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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Istoria civile del Regno di Napoli, v. 9/9 - -Author: Pietro Giannone - -Release Date: December 7, 2015 [EBook #50649] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - ISTORIA CIVILE - DEL - REGNO DI NAPOLI - - - DI - PIETRO GIANNONE - - - VOLUME NONO - - - - MILANO - PER NICOLÒ BETTONI - M.DCCC.XXII - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMOQUINTO - - -Il Regno di _Filippo III_, che quasi cominciò col nuovo secolo XVII, -paragonato con quello del padre e dell'avolo fu molto breve; e per ciò, -che riguarda il nostro Reame, voto di grandi e segnalati avvenimenti. -Succedè egli al padre in età poco più di venti anni, e secondo il -costume de' suoi predecessori prese l'investitura del Regno da Papa -Clemente VIII a' 9 di settembre dell'anno 1599[1]. Non vi regnò, che -ventidue anni e mezzo, insino al 1621, anno della sua morte. Filippo -suo padre gli lasciò la Monarchia ancorchè di sterminata grandezza per -lo nuovo acquisto del Regno di Portogallo, infiacchita però di denari e -di forze. Fu egli un Principe, quanto di singolare pietà, altrettanto -disapplicato al Governo, e che contento della Regal Dignità, lasciò -tutto il potere a' Consigli, a' Favoriti, ed a' Ministri. Nel suo -regnare comandarono in Napoli quattro Vicerè, de' quali il primo fu _D. -Ferrante Ruiz di Castro Conte di Lemos_, del quale, e delle cose più -ragguardevoli accadute in tempo del suo governo, saremo ora brevemente -a narrare. - - - - -CAPITOLO I. - -_Di D. FERDINANDO RUIZ DI CASTRO Conte di LEMOS, e della congiura -ordita in Calabria per opera di FR. TOMMASO CAMPANELLA Domenicano, e di -altri Monaci Calabresi del medesimo Ordine._ - - -Rimosso, per le cagioni rapportate nel precedente libro, il Conte -d'Olivares, fu da Filippo III destinato Vicerè il Conte di Lemos, -il quale giunto in Napoli a' 16 di luglio del 1599 insieme con D. -Caterina di Zunica sua moglie e D. Francesco di Castro suo figliuolo -secondogenito, applicò subito (essendo di spirito grande e magnanimo) -a perfezionare ed ingrandire gli Edificj pubblici, che i suoi -predecessori aveano lasciati imperfetti. Ma tosto fu richiamato a -cose più gravi e serie, per una congiura ordita in Calabria da Tommaso -Campanella, della quale bisogna ora far parola. - -Costui avendo sofferta lunga prigionia in Roma, dove i suoi difformi -costumi e l'aver dato sospetto di miscredenza, l'Inquisizione gli avea -fatto soffrire i suoi rigori, ritrattandosi degli errori, e mostrandone -pentimento, ottenne d'esser liberato; ma gli fu assegnato per sua -dimora un picciol Convento in Stilo sua patria, donde non potesse -più vagare. Ma essendo di genio torbido ed inquieto, per vendetta de' -rigori sofferti in Roma, cominciò in quell'angolo a tentar nuove cose. -Persuase a' Frati di quel Convento, che nell'anno 1600, secondo gli -aspetti degli Astri, di cui egli ben s'intendeva, doveano accadere -grandi revoluzioni e mutazioni di Stato, e spezialmente nel Regno ed -in Calabria: che per ciò bisognava prepararsi e far comitiva di gente -armata, perchè a lui gli dava il cuore in quella rivoluzione di mutar -le Calabrie, ed il Regno in una ottima Repubblica, con toglierlo dalla -tirannide de' Re di Spagna e de' loro Ministri, gridando _libertà_; e -perch'era un grande imbrogliatore, sovente nelle sue prediche diceva, -ch'egli era destinato da Dio a tal impresa, e che di questo suo fatto -nelle profezie di S. Brigida, in quelle dell'Abate Gioachimo e di -Savonarola, e nell'Apocalissi stessa si faceva memoria, ancorchè ad -altri oscura, a lui molto chiara. Che per ciò egli avea eletti due -mezzi, cioè la _lingua_ e le _armi_. Colla _lingua_ bisognava predicar -_libertà_ contra la tirannide de' Principi e de' Prelati, per animar -i Popoli a scuoter il giogo; e che per ciò egli avrebbe il seguito di -molti Religiosi, che avrebbero con lui cooperato a questo fine. Per le -_armi_, egli per terra si credeva facilmente avere quelle de' Banditi -e degli altri fuorusciti, e dopo aver mossi costoro, d'aver il concorso -della plebe minuta, e con romper le carceri abbruciare i processi e dar -libertà a tutti, accrescere le forze: oltre di molti Signori e Prelati, -li quali avrebbe tratti a quest'impresa. Per mare e' si fidava aver -l'armata del Turco, il quale sarebbe accorso a dargli ajuto. - -Cominciò egli ad insinuar questi sentimenti a molti in Stilo, poco dopo -la morte di Filippo II, nell'istesso anno 1598, com'egli confessa nella -sua deposizione ed in effetto trovandosi allora quella Provincia piena -di fuorusciti, e gravati i popoli per le tante contribuzioni e per -una nuova numerazione allora seguita, non solo trasse a se i Frati, ma -molti altri di Stilo e de' suoi Casali, li quali avrebbero volentieri -ricevuta l'occasione d'ogni tumulto e rivoluzione. - -Fatto ciò, scelse per Catanzaro _Fr. Dionisio Ponzio_ del suo Ordine, -di Nicastro, il quale predicando a molti con fervore quest'istesso, -esagerava molto più, che il Campanella, per facile l'impresa: diceva, -che costui era un uomo mandato da Dio, e che per ciò se gli dovea -credere: ch'era sopra tutti gli uomini dottissimo e scienziato, il -quale avendo conosciuto, che nell'anno 1600 doveano seguire grandi -mutazioni e cangiamenti di Stato, per ciò non dovean lasciarsi scappare -quest'opportunità di divenir liberi, che per quest'effetto s'era dato -pensiero a molti Predicatori di diverse Religioni, e fra gli altri -agli Agostiniani, Zoccolanti e Domenicani, che insinuassero a' popoli, -che i Re di Spagna erano tiranni, e che questo Regno se l'aveano -tirannicamente usurpato; e che per ciò erano a casa del Diavolo; e -che li popoli, per li tanti pagamenti e collette, erano costretti per -soddisfarle a perder l'anima ed il corpo: che per revelazioni fatte -a più Religiosi questa era volontà di Dio di cavar il Regno da simili -suggezioni, per la poca giustizia de' Ministri del Re, che vendevano -il sangue umano per danari, scorticando i poveri, onde doveano tutti -accorrere per agevolar l'impresa, proccurando altri loro amici e -confederati, li quali in determinato giorno, sentendo gridar _libertà_, -si sollevassero tutti, essendosi concertato d'ammazzare tutti gli -Ufficiali del Re, rompere le carceri, liberar i carcerati ed in segno -di libertà, abbruciar tutti li processi; e tanto più dovean riputar -facile la impresa, che molte terre della provincia erano già pronte ed -apparecchiate, coll'intelligenza ancora d'alcuni Signori e Prelati, e -che per quest'effetto tenevano tutti li Castelli a loro divozione e che -trattavano avere ancora il Castello di Cotrone. - -Fra' Ministri più fedeli e fervorosi del Campanella, oltre al _Ponzio_, -furono ancora _Fr. Giovan-Battista_ di Pizzoli, _Fr. Pietro_ di Stilo -e _Fr. Domenico Petroli_ di Strignano; e del Convento de' Domenicani di -Pizzoli più di 25 Frati di quest'Ordine, aveano fatti grandi progressi, -unendo molti fuorusciti, e tirando al lor partito molti altri Religiosi -e Calabresi; e non pur in quella provincia, ma nell'altra vicina erasi -attaccata la contagione. - -Secondo le pruove, che si leggono nel processo fabbricato di questa -congiura (copia del quale M. S. si conserva presso di Noi), de' -Frati di diversi Ordini, fra gli altri di Agostiniani, Zoccolanti -e Domenicani, depongono vari testimoni ch'erano più di 300. I -Predicatori, che aveano l'incombenza d'andar secretamente insinuando -e persuadendo i popoli alla sollevazione, erano 200. Tra Vescovi, -che n'erano intesi, e che nascostamente favorivano l'impresa, si -nominavano il Vescovo di Nicastro, quello di Girace, l'altro di Melito -ed il Vescovo d'Oppido. Ne furono parimente intesi alcuni pochi Baroni -Napoletani, ma il numero de' provinciali fu ben grande, i nomi de' -quali, per buon rispetto delle loro famiglie, che ancor durano, qui si -taciono. - -Queste prediche (almeno secondo vantavano il Campanella ed il Ponzio) -aveano ridotti molti cittadini delle città e terre non men dell'una, -che dell'altra provincia. Si contano, Stilo co' suoi Casali, Catanzaro -così per li Nobili, come per li Popolani, Squillace, Nicastro, -Cerifalco, Taverna, Tropeja, Reggio co' suoi Casali, S. Agata, Cosenza -co' suoi Casali, Cassano, Castrovillari, Terranuova e Satriano. - -Non meno il mezzo della _lingua_, che quello delle _armi_ avea fatti -maravigliosi progressi. Per terra oltre i Castelli, de' quali si -promettevano, aveano uniti 1800 fuorusciti, ed alla giornata cresceva -il lor numero per l'impunità promessa e libertà sognata: promettevano -di liberare tutte le Monache da' Monasterj, uccider tutti li Preti e -Monaci che non volevano aderire ad essi, e passar a fil di spada tutti -li Gesuiti. Volevano abbruciar tutti i libri e far nuovi Statuti: che -Stilo dovea esser Capo della Repubblica, e far chiamare quel Castello, -_Mons Pinguis_, e che Fr. Tommaso Campanella s'avea da chiamare il -_Messia_ venturo, siccome già alcuni de' congiurati lo chiamavano. -Per mare, teneva il Campanella nella Marina di Guardavalle sentinelle, -le quali, quando passava qualche legno Turco col pretesto di doversi -riscattare qualche schiavo, andassero a trattar co' Turchi, ed insinuar -loro la resoluzion presa di sollevarsi, e che perciò fossero pronti -ad accorrere ed agevolar l'impresa; di vantaggio fece nella Marina -di Castelvetere imbarcare Maurizio di Rinaldo con otto altri compagni -sopra le Galee di Murath Rays, perchè trattassero col Bassà _Cicala_ -il soccorso della sua armata, offerendogli molte Fortezze e terre; -ed in fatti, essendo comparse nel mese di giugno le Galee di Murath -nella Marina di S. Caterina e Guardavalle, per conchiudere il trattato -e stabilire il modo da tenersi, fu conchiuso per la mediazione di -Maurizio, che l'armata fosse venuta nel mese di settembre, perchè alla -sua comparsa si sarebbe fatta la sollevazione, con entrare nelle terre, -e gridando _libertà_, ammazzare gli Ufficiali del Re, e tutti coloro -che si fossero opposti. - -Ma come è difficile, ove vi corra tempo, e sia grande il numero de' -congiurati, tenersi simili maneggi lungamente celati, fu la congiura -scoverta da Fabio di Lauro e Giovan-Battista Blibia di Catanzaro, -complici di quella, li quali la palesarono a D. Luigi Xarava, che si -trovava allora Avvocato Fiscale della provincia di Calabria ultra, -e per mezzo del medesimo ne fecero una piena e distinta relazione -al Conte di Lemos Vicerè. Il Conte spedì tosto in Calabria D. Carlo -Spinelli con amplissima autorità, il quale col pretesto di fortificar -quelle Marine contra l'invasione de' Turchi, pensava a man salva -imprigionare tutti i congiurati; onde portatosi in Catanzaro, ed -all'ultimo d'agosto di quest'anno 1599, ricevute avanti il Fiscale -le deposizioni di Fabio di Lauro e Giovan-Battista Blibia, cominciò -a carcerare segretamente alcuni de' congiurati; ma la fuga d'uno, e -l'essersi da poi il cadavere del fuggitivo affogato in mare, veduto in -quelle marine, rese pubblico il fatto; onde sparpagliati i congiurati -si diedero in fuga, e costrinsero lo Spinelli a palesemente operare. -Alcuni spensierati furono presi senza contrasto, fra' quali fu -_Maurizio di Rinaldo_, il quale, e prima e dopo la tortura, confessò il -tutto; altri scapparon via; ma _Tommaso Campanella_, ch'era corso alla -marina travestito per imbarcarsi, fu colto in una capanna per opera -del Principe della Rocella. _Fra Dionisio Ponzio_, ancorchè fosse stato -più presto ad imbarcarsi, per sottrarsi dal supplicio, fu arrestato in -Monopoli in abito sconosciuto di secolare. - -E veramente fu la congiura scoverta a tempo opportuno; poichè già -il Bassà Cicala, secondo il trattato, a' 14 settembre del medesimo -anno s'era fatto vedere al capo di Stilo con 30 Galee, il quale non -avendo trovata quella corrispondenza, che i congiurati gli avean fatta -sperare, anzi vedute le marine guarnite di soldatesche ben disposte a -riceverlo, si ritirò alla Fossa di S. Giovanni, donde, dopo la dimora -d'alcuni giorni, fece vela verso Levante. - -I presi furon esaminati e tormentati, li quali nelle loro deposizioni -scovrirono altri, che erano intesi nella congiura, e furono mandati in -Napoli sopra quattro Galee, e giunti al Porto, il Vicerè, per terror -degli altri, ne fece due d'essi sbranar vivi dalle Galee medesime, -ed appiccare quattro all'antenne: tutti gli altri furono mandati in -carcere per punirli secondo il merito di ciò che venivano rei. Il -Campanella, col Ponzio, ed alcuni altri Preti e Frati, stati presi, -furon condotti nel Castello. - -Nacque tosto contesa di giurisdizione intorno alla loro condanna: -gli Ecclesiastici pretendevano volerli essi giudicare, all'incontro -i Ministri regj dicevano, che la cognizione del delitto di fellonia -s'apparteneva a' Tribunali del Re, non ostante il carattere, che -portavano molti de' congiurati di persone Ecclesiastiche e Religiose. -Fu preso temperamento, che il Nunzio per delegazione della Sede -Appostolica insieme con un Ministro del Re, che fu D. Pietro di Vera, -giudicassero la causa de' Preti e de' Frati, e che a rispetto delle -molte ed esecrande eresie, delle quali erano imputati, procedesse il -Vicario Generale della Diocesi, con l'intervento di Benedetto Mandini -Vescovo di Caserta. - -I Frati furono aspramente tormentati; ma il Ponzio in mezzo de' -tormenti non lasciossi scappar di bocca nè pure una sola parola. -Fu tormentato ancora il Campanella, di cui si legge una sua lunga -deposizione fatta nel mese di febbrajo del nuovo anno 1600, nella -quale, a guisa di fanatico e di forsennato, sia per malizia, sia per lo -terrore, ora affermando, ora negando, tutto s'intriga e s'inviluppa: -gli riuscì, per tante cose strane ed inette che gli usciron di bocca, -farsi creder pazzo, onde fu condennato a perpetuo carcere, dal quale -a lungo andare pure seppe co' suoi imbrogli uscirne; onde finalmente -ricovratosi in Francia finì in Parigi i giorni suoi nell'anno 1639[2]. - -I secolari sottoposti a' Tribunali del Re furono sentenziati secondo i -delitti, de' quali erano convinti: il Consigliere Marcantonio di Ponte -fu destinato Commessarie alle loro cause, e molti con crudelissima -morte pagarono la pena della loro ribalderia. Maurizio Rinaldo essendo -stato condennato alle forche, mentr'era per giustiziarsi avanti il -largo del Castel Nuovo, disse, che per disgravio di sua coscienza dovea -rivelare alcune cose di somma importanza; il Vicerè fece trattener la -giustizia, e lo fece condurre in Vicaria, dove fece una lunghissima -deposizione, nella quale minutamente espose l'ordine tenuto in questa -congiura, e svelò maggior numero di congiurati, la quale ratificò anche -ne' tormenti, e poco da poi portato di nuovo al patibolo, avanti la -piazza del Castel Nuovo lasciò su le forche ignominiosamente la vita. - -Così dileguossi questo turbine, ma non per ciò, tornato che fu il -Vicerè da Roma, ov'erasi portato in quest'anno del Giubileo, per -render ubbidienza al Pontefice Clemente VIII in nome del Re, fu libero -da nuovi timori del Turco; poichè Amurath Rays nel mese d'agosto del -medesimo anno comparve con sei vascelli nelle marine di Calabria, e -posta a terra la sua gente a' lidi della Scalea, meditava dar il sacco -a quella Terra e luoghi circostanti; ma fattasegli valida resistenza -da D. Francesco Spinelli Principe della Scalea, ancor che fugasse que' -barbari, vi lasciò egli però miseramente la vita. - -Fu spettatore il Conte da poi di quella comedia, che un impostore -volle rappresentare in Napoli sotto la maschera di D. Sebastiano Re -di Portogallo, di cui nel precedente libro fu brevemente narrata la -favola. Ed avendo la Contessa di Lemos moglie del Vicerè invogliato il -Re a far un viaggio per Italia per vedere il Regno di Napoli; dandone -Filippo speranza, il Conte riputando il Palagio regale di Napoli -edificato da D. Pietro di Toledo, troppo angusto per un tant'Ospite, e -per una così numerosa e splendida Corte, pensò d'edificarne un altro -più maestoso e magnifico, ed ottenutosene assenso dal Re, ne fece -fare il disegno dal celebre Architetto _Fontana_. Così cominciossi la -fabbrica della nuova abitazione de' nostri Vicerè, la quale continuata -da poi con non minor magnificenza da D. Francesco di Castro suo -figliuolo, s'ammira ora per uno delli più stupendi e magnifici edificj -di Europa, sufficiente a ricevere non uno, ma più Principi e Corti -regali. - -Non si tralasciò ancora da Spagna, in tempo del suo governo, premere -il Regno con nuovi donativi; onde ragunatosi un Parlamento generale -in S. Lorenzo, nel quale, come Sindico, intervenne Alfonso di Gennaro -nobile della piazza di Porto, si fece al Re un donativo d'un milione e -ducentomila ducati, oltre di venticinquemila altri donati al Vicerè. - -Ma poco da poi infermatosi il Conte, fu il male così pertinace, che -sempre più avanzandosi, finalmente a' 19 d'ottobre di quest'anno 1601 -gli tolse la vita. Fu il suo cadavere con magnifico accompagnamento -trasportato nella Chiesa della Croce de' Frati Minori, dove gli -furon celebrate pompose esequie. Governò egli il Regno due anni e tre -mesi, nel qual tempo promulgò diciassette _Prammatiche_ tutte savie -e prudenti, per le quali si emendano molti abusi ne' Tribunali, e si -danno altri salutari provvedimenti, che possono vedersi nella tante -volte accennata _Cronologia_, prefissa nel primo tomo delle nostre -Prammatiche. - -Lasciò morendo, in vigor di regal carta venutagli mentr'era infermo, -per _Luogotenente_ del Regno _D. Francesco di Castro_ suo figliuolo, -giovane di 23 anni, ma maturo di senno e di prudenza, il quale lo -governò insino ad aprile del 1603, nel qual tempo pubblicò diece savie -_Prammatiche_, ed ebbe pure ad accorrere alle scorrerie del Bassà -_Cicala_, il quale nel 1602 pose le sue genti in terra alle marine -del Regno, e saccheggiò Reggio[3]. Cedè egli il governo al _Conte di -Benavente_, eletto da Filippo per nostro Vicerè, di cui ora bisogna -brevemente ragionare. - - - - -CAPITOLO II. - -_Del Governo di D. GIOVANNI ALFONSO PIMENTEL D'ERRERA Conte di -BENAVENTE; e delle contese, ch'ebbe con gli Ecclesiastici per la Bolla -di Papa GREGORIO XIV, intorno all'immunità delle Chiese._ - - -Giunto che fu il Conte in Napoli a' 6 aprile di quest'anno 1603 mostrò -un'applicazion continuata alla retta amministrazione della giustizia, -e vedendo rilasciata la disciplina, riprese il rigore, e con serietà -attese ad emendare gli abusi de' Tribunali, a sollecitar le cause -criminali, ordinando di più, che tutti i processi, che marciavano -ne' Tribunali delle province venissero in Napoli, dove sollecitamente -fossero spediti i rei, o con morte, o col remo, o con altri castighi a -proporzione de' delitti, de' quali erano convinti. Fu rigido e severo -in punir i delinquenti, e sovente non faceva valer loro il refugio alle -Chiese, cotanto era cresciuto il numero de' ribaldi, siccome tuttavia -cresceva quello delle Chiese, onde con facilità si ponevano in salvo: -ciò che accese nuove contese con Roma per l'immunità di quelle, di cui -più innanzi saremo a favellare. - -Ma non meno la perduta disciplina, che le gravezze, che soffrivano i -nostri Regnicoli, e le continuate scorrerie de' Turchi, non meno che -de' banditi, tennero occupato il Conte di Benavente in cure sollecite -e moleste. Per essere il Regno stato premuto tanto con sì spessi e -grossi donativi, e gravose tasse, mal si soffrivano poi nuove gravezze -e nuovi dazj. Non finivan mai i bisogni della Corte e le richieste di -nuovi soccorsi; onde bisognò finalmente venire all'imposizione d'una -nuova gabella sopra i frutti. Dispiacque notabilmente alla plebe sì -scandalosa gabella, ed ancorchè soffrisse il giogo, non lasciava -internamente d'abborrirlo e di scuoterlo sempre che le ne veniva -l'opportunità. Avvenne, che un Gabelliere avea fatto dipingere nella -casetta ove riscoteva il dazio, posta al Mercato, otto Santi Protettori -della Città: ciò parendo disdicevole al Vicario Generale della Diocesi, -volendo egli farsi giustizia colle sue mani, mandò un suo Ministro -con comitiva, con ordine di cancellar quelle Immagini con molto rumore -e strepito. Accorse per ciò ivi molta gente, ed in un tratto si vide -quella contrada piena di popolo: alcuni fomentati da' mal contenti, -credendo che il tumulto fosse per levar via la gabella, si lanciarono -sopra quella stanza per rovinarla da' fondamenti, affinchè si togliesse -ogni vestigio di sì abbominevol dazio. Fu il tumulto sì strepitoso, -che se la vigilanza del Vicerè non faceva tosto accorrer gente per -quietarlo, sarebbe certamente degenerato in una aperta rivoluzione. Si -quietò finalmente, ed il Vicerè volle prender severo castigo de' Capi -principali dell'eccesso, e sopra ogni altro, dell'impertinente Ministro -mandato dal Vicario, cagione di tutto il disordine: si opposero a ciò -gli Ecclesiastici con attaccar brighe di giurisdizione; ma il Vicerè -castigò severamente i Capi, e mandò in galea il Ministro del Vicario. - -Una nuova gabella imposta sopra il sale cagionò pure dell'amarezze -e disturbi; ma sopra tutto era intollerabile l'uso delle _monete_, -tanto avidamente tosate da' Monetarj, che impedivano notabilmente -il commercio: fu la città per sollevarsi, ma vi diede il Conte tosto -riparo, con lasciar correre le _zannette_ (moneta, il cui valore era di -mezzo carlino) giuste o scarse che fossero, e che l'altre monete, nuove -o vecchie, si ricevessero a peso per supplire con ciò alle tosate, e -per togliere a' Monetarj l'occasione di tosarle per l'avvenire. - -Le scorrerie de' Corsari Turchi nelle marine di Puglia non meno -frequenti che dannose, saccheggiavano, predavano e riducevano in -ischiavitù non picciol numero di persone. Essi s'aveano fatto asilo la -Città di Durazzo nell'Albania, lontana dal Capo d'Otranto non più che -cento miglia. Per isnidarli da quel luogo, fu risoluto doversi impiegar -ogni opera per distrugger Durazzo. Ne fu data la cura al Marchese di -S. Croce, il quale colla squadra delle nostre galee, giunto nei lidi -d'Albania, e poste a terra le soldatesche ed artiglierie, superò a viva -forza il Castello di Durazzo, diede il sacco alla Città, la distrusse, -e ciò che vi rimase, fece divorar dalle fiamme. - -I banditi dall'altra parte non lasciavano d'infestar le Calabrie: -vi accorse D. Lelio Orsini per far loro argine, ne dissipò buona -parte, ma non gli estinse affatto; imperocchè essendo notabilmente -cresciuti, provvidero alla loro salvezza, ritirandosi altrove tra monti -inaccessibili. - -Ma non meno fastidiose e moleste furono le contese, ch'ebbe il Conte -di Benavente a sostenere con gli Ecclesiastici per cagion d'immunità -pretesa, non meno per le loro persone, che per le Chiese. La gran -pietà del Re Filippo III, e la poca sua applicazione al Governo -de' suoi Regni, diede lor animo di far nuove sorprese, e sopra -tutto di far valere nel Regno la _Bolla di Gregorio XIV_ stabilita -intorno all'immunità delle Chiese. Si resero a questi tempi sopra -noi maggiormente animosi, dal vedere, che in quella famosa contesa -insorta tra il Pontefice Paolo V colla Repubblica di Venezia, sopra -la quale tanto si è disputato e scritto, il Re Filippo pendeva dalla -parte del Pontefice; e non ostante, che la causa di quella Repubblica -doveva esser comune a tutti i Principi, seppero far sì, che il Re, non -solo s'impiegasse a trattar per essi vantaggioso accordo, spedendovi -a tal effetto in Venezia D. Francesco di Castro con carattere di -suo Ambasciadore; ma l'indussero a comandare al Conte di Benavente -nostro Vicerè, e al Conte di Fuentes Governador di Milano, che in -ogni caso assistessero alla difesa della Sede Appostolica; onde da -Napoli il Vicerè mandò a quest'effetto in Lombardia ventidue insegne -di fanteria sotto il comando di Giantommaso Spina, ed altre ventitrè -sotto il Marchese di S. Agata. Quindi è, che fra la turba di coloro che -scrissero in questa causa a favor del Pontefice contra il P. Servita, -Fr. Fulgenzio e Giovanni Marsilio Teologi di quella Repubblica, ve ne -siano molti Spagnuoli, e de' nostri ancora, e tra questi vi fu anche il -_Reggente di Ponte_, riputato a torto fra noi il più forte sostenitore -della regal giurisdizione. - -Avea Papa Gregorio nel 1591 pubblicata una Bolla, nella quale derogando -alle Bolle di Pio e di Sisto V, ristrinse il numero de' delitti -incapaci d'immunità, e quel che più era insopportabile, volle, che i -Giudici Ecclesiastici avessero a giudicare della qualità de' delitti, -e quali fossero gli eccettuati, affin di poter estrarre i delinquenti -dalle Chiese; e che il Magistrato Secolare non ardisse d'estrarli, se -non con espressa licenza del Vescovo; da poi che avrà costui giudicato -d'essere i rei immeritevoli del confugio, per aver commessi delitti -eccettuati dalla Bolla. - -Prima il dichiarar le Chiese per _Asili_ e dichiarar i delitti, -s'apparteneva agl'Imperadori, come si vede chiaro ne' libri del Codice -di Teodosio e di Giustiniano, e per cinque interi secoli, la Chiesa -sopra ciò non v'avea stabilito canone alcuno[4]: la qual preminenza, -come fu veduto ne' precedenti libri di questa Istoria, fu lungo tempo -ritenuta da' nostri Principi. Da poi si videro stabiliti sopra ciò -alcuni canoni, ed i Pontefici non vollero in appresso tralasciare -nelle loro Decretali di maggiormente confermarsi in questo diritto. -Ma furono i primi canoni e le prime loro Costituzioni moderate e -comportabili, tanto che le Bolle di Pio e di Sisto non recarono fra noi -molta novità, nè furono stimate cotanto strane, sì che se ne dovesse -far risentimento, siccome accadde promulgata che fu questa di Gregorio, -contenente pregiudizj gravissimi alle preminenze del Re e de' suoi -Magistrati. Il Conte di Lemos D. Ferdinando, non la fece perciò valere -nel Regno, mentre vi era Vicerè, ed a' 2 d'agosto del 1599, fece dal -Reggente Martos far relazione al Re de' pregiudizj, che conteneva; ed -il Re sotto li 27 febbrajo del seguente anno 1600, gli rispose, che -non facesse sopra ciò far novità alcuna, ma che osservasse il solito -d'estrarre i delinquenti, che si ritirano nelle Chiese, avendo egli -ordinato, che si faccia istanza in Roma al Papa, acciò che moderi la -Costituzione di Gregorio. Il perchè avendo il Conte, niente curando -della Bolla, fatto estrarre di Chiesa il Marchese di S. Lucido, e -datane parte al Re, gli fu dal medesimo risposto sotto li 17 ottobre -del medesimo anno, che egli approvava il fatto, e che per l'avvenire -non permettesse sopra ciò far introdurre novità alcuna[5]. - -Ma nel governo del Conte di Benavente gli Ecclesiastici, resi più -animosi, impresero in ogni conto volerla far valere nel Regno, in tempo -men opportuno che mai; poichè la città, per la perduta disciplina, -era tutta corrotta, quando i delitti erano più frequenti, e quando le -Chiese erano cresciute in tanto numero, che non vi era angolo, che -non ne abbondasse. S'aggiungeva, che oltre alla Bolla di Gregorio, -li Canonisti ed altri Dottori Ecclesiastici aveano trattato questo -soggetto d'immunità con sentimenti così stravaganti e smoderati, che -finalmente rare volte, secondo essi, poteva avvenir caso di poter -estrarre rei per qualunque delitto, che si fosse, dalle Chiese; ed -ascrivendo alla sola Corte Ecclesiastica il potere di dichiarare i -delitti eccettuati, diedero in tali stranezze, che secondo le loro -massime, era impossibile poterne qualificar uno per tale. Di vantaggio -stesero a lor capriccio l'immunità de' luoghi, non solo a' Cimiterj, -Monasterj, Cappelle, Oratorj, alle Case de' Vescovi ed Ospedali; -ma anche agli atrj, alle case, alle logge, a' giardini, a' vacui ed -insino a' forni, ch'erano alle Chiese vicini. Sono in fine arrivati a -tale estremità di dire, che se il rifugiato, ancorchè laico, commetta -nel luogo dell'asilo qualche delitto, possa il Giudice Ecclesiastico -giudicarlo, col pretesto che si sia abusato del confugio. - -Bastava, per non far valere la Bolla di Gregorio, la sola frequenza -de' delitti ed il tanto numero delle Chiese: di che poteva il Conte -di Benavente, per governo del Regno a se commesso, prender ancora -ammaestramento dalla sapienza del Senato Romano, il quale, secondo che -narra Tacito[6], crescendo tuttavia in molte città della Grecia l'abuso -di multiplicarsi gli _Asili_, tanto che quelle città erano ripiene -d'uomini scelleratissimi, per la licenza che lor dava l'immunità di -quelli, con danno gravissimo dello Stato, reputò il Senato, a cui -Tiberio avea commesso tal affare, che dovesse restringersi il numero -degli _Asili_. - -Il Conte pertanto, per reprimere con maggior vigore la pretensione -degli Ecclesiastici, ne scrisse al Re sin da' 30 maggio del 1603; e -non cessando quelli di proseguir l'impresa, raddoppiò l'istanza a' -19 luglio 1606, pregandolo a dar pronto rimedio ad un tanto abuso; -poichè di continuo i Ministri Regj aveano differenza sopra ciò con -gli Ecclesiastici, li quali volevano in ogni modo eseguire la Bolla di -Gregorio, e perciò non tralasciavano contra quelli di fulminar monitorj -e scomuniche, ch'era lo stesso, che perturbare il Regno, e mandare a -terra la Regal Giurisdizione[7]. Dopo fatte queste rappresentazioni -al Re, essendo accaduto in Napoli, che a due Nobili venuti fra loro -in urta, per tema di maggior pericolo, si fosse ingiunto mandato -Regio di non partirsi dalle loro case; costoro poco di ciò curando si -fecer lecito di passeggiar per la città, non ostante il divieto, ed -incontratisi, cimentandosi a duello, ne rimase uno estinto: l'uccisore -con un suo compagno, ch'era Cavaliere Gerosolimitano, ed un servidore, -tosto si salvarono nel Convento di S. Caterina a Formello de' PP. -Domenicani. Ma non fece lor valere l'Asilo il Conte di Benavente; -poichè avendo fatto circondare il Convento da due compagnie di -Spagnuoli, e da quella del Capitan Alfonso Modarra, gittate a terra le -porte, amendue col servidore furono estratti, fatti prigioni e condotti -nelle carceri della Vicaria; e giudicata la causa, nel mese di maggio -del 1610 fu fatto mozzar il capo all'uccisore, risparmiando la vita al -Cavaliere, a riguardo dell'abito di S. Giovanni che portava. - -Non mancò subito il Vicario dell'Arcivescovo di Napoli di dichiarar -scomunicati il Reggente ed Avvocato Fiscale di Vicaria, con affiggere -cedoloni ancora contra il Capitan Modarra e' suoi soldati, e contra -il Caporale e' soldati della guardia del suddetto Reggente, che aveano -rotte e fracassate le porte del Monastero ed estratti i rifugiati; ma -il Vicerè non tralasciò immantenente a' 6 del detto mese di mandar -una grave ortatoria al Vicario, che dichiarasse nulle tali censure, -e togliesse i cedoloni; e nell'istesso dì ne mandò un'altra per via -d'ambasciata al Nunzio, fattagli dal Segretario del Regno Andrea -Salazar, che desse ordine al Vicario, che levasse i cedoloni, siccome -a' 10 del medesimo se ne replicò un'altra al Vicario[8]; tanto che -colla restituzione del Cavalier Gerosolimitano nelle mani del suo -Giudice competente, fu composto l'affare, nè si parlò più di Bolla. -Distese con tal occasione il _Reggente di Fulvio di Costanzo_ Marchese -di Corleto una scrittura, che volle drizzarla al Pontefice Paolo -V, dove con molta evidenza dimostrava di doversi togliere, o almeno -moderare la Costituzione di Gregorio. - -Ma questi ricorsi avuti in Roma furon sempre inutili; onde non -tralasciandosi dagli Ecclesiastici di farla valere, quando loro veniva -in acconcio, fu nel Pontificato di Clemente X preso espediente, di -mandar in Roma due Ministri per ottener qualche riforma agli abusi -dell'immunità Ecclesiastica, uno per lo Stato di Milano, che fu -il Visitator _Casati_, e l'altro per lo Regno di Napoli, che fu il -Consigliere allora _Antonio di Gaeta_, poi Reggente, trascelto dal -Conte di Pegneranna, che dopo il Viceregnato di Napoli, era passato in -Madrid al posto di Presidente del Consiglio d'Italia. Compose ancora -il Consigliere _Gaeta_ una dotta scrittura sopra questo soggetto, e -la indirizzò pure al Pontefice Clemente X ed al Marchese d'Astorga, -che si trovava allora Ambasciadore in Roma; ma la missione fu inutile, -siccome riuscirono in appresso sempre vani i ricorsi, che sopra ciò -s'ebbero in Roma vanamente lusingandoci, che da quella Corte si potesse -la Bolla riformare; onde ora non rimane altro rimedio, se non che -accadendo, che gli Ecclesiastici vogliano procedere a scomuniche per -far valere la Bolla (quando si è voluto usare la debita vigilanza) s'è -di lor presa severa vendetta, con discacciarli dal Regno, sequestrar le -loro rendite, e carcerare i loro parenti; siccome a' tempi nostri fu -praticato nel governo del Conte Daun, ch'essendosi con molto scandalo -di tutta la città fulminate censure contra i Giudici e l'Avvocato -Fiscale di Vicaria per essersi estratta da un forno attaccato ad una -Chiesa una venefica, che avea commesse infinite stragi, e tuttavia -nel luogo stesso del rifugio stava fabbricando veleni; fu con modi -non tanto strepitosi, quanto applauditi da tutti, cacciato dalla -città e Regno il Vicario dell'Arcivescovo, cacciati i suoi Ministri, -imprigionati i cursori, che ebbero ardimento d'affigger i cedoloni, e -sequestrate l'entrate all'Arcivescovo istesso. - -Mentre con tanta vigilanza il Conte di Benavente amministrava il Regno, -pervenne avviso in Napoli, che il Re Filippo, secondo le insinuazioni -de' Favoriti, da' quali reggevasi la Monarchia, avea disegnato per -suo successore il Conte di Lemos figliuolo di D. Ferdinando; ond'egli -con molto dispiacere, e più della Contessa sua moglie, s'apparecchiò -a riceverlo per cedergli il Governo; e giunto il Lemos nel mese -di giugno di quest'anno 1610 nell'Isola di Procida, fu egli ad -incontrarlo, e quantunque l'avesse pregato ad entrare e stanziare in -Palagio, non volle il Lemos partire da quell'Isola per dar maggior -agio al predecessore di disporsi alla partenza. Partì finalmente il -Conte di Benavente da Napoli a' 11 del seguente mese di luglio, dopo -aver governato il Regno per lo spazio poco più di sette anni. Lasciò -di se monumenti ben illustri della sua giustizia (della quale fu -oltremodo zelante) e della sua magnificenza. Egli magnifico in tutte -le occasioni, che se gli presentarono in tempo del suo governo, come -si vide nelle feste, che fece celebrare nel 1605 per la natività di -_Filippo_ Principe delle Spagne: e nel 1607 per la nascita dell'Infante -D. Ferdinando, quegli, che sotto il nome di Cardinal Infante si rese -cotanto celebre al Mondo per la vittoria ottenuta agli Svizzeri -presso Norlinghen. Alla sua magnificenza dobbiamo quelle ampie e -Regali strade, una, che conduce a Poggio Reale ornata di bellissimi -alberi e d'amenissime fonti: l'altra, che dal Regio Palagio conduce -a S. Lucia, nobilitata da una vaghissima Fontana, adornata di Statue -d'esquisitissima scultura, siccome egli fu, che fece costruire il -Ponte, ed innalzare quella magnifica Porta della città, che conduce -al Borgo di Chiaja, volendo, che dal suo cognome si fosse chiamata -_Porta Pimentella_; e sotto i suoi auspicj fu fabbricato il Palagio -destinato per uso ed abitazione degli Ufficiali, che assistono alla -conservazione de' grani riposti ne' pubblici granai per l'Annona della -città. Nell'Isola d'Elba, posta ne' mari di Toscana, a lui dobbiamo il -_Forte Pimentello_: siccome nel Regno que' magnifici Ponti della Cava, -di Bovino e di Benevento. - -Egli ci lasciò più di cinquanta Prammatiche tutte savie e prudenti. -Regolò per quelle le _Fiere_ del Regno, e comandò, che fossero -celebrate ne' tempi stabiliti ne' loro privilegi e non altramente: -proibì severamente l'asportazione delle arme corte, e fu terribile -contra i falsari e contra i giocatori; e diede altri salutari -provvedimenti intorno alla pubblica Annona, che secondo furono -stabiliti, possono vedersi nella _Cronologia_ prefissa al primo tomo -delle nostre Prammatiche. - - - - -CAPITOLO III. - -_Del Governo di D. PIETRO FERNANDEZ DI CASTRO Conte di LEMOS; e suoi -ordinamenti intorno all'Università de' nostri Studi, perchè presso noi -le discipline e le lettere fiorissero._ - - -Don Pietro di Castro fu figliuolo di _D. Ferdinando_, che morì in -Napoli essendovi Vicerè, e fratello di _D. Francesco_, che governò pure -il Regno in qualità di _Luogotenente_ lasciatovi da suo padre in vigor -di facoltà concedutagli dal Re. Giunto in Napoli trovò il Regno non pur -esausto, ma il Patrimonio Reale e la pubblica Annona in debito di più -milioni, in guisa, che nè la città avea modo di provveder di frumenti -i granai, nè la Cassa Militare di pagar le soldatesche. Ma applicatosi -egli a favorire le Comunità del Regno, acciò fossero più pronte a -pagare i tributi dovuti al Re: a far rivedere i conti, così delle Regie -entrate, come della città: a riparar le frodi, che si commettevano -dagli amministratori di esse: a porre i libri in registro: e sopra -tutto vegghiando, che si spendesse fruttuosamente il denaro, accrebbe -l'Erario del Principe e la pubblica Annona, tanto che nel corso del suo -governo fu goduta una compiuta abbondanza. - -Applicò ancora l'animo ad una esatta amministrazion di giustizia, -invigilando alla sollecita spedizione delle cause: fu severo e -terribile contra a' malfattori, e pose terrore a' Ministri, perchè -invigilassero a castigarli, ed attendessero con assiduità e vigilanza -a' loro ufficj. - -Ma sopra ogni altro, di che resta a noi perpetuo ed illustre monumento, -fu l'amore, che egli ebbe verso le lettere e la stima che fece della -nostra Università degli Studi. Innalzò per degno ricetto delle Muse -un superbo e magnifico Edificio, di cui non può pregiarsi aver simile -qualunque Università d'Europa. I Professori di quest'Università per -non aver luogo proporzionato a' loro esercizj, da S. Andrea a Nido, ove -anticamente dimoravano, erano stati costretti ricovrarsi nel cortile, -che serve d'atrio alla Chiesa di S. Domenico de' Frati Predicatori, -dove in alcune volte terrene, che formavano tre stanze, addottrinavano -la gioventù: nelle due, che sono nel muro verso mezzo giorno e -dirimpetto alla Chiesa nella prima si leggeva la Ragion Canonica e -la Gramatica Greca, e nella seconda s'insegnavano le leggi civili: -nell'ultima stanza del lato interno verso occidente era la Cattedra, -che chiamavasi degli Artisti[9]. Ma luogo angusto ed incomodo, e -mal atto a tal ministerio, nè con architettura conforme al bisogno -dell'opera ed al decoro e magnificenza della città: il sentirsi con -poca riverenza della vicina Chiesa spesse dispute ed armeggiamenti -degli Scolari: i fastidiosi ed importuni suoni delle campane che -spesso interrompevano gli esercizj de' Professori, fecero, che il -Conte di Lemos, affezionato agli Studi, ne' quali nell'Università -di Salamanca, in tempo della sua gioventù, avea fatti maravigliosi -progressi, pensasse da dovero a darvi riparo; e riputando ciò indegno -di un'Università cotanto preclara, di cui non meno l'Imperador -Federico II che i Re dell'Illustre Casa d'Angiò aveano fatta tanta -stima, si determinò di prepararle una magnifica abitazione e degna -delle scienze, che ivi si professavano. Colla direzione adunque del -Cavalier _Fontana_, famoso Architetto di que' tempi, fece ergere un -ampio edificio fuori la Porta di Costantinopoli, nel medesimo luogo, -dove prima da D. Pietro Giron Duca d'Ossuna era stata edificata la -Real Cavallerizza: fecevi costruire un ben ampio Teatro, per uso de' -concorsi e per altre pubbliche dispute, e sale ben grandi capaci -d'un gran numero di studenti; ma ciò, che rese l'opera stupenda e -maravigliosa, furono li magnifici portici e le prospettive arricchite -di statue di finissima scultura. Mancò solamente la perizia dell'arte -nelle _Iscrizioni_, che in marmo vi s'addattarono nelle sue facciate -e magnifiche Porte. A questi tempi erasi corrotta fra noi la Poesia, -e questi studi erano passati a' Gesuiti, presso i quali era allora -riputato risiedere la letteratura; quindi da' più valenti e savi -critici, che in Napoli eran allora molto pochi e rari, furono in quelle -notati molti errori, e leggendosi in una d'esse a lettere cubitali -quell'_ULYSSE AUDITORE_, si diede occasione a Pietro Lasena di comporre -quel suo dotto ed erudito libro _Dell'Antico Ginnasio Napoletano_, dove -fa vedere i sogni dell'Autor dell'_Iscrizione_. - -Con tutto che questa grand'opera non fosse finita si spesero dal -Conte centocinquantamila ducati, ch'e' raccolse da tutto il Regno. -Non potè egli aver il piacere di vederla interamente compita, essendo -stato breve il tempo del suo governo; con tutto ciò, ancorchè non -fosse terminata la fabbrica volle far seguire la traslazione degli -studi, dal luogo ov'erano, in questo nuovo magnifico edificio, e per -mostrare la stima che faceva di tal Università, volle egli intervenirvi -coll'assistenza de' Tribunali, disponendo egli la celebrità con una -numerosa cavalcata, la quale in Napoli non fa mai veduta simile, -e la novità era, perchè v'intervennero i Dottori del Collegio ed i -Professori dell'Università, vestiti all'uso di Spagna con una sorta -d'insegna Dottorale, che chiamavano _Capiroto_, divisato con varietà -di colori corrispondenti ed applicati alla varietà delle scienze, -che da loro si professavano. I Teologi la portavano bianca, e negra: -i Filosofi azzurra e gialla; i Legisti e Canonisti di color verde e -rosso; e tutti avevano le berrette co' fiocchi de' medesimi colori. -In cotal guisa si fece in quest'anno 1616 l'apertura dei Regj Studi in -questo nuovo Edificio, dove il Vicerè intervenne ed ascoltò l'orazione, -che per tal solennità recitossi. - -Ma non bastava aver in sì magnifica forma ridotti i nostri Studi, -se per ben reggergli non si provvedessero di savie leggi ed ottimi -istituti. Egli riordinolli con prescrivere più Statuti, che ora -si leggono nel Corpo delle nostre Prammatiche[10], nelli quali, -confermando la Prefettura d'essi al Cappellan Maggiore, prescrisse la -norma ed il numero degli altri Ufficiali, che doveano averne pensiero: -ciò che s'appartenesse a' Protettori ed al Rettore, e del modo -d'eleggerlo: ai Bidelli, al Maestro di cerimonie, al Capitan di guardia -ed a' Portieri. E perchè il Conte meditava arricchire quest'Edificio -d'una copiosa Libreria, prescrisse ancora in questi Statuti il modo da -conservare i libri, e dell'uso che se ne dovea avere, e ciò che dovea -essere dell'incombenza del Custode. Parimente stabilì in quelli una -Cappella propria, e v'assegnò il Cappellano, e prescrisse le Feste, che -si doveano ivi celebrare. - -Distribuì le Cattedre e le materie che si doveano leggere, determinando -ancora a' Professori i Salari in ogni facoltà: diffinì il corso -dell'anno per lo studio, e quanto tempo arcano da durare le lezioni: -preserisse il modo di leggere che doveano tenere i Lettori: le visite, -che il Prefetto dovea fare a' medesimi: de' loro sustituti, ed in -quali casi potevano concedersi; e che niuno nelle private case potesse -leggere quelle facoltà, che si leggevano ne' pubblici Studi. - -Ma quello, di che merita maggior lode questo savio Ministro, fu l'avere -con severe leggi stabilito, che tutte le Cattedre si provvedessero -per concorsi e per opposizioni. Avea il nostro Imperador Federico II, -quando riformò, ed in miglior forma ridusse questi Studi, fin dall'anno -1239, per sua Costituzione[11] ordinato, che niuno potesse assumersi -titolo di Maestro, che ora diciamo Lettore, se non fosse diligentemente -esaminato in presenza de' suoi Ufficiali e de' Maestri di quella -facoltà, che si pretende insegnare. Questo diligente esame facevasi per -opposizione: modo non già da Federico inventato, ma molto antico ed a -noi da' Greci tramandato, leggendosi presso Luciano[12], che in Atene -sotto M. Aurelio, morto il Professore, era surrogato in suo luogo chi -dopo aver disputato coll'oppositore, e fatto un tal esperimento, avea -il suffragio degli Ottimati. Parimente in Costantinopoli, per legge -stabilita da Teodosio il giovane, l'esame e l'elezione de' Professori -si faceva _Coetu amplissimo judicante_[13]. Quest'istesso praticandosi -inviolabilmente nelle Università di Spagna, siccome in molte altre -d'Europa, volle il Conte di Lemos con leggi più strette stabilire -presso di noi. Egli ordinò, che tutte le Cattedre si provvedessero per -opposizione, invitandosi con pubblici Editti coloro, che degnamente -si volessero opporre: prescrisse il modo, che si dovrà tenere nella -pubblicazione di questi Editti: coloro, che possono opporsi alle -Cattedre; gli esercizi, che avran da fare gli Oppositori e che avranno -da osservare, durante la vacanza della Cattedra: determinò il numero -de' Magistrati e de' Professori, che avranno da votare in quelle: il -modo da tenersi: i diritti, che dovranno pagare coloro che saranno -provvisti, ed il giuramento che avran da dare prima di pigliare il -possesso. - -Dopo avere il Lemos dati provvidi regolamenti intorno agli Ufficiali, -che reggono l'Università, ed intorno a' Professori, e del modo -d'eleggerli; passa a regolare ciò che s'appartiene agli Studenti, -ricerca da quelli la matricola, l'esame che dovrà farsi quando dalla -Gramatica passano ad altra facoltà: determina il tempo del corso de' -loro studi: prescrive il modo da tenersi nelle dispute, e pubbliche -conclusioni; i loro esercizj nella Rettorica, nella lingua Greca, -Matematica ed Anatomia; ed in fine le Repetizioni, che avran da fare -ogni anno a' medesimi li Lettori delle letture perpetue. - -Queste furono le leggi Accademiche, che stabilì il Conte di Lemos per -la nostra Università degli Studi, le quali partito che fu egli dal -Governo di Napoli, vedendo il suo successore _D. Pietro di Giron Duca -d'Ossuna_, che non erano con quel rigore osservate, che ordinato avea -il Conte, promulgò sotto li 30 novembre del medesimo anno 1616, nuova -Prammatica, nella quale inserendo tutte le sopraddette leggi, ordinò, -che quelle inviolabilmente si fossero osservate[14]. - -La stima che il Conte di Lemos teneva per le lettere da lui -cotanto favorite, fece sì che a questi tempi fiorissero in Napoli -molti Letterati, e che si rinovellasse l'istituto dell'Accademie, -incominciato in tempo di D. Pietro di Toledo. Sopra tutte le altre -fioriva a questi tempi l'Accademia degli _Oziosi_, che nacque sotto gli -auspicj del Cardinal Brancaccio, e che ragunavasi dentro il Chiostro -del Convento di S. Maria delle Grazie presso la Chiesa di S. Agnello, -della quale era Principe Giambattista Manso Marchese di Villa; ed alle -volte in S. Domenico Maggiore, nella stanza, nella quale in memoria -d'avervi insegnato S. Tommaso, è rimasta la Cattedra in piedi[15]. Si -ascrissero a quella, oltre i Letterati di questi tempi, molti Nobili e -Signori, che aveano buon gusto delle lettere: fra quali erano D. Luigi -Caraffa Principe di Stigliano, D. Luigi di Capua Principe della Riccia, -D. Filippo Gaetano Duca di Sermoneta, D. Carlo Spinelli Principe di -Cariati, D. Francesco Muria Caraffa Duca di Nocera, D. Giantommaso di -Capua Principe di Rocca Romana, D. Giovanni di Capua, D. Francesco -Brancaccio, D. Giambattista Caracciolo, D. Cesare Pappacoda, Fr. -Tommaso Caraffa dell'Ordine de' Predicatori, D. Ettore Pignatelli, D. -Fabrizio Caraffa, e D. Diego di Mendozza. Ma il maggior lustro glie lo -diede il Conte istesso di Lemos, il quale sovente in quest'Accademia -insieme con gli altri andava a leggere le sue composizioni, ed una -volta vi recitò una Commedia da lui composta, che fu intesa con -grandissimo plauso. - -S'ascrissero parimente in quest'Accademia quasi tutti i Letterati, che -si riputavano a que' tempi i migliori, come il Cavalier Giambattista -Marini, Giambattista della Porta, Pietro Lasena, Francesco de Petris, -il nostro Consigliere Scipione Teodoro, Giulio Cesare Capaccio, Ascanio -Colelli, Tiberio del Pozzo, Anton-Maria Palomba, Giannandrea di Paolo, -Paolo Marchese, Giancamillo Cacace, che fu poi Reggente, Colantonio -Mamigliola, Ottavio Sbarra, e molti altri. - -A questi medesimi tempi nel Chiostro di S. Pietro a Majella ne fioriva -un'altra, della quale era Principe D. Francesco Caraffa Marchese -d'Anzi, e vi s'arrolarono D. Tiberio Caraffa Principe di Bisignano, -Monsignor Pier Luigi Caraffa, Giammatteo Ranieri, Ottavio Caputi, -Scipione Milano, ed alcuni altri. - -Ma per vizio di quest'età erano professate le lettere non da tutti -con quella politezza e candore, che si vide da poi verso la fine -dello stesso secolo. La nostra Giurisprudenza non mutò sembiante, ed i -Professori così nelle Cattedre, come nel Foro, de' quali era il numero -cresciuto, seguitavano i vestigj de' loro maggiori. La filosofia era -ancor ristretta ne' Chiostri, dove s'insegnava al lor modo Scolastico. -La Medicina era professata da' Galenici. Lo studio delle lingue, e -spezialmente della latina, e l'erudizione era ristretta ne' Gesuiti. La -Poesia, tutta trasformata, era esercitata da' stravaganti cervelli; e -l'Istoria da pochi era trattata con dignità e nettezza. - -Non fu però, che in mezzo a tanti, alcuni nobili spiriti, -allontanandosi da' comuni sentieri, non calcassero le vere strade, li -quali a lungo andare dieder lume a' posteri di seguire le loro pedate; -ma a questi tempi essendo pochi e rari non poterono far argine ad un -così ampio ed impetuoso fiume. Rilusse _Giambattista della Porta_, -cotanto noto per le opere, che ci lasciò. _Pietro Lasena_ Avvocato -ne' nostri Tribunali e letterato di profonda erudizione. _Fabio -Colonna_ celebre Filosofo e Matematico. _Mario Schipani_ valente -Medico e cotanto amico del virtuosissimo viaggiante Pietro della Valle. -_Costantino Sofia_, al quale Lasena dedicò il suo libro de' _Vergati_; -ed _Antonio Arcudio_, Sacerdote del Rito Greco, ed Arciprete di Soleto -nella provincia d'Otranto, professori di lingua Greca, amendue Maestri -del Lasena e _Niccolò-Antonio Stelliola_, Maestro del famoso M. -Aurelio Severino. E se Francesco de Petris diede fuori a questi tempi -quella sua sciocca Istoria Napoletana, ben vi furono alcuni valenti -investigatori delle nostre memorie che la derisero, e che diedero -saggi ben chiari di quanto sopra lui valessero: fra' quali non deve -tralasciarsi qui privo della meritata lode _Bartolommeo Chioccarello_: -costui, per la testimonianza, che a noi ne rende Pietro Lasena[16], -che fu suo grande amico, non cedeva a uomo nelle più laboriose ricerche -delle nostre antichità, tanto che s'acquistò il titolo di _Can bracco_. -Egli per lo spazio di quaranta e più anni consumò sua vita in ricercare -tutti i regj Archivj di questa città: quello della Regia Zecca, l'altro -grande della Regia Camera e quello de' Quinternioni; ed anche l'altro -della Regia Cancelleria: vide quasi tutti li protocolli, ed atti de' -Notari antichi di Napoli: le scritture de' Monasteri più antichi, -e tutti gli Archivj de Monasteri famosi, e delle Città più celebri -del Regno: donde per commessione datagli nel 1626 dal Duca d'Alba -Vicerè, raccolse que' 18 volumi di scritture attenenti alla regal -giurisdizione. Raccolta quanto laboriosa, altrettanto gloriosa e degna -d'eterna ed immortal memoria, per la quale i sostenitori della regal -giurisdizione si fanno scudo e difesa contra le tante intraprese degli -Ecclesiastici, che non hanno altro scopo, che d'abbatterla. - -Le costui pedate seguitarono _D. Ferdinando della Marra_ Duca della -Guardia, e _D. Camillo Tutini_ Sacerdote Napoletano, celebre ancor egli -per le opere che ci lasciò. Se _D. Francesco Capecelatro_ suo coetaneo -avesse proseguito il suo lavoro, certamente avrebbe a noi lasciata una -perfetta Istoria Napoletana. Ed _Antonio Caracciolo_ Chierico Regolare -Teatino diede nei suoi libri, che ci lasciò, saggi ben chiari quanto -sopra questi studi intendesse. S'innalzò poi sopra tutti costoro il -famoso _Camillo Pellegrini_ Capuano, il più diligente Scrittore, ed -il più savio ed acuto critico che abbiamo noi delle nostre antichità e -delle nostre memorie. - -Ma ritornando al conte di Lemos, dopo avere illustrata Napoli con -l'innalzamento dell'Università degli studi, non tralasciò d'adornarla -l'altri edificj. A lui devono i Gesuiti la fondazione del nuovo -Collegio di S. Francesco Saverio. A lui dobbiamo quella grande opera -de' mulini aperti fuori le mura della città presso Porta Nolana; ed -a lui deve anche il Regno d'aver resi più comodi i viaggi terrestri, -con far costruire nuovi Ponti. Ma furon interrotte le speranze di -ricever da lui beneficj maggiori dall'avviso, che s'ebbe d'avergli li -Re Filippo destinato per successore il _Duca d'Ossuna_, che si trovava -allora Vicerè in Sicilia. Abbandonò tosto egli il governo del Regno, -e lasciato D. Francesco suo fratello in sua vece, fino all'arrivo del -successore, si partì a' 8 di luglio di quest'anno 1616 alla volta di -Spagna, per andare ed esercitare la carica di Presidente del supremo -Consiglio d'Italia. Ci lasciò ancor egli più di 40 utili e sagge -Prammatiche, le quali secondo l'ordine de' tempi s'additano nella tante -volte rammentata _Cronologia_. - - - - -CAPITOLO IV. - -_Del Governo di D. PIETRO GIRON Duca d'OSSUNA; e delle sue spedizioni -fatte nell'Adriatico contra Vineziani, ch'ebbero per lui infelicissimo -fine._ - - -Il Duca d'Ossuna, ne' principj del suo governo, mostrò un'applicazione -grandissima ed una assiduità indefessa nell'ascoltare e provvedere -a' bisogni del Regno, usando molto rigore perchè la giustizia fosse -senza eccezion di persone rettamente amministrata, e nell'istesso -tempo somma magnificenza e liberalità per cattivarsi universal -applauso e benevolenza: per cattivarsi quella del Popolo fece togliere -due Gabelle, poco prima per certo determinato tempo imposte; e per -quietare la Corte di Spagna insospettita di ciò, diede a credere, che -ciò notabilmente avrebbe giovato al Patrimonio Regale, ed alleggeriti -i sudditi, e resigli più abili a soffrire le imposizioni; e per -confermare questi concetti con le opere, sollecitò un donativo dal -Regno d'un milione e ducentomila ducati, che mandò a presentare al Re -per li bisogni della Corona. - -Ma una nuova guerra accesa in Italia per la morte di Francesco Gonzaga -Duca di Mantua, della quale il Cavalier Battista Nani[17] distesamente -notò i successi e le cagioni, intrigò il Duca d'Ossuna in cose più -difficili e gravi. Per le cagioni rapportate da questo Scrittore, -Filippo III fu indotto ad entrarvi, e ad opporsi al Duca di Savoja, -al quale con sopracciglio spagnuolo imperiosamente avea comandato, che -restituisse tutto l'occupato in Monferrato. Li Veneziani all'incontro -favorivano il Duca con forze e denari, onde nacquero i disgusti tra -la Corte di Spagna con quella Repubblica. S'aggiunse ancora, che -al Re Filippo, essendosi il Senato Veneto per cagion degli Uscocchi -disgustato coll'Arciduca Ferdinando, fu duopo assistere all'Arciduca -cotanto a lui stretto di parentela, e di sovvenirlo. Ma non perciò -s'era fra la Repubblica ed il Re dichiarata aperta guerra, nè -licenziati dalle loro Corti gli Ambasciadori. - -Il Duca d'Ossuna però, secondando il genio degli Spagnuoli che -pubblicavano di voler movere apertamente le loro truppe contra -Veneziani, nell'istesso tempo, che il Cardinal Borgia proccurava in -Roma concitargli contra il Pontefice, non tralasciò quest'occasione -d'ubbidire insieme a' comandi della Corte di Madrid, e di soddisfare -il suo animo, che tenne sempre avverso a' Veneziani; e por opporsi al -Duca di Savoja per la guerra del Monferrato, spedì al Governador di -Milano replicati soccorsi, mandandovi quattro compagnie di cavalli -leggieri, e sedici d'uomini d'arme, sotto scorta di D. Camillo -Caracciolo Principe di Avellino, e seicento Corazze comandate da D. -Marzio Caraffa Duca di Maddaloni; e per l'altra guerra, che per cagion -degli Uscocchi si faceva dalla Repubblica agli Stati dell'Arciduca, -armava Vascelli per infestare l'Adriatico, parte alla Repubblica -sommamente gelosa. Sapeva l'Ossuna, che non poteva più nel vivo toccar -i Vineziani, che col turbare il Dominio, ch'essi vantano del Mare -Adriatico, infestare il commercio e romper il traffico, ancorchè da ciò -ne dovessero ricevere danno i sudditi stessi del Regno, che tenevano -opulente negozio nella città di Venezia; perciò fu tutto inteso, non -tanto a raccoglier milizie per soccorrere il Milanese, quanto ad armar -Vascelli per molestare i Vineziani; onde rotta la sicurtà de Porti, -rappresagliò la nave di Pellegrino de' Rossi. Narra il Nani[18], che -avendo la Repubblica per mezzo del suo Ambasciador Gritti fattane di -ciò doglianza colla Corte di Spagna, avesse ottenuti ordini diretti -all'Ossuna di rilasciarla; ma che costui con superbissimo animo li -disprezzasse, non senza sospetto di connivenza della stessa Corte, -la quale godesse di coprire i disegni più arcani con l'inobbedienza -di capriccioso Ministro. Per la qual cosa i Vineziani risolutissimi -alla difesa di quel Golfo, s'applicarono a rinforzarsi nel Mare con -due Galeazze ed alcune Navi, ed elessero trenta Governadori dì Galee, -acciocchè, secondo il bisogno, a parte a parte andassero armando. - -Ma dall'altra parte il Vicerè, vedendo, che gli Uscocchi aveano -perduti molti de' loro nidi, gli allettò a ricovrarsi nel Regno con -Porto franco e con premj, quelli più accarezzando, che a' Vineziani -riuscivano maggiormente molesti. Presero perciò costoro sotto il -calore di tal protezione la Nave Doria, che con merci ed altri Navilj -minori da Corfù passava a Venezia, vendendo sotto lo Stendardo del -Vicerè pubblicamente le spoglie; e se bene i Gabellieri de' Porti -principali del Regno esclamavano, che col traffico mancherebbero i -dazj e l'entrate Reali, furono dall'Ossuna minacciati della forca, se -più ardissero di dolersi. Il Nani, quanto buon Cittadino, altrettanto -appassionato Istorico nelle azioni del Duca d'Ossuna, rapporta, che -costui per natura vanissimo di lingua e d'animo, non solo applicava -a turbar il mare, ma di continuo parlava di sorprendere Porti -dell'Istria, saccheggiar Isole, e penetrare ne' recessi medesimi della -città dominante: che ora in carta, ora in voce delineava e divisava i -disegni, ordinava barche di fondo atto a' canali e paludi, tracciava -macchine, nè più volentieri alcuno ascoltava, che coloro, i quali lo -trattenessero con adulazioni al suo nome, o con facilità dell'impresa; -ma che però non era tanto ciò ch'egli credeva di poter eseguire, -quanto quello che desiderava, che si credesse, acciocchè si tenesse -la Repubblica involta in maggiori dispendj, e distratta a tal segno, -che più debolmente, ed offender potesse l'Arciduca, ed assistere a -Carlo Duca di Savoja. Spinse pertanto l'Ossuna sotto Francesco Rivera -dodici ben armati Vascelli nell'Adriatico: e benchè nel procinto di -spiegare le vele, giungessero ordini della Corte di Spagna di sospender -le mosse, parendo strano, che nel tempo d'aprire trattati di pace in -Madrid, s'inferissero dal Vicerè durissime offese; egli ad ogni modo, -facendo assembrare il Collaterale, fece far relazione dal medesimo alla -Corte, rappresentando, che avendo alcune Barche armate della Repubblica -preso un grosso Vascello, che voleva entrar in Trieste, conveniva al -decoro e servizio del Re, che il Rivera partisse, e si reprimessero -i Vineziani; onde fece partire i Vascelli, ed affinchè non fosse ciò -imputato ad atto di romper la guerra in nome del Re colla Repubblica, -fecegli partire colle sue insegne solamente. - -La Repubblica perciò impose al Belegno, che comandava la sua Armata, -d'unire in Lesina quella parte, che potesse avere più pronta per passar -a Curzola, per coprire le Isole, ed in particolare per rompere il -principal disegno dell'Ossuna di comparire a vista dell'Istria, per -dar fomento all'armi dell'Arciduca Ferdinando, e divertire quelle della -Repubblica. Conseguì l'intento il Belegno; poichè giunto che furono le -Navi dell'Ossuna a Calamota, spinse loro la sua Armata incontro; onde -il Rivera dubitando d'essere con disavvantaggio combattuto in quel -sito, date le vele a prospero vento, attraversò il mare, ed a Brindisi -si condusse. - -Queste mosse avendo ingelositi i Turchi, gli spinsero a calare in -grosso numero alla custodia, ed ai Presidj delle loro Marine; onde -da ciò prese il Vicerè l'opportunità di chiedere ad altre Potenze -soccorso, pubblicando non esser altro il suo scopo, che di abbattere -l'inimico comune, e per ciò chiedeva, che si dovesse unir seco le Galee -del Pontefice, di Malta, e di Fiorenza. Ma dall'altra parte i Ministri -della Repubblica facevano altamente risuonare il contrario alle Corti -di que' Principi, dicendo, che l'Ossuna al primo Visir avea inviati -schiavi, e doni per allettarlo, e con ogni sorte d'uffizio incitarlo -a muovere contra la Repubblica l'armi; e fecero valer tanto i loro -ufficj, che non solo s'astennero que' Principi di dare all'Ossuna le -loro Galee, ma proccurarono divertirlo dall'impresa, dicendo, che non -servirebbe per altro, che a svegliare i Turchi e tirarli nell'Adriatico -a fronte del Regno di Napoli e dello Stato Ecclesiastico. - -Ma non per ciò il Duca si ritenne d'inviar sotto Pietro di Leyva -diciannove Galee ad unirsi al Rivera, il quale passato con questo nuovo -soccorso a S. Croce e trovati a Lesina i Vineziani inferiori di forze -tentò di tirarli fuori a combattere: ma costoro fermi solo alla difesa, -sopraggiunta la notte, obbligarono l'armata Spagnuola a ritirarsi in -Brindisi con la preda d'un Naviglio di Sali e d'un Vascello d'Olanda, -che navigando con alcuni soldati di quelle Levate, si trovò sopraffatto -dalle navi dell'Ossuna. I Vineziani per ciò seriamente pensando -all'importanza dell'affare ingrossarono la loro armata; e dall'altra -parte l'Ossuna accrebbe la sua a diciotto Navi e trentatrè Galee, -la quale comparse sopra Lesina, con animo di provocar la Veneta alla -battaglia; ed intanto i Ministri spagnuoli, per atterrire con la fama -di vasti apparecchi, avean fatto precorrer voce, che l'armata dei -Galeoni solita a custodire la navigazione dell'Oceano, entrando nello -stretto di Gibilterra, penetrerebbe nell'Adriatico, e che in Sicilia -pure s'armavano di nuovo moltissimi Legni; le quali voci erano in parte -accreditate dalle ardite procedure del Vicerè, il quale oltre d'aver -ingrossata con alquante Galee la Squadra del Leyva, faceva scorrere -dagli Uscocchi tutto il Golfo, i quali colle loro Barche insultavano -fino in vista de' Porti di Venezia istessa con depredazioni e con danni -gravissimi; tanto che obbligò il Senato a disponere qualche Galea alla -guardia di Chioggia, ed a scegliere in Venezia certo numero di gente -atta all'armi: ciò che riuscendo nuovo in quella città, avea posto il -Popolo in non poco scompiglio; il quale per una falsa voce insorta, -che, essendosi già combattuto dalle due armate intorno Lesina, i -Vineziani avessero ottenuta una insigne vittoria sopra gli Spagnuoli, -era corso impetuosamente per manomettere la persona e la Casa di D. -Alfonso della Queva Marchese di Bedmar Ambasciadore del Re Filippo in -Venezia, creduto principal instigatore de' tentativi dell'Ossuna. - -Le due armate però intorno Lesina, ancorchè la Spagnuola avesse -provocata la Veneta, non vennero mai a battaglia; onde il Leyva, -vedendo che i Vineziani s'erano posti su la difesa del Porto s'allargò -a Traù vecchio, dove incendiò il paese, e predò molte barche; indi -colle Galee speditamente verso Zara trascorse, dove per una preda -offertaglisi, si divertì da maggior vittoria; poichè con tutto che -avesse precisi ordini di tentar la sorpresa e l'occupazione di Pola, -o d'alcun altro Porto nell'Istria, egli scontrandosi a due Galee di -mercatanzia, avido della preda, si trattenne ad occuparle con alcuni -Legni, che conducevano provvisioni di vitto all'armata nemica; onde -sopraggiunti da questa gli Spagnuoli, ed imbarazzati in oltre co' Legni -predati e con le ricchissime spoglie, traversato il Mare verso il Monte -Gargano, radendo le rive, finalmente a Brindisi si ricondussero e poco -da poi le lor Galee uscirono dal Golfo. Il Vicerè di ciò ne rimproverò -acremente il Leyva, che per quella preda si fosse perduta l'opportunità -d'una più importante conquista; ad ogni modo, ostentando la preda, fece -condurre a Napoli le merci ed i legni, molto godendo del dispiacere che -in Venezia n'appariva. - -Esclamavano intanto i Ministri della Repubblica in tutte le Corti -de' Principi di questi atti ostili dell'Ossuna, il quale in mezzo a' -trattati di pace oltraggiava il Golfo creduto di lor Dominio, e che -proccurava, avendo intelligenza co' Turchi, tirar le armi di quelli a' -danni della Repubblica, li quali, pretendendo rifacimento del danno -ancor da essi sofferto in quella preda, minacciavano di prenderne -ragione coll'armi contra la Repubblica. Ma nell'istesso tempo non -tralasciava il Duca ancor egli di declamare contra i Vineziani, dicendo -esser pur troppo insoffribili i loro vanti del dominio, che sognano -di quel mare: essere per ragion delle genti la navigazion libera e -molto meno potersi pretendere di vietarla all'armata del Re Cattolico, -che non conosce superiore alcuno nel Mondo. A questi tempi e per -tali occasioni, narrasi, che il Marchese di Bedmar Ambasciadore del -Re Cattolico in Venezia, per toccar più sensibilmente i Vineziani, -avesse fatto comporre da _M. Velsero_, o come altri tengono da _Niccolò -Peireschio_, (ciò che parimente si suspica da quel che _Gassendo_ ne -scrisse nella di lui vita) quel libro intitolato: _Squittinio della -libertà Veneta_. Questo libro acerbamente trafisse i Vineziani, li -quali con difficoltà poterono trovar altro condegno Scrittore, che -lo confutasse; e che finalmente non trovando altri, vi facessero -rispondere da _Teodoro Grass-Winckd_ Olandese, il quale ne compose un -opposto, col titolo: _Majestas Reipublicae Venetae_; siccome da poi -fecero _Scipione Errico_ e _Raffael della Torre Genovese._ - -(Burcardo Struvio[19], ciò che conferma nel _Syntagm. Juris publici -Imp. R. G. cap. 2 §.17_, scrisse il vero Autore di questo libro essere -stato _Alfonso della Queva_; e dirà vero, se intende che costui, il -quale era lo stesso che il _Marchese di Bedmar_ allora Ambasciadore dei -Re Cattolico in Venezia, desse commissione a M. Velsero, o ad altri di -comporlo, ma non già ch'egli dettato l'avesse o composto.) - -(Narrasi che il Doge di Venezia avendo data commessione a _Fra -Paolo Sarpi_, il quale avea sì bene e dottamente confutate tante -scritture uscite in difesa di Paolo V, in quella briga che prese -colla Repubblica, che rispondesse anche a questo libro; _Fra Paolo_ -saviamente considerando l'arduità dell'impresa, gli avesse risposto: -_Serenissime, ne moveas Camarinam, immotam hanc exepedit esse_.) - -Scrisse parimente l'Ossuna una grave lettera al Pontefice Paolo V -rappresentandogli le soverchierie dei Vineziani e la necessità, ond'era -stato costretto alle spedizioni da lui fatte nell'Adriatico, e punto -di ciò che coloro gli addossavano d'aver amistà ed intelligenza col -Turco, gli diceva che gli Spagnuoli non avean avuta mai tregua nè -pace, com'essi, col Turco, e che la guerra, che egli ad essi faceva, -non era contra Cristiani, perch'essi non erano tali, se non nel -nome; poichè avendogli nelle contese passate negata l'ubbidienza, -perdendogli il rispetto, non potevano dirsi Cattolici; e molto più -per aver discacciata da' loro Stati una Religione cotanto esemplare e -zelante del servigio di Dio, quanto era quella della Compagnia di Gesù: -pagando, oltre a ciò, gli Eretici di Francia, che tengono nel servizio -del Duca di Savoja, e gli Eretici d'Olanda, che tengono stipendiati -nelle loro armate ed eserciti, profanando le Chiese delle Terre -dell'Arciduca, e che per ciò lui desiderava sapere di che Religione -essi erano, e se fossero forse Cristiani, come sono li Mori e gli -Eretici. - -Ma mentre tra l'Ossuna, ed i Vineziani le contese erano nel maggior -fervore, non si tralasciavano i trattati di pace, la quale trasferita -di Spagna in Francia, finalmente si conchiuse in Parigi e si distese -in Madrid, dove si conchiusero le condizioni d'essa, accettate dalla -Repubblica; onde alle doglianze, che il di lei Ambasciadore fece -alla Corte di Madrid contra l'Ossuna, comandò il Re al medesimo, -che restituisse al Ministro della Repubblica residente in Napoli li -vascelli e le merci. - -Non meno al Toledo Governador di Milano, ed al Marchese di Bedmar -Ambasciadore del Re Cattolico in Venezia, che all'Ossuna dispiacque -questa pace, e proccuravano a tutto potere porre ostacoli in eseguire -le condizioni; ma sopra ogni altro l'Ossuna, col pretesto, che i -Vineziani fabbricavano un Forte a S. Croce, pubblicava per ciò di -voler invadere di nuovo il Golfo; ed all'ordine venutogli di render i -Legni e le merci, si mostrò pronto di ubbidire solamente in quanto a -consegnare i Legni a Gaspare Spinelli Residente della Repubblica, ma -non già interamente le merci, dicendo, che gran parte di quelle s'erano -acquistate al Fisco Regio, per appartenersi ad Ebrei, ed a Turchi -nemici della Corona di Spagna: onde non volendo ricevere il Residente -il resto offertogli, si venne di nuovo alle invasioni; ed il Duca inviò -con diciannove Navi da guerra di nuovo nell'Adriatico Francesco Rivera. -Non minori difficoltà frapponeva il Governador di Milano all'esecuzione -per ciò che s'apparteneva dal suo canto; onde il Pontefice, i Franzesi -e gli altri Principi frappostisi per farli quietare, estorsero dal -Marchese di Bedmar, che desse parola al Senato Veneto, che tutto -sarebbesi restituito. Ma con tutto ciò sempre sorgevano nuovi ostacoli, -finchè finalmente datasi esecuzione in Piemonte ed in Istria alla pace, -ritirossi il Rivera nel Porto di Brindisi coll'armata; ed i Vineziani -ora più che mai esclamando nella Corte di Madrid contra l'Ossuna, -ottennero da quella, che, tolto da mezzo il Vicerè, l'affare della -restituzione de' Legni e delle merci fosse commesso al Cardinal Borgia, -con ordine, che lo componesse insieme con Girolamo Soranzo Ambasciadore -della Repubblica in Roma. - -Ma nel nuovo anno 1618 si scoprirono le cagioni, ond'avveniva, che non -ostante la pace, l'Ossuna, il Toledo e la Queva tenevan sempre Legni -armati nei Porti dell'Adriatico, li quali non tralasciavano di scorrer -il mare, e con ciò tener solleciti i Vineziani, onde sovente sortivano -delle rappresaglie ne' Porti con gravi doglianze de' Napoletani, che -rappresentarono in Ispagna i danni, che per ciò soffrivano. Tutto -nasceva dall'esito che s'attendeva d'una congiura, che il Marchese -di Bedmar maneggiava in Venezia, con participazione dell'Ossuna e -del Toledo. Avea il Marchese tentato in Venezia tutte le arti per -accrescersi partigiani, proccurando ancora di sviar molti dall'insegne -e servizio della Repubblica, e d'introdurne degli altri per valersene -all'occasione. Tra questi principalmente l'Ossuna inviò un tal _Jacques -Pierre_, Franzese di Normandia e Corsaro di professione, ma di spirito -grande. Costui, finti coll'Ossuna disgusti, mostrò di voler vendicarsi, -passando al servizio della Repubblica, e con facilità vi fu accolto con -un compagno chiamato _Langlad_, perito in maneggio di fuochi. L'Ossuna, -mostrandosi di ciò fieramente sdegnato, faceva custodire la moglie del -Pierre, e con lettere finte proponendogli gran premj, lo richiamava -al servizio. Egli all'incontro, per rendersi accetto in Venezia, -mostrava le lettere istesse, proponeva molte cose speziose, simulava di -propalar i disegni del Vicerè, e suggerire i mezzi per contrapporvisi. -Conciliata per tanto gran confidenza, s'introdusse col Langlad -nell'Arsenale ad esercitar la sua arte. In occulto teneva poi con la -Queva congressi, e di continuo secretamente passavano a Napoli corrieri -e spie, avendo intanto aggregati alcuni Borgognoni e Franzesi al lor -partito. Il concerto era, che sotto un Inglese, chiamato Haillot, -l'Ossuna spingesse alcuni bergantini e barche, capaci d'entrare ne' -Porti e Canali, de' quali avevano per tutto preso la misura ed il -fondo: dovevano poi seguitare più grossi vascelli, per gittar l'ancore -nelle spiagge del Friuli, sotto il calor de' quali, e nella confusione, -che i primi erano per apportare nel Popolo, i congiurati s'aveano -divisi gli uffici, il Langlad di dar fuoco nell'Arsenale, altri in -più parti della Città; alcuni manometter la zecca, prender i posti -più principali, trucidar i nobili, e tutti d'arricchirsi con dare alla -Città spaventevol sacco. - -Ma mentre i bergantini s'apprestavano per unirsi insieme, alcuni furono -presi da Fuste Corsare, altri dissipati da fiera tempesta; onde non -potendo i congiurati raccogliersi al tempo concertato, loro convenne -differire l'esecuzione al prossimo Autunno. Il Pierre ed il Langlad, -comandati a salire sopra l'armata, non poterono negare di partire col -Capitan Generale Barbarigo. Gli altri, rimasi in Venezia, non cessavano -di ruminar i modi dell'esecuzione, impazientemente attendendone -il tempo; ma frequentandosi tra loro i discorsi, e per aggregarsi -compagni, dilatandosi tra altri delle loro nazioni la confidenza ed -il segreto; Gabriele Montecasino e Baldassar Juven, gentiluomini, -quegli di Normandia e questi del Delfinato, discoprirono al Consiglio -de' Dieci il concerto: carcerati per ciò alcuni cospiratori, restò -il tradimento comprovato, e da scritture che si trovarono, e dalla -confessione de' medesimi rei, che ne pagarono con pubblico e severo -supplicio la pena: alcuni però, dall'arresto de' compagni, si -sottrassero colla fuga, ricorrendo al loro asilo, ch'era appunto -l'Ossuna; ma il Pierre ed il Langlad, per ordine spedito al Capitan -Generale, furono affogati nel mare. La Città di Venezia inorridì allo -scoprimento di tal congiura, ed al pericolo corso di veder ardere -i Tempj e le case; onde il Marchese di Bedmar, che era riputato il -direttore ed il ministro di così pravi disegni, vedendosi in grande -pericolo di essere dal furore del Popolo sagrificato al pubblico -sdegno, deliberò ritirarsi nascostamente a Milano. Aveva già il Senato -con espresso corriere risolutamente richiesto al Re Filippo, che lo -rimovesse; onde disapprovandosi dalla Corte di Madrid, essendo solito, -che a' Principi, di tali negoziati piacciano più gli effetti che i -mezzi, fu all'Ambasciador Veneto risposto, che già essendosi destinato -al Queva Luigi Bravo per successore, dovea egli passare in Fiandra, per -assistere all'Arciduca Alberto. - -Il nostro Vicerè, scoverta la congiura, negava d'esserne stato a parte, -tuttavia il Mondo lo condannava per reo, vedendo, che appresso di -lui s'erano ricovrati i fuggitivi, e la vedova del Pierre, posta in -libertà, essere stata inviata a Malta con onorevole scorta; ma egli -niente di tali romori sgomentandosi, non lasciava di tener sempre -pronti ed armati li suoi legni in suo nome con dispendio immenso, e -con isprovvedere d'artiglierie le Fortezze principali del Regno: di -che se ne facevano acerbe doglianze alla Corte, alle quali unendosi gli -ufficj, che di continuo si facevano dall'Ambasciador Veneto, si pensava -di levarlo dal Governo; ma egli coll'aiuto de' suoi congiunti ed amici -che teneva in Madrid, e colle spesse rappresentazioni che faceva al Re -de' suoi segnalati servigi, costantemente difendeva le sue procedure; -ed intanto non tralasciava di molestare i Vineziani nell'Adriatico. - -Crescevano tuttavia le accuse contra il Duca di trattar il Regno -crudelmente, facendolo sopportare gl'incomodi di soldatesche: dipinsero -ancora al Re la scandalosa sua vita, che ad onta della Duchessa sua -moglie, non contento delle pubbliche meretrici, si faceva lecito di -conversare con troppa libertà con le Dame più principali, dando con -ciò motivo al volgo di lacerar l'onore delle famiglie più cospicue -del Regno, con somma indignazione de' mariti e de' parenti, li quali -finalmente si sarebbero risoluti a qualche strano eccesso: istavano -per tanto i Nobili al Re a toglierlo dal Regno; e deliberarono di -inviare secretamente alla Corte _F. Lorenzo di Brindisi_ Cappuccino, -il qual avea fama di santissima vita, e dal Re Filippo tenuto, per -la sua pietà, in grande stima. Proccurò il Duca impedir la missione, -per averne avuta notizia, onde fece per ordine del Cardinal Montalto, -Protettore dell'Ordine Francescano, arrestar il Frate in Genova; ma -ottenuta dopo qualche tempo licenza di seguitare il viaggio, giunto -a' piedi del Re gli rappresentò le opere del Duca; ed alle costui -relazioni essendosi unite le querele di molti Nobili, furtivamente -andati a Madrid, ancorchè l'Ossuna non tralasciasse di muovere ogni -mezzo per difendersi dall'imputazioni fattegli, non poterono i suoi -fautori sostenerlo più a lungo; onde fu da quella Corte risoluto di -chiamarlo. - -Fu fama confermata poi da alcuni successi, ed il Nani[20] l'ha per -cosa certa, che avendo il Duca penetrato, che gli soprastava mutazione -di posto, meditava cambiare il Ministerio nel Principato. A questo -fine, servendosi del mezzo di _Giulio Genuino_ Eletto del Popolo, uomo -d'ingegno acre, di spirito pronto, inventore di novità, ed avido di -turbolenze e di sedizioni, s'avea con lusinghe obbligata la Plebe: -teneva in oltre milizie straniere al suo soldo, e legni armati da se -dipendenti: proteggeva contra i Baroni indistintamente i Popoli, e -dava voce di moderare gli aggravj e levar le gabelle; anzi passando -un giorno, dove per aggiustare l'imposte si pesavano i viveri, tagliò -alla bilancia colla sua spada le funi, dando ad intendere di voler -liberi ed esenti i frutti della Terra, come sono gratuiti i doni -dell'aria e del Cielo; ed il Nani soggiunge, che sperando, che i -Principi d'Italia fossero per secondare il pensiero, con secretissimi -mezzi tentò il Duca di Savoja ed i Vineziani: questi con insinuar -loro d'aver tutto operato per ordini precisi della Corte di Madrid, e -quello con invitarlo a cospirare nel disegno di cacciare gli Spagnuoli -d'Italia; ma la Repubblica, aliena da simili atti e sempre cauta, nè -meno volle prestarvi orecchio: il Duca ne conferì alla Corte di Francia -il progetto, e dal Duca di Dighieres Contestabile di Francia fu inviata -persona a Napoli, che osservasse lo stato delle cose. - -La Corte di Spagna, che per la lontananza da molti suoi Stati, avea -per massima la diffidenza dei Ministri che li governavano, attentissima -alle procedure dell'Ossuna, penetrò facilmente le pratiche, e deliberò -senza frapporvi la minor dilazione di presto levarlo, ma dubitando, -che con ispedirgli successore di Spagna, si valesse della dilazione -per fortificare la sua inobbedienza, ordinò al Cardinal Borgia, che da -Roma con celerità e cautela si portasse a Napoli, ed introducendosi -nel Governo, scacciasse l'Ossuna. Ma non si potè ciò eseguire con -tanta cautela e prestezza, sì che volendo partir il Borgia nel mese -di maggio di quest'anno 1620, il Duca nol penetrasse; ed avendo egli -tentato invano il Cardinale, che prorogasse la sua venuta insino ad -ottobre, quando vide, che il successore era giunto a Gaeta, pensò nel -restante cammino tendergli insidie ed aguati: fecegli apparecchiare -in Pozzuoli, dove credeva dovesse soggiornare quel dì, agiata stanza; -ma il Cardinale postosi in sospetto, invece di posar in Pozzuoli, andò -nell'Isola di Procida a trattenersi. - -Intanto il Genuino, esagerando alla plebe i beneficj ricevuti -dall'Ossuna, e che partendo sarebbero dagli Spagnuoli più severamente -trattati, avea commossa una sedizione affin d'impedire al Cardinale -l'entrata nella città, ed ottener per questo mezzo la continuazione -del governo dell'Ossuna: di che avvisato il Cardinale, per non esporsi -a' popolari insulti, risolse di nascostamente entrar nella città, e -concertato il modo col Castellano del Castel Nuovo, pronto ad aprirgli -le porte del Castello, montato in una picciola barchetta, e sbarcato -a Pozzuoli, dentro un cocchio di notte furtivamente s'introdusse nel -Castello, e la mattina poi per tempo lo sparo del cannone avvertì la -città, che giunto il nuovo Vicerè, era deposto l'Ossuna. Con tutto ciò -non mancò costui nella brevità del tempo tentar con lusinghe la plebe -e le milizie con doni; e scrisse al Re accagionando il Cardinale di -questa sua furtiva entrata, quando egli aveagli offerto con prontezza -le Galee: ma ch'egli questo affronto, ed il non vendicarsene lo -riponeva fra gli altri suoi servigi importanti prestati alla Corona, -perchè, siccome con facilità gli avrebbe potuto vietare l'entrata in -Napoli, così dopo l'ingresso con le forze della sua armata di mare e -dei seimila Spagnuoli, ch'erano sue creature, avrebbe potuto scacciare -l'intruso, che tale dovea riputarsi, del possesso illegittimo e -clandestino, preso in luogo insolito e senza le consuete cerimonie: -che avrebbe ancora potuto punire l'attentato del Castellano, che aprì -di mezza notte le porte della Fortezza, ed i Reggenti del Collaterale, -e gli Eletti della Città per la potestà arrogatasi di levare, e porre -a lor posta i Vicerè; ma che sagrificava ogni cosa al servigio della -Corona, e partiva per sostenere la sua giustizia avanti il suo cospetto -nella sua regal Corte. Gli convenne per tanto partire nel giorno 14 -giugno di quest'anno 1620 alla volta di Spagna, lasciando in Napoli la -moglie co' suoi figliuoli, avendo prima mandato in Piombino il Genuino -travestito da Marinaro, per sottrarlo dalle debite pene, donde presolo -poi nel suo passaggio, il condusse in Ispagna; ma per dar tempo, che -lo sdegno del Re si placasse, proseguiva il viaggio a lenti passi, e -giunse a Marsiglia dopo due mesi, dove trattenevasi in feste e balli -con poca volontà di seguitare il viaggio. - -Intanto il _Cardinal Borgia_, partito l'Ossuna, s'applicò a punire i -colpevoli de' passati tumulti, e delegando le loro cause al Consigliere -_Scipione Rovito_, furono contra costoro fabbricati più processi, e -molti posti in carcere, ed il _Genuino_ fu prima dichiarato contumace, -e poscia bandito di pena capitale, e confiscati tutti i suoi beni, e -venduti i mobili, ancorchè per impedirne la vendita fosse stato opposto -da' suoi congiunti, ch'egli era Cherico. Per disfare ciò che il suo -predecessore avea imperiosamente fatto, fece riponere quelle stesse -gabelle, che erano state tolte dal Duca; e diede altri provvedimenti, -che si leggono in tre sue Prammatiche, nel breve tempo del suo governo -lasciateci. - -Ma giunto l'Ossuna in Madrid, dopo un così lento viaggio, avendo in -tanto placato l'animo del Re per mezzo del Duca d'Uzeda e degli altri -Favoriti suoi amici e congiunti, seppe sì ben discolparsi di ciò, -che gli era stato imputato, ed aggravare all'incontro la condotta del -Cardinal Borgia, che si fece ardito di domandare, che si levasse il -Cardinale, e tornasse egli in Napoli a continuar l'esercizio della -sua carica. Il Consiglio di Stato, che secondo lo stato deplorabile -di quella Corte era governato a capriccio de' Favoriti pose l'affare -in dispute, e se l'Ambasciadore della città di Napoli non si fosse -gagliardamente opposto alla pretensione del Duca di voler tornare, -sarebbe seguita peggiore determinazione: pure, ancorchè non si -risolvesse il ritorno dell'Ossuna, fu disapprovata la maniera usata -dal Cardinale, e risoluto che il Cardinal si rimovesse, non ostante le -doglianze della Duchessa di Candia di lui madre, la quale altamente -lamentavasi col Re del pessimo trattamento, che si faceva al suo -figliuolo, dopo averlo così ben servito; e perchè ostinatamente -contendeva il Duca per ritornare, si prese espediente di sospendere -l'elezion del Vicerè, ed in luogo del Borgia, mandar per _Luogotenente_ -in Napoli il _Cardinal Antonio Zappata_, che si trovava in Roma, come -fu eseguito nel mese di novembre di quest'istesso anno 1620. - -Ma succeduta indi a poco la morte del Re Filippo III, mancò il modo -a' Favoriti di poterlo più proteggere; poichè pervenuto alla Corona -il Re _Filippo IV_, e caduta l'autorità della privanza al Conte -d'Olivares poco amorevole dell'Ossuna, fu ordinata dal Re una nuova -Giunta di Ministri per esaminare con termini giudiciali l'imputazioni, -che si davano al Duca, contenute ne' processi, stati fabbricati dal -Consigliere _Scipione Rovito_, e mandati alla Corte per ordine del -Cardinal Borgia. Ne fu fatto rigoroso esame e trovatosi il Duca -colpevole fu fatto arrestare e con buone guardie fu condotto nel -castello d'Almeda, dove dopo una lunga prigionia, afflitto da passioni -d'animo, finì la vita a' 25 settembre dell'anno 1624. L'incontinenza -nei piaceri del senso, e più la smoderata ambizione di dominare, -corruppe l'altre belle doti del suo animo, corruppe il pregio del -suo valor militare, la sua singolare abilità per comandare e la -sua prudenza civile. Ci lasciò egli per ciò molti saggi e lodevoli -regolamenti che pur si leggono ne' volumi delle nostre Prammatiche -additati, secondo l'ordine de' tempi, nella _Cronologia_ prefissa al -primo tomo delle medesime. - - - - -CAPITOLO V. - -_Infelice Governo del CARDINAL D. ANTONIO ZAPATTA. Morte del Re FILIPPO -III, e leggi che ci lasciò._ - - -Giunto il Cardinal Zapatta in Napoli (a cui il Borgia cede il governo -a' 12 decembre di quest'anno 1620, giorno della di lui partita) -fu accolto dalle voci del popolo, che oppresso dalle precedute -calamità, non altro ardentemente desiderava, che abbondanza; onde -egli per corrispondere a' loro desiderj, invigilò seriamente sopra -i venditori de' commestibili, perchè non alterassero i prezzi, che -imponevano gli Eletti della città, gastigando severamente coloro -che contravvenivano all'assise. Visitò le Carceri della Vicaria, e -d'accesso facile ascoltava volentieri ogni sorta di persone; e così -soddisfacendo a' bisogni de' sudditi, s'acquistò in questi principj -l'applauso e le comuni benedizioni. Essendo accaduta in gennaio del -nuovo anno 1621, la morte del Pontefice Paolo V, lasciando per suo -_Luogotenente D. Pietro di Gambona e Leyva_ Generale della Squadra -navale di Napoli, partì per Roma per assistere al Conclave, e seguita -dopo brevi giorni a' 9 febbraio, l'elezione nella persona del Cardinal -Alessandro Lodovisio, chiamato _Gregorio XV_, fece ritorno in Napoli, -a ripigliar l'amministrazione del Regno, continuata colla medesima -comune soddisfazione; la qual tanto più s'accrebbe, quando si videro -riformati i Tribunali, e comandata la continua assistenza a' Ministri, -e la sollecita spedizion delle liti, avendo a tal fine ordinato, -che nel Palazzo di Capuana si ponesse una campana, la quale nell'ora -determinata, invitando col suono i Ministri ad andarvi, togliesse a -tutti il pretesto della tardanza. - -Ma due infauste occorrenze interruppero il corso della sua applaudita -condotta, e resero il suo governo torbido ed infelice. A' preceduti -anni sterili ed infecondi, ne era succeduto un altro assai più -infelice, onde ne nacque una penuria di viveri estrema: a tutto ciò -s'aggiunse, che per quattro mesi continui caddero dal Cielo così -incessanti pioggie, che rendute le strade impraticabili, impedivano -il trasporto delle vettovaglie dalle province alla città; ed in mare -i continui e tempestosi venti impedivano la navigazione, ed alcune -navi, che cariche di frumenti erano per giungervi, miserabilmente -naufragarono: i Turchi ancora scorrendo da per tutto le nostre marine, -predavano i vascelli che di Puglia carichi di grani s'erano avviati -per soccorrere l'affamata città, il prezzo delli commestibili per -ciò arrivò ad eccessive ed esorbitanti somme; onde si vide un'estrema -miseria e carestia da per tutto. - -A questa calamità s'aggiunse un altro male gravissimo e difficile a -ripararsi, per cagion delle monete chiamate comunemente _Zannette_, -ridotte per l'ingordigia de' tosatori a stato sì miserabile, che non -ritenevano più che la quarta parte dell'antico valore, ond'erano da -tutti rifiutate; tanto che i prezzi delle cose alterati, la moneta -non sicura e rifiutata, ridusse molti alla disperazione. Si pensò alla -fabbrica d'una nuova moneta per abolirle, e fu pubblicato, che nella -abolizione di quelle, niuno v'avrebbe perduto. Ma essendo impossibile a -por ciò in effetto per la quantità di _Zannette_, ch'erano nel Regno, -e 'l poco argento, che v'era da coniarsi, per sorrogarsi in luogo di -quelle; nacquer per ciò disordini gravissimi e sediziose turbolenze. - -La vil plebe, che vuol satollarsi, nè sapere l'inclemenza de' Cieli, -o la sterilità della Terra, vedendosi mancare il pane cominciò a -tumultuare ed a perder il rispetto a' Ministri, che presidevano -all'Annona: il Reggente _Fulvio di Costanzo_ un giorno del mese -d'ottobre di quest'anno 1621 poco mancò, che non fosse da lei oppresso; -e già ogni cosa era disposta per prorompere in un universal tumulto. -Il Consigliere Cesare Alderisio, Prefetto dell'Annona, per sedar -le turbolenze persuase al Cardinale, che uscisse per la città, ed -in una calamità così grande consolasse il Popolo; ed in fatti in -gennaio del nuovo anno 1622 postisi amendue in un cocchio uscirono; ma -questa uscita peggiorò il male, poichè la plebe insolentita, veduto -il Vicerè, con poco rispetto cominciò a rinfacciargli la pessima -condizione del pane, che mangiava; ed avendo la guardia Alemana voluto -frenar gl'insulti, si videro sopra il cocchio del Cardinale piover -sassi lanciati da que' ribaldi; tanto che bisognò ricovrarsi nel -vicino Palazzio dell'Arcivescovo, e far chiuder le porte di quello -e della Chiesa, infinchè accorsi molti Signori ad assisterlo, non lo -riconducessero salvo in Palazzo. - -I disordini per le _Zanette_ abolite, e per non essersi potuto supplire -colla nuova moneta, fecero crescere le confusioni nel Popolo, il -quale perduto ogni ritegno, essendo a' 24 aprile uscito il Cardinale -in cocchio fuori le Porte della città, quando fu fuori Porta Capuana, -si vide dietro uno stuolo di plebei, uno dei quali avvicinatosi al -cocchio con un pane nelle mani, con molta arroganza gli disse: _Vede -V. S. Illustrissima che pane ne fa mangiare_, e soggiungendo altre -parole piene di minacce, lanciogli quel pane a dosso sopra il cocchio. -Il Cardinale sospettando di peggio, fece sollecitar i cavalli, e presa -la strada di S. Carlo fuori la Porta di S. Gennaro, entrando per la -Reale, che ora diciamo dello Spirito Santo, si condusse di buon passo -in Palazzo: dove consultato l'affare, fu risoluto dissimularlo. - -Ma questa tolleranza, in vece d'acchetare, fomentava i tumulti e li -ridusse nell'ultima estremità, come si vide poco da poi; poich'essendo -a questi tempi venuto in Napoli il Conte di Monterey, destinato dal Re -Ambasciador estraordinario al Pontefice Gregorio XV, postosi in cocchio -il Cardinale col Conte, mentre camminavano per la città, nella strada -dell'Olmo furono circondati da molti plebei, che gridavano; _Signore -Illustrissimo, grascia, grascia_: alle quali voci essendosi voltato -il Cardinale con volto allegro e ridente, un di coloro temerariamente -gli disse in faccia: non _bisogna, che V. S. Illustrissima se ne rida, -essendo negozio da lagrimare_, e seguitando a dire altre parole piene -di contumelie, si mossero gli altri a far lo stesso, ed a lanciar -pietre al cocchio, talchè a gran passi fu duopo tornar indietro e -ritirarsi in Palazzio. Allora stimossi dannosa ogni sofferenza e fu -riputato por mano a severi castighi; onde formatasi Giunta di quattro -più rinomati Ministri, che furono il Reggente D. Giovan Battista -Valenzuola ed i Consiglieri Scipione Rovito, Pomponio Salvo e Cesare -Alderisio, fabbricatosi il processo, furono imprigionate più di -300 persone: convinti i rei, contra essi a' 28 maggio fu profferita -sentenza, colla quale diece ne furono condannati a morir su la Ruota, -all'uso Germanico, dopo essersi sopra carri per li pubblici luoghi -della città fatti tanagliare: furono le lor case diroccate ed adeguate -al suolo: pubblicati i loro beni ed applicati al Fisco: i loro cadaveri -divisi in pezzi, e posti pendenti fuori le mura della città per cibo -degli uccelli, e le loro teste fur poste sopra le più frequentate Porte -della medesima in grate di ferro. Sedici altri meno colpevoli furono -condennati a remare, e fu diroccato ancora il fondaco di S. Giacomo -nella strada di Porto, dove fu aperta quella strada, che si vede al -presente, ed in cotal maniera finirono i tumulti, che sotto il governo -del Cardinal Zapatta cagionarono la fame e le Zannette. - -A questi tempi, mentre la città era involta in questi rumori, giunse -in Napoli D. Francesco Antonio Alarcone, al quale il Re avea delegata -la causa del Duca d'Ossuna. Il _Genuino_ intanto era stato preso, -ed in stretto carcere era detenuto in Madrid, donde fu condotto con -buone guardie a Barcellona, e da poi trasportato nella Fortezza di -Portolongone, dove fu strettamente custodito per lo spazio di molti -mesi: passando l'Alarcone lo portò seco in Napoli, e chiuso nel Castel -Nuovo, fu dopo due giorni mandato in quello di Baja, da dove passò in -quello di Capua, e poi a quello di Gaeta. Trattatasi la sua causa, fu -il Genuino condannato a perpetuo carcere nella Fortezza di Orano, ed -i suoi nepoti e seguaci furono condennati a remare. Ma il _Genuino_ -dopo molti anni ottenne finalmente libertà; e narrasi che fosse, per -aver mandato al Re Filippo IV che lo bramava, un modello di legno della -Fortezza del Pignone, da lui lavorato nelle prigioni dell'Affrica; -e ritornato poi in Napoli, benchè fattosi Prete, fu colui, che -più d'ogn'altro fomentò le revoluzioni popolari del Regno accadute -nell'anno 1647, delle quali più innanzi farem parola. - -Intanto la città di Napoli, perchè a disordini sì gravi si desse -pronto ristoro, avea segretamente spedito alla Corte il P. Taruggio -Taruggi Prete della Congregazione dell'Oratorio; e consideratosi lo -stato miserabile del Regno, e che per riparare alle tante strettezze, -che cagionava la mancanza de' viveri e della moneta, eran necessari -rimedi forti e solleciti, e che il genio facile ed indulgente del -Cardinale non era confacente allo stato, nel quale eransi le cose -ridotte: fu riputato espediente di levar il Cardinale, e mandare per -Vicerè in Napoli il _Duca d'Alba_, il quale prestamente si pose in -cammino, e giunse in Pozzuoli a' 14 del mese di dicembre di quest'anno -1622, e pochi giorni da poi prese il governo del Regno. Il Cardinal -partì lasciando di sè concetto di mal fortunato Ministro, e che la -sua natura troppo indulgente e dolce, avesse più tosto fomentati i -disordini accaduti in tempo del suo governo. Egli però ci lasciò savi -provvedimenti, che si leggono nel volume delle nostre Prammatiche, e -s'additano nella _Cronologia_ prefissa al primo tomo delle medesime. - -In tempo del suo Governo, e propriamente a' 31 marzo del 1612, accade -la morte del Re Filippo III in età di 43 anni, de' quali ne regnò 22 -e mezzo. Ne fece egli nel Duomo di Napoli celebrare pompose esequie, -dopo aver fatto acclamare il Re _Filippo IV_ con cavalcata e pubblica -celebrità. Morì Filippo d'acuta febbre, che gli tolse intempestivamente -la vita, e in età cotanto acerba ed immatura. Egli di Margherita -d'Austria, che fu sua moglie, procreò tre maschi ed altrettante -femmine: _D. Filippo_, che fu suo successore nei Regni; _D. Carlo_, che -poi morì; e _D. Ferrante_, Diacono Cardinale del Titolo di S. Maria in -Portico, detto comunemente il _Cardinal Infante_. Delle femmine, _D. -Anna_ fu moglie di Lodovico XIII Re di Francia; _D. Maria_ maritossi -con Ferdinando Re d'Ungheria, e poscia Imperadore; ed un'altra, che -morì bambina. Il suo regnare fu più tosto d'apparenza, che di realtà; -poichè contento della Regal dignità, lasciò governare a' Favoriti ed a' -Consigli. Si credette, che quando per l'istigazioni del Duca d'Uzeda e -di Fr. Luigi Aliaga Confessore del Re, fu comandato al Cardinal Lerma, -che si ritirasse, fosse il Re per assumere in se stesso il governo; -ma la morte, che poco da poi lo rapì ai travagli, che seco porta -l'Imperio, ne interruppe le speranze. Principe, ch'essendo decorato -degli ornamenti della vita, meglio che dotato dell'arte di comandare; -siccome la bontà, la pietà e la continenza lo costituirono superiore -a' sudditi, così la disapplicazione al Governo lo rese inferiore al -bisogno. Tenendo oziosa la volontà, si credeva, che altra funzione -non avesse riserbata a se stesso, che d'assentire a tutto ciò, che il -Favorito voleva; e si credette, che nell'agonia della sua morte, non -fosse tanto consolato della memoria de' suoi innocenti costumi, quanto -agitato dagli stimoli della coscienza per l'omissione del governo. Con -tutto ciò dal primo anno del suo regnare insino al penultimo stabilì -per noi molte leggi savie e prudenti, le quali, secondo il tempo che -si pubblicarono, vengono additate nella _Cronologia_ prefissa al tomo -primo delle nostre Prammatiche. - - - FINE DEL LIBRO TRENTESIMOQUINTO. - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMOSESTO - - -_Filippo IV_ succedè al padre in età così giovanile, che non avea -oltrepassati i sedici anni, per esser egli nato in Valladolid agli 8 -d'aprile dell'anno 1605. Il suo Regno fu molto lungo, avendo durato -quarantaquattro anni e mezzo insino al 1665 anno della sua morte. -Si sperava, che per l'assunzione al soglio d'un nuovo Re, dovessero -cessare i Favoriti, ed assumer egli in se stesso il Governo, ma riuscì -vana ogni lusinga; poichè portati al Re i dispacci, gli consegnò a D. -Gaspare di Gusman, Conte d'Olivares, il quale, ancorchè lo desiderasse, -mostrandosene alieno, con questa sua simulata modestia mosse il Re a -comandargli, che fossero dati a chi il Conte volesse. Egli simulando -moderazione, gli rassegnò a D. Baldassar di Zunica, vecchio ed -accreditato Ministro; ma però di concerto tra loro, perchè, essendo -il Zunica suo zio, aveano convenuto di sostenersi reciprocamente; onde -presto caduta la maschera, tutto l'arbitrio ed il potere si restrinse -nel Conte, che decorato ancora col titolo di Duca, si scoprirà ne' -seguenti racconti con questo doppio titolo di _Conte Duca_. Nel suo -lungo regnare, sempre più le cose peggiorando, fu questo Reame teatro -infelice di grandi e funesti avvenimenti, per li quali rimase voto -di forze e di denari, e miseramente travagliato ed afflitto. Egli -avendone presa l'investitura dal Pontefice Gregorio XV lo governò in -questo spazio di tempo per mezzo di nove Vicerè, che successivamente ne -presero l'amministrazione, de' quali il primo fu _D. Antonio Alvarez di -Toledo Duca d'Alba_, del cui governo saremo ora brevemente a narrare. - - - - -CAPITOLO I. - -_Di D. ANTONIO ALVAREZ DI TOLEDO Duca d'ALBA, e del suo infelice e -travaglioso governo._ - - -Venne il Duca d'Alba a ristorar il Regno dalle precedenti calamità e -miserie; ma per trovar efficaci rimedi a tanti mali, riusciva l'impresa -pur troppo dura e malagevole. A fin d'evitare il disordine, che seco -portava l'uso delle _Zannette_, se n'era incorso in un altro maggiore, -per la ordinata loro abolizione, non essendovi materia, nè modo per -surrogare in lor vece una nuova moneta: cagionossi per ciò un danno -gravissimo non meno a' pubblici Banchi, che a' loro Creditori, li -quali Banchi si trovavano avere di _Zannette_ la somma di quattro -milioni e quattrocentomila ducati. Molti altri particolari Cittadini -si trovavano pure quantità grande di Zannette, che furono costretti a -venderle a peso d'argento, con ciò impoverironsi molte famiglie, che -per tal cagione si ridussero in una estrema mendicità, donde nasceva -ancora la penuria di tutte le cose, e l'impedimento del commercio. -A riparar questi mali applicò l'animo il Duca d'Alba nel principio -del suo Governo, ed avendo formata una Giunta di Ministri e d'altre -persone pratiche, commise allo scrutinio di quella di trovare opportuno -espediente per restituire nel Regno l'abbondanza ed il commercio. -Esaminato l'affare, fu conchiuso d'imporre una nuova gabella per -riparare in parte a perdita sì grave, poichè ripararla in tutto era -impresa disperata ed impossibile. Ma s'urtava in un altro scoglio, -per la difficoltà, che s'incontrava, che non v'era materia sopra -dove potesse imporsi. Era il Regno gravato di tante gabelle e dazj, -che quasi tutte le cose, delle quali hassi bisogno per conservar la -vita, n'erano gravate: pure, consideratosi che solo i vini, che si -vendevano a minuto nell'Osterie pagavano il dazio, e gli altri, che -entravano nella Città per vendersi a barile, o a botte per uso de' -Cittadini, non portavano peso alcuno, fu risoluto d'imporre un ducato -di gabella per botte. Così fu imposta questa nuova gabella, la quale -affittatasi per la somma di circa ducati novantamila l'anno, fur queste -entrate assegnate a' creditori de' Banchi per la terza parte de' loro -crediti, de' quali ne riceverono un'altra terza parte in moneta nuova -di contanti: e si assegnarono a' Partitarj, in soddisfazione del -prezzo degli argenti somministrati per la nuova moneta, le rendite de' -forastieri, delle quali era stata dal Cardinal Zapatta predecessore -ritenuta un'annata da riscuotersi in quattro anni. A queste ordinazioni -s'aggiunse la moderazione fatta a' prezzi de' cambj, alterati ad -un segno, che non potevano tollerarsi; onde si cominciò un poco a -respirare, ed a restituirsi, nel miglior modo che si potè, in parte il -commercio. - -Ma nuovi accidenti tennero ne' seguenti anni non meno travagliato il -Regno, che il Duca. Nel 1624 per un'infausta e scarsa raccolta di -viveri, si vide la città in una grande angustia. Al flagello della -carestia si accoppiò il timore della peste, che dipopolava la vicina -Sicilia; ma rese al Duca più travaglioso il suo governo la guerra, -che per lo Marchesato di Zuccarello s'accese tra il Duca di Savoja e -la Repubblica di Genova, dalla quale, nel progresso di quella, per la -fama del suo valore, reso celebre nelle guerre di Fiandra ed altrove, -fu preso al suo servizio il nostro Maestro di Campo D. Roberto Dattilo -Marchese di S. Caterina, figliuolo del Sargente Maggiore D. Alfonso, e -confidatogli il comando della soldatesca pagata. Vi si aggiunse ancora -l'altra guerra della Valtellina, per l'una e l'altra delle quali, per -comando del Re, bisognava assistere di gente e di danaro. Mancava per -sostenerle massimamente il danaro: le passate sciagure, in un governo -senza economia, e con tutto ciò sempre profuso, posto in mano di -Favoriti, che non come pastori legittimi, ma mercenarj, non curando le -stragi e le calamità de' Popoli, aveano impoverito non meno i vassalli, -che il Sovrano, e l'Erario Regale non era meno esausto che le borse -de' sudditi; ma con tutto ciò il Conte Duca premeva il Vicerè, che dal -Regno si spedissero milizie, e si soccorresse di danaro. Bisognò per -provvedere all'estrema penuria di raccorlo con modi soavi, e che meno -incomodassero i sudditi: fu per ciò ritenuta in due volte la terza -parte dell'entrate d'un anno, che i creditori della Corte tenevano -assegnate sopra le gabelle e fiscali, dato loro l'equivalente sopra -il nuovo dazio del cinque per cento, aggiunto alle Dogane del Regno. -Dall'entrate de' forestieri si tolsero venticinque per cento, e fu -ordinata l'esazione di due carlini a fuoco. - -Per raccor gente fu conceduto il perdono a tutti i delinquenti, -contumaci e banditi, che andassero ad arrolarsi sotto l'insegne. -Raccolte le soldatesche, fecene il Duca mostra sul piano del Ponte -della Maddalena: oltre le milizie Spagnuole, ed i Reggimenti italiani -de' Maestri di Campo Carlo di Sangro, ed Annibale Macedonio, si videro -in buon'ordinanza schierati i Battaglioni delle province di Principato -citra e Basilicata, sotto il comando del Sargente Maggiore Marco di -Ponte: quello del Contado di Molise e Capitanata, sotto il comando -del Sargente Maggiore D. Pietro de Solis Castelbianco: l'altro di -Principato ultra, era condotto dal Sargente Maggiore D. Antonio Caraffa -Cavaliere di S. Giovanni: quello di Terra di Lavoro, era guidato -dal Sargente Maggiore Vespasiano Suardo; e quel di Terra di Bari dal -Sargente Maggiore Giantommaso Blanco. - -Oltre a ciò furono raccolti seimila altri uomini dalle Comunità del -Regno, tassate a dar questo numero a proporzione de' fuochi; e questi -furono parimente spediti sotto il comando de' Maestri di Campo D. -Antonio del Tufo, e D. Roberto Dattilo, quello stesso, che poi fu -richiesto al servizio de' Genovesi, come di sopra s'è narrato; ed il -Principe di Satriano D. Ettore Ravaschiero guidò pure sotto la sua -scorta altre squadre. - -A queste spedizioni fatte dal Duca d'Alba s'aggiunse l'aver egli -proccurato un donativo dalla città di centocinquantamila ducati per -supplire alle spese di queste guerre, per le quali non tralasciarono di -somministrare altri ajuti molti Titolati e Cavalieri napoletani. E fu -duopo al Duca d'accorrere a' bisogni non solo delle guerre d'Italia, ma -insino a Fiandra mandar dal Regno gente e denaro. - -Nè pur di ciò sazio il _Conte Duca_, poichè le guerre d'Italia tuttavia -continuavano, e n'andavano sempre mai pullulando altre nuove, avea -mandato ordine a tutti i Governatori degli Stati, che il Re possedeva -di qua dell'Alpi, che per accorrere in ogni bisogno che mai potesse -nascere, era mestieri mantener sempre pronti, anche in tempo di -pace, ventimila fanti e cinquemila cavalli, e che perciò trovassero -espedienti per sostentarli. Ma, avendo il Vicerè proposto l'affare -nel Consiglio di Stato, fu risoluto, che si rappresentasse al Re, che -questo sarebbe stato un peso insoffribile al Regno cotanto aggravato; -e che l'aggiungerne altri nuovi particolarmente in tempo di pace, -sarebbe stata un'oppresione, che avrebbe distrutti i mezzi di poterlo -poi servire in tempo di guerra, e nelli più urgenti bisogni. - -Non tralasciarono ancora a questi tempi i Turchi di travagliar le -nostre marine, li quali profittandosi dell'occasion dell'assenza delle -squadre marittime dal Regno, comparvero ne' nostri mari, e sotto il -Monte Circello alcune Galee di Biserta presero sei Navi, che andavano -a caricar grani per l'Annona della città; poscia assalirono la Terra -di Sperlonga presso Gaeta, il Castel dell'Abate e la Torre della -Licosa. Altri quattordici vascelli Turchi infestarono le marine del -Capo d'Otranto; e se il Marchese di S. Croce non fosse qui giunto -coll'armata di Spagna, che gli pose in fuga, d'altri più gravi danni -sarebbero stati cagione. - -Pure i tremuoti vi vollero avere la lor parte. Nel mese di marzo del -1626 fecesi sentire in Napoli, ed in molte parti del Regno, un così -orribile tremuoto, che empì la Città d'orrore e di spavento. Nel -seguente mese d'aprile scosse più fieramente la Calabria, con gran -danno della città di Catanzaro, di Girifalco e d'altre Terre. Ma nel -nuovo anno 1627 si fece con maggior violenza sentire in Puglia, dove -abbattè molte Terre, e fece strage grandissima degli abitatori, a' -quali non bastando i sepolcri, fu duopo incendiar i cadaveri, perchè -l'aria non si contaminasse. - -Cotanto travaglioso e così pieno di fastidiose cure fu il Governo -del Duca d'Alba; ma con tutto ciò non si sgomentò egli mai, nè mancò -col suo valore e costanza andar incontro a' Fati. Egli ancora in -mezzo a tanti travagli, non mancò dimostrare l'animo suo magnanimo e -generoso in tutte le occasioni, che in Napoli durante il suo Governo -gli s'offersero così nelle pubbliche allegrezze per la natività d'una -figliuola, che in questo tempo nacque al Re, e delle funzioni celebrate -nel Palagio Regale per li Tosoni dati a' Principi della Roccella, -d'Avellino, e di Bisignano, come nella venuta, che, per l'occasione del -Giubileo generale dell'anno 1625, fece in Napoli il Principe Ladislao, -figliuolo di Sigismondo III Re di Polonia, e degli altri Signori ed -Ambasciadori del Re, che si portavano in Roma. Ma sopra tutto rilusse -la sua magnificenza, che seguendo i vestigj de' suoi predecessori, -volle abbellir la Città o con nuovi edificj, o con ristorare, ed -ingrandir gli antichi. Egli rifece quella Torre della lanterna al Molo, -e la ridusse in quella altezza, che oggi si vede: costrusse un Baloardo -nella punta del Molo con quattro Torrioni, per difesa del Porto; ed -aprì quella magnifica Porta, che dal suo ancor ritiene il nome di -_Port'Alba_, per comodità di coloro ch'andavano a' Tribunali. Costrusse -il Ponte sopra il fiume Sele nel territorio della città di Campagna, -un altro nella città d'Otranto; e sopra il Garigliano per comodità -de' viandanti ne fece innalzar un altro. Per li timori conceputi -della peste, che travagliava la vicina Sicilia, fece egli trasportare -l'_Espurgatojo_ dal luogo, ove allora si trovava presso Posilipo, in -quello dove sia oggi vicino a Nisita. Fece ancora condurre l'acqua di -S. Agata e d'Airola in Napoli per servigio de' Cittadini e delle fonti -della città, e spezialmente del fonte vicino al Regio Palazzio da lui -abbellito. - -Nè mancò render la città vie più vaga e dilettevole con aprir nuove -fonti, come fece nella strada di S. Lucia, d'allargar le strade, -come fece in quella di Mergellina, affinchè coloro, che ricevono -incomodo dal Mare, potessero andarvi comodamente per terra, ed egli -fece abbellire di pitture il Regal Palazzio del famoso pennello -di Belisario. Ma sopra tutto, di che il Regno gli deve, fu d'aver -comandato al _Reggente Carlo Tappia_ di perfezionare lo _Stato_ -dell'entrate e de' pesi di tutte le Comunità del Regno, e limitare -le quantità che doveansi spendere in ciascun anno per servigio del -pubblico: ciò, che tolse in gran parte agli amministratori di quelle la -comodità di profittarsi del pubblico peculio. Parimente molto gli si -deve per aver nel 1626 comandato a _Bartolommeo Chioccarello_ quella -Raccolta di tutte le scritture attinenti alla Regal Giurisdizione, -ch'egli fece in 18 volumi, e che poi nell'anno 1631, per ordine del -Re Filippo IV, consegnò al Visitator Alarcone, per doverli portare in -Ispagna, dove furono conservati nel supremo Consiglio d'Italia. - -Ma mentre il Duca d'Alba con universal soddisfazione ed applauso -amministrava il Regno, avendo finiti appena sei anni del suo Governo, -gli pervenne l'avviso, che il _Duca d'Alcalà_ gli era stato dalla -Corte destinato per successore: di che molto contristossene, e con -tutto che non potesse sfuggir la partita, proccurò nondimeno con vari -modi differirla: tanto che l'Alcalà partito dalla Corte e giunto a -Barcellona, aspettando la comodità delle Galee per imbarcarsi, e queste -mai non giungendo, fu costretto, dopo aversi per suo sostentamento -in sì lunga dimora impegnati gli argenti, che seco portava per suo -servigio, d'imbarcarsi sopra le Galee di Malta, che inaspettatamente lo -condussero a vista di Napoli. - -Giunse l'Alcalà a' 26 del mese di luglio dell'anno 1629, e smontato -alla riviera di Posilipo, fu alloggiato dal Principe di Cariati -nel Palagio di Trajetto, dove colla Duchessa sua moglie, col -Marchese di Tariffa suo primogenito e con tutta la sua famiglia, fu -magnificamente trattato. Il Duca d'Alba era allora travagliato in -letto da fieri dolori nefritici, ed il nuovo Vicerè fu a visitarlo; -ma con tutto che stasse infermo, non tralasciava l'applicazione a' -negozj; ed alzatosi poi da letto, e restituita la visita all'Alcalà, -si portò agli 8 d'agosto in S. Lorenzo a terminare il Parlamento già -cominciato, il quale per l'infermità sopraggiunta a D. Giovan-Vincenzo -Milano creato Sindico della Piazza di Nido, era rimaso sospeso. In -questi ultimi giorni del suo governo ottenne egli un donativo d'un -milione e ducentomila ducati dal Baronaggio ed Università del Regno, -rimettendo alle medesime tutto ciò che doveano al Re di pagamenti -fiscali già maturati; ed oltre a ciò ottenne un dono per se medesimo -di settantacinquemila ducati. Proseguiva ancora il suo governo, ed a -far molte grazie, ed a provveder diverse cariche Militari e di Toga; -ed intanto l'Alcalà si tratteneva in divozioni, ed in esercitar opere -di pietà in Posilipo. Finalmente partì il Duca d'Alba a' 16 agosto, -lasciando di se a' Napoletani un grandissimo desiderio per la sua -giustizia, bontà e prudenza civile, siccome lo dimostrano ancora le sue -leggi, che ci lasciò, tutte savie e prudenti per le belle ordinazioni -che contengono, le quali possono vedersi nella _Cronologia_ prefissa al -primo tomo delle nostre Prammatiche. - - - - -CAPITOLO II. - -_Del Governo di D. FERRANTE AFAN DI RIVIERA Duca d'ALCALÀ._ - - -Questo nuovo Duca d'Alcalà, che venne al governo del Regno, potè -mal imitare i vestigi dell'altro Duca d'Alcalà suo maggiore, per la -corruzione, in cui erano ridotte le cose del Regno. Qualunque più -esperto e savio Ministro era per confondersi ne' tanti disordini -e calamità. Non vi erano nel Regno guerre, ma quelle di Lombardia -cagionavano a noi mali peggiori, che se ardessero nelle viscere di -quello. I Turchi non tralasciavano le loro scorrerie nelle nostre -Marine, nè vi era chi potesse loro opporsi, perchè divertite le nostre -forze altrove, erano assai deboli e scarse le difese. Gli Sbanditi per -l'istessa cagione non lasciavano d'infestar le campagne e le pubbliche -strade, e talora anche le Terre murate. I Tremuoti, ed i nuovi -timori di peste e le altre sciagure, posero tutto in costernazione e -disordine. - -Da chi dovea sperarsi conforto, si riceveva maggior tracollo. Il Re, -posto in mano del Favorito, niente curava di noi; ed il _Conte Duca_ -che reggeva la Monarchia, per sostenere le guerre di Lombardia avea -fondata la sua maggior base nel Regno di Napoli. Con tutto che col -continuo premere si vedesse così esangue e smunto, non si tralasciava -di dimandar continuamente soccorso di gente e di danari. L'angustie del -Vicerè, e più de' sudditi, erano per ciò grandi; pure per supplire in -parte a' bisogni, fu a questi tempi trovato espediente di sospendere -i pagamenti delle quantità assegnate a' creditori del Re sopra le -Comunità del Regno, e di prendere quarantamila ducati dalle rendite -della Dogana; ma ciò non bastando, fu duopo insinuare a tutti una -volontaria tassa, la quale fu regolata dal Vicerè in cotal guisa, che -non eccedesse la somma di ducati mille, nè fosse meno di diece: furono -per ciò costretti i Titolati ed i Baroni ed anche gli Avvocati, insino -i Mastrodatti e Scrivani a votare le loro borse nelle mani del Vicerè, -che raccolse per questi tributi somme grossissime, sì che si pose -in istato d'accorrere con soldatesche e denari alle necessità della -guerra. - -Nominò pertanto il Vicerè per queste spedizioni tre Mastri di Campo -per arrolare tre Reggimenti, li quali furono D. Giovan d'Avalos -Principe di Montesarchio, il quale poi per la morte sopravvenuta a due -suoi figliuoli rinunziò il comando, e fu eletto in sua vece D. Luzio -Caracciolo di Torrecuso, ch'era suo Sargente Maggiore; Carlo della -Gatta e Mario Cafarelli. Il Principe di Satriano fece pure a sue spese -un Reggimento di ventidue Compagnie, che tutte andarono a servire a -Milano, per dove furono parimente imbarcati altri seicento Spagnuoli -e molte Compagnie del Battaglione, e ciò oltre al Reggimento di Mario -Galeota, che colle Galee prima di tutti s'era avviato a Gaeta, dove -gli convenne trattenersi molti mesi, perchè i venti contrari gli avean -impedita la navigazione. - -Ma che pro? Tanti e tali soccorsi, che riguardandosi la povertà del -Regno, donde si mandavano, potevano dirsi potenti, si dissiparono in -un baleno in quella guerra mal guidata e sempre infelice. Veniva per -ciò di nuovo sollecitato l'Alcalà a mandarne degli altri; ma donde -dovea provvedersi del denaro, già che mancavano i fondi, ed erano -già esauste tutte le scaturigini? Allora si venne alla risoluzione -di vendere le città e Terre demaniali del Regno, ed a metter mano -alle supreme Regalie. La città di Taverna fu venduta al Principe di -Satriano, quella dell'Amantea al Principe di Belmonte, il Casale di -Fratta al Medico Bruno, Miano e Mianello alla Contessa di Gambatesa, -Marano al Marchese di Cerella D. Antonio Manriquez, ed altri luoghi ed -altre persone: ciò che cagionò disordini grandissimi, perchè avvezzi -que' cittadini al Demanio Regale, ed abborrendo la servitù, che lor -soprastava di sottoporsi a Baroni, diedero in tali eccessi, che i -Cittadini dell'Amantea e di Taverna chiusero a' compratori le Porte, -ricusando di dar loro il possesso, e fecero valere i lor privilegi -in guisa, che istituitasene lite, furono, con isborsare il prezzo per -termini di giustizia conservati nel Demanio Regale. - -La venuta della Regina Maria sorella del Re, che andava in Alemagna a -trovar Ferdinando d'Austria Re d'Ungheria suo sposo, finì d'impoverire -l'Erario Regale e le Comunità del Regno. Ella, per lo sospetto della -peste di Lombardia, torse il cammino, ed accompagnata dal Cardinal -di Gusman Arcivescovo di Siviglia e dal Duca d'Alba, con una Corte -splendida e numerosa, deliberò, tralasciata la strada di Lombardia, -di far quella del Regno. Si credette che il Duca d'Alba, per oscurare -l'autorità del Vicerè fosse stato l'autore di tal risoluzione, e che -perciò proccurasse far differire dalla Regina il cammino, siccome in -fatti dal mese d'agosto del 1630, ch'entrò in Napoli, vi si trattenne -quattro mesi continui splendidamente assistita, ed in continue feste -e tornei trattenuta, come conveniva ad una tanta Principessa. Il -Pontefice _Urbano VIII_ le spedì Monsignor Serra a presentarle la -Rosa d'oro, che rimase presso la Regina per suo Nunzio: venne da -Roma il Conte di Monterey, Ambasciadore del Re alla Corte del Papa, -a baciarle la mano, siccome fecero molti altri Signori e Principesse -di conto. Non si parlava di partire, ed intanto la spesa, che questa -dilazion portava al Patrimonio regale, era grandissima: s'erano fatti -venire molti cavalli, ed altri animali per le vetture, e s'erano -costrette le comunità del Regno a mandarle, ma poi non partendo, -doveansi soministrar le spese per loro mantenimento e de' condottieri. -L'Erario Regale era già voto, tanto che per supplire alla spesa, -s'era posto mano all'entrate del Re assegnate a' particolari, e ciò -nè meno bastando, s'era convenuto torre in prestanza grosse somme da' -Banchi. Il Conte di Francburgh Ambasciador d'Alemagna sollecitava -il viaggio, e scorgendo, che tanto più si differiva, finalmente si -dichiarò colla Regina, che giacchè non voleva partire, gli dasse -permissione d'andarsene. Anche il Vicerè Alcalà s'arrischiò a dirle, -che si compiacesse dargli certezza della sua risoluzione; poichè se le -fosse piaciuto differir la partenza, avrebbe licenziati i cavalli, e -fatti soprasedere gli altri apparecchi, che il Provveditor Generale D. -Francesco del Campo avea avuto ordine di fare; il qual ufficio passato -dall'Alcalà per suo zelo, che egli ebbe del maggior servigio del Re, -diede appoggio al Duca d'Alba di proccurare dalla Corte, che fosse egli -rimosso dal Governo, come più innanzi diremo. - -Ma la dimora era eziandio cagionata, perchè intendendo la Regina di -passar a Trieste colla stessa armata Spagnuola ingrossata dalle solite -squadre de' Principi italiani, colla quale era giunta a Napoli, se -le opposero i Vineziani, riputando con ciò offendersi il lor preteso -dominio del mare; ed offerirono tutta, o parte della loro Armata, per -servire al trasporto. Ricusavano i Ministri spagnuoli, minacciando -di passare anco senza lor consenso; ma risolutamente dichiaratisi i -Vineziani, che se alla cortesia dell'esibizioni volessero i Spagnuoli -preferire la forza dell'armi, converrebbe alla Regina passare alle -nozze tra le battaglie ed i cannoni; stimarono gli Spagnuoli far -sospendere il viaggio, fino a nuovi ordini della Corte, la quale -vergognosamente cedendo, richiese la Repubblica di prestare la sua -armata ed il passo. Così finalmente partì la Regina a' 18 decembre di -quest'anno 1630, e facendo il cammino di Puglia, entrò per gli Apruzzi -nello Stato del Papa, ed andò a trattenersi in Ancona: da dove da -Antonio Pisani Generale de' Vineziani con tredici Galee sottili fu con -trattamento magnifico e regale sbarcata a Trieste[21]. - -Intanto non lasciavano di render travaglioso il Governo al Duca le -scorrerie de' Turchi, che danneggiavano le nostre Marine; e le Galee -di Biserta posero in tal confusione le spiagge di Salerno, portando via -molti Schiavi, ed attaccando fuoco alla Terra d'Agropoli, che il Vicerè -fu costretto a spedirvi otto Galee per discacciarli: le genti della -famiglia del Duca d'Atella, che andavano nel di lui Stato, in Calabria, -furono fatte schiave da' Turchi, e se non fossero state liberate dalle -Galee di Fiorenza sarebbe loro convenuto tollerare una misera servitù. - -Anche gli Sbanditi in molte parti del Regno facevan guasti terribili; -tanto che bisognò al Vicerè che vi spedisse D. Ferrante di Ribera suo -figliuol naturale con titolo di Vicario Generale di tutto il Regno, -e con tutta l'autorità, che in lui risedeva, a fin di sterminarli e -di visitar le Fortezze. I tremuoti, che si fecero sentire a' 2 aprile -di quest'anno 1630, posero ancora gran timore e spavento: ma assai -maggiori furono i timori, che s'avevano della peste, che in Lombardia -faceva stragi crudeli, e che manifestossi più volte ne' confini -del Regno. S'aggiunse eziandio la voce sparsa, che camminassero per -l'Italia alcuni infami, li quali inventando nuove fogge di morte, -proccuravano con peste manufatta estinguere, per quanto potevano, il -genere umano, avvelenando l'acque per le Chiese e per le strade, ed in -cotal guisa andavano spargendo la contagione. Se ben l'immaginazione -de' popoli, alterata dallo spavento, molte cose si figurava; ad -ogni modo il delitto fu scoperto, e punito, stando ancora in Milano -l'iscrizioni, e le memorie degli Edificj abbattuti, dove que' mostri -si congregavano[22]; laonde fu ordinato per tutto il Regno, che si -facessero diligentissime guardie, e che non si permettesse far entrar -persona alcuna, senza le debite fedi di sanità. - -In tale costernazione trovandosi il Regno, ogni cosa andava in -perdizione. La poca giustizia, che s'amministrava ne' Tribunali, -e le sordidezze d'alcuni Ministri, costrinsero il Vicerè ed il -Visitator Alarcone con ordine della Corte, di sospenderne alcuni. -Gli Avvocati si congiurano e non vogliono esporsi all'esame ordinato -dal Re e s'astengono d'andare a Tribunali; ed i Ministri senz'alcuna -difesa votano le cause; onde fu costretto il Vicerè usar contra essi -rigore, perchè ripigliassero il lor mestiere La Regal Giurisdizione, -posta a terra, dà sommo adito agli Ecclesiastici di maggiormente -insolentire, ed il presente Duca d'Alcalà, troppo diverso dall'altro -suo predecessore, gli soffre e non ne prende severo castigo, ma usando -piacevolezza, vie più gli rende insolenti; siccome chiaramente si vide -a quel che accade all'_Auditor Figueroa_. Avea il Duca d'Alba mandato -certo Spagnuolo con sua commessione ad eseguire i beni d'alcuni di -Nicotera, siccome eseguì; ma fatta l'esecuzione, pretendendosi, che -fra le robe eseguite ve ne fossero alcune appartenenti al Vescovo, -fu da costui il Commessario di propria autorità fatto carcerare. -All'attentato commesso a fin di ripararlo, si mosse il Preside della -Provincia a mandar l'Auditor _Figueroa_ in Nicotera, affinchè lo -sprigionasse; ma il Vescovo intanto avealo fatto trasportare altrove in -sicura custodia: onde giunto quel Ministro in Nicotera e fatte gittar -a terra le porte delle prigioni, rimase deluso, non trovandovi dentro -persona alcuna; e non bastando al Vescovo d'averlo così schernito, -per l'ardir usato di rompere le carceri, lo scomunicò, e ne affisse -i cedoloni. Il Figueroa niente curando tali fulmini, ch'ei riputava -senz'alcuna ragione essersi scagliati, e per ciò da non temersi, non -pensò nemmeno farsene assolvere; ma passato l'anno della censura, -si vide citato a dire ciò, che sentiva della Fede Cattolica: non -curò pure il _Figueroa_ tal citazione; ma passato un altro anno, si -vide, che l'Inquisizione di Roma gli avea fabbricato un processo e -con solenne sentenza lo dichiarò eretico. Forse di ciò nemmeno se ne -sarebbe egli molto curato; ma gl'Inquisitori di Roma, fatto questo, -mandarono ordini precisi a Monsignor Petronio Vescovo di Molfetta, -che si tratteneva ancora in Napoli con carattere di Ministro del -S. Ufficio, che in tutte le maniere lo imprigionasse. Il Vescovo -Inquisitore, senza darne notizia al Vicerè, e senza richieder da -quello l'_Exequatur Regium_ agli ordini venutigli da Roma, chiamati -a se tutti i Cursori dell'Arcivescovo e del Nunzio, co' quali avea -concertata la carcerazione, saputo che il Figueroa soleva trattenersi -dentro il Convento di S. Luigi de' PP. Minimi, poco prezzando la -riverenza del luogo, e molto meno d'esser così vicino al Palagio -Regale, comandò loro, che andasser tosto ad arrestarlo. Un attentato -così enorme commesso in faccia al Principe, ed una carcerazione così -strepitosa fatta innanzi a' suoi occhi, mosse il Vicerè a mandar subito -una compagnia di Spagnuoli per reprimer tanta arroganza, li quali -avendo posto in libertà il Figueroa lo condussero nel Regal Palagio. -In altri tempi si sarebbe di ciò fatto altro risentimento, e si -sarebbero severamente puniti gli autori d'un sì scandaloso insulto; ma -assembratisi i Regj Ministri, non fu risoluto altro, che di disarmare -tutta la famiglia dell'Arcivescovo, del Nunzio e dell'Inquisitore; -onde in una notte fur tolte le armi a tutte le Corti Ecclesiastiche, nè -contra il Vescovo Inquisitore si procedè a castigo. Tanta moderazione -nè pure bastò, perchè Roma si quietasse, la quale profittandosi -del tempo, fece di questa esecuzione un rumor grandissimo, spedendo -monitorj e censure contra gli esecutori e tutti coloro, che l'aveano -consigliata e comandata: ciò che intorbidò alquanto le feste, che si -stavano celebrando allora in Napoli per la natività del Principe D. -Baldassar Carlo primogenito del Re Filippo IV, il quale fece poi cessar -tutti i timori, con una sua regal carta, che mandò al Vicerè, nella -quale approvando ciò ch'erasi fatto, comandò, che gli ordini del S. -Ufficio di Roma non s'eseguissero affatto nel Regno, senza saputa del -Vicerè, e senza sua permissione. - -Mentre, per la partita della Regina Maria, il Duca d'Alcalà avea -ripreso con maggior libertà il governo del Regno, vennegli avviso, -che il Duca d'Alba per molte accuse fattegli alla Corte circa il -trattamento fatto alla Regina, avea ottenuto, che fosse colà chiamato. -Ma non furon tanto le imputazioni fattegli per ciò alla Corte, che lo -rimossero, quanto che il _Conte Duca_, per cui si reggeva la Monarchia, -volendo gratificare il Conte di Monterey Ambasciadore del Re in Roma, -a lui doppiamente congiunto in parentado, per tenere il Monterey una -sua sorella per moglie, ed il _Conte Duca_ parimente erasi ammogliato -con una sorella del Monterey, ricevè volentieri le accuse fatte -all'Alcalà, perchè potesse servirsene di spezioso pretesto. E per non -amareggiare cotanto il Duca, con grave dispendio del Re, comandò, che -il Duca d'Alcalà venisse a giustificarsi in Corte de' carichi, che gli -s'adossavano, non intendendosi per ciò privato del Governo, e che per -ciò gli corresse il soldo di ventiquattromila ducati l'anno; e che -in sua assenza andasse a governar il Regno il Conte di Monterey, al -quale corresse per ciò lo stipendio di soli ducati dodicimila l'anno, -come _interino_. Ma il Duca non vi tornò mai più, se non quando fu -per passar al Governo della Sicilia; ed il Conte, ch'era interino, vi -stette sei anni. Così postergato il servigio del proprio Principe, per -privati interessi del Favorito, fu a noi tolto il Duca d'Alcalà, il -quale, partito da Napoli ai 13 maggio di quest'anno 1631, diede luogo -al Monterey, che da Roma fin da' 17 d'aprile erasi portato in Napoli, -trattenendosi intanto in Chiaja nel palagio del Marchese della Valle, -insino alla partita del suo predecessore. Lasciò il Duca di se un -grandissimo desiderio, ed un rammarico a' Napoletani, che sentirono al -vivo le calunniose imputazioni fattegli in Corte. Egli ci lasciò dodici -Prammatiche tutte savie e prudenti: fu terribile contra gli sbanditi e -loro ricettatori: vietò alle Piazze di Napoli ed alle Comunità tutte -del Regno, di assegnar salarj, o far donazioni, anche per causa pia, -senza precedente assenso e licenza del Vicerè: riformò i Regj Studi, e -comandò, che non si fosse dispensato all'età necessaria per ascendere -al grado del Dottorato: fece molte ordinazioni attenenti all'ufficio -di Commessario Generale di Campagna; e diede altri savi provvedimenti, -che si additano nella _Cronologia_ prefissa al primo tomo delle nostre -Prammatiche. - - - - -CAPITOLO III. - -_Di D. EMMANUELE DI GUSMAN Conte di MONTEREY; e degl'innumerabili -soccorsi, che si cavarono dal Regno di gente e di denaro in tempo del -suo Governo._ - - -Cominciò il Conte di Monterey ad amministrare il Regno con funeste -apparenze, che diedero presagi d'un calamitoso governo: nella Villa -del Vomero diede una donna alla luce un mirabil mostro: una spaventosa -Cometa comparsa ne' principj di settembre di quest'anno diede a molti -terrore; ma i tremuoti, le orribili errutazioni, le orride nubi, -gli spaventosi torrenti di fuoco, le orrende piogge di cenere, che -dalla notte de 15 di dicembre avea il Monte Vesuvio cominciato a -spandere, non solo empiè la città ed il Regno di spavento e d'orrore, -ma presagirono altri mali e nuove calamità. Vomitò il Monte fiamme -con tanto empito e con tale spavento, che Napoli temè, o d'abissarsi -ne' tremuoti, o di seppellirsi nelle ceneri. Lo scuotimento abbattè -edificj, arrestò il corso a' fiumi, rispinse il mare ed aprì le -montagne. Esalarono in fine con oppositi ed orribili effetti acque, -fiamme e ceneri, dalle quali non solo restarono oppressi alcuni luoghi -vicini, ma si temè, che levato il respiro dell'aria, non fosser tutti -per soffocarsi. Ma placato il Cielo dalle pubbliche penitenze, spirò -tal vento dalla parte avversa, che le portò a cadere oltre mare fin'a -Cattaro, ed altri luoghi dell'Albania e della Dalmazia; e consumato -in fine nelle viscere della Terra il sulfureo alimento, il fuoco -s'estinse. - -Ma non s'estinsero in noi le calamità maggiori, che ci cagionavano -le guerre d'Italia. Il _Conte Duca_ più famoso che fortunato, per -gl'infelici successi delle arme Spagnuole in Lombardia, vedeva che i -Ministri di quella Monarchia avevano perduta in Italia quell'autorità, -che solevan prima godervi fino a tal segno, che sovente con imperiosi -modi comandavano al Duca stesso di Savoia, che disarmasse. Ora li -Franzesi eransi cotanto intrigati negl'interessi di quella, che -avendosi resi dipendenti il Duca di Savoia per lo freno di Pinarolo, -il Duca di Mantua per la custodia di Casale e del Monferrato, e gli -altri Principi, chi per inclinazione, e chi per profittare, aveano -posto in bilancia tra la corona di Spagna e la franzese l'Italia. -Si credeva eziandio, che il Pontefice _Urbano VIII_ per l'antiche -parzialità verso la Corona franzese, per esservi stato Nunzio, e -per essere compare del Re, pendesse dalla sua parte, e traversasse -gl'interessi degli Austriaci; e ne diede non oscuri indizi, per vedersi -il Cardinal Antonio Barberino suo nipote aver con ricche pensioni -accettata la protezione di quel Regno; e dicevasi, che il Papa, quando -entrarono gli Alemani in Mantova, avesse chiesto a' Cardinali soccorso -per discacciarneli: e che nelle angustie maggiori, che soffriva la -Religione in Germania, oppressa dagli Eretici, e calpestata dalle -armi del Re di Svezia, non si fosse egli mosso, ancorchè in nome -del Re Cattolico ne gli fossero state fatte in pubblico Concistoro -dal Cardinal Borgia premurose istanze. S'aggiungevano le male -soddisfazioni, che ricevevano in Roma i Ministri di Spagna, le quali -ridussero il Cardinal Sandoval a partirsi mal soddisfatto da Roma, e -ritirarsi in Napoli. - -Per ciò gli animi de' Ministri spagnuoli erano pregni d'acerbi disgusti -e di gravi pensieri, intendendosi esagerazioni frequenti del _Conte -Duca_, che non sarebbe mai per godersi la pace, se non si restituisse -l'Italia nell'esser di prima. A tal fine fu deliberato, che il Cardinal -Infante fratello del Re passasse a Milano, per di là trasferirsi al -suo Governo di Fiandra; ed a comandare nuovi apparati di guerra, ed in -particolare al Regno di Napoli, che provvedesse di danaro, ammassasse -gente, ed allestisse legni. - -Per far argine alle male inclinazioni del Pontefice, di cui erasi -sparsa voce, che avesse spedito buon numero di soldati alle frontiere -del Regno, bisognò al Vicerè, che mandasse a' confini mille e -cinquecento cavalli sotto il comando d'Annibale Macedonio, Marchese di -Tortora; e che per fornire il Regno di nuove soldatesche comandasse a -tutti i Baroni e Terre demaniali, che somministrassero buon numero di -soldati. - -Da questi disgusti, che passavano colla Corte di Roma, nacque a questi -tempi qualche rialzamento della regal Giurisdizione, presso noi quasi -che depressa; poichè la Corte di Madrid, per vendicare i disgusti co' -disgusti, spedì a Roma il Vescovo di Cordova, e Giovanni Chiumazzero -in qualità di Commessarj, per richieder riforma di molti abusi, che la -Dataria di Roma avea introdotti in Ispagna, onde si portavano grandi -aggravj a quel Regno[23], de' quali avevan fatto lungo catalogo, e -con una dotta scrittura[24], rispondendo ancora ad un'altra, fatta -per ordine del Papa da Monsignor Maraldi Segretario dei Brevi, li -giustificavano per abusivi e intollerabili; e si stimava, che tenessero -segrete istruzioni di chiedere un Concilio, ed angustiare il Pontefice -con minacce e con moleste dimande[25]. Di che accortosi Urbano, pensò -con frapporre lunghezza di render vani i disegni; poichè negando in -prima d'ammetterli col titolo di Commessarj, dicendo, che ciò pareva -che significasse certa giurisdizione ed autorità, stancò tra queste, -ed altre difficoltà e lunghezze in modo il negozio ed intiepidì anche -il Vescovo con isperanza di maggior dignità, che il Re accortosene lo -richiamò, e conferito al Chiumazzero il titolo d'Ambasciadore, mentre -col tempo si mitigava il bollore degli animi, e per l'avversità de' -successi si piegava dagli Spagnuoli sempre più alla sofferenza, svanì -da se stesso il negozio. - -Ma intanto fra noi, animati da questi disgusti il Vicerè ed i Regj -Ministri, non tralasciavano, ne' casi che occorrevano, di procedere -con fortezza e vigore; poich'essendo stato con modi barbari e -crudeli ucciso da alcuni Preti il Governador della Sala fratello del -Consigliere D. Francesco Salgado, ancorchè Francesco Maria Brancaccio -Vescovo di Capaccio, sotto la cui Diocesi si comprende la Sala, ne -avesse presa di ciò conoscenza, con aver condennati alcuni degli -uccisori in galea; nulladimanco riputandosi ciò troppa indulgenza -ad un così scandaloso ed enorme delitto, per la qualità e carattere -dell'ucciso; il Vicerè spedì una compagnia di Spagnuoli nella Sala, -dove coll'alloggio a discrezione, trattarono, alla rinfusa così Preti -come laici, malamente que' Cittadini: di che avendone voluto far -risentimento il Vescovo con monitorj, fu il di lui fratello D. Carlo -Brancaccio mandato prigione in Castello, ed egli fu costretto sgombrar -dal Regno, e girsene in Roma. Ciò che gli riuscì di maggior favore; -poichè mentre trattenevasi nella Corte del Papa angustiato dalle spese -e da' debiti, entrato in somma grazia del Cardinal Antonio nipote -del Papa, fu per esempio degli altri (affinchè si mostrassero sempre -forti nella difesa della giurisdizion Ecclesiastica, con la speranza -d'esserne ben premiati) nel Concistoro de' 20 novembre dell'anno 1633 -promosso, senz'aspettarlo, al Cardinalato; e per aggiungerci maggior -onta e disprezzo, gli fu dal Papa conferito l'Arcivescovado di Bari, e -rimandato nel Regno per prenderne la possessione. Ma il Vicerè di ciò -fortemente crucciato, al suo arrivo, in vece del possesso, gli fece -apprestare una Galea, perchè tosto ritornasse in Roma, nè mai più nel -Regno capitasse; di che il Papa fecene gran romore, e ne ricevè sommo -dispiacere: a' quali disgusti se ne aggiunsero poco da poi altri, -perchè dalle genti di Corte fu fatto uccidere in Pozzuoli un Canonico -di quella Chiesa: e trovandosi nelle carceri di Vicaria un ribaldo, -che pretendeva, per essersi estratto dalla Chiesa di S. Giovanni a -Mare, esser in quella riposto; mentre si disputava dell'articolo della -reposizione, commise un nuovo delitto nelle carceri stesse, onde il -Vicerè la notte de' 19 di aprile del 1633 lo fece morire su le forche, -che fece piantare davanti al Palagio della Vicaria, poco curando le -istanze e le censure, che l'Arcivescovo fece lanciare contra coloro, -che il fecero imprigionare. - -Ma durò poco fra noi tal vigore, poichè per l'avversità de' successi -delle armi del Re, sempre piegando gli Spagnuoli alla sofferenza, -bisognò usar ogni arte per rendersi amico il Pontefice, e gli -altri Principi d'Italia; e poichè i Ministri franzesi non cessavano -d'imprimere ne' Principi gelosi pensieri, e d'esortarli a congiungersi -insieme per discacciare, sotto il patrocinio della loro Corona, gli -Spagnuoli d'Italia; all'incontro gli Spagnuoli proponevano a tutti -grandi vantaggi, al Gran Duca di Fiorenza grosse pensioni, al Duca -di Modena Correggio, al Duca di Parma il Generalato del Mare, ed una -Vice-Reggenza: e sopra tutto per dar riputazione alle armi, studiavansi -di accrescerle con nuove soldatesche, che da Napoli si sollecitavano -insieme con denari ed altri militari provvedimenti. - -Per ciò il Conte di Monterey era continuamente richiesto di -soccorsi, onde comandò l'elezione de' Soldati della nuova milizia del -_Battaglione_, ed unì cento e quindici Compagnie di pedoni di ducento -trenta uomini l'una; e liberando i soldati d'uomini d'arme dal peso -di mantenere un doppio cavallo, ridusse sedici compagnie di essi a -compagnie di corazze, accrescendone il numero fino a sessanta per -ciascheduna, oltre gli Ufficiali. Partì ancora in novembre del 1631 per -lo Stato di Milano il Principe di Belmonte con un Reggimento d'Italiani -di 14 Compagnie, assoldate a sue spese, e nel mese di gennajo del nuovo -anno 1632 prese la medesima strada un altro Reggimento d'Italiani -di mille e seicento soldati comandati dal Mastro di Campo Marchese -di Torrecuso, col quale s'accompagnò il picciol Conte di Soriano per -andare a ritrovare il Duca di Nocera suo Padre. Parimente nel luglio -del seguente anno 1633 furono spediti per Milano quattrocentocinquanta -fanti sotto i Maestri di Campo Lucio Boccapianola e D. Gaspare Toraldo, -oltre mille cavalli comandati dal Commessario Generale D. Alvaro di -Quinones, co' quali il Duca di Feria Governadore di quello Stato si -portò nell'Alsazia a soccorrere Brisac. - -Non solo questo Regno era riserbato per somministrar soccorsi di -gente e di denaro per le guerre d'Italia; ma anche per quelle di -Fiandra, di Catalogna, insino a quelle di Germania. Nell'anno 1632 -s'imbarcarono quattromilasettecento soldati, comandati da' Marchesi -di Campolattaro e di S. Lucido per Catalogna, e v'andarono parimente -otto Compagnie di Cavalli smontati col denaro bisognevole per montarle -in quel Principato. Nel mese di gennajo del seguente anno 1633 sotto -il comando del Sargente Maggiore Ettore della Calce furono spediti per -Catalogna settecento persone, per riempire i Reggimenti napoletani, che -ritrovavansi in quel Paese. - -Giunse intanto in Milano il Cardinal Infante con titolo di -Generalissimo di tutte le armi della Corona, essendosegli dato per -Consigliere D. Girolamo Caraffa Principe di Montenegro, al quale, morto -in Milano, fu sustituito dal Re Fr. Lelio Brancaccio, che immantenente -si condusse a Milano, alla qual volta il Vicerè spedì subito D. -Gaspare d'Azevedo Capitan delle sue guardie a passar con l'Infante i -dovuti ufficj, e nel mese di maggio del seguente anno 1634 gli mandò -soccorsi tali, che non furono veduti più potenti uscire dal Regno; -poichè vi spedì seimila fanti, de' quali n'erano mille Spagnuoli del -Reggimento di Napoli, sotto il comando di D. Pietro Giron; gli altri -erano Napoletani, comandati da' Maestri di Campo Principe di S. Severo -e D. Pietro di Cardenes. Il Marchese di Tarazena Conte d'Ajala guidava -mille cavalli, ed era Capo di tutto questo potentissimo soccorso, che -fece risolvere il Cardinale di passare in Germania, dove avendo unite -le forze della Corona con quelle del Re d'Ungheria e del Duca Carlo di -Lorena, diede sotto Norlinghen quella famosa battaglia, nella quale -dissipò l'esercito Svedese con morte d'ottomila persone, e prigionia -di quattromila, oltre l'acquisto d'ottanta pezzi d'artiglieria e -di ducento insegne. Vittoria della quale ogni anno agli otto di -settembre si celebra anniversario, come quella, che preservò il resto -dell'Alemagna dall'eresie e dall'invasioni de' Svedesi, e cagionò poco -da poi all'armi Cattoliche l'acquisto di Ratisbona. - -Ma non finirono qui i soccorsi: altri maggiori se ne cercavano dal -Regno per la custodia dello Stato di Milano, minacciato dall'arme -del Re di Francia. Bisognò prima, che il Vicerè provvedesse di diece -grossi Vascelli il Marchese di Santa Croce Luogotenente Generale -del Mare, con 2200 Napoletani e molte provvisioni, spediti sotto il -comando dell'Ammiraglio D. Francesco Imperiale, e di diciotto Galee con -duemila Spagnuoli e mille e trecento Napoletani comandati da' Maestri -di Campo Gaspare d'Azevedo e D. Carlo della Gatta; e nel seguente anno -1635, prima che il Re Franzese assalisse lo Stato di Milano, bisognò -al Vicerè provvedere alla difesa, mandando in Lombardia 2800 pedoni, -divisi in due Reggimenti dei Maestri di Campo Filippo Spinola e Carlo -della Gatta, e mille cavalli sotto il Commessario Generale D. Alvaro -di Quinones, col danaro necessario per assoldare quattromila Svizzeri -ne' Cantoni collegati con la Casa d'Austria. Ed in tanto fu disposta -la partenza dell'Armata navale, composta di trentacinque Galee e diece -grossi Vascelli, sopra la quale montarono settemilacinquecento soldati -tra Spagnuoli e Napoletani. Gli Spagnuoli erano duemilanovecento, -de' quali duemilatrecento erano del Reggimento del Regno, comandati -dall'Azevedo, e seicento dell'Isola di Sicilia sotto il comando -di D. Michele Perez d'Egea. Gli altri erano Napoletani distribuiti -in tre Reggimenti de' Maestri di Campo D. Giovan-Battista Orsini, -Lucio Boccapianola e D. Ferrante delli Monti; e Fr. Lelio Brancaccio -comandava a tutti con titolo di Maestro di Campo Generale. Partì -l'Armata dal Porto di Napoli verso Ponente a' 10 maggio di quest'anno -1635, ma ebbe infelice navigazione, sbattuta da' venti e da procellose -tempeste; tanto che il Marchese di S. Croce, lasciata buona parte -delle milizie in Savona per accrescere l'esercito di Lombardia, dove -i Franzesi tenevano assediata Valenza, non fece altra conquista, che -quella dell'Isola di S. Margarita. - -Nuovi sospetti s'aggiunsero nel nuovo anno 1636, che obbligarono il -Vicerè alla difesa del proprio Regno. Per li continui timori, che dava -la Francia, fu fatto arrestare un Frate Agostiniano, per sospetto -d'intelligenza co' Franzesi, chiamato _Fr. Epifanio Fioravante_ da -Cesena, il quale posto fra' ceppi rivelò, che i Franzesi meditavano far -delle irruzioni in diversi luoghi del Regno, e che tenevano la mira -anche d'invadere la città dominante; anzi soggiunse, che il famoso -bandito _Pietro Mancino_, di concerto, dovea impadronirsi del Monte -Gargano, per consegnarlo al Duca di Mantova, e porre sossopra tutta la -Puglia. Ciò saputosi, fu di mestieri al Vicerè, con esorbitantissime -spese, fortificare Barletta, Taranto, Gaeta, ed il Porto di Baja, -dove vi fece edificare due gran Torri, di ristorare la Fortezza di -Nisita e le mura di Capua: di terminare le fortificazioni dell'Isola -d'Elba, detta comunemente Portolongone, principiate già dal Conte -di Benavente; di provvedere tutte le marine del Regno di soldatesca -e di mettere in mare trenta vascelli e diece Tartane. E per maggior -custodia della città fece prender l'armi a diecemila persone del Popolo -napoletano, poste sotto il comando di D. Giovani d'Avalos Principe -di Montesarchio. Ma il tempo fece da poi conoscere, che questi timori -venivan dai Franzesi, non per altro fine, che obbligando il Regno alla -propria difesa, venisse con ciò ad impedire i continui soccorsi, che da -quello si mandavano in Milano, onde il Monterey penetrato il disegno, -sollecitò nuovi soccorsi, e spedì in Lombardia sopra alcuni Vascelli -e Galee i Reggimenti de' Maestri di campo D. Michele Pignatelli, -Tiberio Brancaccio, Achille Minutolo, Giambattista Orsini, Pompeo di -Gennaro, Girolamo Tuttavilla e Romano Garzoni, oltre a mille cavalli, -che Giantommaso Bianco vi condusse per terra. Ciò che fece risolvere -al Marchese di Leganes, accresciuto di sì validi soccorsi, di venire -coll'inimico a battaglia in Tornavento, nella quale gloriosamente vi -morì Girardo Gambacorta de' Duchi di Limatola Generale della cavalleria -napoletana, siccome avvenne a Lucio Boccapianola sotto Vercelli. - -Non furono veduti ne' passati governi degli altri Vicerè soccorsi -sì spessi e sì potenti cavati dal Regno quanto quelli, che si fecero -in tempo del Conte di Monterey, non solo per lo Milanese, ma per la -Catalogna, per la Provenza ed altrove; e coloro che si presero la -briga di tenerne conto, calcolarono, che di gente il numero arrivò a -cinquemilacinquecento cavalli, e quarantottomila pedoni; e di denaro la -somma ascese a tre milioni e mezzo di scudi; oltre al denaro consumato -nelle fortificazioni delle Piazze del Regno, nell'arrollamento di tanta -gente, nelle spedizioni dell'Armate navali, nel mantenimento dell'Isola -di S. Margherita, nella fabbrica di sei vascelli da guerra e d'alcune -Galee per accrescere la Squadra al numero di sedici, e di ducentotto -pezzi di cannoni, come anche in quella di settantamila archibugi, -moschetti e picche per la fanteria, e delle pistole e corazze per la -cavalleria. - -Cotante, e sì insopportabili spese tutte uscivano dalle sostanze de' -sudditi, e dalli Patrimonj della città e delle Comunità del Regno, -che continuamente eran costrette a somministrar nuove somme per la -necessità di tante infelici e mal fortunate guerre, e per li tanti -e continui bisogni della Corte di Spagna; donde fu in buona parte -cagionato il debito di quindici milioni, del quale si trovava aggravato -il Patrimonio della città, la quale ne pagava l'interesse ai creditori -del frutto, che perveniva delle sue gabelle. E ciò nè meno bastando -furono più volte a' forastieri tolte le loro entrate, e sovente anche -quelle che possedevano i regnicoli sopra gli arrendamenti, e' fiscali. -S'imposero per ciò molte altre gravezze, essendosi aggiunto alla -gabella della farina, prima cinque grana, poi altre sette per moggio: -un grano per rotolo alla gabella della carne, ed un carlino sopra -ciascun stajo d'olio. Ciò che non seguì senza contrasti ed opposizioni, -considerandosi non solo le grosse somme spremute in pochi anni dal -Regno, ma che buona parte andava a colare, non già nella cassa del -Re, ma nell'altrui borse, e che sempre via più crescendo i bisogni, -e l'un chiamando l'altro, venivano i popoli a soffrire insopportabil -giogo; onde fu risoluto spedire al Re D. Tommaso Caraffa Vescovo della -Volturara, perchè avesse di tante miserie ed afflizioni compassione, -e vi desse conforto; ma queste missioni, per li bisogni urgenti che -tuttavia crescevano, riuscivano tutte vane ed inutili. Bisognò pagare -i seicentomila ducati, che il Cardinal Infante dimandò da Milano: -continuare a sostenere le soldatesche, che guardavano il Regno: unir -nuove milizie per reclutare gli eserciti, che teneva scarsi la Spagna -in più luoghi; fornir l'armate navali, e sostenere l'Isole di S. -Margherita e di S. Onorato occupate in Francia, finchè di nuovo, nel -mese di maggio del 1637, costrette dalla fame, non cedessero all'armi -di quel Re, e tornassero sotto il di lui dominio. - -In mezzo a tante calamità non tralasciava però il Conte di Monterey -i sollazzi, le commedie e le cacce, alle quali era inchinato: nè -mancò, imitando i vestigj de' suoi predecessori, di lasciare a noi -belle memorie della sua magnificenza. Egli rese più ampia e comoda la -strada di Puglia: arricchì li fonti della città d'acque più abbondanti, -e fecene innalzar un altro sul muro del fosso del Castel Nuovo; ma -sopra tutto erse quel magnifico Ponte, che congiunge la contrada di -Pizzofalcone con quella di San Carlo delle Mortelle. La Contessa sua -moglie pur ci lasciò un monumento perenne della sua pietà, avendo -fondato in Napoli il _Monastero della Maddalena_, per sicuro asilo -delle donne spagnuole, che abbominando le passate lascivie, volessero -ivi ridursi a menar vita casta. - -Ma con tutto che il Conte di Monterey fosse cotanto benemerito al Re -per li tanti soccorsi mandati, mancò poco però, che il _Conte Duca_ per -vantaggiar la sua Casa, non lo richiamasse, non avendo ancor finito il -secondo triennio del suo governo. La cagione si fu il matrimonio da lui -ambito di D. Anna Caraffa Principessa di Stigliano col Duca di Medina -las Torres. Questa Signora per la morte di D. Antonio Caraffa Duca di -Mondragone suo padre, e del Principe Luigi Caraffa di Stigliano suo -avolo, era rimasa unica erede di floridissimi Stati. Isabella Gonzaga -sua avola figliuola, ed erede di Vespasiano Gonzaga Duca di Sabioneta, -l'avea ancora arricchita di questo titolo e di queste ragioni: per ciò -il _Conte Duca_ non avendo potuto perpetuar la sua Casa ne' discendenti -della figliuola, che fu moglie di D. Ramiro Gusman Duca di Medina -las Torres, e morì senza prole, desiderava per questo suo Genero, -ch'egli da semplice Cavaliere avea innalzato cotanto, di trovare -una sposa, niente inferiore alla prima. Fece credere al Re, essere -questo matrimonio espediente per poter ripetere Sabioneta, di che già -i Principi d'Italia se n'erano insospettiti[26]; e per ciò, ancorchè -trovasse durezza nell'avola, sollecitò le nozze colla madre della -sposa per mezzo del Cardinal suo fratello: la quale, colla promessa -del Viceregnato, che s'offeriva al Duca, fu facilmente guadagnata: la -sposa, ambiziosa di vedersi Viceregina, vi condiscese parimente; onde -partitosi di Spagna il Duca con carattere di Vicerè e di Castellan -perpetuo del Castel Nuovo, giunse colla squadra delle Galee di Spagna -in Napoli, dove nel palagio della Principessa, presso la Porta di -Chiaja, fur celebrate le nozze. - -Intanto il Conte di Monterey accingevasi alla partenza, ma avvisato -il _Conte Duca_ essere già seguito il matrimonio, scrisse al Monterey, -che non conveniva per le fastidiose congiunture delle guerre d'Italia -partire, non essendo ancor terminato il suo secondo triennio; onde gli -sposi rimasero delusi, e convenne al Medina trattenersi nel Regno da -privato, con dispiacere non ordinario, non men suo che della moglie, e -molto più della Duchessa di Sabioneta, la quale, avendo sempre dissuasa -la nipote a far tal matrimonio, non mancava di mordere pubblicamente -l'azioni del _Conte Duca_, e biasimare la soverchia semplicità della -Duchessa di Mondragone, del Cardinale e degli altri congiunti della -nipote, che s'erano fatti ingannare dalle promesse dell'Olivares. -Ma passato un anno, parendogli non poter più trattenere, mandò il -_Conte Duca_ ordine della Corte, che si desse al Medina il possesso. -Così depose il Monterey il Governo, dopo averlo esercitato sei anni; -ed a' 12 novembre di quest'anno 1637 ritirossi a Pozzuoli, donde -proseguì poi il suo cammino per la Corte. Ci lasciò il Monterey molte -savie e prudenti leggi insino al numero di quarantaquattro, per le -quali riordinò i nostri Tribunali e quelli della Bagliva, e delle -Regie Audienze; riordinò gli affitti e le vendite delle rendite e -beni fiscali, i cambj e gli apprezzi: proibì severamente i duelli e -l'esportazione di qualsivoglia sorta d'armi: fece diverse ordinazioni -per ovviar le fraudi che si commettevano nella Dogana, e maggior -Fondaco di Napoli: vietò l'uso smoderato delle vesti, servidori e -carrozze: impose su la testa del famoso bandito _Pietro Mancini_ -una taglia di tremila ducati, oltre la facoltà d'indultare quattro -persone: tolse le Gabelle delle _Carte_ e del _Tabacco_, ancorchè da -poi fossero state di nuovo imposte; e diede molti ordini pel Governo -e disciplina de' soldati del _Battaglione_, e pel grado di _Dottorato_ -da darsi, così in Legge, come in Medicina, ed altri provvedimenti che -vengono additati nella _Cronologia_ prefissa al primo tomo delle nostre -Prammatiche. - - - - -CAPITOLO IV. - -_Del Governo di D. RAMIRO GUSMAN Duca di MEDINA LAS TORRES; e de' -sospetti che s'ebbero di nuove invasioni tentate da' Franzesi._ - - -Il Governo del Duca di Medina, durando le medesime cagioni, anzi -vie più crescendo, non poteva riuscire men gravoso a' sudditi, che -il precedente. Le guerre infelici, che consumavano gli Stati della -Monarchia di Spagna, mantenevano tuttavia, anzi rendevan assai più -esausto l'erario regale, ed in continue necessità di denaro. Il nostro -Reame era il bersaglio infelice, dove per provvedersene si dirizzavano -tutti i disegni, e nulla pietà avendosi delle miserie estreme, nelle -quali era il Regno caduto per le somme immense cavate in tempo del -Monterey, altre nuove se ne richiedevano. Furono perciò imposte nuove -gabelle e dazj, ed accresciuti gli antichi: s'aggiunsero gravezze -alle sete, all'olio, al grano, alla carne, a' salumi; e s'imposero -nuovamente alla calce, alle carte da giocare, all'oro ed argento -filato, e sopra tutti i contratti de' presti, che celebravansi nella -città e nel Regno. S'introdusse, all'uso di Spagna, la gabella della -carta bollata, della quale bisognava necessariamente servirsi in tutti -li contratti e negli atti giudiziari, sotto pena di nullità; quantunque -poscia, come cosa troppo odiosa, fosse stimato meglio sopprimerla. -S'arrivò a tale estremità, che si pose sul tappeto il dazio d'un -grano il giorno per testa agli abitanti di Napoli, per lo spazio di -quattro anni; e facevasi il conto, che toltone gli Ecclesiastici ed -i putti, se ne sarebbero cavati cinque milioni di scudi: ma poscia, -essendosi considerato il pericolo che si correva di porre in pratica -tal esazione, e quanto avrebbe sembrato intollerabile al Popolo questo -peso cotidiano, si lasciò di più parlarsene. - -Si tassarono bensì tutti i Mercatanti ai pagamento di duecentomila -ducati per pagarne le soldatesche: si venderono li Casali di Napoli, -quelli di Nola, e molti altri luoghi demaniali, che non ebbero modo -di ricomprarsi, passarono dalla libertà che godevano sotto il Demanio -Regale, alla servitù de' Baroni. - -E perchè niente mancasse, il Vicerè fece convocar un Parlamento -generale, dove per Sindico intervenne D. Ippolito di Costanzo, nobile -di Portanova, e s'estorse dal Baronaggio e dal Regno un donativo d'un -milione di ducati, in vece d'una nuova gabella di cinque grana per -moggio di frumento, che pretendevasi d'imporre in tutto il Reame. Solo -tra tanti aggravj e gabelle se ne tolse una, che riscuotevasi in Napoli -da tutte le meretrici, riuscendo ciò di non picciolo giovamento alla -pubblica tranquillità, per gli scandali continui che ne nascevano. - -Fu perciò seriamente risoluto, per non ridurre i popoli cotanto -oppressi all'ultime disperazioni, di mandar Ambasciadore alla Corte, -per implorare dalla clemenza del Re qualche conforto a tanti e sì -estremi mali; e concorrendovi anche il Vicerè, mosso ancor egli a pietà -di tante miserie, fu eletta dalla Città la persona del Consigliere -_Ettore Capecelatro_. Lo stato in che erasi ridotto il Regno, era -pur troppo lagrimevole: oltre le tante gravezze, che impoverivano -gli abitatori, si vedeva da giorno in giorno mancare d'abitatori, e -struggersi tra le miserie e sciagure. Gl'incendj del Vesuvio avevan -cagionate morti e miserie estreme; ma sopra tutto la guerra che -consumava coi disagi e col ferro le soldatesche, avea desolato il -Regno: n'erano uscite dal Regno in numero infinito per reclutare -gli eserciti, non pur di Lombardia, ma d'Alemagna, de' Paesi Bassi e -del Principato di Catalogna; ed avendo tutte quelle spedizioni avuti -infelici successi, pochi ne ritornavano alle paterne case. - -Ma i tremuoti, che avevano desolata la Puglia in quest'anno 1638, -portarono nelle Calabrie danni assai più gravi ed irreparabili. -Furono in queste Province così spaventosi, che abbatterono la Città di -Nicastro ed il famoso Tempio di S. Eufemia. Rimasero ancora distrutti -molti luoghi ed altre Terre, Nocera, Pietramala, Castiglione, Maida, -Castelfranco, ed altre di minor grido. La Città istessa di Cosenza, -con molti de' suoi Casali patì notabilmente: Catanzaro, Briatico ed -altri luoghi soffrirono il medesimo flagello: in fine non vi fu luogo -di Calabria, che potesse vantarsi di essere stato esente dal danno; -e calcolandosi il numero de' morti, si trovò essere periti sotto -le ruine degli edificj più di diecimila persone; siccome l'istesso -Consigliere Capecelatro, che fu spedito dal Vicerè a rincorare que' -popoli (a' quali non solamente bisognò rimettere i pagamenti fiscali, -ma soccorrerli con abbondanti limosine somministrate parte dal -Patrimonio Regale e parte dal Monte della Pietà insino alla somma di -ottomila ducati) poteva, come testimonio di veduta, testificare al Re -le miserie di quelle Province. Si aggiunse ancora la costernazione, -nella quale l'avea poste un solenne impostore, chiamato _Pietro Paolo -Sassonio_, medico Calabrese, il quale andava disseminando che doveano -sopraggiungere tremuoti più orribili: che non solamente il Regno, ma -tutto il Mondo dovea crollare, avvicinandosi già il Giudicio finale: -che il Mare dovea uscir dal suo letto ed inghiottir le campagne e -sommergere le città: che doveano piovere dal Cielo grandini di peso -di cinque libbre l'una, e che i monti doveano vomitar tutti fiamme -per incendiar l'Universo. Queste infauste predizioni, vedendosi -verificate in parte per li tremuoti e gl'incendj preceduti dal Vesuvio, -posero in tale costernazione i paesani, che credendo, che la Calabria -dovess'essere la prima a sopportar queste desolazioni, che doveano -precedere alla destruzione del Mondo, ciascuno abbandonava la Patria, -e cercava altrove ricetto: laonde il Vicerè per liberare gl'incauti -da questi falsi pronostici, comandò, che il _Sassonio_ fosse preso, e -condotto legato in Napoli, come fu eseguito, dopo di che fu condennato -a remare in una Galea. - -Non meno che da' tremuoti, fu questa Provincia, nel medesimo anno, -travagliata da' Turchi di Barbaria, li quali avendo concepito il -disegno di saccheggiare il Santuario di Loreto, scorrevano con sedici -Galee i nostri mari, e danneggiavano i naviganti, e le nostre riviere; -tal che se i Vineziani non fossero occorsi per rompere i loro disegni, -di mali peggiori sarebbon stati cagione[27]. - -I Franzesi intanto sempre più profittandosi de' disordini, e della -declinazione della Monarchia di Spagna, oltre d'aver contrappesata -in Italia la potenza degli Spagnuoli, erano ancora entrati in -pensieri, per le speranze, che lor davano alcuni mal contenti del -governo spagnuolo, di far un'invasione nel Regno di Napoli. Essi -per mezzo del Marchese di Covrè Ambasciadore del Re di Francia in -Roma, e di Monsignor _Giulio Mazzarini_ a questi tempi semplice -Prelato, poi Cardinale, e primo Ministro di quella Corona, aveano -con un Titolato[28] del Regno ordita una congiura per sorprender -Napoli, e già in Roma se ne concertavano i modi; ma scovertosi da -uno de' congiurati il trattato al Vicerè, fu fatto arrestare in -Roma, ov'erasi portato, il Titolato, e condotto nel Castel Nuovo, fu -con ogni sollecitudine fabbricato il processo. Fu eretta dal Vicerè -una Giunta per sentenziarlo, la quale componevasi del Reggente D. -Matthias di Casanatte, de' Consiglieri D. Flaminio di Costanzo, D. -Giovan Francesco Sanfelice, Annibale Moles, D. Ferrante Mugnos, D. -Ferrante Arias di Mesa, e D. Diego Varela. Il Fiscale fu _Partenio -Petagna_ Presidente della Regia Camera; ed i _Pari della Corte_ furono -i Principi della Rocca e del Colle. Furono intesi gli Avvocati del -Reo _Pietro Caravita_, ed Agostino Mollo celebri Giureconsulti di que' -tempi; e proferitasi dal Vicerè la sentenza, sedendo _pro Tribunali_ -nell'Assemblea dei mentovati Ministri, coll'assistenza dell'Uscier -delle armi, e con tutte le solennità consuete, fu condennato sul -palco ad essergli mozzo il capo. Così, spogliato prima del titolo, e -dell'abito di Cavalier Gerosolimitano, lasciò sul talamo nella piazza -del Mercato ignominiosamente la vita. - -Ma con tutto che si fosse scoverto il trattato, non tralasciarono però -i Franzesi di tentar l'impresa, fondati sopra la mala soddisfazione, -che mostravano i Napoletani del Governo spagnuolo: laonde nell'anno -1640, avendo nel Porto di Tolone un'armata sotto il comando -dell'Arcivescovo di Bordeos, dopo essersi trattenuta alcuni giorni -ne' Porti di Corsica e poi alle spiagge dello Stato della Chiesa, -s'inoltrò ne' mari di Gaeta, e quivi fermata, si pose in speranza di -sottomettere quella Fortezza; ma valorosamente rispinta dal cannone di -quel Castello, continuò il suo cammino, e giunse al Golfo di Napoli. - -Il Vicerè, considerato il pericolo, spedì tosto D. Francesco Toraldo -e Cesare di Gaeta, Sargente Maggiore del Battaglione della Provincia -di Terra di Lavoro, a' confini dello Stato del Papa, per guardar -quelle frontiere; ed al Maestro di Campo D. Giovan-Battista Brancaccio -appoggiò la difesa della Città di Pozzuoli e del Territorio di Baja -e di Cuma a quella vicini. Mandò in Salerno Fr. Giovan-Battista -Brancaccio Cavaliere Gerosolimitano, perchè col Principe di Satriano -Governadore di quella Provincia attendesse alla difesa di quel paese: -fu spedito a Gaeta Vincenzo Tuttavilla Commessario Generale della -Cavalleria; ed il Maestro di Campo D. Diomede Caraffa ebbe la cura -di guardar tutto il rimanente con l'Isola di Capri. Chiamò poscia gli -Eletti della città co' Deputati delle Piazze, affinchè allestissero le -artiglierie, per guarnire i baluardi delle marine: convocò i Baroni, -perchè stesser pronti alla difesa del Regno, e l'Eletto del Popolo -Giovan-Battista Nauclerio offerse trentamila uomini tutti armati -per difesa della città. Mancava però il danaro onde, nascevano li -fastidiosi e molesti pensieri per trovare i modi di provvedersene. - -Mentre la città era per ciò in continue agitazioni, verso la metà -di settembre di quest'anno comparve l'Armata Franzese, composta di -trentaquattro Navi di guerra, a vista di Napoli: ciò che pose in -maggior scompiglio la città. Fur prestamente tolti i cannoni, ch'erano -nel campanile di S. Lorenzo, e posti nelli torrioni del Carmine, in -quello di S. Lucia, nell'altro delle Crocelle e sopra il Molo: se -ne piantarono alcuni altri sul colle di Posilipo, da quella parte, -che guarda il picciol Porto di Nisita, sotto la guida di D. Antonio -dal Tufo Marchese di S. Giovanni e del Mastro di Campo D. Tiberio -Brancaccio; ed altri quattro sopra l'Isola di Nisita sotto la cura di -D. Antonio di Liguoro, che la guardava con titolo di Capitan a guerra: -Scipione d'Afflitto, vecchio e valoroso soldato, guardava tutta quella -riviera, che chiamasi de' Bagnuoli. In Napoli presero le armi ottomila -Borghesi, divisi in quaranta compagnie, delle quali fu creato Maestro -di Campo Generale D. Tiberio Caraffa Principe di Bisignano. Ma ciò -che preservò Napoli da mali maggiori, fu l'esser quivi opportunamente -giunto D. Melchior di Borgia con le quattordici Galee del Regno; -alle quali essendosene aggiunte quattro altre, che conducevano D. -Francesco Melo da Sicilia a Milano, si fece che il Borgia preposto -alla custodia del mare, impedisse le scorrerie de' nemici, li quali -insultando insino alla spiaggia di Chiaja, aveano più volte tentato lo -sbarco, ma ripressi dalle soldatesche poste alle marine, spaventati -dagl'incessanti colpi di cannoni, che tiravano da' colli e da' -torrioni, e costeggiati in mare dal Borgia, finalmente si ritirarono -verso Ponente, e ritornarono a Ponza, non mancando il Borgia d'andar -lor dietro seguitandoli fino al Promontorio di Minerva. In cotal guisa -i Franzesi rimaser delusi dalle speranze, ch'erano state lor date da' -malcontenti, i quali aveano lor dato a credere, che alla sola comparsa -della loro armata, i popoli mal soddisfatti del Governo spagnuolo, -avrebbero prese l'armi per introdurli nel Regno. Ma non furono vani i -loro ufficj, nè andarono a voto le loro assistenze nelle rivoluzioni -di Catalogna ed in quelle di Portogallo, gli infelici successi delle -quali saremo ora a narrare: poichè essendosi accesa fiera guerra -nel Principato di Catalogna, bisognò pure, che dal nostro Regno si -supplisse di gente e di danaro in quella non men lunga che dispendiosa -spedizione. - - - - -CAPITOLO V. - -_Il Principato di Catalogna si sottrae dall'ubbidienza del Re, e si dà -alla Protezione e Dominio franzese. Il Regno di Portogallo parimente -scuote il giogo ed acclama per Re GIOVANNI IV, Duca di Braganza. Guerre -crudeli, che perciò s'accendono per la ricuperazione della Catalogna; -per sostegno delle quali, siccome per quella di Castro, bisognò pure -dal Regno mandar gente e danaro._ - - -Siccome la Monarchia di Spagna camminava a gran passi incontro alle sue -ruine, così riempiva i Franzesi di grandi disegni; tantochè le speranze -della pace universale che il Pontefice avea impreso a maneggiare, -tuttavia si dileguavano; onde stanco ormai del dispendio, e del poco -suo decoro di trattenere ozioso in Colonia il Legato, lo richiamò. Vie -più difficili si rendettero poi questi trattati di pace per le rivolte -di Catalogna e di Portogallo, che riempirono li Franzesi di più grandi -speranze ed alti disegni. - -Il Conte Duca, che con assoluto arbitrio reggeva in Spagna non meno -il Re che i suoi Stati, con superbissimo genio e con massime severe e -violenti consigli trattava gli affari. Egli s'avea proposto d'esaltare -la potenza e la gloria del Re al pari del titolo, che gli avea fatto -assumere di _Grande_; ma la fortuna con eventi infelici secondò così -male il pensiere, che pareva offuscato in gran parte lo splendore -della Corona; tantochè gli emoli del Conte Duca con argutezza spagnuola -solevan motteggiarlo, dicendo, che il Re era _Grande_, come il _Fosso_, -il quale s'ingrandiva tanto più, quanto più si scemava il terreno della -sua circonferenza. Si era perciò appresso gli esteri rilasciato quel -timore, che conciliato dalla potenza, soleva contenerli in rispetto; -e nell'animo de' sudditi avvezzi sotto un velo di riputazione e di -prosperità a venerare gli arcani infallibili del Governo, sottentrava -già il disprezzo e l'odio verso il Re ed il privato. - -Non era oscuro il pensiere dell'Olivares di allargare non solo la -Monarchia oltre a' primi confini, ma ne' Regni medesimi stabilire -assoluta l'autorità del Monarca, la quale in alcuna delle Province era -circoscritta dalle leggi, dagl'indulti e da' patti. A ciò lo spingeva -principalmente il bisogno del danaro e di gente, per supplire a tante -guerre straniere, perchè dal censo de' Popoli convenendo dipendere, non -riuscivano le provvisioni uguali alla necessità, nè pronte all'urgenza. -Pensava dunque d'abolire, o almeno di restringere tanta libertà, che -s'attribuivano alcuni, e principalmente i Catalani, i quali decorati -da grandissimi privilegi, ed immuni da molti pesi, custodivano la -loro libertà con zelo non minore che la Religione. Già alcuni anni, -tenendo il Re in Barcellona le _Corti_, resisterono più volte alle -soddisfazioni dell'Olivares, dal che irritato egli, nudrì poi sempre -nel cuore di reprimerli e d'abbassarli. I Re solevano veramente -rispettare quella Nazione per natura feroce, e per lo sito importante, -perchè la Provincia, se dalla parte del mare per l'impetuosità è -impenetrabile, da quella di terra, pare inaccessibile per le montagne; -anzi queste internandosi, ed in molti rami divise, le formano -altrettante trinciere e ripari, ne' quali si comprendono piazze forti, -città popolate, terre, e gran numero di villaggi. La vicinanza poi alla -Francia, i passi dei Pirenei, l'ampiezza del giro, la popolazione e -l'inclinazione marziale degli abitanti, la rendevano considerabile e -poco men che temuta. - -Ad ogni modo il Conte Duca aspettava col pensiero l'opportunità di -frenarla; ma quando stimò, che la fortuna gli aprisse la strada, non -s'avvide, che insieme portava il precipizio alla grandezza ed alla -salute di tutta la Spagna. I Franzesi allargando sempre da quella parte -i confini, speravano di promuovere gravi accidenti, e particolarmente -d'irritare gli animi dei Popoli tra gl'incomodi della guerra, ed i -danni dell'armi, e così loro riuscì puntualmente; poichè avendo gli -Spagnuoli perduta Salses, convenne loro per ricuperarla, piantare la -piazza d'armi nella Catalogna, con lasciarvi a quartiere l'esercito; -onde, se durante l'assedio fu la Provincia gravemente afflitta dal -passaggio delle milizie, da poi ne sentì la licenza, tanto più dura, -quanto n'erano que' Popoli meno avvezzi; si udirono estorsioni ed -aggravj, profanati i Tempj, violate le donne e rapiti gli averi; a' -quali eccessi i Capi non riparando, si formava concetto, che l'Olivares -per imporre, sotto titolo di necessaria difesa, il giogo a quel -Principato, volentieri lo tollerasse; ed è certo, che da frequenti -lettere di lui, stimolato il Conte di S. Coloma Vicerè, a cavar genti -e denari dalla Provincia, si valse in Barcellona di certo denaro, che -s'apparteneva alla disposizione della città, senza badare a' privilegi, -ed attendere l'assenso degli Stati; ed avendo uno de' Giurati, -Magistrato il più ragguardevole, voluto opporsi a tanta licenza, con -fare eziandio premurose istanze, che fossero corretti i trascorsi delle -milizie, il Vicerè lo carcerò. Tanto bastò per commuovere un Popolo, -che tollerava l'ubbidienza, ma non conosceva ancora la servitù; furono -prese l'armi, aperte le carceri, e corse le strade, con sì grave ed -universal tumulto, che il Vicerè impaurito stimò riporre nella fuga -solamente il suo scampo. Si ridusse per ciò all'Arsenale, dove nemmeno -essendo sicuro, perchè il Popolo, dato fuoco al Palazzo, lo cercava per -tutto, fece accostare una Galea; ma mentre s'incamminava al lite per -imbarcarsi, sopraggiunto da' sollevati, restò miseramente trucidato. -Allora il Popolo, parte inorridito dal suo medesimo eccesso, parte tra -le apprensioni della servitù, e le apparenze della libertà, invaghito e -confuso, riputò, che non vi fosse più luogo al suo pentimento, nè alla -regale clemenza. - -Scosso per tanto il giogo, trascorso nell'ultime estremità, e la -confusione non potendo da se stessa sussistere, fu data per ciò forma -ad un independente governo col _Consiglio de' Cento_, e degli altri -antichi Magistrati della città. A tale esempio s'alterò quasi tutto il -Principato, e nelle Terre e Villaggi si presero universalmente le armi, -e le genti spagnuole furono trucidate e scacciate. - -A così improvviso accidente l'animo del Conte Duca commosso, non -ardiva palesarlo al Re, nè poteva tacerlo; proccurò di fargli credere, -che non vi fosse, che un popolare tumulto, che svanirebbe da se, -e con la forza prestamente sopito, varrebbe a rendere più illustre -l'autorità del comando; poichè sotto l'armi si potrebbe, non solo -domare la ribellione, ma il fasto ancora de' Catalani, ed abolirsi -que' Privilegi, che gli rendevano contumaci. Ma nell'animo suo con -più tacite cure riflettendo all'importanza della Provincia, alla -qualità del sito, ed a' danni maggiori se vi s'introducessero i -Franzesi, bilanciava, se la destrezza, o la forza dovesse più utilmente -impiegarvisi. Nè mancavano dubbi, che altri Regni, e l'Aragona -particolarmente, fosse per seguitare un tal esempio. Tentò prima con le -persuasioni della vecchia Duchessa di Cardona, che appresso il Popolo -di Barcellona godeva molta venerazione, ed autorità, e col mezzo di un -Ministro del Pontefice che vi risedeva, sedare gli animi, e placare il -romore; ma riuscendo ciò inutilmente, deliberò di usare la forza, con -tale potenza e con tanta celerità, che nè il Popolo potesse resistere, -nè i Franzesi giunger opportunamente al soccorso. - -Proccurò dunque d'ammassare l'esercito, comandando a' Feudatarj, -ed invitando la Nobiltà, e tra questa molti de' più sospetti, -particolarmente i Portoghesi, acciò servissero insieme di soldati e -d'ostaggi. Le provvisioni tuttavia non poterono essere così prontamente -allestite, che i Catalani non avessero tempo, e di munirsi con molta -costanza, e di spedire Deputati in Francia a chiedere ajuti. Non -si può dire quanto il _Cardinal di Richelieu_, direttore allora -di quella Monarchia, e che avea già con le solite arti coltivate -le prime loro disposizioni, gli accogliesse avidamente. Li cumulò -d'onori, e li caricò di promesse; ma nel tempo medesimo volendo godere -dell'occasione, che il caso gli presentava, non solo applicò a nutrire -nelle viscere della Spagna la guerra, ma di ridurre la Catalogna -alla necessità di arrendersi alla soggezione franzese. Inviò il -Signor di S. Polo con alquanti Ufficiali, e per mare alcune milizie e -cannoni, acciocchè que' popoli prendessero cuore d'insanguinarsi coi -Castigliani; e spedì il Signor di Plessis Besanzon, Ministro eloquente, -e d'acutissimo ingegno, a riconoscere la disposizione degli affari e -degli animi. - -Dall'altra parte il Conte Duca, avendo raccolto un esercito -di trentamila combattenti, lo consegnò sotto il comando del -Marchese de los Velez, di nascita Catalano, e destinato per Vicerè -dell'istessa Provincia, verso la quale tanto è lontano che tenesse -costui disposizione di affetto, che anzi aveva cagioni d'odio e -d'abborrimento, essendoglisi dal Popolo in Barcellona spianata la -casa, e confiscati gli averi. Si mosse adunque il nuovo Vicerè nel -mese di dicembre di quest'anno 1640 da Tortosa, città partecipe della -sollevazione; ma che, o per l'inclinazione degli abitanti, o per le -minacce dell'armi, fu la prima a rimettersi in obbedienza; s'avanzò a -Balaguer, per tutto rendendosi molte Terre inabili alla difesa. Ivi -sebbene l'angustie de' passi possono essere impedite da pochi, ad -ogni modo le guardie de' Catalani non ardirono d'aspettarlo; onde il -Marchese spirando terrore e severità s'avanzò fino a Combriel, Piazza -d'armi de' sollevati. Il luogo debole ardì per cinque giorni resistere, -dopo i quali volendo rendersi, non fu ricevuto che a discrezione; -restando desolata la Terra, impiccati gl'Ufficiali, e tagliate a pezzi -le soldatesche. Da questo sangue pullulò la disperazione per tutto; in -Barcellona particolarmente s'animavano i Cittadini, l'uno con l'altro -a sofferire ogni estremo più tosto, che cadere in mano, e sotto il -governo di vincitor così fiero, e di un Vicerè incrudelito. Trattandosi -della libertà, e della stessa salute, fu la difesa disposta, -fortificato il Mongiovino, ed unendosi gli animi pel comune pericolo, -si procedè nel governo e nelle risoluzioni con vigore e concordia. - -Tuttavia temevano di non potere a scossa così poderosa senza forte -appoggio resistere. Dall'altro canto i Ministri franzesi fomentavano -l'apprensione, e loro additavano dall'una parte imminente l'eccidio, -dall'altra vicino il soccorso; ma dimostrando non convenire che la -Corona di Francia, per procacciare l'altrui, abbandonasse li proprj -vantaggi, insinuavano fra' timori e i discorsi, quanto complisse -obbligare un Re così grande a sostenere per decoro e per interesse -quel Principato. Colpì l'artificio, perchè il timore del pericolo e la -speranza degl'ajuti indusse i Catalani a consegnarsi alla protezione -ed al dominio franzese con molti patti, che preservavano i Privilegi, -quei principalmente dell'assenso de' Popoli per l'imposte, e della -collazione de' Beneficj di Chiesa, e delle cariche a' nazionali, -eccettuata la suprema del Vicerè, che poteva essere straniero. A ciò -diedero tutti l'assenso; la maggior parte per desiderio di cose nuove, -li semplici per concetto di cambiare in meglio la sorte, e i più savj -per essersi accorti, che dopo i primi passi della ribellione, qualunque -si fosse la libertà, o la servitù, non poteva provarsi, che fiere -stragi e calamità non disuguali. Ciò accadde negl'ultimi giorni di -quest'anno, nel procinto, che il Portogallo pur anche scosso il giogo, -ravvivò con nuovo Re l'antico nome del Regno. - - -§. I. _Il Regno di Portogallo scuote il giogo, e si sottrae dalla -Corona di Spagna._ - -L'emulazione, che passava tra' Castigliani ed i Portoghesi, cotanto -antica, che tramandata, come per eredità, da' loro antenati a' -successori, era a questi tempi per i boriosi modi e feroci consigli -del Conte Duca, assai più cresciuta, che quando convenne a questi -piegare il collo sotto la dominazione della Castiglia, divenne ora -abborrimento ed impazienza: tantochè avevano i Portoghesi applicata -più volte l'attenzione e la speranza a vari accidenti, che potessero -far cambiare la fortuna presente. Ma la potenza e la felicità de' -Castigliani, avevano fino ad ora, o tenuti gli stranieri lontani, o -dissipati l'interni disegni; ad ogni modo cresceva maggiormente il -desiderio, e serviva ad incitarlo l'oggetto de' Duchi di Braganza, -che discendenti da Odoardo, fratello di Errico Re, erano appresso -molti altrettanto preferiti nelle ragioni, quanto alla forza del Re -Filippo avevano convenuto soccombere. Il presente Duca _Giovanni_, -osservando sopra di lui l'occhio de' Castigliani aperto, si dimostrava -altrettanto alieno da ogni applicazione e negozio; ed essendo pochi -anni addietro accaduto tumulto in qualche città, uditosi acclamare -il suo nome, egli si era contenuto con tale modestia, che fu creduto -ugualmente alieno dall'ambizione e dall'inganno. Il _Conte Duca_ però -considerando, e le ragioni della Casa, ed il favore del Popolo, oltre -alle ricchezze e gli Stati, che eccedevano la condizione di vassallo, -per assicurarsi di lui, l'invitava alla Corte con premj ed impieghi, -e con simulata confidenza gli conferiva cariche e titoli: il che si -credè mirasse non per adornarlo di dignità, ma per esporlo a pericoli, -acciocchè esercitando particolarmente il suo impiego di Contestabile, -salisse sopra l'armata o entrasse nelle Fortezze, dove fossero ordini -occulti d'arrestarlo prigione. Giovanni con varie scuse schivando di -condursi a Madrid, con tali riserve in tutto si governava, che se non -poteva sfuggire gli altrui sospetti, almeno divertiva i suoi rischj. -L'Olivares si valse della rivolta di Catalogna, e della fama, che il -Re volesse uscire a debellarla, per invitare la Nobiltà Portoghese, e -tra questa con maggior premura il Braganza a concorrere con la persona -e con le forze in così segnalata occasione: ma la stessa congiuntura -servì a' Portoghesi per isvegliare in loro gli antichi pensieri; onde -molti nelle private conversazioni soliti a frequentemente lagnarsi, che -un Regno famoso ed esteso nelle quattro parti del Mondo, fosse ridotto -in provincia, e divenuto appendice al Dominio de' loro naturali nemici, -ora consideravano la Nobiltà oppressa, il Popolo conculcato; e per -le gelosie del Conte Duca snervato il Paese, i Grandi perseguitati, -infranti i Privilegi e sfigurata quell'immagine, che al Portogallo -restava di libertà e d'apparente decoro. Passando poi dalle querele -de' tempi al rimprovero di loro stessi, quasichè ne' Portoghesi -mancasse quell'ardire e quel cuore, che così altamente nobilitava -il Popolo catalano, divisavano la facilità di eseguire ogni grande -attentato, retti da una donna e da un odiato Ministro con pochi presidj -e provvisioni minori, in tempo, che era tutta la Spagna commossa, le -forze distratte, il Re impotente a resistere in tante parti, e pronta -la Francia al soccorso. - -Margherita Infanta di Savoja sosteneva il titolo di Viceregina, -il governo però risedeva in alcuni Castigliani, ed in particolare -nel segretario Vasconcellos, che l'assisteva, e che confidente -dell'Olivares e dal suo favore innalzato, tutto tirava alle di lui -massime d'abbassar i Grandi e d'esercitare assoluto comando. Per le -congiunture veramente pareva, che per sollevarsi fosse maggior pericolo -in iscovrire i pensieri, che in praticargli; onde ridotti alcuni Nobili -in Lisbona nel giardino d'Autan d'Almada, considerate le congiunture -presenti, tutti si risolsero di tentar l'impresa dandosi reciprocamente -la mano e la fede di segretezza e di non mai abbandonarsi. Stavano -alquanto perplessi sopra il risolvere, qual forma si dovesse scegliere -del nuovo governo. Ad alcuni, con l'esempio de' Catalani, aggradiva -l'istituto delle Repubbliche; ma si considerò dalla maggior parte -la confusione, che seco porta l'innovare comando in un paese avvezzo -all'arbitrio di un solo. Si voltarono perciò al Braganza, nel quale, -per giustificare la causa, e tirare i popoli, concorrevano i requisiti -più principali, e per ragione al Regno e per distinzione di fortuna; -gli spedirono dunque separatamente Pietro Mendozza, e Giovanni Pinto -Ribero a rappresentargli i voti comuni ed offerirgli lo scettro; e -perchè s'avvidero questi, che al Duca s'affacciavano tra varj pensieri -l'immagini di molti pericoli, proccuravano di sgombrargli ogni -dubbiezza: ed il Pinto particolarmente tramettendo alle ragioni ed -alle preghiere minacce e proteste, gli dichiarò, che anche contra sua -voglia sarebbe Re proclamato, senzachè dalla sua renitenza, ed a se -ed agli altri fosse per accogliere, che rischj maggiori di più certe -perdite. Il Duca ad oggetto sì grande, ed improvviso della Corona, -titubava ne' suoi pensieri; ma sua moglie, sorella del Duca di Medina -Sidonia, essendo d'altissimi spiriti, lo rincorò, rimproverandogli la -viltà di preferire alla dignità dell'Imperio la caducità della vita. -Nè mancarono i Franzesi conscj di quanto si tramava, con segretissimi -messi di confortarlo ed animarlo con ampie promesse d'assistenze e -soccorsi, facendogli credere tanto più ferma dover essere la Corona -sopra il suo capo, quantochè gli additavano vacillanti le altre sopra -quello del Re Filippo. Dunque s'indusse a prestarvi l'assenso e fu -concertato il tempo ed il modo per dichiararsi. - -Sebbene in questo affare il segreto fosse grande, ad ogni modo la -notizia essendo sparsa tra molti, ne traspirò qualche cosa alla -Viceregina, la quale non mancò d'avvertire il Conte Duca più volte de' -discorsi e disegni de' congiurati; ma egli solito di prestar fede a se -stesso, più tosto che ad altri, lo credè troppo tardi. Adunque il primo -di dicembre di quest'istesso anno 1640 molti Nobili essendo andati -a Palazzo, al battere delle nove ore della mattina, ch'era il segno -accordato, ad un colpo di pistola, snudarono le armi, e caricarono -le guardie della Viceregina, le quali inermi e sbandate, ogni altra -cosa attendendo, cedettero facilmente. Occupato il palazzo, i Nobili -gridavano _Libertà_, insieme acclamando il nome di _Giovanni IV_, per -Re; ed altri nelle piazze, chi per le strade, alcuni dalle finestre e -tra questi Michele Almedia di veneranda canizie, animando il Popolo -e concitandolo all'armi, fu sì grande in pochi momenti il concorso, -che, come se un solo spirito movesse la moltitudine, non vi fu chi -dissentisse, o titubasse. Una Compagnia di Castigliani, che entrava -di guardia al Palazzo, fu dal furore della plebe costretta alla fuga. -Antonio Tello con altri seguaci, sforzate le stanze del Vasconcellos, -che inteso il romore, s'era in certo armario rinchiuso, lo ritrovò, -e trucidato, lo gittò dalle finestre, acciocchè nella piazza fosse -spettacolo all'odio del vulgo, e testimonio insieme, quanto poco sangue -costasse la mutazione di un Regno. L'Infanta, custodita in potere de' -congiurati, fu trattata con molto rispetto, astretta però a comandare -al Governadore del Castello, che s'astenesse di tirare il cannone, -altrimenti i Castigliani nella città sarebbero stati tutti tagliati -a pezzi. Egli non solo ubbidì all'ordine di sospender l'offese, ma -subitamente, o per timore, o per necessità, trascorse alla resa, -allegando d'essere così sprovveduto, che all'invasione del Popolo -non avrebbe potuto resistere. Fu maraviglia vedere una città, come -Lisbona, grande, popolata, commossa, restare in brevissimo tempo in -potere di se medesima, ma con tanto ordine e con tal quietudine, che -nessun comandando, ogni condizione di persone, al nome del nuovo Re, -prontamente ubbidiva. - -Giovanni, inteso l'accaduto di Lisbona, fattosi proclamare Re ne' -suoi Stati, entrò in quella città il sesto giorno del medesimo mese -di dicembre con indicibile pompa; e ricevuto il giuramento da' Popoli, -lo prestò reciprocamente per l'osservanza de' Privilegj. Sparsasi per -quel Regno la fama di tal accidente, non vi fu luogo, che tardasse a -seguitare l'esempio della Capitale, con tanta unione degli animi, che -non pareva mutazione di governo, ma che solamente al Re si cambiasse -nome, con insolito gaudio de' Popoli. I Castigliani sparsi in alcuni -presidj e quelli di S. Gian, Fortezza d'inespugnabile sito, sorpresi da -fatale stupore, n'uscirono senza contrasto. L'Infanta fu accompagnata -a' confini, ed alcuni de' Ministri Castigliani restarono prigioni, -per sicurtà di que' Portoghesi, che fossero in Madrid trattenuti. In -otto giorni si ridusse tutto il Regno ad una tranquilla ubbidienza. -Fino nell'Indie dell'Oriente, nel Brasile, nelle coste d'Affrica e -nell'Isole, che si numerano tra le conquiste de' Portoghesi, quando da -Caravelle, in diligenza spedite, ne fu portato l'avviso, quasichè fosse -stato atteso, abjurata con universal consenso l'ubbidienza a Castiglia, -il nome di _Giovanni IV_ fu riconosciuto ed acclamato. - -Il _Conte Duca_ accortosi, che in vece di ingrandire la Monarchia e -la prepotenza, conveniva essa della propria salute contendere, non -potendo contrastare da due parti, stava in dubbio dove s'avessero a -rivolgere le maggiori cure e gli sforzi. In fine giudicò meglio contra -la Catalogna applicarsi, sperando, che non riuscisse lunga l'impresa -ed insieme temendo, che col dar tempo, la fortezza del paese, la -ferocia del Popolo, ed il soccorso de' Franzesi, la difficultassero -maggiormente. All'incontro, essendo aperti i confini, più lontani gli -ajuti, i popoli meno agguerriti, ed in Lisbona sola potendosi debellare -tutto il Regno, si figurava, che lasciati i Portoghesi in sicurezza ed -in ozio, non applicarebbero a premunirsi, e che i Nobili, superbissimi -per natura, non sofferirebbono a lungo il comando di uno a diversi -emolo, ed a molti uguale. Proseguendosi pertanto in Catalogna la -guerra, il Portogallo vie più si stabiliva, tanto che riusciti vani i -presagj dell'Olivares, rimase, siccome tuttavia ancor dura, staccato ed -indipendente dalla Corona di Spagna. - -In Catalogna adunque proseguendosi eziandio nel verno la guerra, los -Velez si portò ad espugnare Terracona, che dopo la Metropoli del -Principato, tiene per l'ampiezza e per la nobiltà il primo luogo. -I Catalani animati da' Franzesi sprezzavano gli sdegni e l'armi del -Re, tanto che pronti alla difesa, sostennero lungamente la guerra, la -quale non meno agli altri Stati della Monarchia, che al nostro Regno -costò sangue e tesori. A questo fine si proccurava dal Medina nostro -Vicerè nuovo donativo per la Corte, s'allestivano nuove soldatesche, -e s'armavano nuovi legni, gravando con ciò i sudditi e le Comunità del -Regno con nuove tasse ed imposizioni. - -Ma non terminando qui le nostre miserie, una nuova guerra, che s'accese -pure a questi tempi in Italia, dal Papa contro al Duca di Parma, per -lo Stato di Castro, portò pure al Vicerè, ed al Regno nuove cure e -nuove spese, e maggiori se ne sarebbero sofferte, se gli Spagnuoli -non si fossero raffreddati, e ne' proprj mali, per le rivoluzioni -di Catalogna e per la perdita di Portogallo, occupati, non avessero -più modo d'ingerirsi negli affari altrui, se non con mediazioni, ed -ufficj, onde al nostro Vicerè avendo il Pontefice richiesto i novecento -cavalli, per l'investitura del Regno dovuti in caso d'invasione -dello Stato Ecclesiastico, gli furono denegati, per non essere questa -causa della S. Sede, ma della sua Casa e de' suoi Congiunti[29]. Fu -mestieri con tutto ciò al Medina, a spese del Regno, guarnir le Piazze -della Toscana, ed i Confini del Regno dalla parte degli Apruzzi, -dove mandò il Maestro di Campo Generale Carlo della Gatta, e commise -ad Achille Minutolo Duca di Belsano, che si trovava Governadore di -quella Provincia, che invigilasse alla custodia della medesima. Molte -Compagnie di Tedeschi, fatte venir d'Alemagna per la via di Trieste, -furono ancor ivi alloggiate, e da poi, ricevute dal Mastro di Campo -D. Michele Pignatelli, fur fatte venire in Napoli, e fu loro assegnato -alloggiamento nello Spedale di S. Gennaro fuori le mura della città. - -Ma non perchè doveansi riparare i proprj mali del Regno, si -rallentavano le richieste di nuovi soccorsi nel Milanese; bisognò al -Vicerè spedirvi tremila pedoni sopra galee; ed affinchè le Università -del Regno avessero corrisposto con maggior prontezza al pagamento -de' donativi fatti al Re, comandò, che in ciascheduna d'esse si fosse -fatto il nuovo _Catasto_ (così chiamano il libro, dove si notano gli -averi de' sudditi) con deputarsi un Ministro del Tribunal della Camera, -acciocchè l'esazione si fosse regolata con la guida di esso, e ciascuno -avesse portato il peso a misura delle sue forze. - -Gli sbanditi pure in questo nuovo anno 1644 vie più che mai infestavano -le Province, inquietavano i Popoli e disturbavano il traffico; nè -bastando le genti di Corte a far loro argine, fu duopo al Medina -spedire il Principe della Torella D. Giuseppe Caracciolo con titolo di -Vicerè Generale della Campagna, per reprimere le loro insolenze. - - - - -CAPITOLO VI. - -_Caduta del CONTE DUCA, che portò in conseguenza quella del DUCA -DI MEDINA, il quale cede il Governo all'AMMIRAGLIO DI CASTIGLIA suo -successore._ - - -Ma mentre il Medina, per maggiormente prolungare il suo Governo, -essendo già scorsi sei anni e più mesi dal dì che ne avea preso il -possesso, trattava un nuovo donativo per la Corte, vennegli avviso -che il Re gli avea disegnato per suo successore l'_Ammiraglio di -Castiglia_, che governava allora la Sicilia. La caduta del _Conte -Duca_ dalla grazia del Re, portò in conseguenza la sua depressione, -e 'l cangiamento di prospera in avversa fortuna. Le gravi perdite -della Catalogna e di Portogallo, imputate in gran parte a' violenti -consigli dell'Olivares, aveano nel Re Filippo raffreddato l'affetto, -che avea verso di lui: o fosse, che per le continue disgrazie gli -venisse a noja l'infelice direttor degli affari, o pure, che si fosse -avveduto, d'essergli state fin allora dal Favorito rappresentate le -cose con aspetto diverso dal vero. Molti vedendo tanti precipizj e -ruine, si conoscevano dalla necessità obbligati, lasciata da parte -l'adulazione ed il timore, a parlar chiaro; ma niuno ardiva d'esser il -primo, fin tanto che la Regina, sostenuta dall'Imperadore con lettere -di propria mano scritte al Re e con la voce del Marchese di Grana, -suo Ambasciadore, non deliberò di rompere il velo e scoprire gli -arcani. Allora tutti si scovrirono, ed anche le persone più vili, o -con memoriali, o con pubbliche voci sollecitavano il Re a scacciar il -Ministro e ad assumere in se stesso il governo. Egli, maravigliandosi -d'aver ignorate fin allora le cagioni delle disgrazie, sopraffatto al -lume di tante notizie, che gli si svelavano tutte ad un tratto, vacillò -prima tra se medesimo, apprendendo la mole del governo, e dubitando, -che contra il Favorito s'adoperassero le fraudi solite delle Corti; -ma in fine al consenso di tutti non potendo resistere, gli ordinò un -giorno improvvisamente, di ritirarsi a Loeches. L'eseguì prontamente -l'Olivares con intrepidezza, uscendo sconosciuto di Corte per timore -del Popolo. A tale risoluzione tutti applaudirono con eccesso di -gioja. I Grandi prima allontanati ed oppressi, concorsero a servire -il Re, ed a rendere più maestosa la Corte; ed i Popoli offerivano a -gara gente e denari, animati dalla fama, che il Re volesse assumere -la cura del governo fin allora negletta. Ma, o stancandosi al peso, -o nuovo agli affari e con più nuovi Ministri nel tedio de' negozj e -nelle difficoltà di varj accidenti, sarebbe ricaduto insensibilmente -nel pristino affetto verso il _Conte Duca_, se tutta la Corte non si -fosse opposta con uniforme susurro, anzi se lo stesso Olivares non -avesse precipitate le sue speranze; perchè volendo con pubblicare -alcune scritture, purgarsi, offese molti a tal segno, che il Re stimò -meglio d'allontanarlo assai più e confinarlo nella città di Toro. Ivi, -non avvezzo alla quiete, annojatosi, com'è solito de' grandi ingegni, -terminò di mestizia brevemente i suoi giorni. - -Caduto l'Olivares, ancorchè il Re pubblicasse di voler assumere in -se stesso il Governo, nulladimanco, o perchè non poteva, o perchè -non voleva da se solo reggere il peso, si disponeva ad abbandonar il -carico; e fattisi avanti alcuni Grandi, che ambivano di sottentrare in -luogo del Conte Duca, _Luigi D'Haro_, nipote, ma insieme dell'Olivares -nemico, lentamente s'insinuò, e con grande modestia, mostrando -d'ubbidire al Re, assunse in breve tempo l'amministrazione del Governo. - -_D. Luigi d'Haro_ adunque reputando per uno dei più forti pretensori -alla privanza l'_Ammiraglio di Castiglia_, che si trovava allora Vicerè -in Sicilia, per tenerlo lontano insieme, e soddisfatto, lo promosse -al Viceregnato di Napoli, dandogli per successore in quell'isola -il Marchese de los Velez, che dalle guerre di Catalogna era passato -Ambasciador del Re in Roma: furono per ciò spediti i dispacci regali -nelle persone dell'uno e dell'altro; ma, fosse errore o malizia -degli Ufficiali della Segretaria del dispaccio universale tenuti ben -regalati dal Medina, invece di mandarsi a ciascuno de' provveduti -il suo, vennero chiusi amendue nel plico delle lettere del Medina. -Costui, volendo imitare gli artificj del Monterey per prolungare la -sua partita, ricusava di consegnar loro i dispacci; e quantunque il -Marchese de los Velez fosse venuto da Roma in Napoli per passare in -Sicilia, era trattenuto in parole dal Medina, tanto che non poteva -partire per mancamento della commessione Regale, che lo qualificava -per Vicerè; dall'altra parte l'Ammiraglio nè tampoco poteva lasciar -il governo dell'Isola senza il successore; e con tutto che questi -avesse mandato in Napoli il suo Segretario a domandargli i dispacci, -trovò molta durezza: non avendo potuto disporre il Medina a deporre -il Governo. Ma ciò, ch'egli non volle volontariamente fare, ve lo -fece risolvere il vedersi insensibilmente mancare nell'autorità, e -raffreddare quella riverenza e rispetto, che per ordinario languisce -ne' sudditi alla fama del successore; anzi volendo egli sollecitare -e porre in effetto il trattato di fare un altro donativo al Re d'un -milione, si videro rifugiati nella Chiesa di S. Lorenzo i Deputati -delle Piazze, li quali, o perchè non volevano imporre questo nuovo peso -alla Patria, o perchè lo volessero riserbare ne' principj del Governo -del nuovo Vicerè, sfuggivano l'unione. Conoscendo per tanto il Medina -di non potere più lungo tempo con suo decoro continuar nel Governo, si -risolse di consegnare i dispacci; onde essendosi il Marchese de los -Velez partito per Sicilia, partì pure al suo arrivo l'Ammiraglio per -Napoli, dove giunse a' 6 di maggio di quest'anno 1644, ed il Medina -deponendo immantenente il Governo, andò ad abitare nella sua Villa di -Portici, dove si trattenne fin tanto che s'allestissero le galee per -traghettarlo in Ispagna. - -Ci lasciò egli molti illustri e magnifici monumenti, che ancor adornano -la città. A lui dobbiamo quel fonte d'ammirabile architettura col -Dio Nettuno, che sparge dal suo tridente limpidissime acque, il quale -trasportato nel largo avanti Castel Nuovo, ed ingrandito da lui, e reso -abbondante d'acque, ritiene ancora oggi dal suo il nome di _Fontana -Medina_. A lui parimente si dee quella magnifica Porta della città -sotto la falda del Monte di S. Martino, che anticamente chiamavasi del -Pertugio; per una picciola apertura, che il Conte d'Olivares fece fare -nel muro per comodità degli abitanti di quella contrada, e che ritiene -similmente dal suo il nome di _Porta Medina_. Ebbero questa sorte -il Duca d'Alba, ed il Duca di Medina, che queste Porte ritenessero -ne' tempi seguenti, e tuttavia, il lor nome; poichè costrutte in -luoghi oscuri, non in contrade rinomate, il lor nome antico non -potè oscurare il nuovo. Non così avvenne della _Via Gusmana_, della -_Porta Pimentella_, della strada magnifica e d'ameni alberi adorna, -che a' tempi nostri fece il Duca di Medina Celi e d'altri edificj, -perchè costruiti in S. Lucia, in Chiaja, ed in altri luoghi noti e -frequentati, perderono tosto quel nome, che i loro Autori ad esse avean -dato. - -Ristaurò egli ancora il Castello di S. Eramo, innalzò il Ponte fuori -Salerno, che domina il fiume Sele, ed aprì quella ampia strada, che -conduce al Monastero di S. Antonio di Posilipo. Ma sopra ogni altro -edificio, il più stupendo fu il palagio fabbricato da lui nella riviera -di Posilipo, che chiamasi ancora di Medina, nel quale vi lavorarono più -di quattrocento persone: opera veramente magnifica, e ch'è riputata -per uno delli tre Edificj maestosi, che s'ammirano ora in Napoli, -gareggiando con quello degli Studi, e del Palagio Regale; ma non potè -(siccome altresì il Conte di Lemos per la fabbrica de' Regj Studi) -avere il piacere di vederlo finito, per cagion della sua partita dal -Regno, ed ora rimane in gran parte ruinoso e quasi che inabitabile e -cadente. - -Ma molto più se gli dee per averci lasciate poco men di cinquanta -Prammatiche tutte savie e prudenti, e d'aver eretti due nuovi -Tribunali nelle Province di Apruzzo ultra e nella Basilicata. Elesse -in Basilicata per Preside D. Carlo Sanseverino Conte di Chiaramonte, -assegnandogli per luogo di residenza Stigliano, ma non vi dimorò -lungo tempo; onde la Sede dei Presidi di questa Provincia essendosi -trasportata ora in un luogo, ora in un altro, fu poi trasferita nella -città di Matera, dove ora ancor dura. Per la residenza dell'altro -Preside, fu assegnata la città dell'Aquila, ed il primo Preside, -che governolla, fu D. Ferrante Mugnoz Consigliere di S. Chiara. -Così essendosi divisa la Provincia d'Apruzzo in due, siccome avea -fatto il Re Alfonso per ciò che s'apparteneva alli Questori, ed -all'amministrazione delle Regie entrate; ed essendosi in Basilicata -eretto un nuovo Tribunale, venne il numero delle Province, in quello -che s'attiene all'amministrazione della giustizia, a pareggiarsi ed -a corrispondere al numero de' Tesorieri, il quale prima era maggiore -di quello de' Presidi, ovvero de' Giustizieri. Parimente riordinò il -Tribunale dell'Audienza d'Otranto, e costrusse le sue carceri nella -forma, nella quale presentemente sono. - -Le Prammatiche, che ci lasciò, contengono molti savj provvedimenti. -Egli rinovò le ordinazioni per la moderazione del lusso nelle vesti, -ne' servidori, e carrozze: vietò sotto gravissime pene l'asportazione -delle armi, spezialmente quelle di fuoco: fu terribile persecutore de' -banditi: discacciò tutti i vagabondi dal Regno: vietò agli studenti -d'andare in altri studi, che in quelli dell'Università; e diede altri -salutari provvedimenti, che sono additati nella _Cronologia_ prefissa -al primo tomo delle nostre Prammatiche. - -Giunto il Medina in Corte, fu escluso dall'udienza del Re, il quale, -ad istigazione de' suoi nemici (li quali per la caduta del _Conte -Duca_ suo suocero, resi più baldanzosi, gli avean imputato, che avesse -sottratto molto denaro da donativi fatti al Re) gli fece chieder conto -di molti milioni, che nel tempo del suo Governo avea egli riscossi -dal Regno; ma allegando il Duca, che i Vicerè di Napoli non eran -obbligati a dar conto, e che se pure S. M. volesse ciò esiger da lui, -era prontissimo a darlo, pur che però ciò seguisse senza forma di -giudicio, ma privatamente per non pregiudicare a' Vicerè successori: -l'affare si pose in trattato, e secondo la solita tardità spagnuola -non venendosene mai a capo, svanì il trattato e si pose alla faccenda -perpetuo silenzio. La Principessa di Stigliano sua moglie, che -addolorata per la perdita del Governo, era rimasa gravida in Portici, -essendosi abortita, soffrì da poi una malattia consimile a quella del -Re Filippo II, la quale resala schifosa per la colluvie de' pidocchi, -che l'innondò, le tolse anche la vita: miserabile esempio dell'umane -grandezze. Fu il suo cadavere depositato nella Chiesa de' PP. Scalzi di -S. Agostino nella Villa stessa di Portici; e non avendo potuto i suoi -congiunti ottenere dal Vicerè la permissione di trasportarlo con pompa -e trattamento Regale, che pretendevano le si dovesse, come Duchessa di -Sabioneta, fu dopo qualche tempo privatamente condotta nella Cappella -della sua famiglia posta nella Real Chiesa di S. Domenico Maggiore di -Napoli. - - - - -CAPITOLO VII. - -_Del breve Governo di D. GIOVANNI ALFONSO ENRIQUEZ Almirante di -CASTIGLIA._ - - -Giunto l'Ammiraglio in Napoli, e preso il possesso della sua carica -a' 7 maggio di quest'anno 1644, non tardò guari ad accorgersi in che -stato lagrimevole era il Regno ridotto: vide le miserie estreme dei -sudditi gravati di tante imposizioni e gabelle: esausti tutti i fonti, -e l'Erario Regale tutto voto. Ma le sue maggiori afflizioni erano, -che non solamente non vedeva mezzi convenienti a potervi rimediare, ma -che tuttavia più crescendo i bisogni per nuove cagioni, nè cessando i -Ministri della Corte di Spagna, avvezzi a ricevere somme immense da' -suoi predecessori, di cercar nuovi donativi di milioni, l'avean posto -in agitazioni tali, che cominciava già a confondersi. - -Pure in questi principj non sgomentandosi in tutto, colla sua prudenza -e vigilanza suppliva, come si poteva meglio, a' nuovi bisogni, che -occorrevano. Ancorchè per la pace fatta da Papa Urbano fin dal mese di -marzo di quest'anno col Duca di Parma, colla scambievole restituzione -de' luoghi presi, si fosse spento quel fuoco, che s'era acceso in -Italia per l'occupazione e demolizione di Castro, appartenente al Duca; -con tutto ciò non aveano i Barberini lasciate l'arme, nè licenziati -i quattromila pedoni, co' dodicimila cavalli, che tenevano in piedi -sotto il Duca di Buglione; ed essendosi gravemente infermato il Papa in -questo mese di luglio, il nostro Vicerè, prima che spirasse, fece fare -in Roma premurose istanze, che i nepoti del Papa deponessero l'armi, -ed offerì ancora al Collegio de' Cardinali la sua persona e le forze -del Regno per la libertà del futuro Conclave; onde essendo seguita -già la morte d'Urbano a' 29 dell'istesso mese di luglio, non tardò di -spingere a' confini del Regno le soldatesche; ma fattosi disarmare dal -Concistoro il Prefetto di Roma, e seguita l'elezione a' 15 di settembre -in persona di Giovambattista Cardinal Pamfilio, che si fece chiamare -Innocenzio X si richiamarono le milizie a' quartieri[30]. - -Cessati questi timori, ne sopraggiunsero altri assai più gravi; poichè -queste milizie istesse bisognò poco da poi sostenerle contra i Turchi, -i quali con un'armata di quarantasei galee sotto il comando di Bechir -Capitan Bassà s'eran presentati a vista d'Otranto. Gli Spagnuoli -divulgavano, che questa mossa fosse per suggestione de' Franzesi, per -tener distratte le forze del Regno: altri dicevano, che fosse principio -di più alto disegno de' Turchi, per iscoprire la disposizione nella -difesa delle marine d'Italia: che che ne sia, ancor che da' venti -spinte ne' lidi della Velona, non avessero apportato altro male ad -Otranto, che il terrore suscitato dalle rimembranze delle passate -invasioni; nulladimeno ritornaron da poi nel Golfo di Taranto, dove -saccheggiarono la Rocca Imperiale, e ridussero in ischiavitù quasi -ducento persone, che con esso lor ne portarono[31]. E da poi nel -seguente anno avendo investiti i lidi della Calabria, vi saccheggiarono -alcune Terre. - -La ricca preda, che fecero da poi i Maltesi all'Eunuco Zanbul Agà -nel suo viaggio per la Mecca (origine, che fu della guerra di Candia) -pose in timore i Maltesi minacciati dal Turco d'invader Malta; onde -il Gran Maestro di quella Religione invocando gli ajuti de' Principi -vicini, fece premurose istanze a' Vicerè di Napoli e di Sicilia, perchè -volessero prontamente soccorrerlo: tanto che all'Ammiraglio fu duopo -spedirgli quattro vascelli, due de' quali carichi di munizioni così -da guerra, come da bocca, e gli altri due di soldatesche Spagnuole -ed Italiane; ma svanito il timore dell'invasione di quell'Isola, per -essersi gittati i Turchi sopra il Regno di Candia, furono rimandate -dal Gran Maestro le soldatesche speditegli dal Vicerè, ma non già le -munizioni da guerra e le vettovaglie. - -Ma questi soccorsi s'avrebber potuto con non molta difficoltà -tollerare: altri maggiori se ne richiedevano per altre guerre e -particolarmente per quella di Catalogna, che teneva angustiata la -Spagna: bisognò dunque spedir da Napoli ottocento cavalli e quattromila -pedoni sopra ventisei navi per quella volta, sotto il comando del -Generale D. Melchior Borgia: soccorso quanto valido, altrettanto -ruinoso al Regno, che 'l finì d'impoverire. Pure con tutto ciò non -cessavano i Ministri della Corte di Spagna premere l'Ammiraglio con -nuove dimande di donativi di milioni, per accorrere a' bisogni grandi -della Corona, ne' quali per la mala condotta degli Spagnuoli si vedeva -posta; ma non erano minori le miserie de' sudditi per tante gravezze, -che sopportavano, e quando credeva il Vicerè di potergli alleggerire, -non già maggiormente aggravargli di nuove imposte, fu costretto per -soddisfare a tante e sì continue istanze, di sollecitare le Piazze -della Città per l'unione d'un nuovo donativo. Fu conchiuso di farlo per -la somma d'un milione; e perchè non vi era altro modo di poterlo con -altre gravezze riscuotere dai sudditi, se non sopra le pigioni delle -case di Napoli, fu risoluto di prender i nomi da' Cittadini pigionali -per quest'effetto e tassargli; ma quando ciò volle mettersi in pratica, -si vide una sollevazion universale e ne' borghi di S. Antonio e di -Loreto molti della plebe cominciarono a tumultuare; tanto che il -Vicerè, prevedendo disordini maggiori, fece sospendere l'esazione. -Avvisati di ciò i Ministri di Spagna, ascrivendo questa sospensione a -debolezza dell'Ammiraglio, acremente lo ripresero, e col solito fasto -ed alterigia gli comandarono la continuazione dell'esazione; ma questo -savio Ministro, che più da presso conosceva le pessime disposizioni, -ch'erano nella città e nel Regno, con molta costanza stette fermo nella -sospensione e scrisse al Re, pregandolo a volerlo rimovere dal Governo, -ed a non voler permettere, che volendo cotanto premere un così prezioso -cristallo, venisse a rompersi nelle sue mani. - -I Ministri Spagnuoli deridendo la timidità dell'Ammiraglio, non diedero -orecchio alle sue domande, anzi non lasciavano in Corte di biasimarlo, -e di trattarlo da uomo di poco spirito, inabile a governare un Convento -di Frati, non che un Regno tanto importante, come quello di Napoli. Ma -fermo l'Ammiraglio nel suo proponimento, affermando di voler servire, -non tradire il suo Re, rinovò le preghiere, perchè lo lasciassero -partire, e gli Spagnuoli di buon animo indussero finalmente il Re a -rimoverlo, ed a comandargli, che si portasse in Roma a render in suo -nome ubbidienza al nuovo Pontefice; e credendo, che _D. Rodrigo Ponz -di Leon Duca d'Arcos_, come più forte e risoluto potesse riparare alla -debolezza, ch'essi imputavano all'Ammiraglio, lo destinarono per suo -successore: di che il Duca soleva di poi cotanto dolersi, che s'erano a -lui riserbate tutte le sciagure, e ch'egli era venuto a portare le pene -delle colpe degli altri Vicerè suoi predecessori. - -L'Ammiraglio intesa la risoluzione della Corte, giunto che fu il Duca -d'Arcos nel Regno partissi da Napoli nel mese di aprile di quest'anno -1646, ed entrò in Roma a' 25 del medesimo mese, ed a' 28, adempiè -la sua commissione col Pontefice; indi, dopo aver fatto un giro per -Italia, si ricondusse in Corte ad esercitar la carica di Maggiordomo -della Casa Regale, dove poco da poi, infermatosi di mal d'orina, -trapassò a' 6 di febbrajo del nuovo anno 1647. - -Nel breve tempo del suo Governo, che durò meno di due anni, ci -lasciò pure da venti Prammatiche tutte savie e prudenti; attese -all'esterminio de' banditi e scorridori di campagna; invigilò perchè -non si fraudassero le gabelle e le dogane, vietando a' Monasterj, ed -altri luoghi pii la vendita del vino a minuto: vietò la fabbrica, ed -asportazion delle armi; e diede altri savj provvedimenti, che sono -additati nella tante volte mentovata _Cronologia_ prefissa al tomo -primo delle nostre Prammatiche. Ma quello, che nel principio del suo -governo gli acquistò maggior plauso, fu l'aver tolto molti abusi, -che s'erano introdotti nel precedente dal Medina, infra i quali era -scandaloso quello introdotto nel Tribunale della Vicaria per lo gran -numero de' Giudici, che vi avea creati, più tosto per soddisfare alle -importune raccomandazioni de' parenti della Viceregina D. Anna sua -moglie, in quel tempo molto potenti in Palazzo, che per rimunerazion -di merito. L'Ammiraglio, lasciato un competente numero a reggere -quel Tribunale, mandò gli altri a scrivere nelle Regie Udienze delle -Province. - -A lui parimente si deve d'essersi tolte le molte brighe con gli -Ecclesiastici intorno al ceremoniale, e di essersi allontanate le -funzioni Regali dal Duomo, con farle celebrare nelle Chiese Regali, -o sottoposte all'immediata protezione del Re. Per la morte accaduta -in ottobre dell'anno 1644 della Regina di Spagna Isabella Borbone, -ordinò l'Ammiraglio, che se le celebrassero solenni esequie nel -Duomo, siccome prima praticavasi; ed avendo ivi fatto innalzare un -superbissimo Mausoleo, mentre dovea cominciarsi la funzione, insorse -il Cardinal Filamarino Arcivescovo, e pretese, che si dovesse dare -il piumaccio a tutti i Vescovi che vi doveano intervenire; ma i -Ministri Regj riputando ciò una novità, non vollero acconsentirvi a -patto veruno; e dall'altro canto ostinandosi il Cardinale, venne in -risoluzione il Vicerè di far disfare il Mausoleo drizzato nel Duomo, -e farlo trasportare nella Regal Chiesa di S. Chiara, siccome fu fatto; -dove essendosi innalzato ed adornato d'iscrizioni ed elogi composti per -la maggior parte da' Gesuiti, e spezialmente dal P. Giulio Recupito -di quella Compagnia, furono celebrati i funerali alla defunta Regina -a' 21 marzo del seguente anno 1645, recitandovi l'orazione in idioma -spagnuolo il P. Antonio Errera della medesima Compagnia; onde da questo -tempo in poi le altre consimili funzioni si sono celebrate nella stessa -Chiesa, siccome fu fatto ne' funerali di Filippo IV, ed a tempi men a -noi lontani, nell'esequie dell'altra Regina di Spagna Borbone, moglie -che fu del Re Carlo II e degli altri Regali, come diremo. - -Il Duca d'Arcos, avendo preso il governo del Regno, contra il credere -de' Ministri di Spagna trovò le cose in istato pur troppo lagrimevole; -ed il suo infortunio portò, che le tante cagioni cumulate da' suoi -predecessori, avessero da partorire in tempo suo quegli calamitosi -effetti e quegli infausti successi che si diranno; il racconto de' -quali, per la loro grandezza e novità, fa di mestieri, che si porti nel -seguente libro di quest'Istoria. - - - FINE DEL LIBRO TRENTESIMOSESTO. - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMOSETTIMO - - -Gli avvenimenti infelici del nostro Reame, che riserbati in tempo del -Governo di _D. Rodrigo Ponz di Leon Duca d'Arcos_, faranno il soggetto -di questo libro non meno che le rivoluzioni di Catalogna, la perdita -del Regno di Portogallo, delle Fiandre e dei tumulti di Sicilia, -potranno esser ben chiaro documento a' Principi, che il reggimento del -Mondo raccomandato ad essi da Dio, come a legittimi Rettori, malamente, -e contra il suo Divin volere si commette a' Mercenarj, dall'ambiziosa -autorità de' quali non solamente i Popoli pruovano stragi e calamità, -ma il Principato istesso va in ruina ed in perdizione. Certamente i -nostri Re Filippo III e IV furon Principi d'assai religiosi costumi, -ma così inabili a reggere il peso gravissimo di una tanta Monarchia, -che abbandonatisi in tutto nelle braccia de' Ministri e de' Favoriti, -furon contenti della sola ombra, o nome di Re, permettendo, che della -potenza, dell'autorità e di tutto il resto si facesse da coloro un -pubblico ed ingordissimo mercato; senza che da tanta infingardia -avessero mal questi Principi potuto essere rimossi, nè dagli stimoli -de' parenti, nè dalle lagrime de' Popoli oppressi, nè dalle percosse -di tante sciagure. Veniva anche questo letargo coltivato dall'arte -più sopraffina della Corte e de' Favoriti; imperocchè per renderlo -più tenace, e che niun rimorso di coscienza fosse mai valevole a -riscuoterlo, avevano nelle loro fortune interessati gli istessi Regali -Confessori, per tender aguati fino nei penetrali della coscienza, e ne' -più riposti colloquj dell'anima. - -Videro fin qui da lontano i nostri maggiori questi disordini in -molti Stati di quella sì vasta ed ampia Monarchia; ma a questi -tempi ne furono ancor essi insieme spettacolo e spettatori. Già -per li precedenti libri s'è veduto, che ridotte le cose nell'ultima -estremità, non presagivano che ruina e disordini maggiori, e tanto più -inevitabili, quanto che in vece di portarvi rimedio, vie più con nuove -spinte si acceleravano. Non bastarono le guerre che ardevano nella -Germania, nella Catalogna, ne' Paesi bassi e nello Stato di Milano, le -quali tennero la Spagna sempre bisognosa d'ajuti, ed avida di continui -soccorsi; ma se ne aggiunse a questi tempi una nuova, che s'ebbe quasi -colle sole forze del nostro Regno a sostenere, per conservare al Re i -Presidj di Toscana invasi dall'arme di Francia: la quale diede l'ultima -spinta alle rivolte: ciò che saremo brevemente a narrare. - - - - -CAPITOLO I. - -_Del Governo di D. RODRIGO PONZ DI LEON Duca d'ARCOS; e delle -spedizioni che gli convenne di fare per preservare i Presidj di Toscana -dalle invasioni dell'armi di Francia._ - - -Il Duca d'Arcos entrato in Napoli agli 11 di febbrajo di quest'anno -1646, e veduto lo stato lagrimevole del Regno, i popoli oppressi -da tanti pesi, che lor conveniva sovra le proprie forze portare; ed -all'incontro ritrovandosi fra le necessità di soccorrere a' bisogni -della Corona e le difficoltà di trovare i mezzi per eseguirlo, giudicò -minor male applicarsi all'esazione delle somme, delle quali era rimasta -creditrice la Corte, per resto de' donativi fatti al Re, sotto il -governo del Duca di Medina, che caricare i sudditi di nuove imposte. -A questo fine deputò due Giunte di Ministri, perchè l'una vegghiasse -a vietare i contrabbandi col rigor del gastigo; l'altra a trovare -spedienti per l'accennata esazione, dalla quale sperava di tirar somme -immense, senza incorrere nell'odio de' Popoli, imponendo loro nuove -gravezze sul principio del suo governo. - -Ma la nuova guerra, che bisognò sostenere per difender le Piazze di -Toscana da' Franzesi assalite, lo costrinse a proseguire il costume de' -suoi predecessori: e per supplire alle nuove spese, venire a' mezzi di -nuove gravezze. - -Il Cardinal Mazzarini, che nell'infanzia del Re Luigi XIV governava -la Francia, crucciato col nuovo Pontefice Innocenzio, che nonostante -gli ufficj fatti portare dalla Repubblica di Venezia, proseguiva negli -atti giudiziarj contro a' Barberini: covrendo la privata vendetta per -la repulsa data dal Pontefice in voler acconsentire alla nominazione -fatta al Cardinalato di suo fratello dal Re di Polonia, diede ad -intendere alla Regina Reggente ed al Consiglio Regale, che il Papa -si era già scoverto d'inclinazione contraria agl'interessi della -Francia, e troppo affezionato alla Corona di Spagna, come si vedeva -chiaro dalla promozione da esso fatta di Cardinali tutti sudditi, o -dipendenti da quella Corona; laonde doversi non solamente con esso -lui sospendere ogni atto di confidenza, ma anche adoperare ogni mezzo -per farlo ritrarre da questa parzialità. A tale oggetto fu risoluto -di ricevere sotto la protezione di Francia i Baroni, e d'atterrire il -Papa con disporre un grande armamento per l'Italia, e pungere più da -vicino Innocenzio. Ricercò egli per tanto il Duca d'Anghien, perchè -assumesse il comando dell'armata destinata per l'Italia, per l'impresa -delle Piazze Spagnuole della Toscana, come quella, ch'era più valevole -a porre il Pontefice in angustie; ma il Condè, padre del Duca, non -volle acconsentirvi, onde egli chiamò in Parigi il Principe Tommaso -di Savoja, confidandogli, che le sue intenzioni principalmente erano -per quella spedizione contra i Regni di Napoli e di Sicilia; ma per -diminuire l'invidia di tanto acquisto, voler esibirne gran parte a' -Principi d'Italia, ed a lui principalmente offerirla, che per virtù -militare e tant'altre doti, meritava di cingere le tempie di corona -Regale. Il Principe tutto credendo, o fingendo di credere, n'abbracciò -prontamente il carico, e fu stabilito di far l'impresa del Monte -Argentaro e delle altre Piazze, che in Toscana vi tengono li Spagnuoli; -spinse dunque l'armata a' 10 di maggio di quest'anno da' porti della -Provenza, composta di dieci galee, trentacinque navi e settanta -legni minori, sotto il comando dell'Ammiraglio Duca di Bressè, sovra -la quale furono imbarcati seimila fanti scelti e seicento cavalli. -Al Vado vi montò sopra il Principe Tommaso Generalissimo con il suo -seguito, ed alquante truppe. Con tal armata scorse le marine d'Italia, -arrivò a Telamone, che senza contrasto s'arrese, come pure il Forte -delle Saline e di S. Stefano, dove il Governadore volendo difendersi -senza forza, perdè nel primo attacco la vita, accingendosi poi per -assalire Orbitello, Piazza forte di muro e di sito. A' Vicerè di Napoli -spettava la cura e la difesa di quelle Piazze, perciò il Duca d'Arcos, -penetrata l'intenzione de' Franzesi, vi avea spedito Carlo della Gatta, -celebre Capitano, per comandarvi: poi avendo preparato un soccorso -di settecento fanti, tremila dobble in contanti, e molte provvisioni, -così da guerra come da bocca, fatto gli uni e l'altre imbarcare sovra -cinque ben armate galee e due navi, le spinse a quella volta sotto -il comando del Marchese del Viso e di D. Niccolò Doria, figliuolo del -Duca di Tursi, li quali ebbero la fortuna d'introdurre le provvisioni -e la gente in Portercole, e ritornarsene con la medesima felicità. Ma -volendo ritentare la sorte con la spedizione di quaranta filuche ed -un bergantino, sopra le quali andavano molti ufficiali, e quattrocento -soldati; fatti accorti i Franzesi dall'antecedente successo, furono lor -sovra con le galee, e sotto la Fortezza di Palo, ne presero 27, onde -stringendo il Principe Tommaso la Piazza, non bastando alla sua difesa -così lenti e scarsi soccorsi, fu astretto il Duca d'Arcos d'ammassar -nuove milizie e di spingervi più valevole soccorso, affine di far levar -l'assedio. - -Fra questo mentre comparve l'armata raccolta in Ispagna con grandissima -fama sotto il comando del General Pimiento, la quale era composta -di trentuna galee e venticinque grandissimi galeoni, oltre alcuni -incendiarj, ma così mal fornita di gente da guerra, che i Franzesi, -rinforzati da altre dieci galee, non dubitarono, benchè inferiori di -numero e di qualità di vascelli, di venire a battaglia; sfuggivano per -ciò li Spagnuoli l'abbordo, contentandosi di battersi col cannone, col -quale maltrattarono due galee nemiche e conquassarono il restante; ma -il colpo fortunato, che loro diede la vittoria, fu quello di cannonata, -che levò la testa al Duca di Bressè, Grand'Ammiraglio di Francia; -perchè quell'armata, restando senza Capo, e non avendo pronto ricovero, -s'allargò subito, ed alzate le vele si ricondusse in Provenza. - -Potè allora il Duca d'Arcos, risoluto di far levar l'assedio, far -imbarcare le fanterie sotto il comando del Marchese di Torrecuso, -Capitano di gran nome in que' tempi, e mandar la gente a cavallo per -terra sotto la scorta del Mastro di Campo Luigi Poderico, il quale -prendendo il passo, senza richiederlo, per lo Stato Ecclesiastico, -per Castro e per la Toscana (dolendosene in apparenza que' Principi, -ma godendone ognuno, ingelositi del troppo potere che acquistavano in -Italia i Franzesi, e tacitamente additando a' Spagnuoli la strada) -si condusse ad unirsi col Torrecuso; il quale appena sbarcato, ed -incendiati a Telamone quasi tutti i legni da carico che vi avevano -lasciati i Franzesi, incamminandosi verso la Piazza, astrinse il -Principe Tommaso a levarsi. Costui avendo perduta molta gente nelle -fazioni, e l'altra resa quasi inutile per l'infermità nell'aria -corrotta delle Maremme, ritrovandosi con deboli forze, si ritirò a -Telamone, e ritornata l'armata Navale, che il Mazzarini con ordini -pressanti vi avea spedita, s'imbarcò, ed andato in Piemonte co' suoi, -rimandò il rimanente dell'esercito a riposarsi in Provenza. Carlo -della Gatta, uscito nell'abbandonate trincere, guadagnò ricche spoglie -e venti cannoni: e l'armata del Pimiento, contenta del conseguito -vantaggio, ritornò subito verso i Porti di Spagna, contro il parere -degli altri Ministri della Corona, che stimavano dovesse fermarsi. - -Del successo d'Orbitello godè altrettanto l'Italia, quantochè penetrati -i disegni vastissimi del Cardinal Mazzarini, avea mirata l'impresa -con gelosia, ma sopra tutti ne giubilò il Pontefice, che secondava, -ancorchè cautamente, gl'interessi della Spagna. All'incontro se ne -crucciava il Mazzarini, irritato da' rimproveri, che abbandonati -gl'interessi di Catalogna ed indebolite le armi in Fiandra, avesse -atteso solamente a pascere le sue private vendette in Italia. Ma egli -avendo inteso che l'armata nemica se ne ritornava in Spagna, chiamato -in Fonteneblò d'improvviso il Consiglio della Reggenza, vi fece -deliberare l'impresa di Piombino e di Portolongone, credendo con doppio -colpo ferir vivamente non meno il Pontefice, che gli Spagnuoli; poichè -la piazza di Piombino, tenuta da guarnigione di Spagna, apparteneva -nondimeno col suo picciolo Principato al Lodovisio nipote del Papa. - -Si vide allora quanto valesse la forza, quando in particolare veniva -spinta dalla passione; poichè in momenti rimessa l'armata, e raccolte -le truppe, riuscita al Cardinale sospetta la condotta del Principe -Tommaso, ne consegnò il comando a' Marescialli della Melleraye e di -Plessis Plarin, li quali con ugual premura apprestandosi, sciolsero -speditamente da' Porti. Appena in Italia se n'era divulgato il disegno, -che l'armata comparve, e subito sforzato Piombino, dove erano a guardia -soli ottanta soldati, sbarcò sopra l'Elba, ed investendo Portolongone -non mal difeso, ma scarsamente munito, l'obbligò ad arrendersi -a' 29 d'ottobre di quest'anno 1646. Con tal acquisto si rallegrò -il Cardinale, che avesse con larga usura cambiato Orbitello per -Portolongone: il quale, come fortissima cittadella del Mediterraneo, -separando la comunicazione della Spagna co' Regni d'Italia, dava -Porto all'armata Franzese, e ricoverò a' legni, che infestassero la -navigazione a' nemici. Il Papa ora atterrito, vedendo muoversi di -nuovo le armi, chiamato a se il Cardinale Grimaldi parzialissimo della -Francia, gli accordò il perdono per li Barbarini, e la restituzione -delle cariche e de' beni, rivocando le Bolle, e le pene, a condizione, -che si restituissero nello Stato d'Avignone e di là rendessero -con lettere il dovuto ossequio al Pontefice. Ma la speranza da lui -concepita di preservare con ciò lo Stato al nipote, fu dal Mazzarini -delusa, il quale conoscendo col Papa poter più il timore, lasciò correr -l'impresa, scusandosi, che partiti i Marescialli non avea potuto a -tempo rivocare le commessioni. - -La perdita di Portolongone attristò grandemente il Duca d'Arcos, -vedendo i Franzesi annidati in un luogo, donde con facilità potevano -assalire il Regno; onde gli convenne applicarsi a fortificare le -Piazze di maggior gelosia, ed a far grosse provvisioni, per accingersi -a riacquistare il perduto. A questo fine fece nuove fortificazioni -intorno Gaeta, imponendo per far ciò una tassa a' benestanti: e diede -fuori patenti per arrolare dodicimila persone. Dovevano fra queste -trovarsi cinquemila Tedeschi, che con grossi stipendj si fecero venire -d'Alemagna. Chiamò in Napoli le milizie del _Battaglione_ del Regno; -ma queste si dichiararono, che essendo esse destinate per guardia del -proprio paese, non intendevano uscirne. Ma mentre il Vicerè sopra -galee e vascelli era tutto inteso per far imbarcar le milizie per -l'espedizione di Portolongone e di Piombino; i Capitani Franzesi, che -comandavano queste Piazze, meditavano altre spedizioni per invadere -i Porti del Regno, e spezialmente il Porto di Napoli ed incendiar le -Navi, che vi si trovavano. Con tal disegno partitosi il Cavalier Pol -dal Canale di Piombino con una squadra di cinque navi e due barche da -fuoco, giunse nel Golfo di Napoli nel primo giorno d'aprile di questo -nuovo, e funestissimo anno 1647. Fece egli preda a vista della città -d'alcune barche: ciò che pose Napoli in non picciolo scompiglio; ma -trovandosi allora nel Porto tredici vascelli, e dodici galee, fecer -sollecitamente partire di que' legni armati, sopra i quali montativi -molti nobili Napoletani, usciti dal Porto, fecero ritirare le navi -Franzesi; ma poichè le nostre sciagure eran fatali, ciò che i francesi -non fecero, fece contra di noi il caso, o la malizia; poichè accesosi -fuoco nell'Ammiraglio delle navi Spagnuole alle 3 della notte de' -12 maggio, si consumò tutte le munizioni, che v'erano, con rimaner -abbruciati quattro cento soldati, e quel ch'è più, si perderono -trecentomila ducati contanti, che ivi erano. Quest'incendio di notte, -ed a vista della città, per lo strepito e rumor grande, apportò -agli abitanti un terrore, ed uno spavento grandissimo, e fu reputato -un infausto ed infelice presagio d'incendj più lagrimevoli, per le -rivoluzioni indi a poco seguite delle quali saremo ora brevemente a -narrare. - - - - -CAPITOLO II. - -_Sollevazioni accadute nel Regno di Napoli, precedute da quelle di -Sicilia, ch'ebbero opposti successi: quelle di Sicilia si placano: -quelle di Napoli degenerano in aperte ribellioni._ - - -Gli avvenimenti infelici di queste rivoluzioni sono stati descritti da -più Autori: alcuni gli vollero far credere portentosi, e fuor del corso -della natura; altri con troppo sottili minuzie distraendo i Leggitori, -non ne fecero nettamente concepire le vere cagioni, i disegni, il -proseguimento ed il fine: noi perciò, seguendo gli Scrittori più serj -e prudenti, gli ridurremo alla loro giusta e natural positura. - -De' due Regni d'Italia sottoposti alla Corona di Spagna, quello di -Sicilia più quietamente soffriva la dominazione Spagnuola, perchè -la terra bagnata dal sangue Franzese inspirasse in que' popoli col -timore delle vendette, l'avversione a quel nome, ovvero, perchè non -erano cotanto premuti ed oppressi, quanto l'opulenza di queste nostre -province invitava gli Spagnuoli a praticare co' Napoletani. Non era -nemmeno in alcuni de' nostri Baroni cotanto odiosa la Nazion Franzese, -poichè alternato più volte il dominio di questo Regno tra le due -Case d'Aragona e d'Angiò, restavano ancora le reliquie dell'antiche -fazioni, e l'inclinazioni per ciò vacillanti; onde avveniva, che la -Francia nutrisse sempre l'intelligenze con alcuni Baroni; ed i Ministri -Spagnuoli, ora dissimulandole, ora punendole, proccuravano di regger -con tal freno, che divisi gli animi, impoveriti i potenti, introdotti -ne' beni e nelle dignità gli stranieri, non conoscessero i Popoli le -forze loro, nè sapessero usarle. - -Nell'animo de' Popoli alla Monarchia Spagnuola soggetti, era a questi -tempi, per tedio di sì lunghe avversità, scaduto il credito del -governo; ed il nome del Re, nella felicità e nella potenza già quasi -adorato, restava vilipeso nelle disgrazie e per gli aggravj della -guerra poco men che abborrito. Si considerava ancora, che essendo morto -in età giovanile il Principe D. Baldassare, dal Re Filippo IV procreato -colla defunta Regina Isabella Borbone figliuola d'Errico IV e sorella -di Lodovico XIII, Re di Francia, era facile, che la Monarchia rimanesse -priva d'eredi; onde i sudditi perderono quel conforto, ed insieme il -rispetto, con cui l'attesa successione del figlio al padre, suole, -o lusingare i malcontenti, o raffrenare gl'inquieti; e per ciò gli -spiriti torbidi sopra ciò promoveano discorsi frequenti ed i più quieti -con taciti riflessi deploravano la fortuna maligna, che ciecamente -trasferirebbe que' nobilissimi Regni ad incerto dominio, tanto più -duro, quanto più ignoto. - -I Popoli non men dell'uno che dell'altro Regno si dolevano delle -imposizioni rese pesanti dal bisogno non solo, ma dall'avarizia de' -Vicerè, e de' Ministri, pe' quali erano stati ridotti a tale stato di -miseria e di carestia, che non bastando la fertilità de' nostri campi, -nè la Sicilia istessa, che si reputa il Regno fertile di Cerere, ed il -granajo d'Italia, potendone esserne esente, si cominciò da per tutto -a patirsene penuria. Certamente, che non mai con più chiare pruove si -conobbe esser vero, che per stabilire gl'Imperj Dio suscita lo spirito -degli Eroi; ma per abbattergli si serve de' più vili e scellerati, -quanto che per questi successi. - -In Sicilia cominciava la plebe a mormorare per la penuria, che -sofferiva di frumenti; ma non curate le sue querele, anzi invece di -rimediarvi, impicciolito il pane per nuovi aggravj, diede ella in -furore, e dal furore passando all'armi, riempì la città di Palermo di -confusione e di tumulti. Il Marchese de los Velez, che governava quel -Regno, non ebbe in quel principio forze per reprimerla, nè consiglio -per acquietarla; onde lasciando pigliar animo a quella vilissima -plebe, vide arder i libri delle gabelle, scacciare gli esattori, levar -da' luoghi pubblici l'armi, e fin da' bastioni l'artiglierie; ed udì -gridarsi per tutto, che l'imposte s'abolissero, e che nel governo si -concedesse al Popolo parte uguale a quella, che teneva la Nobiltà. -Il Vicerè accordava ogni cosa, e molto più prometteva; ma il Popolo -prima contento, poscia irritato traboccava ad eccessi maggiori ed a più -impertinenti domande; o perchè la facilità d'ottenere gli suggerisse -pensieri di più pretendere, o perchè non mancassero istigatori, che -spargevano essere simulata l'indulgenza e pericolosa la pietà di -Nazione, per natura severa e contro i delitti di Stato implacabile per -istituto. Se dunque un giorno, accarezzata, deponeva l'armi, l'altro, -furiosa, le ripigliava con maggiore strepito, dilatandosi il tumulto -anche per lo Regno. - -Mancava però un Capo, che con soda direzione regolasse la forza del -volgo, il quale se cominciava con rumore, presto languiva, contento -d'assaggiare la libertà con qualche insolenza. Ma la nobiltà, poco -amata dal popolo, nemmen ella poteva fidarsi di tant'incostanza, e se -pur alcuno volle applicar l'animo a servirsi dell'occasione, fu poi -fuori di tempo. Tra l'istesso popolo, i più benestanti, esposti agli -strazj de' più meschini, da' quali a capriccio venivan lor arse le -Case, e saccheggiate le sostanze, sospiravano la quiete primiera. Alla -plebe più vile s'univano i delinquenti, da' quali aperte le carceri -si cercava franchigia de' debiti ed impunità de' delitti. Fu detto, -che in una taverna gettassero alcuni le sorti di chi assumer dovesse -la direzione della rivolta, e che toccasse a Giuseppe d'Alessi uno de' -più abbietti. Costui molte cose ordinò, e molte n'eseguì d'importanti. -Discacciò il Vicerè dal Palazzo, e lo costrinse ad imbarcarsi sopra -le Galee del Porto; poi si compose con un trattato solenne, che al -popolo concedeva tali privilegj ed esenzioni sì larghe, che anche -in Repubblica libera sarebbero stati eccedenti; ma in fine mentre -l'_Alessi_ sta con guardie, e tratta con fasto, invidiato da tutti e -resosi odioso a' suoi stessi, fu dal popolo ucciso. È però vero, che -dal suo sangue di nuovo sorse la sedizione, perchè alcuni credendo, -che dagli Spagnuoli gli fossero state tessute l'insidie, altri ambindo -quel posto, fluttuarono grandemente le cose, e molto più furono agitate -dappoi, che il Vicerè caduto infermo per afflizione d'animo, terminò la -sua vita. - -Lasciò los Velez il governo al Marchese di Monteallegro, che tutto -tollerò per sostenere alla Spagna almeno l'immagine del comando, e -guadagnar tempo, sino all'arrivo del Cardinal Trivulzio, che il Re gli -avea destinato per successore. Giunto il Cardinale in Palermo mantenne -in fede i Siciliani, ed acchetò i romori; tanto che portatosi poi a -Messina D. Giovanni d'Austria coll'armata, confermò in quel Regno la -quiete, e ridusse le cose in una total calma e tranquillità. - -Ma nel Regno di Napoli, non avea tante fiamme il Vesuvio, quanti erano -gl'incendj, ne' quali stava involto. In questo Regno, siccome da' -precedenti libri si è veduto, avevano gli Spagnuoli riposti i mezzi -principali della loro difesa, perchè fertile e ricco forniva danaro -ed uomini ad ogni altra provincia assalita. Avrebbe la fecondità e -l'opulenza supplito al bisogno, se l'avidità de' Ministri, sempre -premendo, non avesse del tutto esauste ed espilate le ricchezze istesse -della natura; ma in Ispagna essendo più stimato quel Vicerè, che sapeva -ricavare più danaro, non v'era macchina, che non s'adoperasse, per -aver il consenso della nobiltà e del popolo, ch'era necessario per -deliberare l'imposte, e per cavarne la maggior somma che si potesse. -Vendevansi le gabelle a chi più offeriva, e con ciò perpetuando -il peso, s'aggravavano le estorsioni, perch'essendo i compratori -stranieri, e per lo più Genovesi, avidi sol di guadagno, non era -sorta di vessazione, che, trascurate le calamità de' miseri popoli, -crudelmente non si praticasse. Non restava più, che imporre, e pur il -bisogno cresceva: poichè tentato da' Franzesi Orbitello, ed occupato -Portolongone, si richiedevano, e per supplire altrove e per difender il -Regno, grandissime provvisioni. - -Il Vicerè Duca d'Arcos, trovandosi angustiato dalla necessità del -danaro, per porre in piedi nuove soldatesche, e mantenere in mare -Armate, non essendo sufficienti le somme, che, senza impor nuovi -dazj, pensava di ricavare dagli espedienti sopra accennati, venne alla -risoluzione di convocare un Parlamento: dove avendo esposti li bisogni -della Corona, e sopra tutto, che bisognava mantener eserciti armati -per la vicinanza molesta de' Franzesi, annidati in Toscana, estorse -un donativo d'un milione di ducati; ma per ridurlo in contanti era -necessario venire all'abborrito rimedio delle gabelle. Con imprudente -consiglio, scordatisi così presto di quel, ch'era accaduto sotto -il governo del Conte di Benavente, fu proposta la gabella sopra i -frutti, altre volte imposta e poi tolta, come gravosa per lo modo -di praticarla, ed odiosa alla plebe, e più da lei sentita, quanto -ch'ella nell'abbondanza del paese, e sotto clima caldo, non si -nutre quasi d'altro alimento, massimamente nell'estate; ad ogni modo -trovandosi tutte l'altre cose aggravate ad un segno, che non potevano -sopportar maggior peso, vi diedero le Piazze l'assenso, ed il Vicerè -abbracciò l'espediente. Ma pubblicato a pena, nel terzo dì di gennajo -di quest'anno 1647, l'editto per l'esazione d'essa, che cominciò il -Popolo a mormorare, e tumultuosamente ad unirsi, e sempre che usciva -il Vicerè, circondavano il suo cocchio, ad alta voce gridando, che -si levasse: s'udivano minacce tra' denti, si trovavano affissi molti -cartelli, dove si esecrava la gabella, ed una notte fu bruciata la -casa, posta in mezzo al Mercato, dove se ne faceva l'esazione. - -Il Duca d'Arcos, temendo da tali insolenze disordini maggiori, fece -trattar dalle Piazze l'abolizione della gabella, e cercare espedienti -di soddisfare coloro, che avevano sopra di quella somministrato il -denaro, con imposizione d'altre gabelle meno gravose; ma non si poteva -rinvenir alcun mezzo, per le altre maggiori e più gravi difficoltà, che -s'incontravano, volendo imporne altre nuove; onde tutte le assemblee -riuscivano vane e senz'effetto; e tanto più crescevano i tumultuosi -discorsi del popolo; nè mancavano malcontenti, che servivano di -mantice per accender maggior fuoco, fra' quali il più istigatore era -il Sacerdote Giulio Genuino, il quale avea a se tratti molti della sua -condizione, e non men di lui d'ingegni torbidi e sediziosi. Fra la vil -plebe era surto ancora un tal _Tommaso Aniello_, chiamato comunemente -_Masaniello_, d'Amalfi, uomo vilissimo, che serviva ad un venditor di -pesce a vender cartocci per riporvelo; giovane di primo pelo, ma vivace -ed ardito, il quale, soprammodo crucciato dal pessimo trattamento, -ch'era stato fatto da' Gabellieri alla moglie, trovata con una calza -piena di farina in contrabbando, minacciava vendicarsene, e meditava di -trovar occasione di suscitar in mezzo al Mercato qualche tumulto nel -dì della festività del Carmine, solita celebrarsi nella metà del mese -di luglio. A tal fine, col pretesto di doversi assalire un Castello -di legno nel dì della festa, avea provveduto ad alcuni ragazzi di -canne col denaro somministrato da _Fr. Salvino_ Frate Carmelitano, il -quale o per propria perfidia, o per suggestione de' malcontenti, era -il principal istigatore e fomentatore al Masaniello di farsi Capo del -meditato tumulto. - -Ma non bisognò aspettare la metà di quel mese, perchè a' 7 di luglio un -picciolo ed impensato accidente gli aprì la strada. Alcuni contadini -della città di Pozzuoli, avendo la mattina di quel giorno portate -alcune sporte di fichi al Mercato, erano sollecitati dagli esattori -del dazio al pagamento; ed insorta contesa tra essi, ed i bottegai, -che doveano comprarle, intorno a chi dovesse pagarlo; essendo accorso -Andrea Nauclerio Eletto del Popolo a darne giudicio, decise, che -conveniva si sborsasse da chi le portava dalla campagna: uno de' -contadini, che non aveva danaro, versò con imprecazioni un cesto -di fichi per terra, rabbiosamente calpestandoli. Accorsero molti a -rapirli, con risa, altri con collera, ma tutti compatendo quel misero, -ed odiando la cagione. Allo strepito essendo sopravvenuto Masaniello -con altri ragazzi armati di canne, cominciarono tutti, da costui -animati a saccheggiar il posto della gabella, scacciandone co' sassi -i ministri. Da ciò accesi gli animi, ricevendo forza dall'unione e -dal numero, svaligiarono tutti gli altri luoghi de' dazj; e guidati da -cieco furore, senza saperne i motivi, nè discernere il fine, corsero al -Palazzo del Vicerè con proteste d'ubbidienza al Re, ma con esclamazioni -contro il mal governo. - -Le guardie, deridendo quel puerile trasporto, non vi s'opposero, ed -il Vicerè impaurito lo fomentò, esibendo prodigamente ogni grazia. -Cresciuta con ciò la licenza, e cominciando i più risoluti a porre a -sacco il Palazzo, egli tentò di salvarsi nel Castel Nuovo; ma trovato -alzato il ponte, non sapendo per lo timore dove ridursi, corse in -carrozza chiusa verso quello dell'Uovo: scoperto però dalla plebe, -poco mancò, che non restasse oppresso, se non si fosse ricovrato nel -Convento di S. Luigi, nè quivi tampoco sarebbe potuto giugnere, se -per la breve strada non fosse andato gettando monete d'oro al popolo -per trattenerlo, che non lo seguitasse. Di là fece sparger editti, che -abolivano la nuova gabella delle frutta; ma ciò non ostante, il tumulto -a guisa di un torrente che inondi cresceva, e suggerendo i più torbidi -al volgo semplice varie cose, chiedevano ad alta voce, che si levassero -tutte l'altre gabelle, e che si consegnasse al Popolo il privilegio -di Carlo V. Quelli che lo dimandavano, sapevano meno degli altri dove -fosse, e ciò che contenesse, perchè il dominio lungo degli Spagnuoli, -e la sofferenza de' sudditi, abolita ogni memoria d'indulto, avea reso -arbitrario ed assoluto il comando. - -A tanta commozione essendo accorso il Cardinal Filomarino Arcivescovo, -per quietar il tumulto, s'interpose col Vicerè: il quale trovandosi in -quell'arduo procinto, in cui era pericolosa la severità e l'indulgenza, -e se si negava ogni cosa, e se tutto si concedeva: credè in fine meglio -consegnargli un foglio in cui prometteva quanto sapevan pretendere, -con speranza, che sedato il romore, e sciolta l'unione di que' -scalzi, tutto prestamente si rimettesse in buon ordine e quiete. Ma il -contrario avveniva, perchè la maggior parte confusa da que' fantasmi -di libertà, senza saper ciò che volesse, voleva più, onde il male -peggiorava coi rimedj, e s'irritava co' lenitivi. - -Scoppiò in oltre l'odio fierissimo, che la plebe contro la Nobiltà -lungo tempo nutrito avea: onde i sollevati scorrendo per le strade, -trucidarono alcuni Nobili, arsero le case d'altri, proscrissero i -principali, e bramando di sterminarli tutti, stava la città in procinto -d'andar a fuoco, ed a sangue. E pure il Popolo stolto credeva di -mantenersi fedele al Re, e solo di correggere il cattivo governo, e -risentirsi de' strazj patiti da' Nobili superbi e da' Ministri malvagi. - -Masaniello lacero e seminudo, avendo per teatro un palco e per scettro -la spada, con centocinquantamila uomini dietro, armati in varie foggie, -ma tutte terribili, comandava con assoluto imperio ogni cosa. Egli Capo -de' sollevati, anima del tumulto, suggeriva le pretensioni, imponeva -silenzio, disponeva le mosse, e quasi che tenesse in mano il destino di -tutti, trucidava co' cenni, ed incendiava co' sguardi; perchè dove egli -inchinava, si recidevan le teste e si portavan le fiamme. Il Vicerè -per tanto, per la mediazione del Cardinal Arcivescovo, fu indotto a -dar in potere del Popolo istesso il privilegio richiesto, ed accordare -un solenne trattato, in cui s'abolivano quelle gabelle, ch'erano -state imposte dopo le grazie di Carlo V, e si proibiva d'imporne -nell'avvenire altre nuove: si concedeva parità di voti al Popolo con la -Nobiltà: si prometteva oblivion d'ogni cosa, e si permetteva, che ne' -tre mesi, ne' quali si doveva attendere la confermazione del Re, stesse -armata la plebe. Fu tutto ciò ratificato con solenne giuramento nella -Chiesa del Carmine, onde si diede qualche breve respiro. - -(Questa Capitolazione contenente 23 articoli e cinque altri aggiunti, -fu per la mediazione del Cardinal _Filomarino_ accordata ai 13 luglio -1647 tra 'l Vicerè e Masaniello, il quale intervenne come _Capo del -fedelissimo Popolo_ e si legge presso Lunig[32].) - -Masaniello onorato dal Vicerè con eccessi, siccome sua moglie dalla -Viceregina, gonfio di vanità cominciò ad agitarsegli la mente, -e finalmente dalle vigilie e dal vino ridotto a delirare, fatto -insopportabile a' suoi e contra tutti crudele, fu la mattina de' 16 di -luglio da gente appostata nel Convento del Carmine ucciso, siccome fu -fatto d'alcuni altri de' suoi confidenti, e dal vedersi, che la plebe -non fu niente commossa dalla sua morte: anzi pareva, che godesse alla -vista del teschio conficcato ad an palo, si credeva che fosse ogni cosa -per ridursi in buon ordine e quiete. - -Ma con dannosa imprudenza, strapazzati da' Nobili alcuni di que' -della plebe, e con peggior consiglio il giorno susseguente essendosi -diminuito il peso del pane, si risvegliò il tumulto con tanto furore, -che disotterrato il cadavere dell'ucciso e preso il teschio, unendolo -al busto, fu esposto con lumi accesi nella Chiesa del Carmine, nè -sarebbe cessato il concorso del popolo e la curiosità di vederlo, se -con solennissime e regali esequie, a guisa di Capitan Generale non -fosse stato sepolto; ed immantenente fu occupato dal Popolo il torrione -del Carmine, e presi altri siti opportuni per dominar il Porto, ed -opporsi alle batterie de' Castelli. - -Il Duca d'Arcos ritiratosi in Castel Nuovo, lo trovò sguarnito -d'ogni cosa, e così erano tutti gli altri poichè per accudire a' -bisogni lontani, avevano i Vicerè indebolito il freno della città, -e la custodia del Regno. Mancava il denaro, niuno osava più esiger -le rendite, e tutti con pari licenza ricusavano di pagare l'imposte. -Le milizie erano già state spedite a Milano, ed alcuni pochi fanti -chiamati dalle province, furono da' popolari per cammino battuti e -sbandati. Dilatandosi poi per lo Regno la fama de' successi della -città, siccom'erano per tutto universali le cagioni, così non furono -dispari gli avvenimenti; poichè in ogni luogo, scosso il giogo delle -gabelle, e sollevandosi il Popolo contra l'insolenza de' Baroni, si -riempirono le province di tumulti e di stragi. - -Fu perciò costretto il Vicerè a' 7 di settembre a giurare un altro -accordo più indegno del primo. - -(Questa seconda Capitolazione contenente 52 articoli è stata anche -impressa da _Lunig_, e si legge _Tom. 2 pag._ 1374). - -Ma il Popolo sempre temendo, ed il Duca niente dissimulando, non ebbe -più lunghi periodi la calma. Passandosi adunque, come suole accadere, -dal tumulto alla ribellione, dimandavano i popolari al Vicerè i -Castelli, e non volendo egli dargli, si venne all'attacco. Egli è -certo, che se allora quella gente infuriata avesse avuto un corpo di -ben disciplinate milizie, ed un Capo sperimentato e fedele, avrebbe -espugnati i Castelli, e quindi discacciati gli Spagnuoli dal Regno. Ma -dal Popolo abborrendosi il nome di soccorso straniero, e coll'oggetto -di libertà immaginaria tendendo a più misera servitù, fu scelto -(essendosene scusato Carlo della Gatta) per Capitan Generale Francesco -Toraldo Principe di Massa, che n'accettò il carico di concerto col -Vicerè. Egli ritardando con apparenza di meglio assicurarsi gli -attacchi, e con errori volontarj e mendicate dilazioni, guastando ogni -cosa, non potè finalmente a tanti occhi occultare l'inganno: onde -imputato d'intelligenza con gli Spagnuoli, con miserabile supplicio -dalla plebe arrabbiata fu trucidato. - - - - -CAPITOLO III. - -_Venuta di D. GIOVANNI D'AUSTRIA figliuolo naturale del Re; che -inasprisce maggiormente i sollevati, i quali da tumulti passano a -manifesta ribellione. Fa che il DUCA D'ARCOS gli ceda il Governo del -Regno, credendo con ciò sedar le rivolte. Parte il Duca, ma quelle vie -più s'accrescono._ - - -Gli avvisi intanto pervenuti alla Corte di Spagna di questi successi, -sollecitarono la partenza dell'armata navale, sopra la quale imbarcossi -D. Giovanni d'Austria, figliuolo naturale del Re, con titolo di -Generalissimo del mare, e con ampio potere sopra gli affari del Regno, -giovane di 18 anni, ben fatto di sua persona, che accoppiava alla -gentilezza e soavità dei costumi un giudizio maturo; giunse l'armata, -e diede fondo nella spiaggia di S. Lucia nel primo giorno d'ottobre. -Si componeva ella di 22 Galee e 40 Navi, ragguardevoli per lo numero -e per la grandezza, ma poco meno, che sguarnite di munizioni, e con -soli quattromila soldati; e pure era stimata da' Spagnuoli il presidio -della Monarchia, perchè era destinata a frenar i due Regni fluttuanti, -soccorrere l'Italia e riscuotere Portolongone e Piombino dalle mani de' -Franzesi. Questa non tantosto approdò, che il Vicerè, contra il parere -del Consiglio Collaterale, che sentiva di introdurre col negozio la -quiete, indusse D. Giovanni ad usare la forza. - -Amaramente vedeva questo giovane Principe, partito di Spagna -coll'impressione datagli da' suoi adulatori, di vincere con la sola -presenza, che così vil plebe ancora osasse tenere in mano le armi, -e volesse capitolare del pari. Il Vicerè per gli scorsi pericoli e -per gli affronti patiti, desideroso di vendicarsi, figurava tutto -facile e piano. Fu pertanto da D. Giovanni fatto sapere al Popolo, che -consegnasse le armi, e ciò negato, come si prevedeva, sbarcati tremila -fanti, e da essi presi i posti più alti ed opportuni, cominciarono i -Castelli e l'armata indistintamente a percuotere da ogni parte, con -incessante tempesta di cannonate la città. Ciò, benchè nel principio -alquanto atterrisse, fu però tanto lontano che domasse il Popolo, che -anzi i Tempj ed i Palazzi si danneggiavano indistintamente i colpevoli, -ed i fedeli; ma in sì vasta città non per tutto arrivavano i colpi, -nè oltre lo strepito e le ruine, apportavano altre notabili offese. -All'incontro i mantici della ribellione infiammavano gli animi contro -gli Spagnuoli, notandoli di mancatori di fede, e che il Re Filippo -avea inviato il figlio, acciocchè portasse più possenti i fulmini del -suo sdegno, e che amava più tosto di perder Napoli, con esempio atroce -di crudeltà e di vendetta, che conservarla con moderato ed indulgente -imperio. - -(Furono emanati dal Popolo per questa irruzione de' Spagnuoli due -editti, uno a' 15 ottobre, l'altro nel giorno seguente 16, per cui si -aboliscono affatto tutte le gabelle, si proibisce a tutti i Baroni e -Titolati d'unirsi in comitiva di gente, e s'offeriscono taglioni di -più migliaja di ducati ed indulti generali a chi ammazzasse _il Duca -di Maddaloni, D. Giuseppe Mastrillo, Lucio Sanfelice_, il _Duca di -Siano_, e li figli di _Francesco Antonio Muscettola_. Nel giorno 17 -si pubblica un _Manifesto_, nel quale il popolo espone l'infrazione -fatta da' Spagnuoli agli articoli accordati, e le crudeltà da' -medesimi praticate, onde s'invitano il Papa, l'Imperadore, tutti i Re, -Repubbliche e Principi a prestar lor ajuto e favore. Si leggono i due -Editti ed il Manifesto presso Lunig[33]). - -Poco ci volle per confermare con la disperazione del perdono nella -contumacia i sollevati: anzi per indurvi i più quieti, mentre il -danno e l'offesa era comune, s'animavano tutti con odio estremo alla -resistenza. - -Ripartita perciò la difesa, fortificati i posti, cavate armi, e cannoni -dagli Arsenali, per tutto mostravansi, con risoluzione ostinata, di -voler difendere se stessi e la patria. S'avvidero presto gli Spagnuoli -esser vano ogni sforzo di vincere col timore una città sì grande, piena -di Popolo furibondo ed armato. Mancarono loro inoltre presto la polvere -e i bastimenti, onde convennero rallentare le batterie, ad allontanare -le navi, rendendo più audace il popolo col dimostrarsi impotenti. Nè vi -fu caso enorme, in cui licenziosamente la plebe non trascorresse. Nel -patibolo del Toraldo, pareva che fosse stato affisso un decreto d'odio -perpetuo contro la Nobiltà; e nelle conventicole non s'udiva altro, che -disperati consigli, e concetti rabbiosi contro i Nobili. - -Si venne infine ad abbattere le riverite insegne del Re, ed a -calpestare i suol Ritratti, sino a quell'ora, si può dire, adorati; -e la città di Napoli assunse titolo di _Repubblica_. Non si può dire -quanto di tal nome nel principio esultasse la plebe fastosa, quantunque -pochi credessero dover essere lunga la forma del suo reggimento. Non -vi è Popolo della libertà più cupido del Napoletano, e che altresì men -capace ne sia, mobile ne' costumi, incostante negli affetti, volubile -nei pensieri, che odia il presente, e con sregolate passioni, o troppo -teme, o troppo spera nell'avvenire. Per la morte del Toraldo, s'intruse -un tal _Gennaro Annese_ nel Generalato dell'armi, uomo di profession -militare, ma d'abbietti natali, accorto però, e niente meno sagace -architetto di frodi, che ardito esecutore di scelleratezze. - -In questo stato di cose, non mancarono i confidenti della Corona di -Francia di andar spargendo tra il popolo, che per mantenersi in quel -governo, era bisogno di ricorrere alla protezione di un Re potente: -e mostrando lettere del Marchese di Fontanè, Ambasciador di Francia -in Roma, per le quali si prometteva ogni favore, furono risoluti di -ricorrere per miglior partito ad _Errico di Lorena, Duca di Guisa_, che -si Trovava per suoi affari domestici allora in Roma, e di chiamarlo -al reggimento della nuova Repubblica, con dichiararlo Capo di essa. -Il Duca di Guisa era un Principe giovane, di amabile aspetto, di cuor -generoso, prode ne' fatti, e nelle parole cortese; in oltre d'alti -natali, e che discendendo dagli antichi Re, vantava ragioni sopra il -Regno, ed ancor ne conservava i titoli e l'insegne. - -(Le ragioni per lo quali la famiglia di _Lorena_ conservi ancora i -titoli e l'insegne di Napoli e di Gerusalemme, furon esposte altrove, -parlandosi de' discendenti di _Renato d'Angiò_, ultimo e discacciato Re -dal Regno). - -Si credeva, che egli non molto contento del presente governo di Francia -potesse di là bensì trarne soccorsi, ma non dipendesse dalle voglie de' -Ministri nè dagl'interessi di quella Corona. - -Il Duca a così grand'oggetto d'impiego famoso, si lasciò rapire, ed -arditamente con poche filuche spedite a quest'effetto dal popolo, -superati gli agguati dell'armata spagnuola, s'introdusse in Napoli a' -dì 15 di novembre, dove fu accolto con quelle acclamazioni ed applausi, -che suggeriva la stima della persona, ed il bisogno della città. -Accompagnato da' Capi principali del popolo, andò la mattina seguente -a dare il giuramento nel Duomo, dove volle farsi benedire lo stocco; -ma avendo scorto il disordine grandissimo che vi era nell'infima -plebe, indiscreta, insolente, che uccideva, rubava e bruciava sol per -soddisfare l'ingordigia e la vendetta: e che le milizie regolate, a -proporzion del bisogno, erano pochissime: applicò l'animo a trovar -mezzi per mettervi freno, e darvi compenso; vietò pertanto con severe -pene i furti, le rapine e gl'incendj: assoldò un reggimento a sue -spese, proccurando di tirare eziandio qualche nobile al suo partito: -comandò, che si trattassero gli Spagnuoli all'uso di buona guerra, -e per supplire alla mancanza del danaro, fece aprir la Zecca delle -monete, delle quali ne furono coniate molte d'argento e di rame -coll'impronta della nuova Repubblica; della quale egli si fece eleggere -Duca, con sommo rammarico di Gennaro Annese, che vedevasi poco men che -privato dell'intero comando. - -(Le Monete coniate a questo tempo hanno lo scudo col monogramma S. P. -Q. N.; nè vi è immagine di _Errico di Lorena_, ma solo intorno il suo -nome col titolo REIP. NEAP. DUX. Furon anche impresse dal _Vergara_ -nel suo libro delle monete del Regno di Napoli; e ciò ch'è notabile, -le medesime, dopo essere ritornato il Regno alla divozione del Re di -Spagna, si lasciarono intatte, e tuttavia si spendono, ed hanno il lor -corso, come, tutte le altre monete Reali). - -S'applicò ancora il Duca in Campagna a reprimere gli sforzi de' Baroni, -li quali, ridotti a disperazione per l'odio del popolo, unitisi agli -Spagnuoli, avevano sotto Vincenzo Tuttavilla e Luigi Poderico raccolte -in Aversa alcune milizie. - -In questo tempo era comparsa L'armata franzese a vista della città -con non più di 29 mal provveduti Vascelli da guerra e 5 da fuoco, -non già per secondare l'impresa del Duca di Guisa, ma unicamente -per proccurare di trarre nei romor de' tumulti alcun profitto per -la Corona di Francia, non tenendo ordini il Comandante di prestare -ajuto a! Duca; poichè quando giunse in Francia l'avviso di questi -tumulti, e successivamente, che il Guisa si era portato a Napoli, il -Cardinal Mazzarini con gran sentimento disapprovò la condotta, non -credendolo, per la volubilità dell'animo, capace di maneggiare negozio -sì arduo; perciò l'Armata franzese dopo aver scorsi questi Porti, e -sol cannonandosi da lontano con la Spagnuola, trovandosi con poche -forze, presto si ritirò. Nè il Duca si curò di cavarne sussidj, perchè -come la Corte di Francia non approvava, che egli si fosse intruso in -quel carico, così egli divisava di operar da se, e profittar per suo -conto. Ciocchè però fu di grande ostacolo alla sua impresa, vedendosi -la confusione in quegli del partito istesso franzese: poichè alcuni -Capi del popolo, a suggestione d'alcuni soldati franzesi, posero in -trattato d'acclamare il Duca d'Orleans allo scettro. Inclinavano molti -altri a darsi al Pontefice, chiamandolo a piene voci, per essere più -validamente protetti dalla religione e dall'armi; ma Innocenzio, -ancorchè potesse allettarlo l'apparenza del sicuro profitto, con -riflessi però più maturi considerava, che se in ogni tempo questo Regno -era stato preda del più potente, ora la sua cadente età non poteva -porgergli speranze di veder ridotta a perfetto stato l'impresa, che -promovesse, e che convenendo alla Chiesa valersi d'armi straniere, ogni -acquisto resterebbe finalmente in preda di quegli, che avesse chiamato -in ajuto. Applicò dunque più tosto l'animo a comporre le cose, dandone -commessioni efficaci ad Emilio Altieri suo Nunzio in Napoli. - -Dall'altra parte D. Giovanni d'Austria, il Duca d'Arcos e tutti i -Nobili, attediati da sì gravi e lunghi disordini, anzi l'istesso -Annese, che mal soffriva il comando del Guisa, erano desiderosi della -quiete; quindi fecesi pubblicare un editto,[34] nel quale si conteneva -un'ampia plenipotenza, che avea conceduta il Re al Duca d'Arcos, e si -offeriva di consolar tutti, facendovi per lor sicurezza intervenire -l'autorità del Pontefice, che ne avea date precise commessioni al -Nunzio Altieri. Ma, e l'editto e le lettere, che il Nunzio fece -consegnare all'Annese, non partorirono effetto alcuno, dichiarandosi -costui, che la plenipotenza era buona, ma non il personaggio, che la -rappresentava, come quegli, che col mancamento delle promesse avea -coltivati i semi della discordia, e conchiudeva, che fidandosi del -Duca d'Arcos sarebbe cadere ne' medesimi errori. D. Giovanni vedendo, -che tutte le Province del Regno, non men che la Metropoli, andavano -in ruina, involte tra tumulti e sedizioni, volle tentare, se tolto -di mezzo il Duca d'Arcos, persona al popolo resa cotanto odiosa, -potesse ripigliarsi il trattato; rinnovò per tanto le pratiche, e fu -proposto di rimovere il Duca dal governo del Regno, e porlo nelle mani -di D. Giovanni, nella persona del quale non concorrendo quell'odio, -che i sollevati mostravano al Vicerè, credevasi rimedio efficace -per acchetare i rubelli; tanto più, che il popolo n'avea fatta prima -istanza particolare a D. Giovanni di farlo rimovere. Si mostrò pronto -il Duca d'Arcos a rinunziare il comando, purchè da ciò ne seguisse -la quiete del Regno; anzi egli stesso fece ragunare il Consiglio -Collaterale di Stato, perchè autenticassero la sua deliberazione. -Alcuni furono d'opinione, che non potesse ciò farsi, appartenendo solo -al Re il creare e rimovere i supremi moderatori del Regno; altri (che -furono la maggior parte) assolutamente conchiusero, che convenisse al -servigio del Re e del Regno la partenza del Duca, e l'introduzione di -D. Giovanni al governo. Ciocchè essendo stato da costui approvato, -mandò il Duca la moglie e i figliuoli in Gaeta, ed a' 26 di gennajo -di questo nuovo anno 1648 partì da Napoli, dopo aver governato pochi -giorni meno di due anni. - -Così terminò il suo Governo infelice il Duca d'Arcos, il quale in -una rivoluzione cotanto lagrimevole di cose, non potè lasciar di se -presso noi altra memoria, se non quella d'alcune sue Prammatiche, che -ancor ci restano insino al numero di quattordici, per le quali, a fin -di supplire, come si potea meglio agli estremi bisogni, proccurava di -toglier le frodi, che si commettevano in pregiudizio de' dazj e delle -gabelle, e rinovò le pene contro coloro, che commettevano contrabbandi, -particolarmente di salnitro e di polvere, e diede altri provvedimenti, -che vengono additati nella Cronologia prefissa al primo tomo delle -nostre Prammatiche. - - -§. I. _D. GIOVANNI D'AUSTRIA prende il Governo del Regno._ - -Preso ch'ebbe il governo del Regno D. Giovanni d'Austria, s'applicò -a' mezzi, che e' credeva più proprj per estinguere tanto incendio, -che ora più che mai ardea, non solo nella Metropoli, ma in tutte le -Province; ed a tal fine pubblicò un editto, col quale invitava il -popolo alla quiete, ed oltre alla concessione di moltissime grazie, gli -prometteva un general perdono; ma questo editto pubblicato in tempo, -che i disordini erano più cresciuti, produsse effetti contrarj; poichè -essendo stati alcuni esemplari dell'editto affissi ne' quartieri, che -eran tenuti dal popolo, furono immantinente lacerati, e poste grosse -taglie su le teste di coloro, che avevano avuto ardimento di affiggerli -in quei luoghi. Anzi per mostrar maggiormente la loro pertinacia, -furono da' popolari eletti Ministri per empire i Tribunali del -Consiglio di S. Chiara, della Regia Camera, della G. C. della Vicaria, -e di quella del G. Ammiraglio, affine d'amministrare a tutti giustizia. -Nè intanto si tralasciavano le zuffe più crudeli tra le soldatesche -spagnuole, e quelle del popolo, che riempivano la città di terrore e di -spavento. - -In questo stato lagrimevole di cose, il Duca di Guisa, volendo a se -trarre tutto il comando, pose gran tepidezza ne' popolari: e molta -discordia ne' Capi: ciocchè fu l'origine che il Regno fosse poi -confermato sotto l'imperio del Re Cattolico; poichè Gennaro Annese, -che teneva il Torrione del Carmine, non poteva patire, che il Duca -fossegli superior nel comando, ed il Duca non voleva sofferire per -emulo dell'autorità un uomo sì vile; e procedendo perciò con gelosie e -diffidenze, non mancarono di praticare insidie per torsi l'un l'altro -la vita; onde nella città ed in campagna, fluttuando gli affetti, -anche l'armi con varia fortuna s'agitavano. S'aggiunse la confusione -in quei del partito Franzese, che col fomento del Fontanè Ambasciador -di quella Corona appresso il Pontefice, pretendevano alcuni di essi di -formar fazione distinta da' seguaci del Duca di Guisa. Ma questi erano -pochi, e non molto forti; poichè avendo il popolo prevenuti i disegni -ancora immaturi, che la Francia nudriva con alcuni Baroni, questi erano -stati quasi tutti costretti, per salvarsi dall'ira e crudeltà della -plebe, ad unirsi con li Spagnuoli, e contro lor voglia cospirare allo -stabilimento di quell'abborrito dominio. - -(Presso _Lunig_[35], si legge una plenipotenza spedita dal _Fontanè_ in -Roma a' 20 gennaro 1648 all'_Abate Laudati Caraffa_ fratello del Duca -di Marzano per impiegar la sua opera in far sì che la Nobiltà del Regno -prendesse le armi nella presente congiuntura contra gli Spagnuoli, -promettendogli in nome del suo Re, anche se non seguisse l'effetto, -di rifargli le rendite, che venisse a perdere nel Regno, le quali -consistevano in una Badia intitolata S. Catarina, di quattromila scudi -di rendita, che possedeva nel Ducato di suo fratello, ed in cinquemila -altri scudi annui di suo patrimonio). - -D. Giovanni, informato di queste divisioni, pensò approfittarsene, e -valendosi della discordia degli nemici, cominciò di nuovo a spingere -innanzi trattati di pace, vedendo riuscire inutili ed infelici quelli -di guerra, e per mezzo del Cardinal Filomarini Arcivescovo gli fece -promovere, il quale scorgendo, che inutilmente si consumavano gli -uffizj col Duca di Guisa, volgendosi alla parte contraria, nella quale -trovò miglior disposizione, indusse l'Annese ad impiegarsi da senno -a promovere la quiete, ch'egli, non men, che gli altri ardentemente -desiderava, per liberarsi dal pericolo della vita, a lui dal Guisa -insidiata. - -Intanto essendo giunto alla Corte di Spagna l'avviso della resoluzion -presa dal Consiglio Collaterale di far rinunziare al Duca d'Arcos il -governo del Regno, e darne l'amministrazione a D. Giovanni, disapprovò -il fatto, e mal intese, che i sudditi s'arrogassero, in materia così -importante, l'autorità di togliere un Vicerè, e sostituirne altri. Non -piaceva ancora per gelosia di Stato, in congiunture sì pericolose, -essersi sostituita la persona di D. Giovanni, onde immantenente fu -comandato al _Conte d'Onnatte_, che si trovava Ambasciadore del Re in -Roma, che si portasse tosto al governo del Regno di Napoli con titolo -di Vicerè, il quale ricevuti i Regali dispacci, con ogni prestezza si -partì da Roma, e venne a Gaeta, e quindi in Baja, donde spedì un suo -Segretario coi dispacci per darne la notizia a D. Giovanni, il quale -immantenente nel primo giorno di marzo di quest'anno 1648, depose in -mano del Conte il Governo, lasciandoci pure egli in così breve tempo -tre _Prammatiche_, che si leggono ne' volumi di quelle: non contenendo, -che le grazie, i privilegi ed il perdono conceduto da lui al popolo, -come plenipotenziario del Re. - - - - -CAPITOLO IV. - -_Di D. INNICO VELEZ DI GUEVARA, E TASSIS, Conte d'ONNATTE, nel cui -governo si placarono le sedizioni, e si ridusse il Regno sotto il -pristino dominio del Re FILIPPO._ - - -Giunto il Conte d'Onnatte in Napoli, avendo visitati i luoghi della -Città, e tutte le trincee, ch'erano a fronte de' popolani, si dispose -non pure alla difesa, ma pose ogni studio d'impadronirsi de' quartieri -occupati dal Guisa; ed animando le sue milizie, fece dar loro le -paghe, distribuendo centottantamila ducati, che avea seco portati da -Roma. Nell'istesso tempo, approvando la condotta di D. Giovanni, non -tralasciò di seguitar il trattato del perdono e dell'accordo prima -coll'Annese incominciato: ciò che giovò non poco, perchè con queste -pratiche sempre più s'andava scemando il partito del Guisa mal sofferto -dall'Annese. Erano ormai gli abitanti stanchi di tante confusioni e -miserie, e tutti sospiravano la quiete; imperocchè interrotto ogni -commerzio, e turbata la società civile, non restava più alcuna cosa -sicura dalle voglie sfrenate de' scellerati, e dall'audacia di que' -meschini, che avvezzi colle fatiche a guadagnar la mercede, ora -volevano viver nell'ozio con le rapine, e sotto il manto di libertà -essendosi introdotta una dissoluta licenza, la maggior parte era stanca -delle sue stesse passioni. - -Approssimandosi adunque la vicina Pasqua, in cui gli uomini -riconciliandosi a Dio, ammettono ne' loro cuori desideri pietosi -di giustizia e di pace, s'impiegarono segretamente molti Religiosi -ad introdurre, e coltivare questi sentimenti nella plebe. Proccurò -similmente l'Onnatte da alcuni principali de' sollevati ricavar -le condizioni, che richiedevano, ma essendo così esorbitanti, che -innalzavano i privilegi del Popolo sopra l'autorità del Re, egli -trattò di moderargli, perdonando a' rei, e levando le gabelle dal -Regno, e per accertargli maggiormente promise, che fra tre giorni gli -avrebbe con pubblici documenti a lor piacere confermati e soddisfatti. -Disposte in cotal guisa le cose, prima che tal tempo spirasse, presa -la congiuntura, che il Duca di Guisa erasi portato nella punta di -Posilipo per ridurre la piccola Isola di Nisita a sua divozione, D. -Giovanni da una parte, ed il Conte dall'altra uscirono all'improvviso -da' Castelli con gente armata, e calando nella Città, ben ricevuti -in alcuni quartieri, dove tenevano intelligenza, gridandosi con -voci giulive il nome del Re, e rispondendo in concorde suono gli -altri vicini, implorandosi pace e clemenza, si dileguò per tutto la -sedizione, e la città fu occupata in pochi momenti. Non più di tremila -uomini ridussero quel popolo innumerabile all'ubbidienza, e tutto seguì -senza strepito e senza sangue. L'Annese ammesso al perdono, presentò -le chiavi del Torrione, che furono consegnate a Carlo della Gatta, -il quale vi entrò subito con due compagnie di spagnuoli. Nel Duomo si -riferirono a Dio solennemente le grazie. Così in un momento s'estinse -quell'incendio, che mi nacciava l'eccidio al Regno; e ciò, che apportò -maggior maraviglia, fu la subita mutazione degli animi; che dalle -uccisioni, da' rancori e dagli odj passarono immantenente a pianti di -tenerezza, ed a teneri abbracciamenti, senza distinzione d'amici, o -d'inimici, fuorchè alcuni pochi, i quali guidati dalla mala coscienza -si sottrassero colla fuga; tutti gli altri restituiti a' loro mestieri, -maledicendo le confusioni passate, abbracciarono con giubilo la quiete -presente. Seguì la reduzione di Napoli a' 16 d'aprile di quest'anno -1648 giorno di lunedì santo. - -Il Duca di Guisa, che in questo giorno, come si disse, trovavasi fuori -della Città, intesa la rivoluzione, rimase attonito a tanto accidente: -onde cercando colla fuga lo scampo, s'incamminò verso Apruzzi per -unirsi colà co' Franzesi: ma seguitato da' Regj, fu fatto prigione e -condotto a Gaeta. Fu lungamente consultato in Napoli sopra la di lui -vita: da poi fu risoluto di mandarlo con buone guardie in Ispagna, -come fu eseguito, dove rimase prigioniero infino a tanto, ch'essendosi -il Principe di Condè dichiarato del partito spagnuolo, e sperando -di fortificarlo con l'aggiunta del Guisa, chiestolo in grazia al Re, -cortesemente l'ottenne; ma il Duca credendosi più obbligato d'osservare -la fedeltà al suo Principe, che le promesse fatte a' nemici, al ritorno -che fece in Francia, non ne volle udir altro. - -L'esempio di Napoli giovò non poco agli altri luoghi del Regno; e se -bene in alcune province fluttuanti rimanessero alcune commozioni, ed -in particolare nell'Apruzzo, dove da Roma concorsero alcuni Franzesi in -aiuto de' sollevati: nulladimeno dalle forze de' Baroni e dall'autorità -del Vicerè, furono con poco romor dissipati. Tanto che sedati affatto -gli umori della plebe, che dopo una sì fiera tempesta eran rimasi ancor -fluttuanti, potè D. Giovanni a' 22 settembre di quest'anno partirsi da -Napoli, e portarsi coll'armata a Messina a confermar i Siciliani, che -sedati i tumulti, s'eran rimessi già nell'antica ubbidienza ed ossequio -del Re. - -Il Duca d'Onnatte, sgombrato il torbido, rimosso il Capo, e partito -D. Giovanni, pel suo natural talento che inclinava più al rigore che -alla clemenza, diede a molti terrore. Con tutto ciò egli assicurò -tutti con general perdono, e tosto si applicò a riordinar il Regno; e -vedutosi che l'abolizione di tutte le gabelle e de' fiscali portava -disordini gravissimi non meno al regio erario, che a' Cittadini -istessi, dalle Piazze della città, e particolarmente da quella del -Popolo, fu richiesto ad imporre il pagamento di carlini quarantadue per -ciascun fuoco delle Comunità del Regno, e la metà di tutte le gabelle -abolite, fuorchè quelle dei frutti e de' legumi, che rimasero per -sempre estinte. Ed a fine di sovvenire non solo a' bisogni dell'erario -regale, ma anche agl'interessi di coloro che l'aveano comprate, fu -stabilito, che della rendita di tutte le accennate gabelle dovessero -pagarsene ducati trecentomila l'anno per la dote della Cassa militare, -applicandosi il rimanente a beneficio de' compratori, i quali dovessero -per lor medesimi governarle e ripartirsene il frutto. E per quel che -tocca a' fiscali, fu assegnata similmente parte della lor rendita -a' compratori, ed il rimanente fu applicato alla dote della Cassa -militare. In cotal guisa, e con l'imposizione del _jus prohibendi_ -sopra il tabacco, cotanto ora fruttifera, fu sovvenuto al Re ed ai -sudditi, e cominciò notabilmente a restituirsi il commerzio ed il -traffico da per tutto. - -Non tralasciò da poi il Conte, sorgendo in un mare poc'anzi placato -sovente nuovi flutti, di mettere in uso i più forti rigori; onde a tal -effetto avendo stabilita una Giunta di Ministri contro gl'inconfidenti, -fu poi terribile contro i colpevoli de' passati tumulti, e mostrandosi -più avido di pene, che soddisfatto del pentimento, non risparmiò alcuno -de' principali: imperciocchè ora imputando delitti, ora inventando -pretesti, alcuni punì con pubblici supplicj, altri con segrete -esecuzioni di morte, e molti costrinse a prender esilio dal Regno: ciò -che gli fece acquistar nome di severo e di crudele, e che si reputasse -una delle cagioni di non aver potuto prolungare tanto il suo governo, -quanto e' reputava convenirsi a' suoi meriti. - - - - -CAPITOLO V. - -_Il CONTE D'ONNATTE restituisce i Presidj di Toscana all'ubbidienza -del Re, e rintuzza le frequenti scorrerie de' banditi. Sua partita: -monumenti, e leggi, che ci lasciò._ - - -Diede agli altri maraviglia insieme, ed a lui sommo encomio la -risoluzione del Conte d'Onnatte di tentar ora colle forze del Regno -l'impresa de' Presidj di Toscana, essendo rimaso per le precedute -scosse cotanto abbattuto e smunto. Ma dall'altro canto l'uomo savissimo -considerava, che non si sarebbe potuto giammai apportar quiete -nel Regno, se non si snidavano i Franzesi da que' luoghi cotanto -vicini: così per gl'impedimenti, ch'essi davano alla comunicazione e -traffichi con gli altri Stati della Monarchia nel Mediterraneo; come -ancora per lo ricetto, che i ribelli del Regno ritrovavano in quelle -Piazze, risolse per tanto il Conte d'impiegar tutti i suoi talenti a -quest'impresa, spinto ancora dall'opportunità de' romori, che in questi -tempi s'udivano in Francia, involta nelle confusioni, che il Principe -di Condè v'aveva poste[36]. Applicossi perciò ad unir soldatesche, ed -a preparare un'armata proporzionata al disegno, e per maggiormente -accalorar l'impresa volle egli imbarcarvisi; onde dal suo esempio -mossa quasi tutta la Nobiltà del Reame, corse a gara a servire in tal -congiuntura il Re. Prima di partire lasciò per suo _Luogotenente, D. -Beltrano di Guevara_ suo fratello, il quale per lo spazio di quattro -mesi, quanto appunto durò la sua assenza, governò il Regno con molta -saviezza, e sopra tutto s'applicò a sollevare le Comunità del Regno, -stabilendo, che l'annue entrate, che corrispondevano a' loro creditori, -si riducessero alla ragion del cinque per cento. Riparò la Sala della -Gran Corte della Vicaria, e diede altri salutari provvedimenti, che -si leggono in due sue Prammatiche, che ci lasciò. Nel terzo dì di -maggio adunque dell'anno 1650 si mosse da' nostri Porti l'armata verso -Gaeta, dove s'unì D. Giovanni d'Austria con altri legni e milizie, che -seco conduceva dalla Sicilia. Quivi fattasi la rassegna si contarono -trentatrè grosse Navi e tredici Galee oltre le sette della squadra del -Duca di Tursi, ch'erano andate a Finale a prender le soldatesche, che -il Governador di Milano mandò a questa spedizione. - -Giunta l'armata a' 25 del medesimo mese a vista dell'Elba, prima -d'attaccar Portolongone, fu risoluto di ricuperar Piombino; onde -data la cura al Conte di Conversano, che con titolo di Generale della -Cavalleria e con 300 fanti 80 cavalli e sei tartane, tutto a sue spese, -erasi accompagnato in questa spedizione, si portò egli con 1500 fanti, -400 cavalli e sette pezzi d'artiglieria, oltre le soldatesche di Nicolò -Lodovisio a cui s'apparteneva quel Principato, ad investir la Piazza, -e dopo molte ore d'un fierissimo combattimento, costrinse i Franzesi -ad abbandonar la città, ed a ritirarsi nella Fortezza. A questo avviso -non tardò il Vicerè d'andare con gente fresca a dar calore all'impresa; -onde i Franzesi veduti gli assalitori schierati in ordinanza per dar -l'assalto, non avendo speranza alcuna di soccorso, tosto si resero a -patti di buona guerra. Il Vicerè, dopo aver introdotta la guarnigione -in Piombino e restituita al Principe Lodovisio la possessione di quello -Stato, ritornò all'armata. - -Intanto era riuscito al suo esercito, e senz'opposizione alcuna, di por -piede su l'Elba. Ma dovendosi montar su l'erto dove giace Portolongone, -eransi i Franzesi posti in agguato, per maltrattare nella salita -le soldatesche; scovertosi nondimeno il disegno, essendo montato a -cavallo D. Dionigio Gusman, Maestro di Campo Generale del Regno, con -una squadra di moschettieri, i Franzesi si ritirarono sotto la Piazza -siccome fece il lor Comandante Novigliac. Montò dunque l'esercito senza -contrasto e pervenuto su 'l piano, schierate le truppe, fur assaliti -li ripari. Prese le fortificazioni esteriori, ed essendo i nostri -alloggiati nel fosso, cominciarono i Franzesi ad entrar in trattato di -render la Piazza, con le medesime condizioni concedute alla guarnigion -di Piombino, e con la permissione di condurre con esso loro due pezzi -d'artiglieria, quando fra lo spazio di quindici giorni, che terminavano -nella metà d'agosto, non fosse sopravvenuto soccorso capace di far -levar l'assedio, fu convenuta la resa. La mattina adunque de' 15 di -quel mese uscì dalla Fortezza il Comandante Novigliac alla testa di 700 -persone, ch'erano rimaste dal numero di 1500 lasciatevi di guarnigione, -le quali giunte alla marina s'imbarcarono su alquanti legni allestiti -per loro trasporto. Entrati i nostri nella Piazza, si resero a Dio -le grazie del buon successo dell'impresa, la quale, benchè avesse -costato molto sangue e grandissime spese, ad ogni modo avrebbe potuto -allungarsi molto più, e non si sa con qual felice esito, se i Franzesi -avessero voluto difendersi fino all'estremo. - -D. Giovanni d'Austria ritornò in Sicilia, ed il Vicerè, dopo aver -dati gli ordini necessarj per riparare la Piazza e porla in istato di -resistere ad ogni insulto, ritornò in Napoli, dove giunto riprese il -governo, e con sommo rigore e severe esecuzioni contro gl'inconfidenti -e contro gli sbanditi, i quali travagliavano ora più che mai le due -province d'Apruzzi, estinse i primi, ed abbattè i secondi. - -Ma mentre il Conte con indefessa applicazione era tutto inteso a -riordinare il Governo, ed abbellir la città e ristorarla de' passati -tumulti, giunge improvvisamente in Napoli a' 10 di novembre di -quest'anno 1653 il _Conte di Castrillo_, che gli era stato dalla Corte -destinato successore. Si turbò egli grandemente di questo arrivo; ma -seppe tanto nascondere l'interno rammarico, che non gli uscì giammai -parola di bocca di risentimento, se non quando, dopo la deposizione del -Governo, si ritirò nel Convento di S. Martino de' PP. Certosini. Alcuni -imputavano la rimozione a' suoi rigori: altri a' mali ufficj fattigli -da D. Giovanni d'Austria, col quale, dicevasi, che passasse poco buona -corrispondenza: nè mancò chi dicesse, che fossero state le suggestioni -o l'istanze del Papa, il quale mal soffriva, che il Conte rintuzzasse -le pretensioni del Cardinal Filomarino Arcivescovo e degli altri -Ecclesiastici, li quali volendo pescare in questi torbidi, s'erano resi -insolenti con monitorj ed interdetti conculcando i diritti regali. - -Egli in tutti que' spazj, ch'ebbe di riposo, non tralasciò di abbellire -la città, ristorare i Tribunali e restituire i Regj Studi. Fece rifare -il Palagio della Regia Dogana, quasi tutto rovinato nel tempo delle -passate rivoluzioni, ampliando, e dando nuova forma al cortile e -rifacendo il fonte, che v'è in mezzo. Nella gran Piazza del Mercato ne -fece aprir uno e restaurarne un altro, e dirimpetto la Porta del Castel -Nuovo ne fece aprir un nuovo. La Casa della conservazione dei grani -fuori Porta Reale e l'altra della conservazione delle farine furono di -suo ordine risarcite. Coprì la scuola di cavalcare nella Cavallerizza -del Ponte della Maddalena. Trasportò nel Quartiere di Pizzofalcone la -Polveriera, che prima era fuori Porta Capuana. Egli fu, che nel Palagio -Regale fece costruire quella magnifica Scala, che non v'ha simile -in tutta Europa. Egli fece quella gran Sala, ora detta de' _Vicerè_, -abbellita poi de' loro ritratti dal Conte di Castrillo suo successore; -siccome tutte le scale segrete, che si vedono in quel Palagio: quella -scala coperta, che dal medesimo conduce all'Arsenale: tutte quelle -stanze con loggia, che guarda il mare: ed i rastelli davanti alla Porta -principale di esso, furono da lui introdotti. E quel disegno, che poi -fu posto in esecuzione a' nostri tempi dal Duca di Medina Celi Vicerè, -nel Borgo di Chiaja, fu tutto suo, poichè meditava già egli di abbellir -tutta quella spiaggia di platani e di fonti e già ne aveva comandato il -disegno all'Ingegnere Pietro Marino, e l'avrebbe posto in effetto, se -li giorni del suo Governo fossero stati più lunghi. Egli in fine fece -risarcire diversi ponti nel Regno, perchè fosse più comodo e sicuro il -traffico per le Province. - -Ma quello, di che maggiormente gli studiosi gli sono tenuti, oltre -d'aver risarcito il magnifico edificio de' Regi Studi, che nel corso -de' passati tumulti avea patito notabili ruine, fu la cura, che prese -per fare ripigliar gli studi, riponendo in esercizio i Professori -in quella Università, quasi che spenta per li precedenti disordini; -con aver ordinato nel tempo della restituzione una solenne apertura, -nella quale volle egli intervenire. Egli assegnò a' Lettori il soldo, -e proibì di leggere in casa, ed ordinò, che gli studenti nel giorno -18 d'ottobre, dedicato a S. Luca, dovessero prendere le matricole, -e presentarne fede affermativa del Cappellan Maggiore: restituì le -Cattedre e per insinuazioni fattegli dal rinomato _Francesco d'Andrea_ -allora Avvocato de' nostri Tribunali, rimise in questa Università la -Cattedra di Matematica nella persona di _Tommaso Cornelio_, celebre -Filosofo e Medico di quei tempi. Nè contento d'aver restituiti i -pubblici Studi, per l'amor, ch'egli portava alle lettere, s'applicò -ancora a favorire l'Accademie; onde sotto di lui fu restituita in -Napoli, nella Chiesa di S. Lorenzo, l'Accademia degli _Oziosi_, -sotto il governo del Duca di S. Giovanni, nella quale si riprese -dagli Accademici l'istituto di recitar erudite lezioni, dove sovente -soleva egli intervenire. Siccome restituì i Regj Studi alla pristina -dignità, avendo il Cappellan Maggiore D. Giovanni Salamanca aperta ne' -medesimi Studi una Accademia di Legge, per far conoscere al Vicerè il -profitto, che vi si faceva, sovente, quando si celebravano le funzioni -Accademiche, soleva il Conte onorarle della sua presenza. E se il -seguìto contagio non avesse intermessi tutti questi studi, la buona -letteratura in Napoli non sarebbe così tardi fra noi poscia risorta, -come si dirà nel seguente libro di questa Istoria. - -Restituì ancora il Conte d'Onnatte l'autorità ed il decoro ne' nostri -Tribunali; e stabilì poco men di cinquanta Prammatiche tutte savie, e -prudenti, per le quali regolò i Tribunali: tassò i diritti a' Ministri -subalterni: prescrisse i modi, e diede le istruzioni a' Delegati e -Governadori degli arrendamenti (o sien gabelle) nuovamente riposti: -comandò, che tutti i registri preservati dall'incendio dell'Archivio -della Regal Cancelleria, seguìto ne' passati tumulti, e pervenuti -in potere di persone private, dovesser portarsi al Segretario del -Regno per riporsi nell'Archivio: impose rigorose pene a' Notai, che -trascurano di registrare i contratti nei protocolli: fece molte -ordinazioni per evitare i contrabbandi; e diede altri salutari -provvedimenti, i quali sono additati nella riferita _Cronologia_ -prefissa al tomo primo delle nostre Prammatiche. - - - - -CAPITOLO VI. - -_Governo di D. GARZIA D'AVELLANA, ED HARO Conte di CASTRILLO, nel quale -il DUCA DI GUISA con nuova armata ritenta l'impresa di Napoli, ed entra -nel Golfo, ma con infelice successo._ - - -La Corte di Spagna reputò, per mitigare il rigore del Conte d'Onnatte, -mandar per suo successore nel Governo del Regno il Conte di Castrillo, -di genio più mite ed indulgente, come colui, che datosi prima -nell'Università di Salamanca agli studi legali, ed impiegato per più -anni ne' Ministerj della Toga, era stato da poi promosso a quelli della -Spada. Giunse egli in Napoli a' 10 di novembre di quest'anno 1653, e -per dar saggio ne' principj del suo Governo, quanto gli fosse a cuore -l'abbondanza, fece accrescere due once al peso del pane. Ma cure assai -gravi e moleste travagliarono il suo animo in questi medesimi principj; -poichè coloro, che sottratti colla fuga al rigor dell'Onnatte, eransi -ricovrati in Francia, non tralasciavano in quella Corte magnificare -le loro corrispondenze nel Regno, la scontentezza de' popoli per -vedersi ricaduti sotto il giogo degli Spagnuoli, e la facilità, che -figuravano si sarebbe avuta nel conquistargli. A queste istigazioni -s'aggiunsero gli uffizj del Duca di Guisa, il quale, avendo, come si -disse, ottenuta la libertà, in vece d'attender le promesse di favorire -i malcontenti di Francia, per non tradire il suo natural Signore, si -era portato in quella Corte, ed insinuatosi nella di lui grazia, ed -abbagliato tuttavia dagli splendori della Corona del Regno, che avea -sperato di poter ottenere per se medesimo, non poteva acchetarsi; onde -appoggiato all'istanze di que' miseri rifugiati, aggiungeva maggiori -stimoli, esagerando la moltitudine de' Porti, ch'erano nel Regno di -Napoli, capaci di ricevere qualunque più grande armata: il numero degli -amici, ch'egli vi teneva in ciascheduna provincia: l'affezione, che il -popolo minuto portava alla sua persona, donde si prometteva una nuova -sollevazione, se un'altra volta avesse avuta la sorte di comparirvi, -non già disarmato, come prima, ma con forze valevoli a sostenere le -risoluzioni de' malcontenti, avviliti dal timor del castigo. Indusse -pertanto quella Corte a somministrargli ajuti, e fur dati gli ordini -per la spedizione dell'armata, commettendone al Guisa il comando. - -Il Conte di Castrillo, avvisato di questi nuovi tentativi della -Francia, fu costretto a mettersi in difesa, ed oltre d'aver comandata -una nuova elezione di milizie del Battaglione, così a piedi come a -cavallo, e delle Compagnie d'uomini d'arme del Regno, fece arrolar -nuova gente, e chiamando tutti gli Ufficiali riformati, ne compose due -Compagnie, una di trecento Italiani, alla quale diede per Capitano -D. Gaspar d'Haro suo figliuolo, e l'altra di Spagnuoli, della quale -diede il comando al Marchese di Cortes suo genero. Furono destinate -per Piazze d'armi le città di Sessa e di Teano, dove furono chiamate -tutte le soldatesche del Battaglione, e le genti di guerra del Regno; -e fattasene rassegna in presenza del Maestro di Campo Generale D. -Carlo della Gatta, ne furono spediti duemila a rinforzare i presidj di -Toscana. Tutte le province del Regno, esposte agl'insulti de' nemici, -furono provvedute di soldatesche e di Capitani. - -Fatte queste prevenzioni, essendo passato il mese d'ottobre, nè -comparendo armata veruna de' Franzesi, si dubitò non fosse stato lor -artificio di pubblicare questa spedizione, per impedire che non fossero -andati soccorsi dal Regno in Catalogna ed in Fiandra, dove ardeva più -che mai fra l'una e l'altra Corona la guerra. Ma si trovò poi vero il -sospetto; poichè essendo convenuto al Duca di Guisa consumar maggior -tempo di quello, che s'era creduto per porre in ordine l'armata, non -potè trovarsi pronta, che sul principio d'ottobre a partir da Tolone, -composta di sette Vascelli d'alto bordo, e quindici mercantili, e -di sei Galee, con altrettante Tartane, sopra de' quali legni eransi -imbarcati settecento soldati, e centocinquanta cavalli, oltre un gran -numero d'armi, ed altri ordegni, che doveano servire ad armar tutti -quelli, che il Duca sperava si dovessero dichiarare del suo partito, -al quale effetto avea fatto imbarcare ducento Nobili per valersene da -Comandanti. Sbattuta poi l'armata da tempesta, non comparve ne' nostri -mari, se non agli dodici di novembre. - -Il Vicerè, all'avviso, che gli diede il Governador di Gaeta, fece tosto -porre in ordine sedici Galee, che erano nel Porto: fece guarnire di -soldatesche tutte le marine e le città e terre del Golfo di Napoli: -fece rinforzare la guarnigione della città di Pozzuoli e del Castello -di Baja; e fu spedito il General dell'artiglieria D. Diego Quiroga con -fanteria, cavalleria e cannoni a guardar la spiaggia de' Bagnuoli. - -L'armata nemica, dopo aver costeggiate le marine di Sorrento e di -Vico Equense, gettò l'ancore dirimpetto a Castell'a Mare. Fu questa -città, dopo breve opposizione, renduta a patti dal Comandante, nella -quale entrato il Duca di Guisa col seguito di cinquanta Cavalieri -Gerosolimitani, si portò al Duomo, dove avendo con pubblica e solenne -cerimonia rese a Dio le grazie, si pose a fortificar la Piazza con -nuove trinciere ben guarnite di soldatesche. A tutti coloro, che non -vollero rimanervi, diede ampissimi passaporti, ne' quali s'intitolava -_Vicerè_, e _Capitan Generale del Re di Francia nel Regno di Napoli_. -Commosse questa perdita grandemente il Popolo Napoletano, ed ancorchè -si fossero non men i Nobili, che i Popolari offerti al Vicerè di -sagrificar la vita e la roba in servigio del Re, non mancavano de' -malcontenti che ponevano col timore in costernazione gli animi; tanto -che fu obbligato il Vicerè d'imprigionare alcuni, che erano stati Capi -de' passati tumulti, fra' quali, due Preti ed un Frate, che andavan -facendo pratiche a favor de' Franzesi. - -Perchè il Guisa non potesse allargar gli acquisti, il Vicerè, valendosi -anche de' Banditi, a' quali concedè il perdono, fece occupar la -montagna posta alle spalle di Castell'a Mare. Mandò poi ordine a -Carlo della Gatta, al Principe d'Avellino ed agli altri Ufficiali, -che dimoravano in Sessa, che provvedute le Piazze di Terra di Lavoro, -marciassero col grosso dell'esercito ne' contorni di Castell'a Mare; -e spedì sei Galee al Finale per prendere le soldatesche, che calavano -dal Milanese. Intanto affollandosi i soccorsi, il Guisa, ancorchè -uscito dalla Piazza tentasse occupar i luoghi vicini, trovò da pertutto -valida resistenza, e venutisi più volte a scaramucce, con perdita de' -suoi, bisognò ritirarsi. Ma sopraggiunto dapoi il General della Gatta -con un esercito di dodicimila uomini, composto di Nobili, Baroni, -Ufficiali, e soldati riformati, e rinforzato in appresso da altri -Reggimenti, svanirono in un tratto le mal concepite speranze; onde i -Generali Franzesi pensarono d'abbandonar la Piazza, e proccurar nel -miglior modo, che potessero, d'imbarcarsi sopra l'armata e ricondursi -in Tolone. Consideravano, che voler stendere le conquiste per -terra era impresa non che dura, ma disperata; poichè tutto il paese -circostante era pieno di truppe nemiche. Rimaner in quel mal sicuro -Porto in quell'inverno, era lo stesso, che esporre l'armata ad un certo -naufragio. Non restava loro altro che il mare libero, per non esservi -Armata Spagnuola, che potesse far ostacolo; nè la stagione, che correva -tempestosa, avanzata già ne' principj d'un rigido inverno, poteva lor -promettere felice navigazione, sicchè potessero sicuramente condursi -ad invadere altri Porti. L'inclinazione de' Popoli alla persona del -Guisa, ch'era stato il principal fondamento di quest'impresa, si vedeva -interamente svanita, tardi il Guisa avvedendosi della incostanza della -Nazione: rimanendo non poco sorpreso di tanta mutazione e vie più -sbigottito, quando intese essersi trovato affisso in Castell'a Mare un -cartello, col quale si promettevano trentamila ducati a chi troncasse -la sua testa. - -Tenutosi per tanto Consiglio di guerra, fu da tutti gli Ufficiali -franzesi deliberato d'abbandonare la Piazza, e di condur l'armata -in Tolone, per non lasciarla miseramente perire in quel Porto; -onde fur dati gli ordini opportuni per la partenza. A quest'avviso -cominciarono le soldatesche a saccheggiar le case de' cittadini, -nè si perdonarono le Chiese, le quali furono spogliate di tutte le -suppellettili e vasi sagri; e fatta non picciola preda, montarono i -Franzesi su l'armata la sera de' 26 di novembre; ma trattenuti per -quindici giorni, e combattuti da' venti contrarj alla loro navigazione, -quietatosi alquanto il mare, partirono al 10 di dicembre verso Tolone: -nell'istesso tempo, che comparve nel nostro Golfo una squadra di 23 -navi inglesi, la quale ad istanza del Re Filippo era stata spedita -per opporsi a' Franzesi: onde non essendovi del lor soccorso più di -bisogno, a' 26 di dicembre voltarono le prore verso ponente, dopo -essersi trattenuta in questo Porto due giorni. - -In cotal guisa terminarono i timori, che la spedizione del Duca di -Guisa avea cagionati nel Regno; ma non finirono le cure del Vicerè e le -occasioni di provvedere a' bisogni d'una nuova guerra. I Franzesi non -cessavano con nuovi mezzi di tenere solleciti gli animi e distratte le -forze: aveano a questi tempi indotto il genio guerriero di Francesco -Duca di Modena ad armare, per rinovar la guerra nel Milanese; onde -il Marchese di Garacena Governador di Milano, per ridur questo -Principe con la forza dell'armi alla quiete era entrato ne' di lui -Stati. Era a' 7 di gennaio di quest'anno 1755 morto Innocenzio X, ma -con tutto ciò il Collegio de' Cardinali, ridotto in Conclave per la -nuova elezione del successore, non avea tralasciato spedir Emilio -Altieri, per ridurre le Parti a' più moderati consigli; ed essendo -da poi a' 7 d'aprile seguita l'elezione del nuovo Pontefice nella -persona di Fabio Chigi, nominato _Alessandro VII_, interpose costui -i più fervorosi ufficj per dar riposo all'Italia. Ma nulla giovando -le interposizioni del Papa, nè quelle della Repubblica di Vinezia, la -quale angustiata da' Turchi mal soffriva queste contese tra' nostri -Principi in Lombardia: il Duca di Modena, dichiarato Generale del Re di -Francia, andò ad accamparsi sotto Pavia. Bisognò per tanto all'avviso -di queste mosse, che il Vicerè, richiesto di soccorso, spedisse nel -mese di maggio al Finale sopra sette Galee millecinquecento fanti: e -poco da poi allestisse una Squadra di Vascelli e Galee: sopra le quali -vi furono spedite quattromila persone sotto il comando del Marchese di -Bajona. Nè perciò essendo cessati i bisogni, fu duopo in agosto sopra -cinque Galee, e quaranta Tartane di spedir altri duemila fanti del -Battaglione e millecinquecento cavalli, sotto il comando del Marchese -di Cortes genero del Vicerè. Ebbe costui poscia il contento di veder -bene impiegate tutte queste spese e travagli; poichè rinforzato da sì -valevoli soccorsi l'esercito del Governador di Milano, ed all'incontro -trovatasi da' Franzesi grandissima resistenza in Pavia, valorosamente -difesa dal Conte Galeazzo Trotti, fu costretto il Duca di Modena a -ritirarsi dall'impresa. - - - - -CAPITOLO VII. - -_Crudel pestilenza miseramente affligge la città ed il Regno: si -estingue, ed al Conte vien dato successore._ - - -Dopo tanti e così lagrimevoli avvenimenti, dopo tante miserie e -sciagure, perchè nulla mancasse, si vide in quest'anno 1656 il Regno -miseramente afflitto da una crudele e mortifera pestilenza. Non -eran bastati i tanti sconvolgimenti e sedizioni, le tante afflizioni -cagionate da fiere guerre, o da' timori di quelle ch'eran peggiori, -le scorrerie de' Banditi, le invasioni de' Turchi, le carestie ed i -tremuoti: che per ultimo eccidio, fu duopo soffrir anche quest'altro -pestifero flagello, così spietato, che non si legge aver altrove -portato, in così breve tempo, tanta strage e ruina. Quella che si -soffrì in tempo della guerra di _Lautrech_ durò quasi due anni, e -si tenne conto che non avea ammazzato più di sessantamila persone: -questa, in men di sei mesi, disolò le province del Regno, e ridusse la -Metropoli in cimitero, con morte intorno a quattrocentomila de' suoi -cittadini. Da molto tempo, che l'Isola di Sardegna era travagliata di -pestilenza, e per ciò non meno dal Conte di Castrillo, che dagli altri -Vicerè suoi predecessori s'eran pubblicati severi bandi, proibendo -ogni commerzio; ma capitato nel nostro Porto un Vascello procedente -da quell'Isola carico di soldatesche, o sia per trascuraggine de' -Guardiani del Porto, o perchè, in vece delle patenti di Sardegna, -si fossero esibite quelle di Genova, ovvero, che per non trattener -le soldatesche fosse così stato eseguito con particolar ordine del -Vicerè, gli si diede pratica. Non tardò guari, che ammalatosi uno de' -sbarcati, condotto nello Spedale dell'Annunziata in tre giorni se ne -morì, apparendo nel suo corpo minute macchie livide; poco da poi un -che serviva lo Spedale, assalito da un capogiro in ventiquattro ore -spirò; e poco appresso spirò anche la madre. Attaccatosi il malore -nelle vicine case, si vide in brevissimo tempo sparsa la contagione -ne' quartieri inferiori della città, e particolarmente nel Lavinaro, -Mercato, Porta della Calce ed Armieri. - -I Medici in questi principj ascrivevano ad altre cagioni tali -perniziosi effetti, chi a febbri maligne, chi ad apoplesie, e chi ad -altri mali; non mancò ad ogni modo, chi per più accurata osservazione -fattane, riputasse il morbo pestilenziale; ma pervenuto all'orecchie -del Vicerè, che costui andava pubblicando il male esser contagioso, fu -il Medico posto in oscuro carcere, dove ammalatosi ottenne per sommo -favore d'andare a morire in sua casa: donde gli altri medici fatti -accorti, proseguirono ad occultare la qualità del male. Ma questo -tuttavia crescendo, e spandendosi in altre contrade vicine alle già -dette, parve al Cardinal Filomarino Arcivescovo di dover avvertirne -il Vicerè, che non bisognava in cosa cotanto importante starsene così -ozioso e lento. Dispiaceva sommamente al Conte di Castrillo, che -insorgesse fama, esservi in Napoli pestilenza; poichè dovendo egli -spedire soccorsi di soldatesche per la guerra dello Stato di Milano, -travagliato tuttavia dall'armi del Re di Francia, questi rumori glie -l'avrebbon impediti; onde come poteva il meglio, proccurava, che -non si venisse a tal dichiarazione; con tutto ciò non potendo più -resistere alle continue mormorazioni, e tuttavia il malore crescendo, -fu costretto a far unire i più rinomati Medici de' suoi tempi, perchè -ne dessero parere. Costoro, o per ignoranza, o per timore, ovvero per -secondare le brame del Vicerè, non ardirono di dichiarare il morbo -per pestilenziale; ma sol consigliando, che s'accendessero fuochi per -tutte le contrade della città, e che si vietasse la vendita de' pesci -salati, uscirono da ogni briga. Ma altro che frasche vi volevano, -per far argine ad un così impetuoso torrente: il male incrudeliva -maggiormente; nè consiglio di Medico, nè virtù di medicina pareva che -valesse: ne morivano il giorno a centinaia, nè si scorgeva altro per le -strade che condurre Sagramenti agl'infermi, e cadaveri alle sepulture. -Spaventati gli animi de' cittadini, chi con umili supplicazioni, chi -in processioni confuse e numerose d'uomini e di donne, con donzelle -scapigliate, chi dietro allo immagini più venerate e chi in altre -guise cercava a Dio ed a' Santi pietà e ristoro a tante miserie e -desolazioni. Ma essi non accorgevansi, che affollati più strettamente -insieme tra la calca, e la pressura d'infinito numero di popolo -concorsovi, il malore prendeva più forza, e la morte recideva in uno i -colli di più migliaja di persone. - -S'accrebbe poi, e dilatossi più furiosamente il mortifero veleno, -quando presa tal opportunità, insorse voce, che _Suor Orsola -Benincasa_, donna che aveasi a que tempi acquistata fama di santissima -vita, non trovando per anche comoda abitazione per le Suore, avea -innanzi di morir profetizzato, che in tempo del maggior travaglio della -Città dovea farsi la fabbrica del suo Romitorio nella falda del Monte -di S. Martino; e credendosi, che con la costruzion d'un tal edificio, -sarebbe cessato il travaglio, il Vicerè fu il primo, che fattosi il -disegno e tirate le linee, andò a portarvi con le proprie mani dodici -cesti di terra: all'esempio del Capo, movendosi gli altri, gli Eletti -della città, e tutti i Cittadini a folla vi concorsero, non solo -somministrando denaro, ma l'opera eziandio delle loro proprie mani. Era -cosa di maraviglia il vedere uomini e donne, giovani e vecchi, nobili, -cittadini e plebei, spogliarsi de' migliori averi, ed offerirgli in -limosina per la costruzione di quell'Edificio, che dovea essere il -liberatore della loro Patria. Si erano nelle pubbliche strade poste -non già cassette, ma botti, le quali, poc'anzi vote, si vedevano in -un tratto piene di monete di rame, d'argento ed anche d'oro: le donne -istesse spogliatesi della lor natural vanità, si toglievano dalle dita -gli anelli, dagli orecchi i pendenti, e dal collo e dalle braccia -i monili, e quasi baccanti l'offerivano al sorgente Edificio, e ciò -che recava maggior stupore era, che persone di qualità mescolavansi a -gara ne' più vili esercizj, chi portando un cesto di chiodi, chi con -un fascio di funi, chi con un barile di calce, chi con pietre, chi -servendo per manuale a' fabbri, e chi in fine sopra le spalle caricarsi -di travi, con pericolo di mancare sotto il grave e pesante incarico. -Ma pari effetti seguirono da pari cagioni; mentre l'opra ferve, assai -più s'accende e si dilata il malore: l'unione di tanta gente, che a -gara tutt'ansante si sollecita, si travaglia, ed affolla concorrendo -da tutti li quartieri, fa sì, che il morbo, che prima era ristretto in -poche contrade, si spanda per tutto. Così mentre l'Edificio è quasi in -fine, la città rimane poco men che desolata. - -A stato di cose cotanto lagrimevole s'aggiunsero nuove confusioni e -disordini. Non mancavano de' malcontenti, misero avanzo de' passati -tumulti, li quali per risvegliar nuove sedizioni, andavan disseminando -nel Popolo, venir questo flagello non già da giusta ira di Dio, mandato -a correzione de' miseri mortali, ma procedere dalle vendicatrici -mani degli Spagnuoli, per esterminar la plebe, e prender vendetta -delle passate rivoluzioni: vedersi chiaro da' preceduti andamenti del -Vicerè, il quale avea tosto fatta dar pratica alle soldatesche venute -dall'appestata Sardegna, con essersi poi ingegnato di far occultare -il male, perchè ne' principj non si provvedesse d'opportuni rimedj: -lo confermavano con far riflettere, che per ciò non si vedevano -infettare le Fortezze guarnite di lor presidio, nè i quartieri più alti -della città, abitati dagli Spagnuoli, ma solo i Rioni del Lavinaro, -Conciaria, Mercato ed altri luoghi più bassi, quasi tutti abitati -da gente minuta; e dopo aver tratti molti nel lor sentimento, si -avanzarono eziandio a far credere, che per la città andavano girando -persone con polveri velenose, e che bisognava andar di loro in traccia -per isterminarli. Così in varie truppe uniti andavan cercando questi -sognati avvelenatori, ed avendo incontrati due soldati del Torrione -del Carmine (affin d'attaccar brighe, che poi finissero in tumulti) -avventaronsi sopra di essi, imputandoli d'aver loro trovata addosso -la sognata polvere. Al romore essendo accorsa molta gente, per buona -sorte vi capitò ancora un uomo da bene, il quale con soavi parole e -moderati consigli gli persuadè, che dessero nelle mani della giustizia -uomini cotanto scellerati, affine, oltre del supplicio, che di lor -se ne sarebbe preso, si potesse da essi sapere l'antidoto al veleno -e con tal industria gli riuscì di salvarli; ma appena saputosi, che -que' due soldati uno era di nazione Franzese e l'altro Portoghese, ed -uscita anche voce, che 50 persone con abiti mentiti andavan spargendo -le polveri velenose, si videro maggiori disordini: poichè tutti coloro, -che andavan vestiti con abiti forastieri e con scarpe, o cappello, o -altra cosa differente dal comun uso de' Cittadini, correvan rischio -della vita. Per acchetar dunque la plebe bisognò far morire sopra -la ruota Vittorio Angelucci, reo per altro d'altri delitti, tenuto -costantemente dal volgo per disseminator di polvere. Ma nell'istesso -tempo fu presa rigorosa vendetta degl'inventori di questa favola: molti -di essi essendosene stati in oscure carceri condotti, cinque di loro in -mezzo al mercato su le forche perderono ignominiosamente la vita; ed in -cotal guisa furono i romori quietati. - -Intanto gli Eletti della città vedendo, che non solo il male spopolava -la Metropoli, ma che si spandeva ancora nelle province, fecer premurose -istanze al Vicerè, perchè dovessero porsi in uso i più forti e risoluti -rimedj; e dopo essersi più volte sopra ciò radunato il Consiglio -Collaterale, venne il Conte nella risoluzione di comandare alle Piazze, -che creassero una Deputazione particolare, alla quale egli dava per ciò -tutta l'autorità necessaria, assegnandole ancora per Capo D. Emanuele -d'Aghilar Reggente della Vicaria. La Deputazione diede la cura a' -Medici più rinomati di que' tempi, che osservassero non men gl'infermi, -che i cadaveri, facendone esatta notomia; onde ragunatisi insieme, -presidendo a questi il famoso _M. Aurelio Severino_, cotanto celebre al -Mondo per le sue opere di Filosofia e Medicina, che ci lasciò (morto da -poi ancor egli di tal mortifero veleno) fu conchiuso, che il male fosse -pestilenziale, e che si dovesse porre ogni cura negli ammalati, dal cui -contatto erano inevitabili le morti. - -Il Vicerè e la Deputazione s'affaticaron perciò a darvi quel miglior -riparo che si poteva: fu comandato, che si facessero le guardie in -tutte le città e terre del Regno, e che non s'ammettesse persona, senza -le necessarie testimonianze di sanità: che in ciascun Rione di Napoli -dovesse eleggersi un Deputato Nobile o Cittadino, al quale dovessero -rivelarsi tutti gli infermi di ciascun Quartiere: che gli ammalati -tocchi di pestilenza dovessero condursi nel Lazzaretto di S. Gennaro -fuori le mura: che coloro i quali avessero comodità di curarsi nelle -lor case, si chiudessero in esse: che niun Medico, Chirurgo, o Barbiere -partisse dalla città, ma attendessero alla cura degl'infermi, secondo -la distribuzione, che sarebbe stata fatta dalla Deputazione: che si -fossero tolti i cani e gli altri animali immondi che andavano per la -città, e si diedero altri salutari provvedimenti per far argine ad un -tanto inondamento. Ma riusciron vani ed infelici tutti questi rimedj: -il male vie più incrudelendo riempiè in un tratto tutti gli Spedali: -se ne costrussero dei nuovi, ma questi nè tampoco bastando, la gente -periva nelle porte delle case, nelle scale, e nelle pubbliche strade. -Mancarono eziandio le tombe ed i cimiterj; poichè il malore attaccatosi -non pure in tutti i quartieri, ma in tutte le case della città faceva -orribile e spaventosa strage: onde fu fama, che ne perissero otto e -diecemila persone il giorno: morivano non meno i Medici, i Chirurgi -e tutti coloro, che erano destinati alla cura del corpo, che i -Sacerdoti, ed altri Religiosi destinati a quella dell'anima. Non vi -era chi seppellisse gli estinti; onde i cadaveri giacevano nelle vie, -su le scale e nelle porte: le Confessioni si facevano pubbliche e -l'Eucaristia si portava agl'infermi senz'alcuno accompagnamento, e si -porgeva loro in una punta di canna: quelle case, che poc'anzi erano -aperte poco da poi si vedevano chiuse e desolate: da capogiri assaliti -taluni, che camminavano per la città, vedevansi improvviso cader morti -in mezzo alle piazze. I morti per la maggior parte rimanevano insepolti -dentro le case, o su le scale delle Chiese; ma era molto più grande -il numero di coloro, che restavano insepolti su le pubbliche strade, -e coloro che con molto favore e grandissima spesa erano seppelliti -dentro le Chiese, non avevano nè meno un Prete, che gli accompagnasse, -e l'esequie più solenni erano una semplice tavola, o al più una bara. - -In tanta confusione non rimaneva luogo a provvedimento alcuno, se non -che per lo puzzor grande dei cadaveri estinti, e perchè l'aria non -maggiormente si infettasse, si pensò unicamente a seppellire i morti: -se ne preser cura i Deputati e l'Eletto del Popolo, il quale da' casali -contorni fece venire intorno a centocinquanta carri; ed il Vicerè -v'impiegò a questi ufficj estremi da cento schiavi Turchi delle Galee. -Era cosa assai spaventosa ed orribile vedere strascinarsi per le strade -i cadaveri aggrappati con uncini, ed innalzarsi su i carri; e sovente -coi morti andar congiunti i semivivi creduti estinti. S'empirono le -grotte del Monte di Lautrech, dove poscia fu edificata una Chiesa -sotto il nome di _S. Maria del Pianto_: i cimiterj di S. Gennaro fuori -le mura; molte cave di monti, dond'erano state tagliate pietre per -fabbricare: il piano delle Pigne fuori la Porta di S. Gennaro; l'altro -davanti la Chiesa di S. Domenico Soriano fuori Porta Reale; e ciò -nemmeno bastando, sempre più le stragi avanzando, precisamente nel mese -di luglio, nel quale vi furono giorni, che il numero de' morti arrivò -sino a quindicimila, fu duopo consumar i cadaveri col fuoco, ed altri -finalmente buttarli in mare. - -Non meno nella Metropoli che nell'altre province del Regno accadevano -sì funeste e crudeli stragi. Toltone le province d'Otranto e di -Calabria ulteriore, tutte le altre rimasero disolate. Delle città -e terre, narrasi, che solamente Gaeta, Sorrento, Paola, Belvedere e -qualche altro luogo rimaser preservate. - -Ma ridotte le cose in questo infelicissimo stato, verso la metà -d'agosto, una impetuosa ed abbondante pioggia, temperò alquanto la -furia del malore: cominciò il mortifero veleno a cessare; niuno più -s'ammalò di tal morbo, e coloro, che n'eran tocchi, guarivano; in -guisa che alla fine del seguente mese di settembre, non si numerarono -più infermi in Napoli, che soli cinquecento. Si ripigliarono per tanto -dalla Deputazione i provvedimenti, e furono da quella dati vari ordini -per purgar le robe di quelle case, dove era stata la contagione, -ed altre istruzioni e metodi, affinchè non ripullulasse il male. -Passarono due altri mesi, e non s'intese altro sinistro accidente, onde -ragunatisi alquanti Medici, ch'eran scampati dal comune eccidio, fu a' -8 decembre su la testimonianza de' medesimi, solennemente dichiarata -Napoli libera da ogni sospetto. - -Nelle province s'andava ancora tuttavia scemando il malore, ma perchè -doveva essere opera di più mesi convenne mantener li rastelli alle -Porte della città e le guardie per evitar l'entrata a quelli, che -venivano da parte sospetta. Il Vicerè a questo fine sottoscrisse un -rigoroso Editto, col quale comandò sotto gravissime pene, che niun -forastiero fosse ammesso nella città senz'espressa sua licenza, -da darsi precedente visita, e parere dalla Deputazione. La Corte -Arcivescovile di Napoli, a richiesta del Vicerè, sottopose alle -censure Ecclesiastiche tutti coloro, che avessero occultate robe -infette o sospette di pestilenza, se non l'avessero fra certo tempo -rivelate e fatte purgare. Ma non mancò l'Arcivescovo, profittandosi -di queste confusioni, di avanzar un passo, e mescolarsi anch'egli -in queste provvidenze; poichè si fece lecito di pubblicare un altro -Editto consimile a quello del Vicerè, come se questo non bastasse per -obbligar anche gli Ecclesiastici all'osservanza, col quale comandava, -che niuno Ecclesiastico osasse entrare in Napoli senza sua licenza -in iscritto. Il Vicerè, per reprimere un così pernizioso attentato, -immantenente diede fuori un rigoroso comandamento, col quale ordinò, -che non s'ammettessero altre licenze, che quelle de' Ministri del Re, -a' quali unicamente apparteneva di preservare il Regno. Per la qual -cosa, essendosi frapposto il Nunzio, si sedarono presto le brighe, -con stabilirsi, che tutti gli Ecclesiastici, ch'entravano nella città, -avessero ubbidito agli ordini del Vicerè, e si fossero sottoposti alle -diligenze della Deputazione, e poscia, se volevano, fossero andati -a presentarsi ne' loro Tribunali. In cotal maniera si continuò a -praticare fino al mese di novembre del seguente anno 1658, nel qual -tempo essendosi pubblicate libere dalla contagione le città di Roma e -di Genova, fu aperto generalmente il commerzio, e tolti i rastelli e le -guardie. - -Si proseguì dal Vicerè a por sesto alle cose turbate della città e -del Regno: a provveder l'Annona, ed a reprimere l'ingordigia degli -artisti ed agricoltori rimasi, li quali per esser pochi, ed arricchiti -col patrimonio de' morti, o con difficoltà si riducevano a ripigliare -il lor mestiere, ovvero angariavan la gente ne' lavori, restituendo i -prezzi e le mercedi, siccom'eran prima della contagione. Si applicò -poscia il Conte a sollevare le Comunità del Regno, ordinando, che -quelle, ch'erano state tocche dalla pestilenza, non fossero molestate -per li pagamenti fiscali, ne' quali rimanevan debitrici per tutto -aprile del 1657, e che dal primo di maggio del medesimo anno avessero -contribuita la quarta parte meno di quello, che stavano tassate -nell'antica numerazione del Regno. Si resero da poi pubbliche e solenni -grazie a Dio ed a' Santi: su le Porte della città furon dipinte dal -famoso pennello del Cavalier Calabrese le immagini de' Santi Tutelari, -ed al B. Gaetano Tiene innalzate statue; ed allora nella piazza di -S. Lorenzo s'erse a questo Santo quella piramide, con sua statua di -metallo ed iscrizione, che ora si vede. - -Restituendosi tratto tratto il Regno delle precedute sciagure -nel pristino stato, non mancavano tuttavia al Conte altre moleste -occupazioni, nelle quali lo ponevan gli sbanditi, particolarmente -in Principato, ove si erano multiplicati, per la protezione, che -n'aveano preso alcuni Baroni; applicò per tanto i suoi pensieri a -severamente punire i protettori, ed a snidar li protetti da que' -luoghi; e perchè il suo governo così calamitoso ed infelice ricevesse -alquanto di conforto, il cielo riserbò negli ultimi mesi di quello, -che la Regina a' 28 di novembre del 1637 si sgravasse d'un maschio, -al quale fu posto nome _Prospero Filippo_, per cui si diede il -successore alla Monarchia. In gennajo del nuovo anno 1658, pervenne -in Napoli l'avviso, onde il Conte per ristorar anche i popoli dalle -precedute calamità, fece celebrare superbissime e magnifiche feste. -Ed essendo da poi a' 18 luglio del medesimo anno seguita l'elezione -di _Leopoldo_ in Imperadore, furon replicate in Napoli le feste e li -tornei. Ma appena ebbe finite le feste, che gli venne avviso, che il -_Conte di Pennaranda_, sbrigato dalla Dieta di Francfort, dove come -Ambasciadore estraordinario del Re era intervenuto alla coronazione -di Leopoldo, era stato destinato per suo successore. Essendo pertanto -giunto il Pennaranda in Napoli a' 29 di dicembre, fu duopo al Conte, a' -11 gennajo del nuovo anno 1659, deporre nelle di lui mani il governo. -Ci lasciò egli molte savie ed utili _Prammatiche_, fra le quali fu la -pubblicazion della grazia, che il Re fece al Baronaggio ed al Regno, -allargando la successione de' beni feudali per tutto il quarto grado, -con facoltà d'istruire majorati, e fedecommessi ne' feudi, dentro i -gradi della succession feudale; e diede altri provvedimenti, che sono -additati nella tante volte riferita _Cronologia_; e quantunque il suo -infelice governo non gli avesse permesso di lasciar a noi memoria -alcuna della sua magnificenza, pure egli fu, che facendo abbattere -molte case, ridusse in isola il palagio regale, e fece porre tutti i -ritratti de' Capitani Generali del Regno nella sala de' Vicerè. - -Parve, che colla venuta del _Pennaranda_ il nostro Reame cominciasse -a ristorarsi de' passati mali, e cessando tante calamità di più -travagliarlo, ripigliasse le proprie sue sembianze; ond'essendo fin qui -durate le sue sciagure, termineremo ancor noi qui il libro, ponendo tra -questo ed il seguente sì distinti confini, affinchè gli avvenimenti, -che seguiranno, non siano contaminati da' precedenti infelici e -lagrimevoli successi. - - - FINE DEL LIBRO TRENTESIMOSETTIMO. - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMOTTAVO - - -Avventurosi furono i principj del Governo del _Conte di Pennaranda_, -non solo per la tranquillità restituita nel nostro Regno, ma per la -felicità della pace, che maneggiata lungamente tra le due Corone, -venne ora ne' Pirenei a conchiudersi da' due Favoriti, dal Cardinal -Mazzarini per la Francia, e da D. Luigi di Haro per la Spagna. -Facilitò la conchiusione l'esser nato al Re Filippo IV il secondo -figliuolo, per la natività del quale pareva, che maggiormente si fosse -allontanata la successione della Monarchia nell'Infanta D. Maria Teresa -d'Austria, figliuola del primo letto del Re Filippo. Ambivano questi -due Favoriti di esser creduti autori d'una pace cotanto da' popoli -sospirata, siccome erano stati prima riputati istromenti delle tante -calamità della guerra; e per ciò ricusavano qualsisia mediazione, ed -in particolare quella del Pontefice Alessandro VII, resosi poco grato -ad amendue le Corone. Concertatesi adunque le principali condizioni, -che consistevano nel matrimonio dell'Infanta col Re Luigi XIV, e -nel ritenersi la Francia una parte delle conquiste, rilasciandone -l'altra, convennero questi primi Ministri di trovarsi a' Pirenei per -istipulare e suggellar il trattato. Si mosse pertanto il Mazzarini -da Parigi, il quale per cammino ricevè da Madrid l'approvazione del -concertato; ma giunto a' confini trovò, che gli Spagnuoli, anche nel -discapito della fortuna, vollero sostenere il rigor del posto; poichè -D. Luigi di Haro, ancorchè dovesse cedere alla dignità Cardinalizia, -pretese però, uguagliandosi nel Ministerio, di sostenere la parità col -Mazzarini, e con tratti d'ingegno nel negoziar tal competenza proccurò -di superarlo; poichè fu trovato espediente nell'Isoletta chiamata De' -Fagiani del picciol fiume Vidasso, noto, e non per altro famoso, se -non perchè divide i due Regni, di fabbricarvi una casa di legno, in -cui entrando dalla parte sua per un ponte ogni uno de' Ministri, si -trovassero ambedue in una sala comune. Quivi adunque entrati tennero -moltissime conferenze, e dopo essersi lungamente dibattuto intorno -all'inclusione in questa pace di Portogallo, ed alla restituzione del -Principe di Condè nel Regno di Francia, ne' suoi beni e nelle cariche: -finalmente rimaso escluso il Portogallo, ed accordata la reintegrazione -al Principe, fu il trattato di pace sottoscritto a' 7 di novembre -di quest'anno 1659 dai due Ministri, e solennizzato con reciprochi -amplessi e con giubilo degli astanti, il qual si diffuse con indicibile -allegrezza per tutti i Regni delle due Corone. - -I capitoli di questa pace furono in gran numero, ed i primi, con -lunghe ed affettuose espressioni, contenevano in ristretto le -solite condizioni di reciproca reintegrazione de' beni, onori, -dignità e beneficj a tutti i sudditi dell'una e l'altra parte, -così Ecclesiastici come Secolari, che avessero seguitato il partito -contrario, includendovi nominatamente i Napoletani, Catalani ed il -Principe di Monaco; ed altri parimente se ne accordarono intorno al -riaprire il commercio fra le due nazioni. Il più principale fu il -matrimonio stabilito con dote di cinquecentomila ducati tra l'Infanta -D. Maria Teresa col Re Luigi, rinunziando però l'Infanta nella forma -più solenne, anche in considerazion della pace, e perchè queste due -Corone per qualunque avvenimento non potessero unirsi insieme in un sol -capo, alle ragioni di succedere nella monarchia di Spagna. S'accordò, -che delle conquiste restasse alla Francia tutta la provincia d'Artois, -eccetto S. Omer ed Aire con le loro dipendenze. In Fiandra continuasse -quella Corona nel possesso di Gravelines, Borburg, S. Venant, de' Forti -annessi e di tutto ciò che apparteneva a que' luoghi; come nell'Ainaut -di Landrecies e Quesnoy, nel Lucemburg di Tionville, Damvillers, Juoy -ed altri luoghi occupati di minore momento. Restava pure alla Francia -Perpignano con li contadi di Rossiglione e Conflans, quella parte però -che giace di qua da' Pirenei; deputandosi reciprocamente Commessarj per -assegnare i confini. - -La Francia restituiva la Bassee e Vinoxberg, in cambio però di -Mariemburg e Filippeville, che la Spagna cedeva; ed in oltre rendeva -Ipri, Oudenarde, Dixmude, Furnes, le terre sopra il Fiume Lis, alcuni -castelli nella contea di Borgogna; Valenza e Mortara in Italia; Roses -e Cadagues in Ispagna, con tutto ciò che si trovava di là de' Pirenei. -La Spagna pure rendeva Linchamp, ed in oltre lo Sciatelet e Rocroy dal -Principe di Condè possedute. Rinunziava le pretensioni sopra l'Alsazia -e sue dipendenze, già dall'Imperadore nel trattato d'Osnabrug a' -Franzesi cedute. - -Quanto al Lorena, se egli voleva entrar nella pace, si rimetteva il -Duca nel possesso degli Stati, demolito Nancy, con restar alla Francia -Mortmedy, il Ducato di Bar, Clermont, Stenè, Dun e Jametz, ed il passo -aperto alle truppe per andare in Alsazia. - -A Savoja rimetteva la Spagna Vercelli; al Principe di Monaco i suoi -beni; ed il trattato di Chierasco si confermava. - -Modena si comprendeva, ritirando gli Spagnuoli da Coreggio il presidio, -e passando tra' predetti Duchi e la Spagna varie pretensioni per -doti, assegnamenti, ed usufrutti, si rimettevano queste ad amicabile -composizione, come pure le differenze, che per la Valtellina potessero -insorgere con li Grigioni. - -Il Papa doveva esser sollecitato dai due Re a render ragione alla Casa -d'Este per le Valli di Comacchio, ed assegnar tempo congruo al Duca di -Parma per la ricuperazione di Castro. - -Finalmente non furono ommesse tutte le clausole più solenni e -stringenti, per consolidare una pace perpetua, e divertire le discordie -nell'avvenire. Ciò stabilito, partirono i Ministri dalla conferenza, -e la corte di Francia, ch'era in Tolosa, si trattenne in Linguadoca e -Provenza tutto l'inverno, sino che venne non solo la ratificazione di -Spagna, ma che la Sposa col padre arrivasse a' confini. - -Fu questa pace pubblicata solennemente da per tutto per consolare i -Popoli; ed in Napoli ne pervenne l'avviso nell'entrar del nuovo anno -1660 avendo poco da poi il Re Filippo con suo dispaccio de' 10 febbrajo -comandato, che quivi si pubblicasse, siccome con solenne cerimonia -fu fatto a' 6 d'aprile avanti il regal Palagio. Comandò ancora il -Re con suo particolar rescritto, che si pubblicasse il perdono di -tutti coloro, che avevano seguito il partito franzese, siccome fu poi -dal Vicerè eseguito a' 11 gennajo del seguente anno 1661, e furono -reintegrati nel possesso de' loro beni il Principe di Monaco, ed il -Duca di Collepietra. Furono ancora celebrate solenni e magnifiche feste -per la pace, e per lo matrimonio dell'Infanta col Re Luigi, seguito -già ne' 29 del mese di giugno di quest'anno 1660, le quali furono -poco da poi replicate per l'altra pace conchiusa tra' Principi del -Settentrione. Solo il Regno di Portogallo rimase escluso ne' trattati -di questa pace; onde gli Spagnuoli rivoltarono i loro pensieri per -riunirlo alla Corona, e s'accinsero ad unire formidabili eserciti per -domare i Portoghesi. - - - - -CAPITOLO I. - -_Il CONTE DE PENNARANDA manda dal Regno soccorsi per l'impresa di -Portogallo: reprime l'insolenze dei banditi; e festeggia la natività -del PRINCIPE CARLO e le nozze dell'Imperador LEOPOLDO con MARGHERITA -d'Austria figliuola del Re: parte indi dal Regno, essendogli dato -successore._ - - -La guerra di Portogallo proseguita dagli Spagnuoli, ma con infelici -successi, obbligò il Pennaranda a spedir dal Regno nuovi soccorsi: fece -pertanto nel mese di maggio di quest'anno 1660, sopra dodici Vascelli -comandati dal Principe di Montesarchio, imbarcar 1000 Alemanni, e -800 Napoletani sotto il comando del Maestro di Campo D. Emmanuele -Caraffa. Partirono ancora dal nostro porto sette Galee di Napoli e di -Sicilia verso il Finale per imbarcare le soldatesche, che calavano dal -Milanese, per traghettarle in Ispagna; e nel seguente anno 1661, si -mandarono altri 400 soldati sopra tre galee di Sicilia, ed altrettante -della Squadra di Napoli. Nel 1662, vi furono spediti 800 fanti, -comandati dal Maestro di Campo D. Camillo di Dura sopra otto galee -delle mentovate due squadre; e nel 1663, sopra quattro Vascelli della -Squadra del principe di Montesarchio, furon spediti 1800 Napoletani -sotto il comando del Maestro di Campo Paolo Galtiero. - -Resero ancora alquanto torbido il governo del Conte gli fastidiosi, -ed insolenti banditi, li quali a questo tempo con ladrocinj e ruberie -disertavano le campagne, tenevano in continui timori le città e le -terre abitate, e toglievan loro la comunicazione ed il traffico: -giunse la loro audacia a svaligiare spesse volte i Regj Procacci e ad -arrestare qualunque ancorchè illustre personaggio, ponendo mano sino a' -Ministri del Re; e chiunque capitava nelle lor mani era costretto dopo -molti tormenti e strazj, a ricomprare la libertà con somme immense di -danaro; era in fine la loro insolenza giunta a tale, che spingevano le -loro scorrerie sino alle porte di Napoli. - -A riparar disordini sì gravi applicò il Vicerè i suoi pensieri; onde -spediti ne' due Apruzzi, ne' due Principati e nell'altre Province, -Presidi risoluti e di coraggio, furon molti di questi ribaldi presi, -altri uccisi in campagna e de' presi alcuni lasciarono la vita in -su le forche, altri furon condennati durante la lor vita a remare, -e moltissimi ottennero il perdono con legge d'andar a servire il Re -nelle guerre di Portogallo. Ma tanta applicazione e rigore non era -sufficiente per la protezione, ch'aveano d'alcuni potenti Baroni; -onde fu duopo al Conte pubblicar rigorose Prammatiche contro i loro -Ricettatori e Protettori. - -Turbarono non poco il suo governo eziandio i tanti duelli seguiti a' -suoi tempi tra' Nobili e li furti delle suppellettili e vasi sagri in -alcune Chiese; onde con rigorosi editti rinovò le Prammatiche stabilite -da D. Pietro di Toledo e dal Conte di Monterey contro i duellanti -e dichiarò, che a' provocati a duello, ricusandolo, non potesse -attribuirsi nota di viltà e d'infamia: contro i sacrilegi fu usato -estremo rigore, e fatte severe esecuzioni di morte. - -Ma furono queste cure moleste di gran lunga compensate, per la natività -del Principe _Carlo_, dato alla luce dalla Regina Maria Anna d'Austria, -seconda moglie del Re Filippo a' 6 novembre di quest'anno 1661, e tanto -più il parto fu desiderabilissimo quanto che il Principe _Prospero_ era -già morto, ed il Re erasi veduto di nuovo in timore di poter mancare, -senza lasciar di se prole maschile. Pervenne l'avviso in Napoli nel -sesto giorno del seguente dicembre; onde furon quivi celebrate feste -magnifiche con grandi apparati ed illuminazioni, e degne d'un così -felice avvenimento, che furon continuate nel principio del nuovo anno -1662. Non molto da poi, essendosi a' 25 d'aprile del nuovo anno 1663, -conchiuso il matrimonio tra l'Infanta Margherita figliuola del Re -coll'Imperador Leopoldo, furono ancora dal Pennaranda ordinate feste ed -illuminazioni. - -Mentre il Conte era per continuar il rimanente del suo Governo in -riposo, gli venne avviso, che dalla Corte gli era stato dato il -successore. Fu questi il _Cardinal d'Aragona_, il quale trovandosi -Ambasciadore del Re in Roma, essendo stato spedito per quella Corte -D. Pietro d'Aragona suo fratello per occupar la sua carica, fu egli -destinato al Governo di Napoli e fu comandato al Pennaranda, che -partisse per Madrid, per occuparvi il posto di Presidente del Consiglio -d'Italia. Fu pubblicata in Napoli la venuta del Cardinale a' 10 -d'agosto di quest'anno 1664, e furono spedite cinque galee in Nettuno, -dov'erasi portato, per quivi imbarcarsi, e pervenne egli a Mergellina -a' 27 del medesimo mese. Il Conte partì a' 9 di settembre, lasciando di -se un grandissimo desiderio, per la sua pietà, affabilità e limpidezza, -e per la somma avversione, che avea ad ogni sordidezza, tanto che -lasciò fama, che rade volte, o non mai addiviene, d'aver lasciato il -governo di Napoli con qualche debito. - -Ci lasciò 14 Prammatiche, tutte savie e prudenti, per mezzo delle -quali provvide alla pubblica Annona: fu terribile contro i duellanti, -e contro gli portatori d'arme, e spezialmente delle spade con foderi -tagliati: vietò a tutti i Ministri l'amministrazione de' Baliati, -Tutele e d'esser Procuratori de' Baroni e Feudatarj del Regno; e diede -altri provvedimenti, che vengono additati nella rammentata _Cronologia_ -prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche. - - - - -CAPITOLO II. - -_Governo di D. PASCALE CARDINAL D'ARAGONA._ - - -La troppa indulgenza, ed affabilità del Conte di Pennaranda avea -alquanto fra noi rilasciata la disciplina, ed avea parimente non poco -pregiudicato al decoro della giustizia: i delitti eran frequenti e -spezialmente gli omicidj per la facilità e comodità, che ne davano -le armi corte da fuoco, e per l'usanza a questi tempi introdotta di -vestire alcuni con abiti chericali, corti e larghi, chiamati mezze -sottane, le quali somministravano il modo di nasconder queste armi e -di portarle impunemente per la città. Applicò per tanto il Cardinale, -ne' principj di questo suo Governo, l'animo a pubblicar rigorosi editti -contro costoro, ed alla sollecita punizione de' delinquenti: fu dato -bando a tutti i vagabondi, comandando, che fra tre giorni sgombrassero -dalla città: fece far terribili esecuzioni di giustizia; fece impiccar -nel suo arrivo un'adultera col suo drudo, per morte data all'innocente -marito: fece morir su le forche, più ladri più omicidi, e moltissimi -furon condennati a remare. - -Ma con tutto ciò, tanti rigori e severità del Cardinale non bastavano a -poter frenare una Città così corrotta. Alcuni si sottraevano da' dovuti -castighi colla fuga, altri col privilegio del Foro Chericale e molti -coll'immunità delle Chiese, la quale sempre più dagli Ecclesiastici -ampliandosi, è perpetua cagione di continue brighe tra i due Fori; -quindi, come altrove fu detto, fu di mestieri spedir in Roma il -Consigliere _Antonio di Gaeta_ per ottener qualche riforma agli abusi -di tal pretesa immunità; ma riuscendo la missione inutile, si rimase -negli antichi disordini. - -Non furono meno molesti ed insolenti, con tutti questi rigori, gli -sbanditi, li quali, appoggiati alla protezione di potenti Baroni, -infestavano le pubbliche strade, rubando, riducendo molti in cattività, -nè rilasciandogli se non con ricatti di grossissime somme, e talora, -anche dopo averli straziati, barbaramente uccidendogli. I duellanti si -fecero ancora sentire, nonostante le severe proibizioni e le rigorose -pene imposte contro essi. Ma una nuova malizia inventata dai mercatanti -in tempo di questo Governo, turbò ancora non poco il traffico e la -pubblica fede. Costoro con fallimenti frodolenti, dopo avere riscosse -somme importanti da chi in essi fidava, a man salva rubavano, e cotali -fallimenti eran fatti così frequenti, che erano passati in usanza -appresso quasi tutti i negozianti. Per estirpar un così pernizioso -abuso, il Cardinal d'Aragona pubblicò una Prammatica, colla quale -sottopose a pena di morte i mercadanti frodolentemente falliti, e -comandò, che dovessero dichiararsi fuor giudicati, se fra quattro -giorni non comparivano; e la medesima pena volle, che s'eseguisse -contro agli occultatori dei loro beni e contro a tutti coloro, che si -fingessero loro creditori, quando non lo fossero: vietò parimente a' -Giudici di poter loro concedere salvicondotti, o moratorie di sorte -alcuna, ancor che vi concorresse il consenso, non solamente della -maggior parte, ma anche di tutti i creditori. - -Mentre che il Cardinale era tutto inteso a dar riparo a questi -disordini, ed a restituire la caduta disciplina a qualche buono stato, -pervenne in Napoli, in ottobre del 1665, la funesta novella della morte -del Re Filippo IV, il quale lasciando il _Principe Carlo_ in età di -quattro anni, lo raccomandò sotto la tutela ed educazione della Regina -sua madre, alla quale parimente fu dal medesimo lasciata la reggenza -della monarchia; ma come donna ed inesperta delle cose appartenenti al -governo, fu dal Re nel suo testamento istituita una Giunta, che dovea -comporsi, fra gli altri, dell'Arcivescovo di Toledo, dell'Inquisitor -Generale, del Presidente di Castiglia e del Cancelliere di Aragona: -comandando, che se venisse alcuno a mancare di questi quattro, gli -fosse succeduto colui, ch'entrava nel ministerio di quella carica, che -dal morto lasciavasi. Avvenne, che nel medesimo giorno, che mancò il Re -Filippo, spirasse anche il Cardinal Sandoval Arcivescovo di Toledo; la -Regina Reggente, dovendo dargli successore, nominò all'Arcivescovado di -Toledo il Cardinal d'Aragona nostro Vicerè; per la qual cosa, essendo -in dicembre del medesimo anno giunto l'avviso in Napoli della sua -promozione a quella Cattedra, avendo prima fatto acclamare in Napoli -il _Re Carlo II_, e fatte celebrare pompose esequie al Re Filippo, si -dispose alla partenza per la Corte di Spagna, dove veniva chiamato, non -solo per governar la sua Chiesa, ma ad esser a parte del governo della -monarchia nella Giunta, in luogo del Cardinal Sandoval Arcivescovo di -Toledo suo predecessore. Fu all'incontro sustituito al Cardinale nel -Governo di Napoli _D. Pietr'Antonio d'Aragona_ suo fratello, il quale -si trovava allora in Roma Ambasciadore del Re Cattolico presso il -Pontefice Alessandro VII. - -Ritardò l'Aragona la sua venuta in Napoli per cagion dell'orrido -inverno, che impediva al fratello la navigazione per Ispagna, -differendola insino ad aprile del nuovo anno 1666. Ed intanto -essendogli state spedite del Pontefice le Bolle, volle quivi farsi -consegrare Arcivescovo: fu commessa la consegrazione all'Arcivescovo -d'Otranto, dal quale insieme colli Vescovi di Pozzuoli, di Menopoli e -d'Aversa, con le consuete cerimonie, fu a' 28 febbrajo del medesimo -anno consegrato nella Chiesetta di S. Vitale, detta comunemente di -S. Maria delle Grazie, della Diocesi di Pozzuoli, e soggetta a quel -Vescovo, posta fuori della Grotta, che conduce a Pozzuoli. Concorsevi e -per cagion del personaggio e per la rarità della funzione, rade volte -veduta in Napoli, infinito Popolo, ed un gran numero di Nobili e di -Magistrati; onde D. Benedetto Sanchez De Herrera Vescovo di Pozzuoli, -perchè a' posteri ne rimanesse memoria, fece nella medesima Chiesetta -porre un marmo con iscrizione, dove un cotal atto si legge. - -Giunse finalmente in Napoli D. Pietro Antonio di Aragona a' 3 -d'aprile, ricevuto con gran pompa dal Cardinal suo fratello, il quale -agli 8 del medesimo mese depose il governo nelle mani del Consiglio -Collaterale; ed agli 11 s'imbarcò per la volta di Spagna accompagnato -dagli Eletti della città, li quali lo pregarono, che andando egli a -sedere al governo della Monarchia, tenesse protezione di questi Popoli, -ed egli cortesemente assicurogli, che così avrebbe fatto. Partì il -Cardinal d'Aragona, dopo aver governato il Regno diciannove mesi, non -potendo in così breve tempo lasciarci di se altra memoria, che cinque -sole Prammatiche, per le quali, oltre d'avere severamente puniti i -mercatanti frodolentemente falliti, comandò, perchè la città si tenesse -monda e per li danni che cagionavano, che tutti i porci di qualsivoglia -persona, che andavan vagando per le piazze della città, si cacciassero -via, nè si permettesse un così stomachevol abuso: rinovò ancora i -divieti a Ministri, che non potessero amministrar tutele, baliati, o -eredità di particolari persone e diede altri provvedimenti, che sono -additati nella tante volte rammentata _Cronologia_ prefissa al tomo -primo delle nostre Prammatiche. - - - - -CAPITOLO III. - -_Morte del Re FILIPPO IV, suo testamento e leggi che ci lasciò._ - - -Il Re Filippo IV nonostante la pace fatta ne' Pirenei con la Francia, -fu sempre involto in calamità, ed aggravato da malinconici pensieri e -da moleste apprensioni. Egli non potè dissimulare allora il discontento -di aver a fermare una pace cotanto svantaggiosa per la Spagna, e sopra -ogni altro il trafisse la considerazione, che per quel matrimonio -era stato costretto a consegnare a' suoi naturali nemici il più -caro pegno della sua casa, presagendo (quel che da poi a nostri dì -è convenuto vedere) i pericoli, ed i futuri danni; tanto che tutto -malinconico, e poco men che piangente, era solito esclamare, che la -Francia sopra il duolo della Spagna avrebbe dovuto festeggiare la di -lei miseria. Le infelici spedizioni di Portogallo lo tennero da poi -in continue agitazioni: poichè i Portoghesi negli estremi pericoli, -avendo date l'ultime pruove della loro fortezza, aveano più volte -battuti i Castigliani, ed avendo data per moglie al Re d'Inghilterra -la sorella del Re Alfonso, succeduto al Re Giovanni suo padre, con -ricchissima dote e con la Piazza di Tanger, si disponevano ad una più -forte ed ostinata difesa. Da così molesti e gravi pensieri afflitto, -nei principj di settembre dell'anno 1665 s'infermò, e dopo brevi giorni -d'acuta febbre a' 17 del medesimo mese chiuse gli occhi, lasciando di -se e della Regina Marianna d'Austria sua moglie il Principe Carlo, in -età infantile di quattro anni. Volle negli ultimi momenti vederlo, -a cui con voce fiacca augurò tempi prosperi e Regno del suo più -fortunato. - -Nato Filippo agli 8 aprile del 1665 giovanetto ancora si vide erede, -per la morte del padre accaduta nell'ultimo giorno di marzo del 1621, -della più potente Monarchia d'Europa, ma posto nel lubrico dell'età -e del comando, dato in preda a' piaceri del senso, si lasciò rapire -l'autorità ed il governo dall'arte del Favorito. Vide egli per ciò, -per lo violento governo de' suoi Ministri, sollevate le Province, -ed i Regni in rivolta, oltre le gravi percosse, che rilevò dall'armi -nemiche; e quando, scosso da' colpi delle disgrazie, e da' sospiri de' -sudditi, allontanò l'odiato autor dei travagli, non si trovò con quel -vigor d'animo e quella sperienza, che richiedeva la mole degli affari: -onde ricadde subito sotto la tutela d'altro Ministro più cauto, ma non -men assoluto; ed appena dalla morte di costui ne fu sciolto, ch'egli -pure morì tra le afflizioni, nelle quali avea quasi sempre vivuto. -Tra le disavventure conservò egli nondimeno una costanza di animo -maravigliosa, amò la giustizia e sopra tutto nella pietà fu singolare. - -Letto il suo testamento, si vide aver istituito erede Cario; al quale, -se mancasse senza prole, sostituiva Margarita seconda sua figliuola, -destinata per isposa all'Imperador Leopoldo, ed i figliuoli di lei; e -se premorisse questa, o riuscisse il suo matrimonio infecondo, chiamava -alla successione l'Imperadore. In ultimo luogo ammetteva il Duca di -Savoja, esclusa sempre la sua figliuola primogenita Regina di Francia, -se non in caso, che restando vedova e senza prole, ritornasse nei Regni -paterni, e con assenso degli Stati si maritasse con alcun Principe -della Casa. - -Rimanendo il successore infante, e la Regina considerata come -straniera, giovane, e nel governo inesperta, lasciando a lei la tutela -e l'educazione di quello, e la Reggenza della Monarchia le stabilì -un Consiglio a parte, dagli Spagnuoli chiamato Giunta, composto -dell'Arcivescovo di Toledo, dell'Inquisitor Maggiore, del Presidente -di Castiglia, del Cancellier d'Aragona, del Conte di Pennaranda e del -Marchese d'Aytona. Erano i quattro primi nominati non a contemplazione -della qualità de' soggetti, ma delle cariche, e perciò, come si disse, -nell'istesso giorno che il Re morì, essendo spirato il Cardinale di -Sandoval, che reggeva la Chiesa di Toledo, la Regina la conferì al -Cardinal d'Aragona, e poichè costui si trovava Inquisitor Maggiore, gli -sostituì in questa carica il P. Everardo Nitardo, nato in Germania, -Gesuita, che regolava, non men a guisa di arbitro, la volontà della -Regina, che come Confessore la sua coscienza, il quale, dopo aver -governato per molti anni in questa Giunta, ottenne parimente la dignità -di Cardinale. - -Pervenne l'avviso della morte del Re in Napoli ai 13 ottobre, con -lettere del Marchese della Fuente, Ambasciador Cattolico in Francia, -ma convenne al Cardinal d'Aragona Vicerè tenerla celata, fin che dalla -Corte di Spagna non giungessero i dispacci. Prima il Cardinale con -pubblica celebrità e cavalcata fece acclamar il novello Regnante, con -far coniare alcune monete, chiamate dal suo nome _Carlini_, ch'egli -andava spargendo per le pubbliche strade per dove cavalcando passava. - -Dopo l'acclamazione, cominciossi ad udire il mesto suono delle campane, -e si vide la città piena di duolo e di lagrime, piangendo la morte -del defunto Re. La Corte del Vicerè, la Nobiltà, i Magistrati, gli -Ufficiali, i Curiali e Mercatanti, in fine, toltane la gente minuta, -non vi fu persona d'onesta condizione, che non vestisse a bruno. Ricevè -il Vicerè le visite di duolo da Titolati e Cavalieri, da' Magistrati, -dagli Ufficiali Militari, da' Ministri di stranieri Principi, da -Superiori delle Religioni, ed anche dal Cardinal Acquaviva, il quale -trovandosi in Napoli, passò col Vicerè il medesimo ufficio, e vestì -per tutto il tempo che vi dimorò, l'abito pavonazzo. Solo il nostro -Cardinal Arcivescovo non volle accompagnare il comune dolore, e -si guardò come dalla peste, d'andar giammai in palazzo, fingendo -indisposizioni e malattie. Egli non voleva contravvenire a certi suoi -cerimoniali, delli quali era cotanto zelante, che nè disordini, nè mali -più gravi, che da tali inurbanità e poco rispetto ne potessero seguire, -lo potevano ritrarre per un pelo a non esattamente eseguirli; diceva -non esser egli a ciò obbligato, nè convenire a lui, come Pastore, usare -con la sua Corte vestimenti lugubri. - -Per non esporsi per ciò il Vicerè a nuove cerimoniali brighe, dopo -essersi per nove giorni celebrati i funerali nella Cappella del Regal -Palagio, ed in molte altre Chiese, si disposero le pubbliche esequie, -lasciato il Duomo, nella Regal Chiesa di S. Chiara, ove fu eretto un -magnifico Mausoleo, e per l'invenzione dell'opera fu data la cura al -Consigliere _D. Marcello_ Marciano, il quale altresì si prese il carico -degli Epitafi e delle Iscrizioni, siccome per le dipinture se ne diede -il pensiere al famoso Luca Giordano. Disposta la pompa ed i lugubri -apparati, furono celebrate l'esequie il giorno 18 di febbraio del nuovo -anno 1666 con gran solennità e magnificenza, e perchè ne rimanesse fra -noi sempre viva la memoria, il Consigliere _Marciano_ volle minutamente -descriverle in un suo particolar libro, ch'egli diede alla luce, -intitolato le _Pompe funebri dell'Universo_. - -Il Re Filippo nel suo lungo regnare, cominciando da' 6 aprile del 1621, -insino a' 4 d'agosto del 1664, stabilì per nostro governo più di 50 -leggi, le quali ei dirizzò a' suoi Vicerè, che per lui amministrarono -il Regno: diede egli per quelle a noi molti salutari provvedimenti, -li quali, per non tesserne qui un lungo e nojoso catalogo, possono -con facilità vedersi ne' volumi delle nostre Prammatiche, venendo -additate, secondo i tempi, ne' quali furono stabilite, nella tante -volte rammentata _Cronologia_ prefissa al primo tomo delle medesime. - - - - -CAPITOLO IV. - -_Stato della nostra Giurisprudenza nel Regno di FILIPPO III e IV e de' -Giureconsulti ed altri Letterati che vi fiorirono._ - - -La Giurisprudenza presso di noi, così ne' Tribunali, come nelle -Cattedre, non prese a questi tempi nuove forme, ma continuò, siccome -per lo passato, ad esser maneggiata da' Professori nel Foro con modi -inculti, e da' Cattedratici all'usanza delle altre Scuole, senza che -l'erudizione vi avesse ancora posto piede. Ma il numero de' Professori -fu assai maggiore e molto più degli Scrittori, i quali compilarono -a questi tempi tanti trattati, consigli, allegazioni, ed altre opere -legali, che se ne potrebbe formare una mezza libreria. Il lor numero -crebbe tanto, che delle loro opere, che diedero alla luce, non se -ne può ora tener più conto, essendo infinite; onde saremo contenti -di nominarne alcuni i più famosi, che dieder saggio per le opere -lasciateci, quanto in Giurisprudenza intendessero; e se bene ve ne -fiorissero altri di non inferior dottrina, anzi a molti di costoro -superiori, conoscendo nondimeno di quante parti sia di mestieri esser -fornito colui, che intende dar fuori li parti del suo ingegno, forse -con miglior consiglio stimarono di non esporre le loro fatiche alla -pubblica luce del Mondo. - -È veramente cosa da notare, che con tutto che il Regno si fosse veduto -per tante rivolte, per tante calamità e disordini, così miseramente -travagliato, ed involto in tante sciagure; ad ogni modo il numero -dei nostri Professori non solamente non si vide scemare, ma tanto -più crescere e moltiplicarsi. Ma non parrà ciò cosa strana a chi -considera, che per questo istesso, che le cose furono in rivolta, che -i disordini crebbero, che i vizj, le malizie e le frodi abbondarono, -perciò doveano crescere i Professori e' Curiali, de' quali allora si -avea maggior bisogno. Dove sono molte infermità è di mestieri, che -vi siano molti medici, così corrotta la disciplina, è duopo, che si -ricorra alle leggi, ed a' Professori di quelle, per far argine a più -gravi disordini, come si possa il meglio. - -Fra tanti merita il primo luogo _Scipione Rovito_. Nacque egli in -Tortorella picciola terra della provincia di Basilicata; e venuto in -Napoli, essendo di tenue fortuna, visse quivi in umilissimo stato, -esercitandosi ne' nostri Tribunali da Procuratore: ma essendo uomo di -molta fatica nello studio legale, puntuale e d'integrità di costumi, -cominciò a poco a poco a difender qualche causa; e diede poscia in -luce i suoi primi _Commentarj_ sopra le Prammatiche, ne' quali non -isdegnò, in que' principi, di ponere il nome della sua Patria, come -che poi nella seconda edizione si chiamasse Napoletano. Preso per ciò -qualche nome, si pose in riga d'Avvocato, e patrocinò molte cause de' -primi Signori del Regno, come si vede da' suoi _Consigli_, e fece per -conseguenza nobil acquisto di fama e di ricchezze. Fiorirono ancora a' -suoi tempi tre altri celebri Avvocati, _Gio Battista Migliore_ (quegli -che, come altrove si disse, fu mandato in Roma dal Cardinal Zapatta -Vicerè al Pontefice Gregorio XV per affari di Giurisdizione). _Ferrante -Brancia_, nobile di Surrento, che morì vecchio Reggente, e _Camillo -Villuno_, li quali insieme con Scipione Rovito nell'anno 1612 dal Conte -di Lemos, successore del Conte di Benavente, furon fatti Consiglieri, -unicamente per la lor dottrina e merito, senza che n'avessero avuta -alcuna antecedente notizia. Nel tempo, che il Rovito fu Consigliere, -acquistò fama non men di dotto, che di savio e prudente; onde come si -è veduto ne' precedenti libri, non v'era affare di momento, che a lui -non si commettesse. Passò poi Presidente in Camera, e dopo alquanti -anni nel 1630 fu promosso alla suprema dignità di Reggente, esercitata -da lui con fama forse di soverchia austerità; e _Pietro Lasena_, -che fu suo amicissimo, attestava al famoso _Camillo Pellegrino_, da -chi l'intese _Francesco d'Andrea_, che nella morale affettava esser -seguace della dottrina degli Stoici; ancorchè il rigore che usava con -altri, nol seppe praticare nella casa sua, poichè benchè avesse più -figliuoli, non ebbe motivo per la troppo indulgente educazione di molto -rallegrarsi d'avergli avuti. Di lui, oltre i Commentarj sopra le nostre -Prammatiche ed i suoi Consigli, si leggono ancora le Decisioni, che -furono impresse in Napoli l'anno 1633, e finalmente grave già d'anni, -e travagliato di molte infermità, rendè lo spirito nel mese di giugno -dell'anno 1638, e giace sepolto nella casa Professa de' PP. Gesuiti di -questa città[37]. - -Non fu per indefessa applicazione a lui disuguale _Carlo Tappia_, -il quale, per le elaboratissime opere, che ci lasciò, spezialmente -per quella del Codice Filippino, merita essere annoverato fra' primi -Giureconsulti, che fiorissero a questi tempi. Fu egli figliuolo -d'Egidio Tappia Presidente di Camera, e dopo aver girato, come -Auditore, per varie province del Regno, fatto poi Giudice di Vicaria, -fu nell'anno 1597 creato Consigliere. Nel 1612 passò in Madrid Reggente -nel supremo Consiglio d'Italia, e finalmente nel 1625, tornò in Napoli -Reggente di Cancelleria, dove per molti anni esercitò il posto, e morì -poi Decano del Collaterale a 17 gennajo dell'anno 1644, essendo stato -sepolto nella Cappella sua gentilizia, posta nella Chiesa di S. Giacomo -degli Spagnuoli. Oltre il suo Codice, e le Decisioni, ci lasciò molte -altre sue operette, delle quali il Toppi[38] fece catalogo. Fu uomo, -per la sua canizie, e per una somma gravità in tutte le cose, tenuto in -gran venerazione da nostri Vicerè, e da tutti gli Ordini del Regno; e -per la sua instancabile applicazione, senza che gli si vedesse prender -mai un'ora di riposo, acquistò nome di Ministro laborioso, ancorchè in -dottrina avesse molti che lo superavano. - -Celebri ancor furono _Marcantonio de Ponte_, che ascese anche per -la sua dottrina al grado di Presidente del Consiglio. _Pietrantonio -Ursino_, profondo Giureconsulto, come lo dimostra il suo trattato: _De -successione Feudorum_, ancor egli Presidente; ed _Andrea Marchese_. - -Rilusse ancora a questi tempi _Gianfrancesco Sanfelice_ del Sedile di -Montagna, il quale, dopo avere nelle Audienze Provinciali, e nella -Gran Corte della Vicaria dato saggio de' suoi talenti, fu nell'anno -1619 creato Consigliere. Da poi nel 1640, ascese alla suprema dignità -di Reggente; ma si rese assai più famoso per le opere da lui date -alla luce, come delle _Decisioni_, comprese in due volumi e della -_Pratica Giudiciaria_, che si diede poi alle stampe nell'anno 1647. -La sua vita non fu che una indefessa applicazione a governar la città -nelle cose criminali, e fu insigne per l'innocenza de' costumi, e -per l'integrità della vita, non discompagnata dalla dottrina, come lo -dimostrano i suoi tomi delle _Decisioni_. Fu severissimo nel castigare -i delitti, ma con tal tranquillità, che quando condannava rei, pareva -che gli assolvesse; nè fu meno ammirabile per l'indicibil pazienza, -con la quale ascoltava tutte le differenze che succedevano in Napoli, -anche tra povere donnicciuole, e tra persone d'infima plebe, e per -l'equità nel determinarle: sicchè la sua vita potea dirsi un continuo -esercizio di amministrare a tutti indifferentemente giustizia. Fu -anche Provicecancelliere del Collegio de' Dottori, il quale ufficio non -isdegnò d'esercitarlo anche fatto Reggente, mentre il Vicecancelliere -era il Duca di Caivano Segretario del Regno. - -Non men celebre fu _Ettorre Capecelatro_ Cavaliere del Seggio di -Capuana, il quale datosi all'avvocazione, vi fece notabili progressi. -Da' due volumi, che ci lasciò delle sue _Consultazioni_, si vede, che -alla di lui difesa furono appoggiate cause di grandissima importanza: -ed ancorchè non avesse avuta molta felicità nell'orare, suppliva al -difetto dell'eloquenza con la dottrina e colla fatica. Fu poi nel 1631 -creato Consigliere, esercitando il posto con pari decoro ed integrità. -Trasportato poi dal desiderio di divenir Reggente, non ebbe riparo di -portarsi in Ispagna con titolo d'Ambasciadore della città, contro il -voto della sua medesima Piazza, ad istanza del Duca di Medina Vicerè, -per opporlo al Duca di S. Giovanni, andatovi poco prima col medesimo -titolo, per rappresentare in nome della Nobiltà alcuni aggravj pretesi -essersi inferiti a quella dal Vicerè. L'occasione fu, ch'essendo, -siccome si è veduto ne' precedenti libri, comparsa l'armata di Francia -ne' nostri mari, il Duca di Medina, per maggior difesa, diede l'armi -al Popolo sotto i suoi Capi popolari, con governo independente dalla -Nobiltà. Pretesero le Piazze Nobili, che ciò fosse contro l'antico -stile: onde destinarono Ambasciadore in Ispagna il Duca di S. Giovanni -in nome della città per gravarsene; ma il Popolo pretese, che le -Piazze Nobili non potessero rappresentar città quando si trattava -d'una particolar differenza tra la Nobiltà ed il Popolo; onde il Duca -di Medina, non avendo fatto ricevere in Ispagna il Duca di S. Giovanni -come Ambasciadore, proccurò dal Popolo, e dall'altre tre minori Piazze, -che si mandasse un altro Ambasciadore per altri negozj universali -della città, e che s'eleggesse il Capecelatro, ancorchè le Piazze -di Capuana e di Nido vi dissentissero, dicendo non riconoscere altro -Ambasciadore, che il Duca di S. Giovanni. Andò per tanto il Consigliere -in Ispagna, ed avendo ivi con felice esito terminati i suoi affari, se -ne ritornò in Napoli colla mercede del titolo di Marchese del Torello, -e l'altra della prima piazza di Reggente, che fosse vacata, della quale -anticipatamente glie ne fu data dal Vicerè la possessione, con titolo -di Proreggente, e dalla Corte fu dichiarato Reggente sopranumerario; e -finalmente fu dichiarata la piazza ordinaria, da poi che s'aggiunse la -terza piazza spagnuola ad istanza della Corona di Aragona. Sopravvisse -nel posto molti anni, e mandato due volte in Foggia dal Conte d'Onnatte -per rimettere in piedi le rendite di quella Dogana, che per le passate -revoluzioni stavano non mediocremente turbate, fu fama, che cumulasse -gran contante. Morì egli a' 10 d'agosto dell'anno 1654, ed oltre averci -lasciati i volumi delle sue _Consultazioni_, ch'e' dedicò al Re Filippo -IV, ci diede ancora le sue _Decisioni_, che ora colle addizioni di -Michelangelo Gizzio, girano attorno per le mani de' nostri Professori. - -Fiorì ancora a questi medesimi tempi _Fabio Capece_ _Galeota_ del -Seggio di Capuana. Costui, applicatosi all'avvocazione, riuscì assai -celebre per dottrina, e per efficacia nel rappresentare: fu assai -dotto nelle materie legali, come lo dimostrano le sue _Controversie_, -ed i suoi _Responsi Fiscali_; onde per la sua dottrina fatto Giudice -di Vicaria, passò tosto Consigliere del Consiglio di S. Chiara. Fu -da poi eletto per Avvocato Fiscale del Regal Patrimonio nel Tribunal -della Regia Camera, dove poi fu Presidente; indi fu innalzato alla -suprema dignità di Reggente del supremo Consiglio d'Italia, e ritornato -di Spagna con titolo di Duca della Regina, sedè per breve tempo nel -nostro Consiglio Collaterale; poichè mandato dal Vicerè in Foggia, -per riordinare quella Dogana, morì quivi ai 15 dicembre dell'anno -1645, e fu depositato il suo cadavere nella Chiesa de' PP. Domenicani -di quel luogo. Mentre fu Avvocato diede alle stampe un assai dotto -_Responso_ per lo Duca di Gravina sopra la successione del Principato -di Bisignano; ed essendo Consigliere, e poi Avvocato Fiscale, diede -alla luce il trattato: _De officiorum, ac regalium prohibita sine -Principis authoritate commutatione, et alienatione_. Nel tempo, che fu -Presidente di Camera diede fuori le _Controversie_, dove si veggono -trattate cause arduissime, che furon agitate, non meno ne' nostri -supremi Tribunali, che nel supremo Consiglio d'Italia, che egli divise -in due tomi stampati in Napoli nel 1636. Li _Responsi Fiscali_, che e' -compilò per difesa de' diritti del Patrimonio Regale, essendo Avvocato -Fiscale, furon da lui dati alle stampe in Napoli nel 1645, anno della -sua morte. Oltre a ciò avendosi egli, mentr'era Avvocato, presa in -moglie l'erede di _Camillo de' Medici_ celebre Avvocato de' suoi tempi, -come si vede da' suoi _Consigli_, tanto che meritò, ancorchè fosse -di Gragnano, d'esser dichiarato dal Gran Duca di Toscana della sua -Famiglia, con una Commenda della sua Religione di S. Stefano: ebbe la -cura di raccorre i di lui _Consigli_ in un giusto volume, ed avendovi -fatte alcune Addizioni, con aggiungervi ancora la vita di _Camillo_, lo -fece dare alle stampe in Napoli l'anno 1633, dedicandolo a Ferdinando -II de' Medici Gran Duca di Toscana[39]. - -Fa di mestieri, che qui della meritata lode non si defraudino i famosi -_Marciani_, dotti e profondi nostri Giureconsulti. _Marcello Marciano_ -rilusse nel nostro Foro non men essendo Avvocato, che Consigliere. -Nell'avvocazione meritò i primi onori, e fece per ciò acquisti di -molte ricchezze. Fu riputato non men dotto che grande Oratore, come -lo dimostrano i suoi _Consigli_. Ma innalzato poi alla dignità di -Consigliere a' 3 di novembre dell'anno 1623, fu esercitato da lui il -posto con integrità e soddisfazione indicibile. Ci lasciò egli due -volumi di suoi sublimi _Consigli_, ma molto più se gli dee per aver di -se lasciato Gianfrancesco di lui figliuolo. - -Riuscì _Gianfrancesco Marciano_ non men dotto del padre e nel Foro, -ebbe grido di famoso avvocato, come lo dimostrano i due tomi delle -sue _Controversie_, che ci lasciò; e se bene non avesse avuto nel -patrocinar le cause molta eloquenza, nello scrivere fu molto profondo e -dotto. Fu creato Consigliere a' 10 maggio dell'anno 1645, e dopo avere -con molto applauso esercitata per dieci anni tal carica, fu innalzato -alla dignità di Reggente nel 1655, benchè sopraggiunto poco da poi -dalla morte non godesse del Reggentato, che le congratulazioni degli -amici. - -Lasciò pure costui un altro _Marcello_, erede non men delle virtù -che delle speranze paterne, il quale, imitando le vestigia de' suoi -maggiori, si diede ne' suoi primi anni all'avvocazione, nella quale -non gli mancò alcuna di quelle parti, che ricercansi per riuscir -grande in tal professione: ebbe egli gran capacità, gran dottrina e -ardire e grande erudizione, ed in età assai giovanile gran maturità -di giudizio. Fu egli, proccurandoselo, fatto assai giovane Giudice di -Vicaria dal Conte di Castrillo: poco da poi dal Conte di Pennaranda fu -fatto Consigliere, e dal medesimo fu poi mandato in Camera per Avvocato -Fiscale, donde nei principj del Governo di D. Pietro d'Aragona, andò -Reggente in Ispagna, e quivi di là a non molto se ne morì. Lasciò -figliuoli di assai poca età, ma il di lui primogenito _Francesco_ non -interruppe il corso; poichè imitando ancor egli i suoi antenati, riuscì -famoso Avvocato, poi Giudice, ed indi fatto Consigliere giunse pure -al Reggentato, ma per fatalità di questa Casa, ancor egli passato in -Ispagna, di là a poco ivi traspassò: tal che essendo questa casa per -lo spazio poco men di cento anni stata Senatoria, rimane ora chiusa ed -estinta. - -Fiorirono ancora non men per dottrina, che per li posti che occuparono, -altri insigni Giureconsulti. _Francesco Merlino_, ancorchè non gli -paresse avviarsi per la strada dell'avvocazione, ma per quella degli -Ufficj, riuscì dotto Ministro, e si rese presso noi celebre, non -men per le cariche che sostenne, che per le opere che ci lasciò. -Fu egli un privato gentiluomo di Sulmona, di famiglia però nobile -ed antica in quella città: sua madre fu figliuola del Marchese di -Paglieta Pignatelli e di Beatrice Tappia, sorella della madre del -Reggente Tappia, per la quale si professava egli di lui nepote, -e per ostentazione del quarto materno s intitolò sempre _Merlino -Pignatelli_. Col favore del Reggente Tappia suo zio, stimò non aver -bisogno dell'Avvocazione per avanzarsi; onde andato prima Auditore in -Salerno, e fatto poi Giudice di Vicaria, e poi Commessario di Campagna, -in brevissimo tempo fu creato Consigliere. Per essere stato creatura -del Conte di Monterey, fu poco grato al Duca di Medina, onde per la -medesima ragione portossi in tutti i posti con somma lode di valore, -integrità e dottrina; onde, che a suoi due tomi delle _Controversie_, -tra moderni Scrittori del Regno, comunemente si dà il primo luogo. Fu -da poi eletto Reggente supremo del Consiglio d'Italia, e tornato di -Spagna, fu nell'anno 1648 decorato della dignità di Presidente del -S. C. esercitata da lui con molto decoro e gravità. Morì egli pochi -anni da poi nel sesto dì di settembre dell'anno 1650, e fu seppellito -nella sua Cappella dentro la Chiesa de' Padri Gesuiti della lor Casa -professa.[40] - -Essendo stato creato il Reggente Merlino Presidente del S. C. fu -eletto in suo luogo per Reggente in Ispagna _Giancamillo Cacace_, che -si trovava allora Presidente di Camera. Era egli un famoso Avvocato -de' suoi tempi, assai celebre per la dottrina e per l'arte del dire, -il qual soleva pregiarsi, che mentr'era Avvocato non vi era stato -Signore nel Regno che non fosse venuto a prender consulta in casa -sua. Il di lui padre fu di Castell'a Mare e d'ordinarj natali; ma -venuto in Napoli, ed acquistate mediocri ricchezze, furon quelle poi -da lui eccessivamente accresciute col guadagno dell'Avvocazione, e -con una somma parsimonia. Fu da poi fatto Avvocato Fiscale di Camera, -e poi Presidente; ed eletto Reggente per Ispagna, per un indicibil -abborrimento, ch'ebbe a viaggiar per mare, rinunziò il posto, ed in -suo luogo fu eletto il Reggente _Tommaso Brandolino_; ma di là a pochi -anni fu eletto di nuovo Reggente per Napoli, concedutosi ciò per suoi -meriti, senz'obbligazione d'andare in Ispagna. Fu di genio assai tetro, -ed abborrì sempre l'ammogliarsi; onde poco appresso essendo morto, e -non avendo chi lasciar erede delle sue facoltà, fondò di sua roba un -Monastero di donne povere, detto dei Miracoli, che a tempo de' nostri -maggiori si chiamava pure il Monastero di _Cacace_. - -Rilussero ancora i Consiglieri _Filippo Pascale_, patrizio Cosentino, -famoso Avvocato e celebre pe 'l suo trattato: _De viribus patriae -potestatis_. Ma sopra costui s'innalzaron per dottrine _Scipione -Teodoro_, ancor egli rinomato Avvocato e celebrato per le sue -_Allegazioni_, che ci lasciò. _Tommaso Carlevalio_ per le opere -impresse, e sopra tutto pe 'l suo trattato _De Judiciis_, si distinse -parimente infra gli altri; e molti ve ne furon ancora, che per mezzo -delle stampe lasciaron a' posteri memoria del lor nome, e quanto -valessero nella profession legale. Ma oscurò tutti costoro il celebre -_Orazio Montano_, per profondità di sapere, per eleganza e per somma -perizia di ragione, non men civile che feudale. - -Chiuda per ultimo la schiera _Donat'Antonio de Marinis_. Nacque egli -in Giungano picciola Terra del Regno in Principato citra, e venuto -in Napoli, assai sottilmente menando la vita, si diede con molta -applicazione agli studj legali, dove vi fece notabili progressi, e -non avendo avuta abilità alcuna nell'arringare in Ruota si diede a -scrivere in alcune cause, donde compilò poi il primo Tomo delle sue -_Resoluzioni_. Coll'integrità de' costumi, e con una sua maniera -libera e lontana da ogni affettazione, si rendè grato a tutti gli -Avvocati più principali de' suoi tempi, sicchè in tutte le cause era -chiamato a collegiare; onde cresciuto d'opinione, cominciò ancor -egli a difendere qualche causa, e diede in luce il II Tomo delle -_Resoluzioni_. Fiorivano a' suoi tempi molti rinomati Avvocati, -come Raimo di Ponte, Francesco Rocco, Francesco Maria Prato, Antonio -Fiorillo, Ortensio Pepe, Ascanio Raetano, Paolo Giannettasio e Giovan -Battista Odierna, li quali dal Conte di Castrillo a' 15 di maggio -del 1654 volendo riordinare il Tribunal della Vicaria, furon fatti -Giudici, e con essi anche il Marinis, li quali poi tutti passarono -a posti supremi. Donat'Antonio nell'anno 1656 fu creato Presidente -della Regia Camera, dove con somma integrità ed indefessa applicazione -esercitò il posto insino all'anno 1661, nel qual tempo diede fuori i -due volumi delle _Decisioni del Reggente Revertero_, che correndo M. -S. per le mani d'alcuni, egli le accorciò e fecevi sue _Addizioni_, le -quali insieme con gli _Arresti_, ovvero Decreti generali della Regia -Camera, fece imprimere in Lione l'anno 1662. Raccolse ancora molte -_Allegazioni_, così sue, come degli altri Avvocati suoi coetanei, o -che fiorirono prima di lui, le quali per opera sua furon poi date alle -stampe. Essendo Presidente di Camera e Vicecancelliere del Collegio -de' Dottori fu nominato, nel 1661, Reggente nel Supremo Consiglio -d'Italia e portatosi in Ispagna, ritornò poi in Napoli Reggente del -nostro Collaterale a' 25 di febbrajo dell'anno 1665. Visse egli celibe -e con somma parsimonia, tanto che potè cumulare qualche contante. Ma -se mentre fu Avvocato seppe resistere agl'impulsi della natura, fatto -Ministro, sconoscendo i suoi e la patria, non seppe star saldo al -vento della vanità; poichè gli entrò in testa, d'esser egli disceso -da' Marini di Genova, raccogliendo scritture dell'archivio, che a tal -effetto gli eran somministrate dall'Archivario _Vincenti_, e venuto a -morte a' 26 d'aprile del 1666 in età di 67 anni, immemore della patria -e de' suoi, lasciò erede di tutti i suoi beni, che consistevano in -contanti ed in una buona libreria, i Padri Scalzi di S. Teresa sopra i -Regj Studj, per ambizione che gli rizzassero una statua di marmo, come -fecero nella lor chiesa. - - -§. I. _L'Avvocazione in Napoli si vide a questi tempi in maggior -splendore e dignità._ - -Per le cagioni ne' precedenti libri accennate, essendosi questa Città -per la sua ampiezza e magnificenza e per lo gran numero di suoi Nobili -e Cittadini resa uguale alle maggiori Città del Mondo, e divenuta Capo -e Metropoli d'un non men grande, che nobilissimo Regno, pieno d'un -maraviglioso numero di Baroni, di Principi, di Duchi, di Marchesi e -di Conti; e tenendovi ancora in quello interessi considerabili molti -altri Principi Sovrani, e le Corone istesse d'Europa, come il Re di -Polonia, Savoja, Neomburgh, Toscana, Modena, Parma, ed altri; e dove -tutte le cause si giudicano dal _Consiglio di S. Chiara_, maggiore -anche, per questo riguardo, del Parlamento di Parigi, che non tiene -alcuna autorità sopra gli altri Parlamenti del Regno di Francia: -l'Avvocazione presso di noi crebbe in somma stima, e riputazione. -E maggiore si vide a questi tempi, quando per le tante rivoluzioni, -calamità e disordini accaduti, fu veduto il Regno tutto pieno di liti, -e si suscitarono cause di Stati grandissimi e d'eredità opulentissime; -onde gli Avvocati crebbero assai più di stima per lo bisogno, che se -n'avea nella difesa delle cause, nel consigliare i loro testamenti, i -contratti, e di regolare le loro case, dipendendo da' loro consigli le -facoltà, non men dei signori, che de' privati, ed anche de' principi -sovrani, per gl'interessi che vi tengono. Quindi grandemente si -offesero quando nel 1629 il Duca d'Alcalà Vicerè voleva obbligargli ad -esporsi ad esame, e si risolsero concordemente d'astenersi più tosto da -esercizio cotanto nobile, che sottoporsi ad una tal vergognosa censura. -_Antonio Caracciolo_, famoso Avvocato di que' tempi, sostenne nel -Collateral Consiglio le costoro ragioni; e di fatto, per non ricevere -quest'oltraggio, s'astennero d'andare più a' Tribunali; e Giovan -Vincenzo Macedonio, fermo nella sua deliberazione, contentossi di non -far più l'Avvocato, per non si sottomettere a questa censura. Quindi è, -che tuttavia i primi Baroni del Regno cercan d'avergli benevoli, ed in -qualunque occasione, che loro si presenta, fanno per li loro Avvocati -ciò, che non farebbero per se medesimi: trattano con loro con sommo -rispetto, nè solamente danno loro il primo luogo nelle loro carrozze, -ma frequentano le loro Case, e si sentono favoriti, qualora in concorso -d'altri sono preferiti nell'udienze. - -Rilussero ancora più gli Avvocati in questi tempi, perchè pian piano -andavansi dirozzando di quella prima ruvidezza; e quando prima, per -avvezzarsi a parlar bene, il loro studio era solamente posto nelle -orazioni del _Cieco d'Adria_, essendosi nel principio di questo -secolo, cioè nel 1611 aperta in Napoli l'_Accademia degli Oziosi_ -cominciavano ad avvezzarsi meglio nell'arte dell'eloquenza, con andarsi -sempre più la nostra natia favella depurando dall'antica rozzezza; e -se bene, come suole accadere in tutte le arti, in questi principj i -nostri Avvocati non acquistarono gran fama di Oratori, e pure, secondo -la testimonianza, che a noi ne rendè l'eloquentissimo _Francesco -d'Andrea_, fiorirono a' questi principj tre famosi Avvocati, insigni -per la fama d'eloquenza. _Antonio Caracciolo_, che fu poi Reggente, -era comunemente chiamato fiume d'eloquenza, essendo dotato d'una vena -naturale, ed abbondante, che accompagnata da non affettata modestia -e da una gratissima maniera di rappresentare, rapiva gli animi di -chi l'ascoltava. _Giovanni Camillo Cacace_, pur egli, come si è -detto, innalzato poi al Reggentato, non dovea niente alla natura, ma -tutto all'arte, ed essendo per natura timido, prese animo di darsi -all'Avvocazione da due orazioni, che fece nella Accademia degli -_Oziosi_ con molto plauso: onde poi anche nelle cause si premeditava -il discorso a mente con eloquenza più regolata che abbondante, ma con -maggior dottrina, ed argomenti più efficaci del Caracciolo. _Octavio -Vitagliano_ (che poco curando il Ministerio, co' denari guadagnati -coll'Avvocazione fondò la Casa de Duchi dell'Oratino) fu come un mezzo -tra il Caracciolo e Cacace: ebbe discorso vigoroso e naturale, ma non -avea nè la dolcezza del primo, nè tutta la dottrina del secondo. - -Ne' tempi che seguirono, narra l'istesso _Francesco d'Andrea_, che -essendo egli giovane, ebbe occasione d'ammirare _D. Diego Moles_ padre -del Reggente Duca di Parete: avea egli nobile aspetto, gratissima -voce, e si spiegava nobilissimamente, e senz'affettazione: ardeva dove -bisognava: le parole erano anche scelte e proprie; ed in somma, egli -dice, che non sapeva altro, che desiderarvi: _Pietro Caravita_, pur -famoso Avvocato di questi tempi, ch'era emolo del Moles e lo superava -in dottrina, ma di lunga inferiore nell'arte del dire, non d'altro il -censurava, che dell'impararsi a mente il discorso: ciò che se era vero, -tanto maggiore era il suo artificio, poichè non se gli conosceva, e -pareva, che le parole se gli suggerissero nel medesimo tempo che le -diceva. Comunemente però era stimato più facondo _Gerolamo di Filippo_, -Fiscal di Camera e poi Reggente, il quale aveva una affluenza naturale, -accompagnata ancora dall'arte, ed una maniera più dolce ed affabile; -ma secondo il giudicio, che ne dà l'_Andrea_, poco imprimeva, ed era -affatto privo di que' requisiti tanto necessarj ad un perfetto Oratore: -il suo discorso era più pieno di parole, che di cose, tal che il Conte -di Pennaranda soleva di lui dire, mentr'era Avvocato Fiscale in Camera, -che avea molti pampani, e poca uva; onde di forza, e di efficacia nel -dire non poteva paragonarsi col Moles. - -Fiorirono ancora a questi tempi _Giulio Caracciolo_, di cui -l'Andrea dice, che avea anche un discorso aggiustato, tal che pareva -premeditato; non avea però molta facondia, ma suppliva col decoro e -con certo contegno di cavaliere; e per la qualità della nascita prese -gran nome tra la Nobiltà; ma morto quasi nel principio della sua -carriera, fu più famoso per quel che si stimava che avrebbe fatto, che -per quel che fece. _Bartolommeo di Franco_ acquistò pur nome di grande -Avvocato, ma solo nelle cause de' rei avea una maniera sua propria, -colla quale parlava le tre e le quattro ore, senza però dispiacere; -fu più famoso però per le minuzie, che osservava ne' processi, e -per li difetti, che apparivano intorno l'ordine giudiciario, che per -rappresentar bene la giustizia, che il più delle volte non avea; tal -che il _Consigliere Arias de Mesa_ soleva dire, ch'egli avrebbegli -data una cattedra primaria de _Ordine Judiciorum_ con duemila ducati -di salario l'anno per istruire gli Avvocati e Proccuratori; ma gli -avrebbe impedito l'uso dell'Avvocazione. _Francesco Maria Prato_ credea -essere un grand'Oratore; ma a giudicio dell'_Andrea_ e di tutti gli -altri, non potea riporsi nè anche tra' mediocri: avea egli una maniera -affettata, ed un accento Leccese, che più tosto lo rendea ridicolo, -benchè non gli mancasse dottrina, per quant'era necessario all'uso -del Foro e dell'orare. Si pregiava di parlar Spagnuolo; onde due cause -celebri, che si trattarono in Collaterale in presenza del Vicerè Duca -d'Arcos, le parlò in lingua spagnuola: ciò che non s'era fatto da -nessun altro prima, com'egli se ne pregia in uno de' suoi volumacci -dati alle stampe; ma le perdè tutte due, ed una fu quella della -Congregazione di S. Ivone, che la guadagnò l'_Andrea_, essendo ancor -giovane d'età di 22 anni, contro i PP. Gesuiti, che volevano aprirne -un'altra del medesimo istituto nella Casa professa, della quale il -Reggente Capecelatro nel suo secondo tomo ne porta la decisione. _Paolo -Malangone_ pur presso il volgo s'acquistò fama d'un grand Oratore, per -un suo discorsetto pulitino rappresentato con grata e piacevole voce, -ma nudo affatto d'ogni dottrina, anche della più comunale; onde non si -ravvisava in lui cosa, che non fosse sotto assai la mediocrità, non -consistendo l'eloquenza nelle sole parole, ma assai più nel vigore -e nella robustezza delle ragioni. _Fabio Crivelli_ avea pure una -vena abbondantissima, sicchè parlava le tre e le quattro ore senza -stancarsi, e per far pompa della sua abilità solea ripetere tutto ciò -che s'era detto dall'Avversario e spesso con maggior giro di parole, -per poi doverlo confutare. - -Più di costoro rilusse in questi medesimi tempi il famoso _Giuseppe -di Rosa_, poi Consigliere, celebre per le sue dotte, e profonde opere -legali, che ci lasciò. Alla molta sua dottrina accoppiò ancora il -pregio di spiegar senza pampani e con proprietà di parole i suoi sensi; -ma perchè gli spiegava in maniera, che pareva che più tosto insegnasse, -che orasse, perciò comunemente fu reputato più dotto, ch'eloquente. - -Ma sopra tutti costoro s'innalzò poi a questi medesimi tempi -l'incomparabile _Francesco d'Andrea_, lume maggiore della gloria de' -nostri Tribunali, al qual dobbiamo non solo d'aver egli restituita in -quelli la vera arte d'orare; ma molto più, per avere nel nostro Foro -introdotta l'erudizione, ed il disputar gli articoli legali secondo i -veri principj della Giurisprudenza, e secondo l'interpetrazione de' -più eruditi Giureconsulti, de' quali presso noi rara era la fama ed -il nome, applicando la loro dottrina all'uso del Foro, ed alle nostre -controversie forensi. Egli fu il primo, che facesse risuonare nelle -Ruote del nostro S. C. il nome di _Cujaccio_, e degli altri Eruditi. -Egli tolse ancora la barbarie nello scrivere; ed egli fu il primo, -che cominciasse a dettare le _allegazioni_ in culto stile, imitando -i più purgati Scrittori, ed a disputar gli articoli, non già secondo -lo vulgari maniere, ma da limpidissimi fonti delle leggi derivando -le conclusioni, le adattava al caso, valendosi delle interpetrazioni -di Cujaccio, e degli altri eruditi, non discompagnandole dalle comuni -tradizioni de' Dottori, come si vede dalle sue prime allegazioni, che -tra l'opere del Moccia[41], e del Consigliere Staibano[42], furono -impresse. - -Dal suo esempio furon poi mossi gli altri a trattar le cose istesse -del nostro Foro con più pulitezza e candore: onde _Marcello Marciano_ -nipote del primo Marcello, e figliuolo del Reggente Gianfrancesco, -che fu dal Conte di Castrillo fatto Giudice di Vicaria e dal Conte -di Pennaranda creato Consigliere, e dal medesimo passato poi in -Camera Avvocato Fiscale, donde nel principio del governo di D. Pietro -Antonio d'Aragona andò Reggente in Ispagna: nel tempo che fu Fiscale -distese alcune allegazioni, intitolate _Exercitationes Fiscales_, -con molta pulitezza e candore; e nell'ozio, che ebbe nella Corte di -Madrid, perfezionò alcuni altri trattati legali, come quello _De -Incendiariis_, dove vengono, secondo il metodo tenuto dagli altri -eruditi, interpetrate molte difficili, ed oscure leggi, che su questa -materia s'adducono: siccome fece nell'altro intitolato _De Indiciis -delictorum_; ma in nessun altro mostrò quanto sopra questi studj si -fosse avanzato, quanto in quello, che intitolò de _Prejudiciis_, che -dalla morte prevenuto non potè condurlo a fine, nel quale superò -_Giacomo Revardo_, che prima di lui avea trattato del medesimo -soggetto. Ma non avendo avuto egli il piacere di veder in sua vita -perfezionate queste sue opere, essendo a' 28 ottobre 1670 morto in -Ispagna, furono da poi date alla luce in Napoli da Gianfrancesco -Marciano suo figliuolo nell'anno 1680, nel qual tempo il Consigliere -_Gennaro d'Andrea_, poi Reggente, (il quale seguitando l'esempio del -suo gran fratello _Francesco_, sopra molti si distinse ancora nello -scrivere, per l'eleganza e pulitezza dello stile, come lo dimostrano le -sue allegazioni) volle a quest'edizione far precedere una sua epistola -al Lettore, nella quale commendando la dottrina e l'eleganza dello -stile, non ebbe difficoltà di dire, che se morte non avesse interrotto -il bel disegno, ed avesse dato tempo all'Autore di por l'ultima mano -a queste, ed altre insigni sue opere, che meditava, Napoli non avrebbe -che invidiare a' più famosi Giureconsulti dell'altre città d'Europa. nè -la Savoja si compiacerebbe tanto del suo Fabro, nè la Francia del suo -cotanto rinomato Cujaccio[43]. - -Nè noi a questo insigne Giureconsulto _Francesco d'Andrea_ dobbiamo -solamente d'aver egli ne' nostri _Tribunali_ introdotta l'erudizione, -l'arte dell'orare ed il vero modo di disputar gli articoli legali e -dello scrivere pulitamente, ma anche molto gli devono i Cattedratici, -per aver egli pure nella nostra _Università degli Studj_ proccurato, -che la Giurisprudenza e l'altre scienze s'insegnassero con miglior -metodo e dottrina di quello, che s'era praticato prima, secondo l'uso -comunale e senz'alcuna erudizione. _Alessandro Turamino_, di cui si è -favellato ne' precedenti libri avea lasciato un suo discepolo, che lo -superò intorno al modo d'insegnare e d'interpretar le leggi: costui -fu _Giannandrea di Paolo_, uomo eruditissimo ed oratore eccellente, -da cui l'_Andrea_ che gli fu discepolo si pregiava aver appresa la -vera maniera d'intender le leggi per li loro principj, e di saper -distinguere le vere opinioni de' nostri Dottori dalle false. Fin che -visse, dice egli, nelli nostri studj fiorì il vero modo di insegnare -e d'interpretare le leggi. _Emmanuel Roderigo Navarro_ fiorì pure a -questi tempi nella nostra Università occupando la Cattedra Primaria -Vespertina di legge civile; e dopo lui, il cotanto famoso presso di -noi _Giulio Capone_. Ma per contrario _Giandomenico Coscia_ Lettor -Calabrese[44] che ne' medesimi tempi s'avea presso il volgo acquistata -gran fama, e teneva un infinito numero di scolari, reggendo la Cattedra -primaria mattutina de' Canoni, e ch'ebbe gran contese di precedenza col -Navarro, avea avvilito il mestiere: costui goffo al segno maggiore, -e privo d'ogni erudizione, insegnava scipitamente la legge a' nostri -giovani. Tal che, morto Giannandrea di Paolo, era presso noi quasi -ch'estinto il vero modo d'insegnare. - -Ma restituiti da poi, come si disse, i pubblici Studj dal Conte -d'Onnatte, il nostro _Andrea_ proccurò, che ritrovandosi in quelli -occupar la Cattedra delle _Istituzioni D. Giambatista Cacace_[45], il -quale per essere stato discepolo di Giannandrea di Paolo, insegnava -quei primi elementi con maniera diversa dagli altri, con metodo -ed erudizione, e secondo il modo tenuto dagli autori eruditi; ed -insegnando parimente costui in questa Università la Rettorica con molto -profitto degli ascoltatori, per essere versato nella lingua latina, e -non meno in verso, che in prosa: proccurò l'_Andrea_ per l'opinione, -che a questi tempi s'avea acquistata, di accreditarlo maggiormente, e -predicar il suo valore, e mandovvi da lui ad apprender le Istituzioni -e la Rettorica _Gennaro_ suo fratello, dal cui esempio mossi gli -altri, fur poste in piedi due Cattedre ne' nostri Studj, quella delle -Istituzioni e della Rettorica, concorrendovi gran numero di scolari ad -apprenderle. - -Parimente egli rimise in questa Università la cattedra di Matematica, -e quel che fu più, proccurò, che l'occupasse _Tommaso Cornelio_ famoso -Filosofo e Medico di que' tempi, il quale insegnandola secondo il -metodo tenuto da' migliori e più valenti Matematici, fece sì, che -unita la sua opera a quella di _M. Aurelio Severino_, ancor egli famoso -Filosofo e Medico di questi tempi, e Lettore primario de' nostri Studj -(delle cui opere il Nicodemo[46] tessè lunghi cataloghi), presso di noi -pian piano cominciasser i nostri giovani ad aver buon gusto delle buone -lettere, e della Filosofia, e della Medicina, e cominciassero a deporre -gli antichi pregiudicj delle Scuole. - -Nè contento questo insigne Giureconsulto di tutto ciò, per l'amicizia -ch'e' si proccurò di que' pochi veri letterati, che fiorivano a' -suoi tempi, d'_Ottavio di Felice_, vecchio assai erudito, e che avea -consumata quasi tutta la sua vita nello studio della lingua greca e -della morale d'Aristotele: di _D. Camillo Colonna_, uomo eruditissimo, -di sublime intendimento, e gran Filosofo: del cotanto appresso noi -rinomato _Camillo Pellegrino_, e d'alcuni pochi altri: avea egli -assai più distese queste cognizioni, e proccurato, per mezzo della -sua eloquenza, diffonderle in altri; ed essendo a questi tempi, come -si è detto, opportunamente venuto in Napoli _Tommaso Cornelio_, a -cui Napoli deve tutto ciò, che ora si sa di più verisimile nella -Filosofia e nella Medicina, l'_Andrea_ fu il primo che abbracciasse -quella maniera da colui proposta di filosofare, ed il _Cornelio_ per -mezzo suo fece venire in Napoli l'opere di _Renato delle Carte_, di -cui sino a quel tempo n'era stato presso noi incognito il nome; tal -ch'essendosi restituita nel medesimo tempo l'_Accademia degli Oziosi_ -sotto il Governo del Duca di San Giovanni, dov'esercitavansi gli -Accademici in recitarvi varie lezioni, egli fra l'altre ne recitò due, -che per la novità diede molto che dire, nell'una delle quali dimostrò -su quali deboli fondamenti s'appoggiasse la volgar Filosofia delle -Scuole, e nell'altra quanto dovesse per conseguenza esser preferita -la novella maniera di filosofare. E quantunque essendo poc'anni da -poi soppravvenuto il contagio, bisognasse tralasciare tutti questi -studj, nulladimanco quello poi cessato, e restituite le cose allo stato -primiero, si ripigliaron da lui con maggior fervore e con maggior -successo: poichè cresciuto assai più in opinione ed autorità, ebbe -molti, che lo seguirono, tanto che poi, col correr degli anni, si -videro presso noi introdotte e stabilite le buone lettere in tutte -le discipline, nella maniera, che sarà narrata ne' seguenti libri di -quest'Istoria. - - - - -CAPITOLO V. - -_Politia delle nostre Chiese di questi tempi, insino al Regno di CARLO -II._ - - -Ne' Regni di Filippo III e IV siccome si è potuto osservare da' -precedenti libri, si regolavano presso noi gli Ecclesiastici affari, -secondo le varie mutazioni delle Corti. I Pontefici Romani pur troppo -intrigati negl'interessi de' Principi, dando ora timore, ora gelosia, -costringevan quelli ad usar tutti i mezzi perchè pendessero dal lor -partito. Si erano ancora intrigati a maneggiar essi le paci tra' -Principi guerreggianti, riputando esser proprio lor ufficio, come -comuni Padri e Pastori di ridurgli a concordia: quindi spedivano -Nunzj e Legati per trattarle e s'arrogavano grand'autorità nelle -composizioni. Ma il Cardinal Mazzarini ruppe ogni velo, e ad onta del -Pontefice Alessandro VII non volle accettare la di lui mediazione nella -pace de' Pirenei, nella quale non permise, che altri, ch'egli, e D. -Luigi di Haro v'avessero parte: ciò, che sensibilmente trafisse l'animo -di quel Pontefice e della sua Corte; essendosi da quest'esempio poi -veduto, che nell'altre paci seguite in appresso tra' Principi d'Europa, -le meno considerate furono le mediazioni ed interposizioni de' Nunzj -della Corte Romana. - -Secondo la buona corrispondenza, ovver poca soddisfazione, che passava -tra la Corte di Spagna con quella di Roma, si regolavano da' nostri -Vicerè le contese giurisdizionali. Non si soffrivan torti, quando erano -in urta e si resisteva con più vigore e fortezza all'intraprese. Quando -per la poca soddisfazione, che i Ministri Spagnuoli ricevevano dalla -Corte di Roma furono spediti da Madrid il Vescovo di Cordova, e D. -Giovanni Chiumazzero al Pontefice Urbano VIII con segrete istruzioni di -minacciargli la convocazione d'un nuovo Concilio, affinchè togliesse -i molti aggravj, che s'inferivano ne' Regni di Spagna dalla Corte -di Roma per le pensioni che imponeva a favor degli stranieri e per -l'eccessiva quantità delle medesime, anche sopra i beneficj curati: per -le Coadjutorie con futura successione: per le resignazioni de' beneficj -curati: per le dispense ed altre provvisioni, che venivano da Roma, e -per le gravi spese, che s'estorquevan per la loro spedizione: per le -reservazioni de' beneficj: per gli spogli crudeli, che si praticavano -nella morte dei Prelati: per le vacanze de' Vescovadi e per le altre -intollerabili gravezze, ch'esercitava in que' Regni la Nunziatura -di Spagna[47]: non minori gravezze soffriva il nostro Regno dalla -Nunziatura di Napoli. - -Deludendosi le concordie passate co' Capitoli e Cleri di tutte le -Chiese Cattedrali, ed interpetrandole a lor modo, le tasse s'esigevan -con molto rigore ed ingiustizia; poichè provvisti dalla Dataria molti -di quei benefici, ch'erano stati compresi nella tassa, in persona di -Cardinali e d'altri Prelati di quella Corte, riputati immuni da tutte -le gravezze, venivano a sostener tutto il peso i rimanenti beneficj. -Continuava pure la Camera Appostolica a far crudeli spogli nelle -morti de' Vescovi, Abati e degli altri Beneficiati non inclusi nella -convenzione, con tanta asprezza de' Commessarj, che in tempo della loro -infermità, e quando aveano maggior bisogno di conforto e d'assistenza, -si vedevano co' proprj occhi saccheggiate le loro stanze e spogliati -di tutto ciò che tenevano. Negli spogli de' Vescovadi, Badie ed altri -Beneficj non compresi nella concordia, si facevan lecito i Nunzj di -procedere contro i laici, imputati d'aver occupati beni appartenenti -alle Chiese o Beneficj vacanti, ed alla Camera Appostolica per cagion -di tali spogli, con propria autorità sequestrandogli per mezzo de' suoi -Commessarj e di scomunicare i possessori e tutti coloro, che in ciò -loro avessero dato impedimento. - -Erano ancora insoffribili le gravi estorsioni, che si facevano nel lor -Tribunale, esigendo da' litiganti e da tutti coloro, che aveano di -essi bisogno, sotto pretesto di diritti e sportule, eccessive somme -più di quello, che si pratica negli altri Tribunali Regj della città -e del Regno; e la cagione dell'eccesso veniva, perchè la Corte di Roma -vuol tener molti Ministri in quel Tribunale, ma non vuol pagargli del -proprio con assegnamento di provvisione, o soldo, come si pratica negli -altri Tribunali; ma vuol che se lo procaccino essi dagli emolumenti -de' diritti, o propine; onde avveniva, che i poveri litiganti erano -escoriati insino all'ossa dalla rapacità ed ingordigia de' Curiali. -Non minore era il disordine ed il pregiudicio, che si apportava -alla Regal Giurisdizione per l'infinito numero de' laici, che dalla -città e da tutte le Diocesi del Regno, pretendevansi sottrarre dalla -giurisdizione del Re con farsi ascrivere, per mezzo di loro patenti, -al servigio di questo Tribunale, chi per Attuarj, chi per Cursori, -onde si commettevano infinite frodi, e n'esenzionavano moltissimi, -non per bisogno che n'avessero, ma per maggior smaltimento delle loro -patenti, che vendevano a carissimo prezzo, persuadendo, che fossero di -tal virtù ed efficacia, che gli rendessero esenti dal Foro laicale, e -che per ciò dovessero esser franchi ed immuni da qualunque pagamento -così Regio, come delle Università. Pretendevano ancora i Nunzj, che -tutti della lor famiglia così armata, come domestica, e del lor Palazzo -fossero immuni ed esenti dalla Regal Giurisdizione; onde nacquero per -ciò fra noi disordini gravissimi, e sovente i nostri Vicerè ebbero -a contrastar per questa immunità pretesa da' lor familiari, non pure -con gli Arcivescovi, ma eziandio coi Nunzj, i quali, anche per delitti -gravissimi, prendevan protezione de' ribaldi, sol perchè erano della -famiglia del lor palazzo. - -Fecero valere i nostri Vicerè i Regali diritti con molta fortezza e -vigore per tutto il tempo, che durarono le male soddisfazioni d'ambedue -le Corti, e mentre durò la missione del Vescovo di Cordova e del -Chiumazzero; ma il Pontefice Urbano punendo, come si disse, l'affare in -trattati, che faceva prolongare con varie difficoltà, profittossi del -tempo; poichè gli Spagnuoli, sempre più percossi da maggiori sciagure, -furono costituiti in istato di non doversi maggiormente disgustare la -Corte di Roma; onde riuscita vana la lor missione, rimasero, non pure -in Ispagna, ma nel nostro Regno le gravezze, che dal Tribunal della -Nunziatura erano a noi cumulate; e gli Ecclesiastici più arditi, che -mai, non tralasciavano di tentar delle nuove intraprese supra la Regal -Giurisdizione. - -Per lo gran numero delle Chiese, e per li frequenti delitti, che -succedevano nella città e nel Regno, fu riputato di doversi trovar -compenso agl'intollerabili abusi della pretesa immunità delle Chiese -cotanto dagli Ecclesiastici ingrandita, e della quale si mostravano -ora più che mai forti difensori, nell'istesso tempo, che conoscevano -la principal cagione di tanti delitti esser l'immunità delle Chiese -così stranamente estesa, che rendeva più baldanzosi i ribaldi a -commettergli. Si pensò spedir in Roma il Consigliere Antonio di Gaeta -per ottener dal Pontefice qualche riforma alla Bolla di Gregorio; ma, -come si è veduto, riuscì pure questa missione inutile e senz'effetto, -profittandosi la Corte di Roma delle nostre sciagure, e della -debolezza, nella quale vedeva allora essersi ridotta la Corte di -Spagna. - - -§. I. _Monaci e beni temporali._ - -Niun altro più illustre e memorando esempio, fa più chiaramente -conoscere, che le ricchezze delle Chiese, e de' Monaci ricevono tanto -maggior incremento, quanto più crescono le sciagure e le calamità -de' popoli, quanto ciò, che si vide accadere nel nostro Regno in -tempo delle maggiori sue ruine e miserie; poichè a tali tempi, -più che in altri, i miseri mortali ricorrendo a Dio ed a' Santi, o -ringraziandoli del mali, o pregandogli che maggiori loro non avvengano, -sono più solleciti, che mai di far parte de' proprj averi a' loro -Tempj e Sacerdoti. Non videro certamente; i nostri maggiori tempi -più calamitosi di quelli, che corsero dal Regno di Filippo II insino -alla morte di Filippo IV. Soffrirono, o guerre crudeli, o (quel ch'è -peggiore) gravi timori di quelle: incendj del Vesuvio, tremuoti, -scorrerie di Banditi, invasioni di Turchi, sedizioni, tumulti, -carestie, oppressioni, gravezze intollerabili, pestilenze crudelissime, -e tanti altri mali che inorridiscono gli animi sentendoli. E pure in -mezzo a tante sciagure, si videro moltiplicare le chiese e' monasteri -di Religioni già stabilite, introdotti nuovi Ordini, farsi nuovi e più -doviziosi acquisti, ed in fine crescer tanto i loro averi, che poco lor -resta dell'impresa di tirar a se quel poco e misero avanzo, ch'è rimaso -in poter de' Secolari. - -Furono introdotti in questo secolo XVII nuovi Ordini di Religioni. La -Congregazione de' Padri _Pii Operarj_, ebbe fra noi ricetto nell'entrar -di questo secolo. D. Carlo Caraffa, Cavalier napoletano e sacerdote, -gli diede principio nell'anno 1607 nella chiesa di S. Maria de' Monti -posta nel Borgo di S. Antonio di questa città. Ma di poi, il Cardinal -Dezio Caraffa Arcivescovo, con assenso del Pontefice Paolo V, concedè -loro, nel 1618, la chiesa di S. Giorgio Maggiore, antica parrocchia -di Napoli, resa poi Collegiata, e servita un tempo da sette Domadarj -prebendati, e da altrettanti Sacerdoti, fra quali si connumeravano -ancora l'Archiprimicerio e 'l Primicerio[48]. Ma minacciando a questi -tempi ruina, nè avendo modo di repararla per la molta spesa che vi -voleva, parve espediente di concederla a' Padri suddetti. Fu approvata -tal congregazione da Gregorio XV, per Breve Spedito in Roma a' 2 -d'aprile del 1621, e nel seguente anno 1622 ottenne dal medesimo -l'amministrazione di tutti i sagramenti, ed Urbano VIII la confermò -poi nell'anno 1635. Fecero presso noi col correr degli anni non piccoli -progressi, avendo in Napoli ed altrove fondate altre lor case e fatti -non dispregevoli acquisti di beni e di poderi. - -Poco da poi nell'anno 1609 vennero a noi i _Cherici Regolari Barnabiti -di S. Paolo Decollato_. Ci vennero da Milano, dove nell'anno 1526 -furono istituiti da Giacomo Antonio Moriggia e Bartolommeo Ferrario -Milanesi, e Francesco Maria Zaccaria Cremonese, mossi dalle prediche di -Serafino Firmano Canonico regolare. Furon chiamati _Cherici Regolari -di S. Paolo_, perché fra gli altri loro istituti era di predicare su -l'epistole di S. Paolo; ed i loro regolamenti furon da poi confermati -da più Brevi Appostolici nell'anno 1528, e nel 1533. S. Carlo Borrommeo -Arcivescovo di Milano li favorì pure, e concedè loro in Milano la -Chiesa di S. Barnaba, donde presero anche il nome di Barnabiti. Sparsi -poi per molte città di Lombardia e d'Italia, capitarono finalmente in -Napoli in quest'anno 1609 dove si diede loro ricetto nella chiesa di S. -Maria di Portanova, detta in _Cosmodin_, anch'ella antica, ed una delle -quattro principali parrocchie di questa città[49]. - -Furono pure in questo secolo, nell'anno 1610, istituite da _S. -Francesco di Sales_, Vescovo di Ginevra, le Monache della _Visitazione_ -della Vergine, per visitare i poveri e gl'infermi. Ridotte poi a -clausura, eran per ciò tenute ricevere quelle donzelle infermicce, che -non sarebbero state ammesse in altri monasteri. Queste vennero a noi -più tardi, e sopra la Chiesa di S. Maria della Pazienza Cesarea v'han -fondato un ben ampio e comodo monastero. - -S'introdussero ancora altre riforme d'antiche Religioni. I Riformati -di S. Bernardo fondarono una magnifica Chiesa fuori la Porta di S. -Gennaro, sotto il nome di S. Carlo. I Riformati di S. Francesco, -soccorsi da varj Signori napoletani e spagnuoli, fondarono in -amenissimo sito un ben ampio Monastero, con ben architettata Chiesa -sotto il nome di _S. Maria degli Angeli_. I Riformati Carmelitani -Scalzi ne fabbricarono un altro nel Borgo di Chiaja, sovvenuti dal -Conte di Pennaranda, che somministrò alla fabbrica della Chiesa tremila -scudi, e che nell'apertura che se ne fece agli 11 di marzo dell'anno -1664, volle egli intervenire con l'assistenza de' Regj Ministri, -tenendovi Cappella Regale. Non meno che i Conti di Lemos coi Gesuiti -fu questo Vicerè profuso co' _Teresiani_. Per la sua pietà, non solo -contribuì alle spese del Convento di questi Padri, ma anche sovvenne le -Monache _Teresiane Scalze_ per l'ingrandimento del lor Monastero di S. -Giuseppe in Pontecorvo. - -I _Gesuiti_, dall'altra parte, accrebbero pure a questi tempi -maravigliosamente i loro acquisti. Erano i direttori, non men delle -coscienze, che delle case del Signori e de' popolani. Per mezzo delle -loro Congregazioni, che d'ogni qualità di persone e di mestiere -istituirono ne' loro Collegi e Case professe, tirarono a se la -devozione e l'ossequio di ogni sorta di gente. S'intrigavano in tutti -i loro affari, regolandoli (per l'opinione che s'avean acquistata di -uomini da bene e prudenti) a loro arbitrio e volere. Insino le liti -più gravi e di momento, per via d'amicabili composizioni eran rimesse -al loro giudicamento; ed il Reggente Marinis nelle sue _Resoluzioni_, -rapporta più arbitramenti di Gesuiti fatti in cause gravissime e di -somma importanza. Niun Vicerè, quanto il Conte di Pennaranda, ebbe -tanta e sì grande inclinazione alle fabbriche o ristoramenti delle -Chiese: non vi fu quasi luogo sagro, che non ricevesse da lui per ciò -larghe e copiose limosine. Egli soccorse i Carmelitani nel ristoramento -che fecero, e separazione che ottennero del lor Monastero col Torrione -del Carmine, perchè non fossero inquietati dalle soldatesche spagnuole -che ivi dimoravano. Egli contribuì abbondanti soccorsi per ridurre -a fine la fabbrica del _Romitorio di Suor Orsola_ e della Chiesa di -_S. Maria del Pianto_, dove furono seppelliti i cadaveri di coloro -che rimaser dalla contagione estinti. Egli soccorse la Chiesa di S. -Niccolò al Molo. Ed essendosi in tempo del suo Governo, per le note -contese insorte fra Domenicani e Francescani intorno all'_Immacolata -Concezione_ (donde per quietar questi romori, fu di mestieri a più Papi -stabilire per ciò più Costituzioni e Bolle) dagli Spagnuoli, ch'erano -del partito de' Francescani, molto più esaltata la divozione di Nostra -Signora sotto questo titolo, egli avidamente ne prese l'opportunità, -e fece con molta pompa e solennità in tutte le Chiese sotto questo -nome celebrar feste magnifiche; onde s'accrebbe presso i popoli tal -divozione, in maniera che non vi fu Chiesa di questo titolo, che non -ricevesse abbondanti e profuse limosine dalla pietà de' devoti. - -L'esemplo del Capo mosse e Nobili e Popolari a far lo stesso. Molte -altre Chiese per ciò o di nuovo si fondarono, ovvero ruinate si -ristabilirono. S'aggiunse ancora, che avendo la crudel pestilenza -lasciata quasi che vota, la città ed il regno d'abitatori, molti non -avendo a chi lasciare i loro patrimonj, gli lasciavano alle chiese ed -a monaci, onde vie più crebbero le loro ricchezze. Altri crucciati co' -loro congiunti, li quali mal seppero coltivarsi la loro benevolenza, -per odio e per far ad essi dispetto, lasciavano i loro averi alle -chiese. Vi contribuì non poco eziandio la dottrina de' monaci stessi -disseminata e ben radicata a questi tempi, che coloro, i quali aveano -rubato in vita, con lasciar in morte i loro beni alle chiese, saldavan -con Dio ogni conto; ond'è, che alcuni riflessivi _Viaggianti_, che -stupidi ammirano l'infinito numero delle nostro Chiese e Conventi, -e le loro ampie ricchezze, in vece da ciò prenderne argomento di -pietà, maggiormente si confermano nel mal concetto, ch'essi hanno -de' Napoletani, d'esser _gente a rubar sin dalla cuna avvezza_; e che -per ciò siano in morte cotanto profusi in lasciare alle Chiese morte, -perchè in vita molto rubarono alle Chiese vive[50]. - -Per queste cagioni si multiplicarono presso noi le Chiese ed i -Monasteri, in guisa, che da ora innanzi non si può più di loro -tener minuto ed esatto conto. _Pietro di Stefano_ credea aver fatto -un compiuto novero delle Chiese della sola città di Napoli, quando -nell'anno 1560 diede fuori il suo volume _della descrizione de' luoghi -Sacri della Città di Napoli_. Ma non passarono sessant'anni, che -_Cesare d'Engenio_, per le tante altre nuovamente costrutte, fu spinto -a compilarne un altro, che diede a luce in Napoli nell'anno 1624 sotto -il titolo di _Napoli Sacra_. Ma che perciò? non passarono trent'altri -anni, che bisognò a _Carlo de Lellis_ stamparne nell'anno 1654 un terzo -volume col titolo: _Aggiunto alla Napoli Sacra, ovvero supplemento_. -E ciò nemmeno ha bastato, perchè ora sono vie più cresciute, sicchè -possono somministrare sufficiente materia di tesserne un quarto volume. - -Conferirono eziandio in questi tempi agli acquisti delle chiese le -stravaganti dottrine de' nostri Dottori, li quali mal adattando le -regole antiche a tempi presenti, stravolgendo i sensi delle leggi non -ben da essi capite, e niente curando le circostanze de' tempi e la -mutazione dello stato delle cose, spinti da imprudente e mal'intesa -pietà, favorivano colle loro penne a tutto potere tali acquisti, ed -eran tutti inclinati in ampliarne i modi e le cagioni, con detrimento -notabile della società civile, e pregiudizio gravissimo del dominio, -che ciascun tiene sopra la sua roba. Insegnavan essi, come per -indubitato, che i padroni delle case alle chiese vicine, potevan -costringersi lor mal grado a venderle alle chiese, se servissero -per loro ampliazione: e di vantaggio, che nel prezzo non doveste -riguardarsi l'incomodo, o l'affezione del forzato venditore, ma ciò -che puramente la cosa sarebbe da' periti valutata. E questo favore -non già solo era conceduto alle chiese, ma l'estesero agli atrj, -a' portici, alle sacrestie, a' cimiterj, a' chiostri, alle scale, a -dormitorj, insino alle cucine, ed a' giardini de' monasterj. Si stese -parimente, anche se fra la chiesa e la casa vicina vi frammezzasse -una pubblica strada e quel che parrà più strano, sino per far una -gran piazza, ed un largo campo avanti l'edificio. Nella famosa lite, -che il Cardinal Filomarino nostro Arcivescovo mosse alle Monache del -Monastero di D. Regina, per cui _Giulio Capone_[51] che difendeva -il Prelato, ne compilò due allegazioni, si pretese dall'Arcivescovo, -che dovesser le monache forzarsi a vendergli alcune case, che tenevan -davanti al suo palazzo, ancorchè vi frammezzasse una pubblica strada, -intendendo abbatterle per slargar ivi un gran campo, perchè quello, -che era, non era così ampio sicchè con facilità potessero entrarvi le -_Carrozze a sei_. Il _Cardinal di Luca_, ch'essendo allora avvocato -in Roma, prese la difesa delle monache, stupiva della pretensione, e -con sua allegazione, rapportata dal medesimo Capone, confutò quanto -da costui erasi allegato in contrario. Ma che prò? fu deciso a favor -dell'Arcivescovo, furon le case abbattute ed adeguate al suolo, e la -piazza per ciò ampiamente allargata, sicchè ora le _carrozze a sei_ -possono avervi in quel palagio comoda e facile entrata ed uscita. - -Quindi è avvenuto, che i Conventi, ancorchè nei loro principj assai -piccioli, siansi veduti poi occupar tutta una Contrada, dall'un lato -all'altro, finchè si giunga alla strada, che discontinui le case, e -potendosi con difficoltà trovare in Napoli strada, nella quale non -vi sia qualche convento, se non si ripara ad un così grave e ruinoso -abuso, potranno per tal mezzo i monaci a lungo andare giungere a -comprarsi l'intera città. Nè finirono qui gli acquisii delle chiese -e dei monaci; vie maggiori, a proporzion del tempo, se ne videro -appresso, insino a' dì nostri, sotto Carlo II, il regno del quale ne' -due seguenti libri saremo ora a narrare. - - - FINE DEL LIBRO TRENTESIMOTTAVO. - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO TRENTESIMONONO - - -La morte del Re Filippo IV, il qual lasciava sotto la Reggenza -d'una donna il successore d'età così tenera, fece credere ad alcuni, -che dovesse suscitare ne' Regni di Spagna agitati dalla guerra di -Portogallo, e mal sicuri della pace con Francia, alterazioni di -gran momento; e non essendosi veduta (da poi che questi Regni furono -dominati dagli Austriaci) minorità di Re, così infante, nè Reggenza -di femmina straniera, e nel governo inesperta, non si sapeva come -il genio altiero della nazione spagnuola fosse per soffrirlo; tanto -maggiormente che _Don Giovan d'Austria,_ ancorchè amatissimo dal Re, -non essendo stato nè pur nominato nel testamento, malamente tollerava -vita privata e negletta. Si aggiungeva, che il _Consiglio di Stato_, -avvezzo a grand'autorità, si doleva aver per iscontro la _Giunta_, che -s'arrogava la principal direzion degli affari. Tuttavia, o fosse che -l'ambizion de' Grandi, mancando di forze, si sfoghi in vane querele, o -che il timor della Francia, ed il rossore di non vincer i Portoghesi, -gli contenesse a dovere, la mutazion del Regnante non cagionò romori -nè commozioni nei Regni, e molto meno in questo di Napoli, di cui il -Re, avutane in quest'anno 1666 l'investitura dal Pontefice Alessandro -VII, la cui originai Bolla si conserva nell'Archivio grande della Regia -Camera ne commise, come si disse, il governo a _D. Pietr'Antonio di -Aragona_, di cui, e degli avvenimenti accaduti in suo tempo, saremo ora -a narrare. - - - - -CAPITOLO I. - -_D. PIETR'ANTONIO D'ARAGONA ributta la pretension del Pontefice -promossa per lo Baliato del Regno. Si muove nuova guerra dal Re di -Francia col pretesto della successione del Ducato del Brabante con -altri Stati della Fiandra, la qual si termina colla pace d'Aquisgrana._ - - -Stabilita la _Reggenza_ in persona della Regina madre, e la _Giunta_ -di que' Ministri disegnati dal defunto Re nel suo testamento per -lo governo de' Regni, che componevano la Monarchia di Spagna, ed -acquetatosi non meno il _Consiglio di Stato_, che i Grandi alla -disposizione fattane dal Re Filippo, non per ciò volle il Pontefice -Alessandro VII mancare di promover ora l'antica pretensione, che i -suoi predecessori ne' passati turbati tempi s'avean in parte fatto -valere in questo Reame, di doverne essi come diretti e soprani Padroni, -durante la minor età del Re, prenderne il Governo. Da' precedenti -libri di quest'istoria ciascuno avrà potuto conoscere sopra quali -deboli fondamenti ella s'appoggi; con tutto ciò alterandosi dalla -Corte di Roma l'esempio accaduto nel pontificato di Innocenzio per la -minor età dell'Imperador Federico II, la Legazione del Cardinal di -Parma nei Pontificati di Martino IV, e d'Onorio IV, nella prigionia -di Carlo d'Angiò Principe di Salerno, ed alcuni altri mal adattati -esempj, prese in questi tempi nuovamente l'ardire di pretenderlo. -Si credette allora da' più savj discernitori delle azioni di quella -Corte, che ciò si tentasse, non già con isperanza d'ottenerlo, ma per -tenere in cotal guisa sempre viva la pretensione, affinchè in migliori -occasioni, secondo che portasser le circostanze e le congiunture de' -tempi, se ne potessero, quando che sia, più fruttuosamente un tempo -valere. Non tralasciò pertanto, poco dopo l'arrivo di D. Pietro in -Napoli, di presentarsi il Nunzio in sua presenza, ed in nome del Papa, -ad esporgli le ragioni della Sede Appostolica intorno al Baliato del -Regno, e che per conseguenza s'apparteneva al Pontefice di doverlo -ora provvedere di Balio, e di Governadore, fin che durasse la minor -età di Carlo. Il Vicerè gli rispose, che non faceva mestieri che -Sua Santità s'impacciasse di questo Governo: poichè bastantemente -s'era provveduto dal Re Filippo nel suo testamento, con istabilire la -_Reggenza_ in persona del la Regina, ed era una _Giunta_ per lo Governo -di tutti i suoi Stati; ed avendogli il Nunzio lasciata una memoria di -queste pretese ragioni, il Vicerè diede incombenza al famoso _Marcello -Marciano_ il giovane, che si trovava allora Avvocato Fiscale di Camera, -che vi rispondesse. - -Questi medesimi ufficj furono passati dal Nunzio di Spagna in quella -Corte, al quale furono date le medesime risposte, ed avendo pure colui -fatto spargere alcuni scritti, dove si rappresentavano le pretensioni -di Roma, furono, non men da alcuni Napoletani, che si trovavano -in Madrid, che da valenti Scrittori spagnuoli, confutati, e fatti -conoscere vani e deboli i fondamenti sopra i quali appoggiavasi la -pretensione. Ma sopra quante scritture uscirono allora così in Ispagna, -come in Napoli, la più dotta e vigorosa fu riputata quella del Fiscal -_Marciano_, che dettata in idioma latino comparve fuori sotto questo -titolo: _De Baliatu Regni Neapolitani_[52]. Così scortasi da' Romani la -vigorosa resistenza non meno della Corte di Madrid, che del Vicerè di -Napoli, posero alla pretensione per allora silenzio. - -Ma non fu tale il successo della pretensione promossa, pure a questi -medesimi tempi, dal Re di Francia sopra il Ducato del Brabante con -altri Stati della Fiandra, nella qual contesa, ancorchè a riguardo -delle scritture rimanessero i nostri superiori, per sostenere la causa -migliore; furono però perditori nel successo della guerra e delle -armi, che quel Re con tal pretesto mosse in Fiandra. Per la morte del -Re Filippo fu dato ad intendere al Re di Francia, giovane allora e di -riposo impaziente, che il Ducato del Brabante con alcuni altri Stati -della Fiandra, fossero devoluti alla Regina sua moglie, come figliuola -del primo letto del Re Filippo, non ostante che avesse egli dal -secondo lasciato il Re Carlo figliuol maschio; poichè la consuetudine -di que' Paesi era, che nelle successioni, ed eredità si preferisse -la femmina del primo letto ai maschi nati del secondo. Il cupido Re -ricevè volentieri l'occasione con tal pretesto di poter slargare i -confini del suo Regno sopra quello del vicino; ma essendo allora viva -la Regina Anna Maria sua madre, non si mosse, facendo solamente palesar -la pretensione, esagerandola in alcune scritture per giusta e molto ben -stabilita. Ma morta poco da poi la Regina madre, e sciolto con la morte -il vincolo d'autorità, ch'ella sopra il figliuolo teneva, non così -tosto fece pubblicar colle stampe le pretensioni, che mosse le armi per -farsele valere. Scrisse nel di 9 maggio di quest'anno 1667 alla Regina -Reggente di Spagna una lusinghevole lettera, nella quale dolendosi, -che non essendosi voluti accettare i trattati di un amichevol accordo, -ch'egli avea proposti per la composizione di tal affare, si vedeva -costretto d'uscire alla fine di quel mese in Campagna, per proccurare -di porsi in possesso di quel, che giustamente se gli apparteneva nei -Paesi Bassi per parte della Regina sua sposa, o di altro equivalente, -ma con tutto ciò, ch'erasi da lui ordinato all'Arcivescovo d'Ambrun suo -Ambasciadore, che le presentasse una scrittura, di suo ordine fatta -stendere, nella quale si contenevano le ragioni, ove si fonda il suo -diritto; affinchè fattala esaminare, possa venire ad abbracciare i -medesimi mezzi, che le avea fatti proporre, e che anche al presente le -faceva, di aggiustar tal differenza con alcuno amichevole accordo. - -Si conobbe da questa lettera, che si cercavan pretesti per invader -le Fiandre preventivamente, per non dar luogo a difesa; poichè nel -medesimo istante che si proponeva accordo, si protestava, che per -la fine del mese si sarebbe posto in campagna, e che prima che si -potesse leggere la scrittura inviata, non che esaminarsi, era risoluto -d'andare ad impossessarsi colla forza delle pretese province o del -loro equivalente, sopra gli altri Stati del Re Cattolico. Nè i fatti -discordarono dalle parole, perchè nella fin del mese, ponendosi egli -alla testa del suo esercito, giunse sulle frontiere della Fiandra, e -diviso l'esercito in più corpi, nell'istesso tempo che fece pubblicar -un libro in diverse lingue delle pretese ragioni della Regina sua -moglie, attaccò più piazze di quella provincia. - -Gli Spagnuoli, dall'altra parte, esagerando cercarsi dal Re Lodovico -più tosto speziosa, che giusta cagione di muovere l'armi; ribattevano -con vigore le pretese ragioni, sostenendo con più vigorose scritture in -contrario, che le Consuetudini o gli Statuti, particolari non potevano -giovare nella successione sovrana degli Stati, in cui troppo ripugna -all'uso ed alla natura delle cose, che in pari grado, dalle femmine si -pretenda togliere a' maschi la corona di capo. Ma essi non erano così -ben forniti di arme, quanto di ragioni, per potersi difendere dalla -forza. La Regina Reggente turbata all'improvvisa intimazione, che le fu -fatta guerra, si raccommandava con lagrime a' suoi ministri; ed avendo -un dì fatto introdurre il fanciullo Re nel Consiglio, gli fece dire con -voci puerili nella propria favella, che commossero gli animi di tutti: -_Io son'innocente, assistetemi_[53]. - -Risoluti per tanto gli Spagnuoli ad una valida difesa, nell'istesso -tempo, che ne proccuravano i mezzi, non tralasciavano di disingannare i -popoli delle vantate ragioni de' Franzesi, facendole apparire per vane -ed ingiuste: esagerando le oppressioni, che dalla Francia si facevano -ad un Re fanciullo, e così strettamente congiunto all'invasore. - -In Fiandra da un Ministro del Re Cattolico erasi data già alle stampe -nel principio di quest'anno una scrittura, nella quale si dimostrava -la vanità della pretensione, affinchè cessassero i romori del volgo, -per le voci che andavansi seminando da Franzesi circa la pretesa -successione della Regina di Francia nel Ducato del Brabante ed in -altre province; e nell'istesso tempo s'assicurassero que' popoli, -di dover essere conservati sotto l'antichissimo dominio de' loro -legittimi Principi. Ma quantunque gli argomenti in quella rapportati -(ancorchè brevi e piani) fossero conchiudenti ed efficaci, non perciò -s'arrestavano i Franzesi dal lor proponimento, anzi oltre all'armi, con -grossi volumi s'accingevano a sostener la lor causa: onde si stimò, -che la scrittura di Fiandra, se bene per que' Popoli, dove vi era -particolar notizia delle lor leggi, sarebbe stata bastante, così per -l'altre Nazioni avrebbe potuto giudicarsi scarsa; e che perciò fosse -bene di proccurare, che le ragioni del Re Carlo si comprovassero con -maggior copia, e si dimostrassero con maggior vigore. - -Può ben Napoli darsi il vanto, che le migliori scritture, che -uscirono intorno a questo soggetto in difesa delle ragioni del Re di -Spagna, furono quelle dettate dall'incomparabile nostro Giureconsulto -_Francesco d'Andrea_, allora celebre e rinomato Avvocato de' nostri -Tribunali. Il Vicerè D. Pietro d'Aragona non ebbe a questi tempi -soggetto migliore di lui per appoggiargli questa difesa, e perchè con -vigore ributtasse le pretensioni de' Franzesi. Comandato pertanto -costui da D. Pietro, s'accinse all'impresa, ed a' 28 febbrajo del -medesimo anno avendo ridotta a fine una dotta scrittura in idioma -latino, con titolo: _Dissertatio de Successione Ducatus Brabantiae_, -la presentò al Vicerè, che la ricevè con molta stima, ordinandogli, -che l'avesse sottoscritta, com'egli fece in sua presenza, affinchè -dovendola inviare in Ispagna col suo nome, già per tutta Europa -diffuso e celebrato, acquistasse ella maggior peso ed autorità. Non -si stimò in questi principj di darla alle stampe, per non dar motivo -a' Franzesi, che per mezzo delle stampe non aveano ancora pubblicate -le loro scritture, di dire, che fossero stati i nostri i primi a -provocarli al cimento. Ma l'esito poi dimostrò, ch'essi intanto non -l'aveano pubblicate, per attaccarne improvvisi; poichè, come si disse, -nella fine di maggio s'ebbe avviso, che il Re di Francia era giunto -co' suoi eserciti sulle frontiere della Fiandra, e che nel medesimo -tempo avea fatto pubblicare di suo ordine un libro in diverse lingue, -delle pretese ragioni, in nome della Regina sua moglie, sulla maggior -parte di quelle province, il qual libro poco da poi comparve in Napoli -in lingua Spagnuola con questo titolo: _Tratado de los Derechos de la -Reyna Christianissima sobre varios Estados de la Monarchia de Espanna_. - -Il Vicerè, tosto che l'ebbe in mano, l'inviò all'_Andrea_ con ordine -di rispondervi; ed allora fu, che apprendosegli più largo campo di -mostrare la sua gran dottrina, la perizia nell'istorie, e la sua -peregrina erudizione, diede fuori alle stampe in Italiana favella -quella cotanto rinomata _Risposta_ al _Trattato delle Ragioni, -etc._[54] stampata In Napoli in questo medesimo anno 1668. Quivi -con vigorosi argomenti dimostrò, la cotanto esagerata consuetudine -del Brabante e delle altre province, non potere aver luogo nella -successione del principato e della sovranità; e che quella non si -regolò mai da tal consuetudine, ma si differì sempre con legge ed -osservanza contraria. E poichè i Franzesi, per torsi l'opposizione -della amplissima rinunzia fatta dalla lor Regina, in tempo che si -maritò con Luigi, aveano proccurato con vari argomenti di farla -vedere nulla ed invalida: egli con risposte vigorose abbattè i loro -sofismi e con fortissime ragioni sostenne la validità e fermezza di -quella: ciò che non avea fatto nella prima scrittura, parendogli, -che ciò sarebbe stato in certo modo pregiudicare alla causa, se dove -vi era total chiarezza, che non poteva alla Regina spettarle ragione -alcuna, si fosse fatta gran forza in dimostrare, che validamente -avesse potuto rinunziarla. Rispose parimente con tal occasione questo -insigne Giureconsulto ad un altro libro fatto pubblicare in Francia -d'altre pretensioni sopra tutte le province Belgiche, e sopra quasi -tutti i Regni e Principati dell'Europa, composto da un tal _Aubery_ -Avvocato della Corte del Parlamento di Parigi, che fu stampato nel -medesimo tempo dell'invasion della Fiandra sotto questo titolo, _Delle -giuste pretensioni del Re sopra l'Imperio_. E con profonda dottrina -ed esatta perizia dell'istoria fece vedere, che il Ducato dei Brabante -colle vicine Province, non tiene alcuna dipendenza dalla Corona della -Francia; nè che quel Re possa pretender di giustificarne la conquista, -come rappresentante le ragioni di Carlo Magno; le quali egli sostiene, -che oggi risiedano nella Augustissima Famiglia Austriaca. - -Uscirono ancora altre dotte scritture in risposta del libro de' -Franzesi, e fra le altre una giudiziosissima, scritta in lingua -franzese da un pubblico Ministro col titolo: _Bouclier d'Etat, et -de Justice_; etc. la qual fu tradotta in idioma spagnuolo, e subito -stampata. - -(Alle scritture pubblicate da' Franzesi furon date da più Scrittori -vigorose risposte, che si leggono raccolte nell'_Appendice del Diario -Europeo Tom. XV, XVI e XVIII_, e memorate da Struvio[55]. Al libro -d'_Auberes_ stampato in Parigi l'anno 1667 col titolo, _des justes -Pretentions du Roi sur l'Empire_, con note apposte, fu risposto _da -Errico Kippingio_; siccome contro del medesimo uscirono, _Axiomata -Politica Gallicana_, ed il libro di _Nicolò Martino_, intitolato -_Libertas Aquilae Triumphantis_; al _Traité des Droits de la Reine -Très-Chrêtienne_, etc. di cui fu Autore l'istesso Auberes, fu risposto -con due altre scritture, una intitolata: _Dialogue sur les droits -de la Reine Très-Chrêtienne, atque deductio, ex qua clarissimis -argumentis probatur contra Gallos, non esse jus devolutionis in -Ducatu Brabantiae_; e l'altra, _la Verité defendue des sophismes de -la France_. Sei anni dopo _Pietro Gonzales de Salcedo_ diede fuori un -volume in foglio colla data di _Brusselles_ del 1613, dettato in idioma -spagnuolo, che poi fu tradotto in Franzese con questo titolo: _Examen -de la verité, ou Réponse aux Traités publiés en faveur des droits de la -Reine Très-Chrêtienne sur divers Etats de la Monarchie d'Espagne_. Al -quale però nell'anno seguente 1614 fu risposto da _Giorgio Abusson_, -con opposto libro, che ha il titolo: _la défense du droit de Marie -Therese d'Autriche Reine de France à la succession des Couronnes -d'Espagne_). - -Ma di quanto a questi tempi ne corsero a giudicio di tutti, era -riputata la più dotta, la più vigorosa, e la più elegante quella del -nostro _Francesco Andrea_. - -Ma mentre i nostri Giureconsulti difendevan con tanto vigore la -giustizia del loro Principe, e sostenendo la causa migliore, s'eran -resi in queste contese superiori a' Giureconsulti franzesi, eran -dall'altro canto i nostri superati dalle armi nemiche più numerose e -forti: sorpresero intanto i Franzesi Douay, Tournay, Lilla, Furnes, -Dixmude, Courtroy, Oudennarde, Alost, Carleroy, ed altre Piazze di -minor nome, nè l'inverno, che sopraggiunse, gli fece cessar dalle -armi, anzi in questa stagione occuparono con occulte intelligenze in un -momento tutta la Contea di Borgogna. - -Questa improvvisa mossa de' Franzesi ridusse finalmente gli Spagnuoli -ad aver pace con li Portoghesi, per potersi opporre con maggior -vigore colle armi, siccome aveano fatto colle scritture, a' Franzesi. -Era con la morte del Re Filippo, se non abolita la memoria della -rivolta di Portogallo, estinta però l'avversione, che tenevano gli -Spagnuoli all'accordo; onde ora facilmente vi si accomodarono, e fu -quello conchiuso non con altri patti e capitolazioni, se non con quel -Pretoriano editto: _Uti possidetis ita possideatis_: rimase con uguali -condizioni ad amendue i Regni di Castiglia e di Portogallo ciò che -possedevano avanti la loro unione, fuor che Ceuta, che trovandosi in -mano de' Castigliani, fu loro permesso di ritenerla. - -Stabilita la pace co' Portoghesi, fu nell'istesso tempo, che -pubblicossi con le solite cerimonie in Napoli, dichiarata la guerra -a' Franzesi, e furono pubblicati bandi, che tutti que' Franzesi, che -si trovavano nel Regno, uscissero fra brevi giorni da quello; e dal -Vicerè si fecero sequestrare i beni, che possedevano in esso il Duca -di Parma, ed il Principe di Monaco, come aderenti alla Corona di -Francia, la quale minacciando pure d'assalire l'Italia per mare e per -terra, costrinse il nostro Vicerè di rinforzare con mila ottocento -fanti spagnuoli ed italiani le Piazze della Toscana, e di far venire da -Alemagna un Reggimento di soldati tedeschi. Fu da ciò impedito ancora -di poter mandare in Levante nel principio della campagna di quest'anno -1668 la squadra delle galee del Regno al soccorso di Candia: di che -il Pontefice molto rammaricossi; e considerando, che per questa guerra -mossa da' Franzesi venivano impediti i soccorsi ai Veneziani, i quali -con molto valore sostenevano la difesa di quell'Isola, cinta di stretto -assedio da' Turchi, pose ogni studio, congiunto con gli altri Principi -d'Europa, di ridurre quelle due emole Nazioni a concordia. - -Era a questi tempi, per la morte accaduta d'Alessandro VII, a' 21 -maggio del passato anno 1667, succeduto nel Pontificato a' 17 giugno -Giulio Cardinal Rospigliosi da Pistoia col nome di _Clemente IX_, il -quale vedendo, che i Turchi aveano messo stretto assedio a Candia, era -tutto inteso a soccorrer di denaro e di gente i Veneziani, abolendo -a questo fine gli Ordini de' Gesuiti, de' Romiti di San Girolamo di -Fiesole e de' Canonici di S. Giorgio in Alga. Non tralasciava con molta -premura stimolar gli altri Principi d'Europa a mandar in Candia validi -soccorsi, e mandò insino a Solimano Re di Persia lettere, per animarlo -contro al Turco. Vedendo, che tali soccorsi eran impediti dalla -guerra, che i Franzesi avean mossa in Fiandra, si strinse con gli altri -Principi a proccurarne la pace. Non erano questi molto soddisfatti de' -progressi dell'armi franzesi, che facevano in Fiandra, e gli scosse -non poco l'avviso d'essersi da loro occupata la contea di Borgogna. Gli -Svizzeri minacciavano di prendere le armi per ricuperarla, come Stato, -ch'era tenuto sotto la lor protezione. Ma più di tutti s'ingelosivano -gli Stati delle Province Unite dell'Olanda, li quali abborrendo di -veder i Franzesi avvicinarsi a' loro confini, appena conchiusa in Breda -coll'Inghilterra la pace, indussero quel Re ad unir con essi le armi -ed i consigli, e poi tirata la Svezia a forza d'oro ne' sentimenti -medesimi, tant'operarono con gli ufficj, e molto più mostrando di -voler muovere l'armi che persuasero, o più tosto sforzarono il Re di -Francia ad assentir alla pace. Fu pertanto, a' 2 maggio di quest'anno -1668, ella conchiusa in Aquisgrana, ed in essa riuscì a' Franzesi di -ritenere le loro conquiste ne' Paesi Bassi coll'istessa felicità, con -cui le aveano conseguite, restituendo però agli Spagnuoli la Contea di -Borgogna. Confessarono questi d'esser sommamente tenuti agli Olandesi -di tutto ciò, che non aveano perduto, o che ricuperavano; poichè sotto -apparenza di mediazione, aveano veramente protetto i loro interessi, e -preservato ciò, che loro restava nelle province di Fiandra. Dall'altra -parte il Re franzese concepì fierissimo sdegno contro gli Olandesi; -ma simulandolo per allora, mostrò, che in onore e gratificazione del -Pontefice deponeva l'armi. Clemente, quantunque comprendesse, quali ne -fossero i più veri motivi, dimostrava però verso il Re gratitudine e -tenerissimo affetto, proccurando stringer con lui confidenza, la qual -riputava decorosa per se, ed utile per li suoi, e se ne valeva anche -a beneficio de' Veneziani per li soccorsi, che ne ottenne per Candia -di centomila scudi, con permissione di leve di Ufficiali e di milizie -quanto n'avesse potuto raccogliere. - -Pubblicata che fu in Napoli a' 4 d'agosto la pace d'Aquisgrana, non -mancò pure il nostro Vicerè, licenziati gli Alemani, di spedir per -Candia le squadre delle galee di Sicilia e del Regno, per le promesse -che n'avea anche fatte la Regina Reggente a quella Repubblica, e per -gli ordini che da lei ne avea ricevuti d'assistere con valide forze a -quel bisogno. Ma riusciti inutili, non pur questi, ma tutti gli altri -soccorsi mandati dal Re di Francia, dal Papa e da' Maltesi, tornatesene -a dietro le costoro galee, s'intese poco da poi, che i Veneziani -in questo nuovo anno 1669 erano stati costretti di rendere a patti -Candia, dopo 24 anni di guerra e 28 mesi e 27 giorni di ostinatissimo -assedio. Questa perdita fu sensibile a tutta Italia: ma si stimò più -grave per noi, per la breve distanza, che s'interpone fra' lidi del -capo d'Otranto, e 'l paese de' Turchi; onde il Vicerè considerando -l'importanza del pericolo, non solamente fece munire tutte le Fortezze -del Regno e le Piazze della Toscana, ma spedì varie compagnie di -cavalli per guardare le spiagge dell'Adriatico, ed accorrere, dove il -bisogno il richiedesse. Il Pontefice Clemente s'addolorò talmente di -quest'avviso, che a' 9 decembre spirò. Fu in suo luogo, nel nuovo anno -1670 a' 29 aprile, eletto Emilio Lorenzo Altieri, che volle chiamarsi -pure _Clemente_ e fu il X di questo nome. - - - - -CAPITOLO II. - -_D. PIETR'ANTONIO D'ARAGONA soccorre a' bisogni della Sardegna per -la morte data a quel Vicerè: perseguita i Banditi nel Regno; riduce -a perfezione la numerazione de' fuochi: va in Roma a prestar in nome -del Re ubbidienza al nuovo Pontefice: nel suo ritorno gli vien dato il -successore; monumenti e leggi che ci lasciò._ - - -Perchè il Regno di Sardegna non rimanesse esente dalle comuni calamità, -che aveano sofferti quelli di Napoli e di Sicilia, fu veduto a questi -medesimi tempi ancor egli in disordine, per li tumulti, che cagionò la -morte data a D. Emanuele de los Covos Marchese di Camerassa suo Vicerè. -Governava costui quell'Isola, e secondo il costante tenore della -Corte di Madrid, venendo richiesto di danari, premeva que' sudditi -a doversi disporre di far un donativo al Re; ma avendo incontrate -gravissime difficoltà, fu costretto a far sciogliere il Parlamento -generale di quel Regno, che a tal fine avea fatto ragunare in Cagliari -capitale del Regno, senz'ottenerlo. Il principal contraddittore fu -D. Agostino di Castelvì Marchese di Laconi, il quale essendo stato -nella notte de' 20 di giugno del 1668 fatto ammazzare, si pubblicò, -che questo assassinamento fosse stato commesso d'ordine di D. Isabella -di Portocarrero Marchesana di Camerassa con saputa e consenso del -Vicerè suo marito, in vendetta delle opposizioni promosse da D. -Agostino nelle corti del Regno. A queste voci assembraronsi D. Giacomo -Artal di Castelvì Marchese di Cea, D. Silvestro Aymerich, D. Antonio -Brondo, D. Francesco Cao, D. Francesco Portogues e D. Savino Grizoni -nel palagio di D. Francesca Carilas Marchesana di Laconi moglie del -morto, dove conchiusero d'uccidere il Vicerè; e per mandare ad effetto -una così scellerata determinazione, a' 21 luglio del medesimo anno, -dalle finestre della casa d'Antioco Brondo, posta in Cagliari nella -strada _de los Cavalleros_, mentre il Vicerè con la moglie e co' figli -tornava in carrozza dalla chiesa di Nostra Signora del Carmine alla -sua abitazione, gli scaricarono più colpi d'archibugi, per li quali -rimase miseramente morto. La Marchesana di Camerassa spaventata da -tal funesto spettacolo, temendo di mal peggiore, tutta sbigottita -volle partir subito da Cagliari, ed imbarcatasi la notte seguente co' -figliuoli e famiglia, fece presto ritorno in Ispagna, lasciando con la -sua partita libero il campo alla Marchesana D. Francesca Carillas di -far fabbricare contro lei un processo nella Regia Audienza di Cagliari, -e d'incolparla della morte del Marchese di Castelvì suo marito. Gli -uccisori del Vicerè, essendosi ricovrati nel convento di S. Francesco, -vi si trattennero con comitiva d'uomini armati per lo spazio d'un mese, -fortificando le porte del monastero, e facendo le sentinelle all'uso -di guerra, e poscia s'imbarcarono pel Capo di Sassari, dove per loro -difesa fecero unione di gente. - -All'avviso d'un così temerario eccesso, il nostro Vicerè fece -subilo allestire diece galee, sopra le quali furono fatti imbarcare -duemila fanti spagnuoli, Italiani e tedeschi, e benchè si fossero -avviate alla volta di Sardegna, nulladimeno fu riputato da poi savio -consiglio di richiamarle in Porto: non essendosi stimato a proposito -d'ingelosire que' popoli, di lor natura fierissimi, con l'introduzione -in quell'Isola di nuova soldatesca. La Corte di Madrid per ovviare a -mali peggiori mandò tosto per nuovo Vicerè in quel Regno D. Francesco -Tuttavilla Duca di S. Germano Nobile napoletano del Seggio di Porto, -fratello di D. Vincenzo Tuttavilla Duca di Calabritto, Maestro di -Campo Generale di questo Regno, il quale ai 10 di Marzo dell'entrato -anno 1669 si parti per Sardegna ad assistere il fratello con la -galea Padrona della squadra di Napoli, e portò seco il Consigliere D. -Giovanni d'Errera, ch'era stato dal Re deputato per Giudice Delegato -nella causa degli uccisori del Camerassa. Si spedirono da poi nel -seguente mese di maggio tre altre galee con cinquecento fanti spagnuoli -ed italiani e qualche contante, e v'accorsero pure dal Finale altri -mille soldati con la squadra delle galee del Duca di Tursi, e trecento -dall'Isola di Sicilia; e finalmente nel mese di marzo del seguente anno -1670 fu duopo al nostro Vicerè mandarne dal Regno altri cinquecento. - -Le cose però di quell'Isola si videro tosto ridotte in tranquillità, -poichè dall'Errera si pose in chiaro, che nell'uccisione del Vicerè -non v'aveano avuta participazione alcuna que' popoli, e che l'infame -omicidio era stato commesso da que' soli Nobili, per coprire -l'assassinamento del Marchese di Laconi, stato fatto ammazzare da D. -Silvestro Aymerich ad istanza dell'istessa Marchesana D. Francesca sua -moglie per torsi lui per consorte, come già era seguito. Furono per -tanto con pubblico editto dichiarati tutt'i colpevoli della morte del -Vicerè, rei di Maestà lesa, e come tali sottoposti al bando della vita: -furono imposte grosse taglie sopra le loro teste e le loro persone: -furono confiscati i loro beni, e comandato che fossero demolite le lor -case, e con aspergersi sale adeguate al suolo. Fu parimente dichiarato, -che que' popoli s'erano portati in tal occasione con fedeltà verso il -loro Principe, e che non poteva imputarsegli colpa di sorta alcuna in -quell'assassinamento. Il Duca di S. Germano ricevè pienissime grazie -da tutti gli Ordini di quel Regno, che rimase tutto pacato sotto -l'ubbidienza del suo antico Signore. - -Ma nel nostro Regno non lasciavano intanto gli sbanditi le consuete -scorrerie per le campagne, ora più che mai rese non men insolenti che -spesse. Rubavano, riducevano in servitù i viandanti, svaligiavano i -Procacci, in fine le pubbliche strade non eran più sicure, tal che si -vedeva rotto ogni traffico ed impedito ogni commerzio. Negli Apruzzi -ne campeggiavano molte squadre, che fortificatesi in diverse Terre, -erano giunte infino a spedir ordini a tutt'i luoghi di quei contorni -che lor pagassero, non già al Regio Tesoriere, i fiscali. Essendo -succeduto nella Chiesa di Napoli, per la morte del Cardinal Filomarino, -il Cardinal D. Innico Caracciolo, costui nel viaggio ch'intraprese per -Roma, per assistere al Conclave per l'elezione del nuovo Pontefice, -poi seguita in persona di Clemente X, fu arrestato da queste masnade, e -gli fu duopo per disbrigarsene pagar loro cent'ottanta doble. Monsignor -Toppa Arcivescovo di Benevento fu ancor egli svaligiato presso Napoli -nella Terra di Pomigliano d'Acro, e si salvò per miracolo. Ma il -più molesto era a questi tempi il famoso _Abate Cesare Riccardo_, il -quale dopo aver ucciso D. Alessandro Mastrillo Duca di S. Paolo, si -pose a scorrere con comitiva le campagne intorno la città di Nola, -avanzando le scorrerie sino alle porte di Napoli: svaligiava Procacci, -abbruciando più volte le lettere senza perdonare a quelle del Vicerè; -entrava ed usciva sconosciuto in Napoli; e giunse a tale, che impediva -in Napoli il trasporto della neve, minacciando di più agli Eletti, che -avrebbe impedito anche la condotta de' grani, se non gli proccuravano -dal Vicerè il perdono. - -Si ponevan in opra dal Vicerè vari mezzi per estirparli, ma non -riuscivano così efficaci, sì che se ne potesse ottenere il total -esterminio. Creò egli a quest'effetto Vicario Generale della Campagna -il Consigliere D. Diego di Soria, poi Reggente: spedì alcune compagnie -di Spagnuoli in Apruzzo, per isnidarli da que' luoghi: elesse in fine -una Giunta di vari Ministri per severamente punirli insieme co' loro -aderenti; ma nulla giovò, poichè le milizie regolate in que' luoghi -alpestri ed inaccessibili nulla poterono: alcuni presi furon sopra le -forche fatti morire, ma nuovamente ne pullulava numero assai maggiore: -la Giunta fece arrestare alcuni Titolati lor protettori, ma poi, dopo -breve prigionia, eran dal Vicerè composti con grosse somme di denaro: -tal che si tornava a' disordini primieri. - -Di questo sol fu imputato l'Aragona, che a' suoi tempi si vide -rilasciata la disciplina, e commettersi enormi e gravi delitti -d'incesti, peculati, furti, falsità, assassinamenti, duelli ed altri -eccessi, de' quali non ne prendeva quel severo castigo che meritavan i -colpevoli; ma, o usando indulgenza nelle visite che soleva egli fare in -Vicaria, intervenendovi personalmente, e talora anche colla Viceregina -sua moglie, ovvero permutando la pena corporale in danari: ciò che -fruttandogli grosso guadagno, e secondo il computo che se ne faceva dal -volgo, aveane da tali composizioni ricavati più di trecentoventimila -ducati, gli acquistò nome di Ministro sordido; e diessi a molti -occasione di motteggiarlo, che e' punisse le borse non già le persone. - -Non è però, che non apportasse egli al Regno non picciola utilità, -per la numerazione generale de' fuochi, che principiatasi dal Conte -di Pennaranda, e continuata poi dal Cardinal d'Aragona, venne da lui -sollecitata e finalmente ridotta a perfezione: poichè non solo la -fece egli pubblicare, ma cominciò ancora a praticarsi fin dal primo -di gennajo dell'anno 1669. L'alleggerimento che ne sperimentarono le -Comunità del Regno fu di grandissima importanza, perchè furono tassate -a pagare per quel numero de' fuochi, che in fatti erano; e furono -rimesse loro tutte le somme, delle quali andavano debitrici per tutto -il tempo passato, essendosi compiaciuti il Re e gli altri assegnatarj -de' fiscali di concorrere non solamente alla remissione de' mentovati -residui, ma anche alla perdita di ducati ventidue ed un decimo per ogni -cento ducati di entrata, che fu necessario defalcare generalmente, per -cagione del mancamento d'intorno a centomila fuochi, ne' quali questa -numerazione si trovò minore dell'antica. In cotal guisa le Comunità del -regno cominciarono a respirare e ad essere per conseguenza più pronte -a' pagamenti, con non picciola utilità degli assegnatarj de' Fiscali -e del Re. Vi s'aggiunse l'augumento dell'arrendamento del Tabacco, -che da ducati quarantacinquemila l'anno, crebbe a questi tempi fino ad -ottantamila, e quello della manna, che trovandosi venduto a particolari -persone, fu dal Vicerè ricomprato ed incorporato al patrimoni regale. -In brieve tutti gli arrendamenti, dazj e gabelle crebbero notabilmente -di prezzo, con utile grandissimo di tutti i consegnatarj, essendosi -calcolato l'avanzo nel valore de' capitali, secondo la relazione -fattane dal Razionale della Regia Camera Giovanni d'Alesio, in poco -meno di nove milioni di ducati: al che contribuì molto la vigilanza del -Vicerè, ed il rigore che praticava contro coloro che ne fraudavano il -pagamento. - - -§. I. _D. FEDERICO DI TOLEDO Marchese di VILLAFRANCA rimane -Luogotenente nel Regno, nel tempo che l'Aragona va in Roma a dar -l'ubbidienza al nuovo Pontefice._ - -La Regina Reggente, secondo il costume introdotto dalla Corte di -Spagna, avea comandato al nostro Vicerè Aragona che si fosse portato -in Roma a dar in nome del Re, e suo, ubbidienza al nuovo Pontefice -Clemente IX; ma tolto costui dal Mondo, per inaspettata morte, non si -potendo adempire quest'ufficio con lui, fu comandato che si adempisse -col suo successore Clemente X. Nel medesimo tempo fu provveduto dalla -Regina, che in assenza dell'Aragona rimanesse a governar il Regno il -_Marchese di Villafranca_, che si trovava in Napoli esercitando la -carica di Capitan Generale della squadra delle galee. Fu disputato -nel nostro Collateral Consiglio se al Villafranca dovessero -darsi trattamenti di _Vicerè_, o pure di semplice _Luogotenente_ -dell'Aragona, stante che costui teneva dispacci della Corte, ne' quali -gli s'imponeva, che terminata l'ambasciata dovesse tornare in Napoli -a continuare il Governo; ma a cagion che per la commessione Regale -dovea il Marchese riputarsi come vero ed independente Vicerè, non -già Luogotenente dell'Aragona, fu per tanto determinato a suo favore. -Partito adunque l'Aragona da Napoli, a' tre di gennajo di quest'anno -1671, fu dato al Marchese il possesso della carica coll'intervento -degli Eletti della città, il quale (tenendosi occupato il Regal -Palazzo dalla moglie di D. Pietro) scelse per sua abitazione quello de' -Principi di Stigliano sopra la Porta di Chiaja. - -Governò il Marchese con molto rigore e con indefessa applicazione il -Regno, prendendo per esemplare il suo gran avolo D. Pietro di Toledo, -che governollo ventidue anni, ma non vi durò che infino a' 25 di -febbrajo; poichè l'Aragona giunto in Roma affrettò la sua ambasceria, -ed avendo a' 22 gennajo fatta ivi pubblica e solenne entrata il giorno -seguente, accompagnato dal Marchese d'Astorga, che si trovava in Roma -ambasciador Cattolico, fece la cerimonia del bacio del piede; e dopo -essersi trattenuto in quella città alquanti altri giorni in pranzi -e visite, tornò in Napoli a ripigliar il governo, mal soddisfatto -del rigoroso modo del Villafranca, che non ben si confaceva col suo -tutto largo ed indulgente. Il marchese di Villafranca, si trattenne in -Napoli sino al mese di luglio; partì poi per la Corte, dove si crede, -che avendo rappresentato a que' Ministri l'avarizia di D. Pietro, -e l'avidità di cumular per se denari, sicchè quando partì per Roma -non avea lasciato nella Cassa militare nè pur un quattrino, avessele -fatto pensare a dargli successore. Non passaron molti mesi, che -s'intese essere stato a lui sostituito in questo Governo il _Marchese -d'Astorga_, il quale trovandosi ambasciadore in Roma prese ne' principj -del nuovo anno 1672 il cammino verso il Regno, ed a' 11 febbrajo giunse -in Napoli, accolto con molti segni di stima da D. Pietro, il quale, -soddisfatte le consuete visite, a' 14 del medesimo mese cedè il governo -e con la Duchessa sua moglie se n'andò immantenente a Pozzuoli, donde -poi a' 25 dello stesso mese con quattro galee si partì per Ispagna. - -Fra i Vicerè che lasciarono a noi più insigni memorie, dee certamente -annoverarsi D. Pietro d'Aragona. Egli per l'inclinazione grandissima -che avea alle fabbriche, adornò Napoli di molti edificj. Egli ridusse -in quella magnifica forma che ora si vede, l'Ospedale de' poveri di S. -Gennaro fuori le mura della città, con ampliarlo di tanti corridori -e stanze, e con darvi stabile e fermo governo. Egli con indicibile -spesa costrusse il Porto per le Galee, ed ingrandì l'Arsenale in -più ampia forma: fece quella magnifica strada adorna di tanti fonti, -donde dall'Arsenale si ascende al largo avanti il Regal Palazzo, e -nella cima di quella fece ergere la statua di Giove Terminale, che -sostiene il cuojo, e le ale d'una grand'aquila. Abbellì il Palazzo -Reale, ed aggiunse a' piedi di quella maestosa scala, fatta dal Conte -d'Onnatte, le due statue de' fiumi Ibero e Tago, e sopra la porta, -che comunica col Palazzo vecchio, l'altra del fiume Aragona. Egli nel -Castel Nuovo unì l'Armeria Reale in quella gran sala, che soprasta -al suo cortile. Rifece nel monte Echia il quartiere principale -degli Spagnuoli; e v'innalzò da' fondamenti quel vasto edificio del -Presidio, capace d'alloggiare più di seimila soldati. Rifece parimente -le pubbliche fontane di Poggioreale, di S. Caterina a Formello, di -mezzo cannone, e moltissime altre, e da' fondamenti innalzò quella di -monte Oliveto. Restituì l'uso de' Bagni dell'acque minerali fuori la -grotta di Coccejo, di Pozzuoli, e Baja; e perchè non se n'abolisse la -memoria, in tavole di marmo fece scolpire la loro virtù ed efficacia -ne' malori; donde fu data occasione a _Sebastiano Bartoli_ famoso -medico di que' tempi, di spiare più a dentro la qualità di queste -acque, e compilarne perciò particolari relazioni e trattati. Ristorò -in fine i nostri Tribunali, ampliando le sale del Consiglio, quelle -della Vicaria, e l'altre della Regia Camera, dove per la diligenza -dell'Archivario _Niccolò Toppi_, riordinò l'Archivio, e del di lui -favore questo scrittore[56] molto si loda, narrando, che fu tre volte -a vederlo, facendovi far tre nuove camere, e fece dar principio ad un -_Repertorio_ generale di tutte le scritture, che oltrepassavano il -numero di trecentomila, con assegnare il salario a cinque Scrivani, -li quali erano puntualmente pagati mese per mese, perchè l'opera si -compisse. Accrebbe parimente lo stipendio a' Giudici di Vicaria e diede -vari provvedimenti per la giusta distribuzione delle cause, afin di -troncar le lunghezze delle liti e le calunnie de' litiganti. - -Ma quantunque l'Aragona lasciasse a noi di se sì illustri monumenti, -non è però, che non ci defraudasse all'incontro di molte insigni -memorie. Egli ci tolse l'ossa del magnanimo Re Alfonso I d'Aragona, le -quali, come si disse nel XXVI libro di quest'Istoria, erano rimaste -in deposito nella sagrestia di S. Domenico Maggiore di questa città, -dove il Re Alfonso II dal Castel dell'Uovo le fece trasportare, quando -vi fu seppellito suo padre. Essendo accaduto nel 1506 un incendio in -quella sagrestia, il fuoco ne consumò buona parte, ma ne scamparono il -cranio ed alcune poche ossa: il cranio per ordine del Re Ferdinando -il Cattolico fu consegnato al Vescovo di Cefalù, che '1 condusse -in Ispagna: le ossa erano solo qui rimase: ciò che pervenuto alla -notizia dell'Aragona intraprese di farle ancora colà trasportare, ed -unirle col cranio. Si opposero i Monaci di quel convento, ma avendo -la Regina Reggente, alle insinuazioni del Vicerè, con suo spezial -dispaccio comandato, che si trasportassero in Ispagna, cessarono le -contese ed i frati con pubblico istromento ne fecer la consegna al -Vicerè. Ci tolse ancora, per abbellire la sua galleria in Madrid, molte -insigni dipinture e statue: fra l'altre quelle dei quattro fiumi, che -adornavano la Fontana della punta del Molo, l'altra di Venere, che -giaceva nella fonte su l'orlo del fosso del Castel Nuovo, ed alcuni -puttini e gradini di marmo tutti d'un pezzo, ch'eran collocati nella -fontana Medina, opera del famoso Giovanni di Nola, li quali furono -tutti da lui mandati in Ispagna. - -Nel tempo del suo governo furon da lui stabilite molte provvide e -sagge Prammatiche poco men di 30, per le quali riordinò i Tribunali, -riformò molti abusi nelle Dogane, e diede altri provvedimenti, che -sono additati nella _Cronologia_ prefissa al primo tomo delle nostre -Prammatiche. - - - - -CAPITOLO III. - -_Governo di D. ANTONIO ALVAREZ, Marchese d'ASTORGA molto travaglioso ed -infelice per li disordini, ne' quali trovò il Regno e molto più per le -rivoluzioni accadute in Messina._ - - -Giunto il Marchese d'Astorga in Napoli trovò la città, non solo -per la grande penuria di grani, ma tutta sconvolta per li continui -delitti, e sopra ogni altro per li furti, che di continuo si sentivano -in ogni angolo. Applicò per tanto i suoi pensieri a proccurare, che -fossero introdotti in Napoli, non pur dalle province, ma da altri -più remoti paesi, copiosi viveri, sicchè soddisfece alla brama de' -popoli e restituì nel Regno l'abbondanza. Ma con tutto che praticasse -estremi rigori, non fu possibile (cotanto per la dissoluta disciplina -del passato Governo era la gente divenuta ribalda) d'estirpare i -furti e molto meno impedire le continue scorrerie de' banditi, che -commettevano in campagna. Scorrevano insino alle porte di Napoli, -svaligiavano i procacci, saccheggiavano le Terre, empivano le -campagne di omicidj, ruberie e stupri; e campeggiando con molta -baldanza, di continuo acquistavan seguito, ed ingrossavan di numero. -Il Vicerè, valendosi de' consueti rimedj, rinvigorì gli animi dei -Presidi provinciali, premurosamente incaricando loro che dandosi mano -badassero unicamente ad estirpargli. Ne fu fatta molta strage e non -fu picciol guadagno essersi tolto dal mondo il più pernizioso fra i -loro Capi, il cotanto rinomato _Abate Cesare_. Ma non per ciò, a guisa -d'idre, non ripullulavano, e negli Apruzzi spezialmente, per dove fu -costretto il Vicerè spedirvi cinque compagnie di Spagnuoli, non solo -per abbattere la loro insolenza, ma anche perchè, sospettandosi, che -avesser potuto ricever fomento da Roma dall'Ambasciador di Francia, -si vegghiasse ad ogni novità, che con tal appoggio potesser questi -ribaldi promuovere. Egli è però vero, che per le sollevazioni accadute -poco da poi in Messina, si tolse un buon numero di costoro dal Regno, -ai quali fu conceduto dall'Astorga il perdono, per andare a servire -il Re in Sicilia, dove diedero pruove di gran valore, cancellando -con ciò in gran parte le colpe della vita passata. Gli altri, che vi -rimasero, essendosi poi sempre più moltiplicati, continuarono nella lor -contumacia: perchè l'estirpamento totale d'una così dannosa semenza, -l'avea il cielo riserbata a più esperta e gloriosa mano. - -Non furon soli questi disordini, che resero travaglioso il governo -del Marchese; perchè all'angustie, nelle quali trovò il Regno, per -la fame, per li ladri e per questi ribaldi, se ne aggiunse un'altra -più fastidiosa, qual fu quella delle _monete_, ridotte a questi tempi -a stato si miserabile, che non avean d'intrinseco valore la quarta -parte. La radice di questo male era antica, e quella stessa, che -cagionò l'abolizione delle zannette in tempo del Cardinal Zapatta; dal -quale quantunque si fosse fatta coniar la nuova moneta, e si fossero -imposte gravissime pene a coloro, che avessero avuto ardimento di -ritagliarla, o falsificarla; ad ogni modo l'avidità del guadagno faceva -vilipendere ogni qualunque severo castigo. Era il numero de' tosatori, -e falsificatori cresciuto in guisa, che sino nelle case di persone di -qualità furono trovati ritagli, ed ordegni per conio delle nuove; e -pubblicossi, che alcune donne di non volgare condizione, si fossero -parimente mischiate in questo esercizio. Ne fu scoverta in Napoli -un'intera compagnia, e nella provincia di terra d'Otranto ne furono -indiziati moltissimi. Pose il Vicerè ogni cura per estirpargli; molti -scoverti furon fatti morire su le forche, alcuni sostennero lunghe -prigionie, ed altri ne ottennero il perdono: ciò che diede ansa a' -detrattori ed ardire d'affermare, ch'era stata loro salvata la vita, -ma non già la borsa. Altri ancora si sottrassero da' condegni castighi, -chi schermendosi col privilegio del chericato, chi coll'immunità delle -chiese, e chi con la fuga dal regno. Per dar riparo a mali sì gravi, -cominciò il Vicerè a pensare alla fabbrica d'una nuova moneta, la quale -non avesse potuto nè falsificarsi, nè ritagliarsi. Si pose l'affare -in consulta, e se ne fecero più discorsi, ma non ebbero alcun effetto; -perchè la gloria d'un così magnanimo fatto stava pure riserbata ad un -più fortunato Eroe. - -Pure i Turchi vollero avere la lor parte in tener travagliato -l'Astorga; poichè scorrendo per le marine del Regno, posero gente in -terra nella provincia di Bari, dove nel mese di giugno di quest'anno -1672 fecero schiavi 150 poveri contadini, che mietevan vettovaglie. -E nel mese d'agosto fur vedute nel Golfo di Salerno sette galee di -Biserta, che andavan depredando i nostri legni. Nel seguente anno, -nelle marine di Puglia fecero notabilissimi danni, spezialmente -nella terra di S. Nicandro, nella quale ridussero in cattività molti -contadini; tanto che per reprimere i loro insulti, fu costretto il -Vicerè a spedir ivi tre compagnie di cavalli, ed a mandare la squadra -delle nostre galee a scorrere i mari dei Regno. - - -§. I. _Per le rivolte di Messina si riscuoton dal Regno grossi sussidj._ - -Ma cure assai gravi e moleste sopraggiunsero in questi tempi al -Vicerè, ed a noi gravezze e timori vie più considerabili, per più alte -cagioni. Aveano in quest'anno i re di Francia e d'Inghilterra, uniti -coll'Elettor di Colonia e 'l Vescovo di Munster mossa crudel guerra -agli Stati Generali d'Olanda, li quali quantunque fossero rimasi -vittoriosi in mare dell'armate navali d'Inghilterra e di Francia, -furono loro ad ogni modo dagli eserciti confederati occupate le -province d'Utrech, di Gheldria e d'Overissel con parte della Frisia. -Donde prese motivo il Conte di Monterey, governadore de' Paesi Bassi -Cattolici d'introdurre nelle piazze Olandesi guarnigione Spagnuola, -e l'Imperador Leopoldo con l'Elettore di Brandeburgo, di far entrare -un esercito negli Stati di Colonia e di Munster, per costringer que' -Principi all'osservanza della pace di Cleves. Ma avendo i Franzesi -occupata la Marca e 'l Ducato di Cleves appartenente all'Elettore -di Brandeburgo, e spinto il marescial di Turenna nella Franconia -quantunque avessero costretto questo Elettore a deporre l'armi, non -poterono ad ogni modo impedire che molti Principi d'Alemagna non si -fossero collegati coll'Imperadore e con gli Olandesi per la difesa de' -proprj Stati. - -Gli Spagnuoli non potendo soffrire le conquiste dei Franzesi sopra gli -Stati d'Olanda e molto meno sopra l'Imperio, deliberarono d'entrare -anch'essi in questa lega; ed avendo dichiarata la guerra al Re -di Francia, protestarono al Re d'Inghilterra, che se non si fosse -separato da quello, avrebbero con lui fatto lo stesso, e frappostisi -per mediatori, fecero sì, che si conchiudesse la pace fra gl'Inglesi -ed Olandesi. Così costretti i Franzesi a far fronte all'esercito -Imperiale, che s'era avvicinato a' confini della Fiandra, abbandonarono -tutte le piazze degli Olandesi, fuorchè Mastrich e Grave, la quale fu -sforzata poscia dal Principe d'Oranges ad arrendersi con onorevoli -condizioni. In questa guisa venne a cader tutta la guerra sopra la -Fiandra Spagnuola, ed a' Paesi posti dall'una e dall'altra parte del -Regno, che durò molti anni. - -Essendosi pertanto pubblicata in Napoli nel mese di dicembre di -quest'anno 1673 la guerra contro alla Francia, con pubblicarsi -bando che fra brevi giorni tutti i Franzesi sgombrassero dal Regno, -cominciarono a turbar l'animo del nostro Vicerè più nojosi pensieri; -poichè dichiarata questa guerra, temendosi, che i Franzesi non -tentassero d'assalire il principato di Catalogna, fu richiesto -l'Asterga d'inviar soccorsi per difesa di quello Stato; onde gli -fu duopo spedire per quella volta quattro vascelli con 1200 fanti -Napoletani, sotto il comando del Maestro di Campo D. Giovan-Battista -Pignatelli; e premendo sempre più il bisogno d'ingrossare l'esercito -di Catalogna, bisognò nel mese di marzo del seguente anno 1674 -spedire altri 1500 soldati, sotto la condotta del Sergente maggiore -di Battaglia D. Antonio Guindazzo; e poi nel mese di giugno vi furono -spedite cinque galee del Regno con altre 500 persone. Ma le rivolte -sopravvenute nella città di Messina, che cagionarono una delle più -ostinate guerre, che mai si fossero intese, impedirono li soccorsi -per Catalogna, li quali sarebbero stati non di tanto aggravio, e -costrinsero il Vicerè a mandarne in Sicilia dal nostro Regno altri -assai più spessi e vigorosi; tal che a nostre spese si ebbe a sostenere -quella crudele ed ostinata guerra. - -I Messinesi vantando antichissimi privilegj di franchigia e d'esenzione -ed altre lor prerogative, eransi nel regno di Filippo IV molto più -insolentiti, a cagion ch'essendo stati saldi e costanti nella fede -regia ne' preceduti tumulti di Palermo e di Napoli, il Re Filippo non -solo aveagli loro confermati, ma aggiunti nuovi favori e preminenze. - -(Gli antichi privilegi, conceduti da' Re Ruggiero e Guglielmo, suo -successore, alla città di Messina si leggono presso _Lunig. tom. 2 pag. -845 e 855 e pag. 2515 e 2517_.) - -Queste concessioni facevano godere a que' popoli una libertà quasi che -assoluta; ed era dagli Spagnuoli tollerata, perchè consideravano, che -non dipendeva quella licenza, che spesso si prendevan per difesa de' -loro privilegj, da animo poco inclinato alla sovranità del Re ad al suo -servigio, ma da una certa vanità, ch'essi aveano d'esser singolari fra -tutti gli altri sudditi sottoposti alla corona di Spagna. Eleggendo -essi dal lor corpo il pubblico Magistrato, che chiamano Senato, con -piena autorità nel comando, con potestà d'amministrare il pubblico -patrimonio e di distribuire le cariche subalterne, disponevano con -assoluto arbitrio degli animi de' cittadini, ed eran sempre pronti -a resistere, anche a proprj Vicerè, qualora essi credevano, che si -tentasse cosa, che fosse contro i loro cotanto vantati privilegj. - -Nel governo del Conte d'Ayala si lamentarono, prima che quel Vicerè non -avea giammai fatta residenza in Messina, che avesse fatto imprigionare -alcuni, quando non dovea; ed in fine non vi era operazione che facesse, -che non l'interpretassero per violazione de' loro privilegj; e se le -cose si fossero contenute nei termini di lamenti e di querele, sarebbe -stato comportabile; ma si venne a' scandalosi fatti di dichiarare nulle -le ordinazioni di quel Vicerè, come pregiudiciali ai loro privilegj, e -ad assoldar gente per la loro osservanza. Queste medesime dimostrazioni -continuarono con D. Francesco Gaetano Duca di Sermoneta successor -dell'Ayala, il quale essendosi portato in Messina lo forzarono a -pubblicar Prammatica, colla quale gli fecer proibire l'estrazion -delle sete da tutti i porti di quell'Isola, fuorchè dal porto della -lor città. Ma gravatesi di ciò l'altre città del Regno, ne fu dalla -corte di Spagna sopraseduta l'esecuzione; tal ch'essi si risolsero -di mandar due ambasciadori a Madrid per ottenerne la revocazione. -Pretesero costoro d'esser trattati nell'udienze, come tutti gli altri -ambasciadori di Principi, e che si fosse loro destinata certa giornata; -che l'introduttore degli ambasciadori gli accompagnasse e che fossero -mandati a levare nel giorno dell'udienza con le carrozze della casa -regale. Allegavano essi molti esempj in tempo del Re Filippo IV che -così gli avea trattati; ma la Regina Reggente non volle a verun patto -accordar loro questo cerimoniale; poichè non solamente non appariva, -che ciò fosse seguìto con saputa del Re suo marito, anzi che il -medesimo avea espressamente ordinato, che tutti gli ambasciadori -de' regni e delle città suddite ne godessero il nudo titolo e non -già il trattamento: ond'essi per non si pregiudicare, fattasene con -nuova supplica protesta, se ne ritornarono in Messina senz'adempire -all'ambasciata. - -Irritati i Messinesi da tal rifiuto, cominciarono ad usar molte -insolenze; ed essendo intanto al Duca di Sermoneta succeduto nel -governo di quell'Isola il Duca d'Alburquerque, ed a costui poco da -poi sostituito il Principe di Lignì, crebbero assai più li disordini -e le confusioni, le quali finalmente terminarono in fazioni; onde -sursero i nomi di _Merli_, che presero i Realisti, e di _Malvezzi_ che -s'arrogarono gli altri del partito contrario, riducendosi i Messinesi -in istato non meno lagrimevole di quello, nel quale si vide altre volte -ridotta quasi tutta l'Italia dalle fazioni de' Bianchi e de' Neri, e -de' Guelfi e Ghibellini. - -Ma nel Governo del Marchese di Bajona successore del Lignì, essendo -Straticò in Messina D. Diego di Soria Marchese di Crispano, che da -Napoli, mentre era Consigliere di Santa Chiara, fu mandato con tal -carica in quella città, le fazioni, che la tenevano in grandissima -confusione, divennero aperte sollevazioni; poichè celebrando i -Messinesi nel mese di giugno di quest'anno 1674 con gran pompa, ed -apparati la festività di Nostra Signora sotto il titolo della _Lettera_ -per un'epistola, ch'essi credono aver ella scritta al Senato di -Messina, nella quale l'assecurava della protezione del suo figliuolo -Gesù; si videro nella bottega d'un sartore alcuni misteriosi ritratti, -che alludendo alle cose presenti, toccavano con ischerni il partito -de' Merli, non si perdonando nè meno all'istesso Soria Straticò. Di che -accortisi i Merli, minacciando il sartore di volerlo con tutta la sua -bottega mandar per aria, furono per dar di piglio alle armi, se tosto -non vi fosse accorso lo Straticò a darvi riparo. Ma gli animi vie più -esacerbandosi per la carcerazione seguìta del sartore, da' Malvezzi -si faceva unione di gente armata per liberarlo a viva forza dalle -carceri, e passar poscia a fil di spada tutti i Merli, e tutti coloro -che favorivano il partito del Re. Fu in effetto in un istante, al suono -d'una campana, veduta la città andar sossopra, i Malvezzi occupare i -più rilevati posti, fare strage de' Merli, e sempre più avanzandosi il -lor partito, crescere il lor numero sino a ventimila persone, le quali -costrinsero le soldatesche Spagnuole, che erano accorse per reprimere -il tumulto, a ritirarsi nel Palagio Regale, dentro il quale convenne -a loro rinchiudersi e ridurre tutta la lor difesa: e lo Straticò -per disturbare l'assedio del Palazzo, ordinò, che i Castellani della -Fortezza tirassero contro la Città col cannone. - -Dall'altra parte i Senatori dichiaratisi apertamente per li Malvezzi, -e disponendosi all'assedio del Palagio Reale, fortificavan i posti; e -ragunando gente, strinsero di stretto assedio lo Straticò. Accorse il -Marchese di Bajona Vicerè al periglio; ma gli fu impedita l'entrata -nella città, e lo costrinsero a colpi di cannone a ritirarsi verso -i lidi della Catona nelle coste della Calabria, e di là in Melazzo. -Sì pensò allora seriamente, che per ridurre i Messinesi bisognava -espugnargli con formata guerra; onde avendosi il Bajona eletta la -città di Melazzo per piazza d'armi, raccolse ivi tutte le soldatesche -dell'Isola; chiamò i Baroni del Regno, che vi comparvero con buon -numero di milizie a loro proprie spese arrolate; si risolse di non -solo soccorrere lo Straticò e le Fortezze Regali di Messina, ma -parimente di chiudere i passi di Teormina, per togliere a' Messinesi la -comunicazione col rimanente dell'Isola, e ridurgli all'ubbidienza, non -men col timore delle armi che della fame. - -Venne chiamato a parte di questa impresa il nostro Vicerè, il quale -cooperando al medesimo fine, dichiarò ancor egli per piazza d'armi -la città di Reggio, dove fece marciare buona parte del battaglione -del regno, sotto il comando del Generale D. Marc'Antonio di Gennaro -con ordine di passare nell'Isola, quando al Marchese di Bajona fosse -così paruto. Spedì poscia due galee in Melazzo con quattrocento fanti -Spagnuoli; ed altrettanti Italiani fece imbarcare sopra un vascello, -e due Tartane con munizioni da guerra e da bocca, e non trovandosi ne' -nostri mari le squadre delle galee di Spagna, s'ottennero quelle della -Repubblica di Genova, e della Religione di Malta in soccorso delle armi -Regie. - -I Messinesi, prevedendo che per se soli non erano bastanti a -contrastare a tanti, dalla sollevazione passarono a manifesta -ribellione deliberando di ricorrere al Re di Francia, perchè di loro -prendesse cura e protezione; e tenendo in tanto a bada il Marchese di -Bajona con negoziazioni e trattati di rendersi, ma non mai riducendogli -ad effetto, spedirono in Roma D. Antonio Cafaro a trattare col Duca -d'Etrè ambasciadore di quel Re al Pontefice, perchè ricevendogli sotto -il suo dominio, sollecitasse il Re a mandar loro presti e poderosi -soccorsi. Il Duca col Cardinal d'Etrè suo fratello, non tenendo sopra -di ciò alcun spezial comando del lor Sovrano, nè avendo nemmen il -Cafaro bastante mandato di far ciò che offeriva, deliberarono, per non -perder tempo, di far passare in Francia l'istesso Cafaro, affinch'egli -avesse rappresentato lo stato di Messina a quel Principe, e sollecitato -il soccorso, e l'accompagnarono con loro lettere dirette al Duca di -Vivonne Vice-Ammiraglio di Francia nel mare Mediterraneo, che dimorava -in Tolone. Nella corte di Francia furon varj i sentimenti intorno -ad accettar l'impresa: alcuni memori del famoso Vespro Siciliano -e dell'avversione, che i Popoli della Sicilia hanno alla nazion -Franzese, la dissuadevano: altri accendevano l'animo di quel Re a non -abbandonarla, potendo molto giovare alla guerra, che allora ardeva fra -le due corone, e che almeno avrebbe cagionata una grande diversione -alle armi Spagnuole. Fu risoluto in fine d'appigliarsi ad un mediano -partito, di comandare al Vivonne, che soccorresse ai Messinesi, -ma prima di moversi con tutta l'armata, spedisse una squadra per -introdurvi soccorso, e nell'istesso tempo confermasse i Messinesi nella -ribellione, affin di ritrarne profitto per la diversion delle armi -spagnuole, e s'informasse meglio dello stato delle cose, per prender -poi più pesate deliberazioni. - -Dall'altra parte, giunto alla corte di Spagna l'avviso della -sollevazione di Messina, fu deliberato, che si proseguissero i mezzi -per ridurla, non men colle armi che co' trattati d'accordo, mostrando -indulgenza, e promettendole il perdono. Ma nell'istesso tempo fu -risoluto, che prima che potessero venire i soccorsi, che si temevano -di Francia, con tutte le forze di mare (non profittandosi i Messinesi -della regal clemenza) si proccurasse la sua riduzione. Fu pertanto -dalla Regina Reggente conceduto loro un general perdono, che fu -mandato al Bajona, perchè lo pubblicasse in quell'Isola: e comandato -al Marchese del Viso, che ripigliasse il comando delle galee di Spagna, -del quale si trovava essersi già fatta mercede all'istesso Marchese di -Bajona, ch'era suo figliuolo; ordinando parimente così a lui, come a -D. Melchior della Queva General dell'armata, che unitamente si fosser -portati con tutte le galee e vascelli ne' mari di Sicilia. - -Ma così l'uno, come l'altro mezzo, ebbero infelice successo: poichè i -Messinesi insolentiti per li promessi soccorsi di Francia, e vie più -resi animosi per alcuni fatti d'arme intanto seguiti con lor vantaggio, -rifiutarono il perdono, che avea fatto pubblicare il Bajona in Melazzo; -anzi essendo stato mandato dal General delle galee di Malta il Capitan -D. Francesc'Antonio Dattilo Marchese di S. Caterina figliuolo del -rinomato Maestro di Campo Roberto Dattilo a portar loro il perdono, -e con sue lettere assicurargli, che avrebbelo con buona fede fatto -puntualmente valere: essi non solo disprezzarono le insinuazioni, ma -fecero prigioniere il Marchese, rinchiudendolo in oscuro e stretto -carcere. - -La corte di Spagna, a questi avvisi infelici, deliberò mutar -governadore in quell'Isola, e comandò al Marchese di Villafranca, -che tosto si portasse in Sicilia a governarla; e nell'istesso tempo -sollecitava il Marchese del Viso, e D. Melchior della Queva, li -quali avean già unite amendue l'armate nel Porto di Barcellona, che -sciogliesser presto da quel porto, ed accorressero a' bisogni di quel -Regno. Partì il General de' vascelli nel dì 18 settembre di quest anno -1674 ma il Marchese del Viso colle galee, impedito dai venti, non poté -partire sino a' 18 del seguente mese di ottobre, nè prima de' 5 di -novembre potè giungere in Sardegna nel porto di Cagliari; donde col -Marchese di Villafranca, calmato alquanto il mare, partirono finalmente -per la volta di Palermo nel dì 10 di dicembre, dove giunsero con le -galee nel dì 12 dello stesso mese. Il nuovo Vicerè avendo preso il -possesso in Palermo, si trasferì subito a Melazzo, per assister da -vicino alle cose di Messina, dove anche si condusse per mare colle -sue galee il Marchese del Viso; e facendo notabili progressi, avendo -occupata la Torre del Faro, si risolsero di stringer Messina, toglierle -per mare e per terra ogni adito di ricever soccorsi, e sopra tutto -invigilar, che non ne fossero introdotti da' Franzesi; avendo per tal -effetto il general dell'armata, col grosso de' suoi vascelli, dato -fondo nella Fossa di S. Giovanni, affinchè, posto con tutti i vascelli -a vista della città, si desse maggior calore all'impresa. - -Ma mentr'eransi in cotal guisa disposte le cose, tal che si sperava -tra pochi giorni la riduzione di quella città, s'intese nel di primo -di gennajo del nuovo anno 1675, che s'eran scoverti sei Vascelli da -guerra Franzesi, che con quattro da fuoco, ed alcune tartane venivano -per tentar d'introdursi in Messina. Era questa la squadra spedita dal -Duca di Vivonne, la la quale guidata dal comandante Valbel, uscita -poco dianzi da Tolone veniva per tentare un furtivo soccorso, in -congiuntura, che l'armata Spagnuola, per tempesta, o per altra cagione, -non si fosse trovata in istato di poterlo impedire; nè di questa -squadra si era avuta alcuna notizia, poichè tutti gli avvisi parlavano -del soccorso Reale, che si preparava dal Duca di Vivonne, il qual ben -si conoscea, che per doversi apprestare un sì gran numero di vascelli, -non avria potuto arrivare, se non molto tardi. Giunto il Valbel presso -Messina, insospettito d'aver trovata in poter degli Spagnuoli la Torre -del Faro, ed avuta notizia che la città stava deliberando per rendersi, -ancorchè avesse potuto il medesimo giorno condursi senz'opposizione -in Messina, poichè il vento a lui favorevole impediva in contrario -all'armata nemica l'uscir dalla Fossa di S. Giovanni, non volle però -entrare, per tema d'esser tradito da' Messinesi. Ma, o che veramente -fosse, che per li venti contrarj l'armata, con tutto che si fosse usata -ogni umana industria, non s'avesse potuto condurre in quel tempestoso -canale in posto che avesse potuto impedire il soccorso; o veramente -gara di comando fra' Generali, o lor negligenza, di che ne furon poi -imputati; assicuratosi nel terzo giorno il Valbel dell'ostinazione -de' Messinesi, si risolse finalmente d'entrare, passando nel dì 3 di -gennajo a vista dell'armata nemica, senza che avesse potuto farsegli -resistenza. - -Il soccorso però, che vi fu introdotto, non era tale, che avesser -dovuto gli Spagnuoli disperar dell'impresa. Ma i Messinesi fattisi -più arditi, ed in contrario sorpresi i Capi, che guardavano i posti -occupati, da soverchio timore, con troppo presta disperazione, senza -aspettare d'esserne cacciati dal nemico gli abbandonarono: con che si -perdè l'occasione di poter per allora ridurre la città col terrore -dell'armi. Non si abbatterono con tutto ciò d'animo gli Spagnuoli, -prevedendo, che per la scarsezza de' viveri la città si sarebbe in -breve ridotta all'angustia di prima; onde erano tutti intesi, che -non vi s'introducessero per via di mare. Ma mentr'essi lusingati da -queste speranze deliberavan de' mezzi, il Duca di Vivonne avvisato de -felice successo della sua squadra, e dell'ostinazione de' Messinesi, -fece concepire al suo Sovrano più certe speranze di ridurre quel regno -sotto il suo dominio; onde assunto il titolo di Vicerè di Messina, ed -il comando generale delle galee di quella corona, sciolse dal Porto di -Tolone con nove navi di guerra, tre da fuoco, ed otto di vettovaglie, -ed incamminatosi per la volta di Messina, pervenne egli in que' mari a' -10 di febbrajo. I Generali Spagnuoli, all'avviso del suo avvicinamento, -uniron tutte le lor forze, per andare ad incontrarlo, siccome fecero, -e nella giornata degli 11 si combattè con tanto valore, che la pugna -cominciò dalle nove della mattina e continuò sino alla sera. Ma, o -fosse lor fatalità o negligenza, o perchè mutossi il vento a favor -de' Franzesi, furon costrette le lor galee dalla forza del vento a -ritirarsi; ond'ebbe campo il Valbel d'uscir dal porto di Messina con -altri dodici vascelli, co' quali posti in mezzo gli Spagnuoli, furono -obbligati combattere non più per la vittoria, ma per la salute; sin -che verso la sera si divisero per la tempesta, con che riuscì a' -Franzesi il giorno appresso con vento prospero entrar senza contrasto -in Messina. - -Quest'infelici successi portarono ancora, che le galee di Sicilia e di -Napoli, conoscendo infruttuosa la lor dimora in que' mari, prendendo -il cammino verso Melazzo, ed alcune verso Napoli, per gran tempesta -ne naufragassero due nell'acque di Palinuro, ed una altra se ne -sommergesse ne' mari di Maratea. I vascelli dell'armata Spagnuola si -ritirarono in Napoli per risarcirsi de' danni patiti nella passata -battaglia. Perì in quest'ostinata guerra molta gente, che bisognava -dal nostro Regno riclutarsi; e ciò non bastando fu duopo far venire -d'Alemagna quattromilacinquecento Tedeschi, li quali giunti in Napoli -quasi tutti s'ammalarono; onde bisognò che il Vicerè provvedesse -loro più d'ospedali, che di quartieri; nè per essi e per gli soldati -dell'armata regale bastando gli spedali della città, bisognò, che in -Pozzuoli se ne formassero de' nuovi. - -La Corte di Spagna all'avviso di sì funesti accidenti, incolpando i -disordini accaduti a' generali Spagnuoli, fremendo contro di essi, -con due regali cedole, una spedita a' 16 di marzo di quest'anno -1675, alla quale diede cagione il soccorso entrato a' 3 di gennajo, -l'altra a' 10 di maggio, ordinò una giunta di Ministri, perchè con -regal delegazione giudicassero sopra quelli delle mancanze che loro -venivan imputate. Si accagionava il Marchese di Bajona di non aver -saputo con mezzi opportuni, che potea usare, ridurre in que' principj -i Messinesi. Al Marchese del Viso suo padre, al general della Queva, -ed all'ammiraglio D. Francesco Centeno, s'imputava di aver potuto, -e non voluto combattere il soccorso, che il Valbel introdusse -nell'assediata città. Furono per ciò arrestati in Sicilia il Bajona, e -'l padre, e dopo alcuni mesi condotti in Napoli. Al nostro Vicerè fu -data commessione d'arrestare il general della Queva, e l'ammiraglio, -li quali prontamente avendo ubbidito agli ordini regali, il primo fu -mandato nella fortezza di Gaeta, e l'altro al castel d'Ischia. Il -principe di Montesarchio fu dichiarato governadore dell'armata de' -vascelli di Spagna, e venne in Napoli ad esercitar la sua carica. -L'Astorga Vicerè dichiarò governadore dell'armi nella piazza di Reggio -il general dell'artiglieria Fr. Gio. Brancaccio; ed il Marchese -del Tufo, ch'avea sin allora occupata la medesima carica, andò ad -esercitarla nella provincia di Terra d'Otranto. La giunta ordinata -sopra la visita di questi generali cominciò a conoscere delle colpe, -che venivan loro imputate, e fu comandato al reggente D. Pietro Valero, -che ne prendesse diligenti informazioni; onde il Marchese del Viso, -che fu poi ristretto nel Castel Nuovo di Napoli, per difesa della -sua causa prese per suo avvocato il rinomato _Francesco d'Andrea_, il -quale volle, che in quella vi scrivesse suo fratello _Gennaro_, allora -avvocato de' poveri in Vicaria, il quale vi compose una molto dotta, ed -erudita allegazione. - -Premeva tuttavia incessantemente la corte di Spagna, che in tutti i -modi si ripigliasse l'impresa per la riduzione di Messina, ma eran -vane le speranze di riacquistarla, sempre che i vascelli franzesi -erano padroni del mare. Bisognava per tanto pensare a risarcire -l'armata, ed accrescere nel medesimo tempo l'esercito terrestre di -Sicilia. Mancava però il denaro, nè altronde che dal nostro regno si -pensava il provvedimento. Per ciò furon posti in opra dal Marchese -d'Astorga li più estremi espedienti per provvedersene. Espose venali -le rendite, che possedeva il Re sopra le gabelle, dazj, e fiscali, e -barattandosi a prezzo vilissimo, molte private case per ciò divennero -ricchissime. Il ragguardevol ufficio di scrivano di Razione del regno, -ch'era amministrato da D. Andrea Concublet Marchese d'Arena, essendo -vacato per la di lui morte, fu nel mese di giugno di quest'anno 1675 -frettolosamente venduto per tre vite a D. Emmanuele Pinto Mendozza -per ducati quarantaseimila, ma non essendo stata approvata dal Re la -vendita, fu duopo, per ottenerne il regale assenso, che si sborsassero -altre mille pezze da otto reali, oltre l'altre spese, che il Re ordinò, -che si pagassero nella Corte di Madrid. Chiese ancora il Vicerè a' -Baroni una contribuzione di soldati a cavallo, a loro spese armati -e montati, la quale da ciascuno fu somministrata in danari, secondo -le proprie forze. E finalmente si tolse la terza parte dell'entrate -d'un anno, che i forastieri possedevano nel Regno. Con questi danari -si cominciarono a risarcire i vascelli, per servigio de' quali si -fecero venire da Ragusi quattrocento marinari. Ma perchè la spesa, -che bisognava per lo risarcimento era grande, e buona parte del denaro -s'impiegava in altri usi, i lavori camminavano con lentezza; per ciò i -popoli, che vedevano con tanta furia alienare l'entrate regie, e non -vedevano promuovere con la medesima sollecitudine il Regal servigio, -mormoravano dei Vicerè: le soldatesche parimente se ne lagnavano, -perchè non eran somministrate le paghe. Non si può dubitare, che le -spese ed i soccorsi, che uscirono da questo Regno per la guerra di -Messina sotto il governo del Marchese d'Astorga furono considerabili -e di grandissima importanza. Si arrolarono nuovi fanti e cavalli: -si fecero venire d'Alemagna quattromilacinquecento Tedeschi, e tutta -questa gente si faceva passare parte in Melazzo, e parte in Reggio, ed -in altri luoghi della Calabria, donde poscia si traghettava, secondo -il bisogno, in Sicilia. Si provvidero di munizioni, così da bocca, -come da guerra, le piazze di Reggio, di Melazzo e della Scaletta: -si somministrarono somme immense di danaro, non solo per le paghe a' -soldati, che guardavano le frontiere del Regno, ma anche a quelli, che -guerreggiavano in campagna nell'esercito e nelle Piazze di Sicilia. -Si rifecero in fine i vascelli, e si diedero i soldi alla gente -dell'armata di Spagna, con lo sborso di sopra seicentomila ducati. - -Il marescial Vivonne intanto, ridotta Messina sotto l'ubbidienza -del suo Sovrano e reso padrone del mare, meditava di stendere le sue -conquiste sopra altre città di quell'Isola; ma fattone esperimento, -trovò gli animi stabili e fermi nella fedeltà del lor Signore, e -pronti ad opporsergli con molta intrepidezza e costanza. Bisognavagli -ancora provvedere Messina di viveri da rimote parti, e mandare sino -in Francia per vettovaglie, perchè gli Spagnuoli tenevan chiusi tutti -i passi di terra; e l'armata, che s'apprestava in Napoli tenevalo in -continue agitazioni, vedendo, che gli Spagnuoli non aveano deposto -l'animo di fare ogni sforzo per la riduzione di quella città. Per ciò -egli dopo avere scorso colla sua armata le marine di Palermo e tentate -inutilmente l'altre piazze marittime di quell'Isola, s'incamminò -verso i lidi di Napoli, con disegno, se gli venisse fatto, d'abbruciar -l'armata spagnuola, che si trovava ancora nel nostro Porto; ma essendo -comparso nel mese di luglio di quest'anno 1675 nel nostro Golfo, -presero i cittadini le armi, ed opportunamente fortificati i posti più -importanti, l'obbligarono a ritornarsene in Messina, con aver solo -depredate alquante barche, che per cammino ebbero la disavventura -d'incontrarsi colla sua armata. - -Ma mentre il Vicerè, risarcita già l'armata, provveduta del bisognevole -e soccorsa colle paghe de' marinari e de' soldati, sollecitava la -di lei partenza, siccome in effetto il principe di Montesarchio -governadore di essa s'era posto alla vela, si videro entrar nel -nostro porto a' 9 di settembre di questo istesso anno alcune navi che -inaspettatamente condussero da Sardegna il _Marchese de los Velez_ per -nostro nuovo Vicerè. Erano precorse alla corte le voci insorte, che il -Marchese d'Astorga e più i suoi Ministri, de' qual' si valeva, s'eran -molto profittati di questa guerra e che le spedizioni andavan pigre -e lente, perchè la maggior parte del denaro era impiegato ad altri -usi. La Corte di Spagna, che non inculcava altro, che la riduzione -di Messina, deliberò, avendo già l'Astorga compiti i tre anni del suo -governo, di mandargli per successore il Marchese de los Velez, il quale -trovandosi allora vicerè in Sardegna, favorito ancora dalla Regina -Reggente per le continue raccomandazioni della madre di los Velez, -ch'era sua cameriera maggiore, fu creduto valevole a sostenere il peso, -non men del governo del regno, che della guerra di Sicilia. Convenne -per tanto all'Astorga, giunto il successore, di cedergli il Governo e -ritiratosi nel borgo di Chiaja, dove si trattenne sino a' 13 d'ottobre, -partissi per la volta della Corte ad esercitar ivi la sua carica di -consigliere di Stato e di generale dell'artiglieria delle Spagne. Ci -lasciò pure l'Astorga sette _Prammatiche_ ne' tre anni, che ci governò, -che sono additate nella _Cronologia_ prefissa al primo tomo delle -medesime. - - - - -CAPITOLO IV. - -_Il MARCHESE DE LOS VELEZ nuovo Vicerè prosiegue a mandar soccorsi per -la riduzione di Messina, la quale finalmente abbandonata da' Franzesi, -ritorna sotto l'ubbidienza del Re._ - - -L'espettazione, colla quale fu ricevuto D. Ferrante Gioachino Faxardo -Marchese de los Velez, e la speranza, che si concepì del suo governo -di dover sollevare il Regno d'una sì molesta, e fastidiosa guerra, che -lo impoveriva molto più, che non avean fatto le passate sciagure, fu -appresso tutti grandissima. Si sperava, che per l'avvenire con miglior -economia dovesse spedirsi il denaro e per conseguenza dovessero farsi -sforzi più valevoli per terminar la guerra di Sicilia; che sarebbero -scacciati i franzesi, umiliati i ribelli, restituita la tranquillità -in quell'Isola e quello che più premeva, liberato il nostro Regno, -non meno dal peso di spingere a quella parte continui soccorsi, che -dal timore d'invasioni e d'insulti; poichè i Franzesi, non contenti -di suscitar torbidi e sollevazioni in quell'Isola, macchinavano -ancora nel nostro Regno, coltivando continue pratiche co' banditi -di Calabria e con altri mezzi fomentando sedizioni e tumulti: nè -tralasciava l'ambasciadore del Re Franzese residente in Roma, con -occulte macchinazioni e con secrete commessioni, appoggiate per lo -più a frati, di tentar gli animi e far disseminare _manifesti_ per -eccitare i popoli a seguir l'esempio de' Messinesi. A questo fine il -Marchese de los Velez fu obbligato di istituire in Napoli un'assemblea -di ministri con titolo di _Giunta degl'Inconfidenti_, la quale non vi -stette oziosa, poichè scoprì molti di costoro, de' quali, secondo che -venivano indiziati, alcuni ne furono imprigionati, altri esiliati dal -Regno e taluni fatti morire su le forche. - -(A questi tempi fu sparso quel _Manifesto_ del Re Luigi XIV, che in -idioma franzese si legge presso Lunig[57] colla data di Versaglia -degli 11 ottobre del 1675, dove s'espongono le ragioni per le quali -fu mosso a dar soccorso a' Messinesi oppressi dal pesante giogo degli -Spagnuoli.) - -Intanto sollecitando la Regina reggente la riduzione de' Messinesi e -nell'istesso tempo minacciando rigorosi castighi a' generali spagnuoli, -affrettando per ciò il reggente Valero, che i processi fabbricati -contro di loro dovesse mandare alla Corte, costrinse il nostro Vicerè a -pensar da dovero ad affrettare valevoli soccorsi per quella spedizione. -Egli per ciò esagerando non meno a' Nobili, che al Popolo Napoletano -gli urgenti bisogni, indusse loro a far un donativo al Re di 200 mila -ducati, una parte de' quali fu ricavata dalle contribuzioni volontarie -de' Cittadini e 'l rimanente dalla metà degli stipendj de' Giudici -delegati e dei governadori degli arrendamenti, ed in cotal guisa si -sosteneva la guerra di Sicilia, dove furono spediti da tempo in tempo -soccorsi non solo di munizioni e di gente, ma si mandava ogni mese il -contante per pagare l'esercito. - -Ma le speranze maggiori di snidare i Franzesi da quell'Isola si -fondavano nella venuta di D. Giovanni d'Austria, il quale essendo stato -dichiarato dalla Regina Reggente, Vicario generale del Re in Italia, -si aspettava a momenti con una squadra di vascelli di Olanda. Giunse -finalmente in Napoli a' 30 di novembre di quest'anno 1675 l'armata -Olandese composta di diciotto navi da guerra e sei da fuoco, comandata -dall'ammiraglio Ruiter, ma non già D. Giovanni di Austria, il quale -con secreti ordini del Re era stato richiamato alla Corte. L'arrivo -di quest'armata diede maggior agio ai generali Spagnuoli d'accalorar -l'impresa, e già stringendo per tutti i lati Messina, ed all'incontro -vedendosi che i Franzesi a lungo andare non avrebber potuto resister -loro, si cominciavano a sentir voci dagl'istessi Messinesi che era -impossibile che Messina potesse rimanere ai Francesi, e che l'armata -spagnuola unita a quella degli Stati generali d'Olanda l'avrebbe -senza fallo espugnata. Cominciavano ancora ad accorgersi, che il Re di -Francia non avea pensiero (non potendo conquistare tutto il Regno) di -conservarla: ma solamente di divertire le forze della corona di Spagna, -colla quale guerreggiava ne' Paesi Bassi, e che per ciò vi mandava -soccorsi tali, ch'erano valevoli a mantener questa guerra in Italia, -non già a liberare la città di Messina da quelle angustie, nelle quali -la tenevano le milizie Spagnuole. Dispiacevano sommamente ai Franzesi -queste voci onde nell'entrato anno 1676 vie più inaspriron la guerra, -e tentarono di nuovo Palermo, e l'altre piazze, ma sempre con infelici -successi. - -Intanto partito per la corte il Marchese di Villafranca, e sostituito -Vicerè di quell'Isola il Marchese di Castel Rodrigo figliuolo del Duca -di Medina las Torres e di D. Anna Caraffa principessa di Stigliano, -giovane intorno a 35 anni e che nelle guerre di Portogallo e di -Catalogna avea dati saggi d'un gran ardire e valore; ripigliò questi -la guerra con più vigore, e per tutto quest'anno e ne' principj -del seguente combattè valorosamente i Franzesi, sicchè molto più i -Messinesi disperavano di lor salute. Ma morto costui per dolor di -colica nel mese d'aprile di questo nuovo anno 1677 non potè aver -il piacere per le sue mani di veder condotta a fine la gloriosa -impresa. Avea egli prima di morire appoggiata l'amministrazion del -Regno alla Marchesana sua moglie, ed al Maestro di Campo Generale -Conte di Sartirana il comando delle milizie, per sino a tanto, che -il Re non avesse provveduto il regno del successore. Ma poichè eravi -occulto dispaccio del Re, che comandava, che per qualunque accidente -venisse a mancare il Castel Rodrigo andasse il Cardinal Portocarrero, -che si trovava in Roma, a prender il governo di quell'Isola, partì -subito questi da Roma per Gaeta, ove a' 10 maggio imbarcatosi, navigò -felicemente per Palermo. - -Fu proseguita la guerra per tutto quest'anno con non minor calore, -che intrepidezza; ma in Messina intanto accadevan spesso fastidiosi -tumulti, non solo per l'insolenza de' soldati Franzesi, ma per le -mormorazioni, che tuttavia crescevano, che i Franzesi dovessero -finalmente saccheggiar Messina e lasciar gli abitanti alla discrezione -degli Spagnuoli. Nè le voci eran vane, poichè nel consiglio di Francia -era stato già stabilito l'abbandonamento de' Messinesi e poichè donde -venisse tal risoluzione era occulto, diessi a molti occasione di -spiarne le cagioni. Alcuni l'attribuivano alle immense spese, che dovea -soffrir la Francia per traghettar le soldatesche nella Sicilia, e molto -più per mantenervele; e mancando In Messina ogni sorte di vettovaglie, -si dovean mendicare da lontani paesi, non solo per uso delle milizie, -ma anche de' Cittadini. Si faceva il conto, che di ventimila soldati -passati in diverse volte in quell'Isola, appena rimaneva la quarta -parte, e tutti gli altri, o erano rimasi estinti nelle fazioni o morti -di patimenti e d'infermità, o finalmente fuggiti per non esporsi al -pericolo della fame. Che volendosi continuar la guerra, bisognava -spedire nuove squadre in Sicilia, giacchè dagli Spagnuoli si facevano -apparecchi grandissimi in tutti gli Stati, che possedevano in Italia. -S'aggiungeva ancora di dover mantenere l'armata navale continuamente in -que' mari, per tener aperto il passo alle vettovaglie e per far fronte -all'armata spagnuola, la quale sarebbe stata molto potente, per la -squadra di navi, che facevano gli Olandesi passare a questo effetto nel -Mediterraneo Sotto il comando del Vice-Ammiraglio Everzen; e che queste -spedizioni pregiudicavano notabilmente alla guerra, che la Francia -faceva di là da' monti, dove avea bisogno di soldatesche per ingrossare -gli eserciti, e di navi per l'armata navale, che faceva mestieri -di porre in mare, non solamente per opporsi a' Principi Collegati, -ma anche al Re d'Inghilterra, il quale sollecitato dal Parlamento, -minacciava d'unirsi co' nemici del Re Franzese, per costringerlo -a far la pace con quelle condizioni, che pretendeva prescrivergli. -Si considerava, che la Francia non avea tante forze per mantenere -un'armata navale nell'Oceano ed un'altra nella Sicilia, spezialmente in -quel tempo che 'l fuoco avea abbruciata una gran parte dell'Arsenale -e delle munizioni in Tolone, ed anche i magazzini in Marsiglia; e -ch'era ritornato dall'America il Conte d'Etrè con la sua squadra di -navi molto mal concia e sminuita di numero, per cagion della battaglia -ch'avea data nell'Isola del Tabacco al Vice-Ammiraglio Binch olandese. -Ma sopra tutto si ponderava, che la guerra della Sicilia non poteva -giammai render conto alla Francia, poichè erasi già sperimentato, -di non doversi fare alcun fondamento su quella rivoluzione generale -dell'Isola, che aveano i Messinesi fatta sperare; anzi che per la -fermezza e costanza de' Siciliani nella fede del lor principe, era -a' Franzesi ogni palmo di terreno costato un fiume di sangue; ed -aggiugnevasi, che bisognava temere de' medesimi Messinesi, giacchè -s'era sperimentato, che alcuni di essi per affetto alla Spagna, altri -per incostanza di genio, e tutti per rincrescimento della lunghezza, -e delle calamità della guerra, aveano macchinate tante congiure, per -riconciliarsi col Re Cattolico. E finalmente conchiudevasi, che non era -possibile di combattere insieme co' nemici interni ed esterni, e molto -men con la fame, la quale faceva a' Franzesi in Messina una guerra, -assai più crudele di quella, che loro facevasi dagli Spagnuoli. - -Questo fu ponderato allora intorno a tal deliberazione, ancorchè non -mancassero alcuni, che stimassero le cagioni assai più recondite e -misteriose, e che nascondessero segreti d'assai maggiore importanza. -Altri finalmente credettero, che ciò fosse preludio del trattato -di pace, che fu conchiuso in Nimega l'istesso anno 1678. Che che ne -fosse, egli però è certo, che questo abbandonamento fu conchiuso nel -consiglio di Francia molto tempo prima di quello, che fu mandato in -effetto. Il Marescial di Vivonne non volle esserne l'esecutore, per -non lasciare, con un atto di debolezza, quella carica, che gli pareva -d'avere esercitata con tanto applauso; onde a questo fine il Re di -Francia gli sostituì il maresciallo della Fogliada nel medesimo tempo, -ch'essendo stato nominato dal Re Cattolico il Cardinal Portocarrero -all'Arcivescovado di Toledo, vacato per la morte del Cardinal -d'Aragona, fu mandato in sua vece il Principe D. Vincenzo Gonzaga de' -Duchi di Guastalla a governar la Sicilia, il qual giunto a Napoli nel -dì 22 di febbrajo di quest'anno 1678, partì verso Palermo nel primo di -marzo, portando seco un vascello con 500 fanti Napoletani, seguitato, -alcuni giorni da poi, da due navi cariche di munizioni da guerra. - -Essendo per tanto giunto in Messina il Maresciallo della Fogliada, dato -prima ad intendere di voler con maggior calore proseguire la guerra, -cominciò ad imbarcare sopra l'armata le soldatesche Franzesi, sotto -pretesto di condurle all'acquisto di Catania, o di Siracusa: da poi -fatti a se chiamare i Giurati della città mostrò loro i dispacci del -Re di Francia per l'abbandonamento della Sicilia. Questo avviso a guisa -di un fulmine toccò gli animi de' Messinesi, che sbalorditi e confusi, -non sapevano a qual partito appigliarsi: scongiuravano il Maresciallo -a trattenersi, almeno infino a tanto, che dessero sesto alle cose -loro. Ma ciò lor negato, molti disperando del perdono dagli Spagnuoli, -deliberarono di abbandonare la patria e d'andarsene in Francia: -così ne furono molti non men Nobili, che Popolari imbarcati sopra -l'armata, che verso Provenza voltò le prore. Così rimasa Messina senza -assistenza de' Franzesi, que che vi rimasero ne dieron tosto avviso al -governadore dell'armi della piazza di Reggio, il quale immantenente -accorsovi col Vescovo di Squillace, ed alcuni ufficiali militari -introdusse in Messina il ritratto del Re Cattolico, a vista del quale -tutti que' cittadini fecero non ordinarie dimostrazioni d'applauso al -suo Augustissimo Nome. Ciò accadde nel mese di marzo di quest'anno. -Vi accorsero poco da poi gli altri comandanti con buon numero di -soldatesche, e finalmente portossi in Messina il Vicerè Gonzaga, il -quale usando moderazione con que' sudditi, concedette loro un ampio -perdono, con la restituzione di tutti i beni, che non si trovavano -alienati, o venduti; ma volle, che ne fossero esclusi tutti coloro, -che con la fuga se n'erano renduti indegni. Comandò parimente, che si -fosse negli abiti abolito l'uso franzese, e che si fosse portata nella -zecca tutta la moneta di Francia, a fine di coniarsi con l'impronta -del Re. Non estinse il Senato, aspettando sopra ciò la deliberazione -della Corte; vietò nulladimeno a' cittadini d'offendersi, o ingiuriarsi -fra di loro per le colpe della passata ribellione; ed avendone -mandate tutte quelle soldatesche, che sopravanzavano al bisogno delle -guarnigioni, le milizie di Reggio si ritirarono in Napoli. - -Ma alla Corte di Spagna non piacque l'indulgenza usata dal Gonzaga -a' Messinesi; onde richiamatolo in Madrid a sedere nel Consiglio di -Stato, gli sostituì nel Governo dell'Isola il Conte di S. Stefano, -il quale trovandosi allora Vicerè in Sardegna, si pose immantenente -in cammino, ed a' 29 di novembre giunse in Palermo, donde partito a' -5 di gennajo del nuovo anno 1679 arrivò a Messina. Costui secondando -i desiderj della Corte, tolse il Senato, e mutò forma di governo a -quel magistrato, comandando, che non più senatori, giurati, ma eletti -dovessero nomarsi, e restrinse in troppo angusti confini la loro -potestà. Privò i Messinesi di tutti i privilegj e franchigie. Fece -demolire il palagio della Città, e sparso il suolo di sale, vi fece -ergere una piramide, ed in cima la statua del Re formata dal metallo -di quella stessa campana, che prima serviva per chiamare i cittadini a -consiglio. Vietò tutte l'assemblee; regolò egli le pubbliche entrate, -le esazioni, ed i dazj; e finalmente, secondo le istruzioni lasciategli -dal Principe Gonzaga, per porre maggior freno a que' popoli, vi fondò -una forte ed inespugnabile cittadella, intorno alla quale posero ogni -studio i migliori Ingegneri e Capi Militari, che aveva la Spagna in -que' tempi. - - - - -CAPITOLO V. - -_Il MARCHESE DE LOS VELEZ, finita la guerra di Messina riordina il -meglio, che può, il Regno: suoi provvedimenti: sua partita e leggi, che -ci lasciò._ - - -Aveva questa crudele ed ostinata guerra impoverito in tal guisa -il Regno, per le tante spese occorsevi, che ci fece il conto, -che ne uscirono poco meno di sette milioni. Affinchè i soccorsi -fosser pronti e solleciti, fu di mestieri, non essendosi trovate -l'entrate del regio erario corrispondenti alle somme immense, che -fu necessario impiegare ne' ruoli delle milizie, nelle provvisioni -delle vittuaglie, munizioni ed ordigni di guerra, e nelle paghe de' -soldati, così dell'esercito della Sicilia, come dell'armata navale -e delle guarnigioni delle piazze della Calabria; di por mano, non -solo con molta precipitanza alla vendita degli ufficj, ma quel ch'è -più, alla vendita de' fondi, ed a barattargli a prezzo vilissimo, -con tanto vantaggio dei compratori, che tutti ne aveano goduti frutti -eccessivi, e molti d'essi n'aveano ritratta la rendita di sopra venti -per cento l'anno. Ciò che avendo diminuita notabilmente la dote della -cassa militare, furono dalla Corte di Spagna, non solo disapprovate -molte alienazioni, e per ciò niegato il regale assenso, ma intorno -alla vendita de' capitali degli arrendamenti fiscali, ed adoe, fu -ordinato, che si formasse una _Giunta_ di Ministri, per esaminare un -affare di così grande importanza. Furon proposti molti espedienti per -dar compenso a' preceduti disordini; ma finalmente piacque a los Velez -d'appigliarsi a quel partito, che reputò più conforme alla giustizia -ed equità; laonde fu comandato, che tutti i mentovati contratti si -dovessero regolare a misura del prezzo veramente pagato, in guisa tal, -che i capitali degli arrendamenti e delle adoe si fossero ridotti -a cento per cento; i fiscali della provincia di Terra di Lavoro al -novanta; e quelli di tutte le altre province ad ottanta per cento. Il -rimanente fu incorporato al patrimonio reale; al quale vi fu aggiunto -ancora l'imposta del _Jus prohibendi_ dell'acquavite, dalla quale si -ricavavano in quel tempo 13 mila ducati l'anno. - -Ristorato, come si potè il meglio, l'erario regale, bisognò dar -sesto a non inferiori disordini. Le _monete_ non ostante le severe -esecuzioni fatte ne' passati governi, andavansi di giorno in giorno -vie più adulterando. Furono dal Marchese rinovati i rigori, empì di -falsificatori le carceri e le galee, molti ne furon fatti morire su le -forche; ma con tutto ciò non era possibile sterminargli, ed erano così -tenacemente adescati dall'avidità del guadagno, che molti di coloro, -ch'erano scampati dal laccio e condennati a remare, sopra le galee -istesse continuavano i loro lavori. Fin dentro i chiostri era penetrata -la contagione, ed i monaci n'erano divenuti valenti professori. Gli -Orafi adulterando le loro manifatture, mischiavano maggior lega di -quella, che permettono le leggi del Regno. Donde venne a cagionarsi un -grandissimo impedimento al commercio; poichè tutti coloro, che avevano -argenti lavorati nelle lor case, non erano sicuri di trovarvi il lor -danaro, e le monete erano presso tutti cadute in sì cattivo concetto, -che cominciavasi a rifiutarle, ed oltre la mancanza del peso, ogni uno -si faceva lecito di condannarla per falsa, o di conio, o di lega. In -fine, sino alla moneta di rame era adulterata e falsificata. Il Vicerè -applicò il suo animo per rimediare a disordini sì gravi; e fece fare -un'esatta inquisizione contro degli Orafi, che aveano venduto l'oro -e l'argento di più basso carato; sbandì tutte le monete false così -di conio, come di lega; e volle, che si fossero portate fra brevi -giorni in mano di persone a ciò destinate in diversi Rioni della -città, e nelle province in mano de' Tesorieri, da' quali sarebbe stata -restituita la valuta a' padroni in tanta moneta buona e Corrente; ma -ciò non ostante accadevano infinite contese, perchè molti rifiutavano -come falsa la moneta, che in fatti era buona, ed altri volevano -mantenere per buona quella, che veramente era falsa: laonde per -decidere simiglianti litigj, li quali mancò poco non fossero degenerati -in tumulti, fu di mestieri, che il Vicerè ne commettesse la decisione -ad alcune persone esperte di ciascuno quartiere. Ma tutti questi -rimedj erano inutili e si sperimentarono inefficaci alla corruttela -del male. L'unico rimedio era l'abolizione della antica e la fabbrica -d'una nuova: ma questa era opera, che avea bisogno di molti apparecchi -e richiedeva il travaglio di più anni. Con tutto ciò fece il Marchese, -quanto i suoi calamitosi tempi comportavano; perchè non potendo altro, -fe' coniare la moneta di rame d'una figura circolare così perfetta che -servì poscia d'esempio alla fabbrica della moneta d'argento sotto gli -auspicj del Marchese del Carpio suo successore: fece ancora a questo -fine ristorare, ed ingrandire il palagio della Regia Zecca, ancorchè -sapesse, che quest'impresa non era da ridursi a perfezione sotto il suo -governo. - -Non meno, che le monete, travagliavano il Regno le frequenti scorrerie -de' _banditi_, li quali se in altri tempi erano stati sempre molesti, -riuscivano ora, per la guerra di Sicilia, assai più gravi, per la -gelosia, che portavano alla tranquillità dello Stato. Avea il marchese -d'Astorga conceduto a molti di costoro il perdono se volessero andare -a servire in Sicilia; e Los Velez, seguitando le sue pedate avea fatto -il medesimo, particolarmente co' banditi di Calabria, li quali, per -la poca distanza, stavano maggiormente soggetti ad esser da' nemici -tentati. Riuscì in parte il disegno, poichè quelli, che v'andarono, -da famosi ladroni divennero bravi soldati. Ma coloro, che rimasero, -ancor che contro essi si fossero usate le più diligenti ricerche e -le più severe esecuzioni, non fu però mai possibile estirpargli, ed -impedirgli, che non infestassero le campagne. - -La Città trovavasi nel suo arrivo in istato di somma dissolutezza -per la confusione, che cagionavano le genti delle armate navali e le -soldatesche, che si arrolavano per la guerra di Sicilia, onde tutto era -pieno di disordini, nè v'eran atroci delitti, che non si commettessero, -furti, sacrilegi, omicidj, assassinamenti, _peculati_, e proditorj. -Fu contro tutti, e nobili, e popolani usato rigore; molti ne morirono -per mano del boja, altri fatti secretamente strozzare, altri furono -condannati a remare su le galee e moltissimi languirono per lungo tempo -nelle prigioni; ma questi rigori nè meno bastarono, perchè dandosi -luogo a maneggi, ed alle raccomandazioni, molti sapevano trovar scampo, -nè badandosi alla cagione del male, si proccurava rimediare agli -effetti e non recidere le radici. - -Ne' Magistrati non si vedeva quella severità ed incorruttibilità, -che le leggi lor prescrivono; ma alcuni per sordidezza, altri per -compiacenza, davan luogo ai favori. D. Giovan d'Austria, dichiarato -primo Ministro della Monarchia, pensò di darvi riparo, e mosso da -segreti informi ne privò otto di dignità, e d'officio, due Consiglieri, -due Presidenti di Camera e quattro Giudici di Vicaria, oltre alcuni -ufficiali della Segreteria del Vicerè. Si lagnavano i Ministri -degradati di essere stati condannati senza processo e senza difesa; -onde si mossero i Deputati delle Piazze della città a pregare il -Re, che secondo il costume introdotto dal Re Filippo II mandasse nel -Regno un Visitatore, il quale contro i colpevoli procedesse con le -forme giudiciarie, affinchè non si desse luogo alla passione, o alla -calunnia, alle quali sogliono essere sottoposti i processi occulti. -Assentì il Re alla domanda e la mandò in effetto in tutti i suoi -Stati d'Italia avendo ordinato, che da Napoli andasse Visitatore in -Sicilia il Reggente Valero, ed in Milano il Presidente di Camera D. -Francesco Moles Duca di Parete, e che da Milano venisse in Napoli il -Reggente _Danese Casati_. Giunse costui verso la fine d'aprile del -1679, e palesata la sua carica, ricevute le querele di molti, passò con -grandissima circospezione alla fabbrica de' processi; nè altre novità -d'importanza furono vedute nella città, che la restituzione d'alquante -somme, che in concorso di creditori aveano alcuni ministri fatte pagare -a chi forse non si doveano e l'allontanamento di due, per dar luogo -alle diligenze, che doveano farsi dal Fisco contro di loro. Le altre -cose passarono con quiete; onde il Casati dopo due anni di dimora in -Napoli, partì nel mese d'aprile del 1681 per dar conto al Re di quanto -avea operato in adempimento della sua commessione. Dal successo si -credette, che i suoi processi poco, o nulla avessero contenuto contro -agli otto Ministri già digradati; poichè in progresso di tempo cinque -di essi furono reintegrati, parte nelle medesime, parte investiti -d'altre cariche più autorevoli; e gli altri tre avrebbero facilmente -ottenuto lo stesso, se uno di essi non si fosse contentato di menar -vita privata e gli altri due non fossero morti. - -Mentre queste cose accadevano in Napoli, morì in Roma a' 22 di luglio -del 1676 il Pontefice Clemente X, ed essendosi ragunati in Conclave -i Cardinali, elessero per successore a' 21 settembre del medesimo -anno Benedetto Livio Odescalchi da Como Vescovo di Novara, che fu -chiamato _Innocenzio XI_. Per l'opinione, che s'avea della sua bontà, -ed innocenza di costumi, da tutti i Principi d'Europa fu l'elezione -applaudita, ed in questo secolo non vi fu Pontefice cotanto da essi -più venerato, quanto che lui; onde gli ufficj, ch'egli interpose in -promovere la pace fra di loro, furono ben ricevuti, ed ebbero felice -successo. Cominciossi a trattare in Nimega, ma le pretensioni troppo -alte del Re di Francia e la diversità degl'interessi degli altri -collegati ne prolungavano la conchiusione. Ma nato in quest'anno -1678 opportunamente all'Imperador Leopoldo, che non avea maschj, -un suo figliuolo, parve questi venuto al Mondo per Angelo di pace. -Le dimostrazioni di giubilo, che si fecero non meno in Napoli, che -in tutti gli Stati Austriaci, furono grandissime; poichè si vedeva -secondata in Alemagna la successione di quella Augustissima Famiglia -e tolto con ciò ogni timore di future rivoluzioni e disordini -nell'Imperio, ed ogni speranza agli altri Principi di potersene -profittare. Agevolò per tanto la natività di questo nuovo Principe la -pace, quale ebbe principio da quella, che il Re di Francia conchiuse -con gli Stati Generali d'Olanda, a' quali quel Re promise di rendere la -città di Mastrich, e sue dipendenze, ed il rinteramento del Principe -d'Oranges nella possessione del Principato di questo nome, e di tutte -l'altre terre poste nel suo dominio, che il Principe possedeva avanti -la guerra senz'altra obbligazione dalla parte degli Olandesi, che -d'osservare una perfetta neutralità, nè dar alcun ajuto a' nemici della -corona di Francia. - -Questa pace diede la spinta maggiore di far conchiudere l'altra fra la -Spagna e la Francia, la quale dopo la sospensione d'armi di circa un -mese, fu finalmente sottoscritta in Nimega a' 17 settembre di questo -anno 1678. Gli articoli stabiliti in quella furon molti, buona parte -de' quali riguardava le contribuzioni, ed il commerzio de' sudditi -delle due Corone, e per la restituzione de' paesi occupati fu convenuto -che il Re di Francia dovesse rendere al Re Cattolico le piazze di -Carleroi, Binch, Ath, Oudenarde, Courtray, il Ducato di Limburgo, il -paese di là dalla Mosa, la città e cittadella di Gant, il forte di -Rondenhuis, il paese di Waes e le piazze di Levue e di S. Gislain ne' -Paesi Bassi, oltre la città di Puicerda nel Principato di Catalogna, -con espressa condizione, che l'escluse e fortificazioni incorporate a -Neuport restassero agli Spagnuoli, nonostante le pretensioni del Re -di Francia, come possessore della Castellania di Ath. Gli Spagnuoli -all'incontro si contentarono di lasciare alla corona di Francia -la Franca Contea di Borgogna e le città di Valenciennes, Buchain, -Condè, Cambray, Cambresis, Aire, Sant'Omer, Ipri, Varwich, Varneton, -Poperingue, Bailleul, Cassel, Satelbavai, e Maubeuge: come anche -Charlemont in caso, che il Re Cattolico non facesse fra lo spazio d'un -anno cedere al Re di Francia Dinant, appartenente al principato di -Liege. E finalmente la Spagna stipulò la medesima neutralità, ch'era -stata promessa dagli Olandesi. - -Seguì poscia la pace fra la Francia, la Svezia, l'Imperio e -l'Imperadore, la quale interamente fu regolata secondo le capitolazioni -di quella di Vestfalia dell'anno 1648, nè vi fu cosa di nuovo, che la -cessione di Friburgo rimaso all'Imperadore, il rinteramento del Vescovo -d'Argentina e de' Principi di Furstemberg nella possessione de' loro -Stati, beni, preminenze e prerogative e la restituzione della Lorena -al Duca di questo nome, al quale la Francia avrebbe dato la città di -Toul, ed una Prevostia ne' tre Vescovadi, in cambio di Nancy e della -Prevostia di Longuùs, che volle ritenersi insieme con la Sovranità di -quattro strade, larghe mezza lega di Lorena, per andare da S. Desire a -Nancy e da qui in Alsazia, nella Franca Contea e nel Vescovado di Metz. - -L'ultime paci furono quelle del Duca di Brunswich, Principi della Bassa -Sassonia, Vescovi di Munster e d'Osnabrug, Elettore di Brandemburg -e Re di Danimarca colla corona di Svezia; le quali parimente furono -indirizzate all'osservanza di quella di Vestfalia. Così furono -restituiti alla Svezia tutti gli Stati, che avea perduti nel corso -di questa guerra, mediante il pagamento di alcune somme, che furono -contate a Brunswich, Munster, Osnabrug e Brandemburg e solamente rimase -al primo il Baliato di Tendinghausen e la Prevostia di Docuren, ed -all'ultimo tutto il paese di là e qualche piazza di qua dell'Odera, che -contro il tenore della pace di Munster aveano gli Svezzesi occupato. -Vi furono parimente compresi li sudditi di ciascuna delle parti, e -spezialmente fu convenuto, che la Contea di Rixinghen fosse restituita -al Conte d'Alefelt, ed al Duca di Gottorp il suo Stato. - -Tutt'i Principi sopraccennati ratificarono i mentovati trattati, -quantunque molti di essi vi avessero acconsentito per dura necessità. -Solo il Duca di Lorena fu quegli, che ricusò di approvargli e -contentossi più tosto di rimanere spogliato del proprio Stato, che -ricuperarlo così stravolto e corroso, anzi con le viscere contaminate -dalla sovranità della Francia. E l'Imperador suo cognato riserbando -questo affare del Duca a miglior congiuntura, dichiarollo governadore -dell'Austria inferiore e del Tirolo, assegnando a lui ed alla vedova -Regina di Polonia, Leonora d'Austria sua moglie, la città d'Inspruch -per residenza. - -In Napoli, dove pervenne l'avviso sul principio di ottobre, furono per -questa pace celebrate magnifiche feste; ma assai maggiori se ne videro -all'avviso delle nozze del Re, che per maggiormente stabilirla, furono -conchiuse con la Principessa _Maria Lodovica Borbone_ figliuola del -Duca d'Orleans, fratello del Re di Francia, impalmata in Fontanalbò -dal Principe di Contì, come proccuratore del Re di Spagna. Fu chiesto -per queste nozze alle Piazze un donativo; ma incontrandosi gravi -difficoltà, per non esser cosa altre volte praticata in simili casi; -e molto più per l'angustie, nelle quali si trovava il Regno, fu preso -espediente d'imporre un nuovo _jus prohibendi_ sopra l'acquavite. -Amareggiò alquanto questa celebrità la morte seguita in Madrid in -settembre del Principe D. Giovanni d'Austria, ma non fu permesso -perciò interrompere le feste, le quali avendo il Vicerè determinato -di trasportarle dopo l'arrivo della Regina Sposa in Ispagna, furono -a' 14 gennajo del nuovo anno 1680 cominciate con pompose e numerose -cavalcate, e proseguite con tornei, illuminazioni ed altre pubbliche -dimostrazioni d'allegrezza. - -Ma con tutta questa pace, e questo nuovo vincolo, non finirono in noi i -sospetti di nuove invasioni, e le agitazioni per prevenirle. I Franzesi -di riposo impazienti, quantunque avessero con tant'ardore sollecitata -la pace con la Spagna, Olanda, l'Imperadore, i Principi dell'imperio, -e le Corone del Settentrione: ad ogni modo, o che restassero gonfi -d'averla ottenuta a lor modo, o ch'avessero desiderato di rompere -l'unione di tanti Principi confederati a' lor danni, per confermarsi -nel possesso delle loro conquiste, e poscia opprimere divisi coloro, -che collegati parevano insuperabili; cominciavano di bel nuovo a dar -grandissime gelosie; e ben presto se ne videro i contrassegni; poichè -quando doveansi assembrare i Commessarj per regolare i confini in -esecuzione de' trattati di pace, ricusarono di dar principio alle -sessioni, pretendendo, che si dovesse dal Re Cattolico rinunziare al -titolo di Duca di Borgogna, antico retaggio della Casa d'Austria, e -che per conseguenza dovesse quello torsi dai mandati di proccura, che -producevano i suoi Ministri. Aprirono poscia due Tribunali, l'uno in -Brisach, e l'altro in Metz: ed arrogandosi una giurisdizione non mai -udita nel mondo sopra i Principi lor vicini, fecero non solamente -aggiudicare alla Francia con titolo di dipendenze tutto il paese, che -saltò loro in capriccio ne' confini della Fiandra, e dell'Imperio; -ma se ne posero per via di fatto in possessione, costringendo gli -abitanti a riconoscere il Re Cristianissimo per sovrano, prescrivendo -termini ed esercitando tutti quegli atti di signoria, che sono soliti -i Principi di praticare co' sudditi. Di vantaggio, durando la pace, -posero in ordine ne' loro porti una potentissima armata di galee e -di navi, empierono i magazzini, ed ingrossarono le guarnigioni delle -piazze di frontiera, ingelosendo con simiglianti apparecchi tutt'i -Principi di Europa. Uccellarono il Duca di Savoja col matrimonio -dell'Infanta di Portogallo, allora erede presuntiva di corona, con -disegno d'impossessarsi nella sua assenza dello Stato, quantunque -poscia, essendosi scoperta opportunamente l'insidia, si rompesse, -quando il Duca doveva già imbarcarsi per Lisbona, il trattato, -per non arrischiare la possessione di quel nobil principato, su -l'incerta speranza della successione d'un Regno. Sollecitarono gli -Olandesi a collegarsi con esso loro, per rendergli sospetti a tutto -il Mondo cristiano, e finalmente occuparono la città d'Argentina su -le sponde del Reno, ed introducendo guarnigione nella cittadella di -Casale nel Marchesato di Monferrato, diedero occasione agl'Italiani -d'insospettirsi della soverchia avidità de' Franzesi. - -In Napoli questi andamenti de' Franzesi posero ancora gravi sospetti; -onde sempre che comparivano loro navi ne' nostri porti, ci obbligavano -a star solleciti e vigilanti in prevenir le cautele. Maggiori sospetti -avean essi dati nel Milanese e nel Principato di Catalogna; onde per -le premure venute da Spagna, fu duopo al Vicerè, che arrolasse duemila -fanti, e gli facesse imbarcare per Barcellona sotto il comando del -Maestro di Campo Marchese di Torrecuso. In oltre che si mandassero due -vascelli di munizioni da guerra nel Finale: che si prendessero diece -scudi per cento dell'entrate d'un anno, che possedevano i particolari -sopra le gabelle, dazj e fiscali, con farne loro assegnamento di -capitale sopra gli arrendamenti del tabacco e dell'acquavite: che -s'invitassero tutt'i Baroni del Regno a servire il Re con qualche -numero di soldati a cavallo; siccome in fatti ciascuno contribuì col -danaro secondo le proprie forze, e fu tassata la spesa necessaria per -arrolargli alla ragione di 78 ducati l'uno; e finalmente, che si desse -esecuzione agli ordini regali pel pagamento della sola metà de' soldi, -che comunemente chiamansi _mercedi_, e che sono grazie della regal -munificenza in ricompensa de' servigj passati. - -Ma mentre il Marchese de los Velez era occupato in queste spedizioni, -s'ebbe avviso, che dalla corte di Spagna erasi destinato per suo -successore al governo del Regno il _Marchese del Carpio_, che si -trovava Ambasciadore del Re Cattolico in Roma presso il Pontefice -Innocenzio XI. Non tardò guari, che cominciarono a comparire le genti -della sua famiglia, ed egli, prevenendo l'incontro, al quale s'era -accinto los Velez con quasi tutta la Nobiltà, giunse a' 6 di gennajo di -questo nuovo anno 1683 prima che si sapesse il suo avvicinamento, nel -Convento di S. Maria in Portico de' PP. Lucchesi del Borgo di Chiaja. -Fu tosto visitato dal predecessore, il quale a' 9 del medesimo mese -gli cedè il governo, e prese immantenente il cammino per la Corte, -dove finalmente giunto, fu ben accolto dal Re, ed onorato della Sede di -Consigliere di Stato, e poscia della carica di Presidente del Consiglio -dell'Indie. - -Non potè los Velez per le moleste occupazioni della guerra di Sicilia, -e per l'immense spese, che bisognavano per mantenerla, lasciar a -noi monumenti di edificj, d'inscrizioni e di marmi, come i suoi -predecessori. Ci lasciò nondimeno ne' sette anni e quattro mesi del suo -governo 28 _Prammatiche_ tutte savie e prudenti, per le quali e' diede -molti salutari provvedimenti, così a riguardo del valore, e qualità -delle monete, come per mantenere l'abbondanza nel Regno e per altri -bisogni della città, che vengono additati nella _Cronologia_ prefissa -al tomo delle nostre Prammatiche. Ma poichè dal suo successore fu -Napoli, ed il Regno sollevato da tante sciagure, ed in miglior fortuna -stabilito, tal che prese altro aspetto e nuove forme, sarà di mestieri, -che i generosi e magnifici gesti di quest'Eroe si rapportino nel libro -seguente di quest'Istoria. - - - FINE DEL LIBRO TRENTESIMONONO. - - - - -STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI - -LIBRO QUARANTESIMO - - -La pace stabilita in Nimega fra le due corone di Spagna e di Francia, -dagli andamenti de' Franzesi ben si prevedeva, che dovea avere -brevissima durata: dopo la morte di Maria Teresa d'Austria Regina di -Francia, seguìta in quest'anno 1683, il dì 30 di luglio, apertamente fu -violata: ed essendosi per ciò nel mese di dicembre pubblicati bandi[58] -per li quali fu ai Franzesi severamente comandato, che sgombrassero dal -nostro Regno, cominciossi di nuovo una più fiera ed ostinata guerra, -che durò per molti anni; e quantunque si vedesse cessare per una tregua -conchiusa nel mese d'agosto del seguente anno 1684 fra la Spagna e la -Francia, e l'Imperadore; nulladimeno si ripigliò da poi più ostinata, -che mai, nè finì, se non con la pace di Riswick, conchiusa il dì 20 -di settembre dell'anno 1697. Questa guerra tenne sempre solleciti -i nostri Vicerè a mandar dal Regno continui e poderosi soccorsi, -particolarmente in Catalogna, dove i Franzesi sotto il comando del Duca -di Noailles fecero notabili progressi. Ma il prudente e saggio governo -del _Marchese del Carpio_, avendo con savj provvedimenti riordinato -il Regno, ci fece sentir poco questi incomodi. A lui dobbiamo, che -non pur mentre ci governò, si restituisse in quello la quiete e la -tranquillità, ma che in virtù di suoi buoni regolamenti vi durasse -anche ne' tempi de' suoi successori. - - - - -CAPITOLO I. - -_Del Governo di D. GASPARE DE HARO Marchese del CARPIO: sue virtù: sua -morte, e leggi che ci lasciò._ - - -Prese ch'ebbe il Marchese nel mese di gennajo di quest'anno 1683 -le redini del governo, per la sua probità e prudenza, e per la -conoscenza, che avea acquistata delle cose del Regno in tempo della -sua Ambasceria di Roma, si avvide tosto, che la dissolutezza, ed i -disordini procedevano non già, che il Regno avesse bisogno di provvide, -e salutari leggi, perchè potesse governarsi con rettitudine; nè che -fin allora non fossero stati da' suoi predecessori conosciuti i mali, -e che non avessero proccurato di darvi rimedio: conobbe che le loro -ordinazioni non potevano essere più savie e prudenti, e s'avvide che i -più saggi facitor delle leggi, dopo i Romani, fossero gli Spagnuoli. -Ma nell'istesso tempo considerava, che la troppa facilità praticata -in dispensarle, e la molta indulgenza usata nell'esecuzione delle -pene prescritte, avea corrotta la disciplina, e posto in disordine lo -Stato. Vide aver sì bene i suoi predecessori posto ogni studio per -darvi rimedio; ma nell'elezione de' mezzi essere stati, o ingannati -o trascurati. Per ciò avendosi fisso nel pensiere di regolar la -sua condotta con una costante e ferma deliberazione di seguitar -rigorosamente le norme d'una incorrotta, ed inflessibile giustizia, -cominciò a far valere (perchè non rimanessero inutili) le leggi, e le -ordinazioni già stabilite; e perchè si conoscesse la premura, ch'egli -avea, acciocchè con effetto fossero osservate, aggiunse egli nuove, e -più rigorose pene. - -Conobbe nel principio del suo governo la frequenza de' delitti, così -nella città, come nel Regno, principalmente derivare dell'asportazione -dell'armi da fuoco, e da tante altre sorte d'armi offensive inventate, -delle quali, come per usanza, ciascuno era fornito e cinto. Vi -erano molte leggi, che severamente ne proibivano l'asportazione; -ma la facilità che s'usava in concederne licenza, non pur dal -Vicerè, ma da altri magistrati, li quali s'arrogavano tal potestà e -l'indulgenza usata nell'esecuzione delle pene, rendevan inutili le -proibizioni. A questo fine in febbrajo di quest'anno ne' principj -del suo governo, promulgò severa Prammatica[59], per la quale, oltre -di rinovar l'antiche, tolse a tutti la facoltà di dar licenza per -la loro asportazione, e stabilì severe pene agli trasgressori, le -quali erano irremissibilmente fatte eseguire. Conoscendo parimente, -che non meno dall'asportazione delle armi, che dalla moltitudine e -copia delle persone oziose, vagabonde e disutili, delle quali eran -ripiene Napoli e l'altre città e terre del Regno, procedevano i tanti -furti, omicidj, assassinamenti, ed altri delitti; la sua vigilanza -fu, non solo di rinovar le antiche e nuove leggi ordinanti, che tutti -sgombrassero del Regno, ma aggiungendo nuovi rigori, faceva eseguir -la Legge, imponendone a' magistrati con molta premura l'adempimento e -l'esecuzione[60]. Tal che in breve tempo si videro nella città e nel -Regno tolte due principalissime cagioni di tanti delitti e disordini. - -Vide la frode e l'inganno aver preso gran piede in tutte le arti, ed in -quelle particolarmente dove era molto più dannosa e pregiudiziale, cioè -negli Orafi, ed Argentieri, e ne' Tessitori di drappo d'oro e di seta. -Pose perciò egli tutta la sua vigilanza in estirparla; ed a tal fine -fece pubblicare più ordinanze, prescritte dal Re Carlo II per toglier -le loro frodi, le quali volle che inviolabilmente s'osservassero[61], -e tassò egli li prezzi de' drappi di seta[62]; e contro gli Orafi, ed -Argentieri diede egli varj provvedimenti[63] per ovviare alle loro -frodi, ed inganni. Scorgendo, che non meno la città, che il Regno -languivano nelle miserie, per li perniziosi abusi introdotti nella -ricchezza delle vesti, nel numero de' servidori, e negli altri lussi, -con severa legge[64] proibì l'eccessivo numero dei servidori, le vesti -ricamate, e i drappi d'oro e d'argento: vietando parimente, che questo -metallo non si consumasse nelle sedie da mano, nelle carrozze, nei -calessi, insino nelle selle di cavalli. - -Attese non meno alla riforma de' nostri Tribunali, e con somma -vigilanza proccurò estirparne gli abusi, e le corruttele. Avendo -il visitator Carati dopo la visita de' nostri Tribunali, fatta una -piena rappresentazione al Re de' molti abusi introdotti in quelli, e -particolarmente nel Consiglio di S. Chiara, de' quali ne fece un lungo -catalogo: il Re dandovi sopra ciascheduno dovuta provvidenza con sua -regal carta spedita in Madrid a' 18 di settembre del 1684, incaricò -al Marchese, che ponesse ogni studio in fargli abolire; ond'egli a' 19 -d'aprile del seguente anno 1685, ne comandò una precisa esecuzione[65] -e nell'istesso tempo tolse anche i molti abusi introdotti nella Corte -della Bagliva di Napoli, prescrivendole molti regolamenti per sua -miglior riforma[66]. - -Ma ciò, che presso di noi rese degno d'immortal gloria questo savio -Ministro, fu d'aver data la total quiete al Regno per due azioni -veramente illustri, di aver abolita la vecchia, e formata la nuova -_Moneta_; e d'aver affatto sterminati gli _sbanditi_ dalle nostre -province. Dalli precedenti libri si è veduto quanto in ciò si fossero -travagliati in vano i suoi predecessori, perchè non seppero mai trovar -i mezzi più proprj ed efficaci per ridurre a glorioso fine imprese -sì dure e malagevoli. Considerando egli perciò la loro arduità, ed -all'incontro quanto non men a se gloria, che allo Stato indicibile bene -e tranquillità sarebbe per apportare, dirizzò tutti i suoi talenti a -trovar mezzi convenevoli per ridurle a fine. - -Formò pertanto una nuova Giunta di prudenti, e ben esperti Ministri, -dove doveano esaminarsi con la maggior vigilanza, ed accorgimento -tutti i più proporzionati mezzi per la fabbrica d'una nuova _Moneta_, -che fosse di bontà e di peso, e che restituisse il giusto prezzo alle -merci, il sollievo a' Cittadini, ed a' Negozianti forastieri l'antica -opinione e stima della moneta del Regno. Non faceva mestieri pensare -all'abolizione dell'antica, se non si cominciasse a pensar sopra gli -espedienti per la fabbrica della nuova; ma perchè ciò era un affare di -somma importanza, e che per maturamente risolversi richiedeva tempo e -molto scrutinio: perciò, affinchè in tanto che si pensava al rimedio, -il male non s'avanzasse, con rigorosi editti pubblicati a' 29 di maggio -1683, primo anno del suo governo, rinovò l'antiche Prammatiche contro -coloro, che introducevano nel Regno monete false, contro gli orafi, -argentieri, ed altre persone, che ardissero di fondere qualsisia sorta -di moneta, aggiungendo alle già stabilite pene, altre più gravi, e -severe[67]. Da poi, considerandosi, che per supplire al danno, che per -necessità dovea cagionare l'abolizione della vecchia, e la formazione -della nuova moneta fosse altrettanto indispensabile doversi pensare -donde tal danno dovesse supplirsi; dopo varj scrutinj e rigorosi -esaminamenti fatti in più sessioni avute nella giunta, riflettendosi, -che per ottener la tranquillità d'un sì florido Regno, fosse perdita -molto leggiera di venire all'imposizione di qualche peso, o picciolo -gravame a' sudditi: fu pertanto risoluto, che s'imponessero in perpetuo -grana quindici per ogni tomolo di sale più del prezzo, che a que' tempi -si vendeva, da pagarsi da tutti e qualsivoglia persone, senz'eccezione -alcuna ed anche un'annata di tutte le rendite, tanto de' forastieri, -quanto de' Napoletani e regnicoli abitanti fuori del Regno con casa -e famiglia, senz'eccezione di persona, di stato, o grado, da esigersi -però in tre anni. Tutte le Piazze così Nobili, come quella del Popolo, -concorsero di buon animo a questa deliberazione, e dal Regio Collateral -Consiglio nel mese di luglio ne fu Interposto solenne e pubblico -decreto. Ciò che dal Tribunal della Regia Camera fu tosto mandato in -esecuzione con ispedire per la città e province del Regno gli opportuni -ordini per la distribuzione e riscuotimento[68]. - -Fu da poi immantinente posta mano alla fabbrica della nuova moneta, -e fur prescritti dal Vicerè molti regolamenti intorno alle fonderie, -agli artefici, agli affinatori, a' tiratori d'oro, a' mercanti, agli -orefici, argentieri e bancherotti; e dati vari provvedimenti[69], -perchè le frodi e gl'inganni, in opera che per se richiedeva tutta -la buona fede, non vi avesser parte alcuna. Furono dal 1683 insino -all'ultimo anno del suo governo, fabbricate quattro sorte di monete -nuove di argento, tutte d'una stessa bontà intrinseca. La I chiamata -_ducatone_, (alla quale si era dato valore di grana cento) avea da una -parte impressa l'effigie del Re, e dall'altra uno scettro coronato e -due globi col motto: _Unus non sufficit_. La II _detta mezzo ducatone_, -il cui valore era di grana cinquanta, avea pure da una parte l'effigie -del Re, e dall'altra la figura della Vittoria sopra un globo, tenendo -in una mano lo scudo con le arme regali d'Aragona e di Sicilia, e -nell'altra una palma. La III il cui valore era di grana venti, da -una parte avea lo scudo dell'armi regali, e dalla altra un globo, in -cui è descritto il sito geografico del Regno di Napoli, ornato da due -cornocopj indicanti la giustizia e l'abbondanza. La IV il cui valore -ascrittole era di grana diece, da una parte ha l'effigie del Re, e -dall'altra un lione sedente col motto: _majestate securus_. - -(Queste quattro monete nella maniera qui descritta furono impresse dal -_Vergara_ tra le monete del Regno di Napoli _Tav_ 54.) - -Ma mentre si proseguiva questa grand'opera, scorgendosi che per -essersi data a questa nuova moneta tal valore, sebbene soddisfacesse -al desiderio del Vicerè, che proccurava, che la moneta di questo Regno -per bontà intrinseca, non meno riuscisse di sollievo a' Cittadini, -con tutto ciò non s'arrivava a supplire al danno, che dovea cagionare -l'abolizione dell'antica e formazione della nuova, e di più essendosi -considerato ancora, che per essere alterato il prezzo dell'argento, da -poi che s'era cominciata la fabbrica della nuova moneta, ne sarebbe -succeduto, che poteva venir quella in breve tempo distrutta o con -liquefarsi, o con mandarsi fuori del Regno per contenere maggior valore -intrinseco di quello, che se l'era dato; si pensò perciò di alterarla -di un grano sopra ogni diece, più di quello erasi stabilito. - -Si proponevano difficoltà dalle Piazze intorno a tal alterazione, -riputandola dannosa e pregiudiziale al Regno: tal che ne fu differita -per allora la pubblicazione. E mentre si stava, nell'anno 1687, -dibattendo sopra questo affare, ecco che s'inferma il Vicerè, ed in -novembre da importuna morte è a noi tolto. Morì al piacere del suo -immortal nome, e senza che avesse potuto godere de' frutti di questa -sua gloriosa impresa, lasciò al suo successore questo vanto. Il Conte -di S. Stefano, che gli successe, per non trascurare sì opportuna -occasione, che ne' principi del suo governo potea recargli gran fama, -avidamente la ricevè; e senza altro maggior dibattimento, non curando -le difficoltà proposte dalle Piazze, approvò la premeditata alterazione -dello monete già coniate, e prestamente, nel 1688, ne fabbricò tre -altre spezie, con dare all'una il nome di tarì, che avea da una parte -l'effigie del Re e dall'altra le sue semplici arme regali, col valore -di grana venti: all'altra di _carlino_, che avea pure la medesima -impronta, con aggiungervi solo alle Regali arme l'insegna del Tosone, -col valore di grana diece; ed all'ultima di _grana otto_, coll'istessa -effigie del Re da una parte, e dall'altra la Croce quadra con raggi -a quatro angoli[70]; ed a' 11 dicembre del medesimo anno 1688, per -mezzo d'una sua Prammatica[71], ordinò la pubblicazione della nuova e -l'abolizione della vecchia ed il di lor scambiamento, e diede intorno -a ciò varj regolamenti, non meno per la città, che per le province del -Regno, siccome diremo, quando del suo governo ci accaderà di ragionare. - -Ma se il Marchese del Carpio non potè aver il piacere di veder -compita quest'opera, l'ebbe pur troppo nell'altra gloriosa intrapresa -del totale esterminio de' banditi. Egli, fra tanti che a ciò si -accinsero, vide co' suoi propri occhi purgato il Regno di tali masnade -e restituito nell'antica tranquillità. Per estirparli affatto, dopo -aver nel primo anno del suo governo conceduto un pieno indulto a tutti -gl'inquisiti e fuorgiudicati, purchè attendessero alla persecuzione -tanto de' loro Capi e comitive, quanto dell'altre squadre che -scorrevano la campagna[72], si pose con ogni studio a disporre i -mezzi per lo total loro esterminio; gli spedì contro milizie, ordinò -l'abbattimento di tutte le torri, o case dove solevan annidarsi: ed -ove trovò resistenza, vi fece condurre l'artiglierie e batterli con -ostinato e risoluto animo di distruggerli affatto: pose grosse taglie -per premio di coloro, che non potendo vivi, gli portassero le loro -teste, e con questi risoluti ed efficaci mezzi purgò molte province -del Regno di tal peste. Rimanevano però le due province d'Apruzzo -assai contaminate, nelle quali questi ribaldi, disprezzando non meno -gl'inviti fattigli di perdono, purchè si riducessero ad emendarsi, -che li rigori praticati con li contumaci; più pertinaci, che mai, non -tralasciavano le rapine, gl'incendj, i ricatti, i saccheggiamenti, -ed altre enormi scelleratezze. Applicò egli pertanto i suoi pensieri -per estirparli ancora da queste province, affinchè tutto il Regno si -riducesse in riposo e tranquillità. A questo fine pubblicò a' 12 giugno -dell'anno 1684 una severa Prammatica[73] contenente più capi, nelli -quali non meno a' presidi, che a' sindici delle comunità di ciascheduna -città o terra rigorosamente s'incaricava di scoprirli, perseguitarli, e -minacciò severe pene contro coloro, che vivi li nascondessero, ed anche -morti li seppellissero. - -Ma quello, che più d'ogni altro produsse il total loro esterminio, -fu l'avere questo savio Ministro con rigorosi ed efficaci mezzi, -proccurato d'avvilire e recar terrore a' loro protettori, ricettatori -e corrispondenti. La maggior parte erano sostenuti da diversi Baroni, -ed altre persone potenti, li quali proccuravan ricetto e vitto, e per -mezzo o di lettere o ambasciate, avvisavanli degli aguati e insidie, -che gli eran tese. Per ciò fulminò contro costoro severa legge, per -la quale, oltre di rinovar l'antiche pene, aggiunse dell'altre più -terribili, nelle quali volle, che si comprendessero tutti coloro, che -tenessero con banditi qualsisia corrispondenza, egli assistessero -con ajuto e favore o con vittovaglie, o loro scrivessero avvisi o -raccomandazioni, ancorchè stassero fuori del Regno, e sotto il dominio -d'altro Principe. Anzi, concorrendo nella protezione o ricettazione -qualità tale che alterasse il delitto, come, se cotali ricettatori -partecipassero dei furti e de' ricatti, o fossero mediatori e gli -ajutassero ne' loro delitti, ovvero provvedesser loro d'armi, di -polvere e di altri arnesi per armare, acciocchè si potessero mantenere -in campagna, o pure loro facessero commettere violenze: in tali casi -rimise all'arbitrio del Giudice, di stendere le pene imposte, insino -alla pena di morte naturale: favorendo ancora in ciò le pruove, con -ammettere la testimonianza di due banditi e le pruove di due testimonj, -ancorchè singolari, perchè s'avessero per pienamente convinti. Questi -rigori fecero da dovero pensare a' loro protettori di abbandonarli -affatto, li quali scorgendo, che le pene erano inviolabilmente -eseguite, senz'ammettersi scusa alcuna, nè avendo luogo la grazia o -il favore, fece sì che tutti si ritraessero da proteggerli. Quando -questi ribaldi si videro senza ricovero, si costernarono in guisa, che -tutti, o colla fuga cercarono scampo, o rimessi cercarono perdono, o -finalmente presi portarono i condegni castighi delle loro scelleragini. -Così furono estirpati affatto dal Regno con total esterminio, tal che -di essi non ne rimase alcun vestigio. E riuscì l'impresa così felice -e gloriosa, che presso di noi se ne perdè affatto la semenza: tal che -quella quiete, che da poi il Regno ha goduto e gode nella sicurtà dei -viaggi, de' traffichi e del commerzio, tutta si deve all'incomparabile -vigilanza e provvidenza di questo savio e glorioso ministro, la cui -memoria per ciò rimarrà presso noi sempre eterna ed immortale. - -Molto ancora gli dobbiamo per averci tolto un altro pernizioso e -scandaloso male, che radicatosi non men in Napoli, che nell'altre città -del Regno, cagionava infiniti disordini ed oppressioni. Alcuni potenti -nutrendo ne' loro palagi molti scherani ed uomini di male affare, -incutevan timore a' più deboli, minacciandoli, sovente sfregiandoli, -ed in mille guise oltraggiandoli e con imperio estorquendo da essi -tutto ciò che lor veniva in mente: favorivano gli uomini più rei, nè -vi era faccenda nella quale non s'intrigassero, non forzassero i più -deboli di fare a lor voglia. Sforzavano i padri di famiglia a collocare -in matrimonio le lor figliuole con chi ad essi piaceva: n'impedivano -degli altri da essi non graditi: in brieve avean ridotti i cittadini -in una miserabile servitù. Estirpò questo eroe con gran vigore sin -dalle radici sì pernizioso malore: punì severamente gli scherani, li -dissipò tutti, ed a' loro protettori con severe pene portò tal terrore, -che se n'estinse affatto ogni abuso: tal che non si videro da poi, -nè soverchierie, nè imperj, ed il timor della giustizia fu per tutti -eguale. - -Ma ciò, che maggiormente fece conoscere, che in questo Ministro -s'accoppiavano tutte le virtù più commendabili, fu che nell'istesso -tempo, ch'era terribile contro gl'imperiosi ed ingiusti, era tutto -umano e placido con gli uomini da bene e con i deboli. La sua pietà -era ammirabile: sovveniva con inudita carità i poveri e dall'ingiuria -della fortuna oppressi; invigilava per se medesimo perchè non si -soverchiassero i deboli e gl'impotenti: ebbe per inimica mortale la -sordidezza: molto più la cupidigia delle ricchezze. Era sobrio, ed -in tutte le cose parco e moderato; ma nell'istesso tempo magnanimo e -grande. - -Conoscendo, che per tener soddisfatto il Popolo, bisognava lautamente -provvederlo di quelle due cose che ardentemente desidera, _Panem -et Circenses_, egli applicò i suoi talenti a tener in abbondanza la -città di ogni sorte di viveri, tal che non vi fu Vicerè, che fosse -cotanto amato ed adorato quanto lui dal Popolo: gioiva questi e -tutto ubbriacato d'allegrezza e di contento gli correva dietro per le -pubbliche strade, ed innalzando insino al cielo le sue lodi ed encomj, -lo chiamavan con tenerezza affettuoso padre e signore. - -Negli spettacoli fu imitatore della magnificenza degli antichi Romani: -non ne vide Napoli più magnifichi e stupendi. Ne rimangono ancora a noi -le memorie, che nè la lunghezza del tempo, nè l'invidia l'emulazione -le potrà cancellare. I suoi successori, che mossi dal suo esempio -vollero imitarlo, riuscirono al paragone secondi e molto inferiori. Ma -o sia, che morte per suo costante tenore soglia furarne i migliori: -o veramente che il fatto sinistro di questo reame con consenta, che -lungamente perseveri nella felicità e contenti; nel meglio del suo -glorioso corso, venne a noi pur troppo intempestivamente rapito. -Infermatosi egli di febbre lenta, diede in prima a' Medici speranza -di potersene riavere, ma aggravatosi il male, ancorchè con lentezza, -lo condusse finalmente alla morte nel dì 15 di novembre di quest'anno -1687. Fu amaramente pianto da tutti gli ordini, ed assai più dal -Popolo, che non poteva darsi pace, nè conforto per una sì grave ed -irreparabil perdita. Oltre i savi provvedimenti sinora rapportati, -ce ne lasciò ancor degli altri, che vengono additati nella tante -volte rammentata _Cronologia_ prefissa al primo tomo delle nostre -Prammatiche. Morte crudele tolse a noi di lui altri monumenti, ed -altre insigni memorie, che si doveano sperare dalla sua magnanimità -ed ammirabile sapienza. Il suo cadavere con superba e militar pompa fu -condotto nella chiesa del Carmine, ove gli furon celebrate magnifiche -esequie. Ed intanto rimaso il vedovo Regno senza il suo rettore, corse -da Roma il _G. Contestabile del Regno D. Lorenzo Colonna_ a prenderne -il Governo, infino che dal Re non si fosse provveduto di successore. -Ma poco tempo durò la costui amministrazione; poichè essendosi dalla -Corte di Spagna destinato per successore il _Conte di S. Stefano_, che -si trovava Vicerè nella vicina Sicilia, tosto egli si portò in Napoli, -e ne prese immantenente il governo, di cui saremo ora a ragionare. - - - - -CAPITOLO II. - -_Governo di D. FRANCESCO BENAVIDES Conte di S. STEFANO: suoi -provvedimenti e leggi che ci lasciò._ - - -Il Conte di S. Stefano, lasciato il governo dell'Isola di Sicilia, -si portò subitamente in Napoli, dove giunse nel fin di dicembre, e -nell'entrar del nuovo anno 1688 cominciò ad amministrarlo. In questo -primo anno del suo governo s'intese in Napoli un così spaventevole -tremuoto, che abbattè i più cospicui edificj: cadde la gran cupola del -Gesù Nuovo, e l'antico portico del Tempio di Castore e Polluce, ch'era -un perfetto esemplare dell'ordine Corintio. Fu rovinata Benevento, -Cerreto ed altre Terre. Ma sopra tutto apportò non poco cordoglio -la morte, per mal di pietra, nel seguente anno 1689, accaduta agli -12 d'agosto, dell'esemplarissimo Pontefice Innocenzio XI, a cui a' 6 -di ottobre succede Pietro Cardinal Ottoboni, col nome d'_Alessandro -VIII_. Proccurò il Conte calcare le medesime orme del suo predecessore, -avendo egli avuta la sorte d'esser succeduto ad un tanto Eroe, donde -potea prender ben illustri esempi d'un ottimo governo. Rinvigorì per -tanto con nuove sue Prammatiche quelle stabilite dal Carpio intorno -all'asportazione delle armi, all'Annona, e al prezzo delle cose. Ma -sopra ogni altro, non meno in questo primo anno del suo governo, che -nelli seguenti fu tutto inteso a regolare lo scambiamento della vecchia -moneta colla nuova, da lui, come si disse, pubblicata, accresciuta ed -alterata nel valore. Prescrisse in quest'anno 1688 molti regolamenti -intorno a questo scambiamento, disegnando i luoghi e le persone -non meno nella città, che in tutte le province del Regno. Previde i -disordini, che poteano accadere, e vi diede vari provvedimenti. Fece -continuare la fabbrica della nuova moneta, aggiungendo nell'anno 1689 -due altre spezie, cioè il _ducato_, che ha dall'una parte il ritratto -del Re coronato, e dall'altra le sue Armi, ed il _mezzo ducato_, colle -medesime impronte[74]; anzi permise, che a qualunque persona volesse -nella Regia Zecca farsela fabbricare con suoi argenti al peso e bontà -di quella, che si era fabbricata, fosse lecito di farlo col solo -pagamento di grana 32 per ogni libbra d'argento per la manifattura e -lavoro[75]. Che nello scambiamento si ricevessero le antiche monete, -ancorchè di falso conio, purchè l'argento fosse buono[76]. Regolò la -maniera, come dovesse praticarsi ne' Banchi, e prescrisse il modo -intorno alla recezione delle polizze, e delle fedi di credito[77]. -Rinovando le antiche leggi promulgate contro i falsificatori e -tonditori delle vecchie monete, altre più rigorose e severe ne stabilì -contro coloro, che avessero ardimento di adulterar le nuove[78]. In -brieve ebb'egli il vanto di ridurre a compimento questa utilissima -opera, per la quale si vide presso di noi rifiorire il commerzio, e fu -restituito nel Regno lo splendore della negoziazione e del traffico. -E se questo ministro si fosse contenuto tra questi limiti, la sua -fama presso di noi correrebbe assai più chiara e luminosa; ma l'aver -voluto da poi a' 8 di gennajo del 1691 con nuova Prammatica[79] non -bastandogli l'alterazione già fatta, alterar di nuovo la moneta con -doppio avanzo, fino di venti per cento, nella forma, che si spende -al presente (con far coniare per ciò, a' 7 aprile del medesimo anno, -quattro altre nuove spezie di moneta, il ducato, mezzo ducato, tarì e -carlino, che hanno la medesima impronta, da una parte il ritratto del -Re coronato, e dall'altra l'insegna del Tosone)[80] cagionò non meno -alla sua fama, che alla negoziazione del Regno non picciol danno e -nocumento; e tanto più gli fu di biasimo, quanto che avendo in quella -sua Prammatica espresso, che una delle cagioni, per le quali era mosso -a far questa alterazione si fu d'estinguere dall'augumento del denaro, -che si trovava ne' pubblici Banchi, la gabella delle grana 15 imposta, -per la fabbrica della nuova moneta, sopra il sale, questa estinzione -non seguì giammai, tal che ci rimane il peso, ed insieme il danno -recatoci dall'alterazione. - -Intanto a Corte di Spagna agitata da gravi pensieri per la creduta -sterilità della Regina Maria Lodovica Borbone, fu veduta poco da poi -in funestissimi apparati piangerne la morte. Morì questa incomparabile -Regina il dì 12 di febbrajo dell'anno 1689, ed il Re Carlo II suo -marito, per compire a' suoi ultimi ufficj, comandò, che a spese Regie -si celebrassero con magnifica pompa esequie solenni in tutti i suoi -Regni. Toccò al Conte di S. Stefano d'eseguirlo in Napoli; onde dopo -aver dati premurosi ordini ai Presidi delle province, che nelle città -più cospicue facessero celebrare solenni esequie alla defunta Regina, -comandò, che in Napoli si celebrassero assai più maestosi e magnifici -funerali: Fu secondo l'uso già introdotto trascelta la Chiesa di -S. Chiara, dove si ergè il Mausoleo, la magnificenza del quale, la -bellezza dei poetici componimenti, e la solennità delle cerimonie -furono tali, che maggiori non si erano per l'addietro vedute. Non fu -mestieri a questi tempi, come già, ricorrere a' Gesuiti per questi -componimenti, poichè nella nostra città fiorivan, per lo progresso che -vi avean fatto le buone lettere, molti insigni e rinomati Letterati. -Furono adunque costoro adoperati, e colui che v'ebbe la maggior parte -fu il celebre _Domenico Aulisio_, pregio della nostra Università degli -Studi, il quale adornò della più peregrina e varia erudizione, vi -compose nobilissimi elogi ed alquante purissime ed eleganti iscrizioni. -Fu destinato il giorno nono di maggio per la sagra cerimonia, la quale -dovendo durare dal vespro fino alla seguente mattina, fu obbligato -il Vicerè a far continua la vigilia sopra il tumulo, senza partirsi -da quel luogo, nè per la notte, dove erasi portato, secondo l'antico -costume, solennemente con cavalcata; nella quale gli Eletti della -città col Marchese di Fuscaldo Sindaco, cinto da' Baroni del Regno, -e da molti Nobili, accompagnarono il Vicerè. Furono piantati due -grossi squadroni in due diversi luoghi della città, uno di fanti nella -piazza dei regal palagio, l'altro di fanti e cavalli nel largo, che -è a lato alla chiesa di S. Chiara, con tutti i loro Capi militari -vestiti a bruno, e tenendo l'armi capovolte, conforme l'uso fin da -tempi antichissimi a noi trasmessoci da' Greci e da' Romani, li quali -nelle pompe de' funerali voltavano le punte dell'aste in terra, ed -imbracciavan gli scudi al rovescio. - -(Di quest'uso antichissimo ci rende testimonianza _Virgilio Libro -XI Aeneid in princip._ dove parla dei funerali celebrati a Pallante -figliuolo d'Evandro). - -Vegghiatosi tutta la notte sopra il tumulo, la mattina seguente, -dovendosi compire la sagra cerimonia, ritornò il Vicerè in chiesa, dove -cantossi l'uffizio; da poi nell'altar eretto vicino al mausoleo, si -celebrò da Monsignor Francesco Pignatelli, Arcivescovo di Taranto, ora -Cardinale, ed esemplarissimo nostro Arcivescovo, il sagrifizio della -Messa, nella qual celebrità ebbe quattro Vescovi assistenti: quello di -Gaeta, di Castellamare, d'Acerra e di Capaccio. Si recitò poi dal _P. -Ventimiglia_ Teatino l'Orazione in lingua Spagnuola, la qual finita, -lo stesso Monsignor di Taranto, dato l'incenso, ed asperso il tumulo -finì la sagra cerimonia. Fu data la cura all'_Aulisio_ di comporre una -minuta e distinta descrizione non men degli apparati, e del mausoleo -colle iscrizioni, che delle cerimonie e solennità celebrate sopra il -deposito: ed egli compiutamente l'avea eseguito, con distenderne un -libretto, a cui diede il titolo: _Descrizione del Mausoleo, e delle -solennità sopra il deposito della Regina Maria Lodovica Borbone_; nel -quale fe' pompa della sua varia e pellegrina erudizione: ma non avendo -voluto poi darlo alle stampe, per la natural repugnanza che vi avea in -tutte le sue cose, ancorchè rare e pellegrine, si conserva ora da noi -M. S. insieme coll'altre insigni e nobili sue fatiche. - -Il vedovo nostro Re, per secondare i voli de' suoi sudditi, che -sospiravan da lui numerosa prole, conchiuse tosto a' 28 agosto del -seguente anno 1690 le seconde nozze con la Principessa Marianna di -Neoburgo figliuola dell'Elettore Filippo Guglielmo Conte Palatino del -Reno e Duca di Neoburgo. Ma nel decorso del tempo, scorgendosi, che -nè pure da questa seconda moglie se ne potea sperar prole, si videro -i Regni, che componevano la sua vasta monarchia, in costernazioni e -timori grandissimi. Accrescevansi le afflizioni per la vita del Re -molto cagionevole e soggetta a spesse e continue infermità, le quali -facevan sovente temere della sua grave ed inestimabil perdita, che -dovea partorire disordini gravissimi e grandi revoluzioni. Si vedeva -eziandio, quanto la sua monarchia infiacchita e debole, altrettanto -quella di Francia nel suo maggior vigore e floridezza: i suoi eserciti, -da per tutto vittoriosi, aver fatte stupende conquiste nella Fiandra, -in Alemagna, ed in Ispagna, dove il Duca di Noailles, tenendo assediata -Roses per terra, ed il Conte d'Etrè per mare, la presero dopo otto -giorni d'assedio; ed in Catalogna l'anno 1694 il Duca di Noailles, dopo -avere sconfitto l'esercito spagnuolo sulle sponde del Ter, prese le -città di Palamos, di Girona, d'Ostalrico e di Castelfollit. - -Intanto il Conte di S. Stefano proseguendo il suo governo, prorogatogli -per un altro triennio, dopo aver dato sesto all'affare delle monete, -applicò i suoi pensieri alla riforma de' nostri Tribunali; e scorgendo, -che una delle principali cagioni, onde le liti venivan allungate, fosse -la facilità, colla quale eran ricevute le sospezioni de' Ministri, e -la lunghezza praticata in non tantosto deciderle, prefisse termini -certi ed indispensabili per la loro decisione, e per togliere le -opinioni de' Dottori, li quali con varie loro interpetrazioni aveano -rendute quasi che inutili le precedenti Prammatiche sopra di ciò -stabilite, prescrisse i modi, diffinì i gradi della consanguineità, ed -affinità, e per una sua spezial Prammatica[81] vi diede altri opportuni -provvedimenti. - -Parimente essendo nell'anno 1690 insorto romore, che nella città di -Conversano della provincia di Bari, ed in Civita Vecchia dello Stato -romano, per le moltissime e spesse infermità, il male fosse contagioso; -nel principio dell'anno seguente con rigorosi provvedimenti proibì il -commerzio di quella provincia, e di Civita Vecchia, sospendendo ancora -quello con la città di Roma e Stato Ecclesiastico[82]; e da poi, in -luglio del medesimo anno, deputò per li quartieri di Napoli Ministri, -perchè invigilassero alla custodia, non meno della città, che de' -borghi e casali non permettendosi l'entrata a qualunque persona, senza -li ricercati requisiti e debite licenze[83]. Talchè per lo rigore usato -in quella provincia, perchè il malore non s'avanzasse, fu preservato -il Regno, e non guari da poi s'estinse per tutto ogni sospetto di mal -contagioso. - -Furono ancora ne' seguenti anni del suo governo dati altri -provvedimenti intorno all'Annona della città e del Regno[84]; alle -falsità, che si commettevano nelle fedi di credito[85]; intorno -all'introduzione delle drapperie, lavori e telarie forastiere[86], -ed intorno ad altri bisogni: e date varie altre provvidenze, che si -leggono sparse nel IV e V tomo delle nostre Prammatiche. Non potè -questo Vicerè compire il terzo incominciato triennio; poichè il _Duca -di Medina Coeli_, che si trovava ambasciadore del Re in Roma presso il -Pontefice _Innocenzio XII_ Antonio Pignatelli, già nostro Arcivescovo, -ch'era succeduto ad Alessandro VIII sin da' 12 luglio dell'anno 1691, -sollecitava la corte di Spagna, perchè da quella dispendiosa per lui -Ambasceria lo facesse passar tosto nel governo del Regno. Portossi -egli in Napoli in quest'anno 1695, e scelse, per dar tempo al suo -predecessore d'accingersi con la Contessa sua moglie e famiglia alla -partenza, il palagio del Principe di S. Buono nel largo di Carbonara, -per sua abitazione: dove dimorò infin che, terminate le consuete -visite, il Conte di S. Stefano partisse per la volta di Spagna, -lasciandoci pur egli, oltre le già rapportate, una più perenne memoria -del suo Governo, com'è quella del fortino da lui fatto costrurre alla -punta del Castel dell'Uovo. - - - - -CAPITOLO III. - -_Governo di D. LUIGI DELLA ZERDA Duca di MEDINA CODI: sua condotta ed -infelicissimo fine._ - - -Al Duca di Medina Coeli prese il governo del Regno con idee magnifiche -e gloriose; e scorgendo, che il Marchese del Carpio avea in quello -lasciato di se luminosa fama per suoi magnifici e generosi fatti, -pensò imitarlo in quella parte almeno dove credette essersi da -colui trascurata. Credea aver sì bene il Carpio sterminati gli -sbanditi e tolti molti altri abusi nella città e nel Regno, ma non -già d'aver sterminati i controbandi e le frodi, che si commettevano -nell'introduzione delle merci, e nelle Dogane, donde ne derivano -notabilissimi danni non meno all'Erario regale, che agli Assegnatarj -degli arrendamenti; per ciò applicò egli nel principio del suo governo -tutti i suoi talenti con severe Prammatiche a rigorosamente proibirgli. -Favoreggiò le loro pruove in guisa, che riputandosi sommo eccesso, -convenne alle Piazze d'opporsegli, per mitigare in parte il rigore. - -Pretese ancora imitar il Carpio nella magnificenza degli spettacoli, -onde nel suo tempo se ne videro superbissimi; e sopra ogni altro -intese ad ingrandir il nostro Teatro di S. Bartolommeo, e fornirlo -non men di maestose, e superbe scene, che di provvederlo dei migliori -Musici, che fiorissero a' suoi tempi in Europa; tal che oscurò la fama -de' Teatri di Venezia, e dell'altre città d'Italia. Egli cominciò, e -ridusse a fine quella magnifica strada, adorna d'ameni alberi, e di -limpidissimi fonti, che al lido del mare costrusse per quanto corre la -spiaggia di Chiaja. La pompa ed il fasto della sua corte fu veramente -regale e magnifica, nè in altri tempi fu veduta presso noi altra più -numerosa e splendida. Favorì le lettere e sopra modo i Letterati, -ragunandogli spesso nel regal palazzo, dove egli con somma attenzione -e compiacimento, ascoltava nell'assemblee i loro varj componimenti. -Tal che le buone lettere, che nel preceduto governo s'erano presso noi -stabilite, a' suoi tempi, per li suoi favori, presero maggior vigore, -e più fermamente si confermarono. - -Ma tutte queste nobili, ed amene applicazioni venivano amareggiate -da altri più severi e gravi pensieri. Col correr degli anni sempre -più si confermavano i popoli nella credenza, che nemmeno dal secondo -matrimonio avrebbe il nostro Re lasciata prole, e si teneva per fermo, -che la sterilità, non già dalla Regina giovane sana e valida, ma -dal Re procedesse, e dalla sua complessione debole, ed infermiccia. -Le continue sue malattie ci recavan spessi timori, e se ben talora -migliorava, nell'istesso tempo, che noi per gli avvisi della sua -ricuperata salute facevamo feste ed illuminazioni, egli era già -ricaduto nel pristino malore. Il Duca nostro Vicerè per rallegrar i -popoli e divertire i loro animi da sì funesti pensieri, in occasioni -di miglioramento faceva celebrar feste magnifiche, e nel regal palagio -tenne accademie de' più famosi Letterati, nelle quali per la ricuperata -salute del Re recitarono nobilissimi componimenti in varie lingue, così -in prosa, come in verso, che furon ancora dati alle stampe. Fece ancora -nell'anno 1697 coniare una moneta d'oro col nome di _scudo riccio_, -nella quale, alludendosi alla sua ricuperata salute, da una parte -sostenute da un aquila coronata vi erano scolpite le sue regali arme, -e dall'altra un mezzo busto del Re, che per base avea una palma, che -stendeva sopra il capo le sue foglie, col motto: _Reviviscit_. - -(Questa moneta, come qui sta descritta, dal _Vergara _fu impressa nella -_Tav. 52_, e per essersene coniate pochissime si è presentemente resa -molto rara.) - -Ma non per tanto non si ricadeva appresso, per contrarie novelle, ne' -pristini timori, di dover fra breve il Re mancare senza posterità. - -Si vedeva all'incontro la Francia formidabile e tremenda, la quale -nell'anno 1696 avea posto in piede cinque fioritissimi eserciti e gli -sostenne nel paese nemico per tutta la campagna. Che quel Re pien di -gloria e di vasti pensieri, meditava alte imprese; e che per togliersi -l'ostacolo del Duca di Savoja, avea conchiusa col medesimo la pace, e -per maggiormente stabilirla a' 4 luglio del medesimo anno, affrettò -le nozze tra Maria Adelaide di Savoja, figliuola del Duca, col Duca -di Borgogna, figliuolo del Delfino di Francia suo nipote. Che per ciò -avea rivolte tutte le sue forze contro la Spagna, in Fiandra, dove nel -1697 conquistò molte piazze ed in Catalogna, dove prese la città di -Barcellona, nell'istesso tempo, che avea nominati i Plenipotenziarj per -la pace. Anzi per più speditamente pervenire al gran disegno, sollecitò -in questo istesso anno coll'Inghilterra, con l'Olanda e colla Spagna -istessa la pace, la quale fra queste Potenze fu conchiusa in Riswic -il dì 20 di settembre, e dopo sei settimane coll'Alemagna. Ma alquanto -dopo la conchiusione di questa pace fu sottoscritto in Loo un segreto -trattato fra gl'inglesi, gli Olandesi, la Francia e la Savoja, col -quale s era fatto un _partaggio_ della monarchia di Spagna, in caso -che il nostro Re venisse a mancare senza figliuoli, come vi era molta -apparenza. - -(In questo primo partaggio, che si trattò nel 1698 essendo ancor -vivente il Principe _Ferdinando Giuseppe di Baviera_, il qual si legge -nella nuova Raccolta di _Mr. du Mont Tom. II p. 52_, era divisa la -Monarchia in cotal guisa: al suddetto _Principe di Baviera_ assegnavasi -la Spagna con l'America: al _Delfino di Francia_ i Regni di Napoli e di -Sicilia colla provincia Guipiscoa ed i porti de' presidj: all'_Arciduca -Carlo _il ducato di Milano.) - -L'Imperador Leopoldo, ancorchè vedesse gli altri Principi a ciò -consentire, con somma costanza non volle mai dar suo consentimento a -divisione alcuna - -Si credette nascondersi sotto questa voce, ch'erasi già divulgata di -_partaggio_, un più profondo arcano; poichè l'istesso Re di Francia -Lodovico prevedeva, che non sarebbe cosa, che toccasse tanto più al -vivo gli animi degli Spagnuoli, che lor proporre un tal partito, stando -certo, che avrebbe lor recato sommo abborrimento: gelosi, che una sì -vasta ed ampia monarchia, con tanta gloria de' loro maggiori unita -e stabilita in tant'altezza, dovesse così miseramente lacerarsi, e -divisa in pezzi, estinguersene il nome e la gloria: siccome in effetto -non pur gli Spagnuoli, ma l'istesso Re Carlo II l'ebbe in orrore e -per prevenire i disegni e romper quest'impertinenti ed intempestivi -trattati, che si facevan sopra i suoi Regni, rivolse in novembre del -seguente anno 1698 l'animo a Ferdinando Giuseppe, Principe Elettoral -di Baviera nato di Maria-Antonia, figliuola dell'Imperadrice Maria sua -sorella per innalzarlo al trono; ma morto questo fanciullo a 9 febbrajo -del seguente anno 1699 non avendo ancor compiti otto anni, s'interruppe -il disegno; onde con maggior vigore furono ripigliati dal Re Franzese -i suoi negoziati con l'Inghilterra e l'Olanda, premendo sempre, come -dava a sentire, sopra la concertata divisione, e nel mese di marzo -del 1700 confermò con quelle Potenze il trattato di Loo, variandosi -solamente, che alla parte assegnata al Delfino dovessero aggiungersi -gli Stati del Duca di Lorena, cui in iscambio si dasse lo Stato di -Milano, siccome all'Arciduca Carlo la Spagna, fuor degli Regni d'Italia -per estinzion di tutte le pretensioni di sua casa: con aggiungere -ancora, che questo trattato si dovesse comunicar subito all'Imperadore, -acciocchè in termine di tre mesi, dal giorno della notizia, dichiarasse -la sua volontà, mentre rifiutando egli di accettar la parte destinata -all'Arciduca Carlo suo figliuolo, li due Re di Francia e d'Inghilterra -e gli Stati Generali d'Olanda, la destinerebbero ad altro Principe, -e che se alcun volesse opporsi alle cose concordemente stabilite, si -unirebbero per combatterlo con tutte le loro forze. - -(Questo secondo partaggio firmato in Londra a' 3 di marzo del 1700, -rapportato anche nella raccolta di _Mr. du Mont, Tom. II p. 104_, -variava dal primo: poichè per la morte del _Principe di Baviera_ -la Spagna, l'America colle province di Fiandra si assegnarono -all'_Arciduca Carlo_; al _Delfino_ i Regni di Napoli e di Sicilia con -porti d'Italia; al _Duca di Lorena_ il Ducato di Milano, con patto di -dover cedere a' Franzesi.) - -Quanto più si proccurava spingere avanti questo trattato, tanto più -gli Spagnuoli erano commossi e risoluti di non soffrir partaggio -veruno della loro monarchia. Il Re Carlo II con intenso cordoglio -lo sentiva e ne fece in Londra e nell'altre Corti da' suoi Ministri -sentire le doglianze; e nell'istesso tempo, tenero della sua propria -casa, assecurava l'Imperador Leopoldo, che non si dimenticherebbe delle -leggi del sangue e delle disposizioni de' suoi maggiori. Tanto bastò -perchè vie più l'Imperadore stasse fermo e costante in non accettare la -concertata divisione; onde al Marchese di Villars, ch'era stato mandato -dal Re di Francia per sollecitarlo ad accettarla, secondo il termine -stabilito, rispose che se mai il Re di Spagna cedesse alla natura senza -prole, la qual cosa stimava rimota per la fresca età, allora essendo -egli inchinato alla quiete, avrebbe volentieri a più giusti, ed a più -salutevoli consigli condisceso. Ma quel Re intanto, accertatosi di -questa sua deliberazione di non accettar divisione alcuna, cominciò -i suoi negoziati co' Grandi della corte di Spagna, i quali fu facile -portargli al suo disegno, mostrando loro, che non men per giustizia, -che per proprio interesse, doveano insinuare al loro Re d'innalzare -al trono _Filippo_ duca d'Angiò secondogenito del Delfino: poichè in -niun altro poteano sperare che si fosse mantenuta salda ed intera la -loro monarchia, che nella costui persona, la quale assistita dalle -sue potenti e formidabili armi, avrebbe potuto reprimere gli sforzi di -tutti coloro, che tentassero oltraggiarla, o in modo alcuno partirla. - -Mentre che nella corte di Spagna si maneggiava affare sì importante, -infermossi in Roma nel mese di settembre di quest'anno 1700 il -Pontefice Innocenzio XII, il quale dopo aver retta quella sede nove -anni e duo mesi, in età di 86 anni rese lo spirito a' 27 dello stesso -mese, giorno di lunedì ad ore tre di notte. Giunse al Duca di Medina -nostro Vicerè tal avviso la seguente giornata di martedì ad ore tre -della notte, ed al Cardinal Cantelmo nostro Arcivescovo ad ore sei; -e la mattina del mercoledì furono dal Vicerè spedite per la volta -di Roma le consuete soldatesche per dover assistere all'Ambasciador -Cattolico (allora il Duca Uzeda) in Roma: dove dopo alquanti giorni -si chiusero i Cardinali in Conclave per l'elezione del successore. In -Napoli dal Cardinal Arcivescovo la mattina de' 5 d'ottobre gli furon -fatte celebrare nel Duomo solenni esequie, avendovi recitata l'orazion -funebre in idioma latino il _P. Partenio Giannettasio_ Gesuita, celebre -per le sue opere date alle stampe; ed il Nunzio, un mese da poi, nella -Chiesa di S. Maria della Nuova glie ne fece celebrar altre più pompose -e magnifiche. - -Ma mentre che i Cardinali divisi in fazioni, dibattevano in Conclave -sopra l'elezione del nuovo Pontefice, verso la fine d'ottobre giunse -a noi di Spagna funesta novella, che il Re gravemente infermatosi, -dava poca speranza di salute; ma poco da poi giungendo nuovi avvisi, -ch'era migliorato, furono dal Vicerè fatte pubbliche magnifiche feste -per rallegrar il popolo, e fu veduta la città in tutte le strade arder -fuochi per allegrezza e nelle finestre numerosi torchj; tal che per tre -sere si continuarono le illuminazioni. Ma miseri nell'istesso tempo, -che noi con tanta pompa e gioja celebravamo feste per la ricuperata -salute del Re, se n'era già morto il primo di novembre; ed in un punto -s'intese la sua morte e l'esaltazione nel trono di Spagna di _Filippo_ -d'Angiò. Questo accidente affrettò l'elezione del nuovo Pontefice; -poichè congiuntisi insieme i Cardinali Spagnuoli ed i Franzesi, -vennero ad eleggere con pluralità di voti il Cardinal Francesco -Albani d'Urbino, ch'era stato segretario de' Brevi a tempo del passato -Pontefice e non avea più che 51 anni. Fu eletto il dì 23 di novembre di -quest'anno 1700 ad ore 18 giorno di Martedì, in cui la chiesa celebra -la festività di S. Clemente Papa; onde volle chiamarsi _Clemente XI_ -con tutto che fosse stato creato Cardinale da Alessandro VIII. - -Il Duca di Medina Coeli nelle tante rivoluzioni di cose, che accaddero -dopo l'acerba e funestissima morte del Re Carlo II fu spettacolo -insieme e spettatore di varie mondane vicende, le quali in ultimo lo -condussero ad un infelice e lagrimevol fine. Di lui oltre i rammentati, -ci restano a noi altri monumenti, che si leggono nel V tomo delle -nostre _Prammatiche_, secondo l'ultima edizione 1715. - - - - -CAPITOLO IV. - -_Morte del Re CARLO II, leggi che ci lasciò; e ciò che a noi avvenne -dopo sì grave ed inestimabil perdita._ - - -I Franzesi per la disperata salute del Re Carlo, sempre più insistendo -nella corte di Spagna presso que' Grandi, e sopra ogni altro presso -del Cardinal Portocarrero Arcivescovo di Toledo, che sopra quel Re -s'avea acquistato grand'opinione di probità e di prudenza, perchè, -mancando senza prole, dichiarasse per successore ne' suoi Regni -Filippo, secondo figliuolo del Delfino; esageravano non meno i diritti -sopra quella monarchia del Delfino per le ragioni della Regina Maria -Teresa d'Austria sua madre, e sorella primogenita del Re Carlo, che -il loro proprio interesse. Sin dalla guerra mossa per la successione -del Brabante, essi s'erano sforzati d'abbattere la di lei rinunzia -stabilita con giuramento, ed ogni maggior fermezza e solennità; e -sin d'allora aveano pubblicato un libro contenente settantaquattro -ragioni per provar la nullità della medesima. Ma essendosi in quella -occasione per contrario, con forti e vigorose scritture fatto vedere, -quanto quelle fossero deboli e vane: essi aggiungevan ora, che molte di -quelle risposte non potevan adattarsi al caso occorso, dove non già la -rinunziante, che, trovavasi defunta, aspirava alla successione, ma il -di lei figliuolo, al quale non si poteva per colei recar pregiudizio, -venendo secondo le leggi chiamato alla successione per propria persona, -ed al quale non poteva far ostacolo qualunque rinunzia, che da' suoi -maggiori si trovasse fatta. Ma non perciò uscivano d'impaccio; poichè -oltre alle pressanti ed amplissime clausole, che in quelle rinunzie -s'erano apposte, appunto per render vano quest'asilo; non si dovean -tali renunzie regolare secondo le vulgari conclusioni de' nostri -Dottori, ma da fini più alti e sovrani, che s'ebbero, quando quelle -si fecero: li quali furono la perpetua separazione di queste due -monarchie; ed affinchè per qualunque accidente queste due corone non -potessero mai congiungersi sopra un sol capo. Per iscansare quest'altro -ostacolo, i Franzesi proposero, che tal dichiarazione dovesse farsi, -non già in persona del Delfino, ma del Duca d'Angiò suo figliuolo, -al qual'egli avrebbe cedute le sue ragioni. In cotal guisa s'evitava -l'unione, e mancava il fine, per cui s'eran le rinunzie ricercate. Ma -questo concerto, fra di essi cotanto ben ideato, ed aggiustato, non -poteva togliere la ragione già acquistata all'Imperador Leopoldo, ed -a' suoi figliuoli in vigor de' testamenti de' Re di Spagna, e delle -rinunzie, al quale, oltre di non ostare il fine della sempre abborrita -unione, ben egli con ceder le sue ragioni all'Arciduca Carlo suo -secondo figliuolo, avrebbe ancora avuto più spedito modo di farlo; -oltre che s'assumeva da' Franzesi per certo quel ch'era in quistione; -poichè quest'appunto si negava, che al Delfino per l'incompatibilità -delle corone, si fosse potuto acquistar giammai ragione alcuna, e per -conseguenza, niente aveva che rinunziare al Duca d'Angiò suo figliuolo. -Ciò, che dunque principalmente spinse gli Spagnuoli ad indurre quel Re, -con sommo rincrescimento, a dichiarar per successore il Duca d'Angiò -fu il timore, che facendosi altrimente, sarebbe venuto ad effetto il -cotanto abborrito partaggio. Ponevano avanti gli occhi di quel piissimo -Re le ruine e le calamità, che avrebbero dovuto inevitabilmente -soffrire tanti suoi fedeli ed amati popoli, e che la sua pietà non -avrebbe permesso d'esporgli a tanti disagi e pericoli. Ricordavangli -la grandezza e generosità della nazione spagnuola, la quale sarebbe -stata altamente percossa, ed al niente ridotta, se l'avesse lasciata -esposta, facendo altrimente, agli oltraggi d'un Re cotanto formidabile -e potente. Ma sopra ogni altro gli raccomandavano l'unione della sua -monarchia; la quale ingrandita con tanta gloria da' suoi predecessori -e ridotta in un'ampiezza, che non avea la simile il mondo, non dovea -esporla ad esser così miseramente lacerata e divisa in pezzi, sicchè -nelle future età di questa gran macchina appena ne rimanessero le -ceneri. Ricordavangli, che il savio Re Ferdinando il Cattolico, -ancorchè avesse potuto innalzare al trono, almeno de' regni proprj, -e da lui acquistati colle forze d'Aragona, uno del suo casato, volle -nondimeno chiamare alla successione di tutti Carlo d'Austria Fiamengo; -perchè ben conosceva, che nella persona di quel potentissimo Principe -e per quel ch'era, e per quel che dovea essere, poteano quei Regni -mantenersi uniti formando una ben ampia monarchia, la quale avrebbe -potuto lungamente durare, e non dissolversi con iscadimento della sua -gloria, e dell'inclita nazione spagnuola. - -Espugnato per tanto il Re ne' principj d'ottobre per queste -insinuazioni suggeritegli, fra gli altri, con vigore dal Cardinal -Portocarrero, aggravatosi il male, disperarono i Medici della sua -salute: e postosi nella fine di quel mese in agonia, spirò il primo -di novembre, giorno di Lunedì, di quest'anno 1700. Il martedì fu -imbalsamato il suo cadavere, ed il mercoledì fu esposto nel regal -palagio in quella medesima stanza dove nacque. Assisterono molti -religiosi in una gran sala per li suffragj, dove in molti altari ivi -eretti furon celebrati i sacrificj insino al venerdì, nel qual giorno -furono celebrate tre messe solenni nelle cappelle regali e da poi -una pontificale coll'assistenza di tutt'i Grandi. Fu da poi levato il -cadavere e portato nell'Escuriale, accompagnato da tutti i Grandi, da -quelli della regal casa e dalle quattro religioni mendicanti: dove se -gli diede sepoltura con quelle solennità, che convenivano ad un così -grande ed amato Re. Fu seppellito nell'istesso giorno e nell'istessa -ora che veniva a compire 39 anni di sua vita. Cominciò egli a regnare -da' 6 di novembre dell'anno 1675, nel qual dì finì i quattordici anni -della sua età e la reggenza della Regina madre e della Giunta. Nel -1679, ai 30 d'agosto prese per moglie Maria Lovisa di Borbone, e costei -morta a' 12 di febbrajo del 1689, prese nell'anno seguente Marianna -di Neoburg: di niuna delle quali lasciò prole. Fra le sue virtù furono -ammirabili la pietà e la religione: giammai se n'intese parola alcuna -ingiuriosa: aveva una somma applicazione al dispaccio, privandosi -sovente dell'ore del divertimento, per non mancare alla spedizione di -quello: nè mai risolveva cosa, senza che precedesse il Consiglio de' -suoi ministri, ed eseguiva i loro dettami con tanta esattezza, che -anche le cose, ch'egli ardentemente desiderava, s'asteneva di farle, -e sovente ne ordinava di molte, anche contro il proprio sentimento, -sempre che così gli era da' suoi ministri consigliato, riputando, -che in cotal guisa operando, non avea di che render conto a Dio -dell'amministrazione de' suoi Regni. Fu sommamente divoto di Nostra -Signora degli Angioli, ed ebbe speziale e costante venerazione al -Santissimo Sagramento dell'Eucaristia, tal che non mancava d'assistere -all'esposizioni delle quaranta ore circolari. - -Lasciò pure a noi questo piissimo Principe alcune sue leggi; e nel -1675, primo anno del suo regnare dopo la Reggenza, ne stabilì una, -colla quale comandò, che gli ufficj, senza il suo regale assenso, non -potessero nè obbligarsi, nè vendersi, e conceduti in burgensatico, non -si stendesse più oltre la concessione, che insino al quarto grado: -comandò ancora, che dagl'inquisiti, prima che fossero convinti rei, -non potesse esigersi cosa alcuna di giornate, o d'altro, ma aspettarsi -la loro condanna: prescrisse i modi e le norme intorno alla fabbrica -e lavori di seta, d'argento e d'oro, per toglier le frodi, le quali, -come si disse, furono pubblicate dal Marchese del Carpio in tempo -del suo governo; e diede vari provvedimenti, che sono additati nella -_Cronologia_ prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche, secondo -l'ultima edizione. - -Concedè pure questo clementissimo Re alla nostra città e Regno molti -privilegj e grazie, così quelle cercate in tempo dell'ambasceria di -D. Ettore Capecelatro, che ancorchè domandate vivente il Re Filippo -IV, ebbero compimento nell'anno 1666 dopo la sua morte; come quelle -domandate da D. Luigi Poderico, e da D. Francesco Caracciolo Marchese -di Grottola ambasciadori inviati alla corte; ed altre, che si leggono -nel II volume _de' Privilegj e Capitoli_ impresso ultimamente nel -trascorso anno 1719. - -Giunse in Napoli la funesta novella della morte del Re Carlo II a' -20 di novembre di quest'anno 1700, e nell'istesso tempo l'avviso -d'aver egli dichiarato per suo successore in tutt'i Regni della -monarchia di Spagna Filippo Duca d'Angiò; ed il Duca di Medina -Coeli per maggiormente accreditarne la fama, fece tosto imprimere e -pubblicare due clausole, che diceansi essere estratte dal testamento -del defunto Re, in una delle quali dichiaravasi la successione nella -persona del Duca d'Angiò e nell'altra s'esprimeva la _Giunta del -Governo_, ch'egli avea eretta sin tanto che il successore non si -fosse portato in Ispagna, Capo della quale si faceva la Regina vedova -e li governadori erano il Presidente, o Governadore del Consiglio di -Castiglia, il Vicecancelliere, o Presidente d'Aragona, l'Arcivescovo -di Toledo, l'Inquisitor Generale, un Grande, ed un Consigliere di -Stato. Accompagnò il Medina quelle clausole con una lettera scrittagli -dalla Regina e Governadori suddetti, per la quale se gli imponeva, -ch'eseguisse ciò che quelle ordinavano e ciò che in simili casi -solevasi praticare. I popoli attoniti e sorpresi a tanta novità, -commossi dal dolore per la morte d'un Principe cotanto pio e religioso, -piansero la comune sciagura per tanta perdita; ed il Medina imitando -l'esempio degli altri Regni di Spagna, fece eseguire il comando, tal -che senza commozione o scompiglio alcuno fu da noi riconosciuto quel -Principe, che la Spagna ci aveva dato. - -(Il Testamento del Re _Carlo II_ contenente LIX Clausole, fra le quali -le 14 e 15 contengono la successione dichiarata per _Filippo d'Angiò_ -leggesi impresso in più raccolte e Scrittori; presso _Cassandro -Tucelio in Actis Publicis Tom. 5 c. 5 pag. 299_, presso _Fabri -Staats-Cantzeller. tom. 5 pag. 135_, nella vita di _Carlo III part. 1 -p. 95_ e nelle _Mem. de la Guerre, tom. 2 pag. 253_). - -Ferirono questi inaspettati avvenimenti altamante l'animo, non meno -dell'Imperador Leopoldo[87] per lo gran torto, che pareagli essersi -fatto alle sue ragioni, in manifestamento dalle quali fu dato poi alle -stampe nel 1703 il libro intitolato: _Defense du droit de la Maison -d'Autriche à la succession d'Espagne_[88]; che degli altri Principi -concorsi nel meditato partaggio, i quali tenendosi delusi dalle arti -del Re Franzese, e mal sicuri, se permettessero, che tanta potenza -e tanti Regni s'unissero nella casa di Francia; e considerando, che -tutto il timore della Spagna era di non vedere la loro monarchia -divisa, fu risoluto d'impiegare tutte le lor forze, per metter in quel -trono Carlo Arciduca d'Austria, figliuolo secondogenito di Leopoldo, -al quale perciò, non meno il padre, che il fratello, cederono le -loro ragioni[89]: sicchè fu egli dichiarato _Re di Spagna_, e spinto -a condursi in quei Regni per discacciar l'emulo dalla Sede. Gli -Olandesi si dichiararono per l'Arciduca: il Re d'Inghilterra, quel -di Portogallo, e poi il Duca di Savoja si unirono coll'Imperadore e -fecero fra di lor lega per togliere dal possesso degli Stati di Spagna -_Filippo_ e riporvi l'Arciduca _Carlo_. Fu ciò cagione d'una sanguinosa -e crudel guerra, fra gli Alleati e la Francia, la quale fu dichiarata -l'anno 1701. Ed essendo da poi morto il Principe d'Oranges dichiarato -Re d'Inghilterra, sotto il nome di Guglielmo III ch'era entrato -in quell'Alleanza; la Regina Anna Stuarda secondogenita di Giacomo -II che successe in quel reame, non pur confermò l'alleanza, ma con -impegno maggiore impiegò le forze del suo Regno per mettere nel trono -di Spagna il Re Carlo. Le sue flotte ve lo condussero: Catalogna fu -presa, ed in Barcellona il nuovo Re collocò la sua Sede regia, il qual -poi costrinse Filippo, colle forze imperiali, ed inglesi a lasciar la -città di Madrid: e se la battaglia di Almanza guadagnata da' Franzesi -il dì 25 d'aprile dell'anno 1707 non frastornava il bel disegno, la -Spagna sarebbe passata interamente sotto il suo dominio. Non potè avere -l'Imperador Leopoldo il piacere di veder così bene impiegate le sue -armi, ed esser secondati i suoi voti da sì prosperi successi: era egli -già morto, ed in suo luogo eletto nel 1705 _Giuseppe I_ suo figliuolo. - -Ma non meno in Fiandra, che in Italia ebbero a questi tempi le gloriose -armi imperiali felici avvenimenti. Non pur si tolse l'assedio a Turino -ma in un tratto fu occupato lo Stato di Milano, Mantova, e l'altre -piazze della Lombardia; tal che i Franzesi furon costretti abbandonar -l'Italia, e ritirarsi colle loro truppe in Francia. Aveano i Franzesi -per soccorrere il Milanese lasciato voto il nostro Regno di loro -truppe; onde s'ebbe opportunità di tentarne l'impresa con felicissimo -successo. Per la natural affezione di questi popoli all'augustissima -casa d'Austria, bastò al Conte Daun con un sol distaccamento -dell'esercito imperiale, che l'Imperador Giuseppe teneva in Lombardia, -entrar, senza esservi chi gli facesse opposizione, nel Regno, ed a' -7 di luglio di quest'anno 1707 felicemente impossessarsi, in nome -del Re Carlo, della città di Napoli, gli Eletti della quale corsero -insino ad Aversa a presentargli le chiavi. L'esempio della Metropoli -fu tosto imitato dalle altre città del Regno: i castelli tutti si -resero alle vittoriose insegne: Pescara parimente fu resa: sola Gaeta, -dove eransi ritirati gli Spagnuoli, fece resistenza; ma in men di tre -mesi, dopo breve assedio fu presa per assalto e saccheggiata. In breve -con universal giubilo e contento furono ricevute le imperiali armi e -senza commozione, senza scompiglio e senza que' disordini, che sogliono -cagionare le mutazioni di nuovi dominj, il Regno tutto pacatamente ed -in somma tranquillità passò sotto il dominio del Re Carlo, che teneva -allora collocata la sua Sede regia in Barcellona. - -Furono ritenute le medesime leggi, i medesimi magistrati, (sol -mutandosi le persone di coloro, ch'eranvi dal suo emolo fra que' sette -anni stati esaltati) li medesimi stili nelle segretarie all'uso di -Spagna, ed i medesimi istituti. Gli Spagnuoli, che vollero rimanere, -furono mantenuti ne' loro posti: furono ne' Tribunali conservate le -alternative, ch'essi godevano nelle toghe: in breve, toltone i Vicerè -di nazion tedesca, e gli ufficiali militari, che aveano il comando -delle loro truppe, in niente fu alterata la politia del Regno. - -Ricevette però non picciol vantaggio dall'aver fatto ritorno sotto -il dominio di questa augustissima famiglia, per le tante concessioni -e privilegi, che a larga mano, sopra tutti gli altri Re suoi -predecessori, gli furon conceduti da un sì grato ed indulgentissimo -Principe. Egli mosso dalla fedeltà e prontezza mostrata in -quest'occasione, concedette alla città e Regno nuove grazie, e -tutte considerabilissime, e quel ch'è più, la pronta esecuzione -dell'antiche. Onorò la città, ed i suoi Eletti con nuovi e più speziosi -titoli. Preferì i suoi nazionali nelle cariche, beneficj e negli -uffizj, escludendone i forestieri. Con più sue regali cedole stabilì -l'importante diritto dell'_Exequatur Regium_ in tutte le Bolle, Brevi -ed altre provvisioni, che ci vengono di Roma: vietò rigorosamente -l'alienazione dei fondi delle entrate regali: sterminò affatto ogni -vestigio d'Inquisizione: con suoi Regali editti comandò, che in tutt'i -Beneficj, Vescovadi, Arcivescovadi, ed altre Prelature del Regno ne -fossero affatto esclusi i forestieri, nè che in lor beneficio sopra -quelli possano imporsi pensioni o altre gravezze; confermò tutti i -privilegi e grazie concedute al Baronaggio, ed al Regno, da' Re suoi -predecessori; tolse la Ruota del Cedulario: volle, che contro il suo -Fisco militasse la prescrizion centenaria, anche nelle regalie, nelle -cose giurisdizionali e nelle altre sue ragioni fiscali: stese la -succession feudale a favor de' Baroni per tutto il quinto grado. Nè -dee riputarsi picciol giovamento quello, che si ritrae dal venire ora -il nostro Regno compreso nelle tregue, che si fanno dall'Imperio col -Turco: e dal commerzio, al quale è inteso d'aprire colla Germania ne' -nostri Porti, con scale franche; ciò, che dagli Spagnuoli non era da -desiderare, non che da sperare. In fine concedè a noi tante rilevanti -grazie, le quali non senza nostra confusione insieme e contento, -leggiamo ora nel II volume _delli Privilegi e Grazie_ fatto imprimere -nell'anno 1719 dalla nostra città, perchè non meno si sappiano i -suoi pregi, che la munificenza di un tanto Principe, de' quali gli è -piaciuto di profusamente arricchirla. - -Intanto fu provveduto il nostro Re Carlo III d'una non men savia, che -avvenente Principessa per moglie _Elisabetta Cristina di Wolffembutel_, -la quale da' suoi Stati, traversando la Germania e l'Italia, si -condusse in Barcellona al suo sposo; nel qual tempo i progressi delle -sue armi in Ispagna, sotto la condotta del Conte di Staremberg, fecero -maravigliosi acquisti, penetrando co' suoi eserciti insino a Madrid; e -se il Duca di Vandomo, al quale era stato conferito il comando delle -truppe di Spagna, non si fosse valorosamente opposto all'esercito -nostro, costringendolo a ritirarsi in Catalogna, la guerra di Spagna -sarebbe allora gloriosamente finita. Gli Olandesi e gl'Inglesi -dall'altra parte aveano interamente rotti i Franzesi in Fiandra, nella -battaglia, che lor diedero vicino ad Oudenarde sopra la Schelda, la -quale portò in conseguenza la presa di Lilla e di Gant; e poi l'anno -seguente quella di Tournai e di Mons; tal che costrinsero Lodovico XIV -a far proposizioni di pace, le quali, ancor che fossero svantaggiose -alla Francia, nelle conferenze che si fecero in Gertruidemberg fra -i Plenipotenziari della Francia, dell'Inghilterra e dell'Olanda, non -furono accettate. - -Ma la morte accaduta in quest'anno 1711 a' 17 di aprile dell'Imperador -Giuseppe, in età di 32 anni, otto mesi e ventitrè giorni, senza lasciar -di se prole maschile, ruppe tutti i disegni, e fece mutar sembiante -allo stato delle cose. Tutti i Principi d'Alemagna richiamavano il -nostro Re all'Imperio, tal che, stando egli in Barcellona, fu dal -comun lor consenso in Francfort eletto Imperadore, e _Carlo VI_ sempre -Augusto Imperador Romano fu universalmente acclamato. Gli convenne -perciò, lasciando la Regina Elisabetta in Barcellona al Governo di -Catalogna di ritornare in Alemagna e prender il possesso dell'Imperio. -Ed intanto il Re di Francia, profittandosi di tal mutazione, e più per -aver ridotta la Regina Anna d'Inghilterra con vari negoziati e lusinghe -a' suoi voleri, promosse con maggior calore nuovi trattati di pace. -Indusse da principio quella Regina ad acconsentire ad una sospension -d'armi fra la Francia e l'Inghilterra, tal che fece ella ritirare le -sue truppe, che avea in Fiandra, dall'esercito degli Olandesi; il qual -essendo divenuto più debole a cagion di questa ritirata, fu assalito -dall'esercito Franzese guidato dal Maresciallo di Villars, e stretto -sì vivamente a Denain, che dopo una considerabil perdita, i Franzesi -s'impadronirono del campo nemico, presero poi S. Amando e Marchienna, -fecero levar l'assedio da Landrecì, e costrinsero la città di Dovay e -quella di Quesnoy alla resa. - -Questi vantaggi costrinsero gli Alleati ad ascoltare le proposizioni -di pace; onde furono nominati dall'una e dall'altra parte i -Plenipotenziarj, i quali portatisi in Utrech (dopo essersi a' 14 marzo, -tra il nostro Imperadore ed il Re di Francia, accordato un armistizio -per Italia e l'evacuazione della Catalogna e di Majorica[90]) -conchiusero la pace il dì 11 del mese di aprile dell'anno 1713 fra -l'Inghilterra, l'Olanda, Portogallo, Savoja, Prussia, Francia e Spagna. -Fu tra di loro stabilito, che col mezzo della rinunzia fatta da Filippo -alla Corona di Francia, tanto per se, quanto per li suoi discendenti, -e di quella del Duca d'Orleans alla Corona di Spagna, a Filippo -rimanessero le Spagne e l'Indie. La Sicilia fu data al Duca di Savoja, -al quale anche fu promessa la successione al Regno di Spagna, come pure -a' suoi eredi, in caso venisse a mancare il ramo di Filippo. Il Regno -di Napoli ed il Ducato di Milano rimanesse al nostro Imperadore. Gli -Elettori di Baviera e di Colonia furono restituiti nel possesso de' -loro Elettorati. La Regina Anna fu riconosciuta Regina d'Inghilterra, -e dopo la di lei morte il Principe d'Annover e suoi eredi. Che le -fortificazioni di Doncherc dovessero demolirsi. Le Piazze della Fiandra -spagnuola furono date in potere degli Olandesi, per essere restituite -alla Casa d'Austria; e Lilla, ed Aire furono restituite al Re di -Francia. - -Il nostro Imperadore non volle ratificar questo trattato per non -pregiudicare le sue ragioni sopra la Spagna, nè volle colla medesima -trattar pace, per ciò ne fu fatto un altro particolare tra lui e la -Francia, in Rastat il dì 6 di marzo del seguente anno 1714[91], col -quale si confermarono le condizioni precedenti a riguardo di tutte -le altre Potenze, ma non già di cedere le sue ragioni e titoli sopra -quella monarchia, da poterle, quando che sia, sperimentar coll'armi. -Fur per tanto questi trattati di pace eseguiti con ogni sincerità -(toltone la Spagna) fra tutte le Potenze, che vi concorsero. Al Duca di -Savoja fu data la Sicilia; se bene avendo poi la Spagna voluto romper -questo trattato, con tentar d'occuparla di nuovo per se, questa mossa -è stata cagione, che lo scambio, che poi se ne fece, sia riuscito in -maggior vantaggio del nostro Monarca; poichè vindicata colle sue armi, -dalle mani degli Spagnuoli, si diede al Duca in iscambio della Sicilia -l'Isola di Sardegna, tal che la Sicilia rimane ora unita al nostro -Regno, come prima, sotto un medesimo Principe. - -(Gli articoli accordati nel campo vicino Palermo per l'evacuazione -de' Spagnuoli dal Regno di Sicilia e di Sardegna a' 6 maggio del 1720 -tra il _Conte di Merus_ per l'Imperadore e tra il _Marchese di Lede_ -General comandante degli Spagnuoli, si leggono presso _Lunig_[92], -siccome gli articoli accordati da' medesimi nel campo suddetto a' 8 -dello stesso mese, riguardanti l'evacuazione del Regno di Sardegna, si -leggono presso lo stesso pag. 1435. Per esecuzione de' quali, usciti da -quella gli Spagnuoli, ne presero il possesso le truppe Cesaree, ed in -vigore dell'Artic. II della quadruplice Alleanza, la maestà di Cesare -per mezzo del _Principe di Ottaiano_ suo plenipotenziario costituito a -questo atto, diede il possesso del Regno col titolo di Re al _Duca di -Savoja_, il quale dall'ora avanti deposto il titolo di Re di Sicilia, -assunse quello di Re di Sardegna). - -Fu evacuata la Catalogna, e l'Imperadrice Elisabetta ritornò in -Alemagna, nell'imperial Sede di Vienna, a ricongiungersi col suo -Augusto marito, di cui già gravida, diede poi alla luce un Principe; -ma morte troppo acerba, crudele ed inesorabile a noi presto cel tolse, -lasciandoci in amari lutti e pianti. - -Fu per tanto per lo governo di questi Regni di Spagna, che rimanevano -all'Imperador Carlo, eretto in Vienna un supremo Consiglio, composto -non men di Consiglieri di toga, che di Stato, e nel quale non v'hanno -parte alcuna Ministri tedeschi. A questo dal nostro Regno si manda -un Reggente, come già praticavasi sotto il governo degli Spagnuoli -di mandarsi in Madrid. Si serbano per ciò i medesimi istituti e le -segretarie rimangono ancora all'uso di Spagna: in quella lingua vengon -dettate le regali cedole ed i dispacci, ed i Ministri spagnuoli, che -seguirono il nostro Augustissimo Principe ritengono in quel Consiglio -la lor parte, di cui ora è Capo e presidente l'Arcivescovo di Valenza, -che sopra tutti gli altri è distinto nella fedeltà e zelo del servigio -del suo Signore. - -Si credette, che per la competenza e contrasto fra questi due Principi -Carlo e Filippo, ciascun de' quali per se dimandava istantemente al -Pontefice Clemente XI l'investitura del Regno di Napoli, dovesse -con tal opportunità cancellarsi quest'uso; poichè essendo stato -sempre costante quel Pontefice a negarla all'imperador Leopoldo, che -giustamente la dimandava per l'Arciduca Carlo suo secondo figliuolo, -ripugnava ancora (per ostentar neutralità) di darla al Re Lodovico di -Francia, il quale, non men che Leopoldo, istantemente la chiedea per lo -Duca d'Angiò suo nipote. - -(Tutti gli atti e pubbliche scritture uscite per l'occasione di -questa investitura, che dimandavasi al Papa da' Principi rivali, e le -relazioni della ridicola pretensione, che da ciascuno si faceva del -cavallo bianco, che non accettato si lasciava andar ramingo e scapolo -per Roma, furono unite ed impresse da _Cassandro Tucelo Tom. I. cap. -6_, dove si leggono le Allegazioni di Ulrico Obrecto, e le contrarie di -_Rolando de Duvinck._) - -Per questa competenza in tutto il Pontificato di Clemente, che fu -molto lungo, non si curò più da competitori dimandarla, tal che si -credea, che l'ultima investitura dovess'esser quella, che Carlo II -prese nell'anno 1666 dal Pontefice Alessandro VII. Per una consimile -occasione si tolse l'investitura del Regno di Sicilia; poichè negando -sempre i Pontefici romani di darla al Re Pietro d'Aragona, ed a' suoi -successori Re Aragonesi, per non offendere Carlo I d'Angiò, ed i suoi -successori Re Angioini; gli Aragonesi da poi, riflettendo, che niente -di male per ciò loro era avvenuto, nè più di ciò ch'essi aveano in quel -Regno loro si dava, se non un poco di carta con quattro parole scritte, -siccome solea dire il Re Carlo III di Durazzo al Pontefice Urbano VI, -non si curarono più di cercarla; onde, siccome per certa usanza si -trovava ivi introdotta, così per contrario uso rimase quella affatto -abolita; tal che da poi nè il Re Alfonso I di Aragona, nè Ferdinando il -Cattolico, nè gli altri Re dell'augustissima Casa Austriaca giammai la -dimandarono, e rimase solo per lo Regno di Napoli. - -Parimente i Pontefici romani per un tempo s'arrogarono la podestà -di dar l'investitura del Regno di Sardegna, siccome in effetto -Bonifacio VIII la diede a Giacomo Re d'Aragona; ma poi que' Re non -si sognarono più di cercarla[93]. E ne' Regni d'Aragona medesima -e di Valenza pur pretesero lo stesso, siccome fece Martino IV, che -privò di quelli Regni Pietro Re d'Aragona, e ne diede l'investitura -a Carlo di Valois figliuolo di Filippo Re di Francia. Ma sono ormai -scorsi cinque secoli, che gl'istessi romani Pontefici hanno lasciato -tali pensieri e tali pretensioni[94]. Lo pretesero ancora nel Regno -d'Inghilterra, siccome si praticò in tempo di Re Giovanni, il quale -volle riceverne l'investitura e l'incoronazione dal Papa, che vi mandò -per tal effetto Pandolfo suo Legato appostolico ad incoronarlo[95]. -Ma da poi gli altri Re d'Inghilterra non si sognarono in conto veruno -cercarne più investitura, nè fu più praticata. Il medesimo tentarono -nel Regno di Scozia a tempo d'Odoardo I, che refutò il Regno alla -Chiesa romana. Ma gl'Inglesi niente di ciò curando, fecero sentire al -Papa, che non s'impacciasse con gli Scoti, ch'erano sudditi e vassalli -del Re d'Inghilterra[96]. Sono per ultimo note le intraprese de' -romani Pontefici sopra l'Impero romano germanico, che veniva da loro -connumerato tra' feudi della Chiesa romana, e che per ciò fosse della -lor potestà eleggere gl'Imperadori. Ma da poi fu tolta ogni soggezione, -ed ora la potestà d'eleggere è rimasa assolutamente presso i Principi -Elettori, con essersi anche tolta quella cerimonia d'andarsi a coronare -in Roma per mano del Pontefice. Così secondo le opportunità, che le si -presentarono, tolsero i savj Principi da' loro reami queste soggezioni, -le quali introdotte ne' tempi dell'ignoranza, siccome per abuso s'erano -in quelli stabilite, così per contrario uso furono abolite. - -Con tutto ciò essendo a' 19 marzo dell'anno 1721 morto Papa Clemente -XI, in età di 72 anni, dopo un lungo Pontificato d'anni, poco men che -ventuno, ed essendo stato eletto in suo luogo nel mese di maggio del -medesimo anno il Cardinal Conti col nome d'_Innocenzio XIII_ che ora -con somma lode di prudenza e bontà regge la Sede appostolica, non ha -costui fatto passar un anno del suo Pontificato, ch'essendone stato -richiesto dal nostro Imperadore (per fini forse più alti e prudenti, -che a noi cotanto umili e bassi, non lece indagare) glie n'ha conceduta -l'investitura, con avergliene in maggio del passato anno 1722 spedita -Bolla, nella quale, non altramente che fece Lione X coll'Imperador -Carlo V, fu duopo dispensare alla legge dell'antiche investiture, le -quali proibivano a' Re di Napoli d'essere Imperadori, o Re di Romani, -e s'intendevano decaduti dal Regno, accettando la Corona imperiale; -siccome si è potuto vedere ne' precedenti libri di quest'Istoria. - -(La Bolla colla quale Leone X dispensò l'Imperador Carlo V da questa -legge, spedita a' 3 giugno dell'anno 1521 si legge presso _Lunig tom_. -2 _pag_. 1343.) - -(Il _Cardinale Althann_, che si trovava allora in Roma Legato -di Cesare, nel dì 9 giugno del medesimo anno 1722, diede in nome -dell'Imperadore, come Re di Napoli, il giuramento di fedeltà avanti -una generale congregazione di Cardinali, ed al Tribunale della Camera -papale, presenti li suoi Protonotarj, ricevendo dal Papa l'investitura. -Da poi a' 28 del medesimo mese nella vigilia di San Pietro, giorno da -antichissimo tempo statuito a questa prestazione, il _Colonna_, come -Gran Contestabile del Regno presentò il cavallo bianco, ed il solito -censo, con solenne celebrità e gran pompa, per render gli altrui -trionfi più maestosi e splendidi. La relazione di questa solenne -funzione con le ristucchevoli cerimonie usate, non si dimenticò -_Struvio_ inserirla nella giunta del suo _Corpus Hist. Germ. tom. 2 -period. 10 sect. 13 de Carolo VI §. 47 _ nella _pag_ 4112). - -Ma il decorso del tempo, e gli avvenimenti dell'anno 1734 han fatto -chiaramente conoscere quanto ai nostri tempi riesca a' Re di Napoli -inutile il cercare, ed ottenere tali vane Investiture, e che queste -celebrità e pompe di presentarsi ogni anno per tributo il censo di -settemila ducati d'oro, ed il cavallo bianco, siano tutte spese -perdute, che si potrebbero impiegare a miglior uso. Che profitto -ricavonne L'Imperador Carlo VI di averla ottenuta da _Innocenzio XIII_? -se non quello di avere _Clemente XII_ successore, non già impedita, -ma agevolata l'impresa all'Infante di Spagna _Don Carlo_ inviato -dal Re _Filippo V_ suo Padre ad occupar il Regno, e discacciarne il -legittimo possessore. Niente gli valse l'investitura d'_Innocenzio_. -Niente que' giusti e legittimi titoli che ne avea, non solo per le -ragioni di succedere al Re _Carlo II_, ma in vigore di più istromenti -di pace stipulati e firmati con giuramento fra l'Imperadore ed il -Re _Filippo_, così nella pace stabilita in Vienna nell'anno 1725 in -esecuzione della pace di Londra del 1718, e ratificata con tanti altri -reiterati atti ne' susseguenti tempi, come nelle altre convenzioni -seguite prima e dopo la pace di Siviglia, per le quali i Regni di -Napoli e di Sicilia per titolo di transazione irrevocabile si cedevano -dal Re di Spagna perpetualmente all'Imperador _Carlo_; siccome questi -all'incontro cedeva le sue pretensioni sopra tutta la Spagna e l'Indie -al Re _Filippo_. Non s'incontrerà certamente nelle istorie esempio -più chiaro e manifesto, che ad un principe, alla legittimità del -possesso siansi accoppiati tanti giusti e validi titoli, quanto che a -riguardo di questi due Regni all'Imperador _Carlo_. E pure il Vicario -di Cristo, che dee zelar cotanto per la giustizia, che dee esclamare, -increpare, maledire, ed opporsi agl'invasori, tanto è lontano che ciò -abbia fatto, che al contrario agevolò l'impresa, somministrò alle -truppe nel passaggio ogni agio ed abbondanza di vettovaglie e di -viveri, ed animava i Popoli alla resa. Come colui, che si pretende -padron diretto di questo Regno, riputandolo vero Feudo della Sede, -anzi della Camera Appostolica, e che i Re dopo esserne stati investiti -siano veri suoi Feudatarii, non si oppone all'invasore? e le leggi -_Feudali_ istesse esclamano, che di sua natura il _feudo_ essendo da -altrui invaso, porti seco l'indispensabil obbligo al padron diretto -di difendere il _Feudatario_, opporsi all'invasore e far tutto ciò che -possa per impedire l'invasione. A che dunque giovano oggi queste varie, -ed inutili investiture? Almanco a' tempi antichi gl'Investiti erano -sicuri, che i Pontefici si armavano a lor difesa; e quando non potevano -far altro scomunicavano gli aggressori, interdicevano i loro Stati e -scagliavano anatemi terribili contro i fautori e tutti coloro che gli -prestavan ajuto e soccorso. Che non fecero li Pontefici romani contro -Re _Pietro d'Aragona_, quando occupò il Regno di Sicilia, togliendolo -al Re _Carlo I d'Angiò_, che n'avea avuta Investitura da Papa -_Clemente IV_ per se e suoi discendenti? che non fecero i successori -di _Clemente_, morto Re _Pietro_, contro Re _Giacomo_ suo figliuolo, e -contro Re _Federico_ fratello di _Giacomo_? - -In tempo del famoso scisma, quando in Napoli si conoscevano, secondo le -fazioni, due Re e due Pontefici, ciascun Papa difendeva contro l'altro -il da lui investito, e si pugnava ferocemente fra di loro, come pro -_aris_, et _focis_; ed i libri di quest'Istoria Civile sono pieni di -contenzioni e brighe nate per occasioni simili. - -Ma al presente i Papi riposatamente vogliono attendere il successo -delle armi, e tutti soccorrono al vincitore, e discacciano il vinto. -Quando nel mese di aprile dell'anno 1734 l'Infante _Don Carlo_ entrò -colle sue truppe nel Regno, ed i Napoletani se gli resero; poichè in -sue mani non erano ancora passate le piazze di Gaeta, Capua, Pescara; -ed i Castelli della Puglia, e di Calabria; ed erano ancora nel Regno -Milizie Alemanne; sopraggiunto il mese di giugno, dovendosi nella -vigilia de' SS. Apostoli Pietro e Paolo pagar il censo, e presentar il -cavallo bianco con la usata celebrità e pompa, _Clemente XII_ escluse -l'Infante e ricevè dall'Imperadore, siccome per lo passato, il censo -e la Chinea; ma nel mese di giugno del seguente anno 1735 essendosi -già rese quelle Piazze e tutti i Castelli all'Infante _D. Carlo_, -e dissipate le truppe Alemanne, allora la Corte di Roma mutò stile, -ed il Papa ricusò di ricevere nel dì stabilito il censo e la Chinea -dall'Imperadore, con tutto che dal Principe di _S. Croce_ destinato -dal medesimo per suo Ambasciador estraordinario a questo atto, si -fosse offerto di pagar il censo e di presentar la Chinea; anzi la -Camera Appostolica non volle ammetterlo nè meno a farne deposito; -e ciò perchè il Papa gliel'avea proibito, dando fuori un suo _motu -proprio_, col quale comandava _de plenitudine potestatis Pontificiae_, -che in quell'anno si fosse prolungata e differita la presentazione e -pagamento per _il tempo e tempi a nostro arbitrio_, come sono le sue -parole, sicchè si prolungasse _non solo il deposito, e pagamento delli -ducati 7000 d'oro, ma anche la solenne funzione del Cavallo Bianco, o -sia Chinea_. E quel ch'è da notare, nel _motu proprio_ dichiara il Papa -tal ricognizione doverseli pel _supremo e diretto dominio, che noi e -questa S. Sede abbiamo sopra il Regno dell'una e dell'altra Sicilia_: -chiamandolo _Regno nostro. _ Ma merita assai maggiore ponderazione -che si contrastava per parte dell'Imperadore la soggezione, ed in -tutte le maniere d'un Regno del quale egli era assoluto Signore e vero -Monarca, voleva esserne _Feudatario, e vassallo_ della S. Sede; poichè -il _Cardinal Cienfuegos_ ministro Plenipotenziario dell'Imperadore -nella Corte di Roma, avendone avuta special commessione da Cesare -per suo imperial dispaccio de' 18 giugno, mandatogli per espresso, -altamente a' 28 del suddetto mese protestò contro il _motu proprio_ -del Papa, come manifestamente ingiurioso a S. C. M. e lesivo de' -suoi diritti, e come quello, che _andava a violare a dirittura la -fede del patto reciproco, che sempre esiste fra il Padron diretto, -ed il Feudatario_: soggiungendo e rinfacciando al Papa, _che non -ammettendosi la presentazione della Chinea ed il pagamento del censo -nel giorno convenuto senz'alcuna delle solite legittime cause, la -Santità vostra autorizza la ingiusta occupazione del Feudo, mettendosi -dalla parte dell'usurpatore, a cui è stata anche facilitata l'impresa, -quando più tosto ragion voleva, che il Feudatario fosse ajutato -dal Padrone diretto nella difesa del Feudo_. Soggiunge in oltre che -essendo l'Imperadore _l'unico legittimo Feudatario investito dalla -S. Sede.... quantunque con la forza sia stato spogliato del Feudo, -ritiene però sempre l'animo di ricuperarlo_. Si protesta adunque col -Papa e suoi ministri camerali di nullità e d'ingiustizia contro la -suddetta dilazione, la quale, come sono le sue parole, _espressamente e -legalmente disapprovata da S. M. non possa, nè debba in qualunque tempo -ed occasione allegarsi in suo danno e pregiudizio de' suoi diritti; ma -che anzi si debbo riputare e considerare, si reputi e consideri sempre -come voluta da V. S. senz'alcuna delle solite legittime necessarie -cause, e non ammessa, nè approvata, ma bensì espressamente disapprovata -e rigettata da S. M. la quale in effetto ha instato con tutto il -vigore, e non cessa d'insistere affinchè si riceva il pagamento del -censo, e la presentazione della Chinea al tempo prescritto e convenuto -nelle Investiture; protestandosi altresì che affine di far conoscere -e manifestare la nullità, e la ingiustizia di una tal dilazione, ed -insieme l'aggravio e la violenza, che soffre S. M. come Feudatario -della S. Sede, si servirà di tutti i mezzi leciti, che dalla naturale -difesa e dalle leggi si prescrivono, affine di preservare il suo -diritto legittimamente acquistato, e vendicare le sue ragioni._ - -Queste querele e proteste firmate a' 28 giugno dal Cardinale furono -per mezzo di pubblico Notaro presentate e notificate a' Ministri -Camerali, i quali le riceverono colle solite clausole forensi _sic -et in quantum_; ma nell'istesso tempo ordinarono per lor Decreto: _in -omnibus esse_ servandum _Motum proprium Sanctissimi_. - -Chi crederebbe, che il fascino nelle menti umane possa giungere -a tanto, che ama e si contrasta la propria soggezione e servitù, -essendo assoluti e liberi? che nulla tutto ciò giovando per discacciar -l'invasore, ma tutto il presidio essendo riposto nelle armi, si voglia -profonder denaro in cose vane ed inutili, e non più tosto impiegarlo ad -accrescer truppe e milizie, che sono i più efficaci mezzi per vendicar -i torti e le offese? A ragione adunque potrebbesi esclamare: - - _O miseras hominum mentes, o pectora coeca._ - _Qualibus in tenebris vitae....._ - _Degitur hoc aevi!_ - - - - -CAPITOLO V. - -_Stato della nostra Giurisprudenza e dell'altre discipline, che -fiorirono fra noi nella fine del secolo XVII insino a questi ultimi -tempi._ - - -I progressi, che la Giurisprudenza e le altre scienze fecero fra noi -nel Regno di Carlo II sino al presente furono veramente maravigliosi. -Eransi negli altri Regni d'Europa e spezialmente in Francia ristabilite -già e ridotte nel più alto punto di perfezione sin dal principio di -questo secolo XVII, e nel suo decorso. Presso di noi però più tardi -si perfezionarono, e ricevettero maggior politezza e candore. La -nostra Giurisprudenza per _Francesco d'Andrea_, e per quegli altri -che lo seguirono, prese, come si disse, miglior forma, e non men nelle -Cattedre, che nel Foro si cominciarono ad insegnar le leggi con nuovi -metodi, ed a disputar gli articoli legali secondo i veri principj della -nostra Giurisprudenza, e secondo l'interpretazioni de' più eruditi -Giureconsulti. La Filosofia, che sino a questi tempi era stata fra -noi ristretta ne' Chiostri, e ridotta, o ad alcune sottigliezze di -Logica e di Metafisica, o ad alcuni discorsi vani ed inutili, prese un -nuovo lustro dallo studio delle scienze naturali e da un'infinità di -nuovi scoprimenti, e dal buon metodo posto in uso per trattarla. La -Medicina profittandosi degli scoprimenti della Fisica, e dell'uso di -molti medicamenti ignoti agli antichi, si scoprì non tanto inutile per -le malattie. Le Matematiche, e in spezie l'Algebra, furono spinte sino -all'ultima astrazione col mezzo di metodi nuovi. Le Accademie istituite -fra noi, e composte in questi tempi di uomini insigni, contribuirono -non poco, per le lingue, per l'eloquenza e per l'erudizione alla -perfezione delle scienze ed all'avanzamento della letteratura. Ridusse -finalmente presso noi nell'ultimo punto di perfezione le discipline il -commerzio, che per mezzo de' _Giornali de' Letterati_ s'introdusse fra -noi, con la Francia, la Germania e l'Olanda; poichè col mezzo di questo -gran numero di Giornali, che da quelle province escono, ogni uno può -aver notizia de' libri, che s'imprimono in Europa, delle materie che -contengono, e degli avvisi della Repubblica Letteraria. - -Ne' nostri Tribunali, per quanto s'appartiene alla Giurisprudenza, -come si è veduto, _Francesco d'Andrea_ fu il primo, che l'adoperò -secondo i veri principj, e secondo le interpretazioni di Cujacio e -degli altri eruditi, non men orando, che scrivendo; ed avendo egli per -più anni esercitata fra noi l'avvocazione, ed acquistato quel grido, -che il Mondo sa, acquistò ancora molti imitatori; onde nel nostro Foro -cominciaron poi a distinguersi i meri Forensi da' veri Giureconsulti. -Creato poi egli dal Conte di S. Stefano Giudice di Vicaria, e per mezzo -del medesimo tosto promosso dal Re Carlo II al posto di Consigliere, -e poi d'Avvocato Fiscale della Regia Camera, non mancò, esercitando -questa carica, nelle sue allegazioni, e sopra ogni altra in quella -famosa disputazion feudale[97], d'accoppiare insieme l'erudizione, -l'istoria, e la vera Giurisprudenza colle disputazioni Forensi. -Dopo tre anni di quest'esercizio, ottenne dal Re di far ritorno nel -Sagro Consiglio; da dove poi per le stravaganti sue infermità, e per -voler nel rimanente di sua vita vivere a se medesimo, ed attendere -più quietamente allo studio della Filosofia, di cui erasi oltremodo -invaghito, licenziossi, ed abbandonando la città e tutt'i luoghi più -frequentati, ritirossi nelle solitudini di Candela, picciola terra -dello Stato di Melfi. Quivi morì quest'incomparabile Giureconsulto, -dopo alquanti giorni d'infermità, assistito dal Governadore di quello -Stato e da più Religiosi; ed a' 10 settembre dell'anno 1698, su le 21 -ore rendè al suo Fattore l'immortal sua anima; ed il giorno seguente -da Monsignor Spinelli Vescovo di Melfi gli furono celebrati nobili e -divoti funerali. - -Dopo costui, chi più se gli avvicinasse nell'eloquenza e -nell'erudizione, e sostenesse nel Foro l'arte del ben dire e scrivere, -fu il famoso Avvocato _Serafino Biscardi_. Ebbe ancor costui per -compagni, se non nell'eloquenza, nel sapere e nell'erudizione, _D. -Niccolò Caravita_, ed _Amato Danio_; e nella dottrina legale que' due -profondi Giureconsulti _Pietro di Fusco e Flavio Gurgo_. Ve ne furono -ancora degli altri che sostennero ne' nostri Tribunali la vera arte -del dire e del sapere, li quali durando ancor fra noi, e collocati -nei primi onori del magistrato temerei offendere la lor modestia -in favellandone; ma fra questi la gratitudine e l'aver io il pregio -d'essere stato nel Foro suo discepolo, non comportano, che io taccia -d'uno, che per giudicio universale è fuor d'ogni invidia e d'ogni -emulazione. Questi è l'incomparabile _Gaetano Argento_, il quale -fin dalla sua tenera età, fornito della più recondita e pellegrina -erudizione, e consumato nello studio delle lingue, dell'istoria e delle -buone lettere, applicò i suoi rari talenti negli studi legali, dove -per la penetrazione del suo divino ingegno, per la stupenda memoria e -per l'instancabile applicazione, riuscì al Mondo di miracolo; tal che -per la profondità del suo sapere, e spezialmente nella Giurisprudenza, -superò quanti Giureconsulti fra noi giammai fiorissero. Ed innalzato -da poi a' supremi magistrati, ed al sommo onore di Presidente del -nostro Sagro Consiglio, rilusse assai più luminosa la sua fama; -poichè soprastando agli affari più gravi e rilevanti dello Stato, fece -conoscere quanto in lui non meno potessero le lettere e le discipline, -che la sapienza e l'arte del Governo. - -Fu sostenuto da questi preclari ingegni il candor della nostra -Giurisprudenza nel Foro; ma non mancarono ancora a questi tempi altri -nobili spiriti, che lo sostennero nell'Università de' nostri studi. -Erasi, come si disse, cominciato già in quest'Università ad insegnarsi -con maggior pulitezza di ciò che prima facevasi; ma non s'era venuto -a quella perfezione, colla quale insegnavasi nell'altre Università, e -particolarmente in quelle di Francia; ma posto che ebbe in quella il -piede il famoso Cattedratico _Domenico Aulisio_, fu ridotta nell'ultimo -punto di perfezione. Egli per la sua varia e profonda erudizione, e -sopra tutto della Romana e della Greca, per la perizia delle lingue, -e per la sua somma e minuta esattezza, v'introdusse il vero metodo -di spiegar le leggi. Fu ancora il primo, per li suoi maravigliosi -concorsi, a dar norma agli Oppositori nelle Cattedre, come e con -qual metodo dovessero quelli farsi, sì che non divagandosi fuori del -testo, come si solea prima, in premesse ampliazioni, limitazioni e -corollarj, si venisse all'interna sposizion di quello, ed a penetrarne -i veri sensi, e con chiarezza poi e nettezza e proprietà di parole -spiegarli. Fu quest'uomo ammirabile per la non men varia che profonda -perizia, ch'e' possedeva in tutte le discipline. Egli fu non men -profondo nella vera Giurisprudenza, come lo dimostrano le sue opere, -che nelle Matematiche, nelle lingue, non men Latina e Greca, che -nell'altre Orientali; nello studio delle lettere umane, ed in tutte -le arti liberali. Grande antiquario e sopra tutto vago dello studio -dell'antiche medaglie e degli altri monumenti dell'antichità. Profondo -nella filosofia, nella poetica, nell'arte oratoria; ed insino sopra la -medicina avea fatti studi immensi, tal che avea composta un esatta e -peregrina _Istoria della Medicina_, che intendeva di dare alle stampe; -ma per la sua natural tepidezza, sempre dubbio e vacillante e non -soddisfacendosi mai delle sue stesse fatiche, prevenuto da _Daniele -le Clerc_, rimane ora fra gli altri suoi M. S. che ci lasciò. L'opera -delle _Scuole Sacre_, che fra breve uscirà alla luce del Mondo, s'era -pure da lui ridotta in punto di darsi alle stampe, ma per l'istessa -cagione, rimane ora alla discrezione del suo erede quando e come vorrà -darla. Le opere sue legali, che si sono ora impresse, egli non l'avea -dettate a questo fine, ma solo per insegnarle nelle cattedre a' suoi -scolari, ed avrebbe ascritto a grande ingiuria del suo nome, se in sua -vita taluno avesse avuto quest'ardimento. Ma presso me, a cui egli, -come uno de' suoi più cari discepoli, raccomandò i suoi scritti, ha -potuto più il pubblico beneficio, che la privata sua ingiuria; poichè, -sebbene egli per la natural sua modestia, e pel poco concetto, che avea -delle cose sue istesse, sentisse sì parcamente di queste sue fatiche, -siamo sicuri che per l'utilità, che apporteranno, il giudicio del Mondo -sarà molto diverso da quello del loro autore. Ha egli lasciate pure -molte altre sue fatiche intorno alla poetica, all'arte oratoria, alla -dottrina ed emendazione de' tempi, alle matematiche, alla filosofia e -vari altri componimenti; ma tutti imperfetti e pieni di cassature ed -inestricabili postille: d'alcuna delle quali forse a miglior tempo ed -a maggior ozio, ne sarà partecipe la Repubblica Letteraria. - -Per quest'eminente sua letteratura, vacata nell'anno 1695, per la -morte di _D. Felice Aquadia_, la cattedra primaria vespertina del -_Jus Civile_, fu con pienezza di voti a quella innalzato con soldo di -ducati 1100, l'anno, la qual fu da lui sostenuta con sommo splendore -e gloria; tal che per lui l'Università de' nostri studi non ebbe che -invidiare a qualunque altra più illustre di Spagna, o di Francia, ed -in quella insegnò sino alla fine di gennajo del 1717, anno della sua -morte. Ma se questa perdita fu per noi grave ed inestimabile, niente -però si scemò di pregio alla cattedra ed alla nostra Università; poichè -ben tosto, espostasi quella a concorso, fu con universal consentimento -provveduta in persona d'un pari ed insigne Cattedratico _D. Nicolò -Capasso_, che ora degnamente la sostiene, il quale essendo stato -il primo fra noi ad insegnare ne' nostri studi il _Jus Canonico_, -secondo i veri principj tratti da' Concilj e da' Padri, col soccorso -dell'Istoria Ecclesiastica, e secondo l'interpretazione de' più culti -ed eruditi Canonisti, siccome prima avea illustrata e posta in maggior -splendore quella Cattedra Canonica, così ora da lui, per la sua -eloquenza, dottrina legale, somma erudizione e perizia delle lingue, -vien sostenuta la Primaria Civile, con non minor decoro e concorso di -quello ch'era in tempo del suo predecessore. - -Furono ancora a questi tempi in migliore stato ridotte l'altre cattedre -di questa Università per le altre scienze che quivi s'insegnano. -_Tommaso Cornelio_, come fu detto, avea introdotta in Napoli la nuova -filosofia, ed egli proccurò, che le opere di _Renato des Cartes_ -quivi s'introducessero: ebbe egli in questi principj per compagno -_Lionardo di Capoa_, medico e filosofo ancor egli: onde congiunti -insieme cominciarono a promuovere le buone lettere, e sopra tutto la -filosofia e la medicina. Poco da poi, alcuni di più accorto ingegno, -tratti dal loro esempio, si diedero anch'essi a questa nuova maniera -di filosofare, e lasciando da parte tutto ciò, che nelle scuole fra' -chiostri aveano appreso, si applicarono a questi nuovi studi. Trovarono -costoro a questi tempi un potente protettore, _D. Andrea Concubletto -Marchese dell'Arena_, il quale mosso dall'affetto ardentissimo, -ch'egli avea a sì fatti studi, e punto anche da generosa invidia, -che ove in altre parti d'Europa la buona filosofia trionfava, solo -in Napoli fosse negletta, e da pochi conosciuta, diedesi con grande -studio a proccurare, che coloro che n'aveano vaghezza in qualche luogo -s'unissero, dove con sottili ricerche e speculazioni si proccurasse -spingere più avanti le cognizioni sopra questo soggetto. Eransi già -prima, non meno in Parigi che in Inghilterra, introdotte consimili -Accademie di Scienze; onde ad imitazione di quelle studiavasi l'Arena -promuovere questa sua. Fu per tanto scelta la casa istessa del Marchese -per luogo di quest'Adunanza, alla quale s'ascrissero gli uomini più -dotti di que' tempi. Fu dato il nome all'Accademia degl'_Investiganti_, -che per impresa avea un Can bracco, col motto Lucreziano: _Vestigia -lustra_[98]. - -I più insigni, che quivi s'arrolarono, e de' quali ne rimane a noi -ancora memoria, furono oltre il Cornelio, ed il Capoa, il cotanto -da noi celebrato _Camillo Pellegrino_, il quale, sebbene in tutto il -corso della sua vita avesse consumati i suoi giorni in studi diversi, -cioè dell'istoria, e nelle ricerche delle nostre antichità; erasi -poi nella vecchiaja così ardentemente acceso dei nuovi ritrovamenti -e metodi di questa novella Filosofia, che accusava la sua grave età, -che non gli permettesse porre ogni opera in questi studi. Il cotanto -presso noi rinomato _Francesco d'Andrea_, ed il suo fratello _D. -Carlo Buragna_, che restituì in Napoli l'Italiana Poesia, e che alla -gran perizia della Geometria e della Fisica accoppiava una perfetta -cognizione di tutte e tre le lingue. _Giovambattista Capucci_, -profondo Filosofo, ed adornato di molta letteratura. _Sebastiano -Bartoli_ famoso Medico di que' tempi, di cui il nostro Vicerè D. -Pietrantonio d'Aragona ebbe tanta stima e concetto. _Lucantonio -Porzio_ gran filosofo e medico, che in quest'Adunanza vi recitò nobili -e profonde lezioni intorno al sorgimento de' licori, e sopra altre -sue filosofiche investigazioni[99]. Vi s'ascrissero ancora i Nobili -_Daniello Spinola_ e _D. Michele Gentile_; e vollero pure aggregarvisi -Monsignor _Caramuele_ Vescovo allora di Campagna, ed il _P. Pietro -Lizzardi_ Gesuita, oltre tanti altri preclari spiriti, che furono -tutto intesi colle loro gloriose fatiche a scuotere il durissimo giogo, -che la Filosofia de' Chiostri avea posto sopra la cervice de' nostri -Napoletani. - -Quest'Adunanza per la partenza del Marchese d'Arena da Napoli, e per -la di lui morte non guari da poi seguita, si disciolse; ma non per -ciò i suoi Accademici, chi insegnando nelle Cattedre, e chi scrivendo -nobilissimi trattati, si trattennero di promuovere questi studi; tal -che in brevissimo tempo fecero notabilissimi progressi, ed acquistarono -molti seguaci, diffondendo non men questa Filosofia, che le altre buone -lettere; e nella Medicina, Notomia, Botanica e nelle Matematiche, e -spezialmente nell'Algebra introdussero nuovi metodi, e stesero molto -le loro conoscenze. Quelli che non ebber genio d'esporsi a' concorsi -per ottener le Cattedre, si segnalarono colle loro opere in diffondendo -le novelle dottrine. _Lionardo di Capoa _si rese celebre per li suoi -_Pareri_, che diede alle stampe. _Gregorio Caloprese_, ancor'egli -profondo Filosofo, diede saggi ben chiari, quanto nella Cartesiana -Filosofia valesse, co' suoi dotti scritti; ed il somigliante fecero -tanti altri preclari e nobili spiriti. - -Coloro che aspirarono alle Cattedre non men colle opere che diedero -alle stampe, che con insegnar ivi pubblicamente le scienze, innalzarono -assai più la nostra Università degli Studi; tal che non meno per le -leggi civili e canoniche, che per le altre facoltà quivi insegnate -con maggior pulitezza e candore, si vide ella fiorire a pari delle -maggiori Università d'Europa. La Cattedra della _Medicina_ fiorì sotto -il celebre _Luca Tozzi_, famoso per le sue opere date alle stampe; la -qual dopo la di lui morte, non pur niente perdè di splendore, ma ne -acquistò un maggiore, per vedersi ora in sua vece sostenuta da un più -chiaro e risplendente lume, quanto, e quale il cotanto celebre _Niccolò -Cirillo_. Quella della _Notomia_ è pur anche occupata da _Lucantonio -Porzio_, famoso ancor'egli in tutta Europa per profondità di sapere e -per le insigni sue opere date alle stampe. Non men di queste furono -le altre di _Matematica_, e d'_Eloquenza_, sostenute, siccome ancor -ora si sostengono, da valenti professori. Erasi in quest'Università, -per le precedute sciagure, estinta la cattedra della _Lingua Greca_: -ma nel governo del marchese de los Velez fu nell'anno 1682 quella -ristabilita[100]; e quel che accrebbe a lei maggior splendore, fu -d'essersi provveduta in persona del Sacerdote _D. Gregorio Messeri_, -gran maestro di tal lingua, e riputato de' primi in tutta Italia: tal -che quanto oggi si sa fra noi di questo idioma, tutto si deve a questo -insigne professore. - -Nel medesimo anno la _Botanica_ fu pure in Napoli maggiormente -ristabilita, mercè la cura che se ne prese _D. Francesco Filamarini_, -il quale eletto Governadore dell'Ospedale della Nunziata di Napoli, -fece per comun utilità, a spese del medesimo, piantar un orto di -semplici fuori le porte della città nel luogo detto la Montagnola, di -cui poi se ne prese il pensiere _Tommaso Donzelli_ celebre Medico de' -nostri tempi, che l'ordinò ed arricchì di molte piante[101]. Prima di -lui _Mario Schipano_ avea pure coltivati questi studi, che furono a -noi tramandati dal famoso _Fabio Colonna_; ed a' nostri tempi _Gio. -Battista Guarnieri_ rinomato Medico e Cattedratico vi avea ancor fatti -notabili progressi. - -Fu ancora a questi medesimi tempi restituita fra noi nel suo antico -splendore la _Poesia Italiana_ per Carlo Buragna, Pirro Schettini, -ed altri eccellenti Poeti, che vi fiorirono. Le altre buone lettere, -l'erudizione e le lingue fecero grandi progressi sotto il governo -del Duca di Medina Coeli, che le protesse non meno, che i professori -di quelle. Gli studi, che a noi vennero più tardi, furono quelli -dell'Istoria Ecclesiastica e della Teologia Dogmatica, li quali -in Francia s'erano spinti sino all'ultimo punto di perfezione; -ma applicatisi, ancorchè tardi, i nostri ingegni a quelli, alcuni -vi riusciron eminenti: tal che introdotte fra noi tutte le buone -discipline, fu restituita la città ed il Regno in quella pulitezza e -letteratura, che ora ciascun vede. - - - - -CAPITOLO VI. - -_Politia Ecclesiastica di questi ultimi tempi._ - - -Mentre durò il Regno di Carlo II non fu veduto cangiamento alcuno in -noi in ciò che riguarda la Politia Ecclesiastica; ma furono da' suoi -Vicerè Spagnuoli calcati i medesimi sentieri de' loro predecessori. -Due esemplarissimi Pontefici, che fra questo tempo ressero la Sede -Appostolica ridussero a più moderato stato le cose; e zelanti dell'onor -di Dio, attesero più alla riforma de' costumi degli Ecclesiastici, -che a promuovere le pretensioni di quella Corte sopra il temporale -de' Principi. _Innocenzio XI_ per la bontà della vita ed innocenza de' -costumi trasse a se il rispetto e la riverenza, non pur de' Principi -Cattolici, ma eziandio de' pretesi Riformati. Fu tutto inteso ad -estirpare gli abusi introdotti nell'ordine Chericale; condannò la -rilasciatezza e le perniziose dottrine, che aveano sparse nelle loro -opere gli scandalosi Casuisti: ripresse l'insolenza ed audacia de' -monaci, e pubblicò nell'anno 1680 una Bolla contro lo sgangherato modo -di predicare introdotto da essi, i quali avvezzi alle sofisticherie -delle loro scuole, ed ignoranti non men dell'arte dell'eloquenza, che -di tutt'altro, erano tutti intenti a vane argutezze di parole, ad -antitesi, ad allusioni, a metafore stravolte: ed applicavano anche -a quest'uso i luoghi della Scrittura e de' Padri, stravolgendoli, e -stiracchiandoli a lor modo. _Innocenzio XII_ come nostro Napoletano amò -la quiete del Regno, e si studiava di beneficarlo. Per aver egli tenuta -la Sede Arcivescovile di Napoli per molto tempo, erangli noti gli abusi -e le corruttele dell'Ordine Ecclesiastico, e sopra tutto l'estorsioni -del Tribunal della Nunziatura, e de' suoi Commessarj per lo Regno; ed -i crudeli Spogli che si praticavano: tal che commiserando lo stato -calamitoso delle nostre Chiese, deliberò rimettere gli Spogli delle -Chiese, non comprese nella concordia, in beneficio delle Chiese stesse, -con che dovesse impiegarsi tutto ciò che si fosse trovato negli Spogli, -in reparazione ed ornamento di quelle, col consenso del futuro Vescovo -o Prelato, ed intervento di persona deputata dal Capitolo, siccome -stabilì per sua Bolla. E si crede che se i nostri Napoletani avessero -insistito a dirittura con questo Pontefice sopra la dimanda, che allora -fecero a Carlo II di provvedersi i Beneficj a' Nazionali, in esclusione -degli esteri, forse l'avrebbero indotto a contentarsene. Tolse questo -zelante Pontefice molti altri abusi introdotti nella Chiesa ed emendò -per quanto potè la Corte istessa di Roma. Abolì lo scandalo del -nepotismo, e chiamò suoi nepoti i poveri, dando loro per abitazione -il Palagio Lateranense, magnificamente ristorato. Tolse ancora la -venalità de' Chericati di Camera, ed ordinò, che per l'avvenire le -Chiese parrocchiali non fossero aggravate di pensioni. Stabilì una -Congregazione a parte sopra la riforma degli Ecclesiastici; ed un'altra -per la disciplina de' Regolari; e con sua Bolla diminuì l'autorità de' -Cardinali Protettori di Ordini Religiosi. Vietò a' Preti di mettersi -al servigio de' laici, moderò il lusso de' loro abiti, proibì agli -Ecclesiastici di portar perucca, e diede altri provvedimenti, perchè la -rilasciata lor disciplina alquanto si rialzasse. - -Ma poco tempo durarono questi buoni regolamenti; poichè appena lui -morto, succeduto nel Pontificato _Clemente XI_, che avea menati tutti -i suoi giorni tra i raggiri di quella Corte, ed allevato colle di lei -massime, si ritornò a' primieri disordini. Furono con varie e sforzate -interpetrazioni, rendute inutili le Costituzioni di quel religioso -Pontefice; rinovate le intraprese, e non vi fu Papa, che in un medesimo -tempo avesse prese tante brighe con vari Principi, quanto costui. Egli -ebbe contese col Duca di Savoja, colla Spagna e coll'Alemagna: tentò -d'abolire la Monarchia di Sicilia, ancorchè con inutile successo; ed -in fine di non far valere nel nostro Regno i sovrani diritti de' nostri -Principi; nè meno le concessioni istesse del suo predecessore fatte al -Regno ed alle nostre Chiese. - -La Bolla d'Innocenzio, che tolse alla Camera Appostolica gli Spogli -delle nostre Chiese vacanti, fu con stiracchiate interpetrazioni -renduta vana ed inutile; poichè fu interpetrata di doversi eseguire, -quando il Vescovo Prelato muore dentro la sua Diocesi, non già quando -fuori di quella venisse a mancare. E quando il Prelato moriva in -Diocesi, deludevasi pure la legge, poichè per la condizione in quella -apposta di doversi impiegare gli Spogli alle Chiese col condenso del -futuro Vescovo o Prelato, si operava in maniera, che niun giovamento -ne ricevevano le Chiese; imperocchè venendo li Vescovi e Prelati da -Roma così impoveriti da' dispendj sofferti in quella Corte, per le -spedizioni delle Bolle, e per altre recognizioni; ciò che trovava -d'avanzo, non già si convertiva in reparazione o ornamento delle -Chiese, o sovvenimento de' poveri, ma a lor proprio uso e beneficio -e per soddisfare i debiti contratti per la lor lunga dimora fatta -in Roma; e se mai il Capitolo di ciò si risentiva, il che rade volte -accadeva, ciascun temendo di inimicarsi il suo Superiore, tali ricorsi -ad altro in fine non servivano, che a consumarsi il rimanente in Roma -in lunghi e dispendiosi litigj. - -La Bolla di Gregorio intorno all'immunità delle Chiese, ancorchè non -ricevuta nel Regno, si proccurava farla valere, anche ne' delitti più -enormi, procedendosi a censure contro i ministri del Re, che volevano -punire i delinquenti; come cosa nuova era inteso l'_Exequatur Regium_, -e si prendeva con vigore la difesa dell'intraprese e trascorsi de' -Vescovi del Regno che turbavano la regal giurisdizione. - -Ma intanto essendosi questo Regno avventurosamente restituito sotto -il dominio del Nostro Augustissimo Principe CARLO, che teneva allora -collocata la sua Sede regia in Barcellona, furono sotto i suoi auspicj -non pur ripresse con vigore l'intraprese degli Ecclesiastici, ma -più fermamente stabiliti i regali diritti e le prerogative de' suoi -sudditi, ed in termini così pressanti e risoluti, che in tutte le -precedenti grazie concedute da' nostri Principi Aragonesi ed Austriaci -a questa città e Regno, non si legge una cotanto e sì premurosa -espressione. Egli con più regali cedole spedite da Barcellona, stabilì -fermamente la necessità del _Regio Exequatur_[102], in tutte le Bolle, -Brevi, o altre provvisioni, che vengono da Roma. Escluse gli stranieri -da' benefici, e comandò sequestrarsi le rendite di quelli che fossero -provvisti a' medesimi[103]. Abolì ogni vestigio d'Inquisizione, -comandando, che nelle cause appartenenti alla nostra S. Sede -procedessero gli Ordinarj de' luoghi, per via ordinaria, siccome è la -pratica negli altri delitti e cause criminali Ecclesiastiche[104]. Ed -assunto da poi al Trono Imperiale serbò con tenore costante i medesimi -sensi; anzi, a' 6 d'agosto del 1713, alle preghiere della città e -Regno non pure fermamente escluse i forastieri da tutte le prelature e -beneficj del Regno, comandando che fossero conceduti a' suoi naturali, -ma che con pari serietà e vigilanza avrebbe eziandio proccurato di far -evitare le frodi degli stranieri, che si commettessero o con riserbe -di pensioni, o d'altro contro queste sue regali disposizioni: tal che -fra noi si è introdotto stile nel supremo Collateral Consiglio che -nel concedersi l'_Exequatur Regium_ alle provvisioni de' beneficj -provveduti da Roma a' nazionali, affin d'evitarsi queste frodi, -si appone la clausola: _Exceptis pensionibus forsan impositis in -beneficium exterorum._ - -Quanto da' nostri maggiori si fosse travagliato, non men presso i -Re dell'illustre casa d'Aragona, che Austriaca per ottenere un sì -rilevante beneficio, lo mostrano le tante preghiere, che si leggono per -ciò date a que' Serenissimi Principi dalla nostra città e Regno, ed a -questi tempi sotto il Regno di Carlo II pure nel 1692 dalla Deputazione -de' Capitoli si leggono due appuntamenti, fatti nella lor assemblea, -di darne nuova memoria al Re, e fu trascelto il dottissimo Avvocato -_Pietro di Fusco_, che ne dettasse la preghiera, siccom'eseguì e fu -presentata al Conte di S. Stefano allora Vicerè. Ma un tanto e sì -segnalato favore era stato a noi dal Cielo riserbato in quest'ultimi -tempi, per doverci esser conceduto da un più Augusto, magnanimo e -clementissimo Principe. - -Papa Clemente fecene di ciò gran romore, e condannava gli editti del -Re, come offensivi dell'Ecclesiastica libertà. Ma per mezzo di tre -dotte e nobili Scritture, dettate da Giureconsulti gravissimi, si fece -conoscere, che quelli erano conformi, non meno alle leggi e costumanze -dell'altre nazioni del Mondo Cattolico, che a' Canoni stabiliti in più -Concilj, a più Costituzioni di Sommi Pontefici, alla dottrina de' Padri -della Chiesa, ed al comun sentimento de' più gravi e rinomati Teologi -e Canonisti. - -Furono sotto il Regno del nostro Augustissimo Monarca ed Imperador -CARLO VI spezialmente sotto il Governo del _Conte Daun_ nostro Vicerè, -ripressi con vigore gli attentati degli Ecclesiastici, le intraprese ed -i trascorsi de' Vescovi: sostenute con fortezza le regali preminenze, -corretti i Prelati con sequestri delle loro entrate e con chiamate -e sovente i contumaci furono discacciati dal Regno usandosi contro -d'essi que' rimedj, che non meno le leggi, che l'antico uso del Regno -permettono a' nostri Principi. Fu serbata l'immunità delle Chiese -secondo il prescritto dei Canoni, non già secondo la Bolla Gregoriana, -che in tutte le occasioni non fu fatta valere, il Regio Exequatur -fu indispensabilmente e con sommo rigore ed oculatezza ricercato in -qualunque provvisione, che venisse da Roma. Furono i Vescovi contenuti -ne' loro limiti e tolti molti abusi, che s'erano introdotti nelle -loro Diocesi. Le franchigie e l'immunità degli Ecclesiastici furon -mantenute secondo il prescritto de' Canoni e delle nostre leggi e -riparato alle frodi: tal che fu ridotta la Giustizia e Giurisdizion -Ecclesiastica al suo giusto punto, lasciandosi al Sacerdozio quel ch'è -di Dio, ed all'Imperio, quel ch'è di Cesare. Nella qual opera non men -gloriosa, che a Dio molto grata ed accetta, v'ebbe la maggior parte il -zelantissimo nostro Presidente del Sagro Consiglio _Gaetano Argento_, -al quale avendo l'Augustissimo nostro Monarca confidata la difesa della -sua Regal Giurisdizione, la sostenne con non disugual dottrina che -vigore. Egli che per lo suo profondo sapere ben sapeva distinguere i -confini tra 'l Sacerdozio e l'Imperio, impiegò tutta la sua vigilanza, -perchè queste due Potenze si contenessero ne' loro limiti e che l'una -non intraprendesse sopra l'altra. Egli fu il primo tra noi, che secondo -i veri principi tratti da' sagri Canoni, da' Concilj, dalle sentenze -de' Padri e da' più profondi e gravi Teologi e Canonisti, maneggiasse -con decoro e con somma non men dottrina ch'erudizione, queste contese -giurisdizionali, nelle quali in breve tempo divenne consumatissimo, -lasciandosi indietro tutti gli altri, che prima di lui aveano -sostenuta questa carica. I cotanto presso noi famosi Reggenti _Villano, -Revertera, de Ponte_ e tanti altri che si segnalarono nella difesa -della Giurisdizion Regale appo lui si dileguano: comparate le loro -consulte, con le sue dottissime, ripiene della più scelta erudizione, -arricchite di autorità e delle più pellegrine notizie, tratte non men -dall'Istoria Ecclesiastica, da' Concilj, da' Padri e da' più eccellenti -Canonisti, che dalle nostre memorie ed illustri esempj del nostro -Regno istesso, tanto queste sopra quelle s'innalzano, quanto gli alti -cipressi sopra gli umili e bassi corbezzoli. Tal che se qualche cosa -mancava, perchè questo Regno potesse gareggiare con quello di Francia, -dove questi studi sono stati ridotti nell'ultimo punto di perfezione, -per lui non abbiamo ora noi, nè anche in ciò, da portargli invidia. - -Furono ancora sotto il Regno del nostro Augustissimo Principe moderati -gli abusi del Tribunal della Nunziatura di Napoli, e, come altrove fu -detto, per questa stessa cagione sospeso il Tribunal della Fabbrica. -Informato il nostro Monarca degli Spogli e delle storsioni, che -si commettevano in questi Tribunali, in gravissimo danno de' suoi -vassalli, con forte risoluzione ordinò nel 1717 che il Nunzio fra 24 -ore uscisse dal Regno: pervenne a noi il regal dispaccio nel mese -d'ottobre del medesimo anno, che fu tosto mandato in esecuzione: -partì il Nunzio, si chiuse il suo Palagio, e fur parimente chiuse le -porte al Tribunal della Fabbrica. Ne' 4 di giugno del seguente anno, -dimorando il nostro Imperadore a Luxemburg, spedì altro dispaccio, -col quale ordinò il sequestro delle rendite delle Chiese e Beneficj -vacanti, comandando, che quelle s'impiegassero alla reparazione ed -ornamento delle stesse Chiese, ed al sovvenimento dei poveri. Ed al -dì 8 ottobre dell'istesso anno 1718 ne spedì un altro diretto al Conte -Daun Vicerè, dove se gl'incaricava, che pienamente l'informasse delle -storsioni, ed abusi di questi Tribunali, ed il rimedio che poteva -darvisi. Il Vicerè eseguì per mezzo del Delegato della Giurisdizione -con molta esattezza l'Imperial comando, dandogli pieno ragguaglio -degli abusi di questi Tribunali e de' rimedj, che potevan adoperarsi. -In tanto Papa Clemente per mezzo del suo Nunzio in Vienna, valendosi -ancora dell'intercessione dell'Imperadrice Eleonora madre, proccurò -mitigare l'animo del figliuolo: sicchè ridotto l'affare in trattati, -gli fu accordato il ritorno del Nunzio, con facoltà però limitate, -proccurandosi torre al meglio, che si potessero gli abusi del suo -Tribunale. Fece a noi ritorno nel mese di giugno del seguente anno -1719, ma dal nostro Collaterale gli fu impedito l'ingresso nella -città per alcune difficoltà, che s'incontravano in dar l'_Exequatur_ -al suo Breve: tal che fu duopo aspettare dalla Corte nuovi comandi; -ed essendosi in Vienna spianate le difficoltà proposte, vennero nuovi -ordini per la sua reintegrazione; onde nella fine di quest'anno 1719 -fu introdotto nella città, ed aperto il suo Tribunale, ma quello della -Fabbrica rimase chiuso e sospeso, come è al presente. - -Cotanto s'ebbe a travagliare nel Pontificato di Clemente XI per -sostenere i regali diritti e per sottrarre i sudditi del Re dalle -sorprese, e soperchierie degli Ecclesiastici. Ma indi a poco, morto -Clemente e succeduto il presente Pontefice Innocenzio XIII, fu tra il -Sacerdozio e l'Imperio posta una ben ferma e tranquilla pace, e furono -queste due Potenze ridotte in una perfetta armonia e corrispondenza. -Imitando costui il gran Pontefice Innocenzio III non men suo -predecessore, che dell'istesso suo sangue, ed adempiendo quel che sotto -di lui fu stabilito in un Canone dal Concilio Lateranense[105], ha -esposti i suoi pacifici e moderati sensi, che siccome e' brama, che i -laici non usurpino le ragioni de' Cherici, così vuole, che i Cherici -siano contenti di ciò che i Canoni, le Costituzioni Appostoliche e -le Consuetudini approvate lor concedono; ma che sotto pretesto della -libertà Ecclesiastica non invadano le ragioni de' laici, e stendano la -lor giurisdizione con pregiudizio della Regale; affinchè con giusta e -ben regolata distribuzione, si dia a Cesare quel ch'è di Cesare, ed a -Dio quel ch'è di Dio. - - -§. I. _Monaci e Beni temporali._ - -I Monaci a questi tempi, se ben caduti dall'opinione, che prima -avevano di santità e di dottrina, proseguivan pure a far progressi -negli acquisti di beni temporali: le rendite degli acquistati, i nuovi -Legati e donazioni, che si facevano alle lor Chiese maggiormente gli -provvidero di contanti, sicchè quando mancavano l'eredità, ed i Legati, -essi compravano i poderi, e nelle concorrenze, come più offerenti per -la copia del danaro accumulato con questi mezzi, non già con sudori e -travagli, erano a tutti preferiti. Fu introdotto ancora in quest'ultimi -tempi, che non vi era testatore che non lasciasse alle lor Chiese -Cappellanie con istabilirvi fondi copiosi e fruttiferi per celebrazione -di messe, riponendo il presidio della salvezza della loro anima, -non già nello studio di tenerla monda dalla contagione del Secolo, -ed a proccurare in vita di sollevar le vedove e gli oppressi; ma in -fabbricar Cappelle sontuose, moltiplicare i sagrifizj e far celebrar -delle messe in tutti gli altari[106]. E la maraviglia è, che con tutto -il lor discredito, e che i secolari ne parlassero con disprezzo, pure -essi sono i padroni dello spirito del popolo, non altramente che non -si faccian coloro, i quali stando sani, ancorchè disprezzino i Medici, -riputandoli inutili alla cura delle malattie, si sottopongono nondimeno -poi ad essi con maggior soggezione degli altri, tantosto lor viene ogni -piccolo malore. - -D. Pietr'Antonio d'Aragona Vicerè favorì i loro acquisti, ed a' suoi -tempi, oltre dell'Ospidale di S. Gennaro fuori le mura della città, -ebbe compimento e perfezione il famoso Romitorio di Suor Orsola. Gli -Scalzi Eremitani di S. Agostino aprirono sotto il Governo del Marchese -de Los Velez, una magnifica Chiesa col titolo di _S. Nicolò Tolentino_. -La morte di Gaspare Romer rinomato mercatante fiamengo, arricchì non -pur lo Spedale degl'incurabili, ma il Monastero delle donne Monache -del Sagramento. Altri Mercatanti forestieri, non avendo a chi lasciare -le loro ricchezze, fondarono nuovi Monasteri, invitandovi Monache loro -compatriote ad abitarvi. Si aggiunsero ancora l'eccessive doti ed i -vitalizj, che si costituiscono nell'entrar che le Monache fanno ne' -Monasteri, ai quali dopo la lor morte le doti rimangono e quando ne' -primi tempi fu gran contrasto, se il ricever tali doti fosse simonia, -poi si ricevettero senza il minimo dubbio. Fu ancora introdotto, che -i Monaci istessi si riserbassero grossi vitalizj, ed a questi ultimi -tempi tal riserba è penetrata sino a quelli delle Religioni mendicanti, -e poco lor resta d'avanzar quest'altro passo nell'entrare a' Monasteri, -cioè di farsi costituire anche proprj patrimonj. A questo fine, in -quest'ultimi tempi non si sono vedute più riforme d'antiche Religioni, -ma novelle Congregazioni di Preti: si sono scacciati i _cappucci_, e -s'amano ora più le _berrette_, per menar una vita più agiata, senza -coro e senza quelle altre soggezioni ed incomodi, che porta seco -l'austero e rigido cappuccio. - -Per tanti e sì innumerabili fonti sono derivate in noi sì vaste e -smisurate ricchezze degli Ecclesiastici, le quali sono un'evidente -cagione della nostra miseria. I pubblici pesi si soffrono da' secolari -solamente, e si rendono ora assai più insopportabili, perchè passando -continuamente i beni, che prima erano in poter dei laici, in mano -degli Ecclesiastici, viene a cadere tutto il peso, che prima era -ripartito, sopra il rimanente, che resta sotto al dominio de' laici. -Si fa conto dai più esperti e da coloro, che sanno lo stato del Regno, -che delle tre parti delle rendite, presso che due si trovano nelle -mani degli Ecclesiastici, dalle quali non possono mai ritornare in -potere de' laici, per le leggi strettissime fatte a lor beneficio, -che l'impediscono. Altri comunemente affermano, che se il Regno -si dividesse in cinque parti, si troverebbe, che gli Ecclesiastici -ne hanno quattro delle cinque; poich'essi hanno del suolo quasi la -metà del tutto e sopra il rimanente, per li Legati, ed altri doni -consimili ne hanno un'altra e mezza; perchè niun muore, senza che -lasci qualche Legato a qualche Chiesa o Convento. Oltre a ciò fra -qualche tempo faranno pure acquisto di tutto il rimanente, perchè -abbondando di denari raccolti da' Legati e dagli avanzi delle loro -amplissime rendite, fanno del continuo compre di stabili. Tal che gli -riflessivi _Viaggianti_ forestieri, che stupidi ammirano tante e sì -sterminate ricchezze, e fra gli altri il prudente e savio _Burnet_, -presagirono, che se non vi si pone alcun freno, siccome giungeranno a -comprarsi l'intera città, così nel termine d'un secolo diverranno gli -Ecclesiastici padroni di tutto il Regno. - -Conobbero i nostri maggiori un così ruinoso disordine, e proccurarono -por freno a sì sterminati acquisti. Quando in nome della città, Baroni -e Regno fu mandato il Reggente Ettore Capecelatro al Re Filippo IV -fra l'altre grazie, che si chiesero a quel Monarca, una fu perchè -provvedesse e dasse freno agli acquisti de' beni, che si facevano -dagli Ecclesiastici nel Regno. E non essendovisi per la morte del -Re Filippo data alcuna provvidenza, furono replicate le suppliche -al suo successore Carlo II; ma da questo Re riputandosi ciò cosa di -gran momento, non se n'ottenne altro, che una promessa di volervi poi -più pesatamente provvedere[107]. Ma sotto il felicissimo Governo del -nostro Augustissimo Monarca, incoraggita la città ed il Regno dalla sua -magnanimità e clemenza porsegli nuove preghiere, nelle quali esprimendo -le miserie, che si cagionavano per ciò al Regno, il danno, non men -del Regal Erario, che de' sudditi; gl'incontrastabili regali diritti, -ch'egli avea di poter ciò comandare e gli esempj degli altri Principi -religiosissimi, che ne' loro Reami aveano con prudenti leggi ripressi -tali acquisti; istantemente lo pregarono, che lo stesso comandasse egli -nel Regno di Napoli, in guisa che gli Ecclesiastici per l'avvenire -non potessero acquistare beni stabili nè per se stessi, nè per mezzo -di altre persone, e che se per avventura per Legato o per altra -qualunque via lor pervenissero beni stabili, debbiano quelli vendere -e contentarsi del prezzo. Reggendo in quel tempo, per l'assenza del -Re da Barcellona, la Regina Elisabetta, questa savissima Principessa, -mossa da queste suppliche, degnossi con suo regal dispaccio, spedito -in Barcellona a' 19 marzo del 1712[108] premurosamente comandare al -Conte Carlo Borromeo allora nostro Vicerè, che inteso il Collateral -Consiglio, ed il Tribunal della Regia Camera l'informasse pienamente -con suo parere di quanto occorreva sopra la dimanda fatta, affinchè -potesse sopra ciò prender quella risoluzione, che stimerà più -giusta e conveniente[109]. In esecuzione di questa regal cedola, che -esecutoriata dal Regio Collateral Consiglio fu rimessa alla Regia -Camera, fu da questo Tribunale, per ciò che si appartiene a lui, fatta -la richiesta relazione, e rimane solamente ora, che lo stesso s'esegua -dal Consiglio Collaterale: il quale intanto (ciò pendente) a' ricorsi -della città, che invigila ad impedire qualunque novità che frattanto si -tentasse dagli Ecclesiastici in far nuovi acquisti, suol ordinare, che -con effetto si faccia la domandata relazione a S. M. C. e Cattolica, e -frattanto che non s'innovi cos'alcuna. - -Non vi è da dubitare, che fra tanti e sì segnalati beneficj, de' -quali ha il nostro Augustissimo Principe ricolmo questo suo Regno, -tal che sotto tanti, che lo dominarono, non fu veduto mai in istato sì -florido e vigoroso, quanto ora, che riposa sotto il clementissimo suo -Impero, non s'abbia a sì giusta e gloriosa opera da dare il suo fine e -compimento. E tanto più dobbiamo noi ora sicuramente sperarlo, quanto -che fra gli altri suoi pregiati beneficj, ha voluto a questi ultimi -dì concederne un maggiore, di commettere il Governo di questo Regno -al savissimo _Cardinal Michele Federico d'Althann_, nostro Vicerè, il -quale emulando la gloria de' più rinomati e saggi suoi predecessori, -fa, che alla cara ed onorata memoria, che a noi è rimasa del giusto e -savio Governo del Marchese del Carpio, si accoppii anche la sua, e che -siccome pari sono le sollecitudini, che e' tiene in governarci, pari -le opere e la sapienza, giusto è, che pari ancora sia la sua gloria e -l'immortal suo nome. - - - FINE DEL NONO ED ULTIMO VOLUME. - - - - -TAVOLA DE' CAPITOLI CONTENUTI NEL TOMO NONO - - - LIBRO TRENTESIMOQUINTO pag. 5 - - Cap. I. _Di D. Ferdinando Ruiz di Castro - conte di Lemos; e della congiura ordita - in Calabria per opera di F. Tommaso - Campanella Domenicano, e di altri - Monaci Calabresi del medesimo Ordine_ » 6 - Cap. II. _Del Governo di D. Giovanni Alfonso - Pimentel d'Errera conte di Benavente; - e delle contese, ch'ebbe con gli Ecclesiastici - per la Bolla di Papa Gregorio - XIV, intorno all'immunità delle - Chiese_ » 16 - Cap. III. _Del Governo di D. Pietro Fernandez - di Castro Conte di Lemos; e suoi - ordinamenti intorno all'Università dei - nostri Studi, perchè presso noi le discipline - e le lettere fiorissero_ » 27 - Cap. IV. _Del Governo di D. Pietro Giron Duca - d'Ossuna; e delle sue spedizioni - fatte nell'Adriatico contro Veneziani - ch'ebbero per lui infelicissimo fine_ » 37 - Cap. V. _Infelice Governo del Cardinal D. Antonio - Zapatta. Morte del Re Filippo III, - e leggi che ci lasciò_ » 56 - - LIBRO TRENTESIMOSESTO » 63 - - Cap. I. _Di D. Antonio Alvarez di Toledo Duca - d'Alba, e del suo infelice e travaglioso - governo_ » 64 - Cap. II. _Del Governo di D. Ferrante Afan di - Riviera Duca d'Alcalà_ » 72 - Cap. III. _Di D. Emmanuele di Gusman conte - di Monterey; e degl'innumerabili soccorsi, - che si cavarono dal Regno di gente - e di denaro in tempo del suo Governo_ » 82 - Cap. IV. _Del Governo di D. Ramiro Gusman - Duca di Medina las Torres; e de' sospetti, - che s'ebbero di nuove invasioni - tentate da' Franzesi_ » 96 - Cap. V. _Il Principato di Catalogna si sottrae - dall'ubbidienza del Re, e si dà alla - Protezione e Dominio Franzese. Il Regno - di Portogallo parimente scuote il - giogo, ed acclama per Re Giovanni IV - Duca di Braganza. Guerre crudeli, che - perciò s'accendono per la ricuperazione - della Catalogna; per sostegno delle quali, - siccome per quella di Castro, bisogna - pure dal Regno mandar gente e denaro_ » 104 - §. I. _Il Regno di Portogallo scuote il giogo, - e si sottrae dalla Corona di Spagna_ » 111 - Cap. VI. _Caduta del Conte Duca, che portò in - conseguenza quella del Duca di Medina, - il quale cede il Governo all'Ammiraglio - di Castiglia suo successore_ » 119 - Cap. VII. _Del breve Governo di D. Giovanni - Alfonso Enriquez Almirante di Castiglia_ » 126 - - LIBRO TRENTESIMOSETTIMO » 133 - - Cap. I. _Del Governo di D. Rodrigo Ponz di - Leon Duca d'Arcos; e delle spedizioni, - che gli convenne di fare per preservare - i Presidj di Toscana dalle invasioni dell'armi - di Francia_ » 135 - Cap. II. _Sollevazioni accadute nel Regno di Napoli, - precedute da quelle di Sicilia, - ch'ebbero opposti successi: quelle di Sicilia - si placano; quelle di Napoli degenerano - in aperte ribellioni_ » 142 - Cap. III. _Venuta di D. Gio. d'Austria figliuolo - naturale del Re; che inasprisce maggiormente - i sollevati, i quali da tumulti passano - a manifesta ribellione. Fa che il - Duca d'Arcos gli ceda il Governo del - Regno, credendo con ciò sedar le rivolte. - Parte il Duca, ma quelle vie più - s'accrescono_ » 154 - §. I. _D. Giovanni d'Austria prende il Governo - del Regno_ » 162 - Cap. IV. _Di D. Innico Velez di Guevara, e Tassis, - Conte d'Onnatte, nel cui governo si - placarono le sedizioni, e si ridusse il - Regno sotto il pristino dominio del Re - Filippo_ » 165 - Cap. V. _Il Conte d'Onnatte restituisce i Presidj - di Toscana all'ubbidienza del Re, - e rintuzza le frequenti scorrerie de' banditi. - Sua partita: monumenti e leggi che - ci lasciò_ » 169 - Cap. VI. _Governo di D. Garzia d'Avellana, - ed Haro Conte di Castrillo, nel quale - il Duca di Guisa con nuova armata - ritenta l'impresa di Napoli, ed entra - nel Golfo, ma con infelice successo_ » 176 - Cap. VII. _Crudel pestilenza miseramente affligge - la città ed il Regno: si estingue, ed - al Conte vien dato successore_ » 183 - - LIBRO TRENTESIMOTTAVO » 196 - - Cap. I. _Il Conte de Pennaranda manda dal - Regno soccorsi per l'impresa di Portogallo: - reprime l'insolenza de' banditi; e - festeggia la natività del Principe Carlo - e le nozze dell'Imperador Leopoldo con - Margherita d'Austria figliuola del Re: - parte indi dal Regno, essendogli dato - successore_ » 201 - Cap. II. _Governo di D. Pascale Cardinal d'Aragona_ » 204 - Cap. III. _Morte del Re Filippo II, suo testamento - e leggi che ci lasciò_ » 208 - Cap. IV. _Stato della nostra Giurisprudenza nel - Regno di Filippo III e IV, e de' Giureconsulti - ed altri Letterati che vi fiorirono_ » 213 - §. I. _L'Avvocazione in Napoli si vede a questi - tempi in maggior splendore e dignità_ » 226 - Cap. V. _Politia delle nostre Chiese di questi - tempi, insino al Regno di Carlo II_ » 236 - §. I. _Monaci e beni temporali_ » 240 - - LIBRO TRENTESIMONONO » 249 - - Cap. I. _D. Pietro Antonio d'Aragona ributta - la pretension del Pontefice promossa per - lo Baliato del Regno. Si muove nuova - guerra dal Re di Francia col pretesto - della successione del Ducato del Brabante - con altri Stati della Fiandra, la - qual si termina colla pace d'Aquisgrana_ » 250 - Cap. II. _D. Pietro Antonio d'Aragona soccorre - a' bisogni della Sardegna per la morte - data a quel Vicerè: perseguita i Banditi - nel Regno: riduce a perfezione la numerazione - de' fuochi: va in Roma a prestar - in nome del Re ubbidienza al nuovo - Pontefice: nel suo ritorno gli vien dato - il successore: monumenti e leggi che ci - lasciò_ » 263 - §. I. _D. Federico di Toledo Marchese di - Villafranca rimane Luogotenente nel Regno, - nel tempo che l'Aragona va in Roma - a dar l'ubbidienza al nuovo Pontefice_ » 269 - Cap. III. _Governo di D. Antonio Alvarez Marchese - d'Astorga molto travaglioso ed - infelice per li disordini, ne' quali trovò - il Regno, e molto più per le revoluzioni - accadute in Messina_ » 274 - §. I. _Per le rivolte di Messina si riscuoton - dal Regno grossi Sussidj_ » 277 - Cap. IV. _Il Marchese de Los Velez nuovo Vicerè - prosiegue a mandar soccorsi per la - riduzione di Messina, la quale finalmente, - abbandonata da' Franzesi ritorna - sotto l'ubbidienza del Re_ » 294 - Cap. V. _Il Marchese de los Velez, finita la - guerra di Messina, riordina il meglio, - che può, il Regno: suoi provvedimenti: - sua partita e leggi che ci lasciò_ » 302 - - LIBRO QUARANTESIMO » 315 - - Cap. I. _Del Governo di D. Gaspare de Haro - Marchese del Carpio: sue virtù: sua morte - e leggi che ci lasciò_ » 316 - Cap. II. _Governo di D. Francesco Benavides - conte di S. Stefano: suoi provvedimenti e - leggi che ci lasciò_ » 329 - Cap. III. _Governo di D. Luigi della Zerda Duca - di Medina: sua condotta, ed infelicissimo fine_ » 336 - Cap. IV. _Morte del Re Carlo II, leggi che ci lasciò; - e ciò che a noi avvenne dopo sì - grave ed inestimabil perdita_ » 344 - Cap. V. _Stato della nostra Giurisprudenza, e - dell'altre discipline, che fiorirono fra noi - nella fine del secolo XVII insino a - questi ultimi tempi_ » 368 - Cap. VI. _Politia Ecclesiastica di questi ultimi - tempi_ » 378 - §. I. _Monaci e beni temporali_ » 387 - - - FINE DELL'INDICE - - - - -NOTE: - - -[1] Chioc. M. S. Giur. tom. 1 in fin. - -[2] Toppi Biblioth. pag. 295. - -[3] Thuan. tom. 3 lib. 127 p. 971. - -[4] V. Petr. Sarpi De Jure Asil. c. 1. - -[5] Chiocc. M. S. Giur. tom. 17 De Immnun. Eccl. - -[6] Tacit. l. 3. Annal. c. 31. - -[7] Chiocc. loc. cit. - -[8] Chiocc. loc. cit. - -[9] P. Lasena dell'Antico Ginnasio Napolet. cap. 1. - -[10] Prag. 1 Regimin. Studior. - -[11] Constit. in terra, ivi: Statuimus, ut nullus in Medicina, etc. -legat in Regno, nec Magistri nomen assumat, nisi diligenter examinatus -in praesentia nostrorum Officialium, et Magistrorum artis ejusdem. - -[12] Lucian. in Eunucho. - -[13] Cod. Theod. lib. 6 tit. 21 l. Magistros, Cod. Theod. de Medic. et -Professor. Jac. Goth. ibid. - -[14] Pragm. 1 De Regim. Stud. - -[15] Lasena Gin. Nap. c. 1. - -[16] Lasena Dell'Antico Gin. Nap. cap. 1. - -[17] Nani Istor. Venet. lib. 1. - -[18] Nani Istor. Venet. lib. 3 Anno 1617. - -[19] Bibliot. Hist. cap. 21 § 29. - -[20] Nani Istor. Ven. lib. 4 ann. 1619. - -[21] Nani Ist. Ven. lib. 8. - -[22] Nani Ist. Ven. lib. 8 ann. 1631. - -[23] Nani Istor. Ven. lib. 9. - -[24] Memorial de S. M. C. que dieron a nuestro muy S. P. Urbano P. -VIII. D. Fray Domingo Pimentel Obispo de Cordova, y D. Juan Chumacero, -y Carillo, etc. en la embajada, a que vinieron en el an. de 633. - -[25] Nani loc. cit. - -[26] Nani Istor. Ven. lib. 9 ann. 1633. - -[27] V. Nani Istor. Venet. lib. II anno 1636. - -[28] Fu questi il Marchese d'Acaja di casa Monti, famiglia ora estinta. - -[29] Nani Istor. Ven. lib. 12 ann. 1643. - -[30] Nani Ist. Ven. par. 2 l. 1 ann. 1644. - -[31] Nani loc. cit. - -[32] Tom. 2 pag. 1368. - -[33] Tom. 2 pag. 1385 et seqq. - -[34] Questo Editto del Duca d'Arcos dato in Castel-Nuovo a' 7 di -novembre 1647, si legge appresso Lunig. tom. 2 pag. 1391. - -[35] Tom. pag. 1394. - -[36] V. Nani Ist. Ven. par. 2, lib. 5, ann. 1650. - -[37] Toppi De Orig. Trib. t. 2 p. 2 l. 4 c. 2 n. 149. - -[38] Toppi loc. cit. n. 144. - -[39] V. Toppi loc. cit. num. 160. - -[40] V. Toppi De Orig. Trib. tom. 2. p. 195. - -[41] Moccia Silva, etc. - -[42] Staiban. tom. 2. - -[43] V. Nicod. Addiz. alla Bibl. del Toppi, p. 163. - -[44] V. Toppi Biblioth. in Gio. Domenico Coscia. - -[45] V. Toppi Biblioth. pag. 130. - -[46] Nicodem. ad Bibl. Toppi, fol. 167. - -[47] V. il Memoriale di Chiumazzero al P. Urbano, etc. - -[48] V. Eugen. Nap. Sac. pag. 43 - -[49] V. Eugen. Nap. Sac. pag. 48 - -[50] Bossuet Politic. lib. 7 part. 2 propos. 11. - -[51] Capone Controv. for. contr. 1. - -[52] V. Toppi in Biblioth. p. 256 et Nicod. - -[53] Nani Istor. Ven. t. 2 I. 10 ami. 1667. - -[54] Risposta al Trattato delle Ragioni della Regina Christianissima, -sopra il Ducato del Brabante, con altri Stati della Fiandra. - -[55] Syntagm. Hist. Germ. Dissert. 37 § 21. - -[56] Toppi Bibl. in fine, fol. 356. - -[57] Tom. 2 pag. 1394. - -[58] Pragm. 9 De expuls. Gallor. tom. 4. - -[59] Pragm. 42 De Armis, tom. 4. - -[60] Pragm. 6 De Vagabundis, tom. 4. - -[61] Pragm. 13 De Magistr. art. tom. 4. - -[62] Pragm. 14 cit. tit. - -[63] Pragm. 36 De Monetis, tom. 4. - -[64] Pragm. 7 De Vestium, et Famul. prohibit. tom. 4. - -[65] Pragm. 13 de Officialib. tom. 4. - -[66] Pragm. 5 de Officio Bajuli tom. 4. - -[67] Pragm. 36 de Monetis, tom. 4. - -[68] Pragm. 37 et 38 cit. tit. - -[69] Pragm. 39 cit. tit. 21 - -[70] Pure queste tre altre Monete furono impresse dal Vergara Tav. 55. - -[71] Pragm. 40 de Monetis, tom. 4. - -[72] Pragm. 26 de Abolit. crim. et Pragm. 29 de Exubb. - -[73] Prag. 30 cit. tit. - -[74] Queste due monete furono anche impresse dal Vergara, Tav. 56. - -[75] Pragm. 40 de Monetis, tom. 4 § 6. - -[76] Prag. 42 cit. tit. - -[77] Pragm. 42 et 43 cit. tit. - -[78] Pragm. 44 cit. tit. - -[79] Pragm. 47 de Monetis, tom. 5. - -[80] Queste quattro altre monete furono pure impresse dal Vergara Tav. -77. - -[81] Pragm. 22 de Suscip. Offic. tom. 5. - -[82] Pragm. 40 et 41 de Saluber. aer. tom. 5. - -[83] Pragm. 43. cit. tit. tom. 5. - -[84] Pragm 53 de Annona, tom. 5. - -[85] Pragm. 5 de Falsis, t. 5. - -[86] Pragm. 12 de Expul. Gallor. tom. 5. - -[87] L'imperador _Leopoldo_, oltre dell'altre proteste prima fatte -contro il testamento di Carlo II, che sono rapportate da _Tucelio_ -p. 314, particolarmente di questi attentati succeduti in Napoli, -con pubblico manifesto dettato in lingua italiana, protestossene, il -qual fu da lui firmato in Vienna li 3 di febbrajo del 1702, ed anche -dall'_Arciduca Carlo_ ai 7 del suddetto mese, nel quale davasi animo -e coraggio ai Napoletani di non acconsentire alla parte de' Franzesi, -ma di esser forti e costanti nella fedeltà sempre avuta verso la -Casa Austriaca, perch'egli li avrebbe mantenuti negli stessi posti ed -onori, e conservati ne' privilegj, e prerogative concedutegli da' Re -predecessori. Parimente que' del partito Austriaco dieder fuori nel -mese d'aprile dell'istesso anno un altro manifesto dettato in idioma -francese, nel quale si protestano di tutti gli atti del _duca d'Angiò_, -che succedevano nel Regno in pregiudizio delle ragioni dell'_Arciduca -Carlo_ da loro destinato per Re in Napoli, al quale avrebbero serbata -fede ed ogni ossequio e lealtà. Questi due manifesti furono impressi da -_Lunig_, e si leggono nel tom. 2 pag. 1406 e pag. 1408. - -[88] (Cassandro Tucelio fra gli atti pubblici, al Tomo 1 Cap. 5, -raccolse altre scritture uscite a favor della casa d'Austria, delle -quali Struvio Syntag. Hist. Germ. diss. 37 § 101 fa lungo catalogo). - -[89] (L'istromento di questa cessione stipulato a Vienna a' 12 di -settembre dell'anno 1703, nel quale l'Imperador Leopoldo, ed il Re -Giuseppe cederon le ragioni ad essi appartenenti sopra la monarchia di -Spagna all'Arciduca Carlo presente ed accettante, fu impresso da _Lunig -nel Tom. 1 Cod Dipl. Ital. pag. 2331_.) - -[90] Si legge nel 6 tomo delle nostre Pramm. De Armistitio, etc. tit. 1. - -[91] L'istromento di questa pace si legge nel tom. 6 delle nostre -Pramm. De Pace inita cum Rege Gallor. tit. 1. - -[92] Tom. 2 p. 1410. - -[93] Collen. Hist. lib. 5. - -[94] Paul. Æmil. lib. 4. - -[95] Biondo decad. 2 lib. 6 Polid. Virg. Hist. Angl. lib. 15. - -[96] Wesmonasteriens. in Eduardo I. - -[97] Disputatio An Fratres in Feuda, etc. edit. ann. 1694. - -[98] V. Lionard. di Capoa Parer. ragion. 8. - -[99] V. Nicod. ad Biblioth. Toppi, p. 157. - -[100] Letter. Memor. di Bulif. tom. 3 pag. 202. - -[101] Letter. Memor. loc. cit. - -[102] Priv. e Graz. di Carlo VI tom. 2 p. 229, 230. - -[103] Priv. loc. cit. et pag. 227, 228 et 233. - -[104] Privil. etc. loc. cit. pag. 232. - -[105] Conc. Later. sub Inn. III. Can. 42. - -[106] V. Bossuet Politic. lib. 7 par. 2 art. 4 propos. 11. - -[107] Priv. e Graz. etc. di Carlo II t. 2 pag. 191. - -[108] Priv. e Graz. di Carlo VI tom. 2 pag. 244. - -[109] (Da poi nel 1717, trasferita la Corte in Vienna, la Maestà -dell'Imperadore alle nuove suppliche della Città si degnò con altro suo -rescritto comandare: _Placet. J. C. C. M. ejusque Curiæ erit, ut Regni -indemnitati provideatur_.) - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Istoria civile del Regno di Napoli, v. -9/9, by Pietro Giannone - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI *** - -***** This file should be named 50649-0.txt or 50649-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/0/6/4/50649/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - - - -Title: Istoria civile del Regno di Napoli, v. 9/9 - -Author: Pietro Giannone - -Release Date: December 7, 2015 [EBook #50649] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -ISTORIA CIVILE DEL<br /> -REGNO DI NAPOLI - -<span class="smaller">VOLUME IX</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -<span class="small">ISTORIA CIVILE</span><br /> -<span class="x-small">DEL</span><br /> -REGNO DI NAPOLI -</p> - -<p class="pad2 x-small"> -DI -</p> - -<p class="large"> -PIETRO GIANNONE -</p> - -<p class="pad4 small"> -VOLUME NONO -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">MILANO</span><br /> -PER NICOLÒ BETTONI<br /> -<span class="x-small">M.DCCC.XXII</span> -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<p class="center large"> -STORIA CIVILE<br /> -DEL<br /> -REGNO DI NAPOLI -</p> - -<h2 class="pad2" id="libro35">LIBRO TRENTESIMOQUINTO</h2> -</div> - -<p> -Il Regno di <i>Filippo III</i>, che quasi cominciò col -nuovo secolo XVII, paragonato con quello del padre -e dell'avolo fu molto breve; e per ciò, che riguarda -il nostro Reame, voto di grandi e segnalati avvenimenti. -Succedè egli al padre in età poco più di venti -anni, e secondo il costume de' suoi predecessori prese -l'investitura del Regno da Papa Clemente VIII a' 9 di -settembre dell'anno 1599<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Non vi regnò, che ventidue -anni e mezzo, insino al 1621, anno della sua -morte. Filippo suo padre gli lasciò la Monarchia ancorchè -di sterminata grandezza per lo nuovo acquisto -del Regno di Portogallo, infiacchita però di denari e -di forze. Fu egli un Principe, quanto di singolare -pietà, altrettanto disapplicato al Governo, e che contento -della Regal Dignità, lasciò tutto il potere a' Consigli, -a' Favoriti, ed a' Ministri. Nel suo regnare comandarono -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -in Napoli quattro Vicerè, de' quali il primo -fu <i>D. Ferrante Ruiz di Castro Conte di Lemos</i>, -del quale, e delle cose più ragguardevoli accadute in -tempo del suo governo, saremo ora brevemente a narrare. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib35cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller"><i>Di <span class="smcap">D. Ferdinando Ruiz di Castro</span> Conte di <span class="smcap">Lemos</span>, -e della congiura ordita in Calabria per opera di <span class="smcap">Fr. -Tommaso Campanella</span> Domenicano, e di altri Monaci -Calabresi del medesimo Ordine.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Rimosso, per le cagioni rapportate nel precedente -libro, il Conte d'Olivares, fu da Filippo III destinato -Vicerè il Conte di Lemos, il quale giunto in -Napoli a' 16 di luglio del 1599 insieme con D. Caterina -di Zunica sua moglie e D. Francesco di Castro -suo figliuolo secondogenito, applicò subito (essendo di -spirito grande e magnanimo) a perfezionare ed ingrandire -gli Edificj pubblici, che i suoi predecessori -aveano lasciati imperfetti. Ma tosto fu richiamato a -cose più gravi e serie, per una congiura ordita in -Calabria da Tommaso Campanella, della quale bisogna -ora far parola. -</p> - -<p> -Costui avendo sofferta lunga prigionia in Roma, dove -i suoi difformi costumi e l'aver dato sospetto di -miscredenza, l'Inquisizione gli avea fatto soffrire i -suoi rigori, ritrattandosi degli errori, e mostrandone -pentimento, ottenne d'esser liberato; ma gli fu assegnato -per sua dimora un picciol Convento in Stilo -sua patria, donde non potesse più vagare. Ma essendo -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -di genio torbido ed inquieto, per vendetta de' rigori -sofferti in Roma, cominciò in quell'angolo a tentar -nuove cose. Persuase a' Frati di quel Convento, che -nell'anno 1600, secondo gli aspetti degli Astri, di cui -egli ben s'intendeva, doveano accadere grandi revoluzioni -e mutazioni di Stato, e spezialmente nel Regno -ed in Calabria: che per ciò bisognava prepararsi e -far comitiva di gente armata, perchè a lui gli dava -il cuore in quella rivoluzione di mutar le Calabrie, -ed il Regno in una ottima Repubblica, con toglierlo -dalla tirannide de' Re di Spagna e de' loro Ministri, -gridando <i>libertà</i>; e perch'era un grande imbrogliatore, -sovente nelle sue prediche diceva, ch'egli era destinato -da Dio a tal impresa, e che di questo suo fatto nelle -profezie di S. Brigida, in quelle dell'Abate Gioachimo -e di Savonarola, e nell'Apocalissi stessa si faceva -memoria, ancorchè ad altri oscura, a lui molto chiara. -Che per ciò egli avea eletti due mezzi, cioè la <i>lingua</i> -e le <i>armi</i>. Colla <i>lingua</i> bisognava predicar <i>libertà</i> contra -la tirannide de' Principi e de' Prelati, per animar -i Popoli a scuoter il giogo; e che per ciò egli avrebbe -il seguito di molti Religiosi, che avrebbero con lui -cooperato a questo fine. Per le <i>armi</i>, egli per terra -si credeva facilmente avere quelle de' Banditi e degli -altri fuorusciti, e dopo aver mossi costoro, d'aver il -concorso della plebe minuta, e con romper le carceri -abbruciare i processi e dar libertà a tutti, accrescere -le forze: oltre di molti Signori e Prelati, li quali -avrebbe tratti a quest'impresa. Per mare e' si fidava -aver l'armata del Turco, il quale sarebbe accorso a -dargli ajuto. -</p> - -<p> -Cominciò egli ad insinuar questi sentimenti a molti -in Stilo, poco dopo la morte di Filippo II, nell'istesso -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -anno 1598, com'egli confessa nella sua deposizione ed -in effetto trovandosi allora quella Provincia piena di -fuorusciti, e gravati i popoli per le tante contribuzioni -e per una nuova numerazione allora seguita, non solo -trasse a se i Frati, ma molti altri di Stilo e de' suoi -Casali, li quali avrebbero volentieri ricevuta l'occasione -d'ogni tumulto e rivoluzione. -</p> - -<p> -Fatto ciò, scelse per Catanzaro <i>Fr. Dionisio Ponzio</i> -del suo Ordine, di Nicastro, il quale predicando a -molti con fervore quest'istesso, esagerava molto più, -che il Campanella, per facile l'impresa: diceva, che -costui era un uomo mandato da Dio, e che per ciò -se gli dovea credere: ch'era sopra tutti gli uomini -dottissimo e scienziato, il quale avendo conosciuto, -che nell'anno 1600 doveano seguire grandi mutazioni -e cangiamenti di Stato, per ciò non dovean lasciarsi -scappare quest'opportunità di divenir liberi, che per -quest'effetto s'era dato pensiero a molti Predicatori -di diverse Religioni, e fra gli altri agli Agostiniani, -Zoccolanti e Domenicani, che insinuassero a' popoli, -che i Re di Spagna erano tiranni, e che questo Regno -se l'aveano tirannicamente usurpato; e che per ciò -erano a casa del Diavolo; e che li popoli, per li tanti -pagamenti e collette, erano costretti per soddisfarle -a perder l'anima ed il corpo: che per revelazioni -fatte a più Religiosi questa era volontà di Dio di cavar -il Regno da simili suggezioni, per la poca giustizia -de' Ministri del Re, che vendevano il sangue umano -per danari, scorticando i poveri, onde doveano tutti -accorrere per agevolar l'impresa, proccurando altri loro -amici e confederati, li quali in determinato giorno, -sentendo gridar <i>libertà</i>, si sollevassero tutti, essendosi -concertato d'ammazzare tutti gli Ufficiali del Re, rompere -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -le carceri, liberar i carcerati ed in segno di libertà, -abbruciar tutti li processi; e tanto più dovean -riputar facile la impresa, che molte terre della provincia -erano già pronte ed apparecchiate, coll'intelligenza -ancora d'alcuni Signori e Prelati, e che per -quest'effetto tenevano tutti li Castelli a loro divozione -e che trattavano avere ancora il Castello di -Cotrone. -</p> - -<p> -Fra' Ministri più fedeli e fervorosi del Campanella, -oltre al <i>Ponzio</i>, furono ancora <i>Fr. Giovan-Battista</i> di -Pizzoli, <i>Fr. Pietro</i> di Stilo e <i>Fr. Domenico Petroli</i> di -Strignano; e del Convento de' Domenicani di Pizzoli -più di 25 Frati di quest'Ordine, aveano fatti grandi -progressi, unendo molti fuorusciti, e tirando al lor partito -molti altri Religiosi e Calabresi; e non pur in -quella provincia, ma nell'altra vicina erasi attaccata -la contagione. -</p> - -<p> -Secondo le pruove, che si leggono nel processo fabbricato -di questa congiura (copia del quale M. S. si -conserva presso di Noi), de' Frati di diversi Ordini, -fra gli altri di Agostiniani, Zoccolanti e Domenicani, -depongono vari testimoni ch'erano più di 300. I Predicatori, -che aveano l'incombenza d'andar secretamente -insinuando e persuadendo i popoli alla sollevazione, -erano 200. Tra Vescovi, che n'erano intesi, e -che nascostamente favorivano l'impresa, si nominavano -il Vescovo di Nicastro, quello di Girace, l'altro di -Melito ed il Vescovo d'Oppido. Ne furono parimente -intesi alcuni pochi Baroni Napoletani, ma il numero -de' provinciali fu ben grande, i nomi de' quali, per -buon rispetto delle loro famiglie, che ancor durano, -qui si taciono. -</p> - -<p> -Queste prediche (almeno secondo vantavano il Campanella -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -ed il Ponzio) aveano ridotti molti cittadini -delle città e terre non men dell'una, che dell'altra -provincia. Si contano, Stilo co' suoi Casali, Catanzaro -così per li Nobili, come per li Popolani, Squillace, -Nicastro, Cerifalco, Taverna, Tropeja, Reggio co' suoi -Casali, S. Agata, Cosenza co' suoi Casali, Cassano, -Castrovillari, Terranuova e Satriano. -</p> - -<p> -Non meno il mezzo della <i>lingua</i>, che quello delle -<i>armi</i> avea fatti maravigliosi progressi. Per terra oltre -i Castelli, de' quali si promettevano, aveano uniti 1800 -fuorusciti, ed alla giornata cresceva il lor numero per -l'impunità promessa e libertà sognata: promettevano -di liberare tutte le Monache da' Monasterj, uccider -tutti li Preti e Monaci che non volevano aderire ad -essi, e passar a fil di spada tutti li Gesuiti. Volevano -abbruciar tutti i libri e far nuovi Statuti: che Stilo -dovea esser Capo della Repubblica, e far chiamare -quel Castello, <i>Mons Pinguis</i>, e che Fr. Tommaso Campanella -s'avea da chiamare il <i>Messia</i> venturo, siccome -già alcuni de' congiurati lo chiamavano. Per mare, -teneva il Campanella nella Marina di Guardavalle sentinelle, -le quali, quando passava qualche legno Turco -col pretesto di doversi riscattare qualche schiavo, andassero -a trattar co' Turchi, ed insinuar loro la resoluzion -presa di sollevarsi, e che perciò fossero pronti -ad accorrere ed agevolar l'impresa; di vantaggio fece -nella Marina di Castelvetere imbarcare Maurizio di -Rinaldo con otto altri compagni sopra le Galee di Murath -Rays, perchè trattassero col Bassà <i>Cicala</i> il soccorso -della sua armata, offerendogli molte Fortezze e -terre; ed in fatti, essendo comparse nel mese di giugno -le Galee di Murath nella Marina di S. Caterina -e Guardavalle, per conchiudere il trattato e stabilire -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -il modo da tenersi, fu conchiuso per la mediazione -di Maurizio, che l'armata fosse venuta nel mese di -settembre, perchè alla sua comparsa si sarebbe fatta -la sollevazione, con entrare nelle terre, e gridando <i>libertà</i>, -ammazzare gli Ufficiali del Re, e tutti coloro -che si fossero opposti. -</p> - -<p> -Ma come è difficile, ove vi corra tempo, e sia grande -il numero de' congiurati, tenersi simili maneggi -lungamente celati, fu la congiura scoverta da Fabio -di Lauro e Giovan-Battista Blibia di Catanzaro, complici -di quella, li quali la palesarono a D. Luigi Xarava, -che si trovava allora Avvocato Fiscale della provincia -di Calabria ultra, e per mezzo del medesimo ne -fecero una piena e distinta relazione al Conte di Lemos -Vicerè. Il Conte spedì tosto in Calabria D. Carlo -Spinelli con amplissima autorità, il quale col pretesto -di fortificar quelle Marine contra l'invasione de' Turchi, -pensava a man salva imprigionare tutti i congiurati; -onde portatosi in Catanzaro, ed all'ultimo d'agosto -di quest'anno 1599, ricevute avanti il Fiscale le -deposizioni di Fabio di Lauro e Giovan-Battista Blibia, -cominciò a carcerare segretamente alcuni de' congiurati; -ma la fuga d'uno, e l'essersi da poi il cadavere -del fuggitivo affogato in mare, veduto in quelle -marine, rese pubblico il fatto; onde sparpagliati i congiurati -si diedero in fuga, e costrinsero lo Spinelli a -palesemente operare. Alcuni spensierati furono presi -senza contrasto, fra' quali fu <i>Maurizio di Rinaldo</i>, il -quale, e prima e dopo la tortura, confessò il tutto; -altri scapparon via; ma <i>Tommaso Campanella</i>, ch'era -corso alla marina travestito per imbarcarsi, fu colto -in una capanna per opera del Principe della Rocella. -<i>Fra Dionisio Ponzio</i>, ancorchè fosse stato più presto -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -ad imbarcarsi, per sottrarsi dal supplicio, fu arrestato -in Monopoli in abito sconosciuto di secolare. -</p> - -<p> -E veramente fu la congiura scoverta a tempo opportuno; -poichè già il Bassà Cicala, secondo il trattato, -a' 14 settembre del medesimo anno s'era fatto vedere -al capo di Stilo con 30 Galee, il quale non avendo -trovata quella corrispondenza, che i congiurati -gli avean fatta sperare, anzi vedute le marine guarnite -di soldatesche ben disposte a riceverlo, si ritirò alla -Fossa di S. Giovanni, donde, dopo la dimora d'alcuni -giorni, fece vela verso Levante. -</p> - -<p> -I presi furon esaminati e tormentati, li quali nelle -loro deposizioni scovrirono altri, che erano intesi -nella congiura, e furono mandati in Napoli sopra quattro -Galee, e giunti al Porto, il Vicerè, per terror degli -altri, ne fece due d'essi sbranar vivi dalle Galee -medesime, ed appiccare quattro all'antenne: tutti gli -altri furono mandati in carcere per punirli secondo -il merito di ciò che venivano rei. Il Campanella, col -Ponzio, ed alcuni altri Preti e Frati, stati presi, furon -condotti nel Castello. -</p> - -<p> -Nacque tosto contesa di giurisdizione intorno alla -loro condanna: gli Ecclesiastici pretendevano volerli -essi giudicare, all'incontro i Ministri regj dicevano, -che la cognizione del delitto di fellonia s'apparteneva -a' Tribunali del Re, non ostante il carattere, che portavano -molti de' congiurati di persone Ecclesiastiche -e Religiose. Fu preso temperamento, che il Nunzio -per delegazione della Sede Appostolica insieme con -un Ministro del Re, che fu D. Pietro di Vera, giudicassero -la causa de' Preti e de' Frati, e che a rispetto -delle molte ed esecrande eresie, delle quali erano -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -imputati, procedesse il Vicario Generale della Diocesi, -con l'intervento di Benedetto Mandini Vescovo di -Caserta. -</p> - -<p> -I Frati furono aspramente tormentati; ma il Ponzio -in mezzo de' tormenti non lasciossi scappar di bocca nè -pure una sola parola. Fu tormentato ancora il Campanella, -di cui si legge una sua lunga deposizione fatta -nel mese di febbrajo del nuovo anno 1600, nella -quale, a guisa di fanatico e di forsennato, sia per -malizia, sia per lo terrore, ora affermando, ora negando, -tutto s'intriga e s'inviluppa: gli riuscì, per tante -cose strane ed inette che gli usciron di bocca, farsi -creder pazzo, onde fu condennato a perpetuo carcere, -dal quale a lungo andare pure seppe co' suoi imbrogli -uscirne; onde finalmente ricovratosi in Francia finì -in Parigi i giorni suoi nell'anno 1639<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. -</p> - -<p> -I secolari sottoposti a' Tribunali del Re furono sentenziati -secondo i delitti, de' quali erano convinti: il -Consigliere Marcantonio di Ponte fu destinato Commessarie -alle loro cause, e molti con crudelissima morte -pagarono la pena della loro ribalderia. Maurizio Rinaldo -essendo stato condennato alle forche, mentr'era -per giustiziarsi avanti il largo del Castel Nuovo, disse, -che per disgravio di sua coscienza dovea rivelare -alcune cose di somma importanza; il Vicerè fece trattener -la giustizia, e lo fece condurre in Vicaria, dove -fece una lunghissima deposizione, nella quale minutamente -espose l'ordine tenuto in questa congiura, e -svelò maggior numero di congiurati, la quale ratificò -anche ne' tormenti, e poco da poi portato di nuovo al -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -patibolo, avanti la piazza del Castel Nuovo lasciò su -le forche ignominiosamente la vita. -</p> - -<p> -Così dileguossi questo turbine, ma non per ciò, -tornato che fu il Vicerè da Roma, ov'erasi portato -in quest'anno del Giubileo, per render ubbidienza al -Pontefice Clemente VIII in nome del Re, fu libero -da nuovi timori del Turco; poichè Amurath Rays -nel mese d'agosto del medesimo anno comparve con -sei vascelli nelle marine di Calabria, e posta a terra -la sua gente a' lidi della Scalea, meditava dar il sacco -a quella Terra e luoghi circostanti; ma fattasegli -valida resistenza da D. Francesco Spinelli Principe -della Scalea, ancor che fugasse que' barbari, vi lasciò -egli però miseramente la vita. -</p> - -<p> -Fu spettatore il Conte da poi di quella comedia, -che un impostore volle rappresentare in Napoli sotto -la maschera di D. Sebastiano Re di Portogallo, di cui -nel precedente libro fu brevemente narrata la favola. -Ed avendo la Contessa di Lemos moglie del Vicerè -invogliato il Re a far un viaggio per Italia per vedere -il Regno di Napoli; dandone Filippo speranza, il -Conte riputando il Palagio regale di Napoli edificato -da D. Pietro di Toledo, troppo angusto per un tant'Ospite, -e per una così numerosa e splendida Corte, pensò -d'edificarne un altro più maestoso e magnifico, ed -ottenutosene assenso dal Re, ne fece fare il disegno -dal celebre Architetto <i>Fontana</i>. Così cominciossi la -fabbrica della nuova abitazione de' nostri Vicerè, la -quale continuata da poi con non minor magnificenza -da D. Francesco di Castro suo figliuolo, s'ammira -ora per uno delli più stupendi e magnifici edificj di -Europa, sufficiente a ricevere non uno, ma più Principi -e Corti regali. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p> -Non si tralasciò ancora da Spagna, in tempo del -suo governo, premere il Regno con nuovi donativi; -onde ragunatosi un Parlamento generale in S. Lorenzo, -nel quale, come Sindico, intervenne Alfonso -di Gennaro nobile della piazza di Porto, si fece al Re -un donativo d'un milione e ducentomila ducati, oltre -di venticinquemila altri donati al Vicerè. -</p> - -<p> -Ma poco da poi infermatosi il Conte, fu il male -così pertinace, che sempre più avanzandosi, finalmente -a' 19 d'ottobre di quest'anno 1601 gli tolse la vita. Fu -il suo cadavere con magnifico accompagnamento trasportato -nella Chiesa della Croce de' Frati Minori, -dove gli furon celebrate pompose esequie. Governò -egli il Regno due anni e tre mesi, nel qual tempo -promulgò diciassette <i>Prammatiche</i> tutte savie e prudenti, -per le quali si emendano molti abusi ne' Tribunali, -e si danno altri salutari provvedimenti, che -possono vedersi nella tante volte accennata <i>Cronologia</i>, -prefissa nel primo tomo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<p> -Lasciò morendo, in vigor di regal carta venutagli -mentr'era infermo, per <i>Luogotenente</i> del Regno <i>D. -Francesco di Castro</i> suo figliuolo, giovane di 23 anni, -ma maturo di senno e di prudenza, il quale lo -governò insino ad aprile del 1603, nel qual tempo -pubblicò diece savie <i>Prammatiche</i>, ed ebbe pure ad -accorrere alle scorrerie del Bassà <i>Cicala</i>, il quale nel -1602 pose le sue genti in terra alle marine del Regno, -e saccheggiò Reggio<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. Cedè egli il governo al -<i>Conte di Benavente</i>, eletto da Filippo per nostro Vicerè, -di cui ora bisogna brevemente ragionare. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -</p> - -<h3 id="lib35cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller"><i>Del Governo di <span class="smcap">D. Giovanni Alfonso Pimentel d'Errera</span> -Conte di <span class="smcap">Benavente</span>; e delle contese, ch'ebbe -con gli Ecclesiastici per la Bolla di Papa <span class="smcap">Gregorio -XIV</span>, intorno all'immunità delle Chiese.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Giunto che fu il Conte in Napoli a' 6 aprile di -quest'anno 1603 mostrò un'applicazion continuata alla -retta amministrazione della giustizia, e vedendo rilasciata -la disciplina, riprese il rigore, e con serietà attese -ad emendare gli abusi de' Tribunali, a sollecitar -le cause criminali, ordinando di più, che tutti i processi, -che marciavano ne' Tribunali delle province -venissero in Napoli, dove sollecitamente fossero spediti -i rei, o con morte, o col remo, o con altri castighi -a proporzione de' delitti, de' quali erano convinti. -Fu rigido e severo in punir i delinquenti, e sovente -non faceva valer loro il refugio alle Chiese, -cotanto era cresciuto il numero de' ribaldi, siccome -tuttavia cresceva quello delle Chiese, onde con facilità -si ponevano in salvo: ciò che accese nuove contese -con Roma per l'immunità di quelle, di cui più -innanzi saremo a favellare. -</p> - -<p> -Ma non meno la perduta disciplina, che le gravezze, -che soffrivano i nostri Regnicoli, e le continuate -scorrerie de' Turchi, non meno che de' banditi, tennero -occupato il Conte di Benavente in cure sollecite -e moleste. Per essere il Regno stato premuto tanto -con sì spessi e grossi donativi, e gravose tasse, mal -si soffrivano poi nuove gravezze e nuovi dazj. Non -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -finivan mai i bisogni della Corte e le richieste di nuovi -soccorsi; onde bisognò finalmente venire all'imposizione -d'una nuova gabella sopra i frutti. Dispiacque -notabilmente alla plebe sì scandalosa gabella, ed ancorchè -soffrisse il giogo, non lasciava internamente -d'abborrirlo e di scuoterlo sempre che le ne veniva -l'opportunità. Avvenne, che un Gabelliere avea fatto -dipingere nella casetta ove riscoteva il dazio, posta al -Mercato, otto Santi Protettori della Città: ciò parendo -disdicevole al Vicario Generale della Diocesi, volendo -egli farsi giustizia colle sue mani, mandò un suo Ministro -con comitiva, con ordine di cancellar quelle -Immagini con molto rumore e strepito. Accorse per -ciò ivi molta gente, ed in un tratto si vide quella contrada -piena di popolo: alcuni fomentati da' mal contenti, -credendo che il tumulto fosse per levar via la -gabella, si lanciarono sopra quella stanza per rovinarla -da' fondamenti, affinchè si togliesse ogni vestigio di sì -abbominevol dazio. Fu il tumulto sì strepitoso, che -se la vigilanza del Vicerè non faceva tosto accorrer -gente per quietarlo, sarebbe certamente degenerato in -una aperta rivoluzione. Si quietò finalmente, ed il Vicerè -volle prender severo castigo de' Capi principali -dell'eccesso, e sopra ogni altro, dell'impertinente Ministro -mandato dal Vicario, cagione di tutto il disordine: -si opposero a ciò gli Ecclesiastici con attaccar -brighe di giurisdizione; ma il Vicerè castigò severamente -i Capi, e mandò in galea il Ministro del Vicario. -</p> - -<p> -Una nuova gabella imposta sopra il sale cagionò -pure dell'amarezze e disturbi; ma sopra tutto era intollerabile -l'uso delle <i>monete</i>, tanto avidamente tosate -da' Monetarj, che impedivano notabilmente il commercio: -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -fu la città per sollevarsi, ma vi diede il Conte -tosto riparo, con lasciar correre le <i>zannette</i> (moneta, -il cui valore era di mezzo carlino) giuste o scarse che -fossero, e che l'altre monete, nuove o vecchie, si ricevessero -a peso per supplire con ciò alle tosate, e per -togliere a' Monetarj l'occasione di tosarle per l'avvenire. -</p> - -<p> -Le scorrerie de' Corsari Turchi nelle marine di Puglia -non meno frequenti che dannose, saccheggiavano, -predavano e riducevano in ischiavitù non picciol numero -di persone. Essi s'aveano fatto asilo la Città di -Durazzo nell'Albania, lontana dal Capo d'Otranto non -più che cento miglia. Per isnidarli da quel luogo, fu -risoluto doversi impiegar ogni opera per distrugger -Durazzo. Ne fu data la cura al Marchese di S. Croce, -il quale colla squadra delle nostre galee, giunto nei -lidi d'Albania, e poste a terra le soldatesche ed artiglierie, -superò a viva forza il Castello di Durazzo, -diede il sacco alla Città, la distrusse, e ciò che vi rimase, -fece divorar dalle fiamme. -</p> - -<p> -I banditi dall'altra parte non lasciavano d'infestar -le Calabrie: vi accorse D. Lelio Orsini per far loro -argine, ne dissipò buona parte, ma non gli estinse affatto; -imperocchè essendo notabilmente cresciuti, provvidero -alla loro salvezza, ritirandosi altrove tra monti -inaccessibili. -</p> - -<p> -Ma non meno fastidiose e moleste furono le contese, -ch'ebbe il Conte di Benavente a sostenere con gli -Ecclesiastici per cagion d'immunità pretesa, non meno -per le loro persone, che per le Chiese. La gran pietà -del Re Filippo III, e la poca sua applicazione al Governo -de' suoi Regni, diede lor animo di far nuove -sorprese, e sopra tutto di far valere nel Regno la -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -<i>Bolla di Gregorio XIV</i> stabilita intorno all'immunità -delle Chiese. Si resero a questi tempi sopra noi maggiormente -animosi, dal vedere, che in quella famosa -contesa insorta tra il Pontefice Paolo V colla Repubblica -di Venezia, sopra la quale tanto si è disputato -e scritto, il Re Filippo pendeva dalla parte del Pontefice; -e non ostante, che la causa di quella Repubblica -doveva esser comune a tutti i Principi, seppero -far sì, che il Re, non solo s'impiegasse a trattar -per essi vantaggioso accordo, spedendovi a tal effetto -in Venezia D. Francesco di Castro con carattere -di suo Ambasciadore; ma l'indussero a comandare al -Conte di Benavente nostro Vicerè, e al Conte di Fuentes -Governador di Milano, che in ogni caso assistessero -alla difesa della Sede Appostolica; onde da Napoli -il Vicerè mandò a quest'effetto in Lombardia ventidue -insegne di fanteria sotto il comando di Giantommaso -Spina, ed altre ventitrè sotto il Marchese di -S. Agata. Quindi è, che fra la turba di coloro che -scrissero in questa causa a favor del Pontefice contra -il P. Servita, Fr. Fulgenzio e Giovanni Marsilio Teologi -di quella Repubblica, ve ne siano molti Spagnuoli, -e de' nostri ancora, e tra questi vi fu anche il <i>Reggente -di Ponte</i>, riputato a torto fra noi il più forte -sostenitore della regal giurisdizione. -</p> - -<p> -Avea Papa Gregorio nel 1591 pubblicata una Bolla, -nella quale derogando alle Bolle di Pio e di Sisto V, -ristrinse il numero de' delitti incapaci d'immunità, e -quel che più era insopportabile, volle, che i Giudici -Ecclesiastici avessero a giudicare della qualità de' delitti, -e quali fossero gli eccettuati, affin di poter estrarre -i delinquenti dalle Chiese; e che il Magistrato Secolare -non ardisse d'estrarli, se non con espressa licenza -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -del Vescovo; da poi che avrà costui giudicato -d'essere i rei immeritevoli del confugio, per aver commessi -delitti eccettuati dalla Bolla. -</p> - -<p> -Prima il dichiarar le Chiese per <i>Asili</i> e dichiarar -i delitti, s'apparteneva agl'Imperadori, come si vede -chiaro ne' libri del Codice di Teodosio e di Giustiniano, -e per cinque interi secoli, la Chiesa sopra ciò -non v'avea stabilito canone alcuno<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>: la qual preminenza, -come fu veduto ne' precedenti libri di questa -Istoria, fu lungo tempo ritenuta da' nostri Principi. -Da poi si videro stabiliti sopra ciò alcuni canoni, ed -i Pontefici non vollero in appresso tralasciare nelle -loro Decretali di maggiormente confermarsi in questo -diritto. Ma furono i primi canoni e le prime loro Costituzioni -moderate e comportabili, tanto che le Bolle -di Pio e di Sisto non recarono fra noi molta novità, -nè furono stimate cotanto strane, sì che se ne dovesse -far risentimento, siccome accadde promulgata che fu -questa di Gregorio, contenente pregiudizj gravissimi -alle preminenze del Re e de' suoi Magistrati. Il Conte -di Lemos D. Ferdinando, non la fece perciò valere -nel Regno, mentre vi era Vicerè, ed a' 2 d'agosto del -1599, fece dal Reggente Martos far relazione al Re -de' pregiudizj, che conteneva; ed il Re sotto li 27 febbrajo -del seguente anno 1600, gli rispose, che non -facesse sopra ciò far novità alcuna, ma che osservasse -il solito d'estrarre i delinquenti, che si ritirano nelle -Chiese, avendo egli ordinato, che si faccia istanza -in Roma al Papa, acciò che moderi la Costituzione -di Gregorio. Il perchè avendo il Conte, niente curando -della Bolla, fatto estrarre di Chiesa il Marchese di -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -S. Lucido, e datane parte al Re, gli fu dal medesimo -risposto sotto li 17 ottobre del medesimo anno, che -egli approvava il fatto, e che per l'avvenire non permettesse -sopra ciò far introdurre novità alcuna<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. -</p> - -<p> -Ma nel governo del Conte di Benavente gli Ecclesiastici, -resi più animosi, impresero in ogni conto volerla -far valere nel Regno, in tempo men opportuno -che mai; poichè la città, per la perduta disciplina, -era tutta corrotta, quando i delitti erano più frequenti, -e quando le Chiese erano cresciute in tanto numero, -che non vi era angolo, che non ne abbondasse. S'aggiungeva, -che oltre alla Bolla di Gregorio, li Canonisti -ed altri Dottori Ecclesiastici aveano trattato questo -soggetto d'immunità con sentimenti così stravaganti -e smoderati, che finalmente rare volte, secondo -essi, poteva avvenir caso di poter estrarre rei per qualunque -delitto, che si fosse, dalle Chiese; ed ascrivendo -alla sola Corte Ecclesiastica il potere di dichiarare i -delitti eccettuati, diedero in tali stranezze, che secondo -le loro massime, era impossibile poterne qualificar uno -per tale. Di vantaggio stesero a lor capriccio l'immunità -de' luoghi, non solo a' Cimiterj, Monasterj, Cappelle, -Oratorj, alle Case de' Vescovi ed Ospedali; ma -anche agli atrj, alle case, alle logge, a' giardini, a' vacui -ed insino a' forni, ch'erano alle Chiese vicini. Sono -in fine arrivati a tale estremità di dire, che se -il rifugiato, ancorchè laico, commetta nel luogo dell'asilo -qualche delitto, possa il Giudice Ecclesiastico -giudicarlo, col pretesto che si sia abusato del confugio. -</p> - -<p> -Bastava, per non far valere la Bolla di Gregorio, -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -la sola frequenza de' delitti ed il tanto numero delle -Chiese: di che poteva il Conte di Benavente, per governo -del Regno a se commesso, prender ancora ammaestramento -dalla sapienza del Senato Romano, il -quale, secondo che narra Tacito<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>, crescendo tuttavia -in molte città della Grecia l'abuso di multiplicarsi -gli <i>Asili</i>, tanto che quelle città erano ripiene d'uomini -scelleratissimi, per la licenza che lor dava l'immunità -di quelli, con danno gravissimo dello Stato, -reputò il Senato, a cui Tiberio avea commesso tal -affare, che dovesse restringersi il numero degli <i>Asili</i>. -</p> - -<p> -Il Conte pertanto, per reprimere con maggior vigore -la pretensione degli Ecclesiastici, ne scrisse al -Re sin da' 30 maggio del 1603; e non cessando quelli -di proseguir l'impresa, raddoppiò l'istanza a' 19 luglio -1606, pregandolo a dar pronto rimedio ad un -tanto abuso; poichè di continuo i Ministri Regj aveano -differenza sopra ciò con gli Ecclesiastici, li quali -volevano in ogni modo eseguire la Bolla di Gregorio, -e perciò non tralasciavano contra quelli di fulminar -monitorj e scomuniche, ch'era lo stesso, che perturbare -il Regno, e mandare a terra la Regal Giurisdizione<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. -Dopo fatte queste rappresentazioni al Re, -essendo accaduto in Napoli, che a due Nobili venuti -fra loro in urta, per tema di maggior pericolo, si fosse -ingiunto mandato Regio di non partirsi dalle loro case; -costoro poco di ciò curando si fecer lecito di passeggiar -per la città, non ostante il divieto, ed incontratisi, -cimentandosi a duello, ne rimase uno estinto: -l'uccisore con un suo compagno, ch'era Cavaliere -Gerosolimitano, ed un servidore, tosto si salvarono nel -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -Convento di S. Caterina a Formello de' PP. Domenicani. -Ma non fece lor valere l'Asilo il Conte di -Benavente; poichè avendo fatto circondare il Convento -da due compagnie di Spagnuoli, e da quella del -Capitan Alfonso Modarra, gittate a terra le porte, amendue -col servidore furono estratti, fatti prigioni e -condotti nelle carceri della Vicaria; e giudicata la -causa, nel mese di maggio del 1610 fu fatto mozzar -il capo all'uccisore, risparmiando la vita al Cavaliere, -a riguardo dell'abito di S. Giovanni che portava. -</p> - -<p> -Non mancò subito il Vicario dell'Arcivescovo di -Napoli di dichiarar scomunicati il Reggente ed Avvocato -Fiscale di Vicaria, con affiggere cedoloni ancora -contra il Capitan Modarra e' suoi soldati, e contra il -Caporale e' soldati della guardia del suddetto Reggente, -che aveano rotte e fracassate le porte del Monastero -ed estratti i rifugiati; ma il Vicerè non tralasciò -immantenente a' 6 del detto mese di mandar una grave -ortatoria al Vicario, che dichiarasse nulle tali censure, -e togliesse i cedoloni; e nell'istesso dì ne mandò -un'altra per via d'ambasciata al Nunzio, fattagli dal -Segretario del Regno Andrea Salazar, che desse ordine -al Vicario, che levasse i cedoloni, siccome a' 10 -del medesimo se ne replicò un'altra al Vicario<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>; -tanto che colla restituzione del Cavalier Gerosolimitano -nelle mani del suo Giudice competente, fu composto -l'affare, nè si parlò più di Bolla. Distese con -tal occasione il <i>Reggente di Fulvio di Costanzo</i> Marchese -di Corleto una scrittura, che volle drizzarla al -Pontefice Paolo V, dove con molta evidenza dimostrava -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -di doversi togliere, o almeno moderare la Costituzione -di Gregorio. -</p> - -<p> -Ma questi ricorsi avuti in Roma furon sempre inutili; -onde non tralasciandosi dagli Ecclesiastici di farla -valere, quando loro veniva in acconcio, fu nel Pontificato -di Clemente X preso espediente, di mandar in -Roma due Ministri per ottener qualche riforma agli -abusi dell'immunità Ecclesiastica, uno per lo Stato -di Milano, che fu il Visitator <i>Casati</i>, e l'altro per lo -Regno di Napoli, che fu il Consigliere allora <i>Antonio -di Gaeta</i>, poi Reggente, trascelto dal Conte di Pegneranna, -che dopo il Viceregnato di Napoli, era passato -in Madrid al posto di Presidente del Consiglio -d'Italia. Compose ancora il Consigliere <i>Gaeta</i> una dotta -scrittura sopra questo soggetto, e la indirizzò pure -al Pontefice Clemente X ed al Marchese d'Astorga, -che si trovava allora Ambasciadore in Roma; ma la -missione fu inutile, siccome riuscirono in appresso -sempre vani i ricorsi, che sopra ciò s'ebbero in Roma -vanamente lusingandoci, che da quella Corte si potesse -la Bolla riformare; onde ora non rimane altro -rimedio, se non che accadendo, che gli Ecclesiastici -vogliano procedere a scomuniche per far valere la Bolla -(quando si è voluto usare la debita vigilanza) s'è -di lor presa severa vendetta, con discacciarli dal Regno, -sequestrar le loro rendite, e carcerare i loro parenti; -siccome a' tempi nostri fu praticato nel governo -del Conte Daun, ch'essendosi con molto scandalo di -tutta la città fulminate censure contra i Giudici e -l'Avvocato Fiscale di Vicaria per essersi estratta da -un forno attaccato ad una Chiesa una venefica, che -avea commesse infinite stragi, e tuttavia nel luogo stesso -del rifugio stava fabbricando veleni; fu con modi -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -non tanto strepitosi, quanto applauditi da tutti, cacciato -dalla città e Regno il Vicario dell'Arcivescovo, -cacciati i suoi Ministri, imprigionati i cursori, che -ebbero ardimento d'affigger i cedoloni, e sequestrate -l'entrate all'Arcivescovo istesso. -</p> - -<p> -Mentre con tanta vigilanza il Conte di Benavente -amministrava il Regno, pervenne avviso in Napoli, -che il Re Filippo, secondo le insinuazioni de' Favoriti, -da' quali reggevasi la Monarchia, avea disegnato per -suo successore il Conte di Lemos figliuolo di D. Ferdinando; -ond'egli con molto dispiacere, e più della Contessa -sua moglie, s'apparecchiò a riceverlo per cedergli -il Governo; e giunto il Lemos nel mese di giugno di -quest'anno 1610 nell'Isola di Procida, fu egli ad incontrarlo, -e quantunque l'avesse pregato ad entrare e -stanziare in Palagio, non volle il Lemos partire da -quell'Isola per dar maggior agio al predecessore di disporsi -alla partenza. Partì finalmente il Conte di Benavente -da Napoli a' 11 del seguente mese di luglio, -dopo aver governato il Regno per lo spazio poco più -di sette anni. Lasciò di se monumenti ben illustri -della sua giustizia (della quale fu oltremodo zelante) -e della sua magnificenza. Egli magnifico in tutte le -occasioni, che se gli presentarono in tempo del suo -governo, come si vide nelle feste, che fece celebrare -nel 1605 per la natività di <i>Filippo</i> Principe delle Spagne: -e nel 1607 per la nascita dell'Infante D. Ferdinando, -quegli, che sotto il nome di Cardinal Infante -si rese cotanto celebre al Mondo per la vittoria ottenuta -agli Svizzeri presso Norlinghen. Alla sua magnificenza -dobbiamo quelle ampie e Regali strade, una, -che conduce a Poggio Reale ornata di bellissimi alberi -e d'amenissime fonti: l'altra, che dal Regio Palagio -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -conduce a S. Lucia, nobilitata da una vaghissima -Fontana, adornata di Statue d'esquisitissima scultura, -siccome egli fu, che fece costruire il Ponte, ed -innalzare quella magnifica Porta della città, che conduce -al Borgo di Chiaja, volendo, che dal suo cognome -si fosse chiamata <i>Porta Pimentella</i>; e sotto i -suoi auspicj fu fabbricato il Palagio destinato per uso -ed abitazione degli Ufficiali, che assistono alla conservazione -de' grani riposti ne' pubblici granai per l'Annona -della città. Nell'Isola d'Elba, posta ne' mari di -Toscana, a lui dobbiamo il <i>Forte Pimentello</i>: siccome -nel Regno que' magnifici Ponti della Cava, di Bovino -e di Benevento. -</p> - -<p> -Egli ci lasciò più di cinquanta Prammatiche tutte -savie e prudenti. Regolò per quelle le <i>Fiere</i> del Regno, -e comandò, che fossero celebrate ne' tempi stabiliti -ne' loro privilegi e non altramente: proibì severamente -l'asportazione delle arme corte, e fu terribile -contra i falsari e contra i giocatori; e diede altri salutari -provvedimenti intorno alla pubblica Annona, che -secondo furono stabiliti, possono vedersi nella <i>Cronologia</i> -prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<h3 id="lib35cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller"><i>Del Governo di <span class="smcap">D. Pietro Fernandez di Castro</span> Conte -di <span class="smcap">Lemos</span>; e suoi ordinamenti intorno all'Università -de' nostri Studi, perchè presso noi le discipline -e le lettere fiorissero.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Don Pietro di Castro fu figliuolo di <i>D. Ferdinando</i>, -che morì in Napoli essendovi Vicerè, e fratello di -<i>D. Francesco</i>, che governò pure il Regno in qualità -di <i>Luogotenente</i> lasciatovi da suo padre in vigor di -facoltà concedutagli dal Re. Giunto in Napoli trovò -il Regno non pur esausto, ma il Patrimonio Reale e -la pubblica Annona in debito di più milioni, in guisa, -che nè la città avea modo di provveder di frumenti -i granai, nè la Cassa Militare di pagar le soldatesche. -Ma applicatosi egli a favorire le Comunità del Regno, -acciò fossero più pronte a pagare i tributi dovuti al -Re: a far rivedere i conti, così delle Regie entrate, -come della città: a riparar le frodi, che si commettevano -dagli amministratori di esse: a porre i libri in -registro: e sopra tutto vegghiando, che si spendesse -fruttuosamente il denaro, accrebbe l'Erario del Principe -e la pubblica Annona, tanto che nel corso del -suo governo fu goduta una compiuta abbondanza. -</p> - -<p> -Applicò ancora l'animo ad una esatta amministrazion -di giustizia, invigilando alla sollecita spedizione -delle cause: fu severo e terribile contra a' malfattori, -e pose terrore a' Ministri, perchè invigilassero a castigarli, -ed attendessero con assiduità e vigilanza a' loro -ufficj. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -Ma sopra ogni altro, di che resta a noi perpetuo -ed illustre monumento, fu l'amore, che egli ebbe verso -le lettere e la stima che fece della nostra Università -degli Studi. Innalzò per degno ricetto delle Muse un -superbo e magnifico Edificio, di cui non può pregiarsi -aver simile qualunque Università d'Europa. I Professori -di quest'Università per non aver luogo proporzionato -a' loro esercizj, da S. Andrea a Nido, ove -anticamente dimoravano, erano stati costretti ricovrarsi -nel cortile, che serve d'atrio alla Chiesa di S. Domenico -de' Frati Predicatori, dove in alcune volte terrene, -che formavano tre stanze, addottrinavano la gioventù: -nelle due, che sono nel muro verso mezzo giorno -e dirimpetto alla Chiesa nella prima si leggeva la Ragion -Canonica e la Gramatica Greca, e nella seconda -s'insegnavano le leggi civili: nell'ultima stanza del -lato interno verso occidente era la Cattedra, che chiamavasi -degli Artisti<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. Ma luogo angusto ed incomodo, -e mal atto a tal ministerio, nè con architettura -conforme al bisogno dell'opera ed al decoro e magnificenza -della città: il sentirsi con poca riverenza della -vicina Chiesa spesse dispute ed armeggiamenti degli -Scolari: i fastidiosi ed importuni suoni delle campane -che spesso interrompevano gli esercizj de' Professori, -fecero, che il Conte di Lemos, affezionato agli Studi, -ne' quali nell'Università di Salamanca, in tempo della -sua gioventù, avea fatti maravigliosi progressi, pensasse -da dovero a darvi riparo; e riputando ciò indegno di -un'Università cotanto preclara, di cui non meno l'Imperador -Federico II che i Re dell'Illustre Casa d'Angiò -aveano fatta tanta stima, si determinò di prepararle -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -una magnifica abitazione e degna delle scienze, -che ivi si professavano. Colla direzione adunque del -Cavalier <i>Fontana</i>, famoso Architetto di que' tempi, fece -ergere un ampio edificio fuori la Porta di Costantinopoli, -nel medesimo luogo, dove prima da D. Pietro -Giron Duca d'Ossuna era stata edificata la Real -Cavallerizza: fecevi costruire un ben ampio Teatro, -per uso de' concorsi e per altre pubbliche dispute, e -sale ben grandi capaci d'un gran numero di studenti; -ma ciò, che rese l'opera stupenda e maravigliosa, furono -li magnifici portici e le prospettive arricchite di -statue di finissima scultura. Mancò solamente la perizia -dell'arte nelle <i>Iscrizioni</i>, che in marmo vi s'addattarono -nelle sue facciate e magnifiche Porte. A -questi tempi erasi corrotta fra noi la Poesia, e questi -studi erano passati a' Gesuiti, presso i quali era allora -riputato risiedere la letteratura; quindi da' più -valenti e savi critici, che in Napoli eran allora -molto pochi e rari, furono in quelle notati molti errori, -e leggendosi in una d'esse a lettere cubitali quell'<i>ULYSSE -AUDITORE</i>, si diede occasione a Pietro -Lasena di comporre quel suo dotto ed erudito libro -<i>Dell'Antico Ginnasio Napoletano</i>, dove fa vedere i sogni -dell'Autor dell'<i>Iscrizione</i>. -</p> - -<p> -Con tutto che questa grand'opera non fosse finita si -spesero dal Conte centocinquantamila ducati, ch'e' raccolse -da tutto il Regno. Non potè egli aver il piacere -di vederla interamente compita, essendo stato breve -il tempo del suo governo; con tutto ciò, ancorchè non -fosse terminata la fabbrica volle far seguire la traslazione -degli studi, dal luogo ov'erano, in questo nuovo -magnifico edificio, e per mostrare la stima che faceva -di tal Università, volle egli intervenirvi coll'assistenza -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -de' Tribunali, disponendo egli la celebrità con una numerosa -cavalcata, la quale in Napoli non fa mai veduta -simile, e la novità era, perchè v'intervennero i -Dottori del Collegio ed i Professori dell'Università, -vestiti all'uso di Spagna con una sorta d'insegna Dottorale, -che chiamavano <i>Capiroto</i>, divisato con varietà -di colori corrispondenti ed applicati alla varietà delle -scienze, che da loro si professavano. I Teologi la portavano -bianca, e negra: i Filosofi azzurra e gialla; i -Legisti e Canonisti di color verde e rosso; e tutti avevano -le berrette co' fiocchi de' medesimi colori. In cotal -guisa si fece in quest'anno 1616 l'apertura dei -Regj Studi in questo nuovo Edificio, dove il Vicerè -intervenne ed ascoltò l'orazione, che per tal solennità -recitossi. -</p> - -<p> -Ma non bastava aver in sì magnifica forma ridotti -i nostri Studi, se per ben reggergli non si provvedessero -di savie leggi ed ottimi istituti. Egli riordinolli -con prescrivere più Statuti, che ora si leggono nel -Corpo delle nostre Prammatiche<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>, nelli quali, confermando -la Prefettura d'essi al Cappellan Maggiore, -prescrisse la norma ed il numero degli altri Ufficiali, -che doveano averne pensiero: ciò che s'appartenesse -a' Protettori ed al Rettore, e del modo d'eleggerlo: ai -Bidelli, al Maestro di cerimonie, al Capitan di guardia -ed a' Portieri. E perchè il Conte meditava arricchire -quest'Edificio d'una copiosa Libreria, prescrisse -ancora in questi Statuti il modo da conservare i libri, -e dell'uso che se ne dovea avere, e ciò che dovea -essere dell'incombenza del Custode. Parimente stabilì -in quelli una Cappella propria, e v'assegnò il Cappellano, -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -e prescrisse le Feste, che si doveano ivi celebrare. -</p> - -<p> -Distribuì le Cattedre e le materie che si doveano -leggere, determinando ancora a' Professori i Salari in -ogni facoltà: diffinì il corso dell'anno per lo studio, -e quanto tempo arcano da durare le lezioni: preserisse -il modo di leggere che doveano tenere i Lettori: le -visite, che il Prefetto dovea fare a' medesimi: de' loro -sustituti, ed in quali casi potevano concedersi; e che -niuno nelle private case potesse leggere quelle facoltà, -che si leggevano ne' pubblici Studi. -</p> - -<p> -Ma quello, di che merita maggior lode questo savio -Ministro, fu l'avere con severe leggi stabilito, che -tutte le Cattedre si provvedessero per concorsi e per -opposizioni. Avea il nostro Imperador Federico II, -quando riformò, ed in miglior forma ridusse questi -Studi, fin dall'anno 1239, per sua Costituzione<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> -ordinato, che niuno potesse assumersi titolo di Maestro, -che ora diciamo Lettore, se non fosse diligentemente -esaminato in presenza de' suoi Ufficiali e de' Maestri -di quella facoltà, che si pretende insegnare. Questo -diligente esame facevasi per opposizione: modo non -già da Federico inventato, ma molto antico ed a noi -da' Greci tramandato, leggendosi presso Luciano<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>, -che in Atene sotto M. Aurelio, morto il Professore, -era surrogato in suo luogo chi dopo aver disputato -coll'oppositore, e fatto un tal esperimento, avea il suffragio -degli Ottimati. Parimente in Costantinopoli, per -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -legge stabilita da Teodosio il giovane, l'esame e l'elezione -de' Professori si faceva <i>Coetu amplissimo judicante</i><a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. -Quest'istesso praticandosi inviolabilmente -nelle Università di Spagna, siccome in molte altre -d'Europa, volle il Conte di Lemos con leggi più strette -stabilire presso di noi. Egli ordinò, che tutte le Cattedre -si provvedessero per opposizione, invitandosi con -pubblici Editti coloro, che degnamente si volessero opporre: -prescrisse il modo, che si dovrà tenere nella -pubblicazione di questi Editti: coloro, che possono opporsi -alle Cattedre; gli esercizi, che avran da fare gli -Oppositori e che avranno da osservare, durante la vacanza -della Cattedra: determinò il numero de' Magistrati -e de' Professori, che avranno da votare in quelle: -il modo da tenersi: i diritti, che dovranno pagare coloro -che saranno provvisti, ed il giuramento che avran -da dare prima di pigliare il possesso. -</p> - -<p> -Dopo avere il Lemos dati provvidi regolamenti intorno -agli Ufficiali, che reggono l'Università, ed intorno -a' Professori, e del modo d'eleggerli; passa a -regolare ciò che s'appartiene agli Studenti, ricerca -da quelli la matricola, l'esame che dovrà farsi quando -dalla Gramatica passano ad altra facoltà: determina -il tempo del corso de' loro studi: prescrive il modo -da tenersi nelle dispute, e pubbliche conclusioni; i loro -esercizj nella Rettorica, nella lingua Greca, Matematica -ed Anatomia; ed in fine le Repetizioni, che -avran da fare ogni anno a' medesimi li Lettori delle -letture perpetue. -</p> - -<p> -Queste furono le leggi Accademiche, che stabilì il -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -Conte di Lemos per la nostra Università degli Studi, -le quali partito che fu egli dal Governo di Napoli, -vedendo il suo successore <i>D. Pietro di Giron -Duca d'Ossuna</i>, che non erano con quel rigore osservate, -che ordinato avea il Conte, promulgò sotto li -30 novembre del medesimo anno 1616, nuova Prammatica, -nella quale inserendo tutte le sopraddette leggi, -ordinò, che quelle inviolabilmente si fossero osservate<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. -</p> - -<p> -La stima che il Conte di Lemos teneva per le lettere -da lui cotanto favorite, fece sì che a questi tempi -fiorissero in Napoli molti Letterati, e che si rinovellasse -l'istituto dell'Accademie, incominciato in tempo -di D. Pietro di Toledo. Sopra tutte le altre fioriva -a questi tempi l'Accademia degli <i>Oziosi</i>, che nacque -sotto gli auspicj del Cardinal Brancaccio, e che ragunavasi -dentro il Chiostro del Convento di S. Maria -delle Grazie presso la Chiesa di S. Agnello, della -quale era Principe Giambattista Manso Marchese -di Villa; ed alle volte in S. Domenico Maggiore, nella -stanza, nella quale in memoria d'avervi insegnato -S. Tommaso, è rimasta la Cattedra in piedi<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Si -ascrissero a quella, oltre i Letterati di questi tempi, -molti Nobili e Signori, che aveano buon gusto delle -lettere: fra quali erano D. Luigi Caraffa Principe di -Stigliano, D. Luigi di Capua Principe della Riccia, -D. Filippo Gaetano Duca di Sermoneta, D. Carlo Spinelli -Principe di Cariati, D. Francesco Muria Caraffa -Duca di Nocera, D. Giantommaso di Capua Principe -di Rocca Romana, D. Giovanni di Capua, D. Francesco -Brancaccio, D. Giambattista Caracciolo, D. Cesare -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -Pappacoda, Fr. Tommaso Caraffa dell'Ordine -de' Predicatori, D. Ettore Pignatelli, D. Fabrizio Caraffa, -e D. Diego di Mendozza. Ma il maggior lustro -glie lo diede il Conte istesso di Lemos, il quale sovente -in quest'Accademia insieme con gli altri andava -a leggere le sue composizioni, ed una volta vi recitò -una Commedia da lui composta, che fu intesa con -grandissimo plauso. -</p> - -<p> -S'ascrissero parimente in quest'Accademia quasi -tutti i Letterati, che si riputavano a que' tempi i migliori, -come il Cavalier Giambattista Marini, Giambattista -della Porta, Pietro Lasena, Francesco de Petris, -il nostro Consigliere Scipione Teodoro, Giulio -Cesare Capaccio, Ascanio Colelli, Tiberio del Pozzo, -Anton-Maria Palomba, Giannandrea di Paolo, Paolo -Marchese, Giancamillo Cacace, che fu poi Reggente, -Colantonio Mamigliola, Ottavio Sbarra, e molti altri. -</p> - -<p> -A questi medesimi tempi nel Chiostro di S. Pietro -a Majella ne fioriva un'altra, della quale era Principe -D. Francesco Caraffa Marchese d'Anzi, e vi s'arrolarono -D. Tiberio Caraffa Principe di Bisignano, -Monsignor Pier Luigi Caraffa, Giammatteo Ranieri, -Ottavio Caputi, Scipione Milano, ed alcuni altri. -</p> - -<p> -Ma per vizio di quest'età erano professate le lettere -non da tutti con quella politezza e candore, che -si vide da poi verso la fine dello stesso secolo. La -nostra Giurisprudenza non mutò sembiante, ed i Professori -così nelle Cattedre, come nel Foro, de' quali -era il numero cresciuto, seguitavano i vestigj de' loro -maggiori. La filosofia era ancor ristretta ne' Chiostri, -dove s'insegnava al lor modo Scolastico. La Medicina -era professata da' Galenici. Lo studio delle lingue, -e spezialmente della latina, e l'erudizione era ristretta -ne' Gesuiti. La Poesia, tutta trasformata, era esercitata -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -da' stravaganti cervelli; e l'Istoria da pochi era -trattata con dignità e nettezza. -</p> - -<p> -Non fu però, che in mezzo a tanti, alcuni nobili -spiriti, allontanandosi da' comuni sentieri, non calcassero -le vere strade, li quali a lungo andare dieder lume -a' posteri di seguire le loro pedate; ma a questi -tempi essendo pochi e rari non poterono far argine ad -un così ampio ed impetuoso fiume. Rilusse <i>Giambattista -della Porta</i>, cotanto noto per le opere, che ci -lasciò. <i>Pietro Lasena</i> Avvocato ne' nostri Tribunali e -letterato di profonda erudizione. <i>Fabio Colonna</i> celebre -Filosofo e Matematico. <i>Mario Schipani</i> valente -Medico e cotanto amico del virtuosissimo viaggiante -Pietro della Valle. <i>Costantino Sofia</i>, al quale Lasena -dedicò il suo libro de' <i>Vergati</i>; ed <i>Antonio Arcudio</i>, -Sacerdote del Rito Greco, ed Arciprete di Soleto nella -provincia d'Otranto, professori di lingua Greca, amendue -Maestri del Lasena e <i>Niccolò-Antonio Stelliola</i>, -Maestro del famoso M. Aurelio Severino. E se Francesco -de Petris diede fuori a questi tempi quella sua sciocca -Istoria Napoletana, ben vi furono alcuni valenti -investigatori delle nostre memorie che la derisero, e che -diedero saggi ben chiari di quanto sopra lui valessero: -fra' quali non deve tralasciarsi qui privo della meritata -lode <i>Bartolommeo Chioccarello</i>: costui, per la testimonianza, -che a noi ne rende Pietro Lasena<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>, -che fu suo grande amico, non cedeva a uomo nelle -più laboriose ricerche delle nostre antichità, tanto che -s'acquistò il titolo di <i>Can bracco</i>. Egli per lo spazio -di quaranta e più anni consumò sua vita in ricercare -tutti i regj Archivj di questa città: quello della Regia -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -Zecca, l'altro grande della Regia Camera e quello -de' Quinternioni; ed anche l'altro della Regia Cancelleria: -vide quasi tutti li protocolli, ed atti de' Notari -antichi di Napoli: le scritture de' Monasteri più antichi, -e tutti gli Archivj de Monasteri famosi, e delle -Città più celebri del Regno: donde per commessione -datagli nel 1626 dal Duca d'Alba Vicerè, raccolse -que' 18 volumi di scritture attenenti alla regal giurisdizione. -Raccolta quanto laboriosa, altrettanto gloriosa -e degna d'eterna ed immortal memoria, per la quale -i sostenitori della regal giurisdizione si fanno scudo -e difesa contra le tante intraprese degli Ecclesiastici, -che non hanno altro scopo, che d'abbatterla. -</p> - -<p> -Le costui pedate seguitarono <i>D. Ferdinando della -Marra</i> Duca della Guardia, e <i>D. Camillo Tutini</i> Sacerdote -Napoletano, celebre ancor egli per le opere che -ci lasciò. Se <i>D. Francesco Capecelatro</i> suo coetaneo -avesse proseguito il suo lavoro, certamente avrebbe a -noi lasciata una perfetta Istoria Napoletana. Ed <i>Antonio -Caracciolo</i> Chierico Regolare Teatino diede nei -suoi libri, che ci lasciò, saggi ben chiari quanto sopra -questi studi intendesse. S'innalzò poi sopra tutti -costoro il famoso <i>Camillo Pellegrini</i> Capuano, il più -diligente Scrittore, ed il più savio ed acuto critico -che abbiamo noi delle nostre antichità e delle nostre -memorie. -</p> - -<p> -Ma ritornando al conte di Lemos, dopo avere illustrata -Napoli con l'innalzamento dell'Università degli -studi, non tralasciò d'adornarla l'altri edificj. A lui -devono i Gesuiti la fondazione del nuovo Collegio di -S. Francesco Saverio. A lui dobbiamo quella grande -opera de' mulini aperti fuori le mura della città presso -Porta Nolana; ed a lui deve anche il Regno d'aver -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -resi più comodi i viaggi terrestri, con far costruire -nuovi Ponti. Ma furon interrotte le speranze di -ricever da lui beneficj maggiori dall'avviso, che s'ebbe -d'avergli li Re Filippo destinato per successore il -<i>Duca d'Ossuna</i>, che si trovava allora Vicerè in Sicilia. -Abbandonò tosto egli il governo del Regno, e lasciato -D. Francesco suo fratello in sua vece, fino all'arrivo -del successore, si partì a' 8 di luglio di quest'anno -1616 alla volta di Spagna, per andare ed esercitare -la carica di Presidente del supremo Consiglio d'Italia. -Ci lasciò ancor egli più di 40 utili e sagge Prammatiche, -le quali secondo l'ordine de' tempi s'additano -nella tante volte rammentata <i>Cronologia</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib35cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller"><i>Del Governo di <span class="smcap">D. Pietro Giron</span> Duca d'<span class="smcap">Ossuna</span>; e -delle sue spedizioni fatte nell'Adriatico contra Vineziani, -ch'ebbero per lui infelicissimo fine.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Il Duca d'Ossuna, ne' principj del suo governo, -mostrò un'applicazione grandissima ed una assiduità -indefessa nell'ascoltare e provvedere a' bisogni del Regno, -usando molto rigore perchè la giustizia fosse senza -eccezion di persone rettamente amministrata, e nell'istesso -tempo somma magnificenza e liberalità per -cattivarsi universal applauso e benevolenza: per cattivarsi -quella del Popolo fece togliere due Gabelle, poco -prima per certo determinato tempo imposte; e per -quietare la Corte di Spagna insospettita di ciò, diede -a credere, che ciò notabilmente avrebbe giovato al Patrimonio -Regale, ed alleggeriti i sudditi, e resigli più -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -abili a soffrire le imposizioni; e per confermare questi -concetti con le opere, sollecitò un donativo dal -Regno d'un milione e ducentomila ducati, che mandò -a presentare al Re per li bisogni della Corona. -</p> - -<p> -Ma una nuova guerra accesa in Italia per la morte di -Francesco Gonzaga Duca di Mantua, della quale il -Cavalier Battista Nani<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> distesamente notò i successi -e le cagioni, intrigò il Duca d'Ossuna in cose -più difficili e gravi. Per le cagioni rapportate da questo -Scrittore, Filippo III fu indotto ad entrarvi, e ad -opporsi al Duca di Savoja, al quale con sopracciglio -spagnuolo imperiosamente avea comandato, che restituisse -tutto l'occupato in Monferrato. Li Veneziani all'incontro -favorivano il Duca con forze e denari, onde -nacquero i disgusti tra la Corte di Spagna con quella -Repubblica. S'aggiunse ancora, che al Re Filippo, essendosi -il Senato Veneto per cagion degli Uscocchi -disgustato coll'Arciduca Ferdinando, fu duopo assistere -all'Arciduca cotanto a lui stretto di parentela, e -di sovvenirlo. Ma non perciò s'era fra la Repubblica -ed il Re dichiarata aperta guerra, nè licenziati dalle -loro Corti gli Ambasciadori. -</p> - -<p> -Il Duca d'Ossuna però, secondando il genio degli -Spagnuoli che pubblicavano di voler movere apertamente -le loro truppe contra Veneziani, nell'istesso tempo, -che il Cardinal Borgia proccurava in Roma concitargli -contra il Pontefice, non tralasciò quest'occasione -d'ubbidire insieme a' comandi della Corte di Madrid, -e di soddisfare il suo animo, che tenne sempre -avverso a' Veneziani; e por opporsi al Duca di Savoja -per la guerra del Monferrato, spedì al Governador -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -di Milano replicati soccorsi, mandandovi quattro -compagnie di cavalli leggieri, e sedici d'uomini d'arme, -sotto scorta di D. Camillo Caracciolo Principe di Avellino, -e seicento Corazze comandate da D. Marzio -Caraffa Duca di Maddaloni; e per l'altra guerra, che -per cagion degli Uscocchi si faceva dalla Repubblica -agli Stati dell'Arciduca, armava Vascelli per infestare -l'Adriatico, parte alla Repubblica sommamente gelosa. -Sapeva l'Ossuna, che non poteva più nel vivo -toccar i Vineziani, che col turbare il Dominio, ch'essi -vantano del Mare Adriatico, infestare il commercio e -romper il traffico, ancorchè da ciò ne dovessero ricevere -danno i sudditi stessi del Regno, che tenevano -opulente negozio nella città di Venezia; perciò fu tutto -inteso, non tanto a raccoglier milizie per soccorrere -il Milanese, quanto ad armar Vascelli per molestare -i Vineziani; onde rotta la sicurtà de Porti, rappresagliò -la nave di Pellegrino de' Rossi. Narra il Nani<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>, -che avendo la Repubblica per mezzo del suo Ambasciador -Gritti fattane di ciò doglianza colla Corte di -Spagna, avesse ottenuti ordini diretti all'Ossuna di rilasciarla; -ma che costui con superbissimo animo li -disprezzasse, non senza sospetto di connivenza della -stessa Corte, la quale godesse di coprire i disegni più -arcani con l'inobbedienza di capriccioso Ministro. Per -la qual cosa i Vineziani risolutissimi alla difesa di -quel Golfo, s'applicarono a rinforzarsi nel Mare con -due Galeazze ed alcune Navi, ed elessero trenta Governadori -dì Galee, acciocchè, secondo il bisogno, a -parte a parte andassero armando. -</p> - -<p> -Ma dall'altra parte il Vicerè, vedendo, che gli Uscocchi -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -aveano perduti molti de' loro nidi, gli allettò -a ricovrarsi nel Regno con Porto franco e con premj, -quelli più accarezzando, che a' Vineziani riuscivano -maggiormente molesti. Presero perciò costoro sotto il -calore di tal protezione la Nave Doria, che con merci -ed altri Navilj minori da Corfù passava a Venezia, -vendendo sotto lo Stendardo del Vicerè pubblicamente -le spoglie; e se bene i Gabellieri de' Porti -principali del Regno esclamavano, che col traffico mancherebbero -i dazj e l'entrate Reali, furono dall'Ossuna -minacciati della forca, se più ardissero di dolersi. Il -Nani, quanto buon Cittadino, altrettanto appassionato -Istorico nelle azioni del Duca d'Ossuna, rapporta, che -costui per natura vanissimo di lingua e d'animo, non -solo applicava a turbar il mare, ma di continuo parlava -di sorprendere Porti dell'Istria, saccheggiar Isole, -e penetrare ne' recessi medesimi della città dominante: -che ora in carta, ora in voce delineava e divisava -i disegni, ordinava barche di fondo atto a' canali e -paludi, tracciava macchine, nè più volentieri alcuno -ascoltava, che coloro, i quali lo trattenessero con adulazioni -al suo nome, o con facilità dell'impresa; ma -che però non era tanto ciò ch'egli credeva di poter -eseguire, quanto quello che desiderava, che si credesse, -acciocchè si tenesse la Repubblica involta in maggiori -dispendj, e distratta a tal segno, che più debolmente, -ed offender potesse l'Arciduca, ed assistere a -Carlo Duca di Savoja. Spinse pertanto l'Ossuna sotto -Francesco Rivera dodici ben armati Vascelli nell'Adriatico: -e benchè nel procinto di spiegare le vele, -giungessero ordini della Corte di Spagna di sospender -le mosse, parendo strano, che nel tempo d'aprire -trattati di pace in Madrid, s'inferissero dal Vicerè -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -durissime offese; egli ad ogni modo, facendo assembrare -il Collaterale, fece far relazione dal medesimo -alla Corte, rappresentando, che avendo alcune Barche -armate della Repubblica preso un grosso Vascello, che -voleva entrar in Trieste, conveniva al decoro e servizio -del Re, che il Rivera partisse, e si reprimessero i -Vineziani; onde fece partire i Vascelli, ed affinchè non -fosse ciò imputato ad atto di romper la guerra in nome -del Re colla Repubblica, fecegli partire colle sue -insegne solamente. -</p> - -<p> -La Repubblica perciò impose al Belegno, che comandava -la sua Armata, d'unire in Lesina quella parte, -che potesse avere più pronta per passar a Curzola, -per coprire le Isole, ed in particolare per rompere -il principal disegno dell'Ossuna di comparire a vista -dell'Istria, per dar fomento all'armi dell'Arciduca Ferdinando, -e divertire quelle della Repubblica. Conseguì -l'intento il Belegno; poichè giunto che furono le Navi -dell'Ossuna a Calamota, spinse loro la sua Armata -incontro; onde il Rivera dubitando d'essere con disavvantaggio -combattuto in quel sito, date le vele a prospero -vento, attraversò il mare, ed a Brindisi si condusse. -</p> - -<p> -Queste mosse avendo ingelositi i Turchi, gli spinsero -a calare in grosso numero alla custodia, ed ai -Presidj delle loro Marine; onde da ciò prese il Vicerè -l'opportunità di chiedere ad altre Potenze soccorso, -pubblicando non esser altro il suo scopo, che di -abbattere l'inimico comune, e per ciò chiedeva, che -si dovesse unir seco le Galee del Pontefice, di Malta, -e di Fiorenza. Ma dall'altra parte i Ministri della Repubblica -facevano altamente risuonare il contrario alle -Corti di que' Principi, dicendo, che l'Ossuna al primo -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -Visir avea inviati schiavi, e doni per allettarlo, e -con ogni sorte d'uffizio incitarlo a muovere contra la -Repubblica l'armi; e fecero valer tanto i loro ufficj, -che non solo s'astennero que' Principi di dare all'Ossuna -le loro Galee, ma proccurarono divertirlo dall'impresa, -dicendo, che non servirebbe per altro, che a -svegliare i Turchi e tirarli nell'Adriatico a fronte del -Regno di Napoli e dello Stato Ecclesiastico. -</p> - -<p> -Ma non per ciò il Duca si ritenne d'inviar sotto -Pietro di Leyva diciannove Galee ad unirsi al Rivera, -il quale passato con questo nuovo soccorso a S. -Croce e trovati a Lesina i Vineziani inferiori di forze -tentò di tirarli fuori a combattere: ma costoro fermi -solo alla difesa, sopraggiunta la notte, obbligarono -l'armata Spagnuola a ritirarsi in Brindisi con la preda -d'un Naviglio di Sali e d'un Vascello d'Olanda, -che navigando con alcuni soldati di quelle Levate, si -trovò sopraffatto dalle navi dell'Ossuna. I Vineziani -per ciò seriamente pensando all'importanza dell'affare -ingrossarono la loro armata; e dall'altra parte l'Ossuna -accrebbe la sua a diciotto Navi e trentatrè Galee, -la quale comparse sopra Lesina, con animo di -provocar la Veneta alla battaglia; ed intanto i Ministri -spagnuoli, per atterrire con la fama di vasti apparecchi, -avean fatto precorrer voce, che l'armata dei -Galeoni solita a custodire la navigazione dell'Oceano, -entrando nello stretto di Gibilterra, penetrerebbe nell'Adriatico, -e che in Sicilia pure s'armavano di nuovo -moltissimi Legni; le quali voci erano in parte accreditate -dalle ardite procedure del Vicerè, il quale -oltre d'aver ingrossata con alquante Galee la Squadra -del Leyva, faceva scorrere dagli Uscocchi tutto -il Golfo, i quali colle loro Barche insultavano fino -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -in vista de' Porti di Venezia istessa con depredazioni -e con danni gravissimi; tanto che obbligò il Senato -a disponere qualche Galea alla guardia di Chioggia, -ed a scegliere in Venezia certo numero di gente atta -all'armi: ciò che riuscendo nuovo in quella città, avea -posto il Popolo in non poco scompiglio; il quale per -una falsa voce insorta, che, essendosi già combattuto -dalle due armate intorno Lesina, i Vineziani avessero -ottenuta una insigne vittoria sopra gli Spagnuoli, era -corso impetuosamente per manomettere la persona e -la Casa di D. Alfonso della Queva Marchese di Bedmar -Ambasciadore del Re Filippo in Venezia, creduto principal -instigatore de' tentativi dell'Ossuna. -</p> - -<p> -Le due armate però intorno Lesina, ancorchè la -Spagnuola avesse provocata la Veneta, non vennero -mai a battaglia; onde il Leyva, vedendo che i Vineziani -s'erano posti su la difesa del Porto s'allargò -a Traù vecchio, dove incendiò il paese, e predò molte -barche; indi colle Galee speditamente verso Zara trascorse, -dove per una preda offertaglisi, si divertì da -maggior vittoria; poichè con tutto che avesse precisi -ordini di tentar la sorpresa e l'occupazione di Pola, -o d'alcun altro Porto nell'Istria, egli scontrandosi a -due Galee di mercatanzia, avido della preda, si trattenne -ad occuparle con alcuni Legni, che conducevano -provvisioni di vitto all'armata nemica; onde sopraggiunti -da questa gli Spagnuoli, ed imbarazzati in oltre -co' Legni predati e con le ricchissime spoglie, traversato -il Mare verso il Monte Gargano, radendo le -rive, finalmente a Brindisi si ricondussero e poco da -poi le lor Galee uscirono dal Golfo. Il Vicerè di ciò -ne rimproverò acremente il Leyva, che per quella preda -si fosse perduta l'opportunità d'una più importante -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -conquista; ad ogni modo, ostentando la preda, fece -condurre a Napoli le merci ed i legni, molto godendo -del dispiacere che in Venezia n'appariva. -</p> - -<p> -Esclamavano intanto i Ministri della Repubblica in -tutte le Corti de' Principi di questi atti ostili dell'Ossuna, -il quale in mezzo a' trattati di pace oltraggiava -il Golfo creduto di lor Dominio, e che proccurava, -avendo intelligenza co' Turchi, tirar le armi di quelli -a' danni della Repubblica, li quali, pretendendo rifacimento -del danno ancor da essi sofferto in quella preda, -minacciavano di prenderne ragione coll'armi contra -la Repubblica. Ma nell'istesso tempo non tralasciava -il Duca ancor egli di declamare contra i Vineziani, -dicendo esser pur troppo insoffribili i loro -vanti del dominio, che sognano di quel mare: essere -per ragion delle genti la navigazion libera e molto -meno potersi pretendere di vietarla all'armata del Re -Cattolico, che non conosce superiore alcuno nel Mondo. -A questi tempi e per tali occasioni, narrasi, che -il Marchese di Bedmar Ambasciadore del Re Cattolico -in Venezia, per toccar più sensibilmente i Vineziani, -avesse fatto comporre da <i>M. Velsero</i>, o come -altri tengono da <i>Niccolò Peireschio</i>, (ciò che parimente -si suspica da quel che <i>Gassendo</i> ne scrisse nella -di lui vita) quel libro intitolato: <i>Squittinio della libertà -Veneta</i>. Questo libro acerbamente trafisse i Vineziani, -li quali con difficoltà poterono trovar altro -condegno Scrittore, che lo confutasse; e che finalmente -non trovando altri, vi facessero rispondere da <i>Teodoro -Grass-Winckd</i> Olandese, il quale ne compose un -opposto, col titolo: <i>Majestas Reipublicae Venetae</i>; siccome -da poi fecero <i>Scipione Errico</i> e <i>Raffael della Torre -Genovese.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -(Burcardo Struvio<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>, ciò che conferma nel <i>Syntagm. -Juris publici Imp. R. G. cap. 2 §.17</i>, scrisse -il vero Autore di questo libro essere stato <i>Alfonso della -Queva</i>; e dirà vero, se intende che costui, il quale -era lo stesso che il <i>Marchese di Bedmar</i> allora Ambasciadore -dei Re Cattolico in Venezia, desse commissione -a M. Velsero, o ad altri di comporlo, ma -non già ch'egli dettato l'avesse o composto.) -</p> - -<p> -(Narrasi che il Doge di Venezia avendo data commessione -a <i>Fra Paolo Sarpi</i>, il quale avea sì bene e -dottamente confutate tante scritture uscite in difesa di -Paolo V, in quella briga che prese colla Repubblica, -che rispondesse anche a questo libro; <i>Fra Paolo</i> saviamente -considerando l'arduità dell'impresa, gli avesse -risposto: <i>Serenissime, ne moveas Camarinam, immotam -hanc exepedit esse</i>.) -</p> - -<p> -Scrisse parimente l'Ossuna una grave lettera al Pontefice -Paolo V rappresentandogli le soverchierie dei -Vineziani e la necessità, ond'era stato costretto alle -spedizioni da lui fatte nell'Adriatico, e punto di ciò -che coloro gli addossavano d'aver amistà ed intelligenza -col Turco, gli diceva che gli Spagnuoli non avean -avuta mai tregua nè pace, com'essi, col Turco, -e che la guerra, che egli ad essi faceva, non era contra -Cristiani, perch'essi non erano tali, se non nel -nome; poichè avendogli nelle contese passate negata -l'ubbidienza, perdendogli il rispetto, non potevano dirsi -Cattolici; e molto più per aver discacciata da' loro -Stati una Religione cotanto esemplare e zelante del -servigio di Dio, quanto era quella della Compagnia -di Gesù: pagando, oltre a ciò, gli Eretici di Francia, -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -che tengono nel servizio del Duca di Savoja, e gli Eretici -d'Olanda, che tengono stipendiati nelle loro armate -ed eserciti, profanando le Chiese delle Terre -dell'Arciduca, e che per ciò lui desiderava sapere di -che Religione essi erano, e se fossero forse Cristiani, -come sono li Mori e gli Eretici. -</p> - -<p> -Ma mentre tra l'Ossuna, ed i Vineziani le contese -erano nel maggior fervore, non si tralasciavano i -trattati di pace, la quale trasferita di Spagna in Francia, -finalmente si conchiuse in Parigi e si distese in -Madrid, dove si conchiusero le condizioni d'essa, accettate -dalla Repubblica; onde alle doglianze, che il -di lei Ambasciadore fece alla Corte di Madrid contra -l'Ossuna, comandò il Re al medesimo, che restituisse -al Ministro della Repubblica residente in Napoli -li vascelli e le merci. -</p> - -<p> -Non meno al Toledo Governador di Milano, ed al -Marchese di Bedmar Ambasciadore del Re Cattolico -in Venezia, che all'Ossuna dispiacque questa pace, e -proccuravano a tutto potere porre ostacoli in eseguire -le condizioni; ma sopra ogni altro l'Ossuna, col -pretesto, che i Vineziani fabbricavano un Forte a -S. Croce, pubblicava per ciò di voler invadere di nuovo -il Golfo; ed all'ordine venutogli di render i Legni e -le merci, si mostrò pronto di ubbidire solamente in -quanto a consegnare i Legni a Gaspare Spinelli Residente -della Repubblica, ma non già interamente le -merci, dicendo, che gran parte di quelle s'erano acquistate -al Fisco Regio, per appartenersi ad Ebrei, ed -a Turchi nemici della Corona di Spagna: onde non -volendo ricevere il Residente il resto offertogli, si venne -di nuovo alle invasioni; ed il Duca inviò con diciannove -Navi da guerra di nuovo nell'Adriatico Francesco -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -Rivera. Non minori difficoltà frapponeva il Governador -di Milano all'esecuzione per ciò che s'apparteneva -dal suo canto; onde il Pontefice, i Franzesi -e gli altri Principi frappostisi per farli quietare, -estorsero dal Marchese di Bedmar, che desse parola -al Senato Veneto, che tutto sarebbesi restituito. Ma -con tutto ciò sempre sorgevano nuovi ostacoli, finchè -finalmente datasi esecuzione in Piemonte ed in Istria -alla pace, ritirossi il Rivera nel Porto di Brindisi coll'armata; -ed i Vineziani ora più che mai esclamando -nella Corte di Madrid contra l'Ossuna, ottennero da -quella, che, tolto da mezzo il Vicerè, l'affare della -restituzione de' Legni e delle merci fosse commesso al -Cardinal Borgia, con ordine, che lo componesse insieme -con Girolamo Soranzo Ambasciadore della Repubblica -in Roma. -</p> - -<p> -Ma nel nuovo anno 1618 si scoprirono le cagioni, -ond'avveniva, che non ostante la pace, l'Ossuna, il -Toledo e la Queva tenevan sempre Legni armati nei -Porti dell'Adriatico, li quali non tralasciavano di scorrer -il mare, e con ciò tener solleciti i Vineziani, onde -sovente sortivano delle rappresaglie ne' Porti con -gravi doglianze de' Napoletani, che rappresentarono in -Ispagna i danni, che per ciò soffrivano. Tutto nasceva -dall'esito che s'attendeva d'una congiura, che il -Marchese di Bedmar maneggiava in Venezia, con participazione -dell'Ossuna e del Toledo. Avea il Marchese -tentato in Venezia tutte le arti per accrescersi -partigiani, proccurando ancora di sviar molti dall'insegne -e servizio della Repubblica, e d'introdurne degli -altri per valersene all'occasione. Tra questi principalmente -l'Ossuna inviò un tal <i>Jacques Pierre</i>, Franzese -di Normandia e Corsaro di professione, ma di -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -spirito grande. Costui, finti coll'Ossuna disgusti, mostrò -di voler vendicarsi, passando al servizio della Repubblica, -e con facilità vi fu accolto con un compagno -chiamato <i>Langlad</i>, perito in maneggio di fuochi. -L'Ossuna, mostrandosi di ciò fieramente sdegnato, faceva -custodire la moglie del Pierre, e con lettere finte -proponendogli gran premj, lo richiamava al servizio. -Egli all'incontro, per rendersi accetto in Venezia, mostrava -le lettere istesse, proponeva molte cose speziose, -simulava di propalar i disegni del Vicerè, e suggerire -i mezzi per contrapporvisi. Conciliata per tanto -gran confidenza, s'introdusse col Langlad nell'Arsenale -ad esercitar la sua arte. In occulto teneva poi -con la Queva congressi, e di continuo secretamente -passavano a Napoli corrieri e spie, avendo intanto aggregati -alcuni Borgognoni e Franzesi al lor partito. Il -concerto era, che sotto un Inglese, chiamato Haillot, -l'Ossuna spingesse alcuni bergantini e barche, capaci -d'entrare ne' Porti e Canali, de' quali avevano per tutto -preso la misura ed il fondo: dovevano poi seguitare -più grossi vascelli, per gittar l'ancore nelle spiagge -del Friuli, sotto il calor de' quali, e nella confusione, -che i primi erano per apportare nel Popolo, i congiurati -s'aveano divisi gli uffici, il Langlad di dar fuoco -nell'Arsenale, altri in più parti della Città; alcuni -manometter la zecca, prender i posti più principali, -trucidar i nobili, e tutti d'arricchirsi con dare alla -Città spaventevol sacco. -</p> - -<p> -Ma mentre i bergantini s'apprestavano per unirsi -insieme, alcuni furono presi da Fuste Corsare, altri -dissipati da fiera tempesta; onde non potendo i congiurati -raccogliersi al tempo concertato, loro convenne -differire l'esecuzione al prossimo Autunno. Il Pierre -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -ed il Langlad, comandati a salire sopra l'armata, non -poterono negare di partire col Capitan Generale Barbarigo. -Gli altri, rimasi in Venezia, non cessavano di -ruminar i modi dell'esecuzione, impazientemente attendendone -il tempo; ma frequentandosi tra loro i discorsi, -e per aggregarsi compagni, dilatandosi tra altri -delle loro nazioni la confidenza ed il segreto; Gabriele -Montecasino e Baldassar Juven, gentiluomini, quegli -di Normandia e questi del Delfinato, discoprirono al -Consiglio de' Dieci il concerto: carcerati per ciò alcuni -cospiratori, restò il tradimento comprovato, e da -scritture che si trovarono, e dalla confessione de' medesimi -rei, che ne pagarono con pubblico e severo -supplicio la pena: alcuni però, dall'arresto de' compagni, -si sottrassero colla fuga, ricorrendo al loro asilo, -ch'era appunto l'Ossuna; ma il Pierre ed il Langlad, -per ordine spedito al Capitan Generale, furono -affogati nel mare. La Città di Venezia inorridì allo -scoprimento di tal congiura, ed al pericolo corso di -veder ardere i Tempj e le case; onde il Marchese di -Bedmar, che era riputato il direttore ed il ministro -di così pravi disegni, vedendosi in grande pericolo di -essere dal furore del Popolo sagrificato al pubblico -sdegno, deliberò ritirarsi nascostamente a Milano. Aveva -già il Senato con espresso corriere risolutamente -richiesto al Re Filippo, che lo rimovesse; onde disapprovandosi -dalla Corte di Madrid, essendo solito, che -a' Principi, di tali negoziati piacciano più gli effetti -che i mezzi, fu all'Ambasciador Veneto risposto, che -già essendosi destinato al Queva Luigi Bravo per -successore, dovea egli passare in Fiandra, per assistere -all'Arciduca Alberto. -</p> - -<p> -Il nostro Vicerè, scoverta la congiura, negava d'esserne -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -stato a parte, tuttavia il Mondo lo condannava -per reo, vedendo, che appresso di lui s'erano ricovrati -i fuggitivi, e la vedova del Pierre, posta in libertà, -essere stata inviata a Malta con onorevole scorta; -ma egli niente di tali romori sgomentandosi, non lasciava -di tener sempre pronti ed armati li suoi legni -in suo nome con dispendio immenso, e con isprovvedere -d'artiglierie le Fortezze principali del Regno: di -che se ne facevano acerbe doglianze alla Corte, alle -quali unendosi gli ufficj, che di continuo si facevano -dall'Ambasciador Veneto, si pensava di levarlo dal -Governo; ma egli coll'aiuto de' suoi congiunti ed amici -che teneva in Madrid, e colle spesse rappresentazioni -che faceva al Re de' suoi segnalati servigi, costantemente -difendeva le sue procedure; ed intanto non tralasciava -di molestare i Vineziani nell'Adriatico. -</p> - -<p> -Crescevano tuttavia le accuse contra il Duca di trattar -il Regno crudelmente, facendolo sopportare gl'incomodi -di soldatesche: dipinsero ancora al Re la scandalosa -sua vita, che ad onta della Duchessa sua moglie, -non contento delle pubbliche meretrici, si faceva -lecito di conversare con troppa libertà con le Dame -più principali, dando con ciò motivo al volgo di lacerar -l'onore delle famiglie più cospicue del Regno, -con somma indignazione de' mariti e de' parenti, li -quali finalmente si sarebbero risoluti a qualche strano -eccesso: istavano per tanto i Nobili al Re a toglierlo -dal Regno; e deliberarono di inviare secretamente alla -Corte <i>F. Lorenzo di Brindisi</i> Cappuccino, il qual avea -fama di santissima vita, e dal Re Filippo tenuto, per -la sua pietà, in grande stima. Proccurò il Duca impedir -la missione, per averne avuta notizia, onde fece -per ordine del Cardinal Montalto, Protettore dell'Ordine -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -Francescano, arrestar il Frate in Genova; ma ottenuta -dopo qualche tempo licenza di seguitare il viaggio, -giunto a' piedi del Re gli rappresentò le opere -del Duca; ed alle costui relazioni essendosi unite le -querele di molti Nobili, furtivamente andati a Madrid, -ancorchè l'Ossuna non tralasciasse di muovere ogni -mezzo per difendersi dall'imputazioni fattegli, non poterono -i suoi fautori sostenerlo più a lungo; onde fu -da quella Corte risoluto di chiamarlo. -</p> - -<p> -Fu fama confermata poi da alcuni successi, ed il -Nani<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> l'ha per cosa certa, che avendo il Duca penetrato, -che gli soprastava mutazione di posto, meditava -cambiare il Ministerio nel Principato. A questo -fine, servendosi del mezzo di <i>Giulio Genuino</i> Eletto -del Popolo, uomo d'ingegno acre, di spirito pronto, -inventore di novità, ed avido di turbolenze e di sedizioni, -s'avea con lusinghe obbligata la Plebe: teneva -in oltre milizie straniere al suo soldo, e legni armati -da se dipendenti: proteggeva contra i Baroni indistintamente -i Popoli, e dava voce di moderare gli aggravj -e levar le gabelle; anzi passando un giorno, dove per -aggiustare l'imposte si pesavano i viveri, tagliò alla -bilancia colla sua spada le funi, dando ad intendere -di voler liberi ed esenti i frutti della Terra, come sono -gratuiti i doni dell'aria e del Cielo; ed il Nani -soggiunge, che sperando, che i Principi d'Italia fossero -per secondare il pensiero, con secretissimi mezzi -tentò il Duca di Savoja ed i Vineziani: questi con -insinuar loro d'aver tutto operato per ordini precisi -della Corte di Madrid, e quello con invitarlo a cospirare -nel disegno di cacciare gli Spagnuoli d'Italia; ma -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -la Repubblica, aliena da simili atti e sempre cauta, -nè meno volle prestarvi orecchio: il Duca ne conferì -alla Corte di Francia il progetto, e dal Duca di Dighieres -Contestabile di Francia fu inviata persona a -Napoli, che osservasse lo stato delle cose. -</p> - -<p> -La Corte di Spagna, che per la lontananza da -molti suoi Stati, avea per massima la diffidenza dei -Ministri che li governavano, attentissima alle procedure -dell'Ossuna, penetrò facilmente le pratiche, -e deliberò senza frapporvi la minor dilazione di -presto levarlo, ma dubitando, che con ispedirgli successore -di Spagna, si valesse della dilazione per fortificare -la sua inobbedienza, ordinò al Cardinal Borgia, -che da Roma con celerità e cautela si portasse -a Napoli, ed introducendosi nel Governo, scacciasse -l'Ossuna. Ma non si potè ciò eseguire con tanta cautela -e prestezza, sì che volendo partir il Borgia nel -mese di maggio di quest'anno 1620, il Duca nol penetrasse; -ed avendo egli tentato invano il Cardinale, -che prorogasse la sua venuta insino ad ottobre, quando -vide, che il successore era giunto a Gaeta, pensò -nel restante cammino tendergli insidie ed aguati: fecegli -apparecchiare in Pozzuoli, dove credeva dovesse -soggiornare quel dì, agiata stanza; ma il Cardinale postosi -in sospetto, invece di posar in Pozzuoli, andò -nell'Isola di Procida a trattenersi. -</p> - -<p> -Intanto il Genuino, esagerando alla plebe i beneficj -ricevuti dall'Ossuna, e che partendo sarebbero dagli -Spagnuoli più severamente trattati, avea commossa -una sedizione affin d'impedire al Cardinale l'entrata -nella città, ed ottener per questo mezzo la continuazione -del governo dell'Ossuna: di che avvisato il Cardinale, -per non esporsi a' popolari insulti, risolse di nascostamente -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -entrar nella città, e concertato il modo col -Castellano del Castel Nuovo, pronto ad aprirgli le porte -del Castello, montato in una picciola barchetta, e sbarcato -a Pozzuoli, dentro un cocchio di notte furtivamente -s'introdusse nel Castello, e la mattina poi per -tempo lo sparo del cannone avvertì la città, che giunto -il nuovo Vicerè, era deposto l'Ossuna. Con tutto -ciò non mancò costui nella brevità del tempo tentar -con lusinghe la plebe e le milizie con doni; e -scrisse al Re accagionando il Cardinale di questa sua -furtiva entrata, quando egli aveagli offerto con prontezza -le Galee: ma ch'egli questo affronto, ed il non -vendicarsene lo riponeva fra gli altri suoi servigi importanti -prestati alla Corona, perchè, siccome con facilità -gli avrebbe potuto vietare l'entrata in Napoli, -così dopo l'ingresso con le forze della sua armata di -mare e dei seimila Spagnuoli, ch'erano sue creature, -avrebbe potuto scacciare l'intruso, che tale dovea riputarsi, -del possesso illegittimo e clandestino, preso -in luogo insolito e senza le consuete cerimonie: che -avrebbe ancora potuto punire l'attentato del Castellano, -che aprì di mezza notte le porte della Fortezza, -ed i Reggenti del Collaterale, e gli Eletti della Città -per la potestà arrogatasi di levare, e porre a lor posta -i Vicerè; ma che sagrificava ogni cosa al servigio della -Corona, e partiva per sostenere la sua giustizia avanti -il suo cospetto nella sua regal Corte. Gli convenne -per tanto partire nel giorno 14 giugno di quest'anno -1620 alla volta di Spagna, lasciando in Napoli la moglie -co' suoi figliuoli, avendo prima mandato in Piombino -il Genuino travestito da Marinaro, per sottrarlo -dalle debite pene, donde presolo poi nel suo passaggio, -il condusse in Ispagna; ma per dar tempo, che -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -lo sdegno del Re si placasse, proseguiva il viaggio a -lenti passi, e giunse a Marsiglia dopo due mesi, dove -trattenevasi in feste e balli con poca volontà di seguitare -il viaggio. -</p> - -<p> -Intanto il <i>Cardinal Borgia</i>, partito l'Ossuna, s'applicò -a punire i colpevoli de' passati tumulti, e delegando -le loro cause al Consigliere <i>Scipione Rovito</i>, -furono contra costoro fabbricati più processi, e molti -posti in carcere, ed il <i>Genuino</i> fu prima dichiarato contumace, -e poscia bandito di pena capitale, e confiscati -tutti i suoi beni, e venduti i mobili, ancorchè per impedirne -la vendita fosse stato opposto da' suoi congiunti, -ch'egli era Cherico. Per disfare ciò che il suo -predecessore avea imperiosamente fatto, fece riponere -quelle stesse gabelle, che erano state tolte dal Duca; -e diede altri provvedimenti, che si leggono in tre sue -Prammatiche, nel breve tempo del suo governo lasciateci. -</p> - -<p> -Ma giunto l'Ossuna in Madrid, dopo un così lento -viaggio, avendo in tanto placato l'animo del Re per -mezzo del Duca d'Uzeda e degli altri Favoriti suoi -amici e congiunti, seppe sì ben discolparsi di ciò, -che gli era stato imputato, ed aggravare all'incontro -la condotta del Cardinal Borgia, che si fece ardito di -domandare, che si levasse il Cardinale, e tornasse egli -in Napoli a continuar l'esercizio della sua carica. Il -Consiglio di Stato, che secondo lo stato deplorabile -di quella Corte era governato a capriccio de' Favoriti -pose l'affare in dispute, e se l'Ambasciadore della città -di Napoli non si fosse gagliardamente opposto alla -pretensione del Duca di voler tornare, sarebbe seguita -peggiore determinazione: pure, ancorchè non si risolvesse -il ritorno dell'Ossuna, fu disapprovata la maniera -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -usata dal Cardinale, e risoluto che il Cardinal si -rimovesse, non ostante le doglianze della Duchessa di -Candia di lui madre, la quale altamente lamentavasi -col Re del pessimo trattamento, che si faceva al suo -figliuolo, dopo averlo così ben servito; e perchè ostinatamente -contendeva il Duca per ritornare, si prese -espediente di sospendere l'elezion del Vicerè, ed in -luogo del Borgia, mandar per <i>Luogotenente</i> in Napoli -il <i>Cardinal Antonio Zappata</i>, che si trovava in Roma, -come fu eseguito nel mese di novembre di quest'istesso -anno 1620. -</p> - -<p> -Ma succeduta indi a poco la morte del Re Filippo -III, mancò il modo a' Favoriti di poterlo più proteggere; -poichè pervenuto alla Corona il Re <i>Filippo IV</i>, -e caduta l'autorità della privanza al Conte d'Olivares -poco amorevole dell'Ossuna, fu ordinata dal Re una -nuova Giunta di Ministri per esaminare con termini -giudiciali l'imputazioni, che si davano al Duca, contenute -ne' processi, stati fabbricati dal Consigliere <i>Scipione -Rovito</i>, e mandati alla Corte per ordine del Cardinal -Borgia. Ne fu fatto rigoroso esame e trovatosi -il Duca colpevole fu fatto arrestare e con buone guardie -fu condotto nel castello d'Almeda, dove dopo una -lunga prigionia, afflitto da passioni d'animo, finì la vita -a' 25 settembre dell'anno 1624. L'incontinenza nei -piaceri del senso, e più la smoderata ambizione di dominare, -corruppe l'altre belle doti del suo animo, corruppe -il pregio del suo valor militare, la sua singolare -abilità per comandare e la sua prudenza civile. Ci -lasciò egli per ciò molti saggi e lodevoli regolamenti -che pur si leggono ne' volumi delle nostre Prammatiche -additati, secondo l'ordine de' tempi, nella <i>Cronologia</i> -prefissa al primo tomo delle medesime. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -</p> - -<h3 id="lib35cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller"><i>Infelice Governo del <span class="smcap">Cardinal D. Antonio Zapatta</span>. -Morte del Re <span class="smcap">Filippo III</span>, e leggi che ci lasciò.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Giunto il Cardinal Zapatta in Napoli (a cui il -Borgia cede il governo a' 12 decembre di quest'anno -1620, giorno della di lui partita) fu accolto dalle voci -del popolo, che oppresso dalle precedute calamità, non -altro ardentemente desiderava, che abbondanza; onde -egli per corrispondere a' loro desiderj, invigilò seriamente -sopra i venditori de' commestibili, perchè non -alterassero i prezzi, che imponevano gli Eletti della -città, gastigando severamente coloro che contravvenivano -all'assise. Visitò le Carceri della Vicaria, e d'accesso -facile ascoltava volentieri ogni sorta di persone; -e così soddisfacendo a' bisogni de' sudditi, s'acquistò -in questi principj l'applauso e le comuni benedizioni. -Essendo accaduta in gennaio del nuovo anno 1621, -la morte del Pontefice Paolo V, lasciando per suo -<i>Luogotenente D. Pietro di Gambona e Leyva</i> Generale -della Squadra navale di Napoli, partì per Roma per -assistere al Conclave, e seguita dopo brevi giorni a' 9 -febbraio, l'elezione nella persona del Cardinal Alessandro -Lodovisio, chiamato <i>Gregorio XV</i>, fece ritorno -in Napoli, a ripigliar l'amministrazione del Regno, -continuata colla medesima comune soddisfazione; la -qual tanto più s'accrebbe, quando si videro riformati -i Tribunali, e comandata la continua assistenza a' Ministri, -e la sollecita spedizion delle liti, avendo a tal -fine ordinato, che nel Palazzo di Capuana si ponesse -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -una campana, la quale nell'ora determinata, invitando -col suono i Ministri ad andarvi, togliesse a tutti -il pretesto della tardanza. -</p> - -<p> -Ma due infauste occorrenze interruppero il corso -della sua applaudita condotta, e resero il suo governo -torbido ed infelice. A' preceduti anni sterili ed infecondi, -ne era succeduto un altro assai più infelice, -onde ne nacque una penuria di viveri estrema: a tutto -ciò s'aggiunse, che per quattro mesi continui caddero -dal Cielo così incessanti pioggie, che rendute le strade -impraticabili, impedivano il trasporto delle vettovaglie -dalle province alla città; ed in mare i continui e tempestosi -venti impedivano la navigazione, ed alcune -navi, che cariche di frumenti erano per giungervi, -miserabilmente naufragarono: i Turchi ancora scorrendo -da per tutto le nostre marine, predavano i vascelli -che di Puglia carichi di grani s'erano avviati -per soccorrere l'affamata città, il prezzo delli commestibili -per ciò arrivò ad eccessive ed esorbitanti somme; -onde si vide un'estrema miseria e carestia da -per tutto. -</p> - -<p> -A questa calamità s'aggiunse un altro male gravissimo -e difficile a ripararsi, per cagion delle monete -chiamate comunemente <i>Zannette</i>, ridotte per l'ingordigia -de' tosatori a stato sì miserabile, che non ritenevano -più che la quarta parte dell'antico valore, -ond'erano da tutti rifiutate; tanto che i prezzi delle -cose alterati, la moneta non sicura e rifiutata, ridusse -molti alla disperazione. Si pensò alla fabbrica d'una -nuova moneta per abolirle, e fu pubblicato, che nella -abolizione di quelle, niuno v'avrebbe perduto. Ma essendo -impossibile a por ciò in effetto per la quantità -di <i>Zannette</i>, ch'erano nel Regno, e 'l poco argento, -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -che v'era da coniarsi, per sorrogarsi in luogo di quelle; -nacquer per ciò disordini gravissimi e sediziose turbolenze. -</p> - -<p> -La vil plebe, che vuol satollarsi, nè sapere l'inclemenza -de' Cieli, o la sterilità della Terra, vedendosi -mancare il pane cominciò a tumultuare ed a perder -il rispetto a' Ministri, che presidevano all'Annona: -il Reggente <i>Fulvio di Costanzo</i> un giorno del mese -d'ottobre di quest'anno 1621 poco mancò, che non -fosse da lei oppresso; e già ogni cosa era disposta -per prorompere in un universal tumulto. Il Consigliere -Cesare Alderisio, Prefetto dell'Annona, per sedar -le turbolenze persuase al Cardinale, che uscisse -per la città, ed in una calamità così grande consolasse -il Popolo; ed in fatti in gennaio del nuovo anno 1622 -postisi amendue in un cocchio uscirono; ma questa -uscita peggiorò il male, poichè la plebe insolentita, -veduto il Vicerè, con poco rispetto cominciò a rinfacciargli -la pessima condizione del pane, che mangiava; -ed avendo la guardia Alemana voluto frenar -gl'insulti, si videro sopra il cocchio del Cardinale -piover sassi lanciati da que' ribaldi; tanto che bisognò -ricovrarsi nel vicino Palazzio dell'Arcivescovo, e far -chiuder le porte di quello e della Chiesa, infinchè accorsi -molti Signori ad assisterlo, non lo riconducessero -salvo in Palazzo. -</p> - -<p> -I disordini per le <i>Zanette</i> abolite, e per non essersi -potuto supplire colla nuova moneta, fecero crescere le -confusioni nel Popolo, il quale perduto ogni ritegno, -essendo a' 24 aprile uscito il Cardinale in cocchio -fuori le Porte della città, quando fu fuori Porta Capuana, -si vide dietro uno stuolo di plebei, uno dei -quali avvicinatosi al cocchio con un pane nelle mani, -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -con molta arroganza gli disse: <i>Vede V. S. Illustrissima -che pane ne fa mangiare</i>, e soggiungendo altre -parole piene di minacce, lanciogli quel pane a dosso -sopra il cocchio. Il Cardinale sospettando di peggio, -fece sollecitar i cavalli, e presa la strada di S. Carlo -fuori la Porta di S. Gennaro, entrando per la Reale, -che ora diciamo dello Spirito Santo, si condusse di -buon passo in Palazzo: dove consultato l'affare, fu -risoluto dissimularlo. -</p> - -<p> -Ma questa tolleranza, in vece d'acchetare, fomentava -i tumulti e li ridusse nell'ultima estremità, come -si vide poco da poi; poich'essendo a questi tempi -venuto in Napoli il Conte di Monterey, destinato dal -Re Ambasciador estraordinario al Pontefice Gregorio -XV, postosi in cocchio il Cardinale col Conte, mentre -camminavano per la città, nella strada dell'Olmo -furono circondati da molti plebei, che gridavano; <i>Signore -Illustrissimo, grascia, grascia</i>: alle quali voci essendosi -voltato il Cardinale con volto allegro e ridente, -un di coloro temerariamente gli disse in faccia: non -<i>bisogna, che V. S. Illustrissima se ne rida, essendo -negozio da lagrimare</i>, e seguitando a dire altre parole -piene di contumelie, si mossero gli altri a far lo stesso, -ed a lanciar pietre al cocchio, talchè a gran passi fu -duopo tornar indietro e ritirarsi in Palazzio. Allora stimossi -dannosa ogni sofferenza e fu riputato por mano -a severi castighi; onde formatasi Giunta di quattro -più rinomati Ministri, che furono il Reggente D. Giovan -Battista Valenzuola ed i Consiglieri Scipione Rovito, -Pomponio Salvo e Cesare Alderisio, fabbricatosi -il processo, furono imprigionate più di 300 persone: -convinti i rei, contra essi a' 28 maggio fu profferita -sentenza, colla quale diece ne furono condannati a -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -morir su la Ruota, all'uso Germanico, dopo essersi -sopra carri per li pubblici luoghi della città fatti tanagliare: -furono le lor case diroccate ed adeguate al -suolo: pubblicati i loro beni ed applicati al Fisco: i -loro cadaveri divisi in pezzi, e posti pendenti fuori le -mura della città per cibo degli uccelli, e le loro teste -fur poste sopra le più frequentate Porte della medesima -in grate di ferro. Sedici altri meno colpevoli furono -condennati a remare, e fu diroccato ancora il fondaco -di S. Giacomo nella strada di Porto, dove fu -aperta quella strada, che si vede al presente, ed in -cotal maniera finirono i tumulti, che sotto il governo -del Cardinal Zapatta cagionarono la fame e le Zannette. -</p> - -<p> -A questi tempi, mentre la città era involta in questi -rumori, giunse in Napoli D. Francesco Antonio Alarcone, -al quale il Re avea delegata la causa del Duca -d'Ossuna. Il <i>Genuino</i> intanto era stato preso, ed -in stretto carcere era detenuto in Madrid, donde fu -condotto con buone guardie a Barcellona, e da poi -trasportato nella Fortezza di Portolongone, dove fu -strettamente custodito per lo spazio di molti mesi: passando -l'Alarcone lo portò seco in Napoli, e chiuso -nel Castel Nuovo, fu dopo due giorni mandato in quello -di Baja, da dove passò in quello di Capua, e poi a -quello di Gaeta. Trattatasi la sua causa, fu il Genuino -condannato a perpetuo carcere nella Fortezza di -Orano, ed i suoi nepoti e seguaci furono condennati -a remare. Ma il <i>Genuino</i> dopo molti anni ottenne finalmente -libertà; e narrasi che fosse, per aver mandato -al Re Filippo IV che lo bramava, un modello -di legno della Fortezza del Pignone, da lui lavorato -nelle prigioni dell'Affrica; e ritornato poi in Napoli, -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -benchè fattosi Prete, fu colui, che più d'ogn'altro -fomentò le revoluzioni popolari del Regno accadute -nell'anno 1647, delle quali più innanzi farem parola. -</p> - -<p> -Intanto la città di Napoli, perchè a disordini sì gravi -si desse pronto ristoro, avea segretamente spedito alla -Corte il P. Taruggio Taruggi Prete della Congregazione -dell'Oratorio; e consideratosi lo stato miserabile -del Regno, e che per riparare alle tante strettezze, che -cagionava la mancanza de' viveri e della moneta, eran -necessari rimedi forti e solleciti, e che il genio facile -ed indulgente del Cardinale non era confacente allo -stato, nel quale eransi le cose ridotte: fu riputato espediente -di levar il Cardinale, e mandare per Vicerè -in Napoli il <i>Duca d'Alba</i>, il quale prestamente si pose -in cammino, e giunse in Pozzuoli a' 14 del mese di -dicembre di quest'anno 1622, e pochi giorni da poi -prese il governo del Regno. Il Cardinal partì lasciando -di sè concetto di mal fortunato Ministro, e che la -sua natura troppo indulgente e dolce, avesse più tosto -fomentati i disordini accaduti in tempo del suo governo. -Egli però ci lasciò savi provvedimenti, che si leggono -nel volume delle nostre Prammatiche, e s'additano -nella <i>Cronologia</i> prefissa al primo tomo delle -medesime. -</p> - -<p> -In tempo del suo Governo, e propriamente a' 31 -marzo del 1612, accade la morte del Re Filippo III -in età di 43 anni, de' quali ne regnò 22 e mezzo. Ne -fece egli nel Duomo di Napoli celebrare pompose esequie, -dopo aver fatto acclamare il Re <i>Filippo IV</i> con -cavalcata e pubblica celebrità. Morì Filippo d'acuta -febbre, che gli tolse intempestivamente la vita, e in -età cotanto acerba ed immatura. Egli di Margherita -d'Austria, che fu sua moglie, procreò tre maschi ed -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -altrettante femmine: <i>D. Filippo</i>, che fu suo successore -nei Regni; <i>D. Carlo</i>, che poi morì; e <i>D. Ferrante</i>, Diacono -Cardinale del Titolo di S. Maria in Portico, detto -comunemente il <i>Cardinal Infante</i>. Delle femmine, -<i>D. Anna</i> fu moglie di Lodovico XIII Re di Francia; -<i>D. Maria</i> maritossi con Ferdinando Re d'Ungheria, e -poscia Imperadore; ed un'altra, che morì bambina. Il -suo regnare fu più tosto d'apparenza, che di realtà; -poichè contento della Regal dignità, lasciò governare -a' Favoriti ed a' Consigli. Si credette, che quando per -l'istigazioni del Duca d'Uzeda e di Fr. Luigi Aliaga -Confessore del Re, fu comandato al Cardinal Lerma, -che si ritirasse, fosse il Re per assumere in se stesso -il governo; ma la morte, che poco da poi lo rapì ai -travagli, che seco porta l'Imperio, ne interruppe le -speranze. Principe, ch'essendo decorato degli ornamenti -della vita, meglio che dotato dell'arte di comandare; -siccome la bontà, la pietà e la continenza lo costituirono -superiore a' sudditi, così la disapplicazione -al Governo lo rese inferiore al bisogno. Tenendo oziosa -la volontà, si credeva, che altra funzione non avesse -riserbata a se stesso, che d'assentire a tutto ciò, che -il Favorito voleva; e si credette, che nell'agonia della -sua morte, non fosse tanto consolato della memoria -de' suoi innocenti costumi, quanto agitato dagli stimoli -della coscienza per l'omissione del governo. Con tutto -ciò dal primo anno del suo regnare insino al penultimo -stabilì per noi molte leggi savie e prudenti, le -quali, secondo il tempo che si pubblicarono, vengono -additate nella <i>Cronologia</i> prefissa al tomo primo delle -nostre Prammatiche. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL LIBRO TRENTESIMOQUINTO. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p class="center large"> -STORIA CIVILE<br /> -DEL<br /> -REGNO DI NAPOLI -</p> - -<h2 class="pad2" id="libro36">LIBRO TRENTESIMOSESTO</h2> -</div> - -<p> -<i>Filippo IV</i> succedè al padre in età così giovanile, -che non avea oltrepassati i sedici anni, per esser -egli nato in Valladolid agli 8 d'aprile dell'anno 1605. -Il suo Regno fu molto lungo, avendo durato quarantaquattro -anni e mezzo insino al 1665 anno della sua -morte. Si sperava, che per l'assunzione al soglio d'un -nuovo Re, dovessero cessare i Favoriti, ed assumer -egli in se stesso il Governo, ma riuscì vana ogni lusinga; -poichè portati al Re i dispacci, gli consegnò a -D. Gaspare di Gusman, Conte d'Olivares, il quale, -ancorchè lo desiderasse, mostrandosene alieno, con -questa sua simulata modestia mosse il Re a comandargli, -che fossero dati a chi il Conte volesse. Egli -simulando moderazione, gli rassegnò a D. Baldassar di -Zunica, vecchio ed accreditato Ministro; ma però di -concerto tra loro, perchè, essendo il Zunica suo zio, -aveano convenuto di sostenersi reciprocamente; onde -presto caduta la maschera, tutto l'arbitrio ed il potere -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -si restrinse nel Conte, che decorato ancora col -titolo di Duca, si scoprirà ne' seguenti racconti con -questo doppio titolo di <i>Conte Duca</i>. Nel suo lungo regnare, -sempre più le cose peggiorando, fu questo Reame -teatro infelice di grandi e funesti avvenimenti, per -li quali rimase voto di forze e di denari, e miseramente -travagliato ed afflitto. Egli avendone presa l'investitura -dal Pontefice Gregorio XV lo governò in questo spazio -di tempo per mezzo di nove Vicerè, che successivamente -ne presero l'amministrazione, de' quali il -primo fu <i>D. Antonio Alvarez di Toledo Duca d'Alba</i>, -del cui governo saremo ora brevemente a narrare. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib36cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller"><i>Di <span class="smcap">D. Antonio Alvarez di Toledo</span> Duca d'<span class="smcap">Alba</span>, -e del suo infelice e travaglioso governo.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Venne il Duca d'Alba a ristorar il Regno dalle -precedenti calamità e miserie; ma per trovar efficaci -rimedi a tanti mali, riusciva l'impresa pur troppo dura -e malagevole. A fin d'evitare il disordine, che seco -portava l'uso delle <i>Zannette</i>, se n'era incorso in -un altro maggiore, per la ordinata loro abolizione, non -essendovi materia, nè modo per surrogare in lor vece -una nuova moneta: cagionossi per ciò un danno gravissimo -non meno a' pubblici Banchi, che a' loro Creditori, -li quali Banchi si trovavano avere di <i>Zannette</i> la somma -di quattro milioni e quattrocentomila ducati. Molti altri -particolari Cittadini si trovavano pure quantità grande -di Zannette, che furono costretti a venderle a peso -d'argento, con ciò impoverironsi molte famiglie, che -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -per tal cagione si ridussero in una estrema mendicità, -donde nasceva ancora la penuria di tutte le cose, e -l'impedimento del commercio. A riparar questi mali applicò -l'animo il Duca d'Alba nel principio del suo -Governo, ed avendo formata una Giunta di Ministri e -d'altre persone pratiche, commise allo scrutinio di -quella di trovare opportuno espediente per restituire -nel Regno l'abbondanza ed il commercio. Esaminato -l'affare, fu conchiuso d'imporre una nuova gabella -per riparare in parte a perdita sì grave, poichè ripararla -in tutto era impresa disperata ed impossibile. -Ma s'urtava in un altro scoglio, per la difficoltà, che -s'incontrava, che non v'era materia sopra dove potesse -imporsi. Era il Regno gravato di tante gabelle -e dazj, che quasi tutte le cose, delle quali hassi bisogno -per conservar la vita, n'erano gravate: pure, -consideratosi che solo i vini, che si vendevano a minuto -nell'Osterie pagavano il dazio, e gli altri, che -entravano nella Città per vendersi a barile, o a botte -per uso de' Cittadini, non portavano peso alcuno, fu -risoluto d'imporre un ducato di gabella per botte. Così -fu imposta questa nuova gabella, la quale affittatasi -per la somma di circa ducati novantamila l'anno, fur -queste entrate assegnate a' creditori de' Banchi per la -terza parte de' loro crediti, de' quali ne riceverono -un'altra terza parte in moneta nuova di contanti: e si -assegnarono a' Partitarj, in soddisfazione del prezzo -degli argenti somministrati per la nuova moneta, le -rendite de' forastieri, delle quali era stata dal Cardinal -Zapatta predecessore ritenuta un'annata da riscuotersi -in quattro anni. A queste ordinazioni s'aggiunse -la moderazione fatta a' prezzi de' cambj, alterati ad un -segno, che non potevano tollerarsi; onde si cominciò -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -un poco a respirare, ed a restituirsi, nel miglior modo -che si potè, in parte il commercio. -</p> - -<p> -Ma nuovi accidenti tennero ne' seguenti anni non -meno travagliato il Regno, che il Duca. Nel 1624 per -un'infausta e scarsa raccolta di viveri, si vide la città -in una grande angustia. Al flagello della carestia si -accoppiò il timore della peste, che dipopolava la vicina -Sicilia; ma rese al Duca più travaglioso il suo -governo la guerra, che per lo Marchesato di Zuccarello -s'accese tra il Duca di Savoja e la Repubblica -di Genova, dalla quale, nel progresso di quella, per la -fama del suo valore, reso celebre nelle guerre di Fiandra -ed altrove, fu preso al suo servizio il nostro Maestro -di Campo D. Roberto Dattilo Marchese di S. Caterina, -figliuolo del Sargente Maggiore D. Alfonso, e -confidatogli il comando della soldatesca pagata. Vi si -aggiunse ancora l'altra guerra della Valtellina, per l'una -e l'altra delle quali, per comando del Re, bisognava -assistere di gente e di danaro. Mancava per sostenerle -massimamente il danaro: le passate sciagure, in -un governo senza economia, e con tutto ciò sempre -profuso, posto in mano di Favoriti, che non come pastori -legittimi, ma mercenarj, non curando le stragi e -le calamità de' Popoli, aveano impoverito non meno i -vassalli, che il Sovrano, e l'Erario Regale non era -meno esausto che le borse de' sudditi; ma con tutto -ciò il Conte Duca premeva il Vicerè, che dal Regno -si spedissero milizie, e si soccorresse di danaro. Bisognò -per provvedere all'estrema penuria di raccorlo con -modi soavi, e che meno incomodassero i sudditi: fu -per ciò ritenuta in due volte la terza parte dell'entrate -d'un anno, che i creditori della Corte tenevano -assegnate sopra le gabelle e fiscali, dato loro l'equivalente -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -sopra il nuovo dazio del cinque per cento, -aggiunto alle Dogane del Regno. Dall'entrate de' forestieri -si tolsero venticinque per cento, e fu ordinata -l'esazione di due carlini a fuoco. -</p> - -<p> -Per raccor gente fu conceduto il perdono a tutti i -delinquenti, contumaci e banditi, che andassero ad -arrolarsi sotto l'insegne. Raccolte le soldatesche, fecene -il Duca mostra sul piano del Ponte della Maddalena: -oltre le milizie Spagnuole, ed i Reggimenti italiani -de' Maestri di Campo Carlo di Sangro, ed Annibale -Macedonio, si videro in buon'ordinanza schierati -i Battaglioni delle province di Principato citra e -Basilicata, sotto il comando del Sargente Maggiore Marco -di Ponte: quello del Contado di Molise e Capitanata, -sotto il comando del Sargente Maggiore D. Pietro -de Solis Castelbianco: l'altro di Principato ultra, -era condotto dal Sargente Maggiore D. Antonio Caraffa -Cavaliere di S. Giovanni: quello di Terra di Lavoro, -era guidato dal Sargente Maggiore Vespasiano -Suardo; e quel di Terra di Bari dal Sargente Maggiore -Giantommaso Blanco. -</p> - -<p> -Oltre a ciò furono raccolti seimila altri uomini dalle -Comunità del Regno, tassate a dar questo numero a -proporzione de' fuochi; e questi furono parimente spediti -sotto il comando de' Maestri di Campo D. Antonio -del Tufo, e D. Roberto Dattilo, quello stesso, che -poi fu richiesto al servizio de' Genovesi, come di sopra -s'è narrato; ed il Principe di Satriano D. Ettore -Ravaschiero guidò pure sotto la sua scorta altre -squadre. -</p> - -<p> -A queste spedizioni fatte dal Duca d'Alba s'aggiunse -l'aver egli proccurato un donativo dalla città di centocinquantamila -ducati per supplire alle spese di queste -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -guerre, per le quali non tralasciarono di somministrare -altri ajuti molti Titolati e Cavalieri napoletani. -E fu duopo al Duca d'accorrere a' bisogni non -solo delle guerre d'Italia, ma insino a Fiandra mandar -dal Regno gente e denaro. -</p> - -<p> -Nè pur di ciò sazio il <i>Conte Duca</i>, poichè le guerre -d'Italia tuttavia continuavano, e n'andavano sempre -mai pullulando altre nuove, avea mandato ordine -a tutti i Governatori degli Stati, che il Re possedeva -di qua dell'Alpi, che per accorrere in ogni bisogno -che mai potesse nascere, era mestieri mantener sempre -pronti, anche in tempo di pace, ventimila fanti e cinquemila -cavalli, e che perciò trovassero espedienti per -sostentarli. Ma, avendo il Vicerè proposto l'affare -nel Consiglio di Stato, fu risoluto, che si rappresentasse -al Re, che questo sarebbe stato un peso insoffribile -al Regno cotanto aggravato; e che l'aggiungerne -altri nuovi particolarmente in tempo di pace, sarebbe -stata un'oppresione, che avrebbe distrutti i mezzi -di poterlo poi servire in tempo di guerra, e nelli più -urgenti bisogni. -</p> - -<p> -Non tralasciarono ancora a questi tempi i Turchi di -travagliar le nostre marine, li quali profittandosi dell'occasion -dell'assenza delle squadre marittime dal Regno, -comparvero ne' nostri mari, e sotto il Monte Circello -alcune Galee di Biserta presero sei Navi, che -andavano a caricar grani per l'Annona della città; poscia -assalirono la Terra di Sperlonga presso Gaeta, -il Castel dell'Abate e la Torre della Licosa. Altri quattordici -vascelli Turchi infestarono le marine del Capo -d'Otranto; e se il Marchese di S. Croce non fosse qui -giunto coll'armata di Spagna, che gli pose in fuga, -d'altri più gravi danni sarebbero stati cagione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -Pure i tremuoti vi vollero avere la lor parte. Nel -mese di marzo del 1626 fecesi sentire in Napoli, ed -in molte parti del Regno, un così orribile tremuoto, -che empì la Città d'orrore e di spavento. Nel seguente -mese d'aprile scosse più fieramente la Calabria, -con gran danno della città di Catanzaro, di Girifalco -e d'altre Terre. Ma nel nuovo anno 1627 si -fece con maggior violenza sentire in Puglia, dove abbattè -molte Terre, e fece strage grandissima degli abitatori, -a' quali non bastando i sepolcri, fu duopo incendiar -i cadaveri, perchè l'aria non si contaminasse. -</p> - -<p> -Cotanto travaglioso e così pieno di fastidiose cure -fu il Governo del Duca d'Alba; ma con tutto ciò non -si sgomentò egli mai, nè mancò col suo valore e costanza -andar incontro a' Fati. Egli ancora in mezzo -a tanti travagli, non mancò dimostrare l'animo suo -magnanimo e generoso in tutte le occasioni, che in Napoli -durante il suo Governo gli s'offersero così nelle -pubbliche allegrezze per la natività d'una figliuola, -che in questo tempo nacque al Re, e delle funzioni -celebrate nel Palagio Regale per li Tosoni dati a' Principi -della Roccella, d'Avellino, e di Bisignano, come -nella venuta, che, per l'occasione del Giubileo generale -dell'anno 1625, fece in Napoli il Principe Ladislao, -figliuolo di Sigismondo III Re di Polonia, e degli -altri Signori ed Ambasciadori del Re, che si portavano -in Roma. Ma sopra tutto rilusse la sua magnificenza, -che seguendo i vestigj de' suoi predecessori, -volle abbellir la Città o con nuovi edificj, o con ristorare, -ed ingrandir gli antichi. Egli rifece quella -Torre della lanterna al Molo, e la ridusse in quella -altezza, che oggi si vede: costrusse un Baloardo nella -punta del Molo con quattro Torrioni, per difesa -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -del Porto; ed aprì quella magnifica Porta, che dal -suo ancor ritiene il nome di <i>Port'Alba</i>, per comodità -di coloro ch'andavano a' Tribunali. Costrusse il -Ponte sopra il fiume Sele nel territorio della città di -Campagna, un altro nella città d'Otranto; e sopra il -Garigliano per comodità de' viandanti ne fece innalzar -un altro. Per li timori conceputi della peste, che travagliava -la vicina Sicilia, fece egli trasportare l'<i>Espurgatojo</i> -dal luogo, ove allora si trovava presso Posilipo, -in quello dove sia oggi vicino a Nisita. Fece -ancora condurre l'acqua di S. Agata e d'Airola in -Napoli per servigio de' Cittadini e delle fonti della città, -e spezialmente del fonte vicino al Regio Palazzio da -lui abbellito. -</p> - -<p> -Nè mancò render la città vie più vaga e dilettevole -con aprir nuove fonti, come fece nella strada di S. -Lucia, d'allargar le strade, come fece in quella di -Mergellina, affinchè coloro, che ricevono incomodo -dal Mare, potessero andarvi comodamente per terra, -ed egli fece abbellire di pitture il Regal Palazzio del -famoso pennello di Belisario. Ma sopra tutto, di che -il Regno gli deve, fu d'aver comandato al <i>Reggente -Carlo Tappia</i> di perfezionare lo <i>Stato</i> dell'entrate e -de' pesi di tutte le Comunità del Regno, e limitare le -quantità che doveansi spendere in ciascun anno per -servigio del pubblico: ciò, che tolse in gran parte agli -amministratori di quelle la comodità di profittarsi del -pubblico peculio. Parimente molto gli si deve per aver -nel 1626 comandato a <i>Bartolommeo Chioccarello</i> quella -Raccolta di tutte le scritture attinenti alla Regal -Giurisdizione, ch'egli fece in 18 volumi, e che poi -nell'anno 1631, per ordine del Re Filippo IV, consegnò -al Visitator Alarcone, per doverli portare in Ispagna, -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -dove furono conservati nel supremo Consiglio -d'Italia. -</p> - -<p> -Ma mentre il Duca d'Alba con universal soddisfazione -ed applauso amministrava il Regno, avendo finiti -appena sei anni del suo Governo, gli pervenne -l'avviso, che il <i>Duca d'Alcalà</i> gli era stato dalla Corte -destinato per successore: di che molto contristossene, -e con tutto che non potesse sfuggir la partita, -proccurò nondimeno con vari modi differirla: tanto -che l'Alcalà partito dalla Corte e giunto a Barcellona, -aspettando la comodità delle Galee per imbarcarsi, -e queste mai non giungendo, fu costretto, dopo aversi -per suo sostentamento in sì lunga dimora impegnati -gli argenti, che seco portava per suo servigio, d'imbarcarsi -sopra le Galee di Malta, che inaspettatamente -lo condussero a vista di Napoli. -</p> - -<p> -Giunse l'Alcalà a' 26 del mese di luglio dell'anno -1629, e smontato alla riviera di Posilipo, fu alloggiato -dal Principe di Cariati nel Palagio di Trajetto, -dove colla Duchessa sua moglie, col Marchese di Tariffa -suo primogenito e con tutta la sua famiglia, fu -magnificamente trattato. Il Duca d'Alba era allora travagliato -in letto da fieri dolori nefritici, ed il nuovo -Vicerè fu a visitarlo; ma con tutto che stasse infermo, -non tralasciava l'applicazione a' negozj; ed alzatosi -poi da letto, e restituita la visita all'Alcalà, si portò -agli 8 d'agosto in S. Lorenzo a terminare il Parlamento -già cominciato, il quale per l'infermità sopraggiunta -a D. Giovan-Vincenzo Milano creato Sindico -della Piazza di Nido, era rimaso sospeso. In questi -ultimi giorni del suo governo ottenne egli un donativo -d'un milione e ducentomila ducati dal Baronaggio -ed Università del Regno, rimettendo alle medesime -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -tutto ciò che doveano al Re di pagamenti fiscali -già maturati; ed oltre a ciò ottenne un dono per se -medesimo di settantacinquemila ducati. Proseguiva ancora -il suo governo, ed a far molte grazie, ed a -provveder diverse cariche Militari e di Toga; ed intanto -l'Alcalà si tratteneva in divozioni, ed in esercitar -opere di pietà in Posilipo. Finalmente partì il -Duca d'Alba a' 16 agosto, lasciando di se a' Napoletani -un grandissimo desiderio per la sua giustizia, bontà -e prudenza civile, siccome lo dimostrano ancora le sue -leggi, che ci lasciò, tutte savie e prudenti per le belle -ordinazioni che contengono, le quali possono vedersi -nella <i>Cronologia</i> prefissa al primo tomo delle nostre -Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib36cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller"><i>Del Governo di <span class="smcap">D. Ferrante Afan di Riviera</span> -Duca d'<span class="smcap">Alcalà</span>.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Questo nuovo Duca d'Alcalà, che venne al governo -del Regno, potè mal imitare i vestigi dell'altro -Duca d'Alcalà suo maggiore, per la corruzione, in cui -erano ridotte le cose del Regno. Qualunque più esperto -e savio Ministro era per confondersi ne' tanti disordini -e calamità. Non vi erano nel Regno guerre, -ma quelle di Lombardia cagionavano a noi mali peggiori, -che se ardessero nelle viscere di quello. I Turchi -non tralasciavano le loro scorrerie nelle nostre Marine, -nè vi era chi potesse loro opporsi, perchè divertite -le nostre forze altrove, erano assai deboli e -scarse le difese. Gli Sbanditi per l'istessa cagione non -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -lasciavano d'infestar le campagne e le pubbliche strade, -e talora anche le Terre murate. I Tremuoti, ed i -nuovi timori di peste e le altre sciagure, posero tutto -in costernazione e disordine. -</p> - -<p> -Da chi dovea sperarsi conforto, si riceveva maggior -tracollo. Il Re, posto in mano del Favorito, niente -curava di noi; ed il <i>Conte Duca</i> che reggeva la Monarchia, -per sostenere le guerre di Lombardia avea -fondata la sua maggior base nel Regno di Napoli. Con -tutto che col continuo premere si vedesse così esangue -e smunto, non si tralasciava di dimandar continuamente -soccorso di gente e di danari. L'angustie -del Vicerè, e più de' sudditi, erano per ciò grandi; -pure per supplire in parte a' bisogni, fu a questi tempi -trovato espediente di sospendere i pagamenti delle -quantità assegnate a' creditori del Re sopra le Comunità -del Regno, e di prendere quarantamila ducati dalle -rendite della Dogana; ma ciò non bastando, fu -duopo insinuare a tutti una volontaria tassa, la quale -fu regolata dal Vicerè in cotal guisa, che non eccedesse -la somma di ducati mille, nè fosse meno di diece: -furono per ciò costretti i Titolati ed i Baroni -ed anche gli Avvocati, insino i Mastrodatti e Scrivani -a votare le loro borse nelle mani del Vicerè, che -raccolse per questi tributi somme grossissime, sì che -si pose in istato d'accorrere con soldatesche e denari -alle necessità della guerra. -</p> - -<p> -Nominò pertanto il Vicerè per queste spedizioni -tre Mastri di Campo per arrolare tre Reggimenti, li -quali furono D. Giovan d'Avalos Principe di Montesarchio, -il quale poi per la morte sopravvenuta a due -suoi figliuoli rinunziò il comando, e fu eletto in sua -vece D. Luzio Caracciolo di Torrecuso, ch'era suo -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -Sargente Maggiore; Carlo della Gatta e Mario Cafarelli. -Il Principe di Satriano fece pure a sue spese -un Reggimento di ventidue Compagnie, che tutte andarono -a servire a Milano, per dove furono parimente -imbarcati altri seicento Spagnuoli e molte Compagnie -del Battaglione, e ciò oltre al Reggimento di Mario -Galeota, che colle Galee prima di tutti s'era avviato -a Gaeta, dove gli convenne trattenersi molti -mesi, perchè i venti contrari gli avean impedita la -navigazione. -</p> - -<p> -Ma che pro? Tanti e tali soccorsi, che riguardandosi -la povertà del Regno, donde si mandavano, potevano -dirsi potenti, si dissiparono in un baleno in -quella guerra mal guidata e sempre infelice. Veniva -per ciò di nuovo sollecitato l'Alcalà a mandarne degli -altri; ma donde dovea provvedersi del denaro, già -che mancavano i fondi, ed erano già esauste tutte le -scaturigini? Allora si venne alla risoluzione di vendere -le città e Terre demaniali del Regno, ed a metter -mano alle supreme Regalie. La città di Taverna fu -venduta al Principe di Satriano, quella dell'Amantea -al Principe di Belmonte, il Casale di Fratta al Medico -Bruno, Miano e Mianello alla Contessa di Gambatesa, -Marano al Marchese di Cerella D. Antonio -Manriquez, ed altri luoghi ed altre persone: ciò che -cagionò disordini grandissimi, perchè avvezzi que' cittadini -al Demanio Regale, ed abborrendo la servitù, -che lor soprastava di sottoporsi a Baroni, diedero in -tali eccessi, che i Cittadini dell'Amantea e di Taverna -chiusero a' compratori le Porte, ricusando di dar -loro il possesso, e fecero valere i lor privilegi in guisa, -che istituitasene lite, furono, con isborsare il prezzo -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -per termini di giustizia conservati nel Demanio -Regale. -</p> - -<p> -La venuta della Regina Maria sorella del Re, che -andava in Alemagna a trovar Ferdinando d'Austria -Re d'Ungheria suo sposo, finì d'impoverire l'Erario -Regale e le Comunità del Regno. Ella, per lo sospetto -della peste di Lombardia, torse il cammino, ed accompagnata -dal Cardinal di Gusman Arcivescovo di -Siviglia e dal Duca d'Alba, con una Corte splendida -e numerosa, deliberò, tralasciata la strada di Lombardia, -di far quella del Regno. Si credette che il -Duca d'Alba, per oscurare l'autorità del Vicerè fosse -stato l'autore di tal risoluzione, e che perciò proccurasse -far differire dalla Regina il cammino, siccome -in fatti dal mese d'agosto del 1630, ch'entrò in Napoli, -vi si trattenne quattro mesi continui splendidamente -assistita, ed in continue feste e tornei trattenuta, -come conveniva ad una tanta Principessa. Il Pontefice -<i>Urbano VIII</i> le spedì Monsignor Serra a presentarle -la Rosa d'oro, che rimase presso la Regina -per suo Nunzio: venne da Roma il Conte di Monterey, -Ambasciadore del Re alla Corte del Papa, a -baciarle la mano, siccome fecero molti altri Signori -e Principesse di conto. Non si parlava di partire, ed -intanto la spesa, che questa dilazion portava al Patrimonio -regale, era grandissima: s'erano fatti venire molti -cavalli, ed altri animali per le vetture, e s'erano costrette -le comunità del Regno a mandarle, ma poi non -partendo, doveansi soministrar le spese per loro mantenimento -e de' condottieri. L'Erario Regale era già voto, -tanto che per supplire alla spesa, s'era posto mano -all'entrate del Re assegnate a' particolari, e ciò nè meno -bastando, s'era convenuto torre in prestanza grosse -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -somme da' Banchi. Il Conte di Francburgh Ambasciador -d'Alemagna sollecitava il viaggio, e scorgendo, -che tanto più si differiva, finalmente si dichiarò colla -Regina, che giacchè non voleva partire, gli dasse permissione -d'andarsene. Anche il Vicerè Alcalà s'arrischiò -a dirle, che si compiacesse dargli certezza della -sua risoluzione; poichè se le fosse piaciuto differir la -partenza, avrebbe licenziati i cavalli, e fatti soprasedere -gli altri apparecchi, che il Provveditor Generale -D. Francesco del Campo avea avuto ordine di fare; -il qual ufficio passato dall'Alcalà per suo zelo, che -egli ebbe del maggior servigio del Re, diede appoggio -al Duca d'Alba di proccurare dalla Corte, che fosse -egli rimosso dal Governo, come più innanzi diremo. -</p> - -<p> -Ma la dimora era eziandio cagionata, perchè intendendo -la Regina di passar a Trieste colla stessa armata -Spagnuola ingrossata dalle solite squadre de' Principi -italiani, colla quale era giunta a Napoli, se le -opposero i Vineziani, riputando con ciò offendersi -il lor preteso dominio del mare; ed offerirono tutta, o -parte della loro Armata, per servire al trasporto. Ricusavano -i Ministri spagnuoli, minacciando di passare -anco senza lor consenso; ma risolutamente dichiaratisi -i Vineziani, che se alla cortesia dell'esibizioni -volessero i Spagnuoli preferire la forza dell'armi, converrebbe -alla Regina passare alle nozze tra le battaglie -ed i cannoni; stimarono gli Spagnuoli far sospendere -il viaggio, fino a nuovi ordini della Corte, la -quale vergognosamente cedendo, richiese la Repubblica -di prestare la sua armata ed il passo. Così finalmente -partì la Regina a' 18 decembre di quest'anno -1630, e facendo il cammino di Puglia, entrò per gli -Apruzzi nello Stato del Papa, ed andò a trattenersi in -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -Ancona: da dove da Antonio Pisani Generale de' Vineziani -con tredici Galee sottili fu con trattamento magnifico -e regale sbarcata a Trieste<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. -</p> - -<p> -Intanto non lasciavano di render travaglioso il Governo -al Duca le scorrerie de' Turchi, che danneggiavano -le nostre Marine; e le Galee di Biserta posero -in tal confusione le spiagge di Salerno, portando via -molti Schiavi, ed attaccando fuoco alla Terra d'Agropoli, -che il Vicerè fu costretto a spedirvi otto Galee -per discacciarli: le genti della famiglia del Duca d'Atella, -che andavano nel di lui Stato, in Calabria, furono -fatte schiave da' Turchi, e se non fossero state liberate -dalle Galee di Fiorenza sarebbe loro convenuto -tollerare una misera servitù. -</p> - -<p> -Anche gli Sbanditi in molte parti del Regno facevan -guasti terribili; tanto che bisognò al Vicerè che -vi spedisse D. Ferrante di Ribera suo figliuol naturale -con titolo di Vicario Generale di tutto il Regno, -e con tutta l'autorità, che in lui risedeva, a fin di -sterminarli e di visitar le Fortezze. I tremuoti, che si -fecero sentire a' 2 aprile di quest'anno 1630, posero -ancora gran timore e spavento: ma assai maggiori furono -i timori, che s'avevano della peste, che in Lombardia -faceva stragi crudeli, e che manifestossi più -volte ne' confini del Regno. S'aggiunse eziandio la -voce sparsa, che camminassero per l'Italia alcuni infami, -li quali inventando nuove fogge di morte, proccuravano -con peste manufatta estinguere, per quanto -potevano, il genere umano, avvelenando l'acque per -le Chiese e per le strade, ed in cotal guisa andavano -spargendo la contagione. Se ben l'immaginazione -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -de' popoli, alterata dallo spavento, molte cose si figurava; -ad ogni modo il delitto fu scoperto, e punito, -stando ancora in Milano l'iscrizioni, e le memorie -degli Edificj abbattuti, dove que' mostri si congregavano<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>; -laonde fu ordinato per tutto il Regno, che -si facessero diligentissime guardie, e che non si permettesse -far entrar persona alcuna, senza le debite fedi -di sanità. -</p> - -<p> -In tale costernazione trovandosi il Regno, ogni cosa -andava in perdizione. La poca giustizia, che s'amministrava -ne' Tribunali, e le sordidezze d'alcuni Ministri, -costrinsero il Vicerè ed il Visitator Alarcone -con ordine della Corte, di sospenderne alcuni. Gli -Avvocati si congiurano e non vogliono esporsi all'esame -ordinato dal Re e s'astengono d'andare a Tribunali; -ed i Ministri senz'alcuna difesa votano le cause; -onde fu costretto il Vicerè usar contra essi rigore, -perchè ripigliassero il lor mestiere La Regal Giurisdizione, -posta a terra, dà sommo adito agli Ecclesiastici -di maggiormente insolentire, ed il presente Duca -d'Alcalà, troppo diverso dall'altro suo predecessore, -gli soffre e non ne prende severo castigo, ma usando -piacevolezza, vie più gli rende insolenti; siccome -chiaramente si vide a quel che accade all'<i>Auditor -Figueroa</i>. Avea il Duca d'Alba mandato certo Spagnuolo -con sua commessione ad eseguire i beni d'alcuni -di Nicotera, siccome eseguì; ma fatta l'esecuzione, -pretendendosi, che fra le robe eseguite ve ne fossero -alcune appartenenti al Vescovo, fu da costui il Commessario -di propria autorità fatto carcerare. All'attentato -commesso a fin di ripararlo, si mosse il Preside -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -della Provincia a mandar l'Auditor <i>Figueroa</i> in -Nicotera, affinchè lo sprigionasse; ma il Vescovo intanto -avealo fatto trasportare altrove in sicura custodia: -onde giunto quel Ministro in Nicotera e fatte -gittar a terra le porte delle prigioni, rimase deluso, -non trovandovi dentro persona alcuna; e non bastando -al Vescovo d'averlo così schernito, per l'ardir usato -di rompere le carceri, lo scomunicò, e ne affisse i cedoloni. -Il Figueroa niente curando tali fulmini, ch'ei -riputava senz'alcuna ragione essersi scagliati, e per -ciò da non temersi, non pensò nemmeno farsene assolvere; -ma passato l'anno della censura, si vide citato -a dire ciò, che sentiva della Fede Cattolica: non curò -pure il <i>Figueroa</i> tal citazione; ma passato un altro -anno, si vide, che l'Inquisizione di Roma gli -avea fabbricato un processo e con solenne sentenza lo -dichiarò eretico. Forse di ciò nemmeno se ne sarebbe -egli molto curato; ma gl'Inquisitori di Roma, fatto -questo, mandarono ordini precisi a Monsignor Petronio -Vescovo di Molfetta, che si tratteneva ancora -in Napoli con carattere di Ministro del S. Ufficio, -che in tutte le maniere lo imprigionasse. Il Vescovo -Inquisitore, senza darne notizia al Vicerè, e senza richieder -da quello l'<i>Exequatur Regium</i> agli ordini venutigli -da Roma, chiamati a se tutti i Cursori dell'Arcivescovo -e del Nunzio, co' quali avea concertata la -carcerazione, saputo che il Figueroa soleva trattenersi -dentro il Convento di S. Luigi de' PP. Minimi, -poco prezzando la riverenza del luogo, e molto meno -d'esser così vicino al Palagio Regale, comandò loro, -che andasser tosto ad arrestarlo. Un attentato così enorme -commesso in faccia al Principe, ed una carcerazione -così strepitosa fatta innanzi a' suoi occhi, mosse -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -il Vicerè a mandar subito una compagnia di Spagnuoli -per reprimer tanta arroganza, li quali avendo -posto in libertà il Figueroa lo condussero nel Regal -Palagio. In altri tempi si sarebbe di ciò fatto altro -risentimento, e si sarebbero severamente puniti gli autori -d'un sì scandaloso insulto; ma assembratisi i Regj -Ministri, non fu risoluto altro, che di disarmare -tutta la famiglia dell'Arcivescovo, del Nunzio e dell'Inquisitore; -onde in una notte fur tolte le armi a -tutte le Corti Ecclesiastiche, nè contra il Vescovo -Inquisitore si procedè a castigo. Tanta moderazione -nè pure bastò, perchè Roma si quietasse, la quale profittandosi -del tempo, fece di questa esecuzione un rumor -grandissimo, spedendo monitorj e censure contra -gli esecutori e tutti coloro, che l'aveano consigliata e -comandata: ciò che intorbidò alquanto le feste, che si -stavano celebrando allora in Napoli per la natività -del Principe D. Baldassar Carlo primogenito del Re -Filippo IV, il quale fece poi cessar tutti i timori, con -una sua regal carta, che mandò al Vicerè, nella quale -approvando ciò ch'erasi fatto, comandò, che gli -ordini del S. Ufficio di Roma non s'eseguissero affatto -nel Regno, senza saputa del Vicerè, e senza sua -permissione. -</p> - -<p> -Mentre, per la partita della Regina Maria, il Duca -d'Alcalà avea ripreso con maggior libertà il governo -del Regno, vennegli avviso, che il Duca d'Alba per -molte accuse fattegli alla Corte circa il trattamento -fatto alla Regina, avea ottenuto, che fosse colà chiamato. -Ma non furon tanto le imputazioni fattegli per -ciò alla Corte, che lo rimossero, quanto che il <i>Conte -Duca</i>, per cui si reggeva la Monarchia, volendo gratificare -il Conte di Monterey Ambasciadore del Re in -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -Roma, a lui doppiamente congiunto in parentado, per -tenere il Monterey una sua sorella per moglie, ed il -<i>Conte Duca</i> parimente erasi ammogliato con una sorella -del Monterey, ricevè volentieri le accuse fatte -all'Alcalà, perchè potesse servirsene di spezioso pretesto. -E per non amareggiare cotanto il Duca, con -grave dispendio del Re, comandò, che il Duca d'Alcalà -venisse a giustificarsi in Corte de' carichi, che gli -s'adossavano, non intendendosi per ciò privato del Governo, -e che per ciò gli corresse il soldo di ventiquattromila -ducati l'anno; e che in sua assenza andasse -a governar il Regno il Conte di Monterey, al -quale corresse per ciò lo stipendio di soli ducati dodicimila -l'anno, come <i>interino</i>. Ma il Duca non vi -tornò mai più, se non quando fu per passar al Governo -della Sicilia; ed il Conte, ch'era interino, vi -stette sei anni. Così postergato il servigio del proprio -Principe, per privati interessi del Favorito, fu a noi -tolto il Duca d'Alcalà, il quale, partito da Napoli ai -13 maggio di quest'anno 1631, diede luogo al Monterey, -che da Roma fin da' 17 d'aprile erasi portato -in Napoli, trattenendosi intanto in Chiaja nel palagio -del Marchese della Valle, insino alla partita del suo -predecessore. Lasciò il Duca di se un grandissimo desiderio, -ed un rammarico a' Napoletani, che sentirono -al vivo le calunniose imputazioni fattegli in Corte. Egli -ci lasciò dodici Prammatiche tutte savie e prudenti: -fu terribile contra gli sbanditi e loro ricettatori: vietò -alle Piazze di Napoli ed alle Comunità tutte del Regno, -di assegnar salarj, o far donazioni, anche per -causa pia, senza precedente assenso e licenza del Vicerè: -riformò i Regj Studi, e comandò, che non si -fosse dispensato all'età necessaria per ascendere al grado -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -del Dottorato: fece molte ordinazioni attenenti all'ufficio -di Commessario Generale di Campagna; e -diede altri savi provvedimenti, che si additano nella -<i>Cronologia</i> prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib36cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller"><i>Di <span class="smcap">D. Emmanuele di Gusman</span> Conte di <span class="smcap">Monterey</span>; e -degl'innumerabili soccorsi, che si cavarono dal Regno -di gente e di denaro in tempo del suo Governo.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Cominciò il Conte di Monterey ad amministrare il -Regno con funeste apparenze, che diedero presagi d'un -calamitoso governo: nella Villa del Vomero diede una -donna alla luce un mirabil mostro: una spaventosa -Cometa comparsa ne' principj di settembre di quest'anno -diede a molti terrore; ma i tremuoti, le orribili -errutazioni, le orride nubi, gli spaventosi torrenti di -fuoco, le orrende piogge di cenere, che dalla notte -de 15 di dicembre avea il Monte Vesuvio cominciato -a spandere, non solo empiè la città ed il Regno di -spavento e d'orrore, ma presagirono altri mali e nuove -calamità. Vomitò il Monte fiamme con tanto empito -e con tale spavento, che Napoli temè, o d'abissarsi -ne' tremuoti, o di seppellirsi nelle ceneri. Lo scuotimento -abbattè edificj, arrestò il corso a' fiumi, rispinse -il mare ed aprì le montagne. Esalarono in fine con -oppositi ed orribili effetti acque, fiamme e ceneri, dalle -quali non solo restarono oppressi alcuni luoghi vicini, -ma si temè, che levato il respiro dell'aria, non fosser -tutti per soffocarsi. Ma placato il Cielo dalle pubbliche -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -penitenze, spirò tal vento dalla parte avversa, che -le portò a cadere oltre mare fin'a Cattaro, ed altri -luoghi dell'Albania e della Dalmazia; e consumato in -fine nelle viscere della Terra il sulfureo alimento, il -fuoco s'estinse. -</p> - -<p> -Ma non s'estinsero in noi le calamità maggiori, che -ci cagionavano le guerre d'Italia. Il <i>Conte Duca</i> più -famoso che fortunato, per gl'infelici successi delle arme -Spagnuole in Lombardia, vedeva che i Ministri -di quella Monarchia avevano perduta in Italia quell'autorità, -che solevan prima godervi fino a tal segno, -che sovente con imperiosi modi comandavano al -Duca stesso di Savoia, che disarmasse. Ora li Franzesi -eransi cotanto intrigati negl'interessi di quella, -che avendosi resi dipendenti il Duca di Savoia per lo -freno di Pinarolo, il Duca di Mantua per la custodia -di Casale e del Monferrato, e gli altri Principi, chi -per inclinazione, e chi per profittare, aveano posto in -bilancia tra la corona di Spagna e la franzese l'Italia. -Si credeva eziandio, che il Pontefice <i>Urbano VIII</i> per -l'antiche parzialità verso la Corona franzese, per esservi -stato Nunzio, e per essere compare del Re, pendesse -dalla sua parte, e traversasse gl'interessi degli -Austriaci; e ne diede non oscuri indizi, per vedersi -il Cardinal Antonio Barberino suo nipote aver con -ricche pensioni accettata la protezione di quel Regno; -e dicevasi, che il Papa, quando entrarono gli Alemani -in Mantova, avesse chiesto a' Cardinali soccorso per -discacciarneli: e che nelle angustie maggiori, che soffriva -la Religione in Germania, oppressa dagli Eretici, -e calpestata dalle armi del Re di Svezia, non si fosse -egli mosso, ancorchè in nome del Re Cattolico ne gli -fossero state fatte in pubblico Concistoro dal Cardinal -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -Borgia premurose istanze. S'aggiungevano le male soddisfazioni, -che ricevevano in Roma i Ministri di Spagna, -le quali ridussero il Cardinal Sandoval a partirsi -mal soddisfatto da Roma, e ritirarsi in Napoli. -</p> - -<p> -Per ciò gli animi de' Ministri spagnuoli erano pregni -d'acerbi disgusti e di gravi pensieri, intendendosi -esagerazioni frequenti del <i>Conte Duca</i>, che non sarebbe -mai per godersi la pace, se non si restituisse -l'Italia nell'esser di prima. A tal fine fu deliberato, -che il Cardinal Infante fratello del Re passasse a Milano, -per di là trasferirsi al suo Governo di Fiandra; -ed a comandare nuovi apparati di guerra, ed in particolare -al Regno di Napoli, che provvedesse di danaro, -ammassasse gente, ed allestisse legni. -</p> - -<p> -Per far argine alle male inclinazioni del Pontefice, -di cui erasi sparsa voce, che avesse spedito buon numero -di soldati alle frontiere del Regno, bisognò al -Vicerè, che mandasse a' confini mille e cinquecento -cavalli sotto il comando d'Annibale Macedonio, Marchese -di Tortora; e che per fornire il Regno di nuove -soldatesche comandasse a tutti i Baroni e Terre demaniali, -che somministrassero buon numero di soldati. -</p> - -<p> -Da questi disgusti, che passavano colla Corte di -Roma, nacque a questi tempi qualche rialzamento -della regal Giurisdizione, presso noi quasi che depressa; -poichè la Corte di Madrid, per vendicare i disgusti -co' disgusti, spedì a Roma il Vescovo di Cordova, -e Giovanni Chiumazzero in qualità di Commessarj, -per richieder riforma di molti abusi, che la Dataria -di Roma avea introdotti in Ispagna, onde si -portavano grandi aggravj a quel Regno<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>, de' quali -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -avevan fatto lungo catalogo, e con una dotta scrittura<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>, -rispondendo ancora ad un'altra, fatta per ordine -del Papa da Monsignor Maraldi Segretario dei -Brevi, li giustificavano per abusivi e intollerabili; e -si stimava, che tenessero segrete istruzioni di chiedere -un Concilio, ed angustiare il Pontefice con minacce -e con moleste dimande<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. Di che accortosi Urbano, -pensò con frapporre lunghezza di render vani i disegni; -poichè negando in prima d'ammetterli col titolo -di Commessarj, dicendo, che ciò pareva che significasse -certa giurisdizione ed autorità, stancò tra -queste, ed altre difficoltà e lunghezze in modo il negozio -ed intiepidì anche il Vescovo con isperanza di -maggior dignità, che il Re accortosene lo richiamò, -e conferito al Chiumazzero il titolo d'Ambasciadore, -mentre col tempo si mitigava il bollore degli animi, -e per l'avversità de' successi si piegava dagli Spagnuoli -sempre più alla sofferenza, svanì da se stesso -il negozio. -</p> - -<p> -Ma intanto fra noi, animati da questi disgusti il -Vicerè ed i Regj Ministri, non tralasciavano, ne' casi -che occorrevano, di procedere con fortezza e vigore; -poich'essendo stato con modi barbari e crudeli ucciso -da alcuni Preti il Governador della Sala fratello -del Consigliere D. Francesco Salgado, ancorchè Francesco -Maria Brancaccio Vescovo di Capaccio, sotto -la cui Diocesi si comprende la Sala, ne avesse presa -di ciò conoscenza, con aver condennati alcuni degli -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -uccisori in galea; nulladimanco riputandosi ciò troppa -indulgenza ad un così scandaloso ed enorme delitto, -per la qualità e carattere dell'ucciso; il Vicerè -spedì una compagnia di Spagnuoli nella Sala, dove -coll'alloggio a discrezione, trattarono, alla rinfusa così -Preti come laici, malamente que' Cittadini: di che avendone -voluto far risentimento il Vescovo con monitorj, -fu il di lui fratello D. Carlo Brancaccio mandato -prigione in Castello, ed egli fu costretto sgombrar -dal Regno, e girsene in Roma. Ciò che gli riuscì -di maggior favore; poichè mentre trattenevasi nella -Corte del Papa angustiato dalle spese e da' debiti, -entrato in somma grazia del Cardinal Antonio nipote -del Papa, fu per esempio degli altri (affinchè si mostrassero -sempre forti nella difesa della giurisdizion -Ecclesiastica, con la speranza d'esserne ben premiati) -nel Concistoro de' 20 novembre dell'anno 1633 promosso, -senz'aspettarlo, al Cardinalato; e per aggiungerci -maggior onta e disprezzo, gli fu dal Papa conferito -l'Arcivescovado di Bari, e rimandato nel Regno -per prenderne la possessione. Ma il Vicerè di ciò fortemente -crucciato, al suo arrivo, in vece del possesso, -gli fece apprestare una Galea, perchè tosto ritornasse -in Roma, nè mai più nel Regno capitasse; di che il -Papa fecene gran romore, e ne ricevè sommo dispiacere: -a' quali disgusti se ne aggiunsero poco da poi -altri, perchè dalle genti di Corte fu fatto uccidere in -Pozzuoli un Canonico di quella Chiesa: e trovandosi -nelle carceri di Vicaria un ribaldo, che pretendeva, -per essersi estratto dalla Chiesa di S. Giovanni a Mare, -esser in quella riposto; mentre si disputava dell'articolo -della reposizione, commise un nuovo delitto -nelle carceri stesse, onde il Vicerè la notte de' 19 di -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -aprile del 1633 lo fece morire su le forche, che fece -piantare davanti al Palagio della Vicaria, poco curando -le istanze e le censure, che l'Arcivescovo fece -lanciare contra coloro, che il fecero imprigionare. -</p> - -<p> -Ma durò poco fra noi tal vigore, poichè per l'avversità -de' successi delle armi del Re, sempre piegando -gli Spagnuoli alla sofferenza, bisognò usar ogni -arte per rendersi amico il Pontefice, e gli altri Principi -d'Italia; e poichè i Ministri franzesi non cessavano -d'imprimere ne' Principi gelosi pensieri, e d'esortarli -a congiungersi insieme per discacciare, sotto -il patrocinio della loro Corona, gli Spagnuoli d'Italia; -all'incontro gli Spagnuoli proponevano a tutti grandi -vantaggi, al Gran Duca di Fiorenza grosse pensioni, -al Duca di Modena Correggio, al Duca di Parma -il Generalato del Mare, ed una Vice-Reggenza: e sopra -tutto per dar riputazione alle armi, studiavansi di -accrescerle con nuove soldatesche, che da Napoli si -sollecitavano insieme con denari ed altri militari provvedimenti. -</p> - -<p> -Per ciò il Conte di Monterey era continuamente richiesto -di soccorsi, onde comandò l'elezione de' Soldati -della nuova milizia del <i>Battaglione</i>, ed unì cento -e quindici Compagnie di pedoni di ducento trenta uomini -l'una; e liberando i soldati d'uomini d'arme dal -peso di mantenere un doppio cavallo, ridusse sedici -compagnie di essi a compagnie di corazze, accrescendone -il numero fino a sessanta per ciascheduna, oltre -gli Ufficiali. Partì ancora in novembre del 1631 per -lo Stato di Milano il Principe di Belmonte con un -Reggimento d'Italiani di 14 Compagnie, assoldate a -sue spese, e nel mese di gennajo del nuovo anno 1632 -prese la medesima strada un altro Reggimento d'Italiani -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -di mille e seicento soldati comandati dal Mastro -di Campo Marchese di Torrecuso, col quale s'accompagnò -il picciol Conte di Soriano per andare a ritrovare -il Duca di Nocera suo Padre. Parimente nel luglio -del seguente anno 1633 furono spediti per Milano -quattrocentocinquanta fanti sotto i Maestri di -Campo Lucio Boccapianola e D. Gaspare Toraldo, oltre -mille cavalli comandati dal Commessario Generale -D. Alvaro di Quinones, co' quali il Duca di Feria -Governadore di quello Stato si portò nell'Alsazia a -soccorrere Brisac. -</p> - -<p> -Non solo questo Regno era riserbato per somministrar -soccorsi di gente e di denaro per le guerre d'Italia; -ma anche per quelle di Fiandra, di Catalogna, -insino a quelle di Germania. Nell'anno 1632 s'imbarcarono -quattromilasettecento soldati, comandati da' Marchesi -di Campolattaro e di S. Lucido per Catalogna, -e v'andarono parimente otto Compagnie di Cavalli -smontati col denaro bisognevole per montarle in quel -Principato. Nel mese di gennajo del seguente anno 1633 -sotto il comando del Sargente Maggiore Ettore della -Calce furono spediti per Catalogna settecento persone, -per riempire i Reggimenti napoletani, che ritrovavansi -in quel Paese. -</p> - -<p> -Giunse intanto in Milano il Cardinal Infante con -titolo di Generalissimo di tutte le armi della Corona, -essendosegli dato per Consigliere D. Girolamo Caraffa -Principe di Montenegro, al quale, morto in Milano, -fu sustituito dal Re Fr. Lelio Brancaccio, che immantenente -si condusse a Milano, alla qual volta il Vicerè -spedì subito D. Gaspare d'Azevedo Capitan delle -sue guardie a passar con l'Infante i dovuti ufficj, e -nel mese di maggio del seguente anno 1634 gli mandò -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -soccorsi tali, che non furono veduti più potenti uscire -dal Regno; poichè vi spedì seimila fanti, de' quali -n'erano mille Spagnuoli del Reggimento di Napoli, -sotto il comando di D. Pietro Giron; gli altri erano -Napoletani, comandati da' Maestri di Campo Principe -di S. Severo e D. Pietro di Cardenes. Il Marchese -di Tarazena Conte d'Ajala guidava mille cavalli, ed era -Capo di tutto questo potentissimo soccorso, che fece -risolvere il Cardinale di passare in Germania, dove -avendo unite le forze della Corona con quelle del Re -d'Ungheria e del Duca Carlo di Lorena, diede sotto -Norlinghen quella famosa battaglia, nella quale dissipò -l'esercito Svedese con morte d'ottomila persone, e -prigionia di quattromila, oltre l'acquisto d'ottanta -pezzi d'artiglieria e di ducento insegne. Vittoria della -quale ogni anno agli otto di settembre si celebra anniversario, -come quella, che preservò il resto dell'Alemagna -dall'eresie e dall'invasioni de' Svedesi, e cagionò -poco da poi all'armi Cattoliche l'acquisto di Ratisbona. -</p> - -<p> -Ma non finirono qui i soccorsi: altri maggiori se -ne cercavano dal Regno per la custodia dello Stato -di Milano, minacciato dall'arme del Re di Francia. -Bisognò prima, che il Vicerè provvedesse di diece -grossi Vascelli il Marchese di Santa Croce Luogotenente -Generale del Mare, con 2200 Napoletani e molte -provvisioni, spediti sotto il comando dell'Ammiraglio -D. Francesco Imperiale, e di diciotto Galee con duemila -Spagnuoli e mille e trecento Napoletani comandati -da' Maestri di Campo Gaspare d'Azevedo e D. -Carlo della Gatta; e nel seguente anno 1635, prima -che il Re Franzese assalisse lo Stato di Milano, bisognò -al Vicerè provvedere alla difesa, mandando in -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -Lombardia 2800 pedoni, divisi in due Reggimenti dei -Maestri di Campo Filippo Spinola e Carlo della -Gatta, e mille cavalli sotto il Commessario Generale -D. Alvaro di Quinones, col danaro necessario per assoldare -quattromila Svizzeri ne' Cantoni collegati con -la Casa d'Austria. Ed in tanto fu disposta la partenza -dell'Armata navale, composta di trentacinque Galee e -diece grossi Vascelli, sopra la quale montarono settemilacinquecento -soldati tra Spagnuoli e Napoletani. -Gli Spagnuoli erano duemilanovecento, de' quali duemilatrecento -erano del Reggimento del Regno, comandati -dall'Azevedo, e seicento dell'Isola di Sicilia sotto il -comando di D. Michele Perez d'Egea. Gli altri erano -Napoletani distribuiti in tre Reggimenti de' Maestri di -Campo D. Giovan-Battista Orsini, Lucio Boccapianola -e D. Ferrante delli Monti; e Fr. Lelio Brancaccio comandava -a tutti con titolo di Maestro di Campo Generale. -Partì l'Armata dal Porto di Napoli verso Ponente -a' 10 maggio di quest'anno 1635, ma ebbe infelice -navigazione, sbattuta da' venti e da procellose -tempeste; tanto che il Marchese di S. Croce, lasciata -buona parte delle milizie in Savona per accrescere -l'esercito di Lombardia, dove i Franzesi tenevano assediata -Valenza, non fece altra conquista, che quella -dell'Isola di S. Margarita. -</p> - -<p> -Nuovi sospetti s'aggiunsero nel nuovo anno 1636, -che obbligarono il Vicerè alla difesa del proprio Regno. -Per li continui timori, che dava la Francia, fu -fatto arrestare un Frate Agostiniano, per sospetto d'intelligenza -co' Franzesi, chiamato <i>Fr. Epifanio Fioravante</i> -da Cesena, il quale posto fra' ceppi rivelò, che -i Franzesi meditavano far delle irruzioni in diversi -luoghi del Regno, e che tenevano la mira anche d'invadere -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -la città dominante; anzi soggiunse, che il famoso -bandito <i>Pietro Mancino</i>, di concerto, dovea impadronirsi -del Monte Gargano, per consegnarlo al -Duca di Mantova, e porre sossopra tutta la Puglia. -Ciò saputosi, fu di mestieri al Vicerè, con esorbitantissime -spese, fortificare Barletta, Taranto, Gaeta, ed -il Porto di Baja, dove vi fece edificare due gran Torri, -di ristorare la Fortezza di Nisita e le mura di Capua: -di terminare le fortificazioni dell'Isola d'Elba, -detta comunemente Portolongone, principiate già dal -Conte di Benavente; di provvedere tutte le marine del -Regno di soldatesca e di mettere in mare trenta vascelli -e diece Tartane. E per maggior custodia della -città fece prender l'armi a diecemila persone del -Popolo napoletano, poste sotto il comando di D. Giovani -d'Avalos Principe di Montesarchio. Ma il tempo -fece da poi conoscere, che questi timori venivan dai -Franzesi, non per altro fine, che obbligando il Regno -alla propria difesa, venisse con ciò ad impedire i continui -soccorsi, che da quello si mandavano in Milano, -onde il Monterey penetrato il disegno, sollecitò nuovi -soccorsi, e spedì in Lombardia sopra alcuni Vascelli -e Galee i Reggimenti de' Maestri di campo D. Michele -Pignatelli, Tiberio Brancaccio, Achille Minutolo, Giambattista -Orsini, Pompeo di Gennaro, Girolamo Tuttavilla -e Romano Garzoni, oltre a mille cavalli, che -Giantommaso Bianco vi condusse per terra. Ciò che -fece risolvere al Marchese di Leganes, accresciuto di -sì validi soccorsi, di venire coll'inimico a battaglia in -Tornavento, nella quale gloriosamente vi morì Girardo -Gambacorta de' Duchi di Limatola Generale della cavalleria -napoletana, siccome avvenne a Lucio Boccapianola -sotto Vercelli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -Non furono veduti ne' passati governi degli altri Vicerè -soccorsi sì spessi e sì potenti cavati dal Regno -quanto quelli, che si fecero in tempo del Conte di -Monterey, non solo per lo Milanese, ma per la Catalogna, -per la Provenza ed altrove; e coloro che si -presero la briga di tenerne conto, calcolarono, che di -gente il numero arrivò a cinquemilacinquecento cavalli, -e quarantottomila pedoni; e di denaro la somma -ascese a tre milioni e mezzo di scudi; oltre al -denaro consumato nelle fortificazioni delle Piazze del -Regno, nell'arrollamento di tanta gente, nelle spedizioni -dell'Armate navali, nel mantenimento dell'Isola -di S. Margherita, nella fabbrica di sei vascelli da guerra -e d'alcune Galee per accrescere la Squadra al numero -di sedici, e di ducentotto pezzi di cannoni, come -anche in quella di settantamila archibugi, moschetti e -picche per la fanteria, e delle pistole e corazze per la -cavalleria. -</p> - -<p> -Cotante, e sì insopportabili spese tutte uscivano dalle -sostanze de' sudditi, e dalli Patrimonj della città e delle -Comunità del Regno, che continuamente eran costrette -a somministrar nuove somme per la necessità di tante -infelici e mal fortunate guerre, e per li tanti e continui -bisogni della Corte di Spagna; donde fu in buona -parte cagionato il debito di quindici milioni, del quale -si trovava aggravato il Patrimonio della città, la quale -ne pagava l'interesse ai creditori del frutto, che perveniva -delle sue gabelle. E ciò nè meno bastando furono -più volte a' forastieri tolte le loro entrate, e sovente -anche quelle che possedevano i regnicoli sopra -gli arrendamenti, e' fiscali. S'imposero per ciò molte -altre gravezze, essendosi aggiunto alla gabella della -farina, prima cinque grana, poi altre sette per moggio: -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -un grano per rotolo alla gabella della carne, ed -un carlino sopra ciascun stajo d'olio. Ciò che non -seguì senza contrasti ed opposizioni, considerandosi -non solo le grosse somme spremute in pochi anni dal -Regno, ma che buona parte andava a colare, non già -nella cassa del Re, ma nell'altrui borse, e che sempre -via più crescendo i bisogni, e l'un chiamando l'altro, -venivano i popoli a soffrire insopportabil giogo; -onde fu risoluto spedire al Re D. Tommaso Caraffa -Vescovo della Volturara, perchè avesse di tante miserie -ed afflizioni compassione, e vi desse conforto; ma -queste missioni, per li bisogni urgenti che tuttavia crescevano, -riuscivano tutte vane ed inutili. Bisognò pagare -i seicentomila ducati, che il Cardinal Infante -dimandò da Milano: continuare a sostenere le soldatesche, -che guardavano il Regno: unir nuove milizie -per reclutare gli eserciti, che teneva scarsi la Spagna -in più luoghi; fornir l'armate navali, e sostenere l'Isole -di S. Margherita e di S. Onorato occupate in -Francia, finchè di nuovo, nel mese di maggio del 1637, -costrette dalla fame, non cedessero all'armi di quel -Re, e tornassero sotto il di lui dominio. -</p> - -<p> -In mezzo a tante calamità non tralasciava però il -Conte di Monterey i sollazzi, le commedie e le cacce, -alle quali era inchinato: nè mancò, imitando i vestigj -de' suoi predecessori, di lasciare a noi belle memorie -della sua magnificenza. Egli rese più ampia e -comoda la strada di Puglia: arricchì li fonti della città -d'acque più abbondanti, e fecene innalzar un altro sul -muro del fosso del Castel Nuovo; ma sopra tutto erse -quel magnifico Ponte, che congiunge la contrada di -Pizzofalcone con quella di San Carlo delle Mortelle. -La Contessa sua moglie pur ci lasciò un monumento -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -perenne della sua pietà, avendo fondato in Napoli il -<i>Monastero della Maddalena</i>, per sicuro asilo delle donne -spagnuole, che abbominando le passate lascivie, -volessero ivi ridursi a menar vita casta. -</p> - -<p> -Ma con tutto che il Conte di Monterey fosse cotanto -benemerito al Re per li tanti soccorsi mandati, -mancò poco però, che il <i>Conte Duca</i> per vantaggiar -la sua Casa, non lo richiamasse, non avendo ancor -finito il secondo triennio del suo governo. La cagione -si fu il matrimonio da lui ambito di D. Anna Caraffa -Principessa di Stigliano col Duca di Medina las Torres. -Questa Signora per la morte di D. Antonio Caraffa -Duca di Mondragone suo padre, e del Principe -Luigi Caraffa di Stigliano suo avolo, era rimasa unica -erede di floridissimi Stati. Isabella Gonzaga sua avola -figliuola, ed erede di Vespasiano Gonzaga Duca di -Sabioneta, l'avea ancora arricchita di questo titolo e -di queste ragioni: per ciò il <i>Conte Duca</i> non avendo -potuto perpetuar la sua Casa ne' discendenti della figliuola, -che fu moglie di D. Ramiro Gusman Duca -di Medina las Torres, e morì senza prole, desiderava -per questo suo Genero, ch'egli da semplice Cavaliere -avea innalzato cotanto, di trovare una sposa, niente -inferiore alla prima. Fece credere al Re, essere questo -matrimonio espediente per poter ripetere Sabioneta, -di che già i Principi d'Italia se n'erano insospettiti<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>; -e per ciò, ancorchè trovasse durezza nell'avola, sollecitò -le nozze colla madre della sposa per mezzo del -Cardinal suo fratello: la quale, colla promessa del -Viceregnato, che s'offeriva al Duca, fu facilmente guadagnata: -la sposa, ambiziosa di vedersi Viceregina, -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -vi condiscese parimente; onde partitosi di Spagna il -Duca con carattere di Vicerè e di Castellan perpetuo -del Castel Nuovo, giunse colla squadra delle Galee -di Spagna in Napoli, dove nel palagio della Principessa, -presso la Porta di Chiaja, fur celebrate le -nozze. -</p> - -<p> -Intanto il Conte di Monterey accingevasi alla partenza, -ma avvisato il <i>Conte Duca</i> essere già seguito -il matrimonio, scrisse al Monterey, che non conveniva -per le fastidiose congiunture delle guerre d'Italia partire, -non essendo ancor terminato il suo secondo triennio; -onde gli sposi rimasero delusi, e convenne al -Medina trattenersi nel Regno da privato, con dispiacere -non ordinario, non men suo che della moglie, e -molto più della Duchessa di Sabioneta, la quale, avendo -sempre dissuasa la nipote a far tal matrimonio, -non mancava di mordere pubblicamente l'azioni del -<i>Conte Duca</i>, e biasimare la soverchia semplicità della -Duchessa di Mondragone, del Cardinale e degli altri -congiunti della nipote, che s'erano fatti ingannare dalle -promesse dell'Olivares. Ma passato un anno, parendogli -non poter più trattenere, mandò il <i>Conte Duca</i> -ordine della Corte, che si desse al Medina il possesso. -Così depose il Monterey il Governo, dopo averlo -esercitato sei anni; ed a' 12 novembre di quest'anno -1637 ritirossi a Pozzuoli, donde proseguì poi il suo -cammino per la Corte. Ci lasciò il Monterey molte -savie e prudenti leggi insino al numero di quarantaquattro, -per le quali riordinò i nostri Tribunali e -quelli della Bagliva, e delle Regie Audienze; riordinò -gli affitti e le vendite delle rendite e beni fiscali, i -cambj e gli apprezzi: proibì severamente i duelli e -l'esportazione di qualsivoglia sorta d'armi: fece diverse -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -ordinazioni per ovviar le fraudi che si commettevano -nella Dogana, e maggior Fondaco di Napoli: vietò -l'uso smoderato delle vesti, servidori e carrozze: impose -su la testa del famoso bandito <i>Pietro Mancini</i> -una taglia di tremila ducati, oltre la facoltà d'indultare -quattro persone: tolse le Gabelle delle <i>Carte</i> e -del <i>Tabacco</i>, ancorchè da poi fossero state di nuovo -imposte; e diede molti ordini pel Governo e disciplina -de' soldati del <i>Battaglione</i>, e pel grado di <i>Dottorato</i> -da darsi, così in Legge, come in Medicina, ed altri -provvedimenti che vengono additati nella <i>Cronologia</i> -prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib36cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller"><i>Del Governo di <span class="smcap">D. Ramiro Gusman</span> Duca di <span class="smcap">Medina -las Torres</span>; e de' sospetti che s'ebbero di nuove invasioni -tentate da' Franzesi.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Il Governo del Duca di Medina, durando le medesime -cagioni, anzi vie più crescendo, non poteva -riuscire men gravoso a' sudditi, che il precedente. Le -guerre infelici, che consumavano gli Stati della Monarchia -di Spagna, mantenevano tuttavia, anzi rendevan -assai più esausto l'erario regale, ed in continue -necessità di denaro. Il nostro Reame era il bersaglio -infelice, dove per provvedersene si dirizzavano tutti i -disegni, e nulla pietà avendosi delle miserie estreme, -nelle quali era il Regno caduto per le somme immense -cavate in tempo del Monterey, altre nuove se ne richiedevano. -Furono perciò imposte nuove gabelle e -dazj, ed accresciuti gli antichi: s'aggiunsero gravezze -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -alle sete, all'olio, al grano, alla carne, a' salumi; e -s'imposero nuovamente alla calce, alle carte da giocare, -all'oro ed argento filato, e sopra tutti i contratti -de' presti, che celebravansi nella città e nel Regno. -S'introdusse, all'uso di Spagna, la gabella della carta -bollata, della quale bisognava necessariamente servirsi -in tutti li contratti e negli atti giudiziari, sotto pena -di nullità; quantunque poscia, come cosa troppo odiosa, -fosse stimato meglio sopprimerla. S'arrivò a tale -estremità, che si pose sul tappeto il dazio d'un grano -il giorno per testa agli abitanti di Napoli, per lo spazio -di quattro anni; e facevasi il conto, che toltone -gli Ecclesiastici ed i putti, se ne sarebbero cavati cinque -milioni di scudi: ma poscia, essendosi considerato -il pericolo che si correva di porre in pratica tal esazione, -e quanto avrebbe sembrato intollerabile al Popolo -questo peso cotidiano, si lasciò di più parlarsene. -</p> - -<p> -Si tassarono bensì tutti i Mercatanti ai pagamento -di duecentomila ducati per pagarne le soldatesche: si -venderono li Casali di Napoli, quelli di Nola, e molti -altri luoghi demaniali, che non ebbero modo di ricomprarsi, -passarono dalla libertà che godevano sotto -il Demanio Regale, alla servitù de' Baroni. -</p> - -<p> -E perchè niente mancasse, il Vicerè fece convocar -un Parlamento generale, dove per Sindico intervenne -D. Ippolito di Costanzo, nobile di Portanova, e s'estorse -dal Baronaggio e dal Regno un donativo d'un -milione di ducati, in vece d'una nuova gabella di cinque -grana per moggio di frumento, che pretendevasi -d'imporre in tutto il Reame. Solo tra tanti aggravj -e gabelle se ne tolse una, che riscuotevasi in Napoli -da tutte le meretrici, riuscendo ciò di non picciolo -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -giovamento alla pubblica tranquillità, per gli scandali -continui che ne nascevano. -</p> - -<p> -Fu perciò seriamente risoluto, per non ridurre i popoli -cotanto oppressi all'ultime disperazioni, di mandar -Ambasciadore alla Corte, per implorare dalla clemenza -del Re qualche conforto a tanti e sì estremi -mali; e concorrendovi anche il Vicerè, mosso ancor -egli a pietà di tante miserie, fu eletta dalla Città la -persona del Consigliere <i>Ettore Capecelatro</i>. Lo stato -in che erasi ridotto il Regno, era pur troppo lagrimevole: -oltre le tante gravezze, che impoverivano gli -abitatori, si vedeva da giorno in giorno mancare d'abitatori, -e struggersi tra le miserie e sciagure. Gl'incendj -del Vesuvio avevan cagionate morti e miserie -estreme; ma sopra tutto la guerra che consumava coi -disagi e col ferro le soldatesche, avea desolato il Regno: -n'erano uscite dal Regno in numero infinito per -reclutare gli eserciti, non pur di Lombardia, ma d'Alemagna, -de' Paesi Bassi e del Principato di Catalogna; -ed avendo tutte quelle spedizioni avuti infelici -successi, pochi ne ritornavano alle paterne case. -</p> - -<p> -Ma i tremuoti, che avevano desolata la Puglia in -quest'anno 1638, portarono nelle Calabrie danni assai -più gravi ed irreparabili. Furono in queste Province -così spaventosi, che abbatterono la Città di Nicastro -ed il famoso Tempio di S. Eufemia. Rimasero ancora -distrutti molti luoghi ed altre Terre, Nocera, Pietramala, -Castiglione, Maida, Castelfranco, ed altre di -minor grido. La Città istessa di Cosenza, con molti -de' suoi Casali patì notabilmente: Catanzaro, Briatico -ed altri luoghi soffrirono il medesimo flagello: in fine -non vi fu luogo di Calabria, che potesse vantarsi di -essere stato esente dal danno; e calcolandosi il numero -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -de' morti, si trovò essere periti sotto le ruine -degli edificj più di diecimila persone; siccome l'istesso -Consigliere Capecelatro, che fu spedito dal Vicerè a -rincorare que' popoli (a' quali non solamente bisognò -rimettere i pagamenti fiscali, ma soccorrerli con abbondanti -limosine somministrate parte dal Patrimonio -Regale e parte dal Monte della Pietà insino alla somma -di ottomila ducati) poteva, come testimonio di veduta, -testificare al Re le miserie di quelle Province. Si -aggiunse ancora la costernazione, nella quale l'avea -poste un solenne impostore, chiamato <i>Pietro Paolo -Sassonio</i>, medico Calabrese, il quale andava disseminando -che doveano sopraggiungere tremuoti più orribili: -che non solamente il Regno, ma tutto il Mondo -dovea crollare, avvicinandosi già il Giudicio finale: che -il Mare dovea uscir dal suo letto ed inghiottir le campagne -e sommergere le città: che doveano piovere dal -Cielo grandini di peso di cinque libbre l'una, e che -i monti doveano vomitar tutti fiamme per incendiar -l'Universo. Queste infauste predizioni, vedendosi verificate -in parte per li tremuoti e gl'incendj preceduti -dal Vesuvio, posero in tale costernazione i paesani, -che credendo, che la Calabria dovess'essere la prima -a sopportar queste desolazioni, che doveano precedere -alla destruzione del Mondo, ciascuno abbandonava la -Patria, e cercava altrove ricetto: laonde il Vicerè per -liberare gl'incauti da questi falsi pronostici, comandò, -che il <i>Sassonio</i> fosse preso, e condotto legato in Napoli, -come fu eseguito, dopo di che fu condennato a -remare in una Galea. -</p> - -<p> -Non meno che da' tremuoti, fu questa Provincia, -nel medesimo anno, travagliata da' Turchi di Barbaria, -li quali avendo concepito il disegno di saccheggiare -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -il Santuario di Loreto, scorrevano con sedici -Galee i nostri mari, e danneggiavano i naviganti, e -le nostre riviere; tal che se i Vineziani non fossero -occorsi per rompere i loro disegni, di mali peggiori -sarebbon stati cagione<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. -</p> - -<p> -I Franzesi intanto sempre più profittandosi de' disordini, -e della declinazione della Monarchia di Spagna, -oltre d'aver contrappesata in Italia la potenza -degli Spagnuoli, erano ancora entrati in pensieri, per -le speranze, che lor davano alcuni mal contenti del -governo spagnuolo, di far un'invasione nel Regno di -Napoli. Essi per mezzo del Marchese di Covrè Ambasciadore -del Re di Francia in Roma, e di Monsignor -<i>Giulio Mazzarini</i> a questi tempi semplice Prelato, -poi Cardinale, e primo Ministro di quella Corona, -aveano con un Titolato<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> del Regno ordita una -congiura per sorprender Napoli, e già in Roma se ne -concertavano i modi; ma scovertosi da uno de' congiurati -il trattato al Vicerè, fu fatto arrestare in Roma, -ov'erasi portato, il Titolato, e condotto nel Castel Nuovo, -fu con ogni sollecitudine fabbricato il processo. Fu -eretta dal Vicerè una Giunta per sentenziarlo, la quale -componevasi del Reggente D. Matthias di Casanatte, -de' Consiglieri D. Flaminio di Costanzo, D. Giovan -Francesco Sanfelice, Annibale Moles, D. Ferrante Mugnos, -D. Ferrante Arias di Mesa, e D. Diego Varela. -Il Fiscale fu <i>Partenio Petagna</i> Presidente della Regia -Camera; ed i <i>Pari della Corte</i> furono i Principi -della Rocca e del Colle. Furono intesi gli Avvocati -del Reo <i>Pietro Caravita</i>, ed Agostino Mollo celebri -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -Giureconsulti di que' tempi; e proferitasi dal Vicerè -la sentenza, sedendo <i>pro Tribunali</i> nell'Assemblea dei -mentovati Ministri, coll'assistenza dell'Uscier delle armi, -e con tutte le solennità consuete, fu condennato -sul palco ad essergli mozzo il capo. Così, spogliato -prima del titolo, e dell'abito di Cavalier Gerosolimitano, -lasciò sul talamo nella piazza del Mercato ignominiosamente -la vita. -</p> - -<p> -Ma con tutto che si fosse scoverto il trattato, non -tralasciarono però i Franzesi di tentar l'impresa, fondati -sopra la mala soddisfazione, che mostravano i Napoletani -del Governo spagnuolo: laonde nell'anno -1640, avendo nel Porto di Tolone un'armata sotto il -comando dell'Arcivescovo di Bordeos, dopo essersi -trattenuta alcuni giorni ne' Porti di Corsica e poi alle -spiagge dello Stato della Chiesa, s'inoltrò ne' mari di -Gaeta, e quivi fermata, si pose in speranza di sottomettere -quella Fortezza; ma valorosamente rispinta dal -cannone di quel Castello, continuò il suo cammino, e -giunse al Golfo di Napoli. -</p> - -<p> -Il Vicerè, considerato il pericolo, spedì tosto D. Francesco -Toraldo e Cesare di Gaeta, Sargente Maggiore -del Battaglione della Provincia di Terra di Lavoro, -a' confini dello Stato del Papa, per guardar quelle frontiere; -ed al Maestro di Campo D. Giovan-Battista Brancaccio -appoggiò la difesa della Città di Pozzuoli e -del Territorio di Baja e di Cuma a quella vicini. Mandò -in Salerno Fr. Giovan-Battista Brancaccio Cavaliere -Gerosolimitano, perchè col Principe di Satriano -Governadore di quella Provincia attendesse alla difesa -di quel paese: fu spedito a Gaeta Vincenzo Tuttavilla -Commessario Generale della Cavalleria; ed il Maestro -di Campo D. Diomede Caraffa ebbe la cura di -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -guardar tutto il rimanente con l'Isola di Capri. Chiamò -poscia gli Eletti della città co' Deputati delle Piazze, -affinchè allestissero le artiglierie, per guarnire i -baluardi delle marine: convocò i Baroni, perchè stesser -pronti alla difesa del Regno, e l'Eletto del Popolo -Giovan-Battista Nauclerio offerse trentamila uomini -tutti armati per difesa della città. Mancava però il -danaro onde, nascevano li fastidiosi e molesti pensieri -per trovare i modi di provvedersene. -</p> - -<p> -Mentre la città era per ciò in continue agitazioni, -verso la metà di settembre di quest'anno comparve -l'Armata Franzese, composta di trentaquattro Navi di -guerra, a vista di Napoli: ciò che pose in maggior -scompiglio la città. Fur prestamente tolti i cannoni, -ch'erano nel campanile di S. Lorenzo, e posti nelli -torrioni del Carmine, in quello di S. Lucia, nell'altro -delle Crocelle e sopra il Molo: se ne piantarono -alcuni altri sul colle di Posilipo, da quella parte, che -guarda il picciol Porto di Nisita, sotto la guida di D. -Antonio dal Tufo Marchese di S. Giovanni e del Mastro -di Campo D. Tiberio Brancaccio; ed altri quattro -sopra l'Isola di Nisita sotto la cura di D. Antonio -di Liguoro, che la guardava con titolo di Capitan -a guerra: Scipione d'Afflitto, vecchio e valoroso -soldato, guardava tutta quella riviera, che chiamasi -de' Bagnuoli. In Napoli presero le armi ottomila Borghesi, -divisi in quaranta compagnie, delle quali fu -creato Maestro di Campo Generale D. Tiberio Caraffa -Principe di Bisignano. Ma ciò che preservò Napoli da -mali maggiori, fu l'esser quivi opportunamente giunto -D. Melchior di Borgia con le quattordici Galee del -Regno; alle quali essendosene aggiunte quattro altre, -che conducevano D. Francesco Melo da Sicilia a Milano, -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -si fece che il Borgia preposto alla custodia del -mare, impedisse le scorrerie de' nemici, li quali insultando -insino alla spiaggia di Chiaja, aveano più volte -tentato lo sbarco, ma ripressi dalle soldatesche poste -alle marine, spaventati dagl'incessanti colpi di cannoni, -che tiravano da' colli e da' torrioni, e costeggiati in -mare dal Borgia, finalmente si ritirarono verso Ponente, -e ritornarono a Ponza, non mancando il Borgia -d'andar lor dietro seguitandoli fino al Promontorio -di Minerva. In cotal guisa i Franzesi rimaser -delusi dalle speranze, ch'erano state lor date da' malcontenti, -i quali aveano lor dato a credere, che alla -sola comparsa della loro armata, i popoli mal soddisfatti -del Governo spagnuolo, avrebbero prese l'armi -per introdurli nel Regno. Ma non furono vani i loro -ufficj, nè andarono a voto le loro assistenze nelle rivoluzioni -di Catalogna ed in quelle di Portogallo, gli -infelici successi delle quali saremo ora a narrare: poichè -essendosi accesa fiera guerra nel Principato di -Catalogna, bisognò pure, che dal nostro Regno si supplisse -di gente e di danaro in quella non men lunga -che dispendiosa spedizione. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<h3 id="lib36cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller"><i>Il Principato di Catalogna si sottrae dall'ubbidienza -del Re, e si dà alla Protezione e Dominio franzese. -Il Regno di Portogallo parimente scuote il -giogo ed acclama per Re <span class="smcap">Giovanni IV</span>, Duca di -Braganza. Guerre crudeli, che perciò s'accendono -per la ricuperazione della Catalogna; per sostegno -delle quali, siccome per quella di Castro, bisognò -pure dal Regno mandar gente e danaro.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Siccome la Monarchia di Spagna camminava a -gran passi incontro alle sue ruine, così riempiva i -Franzesi di grandi disegni; tantochè le speranze della -pace universale che il Pontefice avea impreso a maneggiare, -tuttavia si dileguavano; onde stanco ormai -del dispendio, e del poco suo decoro di trattenere -ozioso in Colonia il Legato, lo richiamò. Vie più difficili -si rendettero poi questi trattati di pace per le -rivolte di Catalogna e di Portogallo, che riempirono -li Franzesi di più grandi speranze ed alti disegni. -</p> - -<p> -Il Conte Duca, che con assoluto arbitrio reggeva -in Spagna non meno il Re che i suoi Stati, con superbissimo -genio e con massime severe e violenti consigli -trattava gli affari. Egli s'avea proposto d'esaltare -la potenza e la gloria del Re al pari del titolo, -che gli avea fatto assumere di <i>Grande</i>; ma la fortuna -con eventi infelici secondò così male il pensiere, che -pareva offuscato in gran parte lo splendore della Corona; -tantochè gli emoli del Conte Duca con argutezza -spagnuola solevan motteggiarlo, dicendo, che -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -il Re era <i>Grande</i>, come il <i>Fosso</i>, il quale s'ingrandiva -tanto più, quanto più si scemava il terreno della -sua circonferenza. Si era perciò appresso gli esteri -rilasciato quel timore, che conciliato dalla potenza, -soleva contenerli in rispetto; e nell'animo de' sudditi -avvezzi sotto un velo di riputazione e di prosperità -a venerare gli arcani infallibili del Governo, sottentrava -già il disprezzo e l'odio verso il Re ed il -privato. -</p> - -<p> -Non era oscuro il pensiere dell'Olivares di allargare -non solo la Monarchia oltre a' primi confini, ma -ne' Regni medesimi stabilire assoluta l'autorità del Monarca, -la quale in alcuna delle Province era circoscritta -dalle leggi, dagl'indulti e da' patti. A ciò lo -spingeva principalmente il bisogno del danaro e di -gente, per supplire a tante guerre straniere, perchè dal -censo de' Popoli convenendo dipendere, non riuscivano -le provvisioni uguali alla necessità, nè pronte all'urgenza. -Pensava dunque d'abolire, o almeno di restringere -tanta libertà, che s'attribuivano alcuni, e -principalmente i Catalani, i quali decorati da grandissimi -privilegi, ed immuni da molti pesi, custodivano -la loro libertà con zelo non minore che la Religione. -Già alcuni anni, tenendo il Re in Barcellona le <i>Corti</i>, -resisterono più volte alle soddisfazioni dell'Olivares, -dal che irritato egli, nudrì poi sempre nel cuore di -reprimerli e d'abbassarli. I Re solevano veramente -rispettare quella Nazione per natura feroce, e per lo -sito importante, perchè la Provincia, se dalla parte -del mare per l'impetuosità è impenetrabile, da quella -di terra, pare inaccessibile per le montagne; anzi queste -internandosi, ed in molti rami divise, le formano -altrettante trinciere e ripari, ne' quali si comprendono -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -piazze forti, città popolate, terre, e gran numero di -villaggi. La vicinanza poi alla Francia, i passi dei -Pirenei, l'ampiezza del giro, la popolazione e l'inclinazione -marziale degli abitanti, la rendevano considerabile -e poco men che temuta. -</p> - -<p> -Ad ogni modo il Conte Duca aspettava col pensiero -l'opportunità di frenarla; ma quando stimò, che la -fortuna gli aprisse la strada, non s'avvide, che insieme -portava il precipizio alla grandezza ed alla salute -di tutta la Spagna. I Franzesi allargando sempre da -quella parte i confini, speravano di promuovere gravi -accidenti, e particolarmente d'irritare gli animi dei -Popoli tra gl'incomodi della guerra, ed i danni dell'armi, -e così loro riuscì puntualmente; poichè avendo -gli Spagnuoli perduta Salses, convenne loro per ricuperarla, -piantare la piazza d'armi nella Catalogna, con -lasciarvi a quartiere l'esercito; onde, se durante l'assedio -fu la Provincia gravemente afflitta dal passaggio -delle milizie, da poi ne sentì la licenza, tanto più dura, -quanto n'erano que' Popoli meno avvezzi; si udirono -estorsioni ed aggravj, profanati i Tempj, violate -le donne e rapiti gli averi; a' quali eccessi i Capi non -riparando, si formava concetto, che l'Olivares per imporre, -sotto titolo di necessaria difesa, il giogo a quel -Principato, volentieri lo tollerasse; ed è certo, che da -frequenti lettere di lui, stimolato il Conte di S. Coloma -Vicerè, a cavar genti e denari dalla Provincia, si -valse in Barcellona di certo denaro, che s'apparteneva -alla disposizione della città, senza badare a' privilegi, -ed attendere l'assenso degli Stati; ed avendo uno -de' Giurati, Magistrato il più ragguardevole, voluto opporsi -a tanta licenza, con fare eziandio premurose istanze, -che fossero corretti i trascorsi delle milizie, il -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -Vicerè lo carcerò. Tanto bastò per commuovere un -Popolo, che tollerava l'ubbidienza, ma non conosceva -ancora la servitù; furono prese l'armi, aperte le carceri, -e corse le strade, con sì grave ed universal tumulto, -che il Vicerè impaurito stimò riporre nella -fuga solamente il suo scampo. Si ridusse per ciò all'Arsenale, -dove nemmeno essendo sicuro, perchè il -Popolo, dato fuoco al Palazzo, lo cercava per tutto, -fece accostare una Galea; ma mentre s'incamminava -al lite per imbarcarsi, sopraggiunto da' sollevati, restò -miseramente trucidato. Allora il Popolo, parte inorridito -dal suo medesimo eccesso, parte tra le apprensioni -della servitù, e le apparenze della libertà, invaghito -e confuso, riputò, che non vi fosse più luogo -al suo pentimento, nè alla regale clemenza. -</p> - -<p> -Scosso per tanto il giogo, trascorso nell'ultime estremità, -e la confusione non potendo da se stessa sussistere, -fu data per ciò forma ad un independente governo -col <i>Consiglio de' Cento</i>, e degli altri antichi Magistrati -della città. A tale esempio s'alterò quasi tutto -il Principato, e nelle Terre e Villaggi si presero universalmente -le armi, e le genti spagnuole furono trucidate -e scacciate. -</p> - -<p> -A così improvviso accidente l'animo del Conte Duca -commosso, non ardiva palesarlo al Re, nè poteva -tacerlo; proccurò di fargli credere, che non vi fosse, -che un popolare tumulto, che svanirebbe da se, e con -la forza prestamente sopito, varrebbe a rendere più illustre -l'autorità del comando; poichè sotto l'armi si -potrebbe, non solo domare la ribellione, ma il fasto -ancora de' Catalani, ed abolirsi que' Privilegi, che gli -rendevano contumaci. Ma nell'animo suo con più tacite -cure riflettendo all'importanza della Provincia, -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -alla qualità del sito, ed a' danni maggiori se vi s'introducessero -i Franzesi, bilanciava, se la destrezza, o la -forza dovesse più utilmente impiegarvisi. Nè mancavano -dubbi, che altri Regni, e l'Aragona particolarmente, -fosse per seguitare un tal esempio. Tentò prima con -le persuasioni della vecchia Duchessa di Cardona, che -appresso il Popolo di Barcellona godeva molta venerazione, -ed autorità, e col mezzo di un Ministro del -Pontefice che vi risedeva, sedare gli animi, e placare -il romore; ma riuscendo ciò inutilmente, deliberò di -usare la forza, con tale potenza e con tanta celerità, -che nè il Popolo potesse resistere, nè i Franzesi giunger -opportunamente al soccorso. -</p> - -<p> -Proccurò dunque d'ammassare l'esercito, comandando -a' Feudatarj, ed invitando la Nobiltà, e tra questa -molti de' più sospetti, particolarmente i Portoghesi, -acciò servissero insieme di soldati e d'ostaggi. Le -provvisioni tuttavia non poterono essere così prontamente -allestite, che i Catalani non avessero tempo, e -di munirsi con molta costanza, e di spedire Deputati -in Francia a chiedere ajuti. Non si può dire quanto -il <i>Cardinal di Richelieu</i>, direttore allora di quella Monarchia, -e che avea già con le solite arti coltivate le -prime loro disposizioni, gli accogliesse avidamente. Li -cumulò d'onori, e li caricò di promesse; ma nel -tempo medesimo volendo godere dell'occasione, che il -caso gli presentava, non solo applicò a nutrire nelle -viscere della Spagna la guerra, ma di ridurre la Catalogna -alla necessità di arrendersi alla soggezione -franzese. Inviò il Signor di S. Polo con alquanti Ufficiali, -e per mare alcune milizie e cannoni, acciocchè -que' popoli prendessero cuore d'insanguinarsi coi -Castigliani; e spedì il Signor di Plessis Besanzon, Ministro -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -eloquente, e d'acutissimo ingegno, a riconoscere -la disposizione degli affari e degli animi. -</p> - -<p> -Dall'altra parte il Conte Duca, avendo raccolto un -esercito di trentamila combattenti, lo consegnò sotto -il comando del Marchese de los Velez, di nascita -Catalano, e destinato per Vicerè dell'istessa Provincia, -verso la quale tanto è lontano che tenesse costui -disposizione di affetto, che anzi aveva cagioni d'odio -e d'abborrimento, essendoglisi dal Popolo in Barcellona -spianata la casa, e confiscati gli averi. Si mosse -adunque il nuovo Vicerè nel mese di dicembre di quest'anno -1640 da Tortosa, città partecipe della sollevazione; -ma che, o per l'inclinazione degli abitanti, o -per le minacce dell'armi, fu la prima a rimettersi in -obbedienza; s'avanzò a Balaguer, per tutto rendendosi -molte Terre inabili alla difesa. Ivi sebbene l'angustie -de' passi possono essere impedite da pochi, ad -ogni modo le guardie de' Catalani non ardirono d'aspettarlo; -onde il Marchese spirando terrore e severità -s'avanzò fino a Combriel, Piazza d'armi de' sollevati. -Il luogo debole ardì per cinque giorni resistere, dopo -i quali volendo rendersi, non fu ricevuto che a discrezione; -restando desolata la Terra, impiccati gl'Ufficiali, -e tagliate a pezzi le soldatesche. Da questo sangue -pullulò la disperazione per tutto; in Barcellona -particolarmente s'animavano i Cittadini, l'uno con -l'altro a sofferire ogni estremo più tosto, che cadere -in mano, e sotto il governo di vincitor così fiero, e -di un Vicerè incrudelito. Trattandosi della libertà, e -della stessa salute, fu la difesa disposta, fortificato il -Mongiovino, ed unendosi gli animi pel comune pericolo, -si procedè nel governo e nelle risoluzioni con -vigore e concordia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -Tuttavia temevano di non potere a scossa così poderosa -senza forte appoggio resistere. Dall'altro canto -i Ministri franzesi fomentavano l'apprensione, e loro -additavano dall'una parte imminente l'eccidio, dall'altra -vicino il soccorso; ma dimostrando non convenire -che la Corona di Francia, per procacciare l'altrui, -abbandonasse li proprj vantaggi, insinuavano fra' timori -e i discorsi, quanto complisse obbligare un Re -così grande a sostenere per decoro e per interesse quel -Principato. Colpì l'artificio, perchè il timore del pericolo -e la speranza degl'ajuti indusse i Catalani a -consegnarsi alla protezione ed al dominio franzese -con molti patti, che preservavano i Privilegi, quei principalmente -dell'assenso de' Popoli per l'imposte, e della -collazione de' Beneficj di Chiesa, e delle cariche a' nazionali, -eccettuata la suprema del Vicerè, che poteva -essere straniero. A ciò diedero tutti l'assenso; la maggior -parte per desiderio di cose nuove, li semplici per -concetto di cambiare in meglio la sorte, e i più savj -per essersi accorti, che dopo i primi passi della ribellione, -qualunque si fosse la libertà, o la servitù, -non poteva provarsi, che fiere stragi e calamità non -disuguali. Ciò accadde negl'ultimi giorni di quest'anno, -nel procinto, che il Portogallo pur anche scosso -il giogo, ravvivò con nuovo Re l'antico nome del -Regno. -</p> - -<div class="section"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -</p> - -<h4 id="lib36cap5s1">§. I. <i>Il Regno di Portogallo scuote il giogo, e si sottrae -dalla Corona di Spagna.</i></h4> -</div> - -<p> -L'emulazione, che passava tra' Castigliani ed i Portoghesi, -cotanto antica, che tramandata, come per eredità, -da' loro antenati a' successori, era a questi tempi -per i boriosi modi e feroci consigli del Conte Duca, -assai più cresciuta, che quando convenne a questi piegare -il collo sotto la dominazione della Castiglia, divenne -ora abborrimento ed impazienza: tantochè avevano -i Portoghesi applicata più volte l'attenzione e -la speranza a vari accidenti, che potessero far cambiare -la fortuna presente. Ma la potenza e la felicità -de' Castigliani, avevano fino ad ora, o tenuti gli stranieri -lontani, o dissipati l'interni disegni; ad ogni modo -cresceva maggiormente il desiderio, e serviva ad -incitarlo l'oggetto de' Duchi di Braganza, che discendenti -da Odoardo, fratello di Errico Re, erano appresso -molti altrettanto preferiti nelle ragioni, quanto alla forza -del Re Filippo avevano convenuto soccombere. Il presente -Duca <i>Giovanni</i>, osservando sopra di lui l'occhio -de' Castigliani aperto, si dimostrava altrettanto alieno -da ogni applicazione e negozio; ed essendo pochi anni -addietro accaduto tumulto in qualche città, uditosi acclamare -il suo nome, egli si era contenuto con tale -modestia, che fu creduto ugualmente alieno dall'ambizione -e dall'inganno. Il <i>Conte Duca</i> però considerando, -e le ragioni della Casa, ed il favore del Popolo, -oltre alle ricchezze e gli Stati, che eccedevano -la condizione di vassallo, per assicurarsi di lui, l'invitava -alla Corte con premj ed impieghi, e con simulata -confidenza gli conferiva cariche e titoli: il che si -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -credè mirasse non per adornarlo di dignità, ma per -esporlo a pericoli, acciocchè esercitando particolarmente -il suo impiego di Contestabile, salisse sopra l'armata -o entrasse nelle Fortezze, dove fossero ordini occulti -d'arrestarlo prigione. Giovanni con varie scuse schivando -di condursi a Madrid, con tali riserve in tutto -si governava, che se non poteva sfuggire gli altrui sospetti, -almeno divertiva i suoi rischj. L'Olivares si -valse della rivolta di Catalogna, e della fama, che il -Re volesse uscire a debellarla, per invitare la Nobiltà -Portoghese, e tra questa con maggior premura il Braganza -a concorrere con la persona e con le forze in -così segnalata occasione: ma la stessa congiuntura servì -a' Portoghesi per isvegliare in loro gli antichi pensieri; -onde molti nelle private conversazioni soliti a frequentemente -lagnarsi, che un Regno famoso ed esteso -nelle quattro parti del Mondo, fosse ridotto in provincia, -e divenuto appendice al Dominio de' loro naturali -nemici, ora consideravano la Nobiltà oppressa, -il Popolo conculcato; e per le gelosie del Conte Duca -snervato il Paese, i Grandi perseguitati, infranti i Privilegi -e sfigurata quell'immagine, che al Portogallo -restava di libertà e d'apparente decoro. Passando poi -dalle querele de' tempi al rimprovero di loro stessi, -quasichè ne' Portoghesi mancasse quell'ardire e quel -cuore, che così altamente nobilitava il Popolo catalano, -divisavano la facilità di eseguire ogni grande attentato, -retti da una donna e da un odiato Ministro -con pochi presidj e provvisioni minori, in tempo, che -era tutta la Spagna commossa, le forze distratte, il -Re impotente a resistere in tante parti, e pronta la -Francia al soccorso. -</p> - -<p> -Margherita Infanta di Savoja sosteneva il titolo di -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -Viceregina, il governo però risedeva in alcuni Castigliani, -ed in particolare nel segretario Vasconcellos, -che l'assisteva, e che confidente dell'Olivares e dal -suo favore innalzato, tutto tirava alle di lui massime -d'abbassar i Grandi e d'esercitare assoluto comando. -Per le congiunture veramente pareva, che per sollevarsi -fosse maggior pericolo in iscovrire i pensieri, che -in praticargli; onde ridotti alcuni Nobili in Lisbona -nel giardino d'Autan d'Almada, considerate le congiunture -presenti, tutti si risolsero di tentar l'impresa -dandosi reciprocamente la mano e la fede di segretezza -e di non mai abbandonarsi. Stavano alquanto -perplessi sopra il risolvere, qual forma si dovesse scegliere -del nuovo governo. Ad alcuni, con l'esempio -de' Catalani, aggradiva l'istituto delle Repubbliche; ma -si considerò dalla maggior parte la confusione, che seco -porta l'innovare comando in un paese avvezzo all'arbitrio -di un solo. Si voltarono perciò al Braganza, -nel quale, per giustificare la causa, e tirare i popoli, -concorrevano i requisiti più principali, e per ragione -al Regno e per distinzione di fortuna; gli spedirono -dunque separatamente Pietro Mendozza, e Giovanni -Pinto Ribero a rappresentargli i voti comuni ed offerirgli -lo scettro; e perchè s'avvidero questi, che al -Duca s'affacciavano tra varj pensieri l'immagini di -molti pericoli, proccuravano di sgombrargli ogni dubbiezza: -ed il Pinto particolarmente tramettendo alle -ragioni ed alle preghiere minacce e proteste, gli dichiarò, -che anche contra sua voglia sarebbe Re proclamato, -senzachè dalla sua renitenza, ed a se ed agli -altri fosse per accogliere, che rischj maggiori di più -certe perdite. Il Duca ad oggetto sì grande, ed improvviso -della Corona, titubava ne' suoi pensieri; ma -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -sua moglie, sorella del Duca di Medina Sidonia, essendo -d'altissimi spiriti, lo rincorò, rimproverandogli -la viltà di preferire alla dignità dell'Imperio la caducità -della vita. Nè mancarono i Franzesi conscj di -quanto si tramava, con segretissimi messi di confortarlo -ed animarlo con ampie promesse d'assistenze e -soccorsi, facendogli credere tanto più ferma dover essere -la Corona sopra il suo capo, quantochè gli additavano -vacillanti le altre sopra quello del Re Filippo. -Dunque s'indusse a prestarvi l'assenso e fu -concertato il tempo ed il modo per dichiararsi. -</p> - -<p> -Sebbene in questo affare il segreto fosse grande, ad -ogni modo la notizia essendo sparsa tra molti, ne traspirò -qualche cosa alla Viceregina, la quale non mancò -d'avvertire il Conte Duca più volte de' discorsi e disegni -de' congiurati; ma egli solito di prestar fede a -se stesso, più tosto che ad altri, lo credè troppo tardi. -Adunque il primo di dicembre di quest'istesso anno -1640 molti Nobili essendo andati a Palazzo, al battere -delle nove ore della mattina, ch'era il segno accordato, -ad un colpo di pistola, snudarono le armi, e caricarono -le guardie della Viceregina, le quali inermi -e sbandate, ogni altra cosa attendendo, cedettero facilmente. -Occupato il palazzo, i Nobili gridavano <i>Libertà</i>, -insieme acclamando il nome di <i>Giovanni IV</i>, -per Re; ed altri nelle piazze, chi per le strade, alcuni -dalle finestre e tra questi Michele Almedia di veneranda -canizie, animando il Popolo e concitandolo all'armi, -fu sì grande in pochi momenti il concorso, -che, come se un solo spirito movesse la moltitudine, -non vi fu chi dissentisse, o titubasse. Una Compagnia -di Castigliani, che entrava di guardia al Palazzo, fu -dal furore della plebe costretta alla fuga. Antonio Tello -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -con altri seguaci, sforzate le stanze del Vasconcellos, -che inteso il romore, s'era in certo armario rinchiuso, -lo ritrovò, e trucidato, lo gittò dalle finestre, acciocchè -nella piazza fosse spettacolo all'odio del vulgo, -e testimonio insieme, quanto poco sangue costasse -la mutazione di un Regno. L'Infanta, custodita in potere -de' congiurati, fu trattata con molto rispetto, astretta -però a comandare al Governadore del Castello, che -s'astenesse di tirare il cannone, altrimenti i Castigliani -nella città sarebbero stati tutti tagliati a pezzi. Egli -non solo ubbidì all'ordine di sospender l'offese, ma -subitamente, o per timore, o per necessità, trascorse -alla resa, allegando d'essere così sprovveduto, che -all'invasione del Popolo non avrebbe potuto resistere. -Fu maraviglia vedere una città, come Lisbona, grande, -popolata, commossa, restare in brevissimo tempo in -potere di se medesima, ma con tanto ordine e con -tal quietudine, che nessun comandando, ogni condizione -di persone, al nome del nuovo Re, prontamente -ubbidiva. -</p> - -<p> -Giovanni, inteso l'accaduto di Lisbona, fattosi proclamare -Re ne' suoi Stati, entrò in quella città il sesto -giorno del medesimo mese di dicembre con indicibile -pompa; e ricevuto il giuramento da' Popoli, lo -prestò reciprocamente per l'osservanza de' Privilegj. -Sparsasi per quel Regno la fama di tal accidente, non -vi fu luogo, che tardasse a seguitare l'esempio della -Capitale, con tanta unione degli animi, che non pareva -mutazione di governo, ma che solamente al Re -si cambiasse nome, con insolito gaudio de' Popoli. I -Castigliani sparsi in alcuni presidj e quelli di S. Gian, -Fortezza d'inespugnabile sito, sorpresi da fatale stupore, -n'uscirono senza contrasto. L'Infanta fu accompagnata -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -a' confini, ed alcuni de' Ministri Castigliani -restarono prigioni, per sicurtà di que' Portoghesi, che -fossero in Madrid trattenuti. In otto giorni si ridusse -tutto il Regno ad una tranquilla ubbidienza. Fino -nell'Indie dell'Oriente, nel Brasile, nelle coste d'Affrica -e nell'Isole, che si numerano tra le conquiste -de' Portoghesi, quando da Caravelle, in diligenza spedite, -ne fu portato l'avviso, quasichè fosse stato atteso, -abjurata con universal consenso l'ubbidienza a Castiglia, -il nome di <i>Giovanni IV</i> fu riconosciuto ed -acclamato. -</p> - -<p> -Il <i>Conte Duca</i> accortosi, che in vece di ingrandire -la Monarchia e la prepotenza, conveniva essa della -propria salute contendere, non potendo contrastare da -due parti, stava in dubbio dove s'avessero a rivolgere -le maggiori cure e gli sforzi. In fine giudicò meglio -contra la Catalogna applicarsi, sperando, che non -riuscisse lunga l'impresa ed insieme temendo, che col -dar tempo, la fortezza del paese, la ferocia del Popolo, -ed il soccorso de' Franzesi, la difficultassero maggiormente. -All'incontro, essendo aperti i confini, più -lontani gli ajuti, i popoli meno agguerriti, ed in Lisbona -sola potendosi debellare tutto il Regno, si figurava, -che lasciati i Portoghesi in sicurezza ed in ozio, -non applicarebbero a premunirsi, e che i Nobili, -superbissimi per natura, non sofferirebbono a lungo -il comando di uno a diversi emolo, ed a molti uguale. -Proseguendosi pertanto in Catalogna la guerra, il -Portogallo vie più si stabiliva, tanto che riusciti vani -i presagj dell'Olivares, rimase, siccome tuttavia ancor -dura, staccato ed indipendente dalla Corona di Spagna. -</p> - -<p> -In Catalogna adunque proseguendosi eziandio nel -verno la guerra, los Velez si portò ad espugnare Terracona, -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -che dopo la Metropoli del Principato, tiene -per l'ampiezza e per la nobiltà il primo luogo. I Catalani -animati da' Franzesi sprezzavano gli sdegni e -l'armi del Re, tanto che pronti alla difesa, sostennero -lungamente la guerra, la quale non meno agli altri -Stati della Monarchia, che al nostro Regno costò -sangue e tesori. A questo fine si proccurava dal Medina -nostro Vicerè nuovo donativo per la Corte, s'allestivano -nuove soldatesche, e s'armavano nuovi legni, -gravando con ciò i sudditi e le Comunità del Regno -con nuove tasse ed imposizioni. -</p> - -<p> -Ma non terminando qui le nostre miserie, una nuova -guerra, che s'accese pure a questi tempi in Italia, -dal Papa contro al Duca di Parma, per lo Stato di -Castro, portò pure al Vicerè, ed al Regno nuove cure -e nuove spese, e maggiori se ne sarebbero sofferte, -se gli Spagnuoli non si fossero raffreddati, e ne' proprj -mali, per le rivoluzioni di Catalogna e per la perdita -di Portogallo, occupati, non avessero più modo -d'ingerirsi negli affari altrui, se non con mediazioni, -ed ufficj, onde al nostro Vicerè avendo il Pontefice -richiesto i novecento cavalli, per l'investitura del Regno -dovuti in caso d'invasione dello Stato Ecclesiastico, -gli furono denegati, per non essere questa causa -della S. Sede, ma della sua Casa e de' suoi Congiunti<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. -Fu mestieri con tutto ciò al Medina, a spese -del Regno, guarnir le Piazze della Toscana, ed i -Confini del Regno dalla parte degli Apruzzi, dove -mandò il Maestro di Campo Generale Carlo della Gatta, -e commise ad Achille Minutolo Duca di Belsano, -che si trovava Governadore di quella Provincia, che -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -invigilasse alla custodia della medesima. Molte Compagnie -di Tedeschi, fatte venir d'Alemagna per la via -di Trieste, furono ancor ivi alloggiate, e da poi, ricevute -dal Mastro di Campo D. Michele Pignatelli, fur -fatte venire in Napoli, e fu loro assegnato alloggiamento -nello Spedale di S. Gennaro fuori le mura -della città. -</p> - -<p> -Ma non perchè doveansi riparare i proprj mali del -Regno, si rallentavano le richieste di nuovi soccorsi -nel Milanese; bisognò al Vicerè spedirvi tremila pedoni -sopra galee; ed affinchè le Università del Regno -avessero corrisposto con maggior prontezza al pagamento -de' donativi fatti al Re, comandò, che in ciascheduna -d'esse si fosse fatto il nuovo <i>Catasto</i> (così -chiamano il libro, dove si notano gli averi de' sudditi) -con deputarsi un Ministro del Tribunal della Camera, -acciocchè l'esazione si fosse regolata con la guida di -esso, e ciascuno avesse portato il peso a misura delle -sue forze. -</p> - -<p> -Gli sbanditi pure in questo nuovo anno 1644 vie -più che mai infestavano le Province, inquietavano i -Popoli e disturbavano il traffico; nè bastando le genti -di Corte a far loro argine, fu duopo al Medina -spedire il Principe della Torella D. Giuseppe Caracciolo -con titolo di Vicerè Generale della Campagna, -per reprimere le loro insolenze. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<h3 id="lib36cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller"><i>Caduta del <span class="smcap">Conte Duca</span>, che portò in conseguenza -quella del <span class="smcap">Duca di Medina</span>, il quale cede il Governo -all'<span class="smcap">Ammiraglio di Castiglia</span> suo successore.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Ma mentre il Medina, per maggiormente prolungare -il suo Governo, essendo già scorsi sei anni e -più mesi dal dì che ne avea preso il possesso, trattava -un nuovo donativo per la Corte, vennegli avviso -che il Re gli avea disegnato per suo successore l'<i>Ammiraglio -di Castiglia</i>, che governava allora la Sicilia. -La caduta del <i>Conte Duca</i> dalla grazia del Re, portò -in conseguenza la sua depressione, e 'l cangiamento -di prospera in avversa fortuna. Le gravi perdite -della Catalogna e di Portogallo, imputate in gran parte -a' violenti consigli dell'Olivares, aveano nel Re Filippo -raffreddato l'affetto, che avea verso di lui: o -fosse, che per le continue disgrazie gli venisse a noja -l'infelice direttor degli affari, o pure, che si fosse -avveduto, d'essergli state fin allora dal Favorito rappresentate -le cose con aspetto diverso dal vero. Molti -vedendo tanti precipizj e ruine, si conoscevano dalla -necessità obbligati, lasciata da parte l'adulazione -ed il timore, a parlar chiaro; ma niuno ardiva d'esser -il primo, fin tanto che la Regina, sostenuta dall'Imperadore -con lettere di propria mano scritte al -Re e con la voce del Marchese di Grana, suo Ambasciadore, -non deliberò di rompere il velo e scoprire -gli arcani. Allora tutti si scovrirono, ed anche le -persone più vili, o con memoriali, o con pubbliche -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -voci sollecitavano il Re a scacciar il Ministro e ad -assumere in se stesso il governo. Egli, maravigliandosi -d'aver ignorate fin allora le cagioni delle disgrazie, -sopraffatto al lume di tante notizie, che gli si svelavano -tutte ad un tratto, vacillò prima tra se medesimo, -apprendendo la mole del governo, e dubitando, -che contra il Favorito s'adoperassero le fraudi solite -delle Corti; ma in fine al consenso di tutti non potendo -resistere, gli ordinò un giorno improvvisamente, -di ritirarsi a Loeches. L'eseguì prontamente l'Olivares -con intrepidezza, uscendo sconosciuto di Corte -per timore del Popolo. A tale risoluzione tutti applaudirono -con eccesso di gioja. I Grandi prima allontanati -ed oppressi, concorsero a servire il Re, ed a -rendere più maestosa la Corte; ed i Popoli offerivano -a gara gente e denari, animati dalla fama, che il Re -volesse assumere la cura del governo fin allora negletta. -Ma, o stancandosi al peso, o nuovo agli affari e -con più nuovi Ministri nel tedio de' negozj e nelle -difficoltà di varj accidenti, sarebbe ricaduto insensibilmente -nel pristino affetto verso il <i>Conte Duca</i>, se tutta -la Corte non si fosse opposta con uniforme susurro, -anzi se lo stesso Olivares non avesse precipitate le -sue speranze; perchè volendo con pubblicare alcune -scritture, purgarsi, offese molti a tal segno, che il Re -stimò meglio d'allontanarlo assai più e confinarlo nella -città di Toro. Ivi, non avvezzo alla quiete, annojatosi, -com'è solito de' grandi ingegni, terminò di mestizia -brevemente i suoi giorni. -</p> - -<p> -Caduto l'Olivares, ancorchè il Re pubblicasse di -voler assumere in se stesso il Governo, nulladimanco, -o perchè non poteva, o perchè non voleva da se solo -reggere il peso, si disponeva ad abbandonar il carico; -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -e fattisi avanti alcuni Grandi, che ambivano di sottentrare -in luogo del Conte Duca, <i>Luigi D'Haro</i>, nipote, -ma insieme dell'Olivares nemico, lentamente s'insinuò, -e con grande modestia, mostrando d'ubbidire al -Re, assunse in breve tempo l'amministrazione del -Governo. -</p> - -<p> -<i>D. Luigi d'Haro</i> adunque reputando per uno dei -più forti pretensori alla privanza l'<i>Ammiraglio di Castiglia</i>, -che si trovava allora Vicerè in Sicilia, per tenerlo -lontano insieme, e soddisfatto, lo promosse al -Viceregnato di Napoli, dandogli per successore in quell'isola -il Marchese de los Velez, che dalle guerre di -Catalogna era passato Ambasciador del Re in Roma: -furono per ciò spediti i dispacci regali nelle persone -dell'uno e dell'altro; ma, fosse errore o malizia -degli Ufficiali della Segretaria del dispaccio universale -tenuti ben regalati dal Medina, invece di mandarsi a -ciascuno de' provveduti il suo, vennero chiusi amendue -nel plico delle lettere del Medina. Costui, volendo -imitare gli artificj del Monterey per prolungare la -sua partita, ricusava di consegnar loro i dispacci; e -quantunque il Marchese de los Velez fosse venuto da -Roma in Napoli per passare in Sicilia, era trattenuto -in parole dal Medina, tanto che non poteva partire -per mancamento della commessione Regale, che lo qualificava -per Vicerè; dall'altra parte l'Ammiraglio nè -tampoco poteva lasciar il governo dell'Isola senza il -successore; e con tutto che questi avesse mandato in -Napoli il suo Segretario a domandargli i dispacci, -trovò molta durezza: non avendo potuto disporre il -Medina a deporre il Governo. Ma ciò, ch'egli non -volle volontariamente fare, ve lo fece risolvere il vedersi -insensibilmente mancare nell'autorità, e raffreddare -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -quella riverenza e rispetto, che per ordinario languisce -ne' sudditi alla fama del successore; anzi volendo -egli sollecitare e porre in effetto il trattato di fare -un altro donativo al Re d'un milione, si videro rifugiati -nella Chiesa di S. Lorenzo i Deputati delle -Piazze, li quali, o perchè non volevano imporre questo -nuovo peso alla Patria, o perchè lo volessero riserbare -ne' principj del Governo del nuovo Vicerè, -sfuggivano l'unione. Conoscendo per tanto il Medina -di non potere più lungo tempo con suo decoro continuar -nel Governo, si risolse di consegnare i dispacci; -onde essendosi il Marchese de los Velez partito per -Sicilia, partì pure al suo arrivo l'Ammiraglio per Napoli, -dove giunse a' 6 di maggio di quest'anno 1644, -ed il Medina deponendo immantenente il Governo, andò -ad abitare nella sua Villa di Portici, dove si trattenne -fin tanto che s'allestissero le galee per traghettarlo -in Ispagna. -</p> - -<p> -Ci lasciò egli molti illustri e magnifici monumenti, -che ancor adornano la città. A lui dobbiamo quel fonte -d'ammirabile architettura col Dio Nettuno, che sparge -dal suo tridente limpidissime acque, il quale trasportato -nel largo avanti Castel Nuovo, ed ingrandito da -lui, e reso abbondante d'acque, ritiene ancora oggi -dal suo il nome di <i>Fontana Medina</i>. A lui parimente si -dee quella magnifica Porta della città sotto la falda -del Monte di S. Martino, che anticamente chiamavasi -del Pertugio; per una picciola apertura, che il Conte -d'Olivares fece fare nel muro per comodità degli abitanti -di quella contrada, e che ritiene similmente dal -suo il nome di <i>Porta Medina</i>. Ebbero questa sorte il -Duca d'Alba, ed il Duca di Medina, che queste Porte -ritenessero ne' tempi seguenti, e tuttavia, il lor nome; -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -poichè costrutte in luoghi oscuri, non in contrade -rinomate, il lor nome antico non potè oscurare il -nuovo. Non così avvenne della <i>Via Gusmana</i>, della -<i>Porta Pimentella</i>, della strada magnifica e d'ameni -alberi adorna, che a' tempi nostri fece il Duca di Medina -Celi e d'altri edificj, perchè costruiti in S. Lucia, -in Chiaja, ed in altri luoghi noti e frequentati, -perderono tosto quel nome, che i loro Autori ad esse -avean dato. -</p> - -<p> -Ristaurò egli ancora il Castello di S. Eramo, innalzò -il Ponte fuori Salerno, che domina il fiume Sele, -ed aprì quella ampia strada, che conduce al Monastero -di S. Antonio di Posilipo. Ma sopra ogni altro -edificio, il più stupendo fu il palagio fabbricato -da lui nella riviera di Posilipo, che chiamasi ancora -di Medina, nel quale vi lavorarono più di quattrocento -persone: opera veramente magnifica, e ch'è riputata -per uno delli tre Edificj maestosi, che s'ammirano ora -in Napoli, gareggiando con quello degli Studi, e del -Palagio Regale; ma non potè (siccome altresì il Conte -di Lemos per la fabbrica de' Regj Studi) avere il piacere -di vederlo finito, per cagion della sua partita dal -Regno, ed ora rimane in gran parte ruinoso e quasi -che inabitabile e cadente. -</p> - -<p> -Ma molto più se gli dee per averci lasciate poco men -di cinquanta Prammatiche tutte savie e prudenti, e d'aver -eretti due nuovi Tribunali nelle Province di Apruzzo -ultra e nella Basilicata. Elesse in Basilicata per Preside -D. Carlo Sanseverino Conte di Chiaramonte, assegnandogli -per luogo di residenza Stigliano, ma non vi -dimorò lungo tempo; onde la Sede dei Presidi di questa -Provincia essendosi trasportata ora in un luogo, ora -in un altro, fu poi trasferita nella città di Matera, dove -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -ora ancor dura. Per la residenza dell'altro Preside, -fu assegnata la città dell'Aquila, ed il primo Preside, -che governolla, fu D. Ferrante Mugnoz Consigliere di -S. Chiara. Così essendosi divisa la Provincia d'Apruzzo -in due, siccome avea fatto il Re Alfonso per -ciò che s'apparteneva alli Questori, ed all'amministrazione -delle Regie entrate; ed essendosi in Basilicata -eretto un nuovo Tribunale, venne il numero delle -Province, in quello che s'attiene all'amministrazione -della giustizia, a pareggiarsi ed a corrispondere al numero -de' Tesorieri, il quale prima era maggiore di -quello de' Presidi, ovvero de' Giustizieri. Parimente riordinò -il Tribunale dell'Audienza d'Otranto, e costrusse -le sue carceri nella forma, nella quale presentemente -sono. -</p> - -<p> -Le Prammatiche, che ci lasciò, contengono molti -savj provvedimenti. Egli rinovò le ordinazioni per la -moderazione del lusso nelle vesti, ne' servidori, e carrozze: -vietò sotto gravissime pene l'asportazione delle -armi, spezialmente quelle di fuoco: fu terribile persecutore -de' banditi: discacciò tutti i vagabondi dal Regno: -vietò agli studenti d'andare in altri studi, che -in quelli dell'Università; e diede altri salutari provvedimenti, -che sono additati nella <i>Cronologia</i> prefissa al -primo tomo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<p> -Giunto il Medina in Corte, fu escluso dall'udienza -del Re, il quale, ad istigazione de' suoi nemici (li quali -per la caduta del <i>Conte Duca</i> suo suocero, resi più -baldanzosi, gli avean imputato, che avesse sottratto molto -denaro da donativi fatti al Re) gli fece chieder conto -di molti milioni, che nel tempo del suo Governo avea -egli riscossi dal Regno; ma allegando il Duca, che i -Vicerè di Napoli non eran obbligati a dar conto, e -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -che se pure S. M. volesse ciò esiger da lui, era prontissimo -a darlo, pur che però ciò seguisse senza forma -di giudicio, ma privatamente per non pregiudicare -a' Vicerè successori: l'affare si pose in trattato, e secondo -la solita tardità spagnuola non venendosene -mai a capo, svanì il trattato e si pose alla faccenda -perpetuo silenzio. La Principessa di Stigliano sua moglie, -che addolorata per la perdita del Governo, era -rimasa gravida in Portici, essendosi abortita, soffrì da -poi una malattia consimile a quella del Re Filippo II, -la quale resala schifosa per la colluvie de' pidocchi, -che l'innondò, le tolse anche la vita: miserabile esempio -dell'umane grandezze. Fu il suo cadavere depositato -nella Chiesa de' PP. Scalzi di S. Agostino nella -Villa stessa di Portici; e non avendo potuto i suoi -congiunti ottenere dal Vicerè la permissione di trasportarlo -con pompa e trattamento Regale, che pretendevano -le si dovesse, come Duchessa di Sabioneta, -fu dopo qualche tempo privatamente condotta nella -Cappella della sua famiglia posta nella Real Chiesa -di S. Domenico Maggiore di Napoli. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<h3 id="lib36cap7">CAPITOLO VII. -<span class="smaller"><i>Del breve Governo di <span class="smcap">D. Giovanni Alfonso Enriquez</span> -Almirante di <span class="smcap">Castiglia</span>.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Giunto l'Ammiraglio in Napoli, e preso il possesso -della sua carica a' 7 maggio di quest'anno 1644, -non tardò guari ad accorgersi in che stato lagrimevole -era il Regno ridotto: vide le miserie estreme dei -sudditi gravati di tante imposizioni e gabelle: esausti -tutti i fonti, e l'Erario Regale tutto voto. Ma le sue -maggiori afflizioni erano, che non solamente non vedeva -mezzi convenienti a potervi rimediare, ma che -tuttavia più crescendo i bisogni per nuove cagioni, -nè cessando i Ministri della Corte di Spagna, avvezzi -a ricevere somme immense da' suoi predecessori, di -cercar nuovi donativi di milioni, l'avean posto in agitazioni -tali, che cominciava già a confondersi. -</p> - -<p> -Pure in questi principj non sgomentandosi in tutto, -colla sua prudenza e vigilanza suppliva, come si poteva -meglio, a' nuovi bisogni, che occorrevano. Ancorchè -per la pace fatta da Papa Urbano fin dal -mese di marzo di quest'anno col Duca di Parma, colla -scambievole restituzione de' luoghi presi, si fosse -spento quel fuoco, che s'era acceso in Italia per -l'occupazione e demolizione di Castro, appartenente -al Duca; con tutto ciò non aveano i Barberini -lasciate l'arme, nè licenziati i quattromila pedoni, -co' dodicimila cavalli, che tenevano in piedi sotto -il Duca di Buglione; ed essendosi gravemente infermato -il Papa in questo mese di luglio, il nostro Vicerè, -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -prima che spirasse, fece fare in Roma premurose -istanze, che i nepoti del Papa deponessero l'armi, -ed offerì ancora al Collegio de' Cardinali la sua -persona e le forze del Regno per la libertà del futuro -Conclave; onde essendo seguita già la morte d'Urbano -a' 29 dell'istesso mese di luglio, non tardò di -spingere a' confini del Regno le soldatesche; ma fattosi -disarmare dal Concistoro il Prefetto di Roma, e -seguita l'elezione a' 15 di settembre in persona di Giovambattista -Cardinal Pamfilio, che si fece chiamare -Innocenzio X si richiamarono le milizie a' quartieri<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. -</p> - -<p> -Cessati questi timori, ne sopraggiunsero altri assai -più gravi; poichè queste milizie istesse bisognò poco -da poi sostenerle contra i Turchi, i quali con un'armata -di quarantasei galee sotto il comando di Bechir -Capitan Bassà s'eran presentati a vista d'Otranto. -Gli Spagnuoli divulgavano, che questa mossa fosse -per suggestione de' Franzesi, per tener distratte le -forze del Regno: altri dicevano, che fosse principio -di più alto disegno de' Turchi, per iscoprire la disposizione -nella difesa delle marine d'Italia: che che ne -sia, ancor che da' venti spinte ne' lidi della Velona, -non avessero apportato altro male ad Otranto, che il -terrore suscitato dalle rimembranze delle passate invasioni; -nulladimeno ritornaron da poi nel Golfo di Taranto, -dove saccheggiarono la Rocca Imperiale, e ridussero -in ischiavitù quasi ducento persone, che con -esso lor ne portarono<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. E da poi nel seguente anno -avendo investiti i lidi della Calabria, vi saccheggiarono -alcune Terre. -</p> - -<p> -La ricca preda, che fecero da poi i Maltesi all'Eunuco -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -Zanbul Agà nel suo viaggio per la Mecca (origine, -che fu della guerra di Candia) pose in timore i -Maltesi minacciati dal Turco d'invader Malta; onde -il Gran Maestro di quella Religione invocando gli -ajuti de' Principi vicini, fece premurose istanze a' Vicerè -di Napoli e di Sicilia, perchè volessero prontamente -soccorrerlo: tanto che all'Ammiraglio fu duopo spedirgli -quattro vascelli, due de' quali carichi di munizioni -così da guerra, come da bocca, e gli altri due di -soldatesche Spagnuole ed Italiane; ma svanito il timore -dell'invasione di quell'Isola, per essersi gittati -i Turchi sopra il Regno di Candia, furono rimandate -dal Gran Maestro le soldatesche speditegli dal -Vicerè, ma non già le munizioni da guerra e le vettovaglie. -</p> - -<p> -Ma questi soccorsi s'avrebber potuto con non molta -difficoltà tollerare: altri maggiori se ne richiedevano -per altre guerre e particolarmente per quella di -Catalogna, che teneva angustiata la Spagna: bisognò -dunque spedir da Napoli ottocento cavalli e quattromila -pedoni sopra ventisei navi per quella volta, sotto il -comando del Generale D. Melchior Borgia: soccorso -quanto valido, altrettanto ruinoso al Regno, che 'l finì -d'impoverire. Pure con tutto ciò non cessavano i -Ministri della Corte di Spagna premere l'Ammiraglio -con nuove dimande di donativi di milioni, per accorrere -a' bisogni grandi della Corona, ne' quali per la -mala condotta degli Spagnuoli si vedeva posta; ma non -erano minori le miserie de' sudditi per tante gravezze, -che sopportavano, e quando credeva il Vicerè di potergli -alleggerire, non già maggiormente aggravargli di -nuove imposte, fu costretto per soddisfare a tante e sì -continue istanze, di sollecitare le Piazze della Città -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -per l'unione d'un nuovo donativo. Fu conchiuso di farlo -per la somma d'un milione; e perchè non vi era altro -modo di poterlo con altre gravezze riscuotere dai -sudditi, se non sopra le pigioni delle case di Napoli, -fu risoluto di prender i nomi da' Cittadini pigionali -per quest'effetto e tassargli; ma quando ciò volle mettersi -in pratica, si vide una sollevazion universale e -ne' borghi di S. Antonio e di Loreto molti della plebe -cominciarono a tumultuare; tanto che il Vicerè, -prevedendo disordini maggiori, fece sospendere l'esazione. -Avvisati di ciò i Ministri di Spagna, ascrivendo -questa sospensione a debolezza dell'Ammiraglio, -acremente lo ripresero, e col solito fasto ed alterigia -gli comandarono la continuazione dell'esazione; ma -questo savio Ministro, che più da presso conosceva -le pessime disposizioni, ch'erano nella città e nel Regno, -con molta costanza stette fermo nella sospensione -e scrisse al Re, pregandolo a volerlo rimovere dal -Governo, ed a non voler permettere, che volendo cotanto -premere un così prezioso cristallo, venisse a rompersi -nelle sue mani. -</p> - -<p> -I Ministri Spagnuoli deridendo la timidità dell'Ammiraglio, -non diedero orecchio alle sue domande, anzi -non lasciavano in Corte di biasimarlo, e di trattarlo -da uomo di poco spirito, inabile a governare un Convento -di Frati, non che un Regno tanto importante, -come quello di Napoli. Ma fermo l'Ammiraglio nel -suo proponimento, affermando di voler servire, non -tradire il suo Re, rinovò le preghiere, perchè lo lasciassero -partire, e gli Spagnuoli di buon animo indussero -finalmente il Re a rimoverlo, ed a comandargli, che -si portasse in Roma a render in suo nome ubbidienza -al nuovo Pontefice; e credendo, che <i>D. Rodrigo -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -Ponz di Leon Duca d'Arcos</i>, come più forte e risoluto -potesse riparare alla debolezza, ch'essi imputavano -all'Ammiraglio, lo destinarono per suo successore: -di che il Duca soleva di poi cotanto dolersi, -che s'erano a lui riserbate tutte le sciagure, e ch'egli -era venuto a portare le pene delle colpe degli altri -Vicerè suoi predecessori. -</p> - -<p> -L'Ammiraglio intesa la risoluzione della Corte, giunto -che fu il Duca d'Arcos nel Regno partissi da Napoli -nel mese di aprile di quest'anno 1646, ed entrò -in Roma a' 25 del medesimo mese, ed a' 28, adempiè -la sua commissione col Pontefice; indi, dopo aver -fatto un giro per Italia, si ricondusse in Corte ad -esercitar la carica di Maggiordomo della Casa Regale, -dove poco da poi, infermatosi di mal d'orina, trapassò -a' 6 di febbrajo del nuovo anno 1647. -</p> - -<p> -Nel breve tempo del suo Governo, che durò meno -di due anni, ci lasciò pure da venti Prammatiche tutte -savie e prudenti; attese all'esterminio de' banditi -e scorridori di campagna; invigilò perchè non si fraudassero -le gabelle e le dogane, vietando a' Monasterj, -ed altri luoghi pii la vendita del vino a minuto: -vietò la fabbrica, ed asportazion delle armi; e diede -altri savj provvedimenti, che sono additati nella tante -volte mentovata <i>Cronologia</i> prefissa al tomo primo delle -nostre Prammatiche. Ma quello, che nel principio -del suo governo gli acquistò maggior plauso, fu l'aver -tolto molti abusi, che s'erano introdotti nel precedente -dal Medina, infra i quali era scandaloso quello -introdotto nel Tribunale della Vicaria per lo gran -numero de' Giudici, che vi avea creati, più tosto per -soddisfare alle importune raccomandazioni de' parenti -della Viceregina D. Anna sua moglie, in quel tempo -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -molto potenti in Palazzo, che per rimunerazion di -merito. L'Ammiraglio, lasciato un competente numero -a reggere quel Tribunale, mandò gli altri a scrivere -nelle Regie Udienze delle Province. -</p> - -<p> -A lui parimente si deve d'essersi tolte le molte brighe -con gli Ecclesiastici intorno al ceremoniale, e di -essersi allontanate le funzioni Regali dal Duomo, con -farle celebrare nelle Chiese Regali, o sottoposte all'immediata -protezione del Re. Per la morte accaduta -in ottobre dell'anno 1644 della Regina di Spagna Isabella -Borbone, ordinò l'Ammiraglio, che se le celebrassero -solenni esequie nel Duomo, siccome prima -praticavasi; ed avendo ivi fatto innalzare un superbissimo -Mausoleo, mentre dovea cominciarsi la funzione, -insorse il Cardinal Filamarino Arcivescovo, e -pretese, che si dovesse dare il piumaccio a tutti i Vescovi -che vi doveano intervenire; ma i Ministri Regj -riputando ciò una novità, non vollero acconsentirvi a -patto veruno; e dall'altro canto ostinandosi il Cardinale, -venne in risoluzione il Vicerè di far disfare il -Mausoleo drizzato nel Duomo, e farlo trasportare nella -Regal Chiesa di S. Chiara, siccome fu fatto; dove -essendosi innalzato ed adornato d'iscrizioni ed elogi -composti per la maggior parte da' Gesuiti, e spezialmente -dal P. Giulio Recupito di quella Compagnia, -furono celebrati i funerali alla defunta Regina a' 21 -marzo del seguente anno 1645, recitandovi l'orazione -in idioma spagnuolo il P. Antonio Errera della medesima -Compagnia; onde da questo tempo in poi le -altre consimili funzioni si sono celebrate nella stessa -Chiesa, siccome fu fatto ne' funerali di Filippo IV, ed -a tempi men a noi lontani, nell'esequie dell'altra Regina -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -di Spagna Borbone, moglie che fu del Re Carlo -II e degli altri Regali, come diremo. -</p> - -<p> -Il Duca d'Arcos, avendo preso il governo del Regno, -contra il credere de' Ministri di Spagna trovò le -cose in istato pur troppo lagrimevole; ed il suo infortunio -portò, che le tante cagioni cumulate da' suoi -predecessori, avessero da partorire in tempo suo quegli -calamitosi effetti e quegli infausti successi che si -diranno; il racconto de' quali, per la loro grandezza -e novità, fa di mestieri, che si porti nel seguente libro -di quest'Istoria. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL LIBRO TRENTESIMOSESTO. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -</p> - -<p class="center large"> -STORIA CIVILE<br /> -DEL<br /> -REGNO DI NAPOLI -</p> - -<h2 class="pad2" id="libro37">LIBRO TRENTESIMOSETTIMO</h2> -</div> - -<p> -Gli avvenimenti infelici del nostro Reame, che -riserbati in tempo del Governo di <i>D. Rodrigo Ponz -di Leon Duca d'Arcos</i>, faranno il soggetto di questo -libro non meno che le rivoluzioni di Catalogna, la -perdita del Regno di Portogallo, delle Fiandre e dei -tumulti di Sicilia, potranno esser ben chiaro documento -a' Principi, che il reggimento del Mondo raccomandato -ad essi da Dio, come a legittimi Rettori, -malamente, e contra il suo Divin volere si commette -a' Mercenarj, dall'ambiziosa autorità de' quali non solamente -i Popoli pruovano stragi e calamità, ma il -Principato istesso va in ruina ed in perdizione. Certamente -i nostri Re Filippo III e IV furon Principi -d'assai religiosi costumi, ma così inabili a reggere il -peso gravissimo di una tanta Monarchia, che abbandonatisi -in tutto nelle braccia de' Ministri e de' Favoriti, -furon contenti della sola ombra, o nome di Re, -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -permettendo, che della potenza, dell'autorità e di tutto -il resto si facesse da coloro un pubblico ed ingordissimo -mercato; senza che da tanta infingardia avessero -mal questi Principi potuto essere rimossi, nè dagli stimoli -de' parenti, nè dalle lagrime de' Popoli oppressi, -nè dalle percosse di tante sciagure. Veniva anche questo -letargo coltivato dall'arte più sopraffina della Corte -e de' Favoriti; imperocchè per renderlo più tenace, e -che niun rimorso di coscienza fosse mai valevole a -riscuoterlo, avevano nelle loro fortune interessati gli -istessi Regali Confessori, per tender aguati fino nei -penetrali della coscienza, e ne' più riposti colloquj dell'anima. -</p> - -<p> -Videro fin qui da lontano i nostri maggiori questi -disordini in molti Stati di quella sì vasta ed ampia -Monarchia; ma a questi tempi ne furono ancor essi -insieme spettacolo e spettatori. Già per li precedenti -libri s'è veduto, che ridotte le cose nell'ultima estremità, -non presagivano che ruina e disordini maggiori, -e tanto più inevitabili, quanto che in vece di portarvi -rimedio, vie più con nuove spinte si acceleravano. Non -bastarono le guerre che ardevano nella Germania, nella -Catalogna, ne' Paesi bassi e nello Stato di Milano, le -quali tennero la Spagna sempre bisognosa d'ajuti, ed -avida di continui soccorsi; ma se ne aggiunse a questi -tempi una nuova, che s'ebbe quasi colle sole forze -del nostro Regno a sostenere, per conservare al Re i -Presidj di Toscana invasi dall'arme di Francia: la -quale diede l'ultima spinta alle rivolte: ciò che saremo -brevemente a narrare. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<h3 id="lib37cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller"><i>Del Governo di <span class="smcap">D. Rodrigo Ponz di Leon</span> Duca d'<span class="smcap">Arcos</span>; -e delle spedizioni che gli convenne di fare per -preservare i Presidj di Toscana dalle invasioni dell'armi -di Francia.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Il Duca d'Arcos entrato in Napoli agli 11 di febbrajo -di quest'anno 1646, e veduto lo stato lagrimevole -del Regno, i popoli oppressi da tanti pesi, che -lor conveniva sovra le proprie forze portare; ed all'incontro -ritrovandosi fra le necessità di soccorrere -a' bisogni della Corona e le difficoltà di trovare i mezzi -per eseguirlo, giudicò minor male applicarsi all'esazione -delle somme, delle quali era rimasta creditrice -la Corte, per resto de' donativi fatti al Re, sotto il -governo del Duca di Medina, che caricare i sudditi -di nuove imposte. A questo fine deputò due Giunte -di Ministri, perchè l'una vegghiasse a vietare i contrabbandi -col rigor del gastigo; l'altra a trovare spedienti -per l'accennata esazione, dalla quale sperava di -tirar somme immense, senza incorrere nell'odio de' Popoli, -imponendo loro nuove gravezze sul principio del -suo governo. -</p> - -<p> -Ma la nuova guerra, che bisognò sostenere per difender -le Piazze di Toscana da' Franzesi assalite, lo -costrinse a proseguire il costume de' suoi predecessori: -e per supplire alle nuove spese, venire a' mezzi di nuove -gravezze. -</p> - -<p> -Il Cardinal Mazzarini, che nell'infanzia del Re Luigi -XIV governava la Francia, crucciato col nuovo -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -Pontefice Innocenzio, che nonostante gli ufficj fatti -portare dalla Repubblica di Venezia, proseguiva negli -atti giudiziarj contro a' Barberini: covrendo la privata -vendetta per la repulsa data dal Pontefice in voler -acconsentire alla nominazione fatta al Cardinalato di -suo fratello dal Re di Polonia, diede ad intendere alla -Regina Reggente ed al Consiglio Regale, che il Papa -si era già scoverto d'inclinazione contraria agl'interessi -della Francia, e troppo affezionato alla Corona -di Spagna, come si vedeva chiaro dalla promozione da -esso fatta di Cardinali tutti sudditi, o dipendenti da -quella Corona; laonde doversi non solamente con esso -lui sospendere ogni atto di confidenza, ma anche adoperare -ogni mezzo per farlo ritrarre da questa parzialità. -A tale oggetto fu risoluto di ricevere sotto la -protezione di Francia i Baroni, e d'atterrire il Papa -con disporre un grande armamento per l'Italia, e pungere -più da vicino Innocenzio. Ricercò egli per tanto -il Duca d'Anghien, perchè assumesse il comando dell'armata -destinata per l'Italia, per l'impresa delle -Piazze Spagnuole della Toscana, come quella, ch'era -più valevole a porre il Pontefice in angustie; ma il -Condè, padre del Duca, non volle acconsentirvi, onde -egli chiamò in Parigi il Principe Tommaso di Savoja, -confidandogli, che le sue intenzioni principalmente erano -per quella spedizione contra i Regni di Napoli -e di Sicilia; ma per diminuire l'invidia di tanto acquisto, -voler esibirne gran parte a' Principi d'Italia, -ed a lui principalmente offerirla, che per virtù militare -e tant'altre doti, meritava di cingere le tempie -di corona Regale. Il Principe tutto credendo, o fingendo -di credere, n'abbracciò prontamente il carico, -e fu stabilito di far l'impresa del Monte Argentaro e -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -delle altre Piazze, che in Toscana vi tengono li Spagnuoli; -spinse dunque l'armata a' 10 di maggio di -quest'anno da' porti della Provenza, composta di dieci -galee, trentacinque navi e settanta legni minori, sotto -il comando dell'Ammiraglio Duca di Bressè, sovra la -quale furono imbarcati seimila fanti scelti e seicento -cavalli. Al Vado vi montò sopra il Principe Tommaso -Generalissimo con il suo seguito, ed alquante truppe. -Con tal armata scorse le marine d'Italia, arrivò a -Telamone, che senza contrasto s'arrese, come pure il -Forte delle Saline e di S. Stefano, dove il Governadore -volendo difendersi senza forza, perdè nel primo -attacco la vita, accingendosi poi per assalire Orbitello, -Piazza forte di muro e di sito. A' Vicerè di Napoli -spettava la cura e la difesa di quelle Piazze, perciò -il Duca d'Arcos, penetrata l'intenzione de' Franzesi, -vi avea spedito Carlo della Gatta, celebre Capitano, -per comandarvi: poi avendo preparato un soccorso di -settecento fanti, tremila dobble in contanti, e molte -provvisioni, così da guerra come da bocca, fatto gli -uni e l'altre imbarcare sovra cinque ben armate galee -e due navi, le spinse a quella volta sotto il comando -del Marchese del Viso e di D. Niccolò Doria, figliuolo -del Duca di Tursi, li quali ebbero la fortuna d'introdurre -le provvisioni e la gente in Portercole, e ritornarsene -con la medesima felicità. Ma volendo ritentare -la sorte con la spedizione di quaranta filuche -ed un bergantino, sopra le quali andavano molti ufficiali, -e quattrocento soldati; fatti accorti i Franzesi -dall'antecedente successo, furono lor sovra con le galee, -e sotto la Fortezza di Palo, ne presero 27, onde -stringendo il Principe Tommaso la Piazza, non bastando -alla sua difesa così lenti e scarsi soccorsi, fu -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -astretto il Duca d'Arcos d'ammassar nuove milizie e -di spingervi più valevole soccorso, affine di far -levar l'assedio. -</p> - -<p> -Fra questo mentre comparve l'armata raccolta in -Ispagna con grandissima fama sotto il comando del -General Pimiento, la quale era composta di trentuna -galee e venticinque grandissimi galeoni, oltre alcuni -incendiarj, ma così mal fornita di gente da guerra, -che i Franzesi, rinforzati da altre dieci galee, non -dubitarono, benchè inferiori di numero e di qualità -di vascelli, di venire a battaglia; sfuggivano per ciò -li Spagnuoli l'abbordo, contentandosi di battersi col -cannone, col quale maltrattarono due galee nemiche -e conquassarono il restante; ma il colpo fortunato, che -loro diede la vittoria, fu quello di cannonata, che levò -la testa al Duca di Bressè, Grand'Ammiraglio di Francia; -perchè quell'armata, restando senza Capo, e non -avendo pronto ricovero, s'allargò subito, ed alzate le -vele si ricondusse in Provenza. -</p> - -<p> -Potè allora il Duca d'Arcos, risoluto di far levar -l'assedio, far imbarcare le fanterie sotto il comando -del Marchese di Torrecuso, Capitano di gran nome -in que' tempi, e mandar la gente a cavallo per terra -sotto la scorta del Mastro di Campo Luigi Poderico, -il quale prendendo il passo, senza richiederlo, per lo -Stato Ecclesiastico, per Castro e per la Toscana (dolendosene -in apparenza que' Principi, ma godendone -ognuno, ingelositi del troppo potere che acquistavano -in Italia i Franzesi, e tacitamente additando a' Spagnuoli -la strada) si condusse ad unirsi col Torrecuso; -il quale appena sbarcato, ed incendiati a Telamone -quasi tutti i legni da carico che vi avevano lasciati i -Franzesi, incamminandosi verso la Piazza, astrinse il -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -Principe Tommaso a levarsi. Costui avendo perduta -molta gente nelle fazioni, e l'altra resa quasi inutile -per l'infermità nell'aria corrotta delle Maremme, ritrovandosi -con deboli forze, si ritirò a Telamone, e -ritornata l'armata Navale, che il Mazzarini con ordini -pressanti vi avea spedita, s'imbarcò, ed andato in Piemonte -co' suoi, rimandò il rimanente dell'esercito a -riposarsi in Provenza. Carlo della Gatta, uscito nell'abbandonate -trincere, guadagnò ricche spoglie e venti -cannoni: e l'armata del Pimiento, contenta del conseguito -vantaggio, ritornò subito verso i Porti di Spagna, -contro il parere degli altri Ministri della Corona, -che stimavano dovesse fermarsi. -</p> - -<p> -Del successo d'Orbitello godè altrettanto l'Italia, -quantochè penetrati i disegni vastissimi del Cardinal -Mazzarini, avea mirata l'impresa con gelosia, ma sopra -tutti ne giubilò il Pontefice, che secondava, ancorchè -cautamente, gl'interessi della Spagna. All'incontro -se ne crucciava il Mazzarini, irritato da' rimproveri, -che abbandonati gl'interessi di Catalogna ed -indebolite le armi in Fiandra, avesse atteso solamente -a pascere le sue private vendette in Italia. Ma egli -avendo inteso che l'armata nemica se ne ritornava in -Spagna, chiamato in Fonteneblò d'improvviso il Consiglio -della Reggenza, vi fece deliberare l'impresa di -Piombino e di Portolongone, credendo con doppio -colpo ferir vivamente non meno il Pontefice, che gli -Spagnuoli; poichè la piazza di Piombino, tenuta da -guarnigione di Spagna, apparteneva nondimeno col suo -picciolo Principato al Lodovisio nipote del Papa. -</p> - -<p> -Si vide allora quanto valesse la forza, quando in -particolare veniva spinta dalla passione; poichè in momenti -rimessa l'armata, e raccolte le truppe, riuscita -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -al Cardinale sospetta la condotta del Principe Tommaso, -ne consegnò il comando a' Marescialli della -Melleraye e di Plessis Plarin, li quali con ugual premura -apprestandosi, sciolsero speditamente da' Porti. -Appena in Italia se n'era divulgato il disegno, che -l'armata comparve, e subito sforzato Piombino, dove -erano a guardia soli ottanta soldati, sbarcò sopra l'Elba, -ed investendo Portolongone non mal difeso, ma -scarsamente munito, l'obbligò ad arrendersi a' 29 d'ottobre -di quest'anno 1646. Con tal acquisto si rallegrò -il Cardinale, che avesse con larga usura cambiato -Orbitello per Portolongone: il quale, come fortissima -cittadella del Mediterraneo, separando la comunicazione -della Spagna co' Regni d'Italia, dava Porto all'armata -Franzese, e ricoverò a' legni, che infestassero la -navigazione a' nemici. Il Papa ora atterrito, vedendo -muoversi di nuovo le armi, chiamato a se il Cardinale -Grimaldi parzialissimo della Francia, gli accordò -il perdono per li Barbarini, e la restituzione delle cariche -e de' beni, rivocando le Bolle, e le pene, a condizione, -che si restituissero nello Stato d'Avignone e -di là rendessero con lettere il dovuto ossequio al Pontefice. -Ma la speranza da lui concepita di preservare -con ciò lo Stato al nipote, fu dal Mazzarini delusa, -il quale conoscendo col Papa poter più il timore, lasciò -correr l'impresa, scusandosi, che partiti i Marescialli -non avea potuto a tempo rivocare le commessioni. -</p> - -<p> -La perdita di Portolongone attristò grandemente il -Duca d'Arcos, vedendo i Franzesi annidati in un luogo, -donde con facilità potevano assalire il Regno; onde -gli convenne applicarsi a fortificare le Piazze di maggior -gelosia, ed a far grosse provvisioni, per accingersi -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -a riacquistare il perduto. A questo fine fece nuove -fortificazioni intorno Gaeta, imponendo per far ciò una -tassa a' benestanti: e diede fuori patenti per arrolare -dodicimila persone. Dovevano fra queste trovarsi cinquemila -Tedeschi, che con grossi stipendj si fecero -venire d'Alemagna. Chiamò in Napoli le milizie del -<i>Battaglione</i> del Regno; ma queste si dichiararono, che -essendo esse destinate per guardia del proprio paese, -non intendevano uscirne. Ma mentre il Vicerè sopra -galee e vascelli era tutto inteso per far imbarcar le -milizie per l'espedizione di Portolongone e di Piombino; -i Capitani Franzesi, che comandavano queste -Piazze, meditavano altre spedizioni per invadere i -Porti del Regno, e spezialmente il Porto di Napoli ed -incendiar le Navi, che vi si trovavano. Con tal disegno -partitosi il Cavalier Pol dal Canale di Piombino -con una squadra di cinque navi e due barche da -fuoco, giunse nel Golfo di Napoli nel primo giorno -d'aprile di questo nuovo, e funestissimo anno 1647. Fece -egli preda a vista della città d'alcune barche: ciò che -pose Napoli in non picciolo scompiglio; ma trovandosi -allora nel Porto tredici vascelli, e dodici galee, fecer -sollecitamente partire di que' legni armati, sopra i quali -montativi molti nobili Napoletani, usciti dal Porto, -fecero ritirare le navi Franzesi; ma poichè le nostre -sciagure eran fatali, ciò che i francesi non fecero, -fece contra di noi il caso, o la malizia; poichè accesosi -fuoco nell'Ammiraglio delle navi Spagnuole alle -3 della notte de' 12 maggio, si consumò tutte le munizioni, -che v'erano, con rimaner abbruciati quattro -cento soldati, e quel ch'è più, si perderono trecentomila -ducati contanti, che ivi erano. Quest'incendio -di notte, ed a vista della città, per lo strepito e rumor -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -grande, apportò agli abitanti un terrore, ed uno -spavento grandissimo, e fu reputato un infausto ed infelice -presagio d'incendj più lagrimevoli, per le rivoluzioni -indi a poco seguite delle quali saremo ora -brevemente a narrare. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib37cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller"><i>Sollevazioni accadute nel Regno di Napoli, precedute -da quelle di Sicilia, ch'ebbero opposti successi: quelle -di Sicilia si placano: quelle di Napoli degenerano -in aperte ribellioni.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Gli avvenimenti infelici di queste rivoluzioni sono -stati descritti da più Autori: alcuni gli vollero far credere -portentosi, e fuor del corso della natura; altri -con troppo sottili minuzie distraendo i Leggitori, non -ne fecero nettamente concepire le vere cagioni, i disegni, -il proseguimento ed il fine: noi perciò, seguendo -gli Scrittori più serj e prudenti, gli ridurremo alla -loro giusta e natural positura. -</p> - -<p> -De' due Regni d'Italia sottoposti alla Corona di Spagna, -quello di Sicilia più quietamente soffriva la dominazione -Spagnuola, perchè la terra bagnata dal -sangue Franzese inspirasse in que' popoli col timore -delle vendette, l'avversione a quel nome, ovvero, perchè -non erano cotanto premuti ed oppressi, quanto -l'opulenza di queste nostre province invitava gli Spagnuoli -a praticare co' Napoletani. Non era nemmeno -in alcuni de' nostri Baroni cotanto odiosa la Nazion -Franzese, poichè alternato più volte il dominio di questo -Regno tra le due Case d'Aragona e d'Angiò, restavano -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -ancora le reliquie dell'antiche fazioni, e l'inclinazioni -per ciò vacillanti; onde avveniva, che la -Francia nutrisse sempre l'intelligenze con alcuni Baroni; -ed i Ministri Spagnuoli, ora dissimulandole, ora -punendole, proccuravano di regger con tal freno, che -divisi gli animi, impoveriti i potenti, introdotti ne' beni -e nelle dignità gli stranieri, non conoscessero i Popoli -le forze loro, nè sapessero usarle. -</p> - -<p> -Nell'animo de' Popoli alla Monarchia Spagnuola -soggetti, era a questi tempi, per tedio di sì lunghe -avversità, scaduto il credito del governo; ed il nome -del Re, nella felicità e nella potenza già quasi adorato, -restava vilipeso nelle disgrazie e per gli aggravj -della guerra poco men che abborrito. Si considerava -ancora, che essendo morto in età giovanile il Principe -D. Baldassare, dal Re Filippo IV procreato colla defunta -Regina Isabella Borbone figliuola d'Errico IV -e sorella di Lodovico XIII, Re di Francia, era facile, -che la Monarchia rimanesse priva d'eredi; onde i sudditi -perderono quel conforto, ed insieme il rispetto, -con cui l'attesa successione del figlio al padre, suole, -o lusingare i malcontenti, o raffrenare gl'inquieti; e -per ciò gli spiriti torbidi sopra ciò promoveano discorsi -frequenti ed i più quieti con taciti riflessi deploravano -la fortuna maligna, che ciecamente trasferirebbe -que' nobilissimi Regni ad incerto dominio, tanto -più duro, quanto più ignoto. -</p> - -<p> -I Popoli non men dell'uno che dell'altro Regno -si dolevano delle imposizioni rese pesanti dal bisogno -non solo, ma dall'avarizia de' Vicerè, e de' Ministri, -pe' quali erano stati ridotti a tale stato di miseria e -di carestia, che non bastando la fertilità de' nostri -campi, nè la Sicilia istessa, che si reputa il Regno -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -fertile di Cerere, ed il granajo d'Italia, potendone esserne -esente, si cominciò da per tutto a patirsene penuria. -Certamente, che non mai con più chiare pruove -si conobbe esser vero, che per stabilire gl'Imperj Dio -suscita lo spirito degli Eroi; ma per abbattergli si -serve de' più vili e scellerati, quanto che per questi -successi. -</p> - -<p> -In Sicilia cominciava la plebe a mormorare per la -penuria, che sofferiva di frumenti; ma non curate le -sue querele, anzi invece di rimediarvi, impicciolito il -pane per nuovi aggravj, diede ella in furore, e dal furore -passando all'armi, riempì la città di Palermo di -confusione e di tumulti. Il Marchese de los Velez, -che governava quel Regno, non ebbe in quel principio -forze per reprimerla, nè consiglio per acquietarla; -onde lasciando pigliar animo a quella vilissima plebe, -vide arder i libri delle gabelle, scacciare gli esattori, -levar da' luoghi pubblici l'armi, e fin da' bastioni l'artiglierie; -ed udì gridarsi per tutto, che l'imposte s'abolissero, -e che nel governo si concedesse al Popolo -parte uguale a quella, che teneva la Nobiltà. Il Vicerè -accordava ogni cosa, e molto più prometteva; ma -il Popolo prima contento, poscia irritato traboccava -ad eccessi maggiori ed a più impertinenti domande; -o perchè la facilità d'ottenere gli suggerisse pensieri -di più pretendere, o perchè non mancassero istigatori, -che spargevano essere simulata l'indulgenza e pericolosa -la pietà di Nazione, per natura severa e contro -i delitti di Stato implacabile per istituto. Se dunque -un giorno, accarezzata, deponeva l'armi, l'altro, furiosa, -le ripigliava con maggiore strepito, dilatandosi -il tumulto anche per lo Regno. -</p> - -<p> -Mancava però un Capo, che con soda direzione regolasse -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -la forza del volgo, il quale se cominciava con -rumore, presto languiva, contento d'assaggiare la libertà -con qualche insolenza. Ma la nobiltà, poco amata -dal popolo, nemmen ella poteva fidarsi di tant'incostanza, -e se pur alcuno volle applicar l'animo a servirsi -dell'occasione, fu poi fuori di tempo. Tra l'istesso -popolo, i più benestanti, esposti agli strazj de' più -meschini, da' quali a capriccio venivan lor arse le Case, -e saccheggiate le sostanze, sospiravano la quiete -primiera. Alla plebe più vile s'univano i delinquenti, -da' quali aperte le carceri si cercava franchigia de' debiti -ed impunità de' delitti. Fu detto, che in una taverna -gettassero alcuni le sorti di chi assumer dovesse -la direzione della rivolta, e che toccasse a Giuseppe -d'Alessi uno de' più abbietti. Costui molte cose -ordinò, e molte n'eseguì d'importanti. Discacciò il -Vicerè dal Palazzo, e lo costrinse ad imbarcarsi sopra -le Galee del Porto; poi si compose con un trattato solenne, -che al popolo concedeva tali privilegj ed esenzioni -sì larghe, che anche in Repubblica libera sarebbero -stati eccedenti; ma in fine mentre l'<i>Alessi</i> sta -con guardie, e tratta con fasto, invidiato da tutti e -resosi odioso a' suoi stessi, fu dal popolo ucciso. È -però vero, che dal suo sangue di nuovo sorse la sedizione, -perchè alcuni credendo, che dagli Spagnuoli -gli fossero state tessute l'insidie, altri ambindo quel -posto, fluttuarono grandemente le cose, e molto più -furono agitate dappoi, che il Vicerè caduto infermo -per afflizione d'animo, terminò la sua vita. -</p> - -<p> -Lasciò los Velez il governo al Marchese di Monteallegro, -che tutto tollerò per sostenere alla Spagna almeno -l'immagine del comando, e guadagnar tempo, sino -all'arrivo del Cardinal Trivulzio, che il Re gli -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -avea destinato per successore. Giunto il Cardinale in -Palermo mantenne in fede i Siciliani, ed acchetò i -romori; tanto che portatosi poi a Messina D. Giovanni -d'Austria coll'armata, confermò in quel Regno la -quiete, e ridusse le cose in una total calma e tranquillità. -</p> - -<p> -Ma nel Regno di Napoli, non avea tante fiamme il -Vesuvio, quanti erano gl'incendj, ne' quali stava involto. -In questo Regno, siccome da' precedenti libri si -è veduto, avevano gli Spagnuoli riposti i mezzi principali -della loro difesa, perchè fertile e ricco forniva -danaro ed uomini ad ogni altra provincia assalita. -Avrebbe la fecondità e l'opulenza supplito al bisogno, -se l'avidità de' Ministri, sempre premendo, non avesse -del tutto esauste ed espilate le ricchezze istesse della -natura; ma in Ispagna essendo più stimato quel Vicerè, -che sapeva ricavare più danaro, non v'era macchina, -che non s'adoperasse, per aver il consenso -della nobiltà e del popolo, ch'era necessario per deliberare -l'imposte, e per cavarne la maggior somma -che si potesse. Vendevansi le gabelle a chi più offeriva, -e con ciò perpetuando il peso, s'aggravavano le -estorsioni, perch'essendo i compratori stranieri, e per -lo più Genovesi, avidi sol di guadagno, non era sorta -di vessazione, che, trascurate le calamità de' miseri -popoli, crudelmente non si praticasse. Non restava più, -che imporre, e pur il bisogno cresceva: poichè tentato -da' Franzesi Orbitello, ed occupato Portolongone, si -richiedevano, e per supplire altrove e per difender il -Regno, grandissime provvisioni. -</p> - -<p> -Il Vicerè Duca d'Arcos, trovandosi angustiato dalla -necessità del danaro, per porre in piedi nuove soldatesche, -e mantenere in mare Armate, non essendo sufficienti -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -le somme, che, senza impor nuovi dazj, pensava -di ricavare dagli espedienti sopra accennati, venne -alla risoluzione di convocare un Parlamento: dove -avendo esposti li bisogni della Corona, e sopra tutto, -che bisognava mantener eserciti armati per la vicinanza -molesta de' Franzesi, annidati in Toscana, estorse -un donativo d'un milione di ducati; ma per ridurlo -in contanti era necessario venire all'abborrito rimedio -delle gabelle. Con imprudente consiglio, scordatisi così -presto di quel, ch'era accaduto sotto il governo del -Conte di Benavente, fu proposta la gabella sopra i -frutti, altre volte imposta e poi tolta, come gravosa -per lo modo di praticarla, ed odiosa alla plebe, e più -da lei sentita, quanto ch'ella nell'abbondanza del paese, -e sotto clima caldo, non si nutre quasi d'altro alimento, -massimamente nell'estate; ad ogni modo trovandosi -tutte l'altre cose aggravate ad un segno, che -non potevano sopportar maggior peso, vi diedero le -Piazze l'assenso, ed il Vicerè abbracciò l'espediente. -Ma pubblicato a pena, nel terzo dì di gennajo di quest'anno -1647, l'editto per l'esazione d'essa, che cominciò -il Popolo a mormorare, e tumultuosamente ad -unirsi, e sempre che usciva il Vicerè, circondavano il -suo cocchio, ad alta voce gridando, che si levasse: -s'udivano minacce tra' denti, si trovavano affissi molti -cartelli, dove si esecrava la gabella, ed una notte fu -bruciata la casa, posta in mezzo al Mercato, dove se -ne faceva l'esazione. -</p> - -<p> -Il Duca d'Arcos, temendo da tali insolenze disordini -maggiori, fece trattar dalle Piazze l'abolizione -della gabella, e cercare espedienti di soddisfare coloro, -che avevano sopra di quella somministrato il denaro, -con imposizione d'altre gabelle meno gravose; -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -ma non si poteva rinvenir alcun mezzo, per le altre -maggiori e più gravi difficoltà, che s'incontravano, -volendo imporne altre nuove; onde tutte le assemblee -riuscivano vane e senz'effetto; e tanto più crescevano -i tumultuosi discorsi del popolo; nè mancavano malcontenti, -che servivano di mantice per accender maggior -fuoco, fra' quali il più istigatore era il Sacerdote -Giulio Genuino, il quale avea a se tratti molti della sua -condizione, e non men di lui d'ingegni torbidi e sediziosi. -Fra la vil plebe era surto ancora un tal <i>Tommaso -Aniello</i>, chiamato comunemente <i>Masaniello</i>, d'Amalfi, -uomo vilissimo, che serviva ad un venditor di -pesce a vender cartocci per riporvelo; giovane di primo -pelo, ma vivace ed ardito, il quale, soprammodo -crucciato dal pessimo trattamento, ch'era stato fatto -da' Gabellieri alla moglie, trovata con una calza piena -di farina in contrabbando, minacciava vendicarsene, e -meditava di trovar occasione di suscitar in mezzo al -Mercato qualche tumulto nel dì della festività del Carmine, -solita celebrarsi nella metà del mese di luglio. -A tal fine, col pretesto di doversi assalire un Castello -di legno nel dì della festa, avea provveduto ad alcuni -ragazzi di canne col denaro somministrato da <i>Fr. Salvino</i> -Frate Carmelitano, il quale o per propria perfidia, -o per suggestione de' malcontenti, era il principal istigatore -e fomentatore al Masaniello di farsi Capo del -meditato tumulto. -</p> - -<p> -Ma non bisognò aspettare la metà di quel mese, -perchè a' 7 di luglio un picciolo ed impensato accidente -gli aprì la strada. Alcuni contadini della città -di Pozzuoli, avendo la mattina di quel giorno portate -alcune sporte di fichi al Mercato, erano sollecitati -dagli esattori del dazio al pagamento; ed insorta contesa -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -tra essi, ed i bottegai, che doveano comprarle, intorno -a chi dovesse pagarlo; essendo accorso Andrea -Nauclerio Eletto del Popolo a darne giudicio, decise, -che conveniva si sborsasse da chi le portava dalla campagna: -uno de' contadini, che non aveva danaro, versò -con imprecazioni un cesto di fichi per terra, rabbiosamente -calpestandoli. Accorsero molti a rapirli, con -risa, altri con collera, ma tutti compatendo quel misero, -ed odiando la cagione. Allo strepito essendo sopravvenuto -Masaniello con altri ragazzi armati di canne, -cominciarono tutti, da costui animati a saccheggiar -il posto della gabella, scacciandone co' sassi i ministri. -Da ciò accesi gli animi, ricevendo forza dall'unione -e dal numero, svaligiarono tutti gli altri luoghi -de' dazj; e guidati da cieco furore, senza saperne i -motivi, nè discernere il fine, corsero al Palazzo del -Vicerè con proteste d'ubbidienza al Re, ma con esclamazioni -contro il mal governo. -</p> - -<p> -Le guardie, deridendo quel puerile trasporto, non -vi s'opposero, ed il Vicerè impaurito lo fomentò, esibendo -prodigamente ogni grazia. Cresciuta con ciò la -licenza, e cominciando i più risoluti a porre a sacco -il Palazzo, egli tentò di salvarsi nel Castel Nuovo; -ma trovato alzato il ponte, non sapendo per lo timore -dove ridursi, corse in carrozza chiusa verso quello -dell'Uovo: scoperto però dalla plebe, poco mancò, che -non restasse oppresso, se non si fosse ricovrato nel -Convento di S. Luigi, nè quivi tampoco sarebbe potuto -giugnere, se per la breve strada non fosse andato -gettando monete d'oro al popolo per trattenerlo, -che non lo seguitasse. Di là fece sparger editti, che -abolivano la nuova gabella delle frutta; ma ciò non ostante, -il tumulto a guisa di un torrente che inondi -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -cresceva, e suggerendo i più torbidi al volgo semplice -varie cose, chiedevano ad alta voce, che si levassero -tutte l'altre gabelle, e che si consegnasse al Popolo -il privilegio di Carlo V. Quelli che lo dimandavano, -sapevano meno degli altri dove fosse, e ciò -che contenesse, perchè il dominio lungo degli Spagnuoli, -e la sofferenza de' sudditi, abolita ogni memoria -d'indulto, avea reso arbitrario ed assoluto il comando. -</p> - -<p> -A tanta commozione essendo accorso il Cardinal -Filomarino Arcivescovo, per quietar il tumulto, s'interpose -col Vicerè: il quale trovandosi in quell'arduo -procinto, in cui era pericolosa la severità e l'indulgenza, -e se si negava ogni cosa, e se tutto si concedeva: -credè in fine meglio consegnargli un foglio in cui -prometteva quanto sapevan pretendere, con speranza, -che sedato il romore, e sciolta l'unione di que' scalzi, -tutto prestamente si rimettesse in buon ordine e quiete. -Ma il contrario avveniva, perchè la maggior parte -confusa da que' fantasmi di libertà, senza saper ciò -che volesse, voleva più, onde il male peggiorava coi -rimedj, e s'irritava co' lenitivi. -</p> - -<p> -Scoppiò in oltre l'odio fierissimo, che la plebe contro -la Nobiltà lungo tempo nutrito avea: onde i sollevati -scorrendo per le strade, trucidarono alcuni Nobili, -arsero le case d'altri, proscrissero i principali, e -bramando di sterminarli tutti, stava la città in procinto -d'andar a fuoco, ed a sangue. E pure il Popolo -stolto credeva di mantenersi fedele al Re, e solo di -correggere il cattivo governo, e risentirsi de' strazj patiti -da' Nobili superbi e da' Ministri malvagi. -</p> - -<p> -Masaniello lacero e seminudo, avendo per teatro -un palco e per scettro la spada, con centocinquantamila -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -uomini dietro, armati in varie foggie, ma tutte -terribili, comandava con assoluto imperio ogni cosa. -Egli Capo de' sollevati, anima del tumulto, suggeriva -le pretensioni, imponeva silenzio, disponeva le -mosse, e quasi che tenesse in mano il destino di tutti, -trucidava co' cenni, ed incendiava co' sguardi; perchè -dove egli inchinava, si recidevan le teste e si portavan -le fiamme. Il Vicerè per tanto, per la mediazione -del Cardinal Arcivescovo, fu indotto a dar in potere -del Popolo istesso il privilegio richiesto, ed accordare -un solenne trattato, in cui s'abolivano quelle -gabelle, ch'erano state imposte dopo le grazie di Carlo -V, e si proibiva d'imporne nell'avvenire altre nuove: -si concedeva parità di voti al Popolo con la Nobiltà: -si prometteva oblivion d'ogni cosa, e si permetteva, -che ne' tre mesi, ne' quali si doveva attendere -la confermazione del Re, stesse armata la plebe. Fu -tutto ciò ratificato con solenne giuramento nella Chiesa -del Carmine, onde si diede qualche breve respiro. -</p> - -<p> -(Questa Capitolazione contenente 23 articoli e cinque -altri aggiunti, fu per la mediazione del Cardinal -<i>Filomarino</i> accordata ai 13 luglio 1647 tra 'l Vicerè -e Masaniello, il quale intervenne come <i>Capo del fedelissimo -Popolo</i> e si legge presso Lunig<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>.) -</p> - -<p> -Masaniello onorato dal Vicerè con eccessi, siccome -sua moglie dalla Viceregina, gonfio di vanità cominciò -ad agitarsegli la mente, e finalmente dalle vigilie -e dal vino ridotto a delirare, fatto insopportabile -a' suoi e contra tutti crudele, fu la mattina de' 16 di luglio -da gente appostata nel Convento del Carmine ucciso, -siccome fu fatto d'alcuni altri de' suoi confidenti, -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -e dal vedersi, che la plebe non fu niente commossa -dalla sua morte: anzi pareva, che godesse alla vista -del teschio conficcato ad an palo, si credeva che -fosse ogni cosa per ridursi in buon ordine e quiete. -</p> - -<p> -Ma con dannosa imprudenza, strapazzati da' Nobili -alcuni di que' della plebe, e con peggior consiglio il -giorno susseguente essendosi diminuito il peso del pane, -si risvegliò il tumulto con tanto furore, che disotterrato -il cadavere dell'ucciso e preso il teschio, unendolo -al busto, fu esposto con lumi accesi nella Chiesa -del Carmine, nè sarebbe cessato il concorso del -popolo e la curiosità di vederlo, se con solennissime -e regali esequie, a guisa di Capitan Generale non -fosse stato sepolto; ed immantenente fu occupato dal -Popolo il torrione del Carmine, e presi altri siti opportuni -per dominar il Porto, ed opporsi alle batterie -de' Castelli. -</p> - -<p> -Il Duca d'Arcos ritiratosi in Castel Nuovo, lo trovò -sguarnito d'ogni cosa, e così erano tutti gli altri -poichè per accudire a' bisogni lontani, avevano i Vicerè -indebolito il freno della città, e la custodia del -Regno. Mancava il denaro, niuno osava più esiger le -rendite, e tutti con pari licenza ricusavano di pagare -l'imposte. Le milizie erano già state spedite a Milano, -ed alcuni pochi fanti chiamati dalle province, furono -da' popolari per cammino battuti e sbandati. Dilatandosi -poi per lo Regno la fama de' successi della -città, siccom'erano per tutto universali le cagioni, così -non furono dispari gli avvenimenti; poichè in ogni -luogo, scosso il giogo delle gabelle, e sollevandosi il -Popolo contra l'insolenza de' Baroni, si riempirono le -province di tumulti e di stragi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -Fu perciò costretto il Vicerè a' 7 di settembre a -giurare un altro accordo più indegno del primo. -</p> - -<p> -(Questa seconda Capitolazione contenente 52 articoli -è stata anche impressa da <i>Lunig</i>, e si legge <i>Tom. 2 -pag.</i> 1374). -</p> - -<p> -Ma il Popolo sempre temendo, ed il Duca niente -dissimulando, non ebbe più lunghi periodi la calma. -Passandosi adunque, come suole accadere, dal tumulto -alla ribellione, dimandavano i popolari al Vicerè i Castelli, -e non volendo egli dargli, si venne all'attacco. -Egli è certo, che se allora quella gente infuriata avesse -avuto un corpo di ben disciplinate milizie, ed un Capo -sperimentato e fedele, avrebbe espugnati i Castelli, -e quindi discacciati gli Spagnuoli dal Regno. Ma dal -Popolo abborrendosi il nome di soccorso straniero, e -coll'oggetto di libertà immaginaria tendendo a più misera -servitù, fu scelto (essendosene scusato Carlo della -Gatta) per Capitan Generale Francesco Toraldo Principe -di Massa, che n'accettò il carico di concerto col -Vicerè. Egli ritardando con apparenza di meglio assicurarsi -gli attacchi, e con errori volontarj e mendicate -dilazioni, guastando ogni cosa, non potè finalmente a -tanti occhi occultare l'inganno: onde imputato d'intelligenza -con gli Spagnuoli, con miserabile supplicio dalla -plebe arrabbiata fu trucidato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -</p> - -<h3 id="lib37cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller"><i>Venuta di <span class="smcap">D. Giovanni d'Austria</span> figliuolo naturale -del Re; che inasprisce maggiormente i sollevati, i -quali da tumulti passano a manifesta ribellione. Fa -che il <span class="smcap">Duca d'Arcos</span> gli ceda il Governo del Regno, -credendo con ciò sedar le rivolte. Parte il -Duca, ma quelle vie più s'accrescono.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Gli avvisi intanto pervenuti alla Corte di Spagna -di questi successi, sollecitarono la partenza dell'armata -navale, sopra la quale imbarcossi D. Giovanni -d'Austria, figliuolo naturale del Re, con titolo di Generalissimo -del mare, e con ampio potere sopra gli affari -del Regno, giovane di 18 anni, ben fatto di sua -persona, che accoppiava alla gentilezza e soavità dei -costumi un giudizio maturo; giunse l'armata, e diede -fondo nella spiaggia di S. Lucia nel primo giorno -d'ottobre. Si componeva ella di 22 Galee e 40 Navi, -ragguardevoli per lo numero e per la grandezza, ma -poco meno, che sguarnite di munizioni, e con soli -quattromila soldati; e pure era stimata da' Spagnuoli -il presidio della Monarchia, perchè era destinata a frenar -i due Regni fluttuanti, soccorrere l'Italia e riscuotere -Portolongone e Piombino dalle mani de' Franzesi. -Questa non tantosto approdò, che il Vicerè, contra -il parere del Consiglio Collaterale, che sentiva di -introdurre col negozio la quiete, indusse D. Giovanni -ad usare la forza. -</p> - -<p> -Amaramente vedeva questo giovane Principe, partito -di Spagna coll'impressione datagli da' suoi adulatori, -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -di vincere con la sola presenza, che così vil -plebe ancora osasse tenere in mano le armi, e volesse -capitolare del pari. Il Vicerè per gli scorsi pericoli e -per gli affronti patiti, desideroso di vendicarsi, figurava -tutto facile e piano. Fu pertanto da D. Giovanni -fatto sapere al Popolo, che consegnasse le armi, -e ciò negato, come si prevedeva, sbarcati tremila fanti, -e da essi presi i posti più alti ed opportuni, cominciarono -i Castelli e l'armata indistintamente a percuotere -da ogni parte, con incessante tempesta di cannonate -la città. Ciò, benchè nel principio alquanto atterrisse, -fu però tanto lontano che domasse il Popolo, -che anzi i Tempj ed i Palazzi si danneggiavano indistintamente -i colpevoli, ed i fedeli; ma in sì vasta -città non per tutto arrivavano i colpi, nè oltre lo -strepito e le ruine, apportavano altre notabili offese. -All'incontro i mantici della ribellione infiammavano -gli animi contro gli Spagnuoli, notandoli di mancatori -di fede, e che il Re Filippo avea inviato il figlio, -acciocchè portasse più possenti i fulmini del suo sdegno, -e che amava più tosto di perder Napoli, con esempio -atroce di crudeltà e di vendetta, che conservarla -con moderato ed indulgente imperio. -</p> - -<p> -(Furono emanati dal Popolo per questa irruzione -de' Spagnuoli due editti, uno a' 15 ottobre, l'altro nel -giorno seguente 16, per cui si aboliscono affatto tutte -le gabelle, si proibisce a tutti i Baroni e Titolati d'unirsi -in comitiva di gente, e s'offeriscono taglioni di -più migliaja di ducati ed indulti generali a chi ammazzasse -<i>il Duca di Maddaloni, D. Giuseppe Mastrillo, -Lucio Sanfelice</i>, il <i>Duca di Siano</i>, e li figli di <i>Francesco -Antonio Muscettola</i>. Nel giorno 17 si pubblica -un <i>Manifesto</i>, nel quale il popolo espone l'infrazione -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -fatta da' Spagnuoli agli articoli accordati, e le crudeltà -da' medesimi praticate, onde s'invitano il Papa, -l'Imperadore, tutti i Re, Repubbliche e Principi a -prestar lor ajuto e favore. Si leggono i due Editti ed -il Manifesto presso Lunig<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>). -</p> - -<p> -Poco ci volle per confermare con la disperazione -del perdono nella contumacia i sollevati: anzi per indurvi -i più quieti, mentre il danno e l'offesa era -comune, s'animavano tutti con odio estremo alla resistenza. -</p> - -<p> -Ripartita perciò la difesa, fortificati i posti, cavate -armi, e cannoni dagli Arsenali, per tutto mostravansi, -con risoluzione ostinata, di voler difendere se stessi -e la patria. S'avvidero presto gli Spagnuoli esser vano -ogni sforzo di vincere col timore una città sì grande, -piena di Popolo furibondo ed armato. Mancarono loro -inoltre presto la polvere e i bastimenti, onde convennero -rallentare le batterie, ad allontanare le navi, rendendo -più audace il popolo col dimostrarsi impotenti. -Nè vi fu caso enorme, in cui licenziosamente la plebe -non trascorresse. Nel patibolo del Toraldo, pareva che -fosse stato affisso un decreto d'odio perpetuo contro -la Nobiltà; e nelle conventicole non s'udiva altro, che -disperati consigli, e concetti rabbiosi contro i Nobili. -</p> - -<p> -Si venne infine ad abbattere le riverite insegne del -Re, ed a calpestare i suol Ritratti, sino a quell'ora, -si può dire, adorati; e la città di Napoli assunse titolo -di <i>Repubblica</i>. Non si può dire quanto di tal nome -nel principio esultasse la plebe fastosa, quantunque pochi -credessero dover essere lunga la forma del suo -reggimento. Non vi è Popolo della libertà più cupido -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -del Napoletano, e che altresì men capace ne sia, mobile -ne' costumi, incostante negli affetti, volubile nei -pensieri, che odia il presente, e con sregolate passioni, -o troppo teme, o troppo spera nell'avvenire. Per la -morte del Toraldo, s'intruse un tal <i>Gennaro Annese</i> -nel Generalato dell'armi, uomo di profession militare, -ma d'abbietti natali, accorto però, e niente meno sagace -architetto di frodi, che ardito esecutore di scelleratezze. -</p> - -<p> -In questo stato di cose, non mancarono i confidenti -della Corona di Francia di andar spargendo tra il popolo, -che per mantenersi in quel governo, era bisogno -di ricorrere alla protezione di un Re potente: e mostrando -lettere del Marchese di Fontanè, Ambasciador -di Francia in Roma, per le quali si prometteva ogni -favore, furono risoluti di ricorrere per miglior partito -ad <i>Errico di Lorena, Duca di Guisa</i>, che si Trovava -per suoi affari domestici allora in Roma, e di chiamarlo -al reggimento della nuova Repubblica, con dichiararlo -Capo di essa. Il Duca di Guisa era un Principe -giovane, di amabile aspetto, di cuor generoso, -prode ne' fatti, e nelle parole cortese; in oltre d'alti -natali, e che discendendo dagli antichi Re, vantava -ragioni sopra il Regno, ed ancor ne conservava i titoli -e l'insegne. -</p> - -<p> -(Le ragioni per lo quali la famiglia di <i>Lorena</i> conservi -ancora i titoli e l'insegne di Napoli e di Gerusalemme, -furon esposte altrove, parlandosi de' discendenti -di <i>Renato d'Angiò</i>, ultimo e discacciato Re dal -Regno). -</p> - -<p> -Si credeva, che egli non molto contento del presente -governo di Francia potesse di là bensì trarne -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -soccorsi, ma non dipendesse dalle voglie de' Ministri -nè dagl'interessi di quella Corona. -</p> - -<p> -Il Duca a così grand'oggetto d'impiego famoso, -si lasciò rapire, ed arditamente con poche filuche spedite -a quest'effetto dal popolo, superati gli agguati -dell'armata spagnuola, s'introdusse in Napoli a' dì 15 -di novembre, dove fu accolto con quelle acclamazioni -ed applausi, che suggeriva la stima della persona, ed -il bisogno della città. Accompagnato da' Capi principali -del popolo, andò la mattina seguente a dare il -giuramento nel Duomo, dove volle farsi benedire lo -stocco; ma avendo scorto il disordine grandissimo che -vi era nell'infima plebe, indiscreta, insolente, che uccideva, -rubava e bruciava sol per soddisfare l'ingordigia -e la vendetta: e che le milizie regolate, a proporzion -del bisogno, erano pochissime: applicò l'animo -a trovar mezzi per mettervi freno, e darvi compenso; -vietò pertanto con severe pene i furti, le rapine -e gl'incendj: assoldò un reggimento a sue spese, -proccurando di tirare eziandio qualche nobile al suo -partito: comandò, che si trattassero gli Spagnuoli all'uso -di buona guerra, e per supplire alla mancanza -del danaro, fece aprir la Zecca delle monete, delle -quali ne furono coniate molte d'argento e di rame -coll'impronta della nuova Repubblica; della quale egli -si fece eleggere Duca, con sommo rammarico di Gennaro -Annese, che vedevasi poco men che privato dell'intero -comando. -</p> - -<p> -(Le Monete coniate a questo tempo hanno lo scudo -col monogramma S. P. Q. N.; nè vi è immagine di -<i>Errico di Lorena</i>, ma solo intorno il suo nome col -titolo REIP. NEAP. DUX. Furon anche impresse -dal <i>Vergara</i> nel suo libro delle monete del Regno di -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -Napoli; e ciò ch'è notabile, le medesime, dopo essere -ritornato il Regno alla divozione del Re di Spagna, -si lasciarono intatte, e tuttavia si spendono, ed hanno -il lor corso, come, tutte le altre monete Reali). -</p> - -<p> -S'applicò ancora il Duca in Campagna a reprimere -gli sforzi de' Baroni, li quali, ridotti a disperazione -per l'odio del popolo, unitisi agli Spagnuoli, -avevano sotto Vincenzo Tuttavilla e Luigi Poderico -raccolte in Aversa alcune milizie. -</p> - -<p> -In questo tempo era comparsa L'armata franzese -a vista della città con non più di 29 mal provveduti -Vascelli da guerra e 5 da fuoco, non già per secondare -l'impresa del Duca di Guisa, ma unicamente per -proccurare di trarre nei romor de' tumulti alcun profitto -per la Corona di Francia, non tenendo ordini il -Comandante di prestare ajuto a! Duca; poichè quando -giunse in Francia l'avviso di questi tumulti, e successivamente, -che il Guisa si era portato a Napoli, il -Cardinal Mazzarini con gran sentimento disapprovò -la condotta, non credendolo, per la volubilità dell'animo, -capace di maneggiare negozio sì arduo; perciò -l'Armata franzese dopo aver scorsi questi Porti, e -sol cannonandosi da lontano con la Spagnuola, trovandosi -con poche forze, presto si ritirò. Nè il Duca -si curò di cavarne sussidj, perchè come la Corte di -Francia non approvava, che egli si fosse intruso in -quel carico, così egli divisava di operar da se, e profittar -per suo conto. Ciocchè però fu di grande ostacolo -alla sua impresa, vedendosi la confusione in quegli -del partito istesso franzese: poichè alcuni Capi del -popolo, a suggestione d'alcuni soldati franzesi, posero -in trattato d'acclamare il Duca d'Orleans allo scettro. -Inclinavano molti altri a darsi al Pontefice, chiamandolo -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -a piene voci, per essere più validamente protetti -dalla religione e dall'armi; ma Innocenzio, ancorchè -potesse allettarlo l'apparenza del sicuro profitto, -con riflessi però più maturi considerava, che se -in ogni tempo questo Regno era stato preda del più -potente, ora la sua cadente età non poteva porgergli -speranze di veder ridotta a perfetto stato l'impresa, -che promovesse, e che convenendo alla Chiesa valersi -d'armi straniere, ogni acquisto resterebbe finalmente -in preda di quegli, che avesse chiamato in ajuto. Applicò -dunque più tosto l'animo a comporre le cose, -dandone commessioni efficaci ad Emilio Altieri suo -Nunzio in Napoli. -</p> - -<p> -Dall'altra parte D. Giovanni d'Austria, il Duca -d'Arcos e tutti i Nobili, attediati da sì gravi e lunghi -disordini, anzi l'istesso Annese, che mal soffriva il -comando del Guisa, erano desiderosi della quiete; quindi -fecesi pubblicare un editto,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> nel quale si conteneva -un'ampia plenipotenza, che avea conceduta il Re -al Duca d'Arcos, e si offeriva di consolar tutti, facendovi -per lor sicurezza intervenire l'autorità del -Pontefice, che ne avea date precise commessioni al -Nunzio Altieri. Ma, e l'editto e le lettere, che il -Nunzio fece consegnare all'Annese, non partorirono -effetto alcuno, dichiarandosi costui, che la plenipotenza -era buona, ma non il personaggio, che la rappresentava, -come quegli, che col mancamento delle promesse -avea coltivati i semi della discordia, e conchiudeva, -che fidandosi del Duca d'Arcos sarebbe cadere -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -ne' medesimi errori. D. Giovanni vedendo, che tutte -le Province del Regno, non men che la Metropoli, -andavano in ruina, involte tra tumulti e sedizioni, volle -tentare, se tolto di mezzo il Duca d'Arcos, persona -al popolo resa cotanto odiosa, potesse ripigliarsi il -trattato; rinnovò per tanto le pratiche, e fu proposto -di rimovere il Duca dal governo del Regno, e porlo -nelle mani di D. Giovanni, nella persona del quale -non concorrendo quell'odio, che i sollevati mostravano -al Vicerè, credevasi rimedio efficace per acchetare -i rubelli; tanto più, che il popolo n'avea fatta -prima istanza particolare a D. Giovanni di farlo rimovere. -Si mostrò pronto il Duca d'Arcos a rinunziare -il comando, purchè da ciò ne seguisse la quiete -del Regno; anzi egli stesso fece ragunare il Consiglio -Collaterale di Stato, perchè autenticassero la sua deliberazione. -Alcuni furono d'opinione, che non potesse -ciò farsi, appartenendo solo al Re il creare e rimovere -i supremi moderatori del Regno; altri (che -furono la maggior parte) assolutamente conchiusero, -che convenisse al servigio del Re e del Regno la partenza -del Duca, e l'introduzione di D. Giovanni al -governo. Ciocchè essendo stato da costui approvato, -mandò il Duca la moglie e i figliuoli in Gaeta, ed -a' 26 di gennajo di questo nuovo anno 1648 partì da -Napoli, dopo aver governato pochi giorni meno di -due anni. -</p> - -<p> -Così terminò il suo Governo infelice il Duca d'Arcos, -il quale in una rivoluzione cotanto lagrimevole di -cose, non potè lasciar di se presso noi altra memoria, -se non quella d'alcune sue Prammatiche, che ancor -ci restano insino al numero di quattordici, per le quali, -a fin di supplire, come si potea meglio agli estremi -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -bisogni, proccurava di toglier le frodi, che si commettevano -in pregiudizio de' dazj e delle gabelle, e rinovò -le pene contro coloro, che commettevano contrabbandi, -particolarmente di salnitro e di polvere, e diede -altri provvedimenti, che vengono additati nella Cronologia -prefissa al primo tomo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="section"> -<h4 id="lib37cap3s1">§. I. <i><span class="smcap">D. Giovanni d'Austria</span> prende il -Governo del Regno.</i></h4> -</div> - -<p> -Preso ch'ebbe il governo del Regno D. Giovanni -d'Austria, s'applicò a' mezzi, che e' credeva più proprj -per estinguere tanto incendio, che ora più che -mai ardea, non solo nella Metropoli, ma in tutte le -Province; ed a tal fine pubblicò un editto, col quale -invitava il popolo alla quiete, ed oltre alla concessione -di moltissime grazie, gli prometteva un general perdono; -ma questo editto pubblicato in tempo, che i disordini -erano più cresciuti, produsse effetti contrarj; -poichè essendo stati alcuni esemplari dell'editto affissi -ne' quartieri, che eran tenuti dal popolo, furono immantinente -lacerati, e poste grosse taglie su le teste -di coloro, che avevano avuto ardimento di affiggerli in -quei luoghi. Anzi per mostrar maggiormente la loro -pertinacia, furono da' popolari eletti Ministri per empire -i Tribunali del Consiglio di S. Chiara, della Regia -Camera, della G. C. della Vicaria, e di quella -del G. Ammiraglio, affine d'amministrare a tutti giustizia. -Nè intanto si tralasciavano le zuffe più crudeli -tra le soldatesche spagnuole, e quelle del popolo, -che riempivano la città di terrore e di spavento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<p> -In questo stato lagrimevole di cose, il Duca di Guisa, -volendo a se trarre tutto il comando, pose gran -tepidezza ne' popolari: e molta discordia ne' Capi: ciocchè -fu l'origine che il Regno fosse poi confermato -sotto l'imperio del Re Cattolico; poichè Gennaro Annese, -che teneva il Torrione del Carmine, non poteva -patire, che il Duca fossegli superior nel comando, -ed il Duca non voleva sofferire per emulo dell'autorità -un uomo sì vile; e procedendo perciò con gelosie -e diffidenze, non mancarono di praticare insidie -per torsi l'un l'altro la vita; onde nella città ed in -campagna, fluttuando gli affetti, anche l'armi con varia -fortuna s'agitavano. S'aggiunse la confusione in -quei del partito Franzese, che col fomento del Fontanè -Ambasciador di quella Corona appresso il Pontefice, -pretendevano alcuni di essi di formar fazione distinta -da' seguaci del Duca di Guisa. Ma questi erano -pochi, e non molto forti; poichè avendo il popolo prevenuti -i disegni ancora immaturi, che la Francia nudriva -con alcuni Baroni, questi erano stati quasi tutti -costretti, per salvarsi dall'ira e crudeltà della plebe, -ad unirsi con li Spagnuoli, e contro lor voglia cospirare -allo stabilimento di quell'abborrito dominio. -</p> - -<p> -(Presso <i>Lunig</i><a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>, si legge una plenipotenza spedita -dal <i>Fontanè</i> in Roma a' 20 gennaro 1648 all'<i>Abate -Laudati Caraffa</i> fratello del Duca di Marzano per -impiegar la sua opera in far sì che la Nobiltà del -Regno prendesse le armi nella presente congiuntura -contra gli Spagnuoli, promettendogli in nome del suo -Re, anche se non seguisse l'effetto, di rifargli le rendite, -che venisse a perdere nel Regno, le quali consistevano -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -in una Badia intitolata S. Catarina, di quattromila -scudi di rendita, che possedeva nel Ducato di -suo fratello, ed in cinquemila altri scudi annui di suo -patrimonio). -</p> - -<p> -D. Giovanni, informato di queste divisioni, pensò -approfittarsene, e valendosi della discordia degli nemici, -cominciò di nuovo a spingere innanzi trattati di -pace, vedendo riuscire inutili ed infelici quelli di -guerra, e per mezzo del Cardinal Filomarini Arcivescovo -gli fece promovere, il quale scorgendo, che inutilmente -si consumavano gli uffizj col Duca di Guisa, -volgendosi alla parte contraria, nella quale trovò miglior -disposizione, indusse l'Annese ad impiegarsi da -senno a promovere la quiete, ch'egli, non men, che -gli altri ardentemente desiderava, per liberarsi dal pericolo -della vita, a lui dal Guisa insidiata. -</p> - -<p> -Intanto essendo giunto alla Corte di Spagna l'avviso -della resoluzion presa dal Consiglio Collaterale -di far rinunziare al Duca d'Arcos il governo del Regno, -e darne l'amministrazione a D. Giovanni, disapprovò -il fatto, e mal intese, che i sudditi s'arrogassero, -in materia così importante, l'autorità di togliere -un Vicerè, e sostituirne altri. Non piaceva ancora per -gelosia di Stato, in congiunture sì pericolose, essersi -sostituita la persona di D. Giovanni, onde immantenente -fu comandato al <i>Conte d'Onnatte</i>, che si trovava -Ambasciadore del Re in Roma, che si portasse -tosto al governo del Regno di Napoli con titolo di -Vicerè, il quale ricevuti i Regali dispacci, con ogni -prestezza si partì da Roma, e venne a Gaeta, e quindi -in Baja, donde spedì un suo Segretario coi dispacci -per darne la notizia a D. Giovanni, il quale immantenente -nel primo giorno di marzo di quest'anno -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -1648, depose in mano del Conte il Governo, lasciandoci -pure egli in così breve tempo tre <i>Prammatiche</i>, -che si leggono ne' volumi di quelle: non contenendo, -che le grazie, i privilegi ed il perdono conceduto da -lui al popolo, come plenipotenziario del Re. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib37cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller"><i>Di <span class="smcap">D. Innico Velez di Guevara, e Tassis</span>, Conte d'<span class="smcap">Onnatte</span>, -nel cui governo si placarono le sedizioni, e si -ridusse il Regno sotto il pristino dominio del Re -<span class="smcap">Filippo</span>.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Giunto il Conte d'Onnatte in Napoli, avendo visitati -i luoghi della Città, e tutte le trincee, ch'erano -a fronte de' popolani, si dispose non pure alla difesa, -ma pose ogni studio d'impadronirsi de' quartieri -occupati dal Guisa; ed animando le sue milizie, fece -dar loro le paghe, distribuendo centottantamila ducati, -che avea seco portati da Roma. Nell'istesso tempo, -approvando la condotta di D. Giovanni, non tralasciò -di seguitar il trattato del perdono e dell'accordo -prima coll'Annese incominciato: ciò che giovò non -poco, perchè con queste pratiche sempre più s'andava -scemando il partito del Guisa mal sofferto dall'Annese. -Erano ormai gli abitanti stanchi di tante confusioni -e miserie, e tutti sospiravano la quiete; imperocchè -interrotto ogni commerzio, e turbata la società -civile, non restava più alcuna cosa sicura dalle voglie -sfrenate de' scellerati, e dall'audacia di que' meschini, -che avvezzi colle fatiche a guadagnar la mercede, -ora volevano viver nell'ozio con le rapine, e -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -sotto il manto di libertà essendosi introdotta una dissoluta -licenza, la maggior parte era stanca delle sue -stesse passioni. -</p> - -<p> -Approssimandosi adunque la vicina Pasqua, in cui -gli uomini riconciliandosi a Dio, ammettono ne' loro -cuori desideri pietosi di giustizia e di pace, s'impiegarono -segretamente molti Religiosi ad introdurre, e -coltivare questi sentimenti nella plebe. Proccurò similmente -l'Onnatte da alcuni principali de' sollevati ricavar -le condizioni, che richiedevano, ma essendo così -esorbitanti, che innalzavano i privilegi del Popolo sopra -l'autorità del Re, egli trattò di moderargli, perdonando -a' rei, e levando le gabelle dal Regno, e per -accertargli maggiormente promise, che fra tre giorni -gli avrebbe con pubblici documenti a lor piacere confermati -e soddisfatti. Disposte in cotal guisa le cose, -prima che tal tempo spirasse, presa la congiuntura, -che il Duca di Guisa erasi portato nella punta di -Posilipo per ridurre la piccola Isola di Nisita a sua -divozione, D. Giovanni da una parte, ed il Conte -dall'altra uscirono all'improvviso da' Castelli con gente -armata, e calando nella Città, ben ricevuti in alcuni -quartieri, dove tenevano intelligenza, gridandosi con -voci giulive il nome del Re, e rispondendo in concorde -suono gli altri vicini, implorandosi pace e clemenza, -si dileguò per tutto la sedizione, e la città fu occupata -in pochi momenti. Non più di tremila uomini -ridussero quel popolo innumerabile all'ubbidienza, e -tutto seguì senza strepito e senza sangue. L'Annese -ammesso al perdono, presentò le chiavi del Torrione, -che furono consegnate a Carlo della Gatta, il quale -vi entrò subito con due compagnie di spagnuoli. Nel -Duomo si riferirono a Dio solennemente le grazie. -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -Così in un momento s'estinse quell'incendio, che mi -nacciava l'eccidio al Regno; e ciò, che apportò maggior -maraviglia, fu la subita mutazione degli animi; -che dalle uccisioni, da' rancori e dagli odj passarono -immantenente a pianti di tenerezza, ed a teneri abbracciamenti, -senza distinzione d'amici, o d'inimici, -fuorchè alcuni pochi, i quali guidati dalla mala coscienza -si sottrassero colla fuga; tutti gli altri restituiti -a' loro mestieri, maledicendo le confusioni passate, -abbracciarono con giubilo la quiete presente. Seguì -la reduzione di Napoli a' 16 d'aprile di quest'anno -1648 giorno di lunedì santo. -</p> - -<p> -Il Duca di Guisa, che in questo giorno, come si -disse, trovavasi fuori della Città, intesa la rivoluzione, -rimase attonito a tanto accidente: onde cercando colla -fuga lo scampo, s'incamminò verso Apruzzi per unirsi -colà co' Franzesi: ma seguitato da' Regj, fu fatto prigione -e condotto a Gaeta. Fu lungamente consultato -in Napoli sopra la di lui vita: da poi fu risoluto di -mandarlo con buone guardie in Ispagna, come fu eseguito, -dove rimase prigioniero infino a tanto, ch'essendosi -il Principe di Condè dichiarato del partito -spagnuolo, e sperando di fortificarlo con l'aggiunta -del Guisa, chiestolo in grazia al Re, cortesemente l'ottenne; -ma il Duca credendosi più obbligato d'osservare -la fedeltà al suo Principe, che le promesse fatte -a' nemici, al ritorno che fece in Francia, non ne volle -udir altro. -</p> - -<p> -L'esempio di Napoli giovò non poco agli altri luoghi -del Regno; e se bene in alcune province fluttuanti -rimanessero alcune commozioni, ed in particolare nell'Apruzzo, -dove da Roma concorsero alcuni Franzesi -in aiuto de' sollevati: nulladimeno dalle forze de' Baroni -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -e dall'autorità del Vicerè, furono con poco romor -dissipati. Tanto che sedati affatto gli umori della -plebe, che dopo una sì fiera tempesta eran rimasi ancor -fluttuanti, potè D. Giovanni a' 22 settembre di -quest'anno partirsi da Napoli, e portarsi coll'armata a -Messina a confermar i Siciliani, che sedati i tumulti, -s'eran rimessi già nell'antica ubbidienza ed ossequio -del Re. -</p> - -<p> -Il Duca d'Onnatte, sgombrato il torbido, rimosso -il Capo, e partito D. Giovanni, pel suo natural talento -che inclinava più al rigore che alla clemenza, diede -a molti terrore. Con tutto ciò egli assicurò tutti con -general perdono, e tosto si applicò a riordinar il Regno; -e vedutosi che l'abolizione di tutte le gabelle e -de' fiscali portava disordini gravissimi non meno al regio -erario, che a' Cittadini istessi, dalle Piazze della -città, e particolarmente da quella del Popolo, fu richiesto -ad imporre il pagamento di carlini quarantadue -per ciascun fuoco delle Comunità del Regno, e -la metà di tutte le gabelle abolite, fuorchè quelle dei -frutti e de' legumi, che rimasero per sempre estinte. -Ed a fine di sovvenire non solo a' bisogni dell'erario -regale, ma anche agl'interessi di coloro che l'aveano -comprate, fu stabilito, che della rendita di tutte le -accennate gabelle dovessero pagarsene ducati trecentomila -l'anno per la dote della Cassa militare, applicandosi -il rimanente a beneficio de' compratori, i quali -dovessero per lor medesimi governarle e ripartirsene -il frutto. E per quel che tocca a' fiscali, fu assegnata -similmente parte della lor rendita a' compratori, ed il -rimanente fu applicato alla dote della Cassa militare. -In cotal guisa, e con l'imposizione del <i>jus prohibendi</i> -sopra il tabacco, cotanto ora fruttifera, fu sovvenuto -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -al Re ed ai sudditi, e cominciò notabilmente a restituirsi -il commerzio ed il traffico da per tutto. -</p> - -<p> -Non tralasciò da poi il Conte, sorgendo in un mare -poc'anzi placato sovente nuovi flutti, di mettere in -uso i più forti rigori; onde a tal effetto avendo stabilita -una Giunta di Ministri contro gl'inconfidenti, -fu poi terribile contro i colpevoli de' passati tumulti, -e mostrandosi più avido di pene, che soddisfatto del -pentimento, non risparmiò alcuno de' principali: imperciocchè -ora imputando delitti, ora inventando pretesti, -alcuni punì con pubblici supplicj, altri con segrete -esecuzioni di morte, e molti costrinse a prender -esilio dal Regno: ciò che gli fece acquistar nome di -severo e di crudele, e che si reputasse una delle cagioni -di non aver potuto prolungare tanto il suo governo, -quanto e' reputava convenirsi a' suoi meriti. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib37cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller"><i>Il <span class="smcap">Conte d'Onnatte</span> restituisce i Presidj di Toscana -all'ubbidienza del Re, e rintuzza le frequenti scorrerie -de' banditi. Sua partita: monumenti, e leggi, -che ci lasciò.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Diede agli altri maraviglia insieme, ed a lui sommo -encomio la risoluzione del Conte d'Onnatte di -tentar ora colle forze del Regno l'impresa de' Presidj -di Toscana, essendo rimaso per le precedute scosse -cotanto abbattuto e smunto. Ma dall'altro canto l'uomo -savissimo considerava, che non si sarebbe potuto -giammai apportar quiete nel Regno, se non si snidavano -i Franzesi da que' luoghi cotanto vicini: così -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -per gl'impedimenti, ch'essi davano alla comunicazione -e traffichi con gli altri Stati della Monarchia nel -Mediterraneo; come ancora per lo ricetto, che i ribelli -del Regno ritrovavano in quelle Piazze, risolse -per tanto il Conte d'impiegar tutti i suoi talenti a -quest'impresa, spinto ancora dall'opportunità de' romori, -che in questi tempi s'udivano in Francia, involta -nelle confusioni, che il Principe di Condè v'aveva -poste<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. Applicossi perciò ad unir soldatesche, -ed a preparare un'armata proporzionata al disegno, e -per maggiormente accalorar l'impresa volle egli imbarcarvisi; -onde dal suo esempio mossa quasi tutta -la Nobiltà del Reame, corse a gara a servire in tal -congiuntura il Re. Prima di partire lasciò per suo -<i>Luogotenente, D. Beltrano di Guevara</i> suo fratello, il -quale per lo spazio di quattro mesi, quanto appunto -durò la sua assenza, governò il Regno con molta saviezza, -e sopra tutto s'applicò a sollevare le Comunità -del Regno, stabilendo, che l'annue entrate, che corrispondevano -a' loro creditori, si riducessero alla ragion -del cinque per cento. Riparò la Sala della Gran Corte -della Vicaria, e diede altri salutari provvedimenti, che -si leggono in due sue Prammatiche, che ci lasciò. Nel -terzo dì di maggio adunque dell'anno 1650 si mosse -da' nostri Porti l'armata verso Gaeta, dove s'unì -D. Giovanni d'Austria con altri legni e milizie, che -seco conduceva dalla Sicilia. Quivi fattasi la rassegna -si contarono trentatrè grosse Navi e tredici Galee oltre -le sette della squadra del Duca di Tursi, ch'erano -andate a Finale a prender le soldatesche, che il -Governador di Milano mandò a questa spedizione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<p> -Giunta l'armata a' 25 del medesimo mese a vista -dell'Elba, prima d'attaccar Portolongone, fu risoluto -di ricuperar Piombino; onde data la cura al Conte -di Conversano, che con titolo di Generale della Cavalleria -e con 300 fanti 80 cavalli e sei tartane, tutto -a sue spese, erasi accompagnato in questa spedizione, -si portò egli con 1500 fanti, 400 cavalli e sette -pezzi d'artiglieria, oltre le soldatesche di Nicolò Lodovisio -a cui s'apparteneva quel Principato, ad investir -la Piazza, e dopo molte ore d'un fierissimo combattimento, -costrinse i Franzesi ad abbandonar la città, -ed a ritirarsi nella Fortezza. A questo avviso non -tardò il Vicerè d'andare con gente fresca a dar calore -all'impresa; onde i Franzesi veduti gli assalitori -schierati in ordinanza per dar l'assalto, non avendo -speranza alcuna di soccorso, tosto si resero a patti -di buona guerra. Il Vicerè, dopo aver introdotta la -guarnigione in Piombino e restituita al Principe Lodovisio -la possessione di quello Stato, ritornò all'armata. -</p> - -<p> -Intanto era riuscito al suo esercito, e senz'opposizione -alcuna, di por piede su l'Elba. Ma dovendosi -montar su l'erto dove giace Portolongone, eransi i -Franzesi posti in agguato, per maltrattare nella salita -le soldatesche; scovertosi nondimeno il disegno, essendo -montato a cavallo D. Dionigio Gusman, Maestro -di Campo Generale del Regno, con una squadra di -moschettieri, i Franzesi si ritirarono sotto la Piazza -siccome fece il lor Comandante Novigliac. Montò dunque -l'esercito senza contrasto e pervenuto su 'l piano, -schierate le truppe, fur assaliti li ripari. Prese le fortificazioni -esteriori, ed essendo i nostri alloggiati nel -fosso, cominciarono i Franzesi ad entrar in trattato -di render la Piazza, con le medesime condizioni concedute -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -alla guarnigion di Piombino, e con la permissione -di condurre con esso loro due pezzi d'artiglieria, -quando fra lo spazio di quindici giorni, che terminavano -nella metà d'agosto, non fosse sopravvenuto -soccorso capace di far levar l'assedio, fu convenuta la -resa. La mattina adunque de' 15 di quel mese uscì -dalla Fortezza il Comandante Novigliac alla testa di 700 -persone, ch'erano rimaste dal numero di 1500 lasciatevi -di guarnigione, le quali giunte alla marina s'imbarcarono -su alquanti legni allestiti per loro trasporto. -Entrati i nostri nella Piazza, si resero a Dio le -grazie del buon successo dell'impresa, la quale, benchè -avesse costato molto sangue e grandissime spese, -ad ogni modo avrebbe potuto allungarsi molto più, e -non si sa con qual felice esito, se i Franzesi avessero -voluto difendersi fino all'estremo. -</p> - -<p> -D. Giovanni d'Austria ritornò in Sicilia, ed il Vicerè, -dopo aver dati gli ordini necessarj per riparare -la Piazza e porla in istato di resistere ad ogni insulto, -ritornò in Napoli, dove giunto riprese il governo, -e con sommo rigore e severe esecuzioni contro gl'inconfidenti -e contro gli sbanditi, i quali travagliavano -ora più che mai le due province d'Apruzzi, estinse i -primi, ed abbattè i secondi. -</p> - -<p> -Ma mentre il Conte con indefessa applicazione era -tutto inteso a riordinare il Governo, ed abbellir la -città e ristorarla de' passati tumulti, giunge improvvisamente -in Napoli a' 10 di novembre di quest'anno 1653 -il <i>Conte di Castrillo</i>, che gli era stato dalla Corte destinato -successore. Si turbò egli grandemente di questo -arrivo; ma seppe tanto nascondere l'interno rammarico, -che non gli uscì giammai parola di bocca di -risentimento, se non quando, dopo la deposizione del -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -Governo, si ritirò nel Convento di S. Martino de' PP. -Certosini. Alcuni imputavano la rimozione a' suoi rigori: -altri a' mali ufficj fattigli da D. Giovanni d'Austria, -col quale, dicevasi, che passasse poco buona corrispondenza: -nè mancò chi dicesse, che fossero state -le suggestioni o l'istanze del Papa, il quale mal soffriva, -che il Conte rintuzzasse le pretensioni del Cardinal -Filomarino Arcivescovo e degli altri Ecclesiastici, li -quali volendo pescare in questi torbidi, s'erano resi -insolenti con monitorj ed interdetti conculcando i diritti -regali. -</p> - -<p> -Egli in tutti que' spazj, ch'ebbe di riposo, non tralasciò -di abbellire la città, ristorare i Tribunali e restituire -i Regj Studi. Fece rifare il Palagio della Regia -Dogana, quasi tutto rovinato nel tempo delle passate -rivoluzioni, ampliando, e dando nuova forma al -cortile e rifacendo il fonte, che v'è in mezzo. Nella -gran Piazza del Mercato ne fece aprir uno e restaurarne -un altro, e dirimpetto la Porta del Castel Nuovo -ne fece aprir un nuovo. La Casa della conservazione -dei grani fuori Porta Reale e l'altra della -conservazione delle farine furono di suo ordine risarcite. -Coprì la scuola di cavalcare nella Cavallerizza -del Ponte della Maddalena. Trasportò nel Quartiere -di Pizzofalcone la Polveriera, che prima era -fuori Porta Capuana. Egli fu, che nel Palagio Regale -fece costruire quella magnifica Scala, che non -v'ha simile in tutta Europa. Egli fece quella gran -Sala, ora detta de' <i>Vicerè</i>, abbellita poi de' loro ritratti -dal Conte di Castrillo suo successore; siccome tutte -le scale segrete, che si vedono in quel Palagio: -quella scala coperta, che dal medesimo conduce all'Arsenale: -tutte quelle stanze con loggia, che guarda -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -il mare: ed i rastelli davanti alla Porta principale di -esso, furono da lui introdotti. E quel disegno, che -poi fu posto in esecuzione a' nostri tempi dal Duca -di Medina Celi Vicerè, nel Borgo di Chiaja, fu tutto -suo, poichè meditava già egli di abbellir tutta quella -spiaggia di platani e di fonti e già ne aveva comandato -il disegno all'Ingegnere Pietro Marino, e l'avrebbe -posto in effetto, se li giorni del suo Governo -fossero stati più lunghi. Egli in fine fece risarcire diversi -ponti nel Regno, perchè fosse più comodo e sicuro -il traffico per le Province. -</p> - -<p> -Ma quello, di che maggiormente gli studiosi gli sono -tenuti, oltre d'aver risarcito il magnifico edificio -de' Regi Studi, che nel corso de' passati tumulti avea -patito notabili ruine, fu la cura, che prese per fare -ripigliar gli studi, riponendo in esercizio i Professori -in quella Università, quasi che spenta per li precedenti -disordini; con aver ordinato nel tempo della restituzione -una solenne apertura, nella quale volle egli -intervenire. Egli assegnò a' Lettori il soldo, e proibì -di leggere in casa, ed ordinò, che gli studenti nel -giorno 18 d'ottobre, dedicato a S. Luca, dovessero -prendere le matricole, e presentarne fede affermativa -del Cappellan Maggiore: restituì le Cattedre e per insinuazioni -fattegli dal rinomato <i>Francesco d'Andrea</i> -allora Avvocato de' nostri Tribunali, rimise in questa -Università la Cattedra di Matematica nella persona di -<i>Tommaso Cornelio</i>, celebre Filosofo e Medico di quei -tempi. Nè contento d'aver restituiti i pubblici Studi, -per l'amor, ch'egli portava alle lettere, s'applicò ancora -a favorire l'Accademie; onde sotto di lui fu restituita -in Napoli, nella Chiesa di S. Lorenzo, l'Accademia -degli <i>Oziosi</i>, sotto il governo del Duca di -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -S. Giovanni, nella quale si riprese dagli Accademici -l'istituto di recitar erudite lezioni, dove sovente soleva -egli intervenire. Siccome restituì i Regj Studi -alla pristina dignità, avendo il Cappellan Maggiore -D. Giovanni Salamanca aperta ne' medesimi Studi una -Accademia di Legge, per far conoscere al Vicerè il -profitto, che vi si faceva, sovente, quando si celebravano -le funzioni Accademiche, soleva il Conte onorarle -della sua presenza. E se il seguìto contagio non -avesse intermessi tutti questi studi, la buona letteratura -in Napoli non sarebbe così tardi fra noi poscia -risorta, come si dirà nel seguente libro di questa -Istoria. -</p> - -<p> -Restituì ancora il Conte d'Onnatte l'autorità ed il -decoro ne' nostri Tribunali; e stabilì poco men di cinquanta -Prammatiche tutte savie, e prudenti, per le quali -regolò i Tribunali: tassò i diritti a' Ministri subalterni: -prescrisse i modi, e diede le istruzioni a' Delegati e Governadori -degli arrendamenti (o sien gabelle) nuovamente -riposti: comandò, che tutti i registri preservati -dall'incendio dell'Archivio della Regal Cancelleria, -seguìto ne' passati tumulti, e pervenuti in potere -di persone private, dovesser portarsi al Segretario del -Regno per riporsi nell'Archivio: impose rigorose pene -a' Notai, che trascurano di registrare i contratti nei -protocolli: fece molte ordinazioni per evitare i contrabbandi; -e diede altri salutari provvedimenti, i quali sono -additati nella riferita <i>Cronologia</i> prefissa al tomo primo -delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<h3 id="lib37cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller"><i>Governo di <span class="smcap">D. Garzia d'Avellana, ed Haro</span> Conte di -<span class="smcap">Castrillo</span>, nel quale il <span class="smcap">Duca di Guisa</span> con nuova -armata ritenta l'impresa di Napoli, ed entra nel -Golfo, ma con infelice successo.</i></span></h3> -</div> - -<p> -La Corte di Spagna reputò, per mitigare il rigore -del Conte d'Onnatte, mandar per suo successore nel -Governo del Regno il Conte di Castrillo, di genio più -mite ed indulgente, come colui, che datosi prima nell'Università -di Salamanca agli studi legali, ed impiegato -per più anni ne' Ministerj della Toga, era stato -da poi promosso a quelli della Spada. Giunse egli in -Napoli a' 10 di novembre di quest'anno 1653, e per -dar saggio ne' principj del suo Governo, quanto gli -fosse a cuore l'abbondanza, fece accrescere due once -al peso del pane. Ma cure assai gravi e moleste travagliarono -il suo animo in questi medesimi principj; -poichè coloro, che sottratti colla fuga al rigor dell'Onnatte, -eransi ricovrati in Francia, non tralasciavano -in quella Corte magnificare le loro corrispondenze -nel Regno, la scontentezza de' popoli per vedersi -ricaduti sotto il giogo degli Spagnuoli, e la facilità, -che figuravano si sarebbe avuta nel conquistargli. -A queste istigazioni s'aggiunsero gli uffizj del Duca -di Guisa, il quale, avendo, come si disse, ottenuta la -libertà, in vece d'attender le promesse di favorire i -malcontenti di Francia, per non tradire il suo natural -Signore, si era portato in quella Corte, ed insinuatosi -nella di lui grazia, ed abbagliato tuttavia dagli splendori -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -della Corona del Regno, che avea sperato di poter -ottenere per se medesimo, non poteva acchetarsi; -onde appoggiato all'istanze di que' miseri rifugiati, aggiungeva -maggiori stimoli, esagerando la moltitudine -de' Porti, ch'erano nel Regno di Napoli, capaci di ricevere -qualunque più grande armata: il numero degli -amici, ch'egli vi teneva in ciascheduna provincia: l'affezione, -che il popolo minuto portava alla sua persona, -donde si prometteva una nuova sollevazione, se -un'altra volta avesse avuta la sorte di comparirvi, non -già disarmato, come prima, ma con forze valevoli a -sostenere le risoluzioni de' malcontenti, avviliti dal timor -del castigo. Indusse pertanto quella Corte a somministrargli -ajuti, e fur dati gli ordini per la spedizione -dell'armata, commettendone al Guisa il comando. -</p> - -<p> -Il Conte di Castrillo, avvisato di questi nuovi tentativi -della Francia, fu costretto a mettersi in difesa, -ed oltre d'aver comandata una nuova elezione di milizie -del Battaglione, così a piedi come a cavallo, e -delle Compagnie d'uomini d'arme del Regno, fece -arrolar nuova gente, e chiamando tutti gli Ufficiali -riformati, ne compose due Compagnie, una di trecento -Italiani, alla quale diede per Capitano D. Gaspar -d'Haro suo figliuolo, e l'altra di Spagnuoli, della -quale diede il comando al Marchese di Cortes suo -genero. Furono destinate per Piazze d'armi le città -di Sessa e di Teano, dove furono chiamate tutte le -soldatesche del Battaglione, e le genti di guerra del -Regno; e fattasene rassegna in presenza del Maestro -di Campo Generale D. Carlo della Gatta, ne furono -spediti duemila a rinforzare i presidj di Toscana. Tutte -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -le province del Regno, esposte agl'insulti de' nemici, -furono provvedute di soldatesche e di Capitani. -</p> - -<p> -Fatte queste prevenzioni, essendo passato il mese -d'ottobre, nè comparendo armata veruna de' Franzesi, -si dubitò non fosse stato lor artificio di pubblicare -questa spedizione, per impedire che non fossero andati -soccorsi dal Regno in Catalogna ed in Fiandra, -dove ardeva più che mai fra l'una e l'altra Corona -la guerra. Ma si trovò poi vero il sospetto; poichè essendo -convenuto al Duca di Guisa consumar maggior -tempo di quello, che s'era creduto per porre in ordine -l'armata, non potè trovarsi pronta, che sul principio -d'ottobre a partir da Tolone, composta di sette -Vascelli d'alto bordo, e quindici mercantili, e di sei -Galee, con altrettante Tartane, sopra de' quali legni -eransi imbarcati settecento soldati, e centocinquanta -cavalli, oltre un gran numero d'armi, ed altri ordegni, -che doveano servire ad armar tutti quelli, che il -Duca sperava si dovessero dichiarare del suo partito, -al quale effetto avea fatto imbarcare ducento Nobili -per valersene da Comandanti. Sbattuta poi l'armata -da tempesta, non comparve ne' nostri mari, se non agli -dodici di novembre. -</p> - -<p> -Il Vicerè, all'avviso, che gli diede il Governador -di Gaeta, fece tosto porre in ordine sedici Galee, che -erano nel Porto: fece guarnire di soldatesche tutte le -marine e le città e terre del Golfo di Napoli: fece -rinforzare la guarnigione della città di Pozzuoli e del -Castello di Baja; e fu spedito il General dell'artiglieria -D. Diego Quiroga con fanteria, cavalleria e cannoni -a guardar la spiaggia de' Bagnuoli. -</p> - -<p> -L'armata nemica, dopo aver costeggiate le marine -di Sorrento e di Vico Equense, gettò l'ancore dirimpetto -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -a Castell'a Mare. Fu questa città, dopo breve -opposizione, renduta a patti dal Comandante, nella -quale entrato il Duca di Guisa col seguito di cinquanta -Cavalieri Gerosolimitani, si portò al Duomo, dove -avendo con pubblica e solenne cerimonia rese a Dio -le grazie, si pose a fortificar la Piazza con nuove -trinciere ben guarnite di soldatesche. A tutti coloro, -che non vollero rimanervi, diede ampissimi passaporti, -ne' quali s'intitolava <i>Vicerè</i>, e <i>Capitan Generale del -Re di Francia nel Regno di Napoli</i>. Commosse questa -perdita grandemente il Popolo Napoletano, ed ancorchè -si fossero non men i Nobili, che i Popolari offerti -al Vicerè di sagrificar la vita e la roba in servigio -del Re, non mancavano de' malcontenti che ponevano -col timore in costernazione gli animi; tanto -che fu obbligato il Vicerè d'imprigionare alcuni, che -erano stati Capi de' passati tumulti, fra' quali, due -Preti ed un Frate, che andavan facendo pratiche a -favor de' Franzesi. -</p> - -<p> -Perchè il Guisa non potesse allargar gli acquisti, -il Vicerè, valendosi anche de' Banditi, a' quali concedè -il perdono, fece occupar la montagna posta alle spalle -di Castell'a Mare. Mandò poi ordine a Carlo della -Gatta, al Principe d'Avellino ed agli altri Ufficiali, -che dimoravano in Sessa, che provvedute le Piazze di -Terra di Lavoro, marciassero col grosso dell'esercito -ne' contorni di Castell'a Mare; e spedì sei Galee al -Finale per prendere le soldatesche, che calavano dal -Milanese. Intanto affollandosi i soccorsi, il Guisa, ancorchè -uscito dalla Piazza tentasse occupar i luoghi -vicini, trovò da pertutto valida resistenza, e venutisi -più volte a scaramucce, con perdita de' suoi, bisognò -ritirarsi. Ma sopraggiunto dapoi il General della Gatta -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -con un esercito di dodicimila uomini, composto di -Nobili, Baroni, Ufficiali, e soldati riformati, e rinforzato -in appresso da altri Reggimenti, svanirono in -un tratto le mal concepite speranze; onde i Generali -Franzesi pensarono d'abbandonar la Piazza, e proccurar -nel miglior modo, che potessero, d'imbarcarsi -sopra l'armata e ricondursi in Tolone. Consideravano, -che voler stendere le conquiste per terra era impresa -non che dura, ma disperata; poichè tutto il paese circostante -era pieno di truppe nemiche. Rimaner in quel -mal sicuro Porto in quell'inverno, era lo stesso, che -esporre l'armata ad un certo naufragio. Non restava -loro altro che il mare libero, per non esservi Armata -Spagnuola, che potesse far ostacolo; nè la stagione, -che correva tempestosa, avanzata già ne' principj d'un -rigido inverno, poteva lor promettere felice navigazione, -sicchè potessero sicuramente condursi ad invadere -altri Porti. L'inclinazione de' Popoli alla persona -del Guisa, ch'era stato il principal fondamento di -quest'impresa, si vedeva interamente svanita, tardi il -Guisa avvedendosi della incostanza della Nazione: rimanendo -non poco sorpreso di tanta mutazione e vie -più sbigottito, quando intese essersi trovato affisso in -Castell'a Mare un cartello, col quale si promettevano -trentamila ducati a chi troncasse la sua testa. -</p> - -<p> -Tenutosi per tanto Consiglio di guerra, fu da tutti -gli Ufficiali franzesi deliberato d'abbandonare la Piazza, -e di condur l'armata in Tolone, per non lasciarla -miseramente perire in quel Porto; onde fur dati gli -ordini opportuni per la partenza. A quest'avviso cominciarono -le soldatesche a saccheggiar le case de' cittadini, -nè si perdonarono le Chiese, le quali furono -spogliate di tutte le suppellettili e vasi sagri; e fatta -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -non picciola preda, montarono i Franzesi su l'armata -la sera de' 26 di novembre; ma trattenuti per quindici -giorni, e combattuti da' venti contrarj alla loro -navigazione, quietatosi alquanto il mare, partirono al -10 di dicembre verso Tolone: nell'istesso tempo, che -comparve nel nostro Golfo una squadra di 23 navi -inglesi, la quale ad istanza del Re Filippo era stata -spedita per opporsi a' Franzesi: onde non essendovi -del lor soccorso più di bisogno, a' 26 di dicembre -voltarono le prore verso ponente, dopo essersi trattenuta -in questo Porto due giorni. -</p> - -<p> -In cotal guisa terminarono i timori, che la spedizione -del Duca di Guisa avea cagionati nel Regno; -ma non finirono le cure del Vicerè e le occasioni di -provvedere a' bisogni d'una nuova guerra. I Franzesi -non cessavano con nuovi mezzi di tenere solleciti gli -animi e distratte le forze: aveano a questi tempi indotto -il genio guerriero di Francesco Duca di Modena -ad armare, per rinovar la guerra nel Milanese; -onde il Marchese di Garacena Governador di Milano, -per ridur questo Principe con la forza dell'armi alla -quiete era entrato ne' di lui Stati. Era a' 7 di gennaio -di quest'anno 1755 morto Innocenzio X, ma con tutto -ciò il Collegio de' Cardinali, ridotto in Conclave per -la nuova elezione del successore, non avea tralasciato -spedir Emilio Altieri, per ridurre le Parti a' più moderati -consigli; ed essendo da poi a' 7 d'aprile seguita -l'elezione del nuovo Pontefice nella persona di Fabio -Chigi, nominato <i>Alessandro VII</i>, interpose costui -i più fervorosi ufficj per dar riposo all'Italia. Ma nulla -giovando le interposizioni del Papa, nè quelle della -Repubblica di Vinezia, la quale angustiata da' Turchi -mal soffriva queste contese tra' nostri Principi in Lombardia: -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -il Duca di Modena, dichiarato Generale del -Re di Francia, andò ad accamparsi sotto Pavia. Bisognò -per tanto all'avviso di queste mosse, che il Vicerè, -richiesto di soccorso, spedisse nel mese di maggio -al Finale sopra sette Galee millecinquecento fanti: -e poco da poi allestisse una Squadra di Vascelli e -Galee: sopra le quali vi furono spedite quattromila -persone sotto il comando del Marchese di Bajona. Nè -perciò essendo cessati i bisogni, fu duopo in agosto -sopra cinque Galee, e quaranta Tartane di spedir altri -duemila fanti del Battaglione e millecinquecento cavalli, -sotto il comando del Marchese di Cortes genero del -Vicerè. Ebbe costui poscia il contento di veder bene -impiegate tutte queste spese e travagli; poichè rinforzato -da sì valevoli soccorsi l'esercito del Governador -di Milano, ed all'incontro trovatasi da' Franzesi grandissima -resistenza in Pavia, valorosamente difesa dal -Conte Galeazzo Trotti, fu costretto il Duca di Modena -a ritirarsi dall'impresa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<h3 id="lib37cap7">CAPITOLO VII. -<span class="smaller"><i>Crudel pestilenza miseramente affligge la città ed il -Regno: si estingue, ed al Conte vien dato successore.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Dopo tanti e così lagrimevoli avvenimenti, dopo -tante miserie e sciagure, perchè nulla mancasse, si -vide in quest'anno 1656 il Regno miseramente afflitto -da una crudele e mortifera pestilenza. Non eran bastati -i tanti sconvolgimenti e sedizioni, le tante afflizioni -cagionate da fiere guerre, o da' timori di quelle -ch'eran peggiori, le scorrerie de' Banditi, le invasioni -de' Turchi, le carestie ed i tremuoti: che per ultimo -eccidio, fu duopo soffrir anche quest'altro pestifero -flagello, così spietato, che non si legge aver altrove -portato, in così breve tempo, tanta strage e ruina. -Quella che si soffrì in tempo della guerra di <i>Lautrech</i> -durò quasi due anni, e si tenne conto che non avea -ammazzato più di sessantamila persone: questa, in men -di sei mesi, disolò le province del Regno, e ridusse -la Metropoli in cimitero, con morte intorno a quattrocentomila -de' suoi cittadini. Da molto tempo, che -l'Isola di Sardegna era travagliata di pestilenza, e per -ciò non meno dal Conte di Castrillo, che dagli altri -Vicerè suoi predecessori s'eran pubblicati severi bandi, -proibendo ogni commerzio; ma capitato nel nostro -Porto un Vascello procedente da quell'Isola carico -di soldatesche, o sia per trascuraggine de' Guardiani -del Porto, o perchè, in vece delle patenti di Sardegna, -si fossero esibite quelle di Genova, ovvero, che -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -per non trattener le soldatesche fosse così stato eseguito -con particolar ordine del Vicerè, gli si diede -pratica. Non tardò guari, che ammalatosi uno de' sbarcati, -condotto nello Spedale dell'Annunziata in tre -giorni se ne morì, apparendo nel suo corpo minute -macchie livide; poco da poi un che serviva lo Spedale, -assalito da un capogiro in ventiquattro ore spirò; -e poco appresso spirò anche la madre. Attaccatosi il -malore nelle vicine case, si vide in brevissimo tempo -sparsa la contagione ne' quartieri inferiori della città, -e particolarmente nel Lavinaro, Mercato, Porta della -Calce ed Armieri. -</p> - -<p> -I Medici in questi principj ascrivevano ad altre cagioni -tali perniziosi effetti, chi a febbri maligne, chi -ad apoplesie, e chi ad altri mali; non mancò ad ogni -modo, chi per più accurata osservazione fattane, riputasse -il morbo pestilenziale; ma pervenuto all'orecchie -del Vicerè, che costui andava pubblicando il male -esser contagioso, fu il Medico posto in oscuro carcere, -dove ammalatosi ottenne per sommo favore d'andare -a morire in sua casa: donde gli altri medici fatti accorti, -proseguirono ad occultare la qualità del male. -Ma questo tuttavia crescendo, e spandendosi in altre -contrade vicine alle già dette, parve al Cardinal Filomarino -Arcivescovo di dover avvertirne il Vicerè, -che non bisognava in cosa cotanto importante starsene -così ozioso e lento. Dispiaceva sommamente al Conte -di Castrillo, che insorgesse fama, esservi in Napoli -pestilenza; poichè dovendo egli spedire soccorsi di -soldatesche per la guerra dello Stato di Milano, travagliato -tuttavia dall'armi del Re di Francia, questi -rumori glie l'avrebbon impediti; onde come poteva il -meglio, proccurava, che non si venisse a tal dichiarazione; -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -con tutto ciò non potendo più resistere alle -continue mormorazioni, e tuttavia il malore crescendo, -fu costretto a far unire i più rinomati Medici de' suoi -tempi, perchè ne dessero parere. Costoro, o per ignoranza, -o per timore, ovvero per secondare le brame -del Vicerè, non ardirono di dichiarare il morbo per -pestilenziale; ma sol consigliando, che s'accendessero -fuochi per tutte le contrade della città, e che si vietasse -la vendita de' pesci salati, uscirono da ogni briga. -Ma altro che frasche vi volevano, per far argine ad -un così impetuoso torrente: il male incrudeliva maggiormente; -nè consiglio di Medico, nè virtù di medicina -pareva che valesse: ne morivano il giorno a centinaia, -nè si scorgeva altro per le strade che condurre -Sagramenti agl'infermi, e cadaveri alle sepulture. Spaventati -gli animi de' cittadini, chi con umili supplicazioni, -chi in processioni confuse e numerose d'uomini -e di donne, con donzelle scapigliate, chi dietro allo -immagini più venerate e chi in altre guise cercava a -Dio ed a' Santi pietà e ristoro a tante miserie e desolazioni. -Ma essi non accorgevansi, che affollati più -strettamente insieme tra la calca, e la pressura d'infinito -numero di popolo concorsovi, il malore prendeva -più forza, e la morte recideva in uno i colli di -più migliaja di persone. -</p> - -<p> -S'accrebbe poi, e dilatossi più furiosamente il mortifero -veleno, quando presa tal opportunità, insorse -voce, che <i>Suor Orsola Benincasa</i>, donna che aveasi a -que tempi acquistata fama di santissima vita, non trovando -per anche comoda abitazione per le Suore, avea -innanzi di morir profetizzato, che in tempo del -maggior travaglio della Città dovea farsi la fabbrica -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -del suo Romitorio nella falda del Monte di S. Martino; -e credendosi, che con la costruzion d'un tal -edificio, sarebbe cessato il travaglio, il Vicerè fu il -primo, che fattosi il disegno e tirate le linee, andò -a portarvi con le proprie mani dodici cesti di terra: -all'esempio del Capo, movendosi gli altri, gli Eletti -della città, e tutti i Cittadini a folla vi concorsero, -non solo somministrando denaro, ma l'opera eziandio -delle loro proprie mani. Era cosa di maraviglia il vedere -uomini e donne, giovani e vecchi, nobili, cittadini -e plebei, spogliarsi de' migliori averi, ed offerirgli -in limosina per la costruzione di quell'Edificio, -che dovea essere il liberatore della loro Patria. Si erano -nelle pubbliche strade poste non già cassette, ma -botti, le quali, poc'anzi vote, si vedevano in un tratto -piene di monete di rame, d'argento ed anche d'oro: -le donne istesse spogliatesi della lor natural vanità, -si toglievano dalle dita gli anelli, dagli orecchi i pendenti, -e dal collo e dalle braccia i monili, e quasi -baccanti l'offerivano al sorgente Edificio, e ciò che -recava maggior stupore era, che persone di qualità -mescolavansi a gara ne' più vili esercizj, chi portando -un cesto di chiodi, chi con un fascio di funi, chi con un -barile di calce, chi con pietre, chi servendo per manuale -a' fabbri, e chi in fine sopra le spalle caricarsi di travi, -con pericolo di mancare sotto il grave e pesante incarico. -Ma pari effetti seguirono da pari cagioni; mentre -l'opra ferve, assai più s'accende e si dilata il malore: -l'unione di tanta gente, che a gara tutt'ansante si -sollecita, si travaglia, ed affolla concorrendo da tutti li -quartieri, fa sì, che il morbo, che prima era ristretto -in poche contrade, si spanda per tutto. Così mentre -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -l'Edificio è quasi in fine, la città rimane poco men che -desolata. -</p> - -<p> -A stato di cose cotanto lagrimevole s'aggiunsero -nuove confusioni e disordini. Non mancavano de' malcontenti, -misero avanzo de' passati tumulti, li quali -per risvegliar nuove sedizioni, andavan disseminando -nel Popolo, venir questo flagello non già da giusta ira -di Dio, mandato a correzione de' miseri mortali, ma -procedere dalle vendicatrici mani degli Spagnuoli, per -esterminar la plebe, e prender vendetta delle passate -rivoluzioni: vedersi chiaro da' preceduti andamenti del -Vicerè, il quale avea tosto fatta dar pratica alle soldatesche -venute dall'appestata Sardegna, con essersi -poi ingegnato di far occultare il male, perchè ne' principj -non si provvedesse d'opportuni rimedj: lo confermavano -con far riflettere, che per ciò non si vedevano -infettare le Fortezze guarnite di lor presidio, nè i -quartieri più alti della città, abitati dagli Spagnuoli, -ma solo i Rioni del Lavinaro, Conciaria, Mercato ed -altri luoghi più bassi, quasi tutti abitati da gente minuta; -e dopo aver tratti molti nel lor sentimento, si -avanzarono eziandio a far credere, che per la città -andavano girando persone con polveri velenose, e che -bisognava andar di loro in traccia per isterminarli. -Così in varie truppe uniti andavan cercando questi -sognati avvelenatori, ed avendo incontrati due soldati -del Torrione del Carmine (affin d'attaccar brighe, -che poi finissero in tumulti) avventaronsi sopra di essi, -imputandoli d'aver loro trovata addosso la sognata -polvere. Al romore essendo accorsa molta gente, -per buona sorte vi capitò ancora un uomo da bene, -il quale con soavi parole e moderati consigli gli persuadè, -che dessero nelle mani della giustizia uomini -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -cotanto scellerati, affine, oltre del supplicio, che di -lor se ne sarebbe preso, si potesse da essi sapere l'antidoto -al veleno e con tal industria gli riuscì di salvarli; -ma appena saputosi, che que' due soldati uno -era di nazione Franzese e l'altro Portoghese, ed uscita -anche voce, che 50 persone con abiti mentiti andavan -spargendo le polveri velenose, si videro maggiori -disordini: poichè tutti coloro, che andavan vestiti -con abiti forastieri e con scarpe, o cappello, o -altra cosa differente dal comun uso de' Cittadini, correvan -rischio della vita. Per acchetar dunque la plebe -bisognò far morire sopra la ruota Vittorio Angelucci, -reo per altro d'altri delitti, tenuto costantemente -dal volgo per disseminator di polvere. Ma nell'istesso -tempo fu presa rigorosa vendetta degl'inventori di -questa favola: molti di essi essendosene stati in oscure -carceri condotti, cinque di loro in mezzo al mercato -su le forche perderono ignominiosamente la vita; -ed in cotal guisa furono i romori quietati. -</p> - -<p> -Intanto gli Eletti della città vedendo, che non solo -il male spopolava la Metropoli, ma che si spandeva -ancora nelle province, fecer premurose istanze al -Vicerè, perchè dovessero porsi in uso i più forti e -risoluti rimedj; e dopo essersi più volte sopra ciò radunato -il Consiglio Collaterale, venne il Conte nella -risoluzione di comandare alle Piazze, che creassero -una Deputazione particolare, alla quale egli dava per -ciò tutta l'autorità necessaria, assegnandole ancora per -Capo D. Emanuele d'Aghilar Reggente della Vicaria. -La Deputazione diede la cura a' Medici più rinomati -di que' tempi, che osservassero non men gl'infermi, -che i cadaveri, facendone esatta notomia; onde ragunatisi -insieme, presidendo a questi il famoso <i>M. Aurelio Severino</i>, -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -cotanto celebre al Mondo per le sue -opere di Filosofia e Medicina, che ci lasciò (morto -da poi ancor egli di tal mortifero veleno) fu conchiuso, -che il male fosse pestilenziale, e che si dovesse -porre ogni cura negli ammalati, dal cui contatto -erano inevitabili le morti. -</p> - -<p> -Il Vicerè e la Deputazione s'affaticaron perciò a -darvi quel miglior riparo che si poteva: fu comandato, -che si facessero le guardie in tutte le città e terre -del Regno, e che non s'ammettesse persona, senza -le necessarie testimonianze di sanità: che in ciascun -Rione di Napoli dovesse eleggersi un Deputato Nobile -o Cittadino, al quale dovessero rivelarsi tutti gli -infermi di ciascun Quartiere: che gli ammalati tocchi -di pestilenza dovessero condursi nel Lazzaretto di S. -Gennaro fuori le mura: che coloro i quali avessero -comodità di curarsi nelle lor case, si chiudessero in -esse: che niun Medico, Chirurgo, o Barbiere partisse -dalla città, ma attendessero alla cura degl'infermi, secondo -la distribuzione, che sarebbe stata fatta dalla -Deputazione: che si fossero tolti i cani e gli altri animali -immondi che andavano per la città, e si diedero -altri salutari provvedimenti per far argine ad un -tanto inondamento. Ma riusciron vani ed infelici tutti -questi rimedj: il male vie più incrudelendo riempiè -in un tratto tutti gli Spedali: se ne costrussero dei -nuovi, ma questi nè tampoco bastando, la gente periva -nelle porte delle case, nelle scale, e nelle pubbliche -strade. Mancarono eziandio le tombe ed i cimiterj; -poichè il malore attaccatosi non pure in tutti i -quartieri, ma in tutte le case della città faceva orribile -e spaventosa strage: onde fu fama, che ne perissero -otto e diecemila persone il giorno: morivano non -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -meno i Medici, i Chirurgi e tutti coloro, che erano -destinati alla cura del corpo, che i Sacerdoti, ed altri -Religiosi destinati a quella dell'anima. Non vi era -chi seppellisse gli estinti; onde i cadaveri giacevano -nelle vie, su le scale e nelle porte: le Confessioni si -facevano pubbliche e l'Eucaristia si portava agl'infermi -senz'alcuno accompagnamento, e si porgeva loro -in una punta di canna: quelle case, che poc'anzi -erano aperte poco da poi si vedevano chiuse e desolate: -da capogiri assaliti taluni, che camminavano per -la città, vedevansi improvviso cader morti in mezzo -alle piazze. I morti per la maggior parte rimanevano -insepolti dentro le case, o su le scale delle Chiese; -ma era molto più grande il numero di coloro, -che restavano insepolti su le pubbliche strade, e coloro -che con molto favore e grandissima spesa erano -seppelliti dentro le Chiese, non avevano nè meno un -Prete, che gli accompagnasse, e l'esequie più solenni -erano una semplice tavola, o al più una bara. -</p> - -<p> -In tanta confusione non rimaneva luogo a provvedimento -alcuno, se non che per lo puzzor grande dei -cadaveri estinti, e perchè l'aria non maggiormente si -infettasse, si pensò unicamente a seppellire i morti: -se ne preser cura i Deputati e l'Eletto del Popolo, il -quale da' casali contorni fece venire intorno a centocinquanta -carri; ed il Vicerè v'impiegò a questi ufficj -estremi da cento schiavi Turchi delle Galee. Era -cosa assai spaventosa ed orribile vedere strascinarsi -per le strade i cadaveri aggrappati con uncini, ed innalzarsi -su i carri; e sovente coi morti andar congiunti -i semivivi creduti estinti. S'empirono le grotte -del Monte di Lautrech, dove poscia fu edificata una -Chiesa sotto il nome di <i>S. Maria del Pianto</i>: i cimiterj -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -di S. Gennaro fuori le mura; molte cave di monti, -dond'erano state tagliate pietre per fabbricare: il piano -delle Pigne fuori la Porta di S. Gennaro; l'altro -davanti la Chiesa di S. Domenico Soriano fuori Porta -Reale; e ciò nemmeno bastando, sempre più le -stragi avanzando, precisamente nel mese di luglio, nel -quale vi furono giorni, che il numero de' morti arrivò -sino a quindicimila, fu duopo consumar i cadaveri -col fuoco, ed altri finalmente buttarli in mare. -</p> - -<p> -Non meno nella Metropoli che nell'altre province -del Regno accadevano sì funeste e crudeli stragi. Toltone -le province d'Otranto e di Calabria ulteriore, -tutte le altre rimasero disolate. Delle città e terre, -narrasi, che solamente Gaeta, Sorrento, Paola, Belvedere -e qualche altro luogo rimaser preservate. -</p> - -<p> -Ma ridotte le cose in questo infelicissimo stato, verso -la metà d'agosto, una impetuosa ed abbondante -pioggia, temperò alquanto la furia del malore: cominciò -il mortifero veleno a cessare; niuno più s'ammalò -di tal morbo, e coloro, che n'eran tocchi, guarivano; -in guisa che alla fine del seguente mese di settembre, -non si numerarono più infermi in Napoli, che soli -cinquecento. Si ripigliarono per tanto dalla Deputazione -i provvedimenti, e furono da quella dati vari -ordini per purgar le robe di quelle case, dove era stata -la contagione, ed altre istruzioni e metodi, affinchè -non ripullulasse il male. Passarono due altri mesi, e -non s'intese altro sinistro accidente, onde ragunatisi -alquanti Medici, ch'eran scampati dal comune eccidio, -fu a' 8 decembre su la testimonianza de' medesimi, -solennemente dichiarata Napoli libera da ogni -sospetto. -</p> - -<p> -Nelle province s'andava ancora tuttavia scemando -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -il malore, ma perchè doveva essere opera di più mesi -convenne mantener li rastelli alle Porte della città e -le guardie per evitar l'entrata a quelli, che venivano -da parte sospetta. Il Vicerè a questo fine sottoscrisse -un rigoroso Editto, col quale comandò sotto gravissime -pene, che niun forastiero fosse ammesso nella città -senz'espressa sua licenza, da darsi precedente visita, -e parere dalla Deputazione. La Corte Arcivescovile di -Napoli, a richiesta del Vicerè, sottopose alle censure -Ecclesiastiche tutti coloro, che avessero occultate robe -infette o sospette di pestilenza, se non l'avessero fra -certo tempo rivelate e fatte purgare. Ma non mancò -l'Arcivescovo, profittandosi di queste confusioni, di -avanzar un passo, e mescolarsi anch'egli in queste -provvidenze; poichè si fece lecito di pubblicare un -altro Editto consimile a quello del Vicerè, come se -questo non bastasse per obbligar anche gli Ecclesiastici -all'osservanza, col quale comandava, che niuno -Ecclesiastico osasse entrare in Napoli senza sua licenza -in iscritto. Il Vicerè, per reprimere un così pernizioso -attentato, immantenente diede fuori un rigoroso -comandamento, col quale ordinò, che non s'ammettessero -altre licenze, che quelle de' Ministri del Re, -a' quali unicamente apparteneva di preservare il Regno. -Per la qual cosa, essendosi frapposto il Nunzio, -si sedarono presto le brighe, con stabilirsi, che -tutti gli Ecclesiastici, ch'entravano nella città, avessero -ubbidito agli ordini del Vicerè, e si fossero sottoposti -alle diligenze della Deputazione, e poscia, se -volevano, fossero andati a presentarsi ne' loro Tribunali. -In cotal maniera si continuò a praticare fino al -mese di novembre del seguente anno 1658, nel qual -tempo essendosi pubblicate libere dalla contagione -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -le città di Roma e di Genova, fu aperto generalmente -il commerzio, e tolti i rastelli e le guardie. -</p> - -<p> -Si proseguì dal Vicerè a por sesto alle cose turbate -della città e del Regno: a provveder l'Annona, ed a -reprimere l'ingordigia degli artisti ed agricoltori rimasi, -li quali per esser pochi, ed arricchiti col patrimonio -de' morti, o con difficoltà si riducevano a ripigliare il -lor mestiere, ovvero angariavan la gente ne' lavori, restituendo -i prezzi e le mercedi, siccom'eran prima -della contagione. Si applicò poscia il Conte a sollevare -le Comunità del Regno, ordinando, che quelle, -ch'erano state tocche dalla pestilenza, non fossero molestate -per li pagamenti fiscali, ne' quali rimanevan debitrici -per tutto aprile del 1657, e che dal primo di -maggio del medesimo anno avessero contribuita la quarta -parte meno di quello, che stavano tassate nell'antica -numerazione del Regno. Si resero da poi pubbliche -e solenni grazie a Dio ed a' Santi: su le Porte -della città furon dipinte dal famoso pennello del Cavalier -Calabrese le immagini de' Santi Tutelari, ed al -B. Gaetano Tiene innalzate statue; ed allora nella piazza -di S. Lorenzo s'erse a questo Santo quella piramide, -con sua statua di metallo ed iscrizione, che ora -si vede. -</p> - -<p> -Restituendosi tratto tratto il Regno delle precedute -sciagure nel pristino stato, non mancavano tuttavia al -Conte altre moleste occupazioni, nelle quali lo ponevan -gli sbanditi, particolarmente in Principato, ove si -erano multiplicati, per la protezione, che n'aveano preso -alcuni Baroni; applicò per tanto i suoi pensieri a -severamente punire i protettori, ed a snidar li protetti -da que' luoghi; e perchè il suo governo così calamitoso -ed infelice ricevesse alquanto di conforto, il -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -cielo riserbò negli ultimi mesi di quello, che la Regina -a' 28 di novembre del 1637 si sgravasse d'un -maschio, al quale fu posto nome <i>Prospero Filippo</i>, per -cui si diede il successore alla Monarchia. In gennajo -del nuovo anno 1658, pervenne in Napoli l'avviso, -onde il Conte per ristorar anche i popoli dalle precedute -calamità, fece celebrare superbissime e magnifiche -feste. Ed essendo da poi a' 18 luglio del medesimo -anno seguita l'elezione di <i>Leopoldo</i> in Imperadore, -furon replicate in Napoli le feste e li tornei. -Ma appena ebbe finite le feste, che gli venne avviso, -che il <i>Conte di Pennaranda</i>, sbrigato dalla Dieta di -Francfort, dove come Ambasciadore estraordinario del -Re era intervenuto alla coronazione di Leopoldo, era -stato destinato per suo successore. Essendo pertanto -giunto il Pennaranda in Napoli a' 29 di dicembre, fu -duopo al Conte, a' 11 gennajo del nuovo anno 1659, -deporre nelle di lui mani il governo. Ci lasciò egli -molte savie ed utili <i>Prammatiche</i>, fra le quali fu la -pubblicazion della grazia, che il Re fece al Baronaggio -ed al Regno, allargando la successione de' beni -feudali per tutto il quarto grado, con facoltà d'istruire -majorati, e fedecommessi ne' feudi, dentro i gradi della -succession feudale; e diede altri provvedimenti, che -sono additati nella tante volte riferita <i>Cronologia</i>; e -quantunque il suo infelice governo non gli avesse permesso -di lasciar a noi memoria alcuna della sua magnificenza, -pure egli fu, che facendo abbattere molte -case, ridusse in isola il palagio regale, e fece porre -tutti i ritratti de' Capitani Generali del Regno nella -sala de' Vicerè. -</p> - -<p> -Parve, che colla venuta del <i>Pennaranda</i> il nostro -Reame cominciasse a ristorarsi de' passati mali, e cessando -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -tante calamità di più travagliarlo, ripigliasse le -proprie sue sembianze; ond'essendo fin qui durate le -sue sciagure, termineremo ancor noi qui il libro, ponendo -tra questo ed il seguente sì distinti confini, -affinchè gli avvenimenti, che seguiranno, non siano -contaminati da' precedenti infelici e lagrimevoli successi. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL LIBRO TRENTESIMOSETTIMO. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -</p> - -<p class="center large"> -STORIA CIVILE<br /> -DEL<br /> -REGNO DI NAPOLI -</p> - -<h2 class="pad2" id="libro38">LIBRO TRENTESIMOTTAVO</h2> -</div> - -<p> -Avventurosi furono i principj del Governo del -<i>Conte di Pennaranda</i>, non solo per la tranquillità restituita -nel nostro Regno, ma per la felicità della pace, -che maneggiata lungamente tra le due Corone, -venne ora ne' Pirenei a conchiudersi da' due Favoriti, -dal Cardinal Mazzarini per la Francia, e da D. Luigi -di Haro per la Spagna. Facilitò la conchiusione l'esser -nato al Re Filippo IV il secondo figliuolo, per -la natività del quale pareva, che maggiormente si fosse -allontanata la successione della Monarchia nell'Infanta -D. Maria Teresa d'Austria, figliuola del primo letto -del Re Filippo. Ambivano questi due Favoriti di esser -creduti autori d'una pace cotanto da' popoli sospirata, -siccome erano stati prima riputati istromenti delle -tante calamità della guerra; e per ciò ricusavano qualsisia -mediazione, ed in particolare quella del Pontefice -Alessandro VII, resosi poco grato ad amendue le Corone. -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -Concertatesi adunque le principali condizioni, -che consistevano nel matrimonio dell'Infanta col Re -Luigi XIV, e nel ritenersi la Francia una parte delle -conquiste, rilasciandone l'altra, convennero questi primi -Ministri di trovarsi a' Pirenei per istipulare e suggellar -il trattato. Si mosse pertanto il Mazzarini da -Parigi, il quale per cammino ricevè da Madrid l'approvazione -del concertato; ma giunto a' confini trovò, -che gli Spagnuoli, anche nel discapito della fortuna, -vollero sostenere il rigor del posto; poichè D. Luigi -di Haro, ancorchè dovesse cedere alla dignità Cardinalizia, -pretese però, uguagliandosi nel Ministerio, di -sostenere la parità col Mazzarini, e con tratti d'ingegno -nel negoziar tal competenza proccurò di superarlo; -poichè fu trovato espediente nell'Isoletta chiamata -De' Fagiani del picciol fiume Vidasso, noto, e -non per altro famoso, se non perchè divide i due Regni, -di fabbricarvi una casa di legno, in cui entrando -dalla parte sua per un ponte ogni uno de' Ministri, si -trovassero ambedue in una sala comune. Quivi adunque -entrati tennero moltissime conferenze, e dopo essersi -lungamente dibattuto intorno all'inclusione in -questa pace di Portogallo, ed alla restituzione del Principe -di Condè nel Regno di Francia, ne' suoi beni e -nelle cariche: finalmente rimaso escluso il Portogallo, -ed accordata la reintegrazione al Principe, fu il trattato -di pace sottoscritto a' 7 di novembre di quest'anno -1659 dai due Ministri, e solennizzato con reciprochi -amplessi e con giubilo degli astanti, il qual si -diffuse con indicibile allegrezza per tutti i Regni delle -due Corone. -</p> - -<p> -I capitoli di questa pace furono in gran numero, -ed i primi, con lunghe ed affettuose espressioni, contenevano -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -in ristretto le solite condizioni di reciproca -reintegrazione de' beni, onori, dignità e beneficj a tutti -i sudditi dell'una e l'altra parte, così Ecclesiastici -come Secolari, che avessero seguitato il partito contrario, -includendovi nominatamente i Napoletani, Catalani -ed il Principe di Monaco; ed altri parimente se -ne accordarono intorno al riaprire il commercio fra -le due nazioni. Il più principale fu il matrimonio stabilito -con dote di cinquecentomila ducati tra l'Infanta -D. Maria Teresa col Re Luigi, rinunziando però l'Infanta -nella forma più solenne, anche in considerazion -della pace, e perchè queste due Corone per qualunque -avvenimento non potessero unirsi insieme in un sol -capo, alle ragioni di succedere nella monarchia di -Spagna. S'accordò, che delle conquiste restasse alla -Francia tutta la provincia d'Artois, eccetto S. Omer -ed Aire con le loro dipendenze. In Fiandra continuasse -quella Corona nel possesso di Gravelines, Borburg, -S. Venant, de' Forti annessi e di tutto ciò che -apparteneva a que' luoghi; come nell'Ainaut di Landrecies -e Quesnoy, nel Lucemburg di Tionville, Damvillers, -Juoy ed altri luoghi occupati di minore momento. -Restava pure alla Francia Perpignano con li -contadi di Rossiglione e Conflans, quella parte però -che giace di qua da' Pirenei; deputandosi reciprocamente -Commessarj per assegnare i confini. -</p> - -<p> -La Francia restituiva la Bassee e Vinoxberg, in -cambio però di Mariemburg e Filippeville, che la Spagna -cedeva; ed in oltre rendeva Ipri, Oudenarde, Dixmude, -Furnes, le terre sopra il Fiume Lis, alcuni -castelli nella contea di Borgogna; Valenza e Mortara -in Italia; Roses e Cadagues in Ispagna, con tutto ciò -che si trovava di là de' Pirenei. La Spagna pure rendeva -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -Linchamp, ed in oltre lo Sciatelet e Rocroy dal -Principe di Condè possedute. Rinunziava le pretensioni -sopra l'Alsazia e sue dipendenze, già dall'Imperadore -nel trattato d'Osnabrug a' Franzesi cedute. -</p> - -<p> -Quanto al Lorena, se egli voleva entrar nella pace, -si rimetteva il Duca nel possesso degli Stati, demolito -Nancy, con restar alla Francia Mortmedy, il Ducato -di Bar, Clermont, Stenè, Dun e Jametz, ed il -passo aperto alle truppe per andare in Alsazia. -</p> - -<p> -A Savoja rimetteva la Spagna Vercelli; al Principe -di Monaco i suoi beni; ed il trattato di Chierasco -si confermava. -</p> - -<p> -Modena si comprendeva, ritirando gli Spagnuoli da -Coreggio il presidio, e passando tra' predetti Duchi e -la Spagna varie pretensioni per doti, assegnamenti, -ed usufrutti, si rimettevano queste ad amicabile composizione, -come pure le differenze, che per la Valtellina -potessero insorgere con li Grigioni. -</p> - -<p> -Il Papa doveva esser sollecitato dai due Re a render -ragione alla Casa d'Este per le Valli di Comacchio, -ed assegnar tempo congruo al Duca di Parma -per la ricuperazione di Castro. -</p> - -<p> -Finalmente non furono ommesse tutte le clausole -più solenni e stringenti, per consolidare una pace perpetua, -e divertire le discordie nell'avvenire. Ciò stabilito, -partirono i Ministri dalla conferenza, e la corte -di Francia, ch'era in Tolosa, si trattenne in Linguadoca -e Provenza tutto l'inverno, sino che venne -non solo la ratificazione di Spagna, ma che la Sposa -col padre arrivasse a' confini. -</p> - -<p> -Fu questa pace pubblicata solennemente da per tutto -per consolare i Popoli; ed in Napoli ne pervenne -l'avviso nell'entrar del nuovo anno 1660 avendo poco da -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -poi il Re Filippo con suo dispaccio de' 10 febbrajo -comandato, che quivi si pubblicasse, siccome -con solenne cerimonia fu fatto a' 6 d'aprile avanti il -regal Palagio. Comandò ancora il Re con suo particolar -rescritto, che si pubblicasse il perdono di tutti -coloro, che avevano seguito il partito franzese, siccome -fu poi dal Vicerè eseguito a' 11 gennajo del seguente -anno 1661, e furono reintegrati nel possesso -de' loro beni il Principe di Monaco, ed il Duca di -Collepietra. Furono ancora celebrate solenni e magnifiche -feste per la pace, e per lo matrimonio dell'Infanta -col Re Luigi, seguito già ne' 29 del mese di giugno -di quest'anno 1660, le quali furono poco da poi -replicate per l'altra pace conchiusa tra' Principi del -Settentrione. Solo il Regno di Portogallo rimase escluso -ne' trattati di questa pace; onde gli Spagnuoli -rivoltarono i loro pensieri per riunirlo alla Corona, e -s'accinsero ad unire formidabili eserciti per domare i -Portoghesi. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -</p> - -<h3 id="lib38cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller"><i>Il <span class="smcap">Conte De Pennaranda</span> manda dal Regno soccorsi -per l'impresa di Portogallo: reprime l'insolenze dei -banditi; e festeggia la natività del <span class="smcap">Principe Carlo</span> -e le nozze dell'Imperador <span class="smcap">Leopoldo</span> con <span class="smcap">Margherita</span> -d'Austria figliuola del Re: parte indi dal Regno, -essendogli dato successore.</i></span></h3> -</div> - -<p> -La guerra di Portogallo proseguita dagli Spagnuoli, -ma con infelici successi, obbligò il Pennaranda a spedir -dal Regno nuovi soccorsi: fece pertanto nel mese -di maggio di quest'anno 1660, sopra dodici Vascelli -comandati dal Principe di Montesarchio, imbarcar -1000 Alemanni, e 800 Napoletani sotto il comando -del Maestro di Campo D. Emmanuele Caraffa. Partirono -ancora dal nostro porto sette Galee di Napoli e -di Sicilia verso il Finale per imbarcare le soldatesche, -che calavano dal Milanese, per traghettarle in Ispagna; e -nel seguente anno 1661, si mandarono altri 400 soldati -sopra tre galee di Sicilia, ed altrettante della Squadra -di Napoli. Nel 1662, vi furono spediti 800 fanti, -comandati dal Maestro di Campo D. Camillo di Dura -sopra otto galee delle mentovate due squadre; e nel -1663, sopra quattro Vascelli della Squadra del principe -di Montesarchio, furon spediti 1800 Napoletani -sotto il comando del Maestro di Campo Paolo Galtiero. -</p> - -<p> -Resero ancora alquanto torbido il governo del Conte -gli fastidiosi, ed insolenti banditi, li quali a questo -tempo con ladrocinj e ruberie disertavano le campagne, -tenevano in continui timori le città e le terre -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -abitate, e toglievan loro la comunicazione ed il traffico: -giunse la loro audacia a svaligiare spesse volte -i Regj Procacci e ad arrestare qualunque ancorchè -illustre personaggio, ponendo mano sino a' Ministri -del Re; e chiunque capitava nelle lor mani era -costretto dopo molti tormenti e strazj, a ricomprare -la libertà con somme immense di danaro; era in fine -la loro insolenza giunta a tale, che spingevano le loro -scorrerie sino alle porte di Napoli. -</p> - -<p> -A riparar disordini sì gravi applicò il Vicerè i -suoi pensieri; onde spediti ne' due Apruzzi, ne' due -Principati e nell'altre Province, Presidi risoluti e di -coraggio, furon molti di questi ribaldi presi, altri uccisi -in campagna e de' presi alcuni lasciarono la vita -in su le forche, altri furon condennati durante la lor -vita a remare, e moltissimi ottennero il perdono con -legge d'andar a servire il Re nelle guerre di Portogallo. -Ma tanta applicazione e rigore non era sufficiente -per la protezione, ch'aveano d'alcuni potenti -Baroni; onde fu duopo al Conte pubblicar rigorose -Prammatiche contro i loro Ricettatori e Protettori. -</p> - -<p> -Turbarono non poco il suo governo eziandio i tanti -duelli seguiti a' suoi tempi tra' Nobili e li furti delle -suppellettili e vasi sagri in alcune Chiese; onde con -rigorosi editti rinovò le Prammatiche stabilite da D. -Pietro di Toledo e dal Conte di Monterey contro i -duellanti e dichiarò, che a' provocati a duello, ricusandolo, -non potesse attribuirsi nota di viltà e d'infamia: -contro i sacrilegi fu usato estremo rigore, e fatte -severe esecuzioni di morte. -</p> - -<p> -Ma furono queste cure moleste di gran lunga compensate, -per la natività del Principe <i>Carlo</i>, dato alla -luce dalla Regina Maria Anna d'Austria, seconda -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -moglie del Re Filippo a' 6 novembre di quest'anno -1661, e tanto più il parto fu desiderabilissimo quanto -che il Principe <i>Prospero</i> era già morto, ed il Re -erasi veduto di nuovo in timore di poter mancare, -senza lasciar di se prole maschile. Pervenne l'avviso -in Napoli nel sesto giorno del seguente dicembre; onde -furon quivi celebrate feste magnifiche con grandi -apparati ed illuminazioni, e degne d'un così felice avvenimento, -che furon continuate nel principio del nuovo -anno 1662. Non molto da poi, essendosi a' 25 d'aprile -del nuovo anno 1663, conchiuso il matrimonio -tra l'Infanta Margherita figliuola del Re coll'Imperador -Leopoldo, furono ancora dal Pennaranda ordinate -feste ed illuminazioni. -</p> - -<p> -Mentre il Conte era per continuar il rimanente del -suo Governo in riposo, gli venne avviso, che dalla -Corte gli era stato dato il successore. Fu questi il <i>Cardinal -d'Aragona</i>, il quale trovandosi Ambasciadore del -Re in Roma, essendo stato spedito per quella Corte -D. Pietro d'Aragona suo fratello per occupar la sua -carica, fu egli destinato al Governo di Napoli e fu comandato -al Pennaranda, che partisse per Madrid, per -occuparvi il posto di Presidente del Consiglio d'Italia. -Fu pubblicata in Napoli la venuta del Cardinale -a' 10 d'agosto di quest'anno 1664, e furono spedite -cinque galee in Nettuno, dov'erasi portato, per quivi -imbarcarsi, e pervenne egli a Mergellina a' 27 del medesimo -mese. Il Conte partì a' 9 di settembre, lasciando -di se un grandissimo desiderio, per la sua pietà, -affabilità e limpidezza, e per la somma avversione, che -avea ad ogni sordidezza, tanto che lasciò fama, che -rade volte, o non mai addiviene, d'aver lasciato il governo -di Napoli con qualche debito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -</p> - -<p> -Ci lasciò 14 Prammatiche, tutte savie e prudenti, -per mezzo delle quali provvide alla pubblica Annona: -fu terribile contro i duellanti, e contro gli portatori d'arme, -e spezialmente delle spade con foderi tagliati: vietò -a tutti i Ministri l'amministrazione de' Baliati, Tutele -e d'esser Procuratori de' Baroni e Feudatarj del -Regno; e diede altri provvedimenti, che vengono additati -nella rammentata <i>Cronologia</i> prefissa al primo -tomo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib38cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller"><i>Governo di <span class="smcap">D. Pascale Cardinal d'Aragona</span>.</i></span></h3> -</div> - -<p> -La troppa indulgenza, ed affabilità del Conte di -Pennaranda avea alquanto fra noi rilasciata la disciplina, -ed avea parimente non poco pregiudicato al decoro -della giustizia: i delitti eran frequenti e spezialmente -gli omicidj per la facilità e comodità, che ne -davano le armi corte da fuoco, e per l'usanza a questi -tempi introdotta di vestire alcuni con abiti chericali, -corti e larghi, chiamati mezze sottane, le quali somministravano -il modo di nasconder queste armi e di -portarle impunemente per la città. Applicò per tanto -il Cardinale, ne' principj di questo suo Governo, l'animo -a pubblicar rigorosi editti contro costoro, ed alla -sollecita punizione de' delinquenti: fu dato bando a tutti -i vagabondi, comandando, che fra tre giorni sgombrassero -dalla città: fece far terribili esecuzioni di -giustizia; fece impiccar nel suo arrivo un'adultera col -suo drudo, per morte data all'innocente marito: fece -morir su le forche, più ladri più omicidi, e moltissimi -furon condennati a remare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -</p> - -<p> -Ma con tutto ciò, tanti rigori e severità del Cardinale -non bastavano a poter frenare una Città così corrotta. -Alcuni si sottraevano da' dovuti castighi colla -fuga, altri col privilegio del Foro Chericale e molti -coll'immunità delle Chiese, la quale sempre più dagli -Ecclesiastici ampliandosi, è perpetua cagione di continue -brighe tra i due Fori; quindi, come altrove fu -detto, fu di mestieri spedir in Roma il Consigliere -<i>Antonio di Gaeta</i> per ottener qualche riforma agli -abusi di tal pretesa immunità; ma riuscendo la missione -inutile, si rimase negli antichi disordini. -</p> - -<p> -Non furono meno molesti ed insolenti, con tutti -questi rigori, gli sbanditi, li quali, appoggiati alla -protezione di potenti Baroni, infestavano le pubbliche -strade, rubando, riducendo molti in cattività, nè rilasciandogli -se non con ricatti di grossissime somme, e -talora, anche dopo averli straziati, barbaramente uccidendogli. -I duellanti si fecero ancora sentire, nonostante -le severe proibizioni e le rigorose pene imposte -contro essi. Ma una nuova malizia inventata dai -mercatanti in tempo di questo Governo, turbò ancora -non poco il traffico e la pubblica fede. Costoro con -fallimenti frodolenti, dopo avere riscosse somme importanti -da chi in essi fidava, a man salva rubavano, -e cotali fallimenti eran fatti così frequenti, che erano -passati in usanza appresso quasi tutti i negozianti. -Per estirpar un così pernizioso abuso, il Cardinal d'Aragona -pubblicò una Prammatica, colla quale sottopose -a pena di morte i mercadanti frodolentemente falliti, -e comandò, che dovessero dichiararsi fuor giudicati, -se fra quattro giorni non comparivano; e la -medesima pena volle, che s'eseguisse contro agli occultatori -dei loro beni e contro a tutti coloro, che si -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -fingessero loro creditori, quando non lo fossero: vietò -parimente a' Giudici di poter loro concedere salvicondotti, -o moratorie di sorte alcuna, ancor che vi concorresse -il consenso, non solamente della maggior parte, -ma anche di tutti i creditori. -</p> - -<p> -Mentre che il Cardinale era tutto inteso a dar riparo -a questi disordini, ed a restituire la caduta disciplina -a qualche buono stato, pervenne in Napoli, in -ottobre del 1665, la funesta novella della morte del -Re Filippo IV, il quale lasciando il <i>Principe Carlo</i> in -età di quattro anni, lo raccomandò sotto la tutela ed -educazione della Regina sua madre, alla quale parimente -fu dal medesimo lasciata la reggenza della monarchia; -ma come donna ed inesperta delle cose appartenenti -al governo, fu dal Re nel suo testamento -istituita una Giunta, che dovea comporsi, fra gli altri, -dell'Arcivescovo di Toledo, dell'Inquisitor Generale, -del Presidente di Castiglia e del Cancelliere di -Aragona: comandando, che se venisse alcuno a mancare -di questi quattro, gli fosse succeduto colui, ch'entrava -nel ministerio di quella carica, che dal morto -lasciavasi. Avvenne, che nel medesimo giorno, che -mancò il Re Filippo, spirasse anche il Cardinal Sandoval -Arcivescovo di Toledo; la Regina Reggente, dovendo -dargli successore, nominò all'Arcivescovado di -Toledo il Cardinal d'Aragona nostro Vicerè; per la -qual cosa, essendo in dicembre del medesimo anno giunto -l'avviso in Napoli della sua promozione a quella Cattedra, -avendo prima fatto acclamare in Napoli il <i>Re -Carlo II</i>, e fatte celebrare pompose esequie al Re Filippo, -si dispose alla partenza per la Corte di Spagna, -dove veniva chiamato, non solo per governar la -sua Chiesa, ma ad esser a parte del governo della -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -monarchia nella Giunta, in luogo del Cardinal Sandoval -Arcivescovo di Toledo suo predecessore. Fu all'incontro -sustituito al Cardinale nel Governo di Napoli -<i>D. Pietr'Antonio d'Aragona</i> suo fratello, il quale -si trovava allora in Roma Ambasciadore del Re -Cattolico presso il Pontefice Alessandro VII. -</p> - -<p> -Ritardò l'Aragona la sua venuta in Napoli per cagion -dell'orrido inverno, che impediva al fratello la -navigazione per Ispagna, differendola insino ad aprile -del nuovo anno 1666. Ed intanto essendogli state spedite -del Pontefice le Bolle, volle quivi farsi consegrare -Arcivescovo: fu commessa la consegrazione all'Arcivescovo -d'Otranto, dal quale insieme colli Vescovi -di Pozzuoli, di Menopoli e d'Aversa, con le consuete -cerimonie, fu a' 28 febbrajo del medesimo anno -consegrato nella Chiesetta di S. Vitale, detta comunemente -di S. Maria delle Grazie, della Diocesi di -Pozzuoli, e soggetta a quel Vescovo, posta fuori della -Grotta, che conduce a Pozzuoli. Concorsevi e per -cagion del personaggio e per la rarità della funzione, -rade volte veduta in Napoli, infinito Popolo, ed un -gran numero di Nobili e di Magistrati; onde D. Benedetto -Sanchez De Herrera Vescovo di Pozzuoli, perchè -a' posteri ne rimanesse memoria, fece nella medesima -Chiesetta porre un marmo con iscrizione, dove -un cotal atto si legge. -</p> - -<p> -Giunse finalmente in Napoli D. Pietro Antonio di -Aragona a' 3 d'aprile, ricevuto con gran pompa dal -Cardinal suo fratello, il quale agli 8 del medesimo -mese depose il governo nelle mani del Consiglio Collaterale; -ed agli 11 s'imbarcò per la volta di Spagna -accompagnato dagli Eletti della città, li quali lo pregarono, -che andando egli a sedere al governo della -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -Monarchia, tenesse protezione di questi Popoli, ed egli -cortesemente assicurogli, che così avrebbe fatto. Partì -il Cardinal d'Aragona, dopo aver governato il Regno -diciannove mesi, non potendo in così breve tempo -lasciarci di se altra memoria, che cinque sole Prammatiche, -per le quali, oltre d'avere severamente puniti -i mercatanti frodolentemente falliti, comandò, perchè -la città si tenesse monda e per li danni che cagionavano, -che tutti i porci di qualsivoglia persona, -che andavan vagando per le piazze della città, si cacciassero -via, nè si permettesse un così stomachevol -abuso: rinovò ancora i divieti a Ministri, che non potessero -amministrar tutele, baliati, o eredità di particolari -persone e diede altri provvedimenti, che sono -additati nella tante volte rammentata <i>Cronologia</i> prefissa -al tomo primo delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib38cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller"><i>Morte del Re <span class="smcap">Filippo IV</span>, suo testamento e leggi -che ci lasciò.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Il Re Filippo IV nonostante la pace fatta ne' Pirenei -con la Francia, fu sempre involto in calamità, ed -aggravato da malinconici pensieri e da moleste apprensioni. -Egli non potè dissimulare allora il discontento -di aver a fermare una pace cotanto svantaggiosa per -la Spagna, e sopra ogni altro il trafisse la considerazione, -che per quel matrimonio era stato costretto a -consegnare a' suoi naturali nemici il più caro pegno -della sua casa, presagendo (quel che da poi a nostri -dì è convenuto vedere) i pericoli, ed i futuri danni; -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -tanto che tutto malinconico, e poco men che piangente, -era solito esclamare, che la Francia sopra il -duolo della Spagna avrebbe dovuto festeggiare la di -lei miseria. Le infelici spedizioni di Portogallo lo tennero -da poi in continue agitazioni: poichè i Portoghesi -negli estremi pericoli, avendo date l'ultime pruove -della loro fortezza, aveano più volte battuti i Castigliani, -ed avendo data per moglie al Re d'Inghilterra -la sorella del Re Alfonso, succeduto al Re Giovanni -suo padre, con ricchissima dote e con la Piazza di -Tanger, si disponevano ad una più forte ed ostinata -difesa. Da così molesti e gravi pensieri afflitto, nei -principj di settembre dell'anno 1665 s'infermò, e dopo -brevi giorni d'acuta febbre a' 17 del medesimo -mese chiuse gli occhi, lasciando di se e della Regina -Marianna d'Austria sua moglie il Principe Carlo, in -età infantile di quattro anni. Volle negli ultimi momenti -vederlo, a cui con voce fiacca augurò tempi prosperi -e Regno del suo più fortunato. -</p> - -<p> -Nato Filippo agli 8 aprile del 1665 giovanetto ancora -si vide erede, per la morte del padre accaduta -nell'ultimo giorno di marzo del 1621, della più potente -Monarchia d'Europa, ma posto nel lubrico dell'età -e del comando, dato in preda a' piaceri del senso, -si lasciò rapire l'autorità ed il governo dall'arte -del Favorito. Vide egli per ciò, per lo violento governo -de' suoi Ministri, sollevate le Province, ed i Regni -in rivolta, oltre le gravi percosse, che rilevò dall'armi -nemiche; e quando, scosso da' colpi delle disgrazie, -e da' sospiri de' sudditi, allontanò l'odiato autor dei -travagli, non si trovò con quel vigor d'animo e quella -sperienza, che richiedeva la mole degli affari: onde -ricadde subito sotto la tutela d'altro Ministro più -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -cauto, ma non men assoluto; ed appena dalla morte -di costui ne fu sciolto, ch'egli pure morì tra le afflizioni, -nelle quali avea quasi sempre vivuto. Tra le -disavventure conservò egli nondimeno una costanza di -animo maravigliosa, amò la giustizia e sopra tutto nella -pietà fu singolare. -</p> - -<p> -Letto il suo testamento, si vide aver istituito erede -Cario; al quale, se mancasse senza prole, sostituiva -Margarita seconda sua figliuola, destinata per isposa -all'Imperador Leopoldo, ed i figliuoli di lei; e se premorisse -questa, o riuscisse il suo matrimonio infecondo, -chiamava alla successione l'Imperadore. In ultimo -luogo ammetteva il Duca di Savoja, esclusa sempre -la sua figliuola primogenita Regina di Francia, se non -in caso, che restando vedova e senza prole, ritornasse -nei Regni paterni, e con assenso degli Stati si maritasse -con alcun Principe della Casa. -</p> - -<p> -Rimanendo il successore infante, e la Regina considerata -come straniera, giovane, e nel governo inesperta, -lasciando a lei la tutela e l'educazione di -quello, e la Reggenza della Monarchia le stabilì un -Consiglio a parte, dagli Spagnuoli chiamato Giunta, -composto dell'Arcivescovo di Toledo, dell'Inquisitor -Maggiore, del Presidente di Castiglia, del Cancellier -d'Aragona, del Conte di Pennaranda e del Marchese -d'Aytona. Erano i quattro primi nominati non a contemplazione -della qualità de' soggetti, ma delle cariche, -e perciò, come si disse, nell'istesso giorno che il Re -morì, essendo spirato il Cardinale di Sandoval, che -reggeva la Chiesa di Toledo, la Regina la conferì al -Cardinal d'Aragona, e poichè costui si trovava Inquisitor -Maggiore, gli sostituì in questa carica il P. Everardo -Nitardo, nato in Germania, Gesuita, che regolava, -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -non men a guisa di arbitro, la volontà della -Regina, che come Confessore la sua coscienza, il quale, -dopo aver governato per molti anni in questa Giunta, -ottenne parimente la dignità di Cardinale. -</p> - -<p> -Pervenne l'avviso della morte del Re in Napoli ai -13 ottobre, con lettere del Marchese della Fuente, -Ambasciador Cattolico in Francia, ma convenne al -Cardinal d'Aragona Vicerè tenerla celata, fin che dalla -Corte di Spagna non giungessero i dispacci. Prima il -Cardinale con pubblica celebrità e cavalcata fece acclamar -il novello Regnante, con far coniare alcune monete, -chiamate dal suo nome <i>Carlini</i>, ch'egli andava -spargendo per le pubbliche strade per dove cavalcando -passava. -</p> - -<p> -Dopo l'acclamazione, cominciossi ad udire il mesto -suono delle campane, e si vide la città piena di duolo -e di lagrime, piangendo la morte del defunto Re. La -Corte del Vicerè, la Nobiltà, i Magistrati, gli Ufficiali, -i Curiali e Mercatanti, in fine, toltane la gente minuta, -non vi fu persona d'onesta condizione, che non -vestisse a bruno. Ricevè il Vicerè le visite di duolo -da Titolati e Cavalieri, da' Magistrati, dagli Ufficiali -Militari, da' Ministri di stranieri Principi, da Superiori -delle Religioni, ed anche dal Cardinal Acquaviva, il -quale trovandosi in Napoli, passò col Vicerè il medesimo -ufficio, e vestì per tutto il tempo che vi dimorò, -l'abito pavonazzo. Solo il nostro Cardinal Arcivescovo -non volle accompagnare il comune dolore, -e si guardò come dalla peste, d'andar giammai in -palazzo, fingendo indisposizioni e malattie. Egli non -voleva contravvenire a certi suoi cerimoniali, delli quali -era cotanto zelante, che nè disordini, nè mali più gravi, -che da tali inurbanità e poco rispetto ne potessero -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -seguire, lo potevano ritrarre per un pelo a non -esattamente eseguirli; diceva non esser egli a ciò obbligato, -nè convenire a lui, come Pastore, usare con -la sua Corte vestimenti lugubri. -</p> - -<p> -Per non esporsi per ciò il Vicerè a nuove cerimoniali -brighe, dopo essersi per nove giorni celebrati i -funerali nella Cappella del Regal Palagio, ed in molte -altre Chiese, si disposero le pubbliche esequie, lasciato -il Duomo, nella Regal Chiesa di S. Chiara, ove -fu eretto un magnifico Mausoleo, e per l'invenzione -dell'opera fu data la cura al Consigliere <i>D. Marcello</i> -Marciano, il quale altresì si prese il carico degli Epitafi -e delle Iscrizioni, siccome per le dipinture se -ne diede il pensiere al famoso Luca Giordano. Disposta -la pompa ed i lugubri apparati, furono celebrate -l'esequie il giorno 18 di febbraio del nuovo anno 1666 -con gran solennità e magnificenza, e perchè ne rimanesse -fra noi sempre viva la memoria, il Consigliere <i>Marciano</i> -volle minutamente descriverle in un suo particolar -libro, ch'egli diede alla luce, intitolato le <i>Pompe -funebri dell'Universo</i>. -</p> - -<p> -Il Re Filippo nel suo lungo regnare, cominciando -da' 6 aprile del 1621, insino a' 4 d'agosto del 1664, -stabilì per nostro governo più di 50 leggi, le quali ei -dirizzò a' suoi Vicerè, che per lui amministrarono il -Regno: diede egli per quelle a noi molti salutari provvedimenti, -li quali, per non tesserne qui un lungo e -nojoso catalogo, possono con facilità vedersi ne' volumi -delle nostre Prammatiche, venendo additate, secondo -i tempi, ne' quali furono stabilite, nella tante volte -rammentata <i>Cronologia</i> prefissa al primo tomo delle -medesime. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -</p> - -<h3 id="lib38cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller"><i>Stato della nostra Giurisprudenza nel Regno di <span class="smcap">Filippo -III</span> e <span class="smcap lowercase">IV</span> e de' Giureconsulti ed altri Letterati -che vi fiorirono.</i></span></h3> -</div> - -<p> -La Giurisprudenza presso di noi, così ne' Tribunali, -come nelle Cattedre, non prese a questi tempi -nuove forme, ma continuò, siccome per lo passato, ad -esser maneggiata da' Professori nel Foro con modi inculti, -e da' Cattedratici all'usanza delle altre Scuole, -senza che l'erudizione vi avesse ancora posto piede. -Ma il numero de' Professori fu assai maggiore e molto -più degli Scrittori, i quali compilarono a questi -tempi tanti trattati, consigli, allegazioni, ed altre opere -legali, che se ne potrebbe formare una mezza libreria. -Il lor numero crebbe tanto, che delle loro opere, -che diedero alla luce, non se ne può ora tener -più conto, essendo infinite; onde saremo contenti di -nominarne alcuni i più famosi, che dieder saggio per -le opere lasciateci, quanto in Giurisprudenza intendessero; -e se bene ve ne fiorissero altri di non inferior -dottrina, anzi a molti di costoro superiori, conoscendo -nondimeno di quante parti sia di mestieri esser -fornito colui, che intende dar fuori li parti del -suo ingegno, forse con miglior consiglio stimarono -di non esporre le loro fatiche alla pubblica luce del -Mondo. -</p> - -<p> -È veramente cosa da notare, che con tutto che il -Regno si fosse veduto per tante rivolte, per tante calamità -e disordini, così miseramente travagliato, ed -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -involto in tante sciagure; ad ogni modo il numero dei -nostri Professori non solamente non si vide scemare, -ma tanto più crescere e moltiplicarsi. Ma non parrà -ciò cosa strana a chi considera, che per questo istesso, -che le cose furono in rivolta, che i disordini crebbero, -che i vizj, le malizie e le frodi abbondarono, perciò -doveano crescere i Professori e' Curiali, de' quali -allora si avea maggior bisogno. Dove sono molte -infermità è di mestieri, che vi siano molti medici, così -corrotta la disciplina, è duopo, che si ricorra alle -leggi, ed a' Professori di quelle, per far argine a più -gravi disordini, come si possa il meglio. -</p> - -<p> -Fra tanti merita il primo luogo <i>Scipione Rovito</i>. -Nacque egli in Tortorella picciola terra della provincia -di Basilicata; e venuto in Napoli, essendo di tenue -fortuna, visse quivi in umilissimo stato, esercitandosi -ne' nostri Tribunali da Procuratore: ma essendo -uomo di molta fatica nello studio legale, puntuale e -d'integrità di costumi, cominciò a poco a poco a difender -qualche causa; e diede poscia in luce i suoi -primi <i>Commentarj</i> sopra le Prammatiche, ne' quali non -isdegnò, in que' principi, di ponere il nome della sua -Patria, come che poi nella seconda edizione si chiamasse -Napoletano. Preso per ciò qualche nome, si pose -in riga d'Avvocato, e patrocinò molte cause de' primi -Signori del Regno, come si vede da' suoi <i>Consigli</i>, -e fece per conseguenza nobil acquisto di fama e -di ricchezze. Fiorirono ancora a' suoi tempi tre altri -celebri Avvocati, <i>Gio Battista Migliore</i> (quegli che, -come altrove si disse, fu mandato in Roma dal Cardinal -Zapatta Vicerè al Pontefice Gregorio XV per -affari di Giurisdizione). <i>Ferrante Brancia</i>, nobile di -Surrento, che morì vecchio Reggente, e <i>Camillo Villuno</i>, -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -li quali insieme con Scipione Rovito nell'anno -1612 dal Conte di Lemos, successore del Conte di -Benavente, furon fatti Consiglieri, unicamente per la -lor dottrina e merito, senza che n'avessero avuta -alcuna antecedente notizia. Nel tempo, che il Rovito -fu Consigliere, acquistò fama non men di dotto, -che di savio e prudente; onde come si è veduto -ne' precedenti libri, non v'era affare di momento, -che a lui non si commettesse. Passò poi Presidente -in Camera, e dopo alquanti anni nel 1630 fu promosso -alla suprema dignità di Reggente, esercitata da -lui con fama forse di soverchia austerità; e <i>Pietro Lasena</i>, -che fu suo amicissimo, attestava al famoso <i>Camillo -Pellegrino</i>, da chi l'intese <i>Francesco d'Andrea</i>, -che nella morale affettava esser seguace della dottrina -degli Stoici; ancorchè il rigore che usava con altri, -nol seppe praticare nella casa sua, poichè benchè avesse -più figliuoli, non ebbe motivo per la troppo indulgente -educazione di molto rallegrarsi d'avergli avuti. -Di lui, oltre i Commentarj sopra le nostre Prammatiche -ed i suoi Consigli, si leggono ancora le Decisioni, -che furono impresse in Napoli l'anno 1633, e -finalmente grave già d'anni, e travagliato di molte infermità, -rendè lo spirito nel mese di giugno dell'anno -1638, e giace sepolto nella casa Professa de' PP. -Gesuiti di questa città<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. -</p> - -<p> -Non fu per indefessa applicazione a lui disuguale -<i>Carlo Tappia</i>, il quale, per le elaboratissime opere, -che ci lasciò, spezialmente per quella del Codice Filippino, -merita essere annoverato fra' primi Giureconsulti, -che fiorissero a questi tempi. Fu egli figliuolo -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -d'Egidio Tappia Presidente di Camera, e dopo aver -girato, come Auditore, per varie province del Regno, -fatto poi Giudice di Vicaria, fu nell'anno 1597 creato -Consigliere. Nel 1612 passò in Madrid Reggente nel -supremo Consiglio d'Italia, e finalmente nel 1625, -tornò in Napoli Reggente di Cancelleria, dove per -molti anni esercitò il posto, e morì poi Decano del -Collaterale a 17 gennajo dell'anno 1644, essendo stato -sepolto nella Cappella sua gentilizia, posta nella Chiesa -di S. Giacomo degli Spagnuoli. Oltre il suo Codice, e -le Decisioni, ci lasciò molte altre sue operette, delle -quali il Toppi<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> fece catalogo. Fu uomo, per la sua -canizie, e per una somma gravità in tutte le cose, tenuto -in gran venerazione da nostri Vicerè, e da tutti -gli Ordini del Regno; e per la sua instancabile applicazione, -senza che gli si vedesse prender mai un'ora -di riposo, acquistò nome di Ministro laborioso, ancorchè -in dottrina avesse molti che lo superavano. -</p> - -<p> -Celebri ancor furono <i>Marcantonio de Ponte</i>, che -ascese anche per la sua dottrina al grado di Presidente -del Consiglio. <i>Pietrantonio Ursino</i>, profondo -Giureconsulto, come lo dimostra il suo trattato: <i>De -successione Feudorum</i>, ancor egli Presidente; ed <i>Andrea -Marchese</i>. -</p> - -<p> -Rilusse ancora a questi tempi <i>Gianfrancesco Sanfelice</i> -del Sedile di Montagna, il quale, dopo avere -nelle Audienze Provinciali, e nella Gran Corte della -Vicaria dato saggio de' suoi talenti, fu nell'anno 1619 -creato Consigliere. Da poi nel 1640, ascese alla suprema -dignità di Reggente; ma si rese assai più famoso -per le opere da lui date alla luce, come delle <i>Decisioni</i>, -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -comprese in due volumi e della <i>Pratica Giudiciaria</i>, -che si diede poi alle stampe nell'anno 1647. -La sua vita non fu che una indefessa applicazione a -governar la città nelle cose criminali, e fu insigne per -l'innocenza de' costumi, e per l'integrità della vita, -non discompagnata dalla dottrina, come lo dimostrano -i suoi tomi delle <i>Decisioni</i>. Fu severissimo nel castigare -i delitti, ma con tal tranquillità, che quando -condannava rei, pareva che gli assolvesse; nè fu meno -ammirabile per l'indicibil pazienza, con la quale -ascoltava tutte le differenze che succedevano in Napoli, -anche tra povere donnicciuole, e tra persone d'infima -plebe, e per l'equità nel determinarle: sicchè la -sua vita potea dirsi un continuo esercizio di amministrare -a tutti indifferentemente giustizia. Fu anche -Provicecancelliere del Collegio de' Dottori, il quale ufficio -non isdegnò d'esercitarlo anche fatto Reggente, -mentre il Vicecancelliere era il Duca di Caivano Segretario -del Regno. -</p> - -<p> -Non men celebre fu <i>Ettorre Capecelatro</i> Cavaliere -del Seggio di Capuana, il quale datosi all'avvocazione, -vi fece notabili progressi. Da' due volumi, che ci -lasciò delle sue <i>Consultazioni</i>, si vede, che alla di lui -difesa furono appoggiate cause di grandissima importanza: -ed ancorchè non avesse avuta molta felicità -nell'orare, suppliva al difetto dell'eloquenza con la dottrina -e colla fatica. Fu poi nel 1631 creato Consigliere, -esercitando il posto con pari decoro ed integrità. -Trasportato poi dal desiderio di divenir Reggente, non -ebbe riparo di portarsi in Ispagna con titolo d'Ambasciadore -della città, contro il voto della sua medesima -Piazza, ad istanza del Duca di Medina Vicerè, -per opporlo al Duca di S. Giovanni, andatovi poco -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -prima col medesimo titolo, per rappresentare in -nome della Nobiltà alcuni aggravj pretesi essersi inferiti -a quella dal Vicerè. L'occasione fu, ch'essendo, -siccome si è veduto ne' precedenti libri, comparsa l'armata -di Francia ne' nostri mari, il Duca di Medina, -per maggior difesa, diede l'armi al Popolo sotto i -suoi Capi popolari, con governo independente dalla -Nobiltà. Pretesero le Piazze Nobili, che ciò fosse -contro l'antico stile: onde destinarono Ambasciadore -in Ispagna il Duca di S. Giovanni in nome della -città per gravarsene; ma il Popolo pretese, che le -Piazze Nobili non potessero rappresentar città quando -si trattava d'una particolar differenza tra la Nobiltà -ed il Popolo; onde il Duca di Medina, non -avendo fatto ricevere in Ispagna il Duca di S. Giovanni -come Ambasciadore, proccurò dal Popolo, e dall'altre -tre minori Piazze, che si mandasse un altro -Ambasciadore per altri negozj universali della città, -e che s'eleggesse il Capecelatro, ancorchè le Piazze -di Capuana e di Nido vi dissentissero, dicendo non -riconoscere altro Ambasciadore, che il Duca di S. Giovanni. -Andò per tanto il Consigliere in Ispagna, ed -avendo ivi con felice esito terminati i suoi affari, se -ne ritornò in Napoli colla mercede del titolo di Marchese -del Torello, e l'altra della prima piazza di -Reggente, che fosse vacata, della quale anticipatamente -glie ne fu data dal Vicerè la possessione, con titolo -di Proreggente, e dalla Corte fu dichiarato Reggente -sopranumerario; e finalmente fu dichiarata la piazza -ordinaria, da poi che s'aggiunse la terza piazza spagnuola -ad istanza della Corona di Aragona. Sopravvisse -nel posto molti anni, e mandato due volte in -Foggia dal Conte d'Onnatte per rimettere in piedi le -rendite di quella Dogana, che per le passate revoluzioni -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -stavano non mediocremente turbate, fu fama, -che cumulasse gran contante. Morì egli a' 10 d'agosto -dell'anno 1654, ed oltre averci lasciati i volumi -delle sue <i>Consultazioni</i>, ch'e' dedicò al Re Filippo IV, -ci diede ancora le sue <i>Decisioni</i>, che ora colle addizioni -di Michelangelo Gizzio, girano attorno per le -mani de' nostri Professori. -</p> - -<p> -Fiorì ancora a questi medesimi tempi <i>Fabio Capece</i> -<i>Galeota</i> del Seggio di Capuana. Costui, applicatosi -all'avvocazione, riuscì assai celebre per dottrina, e per -efficacia nel rappresentare: fu assai dotto nelle materie -legali, come lo dimostrano le sue <i>Controversie</i>, ed -i suoi <i>Responsi Fiscali</i>; onde per la sua dottrina fatto -Giudice di Vicaria, passò tosto Consigliere del Consiglio -di S. Chiara. Fu da poi eletto per Avvocato -Fiscale del Regal Patrimonio nel Tribunal della Regia -Camera, dove poi fu Presidente; indi fu innalzato -alla suprema dignità di Reggente del supremo Consiglio -d'Italia, e ritornato di Spagna con titolo di Duca -della Regina, sedè per breve tempo nel nostro -Consiglio Collaterale; poichè mandato dal Vicerè in -Foggia, per riordinare quella Dogana, morì quivi ai -15 dicembre dell'anno 1645, e fu depositato il suo -cadavere nella Chiesa de' PP. Domenicani di quel -luogo. Mentre fu Avvocato diede alle stampe un assai -dotto <i>Responso</i> per lo Duca di Gravina sopra la -successione del Principato di Bisignano; ed essendo -Consigliere, e poi Avvocato Fiscale, diede alla luce -il trattato: <i>De officiorum, ac regalium prohibita sine -Principis authoritate commutatione, et alienatione</i>. Nel -tempo, che fu Presidente di Camera diede fuori le -<i>Controversie</i>, dove si veggono trattate cause arduissime, -che furon agitate, non meno ne' nostri supremi -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -Tribunali, che nel supremo Consiglio d'Italia, che egli -divise in due tomi stampati in Napoli nel 1636. Li -<i>Responsi Fiscali</i>, che e' compilò per difesa de' diritti -del Patrimonio Regale, essendo Avvocato Fiscale, furon -da lui dati alle stampe in Napoli nel 1645, anno -della sua morte. Oltre a ciò avendosi egli, mentr'era -Avvocato, presa in moglie l'erede di <i>Camillo de' Medici</i> -celebre Avvocato de' suoi tempi, come si vede -da' suoi <i>Consigli</i>, tanto che meritò, ancorchè fosse di -Gragnano, d'esser dichiarato dal Gran Duca di Toscana -della sua Famiglia, con una Commenda della -sua Religione di S. Stefano: ebbe la cura di raccorre -i di lui <i>Consigli</i> in un giusto volume, ed avendovi -fatte alcune Addizioni, con aggiungervi ancora la vita -di <i>Camillo</i>, lo fece dare alle stampe in Napoli -l'anno 1633, dedicandolo a Ferdinando II de' Medici -Gran Duca di Toscana<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. -</p> - -<p> -Fa di mestieri, che qui della meritata lode non si -defraudino i famosi <i>Marciani</i>, dotti e profondi nostri -Giureconsulti. <i>Marcello Marciano</i> rilusse nel nostro -Foro non men essendo Avvocato, che Consigliere. Nell'avvocazione -meritò i primi onori, e fece per ciò acquisti -di molte ricchezze. Fu riputato non men dotto che -grande Oratore, come lo dimostrano i suoi <i>Consigli</i>. -Ma innalzato poi alla dignità di Consigliere a' 3 di -novembre dell'anno 1623, fu esercitato da lui il posto -con integrità e soddisfazione indicibile. Ci lasciò egli -due volumi di suoi sublimi <i>Consigli</i>, ma molto più -se gli dee per aver di se lasciato Gianfrancesco di lui -figliuolo. -</p> - -<p> -Riuscì <i>Gianfrancesco Marciano</i> non men dotto del -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -padre e nel Foro, ebbe grido di famoso avvocato, come -lo dimostrano i due tomi delle sue <i>Controversie</i>, che -ci lasciò; e se bene non avesse avuto nel patrocinar -le cause molta eloquenza, nello scrivere fu molto profondo -e dotto. Fu creato Consigliere a' 10 maggio -dell'anno 1645, e dopo avere con molto applauso esercitata -per dieci anni tal carica, fu innalzato alla dignità -di Reggente nel 1655, benchè sopraggiunto poco da -poi dalla morte non godesse del Reggentato, che le -congratulazioni degli amici. -</p> - -<p> -Lasciò pure costui un altro <i>Marcello</i>, erede non -men delle virtù che delle speranze paterne, il quale, -imitando le vestigia de' suoi maggiori, si diede ne' suoi -primi anni all'avvocazione, nella quale non gli mancò -alcuna di quelle parti, che ricercansi per riuscir grande -in tal professione: ebbe egli gran capacità, gran -dottrina e ardire e grande erudizione, ed in età assai -giovanile gran maturità di giudizio. Fu egli, proccurandoselo, -fatto assai giovane Giudice di Vicaria -dal Conte di Castrillo: poco da poi dal Conte di Pennaranda -fu fatto Consigliere, e dal medesimo fu poi -mandato in Camera per Avvocato Fiscale, donde nei -principj del Governo di D. Pietro d'Aragona, andò -Reggente in Ispagna, e quivi di là a non molto se ne -morì. Lasciò figliuoli di assai poca età, ma il di lui -primogenito <i>Francesco</i> non interruppe il corso; poichè -imitando ancor egli i suoi antenati, riuscì famoso -Avvocato, poi Giudice, ed indi fatto Consigliere -giunse pure al Reggentato, ma per fatalità di questa -Casa, ancor egli passato in Ispagna, di là a poco ivi -traspassò: tal che essendo questa casa per lo spazio -poco men di cento anni stata Senatoria, rimane ora -chiusa ed estinta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -</p> - -<p> -Fiorirono ancora non men per dottrina, che per li -posti che occuparono, altri insigni Giureconsulti. <i>Francesco -Merlino</i>, ancorchè non gli paresse avviarsi per -la strada dell'avvocazione, ma per quella degli Ufficj, -riuscì dotto Ministro, e si rese presso noi celebre, -non men per le cariche che sostenne, che per -le opere che ci lasciò. Fu egli un privato gentiluomo -di Sulmona, di famiglia però nobile ed antica -in quella città: sua madre fu figliuola del Marchese -di Paglieta Pignatelli e di Beatrice Tappia, sorella -della madre del Reggente Tappia, per la quale -si professava egli di lui nepote, e per ostentazione del -quarto materno s intitolò sempre <i>Merlino Pignatelli</i>. -Col favore del Reggente Tappia suo zio, stimò non -aver bisogno dell'Avvocazione per avanzarsi; onde andato -prima Auditore in Salerno, e fatto poi Giudice -di Vicaria, e poi Commessario di Campagna, in brevissimo -tempo fu creato Consigliere. Per essere stato -creatura del Conte di Monterey, fu poco grato al Duca -di Medina, onde per la medesima ragione portossi in -tutti i posti con somma lode di valore, integrità e -dottrina; onde, che a suoi due tomi delle <i>Controversie</i>, -tra moderni Scrittori del Regno, comunemente si -dà il primo luogo. Fu da poi eletto Reggente supremo -del Consiglio d'Italia, e tornato di Spagna, fu nell'anno -1648 decorato della dignità di Presidente del -S. C. esercitata da lui con molto decoro e gravità. -Morì egli pochi anni da poi nel sesto dì di settembre -dell'anno 1650, e fu seppellito nella sua Cappella dentro -la Chiesa de' Padri Gesuiti della lor Casa professa.<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -</p> - -<p> -Essendo stato creato il Reggente Merlino Presidente -del S. C. fu eletto in suo luogo per Reggente in Ispagna -<i>Giancamillo Cacace</i>, che si trovava allora Presidente -di Camera. Era egli un famoso Avvocato de' suoi -tempi, assai celebre per la dottrina e per l'arte del -dire, il qual soleva pregiarsi, che mentr'era Avvocato -non vi era stato Signore nel Regno che non fosse venuto -a prender consulta in casa sua. Il di lui padre -fu di Castell'a Mare e d'ordinarj natali; ma venuto -in Napoli, ed acquistate mediocri ricchezze, furon -quelle poi da lui eccessivamente accresciute col guadagno -dell'Avvocazione, e con una somma parsimonia. -Fu da poi fatto Avvocato Fiscale di Camera, e poi -Presidente; ed eletto Reggente per Ispagna, per un -indicibil abborrimento, ch'ebbe a viaggiar per mare, -rinunziò il posto, ed in suo luogo fu eletto il Reggente -<i>Tommaso Brandolino</i>; ma di là a pochi anni fu -eletto di nuovo Reggente per Napoli, concedutosi ciò -per suoi meriti, senz'obbligazione d'andare in Ispagna. -Fu di genio assai tetro, ed abborrì sempre l'ammogliarsi; -onde poco appresso essendo morto, e non -avendo chi lasciar erede delle sue facoltà, fondò di -sua roba un Monastero di donne povere, detto dei -Miracoli, che a tempo de' nostri maggiori si chiamava -pure il Monastero di <i>Cacace</i>. -</p> - -<p> -Rilussero ancora i Consiglieri <i>Filippo Pascale</i>, patrizio -Cosentino, famoso Avvocato e celebre pe 'l suo -trattato: <i>De viribus patriae potestatis</i>. Ma sopra costui -s'innalzaron per dottrine <i>Scipione Teodoro</i>, ancor egli -rinomato Avvocato e celebrato per le sue <i>Allegazioni</i>, -che ci lasciò. <i>Tommaso Carlevalio</i> per le opere impresse, -e sopra tutto pe 'l suo trattato <i>De Judiciis</i>, si distinse -parimente infra gli altri; e molti ve ne furon -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -ancora, che per mezzo delle stampe lasciaron a' posteri -memoria del lor nome, e quanto valessero nella -profession legale. Ma oscurò tutti costoro il celebre -<i>Orazio Montano</i>, per profondità di sapere, per eleganza -e per somma perizia di ragione, non men civile -che feudale. -</p> - -<p> -Chiuda per ultimo la schiera <i>Donat'Antonio de Marinis</i>. -Nacque egli in Giungano picciola Terra del Regno -in Principato citra, e venuto in Napoli, assai sottilmente -menando la vita, si diede con molta applicazione -agli studj legali, dove vi fece notabili progressi, -e non avendo avuta abilità alcuna nell'arringare in -Ruota si diede a scrivere in alcune cause, donde compilò -poi il primo Tomo delle sue <i>Resoluzioni</i>. Coll'integrità -de' costumi, e con una sua maniera libera -e lontana da ogni affettazione, si rendè grato a tutti -gli Avvocati più principali de' suoi tempi, sicchè in -tutte le cause era chiamato a collegiare; onde cresciuto -d'opinione, cominciò ancor egli a difendere qualche -causa, e diede in luce il II Tomo delle <i>Resoluzioni</i>. -Fiorivano a' suoi tempi molti rinomati Avvocati, -come Raimo di Ponte, Francesco Rocco, Francesco -Maria Prato, Antonio Fiorillo, Ortensio Pepe, Ascanio -Raetano, Paolo Giannettasio e Giovan Battista -Odierna, li quali dal Conte di Castrillo a' 15 di maggio -del 1654 volendo riordinare il Tribunal della Vicaria, -furon fatti Giudici, e con essi anche il Marinis, -li quali poi tutti passarono a posti supremi. Donat'Antonio -nell'anno 1656 fu creato Presidente della Regia -Camera, dove con somma integrità ed indefessa -applicazione esercitò il posto insino all'anno 1661, nel -qual tempo diede fuori i due volumi delle <i>Decisioni -del Reggente Revertero</i>, che correndo M. S. per le -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -mani d'alcuni, egli le accorciò e fecevi sue <i>Addizioni</i>, -le quali insieme con gli <i>Arresti</i>, ovvero Decreti -generali della Regia Camera, fece imprimere in Lione -l'anno 1662. Raccolse ancora molte <i>Allegazioni</i>, -così sue, come degli altri Avvocati suoi coetanei, o -che fiorirono prima di lui, le quali per opera sua -furon poi date alle stampe. Essendo Presidente di Camera -e Vicecancelliere del Collegio de' Dottori fu nominato, -nel 1661, Reggente nel Supremo Consiglio d'Italia -e portatosi in Ispagna, ritornò poi in Napoli Reggente -del nostro Collaterale a' 25 di febbrajo dell'anno -1665. Visse egli celibe e con somma parsimonia, -tanto che potè cumulare qualche contante. Ma se mentre -fu Avvocato seppe resistere agl'impulsi della natura, -fatto Ministro, sconoscendo i suoi e la patria, -non seppe star saldo al vento della vanità; poichè gli -entrò in testa, d'esser egli disceso da' Marini di Genova, -raccogliendo scritture dell'archivio, che a tal -effetto gli eran somministrate dall'Archivario <i>Vincenti</i>, -e venuto a morte a' 26 d'aprile del 1666 in età -di 67 anni, immemore della patria e de' suoi, lasciò -erede di tutti i suoi beni, che consistevano in contanti -ed in una buona libreria, i Padri Scalzi di S. Teresa -sopra i Regj Studj, per ambizione che gli rizzassero -una statua di marmo, come fecero nella lor chiesa. -</p> - -<div class="section"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -</p> - -<h4 id="lib38cap4s1">§. I. <i>L'Avvocazione in Napoli si vide a questi tempi -in maggior splendore e dignità.</i></h4> -</div> - -<p> -Per le cagioni ne' precedenti libri accennate, essendosi -questa Città per la sua ampiezza e magnificenza -e per lo gran numero di suoi Nobili e Cittadini resa -uguale alle maggiori Città del Mondo, e divenuta -Capo e Metropoli d'un non men grande, che nobilissimo -Regno, pieno d'un maraviglioso numero di Baroni, -di Principi, di Duchi, di Marchesi e di Conti; -e tenendovi ancora in quello interessi considerabili -molti altri Principi Sovrani, e le Corone istesse d'Europa, -come il Re di Polonia, Savoja, Neomburgh, Toscana, -Modena, Parma, ed altri; e dove tutte le cause -si giudicano dal <i>Consiglio di S. Chiara</i>, maggiore anche, -per questo riguardo, del Parlamento di Parigi, -che non tiene alcuna autorità sopra gli altri Parlamenti -del Regno di Francia: l'Avvocazione presso di -noi crebbe in somma stima, e riputazione. E maggiore -si vide a questi tempi, quando per le tante rivoluzioni, -calamità e disordini accaduti, fu veduto il Regno -tutto pieno di liti, e si suscitarono cause di Stati -grandissimi e d'eredità opulentissime; onde gli Avvocati -crebbero assai più di stima per lo bisogno, che -se n'avea nella difesa delle cause, nel consigliare i -loro testamenti, i contratti, e di regolare le loro case, -dipendendo da' loro consigli le facoltà, non men dei -signori, che de' privati, ed anche de' principi sovrani, -per gl'interessi che vi tengono. Quindi grandemente -si offesero quando nel 1629 il Duca d'Alcalà Vicerè -voleva obbligargli ad esporsi ad esame, e si risolsero -concordemente d'astenersi più tosto da esercizio cotanto -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -nobile, che sottoporsi ad una tal vergognosa censura. -<i>Antonio Caracciolo</i>, famoso Avvocato di que' tempi, -sostenne nel Collateral Consiglio le costoro ragioni; -e di fatto, per non ricevere quest'oltraggio, s'astennero -d'andare più a' Tribunali; e Giovan Vincenzo -Macedonio, fermo nella sua deliberazione, contentossi -di non far più l'Avvocato, per non si sottomettere a -questa censura. Quindi è, che tuttavia i primi Baroni -del Regno cercan d'avergli benevoli, ed in qualunque -occasione, che loro si presenta, fanno per li loro -Avvocati ciò, che non farebbero per se medesimi: trattano -con loro con sommo rispetto, nè solamente danno -loro il primo luogo nelle loro carrozze, ma frequentano -le loro Case, e si sentono favoriti, qualora -in concorso d'altri sono preferiti nell'udienze. -</p> - -<p> -Rilussero ancora più gli Avvocati in questi tempi, -perchè pian piano andavansi dirozzando di quella prima -ruvidezza; e quando prima, per avvezzarsi a parlar -bene, il loro studio era solamente posto nelle orazioni -del <i>Cieco d'Adria</i>, essendosi nel principio di -questo secolo, cioè nel 1611 aperta in Napoli l'<i>Accademia -degli Oziosi</i> cominciavano ad avvezzarsi meglio -nell'arte dell'eloquenza, con andarsi sempre più la -nostra natia favella depurando dall'antica rozzezza; e -se bene, come suole accadere in tutte le arti, in questi -principj i nostri Avvocati non acquistarono gran -fama di Oratori, e pure, secondo la testimonianza, che -a noi ne rendè l'eloquentissimo <i>Francesco d'Andrea</i>, -fiorirono a' questi principj tre famosi Avvocati, insigni -per la fama d'eloquenza. <i>Antonio Caracciolo</i>, che -fu poi Reggente, era comunemente chiamato fiume -d'eloquenza, essendo dotato d'una vena naturale, ed -abbondante, che accompagnata da non affettata modestia -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -e da una gratissima maniera di rappresentare, -rapiva gli animi di chi l'ascoltava. <i>Giovanni Camillo -Cacace</i>, pur egli, come si è detto, innalzato poi al Reggentato, -non dovea niente alla natura, ma tutto all'arte, -ed essendo per natura timido, prese animo di -darsi all'Avvocazione da due orazioni, che fece nella -Accademia degli <i>Oziosi</i> con molto plauso: onde poi -anche nelle cause si premeditava il discorso a mente -con eloquenza più regolata che abbondante, ma con -maggior dottrina, ed argomenti più efficaci del Caracciolo. -<i>Octavio Vitagliano</i> (che poco curando il Ministerio, -co' denari guadagnati coll'Avvocazione fondò la -Casa de Duchi dell'Oratino) fu come un mezzo tra -il Caracciolo e Cacace: ebbe discorso vigoroso e naturale, -ma non avea nè la dolcezza del primo, nè tutta -la dottrina del secondo. -</p> - -<p> -Ne' tempi che seguirono, narra l'istesso <i>Francesco -d'Andrea</i>, che essendo egli giovane, ebbe occasione -d'ammirare <i>D. Diego Moles</i> padre del Reggente Duca -di Parete: avea egli nobile aspetto, gratissima voce, -e si spiegava nobilissimamente, e senz'affettazione: -ardeva dove bisognava: le parole erano anche -scelte e proprie; ed in somma, egli dice, che -non sapeva altro, che desiderarvi: <i>Pietro Caravita</i>, pur -famoso Avvocato di questi tempi, ch'era emolo del -Moles e lo superava in dottrina, ma di lunga inferiore -nell'arte del dire, non d'altro il censurava, che -dell'impararsi a mente il discorso: ciò che se era vero, -tanto maggiore era il suo artificio, poichè non se -gli conosceva, e pareva, che le parole se gli suggerissero -nel medesimo tempo che le diceva. Comunemente -però era stimato più facondo <i>Gerolamo di Filippo</i>, -Fiscal di Camera e poi Reggente, il quale aveva una -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -affluenza naturale, accompagnata ancora dall'arte, ed -una maniera più dolce ed affabile; ma secondo il giudicio, -che ne dà l'<i>Andrea</i>, poco imprimeva, ed era -affatto privo di que' requisiti tanto necessarj ad un -perfetto Oratore: il suo discorso era più pieno di parole, -che di cose, tal che il Conte di Pennaranda soleva -di lui dire, mentr'era Avvocato Fiscale in Camera, -che avea molti pampani, e poca uva; onde di -forza, e di efficacia nel dire non poteva paragonarsi -col Moles. -</p> - -<p> -Fiorirono ancora a questi tempi <i>Giulio Caracciolo</i>, -di cui l'Andrea dice, che avea anche un discorso -aggiustato, tal che pareva premeditato; non avea però -molta facondia, ma suppliva col decoro e con certo -contegno di cavaliere; e per la qualità della nascita -prese gran nome tra la Nobiltà; ma morto quasi nel -principio della sua carriera, fu più famoso per quel -che si stimava che avrebbe fatto, che per quel che -fece. <i>Bartolommeo di Franco</i> acquistò pur nome di -grande Avvocato, ma solo nelle cause de' rei avea -una maniera sua propria, colla quale parlava le tre e -le quattro ore, senza però dispiacere; fu più famoso -però per le minuzie, che osservava ne' processi, e per -li difetti, che apparivano intorno l'ordine giudiciario, -che per rappresentar bene la giustizia, che il più delle -volte non avea; tal che il <i>Consigliere Arias de -Mesa</i> soleva dire, ch'egli avrebbegli data una cattedra -primaria de <i>Ordine Judiciorum</i> con duemila ducati di -salario l'anno per istruire gli Avvocati e Proccuratori; -ma gli avrebbe impedito l'uso dell'Avvocazione. <i>Francesco -Maria Prato</i> credea essere un grand'Oratore; -ma a giudicio dell'<i>Andrea</i> e di tutti gli altri, non potea -riporsi nè anche tra' mediocri: avea egli una maniera -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -affettata, ed un accento Leccese, che più tosto -lo rendea ridicolo, benchè non gli mancasse dottrina, -per quant'era necessario all'uso del Foro e dell'orare. -Si pregiava di parlar Spagnuolo; onde due cause -celebri, che si trattarono in Collaterale in presenza -del Vicerè Duca d'Arcos, le parlò in lingua spagnuola: -ciò che non s'era fatto da nessun altro prima, -com'egli se ne pregia in uno de' suoi volumacci dati -alle stampe; ma le perdè tutte due, ed una fu quella -della Congregazione di S. Ivone, che la guadagnò -l'<i>Andrea</i>, essendo ancor giovane d'età di 22 anni, -contro i PP. Gesuiti, che volevano aprirne un'altra -del medesimo istituto nella Casa professa, della quale -il Reggente Capecelatro nel suo secondo tomo ne -porta la decisione. <i>Paolo Malangone</i> pur presso il volgo -s'acquistò fama d'un grand Oratore, per un suo -discorsetto pulitino rappresentato con grata e piacevole -voce, ma nudo affatto d'ogni dottrina, anche della -più comunale; onde non si ravvisava in lui cosa, che -non fosse sotto assai la mediocrità, non consistendo -l'eloquenza nelle sole parole, ma assai più nel vigore -e nella robustezza delle ragioni. <i>Fabio Crivelli</i> -avea pure una vena abbondantissima, sicchè parlava -le tre e le quattro ore senza stancarsi, e per far pompa -della sua abilità solea ripetere tutto ciò che s'era -detto dall'Avversario e spesso con maggior giro di -parole, per poi doverlo confutare. -</p> - -<p> -Più di costoro rilusse in questi medesimi tempi il -famoso <i>Giuseppe di Rosa</i>, poi Consigliere, celebre per -le sue dotte, e profonde opere legali, che ci lasciò. -Alla molta sua dottrina accoppiò ancora il pregio di -spiegar senza pampani e con proprietà di parole i suoi -sensi; ma perchè gli spiegava in maniera, che pareva -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -che più tosto insegnasse, che orasse, perciò comunemente -fu reputato più dotto, ch'eloquente. -</p> - -<p> -Ma sopra tutti costoro s'innalzò poi a questi medesimi -tempi l'incomparabile <i>Francesco d'Andrea</i>, lume -maggiore della gloria de' nostri Tribunali, al qual -dobbiamo non solo d'aver egli restituita in quelli la -vera arte d'orare; ma molto più, per avere nel nostro -Foro introdotta l'erudizione, ed il disputar gli -articoli legali secondo i veri principj della Giurisprudenza, -e secondo l'interpetrazione de' più eruditi Giureconsulti, -de' quali presso noi rara era la fama ed -il nome, applicando la loro dottrina all'uso del Foro, -ed alle nostre controversie forensi. Egli fu il primo, -che facesse risuonare nelle Ruote del nostro S. -C. il nome di <i>Cujaccio</i>, e degli altri Eruditi. Egli -tolse ancora la barbarie nello scrivere; ed egli fu il -primo, che cominciasse a dettare le <i>allegazioni</i> in culto -stile, imitando i più purgati Scrittori, ed a disputar -gli articoli, non già secondo lo vulgari maniere, ma -da limpidissimi fonti delle leggi derivando le conclusioni, -le adattava al caso, valendosi delle interpetrazioni -di Cujaccio, e degli altri eruditi, non discompagnandole -dalle comuni tradizioni de' Dottori, come si -vede dalle sue prime allegazioni, che tra l'opere del -Moccia<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>, e del Consigliere Staibano<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, furono impresse. -</p> - -<p> -Dal suo esempio furon poi mossi gli altri a trattar -le cose istesse del nostro Foro con più pulitezza e -candore: onde <i>Marcello Marciano</i> nipote del primo Marcello, -e figliuolo del Reggente Gianfrancesco, che fu -dal Conte di Castrillo fatto Giudice di Vicaria e dal -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -Conte di Pennaranda creato Consigliere, e dal medesimo -passato poi in Camera Avvocato Fiscale, donde -nel principio del governo di D. Pietro Antonio d'Aragona -andò Reggente in Ispagna: nel tempo che fu -Fiscale distese alcune allegazioni, intitolate <i>Exercitationes -Fiscales</i>, con molta pulitezza e candore; e nell'ozio, -che ebbe nella Corte di Madrid, perfezionò alcuni -altri trattati legali, come quello <i>De Incendiariis</i>, -dove vengono, secondo il metodo tenuto dagli altri eruditi, -interpetrate molte difficili, ed oscure leggi, che -su questa materia s'adducono: siccome fece nell'altro -intitolato <i>De Indiciis delictorum</i>; ma in nessun altro -mostrò quanto sopra questi studj si fosse avanzato, -quanto in quello, che intitolò de <i>Prejudiciis</i>, che dalla -morte prevenuto non potè condurlo a fine, nel quale -superò <i>Giacomo Revardo</i>, che prima di lui avea trattato -del medesimo soggetto. Ma non avendo avuto egli -il piacere di veder in sua vita perfezionate queste sue -opere, essendo a' 28 ottobre 1670 morto in Ispagna, -furono da poi date alla luce in Napoli da Gianfrancesco -Marciano suo figliuolo nell'anno 1680, nel qual -tempo il Consigliere <i>Gennaro d'Andrea</i>, poi Reggente, -(il quale seguitando l'esempio del suo gran fratello -<i>Francesco</i>, sopra molti si distinse ancora nello scrivere, -per l'eleganza e pulitezza dello stile, come lo dimostrano -le sue allegazioni) volle a quest'edizione far -precedere una sua epistola al Lettore, nella quale commendando -la dottrina e l'eleganza dello stile, non ebbe -difficoltà di dire, che se morte non avesse interrotto -il bel disegno, ed avesse dato tempo all'Autore -di por l'ultima mano a queste, ed altre insigni sue -opere, che meditava, Napoli non avrebbe che invidiare -a' più famosi Giureconsulti dell'altre città d'Europa. -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -nè la Savoja si compiacerebbe tanto del suo Fabro, -nè la Francia del suo cotanto rinomato Cujaccio<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. -</p> - -<p> -Nè noi a questo insigne Giureconsulto <i>Francesco -d'Andrea</i> dobbiamo solamente d'aver egli ne' nostri -<i>Tribunali</i> introdotta l'erudizione, l'arte dell'orare ed -il vero modo di disputar gli articoli legali e dello scrivere -pulitamente, ma anche molto gli devono i Cattedratici, -per aver egli pure nella nostra <i>Università -degli Studj</i> proccurato, che la Giurisprudenza e l'altre -scienze s'insegnassero con miglior metodo e dottrina -di quello, che s'era praticato prima, secondo l'uso -comunale e senz'alcuna erudizione. <i>Alessandro Turamino</i>, -di cui si è favellato ne' precedenti libri avea -lasciato un suo discepolo, che lo superò intorno al -modo d'insegnare e d'interpretar le leggi: costui fu -<i>Giannandrea di Paolo</i>, uomo eruditissimo ed oratore -eccellente, da cui l'<i>Andrea</i> che gli fu discepolo si -pregiava aver appresa la vera maniera d'intender le -leggi per li loro principj, e di saper distinguere le vere -opinioni de' nostri Dottori dalle false. Fin che visse, -dice egli, nelli nostri studj fiorì il vero modo di -insegnare e d'interpretare le leggi. <i>Emmanuel Roderigo -Navarro</i> fiorì pure a questi tempi nella nostra -Università occupando la Cattedra Primaria Vespertina -di legge civile; e dopo lui, il cotanto famoso presso -di noi <i>Giulio Capone</i>. Ma per contrario <i>Giandomenico -Coscia</i> Lettor Calabrese<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> che ne' medesimi -tempi s'avea presso il volgo acquistata gran fama, e -teneva un infinito numero di scolari, reggendo la Cattedra -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -primaria mattutina de' Canoni, e ch'ebbe gran -contese di precedenza col Navarro, avea avvilito il mestiere: -costui goffo al segno maggiore, e privo d'ogni -erudizione, insegnava scipitamente la legge a' nostri -giovani. Tal che, morto Giannandrea di Paolo, era -presso noi quasi ch'estinto il vero modo d'insegnare. -</p> - -<p> -Ma restituiti da poi, come si disse, i pubblici Studj -dal Conte d'Onnatte, il nostro <i>Andrea</i> proccurò, che -ritrovandosi in quelli occupar la Cattedra delle <i>Istituzioni -D. Giambatista Cacace</i><a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>, il quale per essere -stato discepolo di Giannandrea di Paolo, insegnava quei -primi elementi con maniera diversa dagli altri, con -metodo ed erudizione, e secondo il modo tenuto dagli -autori eruditi; ed insegnando parimente costui in questa -Università la Rettorica con molto profitto degli -ascoltatori, per essere versato nella lingua latina, e -non meno in verso, che in prosa: proccurò l'<i>Andrea</i> -per l'opinione, che a questi tempi s'avea acquistata, -di accreditarlo maggiormente, e predicar il suo valore, -e mandovvi da lui ad apprender le Istituzioni e la -Rettorica <i>Gennaro</i> suo fratello, dal cui esempio mossi -gli altri, fur poste in piedi due Cattedre ne' nostri -Studj, quella delle Istituzioni e della Rettorica, concorrendovi -gran numero di scolari ad apprenderle. -</p> - -<p> -Parimente egli rimise in questa Università la cattedra -di Matematica, e quel che fu più, proccurò, che -l'occupasse <i>Tommaso Cornelio</i> famoso Filosofo e Medico -di que' tempi, il quale insegnandola secondo il -metodo tenuto da' migliori e più valenti Matematici, -fece sì, che unita la sua opera a quella di <i>M. Aurelio -Severino</i>, ancor egli famoso Filosofo e Medico di -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -questi tempi, e Lettore primario de' nostri Studj (delle -cui opere il Nicodemo<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> tessè lunghi cataloghi), presso -di noi pian piano cominciasser i nostri giovani ad aver -buon gusto delle buone lettere, e della Filosofia, e -della Medicina, e cominciassero a deporre gli antichi -pregiudicj delle Scuole. -</p> - -<p> -Nè contento questo insigne Giureconsulto di tutto -ciò, per l'amicizia ch'e' si proccurò di que' pochi -veri letterati, che fiorivano a' suoi tempi, d'<i>Ottavio di -Felice</i>, vecchio assai erudito, e che avea consumata -quasi tutta la sua vita nello studio della lingua greca -e della morale d'Aristotele: di <i>D. Camillo Colonna</i>, -uomo eruditissimo, di sublime intendimento, e gran -Filosofo: del cotanto appresso noi rinomato <i>Camillo -Pellegrino</i>, e d'alcuni pochi altri: avea egli assai più -distese queste cognizioni, e proccurato, per mezzo della -sua eloquenza, diffonderle in altri; ed essendo a -questi tempi, come si è detto, opportunamente venuto -in Napoli <i>Tommaso Cornelio</i>, a cui Napoli deve tutto -ciò, che ora si sa di più verisimile nella Filosofia e -nella Medicina, l'<i>Andrea</i> fu il primo che abbracciasse -quella maniera da colui proposta di filosofare, ed il -<i>Cornelio</i> per mezzo suo fece venire in Napoli l'opere -di <i>Renato delle Carte</i>, di cui sino a quel tempo n'era -stato presso noi incognito il nome; tal ch'essendosi restituita -nel medesimo tempo l'<i>Accademia degli Oziosi</i> -sotto il Governo del Duca di San Giovanni, dov'esercitavansi -gli Accademici in recitarvi varie lezioni, -egli fra l'altre ne recitò due, che per la novità diede -molto che dire, nell'una delle quali dimostrò su -quali deboli fondamenti s'appoggiasse la volgar Filosofia -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -delle Scuole, e nell'altra quanto dovesse per conseguenza -esser preferita la novella maniera di filosofare. -E quantunque essendo poc'anni da poi soppravvenuto -il contagio, bisognasse tralasciare tutti questi -studj, nulladimanco quello poi cessato, e restituite le -cose allo stato primiero, si ripigliaron da lui con maggior -fervore e con maggior successo: poichè cresciuto -assai più in opinione ed autorità, ebbe molti, che lo -seguirono, tanto che poi, col correr degli anni, si videro -presso noi introdotte e stabilite le buone lettere -in tutte le discipline, nella maniera, che sarà narrata -ne' seguenti libri di quest'Istoria. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib38cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller"><i>Politia delle nostre Chiese di questi tempi, insino -al Regno di <span class="smcap">Carlo II</span>.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Ne' Regni di Filippo III e IV siccome si è potuto -osservare da' precedenti libri, si regolavano presso -noi gli Ecclesiastici affari, secondo le varie mutazioni -delle Corti. I Pontefici Romani pur troppo intrigati -negl'interessi de' Principi, dando ora timore, -ora gelosia, costringevan quelli ad usar tutti i mezzi -perchè pendessero dal lor partito. Si erano ancora -intrigati a maneggiar essi le paci tra' Principi guerreggianti, -riputando esser proprio lor ufficio, come -comuni Padri e Pastori di ridurgli a concordia: quindi -spedivano Nunzj e Legati per trattarle e s'arrogavano -grand'autorità nelle composizioni. Ma il Cardinal -Mazzarini ruppe ogni velo, e ad onta del Pontefice -Alessandro VII non volle accettare la di lui mediazione -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -nella pace de' Pirenei, nella quale non permise, -che altri, ch'egli, e D. Luigi di Haro v'avessero -parte: ciò, che sensibilmente trafisse l'animo di -quel Pontefice e della sua Corte; essendosi da quest'esempio -poi veduto, che nell'altre paci seguite in -appresso tra' Principi d'Europa, le meno considerate -furono le mediazioni ed interposizioni de' Nunzj della -Corte Romana. -</p> - -<p> -Secondo la buona corrispondenza, ovver poca soddisfazione, -che passava tra la Corte di Spagna con -quella di Roma, si regolavano da' nostri Vicerè le contese -giurisdizionali. Non si soffrivan torti, quando erano -in urta e si resisteva con più vigore e fortezza -all'intraprese. Quando per la poca soddisfazione, che -i Ministri Spagnuoli ricevevano dalla Corte di Roma -furono spediti da Madrid il Vescovo di Cordova, e -D. Giovanni Chiumazzero al Pontefice Urbano VIII -con segrete istruzioni di minacciargli la convocazione -d'un nuovo Concilio, affinchè togliesse i molti aggravj, -che s'inferivano ne' Regni di Spagna dalla Corte -di Roma per le pensioni che imponeva a favor degli -stranieri e per l'eccessiva quantità delle medesime, anche -sopra i beneficj curati: per le Coadjutorie con futura -successione: per le resignazioni de' beneficj curati: -per le dispense ed altre provvisioni, che venivano -da Roma, e per le gravi spese, che s'estorquevan per -la loro spedizione: per le reservazioni de' beneficj: per -gli spogli crudeli, che si praticavano nella morte dei -Prelati: per le vacanze de' Vescovadi e per le altre -intollerabili gravezze, ch'esercitava in que' Regni la -Nunziatura di Spagna<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>: non minori gravezze soffriva -il nostro Regno dalla Nunziatura di Napoli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -</p> - -<p> -Deludendosi le concordie passate co' Capitoli e Cleri -di tutte le Chiese Cattedrali, ed interpetrandole a -lor modo, le tasse s'esigevan con molto rigore ed ingiustizia; -poichè provvisti dalla Dataria molti di quei -benefici, ch'erano stati compresi nella tassa, in persona -di Cardinali e d'altri Prelati di quella Corte, -riputati immuni da tutte le gravezze, venivano a sostener -tutto il peso i rimanenti beneficj. Continuava -pure la Camera Appostolica a far crudeli spogli nelle -morti de' Vescovi, Abati e degli altri Beneficiati non -inclusi nella convenzione, con tanta asprezza de' Commessarj, -che in tempo della loro infermità, e quando -aveano maggior bisogno di conforto e d'assistenza, si -vedevano co' proprj occhi saccheggiate le loro stanze -e spogliati di tutto ciò che tenevano. Negli spogli -de' Vescovadi, Badie ed altri Beneficj non compresi -nella concordia, si facevan lecito i Nunzj di procedere -contro i laici, imputati d'aver occupati beni appartenenti -alle Chiese o Beneficj vacanti, ed alla Camera -Appostolica per cagion di tali spogli, con propria -autorità sequestrandogli per mezzo de' suoi Commessarj -e di scomunicare i possessori e tutti coloro, che -in ciò loro avessero dato impedimento. -</p> - -<p> -Erano ancora insoffribili le gravi estorsioni, che si -facevano nel lor Tribunale, esigendo da' litiganti e da -tutti coloro, che aveano di essi bisogno, sotto pretesto -di diritti e sportule, eccessive somme più di quello, -che si pratica negli altri Tribunali Regj della città -e del Regno; e la cagione dell'eccesso veniva, perchè -la Corte di Roma vuol tener molti Ministri in quel -Tribunale, ma non vuol pagargli del proprio con assegnamento -di provvisione, o soldo, come si pratica -negli altri Tribunali; ma vuol che se lo procaccino -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -essi dagli emolumenti de' diritti, o propine; onde avveniva, -che i poveri litiganti erano escoriati insino all'ossa -dalla rapacità ed ingordigia de' Curiali. Non minore -era il disordine ed il pregiudicio, che si apportava -alla Regal Giurisdizione per l'infinito numero -de' laici, che dalla città e da tutte le Diocesi del Regno, -pretendevansi sottrarre dalla giurisdizione del Re -con farsi ascrivere, per mezzo di loro patenti, al servigio -di questo Tribunale, chi per Attuarj, chi per -Cursori, onde si commettevano infinite frodi, e n'esenzionavano -moltissimi, non per bisogno che n'avessero, -ma per maggior smaltimento delle loro patenti, che -vendevano a carissimo prezzo, persuadendo, che fossero -di tal virtù ed efficacia, che gli rendessero esenti -dal Foro laicale, e che per ciò dovessero esser franchi -ed immuni da qualunque pagamento così Regio, -come delle Università. Pretendevano ancora i Nunzj, -che tutti della lor famiglia così armata, come domestica, -e del lor Palazzo fossero immuni ed esenti dalla -Regal Giurisdizione; onde nacquero per ciò fra noi -disordini gravissimi, e sovente i nostri Vicerè ebbero -a contrastar per questa immunità pretesa da' lor familiari, -non pure con gli Arcivescovi, ma eziandio coi -Nunzj, i quali, anche per delitti gravissimi, prendevan -protezione de' ribaldi, sol perchè erano della famiglia -del lor palazzo. -</p> - -<p> -Fecero valere i nostri Vicerè i Regali diritti con -molta fortezza e vigore per tutto il tempo, che durarono -le male soddisfazioni d'ambedue le Corti, e mentre -durò la missione del Vescovo di Cordova e del -Chiumazzero; ma il Pontefice Urbano punendo, come -si disse, l'affare in trattati, che faceva prolongare con -varie difficoltà, profittossi del tempo; poichè gli Spagnuoli, -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -sempre più percossi da maggiori sciagure, furono -costituiti in istato di non doversi maggiormente -disgustare la Corte di Roma; onde riuscita vana la -lor missione, rimasero, non pure in Ispagna, ma nel -nostro Regno le gravezze, che dal Tribunal della Nunziatura -erano a noi cumulate; e gli Ecclesiastici più -arditi, che mai, non tralasciavano di tentar delle nuove -intraprese supra la Regal Giurisdizione. -</p> - -<p> -Per lo gran numero delle Chiese, e per li frequenti -delitti, che succedevano nella città e nel Regno, fu -riputato di doversi trovar compenso agl'intollerabili -abusi della pretesa immunità delle Chiese cotanto dagli -Ecclesiastici ingrandita, e della quale si mostravano -ora più che mai forti difensori, nell'istesso tempo, -che conoscevano la principal cagione di tanti delitti -esser l'immunità delle Chiese così stranamente -estesa, che rendeva più baldanzosi i ribaldi a commettergli. -Si pensò spedir in Roma il Consigliere Antonio -di Gaeta per ottener dal Pontefice qualche riforma -alla Bolla di Gregorio; ma, come si è veduto, -riuscì pure questa missione inutile e senz'effetto, profittandosi -la Corte di Roma delle nostre sciagure, e -della debolezza, nella quale vedeva allora essersi ridotta -la Corte di Spagna. -</p> - -<div class="section"> -<h4 id="lib38cap5s1">§. I. <i>Monaci e beni temporali.</i></h4> -</div> - -<p> -Niun altro più illustre e memorando esempio, fa -più chiaramente conoscere, che le ricchezze delle Chiese, -e de' Monaci ricevono tanto maggior incremento, -quanto più crescono le sciagure e le calamità de' popoli, -quanto ciò, che si vide accadere nel nostro Regno -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -in tempo delle maggiori sue ruine e miserie; poichè -a tali tempi, più che in altri, i miseri mortali -ricorrendo a Dio ed a' Santi, o ringraziandoli del -mali, o pregandogli che maggiori loro non avvengano, -sono più solleciti, che mai di far parte de' proprj averi -a' loro Tempj e Sacerdoti. Non videro certamente; i -nostri maggiori tempi più calamitosi di quelli, che corsero -dal Regno di Filippo II insino alla morte di Filippo -IV. Soffrirono, o guerre crudeli, o (quel ch'è -peggiore) gravi timori di quelle: incendj del Vesuvio, -tremuoti, scorrerie di Banditi, invasioni di Turchi, sedizioni, -tumulti, carestie, oppressioni, gravezze intollerabili, -pestilenze crudelissime, e tanti altri mali che -inorridiscono gli animi sentendoli. E pure in mezzo -a tante sciagure, si videro moltiplicare le chiese e' monasteri -di Religioni già stabilite, introdotti nuovi Ordini, -farsi nuovi e più doviziosi acquisti, ed in fine -crescer tanto i loro averi, che poco lor resta dell'impresa -di tirar a se quel poco e misero avanzo, ch'è -rimaso in poter de' Secolari. -</p> - -<p> -Furono introdotti in questo secolo XVII nuovi Ordini -di Religioni. La Congregazione de' Padri <i>Pii Operarj</i>, -ebbe fra noi ricetto nell'entrar di questo secolo. -D. Carlo Caraffa, Cavalier napoletano e sacerdote, -gli diede principio nell'anno 1607 nella chiesa -di S. Maria de' Monti posta nel Borgo di S. Antonio -di questa città. Ma di poi, il Cardinal Dezio Caraffa -Arcivescovo, con assenso del Pontefice Paolo V, concedè -loro, nel 1618, la chiesa di S. Giorgio Maggiore, -antica parrocchia di Napoli, resa poi Collegiata, e -servita un tempo da sette Domadarj prebendati, e da -altrettanti Sacerdoti, fra quali si connumeravano ancora -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -l'Archiprimicerio e 'l Primicerio<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Ma minacciando -a questi tempi ruina, nè avendo modo di repararla -per la molta spesa che vi voleva, parve espediente -di concederla a' Padri suddetti. Fu approvata -tal congregazione da Gregorio XV, per Breve Spedito -in Roma a' 2 d'aprile del 1621, e nel seguente anno -1622 ottenne dal medesimo l'amministrazione di -tutti i sagramenti, ed Urbano VIII la confermò poi -nell'anno 1635. Fecero presso noi col correr degli -anni non piccoli progressi, avendo in Napoli ed altrove -fondate altre lor case e fatti non dispregevoli -acquisti di beni e di poderi. -</p> - -<p> -Poco da poi nell'anno 1609 vennero a noi i <i>Cherici -Regolari Barnabiti di S. Paolo Decollato</i>. Ci vennero -da Milano, dove nell'anno 1526 furono istituiti -da Giacomo Antonio Moriggia e Bartolommeo Ferrario -Milanesi, e Francesco Maria Zaccaria Cremonese, -mossi dalle prediche di Serafino Firmano Canonico -regolare. Furon chiamati <i>Cherici Regolari di S. Paolo</i>, -perché fra gli altri loro istituti era di predicare su -l'epistole di S. Paolo; ed i loro regolamenti furon da -poi confermati da più Brevi Appostolici nell'anno 1528, -e nel 1533. S. Carlo Borrommeo Arcivescovo di Milano -li favorì pure, e concedè loro in Milano la Chiesa -di S. Barnaba, donde presero anche il nome di Barnabiti. -Sparsi poi per molte città di Lombardia e -d'Italia, capitarono finalmente in Napoli in quest'anno -1609 dove si diede loro ricetto nella chiesa di -S. Maria di Portanova, detta in <i>Cosmodin</i>, anch'ella -antica, ed una delle quattro principali parrocchie di -questa città<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<p> -Furono pure in questo secolo, nell'anno 1610, istituite -da <i>S. Francesco di Sales</i>, Vescovo di Ginevra, -le Monache della <i>Visitazione</i> della Vergine, per visitare -i poveri e gl'infermi. Ridotte poi a clausura, eran -per ciò tenute ricevere quelle donzelle infermicce, che -non sarebbero state ammesse in altri monasteri. Queste -vennero a noi più tardi, e sopra la Chiesa di -S. Maria della Pazienza Cesarea v'han fondato un ben -ampio e comodo monastero. -</p> - -<p> -S'introdussero ancora altre riforme d'antiche Religioni. -I Riformati di S. Bernardo fondarono una magnifica -Chiesa fuori la Porta di S. Gennaro, sotto il -nome di S. Carlo. I Riformati di S. Francesco, soccorsi -da varj Signori napoletani e spagnuoli, fondarono -in amenissimo sito un ben ampio Monastero, con -ben architettata Chiesa sotto il nome di <i>S. Maria degli -Angeli</i>. I Riformati Carmelitani Scalzi ne fabbricarono -un altro nel Borgo di Chiaja, sovvenuti dal -Conte di Pennaranda, che somministrò alla fabbrica -della Chiesa tremila scudi, e che nell'apertura che se -ne fece agli 11 di marzo dell'anno 1664, volle egli intervenire -con l'assistenza de' Regj Ministri, tenendovi -Cappella Regale. Non meno che i Conti di Lemos coi -Gesuiti fu questo Vicerè profuso co' <i>Teresiani</i>. Per la -sua pietà, non solo contribuì alle spese del Convento -di questi Padri, ma anche sovvenne le Monache <i>Teresiane -Scalze</i> per l'ingrandimento del lor Monastero -di S. Giuseppe in Pontecorvo. -</p> - -<p> -I <i>Gesuiti</i>, dall'altra parte, accrebbero pure a questi -tempi maravigliosamente i loro acquisti. Erano i direttori, -non men delle coscienze, che delle case del -Signori e de' popolani. Per mezzo delle loro Congregazioni, -che d'ogni qualità di persone e di mestiere -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -istituirono ne' loro Collegi e Case professe, tirarono a -se la devozione e l'ossequio di ogni sorta di gente. -S'intrigavano in tutti i loro affari, regolandoli (per -l'opinione che s'avean acquistata di uomini da bene -e prudenti) a loro arbitrio e volere. Insino le liti più -gravi e di momento, per via d'amicabili composizioni -eran rimesse al loro giudicamento; ed il Reggente Marinis -nelle sue <i>Resoluzioni</i>, rapporta più arbitramenti -di Gesuiti fatti in cause gravissime e di somma importanza. -Niun Vicerè, quanto il Conte di Pennaranda, -ebbe tanta e sì grande inclinazione alle fabbriche o -ristoramenti delle Chiese: non vi fu quasi luogo sagro, -che non ricevesse da lui per ciò larghe e copiose -limosine. Egli soccorse i Carmelitani nel ristoramento -che fecero, e separazione che ottennero del lor Monastero -col Torrione del Carmine, perchè non fossero -inquietati dalle soldatesche spagnuole che ivi dimoravano. -Egli contribuì abbondanti soccorsi per ridurre -a fine la fabbrica del <i>Romitorio di Suor Orsola</i> e della -Chiesa di <i>S. Maria del Pianto</i>, dove furono seppelliti -i cadaveri di coloro che rimaser dalla contagione -estinti. Egli soccorse la Chiesa di S. Niccolò al Molo. -Ed essendosi in tempo del suo Governo, per le note -contese insorte fra Domenicani e Francescani intorno -all'<i>Immacolata Concezione</i> (donde per quietar questi -romori, fu di mestieri a più Papi stabilire per ciò più -Costituzioni e Bolle) dagli Spagnuoli, ch'erano del -partito de' Francescani, molto più esaltata la divozione -di Nostra Signora sotto questo titolo, egli avidamente -ne prese l'opportunità, e fece con molta pompa e solennità -in tutte le Chiese sotto questo nome celebrar -feste magnifiche; onde s'accrebbe presso i popoli tal -divozione, in maniera che non vi fu Chiesa di questo -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -titolo, che non ricevesse abbondanti e profuse limosine -dalla pietà de' devoti. -</p> - -<p> -L'esemplo del Capo mosse e Nobili e Popolari a -far lo stesso. Molte altre Chiese per ciò o di nuovo -si fondarono, ovvero ruinate si ristabilirono. S'aggiunse -ancora, che avendo la crudel pestilenza lasciata -quasi che vota, la città ed il regno d'abitatori, molti -non avendo a chi lasciare i loro patrimonj, gli lasciavano -alle chiese ed a monaci, onde vie più crebbero -le loro ricchezze. Altri crucciati co' loro congiunti, li -quali mal seppero coltivarsi la loro benevolenza, per -odio e per far ad essi dispetto, lasciavano i loro averi -alle chiese. Vi contribuì non poco eziandio la dottrina -de' monaci stessi disseminata e ben radicata a -questi tempi, che coloro, i quali aveano rubato in vita, -con lasciar in morte i loro beni alle chiese, saldavan -con Dio ogni conto; ond'è, che alcuni riflessivi -<i>Viaggianti</i>, che stupidi ammirano l'infinito numero -delle nostro Chiese e Conventi, e le loro ampie -ricchezze, in vece da ciò prenderne argomento di pietà, -maggiormente si confermano nel mal concetto, ch'essi -hanno de' Napoletani, d'esser <i>gente a rubar sin dalla -cuna avvezza</i>; e che per ciò siano in morte cotanto -profusi in lasciare alle Chiese morte, perchè in vita -molto rubarono alle Chiese vive<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. -</p> - -<p> -Per queste cagioni si multiplicarono presso noi le -Chiese ed i Monasteri, in guisa, che da ora innanzi -non si può più di loro tener minuto ed esatto conto. -<i>Pietro di Stefano</i> credea aver fatto un compiuto novero -delle Chiese della sola città di Napoli, quando -nell'anno 1560 diede fuori il suo volume <i>della descrizione -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -de' luoghi Sacri della Città di Napoli</i>. Ma -non passarono sessant'anni, che <i>Cesare d'Engenio</i>, per -le tante altre nuovamente costrutte, fu spinto a compilarne -un altro, che diede a luce in Napoli nell'anno -1624 sotto il titolo di <i>Napoli Sacra</i>. Ma che perciò? -non passarono trent'altri anni, che bisognò a -<i>Carlo de Lellis</i> stamparne nell'anno 1654 un terzo -volume col titolo: <i>Aggiunto alla Napoli Sacra, ovvero -supplemento</i>. E ciò nemmeno ha bastato, perchè ora -sono vie più cresciute, sicchè possono somministrare -sufficiente materia di tesserne un quarto volume. -</p> - -<p> -Conferirono eziandio in questi tempi agli acquisti -delle chiese le stravaganti dottrine de' nostri Dottori, -li quali mal adattando le regole antiche a tempi presenti, -stravolgendo i sensi delle leggi non ben da essi -capite, e niente curando le circostanze de' tempi e la -mutazione dello stato delle cose, spinti da imprudente -e mal'intesa pietà, favorivano colle loro penne a -tutto potere tali acquisti, ed eran tutti inclinati in ampliarne -i modi e le cagioni, con detrimento notabile -della società civile, e pregiudizio gravissimo del dominio, -che ciascun tiene sopra la sua roba. Insegnavan -essi, come per indubitato, che i padroni delle case -alle chiese vicine, potevan costringersi lor mal grado -a venderle alle chiese, se servissero per loro ampliazione: -e di vantaggio, che nel prezzo non doveste riguardarsi -l'incomodo, o l'affezione del forzato venditore, -ma ciò che puramente la cosa sarebbe da' periti -valutata. E questo favore non già solo era conceduto -alle chiese, ma l'estesero agli atrj, a' portici, alle -sacrestie, a' cimiterj, a' chiostri, alle scale, a dormitorj, -insino alle cucine, ed a' giardini de' monasterj. -Si stese parimente, anche se fra la chiesa e la casa -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -vicina vi frammezzasse una pubblica strada e quel -che parrà più strano, sino per far una gran piazza, -ed un largo campo avanti l'edificio. Nella famosa lite, -che il Cardinal Filomarino nostro Arcivescovo mosse -alle Monache del Monastero di D. Regina, per cui -<i>Giulio Capone</i><a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> che difendeva il Prelato, ne compilò -due allegazioni, si pretese dall'Arcivescovo, che dovesser -le monache forzarsi a vendergli alcune case, -che tenevan davanti al suo palazzo, ancorchè vi frammezzasse -una pubblica strada, intendendo abbatterle -per slargar ivi un gran campo, perchè quello, che -era, non era così ampio sicchè con facilità potessero -entrarvi le <i>Carrozze a sei</i>. Il <i>Cardinal di Luca</i>, ch'essendo -allora avvocato in Roma, prese la difesa delle -monache, stupiva della pretensione, e con sua allegazione, -rapportata dal medesimo Capone, confutò quanto -da costui erasi allegato in contrario. Ma che prò? -fu deciso a favor dell'Arcivescovo, furon le case abbattute -ed adeguate al suolo, e la piazza per ciò ampiamente -allargata, sicchè ora le <i>carrozze a sei</i> possono -avervi in quel palagio comoda e facile entrata -ed uscita. -</p> - -<p> -Quindi è avvenuto, che i Conventi, ancorchè nei -loro principj assai piccioli, siansi veduti poi occupar -tutta una Contrada, dall'un lato all'altro, finchè si -giunga alla strada, che discontinui le case, e potendosi -con difficoltà trovare in Napoli strada, nella quale -non vi sia qualche convento, se non si ripara ad un -così grave e ruinoso abuso, potranno per tal mezzo i -monaci a lungo andare giungere a comprarsi l'intera -città. Nè finirono qui gli acquisii delle chiese e dei -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -monaci; vie maggiori, a proporzion del tempo, se ne -videro appresso, insino a' dì nostri, sotto Carlo II, il -regno del quale ne' due seguenti libri saremo ora a -narrare. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL LIBRO TRENTESIMOTTAVO. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -</p> - -<p class="center large"> -STORIA CIVILE<br /> -DEL<br /> -REGNO DI NAPOLI -</p> - -<h2 class="pad2" id="libro39">LIBRO TRENTESIMONONO</h2> -</div> - -<p> -La morte del Re Filippo IV, il qual lasciava sotto -la Reggenza d'una donna il successore d'età così -tenera, fece credere ad alcuni, che dovesse suscitare -ne' Regni di Spagna agitati dalla guerra di Portogallo, -e mal sicuri della pace con Francia, alterazioni di -gran momento; e non essendosi veduta (da poi che questi -Regni furono dominati dagli Austriaci) minorità di -Re, così infante, nè Reggenza di femmina straniera, e -nel governo inesperta, non si sapeva come il genio -altiero della nazione spagnuola fosse per soffrirlo; tanto -maggiormente che <i>Don Giovan d'Austria,</i> ancorchè -amatissimo dal Re, non essendo stato nè pur nominato -nel testamento, malamente tollerava vita privata -e negletta. Si aggiungeva, che il <i>Consiglio di Stato</i>, -avvezzo a grand'autorità, si doleva aver per iscontro -la <i>Giunta</i>, che s'arrogava la principal direzion -degli affari. Tuttavia, o fosse che l'ambizion de' Grandi, -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -mancando di forze, si sfoghi in vane querele, o -che il timor della Francia, ed il rossore di non vincer -i Portoghesi, gli contenesse a dovere, la mutazion -del Regnante non cagionò romori nè commozioni nei -Regni, e molto meno in questo di Napoli, di cui il -Re, avutane in quest'anno 1666 l'investitura dal Pontefice -Alessandro VII, la cui originai Bolla si conserva -nell'Archivio grande della Regia Camera ne commise, -come si disse, il governo a <i>D. Pietr'Antonio di -Aragona</i>, di cui, e degli avvenimenti accaduti in suo -tempo, saremo ora a narrare. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib39cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller"><i><span class="smcap">D. Pietr'Antonio d'Aragona</span> ributta la pretension del -Pontefice promossa per lo Baliato del Regno. Si -muove nuova guerra dal Re di Francia col pretesto -della successione del Ducato del Brabante con altri -Stati della Fiandra, la qual si termina colla -pace d'Aquisgrana.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Stabilita la <i>Reggenza</i> in persona della Regina madre, -e la <i>Giunta</i> di que' Ministri disegnati dal defunto -Re nel suo testamento per lo governo de' Regni, -che componevano la Monarchia di Spagna, ed acquetatosi -non meno il <i>Consiglio di Stato</i>, che i Grandi -alla disposizione fattane dal Re Filippo, non per ciò -volle il Pontefice Alessandro VII mancare di promover -ora l'antica pretensione, che i suoi predecessori -ne' passati turbati tempi s'avean in parte fatto valere -in questo Reame, di doverne essi come diretti e -soprani Padroni, durante la minor età del Re, prenderne -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -il Governo. Da' precedenti libri di quest'istoria -ciascuno avrà potuto conoscere sopra quali deboli -fondamenti ella s'appoggi; con tutto ciò alterandosi -dalla Corte di Roma l'esempio accaduto nel pontificato -di Innocenzio per la minor età dell'Imperador -Federico II, la Legazione del Cardinal di Parma nei -Pontificati di Martino IV, e d'Onorio IV, nella prigionia -di Carlo d'Angiò Principe di Salerno, ed alcuni -altri mal adattati esempj, prese in questi tempi -nuovamente l'ardire di pretenderlo. Si credette allora -da' più savj discernitori delle azioni di quella Corte, -che ciò si tentasse, non già con isperanza d'ottenerlo, -ma per tenere in cotal guisa sempre viva la pretensione, -affinchè in migliori occasioni, secondo che portasser -le circostanze e le congiunture de' tempi, se -ne potessero, quando che sia, più fruttuosamente un -tempo valere. Non tralasciò pertanto, poco dopo l'arrivo -di D. Pietro in Napoli, di presentarsi il Nunzio -in sua presenza, ed in nome del Papa, ad esporgli le -ragioni della Sede Appostolica intorno al Baliato del -Regno, e che per conseguenza s'apparteneva al Pontefice -di doverlo ora provvedere di Balio, e di Governadore, -fin che durasse la minor età di Carlo. Il -Vicerè gli rispose, che non faceva mestieri che Sua -Santità s'impacciasse di questo Governo: poichè bastantemente -s'era provveduto dal Re Filippo nel suo -testamento, con istabilire la <i>Reggenza</i> in persona del -la Regina, ed era una <i>Giunta</i> per lo Governo di tutti -i suoi Stati; ed avendogli il Nunzio lasciata una memoria -di queste pretese ragioni, il Vicerè diede incombenza -al famoso <i>Marcello Marciano</i> il giovane, -che si trovava allora Avvocato Fiscale di Camera, -che vi rispondesse. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -</p> - -<p> -Questi medesimi ufficj furono passati dal Nunzio -di Spagna in quella Corte, al quale furono date le -medesime risposte, ed avendo pure colui fatto spargere -alcuni scritti, dove si rappresentavano le pretensioni -di Roma, furono, non men da alcuni Napoletani, -che si trovavano in Madrid, che da valenti Scrittori -spagnuoli, confutati, e fatti conoscere vani e deboli -i fondamenti sopra i quali appoggiavasi la pretensione. -Ma sopra quante scritture uscirono allora -così in Ispagna, come in Napoli, la più dotta e vigorosa -fu riputata quella del Fiscal <i>Marciano</i>, che -dettata in idioma latino comparve fuori sotto questo -titolo: <i>De Baliatu Regni Neapolitani</i><a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. Così scortasi -da' Romani la vigorosa resistenza non meno della Corte -di Madrid, che del Vicerè di Napoli, posero alla pretensione -per allora silenzio. -</p> - -<p> -Ma non fu tale il successo della pretensione promossa, -pure a questi medesimi tempi, dal Re di Francia -sopra il Ducato del Brabante con altri Stati della -Fiandra, nella qual contesa, ancorchè a riguardo delle -scritture rimanessero i nostri superiori, per sostenere -la causa migliore; furono però perditori nel successo -della guerra e delle armi, che quel Re con tal pretesto -mosse in Fiandra. Per la morte del Re Filippo -fu dato ad intendere al Re di Francia, giovane allora -e di riposo impaziente, che il Ducato del Brabante -con alcuni altri Stati della Fiandra, fossero devoluti -alla Regina sua moglie, come figliuola del primo letto -del Re Filippo, non ostante che avesse egli dal secondo -lasciato il Re Carlo figliuol maschio; poichè la -consuetudine di que' Paesi era, che nelle successioni, -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -ed eredità si preferisse la femmina del primo letto ai -maschi nati del secondo. Il cupido Re ricevè volentieri -l'occasione con tal pretesto di poter slargare -i confini del suo Regno sopra quello del vicino; ma -essendo allora viva la Regina Anna Maria sua madre, -non si mosse, facendo solamente palesar la pretensione, -esagerandola in alcune scritture per giusta e -molto ben stabilita. Ma morta poco da poi la Regina -madre, e sciolto con la morte il vincolo d'autorità, -ch'ella sopra il figliuolo teneva, non così tosto fece -pubblicar colle stampe le pretensioni, che mosse le armi -per farsele valere. Scrisse nel di 9 maggio di quest'anno -1667 alla Regina Reggente di Spagna una lusinghevole -lettera, nella quale dolendosi, che non essendosi -voluti accettare i trattati di un amichevol accordo, -ch'egli avea proposti per la composizione di -tal affare, si vedeva costretto d'uscire alla fine di quel -mese in Campagna, per proccurare di porsi in possesso -di quel, che giustamente se gli apparteneva nei -Paesi Bassi per parte della Regina sua sposa, o di altro -equivalente, ma con tutto ciò, ch'erasi da lui ordinato -all'Arcivescovo d'Ambrun suo Ambasciadore, -che le presentasse una scrittura, di suo ordine fatta -stendere, nella quale si contenevano le ragioni, ove si -fonda il suo diritto; affinchè fattala esaminare, possa -venire ad abbracciare i medesimi mezzi, che le avea -fatti proporre, e che anche al presente le faceva, di -aggiustar tal differenza con alcuno amichevole accordo. -</p> - -<p> -Si conobbe da questa lettera, che si cercavan pretesti -per invader le Fiandre preventivamente, per non -dar luogo a difesa; poichè nel medesimo istante che -si proponeva accordo, si protestava, che per la fine del -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -mese si sarebbe posto in campagna, e che prima che -si potesse leggere la scrittura inviata, non che esaminarsi, -era risoluto d'andare ad impossessarsi colla forza -delle pretese province o del loro equivalente, sopra -gli altri Stati del Re Cattolico. Nè i fatti discordarono -dalle parole, perchè nella fin del mese, ponendosi -egli alla testa del suo esercito, giunse sulle frontiere -della Fiandra, e diviso l'esercito in più corpi, -nell'istesso tempo che fece pubblicar un libro in diverse -lingue delle pretese ragioni della Regina sua moglie, -attaccò più piazze di quella provincia. -</p> - -<p> -Gli Spagnuoli, dall'altra parte, esagerando cercarsi -dal Re Lodovico più tosto speziosa, che giusta cagione -di muovere l'armi; ribattevano con vigore le pretese -ragioni, sostenendo con più vigorose scritture in -contrario, che le Consuetudini o gli Statuti, particolari -non potevano giovare nella successione sovrana -degli Stati, in cui troppo ripugna all'uso ed alla natura -delle cose, che in pari grado, dalle femmine si -pretenda togliere a' maschi la corona di capo. Ma -essi non erano così ben forniti di arme, quanto di ragioni, -per potersi difendere dalla forza. La Regina -Reggente turbata all'improvvisa intimazione, che le fu -fatta guerra, si raccommandava con lagrime a' suoi -ministri; ed avendo un dì fatto introdurre il fanciullo -Re nel Consiglio, gli fece dire con voci puerili nella -propria favella, che commossero gli animi di tutti: <i>Io -son'innocente, assistetemi</i><a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. -</p> - -<p> -Risoluti per tanto gli Spagnuoli ad una valida difesa, -nell'istesso tempo, che ne proccuravano i mezzi, -non tralasciavano di disingannare i popoli delle vantate -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -ragioni de' Franzesi, facendole apparire per vane ed -ingiuste: esagerando le oppressioni, che dalla Francia -si facevano ad un Re fanciullo, e così strettamente -congiunto all'invasore. -</p> - -<p> -In Fiandra da un Ministro del Re Cattolico erasi -data già alle stampe nel principio di quest'anno una -scrittura, nella quale si dimostrava la vanità della pretensione, -affinchè cessassero i romori del volgo, per le -voci che andavansi seminando da Franzesi circa la pretesa -successione della Regina di Francia nel Ducato -del Brabante ed in altre province; e nell'istesso tempo -s'assicurassero que' popoli, di dover essere conservati -sotto l'antichissimo dominio de' loro legittimi Principi. -Ma quantunque gli argomenti in quella rapportati -(ancorchè brevi e piani) fossero conchiudenti ed -efficaci, non perciò s'arrestavano i Franzesi dal lor -proponimento, anzi oltre all'armi, con grossi volumi -s'accingevano a sostener la lor causa: onde si stimò, -che la scrittura di Fiandra, se bene per que' Popoli, -dove vi era particolar notizia delle lor leggi, sarebbe -stata bastante, così per l'altre Nazioni avrebbe potuto -giudicarsi scarsa; e che perciò fosse bene di proccurare, -che le ragioni del Re Carlo si comprovassero -con maggior copia, e si dimostrassero con maggior -vigore. -</p> - -<p> -Può ben Napoli darsi il vanto, che le migliori scritture, -che uscirono intorno a questo soggetto in difesa -delle ragioni del Re di Spagna, furono quelle dettate -dall'incomparabile nostro Giureconsulto <i>Francesco -d'Andrea</i>, allora celebre e rinomato Avvocato de' nostri -Tribunali. Il Vicerè D. Pietro d'Aragona non ebbe -a questi tempi soggetto migliore di lui per appoggiargli -questa difesa, e perchè con vigore ributtasse le -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -pretensioni de' Franzesi. Comandato pertanto costui da -D. Pietro, s'accinse all'impresa, ed a' 28 febbrajo del -medesimo anno avendo ridotta a fine una dotta scrittura -in idioma latino, con titolo: <i>Dissertatio de Successione -Ducatus Brabantiae</i>, la presentò al Vicerè, che la ricevè -con molta stima, ordinandogli, che l'avesse sottoscritta, -com'egli fece in sua presenza, affinchè dovendola -inviare in Ispagna col suo nome, già per tutta -Europa diffuso e celebrato, acquistasse ella maggior -peso ed autorità. Non si stimò in questi principj di -darla alle stampe, per non dar motivo a' Franzesi, che -per mezzo delle stampe non aveano ancora pubblicate -le loro scritture, di dire, che fossero stati i nostri i -primi a provocarli al cimento. Ma l'esito poi dimostrò, -ch'essi intanto non l'aveano pubblicate, per attaccarne -improvvisi; poichè, come si disse, nella fine -di maggio s'ebbe avviso, che il Re di Francia era -giunto co' suoi eserciti sulle frontiere della Fiandra, e -che nel medesimo tempo avea fatto pubblicare di suo -ordine un libro in diverse lingue, delle pretese ragioni, -in nome della Regina sua moglie, sulla maggior -parte di quelle province, il qual libro poco da poi -comparve in Napoli in lingua Spagnuola con questo -titolo: <i>Tratado de los Derechos de la Reyna Christianissima -sobre varios Estados de la Monarchia de Espanna</i>. -</p> - -<p> -Il Vicerè, tosto che l'ebbe in mano, l'inviò all'<i>Andrea</i> -con ordine di rispondervi; ed allora fu, che -apprendosegli più largo campo di mostrare la sua -gran dottrina, la perizia nell'istorie, e la sua peregrina -erudizione, diede fuori alle stampe in Italiana -favella quella cotanto rinomata <i>Risposta</i> al <i>Trattato -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -delle Ragioni, etc.</i><a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> stampata In Napoli in questo -medesimo anno 1668. Quivi con vigorosi argomenti -dimostrò, la cotanto esagerata consuetudine del Brabante -e delle altre province, non potere aver luogo -nella successione del principato e della sovranità; e -che quella non si regolò mai da tal consuetudine, ma -si differì sempre con legge ed osservanza contraria. -E poichè i Franzesi, per torsi l'opposizione della amplissima -rinunzia fatta dalla lor Regina, in tempo che -si maritò con Luigi, aveano proccurato con vari argomenti -di farla vedere nulla ed invalida: egli con risposte -vigorose abbattè i loro sofismi e con fortissime -ragioni sostenne la validità e fermezza di quella: ciò -che non avea fatto nella prima scrittura, parendogli, -che ciò sarebbe stato in certo modo pregiudicare alla -causa, se dove vi era total chiarezza, che non poteva -alla Regina spettarle ragione alcuna, si fosse fatta gran -forza in dimostrare, che validamente avesse potuto rinunziarla. -Rispose parimente con tal occasione questo -insigne Giureconsulto ad un altro libro fatto pubblicare -in Francia d'altre pretensioni sopra tutte le province -Belgiche, e sopra quasi tutti i Regni e Principati -dell'Europa, composto da un tal <i>Aubery</i> Avvocato -della Corte del Parlamento di Parigi, che fu stampato -nel medesimo tempo dell'invasion della Fiandra -sotto questo titolo, <i>Delle giuste pretensioni del Re sopra -l'Imperio</i>. E con profonda dottrina ed esatta perizia -dell'istoria fece vedere, che il Ducato dei Brabante -colle vicine Province, non tiene alcuna dipendenza -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -dalla Corona della Francia; nè che quel Re -possa pretender di giustificarne la conquista, come rappresentante -le ragioni di Carlo Magno; le quali egli -sostiene, che oggi risiedano nella Augustissima Famiglia -Austriaca. -</p> - -<p> -Uscirono ancora altre dotte scritture in risposta del -libro de' Franzesi, e fra le altre una giudiziosissima, -scritta in lingua franzese da un pubblico Ministro -col titolo: <i>Bouclier d'Etat, et de Justice</i>; etc. la qual -fu tradotta in idioma spagnuolo, e subito stampata. -</p> - -<p> -(Alle scritture pubblicate da' Franzesi furon date -da più Scrittori vigorose risposte, che si leggono raccolte -nell'<i>Appendice del Diario Europeo Tom. XV, -XVI e XVIII</i>, e memorate da Struvio<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. Al libro -d'<i>Auberes</i> stampato in Parigi l'anno 1667 col titolo, -<i>des justes Pretentions du Roi sur l'Empire</i>, con note -apposte, fu risposto <i>da Errico Kippingio</i>; siccome contro -del medesimo uscirono, <i>Axiomata Politica Gallicana</i>, -ed il libro di <i>Nicolò Martino</i>, intitolato <i>Libertas -Aquilae Triumphantis</i>; al <i>Traité des Droits de la -Reine Très-Chrêtienne</i>, etc. di cui fu Autore l'istesso -Auberes, fu risposto con due altre scritture, una intitolata: -<i>Dialogue sur les droits de la Reine Très-Chrêtienne, -atque deductio, ex qua clarissimis argumentis -probatur contra Gallos, non esse jus devolutionis in -Ducatu Brabantiae</i>; e l'altra, <i>la Verité defendue des -sophismes de la France</i>. Sei anni dopo <i>Pietro Gonzales -de Salcedo</i> diede fuori un volume in foglio colla -data di <i>Brusselles</i> del 1613, dettato in idioma spagnuolo, -che poi fu tradotto in Franzese con questo -titolo: <i>Examen de la verité, ou Réponse aux Traités -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -publiés en faveur des droits de la Reine Très-Chrêtienne -sur divers Etats de la Monarchie d'Espagne</i>. -Al quale però nell'anno seguente 1614 fu risposto -da <i>Giorgio Abusson</i>, con opposto libro, che ha -il titolo: <i>la défense du droit de Marie Therese d'Autriche -Reine de France à la succession des Couronnes -d'Espagne</i>). -</p> - -<p> -Ma di quanto a questi tempi ne corsero a giudicio -di tutti, era riputata la più dotta, la più vigorosa, -e la più elegante quella del nostro <i>Francesco Andrea</i>. -</p> - -<p> -Ma mentre i nostri Giureconsulti difendevan con -tanto vigore la giustizia del loro Principe, e sostenendo -la causa migliore, s'eran resi in queste contese superiori -a' Giureconsulti franzesi, eran dall'altro canto -i nostri superati dalle armi nemiche più numerose e -forti: sorpresero intanto i Franzesi Douay, Tournay, -Lilla, Furnes, Dixmude, Courtroy, Oudennarde, Alost, -Carleroy, ed altre Piazze di minor nome, nè l'inverno, -che sopraggiunse, gli fece cessar dalle armi, anzi -in questa stagione occuparono con occulte intelligenze -in un momento tutta la Contea di Borgogna. -</p> - -<p> -Questa improvvisa mossa de' Franzesi ridusse finalmente -gli Spagnuoli ad aver pace con li Portoghesi, -per potersi opporre con maggior vigore colle armi, -siccome aveano fatto colle scritture, a' Franzesi. Era -con la morte del Re Filippo, se non abolita la memoria -della rivolta di Portogallo, estinta però l'avversione, -che tenevano gli Spagnuoli all'accordo; onde -ora facilmente vi si accomodarono, e fu quello conchiuso -non con altri patti e capitolazioni, se non con -quel Pretoriano editto: <i>Uti possidetis ita possideatis</i>: -rimase con uguali condizioni ad amendue i Regni di -Castiglia e di Portogallo ciò che possedevano avanti -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -la loro unione, fuor che Ceuta, che trovandosi in mano -de' Castigliani, fu loro permesso di ritenerla. -</p> - -<p> -Stabilita la pace co' Portoghesi, fu nell'istesso tempo, -che pubblicossi con le solite cerimonie in Napoli, -dichiarata la guerra a' Franzesi, e furono pubblicati -bandi, che tutti que' Franzesi, che si trovavano nel Regno, -uscissero fra brevi giorni da quello; e dal Vicerè -si fecero sequestrare i beni, che possedevano in -esso il Duca di Parma, ed il Principe di Monaco, -come aderenti alla Corona di Francia, la quale minacciando -pure d'assalire l'Italia per mare e per terra, -costrinse il nostro Vicerè di rinforzare con mila -ottocento fanti spagnuoli ed italiani le Piazze della -Toscana, e di far venire da Alemagna un Reggimento -di soldati tedeschi. Fu da ciò impedito ancora di poter -mandare in Levante nel principio della campagna -di quest'anno 1668 la squadra delle galee del Regno -al soccorso di Candia: di che il Pontefice molto -rammaricossi; e considerando, che per questa guerra -mossa da' Franzesi venivano impediti i soccorsi ai -Veneziani, i quali con molto valore sostenevano la -difesa di quell'Isola, cinta di stretto assedio da' Turchi, -pose ogni studio, congiunto con gli altri Principi -d'Europa, di ridurre quelle due emole Nazioni a -concordia. -</p> - -<p> -Era a questi tempi, per la morte accaduta d'Alessandro -VII, a' 21 maggio del passato anno 1667, succeduto -nel Pontificato a' 17 giugno Giulio Cardinal -Rospigliosi da Pistoia col nome di <i>Clemente IX</i>, il -quale vedendo, che i Turchi aveano messo stretto assedio -a Candia, era tutto inteso a soccorrer di denaro -e di gente i Veneziani, abolendo a questo fine gli -Ordini de' Gesuiti, de' Romiti di San Girolamo di Fiesole -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -e de' Canonici di S. Giorgio in Alga. Non tralasciava -con molta premura stimolar gli altri Principi -d'Europa a mandar in Candia validi soccorsi, e mandò -insino a Solimano Re di Persia lettere, per animarlo -contro al Turco. Vedendo, che tali soccorsi eran -impediti dalla guerra, che i Franzesi avean mossa -in Fiandra, si strinse con gli altri Principi a proccurarne -la pace. Non erano questi molto soddisfatti -de' progressi dell'armi franzesi, che facevano in Fiandra, -e gli scosse non poco l'avviso d'essersi da loro -occupata la contea di Borgogna. Gli Svizzeri minacciavano -di prendere le armi per ricuperarla, come Stato, -ch'era tenuto sotto la lor protezione. Ma più di -tutti s'ingelosivano gli Stati delle Province Unite dell'Olanda, -li quali abborrendo di veder i Franzesi avvicinarsi -a' loro confini, appena conchiusa in Breda coll'Inghilterra -la pace, indussero quel Re ad unir con -essi le armi ed i consigli, e poi tirata la Svezia a forza -d'oro ne' sentimenti medesimi, tant'operarono con -gli ufficj, e molto più mostrando di voler muovere -l'armi che persuasero, o più tosto sforzarono il Re di -Francia ad assentir alla pace. Fu pertanto, a' 2 maggio -di quest'anno 1668, ella conchiusa in Aquisgrana, -ed in essa riuscì a' Franzesi di ritenere le loro conquiste -ne' Paesi Bassi coll'istessa felicità, con cui le -aveano conseguite, restituendo però agli Spagnuoli la -Contea di Borgogna. Confessarono questi d'esser sommamente -tenuti agli Olandesi di tutto ciò, che non -aveano perduto, o che ricuperavano; poichè sotto apparenza -di mediazione, aveano veramente protetto i -loro interessi, e preservato ciò, che loro restava nelle -province di Fiandra. Dall'altra parte il Re franzese -concepì fierissimo sdegno contro gli Olandesi; ma -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -simulandolo per allora, mostrò, che in onore e gratificazione -del Pontefice deponeva l'armi. Clemente, -quantunque comprendesse, quali ne fossero i più veri -motivi, dimostrava però verso il Re gratitudine e tenerissimo -affetto, proccurando stringer con lui confidenza, -la qual riputava decorosa per se, ed utile per -li suoi, e se ne valeva anche a beneficio de' Veneziani -per li soccorsi, che ne ottenne per Candia di centomila -scudi, con permissione di leve di Ufficiali e di -milizie quanto n'avesse potuto raccogliere. -</p> - -<p> -Pubblicata che fu in Napoli a' 4 d'agosto la pace -d'Aquisgrana, non mancò pure il nostro Vicerè, licenziati -gli Alemani, di spedir per Candia le squadre -delle galee di Sicilia e del Regno, per le promesse -che n'avea anche fatte la Regina Reggente a quella -Repubblica, e per gli ordini che da lei ne avea ricevuti -d'assistere con valide forze a quel bisogno. Ma -riusciti inutili, non pur questi, ma tutti gli altri soccorsi -mandati dal Re di Francia, dal Papa e da' Maltesi, -tornatesene a dietro le costoro galee, s'intese -poco da poi, che i Veneziani in questo nuovo anno 1669 -erano stati costretti di rendere a patti Candia, dopo 24 -anni di guerra e 28 mesi e 27 giorni di ostinatissimo -assedio. Questa perdita fu sensibile a tutta Italia: -ma si stimò più grave per noi, per la breve distanza, -che s'interpone fra' lidi del capo d'Otranto, e 'l paese -de' Turchi; onde il Vicerè considerando l'importanza -del pericolo, non solamente fece munire tutte -le Fortezze del Regno e le Piazze della Toscana, ma -spedì varie compagnie di cavalli per guardare le spiagge -dell'Adriatico, ed accorrere, dove il bisogno il richiedesse. -Il Pontefice Clemente s'addolorò talmente -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -di quest'avviso, che a' 9 decembre spirò. Fu in suo -luogo, nel nuovo anno 1670 a' 29 aprile, eletto Emilio -Lorenzo Altieri, che volle chiamarsi pure <i>Clemente</i> -e fu il X di questo nome. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib39cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller"><i><span class="smcap">D. Pietr'Antonio d'Aragona</span> soccorre a' bisogni della -Sardegna per la morte data a quel Vicerè: perseguita -i Banditi nel Regno; riduce a perfezione la -numerazione de' fuochi: va in Roma a prestar in nome -del Re ubbidienza al nuovo Pontefice: nel suo -ritorno gli vien dato il successore; monumenti e leggi -che ci lasciò.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Perchè il Regno di Sardegna non rimanesse esente -dalle comuni calamità, che aveano sofferti quelli -di Napoli e di Sicilia, fu veduto a questi medesimi -tempi ancor egli in disordine, per li tumulti, che cagionò -la morte data a D. Emanuele de los Covos Marchese -di Camerassa suo Vicerè. Governava costui quell'Isola, -e secondo il costante tenore della Corte di Madrid, -venendo richiesto di danari, premeva que' sudditi -a doversi disporre di far un donativo al Re; ma -avendo incontrate gravissime difficoltà, fu costretto a -far sciogliere il Parlamento generale di quel Regno, -che a tal fine avea fatto ragunare in Cagliari capitale -del Regno, senz'ottenerlo. Il principal contraddittore -fu D. Agostino di Castelvì Marchese di Laconi, -il quale essendo stato nella notte de' 20 di giugno -del 1668 fatto ammazzare, si pubblicò, che questo assassinamento -fosse stato commesso d'ordine di D. Isabella -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -di Portocarrero Marchesana di Camerassa con -saputa e consenso del Vicerè suo marito, in vendetta -delle opposizioni promosse da D. Agostino nelle corti -del Regno. A queste voci assembraronsi D. Giacomo -Artal di Castelvì Marchese di Cea, D. Silvestro -Aymerich, D. Antonio Brondo, D. Francesco Cao, -D. Francesco Portogues e D. Savino Grizoni nel palagio -di D. Francesca Carilas Marchesana di Laconi -moglie del morto, dove conchiusero d'uccidere il Vicerè; -e per mandare ad effetto una così scellerata determinazione, -a' 21 luglio del medesimo anno, dalle finestre -della casa d'Antioco Brondo, posta in Cagliari -nella strada <i>de los Cavalleros</i>, mentre il Vicerè con -la moglie e co' figli tornava in carrozza dalla chiesa -di Nostra Signora del Carmine alla sua abitazione, -gli scaricarono più colpi d'archibugi, per li quali rimase -miseramente morto. La Marchesana di Camerassa -spaventata da tal funesto spettacolo, temendo di -mal peggiore, tutta sbigottita volle partir subito da Cagliari, -ed imbarcatasi la notte seguente co' figliuoli e -famiglia, fece presto ritorno in Ispagna, lasciando con -la sua partita libero il campo alla Marchesana D. Francesca -Carillas di far fabbricare contro lei un processo -nella Regia Audienza di Cagliari, e d'incolparla -della morte del Marchese di Castelvì suo marito. Gli -uccisori del Vicerè, essendosi ricovrati nel convento -di S. Francesco, vi si trattennero con comitiva d'uomini -armati per lo spazio d'un mese, fortificando le -porte del monastero, e facendo le sentinelle all'uso di -guerra, e poscia s'imbarcarono pel Capo di Sassari, -dove per loro difesa fecero unione di gente. -</p> - -<p> -All'avviso d'un così temerario eccesso, il nostro Vicerè -fece subilo allestire diece galee, sopra le quali -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -furono fatti imbarcare duemila fanti spagnuoli, Italiani -e tedeschi, e benchè si fossero avviate alla volta -di Sardegna, nulladimeno fu riputato da poi savio -consiglio di richiamarle in Porto: non essendosi stimato -a proposito d'ingelosire que' popoli, di lor natura -fierissimi, con l'introduzione in quell'Isola di -nuova soldatesca. La Corte di Madrid per ovviare -a mali peggiori mandò tosto per nuovo Vicerè in quel -Regno D. Francesco Tuttavilla Duca di S. Germano -Nobile napoletano del Seggio di Porto, fratello -di D. Vincenzo Tuttavilla Duca di Calabritto, Maestro -di Campo Generale di questo Regno, il quale ai -10 di Marzo dell'entrato anno 1669 si parti per Sardegna -ad assistere il fratello con la galea Padrona -della squadra di Napoli, e portò seco il Consigliere -D. Giovanni d'Errera, ch'era stato dal Re deputato -per Giudice Delegato nella causa degli uccisori del -Camerassa. Si spedirono da poi nel seguente mese di -maggio tre altre galee con cinquecento fanti spagnuoli -ed italiani e qualche contante, e v'accorsero pure -dal Finale altri mille soldati con la squadra delle -galee del Duca di Tursi, e trecento dall'Isola di Sicilia; -e finalmente nel mese di marzo del seguente anno -1670 fu duopo al nostro Vicerè mandarne dal Regno -altri cinquecento. -</p> - -<p> -Le cose però di quell'Isola si videro tosto ridotte -in tranquillità, poichè dall'Errera si pose in chiaro, -che nell'uccisione del Vicerè non v'aveano avuta participazione -alcuna que' popoli, e che l'infame omicidio -era stato commesso da que' soli Nobili, per coprire -l'assassinamento del Marchese di Laconi, stato fatto -ammazzare da D. Silvestro Aymerich ad istanza dell'istessa -Marchesana D. Francesca sua moglie per torsi -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -lui per consorte, come già era seguito. Furono per -tanto con pubblico editto dichiarati tutt'i colpevoli -della morte del Vicerè, rei di Maestà lesa, e come -tali sottoposti al bando della vita: furono imposte grosse -taglie sopra le loro teste e le loro persone: furono -confiscati i loro beni, e comandato che fossero demolite -le lor case, e con aspergersi sale adeguate al suolo. -Fu parimente dichiarato, che que' popoli s'erano portati -in tal occasione con fedeltà verso il loro Principe, -e che non poteva imputarsegli colpa di sorta alcuna -in quell'assassinamento. Il Duca di S. Germano -ricevè pienissime grazie da tutti gli Ordini di quel -Regno, che rimase tutto pacato sotto l'ubbidienza del -suo antico Signore. -</p> - -<p> -Ma nel nostro Regno non lasciavano intanto gli -sbanditi le consuete scorrerie per le campagne, ora -più che mai rese non men insolenti che spesse. Rubavano, -riducevano in servitù i viandanti, svaligiavano -i Procacci, in fine le pubbliche strade non eran più -sicure, tal che si vedeva rotto ogni traffico ed impedito -ogni commerzio. Negli Apruzzi ne campeggiavano -molte squadre, che fortificatesi in diverse Terre, erano -giunte infino a spedir ordini a tutt'i luoghi di quei -contorni che lor pagassero, non già al Regio Tesoriere, -i fiscali. Essendo succeduto nella Chiesa di -Napoli, per la morte del Cardinal Filomarino, il Cardinal -D. Innico Caracciolo, costui nel viaggio ch'intraprese -per Roma, per assistere al Conclave per l'elezione -del nuovo Pontefice, poi seguita in persona di -Clemente X, fu arrestato da queste masnade, e gli fu -duopo per disbrigarsene pagar loro cent'ottanta doble. -Monsignor Toppa Arcivescovo di Benevento fu ancor -egli svaligiato presso Napoli nella Terra di Pomigliano -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -d'Acro, e si salvò per miracolo. Ma il più molesto -era a questi tempi il famoso <i>Abate Cesare Riccardo</i>, -il quale dopo aver ucciso D. Alessandro Mastrillo -Duca di S. Paolo, si pose a scorrere con comitiva le -campagne intorno la città di Nola, avanzando le scorrerie -sino alle porte di Napoli: svaligiava Procacci, -abbruciando più volte le lettere senza perdonare a -quelle del Vicerè; entrava ed usciva sconosciuto in -Napoli; e giunse a tale, che impediva in Napoli il -trasporto della neve, minacciando di più agli Eletti, -che avrebbe impedito anche la condotta de' grani, se -non gli proccuravano dal Vicerè il perdono. -</p> - -<p> -Si ponevan in opra dal Vicerè vari mezzi per estirparli, -ma non riuscivano così efficaci, sì che se ne -potesse ottenere il total esterminio. Creò egli a quest'effetto -Vicario Generale della Campagna il Consigliere -D. Diego di Soria, poi Reggente: spedì alcune -compagnie di Spagnuoli in Apruzzo, per isnidarli da -que' luoghi: elesse in fine una Giunta di vari Ministri -per severamente punirli insieme co' loro aderenti; ma -nulla giovò, poichè le milizie regolate in que' luoghi -alpestri ed inaccessibili nulla poterono: alcuni presi -furon sopra le forche fatti morire, ma nuovamente ne -pullulava numero assai maggiore: la Giunta fece arrestare -alcuni Titolati lor protettori, ma poi, dopo -breve prigionia, eran dal Vicerè composti con grosse -somme di denaro: tal che si tornava a' disordini primieri. -</p> - -<p> -Di questo sol fu imputato l'Aragona, che a' suoi -tempi si vide rilasciata la disciplina, e commettersi enormi -e gravi delitti d'incesti, peculati, furti, falsità, -assassinamenti, duelli ed altri eccessi, de' quali non ne -prendeva quel severo castigo che meritavan i colpevoli; -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -ma, o usando indulgenza nelle visite che soleva -egli fare in Vicaria, intervenendovi personalmente, e -talora anche colla Viceregina sua moglie, ovvero permutando -la pena corporale in danari: ciò che fruttandogli -grosso guadagno, e secondo il computo che se -ne faceva dal volgo, aveane da tali composizioni ricavati -più di trecentoventimila ducati, gli acquistò -nome di Ministro sordido; e diessi a molti occasione -di motteggiarlo, che e' punisse le borse non già le persone. -</p> - -<p> -Non è però, che non apportasse egli al Regno non -picciola utilità, per la numerazione generale de' fuochi, -che principiatasi dal Conte di Pennaranda, e continuata -poi dal Cardinal d'Aragona, venne da lui sollecitata -e finalmente ridotta a perfezione: poichè non -solo la fece egli pubblicare, ma cominciò ancora a -praticarsi fin dal primo di gennajo dell'anno 1669. -L'alleggerimento che ne sperimentarono le Comunità -del Regno fu di grandissima importanza, perchè furono -tassate a pagare per quel numero de' fuochi, che -in fatti erano; e furono rimesse loro tutte le somme, -delle quali andavano debitrici per tutto il tempo passato, -essendosi compiaciuti il Re e gli altri assegnatarj -de' fiscali di concorrere non solamente alla remissione -de' mentovati residui, ma anche alla perdita -di ducati ventidue ed un decimo per ogni cento ducati -di entrata, che fu necessario defalcare generalmente, -per cagione del mancamento d'intorno a centomila -fuochi, ne' quali questa numerazione si trovò minore -dell'antica. In cotal guisa le Comunità del regno cominciarono -a respirare e ad essere per conseguenza -più pronte a' pagamenti, con non picciola utilità degli -assegnatarj de' Fiscali e del Re. Vi s'aggiunse l'augumento -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -dell'arrendamento del Tabacco, che da ducati -quarantacinquemila l'anno, crebbe a questi tempi -fino ad ottantamila, e quello della manna, che trovandosi -venduto a particolari persone, fu dal Vicerè ricomprato -ed incorporato al patrimoni regale. In -brieve tutti gli arrendamenti, dazj e gabelle crebbero -notabilmente di prezzo, con utile grandissimo di tutti -i consegnatarj, essendosi calcolato l'avanzo nel valore -de' capitali, secondo la relazione fattane dal Razionale -della Regia Camera Giovanni d'Alesio, in poco meno -di nove milioni di ducati: al che contribuì molto la -vigilanza del Vicerè, ed il rigore che praticava contro -coloro che ne fraudavano il pagamento. -</p> - -<div class="section"> -<h4 id="lib39cap2s1">§. I. <i><span class="smcap">D. Federico di Toledo</span> Marchese di <span class="smcap">Villafranca</span> rimane -Luogotenente nel Regno, nel tempo che l'Aragona -va in Roma a dar l'ubbidienza al nuovo -Pontefice.</i></h4> -</div> - -<p> -La Regina Reggente, secondo il costume introdotto -dalla Corte di Spagna, avea comandato al nostro Vicerè -Aragona che si fosse portato in Roma a dar in -nome del Re, e suo, ubbidienza al nuovo Pontefice -Clemente IX; ma tolto costui dal Mondo, per inaspettata -morte, non si potendo adempire quest'ufficio -con lui, fu comandato che si adempisse col suo successore -Clemente X. Nel medesimo tempo fu provveduto -dalla Regina, che in assenza dell'Aragona rimanesse -a governar il Regno il <i>Marchese di Villafranca</i>, -che si trovava in Napoli esercitando la carica di Capitan -Generale della squadra delle galee. Fu disputato -nel nostro Collateral Consiglio se al Villafranca -dovessero darsi trattamenti di <i>Vicerè</i>, o pure di semplice -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -<i>Luogotenente</i> dell'Aragona, stante che costui teneva -dispacci della Corte, ne' quali gli s'imponeva, che -terminata l'ambasciata dovesse tornare in Napoli a -continuare il Governo; ma a cagion che per la commessione -Regale dovea il Marchese riputarsi come -vero ed independente Vicerè, non già Luogotenente -dell'Aragona, fu per tanto determinato a suo favore. -Partito adunque l'Aragona da Napoli, a' tre di gennajo -di quest'anno 1671, fu dato al Marchese il possesso -della carica coll'intervento degli Eletti della città, il -quale (tenendosi occupato il Regal Palazzo dalla moglie -di D. Pietro) scelse per sua abitazione quello -de' Principi di Stigliano sopra la Porta di Chiaja. -</p> - -<p> -Governò il Marchese con molto rigore e con indefessa -applicazione il Regno, prendendo per esemplare -il suo gran avolo D. Pietro di Toledo, che governollo -ventidue anni, ma non vi durò che infino a' 25 di -febbrajo; poichè l'Aragona giunto in Roma affrettò -la sua ambasceria, ed avendo a' 22 gennajo fatta ivi -pubblica e solenne entrata il giorno seguente, accompagnato -dal Marchese d'Astorga, che si trovava in -Roma ambasciador Cattolico, fece la cerimonia del -bacio del piede; e dopo essersi trattenuto in quella -città alquanti altri giorni in pranzi e visite, tornò in -Napoli a ripigliar il governo, mal soddisfatto del rigoroso -modo del Villafranca, che non ben si confaceva -col suo tutto largo ed indulgente. Il marchese di Villafranca, -si trattenne in Napoli sino al mese di luglio; -partì poi per la Corte, dove si crede, che avendo rappresentato -a que' Ministri l'avarizia di D. Pietro, e -l'avidità di cumular per se denari, sicchè quando partì -per Roma non avea lasciato nella Cassa militare nè -pur un quattrino, avessele fatto pensare a dargli successore. -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -Non passaron molti mesi, che s'intese essere -stato a lui sostituito in questo Governo il <i>Marchese -d'Astorga</i>, il quale trovandosi ambasciadore in Roma -prese ne' principj del nuovo anno 1672 il cammino -verso il Regno, ed a' 11 febbrajo giunse in Napoli, accolto -con molti segni di stima da D. Pietro, il quale, -soddisfatte le consuete visite, a' 14 del medesimo -mese cedè il governo e con la Duchessa sua moglie -se n'andò immantenente a Pozzuoli, donde poi a' 25 -dello stesso mese con quattro galee si partì per Ispagna. -</p> - -<p> -Fra i Vicerè che lasciarono a noi più insigni memorie, -dee certamente annoverarsi D. Pietro d'Aragona. -Egli per l'inclinazione grandissima che avea alle -fabbriche, adornò Napoli di molti edificj. Egli ridusse -in quella magnifica forma che ora si vede, l'Ospedale -de' poveri di S. Gennaro fuori le mura della città, -con ampliarlo di tanti corridori e stanze, e con darvi -stabile e fermo governo. Egli con indicibile spesa -costrusse il Porto per le Galee, ed ingrandì l'Arsenale -in più ampia forma: fece quella magnifica strada -adorna di tanti fonti, donde dall'Arsenale si ascende -al largo avanti il Regal Palazzo, e nella cima di quella -fece ergere la statua di Giove Terminale, che sostiene -il cuojo, e le ale d'una grand'aquila. Abbellì -il Palazzo Reale, ed aggiunse a' piedi di quella maestosa -scala, fatta dal Conte d'Onnatte, le due statue -de' fiumi Ibero e Tago, e sopra la porta, che comunica -col Palazzo vecchio, l'altra del fiume Aragona. -Egli nel Castel Nuovo unì l'Armeria Reale in quella -gran sala, che soprasta al suo cortile. Rifece nel -monte Echia il quartiere principale degli Spagnuoli; -e v'innalzò da' fondamenti quel vasto edificio del Presidio, -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -capace d'alloggiare più di seimila soldati. Rifece -parimente le pubbliche fontane di Poggioreale, -di S. Caterina a Formello, di mezzo cannone, e moltissime -altre, e da' fondamenti innalzò quella di monte -Oliveto. Restituì l'uso de' Bagni dell'acque minerali -fuori la grotta di Coccejo, di Pozzuoli, e Baja; -e perchè non se n'abolisse la memoria, in tavole di -marmo fece scolpire la loro virtù ed efficacia ne' malori; -donde fu data occasione a <i>Sebastiano Bartoli</i> -famoso medico di que' tempi, di spiare più a dentro -la qualità di queste acque, e compilarne perciò particolari -relazioni e trattati. Ristorò in fine i nostri -Tribunali, ampliando le sale del Consiglio, quelle della -Vicaria, e l'altre della Regia Camera, dove per -la diligenza dell'Archivario <i>Niccolò Toppi</i>, riordinò -l'Archivio, e del di lui favore questo scrittore<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> -molto si loda, narrando, che fu tre volte a vederlo, -facendovi far tre nuove camere, e fece dar principio -ad un <i>Repertorio</i> generale di tutte le scritture, che oltrepassavano -il numero di trecentomila, con assegnare -il salario a cinque Scrivani, li quali erano puntualmente -pagati mese per mese, perchè l'opera si compisse. -Accrebbe parimente lo stipendio a' Giudici di Vicaria -e diede vari provvedimenti per la giusta distribuzione -delle cause, afin di troncar le lunghezze delle liti e le -calunnie de' litiganti. -</p> - -<p> -Ma quantunque l'Aragona lasciasse a noi di se sì -illustri monumenti, non è però, che non ci defraudasse -all'incontro di molte insigni memorie. Egli ci tolse -l'ossa del magnanimo Re Alfonso I d'Aragona, le -quali, come si disse nel XXVI libro di quest'Istoria, -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -erano rimaste in deposito nella sagrestia di S. Domenico -Maggiore di questa città, dove il Re Alfonso II -dal Castel dell'Uovo le fece trasportare, quando vi -fu seppellito suo padre. Essendo accaduto nel 1506 un -incendio in quella sagrestia, il fuoco ne consumò buona -parte, ma ne scamparono il cranio ed alcune poche -ossa: il cranio per ordine del Re Ferdinando il -Cattolico fu consegnato al Vescovo di Cefalù, che '1 -condusse in Ispagna: le ossa erano solo qui rimase: -ciò che pervenuto alla notizia dell'Aragona intraprese -di farle ancora colà trasportare, ed unirle col cranio. -Si opposero i Monaci di quel convento, ma avendo -la Regina Reggente, alle insinuazioni del Vicerè, con -suo spezial dispaccio comandato, che si trasportassero -in Ispagna, cessarono le contese ed i frati con pubblico -istromento ne fecer la consegna al Vicerè. Ci -tolse ancora, per abbellire la sua galleria in Madrid, -molte insigni dipinture e statue: fra l'altre quelle dei -quattro fiumi, che adornavano la Fontana della punta -del Molo, l'altra di Venere, che giaceva nella fonte -su l'orlo del fosso del Castel Nuovo, ed alcuni puttini -e gradini di marmo tutti d'un pezzo, ch'eran -collocati nella fontana Medina, opera del famoso Giovanni -di Nola, li quali furono tutti da lui mandati in -Ispagna. -</p> - -<p> -Nel tempo del suo governo furon da lui stabilite -molte provvide e sagge Prammatiche poco men di 30, -per le quali riordinò i Tribunali, riformò molti abusi -nelle Dogane, e diede altri provvedimenti, che sono -additati nella <i>Cronologia</i> prefissa al primo tomo -delle nostre Prammatiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -</p> - -<h3 id="lib39cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller"><i>Governo di <span class="smcap">D. Antonio Alvarez</span>, Marchese d'<span class="smcap">Astorga</span> -molto travaglioso ed infelice per li disordini, ne' quali -trovò il Regno e molto più per le rivoluzioni accadute -in Messina.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Giunto il Marchese d'Astorga in Napoli trovò la -città, non solo per la grande penuria di grani, ma -tutta sconvolta per li continui delitti, e sopra ogni altro -per li furti, che di continuo si sentivano in ogni -angolo. Applicò per tanto i suoi pensieri a proccurare, -che fossero introdotti in Napoli, non pur dalle -province, ma da altri più remoti paesi, copiosi viveri, -sicchè soddisfece alla brama de' popoli e restituì nel -Regno l'abbondanza. Ma con tutto che praticasse estremi -rigori, non fu possibile (cotanto per la dissoluta -disciplina del passato Governo era la gente divenuta -ribalda) d'estirpare i furti e molto meno impedire -le continue scorrerie de' banditi, che commettevano -in campagna. Scorrevano insino alle porte di Napoli, -svaligiavano i procacci, saccheggiavano le Terre, empivano -le campagne di omicidj, ruberie e stupri; e -campeggiando con molta baldanza, di continuo acquistavan -seguito, ed ingrossavan di numero. Il Vicerè, -valendosi de' consueti rimedj, rinvigorì gli animi dei -Presidi provinciali, premurosamente incaricando loro -che dandosi mano badassero unicamente ad estirpargli. -Ne fu fatta molta strage e non fu picciol guadagno -essersi tolto dal mondo il più pernizioso fra i -loro Capi, il cotanto rinomato <i>Abate Cesare</i>. Ma non -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -per ciò, a guisa d'idre, non ripullulavano, e negli Apruzzi -spezialmente, per dove fu costretto il Vicerè -spedirvi cinque compagnie di Spagnuoli, non solo per -abbattere la loro insolenza, ma anche perchè, sospettandosi, -che avesser potuto ricever fomento da Roma -dall'Ambasciador di Francia, si vegghiasse ad ogni -novità, che con tal appoggio potesser questi ribaldi -promuovere. Egli è però vero, che per le sollevazioni -accadute poco da poi in Messina, si tolse un buon numero -di costoro dal Regno, ai quali fu conceduto dall'Astorga -il perdono, per andare a servire il Re in -Sicilia, dove diedero pruove di gran valore, cancellando -con ciò in gran parte le colpe della vita passata. -Gli altri, che vi rimasero, essendosi poi sempre -più moltiplicati, continuarono nella lor contumacia: -perchè l'estirpamento totale d'una così dannosa semenza, -l'avea il cielo riserbata a più esperta e gloriosa -mano. -</p> - -<p> -Non furon soli questi disordini, che resero travaglioso -il governo del Marchese; perchè all'angustie, -nelle quali trovò il Regno, per la fame, per li ladri -e per questi ribaldi, se ne aggiunse un'altra più fastidiosa, -qual fu quella delle <i>monete</i>, ridotte a questi -tempi a stato si miserabile, che non avean d'intrinseco -valore la quarta parte. La radice di questo -male era antica, e quella stessa, che cagionò l'abolizione -delle zannette in tempo del Cardinal Zapatta; -dal quale quantunque si fosse fatta coniar la nuova -moneta, e si fossero imposte gravissime pene a coloro, -che avessero avuto ardimento di ritagliarla, o falsificarla; -ad ogni modo l'avidità del guadagno faceva vilipendere -ogni qualunque severo castigo. Era il numero -de' tosatori, e falsificatori cresciuto in guisa, che -sino nelle case di persone di qualità furono trovati -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -ritagli, ed ordegni per conio delle nuove; e pubblicossi, -che alcune donne di non volgare condizione, si -fossero parimente mischiate in questo esercizio. Ne -fu scoverta in Napoli un'intera compagnia, e nella -provincia di terra d'Otranto ne furono indiziati -moltissimi. Pose il Vicerè ogni cura per estirpargli; -molti scoverti furon fatti morire su le forche, alcuni -sostennero lunghe prigionie, ed altri ne ottennero il -perdono: ciò che diede ansa a' detrattori ed ardire -d'affermare, ch'era stata loro salvata la vita, ma non -già la borsa. Altri ancora si sottrassero da' condegni -castighi, chi schermendosi col privilegio del chericato, -chi coll'immunità delle chiese, e chi con la fuga dal -regno. Per dar riparo a mali sì gravi, cominciò il -Vicerè a pensare alla fabbrica d'una nuova moneta, -la quale non avesse potuto nè falsificarsi, nè ritagliarsi. -Si pose l'affare in consulta, e se ne fecero più -discorsi, ma non ebbero alcun effetto; perchè la gloria -d'un così magnanimo fatto stava pure riserbata ad -un più fortunato Eroe. -</p> - -<p> -Pure i Turchi vollero avere la lor parte in tener -travagliato l'Astorga; poichè scorrendo per le marine -del Regno, posero gente in terra nella provincia di -Bari, dove nel mese di giugno di quest'anno 1672 -fecero schiavi 150 poveri contadini, che mietevan vettovaglie. -E nel mese d'agosto fur vedute nel Golfo di -Salerno sette galee di Biserta, che andavan depredando -i nostri legni. Nel seguente anno, nelle marine -di Puglia fecero notabilissimi danni, spezialmente nella -terra di S. Nicandro, nella quale ridussero in cattività -molti contadini; tanto che per reprimere i loro -insulti, fu costretto il Vicerè a spedir ivi tre compagnie -di cavalli, ed a mandare la squadra delle nostre -galee a scorrere i mari dei Regno. -</p> - -<div class="section"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -</p> - -<h4 id="lib39cap3s1">§. I. <i>Per le rivolte di Messina si riscuoton dal Regno -grossi sussidj.</i></h4> -</div> - -<p> -Ma cure assai gravi e moleste sopraggiunsero in -questi tempi al Vicerè, ed a noi gravezze e timori -vie più considerabili, per più alte cagioni. Aveano in -quest'anno i re di Francia e d'Inghilterra, uniti coll'Elettor -di Colonia e 'l Vescovo di Munster mossa -crudel guerra agli Stati Generali d'Olanda, li quali -quantunque fossero rimasi vittoriosi in mare dell'armate -navali d'Inghilterra e di Francia, furono loro -ad ogni modo dagli eserciti confederati occupate le -province d'Utrech, di Gheldria e d'Overissel con -parte della Frisia. Donde prese motivo il Conte di -Monterey, governadore de' Paesi Bassi Cattolici d'introdurre -nelle piazze Olandesi guarnigione Spagnuola, -e l'Imperador Leopoldo con l'Elettore di Brandeburgo, -di far entrare un esercito negli Stati di Colonia -e di Munster, per costringer que' Principi all'osservanza -della pace di Cleves. Ma avendo i Franzesi -occupata la Marca e 'l Ducato di Cleves appartenente -all'Elettore di Brandeburgo, e spinto il marescial di -Turenna nella Franconia quantunque avessero costretto -questo Elettore a deporre l'armi, non poterono ad -ogni modo impedire che molti Principi d'Alemagna -non si fossero collegati coll'Imperadore e con gli Olandesi -per la difesa de' proprj Stati. -</p> - -<p> -Gli Spagnuoli non potendo soffrire le conquiste dei -Franzesi sopra gli Stati d'Olanda e molto meno sopra -l'Imperio, deliberarono d'entrare anch'essi in questa -lega; ed avendo dichiarata la guerra al Re di -Francia, protestarono al Re d'Inghilterra, che se non -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -si fosse separato da quello, avrebbero con lui fatto lo -stesso, e frappostisi per mediatori, fecero sì, che si -conchiudesse la pace fra gl'Inglesi ed Olandesi. Così -costretti i Franzesi a far fronte all'esercito Imperiale, -che s'era avvicinato a' confini della Fiandra, abbandonarono -tutte le piazze degli Olandesi, fuorchè -Mastrich e Grave, la quale fu sforzata poscia dal -Principe d'Oranges ad arrendersi con onorevoli condizioni. -In questa guisa venne a cader tutta la guerra -sopra la Fiandra Spagnuola, ed a' Paesi posti dall'una -e dall'altra parte del Regno, che durò molti anni. -</p> - -<p> -Essendosi pertanto pubblicata in Napoli nel mese -di dicembre di quest'anno 1673 la guerra contro alla -Francia, con pubblicarsi bando che fra brevi giorni -tutti i Franzesi sgombrassero dal Regno, cominciarono -a turbar l'animo del nostro Vicerè più nojosi -pensieri; poichè dichiarata questa guerra, temendosi, -che i Franzesi non tentassero d'assalire il principato -di Catalogna, fu richiesto l'Asterga d'inviar soccorsi -per difesa di quello Stato; onde gli fu duopo -spedire per quella volta quattro vascelli con 1200 -fanti Napoletani, sotto il comando del Maestro di Campo -D. Giovan-Battista Pignatelli; e premendo sempre -più il bisogno d'ingrossare l'esercito di Catalogna, bisognò -nel mese di marzo del seguente anno 1674 spedire -altri 1500 soldati, sotto la condotta del Sergente -maggiore di Battaglia D. Antonio Guindazzo; e -poi nel mese di giugno vi furono spedite cinque galee -del Regno con altre 500 persone. Ma le rivolte sopravvenute -nella città di Messina, che cagionarono -una delle più ostinate guerre, che mai si fossero intese, -impedirono li soccorsi per Catalogna, li quali -sarebbero stati non di tanto aggravio, e costrinsero il -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -Vicerè a mandarne in Sicilia dal nostro Regno altri -assai più spessi e vigorosi; tal che a nostre spese si -ebbe a sostenere quella crudele ed ostinata guerra. -</p> - -<p> -I Messinesi vantando antichissimi privilegj di franchigia -e d'esenzione ed altre lor prerogative, eransi -nel regno di Filippo IV molto più insolentiti, a cagion -ch'essendo stati saldi e costanti nella fede regia -ne' preceduti tumulti di Palermo e di Napoli, il -Re Filippo non solo aveagli loro confermati, ma aggiunti -nuovi favori e preminenze. -</p> - -<p> -(Gli antichi privilegi, conceduti da' Re Ruggiero e -Guglielmo, suo successore, alla città di Messina si leggono -presso <i>Lunig. tom. 2 pag. 845 e 855 e pag. 2515 -e 2517</i>.) -</p> - -<p> -Queste concessioni facevano godere a que' popoli una -libertà quasi che assoluta; ed era dagli Spagnuoli tollerata, -perchè consideravano, che non dipendeva quella -licenza, che spesso si prendevan per difesa de' loro -privilegj, da animo poco inclinato alla sovranità -del Re ad al suo servigio, ma da una certa vanità, -ch'essi aveano d'esser singolari fra tutti gli altri sudditi -sottoposti alla corona di Spagna. Eleggendo essi -dal lor corpo il pubblico Magistrato, che chiamano -Senato, con piena autorità nel comando, con potestà -d'amministrare il pubblico patrimonio e di distribuire -le cariche subalterne, disponevano con assoluto arbitrio -degli animi de' cittadini, ed eran sempre pronti -a resistere, anche a proprj Vicerè, qualora essi credevano, -che si tentasse cosa, che fosse contro i loro -cotanto vantati privilegj. -</p> - -<p> -Nel governo del Conte d'Ayala si lamentarono, prima -che quel Vicerè non avea giammai fatta residenza -in Messina, che avesse fatto imprigionare alcuni, -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -quando non dovea; ed in fine non vi era operazione -che facesse, che non l'interpretassero per violazione -de' loro privilegj; e se le cose si fossero contenute nei -termini di lamenti e di querele, sarebbe stato comportabile; -ma si venne a' scandalosi fatti di dichiarare nulle -le ordinazioni di quel Vicerè, come pregiudiciali ai -loro privilegj, e ad assoldar gente per la loro osservanza. -Queste medesime dimostrazioni continuarono -con D. Francesco Gaetano Duca di Sermoneta successor -dell'Ayala, il quale essendosi portato in Messina -lo forzarono a pubblicar Prammatica, colla quale -gli fecer proibire l'estrazion delle sete da tutti i -porti di quell'Isola, fuorchè dal porto della lor città. -Ma gravatesi di ciò l'altre città del Regno, ne fu dalla -corte di Spagna sopraseduta l'esecuzione; tal ch'essi -si risolsero di mandar due ambasciadori a Madrid -per ottenerne la revocazione. Pretesero costoro d'esser -trattati nell'udienze, come tutti gli altri ambasciadori -di Principi, e che si fosse loro destinata certa giornata; -che l'introduttore degli ambasciadori gli accompagnasse -e che fossero mandati a levare nel giorno -dell'udienza con le carrozze della casa regale. Allegavano -essi molti esempj in tempo del Re Filippo IV -che così gli avea trattati; ma la Regina Reggente non -volle a verun patto accordar loro questo cerimoniale; -poichè non solamente non appariva, che ciò fosse seguìto -con saputa del Re suo marito, anzi che il medesimo -avea espressamente ordinato, che tutti gli ambasciadori -de' regni e delle città suddite ne godessero -il nudo titolo e non già il trattamento: ond'essi -per non si pregiudicare, fattasene con nuova supplica -protesta, se ne ritornarono in Messina senz'adempire -all'ambasciata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -</p> - -<p> -Irritati i Messinesi da tal rifiuto, cominciarono ad -usar molte insolenze; ed essendo intanto al Duca di -Sermoneta succeduto nel governo di quell'Isola il Duca -d'Alburquerque, ed a costui poco da poi sostituito -il Principe di Lignì, crebbero assai più li disordini -e le confusioni, le quali finalmente terminarono in fazioni; -onde sursero i nomi di <i>Merli</i>, che presero i -Realisti, e di <i>Malvezzi</i> che s'arrogarono gli altri del -partito contrario, riducendosi i Messinesi in istato non -meno lagrimevole di quello, nel quale si vide altre -volte ridotta quasi tutta l'Italia dalle fazioni de' Bianchi -e de' Neri, e de' Guelfi e Ghibellini. -</p> - -<p> -Ma nel Governo del Marchese di Bajona successore -del Lignì, essendo Straticò in Messina D. Diego di -Soria Marchese di Crispano, che da Napoli, mentre -era Consigliere di Santa Chiara, fu mandato con tal -carica in quella città, le fazioni, che la tenevano in -grandissima confusione, divennero aperte sollevazioni; -poichè celebrando i Messinesi nel mese di giugno di -quest'anno 1674 con gran pompa, ed apparati la festività -di Nostra Signora sotto il titolo della <i>Lettera</i> -per un'epistola, ch'essi credono aver ella scritta al -Senato di Messina, nella quale l'assecurava della protezione -del suo figliuolo Gesù; si videro nella bottega -d'un sartore alcuni misteriosi ritratti, che alludendo -alle cose presenti, toccavano con ischerni il partito -de' Merli, non si perdonando nè meno all'istesso -Soria Straticò. Di che accortisi i Merli, minacciando -il sartore di volerlo con tutta la sua bottega mandar -per aria, furono per dar di piglio alle armi, se tosto -non vi fosse accorso lo Straticò a darvi riparo. Ma -gli animi vie più esacerbandosi per la carcerazione -seguìta del sartore, da' Malvezzi si faceva unione di -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -gente armata per liberarlo a viva forza dalle carceri, -e passar poscia a fil di spada tutti i Merli, e tutti coloro -che favorivano il partito del Re. Fu in effetto in -un istante, al suono d'una campana, veduta la città -andar sossopra, i Malvezzi occupare i più rilevati posti, -fare strage de' Merli, e sempre più avanzandosi il -lor partito, crescere il lor numero sino a ventimila -persone, le quali costrinsero le soldatesche Spagnuole, -che erano accorse per reprimere il tumulto, a ritirarsi -nel Palagio Regale, dentro il quale convenne -a loro rinchiudersi e ridurre tutta la lor difesa: e lo -Straticò per disturbare l'assedio del Palazzo, ordinò, -che i Castellani della Fortezza tirassero contro la -Città col cannone. -</p> - -<p> -Dall'altra parte i Senatori dichiaratisi apertamente -per li Malvezzi, e disponendosi all'assedio del Palagio -Reale, fortificavan i posti; e ragunando gente, strinsero -di stretto assedio lo Straticò. Accorse il Marchese -di Bajona Vicerè al periglio; ma gli fu impedita -l'entrata nella città, e lo costrinsero a colpi di -cannone a ritirarsi verso i lidi della Catona nelle coste -della Calabria, e di là in Melazzo. Sì pensò allora -seriamente, che per ridurre i Messinesi bisognava -espugnargli con formata guerra; onde avendosi il -Bajona eletta la città di Melazzo per piazza d'armi, -raccolse ivi tutte le soldatesche dell'Isola; chiamò i -Baroni del Regno, che vi comparvero con buon numero -di milizie a loro proprie spese arrolate; si risolse -di non solo soccorrere lo Straticò e le Fortezze -Regali di Messina, ma parimente di chiudere i passi -di Teormina, per togliere a' Messinesi la comunicazione -col rimanente dell'Isola, e ridurgli all'ubbidienza, -non men col timore delle armi che della fame. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -</p> - -<p> -Venne chiamato a parte di questa impresa il nostro -Vicerè, il quale cooperando al medesimo fine, -dichiarò ancor egli per piazza d'armi la città di Reggio, -dove fece marciare buona parte del battaglione -del regno, sotto il comando del Generale D. Marc'Antonio -di Gennaro con ordine di passare nell'Isola, -quando al Marchese di Bajona fosse così paruto. Spedì -poscia due galee in Melazzo con quattrocento fanti -Spagnuoli; ed altrettanti Italiani fece imbarcare sopra -un vascello, e due Tartane con munizioni da guerra -e da bocca, e non trovandosi ne' nostri mari le squadre -delle galee di Spagna, s'ottennero quelle della -Repubblica di Genova, e della Religione di Malta in -soccorso delle armi Regie. -</p> - -<p> -I Messinesi, prevedendo che per se soli non erano -bastanti a contrastare a tanti, dalla sollevazione -passarono a manifesta ribellione deliberando di ricorrere -al Re di Francia, perchè di loro prendesse -cura e protezione; e tenendo in tanto a bada il -Marchese di Bajona con negoziazioni e trattati di -rendersi, ma non mai riducendogli ad effetto, spedirono -in Roma D. Antonio Cafaro a trattare col Duca -d'Etrè ambasciadore di quel Re al Pontefice, perchè -ricevendogli sotto il suo dominio, sollecitasse il Re a -mandar loro presti e poderosi soccorsi. Il Duca col -Cardinal d'Etrè suo fratello, non tenendo sopra di -ciò alcun spezial comando del lor Sovrano, nè avendo -nemmen il Cafaro bastante mandato di far ciò che -offeriva, deliberarono, per non perder tempo, di far -passare in Francia l'istesso Cafaro, affinch'egli avesse -rappresentato lo stato di Messina a quel Principe, e -sollecitato il soccorso, e l'accompagnarono con loro -lettere dirette al Duca di Vivonne Vice-Ammiraglio di -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -Francia nel mare Mediterraneo, che dimorava in Tolone. -Nella corte di Francia furon varj i sentimenti -intorno ad accettar l'impresa: alcuni memori del famoso -Vespro Siciliano e dell'avversione, che i Popoli -della Sicilia hanno alla nazion Franzese, la dissuadevano: -altri accendevano l'animo di quel Re a non -abbandonarla, potendo molto giovare alla guerra, che -allora ardeva fra le due corone, e che almeno avrebbe -cagionata una grande diversione alle armi Spagnuole. -Fu risoluto in fine d'appigliarsi ad un mediano -partito, di comandare al Vivonne, che soccorresse ai -Messinesi, ma prima di moversi con tutta l'armata, -spedisse una squadra per introdurvi soccorso, e nell'istesso -tempo confermasse i Messinesi nella ribellione, -affin di ritrarne profitto per la diversion delle -armi spagnuole, e s'informasse meglio dello stato -delle cose, per prender poi più pesate deliberazioni. -</p> - -<p> -Dall'altra parte, giunto alla corte di Spagna l'avviso -della sollevazione di Messina, fu deliberato, che -si proseguissero i mezzi per ridurla, non men colle -armi che co' trattati d'accordo, mostrando indulgenza, -e promettendole il perdono. Ma nell'istesso tempo fu -risoluto, che prima che potessero venire i soccorsi, -che si temevano di Francia, con tutte le forze di mare -(non profittandosi i Messinesi della regal clemenza) -si proccurasse la sua riduzione. Fu pertanto dalla -Regina Reggente conceduto loro un general perdono, -che fu mandato al Bajona, perchè lo pubblicasse in -quell'Isola: e comandato al Marchese del Viso, che -ripigliasse il comando delle galee di Spagna, del quale -si trovava essersi già fatta mercede all'istesso Marchese -di Bajona, ch'era suo figliuolo; ordinando parimente -così a lui, come a D. Melchior della Queva General -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -dell'armata, che unitamente si fosser portati con tutte -le galee e vascelli ne' mari di Sicilia. -</p> - -<p> -Ma così l'uno, come l'altro mezzo, ebbero infelice -successo: poichè i Messinesi insolentiti per li promessi -soccorsi di Francia, e vie più resi animosi per alcuni -fatti d'arme intanto seguiti con lor vantaggio, rifiutarono -il perdono, che avea fatto pubblicare il Bajona -in Melazzo; anzi essendo stato mandato dal General -delle galee di Malta il Capitan D. Francesc'Antonio -Dattilo Marchese di S. Caterina figliuolo del rinomato -Maestro di Campo Roberto Dattilo a portar loro il -perdono, e con sue lettere assicurargli, che avrebbelo -con buona fede fatto puntualmente valere: essi non -solo disprezzarono le insinuazioni, ma fecero prigioniere -il Marchese, rinchiudendolo in oscuro e stretto -carcere. -</p> - -<p> -La corte di Spagna, a questi avvisi infelici, deliberò -mutar governadore in quell'Isola, e comandò al -Marchese di Villafranca, che tosto si portasse in Sicilia -a governarla; e nell'istesso tempo sollecitava il -Marchese del Viso, e D. Melchior della Queva, li quali -avean già unite amendue l'armate nel Porto di Barcellona, -che sciogliesser presto da quel porto, ed accorressero -a' bisogni di quel Regno. Partì il General -de' vascelli nel dì 18 settembre di quest anno 1674 -ma il Marchese del Viso colle galee, impedito dai -venti, non poté partire sino a' 18 del seguente mese -di ottobre, nè prima de' 5 di novembre potè giungere -in Sardegna nel porto di Cagliari; donde col Marchese -di Villafranca, calmato alquanto il mare, partirono -finalmente per la volta di Palermo nel dì 10 -di dicembre, dove giunsero con le galee nel dì 12 -dello stesso mese. Il nuovo Vicerè avendo preso il -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -possesso in Palermo, si trasferì subito a Melazzo, per -assister da vicino alle cose di Messina, dove anche si -condusse per mare colle sue galee il Marchese del -Viso; e facendo notabili progressi, avendo occupata la -Torre del Faro, si risolsero di stringer Messina, toglierle -per mare e per terra ogni adito di ricever soccorsi, -e sopra tutto invigilar, che non ne fossero introdotti -da' Franzesi; avendo per tal effetto il general -dell'armata, col grosso de' suoi vascelli, dato fondo -nella Fossa di S. Giovanni, affinchè, posto con tutti -i vascelli a vista della città, si desse maggior calore -all'impresa. -</p> - -<p> -Ma mentr'eransi in cotal guisa disposte le cose, tal -che si sperava tra pochi giorni la riduzione di quella -città, s'intese nel di primo di gennajo del nuovo anno -1675, che s'eran scoverti sei Vascelli da guerra -Franzesi, che con quattro da fuoco, ed alcune tartane -venivano per tentar d'introdursi in Messina. Era -questa la squadra spedita dal Duca di Vivonne, la -la quale guidata dal comandante Valbel, uscita poco -dianzi da Tolone veniva per tentare un furtivo soccorso, -in congiuntura, che l'armata Spagnuola, per -tempesta, o per altra cagione, non si fosse trovata in -istato di poterlo impedire; nè di questa squadra si era -avuta alcuna notizia, poichè tutti gli avvisi parlavano -del soccorso Reale, che si preparava dal Duca di Vivonne, -il qual ben si conoscea, che per doversi apprestare -un sì gran numero di vascelli, non avria potuto -arrivare, se non molto tardi. Giunto il Valbel -presso Messina, insospettito d'aver trovata in poter degli -Spagnuoli la Torre del Faro, ed avuta notizia che -la città stava deliberando per rendersi, ancorchè avesse -potuto il medesimo giorno condursi senz'opposizione -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -in Messina, poichè il vento a lui favorevole impediva -in contrario all'armata nemica l'uscir dalla -Fossa di S. Giovanni, non volle però entrare, per tema -d'esser tradito da' Messinesi. Ma, o che veramente -fosse, che per li venti contrarj l'armata, con tutto -che si fosse usata ogni umana industria, non s'avesse -potuto condurre in quel tempestoso canale in posto -che avesse potuto impedire il soccorso; o veramente -gara di comando fra' Generali, o lor negligenza, di che -ne furon poi imputati; assicuratosi nel terzo giorno il -Valbel dell'ostinazione de' Messinesi, si risolse finalmente -d'entrare, passando nel dì 3 di gennajo a vista -dell'armata nemica, senza che avesse potuto farsegli -resistenza. -</p> - -<p> -Il soccorso però, che vi fu introdotto, non era tale, -che avesser dovuto gli Spagnuoli disperar dell'impresa. -Ma i Messinesi fattisi più arditi, ed in contrario sorpresi -i Capi, che guardavano i posti occupati, da soverchio -timore, con troppo presta disperazione, senza -aspettare d'esserne cacciati dal nemico gli abbandonarono: -con che si perdè l'occasione di poter per allora -ridurre la città col terrore dell'armi. Non si abbatterono -con tutto ciò d'animo gli Spagnuoli, prevedendo, -che per la scarsezza de' viveri la città si sarebbe -in breve ridotta all'angustia di prima; onde erano -tutti intesi, che non vi s'introducessero per via di -mare. Ma mentr'essi lusingati da queste speranze deliberavan -de' mezzi, il Duca di Vivonne avvisato de -felice successo della sua squadra, e dell'ostinazione -de' Messinesi, fece concepire al suo Sovrano più certe -speranze di ridurre quel regno sotto il suo dominio; -onde assunto il titolo di Vicerè di Messina, ed il comando -generale delle galee di quella corona, sciolse -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -dal Porto di Tolone con nove navi di guerra, tre da fuoco, -ed otto di vettovaglie, ed incamminatosi per la volta -di Messina, pervenne egli in que' mari a' 10 di febbrajo. -I Generali Spagnuoli, all'avviso del suo avvicinamento, -uniron tutte le lor forze, per andare ad -incontrarlo, siccome fecero, e nella giornata degli 11 -si combattè con tanto valore, che la pugna cominciò -dalle nove della mattina e continuò sino alla sera. Ma, -o fosse lor fatalità o negligenza, o perchè mutossi il -vento a favor de' Franzesi, furon costrette le lor galee -dalla forza del vento a ritirarsi; ond'ebbe campo -il Valbel d'uscir dal porto di Messina con altri dodici -vascelli, co' quali posti in mezzo gli Spagnuoli, -furono obbligati combattere non più per la vittoria, ma -per la salute; sin che verso la sera si divisero per -la tempesta, con che riuscì a' Franzesi il giorno appresso -con vento prospero entrar senza contrasto in -Messina. -</p> - -<p> -Quest'infelici successi portarono ancora, che le galee -di Sicilia e di Napoli, conoscendo infruttuosa la -lor dimora in que' mari, prendendo il cammino verso -Melazzo, ed alcune verso Napoli, per gran tempesta -ne naufragassero due nell'acque di Palinuro, ed una -altra se ne sommergesse ne' mari di Maratea. I vascelli -dell'armata Spagnuola si ritirarono in Napoli -per risarcirsi de' danni patiti nella passata battaglia. -Perì in quest'ostinata guerra molta gente, che bisognava -dal nostro Regno riclutarsi; e ciò non bastando -fu duopo far venire d'Alemagna quattromilacinquecento -Tedeschi, li quali giunti in Napoli quasi tutti -s'ammalarono; onde bisognò che il Vicerè provvedesse -loro più d'ospedali, che di quartieri; nè per essi e -per gli soldati dell'armata regale bastando gli spedali -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -della città, bisognò, che in Pozzuoli se ne formassero -de' nuovi. -</p> - -<p> -La Corte di Spagna all'avviso di sì funesti accidenti, -incolpando i disordini accaduti a' generali -Spagnuoli, fremendo contro di essi, con due regali -cedole, una spedita a' 16 di marzo di quest'anno -1675, alla quale diede cagione il soccorso entrato -a' 3 di gennajo, l'altra a' 10 di maggio, ordinò una -giunta di Ministri, perchè con regal delegazione giudicassero -sopra quelli delle mancanze che loro venivan -imputate. Si accagionava il Marchese di Bajona -di non aver saputo con mezzi opportuni, che potea -usare, ridurre in que' principj i Messinesi. Al Marchese -del Viso suo padre, al general della Queva, ed -all'ammiraglio D. Francesco Centeno, s'imputava di -aver potuto, e non voluto combattere il soccorso, che -il Valbel introdusse nell'assediata città. Furono per -ciò arrestati in Sicilia il Bajona, e 'l padre, e dopo -alcuni mesi condotti in Napoli. Al nostro Vicerè fu -data commessione d'arrestare il general della Queva, -e l'ammiraglio, li quali prontamente avendo ubbidito -agli ordini regali, il primo fu mandato nella fortezza -di Gaeta, e l'altro al castel d'Ischia. Il principe -di Montesarchio fu dichiarato governadore dell'armata -de' vascelli di Spagna, e venne in Napoli ad -esercitar la sua carica. L'Astorga Vicerè dichiarò governadore -dell'armi nella piazza di Reggio il general -dell'artiglieria Fr. Gio. Brancaccio; ed il Marchese -del Tufo, ch'avea sin allora occupata la medesima -carica, andò ad esercitarla nella provincia di -Terra d'Otranto. La giunta ordinata sopra la visita -di questi generali cominciò a conoscere delle colpe, -che venivan loro imputate, e fu comandato al reggente -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -D. Pietro Valero, che ne prendesse diligenti -informazioni; onde il Marchese del Viso, che fu poi -ristretto nel Castel Nuovo di Napoli, per difesa della -sua causa prese per suo avvocato il rinomato <i>Francesco -d'Andrea</i>, il quale volle, che in quella vi scrivesse -suo fratello <i>Gennaro</i>, allora avvocato de' poveri -in Vicaria, il quale vi compose una molto dotta, ed -erudita allegazione. -</p> - -<p> -Premeva tuttavia incessantemente la corte di Spagna, -che in tutti i modi si ripigliasse l'impresa per la -riduzione di Messina, ma eran vane le speranze di -riacquistarla, sempre che i vascelli franzesi erano padroni -del mare. Bisognava per tanto pensare a risarcire -l'armata, ed accrescere nel medesimo tempo l'esercito -terrestre di Sicilia. Mancava però il denaro, -nè altronde che dal nostro regno si pensava il provvedimento. -Per ciò furon posti in opra dal Marchese -d'Astorga li più estremi espedienti per provvedersene. -Espose venali le rendite, che possedeva il Re sopra -le gabelle, dazj, e fiscali, e barattandosi a prezzo vilissimo, -molte private case per ciò divennero ricchissime. -Il ragguardevol ufficio di scrivano di Razione -del regno, ch'era amministrato da D. Andrea Concublet -Marchese d'Arena, essendo vacato per la di -lui morte, fu nel mese di giugno di quest'anno 1675 -frettolosamente venduto per tre vite a D. Emmanuele -Pinto Mendozza per ducati quarantaseimila, ma non -essendo stata approvata dal Re la vendita, fu duopo, -per ottenerne il regale assenso, che si sborsassero altre -mille pezze da otto reali, oltre l'altre spese, che -il Re ordinò, che si pagassero nella Corte di Madrid. -Chiese ancora il Vicerè a' Baroni una contribuzione -di soldati a cavallo, a loro spese armati e montati, la -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -quale da ciascuno fu somministrata in danari, secondo -le proprie forze. E finalmente si tolse la terza parte -dell'entrate d'un anno, che i forastieri possedevano -nel Regno. Con questi danari si cominciarono a risarcire -i vascelli, per servigio de' quali si fecero venire -da Ragusi quattrocento marinari. Ma perchè la -spesa, che bisognava per lo risarcimento era grande, -e buona parte del denaro s'impiegava in altri usi, i -lavori camminavano con lentezza; per ciò i popoli, -che vedevano con tanta furia alienare l'entrate regie, -e non vedevano promuovere con la medesima sollecitudine -il Regal servigio, mormoravano dei Vicerè: le -soldatesche parimente se ne lagnavano, perchè non -eran somministrate le paghe. Non si può dubitare, -che le spese ed i soccorsi, che uscirono da questo -Regno per la guerra di Messina sotto il governo del -Marchese d'Astorga furono considerabili e di grandissima -importanza. Si arrolarono nuovi fanti e cavalli: -si fecero venire d'Alemagna quattromilacinquecento -Tedeschi, e tutta questa gente si faceva passare parte -in Melazzo, e parte in Reggio, ed in altri luoghi della -Calabria, donde poscia si traghettava, secondo il bisogno, -in Sicilia. Si provvidero di munizioni, così da -bocca, come da guerra, le piazze di Reggio, di Melazzo -e della Scaletta: si somministrarono somme immense -di danaro, non solo per le paghe a' soldati, che -guardavano le frontiere del Regno, ma anche a quelli, -che guerreggiavano in campagna nell'esercito e nelle -Piazze di Sicilia. Si rifecero in fine i vascelli, e si -diedero i soldi alla gente dell'armata di Spagna, con -lo sborso di sopra seicentomila ducati. -</p> - -<p> -Il marescial Vivonne intanto, ridotta Messina sotto -l'ubbidienza del suo Sovrano e reso padrone del mare, -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -meditava di stendere le sue conquiste sopra altre -città di quell'Isola; ma fattone esperimento, trovò gli -animi stabili e fermi nella fedeltà del lor Signore, e -pronti ad opporsergli con molta intrepidezza e costanza. -Bisognavagli ancora provvedere Messina di viveri -da rimote parti, e mandare sino in Francia per -vettovaglie, perchè gli Spagnuoli tenevan chiusi tutti -i passi di terra; e l'armata, che s'apprestava in Napoli -tenevalo in continue agitazioni, vedendo, che gli Spagnuoli -non aveano deposto l'animo di fare ogni sforzo -per la riduzione di quella città. Per ciò egli dopo -avere scorso colla sua armata le marine di Palermo -e tentate inutilmente l'altre piazze marittime di quell'Isola, -s'incamminò verso i lidi di Napoli, con disegno, -se gli venisse fatto, d'abbruciar l'armata -spagnuola, che si trovava ancora nel nostro Porto; -ma essendo comparso nel mese di luglio di quest'anno -1675 nel nostro Golfo, presero i cittadini le armi, -ed opportunamente fortificati i posti più importanti, -l'obbligarono a ritornarsene in Messina, con aver -solo depredate alquante barche, che per cammino ebbero -la disavventura d'incontrarsi colla sua armata. -</p> - -<p> -Ma mentre il Vicerè, risarcita già l'armata, provveduta -del bisognevole e soccorsa colle paghe de' marinari -e de' soldati, sollecitava la di lei partenza, siccome -in effetto il principe di Montesarchio governadore -di essa s'era posto alla vela, si videro entrar -nel nostro porto a' 9 di settembre di questo istesso anno -alcune navi che inaspettatamente condussero da -Sardegna il <i>Marchese de los Velez</i> per nostro nuovo -Vicerè. Erano precorse alla corte le voci insorte, che -il Marchese d'Astorga e più i suoi Ministri, de' qual' -si valeva, s'eran molto profittati di questa guerra e -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -che le spedizioni andavan pigre e lente, perchè la -maggior parte del denaro era impiegato ad altri usi. -La Corte di Spagna, che non inculcava altro, che la -riduzione di Messina, deliberò, avendo già l'Astorga -compiti i tre anni del suo governo, di mandargli per -successore il Marchese de los Velez, il quale trovandosi -allora vicerè in Sardegna, favorito ancora dalla -Regina Reggente per le continue raccomandazioni della -madre di los Velez, ch'era sua cameriera maggiore, -fu creduto valevole a sostenere il peso, non -men del governo del regno, che della guerra di Sicilia. -Convenne per tanto all'Astorga, giunto il successore, -di cedergli il Governo e ritiratosi nel borgo -di Chiaja, dove si trattenne sino a' 13 d'ottobre, partissi -per la volta della Corte ad esercitar ivi la sua -carica di consigliere di Stato e di generale dell'artiglieria -delle Spagne. Ci lasciò pure l'Astorga sette -<i>Prammatiche</i> ne' tre anni, che ci governò, che sono -additate nella <i>Cronologia</i> prefissa al primo tomo delle -medesime. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -</p> - -<h3 id="lib39cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller"><i>Il <span class="smcap">Marchese de los Velez</span> nuovo Vicerè prosiegue a -mandar soccorsi per la riduzione di Messina, la -quale finalmente abbandonata da' Franzesi, ritorna -sotto l'ubbidienza del Re.</i></span></h3> -</div> - -<p> -L'espettazione, colla quale fu ricevuto D. Ferrante -Gioachino Faxardo Marchese de los Velez, e -la speranza, che si concepì del suo governo di dover -sollevare il Regno d'una sì molesta, e fastidiosa -guerra, che lo impoveriva molto più, che non avean -fatto le passate sciagure, fu appresso tutti grandissima. -Si sperava, che per l'avvenire con miglior economia -dovesse spedirsi il denaro e per conseguenza dovessero -farsi sforzi più valevoli per terminar la guerra di -Sicilia; che sarebbero scacciati i franzesi, umiliati i -ribelli, restituita la tranquillità in quell'Isola e quello -che più premeva, liberato il nostro Regno, non meno -dal peso di spingere a quella parte continui soccorsi, -che dal timore d'invasioni e d'insulti; poichè i -Franzesi, non contenti di suscitar torbidi e sollevazioni -in quell'Isola, macchinavano ancora nel nostro Regno, -coltivando continue pratiche co' banditi di Calabria -e con altri mezzi fomentando sedizioni e tumulti: -nè tralasciava l'ambasciadore del Re Franzese residente -in Roma, con occulte macchinazioni e con -secrete commessioni, appoggiate per lo più a frati, -di tentar gli animi e far disseminare <i>manifesti</i> per -eccitare i popoli a seguir l'esempio de' Messinesi. A -questo fine il Marchese de los Velez fu obbligato di -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -istituire in Napoli un'assemblea di ministri con titolo -di <i>Giunta degl'Inconfidenti</i>, la quale non vi stette -oziosa, poichè scoprì molti di costoro, de' quali, secondo -che venivano indiziati, alcuni ne furono imprigionati, -altri esiliati dal Regno e taluni fatti morire -su le forche. -</p> - -<p> -(A questi tempi fu sparso quel <i>Manifesto</i> del Re -Luigi XIV, che in idioma franzese si legge presso -Lunig<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> colla data di Versaglia degli 11 ottobre del -1675, dove s'espongono le ragioni per le quali fu mosso -a dar soccorso a' Messinesi oppressi dal pesante giogo -degli Spagnuoli.) -</p> - -<p> -Intanto sollecitando la Regina reggente la riduzione -de' Messinesi e nell'istesso tempo minacciando rigorosi -castighi a' generali spagnuoli, affrettando per ciò il -reggente Valero, che i processi fabbricati contro di -loro dovesse mandare alla Corte, costrinse il nostro -Vicerè a pensar da dovero ad affrettare valevoli soccorsi -per quella spedizione. Egli per ciò esagerando -non meno a' Nobili, che al Popolo Napoletano gli urgenti -bisogni, indusse loro a far un donativo al Re di -200 mila ducati, una parte de' quali fu ricavata dalle -contribuzioni volontarie de' Cittadini e 'l rimanente -dalla metà degli stipendj de' Giudici delegati e dei -governadori degli arrendamenti, ed in cotal guisa si -sosteneva la guerra di Sicilia, dove furono spediti da -tempo in tempo soccorsi non solo di munizioni e di -gente, ma si mandava ogni mese il contante per pagare -l'esercito. -</p> - -<p> -Ma le speranze maggiori di snidare i Franzesi da -quell'Isola si fondavano nella venuta di D. Giovanni -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -d'Austria, il quale essendo stato dichiarato dalla Regina -Reggente, Vicario generale del Re in Italia, si -aspettava a momenti con una squadra di vascelli di -Olanda. Giunse finalmente in Napoli a' 30 di novembre -di quest'anno 1675 l'armata Olandese composta -di diciotto navi da guerra e sei da fuoco, comandata -dall'ammiraglio Ruiter, ma non già D. Giovanni di -Austria, il quale con secreti ordini del Re era stato -richiamato alla Corte. L'arrivo di quest'armata diede -maggior agio ai generali Spagnuoli d'accalorar -l'impresa, e già stringendo per tutti i lati Messina, ed -all'incontro vedendosi che i Franzesi a lungo andare -non avrebber potuto resister loro, si cominciavano a -sentir voci dagl'istessi Messinesi che era impossibile -che Messina potesse rimanere ai Francesi, e che l'armata -spagnuola unita a quella degli Stati generali d'Olanda -l'avrebbe senza fallo espugnata. Cominciavano -ancora ad accorgersi, che il Re di Francia non avea -pensiero (non potendo conquistare tutto il Regno) di -conservarla: ma solamente di divertire le forze della corona -di Spagna, colla quale guerreggiava ne' Paesi Bassi, -e che per ciò vi mandava soccorsi tali, ch'erano valevoli -a mantener questa guerra in Italia, non già a liberare -la città di Messina da quelle angustie, nelle quali la -tenevano le milizie Spagnuole. Dispiacevano sommamente -ai Franzesi queste voci onde nell'entrato anno -1676 vie più inaspriron la guerra, e tentarono di nuovo -Palermo, e l'altre piazze, ma sempre con infelici -successi. -</p> - -<p> -Intanto partito per la corte il Marchese di Villafranca, -e sostituito Vicerè di quell'Isola il Marchese -di Castel Rodrigo figliuolo del Duca di Medina las -Torres e di D. Anna Caraffa principessa di Stigliano, -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -giovane intorno a 35 anni e che nelle guerre di -Portogallo e di Catalogna avea dati saggi d'un gran -ardire e valore; ripigliò questi la guerra con più vigore, -e per tutto quest'anno e ne' principj del seguente -combattè valorosamente i Franzesi, sicchè molto -più i Messinesi disperavano di lor salute. Ma morto -costui per dolor di colica nel mese d'aprile di questo -nuovo anno 1677 non potè aver il piacere per le -sue mani di veder condotta a fine la gloriosa impresa. -Avea egli prima di morire appoggiata l'amministrazion -del Regno alla Marchesana sua moglie, ed al -Maestro di Campo Generale Conte di Sartirana il comando -delle milizie, per sino a tanto, che il Re non -avesse provveduto il regno del successore. Ma poichè -eravi occulto dispaccio del Re, che comandava, che -per qualunque accidente venisse a mancare il Castel -Rodrigo andasse il Cardinal Portocarrero, che si trovava -in Roma, a prender il governo di quell'Isola, -partì subito questi da Roma per Gaeta, ove a' 10 -maggio imbarcatosi, navigò felicemente per Palermo. -</p> - -<p> -Fu proseguita la guerra per tutto quest'anno con -non minor calore, che intrepidezza; ma in Messina -intanto accadevan spesso fastidiosi tumulti, non solo -per l'insolenza de' soldati Franzesi, ma per le mormorazioni, -che tuttavia crescevano, che i Franzesi -dovessero finalmente saccheggiar Messina e lasciar gli -abitanti alla discrezione degli Spagnuoli. Nè le voci -eran vane, poichè nel consiglio di Francia era stato -già stabilito l'abbandonamento de' Messinesi e poichè -donde venisse tal risoluzione era occulto, diessi a molti -occasione di spiarne le cagioni. Alcuni l'attribuivano -alle immense spese, che dovea soffrir la Francia per -traghettar le soldatesche nella Sicilia, e molto più per -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -mantenervele; e mancando In Messina ogni sorte di -vettovaglie, si dovean mendicare da lontani paesi, non -solo per uso delle milizie, ma anche de' Cittadini. Si -faceva il conto, che di ventimila soldati passati in diverse -volte in quell'Isola, appena rimaneva la quarta -parte, e tutti gli altri, o erano rimasi estinti nelle fazioni -o morti di patimenti e d'infermità, o finalmente -fuggiti per non esporsi al pericolo della fame. Che -volendosi continuar la guerra, bisognava spedire nuove -squadre in Sicilia, giacchè dagli Spagnuoli si facevano -apparecchi grandissimi in tutti gli Stati, che -possedevano in Italia. S'aggiungeva ancora di dover -mantenere l'armata navale continuamente in que' mari, -per tener aperto il passo alle vettovaglie e per far -fronte all'armata spagnuola, la quale sarebbe stata -molto potente, per la squadra di navi, che facevano -gli Olandesi passare a questo effetto nel Mediterraneo -Sotto il comando del Vice-Ammiraglio Everzen; -e che queste spedizioni pregiudicavano notabilmente -alla guerra, che la Francia faceva di là da' monti, -dove avea bisogno di soldatesche per ingrossare gli -eserciti, e di navi per l'armata navale, che faceva -mestieri di porre in mare, non solamente per opporsi -a' Principi Collegati, ma anche al Re d'Inghilterra, il -quale sollecitato dal Parlamento, minacciava d'unirsi -co' nemici del Re Franzese, per costringerlo a far la -pace con quelle condizioni, che pretendeva prescrivergli. -Si considerava, che la Francia non avea tante -forze per mantenere un'armata navale nell'Oceano -ed un'altra nella Sicilia, spezialmente in quel tempo -che 'l fuoco avea abbruciata una gran parte dell'Arsenale -e delle munizioni in Tolone, ed anche i magazzini -in Marsiglia; e ch'era ritornato dall'America il -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -Conte d'Etrè con la sua squadra di navi molto mal -concia e sminuita di numero, per cagion della battaglia -ch'avea data nell'Isola del Tabacco al Vice-Ammiraglio -Binch olandese. Ma sopra tutto si ponderava, -che la guerra della Sicilia non poteva giammai -render conto alla Francia, poichè erasi già sperimentato, -di non doversi fare alcun fondamento su quella -rivoluzione generale dell'Isola, che aveano i Messinesi -fatta sperare; anzi che per la fermezza e costanza -de' Siciliani nella fede del lor principe, era a' Franzesi -ogni palmo di terreno costato un fiume di sangue; -ed aggiugnevasi, che bisognava temere de' medesimi -Messinesi, giacchè s'era sperimentato, che alcuni -di essi per affetto alla Spagna, altri per incostanza di -genio, e tutti per rincrescimento della lunghezza, e delle -calamità della guerra, aveano macchinate tante congiure, -per riconciliarsi col Re Cattolico. E finalmente -conchiudevasi, che non era possibile di combattere -insieme co' nemici interni ed esterni, e molto men con -la fame, la quale faceva a' Franzesi in Messina una -guerra, assai più crudele di quella, che loro facevasi -dagli Spagnuoli. -</p> - -<p> -Questo fu ponderato allora intorno a tal deliberazione, -ancorchè non mancassero alcuni, che stimassero -le cagioni assai più recondite e misteriose, e che nascondessero -segreti d'assai maggiore importanza. Altri -finalmente credettero, che ciò fosse preludio del trattato -di pace, che fu conchiuso in Nimega l'istesso anno -1678. Che che ne fosse, egli però è certo, che questo -abbandonamento fu conchiuso nel consiglio di Francia -molto tempo prima di quello, che fu mandato in -effetto. Il Marescial di Vivonne non volle esserne l'esecutore, -per non lasciare, con un atto di debolezza, -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -quella carica, che gli pareva d'avere esercitata con -tanto applauso; onde a questo fine il Re di Francia -gli sostituì il maresciallo della Fogliada nel medesimo -tempo, ch'essendo stato nominato dal Re Cattolico -il Cardinal Portocarrero all'Arcivescovado di Toledo, -vacato per la morte del Cardinal d'Aragona, fu -mandato in sua vece il Principe D. Vincenzo Gonzaga -de' Duchi di Guastalla a governar la Sicilia, il -qual giunto a Napoli nel dì 22 di febbrajo di quest'anno -1678, partì verso Palermo nel primo di marzo, portando -seco un vascello con 500 fanti Napoletani, seguitato, -alcuni giorni da poi, da due navi cariche di -munizioni da guerra. -</p> - -<p> -Essendo per tanto giunto in Messina il Maresciallo -della Fogliada, dato prima ad intendere di voler con -maggior calore proseguire la guerra, cominciò ad imbarcare -sopra l'armata le soldatesche Franzesi, sotto -pretesto di condurle all'acquisto di Catania, o di Siracusa: -da poi fatti a se chiamare i Giurati della città -mostrò loro i dispacci del Re di Francia per l'abbandonamento -della Sicilia. Questo avviso a guisa di -un fulmine toccò gli animi de' Messinesi, che sbalorditi -e confusi, non sapevano a qual partito appigliarsi: -scongiuravano il Maresciallo a trattenersi, almeno -infino a tanto, che dessero sesto alle cose loro. Ma ciò -lor negato, molti disperando del perdono dagli Spagnuoli, -deliberarono di abbandonare la patria e d'andarsene -in Francia: così ne furono molti non men Nobili, -che Popolari imbarcati sopra l'armata, che verso -Provenza voltò le prore. Così rimasa Messina senza -assistenza de' Franzesi, que che vi rimasero ne dieron -tosto avviso al governadore dell'armi della piazza -di Reggio, il quale immantenente accorsovi col Vescovo -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -di Squillace, ed alcuni ufficiali militari introdusse -in Messina il ritratto del Re Cattolico, a vista -del quale tutti que' cittadini fecero non ordinarie dimostrazioni -d'applauso al suo Augustissimo Nome. -Ciò accadde nel mese di marzo di quest'anno. Vi accorsero -poco da poi gli altri comandanti con buon -numero di soldatesche, e finalmente portossi in Messina -il Vicerè Gonzaga, il quale usando moderazione -con que' sudditi, concedette loro un ampio perdono, -con la restituzione di tutti i beni, che non si trovavano -alienati, o venduti; ma volle, che ne fossero esclusi -tutti coloro, che con la fuga se n'erano renduti -indegni. Comandò parimente, che si fosse negli abiti -abolito l'uso franzese, e che si fosse portata nella -zecca tutta la moneta di Francia, a fine di coniarsi -con l'impronta del Re. Non estinse il Senato, aspettando -sopra ciò la deliberazione della Corte; vietò nulladimeno -a' cittadini d'offendersi, o ingiuriarsi fra di -loro per le colpe della passata ribellione; ed avendone -mandate tutte quelle soldatesche, che sopravanzavano -al bisogno delle guarnigioni, le milizie di Reggio si -ritirarono in Napoli. -</p> - -<p> -Ma alla Corte di Spagna non piacque l'indulgenza -usata dal Gonzaga a' Messinesi; onde richiamatolo in -Madrid a sedere nel Consiglio di Stato, gli sostituì -nel Governo dell'Isola il Conte di S. Stefano, il quale -trovandosi allora Vicerè in Sardegna, si pose immantenente -in cammino, ed a' 29 di novembre giunse in -Palermo, donde partito a' 5 di gennajo del nuovo anno -1679 arrivò a Messina. Costui secondando i desiderj -della Corte, tolse il Senato, e mutò forma di -governo a quel magistrato, comandando, che non più -senatori, giurati, ma eletti dovessero nomarsi, e restrinse -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -in troppo angusti confini la loro potestà. Privò -i Messinesi di tutti i privilegj e franchigie. Fece -demolire il palagio della Città, e sparso il suolo di -sale, vi fece ergere una piramide, ed in cima la statua -del Re formata dal metallo di quella stessa campana, -che prima serviva per chiamare i cittadini a consiglio. -Vietò tutte l'assemblee; regolò egli le pubbliche -entrate, le esazioni, ed i dazj; e finalmente, secondo -le istruzioni lasciategli dal Principe Gonzaga, -per porre maggior freno a que' popoli, vi fondò una -forte ed inespugnabile cittadella, intorno alla quale -posero ogni studio i migliori Ingegneri e Capi Militari, -che aveva la Spagna in que' tempi. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib39cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller"><i>Il <span class="smcap">Marchese de los Velez</span>, finita la guerra di Messina -riordina il meglio, che può, il Regno: suoi provvedimenti: -sua partita e leggi, che ci lasciò.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Aveva questa crudele ed ostinata guerra impoverito -in tal guisa il Regno, per le tante spese occorsevi, -che ci fece il conto, che ne uscirono poco meno -di sette milioni. Affinchè i soccorsi fosser pronti e -solleciti, fu di mestieri, non essendosi trovate l'entrate -del regio erario corrispondenti alle somme immense, -che fu necessario impiegare ne' ruoli delle milizie, -nelle provvisioni delle vittuaglie, munizioni ed -ordigni di guerra, e nelle paghe de' soldati, così dell'esercito -della Sicilia, come dell'armata navale e delle -guarnigioni delle piazze della Calabria; di por mano, -non solo con molta precipitanza alla vendita degli ufficj, -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -ma quel ch'è più, alla vendita de' fondi, ed a -barattargli a prezzo vilissimo, con tanto vantaggio dei -compratori, che tutti ne aveano goduti frutti eccessivi, -e molti d'essi n'aveano ritratta la rendita di sopra -venti per cento l'anno. Ciò che avendo diminuita notabilmente -la dote della cassa militare, furono dalla -Corte di Spagna, non solo disapprovate molte alienazioni, -e per ciò niegato il regale assenso, ma intorno -alla vendita de' capitali degli arrendamenti fiscali, ed -adoe, fu ordinato, che si formasse una <i>Giunta</i> di Ministri, -per esaminare un affare di così grande importanza. -Furon proposti molti espedienti per dar -compenso a' preceduti disordini; ma finalmente piacque -a los Velez d'appigliarsi a quel partito, che reputò -più conforme alla giustizia ed equità; laonde fu -comandato, che tutti i mentovati contratti si dovessero -regolare a misura del prezzo veramente pagato, in -guisa tal, che i capitali degli arrendamenti e delle -adoe si fossero ridotti a cento per cento; i fiscali della -provincia di Terra di Lavoro al novanta; e quelli -di tutte le altre province ad ottanta per cento. Il rimanente -fu incorporato al patrimonio reale; al quale -vi fu aggiunto ancora l'imposta del <i>Jus prohibendi</i> -dell'acquavite, dalla quale si ricavavano in quel tempo -13 mila ducati l'anno. -</p> - -<p> -Ristorato, come si potè il meglio, l'erario regale, -bisognò dar sesto a non inferiori disordini. Le <i>monete</i> -non ostante le severe esecuzioni fatte ne' passati governi, -andavansi di giorno in giorno vie più adulterando. -Furono dal Marchese rinovati i rigori, empì -di falsificatori le carceri e le galee, molti ne furon -fatti morire su le forche; ma con tutto ciò non era -possibile sterminargli, ed erano così tenacemente adescati -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -dall'avidità del guadagno, che molti di coloro, -ch'erano scampati dal laccio e condennati a remare, -sopra le galee istesse continuavano i loro lavori. -Fin dentro i chiostri era penetrata la contagione, ed -i monaci n'erano divenuti valenti professori. Gli Orafi -adulterando le loro manifatture, mischiavano maggior -lega di quella, che permettono le leggi del Regno. -Donde venne a cagionarsi un grandissimo impedimento -al commercio; poichè tutti coloro, che avevano -argenti lavorati nelle lor case, non erano sicuri di trovarvi -il lor danaro, e le monete erano presso tutti cadute -in sì cattivo concetto, che cominciavasi a rifiutarle, -ed oltre la mancanza del peso, ogni uno si faceva -lecito di condannarla per falsa, o di conio, o di -lega. In fine, sino alla moneta di rame era adulterata -e falsificata. Il Vicerè applicò il suo animo per rimediare -a disordini sì gravi; e fece fare un'esatta inquisizione -contro degli Orafi, che aveano venduto l'oro -e l'argento di più basso carato; sbandì tutte le -monete false così di conio, come di lega; e volle, che -si fossero portate fra brevi giorni in mano di persone -a ciò destinate in diversi Rioni della città, e nelle -province in mano de' Tesorieri, da' quali sarebbe stata -restituita la valuta a' padroni in tanta moneta buona e -Corrente; ma ciò non ostante accadevano infinite contese, -perchè molti rifiutavano come falsa la moneta, -che in fatti era buona, ed altri volevano mantenere -per buona quella, che veramente era falsa: laonde per -decidere simiglianti litigj, li quali mancò poco non fossero -degenerati in tumulti, fu di mestieri, che il Vicerè -ne commettesse la decisione ad alcune persone -esperte di ciascuno quartiere. Ma tutti questi rimedj -erano inutili e si sperimentarono inefficaci alla corruttela -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -del male. L'unico rimedio era l'abolizione della -antica e la fabbrica d'una nuova: ma questa era opera, -che avea bisogno di molti apparecchi e richiedeva -il travaglio di più anni. Con tutto ciò fece il -Marchese, quanto i suoi calamitosi tempi comportavano; -perchè non potendo altro, fe' coniare la moneta -di rame d'una figura circolare così perfetta che servì -poscia d'esempio alla fabbrica della moneta d'argento -sotto gli auspicj del Marchese del Carpio suo -successore: fece ancora a questo fine ristorare, ed ingrandire -il palagio della Regia Zecca, ancorchè sapesse, -che quest'impresa non era da ridursi a perfezione -sotto il suo governo. -</p> - -<p> -Non meno, che le monete, travagliavano il Regno -le frequenti scorrerie de' <i>banditi</i>, li quali se in altri -tempi erano stati sempre molesti, riuscivano ora, per -la guerra di Sicilia, assai più gravi, per la gelosia, che -portavano alla tranquillità dello Stato. Avea il marchese -d'Astorga conceduto a molti di costoro il perdono se -volessero andare a servire in Sicilia; e Los Velez, seguitando -le sue pedate avea fatto il medesimo, particolarmente -co' banditi di Calabria, li quali, per la poca -distanza, stavano maggiormente soggetti ad esser -da' nemici tentati. Riuscì in parte il disegno, poichè -quelli, che v'andarono, da famosi ladroni divennero -bravi soldati. Ma coloro, che rimasero, ancor che contro -essi si fossero usate le più diligenti ricerche e le -più severe esecuzioni, non fu però mai possibile estirpargli, -ed impedirgli, che non infestassero le campagne. -</p> - -<p> -La Città trovavasi nel suo arrivo in istato di somma -dissolutezza per la confusione, che cagionavano -le genti delle armate navali e le soldatesche, che si -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -arrolavano per la guerra di Sicilia, onde tutto era pieno -di disordini, nè v'eran atroci delitti, che non si -commettessero, furti, sacrilegi, omicidj, assassinamenti, -<i>peculati</i>, e proditorj. Fu contro tutti, e nobili, e popolani -usato rigore; molti ne morirono per mano del -boja, altri fatti secretamente strozzare, altri furono condannati -a remare su le galee e moltissimi languirono -per lungo tempo nelle prigioni; ma questi rigori nè -meno bastarono, perchè dandosi luogo a maneggi, ed -alle raccomandazioni, molti sapevano trovar scampo, -nè badandosi alla cagione del male, si proccurava -rimediare agli effetti e non recidere le radici. -</p> - -<p> -Ne' Magistrati non si vedeva quella severità ed incorruttibilità, -che le leggi lor prescrivono; ma alcuni -per sordidezza, altri per compiacenza, davan luogo ai -favori. D. Giovan d'Austria, dichiarato primo Ministro -della Monarchia, pensò di darvi riparo, e mosso -da segreti informi ne privò otto di dignità, e d'officio, -due Consiglieri, due Presidenti di Camera e quattro -Giudici di Vicaria, oltre alcuni ufficiali della Segreteria -del Vicerè. Si lagnavano i Ministri degradati di -essere stati condannati senza processo e senza difesa; -onde si mossero i Deputati delle Piazze della città a -pregare il Re, che secondo il costume introdotto dal -Re Filippo II mandasse nel Regno un Visitatore, il -quale contro i colpevoli procedesse con le forme giudiciarie, -affinchè non si desse luogo alla passione, o alla -calunnia, alle quali sogliono essere sottoposti i processi -occulti. Assentì il Re alla domanda e la mandò in -effetto in tutti i suoi Stati d'Italia avendo ordinato, -che da Napoli andasse Visitatore in Sicilia il Reggente -Valero, ed in Milano il Presidente di Camera D. -Francesco Moles Duca di Parete, e che da Milano venisse -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -in Napoli il Reggente <i>Danese Casati</i>. Giunse -costui verso la fine d'aprile del 1679, e palesata la -sua carica, ricevute le querele di molti, passò con grandissima -circospezione alla fabbrica de' processi; nè altre -novità d'importanza furono vedute nella città, che -la restituzione d'alquante somme, che in concorso di -creditori aveano alcuni ministri fatte pagare a chi forse -non si doveano e l'allontanamento di due, per dar -luogo alle diligenze, che doveano farsi dal Fisco contro -di loro. Le altre cose passarono con quiete; onde -il Casati dopo due anni di dimora in Napoli, partì -nel mese d'aprile del 1681 per dar conto al Re di -quanto avea operato in adempimento della sua commessione. -Dal successo si credette, che i suoi processi -poco, o nulla avessero contenuto contro agli otto -Ministri già digradati; poichè in progresso di tempo -cinque di essi furono reintegrati, parte nelle medesime, -parte investiti d'altre cariche più autorevoli; e -gli altri tre avrebbero facilmente ottenuto lo stesso, -se uno di essi non si fosse contentato di menar vita -privata e gli altri due non fossero morti. -</p> - -<p> -Mentre queste cose accadevano in Napoli, morì in -Roma a' 22 di luglio del 1676 il Pontefice Clemente X, -ed essendosi ragunati in Conclave i Cardinali, elessero -per successore a' 21 settembre del medesimo anno -Benedetto Livio Odescalchi da Como Vescovo di -Novara, che fu chiamato <i>Innocenzio XI</i>. Per l'opinione, -che s'avea della sua bontà, ed innocenza di costumi, -da tutti i Principi d'Europa fu l'elezione applaudita, -ed in questo secolo non vi fu Pontefice cotanto -da essi più venerato, quanto che lui; onde gli -ufficj, ch'egli interpose in promovere la pace fra di loro, -furono ben ricevuti, ed ebbero felice successo. Cominciossi -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -a trattare in Nimega, ma le pretensioni troppo -alte del Re di Francia e la diversità degl'interessi -degli altri collegati ne prolungavano la conchiusione. -Ma nato in quest'anno 1678 opportunamente all'Imperador -Leopoldo, che non avea maschj, un suo -figliuolo, parve questi venuto al Mondo per Angelo -di pace. Le dimostrazioni di giubilo, che si fecero -non meno in Napoli, che in tutti gli Stati Austriaci, -furono grandissime; poichè si vedeva secondata in Alemagna -la successione di quella Augustissima Famiglia -e tolto con ciò ogni timore di future rivoluzioni -e disordini nell'Imperio, ed ogni speranza agli altri -Principi di potersene profittare. Agevolò per tanto la -natività di questo nuovo Principe la pace, quale ebbe -principio da quella, che il Re di Francia conchiuse -con gli Stati Generali d'Olanda, a' quali quel Re -promise di rendere la città di Mastrich, e sue dipendenze, -ed il rinteramento del Principe d'Oranges nella -possessione del Principato di questo nome, e di -tutte l'altre terre poste nel suo dominio, che il Principe -possedeva avanti la guerra senz'altra obbligazione -dalla parte degli Olandesi, che d'osservare una perfetta -neutralità, nè dar alcun ajuto a' nemici della corona -di Francia. -</p> - -<p> -Questa pace diede la spinta maggiore di far conchiudere -l'altra fra la Spagna e la Francia, la quale -dopo la sospensione d'armi di circa un mese, fu finalmente -sottoscritta in Nimega a' 17 settembre di questo -anno 1678. Gli articoli stabiliti in quella furon molti, -buona parte de' quali riguardava le contribuzioni, -ed il commerzio de' sudditi delle due Corone, e per la -restituzione de' paesi occupati fu convenuto che il Re -di Francia dovesse rendere al Re Cattolico le piazze -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -di Carleroi, Binch, Ath, Oudenarde, Courtray, il Ducato -di Limburgo, il paese di là dalla Mosa, la città -e cittadella di Gant, il forte di Rondenhuis, il -paese di Waes e le piazze di Levue e di S. Gislain -ne' Paesi Bassi, oltre la città di Puicerda nel Principato -di Catalogna, con espressa condizione, che l'escluse -e fortificazioni incorporate a Neuport restassero -agli Spagnuoli, nonostante le pretensioni del Re di -Francia, come possessore della Castellania di Ath. Gli -Spagnuoli all'incontro si contentarono di lasciare alla -corona di Francia la Franca Contea di Borgogna -e le città di Valenciennes, Buchain, Condè, Cambray, -Cambresis, Aire, Sant'Omer, Ipri, Varwich, Varneton, -Poperingue, Bailleul, Cassel, Satelbavai, e Maubeuge: -come anche Charlemont in caso, che il Re Cattolico -non facesse fra lo spazio d'un anno cedere al -Re di Francia Dinant, appartenente al principato di -Liege. E finalmente la Spagna stipulò la medesima -neutralità, ch'era stata promessa dagli Olandesi. -</p> - -<p> -Seguì poscia la pace fra la Francia, la Svezia, l'Imperio -e l'Imperadore, la quale interamente fu regolata -secondo le capitolazioni di quella di Vestfalia dell'anno -1648, nè vi fu cosa di nuovo, che la cessione -di Friburgo rimaso all'Imperadore, il rinteramento -del Vescovo d'Argentina e de' Principi di Furstemberg -nella possessione de' loro Stati, beni, preminenze e prerogative -e la restituzione della Lorena al Duca di questo -nome, al quale la Francia avrebbe dato la città -di Toul, ed una Prevostia ne' tre Vescovadi, in cambio -di Nancy e della Prevostia di Longuùs, che volle -ritenersi insieme con la Sovranità di quattro strade, -larghe mezza lega di Lorena, per andare da S. Desire -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -a Nancy e da qui in Alsazia, nella Franca Contea -e nel Vescovado di Metz. -</p> - -<p> -L'ultime paci furono quelle del Duca di Brunswich, -Principi della Bassa Sassonia, Vescovi di Munster e -d'Osnabrug, Elettore di Brandemburg e Re di Danimarca -colla corona di Svezia; le quali parimente furono -indirizzate all'osservanza di quella di Vestfalia. -Così furono restituiti alla Svezia tutti gli Stati, che -avea perduti nel corso di questa guerra, mediante il -pagamento di alcune somme, che furono contate a -Brunswich, Munster, Osnabrug e Brandemburg e solamente -rimase al primo il Baliato di Tendinghausen -e la Prevostia di Docuren, ed all'ultimo tutto il paese -di là e qualche piazza di qua dell'Odera, che contro -il tenore della pace di Munster aveano gli Svezzesi -occupato. Vi furono parimente compresi li sudditi -di ciascuna delle parti, e spezialmente fu convenuto, -che la Contea di Rixinghen fosse restituita al -Conte d'Alefelt, ed al Duca di Gottorp il suo Stato. -</p> - -<p> -Tutt'i Principi sopraccennati ratificarono i mentovati -trattati, quantunque molti di essi vi avessero acconsentito -per dura necessità. Solo il Duca di Lorena -fu quegli, che ricusò di approvargli e contentossi più -tosto di rimanere spogliato del proprio Stato, che ricuperarlo -così stravolto e corroso, anzi con le viscere -contaminate dalla sovranità della Francia. E l'Imperador -suo cognato riserbando questo affare del Duca -a miglior congiuntura, dichiarollo governadore dell'Austria -inferiore e del Tirolo, assegnando a lui ed -alla vedova Regina di Polonia, Leonora d'Austria sua -moglie, la città d'Inspruch per residenza. -</p> - -<p> -In Napoli, dove pervenne l'avviso sul principio di -ottobre, furono per questa pace celebrate magnifiche -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -feste; ma assai maggiori se ne videro all'avviso delle -nozze del Re, che per maggiormente stabilirla, furono -conchiuse con la Principessa <i>Maria Lodovica Borbone</i> -figliuola del Duca d'Orleans, fratello del Re di Francia, -impalmata in Fontanalbò dal Principe di Contì, -come proccuratore del Re di Spagna. Fu chiesto per -queste nozze alle Piazze un donativo; ma incontrandosi -gravi difficoltà, per non esser cosa altre volte -praticata in simili casi; e molto più per l'angustie, nelle -quali si trovava il Regno, fu preso espediente d'imporre -un nuovo <i>jus prohibendi</i> sopra l'acquavite. Amareggiò -alquanto questa celebrità la morte seguita in -Madrid in settembre del Principe D. Giovanni d'Austria, -ma non fu permesso perciò interrompere le feste, -le quali avendo il Vicerè determinato di trasportarle -dopo l'arrivo della Regina Sposa in Ispagna, furono -a' 14 gennajo del nuovo anno 1680 cominciate -con pompose e numerose cavalcate, e proseguite con -tornei, illuminazioni ed altre pubbliche dimostrazioni -d'allegrezza. -</p> - -<p> -Ma con tutta questa pace, e questo nuovo vincolo, -non finirono in noi i sospetti di nuove invasioni, e -le agitazioni per prevenirle. I Franzesi di riposo impazienti, -quantunque avessero con tant'ardore sollecitata -la pace con la Spagna, Olanda, l'Imperadore, -i Principi dell'imperio, e le Corone del Settentrione: -ad ogni modo, o che restassero gonfi d'averla ottenuta -a lor modo, o ch'avessero desiderato di rompere l'unione -di tanti Principi confederati a' lor danni, per -confermarsi nel possesso delle loro conquiste, e poscia -opprimere divisi coloro, che collegati parevano insuperabili; -cominciavano di bel nuovo a dar grandissime -gelosie; e ben presto se ne videro i contrassegni; -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -poichè quando doveansi assembrare i Commessarj per -regolare i confini in esecuzione de' trattati di pace, -ricusarono di dar principio alle sessioni, pretendendo, -che si dovesse dal Re Cattolico rinunziare al titolo -di Duca di Borgogna, antico retaggio della Casa d'Austria, -e che per conseguenza dovesse quello torsi dai -mandati di proccura, che producevano i suoi Ministri. -Aprirono poscia due Tribunali, l'uno in Brisach, -e l'altro in Metz: ed arrogandosi una giurisdizione -non mai udita nel mondo sopra i Principi lor -vicini, fecero non solamente aggiudicare alla Francia -con titolo di dipendenze tutto il paese, che saltò loro -in capriccio ne' confini della Fiandra, e dell'Imperio; -ma se ne posero per via di fatto in possessione, costringendo -gli abitanti a riconoscere il Re Cristianissimo -per sovrano, prescrivendo termini ed esercitando -tutti quegli atti di signoria, che sono soliti i Principi -di praticare co' sudditi. Di vantaggio, durando la pace, -posero in ordine ne' loro porti una potentissima armata -di galee e di navi, empierono i magazzini, ed -ingrossarono le guarnigioni delle piazze di frontiera, ingelosendo -con simiglianti apparecchi tutt'i Principi di -Europa. Uccellarono il Duca di Savoja col matrimonio -dell'Infanta di Portogallo, allora erede presuntiva di -corona, con disegno d'impossessarsi nella sua assenza -dello Stato, quantunque poscia, essendosi scoperta opportunamente -l'insidia, si rompesse, quando il Duca -doveva già imbarcarsi per Lisbona, il trattato, per non -arrischiare la possessione di quel nobil principato, su -l'incerta speranza della successione d'un Regno. Sollecitarono -gli Olandesi a collegarsi con esso loro, per -rendergli sospetti a tutto il Mondo cristiano, e finalmente -occuparono la città d'Argentina su le sponde -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -del Reno, ed introducendo guarnigione nella cittadella -di Casale nel Marchesato di Monferrato, diedero occasione -agl'Italiani d'insospettirsi della soverchia avidità -de' Franzesi. -</p> - -<p> -In Napoli questi andamenti de' Franzesi posero ancora -gravi sospetti; onde sempre che comparivano loro -navi ne' nostri porti, ci obbligavano a star solleciti e -vigilanti in prevenir le cautele. Maggiori sospetti avean -essi dati nel Milanese e nel Principato di Catalogna; -onde per le premure venute da Spagna, fu duopo al -Vicerè, che arrolasse duemila fanti, e gli facesse imbarcare -per Barcellona sotto il comando del Maestro -di Campo Marchese di Torrecuso. In oltre che si mandassero -due vascelli di munizioni da guerra nel Finale: -che si prendessero diece scudi per cento dell'entrate -d'un anno, che possedevano i particolari sopra -le gabelle, dazj e fiscali, con farne loro assegnamento -di capitale sopra gli arrendamenti del tabacco e dell'acquavite: -che s'invitassero tutt'i Baroni del Regno -a servire il Re con qualche numero di soldati a cavallo; -siccome in fatti ciascuno contribuì col danaro -secondo le proprie forze, e fu tassata la spesa necessaria -per arrolargli alla ragione di 78 ducati l'uno; -e finalmente, che si desse esecuzione agli ordini regali -pel pagamento della sola metà de' soldi, che comunemente -chiamansi <i>mercedi</i>, e che sono grazie -della regal munificenza in ricompensa de' servigj passati. -</p> - -<p> -Ma mentre il Marchese de los Velez era occupato -in queste spedizioni, s'ebbe avviso, che dalla corte di -Spagna erasi destinato per suo successore al governo -del Regno il <i>Marchese del Carpio</i>, che si trovava Ambasciadore -del Re Cattolico in Roma presso il Pontefice -Innocenzio XI. Non tardò guari, che cominciarono -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -a comparire le genti della sua famiglia, ed egli, -prevenendo l'incontro, al quale s'era accinto los Velez -con quasi tutta la Nobiltà, giunse a' 6 di gennajo -di questo nuovo anno 1683 prima che si sapesse il -suo avvicinamento, nel Convento di S. Maria in Portico -de' PP. Lucchesi del Borgo di Chiaja. Fu tosto -visitato dal predecessore, il quale a' 9 del medesimo -mese gli cedè il governo, e prese immantenente il cammino -per la Corte, dove finalmente giunto, fu ben accolto -dal Re, ed onorato della Sede di Consigliere di -Stato, e poscia della carica di Presidente del Consiglio -dell'Indie. -</p> - -<p> -Non potè los Velez per le moleste occupazioni della -guerra di Sicilia, e per l'immense spese, che bisognavano -per mantenerla, lasciar a noi monumenti di -edificj, d'inscrizioni e di marmi, come i suoi predecessori. -Ci lasciò nondimeno ne' sette anni e quattro -mesi del suo governo 28 <i>Prammatiche</i> tutte savie e -prudenti, per le quali e' diede molti salutari provvedimenti, -così a riguardo del valore, e qualità delle -monete, come per mantenere l'abbondanza nel Regno -e per altri bisogni della città, che vengono additati -nella <i>Cronologia</i> prefissa al tomo delle nostre Prammatiche. -Ma poichè dal suo successore fu Napoli, ed -il Regno sollevato da tante sciagure, ed in miglior -fortuna stabilito, tal che prese altro aspetto e nuove -forme, sarà di mestieri, che i generosi e magnifici -gesti di quest'Eroe si rapportino nel libro seguente -di quest'Istoria. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL LIBRO TRENTESIMONONO. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -</p> - -<p class="center large"> -STORIA CIVILE<br /> -DEL<br /> -REGNO DI NAPOLI -</p> - -<h2 class="pad2" id="libro40">LIBRO QUARANTESIMO</h2> -</div> - -<p> -La pace stabilita in Nimega fra le due corone di -Spagna e di Francia, dagli andamenti de' Franzesi ben -si prevedeva, che dovea avere brevissima durata: dopo -la morte di Maria Teresa d'Austria Regina di Francia, -seguìta in quest'anno 1683, il dì 30 di luglio, -apertamente fu violata: ed essendosi per ciò nel mese -di dicembre pubblicati bandi<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> per li quali fu ai -Franzesi severamente comandato, che sgombrassero dal -nostro Regno, cominciossi di nuovo una più fiera ed -ostinata guerra, che durò per molti anni; e quantunque -si vedesse cessare per una tregua conchiusa nel -mese d'agosto del seguente anno 1684 fra la Spagna -e la Francia, e l'Imperadore; nulladimeno si ripigliò -da poi più ostinata, che mai, nè finì, se non -con la pace di Riswick, conchiusa il dì 20 di settembre -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -dell'anno 1697. Questa guerra tenne sempre solleciti -i nostri Vicerè a mandar dal Regno continui e -poderosi soccorsi, particolarmente in Catalogna, dove -i Franzesi sotto il comando del Duca di Noailles fecero -notabili progressi. Ma il prudente e saggio governo -del <i>Marchese del Carpio</i>, avendo con savj provvedimenti -riordinato il Regno, ci fece sentir poco questi -incomodi. A lui dobbiamo, che non pur mentre ci -governò, si restituisse in quello la quiete e la tranquillità, -ma che in virtù di suoi buoni regolamenti vi -durasse anche ne' tempi de' suoi successori. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib40cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller"><i>Del Governo di <span class="smcap">D. Gaspare de Haro</span> Marchese del -<span class="smcap">Carpio</span>: sue virtù: sua morte, e leggi che ci lasciò.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Prese ch'ebbe il Marchese nel mese di gennajo di -quest'anno 1683 le redini del governo, per la sua probità -e prudenza, e per la conoscenza, che avea acquistata -delle cose del Regno in tempo della sua Ambasceria -di Roma, si avvide tosto, che la dissolutezza, ed -i disordini procedevano non già, che il Regno avesse -bisogno di provvide, e salutari leggi, perchè potesse governarsi -con rettitudine; nè che fin allora non fossero -stati da' suoi predecessori conosciuti i mali, e che non -avessero proccurato di darvi rimedio: conobbe che le -loro ordinazioni non potevano essere più savie e prudenti, -e s'avvide che i più saggi facitor delle leggi, -dopo i Romani, fossero gli Spagnuoli. Ma nell'istesso -tempo considerava, che la troppa facilità praticata in -dispensarle, e la molta indulgenza usata nell'esecuzione -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -delle pene prescritte, avea corrotta la disciplina, e -posto in disordine lo Stato. Vide aver sì bene i suoi -predecessori posto ogni studio per darvi rimedio; ma -nell'elezione de' mezzi essere stati, o ingannati o trascurati. -Per ciò avendosi fisso nel pensiere di regolar -la sua condotta con una costante e ferma deliberazione -di seguitar rigorosamente le norme d'una incorrotta, -ed inflessibile giustizia, cominciò a far valere -(perchè non rimanessero inutili) le leggi, e le ordinazioni -già stabilite; e perchè si conoscesse la premura, -ch'egli avea, acciocchè con effetto fossero osservate, -aggiunse egli nuove, e più rigorose pene. -</p> - -<p> -Conobbe nel principio del suo governo la frequenza -de' delitti, così nella città, come nel Regno, principalmente -derivare dell'asportazione dell'armi da fuoco, -e da tante altre sorte d'armi offensive inventate, -delle quali, come per usanza, ciascuno era fornito e -cinto. Vi erano molte leggi, che severamente ne proibivano -l'asportazione; ma la facilità che s'usava in -concederne licenza, non pur dal Vicerè, ma da altri -magistrati, li quali s'arrogavano tal potestà e l'indulgenza -usata nell'esecuzione delle pene, rendevan -inutili le proibizioni. A questo fine in febbrajo di quest'anno -ne' principj del suo governo, promulgò severa -Prammatica<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>, per la quale, oltre di rinovar l'antiche, -tolse a tutti la facoltà di dar licenza per la loro -asportazione, e stabilì severe pene agli trasgressori, le -quali erano irremissibilmente fatte eseguire. Conoscendo -parimente, che non meno dall'asportazione delle -armi, che dalla moltitudine e copia delle persone oziose, -vagabonde e disutili, delle quali eran ripiene Napoli -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -e l'altre città e terre del Regno, procedevano i -tanti furti, omicidj, assassinamenti, ed altri delitti; la -sua vigilanza fu, non solo di rinovar le antiche e nuove -leggi ordinanti, che tutti sgombrassero del Regno, -ma aggiungendo nuovi rigori, faceva eseguir la Legge, -imponendone a' magistrati con molta premura l'adempimento -e l'esecuzione<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. Tal che in breve tempo si -videro nella città e nel Regno tolte due principalissime -cagioni di tanti delitti e disordini. -</p> - -<p> -Vide la frode e l'inganno aver preso gran piede in -tutte le arti, ed in quelle particolarmente dove era -molto più dannosa e pregiudiziale, cioè negli Orafi, -ed Argentieri, e ne' Tessitori di drappo d'oro e di -seta. Pose perciò egli tutta la sua vigilanza in estirparla; -ed a tal fine fece pubblicare più ordinanze, prescritte -dal Re Carlo II per toglier le loro frodi, le -quali volle che inviolabilmente s'osservassero<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, e -tassò egli li prezzi de' drappi di seta<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>; e contro gli -Orafi, ed Argentieri diede egli varj provvedimenti<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> -per ovviare alle loro frodi, ed inganni. Scorgendo, che -non meno la città, che il Regno languivano nelle miserie, -per li perniziosi abusi introdotti nella ricchezza -delle vesti, nel numero de' servidori, e negli altri lussi, -con severa legge<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> proibì l'eccessivo numero dei -servidori, le vesti ricamate, e i drappi d'oro e d'argento: -vietando parimente, che questo metallo non si -consumasse nelle sedie da mano, nelle carrozze, nei -calessi, insino nelle selle di cavalli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -</p> - -<p> -Attese non meno alla riforma de' nostri Tribunali, -e con somma vigilanza proccurò estirparne gli abusi, -e le corruttele. Avendo il visitator Carati dopo la -visita de' nostri Tribunali, fatta una piena rappresentazione -al Re de' molti abusi introdotti in quelli, e -particolarmente nel Consiglio di S. Chiara, de' quali -ne fece un lungo catalogo: il Re dandovi sopra ciascheduno -dovuta provvidenza con sua regal carta spedita -in Madrid a' 18 di settembre del 1684, incaricò -al Marchese, che ponesse ogni studio in fargli abolire; -ond'egli a' 19 d'aprile del seguente anno 1685, -ne comandò una precisa esecuzione<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> e nell'istesso -tempo tolse anche i molti abusi introdotti nella Corte -della Bagliva di Napoli, prescrivendole molti regolamenti -per sua miglior riforma<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. -</p> - -<p> -Ma ciò, che presso di noi rese degno d'immortal -gloria questo savio Ministro, fu d'aver data la total -quiete al Regno per due azioni veramente illustri, di -aver abolita la vecchia, e formata la nuova <i>Moneta</i>; -e d'aver affatto sterminati gli <i>sbanditi</i> dalle nostre -province. Dalli precedenti libri si è veduto quanto in -ciò si fossero travagliati in vano i suoi predecessori, -perchè non seppero mai trovar i mezzi più proprj -ed efficaci per ridurre a glorioso fine imprese sì dure -e malagevoli. Considerando egli perciò la loro arduità, -ed all'incontro quanto non men a se gloria, -che allo Stato indicibile bene e tranquillità sarebbe per -apportare, dirizzò tutti i suoi talenti a trovar mezzi -convenevoli per ridurle a fine. -</p> - -<p> -Formò pertanto una nuova Giunta di prudenti, e -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -ben esperti Ministri, dove doveano esaminarsi con la -maggior vigilanza, ed accorgimento tutti i più proporzionati -mezzi per la fabbrica d'una nuova <i>Moneta</i>, -che fosse di bontà e di peso, e che restituisse il giusto -prezzo alle merci, il sollievo a' Cittadini, ed a' Negozianti -forastieri l'antica opinione e stima della moneta -del Regno. Non faceva mestieri pensare all'abolizione -dell'antica, se non si cominciasse a pensar -sopra gli espedienti per la fabbrica della nuova; ma -perchè ciò era un affare di somma importanza, e che -per maturamente risolversi richiedeva tempo e molto -scrutinio: perciò, affinchè in tanto che si pensava al -rimedio, il male non s'avanzasse, con rigorosi editti -pubblicati a' 29 di maggio 1683, primo anno del suo -governo, rinovò l'antiche Prammatiche contro coloro, -che introducevano nel Regno monete false, contro gli -orafi, argentieri, ed altre persone, che ardissero di fondere -qualsisia sorta di moneta, aggiungendo alle già -stabilite pene, altre più gravi, e severe<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Da poi, -considerandosi, che per supplire al danno, che per necessità -dovea cagionare l'abolizione della vecchia, e -la formazione della nuova moneta fosse altrettanto indispensabile -doversi pensare donde tal danno dovesse -supplirsi; dopo varj scrutinj e rigorosi esaminamenti -fatti in più sessioni avute nella giunta, riflettendosi, che -per ottener la tranquillità d'un sì florido Regno, fosse -perdita molto leggiera di venire all'imposizione di qualche -peso, o picciolo gravame a' sudditi: fu pertanto risoluto, -che s'imponessero in perpetuo grana quindici -per ogni tomolo di sale più del prezzo, che a que' tempi -si vendeva, da pagarsi da tutti e qualsivoglia persone, -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -senz'eccezione alcuna ed anche un'annata di -tutte le rendite, tanto de' forastieri, quanto de' Napoletani -e regnicoli abitanti fuori del Regno con casa e -famiglia, senz'eccezione di persona, di stato, o grado, -da esigersi però in tre anni. Tutte le Piazze così Nobili, -come quella del Popolo, concorsero di buon animo a -questa deliberazione, e dal Regio Collateral Consiglio -nel mese di luglio ne fu Interposto solenne e pubblico -decreto. Ciò che dal Tribunal della Regia Camera -fu tosto mandato in esecuzione con ispedire per la città -e province del Regno gli opportuni ordini per la distribuzione -e riscuotimento<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. -</p> - -<p> -Fu da poi immantinente posta mano alla fabbrica -della nuova moneta, e fur prescritti dal Vicerè molti -regolamenti intorno alle fonderie, agli artefici, agli -affinatori, a' tiratori d'oro, a' mercanti, agli orefici, argentieri -e bancherotti; e dati vari provvedimenti<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>, -perchè le frodi e gl'inganni, in opera che per se richiedeva -tutta la buona fede, non vi avesser parte alcuna. -Furono dal 1683 insino all'ultimo anno del suo -governo, fabbricate quattro sorte di monete nuove di -argento, tutte d'una stessa bontà intrinseca. La I chiamata -<i>ducatone</i>, (alla quale si era dato valore di grana -cento) avea da una parte impressa l'effigie del Re, -e dall'altra uno scettro coronato e due globi col motto: -<i>Unus non sufficit</i>. La II <i>detta mezzo ducatone</i>, il -cui valore era di grana cinquanta, avea pure da una -parte l'effigie del Re, e dall'altra la figura della Vittoria -sopra un globo, tenendo in una mano lo scudo -con le arme regali d'Aragona e di Sicilia, e nell'altra -una palma. La III il cui valore era di grana venti, -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -da una parte avea lo scudo dell'armi regali, e dalla -altra un globo, in cui è descritto il sito geografico -del Regno di Napoli, ornato da due cornocopj indicanti -la giustizia e l'abbondanza. La IV il cui valore -ascrittole era di grana diece, da una parte ha -l'effigie del Re, e dall'altra un lione sedente col motto: -<i>majestate securus</i>. -</p> - -<p> -(Queste quattro monete nella maniera qui descritta -furono impresse dal <i>Vergara</i> tra le monete del Regno -di Napoli <i>Tav</i> 54.) -</p> - -<p> -Ma mentre si proseguiva questa grand'opera, scorgendosi -che per essersi data a questa nuova moneta -tal valore, sebbene soddisfacesse al desiderio del Vicerè, -che proccurava, che la moneta di questo Regno -per bontà intrinseca, non meno riuscisse di sollievo -a' Cittadini, con tutto ciò non s'arrivava a supplire al -danno, che dovea cagionare l'abolizione dell'antica e -formazione della nuova, e di più essendosi considerato -ancora, che per essere alterato il prezzo dell'argento, -da poi che s'era cominciata la fabbrica della nuova -moneta, ne sarebbe succeduto, che poteva venir quella -in breve tempo distrutta o con liquefarsi, o con mandarsi -fuori del Regno per contenere maggior valore intrinseco -di quello, che se l'era dato; si pensò perciò di -alterarla di un grano sopra ogni diece, più di quello -erasi stabilito. -</p> - -<p> -Si proponevano difficoltà dalle Piazze intorno a tal -alterazione, riputandola dannosa e pregiudiziale al Regno: -tal che ne fu differita per allora la pubblicazione. -E mentre si stava, nell'anno 1687, dibattendo sopra -questo affare, ecco che s'inferma il Vicerè, ed -in novembre da importuna morte è a noi tolto. Morì -al piacere del suo immortal nome, e senza che avesse -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -potuto godere de' frutti di questa sua gloriosa impresa, -lasciò al suo successore questo vanto. Il Conte di S. Stefano, -che gli successe, per non trascurare sì opportuna -occasione, che ne' principi del suo governo potea recargli -gran fama, avidamente la ricevè; e senza altro -maggior dibattimento, non curando le difficoltà proposte -dalle Piazze, approvò la premeditata alterazione -dello monete già coniate, e prestamente, nel 1688, ne -fabbricò tre altre spezie, con dare all'una il nome di -tarì, che avea da una parte l'effigie del Re e dall'altra -le sue semplici arme regali, col valore di grana -venti: all'altra di <i>carlino</i>, che avea pure la medesima -impronta, con aggiungervi solo alle Regali arme -l'insegna del Tosone, col valore di grana diece; ed all'ultima -di <i>grana otto</i>, coll'istessa effigie del Re da -una parte, e dall'altra la Croce quadra con raggi a -quatro angoli<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>; ed a' 11 dicembre del medesimo -anno 1688, per mezzo d'una sua Prammatica<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, ordinò -la pubblicazione della nuova e l'abolizione della -vecchia ed il di lor scambiamento, e diede intorno a -ciò varj regolamenti, non meno per la città, che per -le province del Regno, siccome diremo, quando del -suo governo ci accaderà di ragionare. -</p> - -<p> -Ma se il Marchese del Carpio non potè aver il piacere -di veder compita quest'opera, l'ebbe pur troppo -nell'altra gloriosa intrapresa del totale esterminio -de' banditi. Egli, fra tanti che a ciò si accinsero, vide -co' suoi propri occhi purgato il Regno di tali masnade -e restituito nell'antica tranquillità. Per estirparli -affatto, dopo aver nel primo anno del suo governo -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -conceduto un pieno indulto a tutti gl'inquisiti e -fuorgiudicati, purchè attendessero alla persecuzione tanto -de' loro Capi e comitive, quanto dell'altre squadre -che scorrevano la campagna<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>, si pose con ogni studio -a disporre i mezzi per lo total loro esterminio; -gli spedì contro milizie, ordinò l'abbattimento di tutte -le torri, o case dove solevan annidarsi: ed ove -trovò resistenza, vi fece condurre l'artiglierie e batterli -con ostinato e risoluto animo di distruggerli affatto: -pose grosse taglie per premio di coloro, che -non potendo vivi, gli portassero le loro teste, e con questi -risoluti ed efficaci mezzi purgò molte province -del Regno di tal peste. Rimanevano però le due province -d'Apruzzo assai contaminate, nelle quali questi -ribaldi, disprezzando non meno gl'inviti fattigli di -perdono, purchè si riducessero ad emendarsi, che li -rigori praticati con li contumaci; più pertinaci, che -mai, non tralasciavano le rapine, gl'incendj, i ricatti, -i saccheggiamenti, ed altre enormi scelleratezze. Applicò -egli pertanto i suoi pensieri per estirparli ancora -da queste province, affinchè tutto il Regno si -riducesse in riposo e tranquillità. A questo fine pubblicò -a' 12 giugno dell'anno 1684 una severa Prammatica<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> -contenente più capi, nelli quali non meno -a' presidi, che a' sindici delle comunità di ciascheduna -città o terra rigorosamente s'incaricava di scoprirli, -perseguitarli, e minacciò severe pene contro -coloro, che vivi li nascondessero, ed anche morti li -seppellissero. -</p> - -<p> -Ma quello, che più d'ogni altro produsse il total -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -loro esterminio, fu l'avere questo savio Ministro con -rigorosi ed efficaci mezzi, proccurato d'avvilire e recar -terrore a' loro protettori, ricettatori e corrispondenti. -La maggior parte erano sostenuti da diversi Baroni, -ed altre persone potenti, li quali proccuravan ricetto -e vitto, e per mezzo o di lettere o ambasciate, avvisavanli -degli aguati e insidie, che gli eran tese. -Per ciò fulminò contro costoro severa legge, per la -quale, oltre di rinovar l'antiche pene, aggiunse dell'altre -più terribili, nelle quali volle, che si comprendessero -tutti coloro, che tenessero con banditi qualsisia -corrispondenza, egli assistessero con ajuto e favore -o con vittovaglie, o loro scrivessero avvisi o raccomandazioni, -ancorchè stassero fuori del Regno, e sotto -il dominio d'altro Principe. Anzi, concorrendo nella -protezione o ricettazione qualità tale che alterasse il -delitto, come, se cotali ricettatori partecipassero dei -furti e de' ricatti, o fossero mediatori e gli ajutassero -ne' loro delitti, ovvero provvedesser loro d'armi, di polvere -e di altri arnesi per armare, acciocchè si potessero -mantenere in campagna, o pure loro facessero commettere -violenze: in tali casi rimise all'arbitrio del -Giudice, di stendere le pene imposte, insino alla pena -di morte naturale: favorendo ancora in ciò le pruove, -con ammettere la testimonianza di due banditi e -le pruove di due testimonj, ancorchè singolari, perchè -s'avessero per pienamente convinti. Questi rigori fecero -da dovero pensare a' loro protettori di abbandonarli -affatto, li quali scorgendo, che le pene erano -inviolabilmente eseguite, senz'ammettersi scusa alcuna, -nè avendo luogo la grazia o il favore, fece sì che -tutti si ritraessero da proteggerli. Quando questi ribaldi -si videro senza ricovero, si costernarono in guisa, -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -che tutti, o colla fuga cercarono scampo, o rimessi -cercarono perdono, o finalmente presi portarono i -condegni castighi delle loro scelleragini. Così furono -estirpati affatto dal Regno con total esterminio, tal -che di essi non ne rimase alcun vestigio. E riuscì -l'impresa così felice e gloriosa, che presso di noi se -ne perdè affatto la semenza: tal che quella quiete, che -da poi il Regno ha goduto e gode nella sicurtà dei -viaggi, de' traffichi e del commerzio, tutta si deve -all'incomparabile vigilanza e provvidenza di questo savio -e glorioso ministro, la cui memoria per ciò rimarrà -presso noi sempre eterna ed immortale. -</p> - -<p> -Molto ancora gli dobbiamo per averci tolto un altro -pernizioso e scandaloso male, che radicatosi non -men in Napoli, che nell'altre città del Regno, cagionava -infiniti disordini ed oppressioni. Alcuni potenti -nutrendo ne' loro palagi molti scherani ed uomini di -male affare, incutevan timore a' più deboli, minacciandoli, -sovente sfregiandoli, ed in mille guise oltraggiandoli -e con imperio estorquendo da essi tutto ciò -che lor veniva in mente: favorivano gli uomini più -rei, nè vi era faccenda nella quale non s'intrigassero, -non forzassero i più deboli di fare a lor voglia. Sforzavano -i padri di famiglia a collocare in matrimonio -le lor figliuole con chi ad essi piaceva: n'impedivano -degli altri da essi non graditi: in brieve avean ridotti -i cittadini in una miserabile servitù. Estirpò questo -eroe con gran vigore sin dalle radici sì pernizioso -malore: punì severamente gli scherani, li dissipò tutti, -ed a' loro protettori con severe pene portò tal terrore, -che se n'estinse affatto ogni abuso: tal che non -si videro da poi, nè soverchierie, nè imperj, ed il timor -della giustizia fu per tutti eguale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -</p> - -<p> -Ma ciò, che maggiormente fece conoscere, che in -questo Ministro s'accoppiavano tutte le virtù più commendabili, -fu che nell'istesso tempo, ch'era terribile -contro gl'imperiosi ed ingiusti, era tutto umano e placido -con gli uomini da bene e con i deboli. La sua -pietà era ammirabile: sovveniva con inudita carità i -poveri e dall'ingiuria della fortuna oppressi; invigilava -per se medesimo perchè non si soverchiassero i deboli -e gl'impotenti: ebbe per inimica mortale la sordidezza: -molto più la cupidigia delle ricchezze. Era -sobrio, ed in tutte le cose parco e moderato; ma nell'istesso -tempo magnanimo e grande. -</p> - -<p> -Conoscendo, che per tener soddisfatto il Popolo, -bisognava lautamente provvederlo di quelle due cose -che ardentemente desidera, <i>Panem et Circenses</i>, egli -applicò i suoi talenti a tener in abbondanza la città -di ogni sorte di viveri, tal che non vi fu Vicerè, che -fosse cotanto amato ed adorato quanto lui dal Popolo: -gioiva questi e tutto ubbriacato d'allegrezza e di -contento gli correva dietro per le pubbliche strade, ed -innalzando insino al cielo le sue lodi ed encomj, lo -chiamavan con tenerezza affettuoso padre e signore. -</p> - -<p> -Negli spettacoli fu imitatore della magnificenza degli -antichi Romani: non ne vide Napoli più magnifichi e -stupendi. Ne rimangono ancora a noi le memorie, che -nè la lunghezza del tempo, nè l'invidia l'emulazione le -potrà cancellare. I suoi successori, che mossi dal suo -esempio vollero imitarlo, riuscirono al paragone secondi -e molto inferiori. Ma o sia, che morte per suo costante -tenore soglia furarne i migliori: o veramente che il fatto -sinistro di questo reame con consenta, che lungamente -perseveri nella felicità e contenti; nel meglio del -suo glorioso corso, venne a noi pur troppo intempestivamente -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -rapito. Infermatosi egli di febbre lenta, -diede in prima a' Medici speranza di potersene riavere, -ma aggravatosi il male, ancorchè con lentezza, lo -condusse finalmente alla morte nel dì 15 di novembre -di quest'anno 1687. Fu amaramente pianto da tutti -gli ordini, ed assai più dal Popolo, che non poteva -darsi pace, nè conforto per una sì grave ed irreparabil -perdita. Oltre i savi provvedimenti sinora rapportati, -ce ne lasciò ancor degli altri, che vengono -additati nella tante volte rammentata <i>Cronologia</i> prefissa -al primo tomo delle nostre Prammatiche. Morte -crudele tolse a noi di lui altri monumenti, ed altre -insigni memorie, che si doveano sperare dalla sua magnanimità -ed ammirabile sapienza. Il suo cadavere -con superba e militar pompa fu condotto nella chiesa -del Carmine, ove gli furon celebrate magnifiche esequie. -Ed intanto rimaso il vedovo Regno senza il suo -rettore, corse da Roma il <i>G. Contestabile del Regno -D. Lorenzo Colonna</i> a prenderne il Governo, infino -che dal Re non si fosse provveduto di successore. -Ma poco tempo durò la costui amministrazione; poichè -essendosi dalla Corte di Spagna destinato per -successore il <i>Conte di S. Stefano</i>, che si trovava Vicerè -nella vicina Sicilia, tosto egli si portò in Napoli, -e ne prese immantenente il governo, di cui saremo -ora a ragionare. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -</p> - -<h3 id="lib40cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller"><i>Governo di <span class="smcap">D. Francesco Benavides</span> Conte -di <span class="smcap">S. Stefano</span>: suoi provvedimenti e leggi che ci lasciò.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Il Conte di S. Stefano, lasciato il governo dell'Isola -di Sicilia, si portò subitamente in Napoli, dove -giunse nel fin di dicembre, e nell'entrar del nuovo -anno 1688 cominciò ad amministrarlo. In questo primo -anno del suo governo s'intese in Napoli un così -spaventevole tremuoto, che abbattè i più cospicui edificj: -cadde la gran cupola del Gesù Nuovo, e l'antico portico -del Tempio di Castore e Polluce, ch'era un perfetto -esemplare dell'ordine Corintio. Fu rovinata Benevento, -Cerreto ed altre Terre. Ma sopra tutto apportò -non poco cordoglio la morte, per mal di pietra, -nel seguente anno 1689, accaduta agli 12 d'agosto, -dell'esemplarissimo Pontefice Innocenzio XI, a -cui a' 6 di ottobre succede Pietro Cardinal Ottoboni, -col nome d'<i>Alessandro VIII</i>. Proccurò il Conte calcare -le medesime orme del suo predecessore, avendo -egli avuta la sorte d'esser succeduto ad un tanto Eroe, -donde potea prender ben illustri esempi d'un ottimo -governo. Rinvigorì per tanto con nuove sue Prammatiche -quelle stabilite dal Carpio intorno all'asportazione -delle armi, all'Annona, e al prezzo delle cose. -Ma sopra ogni altro, non meno in questo primo anno -del suo governo, che nelli seguenti fu tutto inteso a -regolare lo scambiamento della vecchia moneta colla -nuova, da lui, come si disse, pubblicata, accresciuta -ed alterata nel valore. Prescrisse in quest'anno 1688 -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -molti regolamenti intorno a questo scambiamento, disegnando -i luoghi e le persone non meno nella città, -che in tutte le province del Regno. Previde i disordini, -che poteano accadere, e vi diede vari provvedimenti. -Fece continuare la fabbrica della nuova moneta, -aggiungendo nell'anno 1689 due altre spezie, cioè -il <i>ducato</i>, che ha dall'una parte il ritratto del Re coronato, -e dall'altra le sue Armi, ed il <i>mezzo ducato</i>, -colle medesime impronte<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>; anzi permise, che a qualunque -persona volesse nella Regia Zecca farsela fabbricare -con suoi argenti al peso e bontà di quella, che -si era fabbricata, fosse lecito di farlo col solo pagamento -di grana 32 per ogni libbra d'argento per la -manifattura e lavoro<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. Che nello scambiamento si -ricevessero le antiche monete, ancorchè di falso conio, -purchè l'argento fosse buono<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Regolò la maniera, -come dovesse praticarsi ne' Banchi, e prescrisse il modo -intorno alla recezione delle polizze, e delle fedi -di credito<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Rinovando le antiche leggi promulgate -contro i falsificatori e tonditori delle vecchie monete, -altre più rigorose e severe ne stabilì contro coloro, -che avessero ardimento di adulterar le nuove<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. In -brieve ebb'egli il vanto di ridurre a compimento questa -utilissima opera, per la quale si vide presso di -noi rifiorire il commerzio, e fu restituito nel Regno -lo splendore della negoziazione e del traffico. E se -questo ministro si fosse contenuto tra questi limiti, la -sua fama presso di noi correrebbe assai più chiara e -luminosa; ma l'aver voluto da poi a' 8 di gennajo -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -del 1691 con nuova Prammatica<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> non bastandogli -l'alterazione già fatta, alterar di nuovo la moneta con -doppio avanzo, fino di venti per cento, nella forma, -che si spende al presente (con far coniare per ciò, -a' 7 aprile del medesimo anno, quattro altre nuove -spezie di moneta, il ducato, mezzo ducato, tarì e carlino, -che hanno la medesima impronta, da una parte -il ritratto del Re coronato, e dall'altra l'insegna del -Tosone)<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> cagionò non meno alla sua fama, che -alla negoziazione del Regno non picciol danno e nocumento; -e tanto più gli fu di biasimo, quanto che -avendo in quella sua Prammatica espresso, che una -delle cagioni, per le quali era mosso a far questa alterazione -si fu d'estinguere dall'augumento del denaro, -che si trovava ne' pubblici Banchi, la gabella delle -grana 15 imposta, per la fabbrica della nuova moneta, -sopra il sale, questa estinzione non seguì giammai, -tal che ci rimane il peso, ed insieme il danno recatoci -dall'alterazione. -</p> - -<p> -Intanto a Corte di Spagna agitata da gravi pensieri -per la creduta sterilità della Regina Maria Lodovica -Borbone, fu veduta poco da poi in funestissimi -apparati piangerne la morte. Morì questa incomparabile -Regina il dì 12 di febbrajo dell'anno 1689, -ed il Re Carlo II suo marito, per compire a' suoi ultimi -ufficj, comandò, che a spese Regie si celebrassero -con magnifica pompa esequie solenni in tutti i -suoi Regni. Toccò al Conte di S. Stefano d'eseguirlo -in Napoli; onde dopo aver dati premurosi ordini ai -Presidi delle province, che nelle città più cospicue -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -facessero celebrare solenni esequie alla defunta Regina, -comandò, che in Napoli si celebrassero assai più -maestosi e magnifici funerali: Fu secondo l'uso già -introdotto trascelta la Chiesa di S. Chiara, dove si -ergè il Mausoleo, la magnificenza del quale, la bellezza -dei poetici componimenti, e la solennità delle cerimonie -furono tali, che maggiori non si erano per -l'addietro vedute. Non fu mestieri a questi tempi, come -già, ricorrere a' Gesuiti per questi componimenti, -poichè nella nostra città fiorivan, per lo progresso che -vi avean fatto le buone lettere, molti insigni e rinomati -Letterati. Furono adunque costoro adoperati, e -colui che v'ebbe la maggior parte fu il celebre <i>Domenico -Aulisio</i>, pregio della nostra Università degli -Studi, il quale adornò della più peregrina e varia erudizione, -vi compose nobilissimi elogi ed alquante purissime -ed eleganti iscrizioni. Fu destinato il giorno -nono di maggio per la sagra cerimonia, la quale dovendo -durare dal vespro fino alla seguente mattina, fu -obbligato il Vicerè a far continua la vigilia sopra il -tumulo, senza partirsi da quel luogo, nè per la notte, -dove erasi portato, secondo l'antico costume, solennemente -con cavalcata; nella quale gli Eletti della città -col Marchese di Fuscaldo Sindaco, cinto da' Baroni -del Regno, e da molti Nobili, accompagnarono il Vicerè. -Furono piantati due grossi squadroni in due diversi -luoghi della città, uno di fanti nella piazza dei -regal palagio, l'altro di fanti e cavalli nel largo, che -è a lato alla chiesa di S. Chiara, con tutti i loro -Capi militari vestiti a bruno, e tenendo l'armi capovolte, -conforme l'uso fin da tempi antichissimi a noi -trasmessoci da' Greci e da' Romani, li quali nelle pompe -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -de' funerali voltavano le punte dell'aste in terra, ed -imbracciavan gli scudi al rovescio. -</p> - -<p> -(Di quest'uso antichissimo ci rende testimonianza -<i>Virgilio Libro XI Aeneid in princip.</i> dove parla dei -funerali celebrati a Pallante figliuolo d'Evandro). -</p> - -<p> -Vegghiatosi tutta la notte sopra il tumulo, la mattina -seguente, dovendosi compire la sagra cerimonia, -ritornò il Vicerè in chiesa, dove cantossi l'uffizio; da -poi nell'altar eretto vicino al mausoleo, si celebrò da -Monsignor Francesco Pignatelli, Arcivescovo di Taranto, -ora Cardinale, ed esemplarissimo nostro Arcivescovo, -il sagrifizio della Messa, nella qual celebrità -ebbe quattro Vescovi assistenti: quello di Gaeta, di -Castellamare, d'Acerra e di Capaccio. Si recitò poi -dal <i>P. Ventimiglia</i> Teatino l'Orazione in lingua Spagnuola, -la qual finita, lo stesso Monsignor di Taranto, -dato l'incenso, ed asperso il tumulo finì la sagra -cerimonia. Fu data la cura all'<i>Aulisio</i> di comporre -una minuta e distinta descrizione non men degli apparati, -e del mausoleo colle iscrizioni, che delle cerimonie -e solennità celebrate sopra il deposito: ed egli -compiutamente l'avea eseguito, con distenderne un libretto, -a cui diede il titolo: <i>Descrizione del Mausoleo, -e delle solennità sopra il deposito della Regina -Maria Lodovica Borbone</i>; nel quale fe' pompa della sua -varia e pellegrina erudizione: ma non avendo voluto -poi darlo alle stampe, per la natural repugnanza che -vi avea in tutte le sue cose, ancorchè rare e pellegrine, -si conserva ora da noi M. S. insieme coll'altre -insigni e nobili sue fatiche. -</p> - -<p> -Il vedovo nostro Re, per secondare i voli de' suoi -sudditi, che sospiravan da lui numerosa prole, conchiuse -tosto a' 28 agosto del seguente anno 1690 le -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -seconde nozze con la Principessa Marianna di Neoburgo -figliuola dell'Elettore Filippo Guglielmo Conte -Palatino del Reno e Duca di Neoburgo. Ma nel decorso -del tempo, scorgendosi, che nè pure da questa -seconda moglie se ne potea sperar prole, si videro i -Regni, che componevano la sua vasta monarchia, in -costernazioni e timori grandissimi. Accrescevansi le -afflizioni per la vita del Re molto cagionevole e soggetta -a spesse e continue infermità, le quali facevan -sovente temere della sua grave ed inestimabil perdita, -che dovea partorire disordini gravissimi e grandi revoluzioni. -Si vedeva eziandio, quanto la sua monarchia -infiacchita e debole, altrettanto quella di Francia -nel suo maggior vigore e floridezza: i suoi eserciti, -da per tutto vittoriosi, aver fatte stupende conquiste -nella Fiandra, in Alemagna, ed in Ispagna, dove -il Duca di Noailles, tenendo assediata Roses per terra, -ed il Conte d'Etrè per mare, la presero dopo otto -giorni d'assedio; ed in Catalogna l'anno 1694 il Duca -di Noailles, dopo avere sconfitto l'esercito spagnuolo -sulle sponde del Ter, prese le città di Palamos, di -Girona, d'Ostalrico e di Castelfollit. -</p> - -<p> -Intanto il Conte di S. Stefano proseguendo il suo -governo, prorogatogli per un altro triennio, dopo aver -dato sesto all'affare delle monete, applicò i suoi pensieri -alla riforma de' nostri Tribunali; e scorgendo, che -una delle principali cagioni, onde le liti venivan allungate, -fosse la facilità, colla quale eran ricevute le -sospezioni de' Ministri, e la lunghezza praticata in non -tantosto deciderle, prefisse termini certi ed indispensabili -per la loro decisione, e per togliere le opinioni -de' Dottori, li quali con varie loro interpetrazioni aveano -rendute quasi che inutili le precedenti Prammatiche -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -sopra di ciò stabilite, prescrisse i modi, diffinì -i gradi della consanguineità, ed affinità, e per una -sua spezial Prammatica<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> vi diede altri opportuni -provvedimenti. -</p> - -<p> -Parimente essendo nell'anno 1690 insorto romore, -che nella città di Conversano della provincia di Bari, -ed in Civita Vecchia dello Stato romano, per le -moltissime e spesse infermità, il male fosse contagioso; -nel principio dell'anno seguente con rigorosi provvedimenti -proibì il commerzio di quella provincia, e -di Civita Vecchia, sospendendo ancora quello con la -città di Roma e Stato Ecclesiastico<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>; e da poi, in -luglio del medesimo anno, deputò per li quartieri di -Napoli Ministri, perchè invigilassero alla custodia, non -meno della città, che de' borghi e casali non permettendosi -l'entrata a qualunque persona, senza li ricercati -requisiti e debite licenze<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Talchè per lo rigore -usato in quella provincia, perchè il malore non -s'avanzasse, fu preservato il Regno, e non guari -da poi s'estinse per tutto ogni sospetto di mal contagioso. -</p> - -<p> -Furono ancora ne' seguenti anni del suo governo -dati altri provvedimenti intorno all'Annona della città -e del Regno<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>; alle falsità, che si commettevano nelle -fedi di credito<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>; intorno all'introduzione delle drapperie, -lavori e telarie forastiere<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>, ed intorno ad altri -bisogni: e date varie altre provvidenze, che si leggono -sparse nel IV e V tomo delle nostre Prammatiche. -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -Non potè questo Vicerè compire il terzo incominciato -triennio; poichè il <i>Duca di Medina Coeli</i>, -che si trovava ambasciadore del Re in Roma presso -il Pontefice <i>Innocenzio XII</i> Antonio Pignatelli, già -nostro Arcivescovo, ch'era succeduto ad Alessandro VIII -sin da' 12 luglio dell'anno 1691, sollecitava la corte -di Spagna, perchè da quella dispendiosa per lui Ambasceria -lo facesse passar tosto nel governo del Regno. -Portossi egli in Napoli in quest'anno 1695, e -scelse, per dar tempo al suo predecessore d'accingersi -con la Contessa sua moglie e famiglia alla partenza, -il palagio del Principe di S. Buono nel largo di Carbonara, -per sua abitazione: dove dimorò infin che, -terminate le consuete visite, il Conte di S. Stefano -partisse per la volta di Spagna, lasciandoci pur egli, -oltre le già rapportate, una più perenne memoria del -suo Governo, com'è quella del fortino da lui fatto -costrurre alla punta del Castel dell'Uovo. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib40cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller"><i>Governo di <span class="smcap">D. Luigi della Zerda</span> Duca di <span class="smcap">Medina -Codi</span>: sua condotta ed infelicissimo fine.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Al Duca di Medina Coeli prese il governo del Regno -con idee magnifiche e gloriose; e scorgendo, che -il Marchese del Carpio avea in quello lasciato di se -luminosa fama per suoi magnifici e generosi fatti, pensò -imitarlo in quella parte almeno dove credette essersi -da colui trascurata. Credea aver sì bene il Carpio sterminati -gli sbanditi e tolti molti altri abusi nella città -e nel Regno, ma non già d'aver sterminati i controbandi -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -e le frodi, che si commettevano nell'introduzione -delle merci, e nelle Dogane, donde ne derivano -notabilissimi danni non meno all'Erario regale, che -agli Assegnatarj degli arrendamenti; per ciò applicò -egli nel principio del suo governo tutti i suoi talenti -con severe Prammatiche a rigorosamente proibirgli. -Favoreggiò le loro pruove in guisa, che riputandosi -sommo eccesso, convenne alle Piazze d'opporsegli, per -mitigare in parte il rigore. -</p> - -<p> -Pretese ancora imitar il Carpio nella magnificenza -degli spettacoli, onde nel suo tempo se ne videro superbissimi; -e sopra ogni altro intese ad ingrandir il -nostro Teatro di S. Bartolommeo, e fornirlo non men -di maestose, e superbe scene, che di provvederlo dei -migliori Musici, che fiorissero a' suoi tempi in Europa; -tal che oscurò la fama de' Teatri di Venezia, e -dell'altre città d'Italia. Egli cominciò, e ridusse a -fine quella magnifica strada, adorna d'ameni alberi, -e di limpidissimi fonti, che al lido del mare costrusse -per quanto corre la spiaggia di Chiaja. La pompa -ed il fasto della sua corte fu veramente regale e -magnifica, nè in altri tempi fu veduta presso noi -altra più numerosa e splendida. Favorì le lettere e -sopra modo i Letterati, ragunandogli spesso nel regal -palazzo, dove egli con somma attenzione e compiacimento, -ascoltava nell'assemblee i loro varj componimenti. -Tal che le buone lettere, che nel preceduto -governo s'erano presso noi stabilite, a' suoi tempi, per -li suoi favori, presero maggior vigore, e più fermamente -si confermarono. -</p> - -<p> -Ma tutte queste nobili, ed amene applicazioni venivano -amareggiate da altri più severi e gravi pensieri. -Col correr degli anni sempre più si confermavano i -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -popoli nella credenza, che nemmeno dal secondo matrimonio -avrebbe il nostro Re lasciata prole, e si teneva -per fermo, che la sterilità, non già dalla Regina -giovane sana e valida, ma dal Re procedesse, e dalla -sua complessione debole, ed infermiccia. Le continue -sue malattie ci recavan spessi timori, e se ben talora -migliorava, nell'istesso tempo, che noi per gli avvisi -della sua ricuperata salute facevamo feste ed illuminazioni, -egli era già ricaduto nel pristino malore. Il -Duca nostro Vicerè per rallegrar i popoli e divertire -i loro animi da sì funesti pensieri, in occasioni di miglioramento -faceva celebrar feste magnifiche, e nel -regal palagio tenne accademie de' più famosi Letterati, -nelle quali per la ricuperata salute del Re recitarono -nobilissimi componimenti in varie lingue, così -in prosa, come in verso, che furon ancora dati alle -stampe. Fece ancora nell'anno 1697 coniare una moneta -d'oro col nome di <i>scudo riccio</i>, nella quale, alludendosi -alla sua ricuperata salute, da una parte sostenute -da un aquila coronata vi erano scolpite le sue -regali arme, e dall'altra un mezzo busto del Re, che -per base avea una palma, che stendeva sopra il capo -le sue foglie, col motto: <i>Reviviscit</i>. -</p> - -<p> -(Questa moneta, come qui sta descritta, dal <i>Vergara -</i>fu impressa nella <i>Tav. 52</i>, e per essersene coniate -pochissime si è presentemente resa molto rara.) -</p> - -<p> -Ma non per tanto non si ricadeva appresso, per -contrarie novelle, ne' pristini timori, di dover fra breve -il Re mancare senza posterità. -</p> - -<p> -Si vedeva all'incontro la Francia formidabile e tremenda, -la quale nell'anno 1696 avea posto in piede -cinque fioritissimi eserciti e gli sostenne nel paese nemico -per tutta la campagna. Che quel Re pien di -gloria e di vasti pensieri, meditava alte imprese; e che -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -per togliersi l'ostacolo del Duca di Savoja, avea conchiusa -col medesimo la pace, e per maggiormente stabilirla -a' 4 luglio del medesimo anno, affrettò le nozze -tra Maria Adelaide di Savoja, figliuola del Duca, -col Duca di Borgogna, figliuolo del Delfino di Francia -suo nipote. Che per ciò avea rivolte tutte le sue -forze contro la Spagna, in Fiandra, dove nel 1697 -conquistò molte piazze ed in Catalogna, dove prese -la città di Barcellona, nell'istesso tempo, che avea nominati -i Plenipotenziarj per la pace. Anzi per più speditamente -pervenire al gran disegno, sollecitò in questo -istesso anno coll'Inghilterra, con l'Olanda e colla -Spagna istessa la pace, la quale fra queste Potenze -fu conchiusa in Riswic il dì 20 di settembre, e dopo -sei settimane coll'Alemagna. Ma alquanto dopo la conchiusione -di questa pace fu sottoscritto in Loo un segreto -trattato fra gl'inglesi, gli Olandesi, la Francia -e la Savoja, col quale s era fatto un <i>partaggio</i> della -monarchia di Spagna, in caso che il nostro Re venisse -a mancare senza figliuoli, come vi era molta -apparenza. -</p> - -<p> -(In questo primo partaggio, che si trattò nel 1698 -essendo ancor vivente il Principe <i>Ferdinando Giuseppe -di Baviera</i>, il qual si legge nella nuova Raccolta -di <i>Mr. du Mont Tom. II p. 52</i>, era divisa la Monarchia -in cotal guisa: al suddetto <i>Principe di Baviera</i> -assegnavasi la Spagna con l'America: al <i>Delfino di -Francia</i> i Regni di Napoli e di Sicilia colla provincia -Guipiscoa ed i porti de' presidj: all'<i>Arciduca Carlo -</i>il ducato di Milano.) -</p> - -<p> -L'Imperador Leopoldo, ancorchè vedesse gli altri -Principi a ciò consentire, con somma costanza non -volle mai dar suo consentimento a divisione alcuna -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -</p> - -<p> -Si credette nascondersi sotto questa voce, ch'erasi -già divulgata di <i>partaggio</i>, un più profondo arcano; -poichè l'istesso Re di Francia Lodovico prevedeva, -che non sarebbe cosa, che toccasse tanto più al vivo -gli animi degli Spagnuoli, che lor proporre un tal partito, -stando certo, che avrebbe lor recato sommo abborrimento: -gelosi, che una sì vasta ed ampia monarchia, -con tanta gloria de' loro maggiori unita e stabilita -in tant'altezza, dovesse così miseramente lacerarsi, -e divisa in pezzi, estinguersene il nome e la gloria: -siccome in effetto non pur gli Spagnuoli, ma l'istesso -Re Carlo II l'ebbe in orrore e per prevenire -i disegni e romper quest'impertinenti ed intempestivi -trattati, che si facevan sopra i suoi Regni, rivolse -in novembre del seguente anno 1698 l'animo a Ferdinando -Giuseppe, Principe Elettoral di Baviera nato -di Maria-Antonia, figliuola dell'Imperadrice Maria sua -sorella per innalzarlo al trono; ma morto questo fanciullo -a 9 febbrajo del seguente anno 1699 non avendo -ancor compiti otto anni, s'interruppe il disegno; -onde con maggior vigore furono ripigliati dal Re Franzese -i suoi negoziati con l'Inghilterra e l'Olanda, premendo -sempre, come dava a sentire, sopra la concertata -divisione, e nel mese di marzo del 1700 confermò -con quelle Potenze il trattato di Loo, variandosi -solamente, che alla parte assegnata al Delfino dovessero -aggiungersi gli Stati del Duca di Lorena, cui -in iscambio si dasse lo Stato di Milano, siccome all'Arciduca -Carlo la Spagna, fuor degli Regni d'Italia -per estinzion di tutte le pretensioni di sua casa: con -aggiungere ancora, che questo trattato si dovesse comunicar -subito all'Imperadore, acciocchè in termine -di tre mesi, dal giorno della notizia, dichiarasse la sua -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -volontà, mentre rifiutando egli di accettar la parte -destinata all'Arciduca Carlo suo figliuolo, li due Re -di Francia e d'Inghilterra e gli Stati Generali d'Olanda, -la destinerebbero ad altro Principe, e che se -alcun volesse opporsi alle cose concordemente stabilite, -si unirebbero per combatterlo con tutte le loro -forze. -</p> - -<p> -(Questo secondo partaggio firmato in Londra a' 3 -di marzo del 1700, rapportato anche nella raccolta di -<i>Mr. du Mont, Tom. II p. 104</i>, variava dal primo: poichè -per la morte del <i>Principe di Baviera</i> la Spagna, -l'America colle province di Fiandra si assegnarono -all'<i>Arciduca Carlo</i>; al <i>Delfino</i> i Regni di Napoli e di -Sicilia con porti d'Italia; al <i>Duca di Lorena</i> il Ducato -di Milano, con patto di dover cedere a' Franzesi.) -</p> - -<p> -Quanto più si proccurava spingere avanti questo -trattato, tanto più gli Spagnuoli erano commossi e risoluti -di non soffrir partaggio veruno della loro monarchia. -Il Re Carlo II con intenso cordoglio lo sentiva -e ne fece in Londra e nell'altre Corti da' suoi -Ministri sentire le doglianze; e nell'istesso tempo, tenero -della sua propria casa, assecurava l'Imperador -Leopoldo, che non si dimenticherebbe delle leggi del -sangue e delle disposizioni de' suoi maggiori. Tanto -bastò perchè vie più l'Imperadore stasse fermo e costante -in non accettare la concertata divisione; onde -al Marchese di Villars, ch'era stato mandato dal Re -di Francia per sollecitarlo ad accettarla, secondo il -termine stabilito, rispose che se mai il Re di Spagna -cedesse alla natura senza prole, la qual cosa stimava -rimota per la fresca età, allora essendo egli inchinato -alla quiete, avrebbe volentieri a più giusti, ed a più -salutevoli consigli condisceso. Ma quel Re intanto, accertatosi -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -di questa sua deliberazione di non accettar -divisione alcuna, cominciò i suoi negoziati co' Grandi -della corte di Spagna, i quali fu facile portargli al -suo disegno, mostrando loro, che non men per giustizia, -che per proprio interesse, doveano insinuare al -loro Re d'innalzare al trono <i>Filippo</i> duca d'Angiò -secondogenito del Delfino: poichè in niun altro poteano -sperare che si fosse mantenuta salda ed intera la loro -monarchia, che nella costui persona, la quale assistita -dalle sue potenti e formidabili armi, avrebbe -potuto reprimere gli sforzi di tutti coloro, che tentassero -oltraggiarla, o in modo alcuno partirla. -</p> - -<p> -Mentre che nella corte di Spagna si maneggiava -affare sì importante, infermossi in Roma nel mese di -settembre di quest'anno 1700 il Pontefice Innocenzio XII, -il quale dopo aver retta quella sede nove anni e duo -mesi, in età di 86 anni rese lo spirito a' 27 dello stesso -mese, giorno di lunedì ad ore tre di notte. Giunse -al Duca di Medina nostro Vicerè tal avviso la seguente -giornata di martedì ad ore tre della notte, ed -al Cardinal Cantelmo nostro Arcivescovo ad ore sei; -e la mattina del mercoledì furono dal Vicerè spedite -per la volta di Roma le consuete soldatesche per dover -assistere all'Ambasciador Cattolico (allora il Duca -Uzeda) in Roma: dove dopo alquanti giorni si chiusero -i Cardinali in Conclave per l'elezione del successore. -In Napoli dal Cardinal Arcivescovo la mattina -de' 5 d'ottobre gli furon fatte celebrare nel Duomo -solenni esequie, avendovi recitata l'orazion funebre -in idioma latino il <i>P. Partenio Giannettasio</i> Gesuita, -celebre per le sue opere date alle stampe; ed -il Nunzio, un mese da poi, nella Chiesa di S. Maria -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -della Nuova glie ne fece celebrar altre più pompose -e magnifiche. -</p> - -<p> -Ma mentre che i Cardinali divisi in fazioni, dibattevano -in Conclave sopra l'elezione del nuovo Pontefice, -verso la fine d'ottobre giunse a noi di Spagna -funesta novella, che il Re gravemente infermatosi, dava -poca speranza di salute; ma poco da poi giungendo -nuovi avvisi, ch'era migliorato, furono dal Vicerè -fatte pubbliche magnifiche feste per rallegrar il popolo, -e fu veduta la città in tutte le strade arder fuochi -per allegrezza e nelle finestre numerosi torchj; -tal che per tre sere si continuarono le illuminazioni. -Ma miseri nell'istesso tempo, che noi con tanta pompa -e gioja celebravamo feste per la ricuperata salute -del Re, se n'era già morto il primo di novembre; ed -in un punto s'intese la sua morte e l'esaltazione nel -trono di Spagna di <i>Filippo</i> d'Angiò. Questo accidente -affrettò l'elezione del nuovo Pontefice; poichè congiuntisi -insieme i Cardinali Spagnuoli ed i Franzesi, -vennero ad eleggere con pluralità di voti il Cardinal -Francesco Albani d'Urbino, ch'era stato segretario -de' Brevi a tempo del passato Pontefice e non avea -più che 51 anni. Fu eletto il dì 23 di novembre di -quest'anno 1700 ad ore 18 giorno di Martedì, in cui -la chiesa celebra la festività di S. Clemente Papa; -onde volle chiamarsi <i>Clemente XI</i> con tutto che fosse -stato creato Cardinale da Alessandro VIII. -</p> - -<p> -Il Duca di Medina Coeli nelle tante rivoluzioni di -cose, che accaddero dopo l'acerba e funestissima morte -del Re Carlo II fu spettacolo insieme e spettatore -di varie mondane vicende, le quali in ultimo lo condussero -ad un infelice e lagrimevol fine. Di lui oltre -i rammentati, ci restano a noi altri monumenti, che -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -si leggono nel V tomo delle nostre <i>Prammatiche</i>, secondo -l'ultima edizione 1715. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib40cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller"><i>Morte del Re <span class="smcap">Carlo II</span>, leggi che ci lasciò; e ciò che -a noi avvenne dopo sì grave ed inestimabil perdita.</i></span></h3> -</div> - -<p> -I Franzesi per la disperata salute del Re Carlo, -sempre più insistendo nella corte di Spagna presso -que' Grandi, e sopra ogni altro presso del Cardinal -Portocarrero Arcivescovo di Toledo, che sopra quel -Re s'avea acquistato grand'opinione di probità e di -prudenza, perchè, mancando senza prole, dichiarasse -per successore ne' suoi Regni Filippo, secondo figliuolo -del Delfino; esageravano non meno i diritti sopra -quella monarchia del Delfino per le ragioni della -Regina Maria Teresa d'Austria sua madre, e sorella -primogenita del Re Carlo, che il loro proprio interesse. -Sin dalla guerra mossa per la successione del -Brabante, essi s'erano sforzati d'abbattere la di lei -rinunzia stabilita con giuramento, ed ogni maggior -fermezza e solennità; e sin d'allora aveano pubblicato -un libro contenente settantaquattro ragioni per provar -la nullità della medesima. Ma essendosi in quella -occasione per contrario, con forti e vigorose scritture -fatto vedere, quanto quelle fossero deboli e vane: -essi aggiungevan ora, che molte di quelle risposte non -potevan adattarsi al caso occorso, dove non già la rinunziante, -che, trovavasi defunta, aspirava alla successione, -ma il di lei figliuolo, al quale non si poteva -per colei recar pregiudizio, venendo secondo le leggi -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -chiamato alla successione per propria persona, ed al -quale non poteva far ostacolo qualunque rinunzia, che -da' suoi maggiori si trovasse fatta. Ma non perciò uscivano -d'impaccio; poichè oltre alle pressanti ed -amplissime clausole, che in quelle rinunzie s'erano -apposte, appunto per render vano quest'asilo; non si -dovean tali renunzie regolare secondo le vulgari conclusioni -de' nostri Dottori, ma da fini più alti e sovrani, -che s'ebbero, quando quelle si fecero: li quali -furono la perpetua separazione di queste due monarchie; -ed affinchè per qualunque accidente queste due -corone non potessero mai congiungersi sopra un sol -capo. Per iscansare quest'altro ostacolo, i Franzesi -proposero, che tal dichiarazione dovesse farsi, non già -in persona del Delfino, ma del Duca d'Angiò suo figliuolo, -al qual'egli avrebbe cedute le sue ragioni. -In cotal guisa s'evitava l'unione, e mancava il fine, -per cui s'eran le rinunzie ricercate. Ma questo concerto, -fra di essi cotanto ben ideato, ed aggiustato, -non poteva togliere la ragione già acquistata all'Imperador -Leopoldo, ed a' suoi figliuoli in vigor de' testamenti -de' Re di Spagna, e delle rinunzie, al quale, -oltre di non ostare il fine della sempre abborrita unione, -ben egli con ceder le sue ragioni all'Arciduca -Carlo suo secondo figliuolo, avrebbe ancora avuto più -spedito modo di farlo; oltre che s'assumeva da' Franzesi -per certo quel ch'era in quistione; poichè quest'appunto -si negava, che al Delfino per l'incompatibilità -delle corone, si fosse potuto acquistar giammai -ragione alcuna, e per conseguenza, niente aveva che -rinunziare al Duca d'Angiò suo figliuolo. Ciò, che -dunque principalmente spinse gli Spagnuoli ad indurre -quel Re, con sommo rincrescimento, a dichiarar -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -per successore il Duca d'Angiò fu il timore, che facendosi -altrimente, sarebbe venuto ad effetto il cotanto -abborrito partaggio. Ponevano avanti gli occhi di -quel piissimo Re le ruine e le calamità, che avrebbero -dovuto inevitabilmente soffrire tanti suoi fedeli ed -amati popoli, e che la sua pietà non avrebbe permesso -d'esporgli a tanti disagi e pericoli. Ricordavangli -la grandezza e generosità della nazione spagnuola, -la quale sarebbe stata altamente percossa, ed al niente -ridotta, se l'avesse lasciata esposta, facendo altrimente, -agli oltraggi d'un Re cotanto formidabile e potente. -Ma sopra ogni altro gli raccomandavano l'unione della -sua monarchia; la quale ingrandita con tanta gloria -da' suoi predecessori e ridotta in un'ampiezza, che -non avea la simile il mondo, non dovea esporla ad -esser così miseramente lacerata e divisa in pezzi, sicchè -nelle future età di questa gran macchina appena -ne rimanessero le ceneri. Ricordavangli, che il savio Re -Ferdinando il Cattolico, ancorchè avesse potuto innalzare -al trono, almeno de' regni proprj, e da lui -acquistati colle forze d'Aragona, uno del suo casato, -volle nondimeno chiamare alla successione di tutti -Carlo d'Austria Fiamengo; perchè ben conosceva, -che nella persona di quel potentissimo Principe e per -quel ch'era, e per quel che dovea essere, poteano quei -Regni mantenersi uniti formando una ben ampia monarchia, -la quale avrebbe potuto lungamente durare, -e non dissolversi con iscadimento della sua gloria, e -dell'inclita nazione spagnuola. -</p> - -<p> -Espugnato per tanto il Re ne' principj d'ottobre -per queste insinuazioni suggeritegli, fra gli altri, con -vigore dal Cardinal Portocarrero, aggravatosi il male, -disperarono i Medici della sua salute: e postosi nella -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -fine di quel mese in agonia, spirò il primo di novembre, -giorno di Lunedì, di quest'anno 1700. Il martedì -fu imbalsamato il suo cadavere, ed il mercoledì -fu esposto nel regal palagio in quella medesima stanza -dove nacque. Assisterono molti religiosi in una gran -sala per li suffragj, dove in molti altari ivi eretti furon -celebrati i sacrificj insino al venerdì, nel qual -giorno furono celebrate tre messe solenni nelle cappelle -regali e da poi una pontificale coll'assistenza -di tutt'i Grandi. Fu da poi levato il cadavere e portato -nell'Escuriale, accompagnato da tutti i Grandi, da -quelli della regal casa e dalle quattro religioni mendicanti: -dove se gli diede sepoltura con quelle solennità, -che convenivano ad un così grande ed amato -Re. Fu seppellito nell'istesso giorno e nell'istessa ora -che veniva a compire 39 anni di sua vita. Cominciò -egli a regnare da' 6 di novembre dell'anno 1675, nel -qual dì finì i quattordici anni della sua età e la reggenza -della Regina madre e della Giunta. Nel 1679, ai -30 d'agosto prese per moglie Maria Lovisa di Borbone, -e costei morta a' 12 di febbrajo del 1689, prese -nell'anno seguente Marianna di Neoburg: di niuna -delle quali lasciò prole. Fra le sue virtù furono ammirabili -la pietà e la religione: giammai se n'intese -parola alcuna ingiuriosa: aveva una somma applicazione -al dispaccio, privandosi sovente dell'ore del divertimento, -per non mancare alla spedizione di quello: -nè mai risolveva cosa, senza che precedesse il Consiglio -de' suoi ministri, ed eseguiva i loro dettami con -tanta esattezza, che anche le cose, ch'egli ardentemente -desiderava, s'asteneva di farle, e sovente ne ordinava -di molte, anche contro il proprio sentimento, -sempre che così gli era da' suoi ministri consigliato, -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -riputando, che in cotal guisa operando, non avea di -che render conto a Dio dell'amministrazione de' suoi -Regni. Fu sommamente divoto di Nostra Signora degli -Angioli, ed ebbe speziale e costante venerazione -al Santissimo Sagramento dell'Eucaristia, tal che non -mancava d'assistere all'esposizioni delle quaranta ore -circolari. -</p> - -<p> -Lasciò pure a noi questo piissimo Principe alcune -sue leggi; e nel 1675, primo anno del suo regnare -dopo la Reggenza, ne stabilì una, colla quale -comandò, che gli ufficj, senza il suo regale assenso, -non potessero nè obbligarsi, nè vendersi, e -conceduti in burgensatico, non si stendesse più oltre -la concessione, che insino al quarto grado: comandò -ancora, che dagl'inquisiti, prima che fossero convinti -rei, non potesse esigersi cosa alcuna di giornate, o d'altro, -ma aspettarsi la loro condanna: prescrisse i modi -e le norme intorno alla fabbrica e lavori di seta, -d'argento e d'oro, per toglier le frodi, le quali, come -si disse, furono pubblicate dal Marchese del Carpio -in tempo del suo governo; e diede vari provvedimenti, -che sono additati nella <i>Cronologia</i> prefissa al -primo tomo delle nostre Prammatiche, secondo l'ultima -edizione. -</p> - -<p> -Concedè pure questo clementissimo Re alla nostra -città e Regno molti privilegj e grazie, così quelle -cercate in tempo dell'ambasceria di D. Ettore Capecelatro, -che ancorchè domandate vivente il Re Filippo -IV, ebbero compimento nell'anno 1666 dopo la -sua morte; come quelle domandate da D. Luigi Poderico, -e da D. Francesco Caracciolo Marchese di -Grottola ambasciadori inviati alla corte; ed altre, che -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -si leggono nel II volume <i>de' Privilegj e Capitoli</i> impresso -ultimamente nel trascorso anno 1719. -</p> - -<p> -Giunse in Napoli la funesta novella della morte del -Re Carlo II a' 20 di novembre di quest'anno 1700, -e nell'istesso tempo l'avviso d'aver egli dichiarato per -suo successore in tutt'i Regni della monarchia di Spagna -Filippo Duca d'Angiò; ed il Duca di Medina -Coeli per maggiormente accreditarne la fama, fece tosto -imprimere e pubblicare due clausole, che diceansi -essere estratte dal testamento del defunto Re, in -una delle quali dichiaravasi la successione nella persona -del Duca d'Angiò e nell'altra s'esprimeva la -<i>Giunta del Governo</i>, ch'egli avea eretta sin tanto che -il successore non si fosse portato in Ispagna, Capo -della quale si faceva la Regina vedova e li governadori -erano il Presidente, o Governadore del Consiglio -di Castiglia, il Vicecancelliere, o Presidente d'Aragona, -l'Arcivescovo di Toledo, l'Inquisitor Generale, un -Grande, ed un Consigliere di Stato. Accompagnò il -Medina quelle clausole con una lettera scrittagli dalla -Regina e Governadori suddetti, per la quale se gli -imponeva, ch'eseguisse ciò che quelle ordinavano e -ciò che in simili casi solevasi praticare. I popoli attoniti -e sorpresi a tanta novità, commossi dal dolore -per la morte d'un Principe cotanto pio e religioso, -piansero la comune sciagura per tanta perdita; ed il -Medina imitando l'esempio degli altri Regni di Spagna, -fece eseguire il comando, tal che senza commozione -o scompiglio alcuno fu da noi riconosciuto quel -Principe, che la Spagna ci aveva dato. -</p> - -<p> -(Il Testamento del Re <i>Carlo II</i> contenente LIX -Clausole, fra le quali le 14 e 15 contengono la successione -dichiarata per <i>Filippo d'Angiò</i> leggesi impresso -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -in più raccolte e Scrittori; presso <i>Cassandro -Tucelio in Actis Publicis Tom. 5 c. 5 pag. 299</i>, presso -<i>Fabri Staats-Cantzeller. tom. 5 pag. 135</i>, nella vita -di <i>Carlo III part. 1 p. 95</i> e nelle <i>Mem. de la Guerre, -tom. 2 pag. 253</i>). -</p> - -<p> -Ferirono questi inaspettati avvenimenti altamante l'animo, -non meno dell'Imperador Leopoldo<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> per lo -gran torto, che pareagli essersi fatto alle sue ragioni, -in manifestamento dalle quali fu dato poi alle stampe -nel 1703 il libro intitolato: <i>Defense du droit de la -Maison d'Autriche à la succession d'Espagne</i><a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>; che -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -degli altri Principi concorsi nel meditato partaggio, i -quali tenendosi delusi dalle arti del Re Franzese, e -mal sicuri, se permettessero, che tanta potenza e tanti -Regni s'unissero nella casa di Francia; e considerando, -che tutto il timore della Spagna era di non vedere -la loro monarchia divisa, fu risoluto d'impiegare -tutte le lor forze, per metter in quel trono Carlo Arciduca -d'Austria, figliuolo secondogenito di Leopoldo, -al quale perciò, non meno il padre, che il fratello, -cederono le loro ragioni<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>: sicchè fu egli dichiarato -<i>Re di Spagna</i>, e spinto a condursi in quei -Regni per discacciar l'emulo dalla Sede. Gli Olandesi -si dichiararono per l'Arciduca: il Re d'Inghilterra, -quel di Portogallo, e poi il Duca di Savoja si -unirono coll'Imperadore e fecero fra di lor lega per -togliere dal possesso degli Stati di Spagna <i>Filippo</i> e -riporvi l'Arciduca <i>Carlo</i>. Fu ciò cagione d'una sanguinosa -e crudel guerra, fra gli Alleati e la Francia, -la quale fu dichiarata l'anno 1701. Ed essendo da -poi morto il Principe d'Oranges dichiarato Re d'Inghilterra, -sotto il nome di Guglielmo III ch'era entrato -in quell'Alleanza; la Regina Anna Stuarda secondogenita -di Giacomo II che successe in quel reame, -non pur confermò l'alleanza, ma con impegno -maggiore impiegò le forze del suo Regno per mettere -nel trono di Spagna il Re Carlo. Le sue flotte ve lo -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -condussero: Catalogna fu presa, ed in Barcellona il -nuovo Re collocò la sua Sede regia, il qual poi costrinse -Filippo, colle forze imperiali, ed inglesi a lasciar -la città di Madrid: e se la battaglia di Almanza -guadagnata da' Franzesi il dì 25 d'aprile dell'anno -1707 non frastornava il bel disegno, la Spagna -sarebbe passata interamente sotto il suo dominio. Non -potè avere l'Imperador Leopoldo il piacere di veder -così bene impiegate le sue armi, ed esser secondati -i suoi voti da sì prosperi successi: era egli già morto, -ed in suo luogo eletto nel 1705 <i>Giuseppe I</i> suo -figliuolo. -</p> - -<p> -Ma non meno in Fiandra, che in Italia ebbero a questi -tempi le gloriose armi imperiali felici avvenimenti. -Non pur si tolse l'assedio a Turino ma in un tratto -fu occupato lo Stato di Milano, Mantova, e l'altre -piazze della Lombardia; tal che i Franzesi furon costretti -abbandonar l'Italia, e ritirarsi colle loro truppe -in Francia. Aveano i Franzesi per soccorrere il Milanese -lasciato voto il nostro Regno di loro truppe; onde -s'ebbe opportunità di tentarne l'impresa con felicissimo -successo. Per la natural affezione di questi -popoli all'augustissima casa d'Austria, bastò al Conte -Daun con un sol distaccamento dell'esercito imperiale, -che l'Imperador Giuseppe teneva in Lombardia, -entrar, senza esservi chi gli facesse opposizione, nel -Regno, ed a' 7 di luglio di quest'anno 1707 felicemente -impossessarsi, in nome del Re Carlo, della città -di Napoli, gli Eletti della quale corsero insino ad Aversa -a presentargli le chiavi. L'esempio della Metropoli -fu tosto imitato dalle altre città del Regno: i castelli -tutti si resero alle vittoriose insegne: Pescara -parimente fu resa: sola Gaeta, dove eransi ritirati gli -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -Spagnuoli, fece resistenza; ma in men di tre mesi, -dopo breve assedio fu presa per assalto e saccheggiata. -In breve con universal giubilo e contento furono -ricevute le imperiali armi e senza commozione, senza -scompiglio e senza que' disordini, che sogliono cagionare -le mutazioni di nuovi dominj, il Regno tutto pacatamente -ed in somma tranquillità passò sotto il dominio -del Re Carlo, che teneva allora collocata la sua -Sede regia in Barcellona. -</p> - -<p> -Furono ritenute le medesime leggi, i medesimi magistrati, -(sol mutandosi le persone di coloro, ch'eranvi -dal suo emolo fra que' sette anni stati esaltati) li medesimi -stili nelle segretarie all'uso di Spagna, ed i -medesimi istituti. Gli Spagnuoli, che vollero rimanere, -furono mantenuti ne' loro posti: furono ne' Tribunali -conservate le alternative, ch'essi godevano nelle toghe: -in breve, toltone i Vicerè di nazion tedesca, e -gli ufficiali militari, che aveano il comando delle -loro truppe, in niente fu alterata la politia del Regno. -</p> - -<p> -Ricevette però non picciol vantaggio dall'aver fatto -ritorno sotto il dominio di questa augustissima famiglia, -per le tante concessioni e privilegi, che a larga -mano, sopra tutti gli altri Re suoi predecessori, gli furon -conceduti da un sì grato ed indulgentissimo Principe. -Egli mosso dalla fedeltà e prontezza mostrata in -quest'occasione, concedette alla città e Regno nuove -grazie, e tutte considerabilissime, e quel ch'è più, la -pronta esecuzione dell'antiche. Onorò la città, ed i -suoi Eletti con nuovi e più speziosi titoli. Preferì i -suoi nazionali nelle cariche, beneficj e negli uffizj, -escludendone i forestieri. Con più sue regali cedole -stabilì l'importante diritto dell'<i>Exequatur Regium</i> in -tutte le Bolle, Brevi ed altre provvisioni, che ci vengono -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -di Roma: vietò rigorosamente l'alienazione dei -fondi delle entrate regali: sterminò affatto ogni vestigio -d'Inquisizione: con suoi Regali editti comandò, -che in tutt'i Beneficj, Vescovadi, Arcivescovadi, ed -altre Prelature del Regno ne fossero affatto esclusi i -forestieri, nè che in lor beneficio sopra quelli possano -imporsi pensioni o altre gravezze; confermò tutti -i privilegi e grazie concedute al Baronaggio, ed al -Regno, da' Re suoi predecessori; tolse la Ruota del -Cedulario: volle, che contro il suo Fisco militasse la -prescrizion centenaria, anche nelle regalie, nelle cose -giurisdizionali e nelle altre sue ragioni fiscali: stese la -succession feudale a favor de' Baroni per tutto il quinto -grado. Nè dee riputarsi picciol giovamento quello, che -si ritrae dal venire ora il nostro Regno compreso nelle -tregue, che si fanno dall'Imperio col Turco: e dal -commerzio, al quale è inteso d'aprire colla Germania -ne' nostri Porti, con scale franche; ciò, che dagli Spagnuoli -non era da desiderare, non che da sperare. In -fine concedè a noi tante rilevanti grazie, le quali non -senza nostra confusione insieme e contento, leggiamo -ora nel II volume <i>delli Privilegi e Grazie</i> fatto imprimere -nell'anno 1719 dalla nostra città, perchè non -meno si sappiano i suoi pregi, che la munificenza di -un tanto Principe, de' quali gli è piaciuto di profusamente -arricchirla. -</p> - -<p> -Intanto fu provveduto il nostro Re Carlo III d'una -non men savia, che avvenente Principessa per moglie -<i>Elisabetta Cristina di Wolffembutel</i>, la quale da' suoi -Stati, traversando la Germania e l'Italia, si condusse -in Barcellona al suo sposo; nel qual tempo i progressi -delle sue armi in Ispagna, sotto la condotta del Conte -di Staremberg, fecero maravigliosi acquisti, penetrando -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -co' suoi eserciti insino a Madrid; e se il Duca -di Vandomo, al quale era stato conferito il comando -delle truppe di Spagna, non si fosse valorosamente -opposto all'esercito nostro, costringendolo a ritirarsi -in Catalogna, la guerra di Spagna sarebbe allora gloriosamente -finita. Gli Olandesi e gl'Inglesi dall'altra -parte aveano interamente rotti i Franzesi in Fiandra, -nella battaglia, che lor diedero vicino ad Oudenarde -sopra la Schelda, la quale portò in conseguenza la -presa di Lilla e di Gant; e poi l'anno seguente quella -di Tournai e di Mons; tal che costrinsero Lodovico -XIV a far proposizioni di pace, le quali, ancor -che fossero svantaggiose alla Francia, nelle conferenze -che si fecero in Gertruidemberg fra i Plenipotenziari -della Francia, dell'Inghilterra e dell'Olanda, non -furono accettate. -</p> - -<p> -Ma la morte accaduta in quest'anno 1711 a' 17 di -aprile dell'Imperador Giuseppe, in età di 32 anni, -otto mesi e ventitrè giorni, senza lasciar di se prole -maschile, ruppe tutti i disegni, e fece mutar sembiante -allo stato delle cose. Tutti i Principi d'Alemagna richiamavano -il nostro Re all'Imperio, tal che, stando -egli in Barcellona, fu dal comun lor consenso in Francfort -eletto Imperadore, e <i>Carlo VI</i> sempre Augusto -Imperador Romano fu universalmente acclamato. Gli -convenne perciò, lasciando la Regina Elisabetta in -Barcellona al Governo di Catalogna di ritornare in -Alemagna e prender il possesso dell'Imperio. Ed intanto -il Re di Francia, profittandosi di tal mutazione, -e più per aver ridotta la Regina Anna d'Inghilterra -con vari negoziati e lusinghe a' suoi voleri, promosse -con maggior calore nuovi trattati di pace. Indusse da -principio quella Regina ad acconsentire ad una sospension -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -d'armi fra la Francia e l'Inghilterra, tal che -fece ella ritirare le sue truppe, che avea in Fiandra, -dall'esercito degli Olandesi; il qual essendo divenuto -più debole a cagion di questa ritirata, fu assalito dall'esercito -Franzese guidato dal Maresciallo di Villars, -e stretto sì vivamente a Denain, che dopo una considerabil -perdita, i Franzesi s'impadronirono del campo -nemico, presero poi S. Amando e Marchienna, fecero -levar l'assedio da Landrecì, e costrinsero la città -di Dovay e quella di Quesnoy alla resa. -</p> - -<p> -Questi vantaggi costrinsero gli Alleati ad ascoltare -le proposizioni di pace; onde furono nominati dall'una -e dall'altra parte i Plenipotenziarj, i quali portatisi -in Utrech (dopo essersi a' 14 marzo, tra il nostro Imperadore -ed il Re di Francia, accordato un armistizio -per Italia e l'evacuazione della Catalogna e di -Majorica<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>) conchiusero la pace il dì 11 del mese di -aprile dell'anno 1713 fra l'Inghilterra, l'Olanda, -Portogallo, Savoja, Prussia, Francia e Spagna. Fu tra -di loro stabilito, che col mezzo della rinunzia fatta -da Filippo alla Corona di Francia, tanto per se, quanto -per li suoi discendenti, e di quella del Duca d'Orleans -alla Corona di Spagna, a Filippo rimanessero le -Spagne e l'Indie. La Sicilia fu data al Duca di Savoja, -al quale anche fu promessa la successione al -Regno di Spagna, come pure a' suoi eredi, in caso -venisse a mancare il ramo di Filippo. Il Regno di -Napoli ed il Ducato di Milano rimanesse al nostro -Imperadore. Gli Elettori di Baviera e di Colonia furono -restituiti nel possesso de' loro Elettorati. La Regina -Anna fu riconosciuta Regina d'Inghilterra, e dopo -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -la di lei morte il Principe d'Annover e suoi eredi. -Che le fortificazioni di Doncherc dovessero demolirsi. -Le Piazze della Fiandra spagnuola furono date -in potere degli Olandesi, per essere restituite alla Casa -d'Austria; e Lilla, ed Aire furono restituite al Re di -Francia. -</p> - -<p> -Il nostro Imperadore non volle ratificar questo trattato -per non pregiudicare le sue ragioni sopra la Spagna, -nè volle colla medesima trattar pace, per ciò -ne fu fatto un altro particolare tra lui e la Francia, -in Rastat il dì 6 di marzo del seguente anno 1714<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>, -col quale si confermarono le condizioni precedenti a -riguardo di tutte le altre Potenze, ma non già di cedere -le sue ragioni e titoli sopra quella monarchia, -da poterle, quando che sia, sperimentar coll'armi. -Fur per tanto questi trattati di pace eseguiti con ogni -sincerità (toltone la Spagna) fra tutte le Potenze, che -vi concorsero. Al Duca di Savoja fu data la Sicilia; -se bene avendo poi la Spagna voluto romper questo -trattato, con tentar d'occuparla di nuovo per se, questa -mossa è stata cagione, che lo scambio, che poi se -ne fece, sia riuscito in maggior vantaggio del nostro -Monarca; poichè vindicata colle sue armi, dalle mani -degli Spagnuoli, si diede al Duca in iscambio della Sicilia -l'Isola di Sardegna, tal che la Sicilia rimane ora -unita al nostro Regno, come prima, sotto un medesimo -Principe. -</p> - -<p> -(Gli articoli accordati nel campo vicino Palermo -per l'evacuazione de' Spagnuoli dal Regno di Sicilia -e di Sardegna a' 6 maggio del 1720 tra il <i>Conte di -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -Merus</i> per l'Imperadore e tra il <i>Marchese di Lede</i> -General comandante degli Spagnuoli, si leggono presso -<i>Lunig</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>, siccome gli articoli accordati da' medesimi -nel campo suddetto a' 8 dello stesso mese, riguardanti -l'evacuazione del Regno di Sardegna, si leggono -presso lo stesso pag. 1435. Per esecuzione de' quali, -usciti da quella gli Spagnuoli, ne presero il possesso -le truppe Cesaree, ed in vigore dell'Artic. II della -quadruplice Alleanza, la maestà di Cesare per mezzo -del <i>Principe di Ottaiano</i> suo plenipotenziario costituito -a questo atto, diede il possesso del Regno col titolo -di Re al <i>Duca di Savoja</i>, il quale dall'ora avanti deposto -il titolo di Re di Sicilia, assunse quello di Re -di Sardegna). -</p> - -<p> -Fu evacuata la Catalogna, e l'Imperadrice Elisabetta -ritornò in Alemagna, nell'imperial Sede di Vienna, a -ricongiungersi col suo Augusto marito, di cui già -gravida, diede poi alla luce un Principe; ma morte -troppo acerba, crudele ed inesorabile a noi presto cel -tolse, lasciandoci in amari lutti e pianti. -</p> - -<p> -Fu per tanto per lo governo di questi Regni di -Spagna, che rimanevano all'Imperador Carlo, eretto -in Vienna un supremo Consiglio, composto non men -di Consiglieri di toga, che di Stato, e nel quale non -v'hanno parte alcuna Ministri tedeschi. A questo -dal nostro Regno si manda un Reggente, come già -praticavasi sotto il governo degli Spagnuoli di mandarsi -in Madrid. Si serbano per ciò i medesimi istituti -e le segretarie rimangono ancora all'uso di Spagna: -in quella lingua vengon dettate le regali cedole -ed i dispacci, ed i Ministri spagnuoli, che seguirono -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -il nostro Augustissimo Principe ritengono in quel Consiglio -la lor parte, di cui ora è Capo e presidente -l'Arcivescovo di Valenza, che sopra tutti gli altri è -distinto nella fedeltà e zelo del servigio del suo Signore. -</p> - -<p> -Si credette, che per la competenza e contrasto fra -questi due Principi Carlo e Filippo, ciascun de' quali -per se dimandava istantemente al Pontefice Clemente -XI l'investitura del Regno di Napoli, dovesse con -tal opportunità cancellarsi quest'uso; poichè essendo -stato sempre costante quel Pontefice a negarla all'imperador -Leopoldo, che giustamente la dimandava per -l'Arciduca Carlo suo secondo figliuolo, ripugnava ancora -(per ostentar neutralità) di darla al Re Lodovico -di Francia, il quale, non men che Leopoldo, istantemente -la chiedea per lo Duca d'Angiò suo nipote. -</p> - -<p> -(Tutti gli atti e pubbliche scritture uscite per l'occasione -di questa investitura, che dimandavasi al Papa -da' Principi rivali, e le relazioni della ridicola pretensione, -che da ciascuno si faceva del cavallo bianco, -che non accettato si lasciava andar ramingo e scapolo -per Roma, furono unite ed impresse da <i>Cassandro -Tucelo Tom. I. cap. 6</i>, dove si leggono le Allegazioni -di Ulrico Obrecto, e le contrarie di <i>Rolando de -Duvinck.</i>) -</p> - -<p> -Per questa competenza in tutto il Pontificato di Clemente, -che fu molto lungo, non si curò più da competitori -dimandarla, tal che si credea, che l'ultima -investitura dovess'esser quella, che Carlo II prese nell'anno -1666 dal Pontefice Alessandro VII. Per una -consimile occasione si tolse l'investitura del Regno di -Sicilia; poichè negando sempre i Pontefici romani di -darla al Re Pietro d'Aragona, ed a' suoi successori -Re Aragonesi, per non offendere Carlo I d'Angiò, ed -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -i suoi successori Re Angioini; gli Aragonesi da poi, -riflettendo, che niente di male per ciò loro era avvenuto, -nè più di ciò ch'essi aveano in quel Regno loro -si dava, se non un poco di carta con quattro parole -scritte, siccome solea dire il Re Carlo III di Durazzo -al Pontefice Urbano VI, non si curarono più di cercarla; -onde, siccome per certa usanza si trovava ivi -introdotta, così per contrario uso rimase quella affatto -abolita; tal che da poi nè il Re Alfonso I di -Aragona, nè Ferdinando il Cattolico, nè gli altri Re -dell'augustissima Casa Austriaca giammai la dimandarono, -e rimase solo per lo Regno di Napoli. -</p> - -<p> -Parimente i Pontefici romani per un tempo s'arrogarono -la podestà di dar l'investitura del Regno -di Sardegna, siccome in effetto Bonifacio VIII la diede -a Giacomo Re d'Aragona; ma poi que' Re non si -sognarono più di cercarla<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. E ne' Regni d'Aragona -medesima e di Valenza pur pretesero lo stesso, siccome -fece Martino IV, che privò di quelli Regni Pietro -Re d'Aragona, e ne diede l'investitura a Carlo di -Valois figliuolo di Filippo Re di Francia. Ma sono -ormai scorsi cinque secoli, che gl'istessi romani Pontefici -hanno lasciato tali pensieri e tali pretensioni<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. -Lo pretesero ancora nel Regno d'Inghilterra, siccome -si praticò in tempo di Re Giovanni, il quale volle riceverne -l'investitura e l'incoronazione dal Papa, che vi -mandò per tal effetto Pandolfo suo Legato appostolico -ad incoronarlo<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Ma da poi gli altri Re d'Inghilterra -non si sognarono in conto veruno cercarne più investitura, -nè fu più praticata. Il medesimo tentarono nel Regno -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -di Scozia a tempo d'Odoardo I, che refutò il Regno alla -Chiesa romana. Ma gl'Inglesi niente di ciò curando, fecero -sentire al Papa, che non s'impacciasse con gli Scoti, -ch'erano sudditi e vassalli del Re d'Inghilterra<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. -Sono per ultimo note le intraprese de' romani Pontefici -sopra l'Impero romano germanico, che veniva da -loro connumerato tra' feudi della Chiesa romana, e -che per ciò fosse della lor potestà eleggere gl'Imperadori. -Ma da poi fu tolta ogni soggezione, ed ora la potestà -d'eleggere è rimasa assolutamente presso i Principi -Elettori, con essersi anche tolta quella cerimonia -d'andarsi a coronare in Roma per mano del Pontefice. -Così secondo le opportunità, che le si presentarono, -tolsero i savj Principi da' loro reami queste -soggezioni, le quali introdotte ne' tempi dell'ignoranza, -siccome per abuso s'erano in quelli stabilite, così per -contrario uso furono abolite. -</p> - -<p> -Con tutto ciò essendo a' 19 marzo dell'anno 1721 -morto Papa Clemente XI, in età di 72 anni, dopo -un lungo Pontificato d'anni, poco men che ventuno, -ed essendo stato eletto in suo luogo nel mese di maggio -del medesimo anno il Cardinal Conti col nome -d'<i>Innocenzio XIII</i> che ora con somma lode di prudenza -e bontà regge la Sede appostolica, non ha costui -fatto passar un anno del suo Pontificato, ch'essendone -stato richiesto dal nostro Imperadore (per fini -forse più alti e prudenti, che a noi cotanto umili e -bassi, non lece indagare) glie n'ha conceduta l'investitura, -con avergliene in maggio del passato anno 1722 -spedita Bolla, nella quale, non altramente che fece -Lione X coll'Imperador Carlo V, fu duopo dispensare -<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> -alla legge dell'antiche investiture, le quali proibivano -a' Re di Napoli d'essere Imperadori, o Re di Romani, -e s'intendevano decaduti dal Regno, accettando la -Corona imperiale; siccome si è potuto vedere ne' precedenti -libri di quest'Istoria. -</p> - -<p> -(La Bolla colla quale Leone X dispensò l'Imperador -Carlo V da questa legge, spedita a' 3 giugno dell'anno -1521 si legge presso <i>Lunig tom</i>. 2 <i>pag</i>. 1343.) -</p> - -<p> -(Il <i>Cardinale Althann</i>, che si trovava allora in Roma -Legato di Cesare, nel dì 9 giugno del medesimo -anno 1722, diede in nome dell'Imperadore, come Re di -Napoli, il giuramento di fedeltà avanti una generale -congregazione di Cardinali, ed al Tribunale della Camera -papale, presenti li suoi Protonotarj, ricevendo -dal Papa l'investitura. Da poi a' 28 del medesimo -mese nella vigilia di San Pietro, giorno da antichissimo -tempo statuito a questa prestazione, il <i>Colonna</i>, -come Gran Contestabile del Regno presentò il cavallo -bianco, ed il solito censo, con solenne celebrità e gran -pompa, per render gli altrui trionfi più maestosi e -splendidi. La relazione di questa solenne funzione -con le ristucchevoli cerimonie usate, non si dimenticò -<i>Struvio</i> inserirla nella giunta del suo <i>Corpus Hist. -Germ. tom. 2 period. 10 sect. 13 de Carolo VI §. 47 -</i> nella <i>pag</i> 4112). -</p> - -<p> -Ma il decorso del tempo, e gli avvenimenti dell'anno -1734 han fatto chiaramente conoscere quanto ai -nostri tempi riesca a' Re di Napoli inutile il cercare, -ed ottenere tali vane Investiture, e che queste celebrità -e pompe di presentarsi ogni anno per tributo il -censo di settemila ducati d'oro, ed il cavallo bianco, -siano tutte spese perdute, che si potrebbero impiegare -a miglior uso. Che profitto ricavonne L'Imperador -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -Carlo VI di averla ottenuta da <i>Innocenzio XIII</i>? -se non quello di avere <i>Clemente XII</i> successore, non -già impedita, ma agevolata l'impresa all'Infante di -Spagna <i>Don Carlo</i> inviato dal Re <i>Filippo V</i> suo Padre -ad occupar il Regno, e discacciarne il legittimo -possessore. Niente gli valse l'investitura d'<i>Innocenzio</i>. -Niente que' giusti e legittimi titoli che ne avea, non -solo per le ragioni di succedere al Re <i>Carlo II</i>, ma -in vigore di più istromenti di pace stipulati e firmati -con giuramento fra l'Imperadore ed il Re <i>Filippo</i>, -così nella pace stabilita in Vienna nell'anno 1725 in -esecuzione della pace di Londra del 1718, e ratificata -con tanti altri reiterati atti ne' susseguenti tempi, come -nelle altre convenzioni seguite prima e dopo la pace -di Siviglia, per le quali i Regni di Napoli e di Sicilia -per titolo di transazione irrevocabile si cedevano -dal Re di Spagna perpetualmente all'Imperador <i>Carlo</i>; -siccome questi all'incontro cedeva le sue pretensioni -sopra tutta la Spagna e l'Indie al Re <i>Filippo</i>. Non -s'incontrerà certamente nelle istorie esempio più chiaro -e manifesto, che ad un principe, alla legittimità del -possesso siansi accoppiati tanti giusti e validi titoli, -quanto che a riguardo di questi due Regni all'Imperador -<i>Carlo</i>. E pure il Vicario di Cristo, che dee -zelar cotanto per la giustizia, che dee esclamare, increpare, -maledire, ed opporsi agl'invasori, tanto è lontano -che ciò abbia fatto, che al contrario agevolò l'impresa, -somministrò alle truppe nel passaggio ogni agio -ed abbondanza di vettovaglie e di viveri, ed animava -i Popoli alla resa. Come colui, che si pretende padron -diretto di questo Regno, riputandolo vero Feudo della -Sede, anzi della Camera Appostolica, e che i Re dopo -esserne stati investiti siano veri suoi Feudatarii, -<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span> -non si oppone all'invasore? e le leggi <i>Feudali</i> istesse -esclamano, che di sua natura il <i>feudo</i> essendo da altrui -invaso, porti seco l'indispensabil obbligo al padron -diretto di difendere il <i>Feudatario</i>, opporsi all'invasore -e far tutto ciò che possa per impedire l'invasione. -A che dunque giovano oggi queste varie, ed -inutili investiture? Almanco a' tempi antichi gl'Investiti -erano sicuri, che i Pontefici si armavano a lor -difesa; e quando non potevano far altro scomunicavano -gli aggressori, interdicevano i loro Stati e scagliavano -anatemi terribili contro i fautori e tutti coloro che -gli prestavan ajuto e soccorso. Che non fecero li Pontefici -romani contro Re <i>Pietro d'Aragona</i>, quando occupò -il Regno di Sicilia, togliendolo al Re <i>Carlo I -d'Angiò</i>, che n'avea avuta Investitura da Papa <i>Clemente -IV</i> per se e suoi discendenti? che non fecero -i successori di <i>Clemente</i>, morto Re <i>Pietro</i>, contro Re -<i>Giacomo</i> suo figliuolo, e contro Re <i>Federico</i> fratello -di <i>Giacomo</i>? -</p> - -<p> -In tempo del famoso scisma, quando in Napoli si -conoscevano, secondo le fazioni, due Re e due Pontefici, -ciascun Papa difendeva contro l'altro il da lui -investito, e si pugnava ferocemente fra di loro, come -pro <i>aris</i>, et <i>focis</i>; ed i libri di quest'Istoria Civile -sono pieni di contenzioni e brighe nate per occasioni -simili. -</p> - -<p> -Ma al presente i Papi riposatamente vogliono attendere -il successo delle armi, e tutti soccorrono al -vincitore, e discacciano il vinto. Quando nel mese di -aprile dell'anno 1734 l'Infante <i>Don Carlo</i> entrò colle -sue truppe nel Regno, ed i Napoletani se gli resero; -poichè in sue mani non erano ancora passate le piazze -di Gaeta, Capua, Pescara; ed i Castelli della Puglia, -<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> -e di Calabria; ed erano ancora nel Regno Milizie Alemanne; -sopraggiunto il mese di giugno, dovendosi nella -vigilia de' SS. Apostoli Pietro e Paolo pagar il censo, -e presentar il cavallo bianco con la usata celebrità e -pompa, <i>Clemente XII</i> escluse l'Infante e ricevè dall'Imperadore, -siccome per lo passato, il censo e la -Chinea; ma nel mese di giugno del seguente anno 1735 -essendosi già rese quelle Piazze e tutti i Castelli all'Infante -<i>D. Carlo</i>, e dissipate le truppe Alemanne, -allora la Corte di Roma mutò stile, ed il Papa ricusò -di ricevere nel dì stabilito il censo e la Chinea dall'Imperadore, -con tutto che dal Principe di <i>S. Croce</i> -destinato dal medesimo per suo Ambasciador estraordinario -a questo atto, si fosse offerto di pagar il censo -e di presentar la Chinea; anzi la Camera Appostolica -non volle ammetterlo nè meno a farne deposito; e ciò -perchè il Papa gliel'avea proibito, dando fuori un -suo <i>motu proprio</i>, col quale comandava <i>de plenitudine -potestatis Pontificiae</i>, che in quell'anno si fosse -prolungata e differita la presentazione e pagamento -per <i>il tempo e tempi a nostro arbitrio</i>, come sono le -sue parole, sicchè si prolungasse <i>non solo il deposito, -e pagamento delli ducati 7000 d'oro, ma anche la -solenne funzione del Cavallo Bianco, o sia Chinea</i>. E -quel ch'è da notare, nel <i>motu proprio</i> dichiara il Papa -tal ricognizione doverseli pel <i>supremo e diretto dominio, -che noi e questa S. Sede abbiamo sopra il Regno -dell'una e dell'altra Sicilia</i>: chiamandolo <i>Regno -nostro. -</i> -Ma merita assai maggiore ponderazione che si contrastava -per parte dell'Imperadore la soggezione, ed -in tutte le maniere d'un Regno del quale egli era assoluto -Signore e vero Monarca, voleva esserne <i>Feudatario, -<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> -e vassallo</i> della S. Sede; poichè il <i>Cardinal -Cienfuegos</i> ministro Plenipotenziario dell'Imperadore -nella Corte di Roma, avendone avuta special commessione -da Cesare per suo imperial dispaccio de' 18 -giugno, mandatogli per espresso, altamente a' 28 del -suddetto mese protestò contro il <i>motu proprio</i> del Papa, -come manifestamente ingiurioso a S. C. M. e lesivo -de' suoi diritti, e come quello, che <i>andava a violare -a dirittura la fede del patto reciproco, che sempre -esiste fra il Padron diretto, ed il Feudatario</i>: soggiungendo -e rinfacciando al Papa, <i>che non ammettendosi -la presentazione della Chinea ed il pagamento -del censo nel giorno convenuto senz'alcuna delle solite -legittime cause, la Santità vostra autorizza la ingiusta -occupazione del Feudo, mettendosi dalla parte -dell'usurpatore, a cui è stata anche facilitata l'impresa, -quando più tosto ragion voleva, che il Feudatario -fosse ajutato dal Padrone diretto nella difesa del Feudo</i>. -Soggiunge in oltre che essendo l'Imperadore <i>l'unico -legittimo Feudatario investito dalla S. Sede.... -quantunque con la forza sia stato spogliato del Feudo, -ritiene però sempre l'animo di ricuperarlo</i>. Si protesta -adunque col Papa e suoi ministri camerali di -nullità e d'ingiustizia contro la suddetta dilazione, la -quale, come sono le sue parole, <i>espressamente e legalmente -disapprovata da S. M. non possa, nè debba in -qualunque tempo ed occasione allegarsi in suo danno -e pregiudizio de' suoi diritti; ma che anzi si debbo -riputare e considerare, si reputi e consideri sempre -come voluta da V. S. senz'alcuna delle solite legittime -necessarie cause, e non ammessa, nè approvata, -ma bensì espressamente disapprovata e rigettata da S. -M. la quale in effetto ha instato con tutto il vigore, -<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> -e non cessa d'insistere affinchè si riceva il pagamento del -censo, e la presentazione della Chinea al tempo prescritto -e convenuto nelle Investiture; protestandosi altresì che -affine di far conoscere e manifestare la nullità, e la -ingiustizia di una tal dilazione, ed insieme l'aggravio -e la violenza, che soffre S. M. come Feudatario -della S. Sede, si servirà di tutti i mezzi leciti, che -dalla naturale difesa e dalle leggi si prescrivono, affine -di preservare il suo diritto legittimamente acquistato, -e vendicare le sue ragioni.</i> -</p> - -<p> -Queste querele e proteste firmate a' 28 giugno dal -Cardinale furono per mezzo di pubblico Notaro presentate -e notificate a' Ministri Camerali, i quali le riceverono -colle solite clausole forensi <i>sic et in quantum</i>; -ma nell'istesso tempo ordinarono per lor Decreto: -<i>in omnibus esse</i> servandum <i>Motum proprium -Sanctissimi</i>. -</p> - -<p> -Chi crederebbe, che il fascino nelle menti umane -possa giungere a tanto, che ama e si contrasta la propria -soggezione e servitù, essendo assoluti e liberi? -che nulla tutto ciò giovando per discacciar l'invasore, -ma tutto il presidio essendo riposto nelle armi, si voglia -profonder denaro in cose vane ed inutili, e non -più tosto impiegarlo ad accrescer truppe e milizie, che -sono i più efficaci mezzi per vendicar i torti e le -offese? A ragione adunque potrebbesi esclamare: -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>O miseras hominum mentes, o pectora coeca.</i></p> -<p><i>Qualibus in tenebris vitae.....</i></p> -<p><i>Degitur hoc aevi!</i></p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> -</p> - -<h3 id="lib40cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller"><i>Stato della nostra Giurisprudenza e dell'altre discipline, -che fiorirono fra noi nella fine del secolo XVII -insino a questi ultimi tempi.</i></span></h3> -</div> - -<p> -I progressi, che la Giurisprudenza e le altre scienze -fecero fra noi nel Regno di Carlo II sino al presente -furono veramente maravigliosi. Eransi negli altri -Regni d'Europa e spezialmente in Francia ristabilite -già e ridotte nel più alto punto di perfezione sin -dal principio di questo secolo XVII, e nel suo decorso. -Presso di noi però più tardi si perfezionarono, e -ricevettero maggior politezza e candore. La nostra -Giurisprudenza per <i>Francesco d'Andrea</i>, e per quegli -altri che lo seguirono, prese, come si disse, miglior -forma, e non men nelle Cattedre, che nel Foro si cominciarono -ad insegnar le leggi con nuovi metodi, ed -a disputar gli articoli legali secondo i veri principj -della nostra Giurisprudenza, e secondo l'interpretazioni -de' più eruditi Giureconsulti. La Filosofia, che -sino a questi tempi era stata fra noi ristretta ne' Chiostri, -e ridotta, o ad alcune sottigliezze di Logica e -di Metafisica, o ad alcuni discorsi vani ed inutili, prese -un nuovo lustro dallo studio delle scienze naturali e -da un'infinità di nuovi scoprimenti, e dal buon metodo -posto in uso per trattarla. La Medicina profittandosi -degli scoprimenti della Fisica, e dell'uso di molti -medicamenti ignoti agli antichi, si scoprì non tanto -inutile per le malattie. Le Matematiche, e in -spezie l'Algebra, furono spinte sino all'ultima astrazione -<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> -col mezzo di metodi nuovi. Le Accademie istituite -fra noi, e composte in questi tempi di uomini -insigni, contribuirono non poco, per le lingue, per l'eloquenza -e per l'erudizione alla perfezione delle scienze -ed all'avanzamento della letteratura. Ridusse finalmente -presso noi nell'ultimo punto di perfezione -le discipline il commerzio, che per mezzo de' <i>Giornali -de' Letterati</i> s'introdusse fra noi, con la Francia, la -Germania e l'Olanda; poichè col mezzo di questo gran -numero di Giornali, che da quelle province escono, -ogni uno può aver notizia de' libri, che s'imprimono -in Europa, delle materie che contengono, e degli avvisi -della Repubblica Letteraria. -</p> - -<p> -Ne' nostri Tribunali, per quanto s'appartiene alla -Giurisprudenza, come si è veduto, <i>Francesco d'Andrea</i> -fu il primo, che l'adoperò secondo i veri principj, e -secondo le interpretazioni di Cujacio e degli altri eruditi, -non men orando, che scrivendo; ed avendo egli -per più anni esercitata fra noi l'avvocazione, ed acquistato -quel grido, che il Mondo sa, acquistò ancora -molti imitatori; onde nel nostro Foro cominciaron poi -a distinguersi i meri Forensi da' veri Giureconsulti. -Creato poi egli dal Conte di S. Stefano Giudice di -Vicaria, e per mezzo del medesimo tosto promosso dal -Re Carlo II al posto di Consigliere, e poi d'Avvocato -Fiscale della Regia Camera, non mancò, esercitando -questa carica, nelle sue allegazioni, e sopra ogni altra -in quella famosa disputazion feudale<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>, d'accoppiare -insieme l'erudizione, l'istoria, e la vera Giurisprudenza -colle disputazioni Forensi. Dopo tre anni di quest'esercizio, -ottenne dal Re di far ritorno nel Sagro -<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> -Consiglio; da dove poi per le stravaganti sue infermità, -e per voler nel rimanente di sua vita vivere a se -medesimo, ed attendere più quietamente allo studio -della Filosofia, di cui erasi oltremodo invaghito, licenziossi, -ed abbandonando la città e tutt'i luoghi più -frequentati, ritirossi nelle solitudini di Candela, picciola -terra dello Stato di Melfi. Quivi morì quest'incomparabile -Giureconsulto, dopo alquanti giorni d'infermità, -assistito dal Governadore di quello Stato e da -più Religiosi; ed a' 10 settembre dell'anno 1698, -su le 21 ore rendè al suo Fattore l'immortal sua anima; -ed il giorno seguente da Monsignor Spinelli Vescovo -di Melfi gli furono celebrati nobili e divoti funerali. -</p> - -<p> -Dopo costui, chi più se gli avvicinasse nell'eloquenza -e nell'erudizione, e sostenesse nel Foro l'arte -del ben dire e scrivere, fu il famoso Avvocato <i>Serafino -Biscardi</i>. Ebbe ancor costui per compagni, se non -nell'eloquenza, nel sapere e nell'erudizione, <i>D. Niccolò -Caravita</i>, ed <i>Amato Danio</i>; e nella dottrina legale -que' due profondi Giureconsulti <i>Pietro di Fusco e Flavio -Gurgo</i>. Ve ne furono ancora degli altri che sostennero -ne' nostri Tribunali la vera arte del dire e del -sapere, li quali durando ancor fra noi, e collocati nei -primi onori del magistrato temerei offendere la lor -modestia in favellandone; ma fra questi la gratitudine -e l'aver io il pregio d'essere stato nel Foro suo discepolo, -non comportano, che io taccia d'uno, che -per giudicio universale è fuor d'ogni invidia e d'ogni -emulazione. Questi è l'incomparabile <i>Gaetano Argento</i>, -il quale fin dalla sua tenera età, fornito della -più recondita e pellegrina erudizione, e consumato nello -studio delle lingue, dell'istoria e delle buone lettere, -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -applicò i suoi rari talenti negli studi legali, dove per -la penetrazione del suo divino ingegno, per la stupenda -memoria e per l'instancabile applicazione, riuscì -al Mondo di miracolo; tal che per la profondità -del suo sapere, e spezialmente nella Giurisprudenza, -superò quanti Giureconsulti fra noi giammai fiorissero. -Ed innalzato da poi a' supremi magistrati, ed al sommo -onore di Presidente del nostro Sagro Consiglio, rilusse -assai più luminosa la sua fama; poichè soprastando -agli affari più gravi e rilevanti dello Stato, fece conoscere -quanto in lui non meno potessero le lettere e -le discipline, che la sapienza e l'arte del Governo. -</p> - -<p> -Fu sostenuto da questi preclari ingegni il candor -della nostra Giurisprudenza nel Foro; ma non mancarono -ancora a questi tempi altri nobili spiriti, che -lo sostennero nell'Università de' nostri studi. Erasi, come -si disse, cominciato già in quest'Università ad insegnarsi -con maggior pulitezza di ciò che prima facevasi; -ma non s'era venuto a quella perfezione, colla -quale insegnavasi nell'altre Università, e particolarmente -in quelle di Francia; ma posto che ebbe in quella il -piede il famoso Cattedratico <i>Domenico Aulisio</i>, fu ridotta -nell'ultimo punto di perfezione. Egli per la sua -varia e profonda erudizione, e sopra tutto della Romana -e della Greca, per la perizia delle lingue, e per -la sua somma e minuta esattezza, v'introdusse il vero -metodo di spiegar le leggi. Fu ancora il primo, per li -suoi maravigliosi concorsi, a dar norma agli Oppositori -nelle Cattedre, come e con qual metodo dovessero -quelli farsi, sì che non divagandosi fuori del testo, -come si solea prima, in premesse ampliazioni, limitazioni -e corollarj, si venisse all'interna sposizion -di quello, ed a penetrarne i veri sensi, e con chiarezza -<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> -poi e nettezza e proprietà di parole spiegarli. Fu quest'uomo -ammirabile per la non men varia che profonda -perizia, ch'e' possedeva in tutte le discipline. -Egli fu non men profondo nella vera Giurisprudenza, -come lo dimostrano le sue opere, che nelle Matematiche, -nelle lingue, non men Latina e Greca, che nell'altre -Orientali; nello studio delle lettere umane, ed -in tutte le arti liberali. Grande antiquario e sopra tutto -vago dello studio dell'antiche medaglie e degli altri -monumenti dell'antichità. Profondo nella filosofia, nella -poetica, nell'arte oratoria; ed insino sopra la medicina -avea fatti studi immensi, tal che avea composta -un esatta e peregrina <i>Istoria della Medicina</i>, che intendeva -di dare alle stampe; ma per la sua natural -tepidezza, sempre dubbio e vacillante e non soddisfacendosi -mai delle sue stesse fatiche, prevenuto da <i>Daniele -le Clerc</i>, rimane ora fra gli altri suoi M. S. che -ci lasciò. L'opera delle <i>Scuole Sacre</i>, che fra breve -uscirà alla luce del Mondo, s'era pure da lui ridotta -in punto di darsi alle stampe, ma per l'istessa cagione, -rimane ora alla discrezione del suo erede quando -e come vorrà darla. Le opere sue legali, che -si sono ora impresse, egli non l'avea dettate a questo -fine, ma solo per insegnarle nelle cattedre a' suoi -scolari, ed avrebbe ascritto a grande ingiuria del suo -nome, se in sua vita taluno avesse avuto quest'ardimento. -Ma presso me, a cui egli, come uno de' suoi -più cari discepoli, raccomandò i suoi scritti, ha potuto -più il pubblico beneficio, che la privata sua ingiuria; -poichè, sebbene egli per la natural sua modestia, e -pel poco concetto, che avea delle cose sue istesse, sentisse -sì parcamente di queste sue fatiche, siamo sicuri -che per l'utilità, che apporteranno, il giudicio del Mondo -<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> -sarà molto diverso da quello del loro autore. Ha -egli lasciate pure molte altre sue fatiche intorno alla -poetica, all'arte oratoria, alla dottrina ed emendazione -de' tempi, alle matematiche, alla filosofia e vari altri -componimenti; ma tutti imperfetti e pieni di cassature -ed inestricabili postille: d'alcuna delle quali forse a miglior -tempo ed a maggior ozio, ne sarà partecipe la -Repubblica Letteraria. -</p> - -<p> -Per quest'eminente sua letteratura, vacata nell'anno -1695, per la morte di <i>D. Felice Aquadia</i>, la cattedra -primaria vespertina del <i>Jus Civile</i>, fu con pienezza -di voti a quella innalzato con soldo di ducati -1100, l'anno, la qual fu da lui sostenuta con sommo -splendore e gloria; tal che per lui l'Università de' nostri -studi non ebbe che invidiare a qualunque altra -più illustre di Spagna, o di Francia, ed in quella insegnò -sino alla fine di gennajo del 1717, anno della -sua morte. Ma se questa perdita fu per noi grave ed -inestimabile, niente però si scemò di pregio alla cattedra -ed alla nostra Università; poichè ben tosto, espostasi -quella a concorso, fu con universal consentimento -provveduta in persona d'un pari ed insigne Cattedratico -<i>D. Nicolò Capasso</i>, che ora degnamente la sostiene, -il quale essendo stato il primo fra noi ad insegnare -ne' nostri studi il <i>Jus Canonico</i>, secondo i veri -principj tratti da' Concilj e da' Padri, col soccorso -dell'Istoria Ecclesiastica, e secondo l'interpretazione -de' più culti ed eruditi Canonisti, siccome prima avea -illustrata e posta in maggior splendore quella Cattedra -Canonica, così ora da lui, per la sua eloquenza, -dottrina legale, somma erudizione e perizia delle -lingue, vien sostenuta la Primaria Civile, con non -<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> -minor decoro e concorso di quello ch'era in tempo -del suo predecessore. -</p> - -<p> -Furono ancora a questi tempi in migliore stato ridotte -l'altre cattedre di questa Università per le altre -scienze che quivi s'insegnano. <i>Tommaso Cornelio</i>, -come fu detto, avea introdotta in Napoli la nuova filosofia, -ed egli proccurò, che le opere di <i>Renato des -Cartes</i> quivi s'introducessero: ebbe egli in questi principj -per compagno <i>Lionardo di Capoa</i>, medico e filosofo -ancor egli: onde congiunti insieme cominciarono -a promuovere le buone lettere, e sopra tutto la -filosofia e la medicina. Poco da poi, alcuni di più -accorto ingegno, tratti dal loro esempio, si diedero -anch'essi a questa nuova maniera di filosofare, e lasciando -da parte tutto ciò, che nelle scuole fra' chiostri -aveano appreso, si applicarono a questi nuovi studi. -Trovarono costoro a questi tempi un potente protettore, -<i>D. Andrea Concubletto Marchese dell'Arena</i>, -il quale mosso dall'affetto ardentissimo, ch'egli avea -a sì fatti studi, e punto anche da generosa invidia, che -ove in altre parti d'Europa la buona filosofia trionfava, -solo in Napoli fosse negletta, e da pochi conosciuta, -diedesi con grande studio a proccurare, che -coloro che n'aveano vaghezza in qualche luogo s'unissero, -dove con sottili ricerche e speculazioni si -proccurasse spingere più avanti le cognizioni sopra -questo soggetto. Eransi già prima, non meno in Parigi -che in Inghilterra, introdotte consimili Accademie -di Scienze; onde ad imitazione di quelle studiavasi -l'Arena promuovere questa sua. Fu per tanto scelta -la casa istessa del Marchese per luogo di quest'Adunanza, -alla quale s'ascrissero gli uomini più dotti di -que' tempi. Fu dato il nome all'Accademia degl'<i>Investiganti</i>, -<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> -che per impresa avea un Can bracco, col -motto Lucreziano: <i>Vestigia lustra</i><a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. -</p> - -<p> -I più insigni, che quivi s'arrolarono, e de' quali ne -rimane a noi ancora memoria, furono oltre il Cornelio, -ed il Capoa, il cotanto da noi celebrato <i>Camillo -Pellegrino</i>, il quale, sebbene in tutto il corso della sua -vita avesse consumati i suoi giorni in studi diversi, -cioè dell'istoria, e nelle ricerche delle nostre antichità; -erasi poi nella vecchiaja così ardentemente acceso dei -nuovi ritrovamenti e metodi di questa novella Filosofia, -che accusava la sua grave età, che non gli permettesse -porre ogni opera in questi studi. Il cotanto presso -noi rinomato <i>Francesco d'Andrea</i>, ed il suo fratello -<i>D. Carlo Buragna</i>, che restituì in Napoli l'Italiana Poesia, -e che alla gran perizia della Geometria e della -Fisica accoppiava una perfetta cognizione di tutte e -tre le lingue. <i>Giovambattista Capucci</i>, profondo Filosofo, -ed adornato di molta letteratura. <i>Sebastiano -Bartoli</i> famoso Medico di que' tempi, di cui il nostro -Vicerè D. Pietrantonio d'Aragona ebbe tanta stima e -concetto. <i>Lucantonio Porzio</i> gran filosofo e medico, -che in quest'Adunanza vi recitò nobili e profonde lezioni -intorno al sorgimento de' licori, e sopra altre sue -filosofiche investigazioni<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. Vi s'ascrissero ancora i -Nobili <i>Daniello Spinola</i> e <i>D. Michele Gentile</i>; e vollero -pure aggregarvisi Monsignor <i>Caramuele</i> Vescovo -allora di Campagna, ed il <i>P. Pietro Lizzardi</i> Gesuita, -oltre tanti altri preclari spiriti, che furono tutto intesi -colle loro gloriose fatiche a scuotere il durissimo giogo, -<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> -che la Filosofia de' Chiostri avea posto sopra la cervice -de' nostri Napoletani. -</p> - -<p> -Quest'Adunanza per la partenza del Marchese d'Arena -da Napoli, e per la di lui morte non guari da -poi seguita, si disciolse; ma non per ciò i suoi Accademici, -chi insegnando nelle Cattedre, e chi scrivendo -nobilissimi trattati, si trattennero di promuovere -questi studi; tal che in brevissimo tempo fecero notabilissimi -progressi, ed acquistarono molti seguaci, diffondendo -non men questa Filosofia, che le altre buone -lettere; e nella Medicina, Notomia, Botanica e -nelle Matematiche, e spezialmente nell'Algebra introdussero -nuovi metodi, e stesero molto le loro conoscenze. -Quelli che non ebber genio d'esporsi a' concorsi -per ottener le Cattedre, si segnalarono colle loro opere -in diffondendo le novelle dottrine. <i>Lionardo di Capoa -</i>si rese celebre per li suoi <i>Pareri</i>, che diede alle stampe. -<i>Gregorio Caloprese</i>, ancor'egli profondo Filosofo, -diede saggi ben chiari, quanto nella Cartesiana Filosofia -valesse, co' suoi dotti scritti; ed il somigliante fecero tanti -altri preclari e nobili spiriti. -</p> - -<p> -Coloro che aspirarono alle Cattedre non men colle -opere che diedero alle stampe, che con insegnar ivi -pubblicamente le scienze, innalzarono assai più la nostra -Università degli Studi; tal che non meno per le -leggi civili e canoniche, che per le altre facoltà quivi -insegnate con maggior pulitezza e candore, si vide ella -fiorire a pari delle maggiori Università d'Europa. La -Cattedra della <i>Medicina</i> fiorì sotto il celebre <i>Luca -Tozzi</i>, famoso per le sue opere date alle stampe; la -qual dopo la di lui morte, non pur niente perdè di -splendore, ma ne acquistò un maggiore, per vedersi -ora in sua vece sostenuta da un più chiaro e risplendente -<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> -lume, quanto, e quale il cotanto celebre <i>Niccolò -Cirillo</i>. Quella della <i>Notomia</i> è pur anche occupata -da <i>Lucantonio Porzio</i>, famoso ancor'egli in tutta -Europa per profondità di sapere e per le insigni sue -opere date alle stampe. Non men di queste furono le -altre di <i>Matematica</i>, e d'<i>Eloquenza</i>, sostenute, siccome -ancor ora si sostengono, da valenti professori. Erasi -in quest'Università, per le precedute sciagure, estinta -la cattedra della <i>Lingua Greca</i>: ma nel governo del -marchese de los Velez fu nell'anno 1682 quella ristabilita<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>; -e quel che accrebbe a lei maggior splendore, -fu d'essersi provveduta in persona del Sacerdote -<i>D. Gregorio Messeri</i>, gran maestro di tal lingua, -e riputato de' primi in tutta Italia: tal che quanto oggi -si sa fra noi di questo idioma, tutto si deve a questo -insigne professore. -</p> - -<p> -Nel medesimo anno la <i>Botanica</i> fu pure in Napoli -maggiormente ristabilita, mercè la cura che se ne -prese <i>D. Francesco Filamarini</i>, il quale eletto Governadore -dell'Ospedale della Nunziata di Napoli, fece -per comun utilità, a spese del medesimo, piantar un -orto di semplici fuori le porte della città nel luogo -detto la Montagnola, di cui poi se ne prese il pensiere -<i>Tommaso Donzelli</i> celebre Medico de' nostri tempi, -che l'ordinò ed arricchì di molte piante<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. Prima -di lui <i>Mario Schipano</i> avea pure coltivati questi -studi, che furono a noi tramandati dal famoso <i>Fabio -Colonna</i>; ed a' nostri tempi <i>Gio. Battista Guarnieri</i> rinomato -Medico e Cattedratico vi avea ancor fatti notabili -progressi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> -</p> - -<p> -Fu ancora a questi medesimi tempi restituita fra -noi nel suo antico splendore la <i>Poesia Italiana</i> per -Carlo Buragna, Pirro Schettini, ed altri eccellenti Poeti, -che vi fiorirono. Le altre buone lettere, l'erudizione -e le lingue fecero grandi progressi sotto il governo -del Duca di Medina Coeli, che le protesse non meno, -che i professori di quelle. Gli studi, che a noi -vennero più tardi, furono quelli dell'Istoria Ecclesiastica -e della Teologia Dogmatica, li quali in Francia -s'erano spinti sino all'ultimo punto di perfezione; ma -applicatisi, ancorchè tardi, i nostri ingegni a quelli, -alcuni vi riusciron eminenti: tal che introdotte fra noi -tutte le buone discipline, fu restituita la città ed il -Regno in quella pulitezza e letteratura, che ora ciascun -vede. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 id="lib40cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller"><i>Politia Ecclesiastica di questi ultimi tempi.</i></span></h3> -</div> - -<p> -Mentre durò il Regno di Carlo II non fu veduto -cangiamento alcuno in noi in ciò che riguarda la -Politia Ecclesiastica; ma furono da' suoi Vicerè Spagnuoli -calcati i medesimi sentieri de' loro predecessori. -Due esemplarissimi Pontefici, che fra questo tempo -ressero la Sede Appostolica ridussero a più moderato -stato le cose; e zelanti dell'onor di Dio, attesero più -alla riforma de' costumi degli Ecclesiastici, che a promuovere -le pretensioni di quella Corte sopra il temporale -de' Principi. <i>Innocenzio XI</i> per la bontà della -vita ed innocenza de' costumi trasse a se il rispetto -e la riverenza, non pur de' Principi Cattolici, ma eziandio -<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> -de' pretesi Riformati. Fu tutto inteso ad estirpare -gli abusi introdotti nell'ordine Chericale; condannò -la rilasciatezza e le perniziose dottrine, che aveano -sparse nelle loro opere gli scandalosi Casuisti: ripresse -l'insolenza ed audacia de' monaci, e pubblicò nell'anno -1680 una Bolla contro lo sgangherato modo di predicare -introdotto da essi, i quali avvezzi alle sofisticherie -delle loro scuole, ed ignoranti non men dell'arte -dell'eloquenza, che di tutt'altro, erano tutti intenti a -vane argutezze di parole, ad antitesi, ad allusioni, a -metafore stravolte: ed applicavano anche a quest'uso i -luoghi della Scrittura e de' Padri, stravolgendoli, e -stiracchiandoli a lor modo. <i>Innocenzio XII</i> come nostro -Napoletano amò la quiete del Regno, e si studiava -di beneficarlo. Per aver egli tenuta la Sede Arcivescovile -di Napoli per molto tempo, erangli noti -gli abusi e le corruttele dell'Ordine Ecclesiastico, e -sopra tutto l'estorsioni del Tribunal della Nunziatura, -e de' suoi Commessarj per lo Regno; ed i crudeli -Spogli che si praticavano: tal che commiserando lo -stato calamitoso delle nostre Chiese, deliberò rimettere -gli Spogli delle Chiese, non comprese nella concordia, -in beneficio delle Chiese stesse, con che dovesse -impiegarsi tutto ciò che si fosse trovato negli -Spogli, in reparazione ed ornamento di quelle, col consenso -del futuro Vescovo o Prelato, ed intervento di -persona deputata dal Capitolo, siccome stabilì per sua -Bolla. E si crede che se i nostri Napoletani avessero -insistito a dirittura con questo Pontefice sopra la dimanda, -che allora fecero a Carlo II di provvedersi i -Beneficj a' Nazionali, in esclusione degli esteri, forse -l'avrebbero indotto a contentarsene. Tolse questo zelante -<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span> -Pontefice molti altri abusi introdotti nella Chiesa -ed emendò per quanto potè la Corte istessa di Roma. -Abolì lo scandalo del nepotismo, e chiamò suoi nepoti -i poveri, dando loro per abitazione il Palagio -Lateranense, magnificamente ristorato. Tolse ancora -la venalità de' Chericati di Camera, ed ordinò, che -per l'avvenire le Chiese parrocchiali non fossero aggravate -di pensioni. Stabilì una Congregazione a parte -sopra la riforma degli Ecclesiastici; ed un'altra per -la disciplina de' Regolari; e con sua Bolla diminuì -l'autorità de' Cardinali Protettori di Ordini Religiosi. -Vietò a' Preti di mettersi al servigio de' laici, moderò -il lusso de' loro abiti, proibì agli Ecclesiastici di portar -perucca, e diede altri provvedimenti, perchè la rilasciata -lor disciplina alquanto si rialzasse. -</p> - -<p> -Ma poco tempo durarono questi buoni regolamenti; -poichè appena lui morto, succeduto nel Pontificato -<i>Clemente XI</i>, che avea menati tutti i suoi giorni tra i -raggiri di quella Corte, ed allevato colle di lei massime, -si ritornò a' primieri disordini. Furono con varie -e sforzate interpetrazioni, rendute inutili le Costituzioni -di quel religioso Pontefice; rinovate le intraprese, -e non vi fu Papa, che in un medesimo tempo avesse -prese tante brighe con vari Principi, quanto costui. -Egli ebbe contese col Duca di Savoja, colla Spagna -e coll'Alemagna: tentò d'abolire la Monarchia di Sicilia, -ancorchè con inutile successo; ed in fine di non -far valere nel nostro Regno i sovrani diritti de' nostri -Principi; nè meno le concessioni istesse del suo predecessore -fatte al Regno ed alle nostre Chiese. -</p> - -<p> -La Bolla d'Innocenzio, che tolse alla Camera Appostolica -gli Spogli delle nostre Chiese vacanti, fu -<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span> -con stiracchiate interpetrazioni renduta vana ed inutile; -poichè fu interpetrata di doversi eseguire, quando -il Vescovo Prelato muore dentro la sua Diocesi, -non già quando fuori di quella venisse a mancare. E -quando il Prelato moriva in Diocesi, deludevasi pure -la legge, poichè per la condizione in quella apposta -di doversi impiegare gli Spogli alle Chiese col condenso -del futuro Vescovo o Prelato, si operava in -maniera, che niun giovamento ne ricevevano le Chiese; -imperocchè venendo li Vescovi e Prelati da Roma -così impoveriti da' dispendj sofferti in quella Corte, -per le spedizioni delle Bolle, e per altre recognizioni; -ciò che trovava d'avanzo, non già si convertiva in -reparazione o ornamento delle Chiese, o sovvenimento -de' poveri, ma a lor proprio uso e beneficio e per -soddisfare i debiti contratti per la lor lunga dimora -fatta in Roma; e se mai il Capitolo di ciò si risentiva, -il che rade volte accadeva, ciascun temendo di -inimicarsi il suo Superiore, tali ricorsi ad altro in fine -non servivano, che a consumarsi il rimanente in -Roma in lunghi e dispendiosi litigj. -</p> - -<p> -La Bolla di Gregorio intorno all'immunità delle -Chiese, ancorchè non ricevuta nel Regno, si proccurava -farla valere, anche ne' delitti più enormi, procedendosi -a censure contro i ministri del Re, che volevano -punire i delinquenti; come cosa nuova era inteso -l'<i>Exequatur Regium</i>, e si prendeva con vigore la -difesa dell'intraprese e trascorsi de' Vescovi del Regno -che turbavano la regal giurisdizione. -</p> - -<p> -Ma intanto essendosi questo Regno avventurosamente -restituito sotto il dominio del Nostro Augustissimo -Principe CARLO, che teneva allora collocata la sua -Sede regia in Barcellona, furono sotto i suoi auspicj -<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> -non pur ripresse con vigore l'intraprese degli Ecclesiastici, -ma più fermamente stabiliti i regali diritti e -le prerogative de' suoi sudditi, ed in termini così pressanti -e risoluti, che in tutte le precedenti grazie concedute -da' nostri Principi Aragonesi ed Austriaci a -questa città e Regno, non si legge una cotanto e sì -premurosa espressione. Egli con più regali cedole spedite -da Barcellona, stabilì fermamente la necessità del -<i>Regio Exequatur</i><a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, in tutte le Bolle, Brevi, o altre -provvisioni, che vengono da Roma. Escluse gli stranieri -da' benefici, e comandò sequestrarsi le rendite di -quelli che fossero provvisti a' medesimi<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Abolì ogni -vestigio d'Inquisizione, comandando, che nelle cause -appartenenti alla nostra S. Sede procedessero gli Ordinarj -de' luoghi, per via ordinaria, siccome è la pratica -negli altri delitti e cause criminali Ecclesiastiche<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. -Ed assunto da poi al Trono Imperiale serbò -con tenore costante i medesimi sensi; anzi, a' 6 d'agosto -del 1713, alle preghiere della città e Regno -non pure fermamente escluse i forastieri da tutte le -prelature e beneficj del Regno, comandando che fossero -conceduti a' suoi naturali, ma che con pari serietà -e vigilanza avrebbe eziandio proccurato di far -evitare le frodi degli stranieri, che si commettessero -o con riserbe di pensioni, o d'altro contro queste sue -regali disposizioni: tal che fra noi si è introdotto stile -nel supremo Collateral Consiglio che nel concedersi -l'<i>Exequatur Regium</i> alle provvisioni de' beneficj provveduti -da Roma a' nazionali, affin d'evitarsi queste -<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> -frodi, si appone la clausola: <i>Exceptis pensionibus forsan -impositis in beneficium exterorum.</i> -</p> - -<p> -Quanto da' nostri maggiori si fosse travagliato, non -men presso i Re dell'illustre casa d'Aragona, che -Austriaca per ottenere un sì rilevante beneficio, lo -mostrano le tante preghiere, che si leggono per ciò -date a que' Serenissimi Principi dalla nostra città e -Regno, ed a questi tempi sotto il Regno di Carlo II -pure nel 1692 dalla Deputazione de' Capitoli si leggono -due appuntamenti, fatti nella lor assemblea, di darne -nuova memoria al Re, e fu trascelto il dottissimo -Avvocato <i>Pietro di Fusco</i>, che ne dettasse la preghiera, -siccom'eseguì e fu presentata al Conte di S. Stefano -allora Vicerè. Ma un tanto e sì segnalato favore -era stato a noi dal Cielo riserbato in quest'ultimi -tempi, per doverci esser conceduto da un più Augusto, -magnanimo e clementissimo Principe. -</p> - -<p> -Papa Clemente fecene di ciò gran romore, e condannava -gli editti del Re, come offensivi dell'Ecclesiastica -libertà. Ma per mezzo di tre dotte e nobili -Scritture, dettate da Giureconsulti gravissimi, si fece -conoscere, che quelli erano conformi, non meno alle -leggi e costumanze dell'altre nazioni del Mondo Cattolico, -che a' Canoni stabiliti in più Concilj, a più -Costituzioni di Sommi Pontefici, alla dottrina de' Padri -della Chiesa, ed al comun sentimento de' più gravi -e rinomati Teologi e Canonisti. -</p> - -<p> -Furono sotto il Regno del nostro Augustissimo Monarca -ed Imperador CARLO VI spezialmente sotto -il Governo del <i>Conte Daun</i> nostro Vicerè, ripressi -con vigore gli attentati degli Ecclesiastici, le intraprese -ed i trascorsi de' Vescovi: sostenute con fortezza -le regali preminenze, corretti i Prelati con sequestri -<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> -delle loro entrate e con chiamate e sovente i contumaci -furono discacciati dal Regno usandosi contro d'essi -que' rimedj, che non meno le leggi, che l'antico -uso del Regno permettono a' nostri Principi. Fu serbata -l'immunità delle Chiese secondo il prescritto dei -Canoni, non già secondo la Bolla Gregoriana, che in -tutte le occasioni non fu fatta valere, il Regio Exequatur -fu indispensabilmente e con sommo rigore ed oculatezza -ricercato in qualunque provvisione, che venisse -da Roma. Furono i Vescovi contenuti ne' loro limiti -e tolti molti abusi, che s'erano introdotti nelle -loro Diocesi. Le franchigie e l'immunità degli Ecclesiastici -furon mantenute secondo il prescritto de' Canoni -e delle nostre leggi e riparato alle frodi: tal che -fu ridotta la Giustizia e Giurisdizion Ecclesiastica al -suo giusto punto, lasciandosi al Sacerdozio quel ch'è -di Dio, ed all'Imperio, quel ch'è di Cesare. Nella -qual opera non men gloriosa, che a Dio molto grata -ed accetta, v'ebbe la maggior parte il zelantissimo -nostro Presidente del Sagro Consiglio <i>Gaetano Argento</i>, -al quale avendo l'Augustissimo nostro Monarca -confidata la difesa della sua Regal Giurisdizione, la -sostenne con non disugual dottrina che vigore. Egli -che per lo suo profondo sapere ben sapeva distinguere -i confini tra 'l Sacerdozio e l'Imperio, impiegò -tutta la sua vigilanza, perchè queste due Potenze si -contenessero ne' loro limiti e che l'una non intraprendesse -sopra l'altra. Egli fu il primo tra noi, che secondo -i veri principi tratti da' sagri Canoni, da' Concilj, -dalle sentenze de' Padri e da' più profondi e gravi -Teologi e Canonisti, maneggiasse con decoro e con -somma non men dottrina ch'erudizione, queste contese -giurisdizionali, nelle quali in breve tempo divenne consumatissimo, -<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> -lasciandosi indietro tutti gli altri, che -prima di lui aveano sostenuta questa carica. I cotanto -presso noi famosi Reggenti <i>Villano, Revertera, de -Ponte</i> e tanti altri che si segnalarono nella difesa della -Giurisdizion Regale appo lui si dileguano: comparate -le loro consulte, con le sue dottissime, ripiene -della più scelta erudizione, arricchite di autorità e delle -più pellegrine notizie, tratte non men dall'Istoria Ecclesiastica, -da' Concilj, da' Padri e da' più eccellenti -Canonisti, che dalle nostre memorie ed illustri esempj -del nostro Regno istesso, tanto queste sopra quelle -s'innalzano, quanto gli alti cipressi sopra gli umili e -bassi corbezzoli. Tal che se qualche cosa mancava, -perchè questo Regno potesse gareggiare con quello di -Francia, dove questi studi sono stati ridotti nell'ultimo -punto di perfezione, per lui non abbiamo ora noi, -nè anche in ciò, da portargli invidia. -</p> - -<p> -Furono ancora sotto il Regno del nostro Augustissimo -Principe moderati gli abusi del Tribunal della -Nunziatura di Napoli, e, come altrove fu detto, per -questa stessa cagione sospeso il Tribunal della Fabbrica. -Informato il nostro Monarca degli Spogli e delle -storsioni, che si commettevano in questi Tribunali, -in gravissimo danno de' suoi vassalli, con forte risoluzione -ordinò nel 1717 che il Nunzio fra 24 ore -uscisse dal Regno: pervenne a noi il regal dispaccio -nel mese d'ottobre del medesimo anno, che fu tosto -mandato in esecuzione: partì il Nunzio, si chiuse il -suo Palagio, e fur parimente chiuse le porte al Tribunal -della Fabbrica. Ne' 4 di giugno del seguente -anno, dimorando il nostro Imperadore a Luxemburg, -spedì altro dispaccio, col quale ordinò il sequestro -delle rendite delle Chiese e Beneficj vacanti, comandando, -<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> -che quelle s'impiegassero alla reparazione ed -ornamento delle stesse Chiese, ed al sovvenimento dei -poveri. Ed al dì 8 ottobre dell'istesso anno 1718 ne -spedì un altro diretto al Conte Daun Vicerè, dove se -gl'incaricava, che pienamente l'informasse delle storsioni, -ed abusi di questi Tribunali, ed il rimedio che -poteva darvisi. Il Vicerè eseguì per mezzo del Delegato -della Giurisdizione con molta esattezza l'Imperial -comando, dandogli pieno ragguaglio degli abusi di questi -Tribunali e de' rimedj, che potevan adoperarsi. In tanto -Papa Clemente per mezzo del suo Nunzio in Vienna, -valendosi ancora dell'intercessione dell'Imperadrice Eleonora -madre, proccurò mitigare l'animo del figliuolo: -sicchè ridotto l'affare in trattati, gli fu accordato -il ritorno del Nunzio, con facoltà però limitate, proccurandosi -torre al meglio, che si potessero gli abusi -del suo Tribunale. Fece a noi ritorno nel mese di -giugno del seguente anno 1719, ma dal nostro Collaterale -gli fu impedito l'ingresso nella città per alcune -difficoltà, che s'incontravano in dar l'<i>Exequatur</i> al suo -Breve: tal che fu duopo aspettare dalla Corte nuovi -comandi; ed essendosi in Vienna spianate le difficoltà -proposte, vennero nuovi ordini per la sua reintegrazione; -onde nella fine di quest'anno 1719 fu introdotto -nella città, ed aperto il suo Tribunale, ma -quello della Fabbrica rimase chiuso e sospeso, come è -al presente. -</p> - -<p> -Cotanto s'ebbe a travagliare nel Pontificato di Clemente -XI per sostenere i regali diritti e per sottrarre -i sudditi del Re dalle sorprese, e soperchierie degli -Ecclesiastici. Ma indi a poco, morto Clemente e succeduto -il presente Pontefice Innocenzio XIII, fu tra il -Sacerdozio e l'Imperio posta una ben ferma e tranquilla -<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span> -pace, e furono queste due Potenze ridotte in -una perfetta armonia e corrispondenza. Imitando costui -il gran Pontefice Innocenzio III non men suo predecessore, -che dell'istesso suo sangue, ed adempiendo -quel che sotto di lui fu stabilito in un Canone dal -Concilio Lateranense<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, ha esposti i suoi pacifici e -moderati sensi, che siccome e' brama, che i laici non -usurpino le ragioni de' Cherici, così vuole, che i Cherici -siano contenti di ciò che i Canoni, le Costituzioni -Appostoliche e le Consuetudini approvate lor concedono; -ma che sotto pretesto della libertà Ecclesiastica -non invadano le ragioni de' laici, e stendano la -lor giurisdizione con pregiudizio della Regale; affinchè -con giusta e ben regolata distribuzione, si dia a -Cesare quel ch'è di Cesare, ed a Dio quel ch'è -di Dio. -</p> - -<div class="section"> -<h4 id="lib40cap6s1">§. I. <i>Monaci e Beni temporali.</i></h4> -</div> - -<p> -I Monaci a questi tempi, se ben caduti dall'opinione, -che prima avevano di santità e di dottrina, proseguivan -pure a far progressi negli acquisti di beni -temporali: le rendite degli acquistati, i nuovi Legati e -donazioni, che si facevano alle lor Chiese maggiormente -gli provvidero di contanti, sicchè quando mancavano -l'eredità, ed i Legati, essi compravano i poderi, -e nelle concorrenze, come più offerenti per la copia -del danaro accumulato con questi mezzi, non già con -sudori e travagli, erano a tutti preferiti. Fu introdotto -ancora in quest'ultimi tempi, che non vi era testatore -che non lasciasse alle lor Chiese Cappellanie -<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> -con istabilirvi fondi copiosi e fruttiferi per celebrazione -di messe, riponendo il presidio della salvezza -della loro anima, non già nello studio di tenerla monda -dalla contagione del Secolo, ed a proccurare in -vita di sollevar le vedove e gli oppressi; ma in fabbricar -Cappelle sontuose, moltiplicare i sagrifizj e far -celebrar delle messe in tutti gli altari<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. E la maraviglia -è, che con tutto il lor discredito, e che i secolari -ne parlassero con disprezzo, pure essi sono i padroni -dello spirito del popolo, non altramente che non -si faccian coloro, i quali stando sani, ancorchè disprezzino -i Medici, riputandoli inutili alla cura delle malattie, -si sottopongono nondimeno poi ad essi con maggior -soggezione degli altri, tantosto lor viene ogni -piccolo malore. -</p> - -<p> -D. Pietr'Antonio d'Aragona Vicerè favorì i loro -acquisti, ed a' suoi tempi, oltre dell'Ospidale di S. Gennaro -fuori le mura della città, ebbe compimento e -perfezione il famoso Romitorio di Suor Orsola. Gli -Scalzi Eremitani di S. Agostino aprirono sotto il -Governo del Marchese de Los Velez, una magnifica -Chiesa col titolo di <i>S. Nicolò Tolentino</i>. La morte di -Gaspare Romer rinomato mercatante fiamengo, arricchì -non pur lo Spedale degl'incurabili, ma il Monastero -delle donne Monache del Sagramento. Altri Mercatanti -forestieri, non avendo a chi lasciare le loro -ricchezze, fondarono nuovi Monasteri, invitandovi Monache -loro compatriote ad abitarvi. Si aggiunsero ancora -l'eccessive doti ed i vitalizj, che si costituiscono -nell'entrar che le Monache fanno ne' Monasteri, ai -quali dopo la lor morte le doti rimangono e quando -<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> -ne' primi tempi fu gran contrasto, se il ricever tali doti -fosse simonia, poi si ricevettero senza il minimo dubbio. -Fu ancora introdotto, che i Monaci istessi si riserbassero -grossi vitalizj, ed a questi ultimi tempi tal -riserba è penetrata sino a quelli delle Religioni mendicanti, -e poco lor resta d'avanzar quest'altro passo -nell'entrare a' Monasteri, cioè di farsi costituire anche -proprj patrimonj. A questo fine, in quest'ultimi -tempi non si sono vedute più riforme d'antiche Religioni, -ma novelle Congregazioni di Preti: si sono -scacciati i <i>cappucci</i>, e s'amano ora più le <i>berrette</i>, per -menar una vita più agiata, senza coro e senza quelle -altre soggezioni ed incomodi, che porta seco l'austero -e rigido cappuccio. -</p> - -<p> -Per tanti e sì innumerabili fonti sono derivate in -noi sì vaste e smisurate ricchezze degli Ecclesiastici, -le quali sono un'evidente cagione della nostra miseria. -I pubblici pesi si soffrono da' secolari solamente, e si -rendono ora assai più insopportabili, perchè passando -continuamente i beni, che prima erano in poter dei -laici, in mano degli Ecclesiastici, viene a cadere tutto -il peso, che prima era ripartito, sopra il rimanente, -che resta sotto al dominio de' laici. Si fa conto dai -più esperti e da coloro, che sanno lo stato del Regno, -che delle tre parti delle rendite, presso che due si -trovano nelle mani degli Ecclesiastici, dalle quali non -possono mai ritornare in potere de' laici, per le leggi -strettissime fatte a lor beneficio, che l'impediscono. -Altri comunemente affermano, che se il Regno si dividesse -in cinque parti, si troverebbe, che gli Ecclesiastici -ne hanno quattro delle cinque; poich'essi hanno -del suolo quasi la metà del tutto e sopra il rimanente, -per li Legati, ed altri doni consimili ne hanno -<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> -un'altra e mezza; perchè niun muore, senza che -lasci qualche Legato a qualche Chiesa o Convento. -Oltre a ciò fra qualche tempo faranno pure acquisto -di tutto il rimanente, perchè abbondando di denari -raccolti da' Legati e dagli avanzi delle loro amplissime -rendite, fanno del continuo compre di stabili. Tal che -gli riflessivi <i>Viaggianti</i> forestieri, che stupidi ammirano -tante e sì sterminate ricchezze, e fra gli altri il -prudente e savio <i>Burnet</i>, presagirono, che se non vi -si pone alcun freno, siccome giungeranno a comprarsi -l'intera città, così nel termine d'un secolo diverranno -gli Ecclesiastici padroni di tutto il Regno. -</p> - -<p> -Conobbero i nostri maggiori un così ruinoso disordine, -e proccurarono por freno a sì sterminati acquisti. -Quando in nome della città, Baroni e Regno fu -mandato il Reggente Ettore Capecelatro al Re Filippo -IV fra l'altre grazie, che si chiesero a quel Monarca, -una fu perchè provvedesse e dasse freno agli -acquisti de' beni, che si facevano dagli Ecclesiastici -nel Regno. E non essendovisi per la morte del Re -Filippo data alcuna provvidenza, furono replicate le -suppliche al suo successore Carlo II; ma da questo -Re riputandosi ciò cosa di gran momento, non se -n'ottenne altro, che una promessa di volervi poi più -pesatamente provvedere<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. Ma sotto il felicissimo Governo -del nostro Augustissimo Monarca, incoraggita -la città ed il Regno dalla sua magnanimità e clemenza -porsegli nuove preghiere, nelle quali esprimendo le -miserie, che si cagionavano per ciò al Regno, il danno, -non men del Regal Erario, che de' sudditi; gl'incontrastabili -regali diritti, ch'egli avea di poter ciò comandare -<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> -e gli esempj degli altri Principi religiosissimi, -che ne' loro Reami aveano con prudenti leggi ripressi -tali acquisti; istantemente lo pregarono, che lo stesso -comandasse egli nel Regno di Napoli, in guisa che -gli Ecclesiastici per l'avvenire non potessero acquistare -beni stabili nè per se stessi, nè per mezzo di -altre persone, e che se per avventura per Legato o per -altra qualunque via lor pervenissero beni stabili, debbiano -quelli vendere e contentarsi del prezzo. Reggendo -in quel tempo, per l'assenza del Re da Barcellona, -la Regina Elisabetta, questa savissima Principessa, mossa -da queste suppliche, degnossi con suo regal dispaccio, -spedito in Barcellona a' 19 marzo del 1712<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> -premurosamente comandare al Conte Carlo Borromeo -allora nostro Vicerè, che inteso il Collateral Consiglio, -ed il Tribunal della Regia Camera l'informasse pienamente -con suo parere di quanto occorreva sopra la -dimanda fatta, affinchè potesse sopra ciò prender quella -risoluzione, che stimerà più giusta e conveniente<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. -In esecuzione di questa regal cedola, che esecutoriata -dal Regio Collateral Consiglio fu rimessa alla Regia -Camera, fu da questo Tribunale, per ciò che si -appartiene a lui, fatta la richiesta relazione, e rimane -solamente ora, che lo stesso s'esegua dal Consiglio -Collaterale: il quale intanto (ciò pendente) a' ricorsi -della città, che invigila ad impedire qualunque novità -che frattanto si tentasse dagli Ecclesiastici in far nuovi -acquisti, suol ordinare, che con effetto si faccia la -<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> -domandata relazione a S. M. C. e Cattolica, e frattanto -che non s'innovi cos'alcuna. -</p> - -<p> -Non vi è da dubitare, che fra tanti e sì segnalati -beneficj, de' quali ha il nostro Augustissimo Principe -ricolmo questo suo Regno, tal che sotto tanti, che -lo dominarono, non fu veduto mai in istato sì florido -e vigoroso, quanto ora, che riposa sotto il clementissimo -suo Impero, non s'abbia a sì giusta e gloriosa -opera da dare il suo fine e compimento. E tanto più -dobbiamo noi ora sicuramente sperarlo, quanto che -fra gli altri suoi pregiati beneficj, ha voluto a questi -ultimi dì concederne un maggiore, di commettere il -Governo di questo Regno al savissimo <i>Cardinal Michele -Federico d'Althann</i>, nostro Vicerè, il quale emulando -la gloria de' più rinomati e saggi suoi predecessori, -fa, che alla cara ed onorata memoria, che a noi -è rimasa del giusto e savio Governo del Marchese del -Carpio, si accoppii anche la sua, e che siccome pari -sono le sollecitudini, che e' tiene in governarci, pari -le opere e la sapienza, giusto è, che pari ancora sia -la sua gloria e l'immortal suo nome. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL NONO ED ULTIMO VOLUME. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -TAVOLA DE' CAPITOLI</a> -<span class="smaller">CONTENUTI<br /> -NEL TOMO NONO</span></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><a href="#libro35">LIBRO TRENTESIMOQUINTO</a></td> <td class="pag">pag. 5</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib35cap1">Cap. I.</a> <i>Di D. Ferdinando Ruiz di Castro conte di Lemos; e della congiura ordita in Calabria per opera di F. Tommaso Campanella Domenicano, e di altri Monaci Calabresi del medesimo Ordine</i></td> <td class="pag">6</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib35cap2">Cap. II.</a> <i>Del Governo di D. Giovanni Alfonso Pimentel d'Errera conte di Benavente; e delle contese, ch'ebbe con gli Ecclesiastici per la Bolla di Papa Gregorio XIV, intorno all'immunità delle Chiese</i></td> <td class="pag">16</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span></td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib35cap3">Cap. III.</a> <i>Del Governo di D. Pietro Fernandez di Castro Conte di Lemos; e suoi ordinamenti intorno all'Università dei nostri Studi, perchè presso noi le discipline e le lettere fiorissero</i></td> <td class="pag">27</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib35cap4">Cap. IV.</a> <i>Del Governo di D. Pietro Giron Duca d'Ossuna; e delle sue spedizioni fatte nell'Adriatico contro Veneziani ch'ebbero per lui infelicissimo fine</i></td> <td class="pag">37</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib35cap5">Cap. V.</a> <i>Infelice Governo del Cardinal D. Antonio Zapatta. Morte del Re Filippo III, e leggi che ci lasciò</i></td> <td class="pag">56</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#libro36">LIBRO TRENTESIMOSESTO</a></td> <td class="pag">63</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib36cap1">Cap. I.</a> <i>Di D. Antonio Alvarez di Toledo Duca d'Alba, e del suo infelice e travaglioso governo</i></td> <td class="pag">64</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib36cap2">Cap. II.</a> <i>Del Governo di D. Ferrante Afan di Riviera Duca d'Alcalà</i></td> <td class="pag">72</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib36cap3">Cap. III.</a> <i>Di D. Emmanuele di Gusman conte di Monterey; e degl'innumerabili soccorsi, che si cavarono dal Regno di gente e di denaro in tempo del suo Governo</i></td> <td class="pag">82</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib36cap4">Cap. IV.</a> <i>Del Governo di D. Ramiro Gusman Duca di Medina las Torres; e de' sospetti, che s'ebbero di nuove invasioni tentate da' Franzesi</i></td> <td class="pag">96</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib36cap5">Cap. V.</a> <i>Il Principato di Catalogna si sottrae dall'ubbidienza del Re, e si dà alla Protezione e Dominio Franzese. Il Regno di Portogallo parimente scuote il giogo, ed acclama per Re Giovanni IV Duca di Braganza. Guerre crudeli, che perciò s'accendono per la ricuperazione della Catalogna; per sostegno delle quali, siccome per quella di Castro, bisogna pure dal Regno mandar gente e denaro</i></td> <td class="pag">104</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="sez"><a href="#lib36cap5s1">§. I.</a> <i>Il Regno di Portogallo scuote il giogo, e si sottrae dalla Corona di Spagna</i></td> <td class="pag">111</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib36cap6">Cap. VI.</a> <i>Caduta del Conte Duca, che portò in conseguenza quella del Duca di Medina, il quale cede il Governo all'Ammiraglio di Castiglia suo successore</i></td> <td class="pag">119</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib36cap7">Cap. VII.</a> <i>Del breve Governo di D. Giovanni Alfonso Enriquez Almirante di Castiglia</i></td> <td class="pag">126</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#libro37">LIBRO TRENTESIMOSETTIMO</a></td> <td class="pag">133</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib37cap1">Cap. I.</a> <i>Del Governo di D. Rodrigo Ponz di Leon Duca d'Arcos; e delle spedizioni, che gli convenne di fare per preservare i Presidj di Toscana dalle invasioni dell'armi di Francia</i></td> <td class="pag">135</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib37cap2">Cap. II.</a> <i>Sollevazioni accadute nel Regno di Napoli, precedute da quelle di Sicilia, ch'ebbero opposti successi: quelle di Sicilia si placano; quelle di Napoli degenerano in aperte ribellioni</i></td> <td class="pag">142</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib37cap3">Cap. III.</a> <i>Venuta di D. Gio. d'Austria figliuolo naturale del Re; che inasprisce maggiormente i sollevati, i quali da tumulti passano a manifesta ribellione. Fa che il Duca d'Arcos gli ceda il Governo del Regno, credendo con ciò sedar le rivolte. Parte il Duca, ma quelle vie più s'accrescono</i></td> <td class="pag">154</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="sez"><a href="#lib37cap3s1">§. I.</a> <i>D. Giovanni d'Austria prende il Governo del Regno</i></td> <td class="pag">162</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib37cap4">Cap. IV.</a> <i>Di D. Innico Velez di Guevara, e Tassis, Conte d'Onnatte, nel cui governo si placarono le sedizioni, e si ridusse il Regno sotto il pristino dominio del Re Filippo</i></td> <td class="pag">165</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib37cap5">Cap. V.</a> <i>Il Conte d'Onnatte restituisce i Presidj di Toscana all'ubbidienza del Re, e rintuzza le frequenti scorrerie de' banditi. Sua partita: monumenti e leggi che ci lasciò</i></td> <td class="pag">169</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib37cap6">Cap. VI.</a> <i>Governo di D. Garzia d'Avellana, ed Haro Conte di Castrillo, nel quale il Duca di Guisa con nuova armata ritenta l'impresa di Napoli, ed entra nel Golfo, ma con infelice successo</i></td> <td class="pag">176</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib37cap7">Cap. VII.</a> <i>Crudel pestilenza miseramente affligge la città ed il Regno: si estingue, ed al Conte vien dato successore</i></td> <td class="pag">183</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#libro38">LIBRO TRENTESIMOTTAVO</a></td> <td class="pag">196</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib38cap1">Cap. I.</a> <i>Il Conte de Pennaranda manda dal Regno soccorsi per l'impresa di Portogallo: reprime l'insolenza de' banditi; e festeggia la natività del Principe Carlo e le nozze dell'Imperador Leopoldo con Margherita d'Austria figliuola del Re: parte indi dal Regno, essendogli dato successore</i></td> <td class="pag">201</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span></td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib38cap2">Cap. II.</a> <i>Governo di D. Pascale Cardinal d'Aragona</i></td> <td class="pag">204</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib38cap3">Cap. III.</a> <i>Morte del Re Filippo II, suo testamento e leggi che ci lasciò</i></td> <td class="pag">208</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib38cap4">Cap. IV.</a> <i>Stato della nostra Giurisprudenza nel Regno di Filippo III e IV, e de' Giureconsulti ed altri Letterati che vi fiorirono</i></td> <td class="pag">213</td> - </tr> - <tr> - <td class="sez"><a href="#lib38cap4s1">§. I.</a> <i>L'Avvocazione in Napoli si vede a questi tempi in maggior splendore e dignità</i></td> <td class="pag">226</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib38cap5">Cap. V.</a> <i>Politia delle nostre Chiese di questi tempi, insino al Regno di Carlo II</i></td> <td class="pag">236</td> - </tr> - <tr> - <td class="sez"><a href="#lib38cap5s1">§. I.</a> <i>Monaci e beni temporali</i></td> <td class="pag">240</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#libro39">LIBRO TRENTESIMONONO</a></td> <td class="pag">249</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib39cap1">Cap. I.</a> <i>D. Pietro Antonio d'Aragona ributta la pretension del Pontefice promossa per lo Baliato del Regno. Si muove nuova guerra dal Re di Francia col pretesto della successione del Ducato del Brabante con altri Stati della Fiandra, la qual si termina colla pace d'Aquisgrana</i></td> <td class="pag">250</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib39cap2">Cap. II.</a> <i>D. Pietro Antonio d'Aragona soccorre a' bisogni della Sardegna per la morte data a quel Vicerè: perseguita i Banditi nel Regno: riduce a perfezione la numerazione de' fuochi: va in Roma a prestar in nome del Re ubbidienza al nuovo Pontefice: nel suo ritorno gli vien dato il successore: monumenti e leggi che ci lasciò</i></td> <td class="pag">263</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="sez"><a href="#lib39cap2s1">§. I.</a> <i>D. Federico di Toledo Marchese di Villafranca rimane Luogotenente nel Regno, nel tempo che l'Aragona va in Roma a dar l'ubbidienza al nuovo Pontefice</i></td> <td class="pag">269</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib39cap3">Cap. III.</a> <i>Governo di D. Antonio Alvarez Marchese d'Astorga molto travaglioso ed infelice per li disordini, ne' quali trovò il Regno, e molto più per le revoluzioni accadute in Messina</i></td> <td class="pag">274</td> - </tr> - <tr> - <td class="sez"><a href="#lib39cap3s1">§. I.</a> <i>Per le rivolte di Messina si riscuoton dal Regno grossi Sussidj</i></td> <td class="pag">277</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib39cap4">Cap. IV.</a> <i>Il Marchese de Los Velez nuovo Vicerè prosiegue a mandar soccorsi per la riduzione di Messina, la quale finalmente, abbandonata da' Franzesi ritorna sotto l'ubbidienza del Re</i></td> <td class="pag">294</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib39cap5">Cap. V.</a> <i>Il Marchese de los Velez, finita la guerra di Messina, riordina il meglio, che può, il Regno: suoi provvedimenti: sua partita e leggi che ci lasciò</i></td> <td class="pag">302</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#libro40">LIBRO QUARANTESIMO</a></td> <td class="pag">315</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib40cap1">Cap. I.</a> <i>Del Governo di D. Gaspare de Haro Marchese del Carpio: sue virtù: sua morte e leggi che ci lasciò</i></td> <td class="pag">316</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib40cap2">Cap. II.</a> <i>Governo di D. Francesco Benavides conte di S. Stefano: suoi provvedimenti e leggi che ci lasciò</i></td> <td class="pag">329</td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span></td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib40cap3">Cap. III.</a> <i>Governo di D. Luigi della Zerda Duca di Medina: sua condotta, ed infelicissimo fine</i></td> <td class="pag">336</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib40cap4">Cap. IV.</a> <i>Morte del Re Carlo II, leggi che ci lasciò; e ciò che a noi avvenne dopo sì grave ed inestimabil perdita</i></td> <td class="pag">344</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib40cap5">Cap. V.</a> <i>Stato della nostra Giurisprudenza, e dell'altre discipline, che fiorirono fra noi nella fine del secolo XVII insino a questi ultimi tempi</i></td> <td class="pag">368</td> - </tr> - <tr> - <td><a href="#lib40cap6">Cap. VI.</a> <i>Politia Ecclesiastica di questi ultimi tempi</i></td> <td class="pag">378</td> - </tr> - <tr> - <td class="sez"><a href="#lib40cap6s1">§. I.</a> <i>Monaci e beni temporali</i></td> <td class="pag">387</td> - </tr> -</table> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DELL'INDICE -</p> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Chioc. M. S. Giur. tom. 1 in fin.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Toppi Biblioth. pag. 295.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Thuan. tom. 3 lib. 127 p. 971.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>V. Petr. Sarpi De Jure Asil. c. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Chiocc. M. S. Giur. tom. 17 De Immnun. Eccl.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Tacit. l. 3. Annal. c. 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Chiocc. loc. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Chiocc. loc. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>P. Lasena dell'Antico Ginnasio Napolet. cap. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Prag. 1 Regimin. Studior.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Constit. in terra, ivi: Statuimus, ut nullus in Medicina, -etc. legat in Regno, nec Magistri nomen assumat, nisi -diligenter examinatus in praesentia nostrorum Officialium, et -Magistrorum artis ejusdem.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Lucian. in Eunucho.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Cod. Theod. lib. 6 tit. 21 l. Magistros, Cod. Theod. -de Medic. et Professor. Jac. Goth. ibid.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>Pragm. 1 De Regim. Stud.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Lasena Gin. Nap. c. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Lasena Dell'Antico Gin. Nap. cap. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Nani Istor. Venet. lib. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Nani Istor. Venet. lib. 3 Anno 1617.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Bibliot. Hist. cap. 21 § 29.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Nani Istor. Ven. lib. 4 ann. 1619.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Nani Ist. Ven. lib. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Nani Ist. Ven. lib. 8 ann. 1631.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Nani Istor. Ven. lib. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Memorial de S. M. C. que dieron a nuestro muy S. P. -Urbano P. VIII. D. Fray Domingo Pimentel Obispo de Cordova, -y D. Juan Chumacero, y Carillo, etc. en la embajada, -a que vinieron en el an. de 633.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Nani loc. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Nani Istor. Ven. lib. 9 ann. 1633.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>V. Nani Istor. Venet. lib. <span class="smcap lowercase">II</span> anno 1636.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Fu questi il Marchese d'Acaja di casa Monti, famiglia ora estinta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Nani Istor. Ven. lib. 12 ann. 1643.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Nani Ist. Ven. par. 2 l. 1 ann. 1644.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Nani loc. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Tom. 2 pag. 1368.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Tom. 2 pag. 1385 et seqq.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>Questo Editto del Duca d'Arcos dato in Castel-Nuovo -a' 7 di novembre 1647, si legge appresso Lunig. tom. 2 -pag. 1391.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Tom. pag. 1394.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>V. Nani Ist. Ven. par. 2, lib. 5, ann. 1650.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Toppi De Orig. Trib. t. 2 p. 2 l. 4 c. 2 n. 149.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Toppi loc. cit. n. 144.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>V. Toppi loc. cit. num. 160.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>V. Toppi De Orig. Trib. tom. 2. p. 195.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>Moccia Silva, etc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Staiban. tom. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>V. Nicod. Addiz. alla Bibl. del Toppi, p. 163.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>V. Toppi Biblioth. in Gio. Domenico Coscia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>V. Toppi Biblioth. pag. 130.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Nicodem. ad Bibl. Toppi, fol. 167.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>V. il Memoriale di Chiumazzero al P. Urbano, etc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>V. Eugen. Nap. Sac. pag. 43</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>V. Eugen. Nap. Sac. pag. 48</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Bossuet Politic. lib. 7 part. 2 propos. 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Capone Controv. for. contr. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>V. Toppi in Biblioth. p. 256 et Nicod.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Nani Istor. Ven. t. 2 I. 10 ami. 1667.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Risposta al Trattato delle Ragioni della Regina Christianissima, -sopra il Ducato del Brabante, con altri Stati -della Fiandra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Syntagm. Hist. Germ. Dissert. 37 § 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Toppi Bibl. in fine, fol. 356.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Tom. 2 pag. 1394.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Pragm. 9 De expuls. Gallor. tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Pragm. 42 De Armis, tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Pragm. 6 De Vagabundis, tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Pragm. 13 De Magistr. art. tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Pragm. 14 cit. tit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Pragm. 36 De Monetis, tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>Pragm. 7 De Vestium, et Famul. prohibit. tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Pragm. 13 de Officialib. tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Pragm. 5 de Officio Bajuli tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>Pragm. 36 de Monetis, tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Pragm. 37 et 38 cit. tit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Pragm. 39 cit. tit. 21</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Pure queste tre altre Monete furono impresse dal Vergara -Tav. 55.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Pragm. 40 de Monetis, tom. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Pragm. 26 de Abolit. crim. et Pragm. 29 de Exubb.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Prag. 30 cit. tit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Queste due monete furono anche impresse dal Vergara, -Tav. 56.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Pragm. 40 de Monetis, tom. 4 § 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Prag. 42 cit. tit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Pragm. 42 et 43 cit. tit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Pragm. 44 cit. tit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span>Pragm. 47 de Monetis, tom. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>Queste quattro altre -monete furono pure impresse dal Vergara Tav. 77.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Pragm. 22 de Suscip. Offic. tom. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Pragm. 40 et 41 de Saluber. aer. tom. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Pragm. 43. cit. tit. tom. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Pragm 53 de Annona, tom. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Pragm. 5 de Falsis, -t. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Pragm. 12 de Expul. Gallor. tom. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>L'imperador <i>Leopoldo</i>, oltre dell'altre proteste prima -fatte contro il testamento di Carlo II, che sono rapportate -da <i>Tucelio</i> p. 314, particolarmente di questi attentati -succeduti in Napoli, con pubblico manifesto dettato in lingua -italiana, protestossene, il qual fu da lui firmato in Vienna -li 3 di febbrajo del 1702, ed anche dall'<i>Arciduca Carlo</i> ai -7 del suddetto mese, nel quale davasi animo e coraggio ai -Napoletani di non acconsentire alla parte de' Franzesi, ma -di esser forti e costanti nella fedeltà sempre avuta verso la -Casa Austriaca, perch'egli li avrebbe mantenuti negli stessi -posti ed onori, e conservati ne' privilegj, e prerogative concedutegli -da' Re predecessori. Parimente que' del partito Austriaco -dieder fuori nel mese d'aprile dell'istesso anno un -altro manifesto dettato in idioma francese, nel quale si protestano -di tutti gli atti del <i>duca d'Angiò</i>, che succedevano -nel Regno in pregiudizio delle ragioni dell'<i>Arciduca Carlo</i> -da loro destinato per Re in Napoli, al quale avrebbero serbata -fede ed ogni ossequio e lealtà. Questi due manifesti -furono impressi da <i>Lunig</i>, e si leggono nel tom. 2 pag. 1406 -e pag. 1408.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>(Cassandro Tucelio fra gli atti pubblici, al Tomo 1 -Cap. 5, raccolse altre scritture uscite a favor della casa d'Austria, -delle quali Struvio Syntag. Hist. Germ. diss. 37 § 101 -fa lungo catalogo).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>(L'istromento di questa cessione stipulato a Vienna -a' 12 di settembre dell'anno 1703, nel quale l'Imperador -Leopoldo, ed il Re Giuseppe cederon le ragioni ad essi appartenenti -sopra la monarchia di Spagna all'Arciduca Carlo -presente ed accettante, fu impresso da <i>Lunig nel Tom. 1 -Cod Dipl. Ital. pag. 2331</i>.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Si legge nel 6 tomo delle nostre Pramm. De Armistitio, -etc. tit. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>L'istromento di questa pace si legge nel tom. 6 delle -nostre Pramm. De Pace inita cum Rege Gallor. tit. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Tom. 2 p. 1410.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span>Collen. Hist. lib. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span>Paul. Æmil. lib. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>Biondo decad. 2 lib. 6 Polid. Virg. Hist. Angl. lib. 15.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Wesmonasteriens. in Eduardo I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>Disputatio An Fratres in Feuda, etc. edit. ann. 1694.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>V. Lionard. di Capoa Parer. ragion. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>V. Nicod. ad Biblioth. Toppi, p. 157.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Letter. Memor. di Bulif. tom. 3 pag. 202.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>Letter. Memor. loc. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Priv. e Graz. di Carlo VI tom. 2 p. 229, 230.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>Priv. loc. cit. et pag. 227, 228 et 233.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Privil. etc. loc. cit. pag. 232.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>Conc. Later. sub Inn. III. Can. 42.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>V. Bossuet Politic. lib. 7 par. 2 art. 4 propos. 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>Priv. e Graz. etc. di Carlo II t. 2 pag. 191.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>Priv. e Graz. di Carlo VI tom. 2 pag. 244.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>(Da poi nel 1717, trasferita la Corte in Vienna, la Maestà dell'Imperadore -alle nuove suppliche della Città si degnò con altro -suo rescritto comandare: <i>Placet. J. C. C. M. ejusque Curiæ -erit, ut Regni indemnitati provideatur</i>.)</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Istoria civile del Regno di Napoli, v. -9/9, by Pietro Giannone - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISTORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI *** - -***** This file should be named 50649-h.htm or 50649-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/0/6/4/50649/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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