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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1831-1846), parte I - Seconda serie - Storia - -Author: Various - -Release Date: March 8, 2016 [EBook #51399] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - - LA - VITA ITALIANA - NEL - RISORGIMENTO - - (1831-1846) - - SECONDA SERIE - - - I. - - STORIA. - - - La politica degli Stati italiani dal - 1831 al 1846. ROMUALDO BONFADINI. - La vecchia Italia. GUGLIELMO FERRERO. - Il brigantaggio meridionale durante - il regime borbonico. FRANCESCO S. NITTI. - Il Vescovo d'Imola. ERNESTO MASI. - - - - FIRENZE - R. BEMPORAD & FIGLIO - CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI - 7, Via del Proconsolo - 1899. - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - RISERVATI TUTTI I DIRITTI - - _Gli editori_ R. BEMPORAD & FIGLIO _dichiarano - contraffatte tutte le copie non munite della seguente firma:_ - - [Illustrazione: firma manoscritta] - - Firenze, 1899. Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46 - - - - -LA POLITICA DEGLI STATI ITALIANI DAL 1831 AL 1846 - -CONFERENZA DI R. BONFADINI - - -Il Congresso di Vienna aveva dato all'Italia un ordinamento -territoriale e politico assai ripugnante alle aspirazioni che la -Rivoluzione francese e i regimi napoleonici vi avevano alimentato. - -Restituendo la corona delle Due Sicilie a quel re Ferdinando che nel -1799 vi aveva esercitato così feroci vendette, la Santa Alleanza non -gl'impose nessuna riserva, nè per gli antichi diritti costituzionali -mantenuti costantemente, in maggiore o minore misura, nell'isola di -Sicilia, nè per le nuove esigenze di civiltà amministrativa, sorte -nella parte continentale del Regno, durante il governo del re Gioachino -Murat. - -Così pure, ricollocando sotto l'autorità del Papa i territorî -dell'antico Patrimonio, le Legazioni, le Marche e l'Umbria, non si dava -a quelle popolazioni nessuna speranza che il vecchio regime sacerdotale -potesse aprirsi a nessun miglioramento di legislazione o di indirizzo -politico. - -Ritornavano in Toscana i principi di Lorena; ed era forse quella la -parte d'Italia meno offesa nei suoi sentimenti, vista l'antica e mite -tradizione di governo di quella Casa. - -Ma i ducati di Modena, di Parma, di Lucca, stabiliti solo per -convenienza di principi e di principesse, rappresentavano la forma -più acre del dispotismo, non temperato da nessuna responsabilità -internazionale, da nessuna rispettabilità dei governanti. - -Due repubbliche di antichissima origine, Genova e Venezia, invece -di essere ricostituite come si ricostituiva quasi ogni cosa nelle -condizioni anteriori al 1796, venivano aggregate a due grossi Stati; -più fortunata Genova, che almeno serviva ad arrotondare uno Stato -interamente italiano; più offesa nei suoi sentimenti e nel suo orgoglio -Venezia, che diventava provincia di un Impero straniero, a cui si -concedeva anche l'ambíto riacquisto della Lombardia. - -La casa di Savoia, meno l'annessione di Genova, rientrava a un di -presso ne' suoi territorî antichi; e per verità dalla Santa Alleanza -avrebbe meritato maggiori riguardi, in ragione dell'aspro trattamento -subíto dal predominio francese e della costante fedeltà da essa serbata -verso i governi di diritto divino. - -Ma il Congresso di Vienna era stato, in ogni sua deliberazione, il -trionfo dei forti. E il Piemonte non aveva potuto uscire più saldo -da quelle stipulazioni, soprattutto per l'ostilità dell'Austria, che -nutriva contro la casa di Savoia una diffidenza intuitiva, paralizzata -ne' suoi effetti maggiori soltanto dalla benevolenza della politica -russa. - -L'Austria poi s'era assicurata una perfetta dominazione su tutte -le cose della penisola italiana, vuoi pel possesso del magnifico -territorio lombardo-veneto, così ricco di prodotti, di abitanti, -di strade e di fortezze, vuoi per la stretta parentela della casa -d'Habsburg con quasi tutti i principi minori d'Italia, vuoi per -l'immensa superiorità delle sue forze militari, accresciuta da speciali -trattati, che ponevano interamente a sua disposizione la politica, le -armi e le polizie dei principati rifatti lungo la valle del Po. - -In complesso, può dirsi che questo ordinamento rappresentava soltanto -interessi di principi e di Case regnanti. Nessun interesse di popolo -v'era stato consultato o contemplato. Fiera de' suoi successi militari -contro il colosso napoleonico, la Santa Alleanza s'era illusa che il -mondo dovesse, d'allora in poi, essere governato dalla sola forza, e -che questa sola meritasse d'avere organismi e guarentigie. - -Non tardò a comprendere di essersi ingannata; ma intanto il suo -inganno servì per molti anni a far persistere il governo austriaco, -suo rappresentante in Italia, nell'uso, anzi nell'abuso della forza: e -così sorse, quasi immediatamente nella penisola, il sentimento della -resistenza contro gli ordinamenti politici e territoriali, imposti -all'Italia dai trattati del 1815. - -Com'è naturale, non avendo mezzi di esprimersi nè colla stampa, nè con -forme di rappresentanza, gelosamente vietate dai regimi ristabiliti, -il malcontento pubblico s'avviò verso i metodi della cospirazione. -Trovatosi ad un tratto come chiuso in una camicia di forza, dopo avere -passato parecchi anni sotto governi inspirati a principî più o meno -tumultuosi di libertà, il popolo italiano non seppe acquetarsi a così -improvviso e così duro mutamento d'istituzioni; molto più avendo la -coscienza di essere stato anche prima piuttosto vittima che complice -degli avvenimenti. Non potendo manifestarsi alla luce del sole, senza -pericolo di prigione o di capestro, cercò le vie sotterranee. E ne -avvenne ciò che avviene di quelle terribili sostanze aeriformi, che, -trovandosi chiuso il passaggio per le viscere della terra, prorompono -e diventano terremoti. - -Di lì quel carattere speciale di monotonia, che impronta di sè la -politica degli Stati italiani, dal 1830, anzi addirittura dal 1815 fino -al 1846. - -Ad eccezione di uno solo, in tutti quegli organismi governativi non -parve penetrare durante tutti quegli anni verun pensiero. Parve anzi -che l'unica ed accanita preoccupazione di quei regimi fosse la guerra -al pensiero, sotto qualunque forma e da qualunque compagine uscisse. -Mentre tante novità sorgevano e si discutevano in Europa, dalla -ricostituzione della Grecia a quella del Belgio, dalle insurrezioni -iberiche all'insurrezione polacca; mentre tante questioni nuove -di amministrazione e di governo balzavano lucidamente dalla virile -eloquenza dei Parlamenti di Francia e d'Inghilterra, in Italia una -sola attività prendeva il posto di tutte, un'attività di spionaggio e -di polizia. Ricostituiti sull'unica base di un interesse dinastico, -quegli Stati non ebbero dunque altro proposito che di mantenere la -base. Purchè la casa del Principe fosse tranquilla e ben provveduta, -l'interesse pubblico non esigeva di più. Se di questa situazione -qualche Principe abusava per uscire dal proprio diritto e violare, -a danno dei sudditi, i doveri della moralità e dell'onestà, l'unica -conseguenza era la necessità di una maggiore oculatezza, talvolta di -una maggiore ferocia negli stromenti di polizia, per reprimere sdegni -legittimi propositi di resistenza. Al postutto, le solidarietà nel -male erano assicurate dall'interesse comune, e su tutte stendeva la -sua indulgenza irresponsabile e sistematica la politica protettrice del -principe di Metternich. - -Nulla dunque distraeva quei ministri di Stato dall'esclusiva cura -di perfezionare i metodi della polizia. E i dispacci di tutti quegli -ambasciatori, quei consoli, quei diplomatici, diretti dalla suprema -saviezza dei Canosa, dei Riccini, dei Lambruschini, arieggiano rapporti -di questura, piuttosto che avvedimenti di uomini politici. Ora si -tratta d'impedire un colloquio sospetto fra la marchesa Camerata e il -prigioniero Duca di Reichstadt, ora di indagare le relazioni personali -dei membri della famiglia Bonaparte in Roma, ora di vigilare perchè -Achille Murat non si muova da Londra per lidi ignoti. V'è perfino -un progetto di deportare tutti i liberali al di là dei mari europei; -progetto che si ruppe unicamente contro la ripugnanza manifestata dai -governi di Torino e di Firenze. - -Centro di tutta questa reazione appassionata ed imprevidente fu -soprattutto il seggio pontificio, sul quale, al principio del 1831, -era venuto ad assidersi, per intrighi austriaci e spagnoli, un monaco -d'illibati costumi, di mente corta e di pregiudizi fanatici, Mauro -Cappellari della Colomba. - -Rappresentato, ne' suoi rapporti di governo, da due personaggi, -egualmente fanatici, il cardinale Bernetti e il cardinale Lambruschini, -tutta la sua vita politica fu una lotta fiera e sanguinosa contro -i suoi sudditi; sui quali fece pesare replicatamente l'onta -dell'occupazione austriaca, richiesta ad ogni stormir di foglia e -accordata anche più volonterosamente che non si chiedesse. - -Di questa politica tutta a base di persecuzioni, di repressioni e di -supplizi, si mostrava fiero censore un forte uomo politico italiano, -Pellegrino Rossi; il quale scriveva al ministro degli affari esteri -di Francia: «Se voi sapeste come tornerebbe agevole soddisfare i -voti di queste popolazioni, senza nulla riversare, nulla snaturare! -Tutta la parte sana non domanda che un poco d'ordine e di buon senso -nell'amministrazione. Che s'impianti un governo assennato, e issofatto -i demagoghi si troveranno isolati e impotenti.» - -Ma questi consigli della ragione, dei quali parecchi governi italiani, -e prima e poi, avrebbero dovuto sentire l'opportunità, non tornavano -a grado del governo austriaco, gran consigliere e gran protettore -di Gregorio XVI; poichè il cardine fondamentale della politica -metternicchiana in Italia fu sempre d'impedire che i principi indigeni -accettassero progressi di legislazione; allo scopo di poter dimostrare -che le provincie amministrate meglio erano quelle governate dalla Casa -d'Austria, e trarne così, agli occhi dell'Europa, titolo a rendere -sempre più durevole e più esclusiva l'influenza austriaca nelle cose -della penisola. - -Sicchè i metodi del Bernetti e del Lambruschini continuavano a -trionfare contro tutti gli sforzi dei cospiratori interni e contro le -timide rimostranze della diplomazia europea. Continuava lo scandalo -delle dilapidazioni e dei favoriti, continuava la preminenza nelle -cose dello Stato ora del barbiere Moroni, ora del colonnello Freddi, -ora dell'agente austriaco Sebregondi, ora del prete Abbo, spergiuro -e infanticida. In questa vergogna di cose s'andava rapidamente -spegnendo ogni prestigio della sovranità temporale esercitata dal -Sommo Pontefice; tanto che, fin dal 1837, l'inviato sardo a Roma, -marchese Crosa, non si peritava di scrivere al conte Solaro della -Margherita: «È qui comune idea fra le persone che spingono lo sguardo -nel lontano avvenire, il pensare che qualora prosegua in questo paese -l'attuale ordinamento di cose, debba col tempo aver luogo qualche -crisi essenziale; e la ipotesi la più plausibile sarebbe quella di -vedere la gran Roma ridotta alla mera supremazia ecclesiastica, non -conservando che l'ombra del temporale....» Il sagace diplomatico -piemontese intravedeva già, fra gli errori e fra gli orrori del tempo, -la soluzione soddisfacente, e, senza confessarlo a se stesso, tradiva -il pensiero che, dalla tribuna parlamentare, avrebbe proclamato, -ventiquattr'anni dopo, Camillo di Cavour! - -Per allora, nulla si mutava e nulla si voleva mutare nello Stato -Pontificio, a cui soltanto avrebbe dato una scossa, di proporzioni -impreviste, il Papa futuro del 1846. Alle potenze europee, preoccupate -di questa perpetua alternativa fra rivoluzioni e reazioni, la curia -romana prometteva riforme, col preciso proposito di non attuarle; e -i diplomatici d'allora si rassegnavano ad essere ingannati, come si -rassegna sempre la diplomazia ad ogni inganno che serva alla pace d'un -quarto d'ora. - -L'Austria entrava ed usciva dai territorî papali come da casa sua; la -Francia occupava Ancona, con gran fracasso di frasi, poi rimpiattava la -sua sterile iniziativa dietro le più umilianti dichiarazioni imposte -dal cardinale Bernetti. Nel tutto assieme, trionfo di prepotenza, di -reazione e d'ipocrisia, da cui la provvidenza storica si preparava a -trarre i germi del fatto nuovo. - -Poco al di sopra o poco al disotto della politica pontificia stava -quella del duca di Modena, Francesco IV; al quale per rifare Cesare -Borgia mancò l'audacia e per rifare Filippo II mancò l'intelligenza. - -Dell'uno e dell'altro però ebbe l'istinto dispotico, le morbose -ambizioni, l'animo freddamente feroce. Regnava da alcuni anni, quando -scoppiò in Francia la rivoluzione del 1830. Una grande illusione s'era -da quel rivolgimento diffusa nell'animo degli Italiani, specialmente -del centro; l'illusione che da Parigi uscisse energico aiuto alle -rivendicazioni liberali d'Italia. Il generale Pepe aveva capitanato -queste illusioni, destreggiandosi presso il generale Lafayette, perchè -accordasse alcuni soccorsi di fucili e di denaro. - -Speranze simili erano penetrate anche in un uomo d'alto animo e di -larghi concetti, Ciro Menotti, modenese e commerciante di professione. -Poco fiducioso in moti popolari di carattere repubblicano, egli non -aveva avuto difficoltà ad aprirsi politicamente col suo principe, il -duca Francesco IV, di cui conosceva la cupa indole, ma di cui aveva -indovinato la segreta ambizione. - -Sfiduciato di ottenere il trono di Sardegna, al quale per tanti -anni aveva rivolto sguardi ed intrighi, Francesco IV suppose che la -rivoluzione di Francia, riaprendo l'èra dei mutamenti italiani, gli -avrebbe forse permesso di ricomporsi un trono più ampio, sui dominî dei -principati vicini. Anche il titolo di re d'Italia pare sia balenato -al suo pensiero. Sicchè, dimentico per un istante de' suoi fanatismi -legittimisti, non respinse i discorsi di Ciro Menotti, che sembrava -poter essere chiamato da prossimi avvenimenti a notevoli influenze -politiche. - -Però il prepotente atteggiarsi dell'Austria e il vacillante programma -dei nuovi governanti francesi, la cui fierezza svampava nella rettorica -parlamentare del generale Sebastiani, fecero accorto l'ambizioso -duca della vanità de' suoi sogni. Sicchè, ritraendosi da' primi -affidamenti, passò, come accade, a feroci vigilanze intorno al Menotti, -di cui aveva sorpreso alcuni andamenti. Il Menotti s'era ingannato -di vent'anni, supponendo maturo un popolo a concetti unitarî e fedele -un principe ad impegni di libertà. Vistosi a un tratto circondato di -diffidenze, dopo le prime larghezze lasciate al suo disegno, non fu -più in tempo a rompere le tese fila, e dovette anzi, per necessità -di salvezza, precipitare lo scoppio. Il 3 febbraio 1831 l'avviso era -dato, e una trentina di congiurati s'erano raccolti in casa Menotti. -Ma l'avviso era giunto contemporaneamente anche a cognizione del Duca, -il quale inviò soldati e cannoni, fece assalire la casa, uccidere -alcuni complici e tradurre incatenato alle sue carceri Ciro Menotti. -È del giorno successivo quel terribile dispaccio di Francesco IV -al governatore di Reggio: «Questa notte è scoppiata una formidabile -rivolta contro di me. I cospiratori sono nelle mie mani. Mandatemi il -boja.» - -Erano questi i pregiati autografi dei principi d'allora. - -Del resto, il trionfo momentaneo delle insurrezioni romagnole e -modenesi non riuscì a togliere una vittima alle vendette del duca di -Modena. Il quale, fuggendo sul territorio austriaco e ritornando dopo -la bufera, ne' suoi dominî, aveva trascinato seco in catene l'infelice -Menotti. Il processo aperto da un tribunale statario contro di lui ebbe -l'esito che non era difficile prevedere. La mattina del 26 maggio 1832 -fu appiccato per ordine dell'implacabile Duca, a cui quell'uomo vivo -rappresentava il rimorso d'una politica equivoca. - -E questa politica fu anche l'unica, fu l'ultima che desse un qualche -rilievo al Ducato di Modena. Il quale era poi cercato con affettata -ignoranza sulla sua carta geografica dal re Luigi Filippo, un po' -indispettito perchè il principe modenese si fosse impuntato a non -riconoscere la sua sovranità. Tempi curiosi, nei quali i principi a -cui una rivoluzione riusciva pretendevano essere accettati da sovrani -legittimi; mentre poi i principi che in un tentativo di rivoluzione -s'erano tuffati credevano disonorarsi riconoscendo principi a cui il -tentativo aveva giovato. - -Meno feroci, anzi punto feroci, perchè l'ambiente non consentiva -ferocia, erano le pressioni esercitate dal gabinetto austriaco sulla -famiglia toscana. - -Nella casa di Lorena non era minore che in tutte le altre d'Italia -la preoccupazione dinastica; ma poichè le miti tradizioni popolari -non incoraggiavano tentativi settarî, quel governo cercava mantenersi -con politica blanda, addormentando piuttosto che urtando, corrompendo -piuttosto che offendendo, cercando di deviare verso istituti di -benessere materiale quelle forze intellettuali bramose d'ideali, che -nel paese sovrabbondavano. - -Era, scrive il Tabarrini «la mediocrità in ogni cosa». Sicchè Gino -Capponi patíva «le fiere malinconie dell'ingegno inerte e costretto». -«Il principato lorenese», afferma Giuseppe Montanelli «faceva -degenerare il popolo toscano». - -Il che non pareva sufficiente alla politica del principe di Metternich, -il quale avrebbe certamente creato delle sètte dove non esistevano, per -darsi la gioia di perseguitarle. Contro il granduca Leopoldo attizzava -la diffidenza fra i potentati europei. Il non vedere erette forche in -quell'angolo d'Italia gli pareva una debolezza, fomite di prossime -rivoluzioni. Quando, nel 1835, il governo granducale mitigò la pena -del carcere ad alcuni condannati per causa politica, l'ambasciatore -d'Austria a Firenze consegnò un dispaccio ufficiale, in cui era detto -che «il Sovrano della Toscana, così operando, incoraggiava il delitto». - -Per una sommossa di studenti nell'Università di Pisa, il gabinetto -austriaco consigliava riformare gli statuti della pubblica istruzione, -sostituendo nella scelta dei professori al criterio della scienza -quello della fedeltà politica. Chiese, e pur troppo ottenne, la -facoltà d'istituire per suo conto un gabinetto nero per l'apertura -delle corrispondenze private. Chiese, e pur troppo ottenne, che si -sopprimesse l'Antologia e si sbandisse da Firenze Niccolò Tommasèo. -Chiese, e pur troppo ottenne, crescendo colle rassegnazioni le -esigenze, che fossero arrestati il Guerrazzi, il Bini, il Salvagnoli, -il Contrucci e parecchi altri, processandoli per aderenze settarie, che -non furono mai potute provare. Perfino il Congresso dei Dotti, tenutosi -in Pisa nel 1844, fu argomento di fieri rabbuffi alla debolezza -del principe che lo aveva concesso. E quel filosofo del maresciallo -Radetzki, scrivendo all'ambasciatore austriaco in Firenze, considerava -il Congresso di Pisa come «un'istituzione destinata a travagliar gli -animi in segreto per gettare le fondamenta dell'opera infernale della -rigenerazione italiana». - -Sicchè non è meraviglia se la politica austriaca avesse anche -immaginato, circa la Toscana, ipotesi più ardite e più avide, quando -pareva che al granduca Leopoldo mancasse la prole. Le manifestava -senza ambagi l'imperatore Francesco al Granduca, dicendogli: «Mi spiace -dirvelo, ma non avvi rimedio; la Toscana diverrà provincia austriaca». -Fortunatamente — guardate di che avverbi deve talvolta servirsi la -storia! — fortunatamente la granduchessa Marianna Carolina morì, e da -un successivo matrimonio Leopoldo ebbe prole maschile. La «provincia» -agognata dall'imperatore d'Austria era destinata a tutt'altra -sovranità. - -Di questa politica toscana, tutta a spinte e controspinte, ebbe per -moltissimi anni la responsabilità principale Vittorio Fossombroni, -spirito arguto, scienziato eminente, uomo di Stato profondamente -scettico, i cui ideali di governo non oltrepassavano i limiti d'un -dispotismo bonario, e che, finite le ore d'ufficio, respingeva ogni -affare, dicendo: «Il desinare brucia, lo Stato no». - -Pure, così scettico com'era, si devono a lui quelle poche resistenze -che oppose la Toscana così alle pretese austriache come alle esigenze -chiesastiche. Sapeva di rispondere ad una vecchia tradizione di -governo locale, equilibrandosi contro Vienna e Roma. Spento lui, -prevalsero sulla fiacca indole del principe lorenese influenze -tortuose e schiettamente retrive. Il suo confessore Balocchi gli negava -l'assoluzione se resisteva alle domande della Corte di Roma; il suo -ministro degli esteri, Hombourg, gli faceva firmare tutto ciò che -piaceva al Gabinetto di Vienna. - -Era con siffatte disposizioni che la dinastia lorenese si affacciava ai -nuovi tempi. Erano queste le forze che preparava per resistere all'onda -mossa dietro di lei da quella pleiade illustre di liberali colti ed -energici, che dai Galeotti, dai Salvagnoli, da Ferdinando Andreucci -giungeva a Gino Capponi, a Ubaldino Peruzzi, a Bottino Ricasoli. - -Ci allontaniamo parecchio da questi nomi scendendo giù per l'Italia -fino a Napoli, dove troviamo quelli di Ferdinando II, del marchese Del -Carretto, di monsignor Cocle, confessore del Re. - -Qui ritorniamo all'antitesi nella sua più cruda espressione; la -prosperità dinastica fondata sulla pubblica umiliazione; i supplizi -correttivi delle cospirazioni; la polizia e lo spionaggio, elementi -dominatori dello Stato. - -La polizia muta, pur rimanendo identica. Vuol dire, cioè, che nel -sogno d'un despotismo più intenso, si cerca perfino di allontanare -l'influenza austriaca, contrapponendovi ora influenze francesi, ora -influenze sarde, purchè aiutino il programma d'una indipendenza del -principato, unicamente volta a intera libertà di oppressione. - -Questo parve essere infatti il pensiero direttivo del nuovo Sovrano, -che saliva al trono l'8 novembre 1830. Ferdinando II, come fu -più tardi giudicato da scrittori senza passione, non era uomo -cattivo, ma sopraffatto da un'indole rozza e volgare. Apparteneva -ad una stirpe regia, per la quale il giurare una Costituzione era -fenomeno altrettanto consueto quanto il ritoglierla. Governava -un'amministrazione, la cui corruttela formava il disgusto di tutti i -diplomatici accreditati presso la Corte di Napoli. Non voleva lasciar -far nulla a nessuno ed era poi così inerte e svogliato, che non -riusciva a far nulla da sè. Si stemperava in motti di spirito, in lazzi -osceni o brutali. Ora toglieva la sedia di sotto alla regina, per farla -sconciamente cadere a rovescio, ora frustava le gambe al cavaliere -Caracciolo di Castelluccio, per vederlo saltare, gridare e piangere. -Quando gli parlavano di modificare le uniformi dei soldati, rispondeva: -«Vestili come vuoi, fuggiranno sempre». Quando gli additavano qualche -ufficiale pubblico, arricchitosi scandalosamente colle concussioni, -diceva: «Preferisco i ladri ingrassati ai ladri da ingrassare». - -Al di sopra poi di tutto questo scetticismo e di tutta questa -brutalità, appariva un furore quasi morboso di comando dispotico. Del -principe di Metternich amava i principî di governo, se non accettava -sempre volentieri i consigli. Al re Luigi Filippo, che lo aveva -timidamente invitato ad allentare un po' le redini della tirannia, -rispondeva senza ipocrisie: «Il mio popolo ubbidisce alla forza e si -curva; ma la libertà è fatale alla famiglia dei Borboni, ed io sono -deciso ad evitare ad ogni costo la sorte di Luigi XVI e di Carlo X». -Non l'ha evitata al suo immediato successore. Dio ha permesso che -gli giungesse all'orecchio, prima di morire, il rombo dei cannoni di -Montebello. - -Con siffatto re e siffatta politica, i destini delle popolazioni -meridionali apparivano chiari; oscillare fra le agitazioni e le -repressioni. - -Sbollite infatti le prime illusioni del nuovo regno, cominciarono i -fenomeni del pubblico malcontento. - -Nel marzo 1831, cospirazione in Abruzzo, due cospirazioni a Napoli nel -1832, cospirazione a Capua e a Salerno nel 1833, insurrezioni nel 1837, -così nell'isola di Sicilia come sul continente. Poi, altra cospirazione -nel 1838, pronunciamento costituzionale in Aquila nel 1841, moto -insurrezionale nelle Calabrie durante il 1843, e finalmente spedizione -dei fratelli Bandiera nel 1844. - -Da tutti questi movimenti uscivano processi, combattimenti, -fucilazioni, esilii; e si disperdevano pel mondo giovani divenuti -poi stromenti vigorosi d'italianità nei successivi periodi, come -Pier Silvestro Leopardi, Carlo Poerio, Giuseppe Massari, Benedetto -Musolino, Giuseppe Ricciardi, Luigi Settembrini, Saverio Baldacchini, -Francesco Paolo Bozzelli. La politica di Ferdinando II, come quella di -tutti i governi persecutori del pensiero, preparava così a sè stessa -gli elementi della sconfitta. Nessuno sa dire che forze d'ingegno -e che virtù di propaganda scompaiano pei supplizi politici; ma le -carceri e gli esilii politici ingrandiscono sempre uomini, che forse, -meno perseguitati, avrebbero avuto minori spinte all'azione e minori -opportunità di rinomanza. Certo, l'eco mondiale dei dolori di Silvio -Pellico, del Confalonieri, del Maroncelli ebbe per l'Austria, come -diceva il Sismondi, peggiori conseguenze che una battaglia perduta. E -la falange di esuli creata dalle persecuzioni politiche di Ferdinando -II rese popolari nell'Europa, che prima non li conosceva, quei nomi e -quegli uomini, da cui trasse Guglielmo Gladstone la coscienza di quella -terribile invettiva, sotto la quale cadde prostrato il governo dei -Borboni di Napoli. - -È una delle leggi storiche più consolanti, una di quelle che più si -ripetono e confermano nel tempo. E se il dispregiarla è carattere -proprio dei regimi dispotici, che alle forze morali non credono e -l'avvenire non curano, sarebbe fatale pei regimi liberali l'obliarne -l'efficacia e la logica. - -Del resto, — ed ora può dirsi — sarebbe stato un grande ostacolo per -lo svolgimento normale del sistema italiano se Ferdinando II avesse -ubbidito a consigli politici di altra natura. Questa tentazione era -passata, nei primi tempi, per l'animo suo: ed anche su lui, come sul -duca Francesco IV, aveva tentato qualche pressione quel manipolo di -liberali che in ogni regione italiana stava all'agguato per indovinare -un principe.... diverso dagli altri. Il pericolo sarebbe stato grave -se, cedendo alle influenze di Luigi Filippo, il re di Napoli avesse -camminato per quella via delle riforme che lo aveva sedotto nei primi -mesi del suo governo. Una iniziativa liberale partita dal mezzogiorno, -negli anni fra il 1830 e il 1840, avrebbe potuto impacciare -l'iniziativa liberale del settentrione e creato fra i patriotti -italiani un dualismo forse esiziale per l'ideale politico. - -Se le cospirazioni furono la ragione o il pretesto per cui la dinastia -borbonica respinse ogni tentazione di liberalismo e si rifugiò paurosa -nell'abbraccio austriaco, bisogna dire che queste cospirazioni hanno -raggiunto il loro scopo. Le ultime soprattutto, perchè in queste -spuntava nuovo e seducente il concetto unitario, a cui Giuseppe -Mazzini, colla sua grande facoltà d'iniziativa, aveva ormai coordinate -tutte le fila del movimento settario, staccandolo dalle antiche -tradizioni di vendette locali. - -Certo, non s'era mai visto prima che un drappello di giovani veneti -chiamasse a rivolta popolazioni napoletane; si sarebbe visto non molto -dopo un generale napoletano chiamato a comandare rivolte venete. Erano -i primi sintomi di quella felice fusione di sentimenti, che avrebbe -dato alle popolazioni italiane un solo vessillo ed un solo programma. - -La generazione contemporanea può discutere liberamente il fenomeno -delle cospirazioni italiane, che sarà argomento di studio, non sempre -facile, per le generazioni venture. Quando un paese, dopo mezzo secolo -d'esercizio, s'è tanto inoculato il vaccino della libertà da credere -piuttosto al diritto di abusarne che alla possibilità di scemarla, può -essere anche impunemente ingiusto verso quei precursori, o efficaci o -semplicemente ingenui, che a metodi diversi hanno dovuto ricorrere. Il -collocarsi col pensiero negli ambienti giuridici, morali e politici del -passato è uno sforzo che non sempre riesce neanche a storici pacati e -desiderosi d'imparzialità. È proprio dell'indole umana giudicare altri -da sè come esaminare i tempi alla stregua dei criteri contemporanei. - -Sugli innumerevoli tentativi di movimento che hanno agitata l'Italia -dal 1815 al 1848 si possono portare giudizi diversi, secondo gli -scopi, secondo gli effetti, secondo gli uomini. Però il tentativo dei -fratelli Bandiera ha ed è giusto che abbia un posto a parte. La povertà -dei mezzi coi quali fu condotto potrà sempre meritare, nell'opinione -dei pensatori austeri, rimprovero di spensieratezza; ma le splendide -idealità a cui s'inspirò quell'impresa, cominciata con tanto amore e -finita con tanta pietà, hanno innalzato il sacrificio all'altezza di -programma politico, ed hanno gettato su tutto il successivo movimento -italiano quel profumo di giovinezza e di poesia, che, anche quando -rimane leggenda, aiuta a render grandi le cose nobili e a mantenere -nobili le cose grandi. - -Ho detto, sul principio di questo discorso, che, ad eccezione di -uno solo, tutti gli organismi governativi italiani respingevano -volontariamente da sè ogni velleità di pensiero. - -L'eccezione, voi l'avete indovinato, deve cercarsi nello Stato Sardo; -che venne pigliando, attraverso molte contraddizioni, il suo preciso -indirizzo, soprattutto dopochè, morto Carlo Felice, senza discendenti -diretti, saliva al trono, il 27 aprile 1831, un uomo, contro il quale -s'è per lunghi anni sbizzarrita un'aspra e ingenerosa polemica, Carlo -Alberto, principe di Carignano. - -È un nome che non può uscire dalla penna o dalle labbra, senza -richiamare ogni animo gentile a profonde meditazioni. Fu nella vostra -città, in Firenze, ch'egli venne a cercare conforto de' suoi primi -dolori; fu il vostro gran cittadino, Gino Capponi, che ne ottenne le -prime confidenze di uomo e di principe. Chi lo ha chiamato Amleto, non -ha riassunto che ima parte dell'anima sua; poichè Amleto ha ucciso di -spada per vendicare la patria, Carlo Alberto s'è ucciso di dolore per -liberarla; Amleto è morto nel dubbio, Carlo Alberto è morto nella fede, -— in quella fede che sul campo di Novara gli aveva fatto indovinare -Vittorio Emanuele II. - -Più nel vero è il marchese Costa de Beauregard che lo chiama _le plus -grand des méconnus_. È infatti questa l'amarezza che gli avvelena -la vita: essere sempre giudicato a rovescio, — essere accusato di -accarezzare sentimenti in diretta opposizione coi suoi. Ha il desiderio -di allargare a' suoi sudditi le funzioni del governo, e lo chiamano -reazionario; dirige tutta la sua politica allo scopo di render -possibile una guerra d'indipendenza, e lo chiamano austriacante; abdica -e muore per rimanere fedele alla sua missione, e lo chiamano traditore. - -Sono le grandi ingiustizie dei contemporanei che la storia è sovente -chiamata a rintuzzare. E dopo cinquant'anni sono ormai già tanto -rintuzzati, che ognuna delle pubblicazioni relative a Carlo Alberto -aggiunge una giustificazione od un elogio per lui, nessuna riesce ad -aggiungergli un biasimo od una colpa. - -Il pensiero politico ch'egli porta al trono e con cui dirige lo Stato -è il pensiero dell'indipendenza italiana. Nè, malgrado le difficoltà -dei tempi, lo teneva talmente celato che non si avvertisse dai ministri -suoi, più invecchiati nel sentimento dinastico e nella tradizione -diplomatica del diritto divino. Quando infatti, sollecito di non -tradir l'avvenire, nominava a suo ministro degli affari esteri un uomo -innamorato delle vecchie forme, il conte Solaro Della Margherita, -questi lasciava scritto fin dal 1835: «Non ebbi d'uopo di grande -scaltrezza per iscoprire, che oltre al giusto desiderio d'essere -indipendente da ogni influenza straniera, egli era fin nel profondo -dell'animo avverso all'Austria e pieno d'illusioni sulla possibilità -di liberare l'Italia dalla sua dipendenza. Non pronunziò la parola di -scacciare i barbari, ma ogni suo discorso palesava il suo segreto». - -Che a questo concetto dell'indipendenza della patria si associasse -l'altro di ingrandire lo Stato, secondo le secolari tradizioni della -casa di Savoia, non è difficile supporlo e non gli procurerebbe -nessun rimprovero dalla storia. Ma dal cauto suo labbro uscì pure una -frase, la quale dimostra che non egoista e non angusta era in lui la -previsione dell'avvenire; poichè all'inviato suo, conte Ricci, che gli -poneva alcune obbiezioni di carattere dinastico, non esitò a rispondere -fin dal 1845: «Conte, la forma dei governi non è eterna; cammineremo -coi tempi». - -Il 1821 e il 1833 furono le due epoche formidabili, che servirono a -tante penne, alcune oneste, per dilaniare la memoria di Carlo Alberto. -Nel 1821, fu detto, _tradì_ i suoi amici, ai quali aveva _promesso_ di -aiutarli nel movimento. Nel 1833 perseguitò i liberali, condannandoli -all'esilio od alla morte. - -Ebbene, a settant'anni di distanza possiamo avere l'animo abbastanza -calmo per esaminare queste due accuse. - -Nessuno ha mai saputo dimostrare che cosa Carlo Alberto avesse -_promesso_ ai cospiratori del 1821 e in che modo quindi li avesse -traditi. - -Bisogna essere bene inesperti di congiure e di rivoluzioni per ignorare -quanto sia facile a cospiratori illudersi sopra una parola o sopra un -gesto, e come sia prepotente, negli uomini che si sono posti, anche -per una causa nobile, fuori della legge, il bisogno di aggrapparsi a -qualunque filo che sembri legarli ad altri e maggiori cooperatori del -loro proposito. - -Gli uomini che s'erano illusi di poter dare nel 1821 istituzioni -costituzionali al Piemonte, erano tutti amici commensali del principe -di Carignano. Se dunque o il Lisio o il Balbo o il Santarosa o il -Collegno, tutti insieme, come pare, disvelarono a Carlo Alberto i -loro vincoli colle società segrete, chiedendogli appoggio per ottenere -promesse liberali dal Re, doveva essere in loro fortissima la speranza -che l'adesione di un personaggio così vicino al trono avrebbe nel tempo -stesso dato guarentigie maggiori al successo della loro impresa e sopra -tutto giustificata in loro un'attitudine, che, da parte di ufficiali e -di funzionari pubblici, poteva sembrare passabilmente arrischiata. - -Quale fu la risposta di Carlo Alberto? Una conferma dei sentimenti -liberali manifestati nell'intimità di antecedenti colloqui; un serio -ammonimento circa l'impossibilità che in quel momento l'impresa -riuscisse; la più esplicita dichiarazione che in nessun caso egli -avrebbe aiutata una soluzione, a cui il Re legittimo fosse contrario. -Si sono potute ammucchiare contro Carlo Alberto centinaia di pagine; -non s'è mai potuto accertare che altre da queste siano state le sue -dichiarazioni. - -Ora, sia che i congiurati abbiano afferrata a volo la prima frase, -dimenticando le altre; sia, com'è più probabile, che il moto li abbia -trascinati, al solito, più in là delle loro previsioni, non avevano -essi il diritto di affermare la complicità di Carlo Alberto in una -impresa, uscita affatto dai limiti, nei quali egli avrebbe potuto -accettarla. - -E se, malgrado gli ammonimenti suoi, la congiura, prorompendo a -rivoluzione, lo poneva nel bivio di diventare un ribelle o di restare -un principe di casa Savoia, chi oserebbe, specialmente oggi, fargli una -colpa d'aver voluto rimaner tale? - -Non egli dunque tradì i congiurati; ma la congiura tradì lui e tutti, -portando la situazione a conseguenze non prevedute, a scopi non -proporzionati ai mezzi militari, finanziari e politici, di cui la -congiura poteva disporre. E, del resto, questo compresero così bene, -dopo le prime amarezze, i congiurati stessi, che poi ad uno ad uno si -raccostarono al principe calunniato, e ridivennero prima ancora del -1848, i più fedeli suoi consiglieri, i suoi amici più cari. Nè a quel -gran sofferente venne mai meno la generosità dell'oblio. Poichè, quando -gli accadde, verso il 1846, d'aver bisogno d'un segretario, offrì -il posto e lo stipendio a quel poeta Giovanni Berchet, che lo aveva, -pei fatti del 1821, flagellato di versi così crudeli. E il Berchet, -declinando con animo commosso l'offerta, diceva all'amico suo Carlo -d'Adda, oggi senatore del Regno: «Darei dieci anni della mia vita per -non avere scritto quei versi». - -E veniamo al 1833. In quell'anno, come è noto, un'altra congiura -politica, a cui non erano pure estranei alcuni ufficiali, era -stata ordita in Piemonte sotto le prime influenze della propaganda -mazziniana, disciplinata nella _Giovane Italia_. Pioveva, come -suol dirsi, sul bagnato; poichè soltanto due anni prima, all'epoca -della proclamazione di Carlo Alberto, una setta repubblicana aveva -reclutato tra le stesse guardie del Corpo alcuni proseliti disposti ad -assassinare il Re. Scoperta la prima cospirazione, il Re fu clemente -e si limitò a chiudere in Fenestrelle il capo della congiura[1]. -Scoperta la seconda, l'atteggiamento diventò severissimo e il Re deferì -i colpevoli al giudizio dei consigli di guerra. Questi procedettero, -secondo l'indole loro, inesorabili e le condanne a morte furono più -d'una. Nessuno affermò che con quelle condanne si fossero violate -le disposizioni della legge stataria vigente, ma tutti deplorarono -che Carlo Alberto non avesse usato più largamente del suo diritto di -grazia. - -E lo deploro anch'io. Però non si può non pensare che questo diritto -di grazia costituirebbe nei nostri codici una bugia, se i Principi -se lo vedessero sotto mano tramutato in dovere; se a loro non fosse -mai lasciata nessuna libertà di considerare i tempi, le circostanze, -le difficoltà dello Stato. Si possono desiderare i Principi sempre -magnanimi; non si possono vituperare i Principi anche severi, se la -giustizia non è offesa dagli atti loro. - -Carlo Alberto si trovava ne' suoi primi mesi di regno. La sua condotta -era gelosamente investigata dagli altri monarchi europei, nei quali non -si poteva dissipare la nube di sospetti, addensata, pei casi del 1821, -intorno a lui. Ebbe egli il sentimento che la severità legale fosse in -quella occasione l'unico modo di uccidere quei sospetti per sempre e -di lasciargli intera l'indipendenza de' suoi movimenti per l'avvenire? -o fu veramente dominato dal pericolo che quei tentativi settarî, -specialmente rivolti contro l'esercito, si riprendessero e scuotessero -nella sua compagine la monarchia, di cui divisava fare più tardi una -macchina per l'indipendenza italiana? - -Certo è che i procedimenti susseguiti a quelle agitazioni parvero -eccedere ogni misura di colpa, e ne restò sulla condotta di Carlo -Alberto lungo rimprovero di liberali. Ci vollero gli eroismi e le -sventure del biennio 1848-49 perchè quelle impressioni rimanessero -interamente dimenticate. - -Del resto, non erano tempi facili, nè pei popoli, nè pei principi; -difficili specialmente per quel principe, che voleva e diede più tardi -al suo popolo istituzioni a cui nessun principe italiano contemporaneo -si rassegnava di buona fede. Al duca d'Aumale, venuto alcuni anni -dopo a visitarlo, Carlo Alberto diceva: «Je suis entre le poignard -des Carbonari et le chocolat des Jésuites». Non è dunque storicamente -giusto il biasimo inflitto dagli scrittori intransigenti alla -contraddizione quasi tragica nella quale oscillò Carlo Alberto, prima -della sua ultima e grande evoluzione politica. Quella contraddizione -poteva essere in parte attribuita all'indole del tempo. Fra il -Metternich, che minacciava di detronizzare Carlo Alberto a beneficio -del duca di Modena, e il Mazzini che s'agitava per detronizzarlo a -beneficio della Repubblica, la via sempre diritta non si vedeva chiara. - -I sovrani hanno, anche più degli altri uomini, il diritto d'essere -giudicati sopra l'insieme della loro vita, non sopra episodi -passeggieri, di cui ordinariamente non si scoprono e non si misurano -che assai tardi le varie responsabilità. - -Nel 1821, un principe d'impulsi subitanei, ma di scarsa previdenza, -avrebbe forse potuto strappare ai pubblicisti del tempo un grido -d'ammirazione, rinunciando ai suoi diritti dinastici per combattere -una battaglia disperata in nome della libertà. Ebbene? quale ne sarebbe -stato l'effetto? ch'esso avrebbe dovuto, dopo la sconfitta, o andare a -morire in Grecia, come Santorre di Santarosa, o trascinare per tutte -le capitali europee l'antipatica figura di un principe spodestato. -Il Berchet non avrebbe scritta la sua fiera apostrofe, ma sul trono -sabaudo si sarebbe assiso il carnefice di Ciro Menotti, e forse -l'Italia starebbe ancora meditando, per secoli, il problema della sua -esistenza. - -Carlo Alberto fu assai meglio inspirato. Affrontò, con mesto animo, ma -con grande energia morale l'ingiustizia de' suoi contemporanei. Scelse -Iddio e la storia a giudici suoi. E la storia certamente gli perdonerà -qualche menda de' suoi primi anni, ricordando la grandezza degli -ultimi; nei quali la sua lealtà non può essere pareggiata che dal suo -ardimento, e la semplicità del sacrificio è in perfetta armonia colla -nobiltà della causa per cui lo fece. - -In questa differenza tra il pensiero politico di Carlo Alberto e -il pensiero, o meglio il metodo politico degli altri principi della -penisola, sta il segreto dell'avviamento che prese la storia d'Italia -dopo il 1846. - -E poichè in una legge storica consolante già ci siamo imbattuti durante -questa passeggiata italiana, vediamo di non isfuggirne un'altra, che -pure al nostro pensiero si afferma. - -È assioma di pubblicisti volgari e di menti isterilite da scetticismo, -essere la politica fondata sulla furberia piuttosto che sulla lealtà, -e doversi respingere dall'arte di governare i popoli ogni miscela di -sentimento o di cuore. Tutto ciò risponde ai dettami di quell'egoismo, -sul quale una falsa scienza sedicente positiva vorrebbe impernare le -novità del mondo. - -Ebbene, la politica dei vari principi italiani dal 1815 al 1848, -fu essenzialmente egoista; una sola, quella di Carlo Alberto, ebbe -virtù di espansione, carattere di altruismo. Questa rimase, trionfò e -trionfa ne' suoi successori; dell'altra non restano più che ricordi, -rattristati dalle catastrofi e illanguiditi dal tempo. In quegli anni -di dolori e di speranze, un solo principe buttò agli eventi la sua -corona per capitanare due guerre d'indipendenza; uno solo giurò la -Costituzione, senza ritoglierla. Che meraviglia se a quel solo l'Italia -s'avvinse, indovinando dalla fede del primo la lealtà non mai smentita -dei successori? - -Non è dunque vero che la modernità debba uccidere gl'ideali per far -vivere gl'interessi. La contraddizione fra gli uni e gli altri è -l'ipotesi d'una dialettica artificiosa, non la formola uscita dalla -logica degli eventi. - -La morale pubblica non può essere, non è diversa dalla morale privata. -Attingono entrambe la loro autorità dal sentimento del dovere, che non -è mai in contrasto coi dettami della virtù. - -Vi riuscirebbe difficile dedurre da qualche deplorabile eccezione che -nella vita privata la disonestà produca dei felici. Potete affermare, -senza tema di smentite, che, nella vita pubblica, la prosperità degli -Stati è in ragione diretta dell'onestà dei Governi. - - - - -LA VECCHIA ITALIA - -CONFERENZA DI GUGLIELMO FERRERO - - -Mezzo secolo addietro la vecchia Europa sentì a un tratto tremarsi -sotto la terra. In un impeto di audacia, che anche oggi, dopo tanti -anni, sembra a noi miracoloso, gli uomini insorsero quasi dovunque -contro l'ordine che si diceva costituito per volere di Dio; e, in pochi -mesi, i governi più antichi rispettati e temuti parvero distrutti per -sempre o vicinissimi all'estrema rovina. - -Questa rivoluzione del grande anno, unica in apparenza, fu in realtà -molteplice; perchè ogni popolo meritò un premio suo, con le proprie -audacie rivoluzionarie. In Italia i rivolgimenti del 1848 parvero -mirare specialmente alla liberazione nostra dalla signoria straniera; -ma chi fruga un poco addentro nella storia della società italiana, -dal 1830 al 1848, vien fatto di accorgersi presto che, sotto la guerra -tra austriaci e italiani, si nascose allora, come dopo, il conflitto -tra una società che esisteva e l'idea, il disegno, il proposito di una -società nuova. Non è possibile comprendere la storia italiana di questo -ultimo mezzo secolo, se non si comprende il carattere sociale della -rivoluzione del 1848; ma la natura di questo terribile rivolgimento si -può a sua volta capire solo studiando la società della vecchia Italia -dal 1830 al 1848; nella quale maturò la discordia, che doveva scoppiar -poi nella aperta guerra durata dal 1848 al 1870. - -La vecchia Italia era uno degli ultimi avanzi, e dei meglio conservati, -della vecchia Europa aristocratica e teocratica, nemica di quel -complesso di cose materiali e morali, che noi chiamiamo la civiltà -moderna. I diversi governi ricostituiti in Italia dopo la caduta di -Napoleone si affaticarono intorno a una impresa di conservazione, empia -e stolta secondo le idee nostre, ma alla quale non mancò una certa -avvedutezza e coerenza, derivatale dall'aver quei governi capito quale -sia il primo principio dell'arte di conservare gli Stati; che cioè le -istituzioni non durano a lungo, se le idee degli uomini non restano -eguali; e che gli uomini mutano tanto più facilmente di idee, quanto -più sono mutevoli le condizioni della loro esistenza. L'instabilità -delle idee e delle istituzioni, e l'instabilità dei destini individuali -e delle fortune si accompagnano sempre, come gli effetti alle cause; -sono ambedue i segni esteriori della interna elaborazione vitale -delle società che si rinnovano; onde la vera politica conservatrice -deve cercare di distruggere questa plasticità vitale della società, -quasi direi pietrificandola in tutti i suoi organi. L'opera a cui -attesero principalmente i governi italiani dal 1830 al 1848 fu quasi -di pietrificare tutti gli organi della società italiana, per modo -che questa non fosse più un animale vivente, capace di malattie e di -guarigioni, di crescite e di invecchiamenti; fu di mummificarla per -sempre in una forma morta, tenendola lungamente immobile entro un bagno -di ignoranza, di bigottismo, di pregiudizi e anche di virtù modeste e -di ragionevoli saviezze. - -Le virtù modeste, le ragionevoli saviezze che dovevano essere tra -i primi elementi di conservazione della vecchia Italia, furono la -semplicità e parsimonia del vivere, universale in Italia sino al -1848; in una società nella quale i bisogni erano meno numerosi e le -spese di apparenza minori che nella nuova. Le città, salvo qualche -monumento di lusso pubblico, qualche teatro, qualche chiesa, qualche -palazzo gentilizio, erano costruite dimessamente; strette le vie; pochi -e miseri i giardini; trascurata la pulizia e ogni altra cosa nelle -strade; scarsa la luce di notte. Gli uomini erano contenti di vivere -in case più piccole, più buie, nelle quali parevano lussi molte cose -che ormai sono diventate bisogni volgari. Tutto era solido e durevole: -le mura delle case, granitiche e secolari; la mobilia robustissima, -costosa ma capace di servire a molte generazioni; i vestiti, tagliati -in stoffe solidissime, che passavano di padre in figlio e facevano -parte dell'asse ereditario. La spesa per il mantello ricorreva una -o due volte nel corso di una esistenza; nè era ancor noto il moderno -divenire continuo della moda. Il commercio non conosceva ancora quelle -teatralità goffe, quelle grandiosità posticcie, quella prodigalità -burlesca di ori e marmi falsi, quel barocco da poco prezzo che hanno -ridotte le vie delle nostre città grandi a orribili imposture della -bellezza, grandezza e ricchezza. I caffè e le botteghe erano in stanze -piccole e basse, come se ne vedono ancora a Venezia e a Mosca, i -caffè soprattutto non arieggiavano a falsi fôri romani, ad Alambre di -cartapesta. - -Anche i bisogni erano molto meno numerosi. Pochissimi i giornali; pochi -i libri e letti solo da un piccol numero; rari i viaggi. Nè ferrovie -nè tranvai. I signori avevano le ville per l'estate nei pressi della -città stessa dove abitavano. Le alpi non erano state ancora inventate; -pochi i luoghi di bagnature celebri, poche le acque e famose per una -reputazione di secoli. Non esistevano ancora le macchine da cucire, -le biciclette, il gaz illuminante, il petrolio; non si conoscevano -ancora gli innumerevoli prodotti chimici, quei surrogati e quelle -falsificazioni, che hanno poi tanto complicata e popolata di insidie la -nostra esistenza. Un uomo si faceva fare il ritratto, forse una sola -volta durante tutta la sua vita. Il vivere insomma era più semplice -e rozzo, ma anche più schietto; i divertimenti erano pochi di numero, -lo _sport_ ancora in fasce; le abitudini dei figli ripetevano quelle -dei padri, che a lor volta avevano ereditate quelle dei nonni. Una -generazione passava, prima che un nuovo bisogno si fissasse nelle -abitudini di tutti; lo spirito della tradizione reggeva la famiglia e -la vita privata, come il governo dello Stato. - -Non crediate che, riferendosi a cose così umili, queste considerazioni -siano futili. Esse hanno invece una importanza capitale: perchè la -differenza essenziale tra la vecchia Europa e la nuova, tra la vecchia -e la nuova Italia, il mutamento essenziale da cui derivarono gli -altri fu proprio questo: che nella vecchia Europa ed in Italia vigeva -un tenor di vita semplice, con bisogni sempre eguali o lentamente -crescenti; nella nuova, un tenor di vita con bisogni crescenti -indefinitamente e rapidamente. Un governo unitario ha potuto alla fine -costituirsi in Italia, perchè trovò un sostegno in questa nuova maniera -di vivere, divenuta comune nel popolo dopo il 1860; mentre gli antichi -governi avevano capito che non avrebbero potuto reggersi a lungo, se le -antiche forme del vivere, semplici e parsimoniose, sparivano; e avevano -in vari modi cercato di salvare i loro popoli dalla seduzione della -nuova civiltà, che prosperava in Inghilterra e in Francia. - -Molti furono i mezzi; primo tra tutti, la oppressione della classe -che sola poteva farsi veicolo della nuova civiltà forestiera, la -borghesia istruita; oppressione esercitata per mezzo di una curiosa -alleanza della aristocrazia e del popolino. I re si fecero i tutori -della canaglia; l'aristocrazia, che rappresentava la ricchezza -fondata sulla proprietà della terra, la devozione alla Chiesa e alla -monarchia assoluta, l'orgoglio gentilizio che vuol sovrastare alle -capacità personali, prese a proteggere l'infimo popolino, a mantenerlo -grasso e ignorante. Madre per la plebe, la monarchia aristocratica -era invece matrigna per il ceto medio; che essa cercava di umiliare -in ogni modo, impedendogli di crescere, di imparare, di arricchire; -consentendogli appena di vivacchiare oscuramente, con l'elemosina di -magri impiegucci o con l'esercizio di professioni, ma a condizione di -andare a messa e di esser fedele al re: permettendogli al più di darsi -a studi punto malsani e pericolosi, come decifrare iscrizioni latine o -annotare vecchi testi di lingua. A elaborare questo disegno bizzarro -di una società aristocratica e plebea, fanaticamente conservatrice -in ogni cosa, più che ad altro, hanno faticato, nei diciotto anni -che precedettero il 1848, gli Stati italiani, dall'Austria a quel -Ferdinando II, tipo curioso di re ingegnoso e ignorante, abile e -ingenuo, che ha impersonato forse meglio di ogni altro sovrano questa -idea dello stato monarchico lazzaronesco. - -Quei 18 anni furono infatti il momento della suprema fatica, per i -governi della vecchia Italia. Correvano i tempi in cui cominciavano -a fiorire in Inghilterra e in Francia i nuovi commerci e la nuova -industria meccanica, che hanno contribuito tanto a convertire l'antico -tenor di vita modesto e tradizionale, nel nuovo, sibaritico e con -bisogni sempre più numerosi; che hanno mutato l'antico assetto -delle fortune, rese labili tutte le ricchezze, ridotta l'essenza -della società moderna a un divenire continuo. Per queste ragioni -gli antichi governi, soprattutto l'impero d'Austria e il regno -delle Due Sicilie, si adoperarono a strozzare in culla le nuove -industrie e i nuovi commerci. Non era lecito aprire un opificio senza -permesso speciale del governo; ma le formalità erano tante, tante le -condizioni, le restrizioni, i rinvii, le diffidenze e le cautele delle -amministrazioni, che introdurre una industria nuova era quasi così -difficile come costituire una società segreta. Inoltre, come sempre -succede, la legislazione improntava di sè il sentimento pubblico, il -quale era portato a riguardare con diffidenza ogni impresa industriale. -Così in Lombardia si notano, sino al 1848, solamente progressi -agricoli, nella coltivazione del gelso, ad esempio; ma nessun progresso -industriale[2]. Ancor più ostinata fu la resistenza del governo -borbonico, che durò sino all'ultimo; onde le concessioni industriali -di quegli anni si possono contare tanto sono poche; e qualche volta -sono motivate con ragioni bizzarre, che mostrano l'intima natura di -quel governo; come quel permesso dato al marchese Patrizi, nel 1858, -di costruire due molini sul Sebeto, ma a condizione di far dire un -certo numero di messe in suffragio delle anime dei terrazzani. E la -concessione era data, dice espressamente il decreto, «avuto riguardo ai -vantaggi spirituali degli abitanti di quella pianura»[3]. - -Dallo stesso ordine di idee nasceva la politica doganale della vecchia -Italia, anche essa uno dei tanti processi di pietrificazione applicati -alla società italiana. A differenza dell'Italia contemporanea, gli -Stati italiani di prima del 1848 fecero libera la importazione del -grano; o la tassarono di diritti minimi, imposti per fini fiscali, -non per favorire come si fece dopo un «ordine privilegiato dalla fame -pubblica.» Così la Toscana, che nel 1842 aveva stabilito un leggero -dazio sul grano, sopravvenuta la carestia nel 1846 lo abolì senza tanto -cavillare e tergiversare, come fece, cinquant'anni dopo, un altro -governo; perchè il popolino doveva vivere ben pasciuto; le derrate -dovevano vendersi a prezzi vilissimi; i pericoli delle carestie esser -ridotti a meno che si potesse da saggie misure di previdenza pubblica. -Il Duca di Modena accumulava nei granai pubblici, durante gli anni -di abbondanza, per sovvenire al popolo negli anni magri, e salvarlo -dagli usurai e dalla fame. Pane in piazza, era il primo principio di -quell'arte antica di Stato. - -Ma al liberismo agrario corrispondeva un fiero protezionismo -industriale, soprattutto negli Stati austriaci, nel regno delle Due -Sicilie e nello Stato pontificio. Nel 1846 un cardinale dichiarava in -Roma allo Zobi che la libertà di commercio e il giansenismo erano due -forme di errore sorelle; tanto è vero che il solo Stato che inclinasse -un poco alla libertà di commercio, la Toscana, era quello che aveva -dato motivo di maggior scandalo, con le inclinazioni di alcuni suoi -prelati agii errori del giansenismo[4]. La libertà di commercio era -considerata come una teoria funesta allo Stato; ciò che ci spiega -facilmente come mai l'Italia rivoluzionaria sia stata tenuta al fonte -battesimale del libero scambio; fede dalla quale essa doveva fare così -presto apostasia. - -Sennonchè il protezionismo industriale della vecchia Italia era ben -diverso dal protezionismo industriale dell'Italia contemporanea. -Questo è la conclusione di una politica nello stesso tempo oligarchica -e rivoluzionaria, plutocratica e sovvertitrice; che aggrava la -disuguaglianza delle fortune; che affretta la formazione di una -oligarchia di milionari e di un proletariato industriale ammucchiato -e turbolento al nord dell'Italia; che porta con sè l'aumento dei -bisogni, la crescente costosità della vita, la universale avidità -del denaro, l'idolatria delle apparenze, la dissoluzione morale delle -classi medie, la miseria delle plebi rurali, la fermentazione di tutti -gli spiriti di progresso e di rivoluzione, di tutte le audacie buone -e cattive, l'instabilità sociale, la contradizione tra i desiderii -e la realtà, lo sforzo violento della invidia che tenta colmare -l'abisso tra gli uni e l'altra.... Il protezionismo della vecchia -Italia era invece un procedimento di mummificazione della società; -mirava a salvare l'antico artigianato dalla concorrenza delle grandi -manifatture inglesi e francesi, l'antica semplicità del vivere dalle -seduzioni alla nuova varietà e molteplicità dei consumi. L'industria -era allora in Italia esercitata da un ceto di artigiani, lavoranti -in casa o in piccoli laboratori; e il commercio dei manufatti era -quasi un privilegio ereditario di poche famiglie di mercanti. Un -ceto operaio ignorantissimo, che si serviva di un macchinario rozzo, -che applicava ostinatamente una tecnica tradizionale; nemico, per -stupidità e misoneismo, di qualunque ragionevole novità industriale; -quasi dovunque violento e facile al sangue, tale era la popolazione -urbana nella vecchia Italia. Questi artigiani fabbricavano cose di -qualità buona ma costosissime, perchè la rozzezza della tecnica era -causa di un grande spreco di lavoro; in compenso però essi stessi -erano un popolo di grandi fanciulli, violenti, imprevidenti, ignoranti, -fanaticamente conservatori, pronti al coltello, che potevano facilmente -esser governati da un regime di beneficenza e di terrore alternati. -Difatti, proprio in mezzo a questo popolino, che odiava ogni cosa -nuova, la vecchia Italia trovò quei settari che, specialmente negli -Stati della Chiesa, pugnalavano i campioni delle idee liberali. I -vecchi governi italiani erano dunque portati dalla forza stessa delle -cose a proteggere questo ceto di pretoriani del vecchio regime; onde, -quando la industria forestiera cominciò, tra il 1831 e il 1848, a voler -portare in Italia, contro la solidità tradizionale e costosa dei lavori -dell'artigianato, la brillante caducità a buon mercato delle cose sue, -studiando di comunicare al pubblico quella volubilità di gusti divenuta -ora universale, i governi corsero subito al riparo, inasprendo il -protezionismo. - -Di questa politica che rendeva difficili le rivoluzioni industriali -e commerciali, era ad un tempo conseguenza e parte integrante tutta -l'opera sociale e morale di quei governi, intesa a mortificare -una delle passioni, cresciuta poi a dismisura nella nuova Italia, -come nella nuova Europa: la cupidigia dei subiti guadagni. Il -_self-made-man_ non era punto l'eroe di quella società, nella quale lo -Smiles, il Plutarco dell'êra borghese, sarebbe stato giudicato autore -di libri malsani, atti a corrompere l'immaginazione e il cuore dei -giovani. La società della vecchia Italia era come una chiesa antica -e venerabilissima, nella quale tutto è stato santificato dalla pietà -dei fedeli; le lampade vecchie di secoli, le pietre del pavimento -sconnesse e logorate da milioni di piedi, dove nulla si può toccare -senza commettere sacrilegio; onde la virtù vera consisteva a quei tempi -in rassegnarsi al grado di fortuna toccato in sorte nascendo, in saper -rimpiccolire in ogni modo il proprio essere. Lo spirito di avventura, -la ambizione di ingrandire sè e la propria fortuna, l'energia personale -che vince gli impedimenti della nascita oscura; tutte queste che poi -furono considerate come le prime virtù dell'uomo sembravano allora -tentazioni del diavolo, perchè contenevano un principio di rivolta -contro l'ordine delle cose vigente. - -Così si capisce perchè la vecchia Italia si sia mostrata tanto -diffidente contro le nuove banche che si fondavano in Inghilterra e -in Francia; e si sia contentata di conservare gli storici banchi del -medio evo, istituzioni mirabili e prettamente italiane, ma che potevano -soltanto bastare alla conservazione di traffici tradizionali, non -al crescere di un nuovo commercio. È curioso a questo proposito che -il trapasso alle istituzioni bancarie moderne sia segnato in Italia -dal cambiamento di sesso della parola che le indica, che da _banco_, -come era nel vecchio italiano, diventa _banca_, alla francese. Basti -dire che non ci fu mai modo di persuadere Ferdinando II a fondare -una sola succursale del Banco di Napoli fuori di Napoli, salvo due -casse istituite nel 1843 a Messina e a Palermo, neanche quando il -Banco aveva nel suo tesoro più di 120 milioni[5]. Così successe che -tra il 1830 e il 1848 l'Italia godè di una inutile abbondanza di -capitale, che giaceva ozioso, nascosto in fondo alle calzette, sotto -i materassi e sepolto nei forzieri. La popolazione era più scarsa; -la terra rendeva discretamente; i governi sprecavano poco; il vivere -era meno caro perchè più povero di bisogni: l'Italia poteva così -risparmiare: ma gli impieghi industriali e finanziari essendo pochi, il -capitale ristagnava. Erano intatti gli anni in cui a Torino si dovevano -puntellare le vòlte della tesoreria, perchè i sacchi di marenghi non -le sfondassero; i tempi in cui in Lombardia i proprietari di terre -mutuavano facilmente al 4% senza ipoteca, onde prima del 1848 si -poterono dissodare molte terre e diffonder per la Lombardia la coltura -del gelso e l'allevamento dei bozzoli[6]; erano i tempi in cui, intorno -al 1840, Leopoldo II si risolveva a intraprendere la bonifica della -maremma, specialmente in considerazione di una grossa somma di denaro -che dormiva nelle casse del tesoro, e che parve giusto di impiegare in -qualche modo[7]. - -Insomma nessuno aveva ancora gridato all'Italia la frase del Guizot, -la parola della nuova alla vecchia Europa: _Enrichissez-vous_. Gli -incantesimi spesso pericolosi con cui la borghesia degli affari è -riescita a svegliare dal lungo sonno e a far prorompere di sottoterra -le fontane della ricchezza, erano ancora ignoti o detestati. I grossi -mercanti di prima del 1848, la prosperità delle cui case era spesso -opera di molte generazioni, consideravano le cambiali un poco come i -ponti che il diavolo delle leggende costruisce sopra gli abissi; che -da lontano paiono solidi, ma quando il peccatore orgoglioso ci monta -sopra, il ponte sparisce in niente e il peccatore precipita. Firmare -una cambiale era per essi quasi un disonore. Eguale prudenza, e, -diciamolo pure, prudenza onesta ben maggiore di quella che la nuova -Italia ha mostrato, usavano i governi di allora nel trattar la moneta -pubblica; in modo che essa non fu mai falsificata e adulterata da -nessuno di quei disonesti artificii, che divennero dopo così comuni. -La vecchia Italia usò sempre moneta d'argento e d'oro; e nel regno -delle Due Sicilie le fedi di credito del Banco di Napoli, come allora -si chiamavano i biglietti, valevano più dell'oro, come succede ora ai -biglietti della banca imperiale germanica, ma come non è mai successo -ai biglietti di banca della nuova Italia[8]. - -Questo differente stato morale della vecchia Italia si manifesta -mirabilmente nella corruzione amministrativa di allora, così diversa -da quella presente. Gli alti funzionari di allora erano quasi tutti -nobili e ricchi, che amministravano per onore e che per un senso di -probità e fierezza gentilizio non rubavano, ma lasciavano invece per -buon cuore rubacchiare i piccini, che non potevano fare gran danno e -che così si ingegnavano a viver meglio; mentre nella amministrazione -borghese successa dopo, più colta ma formata da una classe in cui erano -stimolate tutte le ambizioni e tutte le cupidigie, i piccoli doverono -rispettare i centesimini, ma i grandi rubarono i milioni.... In questo -consiste tutta la filosofia della storia del Banco di Napoli. Sotto il -governo borbonico i piccoli impiegatucci del Banco si ingegnavano per -spillar qualche quattrino dai clienti rendendo quei piccoli servigi -che un impiegato può rendere ai clienti di una grande amministrazione; -spesso anche trascuravano il loro ufficio per altri lavori. Ma -l'amministrazione del patrimonio, affidata a grandi personaggi, era -così rigorosa, le regole per gli sconti così severe, e così osservate, -che dal 1818 al 1861 sopra una media annua di 69 milioni di sconti e -prestiti su pegno, le perdite furono in media di 65,000 lire l'anno[9]. -Dopo il 1860 gli uscieri e gli scribi poterono ingegnarsi meno; ma si -ingegnarono troppo intorno al Banco altri amministratori, ben più avidi -e malefici. - -È facile capire come questa corruzione spicciola contribuisse a -conservare lo Stato, perchè giovava agli umili e non metteva a -repentaglio la prosperità pubblica. Cotesta era una corruzione -conservatrice; mentre quella che successe poi fu una corruzione -rivoluzionaria, che generando la miseria di molti, mettendo in mezzo -alla società lo scandalo di poche grandi fortune fatte col furto, -dissestò la fortuna pubblica e turbò il senso morale del popolo e fu -uno stimolo a desiderare forme più perfette di Stato. - -Se dunque anche la corruzione amministrativa contribuiva alla politica -della stabilità eterna, che fu propria della vecchia Italia, la -politica intellettuale le portò il compimento. Che la vecchia Italia -fosse poco amica della istruzione popolare è notissimo, e lunghe -dimostrazioni sarebbero inutili, se anche nella Toscana, che pure -tra il 1830 e il 1848 fu il più civile degli Stati italiani, si -trovavano dei borghi di 10,000 abitanti senza scuole[10]. Sennonchè -questa politica intellettuale, fatta di semplice astensione, era -possibile rispetto al popolino, che poteva restare illetterato e -ignorantissimo; ma non rispetto alla classe media e all'aristocrazia, -che qualche cosa dovevano pure studiare, per la necessità stessa -della loro funzione sociale. Che cosa poteva dunque esser dato a -studiare a costoro, tra il 1830 e il 1848, senza che gli studi fossero -veicolo di idee empie, stimolo di ambizioni malsane? I vecchi governi -avevano stabilito censure più o meno rigorose; ma tutti sanno che il -contrabbando delle idee è il più facile di tutti. Perciò quei governi -apprestarono un'altra difesa, più potente: l'istruzione classica, con -carattere specialmente letterario. Nelle scuole frequentate dalla -classe media e dalla aristocrazia (collegi, il maggior numero, e -sempre con ecclesiastici per insegnanti) si insegnavano soprattutto -il latino e l'italiano: si insegnavano bene, ma non si insegnava -altra cosa. I nostri nonni imparavano davvero a leggere il latino e a -scrivere l'italiano, l'italiano pretto dei classici, la pura lingua -letteraria, la cui tradizione era conservata con molto zelo nelle -scuole dei vecchi governi, anche di quelli stranieri, come l'austriaco. -Fedeli in tutto alla tradizione, i vecchi governi erano in filologia -puristi: cosicchè sino al 1848 tutte le scritture degli uomini colti -furono scritte in pretto italiano, dalla requisitoria del poliziotto -austriaco che voleva mandare sul patibolo il Confalonieri, ai libri -dei medici, degli scienziati, degli eruditi. La rivoluzione nazionale -imbarbarì poi la lingua in quel gergo bastardo in cui oggi si scrive -ogni cosa: le leggi, i giornali, il maggior numero dei libri, e dal -quale bisognerà trar fuori una nuova lingua letteraria, nostra e bella, -viva e limpida, che non sia nè la lingua arcaica ora in uso in una -certa letteratura, nè il miscuglio fangoso in cui si appesantisce il -pensiero del maggior numero degli altri scrittori. Era quella dunque -una coltura tutta letteraria, che insegnava a curare una forma la quale -doveva restare vuota di ogni contenuto di idee vive e di cui il maggior -numero degli uomini colti del tempo si accontentava; perchè gli uomini -si appassionavano per le questioni sostanziali nei tempi di rapidi e -molteplici mutamenti sociali, per le questioni formali nei tempi di -universale osservanza delle tradizioni. D'altra parte l'educazione -puramente letteraria, il culto della forma, il classicismo, cioè -l'ammirazione delle opere antiche professata secondo certi canoni -fissi, convengono interamente a una società che vive di tradizioni, -perchè sono una scuola eccellente dello spirito di conservazione. Gli -uomini hanno immaginato mille prigioni per serrarci dentro la infinita -energia espansiva e sovvertitrice del pensiero umano; le carceri, la -povertà, l'infamia, la morte; sempre invano però! perchè una sola è -la prigione capace di contenere il pensiero: il carcere di formole -irrigidite, la gabbia di parole che hanno perduto il loro significato, -il sepolcro di antiche scritture ormai vuote di senso. Dal momento in -cui le classi colte di un paese si danno a curare la propria lingua -come una lingua morta e a lavarne continuamente il cadavere; quando -esse prendono a considerare certi capolavori della loro arte antica -come i tipi perfetti soli ed eterni della bellezza, che si devono -ricopiare indefinitamente, senza tentar cose nuove che sono di per -sè inferiori alle antiche, il loro spirito si chiude alle novità -sostanziali, ripugna ai rivolgimenti ideali che precedono o almeno -accompagnano i rivolgimenti sociali. Il Settembrini si meravigliava che -il governo borbonico lasciasse il Puoti, il celebre purista di Napoli, -insegnare a 300 giovani l'amore dei trecentisti, dimostrando ancora -una volta la nobile ingenuità del suo animo e la abilità del governo -borbonico; il quale sapeva che quei limatori di aggettivi, quei futuri -puristi che sarebbero caduti in convulsioni a udire un francesismo, -sarebbero stati quasi tutti buonissimi conservatori, salvo pochi così -perversi che sarebbero usciti liberali anche dalla educazione del più -fanatico prete. In un certo senso, i più formidabili baluardi della -vecchia Italia contro l'avvenire erano allora l'Accademia della Crusca -e la Rettorica di Aristotele; perchè gli studi letterari servirono -fino al 1848 a cristallizzare le idee degli Italiani, come lo studio -del Corano serve a cristallizzare quelle dei Turchi. Negli studi della -letteratura classica si preparava il personale delle amministrazioni -italiane di quei tempi, come adesso con lo studio del Corano si -prepara la burocrazia turca; e così quel personale riesciva facilmente -pieno di un fanatico spirito conservatore, che metteva in armonia -l'amministrazione con il governo. - -Infine la vecchia Italia trovava le ultime seduzioni alla neghittosità -sociale, nella universale pigrizia e gaiezza. La vecchia Italia era -poco laboriosa e allegra; sapeva asciugar presto le lagrime e non -conosceva quegli esaurimenti ereditari che hanno tanto incupito, dopo, -il carattere italiano. I proprietari abbandonavano le terre ai fattori -e ai coloni, non passavano in campagna che qualche mese di autunno, ma -non per sorvegliare i contadini in un lavoro di cui essi del resto non -sapevano nulla, ma per convitare gli amici e divertirsi; poi tornavano, -alle prime nebbie invernali, in città, a oziare tra il caffè, la -piazza, il salotto e il teatro. Un principio di rivolta contro questa -neghittosità si nota qua e là tra il 1830 e il 1848; ma sono voci -solitarie che ammoniscono un popolo di sordi. Nel 1845 si istituisce -a Ravenna una società di agricoltura, di cui fu presidente il conte -Pasolini; tra il 1840 e il 1848 si discusse molto in Toscana nella -Accademia dei Georgofili, e il Salvagnoli rimproverò aspramente ai -«possidenti di ogni classe» la loro «vita oziosa e improduttiva»[11]; -anzi il marchese Cosimo Ridolfi volle dare un esempio, ritirandosi -sulle sue terre a istruire i contadini[12]. Proposito ed esempi -singoli, che non trovavano imitatori, mentre la classe media — -professionisti e impiegati — imitava l'ozio dei grandi, lavorando -dolcemente, attendendo soprattutto al teatro, al giuoco del pallone o -del biliardo. Il popolino degli artigiani applicava per conto suo un -regime igienico di lavoro, senza intervento di ispettori governativi e -di leggi sociali, ribellandosi a ogni disciplina rigorosa di lavoro, -prolungando al lunedì le baldorie della domenica, osservando tutte -le feste sacre e profane.... Innumerevoli erano del resto le feste -di rito, quelle in cui i lavoranti riposavano, i mercanti chiudevano -bottega, gli impiegati e gli scolari restavano a casa: tutti i momenti -interveniva dal cielo qualche santo o santa a concedere per un giorno -amnistia da quella pena del lavoro, a cui Dio condannò l'uomo nel -paradiso terrestre. Forse solo la Turchia può oggi esser paragonata -alla vecchia Italia, come società in cui le feste si seguano fitte, -e in cui la vacanza sia una delle istituzioni cardinali dello Stato. -L'ozio infine era tanto considerato come la condizione regolare della -vita, che la vecchia Italia tollerava con indifferenza torme immense -di mendicanti. L'elemosina era, nella vecchia Italia, una istituzione -sociale organizzata da usi e leggi nelle case dei ricchi, nei conventi -e nel governo, in grazia della quale prosperava un numerosissimo ceto -di mendicanti. Nelle grandi città, nelle medie, nelle piccole, nelle -grosse borgate di campagna vivevano torme di proletari oziosi, senza -terra, senza arte, senza volontà di lavorare; vagabondi un poco per -necessità, un poco per elezione; che si facevano nutrire e vestire dai -ricchi, dai conventi e dal governo; che si aiutavano con furtarelli e -professioni immonde, quali il lenocinio e la prostituzione[13]: torme -superstiziose e violente che i governi accarezzavano e fustigavano, che -a più riprese aizzarono sui novatori: vero semenzaio di criminali, che -provvedeva il miglior personale alle bande di briganti, numerosissime e -audacissime nelle campagne di quasi tutta Italia; e alle associazioni -di malfattori, a volte, come la camorra, potentissime nelle città. -Questa miseria oziosa, palude di abiezione che la nuova Italia, riescì -in parte a prosciugare, non pareva ai vecchi governi dovesse esser -curata, cercando di indurre quei vagabondi al lavoro; essi si credevano -invece tenuti a sovvenir loro con le elemosine, a incoraggiarne cioè le -inclinazioni all'ozio. - -Tempi bizzarri! Perfino le ferrovie, che proprio in quei tempi -cominciarono a comparire in Italia, non furono, prima del 1848 e -specialmente nel regno delle Due Sicilie, che un pretesto di elemosine -al popolino. Pochi fatti possono far meglio capire la natura di quei -vecchi governi e mostrare come da un paese all'altro si possa falsare -il carattere di una istituzione, che l'amministrazione delle ferrovie -borboniche prima del 1848, e il modo con cui esse furon ridotte a -esser quasi una succursale dei conventi e un pretesto per distribuire -zuppe al popolo. La prima linea di ferrovie, la Napoli-Torre Annunziata -risale al 1840: da questo anno al 1848 si costruirono in Italia solo -223 chilometri di ferrovie, di cui 113 nel regno delle Due Sicilie, -45 in Lombardia e 65 in Toscana. La vecchia Italia diffidava delle -ferrovie; Ferdinando II le considerava come funeste al popolino, cui -avrebbero rincarato il vivere, promuovendo l'esportazione dei generi -agrari; il governo pontificio resistè lungamente a ogni proposta di -costruzione. I pochi chilometri costruiti nel regno delle Due Sicilie, -erano come un giuocattolo per divertire il popolino: consistevano -di poche linee nei dintorni di Napoli, di cui una, quella da Napoli -a Caserta, congiungeva le due reggie e serviva soprattutto alla -corte; le altre erano usate dal popolino specialmente per scampagnate -domenicali. In conseguenza, l'amministrazione si era data cura di -togliere dal divertimento le occasioni di scandalo: tutte le stazioni -erano provviste di una cappella; per espressa volontà di Ferdinando -II non si ammettevano tunnels, i _pertusi_, come egli diceva, perchè -immorali; nelle terze classi i viaggiatori in _giacca e coppola_, -quelli cioè che avevano il cappello e la giacca, godevano di un -ribasso negato agli scamiciati, allo scopo di far viaggiare il popolino -vestito decentemente. La stazione era una specie di fôro, dove il re, -al partire o arrivando, dava udienza al popolo. Gli impiegati delle -ferrovie erano tenuti in conto di sudditi fedelissimi; formavano una -aristocrazia tra la plebe napoletana, distinta con un segno di favore -speciale dalla Corte e dal Governo. Non i bisogni del servizio o la -capacità, ma la protezione di persone potenti faceva ammettere tra quel -personale; mancavano i ruoli dei funzionari; accanto agli ordinari -si ammettevano indefinitamente i _soprannumeri_, accanto a questi -gli _aspiranti al soprannumerato_. Il re li considerava come i suoi -protetti e beniamini, ai cui capricci più fanciulleschi qualche volta, -nei momenti di buonumore, amava piegarsi. Una volta i capisquadra -della officina dei veicoli gli chiesero che concedesse a ogni squadra -di costruire a piacere un vagone, perchè si impegnasse una gara di -immaginazione e di abilità tra le varie squadre; avendo il re accolta -la domanda e dato il denaro, questi operai si baloccarono per diversi -anni a fabbricare vagoni di forme strane, di cui uno era ancor in -uso dopo il 1860, tutto noce e ferri cesellati, con i propulsori che -uscivano da gole di leoni. Così uno dei trovati più rivoluzionari del -secolo diveniva per quei governi un balocco buono per trastullare il -popolo[14]. - - * - * * - -Ecco adunque chiaro che la opera vera della rivoluzione italiana -fu di convertire una società dove tutto era tradizionale, in una -società dove tutto fu instabile e mutevolissimo. È stato perciò un -grande errore credere che la rivoluzione cominciata nel 1848 e finita -nel 1870 sia stata solamente una rivoluzione nazionale; mentre il -suo vero merito, quanto essa conteneva di pericoli e di possibilità -future di grandezza, fu piuttosto nell'essere stata una rivoluzione -antinazionale, che snazionalizzò il carattere della società nostra -da quello che era stato negli ultimi due secoli. La rivoluzione fu -nazionale in parte, in quanto si adoperò a rovesciare la signoria -austriaca; ma in quanto si adoperò contro gli altri governi essa fu -rivoluzione antinazionale. I governi della vecchia Italia erano per -certe parti assai cattivi, ma non si può negare che fossero prettamente -italiani, che rappresentassero tradizioni sociali e una forma di -governo tutta nostra, che cercassero di conservare incontaminate la -lingua e la coltura italiana. Come abbiamo visto, faceva parte dei -loro stessi disegni di conservazione sociale l'avversione contro le -istituzioni, le idee e le invenzioni quasi tutte straniere, che formano -la civiltà moderna. La gloria appunto della rivoluzione italiana fu di -aver rotto in guerra contro la tradizione locale, di aver parteggiato -per istituzioni, idee e costumi forestieri; per le diverse filosofie -razionaliste contro i rammodernamenti della scolastica tradizionali -nelle scuole delle vecchia Italia; per il romanticismo contro il -classicismo; per le ferrovie, la grande industria e la vita a larghi -consumi, contro il modesto sempre eguale e ozioso vivere della vecchia -Italia. La società della vecchia Italia, pur essendo prettamente -italiana, si era mummificata, aveva ridotta la sua esistenza a una -eterna e vuota ripetizione; come avrebbe potuto l'Italia rinascere e -rivivere, se quella vecchia società non cadeva? Aver cominciato questa -opera necessaria di distruzione è stata la gloria dei rivoluzionari -del 1848. Lo so: questa rivoluzione fu compiuta in modo ben doloroso e -con terribili sprechi e turbamenti di tutte le cose; ma è meglio si sia -fatta così che se non si fosse fatta. I popoli hanno bisogno, di tempo -in tempo, di questi rivolgimenti di istituzioni, costumi ed idee che -rinnuovano il loro carattere. Come la _merry England_ del secolo XVI è -diventata la melanconica e puritana Inghilterra del XIX; come l'Italia -del 500 non è più quella del 300, così l'Italia del secolo XX non dovrà -esser più quella della prima metà del nostro secolo. - -La vecchia Italia, ignorante, allegra e pigra non è più; l'Italia vuol -farsi più laboriosa, più colta, più seria; più consapevole dei fini -supremi della vita. Purtroppo noi siamo ancora lontani dal profondo e -soave riposo del rinnovamento compiuto; noi siamo esausti dal sostenere -l'immensa fatica del rinnovamento in via di farsi dentro di noi. Chi -riconoscerebbe più nell'Italia contemporanea l'Italia grassa e gaia -e triviale, la pingue comare che sino al 1848 divertì con i suoi -carnevali l'Europa? La pingue comare è diventata esile come una santa -dedita a discipline estenuanti. La terribile fatica la ha consunta; -le sue mani si sono fatte diafane; le sue guancie si sono infossate, i -suoi occhi scintillan di febbre, il suo spirito esausto è tormentato di -tempo in tempo da allucinazioni terribili; il suo corpo da piccole ma -dolorose convulsioni periodiche. È la prova da cui essa potrà uscire -a una condizione superiore di salute, se non si avvilirà sotto la -sofferenza presente e se saprà espiare utilmente gli errori passati. - - - - -IL BRIGANTAGGIO MERIDIONALE DURANTE IL REGIME BORBONICO - -CONFERENZA DI FRANCESCO S. NITTI.[15] - - -L'anno scorso, in luglio, io ero a Strasburgo, nella solenne città dei -Nibelunghi, sacra pur nella leggenda al dissidio e alla guerra. - -E, nella gentile ospitalità della famiglia di uno scienziato tedesco, -si discuteva la sera della Germania e dell'Italia, dello stato sociale -dei due paesi e di scienza e d'arte. Per quella strana curiosità che -i paesi del sole svegliano sempre nelle genti del Nord, le fanciulle -sopra tutto non mi chiedevano che del Mezzodì. - -— Che nome ha la terra in cui siete nato? — mi chiese di un tratto la -vecchia padrona di casa, che nei suoi giovani anni (una giovinezza che -cominciava già a declinare alla caduta del potere temporale dei papi) -era stata nel Mezzogiorno d'Italia. - -— Sono di Napoli, — risposi. - -— Proprio di Napoli? - -— No, di una terra ancora più meridionale, della Basilicata. — - -La mia provincia, sopra tutto da quando ha il nome attuale, ha una -storia di assai mediocre interesse per la civiltà. Mi accorsi che il -nome riesciva nuovo e volli precisare. - -— È una terra — io dissi — molto grande, grande la terza parte del -Belgio, grande più del Montenegro; non ha città fiorenti, nè industrie. -La campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata da due mari -e l'uno e l'altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le -Puglie, i Principati e le Calabrie. - -I nomi di queste terre dovettero produrre una certa impressione; poichè -la mia interlocutrice non mi fece quasi finire. - -— Il vostro, — mi disse — se è tra la Calabria e le Puglie, deve essere -il paese dei briganti. — - -E allora fu dintorno un movimento di curiosità viva; come sono? li -avete conosciuti? vestono ancora come nelle vecchie stampe? Le domande -mi piovevano d'ogni parte; e la figliuola gentile del mio ospite, che -così bionda e bella e solenne parea Elsa, insisteva più delle altre: — -Raccontate, raccontate le storie del vostro paese. — - -Io rimasi come interdetto: che cosa dovevo dire? Vi era tanta ingenua -e tanta simpatica curiosità, che non avevo ragione di offendermi. -Protestai timidamente: dissi che i briganti sono oramai nella leggenda, -come i cappelli a punta e i fucili a tromba. Credettero che io -non avessi voluto dire per pregiudizio o per prudenza; e gli occhi -continuarono a fissarmi con curiosità incredula. - -Io non prevedevo, o signore, o signori, che sarei venuto dopo meno di -un anno, dinanzi a voi a parlare non dirò delle storie, ma di uno dei -lati più interessanti della storia del mio paese. - -E questa volta posso parlarne senza rancore, senza vergogna; poichè a -voi posso dire di più, e voi potete intender meglio. - -Noi ci conosciamo così poco in Italia, che di ciò che è la parte -fondamentale della storia del nostro paese abbiamo nozioni e criteri -spesso contrari alla realtà. - -Il brigantaggio meridionale, ancora per il maggior numero degli -italiani è circondato di leggende e di misteri paurosi. Sarò molto -fortunato se mi sarà dato esaminare senza prevenzioni un fenomeno che -attende ancora il suo storico — e intorno a cui si sono accumulati gli -errori più strani e le credenze più assurde. - -Ogni parte d'Italia, oserei dire ogni parte di Europa, ha avuto banditi -e malviventi, che in periodi di guerra o di sventure hanno dominata -la campagna e si son messi fuori della legge. Si può dire anzi che, in -alcuni paesi dell'Europa centrale, il brigantaggio sia stato per secoli -una vera istituzione: e i banditi della Germania, che i romantici hanno -troppo spesso idealizzato, in brutalità e in ferocia hanno segnato -pagine assai più sanguinose delle nostre. - -I masnadieri tedeschi, che l'individualismo romantico e il favore -della leggenda circondarono di simpatia erano spesso veri malviventi; -molti dei briganti meridionali, che ebbero nella loro condotta un lato -cavalleresco, o per lo meno non furono rozzi delinquenti, non trovarono -invece poeti o romanzieri che avessero saputo appropriarsi il lato -ideale della leggenda. Nè gli storici e gli statisti penetrarono spesso -le cause di tanto male. - -Ma vi è stato un paese in Europa in cui il brigantaggio è esistito si -può dire sempre e non è finito se non ai giorni nostri; un paese dove -il brigantaggio per molti secoli si può rassomigliare a un immenso -fiume di sangue e di odî, cui sono affluiti tutti i rivoli del dolore, -della ingiustizia, e della delinquenza; vi è stato un paese in cui per -secoli una monarchia si è basata sul brigantaggio, che è diventato come -un agente storico di grande importanza: questo paese è l'Italia del -Mezzodì. - -Per quanto io sappia, anche le monarchie più potenti non sono riescite -a estirpare del tutto il brigantaggio dal reame di Napoli. Tante volte -distrutto, tante volte risorgeva; e risorgeva spesso più poderoso. Il -sangue genera il sangue — e spesso più la repressione era feroce, più -grande rinasceva il male. Come le cause non erano distrutte, nè si -poteva, ogni repressione era vana. - -Così vediamo in tempi assai vicini a noi i briganti riunirsi in bande -numerose, formare dei veri eserciti, entrare nelle città, spesso -trionfalmente, imporre al Governo patti vergognosi; vediamo intere -città distrutte dai briganti e questi spingersi non di rado fin sotto -le mura della capitale. - -Ancora adesso percorrendo le terre ove più il malandrinaggio e il -brigantaggio hanno celebrato i loro fasti, ci accorgiamo subito che -non solo la leggenda è viva, ma che non sono morti i sentimenti che -generarono il male. Per le plebi meridionali il brigante fu assai -spesso il vendicatore e il benefattore: qualche volta fu la giustizia -stessa. Le rivolte dei briganti, conscenti o inconscenti, nel maggior -numero dei casi ebbero il carattere di vere e selvagge rivolte -proletarie. - -Ciò spiega quello che ad altri e a me è accaduto tante volte di -constatare; il popolo delle campagne meridionali non conosce assai -spesso nemmeno i nomi dei fondatori dell'unità italiana, ma ricorda con -ammirazione i nomi dell'abate Cesare e di Angelo Duca e dei loro più -recenti imitatori. - -Non ho mai visto in mano a un contadino un libro popolare sull'unità -italiana: ho visto spesso, insieme ai _Reali di Francia_, la rapsodia -dell'abate Cesare e la _Bellissima istoria_ di Angiolillo, e tuttavia -il dramma di Peppe Mastrilli appassiona ed esalta le menti. - -Ancora adesso, nelle lunghe sere d'inverno, nelle notti vegliate, nelle -soste del lavoro, trasformate e ingigantite dalla leggenda si ripetono -con compiacenza le storie dei briganti. - -È tutto questo un male? Io non vorrei dire e non saprei. - -Le cause che hanno prodotto per tanti secoli il brigantaggio non sono -ancora del tutto rimosse — e il male è che esistano, non che esistendo -operino e, scomparso il brigantaggio, producano effetti di altra -natura, ma sempre egualmente dolorosi. - - * - * * - -Si può dire che, durante tutto il vicereame spagnuolo e il regno dei -Borboni il brigantaggio sia stato una delle parti più interessanti, se -non la più interessante della storia meridionale. - -Era il più delle volte un vero malandrinaggio: contadini affamati, -o perseguitati dalla così detta giustizia baronale, si riunivano in -bande, sceglievano un capo più intelligente o più feroce, e si davano, -come si diceva allora, alla campagna, per rubare e per uccidere. Se -i capi erano il più delle volte persone nate a delinquere, i gregari, -gli oscuri erano sofferenti, che avean torti da vendicare, o contadini -ridotti a una vita quasi bestiale, e che desideravano, per qualche anno -almeno, saziare la fame e vendicare le offese. - -E tutto incitava al brigantaggio. Ancora adesso in Basilicata o -in Calabria, in Abbruzzo o nel Cilento, percorrendo la campagna -tristissima, ove alcune croci sorgono a ricordare ai passanti antichi -misfatti, la natura dei luoghi ci spiega in gran parte ciò che è -accaduto. - -I paesi sono messi in alto sui monti, al riparo dalla malaria e dai -malviventi. I torrenti non arginati, le boscaglie nane e piene di -sterpi, la mancanza quasi assoluta di case non possono essere che -condizioni predisponenti al male. - -Se pensate a ciò che è stata la feudalità nell'Italia meridionale, -come vi si sia radicata per secoli, e come, mutate le forme, in qualche -provincia duri tuttavia, vi spiegherete lo svolgersi e l'espandersi del -brigantaggio. Ma nulla vi contribuì di più della immoralità profonda -della dominazione spagnuola, durata per sì lungo volgere di tempo. - -I baroni prepotenti erano attorniati da tal gente ed esercitavano -giustizia in tal modo, che dovevano eccitare alla rivolta anche gli -spiriti più miti. Essere _inquisito_, cioè aver commesso dei reati, -essere ciò che noi diremmo un criminale, era un requisito quasi -indispensabile per essere ammesso al servizio di un barone. Mancava -ogni fede pubblica e privata; le università che con grandi sforzi -riescivano a riscattarsi erano rivendute dagli stessi sovrani che -davano l'esempio della disonestà. In alcuni casi e non rari i baroni -stessi partecipavano al brigantaggio e lo proteggevano, sia per misura -di difesa, sia per desiderio di guadagno. Or le classi povere, che -non avevano nessuna fede nella giustizia, che in alcuni luoghi doveano -sostenere una lotta impari contro la perfidia della natura da una parte -e i cattivi ordinamenti sociali dall'altra, non doveano nè poteano -avere verso i banditi, cioè verso coloro che si mettevano in lotta -aperta con la società, alcun sentimento di avversione. - -Come accade in tutti i periodi di violenza, in tutti i periodi di -anarchia, gli elementi peggiori prevalevano e dominavano; in una -società in cui la violenza e la ferocia eran mezzi di lotta, le nature -più perverse s'imponevano. Così in epoca più vicina a noi fra Diavolo -e Mammone, Parafante e Taccone, mostri di crudeltà prevalgono sugli -altri; ma non tutti coloro che li seguivano erano crudeli e feroci allo -stesso grado, nè tutti erano usciti dal consorzio civile per causa di -misfatti e di violenze. - -Quando un contadino vedeva un suo pari mettersi contro le leggi e -quindi non soffrire più la fame e salire qualche volta in potenza -e trattare coi grandi della terra e averne onori, dovea ben sentire -qualche invidia. Che importa il pericolo? Il pericolo ha anch'esso le -sue attrattive, e un anno di vita vissuta bene, vale agli occhi delle -nature più impazienti e più vive assai più di una lunga vita vissuta -male. - -Durante la dominazione spagnuola, nel 1559, è stato possibile a un -bandito famoso, a _Re Marcone_, andare realmente a prender possesso -della città di Cotrone e battere le truppe regolari. Alla fine del -secolo decimosesto Benedetto Mangone, Marco Sciarra e Battinello -erano i veri arbitri di alcune province. E non poche volte si videro i -briganti spingersi in gran numero fin sotto le mura di Napoli, bloccare -la capitale e mettere in pericolo la sicurezza del governo. - -Anche prima i banditi erano stati molte volte una forza politica di cui -i sovrani si erano serviti contro i baroni e i baroni contro i sovrani. -Ma, durante la dominazione spagnuola, cioè per più di due secoli, non -vi è stata guerra combattuta con le forze interne del Regno, in cui una -delle parti nemiche non abbia adoperato i banditi. - -Province intere, per secoli, furono al di fuori di ogni legge, sotto -la dominazione diretta o indiretta dei banditi, sotto la persecuzione -di un ordine feudale, che era tanto più esigente in quanto i baroni -solevano vivere in città. - -Il brigantaggio era una gran forza da usare negli estremi perigli: -i Borboni che con Carlo III aveano cercato fiaccarlo se ne valsero -più tardi per riconquistare il reame e per tenere a freno, per -sessant'anni, le classi ricche o colte. - -La storia dei Borboni, dopo Carlo III, è anzi strettamente legata -a quella del brigantaggio. Furono i briganti che a Ferdinando IV -riconquistarono il reame nel 1799; furono essi che tentarono, durante -la dominazione francese, di riconquistarlo una seconda volta e che -più tardi furono adoperati, e non in una sola occasione, contro la -borghesia aspirante a riforme politiche, o malcontenta. - -Per la prima volta forse nel mondo civile passando sopra ogni legge -morale, i Borboni osarono scegliere come cooperatori i banditi più -infami: alcune belve crudelissime ebbero grado di colonnello o di -generale, titolo di marchese o di duca e laute pensioni, come se -fossero vecchi e gloriosi generali; ebbero l'amicizia del sovrano e -attestati di pubblica stima. È una non interrotta serie di fatti di -tale natura, che va dai mostri della reazione del 1799 a Giosafat -Talarico e ancora più tardi ai tentativi di reazione posteriori al -1860. - -Io non credo che la lotta di classe sia base della vita sociale dei -popoli; non credo che sia metodo di trasformazione; non credo che dal -bandire e dal propagare questa lotta potrà uscire la pace. - -Ma se un governo si è mai basato sul dissidio delle classi, è stato -il governo dei Borboni di Napoli. L'aristocrazia e la borghesia -liberale, entrambe scontente, hanno avuto per un secolo sospesa sul -capo la minaccia di rivolte proletarie a servizio della monarchia. Ne -fu tutta colpa loro, ma delle circostanze storiche; poichè non bisogna -mai dimenticare che i Borboni vennero a Napoli animati da spirito di -riforme e che essi e i loro ministri, per sessanta anni almeno, non -fecero che nimicarsi l'aristocrazia e il clero, poichè ne limitarono la -potenza. La rivoluzione del 1799 appare appunto composta degli elementi -più vari: ed erano in essa numerosi ecclesiastici e moltissimi nobili, -che alla monarchia centralizzata preferivano qualsiasi altro regime. - -In Italia la feudalità non ha avuto forse mai salde radici; solo a -Napoli e in Sicilia è stata potente, e le sue tradizioni sono tuttora -vive. Trapiantata dai Normanni in tutto il suo vigore, ha trovato, -per espandersi e per durare, tutte le condizioni favorevoli. La tenue -densità della popolazione, una larga superficie malarica che impediva -e impedisce la popolazione sparsa e l'accumula solo in alcuni luoghi, -il debole sviluppo degli scambi determinavano l'esistenza e la potenza -della feudalità. - -D'altra parte faceva riscontro una borghesia, nata non già dal traffico -e dalla industria, ma da tre funzioni che la rendevano ugualmente -odiosa al popolo: l'intermediarismo agrario, il piccolo commercio del -danaro, le professioni liberali e sopra tutto l'avvocatura. - -L'intermediario della terra non era un coltivatore, ma aveva il più -delle volte una funzione puramente parassitaria; agente del barone o -del signore, che viveva in città, cercava di arricchire sui fitti brevi -e più avea bisogno di vivere (non dirò di arricchire) più incrudiva -sui coltivatori. Il piccolo commercio del danaro, che dava all'usura -agricola forme forse non più viste altrove, dura tuttavia ed è stata -origine assai frequente di arricchimento. Infine l'avvocatura, sempre -disposta a dimostrare le ragioni del più forte, sempre difenditrice -delle usurpazioni delle terre popolari, abilissima nei sotterfugi, -toglieva alla classe intermedia ogni fiducia. Il Colletta chiamò -l'avvocatura peste del reame di Napoli; e lo storico illustre delle -finanze napoletane, Ludovico Bianchini, riconosce che per secoli -essa in ogni occasione si mostrò sempre pronta a sostenere la cattiva -disciplina di governo. - -Rappresentava e rappresenta forse tuttavia la parte più attiva, -più intraprendente, più audace: ma era ed è senza dubbio causa di -dissoluzione e di corruzione, rendendo più difficili i rapporti sociali -e corrompendo in ogni guisa tutte le magistrature. Il parlamentarismo -anzi, piuttosto che mitigare il male l'ha esacerbato, annullando ogni -dignità della magistratura e creando il tipo infame dell'avvocato -politico, che in passato non esisteva e non poteva esistere. - -Uno degli studi più interessanti sarebbe quello della distribuzione -territoriale del brigantaggio. Senza dubbio le condizioni geografiche -agivano sopra tutto; ma dopo di esse in prima linea le condizioni -economiche. - -Le provincie che hanno più sofferto il brigantaggio sono state la -Basilicata e il Principato Citra, nella parte sua più povera; vengono -dopo alcune zone dell'Abbruzzo e della Calabria, nella parte ove il -concentramento della proprietà era maggiore. Ma dovunque le ragioni -sono identiche. - -Le cause predisponenti del brigantaggio erano numerose: alcune sono -scomparse, qualcuna ancora permane. - -La prima, la vera, la grande causa era la miseria. - -Alla vigilia della rivoluzione francese, nel 1786, il reame di Napoli -aveva appena 4,800,000 abitanti. Ora il reddito del reame, in un'epoca -in cui le industrie erano scarse e pochi i commerci, era tenue: era un -reddito quasi esclusivamente agrario, quale potea venire da un paese -a cultura estensiva e in gran parte pastorale. L'intero reddito dei -feudi era calcolato a oltre 4 milioni di ducati, esenti da tributi e -i feudatari aveano innumerevoli diritti, l'uno più gravoso dell'altro -per i cittadini. Di oltre 2000 comuni appena 384 erano demaniali, cioè -dipendevano direttamente dal Re. Il numero dei famigli e dei dipendenti -dei baroni, che applicavano i diritti feudali senza scrupoli, era -eccessivo: eccessivo più ancora il numero delle pretese. Circa 10 -milioni di ducati prendevano sotto ogni titolo gli ecclesiastici, e il -loro numero sommava a oltre centomila, cioè vi era un ecclesiastico -per meno di ogni 50 abitanti. Popolazione enorme e improduttiva, -non forse però più enorme di quello che sarà fra breve il numero dei -professionisti usciti dalle università, dei diplomati delle scuole -secondarie, spostati desiderosi di impieghi e quindi bisognosi di -mutazioni. - -Quale poteva essere la vita del popolo? Una vita grama e stentata; -una vita di miserie e più ancora di depressione morale. In alcuni -feudi i baroni erano implacabili nel pretendere che il molino fosse -un loro monopolio; e il pane si cuoceva sotto la cenere ed era negato -ai contadini ciò che hanno anche le popolazioni più misere e meno -progredite. - -«Il brigantaggio — conchiudeva tristamente l'on. Massari — diventa in -tal guisa la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche -e secolari ingiustizie.» - -Le genti dell'Italia meridionale, risultato delle mistioni di razze sì -varie, hanno forse da tanti incroci, forse più ancora dalla rapidità -loro nell'ideare, una vaga tendenza alla vita di avventure. Vi è, sopra -tutto nelle genti di Basilicata e di Calabria un senso di misticismo -inconscio, che invade l'anima popolare. - -Non è il misticismo gentile e delicato, che penetrò l'anima di -Francesco d'Assisi: ma un misticismo rozzo e quasi selvaggio, -com'è quello che dovè albergare nell'anima di Gioacchino di Fiore, -_il calavrese abate Gioacchino_, che esercitò appunto il suo rude -apostolato nei monti di Basilicata e di Calabria. - -In quelle aspre regioni ogni paese, ogni zona, ha il santuario lontano, -in cima ai monti; chiese perdute tra i boschi, o costruite su antiche -caverne, abitate da pellegrini o da santi. Si va ai santuari, dopo aver -digiunato, pregando per via, qualche volta con i fiori in cima alle -canne, gli umili fiori dei campi e dei boschi: molto spesso si va a -piedi nudi, salmodiando e orando. Lunghi cortei di uomini e di donne -salgono le erte faticose fino ai luoghi da cui si spazia l'orizzonte -lontano. Nei lunghi pellegrinaggi il misticismo si trasforma; diventa -qualche volta desiderio di avventure. Il pellegrino è ora più che non -si pensi il precursore dell'emigrante; in altri tempi era il precursore -del brigante. Nulla di più naturale che, nelle lunghe notti vegliate, -nelle lunghe vigilie, nell'incontrarsi con genti nuove, sorga un -bisogno di andar lontano e di espandersi. La terra maligna, che dà -la febbre e uccide, discaccia. La razza sabellica ama l'intrapresa e -l'ignoto; la Basilicata, che non ha la quarta parte della popolazione -di Toscana, manda fuori di Europa assai più del doppio di emigranti -all'anno. Senza dubbio la causa più profonda e più generale è la -miseria; ma io non oserei dire che non vi sia in molti casi un bisogno -di tentare e di cercare. - -Ricordo, come se fosse ora, un vecchio contadino del mio paese tutto -bianco, ma diritto tuttavia come un abete delle montagne. Andava al -Brasile: non possedeva che cinque lire e il biglietto d'imbarco; non -sapeva leggere, non avea nessuna nozione dei paesi dove si recava. -Sapeva solo che altri della sua terra vi era stato. Gli chiesi da -qual parte fosse il Brasile: mi rispose solo che era lontano, assai -lontano che non si potea misurare quanta fosse la lontananza. E mi -accennò con la mano in aria, come per indicare qualche cosa di strano -e di indeterminabile. Quando gli domandai che cosa avrebbe fatto: — -E chi lo sa? — mi rispose con la profonda filosofia meridionale, così -piena di fatalismo e di tristezza; e non volle dire niente più. Avrebbe -lavorato, avrebbe goduta quella che gli pareva la grande ricchezza, -cioè mangiare fino alla sazietà, come a Natale, come a Pasqua; sarebbe -morto forse. - -Le anime inquiete non potendo far meglio ora emigrano; allora l'unica -professione possibile per chi non volea rassegnarsi a una vita bestiale -era il brigantaggio. - -Così si spiega che tra i briganti noi troviamo alcune figure di veri -idealisti, alcune anime pur nella loro rozzezza, e qualche volta nella -loro crudeltà, desiderose di giustizia e amorose del bene. - -Ciò che qualche volta sorprende nell'Italia meridionale è vedere -nei contadini più rozzi alcune finezze di sentimento e qualche volta -anche fisicamente alcune figure le quali fanno pensare a razze nobili -decadute. In un paese, che è stato teatro di tutte le guerre, in un -paese che è stato per molti secoli la porta del Levante e in cui è -stata contesa la signoria del mare, mutamenti frequentissimi hanno -assai volte cambiata la condizione degli individui: sì che le nobili -stirpi sono precipitate più in basso. Non è raro vedere nei tratti di -un contadino qualche cosa che rivela un'antica grandezza, o l'abitudine -di una vita non servile e non povera. - -I patologi dicono che la malaria sia causa predisponente dell'isterismo -e delle malattie nervose: certo traversando le zone malariche (sopra -tutto dove la malaria è meno grave e non prostra addirittura gli -individui) si notano subito le tendenze fantastiche degli abitanti, la -loro tendenza verso l'ignoto, il bisogno della vita di avventura. - -Adesso si emigra; quando l'emigrazione non v'era, il desiderio -dell'ignoto produceva conseguenze ben diverse. - -Altra causa che agevolava grandemente il brigantaggio era la mancanza -di strade. La popolazione, agglomerata in alcune province, quasi non -avea strade. Per molte miglia si percorreva una campagna in cui non -eran che sentieri mal sicuri e i trasporti per necessità eran lenti e -difficili. - -La Basilicata, centro principale del brigantaggio, ai tempi di Carlo -III non avea quasi alcuna strada rotabile. La strada delle Calabrie -giungeva fino a Persano; nel 1792 era estesa fino a Lagonegro e solo -nel 1795 giungeva a Muro e nel 1797 ad Atella. - -Ancora nel 1863, quando fu fatta l'inchiesta parlamentare sul -brigantaggio, sui 124 comuni della Basilicata 91 erano senza strade; -sui 108 della provincia di Catanzaro 92; sui 75 della provincia di -Teramo 60. Dei 1848 comuni del Napoletano 1321 mancavano di strade. - -Or tutto ciò era necessariamente a profitto del brigantaggio; -internandosi nelle boscaglie, facendo periodiche comparse al piano, i -banditi resistevano facilmente alle persecuzioni più audaci. - -Alcuni dei banditi facevan fortuna, e qualche volta ottenevan la grazia -e si ritiravano a vivere tranquillamente; ma nel grandissimo numero -perivano uccisi o traditi, o erano imprigionati. - -Qualche volta i signori del paese, per timidità, o per desiderio di -guadagno, proteggevano i briganti; il più delle volte davano nelle -loro _masserie_, nelle case di campagna asilo e rifugio. Ai tempi -di Carlo III anche i conventi erano asilo securo; e Carlo dovè molti -abolirne per questa ragione che eran covo di malviventi. Nei piccoli -paesi le lotte eran frequenti, eran frequenti le lotte tra un paese e -l'altro: dove i comuni eran più divisi e quindi più aspre e più inique -le persecuzioni della parte perditrice, maggiori eran le cause che -determinavano gli individui meno tolleranti a darsi alla campagna, -come si diceva allora. La vendetta era una necessità e un dovere, e le -vendette eran lunghe e terribili. - -Oh! la tristezza di una borgata meridionale, perduta nelle gole di -Basilicata o nelle asperità della Sila, una borgata, senza luce di -pensiero, senza blandizie dell'arte, senza la suprema poesia della -lotta in comune. - -Anche nell'Italia centrale le lotte erano terribili nei piccoli -centri come nei grandi: _e quei che un muro ed una fossa serra_ si -tormentavano e si dilaniavano fra loro quando non dovean lottare -contro i vicini. Ma la relativa prosperità e la mitezza del clima -e la salubrità dei campi davano alla lotta un carattere più umano; -permettevano lo sviluppo delle forme libere dei comuni; determinavano -il bisogno dell'arte, davano carattere di epica grandezza anche alle -lotte delle fazioni della stessa città. - -Ma la vita in un piccolo centro campestre dell'Italia meridionale -nell'interno della Basilicata o delle Calabrie! ma la vita in un -casolare dell'Appennino! ma la vita in un grosso borgo pugliese! La -malaria da una parte e i cattivi ordinamenti dall'altra inducevano -gli abitanti a vivere uniti; in una unione necessaria e forse per -questo più ingrata. Le case si aggruppavano miseramente fra loro, -e non v'erano, d'ordinario, che il castello del barone, la chiesa -e il convento che avessero un'aria meno misera. Impedite quasi le -comunicazioni o limitate ai paesi vicini, la vita trascorreva sempre -allo stesso modo; quando non era turbata da cataclismi violenti, come -le guerre. Assoluto il potere del feudatario e peggiore di esso quello -di coloro che lo rappresentavano, non era possibile al popolo nessuna -salute fuori della rivolta individuale. La religione, quando non era -una superstizione, avea il carattere dei luoghi: una religione dura e -paurosa, quasi crudele, mitigata solo dall'intervento del protettore — -un santo, per lo più patrono di un male grave e pronto più a punire che -ad amare, più a vendicare che a perdonare. - -La violenza sessuale delle genti del Sud faceva il resto, e contribuiva -non poco a inasprire i rapporti. Si può dire che fra dieci persone che -si davano al brigantaggio tre o quattro almeno ricorrevano a un così -estremo passo solo per vendicare la violenza patita da una moglie, da -una figliuola o da una sorella. - -Per spiegarsi alcune cose bisogna intendere quale violenza abbia -l'istinto carnale nelle genti del Sud. Per i contadini specialmente è -spesso l'unica forma in cui riescano a concepire l'ideale e ad avere -una ebrietà dello spirito. Così come il desiderio è violento, l'istinto -della proprietà è completo. - -La donna infedele — sopra tutto se cede a una violenza — altrove non è -causa di disprezzo per il marito o per il padre. Fra i contadini del -Mezzogiorno vi è invece una parola che riunisce tutti gli insulti, -una parola che è pronunziata spessissimo, e che nella crudeltà sua è -peggiore della morte, ed è il nome che è dato al marito ingannato o -vittima. Che un uomo sia ladro, omicida o perverso e che tutte queste -cose gli siano rimproverate egli soffrirà sempre meno che sentendosi -insultare per colpa o per sventura della moglie. - -Ho letto molte storie di briganti, ne ho sentite raccontare moltissime; -ho vissuto nei luoghi dove più vivi sono i ricordi; dovunque ho visto -le stesse cause agire allo stesso modo. - -Nei piccoli centri il potere del feudatario o del borghese, del -funzionario o del padrone era usato non di rado per attirare le donne -dei contadini: quando non cedevano volontariamente erano persecuzioni -lunghissime ai mariti, ai fratelli, ai padri. Era il disonore sotto -altra forma; era la miseria; era la sopraffazione quotidiana. - -Come resistere in una lotta così impari? Le nature deboli si avvilivano -e tolleravano; ma gli uomini risoluti si davano alla campagna, si -facevano briganti; si ribellavano insomma nella sola forma che era loro -possibile. - -La suprema gioia di uccidere dopo aver sofferto l'oltraggio supremo; -la suprema gioia di vendicare e di vendicarsi dopo aver tanto penato, -tentavano anche le nature meno cattive. La religione avea indulgenze -per i forti; e ne aveano più ancora i funzionari dello Stato. - -Il brigantaggio diventava un mezzo di salvezza e un mezzo di -riabilitazione. Al marito oltraggiato, all'uomo perseguitato rendeva -quasi sempre la stima del pubblico, qualche volta la tranquillità dello -spirito, la gioia di vivere. - -Le persone _out laws_ hanno avuta sempre una certa attrazione: maggiore -essa dovea essere in una società, in cui le leggi erano pessime. - -Il contadino che, dopo aver sofferto tutte le persecuzioni, si dava -alla campagna, prendeva qualche volta la sua rivincita nel modo più -assoluto: la donna che lo aveva rifiutato si dava spesso a lui, per -paura, o per amore, poichè sulle anime rozze la vita del brigante -esercitava una attrazione: coloro che lo aveano perseguitato o -cercavano riparo nella fuga, o si umiliavano venendo a patti; e quasi -sempre vedeva il suo prestigio rialzarsi. Poteva essere odiato, non mai -disprezzato — e in questa differenza è la causa non ultima del fàscino -che la campagna immensa esercitava sulle anime insofferenti. - -Quasi tutto questo non fosse bastato, incitava al brigantaggio, come si -è detto, l'opera dei governi. Nei periodi in cui ne aveano bisogno per -sedare interne lotte, i governi ricorrevano ai briganti. E si videro i -maggiori fra questi diventare ricchi e potenti, occupare alti gradi e -imporsi agli uomini onesti; si videro mostri di crudeltà, come Mammone -e Fra Diavolo premiati dal re e trattati come amici. - -Il vicereame spagnuolo avea fatto lo stesso; ma nessuno avea mai -osato ciò che fece Ferdinando IV e ciò che fecero dopo di lui i suoi -discendenti. - -Nell'Italia meridionale esisteva ed esiste tuttavia un vero -proletariato agricolo; vi sono in ogni provincia molte migliaia di -persone che non possiedono che la loro forza di lavoro. I _cafoni_ di -Basilicata e di Calabria: i _terrazzani_ di Capitanata sono le forme -tipiche di classi la cui miseria e la cui incertezza del vivere sono -spesso a un livello che non potrebbe essere più basso. - -Non avendo altra industria che la terra, queste masse, che per giunta -hanno assistito per un secolo alla usurpazione delle terre pubbliche, -che vi assistono tuttavia, non amano le classi medie. Non amavano -nemmeno l'aristocrazia; ma essa aveva almeno il prestigio del nome e -della tradizione. - -Quando venne l'onor. Castagnola insieme alla Commissione d'inchiesta -sul brigantaggio giù nell'Italia meridionale, fu vivamente sorpreso di -quest'odio che esisteva tra possidenti e salariati, fra _galantuomini_ -e _cafoni_, come si dice da noi, all'indomani stesso della rivoluzione -liberale del 1860. - -Prima del 1860 quasi nessun contadino sapea leggere; un certo numero di -possidenti delle campagne ignorava persino le prime e più elementari -nozioni. Superstiziosissime, per razza e per natura avventurose, -abituate per secoli a vedere il più forte opprimere il più debole, -le masse consideravano il brigante come il vindice dei torti che la -società loro infliggeva. - -Ora i Borboni di Napoli, la cui colpa suprema fu non già la crudeltà, -come si ripete a torto, ma la paura, che nei regnanti è madre della -crudeltà, ed è peggiore di essa, non concepivano nemmeno che il popolo -potesse essere altra cosa fuori di quello che era. Molti provvedimenti -vollero per migliorarne le condizioni, nessuno per educarlo. Sentivano -che la loro fortuna era appunto nel disporre di una forza cieca da -scatenare contro le classi medie, tutte le volte che esse si mostravano -desiderose di ordinamenti nuovi. - -Non solamente durante il 1799, ma durante la monarchia francese, ma -nel 1820, ma nel 1848, ma nel 1860, i Borboni ebbero il brigantaggio -come suprema difesa. Il brigantaggio era il modo di sfogare tutte le -vendette. - -Era un'onda cui non si resisteva: secondata dai preti, fatta servire -alle passioni locali, inasprita da tutte le sofferenze, quest'onda -irrompeva terribile e devastatrice. - -Passato il pericolo, restaurate le sue basi, la monarchia premiava i -più fortunati, i capi delle insurrezioni e perseguitava e sterminava -gli altri; tranne a ricominciare ove ne fosse il bisogno. - -Così nella storia del brigantaggio, noi troviamo due forme distinte: -i briganti comuni erano o delinquenti desiderosi di far fortuna e di -sfogare i loro istinti, o poverissimi uomini spinti dalla fame e dalle -ingiustizie a mettersi contro la società. - -Oltre di questo vi è stato un vero brigantaggio politico, che riunendo -gli elementi che già v'erano, e rivolgendosi alle masse e svegliando -istinti rivoluzionari, è stato sostegno della monarchia e da essa a -volta a volta creato e distrutto. - - * - * * - -Quando si parla di briganti si pensa subito a tutte le leggende che noi -abbiamo sentito ripetere: si pensa al trombone, al cappello a punta, ai -delitti terribili e alle grassazioni più spaventevoli. - -Il brigante invece non era che un rivoltato: e fra i rivoltati vi -erano, come vi sono oggi, i sofferenti, gli idealisti e i perversi. -Bakounine ha detto che il brigante meridionale rappresenta il tipo del -perfetto anarchico. Se essere anarchico vuol dire soltanto mettersi -contro la società, apertamente, violentemente, i briganti erano -anarchici. - -Quando si pensi alle descrizioni terribili che abbiamo lette o udite, -pare strano che anche i più feroci di essi erano religiosissimi. I -ladroni che seguivano il cardinal Ruffo, prima di mettere a sacco e -fuoco le città, di commettere ogni più terribile strage, ascoltavano la -messa. La vita di avventure va sempre unita a un fondo di misticismo: -ciascun brigante portava sul petto le sacre immagini, faceva doni alle -chiese e non mancava di recitare il rosario. Era una religione rozza -e primitiva credente in un Dio terribile, che qualche volta i banditi -invocavano perchè le loro operazioni riescissero. - -Così tra i briganti troviamo i tipi più diversi, come le nature più -varie: accanto ai ladri e agli assassini, che costituivano il fondo del -malandrinaggio, uomini desiderosi di più umano vivere e qualche volta -perfino amanti di giustizia. Una giustizia rozza, quale poteva apparire -alla mente di uomini incolti e superstiziosi. - -Il tipo più singolare, più interessante, direi quasi più leggendario -del brigantaggio meridionale è stato Angiolo Duca, conosciuto dal -popolo sotto il nome di _Angiolillo_. - -Ancora qualche anno fa la storia si cantava sul molo di Napoli e -interessava e commoveva non meno di quella di Rinaldo di Montalbano. -Ciccio Zuccarino, che vende e tradisce _Angiolillo_, apparisce più -esecrabile di Gano di Maganza, il _Maganzese_, orrore del popolo -napoletano. I briganti che la letteratura tedesca ha vagheggiato, e -Karl Moor dei _Raüber_ di Schiller trovano il loro riflesso in Angelo -Duca, che fu filantropo anche nelle sue avventure brigantesche. - -Contadino della terra di San Gregorio, Angelo Duca divenne bandito per -sfuggire all'ira di un barone, che volea vendicare un servo, cui Angelo -in rissa avea ucciso un cavallo. Vagò da prima con altri banditi: poi -formò una banda propria. Non ebbe mai grandissimo numero di compagni, -come già altri famosi prima di lui e quasi tutti erano delle terre di -Basilicata e di Salerno. Angelo un po' per abilità sua, un po' per la -disorganizzazione della giustizia in quel tempo, fu per parecchi mesi -padrone di larga zona e operò con buon successo non solo nel nord di -Basilicata, che fu il teatro delle sue gesta, ma nelle provincie di -Avellino e di Salerno e si spinse fino in Capitanata. - -Non uccideva se non coloro che lo perseguitavano; non assaliva mai i -viandanti, nè ricorreva mai ai soliti espedienti di rubare di notte. -Preferiva chiedere apertamente ciò che gli era necessario: e tutti -davano per timore o per calcolo. Quando fermava sulle vie maestre i -ricchi viandanti divideva amabilmente, da uomo educato. E il danaro che -prendeva, solo in parte dava ai compagni suoi: il resto lo distribuiva -ai poveri, impiegava a scopi di bene, sopra tutto a dotare le zitelle. - -Ogni brigante che volea durare a lungo dovea essere o mostrarsi -filantropo: ma _Angiolillo_ era sinceramente pietoso. - -Un secolo prima di Angelo Duca anche il terribile abate Cesare usava -fare opere di pietà e dotava le fanciulle povere; e Peppe Mastrillo -— il brigante più leggendario — secondo un suo biografo consigliava -ai compagni di far la carità ai poveri e di difendere l'onore delle -zitelle. - -Ma nessuno dei briganti nè prima, nè dopo ha avuto la filantropia larga -e disinteressata di Angelo Duca. - -Quando entrava in un paese, e ciò gli accadeva di frequente, andava -subito dai più ricchi, si faceva dare il danaro che possedevano e lo -distribuiva ai poveri. Così fece a Calitri dove il più ricco era il -parroco. - -Non amava che i ricchi godessero e i poveri soffrissero. Ad Ascoli in -casa di un ricco signore si faceva festa: egli vi andò, ma volle che -una parte dei cibi e molto danaro fossero distribuiti ai contadini, - - Con dir se festa fa la signoria, - Anche alla povertà festa si dia. - -Questi versi sono dei suoi biografi, che ne hanno raccontato in ottava -rima le gesta; come in versi (o strazio della rima!) è la _Bellissima -istoria_ che si cantava sino a pochi anni fa. - -Non amava gli usurai e con essi era qualche volta crudele. Una volta -incontrò un pover uomo che era menato in prigione, perchè non avea -pagato l'usuraio. La moglie l'accompagnava piangendo e singhiozzando. -_Angiolillo_ liberò l'arrestato; si recò subito al paese dell'usuraio, -entrò nella casa di questi e lo atterrì dicendogli che l'usuraio è -peggiore del brigante. Il poeta gli mette in bocca le seguenti parole: - - Il ladro ruba ed ha grande timore - . . . . . . . . . . . . . - Ma l'usuraio ruba francamente - E rende afflitta e misera la gente. - -È inutile aggiungere che si fece dare dall'usuraio tutti i danari, -tutti i registri e tutte le obbligazioni. Distribuì i primi ai poveri -e bruciò il resto. - -Sopra tutto non amava l'economia politica, poichè fissava i prezzi -a piacere. In un anno in cui in Puglia era grande carestia di grano, -Angelo seppe che un barone avea fatto grande incetta di frumento e avea -venduto sulla piazza di Genova 12 mila tomoli di grano a 37 carlini -il tomolo. Angiolillo non esitò un momento solo: andò dal barone e con -bel garbo si fece dare le chiavi dei depositi, dicendo che voleva egli -stesso occuparsi della vendita. Poi, secondo il poeta, fece dare il -bando.... - - .... a chi necessita lo grano, - Angelo vende a quindici carlini - -cioè ad assai meno della metà. Il grano fu venduto in pochi giorni, e, -cosa abbastanza singolare, Angelo restituì fedelmente il ricavato della -vendita al barone. - -Non amava confondersi con i delinquenti comuni, e quando poteva -arrestare i peggiori di essi lo faceva assai volentieri, e si occupava -perfino di consegnarli ai giudici. - -Religiosissimo e accolto a braccia aperte, come un amico, dai frati -in tutti i conventi della regione, avea una strana propensione a -svaligiare i vescovi e i ricchi prelati; anzi si può dire che la sua -opera fu principalmente diretta contro di essi. Ma nemmeno in tali casi -amava essere scortese. Un vescovo avea 1000 zecchini; glie ne prese -500, dicendogli con profondo rispetto: — 500 vi bastano per il vostro -viaggio. — Un'altra volta incontrò un abate benedettino, che ne avea -2500: glie ne prese metà e di questa fece due parti: una per sè e per -i suoi compagni; dell'altra si servì, al solito, per dotar zitelle. - -Questo desiderio di proteggere l'onore delle fanciulle non può essere -compreso da chi non abbia un concetto della prepotenza baronale e più -ancora di quella della ricca borghesia, che abusava delle fanciulle nel -modo più indegno che si possa immaginare. - -_Angiolillo_ insegnava la morale non solo ai signori, ma anche ai preti -e ai vescovi. - -Gli accadde che, andando pei boschi, s'incontrò in un prete che -bestemmiava come un turco. Erano strani tempi, in cui i preti -bestemmiavano e i briganti insegnavano la morale. - - Voi facendo sì trista funzione - Padre mi fate ancor scandalizzare, - -gli disse _Angiolillo_; poi un po' col tu, un po' col voi, com'è -abitudine dei meridionali, aggiunse: - - Quietatevi, ti prego in cortesia, - E dimmi ancora la ragion qual sia. - -Il prete raccontò tutto. Vacava una buona parrocchia: e il vescovo -simoniaco l'avea destinata non a lui che ne avea diritto ma a un prete -ricco e immeritevole, che avea pagato una grossa somma. _Angiolillo_ -andò subito dal vescovo, gli s'inchinò, gli baciò la mano e - - Dopo questo si misero a parlare - Sul punto del dovere e dell'onore. - -Il vescovo non seppe negar nulla a tanto intercessore, e la parrocchia -fu data a chi ne avea diritto. La giustizia però non era completa: -_Angiolillo_ si recò dal prete corruttore e si fece dare 250 ducati, in -punizione di aver cercato di corrompere un vescovo, e, come al solito - - Tutto il contante che il prete ha portato - Il fuoruscito ai poveri ha donato. - -Circondato dalla simpatia delle masse Angelo Duca avea tale potenza, -che entrava da trionfatore in città di sei o settemila abitanti. - -Il popolo lo considerava come un eroe e lo credeva invulnerabile. - -Perseguitato aspramente e tradito da un compagno, fu arrestato nel -monastero di Muro Lucano e nel 1784 impiccato in Salerno, per semplice -ordine del re, senza nemmeno la parvenza di un processo. Fu forse -l'ultima condanna pronunziata a Napoli _per biglietto_, senza nessuna -procedura; e il fatto parve mostruoso anche alla Curia, che di questo -scandalo parlò a lungo. - -Nè prima, nè dopo di lui vi fu alcuno che, anche lontanamente, si -potesse paragonare ad Angelo Duca. Vi furono tra i banditi molte anime -desiderose di giustizia, o almeno di vivere più umano; vi furono -individui che in non poche occasioni diedero prova di spirito di -sacrifizio e di devozione. Ma erano nature rozze, e la loro primitiva -morale non permetteva mai di elevarsi fuori dell'ambiente di miserie e -di odî in cui vivevano. - - * - * * - -Ma il vero brigantaggio politico non comincia che nel 1799. Fuggiti in -quell'anno i sovrani in Sicilia e proclamata la repubblica, questa non -avea nè potea avere salde radici nel popolo. Messa su dai francesi, -raccoglieva intorno a sè gli spiriti più eletti e insieme gran numero -di scontenti dell'aristocrazia del reame. Nondimeno si sorreggeva, e, -nonostante Nelson, la lotta da parte della squadra britannica sarebbe -durata se un uomo audace e intraprendente non avesse concepito il -pensiero arditissimo di conquistare il regno al Sovrano, eccitando le -passioni popolari e scatenando il brigantaggio. - -Il cardinale Fabrizio Ruffo, il cui nome è rimasto tristamente famoso, -ma che fu migliore della sua riputazione e sopra tutto fu più onesto -dei suoi sovrani, concepì l'idea audace di riconquistare il reame, -mettendo in rivolta le classi proletarie. Principe della Chiesa -e feudatario, pieno di debiti e di audacia, senza scrupoli e pure -non perverso, egli avea un piano assai semplice ed ardito. Partendo -dalla punta estrema della Calabria e descrivendo un grande arco di -cerchio traverso la Basilicata, le Puglie e i Principati si proponeva -di giungere a Napoli, dopo aver percorso le zone principali del -brigantaggio. Riunendo dintorno a sè i banditi — come si diceva allora -che la parola brigante non era ancora penetrata — riunendo i miserabili -e gli scontenti, sapeva di arrivare a Napoli seguìto da turba infinita -e feroce, e contava di poter facilmente distruggere la mal difesa -repubblica. - -In una lettera da Monteleone al ministro Acton, il Cardinale spiega -chiaramente i mezzi di cui volea valersi; contava sopra tutto di andare -avanti «nutrendo sempre la gelosia fra il popolo e il ceto medio.» Le -classi colte erano desiderose di nuovi ordinamenti: bastava atterrirle -svegliando l'odio popolare contro i possidenti. «Spero — scriveva in -un'altra lettera, partecipante la presa di Cosenza — che il popolo -basso abbia saccheggiato insieme con gli aggressori, e così _mantenga -a freno i nobili e i paglietti_,» cioè l'aristocrazia scontenta e la -borghesia. - -Il Cardinale era seguìto da malfattori venuti d'ogni parte e da -banditi famosi, cui si prometteva ogni sorta di premio e da turbe -desiderose di saccheggio, le quali assai facilmente propendevano a -dichiarar giacobino chiunque possedesse. A Napoli il sinistro canto dei -sanfedisti diceva: - - Chi tene grane e vine - Ha da esse giaccubine. - -Chi possiede è giacobino. - -Nelle Provincie si pensava presso a poco allo stesso modo. - -Quando il Cardinale giunse a Napoli, seguìto dalle sue turbe -brigantesche, dopo aver traversato sì larga parte del reame, scrisse -sinceramente in una sua lettera che si era accorto che il popolo -trasformava ogni possidente in giacobino: «è la rapina — egli scriveva -— che produce i proprietari giacobini.» - -Il piano di Ruffo era il solo che potesse riescire e riescì; dire ai -contadini: rubate le case dei ricchi, saccheggiate, dividetevi le terre -era valersi di interessi e di sentimenti veri. - -Uno storico austriaco, apologista del cardinal Ruffo, il barone von -Helfert, dice che il Cardinale, per una così difficile impresa, non -potea scegliere i suoi compagni. E certo non gli scelse! Ruffo avea -seco, condottieri del suo strano esercito, briganti famosi come -Panedigrano, Pansanera, Sciarpa, Mazza, de Castro e tanti altri famosi -negli annali del delitto. - -E mentre il Cardinale operava da un lato, Pronio e Rodio, due -avventurieri, operavano in Abbruzzo, Mammone e fra Diavolo in Terra di -Lavoro: altri iniquissimi altrove. - -I nomi di Mammone e fra Diavolo hanno oramai acquistata una celebrità -internazionale. - -Gaetano Mammone, nativo di Terra di Lavoro, era un monomane del -delitto: uccideva senza ragione, per piacere, e giungeva ad atti di -crudeltà che parrebbero inverosimili. Vincenzo Coco dice di lui ch'era -mugnaio di mestiere; che in due mesi di comando in poca estensione di -terreno fece fucilare 350 persone, oltre forse del doppio uccisi dai -suoi satelliti ed accenna alle crudeltà e ai tormenti da lui inventati. -«Il suo desiderio di sangue umano, scrive Coco, era tale che si beveva -tutto quello che usciva dagl'infelici che facea scannare: _chi scrive -lo ha veduto egli stesso_ beversi il sangue suo dopo essersi salassato -e cercar con avidità quello degli altri salassati che eran con lui; -pranzava avendo a tavola qualche testa ancor grondante di sangue, -beveva in un cranio.... A questi mostri scriveva Ferdinando da Sicilia: -_mio generale e mio amico_.» - -Tutto ciò è confermato dalle cronache dei tempi e dagli scrittori più -autorevoli. - -Meno terribile ma più drammatica la storia di Michele Pezza, conosciuto -sotto il nome di fra Diavolo; le cui avventure romanzesche hanno -fornito a Scribe e ad Auber il soggetto di uno dei loro migliori -melodrammi. Omicida e dei più terribili avea, dicono, l'astuzia del -monaco e la perfidia del diavolo. Era già brigante da qualche anno, -quando sopraggiunsero gli eventi del 1799; non tardò ad illustrarsi -colle sue crudeltà. - -Dopo la restaurazione monarchica ebbe, come Mammone, un altissimo -grado nell'esercito, una pensione di 3000 ducati e fu nominato duca di -Cassano. Nel 1806 volle ancora insorgere in difesa del re Ferdinando -contro la monarchia francese: ma dopo molte peripezie, fu impiccato -al largo del Mercato — e a dileggio, dicono, gli si lasciò l'uniforme -di generale addosso e gli si sospese al collo il diploma di duca di -Cassano. - -Or guardate i miracoli della previsione. - -Nel 1803, tre anni prima cioè che fra Diavolo fosse impiccato, era -pubblicata a Parigi una storia romanzesca sotto il titolo _Les exploits -et les amours de frère Diable, géneral de l'armée du cardinal Ruffo_. -L'incisione innanzi al frontespizio rappresenta fra Diavolo in abito -da frate, armato di carabina, pistola, pugnale, sciabola e accetta: -nel romanzo egli è fatto cavaliere e la scena delle sue azioni è -raffigurata in Calabria. Il romanzo non è che una serie d'invenzioni. -Ma vi è di vero solo una _predizione_! Il romanziere fa finire fra -Diavolo sulla forca, per essersi messo di nuovo in campagna: allora fra -Diavolo era vivo, ma tre anni dopo finì in realtà sulla forca. - -Or fu con questi elementi, che la monarchia borbonica fu restaurata. - -I lazzari di Napoli gridavano a Ferdinando IV che rientrava a Napoli: - - Signò, 'mpennimmo chi t'ha traduto, - Prievete, muonece e cavaliere! - Fatte cchiù cà, fatte cchiù là, - Cauce 'n facce a la libbertà. - -Tutti i canti popolari di quel tempo non sono che feroci apostrofi -alla libertà, violente ingiurie ai giacobini: poesia infame, ma che -esprimeva sentimenti veri e sopra tutto speranza di tempi migliori. - - A lu suono de li tammurilli - So risurte li puverielli! - -Il brigantaggio del 1799 fu, come assai più tardi quello del 1860, -accresciuto dall'aver disciolto l'esercito del Re. L'esercito -raccoglieva allora i più poveri, poichè i ricchi e i borghesi si -faceano esentare, e raccoglieva anche gli elementi peggiori. - -Macaulay dice che al ritorno del re legittimo in Inghilterra -fu necessario sciogliere l'esercito rivoluzionario di Cromwell. -Cinquantamila uomini, abituati a battersi, furono lasciati sulla -strada. V'era da aspettarsi qualunque cosa: invece alcuni mesi dopo non -rimaneva traccia che indicasse che una delle armate più formidabili era -stata assorbita nella massa del popolo. E quando si vedeva un operaio -prosperare in oneste industrie, si poteva dire quasi con sicurezza che -egli avea fatto parte dell'esercito di Cromwell. - -Nel reame di Napoli, quando per due volte fu sciolto l'esercito del -re legittimo, la maggior parte di esso si diede al brigantaggio, alla -rapina e al vagabondaggio. - -Del resto che cosa poteva essere un esercito in cui i gradi eminenti -erano riserbati a Mammone e a Fra Diavolo, e che cosa poteva essere -un'amministrazione in cui si davano i posti più alti a uomini come il -brigante Panedigrano? - - * - * * - -Quando nel 1806 si stabilì a Napoli con Giuseppe Bonaparte da prima e -poi con Gioacchino Murat la monarchia francese, i Borboni fuggirono -di nuovo in Sicilia. Ancora una volta non mancarono di aizzare il -popolo e di rinfocolare il brigantaggio: fra Diavolo uscì in campo -di nuovo e uscirono altri già noti nel 1799, i Pizza, i Guariglia, i -Furia, gli Stodui e altri di pessima fama. Con danari e con promesse -il brigantaggio fu promosso dovunque. Molti si davano alla campagna -perchè avean vendette da compiere; altri perchè l'esempio dei contadini -promossi colonnelli o duchi, come Mammone e fra Diavolo, accendeva le -menti. - -Così in Basilicata dominavano Taccone e Quagliarella; nei due -Principati Laurenziello; nelle Calabrie Parafante, Francatrippa, -Benincasa, il Boia, Carmine Antonio, Mascia, Mazziotti, Bizzarro; negli -Abbruzzi Antonelli, Fulvio Quici, Basso Torneo e altri celebri. - -Quando Murat salì al trono, tutto il regno si può dire che era -infestato di briganti: gli esempi del 1799 accendevano le menti, e ogni -contadino insofferente della miseria, come ogni ribaldo desideroso di -conquistare la fortuna si davano alla campagna. - -Ma non era possibile ripetere a pochi anni di distanza il tentativo di -Ruffo, e mancava in ogni caso l'uomo. - -Seguiti da torme fameliche, i briganti entravano nelle città, -depredavano, violavano le donne e si dicevano difensori del sovrano -legittimo. _Bizzarro_, non meno feroce di Mammone, osava dare in pasto -ai suoi cani ufficiali francesi trucidati barbaramente e avea abituato -i mastini a dare la caccia agli uomini; altri facean cose ancor più -crudeli e avevano aria di dominatori. - -Taccone dominava addirittura il nord della Basilicata. In una delle -sue crudeli escursioni corse ad assediare, nel castello di Abriola, -il barone Federici. Dopo un blocco di parecchi giorni costrinse il -barone a rendersi, promettendo che non si sarebbe fatto male ad alcuno. -Appena entrati i briganti violarono la moglie e le figlie del barone e -poi buttarono tutta la famiglia nelle fiamme, da cui non si salvò per -miracolo che un bambino. - -Basso Torneo, crudelissimo, detto _il Re della campagna_, bruciava -perfino una caserma di gendarmeria e condannava a esser bruciati vivi -le mogli e i figli dei gendarmi assenti. - -Parafante, il Boia, Francatrippa e Laurenziello commettevano gesta -ancor più nefande. - -Per il governo era necessità vincere il brigantaggio, sradicarlo sia -pure in modi crudelissimi. La monarchia di Gioacchino non era sicura -se non debellando le torme ogni dì crescenti e i cui capi mantenevano -corrispondenza assidua con casa Borbone e la corte di Palermo. - -Fu adottato un rimedio estremo, e il generale francese Carlo Antonio -Manhés ebbe l'incarico di distruggere a ogni costo i briganti e gli -furono conferiti poteri eccezionali. Il generale Manhés, che a quasi -un secolo di distanza si nomina ancora con terrore nelle Calabrie e -in Basilicata, era un degno generale di Gioacchino: intraprendente, -arditissimo, senza scrupoli e nello stesso tempo uomo galante e -avventuroso. - -Manhés non esitò. Bisognava, per agire sulle fantasie meridionali, per -vincere rapidamente il brigantaggio non avere pietà, sopra tutto non -transigere mai. In Abbruzzo il brigantaggio fu distrutto in poco tempo: -Antonelli impiccato, altri uccisi. - -Ma le difficoltà più gravi erano in Basilicata e in Calabria, province -più vicine alla Sicilia, da cui i briganti ricevevano soccorsi e aiuti -e promesse. - -Manhés avea pieni poteri: vi si recò, fece cose crudelissime. Taccone -fu preso ed entrò a Potenza non da trionfatore, sì come avea sperato, -ma a cavalcioni di un asino, la coda del quale servivagli da briglia: e -con una mitra in testa, sulla quale leggevasi a grandi lettere: _Questo -è l'infame e crudele assassino Taccone_. Era un supplizio molto comune -allora, e voleva riescire di esempio al popolo. - -Quagliarella, abbandonato dai compagni, fu ucciso a colpi di falcetto -dai mietitori di Ricigliano, desiderosi di guadagnare la _taglia_, che -gli pesava sul capo. - -Bisognava che la repressione non solo fosse terribile, ma apparisse -tale. Manhés non trascurò nulla a quest'oggetto. Il villaggio di -Parenti, ove una compagnia di francesi era stata trucidata, fu messo in -fiamme; altri paesi distrutti. - -Con procedimento sommario, qualche volta senza nessun procedimento, -migliaia di uomini furono uccisi. «Io non vorrei essere stato il -generale Manhés — dice Pietro Colletta — ma nemmeno vorrei che il -generale Manhés non fosse stato nel Regno nel 1809 e nel 1810. Fu per -opera sua se questa pianta venefica del brigantaggio venne alla perfine -sradicata.» - -Manhés — come disse nel suo ordine del giorno di Monteleone — volle -agire di un tratto, colpendo la causa stessa del male: volle prendere i -briganti per fame. Sotto pena di morte fu vietato a chiunque di fornire -loro viveri: e la disposizione fu applicata senza pietà. Significava -colpire al cuore il male, poichè dopo la caduta delle nevi non era -possibile ai briganti durare senza avere i viveri dai borghi. - -La terribile repressione cominciò con il comune di Serra. - -In quel comune, messo fra le giogaie dell'Aspromonte, i briganti -aveano fatto sapere che voleano arrendersi: chiesero un abboccamento -al sindaco, al tenente della gendarmeria e al capitano della guardia -nazionale. Non diffidando, questi non presero alcuna precauzione: i -briganti invece irruppero armati nella sala e trucidarono le autorità. -Il tenente si chiamava Gérard, e sua moglie, bella giovane di 22 anni, -caduta poco tempo prima nelle mani dei briganti di Castrovillari avea -subìto il più crudele oltraggio e dopo era stata assassinata. - -Manhés volle fare una vendetta terribile. Si recò a Serra seguìto da -molti soldati: il paese fu pieno d'armati, e la costernazione entrò -nell'animo di tutti. Manhés non volle ricevere alcuno: vegliò tutta la -notte, pensando alla vendetta più crudele. La scelta della punizione -era difficile. Da una parte non si poteva uccidere parecchie migliaia -di persone: dall'altra non si poteva distruggere un paese necessario -alla difesa nazionale. Gli abitanti di Serra erano infatti addetti -alla industria del ferro ed essendo allora, a causa degli inglesi, -impossibili o molto difficili le comunicazioni per via di mare, le -poche miniere di ferro di Calabria eran preziose. - -La gente di Serra, convinta che il paese sarebbe stato distrutto passò -la notte in orazioni ed in pianti, cercando di mettere in salvo quanto -potè di mobili e di oggetti di valore. - -La mattina il generale ordinò che tutta la popolazione fosse riunita -nella pubblica piazza: l'assemblea fu innumerevole. Neppur uno mancò: -vecchi e malati si trascinarono e si fecero trascinare. Manhés entrò in -mezzo alla folla e parlò con veemenza: tutti tremavano. Ei disse che -erano uomini senza onore, che tutti dovean perire, che neppur uno si -sarebbe salvato. - -A un punto ebbe una idea luminosa. - -Nel profondo terrore di tutti: - -«Io ordino, esclamò, che tutte le chiese di Serra siano murate, che -tutti i preti senza eccezione abbandonino questo paese maledetto e -vadano a Maida. I vostri fanciulli nasceranno senza battesimo; i vostri -vecchi moriranno senza sacramento. Se alcuno tenterà di uscire dal -paese sarà ucciso e voi dovrete vivere soli come cani.» - -Bisogna conoscere il paese per comprendere l'abbattimento che vinse -tutti; una condanna di morte non avrebbe agito così. - -Quando Manhés partì, tutta la città era deserta. Ma nel bosco il -generale s'imbattè in una processione interminabile: migliaia di -persone con le camicie bianche, si battevano il petto nudo con -le pietre e imploravano misericordia. — Uccideteci piuttosto! — -esclamavano. - -Manhés fu inesorabile. I preti furon condotti via tutti; fu portato -a braccia perfino un vecchio prete di ottant'anni e rinchiuso nel -seminario di Maida. Serra rimase nella desolazione, con le sue chiese -chiuse. - -Il generale promise che avrebbe perdonato solo quando in tutto il -territorio di Serra e nei boschi vicini non fosse stato in vita un -solo brigante. La disperazione fece fare cose terribili: i legami di -amicizia o di sangue non impedirono la strage. Neppure un brigante -sfuggì. In pochi giorni fu fatto ciò che nessun esercito avrebbe -potuto. - -E allora Manhés tolse l'interdetto. - -La popolazione tutta intiera si recò a Maida a riprendere i suoi preti, -fra le grida di giubilo e d'allora Serra non ebbe mai più un brigante. - -«Ove i popoli sono infieriti con le armi — ha detto Vico — talchè non -vi abbiano più luogo le umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurli -è la religione.» - -Oltre gli uccisi, il cui numero è assai difficile indicare, 1200 -briganti furono rinchiusi nelle diverse prigioni della Calabria. - -Sotto la più terribile delle persecuzioni i capi si videro abbandonati -dai seguaci; resa loro impossibile la comunicazione con coloro che -erano nei paesi e che li aiutavano, fucilati costoro su semplice -sospetto, messe grosse taglie sui briganti più noti, l'avidità, il -desiderio di salvarsi fecero sì che molti tradirono o vendettero i -compagni. - -La fine di molti briganti fu crudelissima. - -Più terribile, più tragica di tutte la fine del brigante Bizzarro. -Attorniato da ogni parte, abbandonato da tutti, si era ridotto nel -bosco di Rosarno con la sua amante Niccolina Licciardi di Seminara -e con i suoi due terribili mastini, divoratori di uomini. L'amante -avea dato da pochi mesi a Bizzarro un figliuolo, e nelle lunghe fughe -precipitose, nelle peregrinazioni dolorose la donna portava a braccia -il bambino: madre e amante fedele nel periglio. - -Bizzarro si era ricoverato in un antro solitario, noto forse a lui -solo, e di cui l'entrata assai angusta era difesa e nascosta dai rovi -e dalle erbacce. - -Ora il bambino che avea sofferto di quella vita errante piangeva -sempre. La donna cercava invano di attaccarlo al seno esausto: la notte -sopra tutto non facea che gridare. Una notte in cui le grida erano -maggiori e i terribili cani guaivano quasi per segnalare l'avvicinarsi -di gente, Bizzarro esasperato, temendo di essere scoperto, prese il -figlio per un piede e lo fracassò contro il muro. - -La donna non disse nulla. - -La mattina, quando il brigante fu uscito scavò con il coltello una -fossa nella grotta e vi seppellì dentro il figliuolo e pose sopra il -letto, perchè i cani non scavassero il cadavere per divorarlo. Nelle -notti insonni ella dovette maturare il pensiero terribile; e una notte -che Bizzarro dormiva prese il fucile e lo uccise. Poi gli recise la -testa, la mise nel grembiale e si recò al comune vicino per chiedere il -danaro promesso a chi avrebbe dato morte al brigante. - -Qualche tempo dopo la donna si maritò e il generale Manhés dice che fu -sposa e madre esemplare. - -La persecuzione di Manhés in Basilicata e in Calabria durò pochi mesi: -ma fu così terribile, che in breve tempo non rimase più in vita un solo -brigante. - - * - * * - -Dalla persecuzione di Manhés, avvenuta fra il 1810 e il 1811 sino alla -fine della dinastia borbonica, nel 1860, in mezzo secolo, fatta qualche -eccezione, il brigantaggio torna a essere malandrinaggio. - -Appaiono anche in questi cinquant'anni alcune eccezioni notevoli, -come quel famoso don Gaetano Vardarelli, intelligente e non privo di -studi, che insieme ai suoi fratelli e a molti compagni dominò quasi -la provincia di Foggia fra il 1815 e il 1817. Carbonaro e cattolico -avea, malgrado non poche ribalderie, tendenze liberali e umanitarie e -volea rassomigliare e rassomigliava in qualche cosa ad Angelo Duca. I -Vardarelli aveano con sè la simpatia delle popolazioni, e non erano da -confondersi con i banditi volgari. Il governo borbonico, che non avea -potuto averli per forza d'armi li ebbe per tradimento: promise loro ciò -che chiedevano, e come tante volte prima e dopo, venne meno al patto. - -Il brigantaggio ebbe ancora qualche figura meno crudele o corrotta: -ma fu sempre, dopo, sfogo naturale della miseria, della ingiustizia e -della delinquenza, sì com'era stato prima nel 1799. - -I famosi briganti del regno di Francesco I, la «grande compagnia di -Gasparone,» la quale taglieggiava i comuni e i proprietari in Abbruzzo; -la trista comitiva di _Mezzapenta_, famosa in Terra di Lavoro: le -piccole bande sparse dovunque nella Basilicata non riunivano che -disgraziati o delinquenti. Le operazioni erano sempre le stesse; -si derubavano i viandanti, s'imponevano taglie ai possidenti, sotto -minaccia di rovinare le loro proprietà; si rubavano e violavano donne, -si eseguivano vendette per incarico o per commissione; storia di -tristezze e di miserie. - -Accanto al brigantaggio fioriva il _manutengolismo_, come si dice -ancora da noi, ed era di due specie: era fatto per timidità ed era -fatto per avidità. Vi erano coloro che speculavano sui briganti, -che qualche volta arricchivano su di essi. I briganti doveano avere -il protettore, l'informatore, il difensore; e spesso queste qualità -si trovavano in coloro stessi che doveano perseguitarli. Parecchie -fortune sono state fatte col brigantaggio; assai spesso il manutengolo -arricchiva e il brigante finiva sulla forca. Le chiese stesse e i -monasteri erano asilo di briganti, e i monaci di Venafro pregavano -il giorno e non disdegnavano la notte di travestirsi per assalire i -viandanti e per derubarli. Anche durante il regno di Ferdinando II il -brigantaggio non fu che malandrinaggio: raccontarlo non sarebbe che -ripetere una storia di dolore e di sangue. Le autorità erano fiacche, -le popolazioni impaurite, le miserie grandi; l'esempio dei briganti -arricchiti esaltava e accendeva le nature più miti. Perfino in tempi -molto vicini a noi Ferdinando II, non riescendo a vincerlo altrimenti, -graziava il brigante Giosafat Talarico, gli accordava lauta pensione e -soggiorno nella ridente isola d'Ischia. - -Ma la minaccia era sempre sospesa sul capo dei liberali, e le classi -desiderose di novazioni (in grandissimo numero per necessità o -per bisogno, in una certa parte per idealità) si preoccupavano dei -massacri che ogni mutamento avrebbe prodotto: si sapeva che qualsiasi -rivoluzione volea dire _Santa Fede_ a Napoli e il brigantaggio nelle -province. - -Nel 1820, che pure non lasciò traccia alcuna, perchè fu moto incomposto -e ingiustificabile, mentre i carbonari discutevano di libertà e i loro -seguaci chiedevano impieghi nelle province, il brigantaggio si acuiva. - -Più ancora il male si manifestò nel 1848. - -Data la costituzione a malincuore si volle dalla Corte determinare -quello stato di squilibrio, che rendeva necessario il ritorno al -vecchio regime. I principi di casa reale, come il conte d'Aquila e il -principe di Salerno pensarono di «promuovere la rivolta dei contadini -nelle province, della plebaglia nella capitale» come scrive P. S. -Leopardi. Difatti, in parecchi comuni, torme di contadini invasero le -terre pubbliche e vollero dividersele e il brigantaggio, già depresso, -cominciò a rifiorire. - -Leggendo gli scritti e la corrispondenza dei liberali del 1848 traspare -ogni momento la loro ingenua sorpresa nel vedere che, mentre essi -lottano per la libertà, i contadini si rivoltano, invadono le terre -pubbliche e se le appropriano, oppure si trasformano in briganti. L'8 -giugno del 1848 Carlo Poerio scriveva a Raffaele Poerio: «Una setta -anarchica s'impadronisce delle proprietà dei privati e quindi irrita -e allarma i ricchi e li rende devoti a qualunque governo che permetta -sicurezza.» E dopo ingenuamente confessa che, mentre la famiglia Poerio -fa tanti sacrifizi «i nostri coloni non pagano e la guardia nazionale -di Policastro s'impadronisce della Sila e la divide fra i suoi -abitanti!» E lo stesso Carlo Poerio scriveva ad Alessandro il 22 luglio -del 1848: «La difficoltà non è di far cadere il Ministero; ma sibbene -di comporne un altro, mentre vi è una feroce reazione sanfedista nelle -province, dove vi era stata mossa.... La rapina e i ricatti delle bande -armate aveano finito di disgustare la massa dei proprietari e degli -onesti cittadini. Nel Cilento, poi, gli sciagurati, che si sono mossi, -formano una setta antisociale e bestiale, che non si occupa d'altro -fuorchè di mettere a sacco e a ruba il paese.» - -Nei nostri Parlamenti si fa sovrastare ora il pericolo dei dinamitardi; -allora non v'era la dinamite e si parlava con terrore dei _fuochisti_, -miserabili contadini che a ogni agitazione volevano riprender le terre -che altri usurpava. E la monarchia trovava la sua difesa appunto nel -divampare degli odî popolari. - -Così Francesco II cercò di salvarsi nel 1860, impiegando la stessa -politica che più di sessant'anni prima avea salvata la corona del suo -bisavolo. Egli e i suoi, prima di andar via, gittarono in fiamme il -reame. L'esercito disciolto, proprio come nel 1799, fu il nucleo del -brigantaggio, come la Basilicata ne fu il gran campo di azione. - -Anche allora uomini di fede pura lasciarono la vita miseramente. I -briganti entrarono nelle borgate e nelle città, ebbero i loro generali, -i loro capi, i loro protettori, i loro sfruttatori; fu l'esplosione -di tutti gli odî, fu il divampare di tutte le vendette. Sopra tutto al -sorgere del brigantaggio nel nord-est della Basilicata, fra i trucidati -furono alcuni uomini che erano per la virtù della vita e la nobiltà -delle idee onore della loro terra. Ma più tardi la politica entrò -solo in parte, come mezzo di unione e di rallegamento. Il popolo non -comprendeva l'unità, e credeva che il re espulso fosse l'amico e coloro -che gli succedevano i nemici. Odiava sopra tutto i ricchi, e riteneva -che il nuovo regime fosse tutto a loro benefizio. - -L'Italia nuova non ha avuto il suo Manhés; ma le persecuzioni sono -state terribili, qualche volta crudeli. Ed è costata assai più perdita -di uomini e di danaro la repressione del brigantaggio di quel che non -sia costata qualcuna delle nostre infelici guerre dopo il 1860. - - * - * * - - Signore e signori, - -Io v'ho detto che cosa sia stato il brigantaggio: vi ho raccontato -tutta una storia di dolore. - -Ora permettete che io mi chieda: abbiamo noi rimosse le cause del male? -La stessa domanda si rivolgeva venti anni or sono Pasquale Villari, e -rispondeva con tristezza che le cause esistono tuttavia. Alcune, e le -principali, non solo non sono state eliminate, ma in qualche punto si -sono inacerbite. - -Abbiamo costruito alcune ferrovie ed è stato un bene anche quando -non rappresentano un'attività; abbiamo imposta, sia pure con poca -efficacia, l'istruzione obbligatoria, e il popolo, se ha imparato molte -cose inutili, alcune utili ha appreso. L'esercito, per fortuna nostra -non ancora basato sull'ordinamento territoriale, che vorrebbe dire -la fine dell'unità, ha avuto un vantaggio; centinaia di migliaia dei -nostri contadini sono usciti dai loro paesi, hanno visto nuove città, -hanno sopra tutto dimenticato. Gli odî trasmessi per eredità, acuiti -dalla vicinanza, esacerbati dalla ingiustizia, sono qualche volta -diminuiti. Il contadino ha acquistato un più alto concetto di sè: chi -ricorre a lui, sia pure per il voto, per la sovranità fittizia del -momento, non può esser sempre inumano. - -Ma in tutto il resto le cose non sono mutate. - -La massa degli intermediari è cresciuta, è altresì strabocchevolmente -aumentato il numero dei professionisti. Vi erano nel regno di Napoli -cento mila ecclesiastici un tempo: maggiore è forse oggi, nelle -province, che lo componevano il numero dei professionisti laureati e -diplomati. E almeno gli ecclesiastici non si sposavano e non chiedevano -alle amministrazioni impieghi per i figliuoli. Le terre pubbliche sono -state usurpate, usurpate contro la legge, e noi abbiamo assistito -spettatori silenziosi a tanto male. Le imposte sono cresciute e -cresciute su chi non può pagarle: e sono pondo insostenibile e crudele. -Non una parola di amore ha portato la civiltà nuova a tante sofferenze, -non una parola di pace. I contrasti sono ancora stridenti; e così -assorbiti come siamo dalle nostre miserie, dalle nostre vanità, dalle -nostre preoccupazioni, noi chiudiamo gli occhi a tutto e non vediamo. -In un'ora difficile, in un'ora di periglio, il male sopito ora potrebbe -divampare. - -E allora, voi mi chiederete, perchè il brigantaggio non esiste più -quando molte cause permangono? - -Perchè noi mandiamo ogni anno fuori di Europa dal solo Mezzogiorno -continentale, un vero esercito di quasi cinquanta mila persone e i -contadini di Basilicata, delle Calabrie, del Cilento, che non chiedono -nulla allo Stato, nemmeno bonifiche derisorie, nemmeno consorzi -mentitori, nemmeno tariffe di protezione, danno il contingente -più largo. Io vorrei fare, io farò forse un giorno una carta del -brigantaggio e una dell'emigrazione e l'una e l'altra si completeranno -e si potrà vedere quali siano le cause di entrambi. - -Una delle più crudeli accuse e più inique è nel dire che i contadini -meridionali amano l'ozio; ho visto molta gente lavorar meglio, nessuno -lavorar più. - -La miseria crudele non ha ucciso le intime energie della razza, l'anima -essenziale della stirpe; il brigante e l'emigrante con la rivolta e con -l'esodo sono la prova di una mirabile capacità espansiva. - -— Che cosa farai? — io chiedevo al vecchio contadino che partiva. - -— Chi lo sa! — egli mi rispondeva. - -Non chiedeva nulla, non voleva nulla. Andava a lottare, a soffrire; -aspirava alla sazietà. In altri tempi sarebbe stato brigante o -complice; ora andava a portare la sua forza di lavoro, il suo -misticismo doloroso nella terra lontana, a costituire forse con i suoi -compagni quella che dovrà essere la nuova Italia. - -O povera gente così forte e così infelice, così buona e così calunniata! - - - - -IL VESCOVO D'IMOLA - -CONFERENZA DI ERNESTO MASI - - -Sulla fine di dicembre del 1832 Giovanni Maria Mastai-Ferretti, -arcivescovo di Spoleto, e che poi divenne Papa col nome di Pio IX, fu -da Gregorio XVI nominato vescovo d'Imola. - -Entrò in Imola (notano con intenzione certi suoi biografi) il mercoledì -delle Ceneri del 1833. - -Se questo indefinibile arnese letterario, che si chiama una conferenza, -e in cui la dose del poco e del troppo resta sempre un problema, si -dovesse e potesse limitare ad una semplice biografia, io, per verità, -dovendo fermarmi al 1846, non avrei molto da dire. - -La vita di Pio IX è divisa essenzialmente in due parti, e la prima e -più naturale divisione di essa neppur si ferma al 1846, bensì continua -fino al 15 novembre del 1848, che Pellegrino Rossi, Ministro di Pio IX, -fu assassinato in Roma a tradimento, mentre, sceso appena di carrozza, -saliva il primo ramo di scala del palazzo della Cancelleria per recarsi -a riaprire il Parlamento degli Stati Pontifici. Il giorno dopo, la -rivolta di piazza, sobillata dai circoli demagogici, ormai padroni -del campo, assaliva Pio IX nel Quirinale, gli imponeva un Ministero, -e in capo ad altri nove giorni, il Papa, travestito da semplice prete, -fuggiva da Roma nella carrozza della contessa Spaur, ambasciatrice di -Baviera, e si rifugiava a Gaeta. La prima parte della vita di Pio IX -finisce qui. - -Da questo momento fino al 7 febbraio 1878, in cui Pio IX morì, -egli, come uomo, come principe, come Papa, è un personaggio storico -diversissimo da quello di prima, sebbene forse nell'uomo, nel principe -e nel Papa di prima si trovino già, se non tutte le cagioni (le quali -oltrepassano la sua qualunque individualità e sono di ordine più -generale), certo molte delle ragioni sufficienti del mutamento in lui -sopravvenuto. - -Se non che fermandoci al 1846, che fu il primo anno del suo -pontificato, noi vediamo in lui non solo il vero iniziatore del -risorgimento italiano, allorchè questo esce finalmente dal periodo -delle profezie letterarie, delle visioni teoriche, delle sommosse -spicciolate e delle tenebrose cospirazioni, espiate coi martirii, per -entrare nella piena luce della grande azione storica e comprendere in -un moto irresistibile tutta intiera l'Italia e l'Europa, ma assistiamo -altresì a questo fenomeno singolarissimo, che un uomo senz'alcun -antecedente personale molto notevole, un uomo mediocre (l'epiteto è -del Gioberti), mediocre di animo, di bontà, di coltura, d'ingegno e di -carattere, e quasi inconsciente degli effetti prossimi e remoti della -sua azione pubblica, può tuttavia dare la prima e più decisiva mossa a -così straordinaria mole di eventi, e lo vediamo proprio, quando egli è -ancora portato e si lascia volentieri portare dall'onda enorme d'una -popolarità subitanea e senza esempio, e innanzi ch'egli incominci ad -accorgersi e spaventarsi del crollo strapotente dato dalla sua debole -mano a tutto il vecchio mondo e con una sola parola: _perdóno_, a -pronunciar la quale, fra tanto imperversare di odii implacabili, -d'ingiustizie selvaggie, d'impòtenti repressioni e di inutili -vendette, non occorreva, se guardiamo bene, nè alcuna eroica bontà, -che l'inspirasse, nè alcuna sopraffina abilità di governo, che la -suggerisse anche al più modesto politico, come lo spediente migliore. - -Una filosofia della storia alla Bossuet potrebbe quindi far di Pio -IX un docile istrumento della provvidenza di Dio. Una filosofia della -storia alla Darwin potrebbe far di lui una di quelle forze cieche, che -agiscono nel mondo morale e materiale all'infuori d'ogni determinazione -volontaria e per fatale impulso d'una legge misteriosa, che sfugge -all'osservazione degli uomini. E quella in fine che oggi chiamasi -concezione materialistica della storia, che è la filosofia professata -dalla scuola socialista o giù di lì, e pretende aver sorpassate tutte -le altre, perchè le riduce tutte al fenomeno _economico_, quella, dico, -dinanzi al fenomeno storico d'un Pio IX, non potendo spiegarselo nè -coll'organismo della produzione, nè colla bilancia mobile dei salarii, -nè col prezzo delle derrate e via dicendo, probabilmente passerebbe -oltre senza curarsene, lasciando che altri riempisse, come meglio -crede, una siffatta lacuna. - -La realtà è invece, mi sembra, che iniziando o fermandosi, secondando -o resistendo, annientandosi come principe o esagerandosi come -papa, il destino di Pio IX è di essere, anche suo malgrado, uno dei -fattori storici principali della Rivoluzione Italiana, e che tale -destino s'adempie in lui fino all'ultimo; s'adempie persino nelle più -prestigiose coincidenze esteriori con una puntualità singolare. Muore -difatti il primo Re d'Italia in Roma; pochi giorni dopo lo segue Pio IX -nella tomba. L'Italia è fatta! Il periodo storico della vera e grande -Rivoluzione Italiana è finito! - -Sotto questo aspetto almeno, parlar di lui con serenità, con giustizia, -con equità, con misura, oltrechè ufficio della storia verso ognuno, -par quasi debito di riconoscenza nazionale, sebbene sia difficile -sempre, come avvertì il Machiavelli, parlare senz'odio o senz'amore dei -contemporanei e non dispiacere a molti, quanto più appunto ci si studia -di non dispiacere a nessuno. Ciò in generale. Nel caso speciale di Pio -IX, la quantità degli scrittori, che pro o contro, di proposito o per -incidenza, hanno parlato di lui, cresce a dismisura la difficoltà. Da -cinquant'anni ad oggi sono a migliaia e in tutte le forme letterarie -possibili. Una classificazione qualsiasi chi potrebbe tentarla neppure? - -Guardando alla grossa, v'ha i patriotti classici (chiamiamoli così) -che spiegano per insegna l'epigramma famoso dell'Alfieri: — _Il Papa -è Papa e re — Dèssi abborrir per tre!_ — senza stare a cercar altro; -v'ha chi si vanta di non aver mai dato dentro all'illusione di un Papa -liberale e italiano, e razzola e aggruppa aneddoti e pettegolezzi per -dimostrare che questo Papa, apparso nel 1846 come un prodigio, altro -non era che la resultanza combinata d'un Alessandro VI e d'un Pio V, -d'un fanatico e d'un feroce; v'ha chi si affligge d'aver visto svanire -con Pio IX il maggiore, forse l'ultimo, tentativo di conciliazione fra -Italia e Papato, cattolicismo e libertà; v'ha chi arreca a lui solo la -colpa d'aver mandato a male il moto di riscossa più largamente e più -profondamente popolare, che sia mai stato in Italia, e non gli perdona -di non aver saputo essere un Alessandro III, come se al 1848 l'Europa -fosse ancora composta di Papi, Imperi e Comuni, mentre invece i Comuni -alla medio evo non esistevano più, e Papi ed Impero non erano più che -due Stati, uno debolissimo contro un forte; v'ha chi esalta e divinizza -Pio IX come l'eroe e il martire del secolo, che dopo una lotta immane -contro tutte le malvagità del suo tempo soccombe bensì, ma lancia, -cadendo, col _Sillabo_ e l'_Infallibilità papale_ l'ultima condanna, -l'ultima sfida a tutte le scapestratezze della società moderna, e le -ha preparato in pari tempo l'ultimo porto di salvezza, quando stanca, -prostrata, pentita de' suoi errori e vagante come pazza fra tenebre -mentali sempre più fitte, tornerà a ridomandare la luce e la pace delle -verità tradizionali al solo uomo, che ha dunque, dicono, la certezza di -non errare. - -La speranza di tale ritorno è audace, non v'ha dubbio, non meno della -condanna e della sfida; ma a che pro continuare questa enumerazione, -se non c'è possibilità di compirla, e se essa non varrebbe forse -che ad impigliarci in polemiche infinite senza alcuna probabilità nè -di scegliere, nè d'intenderci, nè d'accordarci, nè di venire ad una -conclusione? - -Stiamo dunque modestamente ai fatti, come sono. Essi soli, non -sempre, ma il più delle volte danno lume a orientarsi fra le fallacie -delle dottrine, i mutamenti delle opinioni, le superbie, i vanti, le -ingenuità e le perfidie delle sètte, delle fazioni e delle scuole, -ognuna delle quali pretende naturalmente di possedere tutta la verità. - -Ci fermammo l'anno scorso, se ve ne ricordate, al 1831, l'anno -dell'elezione di Gregorio XVI. Le ultime onde della rivoluzione -erano venute a sbattersi languidamente e a morire sulle porte del -conclave, che lo aveva eletto, e quando queste porte si riaprirono, -ne uscì un Papa dei soliti, un vecchio cioè quasi settantenne, che da -quarantasette anni era monaco Camaldolese, ch'era stato bensì Prefetto -di Propaganda e negoziatore di concordati con qualche Stato europeo, ma -che se molto sapeva di teologia, delle cose di quaggiù avea cognizione -ed esperienza, quanto di quelle del mondo della luna. Eppure, chi -lo crederebbe? Fra le quinte del conclave, anche Gregorio era stato -combattuto come avverso all'Austria, e citando un passo della sua opera -teologica: _Il trionfo della Santa Sede_, qualcuno s'era pure provato -a farlo passare per liberale. Poveretto! Un torto, che non meritava -davvero, come non meritava d'essere annunciato ai suoi _felicissimi -sudditi_ con le parole divenute famose del cardinale Bernetti, suo -segretario di Stato: «_un'era novella incomincia_». Un buon astrologo, -in fede mia, quel Bernetti e soprattutto in gran buona fede! - -Furono quindici anni di congiure, di sommosse periodiche, di -repressioni feroci, d'interventi stranieri, di carcerazioni, di esigli, -di condanne, di supplizi, e di un oscurantismo così insensato, che -infamarono nell'opinione pubblica europea il Governo Pontificio, e -che resero proverbialmente odioso il nome di Gregorio XVI, forse -non cattiv'uomo nel fondo; certo non tale, quale il libello e la -satira politica (unica vendetta ed unico sfogo agli oppressi) l'hanno -dipinto, perocchè è falso ch'egli fosse scorretto di costumi, dedito -al vino fino all'ubriachezza abituale, avido del danaro pubblico per -arricchirne i nipoti, e tutti gli aneddoti, nei quali si compiacque, -per esempio, l'erotica fantasia del Petruccelli della Gattina nella sua -_Storia dei Conclavi_, e che si vedono ricopiati da tanti altri della -sua risma, sono invenzioni. - -Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, Gaetano -Moroni, per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere -del convento dei Camaldolesi, avea finito per essere in corte del Papa -un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla -di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che -per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era -divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di _signor -Gaetanino_, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato -così e continua ad essere, anche se il _signor Gaetanino_ non è più -in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso -qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente, o creduto -tale!! Ora anche il _signor Gaetanino_, un mitissimo cortigiano, -tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei -libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un -Seiano, consigliere d'infamie e qualcosa pure di più turpe, ed in -tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il _signor Gaetanino_ -invece era un giovine popolano, intelligente, istruitosi un po' da -sè, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non -volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle -sue faccende di corte, ha trovato modo di lasciare 120 volumi d'un -_Dizionario Storico-Ecclesiastico_, che anche oggi si consulta con -qualche utilità. Certo, egli era un servitor devoto e affezionatissimo -al Papa, nè mai s'era sognato che il suo signore e padrone potesse -aver torto, ma era un galantuomo, rispettato per tale a Roma, dove io -stesso ebbi curiosità di conoscerlo, come un monumento d'antichità, -poco dopo il settembre del 1870, rispettato, dico, anche dai liberali, -e soggiungerò che fra i papalini più noti rimarcai ch'egli era uno dei -più indifferenti alla mutazione avvenuta. - -Di lui seppi altresì con certezza quest'aneddoto. Gregorio XVI avea -in odio mortale le ferrovie, come un'invenzione del diavolo, e da -buon logico non volea neppur sentirne parlare. Per vincere questa -sua ripugnanza, i banchieri, che ne brigavano la concessione per gli -Stati Pontifici, immaginarono (da quell'ingegnosissima gente che sono) -di presentare al Papa il modellino d'una ferrovia tutto in argento, -un amore di giocattolo, ch'essi credevano avrebbe valuto a sedurre -quel tanghero di teologo. Ufficiarono quindi il _signor Gaetanino_, -offrendogli una somma addirittura enorme, affinchè egli facesse trovare -al Papa quel giocattolo sul suo scrittoio. Il _signor Gaetanino_ -rispose secco ch'ei non guadagnava il suo denaro a così buon mercato, -ch'ei non si prestava a tale insidia al suo benamato padrone, e -rifiutò. Non voglio farne per questo un eroe; dico soltanto che tanti -altri _Gaetanini_ della vita pubblica d'adesso non solo avrebbero -accettato il negozio, ma, riuscendo, avrebbero ingoiato anche la -_ferrovia vera_ con la macchina accesa e i vagoni pieni! - -Che perciò? Non meno indegno, nè meno giustamente diffamato fu il -governo di Gregorio XVI per la cecità bestiale del suo oscurantismo -e per la efferatezza dei mezzi, con cui credette aver diritto di -difendere da ogni minaccia il suo principato; cecità ed efferatezza -che, se già altre circostanze più alte e più speciali non ci fossero, -spiegherebbero da sole il contraccolpo di quasi folle entusiasmo e -l'esplosione subitanea di giubilo, di contentezza e di speranza, con -cui ad occhi chiusi fu accolto Pio IX. - -Domata nel marzo la rivoluzione del 1831, gli Austriaci nel luglio -se n'andarono dalle Romagne, ed il paese restò in uno stato di strana -incertezza, con una guardia civica, riarmatasi nelle quattro Legazioni, -ed un governo, che intanto metteva insieme un'orda di usciti di galera -e di banditi fra Rimini e Ferrara coll'idea di compir l'opera, che gli -Austriaci avevano lasciata a mezzo. - -Era in sostanza la guerra civile, che s'andava bel bello -apparecchiando, e che al cardinale Bernetti, il quale pur si vantava -discepolo del Consalvi, non parea poi un ideale di governo da -disprezzarsi del tutto. Non così la pensavano le potenze protettrici, -le quali in cinque, non esclusa l'Austria, avevano chiesto con un -_memorandum collettivo_, come si praticherebbe col Bey di Tunisi, fino -dal 10 maggio 1831, che almeno le più marchiane assurdità del Governo -Pontificio fossero corrette. Il Bernetti fece l'uomo offeso. O non avea -promesso l'_êra novella_? Aspettassero dunque che l'erba crescesse, e -l'erba, la mal'erba, fu il cardinale Albani, cagnotto dell'Austria e -uno dei più vecchi e peggiori arnesi della Curia, messo alla testa di -quell'infame marmaglia, che s'andava riunendo fra Rimini e Ferrara, e -incaricato di rimettere in cervello del tutto Bologna e le Romagne. - -A tale minaccia quelle popolazioni si risentirono fieramente. Fra gli -ultimi di dicembre e il gennaio 1832 una parte delle Guardie Civiche -di Forlì, di Ravenna, d'Imola e di Bologna s'andò pertanto radunando a -Cesena, deliberata di tener testa ai Papalini, i quali finalmente il 20 -gennaio dettero l'assalto a Cesena. I liberali non erano più di 1800; -quasi 5000 i Papalini. I primi, male armati e non guidati da alcuno, -resistettero ciò nonostante sei ore, poi si sbandarono, ed i secondi, -entrati in Cesena, non perdonarono nè a luogo, nè a sesso, nè a età, nè -a condizioni: trucidarono vecchi, donne, preti, bambini, persino nelle -chiese, dove alcuni avevano cercato rifugio. Sono così enormi questi -fatti, che molti scrittori per partito preso cercarono attenuarli -o negarli, quella perla del Cantù fra gli altri, ma, oltrechè negli -storici più gravi e nelle corrispondenze private e diplomatiche, sono -concordemente attestati da certi diari manoscritti, che si conservano -a Cesena e sono opera di preti o di gente ad essi devotissima. Non -c'è quindi da dubitarne, tanto più che le gesta del cardinale Albani a -Cesena si rinnovarono quasi identiche, se non peggiori, il 21 gennaio a -Forlì, il 24 a Faenza, e il 25 a Imola, dove i Papalini si congiunsero -cogli Austriaci, ritornati subito, e tutti insieme furono il 26 a -Bologna, dove, per colmo d'obbrobrio (tanto era l'orrore inspirato dai -lanzichenecchi papali) gli Austriaci furono accolti e acclamati, come -salvatori. - -Volle ora l'Austria far suo pro dell'esecrazione eccitata da queste -tragedie, per vantaggiarne le sue vecchie cupidigie sulle quattro -Legazioni? Se ne adombrò il Papa e pensò di opporre stranieri a -stranieri nello stesso modo che opponeva una parte dei suoi sudditi -all'altra? Ossivvero la Francia si mosse di suo per bilanciare -l'influenza dell'Austria e impedirne un ulteriore ingrandimento in -Italia? Fatto è che ora accade questo: l'Austria cerca estendere i -suoi partigiani colla sètta Ferdinandea; i Francesi di Luigi Filippo -occupano Ancona, dandosi le solite arie di venire in aiuto ai liberali, -che invece perseguitano per conto del Papa al pari degli Austriaci; le -truppe del Papa neppur si provano di resistere e nondimeno il cardinal -Bernetti (lui, che avea chiamati e richiamati gli Austriaci) protesta -contro la nuova invasione straniera, mentre poi, per poter fare a meno -di Austriaci e Francesi, organizza le sue masnade in _Centurioni_ -(vera sètta di scherani sedentari, raccolta luogo per luogo, a cui -era assicurata l'impunità d'ogni delitto) e di lì a poco, per compir -l'opera, assolda due reggimenti di Svizzeri. - -Lo dissi già l'anno scorso. Se non vivessero ancora molti della -generazione, che l'ha visto cogli occhi proprî, difficilmente si -crederebbe ad un simile viluppo di stoltezze e d'iniquità (pare che -molti, troppi Italiani se ne siano scordati), eretto, in pieno secolo -XIX, a sistema di governo, per eccellenza conservatore, e a cui non -mancarono neppure interpreti teorici più sfrontati, lo Haller nella -_Restaurazione della scienza politica_, il Canosa nell'_Esperienza ai -Re della terra_, Monaldo Leopardi, il padre del poeta, nei _Dialoghetti -sulle materie correnti nel 1831_, e parecchi altri. - -Il paese era prostrato senza più nè fiducia, nè energia, nè speranze. -Gli esuli invece numerosissimi s'agitavano, ed ora principia la serie -dei tentativi rivoluzionari, organizzati dal di fuori e che non trovano -dentro se non consensi spicciolati dei più arrischiati, dei meno in -cervello, dei meno atti e veder chiaro e a riferire giustamente, o -peggio ancora, di coloro che pescano nel torbido per professione; un -quissimile delle proscrizioni e dei ritorni guelfi e ghibellini dei -nostri Comuni medievali. - -Notiamo intanto. — Anche l'insurrezione della Guardie Civiche di -Romagna nel 1832 ha un carattere iniziale di semilegalità, perchè -si mossero richiedendo l'esecuzione delle promesse del Bernetti, -quel burlone dall'_êra novella_, e se all'ultimo intonarono nei loro -bivacchi e nella breve pugna di Cesena il _Ça-ira_ e la _Carmagnola_, -reminiscenze giacobine, fu l'immanità della repressione, che dimostrò -non esservi possibilità d'intesa col Papa ed i suoi ministri. - -Ma, in mezzo a questo pandemonio di congiure, di promesse non -mantenute, d'invasioni straniere e di brigantaggio organizzato, non è -men vero che un'opinione moderata va spuntando, il proposito di opporre -il bene al male, di mettere tutto il torto dalla parte del governo, -di appellarsi all'opinione pubblica liberale, che dopo il 1830 va -sempre più slargandosi e imponendosi in tutt'Europa, e di forzarla a -metter riparo a tante enormezze. Contemporaneamente però, e appunto in -quest'anno 1832, Giuseppe Mazzini fondava la _Giovine Italia_, il cui -programma era l'azione immediata, e un determinar tutto _a priori_, -l'unità nazionale, la repubblica come forma di governo, l'insurrezione -popolare, come mezzo a conseguir l'una e l'altra, e persino una riforma -educativa e religiosa, contenuta nella sua celebre formola: _Dio e -Popolo_, ed ecco una nuova ragione di dissenso e di contrasto fra i -liberali. - -Ormai è tempo però di non giudicar più tali dissensi e contrasti solo -dalla riuscita e di sollevarsi ad una critica più giusta, che tenga -conto delle condizioni d'allora e soprattutto veneri, come merita, -tutta questa forte generazione d'uomini, che fra tante ruine non -disperò mai, non si accasciò mai sull'orma sua, ma lottò tenacemente -e sempre, e quante volte cadde rovesciata, altrettante si rialzò e -riprese a combattere, variando arme, propositi, ed anche moltiplicando -colpe ed errori, se si vuole, ma senza contar mai le vittime, delle -quali aveva seminata la via. - -La propaganda mazziniana trovò in Romagna molti aderenti; in Bologna -assai meno allora e dopo. Allora poi le nocquero soprattutto le due -imprese tentate in Piemonte e in Savoia nel 1833 e 34, che parvero e -sono veramente d'una supina e colpevole inanità e giovarono non poco -alla reazione, la quale, diffidando sempre delle giovanili velleità -di Carlo Alberto, voleva, secondochè bucinavasi nelle congreghe del -sanfedismo piemontese, far assaggiare anche a lui _sangue di liberali_. - -Scorse così qualche anno. Fra il 1837 e il 38 Austriaci e Francesi -se n'andarono di nuovo. Al Papa rimanevano gli Svizzeri e qualche -reggimento indigeno, ma la sua difesa migliore e più fida gli parevano -i _Centurioni_, le spie e la polizia, che erano tutt'uno. Mazziniani e -liberali si riscossero. A Bologna capitò Carlo Poerio, nome divenuto -poi famoso, e s'ebbe da esso contezza di gravi rivolgimenti prossimi -a scoppiare nel regno di Napoli, ov'erano, diceva (parlando a nome -del Mazzini), armi pronte, animi disposti ad ogni estremità, tremila -Calabresi, ai quali bastava un cenno per muoversi in aiuto d'altre -provincie italiane, che insorgessero, e persino si faceva assegnamento -su buon nerbo di Albanesi, gente manesca e ardente di combattere per -l'Italia. - -In questo emissario mazziniano, che profetizza tali miracoli, chi -riconoscerebbe il Poerio moderato e cavouriano del 1860? Anche fra -i compromessi mazziniani del 33 in Piemonte c'è Vincenzo Gioberti, -e chi direbbe che sette od otto anni dopo scriverà il _Primato_? Ma -sono appunto questi trapassi, queste variazioni, queste gradazioni, -che danno impronta così originale e così sincera al movimento -rivoluzionario, segreto e palese dell'Italia, e a biasimarli o lodarli -col senno del poi si può fare dell'inutile polemica retrospettiva, ma -non si penetra nell'intima psicologia di questa storia. - -Non tutti a Bologna aggiustarono fede alle promesse del Poerio, -nè tutti le giudicarono d'egual valore, specie quel soccorso degli -Albanesi, che parve alquanto fantastico; nondimeno, per non perdere -un'occasione, se mai era, un comitato rivoluzionario si riordinò nel -1840. Avrebbe voluto essere indipendente del tutto dalla direzione -mazziniana, pure temendo che coll'ignorare ciò che tramava la _Giovine -Italia_, accadesse di disgregare le forze, la nuova cospirazione -s'accontò con alcuni, che ancora aderivano in tutto al Mazzini, e formò -con essi un cosiddetto _Comitato d'azione_, il quale cercò relazioni -e aderenze con Ferrara, le Marche, Roma e la Toscana. Si aspettava il -segno da Napoli, ma Napoli non si moveva, anzi pareva ora aspettarlo -essa dallo Stato Romano. In queste incertezze si preparava alla meglio -l'azione, riunendosi i cospiratori in una villa vicina a Bologna, -ove tra i più impazienti era Luigi Carlo Farini, che sfidando mille -pericoli accorreva nottetempo e a cavallo da Ravenna, e prima che -albeggiasse ripartiva. - -È il caso di ripetere anche qui: chi indovinerebbe in questo audace -e romantico cospiratore il futuro storico dello _Stato Romano_, così -severo alle vecchie cospirazioni politiche, ed il futuro dittatore -delle provincie emiliane nel 1859? - -Del suo mutamento molti scrittori repubblicani, Aurelio Saffi fra -gli altri, gli fanno acerbo rimprovero; ma perchè? Non mutò anche il -Saffi, di moderatissimo divenendo Triumviro della Repubblica Romana e -rimanendo poi sempre uno dei più onorati e solitari epigoni della fede -mazziniana? - -Non c'è di peggio della passione politica per far confondere il -criterio della fazione con quello della storia anche negli animi più -retti. - -Allora il Farini era dunque fra i più insofferenti d'indugi e per -romperli con qualche probabilità di riuscita e chiarirsi del vero, -il Comitato spedì a Napoli segretamente il conte Livio Zambeccari, -bolognese, fervido e coraggioso uomo, ma ahimè! il più disposto -da madre natura a pigliar lucciole per lanterne. Scelto bene il -referendario! - -Queste le condizioni delle Romagne dal 1832 al principio del 43; questo -il paese, nel cuore del quale era stato mandato ad esercitare il suo -ministero di pace e di misericordia Giovanni Maria Mastai-Ferretti, -vescovo d'Imola. Ora, che uomo era esso? quale la sua vita insino -allora? e che parte era la sua fra gli oppressi e gli oppressori? - -Più che mai ci troviamo collocati ora, o Signore, fra la storia e il -libello, fra la satira e il panegirico; fuoco nascosto sotto la cenere -ingannatrice, direbbe il poeta latino, su cui bisogna camminare con -precauzione. Un gran santo, un gran genio fin dalla culla, ne fanno -alcuni; un bimbo nato col bernoccolo d'ogni scelleratezza, ne fanno -altri; frottole, leggende l'una e l'altra versione; nè per conoscer -l'uomo è mestieri in questo caso (come in quasi tutti gli altri del -resto) pigliar le mosse così di lontano. - -Il conte Giovanni Mastai era un nobile di provincia, nè molto ricco, -nè di molto antica data. Apparteneva a rispettabile famiglia di -Sinigaglia, in cui nel secolo XVI era entrata sposa una Garibaldi; -scoperta atavistica, che a qualcuno pare molto notevole; a me no. Il -padre, il conte Girolamo, era un galantuomo; la madre, la contessa -Caterina, una signora pia, virtuosa e bellissima. Giovanni Maria fu -l'ultimo de' suoi nove figliuoli; studiò nel Collegio degli Scolopi a -Volterra. Ne uscì, perchè epilettico, terribile malattia, dalla quale -guarì cogli anni e coi viaggi, ma gli lasciò sempre uno strascico -di eccitabilità, di emottività subitanea e mutevole, «di nervosa -passione», come dice il Farini, storico e medico, accennando a spiegare -con questo, e forse con ragione, non poche delle ulteriori vicende di -Pio IX. Tali in realtà l'infanzia e l'adolescenza del Mastai. - -La sua precocità negli studi, la sua vena poetica, che prendeva a -soggetto talvolta le battaglie napoleoniche, i suoi mirabili progressi, -che facevano andare in solluchero i maestri, i quali lo compensavano di -corone accademiche, profetando fin d'allora ben altre corone all'alunno -promettentissimo, sono le solite frasche dei panegiristi, siccome altri -aneddoti, relativi alla sua giovinezza e coloriti poco meno che col -pennello di Svetonio, quando narra le amenità dei dodici Cesari, sono -ignobili fanfaluche o amplificazioni dei detrattori. - -Tornato alla sua Sinigaglia nel 1809, vi si fermò fino alla -ristaurazione di Pio VII. Giovine, malaticcio, distratto quindi per -necessità da studi troppo intensi, è naturale che abbia sentito e -vissuto da giovine. - -È il tempo che la vita italiana, su cui è passato il soffio della -Rivoluzione Francese, sta trasformandosi profondamente; è il tempo, -che la leggerezza arcadica sta cedendo il posto alla sentimentalità -preromantica; è il tempo, che i nostri vecchi cicisbei e cavalieri -serventi sono sulla via di trasformarsi in Oberman, in Werther, in -Iacopo Ortis, in Renato. - -A queste variazioni la gioventù è sensibilissima e tanto più la -gioventù d'una piccola città di provincia, la quale naturalmente le -esagera con poca misura di buon gusto sin nelle mode e nelle fogge -esteriori. Non trovo nulla di strano quindi che il giovine Mastai -si lasciasse crescere le chiome e le rabbuffasse con una certa -premeditazione, che portasse una polacchetta grigia cogli alamari -neri, un berretto rosso, pantaloni screziati di colori vistosi, un -cravattone sventolante, gli sproni agli stivali, un giardino alla -bottoniera e un eterno sigaro in bocca, come il _Giovinetto_ del -Giusti, e che questo insieme di figurino, il quale oggi parrebbe un -sintomo di mattoide (ogni tempo ha i suoi sintomi), allora invece -solleticasse dolcemente le fantasie e i cuori delle sensibili fanciulle -di Sinigaglia. Non trovo nulla di strano quindi che fra le più commosse -a veder caracollare per le vie sopra un focoso destriero un tal tipo -d'arrischiata eleganza locale, sia dato nominare una Lena popolana, -che lo amò sul serio e a cui non fu fedelissimo, una principessina -Elena Albani, che, per esemplare castigo del volubile Mastai, prima -gli preferì un asino d'ussaro, ma autentico, poi andò sposa a un -signorone di Milano, e lo piantò in asso, nonostante le pittoresche -combinazioni del suo abbigliamento, e finalmente ch'egli tentasse -consolarsi di questo abbandono con una Morandi-Ambrogi, piccola deità -di palcoscenico, e giuocando al pallone sulle mura di Sinigaglia, o al -bigliardo in qualche losca e affumicata stamberga di caffè ed in non -troppo edificante compagnia, che allarmava la buona famiglia Mastai, -una famiglia di schietti codini (checchè se ne sia detto), perchè il -rivoluzionario ed esule del 31, di nome Pietro, che molti citano e che -per campare onestamente la vita faceva il lustrascarpe a Ginevra, non -era niente affatto fratello di Pio IX, bensì un conte Ferretti, suo -lontano parente. - -Le abitudini, gli atteggiamenti, le mode e le piccole avventure del -Mastai sono cose insomma di tutti i tempi e di tutti i luoghi e che si -possono narrare d'ogni giovine, che non sia uno schietto imbecille, ed -abbia un temperamento vivace, e tanto più d'un giovine, com'era senza -dubbio il Mastai, indole gioviale e affettuosa, ma forse in fondo -infelice per l'orribile malattia, che l'affliggeva, e bisognoso di -sbattersi un po' di dosso la malinconia. - -Nè ciò impedisce, anche se ebbe allora misteriosi contatti -(possibilissimi, ma non provati di certo) con qualche inferraiuolato -framassone, nè ciò impedisce, dico, che tramutatosi a Roma a cercar -fortuna al seguito dello zio, monsignor Paolino Mastai, e trovatosi -in tutt'altro ambiente, prima s'accodasse a quel prelatume mondano, -ultimo avanzo degli eleganti abati settecentisti, la più comune forma -del cicisbeismo romano, poi l'ascetismo sincero della madre ripigliasse -il disopra nell'indole del giovine Mastai e finalmente che l'influenza -e la protezione di Pio VII facessero il resto, spingendo l'estrema -emottività di lui in tutt'altra direzione da quella di prima. - -Tuttociò è naturalissimo e sono inutili tutti gli sforzi dei libellisti -a complicare romanzescamente e a colorire sinistramente questi primordi -assai semplici e chiari del Vescovo d'Imola e di Pio IX, siccome sono -superflui, mi pare, gli sforzi dei panegiristi fanatici a dissimularli -e negarli. - -Si narra che da prima tentasse entrare nelle Guardie Nobili del Papa e -che risaputosi della sua infermità, il comandante, principe Barberini, -non lo volesse ammettere. Erano gli ultimi guizzi degli antichi ardori -cavallereschi, e si spensero così! Oramai l'ultima sua speranza erano -il sacerdozio e la prelatura, quest'ultima la gran via degli onori e -della fortuna nella Roma d'allora. Ma il Mastai, sempre più infervorato -di idee religiose, cominciò bene la sua carriera, offrendosi ad un -modestissimo ufficio di carità pei poveri orfani dell'ospizio di _Tata -Giovanni_ (Papà Giovanni vuol dire, in dialetto romanesco), un ricovero -fondato già da un povero muratore, che si chiamava Giovanni Borghi. - -In quella vita di sagrificio e di abnegazione operosa, la sua salute -migliorò notabilmente, siccome gli avea presagito Pio VII, i cui -incoraggiamenti ve l'avevano spinto, ed il giovine Mastai, ammiratore -devoto di questo Papa, che le violenze di Napoleone aveano circondato -d'un'aureola di santità e di martirio, ebbe il presagio in conto di -profezia e di miracolo, e si fece prete. - -Com'è di tutte le nature ardenti e impulsive (ed il Mastai certamente -lo era) ben presto le quattro mura dell'ospizio di _Tata Giovanni_ -gli parvero anguste alla nuova energia morale, risvegliatasi in lui, e -gli sorrise un più vasto campo di lotta, la predicazione, la missione -evangelica in terre di barbari e di idolatri ed, occorrendo, la -persecuzione e il martirio. Si provò prima, come oratore sacro, nella -chiesetta dell'ospizio, poi dinanzi a pili vario uditorio in San Carlo -al Corso, ed il successo non fu nè piccolo, nè grande. Pure si parlò di -lui e qui viene a collocarsi nella sua vita un aneddoto singolare e che -allo studio dell'uomo, qual era, importa non poco. - -Una delle ultime forme delle _Sacre Rappresentazioni medievali_, -dalle quali ebbe origine il teatro moderno, e che più specialmente si -riattacca, mi pare, a quelle, che nella magistrale opera del D'Ancona -su questo argomento, sono dette i _Contrasti_, era un genere di -predica popolare, fatta per lo più sulle piazze e di cui si valevano i -missionari, la qual predica si faceva in due o tre contemporaneamente, -disputando fra essi in una specie d'azione dialogizzata fra un -dotto e un ignorante, fra un peccatore indurito e il prete, che vuol -convertirlo, e via dicendo. Or bene, il cardinale Testaferrata, vescovo -di Sinigaglia, volle nel 1822 organizzare una di tali rappresentazioni -in quella città e (caso o disegno che fosse) nella compagnia dei -Missionari, colà spedita, fu scritturato il Mastai. Pochi anni prima -Sinigaglia l'avea conosciuto, come dissi, sotto ben altre spoglie e ben -altre sembianze. Rivederlo ora sul trespolo dei missionari, accanto -a un gran crocifisso, sotto la zimarra del prete; udirlo esortare -e minacciare i peccatori colla voce tremula, il gesto agitato, lo -zelo, la passione d'un apostolo, in cui gli uditori subodoravano la -contrizione d'un convertito, produsse un effetto incredibile, e qui -pure la malevoglienza ha intrecciato leggende d'ogni fatta: bische e -taverne invase a furor di popolo: sante Terese in estasi; Maddalene, -penitenti, innamorate, impazzate. A noi basta notare l'antitesi -drammatica significantissima anche in questo episodio della vita del -Mastai. - -Ne segue un altro nel 1823 di ben più vaste proporzioni: una sua -missione mezzo tra diplomatica e apostolica al Chilì. Non più ora la -modesta piazza d'una città delle Marche, ma un più vasto orizzonte -s'apre dinanzi alla fantasia del giovine e del prete: l'Oceano -infinito, i monti mostruosi, la vegetazione dei tropici, selvaggi -da convertire alla fede, repubblichette ringhiose e sanguinarie da -ammansare, e, chi sa? forse il trionfo, forse invece la schiavitù, -il martirio! Capo della missione era un monsignor Muzi, vescovo _in -partibus_ e compagno al Mastai un prete Sallusti, che ha narrato il -viaggio in quattro grossi volumi, illeggibili veramente, nonostante -che il viaggio fosse in realtà disastrosissimo, e i rischi corsi, e i -patimenti sofferti non pochi nè lievi. Tutto però si riduce a mal di -mare, tempeste, quarantene, nulla di molto romanzesco, voglio dire, nè -come missione apostolica, perchè non si sa d'alcun idolatra convertito -dall'eloquenza del Mastai, nè come missione diplomatica, perchè non si -sa d'alcun importante negoziato condotto a termine da monsignor Muzi. - -Ad ogni modo un immenso viaggio (di cui è certo esistere una narrazione -scritta dallo stesso Mastai, ma ancora inedita e sconosciuta da tutti) -un immenso viaggio per quei tempi da Roma a Santiago e da Santiago a -Roma, ove furono di ritorno nel 1825, e trovarono morto da tempo Pio -VII e succedutogli il Della Genga col nome di Leone XII, per fortuna -del Mastai assai benevolo a lui. Difatto lo nominò tosto Presidente -dell'Ospizio di San Michele, asilo di vecchi e penitenziario di -donne, in cui il Mastai, quanto era stato tenero, indulgente, pietoso -nell'ospizio di _Tata Giovanni_, altrettanto si mostrò orgoglioso, -severo, inflessibile; contraddizione singolare, che anch'essa dice -non poco dell'indole dell'uomo e di parecchie sue gesta future. Due -anni dopo era nominato Arcivescovo di Spoleto, ed ivi è il suo primo -contatto colla Rivoluzione Italiana. - -Dissi già che la Rivoluzione Bolognese del 31 avea spinte le sue -squadre, sotto il comando del Sercognani, vecchio soldato di Napoleone, -sino ad Otricoli. Non osò correre su Roma e si fermò dinanzi a Rieti, -dove Gabriele Ferretti, un vescovo con atteggiamenti guerreschi alla -medio evo e che fu poi Segretario di Stato di Pio IX, stava con bande -armate sugli spaldi della città. Il Sercognani retrocedette sino a -Spoleto ed ivi l'arcivescovo Mastai riescì a disarmare e sciogliere le -truppe del Sercognani. - -È d'uopo sceverare ancora la leggenda dalla realtà. C'è chi ha dipinto -il Mastai in questa occasione un politico sopraffino e senza scrupoli, -che fa di Spoleto la Capua del Sercognani e dopo averlo ammollito -nelle delizie e versandogli l'oro a piene mani, lo induce a disarmare -e sciogliere le sue truppe, le quali alla spicciolata, credendo -ridursi alle proprie case con un salvacondotto, cascano invece in -mano agli Austriaci, che s'avanzavano a grandi giornate da Bologna -ed Ancona. C'è invece chi ha dipinto il Mastai, come già intinto di -pece rivoluzionaria e amoreggiante coi liberali, laonde poi sarebbe -caduto in disgrazia di Gregorio XVI e tramutato ad Imola. Quanto -all'oro intascato dal Sercognani, parli per questo povero soldato la -sua fine. È morto esule e miserabile in uno spedale di Parigi. Quanto -all'arcivescovo Mastai, la sua condotta in quel frangente non merita: - - _Ni cet excès d'honneur, ni cette indignité._ - -Dinanzi ai primi subbugli di Spoleto egli si era prudentemente -allontanato. Tornò, perchè il Governo Pontificio avea messo nelle mani -di lui anche il potere civile e allora si conformò pienamente a quello -che aveva fatto il cardinale Benvenuti colla capitolazione d'Ancona. -Il Sercognani, cioè, che retrocedeva da Rieti, sapendo già della -capitolazione di Ancona e dell'intervento austriaco, capitolò esso pure -nelle mani del Mastai. Che colpa ebbero il Mastai e il Sercognani, se -la capitolazione fu disdetta? Tuttociò si vede chiaro nelle lettere -del Mastai al Bernetti e al Benvenuti, che sono pubblicate, e da esse -risulta soltanto che il Mastai fu mite ed onesto fra tanta gente senza -onore e senza pietà. È molto; ma non è quello che amici e nemici si -sono piaciuti d'immaginare! - -Ed ora torniamo ai cospiratori di Bologna, che lasciammo nella -primavera del 43, aspettanti per muoversi l'annunziata rivoluzione di -Napoli, dove avevano spedito per informarsi il conte Livio Zambeccari. - -Figlio d'un areonauta, che, dopo prove e riprove, s'era accoppato -precipitando, come Icaro, dal cielo, mentre stava cercando il punto -d'appoggio nell'aria e la direzione dei palloni volanti, nel conte -Livio s'era travasato non poco del fantastico genio del padre. -Emigrato nel 21, cavaliere errante di repubblica, prima in Ispagna, -poi nell'America meridionale, appena tornato, s'era rimesso all'opera -rivoluzionaria, nella _Giovine Italia_. Spedito ora a Napoli dal -Comitato bolognese, scriveva tosto colà mirabilia, assegnando persino -il giorno che la rivoluzione sarebbe scoppiata, cioè l'ultimo di -luglio, festa di Sant'Ignazio. Non gli fu creduto! E poichè trovavasi -in Bologna a quei giorni, sotto finto nome, il Ribotti, esule nizzardo, -partecipò tanto egli stesso, uomo di grande ardire e di buon ingegno, -ai dubbi che tormentavano il Comitato sulla veracità di quelle -asserzioni, che si profferse d'andare in persona ad accertarla. - -Intanto però il Governo Pontificio era già sull'intesa e, per -cominciare, fece accerchiare da birri e soldati la villa, in cui -dimoravano i fratelli Pasquale e Saverio Muratori, principalissimi -fra i congiurati. Essi scamparono colle armi in mano, e messa insieme -una _guerriglia_ cui si unirono altri usciti da Bologna (non tutti -purtroppo brava e onesta gente, com'erano i fratelli Muratori), presero -a Savigno la via dei monti, batterono a Castel del Rio una squadra -di Papalini, e quindi aiutati da Don Verità, prete di Modigliana, dal -Montanelli e da altri amici di Toscana, poterono finalmente raggiungere -il mare, imbarcarsi e rifugiarsi in Corsica. - -Svanita ogni speranza d'un moto napoletano, benchè in realtà una -preparazione vi fosse stata in Malta, iniziata da Nicola Fabrizi -e mezzo secondata e mezzo avversata dal Mazzini (il che spiega le -illusioni del povero Zambeccari), svanita, dico, ogni speranza d'un -moto napoletano, il Ribotti, tornato a Bologna e per sfruttare il -fermento, che durava ancora vivissimo dopo il tentativo dei fratelli -Muratori, ne pensò un altro, più rischioso ancora, se possibile, in -Settembre. - -Villeggiavano tra Imola e Castelbolognese tre cardinali, l'Amat, -il Falconieri e Giovanni Maria Mastai, creato già Cardinale da -Gregorio XVI fino dal 1840. Parve al Ribotti da tentare un bel colpo: -sorprendere i tre _Eminentissimi_, sostenerli in ostaggio, ribellare -quindi le Romagne, le Marche e l'Umbria e marciar dritti su Roma. -Detto e fatto. L'8 settembre 1843, a notte chiusa, aduna al ponte di -Savena, presso Bologna, un duecento compagni, armati alla meglio, alla -peggio, e s'incammina verso Imola. Dovevano per via trovare altri aiuti -e nessuno comparve. A Imola silenzio sulle mura e porte sbarrate. A -Castelbolognese lo stesso. Nella villa, che accoglieva i tre Cardinali, -la gabbia aperta (come s'esprime in certe sue _Memorie_ uno dei -congiurati) e i tre _cardellini_ volati via. - -Non per questo il Ribotti si perse d'animo. Sbandati i suoi compagni, -cercò altre trafile rivoluzionarie (ce n'erano tante!), si provò quasi -da solo di sommuovere Ancona e le Marche, osò penetrare sino in Roma: -figura arditissima di cospiratore, cui fa riscontro in questi moti del -43 quella di Felice Orsini, che apparisce ora per la prima volta nel -dramma tenebroso delle cospirazioni politiche romagnuole, e vi dovea -poi acquistare purtroppo così terribile celebrità. - -Il Governo infierì con Commissioni di sanfedisti spietati, nelle quali -è rimasto infame il nome d'un colonnello Freddi, che le presiedeva, e -colpì di morte, di galera, di esilio un numero grandissimo di persone, -mescolando ad arte nei giudizi e nelle sentenze i patriotti coi -colpevoli di delitti comuni. - -Nei tentativi dell'anno dopo, 1844, si compromisero il Galletti, che -fu poi Ministro di Pio IX, Pompeo Mattioli ed altri, gettati tutti in -Castel Sant'Angelo, mentre dall'estremo della Calabria giungeva l'eco -della tragedia dei fratelli Bandiera, pietosa tanto, che il Mazzini -fece di tutto per togliersene di dosso ogni responsabilità. - -Contuttociò non un anno, come vedete, passava nelle Romagne senza -che il fermento rivoluzionario in un modo o nell'altro si provasse a -prorompere. - -Il moto però, che seguì nel 1845, mentre per certi rispetti somiglia a -quello del 1832, ha tuttavia un carattere tutto suo e che lo distingue -così dai tentativi antecedenti, come dai posteriori di pura derivazione -mazziniana. - -Dissi già del _Memorandum_ delle cinque Potenze per indurre a riforme -il Governo Pontificio. Rimasto lettera morta, i cospiratori del 1845 lo -ripresero a loro insegna, sperando così propiziarsi l'Europa e indurla -con essi in una specie di morale complicità. - -L'idea in sè non val molto, ma indica però che l'inutilità degli sforzi -tentati sino allora avea generato negli animi una reazione e che anche -fra gli accecamenti delle cospirazioni un'opinione moderata s'andava -formando, come ho già fatto notare, la quale sentiva, se non altro, -la necessità di spinger gli occhi al di là delle chiuse muraglie delle -sètte. - -Di qui il _Manifesto di Rimini_, opera di Luigi Carlo Farini (lo -stile lo dice) in collaborazione col Montanelli, con le parole rimaste -celebri: «Non è di guerra lo stendardo, che noi inalziamo, ma di pace, -e pace gridiamo e giustizia per tutti e riforme di leggi e garanzia di -bene durevole.... Preghiamo e supplichiamo i principi a non volerci -trascinare alla necessità di addimostrare che quando un popolo è -abbandonato da tutti e ridotto agli stremi, sa trovare salute nel -disperare salute.» - -Con questo programma, che parlava ai sordi, si sollevò in Rimini Pietro -Renzi nel Settembre del 1845, ma alla sollevazione di Rimini, finita -subito, non rispose che un ardito combattimento di Pietro Beltrami -e di Raffaele Pasi alle Balze e poi tutti scamparono in Toscana, il -_refugium peccatorum_ d'allora, come lo chiamava Massimo d'Azeglio. - -Fra i propositi riformisti d'una opinione politica moderata e queste -audaci e frammentarie prove di sommossa a mano armata v'ha una -contraddizione palese ed è quello che si studiò di persuadere a tutti -Massimo d'Azeglio, viaggiando ora a piccole giornate e raccogliendo -poi la sostanza delle sue osservazioni e dei suoi consigli nel celebre -opuscolo, che intitolò: _I casi di Romagna_, ammonimento d'amico ai -cospiratori, requisitoria terribile contro il Governo Pontificio, -e portavoce, sto per dire, di tutta quell'aperta, libera e pubblica -cospirazione letteraria, di cui l'opuscolo del D'Azeglio è l'ultimo -atto e il più pratico, perchè non foggia e non architetta sistemi -storici o disegni politici, bensì espone fatti e accusa e difende -persone. Vi si sente però l'eco della scuola romantica e liberale -lombarda, come di chi, frapponendosi fra oppressi ed oppressori, -consiglia ai primi la rassegnata, ma operosa, pazienza manzoniana, ed -intima ai secondi il: «_Dio vi ha abbandonati e non vi temo più_» del -Padre Cristoforo a Don Rodrigo. - -Dal 1820 al 1848 la letteratura italiana è tutta una vasta cospirazione -politica, che inspira, accompagna, modera ed eccita il sotterraneo -lavorìo delle sètte, prorompente di quando in quando nelle sommosse. -Dopo il 1840, questa letteratura, seguendo il moto sempre crescente -dell'opinione pubblica liberale europea, si scioglie come può e dove -può dal sottinteso, dall'allusione, dall'anfibologia e affronta alla -scoperta il problema della redenzione della patria, facendo sì che -la questione italiana esca fuori dall'ombra e s'imponga da sè ai -pensieri degli uomini, contrari o favorevoli, che siano. Più la crisi -s'approssima e più questo carattere apertamente politico e militante -della letteratura italiana si determina nella lotta ancora tutta -ideale di due scuole diverse, che già si trovano a fronte: da un lato -il _Primato_ di Vincenzo Gioberti, cattolico, federale, monarchico, -neoguelfo e romantico schietto, e dietro a lui le _Speranze d'Italia_ -di Cesare Balbo, la _Nazionalità Italiana_ di Giacomo Durando, la -_Sovranità temporale dei Papi_ di Leopoldo Galeotti, i _Pensieri d'un -Lombardo_ di Luigi Torelli, i _Casi di Romagna_ di Massimo d'Azeglio; -dall'altro Giuseppe Mazzini, non cattolico, ma mistico, non federale, -ma unitario, non monarchico, ma repubblicano, e a lui più aderenti, -benchè con parecchie diversità, il Cattaneo e Giuseppe Ferrari. - -Dalla scuola del Gioberti esce il partito riformista, il primo cioè che -si esperimenterà nell'azione, quando questa, mercè dell'umile _Vescovo -d'Imola_, uscendo dai libri e dalle sommosse, incomincierà su di un -campo che può dirsi nazionale davvero, e diverrà ben presto europeo. - -Tale svolgimento del pensiero politico italiano e la conseguente -formazione dei partiti, che io accenno di volo, ed è assai bene esposto -in un libro recente di Agostino Gori, si toccano con mano nei _Ricordi_ -di Marco Minghetti e per quel poco o molto che ne trapassa nel _Vescovo -d'Imola_ e serve a creare il _Pio IX del 1846_, nulla è più suggestivo -e d'un realismo artistico, che meglio ricostruisca scena, ambiente, e -ci faccia quasi veder l'aspetto e riudir le voci dei personaggi, del -libro bellissimo, in cui il mio amico, Pier Desiderio Pasolini, ha -raccolte le _Memorie_ di suo padre. - -Il Mastai, liberale di vecchia data, e di cui Gregorio XVI avrebbe -detto: «in casa Mastai è Carbonaro persino il gatto,» è un'invenzione -dei glorificatori ad ogni costo di Pio IX ed una calunnia dei -Gregoriani, trasformazione questi ultimi dei Vecchi Sanfedisti e -Centurioni Pontifici, che i primordi del pontificato di Pio IX avevano -sgominati ed a lui erano fieramente nemici. A Spoleto nel 1831 il -Mastai non aveva inferocito. A Imola (ed era noto) s'addolorava dei -delitti orrendi e della più orrenda impunità dei _Centurioni_ papalini, -e ciò bastava, se non era di troppo, per farlo passare a Roma per -settario e per liberale. Se ne ha la prova in alcune lettere di lui -dirette a monsignor Polidori e pubblicate alcuni anni fa dal conte -Paolo Campello. «Si è procurato, scrive il Mastai nell'agosto del -1834, di dipingermi in Roma come un vescovo poco meno che liberale.» E, -alludendo a Spoleto, soggiunge con amarezza: «le impertinenze, che ho -ricevuto dai cosiddetti Papalini, è certo che non le ho ricevute dai -liberali nella quaresima del 1831: questo argomento, se lo esternassi -a certa classe di Papalini, sarebbe bastante a farmi divenire poco -meno che un M.r Grégoire.» Dal contesto della lettera si vede chiaro -che le accuse muovono dai _Centurioni_ e dai loro capi, i quali, per -quanto il Mastai dissimuli, esso disprezza come meritano, concludendo: -«in mezzo a queste tempeste di fanatismo mi sento tranquillo!» -Notevolissimo è pure il brano seguente d'una lettera scritta al -Polidori nel novembre del 1845, due mesi dopo la sommossa di Rimini, -informandolo d'un conciliabolo fra i Cardinali Legati di Bologna, -Ferrara e Ravenna. «La mia politica, scrive, non ha oltrepassato l'_a_, -_b_, _c_ e per conseguenza giudico con questi soli primi elementi, e -dico che un tal congresso darà a chiacchierare, senza che se ne possa -ottenere risultati.» E chiude con un testo latino, il quale significa: -«se Dio non ci aiuta lui, non sarà sicuramente il congresso dei tre -Eminentissimi, che ci salverà!» - -Un certo lievito d'opposizione traspare, non v'ha dubbio, da queste -parole, e pel solo fatto di non essere un malvagio, come gli altri, uno -scoramento malinconico, un sentirsi solo, isolato, impotente a fare un -po' di bene, come avrebbe desiderato, e circondato dal sospetto, dalla -diffidenza e dallo spionaggio. - -È appunto in questo momento ch'egli si lega di tanta intrinsichezza -colla famiglia dei Pasolini e s'intende bene in quale precisa -disposizione di spirito. - -Quella vecchia villa di Montericco presso Imola, ove i Pasolini -abitavano, si capisce quindi che a poco a poco dovea diventare pel -cardinale Mastai un asilo, un rifugio, un riposo, in mezzo alle tante -tristezze e iniquità, fra le quali gli toccava di vivere. Colà trovava -un giovine signore, indipendente affatto per la sua alta condizione -sociale, pei suoi principii religiosi, per le sue opinioni liberali, -per le qualità del suo ingegno e del suo carattere, così da ogni timore -del Governo, come da ogni vincolo settario (caso raro in Romagna a -quel tempo) ed al suo fianco una gentildonna, giovanissima essa pure, -colta, pia, graziosa e tutta lieta della sua domestica felicità, un -vero raggio di sole in quel buio della Romagna d'allora. - -Nell'interno di quella casa, quale l'ha descritto lo stesso Giuseppe -Pasolini in una lettera a sua nuora, «una semplicità, che sentiva -d'austero e pure non contrastava ai comodi della vita, un odore di -vecchio e di rispettabile passato e presente, una solitudine senza -vicini obbligati, una vita quieta, ma operosa; modesta, ma non -inelegante.» - -Il Cardinale, non volgare uomo e con educazione ed istinti signorili, -doveva sentirsi attratto dalla genialità di quell'ambiente, che poi -lo affidava d'una lealtà d'amicizia e d'una onestà d'intenzioni, non -facilmente trovabili altrove da lui in quel momento. Non nudrito di -forti studi, nè abituato a scrutare a fondo gli argomenti, che lo -interessavano, ne discorreva volentieri con un certo dilettantismo -vago, che, scontrandosi colla solida e varia coltura del Pasolini e -colla fresca, spontanea e simpaticissima vivacità della sua gentile -signora, se ne sentiva come rinfrancato, e gli schiudeva nuovi -orizzonti, facendogli smettere quella nativa diffidenza di sè e delle -proprie forze, per cui, ad esempio, nello stesso modo che al Polidori -scriveva nel 45: «la mia politica non ha oltrepassato l'_a_, _b_, -_c_,» così ripeteva ora al Pasolini: «ma già io non intendo un _ette_ -di politica, e forse sbaglio.» Ciò a proposito d'un tema, su cui era -naturale che tornassero spesso, la possibilità teorica e pratica d'un -accordo fra il progresso e la religione, fra la fede cattolica ed i -principii liberali, ed il contrasto fra le aspirazioni del patriottismo -italiano ed i metodi di governo del Papa e dell'Austria, che rendevano -necessario cotesto orribile intreccio di sètte opposte le une alle -altre, di violenze, di sommosse, di castighi, di repressioni, da cui -non si vedeva un'uscita. - -Il Mastai era ora in quella medesima condizione d'animo, in cui s'era -trovato il cardinale Chiaramonti, che fu poi Pio VII, suo predecessore -appunto nel Vescovato d'Imola e da lui venerato come un santo, il -quale in una sua Omelia del dicembre 1797, documento singolarissimo, -volle con accesa eloquenza dimostrare che i principii del Vangelo non -contrastavano a quelli della vera democrazia e che si poteva benissimo -essere buoni Cattolici e buoni Repubblicani. - -Il Mastai non aveva forse tenuto dietro da studioso allo svolgimento -di questa dottrina di conciliazione, che, ripresa dal romanticismo -liberale del 1830, imprimeva ora un moto interiore d'opposizione -agli oscurantisti ed ai Gesuiti in tutto il giovine clero e avea -rappresentanti notevolissimi nella scienza, nelle Università d'Europa -e nella Chiesa, apertamente professandola dalle cattedre e dai pulpiti -di Parigi l'Ozanam, l'abate Coeur, il Lacordaire, il Ravignan, che il -conte e la contessa Pasolini dovevano aver ascoltati nei loro recenti -viaggi, come gli avea ascoltati il Minghetti, che viaggiava appunto in -Francia nel 1844. - -Il Mastai non avea forse, dico, tenuto dietro da studioso allo -svolgimento di questa dottrina, ma la sentiva in fondo all'animo -suo, come l'hanno sempre sentita del resto gli stessi rivoluzionari -italiani, i quali dai Carbonari al Gioberti e al Mazzini non hanno -mai dissociata del tutto la tendenza spiritualista e religiosa dalla -loro azione politica. Si andava ora più oltre. I libri del Gioberti e -del Balbo fondavano addirittura su quella dottrina i loro disegni di -redenzione della patria italiana, e così d'uno in altro argomento di -conversazione era facile a Giuseppe e Antonietta Pasolini condurre sul -difficile terreno della politica il cardinale Mastai, il quale, colla -fantasia facilmente accensibile e infervorandosi sempre più nei suoi -lunghi e frequenti colloqui con essi, finiva a deplorare commosso e -quasi piangente la condizione tristissima del presente e ad augurare -un migliore avvenire, che solo un po' di buon senso, di mitezza e di -giustizia cristiana nel governo gli pareva dovessero bastare a far -conseguire. - -Per confermarlo sempre più in queste idee, una volta era il conte -Giuseppe, che gli dava a leggere il _Primato_ di Vincenzo Gioberti, -un'altra era la contessa Antonietta, che gli prestava le _Speranze -d'Italia_ di Cesare Balbo e gliene chiedeva un giudizio. Da un altro -amico il Cardinale aveva già avuti i _Casi di Romagna_ del D'Azeglio, -e l'avea ricambiato con un libriccino di devozioni. - -Per tal guisa la descrizione sincera dell'orribile realtà presente, -riconfermatagli appunto in quei giorni dal fatto d'un _centurione_ -papalino, ferito a morte in una rissa notturna e che gli era venuto a -cascare fra le braccia nella chiesa di San Cassiano, mentre egli stava -pregando, per tal guisa, dico, la descrizione sincera dell'orribile -realtà presente e le speculazioni d'una filosofia politica, che -augurava una confederazione italiana, di cui fosse anima il Papa e -spada Carlo Alberto, si univano a preparare, un po' affrettatamente, -se si vuole, e come si vide dappoi, nell'umile e impressionabile -_Vescovo d'Imola_ il _Pio IX del 1846_, il quale per allora nel salotto -dei Pasolini, discutendo di quei disegni d'avvenire, s'appoggiava -impaziente ora su l'uno, ora sull'altro dei bracciuoli d'un antico -seggiolone, incerto se le idee del Gioberti e del Balbo fossero sogni -o vaticinii, e talvolta fissava meditabondo e lungamente un quadro, -che appeso alla parete gli stava dinanzi, un vecchio quadro, che -rappresentava Vittorio Amedeo III, re di Sardegna. - -Il 1º giugno 1846 Gregorio XVI morì. Nel primo momento il governo -temette al solito un casaldiavolo, ma non fu nulla. L'opinione moderata -ormai avea fatto strada, ed i popoli si contentarono d'inviar memoriali -al Conclave chiedendo riforme. Parevano necessarie ed urgenti, come -abbiamo visto, anche al cardinale Mastai, che tutto caldo delle sue -letture e dei suoi dialoghi coi Pasolini s'avviò al conclave, riponendo -nel baule i libri del Gioberti, del Balbo e del D'Azeglio per offrirli -al nuovo Papa, circostanza che è narrata dal Balbo e che i ricordi -personali di Pier Desiderio Pasolini mi confermano ora pienamente con -altre particolarità, taciute nel suo libro. - -Quanto a Giuseppe Pasolini, esso s'accomiatò dal Vescovo d'Imola con -queste solenni parole: «Io non posso tacerle che in fondo al mio cuore -sta l'ardente speranza che dalla cattedra di San Pietro ella possa -promulgare e benedire quei principii che tante volte abbiamo insieme -discussi, e soddisfare quei voti che sì spesso abbiamo concordemente -innalzati al cielo pel bene di tutta la Chiesa e per quello di questa -povera Italia.» - -A cui il Mastai rispose: «Caro Conte, il Papa non sarò io; ma state -tranquillo, e ditelo, ditelo bene a vostra moglie; i libri, che mi -avete dati a Montericco gli ho messi nel baule, perchè voglio darli al -nuovo Papa.» - -Il Mastai partì e il popolo gli vedea volare intorno alla carrozza -da viaggio una bianca colomba, prenunziatrice della buona novella. -L'oscura vita del _Vescovo d'Imola_ era finita! La grande leggenda era -già incominciata!! - -Il conclave fu brevissimo. Stavano a fronte due fazioni, capitanate -l'una dal cardinale Lambruschini, l'altra dal cardinale Bernetti. E se -il cardinale Gaysruck, depositario, si disse, del _veto_ dell'Austria, -fosse giunto in tempo, forse la fazione del Lambruschini vinceva. -Ma il Gaysruck non giunse in tempo e il Lambruschini ebbe fretta. Al -primo scrutinio egli ebbe 15 voti, 12 il Mastai, 23 andarono dispersi. -I 23 non avevano un candidato proprio e sicuro, e per tagliar la via -al Lambruschini si unirono ai 12 del Mastai e lo elessero. All'ultimo -scrutinio il Mastai era fra i verificatori e leggendo il suo nome tante -volte ripetuto, le mani gli tremavano, gli occhi gli si offuscavano di -lagrime e quando si vide eletto: «Ah, signori, gridò, che cosa hanno -mai fatto?» e cadde svenuto. Quello che avessero fatto, non lo sapevano -davvero. Ah! se lo avessero saputo!!... - -Notate, Signore. Quando il cardinale Mastai divenne Papa col nome -che assunse di Pio IX in omaggio alla memoria di Pio VII, dense -nuvole di reazione si accavallavano sempre più minacciose per ogni -dove. Quella che negli eufemismi del gergo diplomatico si chiamava -l'_entente cordiale_ fra Luigi Filippo e l'Inghilterra era rotta dal -volgare inganno dei _matrimonii spagnuoli_, con cui il Re borghese -avea voluto arieggiare Luigi XIV e invece lo avea costretto a gettarsi -nelle braccia dell'Austria, che ora lo reggeva, come la corda regge -l'impiccato; in Svizzera con l'aiuto dell'Austria e della Sonderbund, -ossia Lega dei sette Cantoni cattolici, i Gesuiti s'erano dimostrati -prontissimi per sete di dominio ad accendere magari la guerra civile, -se occorreva; in Gallizia l'Austria sguinzagliava i contadini contro i -nobili ribelli, fino a che fra le discordie e le stragi degli ingenui, -che cascano nelle sue trappole, s'impadronirà di Cracovia. In Italia -pure, salvo che in Piemonte, tutto il satellizio austriaco dei nostri -principotti e principini accennava manifestamente a reazione, compresa, -dopo la morte del ministro Don Neri Corsini, la mite Toscana, la quale -fino allora era pur parsa una piccola oasi in paragone del resto. -L'Austria del Principe di Metternich imperava dunque, si può dire, -su tutta Europa, nè mai forse quel magnifico signore pareva aver più -ragione di compiacersi della gran tela, che aveva ordita da più di -trent'anni. - -Creato Papa in tale temperie di politica ed in sole quarantott'ore -di conclave, Pio IX sentì quindi nel primo momento le vertigini -dell'altezza, cui era sì d'improvviso e contro ogni sua aspettazione -salito, e nel primo annuncio, che ne dà ai suoi fratelli in Sinigaglia, -c'è non solo l'umiltà cristiana, ma si tradisce lo sgomento, da -cui è preso: «Fate pregare e pregate per me. Lungi dall'esultare, -compassionate il vostro fratello.» Che cosa fare? donde incominciare? -Le prime mosse, quelle prime Commissioni, nominate da lui, miste -d'amici e di nemici, di retrogradi e di progressisti, mostrano, -con quegli strani accozzi di persone, l'uomo che barcolla a tastoni -nel buio. Per buona sorte lo sovvennero i consigli di due, che gli -richiamavano a memoria i consigli e le inspirazioni dei Pasolini: il -canonico Graziosi e monsignor Corboli-Bussi, prete dotto ed illuminato -il primo, ed il secondo d'indole così ardente, che oggi, secondo il -Minghetti, si direbbe un socialista cattolico. Furono essi (subito -dopo i Pasolini) gli ispiratori dell'amnistia del 16 luglio 1846, che -fece del _Vescovo d'Imola_ l'iniziatore, nell'ordine dei fatti, del -risorgimento politico italiano, e monsignor Corboli-Bussi è per di più -l'estensore di quel grand'atto, nel quale, con la rotondità magnifica -della prosa giobertiana, era concesso il perdono a tutti i condannati -politici. Chi badò allora alle restrizioni, alle cautele, alle minaccie -stesse di quel decreto? Bastò una parola di mansuetudine e di perdono, -scesa dall'alto di quel trono, da cui s'era ormai avvezzi a non sentire -che anatemi e condanne, perchè la materia infiammabile, da tanti anni -accumulata, s'incendiasse tutta in un attimo. Quell'immensa tratta di -gente, che da tutti gli angoli di Roma sale guidata da Ciceruacchio -(il caratteristico tribuno trasteverino, colla giacca corta di velluto -sopra corto panciotto, i calzoni stretti al ginocchio e slargantisi -a campana sul collo del piede, una larga sciarpa di seta attorno -alla vita, fazzoletto a fiorami attorno al collo, in testa un alto -cappello a cencio e aguzzo verso la punta) quell'immensa tratta di -gente, dico, che da tutti gli angoli di Roma sale ogni sera a salutare -e a ringraziare Pio IX sul Quirinale, è veramente, come dimostra con -infinite testimonianze Raffaello Giovagnoli nel suo importantissimo -libro: _Ciceruacchio e Don Pirlone_, è veramente l'avanguardia -dell'Italia e del mondo, perchè la parola di Pio IX si propaga rapida -e luminosa, al pari di un baleno e commove l'Italia ed il mondo, come -se avesse da sola la miracolosa virtù di raddrizzare tutti i torti, di -vendicare tutte le ingiustizie, di pacificare tutti gli odii, di sanare -tutte le miserie umane, di cacciare nell'ombra e per sempre tutti i -prepotenti della terra e sollevare tutti gli oppressi. - -Poche ore come queste ha la storia; uguali forse in tutto, nessuna; -e se fu veramente una immensa, universale e quasi inesplicabile -illusione, sia pure! Ve n'ha così poche nella storia e nella vita, che -non val la pena di sciuparla con commenti, che, quali che siano, nè -la diminuiscono, nè la spiegano meglio di così. Chi stette saldo? chi -non vi partecipò? Nessuno, salvo qualche testardo giacobino; nessuno, -neppur quelli, che ebbero di poi la vanagloria di vantarsene, a fine di -passare per politici dal lungo naso. - -Da questo momento sino al giorno che dal balcone del Quirinale, Pio -IX, alzando le braccia al cielo, mentre un raggio di sole gli inonda -di luce la fronte, e la folla gli si prosterna piangente e devota, -Pio IX esclama colla voce sonora: «_Benedite, gran Dio, l'Italia_,» il -delirio, che aveva accolta l'amnistia, cresce, gonfia, sale sempre, e -travolge, come un'onda vorticosa, tutto e tutti, compreso il Papa. - -Pare un sogno, un dolce sogno di fraternità umana, che abbia, per -un istante almeno, cancellata ogni diversità di patria, di razze, -di credenze religiose, di opinioni politiche. La parola di Pio IX si -diffonde rapida, potente, in ogni angolo della terra; si può dire col -poeta: - - L'Arabo, il Parto, il Siro - In suo sermon l'udì. - -Il Turco gli manda ambasciatori; l'eretica Inghilterra un ministro, -Lord Minto, e Riccardo Cobden, l'apostolo della libertà commerciale; -l'agitatore irlandese, Daniele O'Connel, muore per via, mentre accorre -a lui; gli Ebrei gli baciano il lembo delle vesti, come all'aspettato -Messia; Giuseppe Mazzini lo incoraggia; Garibaldi dalla lontana -America, quando Sanfedisti e Gesuiti, riavuti dal primo spavento, -minacciano nella cosiddetta _Congiura di Roma_ la sicurezza e la vita -di Pio IX, gli offre a difesa il suo braccio e la sua spada; a Carlo -Alberto pare che spunti l'astro da tanto tempo invocato; e finalmente -il principe di Metternich, dubitando per la prima volta in sua vita -della propria infallibilità, dice al marchese Sauli: «_l'Austria era -apparecchiata a tutto fuori che a un Papa liberale; ora che l'abbiamo, -non si può più risponder di nulla_:» il maggiore omaggio che il -grand'arbitro della politica europea potesse mai rendere a Pio IX. - -Così si procede per quasi altri due anni. Nei rapporti immediati fra il -Papa e Roma si svolge una commedia, che, se mi è lecito il paragone, -somiglia in punto a quella degli _Innamorati_ del Goldoni: smanie, -freddezze, ripulse, gelosie, rimproveri, esplosioni d'amore, lagrime, -abbracciamenti, disdegni furibondi, paci tanto più deliziose, quanto -più tribolate; col solo divario, che l'amore non finirà nel matrimonio, -bensì nel divorzio per assoluta e provata incompatibilità di caratteri. - -Ma intanto: _viva Pio IX_ sarà per un pezzo ancora in Italia e nel -mondo il grido, che piglierà tutti i significati; il grido d'ogni -rivolta e d'ogni rivendicazione. Con esso insorgerà Palermo contro -i Borboni; Napoli e Calabria si agiteranno terribilmente; Milano e -Venezia caccieranno gli Austriaci; si udrà sulle barricate di Parigi; -echeggierà fra le valli e i monti della libera Svizzera contro la Lega -della Sonderbund; rintronerà negli orecchi al principe di Metternich, -fuggente dinanzi alla rivoluzione di Vienna; con questo grido sulle -labbra i soldati di Carlo Alberto varcheranno il Ticino, e i volontari -dell'Italia centrale passeranno il Po per combattere la prima e santa -guerra dell'Indipendenza italiana; per gli uni questo grido vorrà -dire libertà, per altri conciliazione della ragione colla fede, per -altri ancora fratellanza universale, per tutti patria e risurrezione -nazionale. Si usciva da un buio pesto. _Viva Pio IX_ era il grido -dell'avvenire. Quale avvenire? Nessuno lo sapeva, a cominciare da lui! - - - - -NOTE: - - -[1] NICOMEDE BIANCHI, _Storia documentata della diplomazia europea in -Italia_, vol. IV, pag. 55. - -[2] _Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale._ vol. I. Roma, 1870 -(Categoria II, § 52), pag. 8. - -[3] MEMOR, _La fine d'un regno_. Città di Castello, 1895, pag. 122. - -[4] ZOBI, _Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche avvenute in -Italia dal 1859 al 1868_. Firenze, 1870, vol. I, pag. 146. - -[5] MEMOR, op. cit., pag. 145. - -[6] _Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale_, già citati, pag. 8. - -[7] POGGI, _Cenni storici delle leggi sull'Agricoltura_. Firenze, -1845-48, vol. II, pag. 345. - -[8] MEMOR, op. cit., pag. 145. - -[9] MEMOR, op. cit., pag. 146. - -[10] ZOBI, op. cit., 142. - -[11] POGGI, op. cit., pag. 418. - -[12] POGGI, id., id., pag. 420. - -[13] POGGI, op. cit., pag. 414. - -[14] VEDI MEMOR, op. cit., pag. 340 e seg. - -[15] Non ho creduto necessario di riprodurre la lunga bibliografia sul -brigantaggio meridionale, nè le molte fonti cui son dovuto ricorrere. -Ringrazio qui solo l'amico Benedetto Croce delle notizie e dei dati che -mi ha voluto cortesemente fornire. - - - - -INDICE - - - La politica degli Stati italiani dal 1831 al 1846. Pag. 5 - La vecchia Italia 41 - Il brigantaggio meridionale durante il regime borbonico 73 - Il vescovo d'Imola 135 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento -(1831-1846), parte I, by Various - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO *** - -***** This file should be named 51399-0.txt or 51399-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/1/3/9/51399/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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Redistribution is -subject to the trademark license, especially commercial -redistribution. - - - -*** START: FULL LICENSE *** - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project -Gutenberg-tm License (available with this file or online at -http://gutenberg.org/license). - - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm -electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. -To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 -and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. - - -Section 3. 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Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official -page at http://pglaf.org - -For additional contact information: - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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Thus, we do not necessarily -keep eBooks in compliance with any particular paper edition. - - -Most people start at our Web site which has the main PG search facility: - - http://www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/old/51399-0.zip b/old/51399-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index c86e5ff..0000000 --- a/old/51399-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/51399-h.zip b/old/51399-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 8d4b1d7..0000000 --- a/old/51399-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/51399-h/51399-h.htm b/old/51399-h/51399-h.htm deleted file mode 100644 index 982d71c..0000000 --- a/old/51399-h/51399-h.htm +++ /dev/null @@ -1,6813 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; 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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: La vita Italiana nel Risorgimento (1831-1846), parte I - Seconda serie - Storia - -Author: Various - -Release Date: March 8, 2016 [EBook #51399] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO<br /> -(1831-1846) -<span class="smaller">I.</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="high"> -<span class="x-large">LA</span><br /> -<span class="main-t">VITA ITALIANA</span><br /> -<span class="small">NEL</span><br /> -<span class="x-large">RISORGIMENTO</span> -</p> - -<p class="x-large"> -(1831-1846) -</p> - -<hr class="tiny" /> - -<p class="pad2 large"> -SECONDA SERIE -</p> - -<p class="large"> -I. -</p> - -<p class="small g"> -STORIA. -</p> - -<div class="container-center"> -<div class="container-left"> -<table class="front" summary=""> - <tr> - <td>La politica degli Stati italiani dal 1831 al 1846.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Romualdo Bonfadini.</span></td> - </tr> - <tr> - <td>La vecchia Italia.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Guglielmo Ferrero.</span></td> - </tr> - <tr> - <td>Il brigantaggio meridionale durante il regime borbonico.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Francesco S. Nitti.</span></td> - </tr> - <tr> - <td>Il Vescovo d'Imola.</td> <td class="aut"><span class="smcap">Ernesto Masi.</span></td> - </tr> -</table> -</div> -</div> - -<p class="pad2"> -FIRENZE<br /> -<span class="small">R. BEMPORAD & FIGLIO</span><br /> -<span class="x-small">CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FELICE PAGGI</span><br /> -<span class="small">7, Via del Proconsolo</span><br /> -—<br /> -<span class="small">1899.</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA -</p> - -<p> -RISERVATI TUTTI I DIRITTI. -</p> - -<p class="pad2"> -<i>Gli editori</i> <span class="smcap">R. Bemporad & Figlio</span> <i>dichiarano contraffatte -tutte le copie non munite della seguente firma</i>: -</p> - -<div class="figcenter"><a id="ffirma"></a> - <img src="images/firma.jpg" alt="firma manoscritta" /></div> - -<p> -Firenze, 1899. Tip. Cooperativa, Via Pietrapiana, 46. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="stati">LA POLITICA DEGLI STATI ITALIANI -<span class="smaller">DAL 1831 AL 1846</span></h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">R. BONFADINI</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -Il Congresso di Vienna aveva dato all'Italia un -ordinamento territoriale e politico assai ripugnante -alle aspirazioni che la Rivoluzione francese e i regimi -napoleonici vi avevano alimentato. -</p> - -<p> -Restituendo la corona delle Due Sicilie a quel -re Ferdinando che nel 1799 vi aveva esercitato -così feroci vendette, la Santa Alleanza non gl'impose -nessuna riserva, nè per gli antichi diritti costituzionali -mantenuti costantemente, in maggiore -o minore misura, nell'isola di Sicilia, nè per le -nuove esigenze di civiltà amministrativa, sorte nella -parte continentale del Regno, durante il governo -del re Gioachino Murat. -</p> - -<p> -Così pure, ricollocando sotto l'autorità del Papa -i territorî dell'antico Patrimonio, le Legazioni, le -Marche e l'Umbria, non si dava a quelle popolazioni -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -nessuna speranza che il vecchio regime sacerdotale -potesse aprirsi a nessun miglioramento di -legislazione o di indirizzo politico. -</p> - -<p> -Ritornavano in Toscana i principi di Lorena; ed -era forse quella la parte d'Italia meno offesa nei -suoi sentimenti, vista l'antica e mite tradizione di -governo di quella Casa. -</p> - -<p> -Ma i ducati di Modena, di Parma, di Lucca, -stabiliti solo per convenienza di principi e di principesse, -rappresentavano la forma più acre del dispotismo, -non temperato da nessuna responsabilità -internazionale, da nessuna rispettabilità dei governanti. -</p> - -<p> -Due repubbliche di antichissima origine, Genova -e Venezia, invece di essere ricostituite come si ricostituiva -quasi ogni cosa nelle condizioni anteriori -al 1796, venivano aggregate a due grossi Stati; più -fortunata Genova, che almeno serviva ad arrotondare -uno Stato interamente italiano; più offesa nei -suoi sentimenti e nel suo orgoglio Venezia, che diventava -provincia di un Impero straniero, a cui si -concedeva anche l'ambíto riacquisto della Lombardia. -</p> - -<p> -La casa di Savoia, meno l'annessione di Genova, -rientrava a un di presso ne' suoi territorî antichi; -e per verità dalla Santa Alleanza avrebbe meritato -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -maggiori riguardi, in ragione dell'aspro trattamento -subíto dal predominio francese e della costante fedeltà -da essa serbata verso i governi di diritto -divino. -</p> - -<p> -Ma il Congresso di Vienna era stato, in ogni sua -deliberazione, il trionfo dei forti. E il Piemonte -non aveva potuto uscire più saldo da quelle stipulazioni, -soprattutto per l'ostilità dell'Austria, che -nutriva contro la casa di Savoia una diffidenza intuitiva, -paralizzata ne' suoi effetti maggiori soltanto -dalla benevolenza della politica russa. -</p> - -<p> -L'Austria poi s'era assicurata una perfetta dominazione -su tutte le cose della penisola italiana, -vuoi pel possesso del magnifico territorio lombardo-veneto, -così ricco di prodotti, di abitanti, di strade -e di fortezze, vuoi per la stretta parentela della -casa d'Habsburg con quasi tutti i principi minori -d'Italia, vuoi per l'immensa superiorità delle -sue forze militari, accresciuta da speciali trattati, -che ponevano interamente a sua disposizione la politica, -le armi e le polizie dei principati rifatti -lungo la valle del Po. -</p> - -<p> -In complesso, può dirsi che questo ordinamento -rappresentava soltanto interessi di principi e di -Case regnanti. Nessun interesse di popolo v'era -stato consultato o contemplato. Fiera de' suoi successi -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -militari contro il colosso napoleonico, la Santa -Alleanza s'era illusa che il mondo dovesse, d'allora -in poi, essere governato dalla sola forza, e che questa -sola meritasse d'avere organismi e guarentigie. -</p> - -<p> -Non tardò a comprendere di essersi ingannata; -ma intanto il suo inganno servì per molti anni a -far persistere il governo austriaco, suo rappresentante -in Italia, nell'uso, anzi nell'abuso della forza: -e così sorse, quasi immediatamente nella penisola, -il sentimento della resistenza contro gli ordinamenti -politici e territoriali, imposti all'Italia dai trattati -del 1815. -</p> - -<p> -Com'è naturale, non avendo mezzi di esprimersi -nè colla stampa, nè con forme di rappresentanza, -gelosamente vietate dai regimi ristabiliti, il malcontento -pubblico s'avviò verso i metodi della cospirazione. -Trovatosi ad un tratto come chiuso in -una camicia di forza, dopo avere passato parecchi -anni sotto governi inspirati a principî più o meno -tumultuosi di libertà, il popolo italiano non seppe -acquetarsi a così improvviso e così duro mutamento -d'istituzioni; molto più avendo la coscienza di essere -stato anche prima piuttosto vittima che complice -degli avvenimenti. Non potendo manifestarsi -alla luce del sole, senza pericolo di prigione o di -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -capestro, cercò le vie sotterranee. E ne avvenne ciò -che avviene di quelle terribili sostanze aeriformi, -che, trovandosi chiuso il passaggio per le viscere -della terra, prorompono e diventano terremoti. -</p> - -<p> -Di lì quel carattere speciale di monotonia, che -impronta di sè la politica degli Stati italiani, dal -1830, anzi addirittura dal 1815 fino al 1846. -</p> - -<p> -Ad eccezione di uno solo, in tutti quegli organismi -governativi non parve penetrare durante tutti -quegli anni verun pensiero. Parve anzi che l'unica -ed accanita preoccupazione di quei regimi fosse la -guerra al pensiero, sotto qualunque forma e da qualunque -compagine uscisse. Mentre tante novità sorgevano -e si discutevano in Europa, dalla ricostituzione -della Grecia a quella del Belgio, dalle insurrezioni -iberiche all'insurrezione polacca; mentre -tante questioni nuove di amministrazione e di governo -balzavano lucidamente dalla virile eloquenza -dei Parlamenti di Francia e d'Inghilterra, in Italia -una sola attività prendeva il posto di tutte, un'attività -di spionaggio e di polizia. Ricostituiti sull'unica -base di un interesse dinastico, quegli Stati -non ebbero dunque altro proposito che di mantenere -la base. Purchè la casa del Principe fosse tranquilla -e ben provveduta, l'interesse pubblico non esigeva -di più. Se di questa situazione qualche Principe -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -abusava per uscire dal proprio diritto e violare, a -danno dei sudditi, i doveri della moralità e dell'onestà, -l'unica conseguenza era la necessità di una -maggiore oculatezza, talvolta di una maggiore ferocia -negli stromenti di polizia, per reprimere sdegni -legittimi propositi di resistenza. Al postutto, -le solidarietà nel male erano assicurate dall'interesse -comune, e su tutte stendeva la sua indulgenza -irresponsabile e sistematica la politica protettrice -del principe di Metternich. -</p> - -<p> -Nulla dunque distraeva quei ministri di Stato -dall'esclusiva cura di perfezionare i metodi della -polizia. E i dispacci di tutti quegli ambasciatori, -quei consoli, quei diplomatici, diretti dalla suprema -saviezza dei Canosa, dei Riccini, dei Lambruschini, -arieggiano rapporti di questura, piuttosto che avvedimenti -di uomini politici. Ora si tratta d'impedire -un colloquio sospetto fra la marchesa Camerata -e il prigioniero Duca di Reichstadt, ora di -indagare le relazioni personali dei membri della -famiglia Bonaparte in Roma, ora di vigilare perchè -Achille Murat non si muova da Londra per -lidi ignoti. V'è perfino un progetto di deportare -tutti i liberali al di là dei mari europei; progetto -che si ruppe unicamente contro la ripugnanza manifestata -dai governi di Torino e di Firenze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -Centro di tutta questa reazione appassionata ed -imprevidente fu soprattutto il seggio pontificio, sul -quale, al principio del 1831, era venuto ad assidersi, -per intrighi austriaci e spagnoli, un monaco -d'illibati costumi, di mente corta e di pregiudizi -fanatici, Mauro Cappellari della Colomba. -</p> - -<p> -Rappresentato, ne' suoi rapporti di governo, da -due personaggi, egualmente fanatici, il cardinale -Bernetti e il cardinale Lambruschini, tutta la sua -vita politica fu una lotta fiera e sanguinosa contro -i suoi sudditi; sui quali fece pesare replicatamente -l'onta dell'occupazione austriaca, richiesta ad ogni -stormir di foglia e accordata anche più volonterosamente -che non si chiedesse. -</p> - -<p> -Di questa politica tutta a base di persecuzioni, -di repressioni e di supplizi, si mostrava fiero censore -un forte uomo politico italiano, Pellegrino -Rossi; il quale scriveva al ministro degli affari -esteri di Francia: «Se voi sapeste come tornerebbe -agevole soddisfare i voti di queste popolazioni, senza -nulla riversare, nulla snaturare! Tutta la parte -sana non domanda che un poco d'ordine e di buon -senso nell'amministrazione. Che s'impianti un governo -assennato, e issofatto i demagoghi si troveranno -isolati e impotenti.» -</p> - -<p> -Ma questi consigli della ragione, dei quali parecchi -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -governi italiani, e prima e poi, avrebbero -dovuto sentire l'opportunità, non tornavano a grado -del governo austriaco, gran consigliere e gran protettore -di Gregorio XVI; poichè il cardine fondamentale -della politica metternicchiana in Italia fu -sempre d'impedire che i principi indigeni accettassero -progressi di legislazione; allo scopo di poter -dimostrare che le provincie amministrate meglio -erano quelle governate dalla Casa d'Austria, e trarne -così, agli occhi dell'Europa, titolo a rendere sempre -più durevole e più esclusiva l'influenza austriaca -nelle cose della penisola. -</p> - -<p> -Sicchè i metodi del Bernetti e del Lambruschini -continuavano a trionfare contro tutti gli sforzi dei -cospiratori interni e contro le timide rimostranze -della diplomazia europea. Continuava lo scandalo -delle dilapidazioni e dei favoriti, continuava la preminenza -nelle cose dello Stato ora del barbiere Moroni, -ora del colonnello Freddi, ora dell'agente austriaco -Sebregondi, ora del prete Abbo, spergiuro -e infanticida. In questa vergogna di cose s'andava -rapidamente spegnendo ogni prestigio della sovranità -temporale esercitata dal Sommo Pontefice; -tanto che, fin dal 1837, l'inviato sardo a Roma, -marchese Crosa, non si peritava di scrivere al conte -Solaro della Margherita: «È qui comune idea fra -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -le persone che spingono lo sguardo nel lontano avvenire, -il pensare che qualora prosegua in questo -paese l'attuale ordinamento di cose, debba col tempo -aver luogo qualche crisi essenziale; e la ipotesi la -più plausibile sarebbe quella di vedere la gran Roma -ridotta alla mera supremazia ecclesiastica, non conservando -che l'ombra del temporale....» Il sagace -diplomatico piemontese intravedeva già, fra gli errori -e fra gli orrori del tempo, la soluzione soddisfacente, -e, senza confessarlo a se stesso, tradiva -il pensiero che, dalla tribuna parlamentare, avrebbe -proclamato, ventiquattr'anni dopo, Camillo di Cavour! -</p> - -<p> -Per allora, nulla si mutava e nulla si voleva -mutare nello Stato Pontificio, a cui soltanto avrebbe -dato una scossa, di proporzioni impreviste, il Papa -futuro del 1846. Alle potenze europee, preoccupate -di questa perpetua alternativa fra rivoluzioni e -reazioni, la curia romana prometteva riforme, col -preciso proposito di non attuarle; e i diplomatici -d'allora si rassegnavano ad essere ingannati, come si -rassegna sempre la diplomazia ad ogni inganno che -serva alla pace d'un quarto d'ora. -</p> - -<p> -L'Austria entrava ed usciva dai territorî papali -come da casa sua; la Francia occupava Ancona, con -gran fracasso di frasi, poi rimpiattava la sua sterile -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -iniziativa dietro le più umilianti dichiarazioni -imposte dal cardinale Bernetti. Nel tutto assieme, -trionfo di prepotenza, di reazione e d'ipocrisia, da -cui la provvidenza storica si preparava a trarre i -germi del fatto nuovo. -</p> - -<p> -Poco al di sopra o poco al disotto della politica -pontificia stava quella del duca di Modena, Francesco -IV; al quale per rifare Cesare Borgia mancò -l'audacia e per rifare Filippo II mancò l'intelligenza. -</p> - -<p> -Dell'uno e dell'altro però ebbe l'istinto dispotico, -le morbose ambizioni, l'animo freddamente -feroce. Regnava da alcuni anni, quando scoppiò in -Francia la rivoluzione del 1830. Una grande illusione -s'era da quel rivolgimento diffusa nell'animo -degli Italiani, specialmente del centro; l'illusione -che da Parigi uscisse energico aiuto alle rivendicazioni -liberali d'Italia. Il generale Pepe aveva -capitanato queste illusioni, destreggiandosi presso -il generale Lafayette, perchè accordasse alcuni soccorsi -di fucili e di denaro. -</p> - -<p> -Speranze simili erano penetrate anche in un uomo -d'alto animo e di larghi concetti, Ciro Menotti, modenese -e commerciante di professione. Poco fiducioso -in moti popolari di carattere repubblicano, -egli non aveva avuto difficoltà ad aprirsi politicamente -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -col suo principe, il duca Francesco IV, di -cui conosceva la cupa indole, ma di cui aveva indovinato -la segreta ambizione. -</p> - -<p> -Sfiduciato di ottenere il trono di Sardegna, al -quale per tanti anni aveva rivolto sguardi ed intrighi, -Francesco IV suppose che la rivoluzione di -Francia, riaprendo l'èra dei mutamenti italiani, gli -avrebbe forse permesso di ricomporsi un trono più -ampio, sui dominî dei principati vicini. Anche il -titolo di re d'Italia pare sia balenato al suo pensiero. -Sicchè, dimentico per un istante de' suoi fanatismi -legittimisti, non respinse i discorsi di Ciro -Menotti, che sembrava poter essere chiamato da -prossimi avvenimenti a notevoli influenze politiche. -</p> - -<p> -Però il prepotente atteggiarsi dell'Austria e il -vacillante programma dei nuovi governanti francesi, -la cui fierezza svampava nella rettorica parlamentare -del generale Sebastiani, fecero accorto -l'ambizioso duca della vanità de' suoi sogni. Sicchè, -ritraendosi da' primi affidamenti, passò, come -accade, a feroci vigilanze intorno al Menotti, di -cui aveva sorpreso alcuni andamenti. Il Menotti s'era -ingannato di vent'anni, supponendo maturo un popolo -a concetti unitarî e fedele un principe ad impegni -di libertà. Vistosi a un tratto circondato di diffidenze, -dopo le prime larghezze lasciate al suo disegno, -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -non fu più in tempo a rompere le tese fila, -e dovette anzi, per necessità di salvezza, precipitare -lo scoppio. Il 3 febbraio 1831 l'avviso era -dato, e una trentina di congiurati s'erano raccolti -in casa Menotti. Ma l'avviso era giunto contemporaneamente -anche a cognizione del Duca, il quale -inviò soldati e cannoni, fece assalire la casa, uccidere -alcuni complici e tradurre incatenato alle sue -carceri Ciro Menotti. È del giorno successivo quel -terribile dispaccio di Francesco IV al governatore -di Reggio: «Questa notte è scoppiata una formidabile -rivolta contro di me. I cospiratori sono nelle -mie mani. Mandatemi il boja.» -</p> - -<p> -Erano questi i pregiati autografi dei principi -d'allora. -</p> - -<p> -Del resto, il trionfo momentaneo delle insurrezioni -romagnole e modenesi non riuscì a togliere -una vittima alle vendette del duca di Modena. Il -quale, fuggendo sul territorio austriaco e ritornando -dopo la bufera, ne' suoi dominî, aveva trascinato -seco in catene l'infelice Menotti. Il processo aperto -da un tribunale statario contro di lui ebbe l'esito -che non era difficile prevedere. La mattina del 26 -maggio 1832 fu appiccato per ordine dell'implacabile -Duca, a cui quell'uomo vivo rappresentava -il rimorso d'una politica equivoca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<p> -E questa politica fu anche l'unica, fu l'ultima -che desse un qualche rilievo al Ducato di Modena. -Il quale era poi cercato con affettata ignoranza -sulla sua carta geografica dal re Luigi Filippo, un -po' indispettito perchè il principe modenese si fosse -impuntato a non riconoscere la sua sovranità. Tempi -curiosi, nei quali i principi a cui una rivoluzione -riusciva pretendevano essere accettati da sovrani -legittimi; mentre poi i principi che in un tentativo -di rivoluzione s'erano tuffati credevano disonorarsi -riconoscendo principi a cui il tentativo aveva -giovato. -</p> - -<p> -Meno feroci, anzi punto feroci, perchè l'ambiente -non consentiva ferocia, erano le pressioni esercitate -dal gabinetto austriaco sulla famiglia toscana. -</p> - -<p> -Nella casa di Lorena non era minore che in tutte -le altre d'Italia la preoccupazione dinastica; ma -poichè le miti tradizioni popolari non incoraggiavano -tentativi settarî, quel governo cercava mantenersi -con politica blanda, addormentando piuttosto -che urtando, corrompendo piuttosto che offendendo, -cercando di deviare verso istituti di benessere materiale -quelle forze intellettuali bramose d'ideali, -che nel paese sovrabbondavano. -</p> - -<p> -Era, scrive il Tabarrini «la mediocrità in ogni -cosa». Sicchè Gino Capponi patíva «le fiere malinconie -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -dell'ingegno inerte e costretto». «Il principato -lorenese», afferma Giuseppe Montanelli «faceva -degenerare il popolo toscano». -</p> - -<p> -Il che non pareva sufficiente alla politica del -principe di Metternich, il quale avrebbe certamente -creato delle sètte dove non esistevano, per -darsi la gioia di perseguitarle. Contro il granduca -Leopoldo attizzava la diffidenza fra i potentati europei. -Il non vedere erette forche in quell'angolo -d'Italia gli pareva una debolezza, fomite di prossime -rivoluzioni. Quando, nel 1835, il governo granducale -mitigò la pena del carcere ad alcuni condannati -per causa politica, l'ambasciatore d'Austria -a Firenze consegnò un dispaccio ufficiale, in cui era -detto che «il Sovrano della Toscana, così operando, -incoraggiava il delitto». -</p> - -<p> -Per una sommossa di studenti nell'Università di -Pisa, il gabinetto austriaco consigliava riformare -gli statuti della pubblica istruzione, sostituendo nella -scelta dei professori al criterio della scienza quello -della fedeltà politica. Chiese, e pur troppo ottenne, -la facoltà d'istituire per suo conto un gabinetto -nero per l'apertura delle corrispondenze private. -Chiese, e pur troppo ottenne, che si sopprimesse -l'Antologia e si sbandisse da Firenze Niccolò Tommasèo. -Chiese, e pur troppo ottenne, crescendo colle -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -rassegnazioni le esigenze, che fossero arrestati il -Guerrazzi, il Bini, il Salvagnoli, il Contrucci e parecchi -altri, processandoli per aderenze settarie, che -non furono mai potute provare. Perfino il Congresso -dei Dotti, tenutosi in Pisa nel 1844, fu argomento -di fieri rabbuffi alla debolezza del principe che lo -aveva concesso. E quel filosofo del maresciallo Radetzki, -scrivendo all'ambasciatore austriaco in Firenze, -considerava il Congresso di Pisa come «un'istituzione -destinata a travagliar gli animi in segreto -per gettare le fondamenta dell'opera infernale della -rigenerazione italiana». -</p> - -<p> -Sicchè non è meraviglia se la politica austriaca -avesse anche immaginato, circa la Toscana, ipotesi -più ardite e più avide, quando pareva che al granduca -Leopoldo mancasse la prole. Le manifestava -senza ambagi l'imperatore Francesco al Granduca, -dicendogli: «Mi spiace dirvelo, ma non avvi rimedio; -la Toscana diverrà provincia austriaca». -Fortunatamente — guardate di che avverbi deve -talvolta servirsi la storia! — fortunatamente la -granduchessa Marianna Carolina morì, e da un successivo -matrimonio Leopoldo ebbe prole maschile. La -«provincia» agognata dall'imperatore d'Austria -era destinata a tutt'altra sovranità. -</p> - -<p> -Di questa politica toscana, tutta a spinte e controspinte, -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -ebbe per moltissimi anni la responsabilità -principale Vittorio Fossombroni, spirito arguto, -scienziato eminente, uomo di Stato profondamente -scettico, i cui ideali di governo non oltrepassavano -i limiti d'un dispotismo bonario, e che, finite le -ore d'ufficio, respingeva ogni affare, dicendo: «Il -desinare brucia, lo Stato no». -</p> - -<p> -Pure, così scettico com'era, si devono a lui quelle -poche resistenze che oppose la Toscana così alle -pretese austriache come alle esigenze chiesastiche. -Sapeva di rispondere ad una vecchia tradizione di -governo locale, equilibrandosi contro Vienna e Roma. -Spento lui, prevalsero sulla fiacca indole del principe -lorenese influenze tortuose e schiettamente retrive. -Il suo confessore Balocchi gli negava l'assoluzione -se resisteva alle domande della Corte di -Roma; il suo ministro degli esteri, Hombourg, gli -faceva firmare tutto ciò che piaceva al Gabinetto -di Vienna. -</p> - -<p> -Era con siffatte disposizioni che la dinastia lorenese -si affacciava ai nuovi tempi. Erano queste -le forze che preparava per resistere all'onda mossa -dietro di lei da quella pleiade illustre di liberali -colti ed energici, che dai Galeotti, dai Salvagnoli, -da Ferdinando Andreucci giungeva a Gino Capponi, -a Ubaldino Peruzzi, a Bottino Ricasoli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -Ci allontaniamo parecchio da questi nomi scendendo -giù per l'Italia fino a Napoli, dove troviamo -quelli di Ferdinando II, del marchese Del Carretto, -di monsignor Cocle, confessore del Re. -</p> - -<p> -Qui ritorniamo all'antitesi nella sua più cruda -espressione; la prosperità dinastica fondata sulla -pubblica umiliazione; i supplizi correttivi delle cospirazioni; -la polizia e lo spionaggio, elementi dominatori -dello Stato. -</p> - -<p> -La polizia muta, pur rimanendo identica. Vuol -dire, cioè, che nel sogno d'un despotismo più intenso, -si cerca perfino di allontanare l'influenza -austriaca, contrapponendovi ora influenze francesi, -ora influenze sarde, purchè aiutino il programma -d'una indipendenza del principato, unicamente volta -a intera libertà di oppressione. -</p> - -<p> -Questo parve essere infatti il pensiero direttivo -del nuovo Sovrano, che saliva al trono l'8 novembre -1830. Ferdinando II, come fu più tardi giudicato -da scrittori senza passione, non era uomo -cattivo, ma sopraffatto da un'indole rozza e volgare. -Apparteneva ad una stirpe regia, per la quale -il giurare una Costituzione era fenomeno altrettanto -consueto quanto il ritoglierla. Governava un'amministrazione, -la cui corruttela formava il disgusto -di tutti i diplomatici accreditati presso la Corte di -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -Napoli. Non voleva lasciar far nulla a nessuno ed -era poi così inerte e svogliato, che non riusciva a -far nulla da sè. Si stemperava in motti di spirito, -in lazzi osceni o brutali. Ora toglieva la sedia di -sotto alla regina, per farla sconciamente cadere a -rovescio, ora frustava le gambe al cavaliere Caracciolo -di Castelluccio, per vederlo saltare, gridare e -piangere. Quando gli parlavano di modificare le uniformi -dei soldati, rispondeva: «Vestili come vuoi, -fuggiranno sempre». Quando gli additavano qualche -ufficiale pubblico, arricchitosi scandalosamente colle -concussioni, diceva: «Preferisco i ladri ingrassati -ai ladri da ingrassare». -</p> - -<p> -Al di sopra poi di tutto questo scetticismo e di -tutta questa brutalità, appariva un furore quasi -morboso di comando dispotico. Del principe di Metternich -amava i principî di governo, se non accettava -sempre volentieri i consigli. Al re Luigi -Filippo, che lo aveva timidamente invitato ad allentare -un po' le redini della tirannia, rispondeva -senza ipocrisie: «Il mio popolo ubbidisce alla -forza e si curva; ma la libertà è fatale alla famiglia -dei Borboni, ed io sono deciso ad evitare ad -ogni costo la sorte di Luigi XVI e di Carlo X». -Non l'ha evitata al suo immediato successore. -Dio ha permesso che gli giungesse all'orecchio, -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -prima di morire, il rombo dei cannoni di Montebello. -</p> - -<p> -Con siffatto re e siffatta politica, i destini delle -popolazioni meridionali apparivano chiari; oscillare -fra le agitazioni e le repressioni. -</p> - -<p> -Sbollite infatti le prime illusioni del nuovo regno, -cominciarono i fenomeni del pubblico malcontento. -</p> - -<p> -Nel marzo 1831, cospirazione in Abruzzo, due -cospirazioni a Napoli nel 1832, cospirazione a Capua -e a Salerno nel 1833, insurrezioni nel 1837, -così nell'isola di Sicilia come sul continente. Poi, -altra cospirazione nel 1838, pronunciamento costituzionale -in Aquila nel 1841, moto insurrezionale -nelle Calabrie durante il 1843, e finalmente spedizione -dei fratelli Bandiera nel 1844. -</p> - -<p> -Da tutti questi movimenti uscivano processi, -combattimenti, fucilazioni, esilii; e si disperdevano -pel mondo giovani divenuti poi stromenti vigorosi -d'italianità nei successivi periodi, come Pier Silvestro -Leopardi, Carlo Poerio, Giuseppe Massari, -Benedetto Musolino, Giuseppe Ricciardi, Luigi Settembrini, -Saverio Baldacchini, Francesco Paolo Bozzelli. -La politica di Ferdinando II, come quella di -tutti i governi persecutori del pensiero, preparava -così a sè stessa gli elementi della sconfitta. Nessuno -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -sa dire che forze d'ingegno e che virtù di -propaganda scompaiano pei supplizi politici; ma le -carceri e gli esilii politici ingrandiscono sempre uomini, -che forse, meno perseguitati, avrebbero avuto -minori spinte all'azione e minori opportunità di -rinomanza. Certo, l'eco mondiale dei dolori di Silvio -Pellico, del Confalonieri, del Maroncelli ebbe -per l'Austria, come diceva il Sismondi, peggiori -conseguenze che una battaglia perduta. E la falange -di esuli creata dalle persecuzioni politiche di Ferdinando -II rese popolari nell'Europa, che prima -non li conosceva, quei nomi e quegli uomini, da -cui trasse Guglielmo Gladstone la coscienza di quella -terribile invettiva, sotto la quale cadde prostrato -il governo dei Borboni di Napoli. -</p> - -<p> -È una delle leggi storiche più consolanti, una -di quelle che più si ripetono e confermano nel -tempo. E se il dispregiarla è carattere proprio dei -regimi dispotici, che alle forze morali non credono -e l'avvenire non curano, sarebbe fatale pei regimi -liberali l'obliarne l'efficacia e la logica. -</p> - -<p> -Del resto, — ed ora può dirsi — sarebbe stato -un grande ostacolo per lo svolgimento normale del -sistema italiano se Ferdinando II avesse ubbidito -a consigli politici di altra natura. Questa tentazione -era passata, nei primi tempi, per l'animo -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -suo: ed anche su lui, come sul duca Francesco IV, -aveva tentato qualche pressione quel manipolo di -liberali che in ogni regione italiana stava all'agguato -per indovinare un principe.... diverso dagli -altri. Il pericolo sarebbe stato grave se, cedendo -alle influenze di Luigi Filippo, il re di Napoli -avesse camminato per quella via delle riforme che -lo aveva sedotto nei primi mesi del suo governo. -Una iniziativa liberale partita dal mezzogiorno, negli -anni fra il 1830 e il 1840, avrebbe potuto -impacciare l'iniziativa liberale del settentrione e -creato fra i patriotti italiani un dualismo forse esiziale -per l'ideale politico. -</p> - -<p> -Se le cospirazioni furono la ragione o il pretesto -per cui la dinastia borbonica respinse ogni tentazione -di liberalismo e si rifugiò paurosa nell'abbraccio -austriaco, bisogna dire che queste cospirazioni hanno -raggiunto il loro scopo. Le ultime soprattutto, perchè -in queste spuntava nuovo e seducente il concetto -unitario, a cui Giuseppe Mazzini, colla sua -grande facoltà d'iniziativa, aveva ormai coordinate -tutte le fila del movimento settario, staccandolo -dalle antiche tradizioni di vendette locali. -</p> - -<p> -Certo, non s'era mai visto prima che un drappello -di giovani veneti chiamasse a rivolta popolazioni -napoletane; si sarebbe visto non molto dopo -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -un generale napoletano chiamato a comandare rivolte -venete. Erano i primi sintomi di quella felice -fusione di sentimenti, che avrebbe dato alle popolazioni -italiane un solo vessillo ed un solo programma. -</p> - -<p> -La generazione contemporanea può discutere liberamente -il fenomeno delle cospirazioni italiane, che -sarà argomento di studio, non sempre facile, per -le generazioni venture. Quando un paese, dopo mezzo -secolo d'esercizio, s'è tanto inoculato il vaccino -della libertà da credere piuttosto al diritto di abusarne -che alla possibilità di scemarla, può essere -anche impunemente ingiusto verso quei precursori, -o efficaci o semplicemente ingenui, che a metodi -diversi hanno dovuto ricorrere. Il collocarsi col pensiero -negli ambienti giuridici, morali e politici del -passato è uno sforzo che non sempre riesce neanche -a storici pacati e desiderosi d'imparzialità. È proprio -dell'indole umana giudicare altri da sè come -esaminare i tempi alla stregua dei criteri contemporanei. -</p> - -<p> -Sugli innumerevoli tentativi di movimento che -hanno agitata l'Italia dal 1815 al 1848 si possono -portare giudizi diversi, secondo gli scopi, secondo -gli effetti, secondo gli uomini. Però il tentativo -dei fratelli Bandiera ha ed è giusto che abbia un -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -posto a parte. La povertà dei mezzi coi quali fu -condotto potrà sempre meritare, nell'opinione dei -pensatori austeri, rimprovero di spensieratezza; ma -le splendide idealità a cui s'inspirò quell'impresa, -cominciata con tanto amore e finita con tanta pietà, -hanno innalzato il sacrificio all'altezza di programma -politico, ed hanno gettato su tutto il successivo -movimento italiano quel profumo di giovinezza e -di poesia, che, anche quando rimane leggenda, aiuta -a render grandi le cose nobili e a mantenere nobili -le cose grandi. -</p> - -<p> -Ho detto, sul principio di questo discorso, che, -ad eccezione di uno solo, tutti gli organismi governativi -italiani respingevano volontariamente da -sè ogni velleità di pensiero. -</p> - -<p> -L'eccezione, voi l'avete indovinato, deve cercarsi -nello Stato Sardo; che venne pigliando, attraverso -molte contraddizioni, il suo preciso indirizzo, soprattutto -dopochè, morto Carlo Felice, senza discendenti -diretti, saliva al trono, il 27 aprile 1831, -un uomo, contro il quale s'è per lunghi anni sbizzarrita -un'aspra e ingenerosa polemica, Carlo Alberto, -principe di Carignano. -</p> - -<p> -È un nome che non può uscire dalla penna o -dalle labbra, senza richiamare ogni animo gentile -a profonde meditazioni. Fu nella vostra città, in -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -Firenze, ch'egli venne a cercare conforto de' suoi -primi dolori; fu il vostro gran cittadino, Gino Capponi, -che ne ottenne le prime confidenze di uomo -e di principe. Chi lo ha chiamato Amleto, non ha -riassunto che ima parte dell'anima sua; poichè -Amleto ha ucciso di spada per vendicare la patria, -Carlo Alberto s'è ucciso di dolore per liberarla; -Amleto è morto nel dubbio, Carlo Alberto è morto -nella fede, — in quella fede che sul campo di -Novara gli aveva fatto indovinare Vittorio Emanuele -II. -</p> - -<p> -Più nel vero è il marchese Costa de Beauregard -che lo chiama <i>le plus grand des méconnus</i>. È infatti -questa l'amarezza che gli avvelena la vita: -essere sempre giudicato a rovescio, — essere accusato -di accarezzare sentimenti in diretta opposizione -coi suoi. Ha il desiderio di allargare a' suoi sudditi -le funzioni del governo, e lo chiamano reazionario; -dirige tutta la sua politica allo scopo di -render possibile una guerra d'indipendenza, e lo -chiamano austriacante; abdica e muore per rimanere -fedele alla sua missione, e lo chiamano traditore. -</p> - -<p> -Sono le grandi ingiustizie dei contemporanei che -la storia è sovente chiamata a rintuzzare. E dopo -cinquant'anni sono ormai già tanto rintuzzati, che -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -ognuna delle pubblicazioni relative a Carlo Alberto -aggiunge una giustificazione od un elogio per lui, -nessuna riesce ad aggiungergli un biasimo od una -colpa. -</p> - -<p> -Il pensiero politico ch'egli porta al trono e con -cui dirige lo Stato è il pensiero dell'indipendenza -italiana. Nè, malgrado le difficoltà dei tempi, lo -teneva talmente celato che non si avvertisse dai -ministri suoi, più invecchiati nel sentimento dinastico -e nella tradizione diplomatica del diritto divino. -Quando infatti, sollecito di non tradir l'avvenire, -nominava a suo ministro degli affari esteri -un uomo innamorato delle vecchie forme, il conte -Solaro Della Margherita, questi lasciava scritto fin -dal 1835: «Non ebbi d'uopo di grande scaltrezza -per iscoprire, che oltre al giusto desiderio d'essere -indipendente da ogni influenza straniera, egli era -fin nel profondo dell'animo avverso all'Austria e -pieno d'illusioni sulla possibilità di liberare l'Italia -dalla sua dipendenza. Non pronunziò la parola -di scacciare i barbari, ma ogni suo discorso palesava -il suo segreto». -</p> - -<p> -Che a questo concetto dell'indipendenza della -patria si associasse l'altro di ingrandire lo Stato, -secondo le secolari tradizioni della casa di Savoia, -non è difficile supporlo e non gli procurerebbe nessun -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -rimprovero dalla storia. Ma dal cauto suo labbro -uscì pure una frase, la quale dimostra che non -egoista e non angusta era in lui la previsione dell'avvenire; -poichè all'inviato suo, conte Ricci, che -gli poneva alcune obbiezioni di carattere dinastico, -non esitò a rispondere fin dal 1845: «Conte, la -forma dei governi non è eterna; cammineremo coi -tempi». -</p> - -<p> -Il 1821 e il 1833 furono le due epoche formidabili, -che servirono a tante penne, alcune oneste, -per dilaniare la memoria di Carlo Alberto. Nel 1821, -fu detto, <i>tradì</i> i suoi amici, ai quali aveva <i>promesso</i> -di aiutarli nel movimento. Nel 1833 perseguitò -i liberali, condannandoli all'esilio od alla -morte. -</p> - -<p> -Ebbene, a settant'anni di distanza possiamo avere -l'animo abbastanza calmo per esaminare queste due -accuse. -</p> - -<p> -Nessuno ha mai saputo dimostrare che cosa Carlo -Alberto avesse <i>promesso</i> ai cospiratori del 1821 e -in che modo quindi li avesse traditi. -</p> - -<p> -Bisogna essere bene inesperti di congiure e di rivoluzioni -per ignorare quanto sia facile a cospiratori -illudersi sopra una parola o sopra un gesto, e -come sia prepotente, negli uomini che si sono posti, -anche per una causa nobile, fuori della legge, -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -il bisogno di aggrapparsi a qualunque filo che sembri -legarli ad altri e maggiori cooperatori del loro -proposito. -</p> - -<p> -Gli uomini che s'erano illusi di poter dare nel -1821 istituzioni costituzionali al Piemonte, erano -tutti amici commensali del principe di Carignano. -Se dunque o il Lisio o il Balbo o il Santarosa o -il Collegno, tutti insieme, come pare, disvelarono -a Carlo Alberto i loro vincoli colle società segrete, -chiedendogli appoggio per ottenere promesse liberali -dal Re, doveva essere in loro fortissima la -speranza che l'adesione di un personaggio così vicino -al trono avrebbe nel tempo stesso dato guarentigie -maggiori al successo della loro impresa e -sopra tutto giustificata in loro un'attitudine, che, -da parte di ufficiali e di funzionari pubblici, poteva -sembrare passabilmente arrischiata. -</p> - -<p> -Quale fu la risposta di Carlo Alberto? Una conferma -dei sentimenti liberali manifestati nell'intimità -di antecedenti colloqui; un serio ammonimento -circa l'impossibilità che in quel momento -l'impresa riuscisse; la più esplicita dichiarazione -che in nessun caso egli avrebbe aiutata una soluzione, -a cui il Re legittimo fosse contrario. Si -sono potute ammucchiare contro Carlo Alberto -centinaia di pagine; non s'è mai potuto accertare -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -che altre da queste siano state le sue dichiarazioni. -</p> - -<p> -Ora, sia che i congiurati abbiano afferrata a volo -la prima frase, dimenticando le altre; sia, com'è -più probabile, che il moto li abbia trascinati, al -solito, più in là delle loro previsioni, non avevano -essi il diritto di affermare la complicità di Carlo -Alberto in una impresa, uscita affatto dai limiti, -nei quali egli avrebbe potuto accettarla. -</p> - -<p> -E se, malgrado gli ammonimenti suoi, la congiura, -prorompendo a rivoluzione, lo poneva nel bivio -di diventare un ribelle o di restare un principe -di casa Savoia, chi oserebbe, specialmente oggi, fargli -una colpa d'aver voluto rimaner tale? -</p> - -<p> -Non egli dunque tradì i congiurati; ma la congiura -tradì lui e tutti, portando la situazione a -conseguenze non prevedute, a scopi non proporzionati -ai mezzi militari, finanziari e politici, di cui -la congiura poteva disporre. E, del resto, questo -compresero così bene, dopo le prime amarezze, i -congiurati stessi, che poi ad uno ad uno si raccostarono -al principe calunniato, e ridivennero prima -ancora del 1848, i più fedeli suoi consiglieri, i suoi -amici più cari. Nè a quel gran sofferente venne -mai meno la generosità dell'oblio. Poichè, quando -gli accadde, verso il 1846, d'aver bisogno d'un -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -segretario, offrì il posto e lo stipendio a quel poeta -Giovanni Berchet, che lo aveva, pei fatti del 1821, -flagellato di versi così crudeli. E il Berchet, declinando -con animo commosso l'offerta, diceva all'amico -suo Carlo d'Adda, oggi senatore del Regno: «Darei -dieci anni della mia vita per non avere scritto -quei versi». -</p> - -<p> -E veniamo al 1833. In quell'anno, come è noto, -un'altra congiura politica, a cui non erano pure -estranei alcuni ufficiali, era stata ordita in Piemonte -sotto le prime influenze della propaganda -mazziniana, disciplinata nella <i>Giovane Italia</i>. Pioveva, -come suol dirsi, sul bagnato; poichè soltanto -due anni prima, all'epoca della proclamazione di -Carlo Alberto, una setta repubblicana aveva reclutato -tra le stesse guardie del Corpo alcuni proseliti -disposti ad assassinare il Re. Scoperta la prima -cospirazione, il Re fu clemente e si limitò a chiudere -in Fenestrelle il capo della congiura<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Scoperta -la seconda, l'atteggiamento diventò severissimo -e il Re deferì i colpevoli al giudizio dei consigli -di guerra. Questi procedettero, secondo l'indole -loro, inesorabili e le condanne a morte furono -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -più d'una. Nessuno affermò che con quelle condanne -si fossero violate le disposizioni della legge stataria -vigente, ma tutti deplorarono che Carlo Alberto -non avesse usato più largamente del suo diritto di -grazia. -</p> - -<p> -E lo deploro anch'io. Però non si può non pensare -che questo diritto di grazia costituirebbe nei -nostri codici una bugia, se i Principi se lo vedessero -sotto mano tramutato in dovere; se a loro -non fosse mai lasciata nessuna libertà di considerare -i tempi, le circostanze, le difficoltà dello Stato. -Si possono desiderare i Principi sempre magnanimi; -non si possono vituperare i Principi anche severi, -se la giustizia non è offesa dagli atti loro. -</p> - -<p> -Carlo Alberto si trovava ne' suoi primi mesi di -regno. La sua condotta era gelosamente investigata -dagli altri monarchi europei, nei quali non si poteva -dissipare la nube di sospetti, addensata, pei -casi del 1821, intorno a lui. Ebbe egli il sentimento -che la severità legale fosse in quella occasione -l'unico modo di uccidere quei sospetti per -sempre e di lasciargli intera l'indipendenza de' suoi -movimenti per l'avvenire? o fu veramente dominato -dal pericolo che quei tentativi settarî, specialmente -rivolti contro l'esercito, si riprendessero -e scuotessero nella sua compagine la monarchia, di -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -cui divisava fare più tardi una macchina per l'indipendenza -italiana? -</p> - -<p> -Certo è che i procedimenti susseguiti a quelle -agitazioni parvero eccedere ogni misura di colpa, e -ne restò sulla condotta di Carlo Alberto lungo rimprovero -di liberali. Ci vollero gli eroismi e le sventure -del biennio 1848-49 perchè quelle impressioni -rimanessero interamente dimenticate. -</p> - -<p> -Del resto, non erano tempi facili, nè pei popoli, -nè pei principi; difficili specialmente per quel principe, -che voleva e diede più tardi al suo popolo -istituzioni a cui nessun principe italiano contemporaneo -si rassegnava di buona fede. Al duca d'Aumale, -venuto alcuni anni dopo a visitarlo, Carlo -Alberto diceva: «Je suis entre le poignard des -Carbonari et le chocolat des Jésuites». Non è dunque -storicamente giusto il biasimo inflitto dagli -scrittori intransigenti alla contraddizione quasi tragica -nella quale oscillò Carlo Alberto, prima della -sua ultima e grande evoluzione politica. Quella -contraddizione poteva essere in parte attribuita all'indole -del tempo. Fra il Metternich, che minacciava -di detronizzare Carlo Alberto a beneficio del -duca di Modena, e il Mazzini che s'agitava per detronizzarlo -a beneficio della Repubblica, la via sempre -diritta non si vedeva chiara. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -</p> - -<p> -I sovrani hanno, anche più degli altri uomini, -il diritto d'essere giudicati sopra l'insieme della -loro vita, non sopra episodi passeggieri, di cui ordinariamente -non si scoprono e non si misurano che -assai tardi le varie responsabilità. -</p> - -<p> -Nel 1821, un principe d'impulsi subitanei, ma -di scarsa previdenza, avrebbe forse potuto strappare -ai pubblicisti del tempo un grido d'ammirazione, -rinunciando ai suoi diritti dinastici per combattere -una battaglia disperata in nome della libertà. -Ebbene? quale ne sarebbe stato l'effetto? -ch'esso avrebbe dovuto, dopo la sconfitta, o andare -a morire in Grecia, come Santorre di Santarosa, o -trascinare per tutte le capitali europee l'antipatica -figura di un principe spodestato. Il Berchet non -avrebbe scritta la sua fiera apostrofe, ma sul trono -sabaudo si sarebbe assiso il carnefice di Ciro Menotti, -e forse l'Italia starebbe ancora meditando, -per secoli, il problema della sua esistenza. -</p> - -<p> -Carlo Alberto fu assai meglio inspirato. Affrontò, -con mesto animo, ma con grande energia morale -l'ingiustizia de' suoi contemporanei. Scelse Iddio e -la storia a giudici suoi. E la storia certamente gli -perdonerà qualche menda de' suoi primi anni, ricordando -la grandezza degli ultimi; nei quali la sua -lealtà non può essere pareggiata che dal suo ardimento, -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -e la semplicità del sacrificio è in perfetta -armonia colla nobiltà della causa per cui lo fece. -</p> - -<p> -In questa differenza tra il pensiero politico di -Carlo Alberto e il pensiero, o meglio il metodo -politico degli altri principi della penisola, sta il -segreto dell'avviamento che prese la storia d'Italia -dopo il 1846. -</p> - -<p> -E poichè in una legge storica consolante già ci -siamo imbattuti durante questa passeggiata italiana, -vediamo di non isfuggirne un'altra, che pure al nostro -pensiero si afferma. -</p> - -<p> -È assioma di pubblicisti volgari e di menti isterilite -da scetticismo, essere la politica fondata sulla -furberia piuttosto che sulla lealtà, e doversi respingere -dall'arte di governare i popoli ogni miscela -di sentimento o di cuore. Tutto ciò risponde ai dettami -di quell'egoismo, sul quale una falsa scienza -sedicente positiva vorrebbe impernare le novità del -mondo. -</p> - -<p> -Ebbene, la politica dei vari principi italiani dal -1815 al 1848, fu essenzialmente egoista; una sola, -quella di Carlo Alberto, ebbe virtù di espansione, -carattere di altruismo. Questa rimase, trionfò e -trionfa ne' suoi successori; dell'altra non restano più -che ricordi, rattristati dalle catastrofi e illanguiditi -dal tempo. In quegli anni di dolori e di speranze, -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -un solo principe buttò agli eventi la sua -corona per capitanare due guerre d'indipendenza; -uno solo giurò la Costituzione, senza ritoglierla. -Che meraviglia se a quel solo l'Italia s'avvinse, -indovinando dalla fede del primo la lealtà non mai -smentita dei successori? -</p> - -<p> -Non è dunque vero che la modernità debba uccidere -gl'ideali per far vivere gl'interessi. La contraddizione -fra gli uni e gli altri è l'ipotesi d'una -dialettica artificiosa, non la formola uscita dalla -logica degli eventi. -</p> - -<p> -La morale pubblica non può essere, non è diversa -dalla morale privata. Attingono entrambe la -loro autorità dal sentimento del dovere, che non è -mai in contrasto coi dettami della virtù. -</p> - -<p> -Vi riuscirebbe difficile dedurre da qualche deplorabile -eccezione che nella vita privata la disonestà -produca dei felici. Potete affermare, senza tema di -smentite, che, nella vita pubblica, la prosperità degli -Stati è in ragione diretta dell'onestà dei Governi. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<h2 id="vecchia">LA VECCHIA ITALIA</h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">GUGLIELMO FERRERO</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -Mezzo secolo addietro la vecchia Europa sentì a -un tratto tremarsi sotto la terra. In un impeto di -audacia, che anche oggi, dopo tanti anni, sembra a -noi miracoloso, gli uomini insorsero quasi dovunque -contro l'ordine che si diceva costituito per volere di -Dio; e, in pochi mesi, i governi più antichi rispettati -e temuti parvero distrutti per sempre o vicinissimi -all'estrema rovina. -</p> - -<p> -Questa rivoluzione del grande anno, unica in apparenza, -fu in realtà molteplice; perchè ogni popolo -meritò un premio suo, con le proprie audacie -rivoluzionarie. In Italia i rivolgimenti del 1848 -parvero mirare specialmente alla liberazione nostra -dalla signoria straniera; ma chi fruga un poco addentro -nella storia della società italiana, dal 1830 -al 1848, vien fatto di accorgersi presto che, sotto -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -la guerra tra austriaci e italiani, si nascose allora, -come dopo, il conflitto tra una società che esisteva -e l'idea, il disegno, il proposito di una società -nuova. Non è possibile comprendere la storia italiana -di questo ultimo mezzo secolo, se non si -comprende il carattere sociale della rivoluzione -del 1848; ma la natura di questo terribile rivolgimento -si può a sua volta capire solo studiando -la società della vecchia Italia dal 1830 al 1848; -nella quale maturò la discordia, che doveva scoppiar -poi nella aperta guerra durata dal 1848 al 1870. -</p> - -<p> -La vecchia Italia era uno degli ultimi avanzi, e -dei meglio conservati, della vecchia Europa aristocratica -e teocratica, nemica di quel complesso -di cose materiali e morali, che noi chiamiamo la -civiltà moderna. I diversi governi ricostituiti in -Italia dopo la caduta di Napoleone si affaticarono -intorno a una impresa di conservazione, empia e -stolta secondo le idee nostre, ma alla quale non -mancò una certa avvedutezza e coerenza, derivatale -dall'aver quei governi capito quale sia il primo -principio dell'arte di conservare gli Stati; che cioè -le istituzioni non durano a lungo, se le idee degli -uomini non restano eguali; e che gli uomini mutano -tanto più facilmente di idee, quanto più sono -mutevoli le condizioni della loro esistenza. L'instabilità -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -delle idee e delle istituzioni, e l'instabilità -dei destini individuali e delle fortune si accompagnano -sempre, come gli effetti alle cause; sono ambedue -i segni esteriori della interna elaborazione -vitale delle società che si rinnovano; onde la vera -politica conservatrice deve cercare di distruggere -questa plasticità vitale della società, quasi direi -pietrificandola in tutti i suoi organi. L'opera a cui -attesero principalmente i governi italiani dal 1830 -al 1848 fu quasi di pietrificare tutti gli organi -della società italiana, per modo che questa non -fosse più un animale vivente, capace di malattie -e di guarigioni, di crescite e di invecchiamenti; fu -di mummificarla per sempre in una forma morta, -tenendola lungamente immobile entro un bagno di -ignoranza, di bigottismo, di pregiudizi e anche di -virtù modeste e di ragionevoli saviezze. -</p> - -<p> -Le virtù modeste, le ragionevoli saviezze che dovevano -essere tra i primi elementi di conservazione -della vecchia Italia, furono la semplicità e parsimonia -del vivere, universale in Italia sino al 1848; -in una società nella quale i bisogni erano meno numerosi -e le spese di apparenza minori che nella -nuova. Le città, salvo qualche monumento di lusso -pubblico, qualche teatro, qualche chiesa, qualche -palazzo gentilizio, erano costruite dimessamente; -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -strette le vie; pochi e miseri i giardini; trascurata -la pulizia e ogni altra cosa nelle strade; -scarsa la luce di notte. Gli uomini erano contenti -di vivere in case più piccole, più buie, nelle quali -parevano lussi molte cose che ormai sono diventate -bisogni volgari. Tutto era solido e durevole: le -mura delle case, granitiche e secolari; la mobilia -robustissima, costosa ma capace di servire a -molte generazioni; i vestiti, tagliati in stoffe solidissime, -che passavano di padre in figlio e facevano -parte dell'asse ereditario. La spesa per il mantello -ricorreva una o due volte nel corso di una esistenza; -nè era ancor noto il moderno divenire continuo della -moda. Il commercio non conosceva ancora quelle -teatralità goffe, quelle grandiosità posticcie, quella -prodigalità burlesca di ori e marmi falsi, quel -barocco da poco prezzo che hanno ridotte le vie -delle nostre città grandi a orribili imposture della -bellezza, grandezza e ricchezza. I caffè e le botteghe -erano in stanze piccole e basse, come se ne -vedono ancora a Venezia e a Mosca, i caffè soprattutto -non arieggiavano a falsi fôri romani, ad -Alambre di cartapesta. -</p> - -<p> -Anche i bisogni erano molto meno numerosi. Pochissimi -i giornali; pochi i libri e letti solo da un -piccol numero; rari i viaggi. Nè ferrovie nè tranvai. -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -I signori avevano le ville per l'estate nei pressi -della città stessa dove abitavano. Le alpi non erano -state ancora inventate; pochi i luoghi di bagnature -celebri, poche le acque e famose per una reputazione -di secoli. Non esistevano ancora le macchine -da cucire, le biciclette, il gaz illuminante, il petrolio; -non si conoscevano ancora gli innumerevoli -prodotti chimici, quei surrogati e quelle falsificazioni, -che hanno poi tanto complicata e popolata -di insidie la nostra esistenza. Un uomo si faceva -fare il ritratto, forse una sola volta durante tutta -la sua vita. Il vivere insomma era più semplice e -rozzo, ma anche più schietto; i divertimenti erano -pochi di numero, lo <i>sport</i> ancora in fasce; le abitudini -dei figli ripetevano quelle dei padri, che a -lor volta avevano ereditate quelle dei nonni. Una -generazione passava, prima che un nuovo bisogno -si fissasse nelle abitudini di tutti; lo spirito della -tradizione reggeva la famiglia e la vita privata, -come il governo dello Stato. -</p> - -<p> -Non crediate che, riferendosi a cose così umili, -queste considerazioni siano futili. Esse hanno invece -una importanza capitale: perchè la differenza -essenziale tra la vecchia Europa e la nuova, tra la -vecchia e la nuova Italia, il mutamento essenziale -da cui derivarono gli altri fu proprio questo: che -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -nella vecchia Europa ed in Italia vigeva un tenor di -vita semplice, con bisogni sempre eguali o lentamente -crescenti; nella nuova, un tenor di vita con bisogni -crescenti indefinitamente e rapidamente. Un governo -unitario ha potuto alla fine costituirsi in -Italia, perchè trovò un sostegno in questa nuova -maniera di vivere, divenuta comune nel popolo dopo -il 1860; mentre gli antichi governi avevano capito -che non avrebbero potuto reggersi a lungo, se le -antiche forme del vivere, semplici e parsimoniose, -sparivano; e avevano in vari modi cercato di salvare -i loro popoli dalla seduzione della nuova civiltà, -che prosperava in Inghilterra e in Francia. -</p> - -<p> -Molti furono i mezzi; primo tra tutti, la oppressione -della classe che sola poteva farsi veicolo -della nuova civiltà forestiera, la borghesia istruita; -oppressione esercitata per mezzo di una curiosa alleanza -della aristocrazia e del popolino. I re si fecero -i tutori della canaglia; l'aristocrazia, che rappresentava -la ricchezza fondata sulla proprietà della -terra, la devozione alla Chiesa e alla monarchia -assoluta, l'orgoglio gentilizio che vuol sovrastare -alle capacità personali, prese a proteggere l'infimo -popolino, a mantenerlo grasso e ignorante. Madre -per la plebe, la monarchia aristocratica era invece -matrigna per il ceto medio; che essa cercava di -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -umiliare in ogni modo, impedendogli di crescere, -di imparare, di arricchire; consentendogli appena di -vivacchiare oscuramente, con l'elemosina di magri -impiegucci o con l'esercizio di professioni, ma a condizione -di andare a messa e di esser fedele al re: -permettendogli al più di darsi a studi punto malsani -e pericolosi, come decifrare iscrizioni latine o -annotare vecchi testi di lingua. A elaborare questo -disegno bizzarro di una società aristocratica e -plebea, fanaticamente conservatrice in ogni cosa, -più che ad altro, hanno faticato, nei diciotto anni -che precedettero il 1848, gli Stati italiani, dall'Austria -a quel Ferdinando II, tipo curioso di re -ingegnoso e ignorante, abile e ingenuo, che ha impersonato -forse meglio di ogni altro sovrano questa -idea dello stato monarchico lazzaronesco. -</p> - -<p> -Quei 18 anni furono infatti il momento della -suprema fatica, per i governi della vecchia Italia. -Correvano i tempi in cui cominciavano a fiorire in -Inghilterra e in Francia i nuovi commerci e la nuova -industria meccanica, che hanno contribuito tanto a -convertire l'antico tenor di vita modesto e tradizionale, -nel nuovo, sibaritico e con bisogni sempre più -numerosi; che hanno mutato l'antico assetto delle -fortune, rese labili tutte le ricchezze, ridotta l'essenza -della società moderna a un divenire continuo. -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -Per queste ragioni gli antichi governi, soprattutto -l'impero d'Austria e il regno delle Due Sicilie, -si adoperarono a strozzare in culla le nuove industrie -e i nuovi commerci. Non era lecito aprire un -opificio senza permesso speciale del governo; ma -le formalità erano tante, tante le condizioni, le -restrizioni, i rinvii, le diffidenze e le cautele delle -amministrazioni, che introdurre una industria nuova -era quasi così difficile come costituire una società -segreta. Inoltre, come sempre succede, la legislazione -improntava di sè il sentimento pubblico, il -quale era portato a riguardare con diffidenza ogni -impresa industriale. Così in Lombardia si notano, -sino al 1848, solamente progressi agricoli, nella coltivazione -del gelso, ad esempio; ma nessun progresso -industriale<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. Ancor più ostinata fu la -resistenza del governo borbonico, che durò sino all'ultimo; -onde le concessioni industriali di quegli -anni si possono contare tanto sono poche; e qualche -volta sono motivate con ragioni bizzarre, che -mostrano l'intima natura di quel governo; come -quel permesso dato al marchese Patrizi, nel 1858, -di costruire due molini sul Sebeto, ma a condizione -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -di far dire un certo numero di messe in suffragio -delle anime dei terrazzani. E la concessione era -data, dice espressamente il decreto, «avuto riguardo -ai vantaggi spirituali degli abitanti di -quella pianura»<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. -</p> - -<p> -Dallo stesso ordine di idee nasceva la politica -doganale della vecchia Italia, anche essa uno dei -tanti processi di pietrificazione applicati alla società -italiana. A differenza dell'Italia contemporanea, -gli Stati italiani di prima del 1848 fecero -libera la importazione del grano; o la tassarono di -diritti minimi, imposti per fini fiscali, non per favorire -come si fece dopo un «ordine privilegiato -dalla fame pubblica.» Così la Toscana, che nel 1842 -aveva stabilito un leggero dazio sul grano, sopravvenuta -la carestia nel 1846 lo abolì senza tanto cavillare -e tergiversare, come fece, cinquant'anni dopo, -un altro governo; perchè il popolino doveva vivere -ben pasciuto; le derrate dovevano vendersi a prezzi -vilissimi; i pericoli delle carestie esser ridotti a -meno che si potesse da saggie misure di previdenza -pubblica. Il Duca di Modena accumulava nei granai -pubblici, durante gli anni di abbondanza, per sovvenire -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -al popolo negli anni magri, e salvarlo dagli -usurai e dalla fame. Pane in piazza, era il primo -principio di quell'arte antica di Stato. -</p> - -<p> -Ma al liberismo agrario corrispondeva un fiero -protezionismo industriale, soprattutto negli Stati -austriaci, nel regno delle Due Sicilie e nello Stato -pontificio. Nel 1846 un cardinale dichiarava in -Roma allo Zobi che la libertà di commercio e il -giansenismo erano due forme di errore sorelle; tanto -è vero che il solo Stato che inclinasse un poco alla -libertà di commercio, la Toscana, era quello che -aveva dato motivo di maggior scandalo, con le inclinazioni -di alcuni suoi prelati agii errori del giansenismo<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. -La libertà di commercio era considerata -come una teoria funesta allo Stato; ciò -che ci spiega facilmente come mai l'Italia rivoluzionaria -sia stata tenuta al fonte battesimale del -libero scambio; fede dalla quale essa doveva fare -così presto apostasia. -</p> - -<p> -Sennonchè il protezionismo industriale della vecchia -Italia era ben diverso dal protezionismo industriale -dell'Italia contemporanea. Questo è la -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -conclusione di una politica nello stesso tempo oligarchica -e rivoluzionaria, plutocratica e sovvertitrice; -che aggrava la disuguaglianza delle fortune; -che affretta la formazione di una oligarchia di milionari -e di un proletariato industriale ammucchiato -e turbolento al nord dell'Italia; che porta con sè -l'aumento dei bisogni, la crescente costosità della -vita, la universale avidità del denaro, l'idolatria -delle apparenze, la dissoluzione morale delle classi -medie, la miseria delle plebi rurali, la fermentazione -di tutti gli spiriti di progresso e di rivoluzione, -di tutte le audacie buone e cattive, l'instabilità -sociale, la contradizione tra i desiderii e la -realtà, lo sforzo violento della invidia che tenta -colmare l'abisso tra gli uni e l'altra.... Il protezionismo -della vecchia Italia era invece un procedimento -di mummificazione della società; mirava -a salvare l'antico artigianato dalla concorrenza delle -grandi manifatture inglesi e francesi, l'antica semplicità -del vivere dalle seduzioni alla nuova varietà -e molteplicità dei consumi. L'industria era allora in -Italia esercitata da un ceto di artigiani, lavoranti -in casa o in piccoli laboratori; e il commercio dei -manufatti era quasi un privilegio ereditario di poche -famiglie di mercanti. Un ceto operaio ignorantissimo, -che si serviva di un macchinario rozzo, che -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -applicava ostinatamente una tecnica tradizionale; -nemico, per stupidità e misoneismo, di qualunque -ragionevole novità industriale; quasi dovunque violento -e facile al sangue, tale era la popolazione -urbana nella vecchia Italia. Questi artigiani fabbricavano -cose di qualità buona ma costosissime, -perchè la rozzezza della tecnica era causa di un -grande spreco di lavoro; in compenso però essi -stessi erano un popolo di grandi fanciulli, violenti, -imprevidenti, ignoranti, fanaticamente conservatori, -pronti al coltello, che potevano facilmente esser -governati da un regime di beneficenza e di terrore -alternati. Difatti, proprio in mezzo a questo -popolino, che odiava ogni cosa nuova, la vecchia -Italia trovò quei settari che, specialmente negli -Stati della Chiesa, pugnalavano i campioni delle -idee liberali. I vecchi governi italiani erano dunque -portati dalla forza stessa delle cose a proteggere -questo ceto di pretoriani del vecchio regime; onde, -quando la industria forestiera cominciò, tra il 1831 -e il 1848, a voler portare in Italia, contro la solidità -tradizionale e costosa dei lavori dell'artigianato, -la brillante caducità a buon mercato delle cose -sue, studiando di comunicare al pubblico quella volubilità -di gusti divenuta ora universale, i governi -corsero subito al riparo, inasprendo il protezionismo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<p> -Di questa politica che rendeva difficili le rivoluzioni -industriali e commerciali, era ad un tempo -conseguenza e parte integrante tutta l'opera sociale -e morale di quei governi, intesa a mortificare una -delle passioni, cresciuta poi a dismisura nella nuova -Italia, come nella nuova Europa: la cupidigia dei -subiti guadagni. Il <i>self-made-man</i> non era punto -l'eroe di quella società, nella quale lo Smiles, il -Plutarco dell'êra borghese, sarebbe stato giudicato -autore di libri malsani, atti a corrompere l'immaginazione -e il cuore dei giovani. La società della -vecchia Italia era come una chiesa antica e venerabilissima, -nella quale tutto è stato santificato -dalla pietà dei fedeli; le lampade vecchie di secoli, -le pietre del pavimento sconnesse e logorate da milioni -di piedi, dove nulla si può toccare senza commettere -sacrilegio; onde la virtù vera consisteva a -quei tempi in rassegnarsi al grado di fortuna toccato -in sorte nascendo, in saper rimpiccolire in ogni -modo il proprio essere. Lo spirito di avventura, la -ambizione di ingrandire sè e la propria fortuna, -l'energia personale che vince gli impedimenti della -nascita oscura; tutte queste che poi furono considerate -come le prime virtù dell'uomo sembravano -allora tentazioni del diavolo, perchè contenevano un -principio di rivolta contro l'ordine delle cose vigente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -</p> - -<p> -Così si capisce perchè la vecchia Italia si sia mostrata -tanto diffidente contro le nuove banche che -si fondavano in Inghilterra e in Francia; e si sia -contentata di conservare gli storici banchi del medio -evo, istituzioni mirabili e prettamente italiane, ma -che potevano soltanto bastare alla conservazione di -traffici tradizionali, non al crescere di un nuovo commercio. -È curioso a questo proposito che il trapasso -alle istituzioni bancarie moderne sia segnato in Italia -dal cambiamento di sesso della parola che le indica, -che da <i>banco</i>, come era nel vecchio italiano, -diventa <i>banca</i>, alla francese. Basti dire che non ci fu -mai modo di persuadere Ferdinando II a fondare una -sola succursale del Banco di Napoli fuori di Napoli, -salvo due casse istituite nel 1843 a Messina e a Palermo, -neanche quando il Banco aveva nel suo tesoro -più di 120 milioni<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. Così successe che tra il 1830 -e il 1848 l'Italia godè di una inutile abbondanza -di capitale, che giaceva ozioso, nascosto in fondo -alle calzette, sotto i materassi e sepolto nei forzieri. -La popolazione era più scarsa; la terra rendeva discretamente; -i governi sprecavano poco; il vivere -era meno caro perchè più povero di bisogni: l'Italia -poteva così risparmiare: ma gli impieghi industriali -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -e finanziari essendo pochi, il capitale ristagnava. -Erano intatti gli anni in cui a Torino si dovevano -puntellare le vòlte della tesoreria, perchè i -sacchi di marenghi non le sfondassero; i tempi in -cui in Lombardia i proprietari di terre mutuavano -facilmente al 4% senza ipoteca, onde prima del 1848 -si poterono dissodare molte terre e diffonder per la -Lombardia la coltura del gelso e l'allevamento dei -bozzoli<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>; erano i tempi in cui, intorno al 1840, -Leopoldo II si risolveva a intraprendere la bonifica -della maremma, specialmente in considerazione di -una grossa somma di denaro che dormiva nelle casse -del tesoro, e che parve giusto di impiegare in qualche -modo<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. -</p> - -<p> -Insomma nessuno aveva ancora gridato all'Italia -la frase del Guizot, la parola della nuova alla vecchia -Europa: <i>Enrichissez-vous</i>. Gli incantesimi -spesso pericolosi con cui la borghesia degli affari è -riescita a svegliare dal lungo sonno e a far prorompere -di sottoterra le fontane della ricchezza, erano -ancora ignoti o detestati. I grossi mercanti di prima -del 1848, la prosperità delle cui case era spesso opera -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -di molte generazioni, consideravano le cambiali un -poco come i ponti che il diavolo delle leggende costruisce -sopra gli abissi; che da lontano paiono solidi, -ma quando il peccatore orgoglioso ci monta sopra, -il ponte sparisce in niente e il peccatore precipita. -Firmare una cambiale era per essi quasi un disonore. -Eguale prudenza, e, diciamolo pure, prudenza -onesta ben maggiore di quella che la nuova Italia -ha mostrato, usavano i governi di allora nel trattar -la moneta pubblica; in modo che essa non fu mai -falsificata e adulterata da nessuno di quei disonesti -artificii, che divennero dopo così comuni. La vecchia -Italia usò sempre moneta d'argento e d'oro; e nel -regno delle Due Sicilie le fedi di credito del Banco -di Napoli, come allora si chiamavano i biglietti, -valevano più dell'oro, come succede ora ai biglietti -della banca imperiale germanica, ma come non è -mai successo ai biglietti di banca della nuova -Italia<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<p> -Questo differente stato morale della vecchia Italia -si manifesta mirabilmente nella corruzione amministrativa -di allora, così diversa da quella presente. -Gli alti funzionari di allora erano quasi tutti nobili -e ricchi, che amministravano per onore e che per -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -un senso di probità e fierezza gentilizio non rubavano, -ma lasciavano invece per buon cuore rubacchiare -i piccini, che non potevano fare gran danno -e che così si ingegnavano a viver meglio; mentre -nella amministrazione borghese successa dopo, più -colta ma formata da una classe in cui erano stimolate -tutte le ambizioni e tutte le cupidigie, i piccoli -doverono rispettare i centesimini, ma i grandi -rubarono i milioni.... In questo consiste tutta la filosofia -della storia del Banco di Napoli. Sotto il governo -borbonico i piccoli impiegatucci del Banco si -ingegnavano per spillar qualche quattrino dai clienti -rendendo quei piccoli servigi che un impiegato può -rendere ai clienti di una grande amministrazione; -spesso anche trascuravano il loro ufficio per altri lavori. -Ma l'amministrazione del patrimonio, affidata -a grandi personaggi, era così rigorosa, le regole per -gli sconti così severe, e così osservate, che dal 1818 -al 1861 sopra una media annua di 69 milioni di -sconti e prestiti su pegno, le perdite furono in media -di 65,000 lire l'anno<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. Dopo il 1860 gli uscieri e -gli scribi poterono ingegnarsi meno; ma si ingegnarono -troppo intorno al Banco altri amministratori, -ben più avidi e malefici. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -È facile capire come questa corruzione spicciola -contribuisse a conservare lo Stato, perchè giovava -agli umili e non metteva a repentaglio la prosperità -pubblica. Cotesta era una corruzione conservatrice; -mentre quella che successe poi fu una corruzione -rivoluzionaria, che generando la miseria di -molti, mettendo in mezzo alla società lo scandalo -di poche grandi fortune fatte col furto, dissestò la -fortuna pubblica e turbò il senso morale del popolo -e fu uno stimolo a desiderare forme più perfette -di Stato. -</p> - -<p> -Se dunque anche la corruzione amministrativa -contribuiva alla politica della stabilità eterna, che -fu propria della vecchia Italia, la politica intellettuale -le portò il compimento. Che la vecchia Italia -fosse poco amica della istruzione popolare è notissimo, -e lunghe dimostrazioni sarebbero inutili, se -anche nella Toscana, che pure tra il 1830 e il 1848 -fu il più civile degli Stati italiani, si trovavano -dei borghi di 10,000 abitanti senza scuole<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Sennonchè -questa politica intellettuale, fatta di semplice -astensione, era possibile rispetto al popolino, -che poteva restare illetterato e ignorantissimo; -ma non rispetto alla classe media e all'aristocrazia, -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -che qualche cosa dovevano pure studiare, -per la necessità stessa della loro funzione -sociale. Che cosa poteva dunque esser dato a studiare -a costoro, tra il 1830 e il 1848, senza che -gli studi fossero veicolo di idee empie, stimolo di -ambizioni malsane? I vecchi governi avevano stabilito -censure più o meno rigorose; ma tutti sanno -che il contrabbando delle idee è il più facile di -tutti. Perciò quei governi apprestarono un'altra -difesa, più potente: l'istruzione classica, con carattere -specialmente letterario. Nelle scuole frequentate -dalla classe media e dalla aristocrazia (collegi, -il maggior numero, e sempre con ecclesiastici per -insegnanti) si insegnavano soprattutto il latino e -l'italiano: si insegnavano bene, ma non si insegnava -altra cosa. I nostri nonni imparavano davvero -a leggere il latino e a scrivere l'italiano, -l'italiano pretto dei classici, la pura lingua letteraria, -la cui tradizione era conservata con molto -zelo nelle scuole dei vecchi governi, anche di quelli -stranieri, come l'austriaco. Fedeli in tutto alla -tradizione, i vecchi governi erano in filologia puristi: -cosicchè sino al 1848 tutte le scritture -degli uomini colti furono scritte in pretto italiano, -dalla requisitoria del poliziotto austriaco che voleva -mandare sul patibolo il Confalonieri, ai libri dei medici, -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -degli scienziati, degli eruditi. La rivoluzione -nazionale imbarbarì poi la lingua in quel gergo -bastardo in cui oggi si scrive ogni cosa: le leggi, -i giornali, il maggior numero dei libri, e dal quale -bisognerà trar fuori una nuova lingua letteraria, -nostra e bella, viva e limpida, che non sia nè la -lingua arcaica ora in uso in una certa letteratura, nè -il miscuglio fangoso in cui si appesantisce il pensiero -del maggior numero degli altri scrittori. Era -quella dunque una coltura tutta letteraria, che insegnava -a curare una forma la quale doveva restare -vuota di ogni contenuto di idee vive e di cui il -maggior numero degli uomini colti del tempo si accontentava; -perchè gli uomini si appassionavano per -le questioni sostanziali nei tempi di rapidi e molteplici -mutamenti sociali, per le questioni formali nei -tempi di universale osservanza delle tradizioni. -D'altra parte l'educazione puramente letteraria, -il culto della forma, il classicismo, cioè l'ammirazione -delle opere antiche professata secondo certi -canoni fissi, convengono interamente a una società -che vive di tradizioni, perchè sono una scuola eccellente -dello spirito di conservazione. Gli uomini -hanno immaginato mille prigioni per serrarci dentro -la infinita energia espansiva e sovvertitrice del -pensiero umano; le carceri, la povertà, l'infamia, la -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -morte; sempre invano però! perchè una sola è la prigione -capace di contenere il pensiero: il carcere di -formole irrigidite, la gabbia di parole che hanno perduto -il loro significato, il sepolcro di antiche scritture -ormai vuote di senso. Dal momento in cui le -classi colte di un paese si danno a curare la propria -lingua come una lingua morta e a lavarne continuamente -il cadavere; quando esse prendono a considerare -certi capolavori della loro arte antica come i tipi -perfetti soli ed eterni della bellezza, che si devono -ricopiare indefinitamente, senza tentar cose nuove -che sono di per sè inferiori alle antiche, il loro -spirito si chiude alle novità sostanziali, ripugna ai -rivolgimenti ideali che precedono o almeno accompagnano -i rivolgimenti sociali. Il Settembrini si -meravigliava che il governo borbonico lasciasse il -Puoti, il celebre purista di Napoli, insegnare a -300 giovani l'amore dei trecentisti, dimostrando -ancora una volta la nobile ingenuità del suo animo -e la abilità del governo borbonico; il quale sapeva -che quei limatori di aggettivi, quei futuri puristi che -sarebbero caduti in convulsioni a udire un francesismo, -sarebbero stati quasi tutti buonissimi conservatori, -salvo pochi così perversi che sarebbero -usciti liberali anche dalla educazione del più fanatico -prete. In un certo senso, i più formidabili baluardi -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -della vecchia Italia contro l'avvenire erano allora -l'Accademia della Crusca e la Rettorica di Aristotele; -perchè gli studi letterari servirono fino al -1848 a cristallizzare le idee degli Italiani, come lo -studio del Corano serve a cristallizzare quelle dei -Turchi. Negli studi della letteratura classica si preparava -il personale delle amministrazioni italiane di -quei tempi, come adesso con lo studio del Corano si -prepara la burocrazia turca; e così quel personale -riesciva facilmente pieno di un fanatico spirito conservatore, -che metteva in armonia l'amministrazione -con il governo. -</p> - -<p> -Infine la vecchia Italia trovava le ultime seduzioni -alla neghittosità sociale, nella universale -pigrizia e gaiezza. La vecchia Italia era poco laboriosa -e allegra; sapeva asciugar presto le lagrime -e non conosceva quegli esaurimenti ereditari che -hanno tanto incupito, dopo, il carattere italiano. I -proprietari abbandonavano le terre ai fattori e ai -coloni, non passavano in campagna che qualche mese -di autunno, ma non per sorvegliare i contadini in -un lavoro di cui essi del resto non sapevano nulla, -ma per convitare gli amici e divertirsi; poi tornavano, -alle prime nebbie invernali, in città, a oziare -tra il caffè, la piazza, il salotto e il teatro. Un -principio di rivolta contro questa neghittosità si -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -nota qua e là tra il 1830 e il 1848; ma sono voci -solitarie che ammoniscono un popolo di sordi. Nel -1845 si istituisce a Ravenna una società di agricoltura, -di cui fu presidente il conte Pasolini; tra -il 1840 e il 1848 si discusse molto in Toscana -nella Accademia dei Georgofili, e il Salvagnoli rimproverò -aspramente ai «possidenti di ogni classe» -la loro «vita oziosa e improduttiva»<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>; anzi il -marchese Cosimo Ridolfi volle dare un esempio, ritirandosi -sulle sue terre a istruire i contadini<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. -Proposito ed esempi singoli, che non trovavano imitatori, -mentre la classe media — professionisti e -impiegati — imitava l'ozio dei grandi, lavorando -dolcemente, attendendo soprattutto al teatro, al -giuoco del pallone o del biliardo. Il popolino degli -artigiani applicava per conto suo un regime igienico -di lavoro, senza intervento di ispettori governativi -e di leggi sociali, ribellandosi a ogni disciplina -rigorosa di lavoro, prolungando al lunedì le -baldorie della domenica, osservando tutte le feste -sacre e profane.... Innumerevoli erano del resto le -feste di rito, quelle in cui i lavoranti riposavano, -i mercanti chiudevano bottega, gli impiegati e gli -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -scolari restavano a casa: tutti i momenti interveniva -dal cielo qualche santo o santa a concedere -per un giorno amnistia da quella pena del lavoro, -a cui Dio condannò l'uomo nel paradiso terrestre. -Forse solo la Turchia può oggi esser paragonata -alla vecchia Italia, come società in cui le feste si -seguano fitte, e in cui la vacanza sia una delle istituzioni -cardinali dello Stato. L'ozio infine era tanto -considerato come la condizione regolare della vita, -che la vecchia Italia tollerava con indifferenza -torme immense di mendicanti. L'elemosina era, -nella vecchia Italia, una istituzione sociale organizzata -da usi e leggi nelle case dei ricchi, nei -conventi e nel governo, in grazia della quale prosperava -un numerosissimo ceto di mendicanti. Nelle -grandi città, nelle medie, nelle piccole, nelle grosse -borgate di campagna vivevano torme di proletari -oziosi, senza terra, senza arte, senza volontà di -lavorare; vagabondi un poco per necessità, un poco -per elezione; che si facevano nutrire e vestire dai -ricchi, dai conventi e dal governo; che si aiutavano -con furtarelli e professioni immonde, quali il lenocinio -e la prostituzione<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>: torme superstiziose e -violente che i governi accarezzavano e fustigavano, -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -che a più riprese aizzarono sui novatori: vero semenzaio -di criminali, che provvedeva il miglior personale -alle bande di briganti, numerosissime e audacissime -nelle campagne di quasi tutta Italia; e alle associazioni -di malfattori, a volte, come la camorra, -potentissime nelle città. Questa miseria oziosa, palude -di abiezione che la nuova Italia, riescì in -parte a prosciugare, non pareva ai vecchi governi -dovesse esser curata, cercando di indurre quei vagabondi -al lavoro; essi si credevano invece tenuti -a sovvenir loro con le elemosine, a incoraggiarne -cioè le inclinazioni all'ozio. -</p> - -<p> -Tempi bizzarri! Perfino le ferrovie, che proprio -in quei tempi cominciarono a comparire in Italia, -non furono, prima del 1848 e specialmente nel -regno delle Due Sicilie, che un pretesto di elemosine -al popolino. Pochi fatti possono far meglio -capire la natura di quei vecchi governi e mostrare -come da un paese all'altro si possa falsare il carattere -di una istituzione, che l'amministrazione -delle ferrovie borboniche prima del 1848, e il modo -con cui esse furon ridotte a esser quasi una succursale -dei conventi e un pretesto per distribuire -zuppe al popolo. La prima linea di ferrovie, la Napoli-Torre -Annunziata risale al 1840: da questo -anno al 1848 si costruirono in Italia solo 223 chilometri -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -di ferrovie, di cui 113 nel regno delle Due -Sicilie, 45 in Lombardia e 65 in Toscana. La vecchia -Italia diffidava delle ferrovie; Ferdinando II -le considerava come funeste al popolino, cui avrebbero -rincarato il vivere, promuovendo l'esportazione -dei generi agrari; il governo pontificio resistè -lungamente a ogni proposta di costruzione. -I pochi chilometri costruiti nel regno delle Due -Sicilie, erano come un giuocattolo per divertire il -popolino: consistevano di poche linee nei dintorni -di Napoli, di cui una, quella da Napoli a Caserta, -congiungeva le due reggie e serviva soprattutto alla -corte; le altre erano usate dal popolino specialmente -per scampagnate domenicali. In conseguenza, -l'amministrazione si era data cura di togliere dal -divertimento le occasioni di scandalo: tutte le stazioni -erano provviste di una cappella; per espressa -volontà di Ferdinando II non si ammettevano tunnels, -i <i>pertusi</i>, come egli diceva, perchè immorali; -nelle terze classi i viaggiatori in <i>giacca e coppola</i>, -quelli cioè che avevano il cappello e la giacca, godevano -di un ribasso negato agli scamiciati, allo -scopo di far viaggiare il popolino vestito decentemente. -La stazione era una specie di fôro, dove il -re, al partire o arrivando, dava udienza al popolo. -Gli impiegati delle ferrovie erano tenuti in conto -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -di sudditi fedelissimi; formavano una aristocrazia -tra la plebe napoletana, distinta con un segno di -favore speciale dalla Corte e dal Governo. Non i -bisogni del servizio o la capacità, ma la protezione -di persone potenti faceva ammettere tra quel personale; -mancavano i ruoli dei funzionari; accanto -agli ordinari si ammettevano indefinitamente i <i>soprannumeri</i>, -accanto a questi gli <i>aspiranti al soprannumerato</i>. -Il re li considerava come i suoi -protetti e beniamini, ai cui capricci più fanciulleschi -qualche volta, nei momenti di buonumore, -amava piegarsi. Una volta i capisquadra della officina -dei veicoli gli chiesero che concedesse a ogni -squadra di costruire a piacere un vagone, perchè si -impegnasse una gara di immaginazione e di abilità -tra le varie squadre; avendo il re accolta la domanda -e dato il denaro, questi operai si baloccarono -per diversi anni a fabbricare vagoni di forme -strane, di cui uno era ancor in uso dopo il 1860, -tutto noce e ferri cesellati, con i propulsori che -uscivano da gole di leoni. Così uno dei trovati più -rivoluzionari del secolo diveniva per quei governi -un balocco buono per trastullare il popolo<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ecco adunque chiaro che la opera vera della rivoluzione -italiana fu di convertire una società dove -tutto era tradizionale, in una società dove tutto fu -instabile e mutevolissimo. È stato perciò un grande -errore credere che la rivoluzione cominciata nel 1848 -e finita nel 1870 sia stata solamente una rivoluzione -nazionale; mentre il suo vero merito, quanto essa -conteneva di pericoli e di possibilità future di grandezza, -fu piuttosto nell'essere stata una rivoluzione -antinazionale, che snazionalizzò il carattere -della società nostra da quello che era stato negli -ultimi due secoli. La rivoluzione fu nazionale in -parte, in quanto si adoperò a rovesciare la signoria -austriaca; ma in quanto si adoperò contro gli altri -governi essa fu rivoluzione antinazionale. I governi -della vecchia Italia erano per certe parti assai cattivi, -ma non si può negare che fossero prettamente -italiani, che rappresentassero tradizioni sociali e -una forma di governo tutta nostra, che cercassero -di conservare incontaminate la lingua e la coltura -italiana. Come abbiamo visto, faceva parte dei loro -stessi disegni di conservazione sociale l'avversione -contro le istituzioni, le idee e le invenzioni quasi -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -tutte straniere, che formano la civiltà moderna. La -gloria appunto della rivoluzione italiana fu di aver -rotto in guerra contro la tradizione locale, di aver -parteggiato per istituzioni, idee e costumi forestieri; -per le diverse filosofie razionaliste contro -i rammodernamenti della scolastica tradizionali -nelle scuole delle vecchia Italia; per il romanticismo -contro il classicismo; per le ferrovie, la -grande industria e la vita a larghi consumi, contro -il modesto sempre eguale e ozioso vivere della vecchia -Italia. La società della vecchia Italia, pur essendo -prettamente italiana, si era mummificata, -aveva ridotta la sua esistenza a una eterna e vuota -ripetizione; come avrebbe potuto l'Italia rinascere -e rivivere, se quella vecchia società non cadeva? -Aver cominciato questa opera necessaria di distruzione -è stata la gloria dei rivoluzionari del 1848. -Lo so: questa rivoluzione fu compiuta in modo -ben doloroso e con terribili sprechi e turbamenti -di tutte le cose; ma è meglio si sia fatta così -che se non si fosse fatta. I popoli hanno bisogno, di -tempo in tempo, di questi rivolgimenti di istituzioni, -costumi ed idee che rinnuovano il loro carattere. -Come la <i>merry England</i> del secolo XVI -è diventata la melanconica e puritana Inghilterra -del XIX; come l'Italia del 500 non è più quella -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -del 300, così l'Italia del secolo XX non dovrà -esser più quella della prima metà del nostro secolo. -</p> - -<p> -La vecchia Italia, ignorante, allegra e pigra non -è più; l'Italia vuol farsi più laboriosa, più colta, più -seria; più consapevole dei fini supremi della vita. -Purtroppo noi siamo ancora lontani dal profondo -e soave riposo del rinnovamento compiuto; noi -siamo esausti dal sostenere l'immensa fatica del -rinnovamento in via di farsi dentro di noi. Chi -riconoscerebbe più nell'Italia contemporanea l'Italia -grassa e gaia e triviale, la pingue comare che sino -al 1848 divertì con i suoi carnevali l'Europa? -La pingue comare è diventata esile come una -santa dedita a discipline estenuanti. La terribile -fatica la ha consunta; le sue mani si sono fatte -diafane; le sue guancie si sono infossate, i suoi -occhi scintillan di febbre, il suo spirito esausto -è tormentato di tempo in tempo da allucinazioni -terribili; il suo corpo da piccole ma dolorose convulsioni -periodiche. È la prova da cui essa potrà -uscire a una condizione superiore di salute, se non -si avvilirà sotto la sofferenza presente e se saprà -espiare utilmente gli errori passati. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<h2 id="brigantaggio">IL BRIGANTAGGIO MERIDIONALE -<span class="smaller">DURANTE IL REGIME BORBONICO</span></h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">FRANCESCO S. NITTI</span>.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -L'anno scorso, in luglio, io ero a Strasburgo, -nella solenne città dei Nibelunghi, sacra pur nella -leggenda al dissidio e alla guerra. -</p> - -<p> -E, nella gentile ospitalità della famiglia di uno -scienziato tedesco, si discuteva la sera della Germania -e dell'Italia, dello stato sociale dei due paesi -e di scienza e d'arte. Per quella strana curiosità -che i paesi del sole svegliano sempre nelle genti -del Nord, le fanciulle sopra tutto non mi chiedevano -che del Mezzodì. -</p> - -<p> -— Che nome ha la terra in cui siete nato? — mi -chiese di un tratto la vecchia padrona di casa, che -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -nei suoi giovani anni (una giovinezza che cominciava -già a declinare alla caduta del potere temporale dei -papi) era stata nel Mezzogiorno d'Italia. -</p> - -<p> -— Sono di Napoli, — risposi. -</p> - -<p> -— Proprio di Napoli? -</p> - -<p> -— No, di una terra ancora più meridionale, della -Basilicata. — -</p> - -<p> -La mia provincia, sopra tutto da quando ha il -nome attuale, ha una storia di assai mediocre interesse -per la civiltà. Mi accorsi che il nome riesciva -nuovo e volli precisare. -</p> - -<p> -— È una terra — io dissi — molto grande, -grande la terza parte del Belgio, grande più del -Montenegro; non ha città fiorenti, nè industrie. La -campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata -da due mari e l'uno e l'altro hanno costiere -assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i Principati -e le Calabrie. -</p> - -<p> -I nomi di queste terre dovettero produrre una -certa impressione; poichè la mia interlocutrice non -mi fece quasi finire. -</p> - -<p> -— Il vostro, — mi disse — se è tra la Calabria -e le Puglie, deve essere il paese dei briganti. — -</p> - -<p> -E allora fu dintorno un movimento di curiosità -viva; come sono? li avete conosciuti? vestono ancora -come nelle vecchie stampe? Le domande mi -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -piovevano d'ogni parte; e la figliuola gentile del -mio ospite, che così bionda e bella e solenne parea -Elsa, insisteva più delle altre: — Raccontate, raccontate -le storie del vostro paese. — -</p> - -<p> -Io rimasi come interdetto: che cosa dovevo dire? -Vi era tanta ingenua e tanta simpatica curiosità, -che non avevo ragione di offendermi. Protestai timidamente: -dissi che i briganti sono oramai nella -leggenda, come i cappelli a punta e i fucili a tromba. -Credettero che io non avessi voluto dire per pregiudizio -o per prudenza; e gli occhi continuarono a -fissarmi con curiosità incredula. -</p> - -<p> -Io non prevedevo, o signore, o signori, che sarei -venuto dopo meno di un anno, dinanzi a voi a parlare -non dirò delle storie, ma di uno dei lati più -interessanti della storia del mio paese. -</p> - -<p> -E questa volta posso parlarne senza rancore, senza -vergogna; poichè a voi posso dire di più, e voi potete -intender meglio. -</p> - -<p> -Noi ci conosciamo così poco in Italia, che di ciò che -è la parte fondamentale della storia del nostro paese -abbiamo nozioni e criteri spesso contrari alla realtà. -</p> - -<p> -Il brigantaggio meridionale, ancora per il maggior -numero degli italiani è circondato di leggende e di -misteri paurosi. Sarò molto fortunato se mi sarà -dato esaminare senza prevenzioni un fenomeno che -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -attende ancora il suo storico — e intorno a cui si -sono accumulati gli errori più strani e le credenze -più assurde. -</p> - -<p> -Ogni parte d'Italia, oserei dire ogni parte di -Europa, ha avuto banditi e malviventi, che in periodi -di guerra o di sventure hanno dominata la campagna -e si son messi fuori della legge. Si può dire anzi -che, in alcuni paesi dell'Europa centrale, il brigantaggio -sia stato per secoli una vera istituzione: e i -banditi della Germania, che i romantici hanno troppo -spesso idealizzato, in brutalità e in ferocia hanno -segnato pagine assai più sanguinose delle nostre. -</p> - -<p> -I masnadieri tedeschi, che l'individualismo romantico -e il favore della leggenda circondarono di -simpatia erano spesso veri malviventi; molti dei -briganti meridionali, che ebbero nella loro condotta -un lato cavalleresco, o per lo meno non furono rozzi -delinquenti, non trovarono invece poeti o romanzieri -che avessero saputo appropriarsi il lato ideale della -leggenda. Nè gli storici e gli statisti penetrarono -spesso le cause di tanto male. -</p> - -<p> -Ma vi è stato un paese in Europa in cui il brigantaggio -è esistito si può dire sempre e non è finito -se non ai giorni nostri; un paese dove il brigantaggio -per molti secoli si può rassomigliare a un -immenso fiume di sangue e di odî, cui sono affluiti -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -tutti i rivoli del dolore, della ingiustizia, e della -delinquenza; vi è stato un paese in cui per secoli -una monarchia si è basata sul brigantaggio, che è -diventato come un agente storico di grande importanza: -questo paese è l'Italia del Mezzodì. -</p> - -<p> -Per quanto io sappia, anche le monarchie più potenti -non sono riescite a estirpare del tutto il brigantaggio -dal reame di Napoli. Tante volte distrutto, -tante volte risorgeva; e risorgeva spesso più poderoso. -Il sangue genera il sangue — e spesso più la -repressione era feroce, più grande rinasceva il male. -Come le cause non erano distrutte, nè si poteva, -ogni repressione era vana. -</p> - -<p> -Così vediamo in tempi assai vicini a noi i briganti -riunirsi in bande numerose, formare dei veri -eserciti, entrare nelle città, spesso trionfalmente, -imporre al Governo patti vergognosi; vediamo intere -città distrutte dai briganti e questi spingersi non -di rado fin sotto le mura della capitale. -</p> - -<p> -Ancora adesso percorrendo le terre ove più il malandrinaggio -e il brigantaggio hanno celebrato i -loro fasti, ci accorgiamo subito che non solo la leggenda -è viva, ma che non sono morti i sentimenti -che generarono il male. Per le plebi meridionali il -brigante fu assai spesso il vendicatore e il benefattore: -qualche volta fu la giustizia stessa. Le rivolte -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -dei briganti, conscenti o inconscenti, nel maggior -numero dei casi ebbero il carattere di vere e -selvagge rivolte proletarie. -</p> - -<p> -Ciò spiega quello che ad altri e a me è accaduto -tante volte di constatare; il popolo delle campagne -meridionali non conosce assai spesso nemmeno -i nomi dei fondatori dell'unità italiana, ma ricorda -con ammirazione i nomi dell'abate Cesare e di -Angelo Duca e dei loro più recenti imitatori. -</p> - -<p> -Non ho mai visto in mano a un contadino un libro -popolare sull'unità italiana: ho visto spesso, -insieme ai <i>Reali di Francia</i>, la rapsodia dell'abate -Cesare e la <i>Bellissima istoria</i> di Angiolillo, e tuttavia -il dramma di Peppe Mastrilli appassiona ed -esalta le menti. -</p> - -<p> -Ancora adesso, nelle lunghe sere d'inverno, nelle -notti vegliate, nelle soste del lavoro, trasformate e -ingigantite dalla leggenda si ripetono con compiacenza -le storie dei briganti. -</p> - -<p> -È tutto questo un male? Io non vorrei dire e -non saprei. -</p> - -<p> -Le cause che hanno prodotto per tanti secoli il -brigantaggio non sono ancora del tutto rimosse — e -il male è che esistano, non che esistendo operino e, -scomparso il brigantaggio, producano effetti di altra -natura, ma sempre egualmente dolorosi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Si può dire che, durante tutto il vicereame spagnuolo -e il regno dei Borboni il brigantaggio sia -stato una delle parti più interessanti, se non la più -interessante della storia meridionale. -</p> - -<p> -Era il più delle volte un vero malandrinaggio: -contadini affamati, o perseguitati dalla così detta -giustizia baronale, si riunivano in bande, sceglievano -un capo più intelligente o più feroce, e si davano, -come si diceva allora, alla campagna, per rubare e -per uccidere. Se i capi erano il più delle volte persone -nate a delinquere, i gregari, gli oscuri erano -sofferenti, che avean torti da vendicare, o contadini -ridotti a una vita quasi bestiale, e che desideravano, -per qualche anno almeno, saziare la fame e vendicare -le offese. -</p> - -<p> -E tutto incitava al brigantaggio. Ancora adesso -in Basilicata o in Calabria, in Abbruzzo o nel Cilento, -percorrendo la campagna tristissima, ove alcune croci -sorgono a ricordare ai passanti antichi misfatti, la -natura dei luoghi ci spiega in gran parte ciò che -è accaduto. -</p> - -<p> -I paesi sono messi in alto sui monti, al riparo -dalla malaria e dai malviventi. I torrenti non arginati, -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -le boscaglie nane e piene di sterpi, la mancanza -quasi assoluta di case non possono essere che -condizioni predisponenti al male. -</p> - -<p> -Se pensate a ciò che è stata la feudalità nell'Italia -meridionale, come vi si sia radicata per secoli, -e come, mutate le forme, in qualche provincia duri -tuttavia, vi spiegherete lo svolgersi e l'espandersi -del brigantaggio. Ma nulla vi contribuì di più della -immoralità profonda della dominazione spagnuola, -durata per sì lungo volgere di tempo. -</p> - -<p> -I baroni prepotenti erano attorniati da tal gente -ed esercitavano giustizia in tal modo, che dovevano -eccitare alla rivolta anche gli spiriti più miti. Essere -<i>inquisito</i>, cioè aver commesso dei reati, essere -ciò che noi diremmo un criminale, era un requisito -quasi indispensabile per essere ammesso al servizio -di un barone. Mancava ogni fede pubblica e privata; -le università che con grandi sforzi riescivano -a riscattarsi erano rivendute dagli stessi sovrani che -davano l'esempio della disonestà. In alcuni casi e -non rari i baroni stessi partecipavano al brigantaggio -e lo proteggevano, sia per misura di difesa, -sia per desiderio di guadagno. Or le classi povere, -che non avevano nessuna fede nella giustizia, che -in alcuni luoghi doveano sostenere una lotta impari -contro la perfidia della natura da una parte e i -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -cattivi ordinamenti sociali dall'altra, non doveano -nè poteano avere verso i banditi, cioè verso coloro che -si mettevano in lotta aperta con la società, alcun sentimento -di avversione. -</p> - -<p> -Come accade in tutti i periodi di violenza, in -tutti i periodi di anarchia, gli elementi peggiori -prevalevano e dominavano; in una società in cui -la violenza e la ferocia eran mezzi di lotta, le nature -più perverse s'imponevano. Così in epoca più -vicina a noi fra Diavolo e Mammone, Parafante e -Taccone, mostri di crudeltà prevalgono sugli altri; -ma non tutti coloro che li seguivano erano crudeli -e feroci allo stesso grado, nè tutti erano usciti dal -consorzio civile per causa di misfatti e di violenze. -</p> - -<p> -Quando un contadino vedeva un suo pari mettersi -contro le leggi e quindi non soffrire più la -fame e salire qualche volta in potenza e trattare -coi grandi della terra e averne onori, dovea ben -sentire qualche invidia. Che importa il pericolo? -Il pericolo ha anch'esso le sue attrattive, e un anno -di vita vissuta bene, vale agli occhi delle nature -più impazienti e più vive assai più di una lunga -vita vissuta male. -</p> - -<p> -Durante la dominazione spagnuola, nel 1559, è -stato possibile a un bandito famoso, a <i>Re Marcone</i>, -andare realmente a prender possesso della città di -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -Cotrone e battere le truppe regolari. Alla fine del -secolo decimosesto Benedetto Mangone, Marco Sciarra -e Battinello erano i veri arbitri di alcune province. -E non poche volte si videro i briganti spingersi in -gran numero fin sotto le mura di Napoli, bloccare -la capitale e mettere in pericolo la sicurezza del -governo. -</p> - -<p> -Anche prima i banditi erano stati molte volte -una forza politica di cui i sovrani si erano serviti -contro i baroni e i baroni contro i sovrani. Ma, durante -la dominazione spagnuola, cioè per più di due -secoli, non vi è stata guerra combattuta con le forze -interne del Regno, in cui una delle parti nemiche -non abbia adoperato i banditi. -</p> - -<p> -Province intere, per secoli, furono al di fuori di -ogni legge, sotto la dominazione diretta o indiretta -dei banditi, sotto la persecuzione di un ordine feudale, -che era tanto più esigente in quanto i baroni -solevano vivere in città. -</p> - -<p> -Il brigantaggio era una gran forza da usare negli -estremi perigli: i Borboni che con Carlo III -aveano cercato fiaccarlo se ne valsero più tardi per -riconquistare il reame e per tenere a freno, per sessant'anni, -le classi ricche o colte. -</p> - -<p> -La storia dei Borboni, dopo Carlo III, è anzi -strettamente legata a quella del brigantaggio. Furono -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -i briganti che a Ferdinando IV riconquistarono -il reame nel 1799; furono essi che tentarono, -durante la dominazione francese, di riconquistarlo -una seconda volta e che più tardi furono adoperati, -e non in una sola occasione, contro la borghesia -aspirante a riforme politiche, o malcontenta. -</p> - -<p> -Per la prima volta forse nel mondo civile passando -sopra ogni legge morale, i Borboni osarono -scegliere come cooperatori i banditi più infami: -alcune belve crudelissime ebbero grado di colonnello -o di generale, titolo di marchese o di duca e laute -pensioni, come se fossero vecchi e gloriosi generali; -ebbero l'amicizia del sovrano e attestati di -pubblica stima. È una non interrotta serie di fatti -di tale natura, che va dai mostri della reazione -del 1799 a Giosafat Talarico e ancora più tardi ai -tentativi di reazione posteriori al 1860. -</p> - -<p> -Io non credo che la lotta di classe sia base della -vita sociale dei popoli; non credo che sia metodo -di trasformazione; non credo che dal bandire e dal -propagare questa lotta potrà uscire la pace. -</p> - -<p> -Ma se un governo si è mai basato sul dissidio -delle classi, è stato il governo dei Borboni di Napoli. -L'aristocrazia e la borghesia liberale, entrambe -scontente, hanno avuto per un secolo sospesa sul capo -la minaccia di rivolte proletarie a servizio della monarchia. -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -Ne fu tutta colpa loro, ma delle circostanze -storiche; poichè non bisogna mai dimenticare -che i Borboni vennero a Napoli animati da spirito -di riforme e che essi e i loro ministri, per sessanta -anni almeno, non fecero che nimicarsi l'aristocrazia -e il clero, poichè ne limitarono la potenza. La rivoluzione -del 1799 appare appunto composta degli -elementi più vari: ed erano in essa numerosi ecclesiastici -e moltissimi nobili, che alla monarchia -centralizzata preferivano qualsiasi altro regime. -</p> - -<p> -In Italia la feudalità non ha avuto forse mai -salde radici; solo a Napoli e in Sicilia è stata -potente, e le sue tradizioni sono tuttora vive. Trapiantata -dai Normanni in tutto il suo vigore, ha -trovato, per espandersi e per durare, tutte le condizioni -favorevoli. La tenue densità della popolazione, -una larga superficie malarica che impediva e -impedisce la popolazione sparsa e l'accumula solo in -alcuni luoghi, il debole sviluppo degli scambi determinavano -l'esistenza e la potenza della feudalità. -</p> - -<p> -D'altra parte faceva riscontro una borghesia, -nata non già dal traffico e dalla industria, ma da -tre funzioni che la rendevano ugualmente odiosa -al popolo: l'intermediarismo agrario, il piccolo -commercio del danaro, le professioni liberali e sopra -tutto l'avvocatura. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<p> -L'intermediario della terra non era un coltivatore, -ma aveva il più delle volte una funzione puramente -parassitaria; agente del barone o del signore, -che viveva in città, cercava di arricchire sui -fitti brevi e più avea bisogno di vivere (non dirò -di arricchire) più incrudiva sui coltivatori. Il piccolo -commercio del danaro, che dava all'usura agricola -forme forse non più viste altrove, dura tuttavia -ed è stata origine assai frequente di arricchimento. -Infine l'avvocatura, sempre disposta a dimostrare -le ragioni del più forte, sempre difenditrice delle -usurpazioni delle terre popolari, abilissima nei sotterfugi, -toglieva alla classe intermedia ogni fiducia. -Il Colletta chiamò l'avvocatura peste del reame -di Napoli; e lo storico illustre delle finanze napoletane, -Ludovico Bianchini, riconosce che per secoli -essa in ogni occasione si mostrò sempre pronta a -sostenere la cattiva disciplina di governo. -</p> - -<p> -Rappresentava e rappresenta forse tuttavia la -parte più attiva, più intraprendente, più audace: -ma era ed è senza dubbio causa di dissoluzione e -di corruzione, rendendo più difficili i rapporti sociali -e corrompendo in ogni guisa tutte le magistrature. -Il parlamentarismo anzi, piuttosto che mitigare -il male l'ha esacerbato, annullando ogni dignità -della magistratura e creando il tipo infame -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -dell'avvocato politico, che in passato non esisteva -e non poteva esistere. -</p> - -<p> -Uno degli studi più interessanti sarebbe quello -della distribuzione territoriale del brigantaggio. -Senza dubbio le condizioni geografiche agivano sopra -tutto; ma dopo di esse in prima linea le condizioni -economiche. -</p> - -<p> -Le provincie che hanno più sofferto il brigantaggio -sono state la Basilicata e il Principato Citra, -nella parte sua più povera; vengono dopo alcune -zone dell'Abbruzzo e della Calabria, nella parte -ove il concentramento della proprietà era maggiore. -Ma dovunque le ragioni sono identiche. -</p> - -<p> -Le cause predisponenti del brigantaggio erano -numerose: alcune sono scomparse, qualcuna ancora -permane. -</p> - -<p> -La prima, la vera, la grande causa era la miseria. -</p> - -<p> -Alla vigilia della rivoluzione francese, nel 1786, -il reame di Napoli aveva appena 4,800,000 abitanti. -Ora il reddito del reame, in un'epoca in cui -le industrie erano scarse e pochi i commerci, era -tenue: era un reddito quasi esclusivamente agrario, -quale potea venire da un paese a cultura estensiva -e in gran parte pastorale. L'intero reddito dei feudi -era calcolato a oltre 4 milioni di ducati, esenti da -tributi e i feudatari aveano innumerevoli diritti, -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -l'uno più gravoso dell'altro per i cittadini. Di oltre -2000 comuni appena 384 erano demaniali, cioè -dipendevano direttamente dal Re. Il numero dei -famigli e dei dipendenti dei baroni, che applicavano -i diritti feudali senza scrupoli, era eccessivo: -eccessivo più ancora il numero delle pretese. Circa -10 milioni di ducati prendevano sotto ogni titolo -gli ecclesiastici, e il loro numero sommava a oltre -centomila, cioè vi era un ecclesiastico per meno di -ogni 50 abitanti. Popolazione enorme e improduttiva, -non forse però più enorme di quello che sarà -fra breve il numero dei professionisti usciti dalle -università, dei diplomati delle scuole secondarie, -spostati desiderosi di impieghi e quindi bisognosi -di mutazioni. -</p> - -<p> -Quale poteva essere la vita del popolo? Una vita -grama e stentata; una vita di miserie e più ancora -di depressione morale. In alcuni feudi i baroni -erano implacabili nel pretendere che il molino fosse -un loro monopolio; e il pane si cuoceva sotto la -cenere ed era negato ai contadini ciò che hanno -anche le popolazioni più misere e meno progredite. -</p> - -<p> -«Il brigantaggio — conchiudeva tristamente -l'on. Massari — diventa in tal guisa la protesta -selvaggia e brutale della miseria contro antiche e -secolari ingiustizie.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -Le genti dell'Italia meridionale, risultato delle -mistioni di razze sì varie, hanno forse da tanti incroci, -forse più ancora dalla rapidità loro nell'ideare, -una vaga tendenza alla vita di avventure. Vi è, sopra -tutto nelle genti di Basilicata e di Calabria un -senso di misticismo inconscio, che invade l'anima -popolare. -</p> - -<p> -Non è il misticismo gentile e delicato, che penetrò -l'anima di Francesco d'Assisi: ma un misticismo -rozzo e quasi selvaggio, com'è quello che -dovè albergare nell'anima di Gioacchino di Fiore, -<i>il calavrese abate Gioacchino</i>, che esercitò appunto -il suo rude apostolato nei monti di Basilicata e di -Calabria. -</p> - -<p> -In quelle aspre regioni ogni paese, ogni zona, ha -il santuario lontano, in cima ai monti; chiese perdute -tra i boschi, o costruite su antiche caverne, -abitate da pellegrini o da santi. Si va ai santuari, -dopo aver digiunato, pregando per via, qualche volta -con i fiori in cima alle canne, gli umili fiori dei -campi e dei boschi: molto spesso si va a piedi nudi, -salmodiando e orando. Lunghi cortei di uomini e di -donne salgono le erte faticose fino ai luoghi da cui -si spazia l'orizzonte lontano. Nei lunghi pellegrinaggi -il misticismo si trasforma; diventa qualche -volta desiderio di avventure. Il pellegrino è ora più -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -che non si pensi il precursore dell'emigrante; in -altri tempi era il precursore del brigante. Nulla di -più naturale che, nelle lunghe notti vegliate, nelle -lunghe vigilie, nell'incontrarsi con genti nuove, sorga -un bisogno di andar lontano e di espandersi. La -terra maligna, che dà la febbre e uccide, discaccia. -La razza sabellica ama l'intrapresa e l'ignoto; la -Basilicata, che non ha la quarta parte della popolazione -di Toscana, manda fuori di Europa assai -più del doppio di emigranti all'anno. Senza dubbio -la causa più profonda e più generale è la miseria; -ma io non oserei dire che non vi sia in molti casi -un bisogno di tentare e di cercare. -</p> - -<p> -Ricordo, come se fosse ora, un vecchio contadino -del mio paese tutto bianco, ma diritto tuttavia come -un abete delle montagne. Andava al Brasile: non -possedeva che cinque lire e il biglietto d'imbarco; -non sapeva leggere, non avea nessuna nozione dei -paesi dove si recava. Sapeva solo che altri della -sua terra vi era stato. Gli chiesi da qual parte -fosse il Brasile: mi rispose solo che era lontano, -assai lontano che non si potea misurare quanta -fosse la lontananza. E mi accennò con la mano in -aria, come per indicare qualche cosa di strano e -di indeterminabile. Quando gli domandai che cosa -avrebbe fatto: — E chi lo sa? — mi rispose con la -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -profonda filosofia meridionale, così piena di fatalismo -e di tristezza; e non volle dire niente più. Avrebbe -lavorato, avrebbe goduta quella che gli pareva la -grande ricchezza, cioè mangiare fino alla sazietà, -come a Natale, come a Pasqua; sarebbe morto forse. -</p> - -<p> -Le anime inquiete non potendo far meglio ora -emigrano; allora l'unica professione possibile per -chi non volea rassegnarsi a una vita bestiale era -il brigantaggio. -</p> - -<p> -Così si spiega che tra i briganti noi troviamo -alcune figure di veri idealisti, alcune anime pur -nella loro rozzezza, e qualche volta nella loro crudeltà, -desiderose di giustizia e amorose del bene. -</p> - -<p> -Ciò che qualche volta sorprende nell'Italia meridionale -è vedere nei contadini più rozzi alcune -finezze di sentimento e qualche volta anche fisicamente -alcune figure le quali fanno pensare a razze -nobili decadute. In un paese, che è stato teatro di -tutte le guerre, in un paese che è stato per molti secoli -la porta del Levante e in cui è stata contesa la -signoria del mare, mutamenti frequentissimi hanno -assai volte cambiata la condizione degli individui: -sì che le nobili stirpi sono precipitate più in basso. -Non è raro vedere nei tratti di un contadino qualche -cosa che rivela un'antica grandezza, o l'abitudine -di una vita non servile e non povera. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -I patologi dicono che la malaria sia causa predisponente -dell'isterismo e delle malattie nervose: -certo traversando le zone malariche (sopra tutto dove -la malaria è meno grave e non prostra addirittura -gli individui) si notano subito le tendenze fantastiche -degli abitanti, la loro tendenza verso l'ignoto, -il bisogno della vita di avventura. -</p> - -<p> -Adesso si emigra; quando l'emigrazione non v'era, -il desiderio dell'ignoto produceva conseguenze ben -diverse. -</p> - -<p> -Altra causa che agevolava grandemente il brigantaggio -era la mancanza di strade. La popolazione, -agglomerata in alcune province, quasi non avea -strade. Per molte miglia si percorreva una campagna -in cui non eran che sentieri mal sicuri e i trasporti -per necessità eran lenti e difficili. -</p> - -<p> -La Basilicata, centro principale del brigantaggio, -ai tempi di Carlo III non avea quasi alcuna strada -rotabile. La strada delle Calabrie giungeva fino a -Persano; nel 1792 era estesa fino a Lagonegro e -solo nel 1795 giungeva a Muro e nel 1797 ad -Atella. -</p> - -<p> -Ancora nel 1863, quando fu fatta l'inchiesta -parlamentare sul brigantaggio, sui 124 comuni della -Basilicata 91 erano senza strade; sui 108 della -provincia di Catanzaro 92; sui 75 della provincia -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -di Teramo 60. Dei 1848 comuni del Napoletano -1321 mancavano di strade. -</p> - -<p> -Or tutto ciò era necessariamente a profitto del -brigantaggio; internandosi nelle boscaglie, facendo -periodiche comparse al piano, i banditi resistevano -facilmente alle persecuzioni più audaci. -</p> - -<p> -Alcuni dei banditi facevan fortuna, e qualche -volta ottenevan la grazia e si ritiravano a vivere -tranquillamente; ma nel grandissimo numero perivano -uccisi o traditi, o erano imprigionati. -</p> - -<p> -Qualche volta i signori del paese, per timidità, -o per desiderio di guadagno, proteggevano i briganti; -il più delle volte davano nelle loro <i>masserie</i>, nelle -case di campagna asilo e rifugio. Ai tempi di -Carlo III anche i conventi erano asilo securo; e -Carlo dovè molti abolirne per questa ragione che -eran covo di malviventi. Nei piccoli paesi le lotte -eran frequenti, eran frequenti le lotte tra un paese -e l'altro: dove i comuni eran più divisi e quindi -più aspre e più inique le persecuzioni della parte -perditrice, maggiori eran le cause che determinavano -gli individui meno tolleranti a darsi alla campagna, -come si diceva allora. La vendetta era una -necessità e un dovere, e le vendette eran lunghe e -terribili. -</p> - -<p> -Oh! la tristezza di una borgata meridionale, perduta -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -nelle gole di Basilicata o nelle asperità della -Sila, una borgata, senza luce di pensiero, senza -blandizie dell'arte, senza la suprema poesia della -lotta in comune. -</p> - -<p> -Anche nell'Italia centrale le lotte erano terribili -nei piccoli centri come nei grandi: <i>e quei che un -muro ed una fossa serra</i> si tormentavano e si dilaniavano -fra loro quando non dovean lottare contro -i vicini. Ma la relativa prosperità e la mitezza del -clima e la salubrità dei campi davano alla lotta un -carattere più umano; permettevano lo sviluppo delle -forme libere dei comuni; determinavano il bisogno -dell'arte, davano carattere di epica grandezza anche -alle lotte delle fazioni della stessa città. -</p> - -<p> -Ma la vita in un piccolo centro campestre dell'Italia -meridionale nell'interno della Basilicata o -delle Calabrie! ma la vita in un casolare dell'Appennino! -ma la vita in un grosso borgo pugliese! -La malaria da una parte e i cattivi ordinamenti -dall'altra inducevano gli abitanti a vivere uniti; -in una unione necessaria e forse per questo più -ingrata. Le case si aggruppavano miseramente fra -loro, e non v'erano, d'ordinario, che il castello del -barone, la chiesa e il convento che avessero un'aria -meno misera. Impedite quasi le comunicazioni o -limitate ai paesi vicini, la vita trascorreva sempre -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -allo stesso modo; quando non era turbata da cataclismi -violenti, come le guerre. Assoluto il potere -del feudatario e peggiore di esso quello di coloro -che lo rappresentavano, non era possibile al popolo -nessuna salute fuori della rivolta individuale. La -religione, quando non era una superstizione, avea il -carattere dei luoghi: una religione dura e paurosa, -quasi crudele, mitigata solo dall'intervento del protettore — un -santo, per lo più patrono di un male -grave e pronto più a punire che ad amare, più a -vendicare che a perdonare. -</p> - -<p> -La violenza sessuale delle genti del Sud faceva -il resto, e contribuiva non poco a inasprire i rapporti. -Si può dire che fra dieci persone che si davano -al brigantaggio tre o quattro almeno ricorrevano -a un così estremo passo solo per vendicare la -violenza patita da una moglie, da una figliuola o da -una sorella. -</p> - -<p> -Per spiegarsi alcune cose bisogna intendere quale -violenza abbia l'istinto carnale nelle genti del Sud. -Per i contadini specialmente è spesso l'unica forma -in cui riescano a concepire l'ideale e ad avere una -ebrietà dello spirito. Così come il desiderio è violento, -l'istinto della proprietà è completo. -</p> - -<p> -La donna infedele — sopra tutto se cede a una -violenza — altrove non è causa di disprezzo per il -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -marito o per il padre. Fra i contadini del Mezzogiorno -vi è invece una parola che riunisce tutti gli -insulti, una parola che è pronunziata spessissimo, -e che nella crudeltà sua è peggiore della morte, ed -è il nome che è dato al marito ingannato o vittima. -Che un uomo sia ladro, omicida o perverso -e che tutte queste cose gli siano rimproverate egli -soffrirà sempre meno che sentendosi insultare per -colpa o per sventura della moglie. -</p> - -<p> -Ho letto molte storie di briganti, ne ho sentite -raccontare moltissime; ho vissuto nei luoghi dove -più vivi sono i ricordi; dovunque ho visto le stesse -cause agire allo stesso modo. -</p> - -<p> -Nei piccoli centri il potere del feudatario o del -borghese, del funzionario o del padrone era usato -non di rado per attirare le donne dei contadini: -quando non cedevano volontariamente erano persecuzioni -lunghissime ai mariti, ai fratelli, ai padri. -Era il disonore sotto altra forma; era la miseria; -era la sopraffazione quotidiana. -</p> - -<p> -Come resistere in una lotta così impari? Le nature -deboli si avvilivano e tolleravano; ma gli uomini -risoluti si davano alla campagna, si facevano -briganti; si ribellavano insomma nella sola forma -che era loro possibile. -</p> - -<p> -La suprema gioia di uccidere dopo aver sofferto -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -l'oltraggio supremo; la suprema gioia di vendicare -e di vendicarsi dopo aver tanto penato, tentavano -anche le nature meno cattive. La religione avea -indulgenze per i forti; e ne aveano più ancora i -funzionari dello Stato. -</p> - -<p> -Il brigantaggio diventava un mezzo di salvezza -e un mezzo di riabilitazione. Al marito oltraggiato, -all'uomo perseguitato rendeva quasi sempre la stima -del pubblico, qualche volta la tranquillità dello spirito, -la gioia di vivere. -</p> - -<p> -Le persone <i>out laws</i> hanno avuta sempre una certa -attrazione: maggiore essa dovea essere in una società, -in cui le leggi erano pessime. -</p> - -<p> -Il contadino che, dopo aver sofferto tutte le persecuzioni, -si dava alla campagna, prendeva qualche -volta la sua rivincita nel modo più assoluto: la -donna che lo aveva rifiutato si dava spesso a lui, -per paura, o per amore, poichè sulle anime rozze -la vita del brigante esercitava una attrazione: coloro -che lo aveano perseguitato o cercavano riparo -nella fuga, o si umiliavano venendo a patti; e quasi -sempre vedeva il suo prestigio rialzarsi. Poteva essere -odiato, non mai disprezzato — e in questa differenza -è la causa non ultima del fàscino che la -campagna immensa esercitava sulle anime insofferenti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -Quasi tutto questo non fosse bastato, incitava al -brigantaggio, come si è detto, l'opera dei governi. -Nei periodi in cui ne aveano bisogno per sedare -interne lotte, i governi ricorrevano ai briganti. E -si videro i maggiori fra questi diventare ricchi e -potenti, occupare alti gradi e imporsi agli uomini -onesti; si videro mostri di crudeltà, come Mammone -e Fra Diavolo premiati dal re e trattati -come amici. -</p> - -<p> -Il vicereame spagnuolo avea fatto lo stesso; ma -nessuno avea mai osato ciò che fece Ferdinando IV -e ciò che fecero dopo di lui i suoi discendenti. -</p> - -<p> -Nell'Italia meridionale esisteva ed esiste tuttavia -un vero proletariato agricolo; vi sono in ogni provincia -molte migliaia di persone che non possiedono -che la loro forza di lavoro. I <i>cafoni</i> di Basilicata -e di Calabria: i <i>terrazzani</i> di Capitanata sono le -forme tipiche di classi la cui miseria e la cui incertezza -del vivere sono spesso a un livello che non -potrebbe essere più basso. -</p> - -<p> -Non avendo altra industria che la terra, queste -masse, che per giunta hanno assistito per un secolo -alla usurpazione delle terre pubbliche, che vi assistono -tuttavia, non amano le classi medie. Non -amavano nemmeno l'aristocrazia; ma essa aveva -almeno il prestigio del nome e della tradizione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<p> -Quando venne l'onor. Castagnola insieme alla -Commissione d'inchiesta sul brigantaggio giù nell'Italia -meridionale, fu vivamente sorpreso di quest'odio -che esisteva tra possidenti e salariati, fra -<i>galantuomini</i> e <i>cafoni</i>, come si dice da noi, all'indomani -stesso della rivoluzione liberale del 1860. -</p> - -<p> -Prima del 1860 quasi nessun contadino sapea -leggere; un certo numero di possidenti delle campagne -ignorava persino le prime e più elementari -nozioni. Superstiziosissime, per razza e per natura -avventurose, abituate per secoli a vedere il più forte -opprimere il più debole, le masse consideravano il -brigante come il vindice dei torti che la società -loro infliggeva. -</p> - -<p> -Ora i Borboni di Napoli, la cui colpa suprema -fu non già la crudeltà, come si ripete a torto, ma -la paura, che nei regnanti è madre della crudeltà, -ed è peggiore di essa, non concepivano nemmeno -che il popolo potesse essere altra cosa fuori di quello -che era. Molti provvedimenti vollero per migliorarne -le condizioni, nessuno per educarlo. Sentivano che -la loro fortuna era appunto nel disporre di una -forza cieca da scatenare contro le classi medie, tutte -le volte che esse si mostravano desiderose di ordinamenti -nuovi. -</p> - -<p> -Non solamente durante il 1799, ma durante la -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -monarchia francese, ma nel 1820, ma nel 1848, -ma nel 1860, i Borboni ebbero il brigantaggio come -suprema difesa. Il brigantaggio era il modo di sfogare -tutte le vendette. -</p> - -<p> -Era un'onda cui non si resisteva: secondata dai -preti, fatta servire alle passioni locali, inasprita da -tutte le sofferenze, quest'onda irrompeva terribile -e devastatrice. -</p> - -<p> -Passato il pericolo, restaurate le sue basi, la -monarchia premiava i più fortunati, i capi delle -insurrezioni e perseguitava e sterminava gli altri; -tranne a ricominciare ove ne fosse il bisogno. -</p> - -<p> -Così nella storia del brigantaggio, noi troviamo -due forme distinte: i briganti comuni erano o delinquenti -desiderosi di far fortuna e di sfogare i -loro istinti, o poverissimi uomini spinti dalla fame -e dalle ingiustizie a mettersi contro la società. -</p> - -<p> -Oltre di questo vi è stato un vero brigantaggio -politico, che riunendo gli elementi che già v'erano, -e rivolgendosi alle masse e svegliando istinti rivoluzionari, -è stato sostegno della monarchia e da -essa a volta a volta creato e distrutto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Quando si parla di briganti si pensa subito a -tutte le leggende che noi abbiamo sentito ripetere: -si pensa al trombone, al cappello a punta, ai delitti -terribili e alle grassazioni più spaventevoli. -</p> - -<p> -Il brigante invece non era che un rivoltato: e -fra i rivoltati vi erano, come vi sono oggi, i sofferenti, -gli idealisti e i perversi. Bakounine ha detto -che il brigante meridionale rappresenta il tipo del -perfetto anarchico. Se essere anarchico vuol dire soltanto -mettersi contro la società, apertamente, violentemente, -i briganti erano anarchici. -</p> - -<p> -Quando si pensi alle descrizioni terribili che abbiamo -lette o udite, pare strano che anche i più feroci -di essi erano religiosissimi. I ladroni che seguivano -il cardinal Ruffo, prima di mettere a sacco -e fuoco le città, di commettere ogni più terribile -strage, ascoltavano la messa. La vita di avventure -va sempre unita a un fondo di misticismo: ciascun -brigante portava sul petto le sacre immagini, faceva -doni alle chiese e non mancava di recitare il rosario. -Era una religione rozza e primitiva credente -in un Dio terribile, che qualche volta i banditi -invocavano perchè le loro operazioni riescissero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<p> -Così tra i briganti troviamo i tipi più diversi, -come le nature più varie: accanto ai ladri e agli assassini, -che costituivano il fondo del malandrinaggio, -uomini desiderosi di più umano vivere e qualche -volta perfino amanti di giustizia. Una giustizia rozza, -quale poteva apparire alla mente di uomini incolti -e superstiziosi. -</p> - -<p> -Il tipo più singolare, più interessante, direi quasi -più leggendario del brigantaggio meridionale è stato -Angiolo Duca, conosciuto dal popolo sotto il nome -di <i>Angiolillo</i>. -</p> - -<p> -Ancora qualche anno fa la storia si cantava sul -molo di Napoli e interessava e commoveva non meno -di quella di Rinaldo di Montalbano. Ciccio Zuccarino, -che vende e tradisce <i>Angiolillo</i>, apparisce più -esecrabile di Gano di Maganza, il <i>Maganzese</i>, orrore -del popolo napoletano. I briganti che la letteratura -tedesca ha vagheggiato, e Karl Moor dei -<i>Raüber</i> di Schiller trovano il loro riflesso in Angelo -Duca, che fu filantropo anche nelle sue avventure -brigantesche. -</p> - -<p> -Contadino della terra di San Gregorio, Angelo -Duca divenne bandito per sfuggire all'ira di un barone, -che volea vendicare un servo, cui Angelo in -rissa avea ucciso un cavallo. Vagò da prima con altri -banditi: poi formò una banda propria. Non ebbe -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -mai grandissimo numero di compagni, come già altri -famosi prima di lui e quasi tutti erano delle -terre di Basilicata e di Salerno. Angelo un po' per -abilità sua, un po' per la disorganizzazione della -giustizia in quel tempo, fu per parecchi mesi padrone -di larga zona e operò con buon successo non -solo nel nord di Basilicata, che fu il teatro delle sue -gesta, ma nelle provincie di Avellino e di Salerno e -si spinse fino in Capitanata. -</p> - -<p> -Non uccideva se non coloro che lo perseguitavano; -non assaliva mai i viandanti, nè ricorreva mai ai -soliti espedienti di rubare di notte. Preferiva chiedere -apertamente ciò che gli era necessario: e tutti davano -per timore o per calcolo. Quando fermava sulle -vie maestre i ricchi viandanti divideva amabilmente, -da uomo educato. E il danaro che prendeva, solo in -parte dava ai compagni suoi: il resto lo distribuiva -ai poveri, impiegava a scopi di bene, sopra tutto a -dotare le zitelle. -</p> - -<p> -Ogni brigante che volea durare a lungo dovea essere -o mostrarsi filantropo: ma <i>Angiolillo</i> era sinceramente -pietoso. -</p> - -<p> -Un secolo prima di Angelo Duca anche il terribile -abate Cesare usava fare opere di pietà e dotava -le fanciulle povere; e Peppe Mastrillo — il -brigante più leggendario — secondo un suo biografo -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -consigliava ai compagni di far la carità ai poveri e -di difendere l'onore delle zitelle. -</p> - -<p> -Ma nessuno dei briganti nè prima, nè dopo ha -avuto la filantropia larga e disinteressata di Angelo -Duca. -</p> - -<p> -Quando entrava in un paese, e ciò gli accadeva -di frequente, andava subito dai più ricchi, si faceva -dare il danaro che possedevano e lo distribuiva ai -poveri. Così fece a Calitri dove il più ricco era il -parroco. -</p> - -<p> -Non amava che i ricchi godessero e i poveri soffrissero. -Ad Ascoli in casa di un ricco signore si -faceva festa: egli vi andò, ma volle che una parte -dei cibi e molto danaro fossero distribuiti ai contadini, -</p> - -<div class="poem"> -<p>Con dir se festa fa la signoria,</p> -<p>Anche alla povertà festa si dia.</p> -</div> - -<p> -Questi versi sono dei suoi biografi, che ne hanno -raccontato in ottava rima le gesta; come in versi -(o strazio della rima!) è la <i>Bellissima istoria</i> che -si cantava sino a pochi anni fa. -</p> - -<p> -Non amava gli usurai e con essi era qualche volta -crudele. Una volta incontrò un pover uomo che era -menato in prigione, perchè non avea pagato l'usuraio. -La moglie l'accompagnava piangendo e singhiozzando. -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -<i>Angiolillo</i> liberò l'arrestato; si recò -subito al paese dell'usuraio, entrò nella casa di -questi e lo atterrì dicendogli che l'usuraio è peggiore -del brigante. Il poeta gli mette in bocca le -seguenti parole: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Il ladro ruba ed ha grande timore</p> -<p class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</p> -<p>Ma l'usuraio ruba francamente</p> -<p>E rende afflitta e misera la gente.</p> -</div> - -<p> -È inutile aggiungere che si fece dare dall'usuraio -tutti i danari, tutti i registri e tutte le obbligazioni. -Distribuì i primi ai poveri e bruciò il -resto. -</p> - -<p> -Sopra tutto non amava l'economia politica, poichè -fissava i prezzi a piacere. In un anno in cui -in Puglia era grande carestia di grano, Angelo seppe -che un barone avea fatto grande incetta di frumento -e avea venduto sulla piazza di Genova 12 mila tomoli -di grano a 37 carlini il tomolo. Angiolillo -non esitò un momento solo: andò dal barone e con -bel garbo si fece dare le chiavi dei depositi, dicendo -che voleva egli stesso occuparsi della vendita. -Poi, secondo il poeta, fece dare il bando.... -</p> - -<div class="poem"> -<p class="i2">.... a chi necessita lo grano,</p> -<p>Angelo vende a quindici carlini</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -cioè ad assai meno della metà. Il grano fu venduto -in pochi giorni, e, cosa abbastanza singolare, Angelo -restituì fedelmente il ricavato della vendita -al barone. -</p> - -<p> -Non amava confondersi con i delinquenti comuni, -e quando poteva arrestare i peggiori di essi lo faceva -assai volentieri, e si occupava perfino di consegnarli -ai giudici. -</p> - -<p> -Religiosissimo e accolto a braccia aperte, come -un amico, dai frati in tutti i conventi della regione, -avea una strana propensione a svaligiare i vescovi -e i ricchi prelati; anzi si può dire che la sua opera -fu principalmente diretta contro di essi. Ma nemmeno -in tali casi amava essere scortese. Un vescovo -avea 1000 zecchini; glie ne prese 500, dicendogli -con profondo rispetto: — 500 vi bastano per il -vostro viaggio. — Un'altra volta incontrò un abate -benedettino, che ne avea 2500: glie ne prese metà -e di questa fece due parti: una per sè e per i suoi -compagni; dell'altra si servì, al solito, per dotar -zitelle. -</p> - -<p> -Questo desiderio di proteggere l'onore delle fanciulle -non può essere compreso da chi non abbia un -concetto della prepotenza baronale e più ancora di -quella della ricca borghesia, che abusava delle fanciulle -nel modo più indegno che si possa immaginare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -<i>Angiolillo</i> insegnava la morale non solo ai signori, -ma anche ai preti e ai vescovi. -</p> - -<p> -Gli accadde che, andando pei boschi, s'incontrò -in un prete che bestemmiava come un turco. Erano -strani tempi, in cui i preti bestemmiavano e i briganti -insegnavano la morale. -</p> - -<div class="poem"> -<p>Voi facendo sì trista funzione</p> -<p>Padre mi fate ancor scandalizzare,</p> -</div> - -<p> -gli disse <i>Angiolillo</i>; poi un po' col tu, un po' col -voi, com'è abitudine dei meridionali, aggiunse: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Quietatevi, ti prego in cortesia,</p> -<p>E dimmi ancora la ragion qual sia.</p> -</div> - -<p> -Il prete raccontò tutto. Vacava una buona parrocchia: -e il vescovo simoniaco l'avea destinata non -a lui che ne avea diritto ma a un prete ricco e -immeritevole, che avea pagato una grossa somma. -<i>Angiolillo</i> andò subito dal vescovo, gli s'inchinò, -gli baciò la mano e -</p> - -<div class="poem"> -<p>Dopo questo si misero a parlare</p> -<p>Sul punto del dovere e dell'onore.</p> -</div> - -<p> -Il vescovo non seppe negar nulla a tanto intercessore, -e la parrocchia fu data a chi ne avea diritto. -La giustizia però non era completa: <i>Angiolillo</i> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -si recò dal prete corruttore e si fece dare 250 -ducati, in punizione di aver cercato di corrompere -un vescovo, e, come al solito -</p> - -<div class="poem"> -<p>Tutto il contante che il prete ha portato</p> -<p>Il fuoruscito ai poveri ha donato.</p> -</div> - -<p> -Circondato dalla simpatia delle masse Angelo -Duca avea tale potenza, che entrava da trionfatore -in città di sei o settemila abitanti. -</p> - -<p> -Il popolo lo considerava come un eroe e lo credeva -invulnerabile. -</p> - -<p> -Perseguitato aspramente e tradito da un compagno, -fu arrestato nel monastero di Muro Lucano -e nel 1784 impiccato in Salerno, per semplice ordine -del re, senza nemmeno la parvenza di un processo. -Fu forse l'ultima condanna pronunziata a -Napoli <i>per biglietto</i>, senza nessuna procedura; e il -fatto parve mostruoso anche alla Curia, che di questo -scandalo parlò a lungo. -</p> - -<p> -Nè prima, nè dopo di lui vi fu alcuno che, anche -lontanamente, si potesse paragonare ad Angelo Duca. -Vi furono tra i banditi molte anime desiderose di -giustizia, o almeno di vivere più umano; vi furono -individui che in non poche occasioni diedero prova -di spirito di sacrifizio e di devozione. Ma erano nature -rozze, e la loro primitiva morale non permetteva -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -mai di elevarsi fuori dell'ambiente di miserie -e di odî in cui vivevano. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ma il vero brigantaggio politico non comincia che -nel 1799. Fuggiti in quell'anno i sovrani in Sicilia -e proclamata la repubblica, questa non avea nè potea -avere salde radici nel popolo. Messa su dai francesi, -raccoglieva intorno a sè gli spiriti più eletti -e insieme gran numero di scontenti dell'aristocrazia -del reame. Nondimeno si sorreggeva, e, nonostante -Nelson, la lotta da parte della squadra -britannica sarebbe durata se un uomo audace e intraprendente -non avesse concepito il pensiero arditissimo -di conquistare il regno al Sovrano, eccitando -le passioni popolari e scatenando il brigantaggio. -</p> - -<p> -Il cardinale Fabrizio Ruffo, il cui nome è rimasto -tristamente famoso, ma che fu migliore della -sua riputazione e sopra tutto fu più onesto dei suoi -sovrani, concepì l'idea audace di riconquistare il -reame, mettendo in rivolta le classi proletarie. Principe -della Chiesa e feudatario, pieno di debiti e di -audacia, senza scrupoli e pure non perverso, egli -avea un piano assai semplice ed ardito. Partendo -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -dalla punta estrema della Calabria e descrivendo un -grande arco di cerchio traverso la Basilicata, le Puglie -e i Principati si proponeva di giungere a Napoli, -dopo aver percorso le zone principali del brigantaggio. -Riunendo dintorno a sè i banditi — come -si diceva allora che la parola brigante non -era ancora penetrata — riunendo i miserabili e gli -scontenti, sapeva di arrivare a Napoli seguìto da -turba infinita e feroce, e contava di poter facilmente -distruggere la mal difesa repubblica. -</p> - -<p> -In una lettera da Monteleone al ministro Acton, -il Cardinale spiega chiaramente i mezzi di cui volea -valersi; contava sopra tutto di andare avanti -«nutrendo sempre la gelosia fra il popolo e il ceto -medio.» Le classi colte erano desiderose di nuovi -ordinamenti: bastava atterrirle svegliando l'odio -popolare contro i possidenti. «Spero — scriveva in -un'altra lettera, partecipante la presa di Cosenza — che -il popolo basso abbia saccheggiato insieme con -gli aggressori, e così <i>mantenga a freno i nobili e -i paglietti</i>,» cioè l'aristocrazia scontenta e la borghesia. -</p> - -<p> -Il Cardinale era seguìto da malfattori venuti -d'ogni parte e da banditi famosi, cui si prometteva -ogni sorta di premio e da turbe desiderose di saccheggio, -le quali assai facilmente propendevano a -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -dichiarar giacobino chiunque possedesse. A Napoli -il sinistro canto dei sanfedisti diceva: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Chi tene grane e vine</p> -<p>Ha da esse giaccubine.</p> -</div> - -<p> -Chi possiede è giacobino. -</p> - -<p> -Nelle Provincie si pensava presso a poco allo -stesso modo. -</p> - -<p> -Quando il Cardinale giunse a Napoli, seguìto -dalle sue turbe brigantesche, dopo aver traversato -sì larga parte del reame, scrisse sinceramente in una -sua lettera che si era accorto che il popolo trasformava -ogni possidente in giacobino: «è la rapina — egli -scriveva — che produce i proprietari giacobini.» -</p> - -<p> -Il piano di Ruffo era il solo che potesse riescire -e riescì; dire ai contadini: rubate le case dei ricchi, -saccheggiate, dividetevi le terre era valersi di -interessi e di sentimenti veri. -</p> - -<p> -Uno storico austriaco, apologista del cardinal -Ruffo, il barone von Helfert, dice che il Cardinale, -per una così difficile impresa, non potea scegliere -i suoi compagni. E certo non gli scelse! Ruffo avea -seco, condottieri del suo strano esercito, briganti -famosi come Panedigrano, Pansanera, Sciarpa, Mazza, -de Castro e tanti altri famosi negli annali del delitto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<p> -E mentre il Cardinale operava da un lato, Pronio -e Rodio, due avventurieri, operavano in Abbruzzo, -Mammone e fra Diavolo in Terra di Lavoro: altri -iniquissimi altrove. -</p> - -<p> -I nomi di Mammone e fra Diavolo hanno oramai -acquistata una celebrità internazionale. -</p> - -<p> -Gaetano Mammone, nativo di Terra di Lavoro, -era un monomane del delitto: uccideva senza ragione, -per piacere, e giungeva ad atti di crudeltà -che parrebbero inverosimili. Vincenzo Coco dice di -lui ch'era mugnaio di mestiere; che in due mesi -di comando in poca estensione di terreno fece fucilare -350 persone, oltre forse del doppio uccisi dai -suoi satelliti ed accenna alle crudeltà e ai tormenti -da lui inventati. «Il suo desiderio di sangue umano, -scrive Coco, era tale che si beveva tutto quello che -usciva dagl'infelici che facea scannare: <i>chi scrive -lo ha veduto egli stesso</i> beversi il sangue suo dopo -essersi salassato e cercar con avidità quello degli -altri salassati che eran con lui; pranzava avendo -a tavola qualche testa ancor grondante di sangue, -beveva in un cranio.... A questi mostri scriveva -Ferdinando da Sicilia: <i>mio generale e mio amico</i>.» -</p> - -<p> -Tutto ciò è confermato dalle cronache dei tempi -e dagli scrittori più autorevoli. -</p> - -<p> -Meno terribile ma più drammatica la storia di -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -Michele Pezza, conosciuto sotto il nome di fra Diavolo; -le cui avventure romanzesche hanno fornito -a Scribe e ad Auber il soggetto di uno dei loro -migliori melodrammi. Omicida e dei più terribili -avea, dicono, l'astuzia del monaco e la perfidia del -diavolo. Era già brigante da qualche anno, quando -sopraggiunsero gli eventi del 1799; non tardò ad -illustrarsi colle sue crudeltà. -</p> - -<p> -Dopo la restaurazione monarchica ebbe, come -Mammone, un altissimo grado nell'esercito, una -pensione di 3000 ducati e fu nominato duca di -Cassano. Nel 1806 volle ancora insorgere in difesa -del re Ferdinando contro la monarchia francese: ma -dopo molte peripezie, fu impiccato al largo del Mercato — e -a dileggio, dicono, gli si lasciò l'uniforme -di generale addosso e gli si sospese al collo -il diploma di duca di Cassano. -</p> - -<p> -Or guardate i miracoli della previsione. -</p> - -<p> -Nel 1803, tre anni prima cioè che fra Diavolo -fosse impiccato, era pubblicata a Parigi una storia -romanzesca sotto il titolo <i>Les exploits et les amours -de frère Diable, géneral de l'armée du cardinal -Ruffo</i>. L'incisione innanzi al frontespizio rappresenta -fra Diavolo in abito da frate, armato di carabina, -pistola, pugnale, sciabola e accetta: nel -romanzo egli è fatto cavaliere e la scena delle sue -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -azioni è raffigurata in Calabria. Il romanzo non è -che una serie d'invenzioni. Ma vi è di vero solo -una <i>predizione</i>! Il romanziere fa finire fra Diavolo -sulla forca, per essersi messo di nuovo in campagna: -allora fra Diavolo era vivo, ma tre anni dopo -finì in realtà sulla forca. -</p> - -<p> -Or fu con questi elementi, che la monarchia borbonica -fu restaurata. -</p> - -<p> -I lazzari di Napoli gridavano a Ferdinando IV -che rientrava a Napoli: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Signò, 'mpennimmo chi t'ha traduto,</p> -<p>Prievete, muonece e cavaliere!</p> -<p>Fatte cchiù cà, fatte cchiù là,</p> -<p>Cauce 'n facce a la libbertà.</p> -</div> - -<p> -Tutti i canti popolari di quel tempo non sono -che feroci apostrofi alla libertà, violente ingiurie -ai giacobini: poesia infame, ma che esprimeva sentimenti -veri e sopra tutto speranza di tempi migliori. -</p> - -<div class="poem"> -<p>A lu suono de li tammurilli</p> -<p>So risurte li puverielli!</p> -</div> - -<p> -Il brigantaggio del 1799 fu, come assai più tardi -quello del 1860, accresciuto dall'aver disciolto -l'esercito del Re. L'esercito raccoglieva allora i -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -più poveri, poichè i ricchi e i borghesi si faceano -esentare, e raccoglieva anche gli elementi peggiori. -</p> - -<p> -Macaulay dice che al ritorno del re legittimo -in Inghilterra fu necessario sciogliere l'esercito rivoluzionario -di Cromwell. Cinquantamila uomini, -abituati a battersi, furono lasciati sulla strada. V'era -da aspettarsi qualunque cosa: invece alcuni mesi -dopo non rimaneva traccia che indicasse che una -delle armate più formidabili era stata assorbita -nella massa del popolo. E quando si vedeva un operaio -prosperare in oneste industrie, si poteva dire -quasi con sicurezza che egli avea fatto parte dell'esercito -di Cromwell. -</p> - -<p> -Nel reame di Napoli, quando per due volte fu -sciolto l'esercito del re legittimo, la maggior parte -di esso si diede al brigantaggio, alla rapina e al -vagabondaggio. -</p> - -<p> -Del resto che cosa poteva essere un esercito in -cui i gradi eminenti erano riserbati a Mammone -e a Fra Diavolo, e che cosa poteva essere un'amministrazione -in cui si davano i posti più alti a -uomini come il brigante Panedigrano? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Quando nel 1806 si stabilì a Napoli con Giuseppe -Bonaparte da prima e poi con Gioacchino -Murat la monarchia francese, i Borboni fuggirono -di nuovo in Sicilia. Ancora una volta non mancarono -di aizzare il popolo e di rinfocolare il brigantaggio: -fra Diavolo uscì in campo di nuovo e uscirono altri -già noti nel 1799, i Pizza, i Guariglia, i Furia, -gli Stodui e altri di pessima fama. Con danari e -con promesse il brigantaggio fu promosso dovunque. -Molti si davano alla campagna perchè avean vendette -da compiere; altri perchè l'esempio dei contadini -promossi colonnelli o duchi, come Mammone -e fra Diavolo, accendeva le menti. -</p> - -<p> -Così in Basilicata dominavano Taccone e Quagliarella; -nei due Principati Laurenziello; nelle Calabrie -Parafante, Francatrippa, Benincasa, il Boia, -Carmine Antonio, Mascia, Mazziotti, Bizzarro; negli -Abbruzzi Antonelli, Fulvio Quici, Basso Torneo -e altri celebri. -</p> - -<p> -Quando Murat salì al trono, tutto il regno si può -dire che era infestato di briganti: gli esempi del -1799 accendevano le menti, e ogni contadino insofferente -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -della miseria, come ogni ribaldo desideroso -di conquistare la fortuna si davano alla campagna. -</p> - -<p> -Ma non era possibile ripetere a pochi anni di -distanza il tentativo di Ruffo, e mancava in ogni -caso l'uomo. -</p> - -<p> -Seguiti da torme fameliche, i briganti entravano -nelle città, depredavano, violavano le donne e si -dicevano difensori del sovrano legittimo. <i>Bizzarro</i>, -non meno feroce di Mammone, osava dare in pasto -ai suoi cani ufficiali francesi trucidati barbaramente -e avea abituato i mastini a dare la caccia agli -uomini; altri facean cose ancor più crudeli e avevano -aria di dominatori. -</p> - -<p> -Taccone dominava addirittura il nord della Basilicata. -In una delle sue crudeli escursioni corse -ad assediare, nel castello di Abriola, il barone Federici. -Dopo un blocco di parecchi giorni costrinse -il barone a rendersi, promettendo che non si sarebbe -fatto male ad alcuno. Appena entrati i briganti -violarono la moglie e le figlie del barone e poi buttarono -tutta la famiglia nelle fiamme, da cui non -si salvò per miracolo che un bambino. -</p> - -<p> -Basso Torneo, crudelissimo, detto <i>il Re della -campagna</i>, bruciava perfino una caserma di gendarmeria -e condannava a esser bruciati vivi le mogli -e i figli dei gendarmi assenti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<p> -Parafante, il Boia, Francatrippa e Laurenziello -commettevano gesta ancor più nefande. -</p> - -<p> -Per il governo era necessità vincere il brigantaggio, -sradicarlo sia pure in modi crudelissimi. -La monarchia di Gioacchino non era sicura se non -debellando le torme ogni dì crescenti e i cui capi -mantenevano corrispondenza assidua con casa Borbone -e la corte di Palermo. -</p> - -<p> -Fu adottato un rimedio estremo, e il generale -francese Carlo Antonio Manhés ebbe l'incarico di -distruggere a ogni costo i briganti e gli furono -conferiti poteri eccezionali. Il generale Manhés, che -a quasi un secolo di distanza si nomina ancora con -terrore nelle Calabrie e in Basilicata, era un degno -generale di Gioacchino: intraprendente, arditissimo, -senza scrupoli e nello stesso tempo uomo -galante e avventuroso. -</p> - -<p> -Manhés non esitò. Bisognava, per agire sulle fantasie -meridionali, per vincere rapidamente il brigantaggio -non avere pietà, sopra tutto non transigere -mai. In Abbruzzo il brigantaggio fu distrutto -in poco tempo: Antonelli impiccato, altri uccisi. -</p> - -<p> -Ma le difficoltà più gravi erano in Basilicata e -in Calabria, province più vicine alla Sicilia, da cui -i briganti ricevevano soccorsi e aiuti e promesse. -</p> - -<p> -Manhés avea pieni poteri: vi si recò, fece cose -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -crudelissime. Taccone fu preso ed entrò a Potenza -non da trionfatore, sì come avea sperato, ma a cavalcioni -di un asino, la coda del quale servivagli -da briglia: e con una mitra in testa, sulla quale -leggevasi a grandi lettere: <i>Questo è l'infame e crudele -assassino Taccone</i>. Era un supplizio molto comune -allora, e voleva riescire di esempio al popolo. -</p> - -<p> -Quagliarella, abbandonato dai compagni, fu ucciso -a colpi di falcetto dai mietitori di Ricigliano, -desiderosi di guadagnare la <i>taglia</i>, che gli pesava -sul capo. -</p> - -<p> -Bisognava che la repressione non solo fosse terribile, -ma apparisse tale. Manhés non trascurò nulla -a quest'oggetto. Il villaggio di Parenti, ove una -compagnia di francesi era stata trucidata, fu messo -in fiamme; altri paesi distrutti. -</p> - -<p> -Con procedimento sommario, qualche volta senza -nessun procedimento, migliaia di uomini furono uccisi. -«Io non vorrei essere stato il generale Manhés — dice -Pietro Colletta — ma nemmeno vorrei -che il generale Manhés non fosse stato nel Regno -nel 1809 e nel 1810. Fu per opera sua se -questa pianta venefica del brigantaggio venne alla -perfine sradicata.» -</p> - -<p> -Manhés — come disse nel suo ordine del giorno -di Monteleone — volle agire di un tratto, colpendo -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -la causa stessa del male: volle prendere i briganti -per fame. Sotto pena di morte fu vietato a chiunque -di fornire loro viveri: e la disposizione fu applicata -senza pietà. Significava colpire al cuore il -male, poichè dopo la caduta delle nevi non era possibile -ai briganti durare senza avere i viveri dai -borghi. -</p> - -<p> -La terribile repressione cominciò con il comune -di Serra. -</p> - -<p> -In quel comune, messo fra le giogaie dell'Aspromonte, -i briganti aveano fatto sapere che voleano -arrendersi: chiesero un abboccamento al sindaco, -al tenente della gendarmeria e al capitano della -guardia nazionale. Non diffidando, questi non presero -alcuna precauzione: i briganti invece irruppero -armati nella sala e trucidarono le autorità. Il -tenente si chiamava Gérard, e sua moglie, bella giovane -di 22 anni, caduta poco tempo prima nelle mani -dei briganti di Castrovillari avea subìto il più crudele -oltraggio e dopo era stata assassinata. -</p> - -<p> -Manhés volle fare una vendetta terribile. Si recò -a Serra seguìto da molti soldati: il paese fu pieno -d'armati, e la costernazione entrò nell'animo di -tutti. Manhés non volle ricevere alcuno: vegliò -tutta la notte, pensando alla vendetta più crudele. -La scelta della punizione era difficile. Da una parte -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -non si poteva uccidere parecchie migliaia di persone: -dall'altra non si poteva distruggere un paese -necessario alla difesa nazionale. Gli abitanti di -Serra erano infatti addetti alla industria del ferro -ed essendo allora, a causa degli inglesi, impossibili -o molto difficili le comunicazioni per via di mare, -le poche miniere di ferro di Calabria eran preziose. -</p> - -<p> -La gente di Serra, convinta che il paese sarebbe -stato distrutto passò la notte in orazioni ed in pianti, -cercando di mettere in salvo quanto potè di mobili -e di oggetti di valore. -</p> - -<p> -La mattina il generale ordinò che tutta la popolazione -fosse riunita nella pubblica piazza: l'assemblea -fu innumerevole. Neppur uno mancò: vecchi -e malati si trascinarono e si fecero trascinare. -Manhés entrò in mezzo alla folla e parlò con veemenza: -tutti tremavano. Ei disse che erano uomini -senza onore, che tutti dovean perire, che neppur -uno si sarebbe salvato. -</p> - -<p> -A un punto ebbe una idea luminosa. -</p> - -<p> -Nel profondo terrore di tutti: -</p> - -<p> -«Io ordino, esclamò, che tutte le chiese di -Serra siano murate, che tutti i preti senza eccezione -abbandonino questo paese maledetto e vadano -a Maida. I vostri fanciulli nasceranno senza battesimo; -i vostri vecchi moriranno senza sacramento. -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -Se alcuno tenterà di uscire dal paese sarà ucciso -e voi dovrete vivere soli come cani.» -</p> - -<p> -Bisogna conoscere il paese per comprendere l'abbattimento -che vinse tutti; una condanna di morte -non avrebbe agito così. -</p> - -<p> -Quando Manhés partì, tutta la città era deserta. -Ma nel bosco il generale s'imbattè in una processione -interminabile: migliaia di persone con le camicie -bianche, si battevano il petto nudo con le -pietre e imploravano misericordia. — Uccideteci -piuttosto! — esclamavano. -</p> - -<p> -Manhés fu inesorabile. I preti furon condotti via -tutti; fu portato a braccia perfino un vecchio prete di -ottant'anni e rinchiuso nel seminario di Maida. Serra -rimase nella desolazione, con le sue chiese chiuse. -</p> - -<p> -Il generale promise che avrebbe perdonato solo -quando in tutto il territorio di Serra e nei boschi -vicini non fosse stato in vita un solo brigante. La -disperazione fece fare cose terribili: i legami di -amicizia o di sangue non impedirono la strage. -Neppure un brigante sfuggì. In pochi giorni fu -fatto ciò che nessun esercito avrebbe potuto. -</p> - -<p> -E allora Manhés tolse l'interdetto. -</p> - -<p> -La popolazione tutta intiera si recò a Maida a -riprendere i suoi preti, fra le grida di giubilo e -d'allora Serra non ebbe mai più un brigante. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -</p> - -<p> -«Ove i popoli sono infieriti con le armi — ha -detto Vico — talchè non vi abbiano più luogo le -umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurli è la -religione.» -</p> - -<p> -Oltre gli uccisi, il cui numero è assai difficile indicare, -1200 briganti furono rinchiusi nelle diverse -prigioni della Calabria. -</p> - -<p> -Sotto la più terribile delle persecuzioni i capi si -videro abbandonati dai seguaci; resa loro impossibile -la comunicazione con coloro che erano nei paesi -e che li aiutavano, fucilati costoro su semplice sospetto, -messe grosse taglie sui briganti più noti, -l'avidità, il desiderio di salvarsi fecero sì che molti -tradirono o vendettero i compagni. -</p> - -<p> -La fine di molti briganti fu crudelissima. -</p> - -<p> -Più terribile, più tragica di tutte la fine del -brigante Bizzarro. Attorniato da ogni parte, abbandonato -da tutti, si era ridotto nel bosco di Rosarno -con la sua amante Niccolina Licciardi di Seminara -e con i suoi due terribili mastini, divoratori di uomini. -L'amante avea dato da pochi mesi a Bizzarro -un figliuolo, e nelle lunghe fughe precipitose, nelle -peregrinazioni dolorose la donna portava a braccia -il bambino: madre e amante fedele nel periglio. -</p> - -<p> -Bizzarro si era ricoverato in un antro solitario, -noto forse a lui solo, e di cui l'entrata assai angusta -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -era difesa e nascosta dai rovi e dalle erbacce. -</p> - -<p> -Ora il bambino che avea sofferto di quella vita -errante piangeva sempre. La donna cercava invano -di attaccarlo al seno esausto: la notte sopra tutto -non facea che gridare. Una notte in cui le grida -erano maggiori e i terribili cani guaivano quasi per -segnalare l'avvicinarsi di gente, Bizzarro esasperato, -temendo di essere scoperto, prese il figlio per un -piede e lo fracassò contro il muro. -</p> - -<p> -La donna non disse nulla. -</p> - -<p> -La mattina, quando il brigante fu uscito scavò -con il coltello una fossa nella grotta e vi seppellì -dentro il figliuolo e pose sopra il letto, perchè i -cani non scavassero il cadavere per divorarlo. Nelle -notti insonni ella dovette maturare il pensiero terribile; -e una notte che Bizzarro dormiva prese il -fucile e lo uccise. Poi gli recise la testa, la mise -nel grembiale e si recò al comune vicino per chiedere -il danaro promesso a chi avrebbe dato morte -al brigante. -</p> - -<p> -Qualche tempo dopo la donna si maritò e il generale -Manhés dice che fu sposa e madre esemplare. -</p> - -<p> -La persecuzione di Manhés in Basilicata e in -Calabria durò pochi mesi: ma fu così terribile, che -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -in breve tempo non rimase più in vita un solo brigante. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Dalla persecuzione di Manhés, avvenuta fra il 1810 -e il 1811 sino alla fine della dinastia borbonica, -nel 1860, in mezzo secolo, fatta qualche eccezione, -il brigantaggio torna a essere malandrinaggio. -</p> - -<p> -Appaiono anche in questi cinquant'anni alcune -eccezioni notevoli, come quel famoso don Gaetano -Vardarelli, intelligente e non privo di studi, che -insieme ai suoi fratelli e a molti compagni dominò -quasi la provincia di Foggia fra il 1815 e il 1817. -Carbonaro e cattolico avea, malgrado non poche ribalderie, -tendenze liberali e umanitarie e volea rassomigliare -e rassomigliava in qualche cosa ad Angelo -Duca. I Vardarelli aveano con sè la simpatia -delle popolazioni, e non erano da confondersi con i -banditi volgari. Il governo borbonico, che non avea -potuto averli per forza d'armi li ebbe per tradimento: -promise loro ciò che chiedevano, e come -tante volte prima e dopo, venne meno al patto. -</p> - -<p> -Il brigantaggio ebbe ancora qualche figura meno -crudele o corrotta: ma fu sempre, dopo, sfogo naturale -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -della miseria, della ingiustizia e della delinquenza, -sì com'era stato prima nel 1799. -</p> - -<p> -I famosi briganti del regno di Francesco I, la -«grande compagnia di Gasparone,» la quale taglieggiava -i comuni e i proprietari in Abbruzzo; -la trista comitiva di <i>Mezzapenta</i>, famosa in Terra -di Lavoro: le piccole bande sparse dovunque nella -Basilicata non riunivano che disgraziati o delinquenti. -Le operazioni erano sempre le stesse; si -derubavano i viandanti, s'imponevano taglie ai possidenti, -sotto minaccia di rovinare le loro proprietà; -si rubavano e violavano donne, si eseguivano vendette -per incarico o per commissione; storia di tristezze -e di miserie. -</p> - -<p> -Accanto al brigantaggio fioriva il <i>manutengolismo</i>, -come si dice ancora da noi, ed era di due -specie: era fatto per timidità ed era fatto per avidità. -Vi erano coloro che speculavano sui briganti, -che qualche volta arricchivano su di essi. I briganti -doveano avere il protettore, l'informatore, il -difensore; e spesso queste qualità si trovavano in coloro -stessi che doveano perseguitarli. Parecchie fortune -sono state fatte col brigantaggio; assai spesso -il manutengolo arricchiva e il brigante finiva sulla -forca. Le chiese stesse e i monasteri erano asilo -di briganti, e i monaci di Venafro pregavano il -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -giorno e non disdegnavano la notte di travestirsi -per assalire i viandanti e per derubarli. Anche durante -il regno di Ferdinando II il brigantaggio -non fu che malandrinaggio: raccontarlo non sarebbe -che ripetere una storia di dolore e di sangue. Le -autorità erano fiacche, le popolazioni impaurite, le -miserie grandi; l'esempio dei briganti arricchiti -esaltava e accendeva le nature più miti. Perfino in -tempi molto vicini a noi Ferdinando II, non riescendo -a vincerlo altrimenti, graziava il brigante -Giosafat Talarico, gli accordava lauta pensione e -soggiorno nella ridente isola d'Ischia. -</p> - -<p> -Ma la minaccia era sempre sospesa sul capo dei -liberali, e le classi desiderose di novazioni (in grandissimo -numero per necessità o per bisogno, in una -certa parte per idealità) si preoccupavano dei massacri -che ogni mutamento avrebbe prodotto: si sapeva -che qualsiasi rivoluzione volea dire <i>Santa -Fede</i> a Napoli e il brigantaggio nelle province. -</p> - -<p> -Nel 1820, che pure non lasciò traccia alcuna, -perchè fu moto incomposto e ingiustificabile, mentre -i carbonari discutevano di libertà e i loro seguaci -chiedevano impieghi nelle province, il brigantaggio -si acuiva. -</p> - -<p> -Più ancora il male si manifestò nel 1848. -</p> - -<p> -Data la costituzione a malincuore si volle dalla -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -Corte determinare quello stato di squilibrio, che -rendeva necessario il ritorno al vecchio regime. I -principi di casa reale, come il conte d'Aquila e il -principe di Salerno pensarono di «promuovere la -rivolta dei contadini nelle province, della plebaglia -nella capitale» come scrive P. S. Leopardi. Difatti, -in parecchi comuni, torme di contadini invasero -le terre pubbliche e vollero dividersele e il -brigantaggio, già depresso, cominciò a rifiorire. -</p> - -<p> -Leggendo gli scritti e la corrispondenza dei liberali -del 1848 traspare ogni momento la loro ingenua -sorpresa nel vedere che, mentre essi lottano per la -libertà, i contadini si rivoltano, invadono le terre -pubbliche e se le appropriano, oppure si trasformano -in briganti. L'8 giugno del 1848 Carlo Poerio -scriveva a Raffaele Poerio: «Una setta anarchica -s'impadronisce delle proprietà dei privati e quindi -irrita e allarma i ricchi e li rende devoti a qualunque -governo che permetta sicurezza.» E dopo -ingenuamente confessa che, mentre la famiglia Poerio -fa tanti sacrifizi «i nostri coloni non pagano -e la guardia nazionale di Policastro s'impadronisce -della Sila e la divide fra i suoi abitanti!» E lo -stesso Carlo Poerio scriveva ad Alessandro il 22 luglio -del 1848: «La difficoltà non è di far cadere -il Ministero; ma sibbene di comporne un altro, -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -mentre vi è una feroce reazione sanfedista nelle -province, dove vi era stata mossa.... La rapina e i -ricatti delle bande armate aveano finito di disgustare -la massa dei proprietari e degli onesti cittadini. -Nel Cilento, poi, gli sciagurati, che si sono -mossi, formano una setta antisociale e bestiale, che -non si occupa d'altro fuorchè di mettere a sacco -e a ruba il paese.» -</p> - -<p> -Nei nostri Parlamenti si fa sovrastare ora il pericolo -dei dinamitardi; allora non v'era la dinamite -e si parlava con terrore dei <i>fuochisti</i>, miserabili -contadini che a ogni agitazione volevano riprender -le terre che altri usurpava. E la monarchia trovava -la sua difesa appunto nel divampare degli odî -popolari. -</p> - -<p> -Così Francesco II cercò di salvarsi nel 1860, -impiegando la stessa politica che più di sessant'anni -prima avea salvata la corona del suo bisavolo. Egli -e i suoi, prima di andar via, gittarono in fiamme il -reame. L'esercito disciolto, proprio come nel 1799, -fu il nucleo del brigantaggio, come la Basilicata -ne fu il gran campo di azione. -</p> - -<p> -Anche allora uomini di fede pura lasciarono la -vita miseramente. I briganti entrarono nelle borgate -e nelle città, ebbero i loro generali, i loro -capi, i loro protettori, i loro sfruttatori; fu l'esplosione -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -di tutti gli odî, fu il divampare di tutte -le vendette. Sopra tutto al sorgere del brigantaggio -nel nord-est della Basilicata, fra i trucidati furono -alcuni uomini che erano per la virtù della vita e -la nobiltà delle idee onore della loro terra. Ma più -tardi la politica entrò solo in parte, come mezzo -di unione e di rallegamento. Il popolo non comprendeva -l'unità, e credeva che il re espulso fosse -l'amico e coloro che gli succedevano i nemici. -Odiava sopra tutto i ricchi, e riteneva che il nuovo -regime fosse tutto a loro benefizio. -</p> - -<p> -L'Italia nuova non ha avuto il suo Manhés; ma -le persecuzioni sono state terribili, qualche volta -crudeli. Ed è costata assai più perdita di uomini -e di danaro la repressione del brigantaggio di quel -che non sia costata qualcuna delle nostre infelici -guerre dopo il 1860. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p class="indl"> -Signore e signori, -</p> - -<p> -Io v'ho detto che cosa sia stato il brigantaggio: -vi ho raccontato tutta una storia di dolore. -</p> - -<p> -Ora permettete che io mi chieda: abbiamo noi -rimosse le cause del male? La stessa domanda si -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -rivolgeva venti anni or sono Pasquale Villari, e rispondeva -con tristezza che le cause esistono tuttavia. -Alcune, e le principali, non solo non sono state -eliminate, ma in qualche punto si sono inacerbite. -</p> - -<p> -Abbiamo costruito alcune ferrovie ed è stato un -bene anche quando non rappresentano un'attività; -abbiamo imposta, sia pure con poca efficacia, l'istruzione -obbligatoria, e il popolo, se ha imparato molte -cose inutili, alcune utili ha appreso. L'esercito, per -fortuna nostra non ancora basato sull'ordinamento -territoriale, che vorrebbe dire la fine dell'unità, ha -avuto un vantaggio; centinaia di migliaia dei nostri -contadini sono usciti dai loro paesi, hanno visto -nuove città, hanno sopra tutto dimenticato. Gli odî -trasmessi per eredità, acuiti dalla vicinanza, esacerbati -dalla ingiustizia, sono qualche volta diminuiti. -Il contadino ha acquistato un più alto concetto -di sè: chi ricorre a lui, sia pure per il voto, -per la sovranità fittizia del momento, non può esser -sempre inumano. -</p> - -<p> -Ma in tutto il resto le cose non sono mutate. -</p> - -<p> -La massa degli intermediari è cresciuta, è altresì -strabocchevolmente aumentato il numero dei professionisti. -Vi erano nel regno di Napoli cento mila -ecclesiastici un tempo: maggiore è forse oggi, nelle -province, che lo componevano il numero dei professionisti -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -laureati e diplomati. E almeno gli ecclesiastici -non si sposavano e non chiedevano alle amministrazioni -impieghi per i figliuoli. Le terre pubbliche -sono state usurpate, usurpate contro la legge, -e noi abbiamo assistito spettatori silenziosi a tanto -male. Le imposte sono cresciute e cresciute su chi -non può pagarle: e sono pondo insostenibile e crudele. -Non una parola di amore ha portato la civiltà -nuova a tante sofferenze, non una parola di -pace. I contrasti sono ancora stridenti; e così assorbiti -come siamo dalle nostre miserie, dalle nostre -vanità, dalle nostre preoccupazioni, noi chiudiamo -gli occhi a tutto e non vediamo. In un'ora difficile, -in un'ora di periglio, il male sopito ora potrebbe -divampare. -</p> - -<p> -E allora, voi mi chiederete, perchè il brigantaggio -non esiste più quando molte cause permangono? -</p> - -<p> -Perchè noi mandiamo ogni anno fuori di Europa -dal solo Mezzogiorno continentale, un vero esercito -di quasi cinquanta mila persone e i contadini di Basilicata, -delle Calabrie, del Cilento, che non chiedono -nulla allo Stato, nemmeno bonifiche derisorie, -nemmeno consorzi mentitori, nemmeno tariffe di -protezione, danno il contingente più largo. Io vorrei -fare, io farò forse un giorno una carta del -brigantaggio e una dell'emigrazione e l'una e l'altra -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -si completeranno e si potrà vedere quali siano -le cause di entrambi. -</p> - -<p> -Una delle più crudeli accuse e più inique è nel -dire che i contadini meridionali amano l'ozio; ho -visto molta gente lavorar meglio, nessuno lavorar -più. -</p> - -<p> -La miseria crudele non ha ucciso le intime energie -della razza, l'anima essenziale della stirpe; il -brigante e l'emigrante con la rivolta e con l'esodo -sono la prova di una mirabile capacità espansiva. -</p> - -<p> -— Che cosa farai? — io chiedevo al vecchio contadino -che partiva. -</p> - -<p> -— Chi lo sa! — egli mi rispondeva. -</p> - -<p> -Non chiedeva nulla, non voleva nulla. Andava a -lottare, a soffrire; aspirava alla sazietà. In altri -tempi sarebbe stato brigante o complice; ora andava -a portare la sua forza di lavoro, il suo misticismo -doloroso nella terra lontana, a costituire forse con -i suoi compagni quella che dovrà essere la nuova -Italia. -</p> - -<p> -O povera gente così forte e così infelice, così -buona e così calunniata! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<h2 id="vescovo">IL VESCOVO D'IMOLA</h2> - -<p class="pad2 center high"><span class="small">CONFERENZA</span><br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large g noserif">ERNESTO MASI</span>.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -Sulla fine di dicembre del 1832 Giovanni Maria -Mastai-Ferretti, arcivescovo di Spoleto, e che poi -divenne Papa col nome di Pio IX, fu da Gregorio -XVI nominato vescovo d'Imola. -</p> - -<p> -Entrò in Imola (notano con intenzione certi suoi -biografi) il mercoledì delle Ceneri del 1833. -</p> - -<p> -Se questo indefinibile arnese letterario, che si -chiama una conferenza, e in cui la dose del poco -e del troppo resta sempre un problema, si dovesse -e potesse limitare ad una semplice biografia, io, per -verità, dovendo fermarmi al 1846, non avrei molto -da dire. -</p> - -<p> -La vita di Pio IX è divisa essenzialmente in due -parti, e la prima e più naturale divisione di essa -neppur si ferma al 1846, bensì continua fino al -15 novembre del 1848, che Pellegrino Rossi, Ministro -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -di Pio IX, fu assassinato in Roma a tradimento, -mentre, sceso appena di carrozza, saliva il -primo ramo di scala del palazzo della Cancelleria -per recarsi a riaprire il Parlamento degli Stati Pontifici. -Il giorno dopo, la rivolta di piazza, sobillata -dai circoli demagogici, ormai padroni del campo, -assaliva Pio IX nel Quirinale, gli imponeva un Ministero, -e in capo ad altri nove giorni, il Papa, -travestito da semplice prete, fuggiva da Roma nella -carrozza della contessa Spaur, ambasciatrice di Baviera, -e si rifugiava a Gaeta. La prima parte della -vita di Pio IX finisce qui. -</p> - -<p> -Da questo momento fino al 7 febbraio 1878, in -cui Pio IX morì, egli, come uomo, come principe, -come Papa, è un personaggio storico diversissimo -da quello di prima, sebbene forse nell'uomo, nel -principe e nel Papa di prima si trovino già, se non -tutte le cagioni (le quali oltrepassano la sua qualunque -individualità e sono di ordine più generale), -certo molte delle ragioni sufficienti del mutamento -in lui sopravvenuto. -</p> - -<p> -Se non che fermandoci al 1846, che fu il primo -anno del suo pontificato, noi vediamo in lui non -solo il vero iniziatore del risorgimento italiano, allorchè -questo esce finalmente dal periodo delle profezie -letterarie, delle visioni teoriche, delle sommosse -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -spicciolate e delle tenebrose cospirazioni, -espiate coi martirii, per entrare nella piena luce -della grande azione storica e comprendere in un -moto irresistibile tutta intiera l'Italia e l'Europa, -ma assistiamo altresì a questo fenomeno singolarissimo, -che un uomo senz'alcun antecedente personale -molto notevole, un uomo mediocre (l'epiteto è -del Gioberti), mediocre di animo, di bontà, di coltura, -d'ingegno e di carattere, e quasi inconsciente -degli effetti prossimi e remoti della sua azione pubblica, -può tuttavia dare la prima e più decisiva -mossa a così straordinaria mole di eventi, e lo vediamo -proprio, quando egli è ancora portato e si -lascia volentieri portare dall'onda enorme d'una -popolarità subitanea e senza esempio, e innanzi -ch'egli incominci ad accorgersi e spaventarsi del -crollo strapotente dato dalla sua debole mano a tutto -il vecchio mondo e con una sola parola: <i>perdóno</i>, -a pronunciar la quale, fra tanto imperversare di -odii implacabili, d'ingiustizie selvaggie, d'impòtenti -repressioni e di inutili vendette, non occorreva, -se guardiamo bene, nè alcuna eroica bontà, -che l'inspirasse, nè alcuna sopraffina abilità di governo, -che la suggerisse anche al più modesto politico, -come lo spediente migliore. -</p> - -<p> -Una filosofia della storia alla Bossuet potrebbe -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -quindi far di Pio IX un docile istrumento della -provvidenza di Dio. Una filosofia della storia alla -Darwin potrebbe far di lui una di quelle forze cieche, -che agiscono nel mondo morale e materiale all'infuori -d'ogni determinazione volontaria e per -fatale impulso d'una legge misteriosa, che sfugge -all'osservazione degli uomini. E quella in fine che -oggi chiamasi concezione materialistica della storia, -che è la filosofia professata dalla scuola socialista -o giù di lì, e pretende aver sorpassate tutte le altre, -perchè le riduce tutte al fenomeno <i>economico</i>, -quella, dico, dinanzi al fenomeno storico d'un -Pio IX, non potendo spiegarselo nè coll'organismo -della produzione, nè colla bilancia mobile dei salarii, -nè col prezzo delle derrate e via dicendo, -probabilmente passerebbe oltre senza curarsene, lasciando -che altri riempisse, come meglio crede, una -siffatta lacuna. -</p> - -<p> -La realtà è invece, mi sembra, che iniziando o -fermandosi, secondando o resistendo, annientandosi -come principe o esagerandosi come papa, il destino -di Pio IX è di essere, anche suo malgrado, uno dei -fattori storici principali della Rivoluzione Italiana, -e che tale destino s'adempie in lui fino all'ultimo; -s'adempie persino nelle più prestigiose coincidenze -esteriori con una puntualità singolare. Muore difatti -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -il primo Re d'Italia in Roma; pochi giorni -dopo lo segue Pio IX nella tomba. L'Italia è fatta! -Il periodo storico della vera e grande Rivoluzione -Italiana è finito! -</p> - -<p> -Sotto questo aspetto almeno, parlar di lui con -serenità, con giustizia, con equità, con misura, oltrechè -ufficio della storia verso ognuno, par quasi -debito di riconoscenza nazionale, sebbene sia difficile -sempre, come avvertì il Machiavelli, parlare -senz'odio o senz'amore dei contemporanei e non dispiacere -a molti, quanto più appunto ci si studia -di non dispiacere a nessuno. Ciò in generale. Nel -caso speciale di Pio IX, la quantità degli scrittori, -che pro o contro, di proposito o per incidenza, hanno -parlato di lui, cresce a dismisura la difficoltà. Da -cinquant'anni ad oggi sono a migliaia e in tutte -le forme letterarie possibili. Una classificazione -qualsiasi chi potrebbe tentarla neppure? -</p> - -<p> -Guardando alla grossa, v'ha i patriotti classici -(chiamiamoli così) che spiegano per insegna l'epigramma -famoso dell'Alfieri: — <i>Il Papa è Papa -e re — Dèssi abborrir per tre!</i> — senza stare a -cercar altro; v'ha chi si vanta di non aver mai -dato dentro all'illusione di un Papa liberale e italiano, -e razzola e aggruppa aneddoti e pettegolezzi -per dimostrare che questo Papa, apparso nel 1846 -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -come un prodigio, altro non era che la resultanza -combinata d'un Alessandro VI e d'un Pio V, -d'un fanatico e d'un feroce; v'ha chi si affligge -d'aver visto svanire con Pio IX il maggiore, forse -l'ultimo, tentativo di conciliazione fra Italia e Papato, -cattolicismo e libertà; v'ha chi arreca a lui -solo la colpa d'aver mandato a male il moto di -riscossa più largamente e più profondamente popolare, -che sia mai stato in Italia, e non gli perdona -di non aver saputo essere un Alessandro III, -come se al 1848 l'Europa fosse ancora composta -di Papi, Imperi e Comuni, mentre invece i Comuni -alla medio evo non esistevano più, e Papi ed Impero -non erano più che due Stati, uno debolissimo -contro un forte; v'ha chi esalta e divinizza Pio IX -come l'eroe e il martire del secolo, che dopo una -lotta immane contro tutte le malvagità del suo -tempo soccombe bensì, ma lancia, cadendo, col <i>Sillabo</i> -e l'<i>Infallibilità papale</i> l'ultima condanna, -l'ultima sfida a tutte le scapestratezze della società -moderna, e le ha preparato in pari tempo l'ultimo -porto di salvezza, quando stanca, prostrata, pentita -de' suoi errori e vagante come pazza fra tenebre -mentali sempre più fitte, tornerà a ridomandare la -luce e la pace delle verità tradizionali al solo uomo, -che ha dunque, dicono, la certezza di non errare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -</p> - -<p> -La speranza di tale ritorno è audace, non v'ha -dubbio, non meno della condanna e della sfida; ma -a che pro continuare questa enumerazione, se non -c'è possibilità di compirla, e se essa non varrebbe -forse che ad impigliarci in polemiche infinite senza -alcuna probabilità nè di scegliere, nè d'intenderci, -nè d'accordarci, nè di venire ad una conclusione? -</p> - -<p> -Stiamo dunque modestamente ai fatti, come sono. -Essi soli, non sempre, ma il più delle volte danno -lume a orientarsi fra le fallacie delle dottrine, i -mutamenti delle opinioni, le superbie, i vanti, le -ingenuità e le perfidie delle sètte, delle fazioni e -delle scuole, ognuna delle quali pretende naturalmente -di possedere tutta la verità. -</p> - -<p> -Ci fermammo l'anno scorso, se ve ne ricordate, -al 1831, l'anno dell'elezione di Gregorio XVI. Le -ultime onde della rivoluzione erano venute a sbattersi -languidamente e a morire sulle porte del conclave, -che lo aveva eletto, e quando queste porte -si riaprirono, ne uscì un Papa dei soliti, un vecchio -cioè quasi settantenne, che da quarantasette -anni era monaco Camaldolese, ch'era stato bensì -Prefetto di Propaganda e negoziatore di concordati -con qualche Stato europeo, ma che se molto sapeva -di teologia, delle cose di quaggiù avea cognizione -ed esperienza, quanto di quelle del mondo della -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -luna. Eppure, chi lo crederebbe? Fra le quinte -del conclave, anche Gregorio era stato combattuto -come avverso all'Austria, e citando un passo della -sua opera teologica: <i>Il trionfo della Santa Sede</i>, -qualcuno s'era pure provato a farlo passare per -liberale. Poveretto! Un torto, che non meritava davvero, -come non meritava d'essere annunciato ai suoi -<i>felicissimi sudditi</i> con le parole divenute famose -del cardinale Bernetti, suo segretario di Stato: -«<i>un'era novella incomincia</i>». Un buon astrologo, -in fede mia, quel Bernetti e soprattutto in gran -buona fede! -</p> - -<p> -Furono quindici anni di congiure, di sommosse -periodiche, di repressioni feroci, d'interventi stranieri, -di carcerazioni, di esigli, di condanne, di -supplizi, e di un oscurantismo così insensato, che -infamarono nell'opinione pubblica europea il Governo -Pontificio, e che resero proverbialmente odioso -il nome di Gregorio XVI, forse non cattiv'uomo -nel fondo; certo non tale, quale il libello e la satira -politica (unica vendetta ed unico sfogo agli -oppressi) l'hanno dipinto, perocchè è falso ch'egli -fosse scorretto di costumi, dedito al vino fino all'ubriachezza -abituale, avido del danaro pubblico -per arricchirne i nipoti, e tutti gli aneddoti, nei -quali si compiacque, per esempio, l'erotica fantasia -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -del Petruccelli della Gattina nella sua <i>Storia dei -Conclavi</i>, e che si vedono ricopiati da tanti altri -della sua risma, sono invenzioni. -</p> - -<p> -Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal -suo cameriere, Gaetano Moroni, per certo intimissimo -suo, e che avendo cominciato barbiere del convento -dei Camaldolesi, avea finito per essere in -corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo -s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di -cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che -per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri -più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito -col vezzeggiativo di <i>signor Gaetanino</i>, com'era -solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre -stato così e continua ad essere, anche se il <i>signor -Gaetanino</i> non è più in corte del Papa, ma è invece -ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. -Pur di piegare la schiena a qualche potente, -o creduto tale!! Ora anche il <i>signor Gaetanino</i>, -un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di -complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e -nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, -un Seiano, consigliere d'infamie e qualcosa -pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti -non c'è nulla di vero. Il <i>signor Gaetanino</i> invece -era un giovine popolano, intelligente, istruitosi un -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -po' da sè, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo -un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore -indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di -corte, ha trovato modo di lasciare 120 volumi d'un -<i>Dizionario Storico-Ecclesiastico</i>, che anche oggi si -consulta con qualche utilità. Certo, egli era un servitor -devoto e affezionatissimo al Papa, nè mai s'era -sognato che il suo signore e padrone potesse aver -torto, ma era un galantuomo, rispettato per tale a -Roma, dove io stesso ebbi curiosità di conoscerlo, -come un monumento d'antichità, poco dopo il settembre -del 1870, rispettato, dico, anche dai liberali, -e soggiungerò che fra i papalini più noti rimarcai -ch'egli era uno dei più indifferenti alla mutazione -avvenuta. -</p> - -<p> -Di lui seppi altresì con certezza quest'aneddoto. -Gregorio XVI avea in odio mortale le ferrovie, come -un'invenzione del diavolo, e da buon logico non -volea neppur sentirne parlare. Per vincere questa -sua ripugnanza, i banchieri, che ne brigavano la -concessione per gli Stati Pontifici, immaginarono (da -quell'ingegnosissima gente che sono) di presentare -al Papa il modellino d'una ferrovia tutto in argento, -un amore di giocattolo, ch'essi credevano -avrebbe valuto a sedurre quel tanghero di teologo. -Ufficiarono quindi il <i>signor Gaetanino</i>, offrendogli -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -una somma addirittura enorme, affinchè egli facesse -trovare al Papa quel giocattolo sul suo scrittoio. -Il <i>signor Gaetanino</i> rispose secco ch'ei non guadagnava -il suo denaro a così buon mercato, ch'ei -non si prestava a tale insidia al suo benamato padrone, -e rifiutò. Non voglio farne per questo un -eroe; dico soltanto che tanti altri <i>Gaetanini</i> della -vita pubblica d'adesso non solo avrebbero accettato -il negozio, ma, riuscendo, avrebbero ingoiato anche -la <i>ferrovia vera</i> con la macchina accesa e i vagoni -pieni! -</p> - -<p> -Che perciò? Non meno indegno, nè meno giustamente -diffamato fu il governo di Gregorio XVI -per la cecità bestiale del suo oscurantismo e per -la efferatezza dei mezzi, con cui credette aver diritto -di difendere da ogni minaccia il suo principato; -cecità ed efferatezza che, se già altre circostanze -più alte e più speciali non ci fossero, spiegherebbero -da sole il contraccolpo di quasi folle -entusiasmo e l'esplosione subitanea di giubilo, di -contentezza e di speranza, con cui ad occhi chiusi -fu accolto Pio IX. -</p> - -<p> -Domata nel marzo la rivoluzione del 1831, gli -Austriaci nel luglio se n'andarono dalle Romagne, -ed il paese restò in uno stato di strana incertezza, -con una guardia civica, riarmatasi nelle quattro -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -Legazioni, ed un governo, che intanto metteva insieme -un'orda di usciti di galera e di banditi fra -Rimini e Ferrara coll'idea di compir l'opera, che -gli Austriaci avevano lasciata a mezzo. -</p> - -<p> -Era in sostanza la guerra civile, che s'andava -bel bello apparecchiando, e che al cardinale Bernetti, -il quale pur si vantava discepolo del Consalvi, -non parea poi un ideale di governo da disprezzarsi -del tutto. Non così la pensavano le potenze protettrici, -le quali in cinque, non esclusa l'Austria, -avevano chiesto con un <i>memorandum collettivo</i>, -come si praticherebbe col Bey di Tunisi, fino dal -10 maggio 1831, che almeno le più marchiane assurdità -del Governo Pontificio fossero corrette. Il -Bernetti fece l'uomo offeso. O non avea promesso -l'<i>êra novella</i>? Aspettassero dunque che l'erba crescesse, -e l'erba, la mal'erba, fu il cardinale Albani, -cagnotto dell'Austria e uno dei più vecchi e -peggiori arnesi della Curia, messo alla testa di quell'infame -marmaglia, che s'andava riunendo fra Rimini -e Ferrara, e incaricato di rimettere in cervello -del tutto Bologna e le Romagne. -</p> - -<p> -A tale minaccia quelle popolazioni si risentirono -fieramente. Fra gli ultimi di dicembre e il gennaio -1832 una parte delle Guardie Civiche di Forlì, -di Ravenna, d'Imola e di Bologna s'andò pertanto -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -radunando a Cesena, deliberata di tener testa ai -Papalini, i quali finalmente il 20 gennaio dettero -l'assalto a Cesena. I liberali non erano più di 1800; -quasi 5000 i Papalini. I primi, male armati e non -guidati da alcuno, resistettero ciò nonostante sei ore, -poi si sbandarono, ed i secondi, entrati in Cesena, -non perdonarono nè a luogo, nè a sesso, nè a età, -nè a condizioni: trucidarono vecchi, donne, preti, -bambini, persino nelle chiese, dove alcuni avevano -cercato rifugio. Sono così enormi questi fatti, che -molti scrittori per partito preso cercarono attenuarli -o negarli, quella perla del Cantù fra gli altri, ma, -oltrechè negli storici più gravi e nelle corrispondenze -private e diplomatiche, sono concordemente -attestati da certi diari manoscritti, che si conservano -a Cesena e sono opera di preti o di gente ad -essi devotissima. Non c'è quindi da dubitarne, tanto -più che le gesta del cardinale Albani a Cesena si -rinnovarono quasi identiche, se non peggiori, il 21 -gennaio a Forlì, il 24 a Faenza, e il 25 a Imola, -dove i Papalini si congiunsero cogli Austriaci, ritornati -subito, e tutti insieme furono il 26 a Bologna, -dove, per colmo d'obbrobrio (tanto era l'orrore -inspirato dai lanzichenecchi papali) gli Austriaci -furono accolti e acclamati, come salvatori. -</p> - -<p> -Volle ora l'Austria far suo pro dell'esecrazione -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -eccitata da queste tragedie, per vantaggiarne le sue -vecchie cupidigie sulle quattro Legazioni? Se ne -adombrò il Papa e pensò di opporre stranieri a -stranieri nello stesso modo che opponeva una parte -dei suoi sudditi all'altra? Ossivvero la Francia si -mosse di suo per bilanciare l'influenza dell'Austria -e impedirne un ulteriore ingrandimento in Italia? -Fatto è che ora accade questo: l'Austria cerca -estendere i suoi partigiani colla sètta Ferdinandea; -i Francesi di Luigi Filippo occupano Ancona, dandosi -le solite arie di venire in aiuto ai liberali, -che invece perseguitano per conto del Papa al pari -degli Austriaci; le truppe del Papa neppur si provano -di resistere e nondimeno il cardinal Bernetti -(lui, che avea chiamati e richiamati gli Austriaci) -protesta contro la nuova invasione straniera, mentre -poi, per poter fare a meno di Austriaci e Francesi, -organizza le sue masnade in <i>Centurioni</i> (vera -sètta di scherani sedentari, raccolta luogo per luogo, -a cui era assicurata l'impunità d'ogni delitto) e di -lì a poco, per compir l'opera, assolda due reggimenti -di Svizzeri. -</p> - -<p> -Lo dissi già l'anno scorso. Se non vivessero ancora -molti della generazione, che l'ha visto cogli -occhi proprî, difficilmente si crederebbe ad un simile -viluppo di stoltezze e d'iniquità (pare che molti, -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -troppi Italiani se ne siano scordati), eretto, in pieno -secolo XIX, a sistema di governo, per eccellenza conservatore, -e a cui non mancarono neppure interpreti -teorici più sfrontati, lo Haller nella <i>Restaurazione -della scienza politica</i>, il Canosa nell'<i>Esperienza -ai Re della terra</i>, Monaldo Leopardi, il padre del -poeta, nei <i>Dialoghetti sulle materie correnti nel -1831</i>, e parecchi altri. -</p> - -<p> -Il paese era prostrato senza più nè fiducia, nè -energia, nè speranze. Gli esuli invece numerosissimi -s'agitavano, ed ora principia la serie dei tentativi -rivoluzionari, organizzati dal di fuori e che -non trovano dentro se non consensi spicciolati dei -più arrischiati, dei meno in cervello, dei meno atti -e veder chiaro e a riferire giustamente, o peggio -ancora, di coloro che pescano nel torbido per professione; -un quissimile delle proscrizioni e dei ritorni -guelfi e ghibellini dei nostri Comuni medievali. -</p> - -<p> -Notiamo intanto. — Anche l'insurrezione della -Guardie Civiche di Romagna nel 1832 ha un carattere -iniziale di semilegalità, perchè si mossero richiedendo -l'esecuzione delle promesse del Bernetti, -quel burlone dall'<i>êra novella</i>, e se all'ultimo intonarono -nei loro bivacchi e nella breve pugna di -Cesena il <i>Ça-ira</i> e la <i>Carmagnola</i>, reminiscenze -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -giacobine, fu l'immanità della repressione, che dimostrò -non esservi possibilità d'intesa col Papa ed -i suoi ministri. -</p> - -<p> -Ma, in mezzo a questo pandemonio di congiure, -di promesse non mantenute, d'invasioni straniere -e di brigantaggio organizzato, non è men vero che -un'opinione moderata va spuntando, il proposito di -opporre il bene al male, di mettere tutto il torto -dalla parte del governo, di appellarsi all'opinione -pubblica liberale, che dopo il 1830 va sempre più -slargandosi e imponendosi in tutt'Europa, e di forzarla -a metter riparo a tante enormezze. Contemporaneamente -però, e appunto in quest'anno 1832, -Giuseppe Mazzini fondava la <i>Giovine Italia</i>, il -cui programma era l'azione immediata, e un determinar -tutto <i>a priori</i>, l'unità nazionale, la repubblica -come forma di governo, l'insurrezione popolare, -come mezzo a conseguir l'una e l'altra, e -persino una riforma educativa e religiosa, contenuta -nella sua celebre formola: <i>Dio e Popolo</i>, ed ecco -una nuova ragione di dissenso e di contrasto fra i -liberali. -</p> - -<p> -Ormai è tempo però di non giudicar più tali -dissensi e contrasti solo dalla riuscita e di sollevarsi -ad una critica più giusta, che tenga conto -delle condizioni d'allora e soprattutto veneri, come -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -merita, tutta questa forte generazione d'uomini, -che fra tante ruine non disperò mai, non si accasciò -mai sull'orma sua, ma lottò tenacemente e -sempre, e quante volte cadde rovesciata, altrettante -si rialzò e riprese a combattere, variando arme, -propositi, ed anche moltiplicando colpe ed errori, -se si vuole, ma senza contar mai le vittime, delle -quali aveva seminata la via. -</p> - -<p> -La propaganda mazziniana trovò in Romagna -molti aderenti; in Bologna assai meno allora e -dopo. Allora poi le nocquero soprattutto le due imprese -tentate in Piemonte e in Savoia nel 1833 -e 34, che parvero e sono veramente d'una supina -e colpevole inanità e giovarono non poco alla reazione, -la quale, diffidando sempre delle giovanili -velleità di Carlo Alberto, voleva, secondochè bucinavasi -nelle congreghe del sanfedismo piemontese, -far assaggiare anche a lui <i>sangue di liberali</i>. -</p> - -<p> -Scorse così qualche anno. Fra il 1837 e il 38 -Austriaci e Francesi se n'andarono di nuovo. Al -Papa rimanevano gli Svizzeri e qualche reggimento -indigeno, ma la sua difesa migliore e più fida gli -parevano i <i>Centurioni</i>, le spie e la polizia, che -erano tutt'uno. Mazziniani e liberali si riscossero. -A Bologna capitò Carlo Poerio, nome divenuto poi -famoso, e s'ebbe da esso contezza di gravi rivolgimenti -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -prossimi a scoppiare nel regno di Napoli, -ov'erano, diceva (parlando a nome del Mazzini), armi -pronte, animi disposti ad ogni estremità, tremila -Calabresi, ai quali bastava un cenno per muoversi -in aiuto d'altre provincie italiane, che insorgessero, -e persino si faceva assegnamento su buon nerbo di -Albanesi, gente manesca e ardente di combattere -per l'Italia. -</p> - -<p> -In questo emissario mazziniano, che profetizza -tali miracoli, chi riconoscerebbe il Poerio moderato -e cavouriano del 1860? Anche fra i compromessi -mazziniani del 33 in Piemonte c'è Vincenzo Gioberti, -e chi direbbe che sette od otto anni dopo -scriverà il <i>Primato</i>? Ma sono appunto questi trapassi, -queste variazioni, queste gradazioni, che danno -impronta così originale e così sincera al movimento -rivoluzionario, segreto e palese dell'Italia, e a biasimarli -o lodarli col senno del poi si può fare dell'inutile -polemica retrospettiva, ma non si penetra -nell'intima psicologia di questa storia. -</p> - -<p> -Non tutti a Bologna aggiustarono fede alle promesse -del Poerio, nè tutti le giudicarono d'egual -valore, specie quel soccorso degli Albanesi, che parve -alquanto fantastico; nondimeno, per non perdere -un'occasione, se mai era, un comitato rivoluzionario -si riordinò nel 1840. Avrebbe voluto essere indipendente -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -del tutto dalla direzione mazziniana, pure -temendo che coll'ignorare ciò che tramava la <i>Giovine -Italia</i>, accadesse di disgregare le forze, la -nuova cospirazione s'accontò con alcuni, che ancora -aderivano in tutto al Mazzini, e formò con essi un -cosiddetto <i>Comitato d'azione</i>, il quale cercò relazioni -e aderenze con Ferrara, le Marche, Roma e la -Toscana. Si aspettava il segno da Napoli, ma Napoli -non si moveva, anzi pareva ora aspettarlo essa dallo -Stato Romano. In queste incertezze si preparava -alla meglio l'azione, riunendosi i cospiratori in una -villa vicina a Bologna, ove tra i più impazienti -era Luigi Carlo Farini, che sfidando mille pericoli -accorreva nottetempo e a cavallo da Ravenna, e -prima che albeggiasse ripartiva. -</p> - -<p> -È il caso di ripetere anche qui: chi indovinerebbe -in questo audace e romantico cospiratore il -futuro storico dello <i>Stato Romano</i>, così severo alle -vecchie cospirazioni politiche, ed il futuro dittatore -delle provincie emiliane nel 1859? -</p> - -<p> -Del suo mutamento molti scrittori repubblicani, -Aurelio Saffi fra gli altri, gli fanno acerbo rimprovero; -ma perchè? Non mutò anche il Saffi, di moderatissimo -divenendo Triumviro della Repubblica -Romana e rimanendo poi sempre uno dei più onorati -e solitari epigoni della fede mazziniana? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -Non c'è di peggio della passione politica per far -confondere il criterio della fazione con quello della -storia anche negli animi più retti. -</p> - -<p> -Allora il Farini era dunque fra i più insofferenti -d'indugi e per romperli con qualche probabilità di -riuscita e chiarirsi del vero, il Comitato spedì a -Napoli segretamente il conte Livio Zambeccari, bolognese, -fervido e coraggioso uomo, ma ahimè! il -più disposto da madre natura a pigliar lucciole per -lanterne. Scelto bene il referendario! -</p> - -<p> -Queste le condizioni delle Romagne dal 1832 al -principio del 43; questo il paese, nel cuore del -quale era stato mandato ad esercitare il suo ministero -di pace e di misericordia Giovanni Maria -Mastai-Ferretti, vescovo d'Imola. Ora, che uomo -era esso? quale la sua vita insino allora? e che -parte era la sua fra gli oppressi e gli oppressori? -</p> - -<p> -Più che mai ci troviamo collocati ora, o Signore, -fra la storia e il libello, fra la satira e il panegirico; -fuoco nascosto sotto la cenere ingannatrice, -direbbe il poeta latino, su cui bisogna camminare -con precauzione. Un gran santo, un gran genio fin -dalla culla, ne fanno alcuni; un bimbo nato col -bernoccolo d'ogni scelleratezza, ne fanno altri; frottole, -leggende l'una e l'altra versione; nè per conoscer -l'uomo è mestieri in questo caso (come in -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -quasi tutti gli altri del resto) pigliar le mosse così -di lontano. -</p> - -<p> -Il conte Giovanni Mastai era un nobile di provincia, -nè molto ricco, nè di molto antica data. -Apparteneva a rispettabile famiglia di Sinigaglia, -in cui nel secolo XVI era entrata sposa una Garibaldi; -scoperta atavistica, che a qualcuno pare molto -notevole; a me no. Il padre, il conte Girolamo, era -un galantuomo; la madre, la contessa Caterina, una -signora pia, virtuosa e bellissima. Giovanni Maria -fu l'ultimo de' suoi nove figliuoli; studiò nel Collegio -degli Scolopi a Volterra. Ne uscì, perchè epilettico, -terribile malattia, dalla quale guarì cogli -anni e coi viaggi, ma gli lasciò sempre uno strascico -di eccitabilità, di emottività subitanea e mutevole, -«di nervosa passione», come dice il Farini, -storico e medico, accennando a spiegare con -questo, e forse con ragione, non poche delle ulteriori -vicende di Pio IX. Tali in realtà l'infanzia -e l'adolescenza del Mastai. -</p> - -<p> -La sua precocità negli studi, la sua vena poetica, -che prendeva a soggetto talvolta le battaglie -napoleoniche, i suoi mirabili progressi, che facevano -andare in solluchero i maestri, i quali lo -compensavano di corone accademiche, profetando fin -d'allora ben altre corone all'alunno promettentissimo, -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -sono le solite frasche dei panegiristi, siccome -altri aneddoti, relativi alla sua giovinezza e coloriti -poco meno che col pennello di Svetonio, quando -narra le amenità dei dodici Cesari, sono ignobili -fanfaluche o amplificazioni dei detrattori. -</p> - -<p> -Tornato alla sua Sinigaglia nel 1809, vi si fermò -fino alla ristaurazione di Pio VII. Giovine, malaticcio, -distratto quindi per necessità da studi troppo -intensi, è naturale che abbia sentito e vissuto da -giovine. -</p> - -<p> -È il tempo che la vita italiana, su cui è passato -il soffio della Rivoluzione Francese, sta trasformandosi -profondamente; è il tempo, che la -leggerezza arcadica sta cedendo il posto alla sentimentalità -preromantica; è il tempo, che i nostri -vecchi cicisbei e cavalieri serventi sono sulla via -di trasformarsi in Oberman, in Werther, in Iacopo -Ortis, in Renato. -</p> - -<p> -A queste variazioni la gioventù è sensibilissima -e tanto più la gioventù d'una piccola città di provincia, -la quale naturalmente le esagera con poca -misura di buon gusto sin nelle mode e nelle fogge -esteriori. Non trovo nulla di strano quindi che il -giovine Mastai si lasciasse crescere le chiome e le -rabbuffasse con una certa premeditazione, che portasse -una polacchetta grigia cogli alamari neri, un -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -berretto rosso, pantaloni screziati di colori vistosi, -un cravattone sventolante, gli sproni agli stivali, -un giardino alla bottoniera e un eterno sigaro in -bocca, come il <i>Giovinetto</i> del Giusti, e che questo -insieme di figurino, il quale oggi parrebbe un sintomo -di mattoide (ogni tempo ha i suoi sintomi), -allora invece solleticasse dolcemente le fantasie e -i cuori delle sensibili fanciulle di Sinigaglia. Non -trovo nulla di strano quindi che fra le più commosse -a veder caracollare per le vie sopra un focoso -destriero un tal tipo d'arrischiata eleganza locale, -sia dato nominare una Lena popolana, che lo amò -sul serio e a cui non fu fedelissimo, una principessina -Elena Albani, che, per esemplare castigo del -volubile Mastai, prima gli preferì un asino d'ussaro, -ma autentico, poi andò sposa a un signorone -di Milano, e lo piantò in asso, nonostante le pittoresche -combinazioni del suo abbigliamento, e finalmente -ch'egli tentasse consolarsi di questo abbandono -con una Morandi-Ambrogi, piccola deità di -palcoscenico, e giuocando al pallone sulle mura -di Sinigaglia, o al bigliardo in qualche losca e -affumicata stamberga di caffè ed in non troppo -edificante compagnia, che allarmava la buona famiglia -Mastai, una famiglia di schietti codini (checchè -se ne sia detto), perchè il rivoluzionario ed -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -esule del 31, di nome Pietro, che molti citano e -che per campare onestamente la vita faceva il lustrascarpe -a Ginevra, non era niente affatto fratello -di Pio IX, bensì un conte Ferretti, suo lontano -parente. -</p> - -<p> -Le abitudini, gli atteggiamenti, le mode e le -piccole avventure del Mastai sono cose insomma di -tutti i tempi e di tutti i luoghi e che si possono -narrare d'ogni giovine, che non sia uno schietto -imbecille, ed abbia un temperamento vivace, e tanto -più d'un giovine, com'era senza dubbio il Mastai, -indole gioviale e affettuosa, ma forse in fondo infelice -per l'orribile malattia, che l'affliggeva, e -bisognoso di sbattersi un po' di dosso la malinconia. -</p> - -<p> -Nè ciò impedisce, anche se ebbe allora misteriosi -contatti (possibilissimi, ma non provati di certo) -con qualche inferraiuolato framassone, nè ciò impedisce, -dico, che tramutatosi a Roma a cercar -fortuna al seguito dello zio, monsignor Paolino Mastai, -e trovatosi in tutt'altro ambiente, prima s'accodasse -a quel prelatume mondano, ultimo avanzo -degli eleganti abati settecentisti, la più comune -forma del cicisbeismo romano, poi l'ascetismo sincero -della madre ripigliasse il disopra nell'indole -del giovine Mastai e finalmente che l'influenza e -la protezione di Pio VII facessero il resto, spingendo -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -l'estrema emottività di lui in tutt'altra direzione -da quella di prima. -</p> - -<p> -Tuttociò è naturalissimo e sono inutili tutti gli -sforzi dei libellisti a complicare romanzescamente -e a colorire sinistramente questi primordi assai semplici -e chiari del Vescovo d'Imola e di Pio IX, -siccome sono superflui, mi pare, gli sforzi dei panegiristi -fanatici a dissimularli e negarli. -</p> - -<p> -Si narra che da prima tentasse entrare nelle -Guardie Nobili del Papa e che risaputosi della sua -infermità, il comandante, principe Barberini, non -lo volesse ammettere. Erano gli ultimi guizzi degli -antichi ardori cavallereschi, e si spensero così! -Oramai l'ultima sua speranza erano il sacerdozio e -la prelatura, quest'ultima la gran via degli onori -e della fortuna nella Roma d'allora. Ma il Mastai, -sempre più infervorato di idee religiose, cominciò -bene la sua carriera, offrendosi ad un modestissimo -ufficio di carità pei poveri orfani dell'ospizio di -<i>Tata Giovanni</i> (Papà Giovanni vuol dire, in dialetto -romanesco), un ricovero fondato già da un povero -muratore, che si chiamava Giovanni Borghi. -</p> - -<p> -In quella vita di sagrificio e di abnegazione operosa, -la sua salute migliorò notabilmente, siccome -gli avea presagito Pio VII, i cui incoraggiamenti -ve l'avevano spinto, ed il giovine Mastai, ammiratore -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -devoto di questo Papa, che le violenze di Napoleone -aveano circondato d'un'aureola di santità -e di martirio, ebbe il presagio in conto di profezia -e di miracolo, e si fece prete. -</p> - -<p> -Com'è di tutte le nature ardenti e impulsive (ed -il Mastai certamente lo era) ben presto le quattro -mura dell'ospizio di <i>Tata Giovanni</i> gli parvero -anguste alla nuova energia morale, risvegliatasi in -lui, e gli sorrise un più vasto campo di lotta, la -predicazione, la missione evangelica in terre di barbari -e di idolatri ed, occorrendo, la persecuzione e -il martirio. Si provò prima, come oratore sacro, -nella chiesetta dell'ospizio, poi dinanzi a pili vario -uditorio in San Carlo al Corso, ed il successo non -fu nè piccolo, nè grande. Pure si parlò di lui e -qui viene a collocarsi nella sua vita un aneddoto -singolare e che allo studio dell'uomo, qual era, -importa non poco. -</p> - -<p> -Una delle ultime forme delle <i>Sacre Rappresentazioni -medievali</i>, dalle quali ebbe origine il teatro -moderno, e che più specialmente si riattacca, mi -pare, a quelle, che nella magistrale opera del D'Ancona -su questo argomento, sono dette i <i>Contrasti</i>, -era un genere di predica popolare, fatta per lo più -sulle piazze e di cui si valevano i missionari, la -qual predica si faceva in due o tre contemporaneamente, -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -disputando fra essi in una specie d'azione -dialogizzata fra un dotto e un ignorante, fra un -peccatore indurito e il prete, che vuol convertirlo, -e via dicendo. Or bene, il cardinale Testaferrata, -vescovo di Sinigaglia, volle nel 1822 organizzare -una di tali rappresentazioni in quella città e (caso -o disegno che fosse) nella compagnia dei Missionari, -colà spedita, fu scritturato il Mastai. Pochi -anni prima Sinigaglia l'avea conosciuto, come dissi, -sotto ben altre spoglie e ben altre sembianze. Rivederlo -ora sul trespolo dei missionari, accanto a -un gran crocifisso, sotto la zimarra del prete; udirlo -esortare e minacciare i peccatori colla voce tremula, -il gesto agitato, lo zelo, la passione d'un -apostolo, in cui gli uditori subodoravano la contrizione -d'un convertito, produsse un effetto incredibile, -e qui pure la malevoglienza ha intrecciato -leggende d'ogni fatta: bische e taverne invase a -furor di popolo: sante Terese in estasi; Maddalene, -penitenti, innamorate, impazzate. A noi basta notare -l'antitesi drammatica significantissima anche -in questo episodio della vita del Mastai. -</p> - -<p> -Ne segue un altro nel 1823 di ben più vaste -proporzioni: una sua missione mezzo tra diplomatica -e apostolica al Chilì. Non più ora la modesta -piazza d'una città delle Marche, ma un più vasto -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -orizzonte s'apre dinanzi alla fantasia del giovine e -del prete: l'Oceano infinito, i monti mostruosi, la -vegetazione dei tropici, selvaggi da convertire alla -fede, repubblichette ringhiose e sanguinarie da ammansare, -e, chi sa? forse il trionfo, forse invece -la schiavitù, il martirio! Capo della missione era -un monsignor Muzi, vescovo <i>in partibus</i> e compagno -al Mastai un prete Sallusti, che ha narrato il -viaggio in quattro grossi volumi, illeggibili veramente, -nonostante che il viaggio fosse in realtà disastrosissimo, -e i rischi corsi, e i patimenti sofferti -non pochi nè lievi. Tutto però si riduce a mal di -mare, tempeste, quarantene, nulla di molto romanzesco, -voglio dire, nè come missione apostolica, perchè -non si sa d'alcun idolatra convertito dall'eloquenza -del Mastai, nè come missione diplomatica, -perchè non si sa d'alcun importante negoziato condotto -a termine da monsignor Muzi. -</p> - -<p> -Ad ogni modo un immenso viaggio (di cui è certo -esistere una narrazione scritta dallo stesso Mastai, -ma ancora inedita e sconosciuta da tutti) un immenso -viaggio per quei tempi da Roma a Santiago -e da Santiago a Roma, ove furono di ritorno nel -1825, e trovarono morto da tempo Pio VII e succedutogli -il Della Genga col nome di Leone XII, -per fortuna del Mastai assai benevolo a lui. Difatto -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -lo nominò tosto Presidente dell'Ospizio di -San Michele, asilo di vecchi e penitenziario di donne, -in cui il Mastai, quanto era stato tenero, indulgente, -pietoso nell'ospizio di <i>Tata Giovanni</i>, altrettanto -si mostrò orgoglioso, severo, inflessibile; -contraddizione singolare, che anch'essa dice non -poco dell'indole dell'uomo e di parecchie sue gesta -future. Due anni dopo era nominato Arcivescovo di -Spoleto, ed ivi è il suo primo contatto colla Rivoluzione -Italiana. -</p> - -<p> -Dissi già che la Rivoluzione Bolognese del 31 -avea spinte le sue squadre, sotto il comando del -Sercognani, vecchio soldato di Napoleone, sino ad -Otricoli. Non osò correre su Roma e si fermò dinanzi -a Rieti, dove Gabriele Ferretti, un vescovo -con atteggiamenti guerreschi alla medio evo e che -fu poi Segretario di Stato di Pio IX, stava con -bande armate sugli spaldi della città. Il Sercognani -retrocedette sino a Spoleto ed ivi l'arcivescovo Mastai -riescì a disarmare e sciogliere le truppe del -Sercognani. -</p> - -<p> -È d'uopo sceverare ancora la leggenda dalla realtà. -C'è chi ha dipinto il Mastai in questa occasione un -politico sopraffino e senza scrupoli, che fa di Spoleto -la Capua del Sercognani e dopo averlo ammollito -nelle delizie e versandogli l'oro a piene mani, lo -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -induce a disarmare e sciogliere le sue truppe, le -quali alla spicciolata, credendo ridursi alle proprie -case con un salvacondotto, cascano invece in mano -agli Austriaci, che s'avanzavano a grandi giornate -da Bologna ed Ancona. C'è invece chi ha dipinto -il Mastai, come già intinto di pece rivoluzionaria -e amoreggiante coi liberali, laonde poi sarebbe caduto -in disgrazia di Gregorio XVI e tramutato ad -Imola. Quanto all'oro intascato dal Sercognani, parli -per questo povero soldato la sua fine. È morto esule -e miserabile in uno spedale di Parigi. Quanto all'arcivescovo -Mastai, la sua condotta in quel frangente -non merita: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Ni cet excès d'honneur, ni cette indignité.</i></p> -</div> - -<p> -Dinanzi ai primi subbugli di Spoleto egli si era -prudentemente allontanato. Tornò, perchè il Governo -Pontificio avea messo nelle mani di lui anche il -potere civile e allora si conformò pienamente a quello -che aveva fatto il cardinale Benvenuti colla capitolazione -d'Ancona. Il Sercognani, cioè, che retrocedeva -da Rieti, sapendo già della capitolazione di -Ancona e dell'intervento austriaco, capitolò esso -pure nelle mani del Mastai. Che colpa ebbero il -Mastai e il Sercognani, se la capitolazione fu disdetta? -Tuttociò si vede chiaro nelle lettere del -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -Mastai al Bernetti e al Benvenuti, che sono pubblicate, -e da esse risulta soltanto che il Mastai fu -mite ed onesto fra tanta gente senza onore e senza -pietà. È molto; ma non è quello che amici e nemici -si sono piaciuti d'immaginare! -</p> - -<p> -Ed ora torniamo ai cospiratori di Bologna, che -lasciammo nella primavera del 43, aspettanti per -muoversi l'annunziata rivoluzione di Napoli, dove -avevano spedito per informarsi il conte Livio Zambeccari. -</p> - -<p> -Figlio d'un areonauta, che, dopo prove e riprove, -s'era accoppato precipitando, come Icaro, dal cielo, -mentre stava cercando il punto d'appoggio nell'aria -e la direzione dei palloni volanti, nel conte Livio -s'era travasato non poco del fantastico genio del -padre. Emigrato nel 21, cavaliere errante di repubblica, -prima in Ispagna, poi nell'America meridionale, -appena tornato, s'era rimesso all'opera rivoluzionaria, -nella <i>Giovine Italia</i>. Spedito ora a -Napoli dal Comitato bolognese, scriveva tosto colà -mirabilia, assegnando persino il giorno che la rivoluzione -sarebbe scoppiata, cioè l'ultimo di luglio, -festa di Sant'Ignazio. Non gli fu creduto! E poichè -trovavasi in Bologna a quei giorni, sotto finto -nome, il Ribotti, esule nizzardo, partecipò tanto -egli stesso, uomo di grande ardire e di buon ingegno, -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -ai dubbi che tormentavano il Comitato sulla -veracità di quelle asserzioni, che si profferse d'andare -in persona ad accertarla. -</p> - -<p> -Intanto però il Governo Pontificio era già sull'intesa -e, per cominciare, fece accerchiare da birri -e soldati la villa, in cui dimoravano i fratelli Pasquale -e Saverio Muratori, principalissimi fra i -congiurati. Essi scamparono colle armi in mano, e -messa insieme una <i>guerriglia</i> cui si unirono altri -usciti da Bologna (non tutti purtroppo brava e onesta -gente, com'erano i fratelli Muratori), presero a -Savigno la via dei monti, batterono a Castel del -Rio una squadra di Papalini, e quindi aiutati da -Don Verità, prete di Modigliana, dal Montanelli e -da altri amici di Toscana, poterono finalmente raggiungere -il mare, imbarcarsi e rifugiarsi in Corsica. -</p> - -<p> -Svanita ogni speranza d'un moto napoletano, benchè -in realtà una preparazione vi fosse stata in -Malta, iniziata da Nicola Fabrizi e mezzo secondata -e mezzo avversata dal Mazzini (il che spiega -le illusioni del povero Zambeccari), svanita, dico, -ogni speranza d'un moto napoletano, il Ribotti, tornato -a Bologna e per sfruttare il fermento, che durava -ancora vivissimo dopo il tentativo dei fratelli -Muratori, ne pensò un altro, più rischioso ancora, -se possibile, in Settembre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<p> -Villeggiavano tra Imola e Castelbolognese tre -cardinali, l'Amat, il Falconieri e Giovanni Maria -Mastai, creato già Cardinale da Gregorio XVI fino -dal 1840. Parve al Ribotti da tentare un bel colpo: -sorprendere i tre <i>Eminentissimi</i>, sostenerli in ostaggio, -ribellare quindi le Romagne, le Marche e -l'Umbria e marciar dritti su Roma. Detto e fatto. -L'8 settembre 1843, a notte chiusa, aduna al ponte -di Savena, presso Bologna, un duecento compagni, -armati alla meglio, alla peggio, e s'incammina verso -Imola. Dovevano per via trovare altri aiuti e nessuno -comparve. A Imola silenzio sulle mura e porte -sbarrate. A Castelbolognese lo stesso. Nella villa, -che accoglieva i tre Cardinali, la gabbia aperta -(come s'esprime in certe sue <i>Memorie</i> uno dei congiurati) -e i tre <i>cardellini</i> volati via. -</p> - -<p> -Non per questo il Ribotti si perse d'animo. -Sbandati i suoi compagni, cercò altre trafile rivoluzionarie -(ce n'erano tante!), si provò quasi da solo -di sommuovere Ancona e le Marche, osò penetrare -sino in Roma: figura arditissima di cospiratore, -cui fa riscontro in questi moti del 43 quella di -Felice Orsini, che apparisce ora per la prima volta -nel dramma tenebroso delle cospirazioni politiche -romagnuole, e vi dovea poi acquistare purtroppo -così terribile celebrità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -</p> - -<p> -Il Governo infierì con Commissioni di sanfedisti -spietati, nelle quali è rimasto infame il nome d'un -colonnello Freddi, che le presiedeva, e colpì di -morte, di galera, di esilio un numero grandissimo -di persone, mescolando ad arte nei giudizi e nelle -sentenze i patriotti coi colpevoli di delitti comuni. -</p> - -<p> -Nei tentativi dell'anno dopo, 1844, si compromisero -il Galletti, che fu poi Ministro di Pio IX, -Pompeo Mattioli ed altri, gettati tutti in Castel -Sant'Angelo, mentre dall'estremo della Calabria -giungeva l'eco della tragedia dei fratelli Bandiera, -pietosa tanto, che il Mazzini fece di tutto per togliersene -di dosso ogni responsabilità. -</p> - -<p> -Contuttociò non un anno, come vedete, passava -nelle Romagne senza che il fermento rivoluzionario -in un modo o nell'altro si provasse a prorompere. -</p> - -<p> -Il moto però, che seguì nel 1845, mentre per -certi rispetti somiglia a quello del 1832, ha tuttavia -un carattere tutto suo e che lo distingue così -dai tentativi antecedenti, come dai posteriori di -pura derivazione mazziniana. -</p> - -<p> -Dissi già del <i>Memorandum</i> delle cinque Potenze -per indurre a riforme il Governo Pontificio. Rimasto -lettera morta, i cospiratori del 1845 lo ripresero a -loro insegna, sperando così propiziarsi l'Europa e -indurla con essi in una specie di morale complicità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<p> -L'idea in sè non val molto, ma indica però che -l'inutilità degli sforzi tentati sino allora avea generato -negli animi una reazione e che anche fra gli -accecamenti delle cospirazioni un'opinione moderata -s'andava formando, come ho già fatto notare, -la quale sentiva, se non altro, la necessità di spinger -gli occhi al di là delle chiuse muraglie delle sètte. -</p> - -<p> -Di qui il <i>Manifesto di Rimini</i>, opera di Luigi -Carlo Farini (lo stile lo dice) in collaborazione col -Montanelli, con le parole rimaste celebri: «Non -è di guerra lo stendardo, che noi inalziamo, ma di -pace, e pace gridiamo e giustizia per tutti e riforme -di leggi e garanzia di bene durevole.... Preghiamo -e supplichiamo i principi a non volerci -trascinare alla necessità di addimostrare che quando -un popolo è abbandonato da tutti e ridotto agli -stremi, sa trovare salute nel disperare salute.» -</p> - -<p> -Con questo programma, che parlava ai sordi, si -sollevò in Rimini Pietro Renzi nel Settembre del -1845, ma alla sollevazione di Rimini, finita subito, -non rispose che un ardito combattimento di -Pietro Beltrami e di Raffaele Pasi alle Balze e poi -tutti scamparono in Toscana, il <i>refugium peccatorum</i> -d'allora, come lo chiamava Massimo d'Azeglio. -</p> - -<p> -Fra i propositi riformisti d'una opinione politica -moderata e queste audaci e frammentarie prove di -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -sommossa a mano armata v'ha una contraddizione -palese ed è quello che si studiò di persuadere a -tutti Massimo d'Azeglio, viaggiando ora a piccole -giornate e raccogliendo poi la sostanza delle sue -osservazioni e dei suoi consigli nel celebre opuscolo, -che intitolò: <i>I casi di Romagna</i>, ammonimento -d'amico ai cospiratori, requisitoria terribile contro -il Governo Pontificio, e portavoce, sto per dire, di -tutta quell'aperta, libera e pubblica cospirazione -letteraria, di cui l'opuscolo del D'Azeglio è l'ultimo -atto e il più pratico, perchè non foggia e non -architetta sistemi storici o disegni politici, bensì -espone fatti e accusa e difende persone. Vi si sente -però l'eco della scuola romantica e liberale lombarda, -come di chi, frapponendosi fra oppressi ed -oppressori, consiglia ai primi la rassegnata, ma operosa, -pazienza manzoniana, ed intima ai secondi il: -«<i>Dio vi ha abbandonati e non vi temo più</i>» del -Padre Cristoforo a Don Rodrigo. -</p> - -<p> -Dal 1820 al 1848 la letteratura italiana è tutta -una vasta cospirazione politica, che inspira, accompagna, -modera ed eccita il sotterraneo lavorìo delle -sètte, prorompente di quando in quando nelle sommosse. -Dopo il 1840, questa letteratura, seguendo -il moto sempre crescente dell'opinione pubblica liberale -europea, si scioglie come può e dove può dal -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -sottinteso, dall'allusione, dall'anfibologia e affronta -alla scoperta il problema della redenzione della patria, -facendo sì che la questione italiana esca fuori -dall'ombra e s'imponga da sè ai pensieri degli -uomini, contrari o favorevoli, che siano. Più la crisi -s'approssima e più questo carattere apertamente -politico e militante della letteratura italiana si determina -nella lotta ancora tutta ideale di due scuole -diverse, che già si trovano a fronte: da un lato il -<i>Primato</i> di Vincenzo Gioberti, cattolico, federale, -monarchico, neoguelfo e romantico schietto, e dietro -a lui le <i>Speranze d'Italia</i> di Cesare Balbo, la -<i>Nazionalità Italiana</i> di Giacomo Durando, la <i>Sovranità -temporale dei Papi</i> di Leopoldo Galeotti, -i <i>Pensieri d'un Lombardo</i> di Luigi Torelli, i -<i>Casi di Romagna</i> di Massimo d'Azeglio; dall'altro -Giuseppe Mazzini, non cattolico, ma mistico, -non federale, ma unitario, non monarchico, ma repubblicano, -e a lui più aderenti, benchè con parecchie -diversità, il Cattaneo e Giuseppe Ferrari. -</p> - -<p> -Dalla scuola del Gioberti esce il partito riformista, -il primo cioè che si esperimenterà nell'azione, -quando questa, mercè dell'umile <i>Vescovo d'Imola</i>, -uscendo dai libri e dalle sommosse, incomincierà -su di un campo che può dirsi nazionale davvero, e -diverrà ben presto europeo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<p> -Tale svolgimento del pensiero politico italiano e -la conseguente formazione dei partiti, che io accenno -di volo, ed è assai bene esposto in un libro -recente di Agostino Gori, si toccano con mano nei -<i>Ricordi</i> di Marco Minghetti e per quel poco o -molto che ne trapassa nel <i>Vescovo d'Imola</i> e serve -a creare il <i>Pio IX del 1846</i>, nulla è più suggestivo -e d'un realismo artistico, che meglio ricostruisca -scena, ambiente, e ci faccia quasi veder -l'aspetto e riudir le voci dei personaggi, del libro -bellissimo, in cui il mio amico, Pier Desiderio Pasolini, -ha raccolte le <i>Memorie</i> di suo padre. -</p> - -<p> -Il Mastai, liberale di vecchia data, e di cui Gregorio -XVI avrebbe detto: «in casa Mastai è Carbonaro -persino il gatto,» è un'invenzione dei glorificatori -ad ogni costo di Pio IX ed una calunnia -dei Gregoriani, trasformazione questi ultimi dei -Vecchi Sanfedisti e Centurioni Pontifici, che i primordi -del pontificato di Pio IX avevano sgominati -ed a lui erano fieramente nemici. A Spoleto nel -1831 il Mastai non aveva inferocito. A Imola (ed -era noto) s'addolorava dei delitti orrendi e della -più orrenda impunità dei <i>Centurioni</i> papalini, e -ciò bastava, se non era di troppo, per farlo passare -a Roma per settario e per liberale. Se ne ha la -prova in alcune lettere di lui dirette a monsignor -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -Polidori e pubblicate alcuni anni fa dal conte Paolo -Campello. «Si è procurato, scrive il Mastai nell'agosto -del 1834, di dipingermi in Roma come un -vescovo poco meno che liberale.» E, alludendo a -Spoleto, soggiunge con amarezza: «le impertinenze, -che ho ricevuto dai cosiddetti Papalini, è certo che -non le ho ricevute dai liberali nella quaresima del -1831: questo argomento, se lo esternassi a certa -classe di Papalini, sarebbe bastante a farmi divenire -poco meno che un M.<sup>r</sup> Grégoire.» Dal contesto -della lettera si vede chiaro che le accuse muovono -dai <i>Centurioni</i> e dai loro capi, i quali, per quanto -il Mastai dissimuli, esso disprezza come meritano, -concludendo: «in mezzo a queste tempeste di fanatismo -mi sento tranquillo!» Notevolissimo è -pure il brano seguente d'una lettera scritta al Polidori -nel novembre del 1845, due mesi dopo la -sommossa di Rimini, informandolo d'un conciliabolo -fra i Cardinali Legati di Bologna, Ferrara e -Ravenna. «La mia politica, scrive, non ha oltrepassato -l'<i>a</i>, <i>b</i>, <i>c</i> e per conseguenza giudico con questi -soli primi elementi, e dico che un tal congresso darà -a chiacchierare, senza che se ne possa ottenere risultati.» -E chiude con un testo latino, il quale significa: -«se Dio non ci aiuta lui, non sarà sicuramente il -congresso dei tre Eminentissimi, che ci salverà!» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -Un certo lievito d'opposizione traspare, non v'ha -dubbio, da queste parole, e pel solo fatto di non -essere un malvagio, come gli altri, uno scoramento -malinconico, un sentirsi solo, isolato, impotente a -fare un po' di bene, come avrebbe desiderato, e circondato -dal sospetto, dalla diffidenza e dallo spionaggio. -</p> - -<p> -È appunto in questo momento ch'egli si lega di -tanta intrinsichezza colla famiglia dei Pasolini e -s'intende bene in quale precisa disposizione di -spirito. -</p> - -<p> -Quella vecchia villa di Montericco presso Imola, -ove i Pasolini abitavano, si capisce quindi che a -poco a poco dovea diventare pel cardinale Mastai -un asilo, un rifugio, un riposo, in mezzo alle tante -tristezze e iniquità, fra le quali gli toccava di vivere. -Colà trovava un giovine signore, indipendente -affatto per la sua alta condizione sociale, pei suoi -principii religiosi, per le sue opinioni liberali, per -le qualità del suo ingegno e del suo carattere, così -da ogni timore del Governo, come da ogni vincolo -settario (caso raro in Romagna a quel tempo) ed al -suo fianco una gentildonna, giovanissima essa pure, -colta, pia, graziosa e tutta lieta della sua domestica -felicità, un vero raggio di sole in quel buio -della Romagna d'allora. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -</p> - -<p> -Nell'interno di quella casa, quale l'ha descritto -lo stesso Giuseppe Pasolini in una lettera a sua -nuora, «una semplicità, che sentiva d'austero e -pure non contrastava ai comodi della vita, un odore -di vecchio e di rispettabile passato e presente, una -solitudine senza vicini obbligati, una vita quieta, -ma operosa; modesta, ma non inelegante.» -</p> - -<p> -Il Cardinale, non volgare uomo e con educazione -ed istinti signorili, doveva sentirsi attratto dalla -genialità di quell'ambiente, che poi lo affidava d'una -lealtà d'amicizia e d'una onestà d'intenzioni, non -facilmente trovabili altrove da lui in quel momento. -Non nudrito di forti studi, nè abituato a scrutare -a fondo gli argomenti, che lo interessavano, ne discorreva -volentieri con un certo dilettantismo vago, -che, scontrandosi colla solida e varia coltura del -Pasolini e colla fresca, spontanea e simpaticissima -vivacità della sua gentile signora, se ne sentiva -come rinfrancato, e gli schiudeva nuovi orizzonti, -facendogli smettere quella nativa diffidenza di sè e -delle proprie forze, per cui, ad esempio, nello stesso -modo che al Polidori scriveva nel 45: «la mia -politica non ha oltrepassato l'<i>a</i>, <i>b</i>, <i>c</i>,» così ripeteva -ora al Pasolini: «ma già io non intendo un -<i>ette</i> di politica, e forse sbaglio.» Ciò a proposito -d'un tema, su cui era naturale che tornassero spesso, -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -la possibilità teorica e pratica d'un accordo fra il -progresso e la religione, fra la fede cattolica ed i -principii liberali, ed il contrasto fra le aspirazioni -del patriottismo italiano ed i metodi di governo -del Papa e dell'Austria, che rendevano necessario -cotesto orribile intreccio di sètte opposte le une alle -altre, di violenze, di sommosse, di castighi, di repressioni, -da cui non si vedeva un'uscita. -</p> - -<p> -Il Mastai era ora in quella medesima condizione -d'animo, in cui s'era trovato il cardinale Chiaramonti, -che fu poi Pio VII, suo predecessore appunto -nel Vescovato d'Imola e da lui venerato come -un santo, il quale in una sua Omelia del dicembre -1797, documento singolarissimo, volle con accesa -eloquenza dimostrare che i principii del Vangelo -non contrastavano a quelli della vera democrazia -e che si poteva benissimo essere buoni Cattolici -e buoni Repubblicani. -</p> - -<p> -Il Mastai non aveva forse tenuto dietro da studioso -allo svolgimento di questa dottrina di conciliazione, -che, ripresa dal romanticismo liberale del -1830, imprimeva ora un moto interiore d'opposizione -agli oscurantisti ed ai Gesuiti in tutto il giovine -clero e avea rappresentanti notevolissimi nella -scienza, nelle Università d'Europa e nella Chiesa, -apertamente professandola dalle cattedre e dai pulpiti -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -di Parigi l'Ozanam, l'abate Coeur, il Lacordaire, -il Ravignan, che il conte e la contessa Pasolini -dovevano aver ascoltati nei loro recenti viaggi, -come gli avea ascoltati il Minghetti, che viaggiava -appunto in Francia nel 1844. -</p> - -<p> -Il Mastai non avea forse, dico, tenuto dietro da -studioso allo svolgimento di questa dottrina, ma la -sentiva in fondo all'animo suo, come l'hanno sempre -sentita del resto gli stessi rivoluzionari italiani, -i quali dai Carbonari al Gioberti e al Mazzini non -hanno mai dissociata del tutto la tendenza spiritualista -e religiosa dalla loro azione politica. Si -andava ora più oltre. I libri del Gioberti e del Balbo -fondavano addirittura su quella dottrina i loro disegni -di redenzione della patria italiana, e così -d'uno in altro argomento di conversazione era facile -a Giuseppe e Antonietta Pasolini condurre sul difficile -terreno della politica il cardinale Mastai, il -quale, colla fantasia facilmente accensibile e infervorandosi -sempre più nei suoi lunghi e frequenti -colloqui con essi, finiva a deplorare commosso e -quasi piangente la condizione tristissima del presente -e ad augurare un migliore avvenire, che solo -un po' di buon senso, di mitezza e di giustizia cristiana -nel governo gli pareva dovessero bastare a -far conseguire. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -</p> - -<p> -Per confermarlo sempre più in queste idee, una -volta era il conte Giuseppe, che gli dava a leggere -il <i>Primato</i> di Vincenzo Gioberti, un'altra era la -contessa Antonietta, che gli prestava le <i>Speranze -d'Italia</i> di Cesare Balbo e gliene chiedeva un giudizio. -Da un altro amico il Cardinale aveva già -avuti i <i>Casi di Romagna</i> del D'Azeglio, e l'avea -ricambiato con un libriccino di devozioni. -</p> - -<p> -Per tal guisa la descrizione sincera dell'orribile -realtà presente, riconfermatagli appunto in quei -giorni dal fatto d'un <i>centurione</i> papalino, ferito a -morte in una rissa notturna e che gli era venuto a -cascare fra le braccia nella chiesa di San Cassiano, -mentre egli stava pregando, per tal guisa, dico, la -descrizione sincera dell'orribile realtà presente e le -speculazioni d'una filosofia politica, che augurava -una confederazione italiana, di cui fosse anima il -Papa e spada Carlo Alberto, si univano a preparare, -un po' affrettatamente, se si vuole, e come si vide -dappoi, nell'umile e impressionabile <i>Vescovo d'Imola</i> -il <i>Pio IX del 1846</i>, il quale per allora nel -salotto dei Pasolini, discutendo di quei disegni d'avvenire, -s'appoggiava impaziente ora su l'uno, ora -sull'altro dei bracciuoli d'un antico seggiolone, incerto -se le idee del Gioberti e del Balbo fossero -sogni o vaticinii, e talvolta fissava meditabondo e -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -lungamente un quadro, che appeso alla parete gli -stava dinanzi, un vecchio quadro, che rappresentava -Vittorio Amedeo III, re di Sardegna. -</p> - -<p> -Il 1º giugno 1846 Gregorio XVI morì. Nel primo -momento il governo temette al solito un casaldiavolo, -ma non fu nulla. L'opinione moderata ormai -avea fatto strada, ed i popoli si contentarono d'inviar -memoriali al Conclave chiedendo riforme. Parevano -necessarie ed urgenti, come abbiamo visto, -anche al cardinale Mastai, che tutto caldo delle -sue letture e dei suoi dialoghi coi Pasolini s'avviò -al conclave, riponendo nel baule i libri del Gioberti, -del Balbo e del D'Azeglio per offrirli al nuovo -Papa, circostanza che è narrata dal Balbo e che i -ricordi personali di Pier Desiderio Pasolini mi confermano -ora pienamente con altre particolarità, taciute -nel suo libro. -</p> - -<p> -Quanto a Giuseppe Pasolini, esso s'accomiatò dal -Vescovo d'Imola con queste solenni parole: «Io -non posso tacerle che in fondo al mio cuore sta -l'ardente speranza che dalla cattedra di San Pietro -ella possa promulgare e benedire quei principii che -tante volte abbiamo insieme discussi, e soddisfare -quei voti che sì spesso abbiamo concordemente innalzati -al cielo pel bene di tutta la Chiesa e per -quello di questa povera Italia.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -</p> - -<p> -A cui il Mastai rispose: «Caro Conte, il Papa -non sarò io; ma state tranquillo, e ditelo, ditelo -bene a vostra moglie; i libri, che mi avete dati a -Montericco gli ho messi nel baule, perchè voglio -darli al nuovo Papa.» -</p> - -<p> -Il Mastai partì e il popolo gli vedea volare intorno -alla carrozza da viaggio una bianca colomba, -prenunziatrice della buona novella. L'oscura vita -del <i>Vescovo d'Imola</i> era finita! La grande leggenda -era già incominciata!! -</p> - -<p> -Il conclave fu brevissimo. Stavano a fronte due -fazioni, capitanate l'una dal cardinale Lambruschini, -l'altra dal cardinale Bernetti. E se il cardinale -Gaysruck, depositario, si disse, del <i>veto</i> dell'Austria, -fosse giunto in tempo, forse la fazione -del Lambruschini vinceva. Ma il Gaysruck non -giunse in tempo e il Lambruschini ebbe fretta. Al -primo scrutinio egli ebbe 15 voti, 12 il Mastai, -23 andarono dispersi. I 23 non avevano un candidato -proprio e sicuro, e per tagliar la via al Lambruschini -si unirono ai 12 del Mastai e lo elessero. -All'ultimo scrutinio il Mastai era fra i verificatori -e leggendo il suo nome tante volte ripetuto, le mani -gli tremavano, gli occhi gli si offuscavano di lagrime -e quando si vide eletto: «Ah, signori, gridò, che -cosa hanno mai fatto?» e cadde svenuto. Quello -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -che avessero fatto, non lo sapevano davvero. Ah! -se lo avessero saputo!!... -</p> - -<p> -Notate, Signore. Quando il cardinale Mastai divenne -Papa col nome che assunse di Pio IX in -omaggio alla memoria di Pio VII, dense nuvole di -reazione si accavallavano sempre più minacciose per -ogni dove. Quella che negli eufemismi del gergo -diplomatico si chiamava l'<i>entente cordiale</i> fra Luigi -Filippo e l'Inghilterra era rotta dal volgare inganno -dei <i>matrimonii spagnuoli</i>, con cui il Re -borghese avea voluto arieggiare Luigi XIV e invece -lo avea costretto a gettarsi nelle braccia dell'Austria, -che ora lo reggeva, come la corda regge -l'impiccato; in Svizzera con l'aiuto dell'Austria -e della Sonderbund, ossia Lega dei sette Cantoni -cattolici, i Gesuiti s'erano dimostrati prontissimi -per sete di dominio ad accendere magari la guerra -civile, se occorreva; in Gallizia l'Austria sguinzagliava -i contadini contro i nobili ribelli, fino a che -fra le discordie e le stragi degli ingenui, che cascano -nelle sue trappole, s'impadronirà di Cracovia. -In Italia pure, salvo che in Piemonte, tutto il satellizio -austriaco dei nostri principotti e principini -accennava manifestamente a reazione, compresa, dopo -la morte del ministro Don Neri Corsini, la mite -Toscana, la quale fino allora era pur parsa una piccola -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -oasi in paragone del resto. L'Austria del Principe -di Metternich imperava dunque, si può dire, -su tutta Europa, nè mai forse quel magnifico signore -pareva aver più ragione di compiacersi della -gran tela, che aveva ordita da più di trent'anni. -</p> - -<p> -Creato Papa in tale temperie di politica ed in -sole quarantott'ore di conclave, Pio IX sentì quindi -nel primo momento le vertigini dell'altezza, cui era -sì d'improvviso e contro ogni sua aspettazione salito, -e nel primo annuncio, che ne dà ai suoi fratelli in -Sinigaglia, c'è non solo l'umiltà cristiana, ma si -tradisce lo sgomento, da cui è preso: «Fate pregare -e pregate per me. Lungi dall'esultare, compassionate -il vostro fratello.» Che cosa fare? donde -incominciare? Le prime mosse, quelle prime Commissioni, -nominate da lui, miste d'amici e di nemici, -di retrogradi e di progressisti, mostrano, con -quegli strani accozzi di persone, l'uomo che barcolla -a tastoni nel buio. Per buona sorte lo sovvennero -i consigli di due, che gli richiamavano a memoria -i consigli e le inspirazioni dei Pasolini: il -canonico Graziosi e monsignor Corboli-Bussi, prete -dotto ed illuminato il primo, ed il secondo d'indole -così ardente, che oggi, secondo il Minghetti, -si direbbe un socialista cattolico. Furono essi (subito -dopo i Pasolini) gli ispiratori dell'amnistia -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -del 16 luglio 1846, che fece del <i>Vescovo d'Imola</i> -l'iniziatore, nell'ordine dei fatti, del risorgimento -politico italiano, e monsignor Corboli-Bussi è per -di più l'estensore di quel grand'atto, nel quale, -con la rotondità magnifica della prosa giobertiana, -era concesso il perdono a tutti i condannati politici. -Chi badò allora alle restrizioni, alle cautele, alle -minaccie stesse di quel decreto? Bastò una parola -di mansuetudine e di perdono, scesa dall'alto di -quel trono, da cui s'era ormai avvezzi a non sentire -che anatemi e condanne, perchè la materia -infiammabile, da tanti anni accumulata, s'incendiasse -tutta in un attimo. Quell'immensa tratta di -gente, che da tutti gli angoli di Roma sale guidata -da Ciceruacchio (il caratteristico tribuno trasteverino, -colla giacca corta di velluto sopra corto panciotto, -i calzoni stretti al ginocchio e slargantisi a -campana sul collo del piede, una larga sciarpa di seta -attorno alla vita, fazzoletto a fiorami attorno al -collo, in testa un alto cappello a cencio e aguzzo -verso la punta) quell'immensa tratta di gente, dico, -che da tutti gli angoli di Roma sale ogni sera a -salutare e a ringraziare Pio IX sul Quirinale, è -veramente, come dimostra con infinite testimonianze -Raffaello Giovagnoli nel suo importantissimo libro: -<i>Ciceruacchio e Don Pirlone</i>, è veramente l'avanguardia -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -dell'Italia e del mondo, perchè la parola -di Pio IX si propaga rapida e luminosa, al pari -di un baleno e commove l'Italia ed il mondo, come -se avesse da sola la miracolosa virtù di raddrizzare -tutti i torti, di vendicare tutte le ingiustizie, di -pacificare tutti gli odii, di sanare tutte le miserie -umane, di cacciare nell'ombra e per sempre tutti -i prepotenti della terra e sollevare tutti gli oppressi. -</p> - -<p> -Poche ore come queste ha la storia; uguali forse -in tutto, nessuna; e se fu veramente una immensa, -universale e quasi inesplicabile illusione, sia pure! -Ve n'ha così poche nella storia e nella vita, che -non val la pena di sciuparla con commenti, che, -quali che siano, nè la diminuiscono, nè la spiegano -meglio di così. Chi stette saldo? chi non vi partecipò? -Nessuno, salvo qualche testardo giacobino; -nessuno, neppur quelli, che ebbero di poi la vanagloria -di vantarsene, a fine di passare per politici -dal lungo naso. -</p> - -<p> -Da questo momento sino al giorno che dal balcone -del Quirinale, Pio IX, alzando le braccia al -cielo, mentre un raggio di sole gli inonda di luce -la fronte, e la folla gli si prosterna piangente e -devota, Pio IX esclama colla voce sonora: «<i>Benedite, -gran Dio, l'Italia</i>,» il delirio, che aveva -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -accolta l'amnistia, cresce, gonfia, sale sempre, e -travolge, come un'onda vorticosa, tutto e tutti, -compreso il Papa. -</p> - -<p> -Pare un sogno, un dolce sogno di fraternità umana, -che abbia, per un istante almeno, cancellata ogni -diversità di patria, di razze, di credenze religiose, -di opinioni politiche. La parola di Pio IX si diffonde -rapida, potente, in ogni angolo della terra; -si può dire col poeta: -</p> - -<div class="poem"> -<p>L'Arabo, il Parto, il Siro</p> -<p>In suo sermon l'udì.</p> -</div> - -<p> -Il Turco gli manda ambasciatori; l'eretica Inghilterra -un ministro, Lord Minto, e Riccardo Cobden, -l'apostolo della libertà commerciale; l'agitatore -irlandese, Daniele O'Connel, muore per via, mentre -accorre a lui; gli Ebrei gli baciano il lembo delle -vesti, come all'aspettato Messia; Giuseppe Mazzini -lo incoraggia; Garibaldi dalla lontana America, -quando Sanfedisti e Gesuiti, riavuti dal primo -spavento, minacciano nella cosiddetta <i>Congiura di -Roma</i> la sicurezza e la vita di Pio IX, gli offre -a difesa il suo braccio e la sua spada; a Carlo -Alberto pare che spunti l'astro da tanto tempo invocato; -e finalmente il principe di Metternich, -dubitando per la prima volta in sua vita della propria -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -infallibilità, dice al marchese Sauli: «<i>l'Austria -era apparecchiata a tutto fuori che a un -Papa liberale; ora che l'abbiamo, non si può -più risponder di nulla</i>:» il maggiore omaggio -che il grand'arbitro della politica europea potesse -mai rendere a Pio IX. -</p> - -<p> -Così si procede per quasi altri due anni. Nei -rapporti immediati fra il Papa e Roma si svolge -una commedia, che, se mi è lecito il paragone, somiglia -in punto a quella degli <i>Innamorati</i> del -Goldoni: smanie, freddezze, ripulse, gelosie, rimproveri, -esplosioni d'amore, lagrime, abbracciamenti, -disdegni furibondi, paci tanto più deliziose, quanto -più tribolate; col solo divario, che l'amore non -finirà nel matrimonio, bensì nel divorzio per assoluta -e provata incompatibilità di caratteri. -</p> - -<p> -Ma intanto: <i>viva Pio IX</i> sarà per un pezzo ancora -in Italia e nel mondo il grido, che piglierà -tutti i significati; il grido d'ogni rivolta e d'ogni -rivendicazione. Con esso insorgerà Palermo contro -i Borboni; Napoli e Calabria si agiteranno terribilmente; -Milano e Venezia caccieranno gli Austriaci; -si udrà sulle barricate di Parigi; echeggierà -fra le valli e i monti della libera Svizzera -contro la Lega della Sonderbund; rintronerà negli -orecchi al principe di Metternich, fuggente dinanzi -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -alla rivoluzione di Vienna; con questo grido sulle -labbra i soldati di Carlo Alberto varcheranno il Ticino, -e i volontari dell'Italia centrale passeranno -il Po per combattere la prima e santa guerra dell'Indipendenza -italiana; per gli uni questo grido -vorrà dire libertà, per altri conciliazione della ragione -colla fede, per altri ancora fratellanza universale, -per tutti patria e risurrezione nazionale. -Si usciva da un buio pesto. <i>Viva Pio IX</i> era il -grido dell'avvenire. Quale avvenire? Nessuno lo -sapeva, a cominciare da lui! -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><a href="#stati">La politica degli Stati italiani dal 1831 al 1846.</a></td> <td class="pag">Pag. 5</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#vecchia">La vecchia Italia</a></td> <td class="pag">41</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#brigantaggio">Il brigantaggio meridionale durante il regime borbonico</a></td> <td class="pag">73</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#vescovo">Il vescovo d'Imola</a></td> <td class="pag">135</td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span><span class="smcap">Nicomede Bianchi</span>, <i>Storia documentata della diplomazia -europea in Italia</i>, vol. IV, pag. 55.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span><i>Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale.</i> vol. I. -Roma, 1870 (Categoria II, § 52), pag. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span><span class="smcap">Memor</span>, <i>La fine d'un regno</i>. Città di Castello, 1895, -pag. 122.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span><span class="smcap">Zobi</span>, <i>Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche -avvenute in Italia dal 1859 al 1868</i>. Firenze, 1870, vol. I, -pag. 146.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span><span class="smcap">Memor</span>, op. cit., pag. 145.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span><i>Atti del Comitato dell'Inchiesta industriale</i>, già citati, -pag. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span><span class="smcap">Poggi</span>, <i>Cenni storici delle leggi sull'Agricoltura</i>. -Firenze, 1845-48, vol. II, pag. 345.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span><span class="smcap">Memor</span>, op. cit., pag. 145.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span><span class="smcap">Memor</span>, op. cit., pag. 146.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span><span class="smcap">Zobi</span>, op. cit., 142.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span><span class="smcap">Poggi</span>, op. cit., pag. 418.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span><span class="smcap">Poggi</span>, id., id., pag. 420.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span><span class="smcap">Poggi</span>, op. cit., pag. 414.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span><span class="smcap">Vedi Memor</span>, op. cit., pag. 340 e seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Non ho creduto necessario di riprodurre la lunga -bibliografia sul brigantaggio meridionale, nè le molte fonti -cui son dovuto ricorrere. Ringrazio qui solo l'amico Benedetto -Croce delle notizie e dei dati che mi ha voluto -cortesemente fornire.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La vita Italiana nel Risorgimento -(1831-1846), parte I, by Various - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA ITALIANA NEL RISORGIMENTO *** - -***** This file should be named 51399-h.htm or 51399-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/1/3/9/51399/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it, and at http://www.pgdp.net -(This file was produced from images generously made -available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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Redistribution is -subject to the trademark license, especially commercial -redistribution. - - - -*** START: FULL LICENSE *** - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project -Gutenberg-tm License (available with this file or online at -http://gutenberg.org/license). - - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm -electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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