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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte II - Terza serie - Storia - -Author: Various - -Release Date: March 15, 2016 [EBook #51463] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE II *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - - - - - - LA - VITA ITALIANA - NEL - RISORGIMENTO - - (1846-1849) - - TERZA SERIE - - - II. - - STORIA. - - - A sedici anni sulle barricate di Milano PAOLO MANTEGAZZA. - Venezia nel 1848-49 POMPEO MOLMENTI. - Volontari e regolari alla prima guerra - dell'Indipendenza italiana FORTUNATO MARAZZI. - La démocratie spiritualiste selon - Mazzini, et selon Lamartine PAUL DESJARDINS. - - - - FIRENZE - R. BEMPORAD & FIGLIO - CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI - 7, Via del Proconsolo - 1900 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - RISERVATI TUTTI I DIRITTI - - _Gli editori R. BEMPORAD & FIGLIO dichiarano contraffatte - tutte le copie non munite della seguente firma:_ - - [Illustrazione: firma manoscritta] - - Firenze, 1900. — Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46. - - - - -A SEDICI ANNI SULLE BARRICATE DI MILANO - -CONFERENZA DI PAOLO MANTEGAZZA - - -Se volete darmi la mano, rimonteremo insieme la corrente del tempo, che -mai non posa, e ci fermeremo là dove il calendario ci dice, che siam -giunti al 18 marzo dell'anno 1848. - -Giunti là avremo fatto un viaggio di 51 anni, poco pili di mezzo -secolo. Pochi di voi erano vivi allora, pochissimi eran già fanciulli -o giovinetti. Io sono fra quei pochissimi, e non vorrete accusarmi -di vanità se ho voluto quest'oggi parlarvi di ricordi miei. Se quei -ricordi son miei, appartengono però alla storia della nostra Italia e -in parte ancora alla storia di tutta l'Europa. - -A quel passato remoto voi non siete giunti, fortunatamente per voi, che -colla guida del libro stampato o della tradizione parlata. Io invece -vi giungo sulle ali della mia memoria, memoria che, ricordando, ama e -sospira. - -Il ricordare il passato, l'evocarlo dalle nebbie del tramonto, per -farlo più vicino a noi, è uno dei più cari bisogni dell'anima umana. E -se vi fu un solo Giosuè, che per assicurar la vittoria del suo esercito -fermò il sole per qualche ora; noi tutti, figli di donna, cento e mille -volte fermiamo il tempo, dicendogli: prima di disperderti nell'infinito -dell'oblio che tutto seppellisce e consuma, fermati e lasciati guardare -e amare. Lascia che i miei occhi ti contemplino, che le mie mani ti -accarezzino. - -Il presente è l'ombra d'un sogno e quando voglio fermarlo, è già -divenuto un passato. — L'avvenire è lontano, è oscuro. O passato, che -fosti veramente mio, o passato che io ho vissuto con tanti altri, oggi -morti, rallenta la tua fuga all'indietro che tutto ingoia; fermati -ancora, prima che anche la memoria che ti fa vivo, si sommerga con me -e mi faccia raggiungere i miei morti. - -Il passato è il fascino dei fascini, appunto perchè ci dà una sete, -che non si appaga mai e perchè come tutte le forme dell'infinito e -dell'impalpabile, non ci sazia mai, deliziandoci sempre. - -Ciò che proviamo, fissando lo sguardo nel passato, non è gioia e non è -dolore, ma è malinconia; è, come lo disse Victor Hugo, «_un crépuscule, -dans le quel le souffrance s'y fond dans une sombre joie_; aggiungendo -poi sublimemente: _la mélancolie c'est le boneheur d'ètre triste_.» E -con meno parole e genio eguale cantò lo Shelley: - - Sweet though in sadness. - -E se voi che mi ascoltate avete ancora tutti i vostri capelli neri -e non siete disposti a fare con tue un viaggio nelle nebbie della -malinconia; se invece avete il pessimismo di moda del presente, vi -consolerete, vedendo quanta strada si sia percorsa in questi 50 anni, -che ci separano dal 18 marzo 1848. - -Io non sono ancora decrepito: eppure io ho viaggiato nel primo treno di -ferrovia nel 38, ho conosciuti i fiammiferi ad immersione, e ho veduto -la prima lampada a gas. E questo per il progresso materiale. Quanto al -politico e al civile basti una citazione sola. - -S'aveva in famiglia una villetta a Cannero sul Lago Maggiore e si -viveva a Milano. Or bene. Cannero era sulla costa piemontese e si -doveva chiedere il passaporto al Governo austriaco, e ci volevano -almeno 15 giorni e la mamma doveva presentare il consenso del marito in -carta bollata! - -Ma io non vi ho invitato a fare della filosofia o a cantarvi un inno -alla malinconia, soggetto caro che mi occupa da un anno e che, Dio -volendo, si trasformerà in un libro. Torniamo dunque sulle barricate di -Milano. - - * - * * - -Chi ha fatto le cinque giornate? - -Tutti e nessuno. - -Le rivoluzioni son come la febbre. Quando i primi brividi accapponano -la pelle e ci fanno battere i denti, quando poco dopo il sangue si -accende e il termometro ci dice inesorabilmente: tu hai la febbre; il -volgo non vede che lei e crede che il male, che pure ci porterà alla -tomba, è piombato su di noi, come un fulmine a ciel sereno. E invece la -febbre è l'ultima scena di un dramma preparato da lungo tempo dietro le -quinte. Abbiamo respirato un'aria infetta, dove si annidavano bacilli -insidiosi: sono entrati in noi e hanno percorso tutte le vie dei nostri -organi, circolando nel sangue. Altri bacilli li hanno combattuti, ma -sono stati vinti. Gli invasori hanno trovato il terreno libero e son -diventati padroni del campo. E ora stanno vivendo alle nostre spese -e secernono veleni e il sangue arde e i nervi inondati da un'onda -troppo calda si ribellano e sussultano. Il respiro è angoscioso; alla -coscienza di una vita tranquilla e lieta tien dietro il malessere di -tutti i visceri, di tutti i muscoli. Perfino il cervello, che pili -d'ogni altro viscere resiste alle lotte, alle invasioni, alle insidie, -perchè è responsabile di tutte quante le vite sparse nei suoi Stati; -soffre, vacilla e delira. - -Ecco la febbre, ed ecco la rivoluzione. - -E come nella febbre due elementi contrari si combattono con incerto -successo, e come essa può essere seguita dalla vittoria, cioè dalla -salute; così può distruggere l'organismo o lasciarlo così debole, da -farlo facile preda di altre febbri o di altri malanni. - -Così nelle rivoluzioni i due avversarli che vengono in lotta si -urtano, si attaccano, si mordono e si feriscono, finchè l'uno sovrasti -all'altro, e lo vinca, lasciandolo morto o ferito. - -Nella rivoluzione milanese, tutto era pronto e preparato da lunga mano. -— La polvere era accumulata nel sottosuolo, nei sotterranei, nei pili -sottili meandri della vita nazionale. Non mancava che la scintilla, e -questa guizzò nell'aria di Milano il 18 di marzo. - -Noi lombardi eravamo italiani come i piemontesi, come voi altri gentili -toscani, e invece a vent'anni si doveva vestire l'uniforme del giallo -e del nero - - Colori esecrabili - A un italo cuore. - -I nostri vicini avevano un re italiano: noi avevamo il nostro re a -Vienna, e da Vienna, ci venivano leggi, maestri, soldati. - -E prima di essere italiani eravamo uomini, e i nostri polmoni si -sentivano capaci di respirare l'aria della libertà; quella che -respiravano gli Inglesi, gli Americani, tanti altri popoli. Avevamo -nati nelle nostre mura il Manzoni, Carlo Porta, il Parini, e nelle -scuole dovevamo leggere libri tradotti dal tedesco e da chi non sapeva -l'italiano. Nessun libro poteva apparire, nessun giornale si poteva -leggere, senza che libro e giornale passassero prima tra i denti fitti -e crudeli della censura. Da quei denti nulla usciva, che non fosse -lacerato, storpiato, malmenato. - -Ci sentivamo italiani e dovevamo essere nient'altro che sudditi -austriaci. Ci sentivano uomini civili e degni di libertà, e non -potevamo muoverci senza il permesso di poliziotti, di censori, di -passaporti. - -L'uomo, che cade e si trova rinchiuso in una fogna, cerca l'aria pura e -unghie e muscoli punta e titanizza per cercarla. Si lacera le unghie, -si spezza le membra, si lacera i polmoni colle grida; ma vuol l'aria, -perchè l'aria vien prima del pane, prima dell'amore, prima della luce. -O respirare o morire. - -E le rivoluzioni sono gli sforzi di un popolo, che vuole quell'aria dei -polmoni collettivi, che è la libertà. O morire o esser liberi. - -L'uomo caduto nella fogna che lo asfissia, non misura le proprie forze, -nè calcola le speranze della salvezza; ma lotta, si agita e grida. O -morire o respirare. - -E il popolo senza libertà non conta i nemici, non pesa le speranze, ma -lotta e grida. O morire o esser libero. - -Ecco la rivoluzione, or vincitrice, or soccombente; ma sempre febbre -sociale, preparata da lunga mano, dal lento assorbimento dei miasmi -della tirannide. Ed ecco anche la rivoluzione di Milano, che potè -sembrare un miracolo, e non fu che una delle pagine di storia, che -scrisse la vittoria del diritto contro il dispotismo; la vittoria di -pochi che avevano ragione, contro i molti che avevano torto; ciò che -non succede ogni giorno. - -Ecco le cinque giornate, nelle quali una popolazione inerme, senza -generali, senza cannoni, che si arma svaligiando le botteghe degli -armaiuoli e le collezioni archeologiche, che si batte con un esercito -di 15,000 uomini guidati dal Radetzky; ottimo generale, che ha cannoni, -razzi alla Congrève, baionette a mille e mille, e mitraglia. - - * - * * - -La sera del 17 marzo ed anche la mattina del 18, nessun milanese -pensava che sarebbe scoppiata la rivoluzione. Io poi meno di tutti, che -ero un giovanetto, quasi un fanciullo. Tanto ero gracile e sottile e -l'onor del mento era più un desiderio che una realtà. - -Erano poco più delle 10 o delle 11 del mattino, quando dopo aver -studiato fisica (ero nel Liceo) col mio condiscepolo Boselli per -prepararci all'esame e dopo aver fatto colazione, mi affacciai alla -finestra che dava sulla piazza di San Giovanni in Conca, dove è il -Liceo, e vidi la piazza e le strade prese da pànico. Erano i brividi -della febbre che incominciava. Chi correva, chi fuggiva. Servi, -cameriere coi bimbi che non conducevano a scuola, ma che erano andati a -riprendere, e che dal passo concitato si vedeva che li riconducevano a -casa. Vedo chiudere le porte di molte case e dalle finestre semiaperte -e diffidenti affacciarsi gente curiosa, che guarda nelle vie e sulle -piazze. - -Corro nel cortile, che nelle case lombarde è come la piazza della casa, -e trovo che i vicini hanno sentito lo stesso bisogno che ho sentito io; -quello di rivolgersi domande e aspettar risposte; di sapere perchè si -corre, si fugge. - -Le domande si incrociano colle risposte, si parla in due, in tre; -si interrompe chi parla e si fa parlare chi tace. Raccolgo notizie -confuse, incerte, contraddittorie. - -Sento dire che a Porta Renza vi sono uomini attruppati, chi dice di -popolo armato, chi di austriaci pronti alla lotta. Si assicura che sono -cittadini e che hanno una bandiera tricolore. — Al Broletto i cittadini -fanno folla per iscriversi nei ruoli della guardia civica, che nasceva -per la prima volta. - -Riporto, correndo su per le scale, le notizie raccolte. La mamma manda -subito la nostra balia, rimasta cameriera in casa da tanti anni, a -riprendere mio fratello Emilio e riportarlo a casa. - -Mi ero offerto io, ma la mamma, che era a letto malata, non volle. — La -balia parte, ma non ritorna. I minuti ci sembran secoli. La mamma salta -dal letto, si veste, sta alla finestra a spiare il sospirato ritorno. — -Se la balia non si vede, si vestirà e colla febbre in corpo andrà essa -stessa a cercar di Emilio. - -Io poi avrei accompagnato la mamma: questo nessuno poteva impedirmelo, -ma balia e Emilio ritornano. Vengono in furia, correndo anch'essi. Pare -che in questi giorni tutti debbano correre. - -Abbracciato e baciato Emilio, stiamo tutti alla finestra, divenuta il -nostro osservatorio. - -Passan gruppetti di uomini, di giovani, colle coccarde tricolori -all'occhiello e gridano: _Viva la Repubblica: Viva Pio IX_. — Molti -sono inermi, ma altri hanno spade, bastoni armati, poche pistole o -fucili da caccia. - -Dirimpetto alla nostra casa vi è una gran _sostra di legna_, e tre o -quattro giovanotti armati di coccarde picchiano, ma invano. La porta -è chiusa. Se non si apre la porta, incendieranno il magazzino delle -legna. Questa minaccia si fa anche alle case vicine, e _sostra_ e case -si aprono. - -E là entrano e se ne cava un gran numero di casse, di scale, di stie e -si trascinano in piazza e si gettano a traverso la via. Io non sapevo -che cosa fosse una barricata, e mi si dice che tutti quegli oggetti -devono servire ad impedire il passaggio della cavalleria. Son quelle le -barricate, fortezze del popolo delle città contro le truppe regolari. - -Ma ecco che ad uno di quei rivoluzionari viene l'idea di aprire il -magazzino delle carrozze vicereali, che è appunto nella vecchia e -abbandonata chiesa di San Giovanni in Conca. - -Qui non si può picchiare, nè suonare il campanello per farsi aprire, -perchè nel magazzino non stanno di guardia che i topi. Conviene dunque -buttar giù la porta, e a colpi di ascie, di martelli, di grossi pali, -si sfondano le vecchie tavole e se ne cavan venti e più carrozze -coperte d'oro, di festoni, di ghirigori, campate in alto su ruote -colossali, ballonzolanti sulle loro quattro gambe. Si portano a braccia -di popolo, fra grida, fra urli di evviva e di gioia, e si rovesciano -all'entrata delle vie, che sboccano nella piazza, divenuta così una -fortezza. - -Mentre le carrozze vicereali divengono barricate e vanno a gambe -all'aria, alcuni cittadini hanno portato una scala e l'hanno appoggiata -alla porta del Liceo di Sant'Alessandro, dove campeggia l'aquila -austriaca e in men che non lo dico l'hanno buttata giù a colpi di scure -e di martello. E chi sta ai piedi della scala la rompe fra grida e urli -e risate assordanti, e coi piedi vi saltan sopra e la calpestano e la -fanno a pezzi. Io scendo precipitoso dalle scale con un coltellaccio di -cucina, e voglio anch'io ferire quell'aquila grifagna, che per meglio -mangiar due becchi tiene; voglio anch'io avere una reliquia di quel -cadavere. - -Ma ahimè, le mamme e i babbi della nostra casa hanno barricata la -porta, e non s'esce. Allora da una inferriata di una camera a pian -terreno chiamo uno dei fortunati demolitori dell'aquila grifagna, e -che era un mio condiscepolo. Porgo il mio coltellaccio a lui che era -inerme. Lo adoperi, e dia a lui e a me un osso, anche una scheggia sola -di questo cadavere imperiale. - -Quel giorno si passò fino a sera alla finestra, passando di angoscia in -angoscia, di trepidazione in trepidazione. - -Fatte le barricate, rovesciati i carrozzoni vicereali, demolito lo -stemma del liceo, si sentirono da lungi, a lunghi intervalli, delle -schioppettate, poi qualche campana che suonava a martello e poi e -poi, con un crescendo formidabile di triste augurio, anche un colpo di -cannone. - -Ma dunque la battaglia si era impegnata, ma dunque la città di Milano -aveva sollevato lo stendardo della rivoluzione, ma dunque si battevano. -— Da una parte un esercito ben armato, con cannoni appoggiati ad un -castello, dall'altra cittadini inermi o quasi, che senza misurar le -proprie forze volevano la libertà. - -Che la battaglia si fosse impegnata, anche senza i colpi di cannone e -senza le fucilate, io avrei dovuto già saperlo, perchè fra il popolo -che trascinava le carrozze e le gettava gambe all'aria, avevo veduto -due cittadini vestiti colle spoglie di due soldati di fanteria, e due -altri colle giacche di due ussari. Avevo visto un altro, che correva -schiamazzando e gridando, ebbro di gioia e che sulla punta di una spada -portava il cappello d'un soldato. - -Intanto pioveva a dirotto, ma la pioggia non impediva che corressero -per le vie drappelli di cittadini, e che alle 24 gridassero: _Fuori i -lumi! Fuori i lumi!_ - -Fu in quell'ora che 15 o 20 croati, malgrado le barricate, passarono -correndo e tirando in aria verso le finestre chiuse colpi di fucile. - - * - * * - -Ma lasciamo il povero giovinetto, che si accontentava di prendere una -scheggia della terribile aquila grifagna e vediamo che cosa volesse e -facesse in quel giorno la città di Milano. - -Questa pacifica città voleva assai più di quel giovanetto: voleva -almeno ciò che l'Imperatore aveva dato a Vienna, che per una strana -coincidenza insorse anch'essa il 18 di marzo. - -Vienna è in rivoluzione e i Milanesi esclamano: _Se tanto si fa dai -Viennesi, come staremo noi tranquilli?_ - -Già da molti giorni, se di fuori nessun sintomo esteriore diceva -che Milano era minacciata da una gran febbre, la polizia però aveva -toccato il polso alla città ed era inquieta. L'arciduca Ranieri partiva -con tutta la sua famiglia per Verona il 16 marzo, accompagnato da un -reggimento di granatieri italiani, che non si credeva prudente lasciare -in quella città. E prima di lui era partito anche lo Spaur, governatore -della Lombardia, lasciandovi il vicepresidente O'Donnell. - -La mattina del 18 marzo si legge su tutti i canti delle vie un editto -imperiale e reale, nel quale si diceva che _Sua Maestà ha determinato -di concedere ai suoi popoli istituzioni liberali, e convocherà i -rappresentanti dei diversi paesi a Vienna per il 3 luglio_. - -Sapete tutti che quando si vuol elevare la temperatura di un forno -vi si getta un po' d'acqua. Molta acqua lo spegnerebbe, ma pochina lo -ravviva. L'ordinanza imperiale fece l'effetto di quella poca acqua. - -Per tutte le vie si formano capannelli di persone, che anche senza -conoscersi, per l'emozione comune e forte che ne fa battere il cuore, -diventano amici, quasi parenti per un momento. Vi è una consanguineità -più calda di quella del sangue, ed è quella del sentimento e del -pensiero. In una rivoluzione tutti quelli che s'incontrano diventan più -che amici, fratelli. - -E in quei crocchi si sente dire: - -_Oggi si fa la dimostrazione al Governo. — Vanno tutti al Broletto. — -Bisogna finirla. — Vienna è insorta: non è più tempo di dimostrazioni; -ci vogliono dei fatti._ - -Quelle esclamazioni (che esclamazioni erano e non discorsi), -sottolineate dall'accento poderoso e dalle voci grosse, esprimevano due -opposte correnti, che in ogni moto popolare delineano i temperamenti di -due diversi caratteri, il prudente ed il violento. - -Dall'una parte si vuole raggiungere lo scopo per le vie legali: -dall'altra si vuole la lotta, la guerra; si aspira con voluttà al -sangue. - -Alle 10 del mattino tutta Milano era in moto; non v'era mente che -stesse ferma, non cuore che non battesse più forte. - -Il carattere violento trascina il carattere prudente. La folla irrompe -nella bottega del Colombi, il primo armaiuolo di Milano, e la svaligia. -Ne escono con pistole, con fucili da caccia, con carabine, con -sciabole; con tutto ciò che può uccidere. - -Ma le armi non bastano; si dirigono tutti al Borgo Monforte, dove è -il Palazzo di Governo e il Torelli si unisce alla folla. Domanda che -cosa si vuole e gli rispondono: _Si fa una grande dimostrazione per -appoggiare la domanda di concessioni che si vogliono dal Governo e -quanto prima verrà il Municipio, verrà anche il Delegato (Prefetto) in -persona_. - -Più in là il Torelli vede un giovane, che escito dalla bottega di un -tappezziere, con un grosso ferro acuto e forte, tenta di smuovere il -selciato per fare una barricata. - -Ma gli gridano: _No, no, a che pro vuoi rovinare la strada?_ - -Ancora e sempre violenza e prudenza, che vogliono la stessa cosa, ma -per diverse vie. - -Intanto la folla si urta, si addensa, corre e divien fiume, corrente, -che trascina ogni cosa che incontra. - -Si ode gridare: _Sono qui, sono qui!_ - -È infatti la Deputazione solenne, che si avvia a chiedere al Governo le -concessioni. - -Avanza lentamente, solo gli uscieri e i pompieri possono difenderla -dall'onda del popolo e permetterle di andare innanzi. - -Guardate quei coraggiosi. Sono il delegato provinciale Antonio Bellati, -il podestà conte Gabrio Casati, e intorno ad essi assessori, cittadini -notevoli per censo e per fama. - -Popolo e deputazione giungono al Palazzo, l'onda del popolo ne invade -cortile, scale, e su su è entrata nelle sale, negli uffici, dovunque. -Si ferma forse l'acqua torbida di un fiume, quando travolge alberi e -armenti e case, ed uomini e cose? - -Quelli che sono rimasti fuori si sentono cader sulle spalle registri, -libri e per l'aria volano fogli, lettere. - -Il Torelli, rimasto addietro, penetra più tardi nel palazzo, e sotto il -portico vede da un materasso gettato a terra escire due paia di piedi -calzati come sono i soldati ungheresi. Quei piedi sono immobili. Sono -di due cadaveri, delle due sentinelle che erano alla porta del Palazzo -e che, avendo voluto opporsi all'onda del popolo, erano state uccise, -l'uno con un colpo di pistola, l'altro colla stessa baionetta di cui -era armato il suo fucile. - -Povere ed innocenti vittime del dovere professionale! Il libro degli -Edda lo ha detto da tanti secoli. Nessuno è forte contro tutti. E quei -poveri soldati giacciono lì sotto quel pietoso materasso che solo -li nasconde alla curiosità del popolo tumultuante, e le loro povere -madri pensano forse a loro in quella stessa ora nelle lontane steppe -dell'Ungheria al dì del ritorno e che non verrà mai, mai più! - -Quella folla, che si è già macchiata di sangue, non ha però tempo ne -voglia di occuparsi di quei poveri morti. Tumultua, grida, schiamazza, -mentre la Deputazione è in conferenza coll'O'Donnell. - -Era le mille voci che riempiono il cortile, le scale, la via, si ode -una voce più alta, che per un momento fa tacere le altre e ad esse si -sovrappone: _L'Arcivescovo, l'Arcivescovo! Largo all'Arcivescovo!_ - -Era il Romilli, che l'anno prima, l'8 di settembre, aveva fatto il suo -solenne ingresso in Milano e che succeduto al Gaisruck tedesco, era -divenuto subito popolare, perchè italiano e buon uomo. - -Il Romilli più che camminare era portato anch'egli su per lo scalone, -mal difeso da alcuni sacerdoti, che lo difendevano dal troppo caldo -entusiasmo dei suoi concittadini. Salutava a destra e a sinistra, -sorrideva, ma era agitatissimo. Guardava con certo terrore una coccarda -tricolore, che gli avevano appiccicata sulla veste talare. - -Si conferiva intanto nel gabinetto del Governatore, e la folla -febbricitante di impazienza alzava sempre più le note del suo -patriottico entusiasmo. Ma ecco che si apre la porta del gabinetto e ne -esce il conte Carlo Taverna, che dà la notizia delle prime concessioni. - -_Signori, il Governo ha fatto le concessioni...._ - -E non si ode il seguito.... _Concessioni, sta bene, ma di che, ma di -cosa?_ La impazienza cresce, diventa angosciosa e le grida crescendo -impediscono di udire. - -Un tale grida: _Scriviamo la concessione e gettiamo il foglio nel -cortile. Una penna, dei calamai, dei fogli!_ - -Si trova dopo confuse ricerche un calamaio, ma senza penne e senza -carta. La _carta_ la _troverò io_, grida un impiegato e _porta dei -bollettini di leggi e circolari_, che hanno sempre un foglio in bianco. - -Si strappano le pagine bianche e senza penna vi si scrive con -bastoncini, con matite; perfino colle dita tuffate nel calamaio. - -E i fogli volan per l'aria e scendono dalle finestre nelle vie, dal -corridoio e dalla scala nel cortile. - -Si legge male ciò che peggio era scritto, ma tutti possono leggere però -queste parole: _Il Governo ha conceduto_. E allora si ode da per tutto: -_Evviva la concessione, evviva il Municipio!_ - -Le concessioni strappate a forza erano: _Guardia nazionale — Libertà di -stampa — Garanzia personale_. - -Miste agli evviva si udivano però altre grida: _Vogliamo armi, vogliamo -armi!_ Ma un altro grido più forte, più angoscioso vien su dalla -piazza: _I Tedeschi, i Tedeschi!_ - -Il pànico invade la folla in gran parte inerme, e fugge, mentre la -Deputazione esce dal Palazzo, portando seco come ostaggio o come -prigioniero il vicepresidente O'Donnell, che messo nel palazzo del -conte Carlo Taverna vi rimaneva tranquillo e indisturbato per tutte le -cinque giornate. - -Intanto, però, in varii punti della città eran corse schioppettate -fra il popolo e la truppa, e in più luoghi si erano inalzate delle -barricate. - -I soldati avevan saputo dell'uccisione delle due sentinelle del Palazzo -di Monforte e si vendicavano, dando la caccia ai cittadini. E questi -tiravano sui soldati. Non si trattava più di Milanesi oppressi e di -Austriaci oppressori. Era la vampa atavica dell'uomo selvaggio, che -morsicato morde, che ferito ferisce. Due giovani fra gli altri, di -condizione civile, inseguiti, fuggirono in una bottega di cartoleria, -che era aperta, avendo la folla strappate le porte per farne una -barricata. E i soldati dietro. I fuggenti corrono su per le scale, -finchè trovano il tetto, e i soldati sempre dietro. Non si seppe -mai, se scivolando dal pendio del tetto cadessero nella via o prima -fossero stati uccisi e poi precipitati dall'alto. Il fatto si è, che -i loro cadaveri, sfigurati, rimasero dov'eran caduti per più giorni, -non riconosciuti, nè raccolti dalle turbe ebbre di lotta e che avevan -altro da fare che di pensare a due poveri morti. Chi conta i cadaveri -nell'ora della battaglia? - -E la battaglia era ormai impegnata, nè consiglio di prudenti, nè pietà -di filantropi poteva ormai arrestarla. - -Nè solo i combattenti cadevano, ma anche i fuggiaschi, che per caso o -per necessità si trovavano nelle vie. Il bravo Torelli, che armato di -una sciabola e di due grossi pistoloni andava verso il Broletto, trova -sul marciapiedi presso la via della Spiga un povero vecchio ucciso da -una palla nel mezzo della fronte, e la pioggia lavava quella ferita -e portava lungo il leggier pendio della strada un sottile rigagnolo -di sangue. Il Torelli aiutato da alcuni cittadini portò quel povero -vecchio sotto l'atrio d'una casa. - - * - * * - -Ecco il principio della rivoluzione, ecco la prima delle cinque -gloriose giornate, che scrissero una pagina d'eroismo nella storia -d'Italia e diedero una lezione ai despoti; nè starò a descrivervi -tutte le scaramuccie, tutti i particolari della lotta, che non aveva -un solo generale, nè un solo piano di tattica, ma che si combatteva -in tanti centri, quanti erano rappresentati dalle caserme, dal Comando -di piazza, dalla polizia e con diversa fortuna, secondo i luoghi e gli -uomini che combattevano. - -Non accennerò che a qualche episodio. Mettendoli l'uno accanto -all'altro, avrete il quadro della sommossa. - -Corre la voce, che davanti al Gran Comando Generale posto in via -di Brera, i soldati fraternizzano col popolo. Si spiega la cosa, -aggiungendo che quei soldati son tutti ungheresi e italiani. Se un -cittadino di alta autorità e di grande energia si presentasse al -Comando, potrebbe intimare la resa a quel battaglione. - -Ma c'è chi soggiunge: - -È vero: son tutti italiani e ungheresi, non chiederanno di meglio che -di arrendersi; ma gli ufficiali son tutti tedeschi e conviene che per -trattare con essi ci voglia chi sappia il tedesco. - -L'uomo coraggioso si trova, anzi se ne trovano due, perchè al Torelli -si aggiunse l'Anfossi, e entrambi, senza misurare il pericolo della -loro impresa, si avviano al Comando. - -Era tutto un quadrato di soldati, che fitti fitti e armati stavano -davanti alla porta del palazzo. Il Torelli, traendo un fazzoletto -bianco e sollevandolo in alto, gridò con tutto l'entusiasmo: _Eljen -Madjar!_ Risposero in molti _Eljen! Eljen!_ e parecchi strinsero la -mano al nostro Torelli. - -Egli ravvisò un maggiore, che ravvolto in un gran mantello impermeabile -a causa della pioggia, stava dinanzi alla porta chiusa del Comando -e tentò di persuaderlo ad arrendersi. Ormai il popolo era padrone -della città, era bene evitare un inutile spargimento di sangue.... si -arrendesse. - -Il maggiore lo ascoltò con tutta la calma, senza dar segno di -impazienza o di sdegno, e si accontentò di rispondere: _No, non lo -posso, non fate ostilità voi, e non ne faremo noi_. - -L'Anfossi, che non sapeva il tedesco, non poteva capire il dialogo, -vedendo che i soldati li avevano circondati, disse piano al Torelli: -«Caro mio, andiamocene, ci potrebbero portare in castello.» - -Il Torelli ritornò all'assalto con parole più calde, ma il maggiore -con più energia di prima disse di no, e i due temerarii cittadini -ritornarono donde erano venuti. - -Se la resa non riusciva colle buone, doveva riuscire colle brusche e a -suon di fucilate. - -Il 19 l'Anfossi con una schiera di valorosi compagni prendeva gli Archi -di Porta Nuova, respingendo gli Austriaci e prendendo un'ottima linea -di difesa. - -Il giorno dopo, i Tedeschi abbandonavano la Polizia e il Duomo, che -avevano occupato, come un osservatorio e come un ottimo punto di -difesa, dacchè i Tirolesi, ottimi fra tutti i tiratori del mondo, di -lassù uccidevano senza sbagliare un colpo. Aggiungete che accanto al -Duomo sta il Palazzo Reale e si innalza il colosso dell'Arcivescovado. - -Il Torelli, appena seppe che il Duomo era abbandonato, chiese ad una -signora una bandiera tricolore, e con pochi compagni la portò su quel -gigante di marmo, e l'innalzò tra gli applausi del popolo, che dal -basso vedeva il vessillo nazionale sventolare per la prima volta sul -caro, sull'adorato _Dom de Milan_. - -Questa la poesia della rivoluzione! Accanto alla poesia, però, nello -stesso tempo la prosa robusta e vigorosa dei fatti. È in quello stesso -giorno che la Congregazione Municipale si trasformava in _Governo -provvisorio_, con patriottico pudore però rinunziando alla parola -audace e forse ancora troppo superba, e dicendo solo in un suo proclama -«_che viste le circostante assumeva in via interinale la direzione di -ogni potere allo scopo della pubblica sicurezza_.» - -Ai membri ordinarii della Congregazione, oltre il conte Gabrio Casati -podestà e gli assessori Antonio Beretta e conte Cesare Giulini, si -aggiunsero Vitaliano Borromeo, Franco Borgia, Alessandro Porro, Teodoro -Lecchi, Giuseppe Durini, Anselmo Guerrieri, Enrico Guicciardi e Gaetano -Strigelli. - -E il Governo provvisorio nominava un Comitato di guerra, poi uno di -difesa, uno di pubblica sicurezza, uno di finanza, uno di sanità e per -ultimo uno di sussistenza. - -Troppo governo, direte voi: ma chi potrà accusare di troppa voluttà di -comando chi ha sempre ubbidito; ubbidito a forza e a tiranni odiosi? -Chi potrà accusare di intemperanza un affamato, che a un tratto siede -ad una mensa lautamente imbandita? L'ebbrezza non è soltanto nel fondo -delle bottiglie, ma in ogni battaglia vinta, sia poi d'amore, di gloria -o di libertà. E in quei giorni noi tutti, anch'io quasi fanciullo, -eravamo ebbri d'indipendenza e di lotta. - - * - * * - -Il 20 di marzo un maggiore croato si presentava come parlamentare in -casa Taverna, portando una proposta del maresciallo Radetzki, quella di -sospendere per tre giorni le ostilità. - -Eran presenti a riceverlo i membri del Governo provvisorio, quelli del -Comitato di guerra e quelli del Comitato di difesa: in tutto 14 o 15 -cittadini. La proposta fu respinta, e fucili e cannoni continuarono la -loro crudele missione. - -Fra le molte scaramuccie, fra i molti assalti, che avvennero in quei -cinque giorni, due assunsero aspetto di veri fatti di guerra, che -meritano una pagina nella storia della strategia e della tattica: -voglio dire la presa del Genio e quella di Porta Tosa. - -Il Genio, che era allora dove è oggi la monumentale fortezza della -Cassa di Risparmio, era il cuore della difesa degli Austriaci. Dal -Castello e dalle porte partivano i fulmini, ma dal Genio emanavano le -correnti che li sprigionavano. Là era il cervello, là il denaro, là le -carte del governo. - -E da ogni finestra i migliori tiratori tirolesi facevano piovere palle -di piombo sui cittadini armati, che volevano entrarvi e si andavano -avvicinando di barricata in barricata, di tetto in tetto. E seminando -di morti e di feriti le vie e innondando di sangue i ciottoli e i -marciapiedi, si andava innanzi; la porta che resisteva, forte per -natura e barricata per di dentro, fu schiantata da due cannoncini -di legno cerchiati di ferro, che furono improvvisati dai Milanesi, -fatti inventori di una nuovissima artiglieria. Io li ho veduti quei -cannoncini, anneriti, feriti anch'essi, che parevano giocattoli da -bimbi, ma che pure avevano vinto il Genio austriaco. Augusto Anfossi, -l'anima e il cuore delle cinque giornate, l'eroe primo di quella -battaglia tanto disuguale, lasciava la vita in quel'assalto. - -Dove si fece il maggior fuoco fu però a Porta Tosa, dove gli Austriaci -con cannoni e battaglioni ben armati, difendevano una delle più forti -posizioni, fulminando la città. Il Corso che conduceva alla porta era -troppo largo, perchè vi si potessero piantare barricate forti e solide, -che potessero difendere gli assalitori e resistere alle artiglierie. - -I Milanesi pensarono di fare delle barricate mobili e le ho viste -anch'io e le ammirai come un'altra improvvisazione della strategia -rivoluzionaria. - -Eran fatte di grosse fascine legate in forma cilindrica, lunghe due o -tre metri e grosse un metro che si facevano rotolare a forza di spalle, -e i nostri tiratori dietro ad esse ben difesi poterono sloggiare gli -Austriaci e prender la Porta, che a buon diritto fu battezzata da quel -giorno col nome di Porta Vittoria. - -Mi par di vederle ancora quelle barricate mobili, che frantumate -dalle palle nemiche lasciavano escire da cento ferite le loro viscere -lacerate. Ma accanto a quel ricordo, che potrei tradurre in un quadro, -se fossi pittore, ce n'è ancora un altro, quello delle acque, che -corrono in quei dintorni e che vidi rosse, come se fossero state tinte -col carminio. E mi parve a quel tragico colore, che in quell'onda quasi -ferma vi dovesse esser più sangue che acqua. - -Di quel sangue però nessuna goccia era mia.... e leggendo oggi il mio -vecchio giornale di ora è mezzo secolo, vi leggo con stile infantile -queste parole: - -_Io invidio i miei fratelli, che hanno combattuto per la patria e hanno -posto il nome dei Milanesi fra gli eroi i più generosi e robusti...._ - -Se non sono stato fra i combattenti, fui però di sentinella alle -barricate, e anche di notte e con nessun altr'arme che una gran -scimitarra turca, che avevo chiesto a mio padre. Come ero fiero di -passeggiare in su e in giù davanti alle barricate, colla mia scimitarra -appoggiata alla spalle e gridando il _Chi va là?_ ai passeggeri, ai -quali chiedevo la parola d'ordine. Mi pareva d'essere la sentinella -perduta di un vero accampamento di guerra.... - -Con quella scimitarra e naturalmente colla mia coccarda tricolore, -andavo a far le provviste di cucina colla serva, quasi a difenderla, -e in quei giorni non era davvero facile il percorrere anche un piccolo -tratto di cammino, essendo quasi ogni via interrotta dalle barricate, -che furono calcolate a circa 2000. - -La nostra serva si credeva difesa da quel giovane guerriero e da quella -scimitarra turca! Povera difesa! — Io ero così gracile, così sottile -in quell'epoca, che un croato, incontrandomi, mi avrebbe con un pugno -gettato a terra e disarmato. - -Da sentinella di barricate passai dopo le cinque giornate a guardia -nazionale, e ricordo le notti passate sul tavolaccio nel Palazzo -Trivulzio e nel Palazzo Marino. Allora, però, invece della gran -sciabola avevo un fucile. - -Un mattino alle 5 dovetti con altri militi della guardia civica -condurre al Castello cinque soldati austriaci nostri prigionieri, e lì -ebbi la gioia di vedere la prima cavalleria piemontese che partiva per -il campo. - -Ricordo ancora che un altro giorno tutti i Civici di Sant'Alessandro -furono riuniti sulla piazza dello stesso nome, e di là ci avviammo al -Broletto, al suono allegro del tamburo e seguendo la grande bandiera -tricolore, che si amava come una fanciulla, come una mamma; come la -poesia incarnata della patria. - -Giunti al gran cortile del Broletto ci schierammo per eleggere i nostri -capi e per acclamazione si nominò nostro capitano il marchese Trivulzi, -che era però a letto con una palla in una coscia. Con lui furono -eletti i tenenti e poi si ritornò al palazzo Trivulzi, dove sotto le -sue finestre si gridarono evviva fragorosi al nostro Duce. La signora -marchesa, commossa, scese a salutarci, e ci promise che ella stessa ci -avrebbe ricamata una bandiera. - -Se mi lasciassi andare alla voluttà dei lontani ricordi, non la finirei -più. Lasciatemi solo richiamarne uno di poca importanza, ma che vi -mostrerà in qual'aria di idealismo generoso si respirasse a Milano in -quei giorni. - -Mentre si trattava l'armistizio proposto dal Radetzki, io escii col -mio solito sciabolone e mi avviai verso il teatro della Scala. Tacevano -le campane, che erano il tormento indicibile dell'esercito austriaco, -tacevano le fucilate, tacevano i cannoni. - -Giunto nella via di Santa Margherita, dove era l'Ufficio della Polizia -e che era tutta barricata, vidi che le finestre erano occupate da -cittadini, che gettavan giù a cento a cento cartoni pieni di carte, -fascicoli, libri, tutta la triste biblioteca di quella casa, che era -in una volta sola covo di spie, fucina di tirannide e carcere di tante -vittime. - -Quel pandemonio era stato abbandonato dai tiranni, ed ora era in mano -delle vittime, che prendevano la loro vendetta sulle carte. - -Io raccolsi parecchi fogli timbrati dall'aquila grifagna, e mentre li -stava per leggere, un colpo di mitraglia venne a colpire una barricata -assai vicina a quella in cui mi trovavo, facendo un rumore strano, come -di cento latte che fossero lacerate in una volta sola. Tutti i presenti -si addossarono al muro, ed io visto che il colpo non si ripeteva più, -corsi in mezzo alla via e raccolsi due o tre pallottole di ferro, -ancora fumanti. Facevan parte di quella rozza mitraglia d'allora ed -eran piene di chiodi e perfino di pezzi infranti di ferri di cavallo. - -A quel tiro, però, tennero dietro dopo un piccolo silenzio altri tiri, -ed essi ci dicevano ad alta voce che l'armistizio era stato respinto e -che la lotta ripigliava il suo andare. - -Portai a casa i miei fogli e li diedi a vedere alla mamma, colla -quale stava per leggerli con viva curiosità. Ma la mamma mi disse, -impallidendo e inorridita: _Sono rapporti segreti di spie italiane.... -ahimè! e sono firmati. Non voglio leggere quei nomi.... bruciamo questi -fogli, subito subito._ - -E quei fogli furon bruciati con mio grande dolore, non per la curiosità -delusa delle firme infami; ma perchè in me nasceva già il futuro -psicologo, che doveva finire sulla cattedra d'antropologia di Firenze. -Quei fogli eran per me documenti umani, che oggi figurerebbero nel mio -Museo psicologico. - -Li ho rammentati, perchè il sentimento generoso che aveva ispirato mia -madre a distruggerli, era in quei giorni l'ambiente in cui si viveva, -era l'aria che si respirava noi tutti. - -Se entrava un cittadino armato in un caffè, chiedendo un rinfresco, -quando stava per pagarlo, gli si rispondeva con un gesto di grande -meraviglia: _Ma ghe par?_ oppure _O giust!_ - -I feriti eran raccolti subito e alloggiati dove cadevano. In tutte le -case signore e signorine vegliavano le notti, fabbricando filaccia -o cucendo bandiere tricolori e ho veduto strappare pezzuole di tela -battista d'immenso valore, quando per far filaccie si era dato fondo a -tutti i cenci vecchi della casa. - -Uno dei nostri tiranni poliziotti più odiato era il Bolza. Sapendosi -aborrito, nelle cinque giornate si era nascosto in un fienile, ma fu -scoperto e preso. A furia di popolo, più trascinato che condotto, fu -portato non so a qual Comitato davanti a Carlo Cattaneo, chiedendogli -che genere di supplizio doveva essere inflitto a quel boia. Il Bolza -era già più morto che vivo, più pallido di un cadavere e coperto di -fieno, che lo rendeva grottescamente orrendo. - -Il Cattaneo sereno e tranquillo rispose: - -_Se lo uccideste, fareste cosa giusta, ma se lo lasciate in libertà, -farete cosa santa e degna di un popolo vittorioso, e che aspira alla -libertà._ - -E il Bolza fu lasciato libero. - -Quarantottate, diranno alcuni, ma a questa bestemmia ritornerò fra poco. - -I popoli vivono tutti in un dato clima fisico, che è l'aria per i -polmoni e che respiran tutti, ricchi e poveri, contadini nel campo, -operai nelle vie, principi nei palazzi. È un clima che li avvicina e li -affratella. - -Ma vi è un clima più efficace, più tirannico, e che è, per il cervello -e per il cuore, ciò che è l'aria per il polmone. È l'ambiente morale, -che diffonde la sua influenza sottile, penetrante, irresistibile in -ogni vena della vita pubblica; che fa battere ogni polso di uomo che -pensa e sente. Nessuno può sfuggirvi, nessuno resistervi. - -Quell'ambiente ora è salubre ed ora è mefitico, ora è inebriante ed -ora è deprimente ed è fatto dai sentimenti umani che fanno palpitare il -cuore di una nazione. Se l'orgoglio nazionale è alto, e legittimamente -alto, quell'ambiente vuol dire gioia, entusiasmo, carità, idealismo. Se -l'orgoglio è depresso, quell'ambiente vuol dire tristezza, sentimento, -scetticismo, fors'anche cinismo. - -Se quell'ambiente è fatto di gloria e di ricchezza vuol dire salute -morale, energia, generosità, eroismo. Se invece è fatto di paure e di -pentimenti, vuol dire affarismo, viltà collettive, vuol dire marasmo -delle anime. - -In quei cinque giorni Milano respirava bene, respirava a pieni polmoni -l'aria della vittoria e della libertà ed era perciò nobile, generosa, -idealista. - - * - * * - -E dacchè vi ho intrattenuto sempre del 48, permettetemi che nel -chiudere la mia conferenza getti un grido di sdegno contro la brutta -parola di _quarantottate_, che pur si ripete più di una volta, e -soprattutto dai giovani serii, che non hanno potuto battersi e dai -vecchi serissimi, che non si son battuti mai. - -Per questi signori, _quarantottata_ vuol dire una dimostrazione un po' -chiassosa, un entusiasmo collettivo espresso forse con uno scampanio -troppo rumoroso; è insomma ogni espressione patriottica, che si -presenti sotto forma troppo arcadica o troppo ingenua. - -Si cancelli dalla lingua parlata, dal frasario politico questa parola, -che è una barbarie. - -Bestemmia contro tutto ciò che nell'uomo si ha di divino; cioè -l'idealità, l'eroismo, l'amor di patria. - -Il 48 fu un sogno, un'illusione, un disinganno. Si credette che il -cuore bastasse senza il cervello. Lo credettero i milanesi, lo credette -anche Carlo Alberto, quando affrontò l'armata austriaca col piccolo -esercito del piccolo Piemonte. - -Ma sogni, ma illusioni, ma disinganni che ci portarono al 59, al 66, -al 70; e il quarantotto con le sue quarantottate fu un delirio di amor -di patria, fu un trasporto che lasciò il cielo pieno di luce, e che -fecondò la terra nostra col sangue dei primi martiri. - -Anche i vecchi deridono le follie della giovinezza, ma più spesso che -per saviezza, per invidia di non esserne più capaci. - -E quando ascolto i giovani, che nel 48 non erano ancor nati, deridere -le quarantottate, esclamo: - -«Ecco dei giovani vecchi, che deridono dei vecchi giovani!» - -Le barricate, spero, non si innalzeranno più in Italia e forse anche -non avremo più bisogno di rivoluzioni; ma ai giovani che bestemmiano, -pronunziando in tuono di scherno, la parola di _quarantottate_, io che -li amo, auguro loro che nella lor vita provino anch'essi la suprema -voluttà degli entusiasmi patriottici, delle idealità sovrumane, ci -vengano poi dal cielo o dalla terra. - -Il divino nell'umano è l'entusiasmo, e chi muore senza averlo goduto, -non ha vissuto mai! - - - - -VENEZIA NEL 1848-49 - -CONFERENZA DI POMPEO MOLMENTI - - - _Signore e Signori,_ - -Nell'ampia sala magnifica del Palazzo dei Dogi — forse la più bella del -mondo — convenivano taciti, avviliti, confusi i veneti patrizî. Era il -12 maggio 1797. Gravi pericoli minacciavano l'esistenza della vecchia -Repubblica. Alle offese del Bonaparte l'imbelle doge Lodovico Manin -rispondeva con vile rassegnazione, e i patrizi degeneri, convocati -a consiglio, con non minore codardia decretarono la fine della -repubblica e l'abolizione dell'ordine aristocratico. Poi uscirono tutti -a precipizio. Erano cinquecento e trentasette; paurosi i più, alcuni -illusi della nuova libertà, parecchi traditori, pochi fieri, risoluti, -sdegnosi. Venti soli votarono contro il sacrifizio della patria, -cinque si astennero. Così finiva la città dei Dandolo, dei Pisani, dei -Veniero, dei Morosini! Un solo giorno faceva dimenticare tutta la sua -forza, tutta la sua maestà, tutta la sua grandezza! - -Il 17 ottobre 1797, il Bonaparte, con l'infame mercato di Campoformio, -vendeva Venezia agli austriaci. E allorchè il giorno moriva e i -rintocchi delle campane si spandevano sull'ampia laguna, e le acque -erano solcate da splendori fosforescenti, sotto il Palazzo pieno di -misteri, dinanzi alle pietre fatte brune dai secoli, fra il popolo muto -ed oppresso, un uomo con l'anima in delirio e i nervi agitati, esciva -in una imprecazione che, in quell'avvilimento, risuonò alta e fiera -protesta, e fu seme di riscossa nelle età future. «L'Italia è terra -prostituita» esclamava Ugo Foscolo «premio sempre della vittoria. Potrò -io vedermi dinanzi agli occhi coloro che ci hanno spogliati, derisi, -venduti e non piangere d'ira?» - -Così, con questo alto lamento angoscioso, finisce l'un secolo e -comincia l'altro. Nei misteriosi palazzi s'aprono le porte, si -spalancano le finestre, vi entra una improvvisa folata di vento, un -turbine impetuoso. - -Fuggono spaventate le belle donnine tutte frange, fronzoli e cernecchi, -i cavalierini dall'anima di stoppa e dallo spadino inoffensivo; e un -silenzio come di morte piomba nelle stanze fiorite di stucchi e d'oro, -discrete confidenti di colloqui amorosi, dove sorridevano tutte le -eleganze e tutte le letizie della festosa arte del veneto tramonto. - -Ed oggi, quando i ricordi del passato si ridestano in quelle vecchie -dimore, in cui i dipinti e le stoffe si stingono in un color d'ombra -diffuso, e tutto ha un dolcissimo profumo di vecchio, e ad ogni oggetto -si accompagna una leggenda amorosa; oggi, quando nella penombra di -quelle stanze sembra di veder salire e vanire entro cirri di nubi -profili femminili, figure eleganti di cavalieri, fantasmi voluttuosi, -ci si domanda in qual modo quei Florindi e quelle Rosaure, tutti _ben -mio_, _vita mia_, _vissare mia_, poterono, dopo appena cinquant'anni, -trasformarsi negli ardimentosi difensori di Venezia. - -Come mai il doge Manin, che mentre crollava la longeva repubblica -lamentavasi di non poter esser sicuro nemmen nel suo letto, potè, dopo -mezzo secolo, trovare il più magnanimo contrapposto in un altro Manin -(la storia ha di questi strani riscontri anche di nomi), il quale, -benchè plebeo, seppe vendicare l'antica macchia inflitta al nome -patrizio? E per che modo l'anima gracile della città dai morbidi amori, -dopo una lunga e molle inerzia si destò con tanta possanza? E che cosa -ha veramente prodotto la immensa esplosione del '48? - -Vediamo. - - * - * * - -La città dominatrice, che avea avuto tutte le grandezze, dovea provare -tutte le miserie. - -Quando, dopo essere stati cacciati dai francesi nel 1806, gli austriaci -entrarono nel 1814 per la seconda volta a Venezia, il podestà Gradenigo -— un discendente di quel Doge che avea ordinato e rafforzato il -dominio dell'aristocrazia — andava a prosternarsi a Vienna dinnanzi -all'Imperatore, mentre un arciduca austriaco sulla piazza di San Marco -gettava manciate di denaro al popolo plaudente. - -Venezia perdeva a brani il suo manto di regina. Le gondole parevano -bare galleggianti, gli uomini attraversanti gli alti ponti ombre del -passato — i monumenti rovinavano, e più di dugento palazzi venivano -demoliti per non pagare le imposte e per vendere i materiali. Nei -cittadini era fiacco lo spirito, nullo il pensiero. - -Il governo straniero, senza moderazione e senza giustizia — i balzelli -eccessivi — il commercio inaridito e sacrificato alle altre parti -dell'Impero, specie a Trieste — le spie e gli sbirri, _véritables -forçats_ — secondo la energica frase di Anatole de la Forge — _auxquels -l'Autriche donnait Venise pour bague_ — la mancanza infine d'ogni -libertà politica e civile non valevano a ridestare gli spiriti, immersi -come in uno stupor doloroso. Perfino la religione legittimava la -tirannide e faceva sacro il dispotismo. - -Ah! se dagli abissi del passato, le anime delle antiche generazioni -avessero potuto riveder quei luoghi consacrati dalle loro rimembranze! -Se le anime dei dogi, dei senatori, dei guerrieri avessero potuto -rivisitare la loro città, ravvolta come in un funebre sudario, e vedere -invaso da una volgar turba d'impiegati tedeschi il palazzo dogale, -dove gli acuti e gravi magistrati erano stati custodi vigilanti delle -libertà più antiche del mondo e sulle antenne della Piazza la bandiera -gialla e nera in luogo del temuto vessillo, che s'era inalzato sulle -torri imperiali di Bisanzio e s'era agitato ai venti della vittoria -sulle acque di Lepanto; se quelle inclite anime avessero potuto veder -tutto ciò, tra i gemiti di un immenso dolore si sarebbe udito risuonar -per l'aere la lamentazione dell'antico profeta: _Quomodo sedet sola -civitas plena populo: facta est quasi vidua domina gentium?_ - -Senza palpito e senza respiro veramente sembrava la Gerusalemme -dell'Adriatico. - - * - * * - -Dopo la rivoluzione e dopo il fulmineo cruento passaggio di Napoleone, -parve fatale e necessaria la reazione politica, che col trattato -del 1815 e con la Santa Alleanza, stese un'ombra mortifera su tutta -l'Europa. - -Ma non poteva durar lungamente; e già dopo alcuni anni in Francia, -in Ispagna, nel Portogallo i legittimisti erano vinti; la Grecia e -il Belgio si rivendicavano a libertà, e contro la Santa Alleanza si -stringeva la lega occidentale tra l'Inghilterra, la Francia, la Spagna -e il Portogallo. - -Anche in Italia il germe vitale non era spento. La coscienza -patriottica si andava lentamente formando, e sorde indignazioni -covavano in alcune anime generose, alle quali fu corona di grandezza il -martirio. - -Il 24 dicembre 1821 sulla piazza di San Marco, dal poggiuolo del -palazzo dei Dogi, veniva letta una terribile sentenza ad alcuni -imputati di Carboneria, che stavano sovra un palco d'infamia, esposti -alla curiosità di una folla ammutolita. - -Fra gli altri veniva commutata la pena di morte in venti anni di duro -carcere nello Spielberg a Villa, Bacchiega, Fortini, Oroboni, Munari -e Foresti — sante figure di martiri, che vediamo passare per mezzo -alle pagine di quel libro, in cui il dolore ha accenti di semplicità -sublime, le _Prigioni_ del Pellico. - -Dopo il processo dei Carbonari, s'addensò più cupa la maledetta tenebra -della tirannide, e sembrò che Venezia di quella silente e paurosa -servitù non sentisse vergogna. - - I re che ha sul collo son quei che mertò, - -si sarebbe potuto dir col poeta. - -I veneziani rassegnati o gaudenti senza odio verso il dispotismo, senza -amore per la libertà, traevano i giorni inutili e oziosi nei caffè, -tra le chiacchiere, nei teatri. Venezia era divenuta la città della -musica e della danza. Bellini e Verdi, la Ungher e la Grisi, la Essler -e la Taglioni occupavano gli animi di quella gente immemore, assidua -consigliatrice di tranquillo vivere. - -Silvio Pellico, che a questo tempo si trovava a Venezia, scriveva: - -«Qui mi annoio. I veneziani sono troppo chiacchierini; la loro vita di -piazza e di caffè è molto scioperata; non pensano, non sentono. Io erro -le intere giornate nelle gallerie di quadri, nelle chiese, nei palazzi -crollanti, dappertutto mi colpisce lo spettacolo della passata forza -e ricchezza veneziana e della presente miseria. Come mai non vedo in -ciascun volto il dignitoso sentimento del dolore? Ad ogni sghignazzare -pantalonesco io fremo.» - -La sventura incodardisce le anime deboli. Con onorificenze e pensioni -erano ricompensate le servili umiliazioni al monarca austriaco: e le -famiglie patrizie decadute — servitù decorata! — strisciando inchini -pitoccavano sussidî. - -Movimento di pensieri e di studî, andava, è vero, timidamente -manifestandosi, ma fuori della vita reale. Il Carrer, il Betteloni, -il Capparozzo, il Cabianca erano gentili poeti. Il Romanin, il -Cappelletti, il Cicogna ricercavano e studiavano i vecchi documenti — -ritorno non del tutto infruttuoso alla civile sapienza repubblicana. -Non erano spenti il brio grazioso e la vivacità acuta, che aveano dato -gli ultimi guizzi nelle conversazioni di Giustina Renier Michiel morta -nel '32 e di Isabella Teotochi Albrizzi morta nel '36. E a quando -a quando scoppiava la poesia di Pietro Buratti caustica, personale, -locale, in cui abbondava la ciarla maligna dei vecchi poeti giocosi, -non mai il fremito cocente della satira politica. - -La coscienza era vuota d'ogni alto volere, d'ogni intento patriottico, -e anche la letteratura, sbiadita e muliebre letteratura da strenne, -s'abbandonava a un tenerume, cui davasi il nome di sentimentalità. - -La poesia o era lagrimosa ed elegiaca, nuova Arcadia al lume di luna -con le castellane e i menestrelli, in luogo delle dee e dei numi -dell'olimpo, o finiva nelle canzonette per chitarra, nelle strofette -fluenti di quel dialetto molle e carezzevole, che la Signora di Staēl -si meravigliava fosse parlato da coloro che resistettero alla lega di -Cambray. - -E nel sereno armonioso delle notti veneziane, dalla gondola solinga, -s'alzava il canto del Lamberti: - - La biondina in gondoleta - L'altra sera go menà, - Dal piacer la povareta, - La s'a in bota indormenzà. - La dormiva su sto brazzo, - Mi ogni tanto la svegiava, - Ma la barca che ninava, - La tornava a indormenzar. - -Nell'umido alito profumato della muta laguna l'amore persuadeva le -anime effemminate ai morbidi sonni. - -A un tratto un grido di rivolta rompe il letargo dei giacenti. - -Nel '44 tre ufficiali veneziani della marina austriaca, i fratelli -Bandiera e Domenico Moro, disertavano, e il loro eroico disegno -d'insurrezione era spento, nel vallon di Rovito, dal piombo borbonico, -che troncava su quelle giovani labbra il grido: Viva l'Italia! - -Dopo tre anni, il pontificato di Pio IX annunziava la giustizia e la -pace. La religione benediceva alla patria, gravata sotto la pressura -straniera, e Cristo ridiveniva la speranza degli oppressi. - -Dovunque aspettazioni inquiete, palpiti indefiniti, indistinti presagi, -un desiderio insomma di rivivere. Le questioni economiche e giuridiche, -le discussioni scientifiche, le nuove vie ferrate, le riforme edilizie -davano modo ai patriotti di avvicinarsi, d'intendersi, di concitare -l'animo ad un solo, altissimo intento: rialzare le energie e ritemprare -i caratteri, aspettando che gli eventi sorgessero propizi. Anche le -lettere e le arti, ravvivate dalle fiamme del Mazzini, del Berchet, del -Guerrazzi, incominciavano, ad acuire la spada, che doveva affrancare la -patria. - -Quando, il 13 settembre del '47 s'apriva a Venezia il Congresso dei -dotti, il nome del novello Pontefice era salutato con un fremito di -gratitudine e di speranza, con clamori d'entusiasmo. - -Nell'ora novissima Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, che ad incarnare -il pensiero patrio tentavano tutte le vie e tutte le forme, con -gli scritti e con la parola arditamente chiedevano agli oppressori -il risarcimento del diritto troppe volte violato. I due generosi -cittadini, rammentando all'Austria le non mai adempite promesse, erano -affratellati da un solo ardentissimo affetto, uniti in uno stesso -pensiero. - -Eppure quanta diversità d'indole fra essi! - -Daniele Manin, austero di coscienza come di vita, animo incapace d'odi, -ma sensibilissimo agli affetti, aveva mente lucida e comprensiva. -Conoscitore profondo degli uomini e delle cose, energico e prudente, -riflessivo ed entusiasta, umano e giusto, le più disparate doti -trovavano in lui un mirabile contemperamento. Il Tommaseo se imponeva -come il Manin il rispetto, non si conciliava come l'amico suo la -simpatia. C'era del crudo e dell'eccessivo in quella sua ispida -modestia, in quella sua ritrosia diffidente e scontrosa. Egli stesso -si dichiarava non d'altro ambizioso che di solitudine, cupido che di -povertà, superbo che di voler nulla potere. Ma in entrambi uguali la -probità, la lealtà, il disinteresse, il sacrifizio di sè stessi alla -patria. - -Crescevano insieme con le ire degli oppressi, le vendette del -dispotismo. Il Manin e il Tommaseo furono tratti in carcere; ma la -ingiusta prigionia, inaspriva non domava il popolo, nelle cui vene -fluiva nuovo sangue. - -I fati eran pieni, e la rampogna dei forti era finalmente udita -dall'orecchio dei neghittosi. Gli uomini insensibili e inerti si -mutavano a un tratto in una gente fervida, animosa, concorde. Uomini -donne, vecchi e fanciulli s'infervoravano nell'odio alla mala signoria. -Non c'era più casa in cui si ricevessero austriaci; molte signore -vestivano a lutto, gli uomini portavano cappelli alla Ernani come -segno di riconoscimento, e si astenevano dal fumare per non pagare allo -straniero una tassa involontaria, mentre la umile musa popolare cantava -scriveva su pei canti: - - Chi fuma per la via - Xe un tedesco o xe una spia. - -La rivoluzione era nell'aria e si sentiva nei nervi; si leggeva in -tutti i volti l'odio allo straniero. Dalle vicine città giungevano -notizie di risse sanguinose tra cittadini e soldati. Per quietare a -suo modo le agitazioni, l'i. e r. governo annunziava ai sudditi che -Sua Maestà s'era degnata (la parola è testuale) di mettere le province -italiane sotto l'imperio della spada. - -Ma gli avvenimenti doveano svolgersi nella loro solenne pienezza. - -La Francia s'ordina a forma democratica; sulle vie di Berlino sorgono -le barricate; a Vienna dirompe l'ira popolare e vince; e alcuni -principi, o per amore o per paura, temperano gli ordini dello stato. - -In particolar modo la sommossa di Vienna cresce baldanza alle -dimostrazioni patriottiche e a determinare i propositi più risoluti. - -Il popolo veneziano che vuol rivendicare patria, esistenza, libertà, -come una larga onda furiosa corre alle carceri, ne rompe le sbarre, -libera il Manin e il Tommaseo e li porta in trionfo. - -Sulle antenne della Piazza s'inalza la bandiera dei tre colori, e come -a promessa di vita novella tutti le si stringono intorno; i nobili -quasi sentissero più solenne l'orgoglio della gloria vetusta, il -ceto mezzano che alla patria dava affidamento di un felice presente e -segnava le vie per l'avvenire, il popolo che obliava gli antichi e i -recenti servaggi brandendo le armi nel nome della libertà. - -E i raggi del sole, riflettendosi sulle ampie vetrate di San Marco, si -spargevano intorno come un'aureola gloriosa; e il palazzo dogale pareva -irradiarsi di quella luce, che dovea risplendere un istante sulla -meravigliosa epifania italiana. - -Donde venne, mi ridomando, a quel fiacco popolo veneziano l'audacia -della ribellione? - -Chi avrebbe potuto sospettare che nel silenzio della laguna si celasse -tanta gagliardia? - -Gli è, signori, che nelle rivoluzioni del popolo come nelle -manifestazioni del genio, vi sono forme ed aspetti diversi. Come -v'è la mente che svolge ciò che altri prepararono e v'è il genio che -appare solitario e improvviso, così v'è la insurrezione apparecchiata -con ordinamento preconcetto e voluto, e v'è la ribellione repentina e -impulsiva, che nulla continua, che rifà tutto. - -Sono queste, di solito, le rivoluzioni dei popoli miti, tanto più -terribili quanto più lunga e pecorile fu la pazienza; come più tremenda -scoppia a un dato momento la collera nelle indoli tranquille, riposate, -serene, che nelle nature per abito risentite, violenti, subitanee. - -Sono queste le rivoluzioni che, anche se vinte e domate, preparano e -maturano l'avvenire e rigenerano i popoli neghittosi, togliendoli a una -torpida pace. Così il navigante fra le bonacce insidiose dell'Oceano -invoca qualche volta la bufera che potrà sospingerlo ad un porto. - -La palude morta avea infuso nelle vene di Venezia la febbre violenta -della libertà, e al popolo insorto i dominatori sgomenti non seppero -rifiutare la istituzione della milizia cittadina. - -Era la fiamma antica che riaccendeva il popolo di Lepanto e di Candia? -O il soffio del disinganno non avrebbe tardato a sterilire le vive -speranze? A chi manifestava il dubbio che il popolo veneziano fosse -incapace d'ogni nuova grandezza, il Manin rispondeva: - -— Voi no 'l conoscete: io lo conosco; è il mio solo merito: -vedrete. — - -Ne s'ingannò. - -II Manin diede impulso e direzione al movimento disordinato dapprima, -come in tutte le insurrezioni. - -Contrastare alle rivolte di popolo è temerario e vano, ma ad un'anima -gagliarda spetta di solito provvedere, affinchè procedano ordinate ed -utili e non sieno macchiate da delitti e da vergogne. - -Anche gl'inizi della veneta rivolta furono contaminati da un delitto, -ma le passioni popolari trascorrenti agli eccessi, furono subito -contenute e frenate da un uomo, che avea tutte le doti per reggere -onestamente ed utilmente il potere. - -Il mattino del 22 marzo giunge a casa del Manin la notizia che -gli operai dell'Arsenale avevano ucciso un colonnello ai servigi -dell'Austria, detestato per l'acerbità dei modi e per la eccessiva -durezza. - -L'energia del concepire era nel Manin vinta dalla speditezza -dell'esecuzione. Nel politico lampeggiava l'eroe. - -S'alza egli impetuoso, e rivolto a suo figlio Giorgio quasi fanciullo: - -— Vieni con me all'Arsenale — gli dice. - -— A farvi ammazzare — ribatte inquieta la moglie. - -— Anche, se occorresse — risponde freddamente il Manin. - -E senza indugio corre all'Arsenale, seguito dalle guardie civiche; -intima al contrammiraglio austriaco di rimettergli le chiavi, e al -rifiuto, traendosi l'orologio di tasca, dice con energica calma: - -— Vi accordo sette minuti di tempo a consegnarmi quelle chiavi. — - -Il contrammiraglio cede, e l'Arsenale, potente arnese di guerra, dove -si custodivano armi e munizioni in gran copia, e dove l'Austria avea -tutto disposto e ordinato per bombardare la città, cade in potere del -Manin. - -Mentre questo avvocato creatore di rivoluzioni usciva dall'Arsenale, -e con la spada sguainata salutava il gran leone scolpito sulla porta, -gridando _Viva San Marco_, i governatori austriaci cedevano i loro -poteri al Municipio. - -Proclamata la Repubblica, il Manin fu eletto presidente. Il sogno -superbo diveniva realtà, e dalle acque tranquille della laguna saliva -la speranza, la visione, l'amore, il pensiero di poeti e di martiri, la -nobile, la bella, la grande Italia. - -Le città venete erano poco dopo sgombrate dagli austriaci, che, -protetti dal terribile quadrilatero, chiuso dalle fortezze di -Verona, Mantova, Peschiera e Legnago, si ritirarono nella regione -compresa tra l'Adige e il Mincio, ove rimessi dalle prime sorprese -stettero aspettando l'esercito di Nugent, che adunavasi sull'Isonzo -e si apprestava ad invadere il Veneto. Italiani d'ogni parte della -sacra penisola correvano intanto alle lagune. Drappellando bandiere, -vestiti teatralmente, con divise dai colori sfoggiati, con cappelli -piumati ed elmi dalla lunga criniera, con molti uffiziali che il grado -eransi conferito da sè, inebriati da sonore ed enfatiche parole e dai -canti patriottici sciatti di forma, ma esuberanti di colorito, quei -volontari, senza disciplina militare, novissimi al combattere, si -mostravano pronti ad affrontare con slancio ardimentoso la morte. - -Di memorabili prove di valore parlano i campi di Montebello, di Sorio, -di Solagna, i piani di Curtatone e Montanara, innaffiati dal più gentil -sangue toscano, i colli di Vicenza, gli spalti di Treviso e di Osoppo, -le Alpi cadorine, non meno valide a presidiare la patria delle giovani -milizie guidate dal Calvi. - -Le armi levate a cacciar lo straniero si credeano veramente benedette -da Dio. In quei mattutini crepuscoli della redenzione nazionale, -l'amor della patria vampeggiante di purissimo fuoco s'accompagnava a -quel sentimento che fa divina l'anima così nelle grandi esultanze come -nei grandi dolori. Allora, in quell'Italia così diversa dall'Italia -presente, le due grandi forze, religione e patria, andavano unite, le -due grandi forze senza le quali è vano sperare che la patria nostra -ascenda a' suoi alti destini per le vie della sua ideal perfezione. -Allora, nella penombra dorata del bel San Marco, il popolo veneziano -accorreva a ringraziare e a pregar Iddio, dal quale solo viene il -supremo conforto della speranza. Il vecchio tempio repubblicano -significava in que' dì qualche cosa più che un simbolo religioso: esso -non rappresentava soltanto la fede, ma la patria, e non pure la patria, -ma la dignità di uomini liberi. - -Un dì — il ricordo fiammeggiava a traverso l'ombra dei secoli morti -— i guerrieri francesi crocesegnati s'erano raccolti sotto le navate -della Basilica, _la plus belle que soit_, e Goffredo de Villehardouin, -eroe e storico della santa impresa, implorando pietà per Gerusalemme, -_faite esclave des Turcs_, chiedeva ai veneziani _de venger la honte de -Jésus-Christ_. E i crociati si inginocchiarono, e da più di diecimila -petti escì un grido di entusiasmo, e il doge Enrico Dandolo e i baroni -francesi giurarono sulle loro spade di combattere per il trionfo della -fede. - -Dopo sei secoli lo stesso commovente spettacolo si rinnovava nella -Basilica d'oro. Aveano anch'essi, i volontari italiani destinati a -combattere gl'infedeli della libertà nelle pianure del Friuli, la -tunica segnata della croce vermiglia, s'erano anch'essi, i nuovi -crociati, raccolti in San Marco per veder benedette dal Patriarca le -loro armi e le loro bandiere, prima di lasciare Venezia. E ad essi, -il Tommaseo, apostolo e poeta della rivoluzione, rivolgeva il saluto -entusiastico: «Sia sereno il valor vostro e tranquillo come stromento -degno della imperturbata giustizia di Dio.» - -Dio e la patria! E appaiono nella memoria sante figure di preti e di -frati, ora angeli di carità presso i feriti e i morenti, ora incitanti -alla pugna nel folto della mischia, ove più terribile minaccia la -morte, sulle mura dei fortilizî lacere per gli assalti. - -Tutto in quella sacra primavera di libertà, risplende come tra un -baglior di leggenda. Così circonfusa da una luce vermiglia, che sembrò -annunziatrice del dì del trionfo, appare dapprima la figura di Carlo -Alberto. - -Animo indeciso, che non trovava l'energia della risoluzione se non -nel cimentare la vita al fuoco delle battaglie, coscienza squisita ma -incompiuta, a lui si rivolgevano gl'italiani. L'amor della patria vinse -le esitanze, e il carbonaro del '20, il reazionario del '21, raccolse -gli sdegni e le speranze italiane. - - E un re, a la morte nel pallor del viso - Sacro e nel cuore - Trasse la spada.... - -Palpitarono i cuori allora che quella spada scintillò al libero sole -d'Italia. Accorrevano in aiuto delle province venete e lombarde, -Durando coi pontifici, Guglielmo Pepe coi napoletani. E quando -quest'ultimo era richiamato da re Ferdinando, traditore e spergiuro, -Pepe negò obbedienza a quel re fraudolento. Tragittò, senza dimora, il -Po, e toccata la opposta sponda, mostrando l'altra ai pochi che con lui -aveano serbata fede alla patria, sclamò sdegnoso: - -— Di qua l'onore, di là vergogna! — - -E corse a Venezia, ove ebbe il comando supremo dell'esercito. Pareva in -sulle prime che sui campi di battaglia esultasse la vendetta italiana. -I volontari toscani due volte presso Mantova respingevano le sortite -nemiche: i piemontesi vincevano a Goito e a Pastrengo: Vicenza si -difendeva e ributtava gli assalti eroicamente: i lombardi ricacciavano -gli austriaci fino al Trentino. E molte delle province lombarde e -venete univano i propri destini a quelli del Piemonte. - -Anche l'Assemblea di Venezia fu chiamata a decidere sulle sorti della -metropoli. - -Il Manin, ripudiante da ogni aiuto di re, era fidente nelle sole forze -del popolo. Non era ancora in lui chiaro il concetto unitario, che alla -sua vigorosa mente balzò luminoso nella solitudine dell'esilio. Era -soprattutto veneziano, con l'anima tutta assorta nel bel sogno glorioso -della vecchia repubblica. Ma s'egli rifuggiva dall'omaggio cortigiano, -non sentiva ira di settario. Si mostrò irresoluto, e fu la sola volta -nel suo breve ma gagliardo governo. - -Ma come giudicare con i criteri dell'oggi le idee d'allora? Chi, -anche fra le intuite idealità lontane, avrebbe mai potuto sognare un -istante, che dopo pochi anni sarebbe incominciata l'età dei prodigi, -e che un gran Re, bene innestato sull'arbore italico, raccolta la -infranta corona a Novara, avrebbe fatto passare incolumi, a traverso la -bufera della rivoluzione, le libere istituzioni; avrebbe fatto uscire -il magnanimo concetto del Mazzini dai recessi delle congiure ai campi -di battaglia, e con l'aiuto di un eroe popolare, la cui figura sembra -rapita al poema d'Omero, di un uomo di Stato, che sembra modellato -nella creta onde Tacito plasmò le sue figure immortali, avrebbe riunita -la penisola tutta da un estremo all'altro sotto una sola bandiera? - -Non opponendosi all'unione col Piemonte, il Manin confessò di fare -un sacrifizio. Si mise il partito dell'annessione e fu vinto con voto -quasi universale. Il Manin rieletto ministro, rifiutò. - -Gli austriaci intanto ridivenuti padroni di quasi tutto il Veneto, -s'erano accampati sui margini della laguna per costringere Venezia a -darsi per fame. - -Pepe conduceva tratto tratto i suoi soldati al paragone delle armi con -gente usa alla guerra. - -In tali combattimenti di lieve momento si addestravano le armi -inesperte dei volontari, quando giungevano infauste notizie. - -Carlo Alberto, sconfitto a Custoza, abbandonava senza difesa Milano, -dove il Radetzky, il 6 agosto, rientrava con 30,000 uomini. Dopo tre -giorni si firmava l'armistizio Salasco, per cui l'esercito e l'armata -sarda abbandonavano al nemico anche Venezia. - -Il popolo veneziano, guidato dal Sirtori e dal Mordini, scese allora -tumultuante sulla piazza, al grido di _Abbasso il governo regio_, e -ricorse al Manin, che parve ancora il genio custode della città. - -A reggere il paese fu eletto un triumvirato dittatoriale: preside -il Manin, il colonnello Cavedalis per provvedere all'esercito, il -contrammiraglio Oraziani alla marina. - -Il 27 ottobre 1848, con un impeto di prodezza eroica, le schiere -guidate dal generale Pepe, rompevano dal lato di terraferma il cerchio -di ferro serrato intorno alla sventurata città, e fugavano i nemici -in quel fatto d'armi che s'intitola la Sortita di Mestre. In quella -giornata Venezia aggiunse una solenne pagina di valore alla sua storia. - -A Mestre si fecero oltre 500 prigionieri, si lasciarono sul campo -200 austriaci, si conquistarono 6 cannoni. Dei nostri 119 tra morti e -feriti, ma nessun prigioniero. - -Cadde ferito a morte Alessandro Poerio napoletano, poeta e soldato, una -delle più nobili figure del risorgimento italiano. Gli amputarono una -gamba e fu trasportato a Venezia a continuare la sua angosciosa agonia. -Prima di spirare la grande anima, rivolto a coloro che il circondavano: - -— Fine al pianto: celebrate i miei funerali con una vittoria sugli -austriaci — disse, e reclinato il capo si addormentò in quel sogno di -gloria. - -La vittoria di Mestre fu veramente l'ultimo sogno di gloria per -Venezia. Intorno alla infelice città si strinse più fiera la cintura di -ferro e di fuoco. - -Incominciava la penuria dei viveri: dileguava ogni speranza d'aiuto. -Dalla Francia vaghe promesse: dall'Inghilterra consigli di desistere. - -Nel febbraio del '49 prendeva la direzione del blocco il maresciallo -Haynau, ferocissimo, che rinnovava a Venezia la leggendaria apostrofe -di Attila. - -Il Manin in quei terribili giorni provvedeva a tutto con la prudenza -non mai scompagnata dall'energia, operava ratto e molteplice. Pensava -alla difesa, tutelava l'ordine interno; con lettere piene di senno -politico sollecitava l'aiuto delle nazioni amiche, e con la calda -parola, col coraggio personale, con la mite franchezza imperava sulle -intemperanze, sulle gelosie, sulle agitazioni. - -Quella rivoluzione, non fu soltanto agitamento febbrile di popolo, -ma rivendicazione di sacri diritti, ordinata da uomini, che non -soltanto sapeano scrivere e parlare, ma dirigere onestamente e -virilmente le cose politiche. Così che se io considero i creatori e -i reggitori severi di sì forte governo, mi si presenta allo spirito -la significazione che r antichità diede alla statua scolpita in -Argo di Telesilla, poetessa, guerriera e salvatrice della patria. -La quale statua, a dimostrare che valgono più le cose delle parole, -rappresentavala con un elmo in mano, intenta a mirarlo con compiacenza; -e a' piedi alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola parte -della sua gloria.[1] - -Quando il Piemonte rompeva di nuovo la guerra all'Austria, rifiorirono -ancora le speranze, presto troncate dalla sconfitta di Novara, che -parve il presagio della ruina di Venezia. - -Il 2 aprile 1849, la veneta assemblea si riuniva nella sala del Maggior -Consiglio. Le figure colossali dei vecchi dogi e dei guerrieri della -Repubblica, dipinte sulle pareti, parevano pronte a trar la spada per -difenderla ancora. - -I rappresentanti del popolo, sparsi a crocchi per la sala, parlavano a -voce concitata, sommessa, quando entrava Daniele Manin. - -Ei procedeva non baldanzoso, ma sicuro; grave ma pacato. Un ardore -melanconico brillava negli occhi suoi fissi. La sua voce avea strane -virtù, che comunicavano alla sua eloquenza una commozione profonda. -Dopo aver detto della disfatta e dell'abdicazione di Carlo Alberto, -parlò così: - -— L'Assemblea vuol resistere al nemico? — - -Tutti acclamando s'alzarono in piedi. - -— Ad ogni costo? - -— Sì, ad ogni costo. - -— Badate, io vi imporrò sacrifizi immensi — replicava il Manin. - -— Li faremo — gridarono tutti. Dopo ciò si votava la seguente parte: - -«L'Assemblea dei rappresentanti dello stato di Venezia, in nome di Dio -e del Popolo, unanimemente decreta: Venezia resisterà all'austriaco ad -ogni costo.» - -L'onta di mezzo secolo prima, con cui un altro Manin aveva macchiata -Venezia, era veramente cancellata. Splendeva anco una volta glorioso -il retaggio de' secoli, e dagli antichi dipinti della sala del -Maggior Consiglio l'immensa moltitudine di valorosi pareva rispondesse -orgogliosa ai nuovi accenti d'inclito ardimento. - -Anche il popolo parve inebriato d'epico orgoglio. I ricchi portarono -sull'altare della misera patria il loro oro: il popolo il suo obolo: le -donne i loro gioielli. - -Frattanto volendo gli austriaci porre fine alla impresa, riassunsero -più gagliardamente le offese, e la squadra imperiale si portò nelle -acque di Venezia, chiudendo le vie del mare, mal protette dalla debole -e disordinata marineria veneta. - -Dalla parte di terra si raccoglievano 30,000 uomini, che fecero -piombare la terribile grandine del ferro e del fuoco sul fortilizio di -Marghera, sentinella avanzata nella solitudine delle acque. - -Venezia non era però preda esposta nè facile, e non le mancavano e -petti e braccia e ostinata virtù di resistere. - -Pochi soldati d'ogni parte d'Italia, forti di una costanza che avrebbe -stupito in uomini per lunga disciplina esercitati nelle fatiche -militari, comandati da prodi ufficiali, quali Ulloa, Cosenz, Mezzacapo, -Sirtori, Rossaroll, Galateo, difesero Marghera per ventinove giorni -continui di trincea aperta, fino a che il più valido propugnacolo di -Venezia, ridotto ad un mucchio di rovine, grondanti sangue, fu dovuto -sgombrare. La difesa feroce si ritirò sul ponte della strada ferrata, -che unisce la città alla terraferma. Qui l'artiglieria continuò a -fulminare di fronte con incredibile celerità il nemico. - -Mentre lo strenuissimo Cesare Rossaroll, l'Argante della laguna, -puntava i suoi cannoni, fu colpito da una granata. Sorretto fra le -braccia del generale Pepe, nella convulsione dell'agonia, con la -voce semispenta incitava i suoi a combattere senza posa per l'onore -d'Italia. - -Ma ogni dì più non l'anima, la speranza scemava. - -Dopo la defezione scellerata del re di Napoli, dopo gl'irresoluti -consigli del Granduca e le riluttanze del Papa, dopo Novara, dopo il -riacquisto di Milano e la mostruosa repressione, di Brescia, anche -Roma cadeva, e sulla misera Italia si stendeano nuovamente le ombre del -servaggio. - -Separata dal mondo, ultima e sacra cittadella della indipendenza -italiana, resisteva ancora la città creduta la più mite, la più -tranquilla, la più molle di tutta la penisola, la città degli amori e -dei diletti. - -L'amor della patria compie di siffatti prodigi! - -Ma già a Venezia si faceva sentire acerba la penuria dei viveri, -quando, il 29 luglio, cominciava furiosissimo il fuoco contro la città. - -Strisce di fuoco solcavano la notte serena: le palle fioccavano. - -Il bombardamento continuò senza tregua. - -Si dovettero estinguere quaranta incendi: luoghi sacri per religione -di memorie e per miracoli d'arte furono offesi. Gli abitanti di alcuni -quartieri dovettero cercar rifugio nelle contrade più lontane, verso -San Marco. Fra tanto scompiglio non un mormorio d'impazienza, non un -lamento, non una protesta iraconda, non una rissa, non un furto, non un -delitto. Ma in tutti una temperanza, una bontà, una nobiltà di pensieri -e di forme. Anzi, tra gli orrori della tragedia, scintillava alle -volte l'arguto sorriso della commedia goldoniana. Fra cento scelgo un -aneddoto. - -Una notte le bombe cadevano frequenti nella contrada di San Felice. -Giovani vigorosi, vecchi infermi, donne semivestite, con bambini per la -mano ed in collo, fuggivano senza litigare, senza piangere, senza darsi -arie eroiche. - -Una donna attempata correva trafelante sotto un enorme carico di -fagotti e di arredi. Una delle fuggiasche la apostrofò: - -— _Ohe! comare, saveu che sè un bel tomo a cambiar de casa a sta -ora!_ — - -Per donne e sotto un pieno bombardamento (osservava uno dei gagliardi -difensori di Venezia, il povero Fambri, che mi raccontò l'aneddoto) non -c'è male davvero; però che fra tutte le specie di valore il coraggio -allegro sia senza dubbio il più bello e il più utile. - -Il calore della stagione s'era fatto intensissimo e un terribile morbo, -il cholèra, era penetrato a Venezia. - -Ma nessuno parlava di resa, in nessuno scemava il coraggio. - -E non era il coraggio del soldato, che muore tra le grida e -l'esaltazione delle battaglie, tra l'ebbrezza della polvere e il -fulgore degli acciari; ma il coraggio tranquillo, perseverante, -paziente, di lunghi giorni, di lunghi mesi, il coraggio di un popolo -che passava a traverso gli scoramenti silenziosi, le delusioni -profonde, la fame, la pestilenza, senza ormai la più lontana speranza -di aiuti, con la sicurezza di veder morire la patria e la libertà, con -la certezza che la fiera perduranza renderebbe più crudele il nemico, -più inumani i patti della resa, ma sorretto da un'idea alta, radiosa, -divina, la salvezza dell'onore italiano. - -Quando la pietà comandava di por fine al sacrifizio del popolo, quando -la resistenza più oltre protratta non avrebbe messo capo che a sperpero -lacrimabile di sangue, Manin, convocata in piazza la guardia civica, -con parole piene di pianto chiese se tutti avevano ancora fiducia in -lui. - -Tutti risposero — Sì, sì. — Tutti piangevano. La esistenza di Venezia -s'immedesimava ancora al palpito del cuore di Manin. - -Poi, con voce fioca, il Dittatore soggiunse: - -— Checchè arrivi, dite: quest'uomo si è ingannato; non dite mai: -quest'uomo ci ha ingannati. — - -Tacque e sentì il mancar della vita del naufrago, vinto dall'onda -procellosa. Ritiratosi in palazzo, proruppe in pianto disperato e cadde -a terra svenuto.... - -La città era ridotta ai suoi termini estremi. - -In un sol giorno i casi di cholèra salirono a 402; cadevano in città -circa mille proiettili al giorno, se si consideri che 23,000 ne caddero -dal 29 luglio al 22 agosto. - -E Venezia, vuota di sangue e di denaro, avea fame. - -Quando più non eravi nutrimento per un giorno solo, il Manin cedè alla -fortuna del nemico, e trasmise la podestà dittatoria al Municipio. -S'è trovata fra le carte del Manin questa nota, che esprime nella -sua brevità tutta la grande angoscia di quel momento: _Finito -contemporaneamente viveri, polvere, denaro, speranze._ - -Venezia moriva nelle sue verdi acque. Il canto del poeta le suonava -intorno: - - Venezia! l'ultima - Ora è venuta; - Illustre martire - Tu sei perduta. - Il morbo infuria, - Il pan ci manca - Sul ponte sventola - Bandiera bianca. - -Il sole che tramontava tra vapori di fuoco nella laguna muta, infondeva -nella bellezza di Venezia quella intensa melanconia, quella lacrimante -soavità che hanno le cose moribonde. - -Il 24 agosto, il Municipio conchiuse con l'Austria la capitolazione. -Duri patti ai vinti: sottomissione assoluta; occupazione immediata -della città, degli edifici pubblici, delle armi, dei materiali; -uscita di tutti gli ufficiali e di tutti i soldati: quaranta cittadini -condannati all'esilio. - -Dopo tre giorni il Manin e il Tommaseo con gli altri proscritti -lasciarono la città eroica che per diciassette mesi avea nella sua -anima raccolta tutta la maestà dell'anima latina. - - * - * * - - Signori! - -Sono passati giusto cinquant'anni da quel tragico giorno. Oggi con -la santa curiosità del passato interroghiamo quei tempi, che ahimè! -sembrano così lontani, quegli uomini ancora viventi o morti da ieri. - -Furono troppo idealisti gli uomini e non maturi i tempi e perciò -inutili e folli i sacrifizî, e vano il sangue profuso? - -Chi della vita ha un nobile ed alto e onesto concetto non deve pensare -così. - -Rievocando nelle penombre crepuscolari di questa nostra età quelle -audacie magnanime, quale rampogna alla nuova Italia esce dai grandi -cuori dei padri che nulla chiedevano alla patria, e come santo -appare anche ciò che dagli uomini positivi si usa chiamar rettorica -quarantottesca! - -Sì, rettorica quarantottesca, ma a questa rettorica s'infiammano i -difensori di Venezia, i combattenti delle giornate di Milano e di -Brescia; per essa gli stranieri ripassano le Alpi, con essa Garibaldi -approda a Marsala e l'Italia si unisce tutta al Re, che il popolo amava -e voleva. - -Oggi ogni senso di patria poesia è distrutto dall'anarchia della -cupidigia e della cosa pubblica fatta bottega di vanità, e i rètori -eroici han dato luogo a un'altra specie di ignobili retori, quelli -della pratica utilità, abili ricercatori del successo materiale, -operosi di quel lavoro che converte l'anima in denaro. - -Questa Italia che, secondo il concetto ideale del Mazzini, era -destinata ad armonizzar cielo e terra, ahimè! troppo guarda -agl'interessi terreni. _Respublica negotiosa_ come ai tempi della -decadenza romana. E l'assenza di virtù generose nella nostra -generazione, credono alcuni che in molta parte dipenda da ciò che la -libertà non abbia avuto una preparazione di sacrificio e di dolore. -Certamente le rivoluzioni che, come il cristianesimo, non hanno per -origine il martirio, non vincono e vincendo non si avvalorano nella -purezza del sentimento e nella santa efficacia della virtù. Ma non -è vero che siano mancati l'angoscioso patire e il sacrificio acerbo -a questa nostra patria. L'idea del nostro risorgimento balenò sulla -cima dei patiboli, sui campi di battaglia, sulle carceri, sugli esilî. -Da queste dure prove, da questi aspri dolori, sorge vivida ancora la -speranza nel futuro e nel genio occulto d'Italia. - -L'Italia non può morire, nè può morir quella fede, che pur non -rivelando i misteri dell'avvenire, ne avvalora le speranze. La luce -dello spirito non ha occaso. - -Signori! Sull'estrema vetta delle cose, vicino all'etere luminoso -e inaccessibile si fa udire con nuovi accenti l'assioma eterno -dell'ideale. - -Ed è dappertutto diffuso uno spirito di vita, fatto di aspettazione -ansiosa che si rivela alle anime con una voce, la quale dice che non -basta solo pensare, ma sentire; non basta osservare soltanto, ma amare, -e che la civiltà per essere veramente perfetta deve essere illuminata -dalla luce e riscaldata dal fuoco purificatore dell'ideale. - - - - -VOLONTARI E REGOLARI ALLA PRIMA GUERRA DELL'INDIPENDENZA ITALIANA - -CONFERENZA DI FORTUNATO MARAZZI - - -I. - -ESORDIO. - -Per isvolgere il tema, che mi fu esibito da questa chiarissima Società -di pubbliche letture, io ho dovuto consultare libri e riprendere studi -quasi messi da parte nell'affrettato viver dell'oggi. - -Ma voi — toscani — avete una speciale ragione di illustrare il periodo -storico del 1846-49, perchè siete gli Ateniesi d'Italia, ed anche -allora insegnaste come la gentilezza del vivere, l'arte, gli studi, -mirabilmente si accoppiano alle armi, quando lo vuole la mente, quando -l'esige la Patria. - -Seguendo dappresso la vita de' nostri padri, nell'immortale periodo -ora ricordato, si impara a comprenderli, ad amarli, anche nelle loro -utopie, anche nei loro traviamenti. - -Dicesi che un felice errore di calcolo abbia indotto Cristoforo Colombo -ad affrontare il «_Mar tenebroso_», e così a scoprire l'America, e fu -per certo una moltitudine di sante illusioni, fu l'ingenua ignoranza -delle forze austriache, la fede, che intrecciava in un serto patria e -religione, che indusse a considerar conciliabili tendenze forzatamente -opposte, che spinse le genti italiane sui campi di Peschiera, di -Pastrengo, di Santa Lucia, del Cadore, di Vicenza, di Governolo, di -Curtatone, di Montanara, di Goito, di Custoza, di Milano, di Novara, -e che insieme le fuse — maravigliando, scuotendo l'egoismo degli -stranieri — nei memorabili assedi di Roma e di Venezia. - - -II. - -ARMI E POLITICA. - -Le istituzioni militari si adagiano sulle istituzioni politiche, ed -allorchè queste subitamente cambiano natura ed obbiettivi, quelle non -hanno l'elasticità necessaria per corrispondere alle nuove esigenze. - -Questa ragione risponde da sè sola al perchè tutti gli eserciti -regolari dei vari stati d'Italia esistenti nel '48, non corrisposero -in modo perfetto alle nuovissime necessità della guerra, in un attimo -apparsa inevitabile. - -Come nebulosa subitamente radiante, la massa popolare capì che dovevasi -fondare una Patria: in qual modo? per qual via? ciò era confuso. -L'armi, ovunque reclamate, a che tendevano? Alla sola cacciata dello -straniero? Alla sola difesa locale? A porre in freno i regnanti, e le -loro milizie assoldate? - -L'Italia sarebbe stata federale, od unitaria? Nel consesso europeo -chi l'avrebbe rappresentata? Quali rapporti si sarebbero fra stato e -stato, fra il Piemonte, la Lombardia, ed il Veneto; fra queste regioni -e tutte le altre terre italiane? Nessuno soffermavasi a queste domande; -appariva l'armarsi un bisogno istintivo, e la guerra, che era nel -sangue, indicava la via per tutto risolvere. - -Questa era la coscienza delle moltitudini ma la disparità fra statuto -e statuto, fra repubblica e monarchia, il contrasto fra gli intenti -segreti ed i palesi, dovevano fatalmente influire sulla condotta dei -singoli eserciti in guerra, e rendere dubbiosa l'azione del comando. - -Guai se un generale è travolto nel gorgo di opposte correnti, se lo -tormentano tendenze, che si possono creder doveri inconciliabili, -proprio quando uno solo dovrebbe essere il suo pensiero: vincere! - -In tali contingenze, la storia di tutti i popoli registra sempre una -disfatta. - -Ove, nel '48 il più semplice concetto militare avesse potuto prevalere -sulla politica, noi avremmo avuto un solo esercito italiano, reclutato -per regioni di nascita, e distinto in tanti corpi quanti erano gli -Stati d'allora. Tale esercito sarebbesi dato un capo effettivo unico, -avrebbe seguito un piano concertato in tempo ed imposto a tutti i -comandanti: la sua prima linea sarebbesi costituita con tutti i soldati -regolari; i volontari, accorsi ai depositi de' reggimenti ed ivi -ordinati, ammaestrati, armati, avrebbero poi composto la seconda, da -inviarsi a suo tempo in rinforzo della primiera. - -Si sarebbe così raccolto, verso i 10 di maggio un esercito razionale -di 100,000 soldati, riuniti nella più conveniente delle località, ed in -condizione di ricevere potenti rinforzi, contro il quale gli austriaci -non avrebbero potuto opporre che 44,000 uomini nel quadrilatero, e 14 -o 15,000 nel Friuli. - -In queste condizioni come non vincere? - -Ma poichè all'unità d'Italia volevasi giungere per vie diverse e per -diversi fini politici, così noi vediamo gli eserciti di uno stesso -paese agire semplicemente come alleati momentanei, e non scevri -di mutui sospetti; vediamo, sotto uno scopo reso dalla sua stessa -grandiosità quasi romantico, agitarsi la politica minuscola degli -staterelli, de' potentati, in diffidenza fra di loro. - -Mentre le _milizie regolari_ sembrano la rappresentanza del passato, -o per lo meno del principio conservatore, le _milizie volontarie_, -abbandonate al proprio impulso, si credono l'unica emanazione armata -del popolo e mirano all'avvenire, che per loro suona repubblica! - -Ed a guisa di cuneo, fra questi due organismi, si sviluppa la Civica, -controaltare al primo, freno al secondo. - -Così tre forze, che dovrebbero essere concomitanti diventano -divergenti, ed agli immani sacrifici d'energia e di sangue, non -corrispondono i risultati guerreschi. - -Tempo è però che le forze in parola sieno rapidamente passate in -rassegna. - - -III. - -FORZE DEL PIEMONTE. - -L'esercito piemontese avrebbe dovuto avere in pace 53,000 soldati, -con 6000 cavalli, ed in guerra 170,000 soldati con 12,000 cavalli; ma -è noto come in ogni tempo la logismografia cartacea sia una cosa e la -realtà dei fatti un'altra. - -Il suo reclutamento era regionale, le ferme sotto le armi brevissime, -e da queste due istituzioni era uscita una truppa ottima, e quale io mi -augurerei di dover comandare in guerra. - -Le uniformi, e starei per dire, il pensiero de' soldati piemontesi -traluce mirabilmente da quelle quattro statue, che attorniano il -monumento di Carlo Alberto in Torino. - -Erano uomini a forti tratti, di ferrea disciplina, devoti al re, -schiavi del dovere: un Napoleone li avrebbe condotti in colonne serrate -alla conquista d'Europa. Emergevano per la precisione de' movimenti: -già popolari erano i bersaglieri, famosa l'artiglieria, buona la -cavalleria, ed audace, ma non sempre adatta alle ricognizioni ed al -combattere nelle rotte campagne del Veronese. - -La scienza concentravasi nelle armi dotte, la carriera degli ufficiali -era costretta nelle rigide parallele dell'anzianità, lo che distoglieva -i giovani dagli studî militari. - -Era vanto ed orgoglio delle famiglie aristocratiche dedicare i figli -all'esercito, che era l'idolo del paese. - -I capi esigevano, imponevano, quell'assoluta obbedienza che si piega -e non discute: quasi tutti avevano idee ultraconservatrici, e miravano -con sospetto i tempi nuovi. - -La guerra li trovò impreparati alle grandi concezioni, ad avvalersi di -molte truppe e dei Corpi di volontari. - -Faceva difetto il servizio logistico, l'arte cioè di far muovere tutto -l'esercito, di mantenerlo in buon assetto, di nutrirlo, di condurlo -in favorevoli condizioni fisiche e morali sul campo della lotta. I -grossi appalti coi fornitori fecero pessima prova: alla vigilia del -combattimento di Goito una divisione non mangiò, ai primi rovesci gli -impiegati delle sussistenze disertarono. - -I piani di guerra non potevano, per quanto abbiam detto, erompere dalla -mente dei generali, e maturavano con lentezza, più per imposizione -degli eventi, che per volontà del comando. — Ciò spiega perchè nel -Quadrilatero si ebbero tante battaglie sanguinose e nessuna decisiva, -essendo solo attributo de' grandi capitani riconoscere il nemico con -numerose scaramuccie ed annientarlo in pochi urti risolutivi. - -In complesso, nel magnifico esercito piemontese del 1848-49, si -riscontrano quelle virtù guerresche che rendono i battaglioni caparbi -nel volere, resistenti alla sventura, tetragoni sotto le raffiche della -mitraglia: ma in esso non iscocca quella scintilla del genio avida di -iniziativa, di responsabilità personale, che attraverso alle tempeste -di sangue crea non solo gli eroi, ma altresì i vincitori. - -Comunque, esso fu il più possente argomento dell'indipendenza italiana, -e noi alla sua memoria ci inchiniamo riverenti; se ebbe difetti, questi -più che essere intrinseci furono attribuibili ai tempi, all'indirizzo -educativo, alla secolare politica piemontese, per cui fu credenza che -in qualsiasi evento l'esercito avrebbe combattuto al fianco di un altro -più numeroso e più forte, ed al quale sarebbe naturalmente spettata la -condotta strategica della guerra. - - -IV. - -FORZE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE. - -Quanto faceva difetto nelle sfere del comando delle truppe piemontesi -non sarebbe forse stato impossibile ritrovarlo nell'esercito -napoletano, se, pari all'ingegno, alla spigliatezza naturale, fossero -state in esso tutte le altre virtù militari. - -La parte migliore dell'esercito napoletano (che per numero avrebbe -dovuto essere il più ragguardevole della Penisola) era costituita -dagli ufficiali uscenti dalla Scuola dell'Annunziatella. Ivi in un col -sapere vi avevano assorbite le idee liberali, in contrasto colle idee -egoistiche e ristrette del Principe. - -La truppa usciva in gran parte da famiglie facenti un sol tutto -coll'esercito, abituate ai favori, ai sussidi governativi: vivevano -tali famiglie appartate dalla nazione, e solitamente in locali prossimi -alle caserme. - -I soldati erano adunque come accampati in mezzo ad una popolazione -buona, ma facilmente infiammabile, erano ligi al padrone, ed -insolenti coi liberali. Il Principe se ne serviva, ma tenevali in poca -considerazione, e prediligeva i quattro reggimenti svizzeri, assoldati -a guisa di pretoriani. - -Malgrado tutto ciò, è fuor di dubbio che le forze stanziali del -napoletano avrebbero potuto esercitare un'influenza decisiva sui campi -del Lombardo-Veneto: nella marcia attraverso l'Italia si comportarono -bene, ed i capi, valorosi ed intelligenti, le avrebbero ben presto -agguerrite ove gli eventi si fossero svolti a seconda. - -Le reclute del mezzogiorno assorbono con facilità l'ambiente che -le circonda, son facili all'entusiasmo, e noi dobbiamo certamente -concludere che più funesto dell'enciclica papale fu, per la causa -italiana, il richiamo nel Regno di Napoli delle truppe del generale -Pepe, sebbene una cosa sia stata conseguenza dell'altra. - -La nobile condotta del Pepe e di moltissimi ufficiali suoi, la bella -difesa di Venezia, rafforzano a tal riguardo i nostri convincimenti. - - -V. - -FORZE DELLO STATO ROMANO. - -Gli Stati della Chiesa avevano una forza militare di 17,000 uomini, di -cui ¾ indigeni (così almeno si chiamavano) ed il resto svizzeri. - -Era una truppa screditata più che non lo meritasse: buoni i reggimenti -svizzeri, privilegiati di paga e di vestimenta, buoni alcuni ufficiali -provenienti da eserciti forestieri. - -Il contrasto fra preti e guerrieri faceva sì che dir _soldato del papa_ -suonasse ingiuria, e che alcune circostanze tipiche contribuissero a -menomare il prestigio dell'esercito pontificio. - -Qual concetto potevasi, ad esempio, avere di certe batterie di cannoni -entranti in Bologna ricche più di trombettieri che di artiglieri, -quasichè non le mura di Verona, ma quelle di Gerico, si fosser dovute -espugnare? - -Come aver fiducia in colonnelli che preferivano e vollero il fucile a -pietra focaia, anzichè quello a percussione, con tante difficoltà fatto -arrivare dalla Francia? - -Le forze romane furono ripartite in due schiere divisioni. Il generale -Durando avoca le truppe regolari, il Ferrari le volontarie: così -perpetuavasi l'errore di non fondere insieme elementi dei quali l'uno -avrebbe servito di correttivo all'altro. - -Il Durando ed il Ferrari avevano buone qualità come soldati, ma questi, -sottoposto a quello, mal ne soffriva la dipendenza; e la politica, -che già impediva un razionale ordinamento disciplinare, non tardò a -perturbare ogni concetto di tattica e di strategia. - - -VI. - -FORZE DELLA TOSCANA E DEGLI STATI MINORI. - -Usa a blando governo, la Toscana sino dal 1790 scioglieva il proprio -esercito. - -Parve in Firenze che il sapere, le lettere, l'opulenza, i commerci, -bastassero alla sicurezza dello Stato, e che, avuta una gendarmeria, -ogni altra forza armata fosse superflua. - -Sì; fu l'Austria (oh degli eventi antiveder bugiardo!) che impose -alla Casa di Lorena di tenere 6000 ausiliari, perchè non fosse turbato -l'equilibrio italico. - -L'Austria mirava con ciò a costituirsi una specie di avanguardia nella -Penisola, avanguardia che la Toscana seppe ridurre a 4000 nomini, -tratti da clementi spuri e dal discolato. - -Avevansi armi a pietra focaia ed a percussione. Eppure, da così misera -matrice, il soffio d'una potente idealità trasse parte di quei soldati, -che dovevano nobilmente morire per la patria. - -Ai primi sintomi della guerra, mentre il Granduca vi scorgeva una -buona occasione per arrotondare i suoi domini a spese del Parmigiano e -del Modenese, ed adunava a tale intento le sue truppe, nella gioventù -toscana facevasi manifesta la necessità di ricorrere alle armi, per uno -scopo ben più vasto e più degno. - -Da ciò la costituzione di quei battaglioni volontari che immortalarono -i campi di Curtatone e Montanara, malgrado tutte le moine fatte dal -Governo per indurre i giovani a più miti consigli, e a non abbandonare -gli studi e le comodità della vita cittadina. - -Il primo duce delle schiere toscane fu il generale D'Arco Ferrari, -opportunamente sostituito in seguito dal De Laugier. Sul principio -del '48 l'esercito Estense, era in ragione dei tempi e dell'ampiezza -del modenese, molto forte: componevasi di 2400 uomini, soldati di -professione, privilegiati e sostegno principale del Duca. - -Cambiato governo, sciolto l'esercito, il modenese inviò un battaglione -di volontari sul Po, sotto il comando del maggior Ludovico Fontana, che -si diportò assai bene a Governolo. - -Da Parma e Piacenza partì un battaglione di circa 1000 uomini, -comandato da Francesco Pettinati, che in unione all'esercito piemontese -combattè con molta lode verso Verona. - - -VII. - -LA GUARDIA CIVICA. - -La guardia civica, portato dell'epoca, rispondeva all'eco lontana della -rivoluzione francese: parea in essa rivivesse l'antico comune italiano -uso a sorgere in armi, coronando di guerrieri gli spalti cittadini, al -primo apparire dell'oste nemica. - -Cosicchè gli statuti la reclamarono come il palladio delle libertà -cittadine, come un contrapposto delle truppe stanziali che, devote al -principe, poco affidavano in caso di meditati conflitti. - -Ma il medio evo era passato, l'assetto abituale dei popoli non era -più la guerra, nè l'odio perenne pel vicino. Le battaglie non erano -più lotte fra città e città, ma fra nazione e nazione, ed una milizia -legata al patrio focolare, usa alle lusinghe cittadine, non poteva -essere truppa da grossa guerra. - -Ne di ciò fu tardo ad avvedersi il popolo, che nelle satire lepide e -pungenti, nelle umoristiche illustrazioni dell'epoca, lasciò traccia -del suo pensiero e della sua limitata fiducia nella guardia civica: gli -stessi poeti ne trassero argomento di facezie rimate. - -Vi furono episodi onorevolissimi e pugne nelle quali la Civica lasciò -bella fama, ma nel complesso mancò la proporzione tra l'enorme suo -sviluppo ed 1 risultati che se ne ottennero, e sarebbe stato ottimo -provvedimento concentrare le armi ed il denaro, per essa prodigato, -nelle schiere realmente combattenti e di prima linea. - - -VIII. - -I VOLONTARI. - -Il volontariato personifica il movimento civico-guerresco del 48-49. - -In esso si rispecchiano tutte le idee dell'epoca, tutta la poesia -popolare: in esso si concentrano ed armonizzano le più disparate -esigenze. Si giunge così ad una istituzione militare, che risponde -perfettamente al novo ambiente politico, ma che è manchevole di quelle -doti che formano il soldato delle battaglie formali e di pianura. Se -si fossero fuse le schiere _volontarie_ colle _regolari_, sarebbesi -ottenuto quanto occorreva nel '48. - -Il volontario di quel tempo ha una fiducia illimitata nella bontà -della propria causa, nella potenza de' suoi mezzi, ne' suoi principi -infallibili, ed ai quali non intende minimamente di rinunziare. - -E poichè le masse uniformemente pensanti si fanno colle oneste -transazioni e non col puntiglio; poichè la desiderata fusione non -potevasi ottenere, invece di una sola schiera compatta si hanno le -_legioni_, i _corpi franchi_, le _guerriglie_, le _crociate_, le -_compagnie_, le _colonne mobili_, distinte per nomi, per tendenze -politiche e religiose, per regioni, per studi, per armi. Si vuole -persino che la foggia del vestire appalesi il movente di chi l'adotta: -i repubblicani, i federali, hanno cappelli a larghe falde, e pellegrine -a pieghe esuberanti; i più temperati imitano le uniformi delle truppe -regolari, i neo-guelfi hanno per segno esteriore la croce. - -Vedete, — a riprova del nostro asserto primitivo — divisioni e -suddivisioni politiche che s'infiltrano e corrompono, anche nei più -minuti particolari, l'unità semplice e precisa del concetto militare? - -Caratteristica dei Corpi volontari, di questa improvvisazione di -guerra, è la sproporzione fra la grandezza del fine e la povertà del -mezzo. - -Ritornavamo ai tempi di Pier l'Eremita e di Giovanna d'Arco! Non -solo i giovani lasciavan la casa nativa, ma quanti uomini, avessero -o no famiglia, e sentissero nel cuore la patria. Si accorreva al -campo uscendo dal teatro, dopo un festino, in seguito ad un convegno -galante, e senza previdenza alcuna; uno stocco, un ferro arrugginito -sembrava arma più che bastevole per la guerra santa, voluta da Dio.... -E d'altronde dov'è lo straniero? Esso fugge.... deve fuggire ovunque! -Ogni scontro è naturalmente una vittoria italiana, tuoni il cannone di -Mantova e noi risponderemo: «viva Pio IX!» Questo era il '48. - -I sacerdoti si addestrano all'armi sugli spianati, gli studenti formano -i battaglioni, i maestri si fan condottieri, le gentildonne arruolano -armati. - -Ovunque è fanatismo e delirio, rullo di tamburo e squillo di campane; -ovunque è una massa proteiforme di colori, di forze, d'intenti, di -voleri; ma se dal tutto erompe il carme della _indipendenza_, manca -il preciso concetto dell'_unità_ manca il genio pensoso, che impugni -una bandiera, che, piuma al vento, trascini la moltitudine serrata, -estasiata, volente, sui campi della morte e della vittoria.... No, — -erriamo — quel genio poteva essere Carlo Alberto: gli eventi non lo -consentirono. - -Per la maggior parte de' volontari battersi voleva dire appostarsi -ad un albero e far fuoco contro i croati, necessariamente obbligati -a porsi in salvo: essi accorrendo alla guerra si eran votati più -all'immediato sacrificio della vita, che ai disagi di una lunga -campagna: volevano esser soldati, ma disconoscevano la disciplina, le -afe della pianura veneta, le inerzie forzate del campo li sfibravano -e ne inasprivano il carattere. Ognuno di essi ha un piano proprio, -infallibile, per debellare Verona, per salvare Treviso e Vicenza, per -sorprendere Radetzky, e gridano contro il proprio generale che nulla -sa, nulla comprende di così semplici concetti. - -Le truppe volontarie riescono quindi truppe di slancio, non di -resistenza; una mente superiore avrebbe a loro assegnato i più colti -ed arditi ufficiali, i migliori sergenti e caporali, invece furono -abbandonati a loro stessi miseramente od a capi molte volte strambi, -inetti, millantatori, e fu ancora ventura emergessero, fra tante -ragioni di sfacimento, splendide individualità, quali un Calvi ed un -Manara. - - -IX. - -IL NEMICO. - -Verso i 15 di marzo '48, erano in Italia 70,000 soldati dell'impero -divisi in due corpi d'armata, il primo col comando a Milano, il secondo -a Padova. - -Duce di questo esercito solido, ma disseminato nelle varie città del -Lombardo-Veneto, oltre il Po e sulla frontiera del Ticino, era il -Radetzky, maresciallo energico, buon comandante di truppe, feroce -repressore di rivolte popolari. Aveva 81 anni. - -Un terzo de' soldati imperiali erano italiani, e 20,000 di questi, cioè -quasi tutti, si allontanarono a tempo opportuno dalle insegne imperiali -in un con 200 ufficiali de' nostri. - -Era questa una massa organica di veri soldati, che avrebbe potuto -inquadrare le nuove reclute nazionali; necessitava perciò rapidità e -mano di ferro, invece le continue incertezze, sia de' governi locali, -sia della repubblica veneta, mutarono quella forza in elemento di -disordine, che fu mestieri sopprimere, sciogliendo d'ogni obbligo -militare gli Italiani, già soldati dell'Austria. - -I generali austriaci non avevano una esatta idea della tempesta che -sorda ruggiva. Il moto popolare era già iniziato in tutte le città -italiane, ed essi credevano d'essere ai giorni in cui Silvio Pellico -passeggiava per le vie di Milano, credevano cioè che non fossero se -non pochi congiurati delle classi alte, che tramassero a' danni di -Casa d'Austria. Le forche, e le mude dello Spielberg, avevano invece -compiuta la loro silente propaganda nell'intelletto delle moltitudini. - - -X. - -LE CINQUE GIORNATE DI MILANO. - -Nei primi mesi del '48 l'urto fra Milanesi ed Austriaci era latente. - -La guerra al lotto, ai sigari, le zuffe che da ciò trassero pretesto, -dettero vampa agli spiriti, e separarono sempre più i cittadini -dall'elemento militare. - -La rivoluzione di Vienna — 15 marzo — precipitò gli eventi, ed il 18 -marzo fu il primo delle cinque gloriose giornate. - -Il comando militare, pessimamente servito dalla polizia, immaginavasi -che la ribellione fosse appena concepita quando era già in armi; teneva -d'occhio certi presunti capi, e non si accorgeva che l'intesa fra -ribelli e ribelli era originata, senza bisogno di intermediari, dalla -comunanza degli intenti, e dall'odio verso lo straniero. La debolezza -del Governatore, il suo disaccordo col Maresciallo, l'eroismo del -popolo, fecero il resto. - -L'insorgere di una grande città ha questo di speciale: per esser -terribile non ha bisogno di una complicata direzione centrale, basta -sia contemporaneo. Quando in un dato momento tutte le strade si -sbarrano, tutte le case si chiudono e dalle finestre, dai terrazzi, dai -tetti, precipita ogni oggetto che capita sotto le mani, una truppa o vi -rimane inerte e come prigioniera, od è costretta a ritirarsi. - -Milano prestatasi egregiamente alla ribellione nelle circostanze del -'48, e colle armi da fuoco allora in uso. Fra un fucile da soldato ed -un fucile da caccia la differenza, in quanto a micidialità, era in quel -tempo infinitamente minore di quanto oggi non sia. - -Le vie anguste e tortuose annullavano il vantaggio delle lunghe -gittate, ed una grandine di sassi e di tegole aveva lo stesso effetto -d'una salva di fucileria. Le artiglierie da campo erano pressochè -impotenti contro i muri delle case: la mitraglia non aveva campo per -istendersi a ventaglio. - -I «bastioni» erti una diecina di metri sul piano della città si -riunivano al Castello, vasta e potente costruzione militare. - -Interposto, fra i bastioni e la parte centrale della città, correva il -Naviglio, di guisa che per giungere dalla cinta al Duomo, al Broletto, -a Monte Napoleone ecc., occorreva attraversare i ponti, oltre i quali -le vie anguste e tortuose eran proprie ad energiche difese locali. - -Radetzky, stabilito al Castello e padrone de' bastioni, era nella -situazione d'un assediante alla sua volta assediato dalle insorte -campagne. Per tenere in rispetto la città aveva 13,000 fanti, 1000 -cavalieri, 30 cannoni, ed a mala pena Milano vi poteva opporre un -migliaio di fucili, la maggior parte da caccia. Basta l'accennare a -queste cifre, per capire come la lotta sarebbe stata impossibile senza -le sopra accennate circostanze. - -In pochi giorni il popolo eresse 1651 barricate; così il centro della -città fu tosto separato dai bastioni, le caserme e gli edifizi pubblici -circuiti dagl'insorti. - -Radetzky suppone che nel Broletto si annidi il Comitato dirigente -de' rivoltosi, e fa bersaglio ai cannoni il Broletto: opera vana, i -congiurati non sono in un punto, sono ovunque, e la rivolta agisce di -proprio impulso, senza direzione. - -Le truppe come avanzare? Le barricate otturano tutte le vie, più se ne -atterrano e più ne risorgono; tutto un popolo furente fa arma d'ogni -oggetto, fa proiettili d'ogni materia. I rivoltosi cominciano ad -avvedersi che gli austriaci sono paralizzati, la loro fiducia cresce a -mille doppi, e dopo la bella resistenza ai _Voltoni di Porta Nuova_, -dovuta principalmente al gentile e valoroso Manara, tutti confidano -nella vittoria. - -Parte degli austriaci era rimasta bloccata nelle caserme: il -maresciallo la chiamò al Castello colle relative famiglie e cogli -impiegati. Ciò ebbe l'aspetto di una ritirata, e rilevò le sorti della -rivoluzione, le cui forze cominciavano ad avere forme organiche e -capi effettivi, mentre un embrione di governo formavasi nel palazzo -Borromeo. - -Una delle ragioni del richiamo delle truppe austriache dal centro della -città alla periferia si era il disegno di bombardarla, disegno sbollito -poi per molte considerazioni, e specie per l'esiguità dei mezzi. - -Ormai il popolo di Milano, al quale il Conte Martini di Crema aveva -riportato le parole di Carlo Alberto, passa all'offensiva, attacca la -caserma del Genio, apre le porte ai soccorsi della provincia. - -Così il maresciallo, malgrado i tenui soccorsi pervenutigli, si decide -alla ritirata oltre l'Adda. Tal ritirata, che somigliò ad una fuga, -sarebbe forse stata consigliata egualmente da altri eventi esteriori, -quali il sollevamento del Veneto ed i fatti di Vienna, ma essa fu resa -improrogabile, fu imposta dall'invitto popolo di Milano. - -Le perdite de' milanesi salirono a 1000 uomini tra morti e feriti; -600 soldati perdettero gli imperiali, che nel frettoloso abbandono del -Castello dovettero rinunziare al trasporto d'armi, di munizioni, e a -parte del tesoro di guerra. - - -XI. - -IL PRIMO ERRORE. - -Ed ora dobbiam registrare gli errori nostri. Una città poteva per lo -passato, come Firenze ai tempi di Pier Capponi, come Palermo ai tempi -dei Vespri, come Genova ai tempi del Balilla, e può forse ancora al -presente, in particolarissimi casi, cacciare una truppa fuori delle -proprie mura, ma non può improvvisare gli arti necessari per compiere -coll'inseguimento la rotta del nemico. - -A chi spettava questo cómpito? All'esercito piemontese! Perchè non -lo eseguì? Perchè si erano create diffidenze funeste, perchè oltre il -Ticino non si intuì la situazione, e non si poteva intuire: perchè la -politica interna, le elezioni, il cambiamento del ministero assorbivano -le menti. - -Il 23 marzo Radetzky versava in critica situazione, fuggito da Milano -procedeva taciturno verso il Veneto in mezzo a soldati, ad impiegati -civili, a feriti stanchi ed esausti; nella sua ira impotente aveva -incendiato Melegnano. — Bergamo, Como, Brescia, Cremona insorgono. - -Il 22 marzo Venezia proclamavasi indipendente; Udine, Treviso, tutto il -Veneto orientale comprese le fortezze di Osoppo e Palmanova ne seguono -l'esempio. - -Per poco che s'attenda, anche Verona, anche Mantova si scuote, e la -rivoluzione avvolge nel suo turbinío il debole corpo austriaco. E -Carlo Alberto, che ciò prevedeva sino dal 20 marzo, voleva «volare» in -soccorso de' milanesi, proprio quando il nuovo ministro della guerra -chiedeva dieci giorni di tempo per completare gli armamenti. - -Era effettuabile il desiderio del Re? Sì! Già dal 3 febbraio stavano -sotto le armi tutti i nati del 1825, 1826 e 1827 ed in parte quelli del -1823 e del 1824: 40,000 soldati erano così ai reggimenti e la forza di -una Divisione di guerra trovavasi in gran parte sul Ticino. - -Un ardito capitano avrebbe subito compreso che per assicurare e -compiere la vittoria dei milanesi non bisognava rafforzare l'esercito, -ma muoverlo immediatamente: pochi battaglioni piemontesi congiunti ai -ribelli della Lombardia, ai soldati che avevano abbandonate le insegne -austriache potevano raggiungere e distruggere l'esercito di Radetzky, -il cui nucleo principale sino ai primi di aprile, condusse al di qua -del Mincio vita randagia e perigliosa. - - -XII. - -SITUAZIONE DEGLI ESERCITI NELLA SECONDA QUINDICINA DI APRILE. - -Fallita la possibilità di schiacciare l'esercito austriaco scarso di -combattenti ed in piena fuga, innanzi alle popolazioni italiane, noi -troviamo al 20 aprile le forze belligeranti così situate: - -Nel quadrilatero sta Radetzky con 44,000 soldati: lungo il Mincio ed -il Po si stendono 68,000 italiani ai quali si possono immediatamente -aggiungere circa 12,000 volontari, ed avere con ciò in linea 80,000 -uomini. - -Gli austriaci sono nella situazione morale di un esercito battuto, sono -uniti all'Impero per la sola via dei monti, hanno viveri limitati, -a loro d'intorno stanno popolazioni ostili: gli italiani, forti per -numero e per buoni successi, vivono tuttora nel periodo dell'entusiasmo -e della fiducia. - -Le forze alleate sono così disposte: 53,000 piemontesi, con pochi -volontari parmensi e napoletani e con 88 cannoni, fra Goito e -Peschiera: 7000 regolari e volontari toscani, con pochi napoletani, tra -Castellucchio, Curtatone e Montanara; 1100 modenesi a Governolo; 6500 -pontifici regolari con 12 cannoni ad Ostiglia (generale Durando), 9000 -a Bologna. - -Dietro questa prima linea stanno 2 o 3000 volontari a Bergamo e a -Brescia, in tutte le città italiane si costituisce la Civica. - -In Piemonte si completa l'esercito di prima linea, i quarti ed i quinti -battaglioni: verso Ancona 15,000 napoletani sono in marcia, ma su di -loro si può fare assegnamento soltanto dopo il 20 maggio. Tutte le -città del Veneto, dal bacino del Brenta a quello del Tagliamento, sono -ingombre di _crociati_, di _bande armate_, di _comitati di difesa_, -non aventi fra loro nesso veruno, ma che nel loro complesso non possono -non preoccupare il Nugent, generale austriaco, che dall'Isonzo mira a -congiungersi col Radetzky. Se quindi fosse bastata la forza del numero, -la sorte doveva sorridere all'Italia; sventuratamente mancavano ai -nostri ben altri fattori di vittoria. - -Da ogni parte sorgeva chi voleva comandare: dai vecchi avanzi -napoleonici agli imberbi universitari tutti avevano il recipe per -vincere. - -I primi successi, aventi del miracoloso, esaltavano le menti, nessuno -credeva possibile una riscossa del nemico, ferito nei suoi stessi -domini dalla rivoluzione, e quindi provvedevasi alla guerra, scontando -tra feste patriottiche le future vittorie. - -I servizi amministrativi erano manchevoli e difettosi, le armi scarse -e di vario modello, pessima la impresa dei viveri, nulle le previdenze -in fatto d'ospedali, di rifornimenti ecc., ecc. - -Bisognava scegliere fra battere il Radetzky nel quadrilatero ed il -Nugent, che dall'Isonzo muoveva verso l'Adige. Nel primo caso tutti gli -eserciti confederati nostri dovevano concentrarsi fra Goito e Peschiera -e poi puntare sopra Verona; nel secondo tutte le forze italiane -radunate fra Governolo e Ferrara avrebbero «girato il quadrilatero» e -fatto massa verso il Brenta. - -In quest'ultima ipotesi Venezia e le marine confederate del Piemonte e -di Napoli avrebbero rifornito l'esercito nazionale, le fortezze venivan -così prese di rovescio, e Radetzky disgiunto dall'esercito di soccorso. - -Come spiegare l'essere le forze italiane disseminate su tanta vastità -di territorio e la loro azione slegata, se non collo spettro d'una -politica obliqua che inquinava le operazioni militari? Re Carlo Alberto -era duce di nome e non di fatto, a Milano ed a Venezia si temeva -l'annessione al Piemonte e volevasi la Repubblica; ogni staterello -comprendeva la cacciata dell'Austria, come ora si comprende la cacciata -del Turco, e cioè all'intento di arrotondare i propri domini: ogni -esercito faceva quindi casa a se, non voleva abbandonare il legame -politico ed amministrativo colla propria regione, dalla quale riceveva -ordini diretti. Per far massa bisognava amalgamare i volontari -coi soldati di ferma, i capi rivoluzionari coi generali e questo -assolutamente non volevasi da nessuna parte. - -Sono, come vedete, sempre le stesse cause, sempre le stesse ragioni, -che producono le stesse conseguenze che permettono a Radetzky di -raggiungere il quadrilatero, di soggiornarvi, e di risortirne poi -terribile castigatore delle colpe nostre. - - -XIII. - -AZIONE OFFENSIVA DEL PIEMONTE. - -Il Piemonte comprese ben presto che per attrarre a se le forze degli -alleati gli occorreva il prestigio di rapide vittorie, ma tutta la sua -azione militare, splendida nella parte esecutiva, è manchevole nel -concetto. L'avanguardia composta della brigata Bes doveva avere una -sola missione: riunire le forze sparse della Lombardia, raggiungere il -nemico in rotta, completarne la disfatta, ed in ogni evento informare -il grosso dell'esercito sulla situazione del nemico. Non si trattava -che di «_volare_.» secondo il felice intuito del magnanimo Carlo -Alberto, attraverso un paese amico: eppure al 1º aprile il Bes è ancora -a Brescia! - -La prima idea strategica attribuita al generale Bava è questa: -_Prendere Mantova e poi Verona_, (4 aprile. Consiglio di guerra tenuto -a Cremona), ma passato il Mincio vien deciso di sorprendere anzitutto -Peschiera, ritenuta opportuna per far cadere Verona: se non che -l'impresa di Peschiera andando per le lunghe si ritorna al concetto -d'impossessarsi di Mantova, e, tal disegno sfumato, vien decisa una -grande azione contro Verona. - -È pur troppo vero che a questi rapidi cambiamenti di scena -contribuiscono i clamori delle popolazioni, la politica estera, le -pretese de' vari stati, ma che ne nasce da questo? battaglie senza -scopi, sacrifizi senza ragione. - -Gli scontri sotto Mantova (19 aprile), gloriosi per le truppe, non -hanno alcun risultato. - -Il brillante assedio di Peschiera restò un episodio isolato, senza -importanza sulla condotta della guerra. - -Pastrengo segnò una vittoria splendidissima, nella quale rifulse il -valore personale del Re, ma non fu completata e nulla decise. - -La giornata di Santa Lucia (6 maggio) mise in mostra tutto il valore -soldatesco dell'esercito, i battaglioni furon visti marciare allineati -sotto il fuoco nutrito de' nemici militi, colonnelli, generali vi -versarono sangue a fiotti e perchè? Per uno scopo di ricognizione, con -un piano mutato e rimutato, di cui nessuno ebbe la paternità esclusiva, -e per riedere poi ai primitivi accampamenti, per rifocillarsi. Gli -impresari avevan l'obbligo di portare i viveri soltanto sino al Mincio! - - -XIV. - -LA SCONFITTA DEL VENETO. - -Se non che, mentre il martello piemontese batteva qua e là l'incudine -del quadrilatero, il Nugent attraversava il Veneto. - -Questa regione, che mezzo secolo prima era stata il teatro delle gesta -fulminee di Napoleone, parve ripiombata nel medio evo! Venezia aveva -rialzato il vessillo di San Marco: ogni città, ogni comune pretese -farsi centro della difesa italica, sembrò ritornata in onore la guerra -di campanile. I crociati giuravano di morire sul recinto dell'avito -comune, il popolo chiamava i vescovi a benedire le barricate. - -Fra errori, colpe e deliri rifulge isolata e magnifica la difesa -del Cadore, affidata dal Manin al capitano Calvi, e dove i montanari -nostri, imperterriti, con ogni possa si opposero all'invasione. Al -trinceamento di Chiapuzza colle forche, cogli spiedi, coi tridenti, -quei prodi combattono; le donne seguono in battaglia i mariti, i figli, -e vincono. Ad Ospitale la difesa è tenace, al _Passo della morte_ -si ruzzolan giù pei dirupi massi di pietre, che pongono in fuga i -nemici, a Rucorvo, a Rivalgo (28 maggio) le resistenze son decisive e -fortunate. Dalle miniere di Auronzo si traeva il piombo, dalle cantine -il salnitro, da ogni ferro un'arma, da ogni essere un combattente. - -Fa bene all'anima il ricordare questi fatti, che potrebbero -nell'avvenire ripetersi, e che ci danno un'idea di quanto possiamo -sperare dalle Alpi organizzate a difesa. - -Ma il precipitar della valanga era nel '48 fatale. Le discordie e la -gelosia fra i generali _Durando_ e _Ferrari_ dell'esercito pontificio, -la nessuna unità di concetti fra questi, la legione francese del -generale Antonino, la brigata del Guidotti, che disperato corse -incontro a certa morte, le forze del generale Alberto La Marmora -(il quale ultimo agiva in nome del governo Veneto) fecero sì che la -difesa del Brenta, affidata a 18,000 uomini, (corpi franchi, guardie -civiche e volontari) non fosse, malgrado alcuni fatti isolati e di -positivo valore, che una serie di errori militari. Così l'esercito di -soccorso austriaco sotto il nuovo comandante Thurn (stante una malattia -sopravvenuta al Nugent) passato con facilità l'Isonzo, il Tagliamento, -la Piave, e sollecitato dal Radetzky, seguiva la sua marcia verso -Verona, ed il 22 maggio, a San Bonifazio, riunivasi alle forze del -Maresciallo. - - -XV. - -LE SUCCESSIVE OFFESE AUSTRIACHE. - -Ottenuta la congiunzione delle proprie forze, il Radetzky eseguisce, -a sua volta, quella _manovra per linee interne_ che avrebbero dovuta -eseguire ai suoi danni gl'italiani, se la loro condotta fosse stata -guidata da una mente unica e militare. - -Egli è ora nella possibilità di appoggiar sempre le spalle alle mura -della turrita Verona, e con colpi vigorosi battere separatamente le tre -masse che lo contornano, e cioè i piemontesi, tra Peschiera e Goito; -i toscani sotto Mantova; i pontifici a Vicenza. È la lotta del cignale -che sbuca dalla tana contro i veltri che l'hanno scovato. - -Il generale Thurn ha la missione di battere i romani riguardati come la -massa più debole: donde la prima battaglia di Vicenza (24 maggio) nella -quale il generale Durando obbliga alla ritirata 20,000 austriaci. - -Fu questa una vittoria insperata, che le solite diffidenze politiche -resero sterile. Il Durando aveva il dovere di inseguire il nemico, e -di penetrare nel quadrilatero, per congiungersi o coi toscani, o coi -piemontesi, oppure, prendere il maresciallo Radetzky fra due fuochi. -Cedette invece alle pressioni municipali, anzichè al volere di Carlo -Alberto, e con ciò malamente provvide a se ed alla città che voleva -difendere. - -Ed ora vien la volta dei Toscani. Il 27 maggio Radetzky delude la -vigilanza della cavalleria piemontese, e con 30,000 uomini, e 154 -cannoni si dirige sopra Mantova, ove giunge il 28. - -Seimila uomini, la maggior parte toscani, con uno squadrone di -cavalleria e 8 pezzi, difendono la linea dell'Osone fra Curtatone e -Montanara, località distanti fra di loro di circa mezz'ora di cammino. - -Bastano queste cifre, e queste premesse, per comprendere che il -disastro da parte nostra era inevitabile. La ritirata imponevasi, -l'ordine per essa venne tardivo, quando venne non si volle eseguire, ed -a noi non resta che rendere omaggio a quei forti campioni, che caddero -sul campo di battaglia vinti dal numero, e dopo disperate difese. Di -essi, i più non avevano dell'armi fatta una professione, eransi dati -alla scienza ed all'arti geniali; moltissimi erano studenti, sorti -appena alla vita, e son morti per lasciare a noi una patria libera e -forte. Onoriamo l'altissimo valore! Se il loro sacrificio, nel momento -in cui fu consumato, apparve una fallanza militare, immenso risultò -il suo effetto morale: esso si ripercosse nel cuore della Toscana, e -cementò più che mai il concetto unitario. - -Sbranata la facile preda, una sosta inopportuna del Radetzky a Mantova -permette ai piemontesi di riunire a Goito 19,000 uomini e 44 cannoni. -11 maresciallo austriaco muove all'assalto della linea piemontese, ed -è respinto con gravissime perdite! Era il momento dalla parte italiana -di completare colle riserve, ancora in buono stato, la vittoria, ma la -sorte che ci perseguitava non lo permise; permise invece al Radetzky -di attaccare per la seconda volta il Durando a Vicenza, di obbligarlo -a capitolare, e di aprire al saccheggio le porte della città. - - -XVI. - -RITIRATA DE' PIEMONTESI. - -Così, frantumate e disperse le truppe degli stati minori, sparpagliati -ai quattro venti i crociati, il maresciallo austriaco riesce a limitare -la lotta fra lui e Carlo Alberto, fra l'Impero Austriaco, ricco d'ogni -sorta di rifornimenti, ed il Piemonte stremato d'uomini e di pecunia. - -Questo impari duello si risolve nell'infausta giornata di Custoza, ove -20,000 piemontesi sono sopraffatti da 54,000 austriaci, col sanguinoso -combattimento di Volta, colla disordinata ritirata dei nostri verso -l'Oglio, durante la quale soldati italiani nel paese più ricco ed -ubertoso d'Europa sono privi di rifornimenti e di viveri. Oh, i -meravigliosi contratti con le imprese! - -Il Re, credendosi impegnato dall'onore, volle difendere Milano: fu -questo un errore militare, ma le considerazioni per l'avvenire e la -politica glielo imponevano. Militarmente era per certo indicato di -prendere la via del Po e quindi una posizione di fianco rispetto al -nemico invadente. Il Radetzky non era ancora così forte da avventurarsi -nel Piemonte, lasciandosi alle spalle la rivoluzione, non ancora -fiaccata. E poi la Francia avrebbe permesso che l'Austria diventasse -sua confinante? - -Ma che poteva aspettare il cavalleresco Re di Sardegna dagli Stati -penisolani? Chi, dopo essere stato impassibile innanzi alle sue -primitive vittorie, lo avrebbe sorretto nella sventura? - -Per più di tre mesi tra l'Arno e le Alpi erano rimasti in armi -ben 150,000 italiani e tra l'Isonzo ed il Mincio non più di 70,000 -austriaci! Questo sia affermato innanzi alla storia, che terribile -giustiziera tolse poi la corona a tutti quei principi che le sventure -dell'impareggiabile Re di Sardegna, segretamente prepararono, e ne -risero. - -Non era la ragione del numero che nel '48 avversava l'Italia, ma una -politica bieca, la quale impedendo agl'italiani di far massa contro -Radetzky permetteva a Radetzky di allontanare i _napoletani_ da -Bologna, di battere i _veneti_ tra l'Isonzo ed il Piave, i _toscani_ a -Curtatone, i _romani_ a Vicenza, i _piemontesi_ a Custoza, e di indurre -Carlo Alberto all'armistizio di Salasco. - -Soffermiamoci: a che seguire il Re magnanimo sul mesto cammino di -Novara? La grande idea italiana emigrava con lui nel doloroso esiglio -di Oporto, ma composto il suo primo Eroe nell'avello, risorgeva, armata -ed invitta nel pensiero del figlio per attraversar vincitrice i campi -di San Martino. - - -XVII. - -CONCLUSIONE. - -Ed ora, dopo tanti anni trascorsi dalle vicende del '48, possiamo -tranquillamente ripensare all'artefice che ribadì le catene del nostro -servaggio, e dire che sulla tomba del maresciallo Radetzky non cresce -l'albero del nostro rancore. - -Il maresciallo eccedette, ma servì il suo imperatore, e poichè i fati -d'Italia dovevano compiersi, egli stesso vi cooperò coi suoi rigori, -colle sue sudate vittorie. Se egli avesse perduto, il trionfo non ci -avrebbe ammaestrati come ci ammaestrò la sventura. - -I tempi d'allora non eran maturi: occorreva che dai rivi di sangue -versato in comune sorgesse un comune pensiero, una idea capace di farne -tacere tante altre, cosicchè trascorso appena un decennio, dal _caos_ -delle primitive illusioni, sortissero gli eventi del '59. - -Non v'è pregio grande, ove non v'è grande sacrificio. Garibaldi -che abbandona le navi regie; ecco lo spirito sorvivente ancora nel -'48, Garibaldi che esclama: «Obbedisco» ecco il frutto d'una forte -esperienza, e la ragione del vincere. - -Se il Veneto fosse stato riunito al nuovo Regno di Casa Savoia qualche -lustro più tardi di quando ciò avvenne, se in Roma fossimo entrati in -seguito ad una grande guerra nazionale ed in epoca più prossima alla -presente, l'Italia sarebbe in oggi più forte e più compatta di quanto -effettivamente non sia. - -È questa induzione sicura: la storia dell'umanità è la storia del -dolore, ed un popolo senza vittorie, senza ideali che gli sollevino -la mente e l'anima, che lo distraggano dalla miseria cupa del vivere, -contempla inerte le sue piaghe e le inasprisce. - -Questo spiega non poca parte de' nostri attuali disagi, e addita una -mèta novella alle giovani generazioni. Quale? Io l'ho nel cuore.... voi -la dovete intuire: gli eventi forse la preparano. - - - - -LA DÉMOCRATIE SPIRITUALISTE SELON MAZZINI ET SELON LAMARTINE - -CONFÉRENCE DE M. PAUL DESJARDINS - - - _Mesdames, Messieurs._ - -En 1847, le journal _Le Peuple_ fit paraître un écrit doctrinal de -votre fameux compatriote Joseph Mazzini: _Réflexions sur les Systèmes -et la Démocratie_[2]. Ce manifeste avait été médité par Mazzini dans -son long exil d'Angleterre. Or nous savons par sa correspondance -quelles étaient en ce temps-là ses dispositions de cœur. Un climat gris -et froid, qui prolongeait ses tristesses jusqu'au ciel, un dépaysement -absolu, une pauvreté qui le contraignit à mettre en gages ses reliques -de famille, ses bottes, et son habit, une santé minée, une sensibilité -de femme tendre, qui lui faisait recueillir dans une arrière-boutique -les petits Italiens, marchands de plâtres ou joueurs d'orgue, perdus -dans la brume de Londres; des crises de _spleen_, de remords, de doute -sur lui-même, bref, une impression d'universel abandon: voilà le fond -sombre d'événements et de songes sur lequel sa pensée se dessina. -Jamais pourtant cette pensée ne fut plus nette, plus ferme, plus -achevée. - -Il avait été, dans son adolescence épris de la théorie de Condorcet et -du XVIII^e siècle français sur l'affranchissement des esprits par la -science et la civilisation; plus tard il était devenu Robespierriste, -sec et tranchant inquisiteur de la vertu démocratique; enfin il -arrivait à manifester ce qu'il était par nature: un bon et grave apôtre -du Christ. L'éloignement des hommes lui était sans doute salutaire; -car, avec le beau manuel des _Devoirs de l'Homme_, écrit en 1844, -pendant ce même séjour désolé en Angleterre, les _Réflexions sur la -Démocratie_ sont le symbole de la doctrine de Mazzini, ce qui restera -de lui. Si l'on me demandait quel est le _Credo_ des républicains -modernes, je renverrais d'abord à ces deux-cents pages où votre -concitoyen a exprimé, avec sa foi, la nôtre aussi. - -Le 18 juillet de cette même année 1847, à Mâcon en France, Alphonse -de Lamartine exposa son rêve politique à lui, deux heures durant, -en plein air, devant treize-cents convives attablés et trois mille -auditeurs debout. Comme il parlait, un orage éclata, une bourrasque -enleva la tente immense qui abritait le banquet, et parmi les éclairs -et la foudre, sous un déluge de pluie, le poète continua de parler, la -foule trempée continua d'écouter, ne répondant aux coups du vent et -du tonnerre que par une immense clameur: Vive Lamartine![3]. L'objet -de cette harangue extraordinaire était, comme Lamartine lui-même -l'explique à Madame d'Agoult[4], «l'unité à fonder dans la démocratie. -Si elle se divise, elle est perdue; si elle s'unit et s'ouvre -chrétiennement à tout le monde, elle vaincra.» - -Cette orageuse et belle journée nous apparaît triomphale. Et pourtant, -si acclamé que fût alors l'auteur des _Girondins_, sa conception de -la république n'était pas moins isolée, singulière, inintelligible -au public d'alors, que celle qu'élaborait Mazzini dans son galetas de -Londres. Par intervalles, quand l'ivresse de son verbe était tombée, -Lamartine s'apercevait bien qu'en somme il monologuait au milieu -d'un désert: «J'ai pourtant parlé _politiquement_, dit-il un jour; -il n'y a eu que moi qui s'en soit aperçu. Ils sont convaincus que je -rêvais et débitais des sornettes.... Eh! je marcherai seul, et vive -la Providence!...»[5]. A Mâcon comme à Londres, c'est un prophète qui -songe tout haut, sans pouvoir se faire écouter. Et les deux songes -racontés à la même heure, par le Français, par l'Italien, par le tribun -idolâtré, par le réfugié mélancolique, se ressemblent au point qu'on en -est surpris. Ils en eûssent été, je crois, surpris les premiers. - -Cependant quelques mois plus tard une aventure pareille leur échut -à tous deux. Paris vit s'improviser une république; une autre essaya -de s'installer dans Rome; Lamartine fut l'inspirateur de la première, -Mazzini le chef de la seconde. Leurs idées subirent donc l'épreuve du -fait. - -Epreuve malheureuse: tous deux tombèrent. Déçus par le peuple dont -ils avaient trop espéré, n'ayant pas su garder à leur action, dans un -cercle élargi, la magique pureté qui en faisait toute la force, ils -furent vite précipités à bas du pouvoir. Ils ne firent qu'y passer, -laissant après eux le souvenir d'un échec, un nom discuté, et, dans des -papiers posthumes longtemps méconnus, des semences éparses de vérité, -pour plus tard. Leur chute a discrédité pendant un demi-siècle la -politique spiritualiste, qui s'appuie sur une théorie de la destination -de l'homme. On a traité de vieux enfants ces théoriciens romantiques, -jusqu'au temps que voici, où la politique d'expérience et d'expédients, -celle des hommes mûrs, s'est montrée, par ses effets, encore plus -inefficace et puérile que la leur. En sorte que, trente ans après leur -mort, il se pourrait qu'on se mît enfin à les écouter. - - -Essayons donc de fixer l'idée que Lamartine et Mazzini se sont faite -de cette démocratie modèle qu'ils ont échoué à faire vivre il y a -cinquante ans. Pour cela, esquissons d'abord la physionomie de ces -deux esprits, afin de marquer la diversité de leur nature: l'un -nous apparaîtra comme un dieu du jour, l'autre comme un génie de la -nuit. En second lieu, rapprochons les témoignages de ces deux hommes -antithétiques sur le sujet qui nous occupe, pour en faire voir l'accord -surprenant. Et enfin, comme conclusion, dégageons, s'il se peut, -d'après l'expérience acquise depuis, ce qu'il y a d'utilisable encore, -de réel peut-être, dans leurs rêves. - - -I. - -Alphonse de Lamartine n'est pas un étranger pour vous. Il s'est -promené souvent «sous les pins harmonieux des Cascine.» Il a chanté -Florence, Pise, Lucques et Vallombreuse. Il a vécu, écrit, aimé chez -vous, et votre Pétrarque avait modelé sa sensibilité avant même que vos -horizons de cyprès et de collines eussent charmé ses yeux. Toutefois, -comme c'est un poète véritable, je doute que le timbre de sa voix soit -exactement perceptible à d'autres que ses nationaux; je vous demande -donc de croire qu'il y eut en lui plus de divinité que je ne saurais -vous en montrer. - -D'abord, remarquez qu'il resta jeune jusqu'à la fin; jeune, -c'est-à-dire capable de se renouveler. Trois passions l'occupèrent -l'une après l'autre, se succédant sans intervalle, sans confusion, de -sorte qu'il paraît avoir eu ses phases régulières, comme un astre. Dans -l'adolescence: un amour exalté, caché, douloureux; — et de là naquirent -des élégies que tous les amoureux ont redites; — puis, dans la première -maturité, une angoisse pieuse et virile des destinées de l'âme et -de sa relation à son Dieu; — ce fut l'origine de belles méditations -platoniciennes, troublées parfois de cris de désespoir; — enfin, vers -quarante ans: un prophétique souci de la justice dans la société, — -d'où procèdent ses œuvres politiques, discours, articles de journaux, -avec quelques poèmes de vieillesse. - -La première phase est la plus célèbre. Le nom seul de Lamartine éveille -l'idée d'un chanteur élégiaque. - -On sait qu'il n'a rien inventé dans l'instrument lyrique: ses poèmes -ne sont originaux et neufs que parcequ'ils révèlent une âme. On a -retrouvé, de sa vingtième année, de petits vers galants et vieillots, -qui ne lui ressemblent pas encore. «Je n'étais alors que vanité,» -avouait-il lui-même. Il lui fallut l'initiation de l'amour et de la -douleur. Dès lors le génie lui vint; de son cœur brisé montèrent, avec -une étrange pureté, quelques cris modulés, aussi éternels, désormais, -que la mélodie du vent dans les pins solitaires. - -Lamartine poète philosophe est moins connu et plus grand. Ce ne fut pas -un philosophe, à proprement parler; il ne rechercha pas la vérité par -dessus tout, — mais le bonheur. Seulement, comme il était bien né, il -mettait à son bonheur des conditions rares et élevées. Il lui fallait, -pour être heureux, obtenir l'harmonie de sa pensée avec elle-même; -il avait le besoin impérieux de l'unité; toute diversité irréductible -lui était une souffrance. Or les résultats des sciences de faits sont -fragmentaires, ou même contradictoires. Lamartine s'en désespère: les -solutions qui ne rendent pas raison de tout l'univers ne le satisfont -point, et, faute qu'on lui donne le dernier mot des choses, il s'écrie, -impatiemment: - - Vérité, tu n'es pas! Tu n'es que dans nos songes![6] - -Blasphème touchant et beau, signe d'une profonde sensibilité -philosophique. - -Cependant comment surmonter cette disproportion de notre esprit et de -la réalité? Le poète n'a pas la force de le faire comme un Kant, en -l'analysant: il n'est secouru que des intuitions de son cœur. Le voilà -donc aspirant en vain; devant lui s'ouvre l'abîme de l'inconnaissable: -il en sent l'effroi: - - Je meurs de ne pouvoir nommer ce que j'adore![7] - -Mais cette reconnaissance de notre impuissance implique en nous l'idée -de la Puissance, cet aveu de nos limites, l'idée de l'infini. Plus -encore que l'idée: l'amour et le besoin. Et c'est par où l'homme se -sauve du désespoir. Il comprend que se plaindre de ne pouvoir embrasser -la vérité totale et une, c'est se plaindre de n'être pas Dieu. Du point -de vue divin seul, l'harmonie, qui ne saurait entrer dans nos esprits -étroits, se dégage et apparaît. Pour Dieu le mal n'est pas; la mort, -non plus que la vie, n'a point de sens pour Dieu; de ce point de vue, -où il faut se mettre par un essor de la volonté, les contradictions -les plus scandalisantes se révèlent comme des illusions de notre pensée -infirme, et boiteuse encore de quelque chute peut-être. - -Cet acte par lequel l'esprit se situe _extra humanitatem_ est tantôt -la _prière_, tantôt l'acceptation de la douleur purifiante, qui est -prière encore. A cette acceptation, à cette prière, Dieu répond -par l'apaisement ineffable, passager, fragile de sa grâce. Et la -poésie justement a pour objet de fixer, autant qu'il se peut, ces -illuminations soudaines de la grâce. Ici est son rôle révélateur, son -caractère sacré. Le poète est encore à peu près ce que fut le _nabi_ en -Israël. - -Au reste il n'est pas d'autre religion vraie, selon Lamartine, que -cette expérience immédiate de l'action de Dieu en nous. La raison, -que le poète, tout mystique qu'il paraisse, ne récuse point, — qu'au -contraire il voudrait porter à son maximum de clarté, car - - Plus il fait clair, mieux on voit Dieu[8], - -la raison des philosophes se trouve d'accord avec cette expérience de -l'adorateur le plus humble; oui, la raison même donne raison à la foi. -Et la tradition immémoriale de l'humanité ne conclut pas dans un autre -sens. Lamartine ne s'agenouille pas devant les livres sacrés; il a -quelque répugnance pour les Églises, qui fragmentent l'unité; mais il -croit en ce qu'il appelle naïvement «la philosophie antédiluvienne»[9], -révélation primitive dont le Livre de Job nous a transmis l'essentiel, -et dont les prophètes, et Jésus-Christ lui-même ne sont que les -porte-parole. - -Cependant tout le sens de cette révélation n'est pas exprimé encore; -nous en sommes un déchiffrement de l'A B C; c'est en avant qu'il faut -regarder avec espoir. Le règne de l'Esprit est à venir; l'homme, -«en qui Dieu travaille», progresse lentement, mais sûrement; nous -balbutions l'Evangile, dont nos descendants feront leur règle. Ayons -donc bon courage et patientons. Chaque Révolution nous avance vers -la Religion vraie. C'est pécher contre l'esprit que de douter de la -destination sublime de l'homme: - - Enfants de six mille ans qu'un peu de bruit étonne, - Ne vous troublez donc pas d'un mot nouveau qui tonne, - D'un empire éboulé, d'un siècle qui s'en va; - Que vous font les débris qui jonche la carrière? - Regardez en avant, et non pas en arrière: - Le courant roule à Jéhovah![10]. - -Toutes les idées de Lamartine sur la chose publique découlent de cette -sagesse religieuse dont je viens de parler. - -Il entra dans la politique à plus de quarante ans. Il fut élu député -en 1833, par la petite circonscription de Bergues, dans le Nord, alors -qu'il se promenait en Syrie. - -Il avait donc médité déjà sur l'orientation de son époque, sur le sens -des révolutions, sur les étapes nécessaires de la «caravane humaine» -qui chemine guidée par Dieu[11]. Il apporta dans le tumulte des -assemblées une ferme assise d'esprit, gain de la solitude. C'est là une -préparation intérieure que les députés ne possèdent pas fort souvent. -Lamartine amusa la Chambre par l'imprévu de ses principes; cela -tranchait sur les ordinaires disputes d'avocats; ses discours étaient -des intermèdes lyriques. D'ailleurs il se sentait lui-même tombé de -quelque planète lointaine au milieu du marais parlementaire. «Je n'y -resterai donc, si Dieu le permet, dit-il, que le temps strictement -nécessaire pour ouvrir le premier sillon, formuler un symbole de -bonne foi, d'indépendance des partis et de progrès moral; après quoi -je rentrerai dans mon nuage»[12]. Vous savez que, s'il était prêt à -quitter la politique, la politique ne le voulut pas quitter. - -Il y fut très original. Indépendant de tout, parcequ'il l'était de sa -propre ambition, il signifia d'abord à ses électeurs qu'il entendait -n'obéir qu'à sa conscience: un mandat lui ajoutait trop peu pour -qu'il eût peur, en le perdant, de retomber dans le néant; les grandes -places le tentaient encore moins: «Faire le serviteur pendant quinze -ans pour obtenir de le faire le reste de sa vie en habit un peu plus -brodé, cela me semble vraie folie»[13]. Il ne se souciait pas davantage -de capter la popularité. «Pour parvenir à me faire comprendre, il -me faut un an d'efforts pénibles et d'impopularité systématique. Je -dois, pour chercher mon point d'appui hors des partis existants, dans -la conscience du pays, commencer par blesser tous les partis en leur -échappant»[14]. Ce n'est pas assez d'avoir l'amour de son indépendance, -il en a l'orgueil. «Je prends en haine les partis après les avoir eus -en mépris, et je veux désormais vivre, penser et mourir seul»[15]. -Nul doute, Messieurs, qu'un détachement si évident ne soit la vraie -façon d'imposer aux hommes et de les amener à soi. Citons cet exemple. -En juin 1837, quarante-deux fabricants de sucre, gros électeurs de -la circonscription flamande que Lamartine représente, l'invitent à -conjurer l'impôt dont on menace leur industrie. Que va-t-il faire? «Je -leur ai remis mon mandat de député en leur disant: ma conviction et ma -conscience sont contre l'immunité et le privilège dont vous jouissez -aux dépens du Trésor, des malheureux contribuables cultivateurs et des -colonies. On vous doit un impôt.... — Après deux heures de discussion, -ils en sont convenus et m'ont _à l'unanimité_ signé le mandat formel -de voter et de parler pour un impôt»[16]. Voilà un trait assez rare -dans l'histoire du régime représentatif: cette fois ce ne fut pas le -gouvernement des supérieurs par les inférieurs. Lamartine se rend bien -compte que son abnégation est sa force même. «Je n'aurais qu'à dire -_oui_ pour être chef de deux-cents voix; mais je suis en secret chef -de leur conscience»[17]. Et il s'émerveille de cet ascendant: «Tous les -partis viennent à moi comme à une idée qui se lève»[18]. - -Il y avait une autre raison encore pour que l'on vînt à lui, c'est que -sa politique était toute positive. Ecoutez-le: il affirme toujours, il -ne réfute presque jamais: cela par principe autant que par tempérament. -«J'adore l'indépendance; je déteste l'opposition. _Faire_ est l'œuvre -du génie; _empêcher_ est l'œuvre de l'impuissance»[19]. Étranges -discours que les siens; il néglige de répondre et de discuter; il passe -au travers de la contradiction sans la voir. C'est qu'il ne l'a pas -écoutée, étant occupé ailleurs, à déchiffrer la volonté actuelle de -Dieu sur son peuple. Cela fait penser à cette inscription qu'on lit -sur les navires: _Défense d'adresser la parole au pilote_. Comment les -simples passagers oseraient-ils troubler de leurs avis celui qui domine -et qui sait? N'a-t-il point une boussole? L'avenir prophétisé dans sa -conscience le guide. Qu'il travaille avec les autres, c'est bien; mais -les consulter sur ce qu'il faut vouloir est folie. C'est à lui de le -leur apprendre. - - Ainsi quand le navire aux épaisses murailles - Qui porte un peuple entier bercé dans ses entrailles - Sillonne au point du jour l'océan sans chemin. - L'astronome chargé d'orienter la voile - Monte au sommet des mâts où palpite la toile, - Et, promenant ses yeux de la vague à l'étoile, - Se dit: «Nous serons là demain.» - - Puis, quand il a tracé sa route sur la dune - Et de ses compagnons présagé la fortune, - Voyant dans sa pensée un rivage surgir, - Il descend sur le pont où l'équipage roule, - Met la main au cordage et lutte avec la houle. - Il faut se séparer, pour penser, de la foule - Et s'y confondre pour agir[20]. - -Il continue donc, imperturbable, se réglant sur son itinéraire secret, -entraînant ses compagnons de traversée. Et ceux-ci lui obéissent. -Quelque chose en lui les subjugue. Quoi donc? La force de sa certitude -intérieure. Une personne unifiée au dedans peut tout sur les autres. -Dans les combats politiques, comme naguère dans la recherche de la -vérité, comme jadis dans les déchirements de l'amour, Lamartine a su -s'élever jusqu'à l'harmonie. Il a triomphé des contradictions internes -qui font que les autres hommes sont faibles. J'ai comparé les périodes -de sa vie aux phases d'un astre: chaque phase est complète; il ne -se voue à la philosophie que quand il est quitte de la passion. Il -n'aborde la politique qu'une fois délivré du doute philosophique, -et sûr de ce qu'il croit. Sa conscience réconciliée, où Dieu règne, -est invulnérable aux coups de la place publique, aux cris, aux -mesquineries; il les traverse en souriant. Il s'avance au milieu des -monstres rampants comme un Apollon libérateur, baigné d'une lumière -dont le foyer est en lui. - - -Joseph Mazzini, en comparaison, semble une divinité sombre et -souterraine. - -Il n'est pas, dans Santa Croce, de monument plus austère, plus funèbre, -que la plaque de bronze noir qui le commémore, près du fastueux -cénotaphe de Dante; et c'est bien ainsi. Mazzini fait donc un parfait -contraste avec la nature heureuse de Lamartine. - -Au reste, j'ai observé que presque tous les révolutionnaires, en -Italie, ont deux caractères singuliers; ils sont hantés du passé, et -ils sont tristes. - -Votre pays, ouvrage des hommes autant que de la nature, est comme -baigné de regrets. Vos paysages sobres et presque intellectuels -semblent se souvenir d'autrefois. Vos arbres mêmes ont une dignité -de monuments. Toute l'Italie est un vaste camposanto; la roue des -voiturins y roule dans l'ornière antique. L'idée même de l'Italie -_une_ est une vieillerie, un legs que vos poètes se transmettent, de -Virgile à Dante, de Pétrarque à Vittorio Alfieri, jusqu'à ce qu'elle -devienne une actualité. Si Mazzini s'émeut jusqu'à défaillir en passant -la _Porta del Popolo_, c'est qu'il entre au sanctuaire même de l'unité -italienne, dans Rome, la capitale promise à l'avenir, qui est aussi -le trésor de tout le passé. Là des fantômes inspirateurs se dressent -de toutes parts: ce sont les tribuns de jadis, en particulier ce Cola -di Rienzo, dont il est le successeur, et qui lui même avait prétendu -relever la république de Brutus. Unité, liberté, voilà le double mot -d'ordre que ces vieux irrédentistes ont imposé à leurs descendants; -après des siècles, l'avocat génois se reconnaît pour leur exécuteur -testamentaire. Pieux envers les ancêtres, il rêve de dresser sur le -Monte Mario une image colossale de Dante, vers laquelle les Romains -lèveront les yeux chaque matin pour faire leurs dévotions filiales. -Ainsi de tout révolutionnaire italien: en même temps que novateur, il -est restaurateur. Et cela nous surprend un peu, nous autres Français, -qui marchons droit à l'avenir sans nous demander de qui nous sommes -fils. - -J'ajoute que les révoltés de votre nation paraissent tristes. Comparez, -s'il vous plaît, à la gaillardise de Martin Luther l'âpreté douloureuse -de Savonarole. Vos hérésiarques ont un air prométhéen, tendu et -tourmenté. Mazzini les continue, avec son éloquence chauffée au rouge -sombre, et son visage tel que vous le voyez sur les lithographies, -crispé par l'effort. C'est, je crois, que votre nation étant la plus -sociable de toutes, l'italien isolé se sent arraché à sa nature vraie. -Les visages souriants lui manquent cruellement: il ne se passe pas -volontiers de serrements de mains et d'embrassades. - -Les contemporains de Mazzini ont eu de lui l'impression que je viens -de dire. Ils le trouvèrent morose, et avec raison. Mais où ils se -trompèrent, ce fut en le croyant ténébreux par goût, haineux et -démoniaque. Massimo d'Azeglio et Montanelli lui font un autre reproche -encore: ils le regardent comme un déclamateur, un conspirateur d'_opera -seria_, qui se complaît aux intrigues masquées. - -Ces deux vues ne sont pas justes. Après sa mort (survenue le 10 mars -1872) on put enfin recueillir sur lui le témoignage décisif, celui de -sa propre correspondance. Cinq recueils en ont été publiés déjà; les -lettres à sa mère, précieuses entre toutes, seront connues bientôt, -j'espère. Eh bien, ces documents sincères dévoilent un autre Mazzini, -aussi grand que celui de la légende, mais déraidi, dont la férocité -recouvre une tendresse franciscaine: un ami des femmes et des enfants, -presque un enfant lui-même, incompris et timide; un bon _frate_ -mélancolique sous une cape de brigand. - -Il avait authentiquement l'âme grande et pure. Thomas Carlyle, -maître-expert en héroïsme, qui le vit de près à Londres, écrivait dans -le _Times_ du 15 juin 1844: «J'ai eu l'honneur d'être en relations avec -M. Mazzini pendant maintes années, et, quoi qu'il y ait peut-être à -dire à son bon sens pratique et à son jugement dans les choses banales -et de tous les jours, je peux toutefois reconnaître publiquement qu'il -est le seul homme génial et vertueux que j'aie connu, homme vraiment -sincère, noble, humain, comme par malheur il ne s'en trouve guère, -digne enfin d'être appelé âme de martyr.» Ceci est une appréciation -exacte. Mazzini fut un martyr, un héros qui n'a pas donné sa mesure, et -dont la destinée fut constamment étranglée. - -Comptez un peu les contradictions qu'il y eut entre sa nature vraie -et le rôle auquel il se condamna, ou fut condamné. J'ai essayé de le -faire, et je me suis senti pris, pour lui, d'une très grande pitié. - -D'abord, voici un cœur doux, tendre et enfantin, qui voudrait -sympathiser même avec les passants dans la rue: c'est un excellent -correspondant pour les petites jeunes filles, qui lui brodent des -bourses et à qui il envoie des _vergiss-mein-nicht_; dans ses cadeaux -et ses surprises il met la grâce ingénieuse des Italiens; — et il s'est -dressé comme un dogue de combat; il a l'air de haïr: il prononce du -moins des paroles de haine, et il trempe dans des crimes, par amour. - -Deuxième contradiction: il a la fièvre d'agir, il déclare qu'il -donnerait Machiavel, Tacite et tous les livres «pour une ligne -d'action[21],» que l'action seule rend à l'homme son équilibre; il -se donne pour «enseigner le culte déserté de la Sainte Action;» — et -avec cela, il est parfaitement incapable d'agir. (Rappelez-vous la -piteuse expédition Ramorino). Il est en effet doué, à un degré éminent, -du courage de subir, assez commun chez les rêveurs; mais très-peu du -courage d'entreprendre, lequel en est fort différent, au point qu'il -se compose pour une bonne part de l'impuissance de subir. Dès qu'il a -mis la main à quelque entreprise, il se prépare à payer cette audace -en souffrance; on dirait qu'il ne soulève cette croix, de l'action, que -pour rendre son propre calvaire plus méritoire; il n'a ni la confiance, -ni peut-être le très vif désir de réussir, - -Autre contradiction: il voudrait conduire les hommes en les aimant et -s'en faisant aimer; or, loin de savoir leur faire épouser sa pensée, -il est dans l'impossibilité de se faire entendre d'eux. Il en gémit: -«_Come poco indovinano gli uomini le condizioni dell'anima altrui!_» -Il faut qu'il renonce à communiquer sa conviction, c'est-à-dire, ou -qu'il doute de lui-même, ou qu'il méprise les autres. Il aime mieux ne -pas voir son isolement; il feint d'être entouré d'un cercle nombreux de -partisans dévoués. Montanelli dit joliment: «Mazzini écrit, au pluriel, -_nous pensons_, _nous croyons_. Qui pense? Qui croit? Mazzini tout -seul.» C'était vrai, et parfois l'apôtre au cœur chaud en était tout -transi. «Mon étoile, dit-il amèrement, c'est Sirius, le grand Chien: -métier d'aboyeur, sans être généralement écouté.» - -Vous dirai-je les autres discordances de cette destinée malheureuse? -Il eut, comme nous l'avons noté, l'amour et la dévotion du passé, — -et il dut s'associer avec des révolutionnaires positifs et grossiers, -déracinés de toute tradition; — c'était une âme profondément -religieuse, et il fut conduit à être l'organe d'un parti de complète -négation; il fut accolé même quelque temps avec le grand destructeur -russe Bakounine, dont il avait horreur et qui le raillait comme -un bigot timoré. Enfin il eut le cuisant mécompte que ce défaut de -coïncidence entre l'homme qu'il s'efforçait d'être, et l'homme qu'il -était naturellement, défaut de coïncidence dont il éprouvait un vrai -chagrin, ait été aperçu de ses contemporains, en sorte qu'ils le -soupçonnèrent de jouer un rôle et de viser à l'effet..... Au fond, il -y eut bien quelque chose de cela, vers la fin de sa carrière. Il se -sentait noble et pur, il se voyait méconnu. Il se renferma donc dans -son isolement hautain, ne s'entourant plus que des morts, ou bien -d'enfants qui ne le questionnaient pas. Il renonça sincèrement à tout -bonheur, et, comme il professait d'ailleurs que la vie est une mission -à nous confiée par Dieu, il eut l'orgueil de se répéter qu'il s'en -était acquitté sans salaire, et qu'il le préférait. - -Âme candide, âme dolente, dont la très haute vie fut un Purgatoire. -Nous comprenons maintenant combien véridique était son cri: «La -désharmonie entre mon âme et tout ce qui est en dehors m'écrase»[22]. -La _désharmonie_; voilà le mot sur lequel il faut rester. - -Aucun autre ne marquerait mieux le contraste avec l'esprit de -Lamartine, qui justement, ne pouvant vivre que dans l'harmonie, se -haussa toujours jusqu'à la sphère où elle réside. Cet exemple de -Mazzini montre clairement où en arrive l'homme qui consulte seulement -ce qu'il veut, seulement les ordres de Dieu, et non ce qu'il peut, -selon sa faible et humaine nature. - - -II. - -Cependant nous allons trouver que ces deux esprits opposés se sont fait -une conception identique des devoirs et des vrais intérêts du peuple. - -N'essayons pas de présenter cette pensée dans l'ordre où, -historiquement, ils la formèrent, par le double travail de leur -réflexion et de leur expérience. Tâchons plutôt de la construire -logiquement; et d'abord cherchons-en la vraie base. - -Cette base n'est point politique. Elle se trouve au fond de la -conscience de tout homme qui s'examine seul dans sa chambre. Ainsi -l'ordre politique repose sur quelque chose qui le dépasse, et qui est -intérieur. Les vérités politiques ne sont que dérivées; ruineuses si -on les prend pour absolues, elles deviennent solides aussitôt qu'on -les appuie à une philosophie de la vie et de l'histoire, établie -d'autre part. Là-dessus Lamartine et Mazzini sont unanimes. «Je pars -d'abord d'un principe religieux, dit le premier; il faut que vous -me le permettiez; car sans cela je ne puis pas et je ne sais pas -raisonner»[23]. — «Mon but dans ce livre, dit à son tour le second, -a été de vous présenter les principes qui doivent vous guider et vous -aider à résoudre vous-mêmes toutes les difficultés politiques.... Je -vous ai conduits à Dieu, comme à la source du devoir et à l'instituteur -de l'égalité entre les hommes; à la loi morale, comme à la source de -toutes les lois civiles....»[24]. Enfin le mot apostolique de Lamartine -à Pelletan: «Venez diriger la république dans le sens de Dieu et du -Peuple»[25] répète exactement la devise de Mazzini: _Dio e Popolo_. - -Quelle est donc cette vérité d'un ordre différent et supérieur -d'où toute la politique dépend? C'est celle-ci: que Dieu continue -sa création dans l'homme; nous appelons Providence cette force, à -la fois latente et manifeste pour qui regarde bien, par laquelle -il agit dans chaque homme et dans chaque peuple, en les poussant -à l'affranchissement. La tyrannie vient de la brutalité ancestrale -qui reste encore en nous et qui lentement s'élimine. L'origine de -l'inégalité et de l'iniquité est là, dans notre nature inférieure, -qu'il faut laborieusement dépouiller et nullement dans la civilisation, -quoique Rousseau en ait pensé. La passion de dominer, d'usurper, de -contraindre, est un legs de l'animalité en nous; — et ici la doctrine -de nos grands romantiques s'encadre fort bien dans la théorie générale -de l'évolution, que la biologie de notre temps a popularisée. — Or la -volonté positive de Dieu, sur nous est _que nous devenions saints_, -comme le dit Saint Paul, c'est-à-dire, moralement et politiquement -parlant, que nous devenions libres. Dieu travaille en nous à la façon -d'un ferment, et toujours dans ce même sens. Les révolutions, dont -les gens à courte vue s'effarent, ne sont que les poussées de cette -fermentation dans les peuples. C'est toujours Dieu qui nous veut -obliger à nous rendre libres. - -Parmi ces révolutions, il en est de brusques, qui se précipitent -coup sur coup, comme on l'a vu au I^er siècle, au XV^e, à la fin du -XVIII^e; c'est ce que Lamartine appelle superbement des «sommations -de Dieu.» Deux des plus frappantes sont la révolution chrétienne, qui -annonça l'Evangile, et la Révolution française, qui décida que les -hommes n'auraient plus d'autre maître que la loi. Ces révolutions -successives, loin de se contrarier, poussent l'humanité dans une -direction constante: toujours vers la liberté. Ainsi le mouvement qui -produisit l'abolition de l'esclavage, puis du servage, poursuit ses -applications sous nos yeux, en sorte que rejeter, par exemple, l'apport -de la Révolution française, c'est, du même coup, protester dans le -passé contre la libération des esclaves. - -Toute réaction est donc impie, puisque Dieu est l'éternel -révolutionnaire et veut sans trêve faire toutes choses nouvelles. «Je -deviens de jour en jour plus intimement et plus consciencieusement -révolutionnaire, écrit Lamartine à son ami Virieu[26]; je médite -sans cesse à genoux et devant Dieu, et je crois qu'il faut que nous -et ce temps-ci, nous servions courageusement la loi de rénovation.» -Mais, en même temps qu'irréligieuses, les réactions sont vaines. -L'erreur se dénonce d'elle-même: la société où elle est introduite -devient invivable, et elle périt violemment. La volonté de Dieu, si -on s'obstine contre elle, se fait orage et torrent. Ainsi jamais on -ne peut remonter le cours des temps; il est même niais de l'essayer. -L'histoire est justement ce qui n'arrive pas deux fois. Elle s'avance -pas à pas, constamment nouvelle. - -Mais la plus pernicieuse erreur des idolâtres du passé est de prétendre -retourner en arrière au-delà du Christ. Le Christ est le maître et le -départ des modernes. Ce qui ne veut pas dire que son action se soit -établie déjà, ou qu'elle s'établisse aisément dans la société, ni -dans l'âme. Le paganisme, si mort qu'il semble, doit encore être tué -en nous. Les matérialistes, les nouveaux épicuriens, les utilitaires, -dont Bentham, odieux à Mazzini, est le représentant, ramènent le -paganisme encore; ils prêchent le bien-être individuel et font tourner -tout le reste autour de cette recherche, ce qui fut l'illusion de -l'antiquité. Ils sont les plus aveugles des réactionnaires. Or les -partis prétendus révolutionnaires de notre âge, dirigés par Saint-Simon -ou Fourier, Blanqui ou Louis Blanc, se sont également fourvoyés dans -cette impasse. D'où il suit que leurs revendications n'aboutiront pas; -ils n'obtiendront qu'un déplacement de la tyrannie et du malaise, -un despotisme retourné, comme le Comité de Salut Public pratiqua -exactement, en sens inverse, le même arbitraire que Louis XIV. «On est -sur terre pour jouir le plus possible,» voilà l'erreur fondamentale, -le piétinement dans le paganisme, condamné, non par la conscience -seulement, mais par l'expérience de l'histoire. Jésus a donné à la -vie humaine une autre fin, sa fin vraie, par la parole inoubliable -«Que ton règne arrive!» — Oui, que le règne de Dieu arrive, ou, en -d'autres termes, que la justice et la fraternité deviennent réelles; -c'est à quoi toute la vie doit servir, la vie des peuples comme celle -des individus; là est son sens et sa valeur, là est son bonheur même. -«Nous devons tous et chacun, déclare Mazzini, diriger nos efforts afin -que tout ce qu'il nous est donné de comprendre du _royaume des cieux_ -puisse se traduire en réalité sur la terre»[27]. Aussi ne veut-il point -qu'on abandonne le culte de la croix. «La Croix, ajoute-t-il, comme -symbole de la seule vraie, immortelle vertu, — le sacrifice de soi-même -pour le bien d'autrui, — pourra sans contradiction s'élever même sur -le tombeau de tous les croyants de la nouvelle foi»[28]. Entendez -bien: comme symbole du dévouement à tous, et non pas au sens égoïste -encore où l'entend le dévot qui subordonne tout le reste à son salut -personnel, se souciant peu que le monde soit injuste et malheureux, -pourvu que lui échappe à la damnation. L'égoïsme, sous ses formes -grosses et sous ses formes subtiles, est en effet l'ennemi juré de -la démocratie, le seul qui la puisse perdre. Et la seule révolution -effective sera la révolution profonde, encore à faire, celle qui l'aura -déraciné. - -Précisément pour cela, la république démocratique, ou gouvernement -mutuel, fraternel, qui ne subsiste point par la contrainte extérieure, -mais par la maîtrise que chacun exerce librement sur soi au bénéfice -des autres, est chérie et voulue de Dieu. Le christianisme traduit -en institutions, cela est la république. Comme celle-ci est le règne -de l'esprit, l'homme religieux est naturellement républicain. Si la -Providence mène en réalité l'histoire, ainsi que Lamartine et Mazzini -le croient, cette république démocratique sera l'aboutissant de toutes -les autres formes de gouvernement. - -Comment se fera ce passage? Nul homme ne peut le dire. Et c'est -parceque la voie en est mystérieuse qu'il ne faut jamais, à aucun -prix, sacrifier la liberté, qui est la remise à Dieu du choix de ses -moyens. Restreindre les énergies de celui-ci ou de celui-là, supprimer -des possibles, alors que l'esprit _souffle où il veut_, c'est usurper -sur Dieu. Lamartine a très bien formulé cette conception profonde de -la liberté politique: «Je veux la liberté et l'égalité intellectuelles -absolues pour et contre moi. Je ne veux pas mettre mon poids peut-être -faux ou rogné dans la balance. Je ne veux pas mettre une pierre sur -la route libre et sans terme de l'avenir»[29]. Et voilà pourquoi tout -privilège doit être écarté, voilà pourquoi il ne faut nulle entrave -sur la pensée ou sur la parole. Mazzini est d'accord avec Lamartine, -puisqu'il fait consister la révolution essentielle, la révolution -qui est à faire, en la déchéance définitive de la _raison d'Etat_, la -raison d'Etat de Louvois et de Bismarck, mais aussi la raison d'Etat -des Jacobins. - -Au reste, il faut se garder que le libéralisme lui-même s'érige -en idole, comme si la liberté politique était une fin; alors elle -tournerait bien vite à l'émiettement, à l'anarchie, à l'écrasement des -faibles. «La liberté est conquise, écrit Lamartine, elle est assurée, -elle est inviolable, quels que soient le nom et la forme du pouvoir; -mais la liberté n'est pas un but, c'est un moyen. Le but, c'est la -restauration de la dignité et de la moralité humaines dans toutes les -classes dont la société se compose; c'est la raison, la justice et -la charité appliquées progressivement dans toutes les institutions -politiques et civiles»[30]. - -Pour en venir à la pratique, il est deux moyens d'action compatibles -avec la liberté: l'_éducation_ et l'_association_. Mazzini vieux, comme -Lamartine, se contente décidément de ceux-là. - -Elever les enfants, autrement dit, les délivrer de leur amour -propre pour y substituer l'amour des autres et de la communauté, -voilà l'œuvre par excellence qui fondera la république. Aussi les -instituteurs sont-ils les ouvriers nécessaires de cette révolution que -Lamartine attend; et il rêve une «association libre, pour la direction -religieuse, morale et politique de l'esprit des instituteurs dans la -République»[31]. Mazzini à son tour s'est fait maître d'école; et j'ai -visité, dans le Transtevere, un établissement populaire d'éducation -où l'on enseigne à des enfants d'ouvriers un catéchisme spiritualiste -tiré de ses livres. L'_association_, pour les adultes, est un moyen -merveilleux: ils s'apprennent par elle à coopérer, à dépasser les fins -individuelles, et à jouir de se sentir peu de chose, au service de -quelque chose de grand. - -Je dois le dire; Lamartine était trop improvisateur, il avait -l'imagination trop paradisiaque pour apercevoir les difficultés -extraordinaires de cette tâche; il se contente de la voir en -perspective, comme une allée un peu montante, mais agréable. - -En somme il ne s'agit de rien de moins que de faire l'homme à nouveau. -Mazzini, moins heureux et qui a lutté davantage, connaît mieux les -résistances féroces de l'égoïsme. C'est lui qu'il faut écouter ici. -Il sait, et il ne dissimule pas, qu'il faudra déchirer et fouiller la -nature, en son fond; qu'il faudra aller jusqu'à l'ascétisme. A cette -profondeur seulement les germes vivaces de l'égoïsme seront atteints, -la vie pour les autres apparaîtra comme le salut, et la première -substruction de la république sera bien assise. - -«Je crois, dit-il[32], que nous ne pourrons jamais rendre l'homme -plus digne, plus aimant, plus noble et plus divin — ce qui est notre -fin et notre but sur la terre — en nous contentant d'entasser autour -de lui des moyens de jouissance, et en lui proposant pour but de la -vie cette ironie qu'on appelle _le bonheur_.... Ouvriers mes frères, -comprenez-moi bien: les améliorations matérielles sont indispensables -et nous lutterons pour les obtenir, non pas parceque la seule chose -nécessaire à l'homme est d'être bien logé et bien nourri, mais parceque -vous ne pouvez pas avoir conscience de votre propre dignité ni vous -développer intellectuellement tant que vous êtes absorbés, comme -aujourd'hui, par la lutte incessante contre le besoin et la pauvreté. -— Vous travaillez dix ou douze heures par jour, comment trouverez-vous -le temps de vous instruire? Le plus grand nombre d'entre vous gagne à -peine de quoi subvenir à ses besoins et à ceux de sa famille, comment -vous procurer les moyens de faire votre éducation?... La pauvreté vous -empêche souvent d'obtenir justice comme les hommes des classes plus -élevées, comment apprendrez-vous à aimer et à respecter la justice? — -Il est donc nécessaire que votre condition matérielle s'améliore pour -que vous puissiez progresser moralement. Il faut que vous receviez un -salaire qui vous permette de faire des économies, de manière à vous -rassurer sur l'avenir et, par dessus tout, il faut purifier vos âmes -de tout sentiment de révolte et de vengeance, de toute pensée injuste -à l'égard de ceux-là même qui ont été injustes envers vous. Vous devez -lutter pour obtenir toutes ces améliorations dans votre situation, et -vous les obtiendrez, mais recherchez-les comme des moyens et non comme -le but; recherchez-les par sentiment du devoir et non pas seulement du -droit.... Si vous n'agissez pas ainsi, quelle différence y aura-t-il -entre vous et ceux qui vous ont opprimés? Ils vous ont opprimés -justement parcequ'ils ne recherchaient que le bonheur, la jouissance et -la puissance.... Un changement d'organisation sociale aura peu d'effet -tant que vous conserverez vos passions et votre égoïsme....» - -Jamais, je crois, aucune doctrine politique ne fut empreinte d'une -telle grandeur morale. Celle-ci est vraiment une application de -l'Evangile. La vertu se présente comme la seule chance de réussite dans -les faits, comme la nécessité première dont rien ne dispense. Il faut -que l'humanité s'apprenne à passer par la porte étroite. La république -sera religieuse, ou elle succombera. - -De ces principes généraux dérivent des programmes d'institutions ou -de réformes. Je n'entre pas dans le détail, où nos guides quelquefois -se sont fourvoyés. Il me suffit d'avoir exposé leur thèse en ce qui -demeure, et je crois l'avoir fait fidèlement. - - -III. - -Cette politique est _radicale_, au sens étymologique du mot, -c'est-à-dire qu'elle pousse ses racines jusqu'au fond de la pensée, -et s'attache à la réalité suprême. Les personnes qui n'ont absolument -point de besoins religieux ne la comprendront guère. Et, chez nos -politiques d'à présent, en particulier chez nos politiques radicaux, -les besoins religieux semblent faibles. Aussi cette conception des deux -fiers romantiques a-t-elle reculé loin dans le passé. - -Je n'ai pas d'autorité pour la juger, ni même pour la louer. J'observe -seulement qu'on ne lui oppose point qu'elle est fausse, mais qu'elle -est chimérique. Lamartine, George Sand, Michelet, Barbès, Mazzini -attendaient trop de l'homme, lui demandaient trop. Ils l'ont cru -capable de se conduire; l'expérience fait voir qu'il en faut rabattre. -Leur morale démocratique est trop escarpée décidément, et bonne pour -des saints vivant en chartreuse. - -L'optimisme de ces «vieilles barbes de 48» a donc paru d'une -présomption extrême. Les théoriciens plus récents, qui ont regardé -l'homme du point de vue de la zoologie, les dédaignent. Taine et Sumner -Maine ont traité rudement ces rêves de gouvernement populaire; ils -ont estimé que les principes de la Révolution française ne furent rien -qu'une bravade puérile contre l'irrésistible nature, laquelle asservit -l'animal humain à son estomac, à son appétit de pouvoir et de lucre. - -Des partis se sont formés et entrechoqués, divers en apparence, -identiques dans le principe (qui est toujours, ici et là, le -matérialisme politique) d'une part le _collectivisme_ marxiste; d'autre -part le _jacobinisme_ à la façon de Robespierre; puis le _cléricalisme_ -qui, psychologiquement, suppose la même structure d'esprit; enfin -le _bismarckisme_, ou politique des résultats, avec l'_opportunisme_ -ou politique des expédients, entre lesquels, au fond, il n'est point -d'autre différence que celle du tempérament des hommes, poignet de fer -ou bras de coton. La _raison d'Etat_, odieuse à nos idéalistes de 1848, -n'a pas fini de régner. Il n'est point de gouvernement ni de secte qui -n'ait apporté son encens à ce Baal-Moloch. - -Nous voyons de nos yeux où cette orientation nouvelle nous a menés. -Les luttes des classes se sont exaspérées, les ouvriers ont dû arracher -leur pain du jour par la menace ou la violence; l'envie de déposséder -les heureux a ramassé le vieux masque des proscriptions religieuses -du XIV^e siècle contre le Juif; les catastrophes financières se sont -multipliées; les Etats se sont entre-regardés en serrant les poings; un -militarisme exténuant, jusqu'à l'impossibilité matérielle de subsister, -a fondé, dans chaque nation, la prééminence de la caste guerrière -sur la peur même de la guerre; la possession peu sûre du pouvoir est -devenue une sorte de ferme à exploiter hâtivement, et les Parlements -se sont ouverts, comme des foires permanentes, au trafic des faveurs -et des votes; à fréquents intervalles, des scandales irrépressibles -laissent entrevoir une corruption profonde sous la croûte mince des -hypocrisies officielles.... - -Apparemment, il s'est commis une erreur quelque part, et, comme -chaque parti politique, à tour de rôle, s'est montré infirme autant -que les autres, il faut croire que cette erreur a vicié notre commune -éducation. Je dirais qu'à droite comme à gauche nos politiques ont -tous une même philosophie empirique — opposée à celle de Mazzini -et de Lamartine, — s'il n'était manifeste qu'ils se vantent de n'en -avoir aucune. Ce sont des spécialistes. L'administration des Etats est -devenu un commerce, avec ses risques professionnels et ses bénéfices. -Le gouvernement ne s'inspire d'aucune philosophie. Il ne vise plus à -orienter les hommes dans le sens où Dieu les appelle. Et les hommes ne -lui demandent que de leur garantir leur pain du jour. Voilà, peut-être, -où gît l'erreur. - -Peut-être devions-nous, en effet, demander plus, demander trop à -notre infirme nature, pour en obtenir assez. Peut-être faut-il à -présent retourner vers les sommets de la discipline spirituelle. Ces -sommets sont âpres sans doute, _aria peragro loca_: mais c'est là-haut -seulement que l'action a sa source. - - -J'ai achevé, Mesdames et Messieurs, du mieux que j'ai pu, la tâche -que je m'étais tracée. Tâche un peu lourde pour vous, que ce sujet -austère n'a pas délassés; mais aimable pour moi, car c'est un profit de -ressaisir les conceptions élevées de ces deux politiques démodés; et ce -m'est une douceur de rapprocher fraternellement devant vous la pensée -d'un Italien et celle d'un Français. - -Un mot encore. Le 27 mars 1848, Alphonse de Lamartine, qui se -trouvait alors Ministre des Affaires étrangères dans le gouvernement -provisoire de la République française, reçut à l'Hôtel-de-ville de -Paris une députation de volontaires italiens, conduite par Joseph -Mazzini. Dans cette rencontre mémorable, le grandhomme de chez nous -dit au grand homme de chez vous: «Et moi aussi, je suis un enfant, un -enfant d'adoption de votre chère Italie.... Votre soleil a échauffé -ma jeunesse et presque mon enfance. Votre génie a coloré ma pâle -imagination; votre liberté, votre indépendance, ce jour que je vois -enfin surgir aujourd'hui, a été le plus beau rêve de mon âge mûr... -Allez dire à l'Italie qu'elle a des enfants aussi de ce côté des -Alpes! Allez lui dire que si elle était attaquée dans son sol ou dans -son âme, dans ses limites ou dans ses libertés, que si vos bras ne -suffisaient pas à la défendre, ce ne sont plus des vœux seulement, -c'est l'épée de la France que nous lui offririons pour la préserver de -tout envahissement! Et ne vous inquiétez pas, ne vous humiliez pas de -ce mot, citoyens de l'Italie libre!... Nous ne voulons plus de conquête -qu'avec vous et pour vous: les conquêtes pacifiques de l'esprit humain. -Nous n'avons plus d'ambitions que pour les idées. Nous sommes assez -raisonnables et assez généreux sous la république d'aujourd'hui, pour -nous corriger même d'un vain amour de gloire.»[33] - -Ce discours n'était pas frivole: l'événement l'a fait voir. -Cinquante-et-un ans après, j'ai voulu le répéter ici, en symbole de -ma reconnaissance pour votre accueil, et de ma foi en la coopération -fraternelle des peuples. - - - - -INDICE - - - A sedici anni sulle barricate di Milano Pag. 5 - Venezia nel 1848-49 43 - Volontari e regolari alla prima guerra dell'indipendenza - italiana 81 - La démocratie spiritualiste selon Mazzini et selon - Lamartine 125 - - - - -NOTE: - - -[1] LEOPARDI in _Parini e la gloria_. - -[2] Ecrit qu'on peut lire au vol. VII, pag. 275, de l'édition romaine -des _Œuvres_ de Mazzini. Il en a été donné une traduction française à -la fin de la Biographie de Mazzini, par M.^me Ashurst Venturi (trad. -par M^me E. de Morsier, Paris, Charpentier, 1881), p. 185. - -[3] Voy. la _Correspondance de Lamartine_ (éd. en 4 vol. in 12), t. IV, -p. 247, 248. Le discours est reproduit dans la _France parlementaire_, -t. V, p. 27. - -[4] Correspondante aussi de Mazzini. Voy. les _Lettres_ de ce dernier -à _Daniel Stern_. Paris, Germer Baillière, 1873. - -[5] _Correspondance_, III, p. 384; IV, p. 18; III, p. 325. - -[6] _Novissima verba_, dans les _Harmonies_. - -[7] _Novissima verba_, dans les _Harmonies_. - -[8] _A M. De Genoude, sur son ordination_, dans les _Recueillements_. - -[9] _Job lu dans le désert_. — _Cours de littérature_, 1856. Voyez les -_Fragments du livre primitif_ (_Chûte d'un Ange, vision_ VIII). - -[10] _Les Révolutions_. L'idée de cette pièce est énoncée déjà -dans deux lettres à Virieu, des 30 janvier et 7 février 1831. — -_Correspondance_, III, p. 229-232. - -[11] Dans _Jocelyn_ (1836); huitième époque. Le poème est presque -achevé en février 1834, quand le poète se met à son nouveau métier -d'orateur politique. - -[12] _Corresp._, III, p. 320. - -[13] _Ibid._, p. 69. - -[14] _Ibid._, p. 328. - -[15] _Corresp._, III, p. 219. - -[16] _Ibid._, p. 423. - -[17] _Corresp._, IV, p. 22. - -[18] _Ibid._, III, p. 348: «Tout afflue à la _vérité vraie et non -conventionnelle où je me suis placé_.» Voyez IV, pag. 24. - -[19] _Ibid._, III, p. 378. - -[20] _Utopie, à M. Bouchard_, dans les _Recueillements_. - -[21] _Lettres à Daniel Stern_, p. 36. — Cf. p. 27. - -[22] Lettre à M.^me I... de Lausanne (1837) publiée par M.^lle D. -Melegari. - -[23] _Conseiller du Peuple_, I, p. 227-228. - -[24] _Devoirs de l'homme_, X. - -[25] Lettre du 21 mars 1848. - -[26] Lettre du 1^er octobre 1835. — _Corresp._ III, p. 377 - -[27] _Aux membres du Concile Œcuménique siégeant à Rome_, VI. - -[28] _Ibid._ V. - -[29] _Corresp._ III, p. 405. Lettre du 30 octobre 1836. - -[30] _Ibid._ p. 402. - -[31] _Conseiller du peuple_, I, p. 266, 273. - -[32] _Des devoirs de l'homme_; trad. à la fin de la biogr. de Mazzini -(voy. ci-dessus), p. 383 et suiv. - -[33] _Trois mois au pouvoir_, par M. DE LAMARTINE, p. 143, 146. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento -(1846-1849), parte II, by Various - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE II *** - -***** This file should be named 51463-0.txt or 51463-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/1/4/6/51463/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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