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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: L'Incendiario - col rapporto sulla vittoria futurista di Trieste - -Author: Aldo Palazzeschi - -Release Date: October 15, 2016 [EBook #53287] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - _PROPRIETÀ LETTERARIA_ - - Milano 1910 — SOCIETÀ ANONIMA POLIGRAFIA ITALIANA — Via Stella, 9 - - - - - ALDO PALAZZESCHI - - - L'Incendiario - - - _COL RAPPORTO_ - _SULLA VITTORIA FUTURISTA_ - _DI TRIESTE_ - - - - EDIZIONI FUTURISTE - DI “POESIA„ - MILANO — VIA SENATO, 2 - 1910 - - - - -Opere di ALDO PALAZZESCHI: - - - _Poesia_: - - I CAVALLI BIANCHI — (Esaurito). - LANTERNA — (2ª ediz.). _Edit. Cesare Blanc, - Firenze_ L. 2. — - POEMI — _Editore Cesare Blanc, Firenze_ L. 5. — - - _Romanzo_: - - RIFLESSI — _Editore Cesare Blanc, - Firenze_ L. 2. — - - _In preparazione_: - - SIGNOR PERELÀ — Romanzo. - - - - -RAPPORTO - -sulla vittoria del Futurismo a Trieste. - - -Il nostro treno corre verso Trieste, rossa polveriera d'Italia. - -Oh! rabbia di sentirci, noi, poeti futuristi, portatori d'idee -esplosive, demolitori della vecchia Italia, imprigionati in uno -scompartimento come aquile in una gabbia.... Ma le anime nostre -s'avventano nel buio, precedendo la locomotiva che si sforza di -seguirci. - -Non è lontano il giorno in cui per forza si dovranno constatare sui -nostri cadaveri ammonticchiati la straziante sincerità del nostro -programma e la tragica serietà della nostra violenza. Questo però non -c'impedisce di essere allegri, pazzamente allegri, questa sera, non -foss'altro che per schernire la lentezza del treno sgangherato che ci -trasporta, scricchiolando per tutta la sua nera ossatura, battendo i -denti sonori, trascinando le ferree pantofole e sdraiandosi in tutte -le stazioni come un ubbriaco nella luce vinosa di tutte le bettole: -Treviglio, Brescia, Verona.... - -— Bando alla musoneria e alla gravità! - -— Noi andremo alla guerra danzando e cantando. - -— Ecco Vicenza.... Questa nebbia puzza di vecchia beghina! osserva Aldo -Palazzeschi. - -— Attraversiamo infatti l'anima tabaccosa e ammuffita del senatore -Fogazzaro.... Che schifo! - -Centinaia di fanali elettrici sfilano davanti a noi, a destra e a -sinistra.... Sono i nostri luminosi sputacchi futuristi, lanciati nelle -tenebre immonde. - -All'alba, il confine: tragici burroni sassosi, probabile teatro di una -battaglia di domani. Ognuno di noi già si sceglie, muto, il suo posto -di combattimento. - -Cormons, Miramar.... ed ecco il mare Adriatico, grigia immensa bandiera -spiegata, che palpitando aspetta dal sole i suoi tre colori trionfali. - -Finalmente, Trieste!... Un crepitare di grida infiammate, un -lampeggiante scoppiare di urrah! Tutti i nostri amici son venuti ad -aspettarci. Cento mani appassionate si tendono verso di noi.... Cento -sguardi ebbri e inebbrianti cercano febbrilmente fra noi l'unico dio -invisibile: l'esaltante vessillo italiano! - - -Alle sette di sera, dietro al sipario del Teatro Rossetti, noi -contendiamo i lembi tricolori di una poesia al capo della polizia -austriaca, pettoruto e bardato di decorazioni, mentre una folla -torrenziale inonda fragorosamente le gallerie.... - -Quando ci mostriamo finalmente alla ribalta, tutto il popolo di -Trieste è davanti a noi.... tutto, con l'ardente gioventù dei suoi -maschi bellicosi, con lo scintillìo di eleganza parigina che dà -risalto alla flessuosità appassionata delle sue donne. A destra, in -un palco, la grazia felina e squisitamente spirituale di Delia Benco, -scrittrice ispirata, dallo stile affascinante come la sua _toilette_ -artisticamente originale. Con lei è Silvio Benco, l'illustre e grande -romanziere del _Castello dei desideri_. Nello stesso palco, Willy Dias, -la geniale scrittrice di cento indimenticabili novelle, e la bellissima -signora Ciatto. In un palco più vicino alla scena, la superba figura, -romantica e notturna, di Nella Doria Cambon, poetessa dal volo pensoso -e nostalgico. Le sta al fianco l'amica nostra Elda Gianelli, poetessa -che inneggiò recentemente al verso libero con ala di genio. - -In platea, la signorina Haydée, la scrittrice ben nota che tanto -onora Trieste col suo versatilissimo ingegno; il dottor Prezioso, -grande patriota, giornalista-principe, dominatore di pensieri e di -folle; il direttore dell'_Indipendente_, Zampieri, fortissimo campione -dell'irredentismo; il dottor Cimadori, il poeta Riccardo Pitteri, il -dottor Spadoni, Carlo Banelli, l'avvocato Costellos, presidente della -Società Filarmonica, l'ingegnere Menesini, il poeta futurista Luigi -Crociato, il poeta Cesare Rossi, e moltissimi altri notabili della -città. - -Fuori, rumoreggia violentemente la marea d'un migliaio di persone, tra -le fetide dighe dei poliziotti. - -Ci sono dei professori, dei pedanti, degl'invalidi, nella sala? Noi non -li vediamo.... Silenzio di Corte d'Assise nel momento della sentenza, -o, piuttosto, silenzio di profondità sottomarine, ove io scaglio le -frasi del mio discorso, come siluri contro le vecchie galere romane che -beccheggiano invisibili sul fluttuare del pubblico: - - - _AMICI, NEMICI FORSE!_ - - _Giudico necessario premettere alcune brevissime spiegazioni alla - nostra declamazione di poesie futuriste._ - - _Anzitutto, che cosa vuol dire _Futurismo_? In termini molto - semplici, _Futurismo_ significa odio del passato_. - - _Noi ci proponiamo infatti di combattere energicamente e di - distruggere il culto del passato, ed obbediamo in ciò all'istintivo - bisogno di difendere le nostre forze vive, che vogliono liberamente - ed interamente esplicarsi prima di estinguersi._ - - _Considerate che il numero dei grandi uomini defunti è quasi - infinito: sono eserciti formidabili di genii morti, ormai - indiscussi, che accerchiano e schiacciano la esigua legione dei - vivi. — A quelli e per quelli, tutto è concesso: libere le strade, - spalancate le porte, profuso il denaro. — I vivi, invece, non - raccolgono che dileggi, insulti, calunnie, e patiscono la fame!_ - - _Nella repubblica dell'arte, particolarmente, coloro che difendono - ed esaltano i morti, lo fanno per una subdola vigliaccheria e per - l'invidia che ispirano loro gli uomini veramente vivi._ - - _Si uccide un poeta giovane e forte, scaraventandogli addosso la - mummia cartacea di un grande poeta morto da cinquecent'anni. Gli - editori cestinano i manoscritti di un genio affamato, per prodigare - il loro denaro nella ristampa di capolavori d'epoche lontane. I - miliardari sprecano somme favolose nella compera di cose che non - hanno altro valore che quello di essere corrose e consunte dal - tempo._ - - _Si esumano musiche fredde e soporifere, statue insignificanti, tele - tarlate e annerite, mentre musicisti, scultori e pittori viventi - aspettano invano, nel buio di una sordida miseria, il divampare - vittorioso delle loro creazioni. Quando non si può uccidere un - giovane con un cadavere esumato, gli si scagliano attraverso le - gambe dei vecchi rimbambiti, dei fantocci rispettati, o degli - stomachevoli opportunisti._ - - _È perciò che noi, nell'arte, nella politica, e, insomma, in ogni - manifestazione di vita, combattiamo brutalmente la religione del - passato e il rispetto di tutto ciò che è antico._ - - _Proclamiamo cretina la massima: _«in medio stat virtus»_, e odiamo - tutti i mezzi termini. Disprezziamo e combattiamo tutte le forme - di obbedienza, di docilità, d'imitazione, i gusti sedentari, e - glorifichiamo invece i nomadi, i refrattari e le grandi belve - libere._ - - _Disprezziamo e combattiamo le maggioranze avvelenate e corrotte - dal potere, i divieti dell'opinione corrente i luoghi comuni della - morale e della filosofia._ - - _Nel campo letterario propugnamo l'ideale di una grande e forte - letteratura scientifica, la quale, libera da qualsiasi classicume, - da qualsiasi purismo pedantesco, magnifichi le più recenti scoperte, - la nuova ebbrezza della velocità e la vita celeste degli aviatori._ - - _La nostra poesia è poesia essenzialmente e totalmente ribelle alle - forme usate. Bisogna distruggere i binari del verso, far saltare - in aria i ponti delle cose già dette, e lanciare le locomotive - della nostra ispirazione, alla ventura, attraverso gli sconfinati - campi del Nuovo e del Futuro! Meglio un disastro splendido, che - una corsa monotona, quotidianamente ripresa! Già troppo a lungo - furono sopportati i capi-stazione della poesia, i controllori di - strofe-letto, e la stupida puntualità degli orari prosòdici._ - - _In politica, siamo tanto lontani dal socialismo internazionalista - e antipatriottico — ignobile esaltazione dei diritti del ventre — - quanto dal conservatorume pauroso e clericale, simboleggiato dalle - pantofole e dallo scaldaletto._ - - _Noi esaltiamo il patriottismo, il militarismo; cantiamo la - guerra, sola igiene del mondo, superba fiammata di entusiasmo e - di generosità, nobile bagno di eroismo, senza il quale le razze si - addormentano nell'egoismo accidioso, nell'arrivismo economico, nella - taccagneria della mente e della volontà._ - - _Disprezziamo e combattiamo la tirannia dell'amore, che specie nei - popoli latini, falcia le energie degli uomini d'azione. Combattiamo - il rancido sentimentalismo, l'ossessione dell'adulterio e della - conquista femminile, nel romanzo, nel teatro e nella vita. Vogliamo - insomma sostituire, nelle immaginazioni, giovanili, alla figura - stucchevole del Don Giovanni, quelle violente e dominatrici di - Napoleone, di Clémenceau e di Blériot._ - - _Tutto ciò, naturalmente, contraria ed esaspera le maggioranze; - ma noi Futuristi, noi Estrema Sinistra della letteratura, ce - ne rallegriamo, poichè solo temiamo le facili approvazioni e - gl'insipidi elogi dei mediocri._ - - _Sicuri e convinti che nulla vi sia di più facile e di più - spregevole insieme che il piacere al pubblico, solleticandone i - gusti volgari, noi preferiamo piacere soltanto al nostro ideale, e, - al pubblico ostile, non domandiamo che fischi!_ - - -Uno scoppio formidabile di applausi.... Le carene del passato si -sfasciano nella risacca sbatacchiante delle mani entusiasmate. - -Ed ecco Armando Mazza, dal gran corpo atletico, avanzarsi come un -lottatore. La sua voce tonante sfonda le pareti del teatro e sembra -coprire tutto il mondo delle nostre prime volontà futuriste. In verità -i saggi mummificati, i custodi del buon senso e tutti coloro che -portano sulla schiena la loro poltrona come le testuggini il guscio, si -sentono schiacciati dal passo di quel gigante che con alte grida chiama -alla riscossa gl'incendiarii. - -Abbasso i musei! Riseppelliamo i morti! Glorifichiamo la violenza! -Viva la guerra! Morte ai pacifisti! Abbasso le maggioranze sedentarie! -Gloria alle belve!... Altrettanti pugni roventi nei petti freddolosi -dei Passatisti, arbusti scarniti e contorti dalla lava sui fianchi di -un vulcano! - -Poi, i poeti futuristi, uno dopo l'altro, con una disinvoltura da -studenti in baldoria, versano a fiotti il rosso vino della sublime -poesia in tremila coppe invisibili, tese freneticamente a volerlo. - -Ma, ad un tratto, scoppia un gran baccano e s'accende un parapiglia -infernale. - -Si urla allo scandalo; mani di spettatori naufraganti si aggrappano -alle poltrone; altre stringono disperatamente rotonde calvizie, -come se abbrancassero il mondo per salvarlo. Occhi moribondi cercano -ansiosamente dei crocifissi introvabili. Cresce il tumultuare della -calca: è la grande insurrezione delle mummie. Non una italiana: -tutte austriache o _leccapiattine_. Ma la possente gioventù trionfa. -Tutti i maschi sono in piedi, e coi pugni, con gli scoppi della voce, -costringono i morti a ricoricarsi nei loro scanni tombali. - - -Il soffio dell'entusiasmo ci spinge fuori e ci trasporta per le vie di -Trieste. - -Entriamo nel _Caffè Milano_, fornace da cui si sprigionano e scattano, -investendoci, i tizzoni in fiamme dei più entusiastici urrà! Sulla -grande tavolata fraterna, il sangue delle gote, il fuoco delle voci, i -vermigli fermenti della poesia e del patriottismo.... Aldo Palazzeschi -dice con raffinata sapienza le sue belle poesie: _Villa Celeste_, _La -Regola del Sole e Palazzo Mirena_, contenute in questo volume. Poi -Armando Mazza è costretto a declamare per la terza volta il celebre -_Manifesto_. Tutti gli alcool traboccano, scorrono e s'incendiano. -Sorge un giovane dagli occhi elettrizzati d'ingegno, che clama la sua -professione di fede futurista, la sua ardente simpatia pel nostro -movimento di ribellione contro il passato.... Tutti lo ascoltano -intenti, ed egli, invaso da un furore ispirato, scarica in alto mille -idee paradossali, come tanti razzi sguscianti senza posa da una botte -pirotecnica. Quell'uomo è il forte poeta triestino Mario Cavedali. - -Intorno a lui si affollano moltissime altre figure bellicose di -pubblicisti, di letterati, di artisti: i valorosi patrioti fratelli -Tamaro, redattori dell'_Indipendente_, il fervido giornalista Mario -D'Osmo, l'inesauribile _pince-sans-rire_ Doro Finzi, il maestro -Saragoz, Barison, l'insuperabile violinista, il geniale poeta Arturo -Bellotti, Oberdorfer, l'energico segretario e difensore dell'Università -del Popolo, l'elegantissimo De Sala, corrispondente del _Figaro_, il -biondo e simpatico Paolo Zampieri, Augusto Datta, il poeta Dolcetti, -Mario Alberti, Guido degli Sforza, Gualtiero Finzi, ed altri ed altri -ancora. - -Si odono a quando a quando le schioccanti risate dello spiritosissimo -Nordio. Si alza l'avvocato Tedaldi, che declama un'ode del Carducci con -emozione di cuore, efficacia di gesto e tonante forza di voce. - -Usciamo dal _Caffè Milano_ per portare la nostra focosa anima italiana -entro il covo notturno degli ufficiali austriaci: l'_Eden_. - - -Vi troviamo invece molti ungheresi che accompagnano con gesti e con -danze un'impetuosa zuffa di violini tziganeschi. Essi ci salutano -clamorosamente, inneggiando alla liberazione dell'Ungheria e di -Trieste, e — allegri martiri del patriottismo — si torcono sulla sonora -graticola del _cembalum_, sotto le rabbiose sferzate dei violini. - -Gioia, follia e guerra! - -Alcuni ufficiali austriaci, in un angolo, hanno l'itterizia della loro -bandiera. - -Quando usciamo, una frenetica ebbrezza goliardica e gaiamente vandalica -agita la nostra irruente colonna. - -Noi, futuristi, proclamiamo senz'altro la morte della saggezza, -l'ignominia della parola _prudenza_.... Guai a chi non è capace di -audacie teppistiche! Guai a chi, ogni notte, non si sente signore -assoluto della città e gonfio di disprezzo per coloro che dormono! - -In lunga fila indiana, camminiamo prima rapidamente e poi ci slanciamo -a passo di corsa, formando festoni rumorosi e beffardi intorno alle -facce lorde dei poliziotti, vespasiani ambulanti. - -Così correndo, giungiamo al Molo San Carlo. Un gran veliero che fora -le nuvole coi suoi tre alberi altissimi.... Fin dove salgono, quegli -alberi? Bisogna pur saperlo!... Su! Su!... Chi potrebbe impedirci di -seguirne l'acuto slancio verso il cielo? Che importa se il veliero -oscilla, se il sartiame miagola al soffio rovesciante della bora?... -E ci arrampichiamo su per l'albero maestro, in cerca di nidi di -stelle.... Di lassù, ci sarà forse anche dato di scorgere all'orizzonte -i fanali della formidabile squadra di Bettolo, a cui forse giungeranno -le nostre grida di ansiosa chiamata! - - -Ci si avvia verso Servola, i cui fumi biancastri laggiù, sembrano -pilastri enormi eretti a sostenere le rosseggianti vôlte della -notte.... Lieti come scolari in libertà, ci agitiamo intorno alle pance -fuligginose delle ferriere, che partoriscono muraglie di bragia... -Grida di vittoria erompono dai nostri petti.... Finalmente, le più -folli immagini futuriste si realizzano: ecco edifici di fuoco che -camminano, si sventrano e rovesciano a terra viscere di topazi e di -rubini! - -Noi assistiamo così alla fusione del nuovo sole futurista, più -colorato, più fantastico, più caldo del vecchio sole di ieri. Ne -sorvegliano l'immane colata incandescente i mostruosi camini, giganti -burberi, impennacchiati di fumo che nemmeno si sentono passar tra i -piedi le stridule fughe dei treni, sorci di ferro spaventati.... - -Oh! come invidiamo le case appollaiate sulle colline circostanti, -le case attente a cui la gioia ubbriacante del fuoco incendia gli -occhi ogni notte. Come invidiamo le nuvole dalle facce accaldate e -l'orizzonte marino solcato da lunghi riflessi scarlatti! - - -A Trieste, i giovani non dormono mai. Igienica insonnia, che ci fa -divorare il gran pranzo futurista offertoci dagli amici e servito -spiritosamente a rovescio, così: - - _Caffè_ - _Dolci memorie frappées_ - _Frutta dell'Avvenire_ - _Marmellata di gloriosi defunti_ - _Arrosto di mummia con fegatini di professori_ - _Insalata archeologica_ - _Spezzatini di passato con piselli esplosivi in salsa storica_ - _Pesce del Mar Morto_ - _Grumi di sangue in brodo_ - _Antipasto di demolizioni_ - _Vermouth_. - -Dappertutto, nelle sale sontuose della _Filarmonica_, nei -salotti intellettuali, nei ritrovi mondani, le dame rivaleggiano -nell'accoglierci con regale e squisita cortesia, affascinate piuttosto -che sgomentate dalla violenza incendiaria delle nostre volontà -futuriste. - -Partiamo a malincuore, ma già rivolto lo sguardo ad altri campi di -battaglia, e Trieste ci accompagna al treno acclamandoci ancora con le -voci squillanti dei suoi cento figli più eletti, che galoppano intorno -alla nostra carrozza, e ci salutano col grido di _Viva l'Italia!_ _Viva -il Futurismo!_ - - _F. T. Marinetti._ - - - - -Le fanfare della stampa - - - Il Futurismo e i Futuristi - difesi da: - - Silvio Benco, Elda Gianelli, A, Bellotti - Paolo Arcari, A. Scocchi, V. Cuttin, Augusto Datta - G. Giacomelli, A. Tamanini, ecc. - - -TRIESTE ELETTRIZZATA. - - -SILVIO BENCO - -presenta i futuristi nel “Piccolo„. - -Serata di poesia futurista: la chiamano veramente i manifesti e gli -striscioni apparsi in gran numero a tutte le cantonate della città. -Infatti i sei giovani poeti che reciteranno mercoledì i loro versi al -Politeama Rossetti hanno accettato come insegna del loro sodalizio il -manifesto del futurismo lanciato l'anno scorso dal Marinetti: del quale -manifesto molto si rise e molto si discusse, e si rise perchè veramente -andava oltre a ogni seria intenzione di rinnovamento letterario; e -si discusse perchè spalancava ambo le porte a un problema che è forse -il supremo problema della letteratura: è fatale che l'arte si atteggi -sempre conforme al passato, e si giudichi sempre con le opinioni che -furono del passato? ovvero non deve trarre essa i suoi impulsi dalle -concitazioni della vita moderna, e giudicarsi a norma delle aspirazioni -che ciascuno di noi ha verso il futuro? - -Il manifesto del futurismo premette dunque una contraddizione alla -legge del perpetuo ritorno di ciò che fu; e se questa è una legge, esso -contiene un'illusione o un inganno, se no è una legge, esso contiene, -in forme brutali, un'enunciazione di verità. Il che non può decidersi -dopo un anno dall'apparizione del manifesto, e mentre il mosto fermenta -e non si è fatto vino. Non giudichiamo dunque il futurismo che allo -stato di ebollizione; limitiamoci a presentare i futuristi che sono -allo stato solido di personalità: uno di essi, e il loro capo, F. T. -Marinetti, non ha più nemmeno bisogno di presentazione; poichè già -lo conosce il nostro pubblico come un poeta d'impulso e di fervida -fantasia: all'opera sua nell'ultimo anno non aggiunse che un dramma, -_Les poupées électriques_, inventato molto ingegnosamente sul tema -delle segrete affinità delle anime che sì sostituiscono inconsce l'una -all'altra, dapprima nell'indeterminatezza delle commozioni psichiche, -poi nella concretezza delle sensazioni. Non è necessario nemmeno -presentare il giovane siciliano Federico De Maria, che fu l'anno -scorso fra i lettori dell'Università del popolo: il suo libro _La -leggenda della vita_, scritto quasi tutto in versi liberi, ma con rime -e assonanze e ricchezza di melodia, lo rivelò come uno dei poeti che -meglio fanno suonare il lor pensiero nella armoniosità della lingua -nostra. - -Una sorpresa per il pubblico potrebbe essere Paolo Buzzi, il più -complicato temperamento del gruppo. Vasto intelletto; volontà ambiziosa -e tenace che lo disciplina a una costanza di lavoro quasi sovrumana; -gusto non ancora purificato, non ancora naturalmente sensibile alle -proporzioni di ogni opera d'arte, qualunque essa sia. È milanese. -Sorse anni or sono, vincitore di un concorso letterario della rivista -_Poesia_, con un romanzo, _L'esilio_, dove aveva cercato di mettere -tutta la sua mente: e poichè la mente era vasta, il romanzo uscì in tre -volumi. Troppo; non tutto aveva lo stesso valore; ma c'erano capitoli -mirabili per verità e ricchezza di colore, per lucida esposizione di -idee, per trascrizioni d'una vorticosa vita fantastica. La stessa -impressione d'un uomo che ha molte cose da dire si riceve dal suo -volume di versi _Aeroplani_. Il contenuto ne è più denso, più vario -che nei consueti libri di versi; la vita delle città vi è vissuta con -una anima complessa d'uomo che sente dentro di sè una folla; la natura -vi è descritta con colori che paiono e sono nuovi soltanto perchè -sono più esatti. Ma anche qui regna talvolta il disordine, la febbre -dell'improvvisare, l'irriflessione, la mancanza di associazione delle -idee e di continuità delle forme; è un vigoroso e penetrante ingegno -non ancora tanto padrone della sua vita strabocchevole da placarla in -un'opera d'arte. - -Enrico Cavacchioli invece, è un artista: cesella le strofe, e le -fonde nello stampo del bronzo; scrive di rado in versi liberi come i -suoi compagni, e non sono i suoi versi migliori. La sua originalità -è fatta di precisione: precise le visioni, per quanto strane, morbose -e macabre; preciso il vocabolo; preciso e ben ponderato il suono. Se -qualche suo componimento ha la forza dell'allucinazione, la ricava -dalla saldezza, dall'incisività di ogni segno tracciato dal suo stile -acuto ed acre. - -Di Aldo Palazzeschi confessiamo di non conoscere che una poesia, ma -bellissima: _La regola del sole_. È scritta con una espressione di -candore e di umiltà appropriata alla visione ingenua; con un ritmo da -fiaba, morbidamente irregolare e dolcemente monotono. Ricorda, per la -ispirazione e per le forme, il Maeterlinck della prima maniera: _Les -sept princesses_. Ma non si può dire che lo imiti; fa una propria opera -d'arte, molto limpida, molto chiara, interessante. Infine Armando -Mazza, poeta pur lui, ci è annunziato come un magnifico dicitore -di versi, e come tale ebbe gran plauso a Palermo. Egli reciterà non -soltanto le proprie poesie, ma anche quelle d'altri futuristi: Libero -Altomare, Corrado Govoni, e infine di colui che questa pleiade di poeti -venera come il suo sole: Gian Pietro Lucini, un poeta lombardo che da -più di vent'anni vive in continuo arricchimento e in continuo rigurgito -del pensiero e in indefesso fermento e che ha scritto, tra dieci libri, -in una forma di versi inventata da lui, un fervido, caleidoscopico -poema di evocazione del settecento filosofico e lussurioso: _La -prima ora de la Accademia_. Egli, per vero, si schermisce dall'essere -futurista; ma i futuristi dicono che è il loro padre. Già, ogni futuro -ha un passato. - - _Silvio Benco._ - - -ELDA GIANELLI - -presenta i Futuristi nell'“Indipendente„. - -Dei sei poeti futuristi che Trieste intellettuale è chiamata a sentire -domani a sera — e sappiamo ben viva la curiosità del nostro pubblico -— Aldo Palazzeschi è uno dei più giovani. Pure egli ha al suo attivo -parecchi volumi: _I Cavalli Bianchi_, _Lanterna_ poemi; _Riflessi_ -romanzo. Annunzia: _Il Codice di Perelà_, e intanto raccoglie l'eco -della critica giornalistica sui _Poemi_, ampio volume di aristocratica -edizione fiorentina. - -Trovai, tornando appunto da Firenze, i _Poemi_, l'estate passata; e non -ebbi agio nella stagione di segnalarli ai lettori dell'_Indipendente_; -i quali, di quelli della modernissima scuola, conoscono già da lungo -F. T. Marinetti il duce, come i giovani chiamano mano il direttore -di _Poesia_: il _principe dei guerrieri_, come lo chiama Paolo Buzzi -dedicandogli il suo inno alla guerra. Ed è infatti una guerra che -i giovani combattenti per l'avvenire dell'arte sostengono. Questi -giovani sono i primi, contrariamente a tutta la violenza del programma -futurista, a riconoscere, a salutare la bellezza del passato che fu -bellezza. Il loro odio è per le muffe, che mai sono state altro, e -ostentano sempre, in tutti i rami dell'arte e della vita, il più feroce -misoneismo, e vorrebbero soffocare ogni nuova germinazione, ciechi -contro nuovi colori e nuove forme, solo perchè non corrispondono -a colori e forme catalogate e lustre della patina del passato; -disperatamente sorde contro ogni nuova armonia incomprensibile -all'ovatta dei loro orecchi. - -Battaglia accanita quella dei giovani che non vogliono entrare nella -strada della vita coi soliti ritornelli belanti, con le solite -genuflessioni a una retorica ch'essi non sentono e non accettano -per canone d'arte. Nè può meravigliare o disgustare l'irruenza, -la scompostezza del loro gesto di battaglia, il linguaggio che par -talora di un fervore pazzesco, se pensiamo alla fredda malignità, allo -scherno velenoso che in ogni tempo accolse ogni giovanile rivoluzione -letteraria. Che non fu lanciato dal livore — eh, la parola è ben -giusta! — di coloro che si videro minacciati nel lor comodo adagiamento -nei versi cantabili, contro le prime barbare del Carducci? Ora le -barbare, invecchiate a loro volta, dovettero cedere al verso libero, -il quale è assai meno libero di quello che a orecchi profani possa -sembrare, e ha leggi d'armonia che sfuggono non soltanto a chi non ha -orecchio poetico, ma anche più a chi non ha anima poetica. Fate pur -prosa, adorna o disadorna, e mettetela a righette e chiamatela verso -libero, se piace a voi. Gli esperti, i senzienti del verso libero, i -poeti, ve la bolleranno per prosa egualmente. - -Marinetti esordì con un poema in verso libero magnifico di slancio, -potente di colore: _La Conquête des Étoiles_, del quale fu già parlato -su queste colonne. In Francia, dove da un pezzo i _verslibristes_ -s'imponevano, fu da Gustavo Kahn chiamato questo poema: _un bel -effort lyrique de beaux vers français d'une forme libre, originale et -rare_. Prova che i versi liberi possono assai distinguersi tra loro, -aristocrazia e volgo, come ogni cosa di questa terra e del cervello -umano. - -I futuristi del resto non si preoccupano d'imporre un genere di poesia -o l'altro, e non comandano i versi liberi. Enrico Cavacchioli ha -quartine mirabili di grazia e freschezza. Paolo Buzzi incatena talvolta -nell'apparente metro libero i metri più ovvii, che tutti direbbero -ottonarî, settenarî, senarî, quinarî, se li vedessero stampati a -lineette, e pochi forse sanno trovare e far cantare nelle prolisse -righe dei versi liberi de' suoi _Aeroplani_. - -Federico de Maria è poeta assai noto e caro ai giovani d'Italia, poeta -d'ardimento e di sentimento profondo. - -Del Mazza, che dicono mirabile dicitore, ed esporrà versi del Lucini, -del Govoni, dell'Altomare, non conosco l'opera originale. - -Di Aldo Palazzeschi, dico brevemente come me lo concede lo spazio. Non -è facile definirlo, o bisognerebbe conoscere tutta l'opera sua. Non -so i suoi poemi precedenti a questi, nè il suo, o i suoi romanzi. In -questi poemi s'atteggia a semplice. Una grazia un po' malata che si -compiace di foggiarsi modi qualche volta infantili, primitivi; ma che -ha pure una sentimentalità sincera, penetrante. - - Chi sono? - Son forse un poeta? - No certo. - Non scrive che una parola, ben strana, - la penna dell'anima mia: - follia. - Son dunque un pittore: - Neanche. - Non à che un colore - la tavolozza dell'anima mia: - malinconia. - Un musico allora? - Nemmeno. - Non c'è che una nota - nella tastiera dell'anima mia: - nostalgia. - Son dunque... che cosa? - Io metto una lente - dinanzi al mio cuore - per farlo vedere alla gente. - Chi sono? - Il saltimbanco dell'anima mia. - -Non dice una cosa nuova il Palazzeschi. Fu sempre dato dei giullari ai -poeti d'ogni genere e d'ogni forma. Coloro che si danno da sè stessi -del saltimbanco, figurarsi se sono presi alla lettera dagli uditori -o lettori di buona volontà! Taluno mi disse che il giovane poeta fu -bistrattato dalla critica benevolente. Non so. - -Mi parve bene riprodurre questa sua autopresentazione oggi che egli -viene fra noi. Noi sappiamo che non avviene mai che i saltimbanchi -di professione si diano questo nome. Tutt'altro! I Dulcamara della -piazza e dell'arte ostentano anzi titoli accademici e quando lo possono -cavallereschi. E quand'anche fosse, Pierrot in arte non è sinonimo di -pagliaccio ma di melanconico. - -Ed è un melanconico sognatore il Palazzeschi, un dipintore di -fantasime. E hanno un fascino le figure ch'egli evoca con versi piani, -piani, ad arte puerili. - -Tre piccole figlie stanno — apro a caso i Poemi — innanzi a Madama -Matrigna. Vestono a mezzo lutto, tengono il volto abbassato, sono tutte -confuse. In abito di crespo giallino, a pieghe e rigonfi, la matrigna -guarda, un poco sorridente, le piccine. Esse sono venute a pregarla di -parlar loro, e insistono supplichevoli che parli. - - Ma non delle cose passate... - Ma non delle cose avvenire - Parlate, parlate, signora matrigna! - Ci sembra... ci sembra il vostr'occhio - che guardi... e non guardi... - Parlate, parlate! - In punta del labbro ci avete. - Signora Matrigna, - non so... non sappiamo... - ci avete un sorriso... maliardo, - un tenue sorriso ritorto - che nasce, si torce e finisce. - Un riccio eguale portate - in mezzo alla fronte. - Signora Matrigna, parlate, parlate. - -Non è mirabilmente espressa in questa accorata sollecitazione l'ansia -delle tre piccole in lutto che si raccomandano alla donna vestita di -giallo, che per loro rappresenta la sfinge? - -Di questi quadri vaghi, semplici tratti di penna, eppur profondamente -espressivi, il Palazzeschi ne ha in quantità. Come ha bizzarrie che -parrebbero inqualificabili e nondimeno son note d'un sentimento vivo -che restano nei nostri orecchi, gamma che involontariamente la memoria -ci ripete. - -Non sono versi quelli della Fontana malata, per esempio. Ma quella -fontana noi la vediamo e la sentiamo tossire. Così vediamo il Borgo -tramontano, che non ha finestra al sole e le tien tutte chiuse, tutta -la giornata, per aprirle soltanto all'ora del tramonto che gli abitanti -e le campane salutano; per ritirarsi e tacere poi fino al tramonto -seguente. Così vediamo Regina Carmela e Regina Carlotta e le Nutrici, e -le Nazarene, donde forse il primo germe di quella stupenda Regola del -Sole, che il poeta dirà, crediamo, alla serata aspettata. La Regola -del Sole è un ordine di mistiche adoratrici dell'astro. Un gruppo di -signore s'è comperata un'isoletta in mezzo al mare, donde non si vede -terra nè vicina nè lontana, e ivi vivono beate, nella loro strettissima -clausura, aspettando ogni giorno il sole, meste nei giorni di nebbia, -felici in quelli di splendore. E non muoiono d'alcun male, si spengono -dolcemente, e quando una trapassa le altre la cantano beata perchè -salita ad unirsi al sole. - -Insomma domani il pubblico triestino avrà l'impressione immediata della -poesia che è l'ultima espressione moderna ed il primo passo verso un -rinnovamento, speriamo, felice. - - _Elda Gianelli._ - - -AUGUSTO DATTA - -nell'“Azione Socialista„. - -Mercoledì 12 avrà luogo al Politeama una serata di lettura poetica alla -quale, per la prima volta in Trieste, prenderà parte un gruppo di poeti -italiani che leggeranno i loro componimenti. - -I poeti che udremo sono tra quelli che aggruppatisi intorno alla -rivista «Poesia» diretta da Marinetti e che già conta cinque anni di -vita, sono assurti alla fama benchè giovanissimi. Merito questo che -va attribuito alla Rivista stessa la, quale ebbe sempre per scopo -principale di sostenere le giovani forze nel campo della letteratura. - -Per dare al pubblico un'idea di questa serata, nulla è più -consigliabile di una scorsa all'ultimo fascicolo di questa rivista -battagliera dove sono raccolti gli ultimi lavori inediti dei poeti -Paolo Buzzi, Enrico Cavacchioli, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi e -del direttore Marinetti. Questi poeti si distinguono per una grande -audacia d'ispirazione e benchè diversi nella loro estrinsecazione -artistica, sono tutti animati dall'identico ideale di rinnovazione -letteraria e dal medesimo odio per ogni forma di classicismo rancido e -di convenzionalismo accademico. - -Furono vivamente combattuti recentemente, quando con soverchia violenza -forse, ma con profonda sincerità, si battezzarono _Futuristi_ cioè -_avveniristi_ ad oltranza, inalberando come un vessillo, il famoso -manifesto del Futurismo pubblicato dal _Figaro_ di Parigi e lanciato -con tanto clamore attraverso l'Italia. - -Il pubblico che non potè farsi un'idea esatta di ciò che _futurismo_ -vuol dire, giudicherà il 12 gennaio le opere di questi giovani poeti -futuristi, i quali null'altro desiderano, in fondo, che una maggiore -libertà letteraria di fronte alle tendenze viete e retrograde di cui si -fanno forti alcuni dei poeti moderni. - -Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli sono già noti per i loro volumi: -_Aereoplani e Incubo velato_ che suscitarono violenti polemiche e -approvazioni vivissime; Aldo Palazzeschi, di cui leggiamo in «Poesia» -una squisita fantasia poetica: _La regola del sole_, leggerà brani del -suo volume di prossima pubblicazione: _L'incendiario_. - -Vi sarà fra loro un mirabile declamatore: Armando Mazza, già molto -applaudito nei teatri di Palermo, il quale dirà alcune poesie di -giovani poeti del medesimo gruppo ma che per ragioni diverse non -potranno partecipare a questa interessante serata. - -Udremo così i versi di Gianpietro Lucini, di Libero Altomare, Giuseppe -Carrieri, Enrico Cardile, Mario Betuda, Luciano Folgore, Berardo -Sbraccia e di molti altri. - - _Augusto Datta._ - - -LA VITTORIA STREPITOSA. - - -SILVIO BENCO - -nel “Piccolo„. - -Un magnifico teatro: le poltroncine tutte occupate, la platea zeppa, -le gallerie ben popolate. Il «futurismo» ha agitato la curiosità del -pubblico, e il pubblico, scoccata appena l'ora, non nasconde la sua -impazienza di vedere i «futuristi». Compariscono alla ribalta: sono -tre: Marinetti, che il pubblico riconosce e saluta con un applauso, -Aldo Palazzeschi e Armando Mazza. I due altri che erano promessi, Paolo -Buzzi ed Enrico Cavacchioli — lo annuncia il Marinetti — non poterono -allontanarsi da Milano: le loro poesie saranno recitate da lui e dai -colleghi. Frattanto, alla recitazione delle poesie il duce della scuola -vuol premettere un breve esordio per dichiarare in che consista il -futurismo. L'esordio è violentissimo; nè crediamo il pubblico abbia -mai ricevuto sulla faccia parole più violente. Afferma la volontà di -svincolare i vivi dai morti, la volontà di intraprendere una acerrima -lotta perchè una quantità di poeti, di pittori, di musicisti, di -statuarî dei nostri tempi, che dimenticati o ignorati, patiscono la -fame o soccombono moralmente all'avvilimento e alla tristezza, abbiano -una buona volta sgombro il cammino da quel culto del passato e delle -glorie fatte e strafatte al quale con neghittoso misoneismo dedica -tutta sè stessa l'umanità. Il futurismo vuole la gloria per gli artisti -vivi; non per gli artisti morti. Se il suo libero linguaggio offende le -abitudini del pubblico, il Marinetti riconosce al pubblico il diritto -di fischiarlo; non chiede applausi, ma fischi. - -Il pubblico invece applaude. Il discorso era stato detto con veemenza: -conteneva una rivendicazione sociale dei diritti dell'arte giovane e -diseredata; la folla vi aveva riconosciuto un'idea generosa e non aveva -badato all'aggressività della forma. - -Quindi si levò Armando Mazza e declamò il noto manifesto del -«futurismo». Una voce forte e squillante; un dicitore che par -tranquillo e padrone di sè. Due buoni polmoni e un'uniforme inflessione -energica sostituiscono la varietà dell'espressione e il colorito che -non è molto ricco. Ma il manifesto contiene cose troppo enormi, per -essere ascoltate placidamente, o sia pure con amabile scetticismo, da -un'assemblea di duemila persone: quando si giunge agli incendî delle -biblioteche, agli annegamenti dei quadri e delle statue trovate nei -musei, alla gioia vandalica degli incendiarî dalle dita carbonizzate, -sorgono mormorii, poi grida ostili ed opposizioni clamorose. Una parte -del pubblico batte le mani; un'altra parte fischia e rumoreggia; dalle -gallerie si saetta qualche invettiva. - -L'irrequietudine, che a quando a quando è tumulto, continua mentre -Aldo Palazzeschi recita con voce fievole e bianca la sua _Regola del -sole_. Egli sciupa completamente la sua poesia che, a leggersi, è -bellissima. Pochi soltanto ne colgono qualche parola; gli altri cercano -distrazioni. - -È il momento di maggior trambusto della serata. Poi l'ordine si -ricompone; e la recitazione può continuare senza impedimenti. Ma la -tempesta, piccola o grande che fosse, si è ripercossa sul palcoscenico: -la voce di Armando Mazza non è più quella, e anche il suo modo di -leggere i versi, con il testo sotto gli occhi e presentandosi di -profilo al pubblico, è il meno comunicativo che possa essere. Il -giovane dicitore non è ancora avvezzo ad affrontare la folla; il -Marinetti invece sì; la padroneggia con bella forza nervosa; e riesce -ad imporle e a farle gustare la larga linea di due liriche di Paolo -Buzzi e dell'_Eroe futuro_ di Federico de Maria. Sono gli squarci più -applauditi. Si recitano anche brani di Libero Altomare, di Corrado -Govoni, del Cavacchioli e la folta e meditata sì, ma eternamente lunga -poesia che Gian Pietro Lucini compose per la sciagura di Sicilia e di -Calabria. - - . . . . . . . - - _Silvio Benco._ - - -A. BELLOTTI - -nell'“Indipendente„. - -A proposito di futurismo e di poeti futuristi, molti si chiedevano -in questi giorni di fervida pubblicità per gli albi, che cosa -veramente volesse dire questo benedetto futurismo, che cosa veramente -pretendessero i cinque nomi di poeti che facevano capolino ad ogni -svolto di via: Marinetti, Buzzi, Cavacchioli, Palazzeschi, Armando -Mazza. - -C'era un programma, una formula nuova che unisce in collettività -poetica questo gruppo di giovani coraggiosi? Oppure il futurismo non è -altro se non una bandiera per essere sventolata d'occasione, tanto per -costringere tutti i pigri ad accorgersi anche di questi ribelli figli -dell'oggi? - -Occorre la violenza della pubblicità per scuotere l'interesse -sonnecchiante. Ed il duce dei futuristi, il principe di questi -guerrieri lo sa molto bene, ed a parere di certuni abusa della violenza -della réclame. Benchè infine la réclame d'oggigiorno nè sia uguale -nè possa essere simile a quella in uso 50 o 100 anni or sono. Tutto -è suscettibile di trasformazione, ed ormai sarebbe sciocco ancora il -credere... al trionfo della modestia. - -La serata non fu priva d'incidenti. C'era dell'elettricità nell'aria. -Il teatro aveva un aspetto dei più imponenti. Folla in platea, -nelle poltroncine; folla nelle gallerie, nel loggione. La repubblica -letteraria triestina figurava nei palchetti. - -Indispose alquanto una parte del pubblico l'annuncio che, dei cinque -poeti futuristi, non poterono recarsi a Trieste che tre: Marinetti, -Mazza e Palazzeschi. Mancavano Paolo Buzzi e Cavacchioli. - -Il poeta Marinetti diede con brevi parole d'esordio la risposta a -quelli che si chiedevano cosa fosse il futurismo. - -Sorse quindi Armando Mazza a dire con tono veramente di fuoco tutto il -primo proclama futurista, che a suo tempo venne pubblicato e criticato -dai diversi giornali del regno e di Francia, mentre sarebbe stato -meglio non l'avesse detto, perchè fece suscitare in vari punti proteste -di diverso genere fra alcune persone del pubblico. Alle proteste da -qualche parte si rispose con applausi. S'incrociarono nell'aria pure -delle insolenze. - -Il baccano ebbe il massimo delle sue vibrazioni, quando il dicitore, -urlando con polmoni di ferro e senza scomporsi menomamente alle -proteste, diceva: «Noi incendieremo le biblioteche, distruggeremo le -gallerie, bruceremo i musei!» - -Sedati i rumori si passò alla declamazione dei versi. Venne il turno -al poeta Aldo Palazzeschi, che ha un torto e purtroppo senza rimedio: -Ha un organo vocale troppo delicato per un ambiente come il Politeama -Rossetti. Perciò la declamazione della sua poesia _La regola del sole_ -andò tutta confusa alle interruzioni d'una parte del pubblico. E fu -davvero peccato. In un ambiente più intimo dovrebbe indubbiamente -piacere. - -Il rimanente del programma venne allora sostenuto tutto dal Marinetti -e dal Mazza. Udimmo ora da uno ora dall'altro versi già letti in -_Poesia_, la rivista milanese diretta dal Marinetti. Armando Mazza -lesse una lirica di Corrado Covoni, una _Canzone folle_ del Marinetti, -un frammento del _Canto d'angoscia e di speranza_ del Lucini e qualche -cosa del Cavacchioli. Peccato che lo sforzo fatto dal Mazza nel dire -il manifesto del futurismo, lo abbia poi reso quasi afono, mentre -prometteva così bene nella declamazione. - -F. T. Marinetti fu il più fortunato dei tre; seppe conservare -inalterato il suo organo vocale in sino alla fine. - -Disse degnamente i _Desideri_ di Libero Altomare, colorì a dovere la -canzone _All'eroe che verrà_ di Federico de Maria Piacque nella lirica -Alla Poesia di Paolo Buzzi e rese con efficacia tutta la tristezza del -_Canto dei reclusi_ del medesimo autore. Ma s'ebbe un vero successo -quando declamò la sua ben nota ode _All'Automobile_; ode che gli veniva -chiesta con insistenza da più parti nel teatro. Coronò il suo dire una -salva di ben nudriti applausi. - - _Arturo Bellotti._ - - -A. SCOCCHI - -nell'“Emancipazione„. - -A Trieste, prima fra tutte le città italiane, i Futuristi hanno -affrontato, con la violenza travolgente dell'enunciazione del loro -programma, il pubblico d'un vasto teatro affollatissimo, forse perchè -qui il tradizionalismo ha radici meno profonde, e le idee di modernità -incontrano minor resistenza, fors'anche per un omaggio alla città -vibrante di patriottismo, fervida nella lotta, talora cruenta, d'ogni -giorno. Non potevano però certamente sperare di svellere con l'urto -impetuoso, veemente, le barbe sprofondate negli strati accumulati dalle -generazioni anteriori, nè questo sarà mai possibile. E se possibile -fosse, sarebbe sciagura. - -L'urlo incendiario per i musei e le biblioteche destò un altro urlo: -di protesta. Ma l'inno alla giovinezza, alla forza, alla guerra per -il diritto, al patriottismo, alla ribellione del lavoro, al gesto -violento, ebbe una eco di entusiasmo in alcuni, di consentimento in -altri, di rispetto nel resto. - -Si sentiva l'alto peana delle palestre e dei «fortiores», dei fabbri -e delle officine; il grido della gioventù e dei proletari, che con -lo sguardo all'avvenire, scavalcando le dighe del conservatorismo, si -slanciano alla conquista d'un mondo ideale, esuberanti di vigoria. - -La letteratura rispecchia la vita sociale. Il periodo presente — -seguito a quello effervescente ch'ebbe la più estesa manifestazione -nel 48 — è di stasi, di lento riformismo, di materialismo e di -utilitarismo. Il socialismo s'è invecchiato, si è adagiato in un alveo -di adattamento, si è accomodato col privilegio dinastico e conservatore -per scalfirlo, e perdette la propria potenza. - -Alla nuova generazione si offrono insegnamenti di opportunismo -machiavellico e di servilità. Ma essa sente d'essere chiamata a una -funzione ben diversa. I grandi passaggi nella storia non avvennero mai -che attraverso gli urti e le lotte. Negli ambienti ammuffiti le energie -giovanili si sfibrano; altro è il loro campo di azione: il campo -aperto, libere esse e svincolate dai ceppi del passato. I Futuristi, -giovani non ancora trentenni, si fanno interpreti del sentimento della -età propria, lo spingono fino all'acutezza, all'iperbole, scagliando -dietro le spalle il dardo della protesta e dell'invettiva. È lo sforzo -per lo sgombro del terreno, per la rincorsa necessaria. - -Con pari ardore, se non nella stessa forma, la giovane generazione -dell'inizio del secolo scorso assalì il vecchio classicismo, di cui -erano stati luminari un Alfieri, un Monti, un Foscolo. I giovani -d'allora avevano sentito il bisogno di ringagliardire la letteratura -nel contatto popolare, considerando le lettere mezzo di rigenerazione -civile. - -L'albore del romanticismo fu rivoluzionario. Classicisti erano i -gazzettieri venduti al governo austriaco a Milano. Gli scrittori -romantici del «Conciliatore» conobbero lo Spielberg e l'esilio. Se il -primo nucleo di giovani romantici si fosse presentato in un teatro, -non sarebbe stato diverso il contegno del pubblico d'allora da quello -di oggi verso il nucleo futurista: simpatia nei giovani, scherno nei -vecchi. - -Alle fiamme le biblioteche e i musei: ecco l'iperbole. - -Non alle fiamme; ma nemmeno i giovani si chiudano nel culto dello -stantìo, docili ai vecchi, obliando la missione dell'età propria. - -I periodi rivoluzionari e riformistici, d'azione e di riposo (cioè di -studi storici, di commemorazioni) si avvicendano. L'Italia moderna ha -bisogno di spingersi innanzi; dopo quarant'anni di raccoglimento, alla -generazione nuova incombe l'obbligo di rinnovellare la vita nazionale -interna ed esterna: in fonderle lo spirito di iniziativa, scuoterla e -chiamarla all'alta sua missione tra i popoli. - -I vecchi sorridono perchè non capiscono: hanno l'anima gelida. - -Distruggere le biblioteche? No! Trarne anzi gli ammaestramenti delle -attività delle generazioni che s'affacciarono con idee nuove, e -lottarono e si sacrificarono e vinsero. Ma non incartapecorirsi fra -i testi antichi, mentre la squilla invita la gioventù a' cimenti -generosi! - -Il futurismo ha le sue iperboli, ma ha un fondo di verità e di -sincerità. - -Il passato non va distrutto: le generazioni non vivono a sè e per se: -l'umanità è continuità: la somma del sapere accumulato e conquistato -finora è proprietà nostra e dell'avvenire. Ma non nel passato dobbiamo -vivere: è questa la parola di verità, purgata dalle esagerazioni -rettoriche, del Futurismo. E questa la fede dei giovani, cantata da -Goffredo Mameli, dal poeta morto giovane con la spada in pugno, sugli -spalti di Roma, per un'Idea che non ha visto ancora sorgere la sua -alba: - - Ad altri le memorie, - i secoli che furo. - A noi la speme, l'etere, - l'immenso del futuro; - altri lo sguardo trepido - nel sol morente intenda, - sul raggio estrema penda - che moribondo splende: - al nuovo sol, che giovine - sull'orizzonte ascende - la nostra musa il cantico - e l'anima sacrò. - Triste chi piange un giorno - che non farà ritorno, - che nel passato andò. - -Tra le forze grette, utilitarie, riformiste, machiavelliche, -profondamente conservatrici, e le nuove forze impetuose futuriste -risultante fecondatrice di rigenerazione si risveglierà l'idealismo -generoso e altruista, animatore delle lotte cruente per il rigoglio -della Nazione e l'ascensione della folla operaia. - - _Angelo Scocchi._ - - -G. GIACOMELLI - -nell'“Osservatore Triestino„. - -Davanti a un uditorio ch'era la gran folla del Politeama, si -presentarono iersera tre dei cinque poeti futuristi che avevano -annunciato la lettura dei loro lavori. - -F. T. Marinetti lesse prima una sua spiegazione sul futurismo, -dicendolo «distruzione del passato», un bando a tutte le vecchie forme -d'immaginazione e di prosodia, perchè si cantino liberamente la vita -e le conquiste della scienza, si canti tutto ciò che è lotta, dalla -guerra alla patria, dal militarismo «all'opera distruggitrice dei -libertari.» - -Il signor Mazza declamò poi il «Manifesto del Futurismo», requisitoria -violentissima contro tutto il passato, sfolgorante nella forma, potente -nella densità dei concetti e nella franchezza senza esempio che giunge -a invocare la demolizione dei musei e delle biblioteche, concedendo -tutt'al più che vengano visitati una volta l'anno come i cimiteri. - -Tale violenza rivoluzionaria provocò qua e là nell'uditorio una -forte reazione e predispose male per ascoltare «La regola del sole», -grazioso lavoro di linee delicatissime, detto con voce troppo fioca, -dal suo autore signor Palazzeschi. Ma i futuristi, nemici acerrimi -d'ogni opportunismo, non se ne preoccuparono e i signori Marinetti e -Mazza s'avvicendarono nella lettura di poesie futuriste del Lucini, -del Cavacchioli, del Buzzi, dell'Altomare, del Covoni, del De Maria -e proprie. Potente, grandiosa la visione poetica del terremoto di -Messina, del Lucini, e l'ode all'automobile del Marinetti; vivi -quadretti della vita quelli del Buzzi; serena visione della natura «La -gioia» del Cavacchioli; vigorosa immaginazione la poesia «All'eroe che -verrà» del De Maria; fantasime fulgenti quelle del Govoni. - -Tutti questi lavori, che accanto a squarci di bellezza suprema, -presentano qualche pecca di esagerazione o di soverchia insistenza -nello svolgimento di certi concetti, s'impongono per l'assoluta -libertà di ritmo e perchè mirano all'armonia invece che alla melodia, -ma s'impongono anche perchè in essi la lingua «viva» della nazione -italiana è assurta a solo istrumento di espressione, a solo elemento -di forma e d'immaginazione, così che tutte le immagini, tutte le -pennellate, le descrizioni, le visioni, vi scaturiscono vive dalla vita -d'oggi e non v'ha sillaba che ricordi il passato. - -L'uditorio — in gran parte d'invitati — posto a fronte di una sì franca -rivoluzione di giovani ingegni, si divise in due campi: chi disapprovò -e chi applaudì; e gl'incidenti furono molti, molte le scaramucce a -parole. - -Fu vittoria? Si tratta di futurismo e si lasci ai... posteri più o meno -vicini di giudicare. Ad ogni modo anche la musica del Wagner fu detta -dell'avvenire, ma è ormai di tutti i tempi. - - _Giacomo Giacomelli._ - - -V. CUTTIN - -nella “Coda del Diavolo„. - -Magnifici dicitori, forti martellatori d'immagini nove, fervidi ribelli -codesti nuovi bardi che sul palcoscenico del Politeama Rossetti, al -cospetto dell'Areopago borghese, hanno strappato tutti i veli alla loro -Musa futura, accusata al pari di Frine, d'essere troppo audace, troppo -libera, ma altresì troppo bella nella rigogliosa espansione di una -giovinezza insofferente di leggi e di pastoie retrive. - -Il pegaso della giovane scola futurista ha lasciato le vecchie ali tra -i rosai dell'Arcadia; lo slombato aganippeo poledro, è uscito a libera -pastura e s'è rifatto forte, snello, audace nella rinnovata lena che -gli viene da un'incontesa e animatrice libertà d'orizzonti luminosi. - -Afferrato alla sua criniera, il _rinnovatore_ (al secolo F. T. -Marinetti) s'è slanciato lontano dai campi mietuti dall'artifizio, è -fuggito dai vecchi sacelli in cui poltriscono le reliquie della vecchia -Musa nella patena del classicismo e tra i fiori — ormai polverosi — del -romanticismo. - -E sulle orme del _forte_ tutta una giovane falange di poeti dell'Italia -rinnovantesi si è slanciata alla conquista di «più spirabil aere» -gettando alle ortiche il liuto del menestrello e movendo fra le ruine -di Delfo, «con la fiaccola in pugno e con la scure.» - -Una torma d'anarchici del ritmo ha assaltato le alture olimpiche, ha -incendiato i secolari allori ramificanti sui piedistalli arcaici delle -Muse, ha disperso al vento della libertà i residui della paleontologia -poetica e, giunta alla sommità, ha lanciato agli echi attoniti del -passato il fiero grido di ribellione: «Noi siamo la vita.» - -E infatti, iersera, ascoltando i cinque bardi del futurismo, noi -abbiamo avuto quest'impressione diretta: Questa è la poesia che vive. - -Per un istante il nostro spirito è uscito dal Museo delle vecchie -concezioni, ha fatto di cappello al portiere del Museo: il manierismo, -e s'è trovato in piena vita, nell'intensa vibrazione concentrica che va -dall'universo al cuore. - -E invero, la poesia, come sgorga dalle labbra di F. T. Marinetti -è un'iride di tutte le voci misteriose che l'anima intende e che -la passione ripercote nella Vita: è la Verità che sgorga limpida, -impetuosa dalla sorgente dello spirito non annebbiato dal pregiudizio -dell'antico e oppressivo culto della forma. Si potrà discutere in -qualche sua enunciazione il futurismo, ma non si deve negare che -l'ideatore, l'iniziatore, l'apostolo del futurismo, sia un grande, -un meraviglioso ingegno. E perciò a Marinetti va il nostro plauso -incondizionato, plauso che già iersera espresse il consentimento del -pubblico intelligente. - -Enrico Cavacchioli, che conobbi e ammirai nello specchio chiarissimo -delle «Ranocchie turchine», è grande anch'esso nella forza della -concezione nella robusta martellatura del verso, che pare niello ed è -ferro fucinato. - -E così i due poeti Buzzi e Mazza (ai quali l'indole di questo periodico -non mi consente di dedicare nemmeno poche linee) apparvero iersera -degni del Maestro e del Duce. - -F. T. Marinetti è decisamente fortunato: la sua scuola non perirà -perchè il successo n'è affidato a discepoli di tempra superba e di -nobilissimo ingegno. - -L'accademia poetica di iersera fu indubbiamente la consacrazione -ufficiale del futurismo. - - _Vittorio Cuttin._ - - -A. TAMANINI - -nell'“Arte„. - -La viva curiosità di udire il geniale e sbrigliato poeta Marinetti, -direttore di _Poesia_ e i quattro poeti che formano lo stato maggiore -del «futurismo», attrasse mercoledì sera al Politeama, gran folla di -pubblico. La curiosità era resa più viva dal fatto che secondo una -intervista di Giuseppe Piazza, pubblicista della _Tribuna_, anche -Gabriele d'Annunzio, preso dal «futurismo», intenda uscire bruscamente -dall'atmosfera mitologica e classica della sua _Fedra_ per attaccarsi -alle figure ultramoderne di Wilbur Wright, di Blériot, di Farman e -di Latham. Al suo interlocutore confidò le sue ricerche riguardo una -nuova nomenclatura italiana su tutto ciò che concerne l'aeroplano. -Aggiungendo che l'aeroplano — che è divenuto il simbolo del futurismo, -come espressione d'un assoluto distacco dal passato — ha una parte -molto importante e quasi essenziale nel suo ultimo romanzo: «Forse che -si, forse che no». Ciò è indiscutibilmente un risultato dell'influenza -del futurismo. Il movimento, condotto con arditezza dal geniale -direttore di _Poesia_ si propone di allontanare i poeti creatori delle -vecchie e rancide leggende, e dalle ricostruzioni storiche che sono -tanto care ai professori ellenisti e latinisti, che non vivono che di -storia morta. - -Nella esposizione del programma dei futuristi, il Marinetti disse in -termini molto vibrati e con parole... incendiarie, che buona parte del -pubblico interpretò alla lettera, caricando l'ambiente d'elettricità -ostile, il bisogno che devono sentire i poeti di abbandonare finalmente -gli eroi antichi, le deità mitologiche, i tramonti del sole ed i chiari -di luna, fatti per gl'innamorati sentimentali, per cantare invece la -velocità impressionante dell'automobile, il taciturno suicidio dei -sottomarini, le battaglie celesti degli aeroplani, le rivolte popolari -e le lussuriose notti delle grandi capitali. - -Secondo i «futuristi», infine, è assolutamente necessario fare «tabula -rasa» di un passato troppo venerato e troppo imitato. Ciò disse anche -con parole di fuoco Armando Mazza, suscitando applausi e... proteste -vivaci. Dopo che il Palazzeschi con fievole voce ebbe declamato la sua -poesia _La regola del sole_, il Mazza disse una _Canzone_ folle del -Marinetti, un frammento del _Canto d'angoscia di speranza_ del Lucini, -mentre il Marinetti declamò col maggior successo _I Desideri_ di Libero -Altomare, la canzone _All'eroe che verrà_ di Federico de Maria, la -lirica _Alla Poesia_ ed il _Canto dei reclusi_ di Paolo Buzzi. Chiuse -la serata l'ode _All'Automobile_, che procurò al Marinetti calorosi -applausi. - - _Attilio Tamanini._ - - -I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO - -secondo PAOLO ARCARI - -nel giornale clericale - -“L'Avvenire d'Italia„ di Bologna. - -Parliamone, adunque, poichè non se ne vuole parlare in Italia. Molti -pubblicisti hanno, credo, un alto concetto dell'efficacia della loro -parola ma è certo che sentono ancora più profondamente l'importanza del -loro silenzio. Essi credono che un movimento non possa in niun modo -venir meglio combattuto che tacendone gli inizii e smorzandone gli -echi. Chi facesse ingiusto giudizio del valore della stampa potrebbe -sentire in tale opinione il sofisma della mosca cocchiera: chi invece -ha l'orgoglio di questa tribuna quotidiana vi avverte un'illusione -visuale dannosa. - -Il silenzio non ha mai impedito a chi sia nato vitale di crescere e di -espandersi ma lo ha anzi quasi invigorito fasciandolo di orgoglio; così -come gli strombazzamenti elogiosi non hanno mai conteso vittoriosamente -all'oblio nulla che fosse meritevole di cadervi presto e per sempre. -Tutte le dominazioni intellettuali della seconda metà dell'ottocento si -sono imposte non solo attraverso le più aspre polemiche ma sopratutto -vittoriose delle più deliberate trascuranze. - -Eugenio Torelli Viollier, quando assisteva alla maggiore influenza del -_Corriere_, riluttava per nobili scrupoli morali a parlare di Gabriele -D'Annunzio. Ora, nell'egemonia del cantore delle _Laudi_, il giudizio -che quel, pur accorto, pubblicista credette di esprimere col silenzio -è infecondo di effetti: e la fama si stabilisce e si allarga malgrado -passati e presenti taciturni. Niuno invece può far il nome di certo -componimento drammatico di Felice Cavallotti senza che gli si presenti -spontaneo ed inseparabile il ricordo delle aspre polemiche dallo -stesso Torelli Viollier aperte e sostenute sul merito reale della sua -invenzione. - -Il che significa che il silenzio nella sua qualità di resistenza -negativa, una volta sorpassato, non esiste più, mentre la parola -insegue la parola, mentre la forza attiva, avida e non disdegnosa del -dibattito, raggiunge e circonda la forza. - -I destini della vita e della morte delle correnti ideali non stanno nel -pugno della critica, risiedendo invece nel seno delle energie spontanee -di tutta una civiltà e di un'epoca intiera, ma alla critica appartiene -molto di più: l'ufficio elettissimo che Socrate chiamava la maieutica: -aiutare cioè la generazione degli indirizzi decisivi obbligandoli a -prendere coscienza di loro stessi, la missione insieme di porre in -salvo dalle sconfitte gli elementi di vero che ogni più errata dottrina -porta sempre con sè. - -Se dunque il futurismo fosse un pericolo per le direttive dei giovani -artisti non sarebbe mai col silenzio che noi gli stenderemmo attorno -una guardia profilattica. Ed in questo senso vedeva assai giusto -Innocenzo Cappa quando, a proposito di Enrico Cavacchioli, di uno cioè -dei maggiori fra le schiere del Marinetti e del futurismo, scriveva -al _Viandante_: «Milano, accorgendosene, potrebbe impedirgli di -insatanassarsi nell'iperbole». - -Ma, dicono altri, questi futuristi non vogliono appunto se non che -noi ce ne accorgiamo. Non vedete che tutto ciò che fanno e dicono ha -il solo scopo di far parlare di loro? Sono pronti a ricevere tutto; -contumelie e sberleffi, tirate d'orecchio e manciate. Hanno pubblicato -in _Poesia_ le risposte più pungenti e più ironiche al manifesto del -futurismo: le letterine pepate di Pierre Loti e del Claretie. Perchè -accontentare questa fame di «grida», passione che li scorona di ogni -luce e di ogni significato? - -Ed ecco un secondo abbaglio. L'ipotesi della vanità morbosa, è in linea -non di valutazione ma di studio di qualsivoglia fenomeno, semplicista -ed ingenua come quella della frode nella sociologia settecentesca. -Come non vi è astuzia umana capace di creare istituti e gerarchie -atte a resistere alla più breve esperienza di tempo, così artificio -speculatore di notorietà, assillante ricerca di atteggiamenti anomali, -bisogno ed ossessione di vellicare il pubblico curioso non giungono -a produrre una foggia del pensiero sottratta a legami di accordo e di -antitesi colle storiche adiacenze, ribelle ad esprimere suo malgrado le -tendenze dell'epoca nella quale essa si manifesta. - -Nella frase volutamente provocatrice dello stupore, dello sprezzo o -dello sdegno dei contemporanei è nascosto un contenuto inconscio e -quindi sincero: la rappresentazione ideale dell'attaccamento comune -all'idolo aggredito, o di una larga stanchezza per culti durati da -troppo tempo. - -L'anima dell'insulto, sotto al desiderio di offendere, è il -convincimento che alcuno possa esserne offeso. Così il desiderio -resta immutabile, ma i convincimenti cambiano e si sostituiscono e tal -aggettivo suona innocente oggi che ledeva ieri l'onore, ed espresse -l'elogio tal altro che servirà a significare il biasimo domani. - -Senza iniziare ancora questa esegesi psicologica osserviamo che già -un primo valore sintomatico il futurismo l'ha nel suo bisogno di echi -immediati. I futuristi si accontentano di «un decennio per compiere -l'opera loro». Oggi i più anziani, fra essi, hanno trent'anni. «Quando -avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi -ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. — Noi lo -desideriamo!». - -Il Loti, piacevolmente, se ne conturba ed azzarda la domanda: «A -che cosa posso dunque esser buono ancora?». Ma Andrea Ibels, senza -preoccuparsi dei limiti d'età, enuncia rigido la propria teoria: -«Ogni epoca non deve avere che i suoi artisti: e questi, una volta -invecchiati, devono sparire tosto che sorga la novella aurora. Che cosa -mi cale di vivere domani nella memoria degli uomini? È il sole radioso -dell'oggi che desidero e che voglio con tutte le forze del mio corpo e -del mio spirito». - -Il poeta non vuol più vincere il tempo, ma frustare e sottomettere gli -astanti. Dove troviamo più il casto desiderio dell'«amplesso aereo in -faccia all'avvenir» onde erano febbricitanti le giovinezze poetiche? -La rapida evoluzione dei gusti e delle tendenze ha scosso la fede nel -sopravvivere delle opere d'arte; insieme l'intensità, la ricchezza -della vita presente, l'odierno lussureggiare dei frutti della notorietà -fanno più desiderabile all'orecchio il sussurro dell'attenzione -generale. Ma accanto a siffatto accendersi di cupidigie vi è uno -scoppiettìo di dispetti e d'invidie. - -Invidia contro qualche recente, il Carducci o il D'Annunzio per -l'Italia, la cui poesia sia doviziosa di troppa cultura storica. -I futuristi alla storia sostituiscono la geografia: scavalcano il -Gange, si sdraiano nei golfi di Oman e del Bengala, si precipitano -contro i fianchi del Gorisankar, ed il prossimo romanzo del Marinetti -ci condurrà in Africa colle avventure del futurista Mafarka. Invero -la poesia non abbandona per questo il gravame didascalico e non si -avvicina troppo al reale. Ma in arte la bontà d'una tendenza non va -giudicata dalla pratica e tutti i risvegli del pensiero, tutte le -indipendenze e le insurrezioni dei fantasmi sono state prodotte da un -violento richiamo all'oggi, da una scossa alla letteratura d'accademia -che sempre, per sua natura, si volge verso l'ieri ed in questa -contemplazione, come la moglie di Lot, impietra. - -Questo richiamo viene da uno scrittore, il Marinetti, che è insieme -francese ed italiano. Ed è il parossismo di reazione a due malattie -uguali e diverse delle due nazioni. In Francia il culto della -tradizione sociale, dopo l'_Etape_ del Bourget, minaccia di diventare -una sonnolenza e nasce infatti da uno stato d'animo per eccellenza -antipoetico ed antifattivo, dallo spavento della borghesia di fronte -alle nuove crisi ed alle prossime battaglie della società democratica. -Nasce cioè dal grande contatto della letteratura francese colla società -circostante e sopratutto con quei suoi centri dove la ricchezza insinua -la cultura. Questa società, quando si sentiva padrona, ispirava gli -scrittori alle maggiori audacie: poi che teme di perdere, non il -solo prestigio ma la forza reale, esercita sui letterati un malefico -influsso di terrore dell'oggi e dell'avvenire. Di fronte a questo fatto -è quasi bene che gli amici del Marinetti, come Adelsward de Fersen, -proclamino: «è meglio per l'artista congiungersi alla divina essenza -dell'avvenire, piuttosto che all'umana materialità del passato». - -In Italia il soverchio culto dell'ieri nasce da circostanze opposte; -dalla mancanza di contatto, che persiste ancora ad eccezione di alcune -metropoli, fra il letterato e la società. L'attività letteraria sboccia -quindi da un intenso commercio intellettuale col nostro passato e corre -assai spesso il pericolo di fermarsi, di morire in esso, di essere -apparentemente d'imitazione e di conferire per ciò alle manifestazioni -artistiche del nostro paese una patina d'anticaglia. Sentiamo pertanto -in questo futurismo, che tuttavia è per metà straniero, una protesta -d'orgoglio patriottico. Alcuni ce lo invidiano questo sapore di -vecchio. - -«Limitata all'Italia — scrive Enrico Bataille al Marinetti — la -rivoluzione da voi desiderata acquista un significato che fatalmente -essa non può acquistare in Francia. Ma se mai si avverasse, quanto -ce ne dorremmo, noi francesi, se ai nostri occhi di stranieri il più -gran fascino dell'Italia è di essere ritardataria». Per i futuristi -il fascino è un morbo: «Vogliamo liberare l'Italia dalla sua fetida -cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquarii. -Già troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri.» Occorre -liberarla dai Musei «cimiteri innumerevoli». «Date fuoco agli scaffali -delle biblioteche! sviate il corso dei canali contro le tele gloriose». - -Quanta retorica di proteste per rispondere a questa retorica di -aggressione! E fa quasi pena a chi ama l'esercizio del saldo pensiero -critico sui fenomeni letterarii il vedere i più andar tastoni fra -piccoli rottami di vero. Alcuni ansiosi vogliono cancellare dalla lista -di proscrizione i nomi cari, salvare dall'esterminio questo o quel -capolavoro. Ma certo! Ma tutto! Gli dei maggiori ed i minori. È una -civetteria di predilezione che sa d'orgoglio: e la vanità di Erostrato -può anche palesarsi nel salvare il tempio di Efeso. - -Non si strappano all'incendio i canti di Omero in grazia di -Carneade. E, davanti ad Omero, siamo tutti Carneadi! Il martello -degli iconoclasti che annienta in polvere inutile i marmi superbi -nella loro mutilazione è — dicono altri — istrumento di crimine, -arma di delinquenza. Tranquillatevi, più della vigilanza dei custodi -e degli amici dei monumenti sarà inibitrice possente la paura del -Codice. Tranquillatevi: il piccone non è un arnese ma una frase nella -letteratura italiana. Allora, aggiungono i terzi, se essi minacciano -senza propositi, son istrioni che vogliono divertirsi e divertire. -Anche questo è vero, un po'. Ma sul pensiero umano, miope cronico, -le immagini non si riflettono e non penetrano che ingrossate dalla -caricatura. Parlare non basta quasi mai nella polifonia di questa -vita multipla: urlare, bisogna. Perchè la letteratura si decidesse a -chiedere nuovi spiriti dallo studio dei Greci e dei Romani occorse che -qualcuno pronunciasse la blasfema invocazione di liberarcene del tutto. - -E se questi futuristi hanno dell'incendiario, del pazzesco e del -ciarlatano la colpa è un po' di tutti: dei pacifici, dei ragionatori e -dei serii che non si sforzano sempre, che non si sforzano abbastanza -a trarre dal passato le luci del presente, troppo spesso soddisfatti -d'una conoscenza virtuosa ma non meritoria, perfetta ma vuota. - -Un altro articolo del programma futurista rintrona i nostri timpani: -«Noi vogliamo questo e quest'altro, e il disprezzo della donna». - -La donna è cacciata là in fondo al periodo, simbolicamente, così come -la precipiterebbero volentieri negli anfratti tenebrosi, lungi dai -nostri occhi e dai nostri cuori. Il programma prosegue avventandosi -anche contro il moralismo, ma il Marinetti, in un'intervista col -redattore di _Comoedia_, ha difeso il «disprezzo della donna» -atteggiandosi appunto a moralista. - -L'aggressore diventa conferenziere, il suo tono si fa pacato, -insinuante, condiscendente: «Ho forse obbedito ad un eccessivo bisogno -di laconicità e mi affretto a stabilire le nostre idee su questo punto. -Vogliamo protestare contro la monotonia d'ispirazione sempre maggiore -nella letteratura fantastica; salvo nobili, ma troppo rare eccezioni, -poemi e romanzi sembrano non poter essere consacrati che alla donna -ed all'amore... Vogliamo sostituire nelle menti la figura ideale di -Don Giovanni con quelle di Napoleone, d'André e di Wilbur Wright, e, -in generale, strappare i maschi di vent'anni alla vanitosa ossessione -dell'avventura galante e dell'adulterio». - -Benissimo per il fine ma molto male per i mezzi! - -L'ossessione che distrugge la gioventù maschile non nasce appunto che -dal «disprezzo della donna». Tutti i tenori disprezzano la donna! E -il misoginismo fu è e sarà l'ultima espressione della sensualità. Lo -è nel D'Annunzio che vantate convertito al vostro programma per aver -proclamato, nella gestazione del _Forse che si, forse che no_: «Il -disprezzo della donna è la condizione essenziale dell'eroe moderno». -Lo è in voi stessi, futuristi, che nel secondo manifesto e nelle rime -d'uno dei vostri migliori, del Cavacchioli, intorbidate così spesso la -nobiltà delle forme con parole luride. - -Se acconsentissi ad adoperare la parola «femminismo» in un significato -di orgoglio sessuale direi che v'è davvero molta parte della nostra -letteratura troppo femminista o femminea. Ma ne fate parte anche voi, -perchè è quella che rinuncia all'aspra e superba virilità del pensiero, -è quella che s'accoscia o si contorce, isterica, sotto le parvenze -più superficiali della vita: è quella che ha svenimenti del senso -logico, capogiri dell'immaginazione, anemia ed incostanza del fantasma, -pallori e spaventi e titubanze, della frase, che avanza e retrocede con -passetti civettuoli, che si dondola in minuetto, incapace di procedere -con fermo desiderio al sintetico possesso del reale. Sul «giaciglio -dei vecchi metri» si sdraia davvero e dorme — come cantava il Gnoli -— la vecchia poesia, ma perchè da troppo tempo le manca il contatto -vivificatore con un vigoroso organismo di pensieri. - -Nè questo brivido di risveglio glielo darà la «piccoletta ansia -omicida» — il verso è del Cavacchioli del vostro sensualismo misogino. -La civiltà moderna, coi suoi automobili e coi suoi aeroplani, ha acceso -i nervi di entusiasmo. Volete rivendicarne la bellezza, instaurare -il «lirismo della macchina e del miracolo scientifico» estrarre un -rigoglio di fantasmi dalle officine e dalle stazioni, dalle locomotive, -dagli arsenali, dai cantieri. Dove avete ragione non siete nel nuovo, -dove siete nel nuovo non afferrate ancora l'anima di leggiadria d'ogni -più ferrea espressione della vita moderna. Se dalla scienza possa -scaturire la poesia si è discusso a lungo. Ma il problema innanzi al -filosofo dell'estetica non è mai esistito: perchè è la scienza che può -generarsi dalla poesia come il concetto dall'evoluzione del sentimento. - -Perchè, ancora, la poesia non è alcun che di consistente nella realtà -circostante e non abitava nel castello medioevale più di quel che le -sia difficile risiedere nel corpo delle locomotive. - -No, futuristi! Siete arretrati in estetica: la poesia non sta nella -locomotiva ma nello spirito dell'uomo, non abita nella Vittoria di -Samotracia ma in colui che la contempla. Non rinnovate, le logomachie -dei didascalici dal settecento a noi, zoppicanti nelle teorie e nei -versi, nel pensiero e nel ritmo. - -Per fortuna, però, voi volete esser poeti e si vuol discutervi, coi -fantasmi non colle teorie. Dunque voi dite: «la magnificenza del mondo -si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità». -Se invece di spiegare: «un automobile ruggente è bello», scriveste -che la vostra anima si fa bella, poetica di velocità, contemplando -l'automobile, ragionereste meglio. - -Ma non è questo che importa. Importa dirvi che la vostra anima potrebbe -farsi più bella scoprendo negli aspetti della civiltà nuova non la -forma d'aggressione, non i fugaci istanti di ebbrezza divoratrice -delle distanze, non le follie dei salti mortali ma tutto lo stupendo, -intenso, ininterrotto lavoro di calcolo, di pazienza, di tenacia, -di sacrificio, di concordia di opere e di intenti. La poesia umana -del lavoratore dell'officina e della locomotiva di fronte a quella -classica e georgica del pastore e dell'agricoltore, ha questo di suo -caratteristico: che l'opera dei campi si concepisce anche col desiderio -individualista di tranquillità, si immagina nella solitudine di -Robinson, mentre l'attività nuova non esiste, se non in una magnifica -armonia di sforzi collettivi, nella fusione orchestrale di tutte -le attitudini e di tutti i valori, del braccio e del pensiero, in -un'inconscia realtà di fratellanza. - -Fratellanza, fratellanza!... Ne avete abbastanza del miele, futuristi! -«O guerra, — domanda Paolo Buzzi nell'_Inno_ al Marinetti, «principe -dei guerrieri» — perchè ci anneghittiamo, ormai, nella pace? — «Attendo -la sfida e la provoco — in questa atmosfera di vili». - -Voi siete per il patriottismo. E reagite con bello slancio contro la -propaganda di debolezza contro il terrore di tutte le guerre che si -diffonde insano fra noi quando nulla ci guarentisce di non dover un -giorno difendere colle armi l'integrità della patria. - -Ma, futuristi, il novello patriottismo non deve essere esaltazione -del bel gesto individuale della temerità e della violenza. È fatto — o -dovrebbe esser fatto — di disciplina, di silenzio, di abnegazione così -come di tutto ciò è costituito ogni trionfo della vita industriale. -«Bisogna — dice il Marinetti — che i popoli prendano ogni secolo una -gloriosa doccia di sangue per la loro igiene d'eroismo». Il sangue può -dare anche la paura: quello che bisogna preparare prima è l'eroismo. -Ed è di questo che il poeta scopre nell'anima, con magistero inconscio, -igienista più certo, gli elementi primordiali. - -Il Bataille sottolineava al Marinetti chiudendo la sua lettera: -«Vogliate vedere una prova della mia alta stima personale nel fatto -d'aver risposto lungamente ed il più seriamente possibile alla vostra -inchiesta». - -Io non pretendo alla gratitudine dei futuristi. Perchè il trattare un -problema seriamente non è il massimo che posso fare per piacere a loro, -ma il minimo che debbo per rispetto a me. - - _Paolo Arcari._ - - -IL FUTURISMO E LA SATIRA. - - -GIULIO PIAZZA - -nel “Piccolo„. - - -Futuristi e futurismo. - -Quella sera all'Acquedotto si udivano dialoghi come questo: - -— Scusi è turista lei? - -— Lo fui un tempo, nella mia gioventù. - -— Allora è anche lei come Marinetti. - -— Cioè: - -— Fu.... turista. - -— Via, non mi faccia di questi discorsi pa... la... zzeschi. - -— Certo è una cosa che am... mazza. - -Il futurismo dunque è quella cosa secondo la quale bisogna far arrivare -i giovani di talento e non seguitar sempre a onorare le glorie del -passato. Dante, Shakespeare, Michelangelo, Verdi, sono da condannarsi -al rogo. Bisogna bruciare i musei, le biblioteche, le pinacoteche, ecc. -Benissimo. Abbasso le glorie del passato! Viva il signor Marinetti e -soci! E su questo siamo tutti d'accordo. Del pari si potrebbe andare -d'accordo anche là ove i futuristi affermano di non volere applausi, ma -fischi. È questione di gusti. Perchè non accontentarli? - -Certo è che il futurismo farà molto cammino. E già comincia ad imporsi. -Conosco una signorina che nel fare gli occhi di triglia a tutti i -giovanotti che incontra in società, si immagina sempre di trovare il -suo... futuro. Chi più futurista di lei? - -— Signorina, quello è un giovane di talento — le disse qualcuno -additandole uno dei suoi corteggiatori d'occasione. — Vedrà che fra -breve sarà un arrivato. - -— Ah! — rispose la bella ragazza sospirando — Preferirei che fosse.... -un _partito_. - - -Evidentemente dopo l'avvento al potere del futurismo, il passato con -tutte le sue glorie incomincia a navigare in acque alquanto torbide. E -i poeti futuristi invece nuotano sempre in mari... netti. - -La sconfitta del passato e la piena vittoria del futuro si -allargheranno poi, sperabilmente, in tutti i campi sociali e civili. - -— Signore — piagnucolava l'altro giorno un povero sarto a un giovanotto -elegantissimo — in passato ella mi aveva promesso.... - -— È ora di finirla con questo eterno culto del passato. - -— Aveva promesso di pagarmi.... - -— Sicuramente. Per incoraggiarvi. Avevo capito che in voi c'era... -della stoffa. E avevate anche il senso della misura. - -— E tante volte mi aveva detto: Pagherò. - -— Certo. E lo dirò sempre. E ve lo ripeto ancora: pagherò. - -— Ma è futuro. - -— Si capisce. Non siamo forse tutti.... futuristi? - -— Non mi ami più? — domandava ieri languidamente una signora di -sessanta primavere... e altrettanti inverni a un suo antico spasimante. - -— Ah, no, non più! — rispondeva lui. — Il futurista Mazza mi ha detto -che bisogna distruggere i musei! - - * - * * - -Un epigramma di _Ex-Diavolino_. - - Volè saver perchè sti futuristi - I ghe dichiara guerra a tutto 'l mondo - E po' no i sa cantar che l'automobile? - La pol capir anca el zervel più tondo: - I vol cavarghe al mondo tanti besi - De comprarse automobile anca lori. - - _Giulio Piazza._ - - - - -L'Incendiario - - _A F. T. MARINETTI_ - _anima della nostra fiamma_. - - - In mezzo alla piazza centrale - del paese, - è stata posta la gabbia di ferro - con l'incendiario. - Vi rimarrà tre giorni - perchè tutti lo possano vedere. - Tutti si aggirano torno torno - all'enorme gabbione, - durante tutto il giorno, - centinaia di persone. - - — Guarda un pochino dove l'ànno messo! - — Sembra un pappagallo carbonaio. - — Dove lo dovevano mettere? - — In prigione addirittura. - — Gli sta bene di far questa bella figura! - — Perchè non gli avete preparato un appartamento di lusso, - così bruciava anche quello! - — Ma nemmeno tenerlo in questa gabbia! - — Lo faranno morire dalla rabbia! - — Morire! È uno che se la piglia! - — È più tranquillo di noi! - — Io dico che ci si diverte. - — Ma la sua famiglia? - — Chi sa da che parte di mondo è venuto! - — Questa robaccia non à mica famiglia! - — Sicuro, è roba allo sbaraglio! - — Se venisse dall'inferno? - — Povero diavolaccio! - — Avreste anche compassione? - Se v'avesse bruciata la casa - non direste così. - — La vostra l'à bruciata? - — Se non l'à bruciata - poco c'è corso. - À bruciato mezzo mondo - questo birbaccione! - — Almeno, vigliacchi, non gli sputate addosso, - infine è una creatura! - — Ma come se ne sta tranquillo! - — Non à mica paura! - — Io morirei dalla vergogna! - — Star lì in mezzo alla berlina! - — Per tre giorni! - — Che gogna! - — Dio mio che faccia bieca! - — Che guardatura da brigante! - — Se non ci fosse la gabbia - io non ci starei! - — Se a un tratto si vedesse scappare? - — Ma come deve fare? - — Sarà forte quella gabbia? - — Non avesse da fuggire! - — Dai vani dei ferri non potrà passare? - Questi birbanti si sanno ripiegare - in tutte le maniere! - — Che bel colpo oggi la polizia! - — Se non facevan presto a accaparrarlo, - ci mandava tutti in fumo! - — Si meriterebbe altro che berlina! - — Quando l'ànno interrogato, - à risposto ridendo - che brucia per divertimento. - — Dio mio che sfacciato! - — Ma che sorta di gente! - — Io lo farei volentieri a pezzetti. - — Buttatelo nel fosso! - — Io gli voglio sputare - un'altra volta addosso! - — Se bruciassero un po' lui - perchè ridesse meglio! - — Sarebbe la fine che si merita! - — Quando sarà in prigione scapperà, - è talmente pieno di scaltrezza! - — Peggio d'una faina! - — Non vedete che occhi che à? - — Perchè non lo buttano in un pozzo? - — Nel cisternone del comune! - — E ci sono di quelli - che avrebbero pietà! - — Bisogna esser roba poco pulita - per aver compassione - di questa sorta di persone! - Largo! Largo! Largo! - Ciarpame! Piccoli esseri - dall'esalazione di lezzo, - fetido bestiame! - Ringollatevi tutti - il vostro sconcio pettegolezzo, - e che vi strozzi nella gola! - Largo! Sono il poeta! - Io vengo di lontano, - il mondo ò traversato, - per venire a trovare - la mia creatura da cantare! - Inginocchiatevi marmaglia! - Uomini che avete orrore del fuoco, - poveri esseri di paglia! - Inginocchiatevi tutti! - Io sono il sacerdote, - questa gabbia è l'altare, - quell'uomo è il Signore! - - Il Signore tu sei, - al quale rivolgo, - con tutta la devozione - del mio cuore, - la più soave orazione. - A te, soave creatura, - giungo ansante, affannato, - ò traversato rupi di spine, - ò scavalcato alte mura! - Io ti libererò! - Fermi tutti, v'ò detto! - Tenete la testa bassa, - picchiatevi forte nel petto, - è il _confiteor_ questo, - della mia messa! - T'ànno coperto d'insulti - e di sputacchi, - quello sciame insidioso - di piccoli vigliacchi. - Ed è naturale che da loro - tu ti sia fatto allacciare: - quegl'insetti immondi e poltroni, - sono lividi di malefica astuzia, - circola per le loro vene - il sangue verde velenoso. - E tu grande anima - non potevi pensare - al piccolo pozzo che t'avevan preparato, - ci dovevi cascare. - Io ti son venuto a liberare! - Fermi tutti! - Ti guardo dentro gli occhi - per sentirmi riscaldare. - - Rannicchiato sotto il tuo mantello - tu sei senza parole, - come la fiamma: colore, e calore! - E quel mantello nero - te l'àn gettato addosso - gli stolidi uomini vero, - perchè non si veda che sei tutto rosso? - Oppure te lo sei gettato da te, - per ricuoprire un poco - l'anima tua di fuoco? - Che guardi all'orizzonte? - Se s'alza una favilla? - Dimmi, non sei riuscito a trafugare - l'ultimo zolfino? - Ti si legge negli occhi! - Ma ti saltan dagli occhi le faville, - a cento, a cento, a mille! - Tu puoi cogli occhi - bruciare tutto il mondo! - T'à creato il sole, - che bruci al sol guardarti? - - Quando tu bruci - tu non sei più l'uomo, - il Dio tu sei! - Mi sento correr per le vene un brivido. - Ti vorrei vedere quando abbruci, - quando guardi le tue fiamme; - tutte quelle bocche, - tutte quelle labbra, - tutte quelle lingue, - non vengono a baciarti tutte? - Non sono le tue spose - voluttuose? - Bello, bello, bello..... e Santo! - Santo! Santo! - Santo quando pensi di bruciare. - Santo quando abbruci, - Santo quando le guardi - le tue fiamme sante! - - E voi, rimasti pietrificati dall'orrore, - pregate, pregate a bassa voce, - orazioni segrete. - Anch'io sai, sono un incendiario, - un povero incendiario che non può bruciare, - e sono come te in prigione. - Sono un poeta che ti rende omaggio, - da povero incendiario mancato, - incendiario da poesia. - Ogni verso che scrivo è un incendio. - Oh! Tu vedessi quando scrivo! - Mi par di vederle le fiamme, - e sento le vampe, bollenti - carezze al mio viso. - Incendio non vero - è quello ch'io scrivo, - non vero seppure è per dolo. - Àn tutte le cose la polizia, - anche la poesia. - - Là sopra il mio banco ove nacque, - il mio libro, come per benedizione - io brucio il primo esemplare, - e guardo avido quella fiamma, - e godo, e mi ravvivo, - e sento salirmi il calore alla testa - come se bruciasse il mio cervello. - Come mi sento vile innanzi a te! - Come mi sento meschino! - Vorrei scrivere soltanto per bruciare! - - Nel segreto delle mie stanze - passeggio vestito di rosso, - e mi guardo in un vecchio specchio, - pieno di ebbrezza, - come fossi una fiamma, - una povera fiamma che aspetta.... - il tuo riflesso! - Fuori vado vestito di grigio, - ovvero di nessun colore, - c'è anche per le vesti una polizia, - come per le parole. - E quella per il fuoco - è tremenda, accanita, - gli uomini ànno orrore delle fiamme, - gli uomini serî, - per questo ànno inventato i pompieri. - - Tu mi guardi, senza parlare, - tu non parli, - e i tuoi occhi mi dicono: - uomo, poco farai tu che ciarli. - Ma fido in te! - T'apro la gabbia và! - Guardali, guardali, come fuggono! - Sono forsennati dall'orrore, - la paura gli à tutti impazzati. - Potete andare, fuggite, fuggite, - egli vi raggiungerà! - E una di queste mattine, - uscendo dalla mia casa, - fra le consuete catapecchie, - non vedrò più le vecchie - reliquie tarlite, - così gelosamente custodite - da tanto tempo! - Non le vedrò più! - Avrò un urlo di gioia! - Ci sei passato tu! - E dopo mi sentirò lambire le vesti, - le fiamme arderanno - sotto la mia casa.... - griderò, esulterò, - m'avrai data la vita! - Io sono una fiamma che aspetta! - Và, passa fratello, corri, a riscaldare - la gelida carcassa - di questo vecchio mondo! - - - - -Villa celeste - - _Agli indimenticabili - fratelli di Trieste._ - - - Su un bel collettino, - la villa, è di un celestino - chiaro chiaro, sbiadito; - a guardarla dal basso - sembra la pallida guancia - d'un gran cielo turchino. - Qua e là, su e giù, d'ogni lato, - serpeggiano, s'incrociano, - s'intrecciano, s'abbracciano, si stringono, - campanelle leggere - dalle corolle veline, - bianche e celestine. - - Ora la villa è chiusa. - Io la ricordo ancora - stranamente abitata, - quasi invisibilmente, - quasi, perchè la gente - non s'accorgesse.... - ora è del tutto abbandonata. - Io la ricordo benissimo; - passavano leggere, - esangui dame, - sottili nelle loro vesti celesti - a grandi code, - di rasi lucenti, - di pallidi damaschi. - Andavano lentamente - cogli occhi bassi, mesti, - trascinando quelle loro vesti - lucenti, rasi e damaschi - pallidi, sbiaditi, - come le carni dei loro volti - lunghi, affilati. - - Io sostavo ogni sera - un istante ai ferri del cancello - per vederne una passare, - per vederla lentamente camminare, - trascinando la lucida coda - fuori di moda. - E pensavo dipoi a loro - per tutta la via, - la sera, quando tornavo a casa mia. - Ognuna se n'andava da per sè, - cogli occhi bassi, mesti, - strisciando fra la ridda muta - di tutte quelle campanelle - dalle corolle veline, - bianche e celestine; - quelle campane - che si aprivano nuove - tutte le mattine. - - Si gridava all'orrore! - Orribili profanazioni, - scandali, oscenità! - Ci si intromesse la polizia, - e le dame celesti - furon mandate via: - si sa. - «Sembrava la più onesta riunione - di nobili dame» - gridava la gente, - «ed era una morbosa accozzaglia - di luride puttane!» - Puttane!... - Puttane.... molto strane.... - care puttane! - - Dove sarete? - Dove vi avran mandate? - Siete ancora unite? - Avete trovato un'altra villa? - La notte, al chiaro della luna, - dalla villa venivano - sbiadite, delicate, - le note fuggenti, di leggere, - languenti canzoni, - motivi.... come di Chopin.... - e tutte finivano in un lungo, - sospirato, terribile: - Ameeen.... - «Scandali, oscenità!» - Dai cigli, dalle siepi, - di dietro le mura, sbucavano - dei pallidi amanti, - bianchi come gigli, venivano - ad unirsi a quelle dame, - abbracciarle.... travolgerle.... - gli amanti le succhiavano.... - esse succhiavan gli amanti.... - - Dove sarete? - In quali regni, - pallide dame meste, - avrete trovata un'altra villa celeste - per i vostri convegni? - Sul bel collettino - è chiusa, Villa Celeste, - a guardarla dal basso - sembra la pallida guancia - d'un gran cielo turchino. - Intorno dappertutto, - s'intrecciano, s'abbracciano, - si stringon ancora disperatamente, - le campanelle leggere - dalle corolle veline, - bianche e celestine. - - - - -La fiera dei morti - - - I poeti cantano - malinconicamente - questa fiera; - tutti alla stessa maniera, - questa giornata grigia o nera. - (Ma si può benissimo cantare - anche in un'altra maniera). - Dice che sempre piove - un'acquerugiola trita, - che tutto fiorisce nel fango - in una primavera di pillacchere. - Le solite antiche fole - della solita antica gente! - Oggi invece non piove, - splende un magnifico sole; - il tempo ci porta le sue cose nuove. - Avete dei pensieri neri? - Veniteli a svagare - dentro i cimiteri. - - Potete entrare, avanti, - fatevi tutti avanti, - sono spalancate le porte, - anche per chi non c'à persone morte! - Tutti possono andare, - girare a proprio piacimento; - anche un poeta ci si può benissimo intruffolare - per suo divertimento. - Le solite baracche dei saltimbanchi - fuori dei cancelli; - quella classe sociale che à per mira - di far conoscere agli uomini, - meglio assai degli astronomi, - che il mondo gira. - Scimmie vestite da ballerina, - oppure alla militare; - una se ne va di braccetto - con un sergentino, - un'altra cerca di trascinare - un caporale dietro in una stanza; - una vestita da serva - è tutta affaccendata per spazzare, - un capitano dà uno schiaffo - a un'ordinanza pietrificata. - Donne che gridano a squarciagola - di alcuni miracoli scientifici, - l'ultima portata della scienza - alla portata di qualunque sapienza, - strane fisiche psicologiche deformità! - E i buoni festaioli - se ne stanno davanti in perplessità. - Trombe tamburi piatti, - tutti gridan come matti: - è la fiera dei morti! - I dolci fatti lì, immancabili dolci, - che tutti stanno ad aspettare, - le calde arroste - che non riparano a castrare. - - Nelle osterie si suonano chitarre, - si cantano canzonette paesane, - gli ultimi stornelli popolari, - romanze napolitane. - - Dai beccai pendono sanguinanti, - fenomenali, i primi ottimi porci, - quelli d'ognissanti, - che àn già sentito il primo freddo dei morti. - E sui banchi, ammassata, - oppure tortuosamente attaccata, - chilometri di salsiccia, - che sembra l'ammasso degli intestini malati - di tutti i morti. - I salumai anno appesi - i salamini nuovi, cotechini, - zamponi, mortadelle; - e viene fino sulla strada - un odore stuzzicante - di lepre e di pappardelle. - Tutti si riversano a mangiare - a crepapelle. - I carabinieri a cavallo - coi loro pennacchioni rossi, - si fanno posto trionfanti - nella calca stordita dei festanti. - - Ai cimiteri ci si può andare - coi fiori, e senza i fiori, - ma anche il più insopportabile, - lontanissimo parente, - si può aspettare quel giorno un fiore - dalla sua antica gente. - - I morti non sono uguali, - come credono tutti, - e sopratutto, non sono muti; - quelli almeno dei cimiteri - sono indecentemente ciarlieri. - Sulla pelle della loro faccia marmifica, - meglio assai che sui vivi, - si qualifica la fisionomia - caratteristica. - «Qui riposa - «l'uomo dalle rare virtù: - «Telemaco Pessuto - «d'anni cinquantatre, - «padre e marito esemplare.» - Se t'avessimo incontrato vivo, - chi l'avrebbe saputo? - - Tutti gironzan leggendo - più meno speditamente, - alcuni sillabando. - Ma non sapete che quelle parole - che voi leggete con indifferenza, - sono la faccia dei morti? - Tutte quelle espressioni di dolcezze, - sono l'espressione delle loro fattezze? - - Oh! Curiosa combinazione! - «Celestina Verità - «d'anni novantasette - e accanto: - «Peppino - «d'anni tre - «dei coniugi Del Re.» - Strana combinazione! - Quale fu, di voi due, la vostra mèta? - Dovevate ognuno campare cent'anni, - oppure, Peppino Del Re, - Celestina Verità, - faceste involontariamente - della vostra vita - una così parziale società? - Fu Peppino che ti giunse, o Celestina, - e ti trasse inaspettatamente - tre anni dalla vita? - O tu, Peppino, nascendo, - trovasti i tuoi anni - quasi tutti consumati - dalla Celestina? - Uno di voi fu il parassita - dell'altro. - - Che poco posto occupano i morti, - meno assai del naturale. - E qualcuno di voi fu padrone - da solo d'un podere, - che sempre gli sembrò tanto piccino! - Quelle alte pareti - con tutte quelle teste fitte fitte, - nell'immobilità, - sembrano quelle di un loggione - per una straordinaria rappresentazione. - E tutti gironzano indifferenti, - sgusciando calde arroste, - succiando confetti, o i duri di menta, - leggiucchiando senza fede - le ciarle di quei poveretti. - Gli uomini accorti, - che passeggiano sempre fra i vivi, - non vedono il momento - di passeggiare fra i morti. - I vivi àn delle facce, - che per quanto espressive, sono mute, - e una faccia per bene - la possono avere anche i mascalzoni, - invece le facce dei morti - sono piene d'ottime informazioni. - Se incontrate per via un giovine pensoso, - come potete sapere se sia virtuoso? - - In cima al camposanto, - sopra un grande palcone - improvvisato per l'occasione, - si mettono i teschî all'incanto. - Lo circondano pigiate - centinaia di persone, - fissano l'atletico allottatore - che grida fiocamente a squarciagola. - Intorno è pieno di carabinieri. - — Quattro! - — Cinque! - — Otto! - — Dieci! - — Quindici soldi! - I primi vanno a ruba! - — Si delibera signori! - I più frettolosi pagano i teschi - anche più d'una lira. - Molti aspettano che la gara cessi - e il prezzo ribassi. - — Quattro! - — Sei! - — Otto! - Una giovine sposa - si stringe al braccio del suo sposo - tutta piagnucolosa: - — Comprami quel teschio. - — Stai zitta! — Le dice il giovinotto. - — Comprami quel teschio, - — Stai zitta grulla, - verso sera gli daran via per nulla. - — Dieci! - — Undici! - — Dodici! - — Si delibera signori! - — Comprami quel teschio. - — Stai zitta t'ò detto, - non vedi ch'è un teschiaccio vecchio? - — Comprami quel teschio. - — Se non stai zitta ti porto via. - — Potrebbe essere il teschio della mamma mia. - — Ma che mamma mia! - — Cosa c'è stato laggiù, lontano? - — Corrono i carabinieri! - — Dove corre tutta quella gente? - — Ànno arrestato quel nano - che vendeva i teschi di seconda mano. - E per le vie polverose, - per le serpeggianti vie campagnole, - in un bel tramonto pieno di vapori - di fiamme e di viole, - la gente se ne torna - dai camposanti allegramente. - E ogni buon diavolaccio - se ne viene col suo teschio sotto il braccio. - - - - -Il Principe e la Principessa Zuff - - - «La principessa dorme e sta bene, - saluta il suo sposo.» - «Il principe dorme e sta bene, - saluta la sua sposa.» - Questa frase suggella - una promessa amorosa: - «e non lo tradirà.» - «e non la tradirà.» - La dama s'inchina e si ritrae, - s'inchina e si ritrae il cavaliere. - Uguali parole giornaliere - che sono tutta la corrispondenza - dolcissima e fedele - di vita coniugale. - - Il loro sontuoso palazzo reale, - consiste in due uguali - vecchi molini abbandonati - ai lati d'una diga, - mezzi rovinati, - coi tetti mezzi scoperchiati. - Non vollero, quei principi, - la briga di regnare, - preferirono unirsi - ai lati della diga. - - Non si levano mai, - dormono ininterrottamente. - Le persone di corte - ànno ordini severissimi - di non fare alcun rumore - che gli potesse destare. - Non s'apre una finestra - che la sera, tanto al molino di sinistra - come a quello di destra, - per la frase abituale. - - Dovevano nascere - da quattro persone destinate - due figli di sesso disuguale, - e nacquero. - Dovevano abitare - uno speciale castello destinato, - e l'abitarono. - Si dovevano incontrare e innamorare, - si dovevano sposare, - e si sposarono. - - La coincidenza di tutte queste cose - preparate, e benissimo riuscite, - messe nelle loro anime - una naturale sonnolenza. - Ognuno, senza saper dell'altro, - dormiva nel proprio castello - senza voler far altro. - I gentiluomini di corte - parlavano al principe, di guerre, - di conquiste, di regni gloriosi, - «Lasciatemi dormire noiosi» - rispondeva il fanciullo. - Gli dicevan: come avrebbe - impiegato tutto l'oro che aveva, - se intendeva di dormire solamente - nella sua vita. - «Ditemi cento volte - «la parola oro, con uguale intonazione, - «con precisa cadenza. - «Come è bello aver tanto oro, - e sentirselo dire così.... - «Ancora ancora ancora.... - «Ne ò ancora, di più, - «molto di più, ne ò....» - - L'idea di poter fare, - nel suo mondo, tante cose disuguali, - gli messe nell'anima - una predilezione - per le cose tutte uguali. - — Come potrà regnare? - Dicevano quelli della corte, - — A furia di dormire - diventerà mezzo grullo, - questo strano fanciullo! - — Mette insieme della fiacca, - per far buona impressione. - — È una testa bislacca! - - La Principessa poi - in tutta la sua vita - non s'era voluta levar mai. - Le dame cercavano ogni maniera - per tenerla desta, - lei rispondeva lentamente - e piegava la testa. - — Diverrete un fiore troppo delicato - principessa! - — Chi sa come la concerà il marito! - — Non pensate alla vostra posizione? - Vi aspettano per regnare! - — Sarete coperta di gemme! - — Saranno tutte d'oro le vostre carrozze. - La Principessa non udiva. - — Si sveglierà il giorno delle nozze? - — Si sveglierà il giorno del contratto? - - — Principessa, c'è di fronte - un castello tutto chiuso. - La Principessa socchiudeva gli occhi. - — Chi ci sta? - — Non sappiamo, manderemo il giardiniere. - — Principe, c'è di fronte - un castello tutto chiuso. - — Chi ci sta? - — Non sappiamo, manderemo subito - un paggio per l'informazione. - - — Se mi vedrà così bianca - mi dirà che non mi vuole. - — Che se ne potrà fare - d'un consorte tutto bianco - come la faccia della morte? - — Mi ama? - — Mi ama? - — Gli potrei piacere? — - — Dice che vi amerebbe - se vi vedesse dormire. - — Dice che vi amerebbe - se vi vedesse dormire. - — Dio mio che gente impossibile! - — Come possono fare a vedersi dormire - tutti e due allo stesso tempo? - — Sposare! - — Sposare! - — Per che fare? - — Principe per dormire. - — Per dormire principessa, - non pensate a male. - - — Sposare.... amare.... - In un luogo che fosse tutto uguale, - dove la musica naturale - potesse accompagnare - questo nostro dolcissimo - sonno coniugale. - Nei pressi di una fonte.... - Sulle rive di un fiume.... - Oppure sotto un ponte.... - - Io non tradirò la mia sposa - finchè mi lascerà dormire. - — Io l'amerò se mi farà dormire. - — E Regnare? - — Regnare?.... Regnare?.... - Ditemi cento volte questa parola, regnare, - con uguale intonazione. - Regnare è una dolce parola - che non fa pensare — e sorrideva — - una dolce parola.... - - — Principessa, male fate, - a gettare le gioie della corte. - — Voi che ne avete aperte tutte le porte! - — Sicuro, con quel bel consorte! - — Sarà una bella vita! - — Che gente rammollita! - — Quante porte? - — Tutte principessa, cento, mille porte! - — Contate, contate tutte quelle porte; - io non posso pensare.... - contate contate quelle porte. - Piano, piano, piano, - così no, andate troppo forte.... - - - - -La morte di Cobò - - - _La morte._ - - Cobò è morto, - e non gli possono fare il trasporto; - e quello che più rabbia fa, - è che nessuno avrà - la grande eredità. - Attorno alle altissime mura - che circondano il castello di Cobò, - gira e rigira la gente - nella massima paura. - Vengono dal castello - le grida più disparate, - cori altissimi infernali, - di centinaia di animali. - La gente gira attorno le mura, - sempre pronta per scappare, - nella massima paura. - - — Se venisse fuori quella scimmiona in livrea - che ogni tanto s'affacciava alla porta? - — Dio mio! Uh! Uh! - Com'è che non s'affaccia più? - — A quest'ora sarà morto! - — E tutto questo chiasso chi lo fa? - — Che po' po' di diavoleto! - — Ma che succederà? - — Gente mia che fracasso! - — Non sentite che fetore? - — Chi sa là dentro quanti ne muore - di quegli animalacci! - — Accidenti a quel matto di Cobò! - — Lo sapete? Io lo so - come anderà a finire, - che con questo lasciare, - con questo aspettare, - finiranno per appestare mezzo mondo! - — Ditelo voi come si deve fare. - — Buttar dentro delle bombe o granate, - e sparare, e che bruci ogni cosa! - All'inferno la roba e Cobò! - — Se non ci volete stare - ve ne dovete andare. - — Gesù Maria! - — Può venir fuori qualche epidemia. - — Chi sa di che malaccio è morto! - — Ma la polizia, la polizia? - — A quest'ora tutte quelle bestiacce - ànno mangiato ventimila Cobò! - — Chi sa da quanti giorni è morto! - — Se saltasse fuori un cane - con in bocca un pezzo di Cobò? - — Si sapeva come doveva andare a finire, - gli sta bene a quel matto di Cobò, - di finire mangiato dalle bestie, - quando gli uomini àn di quelle teste.... - — Se venisse fuori Torso? - — Se ci dasse qualche morso? - — Accidenti a Cobò! - — Dalla porta non possono uscire - perchè l'ànno fatta sbarrare. - — Ma posson saltar fuori dalle mura, - le scimmie si sanno tanto bene arrampicare. - — Mamma mia che paura! - — Buttateci dentro il fuoco! - — E tutti quei gran soldi chi gli piglia? - — Non aveva una famiglia? - — Nessuno. Dicon che fosse figlio - d'un imperatore. - — Di chi, di Napoleone? - — Ma che c'entra Napoleone! - — Aveva l'oro a sacca, - e tutta la casa - piena di cassoni di fogli da mille! - — E ora chi gli piglia? - — Chi sa come riducono quella povera roba - quei maledetti animali! - — Buttategli da mangiare, - eppoi fateli scappare - quando sono bene sfamati. - — Ma sarà pieno di cani arrabbiati, - e qualcuno può rimaner nascosto. - — E tutte quelle maledette scimmie? - — Ce n'eran di quelle vestite da monaca, - da prete, da militare, tante da servitore, - da cuoco.... - — Dategli fuoco, dategli fuoco! - — La meglio è il fuoco! - — Ecco una ronda di civette! - — Guardate quante! - Si segna la gente. - - - _Cobò._ - - Uomini, disse agli uomini Cobò, - non mi avete voluto vivo, - non mi potrete avere - quando morirò. - - Io detti agli uomini il mio oro - a piene mani, e gli uomini - m'insultarono - perchè non n'ebbero abbastanza. - Io risparmiai il mio oro, - e gli uomini m'insultarono. - Passai, uomini, a piedi fra voi, - umile fratello vostro, - v'incontrai la sera - quando tornavate dal lavoro, - e i miei occhi vi dicevano - che vi avrei amato, - che vi avrei dato tutto il mio oro, - se mi aveste amato. - M'insultaste, e mi diceste - che non avevo lavorato. - Passai fra voi coi miei cocchi dorati; - e voi gettaste insulti e sputi - sopra i miei passi, - mi lanciaste anche dei sassi. - Sulla piazza gridai, - e fui insultato, - chiuso dentro il mio castello - fui insultato. - I miei uomini mi chiamarono - duramente, padrone, - nessuno mi chiamò fratello. - Volli amare alcuno - di quei deliziosi trastulli - che sono le fanciulle; - pensai di potere avere - una di quelle piccole bocche di rosa, - quelle piccole mani dai petali - morbidi, soavi di tepore; - esse non mi accordarono il loro amore, - e mi spregiarono per la mia bruttezza. - Si dettero a me per il mio denaro. - - Tornando a casa, Cobò, - dopo il rifiuto degli uomini, trovò - i suoi cani che gli corsero incontro - e gli fecero festa. - Le sue scimmie lo accarezzarono - maternamente, - o come delle buone sorelle, - e gli passarono le mani nei capelli, - come delle compagne dolci; - e lo rallegrarono un poco - coi loro scambietti, - e i galli col loro canto, - e l'orso gli venne a ballare - dinanzi bonariamente. - - Di voi sarò, solo di voi, - e si rinchiuse nel suo castello, - non vedrò più un uomo, - sarò di voi, voi mi amerete - finchè vi darò da mangiare, - poi mangerete me. - Gli uomini che sfamavo, - mi volevan mangiare - anche quando gli avevo bene sfamati. - - Disse Cobò: - venite tutti qua dentro, - e di voi sarò, - vostro sarà tutto l'oro. - Uomini che non m'avete - voluto vivo, - non mi potrete avere - quando morirò. - - Chicchichirichi! chicchichirichi! - Ecco il dì! - Cantano i galli di Cobò. - Il vecchio Cobò è sul suo letto - che muore fra poche ore. - Povero Cobò! Povero Cobò! - Ciangottano i suoi pappagalli: - Addio Cobò! Addio Cobò! - E le galline: cococococodè: - Oggi è per te, cococococodè: - Cobò ci sei te. - E le tortore piene di malinconia - si sono radunate in un cantuccio: - glu.... glu.... glu.... - non ti vedremo più. - E i cani si aggirano mesti, - colla coda ciondoloni, - mugolando: baubaubò, - addio papà Cobò. - E le cornacchie: gre gre gre - anche te, anche te. - - Nella stanza le scimmie non riparano. - Tastano il polso e la fronte di Cobò, - gli tiran su i guanciali, - gli rimboccano i lenzuoli. - Una, mescola del tamarindo in fretta, - una gli fa il massaggio sui ginocchi, - una piange in un cantuccio, - (Cobò straluna gli occhi) - e si rasciuga le lagrime comicamente. - E i pappagalli: povero Cobò! - E i gatti e i cani - giacciono ai piedi del letto - malinconicamente. - Una scimmia va e viene, - vestita da dottore, - colla tuba in mano. - Cobò muore. - Una vestita da prete, - si butta su la stola. - Cobò non vede più, - brancola colle mani, - e gli van sotto i suoi cani - cercando l'ultime carezze tremanti. - Solleva la testa, una scimmia - lo sorregge, - quella vestita da prete - ogni tanto gli unge i piedi, - una vestita da scaccino, - colla berretta in testa, - sta fissa per aspettare - di andare a suonar le campane. - Cobò dà un gemito.... e cade. - Si ritraggono dal letto - in un fremito tutte le bestie, - e restan ferme a guardare. - Uno scimmione in livrea apre la finestra. - - I cani sotto al letto distesi - emetton dei gemiti lunghi, - e i pappagalli: Povero Cobò! - Povero Cobò! - Giunge per la finestra - uno stormo di civette. - - Le scimmie intanto si rianno - dalla disperazione. - Una raccomoda il letto - attorno al morto padrone, - una smette di piangere - e va ad aprire il cassettone; - un'altra trae fuori pezzi d'oro, - gemme, gioielli, e tutti se li caccia - nel sacco della gola. - Una va ad assicurarsi bene - che il padrone sia morto, - e con un feroce ghigno - corre ad aprire uno scrigno: - prende dei pacchi di biglietti da mille - e gli spande per la stanza. - Una ne prende uno e lo guarda - bene teso contro luce, - un'altra, con uno - ci si pulisce il culo, - un'altra accende un sigaro - placidamente. - I gatti incominciano a miagolare, - i cani passeggiano inquieti, - l'orso viene in camera a ballare - in attesa che Cobò - gli dia il solito lauto desinare. - I galli e le galline si rovesciano - nel giardino a sperperare. - Lo scimmione in livrea - è rimasto alla finestra - senza articolare. - - E le scimmie rovistano, - frugano dappertutto, - si litigano la biancheria, - la strappano, la scuciono, - buttan tutto fuori dai cassetti, - dagli armadi: - fanno a pezzi dei merletti - che si provano attorno alla vita, - gli misurano a braccia. - Una, butta dalla finestra - tutto quello che gli capita. - E i pappagalli: povero Cobò! - Povero Cobò! Caffè Caffè Caffè. - - - _La morte_ - - — Buttate dentro il fuoco! - È l'unica maniera, - stando bene lontani - con ogni precauzione. - Se saltan fuori dei cani - arrabbiati gli ammazzeremo, - ma non potranno scappare. - — Fuoco! Fuoco! - — È pericoloso aspettare, - c'è da temere - un'epidemia nel paese. - Fuoco, e pronti con cautela - per ammazzare le bestie - che potessero uscire. - — E tutto l'oro? - — E le robe preziose? - — E tutti i fogli da mille lire? - — Fuoco, fuoco! È l'unica maniera - per evitare un più gran male. - - - - -La Regola del Sole - - - Un piccolo gruppo di signore, - dei più svariati paesi, - si sono fatte suore - di una loro speciale religione - che si chiama la Regola del Sole. - Si sono comperata un'isoletta - proprio in mezzo al mare, - un'isoletta tonda, tutta verde, - che sembra nell'azzurro dell'acque, - un altro sole, il sole del mare. - Sole che vive d'amore - per il Sole rosso del cielo. - Quando sono tutti e due azzurri, - mare e cielo, - sembrano due bellissmi cieli, - tutti e due col proprio Sole. - Nel mezzo all'isoletta, - queste signore, si sono fabbricate - il loro monastero, la loro piccola città. - Sono tutte vestite di rosso - in omaggio al loro Signore. - La mattina si levano per tempo, - prima naturalmente - della levata del Sole. - Verrebbe fortemente multata - la suora che si fosse levata, - senza ragione di malattia, - dopo il Sole. - Sarebbe la mancanza più grave - verso il suo Signore. - Quando una suora è malata, - di luce o di calore, - sono le loro uniche malattie, - le viene spalancata - la finestra della cella - all'ora della levata - e all'ora del tramonto. - Pensate come quelle suore - debbano amare, con quale forza - debbano desiderare il Sole! - Esse non ànno ormai che Lui, - al quale si sono votate, - e vivono oramai di quell'amore. - Come debbono essere tristi le loro nottate! - Dall'isoletta non si distingue terra, - nè vicina nè lontana. - È un piccolo mondo verde - che sembra roteare - nell'acqua, invece che nell'aria, - nello spazio del mare. - Certe volte l'isoletta sembra galleggiare. - Se naufragasse? - Se il mare la ricuoprisse? - - La mattina, poco prima dell'aurora, - si raccoglie ogni suora, - come per pregare, col massimo rispetto, - per augurare il buon viaggio - al suo diletto. - Appena il Sole appare, - al primo raggio, che serba - per una speciale predilezione - alle sue religiose, - esse emettono grida, - ridono, cantano, - i loro inni, i loro voti passionali, - saltano piene di ebbrezza - dopo il bacio del Signore. - E la loro comunione. - E mentre sulle acque s'innalza - il loro magico tondo, - si prendono tutte per la mano - e si mettono a fare il girotondo - pazze di contentezza! - E tutto il giorno lo stanno a guardare, - a pregare ad adorare. - In cima al monastero, - nell'apposita torre, - al posto delle campane - c'ànno le meridiane. - Con un: urrà! speciale - esse salutano il mezzogiorno, - e cantano gli inni - più sfolgoranti, - gettano in aria fiori dorati, - che gli ricadono addosso - baciati dal Sole. - Nel pomeriggio se ne stanno - distese sul prato, - e di tanto in tanto, - sole, a piccoli cori, - dicono le loro preghiere consuete. - Speciali preghiere - della loro regola speciale. - - Esse lo sanno che il Sole le ama, - che sempre le guarda, - e non le scorda mai; - lo sanno che quando moriranno - anderanno da Lui, - che le coronerà del suo più caldo amore! - Sono sicure, ma ànno il loro inferno - anche loro, e sarebbe il mare. - Si dice che una volta - morì una suora, - e da tutte fu creduta - beatamente accolta dal Signore, - mentre esse la cantavano, - la salutavano beata, - videro cadere una cosa nel mare! - Il Sole l'aveva rigettata! - Oh! la grande punizione! - Discacciata dal Sole, - e destinata nel fondo del gelido mare! - Perchè fu discacciata? - Non seppe bastantemente amarlo - il suo Signore? - Da quel giorno le suore - ànno raddoppiato il fervore - nella loro adorazione, - nelle loro preghiere. - - E il pomeriggio passa veloce, - e le suore si levano, - incominciano - a passeggiare inquiete - sul prato, si rivolgono - tutte dallo stesso lato, - pregano a bassa voce. - Il Sole s'abbassa poco a poco, - s'adunano le suore - dalla stessa parte - come vicino al fuoco. - Che momento per loro! - Il Sole posa - come la particola più luminosa - sopra il calice più grande - e più colmo. - Le loro lamentazioni - diventano disperate, - piangono, lo salutano, - gridano, negli ultimi momenti fugaci, - gli gettano gli ultimi baci. - Addio! Addio! Addio! - A domani! Torna amore! - Domani! Domani! - I loro occhi gocciano, - s'agitano le loro braccia, le loro mani. - - Cala la sera. - Le belle fiamme sono diminuite, - le suore sono impallidite. - E colle teste basse - camminano svogliate - verso il monastero, - ciondolanti s'avvicinano - alla casa, ch'è la perfezione centrale - dell'isoletta. - Sulla porta la superiora aspetta. - Col suo libro in mano, - piena di severità e di compunzione, - fa la chiama consueta - della riunione. - Le suore debbono rientrare, - cenare in fretta - e dopo andarsi a ritirare. - Antonietta Solare - Aurora Del Sole - Giuseppina Solamore - Alba Raggi - Isola Meriggi - Meridiana Tornasole - Cleofe Stelladoro - Caterina Solastro - Regina Solenne - Corinna e Beatrice Tramonti. - - Pensate che cosa sono per loro - le brutte giornate! - Piangono lacrime amare, - che amareggiano sempre più il mare. - E le notti d'inverno! - Come diventano desolati i loro colloquî! - — Ài veduto che giro corto fa? - — Sempre meno sempre meno, - se dura così non lo vedremo - un qualche giorno! - — S'alza di là, e va via di là. - — Che disperazione! Che infelicità! - — Tornerà tornerà la nostra stagione, - la state del nostro cuore! - — Il nostro carnevale! - — Mi sembra che minacci burrasca! - — Sei l'uccello del cattivo augurio! - — Ma quelle nubi vengono su. - — Di qui a domani non ci saranno più! - — Io non l'avevo mai goduto come oggi! - — A me è sembrato che bruciasse meno. - — A me invece è sembrato di più. - Quelle suore non muoiono - di nessun male, - si asciugano, si asciugano, - si disseccano al Sole..... - come le rose e le viole, - e più che centenarie - vaniscono, evaporano nel Sole - come un qualunque vapore, - senza la consueta putrefazione. - Il loro Signore le raccoglie poco a poco - sotto l'azione del suo potente fuoco. - Quando una ne muore, - ognuna sta ad aspettare - nella massima trepidazione, - tutta pensierosa, tutta preoccupata, - che non dovesse giù ricadere - come quella volta famosa. - Dopo, la cantano e l'invocano beata. - In tutto il mondo intero - quella è la sola città - che non à il cimitero. - - Dite, lo sapevate - che c'era quest'isoletta in mezzo al mare? - Questo bollente cuore - nel seno del gelido mare? - Siete contenti che ve l'abbia detto? - Non vi è venuto la voglia d'andare - con un piccolo vapore? - Se sapeste! Quante, quante volte, - ò pensato d'andare a farmi frate! - Oh! Se quelle suore mi pigliassero! - Ma esse non riconoscono - che un maschio solo, - nella loro strettissima clausura, - il santo della loro regola: il Sole. - - - - -Le Carovane - - - Oggi, io mi vedo davanti, - una lunghissima, - interminabile via, - zeppa di carovane. - Lunghissima via polverosa - che si estende all'infinito - proprio davanti a casa mia. - Dalla finestra della mia stanza da letto - io me ne sto a guardare - tutto quell'andare, - quell'ansare, quel sostare. - Ferme, vaganti, volanti - carovane si perdono - nella via a me davanti. - - Carovane alte e verdi - di cipressi e d'abeti, - carovane d'ali, di mani, - di piedi, di grucce, d'occhi, - strani occhi, vivaci, immoti, - guardi d'intelligenti, - guardi d'idioti. - Uomini luccicanti - ricoperti di ferro, - uomini seminudi, - avvolti di pellicce, - van via avanti avanti, - or lesti or lenti, - mescolati al bestiame, - tutti in carovane. - - Carovane di case, di castelli, - di navi, di barchette, - rigidissime dame - composte nelle loro vetture, - sguaiatissime puttane a sciame. - Carovane di volatili, d'insetti, - sopra carovane di tetti. - Mi fischiano agli orecchi - tanti stupidi pensieri, - volan per l'aria leggeri leggeri. - Qualcuno cammina più profondo - e pigia una sua stampella - credendo di sfondare il mondo. - E di sopra a spiare argutamente, - carovane di stelle luccicanti. - - Ma che cos'è tutto quel passare, - tutto quell'andare, quel sostare?.... - Son tutte carovane carovane carovane.... - vane vane vane vane vane.... - ane ane ane ane ane.... - eeeeeeeeeeeeeeeeee.... - e..... e..... e..... e..... e..... - - In fondo io me ne sto a guardare, - tranquillo alla finestra - della mia stanza da letto, - guardo, e aspetto. - Ma ditemi, dove andate? - Dove andate? Si può sapere? - Cosa c'è in fondo a quella via? - Andate alla Città del Sole Mio? - Imbecilli! Idioti! Fermatevi! - Non lo sapete - che in quella Città - non posso andarci che Io? - Per Dio! - - - - -La Città del Sole Mio - - - Ohelà! Ohelà! Ohelà! - Rivoltate! Tornate tutti indietro! - Stolido pecorame! - Non lo sapete che non ci potete andare - in quella città? - È chiuso per tutti quel reame! - Alla Città del Sole Mio, - non ci posso andare che io! - Tornate tutti indietro! - Ohelà! Pecorame! - Bestiacce testarde! - Non sapete qual era la vostra sorte? - Sareste rimasti tutti fuori - a litigarvi alle porte, - sono tutte chiuse quelle porte! - Venite qua, - sotto la finestra - della mia stanza da letto, - tutto da me saprete, vi prometto. - Non vi voltate indietro, - guardate quà! - La città voi non la potete vedere, - ci vuole il mio canocchiale; - venite a sentire. - Accovacciatevi in silenzio, - non è tanto robusta la mia voce, - statevi muti - come stareste ai piedi della croce. - - In forma di quadrato perfetto, - si estende la città, - quattro son le sue porte, e son serrate, - non à - nè sindaco, nè prefetto. - È tutta fabbricata d'identiche case - quadrate attaccate. - È tutta popolata - d'identiche persone - da parentela vecchissima legate. - D'una stanza e d'un giardino - si compone ogni casa, - le porte sono tutte spalancate. - Il solo abitatore è sulla soglia - che guarda nella via - con guardo assorto, - secca o snello, - bianco come un morto, - senza cappello. - - Le vie regolari si dilungano - in due bande di queste dette case: - sono abitate a sinistra - dai giovani, a destra - dalle vecchie, più che centenarie. - Ognuno se ne sta sulla soglia ad aspettare. - Nessuno si volge al vicino - o a quello dirimpetto. - I giovani stanno in piedi appoggiati - sulla soglia, alti, bianchi, - stretti nei loro vestiti - di velluto neri attillati. - Il loro collo, le loro spalle, - sono ricoperti di perle; - tanti tanti collié - ammassati, pendenti, - che gli scendon giù davanti. - Tanti quanti sono i morti - delle proprie casate. - Le vecchie di fronte - ugualmente sulla soglia, - malissimo vestite e disadorne, - vizze vizze, piccoline, - tutte avvolte in scolorite mantelline. - Le loro teste sono fasciate, - i loro colli cascanti di rughe, - sono raccolti in cenci verdastri - come i colli delle tartarughe, - o la pelle delle lucertole. - Della stessa grandezza della casa - è il giardino, - e ognuno lo coltiva da per sè. - Coltivano colla massima cura, - erbette odoranti, - il loro cibo si compone - esclusivamente - d'insalate profumate. - E alla finestra dalla parte davanti - si spingono sul davanzale, - fuori dalle ferriate, - testi di basilico e di menta, - erba cannella, - qualche pianta di ruta e di mortella. - - Così tutta uguale, - è questa una città, - senza romore e senza parole. - Giovani vite di stanchezza malate, - vite ostinate di decrepitezza, - erbe profumate, - profumi delicati - come la pelle dei malati. - - Che sole volete che ci brilli - in una simile città? - Un povero sole - che di sole non à - più che la forma di tondo: - pallido, tubercoloso, - riscaldatore di bacilli, - come quello che sarà - il giorno della fine del mondo. - Un sole pieno d'ombre, - di rabeschi. - Che sole ci può brillare, - se non un faro di scarabei, - nel cielo dei sogni miei? - Mi direte: è un sole troppo strano! - Ma io posso tenerlo in mano; - giuocarci sul mio tavolo - come se fosse un cavolo. - Farci all'amore - a tutte l'ore; - dirgli: sei un imbecille! - Dirgli mille insolenze, - mille brutte parole, - come non si trattasse del sole. - Avete capito? - E ora potete andare, - io chiudo la mia finestra, - vado a riposare. - - - - -Le Beghine - - - Frammenti di penne di struzzo, - tentennanti - polverose, intignate, - su piccoli cestini - in forma di nido d'uccello; - questa è a un dispresso - la forma del loro cappello. - Roselline consumate, scolorite, - indecifrabili tinte, - stinte e ritinte; - fiorellini impossibili, - a ciuffettini a mazzettini, - velettine come ragnatele, - tutte bucherellate, - su sulla fronte rialzate - e molto tirate; - di dietro un nodino - col suo ciondolino. - O cappelli in forma - di piatto regolare, - proprio nel mezzo - un pennacchio strano, - la punta d'una vecchia - penna di fagiano - messa tutta per ritto. - Pennine di galline, - di tacchino, di galletto, - di cappone, tutto tutto sta bene - sopra i cappelli delle beghine. - Mantiglie di vecchio pizzo, - con guarnizioni di gè, - di tibet, a sproni di velluto, - a guaine, con galicine - di piccole trine. - Giacchetti pieni di fianchette, - e con gala alla vita, - sul petto, e sopra le spalle, - sottane con crespe, - avanzi di cerchi qua e là, - rimasugli di tornù, - tutte bellissime cose - che non si vedono più - che alle beghine. - Alcuna, per suprema dedizione, - veste alla foggia dei preti, - col suo bravo collare; - qualcuna con compassata - serietà monacale. - - Ma tutte, tutte - siete un pochino studiate. - Come mi piace di guardarvi! - Vi aggirate, vi aggirate - piene di compunzione, - d'importanza e di pratica, - piene di etichetta, - per la vostra reggia prediletta. - Fra gli ori, fra i damaschi, - i pizzi degli altari, - i doppieri i candelabri, - andate e venite - come in casa vostra. - - Inchini secchi - di gambe irrigidite. - Mi sembra di sognare - alle decrepite reggie - di spodestati re centenari, - che tutto crepita crepita. - V'alzate, andate, venite, - v'inchinate, v'inchinate, - vi ringinocchiate. - - Le vostre facce - sono pugni di rughe, - i vostri colli sbucano, - si muovono fra i cenci, - come colli di tartarughe. - I vostri occhi quilquiano - dalle infossature, - con fare di puntiglio, - di sussiego, di piccosità, - di superiorità, - per la vostra interiore - grande sicurità. - - Dite, nella purità - siete così avvizzite, - o nel vizio? - Come riconoscere - dai vostri avanzi? - Eppure siete ancora civette! - Vi ungete, vi tingete malamente - gli ultimi capelli, - portate finte trecce, - riccioli finti, tinti - d'un altro colore; - avete il vestito per le feste, - e le feste siete meste, - meste e cocciute; - la gente che riempie - la chiesa di colori - vi urta, vi da noia, - non è più la vostra casa - dove dovete regnare, - la vostra reggia, - perchè in ognuna di voi - c'è un fondo di regalità grottesca. - Camminate a saltelli, - o nella massima compostezza, - taluna stampellando per la gotta, - talaltra con un far da piruette, - con mosse paralitiche del capo. - - Cosa foste? Cosa siete? - Vecchie cameriere pensionate? - Dame decadute? - Taluna di voi non fu ballerina, - taluna coccotte? - Ballerina, coccotte! - Come siete ridotte! - V'intanaste nell'ostinazione - della purità, o nessuno vi volle? - O conosceste bene l'amore? - Ecco il mistero - che m'interessa in voi. - L'amore! Voi! - Quanti anni sono ormai? - Io penso a denudarvi, - cavarvi i vecchi giacchetti sbiaditi; - i sudici panciotti - che v'ammassate addosso - per la paura delle polmoniti, - spogliarvi, spogliarvi - di quel sudicio fasciume, - e avervi nude dinanzi, - Gobbe, torte, mostruose, - farvi rinascere per un istante solo - un brivido del più orribile desiderio, - vedervi ballettare dinanzi sconciamente, - stampellare ridendo aizzate, - le più vergini vorrei, - magari quella - che non fu toccata mai, - e darvi i miei vent'anni! - Sentirvi sotto cigolare, - stridere, cricchiolare; - schiacciarvi, pestarvi, - darvi la più orribile gioia, - il più feroce martirio! - (Le vostre bocche - sdentate, sinuose, - mi fanno vedere - libidini mostruose.) - Contaminarvi tutte, - tutte, darvi odio amore scherno, - perdervi, gettare in un sol pugno, - al vento, tutte le vostre preghiere, - eppoi lasciarvi ridendo! - Via! Via! Via! - Cosa vedo dinanzi? Chi? - Nuda dinanzi a me, - la madre di mia madre, - la vecchia.... - No! lo giuro! - Non le ò mai toccate, le beghine, - mi piace solamente di guardarle. - - - - -Visita alla Contessa Eva Pizzardini Ba - - - — Buona sera Contessa. - — Buona sera carissimo Aldo. - — Oggi giornata bella, Contessa. - — Troppo bella, carissimo Aldo, - non fa nè freddo nè caldo. - — E la noia, Contessa? - — Ah! Oh! Ih! Hum! - — Sempre la stessa! - — Già. Questo mi dite di nuovo? - Bravo. - — Cosa dirvi di nuovo? - Mi credete così ingenuo? - Non mi ci provo. - — Bravo! E passate per giovine bizzarro.... - per uomo così strano.... - strano.... bizzarro.... - bizzarro.... strano.... - Bravo.... - — Cotesta bella veste, Contessa, - l'ò vista proprio ieri sera - precisa a una borghese. - — E fu inventata a Parigi - che non è ancora bene un mese, - sempre così, si sa già. - — A Parigi fumano l'oppio. - — Ma a Parigi.... - — Oh! Verrà presto la moda anche da noi. - — Altro che verrà, poi; - le belle cose da noi sono un mito, - noi, siamo quelli di ieri, o di poi. - Che governo pitocco! - Ma.... di nuovo? - — Di nuovo? - — E dire che vorrei, solo per una volta, - vedermi nuova nel mio specchio. - — Come? - — Nuova, diversa da sempre, - e diversa da tutte. - — Aver due bocche? - — Magari, ma è un caso comune. - — Un occhio dietro? - — Dove? - — Nella testa. - — Ah! Sì.... - — Un dente sulla punta del naso? - — Meglio senza naso nel caso. - — Due teste? - — Comune, comune. - — Tre teste, quattro gambe? - — Comune comune. - Iersera, per dormire, mi son fatta - tre volte la puntura di morfina. - — Tre volte!? - — Sono poche? Sono molte? - — Ma vi pare, la morfina! - — La morfina! La morfina! - — Vorreste d'un tratto - diventare Regina, Imperatrice? - Antonietta, Messalina? - — Uhm.... forse sarebbe meglio.... - una poveretta. - — Povera molto? Vivere di limosina? - Essere giù, nel fango! - — Oh! Si! - — Insultata, battuta, - essere vilipesa, prostituta. - — Oh! Prostituta! Insultata! Battuta! - Magari nel mezzo della strada - come una donna perduta! - Almeno per provare, ma come fare? - Noi.... chi ci può insultare? - — Chi, voi? Io! - — Siete troppo gentile. - — Mi proverò. - — Siete troppo corretto, e non - riuscirete che a farmi annoiare di più. - Dirò io per la prima. - Piccolo sciocco! - — Stupida d'una donna! - — Poetucolo pitocco! - — Vescica colla gonna! - — Imbecille, cretino! - Omuncolo da nulla! - — Povera grulla! - — Grullone, libertino, buffone, - ruffiano, lenone! - — Smencitissima vacca! - Porcona, puttana, vigliacca.... - — Basta basta basta - mio carissimo Aldo, - non crediamo di dirci - qualche cosa di nuovo, - sensazione nuova, io già non provo, - la cerco, ma non la trovo. - Amiamoci piuttosto, - l'amore è tanto vecchio - mi sembrerà più nuovo. - — Si? Purchè voi ritorniate - come allora, ma ora.... - — Quando? - — Quando m'ascoltavate - senza pensare al male, - ed erano assai meno noiose - le vostre serate. - — Mi avete amata voi? - Ed io vi ò amato? - Doveva essere molto noioso - il nostro povero amore, se lo abbiamo - troncato e nemmeno ce ne ricordiamo. - — Era.... una parola sola allora.... - — Vi ricordate ieri sera? - — Ieri sera? - — Quella mia parola.... - — Quale? Dite, mi fate venir male. - — Quando fu?.... - — Certamente vi sbagliate, - fu la sera avanti. - — Ve l'avevo già detta? - — Uh! Centomila sere, - capirete se è sempre la stessa! - Basta basta, non la ridite, - lasciatemi morire in pace, - sono malata. - — Che sarà di Voi? - — Di me? - — Buona notte Contessa. - — Buona notte carissimo Aldo. - - - - -E lasciatemi divertire! - -_(Canzonetta)_ - - - Tri tri tri, - fru fru fru, - ihu ihu ihu, - uhi uhi uhi! - Il poeta si diverte, - pazzamente, - smisuratamente! - Non lo state a insolentire, - lasciatelo divertire - poveretto, - queste piccole corbellerie - sono il suo diletto. - - Cucù rurù, - rurù cucù, - cuccuccurucù! - Cosa sono queste indecenze, - queste strofe bisbetiche? - Licenze, licenze, - licenze poetiche! - Sono la mia passione. - - Farafarafarafa, - Tarataratarata, - Paraparaparapa, - Laralaralarala! - Sapete cosa sono? - Sono robe avanzate, - non sono grullerie, - sono la spazzatura - delle altre poesie. - - Bubububu, - Fufufufu, - Friu! - Friu! - Ma se d'un qualunque nesso - son prive, - perchè le scrive - quel fesso? - - Bilobilobilobilobilo, - blum! - Filofilofilofilofilo, - flum! - Bilolù. Filolù. - U. - Non è vero che non voglion dire. - Voglion dire qualcosa. - Voglion dire.... - come quando uno - si mette a cantare - senza saper le parole. - Una cosa molto volgare. - Ebbene, così mi piace di fare. - - Aaaaa! - Eeeee! - Iiiii! - Ooooo! - Uuuuu! - A! E! I! O! U! - Ma giovinotto, - ditemi un poco una cosa, - non è la vostra una posa, - di voler con così poco - tenere alimentato - un sì gran foco? - - Huisc... Huiusc... - Sciu sciu sciu, - koku koku koku. - Ma come si deve fare a capire? - Avete delle belle pretese, - sembra ormai che scriviate in giapponese. - - Abì, alì, alarì. - Riririri! - Ri. - Lasciate pure che si sbizzarrisca, - anzi è bene che non la finisca. - Il divertimento gli costerà caro, - gli daranno del somaro. - - Labala - Falala - Falala - eppoi lala - Lalala lalala. - Certo è un azzardo un po' forte, - scrivere delle cose così, - che ci son professori oggidì - a tutte le porte. - - Ahahahahahahah - Ahahahahahahah - Ahahahahahahah. - Infine io ò pienamente ragione, - i tempi sono molto cambiati, - gli uomini non dimandano - più nulla dai poeti, - e lasciatemi divertire! - - - - -AL MIO BEL CASTELLO - -A MIO PADRE, _instancabile e geniale lavoratore, affettuosamente._ - - - - -Quando cambiai castello - - - Un poeta quando è stanco - cambia castello; - piglia sulle spalle il suo fardello - come un qualunque saltimbanco. - O come un povero uccello - cambia lido - quando gli rompono il nido. - Lassù non ci si poteva più stare, - è inutile, non ci si poteva più stare. - Senza tanto pensarci - decisi di cambiare. - Cambiare castello. - Il posto era assai bello, - le passeggiate, i dintorni, - le adiacenze, - la casa era distante dal cancello, - ma la vita si era ridotta - zeppa d'inconvenienze. - Mi conoscevano tutti, - un pochino alla volta - tutti m'avevan conosciuto, - e il bello d'un poeta - è, l'essere sconosciuto. - Tutto di me sapevano, - appena fuori d'un passo - tutti mi salutavano, - nella via mi squadravano, - mi pesavano, ed ognuno - voleva dir la sua. - - — È un poeta. - — Che giovine elegante! - — Sì, ma è troppo stravagante. - — Oggi, peccato, non à quel famoso cappello.... - — L'ài mai visto con quell'ombrello - giallo a righe turchine? - — E con quel mantello nero? - — Buffo vero? - — Con quel pastrano rosso di velluto? - — Buffo, l'ài veduto? - — Ma si sa come vive? - — Gira sempre con un taccuino, - ogni tanto si ferma e ci scrive. - — Sapete? È fuori per un giorno. - — Oggi domani va a Livorno. - — Ci sta molto? - — Prende il biglietto di andata e ritorno. - — Stamane à un po' di tosse. - — Stasera mangia le frittelle. - — A quest'ora telefona alle stelle. - Non ci si poteva più stare. - - Il sindaco una volta - osò chiedere aiuto - per una calamità del paese, - quando l'ebbe avuto, - non più in là di un mese, - altra calamità, - altra supplica. - Scrivere, per favore, - il testo di una lapide per un paesano - morto senatore, - e un sonetto per il numero unico. - Un dono per la fiera, - con lettera di preghiera - d'accettare la carica - di presidente onorario. - Il priore raccomandava - le anime sante del purgatorio. - Confraternita della misericordia, - questua domenicale. - Qualche supplica speciale al Signore - per ottenere una protezione - speciale del paese. - Orazione delle quarantore. - Colla mia grande ammirazione - per le beghine - m'avevan preso per un clericale. - Suggerire l'epigrafe - per un piccolo angioletto, - con un mottetto dolce per finale. - Detto una volta di sì, - la bella pace finì. - Il bidello, lo scaccino, - erano sempre al mio campanello. - Decisi di cambiare; - e venni qua lontano, sul mare, - da tutta opposta via, - in cerca di una casa - che potesse diventare la mia. - - «Si affitta. Si dà via. - «Villino da vendere, - «Con e senza mobiglia. - «Miti pretese. - «Rivolgersi al custode di Villa Agnese. - «Villa Irene. - «Dodici ambienti, bagno, acetilene. - Su, su, lontano dall'abitato, - trovai quello che avevo sognato: - un decrepito castello - mezzo rovinato. - «Si vende. - «Rivolgersi in città - «Via Rubacode - «Rapezzini negozio di mode. - Qui nessuno ci sta, - tutto vuoto. - Ottima qualità. - - — Ecco Signore, - e il vecchio andava avanti, - — la porta è sgangherata - ma i battenti sono di pregio, - guardi belli i mascheroni, - occorrono molte riparazioni, si sa. - La Contessa morì dieci anni fa, - e d'allora nessuno c'è venuto più, - nessuno n'à avuto più cura. - La Contessa era centenaria. - — Sola vi abitava? - — Con due sue vecchie donne - che morirono anch'esse poco dopo, - erano come lei centenarie. - Era molto decaduta, - ma fu, in sua gioventù, - la prima dama della nostra città. - Questi luoghi, signore, - furono sempre praticati - da grandi uomini, - questi terreni furono pestati - da scienziati e da poeti. - — Male, buon vecchio, male, - preferisco terreni pestati dagli idioti. - — Perchè signore? - — Bella, per imparare. - — Guardi da questa finestra, signore, - i monti e il mare. - — Ci sono di belle passeggiate? - — Tante, tutte meravigliose, - su per queste colline, lungo il mare.... - — E lunghe vie piane ci sono? - lunghe, uguali? - — C'è la via provinciale. - — È assai vicina? - — Passa di là sotto quel gruppo di case, - ma è la più polverosa, - la più noiosa per passeggiare. - — A me però va bene. - — Perchè signore? - — Per camminare - senza misura, pensando alle cose mie, - (per mettere insieme le mie strane poesie.) - Quest'ammasso di rovine - mi va, buon uomo, mi va, - è un covo da gufo - che per me farà. - - Ci sono abitatore felice - da tanto tempo, nel mio castello - che odora di centenario, - di beghine morte lentamente.... - «senza male, disseccate al sole - «come le rose e le viole, - «senza la consueta putrefazione. - - - - -Le mie passeggiate - - - Nelle belle giornate, - nelle belle serate, - e anche nelle brutte, - faccio le mie passeggiate. - Scendo lungo mare, - e su la riva - mi dilungo a camminare. - Però non andiamo d'accordo - me e il mare, - a me spesso dà noia - quel suo eterno brontolare, - lui dice che io sono un gran brontolone. - Non mi conosce nessuno - e faccio il comodo mio. - Qualcuno mi saluta - guardandomi con curiosità. - — Buona sera signore. - — Buona sera comare. - E lì finisce tutto. - Cammino sulla via provinciale, - e mi dilungo all'infinito; - salgo i bei collettini, - che ognuno m'è ormai famigliare. - Mi seggo sopra un muricciuolo - dove ci sono due cipressi a lato. - Colla coda dell'occhio io me li vedo - come due grandi carabinieri - a cavallo impalati, - come se si fossero fulmineamente fermati - al fermare della mia carrozza. - Andate, andate, - io rimango un momento qui a sedere, - potete andare, - non sono già figliuolo dell'imperatore, - non sono mica il re, - che cosa posson fare a me? - Nè una vezzosa infanta, - che mi debban far del male, - nè una decrepita principessa reale. - Andate, andate. - - Sulla cima di un bel colle, - meravigliosa altura, - dove ogni altro uomo che vi fosse giunto, - si sarebbe messo a sognare come nulla - il proprio monumento, - io, in un bel momento, - ci sognai la mia culla. - E mi ci vado a sdraiare; - mi vedo tutt'intorno - il bel giro dei monti, - e da una parte il mare, - e di sopra la luna e il sole. - Come ci si sta bene nella culla! - — Quella copertina turchina (il mare) - l'ò buttata via perchè avevo troppo caldo. - — Titì non ti scuoprire; - sta' coperto Titì. - — Ma ò caldo! - Quella bella pallona d'oro (il sole) - me l'à portata il mio bel papà. - E nelle serate di luna, - ci vado tutto ravvolto - nella mia verde cuna. - — Quella bella pallina d'argento (la luna) - me l'à portata la mia mammà — - oppure: - — Voglio quello spicchino di limone! - — No Titì, ti farebbe la bubù - ai dentini, alla pancina. - — Lo voooglio! - — Bada Titì, se non stai buono - ti faccio totò. - — Voglio quel chifellino - per zuppare nel mio latte. - Voglio quella bella falcettina! - — No Titì, ti taglierebbe le manine. - — Voglio quella bella falcettina - per tagliare tutta l'erba - davanti alla mia culla! - — Ma no Titì. - — Ma siii! - — Ma nooo! - — Ma siiiiiii! - — Ma nooooo! - — Ma siiiiiii! - — Ma nooooooo!... — - Che gioia, che gioia, che felicità, - per chi non à da far nulla, - ritornarsene ogni tanto nella culla! - - - - -Il mio castello e il mio cervello - - - Alla finestra - della mia stanza da letto, - nel mio decrepito castello, - sulla sera lungamente mi diletto - a starmene solo col mio cervello. - Il diletto, mi direte, - non potrebbe essere più grazioso, - per un poeta, come me, ozioso. - E guardo giù per la valle, - guardo i monti, le colline, - il mare non si vede da questa parte, - E girano e girano - e serpeggiano le rondini - attorno al mio castello. - (Quanti giri!) - E girano e girano - e serpeggiano - i pensieri attorno al mio cervello. - (Quanti giri!) - Voli di rondini leggeri, - leggeri pensieri. - (Che non son sempre leggeri). - E guardo dinanzi la valle, - i monti, le colline, - gli alberi grandi a selva, - in filari lunghi senza fine, - disposti bene ad arte, - il mare non si vede da questa parte. - E girano e girano - serpeggiano - le rondini attorno al vecchio castello. - (Quanti giri!) - E girano e girano - serpeggiano - i pensieri attorno al giovine cervello. - (Quanti giri!) - Io penso: - Se ogni pensiero - avesse fra le labbra un filo - (come il ragno) - se avessero in bocca un filo - (come il ragno) - tutte le rondini che si aggirano, - tutte le rondini che si sono aggirate, - il mio castello e il mio cervello - sarebbero due matasse, - molto molto molto arruffate. - - - - -La ciociara in lutto - - - Dei pochi arredamenti - che trovai nel castello, quando entrai, - non volli gettar via tutto, - qualche cosa mi piacque di serbare. - Fra queste cose, un quadro, - che rappresenta una ciociara in lutto. - Lo volli lasciare, non per il suo valore, - ma perchè quel quadro - mi à fatto sempre tanto pensare. - - Avete mai posseduto un quadro - che non vale, che non sapreste ammirare, - privo d'ogni bellezza, - ma che vi fa pensare? - Un quadro, che sempre - ve lo vedete davanti, - e lo state a guardare - mentre vi trovate solo a pranzare, - e che vi fa mangiare - senza saper di mangiare? - - Per quanto non privo di buone qualità, - non è certo un quadro di valore; - non potrei precisare gli anni che avrà, - non porta la firma dell'autore. - È appeso alla parete del tinello, - e rappresenta, in grandezza naturale, - una ciociara in lutto. - - Quando mangio non fo - che guardarlo e pensare. - Una donna di mezza età, - non brutta, ma nemmeno bella, - d'alta statura, una discreta figura, - ed una faccia seria.... - ma non per malinconia, - dura d'espressione, singolare. - Una ciociara in lutto! - Mi sembra... come un contrattempo, - mi sembra che il lutto - debba essere - tutto la negazione delle ciociare; - eppure porteranno il lutto - anche le ciociare; - ma non me le so figurare. - Quella gonnella con tutte quelle pieghe, - e il busto, non s'addicono - di panno nero, il seno - coperto d'una camicia bianca di lino... - e il panno sulla testa nero... - con sotto un lino bianco... - Come si trova qui? Chi potrà essere? - Ecco il pensiero. - E ogni sera e ogni mattina mi tormenta. - - Chi sarà? - Una nutrice della famiglia? - Della vecchia contessa? - Forse di sua figlia? - Aveva una figlia? - Forse morta prima di lei? - Forse ancora vivente? Dove? - Ebbene, situata a quel modo - nel tinello, ad un posto d'onore... - una nutrice ciociara... - Eppoi in lutto! - Il suo piccolo forse morì, - e venne ad allattare qui, - da questi signori. - Il lutto non glielo avrebbero - lasciato portare. - Che fosse invece in quel tempo - in lutto la famiglia? - Ma di solito non s'usa - vestire di gramaglia - financo la balia, - mi sembra di cattivo augurio. - - Un quadro comprato? Regalato? - Mi pare quasi impossibile - anche questo fatto. - Comprare o regalare un quadro, - che non è che il ritratto - di una donna non bella. - E che non può avere neppure - attrattive pel costume. - Si vedono quadri di ciociare dappertutto, - ma di ciociare con allegri visi, - piene di colori e di sorrisi, - ciociare in mosse gaie, - non di ciociare in lutto. - Eppoi mettere il ritratto - d'una sconosciuta nella stanza da mangiare, - dove per solito s'usa - mettere soggetti che riguardano la mensa, - cose allegre e appetitose. - - Che sia un ritratto - della padrona stessa - del Castello? - Un ritratto, in costume, della Contessa? - I lineamenti non sono da dama, - eppoi perchè si sarebbe fatta - quel ritratto scegliendo un costume - nel suo momento brutto? - Che la Contessa fosse molto stramba? - Io che mi credo tanto, - sarebbe curioso - che questo castello fosse stato, - prima di me, abitato - da della gente cento volte - più stramba di me. - - Alle volte, dopo lungo - fissare quel quadro, - non vedo più la tela e la cornice, - la parete, non distinguo più nulla, - soltanto quella donna che mi sembra - lasci la sua posa - e si muova, venga avanti - come per dirmi qualcosa, - che venga magari, col suo piglio, - per maltrattarmi, per mandarmi via! - Ma che! Mi riscuoto dipoi, - impossibile, così lontani dalla ciociaria. - Che fosse una delle due centenarie - compagne della Contessa? - E a lei tanto care? - Tanto care da darle nell'appartamento - questo posto d'onore? - Forse un'altra già morta.... - Le due donne erano due ciociare.... - Forse fu un tempo - ospite del castello un pittore.... - Ma avrebbe dipinto entrambe le ciociare, - o meglio, avrebbe in omaggio - dipinta la Contessa. - - Come le vedo andare - quelle tre donne! - Quella vecchia dama secca secca, - in lutto, con una lunga coda nera, - con una cuffia nera di merletto - sopra una finta di ricciolini bianchi, - ormai ingialliti; - e ai lati le due ciociare in lutto, - con quelle gonne corte - a mille pieghe, scampananti, - camminare piano piano, - irrigidite sulle loro ossa legnificate, - dentro le pelli incartapecorite, - le cui carni si erano poco a poco - prosciugate prosciugate, - ed erano ormai tutte svanite. - Quella Contessa con quella coda, - e quelle ciociare con quelle sottane corte! - Tutte tre centenarie! - Sarà così? Come sarà? - - Come c'entrò qui dentro questo quadro? - Perchè non volli gettarlo al mio venire? - Che cosa mi poteva dire - questa donna non bella - che non conoscevo? - Chi lo introdusse? - Qualcuno forse.... per pensare? - E per lasciare ad un altro - questa occupazione? - - - - -La mano - - - Tutti sapete bene - che cosa sia una mano. - Una mano! - Chi è che non l'à vista? - Ma non potete sapere - in che consista - una mano che non s'è mai vista. - - In un angolo della mia stanza c'è - un morbido divano, - al quale ogni sera mi do - puntualmente - alla stess'ora, - per il mio terribile perchè. - È l'ora della mano. - Quel divano è quello della mano. - M'abbraccia, m'affonda, m'assorbe, - mi fa nido, il mio divano, - ed io mi lascio andare - con trepidazione paurosa, - abitudinaria - aspettativa morbosa. - Da una certa sera - tutte le sere alla medesim'ora. - - In questa stanza - vagola, brancola, - vive senza posa, - una mano che non si vede, - e che si posa solamente - quand'io sono disteso sul divano. - Enorme mano morbida, - fatalmente forzuta, - eppur voluttuosa. - Perchè gira nella mia stanza? - Non m'à ancora - carezzato abbastanza? - Fu qui amputata a qualcuno - e vi rimase inoperosa - nella sua avidità di carezzare? - Mano fortissima - e insieme affettuosa, - mano che sa tanto bene carezzare, - che sembra quella d'un gigante buono - avvezza, per innata generosità, - alla più tenera carezza. - - Avete mai pensato - alla dolcezza che può dare, - la carezza della mano - d'un gigante buono? - Quella mano che potrebbe stritolare, - e che invece vi accarezza. - E lo sapete bene - che basterebbe una stretta, - ma vi lasciate andare. - - La mano m'accarezza m'accarezza, - ed io mi lascio tutto andare - a tale ebbrezza. - Io sono in suo potere ormai; - ed essa mi liscia i capelli, - me li solca, - la fronte, le tempie, - le palpebre mi socchiude, - mi gira dietro il collo, - (io non ci vedo più) - mi palpa sulla nuca - pigiando come per cercare, - più forte, più forte, - m'afferra ad un tratto - per la pelle del collo - strettamente - come un povero gatto. - Io non vedo più la stanza, - non sento più il divano, - solo la stretta di quella mano - sopra il collo. - E ora mi porta via. - Lo so bene ormai - dov'essa mi conduce, - l'ò fatta tante volte - la sua via, - identica ogni sera. - - E buio fuori, - sono accesi languenti lampioni, - le strade sono bagnate, - tutte infangate. - All'angolo del vicolo - brigate di lenoni, - puttane a brigate. - Eccoci nella tua via, - tra il bordello e l'osteria. - Pel vicolo oscuro - mi sento strofinare la terra, - sbattere il muso nel fango, nel muro. - Si passa la solita porta - della solita osteria, - il solito cancello - dello sganasciato solito bordello. - Sempre lì mi conduci, - sudicia mano! - Fosti amputata, dimmi, - ad una gran puttana, - nella sala di questo castello? - - Le puttane che aspettano, si sa, - alla vista del cliente - mi vengono incontro tutte contente. - — Buona sera biondino! - — Buona sera, eccoti qua! - — Come sei mingherlino! - — Non vieni mica qui per far camorra? - — Il giuoco di Lischino lo conosci? - — Devi aver poca borra! - Flaccide, seminude, - facendo ballonzare - con pesantezza - i seni sui ventri flosci, - mi ronzano attorno - quelle puttane; - ed io le sto a guardare - con compostezza. - — Sembri il bambin Gesù! - — Non vedete non ne può più. - — Via, su ti riscaldiamo! - Mi spingono in mezzo a loro - sballottandomi, - cantano in coro come forsennate - il più osceno girotondo - a gambe spalancate, - e gridano sconciamente inebriate: - — Fatti sotto fatti sotto! - S'alzano tutte le sottane - quelle vecchie puttane disfatte. - — Fatti sotto fatti sotto! - — Ascoltate! - Io sono quel signore... - che vive in quel castello! - (mi ricordo non so come - in quel momento). - — Ahahahahahah! - — Lassù.... - — Ahahahahahah! - — Quel signore.... - — Dio! non mi ricordo - più il nome! - In quel castello.... - — Ahahahahahah! - — Bello! Bello! - — Sei un povero matto, poverino! - — No, sono quel signore.... - il nome.... il nome.... - non lo ricordo più! - Chi mi ci à portato? - — Da te ci sei venuto! - — Musino da flanellista! - — Chi mi ci à portato? - — Il diavolo che ti riporti! - — La scusa l'ài trovata bella! - — È venuto a far flanella! - — È venuto a far flanella! - — Buttatelo giù dalle scale! - — Fuori fuori, è robetta! - — È bene che si faccia male! - — Non sappiamo che farcene noi, - di quei signori! - — L'ànno preso a civetta! - Mi gettano dalle scale, - infuriate le puttane, - e mi corrono dietro. - Quando mi sento andare, - e sono sull'orlo del precipizio, - la mano mi sostiene, mi sostiene. - E fuori mi gridano i lenoni - all'angolo sotto i languenti lampioni, - m'inseguono le puttane - come tanti cani. - Tutti mi gridano e m'insultano! - La mia carne lacerata, - in possesso della mano, - seguita ad essere sbatacchiata. - - I miei occhi goccianti - lagrime verdi e rosse - non vedono più, - la mia bocca sanguina giù giù - sotto colpi di tosse. - Non odo più che lo scherno, - le grida di quella gente. - gli urli delle prostitute - e dei lenoni; tutti sono scappati fuori, - e m'inseguono, m'inseguono. - - Ora la mano mi sottrae, - mi fa fuggire rapidamente - alle terribili ire - di tutta quella gente. - Intravedo la mia via - per la campagna, - mi par di sentire il mare, - intravedo il mio cancello, - l'ombra del mio bel castello - nella terribile agonia. - Penetrano l'unghie acutissime - dentro la mia nuca in brandelli, - (io non ò più la forza - di respirare, - lascio fare) - e l'unghie penetrando - s'aprono tutte le porte, - brandello per brandello, - dentro l'ultimo lembo del mio cervello: - ecco: la morte! - Io mi sento veramente morire. - La mano piano piano - m'adagia sul morbido divano. - - M'alzo trasfigurato, - mi vado a guardare nello specchio, - la mia faccia è d'uno strano pallore, - sono vitrei i miei occhi. - La mia bocca serrata - è dissanguata. - Le mie narici spalancate - palpitano con affanno. - Ò sognato? No. - Non dormo, io sogno ogni sera, - tutto l'anno, - quella via, - per quella mano che m'avvolge - nelle dolci spire, - e mi trascina nel fango - per farmici morire. - Ma io la potrei fuggire tale mano. - Mi direte: - Bruciate quel divano! - A quell'ora che sapete - andate a passeggiare, - non vi ci dovete sdraiare, - in fondo voi soffrite, poveretto! - Cambiate la camera da letto. - È vero, è vero, - miei buoni, miei cari, - perdonate, - è.... come l'abitudine del male, - io non so rinunziare - quando mi sento accarezzare - da quella mano, - e mi lascio andare, - e so dove, - e fin dove. - - Pensate, pensate - che disperazione - per uno come me, - dovere ogni sera lasciare - il mio bel castello - per andarmi a ingolfare - nelle sozzure - come l'uomo più volgare. - Tutte le sere sentirmi trascinare, - come un fanciullo - dal canto della sua nutrice - per tante porte d'oro - nel regno delle fate! - Quali sono le mie fate? - Quali sono le mie porte? - Dovere ogni sera provare - che cos'è la morte! - - E ritornando nel mio bel castello, - temere d'incontrare - gli sguardi famigliari, - perchè possono capire i miei cari - dove sono stato! - Certamente Cherubina ormai à capito, - mi guarda senza dirmi nulla - al mio ritorno, e pensa: - che cattivo marito! - E Stellina, e Cometuzza, - mi guardano con occhio pio pio, - che mi dice assai bene: - dove sei stato, - fratellino mio? - - - - -L'orologio - - - L'orologio è il ricordatore del tempo - che non è più. - Esso segna il tempo che i poveri - uomini regalano alla morte. - VALENTINO KORE. - - Ad una parete della mia stanza - da letto, c'è appeso - un orologio vecchio; - uno di quelli di vecchia usanza, - colla catena e il peso. - Un tempo lo caricai - tanto per far qualcosa, - non sapendo precisare - se più m'irritasse fermo, - o più il suo maledetto andare. - Da tanto e tanto tempo - l'orologio non va più. - Io lo guardavo sempre con ghigno, - tramandogli una fine, - a quel ciarliero maligno, - una molto triste fine. - - Voi uomini tutti - tenete addosso un orologio, e non sapete - tutto quello che lui di voi sa, - tutto esso segnerà, - e non ve lo dirà mai. - Io lo guardavo pensando: - orologio, tu sai - tutto di me, dimmi l'ora ch'io morirò. - Le due? Le cinque? Le tre? - Le tre e un minuto, e due minuti? - Dio! Mi sentivo morire - tutti i minuti! - Su quel vile orologio - tutte le mie ire infuriai, - tutto quello che mi capitò fra le mani - gli tirai. - Insulti, sputi, sozzure, - scarpe, calamai! - Ed egli si fermò. - Si fermò sulle sei. - - Sul momento mi parve - d'esserne liberato, - che non battesse più, - che si fosse fermato. - Ma il dì seguente - giunse quell'ora, - io lo guardai, - e da quella immobilità feroce - compresi che quella - doveva esser l'ora - inesorabilmente! - Tutti i giorni io doveva - a quell'ora morire? - Quell'ora del tramonto, - o dell'ave maria, - o prima della notte, - o ultima del giorno, - le sei, l'ora terribile - di tutti gli incubi miei! - Quell'ora serale, - era divenuta giustamente - la mia ora sepolcrale. - - Nella disperazione - corsi sull'orologio, - lo sventrai! - Tutto gettai, le lancette, - il suo tagliente - meccanismo infernale, - tutto dispersi! - E non si vede ora - che una mostra bucata, - e un pezzo di catena - rimasta ciondoloni - con una ruota attaccata. - Brandelli di quel sozzo ventre - che sbudellai. - - Uomini, che da voi non sapete nascere, - da voi non sapete neppure morire, - e vi tenete caro sul petto, sul core, - quell'ordigno che sa la vostra ora, - e non ve la dirà, e tutti i giorni - ve la batte sul seno, e non ve n'accorgete. - Io benedico a chi sa l'ora di morire, - e m'inginocchio ai piedi del suicida. - Io penso: che aspetto? - Aspetto che ad uno ad uno cadano - tutti i miei bei capelli, - i miei bei denti? - Aspetto che una piaga gialla - sbuchi da qualche parte - ad insozzare la mia pelle bianca, - e l'invada, e la ricuopra? - Oh! Com'è bello morire - con un fiore rosso in fronte! - La rosa più vermiglia - che si sfoglia, che si sfoglia - a lato della fronte bianca! - O dalla torre più alta - darsi alla voluttà del vuoto, - dello spazio! - E che sul mondo rimanga - una macchia vermiglia solamente. - E tu che la sai, quell'ora, - scritta è già sulla tua fronte, - tu, mantenendo il tuo trotto, - tranquillo la segnerai - e passerai. - Ed io non potrò dire: - era quella, quella che mi fece tremare - ogni dì, quella che passò inosservata, - quella alla quale non pensai. - - No! Io mi faccio una torre sopra un monte, - la più alta del mondo, - su tutti i tuoi minuti - tutti i suoi mattoni, - e vi salgo all'ora mia, - quella scelta da me. - Mi fermo per sentire bene il battito - di tutti gli orologi del mondo, - cuori inutili e vili, - e ti grido: orologio, guarda, mi getto! - E faccio l'atto. - Ah! sentito uno scatto! - Sei stato tu, tu che ài segnata già l'ora, - ài creduto che fosse quella! - Ahahahahahah! - No, non era quella, - è quella che so io! - Ora sono io che comando, - sono io che darò l'ora a te, Ora! - Trovar nella mia gola, - far salire dal mio ventre, - le più folli, le più oscene risate, - i lazzi più sconci, - i gridi di scherno più acuti, - e farti aspettare - altri cinque minuti. - - - - -Cherubina - - - Scrivo: Cherubina: - e il mio pubblico indovina: - questa è una bella mogliettina, - uno di quei bei tipettini - rosei paffuti e freschi, - la mogliettina.... - del poeta.... - Una bella mogliettina - che gli tiene in ordine il castello, - che sorveglia la cucina, - gli rassetta la biancheria, - la migliore compagnia - per un uomo come quello, - che vive tutto l'anno - rinserrato in un castello. - Ài sentito Cherubina? - È vero che sei la mia mogliettina? - La moglie del mio cuore, - e la moglie del mio buon umore? - Una moglie come te, - piena di mosse simpatiche, - non c'è, Cherubina, - le altre mogli sono tutte antipatiche. - Su diritta Cherubina, - saluto militare, - da moglie esemplare. - Di' a questi signori - che fai delle tue giornate; - digli che sei tanto civetta, - che tutto il giorno ti fai toletta. - Digli che rompi tanti specchi, - e non nascondergli che t'inciprî - e imbelletti come una parigina. - E io ti sto a guardare, marito beato, - felice di tutte le tue mosse, - che si posson guardare - a tempo avanzato, - senza doverti aspettare - per condurti a teatro, - o a ballare. - - Sei una moglie molto casalinga, - quasi all'uso orientale. - Le turche stanno a disposizione - del loro padrone - per le sue lussurie, - te, per il suo buon umore. - La mattina, è Cherubina - che mi viene a svegliare, - salta sul mio letto, - mi da i pizzicotti sul naso, - si mette a tirare le coperte, - mi scuopre, mi ricuopre, - poi si mette a dormire - colle manine sotto il guanciale; - tutto quello che potrebbe fare - la mogliettina più ideale. - À qualche posa un po' azzardata, - ma come si fa.... nell'intimità.... - a qualunque altra moglie - verrebbe perdonata. - Ma non sempre glie la passo, - la grido: - Cherubina non sta bene - di spulciarsi davanti alle persone, - Cherubina non si fa, - davanti al tuo padrone! - Un'altra mogliettina non lo farebbe. - E chi lo sa? - Dopo un poco di tempo.... - nella più stretta intimità.... - - Bisogna poi vedere come à sviluppato - il sentimento di maternità, - come dolcemente accarezza - Stellina e Cometuzza, - gli liscia le pennine, la cresta, - poi gli da un gran sculaccione, - quelle scappan via, - e Cherubina si rintuzza - per paura del padrone. - Ma il padrone ride e se la gode - tutto di buon umore. - Gli uomini come va, - nella buona società, - usan tenere, per il buon umore, una moglie - al posto della scimmia, - io, tanto di modeste voglie, - lontano da ogni buona società, - tengo una scimmia - al posto della moglie. - - - - -Ginnasia e Guglielmina - -[Nell'Intimità: Stellina e Cometuzza.] - - - Ginnasia e Guglielmina - sono due belle cenerine, - le mie care sorelline. - Una persona in voga come me, - non può far senza - delle sorelline, - ce ne vogliono almeno due o tre. - Pio Decimo à le sue, - come ogni buon uomo alla moda, - due ottime sorelline - colle quali andare a spasso per la mano - nei giardini del Vaticano. - Giovanni Pascoli, - ch'è il primo poeta d'Italia, - à anche lui la sorellina, - ne à una, ma che ne vale due. - Le belle cenerine - sono le mie sorelline. - - Pire pire pire pire pire! - Eccole come corrono - le mie pirine, - le due ragazzine civette, - come corrono, le mie belle scalette! - Come siete carine - con tutte le vostre - pennine cenerine. - Uh! Se siete ingrassate, - brutte mangione, che non sapete far altro - delle vostre giornate. - Venite belle cocche, - venite pirine dal vostro Bubù, - dal vostro gallettino rosso. - Vi metterò il fioccone, - il fioccone rosso, - del colore del vostro padrone, - che fa pandà col bel crestone, - che sembra un cappellino di Parigi - d'ultima moda, - le mie civettone. - - Non fate che lisciarvi e carezzarvi - le pennine, - proprio come due sorelline - ch'àn da trovar marito. - Sono io il vostro gallettino, - il vostro Bubù; - non mi volete più? - Brutte sgualdrine! - Come vi voglio bene, - come ci sto volentieri - insieme con voi! - Siete due sorelle deliziose, - con tutte le grullerie, - le stupidaggini di due ragazzine, - ma che non ànno lingua - altro che per dare - una grande consolazione - al loro caro fratellone. - Oh! Io non sto più in me - quando sento: - cococococococococodè - cococococococococodè - cocodè cocodè. - E la gioia che provo - quando vengo a prendermi - quel bell'uovo! - Il vostro bel regalo, sorelline garbate. - Il cibo miracoloso per la mia salute. - L'uovo fresco delle cenerine - è il mio cibo prediletto. - - - - -Il ballo - - - Come si fa, una festa ci vuole - ogni tanto. - Il ballo è un'abitudine antica, - non si può sradicare. - La festa è per certuni un dovere. - Come si fa durante il carnevale - a non aprire mai le proprie sale? - Non per gli altri, ben inteso, ma per me, - perchè il mio ballo è solamente per me. - Due tre volte durante l'inverno - c'è ballo al mio castello. - Non mando nessuno ad invitare, - tutti quelli che debbono venire, - lo debbono saper bene da sè. - - Che martirio dover pensare - a preparare, - eppoi dover preparare! - Spolveratura generale - di tutte le sale, - che tutto sia pulito con cura, - per la buona figura, - per uno come me, - anche se non vede nessuno. - Preparare la musica, - le candele, il buffè, - che seccatura! - Eppoi viene la sera, - le porte sono tutte aperte, - i lumi s'accendono alle dieci. - Giungono silenziosamente - in lunga fila - le vetture, scendono - le dame, s'affrettano - a prender posto nelle sale. - Cogli occhi socchiusi - io vedo tutto questo passare, - questo giungere in fretta, - questo via vai per la mia scala. - E intanto sono a prepararmi - con l'abito di gala - quello rosso più bello, - curioso refilé, - (e non è un bal masqué!). - Doversi affanzonare - una faccia da sembrar per la quale, - eppoi alla mezzanotte - entrare. - - Tutti gli occhi addosso a me, - della mia folla muta, - entra il re. - Mi strisciano le dame - i loro inchini più profondi, - cercando di mostrarmi - meglio che sia possibile - i loro piccoli mondi, - che si vedono a metà - nella seminudità. - Poco mi guardo attorno, - cerco di affettare un sorriso - tra la sofferenza - e l'indifferenza, - e m'armo di pazienza. - Faccio un giro per la sala - col mio sorriso studiato, uguale, - che serve per tutte le dame - senza guardarle in viso, - saluto generale, e penso: - ora tutte queste signore - vorranno ballare - la quadriglia d'onore. - E avanti pure. - Quadriglia d'onore. - Non scelgo la dama, - mi piazzo nel mezzo della sala - cogli occhi semichiusi, - e mi vedo ronzare dintorno - centinaia di musi. - Mi perdo a tutto quel girare - di gente così disuguale. - Alle mie serate - tutte le mode - sono rappresentate, - sono ammessi perfino i cerchi e i tornù, - tutte le mode van bene, - cominciando da me, - (e non è un bal masqué). - Figura finale. - - La mia parte è finita. - Lascio i miei invitati - faccio aprire il buffè. - Andate, andate, - faccio aprire le sale, - colle tavole apparecchiate, - andate andate, - c'è d'ogni ben di Dio, - ogni lusso di ghiottonerie, - vini e liquori a orci; - potete dissetarvi e sfamarvi - come tanti porci. - Io mi ritiro nel mio appartamento, - seccato e stanco, - un ballo è sempre seccante per me, - anche quando è solamente per me, - ma come si fa, - una festa ci vuole ogni tanto. - - - - -Il pranzo - - - E anche i pranzi e le cene - devono essere numeri del programma - della gente perbene. - Si pranza così felicemente da per sè, - nella più completa libertà, - ma bisogna sottostare, - come si fa? - Un pranzo di etichetta - in tutta la stagione, - qualche pranzo famigliare, - e per non crepare di noia, ogni tanto faccio - una cenettina alla Boccaccio. - Io prendo posto al centro della tavola, - alla mia destra Ginnasia, - a sinistra Guglielmina, - in fronte Cherubina - come padrona di casa. - - Io che faccio le mie cene - con un uovo, o con due frittelline, - e me ne avanza, - che disgusto provo - al passare d'ogni nuova pietanza, - che mi conviene un po' assaggiare - per la buona creanza. - La cena procede con brio, - con molta eleganza. - Chi si diverte meno sono io. - Se non fosse Stellina, - se non fosse Cometuzza! - Ogni tanto vengono a beccare nel mio piatto, - io rido come un matto. - Oppure saltano in mezzo al tavolo, - e si mettono a beccare i fiori del bocchè - come se fosse un cavolo! - Che gioia per me! - Se non fosse Cherubina - con qualche sua smorfiettina - piena di simpatia! - Dà uno scappellotto - al servo che le porge il vassoio, - si prende un mezzo pollastro - tutto per sè! - Si leva qualche cosa - dalla sacca della gola - e la mette nel piatto del vicino. - Caccia un osso dentro una bottiglia - eppoi ci va a guardare piena di maraviglia. - Mangia un pochino troppo colle mani, - buffa, buffa! - (Qualche invitato forse sbuffa). - Che cosa ci posso fare - se la padrona di casa - è una birichina? - Alle volte perfino - si mette col suo culo sul suo piatto! - (Mi par che gl'invitati si scandalizzino!) - Io divento matto! - E Cherubina lo rifà. - Ma queste sono vere indecenze, - è troppo, sono veri orrori! - (Qualcuno deve gridare!) - Infine Cherubina à ragione, - io vi ò invitato ad una cena boccaccesca, - miei nobili signori! - - E alla meglio, - anche i pranzi e le cene passano, - e la quiete desiderata - ritorna nel mio bel castello. - - - - -La visita di Mr. Chaff - - - — Mister Chaff, vi saluto, - siate il benvenuto! - Vi sono molto grato - d'esservi così gentilmente - ricordato di me, - vi sono molto riconoscente - di aver pensato a questo vostro - lontanissimo parente. - L'americano s'introdusse, - e ci scambiammo i complimenti d'uso. - - — Io ricordare molto bene voe, - quando essere passato Italia - volta precedente: - voe non potere ricordare me, - allora essere voe troppo - piccolo fanciullo. - Io essere molto cambiato, - molto.... envecchiato. - E mister Chaff sorrideva; - ricordava la nostra lontana parentela, - e parlava delle relazioni - antiche fra le nostre famiglie. - Questi parenti americani - furono sempre una favola per me. - Me ne avevan parlato sempre, - ma non avevo mai potuto capire - ch'essi esistessero realmente, - tanto mai lontani. - - — Io vi trovo benissimo mister Chaff, - avete un'aspetto floridissimo! - — Io trovare voe un poco.... sbiancato, - un poco.... macilente. - — Oh! Si mister Chaff, probabilmente. - Lo condussi, come suo desiderio, - a girare pel castello. - Tutto volle vedere, - senza arrestarsi un momento - di dimandare colla massima insistenza, - su tutte le mie intimità, - facendoci sopra le sue osservazioni, - alcune delle quali - mi cominciarono a seccare. - — Bello questo panorama. - — Vi piace? - — Vedere mio caro, - io possedere Amereca - terreno molto più grande. - Quando io essere.... centro mie terreno, - io guardare de qua, guardare de là - vedere sempre mie terreno. - — Io questo certamente - non lo posso dire, mister Chaff, - tutto quello che vedo - è mondo che non mi appartiene. - Vi avverto però solamente - che quello è il mare. - — Oh! Molto più grande! - Affermava mister Chaff, - col massimo calore. - — Avete ragione, perdonate, - io sono talmente abituato - alle cose piccine, non ci badate. - Infine questo non è che il mondo di un poeta sapete. - Mister Chaff sorrideva - tutto di buon umore. - Quel suo ridere goffo mi seccava. - - — Il mio orto! - Vedete? la menta, la cedrina, - il bassilico, il ciliegio, - il pero, l'insalatina; - la mia insalatina! - È bello vero? - Il mondo di un poeta mister Chaff. - — Oh! Anche Amereca - poete possedere tutte piccolo mondo! - — Piccolo.... vedete, - è assai grande per me. - — Come mesurare terra voe? - — A piccoli passi.... e a cieli. - Girammo ancora molto pel castello; - gli presentai la mia Cherubina, - Ginnasia, Guglielmina. - Rise, rise l'americano, - certe sue risatacce grasse - che mi cominciarono a infastidire. - — Non vedere, mie caro, - quante fessure avere - queste povero castello! - Reparare, reparare. - — Niente affatto reparare, - lasciatele pure stare quelle fessure, - se c'entrano i raggi del sole - mi fanno sempre - un grandissimo piacere. - — Oh! Oh! Molte curioso, - molte.... estravagante! - — Quando comprai questo castello, vedete, - non volli riparare neppure la camera da letto. - — Così fare tutte poete? - — Così faccio io. - — Oh, Italiane essere molte poete. - — Non credo mister Chaff. - — Yes, molte poete. - - Voe appartenere.... quale partite? - Repubblicane? Sovversive? - — Un poeta, sappiate, non à colore. - Io non sono elettore, - e non andrò mai a votare. - I colori del poeta - sono quelli.... del cielo, - degli alberi, del mare.... - e con tutte le sfumature - dei tramonti e delle aurore! - I suoi rappresentanti - sono la luna, il sole, - e le belle giornate! - Un poeta non ama il suo paese, - se non è un bel paese, - lo rinunzia con la massima disinvoltura, - e se ne va là dove lo aspetta - la sua natura. - E poi, mister Chaff, volete proprio - conoscere il mio partito? - Fate un impasto uguale, - metà sublime, e metà bestiale. - I miei occhi vedete, - sono avidi di sangue e di fiamme! - No no no, non vi spaventate, - me ne sto qui comodamente a dormire, - dormire.... per sognare. - — Oh! Italiane essere - molte.... endolente. - Diceva mister Chaff - scandendo le parole lentamente. - — Molte... endolente. - — Oh indolentissimi yes. - — Per questo avere poco denaro. - — Io ne ò tanto che mi basta, - sono così mingherlino... - per la mia pancia? oh! me ne avanza. - Mister Chaff si dette lesto lesto - un'occhiata alla sua pancia. - - — E voe vivere sempre quassù. - — Sempre - — Io morire dopo poche ore. - — Vi credo, ma io mi ci diverto invece. - Nulla mi manca quassù, - mi credete abbandonato? - Dò anch'io le mie feste e i miei pranzi, - e mi stanco, mi esaurisco, mi confondo, - al naturale. - Le mie feste e i miei pranzi - sono sempre preparati - per centinaia di persone, - c'è la più completa illusione, - e non sono che per me. - Tutte quelle persone, - (i miei abitué) - mi rimangono indistintamente - simpatiche e divertenti, - se fossero vere - mi diverrebbero antipatiche e sconvenienti - dopo poche sere. - Sto qui come un eterno convalescente. - È così bello essere stati malati, - e non aver più male, - e non sentir più niente. - - — Oh! Capire molto bene, - tutte queste poete essere molto... fiacche, - anche molte persone... lascive. - Per questo essere tutte povere. - — Americano... babbeo! - Guardami quando creo! - Di terra io abbisogno, - tanta quanta ne sta - sotto i miei piccoli piedi, mi basta. - Io m'innalzo! - Nell'aria, nello spazio, - traverso ogni spazio, - coi miei capelli dorati - che ogni aura accarezza. - I miei occhi lampeggiano - sguardi che sono scintille, - fiamme roventi, - lame taglienti, - che squarciano il ventre ai cani - delle regine nubi al mio passare, - essi mi vorrebbero abbaiare, - mi vorrebbero serrare - i cancelli del cielo. - S'inchinano rispettose - quelle regine, - facendomi posto - fra le loro vesti vaporose - di veli e di trine. - Ma io salgo, nulla m'arresta, - è in cielo la mia testa, - nell'azzurro profondo, - fra le stelle che si confondono - al bagliore dei miei occhi, - e mi sorridono amiche, sorelle. - Su, su, entro nel sole, - e creo, e mi beo! - Come nessun altr'uomo al mondo! - — Oh! Molto belle queste parole, - ma poe... quando essere finita - vostra... illusione, - dovere retornare vostra vita - allora mio caro bella deselusione - provare! - — Si! Perchè la terra è angusta - per il mio calare! - - Mister Chaff si seccò - alle mie ribattute, - e se ne andò zitto zitto. - Io rimasi confuso, - e pensai d'essermi riscaldato invano. - Gli potevo lasciar dire - tutte le sue grullerie - a quel povero americano, - chi sa come mi potevo divertire! - - - - -INDICE - - - RAPPORTO SULLA VITTORIA DEL FUTURISMO A TRIESTE pag. 7 - - LE FANFARE DELLA STAMPA » 23 - TRIESTE ELETTRIZZATA » 25 - LA VITTORIA STREPITOSA » 36 - I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO SECONDO PAOLO ARCARI » 51 - IL FUTURISMO E LA SATIRA » 62 - - L'INCENDIARIO » 67 - VILLA CELESTE » 81 - LA FIERA DEI MORTI » 89 - IL PRINCIPE E LA PRINCIPESSA ZUFF » 103 - LA MORTE DI COBÒ » 113 - LA REGOLA DEL SOLE » 131 - LE CAROVANE » 145 - LA CITTÀ DEL SOLE MIO » 151 - LE BEGHINE » 161 - VISITA ALLA CONTESSA EVA PIZZARDINI BA » 171 - E LASCIATEMI DIVERTIRE! (Canzonetta) » 179 - - AL MIO BEL CASTELLO. - - QUANDO CAMBIAI CASTELLO » 187 - LE MIE PASSEGGIATE » 197 - IL MIO CASTELLO E IL MIO CERVELLO » 205 - LA CIOCIARA IN LUTTO » 211 - LA MANO » 221 - L'OROLOGIO » 237 - CHERUBINA » 247 - GINNASIA E GUGLIELMINA » 255 - IL BALLO » 261 - IL PRANZO » 269 - LA VISITA DI MR. CHAFF » 275 - - ANNO QUINTO - - POESIA - - ORGANO DEL FUTURISMO - - Direttore F. T. MARINETTI - - ha pubblicato versi inediti dei maggiori poeti contemporanei: - - MISTRAL, PAUL ADAM, HENRI DE RéGNIER, CATULLE MENDèS, GUSTAVE - KAHN, VIELé-GRIFFIN, VERHAEREN, FRANCIS JAMMES, MAUCLAIR, JULES - BOIS, STUART MERRILL, PAUL FORT, LA COMTESSE DE NOAILLES, JANE - CATULLE MENDèS, RACHILDE, HéLèNE PICARD, H. VACARESCO, ecc. - - G. D'ANNUNZIO, PASCOLI, MARRADI, BRACCO, BUTTI, COLAUTTI, D. ANGELI, - SILVIO BENCO, ELDA GIANELLI, A. BACCELLI, ADA NEGRI, G. P. LUCINI, - D. TUMIATI, G. LIPPARINI, CAVACCHIOLI, PAOLO BUZZI, CORRADO - COVONI, A. PALAZZESCHI, LIBERO ALTOMARE, G. CARRIERI, ecc. - - SWINBURNE, SYMONS, YEATS, FRED. BOWLES, DOUGLAS GOLDRING, - SMARA, ALEXANDRE MACEDONSKI, DEHMEL, ARNO HOLZ, VALèRE BRUSSOV, - SALVADOR RUEDA, E. MARQUINA, A. GONZALES-BLANCO, SANTIAGO - ARGUëLLO, ecc. - - =ABBONAMENTO ANNUO:= in Italia L. =10= — all'estero L. =15= - - _Ogni numero, in Italia, L._ =1=. - - - - - Edizioni Futuriste di “POESIA” - - L'ESILIO. Romanzo di =Paolo Buzzi=, vincitore del 1º Concorso - di «Poesia»: - - Parte Prima: _Verso il baleno_ (elegantissimo volume - di 300 pagine con copertina a colori di Enrico - Sacchetti) L. 2, — - - Parte Seconda: _Su l'ali del nembo_ (elegantissimo - volume di 300 pagine con copertina a colori di - Enrico Sacchetti) » 2, — - - Parte Terza: Verso la folgore (elegantissimo volume - di 500 pagine con copertina a colori di Enrico - Sacchetti) » 2, — - - L'INCUBO VELATO. Versi di =Enrico Cavacchioli=, - vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo - volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a - colori di Romolo Romani) » 3,50 - - GIOVANNI PASCOLI. Studio critico di =Emilio Zanette=, - vincitore del IIIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo - volume con maschera disegnata da Romolo Romani) » 3,50 - - LA LEGGENDA DELLA VITA. Versi di =Federico De Maria= - (elegantissimo volume stampato su carta di lusso) » 3,50 - - IL VERSO LIBERO. — Parte Prima. — Studio critico di =Gian - Pietro Lucini= (elegantissimo volume di 700 pagine - con acquaforte di Carlo Agazzi) » 6, — - - IL CARME DI ANGOSCIA E DI SPERANZA, di =Gian Pietro - Lucini= (esaurito a beneficio dei danneggiati del - terremoto di Sicilia e Calabria) » 1, — - - D'ANNUNZIO INTIMO, di =F. T. Marinetti= (traduzione - dal francese di L. Perotti) — _Esaurito_. - - - - - Edizioni Futuriste di “POESIA” - - LE RANOCCHIE TURCHINE. Versi di =Enrico Cavacchioli=, - vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegante volume, - con copertina a colori di Ugo Valeri) L. 3,50 - - ENQUÊTE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE et MANIFESTE - DU FUTURISME, par =F. T. Marinetti= » 3,50 - - REVOLVERATE, Versi liberi di =Gian Pietro Lucini= - (elegantissimo volume di circa 400 pagine, con - Prefazione di F. T. Marinetti) » 4, — - - AEROPLANI. Versi liberi di =Paolo Buzzi=, col - Secondo Proclama futurista, di F. T. Marinetti - (Elegantissimo volume di circa 300 pagine) » 3,50 - - L'INCENDIARIO. Versi liberi di =Aldo Palazzeschi=, - col Rapporto sulla Vittoria futurista di Trieste - (elegantissimo volume di circa 300 pagine) » 3,50 - - MAFARKA IL FUTURISTA. Romanzo di =F. T. Marinetti=, - tradotto da Decio Cinti (Elegante volume di circa - 350 pagine) » 3, — - - - _D'imminente pubblicazione:_ - - FUTURISTI E PASSATISTI. Documenti discorsi e polemiche (Un - volume illustrato di 400 pagine) L. 3, — - - LES REMPARTS DU PASSÉ. (Un volume illustré de 400 pages) » 4, — - - LA VICTOIRE DU FUTURISME. (Un volume illustré de - 400 pages) » 4, — - - - - - FRATELLI TREVES, EDITORI — MILANO - - _D'imminente pubblicazione:_ - - RE BALDORIA - - TRADUZIONE DELLA TRAGEDIA SATIRICA - - LE ROI BOMBANCE - - di - - F. T. MARINETTI - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of L'Incendiario, by Aldo Palazzeschi - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO *** - -***** This file should be named 53287-0.txt or 53287-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/3/2/8/53287/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: L'Incendiario - col rapporto sulla vittoria futurista di Trieste - -Author: Aldo Palazzeschi - -Release Date: October 15, 2016 [EBook #53287] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -L'INCENDIARIO -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="large"> -ALDO PALAZZESCHI -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -L'Incendiario -</p> - -<p class="pad2"> -<i>COL RAPPORTO</i><br /> -<i>SULLA VITTORIA FUTURISTA</i><br /> -<i>DI TRIESTE</i> -</p> - -<p class="pad6"> -EDIZIONI FUTURISTE<br /> -DI “POESIA„<br /> -MILANO — <span class="smcap">Via Senato</span>, 2<br /> -<span class="small">1910</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -<i>PROPRIETÀ LETTERARIA</i> -</p> - -<p class="small"> -Milano 1910 — <span class="smcap">Società Anonima</span> POLIGRAFIA ITALIANA — Via Stella, 9 -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="opere"> -<p class="title"> -Opere di ALDO PALAZZESCHI: -</p> - -<p class="pad2"> -<i>Poesia</i>: -</p> - -<p> -<span class="smcap">I Cavalli Bianchi</span> — (Esaurito). -</p> -<p> -<span class="smcap">Lanterna</span> — (2ª ediz.). <i>Edit. Cesare Blanc, Firenze</i> <span class="last-r">L. 2. —</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Poemi</span> — <i>Editore Cesare Blanc, Firenze</i> <span class="last-r">L. 5. —</span> -</p> - -<p class="pad2"> -<i>Romanzo</i>: -</p> - -<p> -<span class="smcap">Riflessi</span> — <i>Editore Cesare Blanc, Firenze</i> <span class="last-r">L. 2. —</span> -</p> - -<p class="pad2"> -<i>In preparazione</i>: -</p> - -<p> -<span class="smcap">Signor Perelà</span> — Romanzo. -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span></p> - -<h2 id="rapporto">RAPPORTO -<span class="smaller">sulla vittoria del Futurismo -a Trieste.</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -Il nostro treno corre verso Trieste, rossa polveriera -d'Italia. -</p> - -<p> -Oh! rabbia di sentirci, noi, poeti futuristi, portatori -d'idee esplosive, demolitori della vecchia Italia, -imprigionati in uno scompartimento come aquile in una -gabbia.... Ma le anime nostre s'avventano nel buio, -precedendo la locomotiva che si sforza di seguirci. -</p> - -<p> -Non è lontano il giorno in cui per forza si dovranno -constatare sui nostri cadaveri ammonticchiati la -straziante sincerità del nostro programma e la tragica -serietà della nostra violenza. Questo però non c'impedisce -di essere allegri, pazzamente allegri, questa sera, -non foss'altro che per schernire la lentezza del treno -sgangherato che ci trasporta, scricchiolando per tutta la -sua nera ossatura, battendo i denti sonori, trascinando -le ferree pantofole e sdraiandosi in tutte le stazioni -come un ubbriaco nella luce vinosa di tutte le bettole: -Treviglio, Brescia, Verona.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -</p> - -<p> -— Bando alla musoneria e alla gravità! -</p> - -<p> -— Noi andremo alla guerra danzando e cantando. -</p> - -<p> -— Ecco Vicenza.... Questa nebbia puzza di vecchia -beghina! osserva Aldo Palazzeschi. -</p> - -<p> -— Attraversiamo infatti l'anima tabaccosa e ammuffita -del senatore Fogazzaro.... Che schifo! -</p> - -<p> -Centinaia di fanali elettrici sfilano davanti a noi, -a destra e a sinistra.... Sono i nostri luminosi sputacchi -futuristi, lanciati nelle tenebre immonde. -</p> - -<p> -All'alba, il confine: tragici burroni sassosi, probabile -teatro di una battaglia di domani. Ognuno di noi -già si sceglie, muto, il suo posto di combattimento. -</p> - -<p> -Cormons, Miramar.... ed ecco il mare Adriatico, -grigia immensa bandiera spiegata, che palpitando aspetta -dal sole i suoi tre colori trionfali. -</p> - -<p> -Finalmente, Trieste!... Un crepitare di grida infiammate, -un lampeggiante scoppiare di urrah! Tutti i nostri -amici son venuti ad aspettarci. Cento mani appassionate -si tendono verso di noi.... Cento sguardi ebbri e inebbrianti -cercano febbrilmente fra noi l'unico dio invisibile: -l'esaltante vessillo italiano! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Alle sette di sera, dietro al sipario del Teatro Rossetti, -noi contendiamo i lembi tricolori di una poesia al -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -capo della polizia austriaca, pettoruto e bardato di decorazioni, -mentre una folla torrenziale inonda fragorosamente -le gallerie.... -</p> - -<p> -Quando ci mostriamo finalmente alla ribalta, tutto -il popolo di Trieste è davanti a noi.... tutto, con l'ardente -gioventù dei suoi maschi bellicosi, con lo scintillìo -di eleganza parigina che dà risalto alla flessuosità -appassionata delle sue donne. A destra, in un palco, -la grazia felina e squisitamente spirituale di Delia Benco, -scrittrice ispirata, dallo stile affascinante come la sua -<i>toilette</i> artisticamente originale. Con lei è Silvio Benco, -l'illustre e grande romanziere del <i>Castello dei desideri</i>. -Nello stesso palco, Willy Dias, la geniale scrittrice di -cento indimenticabili novelle, e la bellissima signora Ciatto. -In un palco più vicino alla scena, la superba figura, -romantica e notturna, di Nella Doria Cambon, poetessa -dal volo pensoso e nostalgico. Le sta al fianco l'amica -nostra Elda Gianelli, poetessa che inneggiò recentemente -al verso libero con ala di genio. -</p> - -<p> -In platea, la signorina Haydée, la scrittrice ben -nota che tanto onora Trieste col suo versatilissimo ingegno; -il dottor Prezioso, grande patriota, giornalista-principe, -dominatore di pensieri e di folle; il direttore -dell'<i>Indipendente</i>, Zampieri, fortissimo campione dell'irredentismo; -il dottor Cimadori, il poeta Riccardo Pitteri, -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -il dottor Spadoni, Carlo Banelli, l'avvocato Costellos, -presidente della Società Filarmonica, l'ingegnere Menesini, -il poeta futurista Luigi Crociato, il poeta Cesare -Rossi, e moltissimi altri notabili della città. -</p> - -<p> -Fuori, rumoreggia violentemente la marea d'un migliaio -di persone, tra le fetide dighe dei poliziotti. -</p> - -<p> -Ci sono dei professori, dei pedanti, degl'invalidi, -nella sala? Noi non li vediamo.... Silenzio di Corte -d'Assise nel momento della sentenza, o, piuttosto, silenzio -di profondità sottomarine, ove io scaglio le frasi -del mio discorso, come siluri contro le vecchie galere -romane che beccheggiano invisibili sul fluttuare del pubblico: -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -<i>AMICI, NEMICI FORSE!</i> -</p> - -<p> -<i>Giudico necessario premettere alcune brevissime spiegazioni -alla nostra declamazione di poesie futuriste.</i> -</p> - -<p> -<i>Anzitutto, che cosa vuol dire <span class="upright">Futurismo</span>? In termini -molto semplici, <span class="upright">Futurismo</span> significa odio del passato</i>. -</p> - -<p> -<i>Noi ci proponiamo infatti di combattere energicamente -e di distruggere il culto del passato, ed obbediamo -in ciò all'istintivo bisogno di difendere le nostre forze -vive, che vogliono liberamente ed interamente esplicarsi -prima di estinguersi.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -<i>Considerate che il numero dei grandi uomini defunti -è quasi infinito: sono eserciti formidabili di genii -morti, ormai indiscussi, che accerchiano e schiacciano la -esigua legione dei vivi. — A quelli e per quelli, tutto -è concesso: libere le strade, spalancate le porte, profuso -il denaro. — I vivi, invece, non raccolgono che dileggi, -insulti, calunnie, e patiscono la fame!</i> -</p> - -<p> -<i>Nella repubblica dell'arte, particolarmente, coloro -che difendono ed esaltano i morti, lo fanno per una -subdola vigliaccheria e per l'invidia che ispirano loro -gli uomini veramente vivi.</i> -</p> - -<p> -<i>Si uccide un poeta giovane e forte, scaraventandogli -addosso la mummia cartacea di un grande poeta morto -da cinquecent'anni. Gli editori cestinano i manoscritti -di un genio affamato, per prodigare il loro denaro nella -ristampa di capolavori d'epoche lontane. I miliardari -sprecano somme favolose nella compera di cose che non -hanno altro valore che quello di essere corrose e consunte -dal tempo.</i> -</p> - -<p> -<i>Si esumano musiche fredde e soporifere, statue insignificanti, -tele tarlate e annerite, mentre musicisti, -scultori e pittori viventi aspettano invano, nel buio di -una sordida miseria, il divampare vittorioso delle loro -creazioni. Quando non si può uccidere un giovane con -un cadavere esumato, gli si scagliano attraverso le gambe -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -dei vecchi rimbambiti, dei fantocci rispettati, o degli stomachevoli -opportunisti.</i> -</p> - -<p> -<i>È perciò che noi, nell'arte, nella politica, e, insomma, -in ogni manifestazione di vita, combattiamo brutalmente la -religione del passato e il rispetto di tutto ciò che è antico.</i> -</p> - -<p> -<i>Proclamiamo cretina la massima: <span class="upright">«in medio stat -virtus»</span>, e odiamo tutti i mezzi termini. Disprezziamo -e combattiamo tutte le forme di obbedienza, di docilità, -d'imitazione, i gusti sedentari, e glorifichiamo invece -i nomadi, i refrattari e le grandi belve libere.</i> -</p> - -<p> -<i>Disprezziamo e combattiamo le maggioranze avvelenate -e corrotte dal potere, i divieti dell'opinione corrente -i luoghi comuni della morale e della filosofia.</i> -</p> - -<p> -<i>Nel campo letterario propugnamo l'ideale di una -grande e forte letteratura scientifica, la quale, libera -da qualsiasi classicume, da qualsiasi purismo pedantesco, -magnifichi le più recenti scoperte, la nuova ebbrezza -della velocità e la vita celeste degli aviatori.</i> -</p> - -<p> -<i>La nostra poesia è poesia essenzialmente e totalmente -ribelle alle forme usate. Bisogna distruggere i binari del -verso, far saltare in aria i ponti delle cose già dette, e -lanciare le locomotive della nostra ispirazione, alla ventura, -attraverso gli sconfinati campi del Nuovo e del Futuro! -Meglio un disastro splendido, che una corsa monotona, -quotidianamente ripresa! Già troppo a lungo furono -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -sopportati i capi-stazione della poesia, i controllori di -strofe-letto, e la stupida puntualità degli orari prosòdici.</i> -</p> - -<p> -<i>In politica, siamo tanto lontani dal socialismo internazionalista -e antipatriottico — ignobile esaltazione -dei diritti del ventre — quanto dal conservatorume -pauroso e clericale, simboleggiato dalle pantofole e dallo -scaldaletto.</i> -</p> - -<p> -<i>Noi esaltiamo il patriottismo, il militarismo; cantiamo -la guerra, sola igiene del mondo, superba fiammata -di entusiasmo e di generosità, nobile bagno di -eroismo, senza il quale le razze si addormentano nell'egoismo -accidioso, nell'arrivismo economico, nella taccagneria -della mente e della volontà.</i> -</p> - -<p> -<i>Disprezziamo e combattiamo la tirannia dell'amore, -che specie nei popoli latini, falcia le energie degli uomini -d'azione. Combattiamo il rancido sentimentalismo, -l'ossessione dell'adulterio e della conquista femminile, nel -romanzo, nel teatro e nella vita. Vogliamo insomma sostituire, -nelle immaginazioni, giovanili, alla figura stucchevole -del Don Giovanni, quelle violente e dominatrici -di Napoleone, di Clémenceau e di Blériot.</i> -</p> - -<p> -<i>Tutto ciò, naturalmente, contraria ed esaspera le -maggioranze; ma noi Futuristi, noi Estrema Sinistra -della letteratura, ce ne rallegriamo, poichè solo temiamo -le facili approvazioni e gl'insipidi elogi dei mediocri.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -</p> - -<p> -<i>Sicuri e convinti che nulla vi sia di più facile e di -più spregevole insieme che il piacere al pubblico, solleticandone -i gusti volgari, noi preferiamo piacere soltanto -al nostro ideale, e, al pubblico ostile, non domandiamo -che fischi!</i> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Uno scoppio formidabile di applausi.... Le carene -del passato si sfasciano nella risacca sbatacchiante delle -mani entusiasmate. -</p> - -<p> -Ed ecco Armando Mazza, dal gran corpo atletico, -avanzarsi come un lottatore. La sua voce tonante sfonda -le pareti del teatro e sembra coprire tutto il mondo -delle nostre prime volontà futuriste. In verità i saggi -mummificati, i custodi del buon senso e tutti coloro -che portano sulla schiena la loro poltrona come le -testuggini il guscio, si sentono schiacciati dal passo di -quel gigante che con alte grida chiama alla riscossa -gl'incendiarii. -</p> - -<p> -Abbasso i musei! Riseppelliamo i morti! Glorifichiamo -la violenza! Viva la guerra! Morte ai pacifisti! -Abbasso le maggioranze sedentarie! Gloria alle belve!... -Altrettanti pugni roventi nei petti freddolosi dei Passatisti, -arbusti scarniti e contorti dalla lava sui fianchi -di un vulcano! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -Poi, i poeti futuristi, uno dopo l'altro, con una -disinvoltura da studenti in baldoria, versano a fiotti il -rosso vino della sublime poesia in tremila coppe invisibili, -tese freneticamente a volerlo. -</p> - -<p> -Ma, ad un tratto, scoppia un gran baccano e s'accende -un parapiglia infernale. -</p> - -<p> -Si urla allo scandalo; mani di spettatori naufraganti -si aggrappano alle poltrone; altre stringono disperatamente -rotonde calvizie, come se abbrancassero il -mondo per salvarlo. Occhi moribondi cercano ansiosamente -dei crocifissi introvabili. Cresce il tumultuare -della calca: è la grande insurrezione delle mummie. -Non una italiana: tutte austriache o <i>leccapiattine</i>. Ma -la possente gioventù trionfa. Tutti i maschi sono in -piedi, e coi pugni, con gli scoppi della voce, costringono -i morti a ricoricarsi nei loro scanni tombali. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il soffio dell'entusiasmo ci spinge fuori e ci trasporta -per le vie di Trieste. -</p> - -<p> -Entriamo nel <i>Caffè Milano</i>, fornace da cui si sprigionano -e scattano, investendoci, i tizzoni in fiamme dei -più entusiastici urrà! Sulla grande tavolata fraterna, il -sangue delle gote, il fuoco delle voci, i vermigli fermenti -della poesia e del patriottismo.... Aldo Palazzeschi -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -dice con raffinata sapienza le sue belle poesie: <i>Villa -Celeste</i>, <i>La Regola del Sole e Palazzo Mirena</i>, contenute -in questo volume. Poi Armando Mazza è costretto -a declamare per la terza volta il celebre <i>Manifesto</i>. -Tutti gli alcool traboccano, scorrono e s'incendiano. -Sorge un giovane dagli occhi elettrizzati d'ingegno, che -clama la sua professione di fede futurista, la sua ardente -simpatia pel nostro movimento di ribellione contro -il passato.... Tutti lo ascoltano intenti, ed egli, invaso -da un furore ispirato, scarica in alto mille idee paradossali, -come tanti razzi sguscianti senza posa da una -botte pirotecnica. Quell'uomo è il forte poeta triestino -Mario Cavedali. -</p> - -<p> -Intorno a lui si affollano moltissime altre figure -bellicose di pubblicisti, di letterati, di artisti: i valorosi -patrioti fratelli Tamaro, redattori dell'<i>Indipendente</i>, il -fervido giornalista Mario D'Osmo, l'inesauribile <i>pince-sans-rire</i> -Doro Finzi, il maestro Saragoz, Barison, l'insuperabile -violinista, il geniale poeta Arturo Bellotti, -Oberdorfer, l'energico segretario e difensore dell'Università -del Popolo, l'elegantissimo De Sala, corrispondente -del <i>Figaro</i>, il biondo e simpatico Paolo Zampieri, Augusto -Datta, il poeta Dolcetti, Mario Alberti, Guido -degli Sforza, Gualtiero Finzi, ed altri ed altri ancora. -</p> - -<p> -Si odono a quando a quando le schioccanti risate -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -dello spiritosissimo Nordio. Si alza l'avvocato Tedaldi, -che declama un'ode del Carducci con emozione di cuore, -efficacia di gesto e tonante forza di voce. -</p> - -<p> -Usciamo dal <i>Caffè Milano</i> per portare la nostra -focosa anima italiana entro il covo notturno degli ufficiali -austriaci: l'<i>Eden</i>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Vi troviamo invece molti ungheresi che accompagnano -con gesti e con danze un'impetuosa zuffa di violini -tziganeschi. Essi ci salutano clamorosamente, inneggiando -alla liberazione dell'Ungheria e di Trieste, e — allegri -martiri del patriottismo — si torcono sulla -sonora graticola del <i>cembalum</i>, sotto le rabbiose sferzate -dei violini. -</p> - -<p> -Gioia, follia e guerra! -</p> - -<p> -Alcuni ufficiali austriaci, in un angolo, hanno l'itterizia -della loro bandiera. -</p> - -<p> -Quando usciamo, una frenetica ebbrezza goliardica -e gaiamente vandalica agita la nostra irruente colonna. -</p> - -<p> -Noi, futuristi, proclamiamo senz'altro la morte della -saggezza, l'ignominia della parola <i>prudenza</i>.... Guai -a chi non è capace di audacie teppistiche! Guai a chi, -ogni notte, non si sente signore assoluto della città -e gonfio di disprezzo per coloro che dormono! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -In lunga fila indiana, camminiamo prima rapidamente -e poi ci slanciamo a passo di corsa, formando -festoni rumorosi e beffardi intorno alle facce lorde dei -poliziotti, vespasiani ambulanti. -</p> - -<p> -Così correndo, giungiamo al Molo San Carlo. Un -gran veliero che fora le nuvole coi suoi tre alberi altissimi.... -Fin dove salgono, quegli alberi? Bisogna pur -saperlo!... Su! Su!... Chi potrebbe impedirci di seguirne -l'acuto slancio verso il cielo? Che importa se -il veliero oscilla, se il sartiame miagola al soffio rovesciante -della bora?... E ci arrampichiamo su per l'albero -maestro, in cerca di nidi di stelle.... Di lassù, ci -sarà forse anche dato di scorgere all'orizzonte i fanali -della formidabile squadra di Bettolo, a cui forse giungeranno -le nostre grida di ansiosa chiamata! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ci si avvia verso Servola, i cui fumi biancastri -laggiù, sembrano pilastri enormi eretti a sostenere le -rosseggianti vôlte della notte.... Lieti come scolari in -libertà, ci agitiamo intorno alle pance fuligginose delle -ferriere, che partoriscono muraglie di bragia... Grida di -vittoria erompono dai nostri petti.... Finalmente, le più -folli immagini futuriste si realizzano: ecco edifici di fuoco -che camminano, si sventrano e rovesciano a terra viscere -di topazi e di rubini! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -Noi assistiamo così alla fusione del nuovo sole futurista, -più colorato, più fantastico, più caldo del vecchio -sole di ieri. Ne sorvegliano l'immane colata incandescente -i mostruosi camini, giganti burberi, impennacchiati -di fumo che nemmeno si sentono passar tra i -piedi le stridule fughe dei treni, sorci di ferro spaventati.... -</p> - -<p> -Oh! come invidiamo le case appollaiate sulle colline -circostanti, le case attente a cui la gioia ubbriacante -del fuoco incendia gli occhi ogni notte. Come -invidiamo le nuvole dalle facce accaldate e l'orizzonte -marino solcato da lunghi riflessi scarlatti! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A Trieste, i giovani non dormono mai. Igienica -insonnia, che ci fa divorare il gran pranzo futurista offertoci -dagli amici e servito spiritosamente a rovescio, -così: -</p> - -<ul> -<li><i>Caffè</i></li> -<li><i>Dolci memorie frappées</i></li> -<li><i>Frutta dell'Avvenire</i></li> -<li><i>Marmellata di gloriosi defunti</i></li> -<li><i>Arrosto di mummia con fegatini di professori</i></li> -<li><i>Insalata archeologica</i></li> -<li><i>Spezzatini di passato con piselli esplosivi in salsa storica</i></li> -<li><i>Pesce del Mar Morto</i></li> -<li><i>Grumi di sangue in brodo</i></li> -<li><i>Antipasto di demolizioni</i></li> -<li><i>Vermouth</i>.</li> -</ul> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -Dappertutto, nelle sale sontuose della <i>Filarmonica</i>, -nei salotti intellettuali, nei ritrovi mondani, le dame rivaleggiano -nell'accoglierci con regale e squisita cortesia, -affascinate piuttosto che sgomentate dalla violenza incendiaria -delle nostre volontà futuriste. -</p> - -<p> -Partiamo a malincuore, ma già rivolto lo sguardo -ad altri campi di battaglia, e Trieste ci accompagna al -treno acclamandoci ancora con le voci squillanti dei suoi -cento figli più eletti, che galoppano intorno alla nostra -carrozza, e ci salutano col grido di <i>Viva l'Italia!</i> <i>Viva -il Futurismo!</i> -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>F. T. Marinetti.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span></p> - -<h2 id="fanfare">Le fanfare della stampa</h2> -</div> - -<p class="title"> -Il Futurismo e i Futuristi -difesi da: -</p> - -<p class="title"> -Silvio Benco, Elda Gianelli, A, Bellotti -Paolo Arcari, A. Scocchi, V. Cuttin, Augusto Datta -G. Giacomelli, A. Tamanini, ecc. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<h3 id="elettrizzata">TRIESTE ELETTRIZZATA.</h3> -</div> - -<p class="large"> -SILVIO BENCO -</p> - -<p class="large"> -presenta i futuristi nel “Piccolo„. -</p> - -<p class="pad2"> -Serata di poesia futurista: la chiamano veramente i manifesti -e gli striscioni apparsi in gran numero a tutte le cantonate -della città. Infatti i sei giovani poeti che reciteranno mercoledì i -loro versi al Politeama Rossetti hanno accettato come insegna -del loro sodalizio il manifesto del futurismo lanciato l'anno scorso -dal Marinetti: del quale manifesto molto si rise e molto si discusse, -e si rise perchè veramente andava oltre a ogni seria intenzione -di rinnovamento letterario; e si discusse perchè spalancava ambo -le porte a un problema che è forse il supremo problema della -letteratura: è fatale che l'arte si atteggi sempre conforme al passato, -e si giudichi sempre con le opinioni che furono del passato? -ovvero non deve trarre essa i suoi impulsi dalle concitazioni della -vita moderna, e giudicarsi a norma delle aspirazioni che ciascuno -di noi ha verso il futuro? -</p> - -<p> -Il manifesto del futurismo premette dunque una contraddizione -alla legge del perpetuo ritorno di ciò che fu; e se questa -è una legge, esso contiene un'illusione o un inganno, se no è -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -una legge, esso contiene, in forme brutali, un'enunciazione di -verità. Il che non può decidersi dopo un anno dall'apparizione -del manifesto, e mentre il mosto fermenta e non si è fatto vino. -Non giudichiamo dunque il futurismo che allo stato di ebollizione; -limitiamoci a presentare i futuristi che sono allo stato solido di -personalità: uno di essi, e il loro capo, F. T. Marinetti, non ha -più nemmeno bisogno di presentazione; poichè già lo conosce il -nostro pubblico come un poeta d'impulso e di fervida fantasia: -all'opera sua nell'ultimo anno non aggiunse che un dramma, -<i>Les poupées électriques</i>, inventato molto ingegnosamente sul tema -delle segrete affinità delle anime che sì sostituiscono inconsce -l'una all'altra, dapprima nell'indeterminatezza delle commozioni -psichiche, poi nella concretezza delle sensazioni. Non è necessario -nemmeno presentare il giovane siciliano Federico De Maria, che -fu l'anno scorso fra i lettori dell'Università del popolo: il suo -libro <i>La leggenda della vita</i>, scritto quasi tutto in versi liberi, -ma con rime e assonanze e ricchezza di melodia, lo rivelò come -uno dei poeti che meglio fanno suonare il lor pensiero nella -armoniosità della lingua nostra. -</p> - -<p> -Una sorpresa per il pubblico potrebbe essere Paolo Buzzi, -il più complicato temperamento del gruppo. Vasto intelletto; -volontà ambiziosa e tenace che lo disciplina a una costanza di -lavoro quasi sovrumana; gusto non ancora purificato, non ancora -naturalmente sensibile alle proporzioni di ogni opera d'arte, -qualunque essa sia. È milanese. Sorse anni or sono, vincitore di -un concorso letterario della rivista <i>Poesia</i>, con un romanzo, <i>L'esilio</i>, -dove aveva cercato di mettere tutta la sua mente: e poichè la -mente era vasta, il romanzo uscì in tre volumi. Troppo; non -tutto aveva lo stesso valore; ma c'erano capitoli mirabili per -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -verità e ricchezza di colore, per lucida esposizione di idee, per -trascrizioni d'una vorticosa vita fantastica. La stessa impressione -d'un uomo che ha molte cose da dire si riceve dal suo volume -di versi <i>Aeroplani</i>. Il contenuto ne è più denso, più vario che -nei consueti libri di versi; la vita delle città vi è vissuta con una -anima complessa d'uomo che sente dentro di sè una folla; la -natura vi è descritta con colori che paiono e sono nuovi soltanto -perchè sono più esatti. Ma anche qui regna talvolta il disordine, -la febbre dell'improvvisare, l'irriflessione, la mancanza di associazione -delle idee e di continuità delle forme; è un vigoroso e -penetrante ingegno non ancora tanto padrone della sua vita strabocchevole -da placarla in un'opera d'arte. -</p> - -<p> -Enrico Cavacchioli invece, è un artista: cesella le strofe, e le -fonde nello stampo del bronzo; scrive di rado in versi liberi come -i suoi compagni, e non sono i suoi versi migliori. La sua originalità -è fatta di precisione: precise le visioni, per quanto strane, -morbose e macabre; preciso il vocabolo; preciso e ben ponderato -il suono. Se qualche suo componimento ha la forza dell'allucinazione, -la ricava dalla saldezza, dall'incisività di ogni segno -tracciato dal suo stile acuto ed acre. -</p> - -<p> -Di Aldo Palazzeschi confessiamo di non conoscere che una -poesia, ma bellissima: <i>La regola del sole</i>. È scritta con una -espressione di candore e di umiltà appropriata alla visione ingenua; -con un ritmo da fiaba, morbidamente irregolare e dolcemente -monotono. Ricorda, per la ispirazione e per le forme, il -Maeterlinck della prima maniera: <i>Les sept princesses</i>. Ma non si -può dire che lo imiti; fa una propria opera d'arte, molto limpida, -molto chiara, interessante. Infine Armando Mazza, poeta pur lui, ci -è annunziato come un magnifico dicitore di versi, e come tale ebbe -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -gran plauso a Palermo. Egli reciterà non soltanto le proprie -poesie, ma anche quelle d'altri futuristi: Libero Altomare, Corrado -Govoni, e infine di colui che questa pleiade di poeti venera come -il suo sole: Gian Pietro Lucini, un poeta lombardo che da più -di vent'anni vive in continuo arricchimento e in continuo rigurgito -del pensiero e in indefesso fermento e che ha scritto, tra -dieci libri, in una forma di versi inventata da lui, un fervido, -caleidoscopico poema di evocazione del settecento filosofico e lussurioso: -<i>La prima ora de la Accademia</i>. Egli, per vero, si schermisce -dall'essere futurista; ma i futuristi dicono che è il loro -padre. Già, ogni futuro ha un passato. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Silvio Benco.</i> -</p> - -<p class="pad2 large"> -ELDA GIANELLI -</p> - -<p class="large"> -presenta i Futuristi nell'“Indipendente„. -</p> - -<p class="pad2"> -Dei sei poeti futuristi che Trieste intellettuale è chiamata a -sentire domani a sera — e sappiamo ben viva la curiosità del -nostro pubblico — Aldo Palazzeschi è uno dei più giovani. Pure -egli ha al suo attivo parecchi volumi: <i>I Cavalli Bianchi</i>, <i>Lanterna</i> -poemi; <i>Riflessi</i> romanzo. Annunzia: <i>Il Codice di Perelà</i>, e -intanto raccoglie l'eco della critica giornalistica sui <i>Poemi</i>, ampio -volume di aristocratica edizione fiorentina. -</p> - -<p> -Trovai, tornando appunto da Firenze, i <i>Poemi</i>, l'estate passata; -e non ebbi agio nella stagione di segnalarli ai lettori dell'<i>Indipendente</i>; -i quali, di quelli della modernissima scuola, conoscono -già da lungo F. T. Marinetti il duce, come i giovani chiamano -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -mano il direttore di <i>Poesia</i>: il <i>principe dei guerrieri</i>, come lo -chiama Paolo Buzzi dedicandogli il suo inno alla guerra. Ed è -infatti una guerra che i giovani combattenti per l'avvenire dell'arte -sostengono. Questi giovani sono i primi, contrariamente a -tutta la violenza del programma futurista, a riconoscere, a salutare -la bellezza del passato che fu bellezza. Il loro odio è per -le muffe, che mai sono state altro, e ostentano sempre, in tutti -i rami dell'arte e della vita, il più feroce misoneismo, e vorrebbero -soffocare ogni nuova germinazione, ciechi contro nuovi colori -e nuove forme, solo perchè non corrispondono a colori e forme -catalogate e lustre della patina del passato; disperatamente sorde -contro ogni nuova armonia incomprensibile all'ovatta dei loro -orecchi. -</p> - -<p> -Battaglia accanita quella dei giovani che non vogliono entrare -nella strada della vita coi soliti ritornelli belanti, con le -solite genuflessioni a una retorica ch'essi non sentono e non accettano -per canone d'arte. Nè può meravigliare o disgustare l'irruenza, -la scompostezza del loro gesto di battaglia, il linguaggio -che par talora di un fervore pazzesco, se pensiamo alla fredda -malignità, allo scherno velenoso che in ogni tempo accolse ogni -giovanile rivoluzione letteraria. Che non fu lanciato dal livore — eh, -la parola è ben giusta! — di coloro che si videro minacciati -nel lor comodo adagiamento nei versi cantabili, contro le -prime barbare del Carducci? Ora le barbare, invecchiate a loro -volta, dovettero cedere al verso libero, il quale è assai meno -libero di quello che a orecchi profani possa sembrare, e ha leggi -d'armonia che sfuggono non soltanto a chi non ha orecchio poetico, -ma anche più a chi non ha anima poetica. Fate pur prosa, -adorna o disadorna, e mettetela a righette e chiamatela verso -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -libero, se piace a voi. Gli esperti, i senzienti del verso libero, -i poeti, ve la bolleranno per prosa egualmente. -</p> - -<p> -Marinetti esordì con un poema in verso libero magnifico di -slancio, potente di colore: <i>La Conquête des Étoiles</i>, del quale fu -già parlato su queste colonne. In Francia, dove da un pezzo i -<i>verslibristes</i> s'imponevano, fu da Gustavo Kahn chiamato questo -poema: <i>un bel effort lyrique de beaux vers français d'une forme -libre, originale et rare</i>. Prova che i versi liberi possono assai distinguersi -tra loro, aristocrazia e volgo, come ogni cosa di questa -terra e del cervello umano. -</p> - -<p> -I futuristi del resto non si preoccupano d'imporre un genere -di poesia o l'altro, e non comandano i versi liberi. Enrico Cavacchioli -ha quartine mirabili di grazia e freschezza. Paolo Buzzi -incatena talvolta nell'apparente metro libero i metri più ovvii, -che tutti direbbero ottonarî, settenarî, senarî, quinarî, se li vedessero -stampati a lineette, e pochi forse sanno trovare e far cantare -nelle prolisse righe dei versi liberi de' suoi <i>Aeroplani</i>. -</p> - -<p> -Federico de Maria è poeta assai noto e caro ai giovani -d'Italia, poeta d'ardimento e di sentimento profondo. -</p> - -<p> -Del Mazza, che dicono mirabile dicitore, ed esporrà versi -del Lucini, del Govoni, dell'Altomare, non conosco l'opera originale. -</p> - -<p> -Di Aldo Palazzeschi, dico brevemente come me lo concede -lo spazio. Non è facile definirlo, o bisognerebbe conoscere tutta l'opera -sua. Non so i suoi poemi precedenti a questi, nè il suo, o i suoi -romanzi. In questi poemi s'atteggia a semplice. Una grazia un -po' malata che si compiace di foggiarsi modi qualche volta infantili, -primitivi; ma che ha pure una sentimentalità sincera, -penetrante. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Chi sono?</p> -<p class="i01">Son forse un poeta?</p> -<p class="i01">No certo.</p> -<p class="i01">Non scrive che una parola, ben strana,</p> -<p class="i01">la penna dell'anima mia:</p> -<p class="i01">follia.</p> -<p class="i01">Son dunque un pittore:</p> -<p class="i01">Neanche.</p> -<p class="i01">Non à che un colore</p> -<p class="i01">la tavolozza dell'anima mia:</p> -<p class="i01">malinconia.</p> -<p class="i01">Un musico allora?</p> -<p class="i01">Nemmeno.</p> -<p class="i01">Non c'è che una nota</p> -<p class="i01">nella tastiera dell'anima mia:</p> -<p class="i01">nostalgia.</p> -<p class="i01">Son dunque... che cosa?</p> -<p class="i01">Io metto una lente</p> -<p class="i01">dinanzi al mio cuore</p> -<p class="i01">per farlo vedere alla gente.</p> -<p class="i01">Chi sono?</p> -<p class="i01">Il saltimbanco dell'anima mia.</p> -</div></div> - -<p> -Non dice una cosa nuova il Palazzeschi. Fu sempre dato dei -giullari ai poeti d'ogni genere e d'ogni forma. Coloro che si -danno da sè stessi del saltimbanco, figurarsi se sono presi alla -lettera dagli uditori o lettori di buona volontà! Taluno mi disse -che il giovane poeta fu bistrattato dalla critica benevolente. Non so. -</p> - -<p> -Mi parve bene riprodurre questa sua autopresentazione oggi -che egli viene fra noi. Noi sappiamo che non avviene mai che i saltimbanchi -di professione si diano questo nome. Tutt'altro! I -Dulcamara della piazza e dell'arte ostentano anzi titoli accademici -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -e quando lo possono cavallereschi. E quand'anche fosse, Pierrot -in arte non è sinonimo di pagliaccio ma di melanconico. -</p> - -<p> -Ed è un melanconico sognatore il Palazzeschi, un dipintore -di fantasime. E hanno un fascino le figure ch'egli evoca con versi -piani, piani, ad arte puerili. -</p> - -<p> -Tre piccole figlie stanno — apro a caso i Poemi — innanzi -a Madama Matrigna. Vestono a mezzo lutto, tengono il volto abbassato, -sono tutte confuse. In abito di crespo giallino, a pieghe -e rigonfi, la matrigna guarda, un poco sorridente, le piccine. Esse -sono venute a pregarla di parlar loro, e insistono supplichevoli -che parli. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ma non delle cose passate...</p> -<p class="i01">Ma non delle cose avvenire</p> -<p class="i01">Parlate, parlate, signora matrigna!</p> -<p class="i01">Ci sembra... ci sembra il vostr'occhio</p> -<p class="i01">che guardi... e non guardi...</p> -<p class="i01">Parlate, parlate!</p> -<p class="i01">In punta del labbro ci avete.</p> -<p class="i01">Signora Matrigna,</p> -<p class="i01">non so... non sappiamo...</p> -<p class="i01">ci avete un sorriso... maliardo,</p> -<p class="i01">un tenue sorriso ritorto</p> -<p class="i01">che nasce, si torce e finisce.</p> -<p class="i01">Un riccio eguale portate</p> -<p class="i01">in mezzo alla fronte.</p> -<p class="i01">Signora Matrigna, parlate, parlate.</p> -</div></div> - -<p> -Non è mirabilmente espressa in questa accorata sollecitazione -l'ansia delle tre piccole in lutto che si raccomandano alla donna -vestita di giallo, che per loro rappresenta la sfinge? -</p> - -<p> -Di questi quadri vaghi, semplici tratti di penna, eppur profondamente -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -espressivi, il Palazzeschi ne ha in quantità. Come ha -bizzarrie che parrebbero inqualificabili e nondimeno son note d'un -sentimento vivo che restano nei nostri orecchi, gamma che involontariamente -la memoria ci ripete. -</p> - -<p> -Non sono versi quelli della Fontana malata, per esempio. -Ma quella fontana noi la vediamo e la sentiamo tossire. Così vediamo -il Borgo tramontano, che non ha finestra al sole e le tien -tutte chiuse, tutta la giornata, per aprirle soltanto all'ora del tramonto -che gli abitanti e le campane salutano; per ritirarsi e tacere -poi fino al tramonto seguente. Così vediamo Regina Carmela -e Regina Carlotta e le Nutrici, e le Nazarene, donde forse -il primo germe di quella stupenda Regola del Sole, che il poeta -dirà, crediamo, alla serata aspettata. La Regola del Sole è un -ordine di mistiche adoratrici dell'astro. Un gruppo di signore s'è -comperata un'isoletta in mezzo al mare, donde non si vede terra -nè vicina nè lontana, e ivi vivono beate, nella loro strettissima -clausura, aspettando ogni giorno il sole, meste nei giorni di nebbia, -felici in quelli di splendore. E non muoiono d'alcun male, si spengono -dolcemente, e quando una trapassa le altre la cantano beata -perchè salita ad unirsi al sole. -</p> - -<p> -Insomma domani il pubblico triestino avrà l'impressione immediata -della poesia che è l'ultima espressione moderna ed il -primo passo verso un rinnovamento, speriamo, felice. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Elda Gianelli.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -</p> - -<p class="pad2 large"> -AUGUSTO DATTA -</p> - -<p class="large"> -nell'“Azione Socialista„. -</p> - -<p class="pad2"> -Mercoledì 12 avrà luogo al Politeama una serata di lettura -poetica alla quale, per la prima volta in Trieste, prenderà parte -un gruppo di poeti italiani che leggeranno i loro componimenti. -</p> - -<p> -I poeti che udremo sono tra quelli che aggruppatisi intorno -alla rivista «Poesia» diretta da Marinetti e che già conta cinque -anni di vita, sono assurti alla fama benchè giovanissimi. Merito -questo che va attribuito alla Rivista stessa la, quale ebbe sempre -per scopo principale di sostenere le giovani forze nel campo della -letteratura. -</p> - -<p> -Per dare al pubblico un'idea di questa serata, nulla è più -consigliabile di una scorsa all'ultimo fascicolo di questa rivista -battagliera dove sono raccolti gli ultimi lavori inediti dei poeti -Paolo Buzzi, Enrico Cavacchioli, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi -e del direttore Marinetti. Questi poeti si distinguono per -una grande audacia d'ispirazione e benchè diversi nella loro -estrinsecazione artistica, sono tutti animati dall'identico ideale di -rinnovazione letteraria e dal medesimo odio per ogni forma di -classicismo rancido e di convenzionalismo accademico. -</p> - -<p> -Furono vivamente combattuti recentemente, quando con soverchia -violenza forse, ma con profonda sincerità, si battezzarono -<i>Futuristi</i> cioè <i>avveniristi</i> ad oltranza, inalberando come un vessillo, -il famoso manifesto del Futurismo pubblicato dal <i>Figaro</i> di -Parigi e lanciato con tanto clamore attraverso l'Italia. -</p> - -<p> -Il pubblico che non potè farsi un'idea esatta di ciò che <i>futurismo</i> -vuol dire, giudicherà il 12 gennaio le opere di questi -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -giovani poeti futuristi, i quali null'altro desiderano, in fondo, che -una maggiore libertà letteraria di fronte alle tendenze viete e retrograde -di cui si fanno forti alcuni dei poeti moderni. -</p> - -<p> -Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli sono già noti per i loro -volumi: <i>Aereoplani e Incubo velato</i> che suscitarono violenti polemiche -e approvazioni vivissime; Aldo Palazzeschi, di cui leggiamo -in «Poesia» una squisita fantasia poetica: <i>La regola del -sole</i>, leggerà brani del suo volume di prossima pubblicazione: -<i>L'incendiario</i>. -</p> - -<p> -Vi sarà fra loro un mirabile declamatore: Armando Mazza, -già molto applaudito nei teatri di Palermo, il quale dirà alcune -poesie di giovani poeti del medesimo gruppo ma che per ragioni -diverse non potranno partecipare a questa interessante -serata. -</p> - -<p> -Udremo così i versi di Gianpietro Lucini, di Libero Altomare, -Giuseppe Carrieri, Enrico Cardile, Mario Betuda, Luciano Folgore, -Berardo Sbraccia e di molti altri. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Augusto Datta.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<h3 id="strepitosa">LA VITTORIA STREPITOSA.</h3> -</div> - -<p class="large"> -SILVIO BENCO -</p> - -<p class="large"> -nel “Piccolo„. -</p> - -<p class="pad2"> -Un magnifico teatro: le poltroncine tutte occupate, la platea -zeppa, le gallerie ben popolate. Il «futurismo» ha agitato la curiosità -del pubblico, e il pubblico, scoccata appena l'ora, non -nasconde la sua impazienza di vedere i «futuristi». Compariscono -alla ribalta: sono tre: Marinetti, che il pubblico riconosce -e saluta con un applauso, Aldo Palazzeschi e Armando Mazza. -I due altri che erano promessi, Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli — lo -annuncia il Marinetti — non poterono allontanarsi -da Milano: le loro poesie saranno recitate da lui e dai colleghi. -Frattanto, alla recitazione delle poesie il duce della scuola vuol -premettere un breve esordio per dichiarare in che consista il futurismo. -L'esordio è violentissimo; nè crediamo il pubblico abbia -mai ricevuto sulla faccia parole più violente. Afferma la volontà -di svincolare i vivi dai morti, la volontà di intraprendere una -acerrima lotta perchè una quantità di poeti, di pittori, di musicisti, -di statuarî dei nostri tempi, che dimenticati o ignorati, patiscono -la fame o soccombono moralmente all'avvilimento e alla -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -tristezza, abbiano una buona volta sgombro il cammino da quel -culto del passato e delle glorie fatte e strafatte al quale con neghittoso -misoneismo dedica tutta sè stessa l'umanità. Il futurismo -vuole la gloria per gli artisti vivi; non per gli artisti morti. Se -il suo libero linguaggio offende le abitudini del pubblico, il -Marinetti riconosce al pubblico il diritto di fischiarlo; non chiede -applausi, ma fischi. -</p> - -<p> -Il pubblico invece applaude. Il discorso era stato detto con -veemenza: conteneva una rivendicazione sociale dei diritti dell'arte -giovane e diseredata; la folla vi aveva riconosciuto un'idea generosa -e non aveva badato all'aggressività della forma. -</p> - -<p> -Quindi si levò Armando Mazza e declamò il noto manifesto del -«futurismo». Una voce forte e squillante; un dicitore che par -tranquillo e padrone di sè. Due buoni polmoni e un'uniforme inflessione -energica sostituiscono la varietà dell'espressione e il colorito -che non è molto ricco. Ma il manifesto contiene cose troppo -enormi, per essere ascoltate placidamente, o sia pure con amabile -scetticismo, da un'assemblea di duemila persone: quando si giunge -agli incendî delle biblioteche, agli annegamenti dei quadri e delle -statue trovate nei musei, alla gioia vandalica degli incendiarî -dalle dita carbonizzate, sorgono mormorii, poi grida ostili ed opposizioni -clamorose. Una parte del pubblico batte le mani; -un'altra parte fischia e rumoreggia; dalle gallerie si saetta qualche -invettiva. -</p> - -<p> -L'irrequietudine, che a quando a quando è tumulto, continua -mentre Aldo Palazzeschi recita con voce fievole e bianca la sua -<i>Regola del sole</i>. Egli sciupa completamente la sua poesia che, a -leggersi, è bellissima. Pochi soltanto ne colgono qualche parola; -gli altri cercano distrazioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -</p> - -<p> -È il momento di maggior trambusto della serata. Poi l'ordine -si ricompone; e la recitazione può continuare senza impedimenti. -Ma la tempesta, piccola o grande che fosse, si è ripercossa sul -palcoscenico: la voce di Armando Mazza non è più quella, e -anche il suo modo di leggere i versi, con il testo sotto gli occhi -e presentandosi di profilo al pubblico, è il meno comunicativo -che possa essere. Il giovane dicitore non è ancora avvezzo ad -affrontare la folla; il Marinetti invece sì; la padroneggia con bella -forza nervosa; e riesce ad imporle e a farle gustare la larga -linea di due liriche di Paolo Buzzi e dell'<i>Eroe futuro</i> di Federico -de Maria. Sono gli squarci più applauditi. Si recitano anche -brani di Libero Altomare, di Corrado Govoni, del Cavacchioli e -la folta e meditata sì, ma eternamente lunga poesia che Gian Pietro -Lucini compose per la sciagura di Sicilia e di Calabria. -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Silvio Benco.</i> -</p> - -<p class="pad2 large"> -A. BELLOTTI -</p> - -<p class="large"> -nell'“Indipendente„. -</p> - -<p class="pad2"> -A proposito di futurismo e di poeti futuristi, molti si chiedevano -in questi giorni di fervida pubblicità per gli albi, che cosa -veramente volesse dire questo benedetto futurismo, che cosa veramente -pretendessero i cinque nomi di poeti che facevano capolino -ad ogni svolto di via: Marinetti, Buzzi, Cavacchioli, Palazzeschi, -Armando Mazza. -</p> - -<p> -C'era un programma, una formula nuova che unisce in collettività -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -poetica questo gruppo di giovani coraggiosi? Oppure il -futurismo non è altro se non una bandiera per essere sventolata -d'occasione, tanto per costringere tutti i pigri ad accorgersi anche -di questi ribelli figli dell'oggi? -</p> - -<p> -Occorre la violenza della pubblicità per scuotere l'interesse -sonnecchiante. Ed il duce dei futuristi, il principe di questi guerrieri -lo sa molto bene, ed a parere di certuni abusa della violenza -della réclame. Benchè infine la réclame d'oggigiorno nè sia -uguale nè possa essere simile a quella in uso 50 o 100 anni or -sono. Tutto è suscettibile di trasformazione, ed ormai sarebbe -sciocco ancora il credere... al trionfo della modestia. -</p> - -<p> -La serata non fu priva d'incidenti. C'era dell'elettricità nell'aria. -Il teatro aveva un aspetto dei più imponenti. Folla in -platea, nelle poltroncine; folla nelle gallerie, nel loggione. La repubblica -letteraria triestina figurava nei palchetti. -</p> - -<p> -Indispose alquanto una parte del pubblico l'annuncio che, -dei cinque poeti futuristi, non poterono recarsi a Trieste che tre: -Marinetti, Mazza e Palazzeschi. Mancavano Paolo Buzzi e Cavacchioli. -</p> - -<p> -Il poeta Marinetti diede con brevi parole d'esordio la risposta -a quelli che si chiedevano cosa fosse il futurismo. -</p> - -<p> -Sorse quindi Armando Mazza a dire con tono veramente di -fuoco tutto il primo proclama futurista, che a suo tempo venne -pubblicato e criticato dai diversi giornali del regno e di Francia, -mentre sarebbe stato meglio non l'avesse detto, perchè fece suscitare -in vari punti proteste di diverso genere fra alcune persone -del pubblico. Alle proteste da qualche parte si rispose con applausi. -S'incrociarono nell'aria pure delle insolenze. -</p> - -<p> -Il baccano ebbe il massimo delle sue vibrazioni, quando il -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -dicitore, urlando con polmoni di ferro e senza scomporsi menomamente -alle proteste, diceva: «Noi incendieremo le biblioteche, -distruggeremo le gallerie, bruceremo i musei!» -</p> - -<p> -Sedati i rumori si passò alla declamazione dei versi. Venne -il turno al poeta Aldo Palazzeschi, che ha un torto e purtroppo -senza rimedio: Ha un organo vocale troppo delicato per un ambiente -come il Politeama Rossetti. Perciò la declamazione della -sua poesia <i>La regola del sole</i> andò tutta confusa alle interruzioni -d'una parte del pubblico. E fu davvero peccato. In un ambiente -più intimo dovrebbe indubbiamente piacere. -</p> - -<p> -Il rimanente del programma venne allora sostenuto tutto dal -Marinetti e dal Mazza. Udimmo ora da uno ora dall'altro versi -già letti in <i>Poesia</i>, la rivista milanese diretta dal Marinetti. Armando -Mazza lesse una lirica di Corrado Covoni, una <i>Canzone -folle</i> del Marinetti, un frammento del <i>Canto d'angoscia e di speranza</i> -del Lucini e qualche cosa del Cavacchioli. Peccato che lo sforzo -fatto dal Mazza nel dire il manifesto del futurismo, lo abbia poi -reso quasi afono, mentre prometteva così bene nella declamazione. -</p> - -<p> -F. T. Marinetti fu il più fortunato dei tre; seppe conservare -inalterato il suo organo vocale in sino alla fine. -</p> - -<p> -Disse degnamente i <i>Desideri</i> di Libero Altomare, colorì a -dovere la canzone <i>All'eroe che verrà</i> di Federico de Maria Piacque -nella lirica Alla Poesia di Paolo Buzzi e rese con efficacia tutta -la tristezza del <i>Canto dei reclusi</i> del medesimo autore. Ma s'ebbe -un vero successo quando declamò la sua ben nota ode <i>All'Automobile</i>; -ode che gli veniva chiesta con insistenza da più parti -nel teatro. Coronò il suo dire una salva di ben nudriti applausi. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Arturo Bellotti.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<p class="pad2 large"> -A. SCOCCHI -</p> - -<p class="large"> -nell'“Emancipazione„. -</p> - -<p class="pad2"> -A Trieste, prima fra tutte le città italiane, i Futuristi hanno -affrontato, con la violenza travolgente dell'enunciazione del loro -programma, il pubblico d'un vasto teatro affollatissimo, forse -perchè qui il tradizionalismo ha radici meno profonde, e le idee -di modernità incontrano minor resistenza, fors'anche per un -omaggio alla città vibrante di patriottismo, fervida nella lotta, -talora cruenta, d'ogni giorno. Non potevano però certamente -sperare di svellere con l'urto impetuoso, veemente, le barbe sprofondate -negli strati accumulati dalle generazioni anteriori, nè -questo sarà mai possibile. E se possibile fosse, sarebbe sciagura. -</p> - -<p> -L'urlo incendiario per i musei e le biblioteche destò un altro -urlo: di protesta. Ma l'inno alla giovinezza, alla forza, alla guerra -per il diritto, al patriottismo, alla ribellione del lavoro, al gesto -violento, ebbe una eco di entusiasmo in alcuni, di consentimento -in altri, di rispetto nel resto. -</p> - -<p> -Si sentiva l'alto peana delle palestre e dei «fortiores», dei -fabbri e delle officine; il grido della gioventù e dei proletari, -che con lo sguardo all'avvenire, scavalcando le dighe del conservatorismo, -si slanciano alla conquista d'un mondo ideale, esuberanti -di vigoria. -</p> - -<p> -La letteratura rispecchia la vita sociale. Il periodo presente — seguito -a quello effervescente ch'ebbe la più estesa manifestazione -nel 48 — è di stasi, di lento riformismo, di materialismo -e di utilitarismo. Il socialismo s'è invecchiato, si è adagiato -in un alveo di adattamento, si è accomodato col privilegio -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -dinastico e conservatore per scalfirlo, e perdette la propria -potenza. -</p> - -<p> -Alla nuova generazione si offrono insegnamenti di opportunismo -machiavellico e di servilità. Ma essa sente d'essere chiamata -a una funzione ben diversa. I grandi passaggi nella storia non -avvennero mai che attraverso gli urti e le lotte. Negli ambienti -ammuffiti le energie giovanili si sfibrano; altro è il loro campo di -azione: il campo aperto, libere esse e svincolate dai ceppi del passato. -I Futuristi, giovani non ancora trentenni, si fanno interpreti -del sentimento della età propria, lo spingono fino all'acutezza, -all'iperbole, scagliando dietro le spalle il dardo della protesta -e dell'invettiva. È lo sforzo per lo sgombro del terreno, per -la rincorsa necessaria. -</p> - -<p> -Con pari ardore, se non nella stessa forma, la giovane generazione -dell'inizio del secolo scorso assalì il vecchio classicismo, -di cui erano stati luminari un Alfieri, un Monti, un Foscolo. I -giovani d'allora avevano sentito il bisogno di ringagliardire la -letteratura nel contatto popolare, considerando le lettere mezzo di -rigenerazione civile. -</p> - -<p> -L'albore del romanticismo fu rivoluzionario. Classicisti erano -i gazzettieri venduti al governo austriaco a Milano. Gli scrittori -romantici del «Conciliatore» conobbero lo Spielberg e l'esilio. -Se il primo nucleo di giovani romantici si fosse presentato -in un teatro, non sarebbe stato diverso il contegno del pubblico -d'allora da quello di oggi verso il nucleo futurista: simpatia nei -giovani, scherno nei vecchi. -</p> - -<p> -Alle fiamme le biblioteche e i musei: ecco l'iperbole. -</p> - -<p> -Non alle fiamme; ma nemmeno i giovani si chiudano nel culto -dello stantìo, docili ai vecchi, obliando la missione dell'età propria. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<p> -I periodi rivoluzionari e riformistici, d'azione e di riposo -(cioè di studi storici, di commemorazioni) si avvicendano. L'Italia -moderna ha bisogno di spingersi innanzi; dopo quarant'anni -di raccoglimento, alla generazione nuova incombe l'obbligo -di rinnovellare la vita nazionale interna ed esterna: in -fonderle lo spirito di iniziativa, scuoterla e chiamarla all'alta sua -missione tra i popoli. -</p> - -<p> -I vecchi sorridono perchè non capiscono: hanno l'anima -gelida. -</p> - -<p> -Distruggere le biblioteche? No! Trarne anzi gli ammaestramenti -delle attività delle generazioni che s'affacciarono con idee -nuove, e lottarono e si sacrificarono e vinsero. Ma non incartapecorirsi -fra i testi antichi, mentre la squilla invita la gioventù -a' cimenti generosi! -</p> - -<p> -Il futurismo ha le sue iperboli, ma ha un fondo di verità e di -sincerità. -</p> - -<p> -Il passato non va distrutto: le generazioni non vivono a sè -e per se: l'umanità è continuità: la somma del sapere accumulato -e conquistato finora è proprietà nostra e dell'avvenire. Ma non -nel passato dobbiamo vivere: è questa la parola di verità, purgata -dalle esagerazioni rettoriche, del Futurismo. E questa la fede -dei giovani, cantata da Goffredo Mameli, dal poeta morto giovane -con la spada in pugno, sugli spalti di Roma, per un'Idea che -non ha visto ancora sorgere la sua alba: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ad altri le memorie,</p> -<p class="i02"> i secoli che furo.</p> -<p class="i02"> A noi la speme, l'etere,</p> -<p class="i02"> l'immenso del futuro;</p> -<p class="i02"> altri lo sguardo trepido</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span></p> -<p class="i02"> nel sol morente intenda,</p> -<p class="i02"> sul raggio estrema penda</p> -<p class="i02"> che moribondo splende:</p> -<p class="i02"> al nuovo sol, che giovine</p> -<p class="i02"> sull'orizzonte ascende</p> -<p class="i02"> la nostra musa il cantico</p> -<p class="i02"> e l'anima sacrò.</p> -<p class="i02"> Triste chi piange un giorno</p> -<p class="i02"> che non farà ritorno,</p> -<p class="i02"> che nel passato andò.</p> -</div></div> - -<p> -Tra le forze grette, utilitarie, riformiste, machiavelliche, profondamente -conservatrici, e le nuove forze impetuose futuriste risultante -fecondatrice di rigenerazione si risveglierà l'idealismo generoso -e altruista, animatore delle lotte cruente per il rigoglio -della Nazione e l'ascensione della folla operaia. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Angelo Scocchi.</i> -</p> - -<p class="pad2 large"> -G. GIACOMELLI -</p> - -<p class="large"> -nell'“Osservatore Triestino„. -</p> - -<p class="pad2"> -Davanti a un uditorio ch'era la gran folla del Politeama, si -presentarono iersera tre dei cinque poeti futuristi che avevano -annunciato la lettura dei loro lavori. -</p> - -<p> -F. T. Marinetti lesse prima una sua spiegazione sul futurismo, -dicendolo «distruzione del passato», un bando a tutte le vecchie -forme d'immaginazione e di prosodia, perchè si cantino liberamente -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -la vita e le conquiste della scienza, si canti tutto ciò che -è lotta, dalla guerra alla patria, dal militarismo «all'opera distruggitrice -dei libertari.» -</p> - -<p> -Il signor Mazza declamò poi il «Manifesto del Futurismo», -requisitoria violentissima contro tutto il passato, sfolgorante nella -forma, potente nella densità dei concetti e nella franchezza senza -esempio che giunge a invocare la demolizione dei musei e delle biblioteche, -concedendo tutt'al più che vengano visitati una volta -l'anno come i cimiteri. -</p> - -<p> -Tale violenza rivoluzionaria provocò qua e là nell'uditorio -una forte reazione e predispose male per ascoltare «La regola del -sole», grazioso lavoro di linee delicatissime, detto con voce troppo -fioca, dal suo autore signor Palazzeschi. Ma i futuristi, nemici -acerrimi d'ogni opportunismo, non se ne preoccuparono e i signori -Marinetti e Mazza s'avvicendarono nella lettura di poesie -futuriste del Lucini, del Cavacchioli, del Buzzi, dell'Altomare, del -Covoni, del De Maria e proprie. Potente, grandiosa la visione -poetica del terremoto di Messina, del Lucini, e l'ode all'automobile -del Marinetti; vivi quadretti della vita quelli del Buzzi; serena -visione della natura «La gioia» del Cavacchioli; vigorosa -immaginazione la poesia «All'eroe che verrà» del De Maria; -fantasime fulgenti quelle del Govoni. -</p> - -<p> -Tutti questi lavori, che accanto a squarci di bellezza suprema, -presentano qualche pecca di esagerazione o di soverchia -insistenza nello svolgimento di certi concetti, s'impongono per -l'assoluta libertà di ritmo e perchè mirano all'armonia invece che -alla melodia, ma s'impongono anche perchè in essi la lingua -«viva» della nazione italiana è assurta a solo istrumento di -espressione, a solo elemento di forma e d'immaginazione, così che -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -tutte le immagini, tutte le pennellate, le descrizioni, le visioni, vi -scaturiscono vive dalla vita d'oggi e non v'ha sillaba che ricordi -il passato. -</p> - -<p> -L'uditorio — in gran parte d'invitati — posto a fronte di -una sì franca rivoluzione di giovani ingegni, si divise in due -campi: chi disapprovò e chi applaudì; e gl'incidenti furono molti, -molte le scaramucce a parole. -</p> - -<p> -Fu vittoria? Si tratta di futurismo e si lasci ai... posteri più -o meno vicini di giudicare. Ad ogni modo anche la musica del -Wagner fu detta dell'avvenire, ma è ormai di tutti i tempi. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Giacomo Giacomelli.</i> -</p> - -<p class="pad2 large"> -V. CUTTIN -</p> - -<p class="large"> -nella “Coda del Diavolo„. -</p> - -<p class="pad2"> -Magnifici dicitori, forti martellatori d'immagini nove, fervidi -ribelli codesti nuovi bardi che sul palcoscenico del Politeama Rossetti, -al cospetto dell'Areopago borghese, hanno strappato tutti -i veli alla loro Musa futura, accusata al pari di Frine, d'essere -troppo audace, troppo libera, ma altresì troppo bella nella rigogliosa -espansione di una giovinezza insofferente di leggi e di pastoie -retrive. -</p> - -<p> -Il pegaso della giovane scola futurista ha lasciato le vecchie -ali tra i rosai dell'Arcadia; lo slombato aganippeo poledro, è -uscito a libera pastura e s'è rifatto forte, snello, audace nella -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -rinnovata lena che gli viene da un'incontesa e animatrice libertà -d'orizzonti luminosi. -</p> - -<p> -Afferrato alla sua criniera, il <i>rinnovatore</i> (al secolo F. T. Marinetti) -s'è slanciato lontano dai campi mietuti dall'artifizio, è fuggito -dai vecchi sacelli in cui poltriscono le reliquie della vecchia -Musa nella patena del classicismo e tra i fiori — ormai polverosi — del -romanticismo. -</p> - -<p> -E sulle orme del <i>forte</i> tutta una giovane falange di poeti -dell'Italia rinnovantesi si è slanciata alla conquista di «più spirabil -aere» gettando alle ortiche il liuto del menestrello e movendo -fra le ruine di Delfo, «con la fiaccola in pugno e con la -scure.» -</p> - -<p> -Una torma d'anarchici del ritmo ha assaltato le alture olimpiche, -ha incendiato i secolari allori ramificanti sui piedistalli arcaici -delle Muse, ha disperso al vento della libertà i residui della -paleontologia poetica e, giunta alla sommità, ha lanciato agli echi -attoniti del passato il fiero grido di ribellione: «Noi siamo la vita.» -</p> - -<p> -E infatti, iersera, ascoltando i cinque bardi del futurismo, -noi abbiamo avuto quest'impressione diretta: Questa è la poesia -che vive. -</p> - -<p> -Per un istante il nostro spirito è uscito dal Museo delle vecchie -concezioni, ha fatto di cappello al portiere del Museo: il manierismo, -e s'è trovato in piena vita, nell'intensa vibrazione concentrica -che va dall'universo al cuore. -</p> - -<p> -E invero, la poesia, come sgorga dalle labbra di F. T. Marinetti -è un'iride di tutte le voci misteriose che l'anima intende -e che la passione ripercote nella Vita: è la Verità che sgorga -limpida, impetuosa dalla sorgente dello spirito non annebbiato -dal pregiudizio dell'antico e oppressivo culto della forma. Si potrà -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -discutere in qualche sua enunciazione il futurismo, ma non si deve -negare che l'ideatore, l'iniziatore, l'apostolo del futurismo, sia un -grande, un meraviglioso ingegno. E perciò a Marinetti va il nostro -plauso incondizionato, plauso che già iersera espresse il consentimento -del pubblico intelligente. -</p> - -<p> -Enrico Cavacchioli, che conobbi e ammirai nello specchio -chiarissimo delle «Ranocchie turchine», è grande anch'esso nella -forza della concezione nella robusta martellatura del verso, che -pare niello ed è ferro fucinato. -</p> - -<p> -E così i due poeti Buzzi e Mazza (ai quali l'indole di questo -periodico non mi consente di dedicare nemmeno poche linee) apparvero -iersera degni del Maestro e del Duce. -</p> - -<p> -F. T. Marinetti è decisamente fortunato: la sua scuola non -perirà perchè il successo n'è affidato a discepoli di tempra superba -e di nobilissimo ingegno. -</p> - -<p> -L'accademia poetica di iersera fu indubbiamente la consacrazione -ufficiale del futurismo. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Vittorio Cuttin.</i> -</p> - -<p class="pad2 large"> -A. TAMANINI -</p> - -<p class="large"> -nell'“Arte„. -</p> - -<p class="pad2"> -La viva curiosità di udire il geniale e sbrigliato poeta Marinetti, -direttore di <i>Poesia</i> e i quattro poeti che formano lo stato -maggiore del «futurismo», attrasse mercoledì sera al Politeama, -gran folla di pubblico. La curiosità era resa più viva dal fatto -che secondo una intervista di Giuseppe Piazza, pubblicista della -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -<i>Tribuna</i>, anche Gabriele d'Annunzio, preso dal «futurismo», intenda -uscire bruscamente dall'atmosfera mitologica e classica della -sua <i>Fedra</i> per attaccarsi alle figure ultramoderne di Wilbur -Wright, di Blériot, di Farman e di Latham. Al suo interlocutore -confidò le sue ricerche riguardo una nuova nomenclatura italiana -su tutto ciò che concerne l'aeroplano. Aggiungendo che l'aeroplano — che -è divenuto il simbolo del futurismo, come espressione -d'un assoluto distacco dal passato — ha una parte molto -importante e quasi essenziale nel suo ultimo romanzo: «Forse -che si, forse che no». Ciò è indiscutibilmente un risultato dell'influenza -del futurismo. Il movimento, condotto con arditezza -dal geniale direttore di <i>Poesia</i> si propone di allontanare i poeti -creatori delle vecchie e rancide leggende, e dalle ricostruzioni storiche -che sono tanto care ai professori ellenisti e latinisti, che -non vivono che di storia morta. -</p> - -<p> -Nella esposizione del programma dei futuristi, il Marinetti -disse in termini molto vibrati e con parole... incendiarie, che -buona parte del pubblico interpretò alla lettera, caricando l'ambiente -d'elettricità ostile, il bisogno che devono sentire i poeti -di abbandonare finalmente gli eroi antichi, le deità mitologiche, -i tramonti del sole ed i chiari di luna, fatti per gl'innamorati -sentimentali, per cantare invece la velocità impressionante dell'automobile, -il taciturno suicidio dei sottomarini, le battaglie celesti -degli aeroplani, le rivolte popolari e le lussuriose notti delle -grandi capitali. -</p> - -<p> -Secondo i «futuristi», infine, è assolutamente necessario fare -«tabula rasa» di un passato troppo venerato e troppo imitato. -Ciò disse anche con parole di fuoco Armando Mazza, suscitando -applausi e... proteste vivaci. Dopo che il Palazzeschi con fievole -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -voce ebbe declamato la sua poesia <i>La regola del sole</i>, il Mazza -disse una <i>Canzone</i> folle del Marinetti, un frammento del <i>Canto -d'angoscia di speranza</i> del Lucini, mentre il Marinetti declamò col -maggior successo <i>I Desideri</i> di Libero Altomare, la canzone -<i>All'eroe che verrà</i> di Federico de Maria, la lirica <i>Alla Poesia</i> -ed il <i>Canto dei reclusi</i> di Paolo Buzzi. Chiuse la serata l'ode <i>All'Automobile</i>, -che procurò al Marinetti calorosi applausi. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Attilio Tamanini.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<h3 id="significati">I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO</h3> -</div> - -<p class="large"> -secondo PAOLO ARCARI -</p> - -<p class="large"> -nel giornale clericale -</p> - -<p class="large"> -“L'Avvenire d'Italia„ di Bologna. -</p> - -<p class="pad2"> -Parliamone, adunque, poichè non se ne vuole parlare in -Italia. Molti pubblicisti hanno, credo, un alto concetto dell'efficacia -della loro parola ma è certo che sentono ancora più profondamente -l'importanza del loro silenzio. Essi credono che un -movimento non possa in niun modo venir meglio combattuto che -tacendone gli inizii e smorzandone gli echi. Chi facesse ingiusto -giudizio del valore della stampa potrebbe sentire in tale opinione -il sofisma della mosca cocchiera: chi invece ha l'orgoglio -di questa tribuna quotidiana vi avverte un'illusione visuale -dannosa. -</p> - -<p> -Il silenzio non ha mai impedito a chi sia nato vitale di crescere -e di espandersi ma lo ha anzi quasi invigorito fasciandolo -di orgoglio; così come gli strombazzamenti elogiosi non hanno -mai conteso vittoriosamente all'oblio nulla che fosse meritevole di -cadervi presto e per sempre. Tutte le dominazioni intellettuali -della seconda metà dell'ottocento si sono imposte non solo attraverso -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -le più aspre polemiche ma sopratutto vittoriose delle più -deliberate trascuranze. -</p> - -<p> -Eugenio Torelli Viollier, quando assisteva alla maggiore influenza -del <i>Corriere</i>, riluttava per nobili scrupoli morali a parlare -di Gabriele D'Annunzio. Ora, nell'egemonia del cantore delle -<i>Laudi</i>, il giudizio che quel, pur accorto, pubblicista credette di -esprimere col silenzio è infecondo di effetti: e la fama si stabilisce -e si allarga malgrado passati e presenti taciturni. Niuno invece -può far il nome di certo componimento drammatico di Felice -Cavallotti senza che gli si presenti spontaneo ed inseparabile -il ricordo delle aspre polemiche dallo stesso Torelli Viollier aperte -e sostenute sul merito reale della sua invenzione. -</p> - -<p> -Il che significa che il silenzio nella sua qualità di resistenza -negativa, una volta sorpassato, non esiste più, mentre la parola -insegue la parola, mentre la forza attiva, avida e non disdegnosa -del dibattito, raggiunge e circonda la forza. -</p> - -<p> -I destini della vita e della morte delle correnti ideali non -stanno nel pugno della critica, risiedendo invece nel seno delle -energie spontanee di tutta una civiltà e di un'epoca intiera, ma -alla critica appartiene molto di più: l'ufficio elettissimo che Socrate -chiamava la maieutica: aiutare cioè la generazione degli -indirizzi decisivi obbligandoli a prendere coscienza di loro stessi, -la missione insieme di porre in salvo dalle sconfitte gli elementi -di vero che ogni più errata dottrina porta sempre con sè. -</p> - -<p> -Se dunque il futurismo fosse un pericolo per le direttive dei -giovani artisti non sarebbe mai col silenzio che noi gli stenderemmo -attorno una guardia profilattica. Ed in questo senso vedeva -assai giusto Innocenzo Cappa quando, a proposito di Enrico -Cavacchioli, di uno cioè dei maggiori fra le schiere del Marinetti -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -e del futurismo, scriveva al <i>Viandante</i>: «Milano, accorgendosene, -potrebbe impedirgli di insatanassarsi nell'iperbole». -</p> - -<p> -Ma, dicono altri, questi futuristi non vogliono appunto se -non che noi ce ne accorgiamo. Non vedete che tutto ciò che -fanno e dicono ha il solo scopo di far parlare di loro? Sono -pronti a ricevere tutto; contumelie e sberleffi, tirate d'orecchio e -manciate. Hanno pubblicato in <i>Poesia</i> le risposte più pungenti e -più ironiche al manifesto del futurismo: le letterine pepate di -Pierre Loti e del Claretie. Perchè accontentare questa fame di -«grida», passione che li scorona di ogni luce e di ogni significato? -</p> - -<p> -Ed ecco un secondo abbaglio. L'ipotesi della vanità morbosa, -è in linea non di valutazione ma di studio di qualsivoglia fenomeno, -semplicista ed ingenua come quella della frode nella sociologia -settecentesca. Come non vi è astuzia umana capace di -creare istituti e gerarchie atte a resistere alla più breve esperienza -di tempo, così artificio speculatore di notorietà, assillante -ricerca di atteggiamenti anomali, bisogno ed ossessione di vellicare -il pubblico curioso non giungono a produrre una foggia del -pensiero sottratta a legami di accordo e di antitesi colle storiche -adiacenze, ribelle ad esprimere suo malgrado le tendenze dell'epoca -nella quale essa si manifesta. -</p> - -<p> -Nella frase volutamente provocatrice dello stupore, dello -sprezzo o dello sdegno dei contemporanei è nascosto un contenuto -inconscio e quindi sincero: la rappresentazione ideale dell'attaccamento -comune all'idolo aggredito, o di una larga stanchezza per -culti durati da troppo tempo. -</p> - -<p> -L'anima dell'insulto, sotto al desiderio di offendere, è il -convincimento che alcuno possa esserne offeso. Così il desiderio -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -resta immutabile, ma i convincimenti cambiano e si sostituiscono -e tal aggettivo suona innocente oggi che ledeva ieri l'onore, ed -espresse l'elogio tal altro che servirà a significare il biasimo -domani. -</p> - -<p> -Senza iniziare ancora questa esegesi psicologica osserviamo -che già un primo valore sintomatico il futurismo l'ha nel suo bisogno -di echi immediati. I futuristi si accontentano di «un decennio -per compiere l'opera loro». Oggi i più anziani, fra essi, -hanno trent'anni. «Quando avremo quarant'anni, altri uomini più -giovani e più validi di noi ci gettino pure nel cestino, come manoscritti -inutili. — Noi lo desideriamo!». -</p> - -<p> -Il Loti, piacevolmente, se ne conturba ed azzarda la domanda: -«A che cosa posso dunque esser buono ancora?». Ma -Andrea Ibels, senza preoccuparsi dei limiti d'età, enuncia rigido -la propria teoria: «Ogni epoca non deve avere che i suoi artisti: -e questi, una volta invecchiati, devono sparire tosto che sorga la -novella aurora. Che cosa mi cale di vivere domani nella memoria -degli uomini? È il sole radioso dell'oggi che desidero e che voglio -con tutte le forze del mio corpo e del mio spirito». -</p> - -<p> -Il poeta non vuol più vincere il tempo, ma frustare e sottomettere -gli astanti. Dove troviamo più il casto desiderio dell'«amplesso -aereo in faccia all'avvenir» onde erano febbricitanti -le giovinezze poetiche? La rapida evoluzione dei gusti e delle -tendenze ha scosso la fede nel sopravvivere delle opere d'arte; -insieme l'intensità, la ricchezza della vita presente, l'odierno lussureggiare -dei frutti della notorietà fanno più desiderabile all'orecchio -il sussurro dell'attenzione generale. Ma accanto a siffatto -accendersi di cupidigie vi è uno scoppiettìo di dispetti e -d'invidie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<p> -Invidia contro qualche recente, il Carducci o il D'Annunzio -per l'Italia, la cui poesia sia doviziosa di troppa cultura storica. -I futuristi alla storia sostituiscono la geografia: scavalcano il Gange, -si sdraiano nei golfi di Oman e del Bengala, si precipitano contro -i fianchi del Gorisankar, ed il prossimo romanzo del Marinetti ci -condurrà in Africa colle avventure del futurista Mafarka. Invero -la poesia non abbandona per questo il gravame didascalico e non -si avvicina troppo al reale. Ma in arte la bontà d'una tendenza -non va giudicata dalla pratica e tutti i risvegli del pensiero, -tutte le indipendenze e le insurrezioni dei fantasmi sono state -prodotte da un violento richiamo all'oggi, da una scossa alla -letteratura d'accademia che sempre, per sua natura, si volge -verso l'ieri ed in questa contemplazione, come la moglie di Lot, -impietra. -</p> - -<p> -Questo richiamo viene da uno scrittore, il Marinetti, che è -insieme francese ed italiano. Ed è il parossismo di reazione a due -malattie uguali e diverse delle due nazioni. In Francia il culto -della tradizione sociale, dopo l'<i>Etape</i> del Bourget, minaccia di diventare -una sonnolenza e nasce infatti da uno stato d'animo per -eccellenza antipoetico ed antifattivo, dallo spavento della borghesia -di fronte alle nuove crisi ed alle prossime battaglie della società -democratica. Nasce cioè dal grande contatto della letteratura francese -colla società circostante e sopratutto con quei suoi centri dove -la ricchezza insinua la cultura. Questa società, quando si sentiva -padrona, ispirava gli scrittori alle maggiori audacie: poi che teme -di perdere, non il solo prestigio ma la forza reale, esercita sui -letterati un malefico influsso di terrore dell'oggi e dell'avvenire. -Di fronte a questo fatto è quasi bene che gli amici del Marinetti, -come Adelsward de Fersen, proclamino: «è meglio per l'artista -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -congiungersi alla divina essenza dell'avvenire, piuttosto che all'umana -materialità del passato». -</p> - -<p> -In Italia il soverchio culto dell'ieri nasce da circostanze opposte; -dalla mancanza di contatto, che persiste ancora ad eccezione -di alcune metropoli, fra il letterato e la società. L'attività -letteraria sboccia quindi da un intenso commercio intellettuale col -nostro passato e corre assai spesso il pericolo di fermarsi, di morire -in esso, di essere apparentemente d'imitazione e di conferire -per ciò alle manifestazioni artistiche del nostro paese una patina -d'anticaglia. Sentiamo pertanto in questo futurismo, che tuttavia -è per metà straniero, una protesta d'orgoglio patriottico. Alcuni -ce lo invidiano questo sapore di vecchio. -</p> - -<p> -«Limitata all'Italia — scrive Enrico Bataille al Marinetti — la -rivoluzione da voi desiderata acquista un significato che fatalmente -essa non può acquistare in Francia. Ma se mai si avverasse, -quanto ce ne dorremmo, noi francesi, se ai nostri occhi di -stranieri il più gran fascino dell'Italia è di essere ritardataria». -Per i futuristi il fascino è un morbo: «Vogliamo liberare l'Italia -dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e -d'antiquarii. Già troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri.» -Occorre liberarla dai Musei «cimiteri innumerevoli». -«Date fuoco agli scaffali delle biblioteche! sviate il corso dei canali -contro le tele gloriose». -</p> - -<p> -Quanta retorica di proteste per rispondere a questa retorica -di aggressione! E fa quasi pena a chi ama l'esercizio del saldo -pensiero critico sui fenomeni letterarii il vedere i più andar tastoni -fra piccoli rottami di vero. Alcuni ansiosi vogliono cancellare dalla -lista di proscrizione i nomi cari, salvare dall'esterminio questo o -quel capolavoro. Ma certo! Ma tutto! Gli dei maggiori ed i minori. -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -È una civetteria di predilezione che sa d'orgoglio: e la -vanità di Erostrato può anche palesarsi nel salvare il tempio -di Efeso. -</p> - -<p> -Non si strappano all'incendio i canti di Omero in grazia di -Carneade. E, davanti ad Omero, siamo tutti Carneadi! Il martello -degli iconoclasti che annienta in polvere inutile i marmi superbi -nella loro mutilazione è — dicono altri — istrumento di crimine, -arma di delinquenza. Tranquillatevi, più della vigilanza dei custodi -e degli amici dei monumenti sarà inibitrice possente la -paura del Codice. Tranquillatevi: il piccone non è un arnese ma -una frase nella letteratura italiana. Allora, aggiungono i terzi, -se essi minacciano senza propositi, son istrioni che vogliono divertirsi -e divertire. Anche questo è vero, un po'. Ma sul pensiero -umano, miope cronico, le immagini non si riflettono e non -penetrano che ingrossate dalla caricatura. Parlare non basta quasi -mai nella polifonia di questa vita multipla: urlare, bisogna. Perchè -la letteratura si decidesse a chiedere nuovi spiriti dallo studio dei -Greci e dei Romani occorse che qualcuno pronunciasse la blasfema -invocazione di liberarcene del tutto. -</p> - -<p> -E se questi futuristi hanno dell'incendiario, del pazzesco e -del ciarlatano la colpa è un po' di tutti: dei pacifici, dei ragionatori -e dei serii che non si sforzano sempre, che non si sforzano -abbastanza a trarre dal passato le luci del presente, troppo spesso -soddisfatti d'una conoscenza virtuosa ma non meritoria, perfetta -ma vuota. -</p> - -<p> -Un altro articolo del programma futurista rintrona i nostri -timpani: «Noi vogliamo questo e quest'altro, e il disprezzo della -donna». -</p> - -<p> -La donna è cacciata là in fondo al periodo, simbolicamente, -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -così come la precipiterebbero volentieri negli anfratti tenebrosi, -lungi dai nostri occhi e dai nostri cuori. Il programma prosegue -avventandosi anche contro il moralismo, ma il Marinetti, in un'intervista -col redattore di <i>Comoedia</i>, ha difeso il «disprezzo della -donna» atteggiandosi appunto a moralista. -</p> - -<p> -L'aggressore diventa conferenziere, il suo tono si fa pacato, -insinuante, condiscendente: «Ho forse obbedito ad un eccessivo -bisogno di laconicità e mi affretto a stabilire le nostre idee su -questo punto. Vogliamo protestare contro la monotonia d'ispirazione -sempre maggiore nella letteratura fantastica; salvo nobili, -ma troppo rare eccezioni, poemi e romanzi sembrano non poter -essere consacrati che alla donna ed all'amore... Vogliamo sostituire -nelle menti la figura ideale di Don Giovanni con quelle di -Napoleone, d'André e di Wilbur Wright, e, in generale, strappare -i maschi di vent'anni alla vanitosa ossessione dell'avventura galante -e dell'adulterio». -</p> - -<p> -Benissimo per il fine ma molto male per i mezzi! -</p> - -<p> -L'ossessione che distrugge la gioventù maschile non nasce appunto -che dal «disprezzo della donna». Tutti i tenori disprezzano -la donna! E il misoginismo fu è e sarà l'ultima espressione -della sensualità. Lo è nel D'Annunzio che vantate convertito al -vostro programma per aver proclamato, nella gestazione del <i>Forse -che si, forse che no</i>: «Il disprezzo della donna è la condizione -essenziale dell'eroe moderno». Lo è in voi stessi, futuristi, che nel -secondo manifesto e nelle rime d'uno dei vostri migliori, del Cavacchioli, -intorbidate così spesso la nobiltà delle forme con parole -luride. -</p> - -<p> -Se acconsentissi ad adoperare la parola «femminismo» in un -significato di orgoglio sessuale direi che v'è davvero molta parte -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -della nostra letteratura troppo femminista o femminea. Ma ne fate -parte anche voi, perchè è quella che rinuncia all'aspra e superba -virilità del pensiero, è quella che s'accoscia o si contorce, isterica, -sotto le parvenze più superficiali della vita: è quella che ha svenimenti -del senso logico, capogiri dell'immaginazione, anemia ed -incostanza del fantasma, pallori e spaventi e titubanze, della frase, -che avanza e retrocede con passetti civettuoli, che si dondola in -minuetto, incapace di procedere con fermo desiderio al sintetico -possesso del reale. Sul «giaciglio dei vecchi metri» si sdraia -davvero e dorme — come cantava il Gnoli — la vecchia poesia, -ma perchè da troppo tempo le manca il contatto vivificatore con -un vigoroso organismo di pensieri. -</p> - -<p> -Nè questo brivido di risveglio glielo darà la «piccoletta -ansia omicida» — il verso è del Cavacchioli del vostro sensualismo -misogino. La civiltà moderna, coi suoi automobili e coi suoi -aeroplani, ha acceso i nervi di entusiasmo. Volete rivendicarne -la bellezza, instaurare il «lirismo della macchina e del miracolo -scientifico» estrarre un rigoglio di fantasmi dalle officine e dalle -stazioni, dalle locomotive, dagli arsenali, dai cantieri. Dove avete -ragione non siete nel nuovo, dove siete nel nuovo non afferrate -ancora l'anima di leggiadria d'ogni più ferrea espressione della -vita moderna. Se dalla scienza possa scaturire la poesia si è discusso -a lungo. Ma il problema innanzi al filosofo dell'estetica -non è mai esistito: perchè è la scienza che può generarsi dalla -poesia come il concetto dall'evoluzione del sentimento. -</p> - -<p> -Perchè, ancora, la poesia non è alcun che di consistente -nella realtà circostante e non abitava nel castello medioevale più -di quel che le sia difficile risiedere nel corpo delle locomotive. -</p> - -<p> -No, futuristi! Siete arretrati in estetica: la poesia non sta -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -nella locomotiva ma nello spirito dell'uomo, non abita nella Vittoria -di Samotracia ma in colui che la contempla. Non rinnovate, -le logomachie dei didascalici dal settecento a noi, zoppicanti nelle -teorie e nei versi, nel pensiero e nel ritmo. -</p> - -<p> -Per fortuna, però, voi volete esser poeti e si vuol discutervi, -coi fantasmi non colle teorie. Dunque voi dite: «la magnificenza -del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della -velocità». Se invece di spiegare: «un automobile ruggente è -bello», scriveste che la vostra anima si fa bella, poetica di velocità, -contemplando l'automobile, ragionereste meglio. -</p> - -<p> -Ma non è questo che importa. Importa dirvi che la vostra -anima potrebbe farsi più bella scoprendo negli aspetti della civiltà -nuova non la forma d'aggressione, non i fugaci istanti di -ebbrezza divoratrice delle distanze, non le follie dei salti mortali -ma tutto lo stupendo, intenso, ininterrotto lavoro di calcolo, di -pazienza, di tenacia, di sacrificio, di concordia di opere e di intenti. -La poesia umana del lavoratore dell'officina e della locomotiva -di fronte a quella classica e georgica del pastore e dell'agricoltore, -ha questo di suo caratteristico: che l'opera dei campi -si concepisce anche col desiderio individualista di tranquillità, si -immagina nella solitudine di Robinson, mentre l'attività nuova -non esiste, se non in una magnifica armonia di sforzi collettivi, -nella fusione orchestrale di tutte le attitudini e di tutti i valori, -del braccio e del pensiero, in un'inconscia realtà di fratellanza. -</p> - -<p> -Fratellanza, fratellanza!... Ne avete abbastanza del miele, futuristi! -«O guerra, — domanda Paolo Buzzi nell'<i>Inno</i> al Marinetti, -«principe dei guerrieri» — perchè ci anneghittiamo, ormai, -nella pace? — «Attendo la sfida e la provoco — in questa atmosfera -di vili». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -Voi siete per il patriottismo. E reagite con bello slancio -contro la propaganda di debolezza contro il terrore di tutte le -guerre che si diffonde insano fra noi quando nulla ci guarentisce -di non dover un giorno difendere colle armi l'integrità della patria. -</p> - -<p> -Ma, futuristi, il novello patriottismo non deve essere esaltazione -del bel gesto individuale della temerità e della violenza. È -fatto — o dovrebbe esser fatto — di disciplina, di silenzio, di -abnegazione così come di tutto ciò è costituito ogni trionfo della -vita industriale. «Bisogna — dice il Marinetti — che i popoli -prendano ogni secolo una gloriosa doccia di sangue per la loro -igiene d'eroismo». Il sangue può dare anche la paura: quello -che bisogna preparare prima è l'eroismo. Ed è di questo che il -poeta scopre nell'anima, con magistero inconscio, igienista più -certo, gli elementi primordiali. -</p> - -<p> -Il Bataille sottolineava al Marinetti chiudendo la sua lettera: -«Vogliate vedere una prova della mia alta stima personale nel fatto -d'aver risposto lungamente ed il più seriamente possibile alla -vostra inchiesta». -</p> - -<p> -Io non pretendo alla gratitudine dei futuristi. Perchè il trattare -un problema seriamente non è il massimo che posso fare -per piacere a loro, ma il minimo che debbo per rispetto a me. -</p> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Paolo Arcari.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<h3 id="satira">IL FUTURISMO E LA SATIRA.</h3> -</div> - -<p class="large"> -GIULIO PIAZZA -</p> - -<p class="large"> -nel “Piccolo„. -</p> - -<p class="pad2"> -Futuristi e futurismo. -</p> - -<p> -Quella sera all'Acquedotto si udivano dialoghi come questo: -</p> - -<p> -— Scusi è turista lei? -</p> - -<p> -— Lo fui un tempo, nella mia gioventù. -</p> - -<p> -— Allora è anche lei come Marinetti. -</p> - -<p> -— Cioè: -</p> - -<p> -— Fu.... turista. -</p> - -<p> -— Via, non mi faccia di questi discorsi pa... la... zzeschi. -</p> - -<p> -— Certo è una cosa che am... mazza. -</p> - -<p> -Il futurismo dunque è quella cosa secondo la quale bisogna -far arrivare i giovani di talento e non seguitar sempre a onorare -le glorie del passato. Dante, Shakespeare, Michelangelo, Verdi, -sono da condannarsi al rogo. Bisogna bruciare i musei, le biblioteche, -le pinacoteche, ecc. Benissimo. Abbasso le glorie del passato! -Viva il signor Marinetti e soci! E su questo siamo tutti -d'accordo. Del pari si potrebbe andare d'accordo anche là ove i -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -futuristi affermano di non volere applausi, ma fischi. È questione -di gusti. Perchè non accontentarli? -</p> - -<p> -Certo è che il futurismo farà molto cammino. E già comincia -ad imporsi. Conosco una signorina che nel fare gli occhi di triglia -a tutti i giovanotti che incontra in società, si immagina sempre -di trovare il suo... futuro. Chi più futurista di lei? -</p> - -<p> -— Signorina, quello è un giovane di talento — le disse -qualcuno additandole uno dei suoi corteggiatori d'occasione. — Vedrà -che fra breve sarà un arrivato. -</p> - -<p> -— Ah! — rispose la bella ragazza sospirando — Preferirei -che fosse.... un <i>partito</i>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Evidentemente dopo l'avvento al potere del futurismo, il -passato con tutte le sue glorie incomincia a navigare in acque -alquanto torbide. E i poeti futuristi invece nuotano sempre in -mari... netti. -</p> - -<p> -La sconfitta del passato e la piena vittoria del futuro si -allargheranno poi, sperabilmente, in tutti i campi sociali e civili. -</p> - -<p> -— Signore — piagnucolava l'altro giorno un povero sarto -a un giovanotto elegantissimo — in passato ella mi aveva promesso.... -</p> - -<p> -— È ora di finirla con questo eterno culto del passato. -</p> - -<p> -— Aveva promesso di pagarmi.... -</p> - -<p> -— Sicuramente. Per incoraggiarvi. Avevo capito che in voi -c'era... della stoffa. E avevate anche il senso della misura. -</p> - -<p> -— E tante volte mi aveva detto: Pagherò. -</p> - -<p> -— Certo. E lo dirò sempre. E ve lo ripeto ancora: pagherò. -</p> - -<p> -— Ma è futuro. -</p> - -<p> -— Si capisce. Non siamo forse tutti.... futuristi? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -— Non mi ami più? — domandava ieri languidamente -una signora di sessanta primavere... e altrettanti inverni a un -suo antico spasimante. -</p> - -<p> -— Ah, no, non più! — rispondeva lui. — Il futurista Mazza -mi ha detto che bisogna distruggere i musei! -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Un epigramma di <i>Ex-Diavolino</i>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Volè saver perchè sti futuristi</p> -<p class="i01">I ghe dichiara guerra a tutto 'l mondo</p> -<p class="i01">E po' no i sa cantar che l'automobile?</p> -<p class="i01">La pol capir anca el zervel più tondo:</p> -<p class="i01">I vol cavarghe al mondo tanti besi</p> -<p class="i01">De comprarse automobile anca lori.</p> -</div></div> - -<p class="pad2 indr"> -<i>Giulio Piazza.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span></p> - -<h2 id="incendiario">L'Incendiario</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>A F. T. MARINETTI</i><br /> -<i>anima della nostra fiamma</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">In mezzo alla piazza centrale</p> -<p class="i01">del paese,</p> -<p class="i01">è stata posta la gabbia di ferro</p> -<p class="i01">con l'incendiario.</p> -<p class="i01">Vi rimarrà tre giorni</p> -<p class="i01">perchè tutti lo possano vedere.</p> -<p class="i01">Tutti si aggirano torno torno</p> -<p class="i01">all'enorme gabbione,</p> -<p class="i01">durante tutto il giorno,</p> -<p class="i01">centinaia di persone.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Guarda un pochino dove l'ànno messo!</p> -<p class="i01">— Sembra un pappagallo carbonaio.</p> -<p class="i01">— Dove lo dovevano mettere?</p> -<p class="i01">— In prigione addirittura.</p> -<p class="i01">— Gli sta bene di far questa bella figura!</p> -<p class="i01">— Perchè non gli avete preparato un appartamento di lusso,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span></p> -<p class="i01">così bruciava anche quello!</p> -<p class="i01">— Ma nemmeno tenerlo in questa gabbia!</p> -<p class="i01">— Lo faranno morire dalla rabbia!</p> -<p class="i01">— Morire! È uno che se la piglia!</p> -<p class="i01">— È più tranquillo di noi!</p> -<p class="i01">— Io dico che ci si diverte.</p> -<p class="i01">— Ma la sua famiglia?</p> -<p class="i01">— Chi sa da che parte di mondo è venuto!</p> -<p class="i01">— Questa robaccia non à mica famiglia!</p> -<p class="i01">— Sicuro, è roba allo sbaraglio!</p> -<p class="i01">— Se venisse dall'inferno?</p> -<p class="i01">— Povero diavolaccio!</p> -<p class="i01">— Avreste anche compassione?</p> -<p class="i01">Se v'avesse bruciata la casa</p> -<p class="i01">non direste così.</p> -<p class="i01">— La vostra l'à bruciata?</p> -<p class="i01">— Se non l'à bruciata</p> -<p class="i01">poco c'è corso.</p> -<p class="i01">À bruciato mezzo mondo</p> -<p class="i01">questo birbaccione!</p> -<p class="i01">— Almeno, vigliacchi, non gli sputate addosso,</p> -<p class="i01">infine è una creatura!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span></p> -<p class="i01">— Ma come se ne sta tranquillo!</p> -<p class="i01">— Non à mica paura!</p> -<p class="i01">— Io morirei dalla vergogna!</p> -<p class="i01">— Star lì in mezzo alla berlina!</p> -<p class="i01">— Per tre giorni!</p> -<p class="i01">— Che gogna!</p> -<p class="i01">— Dio mio che faccia bieca!</p> -<p class="i01">— Che guardatura da brigante!</p> -<p class="i01">— Se non ci fosse la gabbia</p> -<p class="i01">io non ci starei!</p> -<p class="i01">— Se a un tratto si vedesse scappare?</p> -<p class="i01">— Ma come deve fare?</p> -<p class="i01">— Sarà forte quella gabbia?</p> -<p class="i01">— Non avesse da fuggire!</p> -<p class="i01">— Dai vani dei ferri non potrà passare?</p> -<p class="i01">Questi birbanti si sanno ripiegare</p> -<p class="i01">in tutte le maniere!</p> -<p class="i01">— Che bel colpo oggi la polizia!</p> -<p class="i01">— Se non facevan presto a accaparrarlo,</p> -<p class="i01">ci mandava tutti in fumo!</p> -<p class="i01">— Si meriterebbe altro che berlina!</p> -<p class="i01">— Quando l'ànno interrogato,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span></p> -<p class="i01">à risposto ridendo</p> -<p class="i01">che brucia per divertimento.</p> -<p class="i01">— Dio mio che sfacciato!</p> -<p class="i01">— Ma che sorta di gente!</p> -<p class="i01">— Io lo farei volentieri a pezzetti.</p> -<p class="i01">— Buttatelo nel fosso!</p> -<p class="i01">— Io gli voglio sputare</p> -<p class="i01">un'altra volta addosso!</p> -<p class="i01">— Se bruciassero un po' lui</p> -<p class="i01">perchè ridesse meglio!</p> -<p class="i01">— Sarebbe la fine che si merita!</p> -<p class="i01">— Quando sarà in prigione scapperà,</p> -<p class="i01">è talmente pieno di scaltrezza!</p> -<p class="i01">— Peggio d'una faina!</p> -<p class="i01">— Non vedete che occhi che à?</p> -<p class="i01">— Perchè non lo buttano in un pozzo?</p> -<p class="i01">— Nel cisternone del comune!</p> -<p class="i01">— E ci sono di quelli</p> -<p class="i01">che avrebbero pietà!</p> -<p class="i01">— Bisogna esser roba poco pulita</p> -<p class="i01">per aver compassione</p> -<p class="i01">di questa sorta di persone!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p> -<p class="i01">Largo! Largo! Largo!</p> -<p class="i01">Ciarpame! Piccoli esseri</p> -<p class="i01">dall'esalazione di lezzo,</p> -<p class="i01">fetido bestiame!</p> -<p class="i01">Ringollatevi tutti</p> -<p class="i01">il vostro sconcio pettegolezzo,</p> -<p class="i01">e che vi strozzi nella gola!</p> -<p class="i01">Largo! Sono il poeta!</p> -<p class="i01">Io vengo di lontano,</p> -<p class="i01">il mondo ò traversato,</p> -<p class="i01">per venire a trovare</p> -<p class="i01">la mia creatura da cantare!</p> -<p class="i01">Inginocchiatevi marmaglia!</p> -<p class="i01">Uomini che avete orrore del fuoco,</p> -<p class="i01">poveri esseri di paglia!</p> -<p class="i01">Inginocchiatevi tutti!</p> -<p class="i01">Io sono il sacerdote,</p> -<p class="i01">questa gabbia è l'altare,</p> -<p class="i01">quell'uomo è il Signore!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Il Signore tu sei,</p> -<p class="i01">al quale rivolgo,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span></p> -<p class="i01">con tutta la devozione</p> -<p class="i01">del mio cuore,</p> -<p class="i01">la più soave orazione.</p> -<p class="i01">A te, soave creatura,</p> -<p class="i01">giungo ansante, affannato,</p> -<p class="i01">ò traversato rupi di spine,</p> -<p class="i01">ò scavalcato alte mura!</p> -<p class="i01">Io ti libererò!</p> -<p class="i01">Fermi tutti, v'ò detto!</p> -<p class="i01">Tenete la testa bassa,</p> -<p class="i01">picchiatevi forte nel petto,</p> -<p class="i01">è il <i>confiteor</i> questo,</p> -<p class="i01">della mia messa!</p> -<p class="i01">T'ànno coperto d'insulti</p> -<p class="i01">e di sputacchi,</p> -<p class="i01">quello sciame insidioso</p> -<p class="i01">di piccoli vigliacchi.</p> -<p class="i01">Ed è naturale che da loro</p> -<p class="i01">tu ti sia fatto allacciare:</p> -<p class="i01">quegl'insetti immondi e poltroni,</p> -<p class="i01">sono lividi di malefica astuzia,</p> -<p class="i01">circola per le loro vene</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p> -<p class="i01">il sangue verde velenoso.</p> -<p class="i01">E tu grande anima</p> -<p class="i01">non potevi pensare</p> -<p class="i01">al piccolo pozzo che t'avevan preparato,</p> -<p class="i01">ci dovevi cascare.</p> -<p class="i01">Io ti son venuto a liberare!</p> -<p class="i01">Fermi tutti!</p> -<p class="i01">Ti guardo dentro gli occhi</p> -<p class="i01">per sentirmi riscaldare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Rannicchiato sotto il tuo mantello</p> -<p class="i01">tu sei senza parole,</p> -<p class="i01">come la fiamma: colore, e calore!</p> -<p class="i01">E quel mantello nero</p> -<p class="i01">te l'àn gettato addosso</p> -<p class="i01">gli stolidi uomini vero,</p> -<p class="i01">perchè non si veda che sei tutto rosso?</p> -<p class="i01">Oppure te lo sei gettato da te,</p> -<p class="i01">per ricuoprire un poco</p> -<p class="i01">l'anima tua di fuoco?</p> -<p class="i01">Che guardi all'orizzonte?</p> -<p class="i01">Se s'alza una favilla?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p> -<p class="i01">Dimmi, non sei riuscito a trafugare</p> -<p class="i01">l'ultimo zolfino?</p> -<p class="i01">Ti si legge negli occhi!</p> -<p class="i01">Ma ti saltan dagli occhi le faville,</p> -<p class="i01">a cento, a cento, a mille!</p> -<p class="i01">Tu puoi cogli occhi</p> -<p class="i01">bruciare tutto il mondo!</p> -<p class="i01">T'à creato il sole,</p> -<p class="i01">che bruci al sol guardarti?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Quando tu bruci</p> -<p class="i01">tu non sei più l'uomo,</p> -<p class="i01">il Dio tu sei!</p> -<p class="i01">Mi sento correr per le vene un brivido.</p> -<p class="i01">Ti vorrei vedere quando abbruci,</p> -<p class="i01">quando guardi le tue fiamme;</p> -<p class="i01">tutte quelle bocche,</p> -<p class="i01">tutte quelle labbra,</p> -<p class="i01">tutte quelle lingue,</p> -<p class="i01">non vengono a baciarti tutte?</p> -<p class="i01">Non sono le tue spose</p> -<p class="i01">voluttuose?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p> -<p class="i01">Bello, bello, bello..... e Santo!</p> -<p class="i01">Santo! Santo!</p> -<p class="i01">Santo quando pensi di bruciare.</p> -<p class="i01">Santo quando abbruci,</p> -<p class="i01">Santo quando le guardi</p> -<p class="i01">le tue fiamme sante!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E voi, rimasti pietrificati dall'orrore,</p> -<p class="i01">pregate, pregate a bassa voce,</p> -<p class="i01">orazioni segrete.</p> -<p class="i01">Anch'io sai, sono un incendiario,</p> -<p class="i01">un povero incendiario che non può bruciare,</p> -<p class="i01">e sono come te in prigione.</p> -<p class="i01">Sono un poeta che ti rende omaggio,</p> -<p class="i01">da povero incendiario mancato,</p> -<p class="i01">incendiario da poesia.</p> -<p class="i01">Ogni verso che scrivo è un incendio.</p> -<p class="i01">Oh! Tu vedessi quando scrivo!</p> -<p class="i01">Mi par di vederle le fiamme,</p> -<p class="i01">e sento le vampe, bollenti</p> -<p class="i01">carezze al mio viso.</p> -<p class="i01">Incendio non vero</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span></p> -<p class="i01">è quello ch'io scrivo,</p> -<p class="i01">non vero seppure è per dolo.</p> -<p class="i01">Àn tutte le cose la polizia,</p> -<p class="i01">anche la poesia.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Là sopra il mio banco ove nacque,</p> -<p class="i01">il mio libro, come per benedizione</p> -<p class="i01">io brucio il primo esemplare,</p> -<p class="i01">e guardo avido quella fiamma,</p> -<p class="i01">e godo, e mi ravvivo,</p> -<p class="i01">e sento salirmi il calore alla testa</p> -<p class="i01">come se bruciasse il mio cervello.</p> -<p class="i01">Come mi sento vile innanzi a te!</p> -<p class="i01">Come mi sento meschino!</p> -<p class="i01">Vorrei scrivere soltanto per bruciare!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Nel segreto delle mie stanze</p> -<p class="i01">passeggio vestito di rosso,</p> -<p class="i01">e mi guardo in un vecchio specchio,</p> -<p class="i01">pieno di ebbrezza,</p> -<p class="i01">come fossi una fiamma,</p> -<p class="i01">una povera fiamma che aspetta....</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span></p> -<p class="i01">il tuo riflesso!</p> -<p class="i01">Fuori vado vestito di grigio,</p> -<p class="i01">ovvero di nessun colore,</p> -<p class="i01">c'è anche per le vesti una polizia,</p> -<p class="i01">come per le parole.</p> -<p class="i01">E quella per il fuoco</p> -<p class="i01">è tremenda, accanita,</p> -<p class="i01">gli uomini ànno orrore delle fiamme,</p> -<p class="i01">gli uomini serî,</p> -<p class="i01">per questo ànno inventato i pompieri.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Tu mi guardi, senza parlare,</p> -<p class="i01">tu non parli,</p> -<p class="i01">e i tuoi occhi mi dicono:</p> -<p class="i01">uomo, poco farai tu che ciarli.</p> -<p class="i01">Ma fido in te!</p> -<p class="i01">T'apro la gabbia và!</p> -<p class="i01">Guardali, guardali, come fuggono!</p> -<p class="i01">Sono forsennati dall'orrore,</p> -<p class="i01">la paura gli à tutti impazzati.</p> -<p class="i01">Potete andare, fuggite, fuggite,</p> -<p class="i01">egli vi raggiungerà!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p> -<p class="i01">E una di queste mattine,</p> -<p class="i01">uscendo dalla mia casa,</p> -<p class="i01">fra le consuete catapecchie,</p> -<p class="i01">non vedrò più le vecchie</p> -<p class="i01">reliquie tarlite,</p> -<p class="i01">così gelosamente custodite</p> -<p class="i01">da tanto tempo!</p> -<p class="i01">Non le vedrò più!</p> -<p class="i01">Avrò un urlo di gioia!</p> -<p class="i01">Ci sei passato tu!</p> -<p class="i01">E dopo mi sentirò lambire le vesti,</p> -<p class="i01">le fiamme arderanno</p> -<p class="i01">sotto la mia casa....</p> -<p class="i01">griderò, esulterò,</p> -<p class="i01">m'avrai data la vita!</p> -<p class="i01">Io sono una fiamma che aspetta!</p> -<p class="i01">Và, passa fratello, corri, a riscaldare</p> -<p class="i01">la gelida carcassa</p> -<p class="i01">di questo vecchio mondo!</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p> - -<h2 id="celeste">Villa celeste</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>Agli indimenticabili<br /> -fratelli di Trieste.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Su un bel collettino,</p> -<p class="i01">la villa, è di un celestino</p> -<p class="i01">chiaro chiaro, sbiadito;</p> -<p class="i01">a guardarla dal basso</p> -<p class="i01">sembra la pallida guancia</p> -<p class="i01">d'un gran cielo turchino.</p> -<p class="i01">Qua e là, su e giù, d'ogni lato,</p> -<p class="i01">serpeggiano, s'incrociano,</p> -<p class="i01">s'intrecciano, s'abbracciano, si stringono,</p> -<p class="i01">campanelle leggere</p> -<p class="i01">dalle corolle veline,</p> -<p class="i01">bianche e celestine.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ora la villa è chiusa.</p> -<p class="i01">Io la ricordo ancora</p> -<p class="i01">stranamente abitata,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span></p> -<p class="i01">quasi invisibilmente,</p> -<p class="i01">quasi, perchè la gente</p> -<p class="i01">non s'accorgesse....</p> -<p class="i01">ora è del tutto abbandonata.</p> -<p class="i01">Io la ricordo benissimo;</p> -<p class="i01">passavano leggere,</p> -<p class="i01">esangui dame,</p> -<p class="i01">sottili nelle loro vesti celesti</p> -<p class="i01">a grandi code,</p> -<p class="i01">di rasi lucenti,</p> -<p class="i01">di pallidi damaschi.</p> -<p class="i01">Andavano lentamente</p> -<p class="i01">cogli occhi bassi, mesti,</p> -<p class="i01">trascinando quelle loro vesti</p> -<p class="i01">lucenti, rasi e damaschi</p> -<p class="i01">pallidi, sbiaditi,</p> -<p class="i01">come le carni dei loro volti</p> -<p class="i01">lunghi, affilati.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Io sostavo ogni sera</p> -<p class="i01">un istante ai ferri del cancello</p> -<p class="i01">per vederne una passare,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p> -<p class="i01">per vederla lentamente camminare,</p> -<p class="i01">trascinando la lucida coda</p> -<p class="i01">fuori di moda.</p> -<p class="i01">E pensavo dipoi a loro</p> -<p class="i01">per tutta la via,</p> -<p class="i01">la sera, quando tornavo a casa mia.</p> -<p class="i01">Ognuna se n'andava da per sè,</p> -<p class="i01">cogli occhi bassi, mesti,</p> -<p class="i01">strisciando fra la ridda muta</p> -<p class="i01">di tutte quelle campanelle</p> -<p class="i01">dalle corolle veline,</p> -<p class="i01">bianche e celestine;</p> -<p class="i01">quelle campane</p> -<p class="i01">che si aprivano nuove</p> -<p class="i01">tutte le mattine.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Si gridava all'orrore!</p> -<p class="i01">Orribili profanazioni,</p> -<p class="i01">scandali, oscenità!</p> -<p class="i01">Ci si intromesse la polizia,</p> -<p class="i01">e le dame celesti</p> -<p class="i01">furon mandate via:</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span></p> -<p class="i01">si sa.</p> -<p class="i01">«Sembrava la più onesta riunione</p> -<p class="i01">di nobili dame»</p> -<p class="i01">gridava la gente,</p> -<p class="i01">«ed era una morbosa accozzaglia</p> -<p class="i01">di luride puttane!»</p> -<p class="i01">Puttane!...</p> -<p class="i01">Puttane.... molto strane....</p> -<p class="i01">care puttane!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dove sarete?</p> -<p class="i01">Dove vi avran mandate?</p> -<p class="i01">Siete ancora unite?</p> -<p class="i01">Avete trovato un'altra villa?</p> -<p class="i01">La notte, al chiaro della luna,</p> -<p class="i01">dalla villa venivano</p> -<p class="i01">sbiadite, delicate,</p> -<p class="i01">le note fuggenti, di leggere,</p> -<p class="i01">languenti canzoni,</p> -<p class="i01">motivi.... come di Chopin....</p> -<p class="i01">e tutte finivano in un lungo,</p> -<p class="i01">sospirato, terribile:</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span></p> -<p class="i01">Ameeen....</p> -<p class="i01">«Scandali, oscenità!»</p> -<p class="i01">Dai cigli, dalle siepi,</p> -<p class="i01">di dietro le mura, sbucavano</p> -<p class="i01">dei pallidi amanti,</p> -<p class="i01">bianchi come gigli, venivano</p> -<p class="i01">ad unirsi a quelle dame,</p> -<p class="i01">abbracciarle.... travolgerle....</p> -<p class="i01">gli amanti le succhiavano....</p> -<p class="i01">esse succhiavan gli amanti....</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dove sarete?</p> -<p class="i01">In quali regni,</p> -<p class="i01">pallide dame meste,</p> -<p class="i01">avrete trovata un'altra villa celeste</p> -<p class="i01">per i vostri convegni?</p> -<p class="i01">Sul bel collettino</p> -<p class="i01">è chiusa, Villa Celeste,</p> -<p class="i01">a guardarla dal basso</p> -<p class="i01">sembra la pallida guancia</p> -<p class="i01">d'un gran cielo turchino.</p> -<p class="i01">Intorno dappertutto,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span></p> -<p class="i01">s'intrecciano, s'abbracciano,</p> -<p class="i01">si stringon ancora disperatamente,</p> -<p class="i01">le campanelle leggere</p> -<p class="i01">dalle corolle veline,</p> -<p class="i01">bianche e celestine.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> - -<h2 id="fiera">La fiera dei morti</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">I poeti cantano</p> -<p class="i01">malinconicamente</p> -<p class="i01">questa fiera;</p> -<p class="i01">tutti alla stessa maniera,</p> -<p class="i01">questa giornata grigia o nera.</p> -<p class="i01">(Ma si può benissimo cantare</p> -<p class="i01">anche in un'altra maniera).</p> -<p class="i01">Dice che sempre piove</p> -<p class="i01">un'acquerugiola trita,</p> -<p class="i01">che tutto fiorisce nel fango</p> -<p class="i01">in una primavera di pillacchere.</p> -<p class="i01">Le solite antiche fole</p> -<p class="i01">della solita antica gente!</p> -<p class="i01">Oggi invece non piove,</p> -<p class="i01">splende un magnifico sole;</p> -<p class="i01">il tempo ci porta le sue cose nuove.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span></p> -<p class="i01">Avete dei pensieri neri?</p> -<p class="i01">Veniteli a svagare</p> -<p class="i01">dentro i cimiteri.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Potete entrare, avanti,</p> -<p class="i01">fatevi tutti avanti,</p> -<p class="i01">sono spalancate le porte,</p> -<p class="i01">anche per chi non c'à persone morte!</p> -<p class="i01">Tutti possono andare,</p> -<p class="i01">girare a proprio piacimento;</p> -<p class="i01">anche un poeta ci si può benissimo intruffolare</p> -<p class="i01">per suo divertimento.</p> -<p class="i01">Le solite baracche dei saltimbanchi</p> -<p class="i01">fuori dei cancelli;</p> -<p class="i01">quella classe sociale che à per mira</p> -<p class="i01">di far conoscere agli uomini,</p> -<p class="i01">meglio assai degli astronomi,</p> -<p class="i01">che il mondo gira.</p> -<p class="i01">Scimmie vestite da ballerina,</p> -<p class="i01">oppure alla militare;</p> -<p class="i01">una se ne va di braccetto</p> -<p class="i01">con un sergentino,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span></p> -<p class="i01">un'altra cerca di trascinare</p> -<p class="i01">un caporale dietro in una stanza;</p> -<p class="i01">una vestita da serva</p> -<p class="i01">è tutta affaccendata per spazzare,</p> -<p class="i01">un capitano dà uno schiaffo</p> -<p class="i01">a un'ordinanza pietrificata.</p> -<p class="i01">Donne che gridano a squarciagola</p> -<p class="i01">di alcuni miracoli scientifici,</p> -<p class="i01">l'ultima portata della scienza</p> -<p class="i01">alla portata di qualunque sapienza,</p> -<p class="i01">strane fisiche psicologiche deformità!</p> -<p class="i01">E i buoni festaioli</p> -<p class="i01">se ne stanno davanti in perplessità.</p> -<p class="i01">Trombe tamburi piatti,</p> -<p class="i01">tutti gridan come matti:</p> -<p class="i01">è la fiera dei morti!</p> -<p class="i01">I dolci fatti lì, immancabili dolci,</p> -<p class="i01">che tutti stanno ad aspettare,</p> -<p class="i01">le calde arroste</p> -<p class="i01">che non riparano a castrare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Nelle osterie si suonano chitarre,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span></p> -<p class="i01">si cantano canzonette paesane,</p> -<p class="i01">gli ultimi stornelli popolari,</p> -<p class="i01">romanze napolitane.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dai beccai pendono sanguinanti,</p> -<p class="i01">fenomenali, i primi ottimi porci,</p> -<p class="i01">quelli d'ognissanti,</p> -<p class="i01">che àn già sentito il primo freddo dei morti.</p> -<p class="i01">E sui banchi, ammassata,</p> -<p class="i01">oppure tortuosamente attaccata,</p> -<p class="i01">chilometri di salsiccia,</p> -<p class="i01">che sembra l'ammasso degli intestini malati</p> -<p class="i01">di tutti i morti.</p> -<p class="i01">I salumai anno appesi</p> -<p class="i01">i salamini nuovi, cotechini,</p> -<p class="i01">zamponi, mortadelle;</p> -<p class="i01">e viene fino sulla strada</p> -<p class="i01">un odore stuzzicante</p> -<p class="i01">di lepre e di pappardelle.</p> -<p class="i01">Tutti si riversano a mangiare</p> -<p class="i01">a crepapelle.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p> -<p class="i01">I carabinieri a cavallo</p> -<p class="i01">coi loro pennacchioni rossi,</p> -<p class="i01">si fanno posto trionfanti</p> -<p class="i01">nella calca stordita dei festanti.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ai cimiteri ci si può andare</p> -<p class="i01">coi fiori, e senza i fiori,</p> -<p class="i01">ma anche il più insopportabile,</p> -<p class="i01">lontanissimo parente,</p> -<p class="i01">si può aspettare quel giorno un fiore</p> -<p class="i01">dalla sua antica gente.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">I morti non sono uguali,</p> -<p class="i01">come credono tutti,</p> -<p class="i01">e sopratutto, non sono muti;</p> -<p class="i01">quelli almeno dei cimiteri</p> -<p class="i01">sono indecentemente ciarlieri.</p> -<p class="i01">Sulla pelle della loro faccia marmifica,</p> -<p class="i01">meglio assai che sui vivi,</p> -<p class="i01">si qualifica la fisionomia</p> -<p class="i01">caratteristica.</p> -<p class="i01">«Qui riposa</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span></p> -<p class="i01">«l'uomo dalle rare virtù:</p> -<p class="i01">«Telemaco Pessuto</p> -<p class="i01">«d'anni cinquantatre,</p> -<p class="i01">«padre e marito esemplare.»</p> -<p class="i01">Se t'avessimo incontrato vivo,</p> -<p class="i01">chi l'avrebbe saputo?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Tutti gironzan leggendo</p> -<p class="i01">più meno speditamente,</p> -<p class="i01">alcuni sillabando.</p> -<p class="i01">Ma non sapete che quelle parole</p> -<p class="i01">che voi leggete con indifferenza,</p> -<p class="i01">sono la faccia dei morti?</p> -<p class="i01">Tutte quelle espressioni di dolcezze,</p> -<p class="i01">sono l'espressione delle loro fattezze?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Oh! Curiosa combinazione!</p> -<p class="i01">«Celestina Verità</p> -<p class="i01">«d'anni novantasette</p> -<p class="i01">e accanto:</p> -<p class="i01">«Peppino</p> -<p class="i01">«d'anni tre</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p> -<p class="i01">«dei coniugi Del Re.»</p> -<p class="i01">Strana combinazione!</p> -<p class="i01">Quale fu, di voi due, la vostra mèta?</p> -<p class="i01">Dovevate ognuno campare cent'anni,</p> -<p class="i01">oppure, Peppino Del Re,</p> -<p class="i01">Celestina Verità,</p> -<p class="i01">faceste involontariamente</p> -<p class="i01">della vostra vita</p> -<p class="i01">una così parziale società?</p> -<p class="i01">Fu Peppino che ti giunse, o Celestina,</p> -<p class="i01">e ti trasse inaspettatamente</p> -<p class="i01">tre anni dalla vita?</p> -<p class="i01">O tu, Peppino, nascendo,</p> -<p class="i01">trovasti i tuoi anni</p> -<p class="i01">quasi tutti consumati</p> -<p class="i01">dalla Celestina?</p> -<p class="i01">Uno di voi fu il parassita</p> -<p class="i01">dell'altro.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Che poco posto occupano i morti,</p> -<p class="i01">meno assai del naturale.</p> -<p class="i01">E qualcuno di voi fu padrone</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p> -<p class="i01">da solo d'un podere,</p> -<p class="i01">che sempre gli sembrò tanto piccino!</p> -<p class="i01">Quelle alte pareti</p> -<p class="i01">con tutte quelle teste fitte fitte,</p> -<p class="i01">nell'immobilità,</p> -<p class="i01">sembrano quelle di un loggione</p> -<p class="i01">per una straordinaria rappresentazione.</p> -<p class="i01">E tutti gironzano indifferenti,</p> -<p class="i01">sgusciando calde arroste,</p> -<p class="i01">succiando confetti, o i duri di menta,</p> -<p class="i01">leggiucchiando senza fede</p> -<p class="i01">le ciarle di quei poveretti.</p> -<p class="i01">Gli uomini accorti,</p> -<p class="i01">che passeggiano sempre fra i vivi,</p> -<p class="i01">non vedono il momento</p> -<p class="i01">di passeggiare fra i morti.</p> -<p class="i01">I vivi àn delle facce,</p> -<p class="i01">che per quanto espressive, sono mute,</p> -<p class="i01">e una faccia per bene</p> -<p class="i01">la possono avere anche i mascalzoni,</p> -<p class="i01">invece le facce dei morti</p> -<p class="i01">sono piene d'ottime informazioni.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span></p> -<p class="i01">Se incontrate per via un giovine pensoso,</p> -<p class="i01">come potete sapere se sia virtuoso?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">In cima al camposanto,</p> -<p class="i01">sopra un grande palcone</p> -<p class="i01">improvvisato per l'occasione,</p> -<p class="i01">si mettono i teschî all'incanto.</p> -<p class="i01">Lo circondano pigiate</p> -<p class="i01">centinaia di persone,</p> -<p class="i01">fissano l'atletico allottatore</p> -<p class="i01">che grida fiocamente a squarciagola.</p> -<p class="i01">Intorno è pieno di carabinieri.</p> -<p class="i01">— Quattro!</p> -<p class="i01">— Cinque!</p> -<p class="i01">— Otto!</p> -<p class="i01">— Dieci!</p> -<p class="i01">— Quindici soldi!</p> -<p class="i01">I primi vanno a ruba!</p> -<p class="i01">— Si delibera signori!</p> -<p class="i01">I più frettolosi pagano i teschi</p> -<p class="i01">anche più d'una lira.</p> -<p class="i01">Molti aspettano che la gara cessi</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p> -<p class="i01">e il prezzo ribassi.</p> -<p class="i01">— Quattro!</p> -<p class="i01">— Sei!</p> -<p class="i01">— Otto!</p> -<p class="i01">Una giovine sposa</p> -<p class="i01">si stringe al braccio del suo sposo</p> -<p class="i01">tutta piagnucolosa:</p> -<p class="i01">— Comprami quel teschio.</p> -<p class="i01">— Stai zitta! — Le dice il giovinotto.</p> -<p class="i01">— Comprami quel teschio,</p> -<p class="i01">— Stai zitta grulla,</p> -<p class="i01">verso sera gli daran via per nulla.</p> -<p class="i01">— Dieci!</p> -<p class="i01">— Undici!</p> -<p class="i01">— Dodici!</p> -<p class="i01">— Si delibera signori!</p> -<p class="i01">— Comprami quel teschio.</p> -<p class="i01">— Stai zitta t'ò detto,</p> -<p class="i01">non vedi ch'è un teschiaccio vecchio?</p> -<p class="i01">— Comprami quel teschio.</p> -<p class="i01">— Se non stai zitta ti porto via.</p> -<p class="i01">— Potrebbe essere il teschio della mamma mia.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> -<p class="i01">— Ma che mamma mia!</p> -<p class="i01">— Cosa c'è stato laggiù, lontano?</p> -<p class="i01">— Corrono i carabinieri!</p> -<p class="i01">— Dove corre tutta quella gente?</p> -<p class="i01">— Ànno arrestato quel nano</p> -<p class="i01">che vendeva i teschi di seconda mano.</p> -<p class="i01">E per le vie polverose,</p> -<p class="i01">per le serpeggianti vie campagnole,</p> -<p class="i01">in un bel tramonto pieno di vapori</p> -<p class="i01">di fiamme e di viole,</p> -<p class="i01">la gente se ne torna</p> -<p class="i01">dai camposanti allegramente.</p> -<p class="i01">E ogni buon diavolaccio</p> -<p class="i01">se ne viene col suo teschio sotto il braccio.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span></p> - -<h2 id="zuff">Il Principe e la -Principessa Zuff</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«La principessa dorme e sta bene,</p> -<p class="i01">saluta il suo sposo.»</p> -<p class="i01">«Il principe dorme e sta bene,</p> -<p class="i01">saluta la sua sposa.»</p> -<p class="i01">Questa frase suggella</p> -<p class="i01">una promessa amorosa:</p> -<p class="i01">«e non lo tradirà.»</p> -<p class="i01">«e non la tradirà.»</p> -<p class="i01">La dama s'inchina e si ritrae,</p> -<p class="i01">s'inchina e si ritrae il cavaliere.</p> -<p class="i01">Uguali parole giornaliere</p> -<p class="i01">che sono tutta la corrispondenza</p> -<p class="i01">dolcissima e fedele</p> -<p class="i01">di vita coniugale.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Il loro sontuoso palazzo reale,</p> -<p class="i01">consiste in due uguali</p> -<p class="i01">vecchi molini abbandonati</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p> -<p class="i01">ai lati d'una diga,</p> -<p class="i01">mezzi rovinati,</p> -<p class="i01">coi tetti mezzi scoperchiati.</p> -<p class="i01">Non vollero, quei principi,</p> -<p class="i01">la briga di regnare,</p> -<p class="i01">preferirono unirsi</p> -<p class="i01">ai lati della diga.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non si levano mai,</p> -<p class="i01">dormono ininterrottamente.</p> -<p class="i01">Le persone di corte</p> -<p class="i01">ànno ordini severissimi</p> -<p class="i01">di non fare alcun rumore</p> -<p class="i01">che gli potesse destare.</p> -<p class="i01">Non s'apre una finestra</p> -<p class="i01">che la sera, tanto al molino di sinistra</p> -<p class="i01">come a quello di destra,</p> -<p class="i01">per la frase abituale.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dovevano nascere</p> -<p class="i01">da quattro persone destinate</p> -<p class="i01">due figli di sesso disuguale,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p> -<p class="i01">e nacquero.</p> -<p class="i01">Dovevano abitare</p> -<p class="i01">uno speciale castello destinato,</p> -<p class="i01">e l'abitarono.</p> -<p class="i01">Si dovevano incontrare e innamorare,</p> -<p class="i01">si dovevano sposare,</p> -<p class="i01">e si sposarono.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">La coincidenza di tutte queste cose</p> -<p class="i01">preparate, e benissimo riuscite,</p> -<p class="i01">messe nelle loro anime</p> -<p class="i01">una naturale sonnolenza.</p> -<p class="i01">Ognuno, senza saper dell'altro,</p> -<p class="i01">dormiva nel proprio castello</p> -<p class="i01">senza voler far altro.</p> -<p class="i01">I gentiluomini di corte</p> -<p class="i01">parlavano al principe, di guerre,</p> -<p class="i01">di conquiste, di regni gloriosi,</p> -<p class="i01">«Lasciatemi dormire noiosi»</p> -<p class="i01">rispondeva il fanciullo.</p> -<p class="i01">Gli dicevan: come avrebbe</p> -<p class="i01">impiegato tutto l'oro che aveva,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span></p> -<p class="i01">se intendeva di dormire solamente</p> -<p class="i01">nella sua vita.</p> -<p class="i01">«Ditemi cento volte</p> -<p class="i01">«la parola oro, con uguale intonazione,</p> -<p class="i01">«con precisa cadenza.</p> -<p class="i01">«Come è bello aver tanto oro,</p> -<p class="i01">e sentirselo dire così....</p> -<p class="i01">«Ancora ancora ancora....</p> -<p class="i01">«Ne ò ancora, di più,</p> -<p class="i01">«molto di più, ne ò....»</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">L'idea di poter fare,</p> -<p class="i01">nel suo mondo, tante cose disuguali,</p> -<p class="i01">gli messe nell'anima</p> -<p class="i01">una predilezione</p> -<p class="i01">per le cose tutte uguali.</p> -<p class="i01">— Come potrà regnare?</p> -<p class="i01">Dicevano quelli della corte,</p> -<p class="i01">— A furia di dormire</p> -<p class="i01">diventerà mezzo grullo,</p> -<p class="i01">questo strano fanciullo!</p> -<p class="i01">— Mette insieme della fiacca,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p> -<p class="i01">per far buona impressione.</p> -<p class="i01">— È una testa bislacca!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">La Principessa poi</p> -<p class="i01">in tutta la sua vita</p> -<p class="i01">non s'era voluta levar mai.</p> -<p class="i01">Le dame cercavano ogni maniera</p> -<p class="i01">per tenerla desta,</p> -<p class="i01">lei rispondeva lentamente</p> -<p class="i01">e piegava la testa.</p> -<p class="i01">— Diverrete un fiore troppo delicato</p> -<p class="i01">principessa!</p> -<p class="i01">— Chi sa come la concerà il marito!</p> -<p class="i01">— Non pensate alla vostra posizione?</p> -<p class="i01">Vi aspettano per regnare!</p> -<p class="i01">— Sarete coperta di gemme!</p> -<p class="i01">— Saranno tutte d'oro le vostre carrozze.</p> -<p class="i01">La Principessa non udiva.</p> -<p class="i01">— Si sveglierà il giorno delle nozze?</p> -<p class="i01">— Si sveglierà il giorno del contratto?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Principessa, c'è di fronte</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span></p> -<p class="i01">un castello tutto chiuso.</p> -<p class="i01">La Principessa socchiudeva gli occhi.</p> -<p class="i01">— Chi ci sta?</p> -<p class="i01">— Non sappiamo, manderemo il giardiniere.</p> -<p class="i01">— Principe, c'è di fronte</p> -<p class="i01">un castello tutto chiuso.</p> -<p class="i01">— Chi ci sta?</p> -<p class="i01">— Non sappiamo, manderemo subito</p> -<p class="i01">un paggio per l'informazione.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Se mi vedrà così bianca</p> -<p class="i01">mi dirà che non mi vuole.</p> -<p class="i01">— Che se ne potrà fare</p> -<p class="i01">d'un consorte tutto bianco</p> -<p class="i01">come la faccia della morte?</p> -<p class="i01">— Mi ama?</p> -<p class="i01">— Mi ama?</p> -<p class="i01">— Gli potrei piacere? —</p> -<p class="i01">— Dice che vi amerebbe</p> -<p class="i01">se vi vedesse dormire.</p> -<p class="i01">— Dice che vi amerebbe</p> -<p class="i01">se vi vedesse dormire.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p> -<p class="i01">— Dio mio che gente impossibile!</p> -<p class="i01">— Come possono fare a vedersi dormire</p> -<p class="i01">tutti e due allo stesso tempo?</p> -<p class="i01">— Sposare!</p> -<p class="i01">— Sposare!</p> -<p class="i01">— Per che fare?</p> -<p class="i01">— Principe per dormire.</p> -<p class="i01">— Per dormire principessa,</p> -<p class="i01">non pensate a male.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Sposare.... amare....</p> -<p class="i01">In un luogo che fosse tutto uguale,</p> -<p class="i01">dove la musica naturale</p> -<p class="i01">potesse accompagnare</p> -<p class="i01">questo nostro dolcissimo</p> -<p class="i01">sonno coniugale.</p> -<p class="i01">Nei pressi di una fonte....</p> -<p class="i01">Sulle rive di un fiume....</p> -<p class="i01">Oppure sotto un ponte....</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Io non tradirò la mia sposa</p> -<p class="i01">finchè mi lascerà dormire.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span></p> -<p class="i01">— Io l'amerò se mi farà dormire.</p> -<p class="i01">— E Regnare?</p> -<p class="i01">— Regnare?.... Regnare?....</p> -<p class="i01">Ditemi cento volte questa parola, regnare,</p> -<p class="i01">con uguale intonazione.</p> -<p class="i01">Regnare è una dolce parola</p> -<p class="i01">che non fa pensare — e sorrideva —</p> -<p class="i01">una dolce parola....</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Principessa, male fate,</p> -<p class="i01">a gettare le gioie della corte.</p> -<p class="i01">— Voi che ne avete aperte tutte le porte!</p> -<p class="i01">— Sicuro, con quel bel consorte!</p> -<p class="i01">— Sarà una bella vita!</p> -<p class="i01">— Che gente rammollita!</p> -<p class="i01">— Quante porte?</p> -<p class="i01">— Tutte principessa, cento, mille porte!</p> -<p class="i01">— Contate, contate tutte quelle porte;</p> -<p class="i01">io non posso pensare....</p> -<p class="i01">contate contate quelle porte.</p> -<p class="i01">Piano, piano, piano,</p> -<p class="i01">così no, andate troppo forte....</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p> - -<h2 id="cobo">La morte -di Cobò</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p class="indl"> -<i>La morte.</i> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Cobò è morto,</p> -<p class="i01">e non gli possono fare il trasporto;</p> -<p class="i01">e quello che più rabbia fa,</p> -<p class="i01">è che nessuno avrà</p> -<p class="i01">la grande eredità.</p> -<p class="i01">Attorno alle altissime mura</p> -<p class="i01">che circondano il castello di Cobò,</p> -<p class="i01">gira e rigira la gente</p> -<p class="i01">nella massima paura.</p> -<p class="i01">Vengono dal castello</p> -<p class="i01">le grida più disparate,</p> -<p class="i01">cori altissimi infernali,</p> -<p class="i01">di centinaia di animali.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p> -<p class="i01">La gente gira attorno le mura,</p> -<p class="i01">sempre pronta per scappare,</p> -<p class="i01">nella massima paura.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Se venisse fuori quella scimmiona in livrea</p> -<p class="i01">che ogni tanto s'affacciava alla porta?</p> -<p class="i01">— Dio mio! Uh! Uh!</p> -<p class="i01">Com'è che non s'affaccia più?</p> -<p class="i01">— A quest'ora sarà morto!</p> -<p class="i01">— E tutto questo chiasso chi lo fa?</p> -<p class="i01">— Che po' po' di diavoleto!</p> -<p class="i01">— Ma che succederà?</p> -<p class="i01">— Gente mia che fracasso!</p> -<p class="i01">— Non sentite che fetore?</p> -<p class="i01">— Chi sa là dentro quanti ne muore</p> -<p class="i01">di quegli animalacci!</p> -<p class="i01">— Accidenti a quel matto di Cobò!</p> -<p class="i01">— Lo sapete? Io lo so</p> -<p class="i01">come anderà a finire,</p> -<p class="i01">che con questo lasciare,</p> -<p class="i01">con questo aspettare,</p> -<p class="i01">finiranno per appestare mezzo mondo!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p> -<p class="i01">— Ditelo voi come si deve fare.</p> -<p class="i01">— Buttar dentro delle bombe o granate,</p> -<p class="i01">e sparare, e che bruci ogni cosa!</p> -<p class="i01">All'inferno la roba e Cobò!</p> -<p class="i01">— Se non ci volete stare</p> -<p class="i01">ve ne dovete andare.</p> -<p class="i01">— Gesù Maria!</p> -<p class="i01">— Può venir fuori qualche epidemia.</p> -<p class="i01">— Chi sa di che malaccio è morto!</p> -<p class="i01">— Ma la polizia, la polizia?</p> -<p class="i01">— A quest'ora tutte quelle bestiacce</p> -<p class="i01">ànno mangiato ventimila Cobò!</p> -<p class="i01">— Chi sa da quanti giorni è morto!</p> -<p class="i01">— Se saltasse fuori un cane</p> -<p class="i01">con in bocca un pezzo di Cobò?</p> -<p class="i01">— Si sapeva come doveva andare a finire,</p> -<p class="i01">gli sta bene a quel matto di Cobò,</p> -<p class="i01">di finire mangiato dalle bestie,</p> -<p class="i01">quando gli uomini àn di quelle teste....</p> -<p class="i01">— Se venisse fuori Torso?</p> -<p class="i01">— Se ci dasse qualche morso?</p> -<p class="i01">— Accidenti a Cobò!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span></p> -<p class="i01">— Dalla porta non possono uscire</p> -<p class="i01">perchè l'ànno fatta sbarrare.</p> -<p class="i01">— Ma posson saltar fuori dalle mura,</p> -<p class="i01">le scimmie si sanno tanto bene arrampicare.</p> -<p class="i01">— Mamma mia che paura!</p> -<p class="i01">— Buttateci dentro il fuoco!</p> -<p class="i01">— E tutti quei gran soldi chi gli piglia?</p> -<p class="i01">— Non aveva una famiglia?</p> -<p class="i01">— Nessuno. Dicon che fosse figlio</p> -<p class="i01">d'un imperatore.</p> -<p class="i01">— Di chi, di Napoleone?</p> -<p class="i01">— Ma che c'entra Napoleone!</p> -<p class="i01">— Aveva l'oro a sacca,</p> -<p class="i01">e tutta la casa</p> -<p class="i01">piena di cassoni di fogli da mille!</p> -<p class="i01">— E ora chi gli piglia?</p> -<p class="i01">— Chi sa come riducono quella povera roba</p> -<p class="i01">quei maledetti animali!</p> -<p class="i01">— Buttategli da mangiare,</p> -<p class="i01">eppoi fateli scappare</p> -<p class="i01">quando sono bene sfamati.</p> -<p class="i01">— Ma sarà pieno di cani arrabbiati,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span></p> -<p class="i01">e qualcuno può rimaner nascosto.</p> -<p class="i01">— E tutte quelle maledette scimmie?</p> -<p class="i01">— Ce n'eran di quelle vestite da monaca,</p> -<p class="i01">da prete, da militare, tante da servitore,</p> -<p class="i01">da cuoco....</p> -<p class="i01">— Dategli fuoco, dategli fuoco!</p> -<p class="i01">— La meglio è il fuoco!</p> -<p class="i01">— Ecco una ronda di civette!</p> -<p class="i01">— Guardate quante!</p> -<p class="i01">Si segna la gente.</p> -</div></div> - -<p class="indl"> -<i>Cobò.</i> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Uomini, disse agli uomini Cobò,</p> -<p class="i01">non mi avete voluto vivo,</p> -<p class="i01">non mi potrete avere</p> -<p class="i01">quando morirò.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Io detti agli uomini il mio oro</p> -<p class="i01">a piene mani, e gli uomini</p> -<p class="i01">m'insultarono</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span></p> -<p class="i01">perchè non n'ebbero abbastanza.</p> -<p class="i01">Io risparmiai il mio oro,</p> -<p class="i01">e gli uomini m'insultarono.</p> -<p class="i01">Passai, uomini, a piedi fra voi,</p> -<p class="i01">umile fratello vostro,</p> -<p class="i01">v'incontrai la sera</p> -<p class="i01">quando tornavate dal lavoro,</p> -<p class="i01">e i miei occhi vi dicevano</p> -<p class="i01">che vi avrei amato,</p> -<p class="i01">che vi avrei dato tutto il mio oro,</p> -<p class="i01">se mi aveste amato.</p> -<p class="i01">M'insultaste, e mi diceste</p> -<p class="i01">che non avevo lavorato.</p> -<p class="i01">Passai fra voi coi miei cocchi dorati;</p> -<p class="i01">e voi gettaste insulti e sputi</p> -<p class="i01">sopra i miei passi,</p> -<p class="i01">mi lanciaste anche dei sassi.</p> -<p class="i01">Sulla piazza gridai,</p> -<p class="i01">e fui insultato,</p> -<p class="i01">chiuso dentro il mio castello</p> -<p class="i01">fui insultato.</p> -<p class="i01">I miei uomini mi chiamarono</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span></p> -<p class="i01">duramente, padrone,</p> -<p class="i01">nessuno mi chiamò fratello.</p> -<p class="i01">Volli amare alcuno</p> -<p class="i01">di quei deliziosi trastulli</p> -<p class="i01">che sono le fanciulle;</p> -<p class="i01">pensai di potere avere</p> -<p class="i01">una di quelle piccole bocche di rosa,</p> -<p class="i01">quelle piccole mani dai petali</p> -<p class="i01">morbidi, soavi di tepore;</p> -<p class="i01">esse non mi accordarono il loro amore,</p> -<p class="i01">e mi spregiarono per la mia bruttezza.</p> -<p class="i01">Si dettero a me per il mio denaro.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Tornando a casa, Cobò,</p> -<p class="i01">dopo il rifiuto degli uomini, trovò</p> -<p class="i01">i suoi cani che gli corsero incontro</p> -<p class="i01">e gli fecero festa.</p> -<p class="i01">Le sue scimmie lo accarezzarono</p> -<p class="i01">maternamente,</p> -<p class="i01">o come delle buone sorelle,</p> -<p class="i01">e gli passarono le mani nei capelli,</p> -<p class="i01">come delle compagne dolci;</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span></p> -<p class="i01">e lo rallegrarono un poco</p> -<p class="i01">coi loro scambietti,</p> -<p class="i01">e i galli col loro canto,</p> -<p class="i01">e l'orso gli venne a ballare</p> -<p class="i01">dinanzi bonariamente.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Di voi sarò, solo di voi,</p> -<p class="i01">e si rinchiuse nel suo castello,</p> -<p class="i01">non vedrò più un uomo,</p> -<p class="i01">sarò di voi, voi mi amerete</p> -<p class="i01">finchè vi darò da mangiare,</p> -<p class="i01">poi mangerete me.</p> -<p class="i01">Gli uomini che sfamavo,</p> -<p class="i01">mi volevan mangiare</p> -<p class="i01">anche quando gli avevo bene sfamati.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Disse Cobò:</p> -<p class="i01">venite tutti qua dentro,</p> -<p class="i01">e di voi sarò,</p> -<p class="i01">vostro sarà tutto l'oro.</p> -<p class="i01">Uomini che non m'avete</p> -<p class="i01">voluto vivo,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p> -<p class="i01">non mi potrete avere</p> -<p class="i01">quando morirò.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Chicchichirichi! chicchichirichi!</p> -<p class="i01">Ecco il dì!</p> -<p class="i01">Cantano i galli di Cobò.</p> -<p class="i01">Il vecchio Cobò è sul suo letto</p> -<p class="i01">che muore fra poche ore.</p> -<p class="i01">Povero Cobò! Povero Cobò!</p> -<p class="i01">Ciangottano i suoi pappagalli:</p> -<p class="i01">Addio Cobò! Addio Cobò!</p> -<p class="i01">E le galline: cococococodè:</p> -<p class="i01">Oggi è per te, cococococodè:</p> -<p class="i01">Cobò ci sei te.</p> -<p class="i01">E le tortore piene di malinconia</p> -<p class="i01">si sono radunate in un cantuccio:</p> -<p class="i01">glu.... glu.... glu....</p> -<p class="i01">non ti vedremo più.</p> -<p class="i01">E i cani si aggirano mesti,</p> -<p class="i01">colla coda ciondoloni,</p> -<p class="i01">mugolando: baubaubò,</p> -<p class="i01">addio papà Cobò.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span></p> -<p class="i01">E le cornacchie: gre gre gre</p> -<p class="i01">anche te, anche te.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Nella stanza le scimmie non riparano.</p> -<p class="i01">Tastano il polso e la fronte di Cobò,</p> -<p class="i01">gli tiran su i guanciali,</p> -<p class="i01">gli rimboccano i lenzuoli.</p> -<p class="i01">Una, mescola del tamarindo in fretta,</p> -<p class="i01">una gli fa il massaggio sui ginocchi,</p> -<p class="i01">una piange in un cantuccio,</p> -<p class="i01">(Cobò straluna gli occhi)</p> -<p class="i01">e si rasciuga le lagrime comicamente.</p> -<p class="i01">E i pappagalli: povero Cobò!</p> -<p class="i01">E i gatti e i cani</p> -<p class="i01">giacciono ai piedi del letto</p> -<p class="i01">malinconicamente.</p> -<p class="i01">Una scimmia va e viene,</p> -<p class="i01">vestita da dottore,</p> -<p class="i01">colla tuba in mano.</p> -<p class="i01">Cobò muore.</p> -<p class="i01">Una vestita da prete,</p> -<p class="i01">si butta su la stola.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p> -<p class="i01">Cobò non vede più,</p> -<p class="i01">brancola colle mani,</p> -<p class="i01">e gli van sotto i suoi cani</p> -<p class="i01">cercando l'ultime carezze tremanti.</p> -<p class="i01">Solleva la testa, una scimmia</p> -<p class="i01">lo sorregge,</p> -<p class="i01">quella vestita da prete</p> -<p class="i01">ogni tanto gli unge i piedi,</p> -<p class="i01">una vestita da scaccino,</p> -<p class="i01">colla berretta in testa,</p> -<p class="i01">sta fissa per aspettare</p> -<p class="i01">di andare a suonar le campane.</p> -<p class="i01">Cobò dà un gemito.... e cade.</p> -<p class="i01">Si ritraggono dal letto</p> -<p class="i01">in un fremito tutte le bestie,</p> -<p class="i01">e restan ferme a guardare.</p> -<p class="i01">Uno scimmione in livrea apre la finestra.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">I cani sotto al letto distesi</p> -<p class="i01">emetton dei gemiti lunghi,</p> -<p class="i01">e i pappagalli: Povero Cobò!</p> -<p class="i01">Povero Cobò!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span></p> -<p class="i01">Giunge per la finestra</p> -<p class="i01">uno stormo di civette.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Le scimmie intanto si rianno</p> -<p class="i01">dalla disperazione.</p> -<p class="i01">Una raccomoda il letto</p> -<p class="i01">attorno al morto padrone,</p> -<p class="i01">una smette di piangere</p> -<p class="i01">e va ad aprire il cassettone;</p> -<p class="i01">un'altra trae fuori pezzi d'oro,</p> -<p class="i01">gemme, gioielli, e tutti se li caccia</p> -<p class="i01">nel sacco della gola.</p> -<p class="i01">Una va ad assicurarsi bene</p> -<p class="i01">che il padrone sia morto,</p> -<p class="i01">e con un feroce ghigno</p> -<p class="i01">corre ad aprire uno scrigno:</p> -<p class="i01">prende dei pacchi di biglietti da mille</p> -<p class="i01">e gli spande per la stanza.</p> -<p class="i01">Una ne prende uno e lo guarda</p> -<p class="i01">bene teso contro luce,</p> -<p class="i01">un'altra, con uno</p> -<p class="i01">ci si pulisce il culo,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p> -<p class="i01">un'altra accende un sigaro</p> -<p class="i01">placidamente.</p> -<p class="i01">I gatti incominciano a miagolare,</p> -<p class="i01">i cani passeggiano inquieti,</p> -<p class="i01">l'orso viene in camera a ballare</p> -<p class="i01">in attesa che Cobò</p> -<p class="i01">gli dia il solito lauto desinare.</p> -<p class="i01">I galli e le galline si rovesciano</p> -<p class="i01">nel giardino a sperperare.</p> -<p class="i01">Lo scimmione in livrea</p> -<p class="i01">è rimasto alla finestra</p> -<p class="i01">senza articolare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E le scimmie rovistano,</p> -<p class="i01">frugano dappertutto,</p> -<p class="i01">si litigano la biancheria,</p> -<p class="i01">la strappano, la scuciono,</p> -<p class="i01">buttan tutto fuori dai cassetti,</p> -<p class="i01">dagli armadi:</p> -<p class="i01">fanno a pezzi dei merletti</p> -<p class="i01">che si provano attorno alla vita,</p> -<p class="i01">gli misurano a braccia.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p> -<p class="i01">Una, butta dalla finestra</p> -<p class="i01">tutto quello che gli capita.</p> -<p class="i01">E i pappagalli: povero Cobò!</p> -<p class="i01">Povero Cobò! Caffè Caffè Caffè.</p> -</div></div> - -<p class="indl"> -<i>La morte</i> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— Buttate dentro il fuoco!</p> -<p class="i01">È l'unica maniera,</p> -<p class="i01">stando bene lontani</p> -<p class="i01">con ogni precauzione.</p> -<p class="i01">Se saltan fuori dei cani</p> -<p class="i01">arrabbiati gli ammazzeremo,</p> -<p class="i01">ma non potranno scappare.</p> -<p class="i01">— Fuoco! Fuoco!</p> -<p class="i01">— È pericoloso aspettare,</p> -<p class="i01">c'è da temere</p> -<p class="i01">un'epidemia nel paese.</p> -<p class="i01">Fuoco, e pronti con cautela</p> -<p class="i01">per ammazzare le bestie</p> -<p class="i01">che potessero uscire.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span></p> -<p class="i01">— E tutto l'oro?</p> -<p class="i01">— E le robe preziose?</p> -<p class="i01">— E tutti i fogli da mille lire?</p> -<p class="i01">— Fuoco, fuoco! È l'unica maniera</p> -<p class="i01">per evitare un più gran male.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span></p> - -<h2 id="regola">La Regola -del Sole</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Un piccolo gruppo di signore,</p> -<p class="i01">dei più svariati paesi,</p> -<p class="i01">si sono fatte suore</p> -<p class="i01">di una loro speciale religione</p> -<p class="i01">che si chiama la Regola del Sole.</p> -<p class="i01">Si sono comperata un'isoletta</p> -<p class="i01">proprio in mezzo al mare,</p> -<p class="i01">un'isoletta tonda, tutta verde,</p> -<p class="i01">che sembra nell'azzurro dell'acque,</p> -<p class="i01">un altro sole, il sole del mare.</p> -<p class="i01">Sole che vive d'amore</p> -<p class="i01">per il Sole rosso del cielo.</p> -<p class="i01">Quando sono tutti e due azzurri,</p> -<p class="i01">mare e cielo,</p> -<p class="i01">sembrano due bellissmi cieli,</p> -<p class="i01">tutti e due col proprio Sole.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span></p> -<p class="i01">Nel mezzo all'isoletta,</p> -<p class="i01">queste signore, si sono fabbricate</p> -<p class="i01">il loro monastero, la loro piccola città.</p> -<p class="i01">Sono tutte vestite di rosso</p> -<p class="i01">in omaggio al loro Signore.</p> -<p class="i01">La mattina si levano per tempo,</p> -<p class="i01">prima naturalmente</p> -<p class="i01">della levata del Sole.</p> -<p class="i01">Verrebbe fortemente multata</p> -<p class="i01">la suora che si fosse levata,</p> -<p class="i01">senza ragione di malattia,</p> -<p class="i01">dopo il Sole.</p> -<p class="i01">Sarebbe la mancanza più grave</p> -<p class="i01">verso il suo Signore.</p> -<p class="i01">Quando una suora è malata,</p> -<p class="i01">di luce o di calore,</p> -<p class="i01">sono le loro uniche malattie,</p> -<p class="i01">le viene spalancata</p> -<p class="i01">la finestra della cella</p> -<p class="i01">all'ora della levata</p> -<p class="i01">e all'ora del tramonto.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p> -<p class="i01">Pensate come quelle suore</p> -<p class="i01">debbano amare, con quale forza</p> -<p class="i01">debbano desiderare il Sole!</p> -<p class="i01">Esse non ànno ormai che Lui,</p> -<p class="i01">al quale si sono votate,</p> -<p class="i01">e vivono oramai di quell'amore.</p> -<p class="i01">Come debbono essere tristi le loro nottate!</p> -<p class="i01">Dall'isoletta non si distingue terra,</p> -<p class="i01">nè vicina nè lontana.</p> -<p class="i01">È un piccolo mondo verde</p> -<p class="i01">che sembra roteare</p> -<p class="i01">nell'acqua, invece che nell'aria,</p> -<p class="i01">nello spazio del mare.</p> -<p class="i01">Certe volte l'isoletta sembra galleggiare.</p> -<p class="i01">Se naufragasse?</p> -<p class="i01">Se il mare la ricuoprisse?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">La mattina, poco prima dell'aurora,</p> -<p class="i01">si raccoglie ogni suora,</p> -<p class="i01">come per pregare, col massimo rispetto,</p> -<p class="i01">per augurare il buon viaggio</p> -<p class="i01">al suo diletto.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span></p> -<p class="i01">Appena il Sole appare,</p> -<p class="i01">al primo raggio, che serba</p> -<p class="i01">per una speciale predilezione</p> -<p class="i01">alle sue religiose,</p> -<p class="i01">esse emettono grida,</p> -<p class="i01">ridono, cantano,</p> -<p class="i01">i loro inni, i loro voti passionali,</p> -<p class="i01">saltano piene di ebbrezza</p> -<p class="i01">dopo il bacio del Signore.</p> -<p class="i01">E la loro comunione.</p> -<p class="i01">E mentre sulle acque s'innalza</p> -<p class="i01">il loro magico tondo,</p> -<p class="i01">si prendono tutte per la mano</p> -<p class="i01">e si mettono a fare il girotondo</p> -<p class="i01">pazze di contentezza!</p> -<p class="i01">E tutto il giorno lo stanno a guardare,</p> -<p class="i01">a pregare ad adorare.</p> -<p class="i01">In cima al monastero,</p> -<p class="i01">nell'apposita torre,</p> -<p class="i01">al posto delle campane</p> -<p class="i01">c'ànno le meridiane.</p> -<p class="i01">Con un: urrà! speciale</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p> -<p class="i01">esse salutano il mezzogiorno,</p> -<p class="i01">e cantano gli inni</p> -<p class="i01">più sfolgoranti,</p> -<p class="i01">gettano in aria fiori dorati,</p> -<p class="i01">che gli ricadono addosso</p> -<p class="i01">baciati dal Sole.</p> -<p class="i01">Nel pomeriggio se ne stanno</p> -<p class="i01">distese sul prato,</p> -<p class="i01">e di tanto in tanto,</p> -<p class="i01">sole, a piccoli cori,</p> -<p class="i01">dicono le loro preghiere consuete.</p> -<p class="i01">Speciali preghiere</p> -<p class="i01">della loro regola speciale.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Esse lo sanno che il Sole le ama,</p> -<p class="i01">che sempre le guarda,</p> -<p class="i01">e non le scorda mai;</p> -<p class="i01">lo sanno che quando moriranno</p> -<p class="i01">anderanno da Lui,</p> -<p class="i01">che le coronerà del suo più caldo amore!</p> -<p class="i01">Sono sicure, ma ànno il loro inferno</p> -<p class="i01">anche loro, e sarebbe il mare.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span></p> -<p class="i01">Si dice che una volta</p> -<p class="i01">morì una suora,</p> -<p class="i01">e da tutte fu creduta</p> -<p class="i01">beatamente accolta dal Signore,</p> -<p class="i01">mentre esse la cantavano,</p> -<p class="i01">la salutavano beata,</p> -<p class="i01">videro cadere una cosa nel mare!</p> -<p class="i01">Il Sole l'aveva rigettata!</p> -<p class="i01">Oh! la grande punizione!</p> -<p class="i01">Discacciata dal Sole,</p> -<p class="i01">e destinata nel fondo del gelido mare!</p> -<p class="i01">Perchè fu discacciata?</p> -<p class="i01">Non seppe bastantemente amarlo</p> -<p class="i01">il suo Signore?</p> -<p class="i01">Da quel giorno le suore</p> -<p class="i01">ànno raddoppiato il fervore</p> -<p class="i01">nella loro adorazione,</p> -<p class="i01">nelle loro preghiere.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E il pomeriggio passa veloce,</p> -<p class="i01">e le suore si levano,</p> -<p class="i01">incominciano</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p> -<p class="i01">a passeggiare inquiete</p> -<p class="i01">sul prato, si rivolgono</p> -<p class="i01">tutte dallo stesso lato,</p> -<p class="i01">pregano a bassa voce.</p> -<p class="i01">Il Sole s'abbassa poco a poco,</p> -<p class="i01">s'adunano le suore</p> -<p class="i01">dalla stessa parte</p> -<p class="i01">come vicino al fuoco.</p> -<p class="i01">Che momento per loro!</p> -<p class="i01">Il Sole posa</p> -<p class="i01">come la particola più luminosa</p> -<p class="i01">sopra il calice più grande</p> -<p class="i01">e più colmo.</p> -<p class="i01">Le loro lamentazioni</p> -<p class="i01">diventano disperate,</p> -<p class="i01">piangono, lo salutano,</p> -<p class="i01">gridano, negli ultimi momenti fugaci,</p> -<p class="i01">gli gettano gli ultimi baci.</p> -<p class="i01">Addio! Addio! Addio!</p> -<p class="i01">A domani! Torna amore!</p> -<p class="i01">Domani! Domani!</p> -<p class="i01">I loro occhi gocciano,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p> -<p class="i01">s'agitano le loro braccia, le loro mani.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Cala la sera.</p> -<p class="i01">Le belle fiamme sono diminuite,</p> -<p class="i01">le suore sono impallidite.</p> -<p class="i01">E colle teste basse</p> -<p class="i01">camminano svogliate</p> -<p class="i01">verso il monastero,</p> -<p class="i01">ciondolanti s'avvicinano</p> -<p class="i01">alla casa, ch'è la perfezione centrale</p> -<p class="i01">dell'isoletta.</p> -<p class="i01">Sulla porta la superiora aspetta.</p> -<p class="i01">Col suo libro in mano,</p> -<p class="i01">piena di severità e di compunzione,</p> -<p class="i01">fa la chiama consueta</p> -<p class="i01">della riunione.</p> -<p class="i01">Le suore debbono rientrare,</p> -<p class="i01">cenare in fretta</p> -<p class="i01">e dopo andarsi a ritirare.</p> -<p class="i01">Antonietta Solare</p> -<p class="i01">Aurora Del Sole</p> -<p class="i01">Giuseppina Solamore</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span></p> -<p class="i01">Alba Raggi</p> -<p class="i01">Isola Meriggi</p> -<p class="i01">Meridiana Tornasole</p> -<p class="i01">Cleofe Stelladoro</p> -<p class="i01">Caterina Solastro</p> -<p class="i01">Regina Solenne</p> -<p class="i01">Corinna e Beatrice Tramonti.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Pensate che cosa sono per loro</p> -<p class="i01">le brutte giornate!</p> -<p class="i01">Piangono lacrime amare,</p> -<p class="i01">che amareggiano sempre più il mare.</p> -<p class="i01">E le notti d'inverno!</p> -<p class="i01">Come diventano desolati i loro colloquî!</p> -<p class="i01">— Ài veduto che giro corto fa?</p> -<p class="i01">— Sempre meno sempre meno,</p> -<p class="i01">se dura così non lo vedremo</p> -<p class="i01">un qualche giorno!</p> -<p class="i01">— S'alza di là, e va via di là.</p> -<p class="i01">— Che disperazione! Che infelicità!</p> -<p class="i01">— Tornerà tornerà la nostra stagione,</p> -<p class="i01">la state del nostro cuore!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p> -<p class="i01">— Il nostro carnevale!</p> -<p class="i01">— Mi sembra che minacci burrasca!</p> -<p class="i01">— Sei l'uccello del cattivo augurio!</p> -<p class="i01">— Ma quelle nubi vengono su.</p> -<p class="i01">— Di qui a domani non ci saranno più!</p> -<p class="i01">— Io non l'avevo mai goduto come oggi!</p> -<p class="i01">— A me è sembrato che bruciasse meno.</p> -<p class="i01">— A me invece è sembrato di più.</p> -<p class="i01">Quelle suore non muoiono</p> -<p class="i01">di nessun male,</p> -<p class="i01">si asciugano, si asciugano,</p> -<p class="i01">si disseccano al Sole.....</p> -<p class="i01">come le rose e le viole,</p> -<p class="i01">e più che centenarie</p> -<p class="i01">vaniscono, evaporano nel Sole</p> -<p class="i01">come un qualunque vapore,</p> -<p class="i01">senza la consueta putrefazione.</p> -<p class="i01">Il loro Signore le raccoglie poco a poco</p> -<p class="i01">sotto l'azione del suo potente fuoco.</p> -<p class="i01">Quando una ne muore,</p> -<p class="i01">ognuna sta ad aspettare</p> -<p class="i01">nella massima trepidazione,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span></p> -<p class="i01">tutta pensierosa, tutta preoccupata,</p> -<p class="i01">che non dovesse giù ricadere</p> -<p class="i01">come quella volta famosa.</p> -<p class="i01">Dopo, la cantano e l'invocano beata.</p> -<p class="i01">In tutto il mondo intero</p> -<p class="i01">quella è la sola città</p> -<p class="i01">che non à il cimitero.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dite, lo sapevate</p> -<p class="i01">che c'era quest'isoletta in mezzo al mare?</p> -<p class="i01">Questo bollente cuore</p> -<p class="i01">nel seno del gelido mare?</p> -<p class="i01">Siete contenti che ve l'abbia detto?</p> -<p class="i01">Non vi è venuto la voglia d'andare</p> -<p class="i01">con un piccolo vapore?</p> -<p class="i01">Se sapeste! Quante, quante volte,</p> -<p class="i01">ò pensato d'andare a farmi frate!</p> -<p class="i01">Oh! Se quelle suore mi pigliassero!</p> -<p class="i01">Ma esse non riconoscono</p> -<p class="i01">che un maschio solo,</p> -<p class="i01">nella loro strettissima clausura,</p> -<p class="i01">il santo della loro regola: il Sole.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p> - -<h2 id="carovane">Le Carovane</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Oggi, io mi vedo davanti,</p> -<p class="i01">una lunghissima,</p> -<p class="i01">interminabile via,</p> -<p class="i01">zeppa di carovane.</p> -<p class="i01">Lunghissima via polverosa</p> -<p class="i01">che si estende all'infinito</p> -<p class="i01">proprio davanti a casa mia.</p> -<p class="i01">Dalla finestra della mia stanza da letto</p> -<p class="i01">io me ne sto a guardare</p> -<p class="i01">tutto quell'andare,</p> -<p class="i01">quell'ansare, quel sostare.</p> -<p class="i01">Ferme, vaganti, volanti</p> -<p class="i01">carovane si perdono</p> -<p class="i01">nella via a me davanti.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Carovane alte e verdi</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span></p> -<p class="i01">di cipressi e d'abeti,</p> -<p class="i01">carovane d'ali, di mani,</p> -<p class="i01">di piedi, di grucce, d'occhi,</p> -<p class="i01">strani occhi, vivaci, immoti,</p> -<p class="i01">guardi d'intelligenti,</p> -<p class="i01">guardi d'idioti.</p> -<p class="i01">Uomini luccicanti</p> -<p class="i01">ricoperti di ferro,</p> -<p class="i01">uomini seminudi,</p> -<p class="i01">avvolti di pellicce,</p> -<p class="i01">van via avanti avanti,</p> -<p class="i01">or lesti or lenti,</p> -<p class="i01">mescolati al bestiame,</p> -<p class="i01">tutti in carovane.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Carovane di case, di castelli,</p> -<p class="i01">di navi, di barchette,</p> -<p class="i01">rigidissime dame</p> -<p class="i01">composte nelle loro vetture,</p> -<p class="i01">sguaiatissime puttane a sciame.</p> -<p class="i01">Carovane di volatili, d'insetti,</p> -<p class="i01">sopra carovane di tetti.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p> -<p class="i01">Mi fischiano agli orecchi</p> -<p class="i01">tanti stupidi pensieri,</p> -<p class="i01">volan per l'aria leggeri leggeri.</p> -<p class="i01">Qualcuno cammina più profondo</p> -<p class="i01">e pigia una sua stampella</p> -<p class="i01">credendo di sfondare il mondo.</p> -<p class="i01">E di sopra a spiare argutamente,</p> -<p class="i01">carovane di stelle luccicanti.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ma che cos'è tutto quel passare,</p> -<p class="i01">tutto quell'andare, quel sostare?....</p> -<p class="i01">Son tutte carovane carovane carovane....</p> -<p class="i01">vane vane vane vane vane....</p> -<p class="i01">ane ane ane ane ane....</p> -<p class="i01">eeeeeeeeeeeeeeeeee....</p> -<p class="i01">e..... e..... e..... e..... e.....</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">In fondo io me ne sto a guardare,</p> -<p class="i01">tranquillo alla finestra</p> -<p class="i01">della mia stanza da letto,</p> -<p class="i01">guardo, e aspetto.</p> -<p class="i01">Ma ditemi, dove andate?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span></p> -<p class="i01">Dove andate? Si può sapere?</p> -<p class="i01">Cosa c'è in fondo a quella via?</p> -<p class="i01">Andate alla Città del Sole Mio?</p> -<p class="i01">Imbecilli! Idioti! Fermatevi!</p> -<p class="i01">Non lo sapete</p> -<p class="i01">che in quella Città</p> -<p class="i01">non posso andarci che Io?</p> -<p class="i01">Per Dio!</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span></p> - -<h2 id="solemio">La Città del -Sole Mio</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ohelà! Ohelà! Ohelà!</p> -<p class="i01">Rivoltate! Tornate tutti indietro!</p> -<p class="i01">Stolido pecorame!</p> -<p class="i01">Non lo sapete che non ci potete andare</p> -<p class="i01">in quella città?</p> -<p class="i01">È chiuso per tutti quel reame!</p> -<p class="i01">Alla Città del Sole Mio,</p> -<p class="i01">non ci posso andare che io!</p> -<p class="i01">Tornate tutti indietro!</p> -<p class="i01">Ohelà! Pecorame!</p> -<p class="i01">Bestiacce testarde!</p> -<p class="i01">Non sapete qual era la vostra sorte?</p> -<p class="i01">Sareste rimasti tutti fuori</p> -<p class="i01">a litigarvi alle porte,</p> -<p class="i01">sono tutte chiuse quelle porte!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p> -<p class="i01">Venite qua,</p> -<p class="i01">sotto la finestra</p> -<p class="i01">della mia stanza da letto,</p> -<p class="i01">tutto da me saprete, vi prometto.</p> -<p class="i01">Non vi voltate indietro,</p> -<p class="i01">guardate quà!</p> -<p class="i01">La città voi non la potete vedere,</p> -<p class="i01">ci vuole il mio canocchiale;</p> -<p class="i01">venite a sentire.</p> -<p class="i01">Accovacciatevi in silenzio,</p> -<p class="i01">non è tanto robusta la mia voce,</p> -<p class="i01">statevi muti</p> -<p class="i01">come stareste ai piedi della croce.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">In forma di quadrato perfetto,</p> -<p class="i01">si estende la città,</p> -<p class="i01">quattro son le sue porte, e son serrate,</p> -<p class="i01">non à</p> -<p class="i01">nè sindaco, nè prefetto.</p> -<p class="i01">È tutta fabbricata d'identiche case</p> -<p class="i01">quadrate attaccate.</p> -<p class="i01">È tutta popolata</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p> -<p class="i01">d'identiche persone</p> -<p class="i01">da parentela vecchissima legate.</p> -<p class="i01">D'una stanza e d'un giardino</p> -<p class="i01">si compone ogni casa,</p> -<p class="i01">le porte sono tutte spalancate.</p> -<p class="i01">Il solo abitatore è sulla soglia</p> -<p class="i01">che guarda nella via</p> -<p class="i01">con guardo assorto,</p> -<p class="i01">secca o snello,</p> -<p class="i01">bianco come un morto,</p> -<p class="i01">senza cappello.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Le vie regolari si dilungano</p> -<p class="i01">in due bande di queste dette case:</p> -<p class="i01">sono abitate a sinistra</p> -<p class="i01">dai giovani, a destra</p> -<p class="i01">dalle vecchie, più che centenarie.</p> -<p class="i01">Ognuno se ne sta sulla soglia ad aspettare.</p> -<p class="i01">Nessuno si volge al vicino</p> -<p class="i01">o a quello dirimpetto.</p> -<p class="i01">I giovani stanno in piedi appoggiati</p> -<p class="i01">sulla soglia, alti, bianchi,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span></p> -<p class="i01">stretti nei loro vestiti</p> -<p class="i01">di velluto neri attillati.</p> -<p class="i01">Il loro collo, le loro spalle,</p> -<p class="i01">sono ricoperti di perle;</p> -<p class="i01">tanti tanti collié</p> -<p class="i01">ammassati, pendenti,</p> -<p class="i01">che gli scendon giù davanti.</p> -<p class="i01">Tanti quanti sono i morti</p> -<p class="i01">delle proprie casate.</p> -<p class="i01">Le vecchie di fronte</p> -<p class="i01">ugualmente sulla soglia,</p> -<p class="i01">malissimo vestite e disadorne,</p> -<p class="i01">vizze vizze, piccoline,</p> -<p class="i01">tutte avvolte in scolorite mantelline.</p> -<p class="i01">Le loro teste sono fasciate,</p> -<p class="i01">i loro colli cascanti di rughe,</p> -<p class="i01">sono raccolti in cenci verdastri</p> -<p class="i01">come i colli delle tartarughe,</p> -<p class="i01">o la pelle delle lucertole.</p> -<p class="i01">Della stessa grandezza della casa</p> -<p class="i01">è il giardino,</p> -<p class="i01">e ognuno lo coltiva da per sè.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span></p> -<p class="i01">Coltivano colla massima cura,</p> -<p class="i01">erbette odoranti,</p> -<p class="i01">il loro cibo si compone</p> -<p class="i01">esclusivamente</p> -<p class="i01">d'insalate profumate.</p> -<p class="i01">E alla finestra dalla parte davanti</p> -<p class="i01">si spingono sul davanzale,</p> -<p class="i01">fuori dalle ferriate,</p> -<p class="i01">testi di basilico e di menta,</p> -<p class="i01">erba cannella,</p> -<p class="i01">qualche pianta di ruta e di mortella.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Così tutta uguale,</p> -<p class="i01">è questa una città,</p> -<p class="i01">senza romore e senza parole.</p> -<p class="i01">Giovani vite di stanchezza malate,</p> -<p class="i01">vite ostinate di decrepitezza,</p> -<p class="i01">erbe profumate,</p> -<p class="i01">profumi delicati</p> -<p class="i01">come la pelle dei malati.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Che sole volete che ci brilli</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span></p> -<p class="i01">in una simile città?</p> -<p class="i01">Un povero sole</p> -<p class="i01">che di sole non à</p> -<p class="i01">più che la forma di tondo:</p> -<p class="i01">pallido, tubercoloso,</p> -<p class="i01">riscaldatore di bacilli,</p> -<p class="i01">come quello che sarà</p> -<p class="i01">il giorno della fine del mondo.</p> -<p class="i01">Un sole pieno d'ombre,</p> -<p class="i01">di rabeschi.</p> -<p class="i01">Che sole ci può brillare,</p> -<p class="i01">se non un faro di scarabei,</p> -<p class="i01">nel cielo dei sogni miei?</p> -<p class="i01">Mi direte: è un sole troppo strano!</p> -<p class="i01">Ma io posso tenerlo in mano;</p> -<p class="i01">giuocarci sul mio tavolo</p> -<p class="i01">come se fosse un cavolo.</p> -<p class="i01">Farci all'amore</p> -<p class="i01">a tutte l'ore;</p> -<p class="i01">dirgli: sei un imbecille!</p> -<p class="i01">Dirgli mille insolenze,</p> -<p class="i01">mille brutte parole,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span></p> -<p class="i01">come non si trattasse del sole.</p> -<p class="i01">Avete capito?</p> -<p class="i01">E ora potete andare,</p> -<p class="i01">io chiudo la mia finestra,</p> -<p class="i01">vado a riposare.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span></p> - -<h2 id="beghine">Le Beghine</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Frammenti di penne di struzzo,</p> -<p class="i01">tentennanti</p> -<p class="i01">polverose, intignate,</p> -<p class="i01">su piccoli cestini</p> -<p class="i01">in forma di nido d'uccello;</p> -<p class="i01">questa è a un dispresso</p> -<p class="i01">la forma del loro cappello.</p> -<p class="i01">Roselline consumate, scolorite,</p> -<p class="i01">indecifrabili tinte,</p> -<p class="i01">stinte e ritinte;</p> -<p class="i01">fiorellini impossibili,</p> -<p class="i01">a ciuffettini a mazzettini,</p> -<p class="i01">velettine come ragnatele,</p> -<p class="i01">tutte bucherellate,</p> -<p class="i01">su sulla fronte rialzate</p> -<p class="i01">e molto tirate;</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span></p> -<p class="i01">di dietro un nodino</p> -<p class="i01">col suo ciondolino.</p> -<p class="i01">O cappelli in forma</p> -<p class="i01">di piatto regolare,</p> -<p class="i01">proprio nel mezzo</p> -<p class="i01">un pennacchio strano,</p> -<p class="i01">la punta d'una vecchia</p> -<p class="i01">penna di fagiano</p> -<p class="i01">messa tutta per ritto.</p> -<p class="i01">Pennine di galline,</p> -<p class="i01">di tacchino, di galletto,</p> -<p class="i01">di cappone, tutto tutto sta bene</p> -<p class="i01">sopra i cappelli delle beghine.</p> -<p class="i01">Mantiglie di vecchio pizzo,</p> -<p class="i01">con guarnizioni di gè,</p> -<p class="i01">di tibet, a sproni di velluto,</p> -<p class="i01">a guaine, con galicine</p> -<p class="i01">di piccole trine.</p> -<p class="i01">Giacchetti pieni di fianchette,</p> -<p class="i01">e con gala alla vita,</p> -<p class="i01">sul petto, e sopra le spalle,</p> -<p class="i01">sottane con crespe,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p> -<p class="i01">avanzi di cerchi qua e là,</p> -<p class="i01">rimasugli di tornù,</p> -<p class="i01">tutte bellissime cose</p> -<p class="i01">che non si vedono più</p> -<p class="i01">che alle beghine.</p> -<p class="i01">Alcuna, per suprema dedizione,</p> -<p class="i01">veste alla foggia dei preti,</p> -<p class="i01">col suo bravo collare;</p> -<p class="i01">qualcuna con compassata</p> -<p class="i01">serietà monacale.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ma tutte, tutte</p> -<p class="i01">siete un pochino studiate.</p> -<p class="i01">Come mi piace di guardarvi!</p> -<p class="i01">Vi aggirate, vi aggirate</p> -<p class="i01">piene di compunzione,</p> -<p class="i01">d'importanza e di pratica,</p> -<p class="i01">piene di etichetta,</p> -<p class="i01">per la vostra reggia prediletta.</p> -<p class="i01">Fra gli ori, fra i damaschi,</p> -<p class="i01">i pizzi degli altari,</p> -<p class="i01">i doppieri i candelabri,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span></p> -<p class="i01">andate e venite</p> -<p class="i01">come in casa vostra.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Inchini secchi</p> -<p class="i01">di gambe irrigidite.</p> -<p class="i01">Mi sembra di sognare</p> -<p class="i01">alle decrepite reggie</p> -<p class="i01">di spodestati re centenari,</p> -<p class="i01">che tutto crepita crepita.</p> -<p class="i01">V'alzate, andate, venite,</p> -<p class="i01">v'inchinate, v'inchinate,</p> -<p class="i01">vi ringinocchiate.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Le vostre facce</p> -<p class="i01">sono pugni di rughe,</p> -<p class="i01">i vostri colli sbucano,</p> -<p class="i01">si muovono fra i cenci,</p> -<p class="i01">come colli di tartarughe.</p> -<p class="i01">I vostri occhi quilquiano</p> -<p class="i01">dalle infossature,</p> -<p class="i01">con fare di puntiglio,</p> -<p class="i01">di sussiego, di piccosità,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span></p> -<p class="i01">di superiorità,</p> -<p class="i01">per la vostra interiore</p> -<p class="i01">grande sicurità.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dite, nella purità</p> -<p class="i01">siete così avvizzite,</p> -<p class="i01">o nel vizio?</p> -<p class="i01">Come riconoscere</p> -<p class="i01">dai vostri avanzi?</p> -<p class="i01">Eppure siete ancora civette!</p> -<p class="i01">Vi ungete, vi tingete malamente</p> -<p class="i01">gli ultimi capelli,</p> -<p class="i01">portate finte trecce,</p> -<p class="i01">riccioli finti, tinti</p> -<p class="i01">d'un altro colore;</p> -<p class="i01">avete il vestito per le feste,</p> -<p class="i01">e le feste siete meste,</p> -<p class="i01">meste e cocciute;</p> -<p class="i01">la gente che riempie</p> -<p class="i01">la chiesa di colori</p> -<p class="i01">vi urta, vi da noia,</p> -<p class="i01">non è più la vostra casa</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span></p> -<p class="i01">dove dovete regnare,</p> -<p class="i01">la vostra reggia,</p> -<p class="i01">perchè in ognuna di voi</p> -<p class="i01">c'è un fondo di regalità grottesca.</p> -<p class="i01">Camminate a saltelli,</p> -<p class="i01">o nella massima compostezza,</p> -<p class="i01">taluna stampellando per la gotta,</p> -<p class="i01">talaltra con un far da piruette,</p> -<p class="i01">con mosse paralitiche del capo.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Cosa foste? Cosa siete?</p> -<p class="i01">Vecchie cameriere pensionate?</p> -<p class="i01">Dame decadute?</p> -<p class="i01">Taluna di voi non fu ballerina,</p> -<p class="i01">taluna coccotte?</p> -<p class="i01">Ballerina, coccotte!</p> -<p class="i01">Come siete ridotte!</p> -<p class="i01">V'intanaste nell'ostinazione</p> -<p class="i01">della purità, o nessuno vi volle?</p> -<p class="i01">O conosceste bene l'amore?</p> -<p class="i01">Ecco il mistero</p> -<p class="i01">che m'interessa in voi.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span></p> -<p class="i01">L'amore! Voi!</p> -<p class="i01">Quanti anni sono ormai?</p> -<p class="i01">Io penso a denudarvi,</p> -<p class="i01">cavarvi i vecchi giacchetti sbiaditi;</p> -<p class="i01">i sudici panciotti</p> -<p class="i01">che v'ammassate addosso</p> -<p class="i01">per la paura delle polmoniti,</p> -<p class="i01">spogliarvi, spogliarvi</p> -<p class="i01">di quel sudicio fasciume,</p> -<p class="i01">e avervi nude dinanzi,</p> -<p class="i01">Gobbe, torte, mostruose,</p> -<p class="i01">farvi rinascere per un istante solo</p> -<p class="i01">un brivido del più orribile desiderio,</p> -<p class="i01">vedervi ballettare dinanzi sconciamente,</p> -<p class="i01">stampellare ridendo aizzate,</p> -<p class="i01">le più vergini vorrei,</p> -<p class="i01">magari quella</p> -<p class="i01">che non fu toccata mai,</p> -<p class="i01">e darvi i miei vent'anni!</p> -<p class="i01">Sentirvi sotto cigolare,</p> -<p class="i01">stridere, cricchiolare;</p> -<p class="i01">schiacciarvi, pestarvi,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span></p> -<p class="i01">darvi la più orribile gioia,</p> -<p class="i01">il più feroce martirio!</p> -<p class="i01">(Le vostre bocche</p> -<p class="i01">sdentate, sinuose,</p> -<p class="i01">mi fanno vedere</p> -<p class="i01">libidini mostruose.)</p> -<p class="i01">Contaminarvi tutte,</p> -<p class="i01">tutte, darvi odio amore scherno,</p> -<p class="i01">perdervi, gettare in un sol pugno,</p> -<p class="i01">al vento, tutte le vostre preghiere,</p> -<p class="i01">eppoi lasciarvi ridendo!</p> -<p class="i01">Via! Via! Via!</p> -<p class="i01">Cosa vedo dinanzi? Chi?</p> -<p class="i01">Nuda dinanzi a me,</p> -<p class="i01">la madre di mia madre,</p> -<p class="i01">la vecchia....</p> -<p class="i01">No! lo giuro!</p> -<p class="i01">Non le ò mai toccate, le beghine,</p> -<p class="i01">mi piace solamente di guardarle.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span></p> - -<h2 id="pizzardini">Visita alla Contessa -Eva Pizzardini Ba</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— Buona sera Contessa.</p> -<p class="i01">— Buona sera carissimo Aldo.</p> -<p class="i01">— Oggi giornata bella, Contessa.</p> -<p class="i01">— Troppo bella, carissimo Aldo,</p> -<p class="i01">non fa nè freddo nè caldo.</p> -<p class="i01">— E la noia, Contessa?</p> -<p class="i01">— Ah! Oh! Ih! Hum!</p> -<p class="i01">— Sempre la stessa!</p> -<p class="i01">— Già. Questo mi dite di nuovo?</p> -<p class="i01">Bravo.</p> -<p class="i01">— Cosa dirvi di nuovo?</p> -<p class="i01">Mi credete così ingenuo?</p> -<p class="i01">Non mi ci provo.</p> -<p class="i01">— Bravo! E passate per giovine bizzarro....</p> -<p class="i01">per uomo così strano....</p> -<p class="i01">strano.... bizzarro....</p> -<p class="i01">bizzarro.... strano....</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span></p> -<p class="i01">Bravo....</p> -<p class="i01">— Cotesta bella veste, Contessa,</p> -<p class="i01">l'ò vista proprio ieri sera</p> -<p class="i01">precisa a una borghese.</p> -<p class="i01">— E fu inventata a Parigi</p> -<p class="i01">che non è ancora bene un mese,</p> -<p class="i01">sempre così, si sa già.</p> -<p class="i01">— A Parigi fumano l'oppio.</p> -<p class="i01">— Ma a Parigi....</p> -<p class="i01">— Oh! Verrà presto la moda anche da noi.</p> -<p class="i01">— Altro che verrà, poi;</p> -<p class="i01">le belle cose da noi sono un mito,</p> -<p class="i01">noi, siamo quelli di ieri, o di poi.</p> -<p class="i01">Che governo pitocco!</p> -<p class="i01">Ma.... di nuovo?</p> -<p class="i01">— Di nuovo?</p> -<p class="i01">— E dire che vorrei, solo per una volta,</p> -<p class="i01">vedermi nuova nel mio specchio.</p> -<p class="i01">— Come?</p> -<p class="i01">— Nuova, diversa da sempre,</p> -<p class="i01">e diversa da tutte.</p> -<p class="i01">— Aver due bocche?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span></p> -<p class="i01">— Magari, ma è un caso comune.</p> -<p class="i01">— Un occhio dietro?</p> -<p class="i01">— Dove?</p> -<p class="i01">— Nella testa.</p> -<p class="i01">— Ah! Sì....</p> -<p class="i01">— Un dente sulla punta del naso?</p> -<p class="i01">— Meglio senza naso nel caso.</p> -<p class="i01">— Due teste?</p> -<p class="i01">— Comune, comune.</p> -<p class="i01">— Tre teste, quattro gambe?</p> -<p class="i01">— Comune comune.</p> -<p class="i01">Iersera, per dormire, mi son fatta</p> -<p class="i01">tre volte la puntura di morfina.</p> -<p class="i01">— Tre volte!?</p> -<p class="i01">— Sono poche? Sono molte?</p> -<p class="i01">— Ma vi pare, la morfina!</p> -<p class="i01">— La morfina! La morfina!</p> -<p class="i01">— Vorreste d'un tratto</p> -<p class="i01">diventare Regina, Imperatrice?</p> -<p class="i01">Antonietta, Messalina?</p> -<p class="i01">— Uhm.... forse sarebbe meglio....</p> -<p class="i01">una poveretta.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span></p> -<p class="i01">— Povera molto? Vivere di limosina?</p> -<p class="i01">Essere giù, nel fango!</p> -<p class="i01">— Oh! Si!</p> -<p class="i01">— Insultata, battuta,</p> -<p class="i01">essere vilipesa, prostituta.</p> -<p class="i01">— Oh! Prostituta! Insultata! Battuta!</p> -<p class="i01">Magari nel mezzo della strada</p> -<p class="i01">come una donna perduta!</p> -<p class="i01">Almeno per provare, ma come fare?</p> -<p class="i01">Noi.... chi ci può insultare?</p> -<p class="i01">— Chi, voi? Io!</p> -<p class="i01">— Siete troppo gentile.</p> -<p class="i01">— Mi proverò.</p> -<p class="i01">— Siete troppo corretto, e non</p> -<p class="i01">riuscirete che a farmi annoiare di più.</p> -<p class="i01">Dirò io per la prima.</p> -<p class="i01">Piccolo sciocco!</p> -<p class="i01">— Stupida d'una donna!</p> -<p class="i01">— Poetucolo pitocco!</p> -<p class="i01">— Vescica colla gonna!</p> -<p class="i01">— Imbecille, cretino!</p> -<p class="i01">Omuncolo da nulla!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span></p> -<p class="i01">— Povera grulla!</p> -<p class="i01">— Grullone, libertino, buffone,</p> -<p class="i01">ruffiano, lenone!</p> -<p class="i01">— Smencitissima vacca!</p> -<p class="i01">Porcona, puttana, vigliacca....</p> -<p class="i01">— Basta basta basta</p> -<p class="i01">mio carissimo Aldo,</p> -<p class="i01">non crediamo di dirci</p> -<p class="i01">qualche cosa di nuovo,</p> -<p class="i01">sensazione nuova, io già non provo,</p> -<p class="i01">la cerco, ma non la trovo.</p> -<p class="i01">Amiamoci piuttosto,</p> -<p class="i01">l'amore è tanto vecchio</p> -<p class="i01">mi sembrerà più nuovo.</p> -<p class="i01">— Si? Purchè voi ritorniate</p> -<p class="i01">come allora, ma ora....</p> -<p class="i01">— Quando?</p> -<p class="i01">— Quando m'ascoltavate</p> -<p class="i01">senza pensare al male,</p> -<p class="i01">ed erano assai meno noiose</p> -<p class="i01">le vostre serate.</p> -<p class="i01">— Mi avete amata voi?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span></p> -<p class="i01">Ed io vi ò amato?</p> -<p class="i01">Doveva essere molto noioso</p> -<p class="i01">il nostro povero amore, se lo abbiamo</p> -<p class="i01">troncato e nemmeno ce ne ricordiamo.</p> -<p class="i01">— Era.... una parola sola allora....</p> -<p class="i01">— Vi ricordate ieri sera?</p> -<p class="i01">— Ieri sera?</p> -<p class="i01">— Quella mia parola....</p> -<p class="i01">— Quale? Dite, mi fate venir male.</p> -<p class="i01">— Quando fu?....</p> -<p class="i01">— Certamente vi sbagliate,</p> -<p class="i01">fu la sera avanti.</p> -<p class="i01">— Ve l'avevo già detta?</p> -<p class="i01">— Uh! Centomila sere,</p> -<p class="i01">capirete se è sempre la stessa!</p> -<p class="i01">Basta basta, non la ridite,</p> -<p class="i01">lasciatemi morire in pace,</p> -<p class="i01">sono malata.</p> -<p class="i01">— Che sarà di Voi?</p> -<p class="i01">— Di me?</p> -<p class="i01">— Buona notte Contessa.</p> -<p class="i01">— Buona notte carissimo Aldo.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span></p> - -<h2 id="divertire">E lasciatemi -divertire! -<span class="smaller"><i>(Canzonetta)</i></span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Tri tri tri,</p> -<p class="i01">fru fru fru,</p> -<p class="i01">ihu ihu ihu,</p> -<p class="i01">uhi uhi uhi!</p> -<p class="i01">Il poeta si diverte,</p> -<p class="i01">pazzamente,</p> -<p class="i01">smisuratamente!</p> -<p class="i01">Non lo state a insolentire,</p> -<p class="i01">lasciatelo divertire</p> -<p class="i01">poveretto,</p> -<p class="i01">queste piccole corbellerie</p> -<p class="i01">sono il suo diletto.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Cucù rurù,</p> -<p class="i01">rurù cucù,</p> -<p class="i01">cuccuccurucù!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span></p> -<p class="i01">Cosa sono queste indecenze,</p> -<p class="i01">queste strofe bisbetiche?</p> -<p class="i01">Licenze, licenze,</p> -<p class="i01">licenze poetiche!</p> -<p class="i01">Sono la mia passione.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Farafarafarafa,</p> -<p class="i01">Tarataratarata,</p> -<p class="i01">Paraparaparapa,</p> -<p class="i01">Laralaralarala!</p> -<p class="i01">Sapete cosa sono?</p> -<p class="i01">Sono robe avanzate,</p> -<p class="i01">non sono grullerie,</p> -<p class="i01">sono la spazzatura</p> -<p class="i01">delle altre poesie.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Bubububu,</p> -<p class="i01">Fufufufu,</p> -<p class="i01">Friu!</p> -<p class="i01">Friu!</p> -<p class="i01">Ma se d'un qualunque nesso</p> -<p class="i01">son prive,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p> -<p class="i01">perchè le scrive</p> -<p class="i01">quel fesso?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Bilobilobilobilobilo,</p> -<p class="i01">blum!</p> -<p class="i01">Filofilofilofilofilo,</p> -<p class="i01">flum!</p> -<p class="i01">Bilolù. Filolù.</p> -<p class="i01">U.</p> -<p class="i01">Non è vero che non voglion dire.</p> -<p class="i01">Voglion dire qualcosa.</p> -<p class="i01">Voglion dire....</p> -<p class="i01">come quando uno</p> -<p class="i01">si mette a cantare</p> -<p class="i01">senza saper le parole.</p> -<p class="i01">Una cosa molto volgare.</p> -<p class="i01">Ebbene, così mi piace di fare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Aaaaa!</p> -<p class="i01">Eeeee!</p> -<p class="i01">Iiiii!</p> -<p class="i01">Ooooo!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span></p> -<p class="i01">Uuuuu!</p> -<p class="i01">A! E! I! O! U!</p> -<p class="i01">Ma giovinotto,</p> -<p class="i01">ditemi un poco una cosa,</p> -<p class="i01">non è la vostra una posa,</p> -<p class="i01">di voler con così poco</p> -<p class="i01">tenere alimentato</p> -<p class="i01">un sì gran foco?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Huisc... Huiusc...</p> -<p class="i01">Sciu sciu sciu,</p> -<p class="i01">koku koku koku.</p> -<p class="i01">Ma come si deve fare a capire?</p> -<p class="i01">Avete delle belle pretese,</p> -<p class="i01">sembra ormai che scriviate in giapponese.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Abì, alì, alarì.</p> -<p class="i01">Riririri!</p> -<p class="i01">Ri.</p> -<p class="i01">Lasciate pure che si sbizzarrisca,</p> -<p class="i01">anzi è bene che non la finisca.</p> -<p class="i01">Il divertimento gli costerà caro,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span></p> -<p class="i01">gli daranno del somaro.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Labala</p> -<p class="i01">Falala</p> -<p class="i01">Falala</p> -<p class="i01">eppoi lala</p> -<p class="i01">Lalala lalala.</p> -<p class="i01">Certo è un azzardo un po' forte,</p> -<p class="i01">scrivere delle cose così,</p> -<p class="i01">che ci son professori oggidì</p> -<p class="i01">a tutte le porte.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ahahahahahahah</p> -<p class="i01">Ahahahahahahah</p> -<p class="i01">Ahahahahahahah.</p> -<p class="i01">Infine io ò pienamente ragione,</p> -<p class="i01">i tempi sono molto cambiati,</p> -<p class="i01">gli uomini non dimandano</p> -<p class="i01">più nulla dai poeti,</p> -<p class="i01">e lasciatemi divertire!</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -</p> - -<p class="title"> -AL MIO BEL CASTELLO -</p> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"> -<p class="i01">A MIO PADRE,</p> -<p class="i01"><i>instancabile e geniale lavoratore,</i></p> -<p class="i01"><i>affettuosamente.</i></p> -</div> -</div> -</div> - -<h2 id="cambiai">Quando cambiai -castello</h2> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Un poeta quando è stanco</p> -<p class="i01">cambia castello;</p> -<p class="i01">piglia sulle spalle il suo fardello</p> -<p class="i01">come un qualunque saltimbanco.</p> -<p class="i01">O come un povero uccello</p> -<p class="i01">cambia lido</p> -<p class="i01">quando gli rompono il nido.</p> -<p class="i01">Lassù non ci si poteva più stare,</p> -<p class="i01">è inutile, non ci si poteva più stare.</p> -<p class="i01">Senza tanto pensarci</p> -<p class="i01">decisi di cambiare.</p> -<p class="i01">Cambiare castello.</p> -<p class="i01">Il posto era assai bello,</p> -<p class="i01">le passeggiate, i dintorni,</p> -<p class="i01">le adiacenze,</p> -<p class="i01">la casa era distante dal cancello,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span></p> -<p class="i01">ma la vita si era ridotta</p> -<p class="i01">zeppa d'inconvenienze.</p> -<p class="i01">Mi conoscevano tutti,</p> -<p class="i01">un pochino alla volta</p> -<p class="i01">tutti m'avevan conosciuto,</p> -<p class="i01">e il bello d'un poeta</p> -<p class="i01">è, l'essere sconosciuto.</p> -<p class="i01">Tutto di me sapevano,</p> -<p class="i01">appena fuori d'un passo</p> -<p class="i01">tutti mi salutavano,</p> -<p class="i01">nella via mi squadravano,</p> -<p class="i01">mi pesavano, ed ognuno</p> -<p class="i01">voleva dir la sua.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— È un poeta.</p> -<p class="i01">— Che giovine elegante!</p> -<p class="i01">— Sì, ma è troppo stravagante.</p> -<p class="i01">— Oggi, peccato, non à quel famoso cappello....</p> -<p class="i01">— L'ài mai visto con quell'ombrello</p> -<p class="i01">giallo a righe turchine?</p> -<p class="i01">— E con quel mantello nero?</p> -<p class="i01">— Buffo vero?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span></p> -<p class="i01">— Con quel pastrano rosso di velluto?</p> -<p class="i01">— Buffo, l'ài veduto?</p> -<p class="i01">— Ma si sa come vive?</p> -<p class="i01">— Gira sempre con un taccuino,</p> -<p class="i01">ogni tanto si ferma e ci scrive.</p> -<p class="i01">— Sapete? È fuori per un giorno.</p> -<p class="i01">— Oggi domani va a Livorno.</p> -<p class="i01">— Ci sta molto?</p> -<p class="i01">— Prende il biglietto di andata e ritorno.</p> -<p class="i01">— Stamane à un po' di tosse.</p> -<p class="i01">— Stasera mangia le frittelle.</p> -<p class="i01">— A quest'ora telefona alle stelle.</p> -<p class="i01">Non ci si poteva più stare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Il sindaco una volta</p> -<p class="i01">osò chiedere aiuto</p> -<p class="i01">per una calamità del paese,</p> -<p class="i01">quando l'ebbe avuto,</p> -<p class="i01">non più in là di un mese,</p> -<p class="i01">altra calamità,</p> -<p class="i01">altra supplica.</p> -<p class="i01">Scrivere, per favore,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span></p> -<p class="i01">il testo di una lapide per un paesano</p> -<p class="i01">morto senatore,</p> -<p class="i01">e un sonetto per il numero unico.</p> -<p class="i01">Un dono per la fiera,</p> -<p class="i01">con lettera di preghiera</p> -<p class="i01">d'accettare la carica</p> -<p class="i01">di presidente onorario.</p> -<p class="i01">Il priore raccomandava</p> -<p class="i01">le anime sante del purgatorio.</p> -<p class="i01">Confraternita della misericordia,</p> -<p class="i01">questua domenicale.</p> -<p class="i01">Qualche supplica speciale al Signore</p> -<p class="i01">per ottenere una protezione</p> -<p class="i01">speciale del paese.</p> -<p class="i01">Orazione delle quarantore.</p> -<p class="i01">Colla mia grande ammirazione</p> -<p class="i01">per le beghine</p> -<p class="i01">m'avevan preso per un clericale.</p> -<p class="i01">Suggerire l'epigrafe</p> -<p class="i01">per un piccolo angioletto,</p> -<p class="i01">con un mottetto dolce per finale.</p> -<p class="i01">Detto una volta di sì,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span></p> -<p class="i01">la bella pace finì.</p> -<p class="i01">Il bidello, lo scaccino,</p> -<p class="i01">erano sempre al mio campanello.</p> -<p class="i01">Decisi di cambiare;</p> -<p class="i01">e venni qua lontano, sul mare,</p> -<p class="i01">da tutta opposta via,</p> -<p class="i01">in cerca di una casa</p> -<p class="i01">che potesse diventare la mia.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">«Si affitta. Si dà via.</p> -<p class="i01">«Villino da vendere,</p> -<p class="i01">«Con e senza mobiglia.</p> -<p class="i01">«Miti pretese.</p> -<p class="i01">«Rivolgersi al custode di Villa Agnese.</p> -<p class="i01">«Villa Irene.</p> -<p class="i01">«Dodici ambienti, bagno, acetilene.</p> -<p class="i01">Su, su, lontano dall'abitato,</p> -<p class="i01">trovai quello che avevo sognato:</p> -<p class="i01">un decrepito castello</p> -<p class="i01">mezzo rovinato.</p> -<p class="i01">«Si vende.</p> -<p class="i01">«Rivolgersi in città</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span></p> -<p class="i01">«Via Rubacode</p> -<p class="i01">«Rapezzini negozio di mode.</p> -<p class="i01">Qui nessuno ci sta,</p> -<p class="i01">tutto vuoto.</p> -<p class="i01">Ottima qualità.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Ecco Signore,</p> -<p class="i01">e il vecchio andava avanti,</p> -<p class="i01">— la porta è sgangherata</p> -<p class="i01">ma i battenti sono di pregio,</p> -<p class="i01">guardi belli i mascheroni,</p> -<p class="i01">occorrono molte riparazioni, si sa.</p> -<p class="i01">La Contessa morì dieci anni fa,</p> -<p class="i01">e d'allora nessuno c'è venuto più,</p> -<p class="i01">nessuno n'à avuto più cura.</p> -<p class="i01">La Contessa era centenaria.</p> -<p class="i01">— Sola vi abitava?</p> -<p class="i01">— Con due sue vecchie donne</p> -<p class="i01">che morirono anch'esse poco dopo,</p> -<p class="i01">erano come lei centenarie.</p> -<p class="i01">Era molto decaduta,</p> -<p class="i01">ma fu, in sua gioventù,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span></p> -<p class="i01">la prima dama della nostra città.</p> -<p class="i01">Questi luoghi, signore,</p> -<p class="i01">furono sempre praticati</p> -<p class="i01">da grandi uomini,</p> -<p class="i01">questi terreni furono pestati</p> -<p class="i01">da scienziati e da poeti.</p> -<p class="i01">— Male, buon vecchio, male,</p> -<p class="i01">preferisco terreni pestati dagli idioti.</p> -<p class="i01">— Perchè signore?</p> -<p class="i01">— Bella, per imparare.</p> -<p class="i01">— Guardi da questa finestra, signore,</p> -<p class="i01">i monti e il mare.</p> -<p class="i01">— Ci sono di belle passeggiate?</p> -<p class="i01">— Tante, tutte meravigliose,</p> -<p class="i01">su per queste colline, lungo il mare....</p> -<p class="i01">— E lunghe vie piane ci sono?</p> -<p class="i01">lunghe, uguali?</p> -<p class="i01">— C'è la via provinciale.</p> -<p class="i01">— È assai vicina?</p> -<p class="i01">— Passa di là sotto quel gruppo di case,</p> -<p class="i01">ma è la più polverosa,</p> -<p class="i01">la più noiosa per passeggiare.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span></p> -<p class="i01">— A me però va bene.</p> -<p class="i01">— Perchè signore?</p> -<p class="i01">— Per camminare</p> -<p class="i01">senza misura, pensando alle cose mie,</p> -<p class="i01">(per mettere insieme le mie strane poesie.)</p> -<p class="i01">Quest'ammasso di rovine</p> -<p class="i01">mi va, buon uomo, mi va,</p> -<p class="i01">è un covo da gufo</p> -<p class="i01">che per me farà.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ci sono abitatore felice</p> -<p class="i01">da tanto tempo, nel mio castello</p> -<p class="i01">che odora di centenario,</p> -<p class="i01">di beghine morte lentamente....</p> -<p class="i01">«senza male, disseccate al sole</p> -<p class="i01">«come le rose e le viole,</p> -<p class="i01">«senza la consueta putrefazione.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span></p> - -<h2 id="passeggiate">Le mie passeggiate</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nelle belle giornate,</p> -<p class="i01">nelle belle serate,</p> -<p class="i01">e anche nelle brutte,</p> -<p class="i01">faccio le mie passeggiate.</p> -<p class="i01">Scendo lungo mare,</p> -<p class="i01">e su la riva</p> -<p class="i01">mi dilungo a camminare.</p> -<p class="i01">Però non andiamo d'accordo</p> -<p class="i01">me e il mare,</p> -<p class="i01">a me spesso dà noia</p> -<p class="i01">quel suo eterno brontolare,</p> -<p class="i01">lui dice che io sono un gran brontolone.</p> -<p class="i01">Non mi conosce nessuno</p> -<p class="i01">e faccio il comodo mio.</p> -<p class="i01">Qualcuno mi saluta</p> -<p class="i01">guardandomi con curiosità.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span></p> -<p class="i01">— Buona sera signore.</p> -<p class="i01">— Buona sera comare.</p> -<p class="i01">E lì finisce tutto.</p> -<p class="i01">Cammino sulla via provinciale,</p> -<p class="i01">e mi dilungo all'infinito;</p> -<p class="i01">salgo i bei collettini,</p> -<p class="i01">che ognuno m'è ormai famigliare.</p> -<p class="i01">Mi seggo sopra un muricciuolo</p> -<p class="i01">dove ci sono due cipressi a lato.</p> -<p class="i01">Colla coda dell'occhio io me li vedo</p> -<p class="i01">come due grandi carabinieri</p> -<p class="i01">a cavallo impalati,</p> -<p class="i01">come se si fossero fulmineamente fermati</p> -<p class="i01">al fermare della mia carrozza.</p> -<p class="i01">Andate, andate,</p> -<p class="i01">io rimango un momento qui a sedere,</p> -<p class="i01">potete andare,</p> -<p class="i01">non sono già figliuolo dell'imperatore,</p> -<p class="i01">non sono mica il re,</p> -<p class="i01">che cosa posson fare a me?</p> -<p class="i01">Nè una vezzosa infanta,</p> -<p class="i01">che mi debban far del male,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span></p> -<p class="i01">nè una decrepita principessa reale.</p> -<p class="i01">Andate, andate.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Sulla cima di un bel colle,</p> -<p class="i01">meravigliosa altura,</p> -<p class="i01">dove ogni altro uomo che vi fosse giunto,</p> -<p class="i01">si sarebbe messo a sognare come nulla</p> -<p class="i01">il proprio monumento,</p> -<p class="i01">io, in un bel momento,</p> -<p class="i01">ci sognai la mia culla.</p> -<p class="i01">E mi ci vado a sdraiare;</p> -<p class="i01">mi vedo tutt'intorno</p> -<p class="i01">il bel giro dei monti,</p> -<p class="i01">e da una parte il mare,</p> -<p class="i01">e di sopra la luna e il sole.</p> -<p class="i01">Come ci si sta bene nella culla!</p> -<p class="i01">— Quella copertina turchina (il mare)</p> -<p class="i01">l'ò buttata via perchè avevo troppo caldo.</p> -<p class="i01">— Titì non ti scuoprire;</p> -<p class="i01">sta' coperto Titì.</p> -<p class="i01">— Ma ò caldo!</p> -<p class="i01">Quella bella pallona d'oro (il sole)</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span></p> -<p class="i01">me l'à portata il mio bel papà.</p> -<p class="i01">E nelle serate di luna,</p> -<p class="i01">ci vado tutto ravvolto</p> -<p class="i01">nella mia verde cuna.</p> -<p class="i01">— Quella bella pallina d'argento (la luna)</p> -<p class="i01">me l'à portata la mia mammà —</p> -<p class="i01">oppure:</p> -<p class="i01">— Voglio quello spicchino di limone!</p> -<p class="i01">— No Titì, ti farebbe la bubù</p> -<p class="i01">ai dentini, alla pancina.</p> -<p class="i01">— Lo voooglio!</p> -<p class="i01">— Bada Titì, se non stai buono</p> -<p class="i01">ti faccio totò.</p> -<p class="i01">— Voglio quel chifellino</p> -<p class="i01">per zuppare nel mio latte.</p> -<p class="i01">Voglio quella bella falcettina!</p> -<p class="i01">— No Titì, ti taglierebbe le manine.</p> -<p class="i01">— Voglio quella bella falcettina</p> -<p class="i01">per tagliare tutta l'erba</p> -<p class="i01">davanti alla mia culla!</p> -<p class="i01">— Ma no Titì.</p> -<p class="i01">— Ma siii!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span></p> -<p class="i01">— Ma nooo!</p> -<p class="i01">— Ma siiiiiii!</p> -<p class="i01">— Ma nooooo!</p> -<p class="i01">— Ma siiiiiii!</p> -<p class="i01">— Ma nooooooo!... —</p> -<p class="i01">Che gioia, che gioia, che felicità,</p> -<p class="i01">per chi non à da far nulla,</p> -<p class="i01">ritornarsene ogni tanto nella culla!</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span></p> - -<h2 id="cervello">Il mio castello e -il mio cervello</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Alla finestra</p> -<p class="i01">della mia stanza da letto,</p> -<p class="i01">nel mio decrepito castello,</p> -<p class="i01">sulla sera lungamente mi diletto</p> -<p class="i01">a starmene solo col mio cervello.</p> -<p class="i01">Il diletto, mi direte,</p> -<p class="i01">non potrebbe essere più grazioso,</p> -<p class="i01">per un poeta, come me, ozioso.</p> -<p class="i01">E guardo giù per la valle,</p> -<p class="i01">guardo i monti, le colline,</p> -<p class="i01">il mare non si vede da questa parte,</p> -<p class="i01">E girano e girano</p> -<p class="i01">e serpeggiano le rondini</p> -<p class="i01">attorno al mio castello.</p> -<p class="i01">(Quanti giri!)</p> -<p class="i01">E girano e girano</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span></p> -<p class="i01">e serpeggiano</p> -<p class="i01">i pensieri attorno al mio cervello.</p> -<p class="i01">(Quanti giri!)</p> -<p class="i01">Voli di rondini leggeri,</p> -<p class="i01">leggeri pensieri.</p> -<p class="i01">(Che non son sempre leggeri).</p> -<p class="i01">E guardo dinanzi la valle,</p> -<p class="i01">i monti, le colline,</p> -<p class="i01">gli alberi grandi a selva,</p> -<p class="i01">in filari lunghi senza fine,</p> -<p class="i01">disposti bene ad arte,</p> -<p class="i01">il mare non si vede da questa parte.</p> -<p class="i01">E girano e girano</p> -<p class="i01">serpeggiano</p> -<p class="i01">le rondini attorno al vecchio castello.</p> -<p class="i01">(Quanti giri!)</p> -<p class="i01">E girano e girano</p> -<p class="i01">serpeggiano</p> -<p class="i01">i pensieri attorno al giovine cervello.</p> -<p class="i01">(Quanti giri!)</p> -<p class="i01">Io penso:</p> -<p class="i01">Se ogni pensiero</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span></p> -<p class="i01">avesse fra le labbra un filo</p> -<p class="i01">(come il ragno)</p> -<p class="i01">se avessero in bocca un filo</p> -<p class="i01">(come il ragno)</p> -<p class="i01">tutte le rondini che si aggirano,</p> -<p class="i01">tutte le rondini che si sono aggirate,</p> -<p class="i01">il mio castello e il mio cervello</p> -<p class="i01">sarebbero due matasse,</p> -<p class="i01">molto molto molto arruffate.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span></p> - -<h2 id="ciociara">La ciociara -in lutto</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Dei pochi arredamenti</p> -<p class="i01">che trovai nel castello, quando entrai,</p> -<p class="i01">non volli gettar via tutto,</p> -<p class="i01">qualche cosa mi piacque di serbare.</p> -<p class="i01">Fra queste cose, un quadro,</p> -<p class="i01">che rappresenta una ciociara in lutto.</p> -<p class="i01">Lo volli lasciare, non per il suo valore,</p> -<p class="i01">ma perchè quel quadro</p> -<p class="i01">mi à fatto sempre tanto pensare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Avete mai posseduto un quadro</p> -<p class="i01">che non vale, che non sapreste ammirare,</p> -<p class="i01">privo d'ogni bellezza,</p> -<p class="i01">ma che vi fa pensare?</p> -<p class="i01">Un quadro, che sempre</p> -<p class="i01">ve lo vedete davanti,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span></p> -<p class="i01">e lo state a guardare</p> -<p class="i01">mentre vi trovate solo a pranzare,</p> -<p class="i01">e che vi fa mangiare</p> -<p class="i01">senza saper di mangiare?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Per quanto non privo di buone qualità,</p> -<p class="i01">non è certo un quadro di valore;</p> -<p class="i01">non potrei precisare gli anni che avrà,</p> -<p class="i01">non porta la firma dell'autore.</p> -<p class="i01">È appeso alla parete del tinello,</p> -<p class="i01">e rappresenta, in grandezza naturale,</p> -<p class="i01">una ciociara in lutto.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Quando mangio non fo</p> -<p class="i01">che guardarlo e pensare.</p> -<p class="i01">Una donna di mezza età,</p> -<p class="i01">non brutta, ma nemmeno bella,</p> -<p class="i01">d'alta statura, una discreta figura,</p> -<p class="i01">ed una faccia seria....</p> -<p class="i01">ma non per malinconia,</p> -<p class="i01">dura d'espressione, singolare.</p> -<p class="i01">Una ciociara in lutto!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span></p> -<p class="i01">Mi sembra... come un contrattempo,</p> -<p class="i01">mi sembra che il lutto</p> -<p class="i01">debba essere</p> -<p class="i01">tutto la negazione delle ciociare;</p> -<p class="i01">eppure porteranno il lutto</p> -<p class="i01">anche le ciociare;</p> -<p class="i01">ma non me le so figurare.</p> -<p class="i01">Quella gonnella con tutte quelle pieghe,</p> -<p class="i01">e il busto, non s'addicono</p> -<p class="i01">di panno nero, il seno</p> -<p class="i01">coperto d'una camicia bianca di lino...</p> -<p class="i01">e il panno sulla testa nero...</p> -<p class="i01">con sotto un lino bianco...</p> -<p class="i01">Come si trova qui? Chi potrà essere?</p> -<p class="i01">Ecco il pensiero.</p> -<p class="i01">E ogni sera e ogni mattina mi tormenta.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Chi sarà?</p> -<p class="i01">Una nutrice della famiglia?</p> -<p class="i01">Della vecchia contessa?</p> -<p class="i01">Forse di sua figlia?</p> -<p class="i01">Aveva una figlia?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span></p> -<p class="i01">Forse morta prima di lei?</p> -<p class="i01">Forse ancora vivente? Dove?</p> -<p class="i01">Ebbene, situata a quel modo</p> -<p class="i01">nel tinello, ad un posto d'onore...</p> -<p class="i01">una nutrice ciociara...</p> -<p class="i01">Eppoi in lutto!</p> -<p class="i01">Il suo piccolo forse morì,</p> -<p class="i01">e venne ad allattare qui,</p> -<p class="i01">da questi signori.</p> -<p class="i01">Il lutto non glielo avrebbero</p> -<p class="i01">lasciato portare.</p> -<p class="i01">Che fosse invece in quel tempo</p> -<p class="i01">in lutto la famiglia?</p> -<p class="i01">Ma di solito non s'usa</p> -<p class="i01">vestire di gramaglia</p> -<p class="i01">financo la balia,</p> -<p class="i01">mi sembra di cattivo augurio.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Un quadro comprato? Regalato?</p> -<p class="i01">Mi pare quasi impossibile</p> -<p class="i01">anche questo fatto.</p> -<p class="i01">Comprare o regalare un quadro,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span></p> -<p class="i01">che non è che il ritratto</p> -<p class="i01">di una donna non bella.</p> -<p class="i01">E che non può avere neppure</p> -<p class="i01">attrattive pel costume.</p> -<p class="i01">Si vedono quadri di ciociare dappertutto,</p> -<p class="i01">ma di ciociare con allegri visi,</p> -<p class="i01">piene di colori e di sorrisi,</p> -<p class="i01">ciociare in mosse gaie,</p> -<p class="i01">non di ciociare in lutto.</p> -<p class="i01">Eppoi mettere il ritratto</p> -<p class="i01">d'una sconosciuta nella stanza da mangiare,</p> -<p class="i01">dove per solito s'usa</p> -<p class="i01">mettere soggetti che riguardano la mensa,</p> -<p class="i01">cose allegre e appetitose.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Che sia un ritratto</p> -<p class="i01">della padrona stessa</p> -<p class="i01">del Castello?</p> -<p class="i01">Un ritratto, in costume, della Contessa?</p> -<p class="i01">I lineamenti non sono da dama,</p> -<p class="i01">eppoi perchè si sarebbe fatta</p> -<p class="i01">quel ritratto scegliendo un costume</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span></p> -<p class="i01">nel suo momento brutto?</p> -<p class="i01">Che la Contessa fosse molto stramba?</p> -<p class="i01">Io che mi credo tanto,</p> -<p class="i01">sarebbe curioso</p> -<p class="i01">che questo castello fosse stato,</p> -<p class="i01">prima di me, abitato</p> -<p class="i01">da della gente cento volte</p> -<p class="i01">più stramba di me.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Alle volte, dopo lungo</p> -<p class="i01">fissare quel quadro,</p> -<p class="i01">non vedo più la tela e la cornice,</p> -<p class="i01">la parete, non distinguo più nulla,</p> -<p class="i01">soltanto quella donna che mi sembra</p> -<p class="i01">lasci la sua posa</p> -<p class="i01">e si muova, venga avanti</p> -<p class="i01">come per dirmi qualcosa,</p> -<p class="i01">che venga magari, col suo piglio,</p> -<p class="i01">per maltrattarmi, per mandarmi via!</p> -<p class="i01">Ma che! Mi riscuoto dipoi,</p> -<p class="i01">impossibile, così lontani dalla ciociaria.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span></p> -<p class="i01">Che fosse una delle due centenarie</p> -<p class="i01">compagne della Contessa?</p> -<p class="i01">E a lei tanto care?</p> -<p class="i01">Tanto care da darle nell'appartamento</p> -<p class="i01">questo posto d'onore?</p> -<p class="i01">Forse un'altra già morta....</p> -<p class="i01">Le due donne erano due ciociare....</p> -<p class="i01">Forse fu un tempo</p> -<p class="i01">ospite del castello un pittore....</p> -<p class="i01">Ma avrebbe dipinto entrambe le ciociare,</p> -<p class="i01">o meglio, avrebbe in omaggio</p> -<p class="i01">dipinta la Contessa.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Come le vedo andare</p> -<p class="i01">quelle tre donne!</p> -<p class="i01">Quella vecchia dama secca secca,</p> -<p class="i01">in lutto, con una lunga coda nera,</p> -<p class="i01">con una cuffia nera di merletto</p> -<p class="i01">sopra una finta di ricciolini bianchi,</p> -<p class="i01">ormai ingialliti;</p> -<p class="i01">e ai lati le due ciociare in lutto,</p> -<p class="i01">con quelle gonne corte</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span></p> -<p class="i01">a mille pieghe, scampananti,</p> -<p class="i01">camminare piano piano,</p> -<p class="i01">irrigidite sulle loro ossa legnificate,</p> -<p class="i01">dentro le pelli incartapecorite,</p> -<p class="i01">le cui carni si erano poco a poco</p> -<p class="i01">prosciugate prosciugate,</p> -<p class="i01">ed erano ormai tutte svanite.</p> -<p class="i01">Quella Contessa con quella coda,</p> -<p class="i01">e quelle ciociare con quelle sottane corte!</p> -<p class="i01">Tutte tre centenarie!</p> -<p class="i01">Sarà così? Come sarà?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Come c'entrò qui dentro questo quadro?</p> -<p class="i01">Perchè non volli gettarlo al mio venire?</p> -<p class="i01">Che cosa mi poteva dire</p> -<p class="i01">questa donna non bella</p> -<p class="i01">che non conoscevo?</p> -<p class="i01">Chi lo introdusse?</p> -<p class="i01">Qualcuno forse.... per pensare?</p> -<p class="i01">E per lasciare ad un altro</p> -<p class="i01">questa occupazione?</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span></p> - -<h2 id="lamano">La mano</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Tutti sapete bene</p> -<p class="i01">che cosa sia una mano.</p> -<p class="i01">Una mano!</p> -<p class="i01">Chi è che non l'à vista?</p> -<p class="i01">Ma non potete sapere</p> -<p class="i01">in che consista</p> -<p class="i01">una mano che non s'è mai vista.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">In un angolo della mia stanza c'è</p> -<p class="i01">un morbido divano,</p> -<p class="i01">al quale ogni sera mi do</p> -<p class="i01">puntualmente</p> -<p class="i01">alla stess'ora,</p> -<p class="i01">per il mio terribile perchè.</p> -<p class="i01">È l'ora della mano.</p> -<p class="i01">Quel divano è quello della mano.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span></p> -<p class="i01">M'abbraccia, m'affonda, m'assorbe,</p> -<p class="i01">mi fa nido, il mio divano,</p> -<p class="i01">ed io mi lascio andare</p> -<p class="i01">con trepidazione paurosa,</p> -<p class="i01">abitudinaria</p> -<p class="i01">aspettativa morbosa.</p> -<p class="i01">Da una certa sera</p> -<p class="i01">tutte le sere alla medesim'ora.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">In questa stanza</p> -<p class="i01">vagola, brancola,</p> -<p class="i01">vive senza posa,</p> -<p class="i01">una mano che non si vede,</p> -<p class="i01">e che si posa solamente</p> -<p class="i01">quand'io sono disteso sul divano.</p> -<p class="i01">Enorme mano morbida,</p> -<p class="i01">fatalmente forzuta,</p> -<p class="i01">eppur voluttuosa.</p> -<p class="i01">Perchè gira nella mia stanza?</p> -<p class="i01">Non m'à ancora</p> -<p class="i01">carezzato abbastanza?</p> -<p class="i01">Fu qui amputata a qualcuno</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span></p> -<p class="i01">e vi rimase inoperosa</p> -<p class="i01">nella sua avidità di carezzare?</p> -<p class="i01">Mano fortissima</p> -<p class="i01">e insieme affettuosa,</p> -<p class="i01">mano che sa tanto bene carezzare,</p> -<p class="i01">che sembra quella d'un gigante buono</p> -<p class="i01">avvezza, per innata generosità,</p> -<p class="i01">alla più tenera carezza.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Avete mai pensato</p> -<p class="i01">alla dolcezza che può dare,</p> -<p class="i01">la carezza della mano</p> -<p class="i01">d'un gigante buono?</p> -<p class="i01">Quella mano che potrebbe stritolare,</p> -<p class="i01">e che invece vi accarezza.</p> -<p class="i01">E lo sapete bene</p> -<p class="i01">che basterebbe una stretta,</p> -<p class="i01">ma vi lasciate andare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">La mano m'accarezza m'accarezza,</p> -<p class="i01">ed io mi lascio tutto andare</p> -<p class="i01">a tale ebbrezza.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span></p> -<p class="i01">Io sono in suo potere ormai;</p> -<p class="i01">ed essa mi liscia i capelli,</p> -<p class="i01">me li solca,</p> -<p class="i01">la fronte, le tempie,</p> -<p class="i01">le palpebre mi socchiude,</p> -<p class="i01">mi gira dietro il collo,</p> -<p class="i01">(io non ci vedo più)</p> -<p class="i01">mi palpa sulla nuca</p> -<p class="i01">pigiando come per cercare,</p> -<p class="i01">più forte, più forte,</p> -<p class="i01">m'afferra ad un tratto</p> -<p class="i01">per la pelle del collo</p> -<p class="i01">strettamente</p> -<p class="i01">come un povero gatto.</p> -<p class="i01">Io non vedo più la stanza,</p> -<p class="i01">non sento più il divano,</p> -<p class="i01">solo la stretta di quella mano</p> -<p class="i01">sopra il collo.</p> -<p class="i01">E ora mi porta via.</p> -<p class="i01">Lo so bene ormai</p> -<p class="i01">dov'essa mi conduce,</p> -<p class="i01">l'ò fatta tante volte</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span></p> -<p class="i01">la sua via,</p> -<p class="i01">identica ogni sera.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E buio fuori,</p> -<p class="i01">sono accesi languenti lampioni,</p> -<p class="i01">le strade sono bagnate,</p> -<p class="i01">tutte infangate.</p> -<p class="i01">All'angolo del vicolo</p> -<p class="i01">brigate di lenoni,</p> -<p class="i01">puttane a brigate.</p> -<p class="i01">Eccoci nella tua via,</p> -<p class="i01">tra il bordello e l'osteria.</p> -<p class="i01">Pel vicolo oscuro</p> -<p class="i01">mi sento strofinare la terra,</p> -<p class="i01">sbattere il muso nel fango, nel muro.</p> -<p class="i01">Si passa la solita porta</p> -<p class="i01">della solita osteria,</p> -<p class="i01">il solito cancello</p> -<p class="i01">dello sganasciato solito bordello.</p> -<p class="i01">Sempre lì mi conduci,</p> -<p class="i01">sudicia mano!</p> -<p class="i01">Fosti amputata, dimmi,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span></p> -<p class="i01">ad una gran puttana,</p> -<p class="i01">nella sala di questo castello?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Le puttane che aspettano, si sa,</p> -<p class="i01">alla vista del cliente</p> -<p class="i01">mi vengono incontro tutte contente.</p> -<p class="i01">— Buona sera biondino!</p> -<p class="i01">— Buona sera, eccoti qua!</p> -<p class="i01">— Come sei mingherlino!</p> -<p class="i01">— Non vieni mica qui per far camorra?</p> -<p class="i01">— Il giuoco di Lischino lo conosci?</p> -<p class="i01">— Devi aver poca borra!</p> -<p class="i01">Flaccide, seminude,</p> -<p class="i01">facendo ballonzare</p> -<p class="i01">con pesantezza</p> -<p class="i01">i seni sui ventri flosci,</p> -<p class="i01">mi ronzano attorno</p> -<p class="i01">quelle puttane;</p> -<p class="i01">ed io le sto a guardare</p> -<p class="i01">con compostezza.</p> -<p class="i01">— Sembri il bambin Gesù!</p> -<p class="i01">— Non vedete non ne può più.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span></p> -<p class="i01">— Via, su ti riscaldiamo!</p> -<p class="i01">Mi spingono in mezzo a loro</p> -<p class="i01">sballottandomi,</p> -<p class="i01">cantano in coro come forsennate</p> -<p class="i01">il più osceno girotondo</p> -<p class="i01">a gambe spalancate,</p> -<p class="i01">e gridano sconciamente inebriate:</p> -<p class="i01">— Fatti sotto fatti sotto!</p> -<p class="i01">S'alzano tutte le sottane</p> -<p class="i01">quelle vecchie puttane disfatte.</p> -<p class="i01">— Fatti sotto fatti sotto!</p> -<p class="i01">— Ascoltate!</p> -<p class="i01">Io sono quel signore...</p> -<p class="i01">che vive in quel castello!</p> -<p class="i01">(mi ricordo non so come</p> -<p class="i01">in quel momento).</p> -<p class="i01">— Ahahahahahah!</p> -<p class="i01">— Lassù....</p> -<p class="i01">— Ahahahahahah!</p> -<p class="i01">— Quel signore....</p> -<p class="i01">— Dio! non mi ricordo</p> -<p class="i01">più il nome!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span></p> -<p class="i01">In quel castello....</p> -<p class="i01">— Ahahahahahah!</p> -<p class="i01">— Bello! Bello!</p> -<p class="i01">— Sei un povero matto, poverino!</p> -<p class="i01">— No, sono quel signore....</p> -<p class="i01">il nome.... il nome....</p> -<p class="i01">non lo ricordo più!</p> -<p class="i01">Chi mi ci à portato?</p> -<p class="i01">— Da te ci sei venuto!</p> -<p class="i01">— Musino da flanellista!</p> -<p class="i01">— Chi mi ci à portato?</p> -<p class="i01">— Il diavolo che ti riporti!</p> -<p class="i01">— La scusa l'ài trovata bella!</p> -<p class="i01">— È venuto a far flanella!</p> -<p class="i01">— È venuto a far flanella!</p> -<p class="i01">— Buttatelo giù dalle scale!</p> -<p class="i01">— Fuori fuori, è robetta!</p> -<p class="i01">— È bene che si faccia male!</p> -<p class="i01">— Non sappiamo che farcene noi,</p> -<p class="i01">di quei signori!</p> -<p class="i01">— L'ànno preso a civetta!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span></p> -<p class="i01">Mi gettano dalle scale,</p> -<p class="i01">infuriate le puttane,</p> -<p class="i01">e mi corrono dietro.</p> -<p class="i01">Quando mi sento andare,</p> -<p class="i01">e sono sull'orlo del precipizio,</p> -<p class="i01">la mano mi sostiene, mi sostiene.</p> -<p class="i01">E fuori mi gridano i lenoni</p> -<p class="i01">all'angolo sotto i languenti lampioni,</p> -<p class="i01">m'inseguono le puttane</p> -<p class="i01">come tanti cani.</p> -<p class="i01">Tutti mi gridano e m'insultano!</p> -<p class="i01">La mia carne lacerata,</p> -<p class="i01">in possesso della mano,</p> -<p class="i01">seguita ad essere sbatacchiata.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">I miei occhi goccianti</p> -<p class="i01">lagrime verdi e rosse</p> -<p class="i01">non vedono più,</p> -<p class="i01">la mia bocca sanguina giù giù</p> -<p class="i01">sotto colpi di tosse.</p> -<p class="i01">Non odo più che lo scherno,</p> -<p class="i01">le grida di quella gente.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span></p> -<p class="i01">gli urli delle prostitute</p> -<p class="i01">e dei lenoni; tutti sono scappati fuori,</p> -<p class="i01">e m'inseguono, m'inseguono.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ora la mano mi sottrae,</p> -<p class="i01">mi fa fuggire rapidamente</p> -<p class="i01">alle terribili ire</p> -<p class="i01">di tutta quella gente.</p> -<p class="i01">Intravedo la mia via</p> -<p class="i01">per la campagna,</p> -<p class="i01">mi par di sentire il mare,</p> -<p class="i01">intravedo il mio cancello,</p> -<p class="i01">l'ombra del mio bel castello</p> -<p class="i01">nella terribile agonia.</p> -<p class="i01">Penetrano l'unghie acutissime</p> -<p class="i01">dentro la mia nuca in brandelli,</p> -<p class="i01">(io non ò più la forza</p> -<p class="i01">di respirare,</p> -<p class="i01">lascio fare)</p> -<p class="i01">e l'unghie penetrando</p> -<p class="i01">s'aprono tutte le porte,</p> -<p class="i01">brandello per brandello,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span></p> -<p class="i01">dentro l'ultimo lembo del mio cervello:</p> -<p class="i01">ecco: la morte!</p> -<p class="i01">Io mi sento veramente morire.</p> -<p class="i01">La mano piano piano</p> -<p class="i01">m'adagia sul morbido divano.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">M'alzo trasfigurato,</p> -<p class="i01">mi vado a guardare nello specchio,</p> -<p class="i01">la mia faccia è d'uno strano pallore,</p> -<p class="i01">sono vitrei i miei occhi.</p> -<p class="i01">La mia bocca serrata</p> -<p class="i01">è dissanguata.</p> -<p class="i01">Le mie narici spalancate</p> -<p class="i01">palpitano con affanno.</p> -<p class="i01">Ò sognato? No.</p> -<p class="i01">Non dormo, io sogno ogni sera,</p> -<p class="i01">tutto l'anno,</p> -<p class="i01">quella via,</p> -<p class="i01">per quella mano che m'avvolge</p> -<p class="i01">nelle dolci spire,</p> -<p class="i01">e mi trascina nel fango</p> -<p class="i01">per farmici morire.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span></p> -<p class="i01">Ma io la potrei fuggire tale mano.</p> -<p class="i01">Mi direte:</p> -<p class="i01">Bruciate quel divano!</p> -<p class="i01">A quell'ora che sapete</p> -<p class="i01">andate a passeggiare,</p> -<p class="i01">non vi ci dovete sdraiare,</p> -<p class="i01">in fondo voi soffrite, poveretto!</p> -<p class="i01">Cambiate la camera da letto.</p> -<p class="i01">È vero, è vero,</p> -<p class="i01">miei buoni, miei cari,</p> -<p class="i01">perdonate,</p> -<p class="i01">è.... come l'abitudine del male,</p> -<p class="i01">io non so rinunziare</p> -<p class="i01">quando mi sento accarezzare</p> -<p class="i01">da quella mano,</p> -<p class="i01">e mi lascio andare,</p> -<p class="i01">e so dove,</p> -<p class="i01">e fin dove.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Pensate, pensate</p> -<p class="i01">che disperazione</p> -<p class="i01">per uno come me,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span></p> -<p class="i01">dovere ogni sera lasciare</p> -<p class="i01">il mio bel castello</p> -<p class="i01">per andarmi a ingolfare</p> -<p class="i01">nelle sozzure</p> -<p class="i01">come l'uomo più volgare.</p> -<p class="i01">Tutte le sere sentirmi trascinare,</p> -<p class="i01">come un fanciullo</p> -<p class="i01">dal canto della sua nutrice</p> -<p class="i01">per tante porte d'oro</p> -<p class="i01">nel regno delle fate!</p> -<p class="i01">Quali sono le mie fate?</p> -<p class="i01">Quali sono le mie porte?</p> -<p class="i01">Dovere ogni sera provare</p> -<p class="i01">che cos'è la morte!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E ritornando nel mio bel castello,</p> -<p class="i01">temere d'incontrare</p> -<p class="i01">gli sguardi famigliari,</p> -<p class="i01">perchè possono capire i miei cari</p> -<p class="i01">dove sono stato!</p> -<p class="i01">Certamente Cherubina ormai à capito,</p> -<p class="i01">mi guarda senza dirmi nulla</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span></p> -<p class="i01">al mio ritorno, e pensa:</p> -<p class="i01">che cattivo marito!</p> -<p class="i01">E Stellina, e Cometuzza,</p> -<p class="i01">mi guardano con occhio pio pio,</p> -<p class="i01">che mi dice assai bene:</p> -<p class="i01">dove sei stato,</p> -<p class="i01">fratellino mio?</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span></p> - -<h2 id="orologio">L'orologio</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -</p> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"> -<p class="i01">L'orologio è il ricordatore del tempo</p> -<p class="i01">che non è più.</p> -<p class="i01">Esso segna il tempo che i poveri</p> -<p class="i01">uomini regalano alla morte.</p> -<p class="i04"><span class="smcap">Valentino Kore.</span></p> -</div> -</div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ad una parete della mia stanza</p> -<p class="i01">da letto, c'è appeso</p> -<p class="i01">un orologio vecchio;</p> -<p class="i01">uno di quelli di vecchia usanza,</p> -<p class="i01">colla catena e il peso.</p> -<p class="i01">Un tempo lo caricai</p> -<p class="i01">tanto per far qualcosa,</p> -<p class="i01">non sapendo precisare</p> -<p class="i01">se più m'irritasse fermo,</p> -<p class="i01">o più il suo maledetto andare.</p> -<p class="i01">Da tanto e tanto tempo</p> -<p class="i01">l'orologio non va più.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span></p> -<p class="i01">Io lo guardavo sempre con ghigno,</p> -<p class="i01">tramandogli una fine,</p> -<p class="i01">a quel ciarliero maligno,</p> -<p class="i01">una molto triste fine.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Voi uomini tutti</p> -<p class="i01">tenete addosso un orologio, e non sapete</p> -<p class="i01">tutto quello che lui di voi sa,</p> -<p class="i01">tutto esso segnerà,</p> -<p class="i01">e non ve lo dirà mai.</p> -<p class="i01">Io lo guardavo pensando:</p> -<p class="i01">orologio, tu sai</p> -<p class="i01">tutto di me, dimmi l'ora ch'io morirò.</p> -<p class="i01">Le due? Le cinque? Le tre?</p> -<p class="i01">Le tre e un minuto, e due minuti?</p> -<p class="i01">Dio! Mi sentivo morire</p> -<p class="i01">tutti i minuti!</p> -<p class="i01">Su quel vile orologio</p> -<p class="i01">tutte le mie ire infuriai,</p> -<p class="i01">tutto quello che mi capitò fra le mani</p> -<p class="i01">gli tirai.</p> -<p class="i01">Insulti, sputi, sozzure,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span></p> -<p class="i01">scarpe, calamai!</p> -<p class="i01">Ed egli si fermò.</p> -<p class="i01">Si fermò sulle sei.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Sul momento mi parve</p> -<p class="i01">d'esserne liberato,</p> -<p class="i01">che non battesse più,</p> -<p class="i01">che si fosse fermato.</p> -<p class="i01">Ma il dì seguente</p> -<p class="i01">giunse quell'ora,</p> -<p class="i01">io lo guardai,</p> -<p class="i01">e da quella immobilità feroce</p> -<p class="i01">compresi che quella</p> -<p class="i01">doveva esser l'ora</p> -<p class="i01">inesorabilmente!</p> -<p class="i01">Tutti i giorni io doveva</p> -<p class="i01">a quell'ora morire?</p> -<p class="i01">Quell'ora del tramonto,</p> -<p class="i01">o dell'ave maria,</p> -<p class="i01">o prima della notte,</p> -<p class="i01">o ultima del giorno,</p> -<p class="i01">le sei, l'ora terribile</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span></p> -<p class="i01">di tutti gli incubi miei!</p> -<p class="i01">Quell'ora serale,</p> -<p class="i01">era divenuta giustamente</p> -<p class="i01">la mia ora sepolcrale.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Nella disperazione</p> -<p class="i01">corsi sull'orologio,</p> -<p class="i01">lo sventrai!</p> -<p class="i01">Tutto gettai, le lancette,</p> -<p class="i01">il suo tagliente</p> -<p class="i01">meccanismo infernale,</p> -<p class="i01">tutto dispersi!</p> -<p class="i01">E non si vede ora</p> -<p class="i01">che una mostra bucata,</p> -<p class="i01">e un pezzo di catena</p> -<p class="i01">rimasta ciondoloni</p> -<p class="i01">con una ruota attaccata.</p> -<p class="i01">Brandelli di quel sozzo ventre</p> -<p class="i01">che sbudellai.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Uomini, che da voi non sapete nascere,</p> -<p class="i01">da voi non sapete neppure morire,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span></p> -<p class="i01">e vi tenete caro sul petto, sul core,</p> -<p class="i01">quell'ordigno che sa la vostra ora,</p> -<p class="i01">e non ve la dirà, e tutti i giorni</p> -<p class="i01">ve la batte sul seno, e non ve n'accorgete.</p> -<p class="i01">Io benedico a chi sa l'ora di morire,</p> -<p class="i01">e m'inginocchio ai piedi del suicida.</p> -<p class="i01">Io penso: che aspetto?</p> -<p class="i01">Aspetto che ad uno ad uno cadano</p> -<p class="i01">tutti i miei bei capelli,</p> -<p class="i01">i miei bei denti?</p> -<p class="i01">Aspetto che una piaga gialla</p> -<p class="i01">sbuchi da qualche parte</p> -<p class="i01">ad insozzare la mia pelle bianca,</p> -<p class="i01">e l'invada, e la ricuopra?</p> -<p class="i01">Oh! Com'è bello morire</p> -<p class="i01">con un fiore rosso in fronte!</p> -<p class="i01">La rosa più vermiglia</p> -<p class="i01">che si sfoglia, che si sfoglia</p> -<p class="i01">a lato della fronte bianca!</p> -<p class="i01">O dalla torre più alta</p> -<p class="i01">darsi alla voluttà del vuoto,</p> -<p class="i01">dello spazio!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span></p> -<p class="i01">E che sul mondo rimanga</p> -<p class="i01">una macchia vermiglia solamente.</p> -<p class="i01">E tu che la sai, quell'ora,</p> -<p class="i01">scritta è già sulla tua fronte,</p> -<p class="i01">tu, mantenendo il tuo trotto,</p> -<p class="i01">tranquillo la segnerai</p> -<p class="i01">e passerai.</p> -<p class="i01">Ed io non potrò dire:</p> -<p class="i01">era quella, quella che mi fece tremare</p> -<p class="i01">ogni dì, quella che passò inosservata,</p> -<p class="i01">quella alla quale non pensai.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">No! Io mi faccio una torre sopra un monte,</p> -<p class="i01">la più alta del mondo,</p> -<p class="i01">su tutti i tuoi minuti</p> -<p class="i01">tutti i suoi mattoni,</p> -<p class="i01">e vi salgo all'ora mia,</p> -<p class="i01">quella scelta da me.</p> -<p class="i01">Mi fermo per sentire bene il battito</p> -<p class="i01">di tutti gli orologi del mondo,</p> -<p class="i01">cuori inutili e vili,</p> -<p class="i01">e ti grido: orologio, guarda, mi getto!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span></p> -<p class="i01">E faccio l'atto.</p> -<p class="i01">Ah! sentito uno scatto!</p> -<p class="i01">Sei stato tu, tu che ài segnata già l'ora,</p> -<p class="i01">ài creduto che fosse quella!</p> -<p class="i01">Ahahahahahah!</p> -<p class="i01">No, non era quella,</p> -<p class="i01">è quella che so io!</p> -<p class="i01">Ora sono io che comando,</p> -<p class="i01">sono io che darò l'ora a te, Ora!</p> -<p class="i01">Trovar nella mia gola,</p> -<p class="i01">far salire dal mio ventre,</p> -<p class="i01">le più folli, le più oscene risate,</p> -<p class="i01">i lazzi più sconci,</p> -<p class="i01">i gridi di scherno più acuti,</p> -<p class="i01">e farti aspettare</p> -<p class="i01">altri cinque minuti.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p> - -<h2 id="cherubina">Cherubina</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Scrivo: Cherubina:</p> -<p class="i01">e il mio pubblico indovina:</p> -<p class="i01">questa è una bella mogliettina,</p> -<p class="i01">uno di quei bei tipettini</p> -<p class="i01">rosei paffuti e freschi,</p> -<p class="i01">la mogliettina....</p> -<p class="i01">del poeta....</p> -<p class="i01">Una bella mogliettina</p> -<p class="i01">che gli tiene in ordine il castello,</p> -<p class="i01">che sorveglia la cucina,</p> -<p class="i01">gli rassetta la biancheria,</p> -<p class="i01">la migliore compagnia</p> -<p class="i01">per un uomo come quello,</p> -<p class="i01">che vive tutto l'anno</p> -<p class="i01">rinserrato in un castello.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></p> -<p class="i01">Ài sentito Cherubina?</p> -<p class="i01">È vero che sei la mia mogliettina?</p> -<p class="i01">La moglie del mio cuore,</p> -<p class="i01">e la moglie del mio buon umore?</p> -<p class="i01">Una moglie come te,</p> -<p class="i01">piena di mosse simpatiche,</p> -<p class="i01">non c'è, Cherubina,</p> -<p class="i01">le altre mogli sono tutte antipatiche.</p> -<p class="i01">Su diritta Cherubina,</p> -<p class="i01">saluto militare,</p> -<p class="i01">da moglie esemplare.</p> -<p class="i01">Di' a questi signori</p> -<p class="i01">che fai delle tue giornate;</p> -<p class="i01">digli che sei tanto civetta,</p> -<p class="i01">che tutto il giorno ti fai toletta.</p> -<p class="i01">Digli che rompi tanti specchi,</p> -<p class="i01">e non nascondergli che t'inciprî</p> -<p class="i01">e imbelletti come una parigina.</p> -<p class="i01">E io ti sto a guardare, marito beato,</p> -<p class="i01">felice di tutte le tue mosse,</p> -<p class="i01">che si posson guardare</p> -<p class="i01">a tempo avanzato,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span></p> -<p class="i01">senza doverti aspettare</p> -<p class="i01">per condurti a teatro,</p> -<p class="i01">o a ballare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Sei una moglie molto casalinga,</p> -<p class="i01">quasi all'uso orientale.</p> -<p class="i01">Le turche stanno a disposizione</p> -<p class="i01">del loro padrone</p> -<p class="i01">per le sue lussurie,</p> -<p class="i01">te, per il suo buon umore.</p> -<p class="i01">La mattina, è Cherubina</p> -<p class="i01">che mi viene a svegliare,</p> -<p class="i01">salta sul mio letto,</p> -<p class="i01">mi da i pizzicotti sul naso,</p> -<p class="i01">si mette a tirare le coperte,</p> -<p class="i01">mi scuopre, mi ricuopre,</p> -<p class="i01">poi si mette a dormire</p> -<p class="i01">colle manine sotto il guanciale;</p> -<p class="i01">tutto quello che potrebbe fare</p> -<p class="i01">la mogliettina più ideale.</p> -<p class="i01">À qualche posa un po' azzardata,</p> -<p class="i01">ma come si fa.... nell'intimità....</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span></p> -<p class="i01">a qualunque altra moglie</p> -<p class="i01">verrebbe perdonata.</p> -<p class="i01">Ma non sempre glie la passo,</p> -<p class="i01">la grido:</p> -<p class="i01">Cherubina non sta bene</p> -<p class="i01">di spulciarsi davanti alle persone,</p> -<p class="i01">Cherubina non si fa,</p> -<p class="i01">davanti al tuo padrone!</p> -<p class="i01">Un'altra mogliettina non lo farebbe.</p> -<p class="i01">E chi lo sa?</p> -<p class="i01">Dopo un poco di tempo....</p> -<p class="i01">nella più stretta intimità....</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Bisogna poi vedere come à sviluppato</p> -<p class="i01">il sentimento di maternità,</p> -<p class="i01">come dolcemente accarezza</p> -<p class="i01">Stellina e Cometuzza,</p> -<p class="i01">gli liscia le pennine, la cresta,</p> -<p class="i01">poi gli da un gran sculaccione,</p> -<p class="i01">quelle scappan via,</p> -<p class="i01">e Cherubina si rintuzza</p> -<p class="i01">per paura del padrone.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span></p> -<p class="i01">Ma il padrone ride e se la gode</p> -<p class="i01">tutto di buon umore.</p> -<p class="i01">Gli uomini come va,</p> -<p class="i01">nella buona società,</p> -<p class="i01">usan tenere, per il buon umore, una moglie</p> -<p class="i01">al posto della scimmia,</p> -<p class="i01">io, tanto di modeste voglie,</p> -<p class="i01">lontano da ogni buona società,</p> -<p class="i01">tengo una scimmia</p> -<p class="i01">al posto della moglie.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span></p> - -<h2 id="ginnasia">Ginnasia e -Guglielmina -<span class="smaller">[Nell'Intimità: Stellina e Cometuzza.]</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ginnasia e Guglielmina</p> -<p class="i01">sono due belle cenerine,</p> -<p class="i01">le mie care sorelline.</p> -<p class="i01">Una persona in voga come me,</p> -<p class="i01">non può far senza</p> -<p class="i01">delle sorelline,</p> -<p class="i01">ce ne vogliono almeno due o tre.</p> -<p class="i01">Pio Decimo à le sue,</p> -<p class="i01">come ogni buon uomo alla moda,</p> -<p class="i01">due ottime sorelline</p> -<p class="i01">colle quali andare a spasso per la mano</p> -<p class="i01">nei giardini del Vaticano.</p> -<p class="i01">Giovanni Pascoli,</p> -<p class="i01">ch'è il primo poeta d'Italia,</p> -<p class="i01">à anche lui la sorellina,</p> -<p class="i01">ne à una, ma che ne vale due.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span></p> -<p class="i01">Le belle cenerine</p> -<p class="i01">sono le mie sorelline.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Pire pire pire pire pire!</p> -<p class="i01">Eccole come corrono</p> -<p class="i01">le mie pirine,</p> -<p class="i01">le due ragazzine civette,</p> -<p class="i01">come corrono, le mie belle scalette!</p> -<p class="i01">Come siete carine</p> -<p class="i01">con tutte le vostre</p> -<p class="i01">pennine cenerine.</p> -<p class="i01">Uh! Se siete ingrassate,</p> -<p class="i01">brutte mangione, che non sapete far altro</p> -<p class="i01">delle vostre giornate.</p> -<p class="i01">Venite belle cocche,</p> -<p class="i01">venite pirine dal vostro Bubù,</p> -<p class="i01">dal vostro gallettino rosso.</p> -<p class="i01">Vi metterò il fioccone,</p> -<p class="i01">il fioccone rosso,</p> -<p class="i01">del colore del vostro padrone,</p> -<p class="i01">che fa pandà col bel crestone,</p> -<p class="i01">che sembra un cappellino di Parigi</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span></p> -<p class="i01">d'ultima moda,</p> -<p class="i01">le mie civettone.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non fate che lisciarvi e carezzarvi</p> -<p class="i01">le pennine,</p> -<p class="i01">proprio come due sorelline</p> -<p class="i01">ch'àn da trovar marito.</p> -<p class="i01">Sono io il vostro gallettino,</p> -<p class="i01">il vostro Bubù;</p> -<p class="i01">non mi volete più?</p> -<p class="i01">Brutte sgualdrine!</p> -<p class="i01">Come vi voglio bene,</p> -<p class="i01">come ci sto volentieri</p> -<p class="i01">insieme con voi!</p> -<p class="i01">Siete due sorelle deliziose,</p> -<p class="i01">con tutte le grullerie,</p> -<p class="i01">le stupidaggini di due ragazzine,</p> -<p class="i01">ma che non ànno lingua</p> -<p class="i01">altro che per dare</p> -<p class="i01">una grande consolazione</p> -<p class="i01">al loro caro fratellone.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span></p> -<p class="i01">Oh! Io non sto più in me</p> -<p class="i01">quando sento:</p> -<p class="i01">cococococococococodè</p> -<p class="i01">cococococococococodè</p> -<p class="i01">cocodè cocodè.</p> -<p class="i01">E la gioia che provo</p> -<p class="i01">quando vengo a prendermi</p> -<p class="i01">quel bell'uovo!</p> -<p class="i01">Il vostro bel regalo, sorelline garbate.</p> -<p class="i01">Il cibo miracoloso per la mia salute.</p> -<p class="i01">L'uovo fresco delle cenerine</p> -<p class="i01">è il mio cibo prediletto.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span></p> - -<h2 id="ballo">Il ballo</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Come si fa, una festa ci vuole</p> -<p class="i01">ogni tanto.</p> -<p class="i01">Il ballo è un'abitudine antica,</p> -<p class="i01">non si può sradicare.</p> -<p class="i01">La festa è per certuni un dovere.</p> -<p class="i01">Come si fa durante il carnevale</p> -<p class="i01">a non aprire mai le proprie sale?</p> -<p class="i01">Non per gli altri, ben inteso, ma per me,</p> -<p class="i01">perchè il mio ballo è solamente per me.</p> -<p class="i01">Due tre volte durante l'inverno</p> -<p class="i01">c'è ballo al mio castello.</p> -<p class="i01">Non mando nessuno ad invitare,</p> -<p class="i01">tutti quelli che debbono venire,</p> -<p class="i01">lo debbono saper bene da sè.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Che martirio dover pensare</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span></p> -<p class="i01">a preparare,</p> -<p class="i01">eppoi dover preparare!</p> -<p class="i01">Spolveratura generale</p> -<p class="i01">di tutte le sale,</p> -<p class="i01">che tutto sia pulito con cura,</p> -<p class="i01">per la buona figura,</p> -<p class="i01">per uno come me,</p> -<p class="i01">anche se non vede nessuno.</p> -<p class="i01">Preparare la musica,</p> -<p class="i01">le candele, il buffè,</p> -<p class="i01">che seccatura!</p> -<p class="i01">Eppoi viene la sera,</p> -<p class="i01">le porte sono tutte aperte,</p> -<p class="i01">i lumi s'accendono alle dieci.</p> -<p class="i01">Giungono silenziosamente</p> -<p class="i01">in lunga fila</p> -<p class="i01">le vetture, scendono</p> -<p class="i01">le dame, s'affrettano</p> -<p class="i01">a prender posto nelle sale.</p> -<p class="i01">Cogli occhi socchiusi</p> -<p class="i01">io vedo tutto questo passare,</p> -<p class="i01">questo giungere in fretta,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span></p> -<p class="i01">questo via vai per la mia scala.</p> -<p class="i01">E intanto sono a prepararmi</p> -<p class="i01">con l'abito di gala</p> -<p class="i01">quello rosso più bello,</p> -<p class="i01">curioso refilé,</p> -<p class="i01">(e non è un bal masqué!).</p> -<p class="i01">Doversi affanzonare</p> -<p class="i01">una faccia da sembrar per la quale,</p> -<p class="i01">eppoi alla mezzanotte</p> -<p class="i01">entrare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Tutti gli occhi addosso a me,</p> -<p class="i01">della mia folla muta,</p> -<p class="i01">entra il re.</p> -<p class="i01">Mi strisciano le dame</p> -<p class="i01">i loro inchini più profondi,</p> -<p class="i01">cercando di mostrarmi</p> -<p class="i01">meglio che sia possibile</p> -<p class="i01">i loro piccoli mondi,</p> -<p class="i01">che si vedono a metà</p> -<p class="i01">nella seminudità.</p> -<p class="i01">Poco mi guardo attorno,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span></p> -<p class="i01">cerco di affettare un sorriso</p> -<p class="i01">tra la sofferenza</p> -<p class="i01">e l'indifferenza,</p> -<p class="i01">e m'armo di pazienza.</p> -<p class="i01">Faccio un giro per la sala</p> -<p class="i01">col mio sorriso studiato, uguale,</p> -<p class="i01">che serve per tutte le dame</p> -<p class="i01">senza guardarle in viso,</p> -<p class="i01">saluto generale, e penso:</p> -<p class="i01">ora tutte queste signore</p> -<p class="i01">vorranno ballare</p> -<p class="i01">la quadriglia d'onore.</p> -<p class="i01">E avanti pure.</p> -<p class="i01">Quadriglia d'onore.</p> -<p class="i01">Non scelgo la dama,</p> -<p class="i01">mi piazzo nel mezzo della sala</p> -<p class="i01">cogli occhi semichiusi,</p> -<p class="i01">e mi vedo ronzare dintorno</p> -<p class="i01">centinaia di musi.</p> -<p class="i01">Mi perdo a tutto quel girare</p> -<p class="i01">di gente così disuguale.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span></p> -<p class="i01">Alle mie serate</p> -<p class="i01">tutte le mode</p> -<p class="i01">sono rappresentate,</p> -<p class="i01">sono ammessi perfino i cerchi e i tornù,</p> -<p class="i01">tutte le mode van bene,</p> -<p class="i01">cominciando da me,</p> -<p class="i01">(e non è un bal masqué).</p> -<p class="i01">Figura finale.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">La mia parte è finita.</p> -<p class="i01">Lascio i miei invitati</p> -<p class="i01">faccio aprire il buffè.</p> -<p class="i01">Andate, andate,</p> -<p class="i01">faccio aprire le sale,</p> -<p class="i01">colle tavole apparecchiate,</p> -<p class="i01">andate andate,</p> -<p class="i01">c'è d'ogni ben di Dio,</p> -<p class="i01">ogni lusso di ghiottonerie,</p> -<p class="i01">vini e liquori a orci;</p> -<p class="i01">potete dissetarvi e sfamarvi</p> -<p class="i01">come tanti porci.</p> -<p class="i01">Io mi ritiro nel mio appartamento,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span></p> -<p class="i01">seccato e stanco,</p> -<p class="i01">un ballo è sempre seccante per me,</p> -<p class="i01">anche quando è solamente per me,</p> -<p class="i01">ma come si fa,</p> -<p class="i01">una festa ci vuole ogni tanto.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span></p> - -<h2 id="pranzo">Il pranzo</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">E anche i pranzi e le cene</p> -<p class="i01">devono essere numeri del programma</p> -<p class="i01">della gente perbene.</p> -<p class="i01">Si pranza così felicemente da per sè,</p> -<p class="i01">nella più completa libertà,</p> -<p class="i01">ma bisogna sottostare,</p> -<p class="i01">come si fa?</p> -<p class="i01">Un pranzo di etichetta</p> -<p class="i01">in tutta la stagione,</p> -<p class="i01">qualche pranzo famigliare,</p> -<p class="i01">e per non crepare di noia, ogni tanto faccio</p> -<p class="i01">una cenettina alla Boccaccio.</p> -<p class="i01">Io prendo posto al centro della tavola,</p> -<p class="i01">alla mia destra Ginnasia,</p> -<p class="i01">a sinistra Guglielmina,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span></p> -<p class="i01">in fronte Cherubina</p> -<p class="i01">come padrona di casa.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Io che faccio le mie cene</p> -<p class="i01">con un uovo, o con due frittelline,</p> -<p class="i01">e me ne avanza,</p> -<p class="i01">che disgusto provo</p> -<p class="i01">al passare d'ogni nuova pietanza,</p> -<p class="i01">che mi conviene un po' assaggiare</p> -<p class="i01">per la buona creanza.</p> -<p class="i01">La cena procede con brio,</p> -<p class="i01">con molta eleganza.</p> -<p class="i01">Chi si diverte meno sono io.</p> -<p class="i01">Se non fosse Stellina,</p> -<p class="i01">se non fosse Cometuzza!</p> -<p class="i01">Ogni tanto vengono a beccare nel mio piatto,</p> -<p class="i01">io rido come un matto.</p> -<p class="i01">Oppure saltano in mezzo al tavolo,</p> -<p class="i01">e si mettono a beccare i fiori del bocchè</p> -<p class="i01">come se fosse un cavolo!</p> -<p class="i01">Che gioia per me!</p> -<p class="i01">Se non fosse Cherubina</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span></p> -<p class="i01">con qualche sua smorfiettina</p> -<p class="i01">piena di simpatia!</p> -<p class="i01">Dà uno scappellotto</p> -<p class="i01">al servo che le porge il vassoio,</p> -<p class="i01">si prende un mezzo pollastro</p> -<p class="i01">tutto per sè!</p> -<p class="i01">Si leva qualche cosa</p> -<p class="i01">dalla sacca della gola</p> -<p class="i01">e la mette nel piatto del vicino.</p> -<p class="i01">Caccia un osso dentro una bottiglia</p> -<p class="i01">eppoi ci va a guardare piena di maraviglia.</p> -<p class="i01">Mangia un pochino troppo colle mani,</p> -<p class="i01">buffa, buffa!</p> -<p class="i01">(Qualche invitato forse sbuffa).</p> -<p class="i01">Che cosa ci posso fare</p> -<p class="i01">se la padrona di casa</p> -<p class="i01">è una birichina?</p> -<p class="i01">Alle volte perfino</p> -<p class="i01">si mette col suo culo sul suo piatto!</p> -<p class="i01">(Mi par che gl'invitati si scandalizzino!)</p> -<p class="i01">Io divento matto!</p> -<p class="i01">E Cherubina lo rifà.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span></p> -<p class="i01">Ma queste sono vere indecenze,</p> -<p class="i01">è troppo, sono veri orrori!</p> -<p class="i01">(Qualcuno deve gridare!)</p> -<p class="i01">Infine Cherubina à ragione,</p> -<p class="i01">io vi ò invitato ad una cena boccaccesca,</p> -<p class="i01">miei nobili signori!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E alla meglio,</p> -<p class="i01">anche i pranzi e le cene passano,</p> -<p class="i01">e la quiete desiderata</p> -<p class="i01">ritorna nel mio bel castello.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span></p> - -<h2 id="visita">La visita di -Mr. Chaff</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— Mister Chaff, vi saluto,</p> -<p class="i01">siate il benvenuto!</p> -<p class="i01">Vi sono molto grato</p> -<p class="i01">d'esservi così gentilmente</p> -<p class="i01">ricordato di me,</p> -<p class="i01">vi sono molto riconoscente</p> -<p class="i01">di aver pensato a questo vostro</p> -<p class="i01">lontanissimo parente.</p> -<p class="i01">L'americano s'introdusse,</p> -<p class="i01">e ci scambiammo i complimenti d'uso.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Io ricordare molto bene voe,</p> -<p class="i01">quando essere passato Italia</p> -<p class="i01">volta precedente:</p> -<p class="i01">voe non potere ricordare me,</p> -<p class="i01">allora essere voe troppo</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span></p> -<p class="i01">piccolo fanciullo.</p> -<p class="i01">Io essere molto cambiato,</p> -<p class="i01">molto.... envecchiato.</p> -<p class="i01">E mister Chaff sorrideva;</p> -<p class="i01">ricordava la nostra lontana parentela,</p> -<p class="i01">e parlava delle relazioni</p> -<p class="i01">antiche fra le nostre famiglie.</p> -<p class="i01">Questi parenti americani</p> -<p class="i01">furono sempre una favola per me.</p> -<p class="i01">Me ne avevan parlato sempre,</p> -<p class="i01">ma non avevo mai potuto capire</p> -<p class="i01">ch'essi esistessero realmente,</p> -<p class="i01">tanto mai lontani.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Io vi trovo benissimo mister Chaff,</p> -<p class="i01">avete un'aspetto floridissimo!</p> -<p class="i01">— Io trovare voe un poco.... sbiancato,</p> -<p class="i01">un poco.... macilente.</p> -<p class="i01">— Oh! Si mister Chaff, probabilmente.</p> -<p class="i01">Lo condussi, come suo desiderio,</p> -<p class="i01">a girare pel castello.</p> -<p class="i01">Tutto volle vedere,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span></p> -<p class="i01">senza arrestarsi un momento</p> -<p class="i01">di dimandare colla massima insistenza,</p> -<p class="i01">su tutte le mie intimità,</p> -<p class="i01">facendoci sopra le sue osservazioni,</p> -<p class="i01">alcune delle quali</p> -<p class="i01">mi cominciarono a seccare.</p> -<p class="i01">— Bello questo panorama.</p> -<p class="i01">— Vi piace?</p> -<p class="i01">— Vedere mio caro,</p> -<p class="i01">io possedere Amereca</p> -<p class="i01">terreno molto più grande.</p> -<p class="i01">Quando io essere.... centro mie terreno,</p> -<p class="i01">io guardare de qua, guardare de là</p> -<p class="i01">vedere sempre mie terreno.</p> -<p class="i01">— Io questo certamente</p> -<p class="i01">non lo posso dire, mister Chaff,</p> -<p class="i01">tutto quello che vedo</p> -<p class="i01">è mondo che non mi appartiene.</p> -<p class="i01">Vi avverto però solamente</p> -<p class="i01">che quello è il mare.</p> -<p class="i01">— Oh! Molto più grande!</p> -<p class="i01">Affermava mister Chaff,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span></p> -<p class="i01">col massimo calore.</p> -<p class="i01">— Avete ragione, perdonate,</p> -<p class="i01">io sono talmente abituato</p> -<p class="i01">alle cose piccine, non ci badate.</p> -<p class="i01">Infine questo non è che il mondo di un poeta sapete.</p> -<p class="i01">Mister Chaff sorrideva</p> -<p class="i01">tutto di buon umore.</p> -<p class="i01">Quel suo ridere goffo mi seccava.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Il mio orto!</p> -<p class="i01">Vedete? la menta, la cedrina,</p> -<p class="i01">il bassilico, il ciliegio,</p> -<p class="i01">il pero, l'insalatina;</p> -<p class="i01">la mia insalatina!</p> -<p class="i01">È bello vero?</p> -<p class="i01">Il mondo di un poeta mister Chaff.</p> -<p class="i01">— Oh! Anche Amereca</p> -<p class="i01">poete possedere tutte piccolo mondo!</p> -<p class="i01">— Piccolo.... vedete,</p> -<p class="i01">è assai grande per me.</p> -<p class="i01">— Come mesurare terra voe?</p> -<p class="i01">— A piccoli passi.... e a cieli.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span></p> -<p class="i01">Girammo ancora molto pel castello;</p> -<p class="i01">gli presentai la mia Cherubina,</p> -<p class="i01">Ginnasia, Guglielmina.</p> -<p class="i01">Rise, rise l'americano,</p> -<p class="i01">certe sue risatacce grasse</p> -<p class="i01">che mi cominciarono a infastidire.</p> -<p class="i01">— Non vedere, mie caro,</p> -<p class="i01">quante fessure avere</p> -<p class="i01">queste povero castello!</p> -<p class="i01">Reparare, reparare.</p> -<p class="i01">— Niente affatto reparare,</p> -<p class="i01">lasciatele pure stare quelle fessure,</p> -<p class="i01">se c'entrano i raggi del sole</p> -<p class="i01">mi fanno sempre</p> -<p class="i01">un grandissimo piacere.</p> -<p class="i01">— Oh! Oh! Molte curioso,</p> -<p class="i01">molte.... estravagante!</p> -<p class="i01">— Quando comprai questo castello, vedete,</p> -<p class="i01">non volli riparare neppure la camera da letto.</p> -<p class="i01">— Così fare tutte poete?</p> -<p class="i01">— Così faccio io.</p> -<p class="i01">— Oh, Italiane essere molte poete.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span></p> -<p class="i01">— Non credo mister Chaff.</p> -<p class="i01">— Yes, molte poete.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Voe appartenere.... quale partite?</p> -<p class="i01">Repubblicane? Sovversive?</p> -<p class="i01">— Un poeta, sappiate, non à colore.</p> -<p class="i01">Io non sono elettore,</p> -<p class="i01">e non andrò mai a votare.</p> -<p class="i01">I colori del poeta</p> -<p class="i01">sono quelli.... del cielo,</p> -<p class="i01">degli alberi, del mare....</p> -<p class="i01">e con tutte le sfumature</p> -<p class="i01">dei tramonti e delle aurore!</p> -<p class="i01">I suoi rappresentanti</p> -<p class="i01">sono la luna, il sole,</p> -<p class="i01">e le belle giornate!</p> -<p class="i01">Un poeta non ama il suo paese,</p> -<p class="i01">se non è un bel paese,</p> -<p class="i01">lo rinunzia con la massima disinvoltura,</p> -<p class="i01">e se ne va là dove lo aspetta</p> -<p class="i01">la sua natura.</p> -<p class="i01">E poi, mister Chaff, volete proprio</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span></p> -<p class="i01">conoscere il mio partito?</p> -<p class="i01">Fate un impasto uguale,</p> -<p class="i01">metà sublime, e metà bestiale.</p> -<p class="i01">I miei occhi vedete,</p> -<p class="i01">sono avidi di sangue e di fiamme!</p> -<p class="i01">No no no, non vi spaventate,</p> -<p class="i01">me ne sto qui comodamente a dormire,</p> -<p class="i01">dormire.... per sognare.</p> -<p class="i01">— Oh! Italiane essere</p> -<p class="i01">molte.... endolente.</p> -<p class="i01">Diceva mister Chaff</p> -<p class="i01">scandendo le parole lentamente.</p> -<p class="i01">— Molte... endolente.</p> -<p class="i01">— Oh indolentissimi yes.</p> -<p class="i01">— Per questo avere poco denaro.</p> -<p class="i01">— Io ne ò tanto che mi basta,</p> -<p class="i01">sono così mingherlino...</p> -<p class="i01">per la mia pancia? oh! me ne avanza.</p> -<p class="i01">Mister Chaff si dette lesto lesto</p> -<p class="i01">un'occhiata alla sua pancia.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— E voe vivere sempre quassù.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span></p> -<p class="i01">— Sempre</p> -<p class="i01">— Io morire dopo poche ore.</p> -<p class="i01">— Vi credo, ma io mi ci diverto invece.</p> -<p class="i01">Nulla mi manca quassù,</p> -<p class="i01">mi credete abbandonato?</p> -<p class="i01">Dò anch'io le mie feste e i miei pranzi,</p> -<p class="i01">e mi stanco, mi esaurisco, mi confondo,</p> -<p class="i01">al naturale.</p> -<p class="i01">Le mie feste e i miei pranzi</p> -<p class="i01">sono sempre preparati</p> -<p class="i01">per centinaia di persone,</p> -<p class="i01">c'è la più completa illusione,</p> -<p class="i01">e non sono che per me.</p> -<p class="i01">Tutte quelle persone,</p> -<p class="i01">(i miei abitué)</p> -<p class="i01">mi rimangono indistintamente</p> -<p class="i01">simpatiche e divertenti,</p> -<p class="i01">se fossero vere</p> -<p class="i01">mi diverrebbero antipatiche e sconvenienti</p> -<p class="i01">dopo poche sere.</p> -<p class="i01">Sto qui come un eterno convalescente.</p> -<p class="i01">È così bello essere stati malati,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span></p> -<p class="i01">e non aver più male,</p> -<p class="i01">e non sentir più niente.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">— Oh! Capire molto bene,</p> -<p class="i01">tutte queste poete essere molto... fiacche,</p> -<p class="i01">anche molte persone... lascive.</p> -<p class="i01">Per questo essere tutte povere.</p> -<p class="i01">— Americano... babbeo!</p> -<p class="i01">Guardami quando creo!</p> -<p class="i01">Di terra io abbisogno,</p> -<p class="i01">tanta quanta ne sta</p> -<p class="i01">sotto i miei piccoli piedi, mi basta.</p> -<p class="i01">Io m'innalzo!</p> -<p class="i01">Nell'aria, nello spazio,</p> -<p class="i01">traverso ogni spazio,</p> -<p class="i01">coi miei capelli dorati</p> -<p class="i01">che ogni aura accarezza.</p> -<p class="i01">I miei occhi lampeggiano</p> -<p class="i01">sguardi che sono scintille,</p> -<p class="i01">fiamme roventi,</p> -<p class="i01">lame taglienti,</p> -<p class="i01">che squarciano il ventre ai cani</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span></p> -<p class="i01">delle regine nubi al mio passare,</p> -<p class="i01">essi mi vorrebbero abbaiare,</p> -<p class="i01">mi vorrebbero serrare</p> -<p class="i01">i cancelli del cielo.</p> -<p class="i01">S'inchinano rispettose</p> -<p class="i01">quelle regine,</p> -<p class="i01">facendomi posto</p> -<p class="i01">fra le loro vesti vaporose</p> -<p class="i01">di veli e di trine.</p> -<p class="i01">Ma io salgo, nulla m'arresta,</p> -<p class="i01">è in cielo la mia testa,</p> -<p class="i01">nell'azzurro profondo,</p> -<p class="i01">fra le stelle che si confondono</p> -<p class="i01">al bagliore dei miei occhi,</p> -<p class="i01">e mi sorridono amiche, sorelle.</p> -<p class="i01">Su, su, entro nel sole,</p> -<p class="i01">e creo, e mi beo!</p> -<p class="i01">Come nessun altr'uomo al mondo!</p> -<p class="i01">— Oh! Molto belle queste parole,</p> -<p class="i01">ma poe... quando essere finita</p> -<p class="i01">vostra... illusione,</p> -<p class="i01">dovere retornare vostra vita</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span></p> -<p class="i01">allora mio caro bella deselusione</p> -<p class="i01">provare!</p> -<p class="i01">— Si! Perchè la terra è angusta</p> -<p class="i01">per il mio calare!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Mister Chaff si seccò</p> -<p class="i01">alle mie ribattute,</p> -<p class="i01">e se ne andò zitto zitto.</p> -<p class="i01">Io rimasi confuso,</p> -<p class="i01">e pensai d'essermi riscaldato invano.</p> -<p class="i01">Gli potevo lasciar dire</p> -<p class="i01">tutte le sue grullerie</p> -<p class="i01">a quel povero americano,</p> -<p class="i01">chi sa come mi potevo divertire!</p> -</div></div> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td>RAPPORTO SULLA VITTORIA DEL FUTURISMO A TRIESTE</td> <td class="pag"><a href="#rapporto">pag. 7</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>LE FANFARE DELLA STAMPA</td> <td class="pag"><a href="#fanfare">23</a></td> - </tr> - <tr> - <td>TRIESTE ELETTRIZZATA</td> <td class="pag"><a href="#elettrizzata">25</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA VITTORIA STREPITOSA</td> <td class="pag"><a href="#strepitosa">36</a></td> - </tr> - <tr> - <td>I SIGNIFICATI DEL FUTURISMO SECONDO PAOLO ARCARI</td> <td class="pag"><a href="#significati">51</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IL FUTURISMO E LA SATIRA</td> <td class="pag"><a href="#satira">62</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>L'INCENDIARIO</td> <td class="pag"><a href="#incendiario">67</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VILLA CELESTE</td> <td class="pag"><a href="#celeste">81</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA FIERA DEI MORTI</td> <td class="pag"><a href="#fiera">89</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IL PRINCIPE E LA PRINCIPESSA ZUFF</td> <td class="pag"><a href="#zuff">103</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA MORTE DI COBÒ</td> <td class="pag"><a href="#cobo">113</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA REGOLA DEL SOLE</td> <td class="pag"><a href="#regola">131</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LE CAROVANE</td> <td class="pag"><a href="#carovane">145</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA CITTÀ DEL SOLE MIO</td> <td class="pag"><a href="#solemio">151</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LE BEGHINE</td> <td class="pag"><a href="#beghine">161</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VISITA ALLA CONTESSA EVA PIZZARDINI BA</td> <td class="pag"><a href="#pizzardini">171</a></td> - </tr> - <tr> - <td>E LASCIATEMI DIVERTIRE! (Canzonetta)</td> <td class="pag"><a href="#divertire">179</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>AL MIO BEL CASTELLO.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>QUANDO CAMBIAI CASTELLO</td> <td class="pag"><a href="#cambiai">187</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LE MIE PASSEGGIATE</td> <td class="pag"><a href="#passeggiate">197</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IL MIO CASTELLO E IL MIO CERVELLO</td> <td class="pag"><a href="#cervello">205</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA CIOCIARA IN LUTTO</td> <td class="pag"><a href="#ciociara">211</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA MANO</td> <td class="pag"><a href="#lamano">221</a></td> - </tr> - <tr> - <td>L'OROLOGIO</td> <td class="pag"><a href="#orologio">237</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CHERUBINA</td> <td class="pag"><a href="#cherubina">247</a></td> - </tr> - <tr> - <td>GINNASIA E GUGLIELMINA</td> <td class="pag"><a href="#ginnasia">255</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IL BALLO</td> <td class="pag"><a href="#ballo">261</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IL PRANZO</td> <td class="pag"><a href="#pranzo">269</a></td> - </tr> - <tr> - <td>LA VISITA DI MR. CHAFF</td> <td class="pag"><a href="#visita">275</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -</p> - -<div class="titlepage large"> -<p> -ANNO QUINTO -</p> - -<p> -POESIA -</p> - -<p> -<span class="smcap">organo del FUTURISMO</span> -</p> - -<p> -Direttore F. T. MARINETTI -</p> - -<p> -ha pubblicato versi inediti dei maggiori poeti contemporanei: -</p> -</div> - -<p> -<span class="smcap">Mistral, Paul Adam, Henri de Régnier, Catulle Mendès, Gustave -Kahn, Vielé-griffin, Verhaeren, Francis Jammes, Mauclair, Jules -Bois, Stuart Merrill, Paul Fort, la Comtesse de Noailles, Jane -Catulle Mendès, Rachilde, Hélène Picard, H. Vacaresco,</span> ecc. -</p> - -<p> -<span class="smcap">G. D'Annunzio, Pascoli, Marradi, Bracco, Butti, Colautti, D. Angeli, -Silvio Benco, Elda Gianelli, A. Baccelli, Ada Negri, G. P. Lucini, -D. Tumiati, G. Lipparini, Cavacchioli, Paolo Buzzi, Corrado -Covoni, A. Palazzeschi, Libero Altomare, G. Carrieri,</span> ecc. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Swinburne, Symons, Yeats, Fred. Bowles, Douglas Goldring, -Smara, Alexandre Macedonski, Dehmel, Arno Holz, Valère Brussov, -Salvador Rueda, E. Marquina, A. Gonzales-Blanco, Santiago -Arguëllo,</span> ecc. -</p> - -<div class="titlepage"> -<p> -<b>ABBONAMENTO ANNUO:</b> in Italia L. <b>10</b> — all'estero L. <b>15</b> -</p> - -<p> -<i>Ogni numero, in Italia, L.</i> <b>1</b>. -</p> -</div> -</div> - -<div class="opere"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -</p> - -<p class="title"> -Edizioni Futuriste di “POESIA” -</p> - -<p> -L'ESILIO. Romanzo di <b>Paolo Buzzi</b>, vincitore del 1º Concorso -di «Poesia»: -</p> - -<p> - Parte Prima: <i>Verso il baleno</i> (elegantissimo volume - di 300 pagine con copertina a colori di Enrico - Sacchetti) <span class="last-r">L. 2, —</span> -</p> - -<p> - Parte Seconda: <i>Su l'ali del nembo</i> (elegantissimo - volume di 300 pagine con copertina a colori di - Enrico Sacchetti) <span class="last-r">» 2, —</span> -</p> - -<p> - Parte Terza: Verso la folgore (elegantissimo volume - di 500 pagine con copertina a colori di Enrico - Sacchetti) <span class="last-r">» 2, —</span> -</p> - -<p> -L'INCUBO VELATO. Versi di <b>Enrico Cavacchioli</b>, - vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo - volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a - colori di Romolo Romani) <span class="last-r">» 3,50</span> -</p> - -<p> -GIOVANNI PASCOLI. Studio critico di <b>Emilio Zanette</b>, - vincitore del IIIº Concorso di «Poesia» (elegantissimo - volume con maschera disegnata da Romolo Romani) <span class="last-r">» 3,50</span> -</p> - -<p> -LA LEGGENDA DELLA VITA. Versi di <b>Federico De Maria</b> - (elegantissimo volume stampato su carta di lusso) <span class="last-r">» 3,50</span> -</p> - -<p> -IL VERSO LIBERO. — Parte Prima. — Studio critico di <b>Gian - Pietro Lucini</b> (elegantissimo volume di 700 pagine - con acquaforte di Carlo Agazzi) <span class="last-r">» 6, —</span> -</p> - -<p> -IL CARME DI ANGOSCIA E DI SPERANZA, di <b>Gian Pietro - Lucini</b> (esaurito a beneficio dei danneggiati del - terremoto di Sicilia e Calabria) <span class="last-r">» 1, —</span> -</p> - -<p> -D'ANNUNZIO INTIMO, di <b>F. T. Marinetti</b> (traduzione - dal francese di L. Perotti) — <i>Esaurito</i>. -</p> -</div> - -<div class="opere"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -</p> - -<p class="center large"> -Edizioni Futuriste di “POESIA” -</p> - -<p class="pad2"> -LE RANOCCHIE TURCHINE. Versi di <b>Enrico Cavacchioli</b>, - vincitore del IIº Concorso di «Poesia» (elegante volume, - con copertina a colori di Ugo Valeri) <span class="last-r">L. 3,50</span> -</p> - -<p> -ENQUÊTE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE et MANIFESTE - DU FUTURISME, par <b>F. T. Marinetti</b> <span class="last-r">» 3,50</span> -</p> - -<p> -REVOLVERATE, Versi liberi di <b>Gian Pietro Lucini</b> - (elegantissimo volume di circa 400 pagine, con - Prefazione di F. T. Marinetti) <span class="last-r">» 4, —</span> -</p> - -<p> -AEROPLANI. Versi liberi di <b>Paolo Buzzi</b>, col - Secondo Proclama futurista, di F. T. Marinetti - (Elegantissimo volume di circa 300 pagine) <span class="last-r">» 3,50</span> -</p> - -<p> -L'INCENDIARIO. Versi liberi di <b>Aldo Palazzeschi</b>, - col Rapporto sulla Vittoria futurista di Trieste - (elegantissimo volume di circa 300 pagine) <span class="last-r">» 3,50</span> -</p> - -<p> -MAFARKA IL FUTURISTA. Romanzo di <b>F. T. Marinetti</b>, - tradotto da Decio Cinti (Elegante volume di circa - 350 pagine) <span class="last-r">» 3, —</span> -</p> - -<p class="pad2"> -<i>D'imminente pubblicazione:</i> -</p> - -<p> -FUTURISTI E PASSATISTI. Documenti discorsi e polemiche (Un - volume illustrato di 400 pagine) <span class="last-r">L. 3, —</span> -</p> - -<p> -LES REMPARTS DU PASSÉ. (Un volume illustré de 400 pages) <span class="last-r">» 4, —</span> -</p> - -<p> -LA VICTOIRE DU FUTURISME. (Un volume illustré de - 400 pages) <span class="last-r">» 4, —</span> -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -</p> - -<p class="center"> -FRATELLI TREVES, EDITORI — MILANO -</p> - -<p class="pad2 center"> -<i>D'imminente pubblicazione:</i> -</p> - -<p class="center x-large"> -RE BALDORIA -</p> - -<p class="center small"> -TRADUZIONE DELLA TRAGEDIA SATIRICA -</p> - -<p class="center large"> -LE ROI BOMBANCE -</p> - -<p class="center x-small"> -di -</p> - -<p class="center"> -F. T. MARINETTI -</p> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of L'Incendiario, by Aldo Palazzeschi - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCENDIARIO *** - -***** This file should be named 53287-h.htm or 53287-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/3/2/8/53287/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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