutta la sua nera ossatura, battendo i
-denti sonori, trascinando le ferree pantofole e sdraiandosi in tutte
-le stazioni come un ubbriaco nella luce vinosa di tutte le bettole:
-Treviglio, Brescia, Verona....
-
-— Bando alla musoneria e alla gravità!
-
-— Noi andremo alla guerra danzando e cantando.
-
-— Ecco Vicenza.... Questa nebbia puzza di vecchia beghina! osserva Aldo
-Palazzeschi.
-
-— Attraversiamo infatti l'anima tabaccosa e ammuffita del senatore
-Fogazzaro.... Che schifo!
-
-Centinaia di fanali elettrici sfilano davanti a noi, a destra e a
-sinistra.... Sono i nostri luminosi sputacchi futuristi, lanciati nelle
-tenebre immonde.
-
-All'alba, il confine: tragici burroni sassosi, probabile teatro di una
-battaglia di domani. Ognuno di noi già si sceglie, muto, il suo posto
-di combattimento.
-
-Cormons, Miramar.... ed ecco il mare Adriatico, grigia immensa bandiera
-spiegata, che palpitando aspetta dal sole i suoi tre colori trionfali.
-
-Finalmente, Trieste!... Un crepitare di grida infiammate, un
-lampeggiante scoppiare di urrah! Tutti i nostri amici son venuti ad
-aspettarci. Cento mani appassionate si tendono verso di noi.... Cento
-sguardi ebbri e inebbrianti cercano febbrilmente fra noi l'unico dio
-invisibile: l'esaltante vessillo italiano!
-
-
-Alle sette di sera, dietro al sipario del Teatro Rossetti, noi
-contendiamo i lembi tricolori di una poesia al capo della polizia
-austriaca, pettoruto e bardato di decorazioni, mentre una folla
-torrenziale inonda fragorosamente le gallerie....
-
-Quando ci mostriamo finalmente alla ribalta, tutto il popolo di
-Trieste è davanti a noi.... tutto, con l'ardente gioventù dei suoi
-maschi bellicosi, con lo scintillìo di eleganza parigina che dà
-risalto alla flessuosità appassionata delle sue donne. A destra, in
-un palco, la grazia felina e squisitamente spirituale di Delia Benco,
-scrittrice ispirata, dallo stile affascinante come la sua _toilette_
-artisticamente originale. Con lei è Silvio Benco, l'illustre e grande
-romanziere del _Castello dei desideri_. Nello stesso palco, Willy Dias,
-la geniale scrittrice di cento indimenticabili novelle, e la bellissima
-signora Ciatto. In un palco più vicino alla scena, la superba figura,
-romantica e notturna, di Nella Doria Cambon, poetessa dal volo pensoso
-e nostalgico. Le sta al fianco l'amica nostra Elda Gianelli, poetessa
-che inneggiò recentemente al verso libero con ala di genio.
-
-In platea, la signorina Haydée, la scrittrice ben nota che tanto
-onora Trieste col suo versatilissimo ingegno; il dottor Prezioso,
-grande patriota, giornalista-principe, dominatore di pensieri e di
-folle; il direttore dell'_Indipendente_, Zampieri, fortissimo campione
-dell'irredentismo; il dottor Cimadori, il poeta Riccardo Pitteri, il
-dottor Spadoni, Carlo Banelli, l'avvocato Costellos, presidente della
-Società Filarmonica, l'ingegnere Menesini, il poeta futurista Luigi
-Crociato, il poeta Cesare Rossi, e moltissimi altri notabili della
-città.
-
-Fuori, rumoreggia violentemente la marea d'un migliaio di persone, tra
-le fetide dighe dei poliziotti.
-
-Ci sono dei professori, dei pedanti, degl'invalidi, nella sala? Noi non
-li vediamo.... Silenzio di Corte d'Assise nel momento della sentenza,
-o, piuttosto, silenzio di profondità sottomarine, ove io scaglio le
-frasi del mio discorso, come siluri contro le vecchie galere romane che
-beccheggiano invisibili sul fluttuare del pubblico:
-
-
- _AMICI, NEMICI FORSE!_
-
- _Giudico necessario premettere alcune brevissime spiegazioni alla
- nostra declamazione di poesie futuriste._
-
- _Anzitutto, che cosa vuol dire _Futurismo_? In termini molto
- semplici, _Futurismo_ significa odio del passato_.
-
- _Noi ci proponiamo infatti di combattere energicamente e di
- distruggere il culto del passato, ed obbediamo in ciò all'istintivo
- bisogno di difendere le nostre forze vive, che vogliono liberamente
- ed interamente esplicarsi prima di estinguersi._
-
- _Considerate che il numero dei grandi uomini defunti è quasi
- infinito: sono eserciti formidabili di genii morti, ormai
- indiscussi, che accerchiano e schiacciano la esigua legione dei
- vivi. — A quelli e per quelli, tutto è concesso: libere le strade,
- spalancate le porte, profuso il denaro. — I vivi, invece, non
- raccolgono che dileggi, insulti, calunnie, e patiscono la fame!_
-
- _Nella repubblica dell'arte, particolarmente, coloro che difendono
- ed esaltano i morti, lo fanno per una subdola vigliaccheria e per
- l'invidia che ispirano loro gli uomini veramente vivi._
-
- _Si uccide un poeta giovane e forte, scaraventandogli addosso la
- mummia cartacea di un grande poeta morto da cinquecent'anni. Gli
- editori cestinano i manoscritti di un genio affamato, per prodigare
- il loro denaro nella ristampa di capolavori d'epoche lontane. I
- miliardari sprecano somme favolose nella compera di cose che non
- hanno altro valore che quello di essere corrose e consunte dal
- tempo._
-
- _Si esumano musiche fredde e soporifere, statue insignificanti, tele
- tarlate e annerite, mentre musicisti, scultori e pittori viventi
- aspettano invano, nel buio di una sordida miseria, il divampare
- vittorioso delle loro creazioni. Quando non si può uccidere un
- giovane con un cadavere esumato, gli si scagliano attraverso le
- gambe dei vecchi rimbambiti, dei fantocci rispettati, o degli
- stomachevoli opportunisti._
-
- _È perciò che noi, nell'arte, nella politica, e, insomma, in ogni
- manifestazione di vita, combattiamo brutalmente la religione del
- passato e il rispetto di tutto ciò che è antico._
-
- _Proclamiamo cretina la massima: _«in medio stat virtus»_, e odiamo
- tutti i mezzi termini. Disprezziamo e combattiamo tutte le forme
- di obbedienza, di docilità, d'imitazione, i gusti sedentari, e
- glorifichiamo invece i nomadi, i refrattari e le grandi belve
- libere._
-
- _Disprezziamo e combattiamo le maggioranze avvelenate e corrotte
- dal potere, i divieti dell'opinione corrente i luoghi comuni della
- morale e della filosofia._
-
- _Nel campo letterario propugnamo l'ideale di una grande e forte
- letteratura scientifica, la quale, libera da qualsiasi classicume,
- da qualsiasi purismo pedantesco, magnifichi le più recenti scoperte,
- la nuova ebbrezza della velocità e la vita celeste degli aviatori._
-
- _La nostra poesia è poesia essenzialmente e totalmente ribelle alle
- forme usate. Bisogna distruggere i binari del verso, far saltare
- in aria i ponti delle cose già dette, e lanciare le locomotive
- della nostra ispirazione, alla ventura, attraverso gli sconfinati
- campi del Nuovo e del Futuro! Meglio un disastro splendido, che
- una corsa monotona, quotidianamente ripresa! Già troppo a lungo
- furono sopportati i capi-stazione della poesia, i controllori di
- strofe-letto, e la stupida puntualità degli orari prosòdici._
-
- _In politica, siamo tanto lontani dal socialismo internazionalista
- e antipatriottico — ignobile esaltazione dei diritti del ventre —
- quanto dal conservatorume pauroso e clericale, simboleggiato dalle
- pantofole e dallo scaldaletto._
-
- _Noi esaltiamo il patriottismo, il militarismo; cantiamo la
- guerra, sola igiene del mondo, superba fiammata di entusiasmo e
- di generosità, nobile bagno di eroismo, senza il quale le razze si
- addormentano nell'egoismo accidioso, nell'arrivismo economico, nella
- taccagneria della mente e della volontà._
-
- _Disprezziamo e combattiamo la tirannia dell'amore, che specie nei
- popoli latini, falcia le energie degli uomini d'azione. Combattiamo
- il rancido sentimentalismo, l'ossessione dell'adulterio e della
- conquista femminile, nel romanzo, nel teatro e nella vita. Vogliamo
- insomma sostituire, nelle immaginazioni, giovanili, alla figura
- stucchevole del Don Giovanni, quelle violente e dominatrici di
- Napoleone, di Clémenceau e di Blériot._
-
- _Tutto ciò, naturalmente, contraria ed esaspera le maggioranze;
- ma noi Futuristi, noi Estrema Sinistra della letteratura, ce
- ne rallegriamo, poichè solo temiamo le facili approvazioni e
- gl'insipidi elogi dei mediocri._
-
- _Sicuri e convinti che nulla vi sia di più facile e di più
- spregevole insieme che il piacere al pubblico, solleticandone i
- gusti volgari, noi preferiamo piacere soltanto al nostro ideale, e,
- al pubblico ostile, non domandiamo che fischi!_
-
-
-Uno scoppio formidabile di applausi.... Le carene del passato si
-sfasciano nella risacca sbatacchiante delle mani entusiasmate.
-
-Ed ecco Armando Mazza, dal gran corpo atletico, avanzarsi come un
-lottatore. La sua voce tonante sfonda le pareti del teatro e sembra
-coprire tutto il mondo delle nostre prime volontà futuriste. In verità
-i saggi mummificati, i custodi del buon senso e tutti coloro che
-portano sulla schiena la loro poltrona come le testuggini il guscio, si
-sentono schiacciati dal passo di quel gigante che con alte grida chiama
-alla riscossa gl'incendiarii.
-
-Abbasso i musei! Riseppelliamo i morti! Glorifichiamo la violenza!
-Viva la guerra! Morte ai pacifisti! Abbasso le maggioranze sedentarie!
-Gloria alle belve!... Altrettanti pugni roventi nei petti freddolosi
-dei Passatisti, arbusti scarniti e contorti dalla lava sui fianchi di
-un vulcano!
-
-Poi, i poeti futuristi, uno dopo l'altro, con una disinvoltura da
-studenti in baldoria, versano a fiotti il rosso vino della sublime
-poesia in tremila coppe invisibili, tese freneticamente a volerlo.
-
-Ma, ad un tratto, scoppia un gran baccano e s'accende un parapiglia
-infernale.
-
-Si urla allo scandalo; mani di spettatori naufraganti si aggrappano
-alle poltrone; altre stringono disperatamente rotonde calvizie,
-come se abbrancassero il mondo per salvarlo. Occhi moribondi cercano
-ansiosamente dei crocifissi introvabili. Cresce il tumultuare della
-calca: è la grande insurrezione delle mummie. Non una italiana:
-tutte austriache o _leccapiattine_. Ma la possente gioventù trionfa.
-Tutti i maschi sono in piedi, e coi pugni, con gli scoppi della voce,
-costringono i morti a ricoricarsi nei loro scanni tombali.
-
-
-Il soffio dell'entusiasmo ci spinge fuori e ci trasporta per le vie di
-Trieste.
-
-Entriamo nel _Caffè Milano_, fornace da cui si sprigionano e scattano,
-investendoci, i tizzoni in fiamme dei più entusiastici urrà! Sulla
-grande tavolata fraterna, il sangue delle gote, il fuoco delle voci, i
-vermigli fermenti della poesia e del patriottismo.... Aldo Palazzeschi
-dice con raffinata sapienza le sue belle poesie: _Villa Celeste_, _La
-Regola del Sole e Palazzo Mirena_, contenute in questo volume. Poi
-Armando Mazza è costretto a declamare per la terza volta il celebre
-_Manifesto_. Tutti gli alcool traboccano, scorrono e s'incendiano.
-Sorge un giovane dagli occhi elettrizzati d'ingegno, che clama la sua
-professione di fede futurista, la sua ardente simpatia pel nostro
-movimento di ribellione contro il passato.... Tutti lo ascoltano
-intenti, ed egli, invaso da un furore ispirato, scarica in alto mille
-idee paradossali, come tanti razzi sguscianti senza posa da una botte
-pirotecnica. Quell'uomo è il forte poeta triestino Mario Cavedali.
-
-Intorno a lui si affollano moltissime altre figure bellicose di
-pubblicisti, di letterati, di artisti: i valorosi patrioti fratelli
-Tamaro, redattori dell'_Indipendente_, il fervido giornalista Mario
-D'Osmo, l'inesauribile _pince-sans-rire_ Doro Finzi, il maestro
-Saragoz, Barison, l'insuperabile violinista, il geniale poeta Arturo
-Bellotti, Oberdorfer, l'energico segretario e difensore dell'Università
-del Popolo, l'elegantissimo De Sala, corrispondente del _Figaro_, il
-biondo e simpatico Paolo Zampieri, Augusto Datta, il poeta Dolcetti,
-Mario Alberti, Guido degli Sforza, Gualtiero Finzi, ed altri ed altri
-ancora.
-
-Si odono a quando a quando le schioccanti risate dello spiritosissimo
-Nordio. Si alza l'avvocato Tedaldi, che declama un'ode del Carducci con
-emozione di cuore, efficacia di gesto e tonante forza di voce.
-
-Usciamo dal _Caffè Milano_ per portare la nostra focosa anima italiana
-entro il covo notturno degli ufficiali austriaci: l'_Eden_.
-
-
-Vi troviamo invece molti ungheresi che accompagnano con gesti e con
-danze un'impetuosa zuffa di violini tziganeschi. Essi ci salutano
-clamorosamente, inneggiando alla liberazione dell'Ungheria e di
-Trieste, e — allegri martiri del patriottismo — si torcono sulla sonora
-graticola del _cembalum_, sotto le rabbiose sferzate dei violini.
-
-Gioia, follia e guerra!
-
-Alcuni ufficiali austriaci, in un angolo, hanno l'itterizia della loro
-bandiera.
-
-Quando usciamo, una frenetica ebbrezza goliardica e gaiamente vandalica
-agita la nostra irruente colonna.
-
-Noi, futuristi, proclamiamo senz'altro la morte della saggezza,
-l'ignominia della parola _prudenza_.... Guai a chi non è capace di
-audacie teppistiche! Guai a chi, ogni notte, non si sente signore
-assoluto della città e gonfio di disprezzo per coloro che dormono!
-
-In lunga fila indiana, camminiamo prima rapidamente e poi ci slanciamo
-a passo di corsa, formando festoni rumorosi e beffardi intorno alle
-facce lorde dei poliziotti, vespasiani ambulanti.
-
-Così correndo, giungiamo al Molo San Carlo. Un gran veliero che fora
-le nuvole coi suoi tre alberi altissimi.... Fin dove salgono, quegli
-alberi? Bisogna pur saperlo!... Su! Su!... Chi potrebbe impedirci di
-seguirne l'acuto slancio verso il cielo? Che importa se il veliero
-oscilla, se il sartiame miagola al soffio rovesciante della bora?...
-E ci arrampichiamo su per l'albero maestro, in cerca di nidi di
-stelle.... Di lassù, ci sarà forse anche dato di scorgere all'orizzonte
-i fanali della formidabile squadra di Bettolo, a cui forse giungeranno
-le nostre grida di ansiosa chiamata!
-
-
-Ci si avvia verso Servola, i cui fumi biancastri laggiù, sembrano
-pilastri enormi eretti a sostenere le rosseggianti vôlte della
-notte.... Lieti come scolari in libertà, ci agitiamo intorno alle pance
-fuligginose delle ferriere, che partoriscono muraglie di bragia...
-Grida di vittoria erompono dai nostri petti.... Finalmente, le più
-folli immagini futuriste si realizzano: ecco edifici di fuoco che
-camminano, si sventrano e rovesciano a terra viscere di topazi e di
-rubini!
-
-Noi assistiamo così alla fusione del nuovo sole futurista, più
-colorato, più fantastico, più caldo del vecchio sole di ieri. Ne
-sorvegliano l'immane colata incandescente i mostruosi camini, giganti
-burberi, impennacchiati di fumo che nemmeno si sentono passar tra i
-piedi le stridule fughe dei treni, sorci di ferro spaventati....
-
-Oh! come invidiamo le case appollaiate sulle colline circostanti,
-le case attente a cui la gioia ubbriacante del fuoco incendia gli
-occhi ogni notte. Come invidiamo le nuvole dalle facce accaldate e
-l'orizzonte marino solcato da lunghi riflessi scarlatti!
-
-
-A Trieste, i giovani non dormono mai. Igienica insonnia, che ci fa
-divorare il gran pranzo futurista offertoci dagli amici e servito
-spiritosamente a rovescio, così:
-
- _Caffè_
- _Dolci memorie frappées_
- _Frutta dell'Avvenire_
- _Marmellata di gloriosi defunti_
- _Arrosto di mummia con fegatini di professori_
- _Insalata archeologica_
- _Spezzatini di passato con piselli esplosivi in salsa storica_
- _Pesce del Mar Morto_
- _Grumi di sangue in brodo_
- _Antipasto di demolizioni_
- _Vermouth_.
-
-Dappertutto, nelle sale sontuose della _Filarmonica_, nei
-salotti intellettuali, nei ritrovi mondani, le dame rivaleggiano
-nell'accoglierci con regale e squisita cortesia, affascinate piuttosto
-che sgomentate dalla violenza incendiaria delle nostre volontà
-futuriste.
-
-Partiamo a malincuore, ma già rivolto lo sguardo ad altri campi di
-battaglia, e Trieste ci accompagna al treno acclamandoci ancora con le
-voci squillanti dei suoi cento figli più eletti, che galoppano intorno
-alla nostra carrozza, e ci salutano col grido di _Viva l'Italia!_ _Viva
-il Futurismo!_
-
- _F. T. Marinetti._
-
-
-
-
-Le fanfare della stampa
-
-
- Il Futurismo e i Futuristi
- difesi da:
-
- Silvio Benco, Elda Gianelli, A, Bellotti
- Paolo Arcari, A. Scocchi, V. Cuttin, Augusto Datta
- G. Giacomelli, A. Tamanini, ecc.
-
-
-TRIESTE ELETTRIZZATA.
-
-
-SILVIO BENCO
-
-presenta i futuristi nel “Piccolo„.
-
-Serata di poesia futurista: la chiamano veramente i manifesti e gli
-striscioni apparsi in gran numero a tutte le cantonate della città.
-Infatti i sei giovani poeti che reciteranno mercoledì i loro versi al
-Politeama Rossetti hanno accettato come insegna del loro sodalizio il
-manifesto del futurismo lanciato l'anno scorso dal Marinetti: del quale
-manifesto molto si rise e molto si discusse, e si rise perchè veramente
-andava oltre a ogni seria intenzione di rinnovamento letterario; e
-si discusse perchè spalancava ambo le porte a un problema che è forse
-il supremo problema della letteratura: è fatale che l'arte si atteggi
-sempre conforme al passato, e si giudichi sempre con le opinioni che
-furono del passato? ovvero non deve trarre essa i suoi impulsi dalle
-concitazioni della vita moderna, e giudicarsi a norma delle aspirazioni
-che ciascuno di noi ha verso il futuro?
-
-Il manifesto del futurismo premette dunque una contraddizione alla
-legge del perpetuo ritorno di ciò che fu; e se questa è una legge, esso
-contiene un'illusione o un inganno, se no è una legge, esso contiene,
-in forme brutali, un'enunciazione di verità. Il che non può decidersi
-dopo un anno dall'apparizione del manifesto, e mentre il mosto fermenta
-e non si è fatto vino. Non giudichiamo dunque il futurismo che allo
-stato di ebollizione; limitiamoci a presentare i futuristi che sono
-allo stato solido di personalità: uno di essi, e il loro capo, F. T.
-Marinetti, non ha più nemmeno bisogno di presentazione; poichè già
-lo conosce il nostro pubblico come un poeta d'impulso e di fervida
-fantasia: all'opera sua nell'ultimo anno non aggiunse che un dramma,
-_Les poupées électriques_, inventato molto ingegnosamente sul tema
-delle segrete affinità delle anime che sì sostituiscono inconsce l'una
-all'altra, dapprima nell'indeterminatezza delle commozioni psichiche,
-poi nella concretezza delle sensazioni. Non è necessario nemmeno
-presentare il giovane siciliano Federico De Maria, che fu l'anno
-scorso fra i lettori dell'Università del popolo: il suo libro _La
-leggenda della vita_, scritto quasi tutto in versi liberi, ma con rime
-e assonanze e ricchezza di melodia, lo rivelò come uno dei poeti che
-meglio fanno suonare il lor pensiero nella armoniosità della lingua
-nostra.
-
-Una sorpresa per il pubblico potrebbe essere Paolo Buzzi, il più
-complicato temperamento del gruppo. Vasto intelletto; volontà ambiziosa
-e tenace che lo disciplina a una costanza di lavoro quasi sovrumana;
-gusto non ancora purificato, non ancora naturalmente sensibile alle
-proporzioni di ogni opera d'arte, qualunque essa sia. È milanese.
-Sorse anni or sono, vincitore di un concorso letterario della rivista
-_Poesia_, con un romanzo, _L'esilio_, dove aveva cercato di mettere
-tutta la sua mente: e poichè la mente era vasta, il romanzo uscì in tre
-volumi. Troppo; non tutto aveva lo stesso valore; ma c'erano capitoli
-mirabili per verità e ricchezza di colore, per lucida esposizione di
-idee, per trascrizioni d'una vorticosa vita fantastica. La stessa
-impressione d'un uomo che ha molte cose da dire si riceve dal suo
-volume di versi _Aeroplani_. Il contenuto ne è più denso, più vario
-che nei consueti libri di versi; la vita delle città vi è vissuta con
-una anima complessa d'uomo che sente dentro di sè una folla; la natura
-vi è descritta con colori che paiono e sono nuovi soltanto perchè
-sono più esatti. Ma anche qui regna talvolta il disordine, la febbre
-dell'improvvisare, l'irriflessione, la mancanza di associazione delle
-idee e di continuità delle forme; è un vigoroso e penetrante ingegno
-non ancora tanto padrone della sua vita strabocchevole da placarla in
-un'opera d'arte.
-
-Enrico Cavacchioli invece, è un artista: cesella le strofe, e le
-fonde nello stampo del bronzo; scrive di rado in versi liberi come i
-suoi compagni, e non sono i suoi versi migliori. La sua originalità
-è fatta di precisione: precise le visioni, per quanto strane, morbose
-e macabre; preciso il vocabolo; preciso e ben ponderato il suono. Se
-qualche suo componimento ha la forza dell'allucinazione, la ricava
-dalla saldezza, dall'incisività di ogni segno tracciato dal suo stile
-acuto ed acre.
-
-Di Aldo Palazzeschi confessiamo di non conoscere che una poesia, ma
-bellissima: _La regola del sole_. È scritta con una espressione di
-candore e di umiltà appropriata alla visione ingenua; con un ritmo da
-fiaba, morbidamente irregolare e dolcemente monotono. Ricorda, per la
-ispirazione e per le forme, il Maeterlinck della prima maniera: _Les
-sept princesses_. Ma non si può dire che lo imiti; fa una propria opera
-d'arte, molto limpida, molto chiara, interessante. Infine Armando
-Mazza, poeta pur lui, ci è annunziato come un magnifico dicitore
-di versi, e come tale ebbe gran plauso a Palermo. Egli reciterà non
-soltanto le proprie poesie, ma anche quelle d'altri futuristi: Libero
-Altomare, Corrado Govoni, e infine di colui che questa pleiade di poeti
-venera come il suo sole: Gian Pietro Lucini, un poeta lombardo che da
-più di vent'anni vive in continuo arricchimento e in continuo rigurgito
-del pensiero e in indefesso fermento e che ha scritto, tra dieci libri,
-in una forma di versi inventata da lui, un fervido, caleidoscopico
-poema di evocazione del settecento filosofico e lussurioso: _La
-prima ora de la Accademia_. Egli, per vero, si schermisce dall'essere
-futurista; ma i futuristi dicono che è il loro padre. Già, ogni futuro
-ha un passato.
-
- _Silvio Benco._
-
-
-ELDA GIANELLI
-
-presenta i Futuristi nell'“Indipendente„.
-
-Dei sei poeti futuristi che Trieste intellettuale è chiamata a sentire
-domani a sera — e sappiamo ben viva la curiosità del nostro pubblico
-— Aldo Palazzeschi è uno dei più giovani. Pure egli ha al suo attivo
-parecchi volumi: _I Cavalli Bianchi_, _Lanterna_ poemi; _Riflessi_
-romanzo. Annunzia: _Il Codice di Perelà_, e intanto raccoglie l'eco
-della critica giornalistica sui _Poemi_, ampio volume di aristocratica
-edizione fiorentina.
-
-Trovai, tornando appunto da Firenze, i _Poemi_, l'estate passata; e non
-ebbi agio nella stagione di segnalarli ai lettori dell'_Indipendente_;
-i quali, di quelli della modernissima scuola, conoscono già da lungo
-F. T. Marinetti il duce, come i giovani chiamano mano il direttore
-di _Poesia_: il _principe dei guerrieri_, come lo chiama Paolo Buzzi
-dedicandogli il suo inno alla guerra. Ed è infatti una guerra che
-i giovani combattenti per l'avvenire dell'arte sostengono. Questi
-giovani sono i primi, contrariamente a tutta la violenza del programma
-futurista, a riconoscere, a salutare la bellezza del passato che fu
-bellezza. Il loro odio è per le muffe, che mai sono state altro, e
-ostentano sempre, in tutti i rami dell'arte e della vita, il più feroce
-misoneismo, e vorrebbero soffocare ogni nuova germinazione, ciechi
-contro nuovi colori e nuove forme, solo perchè non corrispondono
-a colori e forme catalogate e lustre della patina del passato;
-disperatamente sorde contro ogni nuova armonia incomprensibile
-all'ovatta dei loro orecchi.
-
-Battaglia accanita quella dei giovani che non vogliono entrare nella
-strada della vita coi soliti ritornelli belanti, con le solite
-genuflessioni a una retorica ch'essi non sentono e non accettano
-per canone d'arte. Nè può meravigliare o disgustare l'irruenza,
-la scompostezza del loro gesto di battaglia, il linguaggio che par
-talora di un fervore pazzesco, se pensiamo alla fredda malignità, allo
-scherno velenoso che in ogni tempo accolse ogni giovanile rivoluzione
-letteraria. Che non fu lanciato dal livore — eh, la parola è ben
-giusta! — di coloro che si videro minacciati nel lor comodo adagiamento
-nei versi cantabili, contro le prime barbare del Carducci? Ora le
-barbare, invecchiate a loro volta, dovettero cedere al verso libero,
-il quale è assai meno libero di quello che a orecchi profani possa
-sembrare, e ha leggi d'armonia che sfuggono non soltanto a chi non ha
-orecchio poetico, ma anche più a chi non ha anima poetica. Fate pur
-prosa, adorna o disadorna, e mettetela a righette e chiamatela verso
-libero, se piace a voi. Gli esperti, i senzienti del verso libero, i
-poeti, ve la bolleranno per prosa egualmente.
-
-Marinetti esordì con un poema in verso libero magnifico di slancio,
-potente di colore: _La Conquête des Étoiles_, del quale fu già parlato
-su queste colonne. In Francia, dove da un pezzo i _verslibristes_
-s'imponevano, fu da Gustavo Kahn chiamato questo poema: _un bel
-effort lyrique de beaux vers français d'une forme libre, originale et
-rare_. Prova che i versi liberi possono assai distinguersi tra loro,
-aristocrazia e volgo, come ogni cosa di questa terra e del cervello
-umano.
-
-I futuristi del resto non si preoccupano d'imporre un genere di poesia
-o l'altro, e non comandano i versi liberi. Enrico Cavacchioli ha
-quartine mirabili di grazia e freschezza. Paolo Buzzi incatena talvolta
-nell'apparente metro libero i metri più ovvii, che tutti direbbero
-ottonarî, settenarî, senarî, quinarî, se li vedessero stampati a
-lineette, e pochi forse sanno trovare e far cantare nelle prolisse
-righe dei versi liberi de' suoi _Aeroplani_.
-
-Federico de Maria è poeta assai noto e caro ai giovani d'Italia, poeta
-d'ardimento e di sentimento profondo.
-
-Del Mazza, che dicono mirabile dicitore, ed esporrà versi del Lucini,
-del Govoni, dell'Altomare, non conosco l'opera originale.
-
-Di Aldo Palazzeschi, dico brevemente come me lo concede lo spazio. Non
-è facile definirlo, o bisognerebbe conoscere tutta l'opera sua. Non
-so i suoi poemi precedenti a questi, nè il suo, o i suoi romanzi. In
-questi poemi s'atteggia a semplice. Una grazia un po' malata che si
-compiace di foggiarsi modi qualche volta infantili, primitivi; ma che
-ha pure una sentimentalità sincera, penetrante.
-
- Chi sono?
- Son forse un poeta?
- No certo.
- Non scrive che una parola, ben strana,
- la penna dell'anima mia:
- follia.
- Son dunque un pittore:
- Neanche.
- Non à che un colore
- la tavolozza dell'anima mia:
- malinconia.
- Un musico allora?
- Nemmeno.
- Non c'è che una nota
- nella tastiera dell'anima mia:
- nostalgia.
- Son dunque... che cosa?
- Io metto una lente
- dinanzi al mio cuore
- per farlo vedere alla gente.
- Chi sono?
- Il saltimbanco dell'anima mia.
-
-Non dice una cosa nuova il Palazzeschi. Fu sempre dato dei giullari ai
-poeti d'ogni genere e d'ogni forma. Coloro che si danno da sè stessi
-del saltimbanco, figurarsi se sono presi alla lettera dagli uditori
-o lettori di buona volontà! Taluno mi disse che il giovane poeta fu
-bistrattato dalla critica benevolente. Non so.
-
-Mi parve bene riprodurre questa sua autopresentazione oggi che egli
-viene fra noi. Noi sappiamo che non avviene mai che i saltimbanchi
-di professione si diano questo nome. Tutt'altro! I Dulcamara della
-piazza e dell'arte ostentano anzi titoli accademici e quando lo possono
-cavallereschi. E quand'anche fosse, Pierrot in arte non è sinonimo di
-pagliaccio ma di melanconico.
-
-Ed è un melanconico sognatore il Palazzeschi, un dipintore di
-fantasime. E hanno un fascino le figure ch'egli evoca con versi piani,
-piani, ad arte puerili.
-
-Tre piccole figlie stanno — apro a caso i Poemi — innanzi a Madama
-Matrigna. Vestono a mezzo lutto, tengono il volto abbassato, sono tutte
-confuse. In abito di crespo giallino, a pieghe e rigonfi, la matrigna
-guarda, un poco sorridente, le piccine. Esse sono venute a pregarla di
-parlar loro, e insistono supplichevoli che parli.
-
- Ma non delle cose passate...
- Ma non delle cose avvenire
- Parlate, parlate, signora matrigna!
- Ci sembra... ci sembra il vostr'occhio
- che guardi... e non guardi...
- Parlate, parlate!
- In punta del labbro ci avete.
- Signora Matrigna,
- non so... non sappiamo...
- ci avete un sorriso... maliardo,
- un tenue sorriso ritorto
- che nasce, si torce e finisce.
- Un riccio eguale portate
- in mezzo alla fronte.
- Signora Matrigna, parlate, parlate.
-
-Non è mirabilmente espressa in questa accorata sollecitazione l'ansia
-delle tre piccole in lutto che si raccomandano alla donna vestita di
-giallo, che per loro rappresenta la sfinge?
-
-Di questi quadri vaghi, semplici tratti di penna, eppur profondamente
-espressivi, il Palazzeschi ne ha in quantità. Come ha bizzarrie che
-parrebbero inqualificabili e nondimeno son note d'un sentimento vivo
-che restano nei nostri orecchi, gamma che involontariamente la memoria
-ci ripete.
-
-Non sono versi quelli della Fontana malata, per esempio. Ma quella
-fontana noi la vediamo e la sentiamo tossire. Così vediamo il Borgo
-tramontano, che non ha finestra al sole e le tien tutte chiuse, tutta
-la giornata, per aprirle soltanto all'ora del tramonto che gli abitanti
-e le campane salutano; per ritirarsi e tacere poi fino al tramonto
-seguente. Così vediamo Regina Carmela e Regina Carlotta e le Nutrici, e
-le Nazarene, donde forse il primo germe di quella stupenda Regola del
-Sole, che il poeta dirà, crediamo, alla serata aspettata. La Regola
-del Sole è un ordine di mistiche adoratrici dell'astro. Un gruppo di
-signore s'è comperata un'isoletta in mezzo al mare, donde non si vede
-terra nè vicina nè lontana, e ivi vivono beate, nella loro strettissima
-clausura, aspettando ogni giorno il sole, meste nei giorni di nebbia,
-felici in quelli di splendore. E non muoiono d'alcun male, si spengono
-dolcemente, e quando una trapassa le altre la cantano beata perchè
-salita ad unirsi al sole.
-
-Insomma domani il pubblico triestino avrà l'impressione immediata della
-poesia che è l'ultima espressione moderna ed il primo passo verso un
-rinnovamento, speriamo, felice.
-
- _Elda Gianelli._
-
-
-AUGUSTO DATTA
-
-nell'“Azione Socialista„.
-
-Mercoledì 12 avrà luogo al Politeama una serata di lettura poetica alla
-quale, per la prima volta in Trieste, prenderà parte un gruppo di poeti
-italiani che leggeranno i loro componimenti.
-
-I poeti che udremo sono tra quelli che aggruppatisi intorno alla
-rivista «Poesia» diretta da Marinetti e che già conta cinque anni di
-vita, sono assurti alla fama benchè giovanissimi. Merito questo che
-va attribuito alla Rivista stessa la, quale ebbe sempre per scopo
-principale di sostenere le giovani forze nel campo della letteratura.
-
-Per dare al pubblico un'idea di questa serata, nulla è più
-consigliabile di una scorsa all'ultimo fascicolo di questa rivista
-battagliera dove sono raccolti gli ultimi lavori inediti dei poeti
-Paolo Buzzi, Enrico Cavacchioli, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi e
-del direttore Marinetti. Questi poeti si distinguono per una grande
-audacia d'ispirazione e benchè diversi nella loro estrinsecazione
-artistica, sono tutti animati dall'identico ideale di rinnovazione
-letteraria e dal medesimo odio per ogni forma di classicismo rancido e
-di convenzionalismo accademico.
-
-Furono vivamente combattuti recentemente, quando con soverchia violenza
-forse, ma con profonda sincerità, si battezzarono _Futuristi_ cioè
-_avveniristi_ ad oltranza, inalberando come un vessillo, il famoso
-manifesto del Futurismo pubblicato dal _Figaro_ di Parigi e lanciato
-con tanto clamore attraverso l'Italia.
-
-Il pubblico che non potè farsi un'idea esatta di ciò che _futurismo_
-vuol dire, giudicherà il 12 gennaio le opere di questi giovani poeti
-futuristi, i quali null'altro desiderano, in fondo, che una maggiore
-libertà letteraria di fronte alle tendenze viete e retrograde di cui si
-fanno forti alcuni dei poeti moderni.
-
-Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli sono già noti per i loro volumi:
-_Aereoplani e Incubo velato_ che suscitarono violenti polemiche e
-approvazioni vivissime; Aldo Palazzeschi, di cui leggiamo in «Poesia»
-una squisita fantasia poetica: _La regola del sole_, leggerà brani del
-suo volume di prossima pubblicazione: _L'incendiario_.
-
-Vi sarà fra loro un mirabile declamatore: Armando Mazza, già molto
-applaudito nei teatri di Palermo, il quale dirà alcune poesie di
-giovani poeti del medesimo gruppo ma che per ragioni diverse non
-potranno partecipare a questa interessante serata.
-
-Udremo così i versi di Gianpietro Lucini, di Libero Altomare, Giuseppe
-Carrieri, Enrico Cardile, Mario Betuda, Luciano Folgore, Berardo
-Sbraccia e di molti altri.
-
- _Augusto Datta._
-
-
-LA VITTORIA STREPITOSA.
-
-
-SILVIO BENCO
-
-nel “Piccolo„.
-
-Un magnifico teatro: le poltroncine tutte occupate, la platea zeppa,
-le gallerie ben popolate. Il «futurismo» ha agitato la curiosità del
-pubblico, e il pubblico, scoccata appena l'ora, non nasconde la sua
-impazienza di vedere i «futuristi». Compariscono alla ribalta: sono
-tre: Marinetti, che il pubblico riconosce e saluta con un applauso,
-Aldo Palazzeschi e Armando Mazza. I due altri che erano promessi, Paolo
-Buzzi ed Enrico Cavacchioli — lo annuncia il Marinetti — non poterono
-allontanarsi da Milano: le loro poesie saranno recitate da lui e dai
-colleghi. Frattanto, alla recitazione delle poesie il duce della scuola
-vuol premettere un breve esordio per dichiarare in che consista il
-futurismo. L'esordio è violentissimo; nè crediamo il pubblico abbia
-mai ricevuto sulla faccia parole più violente. Afferma la volontà di
-svincolare i vivi dai morti, la volontà di intraprendere una acerrima
-lotta perchè una quantità di poeti, di pittori, di musicisti, di
-statuarî dei nostri tempi, che dimenticati o ignorati, patiscono la
-fame o soccombono moralmente all'avvilimento e alla tristezza, abbiano
-una buona volta sgombro il cammino da quel culto del passato e delle
-glorie fatte e strafatte al quale con neghittoso misoneismo dedica
-tutta sè stessa l'umanità. Il futurismo vuole la gloria per gli artisti
-vivi; non per gli artisti morti. Se il suo libero linguaggio offende le
-abitudini del pubblico, il Marinetti riconosce al pubblico il diritto
-di fischiarlo; non chiede applausi, ma fischi.
-
-Il pubblico invece applaude. Il discorso era stato detto con veemenza:
-conteneva una rivendicazione sociale dei diritti dell'arte giovane e
-diseredata; la folla vi aveva riconosciuto un'idea generosa e non aveva
-badato all'aggressività della forma.
-
-Quindi si levò Armando Mazza e declamò il noto manifesto del
-«futurismo». Una voce forte e squillante; un dicitore che par
-tranquillo e padrone di sè. Due buoni polmoni e un'uniforme inflessione
-energica sostituiscono la varietà dell'espressione e il colorito che
-non è molto ricco. Ma il manifesto contiene cose troppo enormi, per
-essere ascoltate placidamente, o sia pure con amabile scetticismo, da
-un'assemblea di duemila persone: quando si giunge agli incendî delle
-biblioteche, agli annegamenti dei quadri e delle statue trovate nei
-musei, alla gioia vandalica degli incendiarî dalle dita carbonizzate,
-sorgono mormorii, poi grida ostili ed opposizioni clamorose. Una parte
-del pubblico batte le mani; un'altra parte fischia e rumoreggia; dalle
-gallerie si saetta qualche invettiva.
-
-L'irrequietudine, che a quando a quando è tumulto, continua mentre
-Aldo Palazzeschi recita con voce fievole e bianca la sua _Regola del
-sole_. Egli sciupa completamente la sua poesia che, a leggersi, è
-bellissima. Pochi soltanto ne colgono qualche parola; gli altri cercano
-distrazioni.
-
-È il momento di maggior trambusto della serata. Poi l'ordine si
-ricompone; e la recitazione può continuare senza impedimenti. Ma la
-tempesta, piccola o grande che fosse, si è ripercossa sul palcoscenico:
-la voce di Armando Mazza non è più quella, e anche il suo modo di
-leggere i versi, con il testo sotto gli occhi e presentandosi di
-profilo al pubblico, è il meno comunicativo che possa essere. Il
-giovane dicitore non è ancora avvezzo ad affrontare la folla; il
-Marinetti invece sì; la padroneggia con bella forza nervosa; e riesce
-ad imporle e a farle gustare la larga linea di due liriche di Paolo
-Buzzi e dell'_Eroe futuro_ di Federico de Maria. Sono gli squarci più
-applauditi. Si recitano anche brani di Libero Altomare, di Corrado
-Govoni, del Cavacchioli e la folta e meditata sì, ma eternamente lunga
-poesia che Gian Pietro Lucini compose per la sciagura di Sicilia e di
-Calabria.
-
- . . . . . . .
-
- _Silvio Benco._
-
-
-A. BELLOTTI
-
-nell'“Indipendente„.
-
-A proposito di futurismo e di poeti futuristi, molti si chiedevano
-in questi giorni di fervida pubblicità per gli albi, che cosa
-veramente volesse dire questo benedetto futurismo, che cosa veramente
-pretendessero i cinque nomi di poeti che facevano capolino ad ogni
-svolto di via: Marinetti, Buzzi, Cavacchioli, Palazzeschi, Armando
-Mazza.
-
-C'era un programma, una formula nuova che unisce in collettività
-poetica questo gruppo di giovani coraggiosi? Oppure il futurismo non è
-altro se non una bandiera per essere sventolata d'occasione, tanto per
-costringere tutti i pigri ad accorgersi anche di questi ribelli figli
-dell'oggi?
-
-Occorre la violenza della pubblicità per scuotere l'interesse
-sonnecchiante. Ed il duce dei futuristi, il principe di questi
-guerrieri lo sa molto bene, ed a parere di certuni abusa della violenza
-della réclame. Benchè infine la réclame d'oggigiorno nè sia uguale
-nè possa essere simile a quella in uso 50 o 100 anni or sono. Tutto
-è suscettibile di trasformazione, ed ormai sarebbe sciocco ancora il
-credere... al trionfo della modestia.
-
-La serata non fu priva d'incidenti. C'era dell'elettricità nell'aria.
-Il teatro aveva un aspetto dei più imponenti. Folla in platea,
-nelle poltroncine; folla nelle gallerie, nel loggione. La repubblica
-letteraria triestina figurava nei palchetti.
-
-Indispose alquanto una parte del pubblico l'annuncio che, dei cinque
-poeti futuristi, non poterono recarsi a Trieste che tre: Marinetti,
-Mazza e Palazzeschi. Mancavano Paolo Buzzi e Cavacchioli.
-
-Il poeta Marinetti diede con brevi parole d'esordio la risposta a
-quelli che si chiedevano cosa fosse il futurismo.
-
-Sorse quindi Armando Mazza a dire con tono veramente di fuoco tutto il
-primo proclama futurista, che a suo tempo venne pubblicato e criticato
-dai diversi giornali del regno e di Francia, mentre sarebbe stato
-meglio non l'avesse detto, perchè fece suscitare in vari punti proteste
-di diverso genere fra alcune persone del pubblico. Alle proteste da
-qualche parte si rispose con applausi. S'incrociarono nell'aria pure
-delle insolenze.
-
-Il baccano ebbe il massimo delle sue vibrazioni, quando il dicitore,
-urlando con polmoni di ferro e senza scomporsi menomamente alle
-proteste, diceva: «Noi incendieremo le biblioteche, distruggeremo le
-gallerie, bruceremo i musei!»
-
-Sedati i rumori si passò alla declamazione dei versi. Venne il turno
-al poeta Aldo Palazzeschi, che ha un torto e purtroppo senza rimedio:
-Ha un organo vocale troppo delicato per un ambiente come il Politeama
-Rossetti. Perciò la declamazione della sua poesia _La regola del sole_
-andò tutta confusa alle interruzioni d'una parte del pubblico. E fu
-davvero peccato. In un ambiente più intimo dovrebbe indubbiamente
-piacere.
-
-Il rimanente del programma venne allora sostenuto tutto dal Marinetti
-e dal Mazza. Udimmo ora da uno ora dall'altro versi già letti in
-_Poesia_, la rivista milanese diretta dal Marinetti. Armando Mazza
-lesse una lirica di Corrado Covoni, una _Canzone folle_ del Marinetti,
-un frammento del _Canto d'angoscia e di speranza_ del Lucini e qualche
-cosa del Cavacchioli. Peccato che lo sforzo fatto dal Mazza nel dire
-il manifesto del futurismo, lo abbia poi reso quasi afono, mentre
-prometteva così bene nella declamazione.
-
-F. T. Marinetti fu il più fortunato dei tre; seppe conservare
-inalterato il suo organo vocale in sino alla fine.
-
-Disse degnamente i _Desideri_ di Libero Altomare, colorì a dovere la
-canzone _All'eroe che verrà_ di Federico de Maria Piacque nella lirica
-Alla Poesia di Paolo Buzzi e rese con efficacia tutta la tristezza del
-_Canto dei reclusi_ del medesimo autore. Ma s'ebbe un vero successo
-quando declamò la sua ben nota ode _All'Automobile_; ode che gli veniva
-chiesta con insistenza da più parti nel teatro. Coronò il suo dire una
-salva di ben nudriti applausi.
-
- _Arturo Bellotti._
-
-
-A. SCOCCHI
-
-nell'“Emancipazione„.
-
-A Trieste, prima fra tutte le città italiane, i Futuristi hanno
-affrontato, con la violenza travolgente dell'enunciazione del loro
-programma, il pubblico d'un vasto teatro affollatissimo, forse perchè
-qui il tradizionalismo ha radici meno profonde, e le idee di modernità
-incontrano minor resistenza, fors'anche per un omaggio alla città
-vibrante di patriottismo, fervida nella lotta, talora cruenta, d'ogni
-giorno. Non potevano però certamente sperare di svellere con l'urto
-impetuoso, veemente, le barbe sprofondate negli strati accumulati dalle
-generazioni anteriori, nè questo sarà mai possibile. E se possibile
-fosse, sarebbe sciagura.
-
-L'urlo incendiario per i musei e le biblioteche destò un altro urlo:
-di protesta. Ma l'inno alla giovinezza, alla forza, alla guerra per
-il diritto, al patriottismo, alla ribellione del lavoro, al gesto
-violento, ebbe una eco di entusiasmo in alcuni, di consentimento in
-altri, di rispetto nel resto.
-
-Si sentiva l'alto peana delle palestre e dei «fortiores», dei fabbri
-e delle officine; il grido della gioventù e dei proletari, che con
-lo sguardo all'avvenire, scavalcando le dighe del conservatorismo, si
-slanciano alla conquista d'un mondo ideale, esuberanti di vigoria.
-
-La letteratura rispecchia la vita sociale. Il periodo presente —
-seguito a quello effervescente ch'ebbe la più estesa manifestazione
-nel 48 — è di stasi, di lento riformismo, di materialismo e di
-utilitarismo. Il socialismo s'è invecchiato, si è adagiato in un alveo
-di adattamento, si è accomodato col privilegio dinastico e conservatore
-per scalfirlo, e perdette la propria potenza.
-
-Alla nuova generazione si offrono insegnamenti di opportunismo
-machiavellico e di servilità. Ma essa sente d'essere chiamata a una
-funzione ben diversa. I grandi passaggi nella storia non avvennero mai
-che attraverso gli urti e le lotte. Negli ambienti ammuffiti le energie
-giovanili si sfibrano; altro è il loro campo di azione: il campo
-aperto, libere esse e svincolate dai ceppi del passato. I Futuristi,
-giovani non ancora trentenni, si fanno interpreti del sentimento della
-età propria, lo spingono fino all'acutezza, all'iperbole, scagliando
-dietro le spalle il dardo della protesta e dell'invettiva. È lo sforzo
-per lo sgombro del terreno, per la rincorsa necessaria.
-
-Con pari ardore, se non nella stessa forma, la giovane generazione
-dell'inizio del secolo scorso assalì il vecchio classicismo, di cui
-erano stati luminari un Alfieri, un Monti, un Foscolo. I giovani
-d'allora avevano sentito il bisogno di ringagliardire la letteratura
-nel contatto popolare, considerando le lettere mezzo di rigenerazione
-civile.
-
-L'albore del romanticismo fu rivoluzionario. Classicisti erano i
-gazzettieri venduti al governo austriaco a Milano. Gli scrittori
-romantici del «Conciliatore» conobbero lo Spielberg e l'esilio. Se il
-primo nucleo di giovani romantici si fosse presentato in un teatro,
-non sarebbe stato diverso il contegno del pubblico d'allora da quello
-di oggi verso il nucleo futurista: simpatia nei giovani, scherno nei
-vecchi.
-
-Alle fiamme le biblioteche e i musei: ecco l'iperbole.
-
-Non alle fiamme; ma nemmeno i giovani si chiudano nel culto dello
-stantìo, docili ai vecchi, obliando la missione dell'età propria.
-
-I periodi rivoluzionari e riformistici, d'azione e di riposo (cioè di
-studi storici, di commemorazioni) si avvicendano. L'Italia moderna ha
-bisogno di spingersi innanzi; dopo quarant'anni di raccoglimento, alla
-generazione nuova incombe l'obbligo di rinnovellare la vita nazionale
-interna ed esterna: in fonderle lo spirito di iniziativa, scuoterla e
-chiamarla all'alta sua missione tra i popoli.
-
-I vecchi sorridono perchè non capiscono: hanno l'anima gelida.
-
-Distruggere le biblioteche? No! Trarne anzi gli ammaestramenti delle
-attività delle generazioni che s'affacciarono con idee nuove, e
-lottarono e si sacrificarono e vinsero. Ma non incartapecorirsi fra
-i testi antichi, mentre la squilla invita la gioventù a' cimenti
-generosi!
-
-Il futurismo ha le sue iperboli, ma ha un fondo di verità e di
-sincerità.
-
-Il passato non va distrutto: le generazioni non vivono a sè e per se:
-l'umanità è continuità: la somma del sapere accumulato e conquistato
-finora è proprietà nostra e dell'avvenire. Ma non nel passato dobbiamo
-vivere: è questa la parola di verità, purgata dalle esagerazioni
-rettoriche, del Futurismo. E questa la fede dei giovani, cantata da
-Goffredo Mameli, dal poeta morto giovane con la spada in pugno, sugli
-spalti di Roma, per un'Idea che non ha visto ancora sorgere la sua
-alba:
-
- Ad altri le memorie,
- i secoli che furo.
- A noi la speme, l'etere,
- l'immenso del futuro;
- altri lo sguardo trepido
- nel sol morente intenda,
- sul raggio estrema penda
- che moribondo splende:
- al nuovo sol, che giovine
- sull'orizzonte ascende
- la nostra musa il cantico
- e l'anima sacrò.
- Triste chi piange un giorno
- che non farà ritorno,
- che nel passato andò.
-
-Tra le forze grette, utilitarie, riformiste, machiavelliche,
-profondamente conservatrici, e le nuove forze impetuose futuriste
-risultante fecondatrice di rigenerazione si risveglierà l'idealismo
-generoso e altruista, animatore delle lotte cruente per il rigoglio
-della Nazione e l'ascensione della folla operaia.
-
- _Angelo Scocchi._
-
-
-G. GIACOMELLI
-
-nell'“Osservatore Triestino„.
-
-Davanti a un uditorio ch'era la gran folla del Politeama, si
-presentarono iersera tre dei cinque poeti futuristi che avevano
-annunciato la lettura dei loro lavori.
-
-F. T. Marinetti lesse prima una sua spiegazione sul futurismo,
-dicendolo «distruzione del passato», un bando a tutte le vecchie forme
-d'immaginazione e di prosodia, perchè si cantino liberamente la vita
-e le conquiste della scienza, si canti tutto ciò che è lotta, dalla
-guerra alla patria, dal militarismo «all'opera distruggitrice dei
-libertari.»
-
-Il signor Mazza declamò poi il «Manifesto del Futurismo», requisitoria
-violentissima contro tutto il passato, sfolgorante nella forma, potente
-nella densità dei concetti e nella franchezza senza esempio che giunge
-a invocare la demolizione dei musei e delle biblioteche, concedendo
-tutt'al più che vengano visitati una volta l'anno come i cimiteri.
-
-Tale violenza rivoluzionaria provocò qua e là nell'uditorio una
-forte reazione e predispose male per ascoltare «La regola del sole»,
-grazioso lavoro di linee delicatissime, detto con voce troppo fioca,
-dal suo autore signor Palazzeschi. Ma i futuristi, nemici acerrimi
-d'ogni opportunismo, non se ne preoccuparono e i signori Marinetti e
-Mazza s'avvicendarono nella lettura di poesie futuriste del Lucini,
-del Cavacchioli, del Buzzi, dell'Altomare, del Covoni, del De Maria
-e proprie. Potente, grandiosa la visione poetica del terremoto di
-Messina, del Lucini, e l'ode all'automobile del Marinetti; vivi
-quadretti della vita quelli del Buzzi; serena visione della natura «La
-gioia» del Cavacchioli; vigorosa immaginazione la poesia «All'eroe che
-verrà» del De Maria; fantasime fulgenti quelle del Govoni.
-
-Tutti questi lavori, che accanto a squarci di bellezza suprema,
-presentano qualche pecca di esagerazione o di soverchia insistenza
-nello svolgimento di certi concetti, s'impongono per l'assoluta
-libertà di ritmo e perchè mirano all'armonia invece che alla melodia,
-ma s'impongono anche perchè in essi la lingua «viva» della nazione
-italiana è assurta a solo istrumento di espressione, a solo elemento
-di forma e d'immaginazione, così che tutte le immagini, tutte le
-pennellate, le descrizioni, le visioni, vi scaturiscono vive dalla vita
-d'oggi e non v'ha sillaba che ricordi il passato.
-
-L'uditorio — in gran parte d'invitati — posto a fronte di una sì franca
-rivoluzione di giovani ingegni, si divise in due campi: chi disapprovò
-e chi applaudì; e gl'incidenti furono molti, molte le scaramucce a
-parole.
-
-Fu vittoria? Si tratta di futurismo e si lasci ai... posteri più o meno
-vicini di giudicare. Ad ogni modo anche la musica del Wagner fu detta
-dell'avvenire, ma è ormai di tutti i tempi.
-
- _Giacomo Giacomelli._
-
-
-V. CUTTIN
-
-nella “Coda del Diavolo„.
-
-Magnifici dicitori, forti martellatori d'immagini nove, fervidi ribelli
-codesti nuovi bardi che sul palcoscenico del Politeama Rossetti, al
-cospetto dell'Areopago borghese, hanno strappato tutti i veli alla loro
-Musa futura, accusata al pari di Frine, d'essere troppo audace, troppo
-libera, ma altresì troppo bella nella rigogliosa espansione di una
-giovinezza insofferente di leggi e di pastoie retrive.
-
-Il pegaso della giovane scola futurista ha lasciato le vecchie ali tra
-i rosai dell'Arcadia; lo slombato aganippeo poledro, è uscito a libera
-pastura e s'è rifatto forte, snello, audace nella rinnovata lena che
-gli viene da un'incontesa e animatrice libertà d'orizzonti luminosi.
-
-Afferrato alla sua criniera, il _rinnovatore_ (al secolo F. T.
-Marinetti) s'è slanciato lontano dai campi mietuti dall'artifizio, è
-fuggito dai vecchi sacelli in cui poltriscono le reliquie della vecchia
-Musa nella patena del classicismo e tra i fiori — ormai polverosi — del
-romanticismo.
-
-E sulle orme del _forte_ tutta una giovane falange di poeti dell'Italia
-rinnovantesi si è slanciata alla conquista di «più spirabil aere»
-gettando alle ortiche il liuto del menestrello e movendo fra le ruine
-di Delfo, «con la fiaccola in pugno e con la scure.»
-
-Una torma d'anarchici del ritmo ha assaltato le alture olimpiche, ha
-incendiato i secolari allori ramificanti sui piedistalli arcaici delle
-Muse, ha disperso al vento della libertà i residui della paleontologia
-poetica e, giunta alla sommità, ha lanciato agli echi attoniti del
-passato il fiero grido di ribellione: «Noi siamo la vita.»
-
-E infatti, iersera, ascoltando i cinque bardi del futurismo, noi
-abbiamo avuto quest'impressione diretta: Questa è la poesia che vive.
-
-Per un istante il nostro spirito è uscito dal Museo delle vecchie
-concezioni, ha fatto di cappello al portiere del Museo: il manierismo,
-e s'è trovato in piena vita, nell'intensa vibrazione concentrica che va
-dall'universo al cuore.
-
-E invero, la poesia, come sgorga dalle labbra di F. T. Marinetti
-è un'iride di tutte le voci misteriose che l'anima intende e che
-la passione ripercote nella Vita: è la Verità che sgorga limpida,
-impetuosa dalla sorgente dello spirito non annebbiato dal pregiudizio
-dell'antico e oppressivo culto della forma. Si potrà discutere in
-qualche sua enunciazione il futurismo, ma non si deve negare che
-l'ideatore, l'iniziatore, l'apostolo del futurismo, sia un grande,
-un meraviglioso ingegno. E perciò a Marinetti va il nostro plauso
-incondizionato, plauso che già iersera espresse il consentimento del
-pubblico intelligente.
-
-Enrico Cavacchioli, che conobbi e ammirai nello specchio chiarissimo
-delle «Ranocchie turchine», è grande anch'esso nella forza della
-concezione nella robusta martellatura del verso, che pare niello ed è
-ferro fucinato.
-
-E così i due poeti Buzzi e Mazza (ai quali l'indole di questo periodico
-non mi consente di dedicare nemmeno poche linee) apparvero iersera
-degni del Maestro e del Duce.
-
-F. T. Marinetti è decisamente fortunato: la sua scuola non perirà
-perchè il successo n'è affidato a discepoli di tempra superba e di
-nobilissimo ingegno.
-
-L'accademia poetica di iersera fu indubbiamente la consacrazione
-ufficiale del futurismo.
-
- _Vittorio Cuttin._
-
-
-A. TAMANINI
-
-nell'“Arte„.
-
-La viva curiosità di udire il geniale e sbrigliato poeta Marinetti,
-direttore di _Poesia_ e i quattro poeti che formano lo stato maggiore
-del «futurismo», attrasse mercoledì sera al Politeama, gran folla di
-pubblico. La curiosità era resa più viva dal fatto che secondo una
-intervista di Giuseppe Piazza, pubblicista della _Tribuna_, anche
-Gabriele d'Annunzio, preso dal «futurismo», intenda uscire bruscamente
-dall'atmosfera mitologica e classica della sua _Fedra_ per attaccarsi
-alle figure ultramoderne di Wilbur Wright, di Blériot, di Farman e
-di Latham. Al suo interlocutore confidò le sue ricerche riguardo una
-nuova nomenclatura italiana su tutto ciò che concerne l'aeroplano.
-Aggiungendo che l'aeroplano — che è divenuto il simbolo del futurismo,
-come espressione d'un assoluto distacco dal passato — ha una parte
-molto importante e quasi essenziale nel suo ultimo romanzo: «Forse che
-si, forse che no». Ciò è indiscutibilmente un risultato dell'influenza
-del futurismo. Il movimento, condotto con arditezza dal geniale
-direttore di _Poesia_ si propone di allontanare i poeti creatori delle
-vecchie e rancide leggende, e dalle ricostruzioni storiche che sono
-tanto care ai professori ellenisti e latinisti, che non vivono che di
-storia morta.
-
-Nella esposizione del programma dei futuristi, il Marinetti disse in
-termini molto vibrati e con parole... incendiarie, che buona parte del
-pubblico interpretò alla lettera, caricando l'ambiente d'elettricità
-ostile, il bisogno che devono sentire i poeti di abbandonare finalmente
-gli eroi antichi, le deità mitologiche, i tramonti del sole ed i chiari
-di luna, fatti per gl'innamorati sentimentali, per cantare invece la
-velocità impressionante dell'automobile, il taciturno suicidio dei
-sottomarini, le battaglie celesti degli aeroplani, le rivolte popolari
-e le lussuriose notti delle grandi capitali.
-
-Secondo i «futuristi», infine, è assolutamente necessario fare «tabula
-rasa» di un passato troppo venerato e troppo imitato. Ciò disse anche
-con parole di fuoco Armando Mazza, suscitando applausi e... proteste
-vivaci. Dopo che il Palazzeschi con fievole voce ebbe declamato la sua
-poesia _La regola del sole_, il Mazza disse una _Canzone_ folle del
-Marinetti, un frammento del _Canto d'angoscia di speranza_ del Lucini,
-mentre il Marinetti declamò col maggior successo _I Desideri_ di Libero
-Altomare, la canzone _All'eroe che verrà_ di Federico de Maria, la
-lirica _Alla Poesia_ ed il _Canto dei reclusi_ di Paolo Buzzi. Chiuse
-la serata l'ode _All'Automobile_, che procurò al Marinetti calorosi
-applausi.
-
- _Attilio Tamanini._
-
-
-I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO
-
-secondo PAOLO ARCARI
-
-nel giornale clericale
-
-“L'Avvenire d'Italia„ di Bologna.
-
-Parliamone, adunque, poichè non se ne vuole parlare in Italia. Molti
-pubblicisti hanno, credo, un alto concetto dell'efficacia della loro
-parola ma è certo che sentono ancora più profondamente l'importanza del
-loro silenzio. Essi credono che un movimento non possa in niun modo
-venir meglio combattuto che tacendone gli inizii e smorzandone gli
-echi. Chi facesse ingiusto giudizio del valore della stampa potrebbe
-sentire in tale opinione il sofisma della mosca cocchiera: chi invece
-ha l'orgoglio di questa tribuna quotidiana vi avverte un'illusione
-visuale dannosa.
-
-Il silenzio non ha mai impedito a chi sia nato vitale di crescere e di
-espandersi ma lo ha anzi quasi invigorito fasciandolo di orgoglio; così
-come gli strombazzamenti elogiosi non hanno mai conteso vittoriosamente
-all'oblio nulla che fosse meritevole di cadervi presto e per sempre.
-Tutte le dominazioni intellettuali della seconda metà dell'ottocento si
-sono imposte non solo attraverso le più aspre polemiche ma sopratutto
-vittoriose delle più deliberate trascuranze.
-
-Eugenio Torelli Viollier, quando assisteva alla maggiore influenza del
-_Corriere_, riluttava per nobili scrupoli morali a parlare di Gabriele
-D'Annunzio. Ora, nell'egemonia del cantore delle _Laudi_, il giudizio
-che quel, pur accorto, pubblicista credette di esprimere col silenzio
-è infecondo di effetti: e la fama si stabilisce e si allarga malgrado
-passati e presenti taciturni. Niuno invece può far il nome di certo
-componimento drammatico di Felice Cavallotti senza che gli si presenti
-spontaneo ed inseparabile il ricordo delle aspre polemiche dallo
-stesso Torelli Viollier aperte e sostenute sul merito reale della sua
-invenzione.
-
-Il che significa che il silenzio nella sua qualità di resistenza
-negativa, una volta sorpassato, non esiste più, mentre la parola
-insegue la parola, mentre la forza attiva, avida e non disdegnosa del
-dibattito, raggiunge e circonda la forza.
-
-I destini della vita e della morte delle correnti ideali non stanno nel
-pugno della critica, risiedendo invece nel seno delle energie spontanee
-di tutta una civiltà e di un'epoca intiera, ma alla critica appartiene
-molto di più: l'ufficio elettissimo che Socrate chiamava la maieutica:
-aiutare cioè la generazione degli indirizzi decisivi obbligandoli a
-prendere coscienza di loro stessi, la missione insieme di porre in
-salvo dalle sconfitte gli elementi di vero che ogni più errata dottrina
-porta sempre con sè.
-
-Se dunque il futurismo fosse un pericolo per le direttive dei giovani
-artisti non sarebbe mai col silenzio che noi gli stenderemmo attorno
-una guardia profilattica. Ed in questo senso vedeva assai giusto
-Innocenzo Cappa quando, a proposito di Enrico Cavacchioli, di uno cioè
-dei maggiori fra le schiere del Marinetti e del futurismo, scriveva
-al _Viandante_: «Milano, accorgendosene, potrebbe impedirgli di
-insatanassarsi nell'iperbole».
-
-Ma, dicono altri, questi futuristi non vogliono appunto se non che
-noi ce ne accorgiamo. Non vedete che tutto ciò che fanno e dicono ha
-il solo scopo di far parlare di loro? Sono pronti a ricevere tutto;
-contumelie e sberleffi, tirate d'orecchio e manciate. Hanno pubblicato
-in _Poesia_ le risposte più pungenti e più ironiche al manifesto del
-futurismo: le letterine pepate di Pierre Loti e del Claretie. Perchè
-accontentare questa fame di «grida», passione che li scorona di ogni
-luce e di ogni significato?
-
-Ed ecco un secondo abbaglio. L'ipotesi della vanità morbosa, è in linea
-non di valutazione ma di studio di qualsivoglia fenomeno, semplicista
-ed ingenua come quella della frode nella sociologia settecentesca.
-Come non vi è astuzia umana capace di creare istituti e gerarchie
-atte a resistere alla più breve esperienza di tempo, così artificio
-speculatore di notorietà, assillante ricerca di atteggiamenti anomali,
-bisogno ed ossessione di vellicare il pubblico curioso non giungono
-a produrre una foggia del pensiero sottratta a legami di accordo e di
-antitesi colle storiche adiacenze, ribelle ad esprimere suo malgrado le
-tendenze dell'epoca nella quale essa si manifesta.
-
-Nella frase volutamente provocatrice dello stupore, dello sprezzo o
-dello sdegno dei contemporanei è nascosto un contenuto inconscio e
-quindi sincero: la rappresentazione ideale dell'attaccamento comune
-all'idolo aggredito, o di una larga stanchezza per culti durati da
-troppo tempo.
-
-L'anima dell'insulto, sotto al desiderio di offendere, è il
-convincimento che alcuno possa esserne offeso. Così il desiderio
-resta immutabile, ma i convincimenti cambiano e si sostituiscono e tal
-aggettivo suona innocente oggi che ledeva ieri l'onore, ed espresse
-l'elogio tal altro che servirà a significare il biasimo domani.
-
-Senza iniziare ancora questa esegesi psicologica osserviamo che già
-un primo valore sintomatico il futurismo l'ha nel suo bisogno di echi
-immediati. I futuristi si accontentano di «un decennio per compiere
-l'opera loro». Oggi i più anziani, fra essi, hanno trent'anni. «Quando
-avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi
-ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. — Noi lo
-desideriamo!».
-
-Il Loti, piacevolmente, se ne conturba ed azzarda la domanda: «A
-che cosa posso dunque esser buono ancora?». Ma Andrea Ibels, senza
-preoccuparsi dei limiti d'età, enuncia rigido la propria teoria:
-«Ogni epoca non deve avere che i suoi artisti: e questi, una volta
-invecchiati, devono sparire tosto che sorga la novella aurora. Che cosa
-mi cale di vivere domani nella memoria degli uomini? È il sole radioso
-dell'oggi che desidero e che voglio con tutte le forze del mio corpo e
-del mio spirito».
-
-Il poeta non vuol più vincere il tempo, ma frustare e sottomettere gli
-astanti. Dove troviamo più il casto desiderio dell'«amplesso aereo in
-faccia all'avvenir» onde erano febbricitanti le giovinezze poetiche?
-La rapida evoluzione dei gusti e delle tendenze ha scosso la fede nel
-sopravvivere delle opere d'arte; insieme l'intensità, la ricchezza
-della vita presente, l'odierno lussureggiare dei frutti della notorietà
-fanno più desiderabile all'orecchio il sussurro dell'attenzione
-generale. Ma accanto a siffatto accendersi di cupidigie vi è uno
-scoppiettìo di dispetti e d'invidie.
-
-Invidia contro qualche recente, il Carducci o il D'Annunzio per
-l'Italia, la cui poesia sia doviziosa di troppa cultura storica.
-I futuristi alla storia sostituiscono la geografia: scavalcano il
-Gange, si sdraiano nei golfi di Oman e del Bengala, si precipitano
-contro i fianchi del Gorisankar, ed il prossimo romanzo del Marinetti
-ci condurrà in Africa colle avventure del futurista Mafarka. Invero
-la poesia non abbandona per questo il gravame didascalico e non si
-avvicina troppo al reale. Ma in arte la bontà d'una tendenza non va
-giudicata dalla pratica e tutti i risvegli del pensiero, tutte le
-indipendenze e le insurrezioni dei fantasmi sono state prodotte da un
-violento richiamo all'oggi, da una scossa alla letteratura d'accademia
-che sempre, per sua natura, si volge verso l'ieri ed in questa
-contemplazione, come la moglie di Lot, impietra.
-
-Questo richiamo viene da uno scrittore, il Marinetti, che è insieme
-francese ed italiano. Ed è il parossismo di reazione a due malattie
-uguali e diverse delle due nazioni. In Francia il culto della
-tradizione sociale, dopo l'_Etape_ del Bourget, minaccia di diventare
-una sonnolenza e nasce infatti da uno stato d'animo per eccellenza
-antipoetico ed antifattivo, dallo spavento della borghesia di fronte
-alle nuove crisi ed alle prossime battaglie della società democratica.
-Nasce cioè dal grande contatto della letteratura francese colla società
-circostante e sopratutto con quei suoi centri dove la ricchezza insinua
-la cultura. Questa società, quando si sentiva padrona, ispirava gli
-scrittori alle maggiori audacie: poi che teme di perdere, non il
-solo prestigio ma la forza reale, esercita sui letterati un malefico
-influsso di terrore dell'oggi e dell'avvenire. Di fronte a questo fatto
-è quasi bene che gli amici del Marinetti, come Adelsward de Fersen,
-proclamino: «è meglio per l'artista congiungersi alla divina essenza
-dell'avvenire, piuttosto che all'umana materialità del passato».
-
-In Italia il soverchio culto dell'ieri nasce da circostanze opposte;
-dalla mancanza di contatto, che persiste ancora ad eccezione di alcune
-metropoli, fra il letterato e la società. L'attività letteraria sboccia
-quindi da un intenso commercio intellettuale col nostro passato e corre
-assai spesso il pericolo di fermarsi, di morire in esso, di essere
-apparentemente d'imitazione e di conferire per ciò alle manifestazioni
-artistiche del nostro paese una patina d'anticaglia. Sentiamo pertanto
-in questo futurismo, che tuttavia è per metà straniero, una protesta
-d'orgoglio patriottico. Alcuni ce lo invidiano questo sapore di
-vecchio.
-
-«Limitata all'Italia — scrive Enrico Bataille al Marinetti — la
-rivoluzione da voi desiderata acquista un significato che fatalmente
-essa non può acquistare in Francia. Ma se mai si avverasse, quanto
-ce ne dorremmo, noi francesi, se ai nostri occhi di stranieri il più
-gran fascino dell'Italia è di essere ritardataria». Per i futuristi
-il fascino è un morbo: «Vogliamo liberare l'Italia dalla sua fetida
-cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquarii.
-Già troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri.» Occorre
-liberarla dai Musei «cimiteri innumerevoli». «Date fuoco agli scaffali
-delle biblioteche! sviate il corso dei canali contro le tele gloriose».
-
-Quanta retorica di proteste per rispondere a questa retorica di
-aggressione! E fa quasi pena a chi ama l'esercizio del saldo pensiero
-critico sui fenomeni letterarii il vedere i più andar tastoni fra
-piccoli rottami di vero. Alcuni ansiosi vogliono cancellare dalla lista
-di proscrizione i nomi cari, salvare dall'esterminio questo o quel
-capolavoro. Ma certo! Ma tutto! Gli dei maggiori ed i minori. È una
-civetteria di predilezione che sa d'orgoglio: e la vanità di Erostrato
-può anche palesarsi nel salvare il tempio di Efeso.
-
-Non si strappano all'incendio i canti di Omero in grazia di
-Carneade. E, davanti ad Omero, siamo tutti Carneadi! Il martello
-degli iconoclasti che annienta in polvere inutile i marmi superbi
-nella loro mutilazione è — dicono altri — istrumento di crimine,
-arma di delinquenza. Tranquillatevi, più della vigilanza dei custodi
-e degli amici dei monumenti sarà inibitrice possente la paura del
-Codice. Tranquillatevi: il piccone non è un arnese ma una frase nella
-letteratura italiana. Allora, aggiungono i terzi, se essi minacciano
-senza propositi, son istrioni che vogliono divertirsi e divertire.
-Anche questo è vero, un po'. Ma sul pensiero umano, miope cronico,
-le immagini non si riflettono e non penetrano che ingrossate dalla
-caricatura. Parlare non basta quasi mai nella polifonia di questa
-vita multipla: urlare, bisogna. Perchè la letteratura si decidesse a
-chiedere nuovi spiriti dallo studio dei Greci e dei Romani occorse che
-qualcuno pronunciasse la blasfema invocazione di liberarcene del tutto.
-
-E se questi futuristi hanno dell'incendiario, del pazzesco e del
-ciarlatano la colpa è un po' di tutti: dei pacifici, dei ragionatori e
-dei serii che non si sforzano sempre, che non si sforzano abbastanza
-a trarre dal passato le luci del presente, troppo spesso soddisfatti
-d'una conoscenza virtuosa ma non meritoria, perfetta ma vuota.
-
-Un altro articolo del programma futurista rintrona i nostri timpani:
-«Noi vogliamo questo e quest'altro, e il disprezzo della donna».
-
-La donna è cacciata là in fondo al periodo, simbolicamente, così come
-la precipiterebbero volentieri negli anfratti tenebrosi, lungi dai
-nostri occhi e dai nostri cuori. Il programma prosegue avventandosi
-anche contro il moralismo, ma il Marinetti, in un'intervista col
-redattore di _Comoedia_, ha difeso il «disprezzo della donna»
-atteggiandosi appunto a moralista.
-
-L'aggressore diventa conferenziere, il suo tono si fa pacato,
-insinuante, condiscendente: «Ho forse obbedito ad un eccessivo bisogno
-di laconicità e mi affretto a stabilire le nostre idee su questo punto.
-Vogliamo protestare contro la monotonia d'ispirazione sempre maggiore
-nella letteratura fantastica; salvo nobili, ma troppo rare eccezioni,
-poemi e romanzi sembrano non poter essere consacrati che alla donna
-ed all'amore... Vogliamo sostituire nelle menti la figura ideale di
-Don Giovanni con quelle di Napoleone, d'André e di Wilbur Wright, e,
-in generale, strappare i maschi di vent'anni alla vanitosa ossessione
-dell'avventura galante e dell'adulterio».
-
-Benissimo per il fine ma molto male per i mezzi!
-
-L'ossessione che distrugge la gioventù maschile non nasce appunto che
-dal «disprezzo della donna». Tutti i tenori disprezzano la donna! E
-il misoginismo fu è e sarà l'ultima espressione della sensualità. Lo
-è nel D'Annunzio che vantate convertito al vostro programma per aver
-proclamato, nella gestazione del _Forse che si, forse che no_: «Il
-disprezzo della donna è la condizione essenziale dell'eroe moderno».
-Lo è in voi stessi, futuristi, che nel secondo manifesto e nelle rime
-d'uno dei vostri migliori, del Cavacchioli, intorbidate così spesso la
-nobiltà delle forme con parole luride.
-
-Se acconsentissi ad adoperare la parola «femminismo» in un significato
-di orgoglio sessuale direi che v'è davvero molta parte della nostra
-letteratura troppo femminista o femminea. Ma ne fate parte anche voi,
-perchè è quella che rinuncia all'aspra e superba virilità del pensiero,
-è quella che s'accoscia o si contorce, isterica, sotto le parvenze
-più superficiali della vita: è quella che ha svenimenti del senso
-logico, capogiri dell'immaginazione, anemia ed incostanza del fantasma,
-pallori e spaventi e titubanze, della frase, che avanza e retrocede con
-passetti civettuoli, che si dondola in minuetto, incapace di procedere
-con fermo desiderio al sintetico possesso del reale. Sul «giaciglio
-dei vecchi metri» si sdraia davvero e dorme — come cantava il Gnoli
-— la vecchia poesia, ma perchè da troppo tempo le manca il contatto
-vivificatore con un vigoroso organismo di pensieri.
-
-Nè questo brivido di risveglio glielo darà la «piccoletta ansia
-omicida» — il verso è del Cavacchioli del vostro sensualismo misogino.
-La civiltà moderna, coi suoi automobili e coi suoi aeroplani, ha acceso
-i nervi di entusiasmo. Volete rivendicarne la bellezza, instaurare
-il «lirismo della macchina e del miracolo scientifico» estrarre un
-rigoglio di fantasmi dalle officine e dalle stazioni, dalle locomotive,
-dagli arsenali, dai cantieri. Dove avete ragione non siete nel nuovo,
-dove siete nel nuovo non afferrate ancora l'anima di leggiadria d'ogni
-più ferrea espressione della vita moderna. Se dalla scienza possa
-scaturire la poesia si è discusso a lungo. Ma il problema innanzi al
-filosofo dell'estetica non è mai esistito: perchè è la scienza che può
-generarsi dalla poesia come il concetto dall'evoluzione del sentimento.
-
-Perchè, ancora, la poesia non è alcun che di consistente nella realtà
-circostante e non abitava nel castello medioevale più di quel che le
-sia difficile risiedere nel corpo delle locomotive.
-
-No, futuristi! Siete arretrati in estetica: la poesia non sta nella
-locomotiva ma nello spirito dell'uomo, non abita nella Vittoria di
-Samotracia ma in colui che la contempla. Non rinnovate, le logomachie
-dei didascalici dal settecento a noi, zoppicanti nelle teorie e nei
-versi, nel pensiero e nel ritmo.
-
-Per fortuna, però, voi volete esser poeti e si vuol discutervi, coi
-fantasmi non colle teorie. Dunque voi dite: «la magnificenza del mondo
-si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità».
-Se invece di spiegare: «un automobile ruggente è bello», scriveste
-che la vostra anima si fa bella, poetica di velocità, contemplando
-l'automobile, ragionereste meglio.
-
-Ma non è questo che importa. Importa dirvi che la vostra anima potrebbe
-farsi più bella scoprendo negli aspetti della civiltà nuova non la
-forma d'aggressione, non i fugaci istanti di ebbrezza divoratrice
-delle distanze, non le follie dei salti mortali ma tutto lo stupendo,
-intenso, ininterrotto lavoro di calcolo, di pazienza, di tenacia,
-di sacrificio, di concordia di opere e di intenti. La poesia umana
-del lavoratore dell'officina e della locomotiva di fronte a quella
-classica e georgica del pastore e dell'agricoltore, ha questo di suo
-caratteristico: che l'opera dei campi si concepisce anche col desiderio
-individualista di tranquillità, si immagina nella solitudine di
-Robinson, mentre l'attività nuova non esiste, se non in una magnifica
-armonia di sforzi collettivi, nella fusione orchestrale di tutte
-le attitudini e di tutti i valori, del braccio e del pensiero, in
-un'inconscia realtà di fratellanza.
-
-Fratellanza, fratellanza!... Ne avete abbastanza del miele, futuristi!
-«O guerra, — domanda Paolo Buzzi nell'_Inno_ al Marinetti, «principe
-dei guerrieri» — perchè ci anneghittiamo, ormai, nella pace? — «Attendo
-la sfida e la provoco — in questa atmosfera di vili».
-
-Voi siete per il patriottismo. E reagite con bello slancio contro la
-propaganda di debolezza contro il terrore di tutte le guerre che si
-diffonde insano fra noi quando nulla ci guarentisce di non dover un
-giorno difendere colle armi l'integrità della patria.
-
-Ma, futuristi, il novello patriottismo non deve essere esaltazione
-del bel gesto individuale della temerità e della violenza. È fatto — o
-dovrebbe esser fatto — di disciplina, di silenzio, di abnegazione così
-come di tutto ciò è costituito ogni trionfo della vita industriale.
-«Bisogna — dice il Marinetti — che i popoli prendano ogni secolo una
-gloriosa doccia di sangue per la loro igiene d'eroismo». Il sangue può
-dare anche la paura: quello che bisogna preparare prima è l'eroismo.
-Ed è di questo che il poeta scopre nell'anima, con magistero inconscio,
-igienista più certo, gli elementi primordiali.
-
-Il Bataille sottolineava al Marinetti chiudendo la sua lettera:
-«Vogliate vedere una prova della mia alta stima personale nel fatto
-d'aver risposto lungamente ed il più seriamente possibile alla vostra
-inchiesta».
-
-Io non pretendo alla gratitudine dei futuristi. Perchè il trattare un
-problema seriamente non è il massimo che posso fare per piacere a loro,
-ma il minimo che debbo per rispetto a me.
-
- _Paolo Arcari._
-
-
-IL FUTURISMO E LA SATIRA.
-
-
-GIULIO PIAZZA
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-nel “Piccolo„.
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-Futuristi e futurismo.
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-Quella sera all'Acquedotto si udivano dialoghi come questo:
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-— Scusi è turista lei?
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-— Lo fui un tempo, nella mia gioventù.
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-— Allora è anche lei come Marinetti.
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-— Cioè:
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-— Fu.... turista.
-
-— Via, non mi faccia di questi discorsi pa... la... zzeschi.
-
-— Certo è una cosa che am... mazza.
-
-Il futurismo dunque è quella cosa secondo la quale bisogna far arrivare
-i giovani di talento e non seguitar sempre a onorare le glorie del
-passato. Dante, Shakespeare, Michelangelo, Verdi, sono da condannarsi
-al rogo. Bisogna bruciare i musei, le biblioteche, le pinacoteche, ecc.
-Benissimo. Abbasso le glorie del passato! Viva il signor Marinetti e
-soci! E su questo siamo tutti d'accordo. Del pari si potrebbe andare
-d'accordo anche là ove i futuristi affermano di non volere applausi, ma
-fischi. È questione di gusti. Perchè non accontentarli?
-
-Certo è che il futurismo farà molto cammino. E già comincia ad imporsi.
-Conosco una signorina che nel fare gli occhi di triglia a tutti i
-giovanotti che incontra in società, si immagina sempre di trovare il
-suo... futuro. Chi più futurista di lei?
-
-— Signorina, quello è un giovane di talento — le disse qualcuno
-additandole uno dei suoi corteggiatori d'occasione. — Vedrà che fra
-breve sarà un arrivato.
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-— Ah! — rispose la bella ragazza sospirando — Preferirei che fosse....
-un _partito_.
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-Evidentemente dopo l'avvento al potere del futurismo, il passato con
-tutte le sue glorie incomincia a navigare in acque alquanto torbide. E
-i poeti futuristi invece nuotano sempre in mari... netti.
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-La sconfitta del passato e la piena vittoria del futuro si
-allargheranno poi, sperabilmente, in tutti i campi sociali e civili.
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-— Signore — piagnucolava l'altro giorno un povero sarto a un giovanotto
-elegantissimo — in passato ella mi aveva promesso....
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-— È ora di finirla con questo eterno culto del passato.
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-— Aveva promesso di pagarmi....
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-— Sicuramente. Per incoraggiarvi. Avevo capito che in voi c'era...
-della stoffa. E avevate anche il senso della misura.
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-— E tante volte mi aveva detto: Pagherò.
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-— Certo. E lo dirò sempre. E ve lo ripeto ancora: pagherò.
-
-— Ma è futuro.
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-— Si capisce. Non siamo forse tutti.... futuristi?
-
-— Non mi ami più? — domandava ieri languidamente una signora di
-sessanta primavere... e altrettanti inverni a un suo antico spasimante.
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-— Ah, no, non più! — rispondeva lui. — Il futurista Mazza mi ha detto
-che bisogna distruggere i musei!
-
- *
- * *
-
-Un epigramma di _Ex-Diavolino_.
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- Volè saver perchè sti futuristi
- I ghe dichiara guerra a tutto 'l mondo
- E po' no i sa cantar che l'automobile?
- La pol capir anca el zervel più tondo:
- I vol cavarghe al mondo tanti besi
- De comprarse automobile anca lori.
-
- _Giulio Piazza._
-
-
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-
-L'Incendiario
-
- _A F. T. MARINETTI_
- _anima della nostra fiamma_.
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-
- In mezzo alla piazza centrale
- del paese,
- è stata posta la gabbia di ferro
- con l'incendiario.
- Vi rimarrà tre giorni
- perchè tutti lo possano vedere.
- Tutti si aggirano torno torno
- all'enorme gabbione,
- durante tutto il giorno,
- centinaia di persone.
-
- — Guarda un pochino dove l'ànno messo!
- — Sembra un pappagallo carbonaio.
- — Dove lo dovevano mettere?
- — In prigione addirittura.
- — Gli sta bene di far questa bella figura!
- — Perchè non gli avete preparato un appartamento di lusso,
- così bruciava anche quello!
- — Ma nemmeno tenerlo in questa gabbia!
- — Lo faranno morire dalla rabbia!
- — Morire! È uno che se la piglia!
- — È più tranquillo di noi!
- — Io dico che ci si diverte.
- — Ma la sua famiglia?
- — Chi sa da che parte di mondo è venuto!
- — Questa robaccia non à mica famiglia!
- — Sicuro, è roba allo sbaraglio!
- — Se venisse dall'inferno?
- — Povero diavolaccio!
- — Avreste anche compassione?
- Se v'avesse bruciata la casa
- non direste così.
- — La vostra l'à bruciata?
- — Se non l'à bruciata
- poco c'è corso.
- À bruciato mezzo mondo
- questo birbaccione!
- — Almeno, vigliacchi, non gli sputate addosso,
- infine è una creatura!
- — Ma come se ne sta tranquillo!
- — Non à mica paura!
- — Io morirei dalla vergogna!
- — Star lì in mezzo alla berlina!
- — Per tre giorni!
- — Che gogna!
- — Dio mio che faccia bieca!
- — Che guardatura da brigante!
- — Se non ci fosse la gabbia
- io non ci starei!
- — Se a un tratto si vedesse scappare?
- — Ma come deve fare?
- — Sarà forte quella gabbia?
- — Non avesse da fuggire!
- — Dai vani dei ferri non potrà passare?
- Questi birbanti si sanno ripiegare
- in tutte le maniere!
- — Che bel colpo oggi la polizia!
- — Se non facevan presto a accaparrarlo,
- ci mandava tutti in fumo!
- — Si meriterebbe altro che berlina!
- — Quando l'ànno interrogato,
- à risposto ridendo
- che brucia per divertimento.
- — Dio mio che sfacciato!
- — Ma che sorta di gente!
- — Io lo farei volentieri a pezzetti.
- — Buttatelo nel fosso!
- — Io gli voglio sputare
- un'altra volta addosso!
- — Se bruciassero un po' lui
- perchè ridesse meglio!
- — Sarebbe la fine che si merita!
- — Quando sarà in prigione scapperà,
- è talmente pieno di scaltrezza!
- — Peggio d'una faina!
- — Non vedete che occhi che à?
- — Perchè non lo buttano in un pozzo?
- — Nel cisternone del comune!
- — E ci sono di quelli
- che avrebbero pietà!
- — Bisogna esser roba poco pulita
- per aver compassione
- di questa sorta di persone!
- Largo! Largo! Largo!
- Ciarpame! Piccoli esseri
- dall'esalazione di lezzo,
- fetido bestiame!
- Ringollatevi tutti
- il vostro sconcio pettegolezzo,
- e che vi strozzi nella gola!
- Largo! Sono il poeta!
- Io vengo di lontano,
- il mondo ò traversato,
- per venire a trovare
- la mia creatura da cantare!
- Inginocchiatevi marmaglia!
- Uomini che avete orrore del fuoco,
- poveri esseri di paglia!
- Inginocchiatevi tutti!
- Io sono il sacerdote,
- questa gabbia è l'altare,
- quell'uomo è il Signore!
-
- Il Signore tu sei,
- al quale rivolgo,
- con tutta la devozione
- del mio cuore,
- la più soave orazione.
- A te, soave creatura,
- giungo ansante, affannato,
- ò traversato rupi di spine,
- ò scavalcato alte mura!
- Io ti libererò!
- Fermi tutti, v'ò detto!
- Tenete la testa bassa,
- picchiatevi forte nel petto,
- è il _confiteor_ questo,
- della mia messa!
- T'ànno coperto d'insulti
- e di sputacchi,
- quello sciame insidioso
- di piccoli vigliacchi.
- Ed è naturale che da loro
- tu ti sia fatto allacciare:
- quegl'insetti immondi e poltroni,
- sono lividi di malefica astuzia,
- circola per le loro vene
- il sangue verde velenoso.
- E tu grande anima
- non potevi pensare
- al piccolo pozzo che t'avevan preparato,
- ci dovevi cascare.
- Io ti son venuto a liberare!
- Fermi tutti!
- Ti guardo dentro gli occhi
- per sentirmi riscaldare.
-
- Rannicchiato sotto il tuo mantello
- tu sei senza parole,
- come la fiamma: colore, e calore!
- E quel mantello nero
- te l'àn gettato addosso
- gli stolidi uomini vero,
- perchè non si veda che sei tutto rosso?
- Oppure te lo sei gettato da te,
- per ricuoprire un poco
- l'anima tua di fuoco?
- Che guardi all'orizzonte?
- Se s'alza una favilla?
- Dimmi, non sei riuscito a trafugare
- l'ultimo zolfino?
- Ti si legge negli occhi!
- Ma ti saltan dagli occhi le faville,
- a cento, a cento, a mille!
- Tu puoi cogli occhi
- bruciare tutto il mondo!
- T'à creato il sole,
- che bruci al sol guardarti?
-
- Quando tu bruci
- tu non sei più l'uomo,
- il Dio tu sei!
- Mi sento correr per le vene un brivido.
- Ti vorrei vedere quando abbruci,
- quando guardi le tue fiamme;
- tutte quelle bocche,
- tutte quelle labbra,
- tutte quelle lingue,
- non vengono a baciarti tutte?
- Non sono le tue spose
- voluttuose?
- Bello, bello, bello..... e Santo!
- Santo! Santo!
- Santo quando pensi di bruciare.
- Santo quando abbruci,
- Santo quando le guardi
- le tue fiamme sante!
-
- E voi, rimasti pietrificati dall'orrore,
- pregate, pregate a bassa voce,
- orazioni segrete.
- Anch'io sai, sono un incendiario,
- un povero incendiario che non può bruciare,
- e sono come te in prigione.
- Sono un poeta che ti rende omaggio,
- da povero incendiario mancato,
- incendiario da poesia.
- Ogni verso che scrivo è un incendio.
- Oh! Tu vedessi quando scrivo!
- Mi par di vederle le fiamme,
- e sento le vampe, bollenti
- carezze al mio viso.
- Incendio non vero
- è quello ch'io scrivo,
- non vero seppure è per dolo.
- Àn tutte le cose la polizia,
- anche la poesia.
-
- Là sopra il mio banco ove nacque,
- il mio libro, come per benedizione
- io brucio il primo esemplare,
- e guardo avido quella fiamma,
- e godo, e mi ravvivo,
- e sento salirmi il calore alla testa
- come se bruciasse il mio cervello.
- Come mi sento vile innanzi a te!
- Come mi sento meschino!
- Vorrei scrivere soltanto per bruciare!
-
- Nel segreto delle mie stanze
- passeggio vestito di rosso,
- e mi guardo in un vecchio specchio,
- pieno di ebbrezza,
- come fossi una fiamma,
- una povera fiamma che aspetta....
- il tuo riflesso!
- Fuori vado vestito di grigio,
- ovvero di nessun colore,
- c'è anche per le vesti una polizia,
- come per le parole.
- E quella per il fuoco
- è tremenda, accanita,
- gli uomini ànno orrore delle fiamme,
- gli uomini serî,
- per questo ànno inventato i pompieri.
-
- Tu mi guardi, senza parlare,
- tu non parli,
- e i tuoi occhi mi dicono:
- uomo, poco farai tu che ciarli.
- Ma fido in te!
- T'apro la gabbia và!
- Guardali, guardali, come fuggono!
- Sono forsennati dall'orrore,
- la paura gli à tutti impazzati.
- Potete andare, fuggite, fuggite,
- egli vi raggiungerà!
- E una di queste mattine,
- uscendo dalla mia casa,
- fra le consuete catapecchie,
- non vedrò più le vecchie
- reliquie tarlite,
- così gelosamente custodite
- da tanto tempo!
- Non le vedrò più!
- Avrò un urlo di gioia!
- Ci sei passato tu!
- E dopo mi sentirò lambire le vesti,
- le fiamme arderanno
- sotto la mia casa....
- griderò, esulterò,
- m'avrai data la vita!
- Io sono una fiamma che aspetta!
- Và, passa fratello, corri, a riscaldare
- la gelida carcassa
- di questo vecchio mondo!
-
-
-
-
-Villa celeste
-
- _Agli indimenticabili
- fratelli di Trieste._
-
-
- Su un bel collettino,
- la villa, è di un celestino
- chiaro chiaro, sbiadito;
- a guardarla dal basso
- sembra la pallida guancia
- d'un gran cielo turchino.
- Qua e là, su e giù, d'ogni lato,
- serpeggiano, s'incrociano,
- s'intrecciano, s'abbracciano, si stringono,
- campanelle leggere
- dalle corolle veline,
- bianche e celestine.
-
- Ora la villa è chiusa.
- Io la ricordo ancora
- stranamente abitata,
- quasi invisibilmente,
- quasi, perchè la gente
- non s'accorgesse....
- ora è del tutto abbandonata.
- Io la ricordo benissimo;
- passavano leggere,
- esangui dame,
- sottili nelle loro vesti celesti
- a grandi code,
- di rasi lucenti,
- di pallidi damaschi.
- Andavano lentamente
- cogli occhi bassi, mesti,
- trascinando quelle loro vesti
- lucenti, rasi e damaschi
- pallidi, sbiaditi,
- come le carni dei loro volti
- lunghi, affilati.
-
- Io sostavo ogni sera
- un istante ai ferri del cancello
- per vederne una passare,
- per vederla lentamente camminare,
- trascinando la lucida coda
- fuori di moda.
- E pensavo dipoi a loro
- per tutta la via,
- la sera, quando tornavo a casa mia.
- Ognuna se n'andava da per sè,
- cogli occhi bassi, mesti,
- strisciando fra la ridda muta
- di tutte quelle campanelle
- dalle corolle veline,
- bianche e celestine;
- quelle campane
- che si aprivano nuove
- tutte le mattine.
-
- Si gridava all'orrore!
- Orribili profanazioni,
- scandali, oscenità!
- Ci si intromesse la polizia,
- e le dame celesti
- furon mandate via:
- si sa.
- «Sembrava la più onesta riunione
- di nobili dame»
- gridava la gente,
- «ed era una morbosa accozzaglia
- di luride puttane!»
- Puttane!...
- Puttane.... molto strane....
- care puttane!
-
- Dove sarete?
- Dove vi avran mandate?
- Siete ancora unite?
- Avete trovato un'altra villa?
- La notte, al chiaro della luna,
- dalla villa venivano
- sbiadite, delicate,
- le note fuggenti, di leggere,
- languenti canzoni,
- motivi.... come di Chopin....
- e tutte finivano in un lungo,
- sospirato, terribile:
- Ameeen....
- «Scandali, oscenità!»
- Dai cigli, dalle siepi,
- di dietro le mura, sbucavano
- dei pallidi amanti,
- bianchi come gigli, venivano
- ad unirsi a quelle dame,
- abbracciarle.... travolgerle....
- gli amanti le succhiavano....
- esse succhiavan gli amanti....
-
- Dove sarete?
- In quali regni,
- pallide dame meste,
- avrete trovata un'altra villa celeste
- per i vostri convegni?
- Sul bel collettino
- è chiusa, Villa Celeste,
- a guardarla dal basso
- sembra la pallida guancia
- d'un gran cielo turchino.
- Intorno dappertutto,
- s'intrecciano, s'abbracciano,
- si stringon ancora disperatamente,
- le campanelle leggere
- dalle corolle veline,
- bianche e celestine.
-
-
-
-
-La fiera dei morti
-
-
- I poeti cantano
- malinconicamente
- questa fiera;
- tutti alla stessa maniera,
- questa giornata grigia o nera.
- (Ma si può benissimo cantare
- anche in un'altra maniera).
- Dice che sempre piove
- un'acquerugiola trita,
- che tutto fiorisce nel fango
- in una primavera di pillacchere.
- Le solite antiche fole
- della solita antica gente!
- Oggi invece non piove,
- splende un magnifico sole;
- il tempo ci porta le sue cose nuove.
- Avete dei pensieri neri?
- Veniteli a svagare
- dentro i cimiteri.
-
- Potete entrare, avanti,
- fatevi tutti avanti,
- sono spalancate le porte,
- anche per chi non c'à persone morte!
- Tutti possono andare,
- girare a proprio piacimento;
- anche un poeta ci si può benissimo intruffolare
- per suo divertimento.
- Le solite baracche dei saltimbanchi
- fuori dei cancelli;
- quella classe sociale che à per mira
- di far conoscere agli uomini,
- meglio assai degli astronomi,
- che il mondo gira.
- Scimmie vestite da ballerina,
- oppure alla militare;
- una se ne va di braccetto
- con un sergentino,
- un'altra cerca di trascinare
- un caporale dietro in una stanza;
- una vestita da serva
- è tutta affaccendata per spazzare,
- un capitano dà uno schiaffo
- a un'ordinanza pietrificata.
- Donne che gridano a squarciagola
- di alcuni miracoli scientifici,
- l'ultima portata della scienza
- alla portata di qualunque sapienza,
- strane fisiche psicologiche deformità!
- E i buoni festaioli
- se ne stanno davanti in perplessità.
- Trombe tamburi piatti,
- tutti gridan come matti:
- è la fiera dei morti!
- I dolci fatti lì, immancabili dolci,
- che tutti stanno ad aspettare,
- le calde arroste
- che non riparano a castrare.
-
- Nelle osterie si suonano chitarre,
- si cantano canzonette paesane,
- gli ultimi stornelli popolari,
- romanze napolitane.
-
- Dai beccai pendono sanguinanti,
- fenomenali, i primi ottimi porci,
- quelli d'ognissanti,
- che àn già sentito il primo freddo dei morti.
- E sui banchi, ammassata,
- oppure tortuosamente attaccata,
- chilometri di salsiccia,
- che sembra l'ammasso degli intestini malati
- di tutti i morti.
- I salumai anno appesi
- i salamini nuovi, cotechini,
- zamponi, mortadelle;
- e viene fino sulla strada
- un odore stuzzicante
- di lepre e di pappardelle.
- Tutti si riversano a mangiare
- a crepapelle.
- I carabinieri a cavallo
- coi loro pennacchioni rossi,
- si fanno posto trionfanti
- nella calca stordita dei festanti.
-
- Ai cimiteri ci si può andare
- coi fiori, e senza i fiori,
- ma anche il più insopportabile,
- lontanissimo parente,
- si può aspettare quel giorno un fiore
- dalla sua antica gente.
-
- I morti non sono uguali,
- come credono tutti,
- e sopratutto, non sono muti;
- quelli almeno dei cimiteri
- sono indecentemente ciarlieri.
- Sulla pelle della loro faccia marmifica,
- meglio assai che sui vivi,
- si qualifica la fisionomia
- caratteristica.
- «Qui riposa
- «l'uomo dalle rare virtù:
- «Telemaco Pessuto
- «d'anni cinquantatre,
- «padre e marito esemplare.»
- Se t'avessimo incontrato vivo,
- chi l'avrebbe saputo?
-
- Tutti gironzan leggendo
- più meno speditamente,
- alcuni sillabando.
- Ma non sapete che quelle parole
- che voi leggete con indifferenza,
- sono la faccia dei morti?
- Tutte quelle espressioni di dolcezze,
- sono l'espressione delle loro fattezze?
-
- Oh! Curiosa combinazione!
- «Celestina Verità
- «d'anni novantasette
- e accanto:
- «Peppino
- «d'anni tre
- «dei coniugi Del Re.»
- Strana combinazione!
- Quale fu, di voi due, la vostra mèta?
- Dovevate ognuno campare cent'anni,
- oppure, Peppino Del Re,
- Celestina Verità,
- faceste involontariamente
- della vostra vita
- una così parziale società?
- Fu Peppino che ti giunse, o Celestina,
- e ti trasse inaspettatamente
- tre anni dalla vita?
- O tu, Peppino, nascendo,
- trovasti i tuoi anni
- quasi tutti consumati
- dalla Celestina?
- Uno di voi fu il parassita
- dell'altro.
-
- Che poco posto occupano i morti,
- meno assai del naturale.
- E qualcuno di voi fu padrone
- da solo d'un podere,
- che sempre gli sembrò tanto piccino!
- Quelle alte pareti
- con tutte quelle teste fitte fitte,
- nell'immobilità,
- sembrano quelle di un loggione
- per una straordinaria rappresentazione.
- E tutti gironzano indifferenti,
- sgusciando calde arroste,
- succiando confetti, o i duri di menta,
- leggiucchiando senza fede
- le ciarle di quei poveretti.
- Gli uomini accorti,
- che passeggiano sempre fra i vivi,
- non vedono il momento
- di passeggiare fra i morti.
- I vivi àn delle facce,
- che per quanto espressive, sono mute,
- e una faccia per bene
- la possono avere anche i mascalzoni,
- invece le facce dei morti
- sono piene d'ottime informazioni.
- Se incontrate per via un giovine pensoso,
- come potete sapere se sia virtuoso?
-
- In cima al camposanto,
- sopra un grande palcone
- improvvisato per l'occasione,
- si mettono i teschî all'incanto.
- Lo circondano pigiate
- centinaia di persone,
- fissano l'atletico allottatore
- che grida fiocamente a squarciagola.
- Intorno è pieno di carabinieri.
- — Quattro!
- — Cinque!
- — Otto!
- — Dieci!
- — Quindici soldi!
- I primi vanno a ruba!
- — Si delibera signori!
- I più frettolosi pagano i teschi
- anche più d'una lira.
- Molti aspettano che la gara cessi
- e il prezzo ribassi.
- — Quattro!
- — Sei!
- — Otto!
- Una giovine sposa
- si stringe al braccio del suo sposo
- tutta piagnucolosa:
- — Comprami quel teschio.
- — Stai zitta! — Le dice il giovinotto.
- — Comprami quel teschio,
- — Stai zitta grulla,
- verso sera gli daran via per nulla.
- — Dieci!
- — Undici!
- — Dodici!
- — Si delibera signori!
- — Comprami quel teschio.
- — Stai zitta t'ò detto,
- non vedi ch'è un teschiaccio vecchio?
- — Comprami quel teschio.
- — Se non stai zitta ti porto via.
- — Potrebbe essere il teschio della mamma mia.
- — Ma che mamma mia!
- — Cosa c'è stato laggiù, lontano?
- — Corrono i carabinieri!
- — Dove corre tutta quella gente?
- — Ànno arrestato quel nano
- che vendeva i teschi di seconda mano.
- E per le vie polverose,
- per le serpeggianti vie campagnole,
- in un bel tramonto pieno di vapori
- di fiamme e di viole,
- la gente se ne torna
- dai camposanti allegramente.
- E ogni buon diavolaccio
- se ne viene col suo teschio sotto il braccio.
-
-
-
-
-Il Principe e la Principessa Zuff
-
-
- «La principessa dorme e sta bene,
- saluta il suo sposo.»
- «Il principe dorme e sta bene,
- saluta la sua sposa.»
- Questa frase suggella
- una promessa amorosa:
- «e non lo tradirà.»
- «e non la tradirà.»
- La dama s'inchina e si ritrae,
- s'inchina e si ritrae il cavaliere.
- Uguali parole giornaliere
- che sono tutta la corrispondenza
- dolcissima e fedele
- di vita coniugale.
-
- Il loro sontuoso palazzo reale,
- consiste in due uguali
- vecchi molini abbandonati
- ai lati d'una diga,
- mezzi rovinati,
- coi tetti mezzi scoperchiati.
- Non vollero, quei principi,
- la briga di regnare,
- preferirono unirsi
- ai lati della diga.
-
- Non si levano mai,
- dormono ininterrottamente.
- Le persone di corte
- ànno ordini severissimi
- di non fare alcun rumore
- che gli potesse destare.
- Non s'apre una finestra
- che la sera, tanto al molino di sinistra
- come a quello di destra,
- per la frase abituale.
-
- Dovevano nascere
- da quattro persone destinate
- due figli di sesso disuguale,
- e nacquero.
- Dovevano abitare
- uno speciale castello destinato,
- e l'abitarono.
- Si dovevano incontrare e innamorare,
- si dovevano sposare,
- e si sposarono.
-
- La coincidenza di tutte queste cose
- preparate, e benissimo riuscite,
- messe nelle loro anime
- una naturale sonnolenza.
- Ognuno, senza saper dell'altro,
- dormiva nel proprio castello
- senza voler far altro.
- I gentiluomini di corte
- parlavano al principe, di guerre,
- di conquiste, di regni gloriosi,
- «Lasciatemi dormire noiosi»
- rispondeva il fanciullo.
- Gli dicevan: come avrebbe
- impiegato tutto l'oro che aveva,
- se intendeva di dormire solamente
- nella sua vita.
- «Ditemi cento volte
- «la parola oro, con uguale intonazione,
- «con precisa cadenza.
- «Come è bello aver tanto oro,
- e sentirselo dire così....
- «Ancora ancora ancora....
- «Ne ò ancora, di più,
- «molto di più, ne ò....»
-
- L'idea di poter fare,
- nel suo mondo, tante cose disuguali,
- gli messe nell'anima
- una predilezione
- per le cose tutte uguali.
- — Come potrà regnare?
- Dicevano quelli della corte,
- — A furia di dormire
- diventerà mezzo grullo,
- questo strano fanciullo!
- — Mette insieme della fiacca,
- per far buona impressione.
- — È una testa bislacca!
-
- La Principessa poi
- in tutta la sua vita
- non s'era voluta levar mai.
- Le dame cercavano ogni maniera
- per tenerla desta,
- lei rispondeva lentamente
- e piegava la testa.
- — Diverrete un fiore troppo delicato
- principessa!
- — Chi sa come la concerà il marito!
- — Non pensate alla vostra posizione?
- Vi aspettano per regnare!
- — Sarete coperta di gemme!
- — Saranno tutte d'oro le vostre carrozze.
- La Principessa non udiva.
- — Si sveglierà il giorno delle nozze?
- — Si sveglierà il giorno del contratto?
-
- — Principessa, c'è di fronte
- un castello tutto chiuso.
- La Principessa socchiudeva gli occhi.
- — Chi ci sta?
- — Non sappiamo, manderemo il giardiniere.
- — Principe, c'è di fronte
- un castello tutto chiuso.
- — Chi ci sta?
- — Non sappiamo, manderemo subito
- un paggio per l'informazione.
-
- — Se mi vedrà così bianca
- mi dirà che non mi vuole.
- — Che se ne potrà fare
- d'un consorte tutto bianco
- come la faccia della morte?
- — Mi ama?
- — Mi ama?
- — Gli potrei piacere? —
- — Dice che vi amerebbe
- se vi vedesse dormire.
- — Dice che vi amerebbe
- se vi vedesse dormire.
- — Dio mio che gente impossibile!
- — Come possono fare a vedersi dormire
- tutti e due allo stesso tempo?
- — Sposare!
- — Sposare!
- — Per che fare?
- — Principe per dormire.
- — Per dormire principessa,
- non pensate a male.
-
- — Sposare.... amare....
- In un luogo che fosse tutto uguale,
- dove la musica naturale
- potesse accompagnare
- questo nostro dolcissimo
- sonno coniugale.
- Nei pressi di una fonte....
- Sulle rive di un fiume....
- Oppure sotto un ponte....
-
- Io non tradirò la mia sposa
- finchè mi lascerà dormire.
- — Io l'amerò se mi farà dormire.
- — E Regnare?
- — Regnare?.... Regnare?....
- Ditemi cento volte questa parola, regnare,
- con uguale intonazione.
- Regnare è una dolce parola
- che non fa pensare — e sorrideva —
- una dolce parola....
-
- — Principessa, male fate,
- a gettare le gioie della corte.
- — Voi che ne avete aperte tutte le porte!
- — Sicuro, con quel bel consorte!
- — Sarà una bella vita!
- — Che gente rammollita!
- — Quante porte?
- — Tutte principessa, cento, mille porte!
- — Contate, contate tutte quelle porte;
- io non posso pensare....
- contate contate quelle porte.
- Piano, piano, piano,
- così no, andate troppo forte....
-
-
-
-
-La morte di Cobò
-
-
- _La morte._
-
- Cobò è morto,
- e non gli possono fare il trasporto;
- e quello che più rabbia fa,
- è che nessuno avrà
- la grande eredità.
- Attorno alle altissime mura
- che circondano il castello di Cobò,
- gira e rigira la gente
- nella massima paura.
- Vengono dal castello
- le grida più disparate,
- cori altissimi infernali,
- di centinaia di animali.
- La gente gira attorno le mura,
- sempre pronta per scappare,
- nella massima paura.
-
- — Se venisse fuori quella scimmiona in livrea
- che ogni tanto s'affacciava alla porta?
- — Dio mio! Uh! Uh!
- Com'è che non s'affaccia più?
- — A quest'ora sarà morto!
- — E tutto questo chiasso chi lo fa?
- — Che po' po' di diavoleto!
- — Ma che succederà?
- — Gente mia che fracasso!
- — Non sentite che fetore?
- — Chi sa là dentro quanti ne muore
- di quegli animalacci!
- — Accidenti a quel matto di Cobò!
- — Lo sapete? Io lo so
- come anderà a finire,
- che con questo lasciare,
- con questo aspettare,
- finiranno per appestare mezzo mondo!
- — Ditelo voi come si deve fare.
- — Buttar dentro delle bombe o granate,
- e sparare, e che bruci ogni cosa!
- All'inferno la roba e Cobò!
- — Se non ci volete stare
- ve ne dovete andare.
- — Gesù Maria!
- — Può venir fuori qualche epidemia.
- — Chi sa di che malaccio è morto!
- — Ma la polizia, la polizia?
- — A quest'ora tutte quelle bestiacce
- ànno mangiato ventimila Cobò!
- — Chi sa da quanti giorni è morto!
- — Se saltasse fuori un cane
- con in bocca un pezzo di Cobò?
- — Si sapeva come doveva andare a finire,
- gli sta bene a quel matto di Cobò,
- di finire mangiato dalle bestie,
- quando gli uomini àn di quelle teste....
- — Se venisse fuori Torso?
- — Se ci dasse qualche morso?
- — Accidenti a Cobò!
- — Dalla porta non possono uscire
- perchè l'ànno fatta sbarrare.
- — Ma posson saltar fuori dalle mura,
- le scimmie si sanno tanto bene arrampicare.
- — Mamma mia che paura!
- — Buttateci dentro il fuoco!
- — E tutti quei gran soldi chi gli piglia?
- — Non aveva una famiglia?
- — Nessuno. Dicon che fosse figlio
- d'un imperatore.
- — Di chi, di Napoleone?
- — Ma che c'entra Napoleone!
- — Aveva l'oro a sacca,
- e tutta la casa
- piena di cassoni di fogli da mille!
- — E ora chi gli piglia?
- — Chi sa come riducono quella povera roba
- quei maledetti animali!
- — Buttategli da mangiare,
- eppoi fateli scappare
- quando sono bene sfamati.
- — Ma sarà pieno di cani arrabbiati,
- e qualcuno può rimaner nascosto.
- — E tutte quelle maledette scimmie?
- — Ce n'eran di quelle vestite da monaca,
- da prete, da militare, tante da servitore,
- da cuoco....
- — Dategli fuoco, dategli fuoco!
- — La meglio è il fuoco!
- — Ecco una ronda di civette!
- — Guardate quante!
- Si segna la gente.
-
-
- _Cobò._
-
- Uomini, disse agli uomini Cobò,
- non mi avete voluto vivo,
- non mi potrete avere
- quando morirò.
-
- Io detti agli uomini il mio oro
- a piene mani, e gli uomini
- m'insultarono
- perchè non n'ebbero abbastanza.
- Io risparmiai il mio oro,
- e gli uomini m'insultarono.
- Passai, uomini, a piedi fra voi,
- umile fratello vostro,
- v'incontrai la sera
- quando tornavate dal lavoro,
- e i miei occhi vi dicevano
- che vi avrei amato,
- che vi avrei dato tutto il mio oro,
- se mi aveste amato.
- M'insultaste, e mi diceste
- che non avevo lavorato.
- Passai fra voi coi miei cocchi dorati;
- e voi gettaste insulti e sputi
- sopra i miei passi,
- mi lanciaste anche dei sassi.
- Sulla piazza gridai,
- e fui insultato,
- chiuso dentro il mio castello
- fui insultato.
- I miei uomini mi chiamarono
- duramente, padrone,
- nessuno mi chiamò fratello.
- Volli amare alcuno
- di quei deliziosi trastulli
- che sono le fanciulle;
- pensai di potere avere
- una di quelle piccole bocche di rosa,
- quelle piccole mani dai petali
- morbidi, soavi di tepore;
- esse non mi accordarono il loro amore,
- e mi spregiarono per la mia bruttezza.
- Si dettero a me per il mio denaro.
-
- Tornando a casa, Cobò,
- dopo il rifiuto degli uomini, trovò
- i suoi cani che gli corsero incontro
- e gli fecero festa.
- Le sue scimmie lo accarezzarono
- maternamente,
- o come delle buone sorelle,
- e gli passarono le mani nei capelli,
- come delle compagne dolci;
- e lo rallegrarono un poco
- coi loro scambietti,
- e i galli col loro canto,
- e l'orso gli venne a ballare
- dinanzi bonariamente.
-
- Di voi sarò, solo di voi,
- e si rinchiuse nel suo castello,
- non vedrò più un uomo,
- sarò di voi, voi mi amerete
- finchè vi darò da mangiare,
- poi mangerete me.
- Gli uomini che sfamavo,
- mi volevan mangiare
- anche quando gli avevo bene sfamati.
-
- Disse Cobò:
- venite tutti qua dentro,
- e di voi sarò,
- vostro sarà tutto l'oro.
- Uomini che non m'avete
- voluto vivo,
- non mi potrete avere
- quando morirò.
-
- Chicchichirichi! chicchichirichi!
- Ecco il dì!
- Cantano i galli di Cobò.
- Il vecchio Cobò è sul suo letto
- che muore fra poche ore.
- Povero Cobò! Povero Cobò!
- Ciangottano i suoi pappagalli:
- Addio Cobò! Addio Cobò!
- E le galline: cococococodè:
- Oggi è per te, cococococodè:
- Cobò ci sei te.
- E le tortore piene di malinconia
- si sono radunate in un cantuccio:
- glu.... glu.... glu....
- non ti vedremo più.
- E i cani si aggirano mesti,
- colla coda ciondoloni,
- mugolando: baubaubò,
- addio papà Cobò.
- E le cornacchie: gre gre gre
- anche te, anche te.
-
- Nella stanza le scimmie non riparano.
- Tastano il polso e la fronte di Cobò,
- gli tiran su i guanciali,
- gli rimboccano i lenzuoli.
- Una, mescola del tamarindo in fretta,
- una gli fa il massaggio sui ginocchi,
- una piange in un cantuccio,
- (Cobò straluna gli occhi)
- e si rasciuga le lagrime comicamente.
- E i pappagalli: povero Cobò!
- E i gatti e i cani
- giacciono ai piedi del letto
- malinconicamente.
- Una scimmia va e viene,
- vestita da dottore,
- colla tuba in mano.
- Cobò muore.
- Una vestita da prete,
- si butta su la stola.
- Cobò non vede più,
- brancola colle mani,
- e gli van sotto i suoi cani
- cercando l'ultime carezze tremanti.
- Solleva la testa, una scimmia
- lo sorregge,
- quella vestita da prete
- ogni tanto gli unge i piedi,
- una vestita da scaccino,
- colla berretta in testa,
- sta fissa per aspettare
- di andare a suonar le campane.
- Cobò dà un gemito.... e cade.
- Si ritraggono dal letto
- in un fremito tutte le bestie,
- e restan ferme a guardare.
- Uno scimmione in livrea apre la finestra.
-
- I cani sotto al letto distesi
- emetton dei gemiti lunghi,
- e i pappagalli: Povero Cobò!
- Povero Cobò!
- Giunge per la finestra
- uno stormo di civette.
-
- Le scimmie intanto si rianno
- dalla disperazione.
- Una raccomoda il letto
- attorno al morto padrone,
- una smette di piangere
- e va ad aprire il cassettone;
- un'altra trae fuori pezzi d'oro,
- gemme, gioielli, e tutti se li caccia
- nel sacco della gola.
- Una va ad assicurarsi bene
- che il padrone sia morto,
- e con un feroce ghigno
- corre ad aprire uno scrigno:
- prende dei pacchi di biglietti da mille
- e gli spande per la stanza.
- Una ne prende uno e lo guarda
- bene teso contro luce,
- un'altra, con uno
- ci si pulisce il culo,
- un'altra accende un sigaro
- placidamente.
- I gatti incominciano a miagolare,
- i cani passeggiano inquieti,
- l'orso viene in camera a ballare
- in attesa che Cobò
- gli dia il solito lauto desinare.
- I galli e le galline si rovesciano
- nel giardino a sperperare.
- Lo scimmione in livrea
- è rimasto alla finestra
- senza articolare.
-
- E le scimmie rovistano,
- frugano dappertutto,
- si litigano la biancheria,
- la strappano, la scuciono,
- buttan tutto fuori dai cassetti,
- dagli armadi:
- fanno a pezzi dei merletti
- che si provano attorno alla vita,
- gli misurano a braccia.
- Una, butta dalla finestra
- tutto quello che gli capita.
- E i pappagalli: povero Cobò!
- Povero Cobò! Caffè Caffè Caffè.
-
-
- _La morte_
-
- — Buttate dentro il fuoco!
- È l'unica maniera,
- stando bene lontani
- con ogni precauzione.
- Se saltan fuori dei cani
- arrabbiati gli ammazzeremo,
- ma non potranno scappare.
- — Fuoco! Fuoco!
- — È pericoloso aspettare,
- c'è da temere
- un'epidemia nel paese.
- Fuoco, e pronti con cautela
- per ammazzare le bestie
- che potessero uscire.
- — E tutto l'oro?
- — E le robe preziose?
- — E tutti i fogli da mille lire?
- — Fuoco, fuoco! È l'unica maniera
- per evitare un più gran male.
-
-
-
-
-La Regola del Sole
-
-
- Un piccolo gruppo di signore,
- dei più svariati paesi,
- si sono fatte suore
- di una loro speciale religione
- che si chiama la Regola del Sole.
- Si sono comperata un'isoletta
- proprio in mezzo al mare,
- un'isoletta tonda, tutta verde,
- che sembra nell'azzurro dell'acque,
- un altro sole, il sole del mare.
- Sole che vive d'amore
- per il Sole rosso del cielo.
- Quando sono tutti e due azzurri,
- mare e cielo,
- sembrano due bellissmi cieli,
- tutti e due col proprio Sole.
- Nel mezzo all'isoletta,
- queste signore, si sono fabbricate
- il loro monastero, la loro piccola città.
- Sono tutte vestite di rosso
- in omaggio al loro Signore.
- La mattina si levano per tempo,
- prima naturalmente
- della levata del Sole.
- Verrebbe fortemente multata
- la suora che si fosse levata,
- senza ragione di malattia,
- dopo il Sole.
- Sarebbe la mancanza più grave
- verso il suo Signore.
- Quando una suora è malata,
- di luce o di calore,
- sono le loro uniche malattie,
- le viene spalancata
- la finestra della cella
- all'ora della levata
- e all'ora del tramonto.
- Pensate come quelle suore
- debbano amare, con quale forza
- debbano desiderare il Sole!
- Esse non ànno ormai che Lui,
- al quale si sono votate,
- e vivono oramai di quell'amore.
- Come debbono essere tristi le loro nottate!
- Dall'isoletta non si distingue terra,
- nè vicina nè lontana.
- È un piccolo mondo verde
- che sembra roteare
- nell'acqua, invece che nell'aria,
- nello spazio del mare.
- Certe volte l'isoletta sembra galleggiare.
- Se naufragasse?
- Se il mare la ricuoprisse?
-
- La mattina, poco prima dell'aurora,
- si raccoglie ogni suora,
- come per pregare, col massimo rispetto,
- per augurare il buon viaggio
- al suo diletto.
- Appena il Sole appare,
- al primo raggio, che serba
- per una speciale predilezione
- alle sue religiose,
- esse emettono grida,
- ridono, cantano,
- i loro inni, i loro voti passionali,
- saltano piene di ebbrezza
- dopo il bacio del Signore.
- E la loro comunione.
- E mentre sulle acque s'innalza
- il loro magico tondo,
- si prendono tutte per la mano
- e si mettono a fare il girotondo
- pazze di contentezza!
- E tutto il giorno lo stanno a guardare,
- a pregare ad adorare.
- In cima al monastero,
- nell'apposita torre,
- al posto delle campane
- c'ànno le meridiane.
- Con un: urrà! speciale
- esse salutano il mezzogiorno,
- e cantano gli inni
- più sfolgoranti,
- gettano in aria fiori dorati,
- che gli ricadono addosso
- baciati dal Sole.
- Nel pomeriggio se ne stanno
- distese sul prato,
- e di tanto in tanto,
- sole, a piccoli cori,
- dicono le loro preghiere consuete.
- Speciali preghiere
- della loro regola speciale.
-
- Esse lo sanno che il Sole le ama,
- che sempre le guarda,
- e non le scorda mai;
- lo sanno che quando moriranno
- anderanno da Lui,
- che le coronerà del suo più caldo amore!
- Sono sicure, ma ànno il loro inferno
- anche loro, e sarebbe il mare.
- Si dice che una volta
- morì una suora,
- e da tutte fu creduta
- beatamente accolta dal Signore,
- mentre esse la cantavano,
- la salutavano beata,
- videro cadere una cosa nel mare!
- Il Sole l'aveva rigettata!
- Oh! la grande punizione!
- Discacciata dal Sole,
- e destinata nel fondo del gelido mare!
- Perchè fu discacciata?
- Non seppe bastantemente amarlo
- il suo Signore?
- Da quel giorno le suore
- ànno raddoppiato il fervore
- nella loro adorazione,
- nelle loro preghiere.
-
- E il pomeriggio passa veloce,
- e le suore si levano,
- incominciano
- a passeggiare inquiete
- sul prato, si rivolgono
- tutte dallo stesso lato,
- pregano a bassa voce.
- Il Sole s'abbassa poco a poco,
- s'adunano le suore
- dalla stessa parte
- come vicino al fuoco.
- Che momento per loro!
- Il Sole posa
- come la particola più luminosa
- sopra il calice più grande
- e più colmo.
- Le loro lamentazioni
- diventano disperate,
- piangono, lo salutano,
- gridano, negli ultimi momenti fugaci,
- gli gettano gli ultimi baci.
- Addio! Addio! Addio!
- A domani! Torna amore!
- Domani! Domani!
- I loro occhi gocciano,
- s'agitano le loro braccia, le loro mani.
-
- Cala la sera.
- Le belle fiamme sono diminuite,
- le suore sono impallidite.
- E colle teste basse
- camminano svogliate
- verso il monastero,
- ciondolanti s'avvicinano
- alla casa, ch'è la perfezione centrale
- dell'isoletta.
- Sulla porta la superiora aspetta.
- Col suo libro in mano,
- piena di severità e di compunzione,
- fa la chiama consueta
- della riunione.
- Le suore debbono rientrare,
- cenare in fretta
- e dopo andarsi a ritirare.
- Antonietta Solare
- Aurora Del Sole
- Giuseppina Solamore
- Alba Raggi
- Isola Meriggi
- Meridiana Tornasole
- Cleofe Stelladoro
- Caterina Solastro
- Regina Solenne
- Corinna e Beatrice Tramonti.
-
- Pensate che cosa sono per loro
- le brutte giornate!
- Piangono lacrime amare,
- che amareggiano sempre più il mare.
- E le notti d'inverno!
- Come diventano desolati i loro colloquî!
- — Ài veduto che giro corto fa?
- — Sempre meno sempre meno,
- se dura così non lo vedremo
- un qualche giorno!
- — S'alza di là, e va via di là.
- — Che disperazione! Che infelicità!
- — Tornerà tornerà la nostra stagione,
- la state del nostro cuore!
- — Il nostro carnevale!
- — Mi sembra che minacci burrasca!
- — Sei l'uccello del cattivo augurio!
- — Ma quelle nubi vengono su.
- — Di qui a domani non ci saranno più!
- — Io non l'avevo mai goduto come oggi!
- — A me è sembrato che bruciasse meno.
- — A me invece è sembrato di più.
- Quelle suore non muoiono
- di nessun male,
- si asciugano, si asciugano,
- si disseccano al Sole.....
- come le rose e le viole,
- e più che centenarie
- vaniscono, evaporano nel Sole
- come un qualunque vapore,
- senza la consueta putrefazione.
- Il loro Signore le raccoglie poco a poco
- sotto l'azione del suo potente fuoco.
- Quando una ne muore,
- ognuna sta ad aspettare
- nella massima trepidazione,
- tutta pensierosa, tutta preoccupata,
- che non dovesse giù ricadere
- come quella volta famosa.
- Dopo, la cantano e l'invocano beata.
- In tutto il mondo intero
- quella è la sola città
- che non à il cimitero.
-
- Dite, lo sapevate
- che c'era quest'isoletta in mezzo al mare?
- Questo bollente cuore
- nel seno del gelido mare?
- Siete contenti che ve l'abbia detto?
- Non vi è venuto la voglia d'andare
- con un piccolo vapore?
- Se sapeste! Quante, quante volte,
- ò pensato d'andare a farmi frate!
- Oh! Se quelle suore mi pigliassero!
- Ma esse non riconoscono
- che un maschio solo,
- nella loro strettissima clausura,
- il santo della loro regola: il Sole.
-
-
-
-
-Le Carovane
-
-
- Oggi, io mi vedo davanti,
- una lunghissima,
- interminabile via,
- zeppa di carovane.
- Lunghissima via polverosa
- che si estende all'infinito
- proprio davanti a casa mia.
- Dalla finestra della mia stanza da letto
- io me ne sto a guardare
- tutto quell'andare,
- quell'ansare, quel sostare.
- Ferme, vaganti, volanti
- carovane si perdono
- nella via a me davanti.
-
- Carovane alte e verdi
- di cipressi e d'abeti,
- carovane d'ali, di mani,
- di piedi, di grucce, d'occhi,
- strani occhi, vivaci, immoti,
- guardi d'intelligenti,
- guardi d'idioti.
- Uomini luccicanti
- ricoperti di ferro,
- uomini seminudi,
- avvolti di pellicce,
- van via avanti avanti,
- or lesti or lenti,
- mescolati al bestiame,
- tutti in carovane.
-
- Carovane di case, di castelli,
- di navi, di barchette,
- rigidissime dame
- composte nelle loro vetture,
- sguaiatissime puttane a sciame.
- Carovane di volatili, d'insetti,
- sopra carovane di tetti.
- Mi fischiano agli orecchi
- tanti stupidi pensieri,
- volan per l'aria leggeri leggeri.
- Qualcuno cammina più profondo
- e pigia una sua stampella
- credendo di sfondare il mondo.
- E di sopra a spiare argutamente,
- carovane di stelle luccicanti.
-
- Ma che cos'è tutto quel passare,
- tutto quell'andare, quel sostare?....
- Son tutte carovane carovane carovane....
- vane vane vane vane vane....
- ane ane ane ane ane....
- eeeeeeeeeeeeeeeeee....
- e..... e..... e..... e..... e.....
-
- In fondo io me ne sto a guardare,
- tranquillo alla finestra
- della mia stanza da letto,
- guardo, e aspetto.
- Ma ditemi, dove andate?
- Dove andate? Si può sapere?
- Cosa c'è in fondo a quella via?
- Andate alla Città del Sole Mio?
- Imbecilli! Idioti! Fermatevi!
- Non lo sapete
- che in quella Città
- non posso andarci che Io?
- Per Dio!
-
-
-
-
-La Città del Sole Mio
-
-
- Ohelà! Ohelà! Ohelà!
- Rivoltate! Tornate tutti indietro!
- Stolido pecorame!
- Non lo sapete che non ci potete andare
- in quella città?
- È chiuso per tutti quel reame!
- Alla Città del Sole Mio,
- non ci posso andare che io!
- Tornate tutti indietro!
- Ohelà! Pecorame!
- Bestiacce testarde!
- Non sapete qual era la vostra sorte?
- Sareste rimasti tutti fuori
- a litigarvi alle porte,
- sono tutte chiuse quelle porte!
- Venite qua,
- sotto la finestra
- della mia stanza da letto,
- tutto da me saprete, vi prometto.
- Non vi voltate indietro,
- guardate quà!
- La città voi non la potete vedere,
- ci vuole il mio canocchiale;
- venite a sentire.
- Accovacciatevi in silenzio,
- non è tanto robusta la mia voce,
- statevi muti
- come stareste ai piedi della croce.
-
- In forma di quadrato perfetto,
- si estende la città,
- quattro son le sue porte, e son serrate,
- non à
- nè sindaco, nè prefetto.
- È tutta fabbricata d'identiche case
- quadrate attaccate.
- È tutta popolata
- d'identiche persone
- da parentela vecchissima legate.
- D'una stanza e d'un giardino
- si compone ogni casa,
- le porte sono tutte spalancate.
- Il solo abitatore è sulla soglia
- che guarda nella via
- con guardo assorto,
- secca o snello,
- bianco come un morto,
- senza cappello.
-
- Le vie regolari si dilungano
- in due bande di queste dette case:
- sono abitate a sinistra
- dai giovani, a destra
- dalle vecchie, più che centenarie.
- Ognuno se ne sta sulla soglia ad aspettare.
- Nessuno si volge al vicino
- o a quello dirimpetto.
- I giovani stanno in piedi appoggiati
- sulla soglia, alti, bianchi,
- stretti nei loro vestiti
- di velluto neri attillati.
- Il loro collo, le loro spalle,
- sono ricoperti di perle;
- tanti tanti collié
- ammassati, pendenti,
- che gli scendon giù davanti.
- Tanti quanti sono i morti
- delle proprie casate.
- Le vecchie di fronte
- ugualmente sulla soglia,
- malissimo vestite e disadorne,
- vizze vizze, piccoline,
- tutte avvolte in scolorite mantelline.
- Le loro teste sono fasciate,
- i loro colli cascanti di rughe,
- sono raccolti in cenci verdastri
- come i colli delle tartarughe,
- o la pelle delle lucertole.
- Della stessa grandezza della casa
- è il giardino,
- e ognuno lo coltiva da per sè.
- Coltivano colla massima cura,
- erbette odoranti,
- il loro cibo si compone
- esclusivamente
- d'insalate profumate.
- E alla finestra dalla parte davanti
- si spingono sul davanzale,
- fuori dalle ferriate,
- testi di basilico e di menta,
- erba cannella,
- qualche pianta di ruta e di mortella.
-
- Così tutta uguale,
- è questa una città,
- senza romore e senza parole.
- Giovani vite di stanchezza malate,
- vite ostinate di decrepitezza,
- erbe profumate,
- profumi delicati
- come la pelle dei malati.
-
- Che sole volete che ci brilli
- in una simile città?
- Un povero sole
- che di sole non à
- più che la forma di tondo:
- pallido, tubercoloso,
- riscaldatore di bacilli,
- come quello che sarà
- il giorno della fine del mondo.
- Un sole pieno d'ombre,
- di rabeschi.
- Che sole ci può brillare,
- se non un faro di scarabei,
- nel cielo dei sogni miei?
- Mi direte: è un sole troppo strano!
- Ma io posso tenerlo in mano;
- giuocarci sul mio tavolo
- come se fosse un cavolo.
- Farci all'amore
- a tutte l'ore;
- dirgli: sei un imbecille!
- Dirgli mille insolenze,
- mille brutte parole,
- come non si trattasse del sole.
- Avete capito?
- E ora potete andare,
- io chiudo la mia finestra,
- vado a riposare.
-
-
-
-
-Le Beghine
-
-
- Frammenti di penne di struzzo,
- tentennanti
- polverose, intignate,
- su piccoli cestini
- in forma di nido d'uccello;
- questa è a un dispresso
- la forma del loro cappello.
- Roselline consumate, scolorite,
- indecifrabili tinte,
- stinte e ritinte;
- fiorellini impossibili,
- a ciuffettini a mazzettini,
- velettine come ragnatele,
- tutte bucherellate,
- su sulla fronte rialzate
- e molto tirate;
- di dietro un nodino
- col suo ciondolino.
- O cappelli in forma
- di piatto regolare,
- proprio nel mezzo
- un pennacchio strano,
- la punta d'una vecchia
- penna di fagiano
- messa tutta per ritto.
- Pennine di galline,
- di tacchino, di galletto,
- di cappone, tutto tutto sta bene
- sopra i cappelli delle beghine.
- Mantiglie di vecchio pizzo,
- con guarnizioni di gè,
- di tibet, a sproni di velluto,
- a guaine, con galicine
- di piccole trine.
- Giacchetti pieni di fianchette,
- e con gala alla vita,
- sul petto, e sopra le spalle,
- sottane con crespe,
- avanzi di cerchi qua e là,
- rimasugli di tornù,
- tutte bellissime cose
- che non si vedono più
- che alle beghine.
- Alcuna, per suprema dedizione,
- veste alla foggia dei preti,
- col suo bravo collare;
- qualcuna con compassata
- serietà monacale.
-
- Ma tutte, tutte
- siete un pochino studiate.
- Come mi piace di guardarvi!
- Vi aggirate, vi aggirate
- piene di compunzione,
- d'importanza e di pratica,
- piene di etichetta,
- per la vostra reggia prediletta.
- Fra gli ori, fra i damaschi,
- i pizzi degli altari,
- i doppieri i candelabri,
- andate e venite
- come in casa vostra.
-
- Inchini secchi
- di gambe irrigidite.
- Mi sembra di sognare
- alle decrepite reggie
- di spodestati re centenari,
- che tutto crepita crepita.
- V'alzate, andate, venite,
- v'inchinate, v'inchinate,
- vi ringinocchiate.
-
- Le vostre facce
- sono pugni di rughe,
- i vostri colli sbucano,
- si muovono fra i cenci,
- come colli di tartarughe.
- I vostri occhi quilquiano
- dalle infossature,
- con fare di puntiglio,
- di sussiego, di piccosità,
- di superiorità,
- per la vostra interiore
- grande sicurità.
-
- Dite, nella purità
- siete così avvizzite,
- o nel vizio?
- Come riconoscere
- dai vostri avanzi?
- Eppure siete ancora civette!
- Vi ungete, vi tingete malamente
- gli ultimi capelli,
- portate finte trecce,
- riccioli finti, tinti
- d'un altro colore;
- avete il vestito per le feste,
- e le feste siete meste,
- meste e cocciute;
- la gente che riempie
- la chiesa di colori
- vi urta, vi da noia,
- non è più la vostra casa
- dove dovete regnare,
- la vostra reggia,
- perchè in ognuna di voi
- c'è un fondo di regalità grottesca.
- Camminate a saltelli,
- o nella massima compostezza,
- taluna stampellando per la gotta,
- talaltra con un far da piruette,
- con mosse paralitiche del capo.
-
- Cosa foste? Cosa siete?
- Vecchie cameriere pensionate?
- Dame decadute?
- Taluna di voi non fu ballerina,
- taluna coccotte?
- Ballerina, coccotte!
- Come siete ridotte!
- V'intanaste nell'ostinazione
- della purità, o nessuno vi volle?
- O conosceste bene l'amore?
- Ecco il mistero
- che m'interessa in voi.
- L'amore! Voi!
- Quanti anni sono ormai?
- Io penso a denudarvi,
- cavarvi i vecchi giacchetti sbiaditi;
- i sudici panciotti
- che v'ammassate addosso
- per la paura delle polmoniti,
- spogliarvi, spogliarvi
- di quel sudicio fasciume,
- e avervi nude dinanzi,
- Gobbe, torte, mostruose,
- farvi rinascere per un istante solo
- un brivido del più orribile desiderio,
- vedervi ballettare dinanzi sconciamente,
- stampellare ridendo aizzate,
- le più vergini vorrei,
- magari quella
- che non fu toccata mai,
- e darvi i miei vent'anni!
- Sentirvi sotto cigolare,
- stridere, cricchiolare;
- schiacciarvi, pestarvi,
- darvi la più orribile gioia,
- il più feroce martirio!
- (Le vostre bocche
- sdentate, sinuose,
- mi fanno vedere
- libidini mostruose.)
- Contaminarvi tutte,
- tutte, darvi odio amore scherno,
- perdervi, gettare in un sol pugno,
- al vento, tutte le vostre preghiere,
- eppoi lasciarvi ridendo!
- Via! Via! Via!
- Cosa vedo dinanzi? Chi?
- Nuda dinanzi a me,
- la madre di mia madre,
- la vecchia....
- No! lo giuro!
- Non le ò mai toccate, le beghine,
- mi piace solamente di guardarle.
-
-
-
-
-Visita alla Contessa Eva Pizzardini Ba
-
-
- — Buona sera Contessa.
- — Buona sera carissimo Aldo.
- — Oggi giornata bella, Contessa.
- — Troppo bella, carissimo Aldo,
- non fa nè freddo nè caldo.
- — E la noia, Contessa?
- — Ah! Oh! Ih! Hum!
- — Sempre la stessa!
- — Già. Questo mi dite di nuovo?
- Bravo.
- — Cosa dirvi di nuovo?
- Mi credete così ingenuo?
- Non mi ci provo.
- — Bravo! E passate per giovine bizzarro....
- per uomo così strano....
- strano.... bizzarro....
- bizzarro.... strano....
- Bravo....
- — Cotesta bella veste, Contessa,
- l'ò vista proprio ieri sera
- precisa a una borghese.
- — E fu inventata a Parigi
- che non è ancora bene un mese,
- sempre così, si sa già.
- — A Parigi fumano l'oppio.
- — Ma a Parigi....
- — Oh! Verrà presto la moda anche da noi.
- — Altro che verrà, poi;
- le belle cose da noi sono un mito,
- noi, siamo quelli di ieri, o di poi.
- Che governo pitocco!
- Ma.... di nuovo?
- — Di nuovo?
- — E dire che vorrei, solo per una volta,
- vedermi nuova nel mio specchio.
- — Come?
- — Nuova, diversa da sempre,
- e diversa da tutte.
- — Aver due bocche?
- — Magari, ma è un caso comune.
- — Un occhio dietro?
- — Dove?
- — Nella testa.
- — Ah! Sì....
- — Un dente sulla punta del naso?
- — Meglio senza naso nel caso.
- — Due teste?
- — Comune, comune.
- — Tre teste, quattro gambe?
- — Comune comune.
- Iersera, per dormire, mi son fatta
- tre volte la puntura di morfina.
- — Tre volte!?
- — Sono poche? Sono molte?
- — Ma vi pare, la morfina!
- — La morfina! La morfina!
- — Vorreste d'un tratto
- diventare Regina, Imperatrice?
- Antonietta, Messalina?
- — Uhm.... forse sarebbe meglio....
- una poveretta.
- — Povera molto? Vivere di limosina?
- Essere giù, nel fango!
- — Oh! Si!
- — Insultata, battuta,
- essere vilipesa, prostituta.
- — Oh! Prostituta! Insultata! Battuta!
- Magari nel mezzo della strada
- come una donna perduta!
- Almeno per provare, ma come fare?
- Noi.... chi ci può insultare?
- — Chi, voi? Io!
- — Siete troppo gentile.
- — Mi proverò.
- — Siete troppo corretto, e non
- riuscirete che a farmi annoiare di più.
- Dirò io per la prima.
- Piccolo sciocco!
- — Stupida d'una donna!
- — Poetucolo pitocco!
- — Vescica colla gonna!
- — Imbecille, cretino!
- Omuncolo da nulla!
- — Povera grulla!
- — Grullone, libertino, buffone,
- ruffiano, lenone!
- — Smencitissima vacca!
- Porcona, puttana, vigliacca....
- — Basta basta basta
- mio carissimo Aldo,
- non crediamo di dirci
- qualche cosa di nuovo,
- sensazione nuova, io già non provo,
- la cerco, ma non la trovo.
- Amiamoci piuttosto,
- l'amore è tanto vecchio
- mi sembrerà più nuovo.
- — Si? Purchè voi ritorniate
- come allora, ma ora....
- — Quando?
- — Quando m'ascoltavate
- senza pensare al male,
- ed erano assai meno noiose
- le vostre serate.
- — Mi avete amata voi?
- Ed io vi ò amato?
- Doveva essere molto noioso
- il nostro povero amore, se lo abbiamo
- troncato e nemmeno ce ne ricordiamo.
- — Era.... una parola sola allora....
- — Vi ricordate ieri sera?
- — Ieri sera?
- — Quella mia parola....
- — Quale? Dite, mi fate venir male.
- — Quando fu?....
- — Certamente vi sbagliate,
- fu la sera avanti.
- — Ve l'avevo già detta?
- — Uh! Centomila sere,
- capirete se è sempre la stessa!
- Basta basta, non la ridite,
- lasciatemi morire in pace,
- sono malata.
- — Che sarà di Voi?
- — Di me?
- — Buona notte Contessa.
- — Buona notte carissimo Aldo.
-
-
-
-
-E lasciatemi divertire!
-
-_(Canzonetta)_
-
-
- Tri tri tri,
- fru fru fru,
- ihu ihu ihu,
- uhi uhi uhi!
- Il poeta si diverte,
- pazzamente,
- smisuratamente!
- Non lo state a insolentire,
- lasciatelo divertire
- poveretto,
- queste piccole corbellerie
- sono il suo diletto.
-
- Cucù rurù,
- rurù cucù,
- cuccuccurucù!
- Cosa sono queste indecenze,
- queste strofe bisbetiche?
- Licenze, licenze,
- licenze poetiche!
- Sono la mia passione.
-
- Farafarafarafa,
- Tarataratarata,
- Paraparaparapa,
- Laralaralarala!
- Sapete cosa sono?
- Sono robe avanzate,
- non sono grullerie,
- sono la spazzatura
- delle altre poesie.
-
- Bubububu,
- Fufufufu,
- Friu!
- Friu!
- Ma se d'un qualunque nesso
- son prive,
- perchè le scrive
- quel fesso?
-
- Bilobilobilobilobilo,
- blum!
- Filofilofilofilofilo,
- flum!
- Bilolù. Filolù.
- U.
- Non è vero che non voglion dire.
- Voglion dire qualcosa.
- Voglion dire....
- come quando uno
- si mette a cantare
- senza saper le parole.
- Una cosa molto volgare.
- Ebbene, così mi piace di fare.
-
- Aaaaa!
- Eeeee!
- Iiiii!
- Ooooo!
- Uuuuu!
- A! E! I! O! U!
- Ma giovinotto,
- ditemi un poco una cosa,
- non è la vostra una posa,
- di voler con così poco
- tenere alimentato
- un sì gran foco?
-
- Huisc... Huiusc...
- Sciu sciu sciu,
- koku koku koku.
- Ma come si deve fare a capire?
- Avete delle belle pretese,
- sembra ormai che scriviate in giapponese.
-
- Abì, alì, alarì.
- Riririri!
- Ri.
- Lasciate pure che si sbizzarrisca,
- anzi è bene che non la finisca.
- Il divertimento gli costerà caro,
- gli daranno del somaro.
-
- Labala
- Falala
- Falala
- eppoi lala
- Lalala lalala.
- Certo è un azzardo un po' forte,
- scrivere delle cose così,
- che ci son professori oggidì
- a tutte le porte.
-
- Ahahahahahahah
- Ahahahahahahah
- Ahahahahahahah.
- Infine io ò pienamente ragione,
- i tempi sono molto cambiati,
- gli uomini non dimandano
- più nulla dai poeti,
- e lasciatemi divertire!
-
-
-
-
-AL MIO BEL CASTELLO
-
-A MIO PADRE, _instancabile e geniale lavoratore, affettuosamente._
-
-
-
-
-Quando cambiai castello
-
-
- Un poeta quando è stanco
- cambia castello;
- piglia sulle spalle il suo fardello
- come un qualunque saltimbanco.
- O come un povero uccello
- cambia lido
- quando gli rompono il nido.
- Lassù non ci si poteva più stare,
- è inutile, non ci si poteva più stare.
- Senza tanto pensarci
- decisi di cambiare.
- Cambiare castello.
- Il posto era assai bello,
- le passeggiate, i dintorni,
- le adiacenze,
- la casa era distante dal cancello,
- ma la vita si era ridotta
- zeppa d'inconvenienze.
- Mi conoscevano tutti,
- un pochino alla volta
- tutti m'avevan conosciuto,
- e il bello d'un poeta
- è, l'essere sconosciuto.
- Tutto di me sapevano,
- appena fuori d'un passo
- tutti mi salutavano,
- nella via mi squadravano,
- mi pesavano, ed ognuno
- voleva dir la sua.
-
- — È un poeta.
- — Che giovine elegante!
- — Sì, ma è troppo stravagante.
- — Oggi, peccato, non à quel famoso cappello....
- — L'ài mai visto con quell'ombrello
- giallo a righe turchine?
- — E con quel mantello nero?
- — Buffo vero?
- — Con quel pastrano rosso di velluto?
- — Buffo, l'ài veduto?
- — Ma si sa come vive?
- — Gira sempre con un taccuino,
- ogni tanto si ferma e ci scrive.
- — Sapete? È fuori per un giorno.
- — Oggi domani va a Livorno.
- — Ci sta molto?
- — Prende il biglietto di andata e ritorno.
- — Stamane à un po' di tosse.
- — Stasera mangia le frittelle.
- — A quest'ora telefona alle stelle.
- Non ci si poteva più stare.
-
- Il sindaco una volta
- osò chiedere aiuto
- per una calamità del paese,
- quando l'ebbe avuto,
- non più in là di un mese,
- altra calamità,
- altra supplica.
- Scrivere, per favore,
- il testo di una lapide per un paesano
- morto senatore,
- e un sonetto per il numero unico.
- Un dono per la fiera,
- con lettera di preghiera
- d'accettare la carica
- di presidente onorario.
- Il priore raccomandava
- le anime sante del purgatorio.
- Confraternita della misericordia,
- questua domenicale.
- Qualche supplica speciale al Signore
- per ottenere una protezione
- speciale del paese.
- Orazione delle quarantore.
- Colla mia grande ammirazione
- per le beghine
- m'avevan preso per un clericale.
- Suggerire l'epigrafe
- per un piccolo angioletto,
- con un mottetto dolce per finale.
- Detto una volta di sì,
- la bella pace finì.
- Il bidello, lo scaccino,
- erano sempre al mio campanello.
- Decisi di cambiare;
- e venni qua lontano, sul mare,
- da tutta opposta via,
- in cerca di una casa
- che potesse diventare la mia.
-
- «Si affitta. Si dà via.
- «Villino da vendere,
- «Con e senza mobiglia.
- «Miti pretese.
- «Rivolgersi al custode di Villa Agnese.
- «Villa Irene.
- «Dodici ambienti, bagno, acetilene.
- Su, su, lontano dall'abitato,
- trovai quello che avevo sognato:
- un decrepito castello
- mezzo rovinato.
- «Si vende.
- «Rivolgersi in città
- «Via Rubacode
- «Rapezzini negozio di mode.
- Qui nessuno ci sta,
- tutto vuoto.
- Ottima qualità.
-
- — Ecco Signore,
- e il vecchio andava avanti,
- — la porta è sgangherata
- ma i battenti sono di pregio,
- guardi belli i mascheroni,
- occorrono molte riparazioni, si sa.
- La Contessa morì dieci anni fa,
- e d'allora nessuno c'è venuto più,
- nessuno n'à avuto più cura.
- La Contessa era centenaria.
- — Sola vi abitava?
- — Con due sue vecchie donne
- che morirono anch'esse poco dopo,
- erano come lei centenarie.
- Era molto decaduta,
- ma fu, in sua gioventù,
- la prima dama della nostra città.
- Questi luoghi, signore,
- furono sempre praticati
- da grandi uomini,
- questi terreni furono pestati
- da scienziati e da poeti.
- — Male, buon vecchio, male,
- preferisco terreni pestati dagli idioti.
- — Perchè signore?
- — Bella, per imparare.
- — Guardi da questa finestra, signore,
- i monti e il mare.
- — Ci sono di belle passeggiate?
- — Tante, tutte meravigliose,
- su per queste colline, lungo il mare....
- — E lunghe vie piane ci sono?
- lunghe, uguali?
- — C'è la via provinciale.
- — È assai vicina?
- — Passa di là sotto quel gruppo di case,
- ma è la più polverosa,
- la più noiosa per passeggiare.
- — A me però va bene.
- — Perchè signore?
- — Per camminare
- senza misura, pensando alle cose mie,
- (per mettere insieme le mie strane poesie.)
- Quest'ammasso di rovine
- mi va, buon uomo, mi va,
- è un covo da gufo
- che per me farà.
-
- Ci sono abitatore felice
- da tanto tempo, nel mio castello
- che odora di centenario,
- di beghine morte lentamente....
- «senza male, disseccate al sole
- «come le rose e le viole,
- «senza la consueta putrefazione.
-
-
-
-
-Le mie passeggiate
-
-
- Nelle belle giornate,
- nelle belle serate,
- e anche nelle brutte,
- faccio le mie passeggiate.
- Scendo lungo mare,
- e su la riva
- mi dilungo a camminare.
- Però non andiamo d'accordo
- me e il mare,
- a me spesso dà noia
- quel suo eterno brontolare,
- lui dice che io sono un gran brontolone.
- Non mi conosce nessuno
- e faccio il comodo mio.
- Qualcuno mi saluta
- guardandomi con curiosità.
- — Buona sera signore.
- — Buona sera comare.
- E lì finisce tutto.
- Cammino sulla via provinciale,
- e mi dilungo all'infinito;
- salgo i bei collettini,
- che ognuno m'è ormai famigliare.
- Mi seggo sopra un muricciuolo
- dove ci sono due cipressi a lato.
- Colla coda dell'occhio io me li vedo
- come due grandi carabinieri
- a cavallo impalati,
- come se si fossero fulmineamente fermati
- al fermare della mia carrozza.
- Andate, andate,
- io rimango un momento qui a sedere,
- potete andare,
- non sono già figliuolo dell'imperatore,
- non sono mica il re,
- che cosa posson fare a me?
- Nè una vezzosa infanta,
- che mi debban far del male,
- nè una decrepita principessa reale.
- Andate, andate.
-
- Sulla cima di un bel colle,
- meravigliosa altura,
- dove ogni altro uomo che vi fosse giunto,
- si sarebbe messo a sognare come nulla
- il proprio monumento,
- io, in un bel momento,
- ci sognai la mia culla.
- E mi ci vado a sdraiare;
- mi vedo tutt'intorno
- il bel giro dei monti,
- e da una parte il mare,
- e di sopra la luna e il sole.
- Come ci si sta bene nella culla!
- — Quella copertina turchina (il mare)
- l'ò buttata via perchè avevo troppo caldo.
- — Titì non ti scuoprire;
- sta' coperto Titì.
- — Ma ò caldo!
- Quella bella pallona d'oro (il sole)
- me l'à portata il mio bel papà.
- E nelle serate di luna,
- ci vado tutto ravvolto
- nella mia verde cuna.
- — Quella bella pallina d'argento (la luna)
- me l'à portata la mia mammà —
- oppure:
- — Voglio quello spicchino di limone!
- — No Titì, ti farebbe la bubù
- ai dentini, alla pancina.
- — Lo voooglio!
- — Bada Titì, se non stai buono
- ti faccio totò.
- — Voglio quel chifellino
- per zuppare nel mio latte.
- Voglio quella bella falcettina!
- — No Titì, ti taglierebbe le manine.
- — Voglio quella bella falcettina
- per tagliare tutta l'erba
- davanti alla mia culla!
- — Ma no Titì.
- — Ma siii!
- — Ma nooo!
- — Ma siiiiiii!
- — Ma nooooo!
- — Ma siiiiiii!
- — Ma nooooooo!... —
- Che gioia, che gioia, che felicità,
- per chi non à da far nulla,
- ritornarsene ogni tanto nella culla!
-
-
-
-
-Il mio castello e il mio cervello
-
-
- Alla finestra
- della mia stanza da letto,
- nel mio decrepito castello,
- sulla sera lungamente mi diletto
- a starmene solo col mio cervello.
- Il diletto, mi direte,
- non potrebbe essere più grazioso,
- per un poeta, come me, ozioso.
- E guardo giù per la valle,
- guardo i monti, le colline,
- il mare non si vede da questa parte,
- E girano e girano
- e serpeggiano le rondini
- attorno al mio castello.
- (Quanti giri!)
- E girano e girano
- e serpeggiano
- i pensieri attorno al mio cervello.
- (Quanti giri!)
- Voli di rondini leggeri,
- leggeri pensieri.
- (Che non son sempre leggeri).
- E guardo dinanzi la valle,
- i monti, le colline,
- gli alberi grandi a selva,
- in filari lunghi senza fine,
- disposti bene ad arte,
- il mare non si vede da questa parte.
- E girano e girano
- serpeggiano
- le rondini attorno al vecchio castello.
- (Quanti giri!)
- E girano e girano
- serpeggiano
- i pensieri attorno al giovine cervello.
- (Quanti giri!)
- Io penso:
- Se ogni pensiero
- avesse fra le labbra un filo
- (come il ragno)
- se avessero in bocca un filo
- (come il ragno)
- tutte le rondini che si aggirano,
- tutte le rondini che si sono aggirate,
- il mio castello e il mio cervello
- sarebbero due matasse,
- molto molto molto arruffate.
-
-
-
-
-La ciociara in lutto
-
-
- Dei pochi arredamenti
- che trovai nel castello, quando entrai,
- non volli gettar via tutto,
- qualche cosa mi piacque di serbare.
- Fra queste cose, un quadro,
- che rappresenta una ciociara in lutto.
- Lo volli lasciare, non per il suo valore,
- ma perchè quel quadro
- mi à fatto sempre tanto pensare.
-
- Avete mai posseduto un quadro
- che non vale, che non sapreste ammirare,
- privo d'ogni bellezza,
- ma che vi fa pensare?
- Un quadro, che sempre
- ve lo vedete davanti,
- e lo state a guardare
- mentre vi trovate solo a pranzare,
- e che vi fa mangiare
- senza saper di mangiare?
-
- Per quanto non privo di buone qualità,
- non è certo un quadro di valore;
- non potrei precisare gli anni che avrà,
- non porta la firma dell'autore.
- È appeso alla parete del tinello,
- e rappresenta, in grandezza naturale,
- una ciociara in lutto.
-
- Quando mangio non fo
- che guardarlo e pensare.
- Una donna di mezza età,
- non brutta, ma nemmeno bella,
- d'alta statura, una discreta figura,
- ed una faccia seria....
- ma non per malinconia,
- dura d'espressione, singolare.
- Una ciociara in lutto!
- Mi sembra... come un contrattempo,
- mi sembra che il lutto
- debba essere
- tutto la negazione delle ciociare;
- eppure porteranno il lutto
- anche le ciociare;
- ma non me le so figurare.
- Quella gonnella con tutte quelle pieghe,
- e il busto, non s'addicono
- di panno nero, il seno
- coperto d'una camicia bianca di lino...
- e il panno sulla testa nero...
- con sotto un lino bianco...
- Come si trova qui? Chi potrà essere?
- Ecco il pensiero.
- E ogni sera e ogni mattina mi tormenta.
-
- Chi sarà?
- Una nutrice della famiglia?
- Della vecchia contessa?
- Forse di sua figlia?
- Aveva una figlia?
- Forse morta prima di lei?
- Forse ancora vivente? Dove?
- Ebbene, situata a quel modo
- nel tinello, ad un posto d'onore...
- una nutrice ciociara...
- Eppoi in lutto!
- Il suo piccolo forse morì,
- e venne ad allattare qui,
- da questi signori.
- Il lutto non glielo avrebbero
- lasciato portare.
- Che fosse invece in quel tempo
- in lutto la famiglia?
- Ma di solito non s'usa
- vestire di gramaglia
- financo la balia,
- mi sembra di cattivo augurio.
-
- Un quadro comprato? Regalato?
- Mi pare quasi impossibile
- anche questo fatto.
- Comprare o regalare un quadro,
- che non è che il ritratto
- di una donna non bella.
- E che non può avere neppure
- attrattive pel costume.
- Si vedono quadri di ciociare dappertutto,
- ma di ciociare con allegri visi,
- piene di colori e di sorrisi,
- ciociare in mosse gaie,
- non di ciociare in lutto.
- Eppoi mettere il ritratto
- d'una sconosciuta nella stanza da mangiare,
- dove per solito s'usa
- mettere soggetti che riguardano la mensa,
- cose allegre e appetitose.
-
- Che sia un ritratto
- della padrona stessa
- del Castello?
- Un ritratto, in costume, della Contessa?
- I lineamenti non sono da dama,
- eppoi perchè si sarebbe fatta
- quel ritratto scegliendo un costume
- nel suo momento brutto?
- Che la Contessa fosse molto stramba?
- Io che mi credo tanto,
- sarebbe curioso
- che questo castello fosse stato,
- prima di me, abitato
- da della gente cento volte
- più stramba di me.
-
- Alle volte, dopo lungo
- fissare quel quadro,
- non vedo più la tela e la cornice,
- la parete, non distinguo più nulla,
- soltanto quella donna che mi sembra
- lasci la sua posa
- e si muova, venga avanti
- come per dirmi qualcosa,
- che venga magari, col suo piglio,
- per maltrattarmi, per mandarmi via!
- Ma che! Mi riscuoto dipoi,
- impossibile, così lontani dalla ciociaria.
- Che fosse una delle due centenarie
- compagne della Contessa?
- E a lei tanto care?
- Tanto care da darle nell'appartamento
- questo posto d'onore?
- Forse un'altra già morta....
- Le due donne erano due ciociare....
- Forse fu un tempo
- ospite del castello un pittore....
- Ma avrebbe dipinto entrambe le ciociare,
- o meglio, avrebbe in omaggio
- dipinta la Contessa.
-
- Come le vedo andare
- quelle tre donne!
- Quella vecchia dama secca secca,
- in lutto, con una lunga coda nera,
- con una cuffia nera di merletto
- sopra una finta di ricciolini bianchi,
- ormai ingialliti;
- e ai lati le due ciociare in lutto,
- con quelle gonne corte
- a mille pieghe, scampananti,
- camminare piano piano,
- irrigidite sulle loro ossa legnificate,
- dentro le pelli incartapecorite,
- le cui carni si erano poco a poco
- prosciugate prosciugate,
- ed erano ormai tutte svanite.
- Quella Contessa con quella coda,
- e quelle ciociare con quelle sottane corte!
- Tutte tre centenarie!
- Sarà così? Come sarà?
-
- Come c'entrò qui dentro questo quadro?
- Perchè non volli gettarlo al mio venire?
- Che cosa mi poteva dire
- questa donna non bella
- che non conoscevo?
- Chi lo introdusse?
- Qualcuno forse.... per pensare?
- E per lasciare ad un altro
- questa occupazione?
-
-
-
-
-La mano
-
-
- Tutti sapete bene
- che cosa sia una mano.
- Una mano!
- Chi è che non l'à vista?
- Ma non potete sapere
- in che consista
- una mano che non s'è mai vista.
-
- In un angolo della mia stanza c'è
- un morbido divano,
- al quale ogni sera mi do
- puntualmente
- alla stess'ora,
- per il mio terribile perchè.
- È l'ora della mano.
- Quel divano è quello della mano.
- M'abbraccia, m'affonda, m'assorbe,
- mi fa nido, il mio divano,
- ed io mi lascio andare
- con trepidazione paurosa,
- abitudinaria
- aspettativa morbosa.
- Da una certa sera
- tutte le sere alla medesim'ora.
-
- In questa stanza
- vagola, brancola,
- vive senza posa,
- una mano che non si vede,
- e che si posa solamente
- quand'io sono disteso sul divano.
- Enorme mano morbida,
- fatalmente forzuta,
- eppur voluttuosa.
- Perchè gira nella mia stanza?
- Non m'à ancora
- carezzato abbastanza?
- Fu qui amputata a qualcuno
- e vi rimase inoperosa
- nella sua avidità di carezzare?
- Mano fortissima
- e insieme affettuosa,
- mano che sa tanto bene carezzare,
- che sembra quella d'un gigante buono
- avvezza, per innata generosità,
- alla più tenera carezza.
-
- Avete mai pensato
- alla dolcezza che può dare,
- la carezza della mano
- d'un gigante buono?
- Quella mano che potrebbe stritolare,
- e che invece vi accarezza.
- E lo sapete bene
- che basterebbe una stretta,
- ma vi lasciate andare.
-
- La mano m'accarezza m'accarezza,
- ed io mi lascio tutto andare
- a tale ebbrezza.
- Io sono in suo potere ormai;
- ed essa mi liscia i capelli,
- me li solca,
- la fronte, le tempie,
- le palpebre mi socchiude,
- mi gira dietro il collo,
- (io non ci vedo più)
- mi palpa sulla nuca
- pigiando come per cercare,
- più forte, più forte,
- m'afferra ad un tratto
- per la pelle del collo
- strettamente
- come un povero gatto.
- Io non vedo più la stanza,
- non sento più il divano,
- solo la stretta di quella mano
- sopra il collo.
- E ora mi porta via.
- Lo so bene ormai
- dov'essa mi conduce,
- l'ò fatta tante volte
- la sua via,
- identica ogni sera.
-
- E buio fuori,
- sono accesi languenti lampioni,
- le strade sono bagnate,
- tutte infangate.
- All'angolo del vicolo
- brigate di lenoni,
- puttane a brigate.
- Eccoci nella tua via,
- tra il bordello e l'osteria.
- Pel vicolo oscuro
- mi sento strofinare la terra,
- sbattere il muso nel fango, nel muro.
- Si passa la solita porta
- della solita osteria,
- il solito cancello
- dello sganasciato solito bordello.
- Sempre lì mi conduci,
- sudicia mano!
- Fosti amputata, dimmi,
- ad una gran puttana,
- nella sala di questo castello?
-
- Le puttane che aspettano, si sa,
- alla vista del cliente
- mi vengono incontro tutte contente.
- — Buona sera biondino!
- — Buona sera, eccoti qua!
- — Come sei mingherlino!
- — Non vieni mica qui per far camorra?
- — Il giuoco di Lischino lo conosci?
- — Devi aver poca borra!
- Flaccide, seminude,
- facendo ballonzare
- con pesantezza
- i seni sui ventri flosci,
- mi ronzano attorno
- quelle puttane;
- ed io le sto a guardare
- con compostezza.
- — Sembri il bambin Gesù!
- — Non vedete non ne può più.
- — Via, su ti riscaldiamo!
- Mi spingono in mezzo a loro
- sballottandomi,
- cantano in coro come forsennate
- il più osceno girotondo
- a gambe spalancate,
- e gridano sconciamente inebriate:
- — Fatti sotto fatti sotto!
- S'alzano tutte le sottane
- quelle vecchie puttane disfatte.
- — Fatti sotto fatti sotto!
- — Ascoltate!
- Io sono quel signore...
- che vive in quel castello!
- (mi ricordo non so come
- in quel momento).
- — Ahahahahahah!
- — Lassù....
- — Ahahahahahah!
- — Quel signore....
- — Dio! non mi ricordo
- più il nome!
- In quel castello....
- — Ahahahahahah!
- — Bello! Bello!
- — Sei un povero matto, poverino!
- — No, sono quel signore....
- il nome.... il nome....
- non lo ricordo più!
- Chi mi ci à portato?
- — Da te ci sei venuto!
- — Musino da flanellista!
- — Chi mi ci à portato?
- — Il diavolo che ti riporti!
- — La scusa l'ài trovata bella!
- — È venuto a far flanella!
- — È venuto a far flanella!
- — Buttatelo giù dalle scale!
- — Fuori fuori, è robetta!
- — È bene che si faccia male!
- — Non sappiamo che farcene noi,
- di quei signori!
- — L'ànno preso a civetta!
- Mi gettano dalle scale,
- infuriate le puttane,
- e mi corrono dietro.
- Quando mi sento andare,
- e sono sull'orlo del precipizio,
- la mano mi sostiene, mi sostiene.
- E fuori mi gridano i lenoni
- all'angolo sotto i languenti lampioni,
- m'inseguono le puttane
- come tanti cani.
- Tutti mi gridano e m'insultano!
- La mia carne lacerata,
- in possesso della mano,
- seguita ad essere sbatacchiata.
-
- I miei occhi goccianti
- lagrime verdi e rosse
- non vedono più,
- la mia bocca sanguina giù giù
- sotto colpi di tosse.
- Non odo più che lo scherno,
- le grida di quella gente.
- gli urli delle prostitute
- e dei lenoni; tutti sono scappati fuori,
- e m'inseguono, m'inseguono.
-
- Ora la mano mi sottrae,
- mi fa fuggire rapidamente
- alle terribili ire
- di tutta quella gente.
- Intravedo la mia via
- per la campagna,
- mi par di sentire il mare,
- intravedo il mio cancello,
- l'ombra del mio bel castello
- nella terribile agonia.
- Penetrano l'unghie acutissime
- dentro la mia nuca in brandelli,
- (io non ò più la forza
- di respirare,
- lascio fare)
- e l'unghie penetrando
- s'aprono tutte le porte,
- brandello per brandello,
- dentro l'ultimo lembo del mio cervello:
- ecco: la morte!
- Io mi sento veramente morire.
- La mano piano piano
- m'adagia sul morbido divano.
-
- M'alzo trasfigurato,
- mi vado a guardare nello specchio,
- la mia faccia è d'uno strano pallore,
- sono vitrei i miei occhi.
- La mia bocca serrata
- è dissanguata.
- Le mie narici spalancate
- palpitano con affanno.
- Ò sognato? No.
- Non dormo, io sogno ogni sera,
- tutto l'anno,
- quella via,
- per quella mano che m'avvolge
- nelle dolci spire,
- e mi trascina nel fango
- per farmici morire.
- Ma io la potrei fuggire tale mano.
- Mi direte:
- Bruciate quel divano!
- A quell'ora che sapete
- andate a passeggiare,
- non vi ci dovete sdraiare,
- in fondo voi soffrite, poveretto!
- Cambiate la camera da letto.
- È vero, è vero,
- miei buoni, miei cari,
- perdonate,
- è.... come l'abitudine del male,
- io non so rinunziare
- quando mi sento accarezzare
- da quella mano,
- e mi lascio andare,
- e so dove,
- e fin dove.
-
- Pensate, pensate
- che disperazione
- per uno come me,
- dovere ogni sera lasciare
- il mio bel castello
- per andarmi a ingolfare
- nelle sozzure
- come l'uomo più volgare.
- Tutte le sere sentirmi trascinare,
- come un fanciullo
- dal canto della sua nutrice
- per tante porte d'oro
- nel regno delle fate!
- Quali sono le mie fate?
- Quali sono le mie porte?
- Dovere ogni sera provare
- che cos'è la morte!
-
- E ritornando nel mio bel castello,
- temere d'incontrare
- gli sguardi famigliari,
- perchè possono capire i miei cari
- dove sono stato!
- Certamente Cherubina ormai à capito,
- mi guarda senza dirmi nulla
- al mio ritorno, e pensa:
- che cattivo marito!
- E Stellina, e Cometuzza,
- mi guardano con occhio pio pio,
- che mi dice assai bene:
- dove sei stato,
- fratellino mio?
-
-
-
-
-L'orologio
-
-
- L'orologio è il ricordatore del tempo
- che non è più.
- Esso segna il tempo che i poveri
- uomini regalano alla morte.
- VALENTINO KORE.
-
- Ad una parete della mia stanza
- da letto, c'è appeso
- un orologio vecchio;
- uno di quelli di vecchia usanza,
- colla catena e il peso.
- Un tempo lo caricai
- tanto per far qualcosa,
- non sapendo precisare
- se più m'irritasse fermo,
- o più il suo maledetto andare.
- Da tanto e tanto tempo
- l'orologio non va più.
- Io lo guardavo sempre con ghigno,
- tramandogli una fine,
- a quel ciarliero maligno,
- una molto triste fine.
-
- Voi uomini tutti
- tenete addosso un orologio, e non sapete
- tutto quello che lui di voi sa,
- tutto esso segnerà,
- e non ve lo dirà mai.
- Io lo guardavo pensando:
- orologio, tu sai
- tutto di me, dimmi l'ora ch'io morirò.
- Le due? Le cinque? Le tre?
- Le tre e un minuto, e due minuti?
- Dio! Mi sentivo morire
- tutti i minuti!
- Su quel vile orologio
- tutte le mie ire infuriai,
- tutto quello che mi capitò fra le mani
- gli tirai.
- Insulti, sputi, sozzure,
- scarpe, calamai!
- Ed egli si fermò.
- Si fermò sulle sei.
-
- Sul momento mi parve
- d'esserne liberato,
- che non battesse più,
- che si fosse fermato.
- Ma il dì seguente
- giunse quell'ora,
- io lo guardai,
- e da quella immobilità feroce
- compresi che quella
- doveva esser l'ora
- inesorabilmente!
- Tutti i giorni io doveva
- a quell'ora morire?
- Quell'ora del tramonto,
- o dell'ave maria,
- o prima della notte,
- o ultima del giorno,
- le sei, l'ora terribile
- di tutti gli incubi miei!
- Quell'ora serale,
- era divenuta giustamente
- la mia ora sepolcrale.
-
- Nella disperazione
- corsi sull'orologio,
- lo sventrai!
- Tutto gettai, le lancette,
- il suo tagliente
- meccanismo infernale,
- tutto dispersi!
- E non si vede ora
- che una mostra bucata,
- e un pezzo di catena
- rimasta ciondoloni
- con una ruota attaccata.
- Brandelli di quel sozzo ventre
- che sbudellai.
-
- Uomini, che da voi non sapete nascere,
- da voi non sapete neppure morire,
- e vi tenete caro sul petto, sul core,
- quell'ordigno che sa la vostra ora,
- e non ve la dirà, e tutti i giorni
- ve la batte sul seno, e non ve n'accorgete.
- Io benedico a chi sa l'ora di morire,
- e m'inginocchio ai piedi del suicida.
- Io penso: che aspetto?
- Aspetto che ad uno ad uno cadano
- tutti i miei bei capelli,
- i miei bei denti?
- Aspetto che una piaga gialla
- sbuchi da qualche parte
- ad insozzare la mia pelle bianca,
- e l'invada, e la ricuopra?
- Oh! Com'è bello morire
- con un fiore rosso in fronte!
- La rosa più vermiglia
- che si sfoglia, che si sfoglia
- a lato della fronte bianca!
- O dalla torre più alta
- darsi alla voluttà del vuoto,
- dello spazio!
- E che sul mondo rimanga
- una macchia vermiglia solamente.
- E tu che la sai, quell'ora,
- scritta è già sulla tua fronte,
- tu, mantenendo il tuo trotto,
- tranquillo la segnerai
- e passerai.
- Ed io non potrò dire:
- era quella, quella che mi fece tremare
- ogni dì, quella che passò inosservata,
- quella alla quale non pensai.
-
- No! Io mi faccio una torre sopra un monte,
- la più alta del mondo,
- su tutti i tuoi minuti
- tutti i suoi mattoni,
- e vi salgo all'ora mia,
- quella scelta da me.
- Mi fermo per sentire bene il battito
- di tutti gli orologi del mondo,
- cuori inutili e vili,
- e ti grido: orologio, guarda, mi getto!
- E faccio l'atto.
- Ah! sentito uno scatto!
- Sei stato tu, tu che ài segnata già l'ora,
- ài creduto che fosse quella!
- Ahahahahahah!
- No, non era quella,
- è quella che so io!
- Ora sono io che comando,
- sono io che darò l'ora a te, Ora!
- Trovar nella mia gola,
- far salire dal mio ventre,
- le più folli, le più oscene risate,
- i lazzi più sconci,
- i gridi di scherno più acuti,
- e farti aspettare
- altri cinque minuti.
-
-
-
-
-Cherubina
-
-
- Scrivo: Cherubina:
- e il mio pubblico indovina:
- questa è una bella mogliettina,
- uno di quei bei tipettini
- rosei paffuti e freschi,
- la mogliettina....
- del poeta....
- Una bella mogliettina
- che gli tiene in ordine il castello,
- che sorveglia la cucina,
- gli rassetta la biancheria,
- la migliore compagnia
- per un uomo come quello,
- che vive tutto l'anno
- rinserrato in un castello.
- Ài sentito Cherubina?
- È vero che sei la mia mogliettina?
- La moglie del mio cuore,
- e la moglie del mio buon umore?
- Una moglie come te,
- piena di mosse simpatiche,
- non c'è, Cherubina,
- le altre mogli sono tutte antipatiche.
- Su diritta Cherubina,
- saluto militare,
- da moglie esemplare.
- Di' a questi signori
- che fai delle tue giornate;
- digli che sei tanto civetta,
- che tutto il giorno ti fai toletta.
- Digli che rompi tanti specchi,
- e non nascondergli che t'inciprî
- e imbelletti come una parigina.
- E io ti sto a guardare, marito beato,
- felice di tutte le tue mosse,
- che si posson guardare
- a tempo avanzato,
- senza doverti aspettare
- per condurti a teatro,
- o a ballare.
-
- Sei una moglie molto casalinga,
- quasi all'uso orientale.
- Le turche stanno a disposizione
- del loro padrone
- per le sue lussurie,
- te, per il suo buon umore.
- La mattina, è Cherubina
- che mi viene a svegliare,
- salta sul mio letto,
- mi da i pizzicotti sul naso,
- si mette a tirare le coperte,
- mi scuopre, mi ricuopre,
- poi si mette a dormire
- colle manine sotto il guanciale;
- tutto quello che potrebbe fare
- la mogliettina più ideale.
- À qualche posa un po' azzardata,
- ma come si fa.... nell'intimità....
- a qualunque altra moglie
- verrebbe perdonata.
- Ma non sempre glie la passo,
- la grido:
- Cherubina non sta bene
- di spulciarsi davanti alle persone,
- Cherubina non si fa,
- davanti al tuo padrone!
- Un'altra mogliettina non lo farebbe.
- E chi lo sa?
- Dopo un poco di tempo....
- nella più stretta intimità....
-
- Bisogna poi vedere come à sviluppato
- il sentimento di maternità,
- come dolcemente accarezza
- Stellina e Cometuzza,
- gli liscia le pennine, la cresta,
- poi gli da un gran sculaccione,
- quelle scappan via,
- e Cherubina si rintuzza
- per paura del padrone.
- Ma il padrone ride e se la gode
- tutto di buon umore.
- Gli uomini come va,
- nella buona società,
- usan tenere, per il buon umore, una moglie
- al posto della scimmia,
- io, tanto di modeste voglie,
- lontano da ogni buona società,
- tengo una scimmia
- al posto della moglie.
-
-
-
-
-Ginnasia e Guglielmina
-
-[Nell'Intimità: Stellina e Cometuzza.]
-
-
- Ginnasia e Guglielmina
- sono due belle cenerine,
- le mie care sorelline.
- Una persona in voga come me,
- non può far senza
- delle sorelline,
- ce ne vogliono almeno due o tre.
- Pio Decimo à le sue,
- come ogni buon uomo alla moda,
- due ottime sorelline
- colle quali andare a spasso per la mano
- nei giardini del Vaticano.
- Giovanni Pascoli,
- ch'è il primo poeta d'Italia,
- à anche lui la sorellina,
- ne à una, ma che ne vale due.
- Le belle cenerine
- sono le mie sorelline.
-
- Pire pire pire pire pire!
- Eccole come corrono
- le mie pirine,
- le due ragazzine civette,
- come corrono, le mie belle scalette!
- Come siete carine
- con tutte le vostre
- pennine cenerine.
- Uh! Se siete ingrassate,
- brutte mangione, che non sapete far altro
- delle vostre giornate.
- Venite belle cocche,
- venite pirine dal vostro Bubù,
- dal vostro gallettino rosso.
- Vi metterò il fioccone,
- il fioccone rosso,
- del colore del vostro padrone,
- che fa pandà col bel crestone,
- che sembra un cappellino di Parigi
- d'ultima moda,
- le mie civettone.
-
- Non fate che lisciarvi e carezzarvi
- le pennine,
- proprio come due sorelline
- ch'àn da trovar marito.
- Sono io il vostro gallettino,
- il vostro Bubù;
- non mi volete più?
- Brutte sgualdrine!
- Come vi voglio bene,
- come ci sto volentieri
- insieme con voi!
- Siete due sorelle deliziose,
- con tutte le grullerie,
- le stupidaggini di due ragazzine,
- ma che non ànno lingua
- altro che per dare
- una grande consolazione
- al loro caro fratellone.
- Oh! Io non sto più in me
- quando sento:
- cococococococococodè
- cococococococococodè
- cocodè cocodè.
- E la gioia che provo
- quando vengo a prendermi
- quel bell'uovo!
- Il vostro bel regalo, sorelline garbate.
- Il cibo miracoloso per la mia salute.
- L'uovo fresco delle cenerine
- è il mio cibo prediletto.
-
-
-
-
-Il ballo
-
-
- Come si fa, una festa ci vuole
- ogni tanto.
- Il ballo è un'abitudine antica,
- non si può sradicare.
- La festa è per certuni un dovere.
- Come si fa durante il carnevale
- a non aprire mai le proprie sale?
- Non per gli altri, ben inteso, ma per me,
- perchè il mio ballo è solamente per me.
- Due tre volte durante l'inverno
- c'è ballo al mio castello.
- Non mando nessuno ad invitare,
- tutti quelli che debbono venire,
- lo debbono saper bene da sè.
-
- Che martirio dover pensare
- a preparare,
- eppoi dover preparare!
- Spolveratura generale
- di tutte le sale,
- che tutto sia pulito con cura,
- per la buona figura,
- per uno come me,
- anche se non vede nessuno.
- Preparare la musica,
- le candele, il buffè,
- che seccatura!
- Eppoi viene la sera,
- le porte sono tutte aperte,
- i lumi s'accendono alle dieci.
- Giungono silenziosamente
- in lunga fila
- le vetture, scendono
- le dame, s'affrettano
- a prender posto nelle sale.
- Cogli occhi socchiusi
- io vedo tutto questo passare,
- questo giungere in fretta,
- questo via vai per la mia scala.
- E intanto sono a prepararmi
- con l'abito di gala
- quello rosso più bello,
- curioso refilé,
- (e non è un bal masqué!).
- Doversi affanzonare
- una faccia da sembrar per la quale,
- eppoi alla mezzanotte
- entrare.
-
- Tutti gli occhi addosso a me,
- della mia folla muta,
- entra il re.
- Mi strisciano le dame
- i loro inchini più profondi,
- cercando di mostrarmi
- meglio che sia possibile
- i loro piccoli mondi,
- che si vedono a metà
- nella seminudità.
- Poco mi guardo attorno,
- cerco di affettare un sorriso
- tra la sofferenza
- e l'indifferenza,
- e m'armo di pazienza.
- Faccio un giro per la sala
- col mio sorriso studiato, uguale,
- che serve per tutte le dame
- senza guardarle in viso,
- saluto generale, e penso:
- ora tutte queste signore
- vorranno ballare
- la quadriglia d'onore.
- E avanti pure.
- Quadriglia d'onore.
- Non scelgo la dama,
- mi piazzo nel mezzo della sala
- cogli occhi semichiusi,
- e mi vedo ronzare dintorno
- centinaia di musi.
- Mi perdo a tutto quel girare
- di gente così disuguale.
- Alle mie serate
- tutte le mode
- sono rappresentate,
- sono ammessi perfino i cerchi e i tornù,
- tutte le mode van bene,
- cominciando da me,
- (e non è un bal masqué).
- Figura finale.
-
- La mia parte è finita.
- Lascio i miei invitati
- faccio aprire il buffè.
- Andate, andate,
- faccio aprire le sale,
- colle tavole apparecchiate,
- andate andate,
- c'è d'ogni ben di Dio,
- ogni lusso di ghiottonerie,
- vini e liquori a orci;
- potete dissetarvi e sfamarvi
- come tanti porci.
- Io mi ritiro nel mio appartamento,
- seccato e stanco,
- un ballo è sempre seccante per me,
- anche quando è solamente per me,
- ma come si fa,
- una festa ci vuole ogni tanto.
-
-
-
-
-Il pranzo
-
-
- E anche i pranzi e le cene
- devono essere numeri del programma
- della gente perbene.
- Si pranza così felicemente da per sè,
- nella più completa libertà,
- ma bisogna sottostare,
- come si fa?
- Un pranzo di etichetta
- in tutta la stagione,
- qualche pranzo famigliare,
- e per non crepare di noia, ogni tanto faccio
- una cenettina alla Boccaccio.
- Io prendo posto al centro della tavola,
- alla mia destra Ginnasia,
- a sinistra Guglielmina,
- in fronte Cherubina
- come padrona di casa.
-
- Io che faccio le mie cene
- con un uovo, o con due frittelline,
- e me ne avanza,
- che disgusto provo
- al passare d'ogni nuova pietanza,
- che mi conviene un po' assaggiare
- per la buona creanza.
- La cena procede con brio,
- con molta eleganza.
- Chi si diverte meno sono io.
- Se non fosse Stellina,
- se non fosse Cometuzza!
- Ogni tanto vengono a beccare nel mio piatto,
- io rido come un matto.
- Oppure saltano in mezzo al tavolo,
- e si mettono a beccare i fiori del bocchè
- come se fosse un cavolo!
- Che gioia per me!
- Se non fosse Cherubina
- con qualche sua smorfiettina
- piena di simpatia!
- Dà uno scappellotto
- al servo che le porge il vassoio,
- si prende un mezzo pollastro
- tutto per sè!
- Si leva qualche cosa
- dalla sacca della gola
- e la mette nel piatto del vicino.
- Caccia un osso dentro una bottiglia
- eppoi ci va a guardare piena di maraviglia.
- Mangia un pochino troppo colle mani,
- buffa, buffa!
- (Qualche invitato forse sbuffa).
- Che cosa ci posso fare
- se la padrona di casa
- è una birichina?
- Alle volte perfino
- si mette col suo culo sul suo piatto!
- (Mi par che gl'invitati si scandalizzino!)
- Io divento matto!
- E Cherubina lo rifà.
- Ma queste sono vere indecenze,
- è troppo, sono veri orrori!
- (Qualcuno deve gridare!)
- Infine Cherubina à ragione,
- io vi ò invitato ad una cena boccaccesca,
- miei nobili signori!
-
- E alla meglio,
- anche i pranzi e le cene passano,
- e la quiete desiderata
- ritorna nel mio bel castello.
-
-
-
-
-La visita di Mr. Chaff
-
-
- — Mister Chaff, vi saluto,
- siate il benvenuto!
- Vi sono molto grato
- d'esservi così gentilmente
- ricordato di me,
- vi sono molto riconoscente
- di aver pensato a questo vostro
- lontanissimo parente.
- L'americano s'introdusse,
- e ci scambiammo i complimenti d'uso.
-
- — Io ricordare molto bene voe,
- quando essere passato Italia
- volta precedente:
- voe non potere ricordare me,
- allora essere voe troppo
- piccolo fanciullo.
- Io essere molto cambiato,
- molto.... envecchiato.
- E mister Chaff sorrideva;
- ricordava la nostra lontana parentela,
- e parlava delle relazioni
- antiche fra le nostre famiglie.
- Questi parenti americani
- furono sempre una favola per me.
- Me ne avevan parlato sempre,
- ma non avevo mai potuto capire
- ch'essi esistessero realmente,
- tanto mai lontani.
-
- — Io vi trovo benissimo mister Chaff,
- avete un'aspetto floridissimo!
- — Io trovare voe un poco.... sbiancato,
- un poco.... macilente.
- — Oh! Si mister Chaff, probabilmente.
- Lo condussi, come suo desiderio,
- a girare pel castello.
- Tutto volle vedere,
- senza arrestarsi un momento
- di dimandare colla massima insistenza,
- su tutte le mie intimità,
- facendoci sopra le sue osservazioni,
- alcune delle quali
- mi cominciarono a seccare.
- — Bello questo panorama.
- — Vi piace?
- — Vedere mio caro,
- io possedere Amereca
- terreno molto più grande.
- Quando io essere.... centro mie terreno,
- io guardare de qua, guardare de là
- vedere sempre mie terreno.
- — Io questo certamente
- non lo posso dire, mister Chaff,
- tutto quello che vedo
- è mondo che non mi appartiene.
- Vi avverto però solamente
- che quello è il mare.
- — Oh! Molto più grande!
- Affermava mister Chaff,
- col massimo calore.
- — Avete ragione, perdonate,
- io sono talmente abituato
- alle cose piccine, non ci badate.
- Infine questo non è che il mondo di un poeta sapete.
- Mister Chaff sorrideva
- tutto di buon umore.
- Quel suo ridere goffo mi seccava.
-
- — Il mio orto!
- Vedete? la menta, la cedrina,
- il bassilico, il ciliegio,
- il pero, l'insalatina;
- la mia insalatina!
- È bello vero?
- Il mondo di un poeta mister Chaff.
- — Oh! Anche Amereca
- poete possedere tutte piccolo mondo!
- — Piccolo.... vedete,
- è assai grande per me.
- — Come mesurare terra voe?
- — A piccoli passi.... e a cieli.
- Girammo ancora molto pel castello;
- gli presentai la mia Cherubina,
- Ginnasia, Guglielmina.
- Rise, rise l'americano,
- certe sue risatacce grasse
- che mi cominciarono a infastidire.
- — Non vedere, mie caro,
- quante fessure avere
- queste povero castello!
- Reparare, reparare.
- — Niente affatto reparare,
- lasciatele pure stare quelle fessure,
- se c'entrano i raggi del sole
- mi fanno sempre
- un grandissimo piacere.
- — Oh! Oh! Molte curioso,
- molte.... estravagante!
- — Quando comprai questo castello, vedete,
- non volli riparare neppure la camera da letto.
- — Così fare tutte poete?
- — Così faccio io.
- — Oh, Italiane essere molte poete.
- — Non credo mister Chaff.
- — Yes, molte poete.
-
- Voe appartenere.... quale partite?
- Repubblicane? Sovversive?
- — Un poeta, sappiate, non à colore.
- Io non sono elettore,
- e non andrò mai a votare.
- I colori del poeta
- sono quelli.... del cielo,
- degli alberi, del mare....
- e con tutte le sfumature
- dei tramonti e delle aurore!
- I suoi rappresentanti
- sono la luna, il sole,
- e le belle giornate!
- Un poeta non ama il suo paese,
- se non è un bel paese,
- lo rinunzia con la massima disinvoltura,
- e se ne va là dove lo aspetta
- la sua natura.
- E poi, mister Chaff, volete proprio
- conoscere il mio partito?
- Fate un impasto uguale,
- metà sublime, e metà bestiale.
- I miei occhi vedete,
- sono avidi di sangue e di fiamme!
- No no no, non vi spaventate,
- me ne sto qui comodamente a dormire,
- dormire.... per sognare.
- — Oh! Italiane essere
- molte.... endolente.
- Diceva mister Chaff
- scandendo le parole lentamente.
- — Molte... endolente.
- — Oh indolentissimi yes.
- — Per questo avere poco denaro.
- — Io ne ò tanto che mi basta,
- sono così mingherlino...
- per la mia pancia? oh! me ne avanza.
- Mister Chaff si dette lesto lesto
- un'occhiata alla sua pancia.
-
- — E voe vivere sempre quassù.
- — Sempre
- — Io morire dopo poche ore.
- — Vi credo, ma io mi ci diverto invece.
- Nulla mi manca quassù,
- mi credete abbandonato?
- Dò anch'io le mie feste e i miei pranzi,
- e mi stanco, mi esaurisco, mi confondo,
- al naturale.
- Le mie feste e i miei pranzi
- sono sempre preparati
- per centinaia di persone,
- c'è la più completa illusione,
- e non sono che per me.
- Tutte quelle persone,
- (i miei abitué)
- mi rimangono indistintamente
- simpatiche e divertenti,
- se fossero vere
- mi diverrebbero antipatiche e sconvenienti
- dopo poche sere.
- Sto qui come un eterno convalescente.
- È così bello essere stati malati,
- e non aver più male,
- e non sentir più niente.
-
- — Oh! Capire molto bene,
- tutte queste poete essere molto... fiacche,
- anche molte persone... lascive.
- Per questo essere tutte povere.
- — Americano... babbeo!
- Guardami quando creo!
- Di terra io abbisogno,
- tanta quanta ne sta
- sotto i miei piccoli piedi, mi basta.
- Io m'innalzo!
- Nell'aria, nello spazio,
- traverso ogni spazio,
- coi miei capelli dorati
- che ogni aura accarezza.
- I miei occhi lampeggiano
- sguardi che sono scintille,
- fiamme roventi,
- lame taglienti,
- che squarciano il ventre ai cani
- delle regine nubi al mio passare,
- essi mi vorrebbero abbaiare,
- mi vorrebbero serrare
- i cancelli del cielo.
- S'inchinano rispettose
- quelle regine,
- facendomi posto
- fra le loro vesti vaporose
- di veli e di trine.
- Ma io salgo, nulla m'arresta,
- è in cielo la mia testa,
- nell'azzurro profondo,
- fra le stelle che si confondono
- al bagliore dei miei occhi,
- e mi sorridono amiche, sorelle.
- Su, su, entro nel sole,
- e creo, e mi beo!
- Come nessun altr'uomo al mondo!
- — Oh! Molto belle queste parole,
- ma poe... quando essere finita
- vostra... illusione,
- dovere retornare vostra vita
- allora mio caro bella deselusione
- provare!
- — Si! Perchè la terra è angusta
- per il mio calare!
-
- Mister Chaff si seccò
- alle mie ribattute,
- e se ne andò zitto zitto.
- Io rimasi confuso,
- e pensai d'essermi riscaldato invano.
- Gli potevo lasciar dire
- tutte le sue grullerie
- a quel povero americano,
- chi sa come mi potevo divertire!
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- RAPPORTO SULLA VITTORIA DEL FUTURISMO A TRIESTE pag. 7
-
- LE FANFARE DELLA STAMPA » 23
- TRIESTE ELETTRIZZATA » 25
- LA VITTORIA STREPITOSA » 36
- I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO SECONDO PAOLO ARCARI » 51
- IL FUTURISMO E LA SATIRA » 62
-
- L'INCENDIARIO » 67
- VILLA CELESTE » 81
- LA FIERA DEI MORTI » 89
- IL PRINCIPE E LA PRINCIPESSA ZUFF » 103
- LA MORTE DI COBÒ » 113
- LA REGOLA DEL SOLE » 131
- LE CAROVANE » 145
- LA CITTÀ DEL SOLE MIO » 151
- LE BEGHINE » 161
- VISITA ALLA CONTESSA EVA PIZZARDINI BA » 171
- E LASCIATEMI DIVERTIRE! (Canzonetta) » 179
-
- AL MIO BEL CASTELLO.
-
- QUANDO CAMBIAI CASTELLO » 187
- LE MIE PASSEGGIATE » 197
- IL MIO CASTELLO E IL MIO CERVELLO » 205
- LA CIOCIARA IN LUTTO » 211
- LA MANO » 221
- L'OROLOGIO » 237
- CHERUBINA » 247
- GINNASIA E GUGLIELMINA » 255
- IL BALLO » 261
- IL PRANZO » 269
- LA VISITA DI MR. CHAFF » 275
-
- ANNO QUINTO
-
- POESIA
-
- ORGANO DEL FUTURISMO
-
- Direttore F. T. MARINETTI
-
- ha pubblicato versi inediti dei maggiori poeti contemporanei:
-
- MISTRAL, PAUL ADAM, HENRI DE RéGNIER, CATULLE MENDèS, GUSTAVE
- KAHN, VIELé-GRIFFIN, VERHAEREN, FRANCIS JAMMES, MAUCLAIR, JULES
- BOIS, STUART MERRILL, PAUL FORT, LA COMTESSE DE NOAILLES, JANE
- CATULLE MENDèS, RACHILDE, HéLèNE PICARD, H. VACARESCO, ecc.
-
- G. D'ANNUNZIO, PASCOLI, MARRADI, BRACCO, BUTTI, COLAUTTI, D. ANGELI,
- SILVIO BENCO, ELDA GIANELLI, A. BACCELLI, ADA NEGRI, G. P. LUCINI,
- D. TUMIATI, G. LIPPARINI, CAVACCHIOLI, PAOLO BUZZI, CORRADO
- COVONI, A. PALAZZESCHI, LIBERO ALTOMARE, G. CARRIERI, ecc.
-
- SWINBURNE, SYMONS, YEATS, FRED. BOWLES, DOUGLAS GOLDRING,
- SMARA, ALEXANDRE MACEDONSKI, DEHMEL, ARNO HOLZ, VALèRE BRUSSOV,
- SALVADOR RUEDA, E. MARQUINA, A. GONZALES-BLANCO, SANTIAGO
- ARGUëLLO, ecc.
-
- =ABBONAMENTO ANNUO:= in Italia L. =10= — all'estero L. =15=
-
- _Ogni numero, in Italia, L._ =1=.
-
-
-
-
- Edizioni Futuriste di “POESIA”
-
- L'ESILIO. Romanzo di =Paolo Buzzi=, vincitore del 1º Concorso
- di «Poesia»:
-
- Parte Prima: _Verso il baleno_ (elegantissimo volume
- di 300 pagine con copertina a colori di Enrico
- Sacchetti) L. 2, —
-
- Parte Seconda: _Su l'ali del nembo_ (elegantissimo
- volume di 300 pagine con copertina a colori di
- Enrico Sacchetti) » 2, —
-
- Parte Terza: Verso la folgore (elegantissimo volume
- di 500 pagine con copertina a colori di Enrico
- Sacchetti) » 2, —
-
- L'INCUBO VELATO. Versi di =Enrico Cavacchioli=,
- vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo
- volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a
- colori di Romolo Romani) » 3,50
-
- GIOVANNI PASCOLI. Studio critico di =Emilio Zanette=,
- vincitore del IIIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo
- volume con maschera disegnata da Romolo Romani) » 3,50
-
- LA LEGGENDA DELLA VITA. Versi di =Federico De Maria=
- (elegantissimo volume stampato su carta di lusso) » 3,50
-
- IL VERSO LIBERO. — Parte Prima. — Studio critico di =Gian
- Pietro Lucini= (elegantissimo volume di 700 pagine
- con acquaforte di Carlo Agazzi) » 6, —
-
- IL CARME DI ANGOSCIA E DI SPERANZA, di =Gian Pietro
- Lucini= (esaurito a beneficio dei danneggiati del
- terremoto di Sicilia e Calabria) » 1, —
-
- D'ANNUNZIO INTIMO, di =F. T. Marinetti= (traduzione
- dal francese di L. Perotti) — _Esaurito_.
-
-
-
-
- Edizioni Futuriste di “POESIA”
-
- LE RANOCCHIE TURCHINE. Versi di =Enrico Cavacchioli=,
- vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegante volume,
- con copertina a colori di Ugo Valeri) L. 3,50
-
- ENQUÊTE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE et MANIFESTE
- DU FUTURISME, par =F. T. Marinetti= » 3,50
-
- REVOLVERATE, Versi liberi di =Gian Pietro Lucini=
- (elegantissimo volume di circa 400 pagine, con
- Prefazione di F. T. Marinetti) » 4, —
-
- AEROPLANI. Versi liberi di =Paolo Buzzi=, col
- Secondo Proclama futurista, di F. T. Marinetti
- (Elegantissimo volume di circa 300 pagine) » 3,50
-
- L'INCENDIARIO. Versi liberi di =Aldo Palazzeschi=,
- col Rapporto sulla Vittoria futurista di Trieste
- (elegantissimo volume di circa 300 pagine) » 3,50
-
- MAFARKA IL FUTURISTA. Romanzo di =F. T. Marinetti=,
- tradotto da Decio Cinti (Elegante volume di circa
- 350 pagine) » 3, —
-
-
- _D'imminente pubblicazione:_
-
- FUTURISTI E PASSATISTI. Documenti discorsi e polemiche (Un
- volume illustrato di 400 pagine) L. 3, —
-
- LES REMPARTS DU PASSÉ. (Un volume illustré de 400 pages) » 4, —
-
- LA VICTOIRE DU FUTURISME. (Un volume illustré de
- 400 pages) » 4, —
-
-
-
-
- FRATELLI TREVES, EDITORI — MILANO
-
- _D'imminente pubblicazione:_
-
- RE BALDORIA
-
- TRADUZIONE DELLA TRAGEDIA SATIRICA
-
- LE ROI BOMBANCE
-
- di
-
- F. T. MARINETTI
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of L'Incendiario, by Aldo Palazzeschi
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO ***
-
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-even without complying with the full terms of this agreement. See
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-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
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-electronic works. See paragraph 1.E below.
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- L'incendiario, di Aldo Palazzeschi
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- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of L'Incendiario, by Aldo Palazzeschi
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: L'Incendiario
- col rapporto sulla vittoria futurista di Trieste
-
-Author: Aldo Palazzeschi
-
-Release Date: October 15, 2016 [EBook #53287]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-L'INCENDIARIO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-ALDO PALAZZESCHI
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-L'Incendiario
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>COL RAPPORTO</i><br />
-<i>SULLA VITTORIA FUTURISTA</i><br />
-<i>DI TRIESTE</i>
-</p>
-
-<p class="pad6">
-EDIZIONI FUTURISTE<br />
-DI “POESIA„<br />
-MILANO — <span class="smcap">Via Senato</span>, 2<br />
-<span class="small">1910</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<i>PROPRIETÀ LETTERARIA</i>
-</p>
-
-<p class="small">
-Milano 1910 — <span class="smcap">Società Anonima</span> POLIGRAFIA ITALIANA — Via Stella, 9
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="opere">
-<p class="title">
-Opere di ALDO PALAZZESCHI:
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>Poesia</i>:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">I Cavalli Bianchi</span> — (Esaurito).
-</p>
-<p>
-<span class="smcap">Lanterna</span> — (2ª ediz.). <i>Edit. Cesare Blanc, Firenze</i> <span class="last-r">L. 2.&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Poemi</span> — <i>Editore Cesare Blanc, Firenze</i> <span class="last-r">L. 5.&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>Romanzo</i>:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Riflessi</span> — <i>Editore Cesare Blanc, Firenze</i> <span class="last-r">L. 2.&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>In preparazione</i>:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Signor Perelà</span> — Romanzo.
-</p>
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span></p>
-
-<h2 id="rapporto">RAPPORTO
-<span class="smaller">sulla vittoria del Futurismo
-a Trieste.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il nostro treno corre verso Trieste, rossa polveriera
-d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Oh! rabbia di sentirci, noi, poeti futuristi, portatori
-d'idee esplosive, demolitori della vecchia Italia,
-imprigionati in uno scompartimento come aquile in una
-gabbia.... Ma le anime nostre s'avventano nel buio,
-precedendo la locomotiva che si sforza di seguirci.
-</p>
-
-<p>
-Non è lontano il giorno in cui per forza si dovranno
-constatare sui nostri cadaveri ammonticchiati la
-straziante sincerità del nostro programma e la tragica
-serietà della nostra violenza. Questo però non c'impedisce
-di essere allegri, pazzamente allegri, questa sera,
-non foss'altro che per schernire la lentezza del treno
-sgangherato che ci trasporta, scricchiolando per tutta la
-sua nera ossatura, battendo i denti sonori, trascinando
-le ferree pantofole e sdraiandosi in tutte le stazioni
-come un ubbriaco nella luce vinosa di tutte le bettole:
-Treviglio, Brescia, Verona....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Bando alla musoneria e alla gravità!
-</p>
-
-<p>
-— Noi andremo alla guerra danzando e cantando.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco Vicenza.... Questa nebbia puzza di vecchia
-beghina! osserva Aldo Palazzeschi.
-</p>
-
-<p>
-— Attraversiamo infatti l'anima tabaccosa e ammuffita
-del senatore Fogazzaro.... Che schifo!
-</p>
-
-<p>
-Centinaia di fanali elettrici sfilano davanti a noi,
-a destra e a sinistra.... Sono i nostri luminosi sputacchi
-futuristi, lanciati nelle tenebre immonde.
-</p>
-
-<p>
-All'alba, il confine: tragici burroni sassosi, probabile
-teatro di una battaglia di domani. Ognuno di noi
-già si sceglie, muto, il suo posto di combattimento.
-</p>
-
-<p>
-Cormons, Miramar.... ed ecco il mare Adriatico,
-grigia immensa bandiera spiegata, che palpitando aspetta
-dal sole i suoi tre colori trionfali.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, Trieste!... Un crepitare di grida infiammate,
-un lampeggiante scoppiare di urrah! Tutti i nostri
-amici son venuti ad aspettarci. Cento mani appassionate
-si tendono verso di noi.... Cento sguardi ebbri e inebbrianti
-cercano febbrilmente fra noi l'unico dio invisibile:
-l'esaltante vessillo italiano!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Alle sette di sera, dietro al sipario del Teatro Rossetti,
-noi contendiamo i lembi tricolori di una poesia al
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-capo della polizia austriaca, pettoruto e bardato di decorazioni,
-mentre una folla torrenziale inonda fragorosamente
-le gallerie....
-</p>
-
-<p>
-Quando ci mostriamo finalmente alla ribalta, tutto
-il popolo di Trieste è davanti a noi.... tutto, con l'ardente
-gioventù dei suoi maschi bellicosi, con lo scintillìo
-di eleganza parigina che dà risalto alla flessuosità
-appassionata delle sue donne. A destra, in un palco,
-la grazia felina e squisitamente spirituale di Delia Benco,
-scrittrice ispirata, dallo stile affascinante come la sua
-<i>toilette</i> artisticamente originale. Con lei è Silvio Benco,
-l'illustre e grande romanziere del <i>Castello dei desideri</i>.
-Nello stesso palco, Willy Dias, la geniale scrittrice di
-cento indimenticabili novelle, e la bellissima signora Ciatto.
-In un palco più vicino alla scena, la superba figura,
-romantica e notturna, di Nella Doria Cambon, poetessa
-dal volo pensoso e nostalgico. Le sta al fianco l'amica
-nostra Elda Gianelli, poetessa che inneggiò recentemente
-al verso libero con ala di genio.
-</p>
-
-<p>
-In platea, la signorina Haydée, la scrittrice ben
-nota che tanto onora Trieste col suo versatilissimo ingegno;
-il dottor Prezioso, grande patriota, giornalista-principe,
-dominatore di pensieri e di folle; il direttore
-dell'<i>Indipendente</i>, Zampieri, fortissimo campione dell'irredentismo;
-il dottor Cimadori, il poeta Riccardo Pitteri,
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-il dottor Spadoni, Carlo Banelli, l'avvocato Costellos,
-presidente della Società Filarmonica, l'ingegnere Menesini,
-il poeta futurista Luigi Crociato, il poeta Cesare
-Rossi, e moltissimi altri notabili della città.
-</p>
-
-<p>
-Fuori, rumoreggia violentemente la marea d'un migliaio
-di persone, tra le fetide dighe dei poliziotti.
-</p>
-
-<p>
-Ci sono dei professori, dei pedanti, degl'invalidi,
-nella sala? Noi non li vediamo.... Silenzio di Corte
-d'Assise nel momento della sentenza, o, piuttosto, silenzio
-di profondità sottomarine, ove io scaglio le frasi
-del mio discorso, come siluri contro le vecchie galere
-romane che beccheggiano invisibili sul fluttuare del pubblico:
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-<i>AMICI, NEMICI FORSE!</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Giudico necessario premettere alcune brevissime spiegazioni
-alla nostra declamazione di poesie futuriste.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Anzitutto, che cosa vuol dire <span class="upright">Futurismo</span>? In termini
-molto semplici, <span class="upright">Futurismo</span> significa odio del passato</i>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Noi ci proponiamo infatti di combattere energicamente
-e di distruggere il culto del passato, ed obbediamo
-in ciò all'istintivo bisogno di difendere le nostre forze
-vive, che vogliono liberamente ed interamente esplicarsi
-prima di estinguersi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Considerate che il numero dei grandi uomini defunti
-è quasi infinito: sono eserciti formidabili di genii
-morti, ormai indiscussi, che accerchiano e schiacciano la
-esigua legione dei vivi. — A quelli e per quelli, tutto
-è concesso: libere le strade, spalancate le porte, profuso
-il denaro. — I vivi, invece, non raccolgono che dileggi,
-insulti, calunnie, e patiscono la fame!</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Nella repubblica dell'arte, particolarmente, coloro
-che difendono ed esaltano i morti, lo fanno per una
-subdola vigliaccheria e per l'invidia che ispirano loro
-gli uomini veramente vivi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Si uccide un poeta giovane e forte, scaraventandogli
-addosso la mummia cartacea di un grande poeta morto
-da cinquecent'anni. Gli editori cestinano i manoscritti
-di un genio affamato, per prodigare il loro denaro nella
-ristampa di capolavori d'epoche lontane. I miliardari
-sprecano somme favolose nella compera di cose che non
-hanno altro valore che quello di essere corrose e consunte
-dal tempo.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Si esumano musiche fredde e soporifere, statue insignificanti,
-tele tarlate e annerite, mentre musicisti,
-scultori e pittori viventi aspettano invano, nel buio di
-una sordida miseria, il divampare vittorioso delle loro
-creazioni. Quando non si può uccidere un giovane con
-un cadavere esumato, gli si scagliano attraverso le gambe
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-dei vecchi rimbambiti, dei fantocci rispettati, o degli stomachevoli
-opportunisti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>È perciò che noi, nell'arte, nella politica, e, insomma,
-in ogni manifestazione di vita, combattiamo brutalmente la
-religione del passato e il rispetto di tutto ciò che è antico.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Proclamiamo cretina la massima: <span class="upright">«in medio stat
-virtus»</span>, e odiamo tutti i mezzi termini. Disprezziamo
-e combattiamo tutte le forme di obbedienza, di docilità,
-d'imitazione, i gusti sedentari, e glorifichiamo invece
-i nomadi, i refrattari e le grandi belve libere.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Disprezziamo e combattiamo le maggioranze avvelenate
-e corrotte dal potere, i divieti dell'opinione corrente
-i luoghi comuni della morale e della filosofia.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Nel campo letterario propugnamo l'ideale di una
-grande e forte letteratura scientifica, la quale, libera
-da qualsiasi classicume, da qualsiasi purismo pedantesco,
-magnifichi le più recenti scoperte, la nuova ebbrezza
-della velocità e la vita celeste degli aviatori.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La nostra poesia è poesia essenzialmente e totalmente
-ribelle alle forme usate. Bisogna distruggere i binari del
-verso, far saltare in aria i ponti delle cose già dette, e
-lanciare le locomotive della nostra ispirazione, alla ventura,
-attraverso gli sconfinati campi del Nuovo e del Futuro!
-Meglio un disastro splendido, che una corsa monotona,
-quotidianamente ripresa! Già troppo a lungo furono
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-sopportati i capi-stazione della poesia, i controllori di
-strofe-letto, e la stupida puntualità degli orari prosòdici.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>In politica, siamo tanto lontani dal socialismo internazionalista
-e antipatriottico — ignobile esaltazione
-dei diritti del ventre — quanto dal conservatorume
-pauroso e clericale, simboleggiato dalle pantofole e dallo
-scaldaletto.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Noi esaltiamo il patriottismo, il militarismo; cantiamo
-la guerra, sola igiene del mondo, superba fiammata
-di entusiasmo e di generosità, nobile bagno di
-eroismo, senza il quale le razze si addormentano nell'egoismo
-accidioso, nell'arrivismo economico, nella taccagneria
-della mente e della volontà.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Disprezziamo e combattiamo la tirannia dell'amore,
-che specie nei popoli latini, falcia le energie degli uomini
-d'azione. Combattiamo il rancido sentimentalismo,
-l'ossessione dell'adulterio e della conquista femminile, nel
-romanzo, nel teatro e nella vita. Vogliamo insomma sostituire,
-nelle immaginazioni, giovanili, alla figura stucchevole
-del Don Giovanni, quelle violente e dominatrici
-di Napoleone, di Clémenceau e di Blériot.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Tutto ciò, naturalmente, contraria ed esaspera le
-maggioranze; ma noi Futuristi, noi Estrema Sinistra
-della letteratura, ce ne rallegriamo, poichè solo temiamo
-le facili approvazioni e gl'insipidi elogi dei mediocri.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Sicuri e convinti che nulla vi sia di più facile e di
-più spregevole insieme che il piacere al pubblico, solleticandone
-i gusti volgari, noi preferiamo piacere soltanto
-al nostro ideale, e, al pubblico ostile, non domandiamo
-che fischi!</i>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Uno scoppio formidabile di applausi.... Le carene
-del passato si sfasciano nella risacca sbatacchiante delle
-mani entusiasmate.
-</p>
-
-<p>
-Ed ecco Armando Mazza, dal gran corpo atletico,
-avanzarsi come un lottatore. La sua voce tonante sfonda
-le pareti del teatro e sembra coprire tutto il mondo
-delle nostre prime volontà futuriste. In verità i saggi
-mummificati, i custodi del buon senso e tutti coloro
-che portano sulla schiena la loro poltrona come le
-testuggini il guscio, si sentono schiacciati dal passo di
-quel gigante che con alte grida chiama alla riscossa
-gl'incendiarii.
-</p>
-
-<p>
-Abbasso i musei! Riseppelliamo i morti! Glorifichiamo
-la violenza! Viva la guerra! Morte ai pacifisti!
-Abbasso le maggioranze sedentarie! Gloria alle belve!...
-Altrettanti pugni roventi nei petti freddolosi dei Passatisti,
-arbusti scarniti e contorti dalla lava sui fianchi
-di un vulcano!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poi, i poeti futuristi, uno dopo l'altro, con una
-disinvoltura da studenti in baldoria, versano a fiotti il
-rosso vino della sublime poesia in tremila coppe invisibili,
-tese freneticamente a volerlo.
-</p>
-
-<p>
-Ma, ad un tratto, scoppia un gran baccano e s'accende
-un parapiglia infernale.
-</p>
-
-<p>
-Si urla allo scandalo; mani di spettatori naufraganti
-si aggrappano alle poltrone; altre stringono disperatamente
-rotonde calvizie, come se abbrancassero il
-mondo per salvarlo. Occhi moribondi cercano ansiosamente
-dei crocifissi introvabili. Cresce il tumultuare
-della calca: è la grande insurrezione delle mummie.
-Non una italiana: tutte austriache o <i>leccapiattine</i>. Ma
-la possente gioventù trionfa. Tutti i maschi sono in
-piedi, e coi pugni, con gli scoppi della voce, costringono
-i morti a ricoricarsi nei loro scanni tombali.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il soffio dell'entusiasmo ci spinge fuori e ci trasporta
-per le vie di Trieste.
-</p>
-
-<p>
-Entriamo nel <i>Caffè Milano</i>, fornace da cui si sprigionano
-e scattano, investendoci, i tizzoni in fiamme dei
-più entusiastici urrà! Sulla grande tavolata fraterna, il
-sangue delle gote, il fuoco delle voci, i vermigli fermenti
-della poesia e del patriottismo.... Aldo Palazzeschi
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-dice con raffinata sapienza le sue belle poesie: <i>Villa
-Celeste</i>, <i>La Regola del Sole e Palazzo Mirena</i>, contenute
-in questo volume. Poi Armando Mazza è costretto
-a declamare per la terza volta il celebre <i>Manifesto</i>.
-Tutti gli alcool traboccano, scorrono e s'incendiano.
-Sorge un giovane dagli occhi elettrizzati d'ingegno, che
-clama la sua professione di fede futurista, la sua ardente
-simpatia pel nostro movimento di ribellione contro
-il passato.... Tutti lo ascoltano intenti, ed egli, invaso
-da un furore ispirato, scarica in alto mille idee paradossali,
-come tanti razzi sguscianti senza posa da una
-botte pirotecnica. Quell'uomo è il forte poeta triestino
-Mario Cavedali.
-</p>
-
-<p>
-Intorno a lui si affollano moltissime altre figure
-bellicose di pubblicisti, di letterati, di artisti: i valorosi
-patrioti fratelli Tamaro, redattori dell'<i>Indipendente</i>, il
-fervido giornalista Mario D'Osmo, l'inesauribile <i>pince-sans-rire</i>
-Doro Finzi, il maestro Saragoz, Barison, l'insuperabile
-violinista, il geniale poeta Arturo Bellotti,
-Oberdorfer, l'energico segretario e difensore dell'Università
-del Popolo, l'elegantissimo De Sala, corrispondente
-del <i>Figaro</i>, il biondo e simpatico Paolo Zampieri, Augusto
-Datta, il poeta Dolcetti, Mario Alberti, Guido
-degli Sforza, Gualtiero Finzi, ed altri ed altri ancora.
-</p>
-
-<p>
-Si odono a quando a quando le schioccanti risate
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-dello spiritosissimo Nordio. Si alza l'avvocato Tedaldi,
-che declama un'ode del Carducci con emozione di cuore,
-efficacia di gesto e tonante forza di voce.
-</p>
-
-<p>
-Usciamo dal <i>Caffè Milano</i> per portare la nostra
-focosa anima italiana entro il covo notturno degli ufficiali
-austriaci: l'<i>Eden</i>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Vi troviamo invece molti ungheresi che accompagnano
-con gesti e con danze un'impetuosa zuffa di violini
-tziganeschi. Essi ci salutano clamorosamente, inneggiando
-alla liberazione dell'Ungheria e di Trieste, e — allegri
-martiri del patriottismo — si torcono sulla
-sonora graticola del <i>cembalum</i>, sotto le rabbiose sferzate
-dei violini.
-</p>
-
-<p>
-Gioia, follia e guerra!
-</p>
-
-<p>
-Alcuni ufficiali austriaci, in un angolo, hanno l'itterizia
-della loro bandiera.
-</p>
-
-<p>
-Quando usciamo, una frenetica ebbrezza goliardica
-e gaiamente vandalica agita la nostra irruente colonna.
-</p>
-
-<p>
-Noi, futuristi, proclamiamo senz'altro la morte della
-saggezza, l'ignominia della parola <i>prudenza</i>.... Guai
-a chi non è capace di audacie teppistiche! Guai a chi,
-ogni notte, non si sente signore assoluto della città
-e gonfio di disprezzo per coloro che dormono!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-</p>
-
-<p>
-In lunga fila indiana, camminiamo prima rapidamente
-e poi ci slanciamo a passo di corsa, formando
-festoni rumorosi e beffardi intorno alle facce lorde dei
-poliziotti, vespasiani ambulanti.
-</p>
-
-<p>
-Così correndo, giungiamo al Molo San Carlo. Un
-gran veliero che fora le nuvole coi suoi tre alberi altissimi....
-Fin dove salgono, quegli alberi? Bisogna pur
-saperlo!... Su! Su!... Chi potrebbe impedirci di seguirne
-l'acuto slancio verso il cielo? Che importa se
-il veliero oscilla, se il sartiame miagola al soffio rovesciante
-della bora?... E ci arrampichiamo su per l'albero
-maestro, in cerca di nidi di stelle.... Di lassù, ci
-sarà forse anche dato di scorgere all'orizzonte i fanali
-della formidabile squadra di Bettolo, a cui forse giungeranno
-le nostre grida di ansiosa chiamata!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ci si avvia verso Servola, i cui fumi biancastri
-laggiù, sembrano pilastri enormi eretti a sostenere le
-rosseggianti vôlte della notte.... Lieti come scolari in
-libertà, ci agitiamo intorno alle pance fuligginose delle
-ferriere, che partoriscono muraglie di bragia... Grida di
-vittoria erompono dai nostri petti.... Finalmente, le più
-folli immagini futuriste si realizzano: ecco edifici di fuoco
-che camminano, si sventrano e rovesciano a terra viscere
-di topazi e di rubini!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p>
-Noi assistiamo così alla fusione del nuovo sole futurista,
-più colorato, più fantastico, più caldo del vecchio
-sole di ieri. Ne sorvegliano l'immane colata incandescente
-i mostruosi camini, giganti burberi, impennacchiati
-di fumo che nemmeno si sentono passar tra i
-piedi le stridule fughe dei treni, sorci di ferro spaventati....
-</p>
-
-<p>
-Oh! come invidiamo le case appollaiate sulle colline
-circostanti, le case attente a cui la gioia ubbriacante
-del fuoco incendia gli occhi ogni notte. Come
-invidiamo le nuvole dalle facce accaldate e l'orizzonte
-marino solcato da lunghi riflessi scarlatti!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A Trieste, i giovani non dormono mai. Igienica
-insonnia, che ci fa divorare il gran pranzo futurista offertoci
-dagli amici e servito spiritosamente a rovescio,
-così:
-</p>
-
-<ul>
-<li><i>Caffè</i></li>
-<li><i>Dolci memorie frappées</i></li>
-<li><i>Frutta dell'Avvenire</i></li>
-<li><i>Marmellata di gloriosi defunti</i></li>
-<li><i>Arrosto di mummia con fegatini di professori</i></li>
-<li><i>Insalata archeologica</i></li>
-<li><i>Spezzatini di passato con piselli esplosivi in salsa storica</i></li>
-<li><i>Pesce del Mar Morto</i></li>
-<li><i>Grumi di sangue in brodo</i></li>
-<li><i>Antipasto di demolizioni</i></li>
-<li><i>Vermouth</i>.</li>
-</ul>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dappertutto, nelle sale sontuose della <i>Filarmonica</i>,
-nei salotti intellettuali, nei ritrovi mondani, le dame rivaleggiano
-nell'accoglierci con regale e squisita cortesia,
-affascinate piuttosto che sgomentate dalla violenza incendiaria
-delle nostre volontà futuriste.
-</p>
-
-<p>
-Partiamo a malincuore, ma già rivolto lo sguardo
-ad altri campi di battaglia, e Trieste ci accompagna al
-treno acclamandoci ancora con le voci squillanti dei suoi
-cento figli più eletti, che galoppano intorno alla nostra
-carrozza, e ci salutano col grido di <i>Viva l'Italia!</i> <i>Viva
-il Futurismo!</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>F. T. Marinetti.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span></p>
-
-<h2 id="fanfare">Le fanfare della stampa</h2>
-</div>
-
-<p class="title">
-Il Futurismo e i Futuristi
-difesi da:
-</p>
-
-<p class="title">
-Silvio Benco, Elda Gianelli, A, Bellotti
-Paolo Arcari, A. Scocchi, V. Cuttin, Augusto Datta
-G. Giacomelli, A. Tamanini, ecc.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<h3 id="elettrizzata">TRIESTE ELETTRIZZATA.</h3>
-</div>
-
-<p class="large">
-SILVIO BENCO
-</p>
-
-<p class="large">
-presenta i futuristi nel “Piccolo„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Serata di poesia futurista: la chiamano veramente i manifesti
-e gli striscioni apparsi in gran numero a tutte le cantonate
-della città. Infatti i sei giovani poeti che reciteranno mercoledì i
-loro versi al Politeama Rossetti hanno accettato come insegna
-del loro sodalizio il manifesto del futurismo lanciato l'anno scorso
-dal Marinetti: del quale manifesto molto si rise e molto si discusse,
-e si rise perchè veramente andava oltre a ogni seria intenzione
-di rinnovamento letterario; e si discusse perchè spalancava ambo
-le porte a un problema che è forse il supremo problema della
-letteratura: è fatale che l'arte si atteggi sempre conforme al passato,
-e si giudichi sempre con le opinioni che furono del passato?
-ovvero non deve trarre essa i suoi impulsi dalle concitazioni della
-vita moderna, e giudicarsi a norma delle aspirazioni che ciascuno
-di noi ha verso il futuro?
-</p>
-
-<p>
-Il manifesto del futurismo premette dunque una contraddizione
-alla legge del perpetuo ritorno di ciò che fu; e se questa
-è una legge, esso contiene un'illusione o un inganno, se no è
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-una legge, esso contiene, in forme brutali, un'enunciazione di
-verità. Il che non può decidersi dopo un anno dall'apparizione
-del manifesto, e mentre il mosto fermenta e non si è fatto vino.
-Non giudichiamo dunque il futurismo che allo stato di ebollizione;
-limitiamoci a presentare i futuristi che sono allo stato solido di
-personalità: uno di essi, e il loro capo, F. T. Marinetti, non ha
-più nemmeno bisogno di presentazione; poichè già lo conosce il
-nostro pubblico come un poeta d'impulso e di fervida fantasia:
-all'opera sua nell'ultimo anno non aggiunse che un dramma,
-<i>Les poupées électriques</i>, inventato molto ingegnosamente sul tema
-delle segrete affinità delle anime che sì sostituiscono inconsce
-l'una all'altra, dapprima nell'indeterminatezza delle commozioni
-psichiche, poi nella concretezza delle sensazioni. Non è necessario
-nemmeno presentare il giovane siciliano Federico De Maria, che
-fu l'anno scorso fra i lettori dell'Università del popolo: il suo
-libro <i>La leggenda della vita</i>, scritto quasi tutto in versi liberi,
-ma con rime e assonanze e ricchezza di melodia, lo rivelò come
-uno dei poeti che meglio fanno suonare il lor pensiero nella
-armoniosità della lingua nostra.
-</p>
-
-<p>
-Una sorpresa per il pubblico potrebbe essere Paolo Buzzi,
-il più complicato temperamento del gruppo. Vasto intelletto;
-volontà ambiziosa e tenace che lo disciplina a una costanza di
-lavoro quasi sovrumana; gusto non ancora purificato, non ancora
-naturalmente sensibile alle proporzioni di ogni opera d'arte,
-qualunque essa sia. È milanese. Sorse anni or sono, vincitore di
-un concorso letterario della rivista <i>Poesia</i>, con un romanzo, <i>L'esilio</i>,
-dove aveva cercato di mettere tutta la sua mente: e poichè la
-mente era vasta, il romanzo uscì in tre volumi. Troppo; non
-tutto aveva lo stesso valore; ma c'erano capitoli mirabili per
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-verità e ricchezza di colore, per lucida esposizione di idee, per
-trascrizioni d'una vorticosa vita fantastica. La stessa impressione
-d'un uomo che ha molte cose da dire si riceve dal suo volume
-di versi <i>Aeroplani</i>. Il contenuto ne è più denso, più vario che
-nei consueti libri di versi; la vita delle città vi è vissuta con una
-anima complessa d'uomo che sente dentro di sè una folla; la
-natura vi è descritta con colori che paiono e sono nuovi soltanto
-perchè sono più esatti. Ma anche qui regna talvolta il disordine,
-la febbre dell'improvvisare, l'irriflessione, la mancanza di associazione
-delle idee e di continuità delle forme; è un vigoroso e
-penetrante ingegno non ancora tanto padrone della sua vita strabocchevole
-da placarla in un'opera d'arte.
-</p>
-
-<p>
-Enrico Cavacchioli invece, è un artista: cesella le strofe, e le
-fonde nello stampo del bronzo; scrive di rado in versi liberi come
-i suoi compagni, e non sono i suoi versi migliori. La sua originalità
-è fatta di precisione: precise le visioni, per quanto strane,
-morbose e macabre; preciso il vocabolo; preciso e ben ponderato
-il suono. Se qualche suo componimento ha la forza dell'allucinazione,
-la ricava dalla saldezza, dall'incisività di ogni segno
-tracciato dal suo stile acuto ed acre.
-</p>
-
-<p>
-Di Aldo Palazzeschi confessiamo di non conoscere che una
-poesia, ma bellissima: <i>La regola del sole</i>. È scritta con una
-espressione di candore e di umiltà appropriata alla visione ingenua;
-con un ritmo da fiaba, morbidamente irregolare e dolcemente
-monotono. Ricorda, per la ispirazione e per le forme, il
-Maeterlinck della prima maniera: <i>Les sept princesses</i>. Ma non si
-può dire che lo imiti; fa una propria opera d'arte, molto limpida,
-molto chiara, interessante. Infine Armando Mazza, poeta pur lui, ci
-è annunziato come un magnifico dicitore di versi, e come tale ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-gran plauso a Palermo. Egli reciterà non soltanto le proprie
-poesie, ma anche quelle d'altri futuristi: Libero Altomare, Corrado
-Govoni, e infine di colui che questa pleiade di poeti venera come
-il suo sole: Gian Pietro Lucini, un poeta lombardo che da più
-di vent'anni vive in continuo arricchimento e in continuo rigurgito
-del pensiero e in indefesso fermento e che ha scritto, tra
-dieci libri, in una forma di versi inventata da lui, un fervido,
-caleidoscopico poema di evocazione del settecento filosofico e lussurioso:
-<i>La prima ora de la Accademia</i>. Egli, per vero, si schermisce
-dall'essere futurista; ma i futuristi dicono che è il loro
-padre. Già, ogni futuro ha un passato.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Silvio Benco.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-ELDA GIANELLI
-</p>
-
-<p class="large">
-presenta i Futuristi nell'“Indipendente„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Dei sei poeti futuristi che Trieste intellettuale è chiamata a
-sentire domani a sera — e sappiamo ben viva la curiosità del
-nostro pubblico — Aldo Palazzeschi è uno dei più giovani. Pure
-egli ha al suo attivo parecchi volumi: <i>I Cavalli Bianchi</i>, <i>Lanterna</i>
-poemi; <i>Riflessi</i> romanzo. Annunzia: <i>Il Codice di Perelà</i>, e
-intanto raccoglie l'eco della critica giornalistica sui <i>Poemi</i>, ampio
-volume di aristocratica edizione fiorentina.
-</p>
-
-<p>
-Trovai, tornando appunto da Firenze, i <i>Poemi</i>, l'estate passata;
-e non ebbi agio nella stagione di segnalarli ai lettori dell'<i>Indipendente</i>;
-i quali, di quelli della modernissima scuola, conoscono
-già da lungo F. T. Marinetti il duce, come i giovani chiamano
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-mano il direttore di <i>Poesia</i>: il <i>principe dei guerrieri</i>, come lo
-chiama Paolo Buzzi dedicandogli il suo inno alla guerra. Ed è
-infatti una guerra che i giovani combattenti per l'avvenire dell'arte
-sostengono. Questi giovani sono i primi, contrariamente a
-tutta la violenza del programma futurista, a riconoscere, a salutare
-la bellezza del passato che fu bellezza. Il loro odio è per
-le muffe, che mai sono state altro, e ostentano sempre, in tutti
-i rami dell'arte e della vita, il più feroce misoneismo, e vorrebbero
-soffocare ogni nuova germinazione, ciechi contro nuovi colori
-e nuove forme, solo perchè non corrispondono a colori e forme
-catalogate e lustre della patina del passato; disperatamente sorde
-contro ogni nuova armonia incomprensibile all'ovatta dei loro
-orecchi.
-</p>
-
-<p>
-Battaglia accanita quella dei giovani che non vogliono entrare
-nella strada della vita coi soliti ritornelli belanti, con le
-solite genuflessioni a una retorica ch'essi non sentono e non accettano
-per canone d'arte. Nè può meravigliare o disgustare l'irruenza,
-la scompostezza del loro gesto di battaglia, il linguaggio
-che par talora di un fervore pazzesco, se pensiamo alla fredda
-malignità, allo scherno velenoso che in ogni tempo accolse ogni
-giovanile rivoluzione letteraria. Che non fu lanciato dal livore — eh,
-la parola è ben giusta! — di coloro che si videro minacciati
-nel lor comodo adagiamento nei versi cantabili, contro le
-prime barbare del Carducci? Ora le barbare, invecchiate a loro
-volta, dovettero cedere al verso libero, il quale è assai meno
-libero di quello che a orecchi profani possa sembrare, e ha leggi
-d'armonia che sfuggono non soltanto a chi non ha orecchio poetico,
-ma anche più a chi non ha anima poetica. Fate pur prosa,
-adorna o disadorna, e mettetela a righette e chiamatela verso
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-libero, se piace a voi. Gli esperti, i senzienti del verso libero,
-i poeti, ve la bolleranno per prosa egualmente.
-</p>
-
-<p>
-Marinetti esordì con un poema in verso libero magnifico di
-slancio, potente di colore: <i>La Conquête des Étoiles</i>, del quale fu
-già parlato su queste colonne. In Francia, dove da un pezzo i
-<i>verslibristes</i> s'imponevano, fu da Gustavo Kahn chiamato questo
-poema: <i>un bel effort lyrique de beaux vers français d'une forme
-libre, originale et rare</i>. Prova che i versi liberi possono assai distinguersi
-tra loro, aristocrazia e volgo, come ogni cosa di questa
-terra e del cervello umano.
-</p>
-
-<p>
-I futuristi del resto non si preoccupano d'imporre un genere
-di poesia o l'altro, e non comandano i versi liberi. Enrico Cavacchioli
-ha quartine mirabili di grazia e freschezza. Paolo Buzzi
-incatena talvolta nell'apparente metro libero i metri più ovvii,
-che tutti direbbero ottonarî, settenarî, senarî, quinarî, se li vedessero
-stampati a lineette, e pochi forse sanno trovare e far cantare
-nelle prolisse righe dei versi liberi de' suoi <i>Aeroplani</i>.
-</p>
-
-<p>
-Federico de Maria è poeta assai noto e caro ai giovani
-d'Italia, poeta d'ardimento e di sentimento profondo.
-</p>
-
-<p>
-Del Mazza, che dicono mirabile dicitore, ed esporrà versi
-del Lucini, del Govoni, dell'Altomare, non conosco l'opera originale.
-</p>
-
-<p>
-Di Aldo Palazzeschi, dico brevemente come me lo concede
-lo spazio. Non è facile definirlo, o bisognerebbe conoscere tutta l'opera
-sua. Non so i suoi poemi precedenti a questi, nè il suo, o i suoi
-romanzi. In questi poemi s'atteggia a semplice. Una grazia un
-po' malata che si compiace di foggiarsi modi qualche volta infantili,
-primitivi; ma che ha pure una sentimentalità sincera,
-penetrante.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Chi sono?</p>
-<p class="i01">Son forse un poeta?</p>
-<p class="i01">No certo.</p>
-<p class="i01">Non scrive che una parola, ben strana,</p>
-<p class="i01">la penna dell'anima mia:</p>
-<p class="i01">follia.</p>
-<p class="i01">Son dunque un pittore:</p>
-<p class="i01">Neanche.</p>
-<p class="i01">Non à che un colore</p>
-<p class="i01">la tavolozza dell'anima mia:</p>
-<p class="i01">malinconia.</p>
-<p class="i01">Un musico allora?</p>
-<p class="i01">Nemmeno.</p>
-<p class="i01">Non c'è che una nota</p>
-<p class="i01">nella tastiera dell'anima mia:</p>
-<p class="i01">nostalgia.</p>
-<p class="i01">Son dunque... che cosa?</p>
-<p class="i01">Io metto una lente</p>
-<p class="i01">dinanzi al mio cuore</p>
-<p class="i01">per farlo vedere alla gente.</p>
-<p class="i01">Chi sono?</p>
-<p class="i01">Il saltimbanco dell'anima mia.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Non dice una cosa nuova il Palazzeschi. Fu sempre dato dei
-giullari ai poeti d'ogni genere e d'ogni forma. Coloro che si
-danno da sè stessi del saltimbanco, figurarsi se sono presi alla
-lettera dagli uditori o lettori di buona volontà! Taluno mi disse
-che il giovane poeta fu bistrattato dalla critica benevolente. Non so.
-</p>
-
-<p>
-Mi parve bene riprodurre questa sua autopresentazione oggi
-che egli viene fra noi. Noi sappiamo che non avviene mai che i saltimbanchi
-di professione si diano questo nome. Tutt'altro! I
-Dulcamara della piazza e dell'arte ostentano anzi titoli accademici
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-e quando lo possono cavallereschi. E quand'anche fosse, Pierrot
-in arte non è sinonimo di pagliaccio ma di melanconico.
-</p>
-
-<p>
-Ed è un melanconico sognatore il Palazzeschi, un dipintore
-di fantasime. E hanno un fascino le figure ch'egli evoca con versi
-piani, piani, ad arte puerili.
-</p>
-
-<p>
-Tre piccole figlie stanno — apro a caso i Poemi — innanzi
-a Madama Matrigna. Vestono a mezzo lutto, tengono il volto abbassato,
-sono tutte confuse. In abito di crespo giallino, a pieghe
-e rigonfi, la matrigna guarda, un poco sorridente, le piccine. Esse
-sono venute a pregarla di parlar loro, e insistono supplichevoli
-che parli.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma non delle cose passate...</p>
-<p class="i01">Ma non delle cose avvenire</p>
-<p class="i01">Parlate, parlate, signora matrigna!</p>
-<p class="i01">Ci sembra... ci sembra il vostr'occhio</p>
-<p class="i01">che guardi... e non guardi...</p>
-<p class="i01">Parlate, parlate!</p>
-<p class="i01">In punta del labbro ci avete.</p>
-<p class="i01">Signora Matrigna,</p>
-<p class="i01">non so... non sappiamo...</p>
-<p class="i01">ci avete un sorriso... maliardo,</p>
-<p class="i01">un tenue sorriso ritorto</p>
-<p class="i01">che nasce, si torce e finisce.</p>
-<p class="i01">Un riccio eguale portate</p>
-<p class="i01">in mezzo alla fronte.</p>
-<p class="i01">Signora Matrigna, parlate, parlate.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Non è mirabilmente espressa in questa accorata sollecitazione
-l'ansia delle tre piccole in lutto che si raccomandano alla donna
-vestita di giallo, che per loro rappresenta la sfinge?
-</p>
-
-<p>
-Di questi quadri vaghi, semplici tratti di penna, eppur profondamente
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-espressivi, il Palazzeschi ne ha in quantità. Come ha
-bizzarrie che parrebbero inqualificabili e nondimeno son note d'un
-sentimento vivo che restano nei nostri orecchi, gamma che involontariamente
-la memoria ci ripete.
-</p>
-
-<p>
-Non sono versi quelli della Fontana malata, per esempio.
-Ma quella fontana noi la vediamo e la sentiamo tossire. Così vediamo
-il Borgo tramontano, che non ha finestra al sole e le tien
-tutte chiuse, tutta la giornata, per aprirle soltanto all'ora del tramonto
-che gli abitanti e le campane salutano; per ritirarsi e tacere
-poi fino al tramonto seguente. Così vediamo Regina Carmela
-e Regina Carlotta e le Nutrici, e le Nazarene, donde forse
-il primo germe di quella stupenda Regola del Sole, che il poeta
-dirà, crediamo, alla serata aspettata. La Regola del Sole è un
-ordine di mistiche adoratrici dell'astro. Un gruppo di signore s'è
-comperata un'isoletta in mezzo al mare, donde non si vede terra
-nè vicina nè lontana, e ivi vivono beate, nella loro strettissima
-clausura, aspettando ogni giorno il sole, meste nei giorni di nebbia,
-felici in quelli di splendore. E non muoiono d'alcun male, si spengono
-dolcemente, e quando una trapassa le altre la cantano beata
-perchè salita ad unirsi al sole.
-</p>
-
-<p>
-Insomma domani il pubblico triestino avrà l'impressione immediata
-della poesia che è l'ultima espressione moderna ed il
-primo passo verso un rinnovamento, speriamo, felice.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Elda Gianelli.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-AUGUSTO DATTA
-</p>
-
-<p class="large">
-nell'“Azione Socialista„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Mercoledì 12 avrà luogo al Politeama una serata di lettura
-poetica alla quale, per la prima volta in Trieste, prenderà parte
-un gruppo di poeti italiani che leggeranno i loro componimenti.
-</p>
-
-<p>
-I poeti che udremo sono tra quelli che aggruppatisi intorno
-alla rivista «Poesia» diretta da Marinetti e che già conta cinque
-anni di vita, sono assurti alla fama benchè giovanissimi. Merito
-questo che va attribuito alla Rivista stessa la, quale ebbe sempre
-per scopo principale di sostenere le giovani forze nel campo della
-letteratura.
-</p>
-
-<p>
-Per dare al pubblico un'idea di questa serata, nulla è più
-consigliabile di una scorsa all'ultimo fascicolo di questa rivista
-battagliera dove sono raccolti gli ultimi lavori inediti dei poeti
-Paolo Buzzi, Enrico Cavacchioli, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi
-e del direttore Marinetti. Questi poeti si distinguono per
-una grande audacia d'ispirazione e benchè diversi nella loro
-estrinsecazione artistica, sono tutti animati dall'identico ideale di
-rinnovazione letteraria e dal medesimo odio per ogni forma di
-classicismo rancido e di convenzionalismo accademico.
-</p>
-
-<p>
-Furono vivamente combattuti recentemente, quando con soverchia
-violenza forse, ma con profonda sincerità, si battezzarono
-<i>Futuristi</i> cioè <i>avveniristi</i> ad oltranza, inalberando come un vessillo,
-il famoso manifesto del Futurismo pubblicato dal <i>Figaro</i> di
-Parigi e lanciato con tanto clamore attraverso l'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Il pubblico che non potè farsi un'idea esatta di ciò che <i>futurismo</i>
-vuol dire, giudicherà il 12 gennaio le opere di questi
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-giovani poeti futuristi, i quali null'altro desiderano, in fondo, che
-una maggiore libertà letteraria di fronte alle tendenze viete e retrograde
-di cui si fanno forti alcuni dei poeti moderni.
-</p>
-
-<p>
-Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli sono già noti per i loro
-volumi: <i>Aereoplani e Incubo velato</i> che suscitarono violenti polemiche
-e approvazioni vivissime; Aldo Palazzeschi, di cui leggiamo
-in «Poesia» una squisita fantasia poetica: <i>La regola del
-sole</i>, leggerà brani del suo volume di prossima pubblicazione:
-<i>L'incendiario</i>.
-</p>
-
-<p>
-Vi sarà fra loro un mirabile declamatore: Armando Mazza,
-già molto applaudito nei teatri di Palermo, il quale dirà alcune
-poesie di giovani poeti del medesimo gruppo ma che per ragioni
-diverse non potranno partecipare a questa interessante
-serata.
-</p>
-
-<p>
-Udremo così i versi di Gianpietro Lucini, di Libero Altomare,
-Giuseppe Carrieri, Enrico Cardile, Mario Betuda, Luciano Folgore,
-Berardo Sbraccia e di molti altri.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Augusto Datta.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<h3 id="strepitosa">LA VITTORIA STREPITOSA.</h3>
-</div>
-
-<p class="large">
-SILVIO BENCO
-</p>
-
-<p class="large">
-nel “Piccolo„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Un magnifico teatro: le poltroncine tutte occupate, la platea
-zeppa, le gallerie ben popolate. Il «futurismo» ha agitato la curiosità
-del pubblico, e il pubblico, scoccata appena l'ora, non
-nasconde la sua impazienza di vedere i «futuristi». Compariscono
-alla ribalta: sono tre: Marinetti, che il pubblico riconosce
-e saluta con un applauso, Aldo Palazzeschi e Armando Mazza.
-I due altri che erano promessi, Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli — lo
-annuncia il Marinetti — non poterono allontanarsi
-da Milano: le loro poesie saranno recitate da lui e dai colleghi.
-Frattanto, alla recitazione delle poesie il duce della scuola vuol
-premettere un breve esordio per dichiarare in che consista il futurismo.
-L'esordio è violentissimo; nè crediamo il pubblico abbia
-mai ricevuto sulla faccia parole più violente. Afferma la volontà
-di svincolare i vivi dai morti, la volontà di intraprendere una
-acerrima lotta perchè una quantità di poeti, di pittori, di musicisti,
-di statuarî dei nostri tempi, che dimenticati o ignorati, patiscono
-la fame o soccombono moralmente all'avvilimento e alla
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-tristezza, abbiano una buona volta sgombro il cammino da quel
-culto del passato e delle glorie fatte e strafatte al quale con neghittoso
-misoneismo dedica tutta sè stessa l'umanità. Il futurismo
-vuole la gloria per gli artisti vivi; non per gli artisti morti. Se
-il suo libero linguaggio offende le abitudini del pubblico, il
-Marinetti riconosce al pubblico il diritto di fischiarlo; non chiede
-applausi, ma fischi.
-</p>
-
-<p>
-Il pubblico invece applaude. Il discorso era stato detto con
-veemenza: conteneva una rivendicazione sociale dei diritti dell'arte
-giovane e diseredata; la folla vi aveva riconosciuto un'idea generosa
-e non aveva badato all'aggressività della forma.
-</p>
-
-<p>
-Quindi si levò Armando Mazza e declamò il noto manifesto del
-«futurismo». Una voce forte e squillante; un dicitore che par
-tranquillo e padrone di sè. Due buoni polmoni e un'uniforme inflessione
-energica sostituiscono la varietà dell'espressione e il colorito
-che non è molto ricco. Ma il manifesto contiene cose troppo
-enormi, per essere ascoltate placidamente, o sia pure con amabile
-scetticismo, da un'assemblea di duemila persone: quando si giunge
-agli incendî delle biblioteche, agli annegamenti dei quadri e delle
-statue trovate nei musei, alla gioia vandalica degli incendiarî
-dalle dita carbonizzate, sorgono mormorii, poi grida ostili ed opposizioni
-clamorose. Una parte del pubblico batte le mani;
-un'altra parte fischia e rumoreggia; dalle gallerie si saetta qualche
-invettiva.
-</p>
-
-<p>
-L'irrequietudine, che a quando a quando è tumulto, continua
-mentre Aldo Palazzeschi recita con voce fievole e bianca la sua
-<i>Regola del sole</i>. Egli sciupa completamente la sua poesia che, a
-leggersi, è bellissima. Pochi soltanto ne colgono qualche parola;
-gli altri cercano distrazioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-</p>
-
-<p>
-È il momento di maggior trambusto della serata. Poi l'ordine
-si ricompone; e la recitazione può continuare senza impedimenti.
-Ma la tempesta, piccola o grande che fosse, si è ripercossa sul
-palcoscenico: la voce di Armando Mazza non è più quella, e
-anche il suo modo di leggere i versi, con il testo sotto gli occhi
-e presentandosi di profilo al pubblico, è il meno comunicativo
-che possa essere. Il giovane dicitore non è ancora avvezzo ad
-affrontare la folla; il Marinetti invece sì; la padroneggia con bella
-forza nervosa; e riesce ad imporle e a farle gustare la larga
-linea di due liriche di Paolo Buzzi e dell'<i>Eroe futuro</i> di Federico
-de Maria. Sono gli squarci più applauditi. Si recitano anche
-brani di Libero Altomare, di Corrado Govoni, del Cavacchioli e
-la folta e meditata sì, ma eternamente lunga poesia che Gian Pietro
-Lucini compose per la sciagura di Sicilia e di Calabria.
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Silvio Benco.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-A. BELLOTTI
-</p>
-
-<p class="large">
-nell'“Indipendente„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-A proposito di futurismo e di poeti futuristi, molti si chiedevano
-in questi giorni di fervida pubblicità per gli albi, che cosa
-veramente volesse dire questo benedetto futurismo, che cosa veramente
-pretendessero i cinque nomi di poeti che facevano capolino
-ad ogni svolto di via: Marinetti, Buzzi, Cavacchioli, Palazzeschi,
-Armando Mazza.
-</p>
-
-<p>
-C'era un programma, una formula nuova che unisce in collettività
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-poetica questo gruppo di giovani coraggiosi? Oppure il
-futurismo non è altro se non una bandiera per essere sventolata
-d'occasione, tanto per costringere tutti i pigri ad accorgersi anche
-di questi ribelli figli dell'oggi?
-</p>
-
-<p>
-Occorre la violenza della pubblicità per scuotere l'interesse
-sonnecchiante. Ed il duce dei futuristi, il principe di questi guerrieri
-lo sa molto bene, ed a parere di certuni abusa della violenza
-della réclame. Benchè infine la réclame d'oggigiorno nè sia
-uguale nè possa essere simile a quella in uso 50 o 100 anni or
-sono. Tutto è suscettibile di trasformazione, ed ormai sarebbe
-sciocco ancora il credere... al trionfo della modestia.
-</p>
-
-<p>
-La serata non fu priva d'incidenti. C'era dell'elettricità nell'aria.
-Il teatro aveva un aspetto dei più imponenti. Folla in
-platea, nelle poltroncine; folla nelle gallerie, nel loggione. La repubblica
-letteraria triestina figurava nei palchetti.
-</p>
-
-<p>
-Indispose alquanto una parte del pubblico l'annuncio che,
-dei cinque poeti futuristi, non poterono recarsi a Trieste che tre:
-Marinetti, Mazza e Palazzeschi. Mancavano Paolo Buzzi e Cavacchioli.
-</p>
-
-<p>
-Il poeta Marinetti diede con brevi parole d'esordio la risposta
-a quelli che si chiedevano cosa fosse il futurismo.
-</p>
-
-<p>
-Sorse quindi Armando Mazza a dire con tono veramente di
-fuoco tutto il primo proclama futurista, che a suo tempo venne
-pubblicato e criticato dai diversi giornali del regno e di Francia,
-mentre sarebbe stato meglio non l'avesse detto, perchè fece suscitare
-in vari punti proteste di diverso genere fra alcune persone
-del pubblico. Alle proteste da qualche parte si rispose con applausi.
-S'incrociarono nell'aria pure delle insolenze.
-</p>
-
-<p>
-Il baccano ebbe il massimo delle sue vibrazioni, quando il
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-dicitore, urlando con polmoni di ferro e senza scomporsi menomamente
-alle proteste, diceva: «Noi incendieremo le biblioteche,
-distruggeremo le gallerie, bruceremo i musei!»
-</p>
-
-<p>
-Sedati i rumori si passò alla declamazione dei versi. Venne
-il turno al poeta Aldo Palazzeschi, che ha un torto e purtroppo
-senza rimedio: Ha un organo vocale troppo delicato per un ambiente
-come il Politeama Rossetti. Perciò la declamazione della
-sua poesia <i>La regola del sole</i> andò tutta confusa alle interruzioni
-d'una parte del pubblico. E fu davvero peccato. In un ambiente
-più intimo dovrebbe indubbiamente piacere.
-</p>
-
-<p>
-Il rimanente del programma venne allora sostenuto tutto dal
-Marinetti e dal Mazza. Udimmo ora da uno ora dall'altro versi
-già letti in <i>Poesia</i>, la rivista milanese diretta dal Marinetti. Armando
-Mazza lesse una lirica di Corrado Covoni, una <i>Canzone
-folle</i> del Marinetti, un frammento del <i>Canto d'angoscia e di speranza</i>
-del Lucini e qualche cosa del Cavacchioli. Peccato che lo sforzo
-fatto dal Mazza nel dire il manifesto del futurismo, lo abbia poi
-reso quasi afono, mentre prometteva così bene nella declamazione.
-</p>
-
-<p>
-F. T. Marinetti fu il più fortunato dei tre; seppe conservare
-inalterato il suo organo vocale in sino alla fine.
-</p>
-
-<p>
-Disse degnamente i <i>Desideri</i> di Libero Altomare, colorì a
-dovere la canzone <i>All'eroe che verrà</i> di Federico de Maria Piacque
-nella lirica Alla Poesia di Paolo Buzzi e rese con efficacia tutta
-la tristezza del <i>Canto dei reclusi</i> del medesimo autore. Ma s'ebbe
-un vero successo quando declamò la sua ben nota ode <i>All'Automobile</i>;
-ode che gli veniva chiesta con insistenza da più parti
-nel teatro. Coronò il suo dire una salva di ben nudriti applausi.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Arturo Bellotti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-A. SCOCCHI
-</p>
-
-<p class="large">
-nell'“Emancipazione„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-A Trieste, prima fra tutte le città italiane, i Futuristi hanno
-affrontato, con la violenza travolgente dell'enunciazione del loro
-programma, il pubblico d'un vasto teatro affollatissimo, forse
-perchè qui il tradizionalismo ha radici meno profonde, e le idee
-di modernità incontrano minor resistenza, fors'anche per un
-omaggio alla città vibrante di patriottismo, fervida nella lotta,
-talora cruenta, d'ogni giorno. Non potevano però certamente
-sperare di svellere con l'urto impetuoso, veemente, le barbe sprofondate
-negli strati accumulati dalle generazioni anteriori, nè
-questo sarà mai possibile. E se possibile fosse, sarebbe sciagura.
-</p>
-
-<p>
-L'urlo incendiario per i musei e le biblioteche destò un altro
-urlo: di protesta. Ma l'inno alla giovinezza, alla forza, alla guerra
-per il diritto, al patriottismo, alla ribellione del lavoro, al gesto
-violento, ebbe una eco di entusiasmo in alcuni, di consentimento
-in altri, di rispetto nel resto.
-</p>
-
-<p>
-Si sentiva l'alto peana delle palestre e dei «fortiores», dei
-fabbri e delle officine; il grido della gioventù e dei proletari,
-che con lo sguardo all'avvenire, scavalcando le dighe del conservatorismo,
-si slanciano alla conquista d'un mondo ideale, esuberanti
-di vigoria.
-</p>
-
-<p>
-La letteratura rispecchia la vita sociale. Il periodo presente — seguito
-a quello effervescente ch'ebbe la più estesa manifestazione
-nel 48 — è di stasi, di lento riformismo, di materialismo
-e di utilitarismo. Il socialismo s'è invecchiato, si è adagiato
-in un alveo di adattamento, si è accomodato col privilegio
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-dinastico e conservatore per scalfirlo, e perdette la propria
-potenza.
-</p>
-
-<p>
-Alla nuova generazione si offrono insegnamenti di opportunismo
-machiavellico e di servilità. Ma essa sente d'essere chiamata
-a una funzione ben diversa. I grandi passaggi nella storia non
-avvennero mai che attraverso gli urti e le lotte. Negli ambienti
-ammuffiti le energie giovanili si sfibrano; altro è il loro campo di
-azione: il campo aperto, libere esse e svincolate dai ceppi del passato.
-I Futuristi, giovani non ancora trentenni, si fanno interpreti
-del sentimento della età propria, lo spingono fino all'acutezza,
-all'iperbole, scagliando dietro le spalle il dardo della protesta
-e dell'invettiva. È lo sforzo per lo sgombro del terreno, per
-la rincorsa necessaria.
-</p>
-
-<p>
-Con pari ardore, se non nella stessa forma, la giovane generazione
-dell'inizio del secolo scorso assalì il vecchio classicismo,
-di cui erano stati luminari un Alfieri, un Monti, un Foscolo. I
-giovani d'allora avevano sentito il bisogno di ringagliardire la
-letteratura nel contatto popolare, considerando le lettere mezzo di
-rigenerazione civile.
-</p>
-
-<p>
-L'albore del romanticismo fu rivoluzionario. Classicisti erano
-i gazzettieri venduti al governo austriaco a Milano. Gli scrittori
-romantici del «Conciliatore» conobbero lo Spielberg e l'esilio.
-Se il primo nucleo di giovani romantici si fosse presentato
-in un teatro, non sarebbe stato diverso il contegno del pubblico
-d'allora da quello di oggi verso il nucleo futurista: simpatia nei
-giovani, scherno nei vecchi.
-</p>
-
-<p>
-Alle fiamme le biblioteche e i musei: ecco l'iperbole.
-</p>
-
-<p>
-Non alle fiamme; ma nemmeno i giovani si chiudano nel culto
-dello stantìo, docili ai vecchi, obliando la missione dell'età propria.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<p>
-I periodi rivoluzionari e riformistici, d'azione e di riposo
-(cioè di studi storici, di commemorazioni) si avvicendano. L'Italia
-moderna ha bisogno di spingersi innanzi; dopo quarant'anni
-di raccoglimento, alla generazione nuova incombe l'obbligo
-di rinnovellare la vita nazionale interna ed esterna: in
-fonderle lo spirito di iniziativa, scuoterla e chiamarla all'alta sua
-missione tra i popoli.
-</p>
-
-<p>
-I vecchi sorridono perchè non capiscono: hanno l'anima
-gelida.
-</p>
-
-<p>
-Distruggere le biblioteche? No! Trarne anzi gli ammaestramenti
-delle attività delle generazioni che s'affacciarono con idee
-nuove, e lottarono e si sacrificarono e vinsero. Ma non incartapecorirsi
-fra i testi antichi, mentre la squilla invita la gioventù
-a' cimenti generosi!
-</p>
-
-<p>
-Il futurismo ha le sue iperboli, ma ha un fondo di verità e di
-sincerità.
-</p>
-
-<p>
-Il passato non va distrutto: le generazioni non vivono a sè
-e per se: l'umanità è continuità: la somma del sapere accumulato
-e conquistato finora è proprietà nostra e dell'avvenire. Ma non
-nel passato dobbiamo vivere: è questa la parola di verità, purgata
-dalle esagerazioni rettoriche, del Futurismo. E questa la fede
-dei giovani, cantata da Goffredo Mameli, dal poeta morto giovane
-con la spada in pugno, sugli spalti di Roma, per un'Idea che
-non ha visto ancora sorgere la sua alba:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ad altri le memorie,</p>
-<p class="i02"> i secoli che furo.</p>
-<p class="i02"> A noi la speme, l'etere,</p>
-<p class="i02"> l'immenso del futuro;</p>
-<p class="i02"> altri lo sguardo trepido</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span></p>
-<p class="i02"> nel sol morente intenda,</p>
-<p class="i02"> sul raggio estrema penda</p>
-<p class="i02"> che moribondo splende:</p>
-<p class="i02"> al nuovo sol, che giovine</p>
-<p class="i02"> sull'orizzonte ascende</p>
-<p class="i02"> la nostra musa il cantico</p>
-<p class="i02"> e l'anima sacrò.</p>
-<p class="i02"> Triste chi piange un giorno</p>
-<p class="i02"> che non farà ritorno,</p>
-<p class="i02"> che nel passato andò.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Tra le forze grette, utilitarie, riformiste, machiavelliche, profondamente
-conservatrici, e le nuove forze impetuose futuriste risultante
-fecondatrice di rigenerazione si risveglierà l'idealismo generoso
-e altruista, animatore delle lotte cruente per il rigoglio
-della Nazione e l'ascensione della folla operaia.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Angelo Scocchi.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-G. GIACOMELLI
-</p>
-
-<p class="large">
-nell'“Osservatore Triestino„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Davanti a un uditorio ch'era la gran folla del Politeama, si
-presentarono iersera tre dei cinque poeti futuristi che avevano
-annunciato la lettura dei loro lavori.
-</p>
-
-<p>
-F. T. Marinetti lesse prima una sua spiegazione sul futurismo,
-dicendolo «distruzione del passato», un bando a tutte le vecchie
-forme d'immaginazione e di prosodia, perchè si cantino liberamente
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-la vita e le conquiste della scienza, si canti tutto ciò che
-è lotta, dalla guerra alla patria, dal militarismo «all'opera distruggitrice
-dei libertari.»
-</p>
-
-<p>
-Il signor Mazza declamò poi il «Manifesto del Futurismo»,
-requisitoria violentissima contro tutto il passato, sfolgorante nella
-forma, potente nella densità dei concetti e nella franchezza senza
-esempio che giunge a invocare la demolizione dei musei e delle biblioteche,
-concedendo tutt'al più che vengano visitati una volta
-l'anno come i cimiteri.
-</p>
-
-<p>
-Tale violenza rivoluzionaria provocò qua e là nell'uditorio
-una forte reazione e predispose male per ascoltare «La regola del
-sole», grazioso lavoro di linee delicatissime, detto con voce troppo
-fioca, dal suo autore signor Palazzeschi. Ma i futuristi, nemici
-acerrimi d'ogni opportunismo, non se ne preoccuparono e i signori
-Marinetti e Mazza s'avvicendarono nella lettura di poesie
-futuriste del Lucini, del Cavacchioli, del Buzzi, dell'Altomare, del
-Covoni, del De Maria e proprie. Potente, grandiosa la visione
-poetica del terremoto di Messina, del Lucini, e l'ode all'automobile
-del Marinetti; vivi quadretti della vita quelli del Buzzi; serena
-visione della natura «La gioia» del Cavacchioli; vigorosa
-immaginazione la poesia «All'eroe che verrà» del De Maria;
-fantasime fulgenti quelle del Govoni.
-</p>
-
-<p>
-Tutti questi lavori, che accanto a squarci di bellezza suprema,
-presentano qualche pecca di esagerazione o di soverchia
-insistenza nello svolgimento di certi concetti, s'impongono per
-l'assoluta libertà di ritmo e perchè mirano all'armonia invece che
-alla melodia, ma s'impongono anche perchè in essi la lingua
-«viva» della nazione italiana è assurta a solo istrumento di
-espressione, a solo elemento di forma e d'immaginazione, così che
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-tutte le immagini, tutte le pennellate, le descrizioni, le visioni, vi
-scaturiscono vive dalla vita d'oggi e non v'ha sillaba che ricordi
-il passato.
-</p>
-
-<p>
-L'uditorio — in gran parte d'invitati — posto a fronte di
-una sì franca rivoluzione di giovani ingegni, si divise in due
-campi: chi disapprovò e chi applaudì; e gl'incidenti furono molti,
-molte le scaramucce a parole.
-</p>
-
-<p>
-Fu vittoria? Si tratta di futurismo e si lasci ai... posteri più
-o meno vicini di giudicare. Ad ogni modo anche la musica del
-Wagner fu detta dell'avvenire, ma è ormai di tutti i tempi.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Giacomo Giacomelli.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-V. CUTTIN
-</p>
-
-<p class="large">
-nella “Coda del Diavolo„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Magnifici dicitori, forti martellatori d'immagini nove, fervidi
-ribelli codesti nuovi bardi che sul palcoscenico del Politeama Rossetti,
-al cospetto dell'Areopago borghese, hanno strappato tutti
-i veli alla loro Musa futura, accusata al pari di Frine, d'essere
-troppo audace, troppo libera, ma altresì troppo bella nella rigogliosa
-espansione di una giovinezza insofferente di leggi e di pastoie
-retrive.
-</p>
-
-<p>
-Il pegaso della giovane scola futurista ha lasciato le vecchie
-ali tra i rosai dell'Arcadia; lo slombato aganippeo poledro, è
-uscito a libera pastura e s'è rifatto forte, snello, audace nella
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-rinnovata lena che gli viene da un'incontesa e animatrice libertà
-d'orizzonti luminosi.
-</p>
-
-<p>
-Afferrato alla sua criniera, il <i>rinnovatore</i> (al secolo F. T. Marinetti)
-s'è slanciato lontano dai campi mietuti dall'artifizio, è fuggito
-dai vecchi sacelli in cui poltriscono le reliquie della vecchia
-Musa nella patena del classicismo e tra i fiori — ormai polverosi — del
-romanticismo.
-</p>
-
-<p>
-E sulle orme del <i>forte</i> tutta una giovane falange di poeti
-dell'Italia rinnovantesi si è slanciata alla conquista di «più spirabil
-aere» gettando alle ortiche il liuto del menestrello e movendo
-fra le ruine di Delfo, «con la fiaccola in pugno e con la
-scure.»
-</p>
-
-<p>
-Una torma d'anarchici del ritmo ha assaltato le alture olimpiche,
-ha incendiato i secolari allori ramificanti sui piedistalli arcaici
-delle Muse, ha disperso al vento della libertà i residui della
-paleontologia poetica e, giunta alla sommità, ha lanciato agli echi
-attoniti del passato il fiero grido di ribellione: «Noi siamo la vita.»
-</p>
-
-<p>
-E infatti, iersera, ascoltando i cinque bardi del futurismo,
-noi abbiamo avuto quest'impressione diretta: Questa è la poesia
-che vive.
-</p>
-
-<p>
-Per un istante il nostro spirito è uscito dal Museo delle vecchie
-concezioni, ha fatto di cappello al portiere del Museo: il manierismo,
-e s'è trovato in piena vita, nell'intensa vibrazione concentrica
-che va dall'universo al cuore.
-</p>
-
-<p>
-E invero, la poesia, come sgorga dalle labbra di F. T. Marinetti
-è un'iride di tutte le voci misteriose che l'anima intende
-e che la passione ripercote nella Vita: è la Verità che sgorga
-limpida, impetuosa dalla sorgente dello spirito non annebbiato
-dal pregiudizio dell'antico e oppressivo culto della forma. Si potrà
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-discutere in qualche sua enunciazione il futurismo, ma non si deve
-negare che l'ideatore, l'iniziatore, l'apostolo del futurismo, sia un
-grande, un meraviglioso ingegno. E perciò a Marinetti va il nostro
-plauso incondizionato, plauso che già iersera espresse il consentimento
-del pubblico intelligente.
-</p>
-
-<p>
-Enrico Cavacchioli, che conobbi e ammirai nello specchio
-chiarissimo delle «Ranocchie turchine», è grande anch'esso nella
-forza della concezione nella robusta martellatura del verso, che
-pare niello ed è ferro fucinato.
-</p>
-
-<p>
-E così i due poeti Buzzi e Mazza (ai quali l'indole di questo
-periodico non mi consente di dedicare nemmeno poche linee) apparvero
-iersera degni del Maestro e del Duce.
-</p>
-
-<p>
-F. T. Marinetti è decisamente fortunato: la sua scuola non
-perirà perchè il successo n'è affidato a discepoli di tempra superba
-e di nobilissimo ingegno.
-</p>
-
-<p>
-L'accademia poetica di iersera fu indubbiamente la consacrazione
-ufficiale del futurismo.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Vittorio Cuttin.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-A. TAMANINI
-</p>
-
-<p class="large">
-nell'“Arte„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-La viva curiosità di udire il geniale e sbrigliato poeta Marinetti,
-direttore di <i>Poesia</i> e i quattro poeti che formano lo stato
-maggiore del «futurismo», attrasse mercoledì sera al Politeama,
-gran folla di pubblico. La curiosità era resa più viva dal fatto
-che secondo una intervista di Giuseppe Piazza, pubblicista della
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-<i>Tribuna</i>, anche Gabriele d'Annunzio, preso dal «futurismo», intenda
-uscire bruscamente dall'atmosfera mitologica e classica della
-sua <i>Fedra</i> per attaccarsi alle figure ultramoderne di Wilbur
-Wright, di Blériot, di Farman e di Latham. Al suo interlocutore
-confidò le sue ricerche riguardo una nuova nomenclatura italiana
-su tutto ciò che concerne l'aeroplano. Aggiungendo che l'aeroplano — che
-è divenuto il simbolo del futurismo, come espressione
-d'un assoluto distacco dal passato — ha una parte molto
-importante e quasi essenziale nel suo ultimo romanzo: «Forse
-che si, forse che no». Ciò è indiscutibilmente un risultato dell'influenza
-del futurismo. Il movimento, condotto con arditezza
-dal geniale direttore di <i>Poesia</i> si propone di allontanare i poeti
-creatori delle vecchie e rancide leggende, e dalle ricostruzioni storiche
-che sono tanto care ai professori ellenisti e latinisti, che
-non vivono che di storia morta.
-</p>
-
-<p>
-Nella esposizione del programma dei futuristi, il Marinetti
-disse in termini molto vibrati e con parole... incendiarie, che
-buona parte del pubblico interpretò alla lettera, caricando l'ambiente
-d'elettricità ostile, il bisogno che devono sentire i poeti
-di abbandonare finalmente gli eroi antichi, le deità mitologiche,
-i tramonti del sole ed i chiari di luna, fatti per gl'innamorati
-sentimentali, per cantare invece la velocità impressionante dell'automobile,
-il taciturno suicidio dei sottomarini, le battaglie celesti
-degli aeroplani, le rivolte popolari e le lussuriose notti delle
-grandi capitali.
-</p>
-
-<p>
-Secondo i «futuristi», infine, è assolutamente necessario fare
-«tabula rasa» di un passato troppo venerato e troppo imitato.
-Ciò disse anche con parole di fuoco Armando Mazza, suscitando
-applausi e... proteste vivaci. Dopo che il Palazzeschi con fievole
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-voce ebbe declamato la sua poesia <i>La regola del sole</i>, il Mazza
-disse una <i>Canzone</i> folle del Marinetti, un frammento del <i>Canto
-d'angoscia di speranza</i> del Lucini, mentre il Marinetti declamò col
-maggior successo <i>I Desideri</i> di Libero Altomare, la canzone
-<i>All'eroe che verrà</i> di Federico de Maria, la lirica <i>Alla Poesia</i>
-ed il <i>Canto dei reclusi</i> di Paolo Buzzi. Chiuse la serata l'ode <i>All'Automobile</i>,
-che procurò al Marinetti calorosi applausi.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Attilio Tamanini.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<h3 id="significati">I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO</h3>
-</div>
-
-<p class="large">
-secondo PAOLO ARCARI
-</p>
-
-<p class="large">
-nel giornale clericale
-</p>
-
-<p class="large">
-“L'Avvenire d'Italia„ di Bologna.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Parliamone, adunque, poichè non se ne vuole parlare in
-Italia. Molti pubblicisti hanno, credo, un alto concetto dell'efficacia
-della loro parola ma è certo che sentono ancora più profondamente
-l'importanza del loro silenzio. Essi credono che un
-movimento non possa in niun modo venir meglio combattuto che
-tacendone gli inizii e smorzandone gli echi. Chi facesse ingiusto
-giudizio del valore della stampa potrebbe sentire in tale opinione
-il sofisma della mosca cocchiera: chi invece ha l'orgoglio
-di questa tribuna quotidiana vi avverte un'illusione visuale
-dannosa.
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio non ha mai impedito a chi sia nato vitale di crescere
-e di espandersi ma lo ha anzi quasi invigorito fasciandolo
-di orgoglio; così come gli strombazzamenti elogiosi non hanno
-mai conteso vittoriosamente all'oblio nulla che fosse meritevole di
-cadervi presto e per sempre. Tutte le dominazioni intellettuali
-della seconda metà dell'ottocento si sono imposte non solo attraverso
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-le più aspre polemiche ma sopratutto vittoriose delle più
-deliberate trascuranze.
-</p>
-
-<p>
-Eugenio Torelli Viollier, quando assisteva alla maggiore influenza
-del <i>Corriere</i>, riluttava per nobili scrupoli morali a parlare
-di Gabriele D'Annunzio. Ora, nell'egemonia del cantore delle
-<i>Laudi</i>, il giudizio che quel, pur accorto, pubblicista credette di
-esprimere col silenzio è infecondo di effetti: e la fama si stabilisce
-e si allarga malgrado passati e presenti taciturni. Niuno invece
-può far il nome di certo componimento drammatico di Felice
-Cavallotti senza che gli si presenti spontaneo ed inseparabile
-il ricordo delle aspre polemiche dallo stesso Torelli Viollier aperte
-e sostenute sul merito reale della sua invenzione.
-</p>
-
-<p>
-Il che significa che il silenzio nella sua qualità di resistenza
-negativa, una volta sorpassato, non esiste più, mentre la parola
-insegue la parola, mentre la forza attiva, avida e non disdegnosa
-del dibattito, raggiunge e circonda la forza.
-</p>
-
-<p>
-I destini della vita e della morte delle correnti ideali non
-stanno nel pugno della critica, risiedendo invece nel seno delle
-energie spontanee di tutta una civiltà e di un'epoca intiera, ma
-alla critica appartiene molto di più: l'ufficio elettissimo che Socrate
-chiamava la maieutica: aiutare cioè la generazione degli
-indirizzi decisivi obbligandoli a prendere coscienza di loro stessi,
-la missione insieme di porre in salvo dalle sconfitte gli elementi
-di vero che ogni più errata dottrina porta sempre con sè.
-</p>
-
-<p>
-Se dunque il futurismo fosse un pericolo per le direttive dei
-giovani artisti non sarebbe mai col silenzio che noi gli stenderemmo
-attorno una guardia profilattica. Ed in questo senso vedeva
-assai giusto Innocenzo Cappa quando, a proposito di Enrico
-Cavacchioli, di uno cioè dei maggiori fra le schiere del Marinetti
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-e del futurismo, scriveva al <i>Viandante</i>: «Milano, accorgendosene,
-potrebbe impedirgli di insatanassarsi nell'iperbole».
-</p>
-
-<p>
-Ma, dicono altri, questi futuristi non vogliono appunto se
-non che noi ce ne accorgiamo. Non vedete che tutto ciò che
-fanno e dicono ha il solo scopo di far parlare di loro? Sono
-pronti a ricevere tutto; contumelie e sberleffi, tirate d'orecchio e
-manciate. Hanno pubblicato in <i>Poesia</i> le risposte più pungenti e
-più ironiche al manifesto del futurismo: le letterine pepate di
-Pierre Loti e del Claretie. Perchè accontentare questa fame di
-«grida», passione che li scorona di ogni luce e di ogni significato?
-</p>
-
-<p>
-Ed ecco un secondo abbaglio. L'ipotesi della vanità morbosa,
-è in linea non di valutazione ma di studio di qualsivoglia fenomeno,
-semplicista ed ingenua come quella della frode nella sociologia
-settecentesca. Come non vi è astuzia umana capace di
-creare istituti e gerarchie atte a resistere alla più breve esperienza
-di tempo, così artificio speculatore di notorietà, assillante
-ricerca di atteggiamenti anomali, bisogno ed ossessione di vellicare
-il pubblico curioso non giungono a produrre una foggia del
-pensiero sottratta a legami di accordo e di antitesi colle storiche
-adiacenze, ribelle ad esprimere suo malgrado le tendenze dell'epoca
-nella quale essa si manifesta.
-</p>
-
-<p>
-Nella frase volutamente provocatrice dello stupore, dello
-sprezzo o dello sdegno dei contemporanei è nascosto un contenuto
-inconscio e quindi sincero: la rappresentazione ideale dell'attaccamento
-comune all'idolo aggredito, o di una larga stanchezza per
-culti durati da troppo tempo.
-</p>
-
-<p>
-L'anima dell'insulto, sotto al desiderio di offendere, è il
-convincimento che alcuno possa esserne offeso. Così il desiderio
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-resta immutabile, ma i convincimenti cambiano e si sostituiscono
-e tal aggettivo suona innocente oggi che ledeva ieri l'onore, ed
-espresse l'elogio tal altro che servirà a significare il biasimo
-domani.
-</p>
-
-<p>
-Senza iniziare ancora questa esegesi psicologica osserviamo
-che già un primo valore sintomatico il futurismo l'ha nel suo bisogno
-di echi immediati. I futuristi si accontentano di «un decennio
-per compiere l'opera loro». Oggi i più anziani, fra essi,
-hanno trent'anni. «Quando avremo quarant'anni, altri uomini più
-giovani e più validi di noi ci gettino pure nel cestino, come manoscritti
-inutili. — Noi lo desideriamo!».
-</p>
-
-<p>
-Il Loti, piacevolmente, se ne conturba ed azzarda la domanda:
-«A che cosa posso dunque esser buono ancora?». Ma
-Andrea Ibels, senza preoccuparsi dei limiti d'età, enuncia rigido
-la propria teoria: «Ogni epoca non deve avere che i suoi artisti:
-e questi, una volta invecchiati, devono sparire tosto che sorga la
-novella aurora. Che cosa mi cale di vivere domani nella memoria
-degli uomini? È il sole radioso dell'oggi che desidero e che voglio
-con tutte le forze del mio corpo e del mio spirito».
-</p>
-
-<p>
-Il poeta non vuol più vincere il tempo, ma frustare e sottomettere
-gli astanti. Dove troviamo più il casto desiderio dell'«amplesso
-aereo in faccia all'avvenir» onde erano febbricitanti
-le giovinezze poetiche? La rapida evoluzione dei gusti e delle
-tendenze ha scosso la fede nel sopravvivere delle opere d'arte;
-insieme l'intensità, la ricchezza della vita presente, l'odierno lussureggiare
-dei frutti della notorietà fanno più desiderabile all'orecchio
-il sussurro dell'attenzione generale. Ma accanto a siffatto
-accendersi di cupidigie vi è uno scoppiettìo di dispetti e
-d'invidie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<p>
-Invidia contro qualche recente, il Carducci o il D'Annunzio
-per l'Italia, la cui poesia sia doviziosa di troppa cultura storica.
-I futuristi alla storia sostituiscono la geografia: scavalcano il Gange,
-si sdraiano nei golfi di Oman e del Bengala, si precipitano contro
-i fianchi del Gorisankar, ed il prossimo romanzo del Marinetti ci
-condurrà in Africa colle avventure del futurista Mafarka. Invero
-la poesia non abbandona per questo il gravame didascalico e non
-si avvicina troppo al reale. Ma in arte la bontà d'una tendenza
-non va giudicata dalla pratica e tutti i risvegli del pensiero,
-tutte le indipendenze e le insurrezioni dei fantasmi sono state
-prodotte da un violento richiamo all'oggi, da una scossa alla
-letteratura d'accademia che sempre, per sua natura, si volge
-verso l'ieri ed in questa contemplazione, come la moglie di Lot,
-impietra.
-</p>
-
-<p>
-Questo richiamo viene da uno scrittore, il Marinetti, che è
-insieme francese ed italiano. Ed è il parossismo di reazione a due
-malattie uguali e diverse delle due nazioni. In Francia il culto
-della tradizione sociale, dopo l'<i>Etape</i> del Bourget, minaccia di diventare
-una sonnolenza e nasce infatti da uno stato d'animo per
-eccellenza antipoetico ed antifattivo, dallo spavento della borghesia
-di fronte alle nuove crisi ed alle prossime battaglie della società
-democratica. Nasce cioè dal grande contatto della letteratura francese
-colla società circostante e sopratutto con quei suoi centri dove
-la ricchezza insinua la cultura. Questa società, quando si sentiva
-padrona, ispirava gli scrittori alle maggiori audacie: poi che teme
-di perdere, non il solo prestigio ma la forza reale, esercita sui
-letterati un malefico influsso di terrore dell'oggi e dell'avvenire.
-Di fronte a questo fatto è quasi bene che gli amici del Marinetti,
-come Adelsward de Fersen, proclamino: «è meglio per l'artista
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-congiungersi alla divina essenza dell'avvenire, piuttosto che all'umana
-materialità del passato».
-</p>
-
-<p>
-In Italia il soverchio culto dell'ieri nasce da circostanze opposte;
-dalla mancanza di contatto, che persiste ancora ad eccezione
-di alcune metropoli, fra il letterato e la società. L'attività
-letteraria sboccia quindi da un intenso commercio intellettuale col
-nostro passato e corre assai spesso il pericolo di fermarsi, di morire
-in esso, di essere apparentemente d'imitazione e di conferire
-per ciò alle manifestazioni artistiche del nostro paese una patina
-d'anticaglia. Sentiamo pertanto in questo futurismo, che tuttavia
-è per metà straniero, una protesta d'orgoglio patriottico. Alcuni
-ce lo invidiano questo sapore di vecchio.
-</p>
-
-<p>
-«Limitata all'Italia — scrive Enrico Bataille al Marinetti — la
-rivoluzione da voi desiderata acquista un significato che fatalmente
-essa non può acquistare in Francia. Ma se mai si avverasse,
-quanto ce ne dorremmo, noi francesi, se ai nostri occhi di
-stranieri il più gran fascino dell'Italia è di essere ritardataria».
-Per i futuristi il fascino è un morbo: «Vogliamo liberare l'Italia
-dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e
-d'antiquarii. Già troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri.»
-Occorre liberarla dai Musei «cimiteri innumerevoli».
-«Date fuoco agli scaffali delle biblioteche! sviate il corso dei canali
-contro le tele gloriose».
-</p>
-
-<p>
-Quanta retorica di proteste per rispondere a questa retorica
-di aggressione! E fa quasi pena a chi ama l'esercizio del saldo
-pensiero critico sui fenomeni letterarii il vedere i più andar tastoni
-fra piccoli rottami di vero. Alcuni ansiosi vogliono cancellare dalla
-lista di proscrizione i nomi cari, salvare dall'esterminio questo o
-quel capolavoro. Ma certo! Ma tutto! Gli dei maggiori ed i minori.
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-È una civetteria di predilezione che sa d'orgoglio: e la
-vanità di Erostrato può anche palesarsi nel salvare il tempio
-di Efeso.
-</p>
-
-<p>
-Non si strappano all'incendio i canti di Omero in grazia di
-Carneade. E, davanti ad Omero, siamo tutti Carneadi! Il martello
-degli iconoclasti che annienta in polvere inutile i marmi superbi
-nella loro mutilazione è — dicono altri — istrumento di crimine,
-arma di delinquenza. Tranquillatevi, più della vigilanza dei custodi
-e degli amici dei monumenti sarà inibitrice possente la
-paura del Codice. Tranquillatevi: il piccone non è un arnese ma
-una frase nella letteratura italiana. Allora, aggiungono i terzi,
-se essi minacciano senza propositi, son istrioni che vogliono divertirsi
-e divertire. Anche questo è vero, un po'. Ma sul pensiero
-umano, miope cronico, le immagini non si riflettono e non
-penetrano che ingrossate dalla caricatura. Parlare non basta quasi
-mai nella polifonia di questa vita multipla: urlare, bisogna. Perchè
-la letteratura si decidesse a chiedere nuovi spiriti dallo studio dei
-Greci e dei Romani occorse che qualcuno pronunciasse la blasfema
-invocazione di liberarcene del tutto.
-</p>
-
-<p>
-E se questi futuristi hanno dell'incendiario, del pazzesco e
-del ciarlatano la colpa è un po' di tutti: dei pacifici, dei ragionatori
-e dei serii che non si sforzano sempre, che non si sforzano
-abbastanza a trarre dal passato le luci del presente, troppo spesso
-soddisfatti d'una conoscenza virtuosa ma non meritoria, perfetta
-ma vuota.
-</p>
-
-<p>
-Un altro articolo del programma futurista rintrona i nostri
-timpani: «Noi vogliamo questo e quest'altro, e il disprezzo della
-donna».
-</p>
-
-<p>
-La donna è cacciata là in fondo al periodo, simbolicamente,
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-così come la precipiterebbero volentieri negli anfratti tenebrosi,
-lungi dai nostri occhi e dai nostri cuori. Il programma prosegue
-avventandosi anche contro il moralismo, ma il Marinetti, in un'intervista
-col redattore di <i>Comoedia</i>, ha difeso il «disprezzo della
-donna» atteggiandosi appunto a moralista.
-</p>
-
-<p>
-L'aggressore diventa conferenziere, il suo tono si fa pacato,
-insinuante, condiscendente: «Ho forse obbedito ad un eccessivo
-bisogno di laconicità e mi affretto a stabilire le nostre idee su
-questo punto. Vogliamo protestare contro la monotonia d'ispirazione
-sempre maggiore nella letteratura fantastica; salvo nobili,
-ma troppo rare eccezioni, poemi e romanzi sembrano non poter
-essere consacrati che alla donna ed all'amore... Vogliamo sostituire
-nelle menti la figura ideale di Don Giovanni con quelle di
-Napoleone, d'André e di Wilbur Wright, e, in generale, strappare
-i maschi di vent'anni alla vanitosa ossessione dell'avventura galante
-e dell'adulterio».
-</p>
-
-<p>
-Benissimo per il fine ma molto male per i mezzi!
-</p>
-
-<p>
-L'ossessione che distrugge la gioventù maschile non nasce appunto
-che dal «disprezzo della donna». Tutti i tenori disprezzano
-la donna! E il misoginismo fu è e sarà l'ultima espressione
-della sensualità. Lo è nel D'Annunzio che vantate convertito al
-vostro programma per aver proclamato, nella gestazione del <i>Forse
-che si, forse che no</i>: «Il disprezzo della donna è la condizione
-essenziale dell'eroe moderno». Lo è in voi stessi, futuristi, che nel
-secondo manifesto e nelle rime d'uno dei vostri migliori, del Cavacchioli,
-intorbidate così spesso la nobiltà delle forme con parole
-luride.
-</p>
-
-<p>
-Se acconsentissi ad adoperare la parola «femminismo» in un
-significato di orgoglio sessuale direi che v'è davvero molta parte
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-della nostra letteratura troppo femminista o femminea. Ma ne fate
-parte anche voi, perchè è quella che rinuncia all'aspra e superba
-virilità del pensiero, è quella che s'accoscia o si contorce, isterica,
-sotto le parvenze più superficiali della vita: è quella che ha svenimenti
-del senso logico, capogiri dell'immaginazione, anemia ed
-incostanza del fantasma, pallori e spaventi e titubanze, della frase,
-che avanza e retrocede con passetti civettuoli, che si dondola in
-minuetto, incapace di procedere con fermo desiderio al sintetico
-possesso del reale. Sul «giaciglio dei vecchi metri» si sdraia
-davvero e dorme — come cantava il Gnoli — la vecchia poesia,
-ma perchè da troppo tempo le manca il contatto vivificatore con
-un vigoroso organismo di pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Nè questo brivido di risveglio glielo darà la «piccoletta
-ansia omicida» — il verso è del Cavacchioli del vostro sensualismo
-misogino. La civiltà moderna, coi suoi automobili e coi suoi
-aeroplani, ha acceso i nervi di entusiasmo. Volete rivendicarne
-la bellezza, instaurare il «lirismo della macchina e del miracolo
-scientifico» estrarre un rigoglio di fantasmi dalle officine e dalle
-stazioni, dalle locomotive, dagli arsenali, dai cantieri. Dove avete
-ragione non siete nel nuovo, dove siete nel nuovo non afferrate
-ancora l'anima di leggiadria d'ogni più ferrea espressione della
-vita moderna. Se dalla scienza possa scaturire la poesia si è discusso
-a lungo. Ma il problema innanzi al filosofo dell'estetica
-non è mai esistito: perchè è la scienza che può generarsi dalla
-poesia come il concetto dall'evoluzione del sentimento.
-</p>
-
-<p>
-Perchè, ancora, la poesia non è alcun che di consistente
-nella realtà circostante e non abitava nel castello medioevale più
-di quel che le sia difficile risiedere nel corpo delle locomotive.
-</p>
-
-<p>
-No, futuristi! Siete arretrati in estetica: la poesia non sta
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-nella locomotiva ma nello spirito dell'uomo, non abita nella Vittoria
-di Samotracia ma in colui che la contempla. Non rinnovate,
-le logomachie dei didascalici dal settecento a noi, zoppicanti nelle
-teorie e nei versi, nel pensiero e nel ritmo.
-</p>
-
-<p>
-Per fortuna, però, voi volete esser poeti e si vuol discutervi,
-coi fantasmi non colle teorie. Dunque voi dite: «la magnificenza
-del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della
-velocità». Se invece di spiegare: «un automobile ruggente è
-bello», scriveste che la vostra anima si fa bella, poetica di velocità,
-contemplando l'automobile, ragionereste meglio.
-</p>
-
-<p>
-Ma non è questo che importa. Importa dirvi che la vostra
-anima potrebbe farsi più bella scoprendo negli aspetti della civiltà
-nuova non la forma d'aggressione, non i fugaci istanti di
-ebbrezza divoratrice delle distanze, non le follie dei salti mortali
-ma tutto lo stupendo, intenso, ininterrotto lavoro di calcolo, di
-pazienza, di tenacia, di sacrificio, di concordia di opere e di intenti.
-La poesia umana del lavoratore dell'officina e della locomotiva
-di fronte a quella classica e georgica del pastore e dell'agricoltore,
-ha questo di suo caratteristico: che l'opera dei campi
-si concepisce anche col desiderio individualista di tranquillità, si
-immagina nella solitudine di Robinson, mentre l'attività nuova
-non esiste, se non in una magnifica armonia di sforzi collettivi,
-nella fusione orchestrale di tutte le attitudini e di tutti i valori,
-del braccio e del pensiero, in un'inconscia realtà di fratellanza.
-</p>
-
-<p>
-Fratellanza, fratellanza!... Ne avete abbastanza del miele, futuristi!
-«O guerra, — domanda Paolo Buzzi nell'<i>Inno</i> al Marinetti,
-«principe dei guerrieri» — perchè ci anneghittiamo, ormai,
-nella pace? — «Attendo la sfida e la provoco — in questa atmosfera
-di vili».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p>
-Voi siete per il patriottismo. E reagite con bello slancio
-contro la propaganda di debolezza contro il terrore di tutte le
-guerre che si diffonde insano fra noi quando nulla ci guarentisce
-di non dover un giorno difendere colle armi l'integrità della patria.
-</p>
-
-<p>
-Ma, futuristi, il novello patriottismo non deve essere esaltazione
-del bel gesto individuale della temerità e della violenza. È
-fatto — o dovrebbe esser fatto — di disciplina, di silenzio, di
-abnegazione così come di tutto ciò è costituito ogni trionfo della
-vita industriale. «Bisogna — dice il Marinetti — che i popoli
-prendano ogni secolo una gloriosa doccia di sangue per la loro
-igiene d'eroismo». Il sangue può dare anche la paura: quello
-che bisogna preparare prima è l'eroismo. Ed è di questo che il
-poeta scopre nell'anima, con magistero inconscio, igienista più
-certo, gli elementi primordiali.
-</p>
-
-<p>
-Il Bataille sottolineava al Marinetti chiudendo la sua lettera:
-«Vogliate vedere una prova della mia alta stima personale nel fatto
-d'aver risposto lungamente ed il più seriamente possibile alla
-vostra inchiesta».
-</p>
-
-<p>
-Io non pretendo alla gratitudine dei futuristi. Perchè il trattare
-un problema seriamente non è il massimo che posso fare
-per piacere a loro, ma il minimo che debbo per rispetto a me.
-</p>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Paolo Arcari.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<h3 id="satira">IL FUTURISMO E LA SATIRA.</h3>
-</div>
-
-<p class="large">
-GIULIO PIAZZA
-</p>
-
-<p class="large">
-nel “Piccolo„.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Futuristi e futurismo.
-</p>
-
-<p>
-Quella sera all'Acquedotto si udivano dialoghi come questo:
-</p>
-
-<p>
-— Scusi è turista lei?
-</p>
-
-<p>
-— Lo fui un tempo, nella mia gioventù.
-</p>
-
-<p>
-— Allora è anche lei come Marinetti.
-</p>
-
-<p>
-— Cioè:
-</p>
-
-<p>
-— Fu.... turista.
-</p>
-
-<p>
-— Via, non mi faccia di questi discorsi pa... la... zzeschi.
-</p>
-
-<p>
-— Certo è una cosa che am... mazza.
-</p>
-
-<p>
-Il futurismo dunque è quella cosa secondo la quale bisogna
-far arrivare i giovani di talento e non seguitar sempre a onorare
-le glorie del passato. Dante, Shakespeare, Michelangelo, Verdi,
-sono da condannarsi al rogo. Bisogna bruciare i musei, le biblioteche,
-le pinacoteche, ecc. Benissimo. Abbasso le glorie del passato!
-Viva il signor Marinetti e soci! E su questo siamo tutti
-d'accordo. Del pari si potrebbe andare d'accordo anche là ove i
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-futuristi affermano di non volere applausi, ma fischi. È questione
-di gusti. Perchè non accontentarli?
-</p>
-
-<p>
-Certo è che il futurismo farà molto cammino. E già comincia
-ad imporsi. Conosco una signorina che nel fare gli occhi di triglia
-a tutti i giovanotti che incontra in società, si immagina sempre
-di trovare il suo... futuro. Chi più futurista di lei?
-</p>
-
-<p>
-— Signorina, quello è un giovane di talento — le disse
-qualcuno additandole uno dei suoi corteggiatori d'occasione. — Vedrà
-che fra breve sarà un arrivato.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — rispose la bella ragazza sospirando — Preferirei
-che fosse.... un <i>partito</i>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Evidentemente dopo l'avvento al potere del futurismo, il
-passato con tutte le sue glorie incomincia a navigare in acque
-alquanto torbide. E i poeti futuristi invece nuotano sempre in
-mari... netti.
-</p>
-
-<p>
-La sconfitta del passato e la piena vittoria del futuro si
-allargheranno poi, sperabilmente, in tutti i campi sociali e civili.
-</p>
-
-<p>
-— Signore — piagnucolava l'altro giorno un povero sarto
-a un giovanotto elegantissimo — in passato ella mi aveva promesso....
-</p>
-
-<p>
-— È ora di finirla con questo eterno culto del passato.
-</p>
-
-<p>
-— Aveva promesso di pagarmi....
-</p>
-
-<p>
-— Sicuramente. Per incoraggiarvi. Avevo capito che in voi
-c'era... della stoffa. E avevate anche il senso della misura.
-</p>
-
-<p>
-— E tante volte mi aveva detto: Pagherò.
-</p>
-
-<p>
-— Certo. E lo dirò sempre. E ve lo ripeto ancora: pagherò.
-</p>
-
-<p>
-— Ma è futuro.
-</p>
-
-<p>
-— Si capisce. Non siamo forse tutti.... futuristi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non mi ami più? — domandava ieri languidamente
-una signora di sessanta primavere... e altrettanti inverni a un
-suo antico spasimante.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, no, non più! — rispondeva lui. — Il futurista Mazza
-mi ha detto che bisogna distruggere i musei!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Un epigramma di <i>Ex-Diavolino</i>.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Volè saver perchè sti futuristi</p>
-<p class="i01">I ghe dichiara guerra a tutto 'l mondo</p>
-<p class="i01">E po' no i sa cantar che l'automobile?</p>
-<p class="i01">La pol capir anca el zervel più tondo:</p>
-<p class="i01">I vol cavarghe al mondo tanti besi</p>
-<p class="i01">De comprarse automobile anca lori.</p>
-</div></div>
-
-<p class="pad2 indr">
-<i>Giulio Piazza.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span></p>
-
-<h2 id="incendiario">L'Incendiario</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>A F. T. MARINETTI</i><br />
-<i>anima della nostra fiamma</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">In mezzo alla piazza centrale</p>
-<p class="i01">del paese,</p>
-<p class="i01">è stata posta la gabbia di ferro</p>
-<p class="i01">con l'incendiario.</p>
-<p class="i01">Vi rimarrà tre giorni</p>
-<p class="i01">perchè tutti lo possano vedere.</p>
-<p class="i01">Tutti si aggirano torno torno</p>
-<p class="i01">all'enorme gabbione,</p>
-<p class="i01">durante tutto il giorno,</p>
-<p class="i01">centinaia di persone.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Guarda un pochino dove l'ànno messo!</p>
-<p class="i01">— Sembra un pappagallo carbonaio.</p>
-<p class="i01">— Dove lo dovevano mettere?</p>
-<p class="i01">— In prigione addirittura.</p>
-<p class="i01">— Gli sta bene di far questa bella figura!</p>
-<p class="i01">— Perchè non gli avete preparato un appartamento di lusso,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span></p>
-<p class="i01">così bruciava anche quello!</p>
-<p class="i01">— Ma nemmeno tenerlo in questa gabbia!</p>
-<p class="i01">— Lo faranno morire dalla rabbia!</p>
-<p class="i01">— Morire! È uno che se la piglia!</p>
-<p class="i01">— È più tranquillo di noi!</p>
-<p class="i01">— Io dico che ci si diverte.</p>
-<p class="i01">— Ma la sua famiglia?</p>
-<p class="i01">— Chi sa da che parte di mondo è venuto!</p>
-<p class="i01">— Questa robaccia non à mica famiglia!</p>
-<p class="i01">— Sicuro, è roba allo sbaraglio!</p>
-<p class="i01">— Se venisse dall'inferno?</p>
-<p class="i01">— Povero diavolaccio!</p>
-<p class="i01">— Avreste anche compassione?</p>
-<p class="i01">Se v'avesse bruciata la casa</p>
-<p class="i01">non direste così.</p>
-<p class="i01">— La vostra l'à bruciata?</p>
-<p class="i01">— Se non l'à bruciata</p>
-<p class="i01">poco c'è corso.</p>
-<p class="i01">À bruciato mezzo mondo</p>
-<p class="i01">questo birbaccione!</p>
-<p class="i01">— Almeno, vigliacchi, non gli sputate addosso,</p>
-<p class="i01">infine è una creatura!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span></p>
-<p class="i01">— Ma come se ne sta tranquillo!</p>
-<p class="i01">— Non à mica paura!</p>
-<p class="i01">— Io morirei dalla vergogna!</p>
-<p class="i01">— Star lì in mezzo alla berlina!</p>
-<p class="i01">— Per tre giorni!</p>
-<p class="i01">— Che gogna!</p>
-<p class="i01">— Dio mio che faccia bieca!</p>
-<p class="i01">— Che guardatura da brigante!</p>
-<p class="i01">— Se non ci fosse la gabbia</p>
-<p class="i01">io non ci starei!</p>
-<p class="i01">— Se a un tratto si vedesse scappare?</p>
-<p class="i01">— Ma come deve fare?</p>
-<p class="i01">— Sarà forte quella gabbia?</p>
-<p class="i01">— Non avesse da fuggire!</p>
-<p class="i01">— Dai vani dei ferri non potrà passare?</p>
-<p class="i01">Questi birbanti si sanno ripiegare</p>
-<p class="i01">in tutte le maniere!</p>
-<p class="i01">— Che bel colpo oggi la polizia!</p>
-<p class="i01">— Se non facevan presto a accaparrarlo,</p>
-<p class="i01">ci mandava tutti in fumo!</p>
-<p class="i01">— Si meriterebbe altro che berlina!</p>
-<p class="i01">— Quando l'ànno interrogato,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span></p>
-<p class="i01">à risposto ridendo</p>
-<p class="i01">che brucia per divertimento.</p>
-<p class="i01">— Dio mio che sfacciato!</p>
-<p class="i01">— Ma che sorta di gente!</p>
-<p class="i01">— Io lo farei volentieri a pezzetti.</p>
-<p class="i01">— Buttatelo nel fosso!</p>
-<p class="i01">— Io gli voglio sputare</p>
-<p class="i01">un'altra volta addosso!</p>
-<p class="i01">— Se bruciassero un po' lui</p>
-<p class="i01">perchè ridesse meglio!</p>
-<p class="i01">— Sarebbe la fine che si merita!</p>
-<p class="i01">— Quando sarà in prigione scapperà,</p>
-<p class="i01">è talmente pieno di scaltrezza!</p>
-<p class="i01">— Peggio d'una faina!</p>
-<p class="i01">— Non vedete che occhi che à?</p>
-<p class="i01">— Perchè non lo buttano in un pozzo?</p>
-<p class="i01">— Nel cisternone del comune!</p>
-<p class="i01">— E ci sono di quelli</p>
-<p class="i01">che avrebbero pietà!</p>
-<p class="i01">— Bisogna esser roba poco pulita</p>
-<p class="i01">per aver compassione</p>
-<p class="i01">di questa sorta di persone!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p>
-<p class="i01">Largo! Largo! Largo!</p>
-<p class="i01">Ciarpame! Piccoli esseri</p>
-<p class="i01">dall'esalazione di lezzo,</p>
-<p class="i01">fetido bestiame!</p>
-<p class="i01">Ringollatevi tutti</p>
-<p class="i01">il vostro sconcio pettegolezzo,</p>
-<p class="i01">e che vi strozzi nella gola!</p>
-<p class="i01">Largo! Sono il poeta!</p>
-<p class="i01">Io vengo di lontano,</p>
-<p class="i01">il mondo ò traversato,</p>
-<p class="i01">per venire a trovare</p>
-<p class="i01">la mia creatura da cantare!</p>
-<p class="i01">Inginocchiatevi marmaglia!</p>
-<p class="i01">Uomini che avete orrore del fuoco,</p>
-<p class="i01">poveri esseri di paglia!</p>
-<p class="i01">Inginocchiatevi tutti!</p>
-<p class="i01">Io sono il sacerdote,</p>
-<p class="i01">questa gabbia è l'altare,</p>
-<p class="i01">quell'uomo è il Signore!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Il Signore tu sei,</p>
-<p class="i01">al quale rivolgo,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span></p>
-<p class="i01">con tutta la devozione</p>
-<p class="i01">del mio cuore,</p>
-<p class="i01">la più soave orazione.</p>
-<p class="i01">A te, soave creatura,</p>
-<p class="i01">giungo ansante, affannato,</p>
-<p class="i01">ò traversato rupi di spine,</p>
-<p class="i01">ò scavalcato alte mura!</p>
-<p class="i01">Io ti libererò!</p>
-<p class="i01">Fermi tutti, v'ò detto!</p>
-<p class="i01">Tenete la testa bassa,</p>
-<p class="i01">picchiatevi forte nel petto,</p>
-<p class="i01">è il <i>confiteor</i> questo,</p>
-<p class="i01">della mia messa!</p>
-<p class="i01">T'ànno coperto d'insulti</p>
-<p class="i01">e di sputacchi,</p>
-<p class="i01">quello sciame insidioso</p>
-<p class="i01">di piccoli vigliacchi.</p>
-<p class="i01">Ed è naturale che da loro</p>
-<p class="i01">tu ti sia fatto allacciare:</p>
-<p class="i01">quegl'insetti immondi e poltroni,</p>
-<p class="i01">sono lividi di malefica astuzia,</p>
-<p class="i01">circola per le loro vene</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p>
-<p class="i01">il sangue verde velenoso.</p>
-<p class="i01">E tu grande anima</p>
-<p class="i01">non potevi pensare</p>
-<p class="i01">al piccolo pozzo che t'avevan preparato,</p>
-<p class="i01">ci dovevi cascare.</p>
-<p class="i01">Io ti son venuto a liberare!</p>
-<p class="i01">Fermi tutti!</p>
-<p class="i01">Ti guardo dentro gli occhi</p>
-<p class="i01">per sentirmi riscaldare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Rannicchiato sotto il tuo mantello</p>
-<p class="i01">tu sei senza parole,</p>
-<p class="i01">come la fiamma: colore, e calore!</p>
-<p class="i01">E quel mantello nero</p>
-<p class="i01">te l'àn gettato addosso</p>
-<p class="i01">gli stolidi uomini vero,</p>
-<p class="i01">perchè non si veda che sei tutto rosso?</p>
-<p class="i01">Oppure te lo sei gettato da te,</p>
-<p class="i01">per ricuoprire un poco</p>
-<p class="i01">l'anima tua di fuoco?</p>
-<p class="i01">Che guardi all'orizzonte?</p>
-<p class="i01">Se s'alza una favilla?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p>
-<p class="i01">Dimmi, non sei riuscito a trafugare</p>
-<p class="i01">l'ultimo zolfino?</p>
-<p class="i01">Ti si legge negli occhi!</p>
-<p class="i01">Ma ti saltan dagli occhi le faville,</p>
-<p class="i01">a cento, a cento, a mille!</p>
-<p class="i01">Tu puoi cogli occhi</p>
-<p class="i01">bruciare tutto il mondo!</p>
-<p class="i01">T'à creato il sole,</p>
-<p class="i01">che bruci al sol guardarti?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Quando tu bruci</p>
-<p class="i01">tu non sei più l'uomo,</p>
-<p class="i01">il Dio tu sei!</p>
-<p class="i01">Mi sento correr per le vene un brivido.</p>
-<p class="i01">Ti vorrei vedere quando abbruci,</p>
-<p class="i01">quando guardi le tue fiamme;</p>
-<p class="i01">tutte quelle bocche,</p>
-<p class="i01">tutte quelle labbra,</p>
-<p class="i01">tutte quelle lingue,</p>
-<p class="i01">non vengono a baciarti tutte?</p>
-<p class="i01">Non sono le tue spose</p>
-<p class="i01">voluttuose?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p>
-<p class="i01">Bello, bello, bello..... e Santo!</p>
-<p class="i01">Santo! Santo!</p>
-<p class="i01">Santo quando pensi di bruciare.</p>
-<p class="i01">Santo quando abbruci,</p>
-<p class="i01">Santo quando le guardi</p>
-<p class="i01">le tue fiamme sante!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E voi, rimasti pietrificati dall'orrore,</p>
-<p class="i01">pregate, pregate a bassa voce,</p>
-<p class="i01">orazioni segrete.</p>
-<p class="i01">Anch'io sai, sono un incendiario,</p>
-<p class="i01">un povero incendiario che non può bruciare,</p>
-<p class="i01">e sono come te in prigione.</p>
-<p class="i01">Sono un poeta che ti rende omaggio,</p>
-<p class="i01">da povero incendiario mancato,</p>
-<p class="i01">incendiario da poesia.</p>
-<p class="i01">Ogni verso che scrivo è un incendio.</p>
-<p class="i01">Oh! Tu vedessi quando scrivo!</p>
-<p class="i01">Mi par di vederle le fiamme,</p>
-<p class="i01">e sento le vampe, bollenti</p>
-<p class="i01">carezze al mio viso.</p>
-<p class="i01">Incendio non vero</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span></p>
-<p class="i01">è quello ch'io scrivo,</p>
-<p class="i01">non vero seppure è per dolo.</p>
-<p class="i01">Àn tutte le cose la polizia,</p>
-<p class="i01">anche la poesia.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Là sopra il mio banco ove nacque,</p>
-<p class="i01">il mio libro, come per benedizione</p>
-<p class="i01">io brucio il primo esemplare,</p>
-<p class="i01">e guardo avido quella fiamma,</p>
-<p class="i01">e godo, e mi ravvivo,</p>
-<p class="i01">e sento salirmi il calore alla testa</p>
-<p class="i01">come se bruciasse il mio cervello.</p>
-<p class="i01">Come mi sento vile innanzi a te!</p>
-<p class="i01">Come mi sento meschino!</p>
-<p class="i01">Vorrei scrivere soltanto per bruciare!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Nel segreto delle mie stanze</p>
-<p class="i01">passeggio vestito di rosso,</p>
-<p class="i01">e mi guardo in un vecchio specchio,</p>
-<p class="i01">pieno di ebbrezza,</p>
-<p class="i01">come fossi una fiamma,</p>
-<p class="i01">una povera fiamma che aspetta....</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span></p>
-<p class="i01">il tuo riflesso!</p>
-<p class="i01">Fuori vado vestito di grigio,</p>
-<p class="i01">ovvero di nessun colore,</p>
-<p class="i01">c'è anche per le vesti una polizia,</p>
-<p class="i01">come per le parole.</p>
-<p class="i01">E quella per il fuoco</p>
-<p class="i01">è tremenda, accanita,</p>
-<p class="i01">gli uomini ànno orrore delle fiamme,</p>
-<p class="i01">gli uomini serî,</p>
-<p class="i01">per questo ànno inventato i pompieri.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Tu mi guardi, senza parlare,</p>
-<p class="i01">tu non parli,</p>
-<p class="i01">e i tuoi occhi mi dicono:</p>
-<p class="i01">uomo, poco farai tu che ciarli.</p>
-<p class="i01">Ma fido in te!</p>
-<p class="i01">T'apro la gabbia và!</p>
-<p class="i01">Guardali, guardali, come fuggono!</p>
-<p class="i01">Sono forsennati dall'orrore,</p>
-<p class="i01">la paura gli à tutti impazzati.</p>
-<p class="i01">Potete andare, fuggite, fuggite,</p>
-<p class="i01">egli vi raggiungerà!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p>
-<p class="i01">E una di queste mattine,</p>
-<p class="i01">uscendo dalla mia casa,</p>
-<p class="i01">fra le consuete catapecchie,</p>
-<p class="i01">non vedrò più le vecchie</p>
-<p class="i01">reliquie tarlite,</p>
-<p class="i01">così gelosamente custodite</p>
-<p class="i01">da tanto tempo!</p>
-<p class="i01">Non le vedrò più!</p>
-<p class="i01">Avrò un urlo di gioia!</p>
-<p class="i01">Ci sei passato tu!</p>
-<p class="i01">E dopo mi sentirò lambire le vesti,</p>
-<p class="i01">le fiamme arderanno</p>
-<p class="i01">sotto la mia casa....</p>
-<p class="i01">griderò, esulterò,</p>
-<p class="i01">m'avrai data la vita!</p>
-<p class="i01">Io sono una fiamma che aspetta!</p>
-<p class="i01">Và, passa fratello, corri, a riscaldare</p>
-<p class="i01">la gelida carcassa</p>
-<p class="i01">di questo vecchio mondo!</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p>
-
-<h2 id="celeste">Villa celeste</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>Agli indimenticabili<br />
-fratelli di Trieste.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Su un bel collettino,</p>
-<p class="i01">la villa, è di un celestino</p>
-<p class="i01">chiaro chiaro, sbiadito;</p>
-<p class="i01">a guardarla dal basso</p>
-<p class="i01">sembra la pallida guancia</p>
-<p class="i01">d'un gran cielo turchino.</p>
-<p class="i01">Qua e là, su e giù, d'ogni lato,</p>
-<p class="i01">serpeggiano, s'incrociano,</p>
-<p class="i01">s'intrecciano, s'abbracciano, si stringono,</p>
-<p class="i01">campanelle leggere</p>
-<p class="i01">dalle corolle veline,</p>
-<p class="i01">bianche e celestine.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ora la villa è chiusa.</p>
-<p class="i01">Io la ricordo ancora</p>
-<p class="i01">stranamente abitata,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span></p>
-<p class="i01">quasi invisibilmente,</p>
-<p class="i01">quasi, perchè la gente</p>
-<p class="i01">non s'accorgesse....</p>
-<p class="i01">ora è del tutto abbandonata.</p>
-<p class="i01">Io la ricordo benissimo;</p>
-<p class="i01">passavano leggere,</p>
-<p class="i01">esangui dame,</p>
-<p class="i01">sottili nelle loro vesti celesti</p>
-<p class="i01">a grandi code,</p>
-<p class="i01">di rasi lucenti,</p>
-<p class="i01">di pallidi damaschi.</p>
-<p class="i01">Andavano lentamente</p>
-<p class="i01">cogli occhi bassi, mesti,</p>
-<p class="i01">trascinando quelle loro vesti</p>
-<p class="i01">lucenti, rasi e damaschi</p>
-<p class="i01">pallidi, sbiaditi,</p>
-<p class="i01">come le carni dei loro volti</p>
-<p class="i01">lunghi, affilati.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Io sostavo ogni sera</p>
-<p class="i01">un istante ai ferri del cancello</p>
-<p class="i01">per vederne una passare,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p>
-<p class="i01">per vederla lentamente camminare,</p>
-<p class="i01">trascinando la lucida coda</p>
-<p class="i01">fuori di moda.</p>
-<p class="i01">E pensavo dipoi a loro</p>
-<p class="i01">per tutta la via,</p>
-<p class="i01">la sera, quando tornavo a casa mia.</p>
-<p class="i01">Ognuna se n'andava da per sè,</p>
-<p class="i01">cogli occhi bassi, mesti,</p>
-<p class="i01">strisciando fra la ridda muta</p>
-<p class="i01">di tutte quelle campanelle</p>
-<p class="i01">dalle corolle veline,</p>
-<p class="i01">bianche e celestine;</p>
-<p class="i01">quelle campane</p>
-<p class="i01">che si aprivano nuove</p>
-<p class="i01">tutte le mattine.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Si gridava all'orrore!</p>
-<p class="i01">Orribili profanazioni,</p>
-<p class="i01">scandali, oscenità!</p>
-<p class="i01">Ci si intromesse la polizia,</p>
-<p class="i01">e le dame celesti</p>
-<p class="i01">furon mandate via:</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span></p>
-<p class="i01">si sa.</p>
-<p class="i01">«Sembrava la più onesta riunione</p>
-<p class="i01">di nobili dame»</p>
-<p class="i01">gridava la gente,</p>
-<p class="i01">«ed era una morbosa accozzaglia</p>
-<p class="i01">di luride puttane!»</p>
-<p class="i01">Puttane!...</p>
-<p class="i01">Puttane.... molto strane....</p>
-<p class="i01">care puttane!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dove sarete?</p>
-<p class="i01">Dove vi avran mandate?</p>
-<p class="i01">Siete ancora unite?</p>
-<p class="i01">Avete trovato un'altra villa?</p>
-<p class="i01">La notte, al chiaro della luna,</p>
-<p class="i01">dalla villa venivano</p>
-<p class="i01">sbiadite, delicate,</p>
-<p class="i01">le note fuggenti, di leggere,</p>
-<p class="i01">languenti canzoni,</p>
-<p class="i01">motivi.... come di Chopin....</p>
-<p class="i01">e tutte finivano in un lungo,</p>
-<p class="i01">sospirato, terribile:</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span></p>
-<p class="i01">Ameeen....</p>
-<p class="i01">«Scandali, oscenità!»</p>
-<p class="i01">Dai cigli, dalle siepi,</p>
-<p class="i01">di dietro le mura, sbucavano</p>
-<p class="i01">dei pallidi amanti,</p>
-<p class="i01">bianchi come gigli, venivano</p>
-<p class="i01">ad unirsi a quelle dame,</p>
-<p class="i01">abbracciarle.... travolgerle....</p>
-<p class="i01">gli amanti le succhiavano....</p>
-<p class="i01">esse succhiavan gli amanti....</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dove sarete?</p>
-<p class="i01">In quali regni,</p>
-<p class="i01">pallide dame meste,</p>
-<p class="i01">avrete trovata un'altra villa celeste</p>
-<p class="i01">per i vostri convegni?</p>
-<p class="i01">Sul bel collettino</p>
-<p class="i01">è chiusa, Villa Celeste,</p>
-<p class="i01">a guardarla dal basso</p>
-<p class="i01">sembra la pallida guancia</p>
-<p class="i01">d'un gran cielo turchino.</p>
-<p class="i01">Intorno dappertutto,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span></p>
-<p class="i01">s'intrecciano, s'abbracciano,</p>
-<p class="i01">si stringon ancora disperatamente,</p>
-<p class="i01">le campanelle leggere</p>
-<p class="i01">dalle corolle veline,</p>
-<p class="i01">bianche e celestine.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
-
-<h2 id="fiera">La fiera dei morti</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">I poeti cantano</p>
-<p class="i01">malinconicamente</p>
-<p class="i01">questa fiera;</p>
-<p class="i01">tutti alla stessa maniera,</p>
-<p class="i01">questa giornata grigia o nera.</p>
-<p class="i01">(Ma si può benissimo cantare</p>
-<p class="i01">anche in un'altra maniera).</p>
-<p class="i01">Dice che sempre piove</p>
-<p class="i01">un'acquerugiola trita,</p>
-<p class="i01">che tutto fiorisce nel fango</p>
-<p class="i01">in una primavera di pillacchere.</p>
-<p class="i01">Le solite antiche fole</p>
-<p class="i01">della solita antica gente!</p>
-<p class="i01">Oggi invece non piove,</p>
-<p class="i01">splende un magnifico sole;</p>
-<p class="i01">il tempo ci porta le sue cose nuove.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span></p>
-<p class="i01">Avete dei pensieri neri?</p>
-<p class="i01">Veniteli a svagare</p>
-<p class="i01">dentro i cimiteri.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Potete entrare, avanti,</p>
-<p class="i01">fatevi tutti avanti,</p>
-<p class="i01">sono spalancate le porte,</p>
-<p class="i01">anche per chi non c'à persone morte!</p>
-<p class="i01">Tutti possono andare,</p>
-<p class="i01">girare a proprio piacimento;</p>
-<p class="i01">anche un poeta ci si può benissimo intruffolare</p>
-<p class="i01">per suo divertimento.</p>
-<p class="i01">Le solite baracche dei saltimbanchi</p>
-<p class="i01">fuori dei cancelli;</p>
-<p class="i01">quella classe sociale che à per mira</p>
-<p class="i01">di far conoscere agli uomini,</p>
-<p class="i01">meglio assai degli astronomi,</p>
-<p class="i01">che il mondo gira.</p>
-<p class="i01">Scimmie vestite da ballerina,</p>
-<p class="i01">oppure alla militare;</p>
-<p class="i01">una se ne va di braccetto</p>
-<p class="i01">con un sergentino,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span></p>
-<p class="i01">un'altra cerca di trascinare</p>
-<p class="i01">un caporale dietro in una stanza;</p>
-<p class="i01">una vestita da serva</p>
-<p class="i01">è tutta affaccendata per spazzare,</p>
-<p class="i01">un capitano dà uno schiaffo</p>
-<p class="i01">a un'ordinanza pietrificata.</p>
-<p class="i01">Donne che gridano a squarciagola</p>
-<p class="i01">di alcuni miracoli scientifici,</p>
-<p class="i01">l'ultima portata della scienza</p>
-<p class="i01">alla portata di qualunque sapienza,</p>
-<p class="i01">strane fisiche psicologiche deformità!</p>
-<p class="i01">E i buoni festaioli</p>
-<p class="i01">se ne stanno davanti in perplessità.</p>
-<p class="i01">Trombe tamburi piatti,</p>
-<p class="i01">tutti gridan come matti:</p>
-<p class="i01">è la fiera dei morti!</p>
-<p class="i01">I dolci fatti lì, immancabili dolci,</p>
-<p class="i01">che tutti stanno ad aspettare,</p>
-<p class="i01">le calde arroste</p>
-<p class="i01">che non riparano a castrare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Nelle osterie si suonano chitarre,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span></p>
-<p class="i01">si cantano canzonette paesane,</p>
-<p class="i01">gli ultimi stornelli popolari,</p>
-<p class="i01">romanze napolitane.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dai beccai pendono sanguinanti,</p>
-<p class="i01">fenomenali, i primi ottimi porci,</p>
-<p class="i01">quelli d'ognissanti,</p>
-<p class="i01">che àn già sentito il primo freddo dei morti.</p>
-<p class="i01">E sui banchi, ammassata,</p>
-<p class="i01">oppure tortuosamente attaccata,</p>
-<p class="i01">chilometri di salsiccia,</p>
-<p class="i01">che sembra l'ammasso degli intestini malati</p>
-<p class="i01">di tutti i morti.</p>
-<p class="i01">I salumai anno appesi</p>
-<p class="i01">i salamini nuovi, cotechini,</p>
-<p class="i01">zamponi, mortadelle;</p>
-<p class="i01">e viene fino sulla strada</p>
-<p class="i01">un odore stuzzicante</p>
-<p class="i01">di lepre e di pappardelle.</p>
-<p class="i01">Tutti si riversano a mangiare</p>
-<p class="i01">a crepapelle.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p>
-<p class="i01">I carabinieri a cavallo</p>
-<p class="i01">coi loro pennacchioni rossi,</p>
-<p class="i01">si fanno posto trionfanti</p>
-<p class="i01">nella calca stordita dei festanti.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ai cimiteri ci si può andare</p>
-<p class="i01">coi fiori, e senza i fiori,</p>
-<p class="i01">ma anche il più insopportabile,</p>
-<p class="i01">lontanissimo parente,</p>
-<p class="i01">si può aspettare quel giorno un fiore</p>
-<p class="i01">dalla sua antica gente.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">I morti non sono uguali,</p>
-<p class="i01">come credono tutti,</p>
-<p class="i01">e sopratutto, non sono muti;</p>
-<p class="i01">quelli almeno dei cimiteri</p>
-<p class="i01">sono indecentemente ciarlieri.</p>
-<p class="i01">Sulla pelle della loro faccia marmifica,</p>
-<p class="i01">meglio assai che sui vivi,</p>
-<p class="i01">si qualifica la fisionomia</p>
-<p class="i01">caratteristica.</p>
-<p class="i01">«Qui riposa</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span></p>
-<p class="i01">«l'uomo dalle rare virtù:</p>
-<p class="i01">«Telemaco Pessuto</p>
-<p class="i01">«d'anni cinquantatre,</p>
-<p class="i01">«padre e marito esemplare.»</p>
-<p class="i01">Se t'avessimo incontrato vivo,</p>
-<p class="i01">chi l'avrebbe saputo?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Tutti gironzan leggendo</p>
-<p class="i01">più meno speditamente,</p>
-<p class="i01">alcuni sillabando.</p>
-<p class="i01">Ma non sapete che quelle parole</p>
-<p class="i01">che voi leggete con indifferenza,</p>
-<p class="i01">sono la faccia dei morti?</p>
-<p class="i01">Tutte quelle espressioni di dolcezze,</p>
-<p class="i01">sono l'espressione delle loro fattezze?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Oh! Curiosa combinazione!</p>
-<p class="i01">«Celestina Verità</p>
-<p class="i01">«d'anni novantasette</p>
-<p class="i01">e accanto:</p>
-<p class="i01">«Peppino</p>
-<p class="i01">«d'anni tre</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p>
-<p class="i01">«dei coniugi Del Re.»</p>
-<p class="i01">Strana combinazione!</p>
-<p class="i01">Quale fu, di voi due, la vostra mèta?</p>
-<p class="i01">Dovevate ognuno campare cent'anni,</p>
-<p class="i01">oppure, Peppino Del Re,</p>
-<p class="i01">Celestina Verità,</p>
-<p class="i01">faceste involontariamente</p>
-<p class="i01">della vostra vita</p>
-<p class="i01">una così parziale società?</p>
-<p class="i01">Fu Peppino che ti giunse, o Celestina,</p>
-<p class="i01">e ti trasse inaspettatamente</p>
-<p class="i01">tre anni dalla vita?</p>
-<p class="i01">O tu, Peppino, nascendo,</p>
-<p class="i01">trovasti i tuoi anni</p>
-<p class="i01">quasi tutti consumati</p>
-<p class="i01">dalla Celestina?</p>
-<p class="i01">Uno di voi fu il parassita</p>
-<p class="i01">dell'altro.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Che poco posto occupano i morti,</p>
-<p class="i01">meno assai del naturale.</p>
-<p class="i01">E qualcuno di voi fu padrone</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p>
-<p class="i01">da solo d'un podere,</p>
-<p class="i01">che sempre gli sembrò tanto piccino!</p>
-<p class="i01">Quelle alte pareti</p>
-<p class="i01">con tutte quelle teste fitte fitte,</p>
-<p class="i01">nell'immobilità,</p>
-<p class="i01">sembrano quelle di un loggione</p>
-<p class="i01">per una straordinaria rappresentazione.</p>
-<p class="i01">E tutti gironzano indifferenti,</p>
-<p class="i01">sgusciando calde arroste,</p>
-<p class="i01">succiando confetti, o i duri di menta,</p>
-<p class="i01">leggiucchiando senza fede</p>
-<p class="i01">le ciarle di quei poveretti.</p>
-<p class="i01">Gli uomini accorti,</p>
-<p class="i01">che passeggiano sempre fra i vivi,</p>
-<p class="i01">non vedono il momento</p>
-<p class="i01">di passeggiare fra i morti.</p>
-<p class="i01">I vivi àn delle facce,</p>
-<p class="i01">che per quanto espressive, sono mute,</p>
-<p class="i01">e una faccia per bene</p>
-<p class="i01">la possono avere anche i mascalzoni,</p>
-<p class="i01">invece le facce dei morti</p>
-<p class="i01">sono piene d'ottime informazioni.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span></p>
-<p class="i01">Se incontrate per via un giovine pensoso,</p>
-<p class="i01">come potete sapere se sia virtuoso?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">In cima al camposanto,</p>
-<p class="i01">sopra un grande palcone</p>
-<p class="i01">improvvisato per l'occasione,</p>
-<p class="i01">si mettono i teschî all'incanto.</p>
-<p class="i01">Lo circondano pigiate</p>
-<p class="i01">centinaia di persone,</p>
-<p class="i01">fissano l'atletico allottatore</p>
-<p class="i01">che grida fiocamente a squarciagola.</p>
-<p class="i01">Intorno è pieno di carabinieri.</p>
-<p class="i01">— Quattro!</p>
-<p class="i01">— Cinque!</p>
-<p class="i01">— Otto!</p>
-<p class="i01">— Dieci!</p>
-<p class="i01">— Quindici soldi!</p>
-<p class="i01">I primi vanno a ruba!</p>
-<p class="i01">— Si delibera signori!</p>
-<p class="i01">I più frettolosi pagano i teschi</p>
-<p class="i01">anche più d'una lira.</p>
-<p class="i01">Molti aspettano che la gara cessi</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p>
-<p class="i01">e il prezzo ribassi.</p>
-<p class="i01">— Quattro!</p>
-<p class="i01">— Sei!</p>
-<p class="i01">— Otto!</p>
-<p class="i01">Una giovine sposa</p>
-<p class="i01">si stringe al braccio del suo sposo</p>
-<p class="i01">tutta piagnucolosa:</p>
-<p class="i01">— Comprami quel teschio.</p>
-<p class="i01">— Stai zitta! — Le dice il giovinotto.</p>
-<p class="i01">— Comprami quel teschio,</p>
-<p class="i01">— Stai zitta grulla,</p>
-<p class="i01">verso sera gli daran via per nulla.</p>
-<p class="i01">— Dieci!</p>
-<p class="i01">— Undici!</p>
-<p class="i01">— Dodici!</p>
-<p class="i01">— Si delibera signori!</p>
-<p class="i01">— Comprami quel teschio.</p>
-<p class="i01">— Stai zitta t'ò detto,</p>
-<p class="i01">non vedi ch'è un teschiaccio vecchio?</p>
-<p class="i01">— Comprami quel teschio.</p>
-<p class="i01">— Se non stai zitta ti porto via.</p>
-<p class="i01">— Potrebbe essere il teschio della mamma mia.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p>
-<p class="i01">— Ma che mamma mia!</p>
-<p class="i01">— Cosa c'è stato laggiù, lontano?</p>
-<p class="i01">— Corrono i carabinieri!</p>
-<p class="i01">— Dove corre tutta quella gente?</p>
-<p class="i01">— Ànno arrestato quel nano</p>
-<p class="i01">che vendeva i teschi di seconda mano.</p>
-<p class="i01">E per le vie polverose,</p>
-<p class="i01">per le serpeggianti vie campagnole,</p>
-<p class="i01">in un bel tramonto pieno di vapori</p>
-<p class="i01">di fiamme e di viole,</p>
-<p class="i01">la gente se ne torna</p>
-<p class="i01">dai camposanti allegramente.</p>
-<p class="i01">E ogni buon diavolaccio</p>
-<p class="i01">se ne viene col suo teschio sotto il braccio.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span></p>
-
-<h2 id="zuff">Il Principe e la
-Principessa Zuff</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«La principessa dorme e sta bene,</p>
-<p class="i01">saluta il suo sposo.»</p>
-<p class="i01">«Il principe dorme e sta bene,</p>
-<p class="i01">saluta la sua sposa.»</p>
-<p class="i01">Questa frase suggella</p>
-<p class="i01">una promessa amorosa:</p>
-<p class="i01">«e non lo tradirà.»</p>
-<p class="i01">«e non la tradirà.»</p>
-<p class="i01">La dama s'inchina e si ritrae,</p>
-<p class="i01">s'inchina e si ritrae il cavaliere.</p>
-<p class="i01">Uguali parole giornaliere</p>
-<p class="i01">che sono tutta la corrispondenza</p>
-<p class="i01">dolcissima e fedele</p>
-<p class="i01">di vita coniugale.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Il loro sontuoso palazzo reale,</p>
-<p class="i01">consiste in due uguali</p>
-<p class="i01">vecchi molini abbandonati</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p>
-<p class="i01">ai lati d'una diga,</p>
-<p class="i01">mezzi rovinati,</p>
-<p class="i01">coi tetti mezzi scoperchiati.</p>
-<p class="i01">Non vollero, quei principi,</p>
-<p class="i01">la briga di regnare,</p>
-<p class="i01">preferirono unirsi</p>
-<p class="i01">ai lati della diga.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Non si levano mai,</p>
-<p class="i01">dormono ininterrottamente.</p>
-<p class="i01">Le persone di corte</p>
-<p class="i01">ànno ordini severissimi</p>
-<p class="i01">di non fare alcun rumore</p>
-<p class="i01">che gli potesse destare.</p>
-<p class="i01">Non s'apre una finestra</p>
-<p class="i01">che la sera, tanto al molino di sinistra</p>
-<p class="i01">come a quello di destra,</p>
-<p class="i01">per la frase abituale.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dovevano nascere</p>
-<p class="i01">da quattro persone destinate</p>
-<p class="i01">due figli di sesso disuguale,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p>
-<p class="i01">e nacquero.</p>
-<p class="i01">Dovevano abitare</p>
-<p class="i01">uno speciale castello destinato,</p>
-<p class="i01">e l'abitarono.</p>
-<p class="i01">Si dovevano incontrare e innamorare,</p>
-<p class="i01">si dovevano sposare,</p>
-<p class="i01">e si sposarono.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">La coincidenza di tutte queste cose</p>
-<p class="i01">preparate, e benissimo riuscite,</p>
-<p class="i01">messe nelle loro anime</p>
-<p class="i01">una naturale sonnolenza.</p>
-<p class="i01">Ognuno, senza saper dell'altro,</p>
-<p class="i01">dormiva nel proprio castello</p>
-<p class="i01">senza voler far altro.</p>
-<p class="i01">I gentiluomini di corte</p>
-<p class="i01">parlavano al principe, di guerre,</p>
-<p class="i01">di conquiste, di regni gloriosi,</p>
-<p class="i01">«Lasciatemi dormire noiosi»</p>
-<p class="i01">rispondeva il fanciullo.</p>
-<p class="i01">Gli dicevan: come avrebbe</p>
-<p class="i01">impiegato tutto l'oro che aveva,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span></p>
-<p class="i01">se intendeva di dormire solamente</p>
-<p class="i01">nella sua vita.</p>
-<p class="i01">«Ditemi cento volte</p>
-<p class="i01">«la parola oro, con uguale intonazione,</p>
-<p class="i01">«con precisa cadenza.</p>
-<p class="i01">«Come è bello aver tanto oro,</p>
-<p class="i01">e sentirselo dire così....</p>
-<p class="i01">«Ancora ancora ancora....</p>
-<p class="i01">«Ne ò ancora, di più,</p>
-<p class="i01">«molto di più, ne ò....»</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">L'idea di poter fare,</p>
-<p class="i01">nel suo mondo, tante cose disuguali,</p>
-<p class="i01">gli messe nell'anima</p>
-<p class="i01">una predilezione</p>
-<p class="i01">per le cose tutte uguali.</p>
-<p class="i01">— Come potrà regnare?</p>
-<p class="i01">Dicevano quelli della corte,</p>
-<p class="i01">— A furia di dormire</p>
-<p class="i01">diventerà mezzo grullo,</p>
-<p class="i01">questo strano fanciullo!</p>
-<p class="i01">— Mette insieme della fiacca,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p>
-<p class="i01">per far buona impressione.</p>
-<p class="i01">— È una testa bislacca!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">La Principessa poi</p>
-<p class="i01">in tutta la sua vita</p>
-<p class="i01">non s'era voluta levar mai.</p>
-<p class="i01">Le dame cercavano ogni maniera</p>
-<p class="i01">per tenerla desta,</p>
-<p class="i01">lei rispondeva lentamente</p>
-<p class="i01">e piegava la testa.</p>
-<p class="i01">— Diverrete un fiore troppo delicato</p>
-<p class="i01">principessa!</p>
-<p class="i01">— Chi sa come la concerà il marito!</p>
-<p class="i01">— Non pensate alla vostra posizione?</p>
-<p class="i01">Vi aspettano per regnare!</p>
-<p class="i01">— Sarete coperta di gemme!</p>
-<p class="i01">— Saranno tutte d'oro le vostre carrozze.</p>
-<p class="i01">La Principessa non udiva.</p>
-<p class="i01">— Si sveglierà il giorno delle nozze?</p>
-<p class="i01">— Si sveglierà il giorno del contratto?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Principessa, c'è di fronte</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span></p>
-<p class="i01">un castello tutto chiuso.</p>
-<p class="i01">La Principessa socchiudeva gli occhi.</p>
-<p class="i01">— Chi ci sta?</p>
-<p class="i01">— Non sappiamo, manderemo il giardiniere.</p>
-<p class="i01">— Principe, c'è di fronte</p>
-<p class="i01">un castello tutto chiuso.</p>
-<p class="i01">— Chi ci sta?</p>
-<p class="i01">— Non sappiamo, manderemo subito</p>
-<p class="i01">un paggio per l'informazione.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Se mi vedrà così bianca</p>
-<p class="i01">mi dirà che non mi vuole.</p>
-<p class="i01">— Che se ne potrà fare</p>
-<p class="i01">d'un consorte tutto bianco</p>
-<p class="i01">come la faccia della morte?</p>
-<p class="i01">— Mi ama?</p>
-<p class="i01">— Mi ama?</p>
-<p class="i01">— Gli potrei piacere?&nbsp;—</p>
-<p class="i01">— Dice che vi amerebbe</p>
-<p class="i01">se vi vedesse dormire.</p>
-<p class="i01">— Dice che vi amerebbe</p>
-<p class="i01">se vi vedesse dormire.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p>
-<p class="i01">— Dio mio che gente impossibile!</p>
-<p class="i01">— Come possono fare a vedersi dormire</p>
-<p class="i01">tutti e due allo stesso tempo?</p>
-<p class="i01">— Sposare!</p>
-<p class="i01">— Sposare!</p>
-<p class="i01">— Per che fare?</p>
-<p class="i01">— Principe per dormire.</p>
-<p class="i01">— Per dormire principessa,</p>
-<p class="i01">non pensate a male.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Sposare.... amare....</p>
-<p class="i01">In un luogo che fosse tutto uguale,</p>
-<p class="i01">dove la musica naturale</p>
-<p class="i01">potesse accompagnare</p>
-<p class="i01">questo nostro dolcissimo</p>
-<p class="i01">sonno coniugale.</p>
-<p class="i01">Nei pressi di una fonte....</p>
-<p class="i01">Sulle rive di un fiume....</p>
-<p class="i01">Oppure sotto un ponte....</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Io non tradirò la mia sposa</p>
-<p class="i01">finchè mi lascerà dormire.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span></p>
-<p class="i01">— Io l'amerò se mi farà dormire.</p>
-<p class="i01">— E Regnare?</p>
-<p class="i01">— Regnare?.... Regnare?....</p>
-<p class="i01">Ditemi cento volte questa parola, regnare,</p>
-<p class="i01">con uguale intonazione.</p>
-<p class="i01">Regnare è una dolce parola</p>
-<p class="i01">che non fa pensare — e sorrideva&nbsp;—</p>
-<p class="i01">una dolce parola....</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Principessa, male fate,</p>
-<p class="i01">a gettare le gioie della corte.</p>
-<p class="i01">— Voi che ne avete aperte tutte le porte!</p>
-<p class="i01">— Sicuro, con quel bel consorte!</p>
-<p class="i01">— Sarà una bella vita!</p>
-<p class="i01">— Che gente rammollita!</p>
-<p class="i01">— Quante porte?</p>
-<p class="i01">— Tutte principessa, cento, mille porte!</p>
-<p class="i01">— Contate, contate tutte quelle porte;</p>
-<p class="i01">io non posso pensare....</p>
-<p class="i01">contate contate quelle porte.</p>
-<p class="i01">Piano, piano, piano,</p>
-<p class="i01">così no, andate troppo forte....</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p>
-
-<h2 id="cobo">La morte
-di Cobò</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>La morte.</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Cobò è morto,</p>
-<p class="i01">e non gli possono fare il trasporto;</p>
-<p class="i01">e quello che più rabbia fa,</p>
-<p class="i01">è che nessuno avrà</p>
-<p class="i01">la grande eredità.</p>
-<p class="i01">Attorno alle altissime mura</p>
-<p class="i01">che circondano il castello di Cobò,</p>
-<p class="i01">gira e rigira la gente</p>
-<p class="i01">nella massima paura.</p>
-<p class="i01">Vengono dal castello</p>
-<p class="i01">le grida più disparate,</p>
-<p class="i01">cori altissimi infernali,</p>
-<p class="i01">di centinaia di animali.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p>
-<p class="i01">La gente gira attorno le mura,</p>
-<p class="i01">sempre pronta per scappare,</p>
-<p class="i01">nella massima paura.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Se venisse fuori quella scimmiona in livrea</p>
-<p class="i01">che ogni tanto s'affacciava alla porta?</p>
-<p class="i01">— Dio mio! Uh! Uh!</p>
-<p class="i01">Com'è che non s'affaccia più?</p>
-<p class="i01">— A quest'ora sarà morto!</p>
-<p class="i01">— E tutto questo chiasso chi lo fa?</p>
-<p class="i01">— Che po' po' di diavoleto!</p>
-<p class="i01">— Ma che succederà?</p>
-<p class="i01">— Gente mia che fracasso!</p>
-<p class="i01">— Non sentite che fetore?</p>
-<p class="i01">— Chi sa là dentro quanti ne muore</p>
-<p class="i01">di quegli animalacci!</p>
-<p class="i01">— Accidenti a quel matto di Cobò!</p>
-<p class="i01">— Lo sapete? Io lo so</p>
-<p class="i01">come anderà a finire,</p>
-<p class="i01">che con questo lasciare,</p>
-<p class="i01">con questo aspettare,</p>
-<p class="i01">finiranno per appestare mezzo mondo!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p>
-<p class="i01">— Ditelo voi come si deve fare.</p>
-<p class="i01">— Buttar dentro delle bombe o granate,</p>
-<p class="i01">e sparare, e che bruci ogni cosa!</p>
-<p class="i01">All'inferno la roba e Cobò!</p>
-<p class="i01">— Se non ci volete stare</p>
-<p class="i01">ve ne dovete andare.</p>
-<p class="i01">— Gesù Maria!</p>
-<p class="i01">— Può venir fuori qualche epidemia.</p>
-<p class="i01">— Chi sa di che malaccio è morto!</p>
-<p class="i01">— Ma la polizia, la polizia?</p>
-<p class="i01">— A quest'ora tutte quelle bestiacce</p>
-<p class="i01">ànno mangiato ventimila Cobò!</p>
-<p class="i01">— Chi sa da quanti giorni è morto!</p>
-<p class="i01">— Se saltasse fuori un cane</p>
-<p class="i01">con in bocca un pezzo di Cobò?</p>
-<p class="i01">— Si sapeva come doveva andare a finire,</p>
-<p class="i01">gli sta bene a quel matto di Cobò,</p>
-<p class="i01">di finire mangiato dalle bestie,</p>
-<p class="i01">quando gli uomini àn di quelle teste....</p>
-<p class="i01">— Se venisse fuori Torso?</p>
-<p class="i01">— Se ci dasse qualche morso?</p>
-<p class="i01">— Accidenti a Cobò!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span></p>
-<p class="i01">— Dalla porta non possono uscire</p>
-<p class="i01">perchè l'ànno fatta sbarrare.</p>
-<p class="i01">— Ma posson saltar fuori dalle mura,</p>
-<p class="i01">le scimmie si sanno tanto bene arrampicare.</p>
-<p class="i01">— Mamma mia che paura!</p>
-<p class="i01">— Buttateci dentro il fuoco!</p>
-<p class="i01">— E tutti quei gran soldi chi gli piglia?</p>
-<p class="i01">— Non aveva una famiglia?</p>
-<p class="i01">— Nessuno. Dicon che fosse figlio</p>
-<p class="i01">d'un imperatore.</p>
-<p class="i01">— Di chi, di Napoleone?</p>
-<p class="i01">— Ma che c'entra Napoleone!</p>
-<p class="i01">— Aveva l'oro a sacca,</p>
-<p class="i01">e tutta la casa</p>
-<p class="i01">piena di cassoni di fogli da mille!</p>
-<p class="i01">— E ora chi gli piglia?</p>
-<p class="i01">— Chi sa come riducono quella povera roba</p>
-<p class="i01">quei maledetti animali!</p>
-<p class="i01">— Buttategli da mangiare,</p>
-<p class="i01">eppoi fateli scappare</p>
-<p class="i01">quando sono bene sfamati.</p>
-<p class="i01">— Ma sarà pieno di cani arrabbiati,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span></p>
-<p class="i01">e qualcuno può rimaner nascosto.</p>
-<p class="i01">— E tutte quelle maledette scimmie?</p>
-<p class="i01">— Ce n'eran di quelle vestite da monaca,</p>
-<p class="i01">da prete, da militare, tante da servitore,</p>
-<p class="i01">da cuoco....</p>
-<p class="i01">— Dategli fuoco, dategli fuoco!</p>
-<p class="i01">— La meglio è il fuoco!</p>
-<p class="i01">— Ecco una ronda di civette!</p>
-<p class="i01">— Guardate quante!</p>
-<p class="i01">Si segna la gente.</p>
-</div></div>
-
-<p class="indl">
-<i>Cobò.</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Uomini, disse agli uomini Cobò,</p>
-<p class="i01">non mi avete voluto vivo,</p>
-<p class="i01">non mi potrete avere</p>
-<p class="i01">quando morirò.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Io detti agli uomini il mio oro</p>
-<p class="i01">a piene mani, e gli uomini</p>
-<p class="i01">m'insultarono</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span></p>
-<p class="i01">perchè non n'ebbero abbastanza.</p>
-<p class="i01">Io risparmiai il mio oro,</p>
-<p class="i01">e gli uomini m'insultarono.</p>
-<p class="i01">Passai, uomini, a piedi fra voi,</p>
-<p class="i01">umile fratello vostro,</p>
-<p class="i01">v'incontrai la sera</p>
-<p class="i01">quando tornavate dal lavoro,</p>
-<p class="i01">e i miei occhi vi dicevano</p>
-<p class="i01">che vi avrei amato,</p>
-<p class="i01">che vi avrei dato tutto il mio oro,</p>
-<p class="i01">se mi aveste amato.</p>
-<p class="i01">M'insultaste, e mi diceste</p>
-<p class="i01">che non avevo lavorato.</p>
-<p class="i01">Passai fra voi coi miei cocchi dorati;</p>
-<p class="i01">e voi gettaste insulti e sputi</p>
-<p class="i01">sopra i miei passi,</p>
-<p class="i01">mi lanciaste anche dei sassi.</p>
-<p class="i01">Sulla piazza gridai,</p>
-<p class="i01">e fui insultato,</p>
-<p class="i01">chiuso dentro il mio castello</p>
-<p class="i01">fui insultato.</p>
-<p class="i01">I miei uomini mi chiamarono</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span></p>
-<p class="i01">duramente, padrone,</p>
-<p class="i01">nessuno mi chiamò fratello.</p>
-<p class="i01">Volli amare alcuno</p>
-<p class="i01">di quei deliziosi trastulli</p>
-<p class="i01">che sono le fanciulle;</p>
-<p class="i01">pensai di potere avere</p>
-<p class="i01">una di quelle piccole bocche di rosa,</p>
-<p class="i01">quelle piccole mani dai petali</p>
-<p class="i01">morbidi, soavi di tepore;</p>
-<p class="i01">esse non mi accordarono il loro amore,</p>
-<p class="i01">e mi spregiarono per la mia bruttezza.</p>
-<p class="i01">Si dettero a me per il mio denaro.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Tornando a casa, Cobò,</p>
-<p class="i01">dopo il rifiuto degli uomini, trovò</p>
-<p class="i01">i suoi cani che gli corsero incontro</p>
-<p class="i01">e gli fecero festa.</p>
-<p class="i01">Le sue scimmie lo accarezzarono</p>
-<p class="i01">maternamente,</p>
-<p class="i01">o come delle buone sorelle,</p>
-<p class="i01">e gli passarono le mani nei capelli,</p>
-<p class="i01">come delle compagne dolci;</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span></p>
-<p class="i01">e lo rallegrarono un poco</p>
-<p class="i01">coi loro scambietti,</p>
-<p class="i01">e i galli col loro canto,</p>
-<p class="i01">e l'orso gli venne a ballare</p>
-<p class="i01">dinanzi bonariamente.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Di voi sarò, solo di voi,</p>
-<p class="i01">e si rinchiuse nel suo castello,</p>
-<p class="i01">non vedrò più un uomo,</p>
-<p class="i01">sarò di voi, voi mi amerete</p>
-<p class="i01">finchè vi darò da mangiare,</p>
-<p class="i01">poi mangerete me.</p>
-<p class="i01">Gli uomini che sfamavo,</p>
-<p class="i01">mi volevan mangiare</p>
-<p class="i01">anche quando gli avevo bene sfamati.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Disse Cobò:</p>
-<p class="i01">venite tutti qua dentro,</p>
-<p class="i01">e di voi sarò,</p>
-<p class="i01">vostro sarà tutto l'oro.</p>
-<p class="i01">Uomini che non m'avete</p>
-<p class="i01">voluto vivo,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p>
-<p class="i01">non mi potrete avere</p>
-<p class="i01">quando morirò.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Chicchichirichi! chicchichirichi!</p>
-<p class="i01">Ecco il dì!</p>
-<p class="i01">Cantano i galli di Cobò.</p>
-<p class="i01">Il vecchio Cobò è sul suo letto</p>
-<p class="i01">che muore fra poche ore.</p>
-<p class="i01">Povero Cobò! Povero Cobò!</p>
-<p class="i01">Ciangottano i suoi pappagalli:</p>
-<p class="i01">Addio Cobò! Addio Cobò!</p>
-<p class="i01">E le galline: cococococodè:</p>
-<p class="i01">Oggi è per te, cococococodè:</p>
-<p class="i01">Cobò ci sei te.</p>
-<p class="i01">E le tortore piene di malinconia</p>
-<p class="i01">si sono radunate in un cantuccio:</p>
-<p class="i01">glu.... glu.... glu....</p>
-<p class="i01">non ti vedremo più.</p>
-<p class="i01">E i cani si aggirano mesti,</p>
-<p class="i01">colla coda ciondoloni,</p>
-<p class="i01">mugolando: baubaubò,</p>
-<p class="i01">addio papà Cobò.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span></p>
-<p class="i01">E le cornacchie: gre gre gre</p>
-<p class="i01">anche te, anche te.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Nella stanza le scimmie non riparano.</p>
-<p class="i01">Tastano il polso e la fronte di Cobò,</p>
-<p class="i01">gli tiran su i guanciali,</p>
-<p class="i01">gli rimboccano i lenzuoli.</p>
-<p class="i01">Una, mescola del tamarindo in fretta,</p>
-<p class="i01">una gli fa il massaggio sui ginocchi,</p>
-<p class="i01">una piange in un cantuccio,</p>
-<p class="i01">(Cobò straluna gli occhi)</p>
-<p class="i01">e si rasciuga le lagrime comicamente.</p>
-<p class="i01">E i pappagalli: povero Cobò!</p>
-<p class="i01">E i gatti e i cani</p>
-<p class="i01">giacciono ai piedi del letto</p>
-<p class="i01">malinconicamente.</p>
-<p class="i01">Una scimmia va e viene,</p>
-<p class="i01">vestita da dottore,</p>
-<p class="i01">colla tuba in mano.</p>
-<p class="i01">Cobò muore.</p>
-<p class="i01">Una vestita da prete,</p>
-<p class="i01">si butta su la stola.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p>
-<p class="i01">Cobò non vede più,</p>
-<p class="i01">brancola colle mani,</p>
-<p class="i01">e gli van sotto i suoi cani</p>
-<p class="i01">cercando l'ultime carezze tremanti.</p>
-<p class="i01">Solleva la testa, una scimmia</p>
-<p class="i01">lo sorregge,</p>
-<p class="i01">quella vestita da prete</p>
-<p class="i01">ogni tanto gli unge i piedi,</p>
-<p class="i01">una vestita da scaccino,</p>
-<p class="i01">colla berretta in testa,</p>
-<p class="i01">sta fissa per aspettare</p>
-<p class="i01">di andare a suonar le campane.</p>
-<p class="i01">Cobò dà un gemito.... e cade.</p>
-<p class="i01">Si ritraggono dal letto</p>
-<p class="i01">in un fremito tutte le bestie,</p>
-<p class="i01">e restan ferme a guardare.</p>
-<p class="i01">Uno scimmione in livrea apre la finestra.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">I cani sotto al letto distesi</p>
-<p class="i01">emetton dei gemiti lunghi,</p>
-<p class="i01">e i pappagalli: Povero Cobò!</p>
-<p class="i01">Povero Cobò!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span></p>
-<p class="i01">Giunge per la finestra</p>
-<p class="i01">uno stormo di civette.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Le scimmie intanto si rianno</p>
-<p class="i01">dalla disperazione.</p>
-<p class="i01">Una raccomoda il letto</p>
-<p class="i01">attorno al morto padrone,</p>
-<p class="i01">una smette di piangere</p>
-<p class="i01">e va ad aprire il cassettone;</p>
-<p class="i01">un'altra trae fuori pezzi d'oro,</p>
-<p class="i01">gemme, gioielli, e tutti se li caccia</p>
-<p class="i01">nel sacco della gola.</p>
-<p class="i01">Una va ad assicurarsi bene</p>
-<p class="i01">che il padrone sia morto,</p>
-<p class="i01">e con un feroce ghigno</p>
-<p class="i01">corre ad aprire uno scrigno:</p>
-<p class="i01">prende dei pacchi di biglietti da mille</p>
-<p class="i01">e gli spande per la stanza.</p>
-<p class="i01">Una ne prende uno e lo guarda</p>
-<p class="i01">bene teso contro luce,</p>
-<p class="i01">un'altra, con uno</p>
-<p class="i01">ci si pulisce il culo,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p>
-<p class="i01">un'altra accende un sigaro</p>
-<p class="i01">placidamente.</p>
-<p class="i01">I gatti incominciano a miagolare,</p>
-<p class="i01">i cani passeggiano inquieti,</p>
-<p class="i01">l'orso viene in camera a ballare</p>
-<p class="i01">in attesa che Cobò</p>
-<p class="i01">gli dia il solito lauto desinare.</p>
-<p class="i01">I galli e le galline si rovesciano</p>
-<p class="i01">nel giardino a sperperare.</p>
-<p class="i01">Lo scimmione in livrea</p>
-<p class="i01">è rimasto alla finestra</p>
-<p class="i01">senza articolare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E le scimmie rovistano,</p>
-<p class="i01">frugano dappertutto,</p>
-<p class="i01">si litigano la biancheria,</p>
-<p class="i01">la strappano, la scuciono,</p>
-<p class="i01">buttan tutto fuori dai cassetti,</p>
-<p class="i01">dagli armadi:</p>
-<p class="i01">fanno a pezzi dei merletti</p>
-<p class="i01">che si provano attorno alla vita,</p>
-<p class="i01">gli misurano a braccia.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p>
-<p class="i01">Una, butta dalla finestra</p>
-<p class="i01">tutto quello che gli capita.</p>
-<p class="i01">E i pappagalli: povero Cobò!</p>
-<p class="i01">Povero Cobò! Caffè Caffè Caffè.</p>
-</div></div>
-
-<p class="indl">
-<i>La morte</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— Buttate dentro il fuoco!</p>
-<p class="i01">È l'unica maniera,</p>
-<p class="i01">stando bene lontani</p>
-<p class="i01">con ogni precauzione.</p>
-<p class="i01">Se saltan fuori dei cani</p>
-<p class="i01">arrabbiati gli ammazzeremo,</p>
-<p class="i01">ma non potranno scappare.</p>
-<p class="i01">— Fuoco! Fuoco!</p>
-<p class="i01">— È pericoloso aspettare,</p>
-<p class="i01">c'è da temere</p>
-<p class="i01">un'epidemia nel paese.</p>
-<p class="i01">Fuoco, e pronti con cautela</p>
-<p class="i01">per ammazzare le bestie</p>
-<p class="i01">che potessero uscire.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span></p>
-<p class="i01">— E tutto l'oro?</p>
-<p class="i01">— E le robe preziose?</p>
-<p class="i01">— E tutti i fogli da mille lire?</p>
-<p class="i01">— Fuoco, fuoco! È l'unica maniera</p>
-<p class="i01">per evitare un più gran male.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span></p>
-
-<h2 id="regola">La Regola
-del Sole</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Un piccolo gruppo di signore,</p>
-<p class="i01">dei più svariati paesi,</p>
-<p class="i01">si sono fatte suore</p>
-<p class="i01">di una loro speciale religione</p>
-<p class="i01">che si chiama la Regola del Sole.</p>
-<p class="i01">Si sono comperata un'isoletta</p>
-<p class="i01">proprio in mezzo al mare,</p>
-<p class="i01">un'isoletta tonda, tutta verde,</p>
-<p class="i01">che sembra nell'azzurro dell'acque,</p>
-<p class="i01">un altro sole, il sole del mare.</p>
-<p class="i01">Sole che vive d'amore</p>
-<p class="i01">per il Sole rosso del cielo.</p>
-<p class="i01">Quando sono tutti e due azzurri,</p>
-<p class="i01">mare e cielo,</p>
-<p class="i01">sembrano due bellissmi cieli,</p>
-<p class="i01">tutti e due col proprio Sole.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span></p>
-<p class="i01">Nel mezzo all'isoletta,</p>
-<p class="i01">queste signore, si sono fabbricate</p>
-<p class="i01">il loro monastero, la loro piccola città.</p>
-<p class="i01">Sono tutte vestite di rosso</p>
-<p class="i01">in omaggio al loro Signore.</p>
-<p class="i01">La mattina si levano per tempo,</p>
-<p class="i01">prima naturalmente</p>
-<p class="i01">della levata del Sole.</p>
-<p class="i01">Verrebbe fortemente multata</p>
-<p class="i01">la suora che si fosse levata,</p>
-<p class="i01">senza ragione di malattia,</p>
-<p class="i01">dopo il Sole.</p>
-<p class="i01">Sarebbe la mancanza più grave</p>
-<p class="i01">verso il suo Signore.</p>
-<p class="i01">Quando una suora è malata,</p>
-<p class="i01">di luce o di calore,</p>
-<p class="i01">sono le loro uniche malattie,</p>
-<p class="i01">le viene spalancata</p>
-<p class="i01">la finestra della cella</p>
-<p class="i01">all'ora della levata</p>
-<p class="i01">e all'ora del tramonto.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p>
-<p class="i01">Pensate come quelle suore</p>
-<p class="i01">debbano amare, con quale forza</p>
-<p class="i01">debbano desiderare il Sole!</p>
-<p class="i01">Esse non ànno ormai che Lui,</p>
-<p class="i01">al quale si sono votate,</p>
-<p class="i01">e vivono oramai di quell'amore.</p>
-<p class="i01">Come debbono essere tristi le loro nottate!</p>
-<p class="i01">Dall'isoletta non si distingue terra,</p>
-<p class="i01">nè vicina nè lontana.</p>
-<p class="i01">È un piccolo mondo verde</p>
-<p class="i01">che sembra roteare</p>
-<p class="i01">nell'acqua, invece che nell'aria,</p>
-<p class="i01">nello spazio del mare.</p>
-<p class="i01">Certe volte l'isoletta sembra galleggiare.</p>
-<p class="i01">Se naufragasse?</p>
-<p class="i01">Se il mare la ricuoprisse?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">La mattina, poco prima dell'aurora,</p>
-<p class="i01">si raccoglie ogni suora,</p>
-<p class="i01">come per pregare, col massimo rispetto,</p>
-<p class="i01">per augurare il buon viaggio</p>
-<p class="i01">al suo diletto.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span></p>
-<p class="i01">Appena il Sole appare,</p>
-<p class="i01">al primo raggio, che serba</p>
-<p class="i01">per una speciale predilezione</p>
-<p class="i01">alle sue religiose,</p>
-<p class="i01">esse emettono grida,</p>
-<p class="i01">ridono, cantano,</p>
-<p class="i01">i loro inni, i loro voti passionali,</p>
-<p class="i01">saltano piene di ebbrezza</p>
-<p class="i01">dopo il bacio del Signore.</p>
-<p class="i01">E la loro comunione.</p>
-<p class="i01">E mentre sulle acque s'innalza</p>
-<p class="i01">il loro magico tondo,</p>
-<p class="i01">si prendono tutte per la mano</p>
-<p class="i01">e si mettono a fare il girotondo</p>
-<p class="i01">pazze di contentezza!</p>
-<p class="i01">E tutto il giorno lo stanno a guardare,</p>
-<p class="i01">a pregare ad adorare.</p>
-<p class="i01">In cima al monastero,</p>
-<p class="i01">nell'apposita torre,</p>
-<p class="i01">al posto delle campane</p>
-<p class="i01">c'ànno le meridiane.</p>
-<p class="i01">Con un: urrà! speciale</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p>
-<p class="i01">esse salutano il mezzogiorno,</p>
-<p class="i01">e cantano gli inni</p>
-<p class="i01">più sfolgoranti,</p>
-<p class="i01">gettano in aria fiori dorati,</p>
-<p class="i01">che gli ricadono addosso</p>
-<p class="i01">baciati dal Sole.</p>
-<p class="i01">Nel pomeriggio se ne stanno</p>
-<p class="i01">distese sul prato,</p>
-<p class="i01">e di tanto in tanto,</p>
-<p class="i01">sole, a piccoli cori,</p>
-<p class="i01">dicono le loro preghiere consuete.</p>
-<p class="i01">Speciali preghiere</p>
-<p class="i01">della loro regola speciale.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Esse lo sanno che il Sole le ama,</p>
-<p class="i01">che sempre le guarda,</p>
-<p class="i01">e non le scorda mai;</p>
-<p class="i01">lo sanno che quando moriranno</p>
-<p class="i01">anderanno da Lui,</p>
-<p class="i01">che le coronerà del suo più caldo amore!</p>
-<p class="i01">Sono sicure, ma ànno il loro inferno</p>
-<p class="i01">anche loro, e sarebbe il mare.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span></p>
-<p class="i01">Si dice che una volta</p>
-<p class="i01">morì una suora,</p>
-<p class="i01">e da tutte fu creduta</p>
-<p class="i01">beatamente accolta dal Signore,</p>
-<p class="i01">mentre esse la cantavano,</p>
-<p class="i01">la salutavano beata,</p>
-<p class="i01">videro cadere una cosa nel mare!</p>
-<p class="i01">Il Sole l'aveva rigettata!</p>
-<p class="i01">Oh! la grande punizione!</p>
-<p class="i01">Discacciata dal Sole,</p>
-<p class="i01">e destinata nel fondo del gelido mare!</p>
-<p class="i01">Perchè fu discacciata?</p>
-<p class="i01">Non seppe bastantemente amarlo</p>
-<p class="i01">il suo Signore?</p>
-<p class="i01">Da quel giorno le suore</p>
-<p class="i01">ànno raddoppiato il fervore</p>
-<p class="i01">nella loro adorazione,</p>
-<p class="i01">nelle loro preghiere.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E il pomeriggio passa veloce,</p>
-<p class="i01">e le suore si levano,</p>
-<p class="i01">incominciano</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p>
-<p class="i01">a passeggiare inquiete</p>
-<p class="i01">sul prato, si rivolgono</p>
-<p class="i01">tutte dallo stesso lato,</p>
-<p class="i01">pregano a bassa voce.</p>
-<p class="i01">Il Sole s'abbassa poco a poco,</p>
-<p class="i01">s'adunano le suore</p>
-<p class="i01">dalla stessa parte</p>
-<p class="i01">come vicino al fuoco.</p>
-<p class="i01">Che momento per loro!</p>
-<p class="i01">Il Sole posa</p>
-<p class="i01">come la particola più luminosa</p>
-<p class="i01">sopra il calice più grande</p>
-<p class="i01">e più colmo.</p>
-<p class="i01">Le loro lamentazioni</p>
-<p class="i01">diventano disperate,</p>
-<p class="i01">piangono, lo salutano,</p>
-<p class="i01">gridano, negli ultimi momenti fugaci,</p>
-<p class="i01">gli gettano gli ultimi baci.</p>
-<p class="i01">Addio! Addio! Addio!</p>
-<p class="i01">A domani! Torna amore!</p>
-<p class="i01">Domani! Domani!</p>
-<p class="i01">I loro occhi gocciano,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p>
-<p class="i01">s'agitano le loro braccia, le loro mani.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Cala la sera.</p>
-<p class="i01">Le belle fiamme sono diminuite,</p>
-<p class="i01">le suore sono impallidite.</p>
-<p class="i01">E colle teste basse</p>
-<p class="i01">camminano svogliate</p>
-<p class="i01">verso il monastero,</p>
-<p class="i01">ciondolanti s'avvicinano</p>
-<p class="i01">alla casa, ch'è la perfezione centrale</p>
-<p class="i01">dell'isoletta.</p>
-<p class="i01">Sulla porta la superiora aspetta.</p>
-<p class="i01">Col suo libro in mano,</p>
-<p class="i01">piena di severità e di compunzione,</p>
-<p class="i01">fa la chiama consueta</p>
-<p class="i01">della riunione.</p>
-<p class="i01">Le suore debbono rientrare,</p>
-<p class="i01">cenare in fretta</p>
-<p class="i01">e dopo andarsi a ritirare.</p>
-<p class="i01">Antonietta Solare</p>
-<p class="i01">Aurora Del Sole</p>
-<p class="i01">Giuseppina Solamore</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span></p>
-<p class="i01">Alba Raggi</p>
-<p class="i01">Isola Meriggi</p>
-<p class="i01">Meridiana Tornasole</p>
-<p class="i01">Cleofe Stelladoro</p>
-<p class="i01">Caterina Solastro</p>
-<p class="i01">Regina Solenne</p>
-<p class="i01">Corinna e Beatrice Tramonti.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Pensate che cosa sono per loro</p>
-<p class="i01">le brutte giornate!</p>
-<p class="i01">Piangono lacrime amare,</p>
-<p class="i01">che amareggiano sempre più il mare.</p>
-<p class="i01">E le notti d'inverno!</p>
-<p class="i01">Come diventano desolati i loro colloquî!</p>
-<p class="i01">— Ài veduto che giro corto fa?</p>
-<p class="i01">— Sempre meno sempre meno,</p>
-<p class="i01">se dura così non lo vedremo</p>
-<p class="i01">un qualche giorno!</p>
-<p class="i01">— S'alza di là, e va via di là.</p>
-<p class="i01">— Che disperazione! Che infelicità!</p>
-<p class="i01">— Tornerà tornerà la nostra stagione,</p>
-<p class="i01">la state del nostro cuore!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p>
-<p class="i01">— Il nostro carnevale!</p>
-<p class="i01">— Mi sembra che minacci burrasca!</p>
-<p class="i01">— Sei l'uccello del cattivo augurio!</p>
-<p class="i01">— Ma quelle nubi vengono su.</p>
-<p class="i01">— Di qui a domani non ci saranno più!</p>
-<p class="i01">— Io non l'avevo mai goduto come oggi!</p>
-<p class="i01">— A me è sembrato che bruciasse meno.</p>
-<p class="i01">— A me invece è sembrato di più.</p>
-<p class="i01">Quelle suore non muoiono</p>
-<p class="i01">di nessun male,</p>
-<p class="i01">si asciugano, si asciugano,</p>
-<p class="i01">si disseccano al Sole.....</p>
-<p class="i01">come le rose e le viole,</p>
-<p class="i01">e più che centenarie</p>
-<p class="i01">vaniscono, evaporano nel Sole</p>
-<p class="i01">come un qualunque vapore,</p>
-<p class="i01">senza la consueta putrefazione.</p>
-<p class="i01">Il loro Signore le raccoglie poco a poco</p>
-<p class="i01">sotto l'azione del suo potente fuoco.</p>
-<p class="i01">Quando una ne muore,</p>
-<p class="i01">ognuna sta ad aspettare</p>
-<p class="i01">nella massima trepidazione,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span></p>
-<p class="i01">tutta pensierosa, tutta preoccupata,</p>
-<p class="i01">che non dovesse giù ricadere</p>
-<p class="i01">come quella volta famosa.</p>
-<p class="i01">Dopo, la cantano e l'invocano beata.</p>
-<p class="i01">In tutto il mondo intero</p>
-<p class="i01">quella è la sola città</p>
-<p class="i01">che non à il cimitero.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dite, lo sapevate</p>
-<p class="i01">che c'era quest'isoletta in mezzo al mare?</p>
-<p class="i01">Questo bollente cuore</p>
-<p class="i01">nel seno del gelido mare?</p>
-<p class="i01">Siete contenti che ve l'abbia detto?</p>
-<p class="i01">Non vi è venuto la voglia d'andare</p>
-<p class="i01">con un piccolo vapore?</p>
-<p class="i01">Se sapeste! Quante, quante volte,</p>
-<p class="i01">ò pensato d'andare a farmi frate!</p>
-<p class="i01">Oh! Se quelle suore mi pigliassero!</p>
-<p class="i01">Ma esse non riconoscono</p>
-<p class="i01">che un maschio solo,</p>
-<p class="i01">nella loro strettissima clausura,</p>
-<p class="i01">il santo della loro regola: il Sole.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p>
-
-<h2 id="carovane">Le Carovane</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Oggi, io mi vedo davanti,</p>
-<p class="i01">una lunghissima,</p>
-<p class="i01">interminabile via,</p>
-<p class="i01">zeppa di carovane.</p>
-<p class="i01">Lunghissima via polverosa</p>
-<p class="i01">che si estende all'infinito</p>
-<p class="i01">proprio davanti a casa mia.</p>
-<p class="i01">Dalla finestra della mia stanza da letto</p>
-<p class="i01">io me ne sto a guardare</p>
-<p class="i01">tutto quell'andare,</p>
-<p class="i01">quell'ansare, quel sostare.</p>
-<p class="i01">Ferme, vaganti, volanti</p>
-<p class="i01">carovane si perdono</p>
-<p class="i01">nella via a me davanti.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Carovane alte e verdi</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span></p>
-<p class="i01">di cipressi e d'abeti,</p>
-<p class="i01">carovane d'ali, di mani,</p>
-<p class="i01">di piedi, di grucce, d'occhi,</p>
-<p class="i01">strani occhi, vivaci, immoti,</p>
-<p class="i01">guardi d'intelligenti,</p>
-<p class="i01">guardi d'idioti.</p>
-<p class="i01">Uomini luccicanti</p>
-<p class="i01">ricoperti di ferro,</p>
-<p class="i01">uomini seminudi,</p>
-<p class="i01">avvolti di pellicce,</p>
-<p class="i01">van via avanti avanti,</p>
-<p class="i01">or lesti or lenti,</p>
-<p class="i01">mescolati al bestiame,</p>
-<p class="i01">tutti in carovane.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Carovane di case, di castelli,</p>
-<p class="i01">di navi, di barchette,</p>
-<p class="i01">rigidissime dame</p>
-<p class="i01">composte nelle loro vetture,</p>
-<p class="i01">sguaiatissime puttane a sciame.</p>
-<p class="i01">Carovane di volatili, d'insetti,</p>
-<p class="i01">sopra carovane di tetti.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p>
-<p class="i01">Mi fischiano agli orecchi</p>
-<p class="i01">tanti stupidi pensieri,</p>
-<p class="i01">volan per l'aria leggeri leggeri.</p>
-<p class="i01">Qualcuno cammina più profondo</p>
-<p class="i01">e pigia una sua stampella</p>
-<p class="i01">credendo di sfondare il mondo.</p>
-<p class="i01">E di sopra a spiare argutamente,</p>
-<p class="i01">carovane di stelle luccicanti.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma che cos'è tutto quel passare,</p>
-<p class="i01">tutto quell'andare, quel sostare?....</p>
-<p class="i01">Son tutte carovane carovane carovane....</p>
-<p class="i01">vane vane vane vane vane....</p>
-<p class="i01">ane ane ane ane ane....</p>
-<p class="i01">eeeeeeeeeeeeeeeeee....</p>
-<p class="i01">e..... e..... e..... e..... e.....</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">In fondo io me ne sto a guardare,</p>
-<p class="i01">tranquillo alla finestra</p>
-<p class="i01">della mia stanza da letto,</p>
-<p class="i01">guardo, e aspetto.</p>
-<p class="i01">Ma ditemi, dove andate?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span></p>
-<p class="i01">Dove andate? Si può sapere?</p>
-<p class="i01">Cosa c'è in fondo a quella via?</p>
-<p class="i01">Andate alla Città del Sole Mio?</p>
-<p class="i01">Imbecilli! Idioti! Fermatevi!</p>
-<p class="i01">Non lo sapete</p>
-<p class="i01">che in quella Città</p>
-<p class="i01">non posso andarci che Io?</p>
-<p class="i01">Per Dio!</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span></p>
-
-<h2 id="solemio">La Città del
-Sole Mio</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ohelà! Ohelà! Ohelà!</p>
-<p class="i01">Rivoltate! Tornate tutti indietro!</p>
-<p class="i01">Stolido pecorame!</p>
-<p class="i01">Non lo sapete che non ci potete andare</p>
-<p class="i01">in quella città?</p>
-<p class="i01">È chiuso per tutti quel reame!</p>
-<p class="i01">Alla Città del Sole Mio,</p>
-<p class="i01">non ci posso andare che io!</p>
-<p class="i01">Tornate tutti indietro!</p>
-<p class="i01">Ohelà! Pecorame!</p>
-<p class="i01">Bestiacce testarde!</p>
-<p class="i01">Non sapete qual era la vostra sorte?</p>
-<p class="i01">Sareste rimasti tutti fuori</p>
-<p class="i01">a litigarvi alle porte,</p>
-<p class="i01">sono tutte chiuse quelle porte!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p>
-<p class="i01">Venite qua,</p>
-<p class="i01">sotto la finestra</p>
-<p class="i01">della mia stanza da letto,</p>
-<p class="i01">tutto da me saprete, vi prometto.</p>
-<p class="i01">Non vi voltate indietro,</p>
-<p class="i01">guardate quà!</p>
-<p class="i01">La città voi non la potete vedere,</p>
-<p class="i01">ci vuole il mio canocchiale;</p>
-<p class="i01">venite a sentire.</p>
-<p class="i01">Accovacciatevi in silenzio,</p>
-<p class="i01">non è tanto robusta la mia voce,</p>
-<p class="i01">statevi muti</p>
-<p class="i01">come stareste ai piedi della croce.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">In forma di quadrato perfetto,</p>
-<p class="i01">si estende la città,</p>
-<p class="i01">quattro son le sue porte, e son serrate,</p>
-<p class="i01">non à</p>
-<p class="i01">nè sindaco, nè prefetto.</p>
-<p class="i01">È tutta fabbricata d'identiche case</p>
-<p class="i01">quadrate attaccate.</p>
-<p class="i01">È tutta popolata</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p>
-<p class="i01">d'identiche persone</p>
-<p class="i01">da parentela vecchissima legate.</p>
-<p class="i01">D'una stanza e d'un giardino</p>
-<p class="i01">si compone ogni casa,</p>
-<p class="i01">le porte sono tutte spalancate.</p>
-<p class="i01">Il solo abitatore è sulla soglia</p>
-<p class="i01">che guarda nella via</p>
-<p class="i01">con guardo assorto,</p>
-<p class="i01">secca o snello,</p>
-<p class="i01">bianco come un morto,</p>
-<p class="i01">senza cappello.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Le vie regolari si dilungano</p>
-<p class="i01">in due bande di queste dette case:</p>
-<p class="i01">sono abitate a sinistra</p>
-<p class="i01">dai giovani, a destra</p>
-<p class="i01">dalle vecchie, più che centenarie.</p>
-<p class="i01">Ognuno se ne sta sulla soglia ad aspettare.</p>
-<p class="i01">Nessuno si volge al vicino</p>
-<p class="i01">o a quello dirimpetto.</p>
-<p class="i01">I giovani stanno in piedi appoggiati</p>
-<p class="i01">sulla soglia, alti, bianchi,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span></p>
-<p class="i01">stretti nei loro vestiti</p>
-<p class="i01">di velluto neri attillati.</p>
-<p class="i01">Il loro collo, le loro spalle,</p>
-<p class="i01">sono ricoperti di perle;</p>
-<p class="i01">tanti tanti collié</p>
-<p class="i01">ammassati, pendenti,</p>
-<p class="i01">che gli scendon giù davanti.</p>
-<p class="i01">Tanti quanti sono i morti</p>
-<p class="i01">delle proprie casate.</p>
-<p class="i01">Le vecchie di fronte</p>
-<p class="i01">ugualmente sulla soglia,</p>
-<p class="i01">malissimo vestite e disadorne,</p>
-<p class="i01">vizze vizze, piccoline,</p>
-<p class="i01">tutte avvolte in scolorite mantelline.</p>
-<p class="i01">Le loro teste sono fasciate,</p>
-<p class="i01">i loro colli cascanti di rughe,</p>
-<p class="i01">sono raccolti in cenci verdastri</p>
-<p class="i01">come i colli delle tartarughe,</p>
-<p class="i01">o la pelle delle lucertole.</p>
-<p class="i01">Della stessa grandezza della casa</p>
-<p class="i01">è il giardino,</p>
-<p class="i01">e ognuno lo coltiva da per sè.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span></p>
-<p class="i01">Coltivano colla massima cura,</p>
-<p class="i01">erbette odoranti,</p>
-<p class="i01">il loro cibo si compone</p>
-<p class="i01">esclusivamente</p>
-<p class="i01">d'insalate profumate.</p>
-<p class="i01">E alla finestra dalla parte davanti</p>
-<p class="i01">si spingono sul davanzale,</p>
-<p class="i01">fuori dalle ferriate,</p>
-<p class="i01">testi di basilico e di menta,</p>
-<p class="i01">erba cannella,</p>
-<p class="i01">qualche pianta di ruta e di mortella.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Così tutta uguale,</p>
-<p class="i01">è questa una città,</p>
-<p class="i01">senza romore e senza parole.</p>
-<p class="i01">Giovani vite di stanchezza malate,</p>
-<p class="i01">vite ostinate di decrepitezza,</p>
-<p class="i01">erbe profumate,</p>
-<p class="i01">profumi delicati</p>
-<p class="i01">come la pelle dei malati.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Che sole volete che ci brilli</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span></p>
-<p class="i01">in una simile città?</p>
-<p class="i01">Un povero sole</p>
-<p class="i01">che di sole non à</p>
-<p class="i01">più che la forma di tondo:</p>
-<p class="i01">pallido, tubercoloso,</p>
-<p class="i01">riscaldatore di bacilli,</p>
-<p class="i01">come quello che sarà</p>
-<p class="i01">il giorno della fine del mondo.</p>
-<p class="i01">Un sole pieno d'ombre,</p>
-<p class="i01">di rabeschi.</p>
-<p class="i01">Che sole ci può brillare,</p>
-<p class="i01">se non un faro di scarabei,</p>
-<p class="i01">nel cielo dei sogni miei?</p>
-<p class="i01">Mi direte: è un sole troppo strano!</p>
-<p class="i01">Ma io posso tenerlo in mano;</p>
-<p class="i01">giuocarci sul mio tavolo</p>
-<p class="i01">come se fosse un cavolo.</p>
-<p class="i01">Farci all'amore</p>
-<p class="i01">a tutte l'ore;</p>
-<p class="i01">dirgli: sei un imbecille!</p>
-<p class="i01">Dirgli mille insolenze,</p>
-<p class="i01">mille brutte parole,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span></p>
-<p class="i01">come non si trattasse del sole.</p>
-<p class="i01">Avete capito?</p>
-<p class="i01">E ora potete andare,</p>
-<p class="i01">io chiudo la mia finestra,</p>
-<p class="i01">vado a riposare.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span></p>
-
-<h2 id="beghine">Le Beghine</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Frammenti di penne di struzzo,</p>
-<p class="i01">tentennanti</p>
-<p class="i01">polverose, intignate,</p>
-<p class="i01">su piccoli cestini</p>
-<p class="i01">in forma di nido d'uccello;</p>
-<p class="i01">questa è a un dispresso</p>
-<p class="i01">la forma del loro cappello.</p>
-<p class="i01">Roselline consumate, scolorite,</p>
-<p class="i01">indecifrabili tinte,</p>
-<p class="i01">stinte e ritinte;</p>
-<p class="i01">fiorellini impossibili,</p>
-<p class="i01">a ciuffettini a mazzettini,</p>
-<p class="i01">velettine come ragnatele,</p>
-<p class="i01">tutte bucherellate,</p>
-<p class="i01">su sulla fronte rialzate</p>
-<p class="i01">e molto tirate;</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span></p>
-<p class="i01">di dietro un nodino</p>
-<p class="i01">col suo ciondolino.</p>
-<p class="i01">O cappelli in forma</p>
-<p class="i01">di piatto regolare,</p>
-<p class="i01">proprio nel mezzo</p>
-<p class="i01">un pennacchio strano,</p>
-<p class="i01">la punta d'una vecchia</p>
-<p class="i01">penna di fagiano</p>
-<p class="i01">messa tutta per ritto.</p>
-<p class="i01">Pennine di galline,</p>
-<p class="i01">di tacchino, di galletto,</p>
-<p class="i01">di cappone, tutto tutto sta bene</p>
-<p class="i01">sopra i cappelli delle beghine.</p>
-<p class="i01">Mantiglie di vecchio pizzo,</p>
-<p class="i01">con guarnizioni di gè,</p>
-<p class="i01">di tibet, a sproni di velluto,</p>
-<p class="i01">a guaine, con galicine</p>
-<p class="i01">di piccole trine.</p>
-<p class="i01">Giacchetti pieni di fianchette,</p>
-<p class="i01">e con gala alla vita,</p>
-<p class="i01">sul petto, e sopra le spalle,</p>
-<p class="i01">sottane con crespe,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p>
-<p class="i01">avanzi di cerchi qua e là,</p>
-<p class="i01">rimasugli di tornù,</p>
-<p class="i01">tutte bellissime cose</p>
-<p class="i01">che non si vedono più</p>
-<p class="i01">che alle beghine.</p>
-<p class="i01">Alcuna, per suprema dedizione,</p>
-<p class="i01">veste alla foggia dei preti,</p>
-<p class="i01">col suo bravo collare;</p>
-<p class="i01">qualcuna con compassata</p>
-<p class="i01">serietà monacale.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma tutte, tutte</p>
-<p class="i01">siete un pochino studiate.</p>
-<p class="i01">Come mi piace di guardarvi!</p>
-<p class="i01">Vi aggirate, vi aggirate</p>
-<p class="i01">piene di compunzione,</p>
-<p class="i01">d'importanza e di pratica,</p>
-<p class="i01">piene di etichetta,</p>
-<p class="i01">per la vostra reggia prediletta.</p>
-<p class="i01">Fra gli ori, fra i damaschi,</p>
-<p class="i01">i pizzi degli altari,</p>
-<p class="i01">i doppieri i candelabri,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span></p>
-<p class="i01">andate e venite</p>
-<p class="i01">come in casa vostra.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Inchini secchi</p>
-<p class="i01">di gambe irrigidite.</p>
-<p class="i01">Mi sembra di sognare</p>
-<p class="i01">alle decrepite reggie</p>
-<p class="i01">di spodestati re centenari,</p>
-<p class="i01">che tutto crepita crepita.</p>
-<p class="i01">V'alzate, andate, venite,</p>
-<p class="i01">v'inchinate, v'inchinate,</p>
-<p class="i01">vi ringinocchiate.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Le vostre facce</p>
-<p class="i01">sono pugni di rughe,</p>
-<p class="i01">i vostri colli sbucano,</p>
-<p class="i01">si muovono fra i cenci,</p>
-<p class="i01">come colli di tartarughe.</p>
-<p class="i01">I vostri occhi quilquiano</p>
-<p class="i01">dalle infossature,</p>
-<p class="i01">con fare di puntiglio,</p>
-<p class="i01">di sussiego, di piccosità,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span></p>
-<p class="i01">di superiorità,</p>
-<p class="i01">per la vostra interiore</p>
-<p class="i01">grande sicurità.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dite, nella purità</p>
-<p class="i01">siete così avvizzite,</p>
-<p class="i01">o nel vizio?</p>
-<p class="i01">Come riconoscere</p>
-<p class="i01">dai vostri avanzi?</p>
-<p class="i01">Eppure siete ancora civette!</p>
-<p class="i01">Vi ungete, vi tingete malamente</p>
-<p class="i01">gli ultimi capelli,</p>
-<p class="i01">portate finte trecce,</p>
-<p class="i01">riccioli finti, tinti</p>
-<p class="i01">d'un altro colore;</p>
-<p class="i01">avete il vestito per le feste,</p>
-<p class="i01">e le feste siete meste,</p>
-<p class="i01">meste e cocciute;</p>
-<p class="i01">la gente che riempie</p>
-<p class="i01">la chiesa di colori</p>
-<p class="i01">vi urta, vi da noia,</p>
-<p class="i01">non è più la vostra casa</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span></p>
-<p class="i01">dove dovete regnare,</p>
-<p class="i01">la vostra reggia,</p>
-<p class="i01">perchè in ognuna di voi</p>
-<p class="i01">c'è un fondo di regalità grottesca.</p>
-<p class="i01">Camminate a saltelli,</p>
-<p class="i01">o nella massima compostezza,</p>
-<p class="i01">taluna stampellando per la gotta,</p>
-<p class="i01">talaltra con un far da piruette,</p>
-<p class="i01">con mosse paralitiche del capo.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Cosa foste? Cosa siete?</p>
-<p class="i01">Vecchie cameriere pensionate?</p>
-<p class="i01">Dame decadute?</p>
-<p class="i01">Taluna di voi non fu ballerina,</p>
-<p class="i01">taluna coccotte?</p>
-<p class="i01">Ballerina, coccotte!</p>
-<p class="i01">Come siete ridotte!</p>
-<p class="i01">V'intanaste nell'ostinazione</p>
-<p class="i01">della purità, o nessuno vi volle?</p>
-<p class="i01">O conosceste bene l'amore?</p>
-<p class="i01">Ecco il mistero</p>
-<p class="i01">che m'interessa in voi.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span></p>
-<p class="i01">L'amore! Voi!</p>
-<p class="i01">Quanti anni sono ormai?</p>
-<p class="i01">Io penso a denudarvi,</p>
-<p class="i01">cavarvi i vecchi giacchetti sbiaditi;</p>
-<p class="i01">i sudici panciotti</p>
-<p class="i01">che v'ammassate addosso</p>
-<p class="i01">per la paura delle polmoniti,</p>
-<p class="i01">spogliarvi, spogliarvi</p>
-<p class="i01">di quel sudicio fasciume,</p>
-<p class="i01">e avervi nude dinanzi,</p>
-<p class="i01">Gobbe, torte, mostruose,</p>
-<p class="i01">farvi rinascere per un istante solo</p>
-<p class="i01">un brivido del più orribile desiderio,</p>
-<p class="i01">vedervi ballettare dinanzi sconciamente,</p>
-<p class="i01">stampellare ridendo aizzate,</p>
-<p class="i01">le più vergini vorrei,</p>
-<p class="i01">magari quella</p>
-<p class="i01">che non fu toccata mai,</p>
-<p class="i01">e darvi i miei vent'anni!</p>
-<p class="i01">Sentirvi sotto cigolare,</p>
-<p class="i01">stridere, cricchiolare;</p>
-<p class="i01">schiacciarvi, pestarvi,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span></p>
-<p class="i01">darvi la più orribile gioia,</p>
-<p class="i01">il più feroce martirio!</p>
-<p class="i01">(Le vostre bocche</p>
-<p class="i01">sdentate, sinuose,</p>
-<p class="i01">mi fanno vedere</p>
-<p class="i01">libidini mostruose.)</p>
-<p class="i01">Contaminarvi tutte,</p>
-<p class="i01">tutte, darvi odio amore scherno,</p>
-<p class="i01">perdervi, gettare in un sol pugno,</p>
-<p class="i01">al vento, tutte le vostre preghiere,</p>
-<p class="i01">eppoi lasciarvi ridendo!</p>
-<p class="i01">Via! Via! Via!</p>
-<p class="i01">Cosa vedo dinanzi? Chi?</p>
-<p class="i01">Nuda dinanzi a me,</p>
-<p class="i01">la madre di mia madre,</p>
-<p class="i01">la vecchia....</p>
-<p class="i01">No! lo giuro!</p>
-<p class="i01">Non le ò mai toccate, le beghine,</p>
-<p class="i01">mi piace solamente di guardarle.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span></p>
-
-<h2 id="pizzardini">Visita alla Contessa
-Eva Pizzardini Ba</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— Buona sera Contessa.</p>
-<p class="i01">— Buona sera carissimo Aldo.</p>
-<p class="i01">— Oggi giornata bella, Contessa.</p>
-<p class="i01">— Troppo bella, carissimo Aldo,</p>
-<p class="i01">non fa nè freddo nè caldo.</p>
-<p class="i01">— E la noia, Contessa?</p>
-<p class="i01">— Ah! Oh! Ih! Hum!</p>
-<p class="i01">— Sempre la stessa!</p>
-<p class="i01">— Già. Questo mi dite di nuovo?</p>
-<p class="i01">Bravo.</p>
-<p class="i01">— Cosa dirvi di nuovo?</p>
-<p class="i01">Mi credete così ingenuo?</p>
-<p class="i01">Non mi ci provo.</p>
-<p class="i01">— Bravo! E passate per giovine bizzarro....</p>
-<p class="i01">per uomo così strano....</p>
-<p class="i01">strano.... bizzarro....</p>
-<p class="i01">bizzarro.... strano....</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span></p>
-<p class="i01">Bravo....</p>
-<p class="i01">— Cotesta bella veste, Contessa,</p>
-<p class="i01">l'ò vista proprio ieri sera</p>
-<p class="i01">precisa a una borghese.</p>
-<p class="i01">— E fu inventata a Parigi</p>
-<p class="i01">che non è ancora bene un mese,</p>
-<p class="i01">sempre così, si sa già.</p>
-<p class="i01">— A Parigi fumano l'oppio.</p>
-<p class="i01">— Ma a Parigi....</p>
-<p class="i01">— Oh! Verrà presto la moda anche da noi.</p>
-<p class="i01">— Altro che verrà, poi;</p>
-<p class="i01">le belle cose da noi sono un mito,</p>
-<p class="i01">noi, siamo quelli di ieri, o di poi.</p>
-<p class="i01">Che governo pitocco!</p>
-<p class="i01">Ma.... di nuovo?</p>
-<p class="i01">— Di nuovo?</p>
-<p class="i01">— E dire che vorrei, solo per una volta,</p>
-<p class="i01">vedermi nuova nel mio specchio.</p>
-<p class="i01">— Come?</p>
-<p class="i01">— Nuova, diversa da sempre,</p>
-<p class="i01">e diversa da tutte.</p>
-<p class="i01">— Aver due bocche?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span></p>
-<p class="i01">— Magari, ma è un caso comune.</p>
-<p class="i01">— Un occhio dietro?</p>
-<p class="i01">— Dove?</p>
-<p class="i01">— Nella testa.</p>
-<p class="i01">— Ah! Sì....</p>
-<p class="i01">— Un dente sulla punta del naso?</p>
-<p class="i01">— Meglio senza naso nel caso.</p>
-<p class="i01">— Due teste?</p>
-<p class="i01">— Comune, comune.</p>
-<p class="i01">— Tre teste, quattro gambe?</p>
-<p class="i01">— Comune comune.</p>
-<p class="i01">Iersera, per dormire, mi son fatta</p>
-<p class="i01">tre volte la puntura di morfina.</p>
-<p class="i01">— Tre volte!?</p>
-<p class="i01">— Sono poche? Sono molte?</p>
-<p class="i01">— Ma vi pare, la morfina!</p>
-<p class="i01">— La morfina! La morfina!</p>
-<p class="i01">— Vorreste d'un tratto</p>
-<p class="i01">diventare Regina, Imperatrice?</p>
-<p class="i01">Antonietta, Messalina?</p>
-<p class="i01">— Uhm.... forse sarebbe meglio....</p>
-<p class="i01">una poveretta.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span></p>
-<p class="i01">— Povera molto? Vivere di limosina?</p>
-<p class="i01">Essere giù, nel fango!</p>
-<p class="i01">— Oh! Si!</p>
-<p class="i01">— Insultata, battuta,</p>
-<p class="i01">essere vilipesa, prostituta.</p>
-<p class="i01">— Oh! Prostituta! Insultata! Battuta!</p>
-<p class="i01">Magari nel mezzo della strada</p>
-<p class="i01">come una donna perduta!</p>
-<p class="i01">Almeno per provare, ma come fare?</p>
-<p class="i01">Noi.... chi ci può insultare?</p>
-<p class="i01">— Chi, voi? Io!</p>
-<p class="i01">— Siete troppo gentile.</p>
-<p class="i01">— Mi proverò.</p>
-<p class="i01">— Siete troppo corretto, e non</p>
-<p class="i01">riuscirete che a farmi annoiare di più.</p>
-<p class="i01">Dirò io per la prima.</p>
-<p class="i01">Piccolo sciocco!</p>
-<p class="i01">— Stupida d'una donna!</p>
-<p class="i01">— Poetucolo pitocco!</p>
-<p class="i01">— Vescica colla gonna!</p>
-<p class="i01">— Imbecille, cretino!</p>
-<p class="i01">Omuncolo da nulla!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span></p>
-<p class="i01">— Povera grulla!</p>
-<p class="i01">— Grullone, libertino, buffone,</p>
-<p class="i01">ruffiano, lenone!</p>
-<p class="i01">— Smencitissima vacca!</p>
-<p class="i01">Porcona, puttana, vigliacca....</p>
-<p class="i01">— Basta basta basta</p>
-<p class="i01">mio carissimo Aldo,</p>
-<p class="i01">non crediamo di dirci</p>
-<p class="i01">qualche cosa di nuovo,</p>
-<p class="i01">sensazione nuova, io già non provo,</p>
-<p class="i01">la cerco, ma non la trovo.</p>
-<p class="i01">Amiamoci piuttosto,</p>
-<p class="i01">l'amore è tanto vecchio</p>
-<p class="i01">mi sembrerà più nuovo.</p>
-<p class="i01">— Si? Purchè voi ritorniate</p>
-<p class="i01">come allora, ma ora....</p>
-<p class="i01">— Quando?</p>
-<p class="i01">— Quando m'ascoltavate</p>
-<p class="i01">senza pensare al male,</p>
-<p class="i01">ed erano assai meno noiose</p>
-<p class="i01">le vostre serate.</p>
-<p class="i01">— Mi avete amata voi?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span></p>
-<p class="i01">Ed io vi ò amato?</p>
-<p class="i01">Doveva essere molto noioso</p>
-<p class="i01">il nostro povero amore, se lo abbiamo</p>
-<p class="i01">troncato e nemmeno ce ne ricordiamo.</p>
-<p class="i01">— Era.... una parola sola allora....</p>
-<p class="i01">— Vi ricordate ieri sera?</p>
-<p class="i01">— Ieri sera?</p>
-<p class="i01">— Quella mia parola....</p>
-<p class="i01">— Quale? Dite, mi fate venir male.</p>
-<p class="i01">— Quando fu?....</p>
-<p class="i01">— Certamente vi sbagliate,</p>
-<p class="i01">fu la sera avanti.</p>
-<p class="i01">— Ve l'avevo già detta?</p>
-<p class="i01">— Uh! Centomila sere,</p>
-<p class="i01">capirete se è sempre la stessa!</p>
-<p class="i01">Basta basta, non la ridite,</p>
-<p class="i01">lasciatemi morire in pace,</p>
-<p class="i01">sono malata.</p>
-<p class="i01">— Che sarà di Voi?</p>
-<p class="i01">— Di me?</p>
-<p class="i01">— Buona notte Contessa.</p>
-<p class="i01">— Buona notte carissimo Aldo.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span></p>
-
-<h2 id="divertire">E lasciatemi
-divertire!
-<span class="smaller"><i>(Canzonetta)</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Tri tri tri,</p>
-<p class="i01">fru fru fru,</p>
-<p class="i01">ihu ihu ihu,</p>
-<p class="i01">uhi uhi uhi!</p>
-<p class="i01">Il poeta si diverte,</p>
-<p class="i01">pazzamente,</p>
-<p class="i01">smisuratamente!</p>
-<p class="i01">Non lo state a insolentire,</p>
-<p class="i01">lasciatelo divertire</p>
-<p class="i01">poveretto,</p>
-<p class="i01">queste piccole corbellerie</p>
-<p class="i01">sono il suo diletto.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Cucù rurù,</p>
-<p class="i01">rurù cucù,</p>
-<p class="i01">cuccuccurucù!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span></p>
-<p class="i01">Cosa sono queste indecenze,</p>
-<p class="i01">queste strofe bisbetiche?</p>
-<p class="i01">Licenze, licenze,</p>
-<p class="i01">licenze poetiche!</p>
-<p class="i01">Sono la mia passione.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Farafarafarafa,</p>
-<p class="i01">Tarataratarata,</p>
-<p class="i01">Paraparaparapa,</p>
-<p class="i01">Laralaralarala!</p>
-<p class="i01">Sapete cosa sono?</p>
-<p class="i01">Sono robe avanzate,</p>
-<p class="i01">non sono grullerie,</p>
-<p class="i01">sono la spazzatura</p>
-<p class="i01">delle altre poesie.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Bubububu,</p>
-<p class="i01">Fufufufu,</p>
-<p class="i01">Friu!</p>
-<p class="i01">Friu!</p>
-<p class="i01">Ma se d'un qualunque nesso</p>
-<p class="i01">son prive,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p>
-<p class="i01">perchè le scrive</p>
-<p class="i01">quel fesso?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Bilobilobilobilobilo,</p>
-<p class="i01">blum!</p>
-<p class="i01">Filofilofilofilofilo,</p>
-<p class="i01">flum!</p>
-<p class="i01">Bilolù. Filolù.</p>
-<p class="i01">U.</p>
-<p class="i01">Non è vero che non voglion dire.</p>
-<p class="i01">Voglion dire qualcosa.</p>
-<p class="i01">Voglion dire....</p>
-<p class="i01">come quando uno</p>
-<p class="i01">si mette a cantare</p>
-<p class="i01">senza saper le parole.</p>
-<p class="i01">Una cosa molto volgare.</p>
-<p class="i01">Ebbene, così mi piace di fare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Aaaaa!</p>
-<p class="i01">Eeeee!</p>
-<p class="i01">Iiiii!</p>
-<p class="i01">Ooooo!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span></p>
-<p class="i01">Uuuuu!</p>
-<p class="i01">A! E! I! O! U!</p>
-<p class="i01">Ma giovinotto,</p>
-<p class="i01">ditemi un poco una cosa,</p>
-<p class="i01">non è la vostra una posa,</p>
-<p class="i01">di voler con così poco</p>
-<p class="i01">tenere alimentato</p>
-<p class="i01">un sì gran foco?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Huisc... Huiusc...</p>
-<p class="i01">Sciu sciu sciu,</p>
-<p class="i01">koku koku koku.</p>
-<p class="i01">Ma come si deve fare a capire?</p>
-<p class="i01">Avete delle belle pretese,</p>
-<p class="i01">sembra ormai che scriviate in giapponese.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Abì, alì, alarì.</p>
-<p class="i01">Riririri!</p>
-<p class="i01">Ri.</p>
-<p class="i01">Lasciate pure che si sbizzarrisca,</p>
-<p class="i01">anzi è bene che non la finisca.</p>
-<p class="i01">Il divertimento gli costerà caro,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span></p>
-<p class="i01">gli daranno del somaro.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Labala</p>
-<p class="i01">Falala</p>
-<p class="i01">Falala</p>
-<p class="i01">eppoi lala</p>
-<p class="i01">Lalala lalala.</p>
-<p class="i01">Certo è un azzardo un po' forte,</p>
-<p class="i01">scrivere delle cose così,</p>
-<p class="i01">che ci son professori oggidì</p>
-<p class="i01">a tutte le porte.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ahahahahahahah</p>
-<p class="i01">Ahahahahahahah</p>
-<p class="i01">Ahahahahahahah.</p>
-<p class="i01">Infine io ò pienamente ragione,</p>
-<p class="i01">i tempi sono molto cambiati,</p>
-<p class="i01">gli uomini non dimandano</p>
-<p class="i01">più nulla dai poeti,</p>
-<p class="i01">e lasciatemi divertire!</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-AL MIO BEL CASTELLO
-</p>
-
-<div class="poem-container">
-<div class="poem inl">
-<p class="i01">A MIO PADRE,</p>
-<p class="i01"><i>instancabile e geniale lavoratore,</i></p>
-<p class="i01"><i>affettuosamente.</i></p>
-</div>
-</div>
-</div>
-
-<h2 id="cambiai">Quando cambiai
-castello</h2>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Un poeta quando è stanco</p>
-<p class="i01">cambia castello;</p>
-<p class="i01">piglia sulle spalle il suo fardello</p>
-<p class="i01">come un qualunque saltimbanco.</p>
-<p class="i01">O come un povero uccello</p>
-<p class="i01">cambia lido</p>
-<p class="i01">quando gli rompono il nido.</p>
-<p class="i01">Lassù non ci si poteva più stare,</p>
-<p class="i01">è inutile, non ci si poteva più stare.</p>
-<p class="i01">Senza tanto pensarci</p>
-<p class="i01">decisi di cambiare.</p>
-<p class="i01">Cambiare castello.</p>
-<p class="i01">Il posto era assai bello,</p>
-<p class="i01">le passeggiate, i dintorni,</p>
-<p class="i01">le adiacenze,</p>
-<p class="i01">la casa era distante dal cancello,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span></p>
-<p class="i01">ma la vita si era ridotta</p>
-<p class="i01">zeppa d'inconvenienze.</p>
-<p class="i01">Mi conoscevano tutti,</p>
-<p class="i01">un pochino alla volta</p>
-<p class="i01">tutti m'avevan conosciuto,</p>
-<p class="i01">e il bello d'un poeta</p>
-<p class="i01">è, l'essere sconosciuto.</p>
-<p class="i01">Tutto di me sapevano,</p>
-<p class="i01">appena fuori d'un passo</p>
-<p class="i01">tutti mi salutavano,</p>
-<p class="i01">nella via mi squadravano,</p>
-<p class="i01">mi pesavano, ed ognuno</p>
-<p class="i01">voleva dir la sua.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— È un poeta.</p>
-<p class="i01">— Che giovine elegante!</p>
-<p class="i01">— Sì, ma è troppo stravagante.</p>
-<p class="i01">— Oggi, peccato, non à quel famoso cappello....</p>
-<p class="i01">— L'ài mai visto con quell'ombrello</p>
-<p class="i01">giallo a righe turchine?</p>
-<p class="i01">— E con quel mantello nero?</p>
-<p class="i01">— Buffo vero?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span></p>
-<p class="i01">— Con quel pastrano rosso di velluto?</p>
-<p class="i01">— Buffo, l'ài veduto?</p>
-<p class="i01">— Ma si sa come vive?</p>
-<p class="i01">— Gira sempre con un taccuino,</p>
-<p class="i01">ogni tanto si ferma e ci scrive.</p>
-<p class="i01">— Sapete? È fuori per un giorno.</p>
-<p class="i01">— Oggi domani va a Livorno.</p>
-<p class="i01">— Ci sta molto?</p>
-<p class="i01">— Prende il biglietto di andata e ritorno.</p>
-<p class="i01">— Stamane à un po' di tosse.</p>
-<p class="i01">— Stasera mangia le frittelle.</p>
-<p class="i01">— A quest'ora telefona alle stelle.</p>
-<p class="i01">Non ci si poteva più stare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Il sindaco una volta</p>
-<p class="i01">osò chiedere aiuto</p>
-<p class="i01">per una calamità del paese,</p>
-<p class="i01">quando l'ebbe avuto,</p>
-<p class="i01">non più in là di un mese,</p>
-<p class="i01">altra calamità,</p>
-<p class="i01">altra supplica.</p>
-<p class="i01">Scrivere, per favore,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span></p>
-<p class="i01">il testo di una lapide per un paesano</p>
-<p class="i01">morto senatore,</p>
-<p class="i01">e un sonetto per il numero unico.</p>
-<p class="i01">Un dono per la fiera,</p>
-<p class="i01">con lettera di preghiera</p>
-<p class="i01">d'accettare la carica</p>
-<p class="i01">di presidente onorario.</p>
-<p class="i01">Il priore raccomandava</p>
-<p class="i01">le anime sante del purgatorio.</p>
-<p class="i01">Confraternita della misericordia,</p>
-<p class="i01">questua domenicale.</p>
-<p class="i01">Qualche supplica speciale al Signore</p>
-<p class="i01">per ottenere una protezione</p>
-<p class="i01">speciale del paese.</p>
-<p class="i01">Orazione delle quarantore.</p>
-<p class="i01">Colla mia grande ammirazione</p>
-<p class="i01">per le beghine</p>
-<p class="i01">m'avevan preso per un clericale.</p>
-<p class="i01">Suggerire l'epigrafe</p>
-<p class="i01">per un piccolo angioletto,</p>
-<p class="i01">con un mottetto dolce per finale.</p>
-<p class="i01">Detto una volta di sì,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span></p>
-<p class="i01">la bella pace finì.</p>
-<p class="i01">Il bidello, lo scaccino,</p>
-<p class="i01">erano sempre al mio campanello.</p>
-<p class="i01">Decisi di cambiare;</p>
-<p class="i01">e venni qua lontano, sul mare,</p>
-<p class="i01">da tutta opposta via,</p>
-<p class="i01">in cerca di una casa</p>
-<p class="i01">che potesse diventare la mia.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">«Si affitta. Si dà via.</p>
-<p class="i01">«Villino da vendere,</p>
-<p class="i01">«Con e senza mobiglia.</p>
-<p class="i01">«Miti pretese.</p>
-<p class="i01">«Rivolgersi al custode di Villa Agnese.</p>
-<p class="i01">«Villa Irene.</p>
-<p class="i01">«Dodici ambienti, bagno, acetilene.</p>
-<p class="i01">Su, su, lontano dall'abitato,</p>
-<p class="i01">trovai quello che avevo sognato:</p>
-<p class="i01">un decrepito castello</p>
-<p class="i01">mezzo rovinato.</p>
-<p class="i01">«Si vende.</p>
-<p class="i01">«Rivolgersi in città</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span></p>
-<p class="i01">«Via Rubacode</p>
-<p class="i01">«Rapezzini negozio di mode.</p>
-<p class="i01">Qui nessuno ci sta,</p>
-<p class="i01">tutto vuoto.</p>
-<p class="i01">Ottima qualità.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Ecco Signore,</p>
-<p class="i01">e il vecchio andava avanti,</p>
-<p class="i01">— la porta è sgangherata</p>
-<p class="i01">ma i battenti sono di pregio,</p>
-<p class="i01">guardi belli i mascheroni,</p>
-<p class="i01">occorrono molte riparazioni, si sa.</p>
-<p class="i01">La Contessa morì dieci anni fa,</p>
-<p class="i01">e d'allora nessuno c'è venuto più,</p>
-<p class="i01">nessuno n'à avuto più cura.</p>
-<p class="i01">La Contessa era centenaria.</p>
-<p class="i01">— Sola vi abitava?</p>
-<p class="i01">— Con due sue vecchie donne</p>
-<p class="i01">che morirono anch'esse poco dopo,</p>
-<p class="i01">erano come lei centenarie.</p>
-<p class="i01">Era molto decaduta,</p>
-<p class="i01">ma fu, in sua gioventù,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span></p>
-<p class="i01">la prima dama della nostra città.</p>
-<p class="i01">Questi luoghi, signore,</p>
-<p class="i01">furono sempre praticati</p>
-<p class="i01">da grandi uomini,</p>
-<p class="i01">questi terreni furono pestati</p>
-<p class="i01">da scienziati e da poeti.</p>
-<p class="i01">— Male, buon vecchio, male,</p>
-<p class="i01">preferisco terreni pestati dagli idioti.</p>
-<p class="i01">— Perchè signore?</p>
-<p class="i01">— Bella, per imparare.</p>
-<p class="i01">— Guardi da questa finestra, signore,</p>
-<p class="i01">i monti e il mare.</p>
-<p class="i01">— Ci sono di belle passeggiate?</p>
-<p class="i01">— Tante, tutte meravigliose,</p>
-<p class="i01">su per queste colline, lungo il mare....</p>
-<p class="i01">— E lunghe vie piane ci sono?</p>
-<p class="i01">lunghe, uguali?</p>
-<p class="i01">— C'è la via provinciale.</p>
-<p class="i01">— È assai vicina?</p>
-<p class="i01">— Passa di là sotto quel gruppo di case,</p>
-<p class="i01">ma è la più polverosa,</p>
-<p class="i01">la più noiosa per passeggiare.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span></p>
-<p class="i01">— A me però va bene.</p>
-<p class="i01">— Perchè signore?</p>
-<p class="i01">— Per camminare</p>
-<p class="i01">senza misura, pensando alle cose mie,</p>
-<p class="i01">(per mettere insieme le mie strane poesie.)</p>
-<p class="i01">Quest'ammasso di rovine</p>
-<p class="i01">mi va, buon uomo, mi va,</p>
-<p class="i01">è un covo da gufo</p>
-<p class="i01">che per me farà.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ci sono abitatore felice</p>
-<p class="i01">da tanto tempo, nel mio castello</p>
-<p class="i01">che odora di centenario,</p>
-<p class="i01">di beghine morte lentamente....</p>
-<p class="i01">«senza male, disseccate al sole</p>
-<p class="i01">«come le rose e le viole,</p>
-<p class="i01">«senza la consueta putrefazione.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span></p>
-
-<h2 id="passeggiate">Le mie passeggiate</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nelle belle giornate,</p>
-<p class="i01">nelle belle serate,</p>
-<p class="i01">e anche nelle brutte,</p>
-<p class="i01">faccio le mie passeggiate.</p>
-<p class="i01">Scendo lungo mare,</p>
-<p class="i01">e su la riva</p>
-<p class="i01">mi dilungo a camminare.</p>
-<p class="i01">Però non andiamo d'accordo</p>
-<p class="i01">me e il mare,</p>
-<p class="i01">a me spesso dà noia</p>
-<p class="i01">quel suo eterno brontolare,</p>
-<p class="i01">lui dice che io sono un gran brontolone.</p>
-<p class="i01">Non mi conosce nessuno</p>
-<p class="i01">e faccio il comodo mio.</p>
-<p class="i01">Qualcuno mi saluta</p>
-<p class="i01">guardandomi con curiosità.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span></p>
-<p class="i01">— Buona sera signore.</p>
-<p class="i01">— Buona sera comare.</p>
-<p class="i01">E lì finisce tutto.</p>
-<p class="i01">Cammino sulla via provinciale,</p>
-<p class="i01">e mi dilungo all'infinito;</p>
-<p class="i01">salgo i bei collettini,</p>
-<p class="i01">che ognuno m'è ormai famigliare.</p>
-<p class="i01">Mi seggo sopra un muricciuolo</p>
-<p class="i01">dove ci sono due cipressi a lato.</p>
-<p class="i01">Colla coda dell'occhio io me li vedo</p>
-<p class="i01">come due grandi carabinieri</p>
-<p class="i01">a cavallo impalati,</p>
-<p class="i01">come se si fossero fulmineamente fermati</p>
-<p class="i01">al fermare della mia carrozza.</p>
-<p class="i01">Andate, andate,</p>
-<p class="i01">io rimango un momento qui a sedere,</p>
-<p class="i01">potete andare,</p>
-<p class="i01">non sono già figliuolo dell'imperatore,</p>
-<p class="i01">non sono mica il re,</p>
-<p class="i01">che cosa posson fare a me?</p>
-<p class="i01">Nè una vezzosa infanta,</p>
-<p class="i01">che mi debban far del male,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span></p>
-<p class="i01">nè una decrepita principessa reale.</p>
-<p class="i01">Andate, andate.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Sulla cima di un bel colle,</p>
-<p class="i01">meravigliosa altura,</p>
-<p class="i01">dove ogni altro uomo che vi fosse giunto,</p>
-<p class="i01">si sarebbe messo a sognare come nulla</p>
-<p class="i01">il proprio monumento,</p>
-<p class="i01">io, in un bel momento,</p>
-<p class="i01">ci sognai la mia culla.</p>
-<p class="i01">E mi ci vado a sdraiare;</p>
-<p class="i01">mi vedo tutt'intorno</p>
-<p class="i01">il bel giro dei monti,</p>
-<p class="i01">e da una parte il mare,</p>
-<p class="i01">e di sopra la luna e il sole.</p>
-<p class="i01">Come ci si sta bene nella culla!</p>
-<p class="i01">— Quella copertina turchina (il mare)</p>
-<p class="i01">l'ò buttata via perchè avevo troppo caldo.</p>
-<p class="i01">— Titì non ti scuoprire;</p>
-<p class="i01">sta' coperto Titì.</p>
-<p class="i01">— Ma ò caldo!</p>
-<p class="i01">Quella bella pallona d'oro (il sole)</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span></p>
-<p class="i01">me l'à portata il mio bel papà.</p>
-<p class="i01">E nelle serate di luna,</p>
-<p class="i01">ci vado tutto ravvolto</p>
-<p class="i01">nella mia verde cuna.</p>
-<p class="i01">— Quella bella pallina d'argento (la luna)</p>
-<p class="i01">me l'à portata la mia mammà&nbsp;—</p>
-<p class="i01">oppure:</p>
-<p class="i01">— Voglio quello spicchino di limone!</p>
-<p class="i01">— No Titì, ti farebbe la bubù</p>
-<p class="i01">ai dentini, alla pancina.</p>
-<p class="i01">— Lo voooglio!</p>
-<p class="i01">— Bada Titì, se non stai buono</p>
-<p class="i01">ti faccio totò.</p>
-<p class="i01">— Voglio quel chifellino</p>
-<p class="i01">per zuppare nel mio latte.</p>
-<p class="i01">Voglio quella bella falcettina!</p>
-<p class="i01">— No Titì, ti taglierebbe le manine.</p>
-<p class="i01">— Voglio quella bella falcettina</p>
-<p class="i01">per tagliare tutta l'erba</p>
-<p class="i01">davanti alla mia culla!</p>
-<p class="i01">— Ma no Titì.</p>
-<p class="i01">— Ma siii!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span></p>
-<p class="i01">— Ma nooo!</p>
-<p class="i01">— Ma siiiiiii!</p>
-<p class="i01">— Ma nooooo!</p>
-<p class="i01">— Ma siiiiiii!</p>
-<p class="i01">— Ma nooooooo!...&nbsp;—</p>
-<p class="i01">Che gioia, che gioia, che felicità,</p>
-<p class="i01">per chi non à da far nulla,</p>
-<p class="i01">ritornarsene ogni tanto nella culla!</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span></p>
-
-<h2 id="cervello">Il mio castello e
-il mio cervello</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Alla finestra</p>
-<p class="i01">della mia stanza da letto,</p>
-<p class="i01">nel mio decrepito castello,</p>
-<p class="i01">sulla sera lungamente mi diletto</p>
-<p class="i01">a starmene solo col mio cervello.</p>
-<p class="i01">Il diletto, mi direte,</p>
-<p class="i01">non potrebbe essere più grazioso,</p>
-<p class="i01">per un poeta, come me, ozioso.</p>
-<p class="i01">E guardo giù per la valle,</p>
-<p class="i01">guardo i monti, le colline,</p>
-<p class="i01">il mare non si vede da questa parte,</p>
-<p class="i01">E girano e girano</p>
-<p class="i01">e serpeggiano le rondini</p>
-<p class="i01">attorno al mio castello.</p>
-<p class="i01">(Quanti giri!)</p>
-<p class="i01">E girano e girano</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span></p>
-<p class="i01">e serpeggiano</p>
-<p class="i01">i pensieri attorno al mio cervello.</p>
-<p class="i01">(Quanti giri!)</p>
-<p class="i01">Voli di rondini leggeri,</p>
-<p class="i01">leggeri pensieri.</p>
-<p class="i01">(Che non son sempre leggeri).</p>
-<p class="i01">E guardo dinanzi la valle,</p>
-<p class="i01">i monti, le colline,</p>
-<p class="i01">gli alberi grandi a selva,</p>
-<p class="i01">in filari lunghi senza fine,</p>
-<p class="i01">disposti bene ad arte,</p>
-<p class="i01">il mare non si vede da questa parte.</p>
-<p class="i01">E girano e girano</p>
-<p class="i01">serpeggiano</p>
-<p class="i01">le rondini attorno al vecchio castello.</p>
-<p class="i01">(Quanti giri!)</p>
-<p class="i01">E girano e girano</p>
-<p class="i01">serpeggiano</p>
-<p class="i01">i pensieri attorno al giovine cervello.</p>
-<p class="i01">(Quanti giri!)</p>
-<p class="i01">Io penso:</p>
-<p class="i01">Se ogni pensiero</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span></p>
-<p class="i01">avesse fra le labbra un filo</p>
-<p class="i01">(come il ragno)</p>
-<p class="i01">se avessero in bocca un filo</p>
-<p class="i01">(come il ragno)</p>
-<p class="i01">tutte le rondini che si aggirano,</p>
-<p class="i01">tutte le rondini che si sono aggirate,</p>
-<p class="i01">il mio castello e il mio cervello</p>
-<p class="i01">sarebbero due matasse,</p>
-<p class="i01">molto molto molto arruffate.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span></p>
-
-<h2 id="ciociara">La ciociara
-in lutto</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Dei pochi arredamenti</p>
-<p class="i01">che trovai nel castello, quando entrai,</p>
-<p class="i01">non volli gettar via tutto,</p>
-<p class="i01">qualche cosa mi piacque di serbare.</p>
-<p class="i01">Fra queste cose, un quadro,</p>
-<p class="i01">che rappresenta una ciociara in lutto.</p>
-<p class="i01">Lo volli lasciare, non per il suo valore,</p>
-<p class="i01">ma perchè quel quadro</p>
-<p class="i01">mi à fatto sempre tanto pensare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Avete mai posseduto un quadro</p>
-<p class="i01">che non vale, che non sapreste ammirare,</p>
-<p class="i01">privo d'ogni bellezza,</p>
-<p class="i01">ma che vi fa pensare?</p>
-<p class="i01">Un quadro, che sempre</p>
-<p class="i01">ve lo vedete davanti,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span></p>
-<p class="i01">e lo state a guardare</p>
-<p class="i01">mentre vi trovate solo a pranzare,</p>
-<p class="i01">e che vi fa mangiare</p>
-<p class="i01">senza saper di mangiare?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Per quanto non privo di buone qualità,</p>
-<p class="i01">non è certo un quadro di valore;</p>
-<p class="i01">non potrei precisare gli anni che avrà,</p>
-<p class="i01">non porta la firma dell'autore.</p>
-<p class="i01">È appeso alla parete del tinello,</p>
-<p class="i01">e rappresenta, in grandezza naturale,</p>
-<p class="i01">una ciociara in lutto.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Quando mangio non fo</p>
-<p class="i01">che guardarlo e pensare.</p>
-<p class="i01">Una donna di mezza età,</p>
-<p class="i01">non brutta, ma nemmeno bella,</p>
-<p class="i01">d'alta statura, una discreta figura,</p>
-<p class="i01">ed una faccia seria....</p>
-<p class="i01">ma non per malinconia,</p>
-<p class="i01">dura d'espressione, singolare.</p>
-<p class="i01">Una ciociara in lutto!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span></p>
-<p class="i01">Mi sembra... come un contrattempo,</p>
-<p class="i01">mi sembra che il lutto</p>
-<p class="i01">debba essere</p>
-<p class="i01">tutto la negazione delle ciociare;</p>
-<p class="i01">eppure porteranno il lutto</p>
-<p class="i01">anche le ciociare;</p>
-<p class="i01">ma non me le so figurare.</p>
-<p class="i01">Quella gonnella con tutte quelle pieghe,</p>
-<p class="i01">e il busto, non s'addicono</p>
-<p class="i01">di panno nero, il seno</p>
-<p class="i01">coperto d'una camicia bianca di lino...</p>
-<p class="i01">e il panno sulla testa nero...</p>
-<p class="i01">con sotto un lino bianco...</p>
-<p class="i01">Come si trova qui? Chi potrà essere?</p>
-<p class="i01">Ecco il pensiero.</p>
-<p class="i01">E ogni sera e ogni mattina mi tormenta.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Chi sarà?</p>
-<p class="i01">Una nutrice della famiglia?</p>
-<p class="i01">Della vecchia contessa?</p>
-<p class="i01">Forse di sua figlia?</p>
-<p class="i01">Aveva una figlia?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span></p>
-<p class="i01">Forse morta prima di lei?</p>
-<p class="i01">Forse ancora vivente? Dove?</p>
-<p class="i01">Ebbene, situata a quel modo</p>
-<p class="i01">nel tinello, ad un posto d'onore...</p>
-<p class="i01">una nutrice ciociara...</p>
-<p class="i01">Eppoi in lutto!</p>
-<p class="i01">Il suo piccolo forse morì,</p>
-<p class="i01">e venne ad allattare qui,</p>
-<p class="i01">da questi signori.</p>
-<p class="i01">Il lutto non glielo avrebbero</p>
-<p class="i01">lasciato portare.</p>
-<p class="i01">Che fosse invece in quel tempo</p>
-<p class="i01">in lutto la famiglia?</p>
-<p class="i01">Ma di solito non s'usa</p>
-<p class="i01">vestire di gramaglia</p>
-<p class="i01">financo la balia,</p>
-<p class="i01">mi sembra di cattivo augurio.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Un quadro comprato? Regalato?</p>
-<p class="i01">Mi pare quasi impossibile</p>
-<p class="i01">anche questo fatto.</p>
-<p class="i01">Comprare o regalare un quadro,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span></p>
-<p class="i01">che non è che il ritratto</p>
-<p class="i01">di una donna non bella.</p>
-<p class="i01">E che non può avere neppure</p>
-<p class="i01">attrattive pel costume.</p>
-<p class="i01">Si vedono quadri di ciociare dappertutto,</p>
-<p class="i01">ma di ciociare con allegri visi,</p>
-<p class="i01">piene di colori e di sorrisi,</p>
-<p class="i01">ciociare in mosse gaie,</p>
-<p class="i01">non di ciociare in lutto.</p>
-<p class="i01">Eppoi mettere il ritratto</p>
-<p class="i01">d'una sconosciuta nella stanza da mangiare,</p>
-<p class="i01">dove per solito s'usa</p>
-<p class="i01">mettere soggetti che riguardano la mensa,</p>
-<p class="i01">cose allegre e appetitose.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Che sia un ritratto</p>
-<p class="i01">della padrona stessa</p>
-<p class="i01">del Castello?</p>
-<p class="i01">Un ritratto, in costume, della Contessa?</p>
-<p class="i01">I lineamenti non sono da dama,</p>
-<p class="i01">eppoi perchè si sarebbe fatta</p>
-<p class="i01">quel ritratto scegliendo un costume</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span></p>
-<p class="i01">nel suo momento brutto?</p>
-<p class="i01">Che la Contessa fosse molto stramba?</p>
-<p class="i01">Io che mi credo tanto,</p>
-<p class="i01">sarebbe curioso</p>
-<p class="i01">che questo castello fosse stato,</p>
-<p class="i01">prima di me, abitato</p>
-<p class="i01">da della gente cento volte</p>
-<p class="i01">più stramba di me.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Alle volte, dopo lungo</p>
-<p class="i01">fissare quel quadro,</p>
-<p class="i01">non vedo più la tela e la cornice,</p>
-<p class="i01">la parete, non distinguo più nulla,</p>
-<p class="i01">soltanto quella donna che mi sembra</p>
-<p class="i01">lasci la sua posa</p>
-<p class="i01">e si muova, venga avanti</p>
-<p class="i01">come per dirmi qualcosa,</p>
-<p class="i01">che venga magari, col suo piglio,</p>
-<p class="i01">per maltrattarmi, per mandarmi via!</p>
-<p class="i01">Ma che! Mi riscuoto dipoi,</p>
-<p class="i01">impossibile, così lontani dalla ciociaria.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span></p>
-<p class="i01">Che fosse una delle due centenarie</p>
-<p class="i01">compagne della Contessa?</p>
-<p class="i01">E a lei tanto care?</p>
-<p class="i01">Tanto care da darle nell'appartamento</p>
-<p class="i01">questo posto d'onore?</p>
-<p class="i01">Forse un'altra già morta....</p>
-<p class="i01">Le due donne erano due ciociare....</p>
-<p class="i01">Forse fu un tempo</p>
-<p class="i01">ospite del castello un pittore....</p>
-<p class="i01">Ma avrebbe dipinto entrambe le ciociare,</p>
-<p class="i01">o meglio, avrebbe in omaggio</p>
-<p class="i01">dipinta la Contessa.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Come le vedo andare</p>
-<p class="i01">quelle tre donne!</p>
-<p class="i01">Quella vecchia dama secca secca,</p>
-<p class="i01">in lutto, con una lunga coda nera,</p>
-<p class="i01">con una cuffia nera di merletto</p>
-<p class="i01">sopra una finta di ricciolini bianchi,</p>
-<p class="i01">ormai ingialliti;</p>
-<p class="i01">e ai lati le due ciociare in lutto,</p>
-<p class="i01">con quelle gonne corte</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span></p>
-<p class="i01">a mille pieghe, scampananti,</p>
-<p class="i01">camminare piano piano,</p>
-<p class="i01">irrigidite sulle loro ossa legnificate,</p>
-<p class="i01">dentro le pelli incartapecorite,</p>
-<p class="i01">le cui carni si erano poco a poco</p>
-<p class="i01">prosciugate prosciugate,</p>
-<p class="i01">ed erano ormai tutte svanite.</p>
-<p class="i01">Quella Contessa con quella coda,</p>
-<p class="i01">e quelle ciociare con quelle sottane corte!</p>
-<p class="i01">Tutte tre centenarie!</p>
-<p class="i01">Sarà così? Come sarà?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Come c'entrò qui dentro questo quadro?</p>
-<p class="i01">Perchè non volli gettarlo al mio venire?</p>
-<p class="i01">Che cosa mi poteva dire</p>
-<p class="i01">questa donna non bella</p>
-<p class="i01">che non conoscevo?</p>
-<p class="i01">Chi lo introdusse?</p>
-<p class="i01">Qualcuno forse.... per pensare?</p>
-<p class="i01">E per lasciare ad un altro</p>
-<p class="i01">questa occupazione?</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span></p>
-
-<h2 id="lamano">La mano</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Tutti sapete bene</p>
-<p class="i01">che cosa sia una mano.</p>
-<p class="i01">Una mano!</p>
-<p class="i01">Chi è che non l'à vista?</p>
-<p class="i01">Ma non potete sapere</p>
-<p class="i01">in che consista</p>
-<p class="i01">una mano che non s'è mai vista.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">In un angolo della mia stanza c'è</p>
-<p class="i01">un morbido divano,</p>
-<p class="i01">al quale ogni sera mi do</p>
-<p class="i01">puntualmente</p>
-<p class="i01">alla stess'ora,</p>
-<p class="i01">per il mio terribile perchè.</p>
-<p class="i01">È l'ora della mano.</p>
-<p class="i01">Quel divano è quello della mano.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span></p>
-<p class="i01">M'abbraccia, m'affonda, m'assorbe,</p>
-<p class="i01">mi fa nido, il mio divano,</p>
-<p class="i01">ed io mi lascio andare</p>
-<p class="i01">con trepidazione paurosa,</p>
-<p class="i01">abitudinaria</p>
-<p class="i01">aspettativa morbosa.</p>
-<p class="i01">Da una certa sera</p>
-<p class="i01">tutte le sere alla medesim'ora.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">In questa stanza</p>
-<p class="i01">vagola, brancola,</p>
-<p class="i01">vive senza posa,</p>
-<p class="i01">una mano che non si vede,</p>
-<p class="i01">e che si posa solamente</p>
-<p class="i01">quand'io sono disteso sul divano.</p>
-<p class="i01">Enorme mano morbida,</p>
-<p class="i01">fatalmente forzuta,</p>
-<p class="i01">eppur voluttuosa.</p>
-<p class="i01">Perchè gira nella mia stanza?</p>
-<p class="i01">Non m'à ancora</p>
-<p class="i01">carezzato abbastanza?</p>
-<p class="i01">Fu qui amputata a qualcuno</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span></p>
-<p class="i01">e vi rimase inoperosa</p>
-<p class="i01">nella sua avidità di carezzare?</p>
-<p class="i01">Mano fortissima</p>
-<p class="i01">e insieme affettuosa,</p>
-<p class="i01">mano che sa tanto bene carezzare,</p>
-<p class="i01">che sembra quella d'un gigante buono</p>
-<p class="i01">avvezza, per innata generosità,</p>
-<p class="i01">alla più tenera carezza.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Avete mai pensato</p>
-<p class="i01">alla dolcezza che può dare,</p>
-<p class="i01">la carezza della mano</p>
-<p class="i01">d'un gigante buono?</p>
-<p class="i01">Quella mano che potrebbe stritolare,</p>
-<p class="i01">e che invece vi accarezza.</p>
-<p class="i01">E lo sapete bene</p>
-<p class="i01">che basterebbe una stretta,</p>
-<p class="i01">ma vi lasciate andare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">La mano m'accarezza m'accarezza,</p>
-<p class="i01">ed io mi lascio tutto andare</p>
-<p class="i01">a tale ebbrezza.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span></p>
-<p class="i01">Io sono in suo potere ormai;</p>
-<p class="i01">ed essa mi liscia i capelli,</p>
-<p class="i01">me li solca,</p>
-<p class="i01">la fronte, le tempie,</p>
-<p class="i01">le palpebre mi socchiude,</p>
-<p class="i01">mi gira dietro il collo,</p>
-<p class="i01">(io non ci vedo più)</p>
-<p class="i01">mi palpa sulla nuca</p>
-<p class="i01">pigiando come per cercare,</p>
-<p class="i01">più forte, più forte,</p>
-<p class="i01">m'afferra ad un tratto</p>
-<p class="i01">per la pelle del collo</p>
-<p class="i01">strettamente</p>
-<p class="i01">come un povero gatto.</p>
-<p class="i01">Io non vedo più la stanza,</p>
-<p class="i01">non sento più il divano,</p>
-<p class="i01">solo la stretta di quella mano</p>
-<p class="i01">sopra il collo.</p>
-<p class="i01">E ora mi porta via.</p>
-<p class="i01">Lo so bene ormai</p>
-<p class="i01">dov'essa mi conduce,</p>
-<p class="i01">l'ò fatta tante volte</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span></p>
-<p class="i01">la sua via,</p>
-<p class="i01">identica ogni sera.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E buio fuori,</p>
-<p class="i01">sono accesi languenti lampioni,</p>
-<p class="i01">le strade sono bagnate,</p>
-<p class="i01">tutte infangate.</p>
-<p class="i01">All'angolo del vicolo</p>
-<p class="i01">brigate di lenoni,</p>
-<p class="i01">puttane a brigate.</p>
-<p class="i01">Eccoci nella tua via,</p>
-<p class="i01">tra il bordello e l'osteria.</p>
-<p class="i01">Pel vicolo oscuro</p>
-<p class="i01">mi sento strofinare la terra,</p>
-<p class="i01">sbattere il muso nel fango, nel muro.</p>
-<p class="i01">Si passa la solita porta</p>
-<p class="i01">della solita osteria,</p>
-<p class="i01">il solito cancello</p>
-<p class="i01">dello sganasciato solito bordello.</p>
-<p class="i01">Sempre lì mi conduci,</p>
-<p class="i01">sudicia mano!</p>
-<p class="i01">Fosti amputata, dimmi,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span></p>
-<p class="i01">ad una gran puttana,</p>
-<p class="i01">nella sala di questo castello?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Le puttane che aspettano, si sa,</p>
-<p class="i01">alla vista del cliente</p>
-<p class="i01">mi vengono incontro tutte contente.</p>
-<p class="i01">— Buona sera biondino!</p>
-<p class="i01">— Buona sera, eccoti qua!</p>
-<p class="i01">— Come sei mingherlino!</p>
-<p class="i01">— Non vieni mica qui per far camorra?</p>
-<p class="i01">— Il giuoco di Lischino lo conosci?</p>
-<p class="i01">— Devi aver poca borra!</p>
-<p class="i01">Flaccide, seminude,</p>
-<p class="i01">facendo ballonzare</p>
-<p class="i01">con pesantezza</p>
-<p class="i01">i seni sui ventri flosci,</p>
-<p class="i01">mi ronzano attorno</p>
-<p class="i01">quelle puttane;</p>
-<p class="i01">ed io le sto a guardare</p>
-<p class="i01">con compostezza.</p>
-<p class="i01">— Sembri il bambin Gesù!</p>
-<p class="i01">— Non vedete non ne può più.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span></p>
-<p class="i01">— Via, su ti riscaldiamo!</p>
-<p class="i01">Mi spingono in mezzo a loro</p>
-<p class="i01">sballottandomi,</p>
-<p class="i01">cantano in coro come forsennate</p>
-<p class="i01">il più osceno girotondo</p>
-<p class="i01">a gambe spalancate,</p>
-<p class="i01">e gridano sconciamente inebriate:</p>
-<p class="i01">— Fatti sotto fatti sotto!</p>
-<p class="i01">S'alzano tutte le sottane</p>
-<p class="i01">quelle vecchie puttane disfatte.</p>
-<p class="i01">— Fatti sotto fatti sotto!</p>
-<p class="i01">— Ascoltate!</p>
-<p class="i01">Io sono quel signore...</p>
-<p class="i01">che vive in quel castello!</p>
-<p class="i01">(mi ricordo non so come</p>
-<p class="i01">in quel momento).</p>
-<p class="i01">— Ahahahahahah!</p>
-<p class="i01">— Lassù....</p>
-<p class="i01">— Ahahahahahah!</p>
-<p class="i01">— Quel signore....</p>
-<p class="i01">— Dio! non mi ricordo</p>
-<p class="i01">più il nome!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span></p>
-<p class="i01">In quel castello....</p>
-<p class="i01">— Ahahahahahah!</p>
-<p class="i01">— Bello! Bello!</p>
-<p class="i01">— Sei un povero matto, poverino!</p>
-<p class="i01">— No, sono quel signore....</p>
-<p class="i01">il nome.... il nome....</p>
-<p class="i01">non lo ricordo più!</p>
-<p class="i01">Chi mi ci à portato?</p>
-<p class="i01">— Da te ci sei venuto!</p>
-<p class="i01">— Musino da flanellista!</p>
-<p class="i01">— Chi mi ci à portato?</p>
-<p class="i01">— Il diavolo che ti riporti!</p>
-<p class="i01">— La scusa l'ài trovata bella!</p>
-<p class="i01">— È venuto a far flanella!</p>
-<p class="i01">— È venuto a far flanella!</p>
-<p class="i01">— Buttatelo giù dalle scale!</p>
-<p class="i01">— Fuori fuori, è robetta!</p>
-<p class="i01">— È bene che si faccia male!</p>
-<p class="i01">— Non sappiamo che farcene noi,</p>
-<p class="i01">di quei signori!</p>
-<p class="i01">— L'ànno preso a civetta!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span></p>
-<p class="i01">Mi gettano dalle scale,</p>
-<p class="i01">infuriate le puttane,</p>
-<p class="i01">e mi corrono dietro.</p>
-<p class="i01">Quando mi sento andare,</p>
-<p class="i01">e sono sull'orlo del precipizio,</p>
-<p class="i01">la mano mi sostiene, mi sostiene.</p>
-<p class="i01">E fuori mi gridano i lenoni</p>
-<p class="i01">all'angolo sotto i languenti lampioni,</p>
-<p class="i01">m'inseguono le puttane</p>
-<p class="i01">come tanti cani.</p>
-<p class="i01">Tutti mi gridano e m'insultano!</p>
-<p class="i01">La mia carne lacerata,</p>
-<p class="i01">in possesso della mano,</p>
-<p class="i01">seguita ad essere sbatacchiata.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">I miei occhi goccianti</p>
-<p class="i01">lagrime verdi e rosse</p>
-<p class="i01">non vedono più,</p>
-<p class="i01">la mia bocca sanguina giù giù</p>
-<p class="i01">sotto colpi di tosse.</p>
-<p class="i01">Non odo più che lo scherno,</p>
-<p class="i01">le grida di quella gente.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span></p>
-<p class="i01">gli urli delle prostitute</p>
-<p class="i01">e dei lenoni; tutti sono scappati fuori,</p>
-<p class="i01">e m'inseguono, m'inseguono.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ora la mano mi sottrae,</p>
-<p class="i01">mi fa fuggire rapidamente</p>
-<p class="i01">alle terribili ire</p>
-<p class="i01">di tutta quella gente.</p>
-<p class="i01">Intravedo la mia via</p>
-<p class="i01">per la campagna,</p>
-<p class="i01">mi par di sentire il mare,</p>
-<p class="i01">intravedo il mio cancello,</p>
-<p class="i01">l'ombra del mio bel castello</p>
-<p class="i01">nella terribile agonia.</p>
-<p class="i01">Penetrano l'unghie acutissime</p>
-<p class="i01">dentro la mia nuca in brandelli,</p>
-<p class="i01">(io non ò più la forza</p>
-<p class="i01">di respirare,</p>
-<p class="i01">lascio fare)</p>
-<p class="i01">e l'unghie penetrando</p>
-<p class="i01">s'aprono tutte le porte,</p>
-<p class="i01">brandello per brandello,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span></p>
-<p class="i01">dentro l'ultimo lembo del mio cervello:</p>
-<p class="i01">ecco: la morte!</p>
-<p class="i01">Io mi sento veramente morire.</p>
-<p class="i01">La mano piano piano</p>
-<p class="i01">m'adagia sul morbido divano.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">M'alzo trasfigurato,</p>
-<p class="i01">mi vado a guardare nello specchio,</p>
-<p class="i01">la mia faccia è d'uno strano pallore,</p>
-<p class="i01">sono vitrei i miei occhi.</p>
-<p class="i01">La mia bocca serrata</p>
-<p class="i01">è dissanguata.</p>
-<p class="i01">Le mie narici spalancate</p>
-<p class="i01">palpitano con affanno.</p>
-<p class="i01">Ò sognato? No.</p>
-<p class="i01">Non dormo, io sogno ogni sera,</p>
-<p class="i01">tutto l'anno,</p>
-<p class="i01">quella via,</p>
-<p class="i01">per quella mano che m'avvolge</p>
-<p class="i01">nelle dolci spire,</p>
-<p class="i01">e mi trascina nel fango</p>
-<p class="i01">per farmici morire.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span></p>
-<p class="i01">Ma io la potrei fuggire tale mano.</p>
-<p class="i01">Mi direte:</p>
-<p class="i01">Bruciate quel divano!</p>
-<p class="i01">A quell'ora che sapete</p>
-<p class="i01">andate a passeggiare,</p>
-<p class="i01">non vi ci dovete sdraiare,</p>
-<p class="i01">in fondo voi soffrite, poveretto!</p>
-<p class="i01">Cambiate la camera da letto.</p>
-<p class="i01">È vero, è vero,</p>
-<p class="i01">miei buoni, miei cari,</p>
-<p class="i01">perdonate,</p>
-<p class="i01">è.... come l'abitudine del male,</p>
-<p class="i01">io non so rinunziare</p>
-<p class="i01">quando mi sento accarezzare</p>
-<p class="i01">da quella mano,</p>
-<p class="i01">e mi lascio andare,</p>
-<p class="i01">e so dove,</p>
-<p class="i01">e fin dove.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Pensate, pensate</p>
-<p class="i01">che disperazione</p>
-<p class="i01">per uno come me,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span></p>
-<p class="i01">dovere ogni sera lasciare</p>
-<p class="i01">il mio bel castello</p>
-<p class="i01">per andarmi a ingolfare</p>
-<p class="i01">nelle sozzure</p>
-<p class="i01">come l'uomo più volgare.</p>
-<p class="i01">Tutte le sere sentirmi trascinare,</p>
-<p class="i01">come un fanciullo</p>
-<p class="i01">dal canto della sua nutrice</p>
-<p class="i01">per tante porte d'oro</p>
-<p class="i01">nel regno delle fate!</p>
-<p class="i01">Quali sono le mie fate?</p>
-<p class="i01">Quali sono le mie porte?</p>
-<p class="i01">Dovere ogni sera provare</p>
-<p class="i01">che cos'è la morte!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E ritornando nel mio bel castello,</p>
-<p class="i01">temere d'incontrare</p>
-<p class="i01">gli sguardi famigliari,</p>
-<p class="i01">perchè possono capire i miei cari</p>
-<p class="i01">dove sono stato!</p>
-<p class="i01">Certamente Cherubina ormai à capito,</p>
-<p class="i01">mi guarda senza dirmi nulla</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span></p>
-<p class="i01">al mio ritorno, e pensa:</p>
-<p class="i01">che cattivo marito!</p>
-<p class="i01">E Stellina, e Cometuzza,</p>
-<p class="i01">mi guardano con occhio pio pio,</p>
-<p class="i01">che mi dice assai bene:</p>
-<p class="i01">dove sei stato,</p>
-<p class="i01">fratellino mio?</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span></p>
-
-<h2 id="orologio">L'orologio</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-</p>
-
-<div class="poem-container">
-<div class="poem inl">
-<p class="i01">L'orologio è il ricordatore del tempo</p>
-<p class="i01">che non è più.</p>
-<p class="i01">Esso segna il tempo che i poveri</p>
-<p class="i01">uomini regalano alla morte.</p>
-<p class="i04"><span class="smcap">Valentino Kore.</span></p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ad una parete della mia stanza</p>
-<p class="i01">da letto, c'è appeso</p>
-<p class="i01">un orologio vecchio;</p>
-<p class="i01">uno di quelli di vecchia usanza,</p>
-<p class="i01">colla catena e il peso.</p>
-<p class="i01">Un tempo lo caricai</p>
-<p class="i01">tanto per far qualcosa,</p>
-<p class="i01">non sapendo precisare</p>
-<p class="i01">se più m'irritasse fermo,</p>
-<p class="i01">o più il suo maledetto andare.</p>
-<p class="i01">Da tanto e tanto tempo</p>
-<p class="i01">l'orologio non va più.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span></p>
-<p class="i01">Io lo guardavo sempre con ghigno,</p>
-<p class="i01">tramandogli una fine,</p>
-<p class="i01">a quel ciarliero maligno,</p>
-<p class="i01">una molto triste fine.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Voi uomini tutti</p>
-<p class="i01">tenete addosso un orologio, e non sapete</p>
-<p class="i01">tutto quello che lui di voi sa,</p>
-<p class="i01">tutto esso segnerà,</p>
-<p class="i01">e non ve lo dirà mai.</p>
-<p class="i01">Io lo guardavo pensando:</p>
-<p class="i01">orologio, tu sai</p>
-<p class="i01">tutto di me, dimmi l'ora ch'io morirò.</p>
-<p class="i01">Le due? Le cinque? Le tre?</p>
-<p class="i01">Le tre e un minuto, e due minuti?</p>
-<p class="i01">Dio! Mi sentivo morire</p>
-<p class="i01">tutti i minuti!</p>
-<p class="i01">Su quel vile orologio</p>
-<p class="i01">tutte le mie ire infuriai,</p>
-<p class="i01">tutto quello che mi capitò fra le mani</p>
-<p class="i01">gli tirai.</p>
-<p class="i01">Insulti, sputi, sozzure,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span></p>
-<p class="i01">scarpe, calamai!</p>
-<p class="i01">Ed egli si fermò.</p>
-<p class="i01">Si fermò sulle sei.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Sul momento mi parve</p>
-<p class="i01">d'esserne liberato,</p>
-<p class="i01">che non battesse più,</p>
-<p class="i01">che si fosse fermato.</p>
-<p class="i01">Ma il dì seguente</p>
-<p class="i01">giunse quell'ora,</p>
-<p class="i01">io lo guardai,</p>
-<p class="i01">e da quella immobilità feroce</p>
-<p class="i01">compresi che quella</p>
-<p class="i01">doveva esser l'ora</p>
-<p class="i01">inesorabilmente!</p>
-<p class="i01">Tutti i giorni io doveva</p>
-<p class="i01">a quell'ora morire?</p>
-<p class="i01">Quell'ora del tramonto,</p>
-<p class="i01">o dell'ave maria,</p>
-<p class="i01">o prima della notte,</p>
-<p class="i01">o ultima del giorno,</p>
-<p class="i01">le sei, l'ora terribile</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span></p>
-<p class="i01">di tutti gli incubi miei!</p>
-<p class="i01">Quell'ora serale,</p>
-<p class="i01">era divenuta giustamente</p>
-<p class="i01">la mia ora sepolcrale.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Nella disperazione</p>
-<p class="i01">corsi sull'orologio,</p>
-<p class="i01">lo sventrai!</p>
-<p class="i01">Tutto gettai, le lancette,</p>
-<p class="i01">il suo tagliente</p>
-<p class="i01">meccanismo infernale,</p>
-<p class="i01">tutto dispersi!</p>
-<p class="i01">E non si vede ora</p>
-<p class="i01">che una mostra bucata,</p>
-<p class="i01">e un pezzo di catena</p>
-<p class="i01">rimasta ciondoloni</p>
-<p class="i01">con una ruota attaccata.</p>
-<p class="i01">Brandelli di quel sozzo ventre</p>
-<p class="i01">che sbudellai.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Uomini, che da voi non sapete nascere,</p>
-<p class="i01">da voi non sapete neppure morire,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span></p>
-<p class="i01">e vi tenete caro sul petto, sul core,</p>
-<p class="i01">quell'ordigno che sa la vostra ora,</p>
-<p class="i01">e non ve la dirà, e tutti i giorni</p>
-<p class="i01">ve la batte sul seno, e non ve n'accorgete.</p>
-<p class="i01">Io benedico a chi sa l'ora di morire,</p>
-<p class="i01">e m'inginocchio ai piedi del suicida.</p>
-<p class="i01">Io penso: che aspetto?</p>
-<p class="i01">Aspetto che ad uno ad uno cadano</p>
-<p class="i01">tutti i miei bei capelli,</p>
-<p class="i01">i miei bei denti?</p>
-<p class="i01">Aspetto che una piaga gialla</p>
-<p class="i01">sbuchi da qualche parte</p>
-<p class="i01">ad insozzare la mia pelle bianca,</p>
-<p class="i01">e l'invada, e la ricuopra?</p>
-<p class="i01">Oh! Com'è bello morire</p>
-<p class="i01">con un fiore rosso in fronte!</p>
-<p class="i01">La rosa più vermiglia</p>
-<p class="i01">che si sfoglia, che si sfoglia</p>
-<p class="i01">a lato della fronte bianca!</p>
-<p class="i01">O dalla torre più alta</p>
-<p class="i01">darsi alla voluttà del vuoto,</p>
-<p class="i01">dello spazio!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span></p>
-<p class="i01">E che sul mondo rimanga</p>
-<p class="i01">una macchia vermiglia solamente.</p>
-<p class="i01">E tu che la sai, quell'ora,</p>
-<p class="i01">scritta è già sulla tua fronte,</p>
-<p class="i01">tu, mantenendo il tuo trotto,</p>
-<p class="i01">tranquillo la segnerai</p>
-<p class="i01">e passerai.</p>
-<p class="i01">Ed io non potrò dire:</p>
-<p class="i01">era quella, quella che mi fece tremare</p>
-<p class="i01">ogni dì, quella che passò inosservata,</p>
-<p class="i01">quella alla quale non pensai.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">No! Io mi faccio una torre sopra un monte,</p>
-<p class="i01">la più alta del mondo,</p>
-<p class="i01">su tutti i tuoi minuti</p>
-<p class="i01">tutti i suoi mattoni,</p>
-<p class="i01">e vi salgo all'ora mia,</p>
-<p class="i01">quella scelta da me.</p>
-<p class="i01">Mi fermo per sentire bene il battito</p>
-<p class="i01">di tutti gli orologi del mondo,</p>
-<p class="i01">cuori inutili e vili,</p>
-<p class="i01">e ti grido: orologio, guarda, mi getto!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span></p>
-<p class="i01">E faccio l'atto.</p>
-<p class="i01">Ah! sentito uno scatto!</p>
-<p class="i01">Sei stato tu, tu che ài segnata già l'ora,</p>
-<p class="i01">ài creduto che fosse quella!</p>
-<p class="i01">Ahahahahahah!</p>
-<p class="i01">No, non era quella,</p>
-<p class="i01">è quella che so io!</p>
-<p class="i01">Ora sono io che comando,</p>
-<p class="i01">sono io che darò l'ora a te, Ora!</p>
-<p class="i01">Trovar nella mia gola,</p>
-<p class="i01">far salire dal mio ventre,</p>
-<p class="i01">le più folli, le più oscene risate,</p>
-<p class="i01">i lazzi più sconci,</p>
-<p class="i01">i gridi di scherno più acuti,</p>
-<p class="i01">e farti aspettare</p>
-<p class="i01">altri cinque minuti.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p>
-
-<h2 id="cherubina">Cherubina</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Scrivo: Cherubina:</p>
-<p class="i01">e il mio pubblico indovina:</p>
-<p class="i01">questa è una bella mogliettina,</p>
-<p class="i01">uno di quei bei tipettini</p>
-<p class="i01">rosei paffuti e freschi,</p>
-<p class="i01">la mogliettina....</p>
-<p class="i01">del poeta....</p>
-<p class="i01">Una bella mogliettina</p>
-<p class="i01">che gli tiene in ordine il castello,</p>
-<p class="i01">che sorveglia la cucina,</p>
-<p class="i01">gli rassetta la biancheria,</p>
-<p class="i01">la migliore compagnia</p>
-<p class="i01">per un uomo come quello,</p>
-<p class="i01">che vive tutto l'anno</p>
-<p class="i01">rinserrato in un castello.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></p>
-<p class="i01">Ài sentito Cherubina?</p>
-<p class="i01">È vero che sei la mia mogliettina?</p>
-<p class="i01">La moglie del mio cuore,</p>
-<p class="i01">e la moglie del mio buon umore?</p>
-<p class="i01">Una moglie come te,</p>
-<p class="i01">piena di mosse simpatiche,</p>
-<p class="i01">non c'è, Cherubina,</p>
-<p class="i01">le altre mogli sono tutte antipatiche.</p>
-<p class="i01">Su diritta Cherubina,</p>
-<p class="i01">saluto militare,</p>
-<p class="i01">da moglie esemplare.</p>
-<p class="i01">Di' a questi signori</p>
-<p class="i01">che fai delle tue giornate;</p>
-<p class="i01">digli che sei tanto civetta,</p>
-<p class="i01">che tutto il giorno ti fai toletta.</p>
-<p class="i01">Digli che rompi tanti specchi,</p>
-<p class="i01">e non nascondergli che t'inciprî</p>
-<p class="i01">e imbelletti come una parigina.</p>
-<p class="i01">E io ti sto a guardare, marito beato,</p>
-<p class="i01">felice di tutte le tue mosse,</p>
-<p class="i01">che si posson guardare</p>
-<p class="i01">a tempo avanzato,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span></p>
-<p class="i01">senza doverti aspettare</p>
-<p class="i01">per condurti a teatro,</p>
-<p class="i01">o a ballare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Sei una moglie molto casalinga,</p>
-<p class="i01">quasi all'uso orientale.</p>
-<p class="i01">Le turche stanno a disposizione</p>
-<p class="i01">del loro padrone</p>
-<p class="i01">per le sue lussurie,</p>
-<p class="i01">te, per il suo buon umore.</p>
-<p class="i01">La mattina, è Cherubina</p>
-<p class="i01">che mi viene a svegliare,</p>
-<p class="i01">salta sul mio letto,</p>
-<p class="i01">mi da i pizzicotti sul naso,</p>
-<p class="i01">si mette a tirare le coperte,</p>
-<p class="i01">mi scuopre, mi ricuopre,</p>
-<p class="i01">poi si mette a dormire</p>
-<p class="i01">colle manine sotto il guanciale;</p>
-<p class="i01">tutto quello che potrebbe fare</p>
-<p class="i01">la mogliettina più ideale.</p>
-<p class="i01">À qualche posa un po' azzardata,</p>
-<p class="i01">ma come si fa.... nell'intimità....</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span></p>
-<p class="i01">a qualunque altra moglie</p>
-<p class="i01">verrebbe perdonata.</p>
-<p class="i01">Ma non sempre glie la passo,</p>
-<p class="i01">la grido:</p>
-<p class="i01">Cherubina non sta bene</p>
-<p class="i01">di spulciarsi davanti alle persone,</p>
-<p class="i01">Cherubina non si fa,</p>
-<p class="i01">davanti al tuo padrone!</p>
-<p class="i01">Un'altra mogliettina non lo farebbe.</p>
-<p class="i01">E chi lo sa?</p>
-<p class="i01">Dopo un poco di tempo....</p>
-<p class="i01">nella più stretta intimità....</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Bisogna poi vedere come à sviluppato</p>
-<p class="i01">il sentimento di maternità,</p>
-<p class="i01">come dolcemente accarezza</p>
-<p class="i01">Stellina e Cometuzza,</p>
-<p class="i01">gli liscia le pennine, la cresta,</p>
-<p class="i01">poi gli da un gran sculaccione,</p>
-<p class="i01">quelle scappan via,</p>
-<p class="i01">e Cherubina si rintuzza</p>
-<p class="i01">per paura del padrone.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span></p>
-<p class="i01">Ma il padrone ride e se la gode</p>
-<p class="i01">tutto di buon umore.</p>
-<p class="i01">Gli uomini come va,</p>
-<p class="i01">nella buona società,</p>
-<p class="i01">usan tenere, per il buon umore, una moglie</p>
-<p class="i01">al posto della scimmia,</p>
-<p class="i01">io, tanto di modeste voglie,</p>
-<p class="i01">lontano da ogni buona società,</p>
-<p class="i01">tengo una scimmia</p>
-<p class="i01">al posto della moglie.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span></p>
-
-<h2 id="ginnasia">Ginnasia e
-Guglielmina
-<span class="smaller">[Nell'Intimità: Stellina e Cometuzza.]</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ginnasia e Guglielmina</p>
-<p class="i01">sono due belle cenerine,</p>
-<p class="i01">le mie care sorelline.</p>
-<p class="i01">Una persona in voga come me,</p>
-<p class="i01">non può far senza</p>
-<p class="i01">delle sorelline,</p>
-<p class="i01">ce ne vogliono almeno due o tre.</p>
-<p class="i01">Pio Decimo à le sue,</p>
-<p class="i01">come ogni buon uomo alla moda,</p>
-<p class="i01">due ottime sorelline</p>
-<p class="i01">colle quali andare a spasso per la mano</p>
-<p class="i01">nei giardini del Vaticano.</p>
-<p class="i01">Giovanni Pascoli,</p>
-<p class="i01">ch'è il primo poeta d'Italia,</p>
-<p class="i01">à anche lui la sorellina,</p>
-<p class="i01">ne à una, ma che ne vale due.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span></p>
-<p class="i01">Le belle cenerine</p>
-<p class="i01">sono le mie sorelline.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Pire pire pire pire pire!</p>
-<p class="i01">Eccole come corrono</p>
-<p class="i01">le mie pirine,</p>
-<p class="i01">le due ragazzine civette,</p>
-<p class="i01">come corrono, le mie belle scalette!</p>
-<p class="i01">Come siete carine</p>
-<p class="i01">con tutte le vostre</p>
-<p class="i01">pennine cenerine.</p>
-<p class="i01">Uh! Se siete ingrassate,</p>
-<p class="i01">brutte mangione, che non sapete far altro</p>
-<p class="i01">delle vostre giornate.</p>
-<p class="i01">Venite belle cocche,</p>
-<p class="i01">venite pirine dal vostro Bubù,</p>
-<p class="i01">dal vostro gallettino rosso.</p>
-<p class="i01">Vi metterò il fioccone,</p>
-<p class="i01">il fioccone rosso,</p>
-<p class="i01">del colore del vostro padrone,</p>
-<p class="i01">che fa pandà col bel crestone,</p>
-<p class="i01">che sembra un cappellino di Parigi</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span></p>
-<p class="i01">d'ultima moda,</p>
-<p class="i01">le mie civettone.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Non fate che lisciarvi e carezzarvi</p>
-<p class="i01">le pennine,</p>
-<p class="i01">proprio come due sorelline</p>
-<p class="i01">ch'àn da trovar marito.</p>
-<p class="i01">Sono io il vostro gallettino,</p>
-<p class="i01">il vostro Bubù;</p>
-<p class="i01">non mi volete più?</p>
-<p class="i01">Brutte sgualdrine!</p>
-<p class="i01">Come vi voglio bene,</p>
-<p class="i01">come ci sto volentieri</p>
-<p class="i01">insieme con voi!</p>
-<p class="i01">Siete due sorelle deliziose,</p>
-<p class="i01">con tutte le grullerie,</p>
-<p class="i01">le stupidaggini di due ragazzine,</p>
-<p class="i01">ma che non ànno lingua</p>
-<p class="i01">altro che per dare</p>
-<p class="i01">una grande consolazione</p>
-<p class="i01">al loro caro fratellone.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span></p>
-<p class="i01">Oh! Io non sto più in me</p>
-<p class="i01">quando sento:</p>
-<p class="i01">cococococococococodè</p>
-<p class="i01">cococococococococodè</p>
-<p class="i01">cocodè cocodè.</p>
-<p class="i01">E la gioia che provo</p>
-<p class="i01">quando vengo a prendermi</p>
-<p class="i01">quel bell'uovo!</p>
-<p class="i01">Il vostro bel regalo, sorelline garbate.</p>
-<p class="i01">Il cibo miracoloso per la mia salute.</p>
-<p class="i01">L'uovo fresco delle cenerine</p>
-<p class="i01">è il mio cibo prediletto.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span></p>
-
-<h2 id="ballo">Il ballo</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Come si fa, una festa ci vuole</p>
-<p class="i01">ogni tanto.</p>
-<p class="i01">Il ballo è un'abitudine antica,</p>
-<p class="i01">non si può sradicare.</p>
-<p class="i01">La festa è per certuni un dovere.</p>
-<p class="i01">Come si fa durante il carnevale</p>
-<p class="i01">a non aprire mai le proprie sale?</p>
-<p class="i01">Non per gli altri, ben inteso, ma per me,</p>
-<p class="i01">perchè il mio ballo è solamente per me.</p>
-<p class="i01">Due tre volte durante l'inverno</p>
-<p class="i01">c'è ballo al mio castello.</p>
-<p class="i01">Non mando nessuno ad invitare,</p>
-<p class="i01">tutti quelli che debbono venire,</p>
-<p class="i01">lo debbono saper bene da sè.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Che martirio dover pensare</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span></p>
-<p class="i01">a preparare,</p>
-<p class="i01">eppoi dover preparare!</p>
-<p class="i01">Spolveratura generale</p>
-<p class="i01">di tutte le sale,</p>
-<p class="i01">che tutto sia pulito con cura,</p>
-<p class="i01">per la buona figura,</p>
-<p class="i01">per uno come me,</p>
-<p class="i01">anche se non vede nessuno.</p>
-<p class="i01">Preparare la musica,</p>
-<p class="i01">le candele, il buffè,</p>
-<p class="i01">che seccatura!</p>
-<p class="i01">Eppoi viene la sera,</p>
-<p class="i01">le porte sono tutte aperte,</p>
-<p class="i01">i lumi s'accendono alle dieci.</p>
-<p class="i01">Giungono silenziosamente</p>
-<p class="i01">in lunga fila</p>
-<p class="i01">le vetture, scendono</p>
-<p class="i01">le dame, s'affrettano</p>
-<p class="i01">a prender posto nelle sale.</p>
-<p class="i01">Cogli occhi socchiusi</p>
-<p class="i01">io vedo tutto questo passare,</p>
-<p class="i01">questo giungere in fretta,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span></p>
-<p class="i01">questo via vai per la mia scala.</p>
-<p class="i01">E intanto sono a prepararmi</p>
-<p class="i01">con l'abito di gala</p>
-<p class="i01">quello rosso più bello,</p>
-<p class="i01">curioso refilé,</p>
-<p class="i01">(e non è un bal masqué!).</p>
-<p class="i01">Doversi affanzonare</p>
-<p class="i01">una faccia da sembrar per la quale,</p>
-<p class="i01">eppoi alla mezzanotte</p>
-<p class="i01">entrare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Tutti gli occhi addosso a me,</p>
-<p class="i01">della mia folla muta,</p>
-<p class="i01">entra il re.</p>
-<p class="i01">Mi strisciano le dame</p>
-<p class="i01">i loro inchini più profondi,</p>
-<p class="i01">cercando di mostrarmi</p>
-<p class="i01">meglio che sia possibile</p>
-<p class="i01">i loro piccoli mondi,</p>
-<p class="i01">che si vedono a metà</p>
-<p class="i01">nella seminudità.</p>
-<p class="i01">Poco mi guardo attorno,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span></p>
-<p class="i01">cerco di affettare un sorriso</p>
-<p class="i01">tra la sofferenza</p>
-<p class="i01">e l'indifferenza,</p>
-<p class="i01">e m'armo di pazienza.</p>
-<p class="i01">Faccio un giro per la sala</p>
-<p class="i01">col mio sorriso studiato, uguale,</p>
-<p class="i01">che serve per tutte le dame</p>
-<p class="i01">senza guardarle in viso,</p>
-<p class="i01">saluto generale, e penso:</p>
-<p class="i01">ora tutte queste signore</p>
-<p class="i01">vorranno ballare</p>
-<p class="i01">la quadriglia d'onore.</p>
-<p class="i01">E avanti pure.</p>
-<p class="i01">Quadriglia d'onore.</p>
-<p class="i01">Non scelgo la dama,</p>
-<p class="i01">mi piazzo nel mezzo della sala</p>
-<p class="i01">cogli occhi semichiusi,</p>
-<p class="i01">e mi vedo ronzare dintorno</p>
-<p class="i01">centinaia di musi.</p>
-<p class="i01">Mi perdo a tutto quel girare</p>
-<p class="i01">di gente così disuguale.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span></p>
-<p class="i01">Alle mie serate</p>
-<p class="i01">tutte le mode</p>
-<p class="i01">sono rappresentate,</p>
-<p class="i01">sono ammessi perfino i cerchi e i tornù,</p>
-<p class="i01">tutte le mode van bene,</p>
-<p class="i01">cominciando da me,</p>
-<p class="i01">(e non è un bal masqué).</p>
-<p class="i01">Figura finale.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">La mia parte è finita.</p>
-<p class="i01">Lascio i miei invitati</p>
-<p class="i01">faccio aprire il buffè.</p>
-<p class="i01">Andate, andate,</p>
-<p class="i01">faccio aprire le sale,</p>
-<p class="i01">colle tavole apparecchiate,</p>
-<p class="i01">andate andate,</p>
-<p class="i01">c'è d'ogni ben di Dio,</p>
-<p class="i01">ogni lusso di ghiottonerie,</p>
-<p class="i01">vini e liquori a orci;</p>
-<p class="i01">potete dissetarvi e sfamarvi</p>
-<p class="i01">come tanti porci.</p>
-<p class="i01">Io mi ritiro nel mio appartamento,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span></p>
-<p class="i01">seccato e stanco,</p>
-<p class="i01">un ballo è sempre seccante per me,</p>
-<p class="i01">anche quando è solamente per me,</p>
-<p class="i01">ma come si fa,</p>
-<p class="i01">una festa ci vuole ogni tanto.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span></p>
-
-<h2 id="pranzo">Il pranzo</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E anche i pranzi e le cene</p>
-<p class="i01">devono essere numeri del programma</p>
-<p class="i01">della gente perbene.</p>
-<p class="i01">Si pranza così felicemente da per sè,</p>
-<p class="i01">nella più completa libertà,</p>
-<p class="i01">ma bisogna sottostare,</p>
-<p class="i01">come si fa?</p>
-<p class="i01">Un pranzo di etichetta</p>
-<p class="i01">in tutta la stagione,</p>
-<p class="i01">qualche pranzo famigliare,</p>
-<p class="i01">e per non crepare di noia, ogni tanto faccio</p>
-<p class="i01">una cenettina alla Boccaccio.</p>
-<p class="i01">Io prendo posto al centro della tavola,</p>
-<p class="i01">alla mia destra Ginnasia,</p>
-<p class="i01">a sinistra Guglielmina,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span></p>
-<p class="i01">in fronte Cherubina</p>
-<p class="i01">come padrona di casa.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Io che faccio le mie cene</p>
-<p class="i01">con un uovo, o con due frittelline,</p>
-<p class="i01">e me ne avanza,</p>
-<p class="i01">che disgusto provo</p>
-<p class="i01">al passare d'ogni nuova pietanza,</p>
-<p class="i01">che mi conviene un po' assaggiare</p>
-<p class="i01">per la buona creanza.</p>
-<p class="i01">La cena procede con brio,</p>
-<p class="i01">con molta eleganza.</p>
-<p class="i01">Chi si diverte meno sono io.</p>
-<p class="i01">Se non fosse Stellina,</p>
-<p class="i01">se non fosse Cometuzza!</p>
-<p class="i01">Ogni tanto vengono a beccare nel mio piatto,</p>
-<p class="i01">io rido come un matto.</p>
-<p class="i01">Oppure saltano in mezzo al tavolo,</p>
-<p class="i01">e si mettono a beccare i fiori del bocchè</p>
-<p class="i01">come se fosse un cavolo!</p>
-<p class="i01">Che gioia per me!</p>
-<p class="i01">Se non fosse Cherubina</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span></p>
-<p class="i01">con qualche sua smorfiettina</p>
-<p class="i01">piena di simpatia!</p>
-<p class="i01">Dà uno scappellotto</p>
-<p class="i01">al servo che le porge il vassoio,</p>
-<p class="i01">si prende un mezzo pollastro</p>
-<p class="i01">tutto per sè!</p>
-<p class="i01">Si leva qualche cosa</p>
-<p class="i01">dalla sacca della gola</p>
-<p class="i01">e la mette nel piatto del vicino.</p>
-<p class="i01">Caccia un osso dentro una bottiglia</p>
-<p class="i01">eppoi ci va a guardare piena di maraviglia.</p>
-<p class="i01">Mangia un pochino troppo colle mani,</p>
-<p class="i01">buffa, buffa!</p>
-<p class="i01">(Qualche invitato forse sbuffa).</p>
-<p class="i01">Che cosa ci posso fare</p>
-<p class="i01">se la padrona di casa</p>
-<p class="i01">è una birichina?</p>
-<p class="i01">Alle volte perfino</p>
-<p class="i01">si mette col suo culo sul suo piatto!</p>
-<p class="i01">(Mi par che gl'invitati si scandalizzino!)</p>
-<p class="i01">Io divento matto!</p>
-<p class="i01">E Cherubina lo rifà.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span></p>
-<p class="i01">Ma queste sono vere indecenze,</p>
-<p class="i01">è troppo, sono veri orrori!</p>
-<p class="i01">(Qualcuno deve gridare!)</p>
-<p class="i01">Infine Cherubina à ragione,</p>
-<p class="i01">io vi ò invitato ad una cena boccaccesca,</p>
-<p class="i01">miei nobili signori!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E alla meglio,</p>
-<p class="i01">anche i pranzi e le cene passano,</p>
-<p class="i01">e la quiete desiderata</p>
-<p class="i01">ritorna nel mio bel castello.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span></p>
-
-<h2 id="visita">La visita di
-Mr. Chaff</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— Mister Chaff, vi saluto,</p>
-<p class="i01">siate il benvenuto!</p>
-<p class="i01">Vi sono molto grato</p>
-<p class="i01">d'esservi così gentilmente</p>
-<p class="i01">ricordato di me,</p>
-<p class="i01">vi sono molto riconoscente</p>
-<p class="i01">di aver pensato a questo vostro</p>
-<p class="i01">lontanissimo parente.</p>
-<p class="i01">L'americano s'introdusse,</p>
-<p class="i01">e ci scambiammo i complimenti d'uso.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Io ricordare molto bene voe,</p>
-<p class="i01">quando essere passato Italia</p>
-<p class="i01">volta precedente:</p>
-<p class="i01">voe non potere ricordare me,</p>
-<p class="i01">allora essere voe troppo</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span></p>
-<p class="i01">piccolo fanciullo.</p>
-<p class="i01">Io essere molto cambiato,</p>
-<p class="i01">molto.... envecchiato.</p>
-<p class="i01">E mister Chaff sorrideva;</p>
-<p class="i01">ricordava la nostra lontana parentela,</p>
-<p class="i01">e parlava delle relazioni</p>
-<p class="i01">antiche fra le nostre famiglie.</p>
-<p class="i01">Questi parenti americani</p>
-<p class="i01">furono sempre una favola per me.</p>
-<p class="i01">Me ne avevan parlato sempre,</p>
-<p class="i01">ma non avevo mai potuto capire</p>
-<p class="i01">ch'essi esistessero realmente,</p>
-<p class="i01">tanto mai lontani.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Io vi trovo benissimo mister Chaff,</p>
-<p class="i01">avete un'aspetto floridissimo!</p>
-<p class="i01">— Io trovare voe un poco.... sbiancato,</p>
-<p class="i01">un poco.... macilente.</p>
-<p class="i01">— Oh! Si mister Chaff, probabilmente.</p>
-<p class="i01">Lo condussi, come suo desiderio,</p>
-<p class="i01">a girare pel castello.</p>
-<p class="i01">Tutto volle vedere,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span></p>
-<p class="i01">senza arrestarsi un momento</p>
-<p class="i01">di dimandare colla massima insistenza,</p>
-<p class="i01">su tutte le mie intimità,</p>
-<p class="i01">facendoci sopra le sue osservazioni,</p>
-<p class="i01">alcune delle quali</p>
-<p class="i01">mi cominciarono a seccare.</p>
-<p class="i01">— Bello questo panorama.</p>
-<p class="i01">— Vi piace?</p>
-<p class="i01">— Vedere mio caro,</p>
-<p class="i01">io possedere Amereca</p>
-<p class="i01">terreno molto più grande.</p>
-<p class="i01">Quando io essere.... centro mie terreno,</p>
-<p class="i01">io guardare de qua, guardare de là</p>
-<p class="i01">vedere sempre mie terreno.</p>
-<p class="i01">— Io questo certamente</p>
-<p class="i01">non lo posso dire, mister Chaff,</p>
-<p class="i01">tutto quello che vedo</p>
-<p class="i01">è mondo che non mi appartiene.</p>
-<p class="i01">Vi avverto però solamente</p>
-<p class="i01">che quello è il mare.</p>
-<p class="i01">— Oh! Molto più grande!</p>
-<p class="i01">Affermava mister Chaff,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span></p>
-<p class="i01">col massimo calore.</p>
-<p class="i01">— Avete ragione, perdonate,</p>
-<p class="i01">io sono talmente abituato</p>
-<p class="i01">alle cose piccine, non ci badate.</p>
-<p class="i01">Infine questo non è che il mondo di un poeta sapete.</p>
-<p class="i01">Mister Chaff sorrideva</p>
-<p class="i01">tutto di buon umore.</p>
-<p class="i01">Quel suo ridere goffo mi seccava.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Il mio orto!</p>
-<p class="i01">Vedete? la menta, la cedrina,</p>
-<p class="i01">il bassilico, il ciliegio,</p>
-<p class="i01">il pero, l'insalatina;</p>
-<p class="i01">la mia insalatina!</p>
-<p class="i01">È bello vero?</p>
-<p class="i01">Il mondo di un poeta mister Chaff.</p>
-<p class="i01">— Oh! Anche Amereca</p>
-<p class="i01">poete possedere tutte piccolo mondo!</p>
-<p class="i01">— Piccolo.... vedete,</p>
-<p class="i01">è assai grande per me.</p>
-<p class="i01">— Come mesurare terra voe?</p>
-<p class="i01">— A piccoli passi.... e a cieli.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span></p>
-<p class="i01">Girammo ancora molto pel castello;</p>
-<p class="i01">gli presentai la mia Cherubina,</p>
-<p class="i01">Ginnasia, Guglielmina.</p>
-<p class="i01">Rise, rise l'americano,</p>
-<p class="i01">certe sue risatacce grasse</p>
-<p class="i01">che mi cominciarono a infastidire.</p>
-<p class="i01">— Non vedere, mie caro,</p>
-<p class="i01">quante fessure avere</p>
-<p class="i01">queste povero castello!</p>
-<p class="i01">Reparare, reparare.</p>
-<p class="i01">— Niente affatto reparare,</p>
-<p class="i01">lasciatele pure stare quelle fessure,</p>
-<p class="i01">se c'entrano i raggi del sole</p>
-<p class="i01">mi fanno sempre</p>
-<p class="i01">un grandissimo piacere.</p>
-<p class="i01">— Oh! Oh! Molte curioso,</p>
-<p class="i01">molte.... estravagante!</p>
-<p class="i01">— Quando comprai questo castello, vedete,</p>
-<p class="i01">non volli riparare neppure la camera da letto.</p>
-<p class="i01">— Così fare tutte poete?</p>
-<p class="i01">— Così faccio io.</p>
-<p class="i01">— Oh, Italiane essere molte poete.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span></p>
-<p class="i01">— Non credo mister Chaff.</p>
-<p class="i01">— Yes, molte poete.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Voe appartenere.... quale partite?</p>
-<p class="i01">Repubblicane? Sovversive?</p>
-<p class="i01">— Un poeta, sappiate, non à colore.</p>
-<p class="i01">Io non sono elettore,</p>
-<p class="i01">e non andrò mai a votare.</p>
-<p class="i01">I colori del poeta</p>
-<p class="i01">sono quelli.... del cielo,</p>
-<p class="i01">degli alberi, del mare....</p>
-<p class="i01">e con tutte le sfumature</p>
-<p class="i01">dei tramonti e delle aurore!</p>
-<p class="i01">I suoi rappresentanti</p>
-<p class="i01">sono la luna, il sole,</p>
-<p class="i01">e le belle giornate!</p>
-<p class="i01">Un poeta non ama il suo paese,</p>
-<p class="i01">se non è un bel paese,</p>
-<p class="i01">lo rinunzia con la massima disinvoltura,</p>
-<p class="i01">e se ne va là dove lo aspetta</p>
-<p class="i01">la sua natura.</p>
-<p class="i01">E poi, mister Chaff, volete proprio</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span></p>
-<p class="i01">conoscere il mio partito?</p>
-<p class="i01">Fate un impasto uguale,</p>
-<p class="i01">metà sublime, e metà bestiale.</p>
-<p class="i01">I miei occhi vedete,</p>
-<p class="i01">sono avidi di sangue e di fiamme!</p>
-<p class="i01">No no no, non vi spaventate,</p>
-<p class="i01">me ne sto qui comodamente a dormire,</p>
-<p class="i01">dormire.... per sognare.</p>
-<p class="i01">— Oh! Italiane essere</p>
-<p class="i01">molte.... endolente.</p>
-<p class="i01">Diceva mister Chaff</p>
-<p class="i01">scandendo le parole lentamente.</p>
-<p class="i01">— Molte... endolente.</p>
-<p class="i01">— Oh indolentissimi yes.</p>
-<p class="i01">— Per questo avere poco denaro.</p>
-<p class="i01">— Io ne ò tanto che mi basta,</p>
-<p class="i01">sono così mingherlino...</p>
-<p class="i01">per la mia pancia? oh! me ne avanza.</p>
-<p class="i01">Mister Chaff si dette lesto lesto</p>
-<p class="i01">un'occhiata alla sua pancia.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— E voe vivere sempre quassù.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span></p>
-<p class="i01">— Sempre</p>
-<p class="i01">— Io morire dopo poche ore.</p>
-<p class="i01">— Vi credo, ma io mi ci diverto invece.</p>
-<p class="i01">Nulla mi manca quassù,</p>
-<p class="i01">mi credete abbandonato?</p>
-<p class="i01">Dò anch'io le mie feste e i miei pranzi,</p>
-<p class="i01">e mi stanco, mi esaurisco, mi confondo,</p>
-<p class="i01">al naturale.</p>
-<p class="i01">Le mie feste e i miei pranzi</p>
-<p class="i01">sono sempre preparati</p>
-<p class="i01">per centinaia di persone,</p>
-<p class="i01">c'è la più completa illusione,</p>
-<p class="i01">e non sono che per me.</p>
-<p class="i01">Tutte quelle persone,</p>
-<p class="i01">(i miei abitué)</p>
-<p class="i01">mi rimangono indistintamente</p>
-<p class="i01">simpatiche e divertenti,</p>
-<p class="i01">se fossero vere</p>
-<p class="i01">mi diverrebbero antipatiche e sconvenienti</p>
-<p class="i01">dopo poche sere.</p>
-<p class="i01">Sto qui come un eterno convalescente.</p>
-<p class="i01">È così bello essere stati malati,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span></p>
-<p class="i01">e non aver più male,</p>
-<p class="i01">e non sentir più niente.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">— Oh! Capire molto bene,</p>
-<p class="i01">tutte queste poete essere molto... fiacche,</p>
-<p class="i01">anche molte persone... lascive.</p>
-<p class="i01">Per questo essere tutte povere.</p>
-<p class="i01">— Americano... babbeo!</p>
-<p class="i01">Guardami quando creo!</p>
-<p class="i01">Di terra io abbisogno,</p>
-<p class="i01">tanta quanta ne sta</p>
-<p class="i01">sotto i miei piccoli piedi, mi basta.</p>
-<p class="i01">Io m'innalzo!</p>
-<p class="i01">Nell'aria, nello spazio,</p>
-<p class="i01">traverso ogni spazio,</p>
-<p class="i01">coi miei capelli dorati</p>
-<p class="i01">che ogni aura accarezza.</p>
-<p class="i01">I miei occhi lampeggiano</p>
-<p class="i01">sguardi che sono scintille,</p>
-<p class="i01">fiamme roventi,</p>
-<p class="i01">lame taglienti,</p>
-<p class="i01">che squarciano il ventre ai cani</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span></p>
-<p class="i01">delle regine nubi al mio passare,</p>
-<p class="i01">essi mi vorrebbero abbaiare,</p>
-<p class="i01">mi vorrebbero serrare</p>
-<p class="i01">i cancelli del cielo.</p>
-<p class="i01">S'inchinano rispettose</p>
-<p class="i01">quelle regine,</p>
-<p class="i01">facendomi posto</p>
-<p class="i01">fra le loro vesti vaporose</p>
-<p class="i01">di veli e di trine.</p>
-<p class="i01">Ma io salgo, nulla m'arresta,</p>
-<p class="i01">è in cielo la mia testa,</p>
-<p class="i01">nell'azzurro profondo,</p>
-<p class="i01">fra le stelle che si confondono</p>
-<p class="i01">al bagliore dei miei occhi,</p>
-<p class="i01">e mi sorridono amiche, sorelle.</p>
-<p class="i01">Su, su, entro nel sole,</p>
-<p class="i01">e creo, e mi beo!</p>
-<p class="i01">Come nessun altr'uomo al mondo!</p>
-<p class="i01">— Oh! Molto belle queste parole,</p>
-<p class="i01">ma poe... quando essere finita</p>
-<p class="i01">vostra... illusione,</p>
-<p class="i01">dovere retornare vostra vita</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span></p>
-<p class="i01">allora mio caro bella deselusione</p>
-<p class="i01">provare!</p>
-<p class="i01">— Si! Perchè la terra è angusta</p>
-<p class="i01">per il mio calare!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Mister Chaff si seccò</p>
-<p class="i01">alle mie ribattute,</p>
-<p class="i01">e se ne andò zitto zitto.</p>
-<p class="i01">Io rimasi confuso,</p>
-<p class="i01">e pensai d'essermi riscaldato invano.</p>
-<p class="i01">Gli potevo lasciar dire</p>
-<p class="i01">tutte le sue grullerie</p>
-<p class="i01">a quel povero americano,</p>
-<p class="i01">chi sa come mi potevo divertire!</p>
-</div></div>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-</p>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td>RAPPORTO SULLA VITTORIA DEL FUTURISMO A TRIESTE</td> <td class="pag"><a href="#rapporto">pag. 7</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LE FANFARE DELLA STAMPA</td> <td class="pag"><a href="#fanfare">23</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>TRIESTE ELETTRIZZATA</td> <td class="pag"><a href="#elettrizzata">25</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA VITTORIA STREPITOSA</td> <td class="pag"><a href="#strepitosa">36</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO SECONDO PAOLO ARCARI</td> <td class="pag"><a href="#significati">51</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IL FUTURISMO E LA SATIRA</td> <td class="pag"><a href="#satira">62</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'INCENDIARIO</td> <td class="pag"><a href="#incendiario">67</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VILLA CELESTE</td> <td class="pag"><a href="#celeste">81</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA FIERA DEI MORTI</td> <td class="pag"><a href="#fiera">89</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IL PRINCIPE E LA PRINCIPESSA ZUFF</td> <td class="pag"><a href="#zuff">103</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA MORTE DI COBÒ</td> <td class="pag"><a href="#cobo">113</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA REGOLA DEL SOLE</td> <td class="pag"><a href="#regola">131</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LE CAROVANE</td> <td class="pag"><a href="#carovane">145</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA CITTÀ DEL SOLE MIO</td> <td class="pag"><a href="#solemio">151</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LE BEGHINE</td> <td class="pag"><a href="#beghine">161</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VISITA ALLA CONTESSA EVA PIZZARDINI BA</td> <td class="pag"><a href="#pizzardini">171</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>E LASCIATEMI DIVERTIRE! (Canzonetta)</td> <td class="pag"><a href="#divertire">179</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>AL MIO BEL CASTELLO.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>QUANDO CAMBIAI CASTELLO</td> <td class="pag"><a href="#cambiai">187</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LE MIE PASSEGGIATE</td> <td class="pag"><a href="#passeggiate">197</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IL MIO CASTELLO E IL MIO CERVELLO</td> <td class="pag"><a href="#cervello">205</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA CIOCIARA IN LUTTO</td> <td class="pag"><a href="#ciociara">211</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA MANO</td> <td class="pag"><a href="#lamano">221</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'OROLOGIO</td> <td class="pag"><a href="#orologio">237</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CHERUBINA</td> <td class="pag"><a href="#cherubina">247</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>GINNASIA E GUGLIELMINA</td> <td class="pag"><a href="#ginnasia">255</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IL BALLO</td> <td class="pag"><a href="#ballo">261</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IL PRANZO</td> <td class="pag"><a href="#pranzo">269</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>LA VISITA DI MR. CHAFF</td> <td class="pag"><a href="#visita">275</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-</p>
-
-<div class="titlepage large">
-<p>
-ANNO QUINTO
-</p>
-
-<p>
-POESIA
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">organo del FUTURISMO</span>
-</p>
-
-<p>
-Direttore F. T. MARINETTI
-</p>
-
-<p>
-ha pubblicato versi inediti dei maggiori poeti contemporanei:
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">Mistral, Paul Adam, Henri de Régnier, Catulle Mendès, Gustave
-Kahn, Vielé-griffin, Verhaeren, Francis Jammes, Mauclair, Jules
-Bois, Stuart Merrill, Paul Fort, la Comtesse de Noailles, Jane
-Catulle Mendès, Rachilde, Hélène Picard, H. Vacaresco,</span> ecc.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">G. D'Annunzio, Pascoli, Marradi, Bracco, Butti, Colautti, D. Angeli,
-Silvio Benco, Elda Gianelli, A. Baccelli, Ada Negri, G. P. Lucini,
-D. Tumiati, G. Lipparini, Cavacchioli, Paolo Buzzi, Corrado
-Covoni, A. Palazzeschi, Libero Altomare, G. Carrieri,</span> ecc.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Swinburne, Symons, Yeats, Fred. Bowles, Douglas Goldring,
-Smara, Alexandre Macedonski, Dehmel, Arno Holz, Valère Brussov,
-Salvador Rueda, E. Marquina, A. Gonzales-Blanco, Santiago
-Arguëllo,</span> ecc.
-</p>
-
-<div class="titlepage">
-<p>
-<b>ABBONAMENTO ANNUO:</b> in Italia L. <b>10</b> — all'estero L. <b>15</b>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ogni numero, in Italia, L.</i> <b>1</b>.
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="opere">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-Edizioni Futuriste di “POESIA”
-</p>
-
-<p>
-L'ESILIO. Romanzo di <b>Paolo Buzzi</b>, vincitore del 1º Concorso
-di «Poesia»:
-</p>
-
-<p>
- Parte Prima: <i>Verso il baleno</i> (elegantissimo volume
- di 300 pagine con copertina a colori di Enrico
- Sacchetti) <span class="last-r">L. 2,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
- Parte Seconda: <i>Su l'ali del nembo</i> (elegantissimo
- volume di 300 pagine con copertina a colori di
- Enrico Sacchetti) <span class="last-r">»&nbsp; 2,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
- Parte Terza: Verso la folgore (elegantissimo volume
- di 500 pagine con copertina a colori di Enrico
- Sacchetti) <span class="last-r">»&nbsp; 2,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
-L'INCUBO VELATO. Versi di <b>Enrico Cavacchioli</b>,
- vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo
- volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a
- colori di Romolo Romani) <span class="last-r">»&nbsp; 3,50</span>
-</p>
-
-<p>
-GIOVANNI PASCOLI. Studio critico di <b>Emilio Zanette</b>,
- vincitore del IIIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo
- volume con maschera disegnata da Romolo Romani) <span class="last-r">»&nbsp; 3,50</span>
-</p>
-
-<p>
-LA LEGGENDA DELLA VITA. Versi di <b>Federico De Maria</b>
- (elegantissimo volume stampato su carta di lusso) <span class="last-r">»&nbsp; 3,50</span>
-</p>
-
-<p>
-IL VERSO LIBERO. — Parte Prima. — Studio critico di <b>Gian
- Pietro Lucini</b> (elegantissimo volume di 700 pagine
- con acquaforte di Carlo Agazzi) <span class="last-r">»&nbsp; 6,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
-IL CARME DI ANGOSCIA E DI SPERANZA, di <b>Gian Pietro
- Lucini</b> (esaurito a beneficio dei danneggiati del
- terremoto di Sicilia e Calabria) <span class="last-r">»&nbsp; 1,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
-D'ANNUNZIO INTIMO, di <b>F. T. Marinetti</b> (traduzione
- dal francese di L. Perotti) — <i>Esaurito</i>.
-</p>
-</div>
-
-<div class="opere">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-</p>
-
-<p class="center large">
-Edizioni Futuriste di “POESIA”
-</p>
-
-<p class="pad2">
-LE RANOCCHIE TURCHINE. Versi di <b>Enrico Cavacchioli</b>,
- vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegante volume,
- con copertina a colori di Ugo Valeri) <span class="last-r">L. 3,50</span>
-</p>
-
-<p>
-ENQUÊTE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE et MANIFESTE
- DU FUTURISME, par <b>F. T. Marinetti</b> <span class="last-r">»&nbsp; 3,50</span>
-</p>
-
-<p>
-REVOLVERATE, Versi liberi di <b>Gian Pietro Lucini</b>
- (elegantissimo volume di circa 400 pagine, con
- Prefazione di F. T. Marinetti) <span class="last-r">»&nbsp; 4,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
-AEROPLANI. Versi liberi di <b>Paolo Buzzi</b>, col
- Secondo Proclama futurista, di F. T. Marinetti
- (Elegantissimo volume di circa 300 pagine) <span class="last-r">»&nbsp; 3,50</span>
-</p>
-
-<p>
-L'INCENDIARIO. Versi liberi di <b>Aldo Palazzeschi</b>,
- col Rapporto sulla Vittoria futurista di Trieste
- (elegantissimo volume di circa 300 pagine) <span class="last-r">»&nbsp; 3,50</span>
-</p>
-
-<p>
-MAFARKA IL FUTURISTA. Romanzo di <b>F. T. Marinetti</b>,
- tradotto da Decio Cinti (Elegante volume di circa
- 350 pagine) <span class="last-r">»&nbsp; 3,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>D'imminente pubblicazione:</i>
-</p>
-
-<p>
-FUTURISTI E PASSATISTI. Documenti discorsi e polemiche (Un
- volume illustrato di 400 pagine) <span class="last-r">L. 3,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
-LES REMPARTS DU PASSÉ. (Un volume illustré de 400 pages) <span class="last-r">»&nbsp; 4,&nbsp;—</span>
-</p>
-
-<p>
-LA VICTOIRE DU FUTURISME. (Un volume illustré de
- 400 pages) <span class="last-r">»&nbsp; 4,&nbsp;—</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-FRATELLI TREVES, EDITORI — MILANO
-</p>
-
-<p class="pad2 center">
-<i>D'imminente pubblicazione:</i>
-</p>
-
-<p class="center x-large">
-RE BALDORIA
-</p>
-
-<p class="center small">
-TRADUZIONE DELLA TRAGEDIA SATIRICA
-</p>
-
-<p class="center large">
-LE ROI BOMBANCE
-</p>
-
-<p class="center x-small">
-di
-</p>
-
-<p class="center">
-F. T. MARINETTI
-</p>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of L'Incendiario, by Aldo Palazzeschi
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO ***
-
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-
-
-
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-
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-
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