summaryrefslogtreecommitdiff
diff options
context:
space:
mode:
authornfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-02-05 10:07:26 -0800
committernfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-02-05 10:07:26 -0800
commit7e763e715f188a1a89418d33837301bb2acbc79c (patch)
tree7fdfff729518addf67fd69c47bb3af8e7ac46e7d
parent641bb39cdd59bf42dd071fb656449d9a7699497c (diff)
NormalizeHEADmain
-rw-r--r--.gitattributes4
-rw-r--r--LICENSE.txt11
-rw-r--r--README.md2
-rw-r--r--old/51399-0.txt4341
-rw-r--r--old/51399-0.zipbin96204 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/51399-h.zipbin193634 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/51399-h/51399-h.htm6813
-rw-r--r--old/51399-h/images/cover.jpgbin88462 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/51399-h/images/firma.jpgbin5537 -> 0 bytes
9 files changed, 17 insertions, 11154 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes
new file mode 100644
index 0000000..d7b82bc
--- /dev/null
+++ b/.gitattributes
@@ -0,0 +1,4 @@
+*.txt text eol=lf
+*.htm text eol=lf
+*.html text eol=lf
+*.md text eol=lf
diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt
new file mode 100644
index 0000000..6312041
--- /dev/null
+++ b/LICENSE.txt
@@ -0,0 +1,11 @@
+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
diff --git a/README.md b/README.md
new file mode 100644
index 0000000..6fcfd45
--- /dev/null
+++ b/README.md
@@ -0,0 +1,2 @@
+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
+eBook #51399 (https://www.gutenberg.org/ebooks/51399)
diff --git a/old/51399-0.txt b/old/51399-0.txt
deleted file mode 100644
index 3cabddc..0000000
--- a/old/51399-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,4341 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1831-1846), parte I, by Various
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1831-1846), parte I
- Seconda serie - Storia
-
-Author: Various
-
-Release Date: March 8, 2016 [EBook #51399]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- LA
- VITA ITALIANA
- NEL
- RISORGIMENTO
-
- (1831-1846)
-
- SECONDA SERIE
-
-
- I.
-
- STORIA.
-
-
- La politica degli Stati italiani dal
- 1831 al 1846. ROMUALDO BONFADINI.
- La vecchia Italia. GUGLIELMO FERRERO.
- Il brigantaggio meridionale durante
- il regime borbonico. FRANCESCO S. NITTI.
- Il Vescovo d'Imola. ERNESTO MASI.
-
-
-
- FIRENZE
- R. BEMPORAD & FIGLIO
- CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI
- 7, Via del Proconsolo
- 1899.
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- RISERVATI TUTTI I DIRITTI
-
- _Gli editori_ R. BEMPORAD & FIGLIO _dichiarano
- contraffatte tutte le copie non munite della seguente firma:_
-
- [Illustrazione: firma manoscritta]
-
- Firenze, 1899. Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46
-
-
-
-
-LA POLITICA DEGLI STATI ITALIANI DAL 1831 AL 1846
-
-CONFERENZA DI R. BONFADINI
-
-
-Il Congresso di Vienna aveva dato all'Italia un ordinamento
-territoriale e politico assai ripugnante alle aspirazioni che la
-Rivoluzione francese e i regimi napoleonici vi avevano alimentato.
-
-Restituendo la corona delle Due Sicilie a quel re Ferdinando che nel
-1799 vi aveva esercitato così feroci vendette, la Santa Alleanza non
-gl'impose nessuna riserva, nè per gli antichi diritti costituzionali
-mantenuti costantemente, in maggiore o minore misura, nell'isola di
-Sicilia, nè per le nuove esigenze di civiltà amministrativa, sorte
-nella parte continentale del Regno, durante il governo del re Gioachino
-Murat.
-
-Così pure, ricollocando sotto l'autorità del Papa i territorî
-dell'antico Patrimonio, le Legazioni, le Marche e l'Umbria, non si dava
-a quelle popolazioni nessuna speranza che il vecchio regime sacerdotale
-potesse aprirsi a nessun miglioramento di legislazione o di indirizzo
-politico.
-
-Ritornavano in Toscana i principi di Lorena; ed era forse quella la
-parte d'Italia meno offesa nei suoi sentimenti, vista l'antica e mite
-tradizione di governo di quella Casa.
-
-Ma i ducati di Modena, di Parma, di Lucca, stabiliti solo per
-convenienza di principi e di principesse, rappresentavano la forma
-più acre del dispotismo, non temperato da nessuna responsabilità
-internazionale, da nessuna rispettabilità dei governanti.
-
-Due repubbliche di antichissima origine, Genova e Venezia, invece
-di essere ricostituite come si ricostituiva quasi ogni cosa nelle
-condizioni anteriori al 1796, venivano aggregate a due grossi Stati;
-più fortunata Genova, che almeno serviva ad arrotondare uno Stato
-interamente italiano; più offesa nei suoi sentimenti e nel suo orgoglio
-Venezia, che diventava provincia di un Impero straniero, a cui si
-concedeva anche l'ambíto riacquisto della Lombardia.
-
-La casa di Savoia, meno l'annessione di Genova, rientrava a un di
-presso ne' suoi territorî antichi; e per verità dalla Santa Alleanza
-avrebbe meritato maggiori riguardi, in ragione dell'aspro trattamento
-subíto dal predominio francese e della costante fedeltà da essa serbata
-verso i governi di diritto divino.
-
-Ma il Congresso di Vienna era stato, in ogni sua deliberazione, il
-trionfo dei forti. E il Piemonte non aveva potuto uscire più saldo
-da quelle stipulazioni, soprattutto per l'ostilità dell'Austria, che
-nutriva contro la casa di Savoia una diffidenza intuitiva, paralizzata
-ne' suoi effetti maggiori soltanto dalla benevolenza della politica
-russa.
-
-L'Austria poi s'era assicurata una perfetta dominazione su tutte
-le cose della penisola italiana, vuoi pel possesso del magnifico
-territorio lombardo-veneto, così ricco di prodotti, di abitanti,
-di strade e di fortezze, vuoi per la stretta parentela della casa
-d'Habsburg con quasi tutti i principi minori d'Italia, vuoi per
-l'immensa superiorità delle sue forze militari, accresciuta da speciali
-trattati, che ponevano interamente a sua disposizione la politica, le
-armi e le polizie dei principati rifatti lungo la valle del Po.
-
-In complesso, può dirsi che questo ordinamento rappresentava soltanto
-interessi di principi e di Case regnanti. Nessun interesse di popolo
-v'era stato consultato o contemplato. Fiera de' suoi successi militari
-contro il colosso napoleonico, la Santa Alleanza s'era illusa che il
-mondo dovesse, d'allora in poi, essere governato dalla sola forza, e
-che questa sola meritasse d'avere organismi e guarentigie.
-
-Non tardò a comprendere di essersi ingannata; ma intanto il suo
-inganno servì per molti anni a far persistere il governo austriaco,
-suo rappresentante in Italia, nell'uso, anzi nell'abuso della forza: e
-così sorse, quasi immediatamente nella penisola, il sentimento della
-resistenza contro gli ordinamenti politici e territoriali, imposti
-all'Italia dai trattati del 1815.
-
-Com'è naturale, non avendo mezzi di esprimersi nè colla stampa, nè con
-forme di rappresentanza, gelosamente vietate dai regimi ristabiliti,
-il malcontento pubblico s'avviò verso i metodi della cospirazione.
-Trovatosi ad un tratto come chiuso in una camicia di forza, dopo avere
-passato parecchi anni sotto governi inspirati a principî più o meno
-tumultuosi di libertà, il popolo italiano non seppe acquetarsi a così
-improvviso e così duro mutamento d'istituzioni; molto più avendo la
-coscienza di essere stato anche prima piuttosto vittima che complice
-degli avvenimenti. Non potendo manifestarsi alla luce del sole, senza
-pericolo di prigione o di capestro, cercò le vie sotterranee. E ne
-avvenne ciò che avviene di quelle terribili sostanze aeriformi, che,
-trovandosi chiuso il passaggio per le viscere della terra, prorompono
-e diventano terremoti.
-
-Di lì quel carattere speciale di monotonia, che impronta di sè la
-politica degli Stati italiani, dal 1830, anzi addirittura dal 1815 fino
-al 1846.
-
-Ad eccezione di uno solo, in tutti quegli organismi governativi non
-parve penetrare durante tutti quegli anni verun pensiero. Parve anzi
-che l'unica ed accanita preoccupazione di quei regimi fosse la guerra
-al pensiero, sotto qualunque forma e da qualunque compagine uscisse.
-Mentre tante novità sorgevano e si discutevano in Europa, dalla
-ricostituzione della Grecia a quella del Belgio, dalle insurrezioni
-iberiche all'insurrezione polacca; mentre tante questioni nuove
-di amministrazione e di governo balzavano lucidamente dalla virile
-eloquenza dei Parlamenti di Francia e d'Inghilterra, in Italia una
-sola attività prendeva il posto di tutte, un'attività di spionaggio e
-di polizia. Ricostituiti sull'unica base di un interesse dinastico,
-quegli Stati non ebbero dunque altro proposito che di mantenere la
-base. Purchè la casa del Principe fosse tranquilla e ben provveduta,
-l'interesse pubblico non esigeva di più. Se di questa situazione
-qualche Principe abusava per uscire dal proprio diritto e violare,
-a danno dei sudditi, i doveri della moralità e dell'onestà, l'unica
-conseguenza era la necessità di una maggiore oculatezza, talvolta di
-una maggiore ferocia negli stromenti di polizia, per reprimere sdegni
-legittimi propositi di resistenza. Al postutto, le solidarietà nel
-male erano assicurate dall'interesse comune, e su tutte stendeva la
-sua indulgenza irresponsabile e sistematica la politica protettrice del
-principe di Metternich.
-
-Nulla dunque distraeva quei ministri di Stato dall'esclusiva cura
-di perfezionare i metodi della polizia. E i dispacci di tutti quegli
-ambasciatori, quei consoli, quei diplomatici, diretti dalla suprema
-saviezza dei Canosa, dei Riccini, dei Lambruschini, arieggiano rapporti
-di questura, piuttosto che avvedimenti di uomini politici. Ora si
-tratta d'impedire un colloquio sospetto fra la marchesa Camerata e il
-prigioniero Duca di Reichstadt, ora di indagare le relazioni personali
-dei membri della famiglia Bonaparte in Roma, ora di vigilare perchè
-Achille Murat non si muova da Londra per lidi ignoti. V'è perfino
-un progetto di deportare tutti i liberali al di là dei mari europei;
-progetto che si ruppe unicamente contro la ripugnanza manifestata dai
-governi di Torino e di Firenze.
-
-Centro di tutta questa reazione appassionata ed imprevidente fu
-soprattutto il seggio pontificio, sul quale, al principio del 1831,
-era venuto ad assidersi, per intrighi austriaci e spagnoli, un monaco
-d'illibati costumi, di mente corta e di pregiudizi fanatici, Mauro
-Cappellari della Colomba.
-
-Rappresentato, ne' suoi rapporti di governo, da due personaggi,
-egualmente fanatici, il cardinale Bernetti e il cardinale Lambruschini,
-tutta la sua vita politica fu una lotta fiera e sanguinosa contro
-i suoi sudditi; sui quali fece pesare replicatamente l'onta
-dell'occupazione austriaca, richiesta ad ogni stormir di foglia e
-accordata anche più volonterosamente che non si chiedesse.
-
-Di questa politica tutta a base di persecuzioni, di repressioni e di
-supplizi, si mostrava fiero censore un forte uomo politico italiano,
-Pellegrino Rossi; il quale scriveva al ministro degli affari esteri
-di Francia: «Se voi sapeste come tornerebbe agevole soddisfare i
-voti di queste popolazioni, senza nulla riversare, nulla snaturare!
-Tutta la parte sana non domanda che un poco d'ordine e di buon senso
-nell'amministrazione. Che s'impianti un governo assennato, e issofatto
-i demagoghi si troveranno isolati e impotenti.»
-
-Ma questi consigli della ragione, dei quali parecchi governi italiani,
-e prima e poi, avrebbero dovuto sentire l'opportunità, non tornavano
-a grado del governo austriaco, gran consigliere e gran protettore
-di Gregorio XVI; poichè il cardine fondamentale della politica
-metternicchiana in Italia fu sempre d'impedire che i principi indigeni
-accettassero progressi di legislazione; allo scopo di poter dimostrare
-che le provincie amministrate meglio erano quelle governate dalla Casa
-d'Austria, e trarne così, agli occhi dell'Europa, titolo a rendere
-sempre più durevole e più esclusiva l'influenza austriaca nelle cose
-della penisola.
-
-Sicchè i metodi del Bernetti e del Lambruschini continuavano a
-trionfare contro tutti gli sforzi dei cospiratori interni e contro le
-timide rimostranze della diplomazia europea. Continuava lo scandalo
-delle dilapidazioni e dei favoriti, continuava la preminenza nelle
-cose dello Stato ora del barbiere Moroni, ora del colonnello Freddi,
-ora dell'agente austriaco Sebregondi, ora del prete Abbo, spergiuro
-e infanticida. In questa vergogna di cose s'andava rapidamente
-spegnendo ogni prestigio della sovranità temporale esercitata dal
-Sommo Pontefice; tanto che, fin dal 1837, l'inviato sardo a Roma,
-marchese Crosa, non si peritava di scrivere al conte Solaro della
-Margherita: «È qui comune idea fra le persone che spingono lo sguardo
-nel lontano avvenire, il pensare che qualora prosegua in questo paese
-l'attuale ordinamento di cose, debba col tempo aver luogo qualche
-crisi essenziale; e la ipotesi la più plausibile sarebbe quella di
-vedere la gran Roma ridotta alla mera supremazia ecclesiastica, non
-conservando che l'ombra del temporale....» Il sagace diplomatico
-piemontese intravedeva già, fra gli errori e fra gli orrori del tempo,
-la soluzione soddisfacente, e, senza confessarlo a se stesso, tradiva
-il pensiero che, dalla tribuna parlamentare, avrebbe proclamato,
-ventiquattr'anni dopo, Camillo di Cavour!
-
-Per allora, nulla si mutava e nulla si voleva mutare nello Stato
-Pontificio, a cui soltanto avrebbe dato una scossa, di proporzioni
-impreviste, il Papa futuro del 1846. Alle potenze europee, preoccupate
-di questa perpetua alternativa fra rivoluzioni e reazioni, la curia
-romana prometteva riforme, col preciso proposito di non attuarle; e
-i diplomatici d'allora si rassegnavano ad essere ingannati, come si
-rassegna sempre la diplomazia ad ogni inganno che serva alla pace d'un
-quarto d'ora.
-
-L'Austria entrava ed usciva dai territorî papali come da casa sua; la
-Francia occupava Ancona, con gran fracasso di frasi, poi rimpiattava la
-sua sterile iniziativa dietro le più umilianti dichiarazioni imposte
-dal cardinale Bernetti. Nel tutto assieme, trionfo di prepotenza, di
-reazione e d'ipocrisia, da cui la provvidenza storica si preparava a
-trarre i germi del fatto nuovo.
-
-Poco al di sopra o poco al disotto della politica pontificia stava
-quella del duca di Modena, Francesco IV; al quale per rifare Cesare
-Borgia mancò l'audacia e per rifare Filippo II mancò l'intelligenza.
-
-Dell'uno e dell'altro però ebbe l'istinto dispotico, le morbose
-ambizioni, l'animo freddamente feroce. Regnava da alcuni anni, quando
-scoppiò in Francia la rivoluzione del 1830. Una grande illusione s'era
-da quel rivolgimento diffusa nell'animo degli Italiani, specialmente
-del centro; l'illusione che da Parigi uscisse energico aiuto alle
-rivendicazioni liberali d'Italia. Il generale Pepe aveva capitanato
-queste illusioni, destreggiandosi presso il generale Lafayette, perchè
-accordasse alcuni soccorsi di fucili e di denaro.
-
-Speranze simili erano penetrate anche in un uomo d'alto animo e di
-larghi concetti, Ciro Menotti, modenese e commerciante di professione.
-Poco fiducioso in moti popolari di carattere repubblicano, egli non
-aveva avuto difficoltà ad aprirsi politicamente col suo principe, il
-duca Francesco IV, di cui conosceva la cupa indole, ma di cui aveva
-indovinato la segreta ambizione.
-
-Sfiduciato di ottenere il trono di Sardegna, al quale per tanti
-anni aveva rivolto sguardi ed intrighi, Francesco IV suppose che la
-rivoluzione di Francia, riaprendo l'èra dei mutamenti italiani, gli
-avrebbe forse permesso di ricomporsi un trono più ampio, sui dominî dei
-principati vicini. Anche il titolo di re d'Italia pare sia balenato
-al suo pensiero. Sicchè, dimentico per un istante de' suoi fanatismi
-legittimisti, non respinse i discorsi di Ciro Menotti, che sembrava
-poter essere chiamato da prossimi avvenimenti a notevoli influenze
-politiche.
-
-Però il prepotente atteggiarsi dell'Austria e il vacillante programma
-dei nuovi governanti francesi, la cui fierezza svampava nella rettorica
-parlamentare del generale Sebastiani, fecero accorto l'ambizioso
-duca della vanità de' suoi sogni. Sicchè, ritraendosi da' primi
-affidamenti, passò, come accade, a feroci vigilanze intorno al Menotti,
-di cui aveva sorpreso alcuni andamenti. Il Menotti s'era ingannato
-di vent'anni, supponendo maturo un popolo a concetti unitarî e fedele
-un principe ad impegni di libertà. Vistosi a un tratto circondato di
-diffidenze, dopo le prime larghezze lasciate al suo disegno, non fu
-più in tempo a rompere le tese fila, e dovette anzi, per necessità
-di salvezza, precipitare lo scoppio. Il 3 febbraio 1831 l'avviso era
-dato, e una trentina di congiurati s'erano raccolti in casa Menotti.
-Ma l'avviso era giunto contemporaneamente anche a cognizione del Duca,
-il quale inviò soldati e cannoni, fece assalire la casa, uccidere
-alcuni complici e tradurre incatenato alle sue carceri Ciro Menotti.
-È del giorno successivo quel terribile dispaccio di Francesco IV
-al governatore di Reggio: «Questa notte è scoppiata una formidabile
-rivolta contro di me. I cospiratori sono nelle mie mani. Mandatemi il
-boja.»
-
-Erano questi i pregiati autografi dei principi d'allora.
-
-Del resto, il trionfo momentaneo delle insurrezioni romagnole e
-modenesi non riuscì a togliere una vittima alle vendette del duca di
-Modena. Il quale, fuggendo sul territorio austriaco e ritornando dopo
-la bufera, ne' suoi dominî, aveva trascinato seco in catene l'infelice
-Menotti. Il processo aperto da un tribunale statario contro di lui ebbe
-l'esito che non era difficile prevedere. La mattina del 26 maggio 1832
-fu appiccato per ordine dell'implacabile Duca, a cui quell'uomo vivo
-rappresentava il rimorso d'una politica equivoca.
-
-E questa politica fu anche l'unica, fu l'ultima che desse un qualche
-rilievo al Ducato di Modena. Il quale era poi cercato con affettata
-ignoranza sulla sua carta geografica dal re Luigi Filippo, un po'
-indispettito perchè il principe modenese si fosse impuntato a non
-riconoscere la sua sovranità. Tempi curiosi, nei quali i principi a
-cui una rivoluzione riusciva pretendevano essere accettati da sovrani
-legittimi; mentre poi i principi che in un tentativo di rivoluzione
-s'erano tuffati credevano disonorarsi riconoscendo principi a cui il
-tentativo aveva giovato.
-
-Meno feroci, anzi punto feroci, perchè l'ambiente non consentiva
-ferocia, erano le pressioni esercitate dal gabinetto austriaco sulla
-famiglia toscana.
-
-Nella casa di Lorena non era minore che in tutte le altre d'Italia
-la preoccupazione dinastica; ma poichè le miti tradizioni popolari
-non incoraggiavano tentativi settarî, quel governo cercava mantenersi
-con politica blanda, addormentando piuttosto che urtando, corrompendo
-piuttosto che offendendo, cercando di deviare verso istituti di
-benessere materiale quelle forze intellettuali bramose d'ideali, che
-nel paese sovrabbondavano.
-
-Era, scrive il Tabarrini «la mediocrità in ogni cosa». Sicchè Gino
-Capponi patíva «le fiere malinconie dell'ingegno inerte e costretto».
-«Il principato lorenese», afferma Giuseppe Montanelli «faceva
-degenerare il popolo toscano».
-
-Il che non pareva sufficiente alla politica del principe di Metternich,
-il quale avrebbe certamente creato delle sètte dove non esistevano, per
-darsi la gioia di perseguitarle. Contro il granduca Leopoldo attizzava
-la diffidenza fra i potentati europei. Il non vedere erette forche in
-quell'angolo d'Italia gli pareva una debolezza, fomite di prossime
-rivoluzioni. Quando, nel 1835, il governo granducale mitigò la pena
-del carcere ad alcuni condannati per causa politica, l'ambasciatore
-d'Austria a Firenze consegnò un dispaccio ufficiale, in cui era detto
-che «il Sovrano della Toscana, così operando, incoraggiava il delitto».
-
-Per una sommossa di studenti nell'Università di Pisa, il gabinetto
-austriaco consigliava riformare gli statuti della pubblica istruzione,
-sostituendo nella scelta dei professori al criterio della scienza
-quello della fedeltà politica. Chiese, e pur troppo ottenne, la
-facoltà d'istituire per suo conto un gabinetto nero per l'apertura
-delle corrispondenze private. Chiese, e pur troppo ottenne, che si
-sopprimesse l'Antologia e si sbandisse da Firenze Niccolò Tommasèo.
-Chiese, e pur troppo ottenne, crescendo colle rassegnazioni le
-esigenze, che fossero arrestati il Guerrazzi, il Bini, il Salvagnoli,
-il Contrucci e parecchi altri, processandoli per aderenze settarie, che
-non furono mai potute provare. Perfino il Congresso dei Dotti, tenutosi
-in Pisa nel 1844, fu argomento di fieri rabbuffi alla debolezza
-del principe che lo aveva concesso. E quel filosofo del maresciallo
-Radetzki, scrivendo all'ambasciatore austriaco in Firenze, considerava
-il Congresso di Pisa come «un'istituzione destinata a travagliar gli
-animi in segreto per gettare le fondamenta dell'opera infernale della
-rigenerazione italiana».
-
-Sicchè non è meraviglia se la politica austriaca avesse anche
-immaginato, circa la Toscana, ipotesi più ardite e più avide, quando
-pareva che al granduca Leopoldo mancasse la prole. Le manifestava
-senza ambagi l'imperatore Francesco al Granduca, dicendogli: «Mi spiace
-dirvelo, ma non avvi rimedio; la Toscana diverrà provincia austriaca».
-Fortunatamente — guardate di che avverbi deve talvolta servirsi la
-storia! — fortunatamente la granduchessa Marianna Carolina morì, e da
-un successivo matrimonio Leopoldo ebbe prole maschile. La «provincia»
-agognata dall'imperatore d'Austria era destinata a tutt'altra
-sovranità.
-
-Di questa politica toscana, tutta a spinte e controspinte, ebbe per
-moltissimi anni la responsabilità principale Vittorio Fossombroni,
-spirito arguto, scienziato eminente, uomo di Stato profondamente
-scettico, i cui ideali di governo non oltrepassavano i limiti d'un
-dispotismo bonario, e che, finite le ore d'ufficio, respingeva ogni
-affare, dicendo: «Il desinare brucia, lo Stato no».
-
-Pure, così scettico com'era, si devono a lui quelle poche resistenze
-che oppose la Toscana così alle pretese austriache come alle esigenze
-chiesastiche. Sapeva di rispondere ad una vecchia tradizione di
-governo locale, equilibrandosi contro Vienna e Roma. Spento lui,
-prevalsero sulla fiacca indole del principe lorenese influenze
-tortuose e schiettamente retrive. Il suo confessore Balocchi gli negava
-l'assoluzione se resisteva alle domande della Corte di Roma; il suo
-ministro degli esteri, Hombourg, gli faceva firmare tutto ciò che
-piaceva al Gabinetto di Vienna.
-
-Era con siffatte disposizioni che la dinastia lorenese si affacciava ai
-nuovi tempi. Erano queste le forze che preparava per resistere all'onda
-mossa dietro di lei da quella pleiade illustre di liberali colti ed
-energici, che dai Galeotti, dai Salvagnoli, da Ferdinando Andreucci
-giungeva a Gino Capponi, a Ubaldino Peruzzi, a Bottino Ricasoli.
-
-Ci allontaniamo parecchio da questi nomi scendendo giù per l'Italia
-fino a Napoli, dove troviamo quelli di Ferdinando II, del marchese Del
-Carretto, di monsignor Cocle, confessore del Re.
-
-Qui ritorniamo all'antitesi nella sua più cruda espressione; la
-prosperità dinastica fondata sulla pubblica umiliazione; i supplizi
-correttivi delle cospirazioni; la polizia e lo spionaggio, elementi
-dominatori dello Stato.
-
-La polizia muta, pur rimanendo identica. Vuol dire, cioè, che nel
-sogno d'un despotismo più intenso, si cerca perfino di allontanare
-l'influenza austriaca, contrapponendovi ora influenze francesi, ora
-influenze sarde, purchè aiutino il programma d'una indipendenza del
-principato, unicamente volta a intera libertà di oppressione.
-
-Questo parve essere infatti il pensiero direttivo del nuovo Sovrano,
-che saliva al trono l'8 novembre 1830. Ferdinando II, come fu
-più tardi giudicato da scrittori senza passione, non era uomo
-cattivo, ma sopraffatto da un'indole rozza e volgare. Apparteneva
-ad una stirpe regia, per la quale il giurare una Costituzione era
-fenomeno altrettanto consueto quanto il ritoglierla. Governava
-un'amministrazione, la cui corruttela formava il disgusto di tutti i
-diplomatici accreditati presso la Corte di Napoli. Non voleva lasciar
-far nulla a nessuno ed era poi così inerte e svogliato, che non
-riusciva a far nulla da sè. Si stemperava in motti di spirito, in lazzi
-osceni o brutali. Ora toglieva la sedia di sotto alla regina, per farla
-sconciamente cadere a rovescio, ora frustava le gambe al cavaliere
-Caracciolo di Castelluccio, per vederlo saltare, gridare e piangere.
-Quando gli parlavano di modificare le uniformi dei soldati, rispondeva:
-«Vestili come vuoi, fuggiranno sempre». Quando gli additavano qualche
-ufficiale pubblico, arricchitosi scandalosamente colle concussioni,
-diceva: «Preferisco i ladri ingrassati ai ladri da ingrassare».
-
-Al di sopra poi di tutto questo scetticismo e di tutta questa
-brutalità, appariva un furore quasi morboso di comando dispotico. Del
-principe di Metternich amava i principî di governo, se non accettava
-sempre volentieri i consigli. Al re Luigi Filippo, che lo aveva
-timidamente invitato ad allentare un po' le redini della tirannia,
-rispondeva senza ipocrisie: «Il mio popolo ubbidisce alla forza e si
-curva; ma la libertà è fatale alla famiglia dei Borboni, ed io sono
-deciso ad evitare ad ogni costo la sorte di Luigi XVI e di Carlo X».
-Non l'ha evitata al suo immediato successore. Dio ha permesso che
-gli giungesse all'orecchio, prima di morire, il rombo dei cannoni di
-Montebello.
-
-Con siffatto re e siffatta politica, i destini delle popolazioni
-meridionali apparivano chiari; oscillare fra le agitazioni e le
-repressioni.
-
-Sbollite infatti le prime illusioni del nuovo regno, cominciarono i
-fenomeni del pubblico malcontento.
-
-Nel marzo 1831, cospirazione in Abruzzo, due cospirazioni a Napoli nel
-1832, cospirazione a Capua e a Salerno nel 1833, insurrezioni nel 1837,
-così nell'isola di Sicilia come sul continente. Poi, altra cospirazione
-nel 1838, pronunciamento costituzionale in Aquila nel 1841, moto
-insurrezionale nelle Calabrie durante il 1843, e finalmente spedizione
-dei fratelli Bandiera nel 1844.
-
-Da tutti questi movimenti uscivano processi, combattimenti,
-fucilazioni, esilii; e si disperdevano pel mondo giovani divenuti
-poi stromenti vigorosi d'italianità nei successivi periodi, come
-Pier Silvestro Leopardi, Carlo Poerio, Giuseppe Massari, Benedetto
-Musolino, Giuseppe Ricciardi, Luigi Settembrini, Saverio Baldacchini,
-Francesco Paolo Bozzelli. La politica di Ferdinando II, come quella di
-tutti i governi persecutori del pensiero, preparava così a sè stessa
-gli elementi della sconfitta. Nessuno sa dire che forze d'ingegno
-e che virtù di propaganda scompaiano pei supplizi politici; ma le
-carceri e gli esilii politici ingrandiscono sempre uomini, che forse,
-meno perseguitati, avrebbero avuto minori spinte all'azione e minori
-opportunità di rinomanza. Certo, l'eco mondiale dei dolori di Silvio
-Pellico, del Confalonieri, del Maroncelli ebbe per l'Austria, come
-diceva il Sismondi, peggiori conseguenze che una battaglia perduta. E
-la falange di esuli creata dalle persecuzioni politiche di Ferdinando
-II rese popolari nell'Europa, che prima non li conosceva, quei nomi e
-quegli uomini, da cui trasse Guglielmo Gladstone la coscienza di quella
-terribile invettiva, sotto la quale cadde prostrato il governo dei
-Borboni di Napoli.
-
-È una delle leggi storiche più consolanti, una di quelle che più si
-ripetono e confermano nel tempo. E se il dispregiarla è carattere
-proprio dei regimi dispotici, che alle forze morali non credono e
-l'avvenire non curano, sarebbe fatale pei regimi liberali l'obliarne
-l'efficacia e la logica.
-
-Del resto, — ed ora può dirsi — sarebbe stato un grande ostacolo per
-lo svolgimento normale del sistema italiano se Ferdinando II avesse
-ubbidito a consigli politici di altra natura. Questa tentazione era
-passata, nei primi tempi, per l'animo suo: ed anche su lui, come sul
-duca Francesco IV, aveva tentato qualche pressione quel manipolo di
-liberali che in ogni regione italiana stava all'agguato per indovinare
-un principe.... diverso dagli altri. Il pericolo sarebbe stato grave
-se, cedendo alle influenze di Luigi Filippo, il re di Napoli avesse
-camminato per quella via delle riforme che lo aveva sedotto nei primi
-mesi del suo governo. Una iniziativa liberale partita dal mezzogiorno,
-negli anni fra il 1830 e il 1840, avrebbe potuto impacciare
-l'iniziativa liberale del settentrione e creato fra i patriotti
-italiani un dualismo forse esiziale per l'ideale politico.
-
-Se le cospirazioni furono la ragione o il pretesto per cui la dinastia
-borbonica respinse ogni tentazione di liberalismo e si rifugiò paurosa
-nell'abbraccio austriaco, bisogna dire che queste cospirazioni hanno
-raggiunto il loro scopo. Le ultime soprattutto, perchè in queste
-spuntava nuovo e seducente il concetto unitario, a cui Giuseppe
-Mazzini, colla sua grande facoltà d'iniziativa, aveva ormai coordinate
-tutte le fila del movimento settario, staccandolo dalle antiche
-tradizioni di vendette locali.
-
-Certo, non s'era mai visto prima che un drappello di giovani veneti
-chiamasse a rivolta popolazioni napoletane; si sarebbe visto non molto
-dopo un generale napoletano chiamato a comandare rivolte venete. Erano
-i primi sintomi di quella felice fusione di sentimenti, che avrebbe
-dato alle popolazioni italiane un solo vessillo ed un solo programma.
-
-La generazione contemporanea può discutere liberamente il fenomeno
-delle cospirazioni italiane, che sarà argomento di studio, non sempre
-facile, per le generazioni venture. Quando un paese, dopo mezzo secolo
-d'esercizio, s'è tanto inoculato il vaccino della libertà da credere
-piuttosto al diritto di abusarne che alla possibilità di scemarla, può
-essere anche impunemente ingiusto verso quei precursori, o efficaci o
-semplicemente ingenui, che a metodi diversi hanno dovuto ricorrere. Il
-collocarsi col pensiero negli ambienti giuridici, morali e politici del
-passato è uno sforzo che non sempre riesce neanche a storici pacati e
-desiderosi d'imparzialità. È proprio dell'indole umana giudicare altri
-da sè come esaminare i tempi alla stregua dei criteri contemporanei.
-
-Sugli innumerevoli tentativi di movimento che hanno agitata l'Italia
-dal 1815 al 1848 si possono portare giudizi diversi, secondo gli
-scopi, secondo gli effetti, secondo gli uomini. Però il tentativo dei
-fratelli Bandiera ha ed è giusto che abbia un posto a parte. La povertà
-dei mezzi coi quali fu condotto potrà sempre meritare, nell'opinione
-dei pensatori austeri, rimprovero di spensieratezza; ma le splendide
-idealità a cui s'inspirò quell'impresa, cominciata con tanto amore e
-finita con tanta pietà, hanno innalzato il sacrificio all'altezza di
-programma politico, ed hanno gettato su tutto il successivo movimento
-italiano quel profumo di giovinezza e di poesia, che, anche quando
-rimane leggenda, aiuta a render grandi le cose nobili e a mantenere
-nobili le cose grandi.
-
-Ho detto, sul principio di questo discorso, che, ad eccezione di
-uno solo, tutti gli organismi governativi italiani respingevano
-volontariamente da sè ogni velleità di pensiero.
-
-L'eccezione, voi l'avete indovinato, deve cercarsi nello Stato Sardo;
-che venne pigliando, attraverso molte contraddizioni, il suo preciso
-indirizzo, soprattutto dopochè, morto Carlo Felice, senza discendenti
-diretti, saliva al trono, il 27 aprile 1831, un uomo, contro il quale
-s'è per lunghi anni sbizzarrita un'aspra e ingenerosa polemica, Carlo
-Alberto, principe di Carignano.
-
-È un nome che non può uscire dalla penna o dalle labbra, senza
-richiamare ogni animo gentile a profonde meditazioni. Fu nella vostra
-città, in Firenze, ch'egli venne a cercare conforto de' suoi primi
-dolori; fu il vostro gran cittadino, Gino Capponi, che ne ottenne le
-prime confidenze di uomo e di principe. Chi lo ha chiamato Amleto, non
-ha riassunto che ima parte dell'anima sua; poichè Amleto ha ucciso di
-spada per vendicare la patria, Carlo Alberto s'è ucciso di dolore per
-liberarla; Amleto è morto nel dubbio, Carlo Alberto è morto nella fede,
-— in quella fede che sul campo di Novara gli aveva fatto indovinare
-Vittorio Emanuele II.
-
-Più nel vero è il marchese Costa de Beauregard che lo chiama _le plus
-grand des méconnus_. È infatti questa l'amarezza che gli avvelena
-la vita: essere sempre giudicato a rovescio, — essere accusato di
-accarezzare sentimenti in diretta opposizione coi suoi. Ha il desiderio
-di allargare a' suoi sudditi le funzioni del governo, e lo chiamano
-reazionario; dirige tutta la sua politica allo scopo di render
-possibile una guerra d'indipendenza, e lo chiamano austriacante; abdica
-e muore per rimanere fedele alla sua missione, e lo chiamano traditore.
-
-Sono le grandi ingiustizie dei contemporanei che la storia è sovente
-chiamata a rintuzzare. E dopo cinquant'anni sono ormai già tanto
-rintuzzati, che ognuna delle pubblicazioni relative a Carlo Alberto
-aggiunge una giustificazione od un elogio per lui, nessuna riesce ad
-aggiungergli un biasimo od una colpa.
-
-Il pensiero politico ch'egli porta al trono e con cui dirige lo Stato
-è il pensiero dell'indipendenza italiana. Nè, malgrado le difficoltà
-dei tempi, lo teneva talmente celato che non si avvertisse dai ministri
-suoi, più invecchiati nel sentimento dinastico e nella tradizione
-diplomatica del diritto divino. Quando infatti, sollecito di non
-tradir l'avvenire, nominava a suo ministro degli affari esteri un uomo
-innamorato delle vecchie forme, il conte Solaro Della Margherita,
-questi lasciava scritto fin dal 1835: «Non ebbi d'uopo di grande
-scaltrezza per iscoprire, che oltre al giusto desiderio d'essere
-indipendente da ogni influenza straniera, egli era fin nel profondo
-dell'animo avverso all'Austria e pieno d'illusioni sulla possibilità
-di liberare l'Italia dalla sua dipendenza. Non pronunziò la parola di
-scacciare i barbari, ma ogni suo discorso palesava il suo segreto».
-
-Che a questo concetto dell'indipendenza della patria si associasse
-l'altro di ingrandire lo Stato, secondo le secolari tradizioni della
-casa di Savoia, non è difficile supporlo e non gli procurerebbe
-nessun rimprovero dalla storia. Ma dal cauto suo labbro uscì pure una
-frase, la quale dimostra che non egoista e non angusta era in lui la
-previsione dell'avvenire; poichè all'inviato suo, conte Ricci, che gli
-poneva alcune obbiezioni di carattere dinastico, non esitò a rispondere
-fin dal 1845: «Conte, la forma dei governi non è eterna; cammineremo
-coi tempi».
-
-Il 1821 e il 1833 furono le due epoche formidabili, che servirono a
-tante penne, alcune oneste, per dilaniare la memoria di Carlo Alberto.
-Nel 1821, fu detto, _tradì_ i suoi amici, ai quali aveva _promesso_ di
-aiutarli nel movimento. Nel 1833 perseguitò i liberali, condannandoli
-all'esilio od alla morte.
-
-Ebbene, a settant'anni di distanza possiamo avere l'animo abbastanza
-calmo per esaminare queste due accuse.
-
-Nessuno ha mai saputo dimostrare che cosa Carlo Alberto avesse
-_promesso_ ai cospiratori del 1821 e in che modo quindi li avesse
-traditi.
-
-Bisogna essere bene inesperti di congiure e di rivoluzioni per ignorare
-quanto sia facile a cospiratori illudersi sopra una parola o sopra un
-gesto, e come sia prepotente, negli uomini che si sono posti, anche
-per una causa nobile, fuori della legge, il bisogno di aggrapparsi a
-qualunque filo che sembri legarli ad altri e maggiori cooperatori del
-loro proposito.
-
-Gli uomini che s'erano illusi di poter dare nel 1821 istituzioni
-costituzionali al Piemonte, erano tutti amici commensali del principe
-di Carignano. Se dunque o il Lisio o il Balbo o il Santarosa o il
-Collegno, tutti insieme, come pare, disvelarono a Carlo Alberto i
-loro vincoli colle società segrete, chiedendogli appoggio per ottenere
-promesse liberali dal Re, doveva essere in loro fortissima la speranza
-che l'adesione di un personaggio così vicino al trono avrebbe nel tempo
-stesso dato guarentigie maggiori al successo della loro impresa e sopra
-tutto giustificata in loro un'attitudine, che, da parte di ufficiali e
-di funzionari pubblici, poteva sembrare passabilmente arrischiata.
-
-Quale fu la risposta di Carlo Alberto? Una conferma dei sentimenti
-liberali manifestati nell'intimità di antecedenti colloqui; un serio
-ammonimento circa l'impossibilità che in quel momento l'impresa
-riuscisse; la più esplicita dichiarazione che in nessun caso egli
-avrebbe aiutata una soluzione, a cui il Re legittimo fosse contrario.
-Si sono potute ammucchiare contro Carlo Alberto centinaia di pagine;
-non s'è mai potuto accertare che altre da queste siano state le sue
-dichiarazioni.
-
-Ora, sia che i congiurati abbiano afferrata a volo la prima frase,
-dimenticando le altre; sia, com'è più probabile, che il moto li abbia
-trascinati, al solito, più in là delle loro previsioni, non avevano
-essi il diritto di affermare la complicità di Carlo Alberto in una
-impresa, uscita affatto dai limiti, nei quali egli avrebbe potuto
-accettarla.
-
-E se, malgrado gli ammonimenti suoi, la congiura, prorompendo a
-rivoluzione, lo poneva nel bivio di diventare un ribelle o di restare
-un principe di casa Savoia, chi oserebbe, specialmente oggi, fargli una
-colpa d'aver voluto rimaner tale?
-
-Non egli dunque tradì i congiurati; ma la congiura tradì lui e tutti,
-portando la situazione a conseguenze non prevedute, a scopi non
-proporzionati ai mezzi militari, finanziari e politici, di cui la
-congiura poteva disporre. E, del resto, questo compresero così bene,
-dopo le prime amarezze, i congiurati stessi, che poi ad uno ad uno si
-raccostarono al principe calunniato, e ridivennero prima ancora del
-1848, i più fedeli suoi consiglieri, i suoi amici più cari. Nè a quel
-gran sofferente venne mai meno la generosità dell'oblio. Poichè, quando
-gli accadde, verso il 1846, d'aver bisogno d'un segretario, offrì
-il posto e lo stipendio a quel poeta Giovanni Berchet, che lo aveva,
-pei fatti del 1821, flagellato di versi così crudeli. E il Berchet,
-declinando con animo commosso l'offerta, diceva all'amico suo Carlo
-d'Adda, oggi senatore del Regno: «Darei dieci anni della mia vita per
-non avere scritto quei versi».
-
-E veniamo al 1833. In quell'anno, come è noto, un'altra congiura
-politica, a cui non erano pure estranei alcuni ufficiali, era
-stata ordita in Piemonte sotto le prime influenze della propaganda
-mazziniana, disciplinata nella _Giovane Italia_. Pioveva, come
-suol dirsi, sul bagnato; poichè soltanto due anni prima, all'epoca
-della proclamazione di Carlo Alberto, una setta repubblicana aveva
-reclutato tra le stesse guardie del Corpo alcuni proseliti disposti ad
-assassinare il Re. Scoperta la prima cospirazione, il Re fu clemente
-e si limitò a chiudere in Fenestrelle il capo della congiura[1].
-Scoperta la seconda, l'atteggiamento diventò severissimo e il Re deferì
-i colpevoli al giudizio dei consigli di guerra. Questi procedettero,
-secondo l'indole loro, inesorabili e le condanne a morte furono più
-d'una. Nessuno affermò che con quelle condanne si fossero violate
-le disposizioni della legge stataria vigente, ma tutti deplorarono
-che Carlo Alberto non avesse usato più largamente del suo diritto di
-grazia.
-
-E lo deploro anch'io. Però non si può non pensare che questo diritto
-di grazia costituirebbe nei nostri codici una bugia, se i Principi
-se lo vedessero sotto mano tramutato in dovere; se a loro non fosse
-mai lasciata nessuna libertà di considerare i tempi, le circostanze,
-le difficoltà dello Stato. Si possono desiderare i Principi sempre
-magnanimi; non si possono vituperare i Principi anche severi, se la
-giustizia non è offesa dagli atti loro.
-
-Carlo Alberto si trovava ne' suoi primi mesi di regno. La sua condotta
-era gelosamente investigata dagli altri monarchi europei, nei quali non
-si poteva dissipare la nube di sospetti, addensata, pei casi del 1821,
-intorno a lui. Ebbe egli il sentimento che la severità legale fosse in
-quella occasione l'unico modo di uccidere quei sospetti per sempre e
-di lasciargli intera l'indipendenza de' suoi movimenti per l'avvenire?
-o fu veramente dominato dal pericolo che quei tentativi settarî,
-specialmente rivolti contro l'esercito, si riprendessero e scuotessero
-nella sua compagine la monarchia, di cui divisava fare più tardi una
-macchina per l'indipendenza italiana?
-
-Certo è che i procedimenti susseguiti a quelle agitazioni parvero
-eccedere ogni misura di colpa, e ne restò sulla condotta di Carlo
-Alberto lungo rimprovero di liberali. Ci vollero gli eroismi e le
-sventure del biennio 1848-49 perchè quelle impressioni rimanessero
-interamente dimenticate.
-
-Del resto, non erano tempi facili, nè pei popoli, nè pei principi;
-difficili specialmente per quel principe, che voleva e diede più tardi
-al suo popolo istituzioni a cui nessun principe italiano contemporaneo
-si rassegnava di buona fede. Al duca d'Aumale, venuto alcuni anni
-dopo a visitarlo, Carlo Alberto diceva: «Je suis entre le poignard
-des Carbonari et le chocolat des Jésuites». Non è dunque storicamente
-giusto il biasimo inflitto dagli scrittori intransigenti alla
-contraddizione quasi tragica nella quale oscillò Carlo Alberto, prima
-della sua ultima e grande evoluzione politica. Quella contraddizione
-poteva essere in parte attribuita all'indole del tempo. Fra il
-Metternich, che minacciava di detronizzare Carlo Alberto a beneficio
-del duca di Modena, e il Mazzini che s'agitava per detronizzarlo a
-beneficio della Repubblica, la via sempre diritta non si vedeva chiara.
-
-I sovrani hanno, anche più degli altri uomini, il diritto d'essere
-giudicati sopra l'insieme della loro vita, non sopra episodi
-passeggieri, di cui ordinariamente non si scoprono e non si misurano
-che assai tardi le varie responsabilità.
-
-Nel 1821, un principe d'impulsi subitanei, ma di scarsa previdenza,
-avrebbe forse potuto strappare ai pubblicisti del tempo un grido
-d'ammirazione, rinunciando ai suoi diritti dinastici per combattere
-una battaglia disperata in nome della libertà. Ebbene? quale ne sarebbe
-stato l'effetto? ch'esso avrebbe dovuto, dopo la sconfitta, o andare a
-morire in Grecia, come Santorre di Santarosa, o trascinare per tutte
-le capitali europee l'antipatica figura di un principe spodestato.
-Il Berchet non avrebbe scritta la sua fiera apostrofe, ma sul trono
-sabaudo si sarebbe assiso il carnefice di Ciro Menotti, e forse
-l'Italia starebbe ancora meditando, per secoli, il problema della sua
-esistenza.
-
-Carlo Alberto fu assai meglio inspirato. Affrontò, con mesto animo, ma
-con grande energia morale l'ingiustizia de' suoi contemporanei. Scelse
-Iddio e la storia a giudici suoi. E la storia certamente gli perdonerà
-qualche menda de' suoi primi anni, ricordando la grandezza degli
-ultimi; nei quali la sua lealtà non può essere pareggiata che dal suo
-ardimento, e la semplicità del sacrificio è in perfetta armonia colla
-nobiltà della causa per cui lo fece.
-
-In questa differenza tra il pensiero politico di Carlo Alberto e
-il pensiero, o meglio il metodo politico degli altri principi della
-penisola, sta il segreto dell'avviamento che prese la storia d'Italia
-dopo il 1846.
-
-E poichè in una legge storica consolante già ci siamo imbattuti durante
-questa passeggiata italiana, vediamo di non isfuggirne un'altra, che
-pure al nostro pensiero si afferma.
-
-È assioma di pubblicisti volgari e di menti isterilite da scetticismo,
-essere la politica fondata sulla furberia piuttosto che sulla lealtà,
-e doversi respingere dall'arte di governare i popoli ogni miscela di
-sentimento o di cuore. Tutto ciò risponde ai dettami di quell'egoismo,
-sul quale una falsa scienza sedicente positiva vorrebbe impernare le
-novità del mondo.
-
-Ebbene, la politica dei vari principi italiani dal 1815 al 1848,
-fu essenzialmente egoista; una sola, quella di Carlo Alberto, ebbe
-virtù di espansione, carattere di altruismo. Questa rimase, trionfò e
-trionfa ne' suoi successori; dell'altra non restano più che ricordi,
-rattristati dalle catastrofi e illanguiditi dal tempo. In quegli anni
-di dolori e di speranze, un solo principe buttò agli eventi la sua
-corona per capitanare due guerre d'indipendenza; uno solo giurò la
-Costituzione, senza ritoglierla. Che meraviglia se a quel solo l'Italia
-s'avvinse, indovinando dalla fede del primo la lealtà non mai smentita
-dei successori?
-
-Non è dunque vero che la modernità debba uccidere gl'ideali per far
-vivere gl'interessi. La contraddizione fra gli uni e gli altri è
-l'ipotesi d'una dialettica artificiosa, non la formola uscita dalla
-logica degli eventi.
-
-La morale pubblica non può essere, non è diversa dalla morale privata.
-Attingono entrambe la loro autorità dal sentimento del dovere, che non
-è mai in contrasto coi dettami della virtù.
-
-Vi riuscirebbe difficile dedurre da qualche deplorabile eccezione che
-nella vita privata la disonestà produca dei felici. Potete affermare,
-senza tema di smentite, che, nella vita pubblica, la prosperità degli
-Stati è in ragione diretta dell'onestà dei Governi.
-
-
-
-
-LA VECCHIA ITALIA
-
-CONFERENZA DI GUGLIELMO FERRERO
-
-
-Mezzo secolo addietro la vecchia Europa sentì a un tratto tremarsi
-sotto la terra. In un impeto di audacia, che anche oggi, dopo tanti
-anni, sembra a noi miracoloso, gli uomini insorsero quasi dovunque
-contro l'ordine che si diceva costituito per volere di Dio; e, in pochi
-mesi, i governi più antichi rispettati e temuti parvero distrutti per
-sempre o vicinissimi all'estrema rovina.
-
-Questa rivoluzione del grande anno, unica in apparenza, fu in realtà
-molteplice; perchè ogni popolo meritò un premio suo, con le proprie
-audacie rivoluzionarie. In Italia i rivolgimenti del 1848 parvero
-mirare specialmente alla liberazione nostra dalla signoria straniera;
-ma chi fruga un poco addentro nella storia della società italiana,
-dal 1830 al 1848, vien fatto di accorgersi presto che, sotto la guerra
-tra austriaci e italiani, si nascose allora, come dopo, il conflitto
-tra una società che esisteva e l'idea, il disegno, il proposito di una
-società nuova. Non è possibile comprendere la storia italiana di questo
-ultimo mezzo secolo, se non si comprende il carattere sociale della
-rivoluzione del 1848; ma la natura di questo terribile rivolgimento si
-può a sua volta capire solo studiando la società della vecchia Italia
-dal 1830 al 1848; nella quale maturò la discordia, che doveva scoppiar
-poi nella aperta guerra durata dal 1848 al 1870.
-
-La vecchia Italia era uno degli ultimi avanzi, e dei meglio conservati,
-della vecchia Europa aristocratica e teocratica, nemica di quel
-complesso di cose materiali e morali, che noi chiamiamo la civiltà
-moderna. I diversi governi ricostituiti in Italia dopo la caduta di
-Napoleone si affaticarono intorno a una impresa di conservazione, empia
-e stolta secondo le idee nostre, ma alla quale non mancò una certa
-avvedutezza e coerenza, derivatale dall'aver quei governi capito quale
-sia il primo principio dell'arte di conservare gli Stati; che cioè le
-istituzioni non durano a lungo, se le idee degli uomini non restano
-eguali; e che gli uomini mutano tanto più facilmente di idee, quanto
-più sono mutevoli le condizioni della loro esistenza. L'instabilità
-delle idee e delle istituzioni, e l'instabilità dei destini individuali
-e delle fortune si accompagnano sempre, come gli effetti alle cause;
-sono ambedue i segni esteriori della interna elaborazione vitale
-delle società che si rinnovano; onde la vera politica conservatrice
-deve cercare di distruggere questa plasticità vitale della società,
-quasi direi pietrificandola in tutti i suoi organi. L'opera a cui
-attesero principalmente i governi italiani dal 1830 al 1848 fu quasi
-di pietrificare tutti gli organi della società italiana, per modo
-che questa non fosse più un animale vivente, capace di malattie e di
-guarigioni, di crescite e di invecchiamenti; fu di mummificarla per
-sempre in una forma morta, tenendola lungamente immobile entro un bagno
-di ignoranza, di bigottismo, di pregiudizi e anche di virtù modeste e
-di ragionevoli saviezze.
-
-Le virtù modeste, le ragionevoli saviezze che dovevano essere tra
-i primi elementi di conservazione della vecchia Italia, furono la
-semplicità e parsimonia del vivere, universale in Italia sino al
-1848; in una società nella quale i bisogni erano meno numerosi e le
-spese di apparenza minori che nella nuova. Le città, salvo qualche
-monumento di lusso pubblico, qualche teatro, qualche chiesa, qualche
-palazzo gentilizio, erano costruite dimessamente; strette le vie; pochi
-e miseri i giardini; trascurata la pulizia e ogni altra cosa nelle
-strade; scarsa la luce di notte. Gli uomini erano contenti di vivere
-in case più piccole, più buie, nelle quali parevano lussi molte cose
-che ormai sono diventate bisogni volgari. Tutto era solido e durevole:
-le mura delle case, granitiche e secolari; la mobilia robustissima,
-costosa ma capace di servire a molte generazioni; i vestiti, tagliati
-in stoffe solidissime, che passavano di padre in figlio e facevano
-parte dell'asse ereditario. La spesa per il mantello ricorreva una
-o due volte nel corso di una esistenza; nè era ancor noto il moderno
-divenire continuo della moda. Il commercio non conosceva ancora quelle
-teatralità goffe, quelle grandiosità posticcie, quella prodigalità
-burlesca di ori e marmi falsi, quel barocco da poco prezzo che hanno
-ridotte le vie delle nostre città grandi a orribili imposture della
-bellezza, grandezza e ricchezza. I caffè e le botteghe erano in stanze
-piccole e basse, come se ne vedono ancora a Venezia e a Mosca, i
-caffè soprattutto non arieggiavano a falsi fôri romani, ad Alambre di
-cartapesta.
-
-Anche i bisogni erano molto meno numerosi. Pochissimi i giornali; pochi
-i libri e letti solo da un piccol numero; rari i viaggi. Nè ferrovie
-nè tranvai. I signori avevano le ville per l'estate nei pressi della
-città stessa dove abitavano. Le alpi non erano state ancora inventate;
-pochi i luoghi di bagnature celebri, poche le acque e famose per una
-reputazione di secoli. Non esistevano ancora le macchine da cucire,
-le biciclette, il gaz illuminante, il petrolio; non si conoscevano
-ancora gli innumerevoli prodotti chimici, quei surrogati e quelle
-falsificazioni, che hanno poi tanto complicata e popolata di insidie la
-nostra esistenza. Un uomo si faceva fare il ritratto, forse una sola
-volta durante tutta la sua vita. Il vivere insomma era più semplice
-e rozzo, ma anche più schietto; i divertimenti erano pochi di numero,
-lo _sport_ ancora in fasce; le abitudini dei figli ripetevano quelle
-dei padri, che a lor volta avevano ereditate quelle dei nonni. Una
-generazione passava, prima che un nuovo bisogno si fissasse nelle
-abitudini di tutti; lo spirito della tradizione reggeva la famiglia e
-la vita privata, come il governo dello Stato.
-
-Non crediate che, riferendosi a cose così umili, queste considerazioni
-siano futili. Esse hanno invece una importanza capitale: perchè la
-differenza essenziale tra la vecchia Europa e la nuova, tra la vecchia
-e la nuova Italia, il mutamento essenziale da cui derivarono gli
-altri fu proprio questo: che nella vecchia Europa ed in Italia vigeva
-un tenor di vita semplice, con bisogni sempre eguali o lentamente
-crescenti; nella nuova, un tenor di vita con bisogni crescenti
-indefinitamente e rapidamente. Un governo unitario ha potuto alla fine
-costituirsi in Italia, perchè trovò un sostegno in questa nuova maniera
-di vivere, divenuta comune nel popolo dopo il 1860; mentre gli antichi
-governi avevano capito che non avrebbero potuto reggersi a lungo, se le
-antiche forme del vivere, semplici e parsimoniose, sparivano; e avevano
-in vari modi cercato di salvare i loro popoli dalla seduzione della
-nuova civiltà, che prosperava in Inghilterra e in Francia.
-
-Molti furono i mezzi; primo tra tutti, la oppressione della classe
-che sola poteva farsi veicolo della nuova civiltà forestiera, la
-borghesia istruita; oppressione esercitata per mezzo di una curiosa
-alleanza della aristocrazia e del popolino. I re si fecero i tutori
-della canaglia; l'aristocrazia, che rappresentava la ricchezza
-fondata sulla proprietà della terra, la devozione alla Chiesa e alla
-monarchia assoluta, l'orgoglio gentilizio che vuol sovrastare alle
-capacità personali, prese a proteggere l'infimo popolino, a mantenerlo
-grasso e ignorante. Madre per la plebe, la monarchia aristocratica
-era invece matrigna per il ceto medio; che essa cercava di umiliare
-in ogni modo, impedendogli di crescere, di imparare, di arricchire;
-consentendogli appena di vivacchiare oscuramente, con l'elemosina di
-magri impiegucci o con l'esercizio di professioni, ma a condizione di
-andare a messa e di esser fedele al re: permettendogli al più di darsi
-a studi punto malsani e pericolosi, come decifrare iscrizioni latine o
-annotare vecchi testi di lingua. A elaborare questo disegno bizzarro
-di una società aristocratica e plebea, fanaticamente conservatrice
-in ogni cosa, più che ad altro, hanno faticato, nei diciotto anni
-che precedettero il 1848, gli Stati italiani, dall'Austria a quel
-Ferdinando II, tipo curioso di re ingegnoso e ignorante, abile e
-ingenuo, che ha impersonato forse meglio di ogni altro sovrano questa
-idea dello stato monarchico lazzaronesco.
-
-Quei 18 anni furono infatti il momento della suprema fatica, per i
-governi della vecchia Italia. Correvano i tempi in cui cominciavano
-a fiorire in Inghilterra e in Francia i nuovi commerci e la nuova
-industria meccanica, che hanno contribuito tanto a convertire l'antico
-tenor di vita modesto e tradizionale, nel nuovo, sibaritico e con
-bisogni sempre più numerosi; che hanno mutato l'antico assetto
-delle fortune, rese labili tutte le ricchezze, ridotta l'essenza
-della società moderna a un divenire continuo. Per queste ragioni
-gli antichi governi, soprattutto l'impero d'Austria e il regno
-delle Due Sicilie, si adoperarono a strozzare in culla le nuove
-industrie e i nuovi commerci. Non era lecito aprire un opificio senza
-permesso speciale del governo; ma le formalità erano tante, tante le
-condizioni, le restrizioni, i rinvii, le diffidenze e le cautele delle
-amministrazioni, che introdurre una industria nuova era quasi così
-difficile come costituire una società segreta. Inoltre, come sempre
-succede, la legislazione improntava di sè il sentimento pubblico, il
-quale era portato a riguardare con diffidenza ogni impresa industriale.
-Così in Lombardia si notano, sino al 1848, solamente progressi
-agricoli, nella coltivazione del gelso, ad esempio; ma nessun progresso
-industriale[2]. Ancor più ostinata fu la resistenza del governo
-borbonico, che durò sino all'ultimo; onde le concessioni industriali
-di quegli anni si possono contare tanto sono poche; e qualche volta
-sono motivate con ragioni bizzarre, che mostrano l'intima natura di
-quel governo; come quel permesso dato al marchese Patrizi, nel 1858,
-di costruire due molini sul Sebeto, ma a condizione di far dire un
-certo numero di messe in suffragio delle anime dei terrazzani. E la
-concessione era data, dice espressamente il decreto, «avuto riguardo ai
-vantaggi spirituali degli abitanti di quella pianura»[3].
-
-Dallo stesso ordine di idee nasceva la politica doganale della vecchia
-Italia, anche essa uno dei tanti processi di pietrificazione applicati
-alla società italiana. A differenza dell'Italia contemporanea, gli
-Stati italiani di prima del 1848 fecero libera la importazione del
-grano; o la tassarono di diritti minimi, imposti per fini fiscali,
-non per favorire come si fece dopo un «ordine privilegiato dalla fame
-pubblica.» Così la Toscana, che nel 1842 aveva stabilito un leggero
-dazio sul grano, sopravvenuta la carestia nel 1846 lo abolì senza tanto
-cavillare e tergiversare, come fece, cinquant'anni dopo, un altro
-governo; perchè il popolino doveva vivere ben pasciuto; le derrate
-dovevano vendersi a prezzi vilissimi; i pericoli delle carestie esser
-ridotti a meno che si potesse da saggie misure di previdenza pubblica.
-Il Duca di Modena accumulava nei granai pubblici, durante gli anni
-di abbondanza, per sovvenire al popolo negli anni magri, e salvarlo
-dagli usurai e dalla fame. Pane in piazza, era il primo principio di
-quell'arte antica di Stato.
-
-Ma al liberismo agrario corrispondeva un fiero protezionismo
-industriale, soprattutto negli Stati austriaci, nel regno delle Due
-Sicilie e nello Stato pontificio. Nel 1846 un cardinale dichiarava in
-Roma allo Zobi che la libertà di commercio e il giansenismo erano due
-forme di errore sorelle; tanto è vero che il solo Stato che inclinasse
-un poco alla libertà di commercio, la Toscana, era quello che aveva
-dato motivo di maggior scandalo, con le inclinazioni di alcuni suoi
-prelati agii errori del giansenismo[4]. La libertà di commercio era
-considerata come una teoria funesta allo Stato; ciò che ci spiega
-facilmente come mai l'Italia rivoluzionaria sia stata tenuta al fonte
-battesimale del libero scambio; fede dalla quale essa doveva fare così
-presto apostasia.
-
-Sennonchè il protezionismo industriale della vecchia Italia era ben
-diverso dal protezionismo industriale dell'Italia contemporanea.
-Questo è la conclusione di una politica nello stesso tempo oligarchica
-e rivoluzionaria, plutocratica e sovvertitrice; che aggrava la
-disuguaglianza delle fortune; che affretta la formazione di una
-oligarchia di milionari e di un proletariato industriale ammucchiato
-e turbolento al nord dell'Italia; che porta con sè l'aumento dei
-bisogni, la crescente costosità della vita, la universale avidità
-del denaro, l'idolatria delle apparenze, la dissoluzione morale delle
-classi medie, la miseria delle plebi rurali, la fermentazione di tutti
-gli spiriti di progresso e di rivoluzione, di tutte le audacie buone
-e cattive, l'instabilità sociale, la contradizione tra i desiderii
-e la realtà, lo sforzo violento della invidia che tenta colmare
-l'abisso tra gli uni e l'altra.... Il protezionismo della vecchia
-Italia era invece un procedimento di mummificazione della società;
-mirava a salvare l'antico artigianato dalla concorrenza delle grandi
-manifatture inglesi e francesi, l'antica semplicità del vivere dalle
-seduzioni alla nuova varietà e molteplicità dei consumi. L'industria
-era allora in Italia esercitata da un ceto di artigiani, lavoranti
-in casa o in piccoli laboratori; e il commercio dei manufatti era
-quasi un privilegio ereditario di poche famiglie di mercanti. Un
-ceto operaio ignorantissimo, che si serviva di un macchinario rozzo,
-che applicava ostinatamente una tecnica tradizionale; nemico, per
-stupidità e misoneismo, di qualunque ragionevole novità industriale;
-quasi dovunque violento e facile al sangue, tale era la popolazione
-urbana nella vecchia Italia. Questi artigiani fabbricavano cose di
-qualità buona ma costosissime, perchè la rozzezza della tecnica era
-causa di un grande spreco di lavoro; in compenso però essi stessi
-erano un popolo di grandi fanciulli, violenti, imprevidenti, ignoranti,
-fanaticamente conservatori, pronti al coltello, che potevano facilmente
-esser governati da un regime di beneficenza e di terrore alternati.
-Difatti, proprio in mezzo a questo popolino, che odiava ogni cosa
-nuova, la vecchia Italia trovò quei settari che, specialmente negli
-Stati della Chiesa, pugnalavano i campioni delle idee liberali. I
-vecchi governi italiani erano dunque portati dalla forza stessa delle
-cose a proteggere questo ceto di pretoriani del vecchio regime; onde,
-quando la industria forestiera cominciò, tra il 1831 e il 1848, a voler
-portare in Italia, contro la solidità tradizionale e costosa dei lavori
-dell'artigianato, la brillante caducità a buon mercato delle cose sue,
-studiando di comunicare al pubblico quella volubilità di gusti divenuta
-ora universale, i governi corsero subito al riparo, inasprendo il
-protezionismo.
-
-Di questa politica che rendeva difficili le rivoluzioni industriali
-e commerciali, era ad un tempo conseguenza e parte integrante tutta
-l'opera sociale e morale di quei governi, intesa a mortificare
-una delle passioni, cresciuta poi a dismisura nella nuova Italia,
-come nella nuova Europa: la cupidigia dei subiti guadagni. Il
-_self-made-man_ non era punto l'eroe di quella società, nella quale lo
-Smiles, il Plutarco dell'êra borghese, sarebbe stato giudicato autore
-di libri malsani, atti a corrompere l'immaginazione e il cuore dei
-giovani. La società della vecchia Italia era come una chiesa antica
-e venerabilissima, nella quale tutto è stato santificato dalla pietà
-dei fedeli; le lampade vecchie di secoli, le pietre del pavimento
-sconnesse e logorate da milioni di piedi, dove nulla si può toccare
-senza commettere sacrilegio; onde la virtù vera consisteva a quei tempi
-in rassegnarsi al grado di fortuna toccato in sorte nascendo, in saper
-rimpiccolire in ogni modo il proprio essere. Lo spirito di avventura,
-la ambizione di ingrandire sè e la propria fortuna, l'energia personale
-che vince gli impedimenti della nascita oscura; tutte queste che poi
-furono considerate come le prime virtù dell'uomo sembravano allora
-tentazioni del diavolo, perchè contenevano un principio di rivolta
-contro l'ordine delle cose vigente.
-
-Così si capisce perchè la vecchia Italia si sia mostrata tanto
-diffidente contro le nuove banche che si fondavano in Inghilterra e
-in Francia; e si sia contentata di conservare gli storici banchi del
-medio evo, istituzioni mirabili e prettamente italiane, ma che potevano
-soltanto bastare alla conservazione di traffici tradizionali, non
-al crescere di un nuovo commercio. È curioso a questo proposito che
-il trapasso alle istituzioni bancarie moderne sia segnato in Italia
-dal cambiamento di sesso della parola che le indica, che da _banco_,
-come era nel vecchio italiano, diventa _banca_, alla francese. Basti
-dire che non ci fu mai modo di persuadere Ferdinando II a fondare
-una sola succursale del Banco di Napoli fuori di Napoli, salvo due
-casse istituite nel 1843 a Messina e a Palermo, neanche quando il
-Banco aveva nel suo tesoro più di 120 milioni[5]. Così successe che
-tra il 1830 e il 1848 l'Italia godè di una inutile abbondanza di
-capitale, che giaceva ozioso, nascosto in fondo alle calzette, sotto
-i materassi e sepolto nei forzieri. La popolazione era più scarsa;
-la terra rendeva discretamente; i governi sprecavano poco; il vivere
-era meno caro perchè più povero di bisogni: l'Italia poteva così
-risparmiare: ma gli impieghi industriali e finanziari essendo pochi, il
-capitale ristagnava. Erano intatti gli anni in cui a Torino si dovevano
-puntellare le vòlte della tesoreria, perchè i sacchi di marenghi non
-le sfondassero; i tempi in cui in Lombardia i proprietari di terre
-mutuavano facilmente al 4% senza ipoteca, onde prima del 1848 si
-poterono dissodare molte terre e diffonder per la Lombardia la coltura
-del gelso e l'allevamento dei bozzoli[6]; erano i tempi in cui, intorno
-al 1840, Leopoldo II si risolveva a intraprendere la bonifica della
-maremma, specialmente in considerazione di una grossa somma di denaro
-che dormiva nelle casse del tesoro, e che parve giusto di impiegare in
-qualche modo[7].
-
-Insomma nessuno aveva ancora gridato all'Italia la frase del Guizot,
-la parola della nuova alla vecchia Europa: _Enrichissez-vous_. Gli
-incantesimi spesso pericolosi con cui la borghesia degli affari è
-riescita a svegliare dal lungo sonno e a far prorompere di sottoterra
-le fontane della ricchezza, erano ancora ignoti o detestati. I grossi
-mercanti di prima del 1848, la prosperità delle cui case era spesso
-opera di molte generazioni, consideravano le cambiali un poco come i
-ponti che il diavolo delle leggende costruisce sopra gli abissi; che
-da lontano paiono solidi, ma quando il peccatore orgoglioso ci monta
-sopra, il ponte sparisce in niente e il peccatore precipita. Firmare
-una cambiale era per essi quasi un disonore. Eguale prudenza, e,
-diciamolo pure, prudenza onesta ben maggiore di quella che la nuova
-Italia ha mostrato, usavano i governi di allora nel trattar la moneta
-pubblica; in modo che essa non fu mai falsificata e adulterata da
-nessuno di quei disonesti artificii, che divennero dopo così comuni.
-La vecchia Italia usò sempre moneta d'argento e d'oro; e nel regno
-delle Due Sicilie le fedi di credito del Banco di Napoli, come allora
-si chiamavano i biglietti, valevano più dell'oro, come succede ora ai
-biglietti della banca imperiale germanica, ma come non è mai successo
-ai biglietti di banca della nuova Italia[8].
-
-Questo differente stato morale della vecchia Italia si manifesta
-mirabilmente nella corruzione amministrativa di allora, così diversa
-da quella presente. Gli alti funzionari di allora erano quasi tutti
-nobili e ricchi, che amministravano per onore e che per un senso di
-probità e fierezza gentilizio non rubavano, ma lasciavano invece per
-buon cuore rubacchiare i piccini, che non potevano fare gran danno e
-che così si ingegnavano a viver meglio; mentre nella amministrazione
-borghese successa dopo, più colta ma formata da una classe in cui erano
-stimolate tutte le ambizioni e tutte le cupidigie, i piccoli doverono
-rispettare i centesimini, ma i grandi rubarono i milioni.... In questo
-consiste tutta la filosofia della storia del Banco di Napoli. Sotto il
-governo borbonico i piccoli impiegatucci del Banco si ingegnavano per
-spillar qualche quattrino dai clienti rendendo quei piccoli servigi
-che un impiegato può rendere ai clienti di una grande amministrazione;
-spesso anche trascuravano il loro ufficio per altri lavori. Ma
-l'amministrazione del patrimonio, affidata a grandi personaggi, era
-così rigorosa, le regole per gli sconti così severe, e così osservate,
-che dal 1818 al 1861 sopra una media annua di 69 milioni di sconti e
-prestiti su pegno, le perdite furono in media di 65,000 lire l'anno[9].
-Dopo il 1860 gli uscieri e gli scribi poterono ingegnarsi meno; ma si
-ingegnarono troppo intorno al Banco altri amministratori, ben più avidi
-e malefici.
-
-È facile capire come questa corruzione spicciola contribuisse a
-conservare lo Stato, perchè giovava agli umili e non metteva a
-repentaglio la prosperità pubblica. Cotesta era una corruzione
-conservatrice; mentre quella che successe poi fu una corruzione
-rivoluzionaria, che generando la miseria di molti, mettendo in mezzo
-alla società lo scandalo di poche grandi fortune fatte col furto,
-dissestò la fortuna pubblica e turbò il senso morale del popolo e fu
-uno stimolo a desiderare forme più perfette di Stato.
-
-Se dunque anche la corruzione amministrativa contribuiva alla politica
-della stabilità eterna, che fu propria della vecchia Italia, la
-politica intellettuale le portò il compimento. Che la vecchia Italia
-fosse poco amica della istruzione popolare è notissimo, e lunghe
-dimostrazioni sarebbero inutili, se anche nella Toscana, che pure
-tra il 1830 e il 1848 fu il più civile degli Stati italiani, si
-trovavano dei borghi di 10,000 abitanti senza scuole[10]. Sennonchè
-questa politica intellettuale, fatta di semplice astensione, era
-possibile rispetto al popolino, che poteva restare illetterato e
-ignorantissimo; ma non rispetto alla classe media e all'aristocrazia,
-che qualche cosa dovevano pure studiare, per la necessità stessa
-della loro funzione sociale. Che cosa poteva dunque esser dato a
-studiare a costoro, tra il 1830 e il 1848, senza che gli studi fossero
-veicolo di idee empie, stimolo di ambizioni malsane? I vecchi governi
-avevano stabilito censure più o meno rigorose; ma tutti sanno che il
-contrabbando delle idee è il più facile di tutti. Perciò quei governi
-apprestarono un'altra difesa, più potente: l'istruzione classica, con
-carattere specialmente letterario. Nelle scuole frequentate dalla
-classe media e dalla aristocrazia (collegi, il maggior numero, e
-sempre con ecclesiastici per insegnanti) si insegnavano soprattutto
-il latino e l'italiano: si insegnavano bene, ma non si insegnava
-altra cosa. I nostri nonni imparavano davvero a leggere il latino e a
-scrivere l'italiano, l'italiano pretto dei classici, la pura lingua
-letteraria, la cui tradizione era conservata con molto zelo nelle
-scuole dei vecchi governi, anche di quelli stranieri, come l'austriaco.
-Fedeli in tutto alla tradizione, i vecchi governi erano in filologia
-puristi: cosicchè sino al 1848 tutte le scritture degli uomini colti
-furono scritte in pretto italiano, dalla requisitoria del poliziotto
-austriaco che voleva mandare sul patibolo il Confalonieri, ai libri
-dei medici, degli scienziati, degli eruditi. La rivoluzione nazionale
-imbarbarì poi la lingua in quel gergo bastardo in cui oggi si scrive
-ogni cosa: le leggi, i giornali, il maggior numero dei libri, e dal
-quale bisognerà trar fuori una nuova lingua letteraria, nostra e bella,
-viva e limpida, che non sia nè la lingua arcaica ora in uso in una
-certa letteratura, nè il miscuglio fangoso in cui si appesantisce il
-pensiero del maggior numero degli altri scrittori. Era quella dunque
-una coltura tutta letteraria, che insegnava a curare una forma la quale
-doveva restare vuota di ogni contenuto di idee vive e di cui il maggior
-numero degli uomini colti del tempo si accontentava; perchè gli uomini
-si appassionavano per le questioni sostanziali nei tempi di rapidi e
-molteplici mutamenti sociali, per le questioni formali nei tempi di
-universale osservanza delle tradizioni. D'altra parte l'educazione
-puramente letteraria, il culto della forma, il classicismo, cioè
-l'ammirazione delle opere antiche professata secondo certi canoni
-fissi, convengono interamente a una società che vive di tradizioni,
-perchè sono una scuola eccellente dello spirito di conservazione. Gli
-uomini hanno immaginato mille prigioni per serrarci dentro la infinita
-energia espansiva e sovvertitrice del pensiero umano; le carceri, la
-povertà, l'infamia, la morte; sempre invano però! perchè una sola è
-la prigione capace di contenere il pensiero: il carcere di formole
-irrigidite, la gabbia di parole che hanno perduto il loro significato,
-il sepolcro di antiche scritture ormai vuote di senso. Dal momento in
-cui le classi colte di un paese si danno a curare la propria lingua
-come una lingua morta e a lavarne continuamente il cadavere; quando
-esse prendono a considerare certi capolavori della loro arte antica
-come i tipi perfetti soli ed eterni della bellezza, che si devono
-ricopiare indefinitamente, senza tentar cose nuove che sono di per
-sè inferiori alle antiche, il loro spirito si chiude alle novità
-sostanziali, ripugna ai rivolgimenti ideali che precedono o almeno
-accompagnano i rivolgimenti sociali. Il Settembrini si meravigliava che
-il governo borbonico lasciasse il Puoti, il celebre purista di Napoli,
-insegnare a 300 giovani l'amore dei trecentisti, dimostrando ancora
-una volta la nobile ingenuità del suo animo e la abilità del governo
-borbonico; il quale sapeva che quei limatori di aggettivi, quei futuri
-puristi che sarebbero caduti in convulsioni a udire un francesismo,
-sarebbero stati quasi tutti buonissimi conservatori, salvo pochi così
-perversi che sarebbero usciti liberali anche dalla educazione del più
-fanatico prete. In un certo senso, i più formidabili baluardi della
-vecchia Italia contro l'avvenire erano allora l'Accademia della Crusca
-e la Rettorica di Aristotele; perchè gli studi letterari servirono
-fino al 1848 a cristallizzare le idee degli Italiani, come lo studio
-del Corano serve a cristallizzare quelle dei Turchi. Negli studi della
-letteratura classica si preparava il personale delle amministrazioni
-italiane di quei tempi, come adesso con lo studio del Corano si
-prepara la burocrazia turca; e così quel personale riesciva facilmente
-pieno di un fanatico spirito conservatore, che metteva in armonia
-l'amministrazione con il governo.
-
-Infine la vecchia Italia trovava le ultime seduzioni alla neghittosità
-sociale, nella universale pigrizia e gaiezza. La vecchia Italia era
-poco laboriosa e allegra; sapeva asciugar presto le lagrime e non
-conosceva quegli esaurimenti ereditari che hanno tanto incupito, dopo,
-il carattere italiano. I proprietari abbandonavano le terre ai fattori
-e ai coloni, non passavano in campagna che qualche mese di autunno, ma
-non per sorvegliare i contadini in un lavoro di cui essi del resto non
-sapevano nulla, ma per convitare gli amici e divertirsi; poi tornavano,
-alle prime nebbie invernali, in città, a oziare tra il caffè, la
-piazza, il salotto e il teatro. Un principio di rivolta contro questa
-neghittosità si nota qua e là tra il 1830 e il 1848; ma sono voci
-solitarie che ammoniscono un popolo di sordi. Nel 1845 si istituisce
-a Ravenna una società di agricoltura, di cui fu presidente il conte
-Pasolini; tra il 1840 e il 1848 si discusse molto in Toscana nella
-Accademia dei Georgofili, e il Salvagnoli rimproverò aspramente ai
-«possidenti di ogni classe» la loro «vita oziosa e improduttiva»[11];
-anzi il marchese Cosimo Ridolfi volle dare un esempio, ritirandosi
-sulle sue terre a istruire i contadini[12]. Proposito ed esempi
-singoli, che non trovavano imitatori, mentre la classe media —
-professionisti e impiegati — imitava l'ozio dei grandi, lavorando
-dolcemente, attendendo soprattutto al teatro, al giuoco del pallone o
-del biliardo. Il popolino degli artigiani applicava per conto suo un
-regime igienico di lavoro, senza intervento di ispettori governativi e
-di leggi sociali, ribellandosi a ogni disciplina rigorosa di lavoro,
-prolungando al lunedì le baldorie della domenica, osservando tutte
-le feste sacre e profane.... Innumerevoli erano del resto le feste
-di rito, quelle in cui i lavoranti riposavano, i mercanti chiudevano
-bottega, gli impiegati e gli scolari restavano a casa: tutti i momenti
-interveniva dal cielo qualche santo o santa a concedere per un giorno
-amnistia da quella pena del lavoro, a cui Dio condannò l'uomo nel
-paradiso terrestre. Forse solo la Turchia può oggi esser paragonata
-alla vecchia Italia, come società in cui le feste si seguano fitte,
-e in cui la vacanza sia una delle istituzioni cardinali dello Stato.
-L'ozio infine era tanto considerato come la condizione regolare della
-vita, che la vecchia Italia tollerava con indifferenza torme immense
-di mendicanti. L'elemosina era, nella vecchia Italia, una istituzione
-sociale organizzata da usi e leggi nelle case dei ricchi, nei conventi
-e nel governo, in grazia della quale prosperava un numerosissimo ceto
-di mendicanti. Nelle grandi città, nelle medie, nelle piccole, nelle
-grosse borgate di campagna vivevano torme di proletari oziosi, senza
-terra, senza arte, senza volontà di lavorare; vagabondi un poco per
-necessità, un poco per elezione; che si facevano nutrire e vestire dai
-ricchi, dai conventi e dal governo; che si aiutavano con furtarelli e
-professioni immonde, quali il lenocinio e la prostituzione[13]: torme
-superstiziose e violente che i governi accarezzavano e fustigavano, che
-a più riprese aizzarono sui novatori: vero semenzaio di criminali, che
-provvedeva il miglior personale alle bande di briganti, numerosissime e
-audacissime nelle campagne di quasi tutta Italia; e alle associazioni
-di malfattori, a volte, come la camorra, potentissime nelle città.
-Questa miseria oziosa, palude di abiezione che la nuova Italia, riescì
-in parte a prosciugare, non pareva ai vecchi governi dovesse esser
-curata, cercando di indurre quei vagabondi al lavoro; essi si credevano
-invece tenuti a sovvenir loro con le elemosine, a incoraggiarne cioè le
-inclinazioni all'ozio.
-
-Tempi bizzarri! Perfino le ferrovie, che proprio in quei tempi
-cominciarono a comparire in Italia, non furono, prima del 1848 e
-specialmente nel regno delle Due Sicilie, che un pretesto di elemosine
-al popolino. Pochi fatti possono far meglio capire la natura di quei
-vecchi governi e mostrare come da un paese all'altro si possa falsare
-il carattere di una istituzione, che l'amministrazione delle ferrovie
-borboniche prima del 1848, e il modo con cui esse furon ridotte a
-esser quasi una succursale dei conventi e un pretesto per distribuire
-zuppe al popolo. La prima linea di ferrovie, la Napoli-Torre Annunziata
-risale al 1840: da questo anno al 1848 si costruirono in Italia solo
-223 chilometri di ferrovie, di cui 113 nel regno delle Due Sicilie,
-45 in Lombardia e 65 in Toscana. La vecchia Italia diffidava delle
-ferrovie; Ferdinando II le considerava come funeste al popolino, cui
-avrebbero rincarato il vivere, promuovendo l'esportazione dei generi
-agrari; il governo pontificio resistè lungamente a ogni proposta di
-costruzione. I pochi chilometri costruiti nel regno delle Due Sicilie,
-erano come un giuocattolo per divertire il popolino: consistevano
-di poche linee nei dintorni di Napoli, di cui una, quella da Napoli
-a Caserta, congiungeva le due reggie e serviva soprattutto alla
-corte; le altre erano usate dal popolino specialmente per scampagnate
-domenicali. In conseguenza, l'amministrazione si era data cura di
-togliere dal divertimento le occasioni di scandalo: tutte le stazioni
-erano provviste di una cappella; per espressa volontà di Ferdinando
-II non si ammettevano tunnels, i _pertusi_, come egli diceva, perchè
-immorali; nelle terze classi i viaggiatori in _giacca e coppola_,
-quelli cioè che avevano il cappello e la giacca, godevano di un
-ribasso negato agli scamiciati, allo scopo di far viaggiare il popolino
-vestito decentemente. La stazione era una specie di fôro, dove il re,
-al partire o arrivando, dava udienza al popolo. Gli impiegati delle
-ferrovie erano tenuti in conto di sudditi fedelissimi; formavano una
-aristocrazia tra la plebe napoletana, distinta con un segno di favore
-speciale dalla Corte e dal Governo. Non i bisogni del servizio o la
-capacità, ma la protezione di persone potenti faceva ammettere tra quel
-personale; mancavano i ruoli dei funzionari; accanto agli ordinari
-si ammettevano indefinitamente i _soprannumeri_, accanto a questi
-gli _aspiranti al soprannumerato_. Il re li considerava come i suoi
-protetti e beniamini, ai cui capricci più fanciulleschi qualche volta,
-nei momenti di buonumore, amava piegarsi. Una volta i capisquadra
-della officina dei veicoli gli chiesero che concedesse a ogni squadra
-di costruire a piacere un vagone, perchè si impegnasse una gara di
-immaginazione e di abilità tra le varie squadre; avendo il re accolta
-la domanda e dato il denaro, questi operai si baloccarono per diversi
-anni a fabbricare vagoni di forme strane, di cui uno era ancor in
-uso dopo il 1860, tutto noce e ferri cesellati, con i propulsori che
-uscivano da gole di leoni. Così uno dei trovati più rivoluzionari del
-secolo diveniva per quei governi un balocco buono per trastullare il
-popolo[14].
-
- *
- * *
-
-Ecco adunque chiaro che la opera vera della rivoluzione italiana
-fu di convertire una società dove tutto era tradizionale, in una
-società dove tutto fu instabile e mutevolissimo. È stato perciò un
-grande errore credere che la rivoluzione cominciata nel 1848 e finita
-nel 1870 sia stata solamente una rivoluzione nazionale; mentre il
-suo vero merito, quanto essa conteneva di pericoli e di possibilità
-future di grandezza, fu piuttosto nell'essere stata una rivoluzione
-antinazionale, che snazionalizzò il carattere della società nostra
-da quello che era stato negli ultimi due secoli. La rivoluzione fu
-nazionale in parte, in quanto si adoperò a rovesciare la signoria
-austriaca; ma in quanto si adoperò contro gli altri governi essa fu
-rivoluzione antinazionale. I governi della vecchia Italia erano per
-certe parti assai cattivi, ma non si può negare che fossero prettamente
-italiani, che rappresentassero tradizioni sociali e una forma di
-governo tutta nostra, che cercassero di conservare incontaminate la
-lingua e la coltura italiana. Come abbiamo visto, faceva parte dei
-loro stessi disegni di conservazione sociale l'avversione contro le
-istituzioni, le idee e le invenzioni quasi tutte straniere, che formano
-la civiltà moderna. La gloria appunto della rivoluzione italiana fu di
-aver rotto in guerra contro la tradizione locale, di aver parteggiato
-per istituzioni, idee e costumi forestieri; per le diverse filosofie
-razionaliste contro i rammodernamenti della scolastica tradizionali
-nelle scuole delle vecchia Italia; per il romanticismo contro il
-classicismo; per le ferrovie, la grande industria e la vita a larghi
-consumi, contro il modesto sempre eguale e ozioso vivere della vecchia
-Italia. La società della vecchia Italia, pur essendo prettamente
-italiana, si era mummificata, aveva ridotta la sua esistenza a una
-eterna e vuota ripetizione; come avrebbe potuto l'Italia rinascere e
-rivivere, se quella vecchia società non cadeva? Aver cominciato questa
-opera necessaria di distruzione è stata la gloria dei rivoluzionari
-del 1848. Lo so: questa rivoluzione fu compiuta in modo ben doloroso e
-con terribili sprechi e turbamenti di tutte le cose; ma è meglio si sia
-fatta così che se non si fosse fatta. I popoli hanno bisogno, di tempo
-in tempo, di questi rivolgimenti di istituzioni, costumi ed idee che
-rinnuovano il loro carattere. Come la _merry England_ del secolo XVI è
-diventata la melanconica e puritana Inghilterra del XIX; come l'Italia
-del 500 non è più quella del 300, così l'Italia del secolo XX non dovrà
-esser più quella della prima metà del nostro secolo.
-
-La vecchia Italia, ignorante, allegra e pigra non è più; l'Italia vuol
-farsi più laboriosa, più colta, più seria; più consapevole dei fini
-supremi della vita. Purtroppo noi siamo ancora lontani dal profondo e
-soave riposo del rinnovamento compiuto; noi siamo esausti dal sostenere
-l'immensa fatica del rinnovamento in via di farsi dentro di noi. Chi
-riconoscerebbe più nell'Italia contemporanea l'Italia grassa e gaia
-e triviale, la pingue comare che sino al 1848 divertì con i suoi
-carnevali l'Europa? La pingue comare è diventata esile come una santa
-dedita a discipline estenuanti. La terribile fatica la ha consunta;
-le sue mani si sono fatte diafane; le sue guancie si sono infossate, i
-suoi occhi scintillan di febbre, il suo spirito esausto è tormentato di
-tempo in tempo da allucinazioni terribili; il suo corpo da piccole ma
-dolorose convulsioni periodiche. È la prova da cui essa potrà uscire
-a una condizione superiore di salute, se non si avvilirà sotto la
-sofferenza presente e se saprà espiare utilmente gli errori passati.
-
-
-
-
-IL BRIGANTAGGIO MERIDIONALE DURANTE IL REGIME BORBONICO
-
-CONFERENZA DI FRANCESCO S. NITTI.[15]
-
-
-L'anno scorso, in luglio, io ero a Strasburgo, nella solenne città dei
-Nibelunghi, sacra pur nella leggenda al dissidio e alla guerra.
-
-E, nella gentile ospitalità della famiglia di uno scienziato tedesco,
-si discuteva la sera della Germania e dell'Italia, dello stato sociale
-dei due paesi e di scienza e d'arte. Per quella strana curiosità che
-i paesi del sole svegliano sempre nelle genti del Nord, le fanciulle
-sopra tutto non mi chiedevano che del Mezzodì.
-
-— Che nome ha la terra in cui siete nato? — mi chiese di un tratto la
-vecchia padrona di casa, che nei suoi giovani anni (una giovinezza che
-cominciava già a declinare alla caduta del potere temporale dei papi)
-era stata nel Mezzogiorno d'Italia.
-
-— Sono di Napoli, — risposi.
-
-— Proprio di Napoli?
-
-— No, di una terra ancora più meridionale, della Basilicata. —
-
-La mia provincia, sopra tutto da quando ha il nome attuale, ha una
-storia di assai mediocre interesse per la civiltà. Mi accorsi che il
-nome riesciva nuovo e volli precisare.
-
-— È una terra — io dissi — molto grande, grande la terza parte del
-Belgio, grande più del Montenegro; non ha città fiorenti, nè industrie.
-La campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata da due mari
-e l'uno e l'altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le
-Puglie, i Principati e le Calabrie.
-
-I nomi di queste terre dovettero produrre una certa impressione; poichè
-la mia interlocutrice non mi fece quasi finire.
-
-— Il vostro, — mi disse — se è tra la Calabria e le Puglie, deve essere
-il paese dei briganti. —
-
-E allora fu dintorno un movimento di curiosità viva; come sono? li
-avete conosciuti? vestono ancora come nelle vecchie stampe? Le domande
-mi piovevano d'ogni parte; e la figliuola gentile del mio ospite, che
-così bionda e bella e solenne parea Elsa, insisteva più delle altre: —
-Raccontate, raccontate le storie del vostro paese. —
-
-Io rimasi come interdetto: che cosa dovevo dire? Vi era tanta ingenua
-e tanta simpatica curiosità, che non avevo ragione di offendermi.
-Protestai timidamente: dissi che i briganti sono oramai nella leggenda,
-come i cappelli a punta e i fucili a tromba. Credettero che io
-non avessi voluto dire per pregiudizio o per prudenza; e gli occhi
-continuarono a fissarmi con curiosità incredula.
-
-Io non prevedevo, o signore, o signori, che sarei venuto dopo meno di
-un anno, dinanzi a voi a parlare non dirò delle storie, ma di uno dei
-lati più interessanti della storia del mio paese.
-
-E questa volta posso parlarne senza rancore, senza vergogna; poichè a
-voi posso dire di più, e voi potete intender meglio.
-
-Noi ci conosciamo così poco in Italia, che di ciò che è la parte
-fondamentale della storia del nostro paese abbiamo nozioni e criteri
-spesso contrari alla realtà.
-
-Il brigantaggio meridionale, ancora per il maggior numero degli
-italiani è circondato di leggende e di misteri paurosi. Sarò molto
-fortunato se mi sarà dato esaminare senza prevenzioni un fenomeno che
-attende ancora il suo storico — e intorno a cui si sono accumulati gli
-errori più strani e le credenze più assurde.
-
-Ogni parte d'Italia, oserei dire ogni parte di Europa, ha avuto banditi
-e malviventi, che in periodi di guerra o di sventure hanno dominata
-la campagna e si son messi fuori della legge. Si può dire anzi che, in
-alcuni paesi dell'Europa centrale, il brigantaggio sia stato per secoli
-una vera istituzione: e i banditi della Germania, che i romantici hanno
-troppo spesso idealizzato, in brutalità e in ferocia hanno segnato
-pagine assai più sanguinose delle nostre.
-
-I masnadieri tedeschi, che l'individualismo romantico e il favore
-della leggenda circondarono di simpatia erano spesso veri malviventi;
-molti dei briganti meridionali, che ebbero nella loro condotta un lato
-cavalleresco, o per lo meno non furono rozzi delinquenti, non trovarono
-invece poeti o romanzieri che avessero saputo appropriarsi il lato
-ideale della leggenda. Nè gli storici e gli statisti penetrarono spesso
-le cause di tanto male.
-
-Ma vi è stato un paese in Europa in cui il brigantaggio è esistito si
-può dire sempre e non è finito se non ai giorni nostri; un paese dove
-il brigantaggio per molti secoli si può rassomigliare a un immenso
-fiume di sangue e di odî, cui sono affluiti tutti i rivoli del dolore,
-della ingiustizia, e della delinquenza; vi è stato un paese in cui per
-secoli una monarchia si è basata sul brigantaggio, che è diventato come
-un agente storico di grande importanza: questo paese è l'Italia del
-Mezzodì.
-
-Per quanto io sappia, anche le monarchie più potenti non sono riescite
-a estirpare del tutto il brigantaggio dal reame di Napoli. Tante volte
-distrutto, tante volte risorgeva; e risorgeva spesso più poderoso. Il
-sangue genera il sangue — e spesso più la repressione era feroce, più
-grande rinasceva il male. Come le cause non erano distrutte, nè si
-poteva, ogni repressione era vana.
-
-Così vediamo in tempi assai vicini a noi i briganti riunirsi in bande
-numerose, formare dei veri eserciti, entrare nelle città, spesso
-trionfalmente, imporre al Governo patti vergognosi; vediamo intere
-città distrutte dai briganti e questi spingersi non di rado fin sotto
-le mura della capitale.
-
-Ancora adesso percorrendo le terre ove più il malandrinaggio e il
-brigantaggio hanno celebrato i loro fasti, ci accorgiamo subito che
-non solo la leggenda è viva, ma che non sono morti i sentimenti che
-generarono il male. Per le plebi meridionali il brigante fu assai
-spesso il vendicatore e il benefattore: qualche volta fu la giustizia
-stessa. Le rivolte dei briganti, conscenti o inconscenti, nel maggior
-numero dei casi ebbero il carattere di vere e selvagge rivolte
-proletarie.
-
-Ciò spiega quello che ad altri e a me è accaduto tante volte di
-constatare; il popolo delle campagne meridionali non conosce assai
-spesso nemmeno i nomi dei fondatori dell'unità italiana, ma ricorda con
-ammirazione i nomi dell'abate Cesare e di Angelo Duca e dei loro più
-recenti imitatori.
-
-Non ho mai visto in mano a un contadino un libro popolare sull'unità
-italiana: ho visto spesso, insieme ai _Reali di Francia_, la rapsodia
-dell'abate Cesare e la _Bellissima istoria_ di Angiolillo, e tuttavia
-il dramma di Peppe Mastrilli appassiona ed esalta le menti.
-
-Ancora adesso, nelle lunghe sere d'inverno, nelle notti vegliate, nelle
-soste del lavoro, trasformate e ingigantite dalla leggenda si ripetono
-con compiacenza le storie dei briganti.
-
-È tutto questo un male? Io non vorrei dire e non saprei.
-
-Le cause che hanno prodotto per tanti secoli il brigantaggio non sono
-ancora del tutto rimosse — e il male è che esistano, non che esistendo
-operino e, scomparso il brigantaggio, producano effetti di altra
-natura, ma sempre egualmente dolorosi.
-
- *
- * *
-
-Si può dire che, durante tutto il vicereame spagnuolo e il regno dei
-Borboni il brigantaggio sia stato una delle parti più interessanti, se
-non la più interessante della storia meridionale.
-
-Era il più delle volte un vero malandrinaggio: contadini affamati,
-o perseguitati dalla così detta giustizia baronale, si riunivano in
-bande, sceglievano un capo più intelligente o più feroce, e si davano,
-come si diceva allora, alla campagna, per rubare e per uccidere. Se
-i capi erano il più delle volte persone nate a delinquere, i gregari,
-gli oscuri erano sofferenti, che avean torti da vendicare, o contadini
-ridotti a una vita quasi bestiale, e che desideravano, per qualche anno
-almeno, saziare la fame e vendicare le offese.
-
-E tutto incitava al brigantaggio. Ancora adesso in Basilicata o
-in Calabria, in Abbruzzo o nel Cilento, percorrendo la campagna
-tristissima, ove alcune croci sorgono a ricordare ai passanti antichi
-misfatti, la natura dei luoghi ci spiega in gran parte ciò che è
-accaduto.
-
-I paesi sono messi in alto sui monti, al riparo dalla malaria e dai
-malviventi. I torrenti non arginati, le boscaglie nane e piene di
-sterpi, la mancanza quasi assoluta di case non possono essere che
-condizioni predisponenti al male.
-
-Se pensate a ciò che è stata la feudalità nell'Italia meridionale,
-come vi si sia radicata per secoli, e come, mutate le forme, in qualche
-provincia duri tuttavia, vi spiegherete lo svolgersi e l'espandersi del
-brigantaggio. Ma nulla vi contribuì di più della immoralità profonda
-della dominazione spagnuola, durata per sì lungo volgere di tempo.
-
-I baroni prepotenti erano attorniati da tal gente ed esercitavano
-giustizia in tal modo, che dovevano eccitare alla rivolta anche gli
-spiriti più miti. Essere _inquisito_, cioè aver commesso dei reati,
-essere ciò che noi diremmo un criminale, era un requisito quasi
-indispensabile per essere ammesso al servizio di un barone. Mancava
-ogni fede pubblica e privata; le università che con grandi sforzi
-riescivano a riscattarsi erano rivendute dagli stessi sovrani che
-davano l'esempio della disonestà. In alcuni casi e non rari i baroni
-stessi partecipavano al brigantaggio e lo proteggevano, sia per misura
-di difesa, sia per desiderio di guadagno. Or le classi povere, che
-non avevano nessuna fede nella giustizia, che in alcuni luoghi doveano
-sostenere una lotta impari contro la perfidia della natura da una parte
-e i cattivi ordinamenti sociali dall'altra, non doveano nè poteano
-avere verso i banditi, cioè verso coloro che si mettevano in lotta
-aperta con la società, alcun sentimento di avversione.
-
-Come accade in tutti i periodi di violenza, in tutti i periodi di
-anarchia, gli elementi peggiori prevalevano e dominavano; in una
-società in cui la violenza e la ferocia eran mezzi di lotta, le nature
-più perverse s'imponevano. Così in epoca più vicina a noi fra Diavolo
-e Mammone, Parafante e Taccone, mostri di crudeltà prevalgono sugli
-altri; ma non tutti coloro che li seguivano erano crudeli e feroci allo
-stesso grado, nè tutti erano usciti dal consorzio civile per causa di
-misfatti e di violenze.
-
-Quando un contadino vedeva un suo pari mettersi contro le leggi e
-quindi non soffrire più la fame e salire qualche volta in potenza
-e trattare coi grandi della terra e averne onori, dovea ben sentire
-qualche invidia. Che importa il pericolo? Il pericolo ha anch'esso le
-sue attrattive, e un anno di vita vissuta bene, vale agli occhi delle
-nature più impazienti e più vive assai più di una lunga vita vissuta
-male.
-
-Durante la dominazione spagnuola, nel 1559, è stato possibile a un
-bandito famoso, a _Re Marcone_, andare realmente a prender possesso
-della città di Cotrone e battere le truppe regolari. Alla fine del
-secolo decimosesto Benedetto Mangone, Marco Sciarra e Battinello
-erano i veri arbitri di alcune province. E non poche volte si videro i
-briganti spingersi in gran numero fin sotto le mura di Napoli, bloccare
-la capitale e mettere in pericolo la sicurezza del governo.
-
-Anche prima i banditi erano stati molte volte una forza politica di cui
-i sovrani si erano serviti contro i baroni e i baroni contro i sovrani.
-Ma, durante la dominazione spagnuola, cioè per più di due secoli, non
-vi è stata guerra combattuta con le forze interne del Regno, in cui una
-delle parti nemiche non abbia adoperato i banditi.
-
-Province intere, per secoli, furono al di fuori di ogni legge, sotto
-la dominazione diretta o indiretta dei banditi, sotto la persecuzione
-di un ordine feudale, che era tanto più esigente in quanto i baroni
-solevano vivere in città.
-
-Il brigantaggio era una gran forza da usare negli estremi perigli:
-i Borboni che con Carlo III aveano cercato fiaccarlo se ne valsero
-più tardi per riconquistare il reame e per tenere a freno, per
-sessant'anni, le classi ricche o colte.
-
-La storia dei Borboni, dopo Carlo III, è anzi strettamente legata
-a quella del brigantaggio. Furono i briganti che a Ferdinando IV
-riconquistarono il reame nel 1799; furono essi che tentarono, durante
-la dominazione francese, di riconquistarlo una seconda volta e che
-più tardi furono adoperati, e non in una sola occasione, contro la
-borghesia aspirante a riforme politiche, o malcontenta.
-
-Per la prima volta forse nel mondo civile passando sopra ogni legge
-morale, i Borboni osarono scegliere come cooperatori i banditi più
-infami: alcune belve crudelissime ebbero grado di colonnello o di
-generale, titolo di marchese o di duca e laute pensioni, come se
-fossero vecchi e gloriosi generali; ebbero l'amicizia del sovrano e
-attestati di pubblica stima. È una non interrotta serie di fatti di
-tale natura, che va dai mostri della reazione del 1799 a Giosafat
-Talarico e ancora più tardi ai tentativi di reazione posteriori al
-1860.
-
-Io non credo che la lotta di classe sia base della vita sociale dei
-popoli; non credo che sia metodo di trasformazione; non credo che dal
-bandire e dal propagare questa lotta potrà uscire la pace.
-
-Ma se un governo si è mai basato sul dissidio delle classi, è stato
-il governo dei Borboni di Napoli. L'aristocrazia e la borghesia
-liberale, entrambe scontente, hanno avuto per un secolo sospesa sul
-capo la minaccia di rivolte proletarie a servizio della monarchia. Ne
-fu tutta colpa loro, ma delle circostanze storiche; poichè non bisogna
-mai dimenticare che i Borboni vennero a Napoli animati da spirito di
-riforme e che essi e i loro ministri, per sessanta anni almeno, non
-fecero che nimicarsi l'aristocrazia e il clero, poichè ne limitarono la
-potenza. La rivoluzione del 1799 appare appunto composta degli elementi
-più vari: ed erano in essa numerosi ecclesiastici e moltissimi nobili,
-che alla monarchia centralizzata preferivano qualsiasi altro regime.
-
-In Italia la feudalità non ha avuto forse mai salde radici; solo a
-Napoli e in Sicilia è stata potente, e le sue tradizioni sono tuttora
-vive. Trapiantata dai Normanni in tutto il suo vigore, ha trovato,
-per espandersi e per durare, tutte le condizioni favorevoli. La tenue
-densità della popolazione, una larga superficie malarica che impediva
-e impedisce la popolazione sparsa e l'accumula solo in alcuni luoghi,
-il debole sviluppo degli scambi determinavano l'esistenza e la potenza
-della feudalità.
-
-D'altra parte faceva riscontro una borghesia, nata non già dal traffico
-e dalla industria, ma da tre funzioni che la rendevano ugualmente
-odiosa al popolo: l'intermediarismo agrario, il piccolo commercio del
-danaro, le professioni liberali e sopra tutto l'avvocatura.
-
-L'intermediario della terra non era un coltivatore, ma aveva il più
-delle volte una funzione puramente parassitaria; agente del barone o
-del signore, che viveva in città, cercava di arricchire sui fitti brevi
-e più avea bisogno di vivere (non dirò di arricchire) più incrudiva
-sui coltivatori. Il piccolo commercio del danaro, che dava all'usura
-agricola forme forse non più viste altrove, dura tuttavia ed è stata
-origine assai frequente di arricchimento. Infine l'avvocatura, sempre
-disposta a dimostrare le ragioni del più forte, sempre difenditrice
-delle usurpazioni delle terre popolari, abilissima nei sotterfugi,
-toglieva alla classe intermedia ogni fiducia. Il Colletta chiamò
-l'avvocatura peste del reame di Napoli; e lo storico illustre delle
-finanze napoletane, Ludovico Bianchini, riconosce che per secoli
-essa in ogni occasione si mostrò sempre pronta a sostenere la cattiva
-disciplina di governo.
-
-Rappresentava e rappresenta forse tuttavia la parte più attiva,
-più intraprendente, più audace: ma era ed è senza dubbio causa di
-dissoluzione e di corruzione, rendendo più difficili i rapporti sociali
-e corrompendo in ogni guisa tutte le magistrature. Il parlamentarismo
-anzi, piuttosto che mitigare il male l'ha esacerbato, annullando ogni
-dignità della magistratura e creando il tipo infame dell'avvocato
-politico, che in passato non esisteva e non poteva esistere.
-
-Uno degli studi più interessanti sarebbe quello della distribuzione
-territoriale del brigantaggio. Senza dubbio le condizioni geografiche
-agivano sopra tutto; ma dopo di esse in prima linea le condizioni
-economiche.
-
-Le provincie che hanno più sofferto il brigantaggio sono state la
-Basilicata e il Principato Citra, nella parte sua più povera; vengono
-dopo alcune zone dell'Abbruzzo e della Calabria, nella parte ove il
-concentramento della proprietà era maggiore. Ma dovunque le ragioni
-sono identiche.
-
-Le cause predisponenti del brigantaggio erano numerose: alcune sono
-scomparse, qualcuna ancora permane.
-
-La prima, la vera, la grande causa era la miseria.
-
-Alla vigilia della rivoluzione francese, nel 1786, il reame di Napoli
-aveva appena 4,800,000 abitanti. Ora il reddito del reame, in un'epoca
-in cui le industrie erano scarse e pochi i commerci, era tenue: era un
-reddito quasi esclusivamente agrario, quale potea venire da un paese
-a cultura estensiva e in gran parte pastorale. L'intero reddito dei
-feudi era calcolato a oltre 4 milioni di ducati, esenti da tributi e
-i feudatari aveano innumerevoli diritti, l'uno più gravoso dell'altro
-per i cittadini. Di oltre 2000 comuni appena 384 erano demaniali, cioè
-dipendevano direttamente dal Re. Il numero dei famigli e dei dipendenti
-dei baroni, che applicavano i diritti feudali senza scrupoli, era
-eccessivo: eccessivo più ancora il numero delle pretese. Circa 10
-milioni di ducati prendevano sotto ogni titolo gli ecclesiastici, e il
-loro numero sommava a oltre centomila, cioè vi era un ecclesiastico
-per meno di ogni 50 abitanti. Popolazione enorme e improduttiva,
-non forse però più enorme di quello che sarà fra breve il numero dei
-professionisti usciti dalle università, dei diplomati delle scuole
-secondarie, spostati desiderosi di impieghi e quindi bisognosi di
-mutazioni.
-
-Quale poteva essere la vita del popolo? Una vita grama e stentata;
-una vita di miserie e più ancora di depressione morale. In alcuni
-feudi i baroni erano implacabili nel pretendere che il molino fosse
-un loro monopolio; e il pane si cuoceva sotto la cenere ed era negato
-ai contadini ciò che hanno anche le popolazioni più misere e meno
-progredite.
-
-«Il brigantaggio — conchiudeva tristamente l'on. Massari — diventa in
-tal guisa la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche
-e secolari ingiustizie.»
-
-Le genti dell'Italia meridionale, risultato delle mistioni di razze sì
-varie, hanno forse da tanti incroci, forse più ancora dalla rapidità
-loro nell'ideare, una vaga tendenza alla vita di avventure. Vi è, sopra
-tutto nelle genti di Basilicata e di Calabria un senso di misticismo
-inconscio, che invade l'anima popolare.
-
-Non è il misticismo gentile e delicato, che penetrò l'anima di
-Francesco d'Assisi: ma un misticismo rozzo e quasi selvaggio,
-com'è quello che dovè albergare nell'anima di Gioacchino di Fiore,
-_il calavrese abate Gioacchino_, che esercitò appunto il suo rude
-apostolato nei monti di Basilicata e di Calabria.
-
-In quelle aspre regioni ogni paese, ogni zona, ha il santuario lontano,
-in cima ai monti; chiese perdute tra i boschi, o costruite su antiche
-caverne, abitate da pellegrini o da santi. Si va ai santuari, dopo aver
-digiunato, pregando per via, qualche volta con i fiori in cima alle
-canne, gli umili fiori dei campi e dei boschi: molto spesso si va a
-piedi nudi, salmodiando e orando. Lunghi cortei di uomini e di donne
-salgono le erte faticose fino ai luoghi da cui si spazia l'orizzonte
-lontano. Nei lunghi pellegrinaggi il misticismo si trasforma; diventa
-qualche volta desiderio di avventure. Il pellegrino è ora più che non
-si pensi il precursore dell'emigrante; in altri tempi era il precursore
-del brigante. Nulla di più naturale che, nelle lunghe notti vegliate,
-nelle lunghe vigilie, nell'incontrarsi con genti nuove, sorga un
-bisogno di andar lontano e di espandersi. La terra maligna, che dà
-la febbre e uccide, discaccia. La razza sabellica ama l'intrapresa e
-l'ignoto; la Basilicata, che non ha la quarta parte della popolazione
-di Toscana, manda fuori di Europa assai più del doppio di emigranti
-all'anno. Senza dubbio la causa più profonda e più generale è la
-miseria; ma io non oserei dire che non vi sia in molti casi un bisogno
-di tentare e di cercare.
-
-Ricordo, come se fosse ora, un vecchio contadino del mio paese tutto
-bianco, ma diritto tuttavia come un abete delle montagne. Andava al
-Brasile: non possedeva che cinque lire e il biglietto d'imbarco; non
-sapeva leggere, non avea nessuna nozione dei paesi dove si recava.
-Sapeva solo che altri della sua terra vi era stato. Gli chiesi da
-qual parte fosse il Brasile: mi rispose solo che era lontano, assai
-lontano che non si potea misurare quanta fosse la lontananza. E mi
-accennò con la mano in aria, come per indicare qualche cosa di strano
-e di indeterminabile. Quando gli domandai che cosa avrebbe fatto: —
-E chi lo sa? — mi rispose con la profonda filosofia meridionale, così
-piena di fatalismo e di tristezza; e non volle dire niente più. Avrebbe
-lavorato, avrebbe goduta quella che gli pareva la grande ricchezza,
-cioè mangiare fino alla sazietà, come a Natale, come a Pasqua; sarebbe
-morto forse.
-
-Le anime inquiete non potendo far meglio ora emigrano; allora l'unica
-professione possibile per chi non volea rassegnarsi a una vita bestiale
-era il brigantaggio.
-
-Così si spiega che tra i briganti noi troviamo alcune figure di veri
-idealisti, alcune anime pur nella loro rozzezza, e qualche volta nella
-loro crudeltà, desiderose di giustizia e amorose del bene.
-
-Ciò che qualche volta sorprende nell'Italia meridionale è vedere
-nei contadini più rozzi alcune finezze di sentimento e qualche volta
-anche fisicamente alcune figure le quali fanno pensare a razze nobili
-decadute. In un paese, che è stato teatro di tutte le guerre, in un
-paese che è stato per molti secoli la porta del Levante e in cui è
-stata contesa la signoria del mare, mutamenti frequentissimi hanno
-assai volte cambiata la condizione degli individui: sì che le nobili
-stirpi sono precipitate più in basso. Non è raro vedere nei tratti di
-un contadino qualche cosa che rivela un'antica grandezza, o l'abitudine
-di una vita non servile e non povera.
-
-I patologi dicono che la malaria sia causa predisponente dell'isterismo
-e delle malattie nervose: certo traversando le zone malariche (sopra
-tutto dove la malaria è meno grave e non prostra addirittura gli
-individui) si notano subito le tendenze fantastiche degli abitanti, la
-loro tendenza verso l'ignoto, il bisogno della vita di avventura.
-
-Adesso si emigra; quando l'emigrazione non v'era, il desiderio
-dell'ignoto produceva conseguenze ben diverse.
-
-Altra causa che agevolava grandemente il brigantaggio era la mancanza
-di strade. La popolazione, agglomerata in alcune province, quasi non
-avea strade. Per molte miglia si percorreva una campagna in cui non
-eran che sentieri mal sicuri e i trasporti per necessità eran lenti e
-difficili.
-
-La Basilicata, centro principale del brigantaggio, ai tempi di Carlo
-III non avea quasi alcuna strada rotabile. La strada delle Calabrie
-giungeva fino a Persano; nel 1792 era estesa fino a Lagonegro e solo
-nel 1795 giungeva a Muro e nel 1797 ad Atella.
-
-Ancora nel 1863, quando fu fatta l'inchiesta parlamentare sul
-brigantaggio, sui 124 comuni della Basilicata 91 erano senza strade;
-sui 108 della provincia di Catanzaro 92; sui 75 della provincia di
-Teramo 60. Dei 1848 comuni del Napoletano 1321 mancavano di strade.
-
-Or tutto ciò era necessariamente a profitto del brigantaggio;
-internandosi nelle boscaglie, facendo periodiche comparse al piano, i
-banditi resistevano facilmente alle persecuzioni più audaci.
-
-Alcuni dei banditi facevan fortuna, e qualche volta ottenevan la grazia
-e si ritiravano a vivere tranquillamente; ma nel grandissimo numero
-perivano uccisi o traditi, o erano imprigionati.
-
-Qualche volta i signori del paese, per timidità, o per desiderio di
-guadagno, proteggevano i briganti; il più delle volte davano nelle
-loro _masserie_, nelle case di campagna asilo e rifugio. Ai tempi
-di Carlo III anche i conventi erano asilo securo; e Carlo dovè molti
-abolirne per questa ragione che eran covo di malviventi. Nei piccoli
-paesi le lotte eran frequenti, eran frequenti le lotte tra un paese e
-l'altro: dove i comuni eran più divisi e quindi più aspre e più inique
-le persecuzioni della parte perditrice, maggiori eran le cause che
-determinavano gli individui meno tolleranti a darsi alla campagna,
-come si diceva allora. La vendetta era una necessità e un dovere, e le
-vendette eran lunghe e terribili.
-
-Oh! la tristezza di una borgata meridionale, perduta nelle gole di
-Basilicata o nelle asperità della Sila, una borgata, senza luce di
-pensiero, senza blandizie dell'arte, senza la suprema poesia della
-lotta in comune.
-
-Anche nell'Italia centrale le lotte erano terribili nei piccoli
-centri come nei grandi: _e quei che un muro ed una fossa serra_ si
-tormentavano e si dilaniavano fra loro quando non dovean lottare
-contro i vicini. Ma la relativa prosperità e la mitezza del clima
-e la salubrità dei campi davano alla lotta un carattere più umano;
-permettevano lo sviluppo delle forme libere dei comuni; determinavano
-il bisogno dell'arte, davano carattere di epica grandezza anche alle
-lotte delle fazioni della stessa città.
-
-Ma la vita in un piccolo centro campestre dell'Italia meridionale
-nell'interno della Basilicata o delle Calabrie! ma la vita in un
-casolare dell'Appennino! ma la vita in un grosso borgo pugliese! La
-malaria da una parte e i cattivi ordinamenti dall'altra inducevano
-gli abitanti a vivere uniti; in una unione necessaria e forse per
-questo più ingrata. Le case si aggruppavano miseramente fra loro,
-e non v'erano, d'ordinario, che il castello del barone, la chiesa
-e il convento che avessero un'aria meno misera. Impedite quasi le
-comunicazioni o limitate ai paesi vicini, la vita trascorreva sempre
-allo stesso modo; quando non era turbata da cataclismi violenti, come
-le guerre. Assoluto il potere del feudatario e peggiore di esso quello
-di coloro che lo rappresentavano, non era possibile al popolo nessuna
-salute fuori della rivolta individuale. La religione, quando non era
-una superstizione, avea il carattere dei luoghi: una religione dura e
-paurosa, quasi crudele, mitigata solo dall'intervento del protettore —
-un santo, per lo più patrono di un male grave e pronto più a punire che
-ad amare, più a vendicare che a perdonare.
-
-La violenza sessuale delle genti del Sud faceva il resto, e contribuiva
-non poco a inasprire i rapporti. Si può dire che fra dieci persone che
-si davano al brigantaggio tre o quattro almeno ricorrevano a un così
-estremo passo solo per vendicare la violenza patita da una moglie, da
-una figliuola o da una sorella.
-
-Per spiegarsi alcune cose bisogna intendere quale violenza abbia
-l'istinto carnale nelle genti del Sud. Per i contadini specialmente è
-spesso l'unica forma in cui riescano a concepire l'ideale e ad avere
-una ebrietà dello spirito. Così come il desiderio è violento, l'istinto
-della proprietà è completo.
-
-La donna infedele — sopra tutto se cede a una violenza — altrove non è
-causa di disprezzo per il marito o per il padre. Fra i contadini del
-Mezzogiorno vi è invece una parola che riunisce tutti gli insulti,
-una parola che è pronunziata spessissimo, e che nella crudeltà sua è
-peggiore della morte, ed è il nome che è dato al marito ingannato o
-vittima. Che un uomo sia ladro, omicida o perverso e che tutte queste
-cose gli siano rimproverate egli soffrirà sempre meno che sentendosi
-insultare per colpa o per sventura della moglie.
-
-Ho letto molte storie di briganti, ne ho sentite raccontare moltissime;
-ho vissuto nei luoghi dove più vivi sono i ricordi; dovunque ho visto
-le stesse cause agire allo stesso modo.
-
-Nei piccoli centri il potere del feudatario o del borghese, del
-funzionario o del padrone era usato non di rado per attirare le donne
-dei contadini: quando non cedevano volontariamente erano persecuzioni
-lunghissime ai mariti, ai fratelli, ai padri. Era il disonore sotto
-altra forma; era la miseria; era la sopraffazione quotidiana.
-
-Come resistere in una lotta così impari? Le nature deboli si avvilivano
-e tolleravano; ma gli uomini risoluti si davano alla campagna, si
-facevano briganti; si ribellavano insomma nella sola forma che era loro
-possibile.
-
-La suprema gioia di uccidere dopo aver sofferto l'oltraggio supremo;
-la suprema gioia di vendicare e di vendicarsi dopo aver tanto penato,
-tentavano anche le nature meno cattive. La religione avea indulgenze
-per i forti; e ne aveano più ancora i funzionari dello Stato.
-
-Il brigantaggio diventava un mezzo di salvezza e un mezzo di
-riabilitazione. Al marito oltraggiato, all'uomo perseguitato rendeva
-quasi sempre la stima del pubblico, qualche volta la tranquillità dello
-spirito, la gioia di vivere.
-
-Le persone _out laws_ hanno avuta sempre una certa attrazione: maggiore
-essa dovea essere in una società, in cui le leggi erano pessime.
-
-Il contadino che, dopo aver sofferto tutte le persecuzioni, si dava
-alla campagna, prendeva qualche volta la sua rivincita nel modo più
-assoluto: la donna che lo aveva rifiutato si dava spesso a lui, per
-paura, o per amore, poichè sulle anime rozze la vita del brigante
-esercitava una attrazione: coloro che lo aveano perseguitato o
-cercavano riparo nella fuga, o si umiliavano venendo a patti; e quasi
-sempre vedeva il suo prestigio rialzarsi. Poteva essere odiato, non mai
-disprezzato — e in questa differenza è la causa non ultima del fàscino
-che la campagna immensa esercitava sulle anime insofferenti.
-
-Quasi tutto questo non fosse bastato, incitava al brigantaggio, come si
-è detto, l'opera dei governi. Nei periodi in cui ne aveano bisogno per
-sedare interne lotte, i governi ricorrevano ai briganti. E si videro i
-maggiori fra questi diventare ricchi e potenti, occupare alti gradi e
-imporsi agli uomini onesti; si videro mostri di crudeltà, come Mammone
-e Fra Diavolo premiati dal re e trattati come amici.
-
-Il vicereame spagnuolo avea fatto lo stesso; ma nessuno avea mai
-osato ciò che fece Ferdinando IV e ciò che fecero dopo di lui i suoi
-discendenti.
-
-Nell'Italia meridionale esisteva ed esiste tuttavia un vero
-proletariato agricolo; vi sono in ogni provincia molte migliaia di
-persone che non possiedono che la loro forza di lavoro. I _cafoni_ di
-Basilicata e di Calabria: i _terrazzani_ di Capitanata sono le forme
-tipiche di classi la cui miseria e la cui incertezza del vivere sono
-spesso a un livello che non potrebbe essere più basso.
-
-Non avendo altra industria che la terra, queste masse, che per giunta
-hanno assistito per un secolo alla usurpazione delle terre pubbliche,
-che vi assistono tuttavia, non amano le classi medie. Non amavano
-nemmeno l'aristocrazia; ma essa aveva almeno il prestigio del nome e
-della tradizione.
-
-Quando venne l'onor. Castagnola insieme alla Commissione d'inchiesta
-sul brigantaggio giù nell'Italia meridionale, fu vivamente sorpreso di
-quest'odio che esisteva tra possidenti e salariati, fra _galantuomini_
-e _cafoni_, come si dice da noi, all'indomani stesso della rivoluzione
-liberale del 1860.
-
-Prima del 1860 quasi nessun contadino sapea leggere; un certo numero di
-possidenti delle campagne ignorava persino le prime e più elementari
-nozioni. Superstiziosissime, per razza e per natura avventurose,
-abituate per secoli a vedere il più forte opprimere il più debole,
-le masse consideravano il brigante come il vindice dei torti che la
-società loro infliggeva.
-
-Ora i Borboni di Napoli, la cui colpa suprema fu non già la crudeltà,
-come si ripete a torto, ma la paura, che nei regnanti è madre della
-crudeltà, ed è peggiore di essa, non concepivano nemmeno che il popolo
-potesse essere altra cosa fuori di quello che era. Molti provvedimenti
-vollero per migliorarne le condizioni, nessuno per educarlo. Sentivano
-che la loro fortuna era appunto nel disporre di una forza cieca da
-scatenare contro le classi medie, tutte le volte che esse si mostravano
-desiderose di ordinamenti nuovi.
-
-Non solamente durante il 1799, ma durante la monarchia francese, ma
-nel 1820, ma nel 1848, ma nel 1860, i Borboni ebbero il brigantaggio
-come suprema difesa. Il brigantaggio era il modo di sfogare tutte le
-vendette.
-
-Era un'onda cui non si resisteva: secondata dai preti, fatta servire
-alle passioni locali, inasprita da tutte le sofferenze, quest'onda
-irrompeva terribile e devastatrice.
-
-Passato il pericolo, restaurate le sue basi, la monarchia premiava i
-più fortunati, i capi delle insurrezioni e perseguitava e sterminava
-gli altri; tranne a ricominciare ove ne fosse il bisogno.
-
-Così nella storia del brigantaggio, noi troviamo due forme distinte:
-i briganti comuni erano o delinquenti desiderosi di far fortuna e di
-sfogare i loro istinti, o poverissimi uomini spinti dalla fame e dalle
-ingiustizie a mettersi contro la società.
-
-Oltre di questo vi è stato un vero brigantaggio politico, che riunendo
-gli elementi che già v'erano, e rivolgendosi alle masse e svegliando
-istinti rivoluzionari, è stato sostegno della monarchia e da essa a
-volta a volta creato e distrutto.
-
- *
- * *
-
-Quando si parla di briganti si pensa subito a tutte le leggende che noi
-abbiamo sentito ripetere: si pensa al trombone, al cappello a punta, ai
-delitti terribili e alle grassazioni più spaventevoli.
-
-Il brigante invece non era che un rivoltato: e fra i rivoltati vi
-erano, come vi sono oggi, i sofferenti, gli idealisti e i perversi.
-Bakounine ha detto che il brigante meridionale rappresenta il tipo del
-perfetto anarchico. Se essere anarchico vuol dire soltanto mettersi
-contro la società, apertamente, violentemente, i briganti erano
-anarchici.
-
-Quando si pensi alle descrizioni terribili che abbiamo lette o udite,
-pare strano che anche i più feroci di essi erano religiosissimi. I
-ladroni che seguivano il cardinal Ruffo, prima di mettere a sacco e
-fuoco le città, di commettere ogni più terribile strage, ascoltavano la
-messa. La vita di avventure va sempre unita a un fondo di misticismo:
-ciascun brigante portava sul petto le sacre immagini, faceva doni alle
-chiese e non mancava di recitare il rosario. Era una religione rozza
-e primitiva credente in un Dio terribile, che qualche volta i banditi
-invocavano perchè le loro operazioni riescissero.
-
-Così tra i briganti troviamo i tipi più diversi, come le nature più
-varie: accanto ai ladri e agli assassini, che costituivano il fondo del
-malandrinaggio, uomini desiderosi di più umano vivere e qualche volta
-perfino amanti di giustizia. Una giustizia rozza, quale poteva apparire
-alla mente di uomini incolti e superstiziosi.
-
-Il tipo più singolare, più interessante, direi quasi più leggendario
-del brigantaggio meridionale è stato Angiolo Duca, conosciuto dal
-popolo sotto il nome di _Angiolillo_.
-
-Ancora qualche anno fa la storia si cantava sul molo di Napoli e
-interessava e commoveva non meno di quella di Rinaldo di Montalbano.
-Ciccio Zuccarino, che vende e tradisce _Angiolillo_, apparisce più
-esecrabile di Gano di Maganza, il _Maganzese_, orrore del popolo
-napoletano. I briganti che la letteratura tedesca ha vagheggiato, e
-Karl Moor dei _Raüber_ di Schiller trovano il loro riflesso in Angelo
-Duca, che fu filantropo anche nelle sue avventure brigantesche.
-
-Contadino della terra di San Gregorio, Angelo Duca divenne bandito per
-sfuggire all'ira di un barone, che volea vendicare un servo, cui Angelo
-in rissa avea ucciso un cavallo. Vagò da prima con altri banditi: poi
-formò una banda propria. Non ebbe mai grandissimo numero di compagni,
-come già altri famosi prima di lui e quasi tutti erano delle terre di
-Basilicata e di Salerno. Angelo un po' per abilità sua, un po' per la
-disorganizzazione della giustizia in quel tempo, fu per parecchi mesi
-padrone di larga zona e operò con buon successo non solo nel nord di
-Basilicata, che fu il teatro delle sue gesta, ma nelle provincie di
-Avellino e di Salerno e si spinse fino in Capitanata.
-
-Non uccideva se non coloro che lo perseguitavano; non assaliva mai i
-viandanti, nè ricorreva mai ai soliti espedienti di rubare di notte.
-Preferiva chiedere apertamente ciò che gli era necessario: e tutti
-davano per timore o per calcolo. Quando fermava sulle vie maestre i
-ricchi viandanti divideva amabilmente, da uomo educato. E il danaro che
-prendeva, solo in parte dava ai compagni suoi: il resto lo distribuiva
-ai poveri, impiegava a scopi di bene, sopra tutto a dotare le zitelle.
-
-Ogni brigante che volea durare a lungo dovea essere o mostrarsi
-filantropo: ma _Angiolillo_ era sinceramente pietoso.
-
-Un secolo prima di Angelo Duca anche il terribile abate Cesare usava
-fare opere di pietà e dotava le fanciulle povere; e Peppe Mastrillo
-— il brigante più leggendario — secondo un suo biografo consigliava
-ai compagni di far la carità ai poveri e di difendere l'onore delle
-zitelle.
-
-Ma nessuno dei briganti nè prima, nè dopo ha avuto la filantropia larga
-e disinteressata di Angelo Duca.
-
-Quando entrava in un paese, e ciò gli accadeva di frequente, andava
-subito dai più ricchi, si faceva dare il danaro che possedevano e lo
-distribuiva ai poveri. Così fece a Calitri dove il più ricco era il
-parroco.
-
-Non amava che i ricchi godessero e i poveri soffrissero. Ad Ascoli in
-casa di un ricco signore si faceva festa: egli vi andò, ma volle che
-una parte dei cibi e molto danaro fossero distribuiti ai contadini,
-
- Con dir se festa fa la signoria,
- Anche alla povertà festa si dia.
-
-Questi versi sono dei suoi biografi, che ne hanno raccontato in ottava
-rima le gesta; come in versi (o strazio della rima!) è la _Bellissima
-istoria_ che si cantava sino a pochi anni fa.
-
-Non amava gli usurai e con essi era qualche volta crudele. Una volta
-incontrò un pover uomo che era menato in prigione, perchè non avea
-pagato l'usuraio. La moglie l'accompagnava piangendo e singhiozzando.
-_Angiolillo_ liberò l'arrestato; si recò subito al paese dell'usuraio,
-entrò nella casa di questi e lo atterrì dicendogli che l'usuraio è
-peggiore del brigante. Il poeta gli mette in bocca le seguenti parole:
-
- Il ladro ruba ed ha grande timore
- . . . . . . . . . . . . .
- Ma l'usuraio ruba francamente
- E rende afflitta e misera la gente.
-
-È inutile aggiungere che si fece dare dall'usuraio tutti i danari,
-tutti i registri e tutte le obbligazioni. Distribuì i primi ai poveri
-e bruciò il resto.
-
-Sopra tutto non amava l'economia politica, poichè fissava i prezzi
-a piacere. In un anno in cui in Puglia era grande carestia di grano,
-Angelo seppe che un barone avea fatto grande incetta di frumento e avea
-venduto sulla piazza di Genova 12 mila tomoli di grano a 37 carlini
-il tomolo. Angiolillo non esitò un momento solo: andò dal barone e con
-bel garbo si fece dare le chiavi dei depositi, dicendo che voleva egli
-stesso occuparsi della vendita. Poi, secondo il poeta, fece dare il
-bando....
-
- .... a chi necessita lo grano,
- Angelo vende a quindici carlini
-
-cioè ad assai meno della metà. Il grano fu venduto in pochi giorni, e,
-cosa abbastanza singolare, Angelo restituì fedelmente il ricavato della
-vendita al barone.
-
-Non amava confondersi con i delinquenti comuni, e quando poteva
-arrestare i peggiori di essi lo faceva assai volentieri, e si occupava
-perfino di consegnarli ai giudici.
-
-Religiosissimo e accolto a braccia aperte, come un amico, dai frati
-in tutti i conventi della regione, avea una strana propensione a
-svaligiare i vescovi e i ricchi prelati; anzi si può dire che la sua
-opera fu principalmente diretta contro di essi. Ma nemmeno in tali casi
-amava essere scortese. Un vescovo avea 1000 zecchini; glie ne prese
-500, dicendogli con profondo rispetto: — 500 vi bastano per il vostro
-viaggio. — Un'altra volta incontrò un abate benedettino, che ne avea
-2500: glie ne prese metà e di questa fece due parti: una per sè e per
-i suoi compagni; dell'altra si servì, al solito, per dotar zitelle.
-
-Questo desiderio di proteggere l'onore delle fanciulle non può essere
-compreso da chi non abbia un concetto della prepotenza baronale e più
-ancora di quella della ricca borghesia, che abusava delle fanciulle nel
-modo più indegno che si possa immaginare.
-
-_Angiolillo_ insegnava la morale non solo ai signori, ma anche ai preti
-e ai vescovi.
-
-Gli accadde che, andando pei boschi, s'incontrò in un prete che
-bestemmiava come un turco. Erano strani tempi, in cui i preti
-bestemmiavano e i briganti insegnavano la morale.
-
- Voi facendo sì trista funzione
- Padre mi fate ancor scandalizzare,
-
-gli disse _Angiolillo_; poi un po' col tu, un po' col voi, com'è
-abitudine dei meridionali, aggiunse:
-
- Quietatevi, ti prego in cortesia,
- E dimmi ancora la ragion qual sia.
-
-Il prete raccontò tutto. Vacava una buona parrocchia: e il vescovo
-simoniaco l'avea destinata non a lui che ne avea diritto ma a un prete
-ricco e immeritevole, che avea pagato una grossa somma. _Angiolillo_
-andò subito dal vescovo, gli s'inchinò, gli baciò la mano e
-
- Dopo questo si misero a parlare
- Sul punto del dovere e dell'onore.
-
-Il vescovo non seppe negar nulla a tanto intercessore, e la parrocchia
-fu data a chi ne avea diritto. La giustizia però non era completa:
-_Angiolillo_ si recò dal prete corruttore e si fece dare 250 ducati, in
-punizione di aver cercato di corrompere un vescovo, e, come al solito
-
- Tutto il contante che il prete ha portato
- Il fuoruscito ai poveri ha donato.
-
-Circondato dalla simpatia delle masse Angelo Duca avea tale potenza,
-che entrava da trionfatore in città di sei o settemila abitanti.
-
-Il popolo lo considerava come un eroe e lo credeva invulnerabile.
-
-Perseguitato aspramente e tradito da un compagno, fu arrestato nel
-monastero di Muro Lucano e nel 1784 impiccato in Salerno, per semplice
-ordine del re, senza nemmeno la parvenza di un processo. Fu forse
-l'ultima condanna pronunziata a Napoli _per biglietto_, senza nessuna
-procedura; e il fatto parve mostruoso anche alla Curia, che di questo
-scandalo parlò a lungo.
-
-Nè prima, nè dopo di lui vi fu alcuno che, anche lontanamente, si
-potesse paragonare ad Angelo Duca. Vi furono tra i banditi molte anime
-desiderose di giustizia, o almeno di vivere più umano; vi furono
-individui che in non poche occasioni diedero prova di spirito di
-sacrifizio e di devozione. Ma erano nature rozze, e la loro primitiva
-morale non permetteva mai di elevarsi fuori dell'ambiente di miserie e
-di odî in cui vivevano.
-
- *
- * *
-
-Ma il vero brigantaggio politico non comincia che nel 1799. Fuggiti in
-quell'anno i sovrani in Sicilia e proclamata la repubblica, questa non
-avea nè potea avere salde radici nel popolo. Messa su dai francesi,
-raccoglieva intorno a sè gli spiriti più eletti e insieme gran numero
-di scontenti dell'aristocrazia del reame. Nondimeno si sorreggeva, e,
-nonostante Nelson, la lotta da parte della squadra britannica sarebbe
-durata se un uomo audace e intraprendente non avesse concepito il
-pensiero arditissimo di conquistare il regno al Sovrano, eccitando le
-passioni popolari e scatenando il brigantaggio.
-
-Il cardinale Fabrizio Ruffo, il cui nome è rimasto tristamente famoso,
-ma che fu migliore della sua riputazione e sopra tutto fu più onesto
-dei suoi sovrani, concepì l'idea audace di riconquistare il reame,
-mettendo in rivolta le classi proletarie. Principe della Chiesa
-e feudatario, pieno di debiti e di audacia, senza scrupoli e pure
-non perverso, egli avea un piano assai semplice ed ardito. Partendo
-dalla punta estrema della Calabria e descrivendo un grande arco di
-cerchio traverso la Basilicata, le Puglie e i Principati si proponeva
-di giungere a Napoli, dopo aver percorso le zone principali del
-brigantaggio. Riunendo dintorno a sè i banditi — come si diceva allora
-che la parola brigante non era ancora penetrata — riunendo i miserabili
-e gli scontenti, sapeva di arrivare a Napoli seguìto da turba infinita
-e feroce, e contava di poter facilmente distruggere la mal difesa
-repubblica.
-
-In una lettera da Monteleone al ministro Acton, il Cardinale spiega
-chiaramente i mezzi di cui volea valersi; contava sopra tutto di andare
-avanti «nutrendo sempre la gelosia fra il popolo e il ceto medio.» Le
-classi colte erano desiderose di nuovi ordinamenti: bastava atterrirle
-svegliando l'odio popolare contro i possidenti. «Spero — scriveva in
-un'altra lettera, partecipante la presa di Cosenza — che il popolo
-basso abbia saccheggiato insieme con gli aggressori, e così _mantenga
-a freno i nobili e i paglietti_,» cioè l'aristocrazia scontenta e la
-borghesia.
-
-Il Cardinale era seguìto da malfattori venuti d'ogni parte e da
-banditi famosi, cui si prometteva ogni sorta di premio e da turbe
-desiderose di saccheggio, le quali assai facilmente propendevano a
-dichiarar giacobino chiunque possedesse. A Napoli il sinistro canto dei
-sanfedisti diceva:
-
- Chi tene grane e vine
- Ha da esse giaccubine.
-
-Chi possiede è giacobino.
-
-Nelle Provincie si pensava presso a poco allo stesso modo.
-
-Quando il Cardinale giunse a Napoli, seguìto dalle sue turbe
-brigantesche, dopo aver traversato sì larga parte del reame, scrisse
-sinceramente in una sua lettera che si era accorto che il popolo
-trasformava ogni possidente in giacobino: «è la rapina — egli scriveva
-— che produce i proprietari giacobini.»
-
-Il piano di Ruffo era il solo che potesse riescire e riescì; dire ai
-contadini: rubate le case dei ricchi, saccheggiate, dividetevi le terre
-era valersi di interessi e di sentimenti veri.
-
-Uno storico austriaco, apologista del cardinal Ruffo, il barone von
-Helfert, dice che il Cardinale, per una così difficile impresa, non
-potea scegliere i suoi compagni. E certo non gli scelse! Ruffo avea
-seco, condottieri del suo strano esercito, briganti famosi come
-Panedigrano, Pansanera, Sciarpa, Mazza, de Castro e tanti altri famosi
-negli annali del delitto.
-
-E mentre il Cardinale operava da un lato, Pronio e Rodio, due
-avventurieri, operavano in Abbruzzo, Mammone e fra Diavolo in Terra di
-Lavoro: altri iniquissimi altrove.
-
-I nomi di Mammone e fra Diavolo hanno oramai acquistata una celebrità
-internazionale.
-
-Gaetano Mammone, nativo di Terra di Lavoro, era un monomane del
-delitto: uccideva senza ragione, per piacere, e giungeva ad atti di
-crudeltà che parrebbero inverosimili. Vincenzo Coco dice di lui ch'era
-mugnaio di mestiere; che in due mesi di comando in poca estensione di
-terreno fece fucilare 350 persone, oltre forse del doppio uccisi dai
-suoi satelliti ed accenna alle crudeltà e ai tormenti da lui inventati.
-«Il suo desiderio di sangue umano, scrive Coco, era tale che si beveva
-tutto quello che usciva dagl'infelici che facea scannare: _chi scrive
-lo ha veduto egli stesso_ beversi il sangue suo dopo essersi salassato
-e cercar con avidità quello degli altri salassati che eran con lui;
-pranzava avendo a tavola qualche testa ancor grondante di sangue,
-beveva in un cranio.... A questi mostri scriveva Ferdinando da Sicilia:
-_mio generale e mio amico_.»
-
-Tutto ciò è confermato dalle cronache dei tempi e dagli scrittori più
-autorevoli.
-
-Meno terribile ma più drammatica la storia di Michele Pezza, conosciuto
-sotto il nome di fra Diavolo; le cui avventure romanzesche hanno
-fornito a Scribe e ad Auber il soggetto di uno dei loro migliori
-melodrammi. Omicida e dei più terribili avea, dicono, l'astuzia del
-monaco e la perfidia del diavolo. Era già brigante da qualche anno,
-quando sopraggiunsero gli eventi del 1799; non tardò ad illustrarsi
-colle sue crudeltà.
-
-Dopo la restaurazione monarchica ebbe, come Mammone, un altissimo
-grado nell'esercito, una pensione di 3000 ducati e fu nominato duca di
-Cassano. Nel 1806 volle ancora insorgere in difesa del re Ferdinando
-contro la monarchia francese: ma dopo molte peripezie, fu impiccato
-al largo del Mercato — e a dileggio, dicono, gli si lasciò l'uniforme
-di generale addosso e gli si sospese al collo il diploma di duca di
-Cassano.
-
-Or guardate i miracoli della previsione.
-
-Nel 1803, tre anni prima cioè che fra Diavolo fosse impiccato, era
-pubblicata a Parigi una storia romanzesca sotto il titolo _Les exploits
-et les amours de frère Diable, géneral de l'armée du cardinal Ruffo_.
-L'incisione innanzi al frontespizio rappresenta fra Diavolo in abito
-da frate, armato di carabina, pistola, pugnale, sciabola e accetta:
-nel romanzo egli è fatto cavaliere e la scena delle sue azioni è
-raffigurata in Calabria. Il romanzo non è che una serie d'invenzioni.
-Ma vi è di vero solo una _predizione_! Il romanziere fa finire fra
-Diavolo sulla forca, per essersi messo di nuovo in campagna: allora fra
-Diavolo era vivo, ma tre anni dopo finì in realtà sulla forca.
-
-Or fu con questi elementi, che la monarchia borbonica fu restaurata.
-
-I lazzari di Napoli gridavano a Ferdinando IV che rientrava a Napoli:
-
- Signò, 'mpennimmo chi t'ha traduto,
- Prievete, muonece e cavaliere!
- Fatte cchiù cà, fatte cchiù là,
- Cauce 'n facce a la libbertà.
-
-Tutti i canti popolari di quel tempo non sono che feroci apostrofi
-alla libertà, violente ingiurie ai giacobini: poesia infame, ma che
-esprimeva sentimenti veri e sopra tutto speranza di tempi migliori.
-
- A lu suono de li tammurilli
- So risurte li puverielli!
-
-Il brigantaggio del 1799 fu, come assai più tardi quello del 1860,
-accresciuto dall'aver disciolto l'esercito del Re. L'esercito
-raccoglieva allora i più poveri, poichè i ricchi e i borghesi si
-faceano esentare, e raccoglieva anche gli elementi peggiori.
-
-Macaulay dice che al ritorno del re legittimo in Inghilterra
-fu necessario sciogliere l'esercito rivoluzionario di Cromwell.
-Cinquantamila uomini, abituati a battersi, furono lasciati sulla
-strada. V'era da aspettarsi qualunque cosa: invece alcuni mesi dopo non
-rimaneva traccia che indicasse che una delle armate più formidabili era
-stata assorbita nella massa del popolo. E quando si vedeva un operaio
-prosperare in oneste industrie, si poteva dire quasi con sicurezza che
-egli avea fatto parte dell'esercito di Cromwell.
-
-Nel reame di Napoli, quando per due volte fu sciolto l'esercito del
-re legittimo, la maggior parte di esso si diede al brigantaggio, alla
-rapina e al vagabondaggio.
-
-Del resto che cosa poteva essere un esercito in cui i gradi eminenti
-erano riserbati a Mammone e a Fra Diavolo, e che cosa poteva essere
-un'amministrazione in cui si davano i posti più alti a uomini come il
-brigante Panedigrano?
-
- *
- * *
-
-Quando nel 1806 si stabilì a Napoli con Giuseppe Bonaparte da prima e
-poi con Gioacchino Murat la monarchia francese, i Borboni fuggirono
-di nuovo in Sicilia. Ancora una volta non mancarono di aizzare il
-popolo e di rinfocolare il brigantaggio: fra Diavolo uscì in campo
-di nuovo e uscirono altri già noti nel 1799, i Pizza, i Guariglia, i
-Furia, gli Stodui e altri di pessima fama. Con danari e con promesse
-il brigantaggio fu promosso dovunque. Molti si davano alla campagna
-perchè avean vendette da compiere; altri perchè l'esempio dei contadini
-promossi colonnelli o duchi, come Mammone e fra Diavolo, accendeva le
-menti.
-
-Così in Basilicata dominavano Taccone e Quagliarella; nei due
-Principati Laurenziello; nelle Calabrie Parafante, Francatrippa,
-Benincasa, il Boia, Carmine Antonio, Mascia, Mazziotti, Bizzarro; negli
-Abbruzzi Antonelli, Fulvio Quici, Basso Torneo e altri celebri.
-
-Quando Murat salì al trono, tutto il regno si può dire che era
-infestato di briganti: gli esempi del 1799 accendevano le menti, e ogni
-contadino insofferente della miseria, come ogni ribaldo desideroso di
-conquistare la fortuna si davano alla campagna.
-
-Ma non era possibile ripetere a pochi anni di distanza il tentativo di
-Ruffo, e mancava in ogni caso l'uomo.
-
-Seguiti da torme fameliche, i briganti entravano nelle città,
-depredavano, violavano le donne e si dicevano difensori del sovrano
-legittimo. _Bizzarro_, non meno feroce di Mammone, osava dare in pasto
-ai suoi cani ufficiali francesi trucidati barbaramente e avea abituato
-i mastini a dare la caccia agli uomini; altri facean cose ancor più
-crudeli e avevano aria di dominatori.
-
-Taccone dominava addirittura il nord della Basilicata. In una delle
-sue crudeli escursioni corse ad assediare, nel castello di Abriola,
-il barone Federici. Dopo un blocco di parecchi giorni costrinse il
-barone a rendersi, promettendo che non si sarebbe fatto male ad alcuno.
-Appena entrati i briganti violarono la moglie e le figlie del barone e
-poi buttarono tutta la famiglia nelle fiamme, da cui non si salvò per
-miracolo che un bambino.
-
-Basso Torneo, crudelissimo, detto _il Re della campagna_, bruciava
-perfino una caserma di gendarmeria e condannava a esser bruciati vivi
-le mogli e i figli dei gendarmi assenti.
-
-Parafante, il Boia, Francatrippa e Laurenziello commettevano gesta
-ancor più nefande.
-
-Per il governo era necessità vincere il brigantaggio, sradicarlo sia
-pure in modi crudelissimi. La monarchia di Gioacchino non era sicura
-se non debellando le torme ogni dì crescenti e i cui capi mantenevano
-corrispondenza assidua con casa Borbone e la corte di Palermo.
-
-Fu adottato un rimedio estremo, e il generale francese Carlo Antonio
-Manhés ebbe l'incarico di distruggere a ogni costo i briganti e gli
-furono conferiti poteri eccezionali. Il generale Manhés, che a quasi
-un secolo di distanza si nomina ancora con terrore nelle Calabrie e
-in Basilicata, era un degno generale di Gioacchino: intraprendente,
-arditissimo, senza scrupoli e nello stesso tempo uomo galante e
-avventuroso.
-
-Manhés non esitò. Bisognava, per agire sulle fantasie meridionali, per
-vincere rapidamente il brigantaggio non avere pietà, sopra tutto non
-transigere mai. In Abbruzzo il brigantaggio fu distrutto in poco tempo:
-Antonelli impiccato, altri uccisi.
-
-Ma le difficoltà più gravi erano in Basilicata e in Calabria, province
-più vicine alla Sicilia, da cui i briganti ricevevano soccorsi e aiuti
-e promesse.
-
-Manhés avea pieni poteri: vi si recò, fece cose crudelissime. Taccone
-fu preso ed entrò a Potenza non da trionfatore, sì come avea sperato,
-ma a cavalcioni di un asino, la coda del quale servivagli da briglia: e
-con una mitra in testa, sulla quale leggevasi a grandi lettere: _Questo
-è l'infame e crudele assassino Taccone_. Era un supplizio molto comune
-allora, e voleva riescire di esempio al popolo.
-
-Quagliarella, abbandonato dai compagni, fu ucciso a colpi di falcetto
-dai mietitori di Ricigliano, desiderosi di guadagnare la _taglia_, che
-gli pesava sul capo.
-
-Bisognava che la repressione non solo fosse terribile, ma apparisse
-tale. Manhés non trascurò nulla a quest'oggetto. Il villaggio di
-Parenti, ove una compagnia di francesi era stata trucidata, fu messo in
-fiamme; altri paesi distrutti.
-
-Con procedimento sommario, qualche volta senza nessun procedimento,
-migliaia di uomini furono uccisi. «Io non vorrei essere stato il
-generale Manhés — dice Pietro Colletta — ma nemmeno vorrei che il
-generale Manhés non fosse stato nel Regno nel 1809 e nel 1810. Fu per
-opera sua se questa pianta venefica del brigantaggio venne alla perfine
-sradicata.»
-
-Manhés — come disse nel suo ordine del giorno di Monteleone — volle
-agire di un tratto, colpendo la causa stessa del male: volle prendere i
-briganti per fame. Sotto pena di morte fu vietato a chiunque di fornire
-loro viveri: e la disposizione fu applicata senza pietà. Significava
-colpire al cuore il male, poichè dopo la caduta delle nevi non era
-possibile ai briganti durare senza avere i viveri dai borghi.
-
-La terribile repressione cominciò con il comune di Serra.
-
-In quel comune, messo fra le giogaie dell'Aspromonte, i briganti
-aveano fatto sapere che voleano arrendersi: chiesero un abboccamento
-al sindaco, al tenente della gendarmeria e al capitano della guardia
-nazionale. Non diffidando, questi non presero alcuna precauzione: i
-briganti invece irruppero armati nella sala e trucidarono le autorità.
-Il tenente si chiamava Gérard, e sua moglie, bella giovane di 22 anni,
-caduta poco tempo prima nelle mani dei briganti di Castrovillari avea
-subìto il più crudele oltraggio e dopo era stata assassinata.
-
-Manhés volle fare una vendetta terribile. Si recò a Serra seguìto da
-molti soldati: il paese fu pieno d'armati, e la costernazione entrò
-nell'animo di tutti. Manhés non volle ricevere alcuno: vegliò tutta la
-notte, pensando alla vendetta più crudele. La scelta della punizione
-era difficile. Da una parte non si poteva uccidere parecchie migliaia
-di persone: dall'altra non si poteva distruggere un paese necessario
-alla difesa nazionale. Gli abitanti di Serra erano infatti addetti
-alla industria del ferro ed essendo allora, a causa degli inglesi,
-impossibili o molto difficili le comunicazioni per via di mare, le
-poche miniere di ferro di Calabria eran preziose.
-
-La gente di Serra, convinta che il paese sarebbe stato distrutto passò
-la notte in orazioni ed in pianti, cercando di mettere in salvo quanto
-potè di mobili e di oggetti di valore.
-
-La mattina il generale ordinò che tutta la popolazione fosse riunita
-nella pubblica piazza: l'assemblea fu innumerevole. Neppur uno mancò:
-vecchi e malati si trascinarono e si fecero trascinare. Manhés entrò in
-mezzo alla folla e parlò con veemenza: tutti tremavano. Ei disse che
-erano uomini senza onore, che tutti dovean perire, che neppur uno si
-sarebbe salvato.
-
-A un punto ebbe una idea luminosa.
-
-Nel profondo terrore di tutti:
-
-«Io ordino, esclamò, che tutte le chiese di Serra siano murate, che
-tutti i preti senza eccezione abbandonino questo paese maledetto e
-vadano a Maida. I vostri fanciulli nasceranno senza battesimo; i vostri
-vecchi moriranno senza sacramento. Se alcuno tenterà di uscire dal
-paese sarà ucciso e voi dovrete vivere soli come cani.»
-
-Bisogna conoscere il paese per comprendere l'abbattimento che vinse
-tutti; una condanna di morte non avrebbe agito così.
-
-Quando Manhés partì, tutta la città era deserta. Ma nel bosco il
-generale s'imbattè in una processione interminabile: migliaia di
-persone con le camicie bianche, si battevano il petto nudo con
-le pietre e imploravano misericordia. — Uccideteci piuttosto! —
-esclamavano.
-
-Manhés fu inesorabile. I preti furon condotti via tutti; fu portato
-a braccia perfino un vecchio prete di ottant'anni e rinchiuso nel
-seminario di Maida. Serra rimase nella desolazione, con le sue chiese
-chiuse.
-
-Il generale promise che avrebbe perdonato solo quando in tutto il
-territorio di Serra e nei boschi vicini non fosse stato in vita un
-solo brigante. La disperazione fece fare cose terribili: i legami di
-amicizia o di sangue non impedirono la strage. Neppure un brigante
-sfuggì. In pochi giorni fu fatto ciò che nessun esercito avrebbe
-potuto.
-
-E allora Manhés tolse l'interdetto.
-
-La popolazione tutta intiera si recò a Maida a riprendere i suoi preti,
-fra le grida di giubilo e d'allora Serra non ebbe mai più un brigante.
-
-«Ove i popoli sono infieriti con le armi — ha detto Vico — talchè non
-vi abbiano più luogo le umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurli
-è la religione.»
-
-Oltre gli uccisi, il cui numero è assai difficile indicare, 1200
-briganti furono rinchiusi nelle diverse prigioni della Calabria.
-
-Sotto la più terribile delle persecuzioni i capi si videro abbandonati
-dai seguaci; resa loro impossibile la comunicazione con coloro che
-erano nei paesi e che li aiutavano, fucilati costoro su semplice
-sospetto, messe grosse taglie sui briganti più noti, l'avidità, il
-desiderio di salvarsi fecero sì che molti tradirono o vendettero i
-compagni.
-
-La fine di molti briganti fu crudelissima.
-
-Più terribile, più tragica di tutte la fine del brigante Bizzarro.
-Attorniato da ogni parte, abbandonato da tutti, si era ridotto nel
-bosco di Rosarno con la sua amante Niccolina Licciardi di Seminara
-e con i suoi due terribili mastini, divoratori di uomini. L'amante
-avea dato da pochi mesi a Bizzarro un figliuolo, e nelle lunghe fughe
-precipitose, nelle peregrinazioni dolorose la donna portava a braccia
-il bambino: madre e amante fedele nel periglio.
-
-Bizzarro si era ricoverato in un antro solitario, noto forse a lui
-solo, e di cui l'entrata assai angusta era difesa e nascosta dai rovi
-e dalle erbacce.
-
-Ora il bambino che avea sofferto di quella vita errante piangeva
-sempre. La donna cercava invano di attaccarlo al seno esausto: la notte
-sopra tutto non facea che gridare. Una notte in cui le grida erano
-maggiori e i terribili cani guaivano quasi per segnalare l'avvicinarsi
-di gente, Bizzarro esasperato, temendo di essere scoperto, prese il
-figlio per un piede e lo fracassò contro il muro.
-
-La donna non disse nulla.
-
-La mattina, quando il brigante fu uscito scavò con il coltello una
-fossa nella grotta e vi seppellì dentro il figliuolo e pose sopra il
-letto, perchè i cani non scavassero il cadavere per divorarlo. Nelle
-notti insonni ella dovette maturare il pensiero terribile; e una notte
-che Bizzarro dormiva prese il fucile e lo uccise. Poi gli recise la
-testa, la mise nel grembiale e si recò al comune vicino per chiedere il
-danaro promesso a chi avrebbe dato morte al brigante.
-
-Qualche tempo dopo la donna si maritò e il generale Manhés dice che fu
-sposa e madre esemplare.
-
-La persecuzione di Manhés in Basilicata e in Calabria durò pochi mesi:
-ma fu così terribile, che in breve tempo non rimase più in vita un solo
-brigante.
-
- *
- * *
-
-Dalla persecuzione di Manhés, avvenuta fra il 1810 e il 1811 sino alla
-fine della dinastia borbonica, nel 1860, in mezzo secolo, fatta qualche
-eccezione, il brigantaggio torna a essere malandrinaggio.
-
-Appaiono anche in questi cinquant'anni alcune eccezioni notevoli,
-come quel famoso don Gaetano Vardarelli, intelligente e non privo di
-studi, che insieme ai suoi fratelli e a molti compagni dominò quasi
-la provincia di Foggia fra il 1815 e il 1817. Carbonaro e cattolico
-avea, malgrado non poche ribalderie, tendenze liberali e umanitarie e
-volea rassomigliare e rassomigliava in qualche cosa ad Angelo Duca. I
-Vardarelli aveano con sè la simpatia delle popolazioni, e non erano da
-confondersi con i banditi volgari. Il governo borbonico, che non avea
-potuto averli per forza d'armi li ebbe per tradimento: promise loro ciò
-che chiedevano, e come tante volte prima e dopo, venne meno al patto.
-
-Il brigantaggio ebbe ancora qualche figura meno crudele o corrotta:
-ma fu sempre, dopo, sfogo naturale della miseria, della ingiustizia e
-della delinquenza, sì com'era stato prima nel 1799.
-
-I famosi briganti del regno di Francesco I, la «grande compagnia di
-Gasparone,» la quale taglieggiava i comuni e i proprietari in Abbruzzo;
-la trista comitiva di _Mezzapenta_, famosa in Terra di Lavoro: le
-piccole bande sparse dovunque nella Basilicata non riunivano che
-disgraziati o delinquenti. Le operazioni erano sempre le stesse;
-si derubavano i viandanti, s'imponevano taglie ai possidenti, sotto
-minaccia di rovinare le loro proprietà; si rubavano e violavano donne,
-si eseguivano vendette per incarico o per commissione; storia di
-tristezze e di miserie.
-
-Accanto al brigantaggio fioriva il _manutengolismo_, come si dice
-ancora da noi, ed era di due specie: era fatto per timidità ed era
-fatto per avidità. Vi erano coloro che speculavano sui briganti,
-che qualche volta arricchivano su di essi. I briganti doveano avere
-il protettore, l'informatore, il difensore; e spesso queste qualità
-si trovavano in coloro stessi che doveano perseguitarli. Parecchie
-fortune sono state fatte col brigantaggio; assai spesso il manutengolo
-arricchiva e il brigante finiva sulla forca. Le chiese stesse e i
-monasteri erano asilo di briganti, e i monaci di Venafro pregavano
-il giorno e non disdegnavano la notte di travestirsi per assalire i
-viandanti e per derubarli. Anche durante il regno di Ferdinando II il
-brigantaggio non fu che malandrinaggio: raccontarlo non sarebbe che
-ripetere una storia di dolore e di sangue. Le autorità erano fiacche,
-le popolazioni impaurite, le miserie grandi; l'esempio dei briganti
-arricchiti esaltava e accendeva le nature più miti. Perfino in tempi
-molto vicini a noi Ferdinando II, non riescendo a vincerlo altrimenti,
-graziava il brigante Giosafat Talarico, gli accordava lauta pensione e
-soggiorno nella ridente isola d'Ischia.
-
-Ma la minaccia era sempre sospesa sul capo dei liberali, e le classi
-desiderose di novazioni (in grandissimo numero per necessità o
-per bisogno, in una certa parte per idealità) si preoccupavano dei
-massacri che ogni mutamento avrebbe prodotto: si sapeva che qualsiasi
-rivoluzione volea dire _Santa Fede_ a Napoli e il brigantaggio nelle
-province.
-
-Nel 1820, che pure non lasciò traccia alcuna, perchè fu moto incomposto
-e ingiustificabile, mentre i carbonari discutevano di libertà e i loro
-seguaci chiedevano impieghi nelle province, il brigantaggio si acuiva.
-
-Più ancora il male si manifestò nel 1848.
-
-Data la costituzione a malincuore si volle dalla Corte determinare
-quello stato di squilibrio, che rendeva necessario il ritorno al
-vecchio regime. I principi di casa reale, come il conte d'Aquila e il
-principe di Salerno pensarono di «promuovere la rivolta dei contadini
-nelle province, della plebaglia nella capitale» come scrive P. S.
-Leopardi. Difatti, in parecchi comuni, torme di contadini invasero le
-terre pubbliche e vollero dividersele e il brigantaggio, già depresso,
-cominciò a rifiorire.
-
-Leggendo gli scritti e la corrispondenza dei liberali del 1848 traspare
-ogni momento la loro ingenua sorpresa nel vedere che, mentre essi
-lottano per la libertà, i contadini si rivoltano, invadono le terre
-pubbliche e se le appropriano, oppure si trasformano in briganti. L'8
-giugno del 1848 Carlo Poerio scriveva a Raffaele Poerio: «Una setta
-anarchica s'impadronisce delle proprietà dei privati e quindi irrita
-e allarma i ricchi e li rende devoti a qualunque governo che permetta
-sicurezza.» E dopo ingenuamente confessa che, mentre la famiglia Poerio
-fa tanti sacrifizi «i nostri coloni non pagano e la guardia nazionale
-di Policastro s'impadronisce della Sila e la divide fra i suoi
-abitanti!» E lo stesso Carlo Poerio scriveva ad Alessandro il 22 luglio
-del 1848: «La difficoltà non è di far cadere il Ministero; ma sibbene
-di comporne un altro, mentre vi è una feroce reazione sanfedista nelle
-province, dove vi era stata mossa.... La rapina e i ricatti delle bande
-armate aveano finito di disgustare la massa dei proprietari e degli
-onesti cittadini. Nel Cilento, poi, gli sciagurati, che si sono mossi,
-formano una setta antisociale e bestiale, che non si occupa d'altro
-fuorchè di mettere a sacco e a ruba il paese.»
-
-Nei nostri Parlamenti si fa sovrastare ora il pericolo dei dinamitardi;
-allora non v'era la dinamite e si parlava con terrore dei _fuochisti_,
-miserabili contadini che a ogni agitazione volevano riprender le terre
-che altri usurpava. E la monarchia trovava la sua difesa appunto nel
-divampare degli odî popolari.
-
-Così Francesco II cercò di salvarsi nel 1860, impiegando la stessa
-politica che più di sessant'anni prima avea salvata la corona del suo
-bisavolo. Egli e i suoi, prima di andar via, gittarono in fiamme il
-reame. L'esercito disciolto, proprio come nel 1799, fu il nucleo del
-brigantaggio, come la Basilicata ne fu il gran campo di azione.
-
-Anche allora uomini di fede pura lasciarono la vita miseramente. I
-briganti entrarono nelle borgate e nelle città, ebbero i loro generali,
-i loro capi, i loro protettori, i loro sfruttatori; fu l'esplosione
-di tutti gli odî, fu il divampare di tutte le vendette. Sopra tutto al
-sorgere del brigantaggio nel nord-est della Basilicata, fra i trucidati
-furono alcuni uomini che erano per la virtù della vita e la nobiltà
-delle idee onore della loro terra. Ma più tardi la politica entrò
-solo in parte, come mezzo di unione e di rallegamento. Il popolo non
-comprendeva l'unità, e credeva che il re espulso fosse l'amico e coloro
-che gli succedevano i nemici. Odiava sopra tutto i ricchi, e riteneva
-che il nuovo regime fosse tutto a loro benefizio.
-
-L'Italia nuova non ha avuto il suo Manhés; ma le persecuzioni sono
-state terribili, qualche volta crudeli. Ed è costata assai più perdita
-di uomini e di danaro la repressione del brigantaggio di quel che non
-sia costata qualcuna delle nostre infelici guerre dopo il 1860.
-
- *
- * *
-
- Signore e signori,
-
-Io v'ho detto che cosa sia stato il brigantaggio: vi ho raccontato
-tutta una storia di dolore.
-
-Ora permettete che io mi chieda: abbiamo noi rimosse le cause del male?
-La stessa domanda si rivolgeva venti anni or sono Pasquale Villari, e
-rispondeva con tristezza che le cause esistono tuttavia. Alcune, e le
-principali, non solo non sono state eliminate, ma in qualche punto si
-sono inacerbite.
-
-Abbiamo costruito alcune ferrovie ed è stato un bene anche quando
-non rappresentano un'attività; abbiamo imposta, sia pure con poca
-efficacia, l'istruzione obbligatoria, e il popolo, se ha imparato molte
-cose inutili, alcune utili ha appreso. L'esercito, per fortuna nostra
-non ancora basato sull'ordinamento territoriale, che vorrebbe dire
-la fine dell'unità, ha avuto un vantaggio; centinaia di migliaia dei
-nostri contadini sono usciti dai loro paesi, hanno visto nuove città,
-hanno sopra tutto dimenticato. Gli odî trasmessi per eredità, acuiti
-dalla vicinanza, esacerbati dalla ingiustizia, sono qualche volta
-diminuiti. Il contadino ha acquistato un più alto concetto di sè: chi
-ricorre a lui, sia pure per il voto, per la sovranità fittizia del
-momento, non può esser sempre inumano.
-
-Ma in tutto il resto le cose non sono mutate.
-
-La massa degli intermediari è cresciuta, è altresì strabocchevolmente
-aumentato il numero dei professionisti. Vi erano nel regno di Napoli
-cento mila ecclesiastici un tempo: maggiore è forse oggi, nelle
-province, che lo componevano il numero dei professionisti laureati e
-diplomati. E almeno gli ecclesiastici non si sposavano e non chiedevano
-alle amministrazioni impieghi per i figliuoli. Le terre pubbliche sono
-state usurpate, usurpate contro la legge, e noi abbiamo assistito
-spettatori silenziosi a tanto male. Le imposte sono cresciute e
-cresciute su chi non può pagarle: e sono pondo insostenibile e crudele.
-Non una parola di amore ha portato la civiltà nuova a tante sofferenze,
-non una parola di pace. I contrasti sono ancora stridenti; e così
-assorbiti come siamo dalle nostre miserie, dalle nostre vanità, dalle
-nostre preoccupazioni, noi chiudiamo gli occhi a tutto e non vediamo.
-In un'ora difficile, in un'ora di periglio, il male sopito ora potrebbe
-divampare.
-
-E allora, voi mi chiederete, perchè il brigantaggio non esiste più
-quando molte cause permangono?
-
-Perchè noi mandiamo ogni anno fuori di Europa dal solo Mezzogiorno
-continentale, un vero esercito di quasi cinquanta mila persone e i
-contadini di Basilicata, delle Calabrie, del Cilento, che non chiedono
-nulla allo Stato, nemmeno bonifiche derisorie, nemmeno consorzi
-mentitori, nemmeno tariffe di protezione, danno il contingente
-più largo. Io vorrei fare, io farò forse un giorno una carta del
-brigantaggio e una dell'emigrazione e l'una e l'altra si completeranno
-e si potrà vedere quali siano le cause di entrambi.
-
-Una delle più crudeli accuse e più inique è nel dire che i contadini
-meridionali amano l'ozio; ho visto molta gente lavorar meglio, nessuno
-lavorar più.
-
-La miseria crudele non ha ucciso le intime energie della razza, l'anima
-essenziale della stirpe; il brigante e l'emigrante con la rivolta e con
-l'esodo sono la prova di una mirabile capacità espansiva.
-
-— Che cosa farai? — io chiedevo al vecchio contadino che partiva.
-
-— Chi lo sa! — egli mi rispondeva.
-
-Non chiedeva nulla, non voleva nulla. Andava a lottare, a soffrire;
-aspirava alla sazietà. In altri tempi sarebbe stato brigante o
-complice; ora andava a portare la sua forza di lavoro, il suo
-misticismo doloroso nella terra lontana, a costituire forse con i suoi
-compagni quella che dovrà essere la nuova Italia.
-
-O povera gente così forte e così infelice, così buona e così calunniata!
-
-
-
-
-IL VESCOVO D'IMOLA
-
-CONFERENZA DI ERNESTO MASI
-
-
-Sulla fine di dicembre del 1832 Giovanni Maria Mastai-Ferretti,
-arcivescovo di Spoleto, e che poi divenne Papa col nome di Pio IX, fu
-da Gregorio XVI nominato vescovo d'Imola.
-
-Entrò in Imola (notano con intenzione certi suoi biografi) il mercoledì
-delle Ceneri del 1833.
-
-Se questo indefinibile arnese letterario, che si chiama una conferenza,
-e in cui la dose del poco e del troppo resta sempre un problema, si
-dovesse e potesse limitare ad una semplice biografia, io, per verità,
-dovendo fermarmi al 1846, non avrei molto da dire.
-
-La vita di Pio IX è divisa essenzialmente in due parti, e la prima e
-più naturale divisione di essa neppur si ferma al 1846, bensì continua
-fino al 15 novembre del 1848, che Pellegrino Rossi, Ministro di Pio IX,
-fu assassinato in Roma a tradimento, mentre, sceso appena di carrozza,
-saliva il primo ramo di scala del palazzo della Cancelleria per recarsi
-a riaprire il Parlamento degli Stati Pontifici. Il giorno dopo, la
-rivolta di piazza, sobillata dai circoli demagogici, ormai padroni
-del campo, assaliva Pio IX nel Quirinale, gli imponeva un Ministero,
-e in capo ad altri nove giorni, il Papa, travestito da semplice prete,
-fuggiva da Roma nella carrozza della contessa Spaur, ambasciatrice di
-Baviera, e si rifugiava a Gaeta. La prima parte della vita di Pio IX
-finisce qui.
-
-Da questo momento fino al 7 febbraio 1878, in cui Pio IX morì,
-egli, come uomo, come principe, come Papa, è un personaggio storico
-diversissimo da quello di prima, sebbene forse nell'uomo, nel principe
-e nel Papa di prima si trovino già, se non tutte le cagioni (le quali
-oltrepassano la sua qualunque individualità e sono di ordine più
-generale), certo molte delle ragioni sufficienti del mutamento in lui
-sopravvenuto.
-
-Se non che fermandoci al 1846, che fu il primo anno del suo
-pontificato, noi vediamo in lui non solo il vero iniziatore del
-risorgimento italiano, allorchè questo esce finalmente dal periodo
-delle profezie letterarie, delle visioni teoriche, delle sommosse
-spicciolate e delle tenebrose cospirazioni, espiate coi martirii, per
-entrare nella piena luce della grande azione storica e comprendere in
-un moto irresistibile tutta intiera l'Italia e l'Europa, ma assistiamo
-altresì a questo fenomeno singolarissimo, che un uomo senz'alcun
-antecedente personale molto notevole, un uomo mediocre (l'epiteto è
-del Gioberti), mediocre di animo, di bontà, di coltura, d'ingegno e di
-carattere, e quasi inconsciente degli effetti prossimi e remoti della
-sua azione pubblica, può tuttavia dare la prima e più decisiva mossa a
-così straordinaria mole di eventi, e lo vediamo proprio, quando egli è
-ancora portato e si lascia volentieri portare dall'onda enorme d'una
-popolarità subitanea e senza esempio, e innanzi ch'egli incominci ad
-accorgersi e spaventarsi del crollo strapotente dato dalla sua debole
-mano a tutto il vecchio mondo e con una sola parola: _perdóno_, a
-pronunciar la quale, fra tanto imperversare di odii implacabili,
-d'ingiustizie selvaggie, d'impòtenti repressioni e di inutili
-vendette, non occorreva, se guardiamo bene, nè alcuna eroica bontà,
-che l'inspirasse, nè alcuna sopraffina abilità di governo, che la
-suggerisse anche al più modesto politico, come lo spediente migliore.
-
-Una filosofia della storia alla Bossuet potrebbe quindi far di Pio
-IX un docile istrumento della provvidenza di Dio. Una filosofia della
-storia alla Darwin potrebbe far di lui una di quelle forze cieche, che
-agiscono nel mondo morale e materiale all'infuori d'ogni determinazione
-volontaria e per fatale impulso d'una legge misteriosa, che sfugge
-all'osservazione degli uomini. E quella in fine che oggi chiamasi
-concezione materialistica della storia, che è la filosofia professata
-dalla scuola socialista o giù di lì, e pretende aver sorpassate tutte
-le altre, perchè le riduce tutte al fenomeno _economico_, quella, dico,
-dinanzi al fenomeno storico d'un Pio IX, non potendo spiegarselo nè
-coll'organismo della produzione, nè colla bilancia mobile dei salarii,
-nè col prezzo delle derrate e via dicendo, probabilmente passerebbe
-oltre senza curarsene, lasciando che altri riempisse, come meglio
-crede, una siffatta lacuna.
-
-La realtà è invece, mi sembra, che iniziando o fermandosi, secondando
-o resistendo, annientandosi come principe o esagerandosi come
-papa, il destino di Pio IX è di essere, anche suo malgrado, uno dei
-fattori storici principali della Rivoluzione Italiana, e che tale
-destino s'adempie in lui fino all'ultimo; s'adempie persino nelle più
-prestigiose coincidenze esteriori con una puntualità singolare. Muore
-difatti il primo Re d'Italia in Roma; pochi giorni dopo lo segue Pio IX
-nella tomba. L'Italia è fatta! Il periodo storico della vera e grande
-Rivoluzione Italiana è finito!
-
-Sotto questo aspetto almeno, parlar di lui con serenità, con giustizia,
-con equità, con misura, oltrechè ufficio della storia verso ognuno,
-par quasi debito di riconoscenza nazionale, sebbene sia difficile
-sempre, come avvertì il Machiavelli, parlare senz'odio o senz'amore dei
-contemporanei e non dispiacere a molti, quanto più appunto ci si studia
-di non dispiacere a nessuno. Ciò in generale. Nel caso speciale di Pio
-IX, la quantità degli scrittori, che pro o contro, di proposito o per
-incidenza, hanno parlato di lui, cresce a dismisura la difficoltà. Da
-cinquant'anni ad oggi sono a migliaia e in tutte le forme letterarie
-possibili. Una classificazione qualsiasi chi potrebbe tentarla neppure?
-
-Guardando alla grossa, v'ha i patriotti classici (chiamiamoli così)
-che spiegano per insegna l'epigramma famoso dell'Alfieri: — _Il Papa
-è Papa e re — Dèssi abborrir per tre!_ — senza stare a cercar altro;
-v'ha chi si vanta di non aver mai dato dentro all'illusione di un Papa
-liberale e italiano, e razzola e aggruppa aneddoti e pettegolezzi per
-dimostrare che questo Papa, apparso nel 1846 come un prodigio, altro
-non era che la resultanza combinata d'un Alessandro VI e d'un Pio V,
-d'un fanatico e d'un feroce; v'ha chi si affligge d'aver visto svanire
-con Pio IX il maggiore, forse l'ultimo, tentativo di conciliazione fra
-Italia e Papato, cattolicismo e libertà; v'ha chi arreca a lui solo la
-colpa d'aver mandato a male il moto di riscossa più largamente e più
-profondamente popolare, che sia mai stato in Italia, e non gli perdona
-di non aver saputo essere un Alessandro III, come se al 1848 l'Europa
-fosse ancora composta di Papi, Imperi e Comuni, mentre invece i Comuni
-alla medio evo non esistevano più, e Papi ed Impero non erano più che
-due Stati, uno debolissimo contro un forte; v'ha chi esalta e divinizza
-Pio IX come l'eroe e il martire del secolo, che dopo una lotta immane
-contro tutte le malvagità del suo tempo soccombe bensì, ma lancia,
-cadendo, col _Sillabo_ e l'_Infallibilità papale_ l'ultima condanna,
-l'ultima sfida a tutte le scapestratezze della società moderna, e le
-ha preparato in pari tempo l'ultimo porto di salvezza, quando stanca,
-prostrata, pentita de' suoi errori e vagante come pazza fra tenebre
-mentali sempre più fitte, tornerà a ridomandare la luce e la pace delle
-verità tradizionali al solo uomo, che ha dunque, dicono, la certezza di
-non errare.
-
-La speranza di tale ritorno è audace, non v'ha dubbio, non meno della
-condanna e della sfida; ma a che pro continuare questa enumerazione,
-se non c'è possibilità di compirla, e se essa non varrebbe forse
-che ad impigliarci in polemiche infinite senza alcuna probabilità nè
-di scegliere, nè d'intenderci, nè d'accordarci, nè di venire ad una
-conclusione?
-
-Stiamo dunque modestamente ai fatti, come sono. Essi soli, non
-sempre, ma il più delle volte danno lume a orientarsi fra le fallacie
-delle dottrine, i mutamenti delle opinioni, le superbie, i vanti, le
-ingenuità e le perfidie delle sètte, delle fazioni e delle scuole,
-ognuna delle quali pretende naturalmente di possedere tutta la verità.
-
-Ci fermammo l'anno scorso, se ve ne ricordate, al 1831, l'anno
-dell'elezione di Gregorio XVI. Le ultime onde della rivoluzione
-erano venute a sbattersi languidamente e a morire sulle porte del
-conclave, che lo aveva eletto, e quando queste porte si riaprirono,
-ne uscì un Papa dei soliti, un vecchio cioè quasi settantenne, che da
-quarantasette anni era monaco Camaldolese, ch'era stato bensì Prefetto
-di Propaganda e negoziatore di concordati con qualche Stato europeo, ma
-che se molto sapeva di teologia, delle cose di quaggiù avea cognizione
-ed esperienza, quanto di quelle del mondo della luna. Eppure, chi
-lo crederebbe? Fra le quinte del conclave, anche Gregorio era stato
-combattuto come avverso all'Austria, e citando un passo della sua opera
-teologica: _Il trionfo della Santa Sede_, qualcuno s'era pure provato
-a farlo passare per liberale. Poveretto! Un torto, che non meritava
-davvero, come non meritava d'essere annunciato ai suoi _felicissimi
-sudditi_ con le parole divenute famose del cardinale Bernetti, suo
-segretario di Stato: «_un'era novella incomincia_». Un buon astrologo,
-in fede mia, quel Bernetti e soprattutto in gran buona fede!
-
-Furono quindici anni di congiure, di sommosse periodiche, di
-repressioni feroci, d'interventi stranieri, di carcerazioni, di esigli,
-di condanne, di supplizi, e di un oscurantismo così insensato, che
-infamarono nell'opinione pubblica europea il Governo Pontificio, e
-che resero proverbialmente odioso il nome di Gregorio XVI, forse
-non cattiv'uomo nel fondo; certo non tale, quale il libello e la
-satira politica (unica vendetta ed unico sfogo agli oppressi) l'hanno
-dipinto, perocchè è falso ch'egli fosse scorretto di costumi, dedito
-al vino fino all'ubriachezza abituale, avido del danaro pubblico per
-arricchirne i nipoti, e tutti gli aneddoti, nei quali si compiacque,
-per esempio, l'erotica fantasia del Petruccelli della Gattina nella sua
-_Storia dei Conclavi_, e che si vedono ricopiati da tanti altri della
-sua risma, sono invenzioni.
-
-Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, Gaetano
-Moroni, per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere
-del convento dei Camaldolesi, avea finito per essere in corte del Papa
-un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla
-di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che
-per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era
-divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di _signor
-Gaetanino_, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato
-così e continua ad essere, anche se il _signor Gaetanino_ non è più
-in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso
-qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente, o creduto
-tale!! Ora anche il _signor Gaetanino_, un mitissimo cortigiano,
-tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei
-libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un
-Seiano, consigliere d'infamie e qualcosa pure di più turpe, ed in
-tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il _signor Gaetanino_
-invece era un giovine popolano, intelligente, istruitosi un po' da
-sè, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non
-volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle
-sue faccende di corte, ha trovato modo di lasciare 120 volumi d'un
-_Dizionario Storico-Ecclesiastico_, che anche oggi si consulta con
-qualche utilità. Certo, egli era un servitor devoto e affezionatissimo
-al Papa, nè mai s'era sognato che il suo signore e padrone potesse
-aver torto, ma era un galantuomo, rispettato per tale a Roma, dove io
-stesso ebbi curiosità di conoscerlo, come un monumento d'antichità,
-poco dopo il settembre del 1870, rispettato, dico, anche dai liberali,
-e soggiungerò che fra i papalini più noti rimarcai ch'egli era uno dei
-più indifferenti alla mutazione avvenuta.
-
-Di lui seppi altresì con certezza quest'aneddoto. Gregorio XVI avea
-in odio mortale le ferrovie, come un'invenzione del diavolo, e da
-buon logico non volea neppur sentirne parlare. Per vincere questa
-sua ripugnanza, i banchieri, che ne brigavano la concessione per gli
-Stati Pontifici, immaginarono (da quell'ingegnosissima gente che sono)
-di presentare al Papa il modellino d'una ferrovia tutto in argento,
-un amore di giocattolo, ch'essi credevano avrebbe valuto a sedurre
-quel tanghero di teologo. Ufficiarono quindi il _signor Gaetanino_,
-offrendogli una somma addirittura enorme, affinchè egli facesse trovare
-al Papa quel giocattolo sul suo scrittoio. Il _signor Gaetanino_
-rispose secco ch'ei non guadagnava il suo denaro a così buon mercato,
-ch'ei non si prestava a tale insidia al suo benamato padrone, e
-rifiutò. Non voglio farne per questo un eroe; dico soltanto che tanti
-altri _Gaetanini_ della vita pubblica d'adesso non solo avrebbero
-accettato il negozio, ma, riuscendo, avrebbero ingoiato anche la
-_ferrovia vera_ con la macchina accesa e i vagoni pieni!
-
-Che perciò? Non meno indegno, nè meno giustamente diffamato fu il
-governo di Gregorio XVI per la cecità bestiale del suo oscurantismo
-e per la efferatezza dei mezzi, con cui credette aver diritto di
-difendere da ogni minaccia il suo principato; cecità ed efferatezza
-che, se già altre circostanze più alte e più speciali non ci fossero,
-spiegherebbero da sole il contraccolpo di quasi folle entusiasmo e
-l'esplosione subitanea di giubilo, di contentezza e di speranza, con
-cui ad occhi chiusi fu accolto Pio IX.
-
-Domata nel marzo la rivoluzione del 1831, gli Austriaci nel luglio
-se n'andarono dalle Romagne, ed il paese restò in uno stato di strana
-incertezza, con una guardia civica, riarmatasi nelle quattro Legazioni,
-ed un governo, che intanto metteva insieme un'orda di usciti di galera
-e di banditi fra Rimini e Ferrara coll'idea di compir l'opera, che gli
-Austriaci avevano lasciata a mezzo.
-
-Era in sostanza la guerra civile, che s'andava bel bello
-apparecchiando, e che al cardinale Bernetti, il quale pur si vantava
-discepolo del Consalvi, non parea poi un ideale di governo da
-disprezzarsi del tutto. Non così la pensavano le potenze protettrici,
-le quali in cinque, non esclusa l'Austria, avevano chiesto con un
-_memorandum collettivo_, come si praticherebbe col Bey di Tunisi, fino
-dal 10 maggio 1831, che almeno le più marchiane assurdità del Governo
-Pontificio fossero corrette. Il Bernetti fece l'uomo offeso. O non avea
-promesso l'_êra novella_? Aspettassero dunque che l'erba crescesse, e
-l'erba, la mal'erba, fu il cardinale Albani, cagnotto dell'Austria e
-uno dei più vecchi e peggiori arnesi della Curia, messo alla testa di
-quell'infame marmaglia, che s'andava riunendo fra Rimini e Ferrara, e
-incaricato di rimettere in cervello del tutto Bologna e le Romagne.
-
-A tale minaccia quelle popolazioni si risentirono fieramente. Fra gli
-ultimi di dicembre e il gennaio 1832 una parte delle Guardie Civiche
-di Forlì, di Ravenna, d'Imola e di Bologna s'andò pertanto radunando a
-Cesena, deliberata di tener testa ai Papalini, i quali finalmente il 20
-gennaio dettero l'assalto a Cesena. I liberali non erano più di 1800;
-quasi 5000 i Papalini. I primi, male armati e non guidati da alcuno,
-resistettero ciò nonostante sei ore, poi si sbandarono, ed i secondi,
-entrati in Cesena, non perdonarono nè a luogo, nè a sesso, nè a età, nè
-a condizioni: trucidarono vecchi, donne, preti, bambini, persino nelle
-chiese, dove alcuni avevano cercato rifugio. Sono così enormi questi
-fatti, che molti scrittori per partito preso cercarono attenuarli
-o negarli, quella perla del Cantù fra gli altri, ma, oltrechè negli
-storici più gravi e nelle corrispondenze private e diplomatiche, sono
-concordemente attestati da certi diari manoscritti, che si conservano
-a Cesena e sono opera di preti o di gente ad essi devotissima. Non
-c'è quindi da dubitarne, tanto più che le gesta del cardinale Albani a
-Cesena si rinnovarono quasi identiche, se non peggiori, il 21 gennaio a
-Forlì, il 24 a Faenza, e il 25 a Imola, dove i Papalini si congiunsero
-cogli Austriaci, ritornati subito, e tutti insieme furono il 26 a
-Bologna, dove, per colmo d'obbrobrio (tanto era l'orrore inspirato dai
-lanzichenecchi papali) gli Austriaci furono accolti e acclamati, come
-salvatori.
-
-Volle ora l'Austria far suo pro dell'esecrazione eccitata da queste
-tragedie, per vantaggiarne le sue vecchie cupidigie sulle quattro
-Legazioni? Se ne adombrò il Papa e pensò di opporre stranieri a
-stranieri nello stesso modo che opponeva una parte dei suoi sudditi
-all'altra? Ossivvero la Francia si mosse di suo per bilanciare
-l'influenza dell'Austria e impedirne un ulteriore ingrandimento in
-Italia? Fatto è che ora accade questo: l'Austria cerca estendere i
-suoi partigiani colla sètta Ferdinandea; i Francesi di Luigi Filippo
-occupano Ancona, dandosi le solite arie di venire in aiuto ai liberali,
-che invece perseguitano per conto del Papa al pari degli Austriaci; le
-truppe del Papa neppur si provano di resistere e nondimeno il cardinal
-Bernetti (lui, che avea chiamati e richiamati gli Austriaci) protesta
-contro la nuova invasione straniera, mentre poi, per poter fare a meno
-di Austriaci e Francesi, organizza le sue masnade in _Centurioni_
-(vera sètta di scherani sedentari, raccolta luogo per luogo, a cui
-era assicurata l'impunità d'ogni delitto) e di lì a poco, per compir
-l'opera, assolda due reggimenti di Svizzeri.
-
-Lo dissi già l'anno scorso. Se non vivessero ancora molti della
-generazione, che l'ha visto cogli occhi proprî, difficilmente si
-crederebbe ad un simile viluppo di stoltezze e d'iniquità (pare che
-molti, troppi Italiani se ne siano scordati), eretto, in pieno secolo
-XIX, a sistema di governo, per eccellenza conservatore, e a cui non
-mancarono neppure interpreti teorici più sfrontati, lo Haller nella
-_Restaurazione della scienza politica_, il Canosa nell'_Esperienza ai
-Re della terra_, Monaldo Leopardi, il padre del poeta, nei _Dialoghetti
-sulle materie correnti nel 1831_, e parecchi altri.
-
-Il paese era prostrato senza più nè fiducia, nè energia, nè speranze.
-Gli esuli invece numerosissimi s'agitavano, ed ora principia la serie
-dei tentativi rivoluzionari, organizzati dal di fuori e che non trovano
-dentro se non consensi spicciolati dei più arrischiati, dei meno in
-cervello, dei meno atti e veder chiaro e a riferire giustamente, o
-peggio ancora, di coloro che pescano nel torbido per professione; un
-quissimile delle proscrizioni e dei ritorni guelfi e ghibellini dei
-nostri Comuni medievali.
-
-Notiamo intanto. — Anche l'insurrezione della Guardie Civiche di
-Romagna nel 1832 ha un carattere iniziale di semilegalità, perchè
-si mossero richiedendo l'esecuzione delle promesse del Bernetti,
-quel burlone dall'_êra novella_, e se all'ultimo intonarono nei loro
-bivacchi e nella breve pugna di Cesena il _Ça-ira_ e la _Carmagnola_,
-reminiscenze giacobine, fu l'immanità della repressione, che dimostrò
-non esservi possibilità d'intesa col Papa ed i suoi ministri.
-
-Ma, in mezzo a questo pandemonio di congiure, di promesse non
-mantenute, d'invasioni straniere e di brigantaggio organizzato, non è
-men vero che un'opinione moderata va spuntando, il proposito di opporre
-il bene al male, di mettere tutto il torto dalla parte del governo,
-di appellarsi all'opinione pubblica liberale, che dopo il 1830 va
-sempre più slargandosi e imponendosi in tutt'Europa, e di forzarla a
-metter riparo a tante enormezze. Contemporaneamente però, e appunto in
-quest'anno 1832, Giuseppe Mazzini fondava la _Giovine Italia_, il cui
-programma era l'azione immediata, e un determinar tutto _a priori_,
-l'unità nazionale, la repubblica come forma di governo, l'insurrezione
-popolare, come mezzo a conseguir l'una e l'altra, e persino una riforma
-educativa e religiosa, contenuta nella sua celebre formola: _Dio e
-Popolo_, ed ecco una nuova ragione di dissenso e di contrasto fra i
-liberali.
-
-Ormai è tempo però di non giudicar più tali dissensi e contrasti solo
-dalla riuscita e di sollevarsi ad una critica più giusta, che tenga
-conto delle condizioni d'allora e soprattutto veneri, come merita,
-tutta questa forte generazione d'uomini, che fra tante ruine non
-disperò mai, non si accasciò mai sull'orma sua, ma lottò tenacemente
-e sempre, e quante volte cadde rovesciata, altrettante si rialzò e
-riprese a combattere, variando arme, propositi, ed anche moltiplicando
-colpe ed errori, se si vuole, ma senza contar mai le vittime, delle
-quali aveva seminata la via.
-
-La propaganda mazziniana trovò in Romagna molti aderenti; in Bologna
-assai meno allora e dopo. Allora poi le nocquero soprattutto le due
-imprese tentate in Piemonte e in Savoia nel 1833 e 34, che parvero e
-sono veramente d'una supina e colpevole inanità e giovarono non poco
-alla reazione, la quale, diffidando sempre delle giovanili velleità
-di Carlo Alberto, voleva, secondochè bucinavasi nelle congreghe del
-sanfedismo piemontese, far assaggiare anche a lui _sangue di liberali_.
-
-Scorse così qualche anno. Fra il 1837 e il 38 Austriaci e Francesi
-se n'andarono di nuovo. Al Papa rimanevano gli Svizzeri e qualche
-reggimento indigeno, ma la sua difesa migliore e più fida gli parevano
-i _Centurioni_, le spie e la polizia, che erano tutt'uno. Mazziniani e
-liberali si riscossero. A Bologna capitò Carlo Poerio, nome divenuto
-poi famoso, e s'ebbe da esso contezza di gravi rivolgimenti prossimi
-a scoppiare nel regno di Napoli, ov'erano, diceva (parlando a nome
-del Mazzini), armi pronte, animi disposti ad ogni estremità, tremila
-Calabresi, ai quali bastava un cenno per muoversi in aiuto d'altre
-provincie italiane, che insorgessero, e persino si faceva assegnamento
-su buon nerbo di Albanesi, gente manesca e ardente di combattere per
-l'Italia.
-
-In questo emissario mazziniano, che profetizza tali miracoli, chi
-riconoscerebbe il Poerio moderato e cavouriano del 1860? Anche fra
-i compromessi mazziniani del 33 in Piemonte c'è Vincenzo Gioberti,
-e chi direbbe che sette od otto anni dopo scriverà il _Primato_? Ma
-sono appunto questi trapassi, queste variazioni, queste gradazioni,
-che danno impronta così originale e così sincera al movimento
-rivoluzionario, segreto e palese dell'Italia, e a biasimarli o lodarli
-col senno del poi si può fare dell'inutile polemica retrospettiva, ma
-non si penetra nell'intima psicologia di questa storia.
-
-Non tutti a Bologna aggiustarono fede alle promesse del Poerio,
-nè tutti le giudicarono d'egual valore, specie quel soccorso degli
-Albanesi, che parve alquanto fantastico; nondimeno, per non perdere
-un'occasione, se mai era, un comitato rivoluzionario si riordinò nel
-1840. Avrebbe voluto essere indipendente del tutto dalla direzione
-mazziniana, pure temendo che coll'ignorare ciò che tramava la _Giovine
-Italia_, accadesse di disgregare le forze, la nuova cospirazione
-s'accontò con alcuni, che ancora aderivano in tutto al Mazzini, e formò
-con essi un cosiddetto _Comitato d'azione_, il quale cercò relazioni
-e aderenze con Ferrara, le Marche, Roma e la Toscana. Si aspettava il
-segno da Napoli, ma Napoli non si moveva, anzi pareva ora aspettarlo
-essa dallo Stato Romano. In queste incertezze si preparava alla meglio
-l'azione, riunendosi i cospiratori in una villa vicina a Bologna,
-ove tra i più impazienti era Luigi Carlo Farini, che sfidando mille
-pericoli accorreva nottetempo e a cavallo da Ravenna, e prima che
-albeggiasse ripartiva.
-
-È il caso di ripetere anche qui: chi indovinerebbe in questo audace
-e romantico cospiratore il futuro storico dello _Stato Romano_, così
-severo alle vecchie cospirazioni politiche, ed il futuro dittatore
-delle provincie emiliane nel 1859?
-
-Del suo mutamento molti scrittori repubblicani, Aurelio Saffi fra
-gli altri, gli fanno acerbo rimprovero; ma perchè? Non mutò anche il
-Saffi, di moderatissimo divenendo Triumviro della Repubblica Romana e
-rimanendo poi sempre uno dei più onorati e solitari epigoni della fede
-mazziniana?
-
-Non c'è di peggio della passione politica per far confondere il
-criterio della fazione con quello della storia anche negli animi più
-retti.
-
-Allora il Farini era dunque fra i più insofferenti d'indugi e per
-romperli con qualche probabilità di riuscita e chiarirsi del vero,
-il Comitato spedì a Napoli segretamente il conte Livio Zambeccari,
-bolognese, fervido e coraggioso uomo, ma ahimè! il più disposto
-da madre natura a pigliar lucciole per lanterne. Scelto bene il
-referendario!
-
-Queste le condizioni delle Romagne dal 1832 al principio del 43; questo
-il paese, nel cuore del quale era stato mandato ad esercitare il suo
-ministero di pace e di misericordia Giovanni Maria Mastai-Ferretti,
-vescovo d'Imola. Ora, che uomo era esso? quale la sua vita insino
-allora? e che parte era la sua fra gli oppressi e gli oppressori?
-
-Più che mai ci troviamo collocati ora, o Signore, fra la storia e il
-libello, fra la satira e il panegirico; fuoco nascosto sotto la cenere
-ingannatrice, direbbe il poeta latino, su cui bisogna camminare con
-precauzione. Un gran santo, un gran genio fin dalla culla, ne fanno
-alcuni; un bimbo nato col bernoccolo d'ogni scelleratezza, ne fanno
-altri; frottole, leggende l'una e l'altra versione; nè per conoscer
-l'uomo è mestieri in questo caso (come in quasi tutti gli altri del
-resto) pigliar le mosse così di lontano.
-
-Il conte Giovanni Mastai era un nobile di provincia, nè molto ricco,
-nè di molto antica data. Apparteneva a rispettabile famiglia di
-Sinigaglia, in cui nel secolo XVI era entrata sposa una Garibaldi;
-scoperta atavistica, che a qualcuno pare molto notevole; a me no. Il
-padre, il conte Girolamo, era un galantuomo; la madre, la contessa
-Caterina, una signora pia, virtuosa e bellissima. Giovanni Maria fu
-l'ultimo de' suoi nove figliuoli; studiò nel Collegio degli Scolopi a
-Volterra. Ne uscì, perchè epilettico, terribile malattia, dalla quale
-guarì cogli anni e coi viaggi, ma gli lasciò sempre uno strascico
-di eccitabilità, di emottività subitanea e mutevole, «di nervosa
-passione», come dice il Farini, storico e medico, accennando a spiegare
-con questo, e forse con ragione, non poche delle ulteriori vicende di
-Pio IX. Tali in realtà l'infanzia e l'adolescenza del Mastai.
-
-La sua precocità negli studi, la sua vena poetica, che prendeva a
-soggetto talvolta le battaglie napoleoniche, i suoi mirabili progressi,
-che facevano andare in solluchero i maestri, i quali lo compensavano di
-corone accademiche, profetando fin d'allora ben altre corone all'alunno
-promettentissimo, sono le solite frasche dei panegiristi, siccome altri
-aneddoti, relativi alla sua giovinezza e coloriti poco meno che col
-pennello di Svetonio, quando narra le amenità dei dodici Cesari, sono
-ignobili fanfaluche o amplificazioni dei detrattori.
-
-Tornato alla sua Sinigaglia nel 1809, vi si fermò fino alla
-ristaurazione di Pio VII. Giovine, malaticcio, distratto quindi per
-necessità da studi troppo intensi, è naturale che abbia sentito e
-vissuto da giovine.
-
-È il tempo che la vita italiana, su cui è passato il soffio della
-Rivoluzione Francese, sta trasformandosi profondamente; è il tempo,
-che la leggerezza arcadica sta cedendo il posto alla sentimentalità
-preromantica; è il tempo, che i nostri vecchi cicisbei e cavalieri
-serventi sono sulla via di trasformarsi in Oberman, in Werther, in
-Iacopo Ortis, in Renato.
-
-A queste variazioni la gioventù è sensibilissima e tanto più la
-gioventù d'una piccola città di provincia, la quale naturalmente le
-esagera con poca misura di buon gusto sin nelle mode e nelle fogge
-esteriori. Non trovo nulla di strano quindi che il giovine Mastai
-si lasciasse crescere le chiome e le rabbuffasse con una certa
-premeditazione, che portasse una polacchetta grigia cogli alamari
-neri, un berretto rosso, pantaloni screziati di colori vistosi, un
-cravattone sventolante, gli sproni agli stivali, un giardino alla
-bottoniera e un eterno sigaro in bocca, come il _Giovinetto_ del
-Giusti, e che questo insieme di figurino, il quale oggi parrebbe un
-sintomo di mattoide (ogni tempo ha i suoi sintomi), allora invece
-solleticasse dolcemente le fantasie e i cuori delle sensibili fanciulle
-di Sinigaglia. Non trovo nulla di strano quindi che fra le più commosse
-a veder caracollare per le vie sopra un focoso destriero un tal tipo
-d'arrischiata eleganza locale, sia dato nominare una Lena popolana,
-che lo amò sul serio e a cui non fu fedelissimo, una principessina
-Elena Albani, che, per esemplare castigo del volubile Mastai, prima
-gli preferì un asino d'ussaro, ma autentico, poi andò sposa a un
-signorone di Milano, e lo piantò in asso, nonostante le pittoresche
-combinazioni del suo abbigliamento, e finalmente ch'egli tentasse
-consolarsi di questo abbandono con una Morandi-Ambrogi, piccola deità
-di palcoscenico, e giuocando al pallone sulle mura di Sinigaglia, o al
-bigliardo in qualche losca e affumicata stamberga di caffè ed in non
-troppo edificante compagnia, che allarmava la buona famiglia Mastai,
-una famiglia di schietti codini (checchè se ne sia detto), perchè il
-rivoluzionario ed esule del 31, di nome Pietro, che molti citano e che
-per campare onestamente la vita faceva il lustrascarpe a Ginevra, non
-era niente affatto fratello di Pio IX, bensì un conte Ferretti, suo
-lontano parente.
-
-Le abitudini, gli atteggiamenti, le mode e le piccole avventure del
-Mastai sono cose insomma di tutti i tempi e di tutti i luoghi e che si
-possono narrare d'ogni giovine, che non sia uno schietto imbecille, ed
-abbia un temperamento vivace, e tanto più d'un giovine, com'era senza
-dubbio il Mastai, indole gioviale e affettuosa, ma forse in fondo
-infelice per l'orribile malattia, che l'affliggeva, e bisognoso di
-sbattersi un po' di dosso la malinconia.
-
-Nè ciò impedisce, anche se ebbe allora misteriosi contatti
-(possibilissimi, ma non provati di certo) con qualche inferraiuolato
-framassone, nè ciò impedisce, dico, che tramutatosi a Roma a cercar
-fortuna al seguito dello zio, monsignor Paolino Mastai, e trovatosi
-in tutt'altro ambiente, prima s'accodasse a quel prelatume mondano,
-ultimo avanzo degli eleganti abati settecentisti, la più comune forma
-del cicisbeismo romano, poi l'ascetismo sincero della madre ripigliasse
-il disopra nell'indole del giovine Mastai e finalmente che l'influenza
-e la protezione di Pio VII facessero il resto, spingendo l'estrema
-emottività di lui in tutt'altra direzione da quella di prima.
-
-Tuttociò è naturalissimo e sono inutili tutti gli sforzi dei libellisti
-a complicare romanzescamente e a colorire sinistramente questi primordi
-assai semplici e chiari del Vescovo d'Imola e di Pio IX, siccome sono
-superflui, mi pare, gli sforzi dei panegiristi fanatici a dissimularli
-e negarli.
-
-Si narra che da prima tentasse entrare nelle Guardie Nobili del Papa e
-che risaputosi della sua infermità, il comandante, principe Barberini,
-non lo volesse ammettere. Erano gli ultimi guizzi degli antichi ardori
-cavallereschi, e si spensero così! Oramai l'ultima sua speranza erano
-il sacerdozio e la prelatura, quest'ultima la gran via degli onori e
-della fortuna nella Roma d'allora. Ma il Mastai, sempre più infervorato
-di idee religiose, cominciò bene la sua carriera, offrendosi ad un
-modestissimo ufficio di carità pei poveri orfani dell'ospizio di _Tata
-Giovanni_ (Papà Giovanni vuol dire, in dialetto romanesco), un ricovero
-fondato già da un povero muratore, che si chiamava Giovanni Borghi.
-
-In quella vita di sagrificio e di abnegazione operosa, la sua salute
-migliorò notabilmente, siccome gli avea presagito Pio VII, i cui
-incoraggiamenti ve l'avevano spinto, ed il giovine Mastai, ammiratore
-devoto di questo Papa, che le violenze di Napoleone aveano circondato
-d'un'aureola di santità e di martirio, ebbe il presagio in conto di
-profezia e di miracolo, e si fece prete.
-
-Com'è di tutte le nature ardenti e impulsive (ed il Mastai certamente
-lo era) ben presto le quattro mura dell'ospizio di _Tata Giovanni_
-gli parvero anguste alla nuova energia morale, risvegliatasi in lui, e
-gli sorrise un più vasto campo di lotta, la predicazione, la missione
-evangelica in terre di barbari e di idolatri ed, occorrendo, la
-persecuzione e il martirio. Si provò prima, come oratore sacro, nella
-chiesetta dell'ospizio, poi dinanzi a pili vario uditorio in San Carlo
-al Corso, ed il successo non fu nè piccolo, nè grande. Pure si parlò di
-lui e qui viene a collocarsi nella sua vita un aneddoto singolare e che
-allo studio dell'uomo, qual era, importa non poco.
-
-Una delle ultime forme delle _Sacre Rappresentazioni medievali_,
-dalle quali ebbe origine il teatro moderno, e che più specialmente si
-riattacca, mi pare, a quelle, che nella magistrale opera del D'Ancona
-su questo argomento, sono dette i _Contrasti_, era un genere di
-predica popolare, fatta per lo più sulle piazze e di cui si valevano i
-missionari, la qual predica si faceva in due o tre contemporaneamente,
-disputando fra essi in una specie d'azione dialogizzata fra un
-dotto e un ignorante, fra un peccatore indurito e il prete, che vuol
-convertirlo, e via dicendo. Or bene, il cardinale Testaferrata, vescovo
-di Sinigaglia, volle nel 1822 organizzare una di tali rappresentazioni
-in quella città e (caso o disegno che fosse) nella compagnia dei
-Missionari, colà spedita, fu scritturato il Mastai. Pochi anni prima
-Sinigaglia l'avea conosciuto, come dissi, sotto ben altre spoglie e ben
-altre sembianze. Rivederlo ora sul trespolo dei missionari, accanto
-a un gran crocifisso, sotto la zimarra del prete; udirlo esortare
-e minacciare i peccatori colla voce tremula, il gesto agitato, lo
-zelo, la passione d'un apostolo, in cui gli uditori subodoravano la
-contrizione d'un convertito, produsse un effetto incredibile, e qui
-pure la malevoglienza ha intrecciato leggende d'ogni fatta: bische e
-taverne invase a furor di popolo: sante Terese in estasi; Maddalene,
-penitenti, innamorate, impazzate. A noi basta notare l'antitesi
-drammatica significantissima anche in questo episodio della vita del
-Mastai.
-
-Ne segue un altro nel 1823 di ben più vaste proporzioni: una sua
-missione mezzo tra diplomatica e apostolica al Chilì. Non più ora la
-modesta piazza d'una città delle Marche, ma un più vasto orizzonte
-s'apre dinanzi alla fantasia del giovine e del prete: l'Oceano
-infinito, i monti mostruosi, la vegetazione dei tropici, selvaggi
-da convertire alla fede, repubblichette ringhiose e sanguinarie da
-ammansare, e, chi sa? forse il trionfo, forse invece la schiavitù,
-il martirio! Capo della missione era un monsignor Muzi, vescovo _in
-partibus_ e compagno al Mastai un prete Sallusti, che ha narrato il
-viaggio in quattro grossi volumi, illeggibili veramente, nonostante
-che il viaggio fosse in realtà disastrosissimo, e i rischi corsi, e i
-patimenti sofferti non pochi nè lievi. Tutto però si riduce a mal di
-mare, tempeste, quarantene, nulla di molto romanzesco, voglio dire, nè
-come missione apostolica, perchè non si sa d'alcun idolatra convertito
-dall'eloquenza del Mastai, nè come missione diplomatica, perchè non si
-sa d'alcun importante negoziato condotto a termine da monsignor Muzi.
-
-Ad ogni modo un immenso viaggio (di cui è certo esistere una narrazione
-scritta dallo stesso Mastai, ma ancora inedita e sconosciuta da tutti)
-un immenso viaggio per quei tempi da Roma a Santiago e da Santiago a
-Roma, ove furono di ritorno nel 1825, e trovarono morto da tempo Pio
-VII e succedutogli il Della Genga col nome di Leone XII, per fortuna
-del Mastai assai benevolo a lui. Difatto lo nominò tosto Presidente
-dell'Ospizio di San Michele, asilo di vecchi e penitenziario di
-donne, in cui il Mastai, quanto era stato tenero, indulgente, pietoso
-nell'ospizio di _Tata Giovanni_, altrettanto si mostrò orgoglioso,
-severo, inflessibile; contraddizione singolare, che anch'essa dice
-non poco dell'indole dell'uomo e di parecchie sue gesta future. Due
-anni dopo era nominato Arcivescovo di Spoleto, ed ivi è il suo primo
-contatto colla Rivoluzione Italiana.
-
-Dissi già che la Rivoluzione Bolognese del 31 avea spinte le sue
-squadre, sotto il comando del Sercognani, vecchio soldato di Napoleone,
-sino ad Otricoli. Non osò correre su Roma e si fermò dinanzi a Rieti,
-dove Gabriele Ferretti, un vescovo con atteggiamenti guerreschi alla
-medio evo e che fu poi Segretario di Stato di Pio IX, stava con bande
-armate sugli spaldi della città. Il Sercognani retrocedette sino a
-Spoleto ed ivi l'arcivescovo Mastai riescì a disarmare e sciogliere le
-truppe del Sercognani.
-
-È d'uopo sceverare ancora la leggenda dalla realtà. C'è chi ha dipinto
-il Mastai in questa occasione un politico sopraffino e senza scrupoli,
-che fa di Spoleto la Capua del Sercognani e dopo averlo ammollito
-nelle delizie e versandogli l'oro a piene mani, lo induce a disarmare
-e sciogliere le sue truppe, le quali alla spicciolata, credendo
-ridursi alle proprie case con un salvacondotto, cascano invece in
-mano agli Austriaci, che s'avanzavano a grandi giornate da Bologna
-ed Ancona. C'è invece chi ha dipinto il Mastai, come già intinto di
-pece rivoluzionaria e amoreggiante coi liberali, laonde poi sarebbe
-caduto in disgrazia di Gregorio XVI e tramutato ad Imola. Quanto
-all'oro intascato dal Sercognani, parli per questo povero soldato la
-sua fine. È morto esule e miserabile in uno spedale di Parigi. Quanto
-all'arcivescovo Mastai, la sua condotta in quel frangente non merita:
-
- _Ni cet excès d'honneur, ni cette indignité._
-
-Dinanzi ai primi subbugli di Spoleto egli si era prudentemente
-allontanato. Tornò, perchè il Governo Pontificio avea messo nelle mani
-di lui anche il potere civile e allora si conformò pienamente a quello
-che aveva fatto il cardinale Benvenuti colla capitolazione d'Ancona.
-Il Sercognani, cioè, che retrocedeva da Rieti, sapendo già della
-capitolazione di Ancona e dell'intervento austriaco, capitolò esso pure
-nelle mani del Mastai. Che colpa ebbero il Mastai e il Sercognani, se
-la capitolazione fu disdetta? Tuttociò si vede chiaro nelle lettere
-del Mastai al Bernetti e al Benvenuti, che sono pubblicate, e da esse
-risulta soltanto che il Mastai fu mite ed onesto fra tanta gente senza
-onore e senza pietà. È molto; ma non è quello che amici e nemici si
-sono piaciuti d'immaginare!
-
-Ed ora torniamo ai cospiratori di Bologna, che lasciammo nella
-primavera del 43, aspettanti per muoversi l'annunziata rivoluzione di
-Napoli, dove avevano spedito per informarsi il conte Livio Zambeccari.
-
-Figlio d'un areonauta, che, dopo prove e riprove, s'era accoppato
-precipitando, come Icaro, dal cielo, mentre stava cercando il punto
-d'appoggio nell'aria e la direzione dei palloni volanti, nel conte
-Livio s'era travasato non poco del fantastico genio del padre.
-Emigrato nel 21, cavaliere errante di repubblica, prima in Ispagna,
-poi nell'America meridionale, appena tornato, s'era rimesso all'opera
-rivoluzionaria, nella _Giovine Italia_. Spedito ora a Napoli dal
-Comitato bolognese, scriveva tosto colà mirabilia, assegnando persino
-il giorno che la rivoluzione sarebbe scoppiata, cioè l'ultimo di
-luglio, festa di Sant'Ignazio. Non gli fu creduto! E poichè trovavasi
-in Bologna a quei giorni, sotto finto nome, il Ribotti, esule nizzardo,
-partecipò tanto egli stesso, uomo di grande ardire e di buon ingegno,
-ai dubbi che tormentavano il Comitato sulla veracità di quelle
-asserzioni, che si profferse d'andare in persona ad accertarla.
-
-Intanto però il Governo Pontificio era già sull'intesa e, per
-cominciare, fece accerchiare da birri e soldati la villa, in cui
-dimoravano i fratelli Pasquale e Saverio Muratori, principalissimi
-fra i congiurati. Essi scamparono colle armi in mano, e messa insieme
-una _guerriglia_ cui si unirono altri usciti da Bologna (non tutti
-purtroppo brava e onesta gente, com'erano i fratelli Muratori), presero
-a Savigno la via dei monti, batterono a Castel del Rio una squadra
-di Papalini, e quindi aiutati da Don Verità, prete di Modigliana, dal
-Montanelli e da altri amici di Toscana, poterono finalmente raggiungere
-il mare, imbarcarsi e rifugiarsi in Corsica.
-
-Svanita ogni speranza d'un moto napoletano, benchè in realtà una
-preparazione vi fosse stata in Malta, iniziata da Nicola Fabrizi
-e mezzo secondata e mezzo avversata dal Mazzini (il che spiega le
-illusioni del povero Zambeccari), svanita, dico, ogni speranza d'un
-moto napoletano, il Ribotti, tornato a Bologna e per sfruttare il
-fermento, che durava ancora vivissimo dopo il tentativo dei fratelli
-Muratori, ne pensò un altro, più rischioso ancora, se possibile, in
-Settembre.
-
-Villeggiavano tra Imola e Castelbolognese tre cardinali, l'Amat,
-il Falconieri e Giovanni Maria Mastai, creato già Cardinale da
-Gregorio XVI fino dal 1840. Parve al Ribotti da tentare un bel colpo:
-sorprendere i tre _Eminentissimi_, sostenerli in ostaggio, ribellare
-quindi le Romagne, le Marche e l'Umbria e marciar dritti su Roma.
-Detto e fatto. L'8 settembre 1843, a notte chiusa, aduna al ponte di
-Savena, presso Bologna, un duecento compagni, armati alla meglio, alla
-peggio, e s'incammina verso Imola. Dovevano per via trovare altri aiuti
-e nessuno comparve. A Imola silenzio sulle mura e porte sbarrate. A
-Castelbolognese lo stesso. Nella villa, che accoglieva i tre Cardinali,
-la gabbia aperta (come s'esprime in certe sue _Memorie_ uno dei
-congiurati) e i tre _cardellini_ volati via.
-
-Non per questo il Ribotti si perse d'animo. Sbandati i suoi compagni,
-cercò altre trafile rivoluzionarie (ce n'erano tante!), si provò quasi
-da solo di sommuovere Ancona e le Marche, osò penetrare sino in Roma:
-figura arditissima di cospiratore, cui fa riscontro in questi moti del
-43 quella di Felice Orsini, che apparisce ora per la prima volta nel
-dramma tenebroso delle cospirazioni politiche romagnuole, e vi dovea
-poi acquistare purtroppo così terribile celebrità.
-
-Il Governo infierì con Commissioni di sanfedisti spietati, nelle quali
-è rimasto infame il nome d'un colonnello Freddi, che le presiedeva, e
-colpì di morte, di galera, di esilio un numero grandissimo di persone,
-mescolando ad arte nei giudizi e nelle sentenze i patriotti coi
-colpevoli di delitti comuni.
-
-Nei tentativi dell'anno dopo, 1844, si compromisero il Galletti, che
-fu poi Ministro di Pio IX, Pompeo Mattioli ed altri, gettati tutti in
-Castel Sant'Angelo, mentre dall'estremo della Calabria giungeva l'eco
-della tragedia dei fratelli Bandiera, pietosa tanto, che il Mazzini
-fece di tutto per togliersene di dosso ogni responsabilità.
-
-Contuttociò non un anno, come vedete, passava nelle Romagne senza
-che il fermento rivoluzionario in un modo o nell'altro si provasse a
-prorompere.
-
-Il moto però, che seguì nel 1845, mentre per certi rispetti somiglia a
-quello del 1832, ha tuttavia un carattere tutto suo e che lo distingue
-così dai tentativi antecedenti, come dai posteriori di pura derivazione
-mazziniana.
-
-Dissi già del _Memorandum_ delle cinque Potenze per indurre a riforme
-il Governo Pontificio. Rimasto lettera morta, i cospiratori del 1845 lo
-ripresero a loro insegna, sperando così propiziarsi l'Europa e indurla
-con essi in una specie di morale complicità.
-
-L'idea in sè non val molto, ma indica però che l'inutilità degli sforzi
-tentati sino allora avea generato negli animi una reazione e che anche
-fra gli accecamenti delle cospirazioni un'opinione moderata s'andava
-formando, come ho già fatto notare, la quale sentiva, se non altro,
-la necessità di spinger gli occhi al di là delle chiuse muraglie delle
-sètte.
-
-Di qui il _Manifesto di Rimini_, opera di Luigi Carlo Farini (lo
-stile lo dice) in collaborazione col Montanelli, con le parole rimaste
-celebri: «Non è di guerra lo stendardo, che noi inalziamo, ma di pace,
-e pace gridiamo e giustizia per tutti e riforme di leggi e garanzia di
-bene durevole.... Preghiamo e supplichiamo i principi a non volerci
-trascinare alla necessità di addimostrare che quando un popolo è
-abbandonato da tutti e ridotto agli stremi, sa trovare salute nel
-disperare salute.»
-
-Con questo programma, che parlava ai sordi, si sollevò in Rimini Pietro
-Renzi nel Settembre del 1845, ma alla sollevazione di Rimini, finita
-subito, non rispose che un ardito combattimento di Pietro Beltrami
-e di Raffaele Pasi alle Balze e poi tutti scamparono in Toscana, il
-_refugium peccatorum_ d'allora, come lo chiamava Massimo d'Azeglio.
-
-Fra i propositi riformisti d'una opinione politica moderata e queste
-audaci e frammentarie prove di sommossa a mano armata v'ha una
-contraddizione palese ed è quello che si studiò di persuadere a tutti
-Massimo d'Azeglio, viaggiando ora a piccole giornate e raccogliendo
-poi la sostanza delle sue osservazioni e dei suoi consigli nel celebre
-opuscolo, che intitolò: _I casi di Romagna_, ammonimento d'amico ai
-cospiratori, requisitoria terribile contro il Governo Pontificio,
-e portavoce, sto per dire, di tutta quell'aperta, libera e pubblica
-cospirazione letteraria, di cui l'opuscolo del D'Azeglio è l'ultimo
-atto e il più pratico, perchè non foggia e non architetta sistemi
-storici o disegni politici, bensì espone fatti e accusa e difende
-persone. Vi si sente però l'eco della scuola romantica e liberale
-lombarda, come di chi, frapponendosi fra oppressi ed oppressori,
-consiglia ai primi la rassegnata, ma operosa, pazienza manzoniana, ed
-intima ai secondi il: «_Dio vi ha abbandonati e non vi temo più_» del
-Padre Cristoforo a Don Rodrigo.
-
-Dal 1820 al 1848 la letteratura italiana è tutta una vasta cospirazione
-politica, che inspira, accompagna, modera ed eccita il sotterraneo
-lavorìo delle sètte, prorompente di quando in quando nelle sommosse.
-Dopo il 1840, questa letteratura, seguendo il moto sempre crescente
-dell'opinione pubblica liberale europea, si scioglie come può e dove
-può dal sottinteso, dall'allusione, dall'anfibologia e affronta alla
-scoperta il problema della redenzione della patria, facendo sì che
-la questione italiana esca fuori dall'ombra e s'imponga da sè ai
-pensieri degli uomini, contrari o favorevoli, che siano. Più la crisi
-s'approssima e più questo carattere apertamente politico e militante
-della letteratura italiana si determina nella lotta ancora tutta
-ideale di due scuole diverse, che già si trovano a fronte: da un lato
-il _Primato_ di Vincenzo Gioberti, cattolico, federale, monarchico,
-neoguelfo e romantico schietto, e dietro a lui le _Speranze d'Italia_
-di Cesare Balbo, la _Nazionalità Italiana_ di Giacomo Durando, la
-_Sovranità temporale dei Papi_ di Leopoldo Galeotti, i _Pensieri d'un
-Lombardo_ di Luigi Torelli, i _Casi di Romagna_ di Massimo d'Azeglio;
-dall'altro Giuseppe Mazzini, non cattolico, ma mistico, non federale,
-ma unitario, non monarchico, ma repubblicano, e a lui più aderenti,
-benchè con parecchie diversità, il Cattaneo e Giuseppe Ferrari.
-
-Dalla scuola del Gioberti esce il partito riformista, il primo cioè che
-si esperimenterà nell'azione, quando questa, mercè dell'umile _Vescovo
-d'Imola_, uscendo dai libri e dalle sommosse, incomincierà su di un
-campo che può dirsi nazionale davvero, e diverrà ben presto europeo.
-
-Tale svolgimento del pensiero politico italiano e la conseguente
-formazione dei partiti, che io accenno di volo, ed è assai bene esposto
-in un libro recente di Agostino Gori, si toccano con mano nei _Ricordi_
-di Marco Minghetti e per quel poco o molto che ne trapassa nel _Vescovo
-d'Imola_ e serve a creare il _Pio IX del 1846_, nulla è più suggestivo
-e d'un realismo artistico, che meglio ricostruisca scena, ambiente, e
-ci faccia quasi veder l'aspetto e riudir le voci dei personaggi, del
-libro bellissimo, in cui il mio amico, Pier Desiderio Pasolini, ha
-raccolte le _Memorie_ di suo padre.
-
-Il Mastai, liberale di vecchia data, e di cui Gregorio XVI avrebbe
-detto: «in casa Mastai è Carbonaro persino il gatto,» è un'invenzione
-dei glorificatori ad ogni costo di Pio IX ed una calunnia dei
-Gregoriani, trasformazione questi ultimi dei Vecchi Sanfedisti e
-Centurioni Pontifici, che i primordi del pontificato di Pio IX avevano
-sgominati ed a lui erano fieramente nemici. A Spoleto nel 1831 il
-Mastai non aveva inferocito. A Imola (ed era noto) s'addolorava dei
-delitti orrendi e della più orrenda impunità dei _Centurioni_ papalini,
-e ciò bastava, se non era di troppo, per farlo passare a Roma per
-settario e per liberale. Se ne ha la prova in alcune lettere di lui
-dirette a monsignor Polidori e pubblicate alcuni anni fa dal conte
-Paolo Campello. «Si è procurato, scrive il Mastai nell'agosto del
-1834, di dipingermi in Roma come un vescovo poco meno che liberale.» E,
-alludendo a Spoleto, soggiunge con amarezza: «le impertinenze, che ho
-ricevuto dai cosiddetti Papalini, è certo che non le ho ricevute dai
-liberali nella quaresima del 1831: questo argomento, se lo esternassi
-a certa classe di Papalini, sarebbe bastante a farmi divenire poco
-meno che un M.r Grégoire.» Dal contesto della lettera si vede chiaro
-che le accuse muovono dai _Centurioni_ e dai loro capi, i quali, per
-quanto il Mastai dissimuli, esso disprezza come meritano, concludendo:
-«in mezzo a queste tempeste di fanatismo mi sento tranquillo!»
-Notevolissimo è pure il brano seguente d'una lettera scritta al
-Polidori nel novembre del 1845, due mesi dopo la sommossa di Rimini,
-informandolo d'un conciliabolo fra i Cardinali Legati di Bologna,
-Ferrara e Ravenna. «La mia politica, scrive, non ha oltrepassato l'_a_,
-_b_, _c_ e per conseguenza giudico con questi soli primi elementi, e
-dico che un tal congresso darà a chiacchierare, senza che se ne possa
-ottenere risultati.» E chiude con un testo latino, il quale significa:
-«se Dio non ci aiuta lui, non sarà sicuramente il congresso dei tre
-Eminentissimi, che ci salverà!»
-
-Un certo lievito d'opposizione traspare, non v'ha dubbio, da queste
-parole, e pel solo fatto di non essere un malvagio, come gli altri, uno
-scoramento malinconico, un sentirsi solo, isolato, impotente a fare un
-po' di bene, come avrebbe desiderato, e circondato dal sospetto, dalla
-diffidenza e dallo spionaggio.
-
-È appunto in questo momento ch'egli si lega di tanta intrinsichezza
-colla famiglia dei Pasolini e s'intende bene in quale precisa
-disposizione di spirito.
-
-Quella vecchia villa di Montericco presso Imola, ove i Pasolini
-abitavano, si capisce quindi che a poco a poco dovea diventare pel
-cardinale Mastai un asilo, un rifugio, un riposo, in mezzo alle tante
-tristezze e iniquità, fra le quali gli toccava di vivere. Colà trovava
-un giovine signore, indipendente affatto per la sua alta condizione
-sociale, pei suoi principii religiosi, per le sue opinioni liberali,
-per le qualità del suo ingegno e del suo carattere, così da ogni timore
-del Governo, come da ogni vincolo settario (caso raro in Romagna a
-quel tempo) ed al suo fianco una gentildonna, giovanissima essa pure,
-colta, pia, graziosa e tutta lieta della sua domestica felicità, un
-vero raggio di sole in quel buio della Romagna d'allora.
-
-Nell'interno di quella casa, quale l'ha descritto lo stesso Giuseppe
-Pasolini in una lettera a sua nuora, «una semplicità, che sentiva
-d'austero e pure non contrastava ai comodi della vita, un odore di
-vecchio e di rispettabile passato e presente, una solitudine senza
-vicini obbligati, una vita quieta, ma operosa; modesta, ma non
-inelegante.»
-
-Il Cardinale, non volgare uomo e con educazione ed istinti signorili,
-doveva sentirsi attratto dalla genialità di quell'ambiente, che poi
-lo affidava d'una lealtà d'amicizia e d'una onestà d'intenzioni, non
-facilmente trovabili altrove da lui in quel momento. Non nudrito di
-forti studi, nè abituato a scrutare a fondo gli argomenti, che lo
-interessavano, ne discorreva volentieri con un certo dilettantismo
-vago, che, scontrandosi colla solida e varia coltura del Pasolini e
-colla fresca, spontanea e simpaticissima vivacità della sua gentile
-signora, se ne sentiva come rinfrancato, e gli schiudeva nuovi
-orizzonti, facendogli smettere quella nativa diffidenza di sè e delle
-proprie forze, per cui, ad esempio, nello stesso modo che al Polidori
-scriveva nel 45: «la mia politica non ha oltrepassato l'_a_, _b_,
-_c_,» così ripeteva ora al Pasolini: «ma già io non intendo un _ette_
-di politica, e forse sbaglio.» Ciò a proposito d'un tema, su cui era
-naturale che tornassero spesso, la possibilità teorica e pratica d'un
-accordo fra il progresso e la religione, fra la fede cattolica ed i
-principii liberali, ed il contrasto fra le aspirazioni del patriottismo
-italiano ed i metodi di governo del Papa e dell'Austria, che rendevano
-necessario cotesto orribile intreccio di sètte opposte le une alle
-altre, di violenze, di sommosse, di castighi, di repressioni, da cui
-non si vedeva un'uscita.
-
-Il Mastai era ora in quella medesima condizione d'animo, in cui s'era
-trovato il cardinale Chiaramonti, che fu poi Pio VII, suo predecessore
-appunto nel Vescovato d'Imola e da lui venerato come un santo, il
-quale in una sua Omelia del dicembre 1797, documento singolarissimo,
-volle con accesa eloquenza dimostrare che i principii del Vangelo non
-contrastavano a quelli della vera democrazia e che si poteva benissimo
-essere buoni Cattolici e buoni Repubblicani.
-
-Il Mastai non aveva forse tenuto dietro da studioso allo svolgimento
-di questa dottrina di conciliazione, che, ripresa dal romanticismo
-liberale del 1830, imprimeva ora un moto interiore d'opposizione
-agli oscurantisti ed ai Gesuiti in tutto il giovine clero e avea
-rappresentanti notevolissimi nella scienza, nelle Università d'Europa
-e nella Chiesa, apertamente professandola dalle cattedre e dai pulpiti
-di Parigi l'Ozanam, l'abate Coeur, il Lacordaire, il Ravignan, che il
-conte e la contessa Pasolini dovevano aver ascoltati nei loro recenti
-viaggi, come gli avea ascoltati il Minghetti, che viaggiava appunto in
-Francia nel 1844.
-
-Il Mastai non avea forse, dico, tenuto dietro da studioso allo
-svolgimento di questa dottrina, ma la sentiva in fondo all'animo
-suo, come l'hanno sempre sentita del resto gli stessi rivoluzionari
-italiani, i quali dai Carbonari al Gioberti e al Mazzini non hanno
-mai dissociata del tutto la tendenza spiritualista e religiosa dalla
-loro azione politica. Si andava ora più oltre. I libri del Gioberti e
-del Balbo fondavano addirittura su quella dottrina i loro disegni di
-redenzione della patria italiana, e così d'uno in altro argomento di
-conversazione era facile a Giuseppe e Antonietta Pasolini condurre sul
-difficile terreno della politica il cardinale Mastai, il quale, colla
-fantasia facilmente accensibile e infervorandosi sempre più nei suoi
-lunghi e frequenti colloqui con essi, finiva a deplorare commosso e
-quasi piangente la condizione tristissima del presente e ad augurare
-un migliore avvenire, che solo un po' di buon senso, di mitezza e di
-giustizia cristiana nel governo gli pareva dovessero bastare a far
-conseguire.
-
-Per confermarlo sempre più in queste idee, una volta era il conte
-Giuseppe, che gli dava a leggere il _Primato_ di Vincenzo Gioberti,
-un'altra era la contessa Antonietta, che gli prestava le _Speranze
-d'Italia_ di Cesare Balbo e gliene chiedeva un giudizio. Da un altro
-amico il Cardinale aveva già avuti i _Casi di Romagna_ del D'Azeglio,
-e l'avea ricambiato con un libriccino di devozioni.
-
-Per tal guisa la descrizione sincera dell'orribile realtà presente,
-riconfermatagli appunto in quei giorni dal fatto d'un _centurione_
-papalino, ferito a morte in una rissa notturna e che gli era venuto a
-cascare fra le braccia nella chiesa di San Cassiano, mentre egli stava
-pregando, per tal guisa, dico, la descrizione sincera dell'orribile
-realtà presente e le speculazioni d'una filosofia politica, che
-augurava una confederazione italiana, di cui fosse anima il Papa e
-spada Carlo Alberto, si univano a preparare, un po' affrettatamente,
-se si vuole, e come si vide dappoi, nell'umile e impressionabile
-_Vescovo d'Imola_ il _Pio IX del 1846_, il quale per allora nel salotto
-dei Pasolini, discutendo di quei disegni d'avvenire, s'appoggiava
-impaziente ora su l'uno, ora sull'altro dei bracciuoli d'un antico
-seggiolone, incerto se le idee del Gioberti e del Balbo fossero sogni
-o vaticinii, e talvolta fissava meditabondo e lungamente un quadro,
-che appeso alla parete gli stava dinanzi, un vecchio quadro, che
-rappresentava Vittorio Amedeo III, re di Sardegna.
-
-Il 1º giugno 1846 Gregorio XVI morì. Nel primo momento il governo
-temette al solito un casaldiavolo, ma non fu nulla. L'opinione moderata
-ormai avea fatto strada, ed i popoli si contentarono d'inviar memoriali
-al Conclave chiedendo riforme. Parevano necessarie ed urgenti, come
-abbiamo visto, anche al cardinale Mastai, che tutto caldo delle sue
-letture e dei suoi dialoghi coi Pasolini s'avviò al conclave, riponendo
-nel baule i libri del Gioberti, del Balbo e del D'Azeglio per offrirli
-al nuovo Papa, circostanza che è narrata dal Balbo e che i ricordi
-personali di Pier Desiderio Pasolini mi confermano ora pienamente con
-altre particolarità, taciute nel suo libro.
-
-Quanto a Giuseppe Pasolini, esso s'accomiatò dal Vescovo d'Imola con
-queste solenni parole: «Io non posso tacerle che in fondo al mio cuore
-sta l'ardente speranza che dalla cattedra di San Pietro ella possa
-promulgare e benedire quei principii che tante volte abbiamo insieme
-discussi, e soddisfare quei voti che sì spesso abbiamo concordemente
-innalzati al cielo pel bene di tutta la Chiesa e per quello di questa
-povera Italia.»
-
-A cui il Mastai rispose: «Caro Conte, il Papa non sarò io; ma state
-tranquillo, e ditelo, ditelo bene a vostra moglie; i libri, che mi
-avete dati a Montericco gli ho messi nel baule, perchè voglio darli al
-nuovo Papa.»
-
-Il Mastai partì e il popolo gli vedea volare intorno alla carrozza
-da viaggio una bianca colomba, prenunziatrice della buona novella.
-L'oscura vita del _Vescovo d'Imola_ era finita! La grande leggenda era
-già incominciata!!
-
-Il conclave fu brevissimo. Stavano a fronte due fazioni, capitanate
-l'una dal cardinale Lambruschini, l'altra dal cardinale Bernetti. E se
-il cardinale Gaysruck, depositario, si disse, del _veto_ dell'Austria,
-fosse giunto in tempo, forse la fazione del Lambruschini vinceva.
-Ma il Gaysruck non giunse in tempo e il Lambruschini ebbe fretta. Al
-primo scrutinio egli ebbe 15 voti, 12 il Mastai, 23 andarono dispersi.
-I 23 non avevano un candidato proprio e sicuro, e per tagliar la via
-al Lambruschini si unirono ai 12 del Mastai e lo elessero. All'ultimo
-scrutinio il Mastai era fra i verificatori e leggendo il suo nome tante
-volte ripetuto, le mani gli tremavano, gli occhi gli si offuscavano di
-lagrime e quando si vide eletto: «Ah, signori, gridò, che cosa hanno
-mai fatto?» e cadde svenuto. Quello che avessero fatto, non lo sapevano
-davvero. Ah! se lo avessero saputo!!...
-
-Notate, Signore. Quando il cardinale Mastai divenne Papa col nome
-che assunse di Pio IX in omaggio alla memoria di Pio VII, dense
-nuvole di reazione si accavallavano sempre più minacciose per ogni
-dove. Quella che negli eufemismi del gergo diplomatico si chiamava
-l'_entente cordiale_ fra Luigi Filippo e l'Inghilterra era rotta dal
-volgare inganno dei _matrimonii spagnuoli_, con cui il Re borghese
-avea voluto arieggiare Luigi XIV e invece lo avea costretto a gettarsi
-nelle braccia dell'Austria, che ora lo reggeva, come la corda regge
-l'impiccato; in Svizzera con l'aiuto dell'Austria e della Sonderbund,
-ossia Lega dei sette Cantoni cattolici, i Gesuiti s'erano dimostrati
-prontissimi per sete di dominio ad accendere magari la guerra civile,
-se occorreva; in Gallizia l'Austria sguinzagliava i contadini contro i
-nobili ribelli, fino a che fra le discordie e le stragi degli ingenui,
-che cascano nelle sue trappole, s'impadronirà di Cracovia. In Italia
-pure, salvo che in Piemonte, tutto il satellizio austriaco dei nostri
-principotti e principini accennava manifestamente a reazione, compresa,
-dopo la morte del ministro Don Neri Corsini, la mite Toscana, la quale
-fino allora era pur parsa una piccola oasi in paragone del resto.
-L'Austria del Principe di Metternich imperava dunque, si può dire,
-su tutta Europa, nè mai forse quel magnifico signore pareva aver più
-ragione di compiacersi della gran tela, che aveva ordita da più di
-trent'anni.
-
-Creato Papa in tale temperie di politica ed in sole quarantott'ore
-di conclave, Pio IX sentì quindi nel primo momento le vertigini
-dell'altezza, cui era sì d'improvviso e contro ogni sua aspettazione
-salito, e nel primo annuncio, che ne dà ai suoi fratelli in Sinigaglia,
-c'è non solo l'umiltà cristiana, ma si tradisce lo sgomento, da
-cui è preso: «Fate pregare e pregate per me. Lungi dall'esultare,
-compassionate il vostro fratello.» Che cosa fare? donde incominciare?
-Le prime mosse, quelle prime Commissioni, nominate da lui, miste
-d'amici e di nemici, di retrogradi e di progressisti, mostrano,
-con quegli strani accozzi di persone, l'uomo che barcolla a tastoni
-nel buio. Per buona sorte lo sovvennero i consigli di due, che gli
-richiamavano a memoria i consigli e le inspirazioni dei Pasolini: il
-canonico Graziosi e monsignor Corboli-Bussi, prete dotto ed illuminato
-il primo, ed il secondo d'indole così ardente, che oggi, secondo il
-Minghetti, si direbbe un socialista cattolico. Furono essi (subito
-dopo i Pasolini) gli ispiratori dell'amnistia del 16 luglio 1846, che
-fece del _Vescovo d'Imola_ l'iniziatore, nell'ordine dei fatti, del
-risorgimento politico italiano, e monsignor Corboli-Bussi è per di più
-l'estensore di quel grand'atto, nel quale, con la rotondità magnifica
-della prosa giobertiana, era concesso il perdono a tutti i condannati
-politici. Chi badò allora alle restrizioni, alle cautele, alle minaccie
-stesse di quel decreto? Bastò una parola di mansuetudine e di perdono,
-scesa dall'alto di quel trono, da cui s'era ormai avvezzi a non sentire
-che anatemi e condanne, perchè la materia infiammabile, da tanti anni
-accumulata, s'incendiasse tutta in un attimo. Quell'immensa tratta di
-gente, che da tutti gli angoli di Roma sale guidata da Ciceruacchio
-(il caratteristico tribuno trasteverino, colla giacca corta di velluto
-sopra corto panciotto, i calzoni stretti al ginocchio e slargantisi
-a campana sul collo del piede, una larga sciarpa di seta attorno
-alla vita, fazzoletto a fiorami attorno al collo, in testa un alto
-cappello a cencio e aguzzo verso la punta) quell'immensa tratta di
-gente, dico, che da tutti gli angoli di Roma sale ogni sera a salutare
-e a ringraziare Pio IX sul Quirinale, è veramente, come dimostra con
-infinite testimonianze Raffaello Giovagnoli nel suo importantissimo
-libro: _Ciceruacchio e Don Pirlone_, è veramente l'avanguardia
-dell'Italia e del mondo, perchè la parola di Pio IX si propaga rapida
-e luminosa, al pari di un baleno e commove l'Italia ed il mondo, come
-se avesse da sola la miracolosa virtù di raddrizzare tutti i torti, di
-vendicare tutte le ingiustizie, di pacificare tutti gli odii, di sanare
-tutte le miserie umane, di cacciare nell'ombra e per sempre tutti i
-prepotenti della terra e sollevare tutti gli oppressi.
-
-Poche ore come queste ha la storia; uguali forse in tutto, nessuna;
-e se fu veramente una immensa, universale e quasi inesplicabile
-illusione, sia pure! Ve n'ha così poche nella storia e nella vita, che
-non val la pena di sciuparla con commenti, che, quali che siano, nè
-la diminuiscono, nè la spiegano meglio di così. Chi stette saldo? chi
-non vi partecipò? Nessuno, salvo qualche testardo giacobino; nessuno,
-neppur quelli, che ebbero di poi la vanagloria di vantarsene, a fine di
-passare per politici dal lungo naso.
-
-Da questo momento sino al giorno che dal balcone del Quirinale, Pio
-IX, alzando le braccia al cielo, mentre un raggio di sole gli inonda
-di luce la fronte, e la folla gli si prosterna piangente e devota,
-Pio IX esclama colla voce sonora: «_Benedite, gran Dio, l'Italia_,» il
-delirio, che aveva accolta l'amnistia, cresce, gonfia, sale sempre, e
-travolge, come un'onda vorticosa, tutto e tutti, compreso il Papa.
-
-Pare un sogno, un dolce sogno di fraternità umana, che abbia, per
-un istante almeno, cancellata ogni diversità di patria, di razze,
-di credenze religiose, di opinioni politiche. La parola di Pio IX si
-diffonde rapida, potente, in ogni angolo della terra; si può dire col
-poeta:
-
- L'Arabo, il Parto, il Siro
- In suo sermon l'udì.
-
-Il Turco gli manda ambasciatori; l'eretica Inghilterra un ministro,
-Lord Minto, e Riccardo Cobden, l'apostolo della libertà commerciale;
-l'agitatore irlandese, Daniele O'Connel, muore per via, mentre accorre
-a lui; gli Ebrei gli baciano il lembo delle vesti, come all'aspettato
-Messia; Giuseppe Mazzini lo incoraggia; Garibaldi dalla lontana
-America, quando Sanfedisti e Gesuiti, riavuti dal primo spavento,
-minacciano nella cosiddetta _Congiura di Roma_ la sicurezza e la vita
-di Pio IX, gli offre a difesa il suo braccio e la sua spada; a Carlo
-Alberto pare che spunti l'astro da tanto tempo invocato; e finalmente
-il principe di Metternich, dubitando per la prima volta in sua vita
-della propria infallibilità, dice al marchese Sauli: «_l'Austria era
-apparecchiata a tutto fuori che a un Papa liberale; ora che l'abbiamo,
-non si può più risponder di nulla_:» il maggiore omaggio che il
-grand'arbitro della politica europea potesse mai rendere a Pio IX.
-
-Così si procede per quasi altri due anni. Nei rapporti immediati fra il
-Papa e Roma si svolge una commedia, che, se mi è lecito il paragone,
-somiglia in punto a quella degli _Innamorati_ del Goldoni: smanie,
-freddezze, ripulse, gelosie, rimproveri, esplosioni d'amore, lagrime,
-abbracciamenti, disdegni furibondi, paci tanto più deliziose, quanto
-più tribolate; col solo divario, che l'amore non finirà nel matrimonio,
-bensì nel divorzio per assoluta e provata incompatibilità di caratteri.
-
-Ma intanto: _viva Pio IX_ sarà per un pezzo ancora in Italia e nel
-mondo il grido, che piglierà tutti i significati; il grido d'ogni
-rivolta e d'ogni rivendicazione. Con esso insorgerà Palermo contro
-i Borboni; Napoli e Calabria si agiteranno terribilmente; Milano e
-Venezia caccieranno gli Austriaci; si udrà sulle barricate di Parigi;
-echeggierà fra le valli e i monti della libera Svizzera contro la Lega
-della Sonderbund; rintronerà negli orecchi al principe di Metternich,
-fuggente dinanzi alla rivoluzione di Vienna; con questo grido sulle
-labbra i soldati di Carlo Alberto varcheranno il Ticino, e i volontari
-dell'Italia centrale passeranno il Po per combattere la prima e santa
-guerra dell'Indipendenza italiana; per gli uni questo grido vorrà
-dire libertà, per altri conciliazione della ragione colla fede, per
-altri ancora fratellanza universale, per tutti patria e risurrezione
-nazionale. Si usciva da un buio pesto. _Viva Pio IX_ era il grido
-dell'avvenire. Quale avvenire? Nessuno lo sapeva, a cominciare da lui!
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] NICOMEDE BIANCHI, _Storia documentata della diplomazia europea in
-Italia_, vol. IV, pag. 55.
-
-[2] _Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale._ vol. I. Roma, 1870
-(Categoria II, § 52), pag. 8.
-
-[3] MEMOR, _La fine d'un regno_. Città di Castello, 1895, pag. 122.
-
-[4] ZOBI, _Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche avvenute in
-Italia dal 1859 al 1868_. Firenze, 1870, vol. I, pag. 146.
-
-[5] MEMOR, op. cit., pag. 145.
-
-[6] _Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale_, già citati, pag. 8.
-
-[7] POGGI, _Cenni storici delle leggi sull'Agricoltura_. Firenze,
-1845-48, vol. II, pag. 345.
-
-[8] MEMOR, op. cit., pag. 145.
-
-[9] MEMOR, op. cit., pag. 146.
-
-[10] ZOBI, op. cit., 142.
-
-[11] POGGI, op. cit., pag. 418.
-
-[12] POGGI, id., id., pag. 420.
-
-[13] POGGI, op. cit., pag. 414.
-
-[14] VEDI MEMOR, op. cit., pag. 340 e seg.
-
-[15] Non ho creduto necessario di riprodurre la lunga bibliografia sul
-brigantaggio meridionale, nè le molte fonti cui son dovuto ricorrere.
-Ringrazio qui solo l'amico Benedetto Croce delle notizie e dei dati che
-mi ha voluto cortesemente fornire.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- La politica degli Stati italiani dal 1831 al 1846. Pag. 5
- La vecchia Italia 41
- Il brigantaggio meridionale durante il regime borbonico 73
- Il vescovo d'Imola 135
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1831-1846), parte I, by Various
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO ***
-
-***** This file should be named 51399-0.txt or 51399-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/5/1/3/9/51399/
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions
-will be renamed.
-
-Creating the works from public domain print editions means that no
-one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
-(and you!) can copy and distribute it in the United States without
-permission and without paying copyright royalties. Special rules,
-set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
-copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
-protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
-Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
-charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
-do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
-rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
-such as creation of derivative works, reports, performances and
-research. They may be modified and printed and given away--you may do
-practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
-subject to the trademark license, especially commercial
-redistribution.
-
-
-
-*** START: FULL LICENSE ***
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg-tm License (available with this file or online at
-http://gutenberg.org/license).
-
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
-electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
-all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
-If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
-or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
-Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
-collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
-copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
-works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
-are removed. Of course, we hope that you will support the Project
-Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
-freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
-this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
-the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
-keeping this work in the same format with its attached full Project
-Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
-access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
-whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
-phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
-Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
-copied or distributed:
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
-from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
-posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
-and distributed to anyone in the United States without paying any fees
-or charges. If you are redistributing or providing access to a work
-with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
-work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
-through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
-terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
-to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
-permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
-you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
-copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
-request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
-form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
-License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
-that
-
-- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
- owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
- has agreed to donate royalties under this paragraph to the
- Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
- must be paid within 60 days following each date on which you
- prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
- returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
- sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
- address specified in Section 4, "Information about donations to
- the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
-
-- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or
- destroy all copies of the works possessed in a physical medium
- and discontinue all use of and all access to other copies of
- Project Gutenberg-tm works.
-
-- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
- money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days
- of receipt of the work.
-
-- You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
-electronic work or group of works on different terms than are set
-forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
-both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
-collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
-works, and the medium on which they may be stored, may contain
-"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
-corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
-property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
-computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
-your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
-
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
-809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
-keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
-
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
diff --git a/old/51399-0.zip b/old/51399-0.zip
deleted file mode 100644
index c86e5ff..0000000
--- a/old/51399-0.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/51399-h.zip b/old/51399-h.zip
deleted file mode 100644
index 8d4b1d7..0000000
--- a/old/51399-h.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/51399-h/51399-h.htm b/old/51399-h/51399-h.htm
deleted file mode 100644
index 982d71c..0000000
--- a/old/51399-h/51399-h.htm
+++ /dev/null
@@ -1,6813 +0,0 @@
-<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN"
-"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd">
-
-<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it">
-<head>
- <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" />
- <title>
- La vita italiana nel Risorgimento (1831-1846), parte 1, di Autori vari
- </title>
- <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" />
- <style type="text/css">
-body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
-
-p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;}
-p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;}
-.center {text-align: center; text-indent: 0;}
-.high {line-height: 1.8em;}
-
-div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;}
-div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;}
-div.titlepage p {text-align: inherit;}
-div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;}
-div.verso p {text-align: inherit;}
-div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter h2 {page-break-before: avoid;}
-
-h1,h2 {text-align: center; font-style: normal;
-font-weight: normal; line-height: 1.5;}
-h1 {font-size: 150%;}
-h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;}
-
-span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%;}
-
-hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;}
-hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;}
-hr.tiny {width: 10%; margin-left: 45%; margin-right: 45%;}
-hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;}
-@media handheld {
-hr.silver {display: none;}
-}
-
-a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em;}
-div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;}
-.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;}
-div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;}
-div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;}
-div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;}
-
-.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;}
-
-.pad2 {margin-top: 2em;}
-
-.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;}
-
-.x-small {font-size: 70%;}
-.small {font-size: 85%;}
-.large {font-size: 115%;}
-.x-large {font-size: 130%;}
-.main-t {font-size: 200%;}
-.noserif {font-family: sans-serif;}
-.g {letter-spacing: .2em;}
-.smcap {font-variant: small-caps;}
-
-sup {vertical-align: .5em;}
-
-.container-center {text-align: center;}
-.container-left {display: inline-block; text-align: left;}
-table {margin: auto; border-collapse: collapse;}
-.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;}
-.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;}
-.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;}
-.front {width: 90%; border: thick solid silver; font-size: 90%; line-height: 1em; margin: 1.5em; padding: 1em;}
-.front td {padding-left: 2em; text-indent: -1em; vertical-align: top; padding-top: .3em; padding-bottom: .3em; padding-right: .5em;}
-.front td.aut {white-space: nowrap;}
-
-.figcenter {text-align: center; margin: 1em auto; clear: both; max-width: 100%;}
-
-img {max-width: 100%; height:auto;}
-
-.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em;
- margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;}
-.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;}
-.tnote p {padding: 0 1em;}
-.covernote {visibility: hidden; display: none;}
-@media handheld {
- .covernote {visibility: visible; display: block;}
-}
-
-.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;}
-.poem p {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;}
-.poem p.i2 {text-indent: -2em;}
-.poem p.dotted {letter-spacing: .2em;}
-
- </style>
- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1831-1846), parte I, by Various
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1831-1846), parte I
- Seconda serie - Storia
-
-Author: Various
-
-Release Date: March 8, 2016 [EBook #51399]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO<br />
-(1831-1846)
-<span class="smaller">I.</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="high">
-<span class="x-large">LA</span><br />
-<span class="main-t">VITA ITALIANA</span><br />
-<span class="small">NEL</span><br />
-<span class="x-large">RISORGIMENTO</span>
-</p>
-
-<p class="x-large">
-(1831-1846)
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p class="pad2 large">
-SECONDA SERIE
-</p>
-
-<p class="large">
-I.
-</p>
-
-<p class="small g">
-STORIA.
-</p>
-
-<div class="container-center">
-<div class="container-left">
-<table class="front" summary="">
- <tr>
- <td>La politica degli Stati italiani dal 1831 al 1846.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Romualdo Bonfadini.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La vecchia Italia.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Guglielmo Ferrero.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il brigantaggio meridionale durante il regime borbonico.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Francesco S. Nitti.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il Vescovo d'Imola.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Ernesto Masi.</span></td>
- </tr>
-</table>
-</div>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-FIRENZE<br />
-<span class="small">R. BEMPORAD &amp; FIGLIO</span><br />
-<span class="x-small">CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI</span><br />
-<span class="small">7, Via del Proconsolo</span><br />
-—<br />
-<span class="small">1899.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-PROPRIETÀ LETTERARIA
-</p>
-
-<p>
-RISERVATI TUTTI I DIRITTI.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>Gli editori</i> <span class="smcap">R. Bemporad &amp; Figlio</span> <i>dichiarano contraffatte
-tutte le copie non munite della seguente firma</i>:
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffirma"></a>
- <img src="images/firma.jpg" alt="firma manoscritta" /></div>
-
-<p>
-Firenze, 1899. Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2 id="stati">LA POLITICA DEGLI STATI ITALIANI
-<span class="smaller">DAL 1831 AL 1846</span></h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">R. BONFADINI</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Il Congresso di Vienna aveva dato all'Italia un
-ordinamento territoriale e politico assai ripugnante
-alle aspirazioni che la Rivoluzione francese e i regimi
-napoleonici vi avevano alimentato.
-</p>
-
-<p>
-Restituendo la corona delle Due Sicilie a quel
-re Ferdinando che nel 1799 vi aveva esercitato
-così feroci vendette, la Santa Alleanza non gl'impose
-nessuna riserva, nè per gli antichi diritti costituzionali
-mantenuti costantemente, in maggiore
-o minore misura, nell'isola di Sicilia, nè per le
-nuove esigenze di civiltà amministrativa, sorte nella
-parte continentale del Regno, durante il governo
-del re Gioachino Murat.
-</p>
-
-<p>
-Così pure, ricollocando sotto l'autorità del Papa
-i territorî dell'antico Patrimonio, le Legazioni, le
-Marche e l'Umbria, non si dava a quelle popolazioni
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-nessuna speranza che il vecchio regime sacerdotale
-potesse aprirsi a nessun miglioramento di
-legislazione o di indirizzo politico.
-</p>
-
-<p>
-Ritornavano in Toscana i principi di Lorena; ed
-era forse quella la parte d'Italia meno offesa nei
-suoi sentimenti, vista l'antica e mite tradizione di
-governo di quella Casa.
-</p>
-
-<p>
-Ma i ducati di Modena, di Parma, di Lucca,
-stabiliti solo per convenienza di principi e di principesse,
-rappresentavano la forma più acre del dispotismo,
-non temperato da nessuna responsabilità
-internazionale, da nessuna rispettabilità dei governanti.
-</p>
-
-<p>
-Due repubbliche di antichissima origine, Genova
-e Venezia, invece di essere ricostituite come si ricostituiva
-quasi ogni cosa nelle condizioni anteriori
-al 1796, venivano aggregate a due grossi Stati; più
-fortunata Genova, che almeno serviva ad arrotondare
-uno Stato interamente italiano; più offesa nei
-suoi sentimenti e nel suo orgoglio Venezia, che diventava
-provincia di un Impero straniero, a cui si
-concedeva anche l'ambíto riacquisto della Lombardia.
-</p>
-
-<p>
-La casa di Savoia, meno l'annessione di Genova,
-rientrava a un di presso ne' suoi territorî antichi;
-e per verità dalla Santa Alleanza avrebbe meritato
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-maggiori riguardi, in ragione dell'aspro trattamento
-subíto dal predominio francese e della costante fedeltà
-da essa serbata verso i governi di diritto
-divino.
-</p>
-
-<p>
-Ma il Congresso di Vienna era stato, in ogni sua
-deliberazione, il trionfo dei forti. E il Piemonte
-non aveva potuto uscire più saldo da quelle stipulazioni,
-soprattutto per l'ostilità dell'Austria, che
-nutriva contro la casa di Savoia una diffidenza intuitiva,
-paralizzata ne' suoi effetti maggiori soltanto
-dalla benevolenza della politica russa.
-</p>
-
-<p>
-L'Austria poi s'era assicurata una perfetta dominazione
-su tutte le cose della penisola italiana,
-vuoi pel possesso del magnifico territorio lombardo-veneto,
-così ricco di prodotti, di abitanti, di strade
-e di fortezze, vuoi per la stretta parentela della
-casa d'Habsburg con quasi tutti i principi minori
-d'Italia, vuoi per l'immensa superiorità delle
-sue forze militari, accresciuta da speciali trattati,
-che ponevano interamente a sua disposizione la politica,
-le armi e le polizie dei principati rifatti
-lungo la valle del Po.
-</p>
-
-<p>
-In complesso, può dirsi che questo ordinamento
-rappresentava soltanto interessi di principi e di
-Case regnanti. Nessun interesse di popolo v'era
-stato consultato o contemplato. Fiera de' suoi successi
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-militari contro il colosso napoleonico, la Santa
-Alleanza s'era illusa che il mondo dovesse, d'allora
-in poi, essere governato dalla sola forza, e che questa
-sola meritasse d'avere organismi e guarentigie.
-</p>
-
-<p>
-Non tardò a comprendere di essersi ingannata;
-ma intanto il suo inganno servì per molti anni a
-far persistere il governo austriaco, suo rappresentante
-in Italia, nell'uso, anzi nell'abuso della forza:
-e così sorse, quasi immediatamente nella penisola,
-il sentimento della resistenza contro gli ordinamenti
-politici e territoriali, imposti all'Italia dai trattati
-del 1815.
-</p>
-
-<p>
-Com'è naturale, non avendo mezzi di esprimersi
-nè colla stampa, nè con forme di rappresentanza,
-gelosamente vietate dai regimi ristabiliti, il malcontento
-pubblico s'avviò verso i metodi della cospirazione.
-Trovatosi ad un tratto come chiuso in
-una camicia di forza, dopo avere passato parecchi
-anni sotto governi inspirati a principî più o meno
-tumultuosi di libertà, il popolo italiano non seppe
-acquetarsi a così improvviso e così duro mutamento
-d'istituzioni; molto più avendo la coscienza di essere
-stato anche prima piuttosto vittima che complice
-degli avvenimenti. Non potendo manifestarsi
-alla luce del sole, senza pericolo di prigione o di
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-capestro, cercò le vie sotterranee. E ne avvenne ciò
-che avviene di quelle terribili sostanze aeriformi,
-che, trovandosi chiuso il passaggio per le viscere
-della terra, prorompono e diventano terremoti.
-</p>
-
-<p>
-Di lì quel carattere speciale di monotonia, che
-impronta di sè la politica degli Stati italiani, dal
-1830, anzi addirittura dal 1815 fino al 1846.
-</p>
-
-<p>
-Ad eccezione di uno solo, in tutti quegli organismi
-governativi non parve penetrare durante tutti
-quegli anni verun pensiero. Parve anzi che l'unica
-ed accanita preoccupazione di quei regimi fosse la
-guerra al pensiero, sotto qualunque forma e da qualunque
-compagine uscisse. Mentre tante novità sorgevano
-e si discutevano in Europa, dalla ricostituzione
-della Grecia a quella del Belgio, dalle insurrezioni
-iberiche all'insurrezione polacca; mentre
-tante questioni nuove di amministrazione e di governo
-balzavano lucidamente dalla virile eloquenza
-dei Parlamenti di Francia e d'Inghilterra, in Italia
-una sola attività prendeva il posto di tutte, un'attività
-di spionaggio e di polizia. Ricostituiti sull'unica
-base di un interesse dinastico, quegli Stati
-non ebbero dunque altro proposito che di mantenere
-la base. Purchè la casa del Principe fosse tranquilla
-e ben provveduta, l'interesse pubblico non esigeva
-di più. Se di questa situazione qualche Principe
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-abusava per uscire dal proprio diritto e violare, a
-danno dei sudditi, i doveri della moralità e dell'onestà,
-l'unica conseguenza era la necessità di una
-maggiore oculatezza, talvolta di una maggiore ferocia
-negli stromenti di polizia, per reprimere sdegni
-legittimi propositi di resistenza. Al postutto,
-le solidarietà nel male erano assicurate dall'interesse
-comune, e su tutte stendeva la sua indulgenza
-irresponsabile e sistematica la politica protettrice
-del principe di Metternich.
-</p>
-
-<p>
-Nulla dunque distraeva quei ministri di Stato
-dall'esclusiva cura di perfezionare i metodi della
-polizia. E i dispacci di tutti quegli ambasciatori,
-quei consoli, quei diplomatici, diretti dalla suprema
-saviezza dei Canosa, dei Riccini, dei Lambruschini,
-arieggiano rapporti di questura, piuttosto che avvedimenti
-di uomini politici. Ora si tratta d'impedire
-un colloquio sospetto fra la marchesa Camerata
-e il prigioniero Duca di Reichstadt, ora di
-indagare le relazioni personali dei membri della
-famiglia Bonaparte in Roma, ora di vigilare perchè
-Achille Murat non si muova da Londra per
-lidi ignoti. V'è perfino un progetto di deportare
-tutti i liberali al di là dei mari europei; progetto
-che si ruppe unicamente contro la ripugnanza manifestata
-dai governi di Torino e di Firenze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p>
-Centro di tutta questa reazione appassionata ed
-imprevidente fu soprattutto il seggio pontificio, sul
-quale, al principio del 1831, era venuto ad assidersi,
-per intrighi austriaci e spagnoli, un monaco
-d'illibati costumi, di mente corta e di pregiudizi
-fanatici, Mauro Cappellari della Colomba.
-</p>
-
-<p>
-Rappresentato, ne' suoi rapporti di governo, da
-due personaggi, egualmente fanatici, il cardinale
-Bernetti e il cardinale Lambruschini, tutta la sua
-vita politica fu una lotta fiera e sanguinosa contro
-i suoi sudditi; sui quali fece pesare replicatamente
-l'onta dell'occupazione austriaca, richiesta ad ogni
-stormir di foglia e accordata anche più volonterosamente
-che non si chiedesse.
-</p>
-
-<p>
-Di questa politica tutta a base di persecuzioni,
-di repressioni e di supplizi, si mostrava fiero censore
-un forte uomo politico italiano, Pellegrino
-Rossi; il quale scriveva al ministro degli affari
-esteri di Francia: «Se voi sapeste come tornerebbe
-agevole soddisfare i voti di queste popolazioni, senza
-nulla riversare, nulla snaturare! Tutta la parte
-sana non domanda che un poco d'ordine e di buon
-senso nell'amministrazione. Che s'impianti un governo
-assennato, e issofatto i demagoghi si troveranno
-isolati e impotenti.»
-</p>
-
-<p>
-Ma questi consigli della ragione, dei quali parecchi
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-governi italiani, e prima e poi, avrebbero
-dovuto sentire l'opportunità, non tornavano a grado
-del governo austriaco, gran consigliere e gran protettore
-di Gregorio XVI; poichè il cardine fondamentale
-della politica metternicchiana in Italia fu
-sempre d'impedire che i principi indigeni accettassero
-progressi di legislazione; allo scopo di poter
-dimostrare che le provincie amministrate meglio
-erano quelle governate dalla Casa d'Austria, e trarne
-così, agli occhi dell'Europa, titolo a rendere sempre
-più durevole e più esclusiva l'influenza austriaca
-nelle cose della penisola.
-</p>
-
-<p>
-Sicchè i metodi del Bernetti e del Lambruschini
-continuavano a trionfare contro tutti gli sforzi dei
-cospiratori interni e contro le timide rimostranze
-della diplomazia europea. Continuava lo scandalo
-delle dilapidazioni e dei favoriti, continuava la preminenza
-nelle cose dello Stato ora del barbiere Moroni,
-ora del colonnello Freddi, ora dell'agente austriaco
-Sebregondi, ora del prete Abbo, spergiuro
-e infanticida. In questa vergogna di cose s'andava
-rapidamente spegnendo ogni prestigio della sovranità
-temporale esercitata dal Sommo Pontefice;
-tanto che, fin dal 1837, l'inviato sardo a Roma,
-marchese Crosa, non si peritava di scrivere al conte
-Solaro della Margherita: «È qui comune idea fra
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-le persone che spingono lo sguardo nel lontano avvenire,
-il pensare che qualora prosegua in questo
-paese l'attuale ordinamento di cose, debba col tempo
-aver luogo qualche crisi essenziale; e la ipotesi la
-più plausibile sarebbe quella di vedere la gran Roma
-ridotta alla mera supremazia ecclesiastica, non conservando
-che l'ombra del temporale....» Il sagace
-diplomatico piemontese intravedeva già, fra gli errori
-e fra gli orrori del tempo, la soluzione soddisfacente,
-e, senza confessarlo a se stesso, tradiva
-il pensiero che, dalla tribuna parlamentare, avrebbe
-proclamato, ventiquattr'anni dopo, Camillo di Cavour!
-</p>
-
-<p>
-Per allora, nulla si mutava e nulla si voleva
-mutare nello Stato Pontificio, a cui soltanto avrebbe
-dato una scossa, di proporzioni impreviste, il Papa
-futuro del 1846. Alle potenze europee, preoccupate
-di questa perpetua alternativa fra rivoluzioni e
-reazioni, la curia romana prometteva riforme, col
-preciso proposito di non attuarle; e i diplomatici
-d'allora si rassegnavano ad essere ingannati, come si
-rassegna sempre la diplomazia ad ogni inganno che
-serva alla pace d'un quarto d'ora.
-</p>
-
-<p>
-L'Austria entrava ed usciva dai territorî papali
-come da casa sua; la Francia occupava Ancona, con
-gran fracasso di frasi, poi rimpiattava la sua sterile
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-iniziativa dietro le più umilianti dichiarazioni
-imposte dal cardinale Bernetti. Nel tutto assieme,
-trionfo di prepotenza, di reazione e d'ipocrisia, da
-cui la provvidenza storica si preparava a trarre i
-germi del fatto nuovo.
-</p>
-
-<p>
-Poco al di sopra o poco al disotto della politica
-pontificia stava quella del duca di Modena, Francesco
-IV; al quale per rifare Cesare Borgia mancò
-l'audacia e per rifare Filippo II mancò l'intelligenza.
-</p>
-
-<p>
-Dell'uno e dell'altro però ebbe l'istinto dispotico,
-le morbose ambizioni, l'animo freddamente
-feroce. Regnava da alcuni anni, quando scoppiò in
-Francia la rivoluzione del 1830. Una grande illusione
-s'era da quel rivolgimento diffusa nell'animo
-degli Italiani, specialmente del centro; l'illusione
-che da Parigi uscisse energico aiuto alle rivendicazioni
-liberali d'Italia. Il generale Pepe aveva
-capitanato queste illusioni, destreggiandosi presso
-il generale Lafayette, perchè accordasse alcuni soccorsi
-di fucili e di denaro.
-</p>
-
-<p>
-Speranze simili erano penetrate anche in un uomo
-d'alto animo e di larghi concetti, Ciro Menotti, modenese
-e commerciante di professione. Poco fiducioso
-in moti popolari di carattere repubblicano,
-egli non aveva avuto difficoltà ad aprirsi politicamente
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-col suo principe, il duca Francesco IV, di
-cui conosceva la cupa indole, ma di cui aveva indovinato
-la segreta ambizione.
-</p>
-
-<p>
-Sfiduciato di ottenere il trono di Sardegna, al
-quale per tanti anni aveva rivolto sguardi ed intrighi,
-Francesco IV suppose che la rivoluzione di
-Francia, riaprendo l'èra dei mutamenti italiani, gli
-avrebbe forse permesso di ricomporsi un trono più
-ampio, sui dominî dei principati vicini. Anche il
-titolo di re d'Italia pare sia balenato al suo pensiero.
-Sicchè, dimentico per un istante de' suoi fanatismi
-legittimisti, non respinse i discorsi di Ciro
-Menotti, che sembrava poter essere chiamato da
-prossimi avvenimenti a notevoli influenze politiche.
-</p>
-
-<p>
-Però il prepotente atteggiarsi dell'Austria e il
-vacillante programma dei nuovi governanti francesi,
-la cui fierezza svampava nella rettorica parlamentare
-del generale Sebastiani, fecero accorto
-l'ambizioso duca della vanità de' suoi sogni. Sicchè,
-ritraendosi da' primi affidamenti, passò, come
-accade, a feroci vigilanze intorno al Menotti, di
-cui aveva sorpreso alcuni andamenti. Il Menotti s'era
-ingannato di vent'anni, supponendo maturo un popolo
-a concetti unitarî e fedele un principe ad impegni
-di libertà. Vistosi a un tratto circondato di diffidenze,
-dopo le prime larghezze lasciate al suo disegno,
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-non fu più in tempo a rompere le tese fila,
-e dovette anzi, per necessità di salvezza, precipitare
-lo scoppio. Il 3 febbraio 1831 l'avviso era
-dato, e una trentina di congiurati s'erano raccolti
-in casa Menotti. Ma l'avviso era giunto contemporaneamente
-anche a cognizione del Duca, il quale
-inviò soldati e cannoni, fece assalire la casa, uccidere
-alcuni complici e tradurre incatenato alle sue
-carceri Ciro Menotti. È del giorno successivo quel
-terribile dispaccio di Francesco IV al governatore
-di Reggio: «Questa notte è scoppiata una formidabile
-rivolta contro di me. I cospiratori sono nelle
-mie mani. Mandatemi il boja.»
-</p>
-
-<p>
-Erano questi i pregiati autografi dei principi
-d'allora.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, il trionfo momentaneo delle insurrezioni
-romagnole e modenesi non riuscì a togliere
-una vittima alle vendette del duca di Modena. Il
-quale, fuggendo sul territorio austriaco e ritornando
-dopo la bufera, ne' suoi dominî, aveva trascinato
-seco in catene l'infelice Menotti. Il processo aperto
-da un tribunale statario contro di lui ebbe l'esito
-che non era difficile prevedere. La mattina del 26
-maggio 1832 fu appiccato per ordine dell'implacabile
-Duca, a cui quell'uomo vivo rappresentava
-il rimorso d'una politica equivoca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-</p>
-
-<p>
-E questa politica fu anche l'unica, fu l'ultima
-che desse un qualche rilievo al Ducato di Modena.
-Il quale era poi cercato con affettata ignoranza
-sulla sua carta geografica dal re Luigi Filippo, un
-po' indispettito perchè il principe modenese si fosse
-impuntato a non riconoscere la sua sovranità. Tempi
-curiosi, nei quali i principi a cui una rivoluzione
-riusciva pretendevano essere accettati da sovrani
-legittimi; mentre poi i principi che in un tentativo
-di rivoluzione s'erano tuffati credevano disonorarsi
-riconoscendo principi a cui il tentativo aveva
-giovato.
-</p>
-
-<p>
-Meno feroci, anzi punto feroci, perchè l'ambiente
-non consentiva ferocia, erano le pressioni esercitate
-dal gabinetto austriaco sulla famiglia toscana.
-</p>
-
-<p>
-Nella casa di Lorena non era minore che in tutte
-le altre d'Italia la preoccupazione dinastica; ma
-poichè le miti tradizioni popolari non incoraggiavano
-tentativi settarî, quel governo cercava mantenersi
-con politica blanda, addormentando piuttosto
-che urtando, corrompendo piuttosto che offendendo,
-cercando di deviare verso istituti di benessere materiale
-quelle forze intellettuali bramose d'ideali,
-che nel paese sovrabbondavano.
-</p>
-
-<p>
-Era, scrive il Tabarrini «la mediocrità in ogni
-cosa». Sicchè Gino Capponi patíva «le fiere malinconie
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-dell'ingegno inerte e costretto». «Il principato
-lorenese», afferma Giuseppe Montanelli «faceva
-degenerare il popolo toscano».
-</p>
-
-<p>
-Il che non pareva sufficiente alla politica del
-principe di Metternich, il quale avrebbe certamente
-creato delle sètte dove non esistevano, per
-darsi la gioia di perseguitarle. Contro il granduca
-Leopoldo attizzava la diffidenza fra i potentati europei.
-Il non vedere erette forche in quell'angolo
-d'Italia gli pareva una debolezza, fomite di prossime
-rivoluzioni. Quando, nel 1835, il governo granducale
-mitigò la pena del carcere ad alcuni condannati
-per causa politica, l'ambasciatore d'Austria
-a Firenze consegnò un dispaccio ufficiale, in cui era
-detto che «il Sovrano della Toscana, così operando,
-incoraggiava il delitto».
-</p>
-
-<p>
-Per una sommossa di studenti nell'Università di
-Pisa, il gabinetto austriaco consigliava riformare
-gli statuti della pubblica istruzione, sostituendo nella
-scelta dei professori al criterio della scienza quello
-della fedeltà politica. Chiese, e pur troppo ottenne,
-la facoltà d'istituire per suo conto un gabinetto
-nero per l'apertura delle corrispondenze private.
-Chiese, e pur troppo ottenne, che si sopprimesse
-l'Antologia e si sbandisse da Firenze Niccolò Tommasèo.
-Chiese, e pur troppo ottenne, crescendo colle
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-rassegnazioni le esigenze, che fossero arrestati il
-Guerrazzi, il Bini, il Salvagnoli, il Contrucci e parecchi
-altri, processandoli per aderenze settarie, che
-non furono mai potute provare. Perfino il Congresso
-dei Dotti, tenutosi in Pisa nel 1844, fu argomento
-di fieri rabbuffi alla debolezza del principe che lo
-aveva concesso. E quel filosofo del maresciallo Radetzki,
-scrivendo all'ambasciatore austriaco in Firenze,
-considerava il Congresso di Pisa come «un'istituzione
-destinata a travagliar gli animi in segreto
-per gettare le fondamenta dell'opera infernale della
-rigenerazione italiana».
-</p>
-
-<p>
-Sicchè non è meraviglia se la politica austriaca
-avesse anche immaginato, circa la Toscana, ipotesi
-più ardite e più avide, quando pareva che al granduca
-Leopoldo mancasse la prole. Le manifestava
-senza ambagi l'imperatore Francesco al Granduca,
-dicendogli: «Mi spiace dirvelo, ma non avvi rimedio;
-la Toscana diverrà provincia austriaca».
-Fortunatamente — guardate di che avverbi deve
-talvolta servirsi la storia! — fortunatamente la
-granduchessa Marianna Carolina morì, e da un successivo
-matrimonio Leopoldo ebbe prole maschile. La
-«provincia» agognata dall'imperatore d'Austria
-era destinata a tutt'altra sovranità.
-</p>
-
-<p>
-Di questa politica toscana, tutta a spinte e controspinte,
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-ebbe per moltissimi anni la responsabilità
-principale Vittorio Fossombroni, spirito arguto,
-scienziato eminente, uomo di Stato profondamente
-scettico, i cui ideali di governo non oltrepassavano
-i limiti d'un dispotismo bonario, e che, finite le
-ore d'ufficio, respingeva ogni affare, dicendo: «Il
-desinare brucia, lo Stato no».
-</p>
-
-<p>
-Pure, così scettico com'era, si devono a lui quelle
-poche resistenze che oppose la Toscana così alle
-pretese austriache come alle esigenze chiesastiche.
-Sapeva di rispondere ad una vecchia tradizione di
-governo locale, equilibrandosi contro Vienna e Roma.
-Spento lui, prevalsero sulla fiacca indole del principe
-lorenese influenze tortuose e schiettamente retrive.
-Il suo confessore Balocchi gli negava l'assoluzione
-se resisteva alle domande della Corte di
-Roma; il suo ministro degli esteri, Hombourg, gli
-faceva firmare tutto ciò che piaceva al Gabinetto
-di Vienna.
-</p>
-
-<p>
-Era con siffatte disposizioni che la dinastia lorenese
-si affacciava ai nuovi tempi. Erano queste
-le forze che preparava per resistere all'onda mossa
-dietro di lei da quella pleiade illustre di liberali
-colti ed energici, che dai Galeotti, dai Salvagnoli,
-da Ferdinando Andreucci giungeva a Gino Capponi,
-a Ubaldino Peruzzi, a Bottino Ricasoli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ci allontaniamo parecchio da questi nomi scendendo
-giù per l'Italia fino a Napoli, dove troviamo
-quelli di Ferdinando II, del marchese Del Carretto,
-di monsignor Cocle, confessore del Re.
-</p>
-
-<p>
-Qui ritorniamo all'antitesi nella sua più cruda
-espressione; la prosperità dinastica fondata sulla
-pubblica umiliazione; i supplizi correttivi delle cospirazioni;
-la polizia e lo spionaggio, elementi dominatori
-dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-La polizia muta, pur rimanendo identica. Vuol
-dire, cioè, che nel sogno d'un despotismo più intenso,
-si cerca perfino di allontanare l'influenza
-austriaca, contrapponendovi ora influenze francesi,
-ora influenze sarde, purchè aiutino il programma
-d'una indipendenza del principato, unicamente volta
-a intera libertà di oppressione.
-</p>
-
-<p>
-Questo parve essere infatti il pensiero direttivo
-del nuovo Sovrano, che saliva al trono l'8 novembre
-1830. Ferdinando II, come fu più tardi giudicato
-da scrittori senza passione, non era uomo
-cattivo, ma sopraffatto da un'indole rozza e volgare.
-Apparteneva ad una stirpe regia, per la quale
-il giurare una Costituzione era fenomeno altrettanto
-consueto quanto il ritoglierla. Governava un'amministrazione,
-la cui corruttela formava il disgusto
-di tutti i diplomatici accreditati presso la Corte di
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-Napoli. Non voleva lasciar far nulla a nessuno ed
-era poi così inerte e svogliato, che non riusciva a
-far nulla da sè. Si stemperava in motti di spirito,
-in lazzi osceni o brutali. Ora toglieva la sedia di
-sotto alla regina, per farla sconciamente cadere a
-rovescio, ora frustava le gambe al cavaliere Caracciolo
-di Castelluccio, per vederlo saltare, gridare e
-piangere. Quando gli parlavano di modificare le uniformi
-dei soldati, rispondeva: «Vestili come vuoi,
-fuggiranno sempre». Quando gli additavano qualche
-ufficiale pubblico, arricchitosi scandalosamente colle
-concussioni, diceva: «Preferisco i ladri ingrassati
-ai ladri da ingrassare».
-</p>
-
-<p>
-Al di sopra poi di tutto questo scetticismo e di
-tutta questa brutalità, appariva un furore quasi
-morboso di comando dispotico. Del principe di Metternich
-amava i principî di governo, se non accettava
-sempre volentieri i consigli. Al re Luigi
-Filippo, che lo aveva timidamente invitato ad allentare
-un po' le redini della tirannia, rispondeva
-senza ipocrisie: «Il mio popolo ubbidisce alla
-forza e si curva; ma la libertà è fatale alla famiglia
-dei Borboni, ed io sono deciso ad evitare ad
-ogni costo la sorte di Luigi XVI e di Carlo X».
-Non l'ha evitata al suo immediato successore.
-Dio ha permesso che gli giungesse all'orecchio,
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-prima di morire, il rombo dei cannoni di Montebello.
-</p>
-
-<p>
-Con siffatto re e siffatta politica, i destini delle
-popolazioni meridionali apparivano chiari; oscillare
-fra le agitazioni e le repressioni.
-</p>
-
-<p>
-Sbollite infatti le prime illusioni del nuovo regno,
-cominciarono i fenomeni del pubblico malcontento.
-</p>
-
-<p>
-Nel marzo 1831, cospirazione in Abruzzo, due
-cospirazioni a Napoli nel 1832, cospirazione a Capua
-e a Salerno nel 1833, insurrezioni nel 1837,
-così nell'isola di Sicilia come sul continente. Poi,
-altra cospirazione nel 1838, pronunciamento costituzionale
-in Aquila nel 1841, moto insurrezionale
-nelle Calabrie durante il 1843, e finalmente spedizione
-dei fratelli Bandiera nel 1844.
-</p>
-
-<p>
-Da tutti questi movimenti uscivano processi,
-combattimenti, fucilazioni, esilii; e si disperdevano
-pel mondo giovani divenuti poi stromenti vigorosi
-d'italianità nei successivi periodi, come Pier Silvestro
-Leopardi, Carlo Poerio, Giuseppe Massari,
-Benedetto Musolino, Giuseppe Ricciardi, Luigi Settembrini,
-Saverio Baldacchini, Francesco Paolo Bozzelli.
-La politica di Ferdinando II, come quella di
-tutti i governi persecutori del pensiero, preparava
-così a sè stessa gli elementi della sconfitta. Nessuno
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-sa dire che forze d'ingegno e che virtù di
-propaganda scompaiano pei supplizi politici; ma le
-carceri e gli esilii politici ingrandiscono sempre uomini,
-che forse, meno perseguitati, avrebbero avuto
-minori spinte all'azione e minori opportunità di
-rinomanza. Certo, l'eco mondiale dei dolori di Silvio
-Pellico, del Confalonieri, del Maroncelli ebbe
-per l'Austria, come diceva il Sismondi, peggiori
-conseguenze che una battaglia perduta. E la falange
-di esuli creata dalle persecuzioni politiche di Ferdinando
-II rese popolari nell'Europa, che prima
-non li conosceva, quei nomi e quegli uomini, da
-cui trasse Guglielmo Gladstone la coscienza di quella
-terribile invettiva, sotto la quale cadde prostrato
-il governo dei Borboni di Napoli.
-</p>
-
-<p>
-È una delle leggi storiche più consolanti, una
-di quelle che più si ripetono e confermano nel
-tempo. E se il dispregiarla è carattere proprio dei
-regimi dispotici, che alle forze morali non credono
-e l'avvenire non curano, sarebbe fatale pei regimi
-liberali l'obliarne l'efficacia e la logica.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, — ed ora può dirsi — sarebbe stato
-un grande ostacolo per lo svolgimento normale del
-sistema italiano se Ferdinando II avesse ubbidito
-a consigli politici di altra natura. Questa tentazione
-era passata, nei primi tempi, per l'animo
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-suo: ed anche su lui, come sul duca Francesco IV,
-aveva tentato qualche pressione quel manipolo di
-liberali che in ogni regione italiana stava all'agguato
-per indovinare un principe.... diverso dagli
-altri. Il pericolo sarebbe stato grave se, cedendo
-alle influenze di Luigi Filippo, il re di Napoli
-avesse camminato per quella via delle riforme che
-lo aveva sedotto nei primi mesi del suo governo.
-Una iniziativa liberale partita dal mezzogiorno, negli
-anni fra il 1830 e il 1840, avrebbe potuto
-impacciare l'iniziativa liberale del settentrione e
-creato fra i patriotti italiani un dualismo forse esiziale
-per l'ideale politico.
-</p>
-
-<p>
-Se le cospirazioni furono la ragione o il pretesto
-per cui la dinastia borbonica respinse ogni tentazione
-di liberalismo e si rifugiò paurosa nell'abbraccio
-austriaco, bisogna dire che queste cospirazioni hanno
-raggiunto il loro scopo. Le ultime soprattutto, perchè
-in queste spuntava nuovo e seducente il concetto
-unitario, a cui Giuseppe Mazzini, colla sua
-grande facoltà d'iniziativa, aveva ormai coordinate
-tutte le fila del movimento settario, staccandolo
-dalle antiche tradizioni di vendette locali.
-</p>
-
-<p>
-Certo, non s'era mai visto prima che un drappello
-di giovani veneti chiamasse a rivolta popolazioni
-napoletane; si sarebbe visto non molto dopo
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-un generale napoletano chiamato a comandare rivolte
-venete. Erano i primi sintomi di quella felice
-fusione di sentimenti, che avrebbe dato alle popolazioni
-italiane un solo vessillo ed un solo programma.
-</p>
-
-<p>
-La generazione contemporanea può discutere liberamente
-il fenomeno delle cospirazioni italiane, che
-sarà argomento di studio, non sempre facile, per
-le generazioni venture. Quando un paese, dopo mezzo
-secolo d'esercizio, s'è tanto inoculato il vaccino
-della libertà da credere piuttosto al diritto di abusarne
-che alla possibilità di scemarla, può essere
-anche impunemente ingiusto verso quei precursori,
-o efficaci o semplicemente ingenui, che a metodi
-diversi hanno dovuto ricorrere. Il collocarsi col pensiero
-negli ambienti giuridici, morali e politici del
-passato è uno sforzo che non sempre riesce neanche
-a storici pacati e desiderosi d'imparzialità. È proprio
-dell'indole umana giudicare altri da sè come
-esaminare i tempi alla stregua dei criteri contemporanei.
-</p>
-
-<p>
-Sugli innumerevoli tentativi di movimento che
-hanno agitata l'Italia dal 1815 al 1848 si possono
-portare giudizi diversi, secondo gli scopi, secondo
-gli effetti, secondo gli uomini. Però il tentativo
-dei fratelli Bandiera ha ed è giusto che abbia un
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-posto a parte. La povertà dei mezzi coi quali fu
-condotto potrà sempre meritare, nell'opinione dei
-pensatori austeri, rimprovero di spensieratezza; ma
-le splendide idealità a cui s'inspirò quell'impresa,
-cominciata con tanto amore e finita con tanta pietà,
-hanno innalzato il sacrificio all'altezza di programma
-politico, ed hanno gettato su tutto il successivo
-movimento italiano quel profumo di giovinezza e
-di poesia, che, anche quando rimane leggenda, aiuta
-a render grandi le cose nobili e a mantenere nobili
-le cose grandi.
-</p>
-
-<p>
-Ho detto, sul principio di questo discorso, che,
-ad eccezione di uno solo, tutti gli organismi governativi
-italiani respingevano volontariamente da
-sè ogni velleità di pensiero.
-</p>
-
-<p>
-L'eccezione, voi l'avete indovinato, deve cercarsi
-nello Stato Sardo; che venne pigliando, attraverso
-molte contraddizioni, il suo preciso indirizzo, soprattutto
-dopochè, morto Carlo Felice, senza discendenti
-diretti, saliva al trono, il 27 aprile 1831,
-un uomo, contro il quale s'è per lunghi anni sbizzarrita
-un'aspra e ingenerosa polemica, Carlo Alberto,
-principe di Carignano.
-</p>
-
-<p>
-È un nome che non può uscire dalla penna o
-dalle labbra, senza richiamare ogni animo gentile
-a profonde meditazioni. Fu nella vostra città, in
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-Firenze, ch'egli venne a cercare conforto de' suoi
-primi dolori; fu il vostro gran cittadino, Gino Capponi,
-che ne ottenne le prime confidenze di uomo
-e di principe. Chi lo ha chiamato Amleto, non ha
-riassunto che ima parte dell'anima sua; poichè
-Amleto ha ucciso di spada per vendicare la patria,
-Carlo Alberto s'è ucciso di dolore per liberarla;
-Amleto è morto nel dubbio, Carlo Alberto è morto
-nella fede, — in quella fede che sul campo di
-Novara gli aveva fatto indovinare Vittorio Emanuele
-II.
-</p>
-
-<p>
-Più nel vero è il marchese Costa de Beauregard
-che lo chiama <i>le plus grand des méconnus</i>. È infatti
-questa l'amarezza che gli avvelena la vita:
-essere sempre giudicato a rovescio, — essere accusato
-di accarezzare sentimenti in diretta opposizione
-coi suoi. Ha il desiderio di allargare a' suoi sudditi
-le funzioni del governo, e lo chiamano reazionario;
-dirige tutta la sua politica allo scopo di
-render possibile una guerra d'indipendenza, e lo
-chiamano austriacante; abdica e muore per rimanere
-fedele alla sua missione, e lo chiamano traditore.
-</p>
-
-<p>
-Sono le grandi ingiustizie dei contemporanei che
-la storia è sovente chiamata a rintuzzare. E dopo
-cinquant'anni sono ormai già tanto rintuzzati, che
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-ognuna delle pubblicazioni relative a Carlo Alberto
-aggiunge una giustificazione od un elogio per lui,
-nessuna riesce ad aggiungergli un biasimo od una
-colpa.
-</p>
-
-<p>
-Il pensiero politico ch'egli porta al trono e con
-cui dirige lo Stato è il pensiero dell'indipendenza
-italiana. Nè, malgrado le difficoltà dei tempi, lo
-teneva talmente celato che non si avvertisse dai
-ministri suoi, più invecchiati nel sentimento dinastico
-e nella tradizione diplomatica del diritto divino.
-Quando infatti, sollecito di non tradir l'avvenire,
-nominava a suo ministro degli affari esteri
-un uomo innamorato delle vecchie forme, il conte
-Solaro Della Margherita, questi lasciava scritto fin
-dal 1835: «Non ebbi d'uopo di grande scaltrezza
-per iscoprire, che oltre al giusto desiderio d'essere
-indipendente da ogni influenza straniera, egli era
-fin nel profondo dell'animo avverso all'Austria e
-pieno d'illusioni sulla possibilità di liberare l'Italia
-dalla sua dipendenza. Non pronunziò la parola
-di scacciare i barbari, ma ogni suo discorso palesava
-il suo segreto».
-</p>
-
-<p>
-Che a questo concetto dell'indipendenza della
-patria si associasse l'altro di ingrandire lo Stato,
-secondo le secolari tradizioni della casa di Savoia,
-non è difficile supporlo e non gli procurerebbe nessun
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-rimprovero dalla storia. Ma dal cauto suo labbro
-uscì pure una frase, la quale dimostra che non
-egoista e non angusta era in lui la previsione dell'avvenire;
-poichè all'inviato suo, conte Ricci, che
-gli poneva alcune obbiezioni di carattere dinastico,
-non esitò a rispondere fin dal 1845: «Conte, la
-forma dei governi non è eterna; cammineremo coi
-tempi».
-</p>
-
-<p>
-Il 1821 e il 1833 furono le due epoche formidabili,
-che servirono a tante penne, alcune oneste,
-per dilaniare la memoria di Carlo Alberto. Nel 1821,
-fu detto, <i>tradì</i> i suoi amici, ai quali aveva <i>promesso</i>
-di aiutarli nel movimento. Nel 1833 perseguitò
-i liberali, condannandoli all'esilio od alla
-morte.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, a settant'anni di distanza possiamo avere
-l'animo abbastanza calmo per esaminare queste due
-accuse.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno ha mai saputo dimostrare che cosa Carlo
-Alberto avesse <i>promesso</i> ai cospiratori del 1821 e
-in che modo quindi li avesse traditi.
-</p>
-
-<p>
-Bisogna essere bene inesperti di congiure e di rivoluzioni
-per ignorare quanto sia facile a cospiratori
-illudersi sopra una parola o sopra un gesto, e
-come sia prepotente, negli uomini che si sono posti,
-anche per una causa nobile, fuori della legge,
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-il bisogno di aggrapparsi a qualunque filo che sembri
-legarli ad altri e maggiori cooperatori del loro
-proposito.
-</p>
-
-<p>
-Gli uomini che s'erano illusi di poter dare nel
-1821 istituzioni costituzionali al Piemonte, erano
-tutti amici commensali del principe di Carignano.
-Se dunque o il Lisio o il Balbo o il Santarosa o
-il Collegno, tutti insieme, come pare, disvelarono
-a Carlo Alberto i loro vincoli colle società segrete,
-chiedendogli appoggio per ottenere promesse liberali
-dal Re, doveva essere in loro fortissima la
-speranza che l'adesione di un personaggio così vicino
-al trono avrebbe nel tempo stesso dato guarentigie
-maggiori al successo della loro impresa e
-sopra tutto giustificata in loro un'attitudine, che,
-da parte di ufficiali e di funzionari pubblici, poteva
-sembrare passabilmente arrischiata.
-</p>
-
-<p>
-Quale fu la risposta di Carlo Alberto? Una conferma
-dei sentimenti liberali manifestati nell'intimità
-di antecedenti colloqui; un serio ammonimento
-circa l'impossibilità che in quel momento
-l'impresa riuscisse; la più esplicita dichiarazione
-che in nessun caso egli avrebbe aiutata una soluzione,
-a cui il Re legittimo fosse contrario. Si
-sono potute ammucchiare contro Carlo Alberto
-centinaia di pagine; non s'è mai potuto accertare
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-che altre da queste siano state le sue dichiarazioni.
-</p>
-
-<p>
-Ora, sia che i congiurati abbiano afferrata a volo
-la prima frase, dimenticando le altre; sia, com'è
-più probabile, che il moto li abbia trascinati, al
-solito, più in là delle loro previsioni, non avevano
-essi il diritto di affermare la complicità di Carlo
-Alberto in una impresa, uscita affatto dai limiti,
-nei quali egli avrebbe potuto accettarla.
-</p>
-
-<p>
-E se, malgrado gli ammonimenti suoi, la congiura,
-prorompendo a rivoluzione, lo poneva nel bivio
-di diventare un ribelle o di restare un principe
-di casa Savoia, chi oserebbe, specialmente oggi, fargli
-una colpa d'aver voluto rimaner tale?
-</p>
-
-<p>
-Non egli dunque tradì i congiurati; ma la congiura
-tradì lui e tutti, portando la situazione a
-conseguenze non prevedute, a scopi non proporzionati
-ai mezzi militari, finanziari e politici, di cui
-la congiura poteva disporre. E, del resto, questo
-compresero così bene, dopo le prime amarezze, i
-congiurati stessi, che poi ad uno ad uno si raccostarono
-al principe calunniato, e ridivennero prima
-ancora del 1848, i più fedeli suoi consiglieri, i suoi
-amici più cari. Nè a quel gran sofferente venne
-mai meno la generosità dell'oblio. Poichè, quando
-gli accadde, verso il 1846, d'aver bisogno d'un
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-segretario, offrì il posto e lo stipendio a quel poeta
-Giovanni Berchet, che lo aveva, pei fatti del 1821,
-flagellato di versi così crudeli. E il Berchet, declinando
-con animo commosso l'offerta, diceva all'amico
-suo Carlo d'Adda, oggi senatore del Regno: «Darei
-dieci anni della mia vita per non avere scritto
-quei versi».
-</p>
-
-<p>
-E veniamo al 1833. In quell'anno, come è noto,
-un'altra congiura politica, a cui non erano pure
-estranei alcuni ufficiali, era stata ordita in Piemonte
-sotto le prime influenze della propaganda
-mazziniana, disciplinata nella <i>Giovane Italia</i>. Pioveva,
-come suol dirsi, sul bagnato; poichè soltanto
-due anni prima, all'epoca della proclamazione di
-Carlo Alberto, una setta repubblicana aveva reclutato
-tra le stesse guardie del Corpo alcuni proseliti
-disposti ad assassinare il Re. Scoperta la prima
-cospirazione, il Re fu clemente e si limitò a chiudere
-in Fenestrelle il capo della congiura<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Scoperta
-la seconda, l'atteggiamento diventò severissimo
-e il Re deferì i colpevoli al giudizio dei consigli
-di guerra. Questi procedettero, secondo l'indole
-loro, inesorabili e le condanne a morte furono
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-più d'una. Nessuno affermò che con quelle condanne
-si fossero violate le disposizioni della legge stataria
-vigente, ma tutti deplorarono che Carlo Alberto
-non avesse usato più largamente del suo diritto di
-grazia.
-</p>
-
-<p>
-E lo deploro anch'io. Però non si può non pensare
-che questo diritto di grazia costituirebbe nei
-nostri codici una bugia, se i Principi se lo vedessero
-sotto mano tramutato in dovere; se a loro
-non fosse mai lasciata nessuna libertà di considerare
-i tempi, le circostanze, le difficoltà dello Stato.
-Si possono desiderare i Principi sempre magnanimi;
-non si possono vituperare i Principi anche severi,
-se la giustizia non è offesa dagli atti loro.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Alberto si trovava ne' suoi primi mesi di
-regno. La sua condotta era gelosamente investigata
-dagli altri monarchi europei, nei quali non si poteva
-dissipare la nube di sospetti, addensata, pei
-casi del 1821, intorno a lui. Ebbe egli il sentimento
-che la severità legale fosse in quella occasione
-l'unico modo di uccidere quei sospetti per
-sempre e di lasciargli intera l'indipendenza de' suoi
-movimenti per l'avvenire? o fu veramente dominato
-dal pericolo che quei tentativi settarî, specialmente
-rivolti contro l'esercito, si riprendessero
-e scuotessero nella sua compagine la monarchia, di
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-cui divisava fare più tardi una macchina per l'indipendenza
-italiana?
-</p>
-
-<p>
-Certo è che i procedimenti susseguiti a quelle
-agitazioni parvero eccedere ogni misura di colpa, e
-ne restò sulla condotta di Carlo Alberto lungo rimprovero
-di liberali. Ci vollero gli eroismi e le sventure
-del biennio 1848-49 perchè quelle impressioni
-rimanessero interamente dimenticate.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, non erano tempi facili, nè pei popoli,
-nè pei principi; difficili specialmente per quel principe,
-che voleva e diede più tardi al suo popolo
-istituzioni a cui nessun principe italiano contemporaneo
-si rassegnava di buona fede. Al duca d'Aumale,
-venuto alcuni anni dopo a visitarlo, Carlo
-Alberto diceva: «Je suis entre le poignard des
-Carbonari et le chocolat des Jésuites». Non è dunque
-storicamente giusto il biasimo inflitto dagli
-scrittori intransigenti alla contraddizione quasi tragica
-nella quale oscillò Carlo Alberto, prima della
-sua ultima e grande evoluzione politica. Quella
-contraddizione poteva essere in parte attribuita all'indole
-del tempo. Fra il Metternich, che minacciava
-di detronizzare Carlo Alberto a beneficio del
-duca di Modena, e il Mazzini che s'agitava per detronizzarlo
-a beneficio della Repubblica, la via sempre
-diritta non si vedeva chiara.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-</p>
-
-<p>
-I sovrani hanno, anche più degli altri uomini,
-il diritto d'essere giudicati sopra l'insieme della
-loro vita, non sopra episodi passeggieri, di cui ordinariamente
-non si scoprono e non si misurano che
-assai tardi le varie responsabilità.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1821, un principe d'impulsi subitanei, ma
-di scarsa previdenza, avrebbe forse potuto strappare
-ai pubblicisti del tempo un grido d'ammirazione,
-rinunciando ai suoi diritti dinastici per combattere
-una battaglia disperata in nome della libertà.
-Ebbene? quale ne sarebbe stato l'effetto?
-ch'esso avrebbe dovuto, dopo la sconfitta, o andare
-a morire in Grecia, come Santorre di Santarosa, o
-trascinare per tutte le capitali europee l'antipatica
-figura di un principe spodestato. Il Berchet non
-avrebbe scritta la sua fiera apostrofe, ma sul trono
-sabaudo si sarebbe assiso il carnefice di Ciro Menotti,
-e forse l'Italia starebbe ancora meditando,
-per secoli, il problema della sua esistenza.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Alberto fu assai meglio inspirato. Affrontò,
-con mesto animo, ma con grande energia morale
-l'ingiustizia de' suoi contemporanei. Scelse Iddio e
-la storia a giudici suoi. E la storia certamente gli
-perdonerà qualche menda de' suoi primi anni, ricordando
-la grandezza degli ultimi; nei quali la sua
-lealtà non può essere pareggiata che dal suo ardimento,
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-e la semplicità del sacrificio è in perfetta
-armonia colla nobiltà della causa per cui lo fece.
-</p>
-
-<p>
-In questa differenza tra il pensiero politico di
-Carlo Alberto e il pensiero, o meglio il metodo
-politico degli altri principi della penisola, sta il
-segreto dell'avviamento che prese la storia d'Italia
-dopo il 1846.
-</p>
-
-<p>
-E poichè in una legge storica consolante già ci
-siamo imbattuti durante questa passeggiata italiana,
-vediamo di non isfuggirne un'altra, che pure al nostro
-pensiero si afferma.
-</p>
-
-<p>
-È assioma di pubblicisti volgari e di menti isterilite
-da scetticismo, essere la politica fondata sulla
-furberia piuttosto che sulla lealtà, e doversi respingere
-dall'arte di governare i popoli ogni miscela
-di sentimento o di cuore. Tutto ciò risponde ai dettami
-di quell'egoismo, sul quale una falsa scienza
-sedicente positiva vorrebbe impernare le novità del
-mondo.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, la politica dei vari principi italiani dal
-1815 al 1848, fu essenzialmente egoista; una sola,
-quella di Carlo Alberto, ebbe virtù di espansione,
-carattere di altruismo. Questa rimase, trionfò e
-trionfa ne' suoi successori; dell'altra non restano più
-che ricordi, rattristati dalle catastrofi e illanguiditi
-dal tempo. In quegli anni di dolori e di speranze,
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-un solo principe buttò agli eventi la sua
-corona per capitanare due guerre d'indipendenza;
-uno solo giurò la Costituzione, senza ritoglierla.
-Che meraviglia se a quel solo l'Italia s'avvinse,
-indovinando dalla fede del primo la lealtà non mai
-smentita dei successori?
-</p>
-
-<p>
-Non è dunque vero che la modernità debba uccidere
-gl'ideali per far vivere gl'interessi. La contraddizione
-fra gli uni e gli altri è l'ipotesi d'una
-dialettica artificiosa, non la formola uscita dalla
-logica degli eventi.
-</p>
-
-<p>
-La morale pubblica non può essere, non è diversa
-dalla morale privata. Attingono entrambe la
-loro autorità dal sentimento del dovere, che non è
-mai in contrasto coi dettami della virtù.
-</p>
-
-<p>
-Vi riuscirebbe difficile dedurre da qualche deplorabile
-eccezione che nella vita privata la disonestà
-produca dei felici. Potete affermare, senza tema di
-smentite, che, nella vita pubblica, la prosperità degli
-Stati è in ragione diretta dell'onestà dei Governi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<h2 id="vecchia">LA VECCHIA ITALIA</h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">GUGLIELMO FERRERO</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Mezzo secolo addietro la vecchia Europa sentì a
-un tratto tremarsi sotto la terra. In un impeto di
-audacia, che anche oggi, dopo tanti anni, sembra a
-noi miracoloso, gli uomini insorsero quasi dovunque
-contro l'ordine che si diceva costituito per volere di
-Dio; e, in pochi mesi, i governi più antichi rispettati
-e temuti parvero distrutti per sempre o vicinissimi
-all'estrema rovina.
-</p>
-
-<p>
-Questa rivoluzione del grande anno, unica in apparenza,
-fu in realtà molteplice; perchè ogni popolo
-meritò un premio suo, con le proprie audacie
-rivoluzionarie. In Italia i rivolgimenti del 1848
-parvero mirare specialmente alla liberazione nostra
-dalla signoria straniera; ma chi fruga un poco addentro
-nella storia della società italiana, dal 1830
-al 1848, vien fatto di accorgersi presto che, sotto
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-la guerra tra austriaci e italiani, si nascose allora,
-come dopo, il conflitto tra una società che esisteva
-e l'idea, il disegno, il proposito di una società
-nuova. Non è possibile comprendere la storia italiana
-di questo ultimo mezzo secolo, se non si
-comprende il carattere sociale della rivoluzione
-del 1848; ma la natura di questo terribile rivolgimento
-si può a sua volta capire solo studiando
-la società della vecchia Italia dal 1830 al 1848;
-nella quale maturò la discordia, che doveva scoppiar
-poi nella aperta guerra durata dal 1848 al 1870.
-</p>
-
-<p>
-La vecchia Italia era uno degli ultimi avanzi, e
-dei meglio conservati, della vecchia Europa aristocratica
-e teocratica, nemica di quel complesso
-di cose materiali e morali, che noi chiamiamo la
-civiltà moderna. I diversi governi ricostituiti in
-Italia dopo la caduta di Napoleone si affaticarono
-intorno a una impresa di conservazione, empia e
-stolta secondo le idee nostre, ma alla quale non
-mancò una certa avvedutezza e coerenza, derivatale
-dall'aver quei governi capito quale sia il primo
-principio dell'arte di conservare gli Stati; che cioè
-le istituzioni non durano a lungo, se le idee degli
-uomini non restano eguali; e che gli uomini mutano
-tanto più facilmente di idee, quanto più sono
-mutevoli le condizioni della loro esistenza. L'instabilità
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-delle idee e delle istituzioni, e l'instabilità
-dei destini individuali e delle fortune si accompagnano
-sempre, come gli effetti alle cause; sono ambedue
-i segni esteriori della interna elaborazione
-vitale delle società che si rinnovano; onde la vera
-politica conservatrice deve cercare di distruggere
-questa plasticità vitale della società, quasi direi
-pietrificandola in tutti i suoi organi. L'opera a cui
-attesero principalmente i governi italiani dal 1830
-al 1848 fu quasi di pietrificare tutti gli organi
-della società italiana, per modo che questa non
-fosse più un animale vivente, capace di malattie
-e di guarigioni, di crescite e di invecchiamenti; fu
-di mummificarla per sempre in una forma morta,
-tenendola lungamente immobile entro un bagno di
-ignoranza, di bigottismo, di pregiudizi e anche di
-virtù modeste e di ragionevoli saviezze.
-</p>
-
-<p>
-Le virtù modeste, le ragionevoli saviezze che dovevano
-essere tra i primi elementi di conservazione
-della vecchia Italia, furono la semplicità e parsimonia
-del vivere, universale in Italia sino al 1848;
-in una società nella quale i bisogni erano meno numerosi
-e le spese di apparenza minori che nella
-nuova. Le città, salvo qualche monumento di lusso
-pubblico, qualche teatro, qualche chiesa, qualche
-palazzo gentilizio, erano costruite dimessamente;
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-strette le vie; pochi e miseri i giardini; trascurata
-la pulizia e ogni altra cosa nelle strade;
-scarsa la luce di notte. Gli uomini erano contenti
-di vivere in case più piccole, più buie, nelle quali
-parevano lussi molte cose che ormai sono diventate
-bisogni volgari. Tutto era solido e durevole: le
-mura delle case, granitiche e secolari; la mobilia
-robustissima, costosa ma capace di servire a
-molte generazioni; i vestiti, tagliati in stoffe solidissime,
-che passavano di padre in figlio e facevano
-parte dell'asse ereditario. La spesa per il mantello
-ricorreva una o due volte nel corso di una esistenza;
-nè era ancor noto il moderno divenire continuo della
-moda. Il commercio non conosceva ancora quelle
-teatralità goffe, quelle grandiosità posticcie, quella
-prodigalità burlesca di ori e marmi falsi, quel
-barocco da poco prezzo che hanno ridotte le vie
-delle nostre città grandi a orribili imposture della
-bellezza, grandezza e ricchezza. I caffè e le botteghe
-erano in stanze piccole e basse, come se ne
-vedono ancora a Venezia e a Mosca, i caffè soprattutto
-non arieggiavano a falsi fôri romani, ad
-Alambre di cartapesta.
-</p>
-
-<p>
-Anche i bisogni erano molto meno numerosi. Pochissimi
-i giornali; pochi i libri e letti solo da un
-piccol numero; rari i viaggi. Nè ferrovie nè tranvai.
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-I signori avevano le ville per l'estate nei pressi
-della città stessa dove abitavano. Le alpi non erano
-state ancora inventate; pochi i luoghi di bagnature
-celebri, poche le acque e famose per una reputazione
-di secoli. Non esistevano ancora le macchine
-da cucire, le biciclette, il gaz illuminante, il petrolio;
-non si conoscevano ancora gli innumerevoli
-prodotti chimici, quei surrogati e quelle falsificazioni,
-che hanno poi tanto complicata e popolata
-di insidie la nostra esistenza. Un uomo si faceva
-fare il ritratto, forse una sola volta durante tutta
-la sua vita. Il vivere insomma era più semplice e
-rozzo, ma anche più schietto; i divertimenti erano
-pochi di numero, lo <i>sport</i> ancora in fasce; le abitudini
-dei figli ripetevano quelle dei padri, che a
-lor volta avevano ereditate quelle dei nonni. Una
-generazione passava, prima che un nuovo bisogno
-si fissasse nelle abitudini di tutti; lo spirito della
-tradizione reggeva la famiglia e la vita privata,
-come il governo dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Non crediate che, riferendosi a cose così umili,
-queste considerazioni siano futili. Esse hanno invece
-una importanza capitale: perchè la differenza
-essenziale tra la vecchia Europa e la nuova, tra la
-vecchia e la nuova Italia, il mutamento essenziale
-da cui derivarono gli altri fu proprio questo: che
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-nella vecchia Europa ed in Italia vigeva un tenor di
-vita semplice, con bisogni sempre eguali o lentamente
-crescenti; nella nuova, un tenor di vita con bisogni
-crescenti indefinitamente e rapidamente. Un governo
-unitario ha potuto alla fine costituirsi in
-Italia, perchè trovò un sostegno in questa nuova
-maniera di vivere, divenuta comune nel popolo dopo
-il 1860; mentre gli antichi governi avevano capito
-che non avrebbero potuto reggersi a lungo, se le
-antiche forme del vivere, semplici e parsimoniose,
-sparivano; e avevano in vari modi cercato di salvare
-i loro popoli dalla seduzione della nuova civiltà,
-che prosperava in Inghilterra e in Francia.
-</p>
-
-<p>
-Molti furono i mezzi; primo tra tutti, la oppressione
-della classe che sola poteva farsi veicolo
-della nuova civiltà forestiera, la borghesia istruita;
-oppressione esercitata per mezzo di una curiosa alleanza
-della aristocrazia e del popolino. I re si fecero
-i tutori della canaglia; l'aristocrazia, che rappresentava
-la ricchezza fondata sulla proprietà della
-terra, la devozione alla Chiesa e alla monarchia
-assoluta, l'orgoglio gentilizio che vuol sovrastare
-alle capacità personali, prese a proteggere l'infimo
-popolino, a mantenerlo grasso e ignorante. Madre
-per la plebe, la monarchia aristocratica era invece
-matrigna per il ceto medio; che essa cercava di
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-umiliare in ogni modo, impedendogli di crescere,
-di imparare, di arricchire; consentendogli appena di
-vivacchiare oscuramente, con l'elemosina di magri
-impiegucci o con l'esercizio di professioni, ma a condizione
-di andare a messa e di esser fedele al re:
-permettendogli al più di darsi a studi punto malsani
-e pericolosi, come decifrare iscrizioni latine o
-annotare vecchi testi di lingua. A elaborare questo
-disegno bizzarro di una società aristocratica e
-plebea, fanaticamente conservatrice in ogni cosa,
-più che ad altro, hanno faticato, nei diciotto anni
-che precedettero il 1848, gli Stati italiani, dall'Austria
-a quel Ferdinando II, tipo curioso di re
-ingegnoso e ignorante, abile e ingenuo, che ha impersonato
-forse meglio di ogni altro sovrano questa
-idea dello stato monarchico lazzaronesco.
-</p>
-
-<p>
-Quei 18 anni furono infatti il momento della
-suprema fatica, per i governi della vecchia Italia.
-Correvano i tempi in cui cominciavano a fiorire in
-Inghilterra e in Francia i nuovi commerci e la nuova
-industria meccanica, che hanno contribuito tanto a
-convertire l'antico tenor di vita modesto e tradizionale,
-nel nuovo, sibaritico e con bisogni sempre più
-numerosi; che hanno mutato l'antico assetto delle
-fortune, rese labili tutte le ricchezze, ridotta l'essenza
-della società moderna a un divenire continuo.
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-Per queste ragioni gli antichi governi, soprattutto
-l'impero d'Austria e il regno delle Due Sicilie,
-si adoperarono a strozzare in culla le nuove industrie
-e i nuovi commerci. Non era lecito aprire un
-opificio senza permesso speciale del governo; ma
-le formalità erano tante, tante le condizioni, le
-restrizioni, i rinvii, le diffidenze e le cautele delle
-amministrazioni, che introdurre una industria nuova
-era quasi così difficile come costituire una società
-segreta. Inoltre, come sempre succede, la legislazione
-improntava di sè il sentimento pubblico, il
-quale era portato a riguardare con diffidenza ogni
-impresa industriale. Così in Lombardia si notano,
-sino al 1848, solamente progressi agricoli, nella coltivazione
-del gelso, ad esempio; ma nessun progresso
-industriale<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. Ancor più ostinata fu la
-resistenza del governo borbonico, che durò sino all'ultimo;
-onde le concessioni industriali di quegli
-anni si possono contare tanto sono poche; e qualche
-volta sono motivate con ragioni bizzarre, che
-mostrano l'intima natura di quel governo; come
-quel permesso dato al marchese Patrizi, nel 1858,
-di costruire due molini sul Sebeto, ma a condizione
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-di far dire un certo numero di messe in suffragio
-delle anime dei terrazzani. E la concessione era
-data, dice espressamente il decreto, «avuto riguardo
-ai vantaggi spirituali degli abitanti di
-quella pianura»<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Dallo stesso ordine di idee nasceva la politica
-doganale della vecchia Italia, anche essa uno dei
-tanti processi di pietrificazione applicati alla società
-italiana. A differenza dell'Italia contemporanea,
-gli Stati italiani di prima del 1848 fecero
-libera la importazione del grano; o la tassarono di
-diritti minimi, imposti per fini fiscali, non per favorire
-come si fece dopo un «ordine privilegiato
-dalla fame pubblica.» Così la Toscana, che nel 1842
-aveva stabilito un leggero dazio sul grano, sopravvenuta
-la carestia nel 1846 lo abolì senza tanto cavillare
-e tergiversare, come fece, cinquant'anni dopo,
-un altro governo; perchè il popolino doveva vivere
-ben pasciuto; le derrate dovevano vendersi a prezzi
-vilissimi; i pericoli delle carestie esser ridotti a
-meno che si potesse da saggie misure di previdenza
-pubblica. Il Duca di Modena accumulava nei granai
-pubblici, durante gli anni di abbondanza, per sovvenire
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-al popolo negli anni magri, e salvarlo dagli
-usurai e dalla fame. Pane in piazza, era il primo
-principio di quell'arte antica di Stato.
-</p>
-
-<p>
-Ma al liberismo agrario corrispondeva un fiero
-protezionismo industriale, soprattutto negli Stati
-austriaci, nel regno delle Due Sicilie e nello Stato
-pontificio. Nel 1846 un cardinale dichiarava in
-Roma allo Zobi che la libertà di commercio e il
-giansenismo erano due forme di errore sorelle; tanto
-è vero che il solo Stato che inclinasse un poco alla
-libertà di commercio, la Toscana, era quello che
-aveva dato motivo di maggior scandalo, con le inclinazioni
-di alcuni suoi prelati agii errori del giansenismo<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
-La libertà di commercio era considerata
-come una teoria funesta allo Stato; ciò
-che ci spiega facilmente come mai l'Italia rivoluzionaria
-sia stata tenuta al fonte battesimale del
-libero scambio; fede dalla quale essa doveva fare
-così presto apostasia.
-</p>
-
-<p>
-Sennonchè il protezionismo industriale della vecchia
-Italia era ben diverso dal protezionismo industriale
-dell'Italia contemporanea. Questo è la
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-conclusione di una politica nello stesso tempo oligarchica
-e rivoluzionaria, plutocratica e sovvertitrice;
-che aggrava la disuguaglianza delle fortune;
-che affretta la formazione di una oligarchia di milionari
-e di un proletariato industriale ammucchiato
-e turbolento al nord dell'Italia; che porta con sè
-l'aumento dei bisogni, la crescente costosità della
-vita, la universale avidità del denaro, l'idolatria
-delle apparenze, la dissoluzione morale delle classi
-medie, la miseria delle plebi rurali, la fermentazione
-di tutti gli spiriti di progresso e di rivoluzione,
-di tutte le audacie buone e cattive, l'instabilità
-sociale, la contradizione tra i desiderii e la
-realtà, lo sforzo violento della invidia che tenta
-colmare l'abisso tra gli uni e l'altra.... Il protezionismo
-della vecchia Italia era invece un procedimento
-di mummificazione della società; mirava
-a salvare l'antico artigianato dalla concorrenza delle
-grandi manifatture inglesi e francesi, l'antica semplicità
-del vivere dalle seduzioni alla nuova varietà
-e molteplicità dei consumi. L'industria era allora in
-Italia esercitata da un ceto di artigiani, lavoranti
-in casa o in piccoli laboratori; e il commercio dei
-manufatti era quasi un privilegio ereditario di poche
-famiglie di mercanti. Un ceto operaio ignorantissimo,
-che si serviva di un macchinario rozzo, che
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-applicava ostinatamente una tecnica tradizionale;
-nemico, per stupidità e misoneismo, di qualunque
-ragionevole novità industriale; quasi dovunque violento
-e facile al sangue, tale era la popolazione
-urbana nella vecchia Italia. Questi artigiani fabbricavano
-cose di qualità buona ma costosissime,
-perchè la rozzezza della tecnica era causa di un
-grande spreco di lavoro; in compenso però essi
-stessi erano un popolo di grandi fanciulli, violenti,
-imprevidenti, ignoranti, fanaticamente conservatori,
-pronti al coltello, che potevano facilmente esser
-governati da un regime di beneficenza e di terrore
-alternati. Difatti, proprio in mezzo a questo
-popolino, che odiava ogni cosa nuova, la vecchia
-Italia trovò quei settari che, specialmente negli
-Stati della Chiesa, pugnalavano i campioni delle
-idee liberali. I vecchi governi italiani erano dunque
-portati dalla forza stessa delle cose a proteggere
-questo ceto di pretoriani del vecchio regime; onde,
-quando la industria forestiera cominciò, tra il 1831
-e il 1848, a voler portare in Italia, contro la solidità
-tradizionale e costosa dei lavori dell'artigianato,
-la brillante caducità a buon mercato delle cose
-sue, studiando di comunicare al pubblico quella volubilità
-di gusti divenuta ora universale, i governi
-corsero subito al riparo, inasprendo il protezionismo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<p>
-Di questa politica che rendeva difficili le rivoluzioni
-industriali e commerciali, era ad un tempo
-conseguenza e parte integrante tutta l'opera sociale
-e morale di quei governi, intesa a mortificare una
-delle passioni, cresciuta poi a dismisura nella nuova
-Italia, come nella nuova Europa: la cupidigia dei
-subiti guadagni. Il <i>self-made-man</i> non era punto
-l'eroe di quella società, nella quale lo Smiles, il
-Plutarco dell'êra borghese, sarebbe stato giudicato
-autore di libri malsani, atti a corrompere l'immaginazione
-e il cuore dei giovani. La società della
-vecchia Italia era come una chiesa antica e venerabilissima,
-nella quale tutto è stato santificato
-dalla pietà dei fedeli; le lampade vecchie di secoli,
-le pietre del pavimento sconnesse e logorate da milioni
-di piedi, dove nulla si può toccare senza commettere
-sacrilegio; onde la virtù vera consisteva a
-quei tempi in rassegnarsi al grado di fortuna toccato
-in sorte nascendo, in saper rimpiccolire in ogni
-modo il proprio essere. Lo spirito di avventura, la
-ambizione di ingrandire sè e la propria fortuna,
-l'energia personale che vince gli impedimenti della
-nascita oscura; tutte queste che poi furono considerate
-come le prime virtù dell'uomo sembravano
-allora tentazioni del diavolo, perchè contenevano un
-principio di rivolta contro l'ordine delle cose vigente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così si capisce perchè la vecchia Italia si sia mostrata
-tanto diffidente contro le nuove banche che
-si fondavano in Inghilterra e in Francia; e si sia
-contentata di conservare gli storici banchi del medio
-evo, istituzioni mirabili e prettamente italiane, ma
-che potevano soltanto bastare alla conservazione di
-traffici tradizionali, non al crescere di un nuovo commercio.
-È curioso a questo proposito che il trapasso
-alle istituzioni bancarie moderne sia segnato in Italia
-dal cambiamento di sesso della parola che le indica,
-che da <i>banco</i>, come era nel vecchio italiano,
-diventa <i>banca</i>, alla francese. Basti dire che non ci fu
-mai modo di persuadere Ferdinando II a fondare una
-sola succursale del Banco di Napoli fuori di Napoli,
-salvo due casse istituite nel 1843 a Messina e a Palermo,
-neanche quando il Banco aveva nel suo tesoro
-più di 120 milioni<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. Così successe che tra il 1830
-e il 1848 l'Italia godè di una inutile abbondanza
-di capitale, che giaceva ozioso, nascosto in fondo
-alle calzette, sotto i materassi e sepolto nei forzieri.
-La popolazione era più scarsa; la terra rendeva discretamente;
-i governi sprecavano poco; il vivere
-era meno caro perchè più povero di bisogni: l'Italia
-poteva così risparmiare: ma gli impieghi industriali
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-e finanziari essendo pochi, il capitale ristagnava.
-Erano intatti gli anni in cui a Torino si dovevano
-puntellare le vòlte della tesoreria, perchè i
-sacchi di marenghi non le sfondassero; i tempi in
-cui in Lombardia i proprietari di terre mutuavano
-facilmente al 4% senza ipoteca, onde prima del 1848
-si poterono dissodare molte terre e diffonder per la
-Lombardia la coltura del gelso e l'allevamento dei
-bozzoli<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>; erano i tempi in cui, intorno al 1840,
-Leopoldo II si risolveva a intraprendere la bonifica
-della maremma, specialmente in considerazione di
-una grossa somma di denaro che dormiva nelle casse
-del tesoro, e che parve giusto di impiegare in qualche
-modo<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Insomma nessuno aveva ancora gridato all'Italia
-la frase del Guizot, la parola della nuova alla vecchia
-Europa: <i>Enrichissez-vous</i>. Gli incantesimi
-spesso pericolosi con cui la borghesia degli affari è
-riescita a svegliare dal lungo sonno e a far prorompere
-di sottoterra le fontane della ricchezza, erano
-ancora ignoti o detestati. I grossi mercanti di prima
-del 1848, la prosperità delle cui case era spesso opera
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-di molte generazioni, consideravano le cambiali un
-poco come i ponti che il diavolo delle leggende costruisce
-sopra gli abissi; che da lontano paiono solidi,
-ma quando il peccatore orgoglioso ci monta sopra,
-il ponte sparisce in niente e il peccatore precipita.
-Firmare una cambiale era per essi quasi un disonore.
-Eguale prudenza, e, diciamolo pure, prudenza
-onesta ben maggiore di quella che la nuova Italia
-ha mostrato, usavano i governi di allora nel trattar
-la moneta pubblica; in modo che essa non fu mai
-falsificata e adulterata da nessuno di quei disonesti
-artificii, che divennero dopo così comuni. La vecchia
-Italia usò sempre moneta d'argento e d'oro; e nel
-regno delle Due Sicilie le fedi di credito del Banco
-di Napoli, come allora si chiamavano i biglietti,
-valevano più dell'oro, come succede ora ai biglietti
-della banca imperiale germanica, ma come non è
-mai successo ai biglietti di banca della nuova
-Italia<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Questo differente stato morale della vecchia Italia
-si manifesta mirabilmente nella corruzione amministrativa
-di allora, così diversa da quella presente.
-Gli alti funzionari di allora erano quasi tutti nobili
-e ricchi, che amministravano per onore e che per
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-un senso di probità e fierezza gentilizio non rubavano,
-ma lasciavano invece per buon cuore rubacchiare
-i piccini, che non potevano fare gran danno
-e che così si ingegnavano a viver meglio; mentre
-nella amministrazione borghese successa dopo, più
-colta ma formata da una classe in cui erano stimolate
-tutte le ambizioni e tutte le cupidigie, i piccoli
-doverono rispettare i centesimini, ma i grandi
-rubarono i milioni.... In questo consiste tutta la filosofia
-della storia del Banco di Napoli. Sotto il governo
-borbonico i piccoli impiegatucci del Banco si
-ingegnavano per spillar qualche quattrino dai clienti
-rendendo quei piccoli servigi che un impiegato può
-rendere ai clienti di una grande amministrazione;
-spesso anche trascuravano il loro ufficio per altri lavori.
-Ma l'amministrazione del patrimonio, affidata
-a grandi personaggi, era così rigorosa, le regole per
-gli sconti così severe, e così osservate, che dal 1818
-al 1861 sopra una media annua di 69 milioni di
-sconti e prestiti su pegno, le perdite furono in media
-di 65,000 lire l'anno<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. Dopo il 1860 gli uscieri e
-gli scribi poterono ingegnarsi meno; ma si ingegnarono
-troppo intorno al Banco altri amministratori,
-ben più avidi e malefici.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<p>
-È facile capire come questa corruzione spicciola
-contribuisse a conservare lo Stato, perchè giovava
-agli umili e non metteva a repentaglio la prosperità
-pubblica. Cotesta era una corruzione conservatrice;
-mentre quella che successe poi fu una corruzione
-rivoluzionaria, che generando la miseria di
-molti, mettendo in mezzo alla società lo scandalo
-di poche grandi fortune fatte col furto, dissestò la
-fortuna pubblica e turbò il senso morale del popolo
-e fu uno stimolo a desiderare forme più perfette
-di Stato.
-</p>
-
-<p>
-Se dunque anche la corruzione amministrativa
-contribuiva alla politica della stabilità eterna, che
-fu propria della vecchia Italia, la politica intellettuale
-le portò il compimento. Che la vecchia Italia
-fosse poco amica della istruzione popolare è notissimo,
-e lunghe dimostrazioni sarebbero inutili, se
-anche nella Toscana, che pure tra il 1830 e il 1848
-fu il più civile degli Stati italiani, si trovavano
-dei borghi di 10,000 abitanti senza scuole<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Sennonchè
-questa politica intellettuale, fatta di semplice
-astensione, era possibile rispetto al popolino,
-che poteva restare illetterato e ignorantissimo;
-ma non rispetto alla classe media e all'aristocrazia,
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-che qualche cosa dovevano pure studiare,
-per la necessità stessa della loro funzione
-sociale. Che cosa poteva dunque esser dato a studiare
-a costoro, tra il 1830 e il 1848, senza che
-gli studi fossero veicolo di idee empie, stimolo di
-ambizioni malsane? I vecchi governi avevano stabilito
-censure più o meno rigorose; ma tutti sanno
-che il contrabbando delle idee è il più facile di
-tutti. Perciò quei governi apprestarono un'altra
-difesa, più potente: l'istruzione classica, con carattere
-specialmente letterario. Nelle scuole frequentate
-dalla classe media e dalla aristocrazia (collegi,
-il maggior numero, e sempre con ecclesiastici per
-insegnanti) si insegnavano soprattutto il latino e
-l'italiano: si insegnavano bene, ma non si insegnava
-altra cosa. I nostri nonni imparavano davvero
-a leggere il latino e a scrivere l'italiano,
-l'italiano pretto dei classici, la pura lingua letteraria,
-la cui tradizione era conservata con molto
-zelo nelle scuole dei vecchi governi, anche di quelli
-stranieri, come l'austriaco. Fedeli in tutto alla
-tradizione, i vecchi governi erano in filologia puristi:
-cosicchè sino al 1848 tutte le scritture
-degli uomini colti furono scritte in pretto italiano,
-dalla requisitoria del poliziotto austriaco che voleva
-mandare sul patibolo il Confalonieri, ai libri dei medici,
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-degli scienziati, degli eruditi. La rivoluzione
-nazionale imbarbarì poi la lingua in quel gergo
-bastardo in cui oggi si scrive ogni cosa: le leggi,
-i giornali, il maggior numero dei libri, e dal quale
-bisognerà trar fuori una nuova lingua letteraria,
-nostra e bella, viva e limpida, che non sia nè la
-lingua arcaica ora in uso in una certa letteratura, nè
-il miscuglio fangoso in cui si appesantisce il pensiero
-del maggior numero degli altri scrittori. Era
-quella dunque una coltura tutta letteraria, che insegnava
-a curare una forma la quale doveva restare
-vuota di ogni contenuto di idee vive e di cui il
-maggior numero degli uomini colti del tempo si accontentava;
-perchè gli uomini si appassionavano per
-le questioni sostanziali nei tempi di rapidi e molteplici
-mutamenti sociali, per le questioni formali nei
-tempi di universale osservanza delle tradizioni.
-D'altra parte l'educazione puramente letteraria,
-il culto della forma, il classicismo, cioè l'ammirazione
-delle opere antiche professata secondo certi
-canoni fissi, convengono interamente a una società
-che vive di tradizioni, perchè sono una scuola eccellente
-dello spirito di conservazione. Gli uomini
-hanno immaginato mille prigioni per serrarci dentro
-la infinita energia espansiva e sovvertitrice del
-pensiero umano; le carceri, la povertà, l'infamia, la
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-morte; sempre invano però! perchè una sola è la prigione
-capace di contenere il pensiero: il carcere di
-formole irrigidite, la gabbia di parole che hanno perduto
-il loro significato, il sepolcro di antiche scritture
-ormai vuote di senso. Dal momento in cui le
-classi colte di un paese si danno a curare la propria
-lingua come una lingua morta e a lavarne continuamente
-il cadavere; quando esse prendono a considerare
-certi capolavori della loro arte antica come i tipi
-perfetti soli ed eterni della bellezza, che si devono
-ricopiare indefinitamente, senza tentar cose nuove
-che sono di per sè inferiori alle antiche, il loro
-spirito si chiude alle novità sostanziali, ripugna ai
-rivolgimenti ideali che precedono o almeno accompagnano
-i rivolgimenti sociali. Il Settembrini si
-meravigliava che il governo borbonico lasciasse il
-Puoti, il celebre purista di Napoli, insegnare a
-300 giovani l'amore dei trecentisti, dimostrando
-ancora una volta la nobile ingenuità del suo animo
-e la abilità del governo borbonico; il quale sapeva
-che quei limatori di aggettivi, quei futuri puristi che
-sarebbero caduti in convulsioni a udire un francesismo,
-sarebbero stati quasi tutti buonissimi conservatori,
-salvo pochi così perversi che sarebbero
-usciti liberali anche dalla educazione del più fanatico
-prete. In un certo senso, i più formidabili baluardi
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-della vecchia Italia contro l'avvenire erano allora
-l'Accademia della Crusca e la Rettorica di Aristotele;
-perchè gli studi letterari servirono fino al
-1848 a cristallizzare le idee degli Italiani, come lo
-studio del Corano serve a cristallizzare quelle dei
-Turchi. Negli studi della letteratura classica si preparava
-il personale delle amministrazioni italiane di
-quei tempi, come adesso con lo studio del Corano si
-prepara la burocrazia turca; e così quel personale
-riesciva facilmente pieno di un fanatico spirito conservatore,
-che metteva in armonia l'amministrazione
-con il governo.
-</p>
-
-<p>
-Infine la vecchia Italia trovava le ultime seduzioni
-alla neghittosità sociale, nella universale
-pigrizia e gaiezza. La vecchia Italia era poco laboriosa
-e allegra; sapeva asciugar presto le lagrime
-e non conosceva quegli esaurimenti ereditari che
-hanno tanto incupito, dopo, il carattere italiano. I
-proprietari abbandonavano le terre ai fattori e ai
-coloni, non passavano in campagna che qualche mese
-di autunno, ma non per sorvegliare i contadini in
-un lavoro di cui essi del resto non sapevano nulla,
-ma per convitare gli amici e divertirsi; poi tornavano,
-alle prime nebbie invernali, in città, a oziare
-tra il caffè, la piazza, il salotto e il teatro. Un
-principio di rivolta contro questa neghittosità si
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-nota qua e là tra il 1830 e il 1848; ma sono voci
-solitarie che ammoniscono un popolo di sordi. Nel
-1845 si istituisce a Ravenna una società di agricoltura,
-di cui fu presidente il conte Pasolini; tra
-il 1840 e il 1848 si discusse molto in Toscana
-nella Accademia dei Georgofili, e il Salvagnoli rimproverò
-aspramente ai «possidenti di ogni classe»
-la loro «vita oziosa e improduttiva»<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>; anzi il
-marchese Cosimo Ridolfi volle dare un esempio, ritirandosi
-sulle sue terre a istruire i contadini<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>.
-Proposito ed esempi singoli, che non trovavano imitatori,
-mentre la classe media — professionisti e
-impiegati — imitava l'ozio dei grandi, lavorando
-dolcemente, attendendo soprattutto al teatro, al
-giuoco del pallone o del biliardo. Il popolino degli
-artigiani applicava per conto suo un regime igienico
-di lavoro, senza intervento di ispettori governativi
-e di leggi sociali, ribellandosi a ogni disciplina
-rigorosa di lavoro, prolungando al lunedì le
-baldorie della domenica, osservando tutte le feste
-sacre e profane.... Innumerevoli erano del resto le
-feste di rito, quelle in cui i lavoranti riposavano,
-i mercanti chiudevano bottega, gli impiegati e gli
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-scolari restavano a casa: tutti i momenti interveniva
-dal cielo qualche santo o santa a concedere
-per un giorno amnistia da quella pena del lavoro,
-a cui Dio condannò l'uomo nel paradiso terrestre.
-Forse solo la Turchia può oggi esser paragonata
-alla vecchia Italia, come società in cui le feste si
-seguano fitte, e in cui la vacanza sia una delle istituzioni
-cardinali dello Stato. L'ozio infine era tanto
-considerato come la condizione regolare della vita,
-che la vecchia Italia tollerava con indifferenza
-torme immense di mendicanti. L'elemosina era,
-nella vecchia Italia, una istituzione sociale organizzata
-da usi e leggi nelle case dei ricchi, nei
-conventi e nel governo, in grazia della quale prosperava
-un numerosissimo ceto di mendicanti. Nelle
-grandi città, nelle medie, nelle piccole, nelle grosse
-borgate di campagna vivevano torme di proletari
-oziosi, senza terra, senza arte, senza volontà di
-lavorare; vagabondi un poco per necessità, un poco
-per elezione; che si facevano nutrire e vestire dai
-ricchi, dai conventi e dal governo; che si aiutavano
-con furtarelli e professioni immonde, quali il lenocinio
-e la prostituzione<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>: torme superstiziose e
-violente che i governi accarezzavano e fustigavano,
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-che a più riprese aizzarono sui novatori: vero semenzaio
-di criminali, che provvedeva il miglior personale
-alle bande di briganti, numerosissime e audacissime
-nelle campagne di quasi tutta Italia; e alle associazioni
-di malfattori, a volte, come la camorra,
-potentissime nelle città. Questa miseria oziosa, palude
-di abiezione che la nuova Italia, riescì in
-parte a prosciugare, non pareva ai vecchi governi
-dovesse esser curata, cercando di indurre quei vagabondi
-al lavoro; essi si credevano invece tenuti
-a sovvenir loro con le elemosine, a incoraggiarne
-cioè le inclinazioni all'ozio.
-</p>
-
-<p>
-Tempi bizzarri! Perfino le ferrovie, che proprio
-in quei tempi cominciarono a comparire in Italia,
-non furono, prima del 1848 e specialmente nel
-regno delle Due Sicilie, che un pretesto di elemosine
-al popolino. Pochi fatti possono far meglio
-capire la natura di quei vecchi governi e mostrare
-come da un paese all'altro si possa falsare il carattere
-di una istituzione, che l'amministrazione
-delle ferrovie borboniche prima del 1848, e il modo
-con cui esse furon ridotte a esser quasi una succursale
-dei conventi e un pretesto per distribuire
-zuppe al popolo. La prima linea di ferrovie, la Napoli-Torre
-Annunziata risale al 1840: da questo
-anno al 1848 si costruirono in Italia solo 223 chilometri
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-di ferrovie, di cui 113 nel regno delle Due
-Sicilie, 45 in Lombardia e 65 in Toscana. La vecchia
-Italia diffidava delle ferrovie; Ferdinando II
-le considerava come funeste al popolino, cui avrebbero
-rincarato il vivere, promuovendo l'esportazione
-dei generi agrari; il governo pontificio resistè
-lungamente a ogni proposta di costruzione.
-I pochi chilometri costruiti nel regno delle Due
-Sicilie, erano come un giuocattolo per divertire il
-popolino: consistevano di poche linee nei dintorni
-di Napoli, di cui una, quella da Napoli a Caserta,
-congiungeva le due reggie e serviva soprattutto alla
-corte; le altre erano usate dal popolino specialmente
-per scampagnate domenicali. In conseguenza,
-l'amministrazione si era data cura di togliere dal
-divertimento le occasioni di scandalo: tutte le stazioni
-erano provviste di una cappella; per espressa
-volontà di Ferdinando II non si ammettevano tunnels,
-i <i>pertusi</i>, come egli diceva, perchè immorali;
-nelle terze classi i viaggiatori in <i>giacca e coppola</i>,
-quelli cioè che avevano il cappello e la giacca, godevano
-di un ribasso negato agli scamiciati, allo
-scopo di far viaggiare il popolino vestito decentemente.
-La stazione era una specie di fôro, dove il
-re, al partire o arrivando, dava udienza al popolo.
-Gli impiegati delle ferrovie erano tenuti in conto
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-di sudditi fedelissimi; formavano una aristocrazia
-tra la plebe napoletana, distinta con un segno di
-favore speciale dalla Corte e dal Governo. Non i
-bisogni del servizio o la capacità, ma la protezione
-di persone potenti faceva ammettere tra quel personale;
-mancavano i ruoli dei funzionari; accanto
-agli ordinari si ammettevano indefinitamente i <i>soprannumeri</i>,
-accanto a questi gli <i>aspiranti al soprannumerato</i>.
-Il re li considerava come i suoi
-protetti e beniamini, ai cui capricci più fanciulleschi
-qualche volta, nei momenti di buonumore,
-amava piegarsi. Una volta i capisquadra della officina
-dei veicoli gli chiesero che concedesse a ogni
-squadra di costruire a piacere un vagone, perchè si
-impegnasse una gara di immaginazione e di abilità
-tra le varie squadre; avendo il re accolta la domanda
-e dato il denaro, questi operai si baloccarono
-per diversi anni a fabbricare vagoni di forme
-strane, di cui uno era ancor in uso dopo il 1860,
-tutto noce e ferri cesellati, con i propulsori che
-uscivano da gole di leoni. Così uno dei trovati più
-rivoluzionari del secolo diveniva per quei governi
-un balocco buono per trastullare il popolo<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ecco adunque chiaro che la opera vera della rivoluzione
-italiana fu di convertire una società dove
-tutto era tradizionale, in una società dove tutto fu
-instabile e mutevolissimo. È stato perciò un grande
-errore credere che la rivoluzione cominciata nel 1848
-e finita nel 1870 sia stata solamente una rivoluzione
-nazionale; mentre il suo vero merito, quanto essa
-conteneva di pericoli e di possibilità future di grandezza,
-fu piuttosto nell'essere stata una rivoluzione
-antinazionale, che snazionalizzò il carattere
-della società nostra da quello che era stato negli
-ultimi due secoli. La rivoluzione fu nazionale in
-parte, in quanto si adoperò a rovesciare la signoria
-austriaca; ma in quanto si adoperò contro gli altri
-governi essa fu rivoluzione antinazionale. I governi
-della vecchia Italia erano per certe parti assai cattivi,
-ma non si può negare che fossero prettamente
-italiani, che rappresentassero tradizioni sociali e
-una forma di governo tutta nostra, che cercassero
-di conservare incontaminate la lingua e la coltura
-italiana. Come abbiamo visto, faceva parte dei loro
-stessi disegni di conservazione sociale l'avversione
-contro le istituzioni, le idee e le invenzioni quasi
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-tutte straniere, che formano la civiltà moderna. La
-gloria appunto della rivoluzione italiana fu di aver
-rotto in guerra contro la tradizione locale, di aver
-parteggiato per istituzioni, idee e costumi forestieri;
-per le diverse filosofie razionaliste contro
-i rammodernamenti della scolastica tradizionali
-nelle scuole delle vecchia Italia; per il romanticismo
-contro il classicismo; per le ferrovie, la
-grande industria e la vita a larghi consumi, contro
-il modesto sempre eguale e ozioso vivere della vecchia
-Italia. La società della vecchia Italia, pur essendo
-prettamente italiana, si era mummificata,
-aveva ridotta la sua esistenza a una eterna e vuota
-ripetizione; come avrebbe potuto l'Italia rinascere
-e rivivere, se quella vecchia società non cadeva?
-Aver cominciato questa opera necessaria di distruzione
-è stata la gloria dei rivoluzionari del 1848.
-Lo so: questa rivoluzione fu compiuta in modo
-ben doloroso e con terribili sprechi e turbamenti
-di tutte le cose; ma è meglio si sia fatta così
-che se non si fosse fatta. I popoli hanno bisogno, di
-tempo in tempo, di questi rivolgimenti di istituzioni,
-costumi ed idee che rinnuovano il loro carattere.
-Come la <i>merry England</i> del secolo XVI
-è diventata la melanconica e puritana Inghilterra
-del XIX; come l'Italia del 500 non è più quella
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-del 300, così l'Italia del secolo XX non dovrà
-esser più quella della prima metà del nostro secolo.
-</p>
-
-<p>
-La vecchia Italia, ignorante, allegra e pigra non
-è più; l'Italia vuol farsi più laboriosa, più colta, più
-seria; più consapevole dei fini supremi della vita.
-Purtroppo noi siamo ancora lontani dal profondo
-e soave riposo del rinnovamento compiuto; noi
-siamo esausti dal sostenere l'immensa fatica del
-rinnovamento in via di farsi dentro di noi. Chi
-riconoscerebbe più nell'Italia contemporanea l'Italia
-grassa e gaia e triviale, la pingue comare che sino
-al 1848 divertì con i suoi carnevali l'Europa?
-La pingue comare è diventata esile come una
-santa dedita a discipline estenuanti. La terribile
-fatica la ha consunta; le sue mani si sono fatte
-diafane; le sue guancie si sono infossate, i suoi
-occhi scintillan di febbre, il suo spirito esausto
-è tormentato di tempo in tempo da allucinazioni
-terribili; il suo corpo da piccole ma dolorose convulsioni
-periodiche. È la prova da cui essa potrà
-uscire a una condizione superiore di salute, se non
-si avvilirà sotto la sofferenza presente e se saprà
-espiare utilmente gli errori passati.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<h2 id="brigantaggio">IL BRIGANTAGGIO MERIDIONALE
-<span class="smaller">DURANTE IL REGIME BORBONICO</span></h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">FRANCESCO S. NITTI</span>.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-L'anno scorso, in luglio, io ero a Strasburgo,
-nella solenne città dei Nibelunghi, sacra pur nella
-leggenda al dissidio e alla guerra.
-</p>
-
-<p>
-E, nella gentile ospitalità della famiglia di uno
-scienziato tedesco, si discuteva la sera della Germania
-e dell'Italia, dello stato sociale dei due paesi
-e di scienza e d'arte. Per quella strana curiosità
-che i paesi del sole svegliano sempre nelle genti
-del Nord, le fanciulle sopra tutto non mi chiedevano
-che del Mezzodì.
-</p>
-
-<p>
-— Che nome ha la terra in cui siete nato? — mi
-chiese di un tratto la vecchia padrona di casa, che
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-nei suoi giovani anni (una giovinezza che cominciava
-già a declinare alla caduta del potere temporale dei
-papi) era stata nel Mezzogiorno d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-— Sono di Napoli, — risposi.
-</p>
-
-<p>
-— Proprio di Napoli?
-</p>
-
-<p>
-— No, di una terra ancora più meridionale, della
-Basilicata.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La mia provincia, sopra tutto da quando ha il
-nome attuale, ha una storia di assai mediocre interesse
-per la civiltà. Mi accorsi che il nome riesciva
-nuovo e volli precisare.
-</p>
-
-<p>
-— È una terra — io dissi — molto grande,
-grande la terza parte del Belgio, grande più del
-Montenegro; non ha città fiorenti, nè industrie. La
-campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata
-da due mari e l'uno e l'altro hanno costiere
-assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i Principati
-e le Calabrie.
-</p>
-
-<p>
-I nomi di queste terre dovettero produrre una
-certa impressione; poichè la mia interlocutrice non
-mi fece quasi finire.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro, — mi disse — se è tra la Calabria
-e le Puglie, deve essere il paese dei briganti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E allora fu dintorno un movimento di curiosità
-viva; come sono? li avete conosciuti? vestono ancora
-come nelle vecchie stampe? Le domande mi
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-piovevano d'ogni parte; e la figliuola gentile del
-mio ospite, che così bionda e bella e solenne parea
-Elsa, insisteva più delle altre: — Raccontate, raccontate
-le storie del vostro paese.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Io rimasi come interdetto: che cosa dovevo dire?
-Vi era tanta ingenua e tanta simpatica curiosità,
-che non avevo ragione di offendermi. Protestai timidamente:
-dissi che i briganti sono oramai nella
-leggenda, come i cappelli a punta e i fucili a tromba.
-Credettero che io non avessi voluto dire per pregiudizio
-o per prudenza; e gli occhi continuarono a
-fissarmi con curiosità incredula.
-</p>
-
-<p>
-Io non prevedevo, o signore, o signori, che sarei
-venuto dopo meno di un anno, dinanzi a voi a parlare
-non dirò delle storie, ma di uno dei lati più
-interessanti della storia del mio paese.
-</p>
-
-<p>
-E questa volta posso parlarne senza rancore, senza
-vergogna; poichè a voi posso dire di più, e voi potete
-intender meglio.
-</p>
-
-<p>
-Noi ci conosciamo così poco in Italia, che di ciò che
-è la parte fondamentale della storia del nostro paese
-abbiamo nozioni e criteri spesso contrari alla realtà.
-</p>
-
-<p>
-Il brigantaggio meridionale, ancora per il maggior
-numero degli italiani è circondato di leggende e di
-misteri paurosi. Sarò molto fortunato se mi sarà
-dato esaminare senza prevenzioni un fenomeno che
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-attende ancora il suo storico — e intorno a cui si
-sono accumulati gli errori più strani e le credenze
-più assurde.
-</p>
-
-<p>
-Ogni parte d'Italia, oserei dire ogni parte di
-Europa, ha avuto banditi e malviventi, che in periodi
-di guerra o di sventure hanno dominata la campagna
-e si son messi fuori della legge. Si può dire anzi
-che, in alcuni paesi dell'Europa centrale, il brigantaggio
-sia stato per secoli una vera istituzione: e i
-banditi della Germania, che i romantici hanno troppo
-spesso idealizzato, in brutalità e in ferocia hanno
-segnato pagine assai più sanguinose delle nostre.
-</p>
-
-<p>
-I masnadieri tedeschi, che l'individualismo romantico
-e il favore della leggenda circondarono di
-simpatia erano spesso veri malviventi; molti dei
-briganti meridionali, che ebbero nella loro condotta
-un lato cavalleresco, o per lo meno non furono rozzi
-delinquenti, non trovarono invece poeti o romanzieri
-che avessero saputo appropriarsi il lato ideale della
-leggenda. Nè gli storici e gli statisti penetrarono
-spesso le cause di tanto male.
-</p>
-
-<p>
-Ma vi è stato un paese in Europa in cui il brigantaggio
-è esistito si può dire sempre e non è finito
-se non ai giorni nostri; un paese dove il brigantaggio
-per molti secoli si può rassomigliare a un
-immenso fiume di sangue e di odî, cui sono affluiti
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-tutti i rivoli del dolore, della ingiustizia, e della
-delinquenza; vi è stato un paese in cui per secoli
-una monarchia si è basata sul brigantaggio, che è
-diventato come un agente storico di grande importanza:
-questo paese è l'Italia del Mezzodì.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto io sappia, anche le monarchie più potenti
-non sono riescite a estirpare del tutto il brigantaggio
-dal reame di Napoli. Tante volte distrutto,
-tante volte risorgeva; e risorgeva spesso più poderoso.
-Il sangue genera il sangue — e spesso più la
-repressione era feroce, più grande rinasceva il male.
-Come le cause non erano distrutte, nè si poteva,
-ogni repressione era vana.
-</p>
-
-<p>
-Così vediamo in tempi assai vicini a noi i briganti
-riunirsi in bande numerose, formare dei veri
-eserciti, entrare nelle città, spesso trionfalmente,
-imporre al Governo patti vergognosi; vediamo intere
-città distrutte dai briganti e questi spingersi non
-di rado fin sotto le mura della capitale.
-</p>
-
-<p>
-Ancora adesso percorrendo le terre ove più il malandrinaggio
-e il brigantaggio hanno celebrato i
-loro fasti, ci accorgiamo subito che non solo la leggenda
-è viva, ma che non sono morti i sentimenti
-che generarono il male. Per le plebi meridionali il
-brigante fu assai spesso il vendicatore e il benefattore:
-qualche volta fu la giustizia stessa. Le rivolte
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-dei briganti, conscenti o inconscenti, nel maggior
-numero dei casi ebbero il carattere di vere e
-selvagge rivolte proletarie.
-</p>
-
-<p>
-Ciò spiega quello che ad altri e a me è accaduto
-tante volte di constatare; il popolo delle campagne
-meridionali non conosce assai spesso nemmeno
-i nomi dei fondatori dell'unità italiana, ma ricorda
-con ammirazione i nomi dell'abate Cesare e di
-Angelo Duca e dei loro più recenti imitatori.
-</p>
-
-<p>
-Non ho mai visto in mano a un contadino un libro
-popolare sull'unità italiana: ho visto spesso,
-insieme ai <i>Reali di Francia</i>, la rapsodia dell'abate
-Cesare e la <i>Bellissima istoria</i> di Angiolillo, e tuttavia
-il dramma di Peppe Mastrilli appassiona ed
-esalta le menti.
-</p>
-
-<p>
-Ancora adesso, nelle lunghe sere d'inverno, nelle
-notti vegliate, nelle soste del lavoro, trasformate e
-ingigantite dalla leggenda si ripetono con compiacenza
-le storie dei briganti.
-</p>
-
-<p>
-È tutto questo un male? Io non vorrei dire e
-non saprei.
-</p>
-
-<p>
-Le cause che hanno prodotto per tanti secoli il
-brigantaggio non sono ancora del tutto rimosse — e
-il male è che esistano, non che esistendo operino e,
-scomparso il brigantaggio, producano effetti di altra
-natura, ma sempre egualmente dolorosi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Si può dire che, durante tutto il vicereame spagnuolo
-e il regno dei Borboni il brigantaggio sia
-stato una delle parti più interessanti, se non la più
-interessante della storia meridionale.
-</p>
-
-<p>
-Era il più delle volte un vero malandrinaggio:
-contadini affamati, o perseguitati dalla così detta
-giustizia baronale, si riunivano in bande, sceglievano
-un capo più intelligente o più feroce, e si davano,
-come si diceva allora, alla campagna, per rubare e
-per uccidere. Se i capi erano il più delle volte persone
-nate a delinquere, i gregari, gli oscuri erano
-sofferenti, che avean torti da vendicare, o contadini
-ridotti a una vita quasi bestiale, e che desideravano,
-per qualche anno almeno, saziare la fame e vendicare
-le offese.
-</p>
-
-<p>
-E tutto incitava al brigantaggio. Ancora adesso
-in Basilicata o in Calabria, in Abbruzzo o nel Cilento,
-percorrendo la campagna tristissima, ove alcune croci
-sorgono a ricordare ai passanti antichi misfatti, la
-natura dei luoghi ci spiega in gran parte ciò che
-è accaduto.
-</p>
-
-<p>
-I paesi sono messi in alto sui monti, al riparo
-dalla malaria e dai malviventi. I torrenti non arginati,
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-le boscaglie nane e piene di sterpi, la mancanza
-quasi assoluta di case non possono essere che
-condizioni predisponenti al male.
-</p>
-
-<p>
-Se pensate a ciò che è stata la feudalità nell'Italia
-meridionale, come vi si sia radicata per secoli,
-e come, mutate le forme, in qualche provincia duri
-tuttavia, vi spiegherete lo svolgersi e l'espandersi
-del brigantaggio. Ma nulla vi contribuì di più della
-immoralità profonda della dominazione spagnuola,
-durata per sì lungo volgere di tempo.
-</p>
-
-<p>
-I baroni prepotenti erano attorniati da tal gente
-ed esercitavano giustizia in tal modo, che dovevano
-eccitare alla rivolta anche gli spiriti più miti. Essere
-<i>inquisito</i>, cioè aver commesso dei reati, essere
-ciò che noi diremmo un criminale, era un requisito
-quasi indispensabile per essere ammesso al servizio
-di un barone. Mancava ogni fede pubblica e privata;
-le università che con grandi sforzi riescivano
-a riscattarsi erano rivendute dagli stessi sovrani che
-davano l'esempio della disonestà. In alcuni casi e
-non rari i baroni stessi partecipavano al brigantaggio
-e lo proteggevano, sia per misura di difesa,
-sia per desiderio di guadagno. Or le classi povere,
-che non avevano nessuna fede nella giustizia, che
-in alcuni luoghi doveano sostenere una lotta impari
-contro la perfidia della natura da una parte e i
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-cattivi ordinamenti sociali dall'altra, non doveano
-nè poteano avere verso i banditi, cioè verso coloro che
-si mettevano in lotta aperta con la società, alcun sentimento
-di avversione.
-</p>
-
-<p>
-Come accade in tutti i periodi di violenza, in
-tutti i periodi di anarchia, gli elementi peggiori
-prevalevano e dominavano; in una società in cui
-la violenza e la ferocia eran mezzi di lotta, le nature
-più perverse s'imponevano. Così in epoca più
-vicina a noi fra Diavolo e Mammone, Parafante e
-Taccone, mostri di crudeltà prevalgono sugli altri;
-ma non tutti coloro che li seguivano erano crudeli
-e feroci allo stesso grado, nè tutti erano usciti dal
-consorzio civile per causa di misfatti e di violenze.
-</p>
-
-<p>
-Quando un contadino vedeva un suo pari mettersi
-contro le leggi e quindi non soffrire più la
-fame e salire qualche volta in potenza e trattare
-coi grandi della terra e averne onori, dovea ben
-sentire qualche invidia. Che importa il pericolo?
-Il pericolo ha anch'esso le sue attrattive, e un anno
-di vita vissuta bene, vale agli occhi delle nature
-più impazienti e più vive assai più di una lunga
-vita vissuta male.
-</p>
-
-<p>
-Durante la dominazione spagnuola, nel 1559, è
-stato possibile a un bandito famoso, a <i>Re Marcone</i>,
-andare realmente a prender possesso della città di
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-Cotrone e battere le truppe regolari. Alla fine del
-secolo decimosesto Benedetto Mangone, Marco Sciarra
-e Battinello erano i veri arbitri di alcune province.
-E non poche volte si videro i briganti spingersi in
-gran numero fin sotto le mura di Napoli, bloccare
-la capitale e mettere in pericolo la sicurezza del
-governo.
-</p>
-
-<p>
-Anche prima i banditi erano stati molte volte
-una forza politica di cui i sovrani si erano serviti
-contro i baroni e i baroni contro i sovrani. Ma, durante
-la dominazione spagnuola, cioè per più di due
-secoli, non vi è stata guerra combattuta con le forze
-interne del Regno, in cui una delle parti nemiche
-non abbia adoperato i banditi.
-</p>
-
-<p>
-Province intere, per secoli, furono al di fuori di
-ogni legge, sotto la dominazione diretta o indiretta
-dei banditi, sotto la persecuzione di un ordine feudale,
-che era tanto più esigente in quanto i baroni
-solevano vivere in città.
-</p>
-
-<p>
-Il brigantaggio era una gran forza da usare negli
-estremi perigli: i Borboni che con Carlo III
-aveano cercato fiaccarlo se ne valsero più tardi per
-riconquistare il reame e per tenere a freno, per sessant'anni,
-le classi ricche o colte.
-</p>
-
-<p>
-La storia dei Borboni, dopo Carlo III, è anzi
-strettamente legata a quella del brigantaggio. Furono
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-i briganti che a Ferdinando IV riconquistarono
-il reame nel 1799; furono essi che tentarono,
-durante la dominazione francese, di riconquistarlo
-una seconda volta e che più tardi furono adoperati,
-e non in una sola occasione, contro la borghesia
-aspirante a riforme politiche, o malcontenta.
-</p>
-
-<p>
-Per la prima volta forse nel mondo civile passando
-sopra ogni legge morale, i Borboni osarono
-scegliere come cooperatori i banditi più infami:
-alcune belve crudelissime ebbero grado di colonnello
-o di generale, titolo di marchese o di duca e laute
-pensioni, come se fossero vecchi e gloriosi generali;
-ebbero l'amicizia del sovrano e attestati di
-pubblica stima. È una non interrotta serie di fatti
-di tale natura, che va dai mostri della reazione
-del 1799 a Giosafat Talarico e ancora più tardi ai
-tentativi di reazione posteriori al 1860.
-</p>
-
-<p>
-Io non credo che la lotta di classe sia base della
-vita sociale dei popoli; non credo che sia metodo
-di trasformazione; non credo che dal bandire e dal
-propagare questa lotta potrà uscire la pace.
-</p>
-
-<p>
-Ma se un governo si è mai basato sul dissidio
-delle classi, è stato il governo dei Borboni di Napoli.
-L'aristocrazia e la borghesia liberale, entrambe
-scontente, hanno avuto per un secolo sospesa sul capo
-la minaccia di rivolte proletarie a servizio della monarchia.
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-Ne fu tutta colpa loro, ma delle circostanze
-storiche; poichè non bisogna mai dimenticare
-che i Borboni vennero a Napoli animati da spirito
-di riforme e che essi e i loro ministri, per sessanta
-anni almeno, non fecero che nimicarsi l'aristocrazia
-e il clero, poichè ne limitarono la potenza. La rivoluzione
-del 1799 appare appunto composta degli
-elementi più vari: ed erano in essa numerosi ecclesiastici
-e moltissimi nobili, che alla monarchia
-centralizzata preferivano qualsiasi altro regime.
-</p>
-
-<p>
-In Italia la feudalità non ha avuto forse mai
-salde radici; solo a Napoli e in Sicilia è stata
-potente, e le sue tradizioni sono tuttora vive. Trapiantata
-dai Normanni in tutto il suo vigore, ha
-trovato, per espandersi e per durare, tutte le condizioni
-favorevoli. La tenue densità della popolazione,
-una larga superficie malarica che impediva e
-impedisce la popolazione sparsa e l'accumula solo in
-alcuni luoghi, il debole sviluppo degli scambi determinavano
-l'esistenza e la potenza della feudalità.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte faceva riscontro una borghesia,
-nata non già dal traffico e dalla industria, ma da
-tre funzioni che la rendevano ugualmente odiosa
-al popolo: l'intermediarismo agrario, il piccolo
-commercio del danaro, le professioni liberali e sopra
-tutto l'avvocatura.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'intermediario della terra non era un coltivatore,
-ma aveva il più delle volte una funzione puramente
-parassitaria; agente del barone o del signore,
-che viveva in città, cercava di arricchire sui
-fitti brevi e più avea bisogno di vivere (non dirò
-di arricchire) più incrudiva sui coltivatori. Il piccolo
-commercio del danaro, che dava all'usura agricola
-forme forse non più viste altrove, dura tuttavia
-ed è stata origine assai frequente di arricchimento.
-Infine l'avvocatura, sempre disposta a dimostrare
-le ragioni del più forte, sempre difenditrice delle
-usurpazioni delle terre popolari, abilissima nei sotterfugi,
-toglieva alla classe intermedia ogni fiducia.
-Il Colletta chiamò l'avvocatura peste del reame
-di Napoli; e lo storico illustre delle finanze napoletane,
-Ludovico Bianchini, riconosce che per secoli
-essa in ogni occasione si mostrò sempre pronta a
-sostenere la cattiva disciplina di governo.
-</p>
-
-<p>
-Rappresentava e rappresenta forse tuttavia la
-parte più attiva, più intraprendente, più audace:
-ma era ed è senza dubbio causa di dissoluzione e
-di corruzione, rendendo più difficili i rapporti sociali
-e corrompendo in ogni guisa tutte le magistrature.
-Il parlamentarismo anzi, piuttosto che mitigare
-il male l'ha esacerbato, annullando ogni dignità
-della magistratura e creando il tipo infame
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-dell'avvocato politico, che in passato non esisteva
-e non poteva esistere.
-</p>
-
-<p>
-Uno degli studi più interessanti sarebbe quello
-della distribuzione territoriale del brigantaggio.
-Senza dubbio le condizioni geografiche agivano sopra
-tutto; ma dopo di esse in prima linea le condizioni
-economiche.
-</p>
-
-<p>
-Le provincie che hanno più sofferto il brigantaggio
-sono state la Basilicata e il Principato Citra,
-nella parte sua più povera; vengono dopo alcune
-zone dell'Abbruzzo e della Calabria, nella parte
-ove il concentramento della proprietà era maggiore.
-Ma dovunque le ragioni sono identiche.
-</p>
-
-<p>
-Le cause predisponenti del brigantaggio erano
-numerose: alcune sono scomparse, qualcuna ancora
-permane.
-</p>
-
-<p>
-La prima, la vera, la grande causa era la miseria.
-</p>
-
-<p>
-Alla vigilia della rivoluzione francese, nel 1786,
-il reame di Napoli aveva appena 4,800,000 abitanti.
-Ora il reddito del reame, in un'epoca in cui
-le industrie erano scarse e pochi i commerci, era
-tenue: era un reddito quasi esclusivamente agrario,
-quale potea venire da un paese a cultura estensiva
-e in gran parte pastorale. L'intero reddito dei feudi
-era calcolato a oltre 4 milioni di ducati, esenti da
-tributi e i feudatari aveano innumerevoli diritti,
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-l'uno più gravoso dell'altro per i cittadini. Di oltre
-2000 comuni appena 384 erano demaniali, cioè
-dipendevano direttamente dal Re. Il numero dei
-famigli e dei dipendenti dei baroni, che applicavano
-i diritti feudali senza scrupoli, era eccessivo:
-eccessivo più ancora il numero delle pretese. Circa
-10 milioni di ducati prendevano sotto ogni titolo
-gli ecclesiastici, e il loro numero sommava a oltre
-centomila, cioè vi era un ecclesiastico per meno di
-ogni 50 abitanti. Popolazione enorme e improduttiva,
-non forse però più enorme di quello che sarà
-fra breve il numero dei professionisti usciti dalle
-università, dei diplomati delle scuole secondarie,
-spostati desiderosi di impieghi e quindi bisognosi
-di mutazioni.
-</p>
-
-<p>
-Quale poteva essere la vita del popolo? Una vita
-grama e stentata; una vita di miserie e più ancora
-di depressione morale. In alcuni feudi i baroni
-erano implacabili nel pretendere che il molino fosse
-un loro monopolio; e il pane si cuoceva sotto la
-cenere ed era negato ai contadini ciò che hanno
-anche le popolazioni più misere e meno progredite.
-</p>
-
-<p>
-«Il brigantaggio — conchiudeva tristamente
-l'on. Massari — diventa in tal guisa la protesta
-selvaggia e brutale della miseria contro antiche e
-secolari ingiustizie.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le genti dell'Italia meridionale, risultato delle
-mistioni di razze sì varie, hanno forse da tanti incroci,
-forse più ancora dalla rapidità loro nell'ideare,
-una vaga tendenza alla vita di avventure. Vi è, sopra
-tutto nelle genti di Basilicata e di Calabria un
-senso di misticismo inconscio, che invade l'anima
-popolare.
-</p>
-
-<p>
-Non è il misticismo gentile e delicato, che penetrò
-l'anima di Francesco d'Assisi: ma un misticismo
-rozzo e quasi selvaggio, com'è quello che
-dovè albergare nell'anima di Gioacchino di Fiore,
-<i>il calavrese abate Gioacchino</i>, che esercitò appunto
-il suo rude apostolato nei monti di Basilicata e di
-Calabria.
-</p>
-
-<p>
-In quelle aspre regioni ogni paese, ogni zona, ha
-il santuario lontano, in cima ai monti; chiese perdute
-tra i boschi, o costruite su antiche caverne,
-abitate da pellegrini o da santi. Si va ai santuari,
-dopo aver digiunato, pregando per via, qualche volta
-con i fiori in cima alle canne, gli umili fiori dei
-campi e dei boschi: molto spesso si va a piedi nudi,
-salmodiando e orando. Lunghi cortei di uomini e di
-donne salgono le erte faticose fino ai luoghi da cui
-si spazia l'orizzonte lontano. Nei lunghi pellegrinaggi
-il misticismo si trasforma; diventa qualche
-volta desiderio di avventure. Il pellegrino è ora più
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-che non si pensi il precursore dell'emigrante; in
-altri tempi era il precursore del brigante. Nulla di
-più naturale che, nelle lunghe notti vegliate, nelle
-lunghe vigilie, nell'incontrarsi con genti nuove, sorga
-un bisogno di andar lontano e di espandersi. La
-terra maligna, che dà la febbre e uccide, discaccia.
-La razza sabellica ama l'intrapresa e l'ignoto; la
-Basilicata, che non ha la quarta parte della popolazione
-di Toscana, manda fuori di Europa assai
-più del doppio di emigranti all'anno. Senza dubbio
-la causa più profonda e più generale è la miseria;
-ma io non oserei dire che non vi sia in molti casi
-un bisogno di tentare e di cercare.
-</p>
-
-<p>
-Ricordo, come se fosse ora, un vecchio contadino
-del mio paese tutto bianco, ma diritto tuttavia come
-un abete delle montagne. Andava al Brasile: non
-possedeva che cinque lire e il biglietto d'imbarco;
-non sapeva leggere, non avea nessuna nozione dei
-paesi dove si recava. Sapeva solo che altri della
-sua terra vi era stato. Gli chiesi da qual parte
-fosse il Brasile: mi rispose solo che era lontano,
-assai lontano che non si potea misurare quanta
-fosse la lontananza. E mi accennò con la mano in
-aria, come per indicare qualche cosa di strano e
-di indeterminabile. Quando gli domandai che cosa
-avrebbe fatto: — E chi lo sa? — mi rispose con la
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-profonda filosofia meridionale, così piena di fatalismo
-e di tristezza; e non volle dire niente più. Avrebbe
-lavorato, avrebbe goduta quella che gli pareva la
-grande ricchezza, cioè mangiare fino alla sazietà,
-come a Natale, come a Pasqua; sarebbe morto forse.
-</p>
-
-<p>
-Le anime inquiete non potendo far meglio ora
-emigrano; allora l'unica professione possibile per
-chi non volea rassegnarsi a una vita bestiale era
-il brigantaggio.
-</p>
-
-<p>
-Così si spiega che tra i briganti noi troviamo
-alcune figure di veri idealisti, alcune anime pur
-nella loro rozzezza, e qualche volta nella loro crudeltà,
-desiderose di giustizia e amorose del bene.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che qualche volta sorprende nell'Italia meridionale
-è vedere nei contadini più rozzi alcune
-finezze di sentimento e qualche volta anche fisicamente
-alcune figure le quali fanno pensare a razze
-nobili decadute. In un paese, che è stato teatro di
-tutte le guerre, in un paese che è stato per molti secoli
-la porta del Levante e in cui è stata contesa la
-signoria del mare, mutamenti frequentissimi hanno
-assai volte cambiata la condizione degli individui:
-sì che le nobili stirpi sono precipitate più in basso.
-Non è raro vedere nei tratti di un contadino qualche
-cosa che rivela un'antica grandezza, o l'abitudine
-di una vita non servile e non povera.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<p>
-I patologi dicono che la malaria sia causa predisponente
-dell'isterismo e delle malattie nervose:
-certo traversando le zone malariche (sopra tutto dove
-la malaria è meno grave e non prostra addirittura
-gli individui) si notano subito le tendenze fantastiche
-degli abitanti, la loro tendenza verso l'ignoto,
-il bisogno della vita di avventura.
-</p>
-
-<p>
-Adesso si emigra; quando l'emigrazione non v'era,
-il desiderio dell'ignoto produceva conseguenze ben
-diverse.
-</p>
-
-<p>
-Altra causa che agevolava grandemente il brigantaggio
-era la mancanza di strade. La popolazione,
-agglomerata in alcune province, quasi non avea
-strade. Per molte miglia si percorreva una campagna
-in cui non eran che sentieri mal sicuri e i trasporti
-per necessità eran lenti e difficili.
-</p>
-
-<p>
-La Basilicata, centro principale del brigantaggio,
-ai tempi di Carlo III non avea quasi alcuna strada
-rotabile. La strada delle Calabrie giungeva fino a
-Persano; nel 1792 era estesa fino a Lagonegro e
-solo nel 1795 giungeva a Muro e nel 1797 ad
-Atella.
-</p>
-
-<p>
-Ancora nel 1863, quando fu fatta l'inchiesta
-parlamentare sul brigantaggio, sui 124 comuni della
-Basilicata 91 erano senza strade; sui 108 della
-provincia di Catanzaro 92; sui 75 della provincia
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-di Teramo 60. Dei 1848 comuni del Napoletano
-1321 mancavano di strade.
-</p>
-
-<p>
-Or tutto ciò era necessariamente a profitto del
-brigantaggio; internandosi nelle boscaglie, facendo
-periodiche comparse al piano, i banditi resistevano
-facilmente alle persecuzioni più audaci.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni dei banditi facevan fortuna, e qualche
-volta ottenevan la grazia e si ritiravano a vivere
-tranquillamente; ma nel grandissimo numero perivano
-uccisi o traditi, o erano imprigionati.
-</p>
-
-<p>
-Qualche volta i signori del paese, per timidità,
-o per desiderio di guadagno, proteggevano i briganti;
-il più delle volte davano nelle loro <i>masserie</i>, nelle
-case di campagna asilo e rifugio. Ai tempi di
-Carlo III anche i conventi erano asilo securo; e
-Carlo dovè molti abolirne per questa ragione che
-eran covo di malviventi. Nei piccoli paesi le lotte
-eran frequenti, eran frequenti le lotte tra un paese
-e l'altro: dove i comuni eran più divisi e quindi
-più aspre e più inique le persecuzioni della parte
-perditrice, maggiori eran le cause che determinavano
-gli individui meno tolleranti a darsi alla campagna,
-come si diceva allora. La vendetta era una
-necessità e un dovere, e le vendette eran lunghe e
-terribili.
-</p>
-
-<p>
-Oh! la tristezza di una borgata meridionale, perduta
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-nelle gole di Basilicata o nelle asperità della
-Sila, una borgata, senza luce di pensiero, senza
-blandizie dell'arte, senza la suprema poesia della
-lotta in comune.
-</p>
-
-<p>
-Anche nell'Italia centrale le lotte erano terribili
-nei piccoli centri come nei grandi: <i>e quei che un
-muro ed una fossa serra</i> si tormentavano e si dilaniavano
-fra loro quando non dovean lottare contro
-i vicini. Ma la relativa prosperità e la mitezza del
-clima e la salubrità dei campi davano alla lotta un
-carattere più umano; permettevano lo sviluppo delle
-forme libere dei comuni; determinavano il bisogno
-dell'arte, davano carattere di epica grandezza anche
-alle lotte delle fazioni della stessa città.
-</p>
-
-<p>
-Ma la vita in un piccolo centro campestre dell'Italia
-meridionale nell'interno della Basilicata o
-delle Calabrie! ma la vita in un casolare dell'Appennino!
-ma la vita in un grosso borgo pugliese!
-La malaria da una parte e i cattivi ordinamenti
-dall'altra inducevano gli abitanti a vivere uniti;
-in una unione necessaria e forse per questo più
-ingrata. Le case si aggruppavano miseramente fra
-loro, e non v'erano, d'ordinario, che il castello del
-barone, la chiesa e il convento che avessero un'aria
-meno misera. Impedite quasi le comunicazioni o
-limitate ai paesi vicini, la vita trascorreva sempre
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-allo stesso modo; quando non era turbata da cataclismi
-violenti, come le guerre. Assoluto il potere
-del feudatario e peggiore di esso quello di coloro
-che lo rappresentavano, non era possibile al popolo
-nessuna salute fuori della rivolta individuale. La
-religione, quando non era una superstizione, avea il
-carattere dei luoghi: una religione dura e paurosa,
-quasi crudele, mitigata solo dall'intervento del protettore — un
-santo, per lo più patrono di un male
-grave e pronto più a punire che ad amare, più a
-vendicare che a perdonare.
-</p>
-
-<p>
-La violenza sessuale delle genti del Sud faceva
-il resto, e contribuiva non poco a inasprire i rapporti.
-Si può dire che fra dieci persone che si davano
-al brigantaggio tre o quattro almeno ricorrevano
-a un così estremo passo solo per vendicare la
-violenza patita da una moglie, da una figliuola o da
-una sorella.
-</p>
-
-<p>
-Per spiegarsi alcune cose bisogna intendere quale
-violenza abbia l'istinto carnale nelle genti del Sud.
-Per i contadini specialmente è spesso l'unica forma
-in cui riescano a concepire l'ideale e ad avere una
-ebrietà dello spirito. Così come il desiderio è violento,
-l'istinto della proprietà è completo.
-</p>
-
-<p>
-La donna infedele — sopra tutto se cede a una
-violenza — altrove non è causa di disprezzo per il
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-marito o per il padre. Fra i contadini del Mezzogiorno
-vi è invece una parola che riunisce tutti gli
-insulti, una parola che è pronunziata spessissimo,
-e che nella crudeltà sua è peggiore della morte, ed
-è il nome che è dato al marito ingannato o vittima.
-Che un uomo sia ladro, omicida o perverso
-e che tutte queste cose gli siano rimproverate egli
-soffrirà sempre meno che sentendosi insultare per
-colpa o per sventura della moglie.
-</p>
-
-<p>
-Ho letto molte storie di briganti, ne ho sentite
-raccontare moltissime; ho vissuto nei luoghi dove
-più vivi sono i ricordi; dovunque ho visto le stesse
-cause agire allo stesso modo.
-</p>
-
-<p>
-Nei piccoli centri il potere del feudatario o del
-borghese, del funzionario o del padrone era usato
-non di rado per attirare le donne dei contadini:
-quando non cedevano volontariamente erano persecuzioni
-lunghissime ai mariti, ai fratelli, ai padri.
-Era il disonore sotto altra forma; era la miseria;
-era la sopraffazione quotidiana.
-</p>
-
-<p>
-Come resistere in una lotta così impari? Le nature
-deboli si avvilivano e tolleravano; ma gli uomini
-risoluti si davano alla campagna, si facevano
-briganti; si ribellavano insomma nella sola forma
-che era loro possibile.
-</p>
-
-<p>
-La suprema gioia di uccidere dopo aver sofferto
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-l'oltraggio supremo; la suprema gioia di vendicare
-e di vendicarsi dopo aver tanto penato, tentavano
-anche le nature meno cattive. La religione avea
-indulgenze per i forti; e ne aveano più ancora i
-funzionari dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Il brigantaggio diventava un mezzo di salvezza
-e un mezzo di riabilitazione. Al marito oltraggiato,
-all'uomo perseguitato rendeva quasi sempre la stima
-del pubblico, qualche volta la tranquillità dello spirito,
-la gioia di vivere.
-</p>
-
-<p>
-Le persone <i>out laws</i> hanno avuta sempre una certa
-attrazione: maggiore essa dovea essere in una società,
-in cui le leggi erano pessime.
-</p>
-
-<p>
-Il contadino che, dopo aver sofferto tutte le persecuzioni,
-si dava alla campagna, prendeva qualche
-volta la sua rivincita nel modo più assoluto: la
-donna che lo aveva rifiutato si dava spesso a lui,
-per paura, o per amore, poichè sulle anime rozze
-la vita del brigante esercitava una attrazione: coloro
-che lo aveano perseguitato o cercavano riparo
-nella fuga, o si umiliavano venendo a patti; e quasi
-sempre vedeva il suo prestigio rialzarsi. Poteva essere
-odiato, non mai disprezzato — e in questa differenza
-è la causa non ultima del fàscino che la
-campagna immensa esercitava sulle anime insofferenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quasi tutto questo non fosse bastato, incitava al
-brigantaggio, come si è detto, l'opera dei governi.
-Nei periodi in cui ne aveano bisogno per sedare
-interne lotte, i governi ricorrevano ai briganti. E
-si videro i maggiori fra questi diventare ricchi e
-potenti, occupare alti gradi e imporsi agli uomini
-onesti; si videro mostri di crudeltà, come Mammone
-e Fra Diavolo premiati dal re e trattati
-come amici.
-</p>
-
-<p>
-Il vicereame spagnuolo avea fatto lo stesso; ma
-nessuno avea mai osato ciò che fece Ferdinando IV
-e ciò che fecero dopo di lui i suoi discendenti.
-</p>
-
-<p>
-Nell'Italia meridionale esisteva ed esiste tuttavia
-un vero proletariato agricolo; vi sono in ogni provincia
-molte migliaia di persone che non possiedono
-che la loro forza di lavoro. I <i>cafoni</i> di Basilicata
-e di Calabria: i <i>terrazzani</i> di Capitanata sono le
-forme tipiche di classi la cui miseria e la cui incertezza
-del vivere sono spesso a un livello che non
-potrebbe essere più basso.
-</p>
-
-<p>
-Non avendo altra industria che la terra, queste
-masse, che per giunta hanno assistito per un secolo
-alla usurpazione delle terre pubbliche, che vi assistono
-tuttavia, non amano le classi medie. Non
-amavano nemmeno l'aristocrazia; ma essa aveva
-almeno il prestigio del nome e della tradizione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando venne l'onor. Castagnola insieme alla
-Commissione d'inchiesta sul brigantaggio giù nell'Italia
-meridionale, fu vivamente sorpreso di quest'odio
-che esisteva tra possidenti e salariati, fra
-<i>galantuomini</i> e <i>cafoni</i>, come si dice da noi, all'indomani
-stesso della rivoluzione liberale del 1860.
-</p>
-
-<p>
-Prima del 1860 quasi nessun contadino sapea
-leggere; un certo numero di possidenti delle campagne
-ignorava persino le prime e più elementari
-nozioni. Superstiziosissime, per razza e per natura
-avventurose, abituate per secoli a vedere il più forte
-opprimere il più debole, le masse consideravano il
-brigante come il vindice dei torti che la società
-loro infliggeva.
-</p>
-
-<p>
-Ora i Borboni di Napoli, la cui colpa suprema
-fu non già la crudeltà, come si ripete a torto, ma
-la paura, che nei regnanti è madre della crudeltà,
-ed è peggiore di essa, non concepivano nemmeno
-che il popolo potesse essere altra cosa fuori di quello
-che era. Molti provvedimenti vollero per migliorarne
-le condizioni, nessuno per educarlo. Sentivano che
-la loro fortuna era appunto nel disporre di una
-forza cieca da scatenare contro le classi medie, tutte
-le volte che esse si mostravano desiderose di ordinamenti
-nuovi.
-</p>
-
-<p>
-Non solamente durante il 1799, ma durante la
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-monarchia francese, ma nel 1820, ma nel 1848,
-ma nel 1860, i Borboni ebbero il brigantaggio come
-suprema difesa. Il brigantaggio era il modo di sfogare
-tutte le vendette.
-</p>
-
-<p>
-Era un'onda cui non si resisteva: secondata dai
-preti, fatta servire alle passioni locali, inasprita da
-tutte le sofferenze, quest'onda irrompeva terribile
-e devastatrice.
-</p>
-
-<p>
-Passato il pericolo, restaurate le sue basi, la
-monarchia premiava i più fortunati, i capi delle
-insurrezioni e perseguitava e sterminava gli altri;
-tranne a ricominciare ove ne fosse il bisogno.
-</p>
-
-<p>
-Così nella storia del brigantaggio, noi troviamo
-due forme distinte: i briganti comuni erano o delinquenti
-desiderosi di far fortuna e di sfogare i
-loro istinti, o poverissimi uomini spinti dalla fame
-e dalle ingiustizie a mettersi contro la società.
-</p>
-
-<p>
-Oltre di questo vi è stato un vero brigantaggio
-politico, che riunendo gli elementi che già v'erano,
-e rivolgendosi alle masse e svegliando istinti rivoluzionari,
-è stato sostegno della monarchia e da
-essa a volta a volta creato e distrutto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quando si parla di briganti si pensa subito a
-tutte le leggende che noi abbiamo sentito ripetere:
-si pensa al trombone, al cappello a punta, ai delitti
-terribili e alle grassazioni più spaventevoli.
-</p>
-
-<p>
-Il brigante invece non era che un rivoltato: e
-fra i rivoltati vi erano, come vi sono oggi, i sofferenti,
-gli idealisti e i perversi. Bakounine ha detto
-che il brigante meridionale rappresenta il tipo del
-perfetto anarchico. Se essere anarchico vuol dire soltanto
-mettersi contro la società, apertamente, violentemente,
-i briganti erano anarchici.
-</p>
-
-<p>
-Quando si pensi alle descrizioni terribili che abbiamo
-lette o udite, pare strano che anche i più feroci
-di essi erano religiosissimi. I ladroni che seguivano
-il cardinal Ruffo, prima di mettere a sacco
-e fuoco le città, di commettere ogni più terribile
-strage, ascoltavano la messa. La vita di avventure
-va sempre unita a un fondo di misticismo: ciascun
-brigante portava sul petto le sacre immagini, faceva
-doni alle chiese e non mancava di recitare il rosario.
-Era una religione rozza e primitiva credente
-in un Dio terribile, che qualche volta i banditi
-invocavano perchè le loro operazioni riescissero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così tra i briganti troviamo i tipi più diversi,
-come le nature più varie: accanto ai ladri e agli assassini,
-che costituivano il fondo del malandrinaggio,
-uomini desiderosi di più umano vivere e qualche
-volta perfino amanti di giustizia. Una giustizia rozza,
-quale poteva apparire alla mente di uomini incolti
-e superstiziosi.
-</p>
-
-<p>
-Il tipo più singolare, più interessante, direi quasi
-più leggendario del brigantaggio meridionale è stato
-Angiolo Duca, conosciuto dal popolo sotto il nome
-di <i>Angiolillo</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ancora qualche anno fa la storia si cantava sul
-molo di Napoli e interessava e commoveva non meno
-di quella di Rinaldo di Montalbano. Ciccio Zuccarino,
-che vende e tradisce <i>Angiolillo</i>, apparisce più
-esecrabile di Gano di Maganza, il <i>Maganzese</i>, orrore
-del popolo napoletano. I briganti che la letteratura
-tedesca ha vagheggiato, e Karl Moor dei
-<i>Raüber</i> di Schiller trovano il loro riflesso in Angelo
-Duca, che fu filantropo anche nelle sue avventure
-brigantesche.
-</p>
-
-<p>
-Contadino della terra di San Gregorio, Angelo
-Duca divenne bandito per sfuggire all'ira di un barone,
-che volea vendicare un servo, cui Angelo in
-rissa avea ucciso un cavallo. Vagò da prima con altri
-banditi: poi formò una banda propria. Non ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-mai grandissimo numero di compagni, come già altri
-famosi prima di lui e quasi tutti erano delle
-terre di Basilicata e di Salerno. Angelo un po' per
-abilità sua, un po' per la disorganizzazione della
-giustizia in quel tempo, fu per parecchi mesi padrone
-di larga zona e operò con buon successo non
-solo nel nord di Basilicata, che fu il teatro delle sue
-gesta, ma nelle provincie di Avellino e di Salerno e
-si spinse fino in Capitanata.
-</p>
-
-<p>
-Non uccideva se non coloro che lo perseguitavano;
-non assaliva mai i viandanti, nè ricorreva mai ai
-soliti espedienti di rubare di notte. Preferiva chiedere
-apertamente ciò che gli era necessario: e tutti davano
-per timore o per calcolo. Quando fermava sulle
-vie maestre i ricchi viandanti divideva amabilmente,
-da uomo educato. E il danaro che prendeva, solo in
-parte dava ai compagni suoi: il resto lo distribuiva
-ai poveri, impiegava a scopi di bene, sopra tutto a
-dotare le zitelle.
-</p>
-
-<p>
-Ogni brigante che volea durare a lungo dovea essere
-o mostrarsi filantropo: ma <i>Angiolillo</i> era sinceramente
-pietoso.
-</p>
-
-<p>
-Un secolo prima di Angelo Duca anche il terribile
-abate Cesare usava fare opere di pietà e dotava
-le fanciulle povere; e Peppe Mastrillo — il
-brigante più leggendario — secondo un suo biografo
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-consigliava ai compagni di far la carità ai poveri e
-di difendere l'onore delle zitelle.
-</p>
-
-<p>
-Ma nessuno dei briganti nè prima, nè dopo ha
-avuto la filantropia larga e disinteressata di Angelo
-Duca.
-</p>
-
-<p>
-Quando entrava in un paese, e ciò gli accadeva
-di frequente, andava subito dai più ricchi, si faceva
-dare il danaro che possedevano e lo distribuiva ai
-poveri. Così fece a Calitri dove il più ricco era il
-parroco.
-</p>
-
-<p>
-Non amava che i ricchi godessero e i poveri soffrissero.
-Ad Ascoli in casa di un ricco signore si
-faceva festa: egli vi andò, ma volle che una parte
-dei cibi e molto danaro fossero distribuiti ai contadini,
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Con dir se festa fa la signoria,</p>
-<p>Anche alla povertà festa si dia.</p>
-</div>
-
-<p>
-Questi versi sono dei suoi biografi, che ne hanno
-raccontato in ottava rima le gesta; come in versi
-(o strazio della rima!) è la <i>Bellissima istoria</i> che
-si cantava sino a pochi anni fa.
-</p>
-
-<p>
-Non amava gli usurai e con essi era qualche volta
-crudele. Una volta incontrò un pover uomo che era
-menato in prigione, perchè non avea pagato l'usuraio.
-La moglie l'accompagnava piangendo e singhiozzando.
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-<i>Angiolillo</i> liberò l'arrestato; si recò
-subito al paese dell'usuraio, entrò nella casa di
-questi e lo atterrì dicendogli che l'usuraio è peggiore
-del brigante. Il poeta gli mette in bocca le
-seguenti parole:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Il ladro ruba ed ha grande timore</p>
-<p class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</p>
-<p>Ma l'usuraio ruba francamente</p>
-<p>E rende afflitta e misera la gente.</p>
-</div>
-
-<p>
-È inutile aggiungere che si fece dare dall'usuraio
-tutti i danari, tutti i registri e tutte le obbligazioni.
-Distribuì i primi ai poveri e bruciò il
-resto.
-</p>
-
-<p>
-Sopra tutto non amava l'economia politica, poichè
-fissava i prezzi a piacere. In un anno in cui
-in Puglia era grande carestia di grano, Angelo seppe
-che un barone avea fatto grande incetta di frumento
-e avea venduto sulla piazza di Genova 12 mila tomoli
-di grano a 37 carlini il tomolo. Angiolillo
-non esitò un momento solo: andò dal barone e con
-bel garbo si fece dare le chiavi dei depositi, dicendo
-che voleva egli stesso occuparsi della vendita.
-Poi, secondo il poeta, fece dare il bando....
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p class="i2">.... a chi necessita lo grano,</p>
-<p>Angelo vende a quindici carlini</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-cioè ad assai meno della metà. Il grano fu venduto
-in pochi giorni, e, cosa abbastanza singolare, Angelo
-restituì fedelmente il ricavato della vendita
-al barone.
-</p>
-
-<p>
-Non amava confondersi con i delinquenti comuni,
-e quando poteva arrestare i peggiori di essi lo faceva
-assai volentieri, e si occupava perfino di consegnarli
-ai giudici.
-</p>
-
-<p>
-Religiosissimo e accolto a braccia aperte, come
-un amico, dai frati in tutti i conventi della regione,
-avea una strana propensione a svaligiare i vescovi
-e i ricchi prelati; anzi si può dire che la sua opera
-fu principalmente diretta contro di essi. Ma nemmeno
-in tali casi amava essere scortese. Un vescovo
-avea 1000 zecchini; glie ne prese 500, dicendogli
-con profondo rispetto: — 500 vi bastano per il
-vostro viaggio. — Un'altra volta incontrò un abate
-benedettino, che ne avea 2500: glie ne prese metà
-e di questa fece due parti: una per sè e per i suoi
-compagni; dell'altra si servì, al solito, per dotar
-zitelle.
-</p>
-
-<p>
-Questo desiderio di proteggere l'onore delle fanciulle
-non può essere compreso da chi non abbia un
-concetto della prepotenza baronale e più ancora di
-quella della ricca borghesia, che abusava delle fanciulle
-nel modo più indegno che si possa immaginare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Angiolillo</i> insegnava la morale non solo ai signori,
-ma anche ai preti e ai vescovi.
-</p>
-
-<p>
-Gli accadde che, andando pei boschi, s'incontrò
-in un prete che bestemmiava come un turco. Erano
-strani tempi, in cui i preti bestemmiavano e i briganti
-insegnavano la morale.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Voi facendo sì trista funzione</p>
-<p>Padre mi fate ancor scandalizzare,</p>
-</div>
-
-<p>
-gli disse <i>Angiolillo</i>; poi un po' col tu, un po' col
-voi, com'è abitudine dei meridionali, aggiunse:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Quietatevi, ti prego in cortesia,</p>
-<p>E dimmi ancora la ragion qual sia.</p>
-</div>
-
-<p>
-Il prete raccontò tutto. Vacava una buona parrocchia:
-e il vescovo simoniaco l'avea destinata non
-a lui che ne avea diritto ma a un prete ricco e
-immeritevole, che avea pagato una grossa somma.
-<i>Angiolillo</i> andò subito dal vescovo, gli s'inchinò,
-gli baciò la mano e
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Dopo questo si misero a parlare</p>
-<p>Sul punto del dovere e dell'onore.</p>
-</div>
-
-<p>
-Il vescovo non seppe negar nulla a tanto intercessore,
-e la parrocchia fu data a chi ne avea diritto.
-La giustizia però non era completa: <i>Angiolillo</i>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-si recò dal prete corruttore e si fece dare 250
-ducati, in punizione di aver cercato di corrompere
-un vescovo, e, come al solito
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Tutto il contante che il prete ha portato</p>
-<p>Il fuoruscito ai poveri ha donato.</p>
-</div>
-
-<p>
-Circondato dalla simpatia delle masse Angelo
-Duca avea tale potenza, che entrava da trionfatore
-in città di sei o settemila abitanti.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo lo considerava come un eroe e lo credeva
-invulnerabile.
-</p>
-
-<p>
-Perseguitato aspramente e tradito da un compagno,
-fu arrestato nel monastero di Muro Lucano
-e nel 1784 impiccato in Salerno, per semplice ordine
-del re, senza nemmeno la parvenza di un processo.
-Fu forse l'ultima condanna pronunziata a
-Napoli <i>per biglietto</i>, senza nessuna procedura; e il
-fatto parve mostruoso anche alla Curia, che di questo
-scandalo parlò a lungo.
-</p>
-
-<p>
-Nè prima, nè dopo di lui vi fu alcuno che, anche
-lontanamente, si potesse paragonare ad Angelo Duca.
-Vi furono tra i banditi molte anime desiderose di
-giustizia, o almeno di vivere più umano; vi furono
-individui che in non poche occasioni diedero prova
-di spirito di sacrifizio e di devozione. Ma erano nature
-rozze, e la loro primitiva morale non permetteva
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-mai di elevarsi fuori dell'ambiente di miserie
-e di odî in cui vivevano.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma il vero brigantaggio politico non comincia che
-nel 1799. Fuggiti in quell'anno i sovrani in Sicilia
-e proclamata la repubblica, questa non avea nè potea
-avere salde radici nel popolo. Messa su dai francesi,
-raccoglieva intorno a sè gli spiriti più eletti
-e insieme gran numero di scontenti dell'aristocrazia
-del reame. Nondimeno si sorreggeva, e, nonostante
-Nelson, la lotta da parte della squadra
-britannica sarebbe durata se un uomo audace e intraprendente
-non avesse concepito il pensiero arditissimo
-di conquistare il regno al Sovrano, eccitando
-le passioni popolari e scatenando il brigantaggio.
-</p>
-
-<p>
-Il cardinale Fabrizio Ruffo, il cui nome è rimasto
-tristamente famoso, ma che fu migliore della
-sua riputazione e sopra tutto fu più onesto dei suoi
-sovrani, concepì l'idea audace di riconquistare il
-reame, mettendo in rivolta le classi proletarie. Principe
-della Chiesa e feudatario, pieno di debiti e di
-audacia, senza scrupoli e pure non perverso, egli
-avea un piano assai semplice ed ardito. Partendo
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-dalla punta estrema della Calabria e descrivendo un
-grande arco di cerchio traverso la Basilicata, le Puglie
-e i Principati si proponeva di giungere a Napoli,
-dopo aver percorso le zone principali del brigantaggio.
-Riunendo dintorno a sè i banditi — come
-si diceva allora che la parola brigante non
-era ancora penetrata — riunendo i miserabili e gli
-scontenti, sapeva di arrivare a Napoli seguìto da
-turba infinita e feroce, e contava di poter facilmente
-distruggere la mal difesa repubblica.
-</p>
-
-<p>
-In una lettera da Monteleone al ministro Acton,
-il Cardinale spiega chiaramente i mezzi di cui volea
-valersi; contava sopra tutto di andare avanti
-«nutrendo sempre la gelosia fra il popolo e il ceto
-medio.» Le classi colte erano desiderose di nuovi
-ordinamenti: bastava atterrirle svegliando l'odio
-popolare contro i possidenti. «Spero — scriveva in
-un'altra lettera, partecipante la presa di Cosenza — che
-il popolo basso abbia saccheggiato insieme con
-gli aggressori, e così <i>mantenga a freno i nobili e
-i paglietti</i>,» cioè l'aristocrazia scontenta e la borghesia.
-</p>
-
-<p>
-Il Cardinale era seguìto da malfattori venuti
-d'ogni parte e da banditi famosi, cui si prometteva
-ogni sorta di premio e da turbe desiderose di saccheggio,
-le quali assai facilmente propendevano a
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-dichiarar giacobino chiunque possedesse. A Napoli
-il sinistro canto dei sanfedisti diceva:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Chi tene grane e vine</p>
-<p>Ha da esse giaccubine.</p>
-</div>
-
-<p>
-Chi possiede è giacobino.
-</p>
-
-<p>
-Nelle Provincie si pensava presso a poco allo
-stesso modo.
-</p>
-
-<p>
-Quando il Cardinale giunse a Napoli, seguìto
-dalle sue turbe brigantesche, dopo aver traversato
-sì larga parte del reame, scrisse sinceramente in una
-sua lettera che si era accorto che il popolo trasformava
-ogni possidente in giacobino: «è la rapina — egli
-scriveva — che produce i proprietari giacobini.»
-</p>
-
-<p>
-Il piano di Ruffo era il solo che potesse riescire
-e riescì; dire ai contadini: rubate le case dei ricchi,
-saccheggiate, dividetevi le terre era valersi di
-interessi e di sentimenti veri.
-</p>
-
-<p>
-Uno storico austriaco, apologista del cardinal
-Ruffo, il barone von Helfert, dice che il Cardinale,
-per una così difficile impresa, non potea scegliere
-i suoi compagni. E certo non gli scelse! Ruffo avea
-seco, condottieri del suo strano esercito, briganti
-famosi come Panedigrano, Pansanera, Sciarpa, Mazza,
-de Castro e tanti altri famosi negli annali del delitto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<p>
-E mentre il Cardinale operava da un lato, Pronio
-e Rodio, due avventurieri, operavano in Abbruzzo,
-Mammone e fra Diavolo in Terra di Lavoro: altri
-iniquissimi altrove.
-</p>
-
-<p>
-I nomi di Mammone e fra Diavolo hanno oramai
-acquistata una celebrità internazionale.
-</p>
-
-<p>
-Gaetano Mammone, nativo di Terra di Lavoro,
-era un monomane del delitto: uccideva senza ragione,
-per piacere, e giungeva ad atti di crudeltà
-che parrebbero inverosimili. Vincenzo Coco dice di
-lui ch'era mugnaio di mestiere; che in due mesi
-di comando in poca estensione di terreno fece fucilare
-350 persone, oltre forse del doppio uccisi dai
-suoi satelliti ed accenna alle crudeltà e ai tormenti
-da lui inventati. «Il suo desiderio di sangue umano,
-scrive Coco, era tale che si beveva tutto quello che
-usciva dagl'infelici che facea scannare: <i>chi scrive
-lo ha veduto egli stesso</i> beversi il sangue suo dopo
-essersi salassato e cercar con avidità quello degli
-altri salassati che eran con lui; pranzava avendo
-a tavola qualche testa ancor grondante di sangue,
-beveva in un cranio.... A questi mostri scriveva
-Ferdinando da Sicilia: <i>mio generale e mio amico</i>.»
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò è confermato dalle cronache dei tempi
-e dagli scrittori più autorevoli.
-</p>
-
-<p>
-Meno terribile ma più drammatica la storia di
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-Michele Pezza, conosciuto sotto il nome di fra Diavolo;
-le cui avventure romanzesche hanno fornito
-a Scribe e ad Auber il soggetto di uno dei loro
-migliori melodrammi. Omicida e dei più terribili
-avea, dicono, l'astuzia del monaco e la perfidia del
-diavolo. Era già brigante da qualche anno, quando
-sopraggiunsero gli eventi del 1799; non tardò ad
-illustrarsi colle sue crudeltà.
-</p>
-
-<p>
-Dopo la restaurazione monarchica ebbe, come
-Mammone, un altissimo grado nell'esercito, una
-pensione di 3000 ducati e fu nominato duca di
-Cassano. Nel 1806 volle ancora insorgere in difesa
-del re Ferdinando contro la monarchia francese: ma
-dopo molte peripezie, fu impiccato al largo del Mercato — e
-a dileggio, dicono, gli si lasciò l'uniforme
-di generale addosso e gli si sospese al collo
-il diploma di duca di Cassano.
-</p>
-
-<p>
-Or guardate i miracoli della previsione.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1803, tre anni prima cioè che fra Diavolo
-fosse impiccato, era pubblicata a Parigi una storia
-romanzesca sotto il titolo <i>Les exploits et les amours
-de frère Diable, géneral de l'armée du cardinal
-Ruffo</i>. L'incisione innanzi al frontespizio rappresenta
-fra Diavolo in abito da frate, armato di carabina,
-pistola, pugnale, sciabola e accetta: nel
-romanzo egli è fatto cavaliere e la scena delle sue
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-azioni è raffigurata in Calabria. Il romanzo non è
-che una serie d'invenzioni. Ma vi è di vero solo
-una <i>predizione</i>! Il romanziere fa finire fra Diavolo
-sulla forca, per essersi messo di nuovo in campagna:
-allora fra Diavolo era vivo, ma tre anni dopo
-finì in realtà sulla forca.
-</p>
-
-<p>
-Or fu con questi elementi, che la monarchia borbonica
-fu restaurata.
-</p>
-
-<p>
-I lazzari di Napoli gridavano a Ferdinando IV
-che rientrava a Napoli:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Signò, 'mpennimmo chi t'ha traduto,</p>
-<p>Prievete, muonece e cavaliere!</p>
-<p>Fatte cchiù cà, fatte cchiù là,</p>
-<p>Cauce 'n facce a la libbertà.</p>
-</div>
-
-<p>
-Tutti i canti popolari di quel tempo non sono
-che feroci apostrofi alla libertà, violente ingiurie
-ai giacobini: poesia infame, ma che esprimeva sentimenti
-veri e sopra tutto speranza di tempi migliori.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>A lu suono de li tammurilli</p>
-<p>So risurte li puverielli!</p>
-</div>
-
-<p>
-Il brigantaggio del 1799 fu, come assai più tardi
-quello del 1860, accresciuto dall'aver disciolto
-l'esercito del Re. L'esercito raccoglieva allora i
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-più poveri, poichè i ricchi e i borghesi si faceano
-esentare, e raccoglieva anche gli elementi peggiori.
-</p>
-
-<p>
-Macaulay dice che al ritorno del re legittimo
-in Inghilterra fu necessario sciogliere l'esercito rivoluzionario
-di Cromwell. Cinquantamila uomini,
-abituati a battersi, furono lasciati sulla strada. V'era
-da aspettarsi qualunque cosa: invece alcuni mesi
-dopo non rimaneva traccia che indicasse che una
-delle armate più formidabili era stata assorbita
-nella massa del popolo. E quando si vedeva un operaio
-prosperare in oneste industrie, si poteva dire
-quasi con sicurezza che egli avea fatto parte dell'esercito
-di Cromwell.
-</p>
-
-<p>
-Nel reame di Napoli, quando per due volte fu
-sciolto l'esercito del re legittimo, la maggior parte
-di esso si diede al brigantaggio, alla rapina e al
-vagabondaggio.
-</p>
-
-<p>
-Del resto che cosa poteva essere un esercito in
-cui i gradi eminenti erano riserbati a Mammone
-e a Fra Diavolo, e che cosa poteva essere un'amministrazione
-in cui si davano i posti più alti a
-uomini come il brigante Panedigrano?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quando nel 1806 si stabilì a Napoli con Giuseppe
-Bonaparte da prima e poi con Gioacchino
-Murat la monarchia francese, i Borboni fuggirono
-di nuovo in Sicilia. Ancora una volta non mancarono
-di aizzare il popolo e di rinfocolare il brigantaggio:
-fra Diavolo uscì in campo di nuovo e uscirono altri
-già noti nel 1799, i Pizza, i Guariglia, i Furia,
-gli Stodui e altri di pessima fama. Con danari e
-con promesse il brigantaggio fu promosso dovunque.
-Molti si davano alla campagna perchè avean vendette
-da compiere; altri perchè l'esempio dei contadini
-promossi colonnelli o duchi, come Mammone
-e fra Diavolo, accendeva le menti.
-</p>
-
-<p>
-Così in Basilicata dominavano Taccone e Quagliarella;
-nei due Principati Laurenziello; nelle Calabrie
-Parafante, Francatrippa, Benincasa, il Boia,
-Carmine Antonio, Mascia, Mazziotti, Bizzarro; negli
-Abbruzzi Antonelli, Fulvio Quici, Basso Torneo
-e altri celebri.
-</p>
-
-<p>
-Quando Murat salì al trono, tutto il regno si può
-dire che era infestato di briganti: gli esempi del
-1799 accendevano le menti, e ogni contadino insofferente
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-della miseria, come ogni ribaldo desideroso
-di conquistare la fortuna si davano alla campagna.
-</p>
-
-<p>
-Ma non era possibile ripetere a pochi anni di
-distanza il tentativo di Ruffo, e mancava in ogni
-caso l'uomo.
-</p>
-
-<p>
-Seguiti da torme fameliche, i briganti entravano
-nelle città, depredavano, violavano le donne e si
-dicevano difensori del sovrano legittimo. <i>Bizzarro</i>,
-non meno feroce di Mammone, osava dare in pasto
-ai suoi cani ufficiali francesi trucidati barbaramente
-e avea abituato i mastini a dare la caccia agli
-uomini; altri facean cose ancor più crudeli e avevano
-aria di dominatori.
-</p>
-
-<p>
-Taccone dominava addirittura il nord della Basilicata.
-In una delle sue crudeli escursioni corse
-ad assediare, nel castello di Abriola, il barone Federici.
-Dopo un blocco di parecchi giorni costrinse
-il barone a rendersi, promettendo che non si sarebbe
-fatto male ad alcuno. Appena entrati i briganti
-violarono la moglie e le figlie del barone e poi buttarono
-tutta la famiglia nelle fiamme, da cui non
-si salvò per miracolo che un bambino.
-</p>
-
-<p>
-Basso Torneo, crudelissimo, detto <i>il Re della
-campagna</i>, bruciava perfino una caserma di gendarmeria
-e condannava a esser bruciati vivi le mogli
-e i figli dei gendarmi assenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<p>
-Parafante, il Boia, Francatrippa e Laurenziello
-commettevano gesta ancor più nefande.
-</p>
-
-<p>
-Per il governo era necessità vincere il brigantaggio,
-sradicarlo sia pure in modi crudelissimi.
-La monarchia di Gioacchino non era sicura se non
-debellando le torme ogni dì crescenti e i cui capi
-mantenevano corrispondenza assidua con casa Borbone
-e la corte di Palermo.
-</p>
-
-<p>
-Fu adottato un rimedio estremo, e il generale
-francese Carlo Antonio Manhés ebbe l'incarico di
-distruggere a ogni costo i briganti e gli furono
-conferiti poteri eccezionali. Il generale Manhés, che
-a quasi un secolo di distanza si nomina ancora con
-terrore nelle Calabrie e in Basilicata, era un degno
-generale di Gioacchino: intraprendente, arditissimo,
-senza scrupoli e nello stesso tempo uomo
-galante e avventuroso.
-</p>
-
-<p>
-Manhés non esitò. Bisognava, per agire sulle fantasie
-meridionali, per vincere rapidamente il brigantaggio
-non avere pietà, sopra tutto non transigere
-mai. In Abbruzzo il brigantaggio fu distrutto
-in poco tempo: Antonelli impiccato, altri uccisi.
-</p>
-
-<p>
-Ma le difficoltà più gravi erano in Basilicata e
-in Calabria, province più vicine alla Sicilia, da cui
-i briganti ricevevano soccorsi e aiuti e promesse.
-</p>
-
-<p>
-Manhés avea pieni poteri: vi si recò, fece cose
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-crudelissime. Taccone fu preso ed entrò a Potenza
-non da trionfatore, sì come avea sperato, ma a cavalcioni
-di un asino, la coda del quale servivagli
-da briglia: e con una mitra in testa, sulla quale
-leggevasi a grandi lettere: <i>Questo è l'infame e crudele
-assassino Taccone</i>. Era un supplizio molto comune
-allora, e voleva riescire di esempio al popolo.
-</p>
-
-<p>
-Quagliarella, abbandonato dai compagni, fu ucciso
-a colpi di falcetto dai mietitori di Ricigliano,
-desiderosi di guadagnare la <i>taglia</i>, che gli pesava
-sul capo.
-</p>
-
-<p>
-Bisognava che la repressione non solo fosse terribile,
-ma apparisse tale. Manhés non trascurò nulla
-a quest'oggetto. Il villaggio di Parenti, ove una
-compagnia di francesi era stata trucidata, fu messo
-in fiamme; altri paesi distrutti.
-</p>
-
-<p>
-Con procedimento sommario, qualche volta senza
-nessun procedimento, migliaia di uomini furono uccisi.
-«Io non vorrei essere stato il generale Manhés — dice
-Pietro Colletta — ma nemmeno vorrei
-che il generale Manhés non fosse stato nel Regno
-nel 1809 e nel 1810. Fu per opera sua se
-questa pianta venefica del brigantaggio venne alla
-perfine sradicata.»
-</p>
-
-<p>
-Manhés — come disse nel suo ordine del giorno
-di Monteleone — volle agire di un tratto, colpendo
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-la causa stessa del male: volle prendere i briganti
-per fame. Sotto pena di morte fu vietato a chiunque
-di fornire loro viveri: e la disposizione fu applicata
-senza pietà. Significava colpire al cuore il
-male, poichè dopo la caduta delle nevi non era possibile
-ai briganti durare senza avere i viveri dai
-borghi.
-</p>
-
-<p>
-La terribile repressione cominciò con il comune
-di Serra.
-</p>
-
-<p>
-In quel comune, messo fra le giogaie dell'Aspromonte,
-i briganti aveano fatto sapere che voleano
-arrendersi: chiesero un abboccamento al sindaco,
-al tenente della gendarmeria e al capitano della
-guardia nazionale. Non diffidando, questi non presero
-alcuna precauzione: i briganti invece irruppero
-armati nella sala e trucidarono le autorità. Il
-tenente si chiamava Gérard, e sua moglie, bella giovane
-di 22 anni, caduta poco tempo prima nelle mani
-dei briganti di Castrovillari avea subìto il più crudele
-oltraggio e dopo era stata assassinata.
-</p>
-
-<p>
-Manhés volle fare una vendetta terribile. Si recò
-a Serra seguìto da molti soldati: il paese fu pieno
-d'armati, e la costernazione entrò nell'animo di
-tutti. Manhés non volle ricevere alcuno: vegliò
-tutta la notte, pensando alla vendetta più crudele.
-La scelta della punizione era difficile. Da una parte
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-non si poteva uccidere parecchie migliaia di persone:
-dall'altra non si poteva distruggere un paese
-necessario alla difesa nazionale. Gli abitanti di
-Serra erano infatti addetti alla industria del ferro
-ed essendo allora, a causa degli inglesi, impossibili
-o molto difficili le comunicazioni per via di mare,
-le poche miniere di ferro di Calabria eran preziose.
-</p>
-
-<p>
-La gente di Serra, convinta che il paese sarebbe
-stato distrutto passò la notte in orazioni ed in pianti,
-cercando di mettere in salvo quanto potè di mobili
-e di oggetti di valore.
-</p>
-
-<p>
-La mattina il generale ordinò che tutta la popolazione
-fosse riunita nella pubblica piazza: l'assemblea
-fu innumerevole. Neppur uno mancò: vecchi
-e malati si trascinarono e si fecero trascinare.
-Manhés entrò in mezzo alla folla e parlò con veemenza:
-tutti tremavano. Ei disse che erano uomini
-senza onore, che tutti dovean perire, che neppur
-uno si sarebbe salvato.
-</p>
-
-<p>
-A un punto ebbe una idea luminosa.
-</p>
-
-<p>
-Nel profondo terrore di tutti:
-</p>
-
-<p>
-«Io ordino, esclamò, che tutte le chiese di
-Serra siano murate, che tutti i preti senza eccezione
-abbandonino questo paese maledetto e vadano
-a Maida. I vostri fanciulli nasceranno senza battesimo;
-i vostri vecchi moriranno senza sacramento.
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-Se alcuno tenterà di uscire dal paese sarà ucciso
-e voi dovrete vivere soli come cani.»
-</p>
-
-<p>
-Bisogna conoscere il paese per comprendere l'abbattimento
-che vinse tutti; una condanna di morte
-non avrebbe agito così.
-</p>
-
-<p>
-Quando Manhés partì, tutta la città era deserta.
-Ma nel bosco il generale s'imbattè in una processione
-interminabile: migliaia di persone con le camicie
-bianche, si battevano il petto nudo con le
-pietre e imploravano misericordia. — Uccideteci
-piuttosto! — esclamavano.
-</p>
-
-<p>
-Manhés fu inesorabile. I preti furon condotti via
-tutti; fu portato a braccia perfino un vecchio prete di
-ottant'anni e rinchiuso nel seminario di Maida. Serra
-rimase nella desolazione, con le sue chiese chiuse.
-</p>
-
-<p>
-Il generale promise che avrebbe perdonato solo
-quando in tutto il territorio di Serra e nei boschi
-vicini non fosse stato in vita un solo brigante. La
-disperazione fece fare cose terribili: i legami di
-amicizia o di sangue non impedirono la strage.
-Neppure un brigante sfuggì. In pochi giorni fu
-fatto ciò che nessun esercito avrebbe potuto.
-</p>
-
-<p>
-E allora Manhés tolse l'interdetto.
-</p>
-
-<p>
-La popolazione tutta intiera si recò a Maida a
-riprendere i suoi preti, fra le grida di giubilo e
-d'allora Serra non ebbe mai più un brigante.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Ove i popoli sono infieriti con le armi — ha
-detto Vico — talchè non vi abbiano più luogo le
-umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurli è la
-religione.»
-</p>
-
-<p>
-Oltre gli uccisi, il cui numero è assai difficile indicare,
-1200 briganti furono rinchiusi nelle diverse
-prigioni della Calabria.
-</p>
-
-<p>
-Sotto la più terribile delle persecuzioni i capi si
-videro abbandonati dai seguaci; resa loro impossibile
-la comunicazione con coloro che erano nei paesi
-e che li aiutavano, fucilati costoro su semplice sospetto,
-messe grosse taglie sui briganti più noti,
-l'avidità, il desiderio di salvarsi fecero sì che molti
-tradirono o vendettero i compagni.
-</p>
-
-<p>
-La fine di molti briganti fu crudelissima.
-</p>
-
-<p>
-Più terribile, più tragica di tutte la fine del
-brigante Bizzarro. Attorniato da ogni parte, abbandonato
-da tutti, si era ridotto nel bosco di Rosarno
-con la sua amante Niccolina Licciardi di Seminara
-e con i suoi due terribili mastini, divoratori di uomini.
-L'amante avea dato da pochi mesi a Bizzarro
-un figliuolo, e nelle lunghe fughe precipitose, nelle
-peregrinazioni dolorose la donna portava a braccia
-il bambino: madre e amante fedele nel periglio.
-</p>
-
-<p>
-Bizzarro si era ricoverato in un antro solitario,
-noto forse a lui solo, e di cui l'entrata assai angusta
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-era difesa e nascosta dai rovi e dalle erbacce.
-</p>
-
-<p>
-Ora il bambino che avea sofferto di quella vita
-errante piangeva sempre. La donna cercava invano
-di attaccarlo al seno esausto: la notte sopra tutto
-non facea che gridare. Una notte in cui le grida
-erano maggiori e i terribili cani guaivano quasi per
-segnalare l'avvicinarsi di gente, Bizzarro esasperato,
-temendo di essere scoperto, prese il figlio per un
-piede e lo fracassò contro il muro.
-</p>
-
-<p>
-La donna non disse nulla.
-</p>
-
-<p>
-La mattina, quando il brigante fu uscito scavò
-con il coltello una fossa nella grotta e vi seppellì
-dentro il figliuolo e pose sopra il letto, perchè i
-cani non scavassero il cadavere per divorarlo. Nelle
-notti insonni ella dovette maturare il pensiero terribile;
-e una notte che Bizzarro dormiva prese il
-fucile e lo uccise. Poi gli recise la testa, la mise
-nel grembiale e si recò al comune vicino per chiedere
-il danaro promesso a chi avrebbe dato morte
-al brigante.
-</p>
-
-<p>
-Qualche tempo dopo la donna si maritò e il generale
-Manhés dice che fu sposa e madre esemplare.
-</p>
-
-<p>
-La persecuzione di Manhés in Basilicata e in
-Calabria durò pochi mesi: ma fu così terribile, che
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-in breve tempo non rimase più in vita un solo brigante.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Dalla persecuzione di Manhés, avvenuta fra il 1810
-e il 1811 sino alla fine della dinastia borbonica,
-nel 1860, in mezzo secolo, fatta qualche eccezione,
-il brigantaggio torna a essere malandrinaggio.
-</p>
-
-<p>
-Appaiono anche in questi cinquant'anni alcune
-eccezioni notevoli, come quel famoso don Gaetano
-Vardarelli, intelligente e non privo di studi, che
-insieme ai suoi fratelli e a molti compagni dominò
-quasi la provincia di Foggia fra il 1815 e il 1817.
-Carbonaro e cattolico avea, malgrado non poche ribalderie,
-tendenze liberali e umanitarie e volea rassomigliare
-e rassomigliava in qualche cosa ad Angelo
-Duca. I Vardarelli aveano con sè la simpatia
-delle popolazioni, e non erano da confondersi con i
-banditi volgari. Il governo borbonico, che non avea
-potuto averli per forza d'armi li ebbe per tradimento:
-promise loro ciò che chiedevano, e come
-tante volte prima e dopo, venne meno al patto.
-</p>
-
-<p>
-Il brigantaggio ebbe ancora qualche figura meno
-crudele o corrotta: ma fu sempre, dopo, sfogo naturale
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-della miseria, della ingiustizia e della delinquenza,
-sì com'era stato prima nel 1799.
-</p>
-
-<p>
-I famosi briganti del regno di Francesco I, la
-«grande compagnia di Gasparone,» la quale taglieggiava
-i comuni e i proprietari in Abbruzzo;
-la trista comitiva di <i>Mezzapenta</i>, famosa in Terra
-di Lavoro: le piccole bande sparse dovunque nella
-Basilicata non riunivano che disgraziati o delinquenti.
-Le operazioni erano sempre le stesse; si
-derubavano i viandanti, s'imponevano taglie ai possidenti,
-sotto minaccia di rovinare le loro proprietà;
-si rubavano e violavano donne, si eseguivano vendette
-per incarico o per commissione; storia di tristezze
-e di miserie.
-</p>
-
-<p>
-Accanto al brigantaggio fioriva il <i>manutengolismo</i>,
-come si dice ancora da noi, ed era di due
-specie: era fatto per timidità ed era fatto per avidità.
-Vi erano coloro che speculavano sui briganti,
-che qualche volta arricchivano su di essi. I briganti
-doveano avere il protettore, l'informatore, il
-difensore; e spesso queste qualità si trovavano in coloro
-stessi che doveano perseguitarli. Parecchie fortune
-sono state fatte col brigantaggio; assai spesso
-il manutengolo arricchiva e il brigante finiva sulla
-forca. Le chiese stesse e i monasteri erano asilo
-di briganti, e i monaci di Venafro pregavano il
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-giorno e non disdegnavano la notte di travestirsi
-per assalire i viandanti e per derubarli. Anche durante
-il regno di Ferdinando II il brigantaggio
-non fu che malandrinaggio: raccontarlo non sarebbe
-che ripetere una storia di dolore e di sangue. Le
-autorità erano fiacche, le popolazioni impaurite, le
-miserie grandi; l'esempio dei briganti arricchiti
-esaltava e accendeva le nature più miti. Perfino in
-tempi molto vicini a noi Ferdinando II, non riescendo
-a vincerlo altrimenti, graziava il brigante
-Giosafat Talarico, gli accordava lauta pensione e
-soggiorno nella ridente isola d'Ischia.
-</p>
-
-<p>
-Ma la minaccia era sempre sospesa sul capo dei
-liberali, e le classi desiderose di novazioni (in grandissimo
-numero per necessità o per bisogno, in una
-certa parte per idealità) si preoccupavano dei massacri
-che ogni mutamento avrebbe prodotto: si sapeva
-che qualsiasi rivoluzione volea dire <i>Santa
-Fede</i> a Napoli e il brigantaggio nelle province.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1820, che pure non lasciò traccia alcuna,
-perchè fu moto incomposto e ingiustificabile, mentre
-i carbonari discutevano di libertà e i loro seguaci
-chiedevano impieghi nelle province, il brigantaggio
-si acuiva.
-</p>
-
-<p>
-Più ancora il male si manifestò nel 1848.
-</p>
-
-<p>
-Data la costituzione a malincuore si volle dalla
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-Corte determinare quello stato di squilibrio, che
-rendeva necessario il ritorno al vecchio regime. I
-principi di casa reale, come il conte d'Aquila e il
-principe di Salerno pensarono di «promuovere la
-rivolta dei contadini nelle province, della plebaglia
-nella capitale» come scrive P. S. Leopardi. Difatti,
-in parecchi comuni, torme di contadini invasero
-le terre pubbliche e vollero dividersele e il
-brigantaggio, già depresso, cominciò a rifiorire.
-</p>
-
-<p>
-Leggendo gli scritti e la corrispondenza dei liberali
-del 1848 traspare ogni momento la loro ingenua
-sorpresa nel vedere che, mentre essi lottano per la
-libertà, i contadini si rivoltano, invadono le terre
-pubbliche e se le appropriano, oppure si trasformano
-in briganti. L'8 giugno del 1848 Carlo Poerio
-scriveva a Raffaele Poerio: «Una setta anarchica
-s'impadronisce delle proprietà dei privati e quindi
-irrita e allarma i ricchi e li rende devoti a qualunque
-governo che permetta sicurezza.» E dopo
-ingenuamente confessa che, mentre la famiglia Poerio
-fa tanti sacrifizi «i nostri coloni non pagano
-e la guardia nazionale di Policastro s'impadronisce
-della Sila e la divide fra i suoi abitanti!» E lo
-stesso Carlo Poerio scriveva ad Alessandro il 22 luglio
-del 1848: «La difficoltà non è di far cadere
-il Ministero; ma sibbene di comporne un altro,
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-mentre vi è una feroce reazione sanfedista nelle
-province, dove vi era stata mossa.... La rapina e i
-ricatti delle bande armate aveano finito di disgustare
-la massa dei proprietari e degli onesti cittadini.
-Nel Cilento, poi, gli sciagurati, che si sono
-mossi, formano una setta antisociale e bestiale, che
-non si occupa d'altro fuorchè di mettere a sacco
-e a ruba il paese.»
-</p>
-
-<p>
-Nei nostri Parlamenti si fa sovrastare ora il pericolo
-dei dinamitardi; allora non v'era la dinamite
-e si parlava con terrore dei <i>fuochisti</i>, miserabili
-contadini che a ogni agitazione volevano riprender
-le terre che altri usurpava. E la monarchia trovava
-la sua difesa appunto nel divampare degli odî
-popolari.
-</p>
-
-<p>
-Così Francesco II cercò di salvarsi nel 1860,
-impiegando la stessa politica che più di sessant'anni
-prima avea salvata la corona del suo bisavolo. Egli
-e i suoi, prima di andar via, gittarono in fiamme il
-reame. L'esercito disciolto, proprio come nel 1799,
-fu il nucleo del brigantaggio, come la Basilicata
-ne fu il gran campo di azione.
-</p>
-
-<p>
-Anche allora uomini di fede pura lasciarono la
-vita miseramente. I briganti entrarono nelle borgate
-e nelle città, ebbero i loro generali, i loro
-capi, i loro protettori, i loro sfruttatori; fu l'esplosione
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-di tutti gli odî, fu il divampare di tutte
-le vendette. Sopra tutto al sorgere del brigantaggio
-nel nord-est della Basilicata, fra i trucidati furono
-alcuni uomini che erano per la virtù della vita e
-la nobiltà delle idee onore della loro terra. Ma più
-tardi la politica entrò solo in parte, come mezzo
-di unione e di rallegamento. Il popolo non comprendeva
-l'unità, e credeva che il re espulso fosse
-l'amico e coloro che gli succedevano i nemici.
-Odiava sopra tutto i ricchi, e riteneva che il nuovo
-regime fosse tutto a loro benefizio.
-</p>
-
-<p>
-L'Italia nuova non ha avuto il suo Manhés; ma
-le persecuzioni sono state terribili, qualche volta
-crudeli. Ed è costata assai più perdita di uomini
-e di danaro la repressione del brigantaggio di quel
-che non sia costata qualcuna delle nostre infelici
-guerre dopo il 1860.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p class="indl">
-Signore e signori,
-</p>
-
-<p>
-Io v'ho detto che cosa sia stato il brigantaggio:
-vi ho raccontato tutta una storia di dolore.
-</p>
-
-<p>
-Ora permettete che io mi chieda: abbiamo noi
-rimosse le cause del male? La stessa domanda si
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-rivolgeva venti anni or sono Pasquale Villari, e rispondeva
-con tristezza che le cause esistono tuttavia.
-Alcune, e le principali, non solo non sono state
-eliminate, ma in qualche punto si sono inacerbite.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo costruito alcune ferrovie ed è stato un
-bene anche quando non rappresentano un'attività;
-abbiamo imposta, sia pure con poca efficacia, l'istruzione
-obbligatoria, e il popolo, se ha imparato molte
-cose inutili, alcune utili ha appreso. L'esercito, per
-fortuna nostra non ancora basato sull'ordinamento
-territoriale, che vorrebbe dire la fine dell'unità, ha
-avuto un vantaggio; centinaia di migliaia dei nostri
-contadini sono usciti dai loro paesi, hanno visto
-nuove città, hanno sopra tutto dimenticato. Gli odî
-trasmessi per eredità, acuiti dalla vicinanza, esacerbati
-dalla ingiustizia, sono qualche volta diminuiti.
-Il contadino ha acquistato un più alto concetto
-di sè: chi ricorre a lui, sia pure per il voto,
-per la sovranità fittizia del momento, non può esser
-sempre inumano.
-</p>
-
-<p>
-Ma in tutto il resto le cose non sono mutate.
-</p>
-
-<p>
-La massa degli intermediari è cresciuta, è altresì
-strabocchevolmente aumentato il numero dei professionisti.
-Vi erano nel regno di Napoli cento mila
-ecclesiastici un tempo: maggiore è forse oggi, nelle
-province, che lo componevano il numero dei professionisti
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-laureati e diplomati. E almeno gli ecclesiastici
-non si sposavano e non chiedevano alle amministrazioni
-impieghi per i figliuoli. Le terre pubbliche
-sono state usurpate, usurpate contro la legge,
-e noi abbiamo assistito spettatori silenziosi a tanto
-male. Le imposte sono cresciute e cresciute su chi
-non può pagarle: e sono pondo insostenibile e crudele.
-Non una parola di amore ha portato la civiltà
-nuova a tante sofferenze, non una parola di
-pace. I contrasti sono ancora stridenti; e così assorbiti
-come siamo dalle nostre miserie, dalle nostre
-vanità, dalle nostre preoccupazioni, noi chiudiamo
-gli occhi a tutto e non vediamo. In un'ora difficile,
-in un'ora di periglio, il male sopito ora potrebbe
-divampare.
-</p>
-
-<p>
-E allora, voi mi chiederete, perchè il brigantaggio
-non esiste più quando molte cause permangono?
-</p>
-
-<p>
-Perchè noi mandiamo ogni anno fuori di Europa
-dal solo Mezzogiorno continentale, un vero esercito
-di quasi cinquanta mila persone e i contadini di Basilicata,
-delle Calabrie, del Cilento, che non chiedono
-nulla allo Stato, nemmeno bonifiche derisorie,
-nemmeno consorzi mentitori, nemmeno tariffe di
-protezione, danno il contingente più largo. Io vorrei
-fare, io farò forse un giorno una carta del
-brigantaggio e una dell'emigrazione e l'una e l'altra
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-si completeranno e si potrà vedere quali siano
-le cause di entrambi.
-</p>
-
-<p>
-Una delle più crudeli accuse e più inique è nel
-dire che i contadini meridionali amano l'ozio; ho
-visto molta gente lavorar meglio, nessuno lavorar
-più.
-</p>
-
-<p>
-La miseria crudele non ha ucciso le intime energie
-della razza, l'anima essenziale della stirpe; il
-brigante e l'emigrante con la rivolta e con l'esodo
-sono la prova di una mirabile capacità espansiva.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa farai? — io chiedevo al vecchio contadino
-che partiva.
-</p>
-
-<p>
-— Chi lo sa! — egli mi rispondeva.
-</p>
-
-<p>
-Non chiedeva nulla, non voleva nulla. Andava a
-lottare, a soffrire; aspirava alla sazietà. In altri
-tempi sarebbe stato brigante o complice; ora andava
-a portare la sua forza di lavoro, il suo misticismo
-doloroso nella terra lontana, a costituire forse con
-i suoi compagni quella che dovrà essere la nuova
-Italia.
-</p>
-
-<p>
-O povera gente così forte e così infelice, così
-buona e così calunniata!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-</p>
-
-<h2 id="vescovo">IL VESCOVO D'IMOLA</h2>
-
-<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large g noserif">ERNESTO MASI</span>.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Sulla fine di dicembre del 1832 Giovanni Maria
-Mastai-Ferretti, arcivescovo di Spoleto, e che poi
-divenne Papa col nome di Pio IX, fu da Gregorio
-XVI nominato vescovo d'Imola.
-</p>
-
-<p>
-Entrò in Imola (notano con intenzione certi suoi
-biografi) il mercoledì delle Ceneri del 1833.
-</p>
-
-<p>
-Se questo indefinibile arnese letterario, che si
-chiama una conferenza, e in cui la dose del poco
-e del troppo resta sempre un problema, si dovesse
-e potesse limitare ad una semplice biografia, io, per
-verità, dovendo fermarmi al 1846, non avrei molto
-da dire.
-</p>
-
-<p>
-La vita di Pio IX è divisa essenzialmente in due
-parti, e la prima e più naturale divisione di essa
-neppur si ferma al 1846, bensì continua fino al
-15 novembre del 1848, che Pellegrino Rossi, Ministro
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-di Pio IX, fu assassinato in Roma a tradimento,
-mentre, sceso appena di carrozza, saliva il
-primo ramo di scala del palazzo della Cancelleria
-per recarsi a riaprire il Parlamento degli Stati Pontifici.
-Il giorno dopo, la rivolta di piazza, sobillata
-dai circoli demagogici, ormai padroni del campo,
-assaliva Pio IX nel Quirinale, gli imponeva un Ministero,
-e in capo ad altri nove giorni, il Papa,
-travestito da semplice prete, fuggiva da Roma nella
-carrozza della contessa Spaur, ambasciatrice di Baviera,
-e si rifugiava a Gaeta. La prima parte della
-vita di Pio IX finisce qui.
-</p>
-
-<p>
-Da questo momento fino al 7 febbraio 1878, in
-cui Pio IX morì, egli, come uomo, come principe,
-come Papa, è un personaggio storico diversissimo
-da quello di prima, sebbene forse nell'uomo, nel
-principe e nel Papa di prima si trovino già, se non
-tutte le cagioni (le quali oltrepassano la sua qualunque
-individualità e sono di ordine più generale),
-certo molte delle ragioni sufficienti del mutamento
-in lui sopravvenuto.
-</p>
-
-<p>
-Se non che fermandoci al 1846, che fu il primo
-anno del suo pontificato, noi vediamo in lui non
-solo il vero iniziatore del risorgimento italiano, allorchè
-questo esce finalmente dal periodo delle profezie
-letterarie, delle visioni teoriche, delle sommosse
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-spicciolate e delle tenebrose cospirazioni,
-espiate coi martirii, per entrare nella piena luce
-della grande azione storica e comprendere in un
-moto irresistibile tutta intiera l'Italia e l'Europa,
-ma assistiamo altresì a questo fenomeno singolarissimo,
-che un uomo senz'alcun antecedente personale
-molto notevole, un uomo mediocre (l'epiteto è
-del Gioberti), mediocre di animo, di bontà, di coltura,
-d'ingegno e di carattere, e quasi inconsciente
-degli effetti prossimi e remoti della sua azione pubblica,
-può tuttavia dare la prima e più decisiva
-mossa a così straordinaria mole di eventi, e lo vediamo
-proprio, quando egli è ancora portato e si
-lascia volentieri portare dall'onda enorme d'una
-popolarità subitanea e senza esempio, e innanzi
-ch'egli incominci ad accorgersi e spaventarsi del
-crollo strapotente dato dalla sua debole mano a tutto
-il vecchio mondo e con una sola parola: <i>perdóno</i>,
-a pronunciar la quale, fra tanto imperversare di
-odii implacabili, d'ingiustizie selvaggie, d'impòtenti
-repressioni e di inutili vendette, non occorreva,
-se guardiamo bene, nè alcuna eroica bontà,
-che l'inspirasse, nè alcuna sopraffina abilità di governo,
-che la suggerisse anche al più modesto politico,
-come lo spediente migliore.
-</p>
-
-<p>
-Una filosofia della storia alla Bossuet potrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-quindi far di Pio IX un docile istrumento della
-provvidenza di Dio. Una filosofia della storia alla
-Darwin potrebbe far di lui una di quelle forze cieche,
-che agiscono nel mondo morale e materiale all'infuori
-d'ogni determinazione volontaria e per
-fatale impulso d'una legge misteriosa, che sfugge
-all'osservazione degli uomini. E quella in fine che
-oggi chiamasi concezione materialistica della storia,
-che è la filosofia professata dalla scuola socialista
-o giù di lì, e pretende aver sorpassate tutte le altre,
-perchè le riduce tutte al fenomeno <i>economico</i>,
-quella, dico, dinanzi al fenomeno storico d'un
-Pio IX, non potendo spiegarselo nè coll'organismo
-della produzione, nè colla bilancia mobile dei salarii,
-nè col prezzo delle derrate e via dicendo,
-probabilmente passerebbe oltre senza curarsene, lasciando
-che altri riempisse, come meglio crede, una
-siffatta lacuna.
-</p>
-
-<p>
-La realtà è invece, mi sembra, che iniziando o
-fermandosi, secondando o resistendo, annientandosi
-come principe o esagerandosi come papa, il destino
-di Pio IX è di essere, anche suo malgrado, uno dei
-fattori storici principali della Rivoluzione Italiana,
-e che tale destino s'adempie in lui fino all'ultimo;
-s'adempie persino nelle più prestigiose coincidenze
-esteriori con una puntualità singolare. Muore difatti
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-il primo Re d'Italia in Roma; pochi giorni
-dopo lo segue Pio IX nella tomba. L'Italia è fatta!
-Il periodo storico della vera e grande Rivoluzione
-Italiana è finito!
-</p>
-
-<p>
-Sotto questo aspetto almeno, parlar di lui con
-serenità, con giustizia, con equità, con misura, oltrechè
-ufficio della storia verso ognuno, par quasi
-debito di riconoscenza nazionale, sebbene sia difficile
-sempre, come avvertì il Machiavelli, parlare
-senz'odio o senz'amore dei contemporanei e non dispiacere
-a molti, quanto più appunto ci si studia
-di non dispiacere a nessuno. Ciò in generale. Nel
-caso speciale di Pio IX, la quantità degli scrittori,
-che pro o contro, di proposito o per incidenza, hanno
-parlato di lui, cresce a dismisura la difficoltà. Da
-cinquant'anni ad oggi sono a migliaia e in tutte
-le forme letterarie possibili. Una classificazione
-qualsiasi chi potrebbe tentarla neppure?
-</p>
-
-<p>
-Guardando alla grossa, v'ha i patriotti classici
-(chiamiamoli così) che spiegano per insegna l'epigramma
-famoso dell'Alfieri: — <i>Il Papa è Papa
-e re — Dèssi abborrir per tre!</i> — senza stare a
-cercar altro; v'ha chi si vanta di non aver mai
-dato dentro all'illusione di un Papa liberale e italiano,
-e razzola e aggruppa aneddoti e pettegolezzi
-per dimostrare che questo Papa, apparso nel 1846
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-come un prodigio, altro non era che la resultanza
-combinata d'un Alessandro VI e d'un Pio V,
-d'un fanatico e d'un feroce; v'ha chi si affligge
-d'aver visto svanire con Pio IX il maggiore, forse
-l'ultimo, tentativo di conciliazione fra Italia e Papato,
-cattolicismo e libertà; v'ha chi arreca a lui
-solo la colpa d'aver mandato a male il moto di
-riscossa più largamente e più profondamente popolare,
-che sia mai stato in Italia, e non gli perdona
-di non aver saputo essere un Alessandro III,
-come se al 1848 l'Europa fosse ancora composta
-di Papi, Imperi e Comuni, mentre invece i Comuni
-alla medio evo non esistevano più, e Papi ed Impero
-non erano più che due Stati, uno debolissimo
-contro un forte; v'ha chi esalta e divinizza Pio IX
-come l'eroe e il martire del secolo, che dopo una
-lotta immane contro tutte le malvagità del suo
-tempo soccombe bensì, ma lancia, cadendo, col <i>Sillabo</i>
-e l'<i>Infallibilità papale</i> l'ultima condanna,
-l'ultima sfida a tutte le scapestratezze della società
-moderna, e le ha preparato in pari tempo l'ultimo
-porto di salvezza, quando stanca, prostrata, pentita
-de' suoi errori e vagante come pazza fra tenebre
-mentali sempre più fitte, tornerà a ridomandare la
-luce e la pace delle verità tradizionali al solo uomo,
-che ha dunque, dicono, la certezza di non errare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-</p>
-
-<p>
-La speranza di tale ritorno è audace, non v'ha
-dubbio, non meno della condanna e della sfida; ma
-a che pro continuare questa enumerazione, se non
-c'è possibilità di compirla, e se essa non varrebbe
-forse che ad impigliarci in polemiche infinite senza
-alcuna probabilità nè di scegliere, nè d'intenderci,
-nè d'accordarci, nè di venire ad una conclusione?
-</p>
-
-<p>
-Stiamo dunque modestamente ai fatti, come sono.
-Essi soli, non sempre, ma il più delle volte danno
-lume a orientarsi fra le fallacie delle dottrine, i
-mutamenti delle opinioni, le superbie, i vanti, le
-ingenuità e le perfidie delle sètte, delle fazioni e
-delle scuole, ognuna delle quali pretende naturalmente
-di possedere tutta la verità.
-</p>
-
-<p>
-Ci fermammo l'anno scorso, se ve ne ricordate,
-al 1831, l'anno dell'elezione di Gregorio XVI. Le
-ultime onde della rivoluzione erano venute a sbattersi
-languidamente e a morire sulle porte del conclave,
-che lo aveva eletto, e quando queste porte
-si riaprirono, ne uscì un Papa dei soliti, un vecchio
-cioè quasi settantenne, che da quarantasette
-anni era monaco Camaldolese, ch'era stato bensì
-Prefetto di Propaganda e negoziatore di concordati
-con qualche Stato europeo, ma che se molto sapeva
-di teologia, delle cose di quaggiù avea cognizione
-ed esperienza, quanto di quelle del mondo della
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-luna. Eppure, chi lo crederebbe? Fra le quinte
-del conclave, anche Gregorio era stato combattuto
-come avverso all'Austria, e citando un passo della
-sua opera teologica: <i>Il trionfo della Santa Sede</i>,
-qualcuno s'era pure provato a farlo passare per
-liberale. Poveretto! Un torto, che non meritava davvero,
-come non meritava d'essere annunciato ai suoi
-<i>felicissimi sudditi</i> con le parole divenute famose
-del cardinale Bernetti, suo segretario di Stato:
-«<i>un'era novella incomincia</i>». Un buon astrologo,
-in fede mia, quel Bernetti e soprattutto in gran
-buona fede!
-</p>
-
-<p>
-Furono quindici anni di congiure, di sommosse
-periodiche, di repressioni feroci, d'interventi stranieri,
-di carcerazioni, di esigli, di condanne, di
-supplizi, e di un oscurantismo così insensato, che
-infamarono nell'opinione pubblica europea il Governo
-Pontificio, e che resero proverbialmente odioso
-il nome di Gregorio XVI, forse non cattiv'uomo
-nel fondo; certo non tale, quale il libello e la satira
-politica (unica vendetta ed unico sfogo agli
-oppressi) l'hanno dipinto, perocchè è falso ch'egli
-fosse scorretto di costumi, dedito al vino fino all'ubriachezza
-abituale, avido del danaro pubblico
-per arricchirne i nipoti, e tutti gli aneddoti, nei
-quali si compiacque, per esempio, l'erotica fantasia
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-del Petruccelli della Gattina nella sua <i>Storia dei
-Conclavi</i>, e che si vedono ricopiati da tanti altri
-della sua risma, sono invenzioni.
-</p>
-
-<p>
-Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal
-suo cameriere, Gaetano Moroni, per certo intimissimo
-suo, e che avendo cominciato barbiere del convento
-dei Camaldolesi, avea finito per essere in
-corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo
-s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di
-cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che
-per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri
-più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito
-col vezzeggiativo di <i>signor Gaetanino</i>, com'era
-solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre
-stato così e continua ad essere, anche se il <i>signor
-Gaetanino</i> non è più in corte del Papa, ma è invece
-ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi.
-Pur di piegare la schiena a qualche potente,
-o creduto tale!! Ora anche il <i>signor Gaetanino</i>,
-un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di
-complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e
-nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato,
-un Seiano, consigliere d'infamie e qualcosa
-pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti
-non c'è nulla di vero. Il <i>signor Gaetanino</i> invece
-era un giovine popolano, intelligente, istruitosi un
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-po' da sè, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo
-un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore
-indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di
-corte, ha trovato modo di lasciare 120 volumi d'un
-<i>Dizionario Storico-Ecclesiastico</i>, che anche oggi si
-consulta con qualche utilità. Certo, egli era un servitor
-devoto e affezionatissimo al Papa, nè mai s'era
-sognato che il suo signore e padrone potesse aver
-torto, ma era un galantuomo, rispettato per tale a
-Roma, dove io stesso ebbi curiosità di conoscerlo,
-come un monumento d'antichità, poco dopo il settembre
-del 1870, rispettato, dico, anche dai liberali,
-e soggiungerò che fra i papalini più noti rimarcai
-ch'egli era uno dei più indifferenti alla mutazione
-avvenuta.
-</p>
-
-<p>
-Di lui seppi altresì con certezza quest'aneddoto.
-Gregorio XVI avea in odio mortale le ferrovie, come
-un'invenzione del diavolo, e da buon logico non
-volea neppur sentirne parlare. Per vincere questa
-sua ripugnanza, i banchieri, che ne brigavano la
-concessione per gli Stati Pontifici, immaginarono (da
-quell'ingegnosissima gente che sono) di presentare
-al Papa il modellino d'una ferrovia tutto in argento,
-un amore di giocattolo, ch'essi credevano
-avrebbe valuto a sedurre quel tanghero di teologo.
-Ufficiarono quindi il <i>signor Gaetanino</i>, offrendogli
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-una somma addirittura enorme, affinchè egli facesse
-trovare al Papa quel giocattolo sul suo scrittoio.
-Il <i>signor Gaetanino</i> rispose secco ch'ei non guadagnava
-il suo denaro a così buon mercato, ch'ei
-non si prestava a tale insidia al suo benamato padrone,
-e rifiutò. Non voglio farne per questo un
-eroe; dico soltanto che tanti altri <i>Gaetanini</i> della
-vita pubblica d'adesso non solo avrebbero accettato
-il negozio, ma, riuscendo, avrebbero ingoiato anche
-la <i>ferrovia vera</i> con la macchina accesa e i vagoni
-pieni!
-</p>
-
-<p>
-Che perciò? Non meno indegno, nè meno giustamente
-diffamato fu il governo di Gregorio XVI
-per la cecità bestiale del suo oscurantismo e per
-la efferatezza dei mezzi, con cui credette aver diritto
-di difendere da ogni minaccia il suo principato;
-cecità ed efferatezza che, se già altre circostanze
-più alte e più speciali non ci fossero, spiegherebbero
-da sole il contraccolpo di quasi folle
-entusiasmo e l'esplosione subitanea di giubilo, di
-contentezza e di speranza, con cui ad occhi chiusi
-fu accolto Pio IX.
-</p>
-
-<p>
-Domata nel marzo la rivoluzione del 1831, gli
-Austriaci nel luglio se n'andarono dalle Romagne,
-ed il paese restò in uno stato di strana incertezza,
-con una guardia civica, riarmatasi nelle quattro
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-Legazioni, ed un governo, che intanto metteva insieme
-un'orda di usciti di galera e di banditi fra
-Rimini e Ferrara coll'idea di compir l'opera, che
-gli Austriaci avevano lasciata a mezzo.
-</p>
-
-<p>
-Era in sostanza la guerra civile, che s'andava
-bel bello apparecchiando, e che al cardinale Bernetti,
-il quale pur si vantava discepolo del Consalvi,
-non parea poi un ideale di governo da disprezzarsi
-del tutto. Non così la pensavano le potenze protettrici,
-le quali in cinque, non esclusa l'Austria,
-avevano chiesto con un <i>memorandum collettivo</i>,
-come si praticherebbe col Bey di Tunisi, fino dal
-10 maggio 1831, che almeno le più marchiane assurdità
-del Governo Pontificio fossero corrette. Il
-Bernetti fece l'uomo offeso. O non avea promesso
-l'<i>êra novella</i>? Aspettassero dunque che l'erba crescesse,
-e l'erba, la mal'erba, fu il cardinale Albani,
-cagnotto dell'Austria e uno dei più vecchi e
-peggiori arnesi della Curia, messo alla testa di quell'infame
-marmaglia, che s'andava riunendo fra Rimini
-e Ferrara, e incaricato di rimettere in cervello
-del tutto Bologna e le Romagne.
-</p>
-
-<p>
-A tale minaccia quelle popolazioni si risentirono
-fieramente. Fra gli ultimi di dicembre e il gennaio
-1832 una parte delle Guardie Civiche di Forlì,
-di Ravenna, d'Imola e di Bologna s'andò pertanto
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-radunando a Cesena, deliberata di tener testa ai
-Papalini, i quali finalmente il 20 gennaio dettero
-l'assalto a Cesena. I liberali non erano più di 1800;
-quasi 5000 i Papalini. I primi, male armati e non
-guidati da alcuno, resistettero ciò nonostante sei ore,
-poi si sbandarono, ed i secondi, entrati in Cesena,
-non perdonarono nè a luogo, nè a sesso, nè a età,
-nè a condizioni: trucidarono vecchi, donne, preti,
-bambini, persino nelle chiese, dove alcuni avevano
-cercato rifugio. Sono così enormi questi fatti, che
-molti scrittori per partito preso cercarono attenuarli
-o negarli, quella perla del Cantù fra gli altri, ma,
-oltrechè negli storici più gravi e nelle corrispondenze
-private e diplomatiche, sono concordemente
-attestati da certi diari manoscritti, che si conservano
-a Cesena e sono opera di preti o di gente ad
-essi devotissima. Non c'è quindi da dubitarne, tanto
-più che le gesta del cardinale Albani a Cesena si
-rinnovarono quasi identiche, se non peggiori, il 21
-gennaio a Forlì, il 24 a Faenza, e il 25 a Imola,
-dove i Papalini si congiunsero cogli Austriaci, ritornati
-subito, e tutti insieme furono il 26 a Bologna,
-dove, per colmo d'obbrobrio (tanto era l'orrore
-inspirato dai lanzichenecchi papali) gli Austriaci
-furono accolti e acclamati, come salvatori.
-</p>
-
-<p>
-Volle ora l'Austria far suo pro dell'esecrazione
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-eccitata da queste tragedie, per vantaggiarne le sue
-vecchie cupidigie sulle quattro Legazioni? Se ne
-adombrò il Papa e pensò di opporre stranieri a
-stranieri nello stesso modo che opponeva una parte
-dei suoi sudditi all'altra? Ossivvero la Francia si
-mosse di suo per bilanciare l'influenza dell'Austria
-e impedirne un ulteriore ingrandimento in Italia?
-Fatto è che ora accade questo: l'Austria cerca
-estendere i suoi partigiani colla sètta Ferdinandea;
-i Francesi di Luigi Filippo occupano Ancona, dandosi
-le solite arie di venire in aiuto ai liberali,
-che invece perseguitano per conto del Papa al pari
-degli Austriaci; le truppe del Papa neppur si provano
-di resistere e nondimeno il cardinal Bernetti
-(lui, che avea chiamati e richiamati gli Austriaci)
-protesta contro la nuova invasione straniera, mentre
-poi, per poter fare a meno di Austriaci e Francesi,
-organizza le sue masnade in <i>Centurioni</i> (vera
-sètta di scherani sedentari, raccolta luogo per luogo,
-a cui era assicurata l'impunità d'ogni delitto) e di
-lì a poco, per compir l'opera, assolda due reggimenti
-di Svizzeri.
-</p>
-
-<p>
-Lo dissi già l'anno scorso. Se non vivessero ancora
-molti della generazione, che l'ha visto cogli
-occhi proprî, difficilmente si crederebbe ad un simile
-viluppo di stoltezze e d'iniquità (pare che molti,
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-troppi Italiani se ne siano scordati), eretto, in pieno
-secolo XIX, a sistema di governo, per eccellenza conservatore,
-e a cui non mancarono neppure interpreti
-teorici più sfrontati, lo Haller nella <i>Restaurazione
-della scienza politica</i>, il Canosa nell'<i>Esperienza
-ai Re della terra</i>, Monaldo Leopardi, il padre del
-poeta, nei <i>Dialoghetti sulle materie correnti nel
-1831</i>, e parecchi altri.
-</p>
-
-<p>
-Il paese era prostrato senza più nè fiducia, nè
-energia, nè speranze. Gli esuli invece numerosissimi
-s'agitavano, ed ora principia la serie dei tentativi
-rivoluzionari, organizzati dal di fuori e che
-non trovano dentro se non consensi spicciolati dei
-più arrischiati, dei meno in cervello, dei meno atti
-e veder chiaro e a riferire giustamente, o peggio
-ancora, di coloro che pescano nel torbido per professione;
-un quissimile delle proscrizioni e dei ritorni
-guelfi e ghibellini dei nostri Comuni medievali.
-</p>
-
-<p>
-Notiamo intanto. — Anche l'insurrezione della
-Guardie Civiche di Romagna nel 1832 ha un carattere
-iniziale di semilegalità, perchè si mossero richiedendo
-l'esecuzione delle promesse del Bernetti,
-quel burlone dall'<i>êra novella</i>, e se all'ultimo intonarono
-nei loro bivacchi e nella breve pugna di
-Cesena il <i>Ça-ira</i> e la <i>Carmagnola</i>, reminiscenze
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-giacobine, fu l'immanità della repressione, che dimostrò
-non esservi possibilità d'intesa col Papa ed
-i suoi ministri.
-</p>
-
-<p>
-Ma, in mezzo a questo pandemonio di congiure,
-di promesse non mantenute, d'invasioni straniere
-e di brigantaggio organizzato, non è men vero che
-un'opinione moderata va spuntando, il proposito di
-opporre il bene al male, di mettere tutto il torto
-dalla parte del governo, di appellarsi all'opinione
-pubblica liberale, che dopo il 1830 va sempre più
-slargandosi e imponendosi in tutt'Europa, e di forzarla
-a metter riparo a tante enormezze. Contemporaneamente
-però, e appunto in quest'anno 1832,
-Giuseppe Mazzini fondava la <i>Giovine Italia</i>, il
-cui programma era l'azione immediata, e un determinar
-tutto <i>a priori</i>, l'unità nazionale, la repubblica
-come forma di governo, l'insurrezione popolare,
-come mezzo a conseguir l'una e l'altra, e
-persino una riforma educativa e religiosa, contenuta
-nella sua celebre formola: <i>Dio e Popolo</i>, ed ecco
-una nuova ragione di dissenso e di contrasto fra i
-liberali.
-</p>
-
-<p>
-Ormai è tempo però di non giudicar più tali
-dissensi e contrasti solo dalla riuscita e di sollevarsi
-ad una critica più giusta, che tenga conto
-delle condizioni d'allora e soprattutto veneri, come
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-merita, tutta questa forte generazione d'uomini,
-che fra tante ruine non disperò mai, non si accasciò
-mai sull'orma sua, ma lottò tenacemente e
-sempre, e quante volte cadde rovesciata, altrettante
-si rialzò e riprese a combattere, variando arme,
-propositi, ed anche moltiplicando colpe ed errori,
-se si vuole, ma senza contar mai le vittime, delle
-quali aveva seminata la via.
-</p>
-
-<p>
-La propaganda mazziniana trovò in Romagna
-molti aderenti; in Bologna assai meno allora e
-dopo. Allora poi le nocquero soprattutto le due imprese
-tentate in Piemonte e in Savoia nel 1833
-e 34, che parvero e sono veramente d'una supina
-e colpevole inanità e giovarono non poco alla reazione,
-la quale, diffidando sempre delle giovanili
-velleità di Carlo Alberto, voleva, secondochè bucinavasi
-nelle congreghe del sanfedismo piemontese,
-far assaggiare anche a lui <i>sangue di liberali</i>.
-</p>
-
-<p>
-Scorse così qualche anno. Fra il 1837 e il 38
-Austriaci e Francesi se n'andarono di nuovo. Al
-Papa rimanevano gli Svizzeri e qualche reggimento
-indigeno, ma la sua difesa migliore e più fida gli
-parevano i <i>Centurioni</i>, le spie e la polizia, che
-erano tutt'uno. Mazziniani e liberali si riscossero.
-A Bologna capitò Carlo Poerio, nome divenuto poi
-famoso, e s'ebbe da esso contezza di gravi rivolgimenti
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-prossimi a scoppiare nel regno di Napoli,
-ov'erano, diceva (parlando a nome del Mazzini), armi
-pronte, animi disposti ad ogni estremità, tremila
-Calabresi, ai quali bastava un cenno per muoversi
-in aiuto d'altre provincie italiane, che insorgessero,
-e persino si faceva assegnamento su buon nerbo di
-Albanesi, gente manesca e ardente di combattere
-per l'Italia.
-</p>
-
-<p>
-In questo emissario mazziniano, che profetizza
-tali miracoli, chi riconoscerebbe il Poerio moderato
-e cavouriano del 1860? Anche fra i compromessi
-mazziniani del 33 in Piemonte c'è Vincenzo Gioberti,
-e chi direbbe che sette od otto anni dopo
-scriverà il <i>Primato</i>? Ma sono appunto questi trapassi,
-queste variazioni, queste gradazioni, che danno
-impronta così originale e così sincera al movimento
-rivoluzionario, segreto e palese dell'Italia, e a biasimarli
-o lodarli col senno del poi si può fare dell'inutile
-polemica retrospettiva, ma non si penetra
-nell'intima psicologia di questa storia.
-</p>
-
-<p>
-Non tutti a Bologna aggiustarono fede alle promesse
-del Poerio, nè tutti le giudicarono d'egual
-valore, specie quel soccorso degli Albanesi, che parve
-alquanto fantastico; nondimeno, per non perdere
-un'occasione, se mai era, un comitato rivoluzionario
-si riordinò nel 1840. Avrebbe voluto essere indipendente
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-del tutto dalla direzione mazziniana, pure
-temendo che coll'ignorare ciò che tramava la <i>Giovine
-Italia</i>, accadesse di disgregare le forze, la
-nuova cospirazione s'accontò con alcuni, che ancora
-aderivano in tutto al Mazzini, e formò con essi un
-cosiddetto <i>Comitato d'azione</i>, il quale cercò relazioni
-e aderenze con Ferrara, le Marche, Roma e la
-Toscana. Si aspettava il segno da Napoli, ma Napoli
-non si moveva, anzi pareva ora aspettarlo essa dallo
-Stato Romano. In queste incertezze si preparava
-alla meglio l'azione, riunendosi i cospiratori in una
-villa vicina a Bologna, ove tra i più impazienti
-era Luigi Carlo Farini, che sfidando mille pericoli
-accorreva nottetempo e a cavallo da Ravenna, e
-prima che albeggiasse ripartiva.
-</p>
-
-<p>
-È il caso di ripetere anche qui: chi indovinerebbe
-in questo audace e romantico cospiratore il
-futuro storico dello <i>Stato Romano</i>, così severo alle
-vecchie cospirazioni politiche, ed il futuro dittatore
-delle provincie emiliane nel 1859?
-</p>
-
-<p>
-Del suo mutamento molti scrittori repubblicani,
-Aurelio Saffi fra gli altri, gli fanno acerbo rimprovero;
-ma perchè? Non mutò anche il Saffi, di moderatissimo
-divenendo Triumviro della Repubblica
-Romana e rimanendo poi sempre uno dei più onorati
-e solitari epigoni della fede mazziniana?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non c'è di peggio della passione politica per far
-confondere il criterio della fazione con quello della
-storia anche negli animi più retti.
-</p>
-
-<p>
-Allora il Farini era dunque fra i più insofferenti
-d'indugi e per romperli con qualche probabilità di
-riuscita e chiarirsi del vero, il Comitato spedì a
-Napoli segretamente il conte Livio Zambeccari, bolognese,
-fervido e coraggioso uomo, ma ahimè! il
-più disposto da madre natura a pigliar lucciole per
-lanterne. Scelto bene il referendario!
-</p>
-
-<p>
-Queste le condizioni delle Romagne dal 1832 al
-principio del 43; questo il paese, nel cuore del
-quale era stato mandato ad esercitare il suo ministero
-di pace e di misericordia Giovanni Maria
-Mastai-Ferretti, vescovo d'Imola. Ora, che uomo
-era esso? quale la sua vita insino allora? e che
-parte era la sua fra gli oppressi e gli oppressori?
-</p>
-
-<p>
-Più che mai ci troviamo collocati ora, o Signore,
-fra la storia e il libello, fra la satira e il panegirico;
-fuoco nascosto sotto la cenere ingannatrice,
-direbbe il poeta latino, su cui bisogna camminare
-con precauzione. Un gran santo, un gran genio fin
-dalla culla, ne fanno alcuni; un bimbo nato col
-bernoccolo d'ogni scelleratezza, ne fanno altri; frottole,
-leggende l'una e l'altra versione; nè per conoscer
-l'uomo è mestieri in questo caso (come in
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-quasi tutti gli altri del resto) pigliar le mosse così
-di lontano.
-</p>
-
-<p>
-Il conte Giovanni Mastai era un nobile di provincia,
-nè molto ricco, nè di molto antica data.
-Apparteneva a rispettabile famiglia di Sinigaglia,
-in cui nel secolo XVI era entrata sposa una Garibaldi;
-scoperta atavistica, che a qualcuno pare molto
-notevole; a me no. Il padre, il conte Girolamo, era
-un galantuomo; la madre, la contessa Caterina, una
-signora pia, virtuosa e bellissima. Giovanni Maria
-fu l'ultimo de' suoi nove figliuoli; studiò nel Collegio
-degli Scolopi a Volterra. Ne uscì, perchè epilettico,
-terribile malattia, dalla quale guarì cogli
-anni e coi viaggi, ma gli lasciò sempre uno strascico
-di eccitabilità, di emottività subitanea e mutevole,
-«di nervosa passione», come dice il Farini,
-storico e medico, accennando a spiegare con
-questo, e forse con ragione, non poche delle ulteriori
-vicende di Pio IX. Tali in realtà l'infanzia
-e l'adolescenza del Mastai.
-</p>
-
-<p>
-La sua precocità negli studi, la sua vena poetica,
-che prendeva a soggetto talvolta le battaglie
-napoleoniche, i suoi mirabili progressi, che facevano
-andare in solluchero i maestri, i quali lo
-compensavano di corone accademiche, profetando fin
-d'allora ben altre corone all'alunno promettentissimo,
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-sono le solite frasche dei panegiristi, siccome
-altri aneddoti, relativi alla sua giovinezza e coloriti
-poco meno che col pennello di Svetonio, quando
-narra le amenità dei dodici Cesari, sono ignobili
-fanfaluche o amplificazioni dei detrattori.
-</p>
-
-<p>
-Tornato alla sua Sinigaglia nel 1809, vi si fermò
-fino alla ristaurazione di Pio VII. Giovine, malaticcio,
-distratto quindi per necessità da studi troppo
-intensi, è naturale che abbia sentito e vissuto da
-giovine.
-</p>
-
-<p>
-È il tempo che la vita italiana, su cui è passato
-il soffio della Rivoluzione Francese, sta trasformandosi
-profondamente; è il tempo, che la
-leggerezza arcadica sta cedendo il posto alla sentimentalità
-preromantica; è il tempo, che i nostri
-vecchi cicisbei e cavalieri serventi sono sulla via
-di trasformarsi in Oberman, in Werther, in Iacopo
-Ortis, in Renato.
-</p>
-
-<p>
-A queste variazioni la gioventù è sensibilissima
-e tanto più la gioventù d'una piccola città di provincia,
-la quale naturalmente le esagera con poca
-misura di buon gusto sin nelle mode e nelle fogge
-esteriori. Non trovo nulla di strano quindi che il
-giovine Mastai si lasciasse crescere le chiome e le
-rabbuffasse con una certa premeditazione, che portasse
-una polacchetta grigia cogli alamari neri, un
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-berretto rosso, pantaloni screziati di colori vistosi,
-un cravattone sventolante, gli sproni agli stivali,
-un giardino alla bottoniera e un eterno sigaro in
-bocca, come il <i>Giovinetto</i> del Giusti, e che questo
-insieme di figurino, il quale oggi parrebbe un sintomo
-di mattoide (ogni tempo ha i suoi sintomi),
-allora invece solleticasse dolcemente le fantasie e
-i cuori delle sensibili fanciulle di Sinigaglia. Non
-trovo nulla di strano quindi che fra le più commosse
-a veder caracollare per le vie sopra un focoso
-destriero un tal tipo d'arrischiata eleganza locale,
-sia dato nominare una Lena popolana, che lo amò
-sul serio e a cui non fu fedelissimo, una principessina
-Elena Albani, che, per esemplare castigo del
-volubile Mastai, prima gli preferì un asino d'ussaro,
-ma autentico, poi andò sposa a un signorone
-di Milano, e lo piantò in asso, nonostante le pittoresche
-combinazioni del suo abbigliamento, e finalmente
-ch'egli tentasse consolarsi di questo abbandono
-con una Morandi-Ambrogi, piccola deità di
-palcoscenico, e giuocando al pallone sulle mura
-di Sinigaglia, o al bigliardo in qualche losca e
-affumicata stamberga di caffè ed in non troppo
-edificante compagnia, che allarmava la buona famiglia
-Mastai, una famiglia di schietti codini (checchè
-se ne sia detto), perchè il rivoluzionario ed
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-esule del 31, di nome Pietro, che molti citano e
-che per campare onestamente la vita faceva il lustrascarpe
-a Ginevra, non era niente affatto fratello
-di Pio IX, bensì un conte Ferretti, suo lontano
-parente.
-</p>
-
-<p>
-Le abitudini, gli atteggiamenti, le mode e le
-piccole avventure del Mastai sono cose insomma di
-tutti i tempi e di tutti i luoghi e che si possono
-narrare d'ogni giovine, che non sia uno schietto
-imbecille, ed abbia un temperamento vivace, e tanto
-più d'un giovine, com'era senza dubbio il Mastai,
-indole gioviale e affettuosa, ma forse in fondo infelice
-per l'orribile malattia, che l'affliggeva, e
-bisognoso di sbattersi un po' di dosso la malinconia.
-</p>
-
-<p>
-Nè ciò impedisce, anche se ebbe allora misteriosi
-contatti (possibilissimi, ma non provati di certo)
-con qualche inferraiuolato framassone, nè ciò impedisce,
-dico, che tramutatosi a Roma a cercar
-fortuna al seguito dello zio, monsignor Paolino Mastai,
-e trovatosi in tutt'altro ambiente, prima s'accodasse
-a quel prelatume mondano, ultimo avanzo
-degli eleganti abati settecentisti, la più comune
-forma del cicisbeismo romano, poi l'ascetismo sincero
-della madre ripigliasse il disopra nell'indole
-del giovine Mastai e finalmente che l'influenza e
-la protezione di Pio VII facessero il resto, spingendo
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-l'estrema emottività di lui in tutt'altra direzione
-da quella di prima.
-</p>
-
-<p>
-Tuttociò è naturalissimo e sono inutili tutti gli
-sforzi dei libellisti a complicare romanzescamente
-e a colorire sinistramente questi primordi assai semplici
-e chiari del Vescovo d'Imola e di Pio IX,
-siccome sono superflui, mi pare, gli sforzi dei panegiristi
-fanatici a dissimularli e negarli.
-</p>
-
-<p>
-Si narra che da prima tentasse entrare nelle
-Guardie Nobili del Papa e che risaputosi della sua
-infermità, il comandante, principe Barberini, non
-lo volesse ammettere. Erano gli ultimi guizzi degli
-antichi ardori cavallereschi, e si spensero così!
-Oramai l'ultima sua speranza erano il sacerdozio e
-la prelatura, quest'ultima la gran via degli onori
-e della fortuna nella Roma d'allora. Ma il Mastai,
-sempre più infervorato di idee religiose, cominciò
-bene la sua carriera, offrendosi ad un modestissimo
-ufficio di carità pei poveri orfani dell'ospizio di
-<i>Tata Giovanni</i> (Papà Giovanni vuol dire, in dialetto
-romanesco), un ricovero fondato già da un povero
-muratore, che si chiamava Giovanni Borghi.
-</p>
-
-<p>
-In quella vita di sagrificio e di abnegazione operosa,
-la sua salute migliorò notabilmente, siccome
-gli avea presagito Pio VII, i cui incoraggiamenti
-ve l'avevano spinto, ed il giovine Mastai, ammiratore
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-devoto di questo Papa, che le violenze di Napoleone
-aveano circondato d'un'aureola di santità
-e di martirio, ebbe il presagio in conto di profezia
-e di miracolo, e si fece prete.
-</p>
-
-<p>
-Com'è di tutte le nature ardenti e impulsive (ed
-il Mastai certamente lo era) ben presto le quattro
-mura dell'ospizio di <i>Tata Giovanni</i> gli parvero
-anguste alla nuova energia morale, risvegliatasi in
-lui, e gli sorrise un più vasto campo di lotta, la
-predicazione, la missione evangelica in terre di barbari
-e di idolatri ed, occorrendo, la persecuzione e
-il martirio. Si provò prima, come oratore sacro,
-nella chiesetta dell'ospizio, poi dinanzi a pili vario
-uditorio in San Carlo al Corso, ed il successo non
-fu nè piccolo, nè grande. Pure si parlò di lui e
-qui viene a collocarsi nella sua vita un aneddoto
-singolare e che allo studio dell'uomo, qual era,
-importa non poco.
-</p>
-
-<p>
-Una delle ultime forme delle <i>Sacre Rappresentazioni
-medievali</i>, dalle quali ebbe origine il teatro
-moderno, e che più specialmente si riattacca, mi
-pare, a quelle, che nella magistrale opera del D'Ancona
-su questo argomento, sono dette i <i>Contrasti</i>,
-era un genere di predica popolare, fatta per lo più
-sulle piazze e di cui si valevano i missionari, la
-qual predica si faceva in due o tre contemporaneamente,
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-disputando fra essi in una specie d'azione
-dialogizzata fra un dotto e un ignorante, fra un
-peccatore indurito e il prete, che vuol convertirlo,
-e via dicendo. Or bene, il cardinale Testaferrata,
-vescovo di Sinigaglia, volle nel 1822 organizzare
-una di tali rappresentazioni in quella città e (caso
-o disegno che fosse) nella compagnia dei Missionari,
-colà spedita, fu scritturato il Mastai. Pochi
-anni prima Sinigaglia l'avea conosciuto, come dissi,
-sotto ben altre spoglie e ben altre sembianze. Rivederlo
-ora sul trespolo dei missionari, accanto a
-un gran crocifisso, sotto la zimarra del prete; udirlo
-esortare e minacciare i peccatori colla voce tremula,
-il gesto agitato, lo zelo, la passione d'un
-apostolo, in cui gli uditori subodoravano la contrizione
-d'un convertito, produsse un effetto incredibile,
-e qui pure la malevoglienza ha intrecciato
-leggende d'ogni fatta: bische e taverne invase a
-furor di popolo: sante Terese in estasi; Maddalene,
-penitenti, innamorate, impazzate. A noi basta notare
-l'antitesi drammatica significantissima anche
-in questo episodio della vita del Mastai.
-</p>
-
-<p>
-Ne segue un altro nel 1823 di ben più vaste
-proporzioni: una sua missione mezzo tra diplomatica
-e apostolica al Chilì. Non più ora la modesta
-piazza d'una città delle Marche, ma un più vasto
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-orizzonte s'apre dinanzi alla fantasia del giovine e
-del prete: l'Oceano infinito, i monti mostruosi, la
-vegetazione dei tropici, selvaggi da convertire alla
-fede, repubblichette ringhiose e sanguinarie da ammansare,
-e, chi sa? forse il trionfo, forse invece
-la schiavitù, il martirio! Capo della missione era
-un monsignor Muzi, vescovo <i>in partibus</i> e compagno
-al Mastai un prete Sallusti, che ha narrato il
-viaggio in quattro grossi volumi, illeggibili veramente,
-nonostante che il viaggio fosse in realtà disastrosissimo,
-e i rischi corsi, e i patimenti sofferti
-non pochi nè lievi. Tutto però si riduce a mal di
-mare, tempeste, quarantene, nulla di molto romanzesco,
-voglio dire, nè come missione apostolica, perchè
-non si sa d'alcun idolatra convertito dall'eloquenza
-del Mastai, nè come missione diplomatica,
-perchè non si sa d'alcun importante negoziato condotto
-a termine da monsignor Muzi.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo un immenso viaggio (di cui è certo
-esistere una narrazione scritta dallo stesso Mastai,
-ma ancora inedita e sconosciuta da tutti) un immenso
-viaggio per quei tempi da Roma a Santiago
-e da Santiago a Roma, ove furono di ritorno nel
-1825, e trovarono morto da tempo Pio VII e succedutogli
-il Della Genga col nome di Leone XII,
-per fortuna del Mastai assai benevolo a lui. Difatto
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-lo nominò tosto Presidente dell'Ospizio di
-San Michele, asilo di vecchi e penitenziario di donne,
-in cui il Mastai, quanto era stato tenero, indulgente,
-pietoso nell'ospizio di <i>Tata Giovanni</i>, altrettanto
-si mostrò orgoglioso, severo, inflessibile;
-contraddizione singolare, che anch'essa dice non
-poco dell'indole dell'uomo e di parecchie sue gesta
-future. Due anni dopo era nominato Arcivescovo di
-Spoleto, ed ivi è il suo primo contatto colla Rivoluzione
-Italiana.
-</p>
-
-<p>
-Dissi già che la Rivoluzione Bolognese del 31
-avea spinte le sue squadre, sotto il comando del
-Sercognani, vecchio soldato di Napoleone, sino ad
-Otricoli. Non osò correre su Roma e si fermò dinanzi
-a Rieti, dove Gabriele Ferretti, un vescovo
-con atteggiamenti guerreschi alla medio evo e che
-fu poi Segretario di Stato di Pio IX, stava con
-bande armate sugli spaldi della città. Il Sercognani
-retrocedette sino a Spoleto ed ivi l'arcivescovo Mastai
-riescì a disarmare e sciogliere le truppe del
-Sercognani.
-</p>
-
-<p>
-È d'uopo sceverare ancora la leggenda dalla realtà.
-C'è chi ha dipinto il Mastai in questa occasione un
-politico sopraffino e senza scrupoli, che fa di Spoleto
-la Capua del Sercognani e dopo averlo ammollito
-nelle delizie e versandogli l'oro a piene mani, lo
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-induce a disarmare e sciogliere le sue truppe, le
-quali alla spicciolata, credendo ridursi alle proprie
-case con un salvacondotto, cascano invece in mano
-agli Austriaci, che s'avanzavano a grandi giornate
-da Bologna ed Ancona. C'è invece chi ha dipinto
-il Mastai, come già intinto di pece rivoluzionaria
-e amoreggiante coi liberali, laonde poi sarebbe caduto
-in disgrazia di Gregorio XVI e tramutato ad
-Imola. Quanto all'oro intascato dal Sercognani, parli
-per questo povero soldato la sua fine. È morto esule
-e miserabile in uno spedale di Parigi. Quanto all'arcivescovo
-Mastai, la sua condotta in quel frangente
-non merita:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Ni cet excès d'honneur, ni cette indignité.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Dinanzi ai primi subbugli di Spoleto egli si era
-prudentemente allontanato. Tornò, perchè il Governo
-Pontificio avea messo nelle mani di lui anche il
-potere civile e allora si conformò pienamente a quello
-che aveva fatto il cardinale Benvenuti colla capitolazione
-d'Ancona. Il Sercognani, cioè, che retrocedeva
-da Rieti, sapendo già della capitolazione di
-Ancona e dell'intervento austriaco, capitolò esso
-pure nelle mani del Mastai. Che colpa ebbero il
-Mastai e il Sercognani, se la capitolazione fu disdetta?
-Tuttociò si vede chiaro nelle lettere del
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-Mastai al Bernetti e al Benvenuti, che sono pubblicate,
-e da esse risulta soltanto che il Mastai fu
-mite ed onesto fra tanta gente senza onore e senza
-pietà. È molto; ma non è quello che amici e nemici
-si sono piaciuti d'immaginare!
-</p>
-
-<p>
-Ed ora torniamo ai cospiratori di Bologna, che
-lasciammo nella primavera del 43, aspettanti per
-muoversi l'annunziata rivoluzione di Napoli, dove
-avevano spedito per informarsi il conte Livio Zambeccari.
-</p>
-
-<p>
-Figlio d'un areonauta, che, dopo prove e riprove,
-s'era accoppato precipitando, come Icaro, dal cielo,
-mentre stava cercando il punto d'appoggio nell'aria
-e la direzione dei palloni volanti, nel conte Livio
-s'era travasato non poco del fantastico genio del
-padre. Emigrato nel 21, cavaliere errante di repubblica,
-prima in Ispagna, poi nell'America meridionale,
-appena tornato, s'era rimesso all'opera rivoluzionaria,
-nella <i>Giovine Italia</i>. Spedito ora a
-Napoli dal Comitato bolognese, scriveva tosto colà
-mirabilia, assegnando persino il giorno che la rivoluzione
-sarebbe scoppiata, cioè l'ultimo di luglio,
-festa di Sant'Ignazio. Non gli fu creduto! E poichè
-trovavasi in Bologna a quei giorni, sotto finto
-nome, il Ribotti, esule nizzardo, partecipò tanto
-egli stesso, uomo di grande ardire e di buon ingegno,
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-ai dubbi che tormentavano il Comitato sulla
-veracità di quelle asserzioni, che si profferse d'andare
-in persona ad accertarla.
-</p>
-
-<p>
-Intanto però il Governo Pontificio era già sull'intesa
-e, per cominciare, fece accerchiare da birri
-e soldati la villa, in cui dimoravano i fratelli Pasquale
-e Saverio Muratori, principalissimi fra i
-congiurati. Essi scamparono colle armi in mano, e
-messa insieme una <i>guerriglia</i> cui si unirono altri
-usciti da Bologna (non tutti purtroppo brava e onesta
-gente, com'erano i fratelli Muratori), presero a
-Savigno la via dei monti, batterono a Castel del
-Rio una squadra di Papalini, e quindi aiutati da
-Don Verità, prete di Modigliana, dal Montanelli e
-da altri amici di Toscana, poterono finalmente raggiungere
-il mare, imbarcarsi e rifugiarsi in Corsica.
-</p>
-
-<p>
-Svanita ogni speranza d'un moto napoletano, benchè
-in realtà una preparazione vi fosse stata in
-Malta, iniziata da Nicola Fabrizi e mezzo secondata
-e mezzo avversata dal Mazzini (il che spiega
-le illusioni del povero Zambeccari), svanita, dico,
-ogni speranza d'un moto napoletano, il Ribotti, tornato
-a Bologna e per sfruttare il fermento, che durava
-ancora vivissimo dopo il tentativo dei fratelli
-Muratori, ne pensò un altro, più rischioso ancora,
-se possibile, in Settembre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<p>
-Villeggiavano tra Imola e Castelbolognese tre
-cardinali, l'Amat, il Falconieri e Giovanni Maria
-Mastai, creato già Cardinale da Gregorio XVI fino
-dal 1840. Parve al Ribotti da tentare un bel colpo:
-sorprendere i tre <i>Eminentissimi</i>, sostenerli in ostaggio,
-ribellare quindi le Romagne, le Marche e
-l'Umbria e marciar dritti su Roma. Detto e fatto.
-L'8 settembre 1843, a notte chiusa, aduna al ponte
-di Savena, presso Bologna, un duecento compagni,
-armati alla meglio, alla peggio, e s'incammina verso
-Imola. Dovevano per via trovare altri aiuti e nessuno
-comparve. A Imola silenzio sulle mura e porte
-sbarrate. A Castelbolognese lo stesso. Nella villa,
-che accoglieva i tre Cardinali, la gabbia aperta
-(come s'esprime in certe sue <i>Memorie</i> uno dei congiurati)
-e i tre <i>cardellini</i> volati via.
-</p>
-
-<p>
-Non per questo il Ribotti si perse d'animo.
-Sbandati i suoi compagni, cercò altre trafile rivoluzionarie
-(ce n'erano tante!), si provò quasi da solo
-di sommuovere Ancona e le Marche, osò penetrare
-sino in Roma: figura arditissima di cospiratore,
-cui fa riscontro in questi moti del 43 quella di
-Felice Orsini, che apparisce ora per la prima volta
-nel dramma tenebroso delle cospirazioni politiche
-romagnuole, e vi dovea poi acquistare purtroppo
-così terribile celebrità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Governo infierì con Commissioni di sanfedisti
-spietati, nelle quali è rimasto infame il nome d'un
-colonnello Freddi, che le presiedeva, e colpì di
-morte, di galera, di esilio un numero grandissimo
-di persone, mescolando ad arte nei giudizi e nelle
-sentenze i patriotti coi colpevoli di delitti comuni.
-</p>
-
-<p>
-Nei tentativi dell'anno dopo, 1844, si compromisero
-il Galletti, che fu poi Ministro di Pio IX,
-Pompeo Mattioli ed altri, gettati tutti in Castel
-Sant'Angelo, mentre dall'estremo della Calabria
-giungeva l'eco della tragedia dei fratelli Bandiera,
-pietosa tanto, che il Mazzini fece di tutto per togliersene
-di dosso ogni responsabilità.
-</p>
-
-<p>
-Contuttociò non un anno, come vedete, passava
-nelle Romagne senza che il fermento rivoluzionario
-in un modo o nell'altro si provasse a prorompere.
-</p>
-
-<p>
-Il moto però, che seguì nel 1845, mentre per
-certi rispetti somiglia a quello del 1832, ha tuttavia
-un carattere tutto suo e che lo distingue così
-dai tentativi antecedenti, come dai posteriori di
-pura derivazione mazziniana.
-</p>
-
-<p>
-Dissi già del <i>Memorandum</i> delle cinque Potenze
-per indurre a riforme il Governo Pontificio. Rimasto
-lettera morta, i cospiratori del 1845 lo ripresero a
-loro insegna, sperando così propiziarsi l'Europa e
-indurla con essi in una specie di morale complicità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'idea in sè non val molto, ma indica però che
-l'inutilità degli sforzi tentati sino allora avea generato
-negli animi una reazione e che anche fra gli
-accecamenti delle cospirazioni un'opinione moderata
-s'andava formando, come ho già fatto notare,
-la quale sentiva, se non altro, la necessità di spinger
-gli occhi al di là delle chiuse muraglie delle sètte.
-</p>
-
-<p>
-Di qui il <i>Manifesto di Rimini</i>, opera di Luigi
-Carlo Farini (lo stile lo dice) in collaborazione col
-Montanelli, con le parole rimaste celebri: «Non
-è di guerra lo stendardo, che noi inalziamo, ma di
-pace, e pace gridiamo e giustizia per tutti e riforme
-di leggi e garanzia di bene durevole.... Preghiamo
-e supplichiamo i principi a non volerci
-trascinare alla necessità di addimostrare che quando
-un popolo è abbandonato da tutti e ridotto agli
-stremi, sa trovare salute nel disperare salute.»
-</p>
-
-<p>
-Con questo programma, che parlava ai sordi, si
-sollevò in Rimini Pietro Renzi nel Settembre del
-1845, ma alla sollevazione di Rimini, finita subito,
-non rispose che un ardito combattimento di
-Pietro Beltrami e di Raffaele Pasi alle Balze e poi
-tutti scamparono in Toscana, il <i>refugium peccatorum</i>
-d'allora, come lo chiamava Massimo d'Azeglio.
-</p>
-
-<p>
-Fra i propositi riformisti d'una opinione politica
-moderata e queste audaci e frammentarie prove di
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-sommossa a mano armata v'ha una contraddizione
-palese ed è quello che si studiò di persuadere a
-tutti Massimo d'Azeglio, viaggiando ora a piccole
-giornate e raccogliendo poi la sostanza delle sue
-osservazioni e dei suoi consigli nel celebre opuscolo,
-che intitolò: <i>I casi di Romagna</i>, ammonimento
-d'amico ai cospiratori, requisitoria terribile contro
-il Governo Pontificio, e portavoce, sto per dire, di
-tutta quell'aperta, libera e pubblica cospirazione
-letteraria, di cui l'opuscolo del D'Azeglio è l'ultimo
-atto e il più pratico, perchè non foggia e non
-architetta sistemi storici o disegni politici, bensì
-espone fatti e accusa e difende persone. Vi si sente
-però l'eco della scuola romantica e liberale lombarda,
-come di chi, frapponendosi fra oppressi ed
-oppressori, consiglia ai primi la rassegnata, ma operosa,
-pazienza manzoniana, ed intima ai secondi il:
-«<i>Dio vi ha abbandonati e non vi temo più</i>» del
-Padre Cristoforo a Don Rodrigo.
-</p>
-
-<p>
-Dal 1820 al 1848 la letteratura italiana è tutta
-una vasta cospirazione politica, che inspira, accompagna,
-modera ed eccita il sotterraneo lavorìo delle
-sètte, prorompente di quando in quando nelle sommosse.
-Dopo il 1840, questa letteratura, seguendo
-il moto sempre crescente dell'opinione pubblica liberale
-europea, si scioglie come può e dove può dal
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-sottinteso, dall'allusione, dall'anfibologia e affronta
-alla scoperta il problema della redenzione della patria,
-facendo sì che la questione italiana esca fuori
-dall'ombra e s'imponga da sè ai pensieri degli
-uomini, contrari o favorevoli, che siano. Più la crisi
-s'approssima e più questo carattere apertamente
-politico e militante della letteratura italiana si determina
-nella lotta ancora tutta ideale di due scuole
-diverse, che già si trovano a fronte: da un lato il
-<i>Primato</i> di Vincenzo Gioberti, cattolico, federale,
-monarchico, neoguelfo e romantico schietto, e dietro
-a lui le <i>Speranze d'Italia</i> di Cesare Balbo, la
-<i>Nazionalità Italiana</i> di Giacomo Durando, la <i>Sovranità
-temporale dei Papi</i> di Leopoldo Galeotti,
-i <i>Pensieri d'un Lombardo</i> di Luigi Torelli, i
-<i>Casi di Romagna</i> di Massimo d'Azeglio; dall'altro
-Giuseppe Mazzini, non cattolico, ma mistico,
-non federale, ma unitario, non monarchico, ma repubblicano,
-e a lui più aderenti, benchè con parecchie
-diversità, il Cattaneo e Giuseppe Ferrari.
-</p>
-
-<p>
-Dalla scuola del Gioberti esce il partito riformista,
-il primo cioè che si esperimenterà nell'azione,
-quando questa, mercè dell'umile <i>Vescovo d'Imola</i>,
-uscendo dai libri e dalle sommosse, incomincierà
-su di un campo che può dirsi nazionale davvero, e
-diverrà ben presto europeo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tale svolgimento del pensiero politico italiano e
-la conseguente formazione dei partiti, che io accenno
-di volo, ed è assai bene esposto in un libro
-recente di Agostino Gori, si toccano con mano nei
-<i>Ricordi</i> di Marco Minghetti e per quel poco o
-molto che ne trapassa nel <i>Vescovo d'Imola</i> e serve
-a creare il <i>Pio IX del 1846</i>, nulla è più suggestivo
-e d'un realismo artistico, che meglio ricostruisca
-scena, ambiente, e ci faccia quasi veder
-l'aspetto e riudir le voci dei personaggi, del libro
-bellissimo, in cui il mio amico, Pier Desiderio Pasolini,
-ha raccolte le <i>Memorie</i> di suo padre.
-</p>
-
-<p>
-Il Mastai, liberale di vecchia data, e di cui Gregorio
-XVI avrebbe detto: «in casa Mastai è Carbonaro
-persino il gatto,» è un'invenzione dei glorificatori
-ad ogni costo di Pio IX ed una calunnia
-dei Gregoriani, trasformazione questi ultimi dei
-Vecchi Sanfedisti e Centurioni Pontifici, che i primordi
-del pontificato di Pio IX avevano sgominati
-ed a lui erano fieramente nemici. A Spoleto nel
-1831 il Mastai non aveva inferocito. A Imola (ed
-era noto) s'addolorava dei delitti orrendi e della
-più orrenda impunità dei <i>Centurioni</i> papalini, e
-ciò bastava, se non era di troppo, per farlo passare
-a Roma per settario e per liberale. Se ne ha la
-prova in alcune lettere di lui dirette a monsignor
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-Polidori e pubblicate alcuni anni fa dal conte Paolo
-Campello. «Si è procurato, scrive il Mastai nell'agosto
-del 1834, di dipingermi in Roma come un
-vescovo poco meno che liberale.» E, alludendo a
-Spoleto, soggiunge con amarezza: «le impertinenze,
-che ho ricevuto dai cosiddetti Papalini, è certo che
-non le ho ricevute dai liberali nella quaresima del
-1831: questo argomento, se lo esternassi a certa
-classe di Papalini, sarebbe bastante a farmi divenire
-poco meno che un M.<sup>r</sup> Grégoire.» Dal contesto
-della lettera si vede chiaro che le accuse muovono
-dai <i>Centurioni</i> e dai loro capi, i quali, per quanto
-il Mastai dissimuli, esso disprezza come meritano,
-concludendo: «in mezzo a queste tempeste di fanatismo
-mi sento tranquillo!» Notevolissimo è
-pure il brano seguente d'una lettera scritta al Polidori
-nel novembre del 1845, due mesi dopo la
-sommossa di Rimini, informandolo d'un conciliabolo
-fra i Cardinali Legati di Bologna, Ferrara e
-Ravenna. «La mia politica, scrive, non ha oltrepassato
-l'<i>a</i>, <i>b</i>, <i>c</i> e per conseguenza giudico con questi
-soli primi elementi, e dico che un tal congresso darà
-a chiacchierare, senza che se ne possa ottenere risultati.»
-E chiude con un testo latino, il quale significa:
-«se Dio non ci aiuta lui, non sarà sicuramente il
-congresso dei tre Eminentissimi, che ci salverà!»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un certo lievito d'opposizione traspare, non v'ha
-dubbio, da queste parole, e pel solo fatto di non
-essere un malvagio, come gli altri, uno scoramento
-malinconico, un sentirsi solo, isolato, impotente a
-fare un po' di bene, come avrebbe desiderato, e circondato
-dal sospetto, dalla diffidenza e dallo spionaggio.
-</p>
-
-<p>
-È appunto in questo momento ch'egli si lega di
-tanta intrinsichezza colla famiglia dei Pasolini e
-s'intende bene in quale precisa disposizione di
-spirito.
-</p>
-
-<p>
-Quella vecchia villa di Montericco presso Imola,
-ove i Pasolini abitavano, si capisce quindi che a
-poco a poco dovea diventare pel cardinale Mastai
-un asilo, un rifugio, un riposo, in mezzo alle tante
-tristezze e iniquità, fra le quali gli toccava di vivere.
-Colà trovava un giovine signore, indipendente
-affatto per la sua alta condizione sociale, pei suoi
-principii religiosi, per le sue opinioni liberali, per
-le qualità del suo ingegno e del suo carattere, così
-da ogni timore del Governo, come da ogni vincolo
-settario (caso raro in Romagna a quel tempo) ed al
-suo fianco una gentildonna, giovanissima essa pure,
-colta, pia, graziosa e tutta lieta della sua domestica
-felicità, un vero raggio di sole in quel buio
-della Romagna d'allora.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nell'interno di quella casa, quale l'ha descritto
-lo stesso Giuseppe Pasolini in una lettera a sua
-nuora, «una semplicità, che sentiva d'austero e
-pure non contrastava ai comodi della vita, un odore
-di vecchio e di rispettabile passato e presente, una
-solitudine senza vicini obbligati, una vita quieta,
-ma operosa; modesta, ma non inelegante.»
-</p>
-
-<p>
-Il Cardinale, non volgare uomo e con educazione
-ed istinti signorili, doveva sentirsi attratto dalla
-genialità di quell'ambiente, che poi lo affidava d'una
-lealtà d'amicizia e d'una onestà d'intenzioni, non
-facilmente trovabili altrove da lui in quel momento.
-Non nudrito di forti studi, nè abituato a scrutare
-a fondo gli argomenti, che lo interessavano, ne discorreva
-volentieri con un certo dilettantismo vago,
-che, scontrandosi colla solida e varia coltura del
-Pasolini e colla fresca, spontanea e simpaticissima
-vivacità della sua gentile signora, se ne sentiva
-come rinfrancato, e gli schiudeva nuovi orizzonti,
-facendogli smettere quella nativa diffidenza di sè e
-delle proprie forze, per cui, ad esempio, nello stesso
-modo che al Polidori scriveva nel 45: «la mia
-politica non ha oltrepassato l'<i>a</i>, <i>b</i>, <i>c</i>,» così ripeteva
-ora al Pasolini: «ma già io non intendo un
-<i>ette</i> di politica, e forse sbaglio.» Ciò a proposito
-d'un tema, su cui era naturale che tornassero spesso,
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-la possibilità teorica e pratica d'un accordo fra il
-progresso e la religione, fra la fede cattolica ed i
-principii liberali, ed il contrasto fra le aspirazioni
-del patriottismo italiano ed i metodi di governo
-del Papa e dell'Austria, che rendevano necessario
-cotesto orribile intreccio di sètte opposte le une alle
-altre, di violenze, di sommosse, di castighi, di repressioni,
-da cui non si vedeva un'uscita.
-</p>
-
-<p>
-Il Mastai era ora in quella medesima condizione
-d'animo, in cui s'era trovato il cardinale Chiaramonti,
-che fu poi Pio VII, suo predecessore appunto
-nel Vescovato d'Imola e da lui venerato come
-un santo, il quale in una sua Omelia del dicembre
-1797, documento singolarissimo, volle con accesa
-eloquenza dimostrare che i principii del Vangelo
-non contrastavano a quelli della vera democrazia
-e che si poteva benissimo essere buoni Cattolici
-e buoni Repubblicani.
-</p>
-
-<p>
-Il Mastai non aveva forse tenuto dietro da studioso
-allo svolgimento di questa dottrina di conciliazione,
-che, ripresa dal romanticismo liberale del
-1830, imprimeva ora un moto interiore d'opposizione
-agli oscurantisti ed ai Gesuiti in tutto il giovine
-clero e avea rappresentanti notevolissimi nella
-scienza, nelle Università d'Europa e nella Chiesa,
-apertamente professandola dalle cattedre e dai pulpiti
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-di Parigi l'Ozanam, l'abate Coeur, il Lacordaire,
-il Ravignan, che il conte e la contessa Pasolini
-dovevano aver ascoltati nei loro recenti viaggi,
-come gli avea ascoltati il Minghetti, che viaggiava
-appunto in Francia nel 1844.
-</p>
-
-<p>
-Il Mastai non avea forse, dico, tenuto dietro da
-studioso allo svolgimento di questa dottrina, ma la
-sentiva in fondo all'animo suo, come l'hanno sempre
-sentita del resto gli stessi rivoluzionari italiani,
-i quali dai Carbonari al Gioberti e al Mazzini non
-hanno mai dissociata del tutto la tendenza spiritualista
-e religiosa dalla loro azione politica. Si
-andava ora più oltre. I libri del Gioberti e del Balbo
-fondavano addirittura su quella dottrina i loro disegni
-di redenzione della patria italiana, e così
-d'uno in altro argomento di conversazione era facile
-a Giuseppe e Antonietta Pasolini condurre sul difficile
-terreno della politica il cardinale Mastai, il
-quale, colla fantasia facilmente accensibile e infervorandosi
-sempre più nei suoi lunghi e frequenti
-colloqui con essi, finiva a deplorare commosso e
-quasi piangente la condizione tristissima del presente
-e ad augurare un migliore avvenire, che solo
-un po' di buon senso, di mitezza e di giustizia cristiana
-nel governo gli pareva dovessero bastare a
-far conseguire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per confermarlo sempre più in queste idee, una
-volta era il conte Giuseppe, che gli dava a leggere
-il <i>Primato</i> di Vincenzo Gioberti, un'altra era la
-contessa Antonietta, che gli prestava le <i>Speranze
-d'Italia</i> di Cesare Balbo e gliene chiedeva un giudizio.
-Da un altro amico il Cardinale aveva già
-avuti i <i>Casi di Romagna</i> del D'Azeglio, e l'avea
-ricambiato con un libriccino di devozioni.
-</p>
-
-<p>
-Per tal guisa la descrizione sincera dell'orribile
-realtà presente, riconfermatagli appunto in quei
-giorni dal fatto d'un <i>centurione</i> papalino, ferito a
-morte in una rissa notturna e che gli era venuto a
-cascare fra le braccia nella chiesa di San Cassiano,
-mentre egli stava pregando, per tal guisa, dico, la
-descrizione sincera dell'orribile realtà presente e le
-speculazioni d'una filosofia politica, che augurava
-una confederazione italiana, di cui fosse anima il
-Papa e spada Carlo Alberto, si univano a preparare,
-un po' affrettatamente, se si vuole, e come si vide
-dappoi, nell'umile e impressionabile <i>Vescovo d'Imola</i>
-il <i>Pio IX del 1846</i>, il quale per allora nel
-salotto dei Pasolini, discutendo di quei disegni d'avvenire,
-s'appoggiava impaziente ora su l'uno, ora
-sull'altro dei bracciuoli d'un antico seggiolone, incerto
-se le idee del Gioberti e del Balbo fossero
-sogni o vaticinii, e talvolta fissava meditabondo e
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-lungamente un quadro, che appeso alla parete gli
-stava dinanzi, un vecchio quadro, che rappresentava
-Vittorio Amedeo III, re di Sardegna.
-</p>
-
-<p>
-Il 1º giugno 1846 Gregorio XVI morì. Nel primo
-momento il governo temette al solito un casaldiavolo,
-ma non fu nulla. L'opinione moderata ormai
-avea fatto strada, ed i popoli si contentarono d'inviar
-memoriali al Conclave chiedendo riforme. Parevano
-necessarie ed urgenti, come abbiamo visto,
-anche al cardinale Mastai, che tutto caldo delle
-sue letture e dei suoi dialoghi coi Pasolini s'avviò
-al conclave, riponendo nel baule i libri del Gioberti,
-del Balbo e del D'Azeglio per offrirli al nuovo
-Papa, circostanza che è narrata dal Balbo e che i
-ricordi personali di Pier Desiderio Pasolini mi confermano
-ora pienamente con altre particolarità, taciute
-nel suo libro.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Giuseppe Pasolini, esso s'accomiatò dal
-Vescovo d'Imola con queste solenni parole: «Io
-non posso tacerle che in fondo al mio cuore sta
-l'ardente speranza che dalla cattedra di San Pietro
-ella possa promulgare e benedire quei principii che
-tante volte abbiamo insieme discussi, e soddisfare
-quei voti che sì spesso abbiamo concordemente innalzati
-al cielo pel bene di tutta la Chiesa e per
-quello di questa povera Italia.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-</p>
-
-<p>
-A cui il Mastai rispose: «Caro Conte, il Papa
-non sarò io; ma state tranquillo, e ditelo, ditelo
-bene a vostra moglie; i libri, che mi avete dati a
-Montericco gli ho messi nel baule, perchè voglio
-darli al nuovo Papa.»
-</p>
-
-<p>
-Il Mastai partì e il popolo gli vedea volare intorno
-alla carrozza da viaggio una bianca colomba,
-prenunziatrice della buona novella. L'oscura vita
-del <i>Vescovo d'Imola</i> era finita! La grande leggenda
-era già incominciata!!
-</p>
-
-<p>
-Il conclave fu brevissimo. Stavano a fronte due
-fazioni, capitanate l'una dal cardinale Lambruschini,
-l'altra dal cardinale Bernetti. E se il cardinale
-Gaysruck, depositario, si disse, del <i>veto</i> dell'Austria,
-fosse giunto in tempo, forse la fazione
-del Lambruschini vinceva. Ma il Gaysruck non
-giunse in tempo e il Lambruschini ebbe fretta. Al
-primo scrutinio egli ebbe 15 voti, 12 il Mastai,
-23 andarono dispersi. I 23 non avevano un candidato
-proprio e sicuro, e per tagliar la via al Lambruschini
-si unirono ai 12 del Mastai e lo elessero.
-All'ultimo scrutinio il Mastai era fra i verificatori
-e leggendo il suo nome tante volte ripetuto, le mani
-gli tremavano, gli occhi gli si offuscavano di lagrime
-e quando si vide eletto: «Ah, signori, gridò, che
-cosa hanno mai fatto?» e cadde svenuto. Quello
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-che avessero fatto, non lo sapevano davvero. Ah!
-se lo avessero saputo!!...
-</p>
-
-<p>
-Notate, Signore. Quando il cardinale Mastai divenne
-Papa col nome che assunse di Pio IX in
-omaggio alla memoria di Pio VII, dense nuvole di
-reazione si accavallavano sempre più minacciose per
-ogni dove. Quella che negli eufemismi del gergo
-diplomatico si chiamava l'<i>entente cordiale</i> fra Luigi
-Filippo e l'Inghilterra era rotta dal volgare inganno
-dei <i>matrimonii spagnuoli</i>, con cui il Re
-borghese avea voluto arieggiare Luigi XIV e invece
-lo avea costretto a gettarsi nelle braccia dell'Austria,
-che ora lo reggeva, come la corda regge
-l'impiccato; in Svizzera con l'aiuto dell'Austria
-e della Sonderbund, ossia Lega dei sette Cantoni
-cattolici, i Gesuiti s'erano dimostrati prontissimi
-per sete di dominio ad accendere magari la guerra
-civile, se occorreva; in Gallizia l'Austria sguinzagliava
-i contadini contro i nobili ribelli, fino a che
-fra le discordie e le stragi degli ingenui, che cascano
-nelle sue trappole, s'impadronirà di Cracovia.
-In Italia pure, salvo che in Piemonte, tutto il satellizio
-austriaco dei nostri principotti e principini
-accennava manifestamente a reazione, compresa, dopo
-la morte del ministro Don Neri Corsini, la mite
-Toscana, la quale fino allora era pur parsa una piccola
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-oasi in paragone del resto. L'Austria del Principe
-di Metternich imperava dunque, si può dire,
-su tutta Europa, nè mai forse quel magnifico signore
-pareva aver più ragione di compiacersi della
-gran tela, che aveva ordita da più di trent'anni.
-</p>
-
-<p>
-Creato Papa in tale temperie di politica ed in
-sole quarantott'ore di conclave, Pio IX sentì quindi
-nel primo momento le vertigini dell'altezza, cui era
-sì d'improvviso e contro ogni sua aspettazione salito,
-e nel primo annuncio, che ne dà ai suoi fratelli in
-Sinigaglia, c'è non solo l'umiltà cristiana, ma si
-tradisce lo sgomento, da cui è preso: «Fate pregare
-e pregate per me. Lungi dall'esultare, compassionate
-il vostro fratello.» Che cosa fare? donde
-incominciare? Le prime mosse, quelle prime Commissioni,
-nominate da lui, miste d'amici e di nemici,
-di retrogradi e di progressisti, mostrano, con
-quegli strani accozzi di persone, l'uomo che barcolla
-a tastoni nel buio. Per buona sorte lo sovvennero
-i consigli di due, che gli richiamavano a memoria
-i consigli e le inspirazioni dei Pasolini: il
-canonico Graziosi e monsignor Corboli-Bussi, prete
-dotto ed illuminato il primo, ed il secondo d'indole
-così ardente, che oggi, secondo il Minghetti,
-si direbbe un socialista cattolico. Furono essi (subito
-dopo i Pasolini) gli ispiratori dell'amnistia
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-del 16 luglio 1846, che fece del <i>Vescovo d'Imola</i>
-l'iniziatore, nell'ordine dei fatti, del risorgimento
-politico italiano, e monsignor Corboli-Bussi è per
-di più l'estensore di quel grand'atto, nel quale,
-con la rotondità magnifica della prosa giobertiana,
-era concesso il perdono a tutti i condannati politici.
-Chi badò allora alle restrizioni, alle cautele, alle
-minaccie stesse di quel decreto? Bastò una parola
-di mansuetudine e di perdono, scesa dall'alto di
-quel trono, da cui s'era ormai avvezzi a non sentire
-che anatemi e condanne, perchè la materia
-infiammabile, da tanti anni accumulata, s'incendiasse
-tutta in un attimo. Quell'immensa tratta di
-gente, che da tutti gli angoli di Roma sale guidata
-da Ciceruacchio (il caratteristico tribuno trasteverino,
-colla giacca corta di velluto sopra corto panciotto,
-i calzoni stretti al ginocchio e slargantisi a
-campana sul collo del piede, una larga sciarpa di seta
-attorno alla vita, fazzoletto a fiorami attorno al
-collo, in testa un alto cappello a cencio e aguzzo
-verso la punta) quell'immensa tratta di gente, dico,
-che da tutti gli angoli di Roma sale ogni sera a
-salutare e a ringraziare Pio IX sul Quirinale, è
-veramente, come dimostra con infinite testimonianze
-Raffaello Giovagnoli nel suo importantissimo libro:
-<i>Ciceruacchio e Don Pirlone</i>, è veramente l'avanguardia
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-dell'Italia e del mondo, perchè la parola
-di Pio IX si propaga rapida e luminosa, al pari
-di un baleno e commove l'Italia ed il mondo, come
-se avesse da sola la miracolosa virtù di raddrizzare
-tutti i torti, di vendicare tutte le ingiustizie, di
-pacificare tutti gli odii, di sanare tutte le miserie
-umane, di cacciare nell'ombra e per sempre tutti
-i prepotenti della terra e sollevare tutti gli oppressi.
-</p>
-
-<p>
-Poche ore come queste ha la storia; uguali forse
-in tutto, nessuna; e se fu veramente una immensa,
-universale e quasi inesplicabile illusione, sia pure!
-Ve n'ha così poche nella storia e nella vita, che
-non val la pena di sciuparla con commenti, che,
-quali che siano, nè la diminuiscono, nè la spiegano
-meglio di così. Chi stette saldo? chi non vi partecipò?
-Nessuno, salvo qualche testardo giacobino;
-nessuno, neppur quelli, che ebbero di poi la vanagloria
-di vantarsene, a fine di passare per politici
-dal lungo naso.
-</p>
-
-<p>
-Da questo momento sino al giorno che dal balcone
-del Quirinale, Pio IX, alzando le braccia al
-cielo, mentre un raggio di sole gli inonda di luce
-la fronte, e la folla gli si prosterna piangente e
-devota, Pio IX esclama colla voce sonora: «<i>Benedite,
-gran Dio, l'Italia</i>,» il delirio, che aveva
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-accolta l'amnistia, cresce, gonfia, sale sempre, e
-travolge, come un'onda vorticosa, tutto e tutti,
-compreso il Papa.
-</p>
-
-<p>
-Pare un sogno, un dolce sogno di fraternità umana,
-che abbia, per un istante almeno, cancellata ogni
-diversità di patria, di razze, di credenze religiose,
-di opinioni politiche. La parola di Pio IX si diffonde
-rapida, potente, in ogni angolo della terra;
-si può dire col poeta:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>L'Arabo, il Parto, il Siro</p>
-<p>In suo sermon l'udì.</p>
-</div>
-
-<p>
-Il Turco gli manda ambasciatori; l'eretica Inghilterra
-un ministro, Lord Minto, e Riccardo Cobden,
-l'apostolo della libertà commerciale; l'agitatore
-irlandese, Daniele O'Connel, muore per via, mentre
-accorre a lui; gli Ebrei gli baciano il lembo delle
-vesti, come all'aspettato Messia; Giuseppe Mazzini
-lo incoraggia; Garibaldi dalla lontana America,
-quando Sanfedisti e Gesuiti, riavuti dal primo
-spavento, minacciano nella cosiddetta <i>Congiura di
-Roma</i> la sicurezza e la vita di Pio IX, gli offre
-a difesa il suo braccio e la sua spada; a Carlo
-Alberto pare che spunti l'astro da tanto tempo invocato;
-e finalmente il principe di Metternich,
-dubitando per la prima volta in sua vita della propria
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-infallibilità, dice al marchese Sauli: «<i>l'Austria
-era apparecchiata a tutto fuori che a un
-Papa liberale; ora che l'abbiamo, non si può
-più risponder di nulla</i>:» il maggiore omaggio
-che il grand'arbitro della politica europea potesse
-mai rendere a Pio IX.
-</p>
-
-<p>
-Così si procede per quasi altri due anni. Nei
-rapporti immediati fra il Papa e Roma si svolge
-una commedia, che, se mi è lecito il paragone, somiglia
-in punto a quella degli <i>Innamorati</i> del
-Goldoni: smanie, freddezze, ripulse, gelosie, rimproveri,
-esplosioni d'amore, lagrime, abbracciamenti,
-disdegni furibondi, paci tanto più deliziose, quanto
-più tribolate; col solo divario, che l'amore non
-finirà nel matrimonio, bensì nel divorzio per assoluta
-e provata incompatibilità di caratteri.
-</p>
-
-<p>
-Ma intanto: <i>viva Pio IX</i> sarà per un pezzo ancora
-in Italia e nel mondo il grido, che piglierà
-tutti i significati; il grido d'ogni rivolta e d'ogni
-rivendicazione. Con esso insorgerà Palermo contro
-i Borboni; Napoli e Calabria si agiteranno terribilmente;
-Milano e Venezia caccieranno gli Austriaci;
-si udrà sulle barricate di Parigi; echeggierà
-fra le valli e i monti della libera Svizzera
-contro la Lega della Sonderbund; rintronerà negli
-orecchi al principe di Metternich, fuggente dinanzi
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-alla rivoluzione di Vienna; con questo grido sulle
-labbra i soldati di Carlo Alberto varcheranno il Ticino,
-e i volontari dell'Italia centrale passeranno
-il Po per combattere la prima e santa guerra dell'Indipendenza
-italiana; per gli uni questo grido
-vorrà dire libertà, per altri conciliazione della ragione
-colla fede, per altri ancora fratellanza universale,
-per tutti patria e risurrezione nazionale.
-Si usciva da un buio pesto. <i>Viva Pio IX</i> era il
-grido dell'avvenire. Quale avvenire? Nessuno lo
-sapeva, a cominciare da lui!
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><a href="#stati">La politica degli Stati italiani dal 1831 al 1846.</a></td> <td class="pag">Pag. 5</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#vecchia">La vecchia Italia</a></td> <td class="pag">41</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#brigantaggio">Il brigantaggio meridionale durante il regime borbonico</a></td> <td class="pag">73</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#vescovo">Il vescovo d'Imola</a></td> <td class="pag">135</td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Nicomede Bianchi</span>, <i>Storia documentata della diplomazia
-europea in Italia</i>, vol. IV, pag. 55.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale.</i> vol. I.
-Roma, 1870 (Categoria II, § 52), pag. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Memor</span>, <i>La fine d'un regno</i>. Città di Castello, 1895,
-pag. 122.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Zobi</span>, <i>Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche
-avvenute in Italia dal 1859 al 1868</i>. Firenze, 1870, vol. I,
-pag. 146.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Memor</span>, op. cit., pag. 145.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale</i>, già citati,
-pag. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Poggi</span>, <i>Cenni storici delle leggi sull'Agricoltura</i>.
-Firenze, 1845-48, vol. II, pag. 345.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Memor</span>, op. cit., pag. 145.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Memor</span>, op. cit., pag. 146.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Zobi</span>, op. cit., 142.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Poggi</span>, op. cit., pag. 418.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Poggi</span>, id., id., pag. 420.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Poggi</span>, op. cit., pag. 414.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Vedi Memor</span>, op. cit., pag. 340 e seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non ho creduto necessario di riprodurre la lunga
-bibliografia sul brigantaggio meridionale, nè le molte fonti
-cui son dovuto ricorrere. Ringrazio qui solo l'amico Benedetto
-Croce delle notizie e dei dati che mi ha voluto
-cortesemente fornire.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento
-(1831-1846), parte I, by Various
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO ***
-
-***** This file should be named 51399-h.htm or 51399-h.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/5/1/3/9/51399/
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net
-(This file was produced from images generously made
-available by The Internet Archive)
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions
-will be renamed.
-
-Creating the works from public domain print editions means that no
-one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
-(and you!) can copy and distribute it in the United States without
-permission and without paying copyright royalties. Special rules,
-set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
-copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
-protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
-Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
-charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
-do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
-rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
-such as creation of derivative works, reports, performances and
-research. They may be modified and printed and given away--you may do
-practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
-subject to the trademark license, especially commercial
-redistribution.
-
-
-
-*** START: FULL LICENSE ***
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg-tm License (available with this file or online at
-http://gutenberg.org/license).
-
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
-electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
-all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
-If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
-or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
-Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
-collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
-copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
-works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
-are removed. Of course, we hope that you will support the Project
-Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
-freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
-this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
-the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
-keeping this work in the same format with its attached full Project
-Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
-access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
-whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
-phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
-Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
-copied or distributed:
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
-from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
-posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
-and distributed to anyone in the United States without paying any fees
-or charges. If you are redistributing or providing access to a work
-with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
-work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
-through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
-terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
-to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
-permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
-you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
-copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
-request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
-form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
-License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
-that
-
-- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
- owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
- has agreed to donate royalties under this paragraph to the
- Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
- must be paid within 60 days following each date on which you
- prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
- returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
- sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
- address specified in Section 4, "Information about donations to
- the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
-
-- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or
- destroy all copies of the works possessed in a physical medium
- and discontinue all use of and all access to other copies of
- Project Gutenberg-tm works.
-
-- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
- money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days
- of receipt of the work.
-
-- You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
-electronic work or group of works on different terms than are set
-forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
-both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
-collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
-works, and the medium on which they may be stored, may contain
-"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
-corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
-property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
-computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
-your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
-
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
-809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
-keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
-
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
-
-</pre>
-
-</body>
-</html>
diff --git a/old/51399-h/images/cover.jpg b/old/51399-h/images/cover.jpg
deleted file mode 100644
index 7cc105a..0000000
--- a/old/51399-h/images/cover.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/51399-h/images/firma.jpg b/old/51399-h/images/firma.jpg
deleted file mode 100644
index d41b32c..0000000
--- a/old/51399-h/images/firma.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ