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-The Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte II, by Various
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
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-
-Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte II
- Terza serie - Storia
-
-Author: Various
-
-Release Date: March 15, 2016 [EBook #51463]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE II ***
-
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from
-images generously made available by The Internet Archive)
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- LA
- VITA ITALIANA
- NEL
- RISORGIMENTO
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- (1846-1849)
-
- TERZA SERIE
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- II.
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- STORIA.
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- A sedici anni sulle barricate di Milano PAOLO MANTEGAZZA.
- Venezia nel 1848-49 POMPEO MOLMENTI.
- Volontari e regolari alla prima guerra
- dell'Indipendenza italiana FORTUNATO MARAZZI.
- La démocratie spiritualiste selon
- Mazzini, et selon Lamartine PAUL DESJARDINS.
-
-
-
- FIRENZE
- R. BEMPORAD & FIGLIO
- CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI
- 7, Via del Proconsolo
- 1900
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- RISERVATI TUTTI I DIRITTI
-
- _Gli editori R. BEMPORAD & FIGLIO dichiarano contraffatte
- tutte le copie non munite della seguente firma:_
-
- [Illustrazione: firma manoscritta]
-
- Firenze, 1900. — Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46.
-
-
-
-
-A SEDICI ANNI SULLE BARRICATE DI MILANO
-
-CONFERENZA DI PAOLO MANTEGAZZA
-
-
-Se volete darmi la mano, rimonteremo insieme la corrente del tempo, che
-mai non posa, e ci fermeremo là dove il calendario ci dice, che siam
-giunti al 18 marzo dell'anno 1848.
-
-Giunti là avremo fatto un viaggio di 51 anni, poco pili di mezzo
-secolo. Pochi di voi erano vivi allora, pochissimi eran già fanciulli
-o giovinetti. Io sono fra quei pochissimi, e non vorrete accusarmi
-di vanità se ho voluto quest'oggi parlarvi di ricordi miei. Se quei
-ricordi son miei, appartengono però alla storia della nostra Italia e
-in parte ancora alla storia di tutta l'Europa.
-
-A quel passato remoto voi non siete giunti, fortunatamente per voi, che
-colla guida del libro stampato o della tradizione parlata. Io invece
-vi giungo sulle ali della mia memoria, memoria che, ricordando, ama e
-sospira.
-
-Il ricordare il passato, l'evocarlo dalle nebbie del tramonto, per
-farlo più vicino a noi, è uno dei più cari bisogni dell'anima umana. E
-se vi fu un solo Giosuè, che per assicurar la vittoria del suo esercito
-fermò il sole per qualche ora; noi tutti, figli di donna, cento e mille
-volte fermiamo il tempo, dicendogli: prima di disperderti nell'infinito
-dell'oblio che tutto seppellisce e consuma, fermati e lasciati guardare
-e amare. Lascia che i miei occhi ti contemplino, che le mie mani ti
-accarezzino.
-
-Il presente è l'ombra d'un sogno e quando voglio fermarlo, è già
-divenuto un passato. — L'avvenire è lontano, è oscuro. O passato, che
-fosti veramente mio, o passato che io ho vissuto con tanti altri, oggi
-morti, rallenta la tua fuga all'indietro che tutto ingoia; fermati
-ancora, prima che anche la memoria che ti fa vivo, si sommerga con me
-e mi faccia raggiungere i miei morti.
-
-Il passato è il fascino dei fascini, appunto perchè ci dà una sete,
-che non si appaga mai e perchè come tutte le forme dell'infinito e
-dell'impalpabile, non ci sazia mai, deliziandoci sempre.
-
-Ciò che proviamo, fissando lo sguardo nel passato, non è gioia e non è
-dolore, ma è malinconia; è, come lo disse Victor Hugo, «_un crépuscule,
-dans le quel le souffrance s'y fond dans une sombre joie_; aggiungendo
-poi sublimemente: _la mélancolie c'est le boneheur d'ètre triste_.» E
-con meno parole e genio eguale cantò lo Shelley:
-
- Sweet though in sadness.
-
-E se voi che mi ascoltate avete ancora tutti i vostri capelli neri
-e non siete disposti a fare con tue un viaggio nelle nebbie della
-malinconia; se invece avete il pessimismo di moda del presente, vi
-consolerete, vedendo quanta strada si sia percorsa in questi 50 anni,
-che ci separano dal 18 marzo 1848.
-
-Io non sono ancora decrepito: eppure io ho viaggiato nel primo treno di
-ferrovia nel 38, ho conosciuti i fiammiferi ad immersione, e ho veduto
-la prima lampada a gas. E questo per il progresso materiale. Quanto al
-politico e al civile basti una citazione sola.
-
-S'aveva in famiglia una villetta a Cannero sul Lago Maggiore e si
-viveva a Milano. Or bene. Cannero era sulla costa piemontese e si
-doveva chiedere il passaporto al Governo austriaco, e ci volevano
-almeno 15 giorni e la mamma doveva presentare il consenso del marito in
-carta bollata!
-
-Ma io non vi ho invitato a fare della filosofia o a cantarvi un inno
-alla malinconia, soggetto caro che mi occupa da un anno e che, Dio
-volendo, si trasformerà in un libro. Torniamo dunque sulle barricate di
-Milano.
-
- *
- * *
-
-Chi ha fatto le cinque giornate?
-
-Tutti e nessuno.
-
-Le rivoluzioni son come la febbre. Quando i primi brividi accapponano
-la pelle e ci fanno battere i denti, quando poco dopo il sangue si
-accende e il termometro ci dice inesorabilmente: tu hai la febbre; il
-volgo non vede che lei e crede che il male, che pure ci porterà alla
-tomba, è piombato su di noi, come un fulmine a ciel sereno. E invece la
-febbre è l'ultima scena di un dramma preparato da lungo tempo dietro le
-quinte. Abbiamo respirato un'aria infetta, dove si annidavano bacilli
-insidiosi: sono entrati in noi e hanno percorso tutte le vie dei nostri
-organi, circolando nel sangue. Altri bacilli li hanno combattuti, ma
-sono stati vinti. Gli invasori hanno trovato il terreno libero e son
-diventati padroni del campo. E ora stanno vivendo alle nostre spese
-e secernono veleni e il sangue arde e i nervi inondati da un'onda
-troppo calda si ribellano e sussultano. Il respiro è angoscioso; alla
-coscienza di una vita tranquilla e lieta tien dietro il malessere di
-tutti i visceri, di tutti i muscoli. Perfino il cervello, che pili
-d'ogni altro viscere resiste alle lotte, alle invasioni, alle insidie,
-perchè è responsabile di tutte quante le vite sparse nei suoi Stati;
-soffre, vacilla e delira.
-
-Ecco la febbre, ed ecco la rivoluzione.
-
-E come nella febbre due elementi contrari si combattono con incerto
-successo, e come essa può essere seguita dalla vittoria, cioè dalla
-salute; così può distruggere l'organismo o lasciarlo così debole, da
-farlo facile preda di altre febbri o di altri malanni.
-
-Così nelle rivoluzioni i due avversarli che vengono in lotta si
-urtano, si attaccano, si mordono e si feriscono, finchè l'uno sovrasti
-all'altro, e lo vinca, lasciandolo morto o ferito.
-
-Nella rivoluzione milanese, tutto era pronto e preparato da lunga mano.
-— La polvere era accumulata nel sottosuolo, nei sotterranei, nei pili
-sottili meandri della vita nazionale. Non mancava che la scintilla, e
-questa guizzò nell'aria di Milano il 18 di marzo.
-
-Noi lombardi eravamo italiani come i piemontesi, come voi altri gentili
-toscani, e invece a vent'anni si doveva vestire l'uniforme del giallo
-e del nero
-
- Colori esecrabili
- A un italo cuore.
-
-I nostri vicini avevano un re italiano: noi avevamo il nostro re a
-Vienna, e da Vienna, ci venivano leggi, maestri, soldati.
-
-E prima di essere italiani eravamo uomini, e i nostri polmoni si
-sentivano capaci di respirare l'aria della libertà; quella che
-respiravano gli Inglesi, gli Americani, tanti altri popoli. Avevamo
-nati nelle nostre mura il Manzoni, Carlo Porta, il Parini, e nelle
-scuole dovevamo leggere libri tradotti dal tedesco e da chi non sapeva
-l'italiano. Nessun libro poteva apparire, nessun giornale si poteva
-leggere, senza che libro e giornale passassero prima tra i denti fitti
-e crudeli della censura. Da quei denti nulla usciva, che non fosse
-lacerato, storpiato, malmenato.
-
-Ci sentivamo italiani e dovevamo essere nient'altro che sudditi
-austriaci. Ci sentivano uomini civili e degni di libertà, e non
-potevamo muoverci senza il permesso di poliziotti, di censori, di
-passaporti.
-
-L'uomo, che cade e si trova rinchiuso in una fogna, cerca l'aria pura e
-unghie e muscoli punta e titanizza per cercarla. Si lacera le unghie,
-si spezza le membra, si lacera i polmoni colle grida; ma vuol l'aria,
-perchè l'aria vien prima del pane, prima dell'amore, prima della luce.
-O respirare o morire.
-
-E le rivoluzioni sono gli sforzi di un popolo, che vuole quell'aria dei
-polmoni collettivi, che è la libertà. O morire o esser liberi.
-
-L'uomo caduto nella fogna che lo asfissia, non misura le proprie forze,
-nè calcola le speranze della salvezza; ma lotta, si agita e grida. O
-morire o respirare.
-
-E il popolo senza libertà non conta i nemici, non pesa le speranze, ma
-lotta e grida. O morire o esser libero.
-
-Ecco la rivoluzione, or vincitrice, or soccombente; ma sempre febbre
-sociale, preparata da lunga mano, dal lento assorbimento dei miasmi
-della tirannide. Ed ecco anche la rivoluzione di Milano, che potè
-sembrare un miracolo, e non fu che una delle pagine di storia, che
-scrisse la vittoria del diritto contro il dispotismo; la vittoria di
-pochi che avevano ragione, contro i molti che avevano torto; ciò che
-non succede ogni giorno.
-
-Ecco le cinque giornate, nelle quali una popolazione inerme, senza
-generali, senza cannoni, che si arma svaligiando le botteghe degli
-armaiuoli e le collezioni archeologiche, che si batte con un esercito
-di 15,000 uomini guidati dal Radetzky; ottimo generale, che ha cannoni,
-razzi alla Congrève, baionette a mille e mille, e mitraglia.
-
- *
- * *
-
-La sera del 17 marzo ed anche la mattina del 18, nessun milanese
-pensava che sarebbe scoppiata la rivoluzione. Io poi meno di tutti, che
-ero un giovanetto, quasi un fanciullo. Tanto ero gracile e sottile e
-l'onor del mento era più un desiderio che una realtà.
-
-Erano poco più delle 10 o delle 11 del mattino, quando dopo aver
-studiato fisica (ero nel Liceo) col mio condiscepolo Boselli per
-prepararci all'esame e dopo aver fatto colazione, mi affacciai alla
-finestra che dava sulla piazza di San Giovanni in Conca, dove è il
-Liceo, e vidi la piazza e le strade prese da pànico. Erano i brividi
-della febbre che incominciava. Chi correva, chi fuggiva. Servi,
-cameriere coi bimbi che non conducevano a scuola, ma che erano andati a
-riprendere, e che dal passo concitato si vedeva che li riconducevano a
-casa. Vedo chiudere le porte di molte case e dalle finestre semiaperte
-e diffidenti affacciarsi gente curiosa, che guarda nelle vie e sulle
-piazze.
-
-Corro nel cortile, che nelle case lombarde è come la piazza della casa,
-e trovo che i vicini hanno sentito lo stesso bisogno che ho sentito io;
-quello di rivolgersi domande e aspettar risposte; di sapere perchè si
-corre, si fugge.
-
-Le domande si incrociano colle risposte, si parla in due, in tre;
-si interrompe chi parla e si fa parlare chi tace. Raccolgo notizie
-confuse, incerte, contraddittorie.
-
-Sento dire che a Porta Renza vi sono uomini attruppati, chi dice di
-popolo armato, chi di austriaci pronti alla lotta. Si assicura che sono
-cittadini e che hanno una bandiera tricolore. — Al Broletto i cittadini
-fanno folla per iscriversi nei ruoli della guardia civica, che nasceva
-per la prima volta.
-
-Riporto, correndo su per le scale, le notizie raccolte. La mamma manda
-subito la nostra balia, rimasta cameriera in casa da tanti anni, a
-riprendere mio fratello Emilio e riportarlo a casa.
-
-Mi ero offerto io, ma la mamma, che era a letto malata, non volle. — La
-balia parte, ma non ritorna. I minuti ci sembran secoli. La mamma salta
-dal letto, si veste, sta alla finestra a spiare il sospirato ritorno. —
-Se la balia non si vede, si vestirà e colla febbre in corpo andrà essa
-stessa a cercar di Emilio.
-
-Io poi avrei accompagnato la mamma: questo nessuno poteva impedirmelo,
-ma balia e Emilio ritornano. Vengono in furia, correndo anch'essi. Pare
-che in questi giorni tutti debbano correre.
-
-Abbracciato e baciato Emilio, stiamo tutti alla finestra, divenuta il
-nostro osservatorio.
-
-Passan gruppetti di uomini, di giovani, colle coccarde tricolori
-all'occhiello e gridano: _Viva la Repubblica: Viva Pio IX_. — Molti
-sono inermi, ma altri hanno spade, bastoni armati, poche pistole o
-fucili da caccia.
-
-Dirimpetto alla nostra casa vi è una gran _sostra di legna_, e tre o
-quattro giovanotti armati di coccarde picchiano, ma invano. La porta
-è chiusa. Se non si apre la porta, incendieranno il magazzino delle
-legna. Questa minaccia si fa anche alle case vicine, e _sostra_ e case
-si aprono.
-
-E là entrano e se ne cava un gran numero di casse, di scale, di stie e
-si trascinano in piazza e si gettano a traverso la via. Io non sapevo
-che cosa fosse una barricata, e mi si dice che tutti quegli oggetti
-devono servire ad impedire il passaggio della cavalleria. Son quelle le
-barricate, fortezze del popolo delle città contro le truppe regolari.
-
-Ma ecco che ad uno di quei rivoluzionari viene l'idea di aprire il
-magazzino delle carrozze vicereali, che è appunto nella vecchia e
-abbandonata chiesa di San Giovanni in Conca.
-
-Qui non si può picchiare, nè suonare il campanello per farsi aprire,
-perchè nel magazzino non stanno di guardia che i topi. Conviene dunque
-buttar giù la porta, e a colpi di ascie, di martelli, di grossi pali,
-si sfondano le vecchie tavole e se ne cavan venti e più carrozze
-coperte d'oro, di festoni, di ghirigori, campate in alto su ruote
-colossali, ballonzolanti sulle loro quattro gambe. Si portano a braccia
-di popolo, fra grida, fra urli di evviva e di gioia, e si rovesciano
-all'entrata delle vie, che sboccano nella piazza, divenuta così una
-fortezza.
-
-Mentre le carrozze vicereali divengono barricate e vanno a gambe
-all'aria, alcuni cittadini hanno portato una scala e l'hanno appoggiata
-alla porta del Liceo di Sant'Alessandro, dove campeggia l'aquila
-austriaca e in men che non lo dico l'hanno buttata giù a colpi di scure
-e di martello. E chi sta ai piedi della scala la rompe fra grida e urli
-e risate assordanti, e coi piedi vi saltan sopra e la calpestano e la
-fanno a pezzi. Io scendo precipitoso dalle scale con un coltellaccio di
-cucina, e voglio anch'io ferire quell'aquila grifagna, che per meglio
-mangiar due becchi tiene; voglio anch'io avere una reliquia di quel
-cadavere.
-
-Ma ahimè, le mamme e i babbi della nostra casa hanno barricata la
-porta, e non s'esce. Allora da una inferriata di una camera a pian
-terreno chiamo uno dei fortunati demolitori dell'aquila grifagna, e
-che era un mio condiscepolo. Porgo il mio coltellaccio a lui che era
-inerme. Lo adoperi, e dia a lui e a me un osso, anche una scheggia sola
-di questo cadavere imperiale.
-
-Quel giorno si passò fino a sera alla finestra, passando di angoscia in
-angoscia, di trepidazione in trepidazione.
-
-Fatte le barricate, rovesciati i carrozzoni vicereali, demolito lo
-stemma del liceo, si sentirono da lungi, a lunghi intervalli, delle
-schioppettate, poi qualche campana che suonava a martello e poi e
-poi, con un crescendo formidabile di triste augurio, anche un colpo di
-cannone.
-
-Ma dunque la battaglia si era impegnata, ma dunque la città di Milano
-aveva sollevato lo stendardo della rivoluzione, ma dunque si battevano.
-— Da una parte un esercito ben armato, con cannoni appoggiati ad un
-castello, dall'altra cittadini inermi o quasi, che senza misurar le
-proprie forze volevano la libertà.
-
-Che la battaglia si fosse impegnata, anche senza i colpi di cannone e
-senza le fucilate, io avrei dovuto già saperlo, perchè fra il popolo
-che trascinava le carrozze e le gettava gambe all'aria, avevo veduto
-due cittadini vestiti colle spoglie di due soldati di fanteria, e due
-altri colle giacche di due ussari. Avevo visto un altro, che correva
-schiamazzando e gridando, ebbro di gioia e che sulla punta di una spada
-portava il cappello d'un soldato.
-
-Intanto pioveva a dirotto, ma la pioggia non impediva che corressero
-per le vie drappelli di cittadini, e che alle 24 gridassero: _Fuori i
-lumi! Fuori i lumi!_
-
-Fu in quell'ora che 15 o 20 croati, malgrado le barricate, passarono
-correndo e tirando in aria verso le finestre chiuse colpi di fucile.
-
- *
- * *
-
-Ma lasciamo il povero giovinetto, che si accontentava di prendere una
-scheggia della terribile aquila grifagna e vediamo che cosa volesse e
-facesse in quel giorno la città di Milano.
-
-Questa pacifica città voleva assai più di quel giovanetto: voleva
-almeno ciò che l'Imperatore aveva dato a Vienna, che per una strana
-coincidenza insorse anch'essa il 18 di marzo.
-
-Vienna è in rivoluzione e i Milanesi esclamano: _Se tanto si fa dai
-Viennesi, come staremo noi tranquilli?_
-
-Già da molti giorni, se di fuori nessun sintomo esteriore diceva
-che Milano era minacciata da una gran febbre, la polizia però aveva
-toccato il polso alla città ed era inquieta. L'arciduca Ranieri partiva
-con tutta la sua famiglia per Verona il 16 marzo, accompagnato da un
-reggimento di granatieri italiani, che non si credeva prudente lasciare
-in quella città. E prima di lui era partito anche lo Spaur, governatore
-della Lombardia, lasciandovi il vicepresidente O'Donnell.
-
-La mattina del 18 marzo si legge su tutti i canti delle vie un editto
-imperiale e reale, nel quale si diceva che _Sua Maestà ha determinato
-di concedere ai suoi popoli istituzioni liberali, e convocherà i
-rappresentanti dei diversi paesi a Vienna per il 3 luglio_.
-
-Sapete tutti che quando si vuol elevare la temperatura di un forno
-vi si getta un po' d'acqua. Molta acqua lo spegnerebbe, ma pochina lo
-ravviva. L'ordinanza imperiale fece l'effetto di quella poca acqua.
-
-Per tutte le vie si formano capannelli di persone, che anche senza
-conoscersi, per l'emozione comune e forte che ne fa battere il cuore,
-diventano amici, quasi parenti per un momento. Vi è una consanguineità
-più calda di quella del sangue, ed è quella del sentimento e del
-pensiero. In una rivoluzione tutti quelli che s'incontrano diventan più
-che amici, fratelli.
-
-E in quei crocchi si sente dire:
-
-_Oggi si fa la dimostrazione al Governo. — Vanno tutti al Broletto. —
-Bisogna finirla. — Vienna è insorta: non è più tempo di dimostrazioni;
-ci vogliono dei fatti._
-
-Quelle esclamazioni (che esclamazioni erano e non discorsi),
-sottolineate dall'accento poderoso e dalle voci grosse, esprimevano due
-opposte correnti, che in ogni moto popolare delineano i temperamenti di
-due diversi caratteri, il prudente ed il violento.
-
-Dall'una parte si vuole raggiungere lo scopo per le vie legali:
-dall'altra si vuole la lotta, la guerra; si aspira con voluttà al
-sangue.
-
-Alle 10 del mattino tutta Milano era in moto; non v'era mente che
-stesse ferma, non cuore che non battesse più forte.
-
-Il carattere violento trascina il carattere prudente. La folla irrompe
-nella bottega del Colombi, il primo armaiuolo di Milano, e la svaligia.
-Ne escono con pistole, con fucili da caccia, con carabine, con
-sciabole; con tutto ciò che può uccidere.
-
-Ma le armi non bastano; si dirigono tutti al Borgo Monforte, dove è
-il Palazzo di Governo e il Torelli si unisce alla folla. Domanda che
-cosa si vuole e gli rispondono: _Si fa una grande dimostrazione per
-appoggiare la domanda di concessioni che si vogliono dal Governo e
-quanto prima verrà il Municipio, verrà anche il Delegato (Prefetto) in
-persona_.
-
-Più in là il Torelli vede un giovane, che escito dalla bottega di un
-tappezziere, con un grosso ferro acuto e forte, tenta di smuovere il
-selciato per fare una barricata.
-
-Ma gli gridano: _No, no, a che pro vuoi rovinare la strada?_
-
-Ancora e sempre violenza e prudenza, che vogliono la stessa cosa, ma
-per diverse vie.
-
-Intanto la folla si urta, si addensa, corre e divien fiume, corrente,
-che trascina ogni cosa che incontra.
-
-Si ode gridare: _Sono qui, sono qui!_
-
-È infatti la Deputazione solenne, che si avvia a chiedere al Governo le
-concessioni.
-
-Avanza lentamente, solo gli uscieri e i pompieri possono difenderla
-dall'onda del popolo e permetterle di andare innanzi.
-
-Guardate quei coraggiosi. Sono il delegato provinciale Antonio Bellati,
-il podestà conte Gabrio Casati, e intorno ad essi assessori, cittadini
-notevoli per censo e per fama.
-
-Popolo e deputazione giungono al Palazzo, l'onda del popolo ne invade
-cortile, scale, e su su è entrata nelle sale, negli uffici, dovunque.
-Si ferma forse l'acqua torbida di un fiume, quando travolge alberi e
-armenti e case, ed uomini e cose?
-
-Quelli che sono rimasti fuori si sentono cader sulle spalle registri,
-libri e per l'aria volano fogli, lettere.
-
-Il Torelli, rimasto addietro, penetra più tardi nel palazzo, e sotto il
-portico vede da un materasso gettato a terra escire due paia di piedi
-calzati come sono i soldati ungheresi. Quei piedi sono immobili. Sono
-di due cadaveri, delle due sentinelle che erano alla porta del Palazzo
-e che, avendo voluto opporsi all'onda del popolo, erano state uccise,
-l'uno con un colpo di pistola, l'altro colla stessa baionetta di cui
-era armato il suo fucile.
-
-Povere ed innocenti vittime del dovere professionale! Il libro degli
-Edda lo ha detto da tanti secoli. Nessuno è forte contro tutti. E quei
-poveri soldati giacciono lì sotto quel pietoso materasso che solo
-li nasconde alla curiosità del popolo tumultuante, e le loro povere
-madri pensano forse a loro in quella stessa ora nelle lontane steppe
-dell'Ungheria al dì del ritorno e che non verrà mai, mai più!
-
-Quella folla, che si è già macchiata di sangue, non ha però tempo ne
-voglia di occuparsi di quei poveri morti. Tumultua, grida, schiamazza,
-mentre la Deputazione è in conferenza coll'O'Donnell.
-
-Era le mille voci che riempiono il cortile, le scale, la via, si ode
-una voce più alta, che per un momento fa tacere le altre e ad esse si
-sovrappone: _L'Arcivescovo, l'Arcivescovo! Largo all'Arcivescovo!_
-
-Era il Romilli, che l'anno prima, l'8 di settembre, aveva fatto il suo
-solenne ingresso in Milano e che succeduto al Gaisruck tedesco, era
-divenuto subito popolare, perchè italiano e buon uomo.
-
-Il Romilli più che camminare era portato anch'egli su per lo scalone,
-mal difeso da alcuni sacerdoti, che lo difendevano dal troppo caldo
-entusiasmo dei suoi concittadini. Salutava a destra e a sinistra,
-sorrideva, ma era agitatissimo. Guardava con certo terrore una coccarda
-tricolore, che gli avevano appiccicata sulla veste talare.
-
-Si conferiva intanto nel gabinetto del Governatore, e la folla
-febbricitante di impazienza alzava sempre più le note del suo
-patriottico entusiasmo. Ma ecco che si apre la porta del gabinetto e ne
-esce il conte Carlo Taverna, che dà la notizia delle prime concessioni.
-
-_Signori, il Governo ha fatto le concessioni...._
-
-E non si ode il seguito.... _Concessioni, sta bene, ma di che, ma di
-cosa?_ La impazienza cresce, diventa angosciosa e le grida crescendo
-impediscono di udire.
-
-Un tale grida: _Scriviamo la concessione e gettiamo il foglio nel
-cortile. Una penna, dei calamai, dei fogli!_
-
-Si trova dopo confuse ricerche un calamaio, ma senza penne e senza
-carta. La _carta_ la _troverò io_, grida un impiegato e _porta dei
-bollettini di leggi e circolari_, che hanno sempre un foglio in bianco.
-
-Si strappano le pagine bianche e senza penna vi si scrive con
-bastoncini, con matite; perfino colle dita tuffate nel calamaio.
-
-E i fogli volan per l'aria e scendono dalle finestre nelle vie, dal
-corridoio e dalla scala nel cortile.
-
-Si legge male ciò che peggio era scritto, ma tutti possono leggere però
-queste parole: _Il Governo ha conceduto_. E allora si ode da per tutto:
-_Evviva la concessione, evviva il Municipio!_
-
-Le concessioni strappate a forza erano: _Guardia nazionale — Libertà di
-stampa — Garanzia personale_.
-
-Miste agli evviva si udivano però altre grida: _Vogliamo armi, vogliamo
-armi!_ Ma un altro grido più forte, più angoscioso vien su dalla
-piazza: _I Tedeschi, i Tedeschi!_
-
-Il pànico invade la folla in gran parte inerme, e fugge, mentre la
-Deputazione esce dal Palazzo, portando seco come ostaggio o come
-prigioniero il vicepresidente O'Donnell, che messo nel palazzo del
-conte Carlo Taverna vi rimaneva tranquillo e indisturbato per tutte le
-cinque giornate.
-
-Intanto, però, in varii punti della città eran corse schioppettate
-fra il popolo e la truppa, e in più luoghi si erano inalzate delle
-barricate.
-
-I soldati avevan saputo dell'uccisione delle due sentinelle del Palazzo
-di Monforte e si vendicavano, dando la caccia ai cittadini. E questi
-tiravano sui soldati. Non si trattava più di Milanesi oppressi e di
-Austriaci oppressori. Era la vampa atavica dell'uomo selvaggio, che
-morsicato morde, che ferito ferisce. Due giovani fra gli altri, di
-condizione civile, inseguiti, fuggirono in una bottega di cartoleria,
-che era aperta, avendo la folla strappate le porte per farne una
-barricata. E i soldati dietro. I fuggenti corrono su per le scale,
-finchè trovano il tetto, e i soldati sempre dietro. Non si seppe
-mai, se scivolando dal pendio del tetto cadessero nella via o prima
-fossero stati uccisi e poi precipitati dall'alto. Il fatto si è, che
-i loro cadaveri, sfigurati, rimasero dov'eran caduti per più giorni,
-non riconosciuti, nè raccolti dalle turbe ebbre di lotta e che avevan
-altro da fare che di pensare a due poveri morti. Chi conta i cadaveri
-nell'ora della battaglia?
-
-E la battaglia era ormai impegnata, nè consiglio di prudenti, nè pietà
-di filantropi poteva ormai arrestarla.
-
-Nè solo i combattenti cadevano, ma anche i fuggiaschi, che per caso o
-per necessità si trovavano nelle vie. Il bravo Torelli, che armato di
-una sciabola e di due grossi pistoloni andava verso il Broletto, trova
-sul marciapiedi presso la via della Spiga un povero vecchio ucciso da
-una palla nel mezzo della fronte, e la pioggia lavava quella ferita
-e portava lungo il leggier pendio della strada un sottile rigagnolo
-di sangue. Il Torelli aiutato da alcuni cittadini portò quel povero
-vecchio sotto l'atrio d'una casa.
-
- *
- * *
-
-Ecco il principio della rivoluzione, ecco la prima delle cinque
-gloriose giornate, che scrissero una pagina d'eroismo nella storia
-d'Italia e diedero una lezione ai despoti; nè starò a descrivervi
-tutte le scaramuccie, tutti i particolari della lotta, che non aveva
-un solo generale, nè un solo piano di tattica, ma che si combatteva
-in tanti centri, quanti erano rappresentati dalle caserme, dal Comando
-di piazza, dalla polizia e con diversa fortuna, secondo i luoghi e gli
-uomini che combattevano.
-
-Non accennerò che a qualche episodio. Mettendoli l'uno accanto
-all'altro, avrete il quadro della sommossa.
-
-Corre la voce, che davanti al Gran Comando Generale posto in via
-di Brera, i soldati fraternizzano col popolo. Si spiega la cosa,
-aggiungendo che quei soldati son tutti ungheresi e italiani. Se un
-cittadino di alta autorità e di grande energia si presentasse al
-Comando, potrebbe intimare la resa a quel battaglione.
-
-Ma c'è chi soggiunge:
-
-È vero: son tutti italiani e ungheresi, non chiederanno di meglio che
-di arrendersi; ma gli ufficiali son tutti tedeschi e conviene che per
-trattare con essi ci voglia chi sappia il tedesco.
-
-L'uomo coraggioso si trova, anzi se ne trovano due, perchè al Torelli
-si aggiunse l'Anfossi, e entrambi, senza misurare il pericolo della
-loro impresa, si avviano al Comando.
-
-Era tutto un quadrato di soldati, che fitti fitti e armati stavano
-davanti alla porta del palazzo. Il Torelli, traendo un fazzoletto
-bianco e sollevandolo in alto, gridò con tutto l'entusiasmo: _Eljen
-Madjar!_ Risposero in molti _Eljen! Eljen!_ e parecchi strinsero la
-mano al nostro Torelli.
-
-Egli ravvisò un maggiore, che ravvolto in un gran mantello impermeabile
-a causa della pioggia, stava dinanzi alla porta chiusa del Comando
-e tentò di persuaderlo ad arrendersi. Ormai il popolo era padrone
-della città, era bene evitare un inutile spargimento di sangue.... si
-arrendesse.
-
-Il maggiore lo ascoltò con tutta la calma, senza dar segno di
-impazienza o di sdegno, e si accontentò di rispondere: _No, non lo
-posso, non fate ostilità voi, e non ne faremo noi_.
-
-L'Anfossi, che non sapeva il tedesco, non poteva capire il dialogo,
-vedendo che i soldati li avevano circondati, disse piano al Torelli:
-«Caro mio, andiamocene, ci potrebbero portare in castello.»
-
-Il Torelli ritornò all'assalto con parole più calde, ma il maggiore
-con più energia di prima disse di no, e i due temerarii cittadini
-ritornarono donde erano venuti.
-
-Se la resa non riusciva colle buone, doveva riuscire colle brusche e a
-suon di fucilate.
-
-Il 19 l'Anfossi con una schiera di valorosi compagni prendeva gli Archi
-di Porta Nuova, respingendo gli Austriaci e prendendo un'ottima linea
-di difesa.
-
-Il giorno dopo, i Tedeschi abbandonavano la Polizia e il Duomo, che
-avevano occupato, come un osservatorio e come un ottimo punto di
-difesa, dacchè i Tirolesi, ottimi fra tutti i tiratori del mondo, di
-lassù uccidevano senza sbagliare un colpo. Aggiungete che accanto al
-Duomo sta il Palazzo Reale e si innalza il colosso dell'Arcivescovado.
-
-Il Torelli, appena seppe che il Duomo era abbandonato, chiese ad una
-signora una bandiera tricolore, e con pochi compagni la portò su quel
-gigante di marmo, e l'innalzò tra gli applausi del popolo, che dal
-basso vedeva il vessillo nazionale sventolare per la prima volta sul
-caro, sull'adorato _Dom de Milan_.
-
-Questa la poesia della rivoluzione! Accanto alla poesia, però, nello
-stesso tempo la prosa robusta e vigorosa dei fatti. È in quello stesso
-giorno che la Congregazione Municipale si trasformava in _Governo
-provvisorio_, con patriottico pudore però rinunziando alla parola
-audace e forse ancora troppo superba, e dicendo solo in un suo proclama
-«_che viste le circostante assumeva in via interinale la direzione di
-ogni potere allo scopo della pubblica sicurezza_.»
-
-Ai membri ordinarii della Congregazione, oltre il conte Gabrio Casati
-podestà e gli assessori Antonio Beretta e conte Cesare Giulini, si
-aggiunsero Vitaliano Borromeo, Franco Borgia, Alessandro Porro, Teodoro
-Lecchi, Giuseppe Durini, Anselmo Guerrieri, Enrico Guicciardi e Gaetano
-Strigelli.
-
-E il Governo provvisorio nominava un Comitato di guerra, poi uno di
-difesa, uno di pubblica sicurezza, uno di finanza, uno di sanità e per
-ultimo uno di sussistenza.
-
-Troppo governo, direte voi: ma chi potrà accusare di troppa voluttà di
-comando chi ha sempre ubbidito; ubbidito a forza e a tiranni odiosi?
-Chi potrà accusare di intemperanza un affamato, che a un tratto siede
-ad una mensa lautamente imbandita? L'ebbrezza non è soltanto nel fondo
-delle bottiglie, ma in ogni battaglia vinta, sia poi d'amore, di gloria
-o di libertà. E in quei giorni noi tutti, anch'io quasi fanciullo,
-eravamo ebbri d'indipendenza e di lotta.
-
- *
- * *
-
-Il 20 di marzo un maggiore croato si presentava come parlamentare in
-casa Taverna, portando una proposta del maresciallo Radetzki, quella di
-sospendere per tre giorni le ostilità.
-
-Eran presenti a riceverlo i membri del Governo provvisorio, quelli del
-Comitato di guerra e quelli del Comitato di difesa: in tutto 14 o 15
-cittadini. La proposta fu respinta, e fucili e cannoni continuarono la
-loro crudele missione.
-
-Fra le molte scaramuccie, fra i molti assalti, che avvennero in quei
-cinque giorni, due assunsero aspetto di veri fatti di guerra, che
-meritano una pagina nella storia della strategia e della tattica:
-voglio dire la presa del Genio e quella di Porta Tosa.
-
-Il Genio, che era allora dove è oggi la monumentale fortezza della
-Cassa di Risparmio, era il cuore della difesa degli Austriaci. Dal
-Castello e dalle porte partivano i fulmini, ma dal Genio emanavano le
-correnti che li sprigionavano. Là era il cervello, là il denaro, là le
-carte del governo.
-
-E da ogni finestra i migliori tiratori tirolesi facevano piovere palle
-di piombo sui cittadini armati, che volevano entrarvi e si andavano
-avvicinando di barricata in barricata, di tetto in tetto. E seminando
-di morti e di feriti le vie e innondando di sangue i ciottoli e i
-marciapiedi, si andava innanzi; la porta che resisteva, forte per
-natura e barricata per di dentro, fu schiantata da due cannoncini
-di legno cerchiati di ferro, che furono improvvisati dai Milanesi,
-fatti inventori di una nuovissima artiglieria. Io li ho veduti quei
-cannoncini, anneriti, feriti anch'essi, che parevano giocattoli da
-bimbi, ma che pure avevano vinto il Genio austriaco. Augusto Anfossi,
-l'anima e il cuore delle cinque giornate, l'eroe primo di quella
-battaglia tanto disuguale, lasciava la vita in quel'assalto.
-
-Dove si fece il maggior fuoco fu però a Porta Tosa, dove gli Austriaci
-con cannoni e battaglioni ben armati, difendevano una delle più forti
-posizioni, fulminando la città. Il Corso che conduceva alla porta era
-troppo largo, perchè vi si potessero piantare barricate forti e solide,
-che potessero difendere gli assalitori e resistere alle artiglierie.
-
-I Milanesi pensarono di fare delle barricate mobili e le ho viste
-anch'io e le ammirai come un'altra improvvisazione della strategia
-rivoluzionaria.
-
-Eran fatte di grosse fascine legate in forma cilindrica, lunghe due o
-tre metri e grosse un metro che si facevano rotolare a forza di spalle,
-e i nostri tiratori dietro ad esse ben difesi poterono sloggiare gli
-Austriaci e prender la Porta, che a buon diritto fu battezzata da quel
-giorno col nome di Porta Vittoria.
-
-Mi par di vederle ancora quelle barricate mobili, che frantumate
-dalle palle nemiche lasciavano escire da cento ferite le loro viscere
-lacerate. Ma accanto a quel ricordo, che potrei tradurre in un quadro,
-se fossi pittore, ce n'è ancora un altro, quello delle acque, che
-corrono in quei dintorni e che vidi rosse, come se fossero state tinte
-col carminio. E mi parve a quel tragico colore, che in quell'onda quasi
-ferma vi dovesse esser più sangue che acqua.
-
-Di quel sangue però nessuna goccia era mia.... e leggendo oggi il mio
-vecchio giornale di ora è mezzo secolo, vi leggo con stile infantile
-queste parole:
-
-_Io invidio i miei fratelli, che hanno combattuto per la patria e hanno
-posto il nome dei Milanesi fra gli eroi i più generosi e robusti...._
-
-Se non sono stato fra i combattenti, fui però di sentinella alle
-barricate, e anche di notte e con nessun altr'arme che una gran
-scimitarra turca, che avevo chiesto a mio padre. Come ero fiero di
-passeggiare in su e in giù davanti alle barricate, colla mia scimitarra
-appoggiata alla spalle e gridando il _Chi va là?_ ai passeggeri, ai
-quali chiedevo la parola d'ordine. Mi pareva d'essere la sentinella
-perduta di un vero accampamento di guerra....
-
-Con quella scimitarra e naturalmente colla mia coccarda tricolore,
-andavo a far le provviste di cucina colla serva, quasi a difenderla,
-e in quei giorni non era davvero facile il percorrere anche un piccolo
-tratto di cammino, essendo quasi ogni via interrotta dalle barricate,
-che furono calcolate a circa 2000.
-
-La nostra serva si credeva difesa da quel giovane guerriero e da quella
-scimitarra turca! Povera difesa! — Io ero così gracile, così sottile
-in quell'epoca, che un croato, incontrandomi, mi avrebbe con un pugno
-gettato a terra e disarmato.
-
-Da sentinella di barricate passai dopo le cinque giornate a guardia
-nazionale, e ricordo le notti passate sul tavolaccio nel Palazzo
-Trivulzio e nel Palazzo Marino. Allora, però, invece della gran
-sciabola avevo un fucile.
-
-Un mattino alle 5 dovetti con altri militi della guardia civica
-condurre al Castello cinque soldati austriaci nostri prigionieri, e lì
-ebbi la gioia di vedere la prima cavalleria piemontese che partiva per
-il campo.
-
-Ricordo ancora che un altro giorno tutti i Civici di Sant'Alessandro
-furono riuniti sulla piazza dello stesso nome, e di là ci avviammo al
-Broletto, al suono allegro del tamburo e seguendo la grande bandiera
-tricolore, che si amava come una fanciulla, come una mamma; come la
-poesia incarnata della patria.
-
-Giunti al gran cortile del Broletto ci schierammo per eleggere i nostri
-capi e per acclamazione si nominò nostro capitano il marchese Trivulzi,
-che era però a letto con una palla in una coscia. Con lui furono
-eletti i tenenti e poi si ritornò al palazzo Trivulzi, dove sotto le
-sue finestre si gridarono evviva fragorosi al nostro Duce. La signora
-marchesa, commossa, scese a salutarci, e ci promise che ella stessa ci
-avrebbe ricamata una bandiera.
-
-Se mi lasciassi andare alla voluttà dei lontani ricordi, non la finirei
-più. Lasciatemi solo richiamarne uno di poca importanza, ma che vi
-mostrerà in qual'aria di idealismo generoso si respirasse a Milano in
-quei giorni.
-
-Mentre si trattava l'armistizio proposto dal Radetzki, io escii col
-mio solito sciabolone e mi avviai verso il teatro della Scala. Tacevano
-le campane, che erano il tormento indicibile dell'esercito austriaco,
-tacevano le fucilate, tacevano i cannoni.
-
-Giunto nella via di Santa Margherita, dove era l'Ufficio della Polizia
-e che era tutta barricata, vidi che le finestre erano occupate da
-cittadini, che gettavan giù a cento a cento cartoni pieni di carte,
-fascicoli, libri, tutta la triste biblioteca di quella casa, che era
-in una volta sola covo di spie, fucina di tirannide e carcere di tante
-vittime.
-
-Quel pandemonio era stato abbandonato dai tiranni, ed ora era in mano
-delle vittime, che prendevano la loro vendetta sulle carte.
-
-Io raccolsi parecchi fogli timbrati dall'aquila grifagna, e mentre li
-stava per leggere, un colpo di mitraglia venne a colpire una barricata
-assai vicina a quella in cui mi trovavo, facendo un rumore strano, come
-di cento latte che fossero lacerate in una volta sola. Tutti i presenti
-si addossarono al muro, ed io visto che il colpo non si ripeteva più,
-corsi in mezzo alla via e raccolsi due o tre pallottole di ferro,
-ancora fumanti. Facevan parte di quella rozza mitraglia d'allora ed
-eran piene di chiodi e perfino di pezzi infranti di ferri di cavallo.
-
-A quel tiro, però, tennero dietro dopo un piccolo silenzio altri tiri,
-ed essi ci dicevano ad alta voce che l'armistizio era stato respinto e
-che la lotta ripigliava il suo andare.
-
-Portai a casa i miei fogli e li diedi a vedere alla mamma, colla
-quale stava per leggerli con viva curiosità. Ma la mamma mi disse,
-impallidendo e inorridita: _Sono rapporti segreti di spie italiane....
-ahimè! e sono firmati. Non voglio leggere quei nomi.... bruciamo questi
-fogli, subito subito._
-
-E quei fogli furon bruciati con mio grande dolore, non per la curiosità
-delusa delle firme infami; ma perchè in me nasceva già il futuro
-psicologo, che doveva finire sulla cattedra d'antropologia di Firenze.
-Quei fogli eran per me documenti umani, che oggi figurerebbero nel mio
-Museo psicologico.
-
-Li ho rammentati, perchè il sentimento generoso che aveva ispirato mia
-madre a distruggerli, era in quei giorni l'ambiente in cui si viveva,
-era l'aria che si respirava noi tutti.
-
-Se entrava un cittadino armato in un caffè, chiedendo un rinfresco,
-quando stava per pagarlo, gli si rispondeva con un gesto di grande
-meraviglia: _Ma ghe par?_ oppure _O giust!_
-
-I feriti eran raccolti subito e alloggiati dove cadevano. In tutte le
-case signore e signorine vegliavano le notti, fabbricando filaccia
-o cucendo bandiere tricolori e ho veduto strappare pezzuole di tela
-battista d'immenso valore, quando per far filaccie si era dato fondo a
-tutti i cenci vecchi della casa.
-
-Uno dei nostri tiranni poliziotti più odiato era il Bolza. Sapendosi
-aborrito, nelle cinque giornate si era nascosto in un fienile, ma fu
-scoperto e preso. A furia di popolo, più trascinato che condotto, fu
-portato non so a qual Comitato davanti a Carlo Cattaneo, chiedendogli
-che genere di supplizio doveva essere inflitto a quel boia. Il Bolza
-era già più morto che vivo, più pallido di un cadavere e coperto di
-fieno, che lo rendeva grottescamente orrendo.
-
-Il Cattaneo sereno e tranquillo rispose:
-
-_Se lo uccideste, fareste cosa giusta, ma se lo lasciate in libertà,
-farete cosa santa e degna di un popolo vittorioso, e che aspira alla
-libertà._
-
-E il Bolza fu lasciato libero.
-
-Quarantottate, diranno alcuni, ma a questa bestemmia ritornerò fra poco.
-
-I popoli vivono tutti in un dato clima fisico, che è l'aria per i
-polmoni e che respiran tutti, ricchi e poveri, contadini nel campo,
-operai nelle vie, principi nei palazzi. È un clima che li avvicina e li
-affratella.
-
-Ma vi è un clima più efficace, più tirannico, e che è, per il cervello
-e per il cuore, ciò che è l'aria per il polmone. È l'ambiente morale,
-che diffonde la sua influenza sottile, penetrante, irresistibile in
-ogni vena della vita pubblica; che fa battere ogni polso di uomo che
-pensa e sente. Nessuno può sfuggirvi, nessuno resistervi.
-
-Quell'ambiente ora è salubre ed ora è mefitico, ora è inebriante ed
-ora è deprimente ed è fatto dai sentimenti umani che fanno palpitare il
-cuore di una nazione. Se l'orgoglio nazionale è alto, e legittimamente
-alto, quell'ambiente vuol dire gioia, entusiasmo, carità, idealismo. Se
-l'orgoglio è depresso, quell'ambiente vuol dire tristezza, sentimento,
-scetticismo, fors'anche cinismo.
-
-Se quell'ambiente è fatto di gloria e di ricchezza vuol dire salute
-morale, energia, generosità, eroismo. Se invece è fatto di paure e di
-pentimenti, vuol dire affarismo, viltà collettive, vuol dire marasmo
-delle anime.
-
-In quei cinque giorni Milano respirava bene, respirava a pieni polmoni
-l'aria della vittoria e della libertà ed era perciò nobile, generosa,
-idealista.
-
- *
- * *
-
-E dacchè vi ho intrattenuto sempre del 48, permettetemi che nel
-chiudere la mia conferenza getti un grido di sdegno contro la brutta
-parola di _quarantottate_, che pur si ripete più di una volta, e
-soprattutto dai giovani serii, che non hanno potuto battersi e dai
-vecchi serissimi, che non si son battuti mai.
-
-Per questi signori, _quarantottata_ vuol dire una dimostrazione un po'
-chiassosa, un entusiasmo collettivo espresso forse con uno scampanio
-troppo rumoroso; è insomma ogni espressione patriottica, che si
-presenti sotto forma troppo arcadica o troppo ingenua.
-
-Si cancelli dalla lingua parlata, dal frasario politico questa parola,
-che è una barbarie.
-
-Bestemmia contro tutto ciò che nell'uomo si ha di divino; cioè
-l'idealità, l'eroismo, l'amor di patria.
-
-Il 48 fu un sogno, un'illusione, un disinganno. Si credette che il
-cuore bastasse senza il cervello. Lo credettero i milanesi, lo credette
-anche Carlo Alberto, quando affrontò l'armata austriaca col piccolo
-esercito del piccolo Piemonte.
-
-Ma sogni, ma illusioni, ma disinganni che ci portarono al 59, al 66,
-al 70; e il quarantotto con le sue quarantottate fu un delirio di amor
-di patria, fu un trasporto che lasciò il cielo pieno di luce, e che
-fecondò la terra nostra col sangue dei primi martiri.
-
-Anche i vecchi deridono le follie della giovinezza, ma più spesso che
-per saviezza, per invidia di non esserne più capaci.
-
-E quando ascolto i giovani, che nel 48 non erano ancor nati, deridere
-le quarantottate, esclamo:
-
-«Ecco dei giovani vecchi, che deridono dei vecchi giovani!»
-
-Le barricate, spero, non si innalzeranno più in Italia e forse anche
-non avremo più bisogno di rivoluzioni; ma ai giovani che bestemmiano,
-pronunziando in tuono di scherno, la parola di _quarantottate_, io che
-li amo, auguro loro che nella lor vita provino anch'essi la suprema
-voluttà degli entusiasmi patriottici, delle idealità sovrumane, ci
-vengano poi dal cielo o dalla terra.
-
-Il divino nell'umano è l'entusiasmo, e chi muore senza averlo goduto,
-non ha vissuto mai!
-
-
-
-
-VENEZIA NEL 1848-49
-
-CONFERENZA DI POMPEO MOLMENTI
-
-
- _Signore e Signori,_
-
-Nell'ampia sala magnifica del Palazzo dei Dogi — forse la più bella del
-mondo — convenivano taciti, avviliti, confusi i veneti patrizî. Era il
-12 maggio 1797. Gravi pericoli minacciavano l'esistenza della vecchia
-Repubblica. Alle offese del Bonaparte l'imbelle doge Lodovico Manin
-rispondeva con vile rassegnazione, e i patrizi degeneri, convocati
-a consiglio, con non minore codardia decretarono la fine della
-repubblica e l'abolizione dell'ordine aristocratico. Poi uscirono tutti
-a precipizio. Erano cinquecento e trentasette; paurosi i più, alcuni
-illusi della nuova libertà, parecchi traditori, pochi fieri, risoluti,
-sdegnosi. Venti soli votarono contro il sacrifizio della patria,
-cinque si astennero. Così finiva la città dei Dandolo, dei Pisani, dei
-Veniero, dei Morosini! Un solo giorno faceva dimenticare tutta la sua
-forza, tutta la sua maestà, tutta la sua grandezza!
-
-Il 17 ottobre 1797, il Bonaparte, con l'infame mercato di Campoformio,
-vendeva Venezia agli austriaci. E allorchè il giorno moriva e i
-rintocchi delle campane si spandevano sull'ampia laguna, e le acque
-erano solcate da splendori fosforescenti, sotto il Palazzo pieno di
-misteri, dinanzi alle pietre fatte brune dai secoli, fra il popolo muto
-ed oppresso, un uomo con l'anima in delirio e i nervi agitati, esciva
-in una imprecazione che, in quell'avvilimento, risuonò alta e fiera
-protesta, e fu seme di riscossa nelle età future. «L'Italia è terra
-prostituita» esclamava Ugo Foscolo «premio sempre della vittoria. Potrò
-io vedermi dinanzi agli occhi coloro che ci hanno spogliati, derisi,
-venduti e non piangere d'ira?»
-
-Così, con questo alto lamento angoscioso, finisce l'un secolo e
-comincia l'altro. Nei misteriosi palazzi s'aprono le porte, si
-spalancano le finestre, vi entra una improvvisa folata di vento, un
-turbine impetuoso.
-
-Fuggono spaventate le belle donnine tutte frange, fronzoli e cernecchi,
-i cavalierini dall'anima di stoppa e dallo spadino inoffensivo; e un
-silenzio come di morte piomba nelle stanze fiorite di stucchi e d'oro,
-discrete confidenti di colloqui amorosi, dove sorridevano tutte le
-eleganze e tutte le letizie della festosa arte del veneto tramonto.
-
-Ed oggi, quando i ricordi del passato si ridestano in quelle vecchie
-dimore, in cui i dipinti e le stoffe si stingono in un color d'ombra
-diffuso, e tutto ha un dolcissimo profumo di vecchio, e ad ogni oggetto
-si accompagna una leggenda amorosa; oggi, quando nella penombra di
-quelle stanze sembra di veder salire e vanire entro cirri di nubi
-profili femminili, figure eleganti di cavalieri, fantasmi voluttuosi,
-ci si domanda in qual modo quei Florindi e quelle Rosaure, tutti _ben
-mio_, _vita mia_, _vissare mia_, poterono, dopo appena cinquant'anni,
-trasformarsi negli ardimentosi difensori di Venezia.
-
-Come mai il doge Manin, che mentre crollava la longeva repubblica
-lamentavasi di non poter esser sicuro nemmen nel suo letto, potè, dopo
-mezzo secolo, trovare il più magnanimo contrapposto in un altro Manin
-(la storia ha di questi strani riscontri anche di nomi), il quale,
-benchè plebeo, seppe vendicare l'antica macchia inflitta al nome
-patrizio? E per che modo l'anima gracile della città dai morbidi amori,
-dopo una lunga e molle inerzia si destò con tanta possanza? E che cosa
-ha veramente prodotto la immensa esplosione del '48?
-
-Vediamo.
-
- *
- * *
-
-La città dominatrice, che avea avuto tutte le grandezze, dovea provare
-tutte le miserie.
-
-Quando, dopo essere stati cacciati dai francesi nel 1806, gli austriaci
-entrarono nel 1814 per la seconda volta a Venezia, il podestà Gradenigo
-— un discendente di quel Doge che avea ordinato e rafforzato il
-dominio dell'aristocrazia — andava a prosternarsi a Vienna dinnanzi
-all'Imperatore, mentre un arciduca austriaco sulla piazza di San Marco
-gettava manciate di denaro al popolo plaudente.
-
-Venezia perdeva a brani il suo manto di regina. Le gondole parevano
-bare galleggianti, gli uomini attraversanti gli alti ponti ombre del
-passato — i monumenti rovinavano, e più di dugento palazzi venivano
-demoliti per non pagare le imposte e per vendere i materiali. Nei
-cittadini era fiacco lo spirito, nullo il pensiero.
-
-Il governo straniero, senza moderazione e senza giustizia — i balzelli
-eccessivi — il commercio inaridito e sacrificato alle altre parti
-dell'Impero, specie a Trieste — le spie e gli sbirri, _véritables
-forçats_ — secondo la energica frase di Anatole de la Forge — _auxquels
-l'Autriche donnait Venise pour bague_ — la mancanza infine d'ogni
-libertà politica e civile non valevano a ridestare gli spiriti, immersi
-come in uno stupor doloroso. Perfino la religione legittimava la
-tirannide e faceva sacro il dispotismo.
-
-Ah! se dagli abissi del passato, le anime delle antiche generazioni
-avessero potuto riveder quei luoghi consacrati dalle loro rimembranze!
-Se le anime dei dogi, dei senatori, dei guerrieri avessero potuto
-rivisitare la loro città, ravvolta come in un funebre sudario, e vedere
-invaso da una volgar turba d'impiegati tedeschi il palazzo dogale,
-dove gli acuti e gravi magistrati erano stati custodi vigilanti delle
-libertà più antiche del mondo e sulle antenne della Piazza la bandiera
-gialla e nera in luogo del temuto vessillo, che s'era inalzato sulle
-torri imperiali di Bisanzio e s'era agitato ai venti della vittoria
-sulle acque di Lepanto; se quelle inclite anime avessero potuto veder
-tutto ciò, tra i gemiti di un immenso dolore si sarebbe udito risuonar
-per l'aere la lamentazione dell'antico profeta: _Quomodo sedet sola
-civitas plena populo: facta est quasi vidua domina gentium?_
-
-Senza palpito e senza respiro veramente sembrava la Gerusalemme
-dell'Adriatico.
-
- *
- * *
-
-Dopo la rivoluzione e dopo il fulmineo cruento passaggio di Napoleone,
-parve fatale e necessaria la reazione politica, che col trattato
-del 1815 e con la Santa Alleanza, stese un'ombra mortifera su tutta
-l'Europa.
-
-Ma non poteva durar lungamente; e già dopo alcuni anni in Francia,
-in Ispagna, nel Portogallo i legittimisti erano vinti; la Grecia e
-il Belgio si rivendicavano a libertà, e contro la Santa Alleanza si
-stringeva la lega occidentale tra l'Inghilterra, la Francia, la Spagna
-e il Portogallo.
-
-Anche in Italia il germe vitale non era spento. La coscienza
-patriottica si andava lentamente formando, e sorde indignazioni
-covavano in alcune anime generose, alle quali fu corona di grandezza il
-martirio.
-
-Il 24 dicembre 1821 sulla piazza di San Marco, dal poggiuolo del
-palazzo dei Dogi, veniva letta una terribile sentenza ad alcuni
-imputati di Carboneria, che stavano sovra un palco d'infamia, esposti
-alla curiosità di una folla ammutolita.
-
-Fra gli altri veniva commutata la pena di morte in venti anni di duro
-carcere nello Spielberg a Villa, Bacchiega, Fortini, Oroboni, Munari
-e Foresti — sante figure di martiri, che vediamo passare per mezzo
-alle pagine di quel libro, in cui il dolore ha accenti di semplicità
-sublime, le _Prigioni_ del Pellico.
-
-Dopo il processo dei Carbonari, s'addensò più cupa la maledetta tenebra
-della tirannide, e sembrò che Venezia di quella silente e paurosa
-servitù non sentisse vergogna.
-
- I re che ha sul collo son quei che mertò,
-
-si sarebbe potuto dir col poeta.
-
-I veneziani rassegnati o gaudenti senza odio verso il dispotismo, senza
-amore per la libertà, traevano i giorni inutili e oziosi nei caffè,
-tra le chiacchiere, nei teatri. Venezia era divenuta la città della
-musica e della danza. Bellini e Verdi, la Ungher e la Grisi, la Essler
-e la Taglioni occupavano gli animi di quella gente immemore, assidua
-consigliatrice di tranquillo vivere.
-
-Silvio Pellico, che a questo tempo si trovava a Venezia, scriveva:
-
-«Qui mi annoio. I veneziani sono troppo chiacchierini; la loro vita di
-piazza e di caffè è molto scioperata; non pensano, non sentono. Io erro
-le intere giornate nelle gallerie di quadri, nelle chiese, nei palazzi
-crollanti, dappertutto mi colpisce lo spettacolo della passata forza
-e ricchezza veneziana e della presente miseria. Come mai non vedo in
-ciascun volto il dignitoso sentimento del dolore? Ad ogni sghignazzare
-pantalonesco io fremo.»
-
-La sventura incodardisce le anime deboli. Con onorificenze e pensioni
-erano ricompensate le servili umiliazioni al monarca austriaco: e le
-famiglie patrizie decadute — servitù decorata! — strisciando inchini
-pitoccavano sussidî.
-
-Movimento di pensieri e di studî, andava, è vero, timidamente
-manifestandosi, ma fuori della vita reale. Il Carrer, il Betteloni,
-il Capparozzo, il Cabianca erano gentili poeti. Il Romanin, il
-Cappelletti, il Cicogna ricercavano e studiavano i vecchi documenti —
-ritorno non del tutto infruttuoso alla civile sapienza repubblicana.
-Non erano spenti il brio grazioso e la vivacità acuta, che aveano dato
-gli ultimi guizzi nelle conversazioni di Giustina Renier Michiel morta
-nel '32 e di Isabella Teotochi Albrizzi morta nel '36. E a quando
-a quando scoppiava la poesia di Pietro Buratti caustica, personale,
-locale, in cui abbondava la ciarla maligna dei vecchi poeti giocosi,
-non mai il fremito cocente della satira politica.
-
-La coscienza era vuota d'ogni alto volere, d'ogni intento patriottico,
-e anche la letteratura, sbiadita e muliebre letteratura da strenne,
-s'abbandonava a un tenerume, cui davasi il nome di sentimentalità.
-
-La poesia o era lagrimosa ed elegiaca, nuova Arcadia al lume di luna
-con le castellane e i menestrelli, in luogo delle dee e dei numi
-dell'olimpo, o finiva nelle canzonette per chitarra, nelle strofette
-fluenti di quel dialetto molle e carezzevole, che la Signora di Staēl
-si meravigliava fosse parlato da coloro che resistettero alla lega di
-Cambray.
-
-E nel sereno armonioso delle notti veneziane, dalla gondola solinga,
-s'alzava il canto del Lamberti:
-
- La biondina in gondoleta
- L'altra sera go menà,
- Dal piacer la povareta,
- La s'a in bota indormenzà.
- La dormiva su sto brazzo,
- Mi ogni tanto la svegiava,
- Ma la barca che ninava,
- La tornava a indormenzar.
-
-Nell'umido alito profumato della muta laguna l'amore persuadeva le
-anime effemminate ai morbidi sonni.
-
-A un tratto un grido di rivolta rompe il letargo dei giacenti.
-
-Nel '44 tre ufficiali veneziani della marina austriaca, i fratelli
-Bandiera e Domenico Moro, disertavano, e il loro eroico disegno
-d'insurrezione era spento, nel vallon di Rovito, dal piombo borbonico,
-che troncava su quelle giovani labbra il grido: Viva l'Italia!
-
-Dopo tre anni, il pontificato di Pio IX annunziava la giustizia e la
-pace. La religione benediceva alla patria, gravata sotto la pressura
-straniera, e Cristo ridiveniva la speranza degli oppressi.
-
-Dovunque aspettazioni inquiete, palpiti indefiniti, indistinti presagi,
-un desiderio insomma di rivivere. Le questioni economiche e giuridiche,
-le discussioni scientifiche, le nuove vie ferrate, le riforme edilizie
-davano modo ai patriotti di avvicinarsi, d'intendersi, di concitare
-l'animo ad un solo, altissimo intento: rialzare le energie e ritemprare
-i caratteri, aspettando che gli eventi sorgessero propizi. Anche le
-lettere e le arti, ravvivate dalle fiamme del Mazzini, del Berchet, del
-Guerrazzi, incominciavano, ad acuire la spada, che doveva affrancare la
-patria.
-
-Quando, il 13 settembre del '47 s'apriva a Venezia il Congresso dei
-dotti, il nome del novello Pontefice era salutato con un fremito di
-gratitudine e di speranza, con clamori d'entusiasmo.
-
-Nell'ora novissima Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, che ad incarnare
-il pensiero patrio tentavano tutte le vie e tutte le forme, con
-gli scritti e con la parola arditamente chiedevano agli oppressori
-il risarcimento del diritto troppe volte violato. I due generosi
-cittadini, rammentando all'Austria le non mai adempite promesse, erano
-affratellati da un solo ardentissimo affetto, uniti in uno stesso
-pensiero.
-
-Eppure quanta diversità d'indole fra essi!
-
-Daniele Manin, austero di coscienza come di vita, animo incapace d'odi,
-ma sensibilissimo agli affetti, aveva mente lucida e comprensiva.
-Conoscitore profondo degli uomini e delle cose, energico e prudente,
-riflessivo ed entusiasta, umano e giusto, le più disparate doti
-trovavano in lui un mirabile contemperamento. Il Tommaseo se imponeva
-come il Manin il rispetto, non si conciliava come l'amico suo la
-simpatia. C'era del crudo e dell'eccessivo in quella sua ispida
-modestia, in quella sua ritrosia diffidente e scontrosa. Egli stesso
-si dichiarava non d'altro ambizioso che di solitudine, cupido che di
-povertà, superbo che di voler nulla potere. Ma in entrambi uguali la
-probità, la lealtà, il disinteresse, il sacrifizio di sè stessi alla
-patria.
-
-Crescevano insieme con le ire degli oppressi, le vendette del
-dispotismo. Il Manin e il Tommaseo furono tratti in carcere; ma la
-ingiusta prigionia, inaspriva non domava il popolo, nelle cui vene
-fluiva nuovo sangue.
-
-I fati eran pieni, e la rampogna dei forti era finalmente udita
-dall'orecchio dei neghittosi. Gli uomini insensibili e inerti si
-mutavano a un tratto in una gente fervida, animosa, concorde. Uomini
-donne, vecchi e fanciulli s'infervoravano nell'odio alla mala signoria.
-Non c'era più casa in cui si ricevessero austriaci; molte signore
-vestivano a lutto, gli uomini portavano cappelli alla Ernani come
-segno di riconoscimento, e si astenevano dal fumare per non pagare allo
-straniero una tassa involontaria, mentre la umile musa popolare cantava
-scriveva su pei canti:
-
- Chi fuma per la via
- Xe un tedesco o xe una spia.
-
-La rivoluzione era nell'aria e si sentiva nei nervi; si leggeva in
-tutti i volti l'odio allo straniero. Dalle vicine città giungevano
-notizie di risse sanguinose tra cittadini e soldati. Per quietare a
-suo modo le agitazioni, l'i. e r. governo annunziava ai sudditi che
-Sua Maestà s'era degnata (la parola è testuale) di mettere le province
-italiane sotto l'imperio della spada.
-
-Ma gli avvenimenti doveano svolgersi nella loro solenne pienezza.
-
-La Francia s'ordina a forma democratica; sulle vie di Berlino sorgono
-le barricate; a Vienna dirompe l'ira popolare e vince; e alcuni
-principi, o per amore o per paura, temperano gli ordini dello stato.
-
-In particolar modo la sommossa di Vienna cresce baldanza alle
-dimostrazioni patriottiche e a determinare i propositi più risoluti.
-
-Il popolo veneziano che vuol rivendicare patria, esistenza, libertà,
-come una larga onda furiosa corre alle carceri, ne rompe le sbarre,
-libera il Manin e il Tommaseo e li porta in trionfo.
-
-Sulle antenne della Piazza s'inalza la bandiera dei tre colori, e come
-a promessa di vita novella tutti le si stringono intorno; i nobili
-quasi sentissero più solenne l'orgoglio della gloria vetusta, il
-ceto mezzano che alla patria dava affidamento di un felice presente e
-segnava le vie per l'avvenire, il popolo che obliava gli antichi e i
-recenti servaggi brandendo le armi nel nome della libertà.
-
-E i raggi del sole, riflettendosi sulle ampie vetrate di San Marco, si
-spargevano intorno come un'aureola gloriosa; e il palazzo dogale pareva
-irradiarsi di quella luce, che dovea risplendere un istante sulla
-meravigliosa epifania italiana.
-
-Donde venne, mi ridomando, a quel fiacco popolo veneziano l'audacia
-della ribellione?
-
-Chi avrebbe potuto sospettare che nel silenzio della laguna si celasse
-tanta gagliardia?
-
-Gli è, signori, che nelle rivoluzioni del popolo come nelle
-manifestazioni del genio, vi sono forme ed aspetti diversi. Come
-v'è la mente che svolge ciò che altri prepararono e v'è il genio che
-appare solitario e improvviso, così v'è la insurrezione apparecchiata
-con ordinamento preconcetto e voluto, e v'è la ribellione repentina e
-impulsiva, che nulla continua, che rifà tutto.
-
-Sono queste, di solito, le rivoluzioni dei popoli miti, tanto più
-terribili quanto più lunga e pecorile fu la pazienza; come più tremenda
-scoppia a un dato momento la collera nelle indoli tranquille, riposate,
-serene, che nelle nature per abito risentite, violenti, subitanee.
-
-Sono queste le rivoluzioni che, anche se vinte e domate, preparano e
-maturano l'avvenire e rigenerano i popoli neghittosi, togliendoli a una
-torpida pace. Così il navigante fra le bonacce insidiose dell'Oceano
-invoca qualche volta la bufera che potrà sospingerlo ad un porto.
-
-La palude morta avea infuso nelle vene di Venezia la febbre violenta
-della libertà, e al popolo insorto i dominatori sgomenti non seppero
-rifiutare la istituzione della milizia cittadina.
-
-Era la fiamma antica che riaccendeva il popolo di Lepanto e di Candia?
-O il soffio del disinganno non avrebbe tardato a sterilire le vive
-speranze? A chi manifestava il dubbio che il popolo veneziano fosse
-incapace d'ogni nuova grandezza, il Manin rispondeva:
-
-— Voi no 'l conoscete: io lo conosco; è il mio solo merito:
-vedrete. —
-
-Ne s'ingannò.
-
-II Manin diede impulso e direzione al movimento disordinato dapprima,
-come in tutte le insurrezioni.
-
-Contrastare alle rivolte di popolo è temerario e vano, ma ad un'anima
-gagliarda spetta di solito provvedere, affinchè procedano ordinate ed
-utili e non sieno macchiate da delitti e da vergogne.
-
-Anche gl'inizi della veneta rivolta furono contaminati da un delitto,
-ma le passioni popolari trascorrenti agli eccessi, furono subito
-contenute e frenate da un uomo, che avea tutte le doti per reggere
-onestamente ed utilmente il potere.
-
-Il mattino del 22 marzo giunge a casa del Manin la notizia che
-gli operai dell'Arsenale avevano ucciso un colonnello ai servigi
-dell'Austria, detestato per l'acerbità dei modi e per la eccessiva
-durezza.
-
-L'energia del concepire era nel Manin vinta dalla speditezza
-dell'esecuzione. Nel politico lampeggiava l'eroe.
-
-S'alza egli impetuoso, e rivolto a suo figlio Giorgio quasi fanciullo:
-
-— Vieni con me all'Arsenale — gli dice.
-
-— A farvi ammazzare — ribatte inquieta la moglie.
-
-— Anche, se occorresse — risponde freddamente il Manin.
-
-E senza indugio corre all'Arsenale, seguito dalle guardie civiche;
-intima al contrammiraglio austriaco di rimettergli le chiavi, e al
-rifiuto, traendosi l'orologio di tasca, dice con energica calma:
-
-— Vi accordo sette minuti di tempo a consegnarmi quelle chiavi. —
-
-Il contrammiraglio cede, e l'Arsenale, potente arnese di guerra, dove
-si custodivano armi e munizioni in gran copia, e dove l'Austria avea
-tutto disposto e ordinato per bombardare la città, cade in potere del
-Manin.
-
-Mentre questo avvocato creatore di rivoluzioni usciva dall'Arsenale,
-e con la spada sguainata salutava il gran leone scolpito sulla porta,
-gridando _Viva San Marco_, i governatori austriaci cedevano i loro
-poteri al Municipio.
-
-Proclamata la Repubblica, il Manin fu eletto presidente. Il sogno
-superbo diveniva realtà, e dalle acque tranquille della laguna saliva
-la speranza, la visione, l'amore, il pensiero di poeti e di martiri, la
-nobile, la bella, la grande Italia.
-
-Le città venete erano poco dopo sgombrate dagli austriaci, che,
-protetti dal terribile quadrilatero, chiuso dalle fortezze di
-Verona, Mantova, Peschiera e Legnago, si ritirarono nella regione
-compresa tra l'Adige e il Mincio, ove rimessi dalle prime sorprese
-stettero aspettando l'esercito di Nugent, che adunavasi sull'Isonzo
-e si apprestava ad invadere il Veneto. Italiani d'ogni parte della
-sacra penisola correvano intanto alle lagune. Drappellando bandiere,
-vestiti teatralmente, con divise dai colori sfoggiati, con cappelli
-piumati ed elmi dalla lunga criniera, con molti uffiziali che il grado
-eransi conferito da sè, inebriati da sonore ed enfatiche parole e dai
-canti patriottici sciatti di forma, ma esuberanti di colorito, quei
-volontari, senza disciplina militare, novissimi al combattere, si
-mostravano pronti ad affrontare con slancio ardimentoso la morte.
-
-Di memorabili prove di valore parlano i campi di Montebello, di Sorio,
-di Solagna, i piani di Curtatone e Montanara, innaffiati dal più gentil
-sangue toscano, i colli di Vicenza, gli spalti di Treviso e di Osoppo,
-le Alpi cadorine, non meno valide a presidiare la patria delle giovani
-milizie guidate dal Calvi.
-
-Le armi levate a cacciar lo straniero si credeano veramente benedette
-da Dio. In quei mattutini crepuscoli della redenzione nazionale,
-l'amor della patria vampeggiante di purissimo fuoco s'accompagnava a
-quel sentimento che fa divina l'anima così nelle grandi esultanze come
-nei grandi dolori. Allora, in quell'Italia così diversa dall'Italia
-presente, le due grandi forze, religione e patria, andavano unite, le
-due grandi forze senza le quali è vano sperare che la patria nostra
-ascenda a' suoi alti destini per le vie della sua ideal perfezione.
-Allora, nella penombra dorata del bel San Marco, il popolo veneziano
-accorreva a ringraziare e a pregar Iddio, dal quale solo viene il
-supremo conforto della speranza. Il vecchio tempio repubblicano
-significava in que' dì qualche cosa più che un simbolo religioso: esso
-non rappresentava soltanto la fede, ma la patria, e non pure la patria,
-ma la dignità di uomini liberi.
-
-Un dì — il ricordo fiammeggiava a traverso l'ombra dei secoli morti
-— i guerrieri francesi crocesegnati s'erano raccolti sotto le navate
-della Basilica, _la plus belle que soit_, e Goffredo de Villehardouin,
-eroe e storico della santa impresa, implorando pietà per Gerusalemme,
-_faite esclave des Turcs_, chiedeva ai veneziani _de venger la honte de
-Jésus-Christ_. E i crociati si inginocchiarono, e da più di diecimila
-petti escì un grido di entusiasmo, e il doge Enrico Dandolo e i baroni
-francesi giurarono sulle loro spade di combattere per il trionfo della
-fede.
-
-Dopo sei secoli lo stesso commovente spettacolo si rinnovava nella
-Basilica d'oro. Aveano anch'essi, i volontari italiani destinati a
-combattere gl'infedeli della libertà nelle pianure del Friuli, la
-tunica segnata della croce vermiglia, s'erano anch'essi, i nuovi
-crociati, raccolti in San Marco per veder benedette dal Patriarca le
-loro armi e le loro bandiere, prima di lasciare Venezia. E ad essi,
-il Tommaseo, apostolo e poeta della rivoluzione, rivolgeva il saluto
-entusiastico: «Sia sereno il valor vostro e tranquillo come stromento
-degno della imperturbata giustizia di Dio.»
-
-Dio e la patria! E appaiono nella memoria sante figure di preti e di
-frati, ora angeli di carità presso i feriti e i morenti, ora incitanti
-alla pugna nel folto della mischia, ove più terribile minaccia la
-morte, sulle mura dei fortilizî lacere per gli assalti.
-
-Tutto in quella sacra primavera di libertà, risplende come tra un
-baglior di leggenda. Così circonfusa da una luce vermiglia, che sembrò
-annunziatrice del dì del trionfo, appare dapprima la figura di Carlo
-Alberto.
-
-Animo indeciso, che non trovava l'energia della risoluzione se non
-nel cimentare la vita al fuoco delle battaglie, coscienza squisita ma
-incompiuta, a lui si rivolgevano gl'italiani. L'amor della patria vinse
-le esitanze, e il carbonaro del '20, il reazionario del '21, raccolse
-gli sdegni e le speranze italiane.
-
- E un re, a la morte nel pallor del viso
- Sacro e nel cuore
- Trasse la spada....
-
-Palpitarono i cuori allora che quella spada scintillò al libero sole
-d'Italia. Accorrevano in aiuto delle province venete e lombarde,
-Durando coi pontifici, Guglielmo Pepe coi napoletani. E quando
-quest'ultimo era richiamato da re Ferdinando, traditore e spergiuro,
-Pepe negò obbedienza a quel re fraudolento. Tragittò, senza dimora, il
-Po, e toccata la opposta sponda, mostrando l'altra ai pochi che con lui
-aveano serbata fede alla patria, sclamò sdegnoso:
-
-— Di qua l'onore, di là vergogna! —
-
-E corse a Venezia, ove ebbe il comando supremo dell'esercito. Pareva in
-sulle prime che sui campi di battaglia esultasse la vendetta italiana.
-I volontari toscani due volte presso Mantova respingevano le sortite
-nemiche: i piemontesi vincevano a Goito e a Pastrengo: Vicenza si
-difendeva e ributtava gli assalti eroicamente: i lombardi ricacciavano
-gli austriaci fino al Trentino. E molte delle province lombarde e
-venete univano i propri destini a quelli del Piemonte.
-
-Anche l'Assemblea di Venezia fu chiamata a decidere sulle sorti della
-metropoli.
-
-Il Manin, ripudiante da ogni aiuto di re, era fidente nelle sole forze
-del popolo. Non era ancora in lui chiaro il concetto unitario, che alla
-sua vigorosa mente balzò luminoso nella solitudine dell'esilio. Era
-soprattutto veneziano, con l'anima tutta assorta nel bel sogno glorioso
-della vecchia repubblica. Ma s'egli rifuggiva dall'omaggio cortigiano,
-non sentiva ira di settario. Si mostrò irresoluto, e fu la sola volta
-nel suo breve ma gagliardo governo.
-
-Ma come giudicare con i criteri dell'oggi le idee d'allora? Chi,
-anche fra le intuite idealità lontane, avrebbe mai potuto sognare un
-istante, che dopo pochi anni sarebbe incominciata l'età dei prodigi,
-e che un gran Re, bene innestato sull'arbore italico, raccolta la
-infranta corona a Novara, avrebbe fatto passare incolumi, a traverso la
-bufera della rivoluzione, le libere istituzioni; avrebbe fatto uscire
-il magnanimo concetto del Mazzini dai recessi delle congiure ai campi
-di battaglia, e con l'aiuto di un eroe popolare, la cui figura sembra
-rapita al poema d'Omero, di un uomo di Stato, che sembra modellato
-nella creta onde Tacito plasmò le sue figure immortali, avrebbe riunita
-la penisola tutta da un estremo all'altro sotto una sola bandiera?
-
-Non opponendosi all'unione col Piemonte, il Manin confessò di fare
-un sacrifizio. Si mise il partito dell'annessione e fu vinto con voto
-quasi universale. Il Manin rieletto ministro, rifiutò.
-
-Gli austriaci intanto ridivenuti padroni di quasi tutto il Veneto,
-s'erano accampati sui margini della laguna per costringere Venezia a
-darsi per fame.
-
-Pepe conduceva tratto tratto i suoi soldati al paragone delle armi con
-gente usa alla guerra.
-
-In tali combattimenti di lieve momento si addestravano le armi
-inesperte dei volontari, quando giungevano infauste notizie.
-
-Carlo Alberto, sconfitto a Custoza, abbandonava senza difesa Milano,
-dove il Radetzky, il 6 agosto, rientrava con 30,000 uomini. Dopo tre
-giorni si firmava l'armistizio Salasco, per cui l'esercito e l'armata
-sarda abbandonavano al nemico anche Venezia.
-
-Il popolo veneziano, guidato dal Sirtori e dal Mordini, scese allora
-tumultuante sulla piazza, al grido di _Abbasso il governo regio_, e
-ricorse al Manin, che parve ancora il genio custode della città.
-
-A reggere il paese fu eletto un triumvirato dittatoriale: preside
-il Manin, il colonnello Cavedalis per provvedere all'esercito, il
-contrammiraglio Oraziani alla marina.
-
-Il 27 ottobre 1848, con un impeto di prodezza eroica, le schiere
-guidate dal generale Pepe, rompevano dal lato di terraferma il cerchio
-di ferro serrato intorno alla sventurata città, e fugavano i nemici
-in quel fatto d'armi che s'intitola la Sortita di Mestre. In quella
-giornata Venezia aggiunse una solenne pagina di valore alla sua storia.
-
-A Mestre si fecero oltre 500 prigionieri, si lasciarono sul campo
-200 austriaci, si conquistarono 6 cannoni. Dei nostri 119 tra morti e
-feriti, ma nessun prigioniero.
-
-Cadde ferito a morte Alessandro Poerio napoletano, poeta e soldato, una
-delle più nobili figure del risorgimento italiano. Gli amputarono una
-gamba e fu trasportato a Venezia a continuare la sua angosciosa agonia.
-Prima di spirare la grande anima, rivolto a coloro che il circondavano:
-
-— Fine al pianto: celebrate i miei funerali con una vittoria sugli
-austriaci — disse, e reclinato il capo si addormentò in quel sogno di
-gloria.
-
-La vittoria di Mestre fu veramente l'ultimo sogno di gloria per
-Venezia. Intorno alla infelice città si strinse più fiera la cintura di
-ferro e di fuoco.
-
-Incominciava la penuria dei viveri: dileguava ogni speranza d'aiuto.
-Dalla Francia vaghe promesse: dall'Inghilterra consigli di desistere.
-
-Nel febbraio del '49 prendeva la direzione del blocco il maresciallo
-Haynau, ferocissimo, che rinnovava a Venezia la leggendaria apostrofe
-di Attila.
-
-Il Manin in quei terribili giorni provvedeva a tutto con la prudenza
-non mai scompagnata dall'energia, operava ratto e molteplice. Pensava
-alla difesa, tutelava l'ordine interno; con lettere piene di senno
-politico sollecitava l'aiuto delle nazioni amiche, e con la calda
-parola, col coraggio personale, con la mite franchezza imperava sulle
-intemperanze, sulle gelosie, sulle agitazioni.
-
-Quella rivoluzione, non fu soltanto agitamento febbrile di popolo,
-ma rivendicazione di sacri diritti, ordinata da uomini, che non
-soltanto sapeano scrivere e parlare, ma dirigere onestamente e
-virilmente le cose politiche. Così che se io considero i creatori e
-i reggitori severi di sì forte governo, mi si presenta allo spirito
-la significazione che r antichità diede alla statua scolpita in
-Argo di Telesilla, poetessa, guerriera e salvatrice della patria.
-La quale statua, a dimostrare che valgono più le cose delle parole,
-rappresentavala con un elmo in mano, intenta a mirarlo con compiacenza;
-e a' piedi alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola parte
-della sua gloria.[1]
-
-Quando il Piemonte rompeva di nuovo la guerra all'Austria, rifiorirono
-ancora le speranze, presto troncate dalla sconfitta di Novara, che
-parve il presagio della ruina di Venezia.
-
-Il 2 aprile 1849, la veneta assemblea si riuniva nella sala del Maggior
-Consiglio. Le figure colossali dei vecchi dogi e dei guerrieri della
-Repubblica, dipinte sulle pareti, parevano pronte a trar la spada per
-difenderla ancora.
-
-I rappresentanti del popolo, sparsi a crocchi per la sala, parlavano a
-voce concitata, sommessa, quando entrava Daniele Manin.
-
-Ei procedeva non baldanzoso, ma sicuro; grave ma pacato. Un ardore
-melanconico brillava negli occhi suoi fissi. La sua voce avea strane
-virtù, che comunicavano alla sua eloquenza una commozione profonda.
-Dopo aver detto della disfatta e dell'abdicazione di Carlo Alberto,
-parlò così:
-
-— L'Assemblea vuol resistere al nemico? —
-
-Tutti acclamando s'alzarono in piedi.
-
-— Ad ogni costo?
-
-— Sì, ad ogni costo.
-
-— Badate, io vi imporrò sacrifizi immensi — replicava il Manin.
-
-— Li faremo — gridarono tutti. Dopo ciò si votava la seguente parte:
-
-«L'Assemblea dei rappresentanti dello stato di Venezia, in nome di Dio
-e del Popolo, unanimemente decreta: Venezia resisterà all'austriaco ad
-ogni costo.»
-
-L'onta di mezzo secolo prima, con cui un altro Manin aveva macchiata
-Venezia, era veramente cancellata. Splendeva anco una volta glorioso
-il retaggio de' secoli, e dagli antichi dipinti della sala del
-Maggior Consiglio l'immensa moltitudine di valorosi pareva rispondesse
-orgogliosa ai nuovi accenti d'inclito ardimento.
-
-Anche il popolo parve inebriato d'epico orgoglio. I ricchi portarono
-sull'altare della misera patria il loro oro: il popolo il suo obolo: le
-donne i loro gioielli.
-
-Frattanto volendo gli austriaci porre fine alla impresa, riassunsero
-più gagliardamente le offese, e la squadra imperiale si portò nelle
-acque di Venezia, chiudendo le vie del mare, mal protette dalla debole
-e disordinata marineria veneta.
-
-Dalla parte di terra si raccoglievano 30,000 uomini, che fecero
-piombare la terribile grandine del ferro e del fuoco sul fortilizio di
-Marghera, sentinella avanzata nella solitudine delle acque.
-
-Venezia non era però preda esposta nè facile, e non le mancavano e
-petti e braccia e ostinata virtù di resistere.
-
-Pochi soldati d'ogni parte d'Italia, forti di una costanza che avrebbe
-stupito in uomini per lunga disciplina esercitati nelle fatiche
-militari, comandati da prodi ufficiali, quali Ulloa, Cosenz, Mezzacapo,
-Sirtori, Rossaroll, Galateo, difesero Marghera per ventinove giorni
-continui di trincea aperta, fino a che il più valido propugnacolo di
-Venezia, ridotto ad un mucchio di rovine, grondanti sangue, fu dovuto
-sgombrare. La difesa feroce si ritirò sul ponte della strada ferrata,
-che unisce la città alla terraferma. Qui l'artiglieria continuò a
-fulminare di fronte con incredibile celerità il nemico.
-
-Mentre lo strenuissimo Cesare Rossaroll, l'Argante della laguna,
-puntava i suoi cannoni, fu colpito da una granata. Sorretto fra le
-braccia del generale Pepe, nella convulsione dell'agonia, con la
-voce semispenta incitava i suoi a combattere senza posa per l'onore
-d'Italia.
-
-Ma ogni dì più non l'anima, la speranza scemava.
-
-Dopo la defezione scellerata del re di Napoli, dopo gl'irresoluti
-consigli del Granduca e le riluttanze del Papa, dopo Novara, dopo il
-riacquisto di Milano e la mostruosa repressione, di Brescia, anche
-Roma cadeva, e sulla misera Italia si stendeano nuovamente le ombre del
-servaggio.
-
-Separata dal mondo, ultima e sacra cittadella della indipendenza
-italiana, resisteva ancora la città creduta la più mite, la più
-tranquilla, la più molle di tutta la penisola, la città degli amori e
-dei diletti.
-
-L'amor della patria compie di siffatti prodigi!
-
-Ma già a Venezia si faceva sentire acerba la penuria dei viveri,
-quando, il 29 luglio, cominciava furiosissimo il fuoco contro la città.
-
-Strisce di fuoco solcavano la notte serena: le palle fioccavano.
-
-Il bombardamento continuò senza tregua.
-
-Si dovettero estinguere quaranta incendi: luoghi sacri per religione
-di memorie e per miracoli d'arte furono offesi. Gli abitanti di alcuni
-quartieri dovettero cercar rifugio nelle contrade più lontane, verso
-San Marco. Fra tanto scompiglio non un mormorio d'impazienza, non un
-lamento, non una protesta iraconda, non una rissa, non un furto, non un
-delitto. Ma in tutti una temperanza, una bontà, una nobiltà di pensieri
-e di forme. Anzi, tra gli orrori della tragedia, scintillava alle
-volte l'arguto sorriso della commedia goldoniana. Fra cento scelgo un
-aneddoto.
-
-Una notte le bombe cadevano frequenti nella contrada di San Felice.
-Giovani vigorosi, vecchi infermi, donne semivestite, con bambini per la
-mano ed in collo, fuggivano senza litigare, senza piangere, senza darsi
-arie eroiche.
-
-Una donna attempata correva trafelante sotto un enorme carico di
-fagotti e di arredi. Una delle fuggiasche la apostrofò:
-
-— _Ohe! comare, saveu che sè un bel tomo a cambiar de casa a sta
-ora!_ —
-
-Per donne e sotto un pieno bombardamento (osservava uno dei gagliardi
-difensori di Venezia, il povero Fambri, che mi raccontò l'aneddoto) non
-c'è male davvero; però che fra tutte le specie di valore il coraggio
-allegro sia senza dubbio il più bello e il più utile.
-
-Il calore della stagione s'era fatto intensissimo e un terribile morbo,
-il cholèra, era penetrato a Venezia.
-
-Ma nessuno parlava di resa, in nessuno scemava il coraggio.
-
-E non era il coraggio del soldato, che muore tra le grida e
-l'esaltazione delle battaglie, tra l'ebbrezza della polvere e il
-fulgore degli acciari; ma il coraggio tranquillo, perseverante,
-paziente, di lunghi giorni, di lunghi mesi, il coraggio di un popolo
-che passava a traverso gli scoramenti silenziosi, le delusioni
-profonde, la fame, la pestilenza, senza ormai la più lontana speranza
-di aiuti, con la sicurezza di veder morire la patria e la libertà, con
-la certezza che la fiera perduranza renderebbe più crudele il nemico,
-più inumani i patti della resa, ma sorretto da un'idea alta, radiosa,
-divina, la salvezza dell'onore italiano.
-
-Quando la pietà comandava di por fine al sacrifizio del popolo, quando
-la resistenza più oltre protratta non avrebbe messo capo che a sperpero
-lacrimabile di sangue, Manin, convocata in piazza la guardia civica,
-con parole piene di pianto chiese se tutti avevano ancora fiducia in
-lui.
-
-Tutti risposero — Sì, sì. — Tutti piangevano. La esistenza di Venezia
-s'immedesimava ancora al palpito del cuore di Manin.
-
-Poi, con voce fioca, il Dittatore soggiunse:
-
-— Checchè arrivi, dite: quest'uomo si è ingannato; non dite mai:
-quest'uomo ci ha ingannati. —
-
-Tacque e sentì il mancar della vita del naufrago, vinto dall'onda
-procellosa. Ritiratosi in palazzo, proruppe in pianto disperato e cadde
-a terra svenuto....
-
-La città era ridotta ai suoi termini estremi.
-
-In un sol giorno i casi di cholèra salirono a 402; cadevano in città
-circa mille proiettili al giorno, se si consideri che 23,000 ne caddero
-dal 29 luglio al 22 agosto.
-
-E Venezia, vuota di sangue e di denaro, avea fame.
-
-Quando più non eravi nutrimento per un giorno solo, il Manin cedè alla
-fortuna del nemico, e trasmise la podestà dittatoria al Municipio.
-S'è trovata fra le carte del Manin questa nota, che esprime nella
-sua brevità tutta la grande angoscia di quel momento: _Finito
-contemporaneamente viveri, polvere, denaro, speranze._
-
-Venezia moriva nelle sue verdi acque. Il canto del poeta le suonava
-intorno:
-
- Venezia! l'ultima
- Ora è venuta;
- Illustre martire
- Tu sei perduta.
- Il morbo infuria,
- Il pan ci manca
- Sul ponte sventola
- Bandiera bianca.
-
-Il sole che tramontava tra vapori di fuoco nella laguna muta, infondeva
-nella bellezza di Venezia quella intensa melanconia, quella lacrimante
-soavità che hanno le cose moribonde.
-
-Il 24 agosto, il Municipio conchiuse con l'Austria la capitolazione.
-Duri patti ai vinti: sottomissione assoluta; occupazione immediata
-della città, degli edifici pubblici, delle armi, dei materiali;
-uscita di tutti gli ufficiali e di tutti i soldati: quaranta cittadini
-condannati all'esilio.
-
-Dopo tre giorni il Manin e il Tommaseo con gli altri proscritti
-lasciarono la città eroica che per diciassette mesi avea nella sua
-anima raccolta tutta la maestà dell'anima latina.
-
- *
- * *
-
- Signori!
-
-Sono passati giusto cinquant'anni da quel tragico giorno. Oggi con
-la santa curiosità del passato interroghiamo quei tempi, che ahimè!
-sembrano così lontani, quegli uomini ancora viventi o morti da ieri.
-
-Furono troppo idealisti gli uomini e non maturi i tempi e perciò
-inutili e folli i sacrifizî, e vano il sangue profuso?
-
-Chi della vita ha un nobile ed alto e onesto concetto non deve pensare
-così.
-
-Rievocando nelle penombre crepuscolari di questa nostra età quelle
-audacie magnanime, quale rampogna alla nuova Italia esce dai grandi
-cuori dei padri che nulla chiedevano alla patria, e come santo
-appare anche ciò che dagli uomini positivi si usa chiamar rettorica
-quarantottesca!
-
-Sì, rettorica quarantottesca, ma a questa rettorica s'infiammano i
-difensori di Venezia, i combattenti delle giornate di Milano e di
-Brescia; per essa gli stranieri ripassano le Alpi, con essa Garibaldi
-approda a Marsala e l'Italia si unisce tutta al Re, che il popolo amava
-e voleva.
-
-Oggi ogni senso di patria poesia è distrutto dall'anarchia della
-cupidigia e della cosa pubblica fatta bottega di vanità, e i rètori
-eroici han dato luogo a un'altra specie di ignobili retori, quelli
-della pratica utilità, abili ricercatori del successo materiale,
-operosi di quel lavoro che converte l'anima in denaro.
-
-Questa Italia che, secondo il concetto ideale del Mazzini, era
-destinata ad armonizzar cielo e terra, ahimè! troppo guarda
-agl'interessi terreni. _Respublica negotiosa_ come ai tempi della
-decadenza romana. E l'assenza di virtù generose nella nostra
-generazione, credono alcuni che in molta parte dipenda da ciò che la
-libertà non abbia avuto una preparazione di sacrificio e di dolore.
-Certamente le rivoluzioni che, come il cristianesimo, non hanno per
-origine il martirio, non vincono e vincendo non si avvalorano nella
-purezza del sentimento e nella santa efficacia della virtù. Ma non
-è vero che siano mancati l'angoscioso patire e il sacrificio acerbo
-a questa nostra patria. L'idea del nostro risorgimento balenò sulla
-cima dei patiboli, sui campi di battaglia, sulle carceri, sugli esilî.
-Da queste dure prove, da questi aspri dolori, sorge vivida ancora la
-speranza nel futuro e nel genio occulto d'Italia.
-
-L'Italia non può morire, nè può morir quella fede, che pur non
-rivelando i misteri dell'avvenire, ne avvalora le speranze. La luce
-dello spirito non ha occaso.
-
-Signori! Sull'estrema vetta delle cose, vicino all'etere luminoso
-e inaccessibile si fa udire con nuovi accenti l'assioma eterno
-dell'ideale.
-
-Ed è dappertutto diffuso uno spirito di vita, fatto di aspettazione
-ansiosa che si rivela alle anime con una voce, la quale dice che non
-basta solo pensare, ma sentire; non basta osservare soltanto, ma amare,
-e che la civiltà per essere veramente perfetta deve essere illuminata
-dalla luce e riscaldata dal fuoco purificatore dell'ideale.
-
-
-
-
-VOLONTARI E REGOLARI ALLA PRIMA GUERRA DELL'INDIPENDENZA ITALIANA
-
-CONFERENZA DI FORTUNATO MARAZZI
-
-
-I.
-
-ESORDIO.
-
-Per isvolgere il tema, che mi fu esibito da questa chiarissima Società
-di pubbliche letture, io ho dovuto consultare libri e riprendere studi
-quasi messi da parte nell'affrettato viver dell'oggi.
-
-Ma voi — toscani — avete una speciale ragione di illustrare il periodo
-storico del 1846-49, perchè siete gli Ateniesi d'Italia, ed anche
-allora insegnaste come la gentilezza del vivere, l'arte, gli studi,
-mirabilmente si accoppiano alle armi, quando lo vuole la mente, quando
-l'esige la Patria.
-
-Seguendo dappresso la vita de' nostri padri, nell'immortale periodo
-ora ricordato, si impara a comprenderli, ad amarli, anche nelle loro
-utopie, anche nei loro traviamenti.
-
-Dicesi che un felice errore di calcolo abbia indotto Cristoforo Colombo
-ad affrontare il «_Mar tenebroso_», e così a scoprire l'America, e fu
-per certo una moltitudine di sante illusioni, fu l'ingenua ignoranza
-delle forze austriache, la fede, che intrecciava in un serto patria e
-religione, che indusse a considerar conciliabili tendenze forzatamente
-opposte, che spinse le genti italiane sui campi di Peschiera, di
-Pastrengo, di Santa Lucia, del Cadore, di Vicenza, di Governolo, di
-Curtatone, di Montanara, di Goito, di Custoza, di Milano, di Novara,
-e che insieme le fuse — maravigliando, scuotendo l'egoismo degli
-stranieri — nei memorabili assedi di Roma e di Venezia.
-
-
-II.
-
-ARMI E POLITICA.
-
-Le istituzioni militari si adagiano sulle istituzioni politiche, ed
-allorchè queste subitamente cambiano natura ed obbiettivi, quelle non
-hanno l'elasticità necessaria per corrispondere alle nuove esigenze.
-
-Questa ragione risponde da sè sola al perchè tutti gli eserciti
-regolari dei vari stati d'Italia esistenti nel '48, non corrisposero
-in modo perfetto alle nuovissime necessità della guerra, in un attimo
-apparsa inevitabile.
-
-Come nebulosa subitamente radiante, la massa popolare capì che dovevasi
-fondare una Patria: in qual modo? per qual via? ciò era confuso.
-L'armi, ovunque reclamate, a che tendevano? Alla sola cacciata dello
-straniero? Alla sola difesa locale? A porre in freno i regnanti, e le
-loro milizie assoldate?
-
-L'Italia sarebbe stata federale, od unitaria? Nel consesso europeo
-chi l'avrebbe rappresentata? Quali rapporti si sarebbero fra stato e
-stato, fra il Piemonte, la Lombardia, ed il Veneto; fra queste regioni
-e tutte le altre terre italiane? Nessuno soffermavasi a queste domande;
-appariva l'armarsi un bisogno istintivo, e la guerra, che era nel
-sangue, indicava la via per tutto risolvere.
-
-Questa era la coscienza delle moltitudini ma la disparità fra statuto
-e statuto, fra repubblica e monarchia, il contrasto fra gli intenti
-segreti ed i palesi, dovevano fatalmente influire sulla condotta dei
-singoli eserciti in guerra, e rendere dubbiosa l'azione del comando.
-
-Guai se un generale è travolto nel gorgo di opposte correnti, se lo
-tormentano tendenze, che si possono creder doveri inconciliabili,
-proprio quando uno solo dovrebbe essere il suo pensiero: vincere!
-
-In tali contingenze, la storia di tutti i popoli registra sempre una
-disfatta.
-
-Ove, nel '48 il più semplice concetto militare avesse potuto prevalere
-sulla politica, noi avremmo avuto un solo esercito italiano, reclutato
-per regioni di nascita, e distinto in tanti corpi quanti erano gli
-Stati d'allora. Tale esercito sarebbesi dato un capo effettivo unico,
-avrebbe seguito un piano concertato in tempo ed imposto a tutti i
-comandanti: la sua prima linea sarebbesi costituita con tutti i soldati
-regolari; i volontari, accorsi ai depositi de' reggimenti ed ivi
-ordinati, ammaestrati, armati, avrebbero poi composto la seconda, da
-inviarsi a suo tempo in rinforzo della primiera.
-
-Si sarebbe così raccolto, verso i 10 di maggio un esercito razionale
-di 100,000 soldati, riuniti nella più conveniente delle località, ed in
-condizione di ricevere potenti rinforzi, contro il quale gli austriaci
-non avrebbero potuto opporre che 44,000 uomini nel quadrilatero, e 14
-o 15,000 nel Friuli.
-
-In queste condizioni come non vincere?
-
-Ma poichè all'unità d'Italia volevasi giungere per vie diverse e per
-diversi fini politici, così noi vediamo gli eserciti di uno stesso
-paese agire semplicemente come alleati momentanei, e non scevri
-di mutui sospetti; vediamo, sotto uno scopo reso dalla sua stessa
-grandiosità quasi romantico, agitarsi la politica minuscola degli
-staterelli, de' potentati, in diffidenza fra di loro.
-
-Mentre le _milizie regolari_ sembrano la rappresentanza del passato,
-o per lo meno del principio conservatore, le _milizie volontarie_,
-abbandonate al proprio impulso, si credono l'unica emanazione armata
-del popolo e mirano all'avvenire, che per loro suona repubblica!
-
-Ed a guisa di cuneo, fra questi due organismi, si sviluppa la Civica,
-controaltare al primo, freno al secondo.
-
-Così tre forze, che dovrebbero essere concomitanti diventano
-divergenti, ed agli immani sacrifici d'energia e di sangue, non
-corrispondono i risultati guerreschi.
-
-Tempo è però che le forze in parola sieno rapidamente passate in
-rassegna.
-
-
-III.
-
-FORZE DEL PIEMONTE.
-
-L'esercito piemontese avrebbe dovuto avere in pace 53,000 soldati,
-con 6000 cavalli, ed in guerra 170,000 soldati con 12,000 cavalli; ma
-è noto come in ogni tempo la logismografia cartacea sia una cosa e la
-realtà dei fatti un'altra.
-
-Il suo reclutamento era regionale, le ferme sotto le armi brevissime,
-e da queste due istituzioni era uscita una truppa ottima, e quale io mi
-augurerei di dover comandare in guerra.
-
-Le uniformi, e starei per dire, il pensiero de' soldati piemontesi
-traluce mirabilmente da quelle quattro statue, che attorniano il
-monumento di Carlo Alberto in Torino.
-
-Erano uomini a forti tratti, di ferrea disciplina, devoti al re,
-schiavi del dovere: un Napoleone li avrebbe condotti in colonne serrate
-alla conquista d'Europa. Emergevano per la precisione de' movimenti:
-già popolari erano i bersaglieri, famosa l'artiglieria, buona la
-cavalleria, ed audace, ma non sempre adatta alle ricognizioni ed al
-combattere nelle rotte campagne del Veronese.
-
-La scienza concentravasi nelle armi dotte, la carriera degli ufficiali
-era costretta nelle rigide parallele dell'anzianità, lo che distoglieva
-i giovani dagli studî militari.
-
-Era vanto ed orgoglio delle famiglie aristocratiche dedicare i figli
-all'esercito, che era l'idolo del paese.
-
-I capi esigevano, imponevano, quell'assoluta obbedienza che si piega
-e non discute: quasi tutti avevano idee ultraconservatrici, e miravano
-con sospetto i tempi nuovi.
-
-La guerra li trovò impreparati alle grandi concezioni, ad avvalersi di
-molte truppe e dei Corpi di volontari.
-
-Faceva difetto il servizio logistico, l'arte cioè di far muovere tutto
-l'esercito, di mantenerlo in buon assetto, di nutrirlo, di condurlo
-in favorevoli condizioni fisiche e morali sul campo della lotta. I
-grossi appalti coi fornitori fecero pessima prova: alla vigilia del
-combattimento di Goito una divisione non mangiò, ai primi rovesci gli
-impiegati delle sussistenze disertarono.
-
-I piani di guerra non potevano, per quanto abbiam detto, erompere dalla
-mente dei generali, e maturavano con lentezza, più per imposizione
-degli eventi, che per volontà del comando. — Ciò spiega perchè nel
-Quadrilatero si ebbero tante battaglie sanguinose e nessuna decisiva,
-essendo solo attributo de' grandi capitani riconoscere il nemico con
-numerose scaramuccie ed annientarlo in pochi urti risolutivi.
-
-In complesso, nel magnifico esercito piemontese del 1848-49, si
-riscontrano quelle virtù guerresche che rendono i battaglioni caparbi
-nel volere, resistenti alla sventura, tetragoni sotto le raffiche della
-mitraglia: ma in esso non iscocca quella scintilla del genio avida di
-iniziativa, di responsabilità personale, che attraverso alle tempeste
-di sangue crea non solo gli eroi, ma altresì i vincitori.
-
-Comunque, esso fu il più possente argomento dell'indipendenza italiana,
-e noi alla sua memoria ci inchiniamo riverenti; se ebbe difetti, questi
-più che essere intrinseci furono attribuibili ai tempi, all'indirizzo
-educativo, alla secolare politica piemontese, per cui fu credenza che
-in qualsiasi evento l'esercito avrebbe combattuto al fianco di un altro
-più numeroso e più forte, ed al quale sarebbe naturalmente spettata la
-condotta strategica della guerra.
-
-
-IV.
-
-FORZE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE.
-
-Quanto faceva difetto nelle sfere del comando delle truppe piemontesi
-non sarebbe forse stato impossibile ritrovarlo nell'esercito
-napoletano, se, pari all'ingegno, alla spigliatezza naturale, fossero
-state in esso tutte le altre virtù militari.
-
-La parte migliore dell'esercito napoletano (che per numero avrebbe
-dovuto essere il più ragguardevole della Penisola) era costituita
-dagli ufficiali uscenti dalla Scuola dell'Annunziatella. Ivi in un col
-sapere vi avevano assorbite le idee liberali, in contrasto colle idee
-egoistiche e ristrette del Principe.
-
-La truppa usciva in gran parte da famiglie facenti un sol tutto
-coll'esercito, abituate ai favori, ai sussidi governativi: vivevano
-tali famiglie appartate dalla nazione, e solitamente in locali prossimi
-alle caserme.
-
-I soldati erano adunque come accampati in mezzo ad una popolazione
-buona, ma facilmente infiammabile, erano ligi al padrone, ed
-insolenti coi liberali. Il Principe se ne serviva, ma tenevali in poca
-considerazione, e prediligeva i quattro reggimenti svizzeri, assoldati
-a guisa di pretoriani.
-
-Malgrado tutto ciò, è fuor di dubbio che le forze stanziali del
-napoletano avrebbero potuto esercitare un'influenza decisiva sui campi
-del Lombardo-Veneto: nella marcia attraverso l'Italia si comportarono
-bene, ed i capi, valorosi ed intelligenti, le avrebbero ben presto
-agguerrite ove gli eventi si fossero svolti a seconda.
-
-Le reclute del mezzogiorno assorbono con facilità l'ambiente che
-le circonda, son facili all'entusiasmo, e noi dobbiamo certamente
-concludere che più funesto dell'enciclica papale fu, per la causa
-italiana, il richiamo nel Regno di Napoli delle truppe del generale
-Pepe, sebbene una cosa sia stata conseguenza dell'altra.
-
-La nobile condotta del Pepe e di moltissimi ufficiali suoi, la bella
-difesa di Venezia, rafforzano a tal riguardo i nostri convincimenti.
-
-
-V.
-
-FORZE DELLO STATO ROMANO.
-
-Gli Stati della Chiesa avevano una forza militare di 17,000 uomini, di
-cui ¾ indigeni (così almeno si chiamavano) ed il resto svizzeri.
-
-Era una truppa screditata più che non lo meritasse: buoni i reggimenti
-svizzeri, privilegiati di paga e di vestimenta, buoni alcuni ufficiali
-provenienti da eserciti forestieri.
-
-Il contrasto fra preti e guerrieri faceva sì che dir _soldato del papa_
-suonasse ingiuria, e che alcune circostanze tipiche contribuissero a
-menomare il prestigio dell'esercito pontificio.
-
-Qual concetto potevasi, ad esempio, avere di certe batterie di cannoni
-entranti in Bologna ricche più di trombettieri che di artiglieri,
-quasichè non le mura di Verona, ma quelle di Gerico, si fosser dovute
-espugnare?
-
-Come aver fiducia in colonnelli che preferivano e vollero il fucile a
-pietra focaia, anzichè quello a percussione, con tante difficoltà fatto
-arrivare dalla Francia?
-
-Le forze romane furono ripartite in due schiere divisioni. Il generale
-Durando avoca le truppe regolari, il Ferrari le volontarie: così
-perpetuavasi l'errore di non fondere insieme elementi dei quali l'uno
-avrebbe servito di correttivo all'altro.
-
-Il Durando ed il Ferrari avevano buone qualità come soldati, ma questi,
-sottoposto a quello, mal ne soffriva la dipendenza; e la politica,
-che già impediva un razionale ordinamento disciplinare, non tardò a
-perturbare ogni concetto di tattica e di strategia.
-
-
-VI.
-
-FORZE DELLA TOSCANA E DEGLI STATI MINORI.
-
-Usa a blando governo, la Toscana sino dal 1790 scioglieva il proprio
-esercito.
-
-Parve in Firenze che il sapere, le lettere, l'opulenza, i commerci,
-bastassero alla sicurezza dello Stato, e che, avuta una gendarmeria,
-ogni altra forza armata fosse superflua.
-
-Sì; fu l'Austria (oh degli eventi antiveder bugiardo!) che impose
-alla Casa di Lorena di tenere 6000 ausiliari, perchè non fosse turbato
-l'equilibrio italico.
-
-L'Austria mirava con ciò a costituirsi una specie di avanguardia nella
-Penisola, avanguardia che la Toscana seppe ridurre a 4000 nomini,
-tratti da clementi spuri e dal discolato.
-
-Avevansi armi a pietra focaia ed a percussione. Eppure, da così misera
-matrice, il soffio d'una potente idealità trasse parte di quei soldati,
-che dovevano nobilmente morire per la patria.
-
-Ai primi sintomi della guerra, mentre il Granduca vi scorgeva una
-buona occasione per arrotondare i suoi domini a spese del Parmigiano e
-del Modenese, ed adunava a tale intento le sue truppe, nella gioventù
-toscana facevasi manifesta la necessità di ricorrere alle armi, per uno
-scopo ben più vasto e più degno.
-
-Da ciò la costituzione di quei battaglioni volontari che immortalarono
-i campi di Curtatone e Montanara, malgrado tutte le moine fatte dal
-Governo per indurre i giovani a più miti consigli, e a non abbandonare
-gli studi e le comodità della vita cittadina.
-
-Il primo duce delle schiere toscane fu il generale D'Arco Ferrari,
-opportunamente sostituito in seguito dal De Laugier. Sul principio
-del '48 l'esercito Estense, era in ragione dei tempi e dell'ampiezza
-del modenese, molto forte: componevasi di 2400 uomini, soldati di
-professione, privilegiati e sostegno principale del Duca.
-
-Cambiato governo, sciolto l'esercito, il modenese inviò un battaglione
-di volontari sul Po, sotto il comando del maggior Ludovico Fontana, che
-si diportò assai bene a Governolo.
-
-Da Parma e Piacenza partì un battaglione di circa 1000 uomini,
-comandato da Francesco Pettinati, che in unione all'esercito piemontese
-combattè con molta lode verso Verona.
-
-
-VII.
-
-LA GUARDIA CIVICA.
-
-La guardia civica, portato dell'epoca, rispondeva all'eco lontana della
-rivoluzione francese: parea in essa rivivesse l'antico comune italiano
-uso a sorgere in armi, coronando di guerrieri gli spalti cittadini, al
-primo apparire dell'oste nemica.
-
-Cosicchè gli statuti la reclamarono come il palladio delle libertà
-cittadine, come un contrapposto delle truppe stanziali che, devote al
-principe, poco affidavano in caso di meditati conflitti.
-
-Ma il medio evo era passato, l'assetto abituale dei popoli non era
-più la guerra, nè l'odio perenne pel vicino. Le battaglie non erano
-più lotte fra città e città, ma fra nazione e nazione, ed una milizia
-legata al patrio focolare, usa alle lusinghe cittadine, non poteva
-essere truppa da grossa guerra.
-
-Ne di ciò fu tardo ad avvedersi il popolo, che nelle satire lepide e
-pungenti, nelle umoristiche illustrazioni dell'epoca, lasciò traccia
-del suo pensiero e della sua limitata fiducia nella guardia civica: gli
-stessi poeti ne trassero argomento di facezie rimate.
-
-Vi furono episodi onorevolissimi e pugne nelle quali la Civica lasciò
-bella fama, ma nel complesso mancò la proporzione tra l'enorme suo
-sviluppo ed 1 risultati che se ne ottennero, e sarebbe stato ottimo
-provvedimento concentrare le armi ed il denaro, per essa prodigato,
-nelle schiere realmente combattenti e di prima linea.
-
-
-VIII.
-
-I VOLONTARI.
-
-Il volontariato personifica il movimento civico-guerresco del 48-49.
-
-In esso si rispecchiano tutte le idee dell'epoca, tutta la poesia
-popolare: in esso si concentrano ed armonizzano le più disparate
-esigenze. Si giunge così ad una istituzione militare, che risponde
-perfettamente al novo ambiente politico, ma che è manchevole di quelle
-doti che formano il soldato delle battaglie formali e di pianura. Se
-si fossero fuse le schiere _volontarie_ colle _regolari_, sarebbesi
-ottenuto quanto occorreva nel '48.
-
-Il volontario di quel tempo ha una fiducia illimitata nella bontà
-della propria causa, nella potenza de' suoi mezzi, ne' suoi principi
-infallibili, ed ai quali non intende minimamente di rinunziare.
-
-E poichè le masse uniformemente pensanti si fanno colle oneste
-transazioni e non col puntiglio; poichè la desiderata fusione non
-potevasi ottenere, invece di una sola schiera compatta si hanno le
-_legioni_, i _corpi franchi_, le _guerriglie_, le _crociate_, le
-_compagnie_, le _colonne mobili_, distinte per nomi, per tendenze
-politiche e religiose, per regioni, per studi, per armi. Si vuole
-persino che la foggia del vestire appalesi il movente di chi l'adotta:
-i repubblicani, i federali, hanno cappelli a larghe falde, e pellegrine
-a pieghe esuberanti; i più temperati imitano le uniformi delle truppe
-regolari, i neo-guelfi hanno per segno esteriore la croce.
-
-Vedete, — a riprova del nostro asserto primitivo — divisioni e
-suddivisioni politiche che s'infiltrano e corrompono, anche nei più
-minuti particolari, l'unità semplice e precisa del concetto militare?
-
-Caratteristica dei Corpi volontari, di questa improvvisazione di
-guerra, è la sproporzione fra la grandezza del fine e la povertà del
-mezzo.
-
-Ritornavamo ai tempi di Pier l'Eremita e di Giovanna d'Arco! Non
-solo i giovani lasciavan la casa nativa, ma quanti uomini, avessero
-o no famiglia, e sentissero nel cuore la patria. Si accorreva al
-campo uscendo dal teatro, dopo un festino, in seguito ad un convegno
-galante, e senza previdenza alcuna; uno stocco, un ferro arrugginito
-sembrava arma più che bastevole per la guerra santa, voluta da Dio....
-E d'altronde dov'è lo straniero? Esso fugge.... deve fuggire ovunque!
-Ogni scontro è naturalmente una vittoria italiana, tuoni il cannone di
-Mantova e noi risponderemo: «viva Pio IX!» Questo era il '48.
-
-I sacerdoti si addestrano all'armi sugli spianati, gli studenti formano
-i battaglioni, i maestri si fan condottieri, le gentildonne arruolano
-armati.
-
-Ovunque è fanatismo e delirio, rullo di tamburo e squillo di campane;
-ovunque è una massa proteiforme di colori, di forze, d'intenti, di
-voleri; ma se dal tutto erompe il carme della _indipendenza_, manca
-il preciso concetto dell'_unità_ manca il genio pensoso, che impugni
-una bandiera, che, piuma al vento, trascini la moltitudine serrata,
-estasiata, volente, sui campi della morte e della vittoria.... No, —
-erriamo — quel genio poteva essere Carlo Alberto: gli eventi non lo
-consentirono.
-
-Per la maggior parte de' volontari battersi voleva dire appostarsi
-ad un albero e far fuoco contro i croati, necessariamente obbligati
-a porsi in salvo: essi accorrendo alla guerra si eran votati più
-all'immediato sacrificio della vita, che ai disagi di una lunga
-campagna: volevano esser soldati, ma disconoscevano la disciplina, le
-afe della pianura veneta, le inerzie forzate del campo li sfibravano
-e ne inasprivano il carattere. Ognuno di essi ha un piano proprio,
-infallibile, per debellare Verona, per salvare Treviso e Vicenza, per
-sorprendere Radetzky, e gridano contro il proprio generale che nulla
-sa, nulla comprende di così semplici concetti.
-
-Le truppe volontarie riescono quindi truppe di slancio, non di
-resistenza; una mente superiore avrebbe a loro assegnato i più colti
-ed arditi ufficiali, i migliori sergenti e caporali, invece furono
-abbandonati a loro stessi miseramente od a capi molte volte strambi,
-inetti, millantatori, e fu ancora ventura emergessero, fra tante
-ragioni di sfacimento, splendide individualità, quali un Calvi ed un
-Manara.
-
-
-IX.
-
-IL NEMICO.
-
-Verso i 15 di marzo '48, erano in Italia 70,000 soldati dell'impero
-divisi in due corpi d'armata, il primo col comando a Milano, il secondo
-a Padova.
-
-Duce di questo esercito solido, ma disseminato nelle varie città del
-Lombardo-Veneto, oltre il Po e sulla frontiera del Ticino, era il
-Radetzky, maresciallo energico, buon comandante di truppe, feroce
-repressore di rivolte popolari. Aveva 81 anni.
-
-Un terzo de' soldati imperiali erano italiani, e 20,000 di questi, cioè
-quasi tutti, si allontanarono a tempo opportuno dalle insegne imperiali
-in un con 200 ufficiali de' nostri.
-
-Era questa una massa organica di veri soldati, che avrebbe potuto
-inquadrare le nuove reclute nazionali; necessitava perciò rapidità e
-mano di ferro, invece le continue incertezze, sia de' governi locali,
-sia della repubblica veneta, mutarono quella forza in elemento di
-disordine, che fu mestieri sopprimere, sciogliendo d'ogni obbligo
-militare gli Italiani, già soldati dell'Austria.
-
-I generali austriaci non avevano una esatta idea della tempesta che
-sorda ruggiva. Il moto popolare era già iniziato in tutte le città
-italiane, ed essi credevano d'essere ai giorni in cui Silvio Pellico
-passeggiava per le vie di Milano, credevano cioè che non fossero se
-non pochi congiurati delle classi alte, che tramassero a' danni di
-Casa d'Austria. Le forche, e le mude dello Spielberg, avevano invece
-compiuta la loro silente propaganda nell'intelletto delle moltitudini.
-
-
-X.
-
-LE CINQUE GIORNATE DI MILANO.
-
-Nei primi mesi del '48 l'urto fra Milanesi ed Austriaci era latente.
-
-La guerra al lotto, ai sigari, le zuffe che da ciò trassero pretesto,
-dettero vampa agli spiriti, e separarono sempre più i cittadini
-dall'elemento militare.
-
-La rivoluzione di Vienna — 15 marzo — precipitò gli eventi, ed il 18
-marzo fu il primo delle cinque gloriose giornate.
-
-Il comando militare, pessimamente servito dalla polizia, immaginavasi
-che la ribellione fosse appena concepita quando era già in armi; teneva
-d'occhio certi presunti capi, e non si accorgeva che l'intesa fra
-ribelli e ribelli era originata, senza bisogno di intermediari, dalla
-comunanza degli intenti, e dall'odio verso lo straniero. La debolezza
-del Governatore, il suo disaccordo col Maresciallo, l'eroismo del
-popolo, fecero il resto.
-
-L'insorgere di una grande città ha questo di speciale: per esser
-terribile non ha bisogno di una complicata direzione centrale, basta
-sia contemporaneo. Quando in un dato momento tutte le strade si
-sbarrano, tutte le case si chiudono e dalle finestre, dai terrazzi, dai
-tetti, precipita ogni oggetto che capita sotto le mani, una truppa o vi
-rimane inerte e come prigioniera, od è costretta a ritirarsi.
-
-Milano prestatasi egregiamente alla ribellione nelle circostanze del
-'48, e colle armi da fuoco allora in uso. Fra un fucile da soldato ed
-un fucile da caccia la differenza, in quanto a micidialità, era in quel
-tempo infinitamente minore di quanto oggi non sia.
-
-Le vie anguste e tortuose annullavano il vantaggio delle lunghe
-gittate, ed una grandine di sassi e di tegole aveva lo stesso effetto
-d'una salva di fucileria. Le artiglierie da campo erano pressochè
-impotenti contro i muri delle case: la mitraglia non aveva campo per
-istendersi a ventaglio.
-
-I «bastioni» erti una diecina di metri sul piano della città si
-riunivano al Castello, vasta e potente costruzione militare.
-
-Interposto, fra i bastioni e la parte centrale della città, correva il
-Naviglio, di guisa che per giungere dalla cinta al Duomo, al Broletto,
-a Monte Napoleone ecc., occorreva attraversare i ponti, oltre i quali
-le vie anguste e tortuose eran proprie ad energiche difese locali.
-
-Radetzky, stabilito al Castello e padrone de' bastioni, era nella
-situazione d'un assediante alla sua volta assediato dalle insorte
-campagne. Per tenere in rispetto la città aveva 13,000 fanti, 1000
-cavalieri, 30 cannoni, ed a mala pena Milano vi poteva opporre un
-migliaio di fucili, la maggior parte da caccia. Basta l'accennare a
-queste cifre, per capire come la lotta sarebbe stata impossibile senza
-le sopra accennate circostanze.
-
-In pochi giorni il popolo eresse 1651 barricate; così il centro della
-città fu tosto separato dai bastioni, le caserme e gli edifizi pubblici
-circuiti dagl'insorti.
-
-Radetzky suppone che nel Broletto si annidi il Comitato dirigente
-de' rivoltosi, e fa bersaglio ai cannoni il Broletto: opera vana, i
-congiurati non sono in un punto, sono ovunque, e la rivolta agisce di
-proprio impulso, senza direzione.
-
-Le truppe come avanzare? Le barricate otturano tutte le vie, più se ne
-atterrano e più ne risorgono; tutto un popolo furente fa arma d'ogni
-oggetto, fa proiettili d'ogni materia. I rivoltosi cominciano ad
-avvedersi che gli austriaci sono paralizzati, la loro fiducia cresce a
-mille doppi, e dopo la bella resistenza ai _Voltoni di Porta Nuova_,
-dovuta principalmente al gentile e valoroso Manara, tutti confidano
-nella vittoria.
-
-Parte degli austriaci era rimasta bloccata nelle caserme: il
-maresciallo la chiamò al Castello colle relative famiglie e cogli
-impiegati. Ciò ebbe l'aspetto di una ritirata, e rilevò le sorti della
-rivoluzione, le cui forze cominciavano ad avere forme organiche e
-capi effettivi, mentre un embrione di governo formavasi nel palazzo
-Borromeo.
-
-Una delle ragioni del richiamo delle truppe austriache dal centro della
-città alla periferia si era il disegno di bombardarla, disegno sbollito
-poi per molte considerazioni, e specie per l'esiguità dei mezzi.
-
-Ormai il popolo di Milano, al quale il Conte Martini di Crema aveva
-riportato le parole di Carlo Alberto, passa all'offensiva, attacca la
-caserma del Genio, apre le porte ai soccorsi della provincia.
-
-Così il maresciallo, malgrado i tenui soccorsi pervenutigli, si decide
-alla ritirata oltre l'Adda. Tal ritirata, che somigliò ad una fuga,
-sarebbe forse stata consigliata egualmente da altri eventi esteriori,
-quali il sollevamento del Veneto ed i fatti di Vienna, ma essa fu resa
-improrogabile, fu imposta dall'invitto popolo di Milano.
-
-Le perdite de' milanesi salirono a 1000 uomini tra morti e feriti;
-600 soldati perdettero gli imperiali, che nel frettoloso abbandono del
-Castello dovettero rinunziare al trasporto d'armi, di munizioni, e a
-parte del tesoro di guerra.
-
-
-XI.
-
-IL PRIMO ERRORE.
-
-Ed ora dobbiam registrare gli errori nostri. Una città poteva per lo
-passato, come Firenze ai tempi di Pier Capponi, come Palermo ai tempi
-dei Vespri, come Genova ai tempi del Balilla, e può forse ancora al
-presente, in particolarissimi casi, cacciare una truppa fuori delle
-proprie mura, ma non può improvvisare gli arti necessari per compiere
-coll'inseguimento la rotta del nemico.
-
-A chi spettava questo cómpito? All'esercito piemontese! Perchè non
-lo eseguì? Perchè si erano create diffidenze funeste, perchè oltre il
-Ticino non si intuì la situazione, e non si poteva intuire: perchè la
-politica interna, le elezioni, il cambiamento del ministero assorbivano
-le menti.
-
-Il 23 marzo Radetzky versava in critica situazione, fuggito da Milano
-procedeva taciturno verso il Veneto in mezzo a soldati, ad impiegati
-civili, a feriti stanchi ed esausti; nella sua ira impotente aveva
-incendiato Melegnano. — Bergamo, Como, Brescia, Cremona insorgono.
-
-Il 22 marzo Venezia proclamavasi indipendente; Udine, Treviso, tutto il
-Veneto orientale comprese le fortezze di Osoppo e Palmanova ne seguono
-l'esempio.
-
-Per poco che s'attenda, anche Verona, anche Mantova si scuote, e la
-rivoluzione avvolge nel suo turbinío il debole corpo austriaco. E
-Carlo Alberto, che ciò prevedeva sino dal 20 marzo, voleva «volare» in
-soccorso de' milanesi, proprio quando il nuovo ministro della guerra
-chiedeva dieci giorni di tempo per completare gli armamenti.
-
-Era effettuabile il desiderio del Re? Sì! Già dal 3 febbraio stavano
-sotto le armi tutti i nati del 1825, 1826 e 1827 ed in parte quelli del
-1823 e del 1824: 40,000 soldati erano così ai reggimenti e la forza di
-una Divisione di guerra trovavasi in gran parte sul Ticino.
-
-Un ardito capitano avrebbe subito compreso che per assicurare e
-compiere la vittoria dei milanesi non bisognava rafforzare l'esercito,
-ma muoverlo immediatamente: pochi battaglioni piemontesi congiunti ai
-ribelli della Lombardia, ai soldati che avevano abbandonate le insegne
-austriache potevano raggiungere e distruggere l'esercito di Radetzky,
-il cui nucleo principale sino ai primi di aprile, condusse al di qua
-del Mincio vita randagia e perigliosa.
-
-
-XII.
-
-SITUAZIONE DEGLI ESERCITI NELLA SECONDA QUINDICINA DI APRILE.
-
-Fallita la possibilità di schiacciare l'esercito austriaco scarso di
-combattenti ed in piena fuga, innanzi alle popolazioni italiane, noi
-troviamo al 20 aprile le forze belligeranti così situate:
-
-Nel quadrilatero sta Radetzky con 44,000 soldati: lungo il Mincio ed
-il Po si stendono 68,000 italiani ai quali si possono immediatamente
-aggiungere circa 12,000 volontari, ed avere con ciò in linea 80,000
-uomini.
-
-Gli austriaci sono nella situazione morale di un esercito battuto, sono
-uniti all'Impero per la sola via dei monti, hanno viveri limitati,
-a loro d'intorno stanno popolazioni ostili: gli italiani, forti per
-numero e per buoni successi, vivono tuttora nel periodo dell'entusiasmo
-e della fiducia.
-
-Le forze alleate sono così disposte: 53,000 piemontesi, con pochi
-volontari parmensi e napoletani e con 88 cannoni, fra Goito e
-Peschiera: 7000 regolari e volontari toscani, con pochi napoletani, tra
-Castellucchio, Curtatone e Montanara; 1100 modenesi a Governolo; 6500
-pontifici regolari con 12 cannoni ad Ostiglia (generale Durando), 9000
-a Bologna.
-
-Dietro questa prima linea stanno 2 o 3000 volontari a Bergamo e a
-Brescia, in tutte le città italiane si costituisce la Civica.
-
-In Piemonte si completa l'esercito di prima linea, i quarti ed i quinti
-battaglioni: verso Ancona 15,000 napoletani sono in marcia, ma su di
-loro si può fare assegnamento soltanto dopo il 20 maggio. Tutte le
-città del Veneto, dal bacino del Brenta a quello del Tagliamento, sono
-ingombre di _crociati_, di _bande armate_, di _comitati di difesa_,
-non aventi fra loro nesso veruno, ma che nel loro complesso non possono
-non preoccupare il Nugent, generale austriaco, che dall'Isonzo mira a
-congiungersi col Radetzky. Se quindi fosse bastata la forza del numero,
-la sorte doveva sorridere all'Italia; sventuratamente mancavano ai
-nostri ben altri fattori di vittoria.
-
-Da ogni parte sorgeva chi voleva comandare: dai vecchi avanzi
-napoleonici agli imberbi universitari tutti avevano il recipe per
-vincere.
-
-I primi successi, aventi del miracoloso, esaltavano le menti, nessuno
-credeva possibile una riscossa del nemico, ferito nei suoi stessi
-domini dalla rivoluzione, e quindi provvedevasi alla guerra, scontando
-tra feste patriottiche le future vittorie.
-
-I servizi amministrativi erano manchevoli e difettosi, le armi scarse
-e di vario modello, pessima la impresa dei viveri, nulle le previdenze
-in fatto d'ospedali, di rifornimenti ecc., ecc.
-
-Bisognava scegliere fra battere il Radetzky nel quadrilatero ed il
-Nugent, che dall'Isonzo muoveva verso l'Adige. Nel primo caso tutti gli
-eserciti confederati nostri dovevano concentrarsi fra Goito e Peschiera
-e poi puntare sopra Verona; nel secondo tutte le forze italiane
-radunate fra Governolo e Ferrara avrebbero «girato il quadrilatero» e
-fatto massa verso il Brenta.
-
-In quest'ultima ipotesi Venezia e le marine confederate del Piemonte e
-di Napoli avrebbero rifornito l'esercito nazionale, le fortezze venivan
-così prese di rovescio, e Radetzky disgiunto dall'esercito di soccorso.
-
-Come spiegare l'essere le forze italiane disseminate su tanta vastità
-di territorio e la loro azione slegata, se non collo spettro d'una
-politica obliqua che inquinava le operazioni militari? Re Carlo Alberto
-era duce di nome e non di fatto, a Milano ed a Venezia si temeva
-l'annessione al Piemonte e volevasi la Repubblica; ogni staterello
-comprendeva la cacciata dell'Austria, come ora si comprende la cacciata
-del Turco, e cioè all'intento di arrotondare i propri domini: ogni
-esercito faceva quindi casa a se, non voleva abbandonare il legame
-politico ed amministrativo colla propria regione, dalla quale riceveva
-ordini diretti. Per far massa bisognava amalgamare i volontari
-coi soldati di ferma, i capi rivoluzionari coi generali e questo
-assolutamente non volevasi da nessuna parte.
-
-Sono, come vedete, sempre le stesse cause, sempre le stesse ragioni,
-che producono le stesse conseguenze che permettono a Radetzky di
-raggiungere il quadrilatero, di soggiornarvi, e di risortirne poi
-terribile castigatore delle colpe nostre.
-
-
-XIII.
-
-AZIONE OFFENSIVA DEL PIEMONTE.
-
-Il Piemonte comprese ben presto che per attrarre a se le forze degli
-alleati gli occorreva il prestigio di rapide vittorie, ma tutta la sua
-azione militare, splendida nella parte esecutiva, è manchevole nel
-concetto. L'avanguardia composta della brigata Bes doveva avere una
-sola missione: riunire le forze sparse della Lombardia, raggiungere il
-nemico in rotta, completarne la disfatta, ed in ogni evento informare
-il grosso dell'esercito sulla situazione del nemico. Non si trattava
-che di «_volare_.» secondo il felice intuito del magnanimo Carlo
-Alberto, attraverso un paese amico: eppure al 1º aprile il Bes è ancora
-a Brescia!
-
-La prima idea strategica attribuita al generale Bava è questa:
-_Prendere Mantova e poi Verona_, (4 aprile. Consiglio di guerra tenuto
-a Cremona), ma passato il Mincio vien deciso di sorprendere anzitutto
-Peschiera, ritenuta opportuna per far cadere Verona: se non che
-l'impresa di Peschiera andando per le lunghe si ritorna al concetto
-d'impossessarsi di Mantova, e, tal disegno sfumato, vien decisa una
-grande azione contro Verona.
-
-È pur troppo vero che a questi rapidi cambiamenti di scena
-contribuiscono i clamori delle popolazioni, la politica estera, le
-pretese de' vari stati, ma che ne nasce da questo? battaglie senza
-scopi, sacrifizi senza ragione.
-
-Gli scontri sotto Mantova (19 aprile), gloriosi per le truppe, non
-hanno alcun risultato.
-
-Il brillante assedio di Peschiera restò un episodio isolato, senza
-importanza sulla condotta della guerra.
-
-Pastrengo segnò una vittoria splendidissima, nella quale rifulse il
-valore personale del Re, ma non fu completata e nulla decise.
-
-La giornata di Santa Lucia (6 maggio) mise in mostra tutto il valore
-soldatesco dell'esercito, i battaglioni furon visti marciare allineati
-sotto il fuoco nutrito de' nemici militi, colonnelli, generali vi
-versarono sangue a fiotti e perchè? Per uno scopo di ricognizione, con
-un piano mutato e rimutato, di cui nessuno ebbe la paternità esclusiva,
-e per riedere poi ai primitivi accampamenti, per rifocillarsi. Gli
-impresari avevan l'obbligo di portare i viveri soltanto sino al Mincio!
-
-
-XIV.
-
-LA SCONFITTA DEL VENETO.
-
-Se non che, mentre il martello piemontese batteva qua e là l'incudine
-del quadrilatero, il Nugent attraversava il Veneto.
-
-Questa regione, che mezzo secolo prima era stata il teatro delle gesta
-fulminee di Napoleone, parve ripiombata nel medio evo! Venezia aveva
-rialzato il vessillo di San Marco: ogni città, ogni comune pretese
-farsi centro della difesa italica, sembrò ritornata in onore la guerra
-di campanile. I crociati giuravano di morire sul recinto dell'avito
-comune, il popolo chiamava i vescovi a benedire le barricate.
-
-Fra errori, colpe e deliri rifulge isolata e magnifica la difesa
-del Cadore, affidata dal Manin al capitano Calvi, e dove i montanari
-nostri, imperterriti, con ogni possa si opposero all'invasione. Al
-trinceamento di Chiapuzza colle forche, cogli spiedi, coi tridenti,
-quei prodi combattono; le donne seguono in battaglia i mariti, i figli,
-e vincono. Ad Ospitale la difesa è tenace, al _Passo della morte_
-si ruzzolan giù pei dirupi massi di pietre, che pongono in fuga i
-nemici, a Rucorvo, a Rivalgo (28 maggio) le resistenze son decisive e
-fortunate. Dalle miniere di Auronzo si traeva il piombo, dalle cantine
-il salnitro, da ogni ferro un'arma, da ogni essere un combattente.
-
-Fa bene all'anima il ricordare questi fatti, che potrebbero
-nell'avvenire ripetersi, e che ci danno un'idea di quanto possiamo
-sperare dalle Alpi organizzate a difesa.
-
-Ma il precipitar della valanga era nel '48 fatale. Le discordie e la
-gelosia fra i generali _Durando_ e _Ferrari_ dell'esercito pontificio,
-la nessuna unità di concetti fra questi, la legione francese del
-generale Antonino, la brigata del Guidotti, che disperato corse
-incontro a certa morte, le forze del generale Alberto La Marmora
-(il quale ultimo agiva in nome del governo Veneto) fecero sì che la
-difesa del Brenta, affidata a 18,000 uomini, (corpi franchi, guardie
-civiche e volontari) non fosse, malgrado alcuni fatti isolati e di
-positivo valore, che una serie di errori militari. Così l'esercito di
-soccorso austriaco sotto il nuovo comandante Thurn (stante una malattia
-sopravvenuta al Nugent) passato con facilità l'Isonzo, il Tagliamento,
-la Piave, e sollecitato dal Radetzky, seguiva la sua marcia verso
-Verona, ed il 22 maggio, a San Bonifazio, riunivasi alle forze del
-Maresciallo.
-
-
-XV.
-
-LE SUCCESSIVE OFFESE AUSTRIACHE.
-
-Ottenuta la congiunzione delle proprie forze, il Radetzky eseguisce,
-a sua volta, quella _manovra per linee interne_ che avrebbero dovuta
-eseguire ai suoi danni gl'italiani, se la loro condotta fosse stata
-guidata da una mente unica e militare.
-
-Egli è ora nella possibilità di appoggiar sempre le spalle alle mura
-della turrita Verona, e con colpi vigorosi battere separatamente le tre
-masse che lo contornano, e cioè i piemontesi, tra Peschiera e Goito;
-i toscani sotto Mantova; i pontifici a Vicenza. È la lotta del cignale
-che sbuca dalla tana contro i veltri che l'hanno scovato.
-
-Il generale Thurn ha la missione di battere i romani riguardati come la
-massa più debole: donde la prima battaglia di Vicenza (24 maggio) nella
-quale il generale Durando obbliga alla ritirata 20,000 austriaci.
-
-Fu questa una vittoria insperata, che le solite diffidenze politiche
-resero sterile. Il Durando aveva il dovere di inseguire il nemico, e
-di penetrare nel quadrilatero, per congiungersi o coi toscani, o coi
-piemontesi, oppure, prendere il maresciallo Radetzky fra due fuochi.
-Cedette invece alle pressioni municipali, anzichè al volere di Carlo
-Alberto, e con ciò malamente provvide a se ed alla città che voleva
-difendere.
-
-Ed ora vien la volta dei Toscani. Il 27 maggio Radetzky delude la
-vigilanza della cavalleria piemontese, e con 30,000 uomini, e 154
-cannoni si dirige sopra Mantova, ove giunge il 28.
-
-Seimila uomini, la maggior parte toscani, con uno squadrone di
-cavalleria e 8 pezzi, difendono la linea dell'Osone fra Curtatone e
-Montanara, località distanti fra di loro di circa mezz'ora di cammino.
-
-Bastano queste cifre, e queste premesse, per comprendere che il
-disastro da parte nostra era inevitabile. La ritirata imponevasi,
-l'ordine per essa venne tardivo, quando venne non si volle eseguire, ed
-a noi non resta che rendere omaggio a quei forti campioni, che caddero
-sul campo di battaglia vinti dal numero, e dopo disperate difese. Di
-essi, i più non avevano dell'armi fatta una professione, eransi dati
-alla scienza ed all'arti geniali; moltissimi erano studenti, sorti
-appena alla vita, e son morti per lasciare a noi una patria libera e
-forte. Onoriamo l'altissimo valore! Se il loro sacrificio, nel momento
-in cui fu consumato, apparve una fallanza militare, immenso risultò
-il suo effetto morale: esso si ripercosse nel cuore della Toscana, e
-cementò più che mai il concetto unitario.
-
-Sbranata la facile preda, una sosta inopportuna del Radetzky a Mantova
-permette ai piemontesi di riunire a Goito 19,000 uomini e 44 cannoni.
-11 maresciallo austriaco muove all'assalto della linea piemontese, ed
-è respinto con gravissime perdite! Era il momento dalla parte italiana
-di completare colle riserve, ancora in buono stato, la vittoria, ma la
-sorte che ci perseguitava non lo permise; permise invece al Radetzky
-di attaccare per la seconda volta il Durando a Vicenza, di obbligarlo
-a capitolare, e di aprire al saccheggio le porte della città.
-
-
-XVI.
-
-RITIRATA DE' PIEMONTESI.
-
-Così, frantumate e disperse le truppe degli stati minori, sparpagliati
-ai quattro venti i crociati, il maresciallo austriaco riesce a limitare
-la lotta fra lui e Carlo Alberto, fra l'Impero Austriaco, ricco d'ogni
-sorta di rifornimenti, ed il Piemonte stremato d'uomini e di pecunia.
-
-Questo impari duello si risolve nell'infausta giornata di Custoza, ove
-20,000 piemontesi sono sopraffatti da 54,000 austriaci, col sanguinoso
-combattimento di Volta, colla disordinata ritirata dei nostri verso
-l'Oglio, durante la quale soldati italiani nel paese più ricco ed
-ubertoso d'Europa sono privi di rifornimenti e di viveri. Oh, i
-meravigliosi contratti con le imprese!
-
-Il Re, credendosi impegnato dall'onore, volle difendere Milano: fu
-questo un errore militare, ma le considerazioni per l'avvenire e la
-politica glielo imponevano. Militarmente era per certo indicato di
-prendere la via del Po e quindi una posizione di fianco rispetto al
-nemico invadente. Il Radetzky non era ancora così forte da avventurarsi
-nel Piemonte, lasciandosi alle spalle la rivoluzione, non ancora
-fiaccata. E poi la Francia avrebbe permesso che l'Austria diventasse
-sua confinante?
-
-Ma che poteva aspettare il cavalleresco Re di Sardegna dagli Stati
-penisolani? Chi, dopo essere stato impassibile innanzi alle sue
-primitive vittorie, lo avrebbe sorretto nella sventura?
-
-Per più di tre mesi tra l'Arno e le Alpi erano rimasti in armi
-ben 150,000 italiani e tra l'Isonzo ed il Mincio non più di 70,000
-austriaci! Questo sia affermato innanzi alla storia, che terribile
-giustiziera tolse poi la corona a tutti quei principi che le sventure
-dell'impareggiabile Re di Sardegna, segretamente prepararono, e ne
-risero.
-
-Non era la ragione del numero che nel '48 avversava l'Italia, ma una
-politica bieca, la quale impedendo agl'italiani di far massa contro
-Radetzky permetteva a Radetzky di allontanare i _napoletani_ da
-Bologna, di battere i _veneti_ tra l'Isonzo ed il Piave, i _toscani_ a
-Curtatone, i _romani_ a Vicenza, i _piemontesi_ a Custoza, e di indurre
-Carlo Alberto all'armistizio di Salasco.
-
-Soffermiamoci: a che seguire il Re magnanimo sul mesto cammino di
-Novara? La grande idea italiana emigrava con lui nel doloroso esiglio
-di Oporto, ma composto il suo primo Eroe nell'avello, risorgeva, armata
-ed invitta nel pensiero del figlio per attraversar vincitrice i campi
-di San Martino.
-
-
-XVII.
-
-CONCLUSIONE.
-
-Ed ora, dopo tanti anni trascorsi dalle vicende del '48, possiamo
-tranquillamente ripensare all'artefice che ribadì le catene del nostro
-servaggio, e dire che sulla tomba del maresciallo Radetzky non cresce
-l'albero del nostro rancore.
-
-Il maresciallo eccedette, ma servì il suo imperatore, e poichè i fati
-d'Italia dovevano compiersi, egli stesso vi cooperò coi suoi rigori,
-colle sue sudate vittorie. Se egli avesse perduto, il trionfo non ci
-avrebbe ammaestrati come ci ammaestrò la sventura.
-
-I tempi d'allora non eran maturi: occorreva che dai rivi di sangue
-versato in comune sorgesse un comune pensiero, una idea capace di farne
-tacere tante altre, cosicchè trascorso appena un decennio, dal _caos_
-delle primitive illusioni, sortissero gli eventi del '59.
-
-Non v'è pregio grande, ove non v'è grande sacrificio. Garibaldi
-che abbandona le navi regie; ecco lo spirito sorvivente ancora nel
-'48, Garibaldi che esclama: «Obbedisco» ecco il frutto d'una forte
-esperienza, e la ragione del vincere.
-
-Se il Veneto fosse stato riunito al nuovo Regno di Casa Savoia qualche
-lustro più tardi di quando ciò avvenne, se in Roma fossimo entrati in
-seguito ad una grande guerra nazionale ed in epoca più prossima alla
-presente, l'Italia sarebbe in oggi più forte e più compatta di quanto
-effettivamente non sia.
-
-È questa induzione sicura: la storia dell'umanità è la storia del
-dolore, ed un popolo senza vittorie, senza ideali che gli sollevino
-la mente e l'anima, che lo distraggano dalla miseria cupa del vivere,
-contempla inerte le sue piaghe e le inasprisce.
-
-Questo spiega non poca parte de' nostri attuali disagi, e addita una
-mèta novella alle giovani generazioni. Quale? Io l'ho nel cuore.... voi
-la dovete intuire: gli eventi forse la preparano.
-
-
-
-
-LA DÉMOCRATIE SPIRITUALISTE SELON MAZZINI ET SELON LAMARTINE
-
-CONFÉRENCE DE M. PAUL DESJARDINS
-
-
- _Mesdames, Messieurs._
-
-En 1847, le journal _Le Peuple_ fit paraître un écrit doctrinal de
-votre fameux compatriote Joseph Mazzini: _Réflexions sur les Systèmes
-et la Démocratie_[2]. Ce manifeste avait été médité par Mazzini dans
-son long exil d'Angleterre. Or nous savons par sa correspondance
-quelles étaient en ce temps-là ses dispositions de cœur. Un climat gris
-et froid, qui prolongeait ses tristesses jusqu'au ciel, un dépaysement
-absolu, une pauvreté qui le contraignit à mettre en gages ses reliques
-de famille, ses bottes, et son habit, une santé minée, une sensibilité
-de femme tendre, qui lui faisait recueillir dans une arrière-boutique
-les petits Italiens, marchands de plâtres ou joueurs d'orgue, perdus
-dans la brume de Londres; des crises de _spleen_, de remords, de doute
-sur lui-même, bref, une impression d'universel abandon: voilà le fond
-sombre d'événements et de songes sur lequel sa pensée se dessina.
-Jamais pourtant cette pensée ne fut plus nette, plus ferme, plus
-achevée.
-
-Il avait été, dans son adolescence épris de la théorie de Condorcet et
-du XVIII^e siècle français sur l'affranchissement des esprits par la
-science et la civilisation; plus tard il était devenu Robespierriste,
-sec et tranchant inquisiteur de la vertu démocratique; enfin il
-arrivait à manifester ce qu'il était par nature: un bon et grave apôtre
-du Christ. L'éloignement des hommes lui était sans doute salutaire;
-car, avec le beau manuel des _Devoirs de l'Homme_, écrit en 1844,
-pendant ce même séjour désolé en Angleterre, les _Réflexions sur la
-Démocratie_ sont le symbole de la doctrine de Mazzini, ce qui restera
-de lui. Si l'on me demandait quel est le _Credo_ des républicains
-modernes, je renverrais d'abord à ces deux-cents pages où votre
-concitoyen a exprimé, avec sa foi, la nôtre aussi.
-
-Le 18 juillet de cette même année 1847, à Mâcon en France, Alphonse
-de Lamartine exposa son rêve politique à lui, deux heures durant,
-en plein air, devant treize-cents convives attablés et trois mille
-auditeurs debout. Comme il parlait, un orage éclata, une bourrasque
-enleva la tente immense qui abritait le banquet, et parmi les éclairs
-et la foudre, sous un déluge de pluie, le poète continua de parler, la
-foule trempée continua d'écouter, ne répondant aux coups du vent et
-du tonnerre que par une immense clameur: Vive Lamartine![3]. L'objet
-de cette harangue extraordinaire était, comme Lamartine lui-même
-l'explique à Madame d'Agoult[4], «l'unité à fonder dans la démocratie.
-Si elle se divise, elle est perdue; si elle s'unit et s'ouvre
-chrétiennement à tout le monde, elle vaincra.»
-
-Cette orageuse et belle journée nous apparaît triomphale. Et pourtant,
-si acclamé que fût alors l'auteur des _Girondins_, sa conception de
-la république n'était pas moins isolée, singulière, inintelligible
-au public d'alors, que celle qu'élaborait Mazzini dans son galetas de
-Londres. Par intervalles, quand l'ivresse de son verbe était tombée,
-Lamartine s'apercevait bien qu'en somme il monologuait au milieu
-d'un désert: «J'ai pourtant parlé _politiquement_, dit-il un jour;
-il n'y a eu que moi qui s'en soit aperçu. Ils sont convaincus que je
-rêvais et débitais des sornettes.... Eh! je marcherai seul, et vive
-la Providence!...»[5]. A Mâcon comme à Londres, c'est un prophète qui
-songe tout haut, sans pouvoir se faire écouter. Et les deux songes
-racontés à la même heure, par le Français, par l'Italien, par le tribun
-idolâtré, par le réfugié mélancolique, se ressemblent au point qu'on en
-est surpris. Ils en eûssent été, je crois, surpris les premiers.
-
-Cependant quelques mois plus tard une aventure pareille leur échut
-à tous deux. Paris vit s'improviser une république; une autre essaya
-de s'installer dans Rome; Lamartine fut l'inspirateur de la première,
-Mazzini le chef de la seconde. Leurs idées subirent donc l'épreuve du
-fait.
-
-Epreuve malheureuse: tous deux tombèrent. Déçus par le peuple dont
-ils avaient trop espéré, n'ayant pas su garder à leur action, dans un
-cercle élargi, la magique pureté qui en faisait toute la force, ils
-furent vite précipités à bas du pouvoir. Ils ne firent qu'y passer,
-laissant après eux le souvenir d'un échec, un nom discuté, et, dans des
-papiers posthumes longtemps méconnus, des semences éparses de vérité,
-pour plus tard. Leur chute a discrédité pendant un demi-siècle la
-politique spiritualiste, qui s'appuie sur une théorie de la destination
-de l'homme. On a traité de vieux enfants ces théoriciens romantiques,
-jusqu'au temps que voici, où la politique d'expérience et d'expédients,
-celle des hommes mûrs, s'est montrée, par ses effets, encore plus
-inefficace et puérile que la leur. En sorte que, trente ans après leur
-mort, il se pourrait qu'on se mît enfin à les écouter.
-
-
-Essayons donc de fixer l'idée que Lamartine et Mazzini se sont faite
-de cette démocratie modèle qu'ils ont échoué à faire vivre il y a
-cinquante ans. Pour cela, esquissons d'abord la physionomie de ces
-deux esprits, afin de marquer la diversité de leur nature: l'un
-nous apparaîtra comme un dieu du jour, l'autre comme un génie de la
-nuit. En second lieu, rapprochons les témoignages de ces deux hommes
-antithétiques sur le sujet qui nous occupe, pour en faire voir l'accord
-surprenant. Et enfin, comme conclusion, dégageons, s'il se peut,
-d'après l'expérience acquise depuis, ce qu'il y a d'utilisable encore,
-de réel peut-être, dans leurs rêves.
-
-
-I.
-
-Alphonse de Lamartine n'est pas un étranger pour vous. Il s'est
-promené souvent «sous les pins harmonieux des Cascine.» Il a chanté
-Florence, Pise, Lucques et Vallombreuse. Il a vécu, écrit, aimé chez
-vous, et votre Pétrarque avait modelé sa sensibilité avant même que vos
-horizons de cyprès et de collines eussent charmé ses yeux. Toutefois,
-comme c'est un poète véritable, je doute que le timbre de sa voix soit
-exactement perceptible à d'autres que ses nationaux; je vous demande
-donc de croire qu'il y eut en lui plus de divinité que je ne saurais
-vous en montrer.
-
-D'abord, remarquez qu'il resta jeune jusqu'à la fin; jeune,
-c'est-à-dire capable de se renouveler. Trois passions l'occupèrent
-l'une après l'autre, se succédant sans intervalle, sans confusion, de
-sorte qu'il paraît avoir eu ses phases régulières, comme un astre. Dans
-l'adolescence: un amour exalté, caché, douloureux; — et de là naquirent
-des élégies que tous les amoureux ont redites; — puis, dans la première
-maturité, une angoisse pieuse et virile des destinées de l'âme et
-de sa relation à son Dieu; — ce fut l'origine de belles méditations
-platoniciennes, troublées parfois de cris de désespoir; — enfin, vers
-quarante ans: un prophétique souci de la justice dans la société, —
-d'où procèdent ses œuvres politiques, discours, articles de journaux,
-avec quelques poèmes de vieillesse.
-
-La première phase est la plus célèbre. Le nom seul de Lamartine éveille
-l'idée d'un chanteur élégiaque.
-
-On sait qu'il n'a rien inventé dans l'instrument lyrique: ses poèmes
-ne sont originaux et neufs que parcequ'ils révèlent une âme. On a
-retrouvé, de sa vingtième année, de petits vers galants et vieillots,
-qui ne lui ressemblent pas encore. «Je n'étais alors que vanité,»
-avouait-il lui-même. Il lui fallut l'initiation de l'amour et de la
-douleur. Dès lors le génie lui vint; de son cœur brisé montèrent, avec
-une étrange pureté, quelques cris modulés, aussi éternels, désormais,
-que la mélodie du vent dans les pins solitaires.
-
-Lamartine poète philosophe est moins connu et plus grand. Ce ne fut pas
-un philosophe, à proprement parler; il ne rechercha pas la vérité par
-dessus tout, — mais le bonheur. Seulement, comme il était bien né, il
-mettait à son bonheur des conditions rares et élevées. Il lui fallait,
-pour être heureux, obtenir l'harmonie de sa pensée avec elle-même;
-il avait le besoin impérieux de l'unité; toute diversité irréductible
-lui était une souffrance. Or les résultats des sciences de faits sont
-fragmentaires, ou même contradictoires. Lamartine s'en désespère: les
-solutions qui ne rendent pas raison de tout l'univers ne le satisfont
-point, et, faute qu'on lui donne le dernier mot des choses, il s'écrie,
-impatiemment:
-
- Vérité, tu n'es pas! Tu n'es que dans nos songes![6]
-
-Blasphème touchant et beau, signe d'une profonde sensibilité
-philosophique.
-
-Cependant comment surmonter cette disproportion de notre esprit et de
-la réalité? Le poète n'a pas la force de le faire comme un Kant, en
-l'analysant: il n'est secouru que des intuitions de son cœur. Le voilà
-donc aspirant en vain; devant lui s'ouvre l'abîme de l'inconnaissable:
-il en sent l'effroi:
-
- Je meurs de ne pouvoir nommer ce que j'adore![7]
-
-Mais cette reconnaissance de notre impuissance implique en nous l'idée
-de la Puissance, cet aveu de nos limites, l'idée de l'infini. Plus
-encore que l'idée: l'amour et le besoin. Et c'est par où l'homme se
-sauve du désespoir. Il comprend que se plaindre de ne pouvoir embrasser
-la vérité totale et une, c'est se plaindre de n'être pas Dieu. Du point
-de vue divin seul, l'harmonie, qui ne saurait entrer dans nos esprits
-étroits, se dégage et apparaît. Pour Dieu le mal n'est pas; la mort,
-non plus que la vie, n'a point de sens pour Dieu; de ce point de vue,
-où il faut se mettre par un essor de la volonté, les contradictions
-les plus scandalisantes se révèlent comme des illusions de notre pensée
-infirme, et boiteuse encore de quelque chute peut-être.
-
-Cet acte par lequel l'esprit se situe _extra humanitatem_ est tantôt
-la _prière_, tantôt l'acceptation de la douleur purifiante, qui est
-prière encore. A cette acceptation, à cette prière, Dieu répond
-par l'apaisement ineffable, passager, fragile de sa grâce. Et la
-poésie justement a pour objet de fixer, autant qu'il se peut, ces
-illuminations soudaines de la grâce. Ici est son rôle révélateur, son
-caractère sacré. Le poète est encore à peu près ce que fut le _nabi_ en
-Israël.
-
-Au reste il n'est pas d'autre religion vraie, selon Lamartine, que
-cette expérience immédiate de l'action de Dieu en nous. La raison,
-que le poète, tout mystique qu'il paraisse, ne récuse point, — qu'au
-contraire il voudrait porter à son maximum de clarté, car
-
- Plus il fait clair, mieux on voit Dieu[8],
-
-la raison des philosophes se trouve d'accord avec cette expérience de
-l'adorateur le plus humble; oui, la raison même donne raison à la foi.
-Et la tradition immémoriale de l'humanité ne conclut pas dans un autre
-sens. Lamartine ne s'agenouille pas devant les livres sacrés; il a
-quelque répugnance pour les Églises, qui fragmentent l'unité; mais il
-croit en ce qu'il appelle naïvement «la philosophie antédiluvienne»[9],
-révélation primitive dont le Livre de Job nous a transmis l'essentiel,
-et dont les prophètes, et Jésus-Christ lui-même ne sont que les
-porte-parole.
-
-Cependant tout le sens de cette révélation n'est pas exprimé encore;
-nous en sommes un déchiffrement de l'A B C; c'est en avant qu'il faut
-regarder avec espoir. Le règne de l'Esprit est à venir; l'homme,
-«en qui Dieu travaille», progresse lentement, mais sûrement; nous
-balbutions l'Evangile, dont nos descendants feront leur règle. Ayons
-donc bon courage et patientons. Chaque Révolution nous avance vers
-la Religion vraie. C'est pécher contre l'esprit que de douter de la
-destination sublime de l'homme:
-
- Enfants de six mille ans qu'un peu de bruit étonne,
- Ne vous troublez donc pas d'un mot nouveau qui tonne,
- D'un empire éboulé, d'un siècle qui s'en va;
- Que vous font les débris qui jonche la carrière?
- Regardez en avant, et non pas en arrière:
- Le courant roule à Jéhovah![10].
-
-Toutes les idées de Lamartine sur la chose publique découlent de cette
-sagesse religieuse dont je viens de parler.
-
-Il entra dans la politique à plus de quarante ans. Il fut élu député
-en 1833, par la petite circonscription de Bergues, dans le Nord, alors
-qu'il se promenait en Syrie.
-
-Il avait donc médité déjà sur l'orientation de son époque, sur le sens
-des révolutions, sur les étapes nécessaires de la «caravane humaine»
-qui chemine guidée par Dieu[11]. Il apporta dans le tumulte des
-assemblées une ferme assise d'esprit, gain de la solitude. C'est là une
-préparation intérieure que les députés ne possèdent pas fort souvent.
-Lamartine amusa la Chambre par l'imprévu de ses principes; cela
-tranchait sur les ordinaires disputes d'avocats; ses discours étaient
-des intermèdes lyriques. D'ailleurs il se sentait lui-même tombé de
-quelque planète lointaine au milieu du marais parlementaire. «Je n'y
-resterai donc, si Dieu le permet, dit-il, que le temps strictement
-nécessaire pour ouvrir le premier sillon, formuler un symbole de
-bonne foi, d'indépendance des partis et de progrès moral; après quoi
-je rentrerai dans mon nuage»[12]. Vous savez que, s'il était prêt à
-quitter la politique, la politique ne le voulut pas quitter.
-
-Il y fut très original. Indépendant de tout, parcequ'il l'était de sa
-propre ambition, il signifia d'abord à ses électeurs qu'il entendait
-n'obéir qu'à sa conscience: un mandat lui ajoutait trop peu pour
-qu'il eût peur, en le perdant, de retomber dans le néant; les grandes
-places le tentaient encore moins: «Faire le serviteur pendant quinze
-ans pour obtenir de le faire le reste de sa vie en habit un peu plus
-brodé, cela me semble vraie folie»[13]. Il ne se souciait pas davantage
-de capter la popularité. «Pour parvenir à me faire comprendre, il
-me faut un an d'efforts pénibles et d'impopularité systématique. Je
-dois, pour chercher mon point d'appui hors des partis existants, dans
-la conscience du pays, commencer par blesser tous les partis en leur
-échappant»[14]. Ce n'est pas assez d'avoir l'amour de son indépendance,
-il en a l'orgueil. «Je prends en haine les partis après les avoir eus
-en mépris, et je veux désormais vivre, penser et mourir seul»[15].
-Nul doute, Messieurs, qu'un détachement si évident ne soit la vraie
-façon d'imposer aux hommes et de les amener à soi. Citons cet exemple.
-En juin 1837, quarante-deux fabricants de sucre, gros électeurs de
-la circonscription flamande que Lamartine représente, l'invitent à
-conjurer l'impôt dont on menace leur industrie. Que va-t-il faire? «Je
-leur ai remis mon mandat de député en leur disant: ma conviction et ma
-conscience sont contre l'immunité et le privilège dont vous jouissez
-aux dépens du Trésor, des malheureux contribuables cultivateurs et des
-colonies. On vous doit un impôt.... — Après deux heures de discussion,
-ils en sont convenus et m'ont _à l'unanimité_ signé le mandat formel
-de voter et de parler pour un impôt»[16]. Voilà un trait assez rare
-dans l'histoire du régime représentatif: cette fois ce ne fut pas le
-gouvernement des supérieurs par les inférieurs. Lamartine se rend bien
-compte que son abnégation est sa force même. «Je n'aurais qu'à dire
-_oui_ pour être chef de deux-cents voix; mais je suis en secret chef
-de leur conscience»[17]. Et il s'émerveille de cet ascendant: «Tous les
-partis viennent à moi comme à une idée qui se lève»[18].
-
-Il y avait une autre raison encore pour que l'on vînt à lui, c'est que
-sa politique était toute positive. Ecoutez-le: il affirme toujours, il
-ne réfute presque jamais: cela par principe autant que par tempérament.
-«J'adore l'indépendance; je déteste l'opposition. _Faire_ est l'œuvre
-du génie; _empêcher_ est l'œuvre de l'impuissance»[19]. Étranges
-discours que les siens; il néglige de répondre et de discuter; il passe
-au travers de la contradiction sans la voir. C'est qu'il ne l'a pas
-écoutée, étant occupé ailleurs, à déchiffrer la volonté actuelle de
-Dieu sur son peuple. Cela fait penser à cette inscription qu'on lit
-sur les navires: _Défense d'adresser la parole au pilote_. Comment les
-simples passagers oseraient-ils troubler de leurs avis celui qui domine
-et qui sait? N'a-t-il point une boussole? L'avenir prophétisé dans sa
-conscience le guide. Qu'il travaille avec les autres, c'est bien; mais
-les consulter sur ce qu'il faut vouloir est folie. C'est à lui de le
-leur apprendre.
-
- Ainsi quand le navire aux épaisses murailles
- Qui porte un peuple entier bercé dans ses entrailles
- Sillonne au point du jour l'océan sans chemin.
- L'astronome chargé d'orienter la voile
- Monte au sommet des mâts où palpite la toile,
- Et, promenant ses yeux de la vague à l'étoile,
- Se dit: «Nous serons là demain.»
-
- Puis, quand il a tracé sa route sur la dune
- Et de ses compagnons présagé la fortune,
- Voyant dans sa pensée un rivage surgir,
- Il descend sur le pont où l'équipage roule,
- Met la main au cordage et lutte avec la houle.
- Il faut se séparer, pour penser, de la foule
- Et s'y confondre pour agir[20].
-
-Il continue donc, imperturbable, se réglant sur son itinéraire secret,
-entraînant ses compagnons de traversée. Et ceux-ci lui obéissent.
-Quelque chose en lui les subjugue. Quoi donc? La force de sa certitude
-intérieure. Une personne unifiée au dedans peut tout sur les autres.
-Dans les combats politiques, comme naguère dans la recherche de la
-vérité, comme jadis dans les déchirements de l'amour, Lamartine a su
-s'élever jusqu'à l'harmonie. Il a triomphé des contradictions internes
-qui font que les autres hommes sont faibles. J'ai comparé les périodes
-de sa vie aux phases d'un astre: chaque phase est complète; il ne
-se voue à la philosophie que quand il est quitte de la passion. Il
-n'aborde la politique qu'une fois délivré du doute philosophique,
-et sûr de ce qu'il croit. Sa conscience réconciliée, où Dieu règne,
-est invulnérable aux coups de la place publique, aux cris, aux
-mesquineries; il les traverse en souriant. Il s'avance au milieu des
-monstres rampants comme un Apollon libérateur, baigné d'une lumière
-dont le foyer est en lui.
-
-
-Joseph Mazzini, en comparaison, semble une divinité sombre et
-souterraine.
-
-Il n'est pas, dans Santa Croce, de monument plus austère, plus funèbre,
-que la plaque de bronze noir qui le commémore, près du fastueux
-cénotaphe de Dante; et c'est bien ainsi. Mazzini fait donc un parfait
-contraste avec la nature heureuse de Lamartine.
-
-Au reste, j'ai observé que presque tous les révolutionnaires, en
-Italie, ont deux caractères singuliers; ils sont hantés du passé, et
-ils sont tristes.
-
-Votre pays, ouvrage des hommes autant que de la nature, est comme
-baigné de regrets. Vos paysages sobres et presque intellectuels
-semblent se souvenir d'autrefois. Vos arbres mêmes ont une dignité
-de monuments. Toute l'Italie est un vaste camposanto; la roue des
-voiturins y roule dans l'ornière antique. L'idée même de l'Italie
-_une_ est une vieillerie, un legs que vos poètes se transmettent, de
-Virgile à Dante, de Pétrarque à Vittorio Alfieri, jusqu'à ce qu'elle
-devienne une actualité. Si Mazzini s'émeut jusqu'à défaillir en passant
-la _Porta del Popolo_, c'est qu'il entre au sanctuaire même de l'unité
-italienne, dans Rome, la capitale promise à l'avenir, qui est aussi
-le trésor de tout le passé. Là des fantômes inspirateurs se dressent
-de toutes parts: ce sont les tribuns de jadis, en particulier ce Cola
-di Rienzo, dont il est le successeur, et qui lui même avait prétendu
-relever la république de Brutus. Unité, liberté, voilà le double mot
-d'ordre que ces vieux irrédentistes ont imposé à leurs descendants;
-après des siècles, l'avocat génois se reconnaît pour leur exécuteur
-testamentaire. Pieux envers les ancêtres, il rêve de dresser sur le
-Monte Mario une image colossale de Dante, vers laquelle les Romains
-lèveront les yeux chaque matin pour faire leurs dévotions filiales.
-Ainsi de tout révolutionnaire italien: en même temps que novateur, il
-est restaurateur. Et cela nous surprend un peu, nous autres Français,
-qui marchons droit à l'avenir sans nous demander de qui nous sommes
-fils.
-
-J'ajoute que les révoltés de votre nation paraissent tristes. Comparez,
-s'il vous plaît, à la gaillardise de Martin Luther l'âpreté douloureuse
-de Savonarole. Vos hérésiarques ont un air prométhéen, tendu et
-tourmenté. Mazzini les continue, avec son éloquence chauffée au rouge
-sombre, et son visage tel que vous le voyez sur les lithographies,
-crispé par l'effort. C'est, je crois, que votre nation étant la plus
-sociable de toutes, l'italien isolé se sent arraché à sa nature vraie.
-Les visages souriants lui manquent cruellement: il ne se passe pas
-volontiers de serrements de mains et d'embrassades.
-
-Les contemporains de Mazzini ont eu de lui l'impression que je viens
-de dire. Ils le trouvèrent morose, et avec raison. Mais où ils se
-trompèrent, ce fut en le croyant ténébreux par goût, haineux et
-démoniaque. Massimo d'Azeglio et Montanelli lui font un autre reproche
-encore: ils le regardent comme un déclamateur, un conspirateur d'_opera
-seria_, qui se complaît aux intrigues masquées.
-
-Ces deux vues ne sont pas justes. Après sa mort (survenue le 10 mars
-1872) on put enfin recueillir sur lui le témoignage décisif, celui de
-sa propre correspondance. Cinq recueils en ont été publiés déjà; les
-lettres à sa mère, précieuses entre toutes, seront connues bientôt,
-j'espère. Eh bien, ces documents sincères dévoilent un autre Mazzini,
-aussi grand que celui de la légende, mais déraidi, dont la férocité
-recouvre une tendresse franciscaine: un ami des femmes et des enfants,
-presque un enfant lui-même, incompris et timide; un bon _frate_
-mélancolique sous une cape de brigand.
-
-Il avait authentiquement l'âme grande et pure. Thomas Carlyle,
-maître-expert en héroïsme, qui le vit de près à Londres, écrivait dans
-le _Times_ du 15 juin 1844: «J'ai eu l'honneur d'être en relations avec
-M. Mazzini pendant maintes années, et, quoi qu'il y ait peut-être à
-dire à son bon sens pratique et à son jugement dans les choses banales
-et de tous les jours, je peux toutefois reconnaître publiquement qu'il
-est le seul homme génial et vertueux que j'aie connu, homme vraiment
-sincère, noble, humain, comme par malheur il ne s'en trouve guère,
-digne enfin d'être appelé âme de martyr.» Ceci est une appréciation
-exacte. Mazzini fut un martyr, un héros qui n'a pas donné sa mesure, et
-dont la destinée fut constamment étranglée.
-
-Comptez un peu les contradictions qu'il y eut entre sa nature vraie
-et le rôle auquel il se condamna, ou fut condamné. J'ai essayé de le
-faire, et je me suis senti pris, pour lui, d'une très grande pitié.
-
-D'abord, voici un cœur doux, tendre et enfantin, qui voudrait
-sympathiser même avec les passants dans la rue: c'est un excellent
-correspondant pour les petites jeunes filles, qui lui brodent des
-bourses et à qui il envoie des _vergiss-mein-nicht_; dans ses cadeaux
-et ses surprises il met la grâce ingénieuse des Italiens; — et il s'est
-dressé comme un dogue de combat; il a l'air de haïr: il prononce du
-moins des paroles de haine, et il trempe dans des crimes, par amour.
-
-Deuxième contradiction: il a la fièvre d'agir, il déclare qu'il
-donnerait Machiavel, Tacite et tous les livres «pour une ligne
-d'action[21],» que l'action seule rend à l'homme son équilibre; il
-se donne pour «enseigner le culte déserté de la Sainte Action;» — et
-avec cela, il est parfaitement incapable d'agir. (Rappelez-vous la
-piteuse expédition Ramorino). Il est en effet doué, à un degré éminent,
-du courage de subir, assez commun chez les rêveurs; mais très-peu du
-courage d'entreprendre, lequel en est fort différent, au point qu'il
-se compose pour une bonne part de l'impuissance de subir. Dès qu'il a
-mis la main à quelque entreprise, il se prépare à payer cette audace
-en souffrance; on dirait qu'il ne soulève cette croix, de l'action, que
-pour rendre son propre calvaire plus méritoire; il n'a ni la confiance,
-ni peut-être le très vif désir de réussir,
-
-Autre contradiction: il voudrait conduire les hommes en les aimant et
-s'en faisant aimer; or, loin de savoir leur faire épouser sa pensée,
-il est dans l'impossibilité de se faire entendre d'eux. Il en gémit:
-«_Come poco indovinano gli uomini le condizioni dell'anima altrui!_»
-Il faut qu'il renonce à communiquer sa conviction, c'est-à-dire, ou
-qu'il doute de lui-même, ou qu'il méprise les autres. Il aime mieux ne
-pas voir son isolement; il feint d'être entouré d'un cercle nombreux de
-partisans dévoués. Montanelli dit joliment: «Mazzini écrit, au pluriel,
-_nous pensons_, _nous croyons_. Qui pense? Qui croit? Mazzini tout
-seul.» C'était vrai, et parfois l'apôtre au cœur chaud en était tout
-transi. «Mon étoile, dit-il amèrement, c'est Sirius, le grand Chien:
-métier d'aboyeur, sans être généralement écouté.»
-
-Vous dirai-je les autres discordances de cette destinée malheureuse?
-Il eut, comme nous l'avons noté, l'amour et la dévotion du passé, —
-et il dut s'associer avec des révolutionnaires positifs et grossiers,
-déracinés de toute tradition; — c'était une âme profondément
-religieuse, et il fut conduit à être l'organe d'un parti de complète
-négation; il fut accolé même quelque temps avec le grand destructeur
-russe Bakounine, dont il avait horreur et qui le raillait comme
-un bigot timoré. Enfin il eut le cuisant mécompte que ce défaut de
-coïncidence entre l'homme qu'il s'efforçait d'être, et l'homme qu'il
-était naturellement, défaut de coïncidence dont il éprouvait un vrai
-chagrin, ait été aperçu de ses contemporains, en sorte qu'ils le
-soupçonnèrent de jouer un rôle et de viser à l'effet..... Au fond, il
-y eut bien quelque chose de cela, vers la fin de sa carrière. Il se
-sentait noble et pur, il se voyait méconnu. Il se renferma donc dans
-son isolement hautain, ne s'entourant plus que des morts, ou bien
-d'enfants qui ne le questionnaient pas. Il renonça sincèrement à tout
-bonheur, et, comme il professait d'ailleurs que la vie est une mission
-à nous confiée par Dieu, il eut l'orgueil de se répéter qu'il s'en
-était acquitté sans salaire, et qu'il le préférait.
-
-Âme candide, âme dolente, dont la très haute vie fut un Purgatoire.
-Nous comprenons maintenant combien véridique était son cri: «La
-désharmonie entre mon âme et tout ce qui est en dehors m'écrase»[22].
-La _désharmonie_; voilà le mot sur lequel il faut rester.
-
-Aucun autre ne marquerait mieux le contraste avec l'esprit de
-Lamartine, qui justement, ne pouvant vivre que dans l'harmonie, se
-haussa toujours jusqu'à la sphère où elle réside. Cet exemple de
-Mazzini montre clairement où en arrive l'homme qui consulte seulement
-ce qu'il veut, seulement les ordres de Dieu, et non ce qu'il peut,
-selon sa faible et humaine nature.
-
-
-II.
-
-Cependant nous allons trouver que ces deux esprits opposés se sont fait
-une conception identique des devoirs et des vrais intérêts du peuple.
-
-N'essayons pas de présenter cette pensée dans l'ordre où,
-historiquement, ils la formèrent, par le double travail de leur
-réflexion et de leur expérience. Tâchons plutôt de la construire
-logiquement; et d'abord cherchons-en la vraie base.
-
-Cette base n'est point politique. Elle se trouve au fond de la
-conscience de tout homme qui s'examine seul dans sa chambre. Ainsi
-l'ordre politique repose sur quelque chose qui le dépasse, et qui est
-intérieur. Les vérités politiques ne sont que dérivées; ruineuses si
-on les prend pour absolues, elles deviennent solides aussitôt qu'on
-les appuie à une philosophie de la vie et de l'histoire, établie
-d'autre part. Là-dessus Lamartine et Mazzini sont unanimes. «Je pars
-d'abord d'un principe religieux, dit le premier; il faut que vous
-me le permettiez; car sans cela je ne puis pas et je ne sais pas
-raisonner»[23]. — «Mon but dans ce livre, dit à son tour le second,
-a été de vous présenter les principes qui doivent vous guider et vous
-aider à résoudre vous-mêmes toutes les difficultés politiques.... Je
-vous ai conduits à Dieu, comme à la source du devoir et à l'instituteur
-de l'égalité entre les hommes; à la loi morale, comme à la source de
-toutes les lois civiles....»[24]. Enfin le mot apostolique de Lamartine
-à Pelletan: «Venez diriger la république dans le sens de Dieu et du
-Peuple»[25] répète exactement la devise de Mazzini: _Dio e Popolo_.
-
-Quelle est donc cette vérité d'un ordre différent et supérieur
-d'où toute la politique dépend? C'est celle-ci: que Dieu continue
-sa création dans l'homme; nous appelons Providence cette force, à
-la fois latente et manifeste pour qui regarde bien, par laquelle
-il agit dans chaque homme et dans chaque peuple, en les poussant
-à l'affranchissement. La tyrannie vient de la brutalité ancestrale
-qui reste encore en nous et qui lentement s'élimine. L'origine de
-l'inégalité et de l'iniquité est là, dans notre nature inférieure,
-qu'il faut laborieusement dépouiller et nullement dans la civilisation,
-quoique Rousseau en ait pensé. La passion de dominer, d'usurper, de
-contraindre, est un legs de l'animalité en nous; — et ici la doctrine
-de nos grands romantiques s'encadre fort bien dans la théorie générale
-de l'évolution, que la biologie de notre temps a popularisée. — Or la
-volonté positive de Dieu, sur nous est _que nous devenions saints_,
-comme le dit Saint Paul, c'est-à-dire, moralement et politiquement
-parlant, que nous devenions libres. Dieu travaille en nous à la façon
-d'un ferment, et toujours dans ce même sens. Les révolutions, dont
-les gens à courte vue s'effarent, ne sont que les poussées de cette
-fermentation dans les peuples. C'est toujours Dieu qui nous veut
-obliger à nous rendre libres.
-
-Parmi ces révolutions, il en est de brusques, qui se précipitent
-coup sur coup, comme on l'a vu au I^er siècle, au XV^e, à la fin du
-XVIII^e; c'est ce que Lamartine appelle superbement des «sommations
-de Dieu.» Deux des plus frappantes sont la révolution chrétienne, qui
-annonça l'Evangile, et la Révolution française, qui décida que les
-hommes n'auraient plus d'autre maître que la loi. Ces révolutions
-successives, loin de se contrarier, poussent l'humanité dans une
-direction constante: toujours vers la liberté. Ainsi le mouvement qui
-produisit l'abolition de l'esclavage, puis du servage, poursuit ses
-applications sous nos yeux, en sorte que rejeter, par exemple, l'apport
-de la Révolution française, c'est, du même coup, protester dans le
-passé contre la libération des esclaves.
-
-Toute réaction est donc impie, puisque Dieu est l'éternel
-révolutionnaire et veut sans trêve faire toutes choses nouvelles. «Je
-deviens de jour en jour plus intimement et plus consciencieusement
-révolutionnaire, écrit Lamartine à son ami Virieu[26]; je médite
-sans cesse à genoux et devant Dieu, et je crois qu'il faut que nous
-et ce temps-ci, nous servions courageusement la loi de rénovation.»
-Mais, en même temps qu'irréligieuses, les réactions sont vaines.
-L'erreur se dénonce d'elle-même: la société où elle est introduite
-devient invivable, et elle périt violemment. La volonté de Dieu, si
-on s'obstine contre elle, se fait orage et torrent. Ainsi jamais on
-ne peut remonter le cours des temps; il est même niais de l'essayer.
-L'histoire est justement ce qui n'arrive pas deux fois. Elle s'avance
-pas à pas, constamment nouvelle.
-
-Mais la plus pernicieuse erreur des idolâtres du passé est de prétendre
-retourner en arrière au-delà du Christ. Le Christ est le maître et le
-départ des modernes. Ce qui ne veut pas dire que son action se soit
-établie déjà, ou qu'elle s'établisse aisément dans la société, ni
-dans l'âme. Le paganisme, si mort qu'il semble, doit encore être tué
-en nous. Les matérialistes, les nouveaux épicuriens, les utilitaires,
-dont Bentham, odieux à Mazzini, est le représentant, ramènent le
-paganisme encore; ils prêchent le bien-être individuel et font tourner
-tout le reste autour de cette recherche, ce qui fut l'illusion de
-l'antiquité. Ils sont les plus aveugles des réactionnaires. Or les
-partis prétendus révolutionnaires de notre âge, dirigés par Saint-Simon
-ou Fourier, Blanqui ou Louis Blanc, se sont également fourvoyés dans
-cette impasse. D'où il suit que leurs revendications n'aboutiront pas;
-ils n'obtiendront qu'un déplacement de la tyrannie et du malaise,
-un despotisme retourné, comme le Comité de Salut Public pratiqua
-exactement, en sens inverse, le même arbitraire que Louis XIV. «On est
-sur terre pour jouir le plus possible,» voilà l'erreur fondamentale,
-le piétinement dans le paganisme, condamné, non par la conscience
-seulement, mais par l'expérience de l'histoire. Jésus a donné à la
-vie humaine une autre fin, sa fin vraie, par la parole inoubliable
-«Que ton règne arrive!» — Oui, que le règne de Dieu arrive, ou, en
-d'autres termes, que la justice et la fraternité deviennent réelles;
-c'est à quoi toute la vie doit servir, la vie des peuples comme celle
-des individus; là est son sens et sa valeur, là est son bonheur même.
-«Nous devons tous et chacun, déclare Mazzini, diriger nos efforts afin
-que tout ce qu'il nous est donné de comprendre du _royaume des cieux_
-puisse se traduire en réalité sur la terre»[27]. Aussi ne veut-il point
-qu'on abandonne le culte de la croix. «La Croix, ajoute-t-il, comme
-symbole de la seule vraie, immortelle vertu, — le sacrifice de soi-même
-pour le bien d'autrui, — pourra sans contradiction s'élever même sur
-le tombeau de tous les croyants de la nouvelle foi»[28]. Entendez
-bien: comme symbole du dévouement à tous, et non pas au sens égoïste
-encore où l'entend le dévot qui subordonne tout le reste à son salut
-personnel, se souciant peu que le monde soit injuste et malheureux,
-pourvu que lui échappe à la damnation. L'égoïsme, sous ses formes
-grosses et sous ses formes subtiles, est en effet l'ennemi juré de
-la démocratie, le seul qui la puisse perdre. Et la seule révolution
-effective sera la révolution profonde, encore à faire, celle qui l'aura
-déraciné.
-
-Précisément pour cela, la république démocratique, ou gouvernement
-mutuel, fraternel, qui ne subsiste point par la contrainte extérieure,
-mais par la maîtrise que chacun exerce librement sur soi au bénéfice
-des autres, est chérie et voulue de Dieu. Le christianisme traduit
-en institutions, cela est la république. Comme celle-ci est le règne
-de l'esprit, l'homme religieux est naturellement républicain. Si la
-Providence mène en réalité l'histoire, ainsi que Lamartine et Mazzini
-le croient, cette république démocratique sera l'aboutissant de toutes
-les autres formes de gouvernement.
-
-Comment se fera ce passage? Nul homme ne peut le dire. Et c'est
-parceque la voie en est mystérieuse qu'il ne faut jamais, à aucun
-prix, sacrifier la liberté, qui est la remise à Dieu du choix de ses
-moyens. Restreindre les énergies de celui-ci ou de celui-là, supprimer
-des possibles, alors que l'esprit _souffle où il veut_, c'est usurper
-sur Dieu. Lamartine a très bien formulé cette conception profonde de
-la liberté politique: «Je veux la liberté et l'égalité intellectuelles
-absolues pour et contre moi. Je ne veux pas mettre mon poids peut-être
-faux ou rogné dans la balance. Je ne veux pas mettre une pierre sur
-la route libre et sans terme de l'avenir»[29]. Et voilà pourquoi tout
-privilège doit être écarté, voilà pourquoi il ne faut nulle entrave
-sur la pensée ou sur la parole. Mazzini est d'accord avec Lamartine,
-puisqu'il fait consister la révolution essentielle, la révolution
-qui est à faire, en la déchéance définitive de la _raison d'Etat_, la
-raison d'Etat de Louvois et de Bismarck, mais aussi la raison d'Etat
-des Jacobins.
-
-Au reste, il faut se garder que le libéralisme lui-même s'érige
-en idole, comme si la liberté politique était une fin; alors elle
-tournerait bien vite à l'émiettement, à l'anarchie, à l'écrasement des
-faibles. «La liberté est conquise, écrit Lamartine, elle est assurée,
-elle est inviolable, quels que soient le nom et la forme du pouvoir;
-mais la liberté n'est pas un but, c'est un moyen. Le but, c'est la
-restauration de la dignité et de la moralité humaines dans toutes les
-classes dont la société se compose; c'est la raison, la justice et
-la charité appliquées progressivement dans toutes les institutions
-politiques et civiles»[30].
-
-Pour en venir à la pratique, il est deux moyens d'action compatibles
-avec la liberté: l'_éducation_ et l'_association_. Mazzini vieux, comme
-Lamartine, se contente décidément de ceux-là.
-
-Elever les enfants, autrement dit, les délivrer de leur amour
-propre pour y substituer l'amour des autres et de la communauté,
-voilà l'œuvre par excellence qui fondera la république. Aussi les
-instituteurs sont-ils les ouvriers nécessaires de cette révolution que
-Lamartine attend; et il rêve une «association libre, pour la direction
-religieuse, morale et politique de l'esprit des instituteurs dans la
-République»[31]. Mazzini à son tour s'est fait maître d'école; et j'ai
-visité, dans le Transtevere, un établissement populaire d'éducation
-où l'on enseigne à des enfants d'ouvriers un catéchisme spiritualiste
-tiré de ses livres. L'_association_, pour les adultes, est un moyen
-merveilleux: ils s'apprennent par elle à coopérer, à dépasser les fins
-individuelles, et à jouir de se sentir peu de chose, au service de
-quelque chose de grand.
-
-Je dois le dire; Lamartine était trop improvisateur, il avait
-l'imagination trop paradisiaque pour apercevoir les difficultés
-extraordinaires de cette tâche; il se contente de la voir en
-perspective, comme une allée un peu montante, mais agréable.
-
-En somme il ne s'agit de rien de moins que de faire l'homme à nouveau.
-Mazzini, moins heureux et qui a lutté davantage, connaît mieux les
-résistances féroces de l'égoïsme. C'est lui qu'il faut écouter ici.
-Il sait, et il ne dissimule pas, qu'il faudra déchirer et fouiller la
-nature, en son fond; qu'il faudra aller jusqu'à l'ascétisme. A cette
-profondeur seulement les germes vivaces de l'égoïsme seront atteints,
-la vie pour les autres apparaîtra comme le salut, et la première
-substruction de la république sera bien assise.
-
-«Je crois, dit-il[32], que nous ne pourrons jamais rendre l'homme
-plus digne, plus aimant, plus noble et plus divin — ce qui est notre
-fin et notre but sur la terre — en nous contentant d'entasser autour
-de lui des moyens de jouissance, et en lui proposant pour but de la
-vie cette ironie qu'on appelle _le bonheur_.... Ouvriers mes frères,
-comprenez-moi bien: les améliorations matérielles sont indispensables
-et nous lutterons pour les obtenir, non pas parceque la seule chose
-nécessaire à l'homme est d'être bien logé et bien nourri, mais parceque
-vous ne pouvez pas avoir conscience de votre propre dignité ni vous
-développer intellectuellement tant que vous êtes absorbés, comme
-aujourd'hui, par la lutte incessante contre le besoin et la pauvreté.
-— Vous travaillez dix ou douze heures par jour, comment trouverez-vous
-le temps de vous instruire? Le plus grand nombre d'entre vous gagne à
-peine de quoi subvenir à ses besoins et à ceux de sa famille, comment
-vous procurer les moyens de faire votre éducation?... La pauvreté vous
-empêche souvent d'obtenir justice comme les hommes des classes plus
-élevées, comment apprendrez-vous à aimer et à respecter la justice? —
-Il est donc nécessaire que votre condition matérielle s'améliore pour
-que vous puissiez progresser moralement. Il faut que vous receviez un
-salaire qui vous permette de faire des économies, de manière à vous
-rassurer sur l'avenir et, par dessus tout, il faut purifier vos âmes
-de tout sentiment de révolte et de vengeance, de toute pensée injuste
-à l'égard de ceux-là même qui ont été injustes envers vous. Vous devez
-lutter pour obtenir toutes ces améliorations dans votre situation, et
-vous les obtiendrez, mais recherchez-les comme des moyens et non comme
-le but; recherchez-les par sentiment du devoir et non pas seulement du
-droit.... Si vous n'agissez pas ainsi, quelle différence y aura-t-il
-entre vous et ceux qui vous ont opprimés? Ils vous ont opprimés
-justement parcequ'ils ne recherchaient que le bonheur, la jouissance et
-la puissance.... Un changement d'organisation sociale aura peu d'effet
-tant que vous conserverez vos passions et votre égoïsme....»
-
-Jamais, je crois, aucune doctrine politique ne fut empreinte d'une
-telle grandeur morale. Celle-ci est vraiment une application de
-l'Evangile. La vertu se présente comme la seule chance de réussite dans
-les faits, comme la nécessité première dont rien ne dispense. Il faut
-que l'humanité s'apprenne à passer par la porte étroite. La république
-sera religieuse, ou elle succombera.
-
-De ces principes généraux dérivent des programmes d'institutions ou
-de réformes. Je n'entre pas dans le détail, où nos guides quelquefois
-se sont fourvoyés. Il me suffit d'avoir exposé leur thèse en ce qui
-demeure, et je crois l'avoir fait fidèlement.
-
-
-III.
-
-Cette politique est _radicale_, au sens étymologique du mot,
-c'est-à-dire qu'elle pousse ses racines jusqu'au fond de la pensée,
-et s'attache à la réalité suprême. Les personnes qui n'ont absolument
-point de besoins religieux ne la comprendront guère. Et, chez nos
-politiques d'à présent, en particulier chez nos politiques radicaux,
-les besoins religieux semblent faibles. Aussi cette conception des deux
-fiers romantiques a-t-elle reculé loin dans le passé.
-
-Je n'ai pas d'autorité pour la juger, ni même pour la louer. J'observe
-seulement qu'on ne lui oppose point qu'elle est fausse, mais qu'elle
-est chimérique. Lamartine, George Sand, Michelet, Barbès, Mazzini
-attendaient trop de l'homme, lui demandaient trop. Ils l'ont cru
-capable de se conduire; l'expérience fait voir qu'il en faut rabattre.
-Leur morale démocratique est trop escarpée décidément, et bonne pour
-des saints vivant en chartreuse.
-
-L'optimisme de ces «vieilles barbes de 48» a donc paru d'une
-présomption extrême. Les théoriciens plus récents, qui ont regardé
-l'homme du point de vue de la zoologie, les dédaignent. Taine et Sumner
-Maine ont traité rudement ces rêves de gouvernement populaire; ils
-ont estimé que les principes de la Révolution française ne furent rien
-qu'une bravade puérile contre l'irrésistible nature, laquelle asservit
-l'animal humain à son estomac, à son appétit de pouvoir et de lucre.
-
-Des partis se sont formés et entrechoqués, divers en apparence,
-identiques dans le principe (qui est toujours, ici et là, le
-matérialisme politique) d'une part le _collectivisme_ marxiste; d'autre
-part le _jacobinisme_ à la façon de Robespierre; puis le _cléricalisme_
-qui, psychologiquement, suppose la même structure d'esprit; enfin
-le _bismarckisme_, ou politique des résultats, avec l'_opportunisme_
-ou politique des expédients, entre lesquels, au fond, il n'est point
-d'autre différence que celle du tempérament des hommes, poignet de fer
-ou bras de coton. La _raison d'Etat_, odieuse à nos idéalistes de 1848,
-n'a pas fini de régner. Il n'est point de gouvernement ni de secte qui
-n'ait apporté son encens à ce Baal-Moloch.
-
-Nous voyons de nos yeux où cette orientation nouvelle nous a menés.
-Les luttes des classes se sont exaspérées, les ouvriers ont dû arracher
-leur pain du jour par la menace ou la violence; l'envie de déposséder
-les heureux a ramassé le vieux masque des proscriptions religieuses
-du XIV^e siècle contre le Juif; les catastrophes financières se sont
-multipliées; les Etats se sont entre-regardés en serrant les poings; un
-militarisme exténuant, jusqu'à l'impossibilité matérielle de subsister,
-a fondé, dans chaque nation, la prééminence de la caste guerrière
-sur la peur même de la guerre; la possession peu sûre du pouvoir est
-devenue une sorte de ferme à exploiter hâtivement, et les Parlements
-se sont ouverts, comme des foires permanentes, au trafic des faveurs
-et des votes; à fréquents intervalles, des scandales irrépressibles
-laissent entrevoir une corruption profonde sous la croûte mince des
-hypocrisies officielles....
-
-Apparemment, il s'est commis une erreur quelque part, et, comme
-chaque parti politique, à tour de rôle, s'est montré infirme autant
-que les autres, il faut croire que cette erreur a vicié notre commune
-éducation. Je dirais qu'à droite comme à gauche nos politiques ont
-tous une même philosophie empirique — opposée à celle de Mazzini
-et de Lamartine, — s'il n'était manifeste qu'ils se vantent de n'en
-avoir aucune. Ce sont des spécialistes. L'administration des Etats est
-devenu un commerce, avec ses risques professionnels et ses bénéfices.
-Le gouvernement ne s'inspire d'aucune philosophie. Il ne vise plus à
-orienter les hommes dans le sens où Dieu les appelle. Et les hommes ne
-lui demandent que de leur garantir leur pain du jour. Voilà, peut-être,
-où gît l'erreur.
-
-Peut-être devions-nous, en effet, demander plus, demander trop à
-notre infirme nature, pour en obtenir assez. Peut-être faut-il à
-présent retourner vers les sommets de la discipline spirituelle. Ces
-sommets sont âpres sans doute, _aria peragro loca_: mais c'est là-haut
-seulement que l'action a sa source.
-
-
-J'ai achevé, Mesdames et Messieurs, du mieux que j'ai pu, la tâche
-que je m'étais tracée. Tâche un peu lourde pour vous, que ce sujet
-austère n'a pas délassés; mais aimable pour moi, car c'est un profit de
-ressaisir les conceptions élevées de ces deux politiques démodés; et ce
-m'est une douceur de rapprocher fraternellement devant vous la pensée
-d'un Italien et celle d'un Français.
-
-Un mot encore. Le 27 mars 1848, Alphonse de Lamartine, qui se
-trouvait alors Ministre des Affaires étrangères dans le gouvernement
-provisoire de la République française, reçut à l'Hôtel-de-ville de
-Paris une députation de volontaires italiens, conduite par Joseph
-Mazzini. Dans cette rencontre mémorable, le grandhomme de chez nous
-dit au grand homme de chez vous: «Et moi aussi, je suis un enfant, un
-enfant d'adoption de votre chère Italie.... Votre soleil a échauffé
-ma jeunesse et presque mon enfance. Votre génie a coloré ma pâle
-imagination; votre liberté, votre indépendance, ce jour que je vois
-enfin surgir aujourd'hui, a été le plus beau rêve de mon âge mûr...
-Allez dire à l'Italie qu'elle a des enfants aussi de ce côté des
-Alpes! Allez lui dire que si elle était attaquée dans son sol ou dans
-son âme, dans ses limites ou dans ses libertés, que si vos bras ne
-suffisaient pas à la défendre, ce ne sont plus des vœux seulement,
-c'est l'épée de la France que nous lui offririons pour la préserver de
-tout envahissement! Et ne vous inquiétez pas, ne vous humiliez pas de
-ce mot, citoyens de l'Italie libre!... Nous ne voulons plus de conquête
-qu'avec vous et pour vous: les conquêtes pacifiques de l'esprit humain.
-Nous n'avons plus d'ambitions que pour les idées. Nous sommes assez
-raisonnables et assez généreux sous la république d'aujourd'hui, pour
-nous corriger même d'un vain amour de gloire.»[33]
-
-Ce discours n'était pas frivole: l'événement l'a fait voir.
-Cinquante-et-un ans après, j'ai voulu le répéter ici, en symbole de
-ma reconnaissance pour votre accueil, et de ma foi en la coopération
-fraternelle des peuples.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- A sedici anni sulle barricate di Milano Pag. 5
- Venezia nel 1848-49 43
- Volontari e regolari alla prima guerra dell'indipendenza
- italiana 81
- La démocratie spiritualiste selon Mazzini et selon
- Lamartine 125
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] LEOPARDI in _Parini e la gloria_.
-
-[2] Ecrit qu'on peut lire au vol. VII, pag. 275, de l'édition romaine
-des _Œuvres_ de Mazzini. Il en a été donné une traduction française à
-la fin de la Biographie de Mazzini, par M.^me Ashurst Venturi (trad.
-par M^me E. de Morsier, Paris, Charpentier, 1881), p. 185.
-
-[3] Voy. la _Correspondance de Lamartine_ (éd. en 4 vol. in 12), t. IV,
-p. 247, 248. Le discours est reproduit dans la _France parlementaire_,
-t. V, p. 27.
-
-[4] Correspondante aussi de Mazzini. Voy. les _Lettres_ de ce dernier
-à _Daniel Stern_. Paris, Germer Baillière, 1873.
-
-[5] _Correspondance_, III, p. 384; IV, p. 18; III, p. 325.
-
-[6] _Novissima verba_, dans les _Harmonies_.
-
-[7] _Novissima verba_, dans les _Harmonies_.
-
-[8] _A M. De Genoude, sur son ordination_, dans les _Recueillements_.
-
-[9] _Job lu dans le désert_. — _Cours de littérature_, 1856. Voyez les
-_Fragments du livre primitif_ (_Chûte d'un Ange, vision_ VIII).
-
-[10] _Les Révolutions_. L'idée de cette pièce est énoncée déjà
-dans deux lettres à Virieu, des 30 janvier et 7 février 1831. —
-_Correspondance_, III, p. 229-232.
-
-[11] Dans _Jocelyn_ (1836); huitième époque. Le poème est presque
-achevé en février 1834, quand le poète se met à son nouveau métier
-d'orateur politique.
-
-[12] _Corresp._, III, p. 320.
-
-[13] _Ibid._, p. 69.
-
-[14] _Ibid._, p. 328.
-
-[15] _Corresp._, III, p. 219.
-
-[16] _Ibid._, p. 423.
-
-[17] _Corresp._, IV, p. 22.
-
-[18] _Ibid._, III, p. 348: «Tout afflue à la _vérité vraie et non
-conventionnelle où je me suis placé_.» Voyez IV, pag. 24.
-
-[19] _Ibid._, III, p. 378.
-
-[20] _Utopie, à M. Bouchard_, dans les _Recueillements_.
-
-[21] _Lettres à Daniel Stern_, p. 36. — Cf. p. 27.
-
-[22] Lettre à M.^me I... de Lausanne (1837) publiée par M.^lle D.
-Melegari.
-
-[23] _Conseiller du Peuple_, I, p. 227-228.
-
-[24] _Devoirs de l'homme_, X.
-
-[25] Lettre du 21 mars 1848.
-
-[26] Lettre du 1^er octobre 1835. — _Corresp._ III, p. 377
-
-[27] _Aux membres du Concile Œcuménique siégeant à Rome_, VI.
-
-[28] _Ibid._ V.
-
-[29] _Corresp._ III, p. 405. Lettre du 30 octobre 1836.
-
-[30] _Ibid._ p. 402.
-
-[31] _Conseiller du peuple_, I, p. 266, 273.
-
-[32] _Des devoirs de l'homme_; trad. à la fin de la biogr. de Mazzini
-(voy. ci-dessus), p. 383 et suiv.
-
-[33] _Trois mois au pouvoir_, par M. DE LAMARTINE, p. 143, 146.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1846-1849), parte II, by Various
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA, PARTE II ***
-
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
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-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
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-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
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-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
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-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
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-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
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-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
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-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
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-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
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