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-The Project Gutenberg EBook of Le avventure di Pinocchio, by Carlo Collodi
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Le avventure di Pinocchio
- Storia di un burattino
-
-Author: Carlo Collodi
-
-Illustrator: Carlo Chiostri
-
-Release Date: July 3, 2016 [EBook #52484]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE AVVENTURE DI PINOCCHIO ***
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-
-Produced by Barbara Magni (This file was produced from
-images generously made available by The Internet Archive)
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- C. COLLODI
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- Le
- Avventure
- di
- Pinocchio
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- Storia di un burattino
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-
- illustrata
- da
- CARLO CHIOSTRI
-
- Incisioni di A. BONGINI
-
- Nuova edizione
-
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-
- FIRENZE
- R. Bemporad & Figlio — Editori.
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
- DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO
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- 12 — 1902. — Tip. di V. Sieni, Corso de' Tintori, Firenze.
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-
-I.
-
-Come andò che Maestro Ciliegia, falegname trovò un pezzo di legno che
-piangeva e rideva come un bambino.
-
-
-— C'era una volta....
-
-— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
-
-— No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
-
-Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli
-che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il
-fuoco e per riscaldare le stanze.
-
-Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo
-di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva
-nome mastr'Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia,
-per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza,
-come una ciliegia matura.
-
- [Illustrazione: .... sentì una vocina sottile sottile.]
-
-Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò
-tutto; e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a
-mezza voce:
-
-— Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba
-di tavolino. —
-
-Detto fatto, prese subito l'ascia arrotata per cominciare a levargli la
-scorza e a digrossarlo; ma quando fu lì per lasciare andare la prima
-asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perchè sentì una vocina
-sottile sottile, che disse raccomandandosi:
-
-— Non mi picchiar tanto forte! —
-
-Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
-
-Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai
-poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il
-banco, e nessuno: guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e
-nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno;
-aprì l'uscio di bottega per dare un'occhiata anche sulla strada, e
-nessuno. O dunque?...
-
-— Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca —
-si vede che quella vocina me la son figurata io. Rimettiamoci a
-lavorare. —
-
-E ripresa l'ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di
-legno.
-
-— Ohi! tu m'hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.
-
-Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del
-capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni
-fino al mento, come un mascherone da fontana.
-
-Appena riebbe l'uso della parola, cominciò a dire tremando e
-balbettando dallo spavento:
-
-— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui
-non c'è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia
-imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso
-credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto,
-come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c'è da far bollire una
-pentola di fagioli.... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno?
-Se c'è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l'accomodo
-io! —
-
-E così dicendo, agguantò con tutt'e due le mani quel povero pezzo di
-legno, e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della
-stanza.
-
-Poi si messe in ascolto, per sentire se c'era qualche vocina che si
-lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci
-minuti, e nulla!
-
-— Ho capito — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la
-parrucca — si vede che quella vocina che ha detto _ohi_, me la son
-figurata io! Rimettiamoci a lavorare. —
-
-E perchè gli era entrato addosso una gran paura, si provò a
-canterellare per farsi un po' di coraggio.
-
-Intanto, posata da una parte l'ascia, prese in mano la pialla, per
-piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo
-piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:
-
-— Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo! —
-
-Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato.
-Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra.
-
-Il suo viso pareva trasfigurito, e perfino la punta del naso, di
-paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran
-paura.
-
-
-
-
-II.
-
-Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il
-quale lo prende per fabbricarsi un burattino maraviglioso, che sappia
-ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali.
-
-
-In quel punto fu bussato alla porta.
-
-— Passate pure, — disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi
-in piedi.
-
- [Illustrazione: Un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva
- nome Geppetto.]
-
-Allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva
-nome Geppetto; ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far
-montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Polendina,
-a motivo della sua parrucca gialla, che somigliava moltissimo alla
-polendina di granturco.
-
-Geppetto era bizzosissimo. Guai a chiamarlo Polendina! Diventava subito
-una bestia, e non c'era più verso di tenerlo.
-
-— Buon giorno, mastr'Antonio, — disse Geppetto. — Che cosa fate costì
-per terra?
-
-— Insegno l'abbaco alle formicole.
-
-— Buon pro vi faccia.
-
-— Chi vi ha portato da me, compar Geppetto?
-
-— Le gambe. Sappiate, mastr'Antonio, che son venuto da voi, per
-chiedervi un favore.
-
-— Eccomi qui, pronto a servirvi, — replicò il falegname rizzandosi su
-i ginocchi.
-
-— Stamani m'è piovuta nel cervello un'idea.
-
-— Sentiamola.
-
-— Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno: ma un
-burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirar di scherma e fare
-i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per
-buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino: che ve ne pare?
-
-— Bravo Polendina! — gridò la solita vocina, che non si capiva di dove
-uscisse.
-
-A sentirsi chiamar Polendina, compar Geppetto diventò rosso come
-un peperone dalla bizza, e voltandosi verso il falegname, gli disse
-imbestialito:
-
-— Perchè mi offendete?
-
-— Chi vi offende?
-
-— Mi avete detto Polendina!
-
-— Non sono stato io.
-
-— Sta' un po' a vedere che sarò stato io! Io dico che siete stato voi.
-
-— No!
-
-— Sì!
-
-— No!
-
-— Sì! —
-
-E riscaldandosi sempre più, vennero dalle parole ai fatti,
-e acciuffatisi fra di loro, si graffiarono, si morsero e si
-sbertucciarono.
-
-Finito il combattimento, mastr'Antonio si trovò fra le mani la parrucca
-gialla di Geppetto, e Geppetto si accòrse di avere in bocca la parrucca
-brizzolata del falegname.
-
-— Rendimi la mia parrucca! — gridò mastr'Antonio.
-
-— E tu rendimi la mia, e rifacciamo la pace. —
-
-I due vecchietti, dopo aver ripreso ognuno di loro la propria parrucca,
-si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la
-vita.
-
-— Dunque, compar Geppetto, — disse il falegname in segno di pace fatta
-— qual è il piacere che volete da me?
-
-— Vorrei un po' di legno per fabbricare il mio burattino; me lo
-date? —
-
-Mastr'Antonio, tutto contento, andò subito a prendere sul banco quel
-pezzo del legno che era stato cagione a lui di tante paure. Ma quando
-fu lì per consegnarlo all'amico, il pezzo di legno dette uno scossone,
-e sgusciandogli violentemente dalle mani, andò a battere con forza
-negli stinchi impresciuttiti del povero Geppetto.
-
-— Ah! gli è con questo bel garbo, mastr'Antonio, che voi regalate la
-vostra roba? M'avete quasi azzoppito!...
-
-— Vi giuro che non sono stato io!
-
-— Allora sarò stato io!...
-
-— La colpa è tutta di questo legno....
-
-— Lo so che è del legno: ma siete voi che me l'avete tirato nelle gambe!
-
-— Io non ve l'ho tirato!
-
-— Bugiardo!
-
-— Geppetto, non mi offendete: se no vi chiamo Polendina!...
-
-— Asino!
-
-— Polendina!
-
-— Somaro!
-
-— Polendina!
-
-— Brutto scimmiotto!
-
-— Polendina! —
-
-A sentirsi chiamar Polendina per la terza volta, Geppetto perse il lume
-degli occhi, si avventò sul falegname e lì se ne dettero un sacco e una
-sporta.
-
-A battaglia finita, mastr'Antonio si trovò due graffi di più sul naso,
-e quell'altro due bottoni di meno al giubbetto. Pareggiati in questo
-modo i loro conti, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni
-amici per tutta la vita.
-
-Intanto Geppetto prese con sè il suo bravo pezzo di legno, e
-ringraziato mastr'Antonio, se ne tornò zoppicando a casa.
-
-
-
-
-III.
-
-Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e
-gli mette il nome di Pinocchio. Prime monellerie del burattino.
-
-
-La casa di Geppetto era una stanzina terrena, che pigliava luce da un
-sottoscala. La mobilia non poteva esser più semplice: una seggiola
-cattiva, un letto poco buono e un tavolino tutto rovinato. Nella
-parete di fondo si vedeva un caminetto col fuoco acceso; ma il fuoco
-era dipinto, e accanto al fuoco c'era dipinta una pentola che bolliva
-allegramente e mandava fuori una nuvola di fumo, che pareva fumo
-davvero.
-
-Appena entrato in casa, Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a
-intagliare e a fabbricare il suo burattino.
-
-— Che nome gli metterò? — disse fra sè e sè. — Lo voglio chiamar
-Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia
-intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi
-i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva
-l'elemosina.
-
-Quando ebbe trovato il nome al suo burattino, allora cominciò a
-lavorare a buono, e gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli
-occhi.
-
-Fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accòrse che gli
-occhi si movevano e che lo guardavano fisso fisso.
-
- [Illustrazione: Più lo ritagliava e lo scorciva, e più quel
- naso impertinente diventava lungo.]
-
-Geppetto vedendosi guardare da quei due occhi di legno, se n'ebbe quasi
-per male, e disse con accento risentito:
-
-— Occhiacci di legno, perchè mi guardate? —
-
-Nessuno rispose.
-
-Allora, dopo gli occhi gli fece il naso; ma il naso, appena fatto,
-cominciò a crescere: e cresci, cresci, cresci, diventò in pochi minuti
-un nasone che non finiva mai.
-
-Il povero Geppetto si affaticava a ritagliarlo; ma più lo ritagliava e
-lo scorciva, e più quel naso impertinente diventava lungo.
-
-Dopo il naso gli fece la bocca.
-
-La bocca non era ancora finita di fare, che cominciò subito a ridere e
-a canzonarlo.
-
-— Smetti di ridere! — disse Geppetto impermalito; ma fu come dire al
-muro.
-
-— Smetti di ridere, ti ripeto! — urlò con voce minacciosa.
-
-Allora la bocca smesse di ridere, ma cacciò fuori tutta la lingua.
-
-Geppetto, per non guastare i fatti suoi, finse di non avvedersene, e
-continuò a lavorare. Dopo la bocca gli fece il mento, poi il collo, poi
-le spalle, lo stomaco, le braccia e le mani.
-
-Appena finite le mani, Geppetto sentì portarsi via la parrucca dal
-capo. Si voltò in su, e che cosa vide? Vide la sua parrucca gialla in
-mano del burattino.
-
-— Pinocchio!... rendimi subito la mia parrucca! —
-
-E Pinocchio, invece di rendergli la parrucca, se la messe in capo per
-sè, rimanendovi sotto mezzo affogato.
-
-A quel garbo insolente e derisorio, Geppetto si fece tristo e
-melanconico, come non era stato mai in vita sua: e voltandosi verso
-Pinocchio, gli disse:
-
-— Birba d'un figliuolo! Non sei ancora finito di fare, e già cominci a
-mancar di rispetto a tuo padre! Male, ragazzo mio, male! —
-
- [Illustrazione: E Pinocchio, invece di rendergli la parrucca,
- se la messe in capo per sè....]
-
-E si rasciugò una lacrima.
-
-Restavano sempre da fare le gambe e i piedi.
-
-Quando Geppetto ebbe finito di fargli i piedi, sentì arrivarsi un
-calcio sulla punta del naso.
-
-— Me lo merito — disse allora fra sè. — Dovevo pensarci prima! Ormai è
-tardi! —
-
-Poi prese il burattino sotto le braccia e lo posò in terra, sul
-pavimento della stanza, per farlo camminare.
-
-Pinocchio aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi, e Geppetto
-lo conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro
-l'altro.
-
- [Illustrazione: — Piglialo! piglialo! — urlava Geppetto.]
-
-Quando le gambe gli si furono sgranchite, Pinocchio cominciò a
-camminare da sè e a correre per la stanza; finchè, infilata la porta di
-casa, saltò nella strada e si dètte a scappare.
-
-E il povero Geppetto a corrergli dietro senza poterlo raggiungere,
-perchè quel birichino di Pinocchio andava a salti come una lepre, e
-battendo i suoi piedi di legno sul lastrico della strada, faceva un
-fracasso come venti paia di zoccoli da contadini.
-
-— Piglialo! piglialo! — urlava Geppetto; ma la gente che era per la
-via, vedendo questo burattino di legno, che correva come un barbero,
-si fermava incantata a guardarlo, e rideva, rideva e rideva, da non
-poterselo figurare.
-
-Alla fine, e per buona fortuna, capitò un carabiniere il quale,
-sentendo tutto quello schiamazzo, e credendo si trattasse di un puledro
-che avesse levata la mano al padrone, si piantò coraggiosamente a gambe
-larghe in mezzo alla strada, con l'animo risoluto di fermarlo e di
-impedire il caso di maggiori disgrazie.
-
-Ma Pinocchio, quando si avvide da lontano del carabiniere, che
-barricava tutta la strada, s'ingegnò di passargli, per sorpresa,
-framezzo alle gambe, e invece fece fiasco.
-
-Il carabiniere, senza punto smuoversi lo acciuffò pulitamente per il
-naso (era un nasone spropositato, che pareva fatto apposta per essere
-acchiappato dai carabinieri) e lo riconsegnò nelle proprie mani di
-Geppetto; il quale, a titolo di correzione, voleva dargli subito
-una buona tiratina d'orecchi. Ma figuratevi come rimase, quando nel
-cercargli gli orecchi non gli riuscì di poterli trovare: e sapete
-perchè? perchè, nella furia di scolpirlo, si era dimenticato di
-farglieli.
-
- [Illustrazione: Lo acciuffò pulitamente per il naso....]
-
-Allora lo prese per la collottola, e, mentre lo riconduceva indietro,
-gli disse tentennando minacciosamente il capo:
-
-— Andiamo subito a casa. Quando saremo a casa, non dubitare che faremo
-i nostri conti! —
-
-Pinocchio, a questa antifona, si buttò per terra, e non volle più
-camminare. Intanto i curiosi e i bighelloni principiavano a fermarsi lì
-dintorno e a far capannello.
-
-Chi ne diceva una, chi un'altra.
-
-— Povero burattino! — dicevano alcuni — ha ragione a non voler
-tornare a casa! Chi lo sa come lo picchierebbe quell'omaccio di
-Geppetto!... —
-
-E gli altri soggiungevano malignamente:
-
-— Quel Geppetto pare un galantuomo! ma è un vero tiranno, coi ragazzi!
-Se gli lasciano quel povero burattino fra le mani, è capacissimo di
-farlo a pezzi! —
-
-Insomma, tanto dissero e tanto fecero, che il carabiniere rimesse in
-libertà Pinocchio, e condusse in prigione quel pover'uomo di Geppetto.
-Il quale non avendo parole lì per lì per difendersi, piangeva come un
-vitellino, e nell'avviarsi verso il carcere, balbettava singhiozzando:
-
-— Sciagurato figliuolo! E pensare che ho penato tanto a farlo
-un burattino per bene! Ma mi sta il dovere! Dovevo pensarci
-prima!... —
-
-Quello che accadde dopo, è una storia così strana, da non potersi quasi
-credere, e ve la racconterò in quest'altri capitoli.
-
-
-
-
-IV.
-
-La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi
-cattivi hanno a noja di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro.
-
-
-Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto
-senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero
-dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso ai
-campi, per far più presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del
-correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d'acqua,
-tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino
-inseguito dai cacciatori.
-
-Giunto dinanzi a casa, trovò l'uscio di strada socchiuso. Lo spinse,
-entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere
-per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza.
-
-Ma quella contentezza durò poco, perchè sentì nella stanza qualcuno che
-fece:
-
-— Crì-crì-crì!
-
-— Chi è che mi chiama? — disse Pinocchio tutto impaurito.
-
-— Sono io! —
-
-Pinocchio si voltò, e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su
-per il muro.
-
-— Dimmi, Grillo, e tu chi sei?
-
-— Io sono il Grillo-parlante, e abito in questa stanza da più di
-cent'anni.
-
-— Oggi però questa stanza è mia, — disse il burattino — e se vuoi farmi
-un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
-
-— Io non me ne anderò di qui, — rispose il Grillo — se prima non ti
-avrò detto una gran verità.
-
-— Dimmela, e spicciati.
-
-— Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori, e che
-abbandonano capricciosamente la casa paterna. Non avranno mai bene in
-questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.
-
-— Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani,
-all'alba, voglio andarmene di qui, perchè se rimango qui, avverrà a me
-quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno
-a scuola, e per amore o per forza mi toccherà a studiare; e io, a
-dirtela in confidenza, di studiare non ho punta voglia e mi diverto più
-a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere
-gli uccellini di nido.
-
-— Povero grullerello!... Ma non sai che, facendo così, diventerai da
-grande un bellissimo somaro, e che tutti si piglieranno gioco di te?
-
-— Chetati, grillaccio del mal'augurio! — gridò Pinocchio.
-
-Ma il grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di
-questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:
-
-— E se non ti garba di andare a scuola, perchè non impari almeno un
-mestiere tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?
-
-— Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere
-la pazienza. — Fra i mestieri del mondo non ce n'è che uno solo, che
-veramente mi vada a genio.
-
-— E questo mestiere sarebbe?
-
-— Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi, e fare dalla mattina
-alla sera la vita del vagabondo.
-
-— Per tua regola — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma —
-tutti quelli che fanno codesto mestiere, finiscono quasi sempre allo
-spedale o in prigione.
-
-— Bada, grillaccio del mal'augurio!... se mi monta la bizza, guai a
-te! —
-
-— Povero Pinocchio: mi fai proprio compassione!...
-
-— Perchè ti faccio compassione?
-
-— Perchè sei un burattino e, quel che è peggio, perchè hai la testa di
-legno. —
-
- [Illustrazione: Preso di sul banco un martello di legno, lo
- scagliò contro il Grillo-parlante.]
-
-A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt'infuriato, e preso di
-sul banco un martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante.
-
-Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per
-l'appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato
-di fare _crì-crì-crì_, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla
-parete.
-
-
-
-
-V.
-
-Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul più
-bello, la frittata gli vola via dalla finestra.
-
-
-Intanto cominciò a farsi notte, e Pinocchio, ricordandosi che non
-aveva mangiato nulla, sentì un'uggiolina allo stomaco, che somigliava
-moltissimo all'appetito.
-
-Ma l'appetito dei ragazzi cammina presto, e difatti, dopo pochi
-minuti l'appetito diventò fame, e la fame, dal vedere al non vedere si
-convertì in una fame da lupi, in una fame da tagliarsi col coltello.
-
-Il povero Pinocchio corse subito al focolare dove c'era una pentola che
-bolliva, e fece l'atto di scoperchiarla, per vedere che cosa ci fosse
-dentro: ma la pentola era dipinta sul muro. Immaginatevi come restò. Il
-suo naso, che era già lungo, gli diventò più lungo almeno quattro dita.
-
-Allora si dètte a correre per la stanza e a frugare per tutte le
-cassette e per tutti i ripostigli in cerca di un po' di pane, magari un
-po' di pan secco, un crosterello, un osso avanzato al cane, un po' di
-polenta muffita, una lisca di pesce, un nocciolo di ciliegia, insomma
-qualche cosa da masticare: ma non trovò nulla, il gran nulla, proprio
-nulla.
-
-E intanto la fame cresceva, e cresceva sempre: e il povero Pinocchio
-non aveva altro sollievo che quello di sbadigliare e faceva degli
-sbadigli così lunghi, che qualche volta la bocca gli arrivava fino agli
-orecchi. E dopo avere sbadigliato, sputava, e sentiva che lo stomaco
-gli andava via.
-
-Allora piangendo e disperandosi, diceva:
-
-— Il Grillo-parlante aveva ragione. Ho fatto male a rivoltarmi al
-mio babbo e a fuggire di casa.... Se il mio babbo fosse qui ora non
-mi troverei a morire di sbadigli! Oh! che brutta malattia che è la
-fame! —
-
-Quand'ecco che gli parve di vedere nel monte della spazzatura qualche
-cosa di tondo e di bianco, che somigliava tutto ad un uovo di gallina.
-Spiccare un salto e gettarvisi sopra, fu un punto solo. Era un uovo
-davvero.
-
-La gioia del burattino è impossibile descriverla: bisogna sapersela
-figurare. Credendo quasi che fosse un sogno, si rigirava quest'uovo fra
-le mani, e lo toccava e lo baciava e baciandolo diceva:
-
-— E ora come dovrò cuocerlo? Ne farò una frittata?... No, è meglio
-cuocerlo nel piatto!... o non sarebbe più saporito se lo friggessi in
-padella? O se invece lo cuocessi a uso uovo a bere? No, la più lesta
-di tutte è di cuocerlo nel piatto o nel tegamino: ho troppa voglia di
-mangiarmelo! —
-
-Detto fatto, pose un tegamino sopra un caldano pieno di brace accesa:
-messe nel tegamino, invece d'olio o di burro, un po' d'acqua: e quando
-l'acqua principiò a fumare, _tac!_... spezzò il guscio dell'uovo, e
-fece l'atto di scodellarvelo dentro.
-
-Ma invece della chiara e del torlo scappò fuori un pulcino tutto
-allegro e complimentoso, il quale facendo una bella riverenza disse:
-
-— Mille grazie, signor Pinocchio, d'avermi risparmiata la fatica di
-rompere il guscio! Arrivedella, stia bene e tanti saluti a casa! —
-
-Ciò detto, distese le ali, e, infilata la finestra che era aperta, se
-ne volò via a perdita d'occhio.
-
-Il povero burattino rimase lì, come incantato, cogli occhi fissi, colla
-bocca aperta e coi gusci dell'uovo in mano. Riavutosi, peraltro, dal
-primo sbigottimento, cominciò a piangere, a strillare, a battere i
-piedi in terra per la disperazione, e piangendo diceva:
-
-— Eppure il Grillo-parlante aveva ragione! Se non fossi scappato di
-casa e se il mio babbo fosse qui, ora non mi troverei a morire di fame.
-Eh! che brutta malattia che è la fame!... —
-
-E perchè il corpo gli seguitava a brontolare più che mai, e non
-sapeva come fare a chetarlo, pensò di uscir di casa e di dare una
-scappata al paesello vicino, nella speranza di trovare qualche persona
-caritatevole, che gli facesse l'elemosina di un po' di pane.
-
-
-
-
-VI.
-
-Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano, e la mattina dopo si
-sveglia coi piedi tutti bruciati.
-
-
-Per l'appunto era una nottataccia d'inferno. Tonava forte forte,
-lampeggiava come se il cielo pigliasse fuoco, e un ventaccio freddo e
-strapazzone, fischiando rabbiosamente e sollevando un immenso nuvolo di
-polvere, faceva stridere e cigolare tutti gli alberi della campagna.
-
-Pinocchio aveva una gran paura dei tuoni e dei lampi: se non che la
-fame era più forte della paura: motivo per cui accostò l'uscio di casa,
-e presa la carriera, in un centinaio di salti arrivò fino al paese,
-colla lingua fuori e col fiato grosso, come un can da caccia.
-
-Ma trovò tutto buio e tutto deserto. Le botteghe erano chiuse; le porte
-di casa chiuse, le finestre chiuse, e nella strada nemmeno un cane.
-Pareva il paese dei morti.
-
-Allora Pinocchio, preso dalla disperazione e dalla fame, si attaccò al
-campanello d'una casa, e cominciò a sonare a distesa, dicendo dentro di
-sè:
-
-— Qualcuno si affaccerà. —
-
-Difatti si affacciò un vecchio, col berretto da notte in capo, il quale
-gridò tutto stizzito:
-
-— Che cosa volete a quest'ora?
-
- [Illustrazione: Tornò a casa bagnato come un pulcino....]
-
-— Che mi fareste il piacere di darmi un po' di pane?
-
-— Aspettatemi costì che torno subito, — rispose il vecchino, credendo
-di aver da fare con qualcuno di quei ragazzacci rompicolli che si
-divertono di notte a sonare i campanelli delle case, per molestare la
-gente per bene, che se la dorme tranquillamente.
-
-Dopo mezzo minuto la finestra si riaprì, e la voce del solito vecchino
-gridò a Pinocchio:
-
-— Fàtti sotto e para il cappello. —
-
-Pinocchio che non aveva ancora un cappello, si avvicinò e sentì
-pioversi addosso un'enorme catinellata d'acqua che lo annaffiò tutto,
-dalla testa ai piedi, come se fosse un vaso di giranio appassito.
-
-Tornò a casa bagnato come un pulcino e rifinito dalla stanchezza e
-dalla fame: e perchè non aveva più forza di reggersi ritto, si pose a
-sedere, appoggiando i piedi fradici e impillaccherati sopra un caldano
-pieno di brace accesa.
-
-E lì si addormentò; e nel dormire i piedi che erano di legno gli
-presero fuoco, e adagio adagio gli si carbonizzarono e diventarono
-cenere.
-
-E Pinocchio seguitava a dormire e a russare, come se i suoi piedi
-fossero quelli d'un altro. Finalmente sul far del giorno si svegliò,
-perchè qualcuno aveva bussato alla porta.
-
-— Chi è? — domandò sbadigliando e stropicciandosi gli occhi.
-
-— Sono io! — rispose una voce.
-
-Quella voce era la voce di Geppetto.
-
-
-
-
-VII.
-
-Geppetto torna a casa, e dà al burattino la colazione che il pover'uomo
-aveva portata per sè.
-
-
-Il povero Pinocchio, che aveva sempre gli occhi fra il sonno, non
-s'era ancora avvisto dei piedi che gli si erano tutti bruciati: per
-cui appena sentì la voce di suo padre, schizzò giù dallo sgabello per
-correre a tirare il paletto; ma invece, dopo due o tre traballoni,
-cadde di picchio tutto lungo disteso sul pavimento.
-
-E nel battere in terra fece lo stesso rumore, che avrebbe fatto un
-sacco di mestoli, cascato da un quinto piano.
-
-— Aprimi! — intanto gridava Geppetto dalla strada.
-
-— Babbo mio, non posso.... — rispondeva il burattino piangendo e
-ruzzolandosi per terra.
-
-— Perchè non puoi?
-
-— Perchè mi hanno mangiato i piedi.
-
-— E chi te li ha mangiati?
-
-— Il gatto — disse Pinocchio, vedendo il gatto che colle zampine
-davanti si divertiva a far ballare alcuni trucioli di legno.
-
-— Aprimi, ti dico! — ripetè Geppetto — se no, quando vengo in casa, il
-gatto te lo do io!
-
-— Non posso star ritto, credetelo. Oh! povero me! povero me, che mi
-toccherà a camminare coi ginocchi per tutta la vita. —
-
- [Illustrazione: Entrò in casa dalla finestra.]
-
-Geppetto, credendo che tutti questi piagnistei fossero un'altra
-monelleria del burattino, pensò bene di farla finita; e arrampicatosi
-su per il muro, entrò in casa dalla finestra.
-
-Da principio voleva dire e voleva fare; ma poi, quando vide il suo
-Pinocchio sdraiato in terra e rimasto senza piedi davvero, allora sentì
-intenerirsi; e presolo subito in collo si dette a baciarlo e a fargli
-mille carezze e mille moine, e, coi lucciconi che gli cascavano giù per
-le gote, gli disse singhiozzando:
-
-— Pinocchiuccio mio! Com'è che ti sei bruciato i piedi?
-
-— Non lo so, babbo, ma credetelo che è stata una nottata d'inferno,
-e me ne ricorderò fin che campo. Tonava, balenava e io avevo una
-gran fame, e allora il Grillo-parlante mi disse: «Ti sta bene: sei
-stato cattivo e te lo meriti» e io gli dissi: «Bada, Grillo!...» e
-lui mi disse: «Tu sei un burattino e hai la testa di legno» e io
-gli tirai un manico di martello, e lui morì, ma la colpa fu sua,
-perchè io non volevo ammazzarlo, prova ne sia, che messi un tegamino
-sulla brace accesa del caldano, ma il pulcino scappò fuori e disse:
-«Arrivedella,... e tanti saluti a casa.» E la fame cresceva sempre,
-motivo per cui quel vecchino col berretto da notte, affacciandosi alla
-finestra mi disse: «Fatti sotto e para il cappello» e io con quella
-catinellata d'acqua sul capo, perchè il chiedere un po' di pane non è
-vergogna, non è vero? me ne tornai subito a casa, e perchè avevo sempre
-una gran fame, messi i piedi sul caldano per rasciugarmi, e voi siete
-tornato, e me li sono trovati bruciati, e intanto la fame l'ho sempre
-e i piedi non li ho più! ih!... ih!... ih!... ih!... —
-
-E il povero Pinocchio cominciò a piangere e a berciare così forte, che
-lo sentivano da cinque chilometri lontano.
-
-Geppetto, che di tutto quel discorso arruffato aveva capito una cosa
-sola, cioè che il burattino sentiva morirsi dalla gran fame, tirò fuori
-di tasca tre pere, e porgendogliele, disse:
-
-— Queste tre pere erano la mia colazione: ma io te le do volentieri.
-Mangiale, e buon pro ti faccia.
-
-— Se volete che le mangi, fatemi il piacere di sbucciarle.
-
-— Sbucciarle? — replicò Geppetto meravigliato. — Non avrei mai creduto,
-ragazzo mio, che tu fossi così boccuccia e così schizzinoso di palato.
-Male! In questo mondo, fin da bambini, bisogna avvezzarsi abboccati e a
-saper mangiar di tutto, perchè non si sa mai quel che ci può capitare.
-I casi son tanti!...
-
-— Voi direte bene, — soggiunse Pinocchio — ma io non mangerò mai una
-frutta, che non sia sbucciata. Le bucce non le posso soffrire. —
-
-E quel buon uomo di Geppetto, cavato fuori un coltellino, e armatosi
-di santa pazienza, sbucciò le tre pere, e pose tutte le bucce sopra un
-angolo della tavola.
-
-Quando Pinocchio in due bocconi ebbe mangiata la prima pera, fece
-l'atto di buttar via il torsolo; ma Geppetto gli trattenne il braccio
-dicendogli:
-
-— Non lo buttar via: tutto in questo mondo può far comodo.
-
-— Ma io il torsolo non lo mangio davvero!... — gridò il burattino
-rivoltandosi come una vipera.
-
-— Chi lo sa! I casi son tanti!... — ripetè Geppetto, senza riscaldarsi.
-
-Fatto sta che i tre torsoli, invece di essere gettati fuori dalla
-finestra, vennero posati sull'angolo della tavola in compagnia delle
-bucce.
-
-Mangiate, o, per dir meglio, divorate le tre pere, Pinocchio fece un
-lunghissimo sbadiglio e disse piagnucolando:
-
-— Ho dell'altra fame!
-
-— Ma io, ragazzo mio, non ho più nulla da darti.
-
-— Proprio nulla, nulla?
-
-— Ci avrei soltanto queste bucce e questi torsoli di pera.
-
-— Pazienza! — disse Pinocchio — se non c'è altro, mangerò una
-buccia. —
-
-E cominciò a masticare. Da principio storse un po' la bocca: ma poi una
-dietro l'altra, spolverò in un soffio tutte le bucce; e dopo le bucce
-anche i torsoli, e quand'ebbe finito di mangiare ogni cosa, si battè
-tutto contento le mani sul corpo, e disse gongolando:
-
-— Ora sì, che sto bene!
-
-— Vedi, dunque, — osservò Geppetto — che avevo ragione io, quando
-ti dicevo che non bisogna avvezzarsi nè troppo sofistici nè troppo
-delicati di palato. Caro mio, non si sa mai quel che ci può capitare in
-questo mondo. I casi son tanti!... —
-
-
-
-
-VIII.
-
-Geppetto rifà i piedi a Pinocchio, e vende la propria casacca per
-comprargli l'Abbecedario.
-
-
-Il burattino, appena che si fu levata la fame, cominciò subito a
-bofonchiare e a piangere, perchè voleva un paio di piedi nuovi.
-
- [Illustrazione: Lo lasciò piangere e disperarsi per una mezza
- giornata.]
-
-Ma Geppetto, per punirlo della monelleria fatta, lo lasciò piangere e
-disperarsi per una mezza giornata; poi gli disse:
-
-— E perchè dovrei rifarti i piedi? Forse per vederti scappar di nuovo
-da casa tua?
-
-— Vi prometto — disse il burattino singhiozzando — che da oggi in poi
-sarò buono....
-
-— Tutti i ragazzi — replicò Geppetto — quando vogliono ottenere
-qualcosa, dicono così.
-
-— Vi prometto che anderò a scuola, studierò e mi farò onore....
-
-— Tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, ripetono la
-medesima storia.
-
-— Ma io non sono come gli altri ragazzi! Io sono più buono di tutti, e
-dico sempre la verità. Vi prometto, babbo, che imparerò un'arte, e che
-sarò la consolazione e il bastone della vostra vecchiaia. —
-
-Geppetto che, sebbene facesse il viso di tiranno, aveva gli occhi pieni
-di pianto e il cuore grosso dalla passione nel vedere il suo povero
-Pinocchio in quello stato compassionevole, non rispose altre parole:
-ma, presi in mano gli arnesi del mestiere e due pezzetti di legno
-stagionato, si pose a lavorare di grandissimo impegno.
-
-E in meno d'un'ora, i piedi erano bell'e fatti: due piedini svelti,
-asciutti e nervosi, come se fossero modellati da un artista di genio.
-
-Allora Geppetto disse al burattino:
-
-— Chiudi gli occhi e dormi! —
-
-E Pinocchio chiuse gli occhi e fece finta di dormire. E nel tempo
-che si fingeva addormentato, Geppetto con un po' di colla sciolta
-in un guscio d'uovo gli appiccicò i due piedi al loro posto, e
-glieli appiccicò così bene, che non si vedeva nemmeno il segno
-dell'attaccatura.
-
- [Illustrazione: Principiò a fare mille sgambetti.]
-
-Appena il burattino si accòrse di avere i piedi, saltò giù dalla
-tavola dove stava disteso, e principiò a fare mille sgambetti e mille
-capriole, come se fosse ammattito dalla gran contentezza.
-
-— Per ricompensarvi di quanto avete fatto per me — disse Pinocchio al
-suo babbo — voglio subito andare a scuola.
-
-— Bravo ragazzo.
-
-— Ma per andare a scuola ho bisogno d'un po' di vestito. —
-
- [Illustrazione: Gli fece.... un berrettino di midolla di
- pane.]
-
-Geppetto, che era povero e non aveva in tasca nemmeno un centesimo,
-gli fece allora un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di
-scorza d'albero e un berrettino di midolla di pane.
-
-Pinocchio corse subito a specchiarsi in una catinella piena d'acqua e
-rimase così contento di sè, che disse pavoneggiandosi:
-
-— Paio proprio un signore!
-
-— Davvero; — replicò Geppetto — perchè, tienlo a mente, non è il
-vestito bello che fa il signore, ma è piuttosto il vestito pulito.
-
-— A proposito, — soggiunse il burattino — per andare alla scuola mi
-manca sempre qualcosa: anzi mi manca il più e il meglio.
-
-— Cioè?
-
-— Mi manca l'Abbecedario.
-
-— Hai ragione: ma come si fa per averlo?
-
-— È facilissimo: si va da un libraio e si compra.
-
-— E i quattrini?
-
-— Io non ce l'ho.
-
-— Nemmen io — soggiunse il buon vecchio, facendosi tristo.
-
-E Pinocchio sebbene fosse un ragazzo allegrissimo, si fece tristo anche
-lui: perchè la miseria, quando è miseria davvero, la intendono tutti:
-anche i ragazzi.
-
-— Pazienza! — gridò Geppetto tutt'a un tratto rizzandosi in piedi; e
-infilatasi la vecchia casacca, di frustagno, tutta toppe e rimendi,
-uscì correndo di casa.
-
-Dopo poco tornò: e quando tornò, aveva in mano l'Abbecedario per il
-figliuolo, ma la casacca non l'aveva più. Il pover'uomo era in maniche
-di camicia, e fuori nevicava.
-
-— E la casacca, babbo?
-
-— L'ho venduta.
-
-— Perchè l'avete venduta?
-
-— Perchè mi faceva caldo. —
-
-Pinocchio capì questa risposta a volo, e non potendo frenare l'impeto
-del suo buon cuore, saltò al collo di Geppetto e cominciò a baciarlo
-per tutto il viso.
-
-
-
-
-IX.
-
-Pinocchio vende l'Abbecedario per andare a vedere il teatro dei
-burattini.
-
-
-Smesso che fu di nevicare, Pinocchio, col suo bravo Abbecedario nuovo
-sotto il braccio, prese la strada che menava alla scuola: e strada
-facendo, fantasticava nel suo cervellino mille ragionamenti e mille
-castelli in aria, uno più bello dell'altro.
-
-E discorrendo da sè solo, diceva:
-
-— Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere: domani poi
-imparerò a scrivere, e domani l'altro imparerò a fare i numeri. Poi,
-colla mia abilità, guadagnerò molti quattrini e coi primi quattrini che
-mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella casacca
-di panno. Ma che dico di panno? Gliela voglio fare tutta d'argento
-e d'oro, e coi bottoni di brillanti. E quel pover'uomo se la merita
-davvero; perchè insomma, per comprarmi i libri e per farmi istruire,
-è rimasto in maniche di camicia.... a questi freddi! Non ci sono che i
-babbi che sieno capaci di certi sacrifizi!... —
-
-Mentre tutto commosso diceva così, gli parve di sentire in lontananza
-una musica di pifferi e di colpi di grancassa: pì-pì—pì, pì-pì—pì, zum,
-zum, zum, zum.
-
-Si fermò e stette in ascolto. Quei suoni venivano di fondo a una
-lunghissima strada traversa, che conduceva a un piccolo paesetto,
-fabbricato sulla spiaggia del mare.
-
-— Che cosa sia questa musica? Peccato che io debba andare a scuola, se
-no.... —
-
-E rimase lì perplesso. A ogni modo, bisognava prendere una risoluzione;
-o a scuola, o a sentire i pifferi.
-
-— Oggi anderò a sentire i pifferi, e domani a scuola. Per andare a
-scuola c'è sempre tempo — disse finalmente quel monello, facendo una
-spallucciata.
-
-Detto fatto, infilò giù per la strada traversa e cominciò a correre a
-gambe. Più correva e più sentiva distinto il suono dei pifferi e dei
-tonfi della grancassa: pì-pì—pì, pì—pì-pì, pì-pì—pì, zum, zum, zum,
-zum.
-
-Quand'ecco che si trovò in mezzo a una piazza tutta piena di gente,
-la quale si affollava intorno a un gran baraccone di legno e di tela
-dipinta di mille colori.
-
-— Che cos'è quel baraccone? — domandò Pinocchio, voltandosi a un
-ragazzetto che era lì del paese.
-
-— Leggi il cartello, che c'è scritto, e lo saprai.
-
-— Lo leggerei volentieri, ma per l'appunto oggi non so leggere.
-
-— Bravo bue! Allora te lo leggerò io. Sappi dunque che in quel
-cartello a lettere rosse come il fuoco, c'è scritto: GRAN TEATRO DEI
-BURATTINI....
-
-— È molto che è incominciata la commedia?
-
-— Comincia ora.
-
-— E quanto si spende per entrare?
-
-— Quattro soldi. —
-
-Pinocchio che aveva addosso la febbre della curiosità, perse ogni
-ritegno e disse, senza vergognarsi, al ragazzetto col quale parlava:
-
-— Mi daresti quattro soldi fino a domani?
-
-— Te li darei volentieri, — gli rispose l'altro canzonandolo — ma oggi
-per l'appunto non te li posso dare.
-
-— Per quattro soldi ti vendo la mia giacchetta — gli disse allora il
-burattino.
-
-— Che vuoi che mi faccia di una giacchetta di carta fiorita? Se ci
-piove su, non c'è più verso di cavarsela da dosso.
-
-— Vuoi comprare le mie scarpe?
-
-— Sono buone per accendere il fuoco.
-
-— Quanto mi dai del berretto?
-
-— Bell'acquisto davvero! Un berretto di midolla di pane! C'è il caso
-che i topi me lo vengano a mangiare in capo! —
-
- [Illustrazione: — Vuoi darmi quattro soldi di
- quest'Abbecedario nuovo?]
-
-Pinocchio era sulle spine. Stava lì lì per fare l'ultima offerta: ma
-non aveva coraggio: esitava, tentennava, pativa. Alla fine disse:
-
-— Vuoi darmi quattro soldi di quest'Abbecedario nuovo?
-
-— Io sono un ragazzo e non compro nulla dai ragazzi — gli rispose il
-suo piccolo interlocutore, che aveva più giudizio di lui.
-
-— Per quattro soldi l'Abbecedario lo prendo io — gridò un rivenditore
-di panni usati, che s'era trovato presente alla conversazione.
-
-E il libro fu venduto lì su due piedi. E pensare che quel pover'uomo
-di Geppetto era rimasto a casa, a tremare dal freddo in maniche di
-camicia, per comprare l'Abbecedario al figliuolo!
-
-
-
-
-X.
-
-I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e gli fanno
-una grandissima festa; ma sul più bello esce fuori il burattinaio
-Mangiafoco, e Pinocchio corre pericolo di fare una brutta fine.
-
-
-Quando Pinocchio entrò nel teatrino delle marionette, accadde un fatto
-che destò una mezza rivoluzione.
-
-Bisogna sapere che il sipario era tirato su, e la commedia era già
-incominciata.
-
-Sulla scena si vedevano Arlecchino e Pulcinella, che bisticciavano fra
-di loro e, secondo il solito, minacciavano da un momento all'altro di
-scambiarsi un carico di schiaffi e di bastonate.
-
-La platea tutta attenta, si mandava a male dalle grandi risate,
-nel sentire il battibecco di quei due burattini, che gestivano e si
-trattavano d'ogni vitupero con tanta verità, come se fossero proprio
-due animali ragionevoli e due persone di questo mondo.
-
-Quando all'improvviso, che è che non è, Arlecchino smette di recitare,
-e voltandosi verso il pubblico e accennando colla mano qualcuno in
-fondo alla platea, comincia a urlare in tono drammatico:
-
-— Numi del firmamento! sogno o son desto? Eppure quello laggiù è
-Pinocchio!...
-
-— È Pinocchio davvero! — grida Pulcinella.
-
- [Illustrazione: .... Eppure quello laggiù è Pinocchio!...]
-
-— È proprio lui! — strilla la signora Rosaura, facendo capolino in
-fondo alla scena.
-
-— È Pinocchio! è Pinocchio! — urlarono in coro tutti i burattini,
-uscendo a salti fuori delle quinte.
-
-— È Pinocchio! È il nostro fratello Pinocchio! Evviva Pinocchio!...
-
-— Pinocchio, vieni quassù da me! — grida Arlecchino — vieni a gettarti
-fra le braccia dei tuoi fratelli di legno! —
-
-A questo affettuoso invito, Pinocchio spicca un salto, e di fondo
-alla platea va nei posti distinti; poi con un altro salto, dai posti
-distinti monta sulla testa del direttore d'orchestra, e di lì schizza
-sul palcoscenico.
-
-È impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni di collo, i
-pizzicotti dell'amicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza,
-che Pinocchio ricevè in mezzo a tanto arruffio degli attori e delle
-attrici di quella compagnia drammatico-vegetale.
-
-Questo spettacolo era commovente, non c'è che dire: ma il pubblico
-della platea, vedendo che la commedia non andava più avanti,
-s'impazientì e prese a gridare: — Vogliamo la commedia! vogliamo la
-commedia! —
-
-Tutto fiato buttato via, perchè i burattini, invece di continuare la
-recita, raddoppiarono il chiasso e le grida, e, postosi Pinocchio sulle
-spalle, se lo portarono in trionfo ai lumi della ribalta.
-
-Allora uscì fuori il burattinaio, un omone così brutto, che metteva
-paura soltanto a guardarlo. Aveva una barbaccia nera come uno
-scarabocchio d'inchiostro, e tanto lunga, che gli scendeva dal mento
-fino a terra: basta dire che, quando camminava se la pestava coi
-piedi. La sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano
-due lanterne di vetro rosso, col lume acceso di dietro; e con le mani
-schioccava una grossa frusta, fatta di serpenti e di code di volpe
-attorcigliate insieme.
-
- [Illustrazione: All'apparizione inaspettata del burattinaio,
- ammutolirono tutti.]
-
-All'apparizione inaspettata del burattinaio, ammutolirono tutti:
-nessuno fiatò più. Si sarebbe sentito volare una mosca. Quei poveri
-burattini, maschi e femmine, tremavano come tante foglie.
-
-— Perchè sei venuto a mettere lo scompiglio nel mio teatro? — domandò
-il burattinaio a Pinocchio, con un vocione d'Orco gravemente infreddato
-di testa.
-
-— La creda, illustrissimo, che la colpa non è stata mia!...
-
-— Basta così! stasera faremo i nostri conti. —
-
-Difatti, finita la recita della commedia, il burattinaio andò in
-cucina, dov'egli s'era preparato per cena un bel montone, che girava
-lentamente infilato nello spiede. E perchè gli mancavano le legna per
-finirlo di cuocere e di rosolare, chiamò Arlecchino e Pulcinella e
-disse loro:
-
-— Portatemi di qua quel burattino, che troverete attaccato al chiodo.
-Mi pare un burattino fatto di un legname molto asciutto, e sono
-sicuro che a buttarlo sul fuoco, mi darà una bellissima fiammata
-all'arrosto. —
-
-Arlecchino e Pulcinella da principio esitarono; ma impauriti da
-un'occhiataccia del loro padrone, obbedirono: e dopo tornarono
-in cucina portando sulle braccia il povero Pinocchio, il quale,
-divincolandosi come un'anguilla fuori dell'acqua, strillava
-disperatamente: — Babbo mio, salvatemi! Non voglio morire, no, non
-voglio morire!... —
-
-
-
-
-XI.
-
-Mangiafoco starnutisce e perdona a Pinocchio, il quale poi difende
-dalla morte il suo amico Arlecchino.
-
-
-Il burattinaio Mangiafoco (che questo era il suo nome) pareva un
-uomo spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera
-che, a uso grembiale, gli copriva tutto il petto e tutte le gambe; ma
-nel fondo poi non era un cattiv'uomo. Prova ne sia, che quando vide
-portarsi davanti quel povero Pinocchio, che si dibatteva per ogni
-verso, urlando «Non voglio morire, non voglio morire!» principiò subito
-a commuoversi e a impietosirsi; e dopo aver resistito un bel pezzo,
-alla fine non ne potè più, e lasciò andare un sonorosissimo starnuto.
-
-A quello starnuto, Arlecchino che fino allora era stato afflitto e
-ripiegato come un salcio piangente, si fece tutto allegro in viso, e
-chinatosi verso Pinocchio gli bisbigliò sottovoce:
-
-— Buone nuove, fratello! Il burattinaio ha starnutito, e questo è segno
-che s'è mosso a compassione per te, e oramai sei salvo. —
-
-Perchè bisogna sapere che, mentre tutti gli uomini quando si sentono
-impietositi per qualcuno, o piangono, o per lo meno fanno finta di
-rasciugarsi gli occhi, Mangiafoco, invece, ogni volta che s'inteneriva
-davvero, aveva il vizio di starnutire. Era un modo come un altro, per
-dare a conoscere agli altri la sensibilità del suo cuore.
-
-Dopo avere starnutito, il burattinaio, seguitando a fare il burbero,
-gridò a Pinocchio:
-
-— Finiscila di piangere! I tuoi lamenti mi hanno messo un'uggiolina qui
-in fondo allo stomaco.... sento uno spasimo, che quasi quasi.... _etcì,
-etcì!_ — e fece altri due starnuti.
-
-— Felicità! — disse Pinocchio.
-
-— Grazie. E il tuo babbo e la tua mamma sono sempre vivi? — domandò
-Mangiafoco.
-
-— Il babbo, sì; la mamma non l'ho mai conosciuta.
-
-— Chi lo sa che dispiacere sarebbe per il tuo vecchio padre, se
-ora ti facessi gettare fra quei carboni ardenti. Povero vecchio! lo
-compatisco.... _etcì, etcì, etcì_, — e fece altri tre starnuti.
-
-— Felicità! — disse Pinocchio.
-
-— Grazie. Del resto bisogna compatire anche me, perchè come vedi,
-non ho più legna per finire di cuocere quel montone arrosto, e tu,
-dico la verità, in questo caso mi avresti fatto un gran comodo! Ma
-ormai mi sono impietosito e ci vuol pazienza. Invece di te, metterò a
-bruciare sotto lo spiede qualche burattino della mia compagnia. Olà,
-giandarmi! —
-
-A questo comando comparvero subito due giandarmi di legno, lunghi
-lunghi, secchi secchi, col cappello a lucerna in testa e colla sciabola
-sfoderata in mano.
-
- [Illustrazione: — Pigliatemi lì quell'Arlecchino....]
-
-Allora il burattinaio disse loro con voce rantolosa:
-
-— Pigliatemi lì quell'Arlecchino, legatelo ben bene, e poi gettatelo
-a bruciare sul fuoco. Io voglio che il mio montone sia arrostito
-bene! —
-
-Figuratevi il povero Arlecchino! Fu tanto il suo spavento, che le gambe
-gli si ripiegarono e cadde bocconi per terra.
-
-Pinocchio alla vista di quello spettacolo straziante, andò a gettarsi
-ai piedi del burattinaio, e piangendo dirottamente e bagnandogli di
-lacrime tutti i peli della lunghissima barba, cominciò a dire con voce
-supplichevole:
-
-— Pietà, signor Mangiafoco!...
-
-— Qui non ci sono signori! — replicò duramente il burattinaio.
-
-— Pietà, signor Cavaliere!...
-
-— Qui non ci sono cavalieri!
-
-— Pietà, signor Commendatore!
-
-— Qui non ci sono commendatori!
-
-— Pietà, Eccellenza!... —
-
-A sentirsi chiamare Eccellenza, il burattinaio fece subito il bocchino
-tondo, e diventato tutt'a un tratto più umano e più trattabile, disse
-a Pinocchio:
-
-— Ebbene, che cosa vuoi da me?
-
-— Vi domando grazia per il povero Arlecchino!...
-
-— Qui non c'è grazia che tenga. Se ho risparmiato te, bisogna che
-faccia mettere sul fuoco lui, perchè io voglio che il mio montone sia
-arrostito bene.
-
-— In questo caso — gridò fieramente Pinocchio, rizzandosi e gettando
-via il suo berretto di midolla di pane — in questo caso conosco qual è
-il mio dovere. Avanti, signori giandarmi! Legatemi e gettatemi là fra
-quelle fiamme. No, non è giusta che il povero Arlecchino, il vero amico
-mio, debba morire per me! —
-
-Queste parole, pronunziate con voce alta e con accento eroico, fecero
-piangere tutti i burattini che erano presenti a quella scena. Gli
-stessi giandarmi, sebbene fossero di legno, piangevano come due
-agnellini di latte.
-
-Mangiafoco, sul principio, rimase duro e immobile come un pezzo di
-ghiaccio: ma poi, adagio adagio, cominciò anche lui a commuoversi e a
-starnutire. E fatti quattro o cinque starnuti, aprì affettuosamente le
-braccia e disse a Pinocchio:
-
-— Tu sei un gran bravo ragazzo! Vieni qua da me, e dammi un
-bacio. —
-
-Pinocchio corse subito, e arrampicandosi come uno scoiattolo su per la
-barba del burattinaio, andò a posargli un bellissimo bacio sulla punta
-del naso.
-
-— Dunque la grazia è fatta? — domandò il povero Arlecchino, con un fil
-di voce che si sentiva appena.
-
- [Illustrazione: E arrampicandosi come uno scoiattolo su per la
- barba del burattinaio....]
-
-— La grazia è fatta! — rispose Mangiafoco; poi soggiunse sospirando e
-tentennando il capo:
-
-— Pazienza! per questa sera mi rassegnerò a mangiare il montone mezzo
-crudo: ma un'altra volta, guai a chi toccherà!... —
-
-Alla notizia della grazia ottenuta, i burattini corsero tutti sul
-palcoscenico e, accesi i lumi e i lampadari come in serata di gala,
-cominciarono a saltare e a ballare.
-
-Era l'alba e ballavano sempre.
-
-
-
-
-XII.
-
-Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d'oro a Pinocchio
-perchè le porti al suo babbo Geppetto: e Pinocchio, invece, si lascia
-abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va con loro.
-
-
-Il giorno dipoi Mangiafoco chiamò in disparte Pinocchio e gli domandò:
-
-— Come si chiama tuo padre?
-
-— Geppetto.
-
-— E che mestiere fa?
-
-— Il povero.
-
-— Guadagna molto?
-
-— Guadagna tanto quanto ci vuole per non aver mai un centesimo in
-tasca. Si figuri che per comprarmi l'Abbecedario della scuola dovè
-vendere l'unica casacca che aveva addosso: una casacca che, fra toppe
-e rimendi, era tutta una piaga.
-
-— Povero diavolo! Mi fa quasi compassione. Ecco qui cinque monete
-d'oro. Va' subito a portargliele, e salutalo tanto da parte mia. —
-
-Pinocchio, come è facile immaginarselo, ringraziò mille volte il
-burattinaio: abbracciò, a uno a uno, tutti i burattini della compagnia,
-anche i giandarmi; e fuori di sè dalla contentezza, si mise in viaggio
-per ritornarsene a casa sua.
-
- [Illustrazione: — Com'è che sai il mio nome?]
-
-Ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro, che incontrò per la strada
-una Volpe zoppa da un piede e un Gatto cieco da tutt'e due gli occhi,
-che se ne andavano là là, aiutandosi fra di loro, da buoni compagni di
-sventura. La Volpe, che era zoppa, camminava appoggiandosi al Gatto: e
-il Gatto, che era cieco, si lasciava guidare dalla Volpe.
-
-— Buon giorno, Pinocchio, — gli disse la Volpe, salutandolo
-garbatamente.
-
-— Com'è che sai il mio nome? — domandò il burattino.
-
-— Conosco bene il tuo babbo.
-
-— Dove l'hai veduto?
-
-— L'ho veduto ieri sulla porta di casa sua.
-
-— E che cosa faceva?
-
-— Era in maniche di camicia e tremava dal freddo.
-
-— Povero babbo! Ma, se Dio vuole, da oggi in poi non tremerà più!
-
-— Perchè?
-
-— Perchè io sono diventato un gran signore.
-
-— Un gran signore tu? — disse la Volpe, e cominciò a ridere di un riso
-sguaiato e canzonatore: e il Gatto rideva anche lui, ma per non darlo
-a vedere, si pettinava i baffi colle zampine davanti.
-
-— C'è poco da ridere — gridò Pinocchio impermalito. — Mi dispiace
-davvero di farvi venire l'acquolina in bocca, ma queste qui, se ve ne
-intendete, sono cinque bellissime monete d'oro. —
-
-E tirò fuori le monete avute in regalo da Mangiafoco.
-
-Al simpatico suono di quelle monete, la Volpe per un moto involontario
-allungò la gamba che pareva rattrappita, e il Gatto spalancò tutt'e due
-gli occhi, che parvero due lanterne verdi; ma poi li richiuse subito,
-tant'è vero che Pinocchio non si accòrse di nulla.
-
-— E ora — gli domandò la Volpe — che cosa vuoi farne di codeste monete?
-
-— Prima di tutto — rispose il burattino — voglio comprare per il mio
-babbo una bella casacca nuova, tutta d'oro e d'argento, e coi bottoni
-di brillanti: e poi voglio comprare un Abbecedario per me.
-
-— Per te?
-
-— Davvero: perchè voglio andare a scuola e mettermi a studiare a buono.
-
-— Guarda me! — disse la Volpe. — Per la passione sciocca di studiare ho
-perduto una gamba.
-
-— Guarda me! — disse il Gatto. — Per la passione sciocca di studiare ho
-perduto la vista di tutt'e due gli occhi. —
-
-In quel mentre un Merlo bianco, che se ne stava appollaiato sulla siepe
-della strada, fece il suo solito verso e disse:
-
-— Pinocchio, non dar retta ai consigli dei cattivi compagni: se no, te
-ne pentirai! —
-
-Povero Merlo, non l'avesse mai detto! Il Gatto spiccando un gran salto,
-gli si avventò addosso, e senza dargli nemmeno il tempo di dire _ohi_,
-se lo mangiò in un boccone con le penne e tutto.
-
-Mangiato che l'ebbe e ripulitosi la bocca, chiuse gli occhi daccapo e
-ricominciò a fare il cieco come prima.
-
-— Povero Merlo! — disse Pinocchio al Gatto — perchè l'hai trattato così
-male?
-
- [Illustrazione: Spiccando un gran salto, gli si avventò
- addosso.]
-
-— Ho fatto per dargli una lezione. Così un'altra volta imparerà a non
-metter bocca nei discorsi degli altri. —
-
-Erano giunti più che a mezza strada, quando la Volpe, fermandosi di
-punto in bianco, disse al burattino:
-
-— Vuoi tu raddoppiare le tue monete d'oro?
-
-— Cioè?
-
-— Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila?
-
-— Magari! e la maniera?
-
-— La maniera è facilissima. Invece di tornartene a casa tua, dovresti
-venir con noi.
-
-— E dove mi volete condurre?
-
-— Nel paese dei Barbagianni. —
-
-Pinocchio ci pensò un poco, e poi disse risolutamente:
-
-— No, non ci voglio venire. Oramai sono vicino a casa, e voglio
-andarmene a casa, dove c'è il mio babbo che m'aspetta. Chi lo sa,
-povero vecchio, quanto ha sospirato ieri, a non vedermi tornare.
-Purtroppo io sono stato un figliuolo cattivo, e il Grillo-parlante
-aveva ragione quando diceva: «I ragazzi disobbedienti non possono aver
-bene in questo mondo.» Ed io l'ho provato a mie spese, perchè mi sono
-capitate molte disgrazie, e anche ieri sera in casa di Mangiafoco ho
-corso pericolo.... Brrr! mi viene i bordoni soltanto a pensarci!
-
-— Dunque, — disse la Volpe — vuoi proprio andare a casa tua? Allora va'
-pure, e tanto peggio per te.
-
-— Tanto peggio per te! — ripetè il Gatto.
-
-— Pensaci bene, Pinocchio, perchè tu dai un calcio alla fortuna.
-
-— Alla fortuna! — ripetè il Gatto.
-
-— I tuoi cinque zecchini, dall'oggi al domani sarebbero diventati
-duemila.
-
-— Duemila! — ripetè il Gatto.
-
-— Ma com'è mai possibile che diventino tanti? — domandò Pinocchio,
-restando a bocca aperta dallo stupore.
-
-— Te lo spiego subito; — disse la Volpe — bisogna sapere che nel paese
-dei Barbagianni c'è un campo benedetto chiamato da tutti il Campo dei
-miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro,
-per esempio, uno zecchino d'oro. Poi ricoprì la buca con un po' di
-terra: l'annaffi con due secchie d'acqua di fontana, ci getti sopra una
-presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto,
-durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo
-di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell'albero
-carico di tanti zecchini d'oro quanti chicchi di grano può avere una
-bella spiga nel mese di giugno.
-
-— Sicchè dunque — disse Pinocchio sempre più sbalordito — se io
-sotterrassi in quel campo i miei cinque zecchini, la mattina dopo
-quanti zecchini vi troverei?
-
-— È un conto facilissimo; — rispose la Volpe — un conto che puoi farlo
-sulla punta delle dita. Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo
-di cinquecento zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque, e la
-mattina dopo trovi in tasca duemilacinquecento zecchini lampanti e
-sonanti.
-
-— Oh che bella cosa! — gridò Pinocchio, ballando dall'allegrezza. —
-Appena che questi zecchini li avrò raccolti, ne prenderò per me duemila
-e gli altri cinquecento di più li darò in regalo a voialtri due.
-
-— Un regalo a noi? — gridò la Volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa.
-— Dio te ne liberi!
-
-— Te ne liberi! — ripetè il Gatto.
-
-— Noi — riprese la Volpe — non lavoriamo per il vile interesse: noi
-lavoriamo per arricchire gli altri.
-
-— Gli altri! — ripetè il Gatto.
-
-— Che brave persone! — pensò dentro di sè Pinocchio: e dimenticandosi
-lì sul tamburo, del suo babbo, della casacca nuova, dell'Abbecedario e
-di tutti i buoni proponimenti fatti, disse alla Volpe e al Gatto:
-
-— Andiamo subito, io vengo con voi. —
-
-
-
-
-XIII.
-
-L'osteria del «Gambero Rosso.»
-
-
-Cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono
-stanchi morti all'osteria del Gambero Rosso.
-
-— Fermiamoci un po' qui, — disse la Volpe — tanto per mangiare un
-boccone e per riposarci qualche ora. A mezzanotte poi ripartiremo, per
-essere domani, all'alba, nel Campo dei miracoli. —
-
-Entrati nell'osteria si posero tutt'e tre a tavola: ma nessuno di loro
-aveva appetito.
-
-Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non
-potè mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e
-quattro porzioni di trippa alla parmigiana: e perchè la trippa non gli
-pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il
-formaggio grattato!
-
-La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma
-siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dovè
-contentarsi di una semplice lepre dolce e forte, con un leggerissimo
-contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la
-lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne,
-di conigli, di ranocchi, di lucertole e d'uva paradisa; e poi non volle
-altro.
-
- [Illustrazione: Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio.]
-
-Aveva tanta nausea per il cibo, diceva lei, che non poteva accostarsi
-nulla alla bocca.
-
-Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio. Chiese uno spicchio di
-noce e un cantuccio di pane e lasciò nel piatto ogni cosa. Il povero
-figliuolo, col pensiero sempre fisso al Campo dei miracoli, aveva preso
-un'indigestione anticipata di monete d'oro.
-
-Quand'ebbero cenato, la Volpe disse all'oste:
-
-— Datemi due buone camere, una per il signor Pinocchio e un'altra per
-me e per il mio compagno. Prima di ripartire stiacceremo un sonnellino.
-Ricordatevi, però, che a mezzanotte vogliamo essere svegliati per
-continuare il nostro viaggio.
-
-— Sissignore — rispose l'oste, e strizzò l'occhio alla Volpe e al
-Gatto, come dire: «Ho mangiato la foglia e ci siamo intesi!...» —
-
-Appena che Pinocchio fu entrato nel letto, si addormentò a colpo, e
-principiò a sognare. E sognando gli pareva di essere in mezzo a un
-campo, e questo campo era pieno di arboscelli carichi di grappoli,
-e questi grappoli erano carichi di zecchini d'oro che, dondolandosi
-mossi dal vento, facevano _zin, zin, zin_, quasi volessero dire: «Chi
-ci vuole, venga a prenderci.» Ma quando Pinocchio fu sul più bello,
-quando cioè allungò, la mano per prendere a manciate tutte quelle belle
-monete e mettersele in tasca, si trovò svegliato all'improvviso da tre
-violentissimi colpi dati nella porta di camera.
-
-Era l'oste che veniva a dirgli che la mezzanotte era sonata.
-
-— E i miei compagni sono pronti? — gli domandò il burattino.
-
-— Altro che pronti! son partiti due ore fa.
-
-— Perchè mai tanta fretta?
-
-— Perchè il Gatto ha ricevuto un'imbasciata che il suo gattino
-maggiore, malato di geloni ai piedi, stava in pericolo di vita.
-
- [Illustrazione: Era l'oste che veniva a dirgli che la
- mezzanotte era sonata.]
-
-— E la cena l'hanno pagata?
-
-— Che vi pare? Quelle lì sono persone troppo educate, perchè facciano
-un affronto simile alla signoria vostra.
-
-— Peccato! Quest'affronto mi avrebbe fatto tanto piacere! — disse
-Pinocchio grattandosi il capo. Poi domandò:
-
-— E dove hanno detto di aspettarmi quei buoni amici?
-
-— Al Campo dei miracoli, domattina, allo spuntare del giorno. —
-
-Pinocchio pagò uno zecchino per la cena sua e per quella dei suoi
-compagni, e dopo partì.
-
-Ma si può dire che partisse a tastoni, perchè fuori dell'osteria c'era
-un buio così buio, che non ci si vedeva di qui a lì. Nella campagna
-all'intorno non si sentiva alitare una foglia. Solamente alcuni
-uccellacci notturni, traversando la strada da una siepe all'altra,
-venivano a sbattere le ali sul naso di Pinocchio, il quale, facendo
-un salto indietro per la paura, gridava: — Chi va là? — e l'eco delle
-colline circostanti ripeteva in lontananza: — Chi va la? chi va là? chi
-va là? —
-
-Intanto, mentre camminava, vide sul tronco di un albero un piccolo
-animaletto, che riluceva di una luce pallida e opaca, come un lumino da
-notte dentro una lampada di porcellana trasparente.
-
-— Chi sei? — gli domandò Pinocchio.
-
-— Sono l'ombra del Grillo-parlante — rispose l'animaletto con una
-vocina fioca fioca, che pareva venisse dal mondo di là.
-
-— Che vuoi da me? — disse il burattino.
-
-— Voglio darti un consiglio. Ritorna indietro e porta i quattro
-zecchini, che ti sono rimasti, al tuo povero babbo, che piange e si
-dispera per non averti più veduto.
-
-— Domani il mio babbo sarà un gran signore, perchè questi quattro
-zecchini diventeranno duemila.
-
-— Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco
-dalla mattina alla sera. Per il solito o sono matti o imbroglioni! Dài
-retta a me, ritorna indietro.
-
-— E io invece voglio andare avanti.
-
-— L'ora è tarda!...
-
-— Voglio andare avanti.
-
-— La nottata è scura....
-
-— Voglio andare avanti.
-
-— La strada è pericolosa....
-
-— Voglio andare avanti.
-
-— Ricordati che i ragazzi che vogliono fare di capriccio e a modo loro,
-prima o poi se ne pentono.
-
-— Le solite storie. Buona notte, Grillo.
-
-— Buona notte, Pinocchio, e che il cielo ti salvi dalla guazza e dagli
-assassini. —
-
-Appena dette queste ultime parole, il Grillo-parlante si spense a un
-tratto, come si spenge un lume soffiandoci sopra, e la strada rimase
-più buia di prima.
-
-
-
-
-XIV.
-
-Pinocchio, per non aver dato retta ai buoni consigli del
-Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini.
-
-
-— Davvero.... — disse fra sè il burattino rimettendosi in viaggio —
-come siamo disgraziati noialtri poveri ragazzi! Tutti ci sgridano,
-tutti ci ammoniscono, tutti ci dànno dei consigli. A lasciarli dire,
-tutti si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri
-maestri; tutti; anche i Grilli-parlanti. Ecco qui: perchè io non
-ho voluto dar retta a quell'uggioso di Grillo, chi lo sa quante
-disgrazie, secondo lui, mi dovrebbero accadere! Dovrei incontrare
-anche gli assassini! Meno male che agli assassini io non ci credo,
-nè ci ho creduto mai. Per me gli assassini sono stati inventati
-apposta dai babbi, per far paura ai ragazzi che vogliono andar fuori
-la notte. E poi, se anche li trovassi qui sulla strada, mi darebbero
-forse soggezione? Neanche per sogno, anderei loro sul viso, gridando:
-«Signori assassini, che cosa vogliono da me? Si rammentino che con
-me non si scherza! Se ne vadano dunque per i fatti loro, e zitti!»
-A questa parlantina fatta sul serio, quei poveri assassini, mi par
-di vederli, scapperebbero via come il vento. Caso poi fossero tanto
-ineducati da non volere scappare, allora scapperei io, e così la farei
-finita.... —
-
-Ma Pinocchio non potè finire il suo ragionamento, perchè in quel punto
-gli parve di sentire dietro di sè un leggerissimo fruscìo di foglie.
-
-Si voltò a guardare, e vide nel buio due figuracce nere, tutte
-imbacuccate in due sacchi da carbone, le quali correvano dietro a lui
-a salti e in punta di piedi, come se fossero due fantasmi.
-
-— Eccoli davvero! — disse dentro di sè: e non sapendo dove nascondere
-i quattro zecchini, se li nascose in bocca e precisamente sotto la
-lingua.
-
-Poi si provò a scappare. Ma non aveva ancora fatto il primo passo,
-che sentì agguantarsi per le braccia e intese due voci orribili e
-cavernose, che gli dissero:
-
-— O la borsa o la vita! —
-
-Pinocchio non potendo rispondere con le parole a motivo delle monete
-che aveva in bocca, fece mille salamelecchi e mille pantomime, per
-dare ad intendere a quei due incappati, di cui si vedevano soltanto gli
-occhi attraverso i buchi dei sacchi, che lui era un povero burattino e
-che non aveva in tasca nemmeno un centesimo falso.
-
-— Via via! Meno ciarle e fuori i denari — gridarono minacciosamente i
-due briganti.
-
-E il burattino fece col capo e colle mani un segno, come dire: «Non ne
-ho.»
-
- [Illustrazione: Sentì agguantarsi per le braccia....]
-
-— Metti fuori i denari o sei morto; — disse l'assassino più alto di
-statura.
-
-— Morto! — ripetè l'altro.
-
-— E dopo ammazzato te, ammazzeremo anche tuo padre!
-
-— Anche tuo padre!
-
-— No, no, no, il mio povero babbo no! — gridò Pinocchio con accento
-disperato: ma nel gridare così, gli zecchini gli sonarono in bocca.
-
-— Ah furfante! dunque i denari te li sei nascosti sotto la lingua?
-Sputali subito! —
-
-E Pinocchio, duro.
-
-— Ah! tu fai il sordo? Aspetta un po', che penseremo noi a farteli
-sputare! —
-
-Difatti uno di loro afferrò il burattino per la punta del naso
-e quell'altro lo prese per la bazza, e lì cominciarono a tirare
-screanzatamente uno per in qua l'altro per in là, tanto da costringerlo
-a spalancare la bocca: ma non ci fu verso. La bocca del burattino
-pareva inchiodata e ribadita.
-
-Allora l'assassino più piccolo di statura, cavato fuori un
-coltellaccio, provò a conficcarglielo a guisa di leva e di scalpello
-fra le labbra: ma Pinocchio, lesto come un lampo, gli azzannò la mano
-coi denti, e dopo avergliela con un morso staccata di netto, la sputò e
-figuratevi la sua maraviglia quando, invece di una mano, si accòrse di
-aver sputato in terra uno zampetto di gatto.
-
-Incoraggito da questa prima vittoria, si liberò a forza dalle unghie
-degli assassini, e saltata la siepe della strada, cominciò a fuggire
-per la campagna. E gli assassini a correre dietro a lui, come due cani
-dietro a una lepre: e quello che aveva perduto uno zampetto correva con
-una gamba sola, nè si è saputo mai come facesse.
-
-Dopo una corsa di quindici chilometri, Pinocchio non ne poteva più.
-Allora vistosi perso, si arrampicò su per il fusto di un altissimo
-pino e si pose a sedere in vetta ai rami. Gli assassini tentarono di
-arrampicarsi anche loro, ma giunti a metà del fusto sdrucciolarono, e
-ricascando a terra, si spellarono le mani e i piedi.
-
-Non per questo si dettero per vinti: che anzi, raccolto un fastello di
-legna secche a piè del pino, vi appiccarono il fuoco. In men che non
-si dice, il pino cominciò a bruciare e a divampare come una candela
-agitata dal vento. Pinocchio, vedendo che le fiamme salivano sempre più
-e non volendo far la fine del piccione arrosto, spiccò un bel salto
-di vetta all'albero, e via a correre daccapo attraverso i campi e ai
-vigneti. E gli assassini dietro, sempre dietro, senza stancarsi mai.
-
-Intanto cominciava a baluginare il giorno e si trovò improvvisamente
-sbarrato il passo da un fosso largo e profondissimo, tutto pieno
-di acquaccia sudicia, color del caffè e latte. Che fare? «Una, due,
-tre!» gridò il burattino, e slanciandosi con una gran rincorsa, saltò
-dall'altra parte. E gli assassini saltarono anche loro, ma non avendo
-preso bene la misura, _patatunfete!_... cascarono giù nel bel mezzo
-del fosso. Pinocchio che sentì il tonfo e gli schizzi dell'acqua, urlò
-ridendo e seguitando a correre:
-
-— Buon bagno, signori assassini. —
-
-E già si figurava che fossero bell'e affogati, quando invece,
-voltandosi a guardare, si accòrse che gli correvano dietro tutt'e due,
-sempre imbacuccati nei loro sacchi, e grondanti acqua come due panieri
-sfondati.
-
-
-
-
-XV.
-
-Gli assassini inseguono Pinocchio; e dopo averlo raggiunto lo impiccano
-a un ramo della Quercia grande.
-
-
-Allora il burattino, perdutosi d'animo fu proprio sul punto di gettarsi
-a terra e di darsi per vinto, quando, nel girare gli occhi all'intorno,
-vide fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare in lontananza
-una casina candida come la neve.
-
-— Se io avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa, forse sarei
-salvo! — disse dentro di sè.
-
-E senza indugiare un minuto, riprese a correre per il bosco a carriera
-distesa. E gli assassini sempre dietro.
-
-Dopo una corsa disperata di quasi due ore, finalmente, tutto trafelato,
-arrivò alla porta di quella casina e bussò.
-
-Nessuno rispose.
-
-Tornò a bussare con maggior violenza, perchè sentiva avvicinarsi il
-rumore dei passi e il respiro grosso e affannoso dei suoi persecutori.
-
-Lo stesso silenzio.
-
-Avvedutosi che il bussare non giovava a nulla, cominciò per
-disperazione a dare calci e zuccate nella porta. Allora si affacciò
-alla finestra una bella Bambina, coi capelli turchini e il viso bianco
-come un'immagine di cera, gli occhi chiusi e le mani incrociate sul
-petto, la quale senza muover punto le labbra, disse con una vocina che
-pareva venisse dall'altro mondo:
-
-— In questa casa non c'è nessuno; sono tutti morti.
-
-— Aprimi almeno tu! — gridò Pinocchio piangendo e raccomandandosi.
-
-— Sono morta anch'io.
-
-— Morta? e allora che cosa fai costì alla finestra?
-
-— Aspetto la bara che venga a portarmi via. —
-
-Appena detto così, la Bambina disparve e la finestra si richiuse senza
-far rumore.
-
-— O bella Bambina dai capelli turchini, — gridava Pinocchio — aprimi
-per carità! Abbi compassione di un povero ragazzo inseguito dagli
-assass.... —
-
-Ma non potè finir la parola, perchè sentì afferrarsi per il collo, e le
-solite due vociacce che gli brontolarono minacciosamente:
-
-— Ora non ci scappi più! —
-
-Il burattino, vedendosi balenare la morte dinanzi agli occhi, fu preso
-da un tremito così forte, che nel tremare, gli sonavano le giunture
-delle sue gambe di legno e i quattro zecchini che teneva nascosti sotto
-la lingua.
-
-— Dunque? — gli domandarono gli assassini — vuoi aprirla la bocca, sì o
-no? Ah! non rispondi? Lascia fare: che questa volta te la faremo aprir
-noi!... —
-
-E cavati fuori due coltellacci lunghi lunghi e affilati come rasoi,
-_zaff_ e _zaff_... gli affibbiarono due colpi nel mezzo alle reni.
-
-Ma il burattino per sua fortuna era fatto d'un legno durissimo, motivo
-per cui le lame, spezzandosi, andarono in mille schegge e gli assassini
-rimasero col manico dei coltelli in mano, a guardarsi in faccia.
-
-— Ho capito; — disse allora uno di loro — bisogna impiccarlo.
-Impicchiamolo!
-
-— Impicchiamolo — ripetè l'altro.
-
-Detto fatto gli legarono le mani dietro le spalle, e passatogli un nodo
-scorsoio intorno alla gola, lo attaccarono penzoloni al ramo di una
-grossa pianta detta la Quercia grande.
-
-Poi si posero là, seduti sull'erba, aspettando che il burattino facesse
-l'ultimo sgambetto: ma il burattino dopo tre ore aveva sempre gli occhi
-aperti, la bocca chiusa e sgambettava più che mai.
-
-Annoiati finalmente di aspettare, si voltarono a Pinocchio e gli
-dissero sghignazzando:
-
-— Addio a domani. Quando domani torneremo qui, si spera che ci
-farai la garbatezza di farti trovare bell'e morto e con la bocca
-spalancata. —
-
-E se ne andarono.
-
-Intanto s'era levato un vento impetuoso di tramontana, che soffiando e
-mugghiando con rabbia, sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato,
-facendolo dondolare violentemente come il battaglio d'una campana che
-suona a festa. E quel dondolìo gli cagionava acutissimi spasimi, e
-il nodo scorsoio, stringendosi sempre più alla gola, gli toglieva il
-respiro.
-
-A poco a poco gli occhi gli si appannarono; e sebbene sentisse
-avvicinarsi la morte, pure sperava sempre che da un momento a un altro
-sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto.
-
-Ma quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio
-nessuno, allora gli tornò in mente il suo povero babbo.... e balbettò
-quasi moribondo:
-
-— Oh babbo mio! se tu fossi qui!... —
-
-E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò
-le gambe, e dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito.
-
-
-
-
-XVI.
-
-La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino: lo
-mette a letto, e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto.
-
-
-In quel mentre che il povero Pinocchio impiccato dagli assassini a un
-ramo della Quercia grande, pareva oramai più morto che vivo, la bella
-Bambina dai capelli turchini si affacciò daccapo alla finestra, e
-impietositasi alla vista di quell'infelice che, sospeso per il collo,
-ballava il trescone alle ventate di tramontana, battè per tre volte le
-mani insieme, e fece tre piccoli colpi.
-
-A questo segnale si sentì un gran rumore di ali che volavano con foga
-precipitosa, e un grosso Falco venne a posarsi sul davanzale della
-finestra.
-
-— Che cosa comandate, mia graziosa Fata? — disse il Falco abbassando il
-becco in atto di riverenza; perchè bisogna sapere, che la Bambina dai
-capelli turchini, non era altro, in fin dei conti, che una buonissima
-Fata, che da più di mill'anni abitava nelle vicinanze di quel bosco.
-
-— Vedi tu quel burattino attaccato penzoloni a un ramo della Quercia
-grande?
-
-— Lo vedo.
-
-— Orbene: vola subito laggiù; rompi col tuo fortissimo becco il
-nodo che lo tiene sospeso in aria, e posalo delicatamente sdraiato
-sull'erba, a piè della Quercia. —
-
-Il Falco volò via, e dopo due minuti tornò dicendo:
-
-— Quel che mi avete comandato è fatto.
-
-— E come l'hai trovato? Vivo o morto?
-
- [Illustrazione: Un grosso Falco venne a posarsi sul davanzale
- della finestra.]
-
-— A vederlo pareva morto, ma non dev'essere ancora morto perbene,
-perchè appena gli ho sciolto il nodo scorsoio che lo stringeva intorno
-alla gola, ha lasciato andare un sospiro, balbettando a mezza voce:
-«Ora mi sento meglio!...» —
-
-Allora la Fata, battendo le mani insieme, fece due piccoli colpi, e
-apparve un magnifico Can-barbone, che camminava ritto sulle gambe di
-dietro, tale e quale come se fosse un uomo.
-
-Il Can-barbone era vestito da cocchiere in livrea di gala. Aveva in
-capo un nicchiettino a tre punte gallonato d'oro, una parrucca bionda
-coi riccioli che gli scendevano giù per il collo, una giubba color di
-cioccolata coi bottoni di brillanti e con due grandi tasche per tenervi
-gli ossi, che gli regalava a pranzo la padrona, un paio di calzon
-corti di velluto cremisi, le calze di seta, gli scarpini scollati, e
-di dietro una specie di fodera da ombrelli, tutta di raso turchino, per
-mettervi dentro la coda, quando il tempo cominciava a piovere.
-
-— Su da bravo, Medoro! — disse la Fata al Can-barbone. — Fa' subito
-attaccare la più bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del
-bosco. Arrivato che sarai sotto la Quercia grande, troverai disteso
-sull'erba un povero burattino mezzo morto. Raccoglilo con garbo,
-posalo pari pari sui cuscini della carrozza e portamelo qui. Hai
-capito? —
-
-Il Can-barbone, per fare intendere che aveva capito, dimenò tre o
-quattro volte la fodera di raso turchino, che aveva dietro, e partì
-come un barbero.
-
-Di lì a poco, si vide uscire dalla scuderia una bella carrozzina color
-dell'aria, tutta imbottita di penne di canarino e foderata nell'interno
-di panna montata e di crema coi savoiardi. La carrozzina era tirata da
-cento pariglie di topini bianchi, e il Can-barbone, seduto a cassetta,
-schioccava la frusta a destra e a sinistra, come un vetturino quand'ha
-paura di aver fatto tardi.
-
- [Illustrazione: Il Can-barbone partì come un barbero.]
-
-Non era ancora passato un quarto d'ora che la carrozzina tornò, e
-la Fata, che stava aspettando sull'uscio di casa, prese in collo il
-povero burattino, e portatolo in una cameretta che aveva le pareti di
-madreperla, mandò subito a chiamare i medici più famosi del vicinato.
-
-E i medici arrivarono subito uno dopo l'altro: arrivò cioè, un Corvo,
-una Civetta e un Grillo-parlante.
-
-— Vorrei saper da lor signori — disse la Fata, rivolgendosi ai tre
-medici riuniti intorno al letto di Pinocchio — vorrei sapere da lor
-signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!... —
-
- [Illustrazione: La Fata prese in collo il povero burattino.]
-
-A quest'invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso
-a Pinocchio; poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e
-quand'ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:
-
-— A mio credere il burattino è bell'e morto: ma se per disgrazia non
-fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!
-
-— Mi dispiace — disse la Civetta — di dover contraddire il Corvo, mio
-illustre amico e collega; per me, invece, il burattino è sempre vivo;
-ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto
-davvero.
-
-— E lei non dice nulla? — domandò la Fata al Grillo-parlante.
-
-— Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice,
-la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. Del resto
-quel burattino lì, non m'è fisonomia nuova: io lo conosco da un
-pezzo! —
-
-Pinocchio, che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di
-legno, ebbe una specie di fremito convulso, che fece scuotere tutto il
-letto.
-
-— Quel burattino lì — seguitò a dire il Grillo-parlante — è una birba
-matricolata.... —
-
-Pinocchio aprì gli occhi e li richiuse subito.
-
-— È un monellaccio, uno svogliato, un vagabondo.... —
-
-Pinocchio si nascose la faccia sotto i lenzuoli.
-
-— Quel burattino lì è un figliuolo disubbidiente, che farà morire di
-crepacuore il suo povero babbo!... —
-
-A questo punto si sentì nella camera un suono soffocato di pianti e
-singhiozzi. Figuratevi come rimasero tutti, allorchè, sollevati un poco
-i lenzuoli, si accorsero che quello che piangeva e singhiozzava era
-Pinocchio.
-
-— Quando il morto piange è segno che è in via di guarigione — disse
-solennemente il Corvo.
-
-— Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega, — soggiunse
-la Civetta — ma per me quando il morto piange, è segno che gli dispiace
-a morire. —
-
-
-
-
-XVII.
-
-Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi; però quando vede
-i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga. Poi dice una
-bugia e per gastigo gli cresce il naso.
-
-
-Appena i tre medici furono usciti di camera, la Fata si accostò a
-Pinocchio, e, dopo averlo toccato sulla fronte, si accòrse che era
-travagliato da un febbrone da non si dire.
-
-Allora sciolse un certa polverina bianca in un mezzo bicchier d'acqua,
-e porgendolo al burattino, gli disse amorosamente:
-
-— Bevila, e in pochi giorni sarai guarito. —
-
-Pinocchio guardò il bicchiere, storse un po' la bocca, e poi domandò
-con voce di piagnisteo:
-
-— È dolce o amara?
-
-— È amara, ma ti farà bene.
-
-— Se è amara non la voglio.
-
-— Da' retta a me: bevila.
-
-— A me l'amaro non mi piace.
-
-— Bevila: e quando l'avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero, per
-rifarti la bocca.
-
-— Dov'è la pallina di zucchero?
-
-— Eccola qui — disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d'oro.
-
-— Prima voglio la pallina di zucchero, e poi beverò quell'acquaccia
-amara....
-
-— Me lo prometti?
-
-— Sì.... —
-
-La Fata gli dette la pallina, e Pinocchio dopo averla sgranocchiata e
-ingoiata in un attimo, disse leccandosi i labbri:
-
-— Bella cosa se anche lo zucchero fosse una medicina!... Mi purgherei
-tutt'i giorni.
-
-— Ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole d'acqua, che ti
-renderanno la salute. —
-
-Pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficcò dentro
-la punta del naso: poi se l'accostò alla bocca: poi tornò a ficcarci la
-punta del naso: finalmente disse:
-
-— È troppo amara! troppo amara! Io non la posso bere.
-
-— Come fai a dirlo, se non l'hai nemmeno assaggiata?
-
-— Me lo figuro! L'ho sentita all'odore. Voglio prima un'altra pallina
-di zucchero.... e poi la beverò! —
-
-Allora la Fata, con tutta la pazienza di una buona mamma, gli pose
-in bocca un altro po' di zucchero; e dopo gli presentò daccapo il
-bicchiere.
-
-— Così non lo posso bere! — disse il burattino, facendo mille smorfie.
-
-— Perchè?
-
-— Perchè mi dà noia quel guanciale che ho laggiù sui piedi. —
-
-La Fata gli levò il guanciale.
-
-— È inutile! Nemmeno così la posso bere.
-
-— Che cos'altro ti dà noia?
-
-— Mi da noia l'uscio di camera, che è mezzo aperto. —
-
-La Fata andò, e chiuse l'uscio di camera.
-
-— Insomma, — gridò Pinocchio dando in uno scoppio di pianto —
-quest'acquaccia amara, non la voglio bere, no, no, no!...
-
-— Ragazzo mio, te ne pentirai....
-
-— Non me n'importa....
-
-— La tua malattia è grave.
-
-— Non me n'importa.....
-
-— La febbre ti porterà in poche ore all'altro mondo....
-
-— Non me n'importa....
-
-— Non hai paura della morte?
-
-— Nessuna paura! Piuttosto morire, che bevere quella medicina
-cattiva. —
-
-A questo punto, la porta della camera si spalancò, ed entrarono dentro
-quattro conigli neri come l'inchiostro, che portavano sulle spalle una
-piccola bara da morto.
-
- [Illustrazione: Entrarono dentro quattro conigli neri come
- l'inchiostro.]
-
-— Che cosa volete da me? — gridò Pinocchio, rizzandosi tutto impaurito
-a sedere sul letto.
-
-— Siamo venuti a prenderti — rispose il coniglio più grosso.
-
-— A prendermi? Ma io non sono ancora morto!...
-
-— Ancora no: ma ti restano pochi momenti di vita, avendo tu ricusato di
-bevere la medicina, che ti avrebbe guarito dalla febbre!
-
-— O Fata mia, o Fata mia! — cominciò allora a strillare il burattino
-— datemi subito quel bicchiere.... Spicciatevi, per carità, perchè non
-voglio morire, no.... non voglio morire. —
-
-E preso il bicchiere con tutt'e due le mani, lo votò in un fiato.
-
-— Pazienza! — dissero i conigli. — Per questa volta abbiamo fatto il
-viaggio a ufo. — E tiratisi di nuovo la piccola bara sulle spalle,
-uscirono di camera bofonchiando e mormorando fra i denti.
-
-Fatto sta che di lì a pochi minuti, Pinocchio saltò giù dal letto,
-bell'e guarito; perchè bisogna sapere che i burattini di legno hanno il
-privilegio di ammalarsi di rado e di guarire prestissimo.
-
-E la Fata, vedendolo correre e ruzzare per la camera, vispo e allegro
-come un gallettino di primo canto, gli disse:
-
-— Dunque la mia medicina t'ha fatto bene davvero?
-
-— Altro che bene! Mi ha rimesso al mondo!
-
-— E allora come mai ti sei fatto tanto pregare a beverla?
-
-— Egli è che noi ragazzi siamo tutti così! Abbiamo più paura delle
-medicine che del male.
-
-— Vergogna! I ragazzi dovrebbero sapere che un buon medicamento preso a
-tempo, può salvarli da una grave malattia e fors'anche dalla morte....
-
-— Oh! ma un'altra volta non mi farò tanto pregare! Mi rammenterò di
-quei conigli neri, con la bara sulle spalle.... e allora piglierò
-subito il bicchiere in mano e giù....
-
-— Ora vieni un po' qui da me, e raccontami come andò che ti trovasti
-fra le mani degli assassini.
-
-— Gli andò, che il burattinaio Mangiafoco, mi dette cinque monete
-d'oro, e mi disse: — To', portale al tuo babbo! — e io, invece, per la
-strada trovai una Volpe e un Gatto, due persone molto per bene, che mi
-dissero: — Vuoi che codeste monete diventino mille e duemila? Vieni con
-noi, e ti condurremo al Campo dei miracoli. — E io dissi, andiamo; —
-e loro dissero: — Fermiamoci qui all'osteria del Gambero Rosso, e dopo
-la mezzanotte ripartiremo. — E io quando mi svegliai, non c'erano più,
-perchè erano partiti. Allora io cominciai a camminare di notte, che
-era un buio che pareva impossibile, per cui trovai per la strada due
-assassini dentro due sacchi da carbone, che mi dissero: — Metti fuori
-i quattrini; — e io dissi: — non ce n'ho; — perchè le monete d'oro me
-l'ero nascoste in bocca, e uno degli assassini si provò a mettermi le
-mani in bocca, e io con un morso gli staccai la mano e poi la sputai,
-ma invece di una mano sputai uno zampetto di gatto. E gli assassini a
-corrermi dietro, e io corri che ti corri, finchè mi raggiunsero, e mi
-legarono per il collo a un albero di questo bosco col dire: — Domani
-torneremo qui, e allora sarai morto e colla bocca aperta, e così ti
-porteremo via le monete d'oro che hai nascoste sotto la lingua. —
-
-— E ora le quattro monete dove le hai messe? — gli domandò la Fata.
-
-— Le ho perdute! — rispose Pinocchio; ma disse una bugia, perchè invece
-le aveva in tasca.
-
-Appena detta la bugia il suo naso, che era già lungo, gli crebbe subito
-due dita di più.
-
-— E dove le hai perdute?
-
-— Nel bosco qui vicino. —
-
-A questa seconda bugia, il naso seguitò a crescere.
-
-— Se le hai perdute nel bosco vicino — disse la Fata — le cercheremo e
-le ritroveremo: perchè tutto quello che si perde nel vicino bosco, si
-ritrova sempre.
-
-— Ah! ora che mi rammento bene — replicò il burattino imbrogliandosi
-— le quattro monete non le ho perdute, ma senza avvedermene, le ho
-inghiottite mentre bevevo la vostra medicina. —
-
- [Illustrazione: Il naso gli si allungò in un modo così
- straordinario....]
-
-A questa terza bugia, il naso gli si allungò in un modo così
-straordinario, che il povero Pinocchio non poteva più girarsi da
-nessuna parte. Se si voltava di qui, batteva il naso nel letto o nei
-vetri della finestra, se si voltava di là, lo batteva nelle pareti
-o nella porta di camera, se alzava un po' di più il capo, correva il
-rischio di ficcarlo in un occhio alla Fata.
-
-E la Fata lo guardava e rideva.
-
-— Perchè ridete? — gli domandò il burattino, tutto confuso e
-impensierito di quel suo naso che cresceva a occhiate.
-
-— Rido della bugia che hai detto.
-
-— Come mai sapete che ho detto una bugia?
-
-— Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perchè ve ne sono di
-due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che
-hanno il naso lungo: la tua per l'appunto è di quelle che hanno il naso
-lungo. —
-
-Pinocchio, non sapendo più dove nascondersi per la vergogna, si provò a
-fuggire di camera, ma non gli riuscì. Il suo naso era cresciuto tanto,
-che non passava più dalla porta.
-
-
-
-
-XVIII.
-
-Pinocchio ritrova la Volpe e il Gatto, e va con loro a seminare le
-quattro monete nel Campo dei miracoli.
-
-
-Come potete immaginarvelo, la Fata lasciò che il burattino piangesse e
-urlasse una buona mezz'ora a motivo di quel suo naso che non passava
-più dalla porta di camera: e lo fece per dargli una severa lezione e
-perchè si correggesse dal brutto vizio di dire bugie, il più brutto
-vizio che possa avere un ragazzo. Ma quando lo vide trasfigurato e
-cogli occhi fuori della testa dalla gran disperazione, allora, mossa
-a pietà, battè le mani insieme, e a quel segnale entrarono in camera
-dalla finestra un migliaio di grossi uccelli chiamati _Picchi_,
-i quali, posatisi tutti sul naso di Pinocchio, cominciarono a
-beccarglielo tanto e poi tanto, che in pochi minuti quel naso enorme e
-spropositato si trovò ridotto alla sua grandezza naturale.
-
-— Quanto siete buona, Fata mia, — disse il burattino, asciugandosi gli
-occhi — e quanto bene vi voglio!
-
-— Ti voglio bene anch'io, — rispose la Fata — e se tu vuoi rimanere con
-me, tu sarai il mio fratellino e io la tua buona sorellina....
-
-— Io resterei volentieri.... ma il mio povero babbo?
-
-— Ho pensato a tutto. Il tuo babbo è stato digià avvertito: e prima che
-faccia notte, sarà qui.
-
-— Davvero? — gridò Pinocchio, saltando dall'allegrezza. — Allora,
-Fatina mia, se vi contentate, vorrei andargli incontro! Non vedo l'ora
-di poter dare un bacio a quel povero vecchio, che ha sofferto tanto per
-me!
-
-— Va' pure, ma bada di non ti sperdere. Prendi la via del bosco, e sono
-sicura che lo incontrerai. —
-
-Pinocchio partì: e appena entrato nel bosco, cominciò a correre come
-un capriòlo. Ma quando fu arrivato a un certo punto, quasi in faccia
-alla Quercia grande, si fermò, perchè gli parve di aver sentito gente
-fra mezzo alle frasche. Difatti vide apparire sulla strada, indovinate
-chi?... la Volpe e il Gatto, ossia i due compagni di viaggio coi quali
-aveva cenato all'osteria del Gambero rosso.
-
-— Ecco il nostro caro Pinocchio! — gridò la Volpe, abbracciandolo e
-baciandolo. — Come mai sei qui?
-
-— Come mai sei qui? — ripetè il Gatto.
-
-— È una storia lunga — disse il burattino — e ve la racconterò a
-comodo. Sappiate però che l'altra notte, quando mi avete lasciato solo
-nell'osteria ho trovato gli assassini per la strada....
-
-— Gli assassini?... Oh povero amico! E che cosa volevano?
-
- [Illustrazione: — Ecco il nostro caro Pinocchio! — gridò la
- Volpe, abbracciandolo.]
-
-— Mi volevano rubare le monete d'oro.
-
-— Infami!... — disse la Volpe.
-
-— Infamissimi! — ripetè il Gatto.
-
-— Ma io cominciai a scappare — continuò a dire il burattino — e loro
-sempre dietro: finchè mi raggiunsero e m'impiccarono a un ramo di
-quella quercia.... —
-
-E Pinocchio accennò la Quercia grande, che era lì a due passi.
-
-— Si può sentir di peggio? — disse la Volpe. — In che mondo siamo
-condannati a vivere! Dove troveremo un rifugio sicuro noialtri
-galantuomini? —
-
-Nel tempo che parlavano così, Pinocchio si accorse che il gatto era
-zoppo dalla gamba destra davanti, perchè gli mancava in fondo tutto lo
-zampetto cogli unghioli; per cui gli domandò:
-
-— Che cosa hai fatto del tuo zampetto? —
-
-Il gatto voleva rispondere qualche cosa, ma s'imbrogliò. Allora la
-Volpe disse subito:
-
-— Il mio amico è troppo modesto, e per questo non risponde. Risponderò
-io per lui. Sappi dunque che un'ora fa abbiamo incontrato sulla strada
-un vecchio lupo, quasi svenuto dalla fame, che ci ha chiesto un po'
-d'elemosina. Non avendo noi da dargli nemmeno una lisca di pesce, che
-cosa ha fatto l'amico mio, che ha davvero un cuore di Cesare? Si è
-staccato coi denti uno zampetto delle sue gambe davanti e l'ha gettato
-a quella povera bestia, perchè potesse sdigiunarsi. —
-
-E la Volpe, nel dir così si asciugò una lagrima.
-
-Pinocchio, commosso anche lui, si avvicinò al Gatto, sussurrandogli
-negli orecchi:
-
-— Se tutti i gatti ti somigliassero, fortunati i topi!
-
-— E ora che cosa fai in questi luoghi? — domandò la Volpe al burattino.
-
-— Aspetto il mio babbo, che deve arrivare qui di momento in momento.
-
-— E le tue monete d'oro?
-
-— Le ho sempre in tasca, meno una che la spesi all'osteria del Gambero
-rosso.
-
-— E pensare che, invece di quattro monete, potrebbero diventare domani
-mille e duemila! Perchè non dài retta al mio consiglio? Perchè non vai
-a seminarle nel Campo dei miracoli?
-
-— Oggi è impossibile: vi anderò un altro giorno.
-
-— Un altro giorno sarà tardi! — disse la Volpe.
-
-— Perchè?
-
-— Perchè quel campo è stato comprato da un gran signore, e da domani in
-là non sarà più permesso a nessuno di seminarvi i denari.
-
-— Quant'è distante di qui il Campo dei miracoli?
-
-— Due chilometri appena. Vuoi venire con noi? Fra mezz'ora sei là:
-semini subito le quattro monete: dopo pochi minuti ne raccogli duemila,
-e stasera ritorni qui con le tasche piene. Vuoi venire con noi? —
-
-Pinocchio esitò un poco a rispondere, perchè gli tornò in mente la
-buona Fata, il vecchio Geppetto e gli avvertimenti del Grillo-parlante;
-ma poi finì col fare come fanno tutti i ragazzi senza un fil di
-giudizio e senza cuore; finì, cioè, col dare una scrollatina di capo,
-e disse alla Volpe e al Gatto:
-
-— Andiamo pure; io vengo con voi. —
-
-E partirono.
-
-Dopo aver camminato una mezza giornata arrivarono a una città che
-aveva nome «Acchiappacitrulli.» Appena entrato in città, Pinocchio
-vide tutte le strade popolate di cani spelacchiati, che sbadigliavano
-dall'appetito, di pecore tosate, che tremavano dal freddo, e di galline
-rimaste senza cresta e senza bargigli, che chiedevano l'elemosina d'un
-chicco di granturco, di grosse farfalle che non potevano più volare,
-perchè avevano venduto le loro bellissime ali colorite, di pavoni
-tutti scodati, che si vergognavano a farsi vedere, e di fagiani che
-zampettavano cheti cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne d'oro
-e d'argento, ormai perdute per sempre.
-
-In mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi, passavano
-di tanto in tanto alcune carrozze signorili con entro o qualche Volpe,
-o qualche Gazza ladra, o qualche uccellaccio di rapina.
-
-— E il Campo dei miracoli dov'è? — domandò Pinocchio.
-
-— È qui a due passi. —
-
- [Illustrazione: Vide tutte le strade popolate di cani
- spelacchiati.]
-
-Detto fatto traversarono la città, e, usciti fuori delle mura, si
-fermarono in un campo solitario che, su per giù, somigliava a tutti gli
-altri campi.
-
-— Eccoci giunti; — disse la Volpe al burattino — ora chinati giù a
-terra, scava con le mani una piccola buca nel campo, e mettici dentro
-le monete d'oro. —
-
-Pinocchio obbedì. Scavò la buca, ci pose le quattro monete d'oro che
-gli erano rimaste: e dopo ricoprì la buca con un po' di terra.
-
-— Ora poi — disse la Volpe — va' alla gora qui vicina, prendi una
-secchia d'acqua e annaffia il terreno dove hai seminato. —
-
-Pinocchio andò alla gora, e perchè non aveva lì per lì una secchia, si
-levò di piedi una ciabatta, e riempitala d'acqua, annaffiò la terra che
-copriva la buca. Poi domandò:
-
-— C'è altro da fare?
-
-— Nient'altro; — rispose la Volpe — ora possiamo andar via. Tu poi
-ritorna qui fra una ventina di minuti, e troverai l'arboscello già
-spuntato dal suolo e coi rami tutti carichi di monete. —
-
-Il povero burattino, fuori di sè dalla gran contentezza, ringraziò
-mille volte la Volpe e il Gatto, e promise loro un bellissimo regalo.
-
-— Noi non vogliamo regali; — risposero que' due malanni — a noi ci
-basta di averti insegnato il modo di arricchire senza durar fatica, e
-siamo contenti come pasque. —
-
-Ciò detto salutarono Pinocchio, e augurandogli una buona raccolta, se
-ne andarono per i fatti loro.
-
-
-
-
-XIX.
-
-Pinocchio è derubato delle sue monete d'oro, e per gastigo si busca
-quattro mesi di prigione.
-
-
-Il burattino, ritornato in città, cominciò a contare i minuti a uno a
-uno: e quando gli parve che fosse l'ora, riprese subito la strada che
-menava al Campo dei miracoli.
-
-E mentre camminava con passo frettoloso, il cuore gli batteva forte e
-gli faceva tic, tac, tic, tac, come un orologio da sala, quando corre
-davvero. E intanto pensava dentro di sè:
-
-— E se invece di mille monete ne trovassi su i rami dell'albero
-duemila?... E se invece di duemila, ne trovassi cinquemila? e se invece
-di cinquemila, ne trovassi centomila? O che bel signore, allora, che
-diventerei!... Vorrei avere un bel palazzo, mille cavallini di legno
-e mille scuderie, per potermi baloccare, una cantina di rosolii e
-di alchermes, e una libreria tutta piena di canditi, di torte, di
-panettoni, di mandorlati e di cialdoni colla panna. —
-
- [Illustrazione: Tirò fuori una mano di tasca e si dette una
- lunghissima grattatina di capo.]
-
-Così fantasticando, giunse in vicinanza del campo, e lì si fermò a
-guardare se per caso avesse potuto scorgere qualche albero coi rami
-carichi di monete: ma non vide nulla. Fece altri cento passi in avanti,
-e nulla; entrò sul campo.... andò proprio su quella piccola buca, dove
-aveva sotterrato i suoi zecchini, e nulla. Allora diventò pensieroso,
-e, dimenticando le regole del Galateo e della buona creanza, tirò fuori
-una mano di tasca e si dette una lunghissima grattatina di capo.
-
-In quel mentre sentì fischiarsi negli orecchi una gran risata: e
-voltandosi in su, vide sopra un albero un grosso pappagallo, che si
-spollinava le poche penne che aveva addosso.
-
-— Perchè ridi? — gli domandò Pinocchio con voce di bizza.
-
-— Rido, perchè nello spollinarmi mi son fatto il solletico sotto le
-ali. —
-
-Il burattino non rispose. Andò alla gora e riempita d'acqua la solita
-ciabatta, si pose nuovamente ad annaffiare la terra, che ricopriva le
-monete d'oro.
-
-Quand'ecco che un'altra risata, anche più impertinente della prima, si
-fece sentire nella solitudine silenziosa di quel campo.
-
-— Insomma, — gridò Pinocchio arrabbiandosi — si può sapere, Pappagallo
-mal educato, di che cosa ridi?
-
-— Rido di quei barbagianni, che credono a tutte le scioccherie e che si
-lasciano trappolare da chi è più furbo di loro.
-
-— Parli forse di me?
-
-— Sì, parlo di te, povero Pinocchio: di te che sei così dolce di sale,
-da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi,
-come si seminano i fagiuoli e le zucche. Anch'io l'ho creduto una
-volta, e oggi ne porto le pene. Oggi (ma troppo tardi!) mi son dovuto
-persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi bisogna
-saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll'ingegno
-della propria testa.
-
-— Non ti capisco — disse il burattino, che già cominciava a tremare
-dalla paura.
-
-— Pazienza! Mi spiegherò meglio — soggiunse il Pappagallo. — Sappi
-dunque che, mentre tu eri in città, la Volpe e il Gatto sono tornati
-in questo campo: hanno preso le monete d'oro sotterrate, e poi sono
-fuggiti come il vento. E ora, chi li raggiunge è bravo! —
-
-Pinocchio restò a bocca aperta, e non volendo credere alle parole del
-Pappagallo, cominciò colle mani e colle unghie a scavare il terreno che
-aveva annaffiato. E scava, scava, scava, fece una buca così profonda,
-che ci sarebbe entrato per ritto un pagliaio: ma le monete non c'erano
-più.
-
-Preso allora dalla disperazione, tornò di corsa in città e andò
-difilato in tribunale, per denunziare al giudice i due malandrini, che
-lo avevano derubato.
-
-Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio
-scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e
-specialmente per i suoi occhiali d'oro, senza vetri, che era costretto
-a portare continuamente, a motivo d'una flussione d'occhi, che lo
-tormentava da parecchi anni.
-
- [Illustrazione: Pinocchio, alla presenza del giudice raccontò
- per filo e per segno l'iniqua frode.]
-
-Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno
-l'iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e
-i connotati dei malandrini, e finì chiedendo giustizia.
-
-Il giudice lo ascoltò con molta benignità; prese vivissima parte al
-racconto: s'intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più
-nulla da dire, allungò la mano e sonò il campanello.
-
-A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da
-giandarmi.
-
-Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro:
-
-— Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro:
-pigliatelo dunque, e mettetelo subito in prigione. —
-
-Il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo,
-rimase di princisbecco e voleva protestare: ma i giandarmi, a scanso
-di perditempi inutili, gli tapparono la bocca e lo condussero in
-gattabuia.
-
-E lì v'ebbe a rimanere quattro mesi: quattro lunghissimi mesi:
-e vi sarebbe rimasto anche di più, se non si fosse dato un caso
-fortunatissimo. Perchè bisogna sapere che il giovane Imperatore
-che regnava nella città di Acchiappacitrulli, avendo riportato una
-bella vittoria contro i suoi nemici, ordinò grandi feste pubbliche,
-luminarie, fuochi artificiali, corse di barberi e di velocipedi, e in
-segno di maggiore esultanza, volle che fossero aperte anche le carceri
-e mandati fuori tutti i malandrini.
-
-— Se escono di prigione gli altri, voglio uscire anch'io — disse
-Pinocchio al carceriere.
-
- [Illustrazione: — Quel povero diavolo è stato derubato di
- quattro monete d'oro: pigliatelo dunque, e mettetelo subito in
- prigione.]
-
-— Voi no, — rispose il carceriere — perchè voi non siete del bel
-numero....
-
-— Domando scusa; — replicò Pinocchio — sono un malandrino anch'io.
-
- [Illustrazione: Gli tapparono la bocca e lo condussero in
- gattabuia.]
-
-— In questo caso avete mille ragioni, — disse il carceriere; e
-levandosi il berretto rispettosamente e salutandolo, gli aprì le porte
-della prigione e lo lasciò scappare.
-
-
-
-
-XX.
-
-Liberato dalla prigione, si avvia per tornare a casa della Fata; ma
-lungo la strada trova un serpente orribile, e poi rimane preso alla
-tagliuola.
-
-
-Figuratevi l'allegrezza di Pinocchio quando si sentì libero. Senza
-stare a dire che è e che non è, uscì subito fuori della città e riprese
-la strada che doveva ricondurlo alla Casina della Fata.
-
-A cagione del tempo piovigginoso, la strada era diventata tutta un
-pantano e ci si andava fino a mezza gamba.
-
-Ma il burattino non se ne dava per inteso.
-
-Tormentato dalla passione di rivedere il suo babbo e la sua sorellina
-dai capelli turchini, correva a salti come un can levriero, e nel
-correre le pillacchere gli schizzavano fin sopra il berretto. Intanto
-andava dicendo fra sè e sè:
-
-— Quante disgrazie mi sono accadute... E me le merito! perchè io
-sono un burattino testardo e piccoso..., voglio far sempre tutte le
-cose a modo mio, senza dar retta a quelli che mi voglion bene e che
-hanno mille volte più giudizio di me!... Ma da questa volta in là,
-faccio proponimento di cambiar vita e di diventare un ragazzo ammodo
-e ubbidiente!... Tanto ormai ho bell'e visto che i ragazzi, a essere
-disubbidienti, ci scapitano sempre e non ne infilano mai una per il su'
-verso. E il mio babbo mi avrà aspettato?... Ce lo troverò a casa della
-Fata? È tanto tempo, pover'uomo, che non lo vedo più, e che mi struggo
-di fargli mille carezze e di finirlo dai baci! E la Fata mi perdonerà
-la brutta azione che le ho fatta?... E pensare che ho ricevuto da lei
-tante attenzioni e tante cure amorose.... e pensare che se oggi son
-sempre vivo, lo debbo a lei! Ma si può dare un ragazzo più ingrato e
-più senza cuore di me?... —
-
-Nel tempo che diceva così, si fermò tutt'a un tratto spaventato, e fece
-quattro passi indietro.
-
-Che cosa aveva veduto?
-
-Aveva veduto un grosso serpente, disteso attraverso alla strada, che
-aveva la pelle verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntata che gli
-fumava come una cappa di camino.
-
-Impossibile immaginarsi la paura del burattino: il quale,
-allontanandosi più di mezzo chilometro, si mise a sedere sopra un
-monticello di sassi, aspettando che il serpente se ne andasse una buona
-volta per i fatti suoi e lasciasse libero il passo della strada.
-
-Aspettò un'ora; due ore: tre ore: ma il serpente era sempre là, e
-anche di lontano, si vedeva il rosseggiare de' suoi occhi di fuoco e la
-colonna di fumo che gli usciva dalla punta della coda.
-
-Allora Pinocchio, figurandosi di aver coraggio, si avvicinò a pochi
-passi di distanza, e facendo una vocina dolce, insinuante e sottile,
-disse al serpente:
-
-— Scusi, signor Serpente, che mi farebbe il piacere di tirarsi un
-pochino da una parte, tanto da lasciarmi passare? —
-
-Fu lo stesso che dire al muro. Nessuno si mosse.
-
-Allora riprese colla solita vocina:
-
-— Deve sapere, signor Serpente, che io vado a casa, dove c'è il mio
-babbo che mi aspetta e che è tanto tempo che non lo vedo più!... Si
-contenta dunque, che io seguiti per la mia strada? —
-
-Aspettò un segno di risposta a quella domanda: ma la risposta non
-venne: anzi il serpente, che fin allora pareva arzillo e pieno di vita,
-diventò immobile e quasi irrigidito. Gli occhi gli si chiusero, e la
-coda gli smesse di fumare.
-
-— Che sia morto davvero? — disse Pinocchio, dandosi una fregatina
-di mani dalla gran contentezza; e senza mettere tempo in mezzo, fece
-l'atto di scavalcarlo, per passare dall'altra parte della strada. Ma
-non aveva ancora finito di alzare la gamba, che il serpente si rizzò
-all'improvviso come una molla scattata: e il burattino, nel tirarsi
-indietro spaventato, inciampò e cadde per terra.
-
- [Illustrazione: Cadde così male, che restò col capo conficcato
- nel fango della strada....]
-
-E per l'appunto cadde così male, che restò col capo conficcato nel
-fango della strada e colle gambe ritte su in aria.
-
-Alla vista di quel burattino, che sgambettava a capofitto con una
-velocità incredibile, il serpente fu preso da una tal convulsione di
-risa che ridi, ridi, ridi, alla fine, dallo sforzo del troppo ridere,
-gli si strappò una vena sul petto: e quella volta morì davvero.
-
-Allora Pinocchio ricominciò a correre per arrivare a casa della Fata
-avanti che si facesse buio. Ma lungo la strada, non potendo più reggere
-ai morsi terribili della fame, saltò in un campo coll'intenzione di
-cogliere poche ciocche d'uva moscadella. Non l'avesse mai fatto!
-
-Appena giunto sotto la vite, _crac_.... sentì stringersi le gambe da
-due ferri taglienti, che gli fecero vedere quante stelle c'erano in
-cielo.
-
-Il povero burattino era rimasto preso a una tagliuola appostata là
-da alcuni contadini per beccarvi alcune grosse faine, che erano il
-flagello di tutti i polli del vicinato.
-
-
-
-
-XXI.
-
-Pinocchio è preso da un contadino, il quale lo costringe a far da can
-di guardia a un pollaio.
-
-
-Pinocchio, come potete figurarvelo, si dètte a piangere, a strillare,
-a raccomandarsi: ma erano pianti e grida inutili, perchè lì all'intorno
-non si vedevano case, e dalla strada non passava anima viva.
-
-Intanto si fece notte.
-
-Un po' per lo spasimo della tagliuola che gli segava gli stinchi, e un
-po' per la paura di trovarsi solo e al buio in mezzo a quei campi, il
-burattino principiava quasi a svenirsi: quando a un tratto, vedendosi
-passare una lucciola di sul capo, la chiamò e le disse:
-
-— O lucciolina, mi faresti la carità di liberarmi da questo
-supplizio?...
-
-— Povero figliuolo! — replicò la lucciola, fermandosi impietosita a
-guardarlo. — Come mai sei rimasto colle gambe attanagliate fra cotesti
-ferri arrotati?
-
-— Sono entrato nel campo per cogliere due grappoli di quest'uva
-moscadella, e....
-
-— Ma l'uva era tua?
-
-— No....
-
-— E allora chi t'ha insegnato a portar via la roba degli altri?...
-
-— Avevo fame....
-
-— La fame, ragazzo mio, non è una buona ragione per potersi appropriare
-la roba che non è nostra...
-
-— È vero, è vero! — gridò Pinocchio piangendo — ma un'altra volta non
-lo farò più. —
-
-A questo punto il dialogo fu interrotto da un piccolissimo rumore di
-passi, che si avvicinavano. Era il padrone del campo che veniva in
-punta di piedi a vedere se qualcuna di quelle faine, che gli mangiavano
-di nottetempo i polli, fosse rimasta presa al trabocchetto della
-tagliuola.
-
-E la sua maraviglia fu grandissima quando, tirata fuori la lanterna di
-sotto al pastrano, s'accòrse che, invece di una faina, c'era rimasto
-preso un ragazzo.
-
-— Ah, ladracchiòlo! — disse il contadino incollerito — dunque sei tu
-che mi porti via le galline?
-
-— Io no, io no! — gridò Pinocchio, singhiozzando. — Io sono entrato nel
-campo per prendere soltanto due grappoli d'uva!
-
-— Chi ruba l'uva è capacissimo di rubare anche i polli. Lascia fare a
-me, che ti darò una lezione da ricordartene per un pezzo. —
-
- [Illustrazione: — Ah, ladracchiòlo! dunque sei tu che mi porti
- via le galline?]
-
-E aperta la tagliuola, afferrò il burattino per la collottola e lo
-portò di peso fino a casa, come si porterebbe un agnellino di latte.
-
-Arrivato che fu sull'aia dinanzi alla casa, lo scaraventò in terra: e
-tenendogli un piede sul collo, gli disse:
-
-— Oramai è tardi e voglio andare a letto. I nostri conti gli
-aggiusteremo domani. Intanto, siccome oggi m'è morto il cane che mi
-faceva la guardia di notte, tu prenderai subito il suo posto. Tu mi
-farai da cane di guardia. —
-
- [Illustrazione: — Tu puoi andare a cuccia in quel casotto di
- legno.]
-
-Detto fatto, gl'infilò al collo un grosso collare tutto coperto di
-spunzoni d'ottone, e glielo strinse in modo, da non poterselo levare
-passandoci la testa di dentro. Al collare c'era attaccata una lunga
-catenella di ferro: e la catenella era fissata nel muro.
-
-— Se questa notte — disse il contadino — cominciasse a piovere, tu puoi
-andare a cuccia in quel casotto di legno, dove c'è sempre la paglia
-che ha servito di letto per quattro anni al mio povero cane. E se per
-disgrazia venissero i ladri, ricordati di stare a orecchi ritti e di
-abbaiare. —
-
-Dopo quest'ultimo avvertimento, il contadino entrò in casa chiudendo
-la porta con tanto di catenaccio: e il povero Pinocchio rimase
-accovacciato sull'aia più morto che vivo, a motivo del freddo, della
-fame e della paura. E di tanto in tanto cacciandosi rabbiosamente le
-mani dentro il collare, che gli serrava la gola, diceva piangendo:
-
-— Mi sta bene!... Pur troppo mi sta bene! Ho voluto fare lo svogliato,
-il vagabondo.... ho voluto dar retta ai cattivi compagni, e per questo
-la fortuna mi perseguita sempre. Se fossi stato un ragazzino per bene,
-come ce n'è tanti; se avessi avuto voglia di studiare e di lavorare, se
-fossi rimasto in casa col mio povero babbo, a quest'ora non mi troverei
-qui, in mezzo ai campi, a fare il cane di guardia alla casa di un
-contadino. Oh se potessi rinascere un'altra volta!... Ma oramai è tardi
-e ci vuol pazienza! —
-
-Fatto questo piccolo sfogo, che gli venne proprio dal cuore, entrò
-dentro il casotto e si addormentò.
-
-
-
-
-XXII.
-
-Pinocchio scuopre i ladri, e in ricompensa di essere stato fedele vien
-posto in libertà.
-
-
-Ed era già più di due ore che dormiva saporitamente, quando verso la
-mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi—pissi di vocine
-strane, che gli parve di sentir nell'aia. Messa fuori la punta del
-naso dalla buca del casotto, vide riunite a consiglio quattro bestiole
-di pelame scuro che parevano gatti. Ma non erano gatti: erano faine,
-animaletti carnivori, ghiottissimi d'uova e di pollastrine giovani.
-Una di queste faine, staccandosi dalle sue compagne, andò alla buca del
-casotto, e disse sottovoce:
-
-— Buona sera, Melampo.
-
-— Io non mi chiamo Melampo — rispose il burattino.
-
-— O dunque chi sei?
-
-— Io sono Pinocchio.
-
-— E che cosa fai costì?
-
-— Faccio il cane di guardia.
-
-— O Melampo dov'è? dov'è il vecchio cane, che stava in questo casotto?
-
-— È morto questa mattina.
-
-— Morto? povera bestia!... Era tanto buono!... Ma giudicandoti dalla
-fisonomia, anche te mi sembri un cane di garbo.
-
-— Domando scusa, io non sono un cane!...
-
-— O chi sei?
-
- [Illustrazione: Una di queste faine, staccandosi dalle sue
- compagne andò alla buca del casotto.]
-
-— Io sono un burattino.
-
-— E fai da cane di guardia?
-
-— Pur troppo: per mia punizione!...
-
-— Ebbene, io ti propongo gli stessi patti che avevo col defunto
-Melampo, e sarai contento.
-
-— E questi patti sarebbero?
-
-— Noi verremo una volta la settimana, come per il passato, a visitare
-di notte questo pollaio e porteremo via otto galline. Di queste
-galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a condizione,
-s'intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai
-l'estro di abbaiare e di svegliare il contadino.
-
-— E Melampo faceva proprio così? — domandò Pinocchio.
-
-— Faceva così, e fra noi e lui, siamo andati sempre d'accordo. Dormi
-dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui ti
-lasceremo sul casotto una gallina bell'e pelata per la colazione di
-domani. Ci siamo intesi bene?
-
-— Anche troppo bene!... — rispose Pinocchio: e tentennò il capo in
-un certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: — Fra poco ci
-riparleremo!... —
-
-Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono
-difilato al pollaio, che rimaneva appunto vicinissimo al casotto del
-cane; e aperta a furia di denti e di unghioli la porticina di legno,
-che ne chiudeva l'entrata, vi sgusciarono dentro, una dopo l'altra.
-Ma non erano ancora finite d'entrare, che sentirono la porticina
-richiudersi con grandissima violenza.
-
-Quello che l'aveva richiusa era Pinocchio; il quale, non contento di
-averla richiusa, vi passò davanti per maggior sicurezza una grossa
-pietra, a guisa di puntello.
-
-E poi cominciò ad abbaiare: e, abbaiando proprio come se fosse un cane
-di guardia, faceva colla voce: _bù—bù-bù-bù_.
-
-A quella abbaiata, il contadino saltò il letto, e preso il fucile e
-affacciatosi alla finestra, domandò:
-
-— Che c'è di nuovo?
-
-— Ci sono i ladri! — rispose Pinocchio.
-
-— Dove sono?
-
-— Nel pollaio.
-
-— Ora scendo subito. —
-
-E difatti, in men che si dice _amen_, il contadino scese: entrò di
-corsa nel pollaio, e dopo avere acchiappate e rinchiuse in un sacco le
-quattro faine, disse loro con accento di vera contentezza:
-
-— Alla fine siete cascate nelle mie mani! Potrei punirvi, ma sì vil
-non sono! Mi contenterò, invece, di portarvi domani all'oste del vicino
-paese, il quale vi spellerà e vi cucinerà a uso lepre dolce e forte. È
-un onore che non vi meritate, ma gli uomini generosi come me non badano
-a queste piccolezze!... —
-
-Quindi, avvicinatosi a Pinocchio, cominciò a fargli molte carezze, e
-fra le altre cose, gli domandò:
-
-— Com'hai fatto a scoprire il complotto di queste quattro ladroncelle?
-E dire che Melampo, il mio fido Melampo, non s'era mai accorto di
-nulla!... —
-
-Il burattino, allora, avrebbe potuto raccontare quel che sapeva;
-avrebbe potuto, cioè, raccontare i patti vergognosi che passavano tra
-il cane e le faine; ma ricordandosi che il cane era morto, pensò subito
-dentro di sè: — A che serve accusare i morti?... I morti son morti, e
-la miglior cosa che si possa fare è quella di lasciarli in pace!...
-
-— All'arrivo delle faine sull'aia, eri sveglio o dormivi? — continuò a
-chiedergli il contadino.
-
-— Dormivo: — rispose Pinocchio — ma le faine mi hanno svegliato coi
-loro chiacchiericci, e una è venuta fin qui al casotto per dirmi:
-«Se prometti di non abbaiare, e di non svegliare il padrone, noi
-ti regaleremo una pollastra bell'e pelata!» Capite, eh? Avere la
-sfacciataggine di fare a me una simile proposta! Perchè bisogna sapere
-che io sono un burattino, che avrò tutti i difetti di questo mondo: ma
-non avrò mai quello di star di balla e di reggere il sacco alla gente
-disonesta!
-
-— Bravo ragazzo! — gridò il contadino, battendogli sur una spalla.
-— Cotesti sentimenti ti fanno onore: e per provarti la mia grande
-soddisfazione, ti lascio libero fin d'ora di tornare a casa. —
-
-E gli levò il collare da cane.
-
-
-
-
-XXIII.
-
-Pinocchio piange la morte della bella Bambina dai capelli turchini:
-poi trova un Colombo, che lo porta sulla riva del mare, e lì si getta
-nell'acqua per andare in aiuto del suo babbo Geppetto.
-
-
-Appena Pinocchio non sentì più il peso durissimo e umiliante di quel
-collare intorno al collo, si pose a scappare attraverso ai campi, e non
-si fermò un solo minuto finchè non ebbe raggiunta la strada maestra,
-che doveva ricondurlo alla casina della Fata.
-
-Arrivato sulla strada maestra, si voltò in giù a guardare nella
-sottoposta pianura, e vide benissimo, a occhio nudo, il bosco dove
-disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto: vide, fra mezzo
-agli alberi, inalzarsi la cima di quella Quercia grande, alla quale era
-stato appeso ciondoloni per il collo; ma, guarda di qui, guarda di là,
-non gli fu possibile di vedere la piccola casa della bella Bambina dai
-capelli turchini.
-
-Allora ebbe una specie di tristo presentimento; e datosi a correre con
-quanta forza gli rimaneva nelle gambe, si trovò in pochi minuti sul
-prato, dove sorgeva una volta la Casina bianca. Ma la Casina bianca non
-c'era più. C'era, invece, una piccola pietra di marmo, sulla quale si
-leggevano in carattere stampatello queste dolorose parole:
-
- QUI GIACE
- LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
- MORTA DI DOLORE
- PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO
- FRATELLINO PINOCCHIO.
-
-Come rimanesse il burattino, quand'ebbe compitate alla peggio quelle
-parole, lo lascio pensare a voi. Cadde bocconi a terra, e coprendo di
-mille baci quel marmo mortuario, dètte in un grande scoppio di pianto.
-Pianse tutta la notte, e la mattina dopo, sul far del giorno, piangeva
-sempre, sebbene negli occhi non avesse più lacrime: e le sue grida e
-i suoi lamenti erano così strazianti ed acuti, che tutte le colline
-all'intorno ne ripetevano l'eco.
-
-E piangendo diceva:
-
-«O Fatina mia, perchè sei morta?... perchè, invece di te, non sono
-morto io, che sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona?... E
-il mio babbo dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, chè
-voglio stare sempre con lui, e non lasciarlo più! più! più!... O Fatina
-mia, dimmi che non è vero che sei morta!... Se davvero mi vuoi bene....
-se vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci.... ritorna viva come prima!
-Non ti dispiace a vedermi solo, abbandonato da tutti?... Se arrivano
-gli assassini, mi attaccheranno daccapo al ramo dell'albero.... e
-allora morirò per sempre. Che vuoi che io faccia qui solo in questo
-mondo? Ora che ho perduto te e il mio babbo, chi mi darà da mangiare?
-Dove anderò a dormire la notte? Chi mi farà la giacchettina nuova? Oh!
-sarebbe meglio, cento volte meglio, che morissi anch'io! Sì, voglio
-morire! ih! ih! ih!»
-
- [Illustrazione: — O Fatina mia perchè sei morta?]
-
-E mentre si disperava a questo modo, fece l'atto di volersi strappare i
-capelli: ma i suoi capelli, essendo di legno, non potè nemmeno levarsi
-il gusto di ficcarci dentro le dita.
-
-Intanto passò su per aria un grosso Colombo, il quale soffermatosi, a
-ali distese, gli gridò da una grande altezza:
-
-— Dimmi, bambino, che cosa fai costaggiù?
-
-— Non lo vedi? piango! — disse Pinocchio alzando il capo verso quella
-voce, e strofinandosi gli occhi colla manica della giacchetta.
-
-— Dimmi, — soggiunse allora il Colombo — non conosci per caso fra i
-tuoi compagni, un burattino, che ha nome Pinocchio?
-
-— Pinocchio? Hai detto Pinocchio? — ripetè il burattino saltando subito
-in piedi. — Pinocchio sono io! —
-
-Il Colombo, a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a
-terra. Era più grosso di un tacchino.
-
-— Conoscerai dunque anche Geppetto? — domandò al burattino.
-
-— Se lo conosco! È il mio povero babbo! Ti ha forse parlato di me?
-Mi conduci da lui? ma è sempre vivo? rispondimi, per carità; è sempre
-vivo?
-
-— L'ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.
-
-— Che cosa faceva?
-
-— Si fabbricava da sè una piccola barchetta, per traversare l'Oceano.
-Quel pover'uomo sono più di quattro mesi che gira per il mondo in cerca
-di te: e non avendoti potuto mai trovare, ora si è messo in capo di
-cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo.
-
-— Quanto c'è di qui alla spiaggia? — domandò Pinocchio con ansia
-affettuosa.
-
-— Più di mille chilometri.
-
-— Mille chilometri? O Colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue
-ali!...
-
-— Se vuoi venire, ti ci porto io.
-
-— Come?
-
-— A cavallo sulla mia groppa. Sei peso dimolto?
-
-— Peso? tutt'altro! Son leggiero come una foglia. —
-
-E lì, senza stare a dir altro, Pinocchio saltò sulla groppa al Colombo;
-e messa una gamba di qui e l'altra di là, come fanno i cavallerizzi,
-gridò tutto contento: «Galoppa, galoppa, cavallino, chè mi preme
-di arrivar presto!...» Il Colombo prese l'aìre e in pochi minuti
-arrivò col volo tanto in alto, che toccava quasi le nuvole. Giunto a
-quell'altezza straordinaria, il burattino ebbe la curiosità di voltarsi
-in giù a guardare: e fu preso da tanta paura e da tali giracapi,
-che per evitare il pericolo di venir di sotto, si avviticchiò colle
-braccia, stretto stretto, al collo della sua piumata cavalcatura.
-
- [Illustrazione: Si avviticchiò colle braccia, stretto stretto,
- al collo della sua piumata cavalcatura.]
-
-Volarono tutto il giorno. Sul far della sera, il Colombo disse:
-
-— Ho una gran sete!
-
-— E io una gran fame! — soggiunse Pinocchio.
-
-— Fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo in
-viaggio, per essere domattina all'alba sulla spiaggia del mare. —
-
-Entrarono in una colombaia deserta, dove c'era soltanto una catinella
-piena d'acqua e un cestino ricolmo di vecce.
-
-Il burattino, in tempo di vita sua, non aveva mai potuto patire le
-vecce: a sentir lui, gli facevano nausea, gli rivoltavano lo stomaco:
-ma quella sera ne mangiò a strippapelle, e quando l'ebbe quasi finite,
-si voltò al Colombo e gli disse:
-
-— Non avrei mai creduto che le vecce fossero così buone!
-
-— Bisogna persuadersi, ragazzo mio, — replicò il Colombo — che quando
-la fame dice davvero e non c'è altro da mangiare, anche le vecce
-diventano squisite! La fame non ha capricci nè ghiottonerie! —
-
-Fatto alla svelta un piccolo spuntino, si riposero in viaggio, e via!
-La mattina dopo arrivarono sulla spiaggia del mare.
-
-Il Colombo posò a terra Pinocchio, e non volendo nemmeno la seccatura
-di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, riprese subito
-il volo e sparì.
-
-La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava, guardando
-verso il mare.
-
-— Che cos'è accaduto? — domandò Pinocchio a una vecchina.
-
-— Gli è accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliuolo,
-gli è voluto entrare in una barchetta per andare a cercarlo di là dal
-mare; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare
-sott'acqua....
-
-— Dov'è la barchetta?
-
-— Eccola laggiù, diritta al mio dito — disse la vecchia, accennando una
-piccola barca che, veduta a quella distanza pareva un guscio di noce
-con dentro un omino piccino piccino.
-
-Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte, e dopo aver guardato
-attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando:
-
-— Gli è il mi' babbo! gli è il mi' babbo! —
-
-Intanto la barchetta, sbattuta dall'infuriare dell'onde, ora spariva
-fra i grossi cavalloni, ora tornava a galleggiare: e Pinocchio, ritto
-sulla punta di un alto scoglio, non finiva più dal chiamare il suo
-babbo per nome, e dal fargli molti segnali colle mani e col moccichino
-da naso e perfino col berretto che aveva in capo.
-
-E parve che Geppetto, sebbene fosse molto lontano dalla spiaggia,
-riconoscesse il figliuolo, perchè si levò il berretto anche lui e
-lo salutò e, a furia di gesti, gli fece capire che sarebbe tornato
-volentieri indietro, ma il mare era tanto grosso, che gl'impediva di
-lavorare col remo e di potersi avvicinare alla terra.
-
- [Illustrazione: Pinocchio, non finiva più dal chiamare il suo
- babbo per nome.]
-
-Tutt'a un tratto venne una terribile ondata, e la barca sparì.
-Aspettarono che la barca tornasse a galla: ma la barca non si vide più
-tornare.
-
-— Pover'uomo — dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla
-spiaggia; e brontolando sottovoce una preghiera, si mossero per
-tornarsene alle loro case.
-
-Quand'ecco che udirono un urlo disperato, e voltandosi indietro, videro
-un ragazzetto che, di vetta a uno scoglio si gettava in mare gridando:
-
-— Voglio salvare il mio babbo! —
-
-Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava
-come un pesce. Ora si vedeva sparire sott'acqua, portato dall'impeto
-dei flutti, ora riappariva fuori con una gamba o con un braccio, a
-grandissima distanza dalla terra. Alla fine lo persero d'occhio, non lo
-videro più.
-
-— Povero ragazzo! — dissero allora i pescatori, che erano raccolti
-sulla spiaggia; e brontolando sottovoce una preghiera, tornarono alle
-loro case.
-
-
-
-
-XXIV.
-
-Pinocchio arriva all'isola delle «Api industriose» e ritrova la Fata.
-
-
-Pinocchio, animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al
-suo povero babbo, nuotò tutta quanta la notte.
-
-E che orribile nottata fu quella! Diluviò, grandinò, tuonò
-spaventosamente e con certi lampi, che pareva di giorno.
-
-Sul far del mattino, gli riuscì di vedere poco distante una lunga
-striscia di terra. Era un'isola in mezzo al mare.
-
-Allora fece di tutto per arrivare a quella spiaggia: ma inutilmente. Le
-onde, rincorrendosi e accavallandosi, se lo abballottavano fra di loro,
-come se fosse stato un fuscello o un fil di paglia. Alla fine, e per
-sua buona fortuna, venne un'ondata tanto prepotente e impetuosa, che lo
-scaraventò di peso sulla rena del lido.
-
-Il colpo fu così forte, che battendo in terra, gli crocchiarono tutte
-le costole e tutte le congiunture; ma si consolò subito col dire: —
-Anche per questa volta l'ho scampata bella! —
-
-Intanto a poco a poco il cielo si rasserenò; il sole apparve fuori in
-tutto il suo splendore, e il mare diventò tranquillissimo e buono come
-un olio.
-
-Allora il burattino distese i suoi panni al sole per rasciugarli, e
-si pose a guardare di qua e di là se per caso avesse potuto scorgere
-su quella immensa spianata d'acqua una piccola barchetta con un omino
-dentro. Ma dopo aver guardato ben bene, non vide altro dinanzi a sè che
-cielo, mare e qualche vela di bastimento, ma così lontana lontana, che
-pareva una mosca.
-
-— Sapessi almeno come si chiama quest'isola! — andava dicendo. —
-Sapessi almeno se quest'isola è abitata da gente di garbo, voglio
-dire da gente che non abbia il vizio di attaccare i ragazzi ai
-rami degli alberi! ma a chi mai posso domandarlo? a chi, se non c'è
-nessuno?... —
-
-Quest'idea di trovarsi solo, solo, solo, in mezzo a quel gran paese
-disabitato, gli messe addosso tanta malinconia, che stava lì lì per
-piangere; quando tutt'a un tratto vide passare, a poca distanza dalla
-riva, un grosso pesce che se ne andava tranquillamente per i fatti suoi
-con tutta la testa fuori dell'acqua.
-
-Non sapendo come chiamarlo per nome, il burattino gli gridò a voce
-alta, per farsi sentire:
-
-— Ehi, signor pesce, che mi permetterebbe una parola?
-
-— Anche due — rispose il pesce, il quale era un Delfino così garbato,
-come se ne trovano pochi in tutti i mari del mondo.
-
-— Mi farebbe il piacere di dirmi se in quest'isola vi sono dei paesi
-dove si possa mangiare, senza pericolo d'esser mangiati?
-
-— Ve ne sono sicuro! — rispose il Delfino. — Anzi, ne troverai uno poco
-lontano di qui.
-
-— E che strada si fa per andarvi?
-
-— Devi prendere quella viottola là, a mancina, e camminare sempre
-diritto al naso. Non puoi sbagliare.
-
-— Mi dica un'altra cosa. Lei che passeggia tutto il giorno e tutta
-la notte per il mare, non avrebbe incontrato per caso una piccola
-barchettina con dentro il mi' babbo?
-
-— E chi è il tuo babbo?
-
-— Gli è il babbo più buono del mondo, come io sono il figliuolo più
-cattivo che si possa dare.
-
-— Colla burrasca che ha fatto questa notte — rispose il Delfino — la
-barchetta sarà andata sott'acqua.
-
-— E il mio babbo?
-
-— A quest'ora l'avrà inghiottito il terribile Pesce-cane, che da
-qualche giorno è venuto a spargere lo sterminio e la desolazione nelle
-nostre acque.
-
-— Che è grosso dimolto questo Pesce-cane? — domandò Pinocchio, che di
-già cominciava a tremare dalla paura.
-
- [Illustrazione: — Arrivederla, signor pesce: scusi tanto
- l'incomodo, e mille grazie della sua garbatezza.]
-
-— Se gli è grosso!... — replicò il Delfino. — Perchè tu possa fartene
-un'idea, ti dirò che è più grosso di un casamento di cinque piani, ed
-ha una boccaccia così larga e profonda, che ci passerebbe comodamente
-tutto il treno della strada ferrata colla macchina accesa.
-
-— Mamma mia! — gridò spaventato il burattino; e rivestitosi in fretta
-e furia, si voltò al Delfino e gli disse:
-
-— Arrivederla, signor pesce: scusi tanto l'incomodo, e mille grazie
-della sua garbatezza. —
-
-Detto ciò prese subito la viottola e cominciò a camminare di un passo
-svelto: tanto svelto, che pareva quasi che corresse. E a ogni più
-piccolo rumore che sentiva, si voltava subito a guardare indietro, per
-la paura di vedersi inseguire da quel terribile Pesce-cane grosso come
-una casa di cinque piani e con un treno della strada ferrata in bocca.
-
-Dopo aver camminato più di mezz'ora, arrivò a un piccolo paese detto
-«il paese delle Api industriose.» Le strade formicolavano di persone
-che correvano di qua e di là per le loro faccende: tutti lavoravano,
-tutti avevano qualche cosa da fare. Non si trovava un ozioso o un
-vagabondo nemmeno a cercarlo col lumicino.
-
-— Ho capito; — disse subito quello svogliato di Pinocchio — questo
-paese non è fatto per me! Io non son nato per lavorare! —
-
-Intanto la fame lo tormentava, perchè erano oramai passate
-ventiquattr'ore che non aveva mangiato più nulla; nemmeno una pietanza
-di vecce.
-
-Che fare?
-
-Non gli restavano che due modi per potersi sdigiunare: o chiedere un
-po' di lavoro, o chiedere in elemosina un soldo o un boccon di pane.
-
-A chiedere l'elemosina si vergognava: perchè il suo babbo gli aveva
-predicato sempre che l'elemosina hanno il diritto di chiederla
-solamente i vecchi e gl'infermi. I veri poveri, in questo mondo,
-meritevoli di assistenza e di compassione, non sono altro che quelli
-che, per ragione d'età o di malattia si trovano condannati a non
-potersi più guadagnare il pane col lavoro delle proprie mani. Tutti
-gli altri hanno l'obbligo di lavorare; e se non lavorano e patiscono la
-fame tanto peggio per loro.
-
-In quel frattempo, passò per la strada un uomo tutto sudato e
-trafelato, il quale da sè solo tirava con gran fatica due carretti
-carichi di carbone.
-
-Pinocchio, giudicandolo alla fisonomia per un buon uomo, gli si accostò
-e, abbassando gli occhi dalla vergogna, gli disse sottovoce:
-
-— Mi fareste la carità di darmi un soldo perchè mi sento morir dalla
-fame?
-
-— Non un soldo solo, — rispose il carbonaio — ma te ne do quattro,
-a patto che tu m'aiuti a tirare fino a casa questi due carretti di
-carbone.
-
-— Mi meraviglio! — rispose il burattino quasi offeso; — per vostra
-regola io non ho fatto mai il somaro; io non ho mai tirato il carretto!
-
-— Meglio per te! — rispose il carbonaio. — Allora, ragazzo mio, se
-ti senti davvero morir dalla fame, mangia due belle fette della tua
-superbia e bada di non prendere un'indigestione. —
-
- [Illustrazione: — Mi fareste la carità di darmi un soldo
- perchè mi sento morir dalla fame?]
-
-Dopo pochi minuti passò per la via un muratore, che portava sulle
-spalle un corbello di calcina.
-
-— Fareste, galantuomo, la carità d'un soldo a un povero ragazzo, che
-sbadiglia dall'appetito?
-
-— Volentieri; vieni con me a portar calcina, — rispose il muratore — e
-invece d'un soldo, te ne darò cinque.
-
-— Ma la calcina è pesa, — replicò Pinocchio — e io non voglio durar
-fatica.
-
-— Se non vuoi durar fatica, allora, ragazzo mio, divertiti a
-sbadigliare, e buon pro ti faccia. —
-
-In men di mezz'ora passarono altre venti persone, e a tutte Pinocchio
-chiese un po' d'elemosina, ma tutte gli risposero:
-
-— Non ti vergogni? Invece di fare il bighellone per la strada, va'
-piuttosto a cercarti un po' di lavoro, e impara a guadagnarti il
-pane! —
-
-Finalmente passò una buona donnina, che portava due brocche d'acqua.
-
-— Vi contentate, buona donna, che io beva una sorsata d'acqua alla
-vostra brocca? — chiese Pinocchio, che bruciava dall'arsione della
-sete.
-
-— Bevi pure, ragazzo mio! — disse la donnina, posando le due brocche in
-terra.
-
-Quando Pinocchio ebbe bevuto come una spugna, borbottò a mezza voce,
-asciugandosi la bocca:
-
-— La sete me la son levata! Così mi potessi levar la fame!... —
-
-La buona donnina, sentendo queste parole, soggiunse subito:
-
-— Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d'acqua, ti darò
-un bel pezzo di pane. —
-
-Pinocchio guardò la brocca, e non rispose nè sì nè no.
-
-— E insieme col pane ti darò un bel piatto di cavol fiore condito
-coll'olio e coll'aceto — soggiunse la buona donna.
-
-Pinocchio dètte un'altra occhiata alla brocca, e non rispose nè sì nè
-no.
-
-— E dopo il cavol fiore ti darò un bel confetto ripieno di
-rosolio. —
-
-Alle seduzioni di quest'ultima ghiottoneria, Pinocchio non seppe più
-resistere, e fatto un animo risoluto, disse:
-
-— Pazienza! vi porterò la brocca fino a casa! —
-
-La brocca era molto pesa, e il burattino, non avendo forza di portarla
-colle mani, si rassegnò a portarla in capo.
-
-Arrivati a casa, la buona donnina fece sedere Pinocchio a una piccola
-tavola apparecchiata, e gli pose davanti il pane, il cavol fiore
-condito e il confetto.
-
-Pinocchio non mangiò, ma diluviò. Il suo stomaco pareva un quartiere
-rimasto vuoto e disabitato da cinque mesi.
-
-Calmati a poco a poco i morsi rabbiosi della fame, allora alzò il capo
-per ringraziare la sua benefattrice: ma non aveva ancora finito di
-fissarla in volto, che cacciò un lunghissimo _ohhh!_ di maraviglia, e
-rimase là incantato, cogli occhi spalancati, colla forchetta per aria
-e colla bocca piena di pane e di cavol fiore.
-
-— Che cosa è mai tutta questa meraviglia? — disse ridendo la buona
-donna.
-
-— Egli è.... — rispose balbettando Pinocchio — egli è.... egli è....
-che voi mi somigliate.... voi mi rammentate... sì, sì, sì, la stessa
-voce.... gli stessi occhi.... gli stessi capelli.... sì sì, sì....
-anche voi avete i capelli turchini.... come lei! O Fatina mia!... O
-Fatina mia!... ditemi che siete voi, proprio voi!... Non mi fate più
-piangere! Se sapeste! Ho pianto tanto, ho patito tanto!... —
-
-E nel dir così, Pinocchio piangeva dirottamente, e gettatosi
-ginocchioni per terra abbracciava i ginocchi di quella donnina
-misteriosa.
-
-
-
-
-XXV.
-
-Pinocchio promette alla Fata di esser buono e di studiare, perchè è
-stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo.
-
-
-In sulle prime, la buona donnina cominciò col dire che lei non era la
-piccola Fata dai capelli turchini: ma poi, vedendosi ormai scoperta
-e non volendo mandare più in lungo la commedia, finì per farsi
-riconoscere, e disse a Pinocchio:
-
-— Birba d'un burattino! Come mai ti sei accorto che ero io?
-
-— Gli è il gran bene che vi voglio, quello che me l'ha detto.
-
-— Ti ricordi, eh? Mi lasciasti bambina, e ora mi ritrovi donna; tanto
-donna, che potrei quasi farti da mamma.
-
-— E io l'ho caro dimolto, perchè così, invece di sorellina, vi chiamerò
-la mia mamma. Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come
-tutti gli altri ragazzi!... Ma come avete fatto a crescere così presto?
-
-— È un segreto.
-
-— Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch'io. Non lo vedete? Son
-sempre rimasto alto come un soldo di cacio.
-
-— Ma tu non puoi crescere — replicò la Fata.
-
-— Perchè?
-
-— Perchè i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono
-burattini e muoiono burattini.
-
-— Oh! sono stufo di far sempre il burattino! — gridò Pinocchio, dandosi
-uno scappellotto. — Sarebbe ora che diventassi anch'io un uomo....
-
-— E lo diventerai, se saprai meritarlo....
-
-— Davvero? E che posso fare per meritarmelo?
-
-— Una cosa facilissima: avvezzarti a essere un ragazzino perbene.
-
-— O che forse non lo sono?
-
-— Tutt'altro! i ragazzi perbene sono ubbidienti, e tu invece....
-
-— E io non ubbidisco mai.
-
-— I ragazzi perbene prendono amore allo studio e al lavoro, e tu....
-
-— E io, invece, faccio il bighellone e il vagabondo tutto l'anno.
-
-— I ragazzi perbene dicono sempre la verità...
-
-— E io sempre le bugie.
-
-— I ragazzi perbene vanno volentieri alla scuola...
-
-— E a me la scuola mi fa venire i dolori di corpo. Ma da oggi in poi
-voglio mutar vita.
-
-— Me lo prometti?
-
-— Lo prometto. Voglio diventare un ragazzino perbene, e voglio essere
-la consolazione del mio babbo... Dove sarà, il mio povero babbo, a
-quest'ora?
-
-— Non lo so.
-
-— Avrò mai la fortuna di poterlo rivedere e abbracciare?
-
-— Credo di sì: anzi ne sono sicura. —
-
-A questa risposta fu tale e tanta la contentezza di Pinocchio, che
-prese le mani alla Fata e cominciò a baciargliele con tanta foga,
-che pareva quasi fuori di sè. Poi, alzando il viso e guardandola
-amorosamente, le domandò:
-
-— Dimmi, mammina: dunque non è vero che tu sia morta?
-
-— Par di no — rispose sorridendo la Fata.
-
-— Se tu sapessi che dolore e che serratura alla gola che provai, quando
-lessi _qui giace_...
-
-— Lo so: ed è per questo che ti ho perdonato. La sincerità del tuo
-dolore mi fece conoscere che tu avevi il cuore buono: e dai ragazzi
-buoni di cuore, anche se sono un po' monelli e avvezzati male, c'è
-sempre da sperar qualcosa: ossia, c'è sempre da sperare che rientrino
-sulla vera strada. Ecco perchè son venuta a cercarti fin qui. Io sarò
-la tua mamma....
-
- [Illustrazione: — Dimmi, mammina: dunque non è vero che tu sia
- morta?]
-
-— Oh che bella cosa! — gridò Pinocchio saltando dall'allegrezza.
-
-— Tu mi ubbidirai e farai sempre quello che ti dirò io.
-
-— Volentieri, volentieri, volentieri!
-
-— Fino da domani — soggiunse la Fata — tu comincerai coll'andare a
-scuola. —
-
-Pinocchio diventò subito un po' meno allegro.
-
-— Poi sceglierai a tuo piacere un'arte o un mestiere.... —
-
-Pinocchio diventò serio.
-
-— Che cosa brontoli fra i denti? — domandò la Fata con accento
-risentito.
-
-— Dicevo.... — mugolò il burattino a mezza voce — che oramai per andare
-a scuola mi pare un po' tardi....
-
-— Nossignore. Tieni a mente che per istruirsi e per imparare non è mai
-tardi.
-
-— Ma io non voglio fare nè arti nè mestieri....
-
-— Perchè?
-
-— Perchè a lavorare mi par fatica.
-
-— Ragazzo mio, — disse la Fata — quelli che dicono così, finiscono
-quasi sempre o in carcere o all'ospedale. L'uomo, per tua regola,
-nasca ricco o povero, è obbligato in questo mondo a far qualcosa, a
-occuparsi, a lavorare. Guai a lasciarsi prendere dall'ozio! L'ozio è
-una bruttissima malattia e bisogna guarirla subito, fin da bambini; se
-no, quando siamo grandi non si guarisce più. —
-
-Queste parole toccarono l'animo di Pinocchio, il quale, rialzando
-vivacemente la testa, disse alla Fata:
-
-— Io studierò, io lavorerò, io farò tutto quello che mi dirai, perchè
-insomma, la vita del burattino mi è venuta a noia, e voglio diventare
-un ragazzo a tutti i costi. Me l'hai promesso, non è vero?
-
-— Te l'ho promesso, e ora dipende da te. —
-
-
-
-
-XXVI.
-
-Pinocchio va co' suoi compagni di scuola in riva al mare, per vedere il
-terribile Pesce-cane.
-
-
-Il giorno dopo Pinocchio andò alla Scuola comunale.
-
-Figuratevi quelle birbe di ragazzi, quando videro entrare nella
-loro scuola un burattino! Fu una risata, che non finiva più. Chi gli
-faceva uno scherzo, chi un altro: chi gli levava il berretto di mano:
-chi gli tirava il giubbettino di dietro; chi si provava a fargli
-coll'inchiostro due grandi baffi sotto il naso, e chi si attentava
-perfino a legargli dei fili ai piedi e alle mani, per farlo ballare.
-
-Per un poco Pinocchio usò disinvoltura e tirò via; ma finalmente,
-sentendosi scappar la pazienza, si rivolse a quelli che più lo
-tafanavano e si pigliavano giuoco di lui, e disse loro a muso duro:
-
-— Badate, ragazzi: io non son venuto qui per essere il vostro buffone.
-Io rispetto gli altri e voglio esser rispettato.
-
-— Bravo Berlicche! Hai parlato come un libro stampato! — urlarono
-quei monelli, buttandosi via dalle matte risate: e uno di loro più
-impertinente degli altri, allungò la mano coll'idea di prendere il
-burattino per la punta del naso.
-
-Ma non fece a tempo: perchè Pinocchio stese la gamba sotto la tavola,
-e gli consegnò una pedata negli stinchi.
-
-— Ohi! che piedi duri! — urlò il ragazzo stropicciandosi il livido che
-gli aveva fatto il burattino.
-
-— E che gomiti!... anche più duri dei piedi! — disse un altro che, per
-i suoi scherzi sguaiati, s'era beccata una gomitata nello stomaco.
-
-Fatto sta che dopo quel calcio e quella gomitata, Pinocchio acquistò
-subito la stima e la simpatia di tutti i ragazzi di scuola: e tutti gli
-facevano mille carezze e tutti gli volevano un ben dell'anima.
-
-E anche il maestro se ne lodava, perchè lo vedeva attento, studioso,
-intelligente, sempre il primo a entrare nella scuola, sempre l'ultimo
-a rizzarsi in piedi, a scuola finita.
-
-Il solo difetto che avesse era quello di bazzicare troppi compagni;
-e fra questi c'erano molti monelli conosciutissimi per la loro poca
-voglia di studiare e di farsi onore.
-
- [Illustrazione: E anche il maestro se ne lodava, perchè lo
- vedeva attento, studioso, intelligente.]
-
-Il maestro lo avvertiva tutti i giorni, e anche la buona Fata non
-mancava di dirgli e di ripetergli più volte:
-
-— Bada, Pinocchio! Quei tuoi compagnacci di scuola finiranno, prima o
-poi, col farti perdere l'amore allo studio e, forse forse, col tirarti
-addosso qualche grossa disgrazia.
-
-— Non c'è pericolo! — rispondeva il burattino, facendo una
-spallucciata, e toccandosi coll'indice in mezzo alla fronte, come per
-dire: «C'è tanto giudizio qui dentro!»
-
-Ora avvenne che un bel giorno, mentre camminava verso la scuola,
-incontrò un branco dei soliti compagni, che, andandogli incontro, gli
-dissero:
-
-— Sai la gran notizia?
-
-— No.
-
-— Qui nel mare vicino è arrivato un Pesce-cane grosso come una montagna.
-
-— Davvero?... Che sia quel medesimo Pesce-cane di quando affogò il mio
-povero babbo?
-
-— Noi andiamo alla spiaggia per vederlo. Vuoi venire anche tu?
-
-— Io no: voglio andare a scuola.
-
-— Che t'importa della scuola? Alla scuola ci anderemo domani. Con una
-lezione di più o con una di meno, si rimane sempre gli stessi somari.
-
-— E il maestro che dirà?
-
-— Il maestro si lascia dire. È pagato apposta per brontolare tutti i
-giorni.
-
-— E la mia mamma?
-
-— Le mamme non sanno mai nulla — risposero quei malanni.
-
-— Sapete che cosa farò? — disse Pinocchio. — Il Pesce-cane voglio
-vederlo per certe mie ragioni.... ma anderò a vederlo dopo la scuola.
-
-— Povero giucco! — ribattè uno del branco. — Che credi che un pesce
-di quella grossezza voglia star lì a fare il comodo tuo? Appena s'è
-annoiato, piglia il dirizzone per un'altra parte, e allora chi s'è
-visto s'è visto.
-
- [Illustrazione: Coi loro libri e i loro quaderni sotto il
- braccio si mossero a correre attraverso ai campi.]
-
-— Quanto tempo ci vuole di qui alla spiaggia? — domandò il burattino.
-
-— Fra un'ora siamo bell'e andati e tornati.
-
-— Dunque, via! e chi più corre, è più bravo! — gridò Pinocchio.
-
-Dato così il segnale della partenza, quel branco di monelli coi
-loro libri e i loro quaderni sotto il braccio si messero a correre
-attraverso ai campi e Pinocchio era sempre avanti a tutti, pareva che
-avesse le ali ai piedi.
-
-Di tanto in tanto, voltandosi indietro, canzonava i suoi compagni
-rimasti a una bella distanza, e nel vederli ansanti, trafelati,
-polverosi, e con tanto di lingua fuori, se la rideva proprio di cuore.
-Lo sciagurato, in quel momento, non sapeva a quali paure e a quali
-orribili disgrazie andava incontro.
-
-
-
-
-XXVII.
-
-Gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni: uno dei quali
-essendo rimasto ferito, Pinocchio viene arrestato dai carabinieri.
-
-
-Giunto che fu sulla spiaggia, Pinocchio dètte subito una grande
-occhiata sul mare; ma non vide nessun Pesce-cane. Il mare era tutto
-liscio come un gran cristallo da specchio.
-
-— O il Pesce-cane dov'è? — domandò, voltandosi ai compagni.
-
-— Sarà andato a far colazione — rispose uno di loro, ridendo.
-
-— O si sarà buttato sul letto per fare un sonnellino — soggiunse un
-altro, ridendo più forte che mai.
-
-Da quelle risposte sconclusionate e da quelle risatacce grulle,
-Pinocchio capì che i suoi compagni gli avevano fatto una brutta celia,
-dandogli ad intendere una cosa che non era vera; e pigliandosela a
-male, disse loro con voce di bizza:
-
-— E ora? che sugo ci avete trovato a darmi ad intendere la storiella
-del Pesce-cane?
-
-— Il sugo c'è sicuro!... — risposero in coro quei monelli.
-
-— E sarebbe?
-
-— Quello di farti perdere la scuola e di farti venire con noi. Non ti
-vergogni a mostrarti tutti i giorni così preciso e così diligente alla
-lezione? Non ti vergogni a studiar tanto, come fai?
-
-— E se io studio, che cosa ve ne importa?
-
-— A noi ce ne importa moltissimo, perchè ci costringi a fare una brutta
-figura col maestro....
-
-— Perchè?
-
-— Perchè gli scolari che studiano, fanno sempre scomparire quelli, come
-noi, che non hanno voglia di studiare. E noi non vogliamo scomparire!
-Anche noi abbiamo il nostro amor proprio!...
-
-— E allora che cosa devo fare per contentarvi?
-
-— Devi prendere a noia, anche tu, la scuola, la lezione e il maestro,
-che sono i nostri tre grandi nemici.
-
-— E se io volessi seguitare a studiare?
-
-— Noi non ti guarderemo più in faccia, e alla prima occasione ce la
-pagherai.
-
-— In verità mi fate quasi ridere — disse il burattino con una
-scrollatina di capo.
-
-— Ehi, Pinocchio! — gridò allora il più grande di quei ragazzi
-andandogli sul viso. — Non venir qui a fare lo smargiasso: non venir
-qui a far tanto il galletto!... perchè se tu non hai paura di noi,
-neanche noi abbiamo paura di te! Ricordati che tu sei solo e noi siamo
-sette.
-
-— Sette come i peccati mortali — disse Pinocchio con una gran risata.
-
-— Avete sentito? Ci ha insultati tutti! Ci ha chiamato col nome di
-peccati mortali!...
-
-— Pinocchio! chiedici scusa dell'offesa.... e se no, guai a te!...
-
-— Cucù! — fece il burattino, battendosi coll'indice sulla punta del
-naso, in segno di canzonatura.
-
-— Pinocchio! la finisce male!...
-
-— Cucù!
-
-— Ne toccherai quanto un somaro!...
-
-— Cucù!
-
-— Ritornerai a casa col naso rotto!...
-
-— Cucù!
-
-— Ora il Cucù te lo darò io! — gridò il più ardito di quei monelli. —
-Prendi intanto quest'acconto, e serbalo per la cena di stasera. —
-
-E nel dir così, gli appiccicò un pugno nel capo.
-
-Ma fu, come si suol dire, botta e risposta; perchè il burattino,
-com'era da aspettarselo, rispose subito con un altro pugno: e lì, da un
-momento all'altro, il combattimento diventò generale e accanito.
-
-Pinocchio, sebbene fosse solo, si difendeva come un eroe. Con quei suoi
-piedi di legno durissimo lavorava così bene, da tener sempre i suoi
-nemici a rispettosa distanza. Dove i suoi piedi potevano arrivare e
-toccare, ci lasciavano sempre un livido per ricordo.
-
-Allora i ragazzi indispettiti di non potersi misurare col burattino a
-corpo a corpo, pensarono bene di metter mano ai proiettili; e sciolti
-i fagotti de' loro libri di scuola, cominciarono a scagliare contro di
-lui i _Sillabari_, le _Grammatiche_, i _Giannettini_, i _Minuzzoli_,
-i _Racconti_ del Thouar, il _Pulcino_ della Baccini e altri libri
-scolastici: ma il burattino, che era d'occhio svelto e ammalizzito,
-faceva sempre civetta a tempo, sicchè i volumi, passandogli di sopra al
-capo, andavano tutti a cascare nel mare.
-
-Figuratevi i pesci! I pesci, credendo che quei libri fossero roba da
-mangiare, correvano a frotte a fior d'acqua; ma dopo avere abboccata
-qualche pagina o qualche frontespizio, la risputavano subito, facendo
-con la bocca una certa smorfia, che pareva volesse dire: «Non è roba
-per noi: noi siamo avvezzi a cibarci molto meglio!»
-
-Intanto il combattimento s'inferociva sempre più, quand'ecco che un
-grosso Granchio, che era uscito fuori dell'acqua e s'era adagio adagio
-arrampicato fin sulla spiaggia, gridò con una vociaccia di trombone
-infreddato:
-
-— Smettetela, birichini che non siete altro! Queste guerre manesche
-fra ragazzi e ragazzi raramente vanno a finir bene. Qualche disgrazia
-accade sempre!... —
-
- [Illustrazione: Quand'ecco che un grosso Granchio, che era
- uscito fuori dall'acqua....]
-
-Povero Granchio! Fu lo stesso che avesse predicato al vento. Anzi,
-quella birba di Pinocchio, voltandosi indietro a guardarlo in cagnesco,
-gli disse sgarbatamente:
-
-— Chetati, Granchio dell'uggia! Faresti meglio a succiare due pasticche
-di lichene per guarire da codesta infreddatura di gola. Va' piuttosto
-a letto, e cerca di sudare!...
-
-In quel frattempo i ragazzi, che avevano finito ormai di tirare tutti
-i loro libri, occhiarono lì a poca distanza il fagotto dei libri del
-burattino, e se ne impadronirono in men che non si dice.
-
-Fra questi libri, v'era un volume rilegato in cartoncino grosso, colla
-costola e colle punte di cartapecora. Era un _Trattato di Aritmetica_.
-Vi lascio immaginare se era peso di molto!
-
-Uno di quei monelli agguantò quel volume, e presa di mira la testa di
-Pinocchio, lo scagliò con quanta forza aveva nel braccio: ma invece di
-cogliere il burattino, colse nella testa uno dei compagni, il quale
-diventò bianco come un panno lavato, e non disse altro che queste
-parole:
-
-— O mamma mia,... aiutatemi perchè muoio!... — Poi cadde disteso sulla
-rena del lido.
-
-Alla vista di quel morticino, i ragazzi spaventati si dettero a
-scappare a gambe, e in pochi minuti non si videro più.
-
-Ma Pinocchio rimase lì; e sebbene per il dolore e per lo spavento,
-anche lui fosse più morto che vivo, nondimeno corse ad inzuppare il
-suo fazzoletto nell'acqua del mare, e si pose a bagnare la tempia del
-suo povero compagno di scuola. E intanto, piangendo dirottamente e
-disperandosi, lo chiamava per nome e gli diceva:
-
-— Eugenio!... povero Eugenio mio!... apri gli occhi e guardami!...
-Perchè non mi rispondi? Non sono stato io, sai, che ti ho fatto tanto
-male! Credilo, non sono stato io!... Apri gli occhi, Eugenio.... Se
-tieni gli occhi chiusi, mi farai morire anche me.... O Dio mio! come
-farò ora a tornare a casa?... Con che coraggio potrò presentarmi alla
-mia buona mamma? Che sarà di me?... Dove fuggirò?... Dove anderò a
-nascondermi?... Oh quant'era meglio, mille volte meglio che fossi
-andato a Scuola!... Perchè ho dato retta a questi compagni, che sono
-la mia dannazione? E il maestro me l'aveva detto!... e la mia mamma
-me l'aveva ripetuto: «Guardati dai cattivi compagni!» Ma io sono un
-testardo.... un caparbiaccio.... lascio dir tutti, e poi fo sempre a
-modo mio! E dopo mi tocca a scontarle.... E così, da che sono al mondo,
-non ho mai avuto un quarto d'ora di bene. Dio mio! Che sarà di me, che
-sarà di me, che sarà di me? —
-
-E Pinocchio continuava a piangere, a berciare, a darsi dei pugni nel
-capo e a chiamar per nome il povero Eugenio, quando sentì a un tratto
-un rumore sordo di passi che si avvicinavano.
-
-Si voltò: erano due carabinieri.
-
-— Che cosa fai così sdraiato per terra? — domandarono a Pinocchio.
-
-— Assisto questo mio compagno di scuola.
-
-— Che gli è venuto male?
-
-— Par di sì!...
-
-— Altro che male! — disse uno dei carabinieri chinandosi e osservando
-Eugenio da vicino. — Questo ragazzo è stato ferito in una tempia: chi
-è che l'ha ferito?
-
-— Io no! — balbettò il burattino che non aveva più fiato in corpo.
-
-— Se non sei stato tu, chi è stato dunque che l'ha ferito?
-
-— Io no! — ripetè Pinocchio.
-
-— E con che cosa è stato ferito?
-
-— Con questo libro. — E il burattino raccattò di terra il _Trattato
-di Aritmetica_, rilegato in cartone e cartapecora, per mostrarlo al
-carabiniere.
-
-— E questo libro di chi è?
-
-— Mio.
-
-— Basta così: non occorre altro. Rizzati subito, e vien via con noi.
-
-— Ma io....
-
-— Via con noi!...
-
-— Ma io sono innocente....
-
-— Via con noi! —
-
-Prima di partire, i carabinieri chiamarono alcuni pescatori, che in
-quel momento passavano per l'appunto colla loro barca vicino alla
-spiaggia, e dissero loro:
-
-— Vi affidiamo questo ragazzetto ferito nel capo. Portatelo a casa
-vostra e assistetelo. Domani torneremo a vederlo. —
-
-Quindi si volsero a Pinocchio, e dopo averlo messo in mezzo a loro due,
-gl'intimarono con accento soldatesco:
-
-— Avanti! e cammina spedito! se no, peggio per te! —
-
-Senza farselo ripetere, il burattino cominciò a camminare per quella
-viottola, che conduceva al paese. Ma il povero diavolo non sapeva
-più nemmeno lui in che mondo si fosse. Gli pareva di sognare, e che
-brutto sogno! Era fuori di sè. I suoi occhi vedevano tutto doppio: le
-gambe gli tremavano: la lingua gli era rimasta attaccata al palato e
-non poteva più spiccicare una sola parola. Eppure, in mezzo a quella
-specie di stupidità e di rintontimento, una spina acutissima gli bucava
-il cuore: il pensiero, cioè, di dover passare sotto le finestre di
-casa della sua buona fata, in mezzo ai carabinieri. Avrebbe preferito
-piuttosto di morire.
-
- [Illustrazione: Si volsero a Pinocchio, e dopo averlo messo in
- mezzo a loro due.]
-
-Erano già arrivati e stavano per entrare in paese, quando una folata di
-vento strapazzone levò di testa a Pinocchio il berretto, portandoglielo
-lontano una diecina di passi.
-
-— Si contentano — disse il burattino ai carabinieri — che vada a
-riprendere il mio berretto?
-
-— Vai pure; ma facciamo una cosa lesta. —
-
-Il burattino andò, raccattò il berretto.... ma invece di metterselo
-in capo, se lo mise in bocca fra i denti, e poi cominciò a correre di
-gran carriera verso la spiaggia del mare. Andava via come una palla di
-fucile.
-
-I carabinieri, giudicando che fosse difficile raggiungerlo, gli
-aizzarono dietro un grosso cane mastino che aveva guadagnato il primo
-premio a tutte le corse dei cani. Pinocchio correva, e il cane correva
-più di lui; per cui tutta la gente si affacciava alle finestre e si
-affollava in mezzo alla strada, ansiosa di veder la fine di un palio
-così inferocito. Ma non potè levarsi questa voglia, perchè il can
-mastino e Pinocchio sollevarono lungo la strada un tal polverone, che
-dopo pochi minuti non era possibile di veder più nulla.
-
-
-
-
-XXVIII.
-
-Pinocchio corre pericolo di esser fritto in padella, come un pesce.
-
-
-Durante quella corsa disperata, vi fu un momento terribile, un momento
-in cui Pinocchio si credè perduto: perchè bisogna sapere che Alidoro
-(era questo il nome del can mastino) a furia di correre e correre,
-l'aveva quasi raggiunto.
-
- [Illustrazione: Sentiva dietro di sè, alla distanza d'un
- palmo, l'ansare affannoso di quella bestiaccia.]
-
-Basti dire che il burattino sentiva dietro di sè, alla distanza d'un
-palmo, l'ansare affannoso di quella bestiaccia, e ne sentiva perfino la
-vampa calda delle fiatate.
-
-Per buona fortuna la spiaggia era oramai vicina, e il mare si vedeva lì
-a pochi passi.
-
-Appena fu sulla spiaggia, il burattino spiccò un bellissimo salto, come
-avrebbe potuto fare un ranocchio, e andò a cascare in mezzo all'acqua.
-Alidoro invece voleva fermarsi: ma trasportato dall'impeto della corsa,
-entrò nell'acqua anche lui. E quel disgraziato non sapeva nuotare; per
-cui cominciò subito ad annaspare colle zampe per reggersi a galla; ma
-più annaspava, e più andava col capo sott'acqua.
-
-Quando ritornò a rimettere il capo fuori, il povero cane aveva gli
-occhi impauriti e stralunati, e, abbaiando gridava:
-
-— Affogo! affogo!
-
-— Crepa! — gli rispose Pinocchio da lontano, il quale si vedeva oramai
-sicuro da ogni pericolo.
-
-— Aiutami, Pinocchio mio!... salvami dalla morte!... —
-
-A quelle grida strazianti il burattino, che in fondo aveva un cuore
-eccellente, si mosse a compassione, e voltosi al cane, gli disse:
-
-— Ma se io ti aiuto a salvarti, mi prometti di non darmi più noia e di
-non corrermi dietro?
-
-— Te lo prometto! te lo prometto! Spicciati per carità, perchè se
-indugi un altro mezzo minuto, son bell'e morto. —
-
-Pinocchio esitò un poco: ma poi ricordandosi che il suo babbo gli aveva
-detto tante volte che a fare una buona azione non ci si scapita mai,
-andò nuotando a raggiungere Alidoro, e, presolo per la coda con tutt'e
-due le mani, lo portò sano e salvo sulla rena asciutta del lido.
-
- [Illustrazione: Andò nuotando a raggiungere Alidoro, e,
- presolo per la coda....]
-
-Il povero cane non si reggeva più in piedi. Aveva bevuto, senza
-volerlo, tant'acqua salata, che era gonfiato come un pallone. Per altro
-il burattino, non volendo fare a fidarsi troppo, stimò cosa prudente
-di gettarsi novamente in mare; e allontanandosi dalla spiaggia, gridò
-all'amico salvato:
-
-— Addio, Alidoro; fa' buon viaggio, e tanti saluti a casa.
-
-— Addio, Pinocchio, — rispose il cane — mille grazie di avermi liberato
-dalla morte. Tu m'hai fatto un gran servizio: e in questo mondo quel
-che è fatto è reso. Se capita l'occasione ci riparleremo.... —
-
-Pinocchio seguitò a nuotare, tenendosi sempre vicino alla terra.
-Finalmente gli parve di esser giunto in un luogo sicuro: e dando
-un'occhiata alla spiaggia, vide sugli scogli una specie di grotta,
-dalla quale usciva un lunghissimo pennacchio di fumo.
-
-— In quella grotta — disse allora fra sè — ci deve essere del fuoco.
-Tanto meglio! anderò a rasciugarmi e riscaldarmi, e poi?... e poi sarà
-quel che sarà. —
-
-Presa questa risoluzione, si avvicinò alla scogliera; ma quando fu lì
-per arrampicarsi, sentì qualche cosa sotto l'acqua che saliva, saliva,
-saliva e lo portava per aria. Tentò subito di fuggire, ma oramai
-era tardi, perchè con sua grandissima maraviglia si trovò rinchiuso
-dentro una grossa rete in mezzo a un brulichìo di pesci d'ogni forma
-e grandezza, che scodinzolavano e si dibattevano come tante anime
-disperate.
-
-E nel tempo stesso vide uscire dalla grotta un pescatore così brutto,
-ma tanto brutto, che pareva un mostro marino. Invece di capelli aveva
-sulla testa un cespuglio foltissimo di erba verde; verde era la pelle
-del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima, che gli
-scendeva fin quaggiù. Pareva un grosso ramarro, ritto sui piedi di
-dietro.
-
-Quando il pescatore ebbe tirata fuori la rete dal mare, gridò tutto
-contento:
-
-— Provvidenza benedetta! Anch'oggi potrò fare una bella scorpacciata di
-pesce!
-
-— Manco male, che io non sono un pesce! — disse Pinocchio dentro di sè,
-ripigliando un po' di coraggio.
-
-La rete piena di pesci fu portata dentro la grotta, una grotta buia e
-affumicata in mezzo alla quale friggeva una gran padella d'olio, che
-mandava un odorino di moccolaia, da mozzare il respiro.
-
-— Ora vediamo un po' che pesci abbiamo presi! — disse il pescatore
-verde; e ficcando nella rete una manona così spropositata, che pareva
-una pala da fornai, tirò fuori una manciata di triglie.
-
-— Buone queste triglie! — disse, guardandole e annusandole con
-compiacenza. E dopo averle annusate, le scaraventò in una conca
-senz'acqua.
-
-Poi ripetè più volte la solita operazione; e via via che cavava fuori
-gli altri pesci, sentiva venirsi l'acquolina in bocca e gongolando
-diceva:
-
-— Buoni questi naselli!...
-
-— Squisiti questi muggini!...
-
-— Deliziose queste sogliole!...
-
-— Prelibati questi ragnotti!...
-
-— Carine queste acciughe col capo! —
-
-Come potete immaginarvelo, i naselli, i muggini, le sogliole, i
-ragnotti e l'acciughe, andarono tutti alla rinfusa nella conca, a tener
-compagnia alle triglie.
-
-L'ultimo che restò nella rete fu Pinocchio.
-
-Appena il pescatore l'ebbe cavato fuori, sgranò dalla maraviglia i suoi
-occhioni verdi, gridando quasi impaurito:
-
-— Che razza di pesce è questo? Dei pesci fatti a questo modo non mi
-ricordo di averne mangiati mai. —
-
-E tornò a guardarlo attentamente, e dopo averlo guardato ben bene per
-ogni verso, finì col dire:
-
-— Ho capito; dev'essere un granchio di mare. —
-
-Allora Pinocchio, mortificato di sentirsi scambiato per un granchio,
-disse con accento risentito:
-
-— Ma che granchio e non granchio? Guardi come lei mi tratta! Io, per
-sua regola, sono un burattino.
-
- [Illustrazione: — Che razza di pesce è questo?]
-
-— Un burattino? — replicò il pescatore. — Dico la verità, il pesce
-burattino è per me un pesce nuovo! Meglio così! ti mangerò più
-volentieri.
-
-— Mangiarmi? ma la vuol capire che io non sono un pesce? O non sente
-che parlo, e ragiono come lei?
-
-— È verissimo; — soggiunse il pescatore — e siccome vedo che sei un
-pesce, e che hai la fortuna di parlare e di ragionare come me, così
-voglio usarti anch'io i dovuti riguardi.
-
-— E questi riguardi sarebbero?...
-
-— In segno di amicizia e di stima particolare, lascerò a te la scelta
-del come vuoi esser cucinato. Desideri esser fritto in padella, oppure
-preferisci di esser cotto nel tegame colla salsa di pomidoro?
-
-— A dir la verità, — rispose Pinocchio — se io debbo scegliere,
-preferisco piuttosto di esser lasciato libero, per potermene tornare a
-casa mia.
-
-— Tu scherzi! Ti pare che io voglia perdere l'occasione di assaggiare
-un pesce così raro? Non capita mica tutti i giorni, un pesce burattino
-in questi mari. Lascia fare a me: ti friggerò in padella assieme a
-tutti gli altri pesci, e te ne troverai contento. L'esser fritto in
-compagnia è sempre una consolazione. —
-
-L'infelice Pinocchio, a quest'antifona, cominciò a piangere, a
-strillare, a raccomandarsi: e piangendo diceva: — Quant'era meglio,
-che fossi andato a scuola!... Ho voluto dar retta ai compagni, e ora la
-pago!... Ih!... Ih!... Ih!... —
-
-E perchè si divincolava come un'anguilla e faceva sforzi incredibili,
-per isgusciare dalle grinfie del pescatore verde, questi prese una
-bella buccia di giunco, e dopo averlo legato per le mani e per i piedi,
-come un salame, lo gettò in fondo alla conca cogli altri.
-
-Poi, tirato fuori un vassoiaccio di legno, pieno di farina, si dètte
-a infarinare tutti quei pesci: e man mano che li aveva infarinati, li
-buttava a friggere dentro la padella.
-
-I primi a ballare nell'olio bollente furono i poveri naselli: poi toccò
-ai ragnotti, poi ai muggini, poi alle sogliole e alle acciughe, e poi
-venne la volta di Pinocchio. Il quale, a vedersi così vicino alla morte
-(e che brutta morte!) fu preso da tanto tremito e da tanto spavento,
-che non aveva più nè voce nè fiato per raccomandarsi.
-
-Il povero figliuolo si raccomandava cogli occhi! Ma il pescatore verde,
-senza badarlo neppure, lo avvoltò cinque o sei volte nella farina,
-infarinandolo così bene dal capo ai piedi, che pareva diventato un
-burattino di gesso.
-
-Poi lo prese per il capo, e....
-
-
-
-
-XXIX.
-
-Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo
-non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo. Gran colazione di
-caffè-e-latte per festeggiare questo grande avvenimento.
-
-
-Mentre il pescatore era proprio sul punto di buttar Pinocchio nella
-padella, entrò nella grotta un grosso cane, condotto là dall'odore
-acutissimo e ghiotto della frittura.
-
-— Passa via! — gli gridò il pescatore minacciandolo e tenendo sempre in
-mano il burattino infarinato.
-
-Ma il povero cane aveva una fame per quattro, e mugolando e dimenando
-la coda, pareva che dicesse:
-
-— Dammi un boccone di frittura e ti lascio in pace.
-
-— Passa via, ti dico! — gli ripetè il pescatore; e allungò la gamba per
-tirargli una pedata.
-
-Allora il cane che, quando aveva fame davvero, non era avvezzo a
-lasciarsi posar mosche sul naso, si rivoltò ringhioso al pescatore,
-mostrandogli le sue terribili zanne.
-
-In quel mentre si udì nella grotta una vocina fioca fioca che disse:
-
-— Salvami, Alidoro! Se non mi salvi, son fritto!... —
-
- [Illustrazione: — Passa via! — gli gridò il pescatore.]
-
-Il cane riconobbe subito la voce di Pinocchio, e si accòrse, con
-sua grandissima meraviglia, che la vocina era uscita da quel fagotto
-infarinato, che il pescatore teneva in mano.
-
-Allora che cosa fa? Spicca un gran lancio da terra, abbocca quel
-fagotto infarinato, e tenendolo leggermente coi denti, esce correndo
-dalla grotta, e via come un baleno!
-
-Il pescatore arrabbiatissimo di vedersi strappar di mano un pesce,
-che egli avrebbe mangiato tanto volentieri, si provò a rincorrere il
-cane; ma fatti pochi passi gli venne un nodo di tosse e dovè tornarsene
-indietro.
-
-Intanto Alidoro, ritrovata che ebbe la viottola che conduceva al paese,
-si fermò e posò delicatamente in terra l'amico Pinocchio.
-
- [Illustrazione: Tenendolo leggermente coi denti, esce correndo
- dalla grotta, e via come un baleno!]
-
-— Quanto ti debbo ringraziare! — disse il burattino.
-
-— Non c'è bisogno; — replicò il cane — tu salvasti me, e quel che è
-fatto è reso. Si sa: in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l'uno con
-l'altro.
-
-— Ma come mai sei capitato in quella grotta?
-
-— Ero sempre qui disteso sulla spiaggia più morto che vivo, quando il
-vento mi ha portato da lontano un odorino di frittura. Quell'odorino mi
-ha stuzzicato l'appetito, e io gli sono andato dietro. Se arrivavo un
-minuto più tardi!...
-
-— Non me lo dire! — urlò Pinocchio che tremava ancora dalla paura. —
-Non me lo dire! Se tu arrivavi un minuto più tardi, a quest'ora io ero
-bell'e fritto, mangiato e digerito. Brrr! mi vengono i brividi soltanto
-a pensarvi!... —
-
-Alidoro, ridendo, stese la zampa destra verso il burattino, il quale
-gliela strinse forte forte in segno di grande amicizia: e dopo si
-lasciarono.
-
-Il cane riprese la strada di casa: e Pinocchio, rimasto solo, andò a
-una capanna lì poco distante, e domandò a un vecchietto che stava sulla
-porta a scaldarsi al sole:
-
-— Dite, galantuomo, sapete nulla di un povero ragazzo ferito nel capo
-e che si chiamava Eugenio?
-
-— Il ragazzo è stato portato da alcuni pescatori in questa capanna, e
-ora....
-
-— Ora sarà morto!... — interruppe Pinocchio, con gran dolore.
-
-— No: ora è vivo, ed è già ritornato a casa sua.
-
- [Illustrazione: — Dite, galantuomo, sapete nulla di un povero
- ragazzo ferito nel capo e che si chiamava Eugenio?]
-
-— Davvero?... davvero?... — gridò il burattino, saltando
-dall'allegrezza. — Dunque la ferita non era grave?...
-
-— Ma poteva riuscire gravissima e anche mortale, — rispose il
-vecchietto — perchè gli tirarono nel capo un grosso libro rilegato in
-cartone.
-
-— E chi glielo tirò?
-
-— Un suo compagno di scuola: un certo Pinocchio....
-
-— E chi è questo Pinocchio? — domandò il burattino facendo lo gnorri.
-
-— Dicono che sia un ragazzaccio, un vagabondo, un vero rompicollo.
-
-— Calunnie! Tutte calunnie!
-
-— Lo conosci tu questo Pinocchio?
-
-— Di vista! — rispose il burattino.
-
-— E tu, che concetto ne hai? — gli chiese il vecchietto.
-
-— A me mi pare un gran buon figliuolo, pieno di voglia di studiare,
-obbediente, affezionato al suo babbo e alla sua famiglia.... —
-
-Mentre il burattino sfilava a faccia fresca tutte queste bugie, si
-toccò il naso e si accorse che il naso gli era allungato più di un
-palmo. Allora tutto impaurito cominciò a gridare:
-
-— Non date retta, galantuomo, a tutto il bene che ve ne ho detto;
-perchè conosco benissimo Pinocchio e posso assicurarvi anch'io ch'è
-davvero un ragazzaccio, un disubbidiente e uno svogliato, e che invece
-di andare a scuola, va coi compagni a fare lo sbarazzino! —
-
-Appena ebbe pronunziate queste parole, il suo naso raccorcì e tornò
-alla grandezza naturale, come era prima.
-
-— E perchè sei tutto bianco a codesto modo? — gli domandò a un tratto
-il vecchietto.
-
-— Vi dirò.... senza avvedermene, mi sono strofinato a un muro, che era
-imbiancato di fresco — rispose il burattino vergognandosi a raccontare
-che lo avevano infarinato come un pesce, per poi friggerlo in padella.
-
-— O della tua giacchetta, de' tuoi calzoncini e del tuo berretto, che
-cosa ne hai fatto?
-
-— Ho incontrato i ladri e mi hanno spogliato. Dite, buon vecchio, non
-avreste per caso da darmi un po' di vestituccio, tanto perchè io possa
-ritornare a casa?
-
-— Ragazzo mio; in quanto a vestiti, io non ho che un piccolo sacchetto,
-dove ci tengo i lupini. Se lo vuoi, piglialo: eccolo là. —
-
-Pinocchio non se lo fece dire due volte: prese subito il sacchetto dei
-lupini che era vuoto, e dopo averci fatto colle forbici una piccola
-buca nel fondo e due buche dalle parti, se lo infilò a uso camicia.
-E vestito leggerino a quel modo, si avviò verso il paese. Ma, lungo
-la strada, non si sentiva punto tranquillo; tant'è vero che faceva un
-passo avanti e uno indietro, e discorrendo da sè solo andava dicendo:
-
-— Come farò a presentarmi alla mia buona Fatina? Che dirà quando mi
-vedrà?... Vorrà perdonarmi questa seconda birichinata?... Scommetto che
-non me la perdona!... oh! non me la perdona di certo!... E mi sta il
-dovere: perchè io sono un monello che prometto sempre di correggermi,
-e non mantengo mai!... —
-
- [Illustrazione: E vestito leggerino a quel modo, si avviò
- verso il paese.]
-
-Arrivò al paese che era già notte buia; e perchè faceva tempaccio e
-l'acqua veniva giù a catinelle, andò diritto diritto alla casa della
-Fata, coll'animo risoluto di bussare alla porta e di farsi aprire.
-
-Ma quando fu lì, sentì mancarsi il coraggio, e invece di bussare, si
-allontanò, correndo, una ventina di passi. Poi tornò una seconda volta
-alla porta, e non concluse nulla: poi si avvicinò una terza volta e
-nulla: la quarta volta prese, tremando, il battente di ferro in mano,
-e bussò un piccolo colpettino.
-
-Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezz'ora si aprì una finestra
-dell'ultimo piano (la casa era di quattro piani) e Pinocchio vide
-affacciarsi una grossa Lumaca, che aveva un lumicino acceso sul capo,
-la quale disse:
-
-— Chi è a quest'ora?
-
-— La Fata è in casa? — domandò il burattino.
-
-— La Fata dorme e non vuol essere svegliata: ma tu chi sei?
-
-— Sono io!
-
-— Chi io?
-
-— Pinocchio.
-
-— Chi Pinocchio?
-
-— Il burattino, quello che sta in casa colla Fata.
-
-— Ah! ho capito; — disse la Lumaca — aspettami costì, che ora scendo
-giù e ti apro subito.
-
-— Spicciatevi, per carità, perchè io muoio dal freddo.
-
-— Ragazzo mio, io sono una Lumaca, e le Lumache non hanno mai
-fretta. —
-
-Intanto passò un'ora, ne passarono due e la porta non si apriva: per
-cui Pinocchio, che tremava dal freddo, dalla paura e dall'acqua che
-aveva addosso, si fece cuore e bussò una seconda volta, e bussò più
-forte.
-
-A quel secondo colpo si aprì una finestra del piano di sotto e si
-affacciò la solita Lumaca.
-
-— Lumachina bella, — gridò Pinocchio dalla strada — sono due ore che
-aspetto! E due ore, a questa serataccia, diventano più lunghe di due
-anni. Spicciatevi, per carità.
-
-— Ragazzo mio, — gli rispose dalla finestra quella bestiuola tutta
-pace e tutta flemma — ragazzo mio, io sono una Lumaca, e le Lumache non
-hanno mai fretta. — E la finestra si richiuse.
-
-Di lì a poco suonò la mezzanotte: poi il tocco, poi le due dopo
-mezzanotte, e la porta era sempre chiusa.
-
-Allora Pinocchio, perduta la pazienza, afferrò con rabbia il battente
-della porta per bussare un colpo da far rintronare tutto il casamento;
-ma il battente che era di ferro, diventò a un tratto un'anguilla
-viva, che sgusciandogli dalle mani sparì in un rigagnolo d'acqua, che
-scorreva in mezzo alla strada.
-
-— Ah! sì? — gridò Pinocchio sempre più accecato dalla collera. — Se il
-battente è sparito, io seguiterò a bussare a furia di calci. —
-
-E tiratosi un poco indietro, lasciò andare una solennissima pedata
-nell'uscio della casa. Il colpo fu così forte, che il piede penetrò nel
-legno fino a mezzo: e quando il burattino si provò a ricavarlo fuori,
-fu tutta fatica inutile, perchè il piede c'era rimasto conficcato
-dentro, come un chiodo ribadito.
-
-Figuratevi il povero Pinocchio! Dovè passare tutto il resto della notte
-con un piede in terra e con quell'altro per aria.
-
-La mattina, sul far del giorno, finalmente la porta si aprì. Quella
-brava bestiuola della Lumaca, a scendere dal quarto piano fino
-all'uscio di strada, ci aveva messo solamente nove ore. Bisogna proprio
-dire che avesse fatto una sudata.
-
-— Che cosa fate con codesto piede conficcato nell'uscio? — domandò
-ridendo al burattino.
-
-— È stata una disgrazia. Vedete un po', Lumachina bella, se vi riesce
-di liberarmi da questo supplizio.
-
-— Ragazzo mio, costì ci vuole un legnaiolo, e io non ho fatto mai la
-legnaiola.
-
-— Pregate la Fata da parte mia!...
-
-— La Fata dorme e non vuol essere svegliata.
-
- [Illustrazione: — Che cosa fate con codesto piede conficcato
- nell'uscio?]
-
-— Ma che cosa volete che io faccia, inchiodato tutto il giorno a questa
-porta?
-
-— Divertiti a contare le formicole che passano per la strada.
-
-— Portatemi almeno qualche cosa da mangiare, perchè mi sento
-rifinito.
-
-— Subito! — disse la Lumaca.
-
-Difatti dopo tre ore e mezzo, Pinocchio la vide tornare con un vassoio
-d'argento in capo. Nel vassoio c'era un pane, un pollastro arrosto e
-quattro albicocche mature.
-
-— Ecco la colazione che vi manda la Fata — disse la Lumaca.
-
-Alla vista di quella grazia di Dio, il burattino sentì consolarsi
-tutto. Ma quale fu il suo disinganno, quando incominciando a mangiare,
-si dovè accorgere che il pane era di gesso, il pollastro di cartone e
-le quattro albicocche di alabastro, colorite, come se fossero vere.
-
-Voleva piangere, voleva darsi alla disperazione, voleva buttar via il
-vassoio e quel che c'era dentro; ma invece, o fosse il gran dolore o la
-gran languidezza di stomaco, fatto sta che cadde svenuto.
-
-Quando si riebbe, si trovò disteso sopra un sofà, e la Fata era accanto
-a lui.
-
-— Anche per questa volta ti perdono: — gli disse la Fata — ma guai a
-te, se me ne fai un'altra delle tue!... —
-
-Pinocchio promise e giurò che avrebbe studiato, e che si sarebbe
-condotto sempre bene. E mantenne la parola per tutto il resto
-dell'anno. Difatti agli esami delle vacanze, ebbe l'onore di essere
-il più bravo della scuola; e i suoi portamenti, in generale, furono
-giudicati così lodevoli e soddisfacenti, che la Fata, tutta contenta,
-gli disse:
-
-— Domani finalmente il tuo desiderio sarà appagato!
-
- [Illustrazione: Chi non ha veduto la gioia di Pinocchio, a
- questa notizia tanto sospirata, non potrà mai figurarsela.]
-
-— Cioè?
-
-— Domani finirai di essere un burattino di legno, e diventerai un
-ragazzo per bene. —
-
-Chi non ha veduto la gioia di Pinocchio, a questa notizia tanto
-sospirata, non potrà mai figurarsela. Tutti i suoi amici e compagni di
-scuola dovevano essere invitati per il giorno dopo a una gran colazione
-in casa della Fata, per festeggiare insieme il grande avvenimento:
-e la Fata aveva fatto preparare dugento tazze di caffè-e-latte e
-quattrocento panini imburrati di dentro e di fuori. Quella giornata
-prometteva di riuscire molto bella e molto allegra: ma....
-
-Disgraziatamente, nella vita dei burattini, c'è sempre un _ma_, che
-sciupa ogni cosa.
-
-
-
-
-XXX.
-
-Pinocchio, invece di diventare un ragazzo, parte di nascosto col suo
-amico Lucignolo per il «Paese dei balocchi.»
-
-
-Com'è naturale, Pinocchio chiese subito alla Fata il permesso di andare
-in giro per la città a fare gl'inviti: e la Fata gli disse:
-
-— Va' pure a invitare i tuoi compagni per la colazione di domani: ma
-ricordati di tornare a casa prima che faccia notte. Hai capito?
-
-— Fra un'ora prometto di esser bell'e ritornato — replicò il burattino.
-
-— Bada, Pinocchio! I ragazzi fanno presto a promettere, ma il più delle
-volte, fanno tardi a mantenere.
-
-— Ma io non sono come gli altri: io, quando dico una cosa, la mantengo.
-
-— Vedremo. Caso poi tu disubbidissi, tanto peggio per te.
-
-— Perchè?
-
-— Perchè i ragazzi che non dànno retta ai consigli di chi ne sa più di
-loro, vanno sempre incontro a qualche disgrazia.
-
-— E io l'ho provato! — disse Pinocchio. — Ma ora non ci ricasco più!
-
-— Vedremo se dici il vero. —
-
-Senza aggiungere altre parole, il burattino salutò la sua buona Fata,
-che era per lui una specie di mamma, e cantando e ballando uscì fuori
-dalla porta di casa.
-
-In poco più d'un'ora tutti i suoi amici furono invitati. Alcuni
-accettarono subito e di gran cuore, altri, da principio, si fecero
-un po' pregare; ma quando seppero che i panini da inzuppare nel
-caffè-e-latte sarebbero stati imburrati anche dalla parte di fuori,
-finirono tutti col dire: — Verremo anche noi, per farti piacere. —
-
-Ora bisogna sapere che Pinocchio, fra i suoi amici e compagni di
-scuola, ne aveva uno prediletto e carissimo, il quale si chiamava di
-nome Romeo; ma tutti lo chiamavano col soprannome di _Lucignolo_, per
-via del suo personalino asciutto, secco e allampanato, tale e quale
-come il lucignolo nuovo di un lumino da notte.
-
-Lucignolo era il ragazzo più svogliato e più birichino di tutta la
-scuola: ma Pinocchio gli voleva un gran bene. Difatti andò subito a
-cercarlo a casa per invitarlo alla colazione, e non lo trovò: tornò una
-seconda volta, e Lucignolo non c'era: tornò una terza volta, e fece la
-strada invano.
-
-Dove poterlo ripescare? Cerca di qua, cerca di là, finalmente lo vide
-nascosto sotto il portico di una casa di contadini.
-
-— Che cosa fai costì? — gli domandò Pinocchio, avanzandosi.
-
-— Aspetto la mezzanotte, per partire....
-
-— Dove vai?
-
-— Lontano, lontano, lontano!
-
-— E io che son venuto a cercarti a casa tre volte!...
-
-— Che cosa volevi da me?
-
-— Non sai il grande avvenimento? Non sai la fortuna che mi è toccata?
-
-— Quale?
-
-— Domani finisco di essere un burattino e divento un ragazzo come te,
-e come tutti gli altri.
-
-— Buon pro ti faccia.
-
-— Domani dunque ti aspetto a colazione a casa mia.
-
-— Ma se ti dico che parto questa sera.
-
-— A che ora?
-
-— Fra poco.
-
-— E dove vai?
-
-— Vado ad abitare in un paese.... che è il più bel paese di questo
-mondo: una vera cuccagna!...
-
-— E come si chiama?
-
-— Si chiama il «Paese dei balocchi.» Perchè non vieni anche tu?
-
-— Io? no davvero!
-
-— Hai torto, Pinocchio! Credilo a me, che se non vieni, te ne pentirai.
-Dove vuoi trovare un paese più sano per noialtri ragazzi? Lì non vi
-sono scuole: lì non vi sono maestri; lì non vi sono libri. In quel
-paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e ogni
-settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. Figurati che
-le vacanze dell'autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono
-coll'ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco
-come dovrebbero essere tutti i paesi civili!...
-
-— Ma come si passano le giornate nel «Paese dei balocchi?»
-
-— Si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La
-sera poi si va a letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo. Che te
-ne pare?
-
-— Uhm!... — fece Pinocchio; e tentennò leggermente il capo, come dire:
-— È una vita che la farei volentieri anch'io.
-
-— Dunque, vuoi partire con me? Sì o no? Risolviti.
-
-— No, no, no e poi no. Oramai ho promesso alla mia buona Fata di
-diventare un ragazzo perbene, e voglio mantenere la promessa. Anzi,
-siccome vedo che il sole va sotto, così ti lascio subito e scappo via.
-Dunque addio, e buon viaggio.
-
-— Dove corri con tanta furia?
-
-— A casa. La mia buona Fata vuole che ritorni prima di notte.
-
-— Aspetta altri due minuti.
-
-— Faccio troppo tardi.
-
-— Due minuti soli.
-
-— E se poi la Fata mi grida?
-
-— Lasciala gridare. Quando avrà gridato ben bene, si cheterà — disse
-quella birba di Lucignolo.
-
-— E come fai? Parti solo o in compagnia?
-
-— Solo? Saremo più di cento ragazzi.
-
-— E il viaggio lo fate a piedi?
-
-— Fra poco passerà di qui il carro che mi deve prendere e condurre fin
-dentro ai confini di quel fortunatissimo paese.
-
-— Che cosa pagherei che il carro passasse ora!...
-
-— Perchè?
-
-— Per vedervi partire tutti insieme.
-
-— Rimani qui un altro poco e ci vedrai.
-
-— No, no: voglio ritornare a casa.
-
-— Aspetta altri due minuti.
-
-— Ho indugiato anche troppo. La Fata starà in pensiero per me.
-
-— Povera Fata! Che ha paura forse che ti mangino i pipistrelli?
-
-— Ma dunque, — soggiunse Pinocchio — tu sei veramente sicuro che in
-quel paese non ci sono punte scuole?...
-
-— Neanche l'ombra.
-
-— E nemmeno i maestri?
-
-— Nemmeno uno.
-
-— E non c'è mai l'obbligo di studiare?
-
-— Mai, mai, mai!
-
-— Che bel paese! — disse Pinocchio, sentendo venirsi l'acquolina in
-bocca. — Che bel paese! Io non ci sono stato mai, ma me lo figuro!...
-
-— Perchè non vieni anche tu?
-
-— È inutile che tu mi tenti! Oramai ho promesso alla mia buona Fata di
-diventare un ragazzo di giudizio, e non voglio mancare alla parola.
-
-— Dunque addio, e salutami tanto le scuole ginnasiali!... e anche
-quelle liceali, se le incontri per la strada.
-
-— Addio, Lucignolo; fa' buon viaggio, divertiti e rammentati qualche
-volta degli amici. —
-
-Ciò detto, il burattino fece due passi in atto di andarsene: ma poi,
-fermandosi e voltandosi all'amico, gli domandò:
-
-— Ma sei proprio sicuro che in quel paese tutte le settimane sieno
-composte di sei giovedì e di una domenica?
-
-— Sicurissimo.
-
-— Ma lo sai dicerto, che le vacanze abbiano principio col primo di
-gennaio e finiscano coll'ultimo di dicembre?
-
-— Di certissimo.
-
-— Che bel paese! — ripetè Pinocchio, sputando dalla soverchia
-consolazione. Poi, fatto un animo risoluto, soggiunse in fretta e in
-furia:
-
-— Dunque, addio davvero: e buon viaggio.
-
-— Addio.
-
-— Fra quanto partirete?
-
-— Fra poco.
-
-— Peccato! se alla partenza mancasse un'ora sola, sarei quasi capace di
-aspettare.
-
-— E la Fata?
-
-— Oramai ho fatto tardi!... e tornare a casa un'ora prima o un'ora dopo
-è lo stesso.
-
-— Povero Pinocchio! E se la Fata ti grida?
-
-— Pazienza! La lascerò gridare. Quando avrà gridato ben bene si
-cheterà. —
-
-Intanto si era già fatta notte e notte buia: quando a un tratto videro
-muoversi in lontananza un lumicino.... e sentirono un suono di bubboli
-e uno squillo di trombetta, così piccolino e soffocato, che pareva il
-sibilo di una zanzara.
-
-— Eccolo! — gridò Lucignolo rizzandosi in piedi.
-
-— Chi è? — domandò sottovoce Pinocchio.
-
-— È il carro che viene a prendermi. Dunque, vuoi venire, sì o no?
-
-— Ma è proprio vero — domandò il burattino — che in quel paese i
-ragazzi non hanno mai l'obbligo di studiare?
-
-— Mai, mai, mai!
-
-— Che bel paese!... che bel paese!... Che bel paese!... —
-
-
-
-
-XXXI.
-
-Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio con sua gran meraviglia sente
-spuntarsi un bel pajo d'orecchie asinine, e diventa un ciuchino, con la
-coda e tutto.
-
-
-Finalmente il carro arrivò: e arrivò senza fare il più piccolo rumore,
-perchè le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci.
-
-Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima
-grandezza, ma di diverso pelame.
-
-Alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e sale,
-e altri rigati da grandi strisce gialle e turchine.
-
-Ma la cosa più singolare era questa: che quelle dodici pariglie, ossia
-quei ventiquattro ciuchini, invece di essere ferrati come tutte le
-altre bestie da tiro o da soma, avevano ai piedi degli stivaletti da
-uomo fatti di pelle bianca.
-
-E il conduttore del carro?...
-
- [Illustrazione: Finalmente il carro arrivò....]
-
-Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una
-palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva
-sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d'un gatto, che si
-raccomanda al buon cuore della padrona di casa.
-
-Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano
-a gara nel montare sul suo carro, per esser condotti da lui in quella
-vera cuccagna, conosciuta nella carta geografica col seducente nome di
-«Paese de' balocchi.»
-
- [Illustrazione: Figuratevi un omino più largo che lungo,
- tenero e untuoso come una palla di burro.]
-
-Difatti il carro era già tutto pieno di ragazzetti fra gli otto
-e i dodici anni, ammonticchiati gli uni sugli altri come tante
-acciughe nella salamoia. Stavano male, stavano pigiati, non potevano
-quasi respirare: ma nessuno diceva _ohi!_ nessuno si lamentava. La
-consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese,
-dove non c'erano nè libri, nè scuole, nè maestri, li rendeva così
-contenti e rassegnati, che non sentivano nè i disagi, nè gli strapazzi,
-nè la fame, nè la sete, nè il sonno.
-
-Appena che il carro si fu fermato, l'omino si volse a Lucignolo, e con
-mille smorfie e mille manierine, gli domandò sorridendo:
-
-— Dimmi, mio bel ragazzo, vuoi venire anche tu, in quel fortunato paese?
-
-— Sicuro, che ci voglio venire!
-
-— Ma ti avverto, carino mio, che nel carro non c'è più posto. Come
-vedi, è tutto pieno!...
-
-— Pazienza! — replicò Lucignolo — se non c'è posto dentro, mi adatterò
-a star seduto sulle stanghe del carro. — E spiccato un salto, montò a
-cavalcioni sulle stanghe.
-
-— E tu amor mio, — disse l'omino volgendosi tutto complimentoso a
-Pinocchio — che intendi fare? Vieni con noi o rimani?...
-
-— Io rimango — rispose Pinocchio. — Io voglio tornarmene a casa mia:
-voglio studiare e voglio farmi onore alla scuola, come fanno tutti i
-ragazzi perbene.
-
-— Buon pro ti faccia!
-
-— Pinocchio, — disse allora Lucignolo — dai retta a me: vieni con noi
-e staremo allegri!
-
-— No, no, no!
-
- [Illustrazione: — E se vengo con voi, che cosa dirà la mia
- buona Fata?]
-
-— Vieni con noi e staremo allegri! — gridarono altre quattro voci di
-dentro al carro.
-
-— Vieni con noi e staremo allegri! — urlarono tutte insieme un
-centinaio di voci.
-
-— E se vengo con voi, che cosa dirà la mia buona Fata? — disse il
-burattino, che cominciava a intenerirsi e a ciurlare nel manico.
-
-— Non ti fasciare il capo con tante malinconie. Pensa che andiamo in
-un paese dove saremo padroni di fare il chiasso dalla mattina alla
-sera! —
-
-Pinocchio non rispose, ma fece un sospiro; poi fece un altro sospiro:
-poi un terzo sospiro: finalmente disse:
-
-— Fatemi un po' di posto: voglio venire anch'io!...
-
-— I posti son tutti pieni; — replicò l'omino — ma per mostrarti quanto
-sei gradito, posso cederti il mio posto a cassetta.
-
-— E voi?
-
-— E io farò la strada a piedi.
-
-— No davvero, che non lo permetto. Preferisco piuttosto di salire in
-groppa a qualcuno di questi ciuchini! — gridò Pinocchio.
-
-Detto fatto, si avvicinò al ciuchino manritto della prima pariglia, e
-fece l'atto di volerlo cavalcare: ma la bestiuola, voltandosi a secco,
-gli dètte una gran musata nello stomaco e lo gettò a gambe all'aria.
-
-Figuratevi la risatona impertinente e sgangherata di tutti quei ragazzi
-presenti alla scena.
-
-Ma l'omino non rise. Si accostò pieno di amorevolezza al ciuchino
-ribelle, e, facendo finta di dargli un bacio, gli staccò con un morso
-la metà dell'orecchio destro.
-
-Intanto Pinocchio, rizzatosi da terra tutto infuriato, schizzò con
-un salto sulla groppa di quel povero animale. E il salto fu così
-bello, che i ragazzi, smesso di ridere, cominciarono a urlare: _viva
-Pinocchio!_ e a fare una smanacciata di applausi, che non finivano più.
-
- [Illustrazione: Dando una fortissima sgropponata, scaraventò
- il povero burattino in mezzo alla strada.]
-
-Quand'ecco che all'improvviso il ciuchino alzò tutt'e due le gambe
-di dietro, e dando una fortissima sgropponata, scaraventò il povero
-burattino in mezzo alla strada, sopra un monte di ghiaia.
-
-Allora grandi risate daccapo: ma l'omino, invece di ridere, si sentì
-preso da tanto amore per quell'irrequieto asinello che, con un bacio,
-gli portò via di netto la metà di quell'altro orecchio. Poi disse al
-burattino:
-
-— Rimonta pure a cavallo, e non aver paura. Quel ciuchino aveva qualche
-grillo per il capo: ma io gli ho detto due paroline negli orecchi, e
-spero di averlo reso mansueto e ragionevole. —
-
-Pinocchio montò, e il carro cominciò a muoversi: ma nel tempo che i
-ciuchini galoppavano e che il carro correva sui ciottoli della via
-maestra, gli parve al burattino di sentire una voce sommessa e appena
-intelligibile, che gli disse:
-
-— Povero gonzo! Hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai! —
-
-Pinocchio, quasi impaurito, guardò di qua e di là, per conoscere da
-qual parte venissero queste parole; ma non vide nessuno: i ciuchini
-galoppavano, il carro correva, i ragazzi dentro al carro dormivano,
-Lucignolo russava come un ghiro, e l'omino seduto a cassetta
-canterellava fra i denti:
-
- Tutti la notte dormono
- E io non dormo mai....
-
-Fatto un altro mezzo chilometro, Pinocchio sentì la vocina fioca che
-gli disse:
-
-— Tienlo a mente, grullerello! I ragazzi che smettono di studiare
-e voltano le spalle ai libri, alle scuole e ai maestri, per darsi
-interamente ai balocchi e ai divertimenti, non possono far altro che
-una fine disgraziata! Io lo so per prova, e te lo posso dire!... Verrà
-un giorno che piangerai anche tu, come oggi piango io.... ma allora
-sarà tardi!... —
-
-A queste parole bisbigliate sommessamente, il burattino, spaventato più
-che mai, saltò giù dalla groppa della cavalcatura, e andò a prendere il
-suo ciuchino per il muso.
-
-E immaginatevi come restò, quando s'accòrse che il suo ciuchino
-piangeva.... e piangeva proprio come un ragazzo!
-
-— Ehi, signor omino, — gridò allora Pinocchio al padrone del carro —
-sapete che cosa c'è di nuovo? Questo ciuchino piange.
-
-— Lascialo piangere: riderà quando sarà sposo!
-
-— Ma che forse gli avete insegnato anche a parlare?
-
-— No: ha imparato da sè a borbottare qualche parola, essendo stato tre
-anni in una compagnia di cani ammaestrati.
-
-— Povera bestia!...
-
-— Via, via.... — disse l'omino — non perdiamo il nostro tempo a vedere
-piangere un ciuco. Rimonta a cavallo, e andiamo: la nottata è fresca,
-e la strada è lunga. —
-
-Pinocchio obbedì senza rifiatare. Il carro riprese la sua corsa: e
-la mattina sul far dell'alba arrivarono felicemente nel «Paese dei
-balocchi.»
-
- [Illustrazione: La sua popolazione era tutta composta di
- ragazzi.]
-
-Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua
-popolazione era tutta composta di ragazzi. I più vecchi avevano 14
-anni: i più giovani ne avevano 8 appena. Nelle strade, un'allegria,
-un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Branchi di monelli
-da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla
-palla, chi andava in velocipede, chi sopra un cavallino di legno:
-questi facevano a moscacieca; quegli altri si rincorrevano: altri,
-vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi
-cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare
-colle mani in terra e colle gambe in aria: chi mandava il cerchio, chi
-passeggiava vestito da generale coll'elmo di foglio e lo squadrone
-di cartapesta: chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva
-le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando
-ha fatto l'ovo: insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal
-baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per
-non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di
-tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri
-delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come
-queste: _viva i balocci!_ (invece di _balocchi_): _non voliamo più
-schole_ (invece di _non vogliamo più scuole_): abbasso Larin Metica
-(invece di _aritmetica_) e altri fiori consimili.
-
-Pinocchio, Lucignolo e tutti gli altri ragazzi, che avevano fatto il
-viaggio coll'omino, appena ebbero messo il piede dentro la città, si
-ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda, e in pochi minuti, com'è
-facile immaginarselo, diventarono gli amici di tutti. Chi più felice,
-chi più contento di loro? In mezzo ai continui spassi e agli svariati
-divertimenti, le ore, i giorni, le settimane passavano come tanti
-baleni.
-
-— Oh! che bella vita! — diceva Pinocchio tutte le volte che per caso
-s'imbatteva in Lucignolo.
-
-— Vedi, dunque, se avevo ragione? — ripigliava quest'ultimo. — E
-dire che tu non volevi partire! E pensare che t'eri messo in capo di
-tornartene a casa dalla tua Fata, per perdere il tempo a studiare! Se
-oggi ti sei liberato dalla noia dei libri e delle scuole, lo devi a me,
-ai miei consigli, alle mie premure, ne convieni? Non vi sono che i veri
-amici, che sappiano rendere di questi grandi favori.
-
-— È vero, Lucignolo! Se oggi io sono un ragazzo veramente contento,
-è tutto merito tuo. E il maestro, invece, sai che cosa mi diceva,
-parlando di te? Mi diceva sempre: «Non praticare quella birba
-di Lucignolo, perchè Lucignolo è un cattivo compagno, e non può
-consigliarti altro che a far del male!...»
-
-— Povero maestro! — replicò l'altro tentennando il capo. — Lo so pur
-troppo che mi aveva a noia, e che si divertiva sempre a calunniarmi; ma
-io sono generoso e gli perdono!
-
-— Anima grande! — disse Pinocchio abbracciando affettuosamente l'amico,
-e dandogli un bacio in mezzo agli occhi.
-
-Intanto era già da cinque mesi che durava questa bella cuccagna
-di baloccarsi e di divertirsi le giornate intere, senza mai vedere
-in faccia nè un libro nè una scuola; quando una mattina Pinocchio,
-svegliandosi, ebbe, come si suol dire, una gran brutta sorpresa, che lo
-messe proprio di malumore.
-
-
-
-
-XXXII.
-
-A Pinocchio gli vengono gli orecchi di ciuco, e poi diventa un ciuchino
-vero e comincia a ragliare.
-
-
-E questa sorpresa quale fu?
-
-Ve lo dirò io, miei cari e piccoli lettori: la sorpresa fu che a
-Pinocchio, svegliandosi, gli venne fatto naturalmente di grattarsi il
-capo; e nel grattarsi il capo si accòrse...
-
-Indovinate un po' di che cosa si accòrse?
-
-Si accòrse, con suo grandissimo stupore, che gli orecchi gli erano
-cresciuti più d'un palmo.
-
-Voi sapete che il burattino, fin dalla nascita, aveva gli orecchi
-piccini piccini: tanto piccini che, a occhio nudo, non si vedevano
-neppure! Immaginatevi dunque come restò, quando dovè toccar con
-mano che i suoi orecchi, durante la notte, erano così allungati, che
-parevano due spazzole di padule. Andò subito in cerca di uno specchio,
-per potersi vedere: ma non trovando uno specchio, empì d'acqua la
-catinella del lavamano, e specchiandovisi dentro, vide quel che non
-avrebbe mai voluto vedere: vide, cioè, la sua immagine abbellita di un
-magnifico paio di orecchi asinini. Lascio pensare a voi il dolore, la
-vergogna, e la disperazione del povero Pinocchio!
-
- [Illustrazione: I suoi orecchi, durante la notte, erano così
- allungati, che parevano due spazzole di padule.]
-
-Cominciò a piangere, a strillare, a battere la testa nel muro: ma
-quanto più si disperava, e più i suoi orecchi crescevano, crescevano,
-crescevano e diventavano pelosi verso la cima.
-
-Al rumore di quelle grida acutissime, entrò nella stanza una bella
-Marmottina, che abitava il piano di sopra: la quale, vedendo il
-burattino in così grandi smanie, gli domandò premurosamente:
-
-— Che cos'hai, mio caro casigliano?
-
-— Sono malato, Marmottina mia, molto malato.... e malato d'una malattia
-che mi fa paura! te ne intendi tu del polso?
-
-— Un pochino.
-
-— Senti dunque se per caso avessi la febbre. —
-
-La Marmottina alzò la zampa destra davanti: e dopo aver tastato il
-polso a Pinocchio, gli disse sospirando:
-
-— Amico mio, mi dispiace doverti dare una cattiva notizia!...
-
-— Cioè?
-
-— Tu hai una gran brutta febbre!
-
-— E che febbre sarebbe?
-
-— È la febbre del somaro.
-
-— Non la capisco questa febbre! — rispose il burattino, che l'aveva pur
-troppo capita.
-
-— Allora te la spiegherò io; — soggiunse la Marmottina — sappi
-dunque, che fra due o tre ore tu non sarai più nè un burattino, nè un
-ragazzo....
-
-— E che cosa sarò?
-
-— Fra due o tre ore, tu diventerai un ciuchino vero e proprio, come
-quelli che tirano il carretto e che portano i cavoli e l'insalata al
-mercato.
-
-— Oh! povero me! povero me! — gridò Pinocchio pigliandosi con le mani
-tutt'e due gli orecchi, e tirandoli e strappandoli rabbiosamente, come
-se fossero gli orecchi di un altro.
-
- [Illustrazione: — È la febbre del somaro.]
-
-— Caro mio, — replicò la Marmottina per consolarlo — che cosa ci vuoi
-tu fare? Oramai è destino, oramai è scritto nei decreti della sapienza,
-che tutti quei ragazzi svogliati che, pigliando a noia i libri, le
-scuole e i maestri, passano le loro giornate in balocchi, in giuochi e
-in divertimenti, debbano finire prima o poi col trasformarsi in tanti
-piccoli somari.
-
-— Ma davvero è proprio così? — domandò singhiozzando il burattino.
-
-— Pur troppo è così! E ora i pianti sono inutili. Bisognava pensarci
-prima!
-
-— Ma la colpa non è mia: la colpa, credilo, Marmottina, è tutta di
-Lucignolo!...
-
-— E chi è questo Lucignolo?
-
-— Un mio compagno di scuola. Io volevo tornare a casa: io volevo essere
-ubbidiente: io volevo seguitare a studiare e a farmi onore.... ma
-Lucignolo mi disse: — «Perchè vuoi tu annoiarti a studiare? perchè vuoi
-andare alla scuola?... Vieni piuttosto con me, nel Paese dei balocchi:
-lì non studieremo più; lì ci divertiremo dalla mattina alla sera e
-staremo sempre allegri.»
-
-— E perchè seguisti il consiglio di quel falso amico, di quel cattivo
-compagno?
-
-— Perchè?... perchè, Marmottina mia, io sono un burattino senza
-giudizio.... e senza cuore. Oh! se avessi avuto un zinzino di cuore,
-non avrei mai abbandonata quella buona Fata, che mi voleva bene come
-una mamma e che aveva fatto tanto per me!... e a quest'ora non sarei
-più un burattino.... ma sarei invece un ragazzino ammodo, come ce n'è
-tanti! Oh!... ma se incontro Lucignolo, guai a lui! Gliene voglio dire
-un sacco e una sporta. —
-
- [Illustrazione: Prese un gran berretto di cotone, e,
- ficcatoselo in testa.]
-
-E fece l'atto di volere uscire. Ma quando fu sulla porta, si ricordò
-che aveva gli orecchi d'asino, e vergognandosi di mostrarli in
-pubblico, che cosa inventò? Prese un gran berretto di cotone, e,
-ficcatoselo in testa, se lo ingozzò fin sotto gli orecchi.
-
-Poi uscì, e si dette a cercare Lucignolo da per tutto. Lo cercò nelle
-strade, nelle piazze, nei teatrini, in ogni luogo: ma non lo trovò. Ne
-chiese notizia a quanti incontrò per la via, ma nessuno l'aveva veduto.
-
-Allora andò a cercarlo a casa: e arrivato alla porta, bussò.
-
-— Chi è? — domandò Lucignolo di dentro.
-
-— Sono io! — rispose il burattino.
-
-— Aspetta un poco, e ti aprirò. —
-
-Dopo mezz'ora la porta si aprì: e figuratevi come restò Pinocchio,
-quando, entrando nella stanza, vide il suo amico Lucignolo con un gran
-berretto di cotone in testa, che gli scendeva fin sotto il naso.
-
-Alla vista di quel berretto, Pinocchio sentì quasi consolarsi e pensò
-subito dentro di sè:
-
-— Che l'amico sia malato della mia medesima malattia? Che abbia anche
-lui la febbre del ciuchino?... —
-
-E facendo finta di non essersi accorto di nulla, gli domandò sorridendo:
-
-— Come stai, mio caro Lucignolo?
-
-— Benissimo: come un topo in una forma di cacio parmigiano.
-
-— Lo dici proprio sul serio?
-
-— E perchè dovrei dirti una bugia?
-
-— Scusami, amico: e allora perchè tieni in capo cotesto berretto di
-cotone, che ti cuopre tutti gli orecchi?
-
-— Me l'ha ordinato il medico, perchè mi son fatto male a un ginocchio.
-E tu, caro Pinocchio, perchè porti codesto berretto di cotone ingozzato
-fin sotto gli orecchi?
-
-— Me l'ha ordinato il medico, perchè mi sono sbucciato un piede.
-
-— Oh! povero Pinocchio!
-
-— Oh! povero Lucignolo!... —
-
-A queste parole tenne dietro un lunghissimo silenzio, durante il
-quale i due amici non fecero altro che guardarsi fra loro, in atto di
-canzonatura.
-
-Finalmente il burattino, con una vocina melliflua e flautata, disse al
-suo compagno:
-
-— Levami una curiosità, mio caro Lucignolo: hai mai sofferto di
-malattia agli orecchi?
-
-— Mai!... e tu?
-
-— Mai! Per altro da questa mattina in poi ho un orecchio che mi fa
-spasimare.
-
-— Ho lo stesso male anch'io.
-
-— Anche tu?... E qual è l'orecchio che ti duole?
-
-— Tutt'e due. E tu?
-
-— Tutt'e due. Che sia la medesima malattia?
-
-— Ho paura di sì.
-
-— Vuoi farmi un piacere, Lucignolo?
-
-— Volentieri! Con tutto il cuore.
-
-— Mi fai vedere i tuoi orecchi?
-
-— Perchè no? Ma prima voglio vedere i tuoi, caro Pinocchio.
-
-— No: il primo devi esser tu.
-
-— No, carino! Prima tu e dopo io!
-
-— Ebbene, — disse allora il burattino — facciamo un patto da buoni
-amici.
-
-— Sentiamo il patto.
-
-— Leviamoci tutt'e due il berretto nello stesso tempo: accetti?
-
-— Accetto.
-
-— Dunque attenti! —
-
-E Pinocchio cominciò a contare a voce alta:
-
-— Uno! Due! Tre! —
-
-Alla parola _tre!_ i due ragazzi presero i loro berretti di capo e li
-gettarono in aria.
-
-E allora avvenne una scena, che parrebbe incredibile, se non fosse
-vera. Avvenne, cioè, che Pinocchio e Lucignolo, quando si videro
-colpiti tutt'e due dalla medesima disgrazia, invece di restar
-mortificati e dolenti, cominciarono ad ammiccarsi i loro orecchi
-smisuratamente cresciuti, e dopo mille sguaiataggini finirono col dare
-una bella risata.
-
- [Illustrazione: Cominciarono ad ammiccarsi i loro orecchi
- smisuratamente cresciuti.]
-
-E risero, risero, risero da doversi reggere il corpo: se non che,
-sul più bello del ridere, Lucignolo tutt'a un tratto si chetò, e
-barcollando e cambiando di colore, disse all'amico:
-
-— Aiuto, aiuto, Pinocchio!
-
-— Che cos'hai?
-
-— Ohimè! non mi riesce più di star ritto sulle gambe.
-
-— Non mi riesce più neanche a me — gridò Pinocchio, piangendo e
-traballando.
-
- [Illustrazione: Ragliando sonoramente, facevano tutt'e due in
- coro: _j-a, j-a, j-a_.]
-
-E mentre dicevano così, si piegarono tutt'e due carponi a terra e,
-camminando colle mani e coi piedi, cominciarono a girare e a correre
-per la stanza. E intanto che correvano, i loro bracci diventarono
-zampe, i loro visi si allungarono e diventarono musi, e le loro schiene
-si coprirono di un pelame grigiolino chiaro, brizzolato di nero.
-
-Ma il momento più brutto per que' due sciagurati sapete quando fu? Il
-momento più brutto e più umiliante fu quello quando sentirono spuntarsi
-di dietro la coda. Vinti allora dalla vergogna e dal dolore, si
-provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino.
-
-Non l'avessero mai fatto! Invece di gemiti e di lamenti, mandavano
-fuori dei ragli asinini: e ragliando sonoramente, facevano tutt'e due
-in coro: _j-a, j-a, j-a_.
-
-In quel frattempo fu bussato alla porta, e una voce di fuori disse:
-
-— Aprite! Sono l'omino, sono il conduttore del carro che vi portò in
-questo paese. Aprite subito, guai a voi! —
-
-
-
-
-XXXIII.
-
-Diventato un ciuchino vero è portato a vendere, e lo compra il
-Direttore di una compagnia di pagliacci, per insegnargli a ballare e
-saltare i cerchi: ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra un altro,
-per far con la sua pelle un tamburo.
-
-
-Vedendo che la porta non si apriva, l'omino la spalancò con un
-violentissimo calcio: ed entrato nella stanza, disse col suo solito
-risolino a Pinocchio e a Lucignolo:
-
-— Bravi ragazzi! Avete ragliato bene; io vi ho subito riconosciuti alla
-voce, e per questo eccomi qui. —
-
-A tali parole i due ciuchini rimasero mogi mogi, colla testa giù, con
-gli orecchi bassi e con la coda fra le gambe.
-
-Da principio l'omino li lisciò, li accarezzò, li palpeggiò: poi, tirata
-fuori la striglia, cominciò a strigliarli per bene.
-
-E quando a furia di strigliarli, li ebbe fatti lustri come due specchi,
-allora messe loro la cavezza e li condusse sulla piazza del mercato,
-con la speranza di venderli e di beccarsi un discreto guadagno.
-
-E i compratori, difatti, non si fecero aspettare. Lucignolo fu
-comprato da un contadino, a cui era morto il somaro il giorno avanti,
-e Pinocchio fu venduto al Direttore di una compagnia di pagliacci e di
-saltatori di corda, il quale lo comprò per ammaestrarlo e per farlo poi
-saltare e ballare insieme con le altre bestie della compagnia.
-
- [Illustrazione: Li condusse sulla piazza del mercato, con la
- speranza di venderli.]
-
-E ora avete capito, miei piccoli lettori, qual era il bel mestiere che
-faceva l'omino? Questo brutto mostriciattolo, che aveva la fisonomia
-tutta di latte e miele, andava di tanto in tanto con un carro a girare
-per il mondo; strada facendo raccoglieva con promesse e con moine tutti
-i ragazzi svogliati, che avevano a noia i libri e le scuole; e dopo
-averli caricati sul suo carro, gli conduceva nel «Paese dei balocchi»
-perchè passassero tutto il loro tempo in giuochi, in chiassate e
-in divertimenti. Quando poi quei poveri ragazzi illusi, a furia di
-baloccarsi sempre e di non studiar mai, diventavano tanti ciuchini,
-allora tutto allegro e contento s'impadroniva di loro e li portava a
-vendere sulle fiere e su i mercati. E così in pochi anni aveva fatto
-fior di quattrini ed era diventato milionario.
-
-Quel che accadesse di Lucignolo, non lo so: so per altro, che Pinocchio
-andò incontro fin dai primi giorni a una vita durissima e strapazzata.
-
-Quando fu condotto nella stalla, il nuovo padrone gli empì la greppia
-di paglia: ma Pinocchio dopo averne assaggiata una boccata, la risputò.
-
-Allora il padrone, brontolando, gli empì la greppia di fieno: ma
-neppure il fieno gli piacque.
-
-— Ah! non ti piace neppure il fieno? — gridò il padrone imbizzito.
-— Lascia fare, ciuchino bello, che se hai dei capricci per il capo,
-penserò io a levarteli!... —
-
-E a titolo di correzione, gli affibbiò subito una frustata nelle gambe.
-
-Pinocchio, dal gran dolore, cominciò a piangere e a ragliare, e
-ragliando disse:
-
-— J-a, j-a, la paglia non la posso digerire!...
-
-— Allora mangia il fieno! — replicò il padrone, che intendeva benissimo
-il dialetto asinino.
-
-— J-a, j-a, il fieno mi fa dolere il corpo!...
-
-— Pretenderesti, dunque, che un somaro pari tuo, lo dovessi mantenere
-a petti di pollo e cappone in galantina? — soggiunse il padrone
-arrabbiandosi sempre più, e affibbiandogli una seconda frustata.
-
-A quella seconda frustata, Pinocchio per prudenza si chetò subito, e
-non disse altro.
-
-Intanto la stalla fu chiusa, e Pinocchio rimase solo: e perchè erano
-molte ore che non aveva mangiato, cominciò a sbadigliare dal grande
-appetito. E, sbadigliando, spalancava una bocca che pareva un forno.
-
-Alla fine, non trovando altro nella greppia, si rassegnò a masticare un
-po' di fieno; e dopo averlo masticato ben bene, chiuse gli occhi e lo
-tirò giù.
-
-— Questo fieno non è cattivo; — poi disse dentro di sè — ma quanto
-sarebbe stato meglio che avessi continuato a studiare!... A quest'ora,
-invece di fieno potrei mangiare un cantuccio di pan fresco e una bella
-fetta di salame. Pazienza!... —
-
-La mattina dopo, svegliandosi, cercò subito nella greppia un altro po'
-di fieno: ma non lo trovò, perchè l'aveva mangiato tutto nella notte.
-
-Allora prese una boccata di paglia tritata: e in quel mentre che la
-stava masticando, si dovè persuadere che il sapore della paglia tritata
-non somigliava punto nè al risotto alla milanese nè ai maccheroni alla
-napoletana.
-
-— Pazienza! — ripetè, continuando a masticare. — Che almeno la mia
-disgrazia possa servire di lezione a tutti i ragazzi disobbedienti e
-che non hanno voglia di studiare. Pazienza!... pazienza!
-
-— Pazienza un corno! — urlò il padrone, entrando in quel momento
-nella stalla. — Credi forse, mio bel ciuchino, ch'io ti abbia comprato
-unicamente per darti da bere e da mangiare? Io ti ho comprato perchè tu
-lavori e perchè tu mi faccia guadagnare molti quattrini. Su, dunque, da
-bravo! Vieni con me nel Circo, e là ti insegnerò a saltare i cerchi, a
-rompere col capo le botti di foglio e a ballare il valzer e la polca,
-stando ritto sulle gambe di dietro. —
-
-Il povero Pinocchio, o per amore o per forza, dovè imparare tutte
-queste bellissime cose; ma, per impararle, gli ci vollero tre mesi di
-lezioni, e molte frustate da levare il pelo.
-
-Venne finalmente il giorno, in cui il suo padrone potè annunziare
-uno spettacolo veramente straordinario. I cartelloni di vario colore,
-attaccati alle cantonate delle strade, dicevano così:
-
- GRANDE SPETTACOLO
- DI
- GALA
-
- Per questa sera
- AVRANNO LUOGO I SOLITI SALTI
- ED ESERCIZI SORPRENDENTI
- ESEGUITI DA TUTTI GLI ARTISTI
- e da tutti i cavalli d'ambo i sessi della Compagnia
- e più
-
- Sarà presentato per la prima volta
- il famoso
-
- CIUCHINO PINOCCHIO
-
- detto
- LA STELLA DELLA DANZA
-
- Il teatro sarà illuminato a giorno
-
-Quella sera, come potete figurarvelo, un'ora prima che cominciasse lo
-spettacolo, il teatro era pieno stipato.
-
-Non si trovava più nè una poltrona, nè un posto distinto, nè un palco,
-nemmeno a pagarlo a peso d'oro.
-
-Le gradinate del Circo formicolavano di bambini, di bambine e di
-ragazzi di tutte le età, che avevano la febbre addosso per la smania di
-veder ballare il famoso ciuchino Pinocchio.
-
-Finita la prima parte dello spettacolo, il Direttore della compagnia,
-vestito in giubba nera, calzoni bianchi a coscia e stivaloni di pelle
-fin sopra ai ginocchi si presentò all'affollatissimo pubblico, e, fatto
-un grande inchino, recitò con molta solennità il seguente spropositato
-discorso:
-
-«Rispettabile pubblico, cavalieri e dame!
-
-«L'umile sottoscritto essendo di passaggio per questa illustre
-metropolitana, ho voluto procrearmi l'onore nonchè il piacere di
-presentare a questo intelligente e cospicuo uditorio un celebre
-ciuchino, che ebbe già l'onore di ballare al cospetto di sua maestà
-l'imperatore di tutte le principali corti di Europa.
-
-«E col ringraziandoli, aiutateci della vostra animatrice presenza e
-compatiteci!»
-
-Questo discorso fu accolto da molte risate e da molti applausi: ma
-gli applausi raddoppiarono e diventarono una specie di uragano alla
-comparsa del ciuchino Pinocchio in mezzo al Circo. Egli era tutto
-agghindato a festa. Aveva una briglia nuova di pelle lustra, con fibbie
-e borchie d'ottone; due camelie bianche agli orecchi: la criniera
-divisa in tanti riccioli legati con fiocchettini di seta rossa: una
-gran fascia d'oro e d'argento attraverso alla vita, e la coda tutta
-intrecciata con nastri di velluto paonazzo e celeste. Era, insomma, un
-ciuchino da innamorare!
-
-Il direttore, nel presentarlo al pubblico, aggiunse queste parole:
-
-«Miei rispettabili auditori! Non starò qui a farvi menzogna delle
-grandi difficoltà da me soppressate per comprendere e soggiogare questo
-mammifero, mentre pascolava liberamente di montagna in montagna nelle
-pianure della zona torrida. Osservate, vi prego, quanta selvaggina
-trasudi da' suoi occhi, conciossiachè essendo riusciti vanitosi tutti
-i mezzi per addomesticarlo al vivere dei quadrupedi civili, ho dovuto
-più volte ricorrere all'affabile dialetto della frusta. Ma ogni mia
-gentilezza invece di farmi da lui ben volere, me ne ha maggiormente
-cattivato l'animo. Io però, seguendo il sistema di Galles, trovai nel
-suo cranio una piccola cartagine ossea che la stessa Facoltà Medicea
-di Parigi riconobbe esser quello il bulbo rigeneratore dei capelli e
-della danza pirrica. E per questo io lo volli ammaestrare nel ballo
-nonchè nei relativi salti dei cerchi e delle botti foderate di foglio.
-Ammiratelo, e poi giudicatelo! Prima però di prendere cognato da voi,
-permettete, o signori, che io v'inviti al diurno spettacolo di domani
-sera: ma nell'apoteosi che il tempo piovoso minacciasse acqua, allora
-lo spettacolo, invece di domani sera, sarà posticipato a domattina,
-alle ore 11 antimeridiane del pomeriggio.»
-
-E qui il Direttore fece un'altra profondissima riverenza: quindi
-volgendosi a Pinocchio gli disse:
-
-— Animo, Pinocchio! Avanti di dar principio ai vostri esercizi,
-salutate questo rispettabile pubblico, cavalieri, dame e
-ragazzi! —
-
-Pinocchio ubbidiente piegò subito i due ginocchi davanti, e rimase
-inginocchiato fino a tanto che il Direttore, schioccando la frusta, non
-gli gridò:
-
-— Al passo! —
-
-Allora il ciuchino si rizzò sulle quattro gambe, e cominciò a girare
-intorno al Circo, camminando sempre di passo.
-
-Dopo un poco il Direttore gridò:
-
-— Al trotto! — E Pinocchio, ubbidiente al comando, cambiò il passo in
-trotto.
-
-— Al galoppo! — e Pinocchio staccò il galoppo.
-
-— Alla carriera! — e Pinocchio si dette a correre, di gran carriera. Ma
-in quella che correva come un barbero, il Direttore, alzando il braccio
-in aria, iscaricò un colpo di pistola.
-
- [Illustrazione: Pinocchio ubbidiente piegò subito i due
- ginocchi davanti.]
-
-A quel colpo il ciuchino, fingendosi ferito, cadde disteso nel Circo,
-come se fosse moribondo davvero.
-
-Rizzatosi da terra in mezzo a uno scoppio di applausi, d'urli e di
-battimani, che andavano alle stelle, gli venne fatto naturalmente di
-alzare la testa e di guardare in su.... e guardando vide in un palco
-una bella signora, che aveva al collo una grossa collana d'oro, dalla
-quale pendeva un medaglione. Nel medaglione c'era dipinto il ritratto
-d'un burattino.
-
-— Quel ritratto è il mio!... quella signora è la Fata! — disse dentro
-di sè Pinocchio, riconoscendola subito: e lasciandosi vincere dalla
-gran contentezza, si provò a gridare:
-
-— Oh Fatina mia! oh Fatina mia! —
-
-Ma invece di queste parole, gli uscì dalla gola un raglio così sonoro e
-prolungato, che fece ridere tutti gli spettatori, e segnatamente tutti
-i ragazzi che erano in teatro.
-
-Allora il Direttore, per insegnargli e per fargli intendere che non è
-buona creanza di mettersi a ragliare in faccia al pubblico, gli diè col
-manico della frusta una bacchettata sul naso.
-
-Il povero ciuchino tirato fuori un palmo di lingua, durò a leccarsi il
-naso almeno cinque minuti, credendo forse così di rasciugarsi il dolore
-che aveva sentito.
-
-Ma quale fu la sua disperazione quando, voltandosi in su una seconda
-volta, vide che il palco era vuoto e che la Fata era sparita!...
-
-Si sentì come morire: gli occhi gli si empirono di lacrime e cominciò a
-piangere dirottamente. Nessuno però se ne accòrse, e, meno degli altri,
-il Direttore, il quale, anzi, schioccando la frusta, gridò:
-
-— Da bravo, Pinocchio! Ora farete vedere a questi signori con quanta
-grazia sapete saltare i cerchi. —
-
-Pinocchio si provò due o tre volte: ma ogni volta che arrivava davanti
-al cerchio, invece di attraversarlo, ci passava più comodamente di
-sotto. Alla fine spiccò un salto e l'attraversò: ma le gambe di dietro
-gli rimasero disgraziatamente impigliate nel cerchio: motivo per cui
-ricadde in terra dall'altra parte tutto in un fascio.
-
-Quando si rizzò, era azzoppito, e a mala pena potè ritornare alla
-scuderia.
-
-— Fuori Pinocchio! Vogliamo il ciuchino! Fuori il ciuchino! — gridavano
-i ragazzi dalla platea, impietositi e commossi al tristissimo caso.
-
-Ma il ciuchino per quella sera non si fece più vedere.
-
-La mattina dopo il veterinario, ossia il medico delle bestie, quando
-l'ebbe visitato, dichiarò che sarebbe rimasto zoppo per tutta la vita.
-
-Allora il Direttore disse al suo garzone di stalla:
-
-— Che vuoi tu che mi faccia d'un somaro zoppo? Sarebbe un mangiapane a
-ufo. Portalo dunque in piazza e rivendilo. —
-
- [Illustrazione: Il ciuchino, con quel macigno al collo, andò
- subito a fondo.]
-
-Arrivati in piazza, trovarono subito il compratore, il quale domandò al
-garzone di stalla:
-
-— Quanto vuoi di cotesto ciuchino zoppo?
-
-— Venti lire.
-
-— Io ti do venti soldi. Non credere che io lo compri per servirmene: lo
-compro unicamente per la sua pelle. Vedo che ha la pelle molto dura, e
-con la sua pelle voglio fare un tamburo per la banda musicale del mio
-paese. —
-
-Lascio pensare a voi, ragazzi, il bel piacere che fu per il povero
-Pinocchio, quando sentì che era destinato a diventare un tamburo!
-
-Fatto sta che il compratore, appena pagati i venti soldi, condusse
-il ciuchino sopra uno scoglio ch'era sulla riva del mare; e messogli
-un sasso al collo e legatolo per una zampa con una fune che teneva in
-mano, gli diè improvvisamente uno spintone e lo gettò nell'acqua.
-
-Pinocchio con quel macigno al collo, andò subito a fondo; e il
-compratore, tenendo sempre stretta in mano la fune, si pose a sedere
-sullo scoglio, aspettando che il ciuchino avesse tutto il tempo di
-morire affogato, per poi scorticarlo e levargli la pelle.
-
-
-
-
-XXXIV.
-
-Pinocchio gettato in mare, è mangiato dai pesci, e ritorna ad essere
-un burattino come prima: ma mentre nuota per salvarsi, è ingoiato dal
-terribile Pesce-cane.
-
-
-Dopo cinquanta minuti che il ciuchino era sott'acqua, il compratore
-disse, discorrendo da sè solo:
-
-— A quest'ora il mio povero ciuchino zoppo deve essere bell'e
-affogato. Ritiriamolo dunque su, e facciamo con la sua pelle questo bel
-tamburo. —
-
-E cominciò a tirare la fune, con la quale lo aveva legato per una
-gamba: e tira, tira, tira, alla fine vide apparire a fior d'acqua....
-Indovinate? Invece di un ciuchino morto, vide apparire a fior d'acqua
-un burattino vivo che scodinzolava come un'anguilla.
-
-Vedendo quel burattino di legno, il pover'uomo credè di sognare e
-rimase lì intontito, a bocca aperta e con gli occhi fuori della testa.
-
-Riavutosi un poco del suo primo stupore, disse piangendo e balbettando:
-
-— E il ciuchino che ho gettato in mare dov'è?...
-
- [Illustrazione: Invece di un ciuchino morto, vide apparire a
- fior d'acqua un burattino vivo.]
-
-— Quel ciuchino son io! — rispose il burattino, ridendo.
-
-— Tu?
-
-— Io.
-
-— Ah! mariuolo! Pretenderesti forse di burlarti di me?
-
-— Burlarmi di voi? Tutt'altro, caro padrone: io vi parlo sul serio.
-
-— Ma come mai tu, che poco fa eri un ciuchino, ora stando nell'acqua,
-sei diventato un burattino di legno?...
-
-— Sarà effetto dell'acqua del mare. Il mare ne fa di questi scherzi.
-
-— Bada, burattino, bada!... Non credere di divertirti alle mie spalle.
-Guai a te, se mi scappa la pazienza!
-
-— Ebbene, padrone: volete sapere tutta la vera storia? Scioglietemi
-questa gamba e io ve la racconterò. —
-
-Quel buon pasticcione del compratore, curioso di conoscere la vera
-storia, gli sciolse subito il nodo della fune, che lo teneva legato: e
-allora Pinocchio, trovandosi libero come un uccello nell'aria, prese a
-dirgli così:
-
-— Sappiate dunque che io ero un burattino di legno come sono oggi: ma
-mi trovavo a tocco e non tocco di diventare un ragazzo, come in questo
-mondo ce n'è tanti: se non che, per la mia poca voglia di studiare e
-per dar retta ai cattivi compagni, scappai di casa.... e un bel giorno,
-svegliandomi, mi trovai cambiato in un somaro con tanto d'orecchi....
-e con tanto di coda!... Che vergogna fu quella per me!... Una vergogna,
-caro padrone, che Sant'Antonio benedetto non la faccia provare neppure
-a voi! Portato a vendere sul mercato degli asini, fui comprato dal
-Direttore di una compagnia equestre, il quale si messe in capo di far
-di me un gran ballerino o un gran saltatore di cerchi; ma una sera
-durante lo spettacolo, feci in teatro una brutta cascata, e rimasi
-zoppo da tutt'e due le gambe. Allora il Direttore non sapendo che cosa
-farsi d'un asino zoppo, mi mandò a rivendere, e voi mi avete comprato!
-
-— Pur troppo! E ti ho pagato venti soldi. E ora, chi mi rende i miei
-poveri venti soldi?
-
-— E perchè mi avete comprato? Voi mi avete comprato per fare con la mia
-pelle un tamburo!... un tamburo!...
-
-— Pur troppo! E ora dove troverò un'altra pelle!...
-
-— Non vi date alla disperazione, padrone. Dei ciuchini ce n'è tanti, in
-questo mondo!
-
-— Dimmi, monello impertinente: e la tua storia finisce qui?
-
-— No, — rispose il burattino — ci sono altre due parole, e poi è
-finita. Dopo avermi comprato, mi avete condotto in questo luogo per
-uccidermi, ma poi, cedendo a un sentimento pietoso d'umanità, avete
-preferito di legarmi un sasso al collo e di gettarmi in fondo al
-mare. Questo sentimento di delicatezza vi onora moltissimo, e io ve
-ne serberò eterna riconoscenza. Per altro, caro padrone, questa volta
-avete fatto i vostri conti senza la Fata....
-
-— E chi è questa Fata?
-
-— È la mia mamma, la quale somiglia a tutte quelle buone mamme, che
-vogliono un gran bene ai loro ragazzi e non li perdono mai d'occhio,
-e li assistono amorosamente in ogni disgrazia, anche quando questi
-ragazzi, per le loro scapataggini e per i loro cattivi portamenti,
-meriterebbero di essere abbandonati e lasciati in balia a sè stessi.
-Dicevo, dunque, che la buona Fata, appena mi vide in pericolo di
-affogare, mandò subito intorno a me un branco infinito di pesci, i
-quali credendomi davvero un ciuchino bell'e morto, cominciarono a
-mangiarmi! E che bocconi che facevano! Non avrei mai creduto che i
-pesci fossero più ghiotti anche dei ragazzi! Chi mi mangiò gli orecchi,
-chi mi mangiò il muso, chi il collo e la criniera, chi la pelle delle
-zampe, chi la pelliccia della schiena.... e fra gli altri, vi fu un
-pesciolino così garbato, che si degnò perfino di mangiarmi la coda.
-
-— Da oggi in poi — disse il compratore inorridito — faccio giuro di
-non assaggiar più carne di pesce. Mi dispiacerebbe troppo a aprire una
-triglia o un nasello fritto e di trovargli in corpo una coda di ciuco!
-
-— Io la penso come voi — replicò il burattino, ridendo. — Del resto,
-dovete sapere che quando i pesci ebbero finito di mangiarmi tutta
-quella buccia asinina, che mi copriva dalla testa ai piedi, arrivarono,
-com'è naturale, all'osso.... o per dir meglio, arrivarono al legno,
-perchè, come vedete, io son fatto di legno durissimo. Ma dopo dato
-i primi morsi, quei pesci ghiottoni si accòrsero subito che il legno
-non era ciccia per i loro denti, e nauseati da questo cibo indigesto
-se ne andarono chi in qua chi in là, senza voltarsi nemmeno a dirmi
-grazie.... Ed eccovi raccontato come qualmente voi, tirando su la fune,
-avete trovato un burattino vivo, invece d'un ciuchino morto.
-
-— Io mi rido della tua storia — gridò il compratore imbestialito. — Io
-so che ho speso venti soldi per comprarti, e rivoglio i miei quattrini.
-Sai che cosa farò? Ti porterò daccapo al mercato, e ti rivenderò a peso
-di legno stagionato per accendere il fuoco nel camminetto.
-
-— Rivendetemi pure: io sono contento — disse Pinocchio. Ma nel
-dir così, fece un salto e schizzò in mezzo all'acqua. E nuotando
-allegramente e allontanandosi dalla spiaggia, gridava al povero
-compratore:
-
-— Addio, padrone; se avete bisogno di una pelle per fare un tamburo,
-ricordatevi di me. —
-
-E poi rideva e seguitava a nuotare: e dopo un poco, rivoltandosi
-indietro, urlava più forte:
-
-— Addio, padrone;... se avete bisogno di un po' di legno stagionato per
-accendere il camminetto, ricordatevi di me. —
-
-Fatto sta che in un batter d'occhio si era tanto allontanato, che non
-si vedeva quasi più; ossia si vedeva solamente sulla superficie del
-mare un puntolino nero, che di tanto in tanto rizzava le gambe fuori
-dell'acqua e faceva capriole e salti, come un delfino in vena di buon
-umore.
-
-Intanto che Pinocchio nuotava alla ventura, vide in mezzo al mare
-uno scoglio che pareva di marmo bianco, e su in cima allo scoglio,
-una bella caprettina, che belava amorosamente e gli faceva segno di
-avvicinarsi.
-
-La cosa più singolare era questa: che la lana della caprettina, invece
-di esser bianca, o nera, o pallata di più colori, come quella delle
-altre capre, era invece turchina, ma d'un turchino così sfolgorante,
-che rammentava moltissimo i capelli della bella Bambina.
-
-Lascio pensare a voi se il cuore del povero Pinocchio cominciò a
-battere più forte! Raddoppiando di forze e di energia si diè a nuotare
-verso lo scoglio bianco; ed era già a mezza strada, quand'ecco uscir
-fuori dell'acqua e venirgli incontro un'orribile testa di mostro
-marino, con la bocca spalancata come una voragine, e tre filari di
-zanne, che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte.
-
-E sapete chi era quel mostro marino?
-
-Quel mostro marino era nè più nè meno quel gigantesco Pesce-cane
-ricordato più volte in questa storia, e che per le sue stragi e per la
-sua insaziabile voracità, veniva soprannominato «l'Attila dei pesci e
-dei pescatori.»
-
-Immaginatevi lo spavento del povero Pinocchio, alla vista del mostro.
-Cercò di scansarlo, di cambiare strada: cercò di fuggire: ma quella
-immensa bocca spalancata gli veniva sempre incontro con la velocità di
-una saetta.
-
-— Affrettati, Pinocchio, per carità! — gridava belando la bella
-caprettina.
-
-E Pinocchio nuotava disperatamente con le braccia, col petto, con le
-gambe e coi piedi.
-
-— Corri, Pinocchio, perchè il mostro si avvicina!... —
-
-E Pinocchio, raccogliendo tutte le sue forze, raddoppiava di lena nella
-corsa.
-
-— Bada, Pinocchio!... il mostro ti raggiunge! Eccolo!... Eccolo!...
-Affrettati, per carità, o sei perduto!... —
-
- [Illustrazione: E Pinocchio nuotava disperatamente con le
- braccia, col petto, con le gambe e coi piedi.]
-
-E Pinocchio a nuotare più lesto che mai, e via, via, e via, come
-anderebbe una palla di fucile. E già si accostava allo scoglio, e già
-la caprettina spenzolandosi tutta sul mare, gli porgeva le sue zampine
-davanti per aiutarlo a uscir fuori dell'acqua.... Ma!...
-
-Ma oramai era tardi! Il mostro lo aveva raggiunto. Il mostro, tirando
-il fiato a sè, si bevve il povero burattino, come avrebbe bevuto un
-uovo di gallina, e lo inghiottì con tanta violenza e con tanta avidità,
-che Pinocchio, cascando giù in corpo al Pesce-cane, battè un colpo così
-screanzato da restarne sbalordito per un quarto d'ora.
-
-Quando ritornò in sè da quello sbigottimento, non sapeva raccapezzarsi,
-nemmeno lui, in che mondo si fosse. Intorno a sè c'era da ogni parte
-un gran buio: ma un buio così nero e profondo, che gli pareva di
-essere entrato col capo in un calamaio pieno d'inchiostro. Stette in
-ascolto e non sentì nessun rumore; solamente di tanto in tanto sentiva
-battersi nel viso alcune grandi buffate di vento. Da principio non
-sapeva intendere da dove quel vento uscisse: ma poi capì che usciva dai
-polmoni del mostro. Perchè bisogna sapere che il Pesce-cane soffriva
-moltissimo d'asma, e quando respirava pareva proprio che soffiasse la
-tramontana.
-
-Pinocchio, sulle prime, s'ingegnò di farsi un po' di coraggio: ma
-quand'ebbe la prova e la riprova di trovarsi chiuso in corpo al mostro
-marino allora cominciò a piangere e a strillare; e piangendo diceva:
-
-— Aiuto! aiuto! Oh povero me! Non c'è nessuno che venga a salvarmi!
-
-— Chi vuoi che ti salvi, disgraziato? — disse in quel buio una
-vociaccia fessa di chitarra scordata.
-
-— Chi è che parla così? — domandò Pinocchio, sentendosi gelare dallo
-spavento.
-
-— Sono io! sono un povero Tonno, inghiottito dal Pesce-cane insieme con
-te. E tu che pesce sei?
-
-— Io non ho che veder nulla coi pesci. Io sono un burattino.
-
-— E allora se non sei un pesce, perchè ti sei fatto inghiottire dal
-mostro?
-
-— Non son io, che mi son fatto inghiottire: gli è lui che mi ha
-inghiottito! Ed ora, che cosa dobbiamo fare qui al buio?...
-
-— Rassegnarsi e aspettare che il Pesce-cane ci abbia digeriti tutt'e
-due!...
-
-— Ma io non voglio esser digerito! — urlò Pinocchio, ricominciando a
-piangere.
-
-— Neppure io vorrei esser digerito — soggiunse il Tonno — ma io sono
-abbastanza filosofo e mi consolo pensando che, quando si nasce Tonni,
-c'è più dignità a morir sott'acqua che sott'olio!...
-
-— Scioccherie! — gridò Pinocchio.
-
-— La mia è un'opinione — replicò il Tonno — e le opinioni, come dicono
-i Tonni politici, vanno rispettate!
-
-— Insomma.... io voglio andarmene di qui.... io voglio fuggire....
-
-— Fuggi, se ti riesce!...
-
-— È molto grosso questo Pesce-cane che ci ha inghiottiti? — domandò il
-burattino.
-
-— Figurati che il suo corpo è più lungo di un chilometro, senza contare
-la coda. —
-
-Nel tempo che faceva questa conversazione al buio, parve a Pinocchio di
-vedere, lontano lontano, una specie di chiarore.
-
-— Che cosa sarà mai quel lumicino lontano lontano? — disse Pinocchio.
-
-— Sarà qualche nostro compagno di sventura, che aspetterà, come noi, il
-momento di esser digerito!...
-
-— Voglio andare a trovarlo. Non potrebbe darsi il caso che fosse
-qualche vecchio pesce capace d'insegnarmi la strada per fuggire?
-
-— Io te l'auguro di cuore, caro burattino.
-
-— Addio, Tonno.
-
-— Addio, burattino; e buona fortuna.
-
-— Dove ci rivedremo?...
-
-— Chi lo sa?... È meglio non pensarci neppure! —
-
-
-
-
-XXXV.
-
-Pinocchio ritrova in corpo al Pesce-cane.... chi ritrova? Leggete
-questo capitolo e lo saprete.
-
-
-Pinocchio, appena che ebbe detto addio al suo buon amico Tonno, si
-mosse brancolando in mezzo a quel buio, e camminando a tastoni dentro
-il corpo del Pesce-cane, si avviò, un passo dietro l'altro, verso quel
-piccolo chiarore che vedeva baluginare lontano lontano.
-
-E nel camminare sentì che i suoi piedi sguazzavano in una pozzanghera
-d'acqua grassa e sdrucciolona, e quell'acqua sapeva di un odore così
-acuto di pesce fritto, che gli pareva d'essere a mezza quaresima.
-
-E più andava avanti, e più il chiarore si faceva rilucente e distinto:
-finchè, cammina cammina, alla fine arrivò: e quando fu arrivato....
-che cosa trovò? Ve lo do a indovinare in mille: trovò una piccola
-tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una
-bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto
-bianco, come se fosse di neve o di panna montata; il quale se ne stava
-lì biascicando alcuni pesciolini vivi, ma tanto vivi, che alle volte,
-mentre li mangiava, gli scappavano perfino di bocca.
-
- [Illustrazione: E più andava avanti, e più il chiarore si
- faceva rilucente.]
-
-A quella vista il povero Pinocchio ebbe un'allegrezza così grande e
-così inaspettata, che ci mancò un ètte che non cadesse in delirio.
-Voleva ridere, voleva piangere, voleva dire un monte di cose; e
-invece mugolava confusamente e balbettava delle parole tronche e
-sconclusionate. Finalmente gli riuscì di cacciar fuori un grido di
-gioia, e spalancando le braccia e gettandosi al collo del vecchietto,
-cominciò a urlare:
-
-— Oh! babbino mio! finalmente vi ho ritrovato! Ora poi non vi lascio
-più, mai più, mai più!
-
- [Illustrazione: Gettandosi al collo del vecchietto, cominciò
- a urlare.]
-
-— Dunque gli occhi mi dicono il vero? — replicò il vecchietto,
-stropicciandosi gli occhi. — Dunque tu se' proprio il mi' caro
-Pinocchio?
-
-— Sì, sì! sono io, proprio io! E voi mi avete digià perdonato,
-non è vero? Oh babbino mio, come siete buono!... e pensare che io,
-invece.... Oh! ma se sapeste quante disgrazie mi son piovute sul capo
-e quante cose mi sono andate a traverso! Figuratevi che il giorno
-che voi, povero babbino, col vendere la vostra casacca, mi compraste
-l'Abbecedario per andare a scuola, io scappai a vedere i burattini,
-e il burattinaio mi voleva mettere sul fuoco perchè gli cocessi il
-montone arrosto, che fu quello poi che mi dètte cinque monete d'oro,
-perchè le portassi a voi, ma io trovai la Volpe e il Gatto, che mi
-condussero all'Osteria del Gambero Rosso, dove mangiarono come lupi, e
-partito solo di notte incontrai gli assassini che si messero a corrermi
-dietro, e io via, e loro dietro, e io via, e loro sempre dietro, e io
-via, finchè m'impiccarono a un ramo della Quercia Grande, dovecchè
-la bella Bambina dai capelli turchini mi mandò a prendere con una
-carrozzina, e i medici, quando m'ebbero visitato, dissero subito: «Se
-non è morto, è segno che è sempre vivo» e allora mi scappò detta una
-bugia, e il naso cominciò a crescermi e non mi passava più dalla porta
-di camera, motivo per cui andai con la Volpe e col Gatto a sotterrare
-le quattro monete d'oro, che una l'avevo spesa all'Osteria, e il
-pappagallo si messe a ridere, e viceversa di duemila monete non trovai
-più nulla, la quale il Giudice quando seppe che ero stato derubato, mi
-fece subito mettere in prigione, per dare una soddisfazione ai ladri,
-di dove, col venir via, vidi un bel grappolo d'uva in un campo, che
-rimasi preso alla tagliola e il contadino di santa ragione mi messe
-il collare da cane perchè facessi la guardia al pollaio, che riconobbe
-la mia innocenza e mi lasciò andare, e il serpente, colla coda che gli
-fumava, cominciò a ridere e gli si strappò una vena sul petto, e così
-ritornai alla casa della bella Bambina, che era morta, e il Colombo
-vedendo che piangevo mi disse: «Ho visto il tu' babbo che si fabbricava
-una barchettina per venirti a cercare», e io gli dissi: «Oh! se avessi
-le ali anch'io» e lui mi disse: «Vuoi venire dal tuo babbo?» e io gli
-dissi: «Magari! ma chi mi ci porta?» e lui mi disse: «Ti ci porto io»
-e io gli dissi: «Come?» e lui mi disse: «Montami sulla groppa» e così
-abbiamo volato tutta la notte, poi la mattina tutti i pescatori che
-guardavano verso il mare mi dissero: «C'è un pover'omo in una barchetta
-che sta per affogare» e io da lontano vi riconobbi subito, perchè me lo
-diceva il core, e vi feci segno di tornare alla spiaggia....
-
-— Ti riconobbi anch'io, — disse Geppetto — e sarei volentieri tornato
-alla spiaggia: ma come fare? il mare era grosso e un cavallone
-m'arrovesciò la barchetta. Allora un orribile Pesce-cane che era lì
-vicino, appena che m'ebbe visto nell'acqua, corse subito verso di me,
-e tirata fuori la lingua, mi prese pari pari, e m'inghiottì come un
-tortellino di Bologna.
-
-— E quant'è che siete rinchiuso qui dentro? — domandò Pinocchio.
-
-— Da quel giorno in poi, saranno ormai due anni: due anni, Pinocchio
-mio.... che mi son parsi due secoli!
-
-— E come avete fatto a campare? E dove avete trovata la candela? E i
-fiammiferi per accenderla, chi ve li ha dati?
-
-— Ora ti racconterò tutto. Devi dunque sapere che quella medesima
-burrasca, che rovesciò la mia barchetta, fece anche affondare un
-bastimento mercantile. I marinai si salvarono tutti, ma il bastimento
-colò a fondo, e il solito Pesce-cane, che quel giorno aveva un appetito
-eccellente, dopo aver inghiottito me, inghiottì anche il bastimento....
-
-— Come! Lo inghiottì tutto in un boccone?... — domandò Pinocchio
-maravigliato.
-
-— Tutto in un boccone: e risputò solamente l'albero maestro, perchè
-gli era rimasto fra i denti come una lisca. Per mia gran fortuna,
-quel bastimento era carico non solo di carne conservata in cassette
-di stagno, ma di biscotto, ossia di pane abbrostolito, di bottiglie
-di vino, d'uva secca, di cacio, di caffè, di zucchero, di candele
-steariche e di scatole di fiammiferi di cera. Con tutta questa grazia
-di Dio ho potuto campare due anni: ma oggi sono agli ultimi sgoccioli:
-oggi nella dispensa non c'è più nulla, e questa candela, che vedi
-accesa, è l'ultima candela che mi sia rimasta....
-
-— E dopo?
-
-— E dopo, caro mio, rimarremo tutt'e due al buio.
-
-— Allora, babbino mio, — disse Pinocchio — non c'è tempo da perdere.
-Bisogna pensar subito a fuggire.
-
-— A fuggire?... e come?
-
-— Scappando dalla bocca del Pesce-cane e gettandosi a nuoto in mare.
-
-— Tu parli bene: ma io, caro Pinocchio, non so nuotare!
-
-— E che importa?... Voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle, e io,
-che sono un buon nuotatore, vi porterò sano e salvo fino alla spiaggia.
-
-— Illusioni, ragazzo mio! — replicò Geppetto, scotendo il capo e
-sorridendo malinconicamente. — Ti pare egli possibile che un burattino,
-alto appena un metro come sei tu, possa aver tanta forza da portarmi a
-nuoto sulle spalle?
-
-— Provatevi e vedrete! A ogni modo, se sarà scritto in cielo che
-dobbiamo morire, avremo almeno la gran consolazione di morire
-abbracciati insieme. —
-
-E senza dir altro, Pinocchio prese in mano la candela, e andando avanti
-per far lume, disse al suo babbo:
-
-— Venite dietro a me, e non abbiate paura. —
-
-E così camminarono un bel pezzo, e traversarono tutto il corpo e
-tutto lo stomaco del Pesce-cane. Ma giunti al punto dove cominciava
-la spaziosa gola del mostro, pensarono bene di fermarsi per dare
-un'occhiata e cogliere il momento opportuno alla fuga.
-
-Ora bisogna sapere che il Pesce-cane, essendo molto vecchio e soffrendo
-d'asma e di palpitazione di cuore, era costretto a dormire a bocca
-aperta: per cui Pinocchio affacciandosi al principio della gola,
-e guardando in su, potè vedere al di fuori di quell'enorme bocca
-spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna.
-
-— Questo è il vero momento di scappare — bisbigliò allora, voltandosi
-al suo babbo. — Il Pesce-cane dorme come un ghiro: il mare è tranquillo
-e ci si vede come di giorno. Venite dunque, babbino, dietro a me, e fra
-poco saremo salvi. —
-
-Detto fatto salirono su per la gola del mostro marino, e arrivati
-in quell'immensa bocca cominciarono a camminare in punta di piedi
-sulla lingua; una lingua così larga e così lunga, che pareva il
-viottolone d'un giardino. E già stavano lì lì per fare il gran salto
-e per gettarsi a nuoto nel mare, quando, sul più bello, il Pesce-cane
-starnutì, e nello starnutire, dètte uno scossone così violento,
-che Pinocchio e Geppetto si trovarono rimbalzati all'indietro e
-scaraventati nuovamente in fondo allo stomaco del mostro.
-
-Nel grand'urto della caduta la candela si spense, e padre e figliuolo
-rimasero al buio.
-
-— E ora?... — domandò Pinocchio facendosi serio.
-
-— Ora, ragazzo mio, siamo bell'e perduti.
-
-— Perchè perduti? Datemi la mano, babbino, e badate di non
-sdrucciolare!...
-
-— Dove mi conduci?
-
-— Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura. —
-
-Ciò detto, Pinocchio prese il suo babbo per la mano: e camminando
-sempre in punta di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro:
-poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti.
-Prima però di fare il gran salto, il burattino disse al suo babbo:
-
-— Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al
-resto ci penso io. —
-
- [Illustrazione: Si gettò nell'acqua e cominciò a nuotare.]
-
-Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo,
-il bravo Pinocchio, sicuro del fatto suo, si gettò nell'acqua e
-cominciò a nuotare. Il mare era tranquillo come un olio: la luna
-splendeva in tutto il suo chiarore, e il Pesce-cane seguitava a dormire
-di un sonno così profondo, che non l'avrebbe svegliato nemmeno una
-cannonata.
-
-
-
-
-XXXVI.
-
-Finalmente Pinocchio cessa d'essere un burattino e diventa un ragazzo.
-
-
-Mentre Pinocchio nuotava alla svelta per raggiungere la spiaggia, si
-accòrse che il suo babbo, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle
-e aveva le gambe mezze nell'acqua, tremava fitto fitto, come se al
-pover'uomo gli battesse la febbre terzana.
-
-Tremava di freddo o di paura? Chi lo sa?... Forse un po' dell'uno e un
-po' dell'altra. Ma Pinocchio, credendo che quel tremito fosse di paura,
-gli disse per confortarlo:
-
-— Coraggio, babbo! Fra pochi minuti arriveremo a terra e saremo salvi.
-
-— Ma dov'è questa spiaggia benedetta? — domandò il vecchietto,
-diventando sempre più inquieto, e appuntando gli occhi, come fanno i
-sarti quando infilano l'ago. — Eccomi qui, che guardo da tutte le parti
-e non vedo altro che cielo e mare.
-
-— Ma io vedo anche la spiaggia — disse il burattino. — Per vostra
-regola io sono come i gatti: ci vedo meglio di notte che di
-giorno. —
-
-Il povero Pinocchio faceva finta di esser di buon umore: ma invece....
-invece cominciava a scoraggirsi: le forze gli scemavano, il suo respiro
-diventava grosso e affannoso.... insomma non ne poteva più, e la
-spiaggia era sempre lontana.
-
-Nuotò finchè ebbe fiato: poi si voltò col capo verso Geppetto, e disse
-con parole interrotte:
-
-— Babbo mio, aiutatemi.... perchè io muoio.... —
-
-E padre e figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono
-una voce di chitarra scordata che disse:
-
-— Chi è che muore?
-
-— Sono io e il mio povero babbo!
-
-— Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!...
-
-— Preciso; e tu?
-
-— Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce-cane.
-
-— E come hai fatto a scappare?
-
-— Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la
-strada, e dopo te sono fuggito anch'io.
-
-— Tonno mio, tu càpìti proprio a tempo! Ti prego, per l'amore che porti
-ai tonnini tuoi figliuoli; aiutaci, o siamo perduti.
-
-— Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutt'e due alla
-mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla
-riva. —
-
- [Illustrazione: Giudicarono più comodo di mettersi addirittura
- a sedere sulla groppa del Tonno.]
-
-Geppetto e Pinocchio, come potete immaginarvelo, accettarono subito
-l'invito; ma invece di attaccarsi alla coda, giudicarono più comodo di
-mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno.
-
-— Siamo troppo pesi? — gli domandò Pinocchio.
-
-— Pesi? Neanche per ombra: mi par di aver addosso due gusci di
-conchiglia — rispose il Tonno, il quale era di una corporatura così
-grossa e robusta, da parere un vitello di due anni.
-
-Giunti alla riva, Pinocchio saltò a terra il primo per aiutare il suo
-babbo a fare altrettanto: poi si voltò al Tonno, e con voce commossa
-gli disse:
-
-— Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per
-ringraziarti abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio, in segno
-di riconoscenza eterna!... —
-
-Il Tonno cacciò il muso fuori dell'acqua, e Pinocchio, piegatosi coi
-ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. A
-questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno,
-che non c'era avvezzo, si sentì talmente commosso, che vergognandosi
-a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sott'acqua e
-sparì.
-
-Intanto s'era fatto giorno.
-
-Allora Pinocchio, offrendo il suo braccio a Geppetto, che aveva appena
-il fiato di reggersi in piedi, gli disse:
-
-— Appoggiatevi pure al mio braccio, caro babbino, e andiamo.
-Cammineremo pian pianino come le formicole, e quando saremo stanchi, ci
-riposeremo lungo la via.
-
- [Illustrazione: Pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra,
- gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca.]
-
-— E dove dobbiamo andare? — domandò Geppetto.
-
-— In cerca di una casa o d'una capanna, dove ci diano per carità un
-boccon di pane e un po' di paglia che ci serva da letto. —
-
-Non avevano ancora fatti cento passi, che videro seduti sul ciglione
-della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì in atto di chieder
-l'elemosina.
-
-Erano il Gatto e la Volpe: ma non si riconoscevano più da quelli
-d'una volta. Figuratevi che il Gatto, a furia di fingersi cieco, aveva
-finito coll'accecare davvero: e la Volpe invecchiata, intignata e tutta
-perduta da una parte, non aveva più nemmeno la coda. Così è. Quella
-trista ladracchiola, caduta nella più squallida miseria, si trovò
-costretta un bel giorno a vendere perfino la sua bellissima coda a un
-merciaio ambulante, che la comprò per farsene uno scacciamosche.
-
-— O Pinocchio! — gridò la volpe con voce di piagnisteo — fai un po' di
-carità a questi due poveri infermi!
-
-— Infermi! — ripetè il Gatto.
-
-— Addio, mascherine! — rispose il burattino. — Mi avete ingannato una
-volta, e ora non mi ripigliate più.
-
-— Credilo, Pinocchio, che oggi siamo poveri e disgraziati davvero!
-
-— Davvero! — ripetè il Gatto.
-
-— Se siete poveri ve lo meritate. Ricordatevi del proverbio che dice:
-«I quattrini rubati non fanno mai frutto.» Addio, mascherine.
-
-— Abbi compassione di noi!...
-
-— Di noi!
-
-— Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: «La farina del
-diavolo va tutta in crusca.»
-
-— Non ci abbandonare!...
-
-— are...! — ripetè il Gatto.
-
-— Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: «Chi ruba il
-mantello al suo prossimo, per il solito muore senza camicia.» —
-
-E così dicendo, Pinocchio e Geppetto seguitarono tranquillamente per
-la loro strada; finchè fatti altri cento passi, videro in fondo a una
-viottola, in mezzo ai campi, una bella capanna tutta di paglia, e col
-tetto coperto d'embrici e di mattoni.
-
-— Quella capanna dev'essere abitata da qualcuno — disse Pinocchio. —
-Andiamo là, e bussiamo. —
-
-Difatti andarono, e bussarono alla porta.
-
-— Chi è? — disse una vocina di dentro.
-
-— Siamo un povero babbo e un povero figliuolo, senza pane e senza
-tetto, — rispose il burattino.
-
-— Girate la chiave, e la porta si aprirà, — disse la solita vocina.
-
-Pinocchio girò la chiave, e la porta si aprì. Appena entrati dentro,
-guardarono di qua, guardarono di là, e non videro nessuno.
-
- [Illustrazione: — Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio
- che dice: “Chi ruba il mantello al suo prossimo, per il solito
- muore senza camicia.„]
-
-— O il padrone della capanna dov'è? — disse Pinocchio maravigliato.
-
-— Eccomi quassù! —
-
-Babbo e figliuolo si voltarono subito verso il soffitto, e videro sopra
-un travicello il Grillo-parlante.
-
-— Oh! mio caro Grillino — disse Pinocchio, salutandolo garbatamente.
-
-— Ora mi chiami il «Tuo caro Grillino» non è vero? Ma ti rammenti di
-quando, per cacciarmi di casa tua, mi tirasti un manico di martello?
-
-— Hai ragione, Grillino! Scaccia anche me.... tira anche a me un manico
-di martello: ma abbi pietà del mio povero babbo...
-
-— Io avrò pietà del babbo e anche del figliuolo! ma ho voluto
-rammentarti il brutto garbo ricevuto, per insegnarti che in questo
-mondo, quando si può, bisogna mostrarsi cortesi con tutti, se vogliamo
-esser ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno.
-
-— Hai ragione, Grillino, hai ragione da vendere; e io terrò a mente la
-lezione che mi hai data. Ma mi dici come hai fatto a comprarti questa
-bella capanna?
-
-— Questa capanna mi è stata regalata jeri da una graziosa capra, che
-aveva la lana d'un bellissimo colore turchino.
-
-— E la capra dov'è andata? — domandò Pinocchio, con vivissima curiosità.
-
-— Non lo so.
-
-— E quando ritornerà?...
-
-— Non ritornerà mai. Ieri è partita tutta afflitta, e, belando, pareva
-che dicesse: «Povero Pinocchio!... oramai non lo rivedrò più!... Il
-Pesce-cane a quest'ora l'avrà bell'e divorato!...»
-
-— Ha detto proprio così?... Dunque era lei!... era lei!... era la
-mia cara Fatina!... — cominciò a urlare Pinocchio, singhiozzando e
-piangendo dirottamente.
-
-Quand'ebbe pianto ben bene, si rasciugò gli occhi, e preparato un buon
-lettino di paglia, vi distese sopra il vecchio Geppetto. Poi domandò al
-Grillo-parlante:
-
-— Dimmi, Grillino, dove potrei trovare un bicchiere di latte per il mio
-povero babbo?
-
-— Tre campi distante di qui c'è l'ortolano Giangio, che tiene le
-mucche. Va' da lui, e troverai il latte che cerchi. —
-
-Pinocchio andò di corsa a casa dell'ortolano Giangio: ma l'ortolano gli
-disse:
-
-— Quanto ne vuoi del latte?
-
-— Ne voglio un bicchiere pieno.
-
-— Un bicchiere di latte costa un soldo. Comincia intanto dal darmi il
-soldo.
-
-— Non ho nemmeno un centesimo — rispose Pinocchio, tutto mortificato e
-dolente.
-
-— Male, burattino mio, — replicò l'ortolano. — Se tu non hai nemmeno un
-centesimo, io non ho nemmeno un dito di latte.
-
-— Pazienza! — disse Pinocchio, e fece l'atto di andarsene.
-
-— Aspetta un po' — disse Giangio. — Fra te e me ci possiamo accomodare.
-Vuoi adattarti a girare il _bindolo_?
-
-— Che cos'è il bindolo?
-
-— Gli è quell'ordigno di legno che serve a tirar su l'acqua dalla
-cisterna per annaffiare gli ortaggi.
-
-— Mi proverò....
-
-— Dunque, tirami su cento secchie d'acqua, e io ti regalerò in compenso
-un bicchiere di latte.
-
-— Sta bene. —
-
-Giangio condusse il burattino nell'orto e gl'insegnò la maniera di
-girare il _bindolo_. Pinocchio si pose subito al lavoro; ma prima di
-aver tirato su le cento secchie d'acqua, era tutto grondante di sudore
-dalla testa ai piedi. Una fatica a quel modo non l'aveva durata mai.
-
-— Finora questa fatica di girare il bindolo — disse l'ortolano — l'ho
-fatta fare al mio ciuchino; ma oggi quel povero animale è in fin di
-vita.
-
-— Mi menate a vederlo? — disse Pinocchio.
-
-— Volentieri. —
-
- [Illustrazione: E chinatosi fino a lui, gli domandò in
- dialetto asinino: — Chi sei? —]
-
-Appena che Pinocchio fu entrato nella stalla; vide un bel ciuchino
-disteso sulla paglia, rifinito dalla fame e dal troppo lavoro. Quando
-l'ebbe guardato fisso fisso, disse dentro di sè, turbandosi:
-
-— Eppure quel ciuchino lo conosco! Non mi è fisonomia nuova! —
-
-E chinatosi fino a lui, gli domandò in dialetto asinino:
-
-— Chi sei? —
-
-A questa domanda, il ciuchino aprì gli occhi moribondi, e rispose
-balbettando nel medesimo dialetto:
-
-— Sono Lu....ci....gno....lo. —
-
-E dopo richiuse gli occhi e spirò.
-
-— Oh! povero Lucignolo! — disse Pinocchio a mezza voce: e presa una
-manciata di paglia si rasciugò una lacrima che gli colava giù per il
-viso.
-
-— Ti commuovi tanto per un asino che non ti costa nulla? — disse
-l'ortolano. — Che cosa dovrei far io che lo comprai a quattrini
-contanti?
-
-— Vi dirò.... era un mio amico....
-
-— Tuo amico?
-
-— Un mio compagno di scuola!...
-
-— Come?! — urlò Giangio dando in una gran risata. — Come?! avevi dei
-somari per compagni di scuola?... Figuriamoci i begli studi che devi
-aver fatto!... —
-
-Il burattino, sentendosi mortificato da quelle parole, non rispose:
-ma prese il suo bicchiere di latte quasi caldo, e se ne tornò alla
-capanna.
-
-E da quel giorno in poi, continuò più di cinque mesi a levarsi ogni
-mattina, prima dell'alba, per andare a girare il bindolo, e guadagnare
-così quel bicchiere di latte, che faceva tanto bene alla salute
-cagionosa del suo babbo. Nè si contentò di questo: perchè a tempo
-avanzato, imparò a fabbricare anche i canestri e i panieri di giunco:
-e coi quattrini che ne ricavava, provvedeva con moltissimo giudizio
-a tutte le spese giornaliere. Fra le altre cose costruì da sè stesso
-un elegante carrettino per condurre a spasso il suo babbo nelle belle
-giornate, e per fargli prendere una boccata d'aria.
-
-Nelle veglie poi della sera, si esercitava a leggere e a scrivere.
-Aveva comprato nel vicino paese per pochi centesimi un grosso libro, al
-quale mancavano il frontespizio e l'indice, e con quello faceva la sua
-lettura. Quanto allo scrivere, si serviva di un fuscello temperato a
-uso penna; e non avendo nè calamaio nè inchiostro, lo intingeva in una
-boccettina ripiena di sugo di more e di ciliege.
-
-Fatto sta che con la sua buona volontà d'ingegnarsi, di lavorare e di
-tirarsi avanti, non solo era riuscito a mantenere quasi agiatamente il
-suo genitore sempre malaticcio, ma per di più aveva potuto mettere da
-parte anche quaranta soldi per comprarsi un vestitino nuovo.
-
-Una mattina disse a suo padre:
-
-— Vado qui al mercato vicino a comprarmi una giacchettina, un
-berrettino e un paio di scarpe. Quando tornerò a casa — soggiunse
-ridendo — sarò vestito così bene, che mi scambierete per un gran
-signore. —
-
-E uscito di casa, cominciò a correre tutto allegro e contento. Quando a
-un tratto sentì chiamarsi per nome, e voltandosi, vide una bella Lumaca
-che sbucava fuori dalla siepe.
-
-— Non mi riconosci? — disse la Lumaca.
-
-— Mi pare e non mi pare....
-
-— Non ti ricordi di quella Lumaca, che stava per cameriera con la Fata
-dai capelli turchini? non ti rammenti di quella volta quando scesi a
-farti lume, e tu rimanesti con un piede confitto nell'uscio di casa?
-
-— Mi rammento di tutto, — gridò Pinocchio — rispondimi subito,
-Lumachina bella; dove hai lasciato la mia buona Fata? che fa? mi
-ha perdonato? si ricorda sempre di me? mi vuol sempre bene? è molto
-lontana di qui? potrei andare a trovarla? —
-
-A tutte queste domande, fatte precipitosamente e senza ripigliar fiato,
-la Lumaca rispose con la sua solita flemma:
-
-— Pinocchio mio! La povera Fata giace in un fondo di letto allo
-spedale!....
-
-— Allo spedale?...
-
-— Pur troppo. Colpita da mille disgrazie, si è gravemente ammalata, e
-non ha più da comprarsi un boccon di pane.
-
-— Davvero?... Oh! che gran dolore che mi hai dato! Oh! povera Fatina!
-povera Fatina! povera Fatina! Se avessi un milione, correrei a
-portarglielo.... Ma io non ho che quaranta soldi.... eccoli qui! andavo
-giusto a comprarmi un vestito nuovo. Prendili, Lumaca, e va' a portarli
-subito alla mia buona Fata.
-
-— E il tuo vestito nuovo?
-
-— Che m'importa del vestito nuovo? Venderei anche questi cenci che
-ho addosso, per poterla aiutare! Va', Lumaca, e spicciati! e fra due
-giorni ritorna qui, che spero di poterti dare qualche altro soldo.
-Finora ho lavorato per mantenere il mio babbo: da oggi in là, lavorerò
-cinque ore di più per mantenere anche la mia buona mamma. Addio,
-Lumaca, e fra due giorni ti aspetto. —
-
-La Lumaca, contro il suo costume, cominciò a correre come una lucertola
-nei grandi solleoni d'agosto.
-
-Quando Pinocchio tornò a casa, il suo babbo gli domandò:
-
-— E il vestito nuovo?
-
-— Non mi è stato possibile di trovarne uno che mi tornasse bene.
-Pazienza!... Lo comprerò un'altra volta. —
-
-Quella sera Pinocchio, invece di vegliare fino alle dieci, vegliò fino
-alla mezzanotte sonata! e invece di far otto canestri di giunco ne fece
-sedici.
-
-Poi andò a letto e si addormentò. E nel dormire, gli pareva di vedere
-in sogno la Fata, tutta bella e sorridente, la quale, dopo avergli dato
-un bacio, gli disse così:
-
-— Bravo Pinocchio! In grazia del tuo buon cuore, io ti perdono tutte
-le monellerie che hai fatto fino a oggi. I ragazzi che assistono
-amorosamente i propri genitori nelle loro miserie e nelle loro
-infermità, meritano sempre gran lode e grande affetto, anche se non
-possono esser citati come modelli d'ubbidienza e di buona condotta.
-Metti giudizio per l'avvenire, e sarai felice. —
-
-A questo punto il sogno finì, e Pinocchio si svegliò con tanto d'occhi
-spalancati.
-
-Ora immaginatevi voi quale fu la sua meraviglia quando, svegliandosi,
-si accòrse che non era più un burattino di legno: ma che era diventato,
-invece, un ragazzo come tutti gli altri. Dètte un'occhiata all'intorno,
-e invece delle solite pareti di paglia della capanna, vide una bella
-camerina ammobiliata e agghindata con una semplicità quasi elegante.
-Saltando giù dal letto, trovò preparato un bel vestiario nuovo, un
-berretto nuovo e un paio di stivaletti di pelle, che gli tornavano una
-vera pittura.
-
-Appena si fu vestito, gli venne fatto, naturalmente di mettere le mani
-nelle tasche e tirò fuori un piccolo portamonete d'avorio, sul quale
-erano scritte queste parole: «La Fata dai capelli turchini restituisce
-al suo caro Pinocchio i quaranta soldi, e lo ringrazia tanto del suo
-buon cuore.» Aperto il portafoglio, invece di quaranta soldi di rame,
-vi luccicavano quaranta zecchini d'oro tutti nuovi di zecca.
-
-Dopo andò a guardarsi allo specchio e gli parve d'essere un altro.
-Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma
-vide l'immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli
-castagni, cogli occhi celesti e con un'aria allegra e festosa come una
-pasqua di rose.
-
-In mezzo a tutte queste meraviglie, che si succedevano le une alle
-altre, Pinocchio non sapeva più nemmeno lui se era desto davvero o se
-sognava sempre a occhi aperti.
-
-— E il mio babbo dov'è? — gridò tutt'a un tratto; ed entrato nella
-stanza accanto trovò il vecchio Geppetto sano, arzillo e di buon umore,
-come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione
-d'intagliatore, stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca
-di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali.
-
- [Illustrazione: Gli accennò un grosso burattino appoggiato a
- una seggiola.]
-
-— Levatemi una curiosità, babbino: ma come si spiega tutto questo
-cambiamento improvviso? — gli domandò Pinocchio saltandogli al collo e
-coprendolo di baci.
-
-— Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo —
-disse Geppetto.
-
-— Perchè merito mio?
-
-— Perchè quando i ragazzi, di cattivi diventano buoni, hanno la virtù
-di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche nell'interno delle
-loro famiglie.
-
-— E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?
-
-— Eccolo là! — rispose Geppetto; e gli accennò un grosso burattino
-appoggiato a una seggiola, col capo girato sur una parte, con le
-braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo,
-da parere un miracolo se stava ritto.
-
-Pinocchio si voltò a guardarlo: e dopo che l'ebbe guardato un poco,
-disse dentro di sè con grandissima compiacenza:
-
-— Com'ero buffo, quand'ero un burattino! e come ora son contento di
-esser diventato un ragazzino perbene!... —
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- I Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò
- un pezzo di legno, che piangeva e rideva come
- un bambino Pag. 5
-
- II Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo
- amico Geppetto, il quale lo prende per
- fabbricarsi un burattino maraviglioso, che
- sappia ballare, tirare di scherma e fare i
- salti mortali 10
-
- III Geppetto, tornato a casa, comincia subito a
- fabbricarsi il burattino e gli mette il nome
- di Pinocchio. Prime monellerie del burattino 15
-
- IV La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove
- si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di
- sentirsi correggere da chi ne sa più di loro 23
-
- V Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una
- frittata; ma sul più bello, la frittata gli vola
- via dalla finestra 27
-
- VI Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano, e
- la mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati 31
-
- VII Geppetto torna a casa, e dà al burattino la colazione
- che il pover'uomo aveva portata per sè 34
-
- VIII Geppetto rifà i piedi a Pinocchio, e vende la propria
- casacca per comprargli l'Abbecedario 40
-
- IX Pinocchio vende l'Abbecedario per andare a vedere
- il teatro dei burattini 46
-
- X I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e
- gli fanno una grandissima festa; ma sul più bello
- esce fuori il burattinaio Mangiafoco, e Pinocchio
- corre pericolo di fare una brutta fine 51
-
- XI Mangiafoco starnutisce e perdona a Pinocchio, il
- quale poi difende dalla morte il suo amico
- Arlecchino 56
-
- XII Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete
- d'oro a Pinocchio perchè le porti al suo babbo
- Geppetto: e Pinocchio, invece, si lascia
- abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va
- con loro 64
-
- XIII L'osteria del «Gambero Rosso» 72
-
- XIV Pinocchio, per non aver dato retta ai buoni consigli
- del Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini 78
-
- XV Gli assassini inseguono Pinocchio; e dopo averlo
- raggiunto lo impiccano a un ramo della Quercia
- grande 84
-
- XVI La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere
- il burattino: lo mette a letto, e chiama
- tre medici per sapere se sia vivo o morto 89
-
- XVII Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi;
- però quando vede i becchini che vengono
- a portarlo via, allora si purga. Poi dice
- una bugia, e per gastigo gli cresce il naso 96
-
- XVIII Pinocchio ritrova la Volpe e il Gatto, e va con
- loro a seminare le quattro monete nel Campo
- dei miracoli 105
-
- XIX Pinocchio è derubato delle sue monete d'oro, e
- per gastigo si busca quattro mesi di prigione 113
-
- XX Liberato dalla prigione, si avvia per tornare a
- casa della Fata; ma lungo la strada trova un
- serpente orribile, e poi rimane preso alla
- tagliuola 122
-
- XXI Pinocchio è preso da un contadino, il quale lo
- costringe a far da can di guardia a un pollaio 127
-
- XXII Pinocchio scuopre i ladri, e in ricompensa di
- essere stato fedele vien posto in libertà 132
-
- XXIII Pinocchio piange la morte della bella Bambina
- dai capelli turchini: poi trova un Colombo,
- che lo porta sulla riva del mare, e lì si getta
- nell'acqua per andare in aiuto del suo babbo
- Geppetto 137
-
- XXIV Pinocchio arriva all'isola delle «Api industriose»
- e ritrova la Fata 147
-
- XXV Pinocchio promette alla Fata di esser buono e di
- studiare, perchè è stufo di fare il burattino e
- vuol diventare un bravo ragazzo 157
-
- XXVI Pinocchio va co' suoi compagni di scuola in riva
- al mare, per vedere il terribile Pesce-cane 163
-
- XXVII Gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni:
- uno dei quali essendo rimasto ferito,
- Pinocchio viene arrestato dai carabinieri 169
-
- XXVIII Pinocchio corre pericolo di esser fritto in padella,
- come un pesce 180
-
- XXIX Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette
- che il giorno dopo non sarà più un burattino,
- ma diventerà un ragazzo. Gran colazione di
- caffè-e-latte per festeggiare questo grande
- avvenimento 189
-
- XXX Pinocchio, invece di diventare un ragazzo, parte
- di nascosto col suo amico Lucignolo per il
- «Paese dei balocchi» 204
-
- XXXI Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con
- sua gran meraviglia, sente spuntarsi un bel
- paio d'orecchie asinine, e diventa un ciuchino,
- con la coda e tutto 212
-
- XXXII A Pinocchio gli vengono gli orecchi di ciuco, e
- poi diventa un ciuchino vero e comincia a
- ragliare 226
-
- XXXIII Diventato un ciuchino vero, è portato a vendere,
- e lo compra il Direttore di una compagnia di
- pagliacci, per insegnargli a ballare e saltare i
- cerchi: ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra
- un altro, per far con la sua pelle un tamburo 238
-
- XXXIV Pinocchio, gettato in mare, è mangiato dai pesci,
- e ritorna ad essere un burattino come prima:
- ma mentre nuota per salvarsi, è ingoiato dal
- terribile Pesce-cane 252
-
- XXXV Pinocchio ritrova in corpo al Pesce-cane.... chi
- ritrova? Leggete questo capitolo e lo saprete 264
-
- XXXVI Finalmente Pinocchio cessa d'essere un burattino
- e diventa un ragazzo 276
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Le avventure di Pinocchio, by Carlo Collodi
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE AVVENTURE DI PINOCCHIO ***
-
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