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-The Project Gutenberg EBook of Architettura comacina, by Vittorio Treves
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Architettura comacina
-
-Author: Vittorio Treves
-
-Release Date: September 1, 2016 [EBook #52954]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ARCHITETTURA COMACINA ***
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-
-Produced by Barbara Magni (This file was produced from
-images made available by The Internet Archive)
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- VITTORIO TREVES
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- ARCHITETTURA COMACINA
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- TORINO
- TIP. E LIT. CAMILLA E BERTOLERO
- _Via Ospedale, N. 18_
- 1888.
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- Proprietà artistico-letteraria.
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- «... abbiamo il coraggio di affermare
- che, secondo l'animo nostro, la rozza,
- ma feconda architettura italiana, la
- quale, in difetto di nome più proprio,
- s'usa chiamare lombarda, diventerà con
- gli anni, svolta ed ingentilita e
- rimodernata che sia, l'architettura della
- nuova Italia.»
-
- (BOITO, _Architett. del Medio Evo
- in Italia_).
-
-
-L'architettura lombarda, nata nel secolo nono col Sant'Ambrogio di
-Milano, non s'introdusse nella provincia di Como che dopo il Mille, e
-quivi, come in tutto il territorio cisalpino, e, parzialmente, nelle
-altre provincie italiane, si mantenne in vigore fin oltre il tredicesimo
-secolo; lasciandoci opere degne di singolare interesse per la schietta e
-giudiziosa originalità, che le pone sopra quelle della decadenza romana
-e le distingue dai monumenti bizantini, nei quali troppo prepondera la
-decorazione in confronto alla costruzione.
-
-Architetti di tali edifizi furono quei _magistri comacini_, i quali,
-da più secoli addietro, esercitavano, quasi esclusivamente, l'arte e
-l'industria del fabbricare, non soltanto nella Lombardia, ma eziandio
-nelle altre provincie d'Italia e persino oltre l'Alpi; successori e
-continuatori di quegli artigiani medesimi che, sotto l'Impero Romano,
-erano liberi o schiavi: ma la libertà negli uni era vincolata dall'obbligo
-di esercitare, di padre in figlio, la professione medesima in una zona di
-territorio determinata; negli altri la servitù era alleviata dal diritto
-di retribuzione sul proprio lavoro, quantunque il lavoro fosse imposto.
-
- [Illustrazione: Fianco della Chiesa di Santa Maria del Tiglio in
- Gravedona (Lago di Como).]
-
-I maestri comacini non erano, come il nome loro farebbe supporre, dei
-veri capimaestri nè imprenditori di fabbriche, simili ai nostri moderni.
-Obbligati, per legge, ad impiegare sotto i loro ordini i servi del
-proprietario che li aveva assoldati, non potevano giovarsi di tali operai
-senza metter mano essi stessi alla esecuzione materiale delle opere
-loro; ciascheduno non coltivava e non dirigeva pertanto che una parte
-specialissima della costruzione. Così, a spiegarci con l'esempio, un
-maestro era chiamato ad eseguire la parte puramente muraria, mentre ad
-un altro erano affidati i rivestimenti in pietra od in marmo e la posa
-in opera delle colonne e dei capitelli, ad un terzo gli archi, le vôlte,
-le coperture, ecc.; il disegno compiuto dell'edifizio spesso non esisteva
-che nella mente del commettente, il quale non era architetto. Da ciò gli
-errori inavvertiti nelle misure, le irregolarità nelle forme simmetriche e
-nel tracciamento dei muri, i difetti di parallelismo e di perpendicolarità
-che ci sorprendono quando osserviamo la pianta o lo spaccato di una chiesa
-lombarda. Gli esecutori attendevano ciascuno liberamente alla propria
-incombenza; eppure l'abilità, la precisione, l'intelligente accordo tra
-essi era tale, che le opere, eseguite senza unità di direzione artistica
-e tecnica, benchè presentino gli accennati difetti, sono tuttavia
-mirabili per unità di espressione e di forma. Nati e cresciuti tra il
-popolo e partecipanti della rozza coltura del popolo, l'arte loro non
-è raffinata, minuziosa, sottile nella ricerca di significati simbolici,
-come l'arte cristiana dei secoli posteriori; ma, appunto per questo, è più
-indipendente, più ingenua, più vera; e, ingentilita, corretta, modificata
-a seconda dello spirito e dei bisogni dei varii popoli, da essa hanno
-attinto gli elementi tutte le architetture cristiane fiorite in Occidente
-più tardi.
-
- [Illustrazione: Cortile del Chiostro di Piona (Lago di Como).]
-
-Lo stile al quale oggi tutti convengono nell'attribuire il nome di
-_lombardo_ o di _comacino_, che a ragione gli spetta, per le analogie che
-presenta con altri stili stranieri, per l'epoca in cui maggiormente si è
-svolto, per la derivazione sua dalle architetture più antiche, fu chiamato
-anche romanzo, sassone, carlovingio, gotico antico e romano-bizantino.
-Esso ritrae dalle chiese latine il tipo basilicale, la forma di taluni
-ornamenti e alcuni metodi tradizionali di costruzione, ritrae dalle
-bizantine l'uso delle vôlte e delle cupole a sesto rialzato, lo stile
-delle sculture e il carattere orientale di altre forme decorative. I
-contrafforti sporgenti all'esterno, i cordoni o nervature nelle vôlte a
-crociera e lungo i piloni che le sostengono, gli archivôlti multipli e la
-doppia strombatura nelle aperture, i capitelli cubici, i piloni poligonali
-e le colonne accoppiate sono organi e forme particolari a questo stile
-e create o sviluppate spontaneamente con esso, dalle necessità rigorose
-della costruzione, non mai ad un fine capriccioso o puramente decorativo.
-
- [Illustrazione: Particolari delle arcate nel Chiostro di Piona.]
-
-I monumenti lombardi si presentano semplici e severi all'esterno.
-Raramente sono decorati a mosaico, e soltanto verso la metà del duodecimo
-secolo s'incominciarono a impiegare, a scopo decorativo, pietre e mattoni
-di diverso colore, formanti compartimenti e disegni di vivacissimo
-effetto. Le muraglie, pressochè liscie, son traversate dal basso all'alto
-da contrafforti o speroni sporgenti, che sostengono le arcate interne e
-disegnano, all'esterno, la distribuzione delle navate; lungo la facciata
-principale sono qualche volta scantonati e ornati agli spigoli, con
-colonne addossate che accompagnano il contrafforte fin sopra il fregio
-di coronamento. Il fregio, più o meno ricco, è quasi sempre costituito
-di archetti, impostati sopra mensoline, formate, come gli archetti, di
-pietre o mattoni variamente modellati, a spigoli vivi. A questi archetti,
-talvolta ricorrenti un dietro l'altro, talvolta intrecciati, talvolta
-sostenuti da colonnette o da pilastrini, sovrasta una fascia sottile,
-formata di mattoni disposti obliquamente, come i denti di una sega. Una
-fascia intermedia, egualmente costituita di archetti, segna la divisione
-interna dei piani. Alcune sculture disseminate qua e là, o disposte a
-striscie orizzontali irregolarmente interrotte, una o più file di finestre
-e le porte finiscono di ornare le pareti esterne delle chiese lombarde.
-
- [Illustrazione: Fregio di coronamento e zoccolo nella Chiesa di
- Santa Maria del Tiglio in Gravedona.]
-
-Le finestre sono spesso bifore o trifore, con colonnine interposte;
-alla sommità dei frontoni, nelle pareti delle absidi e nelle cupole
-sono circolari od ovali o tagliate in forma di croce; ma generalmente
-han la forma di un rettangolo, col lato verticale straordinariamente
-allungato, terminato da un arco a pien centro. Spaziose nelle prime
-basiliche cristiane e negli antichi monumenti bizantini, andarono via
-via restringendosi coll'avanzare dell'arte lombarda, probabilmente a
-cagione del caro prezzo del vetro e della sostituzione avvenuta del ferro
-e del piombo al legno nelle intelaiature. Il rapporto fra la larghezza
-e l'altezza della luce libera, che è abitualmente superiore ad 1/2 nelle
-finestre delle chiese latine e delle bizantine, si riduce nelle lombarde,
-di età meno antica, ad 1/3, ad 1/5 e persino ad 1/10 nei monumenti del
-secolo dodicesimo. Ma, mentre la luce si va restringendo, la cornice
-esterna conserva sempre una certa larghezza, grazie all'ampia strombatura
-di cui ogni finestra è provvista.
-
-La porta principale, vale a dire la più grande e la più riccamente
-ornata, si apre, ordinariamente, sull'asse della facciata principale.
-Altre porte più piccole danno accesso alle navi minori; non c'è chiesa
-di villaggio nè battistero lombardo che non abbia almeno due porte;
-le chiese monumentali ne hanno cinque o sei, senza contare quelle
-di servizio. Le strombature sono, anche nelle porte, assai larghe, e
-più aperte all'esterno che all'interno; sono esteriormente ornate con
-archivôlti, sostenuti da colonnette e da cordoni, tanto più numerosi e
-più ricchi quanto più importante è la porta. Questa decorazione, derivata
-dalle nervature dei piloni e delle vôlte interne, dà alle porte lombarde
-ricchezza e grandiosità straordinaria. La luce libera della porta è
-limitata superiormente da un architrave scolpito, sostenuto ai lati da due
-piccole mensole; il campo piano della lunetta, compreso fra l'architrave
-e l'archivôlto più profondo e più basso, è ornato di sculture o di pitture
-su fondo dorato all'uso orientale.
-
- [Illustrazione: Porta del Battistero di Varese.]
-
-Quando il Cristianesimo, divenuto religione dello Stato, potè uscire
-dalle catacombe, dove se ne celebravano prima i misteri, le ricchezze,
-il lusso e la coltura erano già trasferiti, con la sede dell'Impero, in
-Oriente, dove poterono nascere e svilupparsi nuove forme architettoniche,
-in armonia con i riti e i costumi mutati. Ma i Cristiani di Roma e di
-tutto l'Occidente, non seppero o non poterono iniziare il trionfo della
-religione nuova, con l'invenzione di una diversa architettura; essi
-occuparono gli edifizi che già esistevano e, negli altri che andarono
-fabbricando, non si scostarono dalle forme e dalle tradizioni più antiche.
-Però non furono i templi pagani consacrati al nuovo culto: adorare il
-Cristo e la Vergine nel recinto istesso ove dianzi adoravansi Venere e
-Marte, sarebbe parso un sacrilegio; essi preferirono giovarsi di quegli
-edifizi civili che la destinazione precedente non avea profanati. Scelsero
-le basiliche e le trasformarono in chiese; riservarono ai vescovi e ai
-diaconi la tribuna, ove prima sedevano i giudici; ai lati della tribuna
-disposero il coro e gli amboni; innanzi all'emiciclo o abside, posto in
-fondo alla tribuna, alzarono l'altare. La distribuzione dell'edificio,
-diviso internamente da due file longitudinali di colonne, in tre grandi
-navate ineguali, si prestava alla separazione del popolo dai penitenti e
-dal clero; a destra presero posto gli uomini, a sinistra le donne; nella
-nave centrale, più larga e più alta, il clero minore e i catecumeni. Per
-meglio riparare l'edifizio dall'influenza delle intemperie, lo fecero
-precedere da un porticato coperto o atrio, corrispondente al pronao dei
-templi antichi, al _narthex_ delle chiese bizantine. Più tardi, alle tre
-gallerie longitudinali ne aggiunsero una trasversale, e alle due più basse
-ne sovrapposero altre più piccole, destinate a mantenere più rigorosa la
-separazione tra le donne, che le occupavano, e gli altri fedeli.
-
-Un altro tipo fu tuttavia adottato per le chiese minori e,
-particolarmente, per i battisteri: la _rotonda_, a pianta circolare,
-anulare o poligonale, coperta totalmente a vôlta, a differenza delle prime
-basiliche, le quali non erano coperte a vôlta che nelle absidi, nella
-tribuna e nel coro: in ogni altro luogo, l'armatura del tetto appariva
-intieramente scoperta all'interno.
-
- [Illustrazione: Battistero di Lenno (Lago di Como).]
-
-Le vôlte, nel primo periodo lombardo, erano destinate a portare
-direttamente sul loro estradosso la copertura; erano costruite con
-materiali di piccole dimensioni, disposti coi giunti convergenti diretti
-normalmente alla superficie dell'intradosso; avevano uno spessore medio di
-40 centimetri, che variava poco con la portata della vôlta, la quale non
-superava generalmente i 14 metri. Gli spazi ricoperti erano separati tra
-loro da arcate a tutto sesto, costruite in pietra arenaria o in laterizi.
-Le basiliche lombarde, nelle quali appariscono più spiccati i caratteri
-di questo stile, sono intieramente coperte da vôlte, ad eccezione delle
-chiese comasche, nelle quali le tavole, i correnti, i puntoni del tetto,
-sostenuti da mensole o da capitelli scolpiti in legno od in pietra, ornati
-di pitture, di meandri e di fregi, sostituiscono sempre le vôlte nella
-navata maggiore. Nelle altre invece, la nave stessa termina con una cupola
-ottagonale che, per mezzo di pennacchi conici disposti a gradini, appoggia
-sopra un tamburo quadrato, sostenuto da quattro arcate a pien centro. La
-tribuna termina con tre absidi, delle quali le due minori son poste sul
-prolungamento delle ali minori. I campanili sono situati contro i muri
-laterali, presso la tribuna o presso la fronte, e soltanto nelle chiese
-comasche sono incorporati all'edificio.
-
-Le vôlte a crociera sono rinforzate, all'intradosso, da una energica
-armatura, costituita di archi sporgenti che accompagnano la vôlta da
-ogni lato, mentre altri archi, diretti diagonalmente, la traversano,
-dividendola in tanti triangoli sferici quanti sono gli archi laterali.
-La saetta di queste vôlte è piccola quando l'altezza è limitata, come
-avviene nelle navi minori sormontate da gallerie; ma, quando le vôlte
-possono liberamente elevarsi, come nella navata centrale, dove le arcate
-laterali e diagonali sono a tutto sesto, esse pigliano l'aspetto di vere
-cupole sferiche; e i costoloni o nervature che le traversano in ogni
-senso, mettendone in rilievo l'ossatura, costituiscono al tempo stesso
-una decorazione ricca e variata; e provano, a chi nol sapesse, come il
-più bello e potente mezzo di espressione, in architettura, consista nella
-manifestazione franca e sapiente della struttura. Di grossezza e di forma
-diversa, secondo che seguono la vôlta in un senso o nell'altro, queste
-nervature scendono a collegarsi ai piloni che stanno sotto le arcate
-e proseguono verticalmente, lungo i piloni medesimi, fino alla base
-dell'edifizio.
-
-Il pilone a colonne addossate, questo simbolo della basilica a vôlta, come
-lo chiama il Selvatico, esisteva in germe nelle architetture più antiche,
-ma soltanto le architetture cristiane del medio evo ne svilupparono
-l'organismo, ne generalizzarono l'uso, ne affermarono la importanza.
-La colonna romana era troppo debole, era difficile tagliarla in un sol
-pezzo e metterla in opera; il suo impiego, come sostegno, era divenuto
-sempre più raro; il pilastro venne a sostituirla utilmente; e il pilastro,
-costituito di materiali diversi, potè assumere forme diverse, a seconda
-degli archi che dovea sostenere. Il sistema costruttivo e decorativo
-della vôlta diede vita e forma al pilone; le nervature, i costoloni delle
-cupole generarono quelle graziose colonne che lo abbracciano da ogni
-lato, elevandosi a fasci, dal pavimento fin presso l'imposta dell'arco
-cui corrispondono. E siccome uno stesso pilastro sostiene sovente tre
-diversi piani di vôlte, i suoi cordoni hanno grossezze e altezze ineguali
-in ragione dello spessore variabile e del diverso piano d'imposta di
-ciaschedun arco. La grossezza dei piloni varia, in una stessa navata,
-quando varia l'ampiezza delle vôlte; gli estremi di ciascuna fila, quelli
-che portano la cupola, appariscono sempre più sviluppati e più forti,
-e, alternandosi senza ripetersi, mentre soddisfano alle esigenze della
-stabilità reale e di quella apparente, temprano, colla varietà loro, la
-fredda e monotona severità dell'ambiente. Anche i sostegni cilindrici,
-a sezione circolare, più forti e più resistenti a parità di superficie,
-furono in uso nella architettura lombarda, e sono comunissimi nelle chiese
-comasche; ma riescono, senza confronto, assai meno eleganti di quelli a
-sezione poligonale.
-
- [Illustrazione: Capitelli e architravi nella Chiesa di Santa
- Maria del Tiglio in Gravedona.]
-
-I capitelli, nelle colonne e nei pilastri, quando non hanno la forma
-di un cubo scantonato o di un cesto rozzamente scolpito, imitano, più
-o meno felicemente, le forme del capitello corinzio. Sono, per lo più,
-formati di due pezzi distinti: l'uno comprende il corpo del capitello e
-il collarino, l'altro costituisce l'abaco ed è sovente assai massiccio,
-tanto da trasformarsi in un membro indipendente dalla colonna, in una
-specie di cuscino parallelepipedo, più sviluppato nel senso dello spessore
-del muro, contro l'imposta dell'arcata cui corrisponde. Il capitello
-cubico ha la forma di una cupola sferica con pennacchi, racchiusa fra
-quattro pareti verticali, diminuita del segmento di sfera che sovrasta ai
-pennacchi e rovesciata. Robusto e tozzo per la semplicità geometrica delle
-sue forme, esente da ogni ricercatezza decorativa e motivato unicamente
-dalle esigenze della sua funzione, esso può giacere isolato, anche
-senza l'aggiunta di abaco o di collarino al sommoscapo della colonna. Le
-sue pareti sono, ordinariamente, liscie; qualche volta sono coperte di
-sculture e di ornati, rilevati od incisi.
-
- [Illustrazione]
-
-Il profilo delle basi è quello della base attica, leggermente modificato
-nella proporzione delle modanature. Nei monumenti più antichi s'incontrano
-basi somiglianti a quella corinzia, formate di due scozie e di un toro
-interposto. Sono notevoli le appendici, in forma di unghie, che uniscono
-l'astragalo ai vertici superiori del plinto; queste unghie, modellate,
-generalmente, con grande semplicità, hanno talvolta forme ricercatissime,
-talvolta mancano affatto.
-
- [Illustrazione]
-
-Le sculture che rivestono le pareti delle chiese lombarde somigliano alle
-sculture bizantine dalle quali derivano. Non hanno alcun carattere deciso,
-e la loro esecuzione è assai trascurata nei monumenti più antichi; l'arte
-del profilare non si perfezionò in Lombardia che nel duodecimo secolo,
-quando ai piatti e magri rilievi dell'epoca longobarda succedettero
-rilievi più decisi, a contorni vivi o arrotondati; innumerevoli figure
-d'uomini e di animali, fogliami, frutti, ornamenti d'ogni sorta,
-incominciarono allora a coprire i capitelli, gli stipiti, gli archivôlti
-e le pareti interne ed esterne. Ma la figura umana si mantenne, fra tutti
-questi motivi di decorazione, tuttavia scorrettissima; le membra non
-sono mai proporzionate, le teste son grosse, i visi brutali e deformi,
-le mani larghe, con le dita rigide e di lunghezza uniforme. Gli animali
-son meglio disegnati, quantunque non sapremmo distinguerli, se la forma
-caratteristica delle zampe, della testa, della coda non ne indicassero la
-specie; i mostri, le chimere, i grifoni, i draghi, i serpenti e i leoni
-alati sono alternati cogli animali domestici e selvatici, fra i quali
-abbondano gli uccelli, i leoni, i cavalli, gli agnelli. Raramente queste
-sculture sono eseguite a tutto rilievo; soltanto sotto i pulpiti e sotto
-i frontoni delle porte, dei leoni isolati sostengono le colonne anteriori.
-Gli ornamenti vegetali sono i meglio condotti; i motivi sono estremamente
-variati: fogliami, fregi correnti, treccie, ghirlande, nodi, palmette,
-grappoli e tralci sono sparsi in ogni luogo, e, alternati con le figure,
-ne riempiono il campo. Ma mentre tutto è rigorosamente logico e pratico
-nell'arte lombarda, tutto è barbaramente convenzionale nelle particolarità
-della fauna e della flora decorativa; la natura non è imitata, ogni cosa
-appare copiata da altre copie imperfette del vero, dalle sculture e dai
-mosaici bizantini, dai disegni delle stoffe, dei nastri, dei ricami, dalle
-pitture che quegli artefici rozzi aveano sott'occhio.
-
-Eppure, malgrado la scorrettezza, quasi infantile, del disegno, malgrado
-la volgarità e la confusione dei soggetti insignificanti, questa
-stessa scultura, considerata nel suo aspetto d'insieme, presenta una
-decorazione omogenea, ben proporzionata, di un valore architettonico
-che non hanno le sculture perfette di altri stili più ricchi. Essa è
-tanto più efficace quanto meno i suoi effetti sono ricercati; non vela,
-non altera la costruzione, non costringe gli sguardi ad un punto, ma li
-lascia spaziare senza stancarli. Non sono i particolari decorativi che
-imprimono carattere ad un'architettura, ma i profili delle masse che si
-disegnano da lontano sul cielo, le ampie superfici piane o sfuggenti,
-interrotte da vani variamente distribuiti, le grandi linee d'insieme.
-Quando le masse son belle, lo spettatore ne subisce l'impressione e non si
-arresta ad analizzarle. Il monumento intiero deve parlare un linguaggio
-più alto e più eloquente di ogni singola parte; ogni parte deve essere
-subordinata all'insieme. Un edifizio brutto, per quanto adorno di belle
-cornici, di stucchi eleganti, di stupende pitture, riman sempre brutto,
-anzi appare tanto più brutto quanto è maggiore il valore speciale dei
-singoli ornamenti che gli sono addossati. Non è nella divisione, ma nella
-unità che sta la grandezza dell'architettura, come, del resto, di tutte le
-arti del disegno, prese una ad una. L'architettura le abbraccia tutte, ma
-le sottomette. E l'architettura lombarda, dalle forme semplici, severe,
-un po' rozze, non avrebbe potuto avere una scultura più ricca; ebbe la
-scultura e la statuaria che le convenivano, e, se noi dovessimo riprodurre
-oggigiorno una chiesa lombarda, non potremmo vestirla di rilievi e di
-statue, più finite e più belle, senza alterarne la ruvida ma efficace
-fisonomia dell'insieme.
-
-
-Ma noi non dobbiamo oggi copiare i monumenti del medio evo; dobbiamo
-studiarli per ritornare a quei principii, che da più centinaia di anni
-sembriamo avere dimenticati, per ricordarci: che le forme architettoniche
-devono derivare dal sistema di costruzione, dalla qualità dei materiali
-impiegati, dalla distribuzione dell'edificio; accusarne l'ossatura, non
-coprirla, ma confessarla per convertirla in bellezza: che accoppiare
-elementi di stili diversi è voler dare ad un solo edificio più espressioni
-contrastanti fra loro e in disaccordo tutte quante coi bisogni moderni:
-che finalmente dobbiamo imitare, di preferenza, le maniere delle antiche
-architetture popolari italiane piuttosto che quelle delle architetture
-straniere antiche o moderne. I monumenti di quelle architetture sono
-tutti, o quasi tutti, religiosi; e non è di tali monumenti, per verità,
-che noi sentiamo oggi il bisogno. Ma le reliquie di un'arte pura,
-indipendente, spontanea, fecondata dal sentimento e dal genio originale
-di un popolo per più centinaia di anni, rimangono ammirabili e feconde
-di ispirazione e di esempio, anche quando, mutati i bisogni, sfatate le
-antiche credenze, l'arte dee volgersi ad altri ideali.
-
-
-
-
-NOTE
-
-
-_Pag._ 5. I monumenti più importanti dell'architettura lombarda furono
-singolarmente rappresentati e descritti nella nota e splendida opera del
-DARTEIN: _Étude sur l'architecture lombarde_. I disegni che accompagnano
-questo breve saggio sono ricavati da fotografie e da schizzi originali
-eseguiti da me, in parte, e in parte dal mio caro amico Daniele Donghi.
-
-_Pag._ 11. Negli edifizi comensi, l'uso della decorazione policroma,
-all'esterno e all'interno, è più diffuso. La bellissima chiesetta di Santa
-Maria del Tiglio in Gravedona, sulla riva del lago di Como, è rivestita di
-marmi neri e bianchi, disposti a fascie orizzontali, alternate abbastanza
-regolarmente nelle quattro facciate. Le arcate interne son formate degli
-stessi marmi, tolti alle vicine cave di Musso e di Olcio sul lago di
-Lecco. Le pareti, spianate accuratamente, doveano essere, in origine,
-intieramente coperte di affreschi, simili a quelli che ancora rimangono
-nel S. Fedele a Como e nel S. Pietro a Civate; di quelle pitture non si
-vedono oggi che pochissimi avanzi.
-
-Il piccolo chiostro di Piona appartiene all'ultimo periodo
-dell'architettura lombarda, ed è notevole, oltre che per la bellezza dei
-capitelli e delle basi, elegantemente modellati, pei marmi che rivestono
-il fregio e le arcate, disposti a fascie concentriche di color bianco,
-rosso e nero alternati.
-
-_Pag._ 17. Il battistero ottagonale annesso alla chiesa arcipretale di
-Lenno fu costruito nel secolo undecimo. Le muraglie esterne son formate di
-pietra calcare giurese, grossamente squadrata, disposta a corsi regolari,
-interrotti da lesene agli spigoli e da colonnine incastrate, che legano la
-base agli archetti del fregio; una di queste colonnine cade sulla chiave
-dell'archivôlto della porticina centrale. Il tetto segue la curvatura
-dell'estradosso della vôlta che lo sostiene.
-
-
-
-
-INDICE DELLE FIGURE
-
-
- Fianco della chiesa di Santa Maria del Tiglio in
- Gravedona (Lago di Como) Pag. 7
- Cortile del chiostro di Piona (Lago di Como) » 9
- Particolari delle arcate nel chiostro di Piona » 10
- Fregio di coronamento e zoccolo nella chiesa di Santa
- Maria del Tiglio in Gravedona » 12
- Porta del battistero di Varese » 14
- Veduta del battistero di Lenno (Lago di Como) » 17
- Capitelli e architravi nella chiesa di Santa Maria
- del Tiglio in Gravedona » 21
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
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-
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