diff options
| author | nfenwick <nfenwick@pglaf.org> | 2025-02-27 17:36:38 -0800 |
|---|---|---|
| committer | nfenwick <nfenwick@pglaf.org> | 2025-02-27 17:36:38 -0800 |
| commit | 5344f7f6d094e893cdd4a67242cfd5bfa72bee65 (patch) | |
| tree | 3db4f2549e2f4b71bdc0359985f5d93079769c5b | |
Add 48333 from /home/DONE/48333.zip
| -rw-r--r-- | 48333/48333-8.txt | 5428 | ||||
| -rw-r--r-- | 48333/48333-8.zip | bin | 0 -> 108926 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 48333/48333-h.zip | bin | 0 -> 190484 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 48333/48333-h/48333-h.htm | 7004 | ||||
| -rw-r--r-- | 48333/48333-h/images/cover.jpg | bin | 0 -> 68514 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 48333/48333-h/images/img0003.png | bin | 0 -> 4950 bytes |
6 files changed, 12432 insertions, 0 deletions
diff --git a/48333/48333-8.txt b/48333/48333-8.txt new file mode 100644 index 0000000..e1193f0 --- /dev/null +++ b/48333/48333-8.txt @@ -0,0 +1,5428 @@ +The Project Gutenberg EBook of Un viaggio elettorale, by Francesco De Sanctis
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
+other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
+whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
+the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
+www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
+to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
+
+Title: Un viaggio elettorale
+
+Author: Francesco De Sanctis
+
+Annotator: Giuseppe Leonida Capobianco
+
+Release Date: February 21, 2015 [EBook #48333]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN VIAGGIO ELETTORALE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+ FRANCESCO DE SANCTIS
+
+
+ UN
+ VIAGGIO ELETTORALE
+
+
+ CON NOTE ED APPENDICE
+ A CURA
+ DI GIUSEPPE LEONIDA CAPOBIANCO
+
+
+ La vita è azione; ma solo la dignità
+ è la chiave della vita, e l'onestà la
+ prima qualità dell'uomo politico.
+
+ DE SANCTIS
+
+
+ NAPOLI
+ ALBERTO MORANO EDITORE
+ Via Domenico Capitelli, 26-27
+ 1920
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+
+Napoli - Stab. Tip. SILVIO MORANO, S. Sebastiano, 48 p. p. (Telef. 8-54)
+
+
+
+
+ _Napoli, 1 gennaio 1876_
+
+ _Ai miei nuovi e vecchi elettori_
+
+_Queste pagine pubblicate a Torino, lungi dagli occhi vostri, ora io
+riproduco qui, desideroso che le leggiate con attenzione e con affetto
+come cosa che appartiene a voi. Perchè qui troverete una storia comune,
+dove molta parte vive delle nostre impressioni e dei nostri sentimenti.
+Mi sono mostrato a voi con perfetta sincerità, in uno dei momenti più
+appassionati della mia vita, come si fa con amici provati a' quali
+non si ha nulla a nascondere. Mi vedeste, mi udiste; voi sapete ora
+quello che io pensai, quello che io sentii, i più intimi segreti della
+mia natura. E perchè siete tutti amici degni di essere stimati, non
+importa se miei fautori o miei avversarii, ho fatto come fo con quelli
+che stimo, dicendo la mia opinione sinceramente quando anche possa
+dispiacere. La quale opinione, massime intorno al carattere delle
+persone, voglio sia ricevuta così com'è nella sua sincerità, ch'è a
+dire come un concetto momentaneo, derivato da impressioni fuggevoli e
+appassionate, e alquanto idealizzato a modo di artista._
+
+_Così questa storia, uscendo dall'angustia d'interessi e di caratteri
+personali, acquista un valore più alto e più umano, che certo sapranno
+apprezzare i vecchi e i nuovi amici, così benevoli, così indulgenti
+verso di me._
+
+_Vogliano essi leggermi con lo stesso animo col quale scrissi, disposti
+a' puri godimenti dell'arte, che purgano i cuori e li rasserenano.
+E possa il nuovo anno, questo è l'augurio ch'io fo a loro e a me,
+purificare ancora i nostri animi e renderci tutti più degni di amarci e
+di stimarci._
+
+ _=Francesco De Sanctis=_
+
+
+
+
+_Parecchi anni fa, discorrendo con Benedetto Croce della necessità di
+pubblicare, in veste più degna, tutte le opere--anche le minori--di
+Francesco De Sanctis, l'acuto filosofo e letterato napoletano mi esortò
+vivamente a curare l'edizione del _Viaggio Elettorale_,--poichè--diceva
+nella sua bontà--solo un esperto conoscitore delle cose irpine avrebbe
+potuto ripresentare al pubblico il libro, quale, invano, da lunghi anni
+si attende._
+
+_La parola del Croce mi convinse maggiormente della necessità di
+una migliore ristampa del _Viaggio Elettorale_, con opportune note
+illustrative su uomini e cose dell'Irpinia, per fare gustare pienamente
+i pregi di quel libretto, che Pasquale Villari definì «la più fedele
+dipintura dei nostri ambienti e dei nostri costumi politici»._
+
+_Fin dal 1910, se non erro, avevo divisato di recare in atto il
+desiderio del Croce, ma tante diverse circostanze della mia vita
+travagliata mi fecero venir meno alla promessa fatta al Croce, e
+caldeggiata vivamente da un grande irpino--così affezionato al De
+Sanctis: ho detto, Enrico Cocchia._
+
+_Stavano così le cose, quando nell'autunno del 1915, mi vidi giungere
+in Monteverde, con la nomina a componente il Comitato Provinciale per
+le onoranze a Francesco De Sanctis, una viva esortazione dell'amico
+dott. cav. uff. Camillo D'Alessandro di intraprendere il lavoro
+promesso. Mi misi all'opera; e, dopo un non breve periodo di ricerche,
+riuscii a completare le note ed a mettere insieme un'appendice, che è
+onorata da un bel discorso del Cocchia._
+
+_Credo sia superfluo aggiungere qui altre parole sull'importanza del
+_Viaggio Elettorale_, dopo quello che ne ha detto il Villari, poichè
+a me pare che possa stare utilmente in mano a studenti e ad uomini
+politici, i quali avrebbero molto da imparare per correggere i nostri
+costumi politici, come desiderava il grande Critico._
+
+_Ma più di tutti avranno da apprendere gl'irpini--giovani ed adulti--,
+perchè ancora oggi l'ambiente della vita pubblica, specialmente
+provinciale, risente di quelle grettezze, di quelle piccole lotte
+campanilistiche e di quelle coalizioni personali, che il De Sanctis
+analizzò e condannò così recisamente. Molto hanno da apprendere e
+mettere in pratica i giovani, che sono destinati a rompere le dighe che
+si frappongono ad ogni progresso, facendo penetrare nel nostro ambiente
+un'aria più pura, un maggiore rispetto di noi stessi e la necessità di
+una vita politica, che prescinda dalle gare personali sempre meschine e
+deplorevoli._
+
+_Io ho voluto, perciò, pagare il mio debito di gratitudine al Sommo
+Irpino ed alla mia terra nativa, dando il mio contributo alla
+diffusione di questo libro, che ancora oggi conserva la sua freschezza,
+come nel 1876! Imparino da esso i giovani studenti, (poichè alle scuole
+è destinato pure questo libro), a servire il proprio paese con quella
+fede e con quella rettitudine, che informarono costantemente, nella
+vita pubblica e privata, Francesco De Sanctis!_
+
+_L'Italia, che, con sì mirabile energia, si è battuta e si batte per
+l'affermazione dei suoi diritti e per il trionfo della civiltà europea,
+sappia trarre da queste ultime vicende l'incentivo ad essere unita e
+concorde nel raggiungimento di quella meta, che dovrà essere la forza e
+la ragion di essere della Terza Italia._
+
+ Sigmundsberberg (Austria), 21 febbraio 1917.
+
+ GIUSEPPE LEONIDA CAPOBIANCO
+
+
+ N. B. Nulla ho da mutare a quanto scrivevo nel mio forzato e doloroso
+ esilio, quale ufficiale prigioniero di guerra. I miei voti di allora
+ sono ancora quelli di oggi: che l'elevazione delle coscienze irpine si
+ compia presto!
+
+ Da Monteverde (Avellino), 15 Febbraio 1920
+
+ G. L. CAPOBIANCO
+
+
+
+
+ I.
+
+ Un viaggio elettorale
+
+
+ Napoli 25 gennaio
+
+ _Cara Virginia_[1],
+
+Sono tanti anni che non ci vediamo. Ma tu hai sempre serbato un piccolo
+posticino nel tuo cuore per me e per la mia Marietta[2], e in ogni capo
+d'anno ci hai mandato una tua letterina. Questa volta mi hai mandato
+un letterone, e mi dici tante cose, il tuo viaggio in Inghilterra, i
+tuoi giudizi sulla nostra prosa, e mi parli delle lettere critiche di
+Bonghi, e mi esponi i tuoi dubbi, e vuoi sapere dal tuo antico maestro,
+che libri hai a leggere e che indirizzo hai a tenere. Caspita! dissi
+tre me: Virginia, non le basta esser divenuta una principessa; ora la
+pretende a letterata, e giudica perfino del Bonghi, e fa un ritratto
+del suo ingegno e del suo carattere con la sicurezza e la chiarezza
+della spontaneità femminile. Vedi un po' come va il mondo; Bonghi
+giudicato da Virginia? E domani toccherà a me, e a tanti altri. Giudizi
+formidabili quelli di donna, che vanno diritti come l'istinto, a primo
+getto, a impressione, e spesso più sicuri che i sillogismi fabbricati
+da' dotti.
+
+Volevo risponderti subito; ma era tempo di elezioni, e posi la tua
+lettera da parte, e dissi: risponderò dopo. E questo _dopo_ è venuto
+molto tardi per me; le elezioni erano finite; ma la mia elezione
+continuava. Vidi contestata la mia elezione nel collegio nativo:
+gittai un occhio fuggitivo su' verbali, e fiutai molte brutture; avevo
+caro che la Camera annullasse l'elezione, perchè mi spiaceva dire al
+mio collegio naturale: rimango deputato di Sansevero. Mi si parlò di
+un'inchiesta, ed io dissi: No. Questo povero Collegio ha già subite
+parecchie vergogne: ha subito perfino un'inchiesta giudiziaria[3];
+risparmiamogli questa nuova vergogna. La Giunta decretò la rinnovazione
+del ballottaggio; ed io fui lieto, e dissi: ora vado io là. Parecchi
+di quei paesi non avevo visto da quaranta anni: altri non avevo visti
+mai; in alcuni ero passato come corriere; non vi avevo lasciato alcun
+vestigio di me. Gli elettori dicevano: perchè De Sanctis non viene?
+perchè non scrive? Egli ci disprezza: e permette che il suo nome
+diventi coperchio di altri nomi e di altri interessi. Ed io dissi:
+andrò io là, voglio vedere da presso cosa sono questi elettori, e che
+specie di lavoro vi si è fatto, e se equivoco c'è, voglio togliere io
+l'equivoco. E per la prima volta ho fatto un viaggio elettorale.
+
+Tornai ieri ancora commosso. Nella mente mi si volgeva tutta una storia
+pregna di grandi dolori e di grandi gioie, ricca di osservazioni
+interessanti; avevo, imparato più in quei paeselli che in molti libri.
+E dissi: questo non è più storia mia; è storia di tutti, ci s'impara
+tante cose. È il mondo studiato dal vero e dal vivo e studiato da uno,
+che sotto i capelli bianchi serba il core giovine e intatto il senso
+morale e potente la virtù dell'indignazione. Ecco materia viva di una
+commedia elettorale. E non ne conosco nessuna ancora. Achille Torelli,
+che mi dialogizza in versi tesi ed antitesi, pensi che arte è natura
+studiata dalla fantasia e lasci ai mediocri le idee e le tesi. Che
+bisogno ha il potente Cossa di andarmi a cercare Nerone, o il simpatico
+Cavallotti di rompere il sonno ad Alcibiade? Si è filosofato e sì
+politicato in versi, ed ecco la volta degli antiquarii e degli eruditi.
+
+E si discute se Cavallotti ha studiato la storia greca, e se Cossa
+s'intende di storia romana, e non mancheranno di quelli che vorranno
+sapere se hanno avuto la loro brava licenza liceale. Abbiamo tanto
+mondo intorno, vivo, palpabile, parlante, plastico, e vogliamo cercar
+l'arte ne' cimiteri, e profanare i morti per rifar loro una vita
+posticcia, mescolanza ibrida del loro e del nostro cervello. Brutto
+segno, quando si vede l'arte vivere di memorie come i vecchi, e non
+gustare più la vita che le è intorno, senza fede e senza avvenire.
+
+E pensavo pure: qui non c'è politica, o piuttosto politica c'è, ma è
+nome senza sostanza, pretesto di altri interessi e di altre passioni.
+E tanto meglio; la politica spesso guasta, e ti crea una materia
+artificiale. Qui è un mondo quasi ancora primitivo, rozzo e plebeo,
+pure illuminato da nobili caratteri e da gente semplice, riprodotto con
+sincere e vive impressioni da un uomo che andava lì a riconquistare la
+sua patria.
+
+Allora ho pensato a te, o Virginia. Non so cosa sei divenuta, ignoro la
+tua vita; sento che in te ci dee essere ancora molto di buono, poi che
+ti ricordi del tuo vecchio maestro. La Virginia a cui scrivo è quella
+giovinetta, che mi sta sempre innanzi, con quegli occhi dolci, con
+quella voce insinuante, a cui l'esule raccontava le sue pene, ricordava
+la sua patria lontana, e tu commossa mi diceva: Poverino!
+
+Ero da poco in Torino; mi fu offerto il solito sussidio[4]; ed io
+dissi: no, voglio vivere col mio lavoro. E cercai lavoro.
+
+Domenico Berti[5] mi procurò un posticino in un Istituto[6], lo ricordo
+con riconoscenza.
+
+Cercai teatro più vasto, feci le mie conferenze sopra Dante, nè posso
+mai dimenticare i gentili torinesi, che m'incoraggiarono co' loro
+applausi, e mi rivelarono a me stesso.
+
+E fra le ombre del passato mi sta presente quella stanza di Cavour,
+dove mi vedevo attorno piuttosto amici che discepoli, voi nobili
+piemontesi, Einardo Cavour, Luigi Larissè, e Balbo e Maffei.
+
+Anche la tua casa si aperse all'esule, come o quando, non ricordo più.
+Ma ricordo bene che mi piaceva di leggere a te i miei scritti, che poi
+presero nome di _Saggi Critici_, e ricordo che una volta mi chiamasti
+crudele per il mio giudizio su quella povera Sassernò[7].
+
+Ora che il Direttore di un giornale torinese mi concede ospitalità,
+tutte queste memorie mi si affollano, ed io mi ripresento a Torino con
+l'animo di chi risaluta la sua seconda patria.
+
+NOTE:
+
+[1] Virginia Basco, già scolara del De Sanctis a Torino, andò poi
+sposa al conte Enrico Riccardi di Lantosca, che divenne colonnello
+di cavalleria e si distinse nella guerra del '59. La «Virginia»
+cessò di vivere in Torino il 10 giugno 1916. Per maggiori notizie:
+Cfr. l'articolo di FILIPPO CRISPOLTI «_La contessa Virginia Riccardi
+di Lantosca Basco_» sul «MOMENTO» di Torino del 12 giugno 1916, e
+inoltre F. DE SANCTIS: _Lettere da Zurigo a Diomede Marvasi_, edite da
+BENEDETTO CROCE, Napoli, Ricciardi, 1914; F. DE SANCTIS: _Lettere a
+Virginia_, edite da B. CROCE, Bari, Laterza, 1917.
+
+[2] Maria Testa dei baroni Arenaprimo era figlia di un generale
+borbonico, già comandante il Distretto Militare di Avellino,
+devotissimo alla Casa Borbone, mentre la consorte Caterina dei baroni
+Arenaprimo era donna di alti sentimenti liberali ed amica di Carlo
+Poerio. Il De Sanctis conobbe la Maria in casa di Pisanelli, e poco
+dopo si strinsero in un legame indissolubile di affetto. La vedova De
+Sanctis morì in Napoli il 26 agosto 1906.
+
+[3] Eletto deputato di Lacedonia, nel 1861, il canonico arciprete
+Antonio Miele, condannato politico e patriota provato, vi fu
+un'inchiesta giudiziaria, ed una seconda inchiesta vi fu nel 1870,
+allorchè venne eletto il signor Giuseppe Tozzoli di Calitri contro
+Saverio Corona di Teora.
+
+[4] Il governo Piemontese dava L. 60 mensili ad ogni esule colà
+ricoverato.
+
+[5] BERTI DOMENICO, filosofo letterario e statista piemontese, nato a
+Cumiana nel 1820, morto nel 1897. Fu Ministro della P. I. nel 66-67,
+di A. I. e C. dall'81 all'84. Sue opere principali: _Vita di Giordano
+Bruno_. _Vita ed opere di Tommaso Campanella_ e molte monografie
+politiche e letterarie.
+
+[6] Era l'Istituto femminile della signora Elliot. Oltre all'Istituto
+privato Elliot, il De Sanctis insegnò privatamente alla Virginia, a
+Teresa De Amicis, che sposò poi il conte Barbarossa, a Grazia Mancini,
+che sposò il senatore Augusto Pierantoni, Lia Belisario ed altre.
+Successivamente il De Sanctis levò molto rumore con le conferenze su
+Dante e per i suoi acuti scritti sul giornale «Il Piemonte» diretto da
+Farini e sulla rivista il «Cimento». Il 1855 fu l'anno della maggiore
+attività letteraria del De Sanctis. Chi ne proclamò per primo il
+valore fu un altro illustre napoletano Ruggero Bonghi. Ma non per
+questo dobbiamo credere che il De Sanctis si disinteressasse delle
+cose politiche; e, lasciando stare la sua fiera protesta contro i
+_Murattisti_, ricorderemo che, quando gli si offriva il destro parlava
+di politica con molto calore, come fece, per esempio, discorrendo delle
+_Memorie_ del Montanelli.
+
+[7] Nei _Saggi Critici_ v'è lo studio pubblicato allora sulle poesie di
+Sofia Sassernò, nizzarda.
+
+
+
+
+ II.
+
+ Rocchetta la poetica[8]
+
+
+Decretata la rinnovazione del ballottaggio, dissi: ora vado io là.
+E andai. Venivano meco due miei concittadini, Achille Molinari e
+Salvatore De Rogatis[9].
+
+Giunsi a Foggia domenica sera, il 10 gennaio. L'altra domenica era il
+dì posto per il ballottaggio. Avevo sei giorni innanzi a me.
+
+Capitai improvviso in casa di Giovanni De Sanctis, dov'era pure un
+albergo. Colui me lo aveva fatto conoscere uno di quegli amici che la
+mente porta seco sino alla morte, Giorgio Maurea[10].
+
+-È qui Giorgio? domandai.
+
+-No, è partito ieri. Ma ci sono tutti i vostri amici di Foggia, che
+sarebbero tanto lieti di stringervi la mano.
+
+-Sarà per un'altra volta. Ora acqua in bocca. Ho bisogno che
+Sansevero[11] ignori il mio arrivo qui. Non voglio ch'essi dicano: «De
+Sanctis è stato a Foggia, e non è venuto a vederci».
+
+Rimasi solo. I miei pensieri andavano veloci, come i miei passi... Se
+io andassi a Sansevero! Tre quarti d'ora, e sarei a Sansevero. Cosa è
+l'uomo! Io ho là un nido riposato e sicuro, là stimato da tutti, amato
+da molti, e debbo correre appresso alle ombre, cacciarmi tra monti e
+dirupi in paesi meno civili, dove pochi mi conoscono, e nessuno quasi
+mi comprende, e dove il mio nome è trastullo delle loro piccole lotte
+e piccole passioni. Tu non sei più un giovinotto, mi dice Marietta
+mia; pensa che t'incammini verso la vecchiaia. E ora, nel cuore
+dell'inverno, con tanti anni addosso...
+
+Ma respinsi questi pensieri come una tentazione. Questa è, dissi tra
+me, quella tale seconda voce, che è sempre una traditora. Ubbidiamo,
+alle prime ispirazioni che vengono dal cuore. Maggiore è il sacrifizio
+e più grande sarà la soddisfazione della coscienza.
+
+Alto là! rispose un'altra voce. Tu posi, come un Iddio. Guarda bene in
+queste tue ispirazioni del core, e ci troverai un po' di passioncella,
+un po' d'impegno, un dispettuzzo, e forse anche una piccola vanità. Tu
+non vuoi apparire uno sconfitto.
+
+Mi esaminai, e sentii che questa voce non avea tutto il torto. E rimasi
+perplesso. Camillo de Meis[12] aveva un po' di ragione, quando mi
+chiamava un Amleto vagabondo tra le voci del pensiero.
+
+Io non sono un Amleto, ma sono un pigro, e non mi movo se non ho una
+buona spinta dagli avvenimenti. Ma se mi movo, io vivo là entro e ci
+metto tutto me, o scriva, o insegni, qualsiasi cosa io faccia. Piccola
+o grande, buona o cattiva, una passione c'era in me che mi traeva seco.
+Ed io non l'analizzai più; le ubbidii.
+
+La mattina giunsi a Candela, e trovai per avventura alla stazione
+un agente di casa Ripandelli. Antichi legami avevo con quella casa,
+fortificati da nuova amicizia col mio Ettore, già mio collega, perfetto
+gentiluomo e perfetto amico. Non trovai nessuno, ma quel bravo agente,
+saputo il mio nome e la mia intenzione, mi fece gli onori di casa, e mi
+si offerse compagno al viaggio.
+
+Fu spedito un corriere a Rocchetta di Sant'Antonio, la porta del mio
+collegio da quel lato. Doveva annunziare il mio arrivo, e consegnare
+una mia lettera al Sindaco.
+
+Chi fosse il Sindaco, non sapevo[13]. Ma, conoscendo le piccole gelosie
+de' paesi, è stato sempre mio costume di indirizzarmi ai sindaci, come
+quello che rappresentano tutta la cittadinanza.
+
+Scriveva al Sindaco:
+
+«Vengo costà, diretto alla casa comunale, la casa di tutti, e voglio
+parlare a tutti gli elettori, senza distinzione. Ne dia avviso
+specialmente all'arciprete Piccolo[14], mia vecchia conoscenza».
+
+Alcuni non credettero vera la lettera. Nelle lotte elettorali tra gli
+altri bei costumi ci è falsar telegrammi e lettere. È proprio sua
+questa lettera? E mentre disputavano fu annunziata la mia carrozza.
+Allora si posero a cavallo tutti, e mi vennero incontro.
+
+Alla voltata mi fu mostrato quello spettacolo. Gridavano: Viva! Mi
+salutavano con le mani, impazienti di stringer la mia. E la faccia mi
+raggiò, come se l'anima fosse scesa lì.
+
+Fra molta folla giunsi alla casa comunale, e mi feci presentare gli
+elettori ad uno ad uno. Strinsi la mano a parecchi, e tra gli altri
+Ippolito[15] e Piccoli[16], che passavano per miei avversarii.
+
+Poi dissi così:
+
+«Saluto con viva commozione Rocchetta, la porta del mio collegio
+nativo. Il luogo dove son nato è Morra Irpino; ma la mia patria
+politica si stende da Rocchetta insino ad Aquilonia. Io vengo a
+rivendicare la patria mia. Dopo un oblìo di quattordici anni, voi miei
+concittadini, travagliati da lungo ed ostinato lavoro di parecchi
+candidati, avete all'ultima ora improvvisata la mia candidatura, ed
+avete intorno al mio nome inalberata la bandiera della moralità. Siate
+benedetti! E possa questa bandiera esser principio di vita nuova! Voi
+mi avete data una maggioranza notevole. Eppure quell'elezione gittò
+il lutto nell'anima mia. Io vi avevo telegrafato: Bravi gli elettori
+che intorno candidatura improvvisata inalberarono bandiera moralità!
+Auguro a quella bandiera strepitosa vittoria domenica». La domenica
+venne, la vittoria ci fu, e mi parve una sconfitta. Non mi sapevo dar
+ragione di tanto accanimento nella lotta, e del gran numero di voti
+contrarii, e di certe proteste vergognose, che gittavano il disonore su
+questo sfortunato collegio. E in verità vi dico, che se quell'elezione
+fosse stata convalidata, con core sanguinante, ma deciso, vi avrei
+abbandonato. Ma benedissi quelle proteste che indussero Giunta e Camera
+a decretare la rinnovazione del ballottaggio. Era in questione l'onor
+mio, l'onore dei miei elettori. Ed io dissi: fin'ora sono stato in
+Napoli spettatore quasi indifferente di quella lotta. Non debbo io fare
+qualche cosa per questi elettori? Non mi conoscono, sono involti in una
+rete di menzogne e di equivoci. Io ho pure il debito d'illuminarli, di
+dire la verità, di togliere ogni scusa agli uomini di mala fede. Ed
+eccomi qui in mezzo a voi, miei cari concittadini. Ed ecco la verità.
+Il Collegio è diviso in due partiti che lottano accanitamente, comuni
+contro comuni, cittadini contro cittadini ed io non sono qui che il
+prestanome delle vostre collere e delle vostre divisioni. È così che
+volete rendere la patria a Francesco De Sanctis? No, io non potrei
+essere mai deputato di un partito per schiacciare un altro partito; non
+posso essere lo scudo degli uni e il flagello degli altri; io voglio
+essere il deputato di tutti, voglio lasciare nella mia patria una
+memoria benedetta da tutti. Mi volete davvero? Volete che io passi gli
+ultimi miei anni in mezzo a voi? Stringete le destre, sia il mio nome
+simbolo della vostra unione[17]. Ed io sarò vostro per tutta la vita».
+
+La commozione fu grande. Vidi alcuni piangere; altri, avversarii ieri,
+amici oggi, stringersi le mani. Tutti applaudivano.
+
+Ed io soggiunsi:
+
+«Signor Sindaco, ho pranzato a Candela, voi ci farete una cenetta, e
+voglio fare io il padrone di casa, voglio invitare i signori Ippolito
+e Piccoli. Mangeremo lo stesso pane, berremo lo stesso vino, faremo un
+brindisi a Rocchetta unita e prospera».
+
+Benissimo! benissimo! Tutti batterono le mani. Rocchetta non
+dimenticherà più quel giorno.
+
+Prese allora la parola l'arciprete Piccoli. Giovine e asciutto di viso,
+occhi vivi, avea nella fisonomia una cert'aria di finezza che non ti
+affida interamente. Rotto agli affari, uso a destreggiarsi mescolato in
+lotte locali, rimpiccolito in quel paesello, mi parve che in teatro più
+vasto sarebbe riuscito un buon diplomatico. Mi disse molte gentilezze,
+con certi giri di frasi, che volevano dire: vedi, anch'io ho fatto i
+miei studii.
+
+Parlò poi Ippolito. Faccia austera, aria risoluta, parola semplice e
+diretta. Disse che, dissipato ogni equivoco, Rocchetta sarebbe stata
+unanime e desiderava che questo giorno fosse stato il preludio di
+unione sincera e durevole. Erano sentimenti di buon cittadino. Gli
+strinsi la mano con effusione.
+
+Notai un prete, molto attento al mio dire, ma sentii che non avevo
+fatto presa su di lui. Era in quel viso non so che oscuro e compresso.
+Più tardi troverò io la via di quel cuore.
+
+Dopo cena, mi coricai subito. Sentivo sonno. Ma che sonno e sonno!
+Mi passavano innanzi le ombre della giornata. Vedevo che l'arciprete
+Piccoli a cavallo correre, correre con quel suo cappello _a tre
+pizzi_, che mi parea sventolassero. Ferma, ferma. E tutta la cavalcata
+dietro. Come galoppava bene quel prete! Il povero Alfonso[18], ch'è
+il letterato del luogo, tirava forte le redini e faceva sì e no sul
+cavallo che poco lo capiva. Un altro prete mi stava accanto, rubizzo
+e mezzo scolaresco, con aria sicura, su di un cavallo che andava
+passo passo in grave atteggiamento come uno di quei cavalli educati
+da Guillaume. Rocchetta si avvicinava, e quel gruppo di case in quel
+chiaroscuro mi parevano uomini che m'attendessero e gridassero:
+Viva! Le immagini si confusero: ero stanco e sentivo freddo. E mi
+accoccolavo, e mi strofinavo le gambe. Mi volsi dell'altro lato,
+non c'era verso di dormire. Ed ecco un suono di chitarra giungermi
+all'orecchio, con un canto a cadenze e a ritornello, tra gran folla di
+contadini, che battevano le mani e mi gridavano: Viva! Bravo Rocchetta,
+diss'io. Mi accoglie a suon di poesia. E tesi l'orecchio, ma non potei
+raccapezzar verbo di quella canzone. Lungo tempo cantarono e gridarono;
+forse quella brava gente avrebbe voluto vedermi, sentirmi. Poi a
+poco a poco si fe' silenzio, ma quel suono mi errava deliziosamente
+nell'orecchio. Io mi applaudiva di quell'accoglienza. E se tutti gli
+altri comuni rassomigliano a Rocchetta, chi potrà più separarsi da
+questo collegio? Che potenza ha la parola, pensavo, la parola sincera
+e calda che viene dal cuore! Io conquisterò con la mia parola tutto il
+collegio, e la mia conquista sarà un beneficio, lenirà i costumi, unirà
+gli animi. Ma la voce del buon senso rispondeva: credi tu di poter
+fare miracoli? Sei ben certo che tu, proprio tu, hai procurata questa
+riconciliazione? Qui la materia era già ben disposta. Sarà il medesimo
+a Lacedonia? E un qualcuno m'aveva già detto: a Lacedonia non sarà
+così. Fantasticando, sofistificando, mi addormentai.
+
+La mattina girai un po' il paese. Faccie allegre e sincere, bella e
+forte gioventù. A destra, a sinistra, gruppi che mi salutavano. Volli
+vedere cantanti e sonatori, e dissi loro che volevo battezzare quel
+paese così allegro, e lo chiamai _Rocchetta la poetica_.
+
+E vennero le visite. Rividi la Luisa[19], a cui ero stato fidanzato
+giovanissimo, ora madre felice di robusta e allegra prole. E, buon per
+te, le dissi, che si fecero le nozze. Che vita avresti avuta appresso a
+me! Prigioni, esili e miseria. Tu hai avuto più giudizio di me, e ora
+sei ancora una rosa. Fui in casa Piccoli. E mi venne incontro un altro
+prete, faccia chiara e aperta che faceva contrasto con l'aria aperta
+arguta dei fratello arciprete. Vidi casa antica, illustrata dalle
+immagini degli antenati, guardata con sospetto da case nuove di gente
+laboriosa e industriosa. Feci altre visite. Attento! dicevo tra me.
+Un tal prete Marchigiani non visitato mi divenne in Sessa[20] nemico
+inespugnabile. Eppure dimenticai uno, quel prete dal viso oscuro. E
+credo che me ne volle. Credo.
+
+Giunse il sindaco di Lacedonia con parecchi altri. Si fece una sola
+cavalcata, e via a Lacedonia. Io mi sentivo purificato. Venuto con
+un disegno non ben chiaro, e con molta passione, alla vista dei miei
+concittadini non ci fu in me altro sentimento, che di riacquistar la
+mia patria. Essi m'avevano già conquistato; dovevo io conquistar loro,
+guadagnarmi i loro cuori. E la cosa mi pareva facile. Rocchetta la
+poetica aveva trovato il motto dell'elezione. Nel partire, serrandosi
+intorno a me, gridavano:
+
+--Tutti con tutti.
+
+Ed io, rapito, risposi:
+
+--E uno con tutti.
+
+Era realtà? Era poesia? In quel momento era realtà. Le mani si
+levarono. Pareva un giuramento. Tutti ci sentivamo migliori.
+
+NOTE:
+
+[8] Ab. 3494.
+
+[9] Il primo è il comm. Achille Molinari, sindaco di Morra Irpino dal
+1870 al 1886, e dal 1906 fino ad oggi. Morto De Sanctis, ebbe l'onore
+di succedergli nel Consiglio Provinciale, quale rappresentante del
+mandamento di Andretta. Il secondo era medico-chirurgo, e morì ancor
+giovane, nel 1881.
+
+[10] Era un gentiluomo di Sansevero legato al De Sanctis da grande
+amicizia.
+
+[11] Sansevero era il capoluogo del Collegio, rappresentato allora dal
+De Sanctis.
+
+[12] Angelo Camillo de Meis, con Luigi La Vista, Pasquale Villari e
+Diomede Marvasi, appartenne alla prima scuola privata del De Sanctis, e
+fu il suo più caro discepolo ed amico.
+
+[13] Il giovane Giuseppe Castelli era sindaco del tempo.
+
+[14] Francesco Maria Piccolo, che fu pure consigliere provinciale.
+
+[15] L'avv. Michele Ippolito.
+
+[16] Vincenzo Piccolo.
+
+[17] Il Collegio era diviso da profondi rancori campanilistici, e fu
+non poco merito di De Sanctis l'aver portato la concordia, resa più
+salda nelle elezioni successive, come vedremo.
+
+[18] Alfonso Bartimmo, notaio, fu chiamato per scherzo il _letterato_,
+avendo affermato di essere un _purista_ (!) nella succolenta cena, che
+dette in onore di De Sanctis, la famiglia Castelli, come ricorda l'avv.
+sac. Alfonso Pasciuti. Il Bartimmo morì nel terremoto di Casamicciola.
+
+[19] La Luisa era della famiglia Bizzarri di Lacedonia. Andò sposa al
+dottor Michele Castelli di Rocchetta da S. Antonio.
+
+[20] Il De Sanctis fu rappresentante del Collegio di Sessa Aurunca
+all'VIII Legislatura.
+
+
+
+
+ III.
+
+ Lacedonia[21]
+
+
+ Napoli, 4 febbraio
+
+Bel paese mi parea, questo, che mi ridea dalla sua altura. Là erano
+molte memorie della mia fanciullezza, e là avevo lasciati molti sogni
+de' miei anni. Mentre si saliva tra sparo di mortaletti e grida confuse
+e scalpitare di cavalli, io ero in cerca de' trascorsi anni, e poco mi
+accorgevo di quel chiasso, quando un'eccellenza! mi sonò all'orecchio e
+mi svegliò. Era un pover'uomo che mi porse una supplica, e lessi subito!
+
+ «Eccellenza!
+
+Vi prego di volermi accordare un sussidio giornaliero....».
+
+Ohimè, diss'io, si comincia male. Questo disgraziato mi crede
+un'eccellenza, e per di più un milionario.
+
+Tirai un po' turbato e scontento, non sapevo io stesso di che, al
+municipio. Credevo trovarvi tutti gli elettori, come a Rocchetta.
+Mancavano molti, mancavano anche i Franciosi, in casa di cui dovevo
+andare. E nel mio disappunto guardai un po' di traverso il sindaco, che
+mi parve più sollecito di venirmi incontro, che di fare gli avvisi e
+prendere disposizioni opportune. Il mio disappunto mi comparve sulla
+faccia, e oscurò i volti di tanti bravi amici che m'erano intorno. Si
+fece uno di quei silenzi, che parlano più della parola, ci capivamo
+tutti. Ma fu un momento. Domandai scrivere. Scrissi:
+
+ _«Caro Franciosi_,
+
+Sono il vostro ospite, e non mi venite incontro, e non vi trovo qui....»
+
+E non so cos'altro mi sarebbe venuto sotto la penna, ma mi padroneggiai
+subito e dissi: qui ci dee essere un malinteso, e stracciai la carta.
+Vidi che quella gente stava lì per sentirmi, e dissi poche parole col
+cuore, e mi batterono le mani e le facce si rischiararono. Ora sono
+stanco, conchiusi, domani voglio vedere tutti gli elettori qui. E
+andai a casa Franciosi. Il bravo sindaco[22], che mi avrebbe voluto in
+casa sua, storse un po' gli occhi, ma comprese il mio pensiero e mi
+accompagnò.
+
+Mi venne incontro per le scale Michelangiolo, vecchio amico di casa,
+mio collega al Consiglio provinciale, e che già un'altra volta mi
+aveva offerta ospitalità. Mi si diceva che quella casa era divenuta il
+covo dei miei avversarii, e non credevo possibile ciò e mi pareva cosa
+contro natura. Abbracciai lo zio don Vincenzo, un vecchio giovanile,
+faccia arguta, mente fresca, gravida di motti e di fatterelli, che
+scoppiettano fuori ad ogni tratto. Voi avete lasciato male amministrare
+il vostro nome, disse lui. E dunque, eccomi qua, diss'io, ora sono io
+che lo amministro. E pensai: don Vincenzo è già conquistato. Ma che!
+Mi scappa di sotto al discorso, e mi parla del sonetto. Che sonetto?
+diss'io.
+
+--Come che sonetto? Quel tale sonetto che era così bello, e voi
+trovaste brutto! E la bella ragione! Brutto perchè lì dentro ci è
+Cupido con le ali.
+
+--Tientelo dunque caro questo sonetto, amico mio, e anche Cupido, se ti
+piace.
+
+--Ma io l'ho capita! Si vede che siete un romantico.
+
+--Questo ti hanno detto? E ti hanno detto pure che io sono un ateo.
+
+--Questo poi, te la vedrai con l'arciprete. Ma sei un romantico ed io,
+io sono un classico.
+
+Don Vincenzo era tutto contento. Quel sonetto era come qualcosa che gli
+era restato sullo stomaco, e che ora aveva ruttato fuori. Si sentiva
+come sgravato.
+
+--Ora, fate il vostro comodo, disse. La vostra stanza è la. Sapete che
+è casa vostra.
+
+Rimasi solo. E mi affacciai subito. Era dinanzi a me una larga distesa
+di cielo. Mi parea vedere lontano il Vulture, con la sua cima nevosa,
+fiammeggiante un giorno, e con le spalle selvose, onde si stende quel
+bosco infinito e quasi ancora intatto, che si chiama Monticchio[23].
+Qui è tanta poesia, dicevo, e costoro pensano a Cupido con le ali. E
+ricordai questo bel sonetto sul Vulture, che ispirato da quei luoghi
+improvvisò Regaldi[24].
+
+ «Ah! dimmi, o sepolcral muta fornace,
+ O monte carco di vetusta lava,
+ Da quale età nel grembo tuo si tace
+ L'incendio che terribile tonava?
+ Sin dall'alba de' tempi il capo audace
+ Coronato di fiamme al ciel s'alzava,
+ E all'uomo tratto sul cammin fallace
+ Dello sdegno del Nume ognor parlava.
+ Ma forse allora che un immenso flutto
+ Travolse l'erbe, in te si estinse l'ira
+ Per la pietà dell'universo lutto;
+ Ed ora l'erbe e i fior manto ti sono,
+ E l'aer dolce che d'intorno spira
+ Parla all'uomo di pace e di perdono».
+
+Se togli via quella sottigliezza del monte impietosito innanzi al lutto
+dell'universo, qui tutto è caldo e incosciente, come la natura, tutto
+venuto fuori di un getto, con un po' di negligenza che ti rende più
+viva l'immagine di una produzione spontanea, su di cui non è passata
+la lima. O buon Regaldi, voluto tanto bene da noi meridionali, accolto
+sempre con festa come di casa nostra, faccia aperta, fronte ispirata,
+allegria di tutt'i cuori!
+
+E andavo e riandavo per le stanze, accompagnando co' passi e co' gesti
+i miei pensieri, quando sentii gente nel salotto e uscii.
+
+C'era il sindaco e parecchi altri, che con delicato pensiero venivano
+a visitarmi in una casa non loro amica. E c'era l'arciprete[25],
+e il teologo[26] mio parente, e Carlo, figlio di don Vincenzo, e
+giovane sposo. E chi più? Nessun altro, credo. Ah! dimenticavo prete
+Pio[27]. Qui siamo tutti amici, pensavo. Dove stanno rintanati i miei
+avversari? Sono in casa loro amica, e non vengono a farmi visita. Un
+po' di gentilezza non è poi gran male, mi pare.
+
+Ed ecco sopraggiungere quei di Rocchetta, che venivano a congedarsi da
+me con un muso asciutto, come volessero dire: ve l'avevamo pur detto,
+Lacedonia è tutt'altro. Ero così preoccupato, che appena strinsi loro
+la mano, e non pensai a ringraziarli del molto affetto che mi avevano
+mostrato.
+
+Ridotti soli, scherzai con Carlo, augurandogli belli figli maschi, e
+soprattutto gentili. Rotto il ghiaccio, confessò ch'egli m'aveva votato
+contro.--Tu, proprio tu? Mi pare ancora vederti con quel tuo turbante,
+che ti chiamai un turco, e mi dicesti tante cose amabili. O dove è ita
+la tua amicizia?--Mi giustificherò, dirò le mie ragioni e quelle di
+molti altri.--Ma, caro, nessuno ha bisogno di giustificarsi. Non venni
+qui ad accattar voti, a sentire giustificazioni. Non mi tengo offeso
+da chicchessia. Tutti dite che ci è stata una votazione per equivoco.
+Vengo a toglier l'equivoco.
+
+Qui prese la parola l'Arciprete, una mia conoscenza di quaranta anni
+indietro, molto stimato per il suo carattere e la sua dottrina.
+
+Disse in conclusione che tutti mi avrebbero dato il voto, se avessi
+manifestate le mie intenzioni a tempo. Foste l'anno passato qui: perchè
+non vi apriste? Il vostro nome fu lanciato all'ultima ora, e parve
+una manovra di partito, e non fu preso sul serio. I vostri fautori
+sembra che avessero meno affetto per voi che odio verso il vostro
+competitore[28], il quale è poi--una persona rispettabile.
+
+Qui saltò a dire l'impaziente sindaco: E chi vi ha detto che gli
+abbiamo mancato di rispetto?
+
+Sì--No--Le voci s'ingrossarono. Ne venne un battibecco.
+
+E il teologo, mio parente, rideva. Gli altri chiacchieravano, egli
+rideva di un riso falso che mi dava a pensare più di un suo discorso.
+Quel riso pareva una cosa e ne voleva dire un'altra. Pareva una
+spensieratezza, ed era un sarcasmo. E voleva dire a me che attento
+ascoltava: povero semplicione, tu stai così attento alla scena, che non
+dice nulla e ignori il dietroscena che dice tutto.
+
+In effetti, da quel vivo scambio di parole veniva fuori come un lampo
+di una storia secreta d'interessi e di passioni ordita da intelligenti
+artefici per un par d'anni e che io con molta semplicità credevo di
+poter disfare in mezz'ora a furia di parole. E il teologo rideva.
+
+Carlo pretendeva ch'io era ineleggibile: questa voce era stata
+insinuata in tutto il collegio. Ed io a rispondergli e a mostrargli
+ch'era un cavillo. Ed ecco l'arguto don Vincenzo sostenere che nessun
+collegio si può dire nativo, perchè il deputato rappresenta tutta
+l'Italia. Ed io a dirgli, o gran bontà! che di questo passo si andava
+a quel cosmopolitismo, che aveva perduta l'Italia. E il sacerdote Pio,
+con quel suo mezzo riso, che annunzia una ironia intelligente, ribattè:
+«voi volete un partito De Sanctis, e un partito così fatto non c'è.
+Qui c'è due partiti provinciali e comunali e voi portate la bandiera
+dell'uno contro dell'altro». Ed io volevo rispondergli tante cose, ma
+il teologo rideva, rimasi muto.
+
+Ecco rientrare il sindaco con un telegramma in mano. Una grossa
+notizia, signori. Don Serafino è passato a sinistra.
+
+Ooooh!
+
+E il Comitato di Sinistra appoggia Don Serafino contro De Sanctis![29].
+
+Ooooh!
+
+Il sindaco andò via. Bugia, bugia, gridarono. E il teologo non rideva
+più, anzi con faccia sdegnosa mi si avvicinò, malmenando il sindaco, e
+che non doveva leggere quella _cartoffia_, e che l'era una impostura,
+e che queste cose non si fanno. Pareva una calunnia al buon Serafino.
+Non concepivano, come nella stessa elezione e agli stessi elettori
+lo stesso candidato potesse recitare due programmi diversi. Le menti
+erano scombussolate. Fino il padrone di casa, il bravo Michelangiolo,
+che se ne sta sempre vicino al foco, e temendo di raffreddarsi sta
+sempre raffreddato, lui che dice sempre sì, con quel certo movimento
+da sinistra a dritta della faccia che significa: è naturale, la cosa
+è così; questa volta, attirato nel salotto dalla grossa notizia, fece
+pure il suo oooh! allungando il naso, che in quel viso macilento parea
+già lungo.
+
+Io me la godevo, io di tutti il meno sorpreso, perchè se ignoravo
+il dietroscena di Lacedonia, conoscevo perfettamente il dietroscena
+di Napoli. Sapevo di quella giravolta a sinistra, _sub conditione_,
+proposta e accettata, e la condizione era un «_faremo ritirare De
+Sanctis_» e ridevo, perchè quei signori, proponenti e accettanti,
+facevano il conto senza l'oste, e l'oste ero io, principale
+interessato. Sentivo dunque quelle esclamazioni con un certo piacere,
+perchè in quelle impressioni immediate vedevo rivelarsi quel buon
+sentimento naturale, che anche i più prevenuti conservano in qualche
+piega dimenticata del cuore, e che scatta fuori improvviso in certi
+momenti.
+
+È impossibile! è impossibile!
+
+Ma ecco entra di nuovo il terribile sindaco, e questa volta col
+giornale _Roma_ in mano. E lesse. Tutti gli occhi erano sopra di lui.
+E lesse la famosa sentenza co' debiti _considerando_ di alcuni miei
+colleghi del Comitato, e la famosa dichiarazione del mio rispettabile
+competitore. Il telegramma era confermato.
+
+Ed ora, buona sera, disse il sindaco, come volesse dire: Ne avete
+abbastanza? Tutti si guardavano.
+
+--Dunque è vero, proprio vero? disse il teologo.
+
+--Ed ora che è a Sinistra, che bene ci può fare più? notò un ingenuo.
+
+--E il sottoprefetto, come può appoggiarlo? Costui si è rotto le gambe.
+
+--Adagio, interruppe Carlo. Forse questa dichiarazione è falsa, e sarà
+una nuova gherminella de' suoi avversarii.
+
+Ma non fu di questo parere il degno arciprete, fatto grave e pensoso.
+E conchiuse: questo prova sempre più la verità di quel detto, che
+l'ambizione acceca.
+
+Signori, è pronto in tavola, disse tutto teso un cameriere. E questa fu
+la conchiusione migliore. Alcuni andarono a pranzo dal sindaco; altri
+rimasero con noi.
+
+La sera scrissi lettere ai sindaci, annunziando il mio arrivo a
+Bisaccia per il dì appresso, e a Calitri per l'altro dì.
+
+Intanto si popolava il salotto. Erano i soliti. I miei avversarii
+rimanevano invisibili. Mi si riferivano certi loro motti graziosi,
+questo tra gli altri: Loro hanno sparato i mortaretti, e noi spareremo
+i cannoni.
+
+--Per celebrare che? diss'io.
+
+--Non sapete? Attendono l'arrivo di un personaggio illustre, con
+corteggio di molte carrozze. Qui ci sarà mezza Avellino.
+
+--E chi è questo illustre?
+
+--Ma voi non sapete nulla! Il prossimo ministro dell'interno[30], come
+si è fatto qui correr voce.
+
+Il fatto è che io sapevo tutto, informato a Napoli di queste velleità
+e di queste voci. E dissi ridendo al sindaco di Morra[31], che mi era
+accanto, mio compagno di viaggio: «Signor sindaco, io tiro innanzi, voi
+rimarrete qui. E se viene, non fate come gli avversarii: andate tutti
+a fargli visita, e ditegli: De Sanctis è stato qui e ci ha incaricato
+di farvi gli onori di casa sua e di dirvi che nessuno ha il diritto di
+togliergli la patria».
+
+Ma non verranno, disse il sindaco, immagino che muso quando sapranno
+che in Lacedonia ci siete voi.
+
+Verranno e non verranno. I sangui si scaldavano.
+
+--Ma che? Credono gli elettori sieno pecore?
+
+--E cosa è questo Comitato, che vuole imporre a noi?
+
+--E chi vuol togliere la patria a Francesco De Sanctis?
+
+--E se vengono, e voglion parlare nella casa comunale senza mio
+permesso, vi dico che li farò cacciar via da' carabinieri, conchiuse il
+rigido sindaco di Lacedonia.
+
+Io abbassavo lentamente tutt'e due le mani, come per calmarli. A poco
+a poco andaron via, e ultimo il sacerdote Pio con quel suo mezzo riso
+mormorava: qui ci sarà mezza Avellino.
+
+Rimasto solo, passeggiavo per lungo e per largo nel salotto. Che andare
+a letto! Il cervello fumava come il mio eterno sigaro. Non avevo
+dormito che poche ore a Rocchetta. Ma il sonno se n'era ito. E lo
+spirito sostentava il corpo.
+
+Fumavo e fantasticavo.
+
+NOTE:
+
+[21] Lacedonia, capoluogo del Collegio omonimo, conta 5966 abitanti.
+L'imperatore Giustiniano, fin dal 517 la dava in feudo ai Benedettini.
+Nell'antica cattedrale ebbe luogo la celebre congiura dei baroni contro
+gli Aragonesi, descritta da Camillo Porzio.
+
+Lacedonia è una fiorente piccola città, ed ha una Regia Scuola Normale
+mista, che s'intitola al nome di colui che, ministro, l'istituì,
+Francesco De Sanctis. Nella piazza principale c'è un busto di marmo in
+onore del De Sanctis.
+
+[22] Il dott. Vincenzo Saponieri.
+
+[23] Presentemente il bosco è del tutto dissodato: sono celebri le
+acque minerali.
+
+[24] Giuseppe Regaldi, celebre improvvisatore di poesie patriottiche,
+n. a Novara nel 1809 e m. a Bologna nel 1883. Lasciò un carme di sapore
+classico: _L'Acqua_ e liriche ispirate da caldo amor di patria, quali
+_L'Armeria di Torino_ e _L'Ode a Roma_.
+
+[25] Giuseppe Vigorita.
+
+[26] Padre Antonio Pescatore.
+
+[27] Domenico can. Pio.
+
+[28] Competitore del De Sanctis era il compianto on. avv. Serafino
+Soldi di Avellino.
+
+[29] Il Comitato elettorale della Sinistra, del quale faceva parte
+De Sanctis, inviò a tutti gli amici del Collegio l'esortazione di
+sostenere l'avv. Soldi, come risulta dal seguente telegramma:
+
+Uff. telegr. Bisaccia--Ricev. Rollo. Prov. Napoli--Borsa. N.
+224-16-1-1875.
+
+_Francesco Maria Miele-Bisaccia_ (per Andretta)--«De Sanctis
+ingiustificabile--Leggete _Pungolo Roma_ vedrete Comitato opposizione
+sostiene Soldi. Farete opera patriottica sostenendo Soldi. Partito
+pregavene». _Nicotera._
+
+[30] Si accenna qui al candidato avv. Soldi.
+
+[31] L'attuale sindaco di Morra comm. Molinari, che accompagnava il De
+Sanctis nel giro elettorale.
+
+
+
+
+ IV.
+
+ Fantasmi notturni
+
+
+ Sansevero, 18 febbraio.
+
+Qui ci sarà mezza Avellino! aveva detto quel prete col suo sorrisetto.
+Qualche avviso ha dovuto avere quel prete.
+
+Ricordai che in Napoli, alla stazione, stando in sul partire, avevo
+incontrato un amico. «Se voi partite, verremo tutti.» No, risposi io,
+dov'è De Sanctis, non voglio vedere nessuno. Venga mezza Avellino, non
+voglio io con me l'altra metà. Voglio essere io solo.
+
+E che gusto ci avrei, dicevo ora, se venissero proprio domani. Già un
+discorso debbo fare a questa gente. Avrò un uditorio pieno. Volevo io
+andare a loro, ed ora sono loro che vengono a me. Essi portano seco i
+loro rancori e le loro ire di Avellino, ed io offrirò loro il ramo di
+ulivo. Usciranno dal loro covo anche i miei invisibili. E si farà una
+pace generale. E avrò raggiunto d'un colpo lo scopo del mio viaggio. E
+mi benediranno in Lacedonia e mi benediranno in Avellino.
+
+La mia faccia rideva, tanto ero contento, tanto mi lusingava quella
+fantasia.
+
+Ma non verranno, oh non verranno. A quest'ora sarà giunta la notizia
+del mio arrivo qui. Figurarsi che musi! come ha detto il sindaco. E
+diranno: la partita è perduta, non ne faremo niente.
+
+E quei miei cari amici! È proprio il caso: dagli amici mi guardi Dio. E
+presi il _Roma_[32]. E rilessi la sentenza incredibile. Considerando e
+considerando. Caspita! come la trinciano da giudici costoro! Assegnano
+collegi, e questo a te, e questo a me, come se gli elettori ci fossero
+per niente. Fossi l'ultimo gregario, pure non dovevano sentenziare
+senza consultarmi. Ed io che sapevo i loro impegni, e credevo tirarli
+d'impaccio, venendo qui e addossando tutto sopra di me. Nossignore.
+Bisognava andare avanti, e passare addirittura il mio corpo... Ora vi
+darò io una lezione.
+
+E venutami la bizza, vinto dal dispetto, scrissi in fretta questo
+telegramma al bravo Avezzana presidente del Comitato:
+
+«Protesto contro deliberazione presa, me assente. Non riconosco a
+nessun Comitato, e a nessun partito, e neppure all'Italia intera dritto
+decidere quistioni riguardante mio onore, mia posizione morale nel mio
+collegio nativo».
+
+Ridevo pensando l'effetto di questo telegramma, giunto da Lacedonia.
+Ma pensai che se uno scandalo avevano fatto loro, non era ragione
+perchè un altro scandalo facess'io. E uso a giudicare gli uomini con
+indulgenza, pensai pure che quella sentenza del _Roma_ sarebbe rimasta
+lì _pro forma_ e per dare una soddisfazione al mio competitore, e che
+una volta saputomi qui, avrebbero detto: cosa volete? De Sanctis è lì:
+potete pretendere che noi combattiamo De Sanctis?
+
+Così m'acquetai e stracciai il telegramma[33].
+
+Apersi la finestra per dar luogo a quella nebbia di fumo. Era notte
+alta, con uno di quei silenzii della natura, che ti tengono il capo
+basso. Osservavo quel fumo aggiunto a fumo che con leggi sue faceva la
+colonna e lentamente si scioglieva via. Ecco qui, dicevo, il mistero
+delle cose. Il sigaro fumato non esiste più, ciò che esiste è il fumo
+che non formerà nuove combinazioni, nuove esistenze. Ed io che sarò? Un
+sigaro fumato. Bella consolazione! Niente muore, tutto si trasforma.
+Una gran frase, sicuro, per farci ingoiare la pillola. E la pillola è
+che l'individuo muore e non torna più. Dite a quel fumo che si rifaccia
+sigaro, si rifaccia il mio sigaro, o piuttosto del padrone di casa.
+Caro Michelangiolo, tu russi, e io fumo i tuoi sigari, e i sigari non
+torneranno più. Me ne darai dei nuovi domani; ma questi non torneranno
+più. Mentre tu russi e io fantastico, già quest'istanti non sono più,
+morti per sempre, e i morti non torneranno più. E mi si ficcò nella
+mente questo «non torneranno più» come il ritornello della mesta
+canzone. E più continuavo la canzone, e più il ritornello si ostinava a
+non volerne uscire.
+
+Per finirla mi avvolsi sotto le coltri, e buona notte. Ero stanco
+a morte, ma il cervello non voleva dormire. Pareva una pentola che
+bolliva, e cacciava vapori, e i vapori si condensavano, prendevano
+forme varie. Sentivo parlare, vedevo in quella tenebra raggi di
+luce. Caso simile mi successe la prima notte nelle prigioni di
+Castel dell'Uovo[34], e molte altre volte. Anzi talora in veglia, in
+certi momenti di ozio, mi fo io i fantasmi, che sono come un altro
+me dirimpetto a me, col quale discuto, e so che è un inganno, e mi
+compiaccio dell'inganno.
+
+Cervello, cervello, stai quieto, dicevo io. Ho bisogno di dormire.
+Dimani ho a fare un discorso, di quei discorsi che si ricordano per
+un pezzo. Pensa che debbo convertire mezza Lacedonia, che se ne sta
+rintanata e non si vuol far vedere.
+
+--Aaaah!
+
+Uno scroscio di risa fu la risposta.
+
+Guardo, e vedo lì in fondo il corpo lungo come un palo del mio
+Teologo[35].
+
+Aaaah!
+
+--Tu mi beffi, mio caro.
+
+--Una bella predica, una bella predica.
+
+--Già per te, che sei un teologo, la è una predica.
+
+--E finita la predica, finita la messa.
+
+--Questa poi non la intendo.
+
+--Vuoi sentire me, nipote mio. Non curarla questa gente, che, finita la
+messa, chi pensa più alla chiesa?
+
+--Teologo, teologo, tu mi hai oggi faccia di eretico.
+
+E lui rideva.
+
+Poi mi si avvicina e s'inchina a me, e mi dice: Ciccillo (così mi
+chiamava fanciullo), tu sei rimasto ancora Ciccillo!
+
+--Eh, questa è bona.
+
+--Hai visto mo. Hai viaggiato tanto, e io ne so più di te.
+
+--Imparerò, imparerò.
+
+--Hai letta la lettera _ad Quintum fratrem_?
+
+--Credo.
+
+--E anche ne' libri avresti potuto imparare la lotta elettorale. Ne
+parla Cicerone. E tu credi poter fare le elezioni coi discorsi.
+
+--E co' discorsi le hanno fatte i ministri.
+
+--Cioè, la scena era quella. Ma il dietroscena lo facevano prefetti,
+pretori, sindaci e che so io.
+
+--Anche questo sai tu! Comincio a crederti.
+
+--Tu mi puoi insegnare molte cose. Ma dell'arte di fare le elezioni
+io posso stampare un libro. Tu vuoi fare una scena con un dietroscena
+immaginario. Sai tu solamente cosa sono gli elettori, che con un colpo
+di bacchetta magica della tua eloquenza pretendi di convertire?
+
+--E perchè no? Già il miracolo è succeduto a Rocchetta.
+
+--Uhm! Sai che dietro il miracolo c'è sempre il prete.
+
+--Teologo, tu stai ereticando.
+
+--E anche lì, il prete c'è, il prete c'è, non dico un prete col
+collare, ma qualcuno che la sa lunga più di un prete.
+
+--Teologo, tu distruggi tutte le mie illusioni. In verità, la conquista
+mi è parsa troppo facile.
+
+--Hai visto mo. Tu vuoi fare un romanzo, ed il mondo è storia. E il
+mondo lo conosco io.
+
+--Spiegami dunque questo dietroscena di Lacedonia.
+
+--Di Lacedonia non so niente io. Fo i fatti miei e sto a casa mia. Ma
+tutto il mondo è paese. E se in luogo di stare sui libri avessi corso
+i paesi durante le lotte elettorali, non saresti ora qui a fare un
+romanzo.
+
+--Io lo farò e lo pubblicherò.
+
+--E se tu fai il romanzo, io fo la storia. La farò e la pubblicherò. E
+la mia storia farà le fiche al tuo romanzo. Una mezza storia vale più
+che cento discorsi. Finita la predica, finita la messa. Aaaaah!
+
+Rideva, veggendo la mia faccia farsi oscura. Stavo interdetto,
+spaventato sotto a quel riso.
+
+Allora, come avesse compassione, raddolcì la voce.
+
+--Via, la maggioranza l'avrai.
+
+--E cosa importa a me la maggioranza? Voglio tutti io.
+
+--E dàlli col romanzo.
+
+--E dàlli con la storia. Dimmi almeno cosa è questa tua storia, o
+piuttosto questa storia di Lacedonia, che dici di sapere.
+
+--Io? Ma sei rimasto Ciccillo! Vai dunque a parlare a fanciulli. Di
+Lacedonia non so niente io. Sto a casa mia e fo i fatti miei.
+
+--Che razza dunque di storia è la tua?
+
+--Non è storia di Francia o d'Inghilterra. È storia generale come la
+filosofia.
+
+--Dì ugualmente.
+
+--E mi maraviglio come tu, che sei un filosofo, consulti un teologo.
+
+--Dì ugualmente, mio caro.
+
+--Farò io il filosofo. Guardiamo ai piccoli centri elettorali. Credi tu
+che là ci sieno tutte le idee e tutti i sentimenti del romanzo che ti
+frulla pel capo? Piglia paesi su per i monti, dove si va talora a dorso
+di mulo, senza circolazione di merci e d'idee, e miracolo se ci arriva
+un giornale o un mercante che vi rinnovi un po' l'aria. Gruppi di paesi
+intorno a qualche paese più grandetto, dove appena è se sopra a quel
+bassofondo si elevi uno strato meno superficiale di mezza coltura e di
+mezza fortuna. Vai innanzi, in centri più popolosi, meglio accarezzati
+da natura o arte, e troverai nuovi gradini di quella scala sociale,
+alla cui sommità è il tuo romanzo. Capisci ora?
+
+--Non capisco niente affatto. Vuoi farmi il ritratto del collegio.
+
+--E da capo. Fo storia generale io. E poichè hai il cervello duro, puta
+caso che siamo in America. Tutto il mondo è paese. O credi tu che anche
+in America non ci sieno questi bassi gradini della scala sociale? E se
+tu capiti là, che cosa è De Sanctis? È uno scrivano, dirà qualcuno che
+ha saputo che tu scrivi. No, è un letterato; correggerà il saputo del
+paese. E cosa è un letterato di rimpetto a un avvocato? ripiglierà
+tutto impettito qualche azzeccagarbugli. E per poco non ti farà una
+lezione di grammatica qualche sugainchiostro...
+
+--Oh, oh, oh, questo poi...
+
+--Questo non sarà in Italia, ma siamo in America. Non ti piace la
+storia? fai il romanzo.
+
+--Prosegui la tua storia che la trovo gustosa.
+
+--Vammi dunque a fare i tuoi discorsi colà, e diranno che sei un
+piagnoloso, che fai per accattar voti, che la è una predica...
+
+--E finita la predica, finita la messa.
+
+--Ma non finito il ridicolo della bella figura che vai a fare.
+
+--Mi pare che il torto sia loro e non mio.
+
+--Tuo il torto e il ridicolo. E in verità, non è da ridere vedere un
+omo della tua età così nuovo degli uomini e delle cose, e metterti ad
+abbaiare alla luna?
+
+--Come dunque ho a fare per essere un omo serio?
+
+--Capire con chi tratti e a chi parli, e se vuoi il fine, volere i
+mezzi.
+
+--Intendo. E' quella tale arte, su cui puoi stampare un libro.
+
+--Sicuro. E _in primis_ hai a sapere che ogni elettore è sovrano,
+e se ne tiene, e vuol essere trattato col lustrissimo, e più è giù
+in quei tali gradini, e più gli hai a fare la corte e te gli hai a
+professare umilissimo servitore. Tu non hai scritto, metto pegno,
+nessuna letterina così inzuccherata. E vuoi essere un omo serio. E poi
+ci vuole il poscritto, qualche cosa che più lo solletichi e gli vada ai
+versi. T'hai da fare un modello, un segretario ad uso degli elettori,
+secondo tendenze, caratteri, bisogni. Senza questa statistica non hai
+base. Che dolce cosa vedersi un sarto o un barbiere capitare a casa un
+bel dì un bel biglietto di visita, o una letterina profumata, sì che
+l'incenso gli monti al cervello, e se ci fosse un timbro poi, oh che
+cosa! farà gli occhioni, e dirà: dee essere un pezzo grosso costui!
+E più le sballi grosse, e più ne hai credito. Essere il barbiere di
+una eccellenza! ma il barbiere si mirerà allo specchio, e si liscerà
+i baffi, e dirà: quanto son bello! Sul collegio pioverà oro da tutte
+le parti, false monete che parranno di zecca a quei grulli. E che
+bei sogni vorranno fare!... Che bel tocco di sottoprefetto sarò
+io!--Agente delle tasse! Scorticato, scorticherò io a mia volta!
+Sostituto procuratore del Re! meglio non ci pensi, che il capo mi
+gira.--Cavaliere! mi chiameranno cavaliere! gli è come dire conte o
+barone, e sarò barone anch'io.
+
+--Le son tutte baronate coteste, mio caro.
+
+--Lasciami dire. Poi, in questi piccoli centri, il mondo comincia
+e finisce lì. Il campanile è la stella maggiore di quel piccolo
+cielo. E in quelle gare, in quelle gelosie, in quelli che tu chiami
+i pettegolezzi municipali è tanta passione, quanta è, poniamo, tra
+Francia e Germania. Ciascuno ha la sua epopea a modo suo. L'epopea
+del fanciullo è il suo castello di carta. E l'epopea loro è l'assalto
+al municipio. E tu chiami tutto questo pettegolezzi. E vuoi essere
+deputato di tutti, che è a dire di nessuno. E vuoi essere un omo serio.
+Ma un omo serio dee usare ogni industria per tener vive quelle gare, e
+vellicare le passioni, e incensare le vanità, e suscitare le rivalità
+tra un paese e l'altro, tra una famiglia e l'altra. Così ti farai il
+partito. L'entusiasmo è fuoco fatuo. Passioni e interessi, questa è la
+pasta umana, lì è la base di operazione.
+
+--Basta, basta.
+
+--Ma noi siamo appena all'abbicì. Bada alle chiavi.
+
+--Che chiavi?
+
+--Alle chiavi delle posizioni. Tutti questi sovrani hanno poi chi
+è sopra a loro, e li fa ballare, ed essi credono di ballare loro,
+e ballano il ballo suo. Ciascuno di questi centri ha qualche ricco
+sfondolato, qualche leguleio cavilloso, qualche camorrista, che anche
+in America ci sono i camorristi, un sopracciò che comanda a bacchetta e
+lì è la chiave. E il punto sta ad indovinare la chiave. Il tuo romanzo
+ti dice che bisogna tenersela con gli onesti, brava gente ma poltrona e
+sconclusionata. E se vuoi sentire la storia hai a tenertela coi forti,
+leoni o volpi che sieno, e meno hanno scrupoli, e più sono efficaci,
+gente come si deve, che ti sa bene ordire le fila...
+
+--Ah cinico di un Teologo, proruppi io.
+
+E mi passai la mano sulla fronte, come per cacciarne quei fantasmi, e
+mi gittai di letto, e apersi la finestra, e presi una boccata di aria
+fresca. Era già l'alba, quel po' di luce dissipò le nebbie del cervello
+e mi parve di aver fatto un cattivo sogno.
+
+Povero Teologo, pensai, la brutta figura che io ti ho fatto fare! Tu te
+la dormi saporitamente, e immagineresti mai più che se' stato la mia
+comparsa, la comparsa del mio cervello. Ma onde mi vengono tante ubbie?
+e che pazzie son queste?
+
+E passeggiavo. E di cosa in cosa, non so come, mi tornò innanzi quel:
+niente muore e tutto si trasforma. L'immaginazione mi ha ingrandito gli
+oggetti, pensai, e per disfare un romanzo ne ho fatto un altro. Tutta
+questa roba notturna non è che un cattivo romanzo, messomi nel cervello
+dal malumore, dal sentirmi contrariato nella mia aspettazione. E volere
+sfogare il mio malumore pigliandomela con questi miei concittadini,
+i quali non hanno in fondo altro torto, che di esser nati qui! Tutto
+si trasforma, e qui la trasformazione è lenta. Si animi Monticchio,
+venga la ferrovia e in piccol numero d'anni si farà il lavoro di
+secoli[36]. La industria, il commercio, l'agricoltura saranno i motori
+di questa trasformazione. Vedremo miracoli. Perchè qui gli ingegni sono
+vivi e le tempre sono forti. Questa stessa resistenza che incontro,
+questa durezza che talora chiamerei rozzezza, questa fedeltà a impegni
+presi, a parola data, non mi prova che qui carattere c'è? E dove è
+carattere, c'è la stoffa dell'avvenire. E io non debbo pure fare
+qualche cosa che affretti questo avvenire? Non è bello consacrare a
+loro questi ultimi anni della mia vita? Non è mio dovere? Non so, ma
+questa stessa loro resistenza più mi attira, più mi lega a loro. Essi
+credono indispettirmi, e dicono forse: ci faremo così brutti, così
+rozzi, che De Sanctis si sdegnerà, e non vorrà saperne di noi, e daremo
+la vittoria al nostro amico. E non mi indovinano, e non sanno che più
+accendono in me il desiderio di farli miei, di essere il loro amico.
+Mi sentiranno oggi, e le mie parole saranno seme che frutterà nei loro
+cuori.
+
+E con questi propositi mi posi a meditare cosa avevo loro a dire.
+
+NOTE:
+
+[32] Il vecchio giornale democratico napoletano fondato dal prof.
+Diodato Lioy, con programma unitario, nel 1861.
+
+[33] Il _Comitato Elettorale della Sinistra_ sostenne sempre, con tutte
+le sue forze, l'avv. Soldi.
+
+[34] Sono le carceri, ove passò oltre due anni, in seguito alla feroce
+reazione del '48.
+
+[35] Padre Antonio Pescatore, già ricordato.
+
+[36] La ferrovia invocata e caldeggiata dal De Sanctis venne di lì a
+poco, e prese il nome di _Avellino-Rocchetta S. Antonio_.
+
+
+
+
+ V.
+
+ Il Discorso.
+
+
+ Napoli, 24 febbraio.
+
+Io soglio meditare passeggiando. Se mi seggo, le idee mi si abbuiano
+e mi viene il sonno. Ho bisogno di stare in piedi, di avere ritta
+tutta la persona. E quando medito, fossi anche fra cento persone, sto
+sempre lì, non mi distraggo mai. Mi chiamano distratto. La verità è che
+siccome per me l'importante è spesso quello che medito e non quello
+che dicono, tutto quel vento di parole che mi soffia all'orecchio non
+giunge alla mente, non può distrarmi. Pure s'ingannano quelli che
+veggendomi così raccolto in me, credono che io mediti sempre cose gravi
+e importanti. La concentrazione diviene abitudine malaticcia, e spesso
+dietro a quel raccoglimento non c'è che un inutile fantasticare. Nella
+mia vita ho meditato più che letto. E a forza di lavoro il cervello
+ha presa la pessima abitudine di lavorare anche dove non è materia,
+lavoro a vuoto e malsano, e talora quello che appare meditazione,
+non è che castelli in aria continuati a lungo, e ci sto dentro e mi
+ci diverto. Sicchè, trattando anche argomenti gravi, che richiedono
+tutta l'attenzione, mi avviene che sul più bello mi si rompe il filo,
+e mi distraggo, e rifò qualche castello, e mi si mettono a traverso
+le impressioni della giornata, camminando sempre, e il moto più mi
+eccita, insino a che stanco mi seggo e chiudo gli occhi, e addormento
+quelle onde e torno in porto. Il pensiero mi dice che bisogna stare
+stretto all'argomento, tirar dritto, pure m'interrompo, e dico a me
+stesso: bravo! oppure: No, non va così: e armeggio e gestisco, e mi
+distraggo dietro a' miei castelli. Scrivere mi riesce difficile, perchè
+non metto in carta, se non dopo lungo battagliare con me, e se vengono
+pentimenti e son costretto a cassare, quel foglio mi pare brutto, e lo
+straccio, e da capo. Parlare mi è più facile, perchè mi scrivo su d'un
+pezzetto di carta l'ordine delle idee, o come si dice, lo scheletro, e
+il resto lo abbandono al caso, salvo qualche punto che m'interessa e mi
+attira, e dove studio a trovare la forma più adatta. Però siccome non
+sono nato attore, anzi sono sincerissimo, quando giungo lì, ci giungo
+freddo, e come volessi acchiappare per aria qualche cosa che non ha a
+fare col resto, e tutti se ne accorgono, e la tanto studiata frase, non
+fa effetto.
+
+Così mi avvenne anche in Lacedonia. Ordii nella mente la tela del
+discorso, e mi fu assai facile. Parlando a un pubblico mescolato di
+amici e di avversarî tenaci, che non si erano degnati di venire a
+farmi visita, pensai che dovevo mirare più a questi che a quelli, e mi
+promettevo di dire loro tante cose gentili. Io mostrerò loro quanto
+antichi e quanto saldi sono i legami di affetto, che mi stringono a
+Lacedonia. Mostrerò il vivo desiderio che ho di riacquistare la mia
+patria, se essi me ne porgono il modo. Trarrò da loro ogni sospetto
+che io venga qui ad appoggiare un partito ad essi contrario. Io voglio
+essere, conchiuderò, il deputato di tutti...
+
+E perciò di nessuno!
+
+Questa voce sonò nel mio cervello e mi ruppe la meditazione. Il
+cervello cominciò a sottilizzare, come un vero teologo. E non ci fu
+verso di cacciar via il teologo.
+
+Ah! maledetto il riso del mio teologo! E lo vedevo lì, dirimpetto a me,
+che mi faceva le fiche e rideva. Tu vorresti ch'io mi chiamassi gli
+elettori ad uno ad uno e dicessi loro qualche parolina all'orecchio.
+E se è così, vanne in malora tu e la tua storia, amo meglio la mia
+poesia. A tuo dispetto io qui rifarò Rocchetta la poetica, e chiamerò
+Lacedonia l'arcipoetica. E non ci sarà più dietroscena, e ti farò
+assistere a questa scena io, che vedrai tutti, come a Rocchetta,
+stringersi le mani, e tutti uniti a fraterno banchetto e Michelangiolo
+farà la spesa.
+
+Poi risi io stesso di questa mia esaltazione, e dissi: Non credo al
+banchetto per oggi; ma chi sa! sarà un augurio.
+
+Con miglior animo mi rimisi a quella tela, e mi feci a pescare nella
+memoria qualche cosa che avesse tratto a Lacedonia. Riandai gli anni
+giovanili, andai più indietro, cercai le prime impressioni, dove
+trovavo Lacedonia, e mi balzò innanzi un pensiero delicatissimo, il
+quale mi pareva dovesse produrre un effetto straordinario sugli animi
+più duri e quasi bastare esso solo ad amicarmeli. Avevo negli orecchi
+già gli applausi. Inanimato tirai innanzi, e poichè pare, diss'io, che
+qui pochi mi conoscano, voglio fare a rapidi tocchi la mia storia; ma
+lanciato appena tra' flutti del passato, vi errai come un naufrago, e
+dimenticai il discorso. Quella concitazione nervosa mi disponeva alla
+tenerezza, e talora m'asciugavo gli occhi. Diavolo! che sono donna?
+dicevo. Ma la via alle lacrime era fatta, e le mie rimembranze presero
+un aspetto irrimediabile di malinconia. La mia storia mi apparve come
+una processione di morti. Quanti mi si offersero innanzi pieni di vita
+e di allegria, compagni de' miei trastulli e dei miei sogni! E sono
+morti. E non torneranno più. Iti via come il fumo del sigaro. E io
+stesso, quanto di me è ito via! Dove sono i miei amori, i miei ideali?
+chi mi ridà la mia giovinezza? Quando viene la morte, già molta parte
+di noi è morta. Moriamo a poco a poco, visti prima morire madre e
+padre, e maestri, e amici, e compagni. Qui stesso in Lacedonia, dov'è
+più Isidoro? dov'è Angelantonio? Di eternità nel mare...
+
+E qui cercai alcuni bei versi di Schiller, e non me ne ricordavo, e
+in quello sforzo risensai. O che! dissi io, comincio a sentire di
+vecchio. E mi fo la nenia a me stesso. E mai non ho avuto tanto bisogno
+di essere vivo. Mi restano tante cose a fare. E io penso a' morti.
+Pensiamo al discorso.
+
+E volevo ripigliare il filo, quando si annunziarono visite. Nessuna
+faccia nuova. Sempre i soliti. Mancava l'arciprete e il teologo.
+Carlo sogghignando mi disse: la si è capita! lei viene per il signor
+Ripandelli![37]. Questa è la riflessione che ha fatto Lacedonia
+stanotte? diss'io; già s'intende; mi avete veduto venire nella
+sua carrozza! Ma un altro mi si avvicina lentamente, e ammiccando
+dell'occhio mi mormora: no, no, lei è venuto qui per un altro, per un
+altro! Ed ecco entrare Cipriani[38], arrivato di lontano, piombato in
+quel punto in Lacedonia.
+
+Ah! ah! la si è capita!--Cosa viene a fare qui costui? E fosse del
+collegio!--cosa ci cova qui sotto.--
+
+E guardavano lui e me, che gli stringevo la mano e gli davo il ben
+venuto.
+
+E mi si fa innanzi l'inevitabile Carlo--Volete essere il deputato di
+tutti. Sapete bene che tutti gli elettori non potete averli. Ponete una
+condizione che sapete impossibile.
+
+Questo dicevano le parole; ma gli occhi sospettosi volevano dire: foste
+venuto qui a mistificarci, eh?
+
+Sorrisi; poi dissi: le parole non vanno prese alla lettera; _tutti_,
+vuol dire la maggior parte. Del resto, venite a sentirmi tutti, ecco
+quello che domando io; giudicherete poi, e farete a vostro piacere.
+
+Le disposizioni sono prese, disse il sindaco; la sala comunale già si
+riempie, e vi attendono.
+
+Ma qui verranno tutti gli elettori di Bisaccia; aggiunse in fretta
+Cipriani.
+
+E se si fossero dati gli avvisi in tempo, potevano venire anche quelli
+di Monteverde[39], notò un altro.
+
+Altri poi attendevano mezzo Avellino. Nella loro immaginazione ci era
+carrozze, trofei, viva! e il famoso sparo de' cannoni, e De Sanctis
+saltato in aria.
+
+Ma non venne Bisaccia, e non venne Monteverde, e non venne Avellino. E
+mio fu il dispiacere. Perchè quel giorno, avrei compiuto il mio viaggio
+elettorale, o con un trionfo, o un fiasco tale, che me ne sarei partito
+con l'_ingrata patria_! sul labbro.
+
+Venne solo da Bisaccia don Pietro[40] a dirmi che colà tutti mi
+attendevano. Modi semplici, faccia intelligente, aria modesta, ma
+risoluta. Lo trattai come un vecchio amico; pure allora lo vedevo per
+la prima volta.
+
+Andiamo, disse il sindaco.
+
+Datemi una mezz'oretta, ch'io mi raccolga.
+
+Chiusomi, riepilogai bene in mente l'ordine delle idee, come fo
+sempre, ben determinato a parlare con estrema sincerità e col core in
+mano. Per parte mia debbo fare il mio dovere, togliere ogni pretesto,
+ogni equivoco. E mi pareva quasi impossibile che i cuori anche più
+rozzi potessero resistere alla mia sincerità e al mio affetto. Mi venne
+in mente una parola francese che rispondeva così bene al mio concetto.
+E dissi: io debbo con la potenza della parola _enlever_ tutto il
+collegio.
+
+Pregai Michelangiolo, se mi voleva accompagnare. Ma Michelangiolo se ne
+sta attaccato al foco, e non c'è cristi che lo smova.
+
+Trovai la sala piena, tutte le sedie occupate molto popolo agglomerato
+in fondo. Vidi a destra tra' primi Don Vincenzo, il classico e il
+cosmopolita, e me ne compiacqui. A sinistra vidi don Pietro di
+Bisaccia, e gli strinsi la mano. Pregai il sindaco volesse farmi
+conoscere i principali elettori. Girai un poco, scambiai qualche motto,
+strinsi la mano a parecchi che rammentavo, ma finito il giro, dissi un
+po' turbato: e il Canonico Balestrieri? e Saponieri? e il Salzarulo? e
+l'arciprete? e il teologo?
+
+Il teologo entrò, e si pose fra gli ultimi, quasi volesse farsi vedere
+e non vedere. L'arciprete mi disse all'orecchio ch'era ito ad assistere
+un moribondo, e mi faceva le scuse. Gli altri saranno avvisati.
+
+Attesi un poco chiacchierando, girando, e non vennero, e vidi che era
+partito preso, e mi turbai. Questo poi non m'era venuto in capo, non me
+l'aspettavo. Non venirmi a visitare, era già poca cortesia; ma ricusare
+di sentirmi a me parve un fatto senza nome. E dev'essere deliberazione
+fresca, pensai, perchè appena venuto, Carlo disse: ci giustificheremo.
+Qualche motto d'ordine, ricevuto. Non andate a sentirlo, hanno detto;
+il fatto di Rocchetta li ha impensieriti. E forse hanno detto: glie ne
+faremo tante, che gli scapperà la pazienza, e se ne tornerà.
+
+In verità non avevano ragionato troppo male, perchè, trattato a quel
+modo, dissi: che fo più io qui? Gli avversarii rimangono invisibili: a
+chi discorro io? deggio convertire i già convertiti? Il mio discorso è
+senza scopo. Ma levai gli occhi, e vidi tanta brava gente venuta lì per
+sentirmi, e lessi nelle loro fisonomie una espressione così sincera di
+benevola aspettazione, e vidi soprattutto quel popolo lì ammonticchiato
+in aria così semplice e così avido della mia parola che ne fui preso, e
+salii in fretta gli scalini di una specie di piedistallo; e respinto da
+me il seggiolone, così in piedi cominciai a dire:
+
+«Amici miei, la mia presenza qui nel cuore dell'inverno vale tutto
+un discorso; quest'atto vi prova il mio affetto per voi e il vivo
+desiderio di esser vostro. Io vengo senza corteggio di giornali, di
+comitati, di carrozze, io vengo solo, non portandomi appresso altro che
+il mio nome».
+
+L'allusione fu colta a volo; sentii dir: bene! da' più vicini.
+Inanimato, continuai: «Io voglio spiegarvi cosa è per me Lacedonia.
+Ne' miei primi anni sentivo spesso parlarmi dei nostri parenti di
+Lacedonia, e voi sapete che in quella età la patria non è ancora che
+la famiglia, la patria è la parentela, sicchè nella mia immaginazione
+infantile univo insieme Morra e Lacedonia, come una patria sola».
+
+Questo pensiero nuovo e delicato in una forma così semplice era troppo
+sottile, e non fece effetto. Tirai innanzi.
+
+«Poi andai via. A vent'anni, col core caldo, con l'immaginazione
+dorata, in mezzo a tanti giovani più amici che discepoli, mi tornò
+innanzi Lacedonia, e venni qui a cercarmi la sposa, e conobbi qui
+l'arciprete e il teologo, e molti altri, e se non vi acquistai la
+sposa, credei di avermi acquistate amicizie incancellabili. E chi
+avrebbe pensato allora, accolto con tanta festa, pure ignoto al mondo,
+che in così tarda età, tornando fra voi, avrei trovato qui avversarii,
+e alcuni, che è peggio, in sembianza di amici?».
+
+Questa punta troppo smussata non punse alcuno. Sentii che dovevo
+parlare tondo e forte.
+
+«Quale fu la mia vita poi, voi lo sapete. Illustrai la patria con
+l'insegnamento, e cacciato in esilio, la illustrai con gli scritti, che
+forse non morranno; e forse un giorno i vostri posteri alzeranno statue
+a colui, al quale voi contendete i voti».
+
+Botta dritta questa. Il teologo si scosse un po' il petto, come avesse
+sentito lo strale dentro la carne. Non se l'aspettavano. Io mi facevo
+lo stesso il mio piedistallo, e li guardavo dall'alto e la voce era
+concitata.
+
+«Tornai dall'esilio con l'aureola del martirio, del patriottismo
+e della scienza, e fui Governatore di questa provincia[41], e fui
+ministro di Garibaldi, e fui deputato di Sessa, e non fui deputato
+di Lacedonia. Voi mi preferiste Nicola Nisco, ancorchè eletto in
+altro collegio, e decretaste il mio esilio dal collegio nativo. Dopo
+quattordici anni di cotesto secondo esilio, l'esule viene a chiedervi
+la patria, date la patria all'esule».
+
+La mia voce era tremula; la commozione aveva invaso me, e invase tutto
+l'uditorio. Una salva di applausi mi mostrò che avevo trovata la via
+dei loro cuori.
+
+«Io voglio la patria mia, ma non voglio un pezzo di patria voglio la
+patria intera. Se debbo essere qui l'amico degli uni contro gli altri,
+meglio l'esilio, confermate il mio esilio. Tutti dite di amarmi, di
+stimarmi; bella stima in verità! posto in uno dei luoghi più elevati
+presso la pubblica opinione, i miei concittadini hanno voluto darmi una
+promozione, e fanno di me un alfiere, il porta bandiera di questo e
+quel partito».
+
+I più intelligenti sentirono l'ironia. Don Pietro sorrise finalmente.
+
+«Io qui non porto la guerra, non voglio essere il flagello della mia
+patria; se debbo consacrare a voi gli ultimi anni miei, voglio essere
+il padre e il benefattore di tutt'i miei concittadini. Io non porto
+bandiera altrui; sono io la bandiera, e la mia bandiera si chiama
+concordia».
+
+Questo appello alla concordia era prematuro; le passioni erano ancora
+vive; stavano sospesi, come chi attenda che si dica altro.
+
+«Non dico già che le lotte non ci abbiano ad essere. Senza lotta non
+ci è vita. Lottate pure. Ma ricordatevi che se uomini civili siete,
+qualche cosa nelle vostre lotte vi dee pure unire. Che cosa è questa
+casa comunale, se non un primo legame tra voi? Comune vuol dire unione.
+Siete divisi, ma siete tutti figli di Lacedonia. E se taluno dicesse
+male di Lacedonia, non vi sentireste tutti offesi, tutti come una sola
+persona? Guardate la Chiesa. Non è la Chiesa il legame comune in nome
+di Dio, al quale credono tutti quelli che credono alle virtù e operano
+virtuosamente? E se l'Italia vi chiama alle armi, non vi sentireste voi
+tutti italiani, non correreste tutti alle armi? Ebbene: aggiungete a
+questi legami anche il mio nome, e non lo profanate, mescolandolo alle
+vostre lotte. Imitate Sansevero, dove pure lotte ci sono, ma dove si
+dice: i panni sporchi si lavano in famiglia, non dobbiamo lasciarli
+sventolare innanzi a De Sanctis. Vi pare domanda indiscreta questa, di
+fare per me, voi, miei concittadini, quello che fa quel nobile collegio
+al quale appartengo? E se questo fate, udite la mia dichiarazione, e
+pensate che io non ho mai mentito in vita mia. Io sono vincolato, io
+ho data la mia parola d'onore a Sansevero, deggio essere deputato di
+Sansevero. Ma io andrò là e dirò: la mia patria mi chiama, la patria
+tutta intera, e voi siete troppo nobili, troppo generosi, e sapete
+apprezzare questi sentimenti.--Restituitemi la parola data, non mi
+togliete la patria».
+
+I visi che si erano oscurati, raggiarono. Vidi raggiare anche quel viso
+incerto di Carlo, anche il classico don Vincenzo si mosse sulla sedia.
+Prolungati applausi accolsero una dichiarazione così ricisa.
+
+Io mi sedetti, come chi non aveva più nulla a dire. Ma stavano lì,
+immobili, attenti, quasi volessero dire: è finito troppo presto. Ed io
+così seduto, continuai con voce familiare, facendo un po' di storia e
+del collegio e delle proteste e del ballottaggio, ed ecco, mi sovvenni
+del _Roma_ e del famoso passaggio a Sinistra. E mi levai con impeto e
+dissi: quello che dice il _Roma_, avete letto. Il mio competitore è
+divenuto Sinistra. E sono Sinistra anche io, una sinistra autentica,
+che non ha bisogno di bollo. Il mio competitore è sacro per me. Non una
+parola uscirà dal mio labbro, che non sia gentile. Del resto, non è
+affar mio; riguarda i suoi elettori. La quistione così è divenuta molto
+semplice. Non fo questione io di Destra e di Sinistra, fo quistione di
+patria. L'esule vi domanda la patria, date la patria all'esule.
+
+Scesi tra vivi applausi, circondato dalla folla, vidi alcuni che si
+asciugavano le lacrime, strinsi molte mani incallite dal lavoro,
+e augurai bene di quel paese. Nell'uscire incontro il teologo.
+La sua faccia rideva, era tutto consolato il brav'omo, e mi disse
+abbracciandomi: Ah Ciccillo! non senza un perchè lo zio ti chiamava
+penna d'oro. Che bella predica hai fatta!
+
+E' finita la predica, finita la messa, diss'io tutto sbalordito.
+
+E lui mi guardò stupefatto. Dovette dire: a forza d'ingegno costui
+uscirà di cervello.
+
+Andai a casa subito. I piedi mi bruciavano. Avrei voluto essere già
+a Bisaccia. Mangiai distratto. Lodavano l'orazione. Quei complimenti
+d'uso mi facevano male. Sul partire dissi a Carlo, che mi parve
+commosso: dubiti più? Ah no--Sii dunque un omo serio.
+
+Il teologo mi condusse a casa sua. Vidi la Maria, ch'io chiamava la
+generalessa, indicatami come capo ed anima delle lotte elettorali. La
+mia parente mi trasse in disparte, e mi disse in tutta segretezza: io
+ti ho fatto molti voti! Ah! bricconcella, dissi tra me, tu me la dai a
+intendere. Gradii un bicchierino, scesi subito, mi posi in carrozza tra
+molta folla plaudente, e via.
+
+Non mi facevo illusioni. Mi lasciavo dietro un lavoro seriamente ordito
+e rimasto intatto. Molte passioni, molti interessi erano abilmente
+mescolati in quel lavoro. Nè io avevo modo di disfarlo. Il sindaco mi
+disse con la sua sincerità brusca: avrai gli stessi voti. Ma pensai che
+qualche eco delle mie parole sarebbe pur giunta a' miei invisibili, e
+che a ogni modo qualche buona impressione sarebbe rimasta nel paese.
+
+Seppi poi che la sera, conosciuto l'effetto del mio discorso, giunse a
+incoraggiamento degl'invisibili questo telegramma epigrafico:
+
+«L'entusiasmo passa, gl'interessi restano».
+
+Come disse il teologo, pensai io. E vuol dire che l'uomo passa,
+l'animale resta.
+
+NOTE:
+
+[37] Ettore Ripandelli di Candela, amico e già collega del De Sanctis
+alla Camera.
+
+[38] Giov. Ant. Cipriani di Guardia dei Lombardi, giovinetto fece parte
+della _Giovine Italia_ e più tardi si rese benemerito della causa
+dell'unità italiana nella prov. di Avellino. Morì nel 1906.--Cfr.
+Antonio D'Amato: _Un dimenticato patriota irpino_.--Napoli, Morano 1913.
+
+[39] Comune molto fedele al De Sanctis.
+
+[40] Pietro Capaldo, attualmente Procuratore Generale alla Corte di
+Cassazione di Napoli e Senatore del Regno, nato in Bisaccia il 27
+aprile 1845.
+
+[41] Il Governatore De Sanctis fu nominato il 19 settembre 1860 e prese
+possesso della carica dinanzi al Consigliere d'intendenza D. Lorenzo
+Filidei di Avellino il 12 settembre 1860. Il 16 ottobre rivolse al
+popolo irpino un magnifico proclama, che pubblichiamo _in appendice_.
+Proprio durante il suo Governo, avvennero le reazioni sanguinose di
+Ariano di Puglia, Montefalcione e Carbonara (oggi Aquilonia). Il 27
+settembre fu nominato Ministro.
+
+
+
+
+ VI.
+
+ Bisaccia la gentile[42]
+
+
+ Napoli, 2 marzo.
+
+Don Pietro[43], che aveva avuto il delicato pensiero di venirmi
+incontro sino in Lacedonia, era un' eccellente compagnia. Veggendomi
+taciturno, indovinò la mia preoccupazione, e vi tirò su il discorso.
+Non vi dee spiacer troppo, disse, che qui incontriate tanta resistenza.
+Un lavoro preparato da tanto tempo non si può disfare in un'ora; le
+passioni sono accese, c'è molta tensione negli spiriti. Ci vuole il
+tempo, e voi solo potete riuscire a conciliare gli animi se, accettando
+la deputazione, volete fare questo bene al collegio.
+
+Don Pietro parlava con quel tono naturale e sincero che ti guadagna
+subito. Mi apersi tutto con lui.
+
+«Non ricuserò, dissi, se mi persuado di poterlo fare questo bene. Ciò
+che mi spiace, non è la resistenza, ma la rozzezza. La resistenza la
+capisco, e me l'aspettavo; la rozzezza m'è cosa nuova».
+
+«Pure vi dee piacere non dico la gentilezza, ma tante prove di
+devozione e di affetto che vi dànno i vostri amici».
+
+Io lo guardai commosso. Egli voleva dirmi che un sol tratto d'amicizia
+basta a far dimenticare molti atti di villania. Mi dava così una
+lezione con infinito garbo.
+
+Del resto, aggiunse, a Bisaccia avrete un'accoglienza meno lontana
+dalla vostra aspettazione.
+
+E in verità, quando vidi venirmi incontro molti signori a cavallo, e
+mi dissero che lì erano tutti, amici e avversarii, e quando trovai in
+casa di don Pietro raccolto quanto in Bisaccia era di più eletto, senza
+distinzione di parte, pensai a Rocchetta, e tornai sereno.
+
+Non ricordo più, cosa mi dissero, e cosa diss'io. Morivo di sonno, e
+domandai di lasciarmi dormire per un par d'ore.
+
+Era la prima volta, dopo il mio viaggio, che dormii un sonno pieno e
+riparatore. E debbo questo beneficio a don Pietro, che aveva con tanta
+intelligenza curata la mia piaga. Quell'accoglienza lieta e schietta,
+che mi fece il popolo di Bisaccia, come si fa ad amico desiderato e
+atteso, m'ispirava una fiducia piena. Sentivo come fossi in mezzo alla
+mia famiglia.
+
+Mi lasciarono dormire. Quando mi svegliai, era già sera. Avevo
+ricuperata la mia bonaria spensieratezza. Uscii nel salotto. Porsi la
+mano al Sindaco[44], a' signori Rago, amici noti e fidi, ai fratelli di
+don Pietro, bravi giovani[45], di cui uno passava per mio avversario,
+a parecchi altri. Vidi con piacere tutto il Clero. Allato mi sedeva
+l'arciprete[46], con cui mi scopersi parente, un uomo alla buona e
+gentilissimo. Mi dissero tante cose amabili, e nessuno parlò a me di
+elezioni, nè io loro. Tutti promisero di venirmi a sentire.
+
+E Fabio Rollo? mi uscì a un tratto.
+
+Quel Fabio era la mia idea fissa. Mi dicevano che era uno de' capi più
+risoluti di parte contraria. E avevo inteso a dire che era un giovane
+distintissimo. Mi aveva fatta molta pena a vedere il suo nome tra
+quelli dei membri dell'ufficio centrale, che nel primo ballottaggio
+avevano proclamato eletto il mio competitore che era in grande
+minoranza, e le ragioni addotte mi parevano cavilli di avvocatuzzo,
+a' quali non vedevo come dovesse associarsi lui. Sola scusa era la
+passione. E questo appunto mi trafiggeva, a vedermi avversario e così
+appassionato quell'uomo lì. Se i giovani e i giovani intelligenti e
+generosi non sono essi almeno con me, a chi ricorro io?
+
+Ed ecco don Pietro presentarmi Fabio Rollo. Mi porse la mano con una
+sicurezza che mi piacque. Non era nella faccia niente di quel sorriso
+abituale e cerimonioso che hanno le facce sospette. Stava lì, semplice
+e naturale, come chi non ha niente a nascondere, niente a mostrare. Me
+lo dicevano un telegrafista[47]. Ma c'era lì dentro ben altra stoffa.
+
+Venne l'ora del desinare, e la conversazione si prolungò molto tempo
+dopo il pranzo. Mi sentivo così bene in quel cerchio allegro di amici.
+Fabio prese subito il suo posto, divenne il protagonista. Spronato
+da me, raccontò qualche episodio della sua vita. Era stato un bravo
+soldato dell'esercito, aveva girato, veduto molto mondo. Faccia bruna
+e asciutta, aria decisa, parola vibrata e incisiva come una spada.
+Raccontò fra l'altro un episodio della Battaglia di Custoza, dove
+s'era trovato lui. Nessun sogno di vanteria, nessun giro di frase,
+niente di oltrepassato. Mi parve uno degli uomini più serii che avessi
+conosciuto. Notai una tranquilla moderazione di giudizii e di parole,
+che è il segno della virilità. Avevo innanzi un carattere.
+
+Mi si parlò del castello di Bisaccia, dove si diceva era stato il
+Tasso, e mi promisero di mostrarmi la stanza dove aveva dimorato.
+Cadde il discorso sul _Diritto_[48], dov'era una corrispondenza in
+mio favore, assai ben fatta, supposi opera pietosa di qualche amico,
+scandalizzato della oramai famosa deliberazione di quei tre o quattro
+del Comitato di Napoli, che si battezzarono maggioranza.
+
+--Volete che la mandiamo attorno pel collegio?
+
+--Oh: non importa. Io credo di avere più autorità che un giornale. Sono
+io qui il giornale vivente.
+
+--Se non foste venuto voi, che torre di Babele! Quella tale
+dichiarazione...
+
+--O piuttosto confusione, notò argutamente un altro. Perchè lì dentro
+ci è un _ir_ e _or_, un entrare e uscire, e non sai se è divenuto o
+rimasto.
+
+--Rimasto, disse un altro. Perchè l'uomo non muta per mutar di nome, e
+chi muta casacca, non muta anima.
+
+--Bravo! diss'io; l'uomo è quello che lo fa la sua vita...
+
+--Ma non innanzi al volgo, osservò don Pietro. Perchè il volgo si fa
+imporre dai nomi, e non capisce che le apparenze. E come volgo sono i
+più, questo mutar nome ti rinnova, massime se è un mutare a proposito e
+secondo il vento.
+
+In questo entra un uffiziale e va diritto alla stanza assegnatagli, con
+un modesto riserbo che mi piacque molto. E cosa son venuti qui a fare i
+soldati? domandai a don Pietro.
+
+--Ora tutto è finito. Erano i contadini che volevano dividersi le terre
+del Formicoso. C'è una quistione grossa qui sotto. Quistioni così fatte
+vanno risolute subito. Se indugi, inveleniscono.
+
+Ammirai il buon senso e il patriottismo di don Pietro, come avevo
+ammirato il vigore e la serietà di Fabio. La conversazione cominciò
+a languire, come avviene, quando tutti sono di accordo, e l'uno non
+vuol dir cosa che spiaccia all'altro. Io poi di natura sono poco
+comunicativo e poco atto a mantener viva una conversazione.
+
+Il dì appresso, trovai tutto presto. Mi presi la solita mezz'oretta di
+raccoglimento, e diritto alla casa comunale.
+
+Sala piena. C'era lì, mi dissero, tutta Bisaccia. Girai un poco. Vidi
+facce ridenti, benevole. Ricuperai il mio buon umore, e cominciai
+subito:
+
+«Debbo innanzi tutto ringraziarvi di vedervi tutti qui. E' un atto di
+cortesia, che fa onore a questo paese, il quale d'ora innanzi chiamerò
+Bisaccia la gentile. A Rocchetta la mia parola era calda e fiduciosa,
+a Lacedonia fu concitata e quasi sdegnosa. Qui, in mezzo a voi, io mi
+sento come di casa, e vi parlo alla buona e in modo affatto famigliare.
+E vi dico subito l'impressione che in me fece la prima votazione,
+dove ebbi pure sessantasette voti di maggioranza. Permettetemi che io
+mi spieghi con un aneddoto. Nel 48, sorta la reazione, mi rifugii a
+Cosenza[49]. Allora avevo molto orgoglio, mi tenevo uomo superiore.
+Quando andavo in un _omnibus_, guardavo intorno e mi dicevo: eppure,
+io valgo più di tutti costoro. Vivevo solo, non cercavo relazione e
+mi dicevo: verrà un giorno che gli altri cercheranno la mia relazione.
+Mi paragonava ai primi, e non me ne sentivo molto lontano. Capito in
+Cosenza, e lì era primo un bravo canonico, che aveva fatto le sue
+lettere nel seminario e biascicava latino. Ed ecco disputarsi, quale
+de' due andava innanzi, se io o lui. E per misericordia mi accordavano
+alcuni punti di più. E io riflettei che l'uomo andando in piccoli
+centri impicciolisce, poniamo pure che vi sia tenuto il primo. Così
+è avvenuto ora: anche voi avevate il vostro canonico, e mi avete
+accordato alcuni punti di più. Io non domando a voi i voti, ma domando
+a tutti la loro stima e la loro amicizia. Venite qui, Fabio Rollo;
+venite qui e stringete la mia mano, mai mano più pura avrete stretta in
+vostra vita».
+
+Fabio, che era lì in piedi dietro una siepe di uditori, non esitò,
+non ebbe il menomo imbarazzo. Venne diretto a me, e mi strinse la
+mano, e io sentii che acquistavo un amico, di quelli amici che non ti
+dimenticano mai.
+
+La commozione era generale; gli applausi si prolungavano: cosa non
+avrei fatto io allora per i miei elettori? Promisi che sarei il loro
+deputato. L'esempio di Bisaccia, conchiusi, m'inspira fiducia che mi
+acquisterò col tempo l'amicizia anche di quelli che rimangono tra' miei
+avversarii.
+
+La gioia era dipinta su tutti i volti. E anche sul mio. Mi sentivo
+soddisfatto, ricompensato abbastanza dal mio viaggio.
+
+La scena finì con un pensiero gentile. Don Pietro inviò al deputato
+Mancini[50] questo telegramma:
+
+«Bisaccia, facendo festa a Francesco de Sanctis, rammenta un'altra
+illustrazione, e manda un saluto riverente a Lei, gloria, onore della
+provincia».
+
+Sono i nostri capi naturali, riflettè don Pietro.
+
+Mancini rispose, e non so cosa, partito già. Pure da uomo così gentile
+argomento risposta gentilissima.
+
+Poi mi condussero al castello, e mi mostrarono la stanza del Tasso[51].
+Chi diceva: è questa, e chi diceva: no, è quella. Mi fermai in una che
+aveva una vista infinita di selve e di monti e di neve sotto un cielo
+grigio. Povero Tasso! pensai, anche nella tua anima il cielo era fatto
+grigio. Che vale la bella vista, quando entro è scuro? Stetti un po'
+affacciato. Vedevo certi ultimi monti così sfumati, così fluttuanti,
+che parevano nuvole, e mi davano l'impressione di quell'interminabile,
+di quel lontano lontano che spaventa, e rimasi un pezzo balordo, e non
+indovinavo l'uscita.
+
+Volli partire subito. Temevo il tempo non si guastasse. Ed ecco
+giungermi questo telegramma: «non partite; debbo comunicarvi cose
+importanti». Che sarà? che non sarà? mormoravano. Sorrisi, e dissi: tal
+cosa è importante per uno, che è frivola per l'altro. L'importanza è
+secondo i cervelli.
+
+Non c'è tempo a perdere, il tempo si metteva a pioggia. Partii. Si
+accomiatò da me il giovane Castelli[52], da Rocchetta, un piccolo
+atleta, dalle spalle quadrate, formidabilmente piantato, che m'aveva
+fatto compagnia fin lì. Poche parole, aria, severa e schietta, amico a
+ogni prova, mi sembrava un granatiere della vecchia guardia.
+
+Mi accompagnarono molti a cavallo un buon tratto. E poi, addio.
+
+Addio, Bisaccia, dove vidi qualche strada netta, e dove non vidi nessun
+cencioso, che dimandasse limosina. Avevi anche tu i tuoi cenci, le tue
+miserie e le tue discordie. Ma le occultasti come ne' dì di festa,
+e mi accogliesti lieta e cortese. Molti gentili pensieri io colsi in
+te. Quel garbo nella conversazione, quell'accordo de' visi, se non de'
+cuori, quella semplicità e naturalezza di accoglienza, quella nessuna
+giustificazione e nessuna vanteria, anzi quel non parlarmi punto
+della elezione, e quel fare gli onori di casa all'ospite tutti; quasi
+Bisaccia fosse stata una casa sola, oh! nessun pensiero gentile trovò
+freddo il mio cuore.
+
+Addio, Bisaccia la gentile.
+
+NOTE:
+
+[42] Comune di 7568 ab. _Cluverio_ ed altri antichi storici vogliono
+Bisaccia edificata sulle rovine di Romulea, potente città degl'Irpini.
+
+[43] V. nota precedente (Capaldo).
+
+[44] Antonio Tenore fu Filippo.
+
+[45] I fratelli di Pietro Capaldo: on. avv. Luigi, farmacista Vincenzo
+e dottor Pasquale erano tutti pel De Sanctis, tranne l'ultimo che
+parteggiava per l'avv. Soldi.
+
+[46] Il canonico Michele Santoro.
+
+[47] Fabio Rollo, figlio del notar Raffaele, era nato il 26 maggio
+1842, e morì, cavaliere della Corona d'Italia ed ufficiale telegrafico,
+il 4 gennaio 1900.
+
+[48] Giornale napoletano, che, con _l'Italia_, ospitò molti articoli
+politici del De Sanctis, raccolti poi in volume da _Giuseppe
+Ferrarelli_, editore Morano Napoli, 1890.
+
+[49] Fu ospite del barone Cozzolino, ma più tardi, imprigionato, stette
+due anni nelle carceri di Castel dell'Ovo, e il 1851, lasciato libero
+a Malta, andò a Genova, ove fu ben accolto dai mazziniani, e di là a
+Torino.
+
+[50] Pasquale Stanislao Mancini, altra gloria purissima dell'Irpinia,
+nacque il 17 marzo 1817 in Castelbaronia dal celebre avvocato
+Francesco Saverio e da Grazia Maria Riola. Morì il 26 dicembre 1888
+nella villa reale di Capodimonte in Napoli, messa a sua disposizione
+dal Re Umberto, che aveva per lui affetto di discepolo. Nel 1875, il
+Mancini era deputato di Ariano di Puglia e Consigliere provinciale di
+Castelbaronia.
+
+[51] Si vuole che il Tasso vi abbia dimorato nel 1588, come ne
+attesta MANSO nella _Vita del Tasso_. Cfr. più largamente GIROLAMO
+ORLANDO-CAFAZZO, _Due Bisaccesi del secolo XVI_, Napoli 1910.
+
+GIUSEPPE PORTIGLIOTTI, ne _La Lettura_ dell'11 novembre (A. XII),
+circa il quadro di Bernardo Celentano «Il Tasso a Bisaccia», che si
+ammira nella Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma, narra quanto
+segue; «Nel 1588 il Tasso accetta l'ospitalità larga e generosa
+di un ricchissimo giovane napoletano, G. B. Manso, che più tardi
+ne scriverà la _Vita_ seminandovi però a piene mani avvenimenti
+romanzeschi. Pur nella pace del delizioso soggiorno campestre di
+Bisaccia, ove si alternano liete partite a caccia e bei cori di musica
+popolare, le allucinazioni non lasciano Torquato. Una sera, egli è
+seduto col Manso accanto al fuoco e discorre con lui della propria
+«frenesia», quando, a un tratto, con le pupille fisse in un angolo
+della sala:--Ecco--esclama--l'amico spirito che cortesemente è venuto
+e favellarmi: miratelo» E il Manso così prosegue nel racconto: «...
+mentre io andavo pur con gli occhi attorno riguardando e non scorgendo,
+ascoltai che Torquato era in altissimi ragionamenti entrato con chi
+che sia; perocchè, quantunque io non vedessi nè udissi altri che lui,
+non di meno che le sue parole, or proponendo e or rispondendo, erano
+quali si veggono essere fra coloro che d'alcuna cosa importante sono a
+stretto ragionamento».
+
+Il Tasso del Celentano è appunto in preda ad una di queste crisi
+allucinatorie. Intorno, paggi e dame, le ombre, i silenzi, il verde di
+una grande villa, le tremule iridescenze dei cieli autunnali. Da presso
+e da lungi, a quando a quando, vengono melodie soavi e canti dolci.
+Una bellissima giovane si appoggia al braccio del poeta, orgogliosa
+della compagnia di lui. Ma ecco che egli si ferma, scorda la dama
+che ha al fianco, la folla festevole che gli è attorno, l'incanto di
+Bisaccia in quella mite giornata d'autunno. Con gli occhi spalancati,
+le linee del viso atteggiate a terrore, egli fissa innanzi a sè, non
+più certo l'«amico spirito», ma qualche larva paurosa. E la _facies_
+dell'allucinato è resa magnificamente. La mano destra è portata agli
+occhi e alla fronte come per scacciare la tormentosa visione.
+
+Su quest'argomento v'è una larga bibliografia: Cfr. ANGELO BORZELLI,
+_G. B. Manso_, marchese di Villa, Napoli Federico & Ardia 1916; B.
+CROCE, _Critica_, del 20 settembre, '16, Bari Laterza; B. CELENTANO,
+_Conferenza di P. Lubrano Celentano_, Napoli Pierro 1893. Il prof.
+ANTONIO D'AMATO in un articolo su «La leggenda della dimora di T.
+Tasso nel castello di Bisaccia» sostiene che l'infelice cantore della
+_Gerusalemme Liberata_ non sia mai stato a Bisaccia. V. il n. 13-14
+della «_Gazzetta Popolare_» di Avellino (a. XIV) del 23 luglio 1917.
+
+[52] Il cav. Giuseppe Castelli, figlio della Luisa, già fidanzata del
+De Sanctis, innanzi ricordata.
+
+
+
+
+ VII.
+
+ Calitri la nebbiosa[53]
+
+
+ Napoli, 14 Marzo.
+
+Il tempo si faceva cattivo. La nebbia si levava. Il cielo era fosco.
+Volammo più che andammo. E giungemmo che era ancor giorno.
+
+Quella era la città nemica. Ivi erano i grandi elettori, i principali
+avversarii. Mutare la posizione, non era possibile. Lì non c'era
+equivoco, c'era partito preso. Ma, poichè ci si poteva andare in
+carrozza, la mia andata colà era un segno di rispetto a quel paese. E
+poi volevo salutare Giuseppe Tozzoli, mio collega, amico e compare, il
+deputato uscente, ritiratosi dalla lotta con una nobilissima lettera
+a me indirizzata. Affido a voi la mia bandiera, scriveva, e confido
+che non ve la lascerete cadere di mano. Ed io avevo obbligo d'onore di
+tenerla alta quella bandiera.
+
+Avevo scritto al sindaco che andavo alla casa comunale. Ma il sindaco
+non si fece vivo. Sapevo bene che era uno dei più saldi avversarii[54].
+Pure il brav'uomo dovea comprendere, che io non m'era diretto alla sua
+persona, ma al rappresentante del paese, al quale chiedevo ospitalità,
+e che era della più elementare cortesia farmi gli onori di casa. E non
+mi meravigliai che avesse dimenticato di restituirmi il biglietto di
+visita di capo d'anno, mandato non a lui, ma al sindaco. Forse doveva
+avere per me qualche antipatia. E confuse la sua antipatia col suo
+ufficio di sindaco.
+
+Ma se non vidi il sindaco, vidi il Tozzoli, con faccia allegra come
+chi ti dà il benvenuto. Facevano ala, gentile pensiero del Tozzoli, i
+fanciulli delle scuole, e uno mi si avvicinò, e mi recitò una poesia,
+di cui m'è rimasto che invocavano me come angiolo tutelare del paese.
+Ringraziai, e pensai: se i padri qui rassomigliassero un po' più a'
+figli, la cosa sarebbe bella e fatta.
+
+Vidi Calitri in un mal momento. La strada era una fangaia; ci si
+vedeva poco, e un freddo acuto mi metteva i brividi. A sinistra era
+una specie di torrione oscuro, che pareva mi volesse bombardare; a
+destra una fitta nebbia involveva tutto; l'aria era nevosa, e il
+cielo grigio tristamente monotono. Salii a una gentile piazzetta,
+e passando sotto gli sguardi curiosi di molte donne ferme lì sulle
+botteghe, volsi a mancina in una specie di grotta sudicia che voleva
+essere un porticato, e giunsi in casa Tozzoli. Mi stava in capo che
+Calitri doveva essere una grande città e molto ricca; i Berrillo, i
+Zampaglione, i Tozzoli[55] erano i nomi grossi della mia fanciullezza,
+e mi pareva che la città dovesse corrispondere alla grandezza di quei
+nomi. A quel ragguaglio la mi parve cosa meschina. Ciascuno fa il luogo
+dove si trova, a sua imagine. O come questi cittadini, che dicono così
+ricchi, non hanno avuto ambizione di trasformare la loro città e farla
+degna dimora di loro signorie? Non conoscevo le case, ma quelle strade
+erano impresentabili, e danno del paese una cattiva impressione a chi
+giunge nuovo; le strade sono pel paese quello che il vestire è per
+l'uomo. A tavola, cercai con garbo investigare le condizioni morali
+del paese, ma ne cavai poco. Frizzi, sarcasmi, ironie s'incrociavano
+de' presenti contro gli assenti; c'era lì del guelfo e del ghibellino,
+lotta di famiglie lotta d'interessi, passioni vive e dense, col nuovo
+alimento che viene da' piccoli centri, dove non si pensa che a quello
+solo. Gittarmi entro a quell'incendio mi pareva pazzia. Parlai discreto
+e modesto e mi volsi al Tozzoli, e cercai altra materia, e cominciammo
+a politicare. Lui era giovine sinistra, cioè quella sinistra del 65,
+composta il più di ricchi proprietarii, e di notabili locali, che
+gittarono giù la così detta consorteria e vennero al Parlamento a
+protestare contro la cattiva amministrazione. Stranieri alle lotte
+politiche, uomini nuovi, come allora erano chiamati, conservatori
+per posizione e per educazione, espressione per lunga esperienza
+degl'interessi meridionali e locali, accettarono i nuovi ordini, e
+divenuti partecipi della vita italiana furono co' piemontesi della
+Permanente e con gli amici del Rattazzi la base di quella opposizione
+costituzionale, senza di cui non è possibile un governo regolare.
+Molti antichi e rispettati patrioti allora rimasero sul terreno, e se
+ne dolsero; e non pensarono che quella vittoria degli uomini nuovi,
+attirati nella vita italiana, se era in apparenza una reazione contro
+una soverchia e troppo affrettata unificazione che spostava tanti
+interessi, era nella realtà un gran progresso. E se alcuni biasimano me
+di avere alzata quella bandiera, io me ne tengo, anzi considero quello
+come il mio più meritevole atto politico. E l'importanza del fatto fu
+anche in questo, che quegli uomini nuovi, i quali in condizioni normali
+sarebbero andati naturalmente a cadere in mezzo alla destra, per la
+natura del movimento impresso agli spiriti poggiarono a sinistra, e
+divennero un motore non piccolo al compimento dell'unità nazionale. A
+quel tempo m'era a' fianchi il Tozzoli, giovine intelligente e operoso,
+e fu tra quelli che ebbe più chiaro il concetto di quel moto politico.
+
+E ora si tratta di condurre quel moto alla sua naturale conclusione,
+disse lui.
+
+Una opposizione correttamente costituzionale non l'abbiamo ancora. Il
+nome non basta, ci vuole la cosa.
+
+Hai ragione, diss'io. Però un passo notevole si è fatto, quando in
+Parlamento si è parlato alto e chiaro ad amici e ad avversarii.
+
+Lui sorrise, poi aggiunse: i nomi sono nomi, e i discorsi sono
+discorsi. Tutti dicono a un modo; bada a quello che fanno. Se per
+esempio alcuni facessero i rossi a Napoli e i moderati a Roma, saresti
+contento? se alcuni si chiamassero opposizione costituzionale, e
+usassero linguaggio contrario, estremamente scorretto, ne' loro
+giornali, saresti contento? Ora il pubblico si è svezzato, e non lo
+puoi più abbindolare co' nomi, e non ha fiducia quando i fatti non vi
+rispondono.
+
+Molto di vero e di savio era in queste considerazioni. Poi mi fece le
+più calde istanze, perchè accettassi la deputazione di quel collegio.
+Non badare al numero dei voti, diceva; la forza delle cose è tale, che,
+ove accetti, nessuno poi ti farà più opposizione. Io rimasi pensoso.
+Ritiratomi, scrissi lettere a Teora, a Conza, a Sant'Andrea, dove, cosa
+incredibile, ma vera, non si potea andare in carrozza, sicchè tutto un
+mandamento era come sequestrato dal collegio. Feci le mie scuse, come
+le avevo fatte a' sindaci di Aquilonia e Monteverde[56], paesi che si
+trovano nella stessa condizione. E scrissi a tutti compendiosamente
+quello che ero andato qua e là discorrendo a voce. Mi allargai alquanto
+nella lettera a Romualdo Cassitto, vecchio e provato patriota,
+presidente dell'ufficio elettorale del mandamento di Teora.
+
+La mattina mi levai tardi. Sentivo già la stanchezza di quella vita in
+moto continuo, con tante emozioni. Stetti raccolto la mia mezz'oretta.
+Poi uscii. Trovai nel salotto molta gente. Mi fu presentato
+Berrillo[57]. Il sindaco? diss'io, stendendogli la mano. No, il sindaco
+è prete, dissero. Guardai quel Berrillo, aria distinta e civilissima. E
+lo ringraziai della visita. La condotta del sindaco m'aveva così male
+impressionato, ch'ero divenuto sensitivo ad ogni menoma gentilezza[58].
+Domandai dell'arciprete; ch'era come dire: perchè non viene a vedermi?
+Seppi ch'era malato, e mi rimprovero di non essere andato io da lui.
+Ma in quella confusione mi scappò. Preti, uno, o due. E pensai che non
+dovevo essere appo loro in odore di santità. Come mi avranno dipinto
+qui! Ma, mi sentiranno.
+
+E mi avviavo già alla casa comunale, quando mi fu porta una lettera del
+sindaco. Diceva così:
+
+«Se lei vuole venire nella casa comunale, padronissimo, ma la prevengo
+che non permetterò che vi si tengano riunioni elettorali politiche».
+
+Lessi e rilessi, e tutti mi guardavano, come volessero cogliere nella
+espressione del mio viso il senso della lettera. Il sindaco l'ha fatta
+grossa, diceva il mio viso oscuro e contratto. E senza più, lessi ad
+alta voce quella lettera modello.
+
+Non è che questo? disse uno. Venga, andremo in casa dell'assessore. E
+io m'avviai macchinalmente con gli altri.
+
+Questa prontezza di risposta m'era indizio che gli amici avevano
+qualche vento di quella strana risoluzione, e avevano tutto
+apparecchiato in altra stanza. Vidi per via gente aggruppata, che mi
+guardavano, in atto rispettoso, ma freddo. Entrai, trovai il salotto
+già pieno, e nella stanza attigua affollati i fanciulli delle scuole,
+ingegnosa idea per far numero e palliarmi l'assenza degli avversarii.
+Ma la cattiva impressione l'avevo già ricevuta in Lacedonia, ed era
+già in parte scontata, sicchè mi parve cosa quasi regolare. Indovinavo
+quali passioni dovevano impedire quegli abitanti di trovarsi uniti
+nello stesso luogo. E cominciai subito.
+
+«Io vengo qui con un cielo fosco, come sono i vostri animi. E non
+vengo già ad accattar voti, ad acquistarmi aderenti: siete voi che
+dovete conquistare me. Deputato di altro collegio[59] a cui mi lega
+lunga e salda comunanza di pensieri e di sentimenti, prometto di esser
+vostro, e la condizione è in vostra mano: unitevi tutti, rimanga il
+mio nome alto sulle vostre divisioni locali. Io ve lo scrissi già;
+l'equivoco non era possibile qui. Io scrissi: se tutta intera la mia
+vita spesa a illustrare la patria non vale a dare al mio nome tale
+autorità, che stia fuori delle vostre passioni locali, a che giova il
+mio nome? Gittatelo nell'Ofanto, e dimenticatemi per sempre». Questo
+era il significato della mia elezione, così solo potevo essere utile,
+questo sentì quel giovinetto, che m'invocava ne' suoi versi, e diceva:
+siate per noi l'angiolo della Pace. E non voglia Dio che un dì si abbia
+a dire che qui i fanciulli mi compresero meglio de' padri loro co'
+capelli bianchi. Del resto, questo è il progresso; i giovani saranno
+migliori de' padri; anche per Calitri verrà il progresso. Guardate lì
+il sole, che si eleva e caccia e abbassa le nebbie; io saluto il sole
+di Calitri, che dissiperà le vostre nebbie, e saluto questi giovinetti,
+la nuova Calitri, sede di civiltà e di gentilezza.
+
+Non mancarono gli applausi, e ciò che mi piacque più colsi una
+commozione, che in alcuni giunse fino alla lacrima. In verità, io non
+spargeva su quel paese rose e fiori. Le punture erano delicatissime, ma
+erano punture. E quello averle sentite era già un avviamento alla nuova
+Calitri.
+
+La sera dovevo essere in Andretta. E vuol dire che dovevo rifare la via
+e poi farne quasi altrettanto. Mi si facea fretta, e anche io avevo
+fretta. Sicchè poco poi ci rimettemmo in cammino.
+
+Con molto seguito di amici attraversai il paese, guardato questa volta
+dal popolo con maggiore espansione. Notai nell'aria e nei modi una
+serietà che mi fece buona impressione. Alcuni popolani stavano lì ritti
+sulla piazza con una gravità di senatori romani. Dev'essere un popolo
+tenace e lavoratore, a testa alta, e ne augurai bene.
+
+Mi dissero che i carabinieri, volendo fare gli onori al deputato, si
+offrivano ad accompagnarmi. Del pensiero gentile mi compiacqui e dissi:
+«deputato, tengo ad onore l'accompagnamento de' reali carabinieri;
+ma qui sono candidato, e non voglio nulla di mezzo tra me e i miei
+elettori. Vogliate loro esprimere i miei ringraziamenti». E feci in
+mente un curioso paragone tra quel sindaco che non rispettò in me nè la
+mia persona, nè il mio grado, e non mi tenne degno di alcuno onore, e
+quei carabinieri così civili, che ebbero un pensiero tanto delicato.
+
+Scesi sulla strada, dove ci attendevano le carrozze, mi volsi a
+guardare la nemica città, e rividi quel torrione fatto oscuro da'
+secoli, che mi guardava minaccioso, quasi volesse dirmi: qui sarai
+sconfitto. Ed ecco un corriere tutto anelante, che ci annuncia
+l'arrivo di parecchi elettori di Sant'Andrea, i quali, avuta la mia
+lettera, venivano a farmi visita. Giunsero poco poi, affannati e
+ridenti. Vidi facce espansive e sincere. Quella brava gente si sentiva
+felice di esser giunta a tempo, venuta di così lontano, e di vedermi e
+di stringer la mia mano. E mi riferirono che Sant'Andrea era tutta per
+me, e quasi tutta la storica Conza, com'io l'avevo chiamata, e in gran
+parte anche Teora[60]. E io ebbi un momento di superbia, e mi rivolsi
+a quel torrione minaccioso, e dissi: Calitri mi vuol bombardare, e
+sarà bombardata, e la nostra vittoria sarà vittoria sua, sarà la prima
+pagina della nuova Calitri.
+
+Poi risi io stesso di quella bravata; e fattomisi cerchio intorno,
+mentre io prometteva una visita quandochessia al mandamento di Teora,
+ecco venire a corsa un altro, e portarmi... i biglietti di visita
+dei signori Zampaglione, i ricchissimi di quel paese. E dire poi che
+Calitri non fu gentile!
+
+Anche per Calitri verrà il progresso. E forse un giorno qualche
+fortunato mortale scriverà un nuovo capitolo, intitolato: il Sole di
+Calitri.
+
+NOTE:
+
+[53] 7542 ab.
+
+[54] Era infatti il sac. Pasquale Berrilli, inviso alla parte popolare
+di Calitri.
+
+[55] I Berrilli, i Zampaglione e i Tozzoli sono le tre famiglie quasi
+feudali di Calitri.
+
+[56] Questa lettera venne recapitata dal pro-sindaco del tempo, dott.
+chimico Antonio Capobianco, il quale chiese ed ottenne più tardi che
+il De Sanctis visitasse la sua Monteverde. In quell'occasione le
+accoglienze furono assai festose.
+
+[57] Il cav. Giuseppe Nicola Berrilli.
+
+[58] V. nota a pag. 53.
+
+[59] Sansevero
+
+[60] Quando venne ripristinato il Collegio uninominale i Comuni di
+Teora, Conza, Sant'Andrea e la stessa Morra vennero aggregati al
+Collegio di S. Angelo dei Lombardi; e, in loro vece, vennero aggiunti
+al Collegio di Lacedonia, Castelbaronia, Trevico, S. Sossio Baronia,
+Carife, Vallata e San Nicola Baronia.
+
+
+
+
+ VIII.
+
+ Andretta la cavillosa[61]
+
+
+ Roma, 22 marzo
+
+Così ho inteso qualificare questo paese da alcuni, a cagione delle
+proteste fatte nel ballottaggio, che rivelavano a gran distanza un
+sottile spirito avvocatesco. E niente è più contrario alla mia natura
+schietta; perchè il cavillo è non solo la menzogna, ma la coscienza e
+quasi il vanto della menzogna. Riconoscere l'errore o il torto o la
+sconfitta, e non ostinarsi, non sottilizzare, non pettegoleggiare,
+questo è il segno della vera forza de' popoli e degl'individui. Alcuni
+tirano vanità dal cavillo, quasi fosse mostra d'ingegno, anzi lo
+spirito cavilloso è detto anche ingegnoso. E non veggono che questa
+trista facoltà, la quale i nostri antichi attribuivano al demonio,
+esprime anche la menzogna per rispetto all'ingegno, è un falso ingegno,
+sperduto nei particolari, a cui è negata la vista della verità. I
+grandi ingegni non sono mai cavillosi; il cavillo è carattere della
+mediocrità. Ma come il mondo è dei mediocri, uno spirito cavilloso
+s'impadronisce con facilità della moltitudine e se la tira appresso,
+e il difetto di uno apparisce difetto di molti. L'epiteto dunque che
+ho inteso da alcuni dare ad Andretta, è una figura rettorica, un
+soverchio generalizzare, e va riferito più propriamente a qualcuno
+troppo ingegnoso di quel paese: rendiamo giustizia al merito.
+
+Andretta è il capoluogo del mandamento di cui fa parte la mia terra
+nativa, ed è forse il primo nome di paese che imparai nella mia
+fanciullezza. Affacciato al balcone di casa mia dicevano: guarda quel
+paese lì dirimpetto sul monte, si chiama Andretta.
+
+Era da quarant'anni che non l'avevo più vista, e ora ci stavo già in
+fantasia, presago delle liete accoglienze, e col core pieno, impaziente
+di riversarsi. Lì poi, dicevo, sono come in casa mia, e non vi troverò
+più avversarii.
+
+Rifatta la strada di Calitri, giunsi ad una svoltata, che mena ad
+Andretta. Ci fermammo alcuni minuti. Il bravo Ciminale, che mi aveva
+fatto con lauta gentilezza gli onori di Casa Ripandelli, si congedò.
+Don Pietro, che aveva voluto accompagnarmi a Calitri, ripigliò la via
+di Bisaccia, dispiacente che non s'era dato avviso del mio arrivo
+agli amici di Bisaccia, i quali avrebbero voluto risalutarmi. Strinsi
+la mano a quel giovine egregio, che non dimenticherò più, fiore di
+cortesia.
+
+E via per Andretta. Avanti, avanti. Non si parlava, si correva col
+pensiero insieme co' cavalli.
+
+Era ancora giorno, quando sentimmo venire a noi una cavalcata tutta
+festosa, con l'aria di chi dicesse; finalmente! Era innanzi il
+Sindaco[62], che scese subito e mi salutò in nome del paese. Giovine
+bruno, bassotto, con gli occhi di un fuoco concentrato, tutto gesti e
+attacchi, e con un piglio di me ne rido.
+
+Più avanti incontrammo in carrozza Giambattista Mauro, cima di
+galantuomo, compagno di casa e di studio della prima giovinezza.
+Entrammo in Andretta tra gli spari ed i viva, e il core mi batteva,
+come se rivedessi mio padre dopo lunga assenza. Avrei voluto con una
+sola abbracciata stringere al mio cuore tutti.
+
+Camminando per vie strette ed accalcate, mi volsi indietro a un gran
+vocìo. Era un diverbio tra il sindaco e un altro[63], e si regalavano
+parole poco belle, e la gente faceva ressa intorno, contenuta appena
+da due carabinieri, che sembravano fra quelli i meglio educati. Rifeci
+i passi. M'informarono che alcuni volevano gli spari e i viva; e
+alcuni non li volevano. «E questi hanno ragione, dissi, gli spari sono
+roba da medio evo, smettete. Non è così che si onora de Sanctis». I
+carabinieri mi sorridevano, vedendo in me l'amico dell'ordine e della
+legge. E quell'altro, tutto glorioso che gli avevo dato ragione, mi
+si pose ai fianchi, e come da un luogo inviolabile, ne diceva delle
+belle al sindaco, che stava un po' innanzi. Costui, poco paziente
+per natura, frenato appena dalla mia presenza, sotto la percossa di
+quel linguaggio, ora levava le spalle, disprezzando, ora faceva il
+sordo, ora si volgeva improvviso con certe contrazioni nella faccia, e
+guardava me. Cercai di rabbonirli. «In questo paese, dissi, si è troppo
+lesti alle parole, e parola poco misurata genera fatti simili». Ma io
+sono l'Autorità, ribatteva il sindaco, sono l'Autorità, si dee in me
+rispettare l'Autorità. Che? che? diceva l'altro, guardate che bella
+Autorità! e lo indicava col braccio teso, e quel braccio teso diceva
+come una carta di villanie. Il sindaco, posto tra il suo rispetto verso
+di me, e la sua natura più provocatrice che tollerante, non resse alla
+pena, e sbuffando andò via. Scrisse poi al sottoprefetto: tumulti
+in Andretta: mandate carabinieri. Così quel tafferuglio fu alzato a
+dignità di tumulto.
+
+Intanto quell'altro mi stava attaccato a' fianchi, e mi disse: Stasera
+dovete venire in casa mia--E chi siete voi?--Sono Alvino--Questo nome
+non mi giunge nuovo. Ricordo Domenicantonio Alvino--Appunto. E io sono
+di quella famiglia.
+
+Lo guardai. Mai più non avrei ravvisato un Alvino in quelle spoglie.
+Aveva la camicia poco amica del bucato, di tela ordinaria, con lo
+sparato aperto, anzi spalancato, e i capelli scarmigliati, e la barba
+incolta, e viso e mani di una nettezza dubbia. Non potevi dirlo un
+contadino, perchè aveva quella certa aria di distinzione, che dà la
+coltura, e a vederlo così non potevi dirlo un gentiluomo. Poteva
+essere un eccentrico, come Diogene. Aveva poi certi occhi equivoci che
+volevano essere carezzevoli.
+
+In casa mia è stato il vostro nipotino parecchio tempo, mi diceva con
+quel tono impaziente di voce, che voleva significare come non lo sapete?
+
+--Ma io vado in casa Mauro. Sapete pure che con Giambattista ci siamo
+cresciuti insieme.
+
+Ma io non vi dico di no. Dico solo, che veniate ora a casa mia, dove
+vi attendono parecchi elettori. E se volete condurre con voi Mauro,
+padrone, abbiamo bisogno di domandarvi tante cose.
+
+--E appunto per questo vengo io. Domani parlerò a tutti gli elettori.
+Venite nella casa comunale.
+
+--Per far piacere al sindaco?
+
+--Cosa ci entra qui il sindaco? La casa comunale è casa di tutti.
+
+--Bene. Venite ora a casa.
+
+E non fu possibile tirarlo di là. Il senso delle mie parole era: ma vi
+par discrezione codesta, dopo una giornata così faticosa, quando ho
+bisogno di riposo, e non di venire a battagliare con voi? E non glielo
+potei far comprendere.
+
+--Dunque venite.
+
+--Dunque verrò.
+
+Mi piaceva che i miei avversarii di Andretta non si tenevano celati,
+anzi desideravano di vedermi e di udirmi. E ne trassi un buon augurio,
+con la facilità solita di fabbricare il mondo come lo vogliamo.
+
+Pensai dunque, così stanco come ero, di soddisfarli. E preso con me il
+sindaco di Morra che li conosceva tutti, vi andai.
+
+Entrai in un salotto abbastanza decente, dove potevano star raccolti
+una settantina di elettori: così giudicai a occhio. Stavano seduti,
+in aria grave di giudici. Caspita, pensai, costoro pigliano sul serio
+la loro sovranità. Alvino mi accompagnò a un tavolino là in fondo,
+con tappeto verde, e m'invitò a sedere. Io ero stupefatto. Venivo di
+così lontano, dopo tanto tempo, tra' miei concittadini, e immaginavo
+strette di mano e abbracciamenti e volti ilari. Quella, pareva a me,
+doveva essere una festa di famiglia. Vengo io a visitar voi, avevo
+detto entrando, e nessuno rispose, nessuno capì nè la gentilezza, nè
+il rimprovero ch'era in quella frase. Stavo lì, solo, col capo tra due
+candele, che illuminavano me, come si fa innanzi ad una immagine. Ma
+io poco vedeva loro, e quella luce equivoca, quella metà della sala
+quasi buja, quella selva di teste appena illuminate e sparenti a poco
+a poco nelle tenebre, quella immobilità, quel silenzio, mi rendeva
+somiglianza a qualcuno di quei misteri, che si rappresentavano al
+medio evo. Fosse qui una setta? o mi trovassi tra Massoni? Ricordai
+carbonari e calderai, di cui ci parlavano a voce bassa i padri nostri.
+Stavo per aprir bocca quando alla mia sinistra un giovane[64] seduto
+pure lui solo dietro un tavolo, a cui non mancavano il bel tappetino
+verde e le due candele, si levò e con aria solenne incominciò a dire.
+E mi disse le più insolenti impertinenze, con un fare naturale, con
+una voce placida, come mi offrisse zucchero. Un tratto, mi levai
+e diedi un pugno sul tavolo. Ma l'amico non mosse collo, e tirava
+diritto placidamente, come la cosa non riguardasse lui. Talora non
+si rammentava, talora ripigliava la frase, non ben sicuro di sè, e
+tutto dentro in quello che s'era apparecchiato a dire, era più facile
+tagliargli la lingua, che farlo dire altrimenti. In ultimo, vuotato il
+sacco, con un tono di voce mellifluo si scusava, e sperava ch'io non mi
+tenessi offeso.
+
+Avevo riconosciuto l'oratore[65]. Era un bravissimo giovane, che
+m'aveva, lui per il primo, offerta la candidatura. E ora lui medesimo
+era lì a sciorinarmi tutta quella filatessa di ragioni, che adducevano
+gli avversarii a scusa e a pretesto. Sul principio mi si oscurò il
+volto; poi visto l'inesperienza e la placidezza dell'oratore come di
+chi ha poca coscienza della gravità di quelle accuse, ridevo dentro
+di me, soprattutto veggendo sbuffare il sindaco di Morra, pallido di
+collera.
+
+Risposi e non fui mai così veemente, così persuasivo. Tenevo a vincere
+quella resistenza, ad avere intorno a me concorde almeno il mio
+mandamento. Sentivo l'uditorio diviso; secondo che io andava dissipando
+tutti gli equivoci ammassati sul mio cammino, molti se ne compiacevano,
+altri restavano accigliati, ed erano i sopracciò, i più autorevoli.
+Costoro, veggendosi scappar di mano il gregge, lo contenevano con gli
+sguardi, co' cenni, specialmente quando alcuni si arrischiavano a
+dirmi un: Bene! Se volevano provarmi che lo spirito di parte elevato
+a spirito settario rende la mente ottusa ad ogni evidenza e ad ogni
+eloquenza, ci riuscirono.
+
+Eppure cosa è l'uomo! Non sapevo difendermi di una certa ammirazione
+innanzi a quella inflessibilità, inesorabile come un calcolo. Ed era
+in virtù di un calcolo, che quelli comandavano alla volontà e la
+riducevano una macchinetta aritmetica. Prima spacciavano essere il mio
+nome una comparsa e che disprezzavo il collegio, e non volevo saperne
+di loro. E quando poi videro, malgrado ciò, la mia candidatura divenir
+seria, la resistenza fu appassionata, incivile, cavillosa. Il loro
+calcolo, o forse del loro principale che li comandava col telegrafo,
+era questo, di pungermi nel mio amor proprio, nella gentilezza della
+mia natura, e farmi maledire il momento ch'ero entrato in quel ballo
+ignobile. E ora, venuto io, mancato ogni pretesto, le istruzioni
+erano quelle medesime, come avevo visto in Lacedonia e in Calitri,
+e vedevo sotto una forma più provocante in Andretta. Il calcolo
+avrebbe fatto onore ad un gesuita, ma gli mancava la base, fondato su
+di una imperfetta conoscenza del mio carattere. Lo ingegnoso autore
+dimenticava quanta vena di disprezzo e d'orgoglio era nella mia
+natura, e quanta energia sarebbe uscita di quella vena. E in verità se
+l'elezione fosse corsa liscia, poco avrebbe attirata la mia attenzione,
+e forse le cose sarebbero andate altrimenti. Ma quell'accanimento mi
+svegliò, visto in quistione anche innanzi alla Camera l'onor mio e
+de' miei amici e dei miei elettori, che ignobili cavilli rendevano
+sospetti di brogli. A poco a poco nel mio spirito a quella lotta
+mezzo incosciente degli elettori si sostituì una lotta cosciente di
+due anime, e volevo vederla spirare quell'anima lì innanzi a me. In
+questo c'era del satanico; ma non voglio parer migliore che non sono; e
+scrivendo, la sincerità è un obbligo, e soglio mostrare tutte le nudità
+del mio cuore. Quel voler giocare con le mie affezioni più sante e più
+delicate me le rendeva più vive quelle affezioni, e purificava il mio
+orgoglio e mi sublimava, addivenuto quasi il loro custode e il loro
+vindice. Sicchè quel gioco riusciva a un effetto contrario, e si vide
+ancora una volta, come gli uomini a forza di abilità riescono inabili,
+e talora sciocchi.
+
+Giunto a mezzo del discorso, e propriamente alle cavillose proteste
+di Andretta, vidi il protestante[66] che mi stava quasi di rimpetto,
+e gli dissi pacatamente: quelle proteste non andavano fatte, certe
+cose, vere anche, non vanno divulgate, quando ci va di mezzo il decoro
+della patria. Pure vi ringrazio; perchè senza quelle proteste non sarei
+vostro deputato, risoluto come ero di accettare Sansevero, e a nuova
+elezione forse quell'altro sarebbe ito alla Camera.
+
+Rimase stupito di un effetto così contrario alla intenzione, e forse
+in cuor suo dovè chiamare una bestia il sottile architetto di quei
+cavilli. Ah! povero innocente! E forse non comprese neppure l'ironia
+del mio ringraziamento. Ma non sanno quello che fanno, diceva il Cristo.
+
+Finii e nessuno fiatò, e l'oratore non rispose. Erano convinti?
+alcuni sì, le loro facce si spianavano. Notai fra questi l'oratore,
+e gli diedi una stretta di mano. M'avviai per uscire, e dissi così
+camminando: badate che un solo voto contrario qui, nel mio mandamento,
+mi sarà un colpo di pugnale. Rimasero un momento come percossi, e
+tirarono il collo indietro.
+
+--Ma via diteci la verità, sarete proprio nostro deputato?
+
+--E ancora ne dubitate? da voi dipende.
+
+--E poichè dipende da noi, dovè dire in cuor suo qualche biricchino,
+vuoi star fresco. Te ne daremo dei colpi di pugnale, te ne daremo.
+
+Tornato a casa, mi gittai sul letto e mi addormentai. Le immagini
+giocavano nel cervello. Ed ecco, di una in un'altra, balzarmi avanti
+l'oratore, e fare il mio panegirico in tutta regola, e il protestante
+battere le mani e gridare: Onore al nostro deputato, al gran patriota,
+al grande scrittore! E mi vedevo molta folla intorno, e tutti mi
+applaudivano, e il mandamento era lì tutto intero, e pareva una persona
+e una voce.
+
+Mi svegliai. Era un sogno! Ma i sogni, dicono, sono presagi.
+
+Forse un giorno costoro mi saranno tutti amici. E io sarò il loro
+migliore amico.
+
+NOTE:
+
+[61] Comune di 4021 ab.
+
+[62] Il farmacista Raffaele Martucci.
+
+[63] Il dott. Michelantonio Alvino.
+
+[64] L'avv. Francesco Pennetta.
+
+[65] V. n. pag. 65.
+
+[66] L'avv. Francesco Pennetta, che fu pure l'oratore contrario.
+
+
+
+
+ IX.
+
+ L'ultimo giorno
+
+
+ Napoli, 27 marzo.
+
+Quel sogno era stato un adulatore. E come me ne compiacqui! In veglia
+la villania, in sogno l'apoteosi. Quel sogno era il mio amor proprio
+offeso che protestava contro gli atti villani e si decretava il trionfo.
+
+A una certa età si comincia a rimbambire. O per usare una frase più
+rispettosa verso l'amor proprio, a una certa età ritroviamo gli
+affetti e i luoghi della prima giovinezza. In quel momento una buona
+accoglienza in Andretta valeva per me qualche cosa più che una buona
+accoglienza a Parigi. Il disinganno fu amaro, e quel sogno era la mia
+protesta e la mia vendetta, e me ne compiacqui. Poi, esaminandomi bene,
+arrossii di quel compiacimento, e vi trovai più vanità che orgoglio,
+anzi una fatuità puerile.
+
+Però siccome in fondo a ogni orrore si trova la verità, quel sogno,
+spogliato della sua ridicola esagerazione, voleva in sostanza dir
+questo, che quella gente non l'aveva proprio con la mia persona, che
+la era sotto l'incubo di passioni locali e provinciali, travagliata ed
+educata abilmente a quel modo per parecchi anni; che ostinarsi ora in
+quella via era un puntiglio, o con parola più nobile un punto d'onore,
+e che, finita la lotta, e lasciate le cose al loro andamento naturale,
+noi eravamo tutti predestinati ad essere amici. Sicchè da quel sogno
+mi venne un bene e fu di purificare il mio animo d'ogni amarezza, e
+dispormi a guardare le cose con uno sguardo più tranquillo e più giusto.
+
+Sentii dunque con tutta serenità le notizie di quell'ultimo giorno.
+Il figlio del mio competitore[67], un bravissimo giovane, di cui non
+avevo inteso dir che bene, mi andava disfacendo alle spalle in occulto
+quel lavoro che avevo fatto in palese. Piovevano nel collegio da
+parecchi giorni circolari, lettere e telegrammi in nome del comitato
+di Sinistra e dell'associazione del Progresso che quella buona gente
+confondevano insieme. E nessuno capiva un'acca di quella storia. «Cosa
+è quest'associazione del Progresso? mi domandavano. La si dovrebbe
+chiamare regresso, poi che combatte De Sanctis». Il loro buon senso
+rimaneva offeso, veggendomi con tanta persistenza combattuto da
+colleghi ed amici. Quelle lettere col timbro non mancavano di produrre
+un certo effetto sui semplici. Ma poi si ribellavano. Alcuni reagivano,
+e facevano risposte violente. Una finiva così: «Tenetevi voi il vostro
+amico, noi ci teniamo De Sanctis». Altri facevano gli occhioni e non
+si raccapezzavano. Chi rideva, chi s'incolleriva. Messi e corrieri
+attraversavano il collegio in tutte le direzioni. A tarda sera erano
+giunti in Andretta alcuni, e comunicate le istruzioni, proseguivano
+per Teora. Qui erano giunti da Avellino amici ed avversarii, e si
+contendevano aspramente il campo.
+
+Non c'era che dire. Gli avversarii erano disciplinati, e ubbidivano
+alla consegna come soldati. E riflettei all'inconveniente dei piccoli
+collegi, dove un volgare cospiratore può far giocare come macchinette
+quel piccolo numero di elettori che gli basti a vincere. E non aveva
+poi tanto torto il mio teologo.
+
+Il salotto era già pieno. Trovai lì mezza Cairano. Che bel vedere era
+quella brava gente, venuta di lontano, e ora col viso aperto, con
+gli occhi lieti, con le mani tese! Cairano non l'avevo visto mai.
+Pure sentivo che colà dovevano volermi un gran bene, e non conoscendo
+nessuno, stetti in mezzo a loro, come conoscessi tutti da lunghissimi
+anni. Pure avevo una spina. E giravo gli occhi, e non vedevo nessuno
+di quelli che avevo visitato in casa Alvino. E mi giunse una lettera
+del giovine oratore, nella quale m'informava come qualmente il Comitato
+che li dirigeva, contro il suo avviso, aveva loro vietato di venire
+nella casa comunale. Prometteva però che dopo il mio discorso sarebbero
+venuti a visitarmi, e mi faceva tante scuse, e mi esprimeva la sua
+stima, anzi la sua venerazione. Oimè! diss'io, costoro hanno pure un
+direttorio. E compatii al povero oratore, che voleva non disgustar me e
+non disubbidire a quelli. In quest'oblìo delle più volgari convenienze
+concepii cosa sono le passioni settarie.
+
+Mi avviai alla casa comunale con grande accompagnamento di elettori. Lì
+presso vidi due fanciulli, tirati dalla curiosità, e con l'aria di chi
+faccia cosa proibita. Al mio comparire sulla piazzetta l'uno si tirò
+indietro, come per darsela a gambe, e l'altro guardava me che andavo a
+lui, con un certo sdegno negli occhi, e con un certo riso sardonico,
+che non poteva uscire sulle labbra, tenuto indietro, rispetto o paura
+che fosse, e che pur dava alla sua fisonomia una espressione ironica.
+Era un bel fanciulletto[68], e mi pareva in quell'atteggiamento un
+piccolo Farinata. Che gran male gli avranno detto di me! pensai, e lo
+presi per mano, e gli dissi: «chi è tuo padre?--Miele.--Ebbene, ti
+auguro che sii migliore di tuo padre». Quel motto era una riminiscenza
+de' fanciulli di Calitri, i buoni padri debbono desiderare figliuoli
+migliori di loro. Pure, preso alla lettera, quel detto poteva
+sonare una ingiuria, e lo spiegai subito a' vicini per tema che mi
+attribuissero una così bassa intenzione.
+
+Entrai. Sala pienissima, grande aspettazione. Sbirciai verso la porta
+quel tale amico Diogene, che a volte faceva capolino dentro, situato in
+modo il nostro filosofo da poter dire di esserci e di non esserci. Non
+uno di quei della sera. Il Direttorio era stato ubbidito. Vidi però con
+piacere qualcuno di Cairano ch'era lì malgrado il Direttorio e glie ne
+tenni conto.
+
+Cosa dissi? Poco me ne rammento. Avevo già detto la sera tutto quello
+che era a dire. E a ripetere non mi ci trovo. Non ho mai ripetuta una
+lezione. E un dì che gli studenti vollero un _bis_, riuscii freddo e
+sguaiato, pur dicendo quel medesimo che il dì innanzi aveva mossi tanti
+applausi. Doveva ora dire altro o trattare la stessa materia in altro
+modo. Ma non ci ebbi tempo, nè voglia.
+
+Avevo innanzi un uditorio simpatico, già commosso e mezzo intenerito,
+gli applausi erano in aria, prima che aprissi bocca. C'era in quel
+punto una specie di parentela tra le nostre anime, m'indovinavano
+prima che compissi il pensiero, e applaudivano e non si saziavano di
+applaudire: l'affetto rendeva veloce l'intelligenza. Abbandonato al
+caso, commosso, smarrito, trasportato come un fuscello di paglia in
+mezzo alle onde, io mi sentiva dolcemente annegato nel mio uditorio. Mi
+pareva che non parlass'io: o piuttosto ch'io fossi una eco, una voce
+del coro; così mi sentivo uno con tutti. Posso io rifare quei momenti
+deliziosi? rigenerare con la volontà quella generazione spontanea?
+
+Tornai tutto esaltato in me. Lo avevo detto spesso: ma allora mi
+sentivo davvero tra miei concittadini. Dall'alto di quel piedistallo
+che mi aveva alzato il loro affetto, quanto mi parevano piccoli i miei
+avversarii!
+
+La folla mi seguiva nel salotto, e stavo così bene in mezzo a
+quell'amabile confusione, prodotta da un affetto impaziente, che tutti
+nello steso tempo volevano espandere. E viene a me quel caro Mauro, il
+padrone di casa, zitto, zitto, piano, piano, e mi tira in disparte, e
+mi susurra all'orecchio ponendosi l'indice sul labbro, che mi pareva
+don Abbondio, quando diceva: per amor del cielo! Cosa è nato? dicevo,
+alzando la voce, e mezzo stordito. E lui: Mio cognato! e mi tirava,
+guardandomi con certi occhi pietosi e abbassando più la voce.
+
+Questo signor cognato era giunto di Avellino, ed era il capo nominale
+della parte avversaria, bonomo, tenuto un pezzo grosso in paese, e vano
+di quell'onore, di esser dietro lui il capo. Ora il signor cognato era
+un gentiluomo, e teneva a mostrarsi gentile e voleva sì farmi visita,
+ma zitto, zitto, piano, piano, che nessuno ne sapesse niente. Ed entrò
+per una porticina secreta, e lo trovai in un salottino. Viso magro,
+lungo e scuro, privo d'ogni espressione, come d'ogni colore. Modi
+civili, se non distinti. Finite le generalità della conversazione,
+promise... ma zitto, e il bravo Mauro accompagnava quel zitto cogli
+occhi, promise il suo voto, e... il suo voto solo. Posso fare di più?
+pareva dicesse, allargando le mani e chinando il petto. Risposi che non
+ero venuto a carpir voti.--Ah! e cacciò fuori un grosso sospiro, come
+chi si senta alleviato, e dunque? Dunque non tenete a' voti! e posso
+dirlo anche agli altri. Voi non siete venuto qui per avere i voti! E
+posso dirlo anche agli altri.--Servitevi.
+
+Il bonomo, che aveva presa alla lettera quella forma di dire delicata,
+era fuori dei panni, e la gioia comparsagli sulle labbra dava una
+certa espressione a quella fisonomia. Mi levai freddo, e gli diedi una
+stretta ufficiale di mano. E dicevo: il teologo aveva ragione. Qui la
+gentilezza è presa a rovescio, e vogliono loro si parli a lettere di
+scatola.
+
+Il desinare mi parve lunghissimo. Sentivo nell'orecchio Morra, il mio
+paese nativo, che mi gridava: Vieni! Dovetti combattere con l'estrema
+gentilezza de' padroni di casa che volevano trattenermi, e con tanti
+bravi elettori, che mi facevano istanza perchè rimanessi anche il dì
+appresso.
+
+--Ma vi pare? è il giorno della votazione. Il mio posto domani non è
+qui.
+
+--Prendete ancora un bocconcino, mi suggeriva Mauro cheto, cheto. Ad
+andare c'è tempo.
+
+--Grazie. Ne ho presi tanti di bocconcini. Andiamo.
+
+--E il caffè? Non volete prendere il caffè? diceva un terzo in aria di
+scandalo, come volesse dirmi: una tavola senza caffè, dove s'è letto?
+
+--Hai ragione, compare.
+
+E così, tra bocconcini e caffè e bicchierini e chiacchiere, avvenne
+che ci mettemmo in via tardi, ed era notte quando giungemmo in Guardia
+Lombardi.
+
+Guardia è il paese della provincia più alto sul livello del mare, e
+la strada che vi menava non era una gran bella cosa. Mi pareva non
+giungessi mai, ed era già bujo.
+
+Mi avvertì dell'arrivo un gran rumore, confuso tra una luce fosca.
+Erano torce, e scalpitare di cavalli, e spari di mortaretti, e vive
+acclamazioni. I signori di Morra m'erano venuti incontri fin lì,
+accompagnati da una folla di popolo minuto, coi soliti monelli, che con
+l'energia curiosa delle loro mosse, saltando, vociando, davano vivezza
+allo spettacolo. Volevo scendere, ma non vollero; ci è tanto ancora
+da andare, dicevano. E mi caracollavano intorno, e poi via a corsa,
+tra l'infinito vocìo della turba, estatica innanzi allo spettacolo, ed
+essa medesima spettacolo. Andammo così un pezzo, quando mi apparve in
+lontananza una gentile collina tutta illuminata, sì che parea giorno.
+È Guardia quello? diss'io, meravigliato che ancora tanto lontano.
+«Che Guardia? Guardia l'abbiamo passato. La è Morra, guarda, parato a
+festa». In quella confusione ero passato per Guardia, e non me n'ero
+accorto.
+
+Ecco, nuova gente, a dritta e a manca, e ingrossarsi più e divenire
+folla in piazza. Non scesi, mi precipitai, e caddi nelle braccia del
+mio piccolo cugino Aniello, e lo tenni stretto al petto.
+
+Rividi amici, compari, parenti, famiglia, ad ogni passo nuove strette
+di mano. Oimè! mancava uno, a cui avrei dovuto baciare la mano. E in
+quella gioia non ci pensai.
+
+Fui alla casa paterna, entrai nella stanza dov'ero nato, assegnatami
+con gentile pensiero da quel mio cugino, piccolo di statura, non
+d'ingegno e di coltura. Avrei voluto abbracciare, baciare que' di casa,
+dire tante cose, ma la folla si faceva più fitta e le acclamazioni
+più vive. Mi convenne uscire, e piantato sui gradini di casa, dissi:
+«amici miei, grazie. Voi mi decretate il trionfo prima della vittoria.
+Pensiamo a vincere, e domani non un solo morrese manchi all'appello.»
+Levarono le mani, promisero e mantennero la promessa.
+
+«Ora andate che è tardi. Domani vi converrà levarvi per tempo, che
+la via è lunga». Piovigginava già. Il tempo mantenutosi tra sereno
+e fosco, sempre asciutto in quei lunghissimi sei giorni, sembrava
+volesse perder la pazienza e farne una delle sue proprio nel dì del
+combattimento.
+
+Rimasti soli, abbracciai la nipotina e zia Teresa[69] e la cugina, e
+riabbracciai Aniello. Visto la sorella[70] «e a te, dissi, un bacio
+a te, martire di casa mia». Quella povera donna, morta la madre, non
+s'era voluta maritare, ed era madre a tutti noi. Piangeva, e quel
+pianto era il racconto della sua gioia e delle sue pene, piangeva
+ridendo. Mi parve ben mutata dal dì che la vidi. Aveva sulla faccia la
+fresca morte di nostro padre.
+
+Non potei chiuder occhio. Quella stanza era piena di memorie. Il letto
+era proprio a quel posto, dove era già il letto di padre e madre. E
+lì, in fondo, presso la finestra, era il mio letticciuolo, fanciullo
+appena di sei anni. Mi ricordo. Avevo sogni spaventosi, piangevo e
+strillavo forte, e la madre[71] era là, che mi vegliava o mi asciugava
+gli occhi. E ora non c'è più. Mi lasciò ch'ero ancora giovane. E anche
+mio padre[72] m'ha lasciato.
+
+NOTE:
+
+[67] L'avv. Giovanni Soldi, uno dei più reputati penalisti del Foro di
+Avellino. Morì nel 1901, in Corte di Assise, mentre era al suo posto di
+difensore.
+
+[68] Era questi l'attuale ex-sindaco cav. Giuseppe Miele di Amato,
+appartenente a distinta e patriottica famiglia, della quale basti
+ricordare l'arciprete Antonio Miele, già deputato di Lacedonia, l'avv.
+Camillo Miele e l'avv. Giuseppe Miele--tutti patrioti provati.
+
+[69] Consorte in seconde nozze dello zio del De Sanctis, a nome Pietro
+De Sanctis.
+
+[70] Letizia De Sanctis.
+
+[71] Maria Agnese Manzi, della quale il De Sanctis parla lungamente nel
+volume _La Giovinezza_, edita a cura del Villari. Morì il 12 maggio
+1847.
+
+[72] Alessandro De Sanctis, dottor di leggi, morì dopo di aver visto
+la luminosa carriera del suo diletto Ciccillo, che egli, vecchio
+_carbonaro_, prediligeva. Morì il 25 marzo 1874.
+
+
+
+
+ X.
+
+ Morra Irpino
+
+
+ Napoli, 28 marzo.
+
+Oggi è dì Pasqua, e tanti augurii a' miei Morresi, poichè sono a parlar
+di loro.
+
+A' quali morresi non basta esser detti di Morra, e si sono aggiunti
+un titolo di nobiltà, e si chiamano degli Irpini. La discendenza,
+come vedete, è assai rispettabile, e gli è come dire: antichi quanto
+gl'Irpini.
+
+A Morra corre un motto, nato non si sa come, nè quando, ma esso pure
+di rispettabile origine, perchè nella mia fanciullezza lo trovai già
+antico in bocca ai nonni e alle nonne. E il motto è questo: Napoli è
+Napoli, e Morra passa tutto. Altri poi, esagerando più, vi mettono una
+variante, e dicono: Che Napoli e Napoli? Morra passa tutto.
+
+Questa boria locale annunzia già che la virtù principale di quegli
+abitanti non è la modestia. Ma un po' di vanità non guasta, anzi dà
+buoni frutti, quando ci sia dentro una lega d'orgoglio. E il primo
+frutto è questo che ti rende affezionato al tuo paese, sicchè tu
+non debba dire a viso basso: sono di Morra. Poi, un morrese mette
+una specie di civetteria a ben comparire lui e a far ben comparire
+il paese. E indossa gli abiti nuovi il dì di festa, e sa far bene
+gli onori di casa all'ospite, ama una certa decenza di forme, e se
+non è ancora gentile, non lo puoi dire grossolano. Raro è che un
+morrese sia avaro, anzi spende volentieri, e lo stesso gusto hanno
+gli amministratori del comune. Hanno voluto che a Morra ci si vada in
+carrozza, e hanno costruita la _Via Nuova_, che costa un occhio. Hanno
+voluto ancora rettificare e rinnovare le strade interne, e darsi il
+lusso de' lampioni; sicchè Morra di sera è un bello vedere, massime
+chi lo guardi da lungi e d'allo alto, come fec'io venendo di Guardia.
+E hanno pensato anche a' morti, e Morra ha oggi il suo bel camposanto.
+Tutto questo ha costato una bella moneta, che ha fatto un po' mormorare
+i rigidi custodi dell'antica parsimonia, ma oggi la spesa è fatta, e di
+Morra così com'è sono contenti tutti.
+
+Cosa era Morra in antico, nessuno sa[73]. E mi pare che quando si
+pretende a gloriose origini, la vanità avrebbe dovuto avere un po' di
+cura a conservare quelle memorie. Una vaga tradizione accenna alla
+presenza di Annibale in quella parte, che vi avrebbe edificato un
+campo militare, occupato poi da' Romani, e divenuto Morra. Il fatto
+è che Morra non ha storia. E ciò che ha potuto essere, non si può
+concetturare che dalla sua topografia.
+
+Il nocciolo di Morra è il monte delle Croci, o il Calvario, o anche
+della passione, ch'è una vera _via crucis_, dove gli abitanti nella
+settimana santa andavano a celebrarvi i Misteri. A pie' del monte era
+l'antico cimitero, il quale con esso il monte formava il così detto
+territorio sacro, chiamato anche la costa, a cui si contrappongono i
+_Piani_, che è quanto dire la pianura.
+
+Dal cimitero partono due strade, di cui l'una non è che il
+prolungamento della costa, con case sparse a dritta e a manca, l'altra
+un po' più a destra e là dove la costa è più inclinata, e scende e
+scende sempre.
+
+La prima sembra un braccio della costa, insino a che si eleva e forma
+una bella altura o collina, sulla quale torreggia il castello, o come
+dicono, il palazzo del principe, che poco starà a divenire un granaio e
+un fenile. Il palazzo è immenso verso la piccolezza del paese, e doveva
+essere _in illo tempore_ esso tutto Morra, aggiuntovi quel piccolo
+spazio, che a sinistra ha casa De Sanctis[74], a dritta casa De Paola,
+e in mezzo la chiesa, grande anch'essa e con una bella piazza innanzi.
+La strada, correndo diritta e piana e ampia innanzi al palazzo,
+come per rendere omaggio al signore del luogo, tutt'a un tratto si
+restringe, si abbassa, e corre rapida verso giù a formare una gentile
+stradetta, chiamata _Dietro Corte_, sulla quale guarda casa De Sanctis
+e dopo di aver formata una gran piazza, precipita giù.
+
+Dietro Corte! Sicchè quello spazio, che domina, doveva essere Corte
+anch'esso, dimora de' vassalli e servitori, di Corte, un bell'onore in
+verità per i miei antenati!
+
+A questo braccio della costa, su cui sorge l'antico Morra, corre
+parallela l'altra strada, che andando sempre in giù mena al Feudo, il
+vasto territorio del principe. Scendendo, si arresta sul principio due
+o tre volte, e forma brevi pianure o piazze, quasi a riposarsi e a
+pigliar nuova lena alla discesa.
+
+Morra si è ito poco a poco allargando su queste due strade, sulla
+costa e sul pendìo, sull'altura e sulla discesa, e hai l'alto e il
+basso Morra, che sottoposta ti dà l'antico e il nuovo Morra. La via
+Nuova s'imbocca nella strada a destra, dov'è il pendìo della costa, e
+diviene il Toledo di Morra, una strada interna, oggi rifatta a nuovo,
+che attraversa il paese. Ivi è l'entrata, nobile e presentabile,
+l'entrata in carrozza, e sei subito in piazza, un magnifico altipiano,
+su cui guarda la chiesa della Nunziata, di antica architettura, col
+suo porticato di un aspetto severo, e ai lati hai parecchie case di
+antiche famiglie, oggi spente o ammiserite, come sono i Cicirelli, i
+Grippo, i Sarni, abitate da nuovi padroni. La strada scende poi quasi
+senza pigliar fiato, costeggiata di case, fino a casa Manzi[75],
+dove, raggiunta dalla strada di sopra, formando una piazzetta, piega
+a dritta, e rasentando casa Del Buono, va a formar via de' Fossi
+innanzi a casa Donatelli. Il nome della via indica già che lì è il
+punto massimo dell'abbassamento, sicchè, dopo una breve fermata, dov'è
+l'ultima piazza, con la sua chiesa di San Rocco e il suo obelisco su
+cui pompeggia la statua del Santo e le sue graziose case intorno, la
+discesa è così ripida, che il paese non si è potuto tendere più da quel
+lato.
+
+Dunque una costa in pendìo avvallata è Morra. Ed è tutto un bel vedere,
+posto tra due valloni. A dritta è il vallone stretto e profondo di
+Sant'Angiolo, sul quale premono le spalle selvose di alte vette, e
+colassù vedi Sant'Angiolo, e Nusco, e qualche punta di Montella,
+e in qua folti boschi che ti rubano la vista di Lioni. A sinistra
+è la valle dell'Isca, impetuoso torrente che va a congiungersi
+coll'Ofanto, e sopravi ignudi e ripidi monti, quasi un anfiteatro, che
+dalla vicina Guardia si stende sino a Teora, e ti mostra nel mezzo
+il Formicoso, quel prato boscoso dietro di cui indovini Bisaccia, e
+ti mostra Andretta, e il castello di Gairano, avanguardia di Conza,
+e Sant'Andrea. L'occhio non appagato, navigando per quell'infinito,
+si stende là dove i contorni appena sfumati cadono in balìa
+dell'immaginazione, e a dritta indovina Salerno e Napoli e vede il
+Vesuvio quando fiammeggia, e a mancina corre là dov'è Campagna. Non ci
+è quasi casa, che non abbia il suo bello sguardo, e non c'è quasi alcun
+morrese, che non possa dire: io posseggo con l'occhio vasti spazii di
+terra.
+
+Chi gitta un'occhiata sull'ossatura di questo paese può almanaccare
+sulla sua storia. In alto è il medio evo col suo castello di
+Castiglione e a' fianchi il Monastero di Santa Regina. Più che un
+paese, era un campo murato, con le due sue porte, poste in sito
+vantaggiosissimo alla difesa. Tale doveva essere ancora Guardia
+Lombardi, che sta in luogo così eminente: e quando io vedo tutti quei
+paesi sulle vette, concepisco tempi selvaggi di uomini contro uomini,
+ne' quali si cercava riparo sulle cime de' monti, come nel diluvio.
+Lì stava quel campo chiuso col suo castello e la sua chiesa e il
+cimitero e il calvario e il monastero, con quella mescolanza di sacro
+e di profano, di castellani e di frati, di alabarde e di corone, di
+peccati e di penitenze, di balli e di missioni, che portava il tempo. E
+ora tutto è in rovina, crollate o crollanti le case sulle falde della
+costa, e veri letamai in più d'uno di quei luoghi abbandonati. Colassù
+stesso dove il barone chiamava a raccolta la sua gente d'arme, e dove
+gli allegri canti in onore della castellana si stendevano per quel
+dolce azzurro infinito, non è rimasto di vivo e d'interessante che
+un'ottima cantina; e il silenzio funebre della giornata non è rotto che
+solo la sera dal rantolo del gioco alla morra e dalle orgie clamorose
+dei bevitori, illuminati da' bei riflessi del sole che si nasconde.
+
+Venuti tempi più miti e meno sospettosi, Morra si andò stendendo a
+destra sul pendìo e prolungando verso il basso, secondo comodità o
+piacere, e divenne un vero e proprio comune con la sua casetta comunale
+che ha le spalle volte alla chiesa, e il popolo teneva forse le
+adunanze nella piazza avanti la chiesa. Ma nessuno edificio di qualche
+importanza attesta una potente vita municipale e quella casetta sembra
+più un luogo scelto così a caso e provvisoriamente a quello ufficio,
+che una dimora degna del comune[76].
+
+Più vivo era il sentimento religioso, sopravvissuto esso solo a tutto
+quel mondo feudale; riacceso, quando, afflitto il paese dalla peste,
+si elesse a protettore San Rocco, e gli sacrò una chiesa edificata di
+pianta verso il basso, dove poi si andò stendendo e aggruppando il
+comune. Questi spiriti religiosi si sono mantenuti fino ad oggi; e a
+mia memoria la chiesa principale fu ampliata e rifatta, e ultimamente
+fu alzata una statua a San Rocco. La statua decora quell'ultima piazza
+che prende nome dal Santo, monumento dell'età novissima e scredente in
+memoria dell'antica pietà. Altra memoria non è in quelle piazze ignude,
+e sembra che gli uomini vi sieno vissuti in uno stato poco lontano
+dal selvaggio, che non ha storia e vive di poche e vaghe tradizioni.
+Guardando per entro l'abitato case cadenti, e mucchi di pietre ancora
+intatti dove furono case, e qua e là case nuove di pianta o rifatte
+a nuovo, e spazio troppo più vasto che non porta il picciol numero
+degli abitanti, s'indovinano pesti e carestie, catastrofi pubbliche
+e private, tempi di decadenza e tempi di prosperità. Andato io colà
+dopo lunga assenza, vi ho già trovata una storia, antiche e prospere
+famiglie venute giù o spente, e molta gente nuova, e subiti guadagni, e
+contadini ricchi e fatti padroni, e talvolta i loro padroni servi loro.
+Premio al lavoro e castigo all'ozio.
+
+Co' nuovi tempi è sorta in Morra una gagliarda vita municipale, e in
+un decennio si è fatto più che in qualche secolo. Sicchè, se stai
+all'apparenza, gli è un gentile paesetto, e dove è un bello stare,
+massime ora che, sedate le antiche passioni locali, tutti i cittadini
+vi sono amici d'un animo e di un volere. Ma non posso dire che una
+vera vita civile vi sia iniziata. Veggo ancora per quelle vie venirmi
+tra gambe, come cani vaganti, una turba di monelli, cenciosi e oziosi,
+e mi addoloro che non ci sia ancora un asilo d'infanzia. Non veggo
+sanata la vecchia piaga dell'usura, e non veggo nessuna istituzione
+provvida che faciliti gl'istrumenti del lavoro e la coltura dei campi.
+Veggo più gelosia gli uni degli altri, che fraterno aiuto, e nessun
+centro di vita comune, nessun segno di associazione. Resiste ancora
+l'antica barriera di sdegni e di sospetti tra galantuomini e contadini,
+e poco si dà all'istruzione, e nulla alla educazione. Nessuno indizio
+di esercizii militari e ginnastici, nessuno di scuole domenicali,
+dove s'insegni a tutti le nozioni più necessarie di agricoltura, di
+storia e di viver civile. E non è meraviglia che le ore tolte agli
+utili esercizii sieno aggiunte alle orgie, e che intere famiglie
+sieno spiantate per i _cannaroni_, come diceva Clementina, una brava
+morrese, e intendeva la gola. Povera Clementina! E per i cannaroni la
+tua famiglia andava giù, e tu, nata signora, vesti ora il farsetto
+rosso di contadina, e in gonna succinta e in maniche corte, con la tua
+galante _cannacca_, con tant'oro intorno al collo e lungo il seno, sei
+pur vezzosa e lieta, e sembra tu sola non ti accorga della tua sventura.
+
+Sicchè, se ne' tempi andati abbiamo vestigi di un Morra feudale e di
+un Morra religioso, di un Morra civile non ci è ancora che la velleità
+e la vernice, in Morra c'è vanità, non c'è orgoglio, e molto è dato al
+parere, poco all'essere. Pure questa sollecitudine del ben comparire
+mette già un paese sulla via del progresso, ed è uno stimolo a bisogni
+più elevati.
+
+Queste cose mi passavano per la mente, poi che svegliato da un forte
+acquazzone, m'ero levato. Le donne m'informarono che tutti gli elettori
+erano partiti di buon mattino, niente sgomenti di quella tanta furia di
+pioggia. E mi affacciai, ed era così oscuro che non vedevo Andretta, e
+neppure l'Isca che bisognava attraversare, e nessuna forma di strada,
+e rientrai commosso tra la pietà e l'ammirazione. Rimasto solo, tutto
+pieno di Morra e de' miei morresi, non fui buono a pensare altro che
+Morra, e mi feci in capo la sua ossatura, e riandai fantasticando i
+secoli, così come ho scritto.
+
+Fatto un po' di sereno, misi il capo fuori sulla piazzetta avanti
+casa, teatro già de' miei trastulli puerili. È un piccolo altipiano,
+chiuso, e non c'è via all'uscita che per sudicie strettole, e sembra
+come schiacciato sotto un muro altissimo lì dirimpetto, che è un lato
+della Chiesa, e mi pare quasi un brigante che mi contrasta lo spazio e
+l'aria. Quel muro monotono senza finestre ha un piccolo buco nel mezzo,
+e in quel buco, salendo per scala altissima, ficcai un dì l'occhio
+curioso, e vidi tanti preti, seduti in cerchio, come a tavola rotonda,
+o piuttosto come nel Coro, quando dicevano l'ufficio, e ebbi paura, e
+scesi frettolosamente, quasi m'ingiungessero e mi volessero menare colà
+dentro, e non so come non mi fiaccai il collo. Ero fanciullo, e quella
+vista e quella paura non mi è uscita più di mente.
+
+Mi dissero ch'era il cimitero de' preti e conchiusi che i preti stavano
+nell'altro mondo seduti, e mi pareva meglio così, che stare supìno in
+uno scatolone inchiodato. Questo mi diede una grande idea del prete,
+e vedendomi così studioso e così pacifico, alcuni mi dicevano: non
+vuoi farti prete? E chi sa? forse sarei finito così, se la nonna non
+mi conduceva in Napoli, dove, leggendo di Demostene e di Cicerone,
+dissi: voglio essere un avvocato. E stetti fisso in questo, e feci
+i miei studii, e giunsi al primo anno della pratica forense, quando
+zio Carlo, mio maestro, e che teneva una bella scuola, fu colto di
+apoplessia, e mi fu forza, per tenere unita la scuola, di supplirlo io,
+e così mi trovai maestro quasi per caso. E il caso fu più intelligente
+di me, perchè aveva indovinata la mia vocazione. Così almeno sostiene
+mia moglie, che non mi riconosce nessuna qualità di avvocato, il quale
+secondo lei è un imbrogliaprossimo, e dice che a fare quello ch'io
+fo, se si ha meno quattrini, si ha maggior fama. E io m'inchino.
+Sostiene poi che non ho nessuna vocazione politica, e che qui il caso
+è stato una bestia, e poteva tenersi di tirarmi in tante brighe, e
+poteva lasciarmi alla pace degli studi e alla compagnia de' giovani.
+Ma qui non m'inchino, anzi ribatto, e dico tante belle cose dei doveri
+verso la patria, e la disputa si accende, massime quando mi conviene
+di lasciarla e andare a Roma, e fo, come ella dice, il commesso
+viaggiatore.
+
+Certo è che fanciullo io studiava molto, e più latino che italiano,
+e le mani mi bruciavano delle spalmate, e la paura delle spalmate era
+tanta, che un dì m'uscì detto _amabint_ e vidi il corruccio negli occhi
+del maestro e che alzava la mano, mi gittai alla porta, e sdrucciolai e
+caddi su un chiodo che mi entrò nella coscia, e ho ancora la cicatrice.
+Che belli costumi; neh?
+
+Quante mie lacrime ha viste quella piazzetta! E qui, su questi gradini,
+dove ora fantastico, mi ricordo, era innanzi l'alba un cielo nero e
+brutto, e stavano seduti molti di casa, e mia madre mi teneva in collo,
+seduta anche lei, e attendevano non so che, io tremavo di freddo. E
+vennero, e ci fu un grande abbracciarsi, e si levò un gran pianto, e
+io vedendo piangere, piangevo e strillavo e mi stringevo alla mamma.
+Fatto adulto, mi riferirono che quelli erano gli otto morresi del
+ventuno[77], tutti parenti, due De Sanctis[78], due De Pietro, un
+Cicirelli, un Sarni, un Pugliese e un D'Ettore, che in quel triste
+giorno prendevano la via dell'esilio. Questo è un titolo di nobiltà più
+moderno, ma non meno rispettabile che di esser nati dagl'Irpini.
+
+E pensavo: se ci ha da essere un cimitero distinto, non sia distinzione
+di classe, ma di merito. O che? dee andar perduta memoria di quelli
+che fanno il bene? Lì è la storia vera di un paese. E non ci ha da
+essere una lapide che la ricordi? Della vecchia generazione sono ancor
+vivi nelle nostre conversazioni Paolo Manzi e Domenico Cicirelli e
+due vescovi, un Cicirelli e un Lombardi, e due letterati, un Carlo De
+Sanctis e un Niccolò Del Buono, e per tacer di altri, tocco del lutto
+più recente, un Carlo Donatelli, uomo d'ingegno distintissimo, e
+avvocato primo nella provincia. Queste sono le nostre glorie, ed il
+nostro dovere è di conservare ai nipoti piamente queste memorie.
+
+Fantasticando così, sopraggiunsero le cugine, e il discorso volse
+presto allo scherzo, e si venne sul «ti ricordi? E vi ricordate,
+diss'io, eravamo così giovani allora, vi ricordate di quei tali
+pizzicotti? E voi a farvi rosse, e io aveva l'aria di un monello, che
+osava qualche cosa di spaventoso. Pure era tra cugini, e non ci era
+malizia, almeno per me; e voi?» E loro a chiudermi la bocca ridendo,
+come se volessero dirmi: non sono discorsi questi!
+
+Girando un po' il paese, chiaccherando, scherzando, così passava quel
+giorno, e si venne a sera, e attendevo notizie del ballottaggio, e non
+si vedeva tornare anima viva.
+
+NOTE:
+
+[73] La vorrebbero sorta al tempo dei Goti: è più probabile l'opinione
+che sia sorta ai tempi dei Longobardi. Fondatori furono Zurlo,
+Caracciolo, De Morra. Goffredo Morra, fatto principe di Morra nel 1664,
+vi stette fino all'abolizione dei feudi. Il detto Comune conta 2385
+abitanti.
+
+[74] Nel 1912, auspice l'Amministrazione Comunale presieduta dal
+commendatore Achille Molinari, venne collocata sulla facciata della
+casa, ove nacque il De Sanctis, una lapide marmorea. L'epigrafe,
+dettata da Giuseppe Ferrarelli, suona così:
+
+ IN QUESTA CASA
+ NACQUE IL 28 MARZO 1827
+ FRANCESCO DE SANCTIS
+ MORÌ IN NAPOLI IL 29 DICEMBRE 1883
+ VISSE VITA IMMACOLATA
+ FU MAESTRO ED EDUCATORE IMPAREGGIABILE
+ POLITICO E MINISTRO SAPIENTE
+ E CREANDO LA NUOVA CRITICA
+ E LA NUOVA STORIA DELLA NOSTRA LETTERATURA
+ FU GLORIA IMMORTALE D'ITALIA
+
+ IL MUNICIPIO IL 22 AGOSTO 1912
+
+[75] Casa della madre del De Sanctis.
+
+[76] Nel 1896 venne collocato all'esterno del palazzo municipale un
+busto in bronzo in onore del De Sanctis, proposto dal comm. Achille
+Molinari poco dopo la morte del grande Critico, ed inaugurato nel 1896,
+sindaco il principe Goffredo Morra. Il busto è opera del benemerito
+Raffaele Belliazzi.
+
+[77] Nella rivoluzione del 1820-21 la provincia di Avellino, o come
+allora si diceva di Principato Ultra, ebbe una parte notevolissima,
+poichè la _Carboneria_ aveva profonde ramificazioni in tutti i Comuni.
+
+[78] I germani Giuseppe e Pietro, inviati in esilio.
+
+
+
+
+ XI.
+
+ Dopo il ballottaggio
+
+
+ Napoli, 26 aprile.
+
+Il tempo tra sereno e pioggia pareva un matto. S'era rimesso a pioggia.
+Neppure un cane s'arrischiava fuori, dicevano, e la gente s'era tutta
+raccolta in cucina, che è il salotto di quei paesi, e vi si faceva una
+conversazione allegra e clamorosa. Io non avevo lo spirito così libero
+che vi potessi prender parte, e me ne veniva appena il romore nel
+salotto.
+
+Il cattivo tempo mi spiegava l'indugio delle notizie. Ma ero inquieto.
+Non dubitavo già della vittoria. Pure, se aveva rinunziato a quella
+vittoria splendida che mi promettevo nel mio viaggio, tenevo ad avere
+almeno tutti o quasi i voti del mio mandamento. Anche questa speranza
+m'era rimasta debolissima, visto d'appresso l'attitudine degli
+avversarii: ma ci era andato don Camillo, e che farà don Camillo?[79].
+
+Lo avevo incontrato che andava in Andretta, e gli dissi: «Guardatemi
+bene negli occhi, don Camillo, confido a voi il mio nome e l'onor mio;
+guardatemi bene negli occhi». Ma gli occhi rimasero a terra, mentre
+diceva con quella sua mezza bocca a riso: poichè gli equivoci sono
+finiti... E finì lì, e io tirai innanzi.
+
+Che farà don Camillo?
+
+O piuttosto, che ha fatto don Camillo? diss'io, correggendo a voce
+quella confusione di tempo nata nel pensiero.
+
+E dissi: Vediamo un po' se indovino. Anche io so tirare l'oroscopo.
+Tale è l'essere e tale è il fare. E cosa è don Camillo?
+
+Raccolsi quel che sapevo del suo essere e de' suoi gesti, e me lo
+ricordai che eravamo tutt'e due giovanissimi.
+
+S'era in pieno quarantotto. Mi sentivo già qualche cosa. E andai
+in Andretta, pensando che tutti mi dovessero già conoscere e farmi
+deputato. Ma non ne fu niente, e mi capitò come a Cicerone, tornato
+tutto trionfo di Sicilia, che a Roma si credeva non si fosse mai
+partito di città. Nessuno sapeva niente de' fatti miei, anzi parecchi
+mi credevano ancora uno studente, ed ero già un professore, e di
+quelli, come pareva a me e a molti altri. Ed eccoti don Camillo, più
+giovane di me, che mi si fa attorno, e lisciandomi con belle parole,
+tira me e i miei morresi in un bel concertino per la formazione
+dell'ufficio elettorale. E come tutta la buona fede era da un lato, e
+tutta la malizia dall'altro, avvenne che don Camillo entrò e io rimasi
+fuori[80]. Questo bel tiro mi restò fitto in capo, e non ne è voluto
+più uscire.
+
+Da quel tempo non l'avevo più visto. E mi tornò innanzi, quando,
+proposto io consigliere provinciale, scrisse agli elettori un elogio
+di me, con molti bei ricami e fiori, sì che mi parve una vera
+esagerazione. Seppi allora che era giornalista e avvocato. Glie ne feci
+render grazie, e ci cambiammo qualche saluto. E poi? E poi mi scrisse
+una bella lettera perchè, venuta sul tappeto la mia candidatura alla
+deputazione, chiarissi la mia intenzione, dissipassi gli equivoci, ecc.
+E io feci una bella risposta, scegliendo lui a interprete della mia
+intenzione, con tanti ringraziamenti, ecc.
+
+Conchiusione. D. Camillo si trovò in un bell'imbroglio. Ufficialmente,
+non era decenza combattere la mia candidatura, e se vi si faceva
+contro, erano i fratelli, ma lui! Oh lui! e a inchinarsi e a dir
+tante belle cose di me. Venne il dì. E don Camillo, che fa l'avvocato
+in Sant'Angiolo, andò in Andretta, e votò, e per chi doveva votare?
+faceva di me tanta stima. Ma al mondo ci sono sempre le male lingue.
+E questi attribuirono a lui una scheda su cui era scritto: _Soldi non
+De Sanctis_. E l'ufficio disputò a quale dei due andasse quel _non_, e
+ricordò il _redibis non morieris_, e non sapendo risolversi, annullò
+la scheda, rendendo omaggio allo spirito e alla erudizione del sottile
+autore. Non vi pigliate collera, don Camillo; quando si ha riputazione
+di spirito e di rettorica, incontra così, ti si affibbiano tutte le
+gherminelle. Cosa volete? Vi tengono un grande avvocato, e se si fecero
+le proteste, chi poteva averle architettate? Don Camillo, l'autore
+presunto di tutte le malizie.
+
+Come vedete, don Camillo è uno de' caratteri più originali della
+provincia e più degni di studio. E la sua originalità è in questo che
+la natura l'ha fatto curvilineo e centrifugo, e gliene ha lasciato il
+segno su quella faccia bruna, dagli occhi incerti e dal mezzo riso.
+Sicchè non ti è facile indovinarlo o pigliarlo, salvo che non lo tenga
+un tratto pel ciuffo. Quale sia l'arte di tenerlo pel ciuffo, parecchi
+si vantano di saperlo. Per me, ci perdo il latino, e non fu buono
+neppure ad alzare verso di me quegli occhi bassi.
+
+Dato un don Camillo così e così, il problema era sciolto. Non potevo
+avere molta illusione sul suo concorso.
+
+Mentre stavo così fantasticando, sentii martellare il portone di casa
+con forza e con fretta. Erano i reduci di Andretta.
+
+Abbracciai Aniello[81]. E cominciarono le strette di mano, e il che fu
+e l'io fui.
+
+In cucina, in cucina. E si fece un gran fuoco, e si scaldavano e
+raccontavano.
+
+E raccontavano i vari accidenti dell'andata. I signori di Morra
+avevano divisi i contadini in vari gruppi, e ciascuno s'era fatto
+capo di un gruppo. Il mattino di buonissima ora, sotto una pioggia a
+secchie, eccoli intorno a riunire ciascuno il suo gruppo, e non ci fu
+ragione, nè scusa, tutti dovettero marciare. Erano apparecchiate alcune
+carrozze, e i signori vi ficcarono i contadini o troppo cagionevoli
+o troppo gravi d'età, ed essi a cavallo, chiusi ne' mantelli.
+Attraversarono Guardia, acclamando, svegliando quella buona gente, e
+giunsero in Andretta a ora, fradici di acqua, ma contenti, acclamanti
+e acclamati. Il guaio era pe' rimasti a piedi. E costoro, pigliando la
+via dritta e breve, si gittarono alla valle dell'Isca, attraversarono
+i torrenti, scalarono le alture, dando il grido nelle cascine,
+raccogliendo per via elettori, e muli e asini, quanti potevano, e
+giunsero anche a ora tra risa e applausi. La pioggia aveva messo là
+l'eguaglianza tra contadini e signori, anzi vedevi con rara abnegazione
+qualche signore a piedi e qualche contadino a cavallo. Fu visto
+giungere a corsa trafelato, bagnato come un pulcino, un contadino più
+che settuagenario. Dove vai?--Vado a votare per De Sanctis. Fu visto
+Marino, fabbro e capo di tutto quel moto, giungere ultimo, quando fu
+sicuro che tutti erano lì, inzaccherato fino al ginocchio, e grondante
+acqua, cappello e mantello, che pareva un cencio tolto pesolo dal
+bucato.
+
+E tutti gli occhi si volsero a Marino, che se ne stava lì accanto al
+foco, umile in tanta gloria, un personcino asciutto, tutto nervi e
+muscoli, tempra di acciaio, allegro e simpatico compagnone, primo ne'
+piaceri dell'ozio e primo nella serietà del lavoro.
+
+Date un bicchiere di vino a questa gente. E fu preso di quel vecchio
+e generoso. Vino molto vantato del cugino Aniello. È vino di peso e
+di qualità, denso troppo, che fa nodo nella gola e non si può tutto
+ingoiare in una volta, e la gente ci stava su con gli occhi, quasi che
+in fondo al bicchiere vedessero l'innamorata. Zia Teresa[82] contava
+sospirando i bicchieri che si votavano.
+
+Ci fu un intervallo di silenzio. Poi, come in fondo al bicchiere
+trovassero i pensieri e le parole, la lingua si fece più sciolta e si
+venne a' sarcasmi.
+
+--Il presidente questa volta non era così cocciuto. Aveva bocca a riso,
+e lingua di mele, e non cavillava, c'incoraggiava.
+
+--E già. C'incoraggiava a farne delle grosse, e diceva in cuor suo: ci
+vedremo a Filippi.
+
+--Appunto. Ci vedremo a Filippi, e sarebbero piovute le proteste. Ma
+noi, attenti, e con gli articoli di legge avanti, perchè il presidente
+è una buona pasta, ma dietro a quel riso ci stava...
+
+--Don Camillo!
+
+--Sicuro. Dove non sta don Camillo? Sta dove lo vedi e dove non lo
+vedi. Ne pensa tante, mentre ti fa quella sua aria innocentina. E
+dicemmo: questa volta non ce la farai.
+
+--E ce l'ha fatta!
+
+Che? che? Proteste anche oggi?
+
+--Se in questo punto staranno ancora protestando! L'affare piglierà
+tutta questa notte.
+
+--Perciò il sindaco, che è dell'ufficio, non è venuto.
+
+--E come ha fatto per farvela?
+
+--Quello è un demonio. Ne trova sempre. E ha trovato che s'hanno a
+dichiarar nulle quelle schede, dove c'è scritto altro che il solo nome
+e cognome.
+
+--Per Dio! Allora è nulla la mia, dove scrissi: _De Sanctis, non
+vogliamo versipelli_.
+
+--E la mia, dove scrissi: _De Sanctis, oratore italiano_.
+
+--Bravo! come potesse esser creduto un turco.
+
+--E la mia, che ne dite? _De Sanctis fratello di Don Vito_[83].
+
+--Bravissimo! Don Vito notissimo per far conoscere De Sanctis mal noto.
+
+--Sicurissimo. Tra noi don Vito chi non lo conosce?
+
+--E io che scrissi: _De Sanctis professore a Zurigo_.
+
+--E io?
+
+--E io?
+
+--Ma allora tutte le schede saranno nulle. Oh che guaio! Ciascuno ci ha
+voluto mettere qualcosa di suo.
+
+--Ma se l'altra volta si è fatto pure così, e nessuno ha fiatato.
+
+--Ma ora il fiato si è perso a gridare, e stanno ancora gridando.
+
+--O che guaio! o che guaio!
+
+--E dicono che la Camera ha annullata un'elezione, dove ci erano schede
+così.
+
+--E don Camillo si fregherà le mani, e dirà: annullata anche questa, e
+si dee alla mia gran testa.
+
+--E bene sta. Perchè volere il _Santo_?
+
+--Cosa? diss'io.
+
+--Il Santo, che è a dire un segno, un che sulla scheda convenuto tra
+due.
+
+--Anche questo? Ma allora siete tutti gente senza fede, e non è segreto
+il voto, e l'elezione è nulla.
+
+--Che santo e segno? saltò su Marino, che vide la mia faccia
+annuvolarsi. C'è bisogno il Santo tra noi? Ma non si parla così a
+casaccio.
+
+--E girava gli occhi, che parevano saette.
+
+--Ed ecco giungere a noi un rumore confuso.
+
+--Si spara in Andretta! Vittoria!
+
+--Che Andretta? Questo è un rumore che cammina, e si avvicina.
+
+E si aperse il portone, e venne gran gente. Festeggiavano la vittoria
+di Teora. Viva Teora! usciva da cento petti.
+
+--Quel povero corriere pareva un morto che cammina.
+
+--E che bella lettera che ha portato!
+
+Viva Teora! Viva Teora!
+
+--E anche lì violenze e proteste. Quel presidente è un uomo di ferro.
+Pare che si voleva rapire l'urna, e ha fatto venire i carabinieri.
+
+--E quel Cantarella, come ha ragionato bene! E tutti con l'orecchio
+teso. Non si sentiva un zitto.
+
+--Abbiamo riportato una bella vittoria. Il doppio dei voti. Viva Teora!
+
+Tra questi viva mi addormentai e li avevo ancora nell'orecchio.
+
+Il dì appresso, avutasi notizia della vittoria con novantasette voti in
+maggioranza, fu festa in tutto il collegio.
+
+Si sparò in Andretta e Cairano, si sparò in Lacedonia e Teora, si sparò
+a Monteverde, e vi rispondevano gli spari de' pochi amici di Aquilonia.
+Dove la lotta era stata più viva, la gioia era più impetuosa.
+
+Festa in tutto il collegio, fuori che in Morra. Lutto era nell'anima
+mia, e lutto era in Morra.
+
+Nel primo ballottaggio avevo avuto in più settantasette voti. Ora erano
+novantasette. La mia presenza, il mio viaggio valeva dunque--venti
+voti! Metti che il mio avversario aveva avuti più voti che l'altra
+volta nel mio mandamento[84]. Io dunque mi sentivo umiliato sino in
+quel mandamento, dove mi promettevo l'unanimità. Aggiungi le proteste
+d'Andretta, e non ne potei più, traboccò la mia indignazione, e
+maledissi l'ora e il momento che mi trovai in questo ballo.
+
+Che gente è questa, dicevo, che non intende cortesie e non convenienza
+e non sincerità, e spinge la lotta a un punto, dove tutto ciò che in
+noi è umano deve arrossire? Non voglio saperne di questa gente.
+
+Dunque, per il peccatore deve soffrire il giusto? mi dicevano attorno.
+
+E vedevo giungere nuovi amici di Andretta, di Cairano, di Teora, di
+Sant'Andrea, di Conza, mai Morra non fu così popolato. E tutti avevano
+sul viso quel punto interrogativo: Dunque, per il peccatore dee
+soffrire il giusto?
+
+La mia indignazione ebbe i suoi periodi, come una febbre. Giunse
+alla massima intensità la sera, che la casa era piena di gente. Uscii
+di stanza, salutai in silenzio, nessuno parlava, gli era come in un
+mortorio. Finalmente, prese la parola uno di quei signori di Avellino,
+iti a Teora, e fece un vivo racconto della lotta ivi sostenuta, e della
+gioia che vi scoppiò in ultimo. Di tutto parlò, fuorchè di sè e dei
+suoi amici, a cui bastò l'animo, giunti in Morra il sabato, e non ci
+trovando alcun conoscente, venutimi tutti incontro, di fare a piedi il
+cammino sino a Teora per sei lunghe miglia e per vie impossibili.
+
+Pure ero così cieco di collera, che tutto questo non mi commosse, anzi
+accresceva il mio dispetto, e più parlavano e più montavo. Cosa dissi
+e di che dissi, non ricordo più. L'orgoglio offeso delirava in me, i
+nervi tremavano, gli occhi scintillavano, avevo la voce dell'esaltato,
+l'accento appassionato ed eloquente di quella febbre interiore. Mentre,
+sentendomi calpesto, ponevo me sul piedistallo, ero ben piccolo.
+
+La serata passò tristamente.
+
+NOTE:
+
+[79] Il De Sanctis accenna all'avv. Camillo Miele, di Andretta, uno
+dei più reputati avvocati del foro irpino e patriota provato. Il Miele
+faceva parte del _Comitato Elettorale della Sinistra_.
+
+[80] Filippo Capone di Montella e Camillo Miele di Andretta,
+quest'ultimo eletto in luogo del De Sanctis, furono i Presidenti dei
+Comizi elettorali del Circondario di S. Angelo dei Lombardi. Per la
+verità bisogna dire che, essi, assistiti dal segretario Giovambattista
+Sepe, ebbero il coraggio di elevare un verbale di protesta contro il
+Borbone. E si noti che eravamo nel 1848!
+
+[81] Figlio di Pietro De Sanctis e cugino dell'autore.
+
+[82] Moglie, in seconde nozze, di Pietro De Sanctis.
+
+[83] Germano del De Sanctis. Nel 1848 andò volontario in Lombardia,
+sotto il comando del generale Pepe. Partecipò alla battaglia di
+Curtatone e fu tra i difensori di Venezia fino alla capitolazione.
+Tornato nel Regno, fu arrestato e prigioniero nel bagno di Brindisi 3
+anni. Vito De Sanctis, defunto, è padre del cav. avv. Carlo De Sanctis,
+modesto per quanto degno nipote del grande Irpino.
+
+[84] Il De Sanctis fu eletto consigliere provinciale per il mandamento
+di Andretta nel 1872, e tenne il mandato fino alla morte. Gli successe,
+dopo la morte, il comm. Achille Molinari. Attualmente il mandamento
+è rappresentato dall'on. Francesco Tedesco, presidente del Consiglio
+Provinciale.
+
+
+
+
+ XII.
+
+ La mia città[85]
+
+
+ Roma, 19 aprile.
+
+E trista passò la notte, senza sonno. Mi trovavo all'ultimo in quello
+stato di eccitamento che ero al principio. Quella notte di Morra
+era sorella a quella notte di Lacedonia. E il mio carnefice era pur
+quello, il disinganno. La menzogna, il falso vedere foggiato da' nostri
+desiderii ci tiene allegri. E chè l'inganno duri, altro non chiediamo,
+pur sapendolo inganno. E quando sopraggiunge il disinganno, la vista
+della verità ci offende e chiudiamo gli occhi per non vederla, e
+mettiamo guai, come fanciulli.
+
+Se ci era uomo che non doveva maravigliarsi di ciò che avveniva, ero
+io quello, dopo tanto studio e così bei ragionamenti. Pure guaivo, e
+più sfacciatamente la notte, senza testimonii. Me ne rimproveravo, e
+guaivo, e mettevo certi sospironi, quasi che non avessi più mente, nè
+volontà, e fossi in tutto un animale. O piuttosto la mente ci era per
+più crucio, per farmi sentire la sua impotenza, fatta trastullo del
+corpo. Veduta vana ogni resistenza, mi ci rassegnai, pensando che l'era
+una malattia come un'altra, e doveva avere il suo corso. Quel cedere
+al fato mi pareva un atto di volontà, e non era se non prostrazione,
+stanchezza della malattia. Mi addormentai sopra i miei lamenti, che era
+già l'alba, e mi svegliai sano e lieto.
+
+Il buon senso aveva ripreso forza, ridevo, mi burlavo, facevo la mia
+caricatura. Bel filosofo, in verità! Tu hai usurpato questo nome. Ieri
+sera, innanzi a tanta brava gente, che pure aveva fatto miracoli per
+te, mettere innanzi il tuo personcino, e non parlare che di te, e fare
+una voce flebile come un eroe di tragedia, e quelli ti pregavano, e tu
+più stizzoso e più ritroso, e declamavi la tua sventura, come se al
+mondo non ci fosse che te: oh il ragazzo mal avvezzo! e che avrà detto
+Morra di te? E mi ricordai che giovanotto lo zio per farmi vergogna mi
+diceva spesso: che direbbe Morra di te?
+
+Uso a studiarmi e a dirmi la verità, confessai che l'ironia di tutta
+quella ragazzata era la vanità offesa, e che il vero orgoglio consiste
+a fare il bene, quando pure non te ne vengano applausi. Così dopo
+lunghi giri tornai a quel sentimento virile, che nobilitava il mio
+viaggio, e poichè mi ci son posto, debbo fare atto di devozione, fare
+il bene del mio collegio nativo, e cercare il premio nello stesso mio
+atto. Risolsi di ritirarmi a Napoli per la via opposta, passando per
+Sant'Angiolo de' Lombardi e Avellino, volendo giudicare da me quanta
+possibilità c'era di fare un po' di bene.
+
+Uscito in salotto, su, dissi, questa sera dobbiamo essere a
+Sant'Angiolo. La notizia si sparse. Erano sopraggiunti altri elettori.
+Decisero tutti di accompagnarmi.
+
+A mezzodì fui in piazza e vi trovai gran gente. Mi accomiatai da'
+parenti e dagli amici con l'aria di chi dica: ci rivedremo. E in
+verità, cominciava tra me e i miei paesani un nuovo affetto, che mi
+doveva tirare più volenteri in quel luogo. Partii con gran seguito,
+e ad una svoltata di via Nuova vedemmo altri pure a cavallo, che
+ripigliavano una traversa per raggiungerci. Era il deputato provinciale
+Corona[86] co' suoi Teoresi.
+
+Si desinò in Guardia, accolti gentilmente dal vecchio Cipriani[87]. E
+quando si fu a' brindisi, io dissi: «Guardia e Morra sono un paese.
+Possono i loro cuori confondersi, come si confondono i loro territorii
+e i loro carlini». Questo piacque. La legge ha potuto staccare Guardia
+da Morra, ponendolo in altro collegio, ma non ha potuto rompere i
+legami naturali, e Morra e Guardia vanno sempre insieme.
+
+Verso il tardi ci rimettemmo in via, e fummo a Sant'Angiolo ch'era
+ancora giorno. Ma forse quella strada aveva veduto tanta gente. I
+contadini seguivano con l'occhio interrogativo quella cavalcata, e si
+vedeva lontano sull'altura gran gente che aspettava, un bel tramonto
+illuminava lo spettacolo. Facevano strada alcuni a cavallo che ci
+venivano incontro.
+
+Al principio della salita scendemmo tutti. Strinsi la mano al
+sindaco[88], vecchia conoscenza, e gittato l'occhio innanzi e visto una
+compagnia in divisa, che gente è quella? dissi.
+
+Sono gli allievi di musica, che vengono a festeggiare il vostro arrivo.
+E quei vispi giovinotti cominciarono la fanfarra, e noi dietro,
+ordinati come in processione. Accolti a suon di musica, mi pareva
+essere un generale, e battevo il passo, e me la ridevo un poco tra me e
+me di quella mia figura grottesca.
+
+Più su, trovai in due ale i giovani delle Scuole[89] e la Società
+operai, e così attraversai la città, tra gli sguardi lunghi che
+venivano dagli usci e dalle finestre, e volevamo dire: cosa è nato?
+Le strade lastricate e pulite mi fecero buona impressione. Opera del
+sindaco, mi dissero. E tra' viva De Sanctis sentivo pure mescolarsi i
+viva al sindaco, massime fra gli operai, che mi parevano contentoni.
+Giunti in casa del sindaco, trovai magistrati e professori, ero però
+stordito e con gli occhi che mi cascavano, e quando potei farlo
+decentemente, stanotte, dissi, ho dormito appena due ore, sono stanco
+ed ho sonno, non mi fareste dormire un par d'ore?
+
+--Sì, sì.
+
+E la gente rimase in salotto, e io m'abbandonai steso sui letto e
+mi addormentai subito. Ma che? Ecco una signora entrare, gridando:
+professore, se non vi affacciate non se ne vanno--E voi chi
+siete?--Sono la sorella del sindaco, venite. Non sentite voi che vi
+chiamano?--Le acclamazioni andavano alle stelle e schiacciavano la
+musica. Balzai da letto, mi avvolsi nel _plaid_ e mi affacciai con un
+berrettone in capo, che dovevo essere una figura curiosa. A vedermi,
+scoppiò una tempesta d'applausi e di grida, che mi pareva tremasse
+il balcone. Era gente fitta e stivata a perdita d'occhio, illuminata
+disugualmente da torce agitate dalle braccia e dal vento, che pareva
+gridassero anche loro e si unissero al baccano, e quella luce equivoca
+che danzava su mille teste, e fuggiva e tornava, sembrava impazzita
+in quella pazzia. Giacché non c'è cosa più simile alla pazzia, che
+l'entusiasmo popolare. Invano si gridava: zitto! invano m'aiutavo
+con le mani e con la voce, non vedevano, non sentivano, gridavano
+più, battevano furiosamente le mani. Quando potei, cominciai: «miei
+concittadini, grazie. La vostra accoglienza cancella il mio esilio
+dalla provincia: sono con voi, non mi staccherò più da voi». E rientrai
+subito, rumoreggiava una nuova tempesta. Entrai in salotto, tutti
+raggiavano. Cercavo appiccar discorso, ma non trovavo le parole.
+L'animo era lì, tra quella moltitudine. E non si parlava che di questo.
+Mai cosa simile s'è vista in Sant'Angiolo, dicevano. E mi chiamavano,
+e mi volevano, non si saziavano. Ora viene, disse il sindaco, ma fate
+silenzio.--Sì, sì--E il silenzio fu un nuovo rumore d'applausi, che
+a me dal salotto parve un tuono. Uscii infine con le mani avanti che
+volevano dire: zitto! E quando fu fatto un po' di silenzio, dissi:
+«Amici miei, oggi non ho ancora desinato, ed ho un grande appetito. Se
+dunque mi volete bene, ritiratevi, e io auguro a voi una buona notte e
+voi augurate a me un buon pasto.» Questa volgare barzelletta destò una
+ilarità generale, come si direbbe in linguaggio parlamentare, e fu la
+crisi che dissipò quella congestione. La folla si sciolse, traendosi
+appresso la musica qua e là e facendo baldoria.
+
+Il dì appresso mi levai ch'era il sole alto. Fu proprio una buona
+dormitona. Attendevano il mio discorso, e avevano a ciò destinato
+un gran salone nella scuola. La scelta del luogo mi fece piacere,
+parendomi che intendessero così onorare in me più che l'uomo politico,
+il professore, il padre della gioventù, come mi chiamavano, l'autore
+dei libri diffusi nelle scuole. Mi raccolsi un po' e pensai che
+dovevo dare a quella cerimonia il carattere di una festa di famiglia,
+concittadino tra concittadini, che ritorna dopo lunga lontananza, ed è
+commosso e grato della buona accoglienza. E mi pareva facile, perchè
+questo rispondeva effettivamente allo stato del mio animo. Andai colà,
+accompagnato da una vera processione, musica in testa, e vidi con
+piacere sventolare la bandiera della Società operaia. «Voi altri, dissi
+al Presidente, siete oggi i beniamini della scienza. Tutti pensano
+a voi, si occupano di voi. Quella bandiera lì è la predestinata de'
+nuovi tempi.» M'intese senza meraviglia e col petto proteso, come di
+cosa nota. «Questo ve l'hanno detto, soggiunsi, ma non vi hanno detto,
+che la via a grandezza è ubbidienza, disciplina e lavoro. Soffrire per
+godere, questo è il destino. Oggi il sacrifizio, domani la gloria.»
+Fece un gesto d'impazienza, alzando le spalle, e voleva dire: Bella
+questa! Il sacrifizio a noi, e la gloria a' nipoti: o chi conosce i
+nipoti? e mi pare che il bravo operaio non andasse più in là del suo
+particolare, come diceva Guicciardini; così s'incontravano l'uomo della
+decadenza e l'uomo dell'infanzia, dove finisce e dove comincia la
+storia. Divenni pensoso, e poco sentivo la musica e meno i discorsi che
+mi ronzavono nell'orecchio. Giunto nella sala, quella fitta calca di
+dentro, che rispondeva alla folla di fuori, mi trasse a me. Levaimi il
+cappello inchinandomi, come per far riverenza a quel formidabile essere
+collettivo, innanzi a cui talora ronzarono i re. Stupii che tanta gente
+fosse in Sant'Angiolo: e mi riferirono che molti erano venuti dai
+paesi vicini, oltre il gran numero che c'era di miei elettori. Porsi
+la mano al sottoprefetto, un piccolo bruno con due occhietti furbi, e
+m'inchinai a Monsignore[90] seduto maestosamente in un canto, sì da
+fare stacco. E dissi:
+
+«Innanzi tutto i miei ringraziamenti. Voi mi avete accolto con la
+musica, accennando senza dubbio a quella musica de' cuori, ch'io vo'
+predicando, a quella armonia di pensieri e di voleri, ch'è la più
+grande benedizione che si possa desiderare a un paese. E se questa fu
+la vostra intenzione, siate benedetti! Rimanete uniti, e Sant'Angiolo
+prospererà, e darà un degno esempio a tutta la provincia.
+
+«E vi ringrazio pure, perchè la vostra simpatia mi rafforza nella mia
+missione, dandomi speranza ch'io possa non inutilmente consacrare
+alla provincia questi ultimi anni miei. Siate uniti, io dico a tutti,
+smettete le gare, e il tempo indegnamente sciupato in pettegolezzi
+personali adoperiamo al pubblico bene. In verità la provincia non ha
+tante copia d'uomini valenti, che possiamo darci il lusso di dividerci
+co' nostri partitini e co' nostri parlamentini.
+
+«Fu questa speranza che mi die' animo ad accettare l'ufficio di
+consigliere provinciale, e che mi tirava come farfalla dietro al mio
+collegio nativo. Forse mi brucerò le ali; ma se voi, se tutt'i buoni mi
+presteranno concorso e appoggio, vivaddio! un po' di bene lo faremo, e
+sforzeremo anche i cattivi alla concordia, fosse pure una ipocrisia.
+
+«A quest'opera spero compagno Monsignore, mio vecchio amico, che dopo
+lunghissimi anni rivedo con piacere così fresco e rubicondo. Eppure dee
+avere gli anni suoi Monsignore! Quando fu posta la mia candidatura, io
+gli scrissi così: «Monsignore, il collegio è diviso, il mio nome può
+unirlo, ecco il mio nome. Siatemi voi aiutatore in questa buona opera,
+ch'è insieme cristiana e civile. La mia missione è un vero sacerdozio,
+e voi siete sacerdote». Egli rispose che sì. E io ci credo. La menzogna
+è il segno che Dio ha messo su la fronte degl'individui e de' popoli
+decaduti. Posso stimare i membri scoperti: gl'ipocriti li disprezzo.
+Dentro di loro non c'è più l'anima, c'è il cimitero. Io ho compito il
+dovere mio; Monsignore scrisse che compirebbe il suo. E io ci credo.
+
+«Assai ho sofferto, miei amici. Avevo qui dentro una spina che avrei
+portata confitta sino alla tomba. Mi sentivo disconosciuto da' miei
+concittadini, mi sentivo straniero nella mia provincia e nel mio
+collegio. Siate benedetti, voi che con tanto affetto rispondete al
+mio affetto. Basta questo solo giorno a sanare tutt'i dolori. E voi
+non sapete quale benificio mi avete fatto, voi non concepite cosa
+è Sant'Angiolo per me. L'uomo che vi parla è nato a quattro miglia
+di qua, e se Morra è il paese, Sant'Angiolo è la mia città. Voi vi
+legate con le più care memorie della mia prima età. Voi eravate la
+mia Napoli, la mia Parigi, il più vasto, il più lontano orizzonte
+della mia fanciullezza. E' venuta la legge e ci ha divisi. Morra di
+qua, Sant'Angiolo di là. Ma la legge non può violare le mie memorie,
+spezzare il mio cuore. Io mi sento uno con voi, io mi sento non solo il
+vostro comprovinciale, ma qualche cosa di più, il nato in mezzo a voi.
+Questa è la mia città. Sono morrese e sono santangiolese.
+
+«E voi pure sentite così. Perchè qual altro sentimento poteva muovervi
+con tanta frenesia di applausi? Ne' vostri applausi ci sta: «costui è
+il nostro concittadino, e torna fra noi e viene a rivendicare il suo
+posto. Sia il ben tornato! Non ci separeremo più». I vostri applausi
+sono una promessa. Me la manterrete questa promessa?»
+
+Sì, sì. Vi vogliamo nostro deputato.
+
+«No, amici miei. Se debbo essere deputato nella mia provincia, sarò
+deputato di Lacedonia. Ma che importa? Moralmente sono il vostro
+deputato. Noi unisce il più saldo de' legami, affetto e stima. E ciò
+che vuole Sant'Angiolo, voglio anche io».
+
+Chi ha un po' di conoscenza del cuore umano, può intendere in quali
+punti questo discorso fu applaudito, e in mezzo a quale commozione ebbe
+fine. Il più commosso ero io, tremavo tutto, e le lacrime facevano
+forza per uscire, trattenute da vergogna. Ma piangeva dirimpetto a me
+la moglie del sottoprefetto, una distinta signora inglese, di quella
+terra dov'è così vivo e profondo il sentimento della famiglia e del
+paese natale.
+
+Si levò poi il professore Campagna di Montella, faccia tranquilla
+e nutrita, con singolare espressione di bontà, e recitò un forbito
+discorso della mia scuola e de' miei libri, sì che più volte mi
+costrinse a farmi rosso. E al discorso fu aggiunto un sonetto, recitato
+da un altro brav'uomo, che non ricordo. La cerimonia tendeva a divenire
+una arcadia scolastica, quando, levatomi improvviso in piè, dissi:
+«Voi, signori professori, mi ricordate un altro motivo che aveva
+omesso della mia gratitudine. Volevo ringraziare la mia città di avere
+destinata a questa festa di famiglia una sala della scuola tecnica. Io
+mi onoro di essere un vostro collega, e il nome che più suona grato
+all'orecchio, è quello di professore. Spesso, quand'ero ministro,
+dicevo: chiamatemi professore: questo è il mio vero titolo di gloria.
+E ora, amici miei, addio. Io parto: resta con voi il mio cuore. Da
+Rocchetta a Sant'Angiolo lascio una parte della mia vita intimamente
+legata alla vostra. Non lo dimenticate mai. Fanno bene queste
+ricordanze. E voi, bravi giovinotti, educati alla musica, che domani
+andrete a Rocchetta a festeggiarvi Sant'Antonio, ricordate questa festa
+non meno santa, e dite a quei cari cittadini ch'io li saluto e li
+ringrazio, perchè è nel loro paese, porta del collegio nativo, che io
+trovai le prime prove di affetto. Rocchetta e Sant'Angiolo, questi due
+nomi sono principio e fine di una storia commovente, in cui vive una
+gran parte di noi, non degna di morire».
+
+La sera feci tre visite ufficiali, al sottoprefetto, al presidente
+del tribunale e al vescovo. Andai a costui accompagnato col sindaco.
+Ci fu moltissima gentilezza e poca espansione. Monsignore, ancorchè
+molto innanzi con gli anni, è vegeto, ha gli occhi vivi, e un'aria
+diplomatica che fa impressione. Il suo torto è di essere lì, in un
+teatro troppo piccolo. Destrissimo, uso ai maneggi e agli affari,
+conoscitore profondo di tutte le vie per riuscire, dotato di un ottimo
+fiuto del vento che spira, natura l'avea fatto un cardinale Mazzarino,
+e il piccolo luogo ha rimpicciolito il suo spirito e sciupatolo in
+volgarità paesane.
+
+NOTE:
+
+[85] S. Angelo dei Lombardi, comune capoluogo, di Circondario, conta
+7343 ab. È anche sede di Tribunali. Si fa risalire la sua origine ai
+Longobardi.
+
+[86] Saverio Corona, già competitore dell'on. Giuseppe Tozzoli nel
+1870, nel Collegio di Lacedonia.
+
+[87] Padre di Giovannantonio Cipriani già ricordato.
+
+[88] L'avv. comm. Bernardo Natale.
+
+[89] La Scuola Tecnica, diretta allora dall'ing. Maffio Ostermann, è
+risorta alcuni anni fa, per opera dell'avv. Natale, assunto di nuovo al
+sindacato.
+
+[90] Accenna al Vescovo mons. Giuseppe Fanelli, vero patriota,
+insignito di parecchie onorificenze da Vittorio Emanuele II, di cui era
+amico personale.
+
+
+
+
+ XIII.
+
+ Il re Michele[91]
+
+
+ Roma, 24 aprile.
+
+L'ultimo scopo del mio viaggio era Avellino, la capitale. E secondo
+il mio costume, m'indirizzai al sindaco[92], uomo rispettabile e
+mio vecchio amico, e quantunque lo sapessi aperto fautore del mio
+concorrente, domandai a lui ospitalità, e lo pregai a voler destinare
+la sala comunale, o quale altra gli paresse più acconcia, perchè volevo
+fare un discorso. Compiuto dunque le visite ufficiali, e andato alla
+Casina per salutarvi tutti gli amici tornai a casa col proposito di
+partire il dì appresso per Avellino. Ma trovai a casa alcuni signori
+avellinesi, venuti apposta a sconfortarmi da questo disegno. Parlavano
+parole tronche, quanto a loro, anzi... ma... Che ma? diss'io.--C'è
+certa gente che... insomma non tutti ci hanno avuto gusto; e il basso
+popolo è con loro, e soffiato vi potrebbe fare un... un... Avanti,
+diss'io--Uno sgarbo. Questa parola era buttata giù per non dirne
+un'altra più dura, che non voleva uscire.--Volete dire una fischiata,
+diss'io guardandoli negli occhi; ma in questo fischierebbero sè
+stessi.--A ogni modo...
+
+E quell'a ogni modo voleva dire che anche fischiando sè stessi, non
+sarebbe stato bello. Sopraggiunse un telegramma del sindaco, che
+prometteva di scrivermi, e intanto si scusava di non potermi fare
+la debita accoglienza, adducendo la malattia del padre e lo stato
+gravissimo di un suo congiunto. Fossero malattie diplomatiche? pensai
+io, e il sindaco di Avellino vuol fare a me con astuzia quello che mi
+fece il sindaco di Calitri, ma almeno con franchezza? Ma fu indegno
+pensiero che cacciai via subito, sapendo con quale gentiluomo avevo a
+fare. Poichè è così, dissi, non verrò in Avellino; ma attendo innanzi
+la lettera del sindaco. Quei gentili signori si accomiatarono e
+ripartirono. Rimasto solo e ripensando tutto quello ch'era avvenuto,
+vidi subito che la mia riuscita era colà temuta come la vittoria d'un
+partito, e che andando io le ovazioni degli uni avrebbero provocato le
+villanie degli altri. Gli animi erano ancora troppo accesi, e l'uomo è
+fatto così. Il mio nome coinvolto in quelle gare non poteva mantenere
+quel significato che pur volevo dargli. Pure, me ne andrò io come un
+fuggitivo? Rifarò la via, ripasserò per il collegio, quasi andassi
+in cerca di ovazioni? Piglierò una terza via, la via di Benevento,
+guardando a dritta e a manca, che non mi conoscessero? Mi pareva una
+umiliazione. Fra questi pensieri giunse la lettera del sindaco, e il
+linguaggio era così franco, così affettuoso che ne fui preso; e cacciai
+tutte le codarde ombre. Non mi sono mai pentito, quando ho sentito la
+voce del cuore, e il mio cuore mi diceva: Vai, Avellino non merita così
+poca fiducia da te. Risolsi dunque di andare in Avellino, di andarci
+subito, quando nessuno mi aspettava, e di andarci come ho fatto sempre,
+così alla semplice e alla buona. Mi ricordai che, nominato governatore
+di Avellino, e sollecitato a far nota l'ora del mio arrivo, per farmi
+i così detti onori, capitai improvviso di notte, e fui in prefettura
+che nessuno mi conosceva. «E lei chi è?--Sono De Sanctis.--E chi è
+De Sanctis?--È il governatore--Ah!» E a questo nome formidabile il
+povero usciere si levò il cappello, con tante scuse. Così feci pure, vi
+capitai consigliere provinciale. Perchè ora farei altrimenti? Avellino
+è quasi casa mia, colà mi sento come in famiglia e non ci vogliono
+cerimonie. Tenevo a essere colà De Sanctis, un buon comprovinciale,
+fuori de' partiti locali; era stato così, volevo rimanere così. E come
+tutti mi chiamavano il professore, prendevo stanza nel Liceo, come
+volessi dire: Signori, professore è il mio titolo di nobiltà.
+
+Presa questa risoluzione, inviai al sindaco un telegramma, dove
+fatte le debite condoglianze, dicevo: «Non desidero ricevimenti.
+Conoscete mia semplicità e modestia. Voglio stima, affetto di tutti
+gli avellinesi. Vado nel Liceo. Sono stanco. Non fo discorsi. Parto
+immediatamente».
+
+La mattina il tempo era a neve. Pioggia fitta e minuta che ti cercava
+le ossa. Strinsi la mano al sindaco che mi aveva concessa una così
+generosa ospitalità e a tutti quelli che mi facevano cerchio, e
+montato in carrozza, mandai un bacio a Sant'Angiolo, alla mia città.
+Mi accompagnavano il simpatico Marino[93] e Romualdo Casitto di Teora,
+un vecchio patriota. Rifeci la via dello studente, ricordandomi quante
+volte avevo fatta quella via nella prima età, andando e tornando, il
+capo pieno di grammatica e di rettorica. Nella pianura di Torella si
+levò un bel sole, ci si scoperse il cielo, ci mettemmo in allegria.
+Arrivai ch'era ancora chiaro, incontrai una camerata di collegiali,
+ch'era alla passeggiata e tirai dritto al Liceo, dove mi venne incontro
+quel buon vecchietto del Preside, modesto quanto dotto, legato con me
+da antica amicizia.
+
+Nessuno sapeva del mio arrivo, altri che il Sindaco e il Preside.
+Anzi sapevano che non sarei venuto. C'era tornata della deputazione
+provinciale, e il Prefetto era colà, quando gli fu annunziato il mio
+arrivo. Trovai nel liceo un gran moto. Il poeta estemporaneo Brunetti
+vi doveva dare un'accademia proprio in quella sera, e in casa del
+Preside c'era un va e vieni di professori, di scolari e di altri
+invitati. Tutta quella gente parea venisse per me, e invece veniva per
+il poeta. Venne anche il poeta, già un po' vecchio, il poverino! co'
+capelli grigi ricciuti che decoravano quella testa pensosa, dov'erano
+piantati un par d'occhio grandi e senza sguardo, come di chi guarda
+le rime e non le persone. Sopraggiunse la direttrice della scuola
+magistrale a cui facevano cerchio alcune giovanette, le quali per la
+loro buona condotta avevano meritato l'alto onore di farle compagnia
+e di assistere all'accademia. E i miei occhi s'incontrarono con
+certi occhi vivi e furbi, che si sforzavano di esser modesti, appena
+contenuti sotto l'ombra delle folte sopracciglia. Era la mia nipotina,
+che porta il nome di mia madre. Oh! Ah! Mai più non avrei pensato
+d'incontrarla colà. Mi venne un impeto di stringermela al petto. Povera
+fanciulla! quale sarà il tuo destino! Ma le fanciulle hanno altro a
+fare che pensare al destino. Quel pensiero genera le rughe sul viso, e
+la gioventù aborre dalle rughe.
+
+Finita l'accademia, piovvero tutti nel salottino del preside e ci fu
+forza stare tutti in piedi. Sopravvennero molti amici tirati dalla
+notizia del mio arrivo.
+
+La folla si diradò per dar luogo, e io così in piedi dissi: «Amici
+miei, volevo fare anche qui un discorso pubblico, ma il modo come
+sono venuto è abbastanza eloquente, e tien luogo di ogni discorso e
+dice tutto. Voi mi avete sostenuto nella lotta elettorale, con una
+abnegazione e una costanza pari al vostro disinteresse, sapendo bene
+che l'uomo che volevate deputato non è più vostro che d'altri. Nella
+mia provincia io non veggo partiti; veggo amici e concittadini in tutte
+le file, e se vi è caro il mio nome, datemi il modo che io possa unire
+tutte le forze pel pubblico bene. Abbiamo una provincia derelitta, e
+se vogliamo beccarci tra noi, imiteremo le galline di Renzo. I mali di
+Avellino sono grandi, e i bisogni della provincia grandissimi. Appena
+un'opera concorde e assidua può inspirare coraggio negli animi, e
+scuotere quella inerzia ch'è figlia della sfiducia. Che guadagno s'ha
+da queste lotte, altro che la vergogna aggiunta al danno? E quando
+la lotta prende aspetto selvatico, e rompe i legami della famiglia e
+dell'amicizia e sino del rispetto alle donne, una città simile diviene
+scandalo d'Italia. Sono severo, ma i miei capelli bianchi e l'affetto
+mio alla provincia mi danno questo diritto. Alziamo dunque la bandiera
+della concordia, e volgiamo la nostra attività a' progressi agricoli
+e industriali. L'ozio è il padre di tutte le piccolezze e di tutt'i
+pettegolezzi che si chiamano lotte, un rimedio ignobile contro la noia,
+al quale ricorrono gli uomini nati al lavoro e disoccupati. Diamo alla
+nostra attività uno scopo nobile e benefico, operiamo tutti come buoni
+amici e buoni comprovinciali, e saremo rispettati più e la provincia ci
+benedirà».
+
+Quei bravi signori mi ascoltarono con simpatia, e tutti promisero
+il loro concorso a quest'opera di conciliazione. La quale promessa
+accettai con beneficio d'inventario, conoscendo bene la natura umana, e
+non lusingandomi che mali accumulati e aggravati dal tempo potessero
+essere guariti subito con la buona volontà.
+
+Feci alcune visite. Vidi don Carlantonio Solimene, padre del sindaco, e
+quella visita mi fece bene. Vedevo in lui l'immagine di una generazione
+quasi scomparsa, viva ancora nella mia memoria. Giovinetto avevo
+un culto per certi grandi nomi, De Conciliis, il senatore Capone,
+e i Lanzilli, e i Vegliante, e i Solimene, e altri, e giudicavo la
+provincia da quelli, e mi sentivo orgoglio a dire: sono anch'io
+di quella provincia. La storia copre di un manto pietoso tutte le
+piccolezze, degne di morire prima che nascano, e non lascia vivo se non
+ciò che è grande. Cosa è Avellino innanzi all'Italia? È il paese di De
+Conciliis[94].
+
+Fatte le visite, ancora irrequieto ed un po' eccitato, mi raccolsi con
+un amico intimo, e stemmo un pezzo solo con solo.
+
+Costui dotato di un senso retto, in gioventù era ardente al biasimo,
+veggendo le cose storte, e ci pigliava una passione che gli consumava
+la carne. Ora a forza di vederne tante ci ha fatto l'abito, ed è venuto
+su tondo e rubicondo, fatto scettico e anche un po' cinico, e smessa la
+parte di attore, fa il comodo mestiere dello spettatore, e se la ride,
+e carica e motteggia, come se, fosse un fanciullo. A sentire il mio
+nome, mi corse incontro, maravigliato che in mezzo a tanti accidenti
+pensassi a lui.
+
+S'intende, diss'io. Noi due siamo i più spassionati in questa gazzarra.
+E come io mi ci intendo poco vengo all'oracolo.
+
+--Gli è come chiamare il medico quando, il malato è agli sgoccioli.
+Troppo tardi.
+
+Feci gli occhioni.
+
+--Ma sì, l'hai fatta grossa, quanto sono ora gli occhi tuoi. La bella
+impresa davvero! Chi frenerà più il Re Michele?
+
+Stavo lì come capissi nulla.
+
+--Non sai chi è Re Michele? quel basso tarchiato, con quel panciotto
+in avanti e con quegli occhi sempre su quel panciotto come se fuori di
+quello non ci fosse altro mondo. Mi par quel panciotto in avanti come
+un tamburo, che suona a raccolta e dice: _marche_.
+
+--E voi marciate.
+
+--Io, no. Se altri vuol farla da re, non io voglio farla da suddito.
+
+--E che colpa ha lui, se si sente nato il primo, e vuol farla da primo?
+
+--La colpa è tutta tua. C'era il re e c'era il pretendente. Tolto di
+mezzo il pretendente, tolto è il contrappeso alla bilancia, don Michele
+andrà in aria e cascherà.
+
+--Questo è il futuro. Sarà e non sarà. Ora come ora, gli hai fatto il
+compare, o come dicono, il gatto che cava le castagne dal foco, un bel
+mestiere! e hai reso un bel servigio a lui e un bruttissimo a noi, cioè
+agli altri. Quanto a me guardo e rido.
+
+--Sicchè, nella tua opinione, o come dici; degli altri, vi faceva
+proprio bisogno un pretendente, per farlo re a sua volta. Vuol dire che
+siete nati sudditi, e che se non ci fosse il re bisognerebbe crearlo
+apposta per voi. Re per re, a dirla schietta, preferisco l'angiolo
+Michele a tutt'i Serafini.
+
+--Ah! ecco perciò...
+
+--Come corri subito al perciò! Perciò cosa?
+
+--Perciò gli hai dato una mano. E hai tolto a lui il pruno dagli occhi
+e a noi il contrappeso.
+
+E dalli col contrappeso. Lascio stare che specie di contrappeso era
+quello, da rendere accetto il re di oggi per non cascare nel re di
+ieri. Certi uomini sono, anche senza loro colpa, debolezza degli amici,
+e la forza degli avversarii... Ma poi, come non vedi che il contrappeso
+è appunto la vita, così nel fisico, come nel morale, sicché, tolto il
+contrappeso, viene la congestione, o come tu dici, il capogiro?
+
+--Sicchè tu miravi ad ammazzare il povero Michele. E ti sei fatto
+aiutare da lui contro lui.
+
+--Michele, come voi lo chiamate, è troppo acuto per cadere in questa
+pania, e io sono troppo leale per fare questi tiri. Non ammetto lo
+scherzo su questo punto.
+
+--Parliamo dunque serii. O come ti è venuto il grillo di ficcarti
+in questa baraonda? Non ti bastava Sansevero? Presentarti ai tuoi
+concittadini, proprio quando non pensavano a te e pensavano al re e
+al pretendente! E tu col peso e col contrappeso. Prima non avevi che
+amici, e ora hai nemici. Credi tu che non ci sia salito il rossore sul
+viso, quando noi s'è inteso il tuo nome bruttamente mescolato in queste
+passioncelle locali, e che taluni perfino non sono voluti venire a
+sentirti?
+
+--Ammiro la tua filosofia. Ma io vecchio sento come tu sentivi giovane.
+Cosa vuoi? Combattere è la mia divisa, dove c'è a fare un po' di bene.
+Capisco che si guasta il sangue. Ma questo guardare e star da parte non
+mi va. E mi parrebbe, come la vecchia zia che filava, mentre Graziella
+non voleva e si faceva pigliare la mano. Certe cose non mi fanno
+ridere. M'indegnano, mi attizzano, e mi ci sento tirare in mezzo.
+
+--Tu pigli l'offensiva. Ma ti fai illusione. La tua opera è un
+agitarsi nel vuoto. E non c'è sugo. Il solo costrutto che ci vedo è di
+aver dato più forza a Michele[95], che noi si voleva gettar giù.
+
+--Gettar giù è presto detto. Come si fa a gettare giù Michele?
+
+--Se rimaneva l'altro prefetto!
+
+--Come se un prefetto potesse dare a voi una forza che non avete.
+Lascio stare il lato ignobile. Un paese che invoca l'intervento di
+questo o quel prefetto per cacciar via il tiranno, è degno del tiranno.
+Se non si sente la forza di farlo esso, vuol dire o che è nato servo
+o che il tiranno non c'è. Venne il Prefetto Niente Paura, come lo si
+chiamava, e ruppe guerra al re. Un gran brav'omo quello, e che aveva le
+intenzioni giuste, ma ricordatevi quella sua fronte piccola e stretta e
+quegli occhi rigidi, come presi dal tetano, e ditemi se c'era lì dentro
+altro cervello che scarso di fosforo e a idee fisse, rigido come quegli
+occhi. La quale rigidità chiamano carattere, ed è monomania. E di là
+veniva quella sua volontà di granito, pari alla sua alpe. Quella testa
+alpina andò a cozzare contro la testa irpina, dura non meno, dura come
+quei macigni, che incontri in certe strade de' nostri paesi e fanno
+gridare i piedi. E cosa nacque? La provincia fu messa a soqquadro; si
+accese la guerra civile fin nei più piccoli comunelli; venner fuori le
+più infami accuse, non ci furono vinti e vincitori, furono tutti vinti,
+demoliti tutti.
+
+--Ma se rimaneva, il demolito era don Michelino.
+
+--Rimpiccinitelo, come volete. Fatto è che se è rimasto in piedi dopo
+quella guerra, non dee essere poi un tartufo, delizioso a mangiare e
+nulla più.
+
+--Anzi è lui che vuol mangiare noi.
+
+--Proprio così? O come ha fatto costui per salire sì alto? Io mi ci
+perdo. Alla Camera non l'apprezzeresti un soldo.
+
+--Gli è che ha la monomania anche lui. E la sua monomania è che ha da
+essere lui il re, e tutti gli hanno a star sotto. Come Cesare, don
+Michelino vuol essere primo in Avellino, anzi chè secondo in Roma. E
+se sale nelle alte sfere, gli è come chi va in pallone per raccogliere
+notizie intorno alla terra. E qui la terra, come vedi, è Avellino[96].
+
+--Proprio. Don Michelino, come tu lo chiami, ha la sua polizia, e non
+so come, ma ti penetra tutto, fino i pensieri.
+
+--Gli è che non pensa altro da mattina a sera. Non so se dorma. Ma
+quell'uomo lì ha la febbre. Non si contenta di essere un uomo. Vorrebbe
+essere un telegrafo, un vapore.
+
+--Giusto. Se hai una lettera con un'_urgentissima_, _pressantissima_,
+metti pegno che è don Michelino. Apri, e che è? Talora è una freddura.
+
+--Ha la febbre e fa venir la febbre. Perchè vuol far ballare tutti a
+suo modo. E amici ne tiene e di molti.
+
+--Segno che sa farsi gli amici.
+
+--Unico nell'arte. E sono fanatici e si farebbero ammazzare per lui.
+Sanno che si fa di foco, se ha a rendere loro un servigio.
+
+--E come non si può fare tutti contenti, e i malcontenti sono i più,
+avreste buon gioco. O come va che la maggioranza cresce intorno a lui?
+E ci sono là dentro uomini di qualche valore, e che non hanno bisogno
+dei suoi servigi.
+
+--Contate per nulla la sua posizione sociale, la sua attività, la
+sua sagacia, il suo fiuto, la sua intelligenza e l'esperienza, e la
+conoscenza di ogni materia che ha tra mano?
+
+--Caspita! Tu mi fai il ritratto di un piccolo uomo di Stato.
+
+--Il bene saprebbe farlo se fosse nato al bene.
+
+--Poteva essere un serafino, e non è che l'angiolo Michele.
+
+--E dalli da capo coi serafini. O cosa c'importa?
+
+--Ma insomma cosa volete?
+
+--Vogliamo demolirlo, stritolarlo, annientarlo.
+
+--Tu esci di carattere. Non guardi e ridi. Ti stai scaldando.
+
+--Gli è che quest'atmosfera è così pregna d'elettricismo che move
+tutti, anche me, così pacifico. E anche te, se non scappi subito.
+
+--Va via. E non mi vedrete più, se non fate giudizio. Detronizziamo
+il re, ma conserviamo il cittadino, se ha tutte le buone qualità che
+tu dici. A fare il bene dobbiamo essere tutti. Non voglio ostracismi,
+soprattutto de' capaci e degl'intelligenti.
+
+--E chi dice di no?
+
+ Sia cittadino e tornerem fratelli.
+
+Ma giù il re. Abbasso il re Michele!
+
+--Bravo! E in questo, qua la mano. Ci siamo tutti.
+
+--Per bacco! Siamo tutti eguali.
+
+--E non vogliamo re.
+
+--E non vogliamo Michele.
+
+--E non vogliamo serafini.
+
+E così scaldandosi, alzò gli occhi a me, e io a lui. E scoppiammo in
+una grande risata.
+
+NOTE:
+
+[91] Accenna all'on. Michele Capozzi, che tranne il breve periodo
+di due anni in cui la presidenza venne retta da P. S. Mancini, fu
+costantemente presidente del Consiglio Provinciale di Avellino fino al
+1907. Il Capozzi morì, ex deputato, il 1917.
+
+[92] L'avv. Catello Solimene, amministratore molto retto del Comune di
+Avellino, per un periodo di circa 40 anni.
+
+[93] Il sac. cav. Marino Molinari, concittadino del De Sanctis e
+fratello del comm. Achille Solimene, sindaco di Morra.
+
+[94] È superfluo ricordare qui la grande opera patriottica di Lorenzo
+De Conciliis, chiamato da Garibaldi il _leone irpino_.
+
+Diremo soltanto che per suo merito il Parlamento Napoletano, su
+proposta del marchese Dragonetti, decretò che in Avellino dovesse
+sorgere il monumento alla Libertà.
+
+[95] Si noti che il Comm. Capozzi era combattuto in Avellino
+precisamente da quel Serafino Soldi, che aspirava alla rappresentanza
+politica del Collegio di Lacedonia.
+
+[96] Il Capozzi era allora Deputato di Atripalda e Presidente del
+Consiglio Provinciale di Avellino.
+
+
+
+
+ XIV.
+
+ Sansevero.
+
+
+ Napoli, 12 maggio.
+
+Dio me la mandi buona! diss'io, lasciando Avellino. Volere far bene per
+forza a chi te ne sa male, scendere dall'alto e mescolarti nel basso
+tra gente che non ti sa comprendere, e volge in male i tuoi più puri
+intendimenti, ma chi ti ci ha tirato? Farsi predicatore di concordia
+dove le passioni sono così indiavolate, ma non è mattezza?
+
+Partii con la faccia torbida. Ma il buon Marino[97], che volle
+accompagnarmi perchè, diceva, voleva lui consegnarmi alla signora, me
+ne disse tante e con tanta grazia, che la nube mi si sciolse sulla
+faccia. Giunsi lieto e vispo, di salute assai meglio che non ero
+partito, a gran consolazione della signora. Quel gran moto che m'ero
+dato aveva rialzata in me una certa elasticità, e andavo allegro e
+svelto, voglioso di appiccar discorsi e di far contese, io d'ordinario
+taciturno e pacifico. Ripigliai la vita ordinaria, che mi fece effetto
+come di una purga, e cacciò via da me tutte quelle piccole agitazioni,
+tutto quel va e vieni di sì e di no, non mi rimase fermo se non questo
+pensiero che essendo stato nel mio collegio nativo dovevo accettare la
+deputazione di quel collegio. Mi hanno veduto, mi hanno inteso, si
+sono accomunate fra noi tante impressioni, tanti sentimenti, mi sentivo
+come nato una seconda volta in mezzo a loro. Questo era il mio dovere,
+e bisognava farlo a occhi chiusi e non discutere sulle conseguenze.
+Non mancavano di quelli che mi dissuadevano. Ma non vedi come ti hanno
+accolto? Il collegio nativo è non dove s'è nato, ma dove s'è stimato.
+Come puoi lasciare Sansevero? E io sempre a rispondere: è il mio dovere.
+
+A poco a poco tutto l'avvenuto mi apparve come una fantasmagoria, un
+romanzo foggiato dalla mia immaginazione, e mi ci divertivo tanto
+a ripescarlo. La persona che ci aveva rappresentata una parte così
+principale, pareva a me non foss'io, e che io fossi un altro, posto di
+faccia a quello, e mi divertivo a vederlo gesticolare e coglierlo in
+fallo. Con quest'animo scrissi, e feci il viaggio una seconda volta, e
+non so come, mi venne innanzi tutto intero nei più minuti particolari:
+così viva era stata l'impressione che ne avevo ricevuta. Toccando e
+ritoccando mi son fatto familiare di quei luoghi e di quelle persone,
+come ci fossi vissuto sempre. Il mio imbarazzo era quando avevo a dire
+qualche verità diretta; ma pensando che non risparmiavo me stesso,
+tirai innanzi dicendo: qui non si può pigliar collera se non chi è
+povero di spirito. Ci è da ridere, e non da incollerirsi. E benedico il
+riso, se varrà a mitigare gli animi, a sciogliere le nubi dalle fronti,
+e poichè natura li ha messi insieme, vivano insieme allegri e benevoli,
+questo è l'augurio del loro concittadino.
+
+In questo mezzo, mi giunsero lettere caldissime di amici, che mi
+confortavano all'accettazione. Capobianco di Monteverde[98] scriveva
+ch'io dovevo dar principio a un'era nuova in quello sfortunato
+collegio. Altri promettevano la più leale cooperazione per pacificarvi
+gli spiriti. Mi fermò una lettera di Fabio Rollo, piena di sentimenti
+elevatissimi. E dove sono di tali uomini, come farei io ad abbandonarli?
+
+La Giunta questa volta non tenne conto delle proteste ed approvò
+l'elezione a voti unanimi. Nessun dubbio che la Camera avrebbe fatto il
+medesimo. Intanto mi venivano lettere da Sansevero affettuosissime di
+amici provati, ma non senza inquietudine, e mi rammentavano le promesse
+solenni. E sissignore, rispondevo io, sarò costà. Volevo approvata
+l'elezione, andare io là, esporre il caso, farli giudici essi medesimi,
+non dubitavo del loro assenso. Ma il disegno mi fu rotto. Si sparse
+colà la notizia della mia scelta, prima che ci andass'io. Non venite,
+mi fu scritto, qui ci è una vera indignazione; sarete ricevuto male,
+e non ci è rettorica che vi salvi, perchè in fin dei conti le parole
+sono parole, e il fatto è che ci abbandonate. Rimasi trafitto. Ma mi
+posi una mano sul cuore, e dissi: soffri, il dovere non si fa senza
+soffrire, e deliberai di andarci, persuaso che la mia presenza avrebbe
+messo fine a tutti i malintesi.
+
+Quanto più ero fermo nella mia scelta, tanto sentivo più il bisogno di
+conservarmi intatta la loro stima, volevo sentirmi dire: ci spiace, ma
+non potete fare altrimenti. Telegrafai che sarei giunto colà quella
+sera. Il dì appresso, sparsasi notizia del mio arrivo, vennero a
+salutarmi tutti, in pochi o in molti, come si accozzavano per via. Di
+tutto si parlò, fuorchè di quello che era nell'animo di tutti. Discorsi
+freddi, cerimoniosi. Volevano farmi soffrire il loro dispiacere, ma
+come suole gente educata, ne' modi più delicati. Raccoltomi co'
+più intimi, traboccai, spiegai, m'animai, mi commossi. Era facile
+persuadere amici bravissimi, che desideravano esser persuasi,
+confidenti da lungo tempo nella mia sincerità. Il punto era persuadere
+gli altri. E ci tenevo moltissimo, non volendo che rimanesse alcuna
+ombra sul mio carattere.
+
+L'altro dì giunse la notizia che la Camera aveva approvata l'elezione.
+E persuaso che il peggior partito era il mostrare la menoma esitazione,
+buttai subito fuori il mio pensiero. Sentirono come chi se l'aspetta,
+e non fecero alcuna osservazione, mostrando il loro rincrescimento
+con quelle frasi cerimoniose e d'uso, che trafiggono più delle
+osservazioni. Possibile ch'io non possa rompere questo ghiaccio?
+pensavo. E non me n'era dato il modo, perchè la conversazione non
+s'animava, e il ghiaccio guadagnava anche me. Avevo addosso una
+_Gazzetta di Torino_, dov'era il secondo capitolo di questa storia:
+_Rocchetta la poetica_. La mandai alla Casina facendo sparger la voce
+che la sera andrei colà a prender commiato da tutti. Non potendo
+parlare io, facevo parlare il libro. E come mi affibbiano chi un motivo
+e chi un altro, avrebbero trovata la ragione vera e semplice della
+mia scelta. Seppi che quei di Torremaggiore desideravano di vedermi,
+e mi proposi di andarci subito. Torremaggiore è un grosso comune a
+breve distanza, che aveva votato quasi unanime per me, come aveva
+fatto Sansevero. Tutt'i signori del luogo mi vennero incontro e mi
+accompagnarono alla casa comunale. Visi aperti e ridenti, come di gente
+che godeva a vedermi, e a sentirmi parlare e a parlarmi. Tutto animato,
+ritrovai la mia espansione, e m'abbandonai a dir loro tante cose, le
+più affettuose e le più delicate. Amici miei, conchiusi, voi che amate
+tanto questa bella vostra patria, non potete biasimare me della mia
+scelta. Restituitemi la parola data, rendetemi la mia patria. Il mio
+dire era così semplice, così immediato, che a nessuno venne in capo
+di mettere in dubbio la mia sincerità. La conversazione prese il tono
+più familiare. Vi terremo sempre come nostro deputato. E saremo sempre
+amici. Innanzi a voi qui non ci sono partiti. Sapete il gran bene che
+vi vogliamo. Queste effusioni semplici e senza frasi m'intenerivano,
+e non mi saziavo di stringer la mano a quegli amici, mentre mi
+accompagnavano nel ritorno, e volgendo le spalle a Torremaggiore,
+sentivo che Torremaggiore sarebbe rimasta sempre nel mio cuore. La
+accoglienza avuta a Torremaggiore si sparse in Sansevero e vi fece
+buon effetto. I dubbii, le cattive prevenzioni si andavano dissipando,
+e più tempo passava e meglio era. Il tempo è davvero un galantuomo, e
+non ci è menzogna che regga a lungo contro di quello. Quando andai alla
+Casina, ci trovai già altr'aria. Mi parlarono di Rocchetta, e uscì a
+taluno questo delicato pensiero, che accolto con quell'entusiasmo a
+Rocchetta doveva trovar fredda l'accoglienza avuta a Sansevero. Se ne
+scusavano, la spiegavano. Volevano persuadere un persuaso. Trovavo anzi
+che quella brava gente in tanto giusta cagione di scontento avevano
+usata una maniera molto delicata a farmelo manifesto.
+
+Mandai biglietti di visita a tutti i sindaci, per congedarmi dagli
+elettori, e a quello di Castelnuovo, che m'aveva fatto suo cittadino,
+scrissi: «Costretto da ragioni superiori, prendo commiato da voi, fiero
+di portar meco il titolo di cittadino di Castelnuovo, dove lascio
+preziose amicizie». Castelnuovo mi aveva in gran parte abbandonato
+nell'ultima elezione per un suo concittadino, e quel biglietto era un
+ricordo affettuoso che poteva parere un rimprovero. Il sindaco mi fece
+una risposta volgare, e mostrò di non averlo capito. Ma lo capirono
+tutti quelli che sentirono come proprio il mio dolore di quel non
+meritato abbandono.
+
+Quello che avvenne poi, si può argomentare da questi telegrammi:
+
+ _Al Sindaco di Lacedonia_,
+
+«Sansevero accompagna con lieti augurii De Sanctis nel suo collegio
+nativo. Possiate voi amarlo e stimarlo tanto, quanto l'abbiamo amato e
+stimato noi.
+
+ _Sindaco di Sansevero_»[99]
+
+ * * * * *
+
+ _Al Sindaco di Lacedonia_,
+
+«Eccomi vostro deputato. Ricordatevi che la mia bandiera nel collegio
+e nella provincia si chiama concordia. Ignoro vinti e vincitori. Tutti
+miei concittadini.
+
+ _De Sanctis_»
+
+ * * * * *
+
+ _A Fabio Rollo_,
+
+«Vostra lettera influito molto mia azione. Saluto Bisaccia la gentile.
+
+ _De Sanctis_».
+
+Il Sindaco di Lacedonia rispose secco e breve, secondo la sua natura
+imperatoria. Mi rammentò che i miei amici cercavano appunto concordia e
+non favori. Fabio Rollo rispose:
+
+«Bisaccia, lieta di aver rivendicato il suo illustre naturale
+rappresentante politico, vi risaluta affettuosamente, e vi prega
+di ringraziare la popolazione di Sansevero del sacrificio fatto,
+restituendo a noi la gloria nostra».
+
+Ebbi pure da Lacedonia lettera carissima di un mio amico della prima
+età[100], nella quale mi assicurava che tutti facevan plauso alla mia
+determinazione e tutti eran contenti di avermi a deputato. Il medesimo
+dissero e scrissero parecchi, amici e avversari.
+
+A me piace di riposarmi in questi dolci e nobili sentimenti. Domando un
+addio affettuoso a' miei amici di Sansevero, così buoni per me, e do il
+benvenuto a' miei nuovi elettori, sperando di poter vivere gli ultimi
+anni miei con loro e per loro.
+
+E la moralità? dov'è la moralità? cosa ci s'impara? E il concetto?
+e l'idea? e lo scopo? Cosa insomma ho voluto fare? Un libro senza
+concetto e senza scopo, cos'altro è se non un guazzabuglio?
+
+Oimè! ora entriamo in uno spineto. Come ho a fare a scoprire ciò che ho
+voluto fare? Non ci avevo pensato. E confesso che per un critico è un
+peccato mortale. Ho fatto come certi medici che prescrivono agli altri
+metodi sapientissimi di cura, e loro se la godono e vivono spensierati.
+
+Gl'Impostori! dice il mondo.
+
+E diranno impostore anche me! Con che viso posso più presentarmi in
+cattedra? Sorte mia! come dicono i miei Morresi.
+
+A' quali mando un bacio.
+
+ FRANCESCO DE SANCTIS
+
+NOTE:
+
+[97] Il sac. Molinari già ricordato innanzi.
+
+[98] Il compianto cav. Antonio Capobianco--col fratello canonico
+primicerio Michele e col dott. Angelo Vella, pure defunti--fu uno dei
+più cari ed affezionati sostenitori del De Sanctis nel collegio di
+Lacedonia. V. pure le lettere del De Sanctis al cav. Antonio Capobianco
+nel _Volume per le onoranze a Francesco Torraca_, Napoli, Perrella,
+1913.
+
+[99] Era sindaco di quel tempo l'on. Francesco Masselli.
+
+[100] Saverio Bizzarri, che in seguito ospitò varie volte il De Sanctis
+in Lacedonia.
+
+
+
+
+ APPENDICE
+
+ PROCLAMA DI FRANCESCO DE SANCTIS
+ "Al popolo irpino".
+
+
+ Cittadini!
+
+Voi siete chiamati a votare, io voglio dirvi cosa è il vostro voto.
+
+Votare pel NO significa:
+
+Votare per l'ignoranza.--I cittadini di Montemiletto dicono
+ingenuamente, in una loro domanda al Dittatore, che i galantuomini
+avevano una lista di donzelle per disonorarle, e che perciò avevano
+meritato la morte. Quelli di Ariano credevano che i liberali erano
+venuti a rubare il loro Santo. Queste sciocchezze avrebbero fatto
+sorridere di compassione i popolani Toscani e Piemontesi, che tutti
+sono andati a scuola.
+
+Presso di noi le scuole vi sono per cerimonia; là si fa davvero.
+
+Votare per la povertà.--Il nostro paese per natura è il più ricco del
+mondo; il governo borbonico ne ha fatto il più povero. Mendicanti,
+cenciosi, contadini affamati, borghesi anelanti come cani alla
+pagnotta, ecco in che stato si trova una gran parte di noi.
+
+Votare per l'arbitrio dall'alto al basso.--Sulla sommità una volontà
+capricciosa, che diceva: la legge sono io; alla base spie, ladri e
+birri. Arbitrio del re, arbitrio del ministro, dell'intendente, del
+giudice, di monsignore, del capo urbano, del gendarme, non si sfuggiva
+all'arbitrio se non a danaro contante; il ladroneccio era organizzato
+dalla reggia sino alla casa comunale.
+
+Votare per l'intrigo.--Le vie diritte non spuntavano; il merito
+divenuto un titolo di esclusione: l'onestà derisa come imbecillità.
+Volevate riuscire? Bisognava conoscere la chiave. Quando uno saliva in
+un posto la prima domanda era: chi l'ha portato? Si era perduta l'idea
+della giustizia.
+
+Anche oggi, io credo di far giustizia e tutti mi ringraziano del favore.
+
+Il Governo borbonico aveva detto: facciamo il popolo ignorante,
+povero e corrotto. Un popolo ignorante non ragiona, ma ubbidisce. Un
+popolo povero pensa al pane e lascia fare a noi. E quando un popolo
+è corrotto, nelle sue basse passioni di campanile, dimenticherà la
+libertà e la patria.--Ed il Governo borbonico ha lavorato sì bene, che
+oggi ancora, dopo che la Giustizia di Dio lo ha colpito a morte, oggi
+ancora si sentono alcuni popolani gridare viva a quello stesso, che
+ne aveva fatto dei bruti, ed alcuni preti chiamar sacra Maestà quello
+stesso, che ne aveva fatto delle spie. Ma lode a Dio! questi popolani
+imbecilli e questi preti degradati diventano assai rari.
+
+Ecco, o cittadini, cosa vuol dire votare pel NO. Vuol dire votare per
+il governo delle bastonate, che vi avrebbero reso il popolo più stupido
+ed incivile del mondo, se l'ingegno e la forma della razza italiana lo
+avesse consentito.
+
+Sentite ora cosa vuol dire votare pel SI.
+
+Votare pel SI significa:
+
+Votare per l'istruzione.--Quando avremo scuole popolari, scuole
+tecniche per gli operai, scuole agrarie, scuole industriali; nuove vie
+si apriranno per guadagnarci la vita, acquisteremo coscienza della
+nostra dignità, e non si dirà più di noi: furono trattati da animali,
+perchè erano animali.
+
+Votare per la ricchezza.--Le strade ferrate ci ravvicineranno. Avremo
+associazioni di operai, casse di risparmio e di mutuo soccorso, la
+beneficenza meglio diretta e meglio ordinata, i trasporti a buon
+prezzo, per mercato tutta l'Italia.
+
+L'industria e il commercio faranno di questo paese privilegiato il più
+ricco e potente di Europa.
+
+Votare per l'indipendenza e la grandezza della patria.--Che siamo stati
+finora? un popolo diviso in piccoli stati, incapaci di difenderci,
+invasi e calpestati da Francesi, da Spagnuoli e da Tedeschi, e fino
+da Russi e da Turchi, chiamati da Ferdinando IV, gran protettore dei
+briganti.
+
+Saremo una Nazione di 26 milioni di uomini, una di lingua, di
+religione, di memorie, di coltura, d'ingegno e di tipo; saremo padroni
+in nostra casa; potremo dire con orgoglio romano: siamo Italiani. E lo
+straniero che ci ha comandato e ci ha disprezzato dirà: questa è una
+razza forte: è stata grande due volte, e quando dopo tanti secoli di
+oppressione la credevamo morta, eccola che leva il capo, più grande
+ancora.
+
+Votare per la libertà, vale a dire per ciò che l'uomo ha di più
+prezioso, la libertà individuale, l'inviolabilità della coscienza,
+la libertà della parola e della stampa, la legge fatta da noi stessi
+per mezzo dei nostri rappresentanti, e l'indipendenza assoluta
+dell'individuo, nei limiti della legge.
+
+Votare per un Re, che ha avuto il più bel titolo che un popolo abbia
+mai dato, il Re galantuomo.
+
+Per un Re che, primo ed unico, ha messo a pericolo il trono e la vita
+per far noi grandi e liberi.
+
+Per un Re che ha meritato di esser gridato da Giuseppe Garibaldi: il
+primo cittadino d'Italia.
+
+Votare per Vittorio Emanuele.
+
+ * * * * *
+
+_Cittadini!_ accorrete tutti in folla. Che questo bel giorno non sia
+contaminato da violenze e da disordini! Che nell'unità d'Italia si
+unifichino i cuori di ogni Comune! Imitiamo i Toscani, i Romani, i
+Lombardi, che col loro sangue ci hanno riscattati, e che hanno votato
+con tanta unanimità e con tanta concordia. Mostriamo che la nostra
+provincia, la quale nel '20 alzò il primo grido di libertà, è sempre la
+stessa.
+
+ Napoli, 16 Ottobre 1860.
+
+ Il governatore
+ FRANCESCO DE SANCTIS
+
+(Cfr. G. L. CAPOBIANCO--_Francesco De Sanctis_, biografia e ricordi
+inediti--Avellino, ed. Pergola 1913, pag. 23-25).
+
+
+
+
+ L'OPERA DI FRANCESCO DE SANCTIS
+ nell'evoluzione storica del pensiero italiano.[101]
+
+
+Il compito di commemorare Francesco de Sanctis fu sempre di per se
+stesso assai malagevole, per la difficoltà intrinseca, che incombe
+a chi lo assume, di scolpire nei suoi tratti più caratteristici la
+figura di un uomo proteiforme, il cui pensiero non è ancora interamente
+rivelato, e aspetta chi lo incarni e lo compia nell'arte e nella
+scienza, nella vita morale e in quella politica.
+
+La difficoltà del cimento è però cresciuta, a dismisura, per me,
+dall'obbligo stesso che mi vien fatto di sostituire al penultimo
+istante, l'oratore insigne, che, rinunziando alla nobile missione, ha
+voluto additare del pari la perigliosa altezza di questa solennità.
+
+Il Parlamento, l'Università, l'Accademia, l'Associazione della Stampa,
+il Circolo Filologico, nelle commemorazioni fatte a più riprese
+dell'opera geniale di Francesco de Sanctis, provvidero in diversa
+misura a rivelare la parte più nota e meglio accessibile del carattere
+dell'uomo. Ma chi riparla di lui innanzi al popolo d'Ariano e alla
+gente Irpina, convenuta da ogni angolo della provincia quasi in attesa
+di una rivelazione o risurrezione delle più elevate attitudini del suo
+pensiero, non può credere che l'ufficio, che gli è delegato, sia quello
+soltanto di suggellare nel marmo la fama del principe della critica,
+proprio là di dove s'irraggiò dapprima e più viva la luce della sua
+intelligenza. Ben altra è l'aspettazione con cui si segue la parola
+rivelatrice del significato nuovo e profondo, che in sè accoglie una
+festa affatto insolita per queste contrade, quasi che la pubblica
+coscienza, ridestata di un tratto al sentimento pieno della sua
+dignità, volesse veder trasfigurati nel tipo i suoi caratteri etnici,
+e assunto per sempre nella storia del pensiero umano il contributo
+ricchissimo che vi apportarono, nella universalità della critica e
+nella internazionalità del diritto, i due più illustri rappresentanti
+dello spirito Irpino, Francesco de Sanctis e Pasquale Stanislao Mancini.
+
+L'uno e l'altro ebbero attitudini multiformi, e apparvero, a
+buon diritto, come incarnazioni squisite delle più elevate virtù
+dell'intelletto italiano. Ma, nella universalità loro, non
+dimenticarono mai la nota fondamentale e, quasi direi, personale del
+carattere. Or chiunque si accinge a ricercare questa nota fondamentale,
+nell'opera del De Sanctis, non può dimenticare che egli si rivelò
+sempre, in tutte le manifestazioni della sua vita intellettiva e
+politica, quale critico sommo.
+
+Ma che cosa è il critico di fronte alla coscienza popolare, e qual'è la
+funzione specifica che l'arte sua è chiamata a adempiere nella vita?
+
+Non è facile chiarire o determinare l'insinuazione pericolosa che si
+nasconde in domande così suggestive, sopratutto in un ambiente come il
+nostro, dove lo spirito critico si confonde colla pubblica maldicenza,
+ed avvolge tra le sue spire tutte le forme più elevate dell'attività
+umana.
+
+Ma io spero di non esser frainteso, se dalla considerazione obiettiva
+dei caratteri etnici di questa regione son tratto ad affermare, che
+lo spirito critico, in cui si appunta una delle tendenze più comuni e
+caratteristiche della natura meridionale, apparisce agli occhi miei
+quale evoluzione o, meglio, degenerazione di una delle più profonde
+qualità della mente, cioè di quell'istinto speculativo, che fu
+comunicato per la prima volta alla razza sannitica dell'intelletto
+filosofico dei Greci.
+
+In Grecia, quest'istinto tralignò precocemente nella sofistica e,
+per intemperante amore della libertà del pensiero, affrettò la fine
+dell'indipendenza della patria. Nella razza sannitica, oppressa non
+ingloriosamente dalla forza trionfatrice di Roma, questo istinto fu
+inutile strumento di redenzione e armò lo spirito popolare contro
+l'ineluttabile e fatale supremazia del vincitore, lanciando contro di
+esso il ghigno sarcastico della Commedia. Fu un istinto che, per due
+volte, soccorse benefico a lenire il dolore della perduta libertà,
+ispirando nell'età antica il tipo dell'Atellana e nei tempi nuovi la
+maschera di Pulcinella.
+
+Non è certo questo il luogo d'indagare il significato profondo che
+s'annida nell'origine storica di questi tipi, onde appare sì ricco,
+nel periodo più nefasto della decadenza politica, il teatro comico
+della nuova Italia. E tanto meno poi ci è consentito d'illustrare la
+felice assunzione di questi tipi nel patrimonio dell'arte italiana, per
+opera di un genio novello, non ancora mancato alle nostre aspettazioni
+ansiose di gloria, per opera, voglio dire, di quella incarnazione
+robusta del genio musicale, che, interpretando il significato
+recondito di queste maschere, ha circonfuso di luce immortale le
+memorie più care dei nostri dolori. Mi fermerò invece a rilevare,
+non senza compiacimento, che il De Sanctis mirò sopratutto, colla
+multiforme opera sua, a togliere la maschera dalla vita e l'orpello
+dalla coscienza; e che non fu un caso se, proprio nella sua scuola, un
+ingegno non meno eletto che acuto, a cui arse di sì vivida luce la vita
+interiore da annebbiarne precocemente quella degli occhi, si provò,
+col meritato plauso del maestro, ad analizzare, con grande finezza, il
+carattere del Pulcinella, e a vedere mirabilmente incarnata e riflessa
+nel tipo di questa maschera l'immagine di un popolo, che cerca ognora
+più il _parere_ che l'_essere_, che persegue le sue torbide fantasie
+e le ama più della realtà, quasi dolente che questa gli turbi il
+godimento tranquillo del suo torpido sogno.
+
+Questo torpore fantastico, in cui il buon seme antico della nostra
+razza, dominata da Roma, resta tuttora addormentata, era, come ho
+detto di sopra, un effetto di degenerazione, e non ebbe neppure quella
+larga e fiorente incarnazione artistica, in cui ama di rifrangersi per
+solito, nella penombra della storia o nelle passeggiere ecclissi della
+civiltà, la fantasia popolare. La natura fantasiosa e spensierata del
+nostro popolo, tanto nel crollo dell'antica libertà quanto nell'esose
+gravezze della nuova servitù, sorrise amabilmente delle sue sventure,
+quasi non le fosse consentito, colla forza del libero pensiero, di
+scuotere il peso delle sue catene. E non furono che scarse e fioche
+voci, isolate e quasi moleste, quelle che interruppero di tempo in
+tempo il sonno monotono dell'inglorioso servaggio. Per non dire che
+quelle rare volte, in cui queste voci riuscirono fide interpreti della
+coscienza popolare, esse non fecero che cullarne e riaddormentarne
+l'anima tra i lenocini dell'arte e la lussuria dei sensi, carezzando
+e lusingando le peggiori tendenze di un'indole avulsa dalla realtà e
+sognante ognora le gioie e le delizie dell'Arcadia.
+
+In quest'ebbrezza di sensi, che ricongiungeva alla vita della natura
+l'anima meridionale, brillarono talvolta le forme di un'arte più
+elevata e più pura, e passarono sulla coscienza come lampi di fuoco
+gl'istinti della ribellione. Ma l'anima popolare non trovò mai la
+forza nè di redimersi colle suggestioni radiose della grande arte,
+nè di affrancarsi coi moti vigorosi e concordi di una forte e felice
+convulsione politica. L'arte si estinse precocemente nella satira, e lo
+spirito di resistenza nella parodìa della rivoluzione, organizzata e
+repressa nel nome di Masaniello.
+
+Giaceva però nel fondo della razza come un tesoro ascoso e quasi
+vergine, lo spirito filosofico, rimasto troppo a lungo inoperoso tra
+le ansie della diuturna servitù e le nebbie della più impenetrabile
+ignoranza. Questa luce accese improvvisamente lampi di nuova vita
+nell'animo del Vico e rivelò, per suo mezzo, al mondo della coltura la
+fiamma di uno spirito agile e desto, che il pensiero ellenico aveva
+nutrito dei suoi succhi più vitali, e a cui affidò la lampada di
+resurrezione dell'antico sapere italico.
+
+Già altri ha additata, assai felicemente, in alcuni canoni vichiani
+della Scienza Nuova i primi albori della critica di Francesco De
+Sanctis. Questa intima affinità non va però interpretata come un
+esteriore contatto, che sia quasi indizio di diretta emigrazione
+o trapasso. Essa, invece, è conformità d'animo, è continuazione
+latente dell'antico e puro pensiero italico, è liberazione dell'animo
+dall'abiezione della servitù secolare, mercè le forze fresche e nuove
+dell'indagine speculativa.
+
+Ho detto che l'Italia meridionale non aveva partecipato direttamente
+ed efficacemente alla nuova elaborazione delle forme letterarie
+più complesse e perfette, che diedero origine e spiccata fisonomia
+nazionale e moderna all'arte italiana. Nè voglio insistere più del
+dovere sul fatto, che anche nell'età antica il contributo principale
+dato dalla nostra razza allo svolgimento storico della letteratura
+latina investì di preferenza le forme inferiori dell'arte, la
+satira cioè e la commedia. Io accenno a tal congruenza, che non può
+essere casuale, solo per il fatto, che essa prestò una probabile
+giustificazione o motivo anche ad un apprezzamento affatto parziale
+ed ingiusto, dato dal Mommsen sulle qualità artistiche del popolo
+italiano. Dai primi suoi studi, che aveva volti ad illustrare in modo
+così originale e nuovo i dialetti e i monumenti antichi di queste
+nostre regioni, egli fu forse tratto a negare all'Italia antica e alla
+moderna le attitudini più squisite per la grande arte, sol perchè
+riconobbe i caratteri etnici della nostra letteratura dalle forme
+secondarie, che in mezzo a noi avevano trovato più largo successo e non
+volgare ispirazione.
+
+Ma, se al nostro popolo mancò lo splendore della grande arte, gli
+arrise invece, mercè l'opera del De Sanctis, una gloria, che forse non
+morrà, quella cioè di poter dare al mondo della coltura la coscienza
+dell'alto valore umano che ispira la nostra arte e che affratella il
+nostro pensiero alle manifestazioni più splendide e perfette dell'arte
+universale.
+
+Nel carcere di Castello dell'Uovo, testimone delle orgie tra cui era
+morta la libertà repubblicana, tragico asilo in cui si era estinto
+l'ultimo avanzo del nome di Roma, lo spirito di Francesco De Sanctis si
+ricongiunse collo spirito stesso dell'umanità, e nelle ansie affannose
+dell'anima di Guglielmo Tell, a cui era specchio l'onda armoniosa e
+limpida del verso di Schiller, sentì ripercosse le ansie della nuova
+anima popolare, anelante e bramosa di riscossa.
+
+Le voci, che si sprigionarono a quel contatto dalla coscienza del
+critico, erano sussulti incomposti e gemiti di un'anima ferita
+nella poesia del cuore, offesa nelle aspirazioni di libertà
+interiore, indarno represse dalle catene. Ma quell'epilogo doloroso
+dell'infausta giornata del 15 maggio, se parve un sanguigno tramonto
+e un'irreparabile rovina d'ogni più nobile e riposta idealità della
+nostra gente, fu invece nel fatto l'alba promessa e quasi fatidica
+della sua riscossa.
+
+Noi abbiamo così poco svolta e formata la nostra coscienza politica, e
+così ottuso e annebbiato il senso della realtà dall'indole vaporosa e
+fantastica, da potere ancora dar credito a questa ingiuriosa leggenda,
+che lo spirito popolare delle nostre contrade, oppresso da esosa
+servitù, sia stato come per forza avvinto alla causa della libertà, e
+più che affratellato aggiogato alla sua redenzione. Questo colpevole e
+deplorevole oblìo di noi medesimi offusca e perturba non solo la storia
+vera del nostro risorgimento, ma la coscienza della nostra dignità di
+popolo. E fa porre in oblìo, non men dagli altri che da noi medesimi,
+la partecipazione eguale e diretta che ebbero alla grande opera le
+due razze privilegiate della penisola, il vigoroso senso pratico
+dell'elemento celtico, trasfuso e contemperato nella valle del Po col
+buon seme italico, e lo spirito più universale ed astratto della razza
+sannitica che, con rinnovellata prova delle sue più squisite idealità,
+fece spontaneo olocausto della sua supremazia e indipendenza politica,
+per adempiere nell'unità dei destini il fato della patria.
+
+La nostra rivoluzione, soffocata nel sangue colla infausta giornata
+del 15 maggio, preparò un più largo movimento di riscossa e si chiuse
+in modo degno di un popolo civile, costringendo a un esodo, che parve
+volontario, l'imbelle avanzo dei dominio borbonico nelle nostre
+contrade. Egli è che quella sollevazione quasi unanime dello spirito
+popolare era stata promossa dalle alte classi dell'intelligenza, e,
+preparata nella scuola, aveva trasformati gl'impavidi seguaci in
+apostoli ardimentosi e martiri inconsapevoli della nuova idea.
+
+ * * * * *
+
+A quest'opera di rigenerazione sociale e politica, Francesco De Sanctis
+consacrò i succhi più vitali della sua intelligenza privilegiata e le
+energie più fresche ed inesauribili di un pensiero nuovo e profondo,
+maturato nelle assidue meditazioni e negli studi severi. E fu tra gli
+esuli e i profughi, a cui era diventato pericoloso ed ostile il suolo
+della patria, quello che forse meglio d'ogni altro concorse a rendere
+ammirate, in Torino e in Zurigo, la vivace originalità e l'acuta
+penetrazione quali caratteri indefettibili dello spirito filosofico
+della nostra razza. Nè fu semplice omaggio all'insolita concordia di
+apprezzamento, con cui era giudicata al tempo stesso da due insigni
+meridionali l'opera e l'ingegno di Francesco De Sanctis, la scelta
+che di lui fece Camillo Cavour, additandolo al primo re d'Italia come
+primo Ministro dell'Istruzione del nuovo regno italico. Fu quella, più
+che un'intuizione politica, un presagio fatidico del grande statista,
+che additava nell'educazione civile del popolo italiano lo augurale e
+aspettato compimento dell'opera grandiosa, così faticosamente raggiunta
+coll'unità politica.
+
+ * * * * *
+
+Ma l'astro luminoso, che ne aveva accompagnato le trepide vicende
+attraverso a delusioni amarissime e a meditati trionfi, si addormentò,
+ahimè! troppo presto, come avvelenato da Erinni malefiche. E parve per
+un istante che pencolasse il destino della patria nelle mani nuove e
+inesperte, che erano chiamate in sua vece a governarne le sorti.
+
+Francesco De Sanctis sentì che per la vita si perdevano le ragioni
+del vivere, e solennemente distaccò il suo nome dalla causa di quel
+partito generoso, che turbato da molteplici difficoltà e pauroso di più
+ardite iniziative, sembrava di confondere troppo insieme la sua causa
+coi destini della patria. E, colla sua evoluzione, precorse di dodici
+anni l'avvento al potere di quella novella parte politica, di cui aveva
+preconizzato il successo.
+
+Egli è che il suo spirito non si appagava di quella libertà esteriore,
+che era stato felice risultamento dell'avvedutezza politica e
+dell'accordo benefico del principato colle aspirazioni popolari.
+Quella libertà, così faticosamente raggiunta, mancava di un suo
+proprio contenuto morale e di un saldo fondamento economico, che ne
+rendesse desiderato e confortante il possesso alle moltitudini avide di
+giustizia e di bene. Ed egli temè che si potesse scolorare innanzi alla
+delusione delle loro speranze, il pregio di così travagliate conquiste.
+
+In quest'aspirazione tuttora indeterminata e quasi inconsapevole della
+sua mente ci è dato di sorprendere come l'afflato dei tempi nuovi,
+che si era fatto strada o, meglio, aveva trovato eco nel suo spirito
+largo e comprensivo. E possiamo benanche immaginare, che forse, nel
+Politecnico di Zurigo, la sua anima non fosse rimasta sorda alle prime
+e nobili voci, che maturavano il nuovo pensiero sociale e il futuro
+destino dell'umanità.
+
+Ma, se pur queste risonanze vi furono, esse non apparvero mai ben
+distinte, e, ad ogni modo, non esercitarono efficacia salutare, nè
+allora nè per molto tempo dopo di lui, sull'opera della parte politica,
+di cui aveva vaticinato come necessario l'accesso alle responsabilità
+del governo, per la retta funzione dei nuovi ordini costituzionali.
+Quando però questa evoluzione si fu affermata e compiuta, e nelle
+prime sue fasi apparve tanto difforme dagli ideali che l'animo onesto
+aveva vagheggiato, egli non mancò di sfolgorarla colla luce della
+sua intelligenza. Era l'antico spirito critico che risorgeva in lui
+e che gli dava, anche nella vita politica, quella seconda vista, che
+manca e riesce perciò appunto insopportabile ai mediocri. Cominciò
+allora, soprattutto per opera sua, la riorganizzazione dell'antica
+sinistra parlamentare, come partito di governo, sulle basi della
+moralità e della giustizia. E, chiamato a dare a questo tentativo gli
+ultimi sprazzi di luce della intelligenza, additò con chiarezza quali
+fossero i mezzi di ricostituzione interiore, che potevano risanare e
+rinsanguare, secondo l'antico concetto di Cavour, la vita pubblica e
+la coscienza nazionale. I mezzi da lui escogitati a tal fine parvero
+troppo remoti dalla méta e dalla realtà, e furono resi inefficaci da
+quel pericoloso e vivacissimo avanzo della decadenza italiana, che è
+l'irrisione dello spirito scettico e beffardo. Ma, considerando oggi
+alla stregua della nuova e pericolosa esperienza contratta nella vita i
+provvedimenti immaginati fin d'allora dal De Sanctis, per ricostruire
+la fibra della razza, non deve più apparirci materia di scherno nè il
+concetto della ginnastica educativa, nè l'istituzione delle scuole
+diplomatiche e coloniali, indarno destinate sin qui a preparar nuovo
+teatro alle vigorose energie del nostro popolo, cui son fatti troppo
+angusti gli antichi confini della patria.
+
+ * * * * *
+
+Le attitudini critiche di Francesco De Sanctis si erano rivelate nella
+scuola del Puoti e avevano ricevuto il primo battesimo e, come a dire,
+il simbolo della loro predestinazione dagli incoraggiamenti benevoli
+di Giacomo Leopardi, che, echeggiando potentemente nei suoi dolori
+l'eco eterna dei dolori dell'umanità, non aveva però ancora perduta
+la fede nelle sue sorti magnifiche e progressive. Nè io ho bisogno di
+ricordare pur qui un'altra volta, come l'intuito critico di Francesco
+De Sanctis abbia sprigionato i primi raggi di quella luce vivida e
+nuova, onde apparve illuminata d'un tratto qualunque manifestazione più
+splendida della nostra arte, proprio dall'interpretazione dei canti
+immortali del poeta recanatese.
+
+Questo spirito critico era stato la forza degli anni primi della sua
+giovinezza, il fuoco animatore della prima sua scuola, l'ispirazione
+mirabile per cui raccolse intorno al nome di Dante l'omaggio del
+mondo civile al culto delle nostre memorie. E non l'abbandonò mai in
+nessuna di quelle fasi culminanti, per cui si svolse il suo sentimento
+artistico e la sua vita politica.
+
+Quando, compiuti in Roma i destini politici della nuova Italia,
+Francesco De Sanctis si accinse a continuare la sua opera di educatore,
+in quella che fu detta a ragione la seconda sua scuola, riapparvero
+sotto nuova forma gli antichi ideali del critico. E il maestro ritornò
+un'altra volta al poeta diletto della giovinezza, come per chiedergli
+ispirazione alla novella opera a cui si era accinto. Egli aveva già
+scolpito nel marmo, per mezzo della Storia della nostra letteratura,
+le forme e le vicende dello spirito italiano, e nella nuova scienza
+aveva intravista la fisonomia, con cui doveva colorarsi e riflettersi
+nell'arte dell'avvenire il rinnovamento della nostra coscienza morale,
+sociale ed artistica.
+
+Un'opera mirabile e feconda di concezione, raccolta dalla viva voce
+del maestro nel momento stesso della sua concentrazione nel fuoco
+della parola, rivelò allora quasi ad ogni passo, ai suoi fortunati
+ascoltatori il profondo intuito che ebbe il De Sanctis di tutte quelle
+correnti spirituali, che insieme conferirono alla grande opera del
+risorgimento nazionale. Ma in questo studio d'integrazione, mirando
+a raccogliere e a determinare gli elementi più vitali e durevoli
+dell'opera della rivoluzione, e a sceverare da essa la parte mortale
+e caduca, onde era ingombra, egli si affissò soprattutto nel Manzoni,
+come disegnatore insuperato di tutto ciò che muove e guida nelle sue
+azioni l'animo umano.
+
+Si noti però che, in questa ricostruzione, il critico non abbandona
+mai l'indipendenza del suo giudizio, e non si lascia sorprendere
+come rattrappito nell'àmbito di nessuna forma artistica, per quanto
+si voglia meravigliosa e perfetta. Il De Sanctis sentì primo e più
+vivamente d'ogni altro, che il rinnovamento delle basi scientifiche
+della coltura preparava l'avvento del naturalismo nell'arte, e che
+pur questo sarebbe stato avanzato alla sua volta da un'arte più fina,
+in cui si ricongiungessero insieme questi due inscindibili processi,
+per cui lo spirito umano tende ognora a scoprire nella realtà della
+vita le leggi ideali del pensiero. Il suo motto fu quello di Michele
+Montaigne: _naturaliser l'art, artialiser la nature_. Lotta terribile
+per l'incarnazione di una nuova e più perfetta formola artistica, a cui
+uno spirito privilegiato consacra, tra ansie e trepidazioni infinite,
+lo splendore e la maturità della sua intelligenza, perchè questo
+grande ideale trovi la sua espressione più concreta e perfetta, e pur
+quest'umile parte d'Italia sia assunta alfine nei regni della grande
+arte.
+
+ * * * * *
+
+Chiunque ritorni, come dopo lunga peregrinazione, a rinfrescare i
+ricordi dei suoi studî più diletti nell'onda avvivatrice e fresca del
+pensiero del De Sanctis obliandosi in esso, sente quasi sempre vagare
+il suo spirito sugli abissi di un mondo nuovo e ancora inesplorato. A
+ciascuna di quelle sue frasi brevi e scultorie gli si apre la visione
+di un orizzonte interminabile, su cui l'intelletto del maestro dispiega
+come aquila il potente suo volo, per tutte scoprirne colle immense
+poderose volate gl'intricati avvolgimenti. Quando la parola vacilla e
+quasi par che non regga sotto il peso del grave pensiero, egli martella
+la visione di questo mondo sublime dell'inconoscibile con incisi più
+potenti, per sprigionarne sprazzi di luce vivida e rapida, come quella
+della folgore.
+
+La critica, su cui dominò sovrano il genio di Francesco De Sanctis,
+non ha nulla di comune con quell'arte più modesta, che siam soliti
+di gratificare di questo nome, e che vive e si oblìa nelle più umili
+regioni della storia e dell'arte, della politica e della realtà
+della vita. Il suo regno è ampio come quello dei venti, la sua meta
+inaccessibile e pericolosa come quella degli abissi inesplorati e
+profondi. Essa è fatta di genialità, ed è temprata nelle analisi più
+precise e nelle sintesi più audaci e comprensive. E, se non evita,
+certo non si compiace della dipintura e ricerca minuziosa dei difetti
+e dei mali, dietro cui si muovono affaticati e stanchi i più modesti
+operai del sapere.
+
+Nel regno della critica, Francesco De Sanctis ha conquistato il posto,
+che spetta soltanto agli scopritori di mondi nuovi.
+
+Altri paesi ed altre nazioni aspettano ancora, come una rivelazione
+dell'avvenire, il metodo critico, che Francesco De Sanctis ha
+inaugurato e reso perfetto. Per noi Italiani esso è ormai una felice
+realtà e una promessa sicura di bene, se sapremo accoglierne e
+svolgerne i presaghi ammonimenti.
+
+ ENRICO COCCHIA
+
+NOTE:
+
+[101] Discorso pronunziato in Ariano, il giorno 8 novembre 1903, nella
+solenne inaugurazione dei busti innalzati alla memoria dei due grandi
+Irpini, De Sanctis e Mancini, per nobile iniziativa di un comitato di
+giovani.
+
+Dobbiamo alla cortesia del senatore Cocchia--amantissimo della nostra
+Irpinia--la pubblicazione di questo magistrale discorso.
+
+
+
+
+ DE SANCTIS E LA POLITICA
+
+
+Sul numero del 2 marzo 1913 comparve sul _Giornale d'Italia_ un
+articolo di Matteo Incagliati, contenente alcune inesattezze, che
+ancora circolano a discredito della nostra Irpinia, ed in particolare
+del Collegio di Lacedonia. Credo, perciò, che non sia superfluo
+riportare qui la lettera, indirizzata al pubblicista Incagliati e
+pubblicata due giorni dopo dal _Giornale d'Italia_ e dall'_Araldo_.
+
+ Napoli, 2 marzo 1913.
+
+ _Illustre signor Incagliati_,
+
+Da molto tempo seguo con vivissima simpatia la sua opera di meridionale
+entusiasta delle superbe tradizioni della nostra terra, e non potrà
+immaginare con quanto piacere io abbia visto rievocare oggi, sul
+_Giornale d'Italia_, la maestosa figura di Francesco De Sanctis.
+
+Irpino di nascita e figliuolo del compianto cav. Antonio
+Capobianco--amico carissimo e sostenitore costante del De Sanctis nel
+Collegio di Lacedonia--io sento il dovere di scriverle la presente per
+rettificare un errore, nel quale Ella è involontariamente incorso.
+
+Nella lotta elettorale politica del 1875, di cui si occupò il grande
+critico nel _Viaggio elettorale_, il De Sanctis non fu sconfitto, come
+Ella dice, ma riportò, anzi, una strepitosa vittoria. Il Collegio di
+Lacedonia seppe compiere allora completamente il proprio dovere, perchè
+non volle fare una quistione di _destra_ o di _sinistra_, nè volle
+accogliere la scomunica del Comitato di sinistra di Napoli lanciata
+contro un proprio membro, il De Sanctis, per favorire l'avversario
+avv. Serafino Soldi, ma dimostrò d'intendere interamente il grido
+che prorompeva forte dal petto del grande Critico: «Date la patria
+all'esule»!
+
+Il buon senso seppe trionfare su tutti gli ostacoli creati a bella
+posta contro il De Sanctis. Quella vittoria fu anzi il preludio
+della completa pacificazione degli animi attorno al loro illustre
+rappresentante. Nelle elezioni successive, in quelle provinciali
+prima del mandamento di Andretta e in quelle politiche dopo (1876),
+gli elettori si riaffermarono _unanimi_ sul nome del grande Irpino.
+Parve allora, al De Sanctis di aver raccolto il frutto della campagna
+elettorale del 1874, ed Egli se ne mostrò lietissimo in una lettera
+(diretta al compianto patriota avv. Francesco Maria Miele, Sindaco di
+Andretta), che io ho pubblicato nella conferenza sul De Sanctis tenuta
+alla _Dante Alighieri_ di Monteverde e testè edita dalla tip. Pergola
+di Avellino[102].
+
+L'errore è comune, ed è perciò che ho voluto richiamarne la Sua cortese
+attenzione.--Mi consenta poche altre parole.
+
+È un atto di giustizia legittima e doverosa riconoscere che il Collegio
+di Lacedonia fu sempre fedele al De Sanctis fino al 1882, anno in
+cui ebbero luogo per la prima volta le elezioni a scrutinio di lista,
+d'infelice memoria!
+
+Il Collegio di Lacedonia venne allora compreso nella nuova
+circoscrizione elettorale di Ariano di Puglia, e così fu possibile la
+sconfitta, per soli pochi voti, del De Sanctis! La colpa fu tutta di
+quel disastroso scrutinio di lista, che permise il trionfo di tante
+nullità e la caduta di tanti uomini insigni!
+
+Il 1882 è rimasto, perciò, celebre nella storia d'Italia!
+
+Del resto se il Collegio di Lacedonia in qualche modo si mostrò poco
+grato verso il grande Concittadino, ha già dato in parte prova della
+propria riconoscenza, e, direi anche, resipiscenza verso Francesco
+De Sanctis innalzando nel capoluogo un monumento in suo onore ed
+intitolando al suo nome glorioso tutte le opere di educazione popolare,
+che sono sorte nei varii comuni del Collegio.
+
+Non condivido poi la sua opinione riguardo al De Sanctis, uomo
+politico. Se la politica, infatti, è onestà, moralità e sincerità,
+certo il grande Irpino fu uno dei più eminenti parlamentari dell'Italia
+unita.
+
+Il _Viaggio elettorale_, _Le lettere parlamentari_, i numerosi discorsi
+e gli scritti politici di Lui stanno a dimostrare la verità della mia
+asserzione, che, del resto, non è mia soltanto.
+
+Nelle occasioni solenni, alla Camera dei Deputati, la parola del De
+Sanctis--lo ricorda il Villari--passò come l'espressione del più puro
+patriottismo, perchè confortata dalla grande autorità che gli proveniva
+dalla generale convinzione che egli non si lasciava mai accecare dallo
+spirito partigiano. La sua vita diveniva allora un vero apostolato
+politico, ed egli poteva avere dalla cattedra, dalla stampa e dalla
+tribuna parlamentare sul popolo italiano la medesima influenza avuta
+dalla cattedra sui giovani.
+
+Se così non è, chi dovrà dirsi grande parlamentare?
+
+La ringrazio della cortese ospitalità, che darà a questa mia, e mi
+creda con profondo ossequio
+
+ Devotissimo
+
+ GIUSEPPE LEONIDA CAPOBIANCO
+
+NOTE:
+
+[102] G. L. CAPOBIANCO: _Francesco De Sanctis_, conferenza con
+prefazione di Giovanni Amellino--Avellino 1913.
+
+
+
+
+ INDICE
+
+
+ Ai lettori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. V
+ Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » VII
+ Cap. I. Un viaggio elettorale . . . . . . . . . » 1
+ Cap. II. Rocchetta la poetica . . . . . . . . . » 6
+ Cap. III. Lacedonia . . . . . . . . . . . . . . » 14
+ Cap. IV. Fantasmi notturni . . . . . . . . . . . » 23
+ Cap. V. Il discorso . . . . . . . . . . . . . . » 33
+ Cap. VI. Bisaccia la gentile . . . . . . . . . . » 44
+ Cap. VII. Calitri la nebbiosa . . . . . . . . . » 53
+ Cap. VIII. Andretta la cavillosa . . . . . . . . » 61
+ Cap. IX. L'ultimo giorno . . . . . . . . . . . » 70
+ Cap. X. Morra Irpino . . . . . . . . . . . . . . » 78
+ Cap. XI. Dopo il ballottaggio . . . . . . . . . » 89
+ Cap. XII. La mia città . . . . . . . . . . . . . » 98
+ Cap. XIII. Il re Michele . . . . . . . . . . . . » 108
+ Cap. XIV. Sansevero . . . . . . . . . . . . . . » 119
+
+ APPENDICE
+
+ F. De Sanctis: Al popolo irpino (Proclama per il
+ Plebiscito) . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 127
+
+ Enrico Cocchia: L'opera di Francesco De Sanctis
+ nell'evoluzione storica del pensiero italiano . » 131
+
+ L. Capobianco: De Sanctis e la politica (Lettera
+ ad Incagliati) . . . . . . . . . . . . . . . . . » 144
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+
+L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute,
+correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+Grafie alternative mantenute:
+
+ sicchè/sicché
+ Castel dell'Ovo/Castel dell'Uovo
+ Aaaah/Aaaaah
+ avversari/avversarî
+ dalli/dàlli
+ méta/meta
+ piè/pie'
+ studi/studî
+
+
+Altre correzioni:
+
+ pag. 11 faceva sì [si] e no sul cavallo
+ pag. 26 --Hai [Hai] letta la lettera
+ pag. 30 Alle chiavi delle [della] posizioni
+ pag. 43 tra molta folla plaudente, e [a] via.
+ pag. 46 qualche episodio della sua [delle sue] vita.
+ pag. 48 La conversazione [conversione] cominciò a languire
+ pag. 98 La menzogna, il [Il] falso vedere foggiato
+ pag. 102 E quando fu fatto un po' di silenzio, dissi [disse]
+ pag. 107 uso ai maneggi [e gli affari,] e agli affari,
+ pag. 125 Francesco De Sanctis [De-Sanctis]
+ varie volte il De Sanctis [De-Sanctis]
+ pag. 128 il merito [marito] divenuto un titolo di esclusione
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Un viaggio elettorale, by Francesco De Sanctis
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN VIAGGIO ELETTORALE ***
+
+***** This file should be named 48333-8.txt or 48333-8.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/4/8/3/3/48333/
+
+Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions will
+be renamed.
+
+Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
+law means that no one owns a United States copyright in these works,
+so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
+States without permission and without paying copyright
+royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
+of this license, apply to copying and distributing Project
+Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
+concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
+and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
+specific permission. If you do not charge anything for copies of this
+eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
+for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
+performances and research. They may be modified and printed and given
+away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
+not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
+trademark license, especially commercial redistribution.
+
+START: FULL LICENSE
+
+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
+
+To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
+distribution of electronic works, by using or distributing this work
+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
+Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
+www.gutenberg.org/license.
+
+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
+Gutenberg-tm electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
+and accept all the terms of this license and intellectual property
+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
+the terms of this agreement, you must cease using and return or
+destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
+possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
+Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
+by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
+person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
+1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
+agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
+electronic works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
+Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
+of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
+works in the collection are in the public domain in the United
+States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
+United States and you are located in the United States, we do not
+claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
+displaying or creating derivative works based on the work as long as
+all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
+that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
+free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
+works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
+Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
+comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
+same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
+you share it without charge with others.
+
+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
+in a constant state of change. If you are outside the United States,
+check the laws of your country in addition to the terms of this
+agreement before downloading, copying, displaying, performing,
+distributing or creating derivative works based on this work or any
+other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
+representations concerning the copyright status of any work in any
+country outside the United States.
+
+1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
+
+1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
+immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
+prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
+on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
+phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
+performed, viewed, copied or distributed:
+
+ This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
+ most other parts of the world at no cost and with almost no
+ restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
+ under the terms of the Project Gutenberg License included with this
+ eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
+ United States, you'll have to check the laws of the country where you
+ are located before using this ebook.
+
+1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
+derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
+contain a notice indicating that it is posted with permission of the
+copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
+the United States without paying any fees or charges. If you are
+redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
+Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
+either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
+obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
+trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
+additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
+will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
+posted with the permission of the copyright holder found at the
+beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
+any word processing or hypertext form. However, if you provide access
+to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
+other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
+version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
+(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
+to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
+of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
+Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
+full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
+provided that
+
+* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
+ to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
+ agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
+ Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
+ within 60 days following each date on which you prepare (or are
+ legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
+ payments should be clearly marked as such and sent to the Project
+ Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
+ Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
+ Literary Archive Foundation."
+
+* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or destroy all
+ copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
+ all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
+ works.
+
+* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
+ any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
+ receipt of the work.
+
+* You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
+Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
+are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
+from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
+Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
+trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
+Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
+electronic works, and the medium on which they may be stored, may
+contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
+or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
+intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
+other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
+cannot be read by your equipment.
+
+1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium
+with your written explanation. The person or entity that provided you
+with the defective work may elect to provide a replacement copy in
+lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
+or entity providing it to you may choose to give you a second
+opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
+the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
+without further opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
+OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
+LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of
+damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
+violates the law of the state applicable to this agreement, the
+agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
+limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
+unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
+remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
+accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
+production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
+electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
+including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
+the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
+or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
+additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
+Defect you cause.
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of
+computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
+exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
+from people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
+generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
+Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
+www.gutenberg.org
+
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
+U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
+mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
+volunteers and employees are scattered throughout numerous
+locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
+Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
+date contact information can be found at the Foundation's web site and
+official page at www.gutenberg.org/contact
+
+For additional contact information:
+
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
+DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
+state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations. To
+donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
+Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
+freely shared with anyone. For forty years, he produced and
+distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
+volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
+the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
+necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
+edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search
+facility: www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
diff --git a/48333/48333-8.zip b/48333/48333-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..a9168fb --- /dev/null +++ b/48333/48333-8.zip diff --git a/48333/48333-h.zip b/48333/48333-h.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..9bd19f4 --- /dev/null +++ b/48333/48333-h.zip diff --git a/48333/48333-h/48333-h.htm b/48333/48333-h/48333-h.htm new file mode 100644 index 0000000..af00275 --- /dev/null +++ b/48333/48333-h/48333-h.htm @@ -0,0 +1,7004 @@ +<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Strict//EN"
+ "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-strict.dtd">
+<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it">
+ <head>
+ <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html;charset=iso-8859-1" />
+ <meta http-equiv="Content-Style-Type" content="text/css" />
+ <title>
+ The Project Gutenberg eBook of Un viaggio elettorale, by Francesco De Sanctis.
+ </title>
+ <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" />
+ <style type="text/css">
+
+body {
+ margin-left: 10%;
+ margin-right: 10%;
+}
+
+ h1,h2 {
+ text-align: center; /* all headings centered */
+ line-height: 1.5;
+ font-weight: 500;
+ clear: both;
+}
+
+
+
+p {
+ margin-top: .51em;
+ text-align: justify;
+ margin-bottom: .49em;
+}
+
+div.chapter {page-break-before:always; }
+
+hr {
+ width: 33%;
+ margin-top: 2em;
+ margin-bottom: 2em;
+ margin-left: auto;
+ margin-right: auto;
+ clear: both;
+}
+
+
+hr.chap {width: 65%}
+
+hr.r5 {width: 5%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;}
+
+ul.index { list-style-type: none; }
+li.ifrst { margin-top: 1em; }
+li.indx { margin-top: .5em; }
+li.isub1 {text-indent: 1em;}
+li.isub2 {text-indent: 2em;}
+li.isub3 {text-indent: 3em;}
+
+table {
+ margin-left: auto;
+ margin-right: auto;
+}
+
+ .tdl {text-align: left;}
+ .tdr {text-align: right;}
+ .tdc {text-align: center;}
+
+.pagenum { /* uncomment the next line for invisible page numbers */
+ /* visibility: hidden; */
+ position: absolute;
+ left: 92%;
+ font-size: smaller;
+ text-align: right;
+} /* page numbers */
+
+
+
+.bb {border-bottom: solid 2px;}
+
+.bl {border-left: solid 2px;}
+
+.bt {border-top: solid 2px;}
+
+.br {border-right: solid 2px;}
+
+.bbox {border: solid 2px;}
+
+.title { text-align: center; margin-top: 3em; margin-bottom: 3em; }
+
+.center {text-align: center;}
+
+.inscr { text-align: center; font-size: 90%; line-height: 1.3em; }
+
+.left { text-align: left; margin-left: 5%; }
+
+
+.right {text-align: right; margin-right: 10%; }
+
+.small { font-size: 70%; }
+
+.big { font-size: 130%; }
+
+.lighter { font-weight: 500; }
+
+
+.smcap {font-variant: small-caps;}
+
+.o { text-decoration: overline; }
+
+.TOC { position: relative; text-align: left;
+ margin-left: 20%; margin-right: 20%;
+ list-style-type: none; }
+
+
+.TOC li { text-indent: -1em; margin-right: 15%;
+ font-size: 105%; line-height: 1.3em; }
+
+span.tocright { position: absolute; right: 0;}
+
+.tnote { border: dashed 1px; margin-left: 20%; margin-right: 17%;
+ margin-top: 6em; padding-bottom: .5em; padding-top: .5em;
+ padding-left: 2em; padding-right: 2em;
+ font-size: 90%; }
+
+.tnote h2 { text-align: center; /* all headings centered */
+ clear: both;
+ font-weight: 500;
+ margin-top: 2em;
+ margin-bottom: 2em; }
+
+.tnote ul { text-align: left; margin-left: 5%;
+ list-style-type: none }
+.u {text-decoration: underline;}
+
+.gesperrt
+{
+ letter-spacing: 0.2em;
+ margin-right: -0.2em;
+}
+
+em.gesperrt
+{
+ font-style: normal;
+}
+
+.caption {font-weight: bold;}
+
+
+/* Footnotes */
+.footnotes {border: dashed 1px;}
+
+.footnote {margin-left: 10%; margin-right: 10%; font-size: 0.9em;}
+
+.footnote .label {position: absolute; right: 84%; text-align: right;}
+
+.fnanchor {
+ vertical-align: super;
+ font-size: .8em;
+ text-decoration:
+ none;
+}
+
+/* Poetry */
+.poem {
+ margin-left:10%;
+ margin-right:10%;
+ text-align: left;
+}
+
+.poem br {display: none;}
+
+.poem .stanza {margin: 1em 0em 1em 0em;}
+
+.poem span.i0 {
+ display: block;
+ margin-left: 0em;
+ padding-left: 3em;
+ text-indent: -3em;
+}
+
+.poem span.i1 {
+ display: block;
+ margin-left: 1em;
+ padding-left: 3em;
+ text-indent: -3em;
+}
+
+/* Transcriber's notes */
+.transnote {background-color: #E6E6FA;
+ color: black;
+ font-size:smaller;
+ padding:0.5em;
+ margin-bottom:5em;
+ font-family:sans-serif, serif; }
+ </style>
+ </head>
+<body>
+
+
+<pre>
+
+The Project Gutenberg EBook of Un viaggio elettorale, by Francesco De Sanctis
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
+other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
+whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
+the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
+www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
+to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
+
+Title: Un viaggio elettorale
+
+Author: Francesco De Sanctis
+
+Annotator: Giuseppe Leonida Capobianco
+
+Release Date: February 21, 2015 [EBook #48333]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN VIAGGIO ELETTORALE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
+
+
+
+
+
+</pre>
+
+
+<p><span class="pagenum">
+<a name="Page_iii" id="Page_iii">[Pg iii]</a></span></p>
+<p class="title">
+FRANCESCO DE SANCTIS<br />
+<br />
+</p>
+<h1>UN <br />VIAGGIO ELETTORALE</h1>
+<p class="center">
+
+CON NOTE ED APPENDICE<br />
+A CURA<br />
+DI GIUSEPPE LEONIDA CAPOBIANCO<br />
+<br />
+</p>
+<p class="right">
+La vita è azione; ma solo la dignità<br />
+è la chiave della vita, e l'onestà la<br />
+prima qualità dell'uomo politico.<br />
+<br />
+<span class="smcap">De Sanctis</span><br />
+<br />
+</p>
+<p class="center"><img src="./images/img0003.png" alt="Stemma dell'editore" /><br /><br /></p>
+<p class="center">
+NAPOLI<br />
+<br />
+ALBERTO MORANO EDITORE<br />
+Via Domenico Capitelli, 26-27<br />
+1920<br />
+</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_iv" id="Page_iv">[Pg iv]</a></span></p>
+
+
+
+
+<p class="center"><span class="smcap">Proprietà Letteraria</span>
+<br /></p>
+<hr class="r5" />
+
+<p class="center"><br />
+Napoli - Stab. Tip. <span class="smcap">Silvio Morano</span>, S. Sebastiano,
+48 p. p. (Telef. 8-54)</p>
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_v" id="Page_v">[Pg v]</a></span></p>
+
+
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+<a name="Ai_lettori" id="Ai_lettori"><i>Napoli, 1 gennaio 1876</i><br /></a>
+</p>
+
+
+<p style="text-indent:10%">
+
+<i>Ai miei nuovi e vecchi elettori</i><br />
+</p>
+
+<p><i>Queste pagine pubblicate a Torino, lungi dagli occhi
+vostri, ora io riproduco qui, desideroso che le leggiate con
+attenzione e con affetto come cosa che appartiene a voi.
+Perchè qui troverete una storia comune, dove molta parte
+vive delle nostre impressioni e dei nostri sentimenti. Mi
+sono mostrato a voi con perfetta sincerità, in uno dei
+momenti più appassionati della mia vita, come si fa con
+amici provati a' quali non si ha nulla a nascondere.
+Mi vedeste, mi udiste; voi sapete ora quello che io pensai,
+quello che io sentii, i più intimi segreti della mia natura.
+E perchè siete tutti amici degni di essere stimati, non
+importa se miei fautori o miei avversarii, ho fatto come
+fo con quelli che stimo, dicendo la mia opinione sinceramente
+quando anche possa dispiacere. La quale opinione,
+massime intorno al carattere delle persone, voglio sia ricevuta
+così com'è nella sua sincerità, ch'è a dire come
+un concetto momentaneo, derivato da impressioni fuggevoli
+e appassionate, e alquanto idealizzato a modo di artista.</i></p>
+
+<p><i>Così questa storia, uscendo dall'angustia d'interessi e
+di caratteri personali, acquista un valore più alto e più
+umano, che certo sapranno apprezzare i vecchi e i nuovi
+amici, così benevoli, così indulgenti verso di me.</i></p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_vi" id="Page_vi">[Pg vi]</a></span></p>
+
+<p><i>Vogliano essi leggermi con lo stesso animo col quale
+scrissi, disposti a' puri godimenti dell'arte, che purgano
+i cuori e li rasserenano. E possa il nuovo anno, questo
+è l'augurio ch'io fo a loro e a me, purificare ancora i
+nostri animi e renderci tutti più degni di amarci e di
+stimarci.</i></p>
+
+<p style="text-indent:60%">
+<i><b>Francesco De Sanctis</b></i><br />
+</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_vii" id="Page_vii">[Pg vii]</a></span></p>
+
+
+
+<p>
+<a name="Prefazione" id="Prefazione"></a><i>Parecchi anni fa, discorrendo con Benedetto Croce della
+necessità di pubblicare, in veste più degna, tutte le opere—anche
+le minori—di Francesco De Sanctis, l'acuto
+filosofo e letterato napoletano mi esortò vivamente a curare
+l'edizione del </i>Viaggio Elettorale<i>,—poichè—diceva
+nella sua bontà—solo un esperto conoscitore delle cose
+irpine avrebbe potuto ripresentare al pubblico il libro,
+quale, invano, da lunghi anni si attende.</i></p>
+
+<p><i>La parola del Croce mi convinse maggiormente della
+necessità di una migliore ristampa del </i>Viaggio Elettorale<i>,
+con opportune note illustrative su uomini e cose dell'Irpinia,
+per fare gustare pienamente i pregi di quel libretto,
+che Pasquale Villari definì «la più fedele dipintura dei
+nostri ambienti e dei nostri costumi politici».</i></p>
+
+<p><i>Fin dal 1910, se non erro, avevo divisato di recare in
+atto il desiderio del Croce, ma tante diverse circostanze
+della mia vita travagliata mi fecero venir meno alla promessa
+fatta al Croce, e caldeggiata vivamente da un
+grande irpino—così affezionato al De Sanctis: ho detto,
+Enrico Cocchia.</i></p>
+
+<p><i>Stavano così le cose, quando nell'autunno del 1915,
+mi vidi giungere in Monteverde, con la nomina a componente
+il Comitato Provinciale per le onoranze a Francesco
+De Sanctis, una viva esortazione dell'amico dott.
+cav. uff. Camillo D'Alessandro di intraprendere il lavoro
+promesso. Mi misi all'opera; e, dopo un non breve periodo
+di ricerche, riuscii a completare le note ed a mettere
+insieme un'appendice, che è onorata da un bel discorso
+del Cocchia.</i></p>
+
+<p><i>Credo sia superfluo aggiungere qui altre parole sull'importanza
+del </i>Viaggio Elettorale<i>, dopo quello che ne ha</i><span class="pagenum"><a name="Page_viii" id="Page_viii">[Pg viii]</a></span>
+<i>detto il Villari, poichè a me pare che possa stare utilmente
+in mano a studenti e ad uomini politici, i quali
+avrebbero molto da imparare per correggere i nostri costumi
+politici, come desiderava il grande Critico.</i></p>
+
+<p><i>Ma più di tutti avranno da apprendere gl'irpini—giovani
+ed adulti—, perchè ancora oggi l'ambiente della
+vita pubblica, specialmente provinciale, risente di quelle
+grettezze, di quelle piccole lotte campanilistiche e di quelle
+coalizioni personali, che il De Sanctis analizzò e condannò
+così recisamente. Molto hanno da apprendere e mettere
+in pratica i giovani, che sono destinati a rompere le dighe
+che si frappongono ad ogni progresso, facendo penetrare
+nel nostro ambiente un'aria più pura, un maggiore rispetto
+di noi stessi e la necessità di una vita politica, che
+prescinda dalle gare personali sempre meschine e deplorevoli.</i></p>
+
+<p><i>Io ho voluto, perciò, pagare il mio debito di gratitudine
+al Sommo Irpino ed alla mia terra nativa, dando il mio
+contributo alla diffusione di questo libro, che ancora
+oggi conserva la sua freschezza, come nel 1876! Imparino
+da esso i giovani studenti, (poichè alle scuole è destinato
+pure questo libro), a servire il proprio paese con
+quella fede e con quella rettitudine, che informarono costantemente,
+nella vita pubblica e privata, Francesco De
+Sanctis!</i></p>
+
+<p><i>L'Italia, che, con sì mirabile energia, si è battuta e si
+batte per l'affermazione dei suoi diritti e per il trionfo
+della civiltà europea, sappia trarre da queste ultime vicende
+l'incentivo ad essere unita e concorde nel raggiungimento
+di quella meta, che dovrà essere la forza e la
+ragion di essere della Terza Italia.</i></p>
+
+<p style="text-indent:10%">
+Sigmundsberberg (Austria), 21 febbraio 1917.<br />
+</p>
+
+<p style="text-indent:50%">
+
+<span class="smcap">Giuseppe Leonida Capobianco</span><br />
+</p>
+
+
+<p>N. B. Nulla ho da mutare a quanto scrivevo nel mio forzato e doloroso
+esilio, quale ufficiale prigioniero di guerra. I miei voti di allora sono
+ancora quelli di oggi: che l'elevazione delle coscienze irpine si compia
+presto!</p>
+
+<p>Da Monteverde (Avellino), 15 Febbraio 1920</p>
+
+<p style="text-indent:60%">
+<span class="smcap">G. L. Capobianco</span><br />
+</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1">[Pg 1]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="I" id="I">I. <br />
+
+Un viaggio elettorale</a></h2>
+
+<p style="text-indent:60%">
+
+Napoli 25 gennaio<br />
+</p>
+
+<p style="text-indent:10%">
+<i>Cara Virginia</i><a name="FNanchor_1_1" id="FNanchor_1_1"></a><a href="#Footnote_1_1" class="fnanchor">[1]</a>,</p>
+
+<p>Sono tanti anni che non ci vediamo. Ma tu hai sempre
+serbato un piccolo posticino nel tuo cuore per me
+e per la mia Marietta<a name="FNanchor_2_2" id="FNanchor_2_2"></a><a href="#Footnote_2_2" class="fnanchor">[2]</a>, e in ogni capo d'anno ci hai
+mandato una tua letterina. Questa volta mi hai mandato
+un letterone, e mi dici tante cose, il tuo viaggio
+in Inghilterra, i tuoi giudizi sulla nostra prosa, e mi
+parli delle lettere critiche di Bonghi, e mi esponi i
+tuoi dubbi, e vuoi sapere dal tuo antico maestro, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2">[Pg 2]</a></span>
+libri hai a leggere e che indirizzo hai a tenere. Caspita!
+dissi tre me: Virginia, non le basta esser divenuta una
+principessa; ora la pretende a letterata, e giudica perfino
+del Bonghi, e fa un ritratto del suo ingegno e del suo
+carattere con la sicurezza e la chiarezza della spontaneità
+femminile. Vedi un po' come va il mondo;
+Bonghi giudicato da Virginia? E domani toccherà a
+me, e a tanti altri. Giudizi formidabili quelli di donna,
+che vanno diritti come l'istinto, a primo getto, a impressione,
+e spesso più sicuri che i sillogismi fabbricati
+da' dotti.</p>
+
+<p>Volevo risponderti subito; ma era tempo di elezioni,
+e posi la tua lettera da parte, e dissi: risponderò dopo.
+E questo <i>dopo</i> è venuto molto tardi per me; le elezioni
+erano finite; ma la mia elezione continuava. Vidi
+contestata la mia elezione nel collegio nativo: gittai
+un occhio fuggitivo su' verbali, e fiutai molte brutture;
+avevo caro che la Camera annullasse l'elezione, perchè
+mi spiaceva dire al mio collegio naturale: rimango
+deputato di Sansevero. Mi si parlò di un'inchiesta, ed
+io dissi: No. Questo povero Collegio ha già subite parecchie
+vergogne: ha subito perfino un'inchiesta giudiziaria<a name="FNanchor_3_3" id="FNanchor_3_3"></a><a href="#Footnote_3_3" class="fnanchor">[3]</a>;
+risparmiamogli questa nuova vergogna.
+La Giunta decretò la rinnovazione del ballottaggio;
+ed io fui lieto, e dissi: ora vado io là. Parecchi di quei
+paesi non avevo visto da quaranta anni: altri non
+avevo visti mai; in alcuni ero passato come corriere;
+non vi avevo lasciato alcun vestigio di me. Gli elettori
+dicevano: perchè De Sanctis non viene? perchè non
+scrive? Egli ci disprezza: e permette che il suo nome
+diventi coperchio di altri nomi e di altri interessi. Ed io
+<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[Pg 3]</a></span>
+dissi: andrò io là, voglio vedere da presso cosa sono
+questi elettori, e che specie di lavoro vi si è fatto, e se
+equivoco c'è, voglio togliere io l'equivoco. E per la
+prima volta ho fatto un viaggio elettorale.</p>
+
+<p>Tornai ieri ancora commosso. Nella mente mi si volgeva
+tutta una storia pregna di grandi dolori e di
+grandi gioie, ricca di osservazioni interessanti; avevo,
+imparato più in quei paeselli che in molti libri. E
+dissi: questo non è più storia mia; è storia di tutti,
+ci s'impara tante cose. È il mondo studiato dal vero
+e dal vivo e studiato da uno, che sotto i capelli bianchi
+serba il core giovine e intatto il senso morale e potente
+la virtù dell'indignazione. Ecco materia viva di una
+commedia elettorale. E non ne conosco nessuna ancora.
+Achille Torelli, che mi dialogizza in versi tesi ed antitesi,
+pensi che arte è natura studiata dalla fantasia e lasci
+ai mediocri le idee e le tesi. Che bisogno ha il potente
+Cossa di andarmi a cercare Nerone, o il simpatico
+Cavallotti di rompere il sonno ad Alcibiade? Si è filosofato
+e sì politicato in versi, ed ecco la volta degli
+antiquarii e degli eruditi.</p>
+
+<p>E si discute se Cavallotti ha studiato la storia greca,
+e se Cossa s'intende di storia romana, e non mancheranno
+di quelli che vorranno sapere se hanno avuto
+la loro brava licenza liceale. Abbiamo tanto mondo
+intorno, vivo, palpabile, parlante, plastico, e vogliamo
+cercar l'arte ne' cimiteri, e profanare i morti per rifar
+loro una vita posticcia, mescolanza ibrida del loro e
+del nostro cervello. Brutto segno, quando si vede l'arte
+vivere di memorie come i vecchi, e non gustare più
+la vita che le è intorno, senza fede e senza avvenire.</p>
+
+<p>E pensavo pure: qui non c'è politica, o piuttosto
+politica c'è, ma è nome senza sostanza, pretesto di altri
+interessi e di altre passioni. E tanto meglio; la politica
+spesso guasta, e ti crea una materia artificiale. Qui è<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[Pg 4]</a></span>
+un mondo quasi ancora primitivo, rozzo e plebeo,
+pure illuminato da nobili caratteri e da gente semplice,
+riprodotto con sincere e vive impressioni da un
+uomo che andava lì a riconquistare la sua patria.</p>
+
+<p>Allora ho pensato a te, o Virginia. Non so cosa sei
+divenuta, ignoro la tua vita; sento che in te ci dee
+essere ancora molto di buono, poi che ti ricordi del
+tuo vecchio maestro. La Virginia a cui scrivo è quella
+giovinetta, che mi sta sempre innanzi, con quegli occhi
+dolci, con quella voce insinuante, a cui l'esule raccontava
+le sue pene, ricordava la sua patria lontana, e tu
+commossa mi diceva: Poverino!</p>
+
+<p>Ero da poco in Torino; mi fu offerto il solito sussidio<a name="FNanchor_4_4" id="FNanchor_4_4"></a><a href="#Footnote_4_4" class="fnanchor">[4]</a>;
+ed io dissi: no, voglio vivere col mio lavoro.
+E cercai lavoro.</p>
+
+<p>Domenico Berti<a name="FNanchor_5_5" id="FNanchor_5_5"></a><a href="#Footnote_5_5" class="fnanchor">[5]</a> mi procurò un posticino in un
+Istituto<a name="FNanchor_6_6" id="FNanchor_6_6"></a><a href="#Footnote_6_6" class="fnanchor">[6]</a>, lo ricordo con riconoscenza.</p>
+
+<p>Cercai teatro più vasto, feci le mie conferenze sopra
+Dante, nè posso mai dimenticare i gentili torinesi, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[Pg 5]</a></span>
+m'incoraggiarono co' loro applausi, e mi rivelarono a
+me stesso.</p>
+
+<p>E fra le ombre del passato mi sta presente quella
+stanza di Cavour, dove mi vedevo attorno piuttosto
+amici che discepoli, voi nobili piemontesi, Einardo
+Cavour, Luigi Larissè, e Balbo e Maffei.</p>
+
+<p>Anche la tua casa si aperse all'esule, come o quando,
+non ricordo più. Ma ricordo bene che mi piaceva di
+leggere a te i miei scritti, che poi presero nome di
+<i>Saggi Critici</i>, e ricordo che una volta mi chiamasti
+crudele per il mio giudizio su quella povera Sassernò<a name="FNanchor_7_7" id="FNanchor_7_7"></a><a href="#Footnote_7_7" class="fnanchor">[7]</a>.</p>
+
+<p>Ora che il Direttore di un giornale torinese mi concede
+ospitalità, tutte queste memorie mi si affollano,
+ed io mi ripresento a Torino con l'animo di chi risaluta
+la sua seconda patria.</p>
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[Pg 6]</a></span></p>
+
+
+<h2><a name="II" id="II">II.</a><br />
+Rocchetta la poetica<a name="FNanchor_8_8" id="FNanchor_8_8"></a><a href="#Footnote_8_8" class="fnanchor">[8]</a></h2>
+
+
+<p>Decretata la rinnovazione del ballottaggio, dissi: ora
+vado io là. E andai. Venivano meco due miei concittadini,
+Achille Molinari e Salvatore De Rogatis<a name="FNanchor_9_9" id="FNanchor_9_9"></a><a href="#Footnote_9_9" class="fnanchor">[9]</a>.</p>
+
+<p>Giunsi a Foggia domenica sera, il 10 gennaio. L'altra
+domenica era il dì posto per il ballottaggio. Avevo
+sei giorni innanzi a me.</p>
+
+<p>Capitai improvviso in casa di Giovanni De Sanctis,
+dov'era pure un albergo. Colui me lo aveva fatto conoscere
+uno di quegli amici che la mente porta seco
+sino alla morte, Giorgio Maurea<a name="FNanchor_10_10" id="FNanchor_10_10"></a><a href="#Footnote_10_10" class="fnanchor">[10]</a>.</p>
+
+<p>-È qui Giorgio? domandai.</p>
+
+<p>-No, è partito ieri. Ma ci sono tutti i vostri amici
+di Foggia, che sarebbero tanto lieti di stringervi la
+mano.</p>
+
+<p>-Sarà per un'altra volta. Ora acqua in bocca. Ho
+<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[Pg 7]</a></span>
+bisogno che Sansevero<a name="FNanchor_11_11" id="FNanchor_11_11"></a><a href="#Footnote_11_11" class="fnanchor">[11]</a> ignori il mio arrivo qui.
+Non voglio ch'essi dicano: «De Sanctis è stato a Foggia,
+e non è venuto a vederci».</p>
+
+<p>Rimasi solo. I miei pensieri andavano veloci, come
+i miei passi... Se io andassi a Sansevero! Tre quarti
+d'ora, e sarei a Sansevero. Cosa è l'uomo! Io ho là un
+nido riposato e sicuro, là stimato da tutti, amato da
+molti, e debbo correre appresso alle ombre, cacciarmi
+tra monti e dirupi in paesi meno civili, dove pochi
+mi conoscono, e nessuno quasi mi comprende, e dove
+il mio nome è trastullo delle loro piccole lotte e piccole
+passioni. Tu non sei più un giovinotto, mi dice
+Marietta mia; pensa che t'incammini verso la vecchiaia.
+E ora, nel cuore dell'inverno, con tanti anni
+addosso...</p>
+
+<p>Ma respinsi questi pensieri come una tentazione.
+Questa è, dissi tra me, quella tale seconda voce, che
+è sempre una traditora. Ubbidiamo, alle prime ispirazioni
+che vengono dal cuore. Maggiore è il sacrifizio e
+più grande sarà la soddisfazione della coscienza.</p>
+
+<p>Alto là! rispose un'altra voce. Tu posi, come un
+Iddio. Guarda bene in queste tue ispirazioni del core,
+e ci troverai un po' di passioncella, un po' d'impegno,
+un dispettuzzo, e forse anche una piccola vanità. Tu
+non vuoi apparire uno sconfitto.</p>
+
+<p>Mi esaminai, e sentii che questa voce non avea tutto
+il torto. E rimasi perplesso. Camillo de Meis<a name="FNanchor_12_12" id="FNanchor_12_12"></a><a href="#Footnote_12_12" class="fnanchor">[12]</a> aveva
+un po' di ragione, quando mi chiamava un Amleto
+vagabondo tra le voci del pensiero.</p>
+
+<p>Io non sono un Amleto, ma sono un pigro, e non
+<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[Pg 8]</a></span>
+mi movo se non ho una buona spinta dagli avvenimenti.
+Ma se mi movo, io vivo là entro e ci metto tutto
+me, o scriva, o insegni, qualsiasi cosa io faccia. Piccola
+o grande, buona o cattiva, una passione c'era in
+me che mi traeva seco. Ed io non l'analizzai più; le
+ubbidii.</p>
+
+<p>La mattina giunsi a Candela, e trovai per avventura
+alla stazione un agente di casa Ripandelli. Antichi legami
+avevo con quella casa, fortificati da nuova amicizia
+col mio Ettore, già mio collega, perfetto gentiluomo
+e perfetto amico. Non trovai nessuno, ma quel
+bravo agente, saputo il mio nome e la mia intenzione,
+mi fece gli onori di casa, e mi si offerse compagno al
+viaggio.</p>
+
+<p>Fu spedito un corriere a Rocchetta di Sant'Antonio,
+la porta del mio collegio da quel lato. Doveva annunziare
+il mio arrivo, e consegnare una mia lettera al
+Sindaco.</p>
+
+<p>Chi fosse il Sindaco, non sapevo<a name="FNanchor_13_13" id="FNanchor_13_13"></a><a href="#Footnote_13_13" class="fnanchor">[13]</a>. Ma, conoscendo
+le piccole gelosie de' paesi, è stato sempre mio costume
+di indirizzarmi ai sindaci, come quello che rappresentano
+tutta la cittadinanza.</p>
+
+<p>Scriveva al Sindaco:</p>
+
+<p>«Vengo costà, diretto alla casa comunale, la casa di
+tutti, e voglio parlare a tutti gli elettori, senza distinzione.
+Ne dia avviso specialmente all'arciprete Piccolo<a name="FNanchor_14_14" id="FNanchor_14_14"></a><a href="#Footnote_14_14" class="fnanchor">[14]</a>,
+mia vecchia conoscenza».</p>
+
+<p>Alcuni non credettero vera la lettera. Nelle lotte elettorali
+tra gli altri bei costumi ci è falsar telegrammi
+e lettere. È proprio sua questa lettera? E mentre disputavano
+fu annunziata la mia carrozza. Allora si posero
+a cavallo tutti, e mi vennero incontro.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[Pg 9]</a></span></p>
+
+<p>Alla voltata mi fu mostrato quello spettacolo. Gridavano:
+Viva! Mi salutavano con le mani, impazienti
+di stringer la mia. E la faccia mi raggiò, come se l'anima
+fosse scesa lì.</p>
+
+<p>Fra molta folla giunsi alla casa comunale, e mi feci
+presentare gli elettori ad uno ad uno. Strinsi la mano
+a parecchi, e tra gli altri Ippolito<a name="FNanchor_15_15" id="FNanchor_15_15"></a><a href="#Footnote_15_15" class="fnanchor">[15]</a> e Piccoli<a name="FNanchor_16_16" id="FNanchor_16_16"></a><a href="#Footnote_16_16" class="fnanchor">[16]</a>, che
+passavano per miei avversarii.</p>
+
+<p>Poi dissi così:</p>
+
+<p>«Saluto con viva commozione Rocchetta, la porta
+del mio collegio nativo. Il luogo dove son nato è Morra
+Irpino; ma la mia patria politica si stende da Rocchetta
+insino ad Aquilonia. Io vengo a rivendicare la
+patria mia. Dopo un oblìo di quattordici anni, voi miei
+concittadini, travagliati da lungo ed ostinato lavoro di
+parecchi candidati, avete all'ultima ora improvvisata
+la mia candidatura, ed avete intorno al mio nome
+inalberata la bandiera della moralità. Siate benedetti!
+E possa questa bandiera esser principio di vita nuova!
+Voi mi avete data una maggioranza notevole. Eppure
+quell'elezione gittò il lutto nell'anima mia. Io vi avevo
+telegrafato: Bravi gli elettori che intorno candidatura
+improvvisata inalberarono bandiera moralità! Auguro
+a quella bandiera strepitosa vittoria domenica». La
+domenica venne, la vittoria ci fu, e mi parve una sconfitta.
+Non mi sapevo dar ragione di tanto accanimento
+nella lotta, e del gran numero di voti contrarii, e di
+certe proteste vergognose, che gittavano il disonore su
+questo sfortunato collegio. E in verità vi dico, che se
+quell'elezione fosse stata convalidata, con core sanguinante,
+ma deciso, vi avrei abbandonato. Ma benedissi
+quelle proteste che indussero Giunta e Camera a decretare
+<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[Pg 10]</a></span>
+la rinnovazione del ballottaggio. Era in questione
+l'onor mio, l'onore dei miei elettori. Ed io dissi:
+fin'ora sono stato in Napoli spettatore quasi indifferente
+di quella lotta. Non debbo io fare qualche cosa
+per questi elettori? Non mi conoscono, sono involti
+in una rete di menzogne e di equivoci. Io ho pure il
+debito d'illuminarli, di dire la verità, di togliere ogni
+scusa agli uomini di mala fede. Ed eccomi qui in
+mezzo a voi, miei cari concittadini. Ed ecco la verità.
+Il Collegio è diviso in due partiti che lottano accanitamente,
+comuni contro comuni, cittadini contro cittadini
+ed io non sono qui che il prestanome delle vostre
+collere e delle vostre divisioni. È così che volete
+rendere la patria a Francesco De Sanctis? No, io non
+potrei essere mai deputato di un partito per schiacciare
+un altro partito; non posso essere lo scudo degli
+uni e il flagello degli altri; io voglio essere il deputato
+di tutti, voglio lasciare nella mia patria una memoria
+benedetta da tutti. Mi volete davvero? Volete che io
+passi gli ultimi miei anni in mezzo a voi? Stringete
+le destre, sia il mio nome simbolo della vostra unione<a name="FNanchor_17_17" id="FNanchor_17_17"></a><a href="#Footnote_17_17" class="fnanchor">[17]</a>.
+Ed io sarò vostro per tutta la vita».</p>
+
+<p>La commozione fu grande. Vidi alcuni piangere;
+altri, avversarii ieri, amici oggi, stringersi le mani. Tutti
+applaudivano.</p>
+
+<p>Ed io soggiunsi:</p>
+
+<p>«Signor Sindaco, ho pranzato a Candela, voi ci farete
+una cenetta, e voglio fare io il padrone di casa,
+voglio invitare i signori Ippolito e Piccoli. Mangeremo
+lo stesso pane, berremo lo stesso vino, faremo un brindisi
+a Rocchetta unita e prospera».</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[Pg 11]</a></span></p>
+<p>Benissimo! benissimo! Tutti batterono le mani. Rocchetta
+non dimenticherà più quel giorno.</p>
+
+<p>Prese allora la parola l'arciprete Piccoli. Giovine e
+asciutto di viso, occhi vivi, avea nella fisonomia una
+cert'aria di finezza che non ti affida interamente. Rotto
+agli affari, uso a destreggiarsi mescolato in lotte locali,
+rimpiccolito in quel paesello, mi parve che in teatro
+più vasto sarebbe riuscito un buon diplomatico. Mi
+disse molte gentilezze, con certi giri di frasi, che volevano
+dire: vedi, anch'io ho fatto i miei studii.</p>
+
+<p>Parlò poi Ippolito. Faccia austera, aria risoluta, parola
+semplice e diretta. Disse che, dissipato ogni equivoco,
+Rocchetta sarebbe stata unanime e desiderava
+che questo giorno fosse stato il preludio di unione sincera
+e durevole. Erano sentimenti di buon cittadino.
+Gli strinsi la mano con effusione.</p>
+
+<p>Notai un prete, molto attento al mio dire, ma sentii
+che non avevo fatto presa su di lui. Era in quel viso
+non so che oscuro e compresso. Più tardi troverò io
+la via di quel cuore.</p>
+
+<p>Dopo cena, mi coricai subito. Sentivo sonno. Ma che
+sonno e sonno! Mi passavano innanzi le ombre della
+giornata. Vedevo che l'arciprete Piccoli a cavallo correre,
+correre con quel suo cappello <i>a tre pizzi</i>, che mi
+parea sventolassero. Ferma, ferma. E tutta la cavalcata
+dietro. Come galoppava bene quel prete! Il povero
+Alfonso<a name="FNanchor_18_18" id="FNanchor_18_18"></a><a href="#Footnote_18_18" class="fnanchor">[18]</a>, ch'è il letterato del luogo, tirava forte le
+redini e faceva sì e no sul cavallo che poco lo capiva.
+Un altro prete mi stava accanto, rubizzo e mezzo scolaresco,
+con aria sicura, su di un cavallo che andava
+passo passo in grave atteggiamento come uno di quei
+<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[Pg 12]</a></span>
+cavalli educati da Guillaume. Rocchetta si avvicinava,
+e quel gruppo di case in quel chiaroscuro mi parevano
+uomini che m'attendessero e gridassero: Viva! Le immagini
+si confusero: ero stanco e sentivo freddo. E mi
+accoccolavo, e mi strofinavo le gambe. Mi volsi dell'altro
+lato, non c'era verso di dormire. Ed ecco un suono di
+chitarra giungermi all'orecchio, con un canto a cadenze
+e a ritornello, tra gran folla di contadini, che battevano
+le mani e mi gridavano: Viva! Bravo Rocchetta, diss'io.
+Mi accoglie a suon di poesia. E tesi l'orecchio, ma non
+potei raccapezzar verbo di quella canzone. Lungo tempo
+cantarono e gridarono; forse quella brava gente avrebbe
+voluto vedermi, sentirmi. Poi a poco a poco si fe' silenzio,
+ma quel suono mi errava deliziosamente nell'orecchio.
+Io mi applaudiva di quell'accoglienza. E se
+tutti gli altri comuni rassomigliano a Rocchetta, chi
+potrà più separarsi da questo collegio? Che potenza
+ha la parola, pensavo, la parola sincera e calda che
+viene dal cuore! Io conquisterò con la mia parola tutto
+il collegio, e la mia conquista sarà un beneficio, lenirà
+i costumi, unirà gli animi. Ma la voce del buon senso
+rispondeva: credi tu di poter fare miracoli? Sei ben
+certo che tu, proprio tu, hai procurata questa riconciliazione?
+Qui la materia era già ben disposta. Sarà il
+medesimo a Lacedonia? E un qualcuno m'aveva già
+detto: a Lacedonia non sarà così. Fantasticando, sofistificando,
+mi addormentai.</p>
+
+<p>La mattina girai un po' il paese. Faccie allegre e
+sincere, bella e forte gioventù. A destra, a sinistra,
+gruppi che mi salutavano. Volli vedere cantanti e sonatori,
+e dissi loro che volevo battezzare quel paese
+così allegro, e lo chiamai <i>Rocchetta la poetica</i>.</p>
+
+<p>E vennero le visite. Rividi la Luisa<a name="FNanchor_19_19" id="FNanchor_19_19"></a><a href="#Footnote_19_19" class="fnanchor">[19]</a>, a cui ero
+<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[Pg 13]</a></span>
+stato fidanzato giovanissimo, ora madre felice di robusta
+e allegra prole. E, buon per te, le dissi, che si
+fecero le nozze. Che vita avresti avuta appresso a me!
+Prigioni, esili e miseria. Tu hai avuto più giudizio di
+me, e ora sei ancora una rosa. Fui in casa Piccoli.
+E mi venne incontro un altro prete, faccia chiara e
+aperta che faceva contrasto con l'aria aperta arguta
+dei fratello arciprete. Vidi casa antica, illustrata dalle
+immagini degli antenati, guardata con sospetto da case
+nuove di gente laboriosa e industriosa. Feci altre visite.
+Attento! dicevo tra me. Un tal prete Marchigiani
+non visitato mi divenne in Sessa<a name="FNanchor_20_20" id="FNanchor_20_20"></a><a href="#Footnote_20_20" class="fnanchor">[20]</a> nemico inespugnabile.
+Eppure dimenticai uno, quel prete dal viso oscuro.
+E credo che me ne volle. Credo.</p>
+
+<p>Giunse il sindaco di Lacedonia con parecchi altri.
+Si fece una sola cavalcata, e via a Lacedonia. Io mi sentivo
+purificato. Venuto con un disegno non ben chiaro,
+e con molta passione, alla vista dei miei concittadini
+non ci fu in me altro sentimento, che di riacquistar
+la mia patria. Essi m'avevano già conquistato; dovevo
+io conquistar loro, guadagnarmi i loro cuori. E la cosa
+mi pareva facile. Rocchetta la poetica aveva trovato
+il motto dell'elezione. Nel partire, serrandosi intorno
+a me, gridavano:</p>
+
+<p>—Tutti con tutti.</p>
+
+<p>Ed io, rapito, risposi:</p>
+
+<p>—E uno con tutti.</p>
+
+<p>Era realtà? Era poesia? In quel momento era realtà.
+Le mani si levarono. Pareva un giuramento. Tutti ci
+sentivamo migliori.</p>
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[Pg 14]</a></span></p>
+
+
+<h2><a name="III" id="III">III.</a>
+<br />
+Lacedonia<a name="FNanchor_21_21" id="FNanchor_21_21"></a><a href="#Footnote_21_21" class="fnanchor">[21]</a></h2>
+
+
+<p style="text-indent:60%">
+Napoli, 4 febbraio<br />
+</p>
+
+<p>Bel paese mi parea, questo, che mi ridea dalla sua
+altura. Là erano molte memorie della mia fanciullezza,
+e là avevo lasciati molti sogni de' miei anni. Mentre
+si saliva tra sparo di mortaletti e grida confuse e scalpitare
+di cavalli, io ero in cerca de' trascorsi anni, e
+poco mi accorgevo di quel chiasso, quando un'eccellenza!
+mi sonò all'orecchio e mi svegliò. Era un
+pover'uomo che mi porse una supplica, e lessi subito!</p>
+
+<p style="text-indent:10%">
+«Eccellenza!<br />
+</p>
+
+<p>Vi prego di volermi accordare un sussidio giornaliero....».</p>
+
+<p>Ohimè, diss'io, si comincia male. Questo disgraziato
+mi crede un'eccellenza, e per di più un milionario.</p>
+
+<p>Tirai un po' turbato e scontento, non sapevo io stesso
+<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[Pg 15]</a></span>
+di che, al municipio. Credevo trovarvi tutti gli elettori,
+come a Rocchetta. Mancavano molti, mancavano anche
+i Franciosi, in casa di cui dovevo andare. E nel mio
+disappunto guardai un po' di traverso il sindaco, che
+mi parve più sollecito di venirmi incontro, che di fare
+gli avvisi e prendere disposizioni opportune. Il mio
+disappunto mi comparve sulla faccia, e oscurò i volti
+di tanti bravi amici che m'erano intorno. Si fece uno
+di quei silenzi, che parlano più della parola, ci capivamo
+tutti. Ma fu un momento. Domandai scrivere.
+Scrissi:</p>
+
+<p style="text-indent:10%">
+<i>«Caro Franciosi</i>,<br />
+</p>
+
+<p>Sono il vostro ospite, e non mi venite incontro, e
+non vi trovo qui....»</p>
+
+<p>E non so cos'altro mi sarebbe venuto sotto la penna,
+ma mi padroneggiai subito e dissi: qui ci dee essere
+un malinteso, e stracciai la carta. Vidi che quella gente
+stava lì per sentirmi, e dissi poche parole col cuore,
+e mi batterono le mani e le facce si rischiararono. Ora
+sono stanco, conchiusi, domani voglio vedere tutti gli
+elettori qui. E andai a casa Franciosi. Il bravo sindaco<a name="FNanchor_22_22" id="FNanchor_22_22"></a><a href="#Footnote_22_22" class="fnanchor">[22]</a>,
+che mi avrebbe voluto in casa sua, storse un
+po' gli occhi, ma comprese il mio pensiero e mi accompagnò.</p>
+
+<p>Mi venne incontro per le scale Michelangiolo, vecchio
+amico di casa, mio collega al Consiglio provinciale,
+e che già un'altra volta mi aveva offerta ospitalità.
+Mi si diceva che quella casa era divenuta il covo
+dei miei avversarii, e non credevo possibile ciò e mi
+pareva cosa contro natura. Abbracciai lo zio don Vincenzo,
+un vecchio giovanile, faccia arguta, mente fresca,
+<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[Pg 16]</a></span>
+gravida di motti e di fatterelli, che scoppiettano
+fuori ad ogni tratto. Voi avete lasciato male amministrare
+il vostro nome, disse lui. E dunque, eccomi qua,
+diss'io, ora sono io che lo amministro. E pensai: don
+Vincenzo è già conquistato. Ma che! Mi scappa di sotto
+al discorso, e mi parla del sonetto. Che sonetto? diss'io.</p>
+
+<p>—Come che sonetto? Quel tale sonetto che era così
+bello, e voi trovaste brutto! E la bella ragione! Brutto
+perchè lì dentro ci è Cupido con le ali.</p>
+
+<p>—Tientelo dunque caro questo sonetto, amico mio,
+e anche Cupido, se ti piace.</p>
+
+<p>—Ma io l'ho capita! Si vede che siete un romantico.</p>
+
+<p>—Questo ti hanno detto? E ti hanno detto pure che
+io sono un ateo.</p>
+
+<p>—Questo poi, te la vedrai con l'arciprete. Ma sei un
+romantico ed io, io sono un classico.</p>
+
+<p>Don Vincenzo era tutto contento. Quel sonetto era
+come qualcosa che gli era restato sullo stomaco, e che
+ora aveva ruttato fuori. Si sentiva come sgravato.</p>
+
+<p>—Ora, fate il vostro comodo, disse. La vostra stanza
+è la. Sapete che è casa vostra.</p>
+
+<p>Rimasi solo. E mi affacciai subito. Era dinanzi a me
+una larga distesa di cielo. Mi parea vedere lontano il
+Vulture, con la sua cima nevosa, fiammeggiante un
+giorno, e con le spalle selvose, onde si stende quel
+bosco infinito e quasi ancora intatto, che si chiama
+Monticchio<a name="FNanchor_23_23" id="FNanchor_23_23"></a><a href="#Footnote_23_23" class="fnanchor">[23]</a>. Qui è tanta poesia, dicevo, e costoro
+pensano a Cupido con le ali. E ricordai questo bel sonetto
+sul Vulture, che ispirato da quei luoghi improvvisò
+Regaldi<a name="FNanchor_24_24" id="FNanchor_24_24"></a><a href="#Footnote_24_24" class="fnanchor">[24]</a>.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[Pg 17]</a></span></p>
+
+<div class="poem" style="width: 30em;">
+<div class="stanza">
+<span class="i0">«Ah! dimmi, o sepolcral muta fornace,<br /></span>
+<span class="i0">O monte carco di vetusta lava,<br /></span>
+<span class="i0">Da quale età nel grembo tuo si tace<br /></span>
+<span class="i0">L'incendio che terribile tonava?<br /></span>
+<span class="i1">Sin dall'alba de' tempi il capo audace<br /></span>
+<span class="i0">Coronato di fiamme al ciel s'alzava,<br /></span>
+<span class="i0">E all'uomo tratto sul cammin fallace<br /></span>
+<span class="i0">Dello sdegno del Nume ognor parlava.<br /></span>
+<span class="i1">Ma forse allora che un immenso flutto<br /></span>
+<span class="i0">Travolse l'erbe, in te si estinse l'ira<br /></span>
+<span class="i0">Per la pietà dell'universo lutto;<br /></span>
+<span class="i1">Ed ora l'erbe e i fior manto ti sono,<br /></span>
+<span class="i0">E l'aer dolce che d'intorno spira<br /></span>
+<span class="i0">Parla all'uomo di pace e di perdono».<br /></span>
+</div>
+</div>
+
+
+<p>Se togli via quella sottigliezza del monte impietosito
+innanzi al lutto dell'universo, qui tutto è caldo e incosciente,
+come la natura, tutto venuto fuori di un
+getto, con un po' di negligenza che ti rende più viva
+l'immagine di una produzione spontanea, su di cui
+non è passata la lima. O buon Regaldi, voluto tanto
+bene da noi meridionali, accolto sempre con festa come
+di casa nostra, faccia aperta, fronte ispirata, allegria
+di tutt'i cuori!</p>
+
+<p>E andavo e riandavo per le stanze, accompagnando
+co' passi e co' gesti i miei pensieri, quando sentii gente
+nel salotto e uscii.</p>
+
+<p>C'era il sindaco e parecchi altri, che con delicato
+pensiero venivano a visitarmi in una casa non loro
+amica. E c'era l'arciprete<a name="FNanchor_25_25" id="FNanchor_25_25"></a><a href="#Footnote_25_25" class="fnanchor">[25]</a>, e il teologo<a name="FNanchor_26_26" id="FNanchor_26_26"></a><a href="#Footnote_26_26" class="fnanchor">[26]</a> mio parente,
+e Carlo, figlio di don Vincenzo, e giovane sposo.
+E chi più? Nessun altro, credo. Ah! dimenticavo prete
+Pio<a name="FNanchor_27_27" id="FNanchor_27_27"></a><a href="#Footnote_27_27" class="fnanchor">[27]</a>. Qui siamo tutti amici, pensavo. Dove stanno
+
+<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[Pg 18]</a></span>
+
+rintanati i miei avversari? Sono in casa loro amica,
+e non vengono a farmi visita. Un po' di gentilezza non
+è poi gran male, mi pare.</p>
+
+<p>Ed ecco sopraggiungere quei di Rocchetta, che venivano
+a congedarsi da me con un muso asciutto,
+come volessero dire: ve l'avevamo pur detto, Lacedonia
+è tutt'altro. Ero così preoccupato, che appena
+strinsi loro la mano, e non pensai a ringraziarli del
+molto affetto che mi avevano mostrato.</p>
+
+<p>Ridotti soli, scherzai con Carlo, augurandogli belli
+figli maschi, e soprattutto gentili. Rotto il ghiaccio,
+confessò ch'egli m'aveva votato contro.—Tu, proprio
+tu? Mi pare ancora vederti con quel tuo turbante, che
+ti chiamai un turco, e mi dicesti tante cose amabili.
+O dove è ita la tua amicizia?—Mi giustificherò, dirò
+le mie ragioni e quelle di molti altri.—Ma, caro, nessuno
+ha bisogno di giustificarsi. Non venni qui ad accattar
+voti, a sentire giustificazioni. Non mi tengo offeso
+da chicchessia. Tutti dite che ci è stata una votazione
+per equivoco. Vengo a toglier l'equivoco.</p>
+
+<p>Qui prese la parola l'Arciprete, una mia conoscenza
+di quaranta anni indietro, molto stimato per il suo
+carattere e la sua dottrina.</p>
+
+<p>Disse in conclusione che tutti mi avrebbero dato il
+voto, se avessi manifestate le mie intenzioni a tempo.
+Foste l'anno passato qui: perchè non vi apriste? Il
+vostro nome fu lanciato all'ultima ora, e parve una
+manovra di partito, e non fu preso sul serio. I vostri
+fautori sembra che avessero meno affetto per voi che
+odio verso il vostro competitore<a name="FNanchor_28_28" id="FNanchor_28_28"></a><a href="#Footnote_28_28" class="fnanchor">[28]</a>, il quale è poi—una
+persona rispettabile.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[Pg 19]</a></span></p>
+<p>Qui saltò a dire l'impaziente sindaco: E chi vi ha
+detto che gli abbiamo mancato di rispetto?</p>
+
+<p>Sì—No—Le voci s'ingrossarono. Ne venne un battibecco.</p>
+
+<p>E il teologo, mio parente, rideva. Gli altri chiacchieravano,
+egli rideva di un riso falso che mi dava a pensare
+più di un suo discorso. Quel riso pareva una cosa
+e ne voleva dire un'altra. Pareva una spensieratezza,
+ed era un sarcasmo. E voleva dire a me che attento
+ascoltava: povero semplicione, tu stai così attento alla
+scena, che non dice nulla e ignori il dietroscena che
+dice tutto.</p>
+
+<p>In effetti, da quel vivo scambio di parole veniva fuori
+come un lampo di una storia secreta d'interessi e di
+passioni ordita da intelligenti artefici per un par d'anni
+e che io con molta semplicità credevo di poter disfare
+in mezz'ora a furia di parole. E il teologo rideva.</p>
+
+<p>Carlo pretendeva ch'io era ineleggibile: questa voce
+era stata insinuata in tutto il collegio. Ed io a rispondergli
+e a mostrargli ch'era un cavillo. Ed ecco l'arguto
+don Vincenzo sostenere che nessun collegio si può dire
+nativo, perchè il deputato rappresenta tutta l'Italia. Ed
+io a dirgli, o gran bontà! che di questo passo si andava
+a quel cosmopolitismo, che aveva perduta l'Italia. E il
+sacerdote Pio, con quel suo mezzo riso, che annunzia
+una ironia intelligente, ribattè: «voi volete un partito
+De Sanctis, e un partito così fatto non c'è. Qui c'è due
+partiti provinciali e comunali e voi portate la bandiera
+dell'uno contro dell'altro». Ed io volevo rispondergli
+tante cose, ma il teologo rideva, rimasi muto.</p>
+
+<p>Ecco rientrare il sindaco con un telegramma in mano.
+Una grossa notizia, signori. Don Serafino è passato
+a sinistra.</p>
+
+<p>Ooooh!</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[Pg 20]</a></span></p>
+
+<p>E il Comitato di Sinistra appoggia Don Serafino
+contro De Sanctis!<a name="FNanchor_29_29" id="FNanchor_29_29"></a><a href="#Footnote_29_29" class="fnanchor">[29]</a>.</p>
+
+<p>Ooooh!</p>
+
+<p>Il sindaco andò via. Bugia, bugia, gridarono. E il
+teologo non rideva più, anzi con faccia sdegnosa mi
+si avvicinò, malmenando il sindaco, e che non doveva
+leggere quella <i>cartoffia</i>, e che l'era una impostura, e
+che queste cose non si fanno. Pareva una calunnia al
+buon Serafino. Non concepivano, come nella stessa elezione
+e agli stessi elettori lo stesso candidato potesse
+recitare due programmi diversi. Le menti erano scombussolate.
+Fino il padrone di casa, il bravo Michelangiolo,
+che se ne sta sempre vicino al foco, e temendo
+di raffreddarsi sta sempre raffreddato, lui che dice
+sempre sì, con quel certo movimento da sinistra a dritta
+della faccia che significa: è naturale, la cosa è così;
+questa volta, attirato nel salotto dalla grossa notizia,
+fece pure il suo oooh! allungando il naso, che in quel
+viso macilento parea già lungo.</p>
+
+<p>Io me la godevo, io di tutti il meno sorpreso, perchè
+se ignoravo il dietroscena di Lacedonia, conoscevo
+perfettamente il dietroscena di Napoli. Sapevo di quella
+giravolta a sinistra, <i>sub conditione</i>, proposta e accettata,
+e la condizione era un «<i>faremo ritirare De Sanctis</i>»
+e ridevo, perchè quei signori, proponenti e accettanti,
+facevano il conto senza l'oste, e l'oste ero io, principale
+interessato. Sentivo dunque quelle esclamazioni
+con un certo piacere, perchè in quelle impressioni immediate
+<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[Pg 21]</a></span>
+vedevo rivelarsi quel buon sentimento naturale,
+che anche i più prevenuti conservano in qualche
+piega dimenticata del cuore, e che scatta fuori improvviso
+in certi momenti.</p>
+
+<p>È impossibile! è impossibile!</p>
+
+<p>Ma ecco entra di nuovo il terribile sindaco, e questa
+volta col giornale <i>Roma</i> in mano. E lesse. Tutti gli
+occhi erano sopra di lui. E lesse la famosa sentenza
+co' debiti <i>considerando</i> di alcuni miei colleghi del Comitato,
+e la famosa dichiarazione del mio rispettabile
+competitore. Il telegramma era confermato.</p>
+
+<p>Ed ora, buona sera, disse il sindaco, come volesse
+dire: Ne avete abbastanza? Tutti si guardavano.</p>
+
+<p>—Dunque è vero, proprio vero? disse il teologo.</p>
+
+<p>—Ed ora che è a Sinistra, che bene ci può fare più?
+notò un ingenuo.</p>
+
+<p>—E il sottoprefetto, come può appoggiarlo? Costui
+si è rotto le gambe.</p>
+
+<p>—Adagio, interruppe Carlo. Forse questa dichiarazione
+è falsa, e sarà una nuova gherminella de' suoi avversarii.</p>
+
+<p>Ma non fu di questo parere il degno arciprete, fatto
+grave e pensoso. E conchiuse: questo prova sempre
+più la verità di quel detto, che l'ambizione acceca.</p>
+
+<p>Signori, è pronto in tavola, disse tutto teso un cameriere.
+E questa fu la conchiusione migliore. Alcuni
+andarono a pranzo dal sindaco; altri rimasero con noi.</p>
+
+<p>La sera scrissi lettere ai sindaci, annunziando il mio
+arrivo a Bisaccia per il dì appresso, e a Calitri per
+l'altro dì.</p>
+
+<p>Intanto si popolava il salotto. Erano i soliti. I miei
+avversarii rimanevano invisibili. Mi si riferivano certi
+loro motti graziosi, questo tra gli altri: Loro hanno
+sparato i mortaretti, e noi spareremo i cannoni.</p>
+
+<p>—Per celebrare che? diss'io.</p>
+
+<p>—Non sapete? Attendono l'arrivo di un personaggio<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[Pg 22]</a></span>
+illustre, con corteggio di molte carrozze. Qui ci
+sarà mezza Avellino.</p>
+
+<p>—E chi è questo illustre?</p>
+
+<p>—Ma voi non sapete nulla! Il prossimo ministro
+dell'interno<a name="FNanchor_30_30" id="FNanchor_30_30"></a><a href="#Footnote_30_30" class="fnanchor">[30]</a>, come si è fatto qui correr voce.</p>
+
+<p>Il fatto è che io sapevo tutto, informato a Napoli
+di queste velleità e di queste voci. E dissi ridendo al
+sindaco di Morra<a name="FNanchor_31_31" id="FNanchor_31_31"></a><a href="#Footnote_31_31" class="fnanchor">[31]</a>, che mi era accanto, mio compagno
+di viaggio: «Signor sindaco, io tiro innanzi, voi
+rimarrete qui. E se viene, non fate come gli avversarii:
+andate tutti a fargli visita, e ditegli: De Sanctis è
+stato qui e ci ha incaricato di farvi gli onori di casa sua
+e di dirvi che nessuno ha il diritto di togliergli la patria».</p>
+
+<p>Ma non verranno, disse il sindaco, immagino che
+muso quando sapranno che in Lacedonia ci siete voi.</p>
+
+<p>Verranno e non verranno. I sangui si scaldavano.</p>
+
+<p>—Ma che? Credono gli elettori sieno pecore?</p>
+
+<p>—E cosa è questo Comitato, che vuole imporre a noi?</p>
+
+<p>—E chi vuol togliere la patria a Francesco De Sanctis?</p>
+
+<p>—E se vengono, e voglion parlare nella casa comunale
+senza mio permesso, vi dico che li farò cacciar via
+da' carabinieri, conchiuse il rigido sindaco di Lacedonia.</p>
+
+<p>Io abbassavo lentamente tutt'e due le mani, come per
+calmarli. A poco a poco andaron via, e ultimo il sacerdote
+Pio con quel suo mezzo riso mormorava: qui ci
+sarà mezza Avellino.</p>
+
+<p>Rimasto solo, passeggiavo per lungo e per largo nel
+salotto. Che andare a letto! Il cervello fumava come il
+mio eterno sigaro. Non avevo dormito che poche ore a
+Rocchetta. Ma il sonno se n'era ito. E lo spirito sostentava
+il corpo.</p>
+
+<p>Fumavo e fantasticavo.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[Pg 23]</a></span></p>
+
+
+<h2><a name="IV" id="IV">IV.</a>
+<br />
+Fantasmi notturni</h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">Sansevero, 18 febbraio.<br />
+</p>
+
+<p>Qui ci sarà mezza Avellino! aveva detto quel prete
+col suo sorrisetto. Qualche avviso ha dovuto avere quel
+prete.</p>
+
+<p>Ricordai che in Napoli, alla stazione, stando in sul
+partire, avevo incontrato un amico. «Se voi partite,
+verremo tutti.» No, risposi io, dov'è De Sanctis, non
+voglio vedere nessuno. Venga mezza Avellino, non voglio
+io con me l'altra metà. Voglio essere io solo.</p>
+
+<p>E che gusto ci avrei, dicevo ora, se venissero proprio
+domani. Già un discorso debbo fare a questa gente.
+Avrò un uditorio pieno. Volevo io andare a loro, ed
+ora sono loro che vengono a me. Essi portano seco i
+loro rancori e le loro ire di Avellino, ed io offrirò loro
+il ramo di ulivo. Usciranno dal loro covo anche i miei
+invisibili. E si farà una pace generale. E avrò raggiunto
+d'un colpo lo scopo del mio viaggio. E mi benediranno
+in Lacedonia e mi benediranno in Avellino.</p>
+
+<p>La mia faccia rideva, tanto ero contento, tanto mi
+lusingava quella fantasia.</p>
+
+<p>Ma non verranno, oh non verranno. A quest'ora sarà
+giunta la notizia del mio arrivo qui. Figurarsi che
+musi! come ha detto il sindaco. E diranno: la partita
+è perduta, non ne faremo niente.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[Pg 24]</a></span></p>
+
+<p>E quei miei cari amici! È proprio il caso: dagli
+amici mi guardi Dio. E presi il <i>Roma</i><a name="FNanchor_32_32" id="FNanchor_32_32"></a><a href="#Footnote_32_32" class="fnanchor">[32]</a>. E rilessi la
+sentenza incredibile. Considerando e considerando. Caspita!
+come la trinciano da giudici costoro! Assegnano
+collegi, e questo a te, e questo a me, come se gli elettori
+ci fossero per niente. Fossi l'ultimo gregario, pure
+non dovevano sentenziare senza consultarmi. Ed io che
+sapevo i loro impegni, e credevo tirarli d'impaccio,
+venendo qui e addossando tutto sopra di me. Nossignore.
+Bisognava andare avanti, e passare addirittura
+il mio corpo... Ora vi darò io una lezione.</p>
+
+<p>E venutami la bizza, vinto dal dispetto, scrissi in
+fretta questo telegramma al bravo Avezzana presidente
+del Comitato:</p>
+
+<p>«Protesto contro deliberazione presa, me assente.
+Non riconosco a nessun Comitato, e a nessun partito,
+e neppure all'Italia intera dritto decidere quistioni riguardante
+mio onore, mia posizione morale nel mio
+collegio nativo».</p>
+
+<p>Ridevo pensando l'effetto di questo telegramma, giunto
+da Lacedonia. Ma pensai che se uno scandalo avevano
+fatto loro, non era ragione perchè un altro scandalo
+facess'io. E uso a giudicare gli uomini con indulgenza,
+pensai pure che quella sentenza del <i>Roma</i> sarebbe rimasta
+lì <i>pro forma</i> e per dare una soddisfazione al
+mio competitore, e che una volta saputomi qui, avrebbero
+detto: cosa volete? De Sanctis è lì: potete pretendere
+che noi combattiamo De Sanctis?</p>
+
+<p>Così m'acquetai e stracciai il telegramma<a name="FNanchor_33_33" id="FNanchor_33_33"></a><a href="#Footnote_33_33" class="fnanchor">[33]</a>.</p>
+
+<p>Apersi la finestra per dar luogo a quella nebbia di
+fumo. Era notte alta, con uno di quei silenzii della
+<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[Pg 25]</a></span>
+natura, che ti tengono il capo basso. Osservavo quel
+fumo aggiunto a fumo che con leggi sue faceva la colonna
+e lentamente si scioglieva via. Ecco qui, dicevo,
+il mistero delle cose. Il sigaro fumato non esiste più,
+ciò che esiste è il fumo che non formerà nuove combinazioni,
+nuove esistenze. Ed io che sarò? Un sigaro
+fumato. Bella consolazione! Niente muore, tutto si trasforma.
+Una gran frase, sicuro, per farci ingoiare la
+pillola. E la pillola è che l'individuo muore e non
+torna più. Dite a quel fumo che si rifaccia sigaro, si
+rifaccia il mio sigaro, o piuttosto del padrone di casa.
+Caro Michelangiolo, tu russi, e io fumo i tuoi sigari,
+e i sigari non torneranno più. Me ne darai dei nuovi
+domani; ma questi non torneranno più. Mentre tu russi
+e io fantastico, già quest'istanti non sono più, morti
+per sempre, e i morti non torneranno più. E mi si ficcò
+nella mente questo «non torneranno più» come il ritornello
+della mesta canzone. E più continuavo la canzone,
+e più il ritornello si ostinava a non volerne uscire.</p>
+
+<p>Per finirla mi avvolsi sotto le coltri, e buona notte.
+Ero stanco a morte, ma il cervello non voleva dormire.
+Pareva una pentola che bolliva, e cacciava vapori, e
+i vapori si condensavano, prendevano forme varie. Sentivo
+parlare, vedevo in quella tenebra raggi di luce.
+Caso simile mi successe la prima notte nelle prigioni
+di Castel dell'Uovo<a name="FNanchor_34_34" id="FNanchor_34_34"></a><a href="#Footnote_34_34" class="fnanchor">[34]</a>, e molte altre volte. Anzi talora
+in veglia, in certi momenti di ozio, mi fo io i fantasmi,
+che sono come un altro me dirimpetto a me, col
+quale discuto, e so che è un inganno, e mi compiaccio
+dell'inganno.</p>
+
+<p>Cervello, cervello, stai quieto, dicevo io. Ho bisogno
+di dormire. Dimani ho a fare un discorso, di quei discorsi
+<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[Pg 26]</a></span>
+che si ricordano per un pezzo. Pensa che debbo
+convertire mezza Lacedonia, che se ne sta rintanata
+e non si vuol far vedere.</p>
+
+<p>—Aaaah!</p>
+
+<p>Uno scroscio di risa fu la risposta.</p>
+
+<p>Guardo, e vedo lì in fondo il corpo lungo come un
+palo del mio Teologo<a name="FNanchor_35_35" id="FNanchor_35_35"></a><a href="#Footnote_35_35" class="fnanchor">[35]</a>.</p>
+
+<p>Aaaah!</p>
+
+<p>—Tu mi beffi, mio caro.</p>
+
+<p>—Una bella predica, una bella predica.</p>
+
+<p>—Già per te, che sei un teologo, la è una predica.</p>
+
+<p>—E finita la predica, finita la messa.</p>
+
+<p>—Questa poi non la intendo.</p>
+
+<p>—Vuoi sentire me, nipote mio. Non curarla questa
+gente, che, finita la messa, chi pensa più alla chiesa?</p>
+
+<p>—Teologo, teologo, tu mi hai oggi faccia di eretico.</p>
+
+<p>E lui rideva.</p>
+
+<p>Poi mi si avvicina e s'inchina a me, e mi dice: Ciccillo
+(così mi chiamava fanciullo), tu sei rimasto ancora
+Ciccillo!</p>
+
+<p>—Eh, questa è bona.</p>
+
+<p>—Hai visto mo. Hai viaggiato tanto, e io ne so più
+di te.</p>
+
+<p>—Imparerò, imparerò.</p>
+
+<p>—Hai letta la lettera <i>ad Quintum fratrem</i>?</p>
+
+<p>—Credo.</p>
+
+<p>—E anche ne' libri avresti potuto imparare la lotta
+elettorale. Ne parla Cicerone. E tu credi poter fare le
+elezioni coi discorsi.</p>
+
+<p>—E co' discorsi le hanno fatte i ministri.</p>
+
+<p>—Cioè, la scena era quella. Ma il dietroscena lo facevano
+prefetti, pretori, sindaci e che so io.</p>
+
+<p>—Anche questo sai tu! Comincio a crederti.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[Pg 27]</a></span></p>
+<p>—Tu mi puoi insegnare molte cose. Ma dell'arte di
+fare le elezioni io posso stampare un libro. Tu vuoi
+fare una scena con un dietroscena immaginario. Sai
+tu solamente cosa sono gli elettori, che con un colpo
+di bacchetta magica della tua eloquenza pretendi di
+convertire?</p>
+
+<p>—E perchè no? Già il miracolo è succeduto a Rocchetta.</p>
+
+<p>—Uhm! Sai che dietro il miracolo c'è sempre il
+prete.</p>
+
+<p>—Teologo, tu stai ereticando.</p>
+
+<p>—E anche lì, il prete c'è, il prete c'è, non dico un
+prete col collare, ma qualcuno che la sa lunga più di
+un prete.</p>
+
+<p>—Teologo, tu distruggi tutte le mie illusioni. In verità,
+la conquista mi è parsa troppo facile.</p>
+
+<p>—Hai visto mo. Tu vuoi fare un romanzo, ed il
+mondo è storia. E il mondo lo conosco io.</p>
+
+<p>—Spiegami dunque questo dietroscena di Lacedonia.</p>
+
+<p>—Di Lacedonia non so niente io. Fo i fatti miei e
+sto a casa mia. Ma tutto il mondo è paese. E se in
+luogo di stare sui libri avessi corso i paesi durante le
+lotte elettorali, non saresti ora qui a fare un romanzo.</p>
+
+<p>—Io lo farò e lo pubblicherò.</p>
+
+<p>—E se tu fai il romanzo, io fo la storia. La farò e
+la pubblicherò. E la mia storia farà le fiche al tuo romanzo.
+Una mezza storia vale più che cento discorsi.
+Finita la predica, finita la messa. Aaaaah!</p>
+
+<p>Rideva, veggendo la mia faccia farsi oscura. Stavo
+interdetto, spaventato sotto a quel riso.</p>
+
+<p>Allora, come avesse compassione, raddolcì la voce.</p>
+
+<p>—Via, la maggioranza l'avrai.</p>
+
+<p>—E cosa importa a me la maggioranza? Voglio
+tutti io.</p>
+
+<p>—E dàlli col romanzo.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[Pg 28]</a></span></p>
+
+<p>—E dàlli con la storia. Dimmi almeno cosa è questa
+tua storia, o piuttosto questa storia di Lacedonia, che
+dici di sapere.</p>
+
+<p>—Io? Ma sei rimasto Ciccillo! Vai dunque a parlare
+a fanciulli. Di Lacedonia non so niente io. Sto a casa
+mia e fo i fatti miei.</p>
+
+<p>—Che razza dunque di storia è la tua?</p>
+
+<p>—Non è storia di Francia o d'Inghilterra. È storia
+generale come la filosofia.</p>
+
+<p>—Dì ugualmente.</p>
+
+<p>—E mi maraviglio come tu, che sei un filosofo, consulti
+un teologo.</p>
+
+<p>—Dì ugualmente, mio caro.</p>
+
+<p>—Farò io il filosofo. Guardiamo ai piccoli centri
+elettorali. Credi tu che là ci sieno tutte le idee e tutti
+i sentimenti del romanzo che ti frulla pel capo? Piglia
+paesi su per i monti, dove si va talora a dorso di mulo,
+senza circolazione di merci e d'idee, e miracolo se ci
+arriva un giornale o un mercante che vi rinnovi un
+po' l'aria. Gruppi di paesi intorno a qualche paese più
+grandetto, dove appena è se sopra a quel bassofondo
+si elevi uno strato meno superficiale di mezza coltura
+e di mezza fortuna. Vai innanzi, in centri più popolosi,
+meglio accarezzati da natura o arte, e troverai nuovi
+gradini di quella scala sociale, alla cui sommità è il
+tuo romanzo. Capisci ora?</p>
+
+<p>—Non capisco niente affatto. Vuoi farmi il ritratto
+del collegio.</p>
+
+<p>—E da capo. Fo storia generale io. E poichè hai
+il cervello duro, puta caso che siamo in America. Tutto
+il mondo è paese. O credi tu che anche in America
+non ci sieno questi bassi gradini della scala sociale?
+E se tu capiti là, che cosa è De Sanctis? È uno scrivano,
+dirà qualcuno che ha saputo che tu scrivi. No,
+è un letterato; correggerà il saputo del paese. E cosa<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[Pg 29]</a></span>
+è un letterato di rimpetto a un avvocato? ripiglierà
+tutto impettito qualche azzeccagarbugli. E per poco
+non ti farà una lezione di grammatica qualche sugainchiostro...</p>
+
+<p>—Oh, oh, oh, questo poi...</p>
+
+<p>—Questo non sarà in Italia, ma siamo in America.
+Non ti piace la storia? fai il romanzo.</p>
+
+<p>—Prosegui la tua storia che la trovo gustosa.</p>
+
+<p>—Vammi dunque a fare i tuoi discorsi colà, e diranno
+che sei un piagnoloso, che fai per accattar voti,
+che la è una predica...</p>
+
+<p>—E finita la predica, finita la messa.</p>
+
+<p>—Ma non finito il ridicolo della bella figura che vai
+a fare.</p>
+
+<p>—Mi pare che il torto sia loro e non mio.</p>
+
+<p>—Tuo il torto e il ridicolo. E in verità, non è da
+ridere vedere un omo della tua età così nuovo degli
+uomini e delle cose, e metterti ad abbaiare alla luna?</p>
+
+<p>—Come dunque ho a fare per essere un omo serio?</p>
+
+<p>—Capire con chi tratti e a chi parli, e se vuoi il
+fine, volere i mezzi.</p>
+
+<p>—Intendo. E' quella tale arte, su cui puoi stampare
+un libro.</p>
+
+<p>—Sicuro. E <i>in primis</i> hai a sapere che ogni elettore
+è sovrano, e se ne tiene, e vuol essere trattato col lustrissimo,
+e più è giù in quei tali gradini, e più gli
+hai a fare la corte e te gli hai a professare umilissimo
+servitore. Tu non hai scritto, metto pegno, nessuna
+letterina così inzuccherata. E vuoi essere un omo serio.
+E poi ci vuole il poscritto, qualche cosa che più lo
+solletichi e gli vada ai versi. T'hai da fare un modello,
+un segretario ad uso degli elettori, secondo tendenze,
+caratteri, bisogni. Senza questa statistica non
+hai base. Che dolce cosa vedersi un sarto o un barbiere
+capitare a casa un bel dì un bel biglietto di visita,<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[Pg 30]</a></span>
+o una letterina profumata, sì che l'incenso gli monti
+al cervello, e se ci fosse un timbro poi, oh che cosa!
+farà gli occhioni, e dirà: dee essere un pezzo grosso
+costui! E più le sballi grosse, e più ne hai credito.
+Essere il barbiere di una eccellenza! ma il barbiere
+si mirerà allo specchio, e si liscerà i baffi, e dirà: quanto
+son bello! Sul collegio pioverà oro da tutte le parti,
+false monete che parranno di zecca a quei grulli. E
+che bei sogni vorranno fare!... Che bel tocco di sottoprefetto
+sarò io!—Agente delle tasse! Scorticato, scorticherò
+io a mia volta! Sostituto procuratore del Re!
+meglio non ci pensi, che il capo mi gira.—Cavaliere!
+mi chiameranno cavaliere! gli è come dire conte o barone,
+e sarò barone anch'io.</p>
+
+<p>—Le son tutte baronate coteste, mio caro.</p>
+
+<p>—Lasciami dire. Poi, in questi piccoli centri, il
+mondo comincia e finisce lì. Il campanile è la stella
+maggiore di quel piccolo cielo. E in quelle gare, in
+quelle gelosie, in quelli che tu chiami i pettegolezzi
+municipali è tanta passione, quanta è, poniamo, tra
+Francia e Germania. Ciascuno ha la sua epopea a modo
+suo. L'epopea del fanciullo è il suo castello di carta.
+E l'epopea loro è l'assalto al municipio. E tu chiami
+tutto questo pettegolezzi. E vuoi essere deputato di
+tutti, che è a dire di nessuno. E vuoi essere un omo
+serio. Ma un omo serio dee usare ogni industria per
+tener vive quelle gare, e vellicare le passioni, e incensare
+le vanità, e suscitare le rivalità tra un paese e
+l'altro, tra una famiglia e l'altra. Così ti farai il partito.
+L'entusiasmo è fuoco fatuo. Passioni e interessi,
+questa è la pasta umana, lì è la base di operazione.</p>
+
+<p>—Basta, basta.</p>
+
+<p>—Ma noi siamo appena all'abbicì. Bada alle chiavi.</p>
+
+<p>—Che chiavi?</p>
+
+<p>—Alle chiavi delle posizioni. Tutti questi sovrani<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[Pg 31]</a></span>
+hanno poi chi è sopra a loro, e li fa ballare, ed essi
+credono di ballare loro, e ballano il ballo suo. Ciascuno
+di questi centri ha qualche ricco sfondolato, qualche
+leguleio cavilloso, qualche camorrista, che anche in
+America ci sono i camorristi, un sopracciò che comanda
+a bacchetta e lì è la chiave. E il punto sta ad
+indovinare la chiave. Il tuo romanzo ti dice che bisogna
+tenersela con gli onesti, brava gente ma poltrona
+e sconclusionata. E se vuoi sentire la storia hai a tenertela
+coi forti, leoni o volpi che sieno, e meno hanno
+scrupoli, e più sono efficaci, gente come si deve, che
+ti sa bene ordire le fila...</p>
+
+<p>—Ah cinico di un Teologo, proruppi io.</p>
+
+<p>E mi passai la mano sulla fronte, come per cacciarne
+quei fantasmi, e mi gittai di letto, e apersi la finestra,
+e presi una boccata di aria fresca. Era già l'alba, quel
+po' di luce dissipò le nebbie del cervello e mi parve
+di aver fatto un cattivo sogno.</p>
+
+<p>Povero Teologo, pensai, la brutta figura che io ti ho
+fatto fare! Tu te la dormi saporitamente, e immagineresti
+mai più che se' stato la mia comparsa, la comparsa
+del mio cervello. Ma onde mi vengono tante ubbie?
+e che pazzie son queste?</p>
+
+<p>E passeggiavo. E di cosa in cosa, non so come, mi
+tornò innanzi quel: niente muore e tutto si trasforma.
+L'immaginazione mi ha ingrandito gli oggetti, pensai,
+e per disfare un romanzo ne ho fatto un altro. Tutta
+questa roba notturna non è che un cattivo romanzo,
+messomi nel cervello dal malumore, dal sentirmi contrariato
+nella mia aspettazione. E volere sfogare il mio
+malumore pigliandomela con questi miei concittadini,
+i quali non hanno in fondo altro torto, che di esser
+nati qui! Tutto si trasforma, e qui la trasformazione
+è lenta. Si animi Monticchio, venga la ferrovia e in<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[Pg 32]</a></span>
+piccol numero d'anni si farà il lavoro di secoli<a name="FNanchor_36_36" id="FNanchor_36_36"></a><a href="#Footnote_36_36" class="fnanchor">[36]</a>. La
+industria, il commercio, l'agricoltura saranno i motori
+di questa trasformazione. Vedremo miracoli. Perchè qui
+gli ingegni sono vivi e le tempre sono forti. Questa
+stessa resistenza che incontro, questa durezza che talora
+chiamerei rozzezza, questa fedeltà a impegni presi,
+a parola data, non mi prova che qui carattere c'è? E
+dove è carattere, c'è la stoffa dell'avvenire. E io non
+debbo pure fare qualche cosa che affretti questo avvenire?
+Non è bello consacrare a loro questi ultimi
+anni della mia vita? Non è mio dovere? Non so, ma
+questa stessa loro resistenza più mi attira, più mi lega
+a loro. Essi credono indispettirmi, e dicono forse: ci
+faremo così brutti, così rozzi, che De Sanctis si sdegnerà,
+e non vorrà saperne di noi, e daremo la vittoria
+al nostro amico. E non mi indovinano, e non sanno
+che più accendono in me il desiderio di farli miei, di
+essere il loro amico. Mi sentiranno oggi, e le mie parole
+saranno seme che frutterà nei loro cuori.</p>
+
+<p>E con questi propositi mi posi a meditare cosa avevo
+loro a dire.</p>
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[Pg 33]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="V" id="V">V.</a>
+<br />
+Il Discorso.</h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 24 febbraio.<br />
+</p>
+
+<p>Io soglio meditare passeggiando. Se mi seggo, le idee
+mi si abbuiano e mi viene il sonno. Ho bisogno di
+stare in piedi, di avere ritta tutta la persona. E quando
+medito, fossi anche fra cento persone, sto sempre lì,
+non mi distraggo mai. Mi chiamano distratto. La verità
+è che siccome per me l'importante è spesso quello
+che medito e non quello che dicono, tutto quel vento
+di parole che mi soffia all'orecchio non giunge alla
+mente, non può distrarmi. Pure s'ingannano quelli che
+veggendomi così raccolto in me, credono che io mediti
+sempre cose gravi e importanti. La concentrazione diviene
+abitudine malaticcia, e spesso dietro a quel raccoglimento
+non c'è che un inutile fantasticare. Nella
+mia vita ho meditato più che letto. E a forza di lavoro
+il cervello ha presa la pessima abitudine di lavorare
+anche dove non è materia, lavoro a vuoto e malsano,
+e talora quello che appare meditazione, non è che castelli
+in aria continuati a lungo, e ci sto dentro e mi
+ci diverto. Sicchè, trattando anche argomenti gravi, che
+richiedono tutta l'attenzione, mi avviene che sul più
+bello mi si rompe il filo, e mi distraggo, e rifò qualche
+castello, e mi si mettono a traverso le impressioni della
+giornata, camminando sempre, e il moto più mi eccita,<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[Pg 34]</a></span>
+insino a che stanco mi seggo e chiudo gli occhi, e addormento
+quelle onde e torno in porto. Il pensiero
+mi dice che bisogna stare stretto all'argomento, tirar
+dritto, pure m'interrompo, e dico a me stesso: bravo!
+oppure: No, non va così: e armeggio e gestisco, e mi
+distraggo dietro a' miei castelli. Scrivere mi riesce difficile,
+perchè non metto in carta, se non dopo lungo
+battagliare con me, e se vengono pentimenti e son costretto
+a cassare, quel foglio mi pare brutto, e lo straccio,
+e da capo. Parlare mi è più facile, perchè mi scrivo
+su d'un pezzetto di carta l'ordine delle idee, o come
+si dice, lo scheletro, e il resto lo abbandono al caso,
+salvo qualche punto che m'interessa e mi attira, e
+dove studio a trovare la forma più adatta. Però siccome
+non sono nato attore, anzi sono sincerissimo,
+quando giungo lì, ci giungo freddo, e come volessi acchiappare
+per aria qualche cosa che non ha a fare col
+resto, e tutti se ne accorgono, e la tanto studiata frase,
+non fa effetto.</p>
+
+<p>Così mi avvenne anche in Lacedonia. Ordii nella
+mente la tela del discorso, e mi fu assai facile. Parlando
+a un pubblico mescolato di amici e di avversarî
+tenaci, che non si erano degnati di venire a
+farmi visita, pensai che dovevo mirare più a questi
+che a quelli, e mi promettevo di dire loro tante cose
+gentili. Io mostrerò loro quanto antichi e quanto saldi
+sono i legami di affetto, che mi stringono a Lacedonia.
+Mostrerò il vivo desiderio che ho di riacquistare la
+mia patria, se essi me ne porgono il modo. Trarrò da
+loro ogni sospetto che io venga qui ad appoggiare un
+partito ad essi contrario. Io voglio essere, conchiuderò,
+il deputato di tutti...</p>
+
+<p>E perciò di nessuno!</p>
+
+<p>Questa voce sonò nel mio cervello e mi ruppe la
+meditazione. Il cervello cominciò a sottilizzare, come<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[Pg 35]</a></span>
+un vero teologo. E non ci fu verso di cacciar via il
+teologo.</p>
+
+<p>Ah! maledetto il riso del mio teologo! E lo vedevo
+lì, dirimpetto a me, che mi faceva le fiche e rideva.
+Tu vorresti ch'io mi chiamassi gli elettori ad uno ad
+uno e dicessi loro qualche parolina all'orecchio. E se
+è così, vanne in malora tu e la tua storia, amo meglio
+la mia poesia. A tuo dispetto io qui rifarò Rocchetta
+la poetica, e chiamerò Lacedonia l'arcipoetica. E non
+ci sarà più dietroscena, e ti farò assistere a questa
+scena io, che vedrai tutti, come a Rocchetta, stringersi
+le mani, e tutti uniti a fraterno banchetto e Michelangiolo
+farà la spesa.</p>
+
+<p>Poi risi io stesso di questa mia esaltazione, e dissi:
+Non credo al banchetto per oggi; ma chi sa! sarà un
+augurio.</p>
+
+<p>Con miglior animo mi rimisi a quella tela, e mi feci
+a pescare nella memoria qualche cosa che avesse tratto
+a Lacedonia. Riandai gli anni giovanili, andai più indietro,
+cercai le prime impressioni, dove trovavo Lacedonia,
+e mi balzò innanzi un pensiero delicatissimo,
+il quale mi pareva dovesse produrre un effetto straordinario
+sugli animi più duri e quasi bastare esso solo
+ad amicarmeli. Avevo negli orecchi già gli applausi.
+Inanimato tirai innanzi, e poichè pare, diss'io, che
+qui pochi mi conoscano, voglio fare a rapidi tocchi la
+mia storia; ma lanciato appena tra' flutti del passato,
+vi errai come un naufrago, e dimenticai il discorso.
+Quella concitazione nervosa mi disponeva alla tenerezza,
+e talora m'asciugavo gli occhi. Diavolo! che sono
+donna? dicevo. Ma la via alle lacrime era fatta, e le
+mie rimembranze presero un aspetto irrimediabile di
+malinconia. La mia storia mi apparve come una processione
+di morti. Quanti mi si offersero innanzi pieni
+di vita e di allegria, compagni de' miei trastulli e dei<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[Pg 36]</a></span>
+miei sogni! E sono morti. E non torneranno più. Iti
+via come il fumo del sigaro. E io stesso, quanto di me
+è ito via! Dove sono i miei amori, i miei ideali? chi
+mi ridà la mia giovinezza? Quando viene la morte,
+già molta parte di noi è morta. Moriamo a poco a poco,
+visti prima morire madre e padre, e maestri, e amici,
+e compagni. Qui stesso in Lacedonia, dov'è più Isidoro?
+dov'è Angelantonio? Di eternità nel mare...</p>
+
+<p>E qui cercai alcuni bei versi di Schiller, e non me
+ne ricordavo, e in quello sforzo risensai. O che! dissi
+io, comincio a sentire di vecchio. E mi fo la nenia a
+me stesso. E mai non ho avuto tanto bisogno di essere
+vivo. Mi restano tante cose a fare. E io penso a' morti.
+Pensiamo al discorso.</p>
+
+<p>E volevo ripigliare il filo, quando si annunziarono
+visite. Nessuna faccia nuova. Sempre i soliti. Mancava
+l'arciprete e il teologo. Carlo sogghignando mi disse:
+la si è capita! lei viene per il signor Ripandelli!<a name="FNanchor_37_37" id="FNanchor_37_37"></a><a href="#Footnote_37_37" class="fnanchor">[37]</a>.
+Questa è la riflessione che ha fatto Lacedonia stanotte?
+diss'io; già s'intende; mi avete veduto venire nella sua
+carrozza! Ma un altro mi si avvicina lentamente, e
+ammiccando dell'occhio mi mormora: no, no, lei è
+venuto qui per un altro, per un altro! Ed ecco entrare
+Cipriani<a name="FNanchor_38_38" id="FNanchor_38_38"></a><a href="#Footnote_38_38" class="fnanchor">[38]</a>, arrivato di lontano, piombato in quel
+punto in Lacedonia.</p>
+
+<p>Ah! ah! la si è capita!—Cosa viene a fare qui costui?
+E fosse del collegio!—cosa ci cova qui sotto.—</p>
+
+<p>E guardavano lui e me, che gli stringevo la mano
+e gli davo il ben venuto.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[Pg 37]</a></span></p>
+
+<p>E mi si fa innanzi l'inevitabile Carlo—Volete essere
+il deputato di tutti. Sapete bene che tutti gli elettori
+non potete averli. Ponete una condizione che sapete
+impossibile.</p>
+
+<p>Questo dicevano le parole; ma gli occhi sospettosi
+volevano dire: foste venuto qui a mistificarci, eh?</p>
+
+<p>Sorrisi; poi dissi: le parole non vanno prese alla lettera;
+<i>tutti</i>, vuol dire la maggior parte. Del resto, venite
+a sentirmi tutti, ecco quello che domando io; giudicherete
+poi, e farete a vostro piacere.</p>
+
+<p>Le disposizioni sono prese, disse il sindaco; la sala
+comunale già si riempie, e vi attendono.</p>
+
+<p>Ma qui verranno tutti gli elettori di Bisaccia; aggiunse
+in fretta Cipriani.</p>
+
+<p>E se si fossero dati gli avvisi in tempo, potevano
+venire anche quelli di Monteverde<a name="FNanchor_39_39" id="FNanchor_39_39"></a><a href="#Footnote_39_39" class="fnanchor">[39]</a>, notò un altro.</p>
+
+<p>Altri poi attendevano mezzo Avellino. Nella loro immaginazione
+ci era carrozze, trofei, viva! e il famoso
+sparo de' cannoni, e De Sanctis saltato in aria.</p>
+
+<p>Ma non venne Bisaccia, e non venne Monteverde, e
+non venne Avellino. E mio fu il dispiacere. Perchè
+quel giorno, avrei compiuto il mio viaggio elettorale,
+o con un trionfo, o un fiasco tale, che me ne sarei
+partito con l'<i>ingrata patria</i>! sul labbro.</p>
+
+<p>Venne solo da Bisaccia don Pietro<a name="FNanchor_40_40" id="FNanchor_40_40"></a><a href="#Footnote_40_40" class="fnanchor">[40]</a> a dirmi che
+colà tutti mi attendevano. Modi semplici, faccia intelligente,
+aria modesta, ma risoluta. Lo trattai come un vecchio
+amico; pure allora lo vedevo per la prima volta.</p>
+
+<p>Andiamo, disse il sindaco.</p>
+
+<p>Datemi una mezz'oretta, ch'io mi raccolga.</p>
+
+<p>Chiusomi, riepilogai bene in mente l'ordine delle
+<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[Pg 38]</a></span>
+idee, come fo sempre, ben determinato a parlare con
+estrema sincerità e col core in mano. Per parte mia
+debbo fare il mio dovere, togliere ogni pretesto, ogni
+equivoco. E mi pareva quasi impossibile che i cuori
+anche più rozzi potessero resistere alla mia sincerità
+e al mio affetto. Mi venne in mente una parola francese
+che rispondeva così bene al mio concetto. E dissi:
+io debbo con la potenza della parola <i>enlever</i> tutto il
+collegio.</p>
+
+<p>Pregai Michelangiolo, se mi voleva accompagnare.
+Ma Michelangiolo se ne sta attaccato al foco, e non c'è
+cristi che lo smova.</p>
+
+<p>Trovai la sala piena, tutte le sedie occupate molto
+popolo agglomerato in fondo. Vidi a destra tra' primi
+Don Vincenzo, il classico e il cosmopolita, e me ne
+compiacqui. A sinistra vidi don Pietro di Bisaccia, e
+gli strinsi la mano. Pregai il sindaco volesse farmi conoscere
+i principali elettori. Girai un poco, scambiai
+qualche motto, strinsi la mano a parecchi che rammentavo,
+ma finito il giro, dissi un po' turbato: e il
+Canonico Balestrieri? e Saponieri? e il Salzarulo? e
+l'arciprete? e il teologo?</p>
+
+<p>Il teologo entrò, e si pose fra gli ultimi, quasi volesse
+farsi vedere e non vedere. L'arciprete mi disse
+all'orecchio ch'era ito ad assistere un moribondo, e
+mi faceva le scuse. Gli altri saranno avvisati.</p>
+
+<p>Attesi un poco chiacchierando, girando, e non vennero,
+e vidi che era partito preso, e mi turbai. Questo
+poi non m'era venuto in capo, non me l'aspettavo. Non
+venirmi a visitare, era già poca cortesia; ma ricusare
+di sentirmi a me parve un fatto senza nome. E dev'essere
+deliberazione fresca, pensai, perchè appena venuto,
+Carlo disse: ci giustificheremo. Qualche motto
+d'ordine, ricevuto. Non andate a sentirlo, hanno detto;
+il fatto di Rocchetta li ha impensieriti. E forse hanno<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[Pg 39]</a></span>
+detto: glie ne faremo tante, che gli scapperà la pazienza,
+e se ne tornerà.</p>
+
+<p>In verità non avevano ragionato troppo male, perchè,
+trattato a quel modo, dissi: che fo più io qui?
+Gli avversarii rimangono invisibili: a chi discorro io?
+deggio convertire i già convertiti? Il mio discorso è
+senza scopo. Ma levai gli occhi, e vidi tanta brava gente
+venuta lì per sentirmi, e lessi nelle loro fisonomie una
+espressione così sincera di benevola aspettazione, e vidi
+soprattutto quel popolo lì ammonticchiato in aria così
+semplice e così avido della mia parola che ne fui preso,
+e salii in fretta gli scalini di una specie di piedistallo;
+e respinto da me il seggiolone, così in piedi cominciai
+a dire:</p>
+
+<p>«Amici miei, la mia presenza qui nel cuore dell'inverno
+vale tutto un discorso; quest'atto vi prova il mio
+affetto per voi e il vivo desiderio di esser vostro. Io
+vengo senza corteggio di giornali, di comitati, di carrozze,
+io vengo solo, non portandomi appresso altro
+che il mio nome».</p>
+
+<p>L'allusione fu colta a volo; sentii dir: bene! da' più
+vicini. Inanimato, continuai: «Io voglio spiegarvi cosa
+è per me Lacedonia. Ne' miei primi anni sentivo spesso
+parlarmi dei nostri parenti di Lacedonia, e voi sapete
+che in quella età la patria non è ancora che la famiglia,
+la patria è la parentela, sicchè nella mia immaginazione
+infantile univo insieme Morra e Lacedonia,
+come una patria sola».</p>
+
+<p>Questo pensiero nuovo e delicato in una forma così
+semplice era troppo sottile, e non fece effetto. Tirai innanzi.</p>
+
+<p>«Poi andai via. A vent'anni, col core caldo, con l'immaginazione
+dorata, in mezzo a tanti giovani più amici
+che discepoli, mi tornò innanzi Lacedonia, e venni qui
+a cercarmi la sposa, e conobbi qui l'arciprete e il teologo,<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[Pg 40]</a></span>
+e molti altri, e se non vi acquistai la sposa, credei
+di avermi acquistate amicizie incancellabili. E chi
+avrebbe pensato allora, accolto con tanta festa, pure
+ignoto al mondo, che in così tarda età, tornando fra
+voi, avrei trovato qui avversarii, e alcuni, che è peggio,
+in sembianza di amici?».</p>
+
+<p>Questa punta troppo smussata non punse alcuno. Sentii
+che dovevo parlare tondo e forte.</p>
+
+<p>«Quale fu la mia vita poi, voi lo sapete. Illustrai la
+patria con l'insegnamento, e cacciato in esilio, la illustrai
+con gli scritti, che forse non morranno; e forse un
+giorno i vostri posteri alzeranno statue a colui, al quale
+voi contendete i voti».</p>
+
+<p>Botta dritta questa. Il teologo si scosse un po' il petto,
+come avesse sentito lo strale dentro la carne. Non se
+l'aspettavano. Io mi facevo lo stesso il mio piedistallo,
+e li guardavo dall'alto e la voce era concitata.</p>
+
+<p>«Tornai dall'esilio con l'aureola del martirio, del patriottismo
+e della scienza, e fui Governatore di questa
+provincia<a name="FNanchor_41_41" id="FNanchor_41_41"></a><a href="#Footnote_41_41" class="fnanchor">[41]</a>, e fui ministro di Garibaldi, e fui deputato
+di Sessa, e non fui deputato di Lacedonia. Voi mi
+preferiste Nicola Nisco, ancorchè eletto in altro collegio,
+e decretaste il mio esilio dal collegio nativo. Dopo
+quattordici anni di cotesto secondo esilio, l'esule viene
+a chiedervi la patria, date la patria all'esule».</p>
+
+<p>La mia voce era tremula; la commozione aveva invaso
+me, e invase tutto l'uditorio. Una salva di applausi
+mi mostrò che avevo trovata la via dei loro cuori.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[Pg 41]</a></span></p>
+<p>«Io voglio la patria mia, ma non voglio un pezzo
+di patria voglio la patria intera. Se debbo essere qui
+l'amico degli uni contro gli altri, meglio l'esilio, confermate
+il mio esilio. Tutti dite di amarmi, di stimarmi;
+bella stima in verità! posto in uno dei luoghi più elevati
+presso la pubblica opinione, i miei concittadini
+hanno voluto darmi una promozione, e fanno di me
+un alfiere, il porta bandiera di questo e quel partito».</p>
+
+<p>I più intelligenti sentirono l'ironia. Don Pietro sorrise
+finalmente.</p>
+
+<p>«Io qui non porto la guerra, non voglio essere il flagello
+della mia patria; se debbo consacrare a voi gli
+ultimi anni miei, voglio essere il padre e il benefattore
+di tutt'i miei concittadini. Io non porto bandiera altrui;
+sono io la bandiera, e la mia bandiera si chiama
+concordia».</p>
+
+<p>Questo appello alla concordia era prematuro; le passioni
+erano ancora vive; stavano sospesi, come chi attenda
+che si dica altro.</p>
+
+<p>«Non dico già che le lotte non ci abbiano ad essere.
+Senza lotta non ci è vita. Lottate pure. Ma ricordatevi
+che se uomini civili siete, qualche cosa nelle vostre
+lotte vi dee pure unire. Che cosa è questa casa comunale,
+se non un primo legame tra voi? Comune vuol
+dire unione. Siete divisi, ma siete tutti figli di Lacedonia.
+E se taluno dicesse male di Lacedonia, non
+vi sentireste tutti offesi, tutti come una sola persona?
+Guardate la Chiesa. Non è la Chiesa il legame comune
+in nome di Dio, al quale credono tutti quelli che credono
+alle virtù e operano virtuosamente? E se l'Italia
+vi chiama alle armi, non vi sentireste voi tutti italiani,
+non correreste tutti alle armi? Ebbene: aggiungete
+a questi legami anche il mio nome, e non lo profanate,
+mescolandolo alle vostre lotte. Imitate Sansevero,
+dove pure lotte ci sono, ma dove si dice: i panni<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[Pg 42]</a></span>
+sporchi si lavano in famiglia, non dobbiamo lasciarli
+sventolare innanzi a De Sanctis. Vi pare domanda indiscreta
+questa, di fare per me, voi, miei concittadini,
+quello che fa quel nobile collegio al quale appartengo?
+E se questo fate, udite la mia dichiarazione, e pensate
+che io non ho mai mentito in vita mia. Io sono vincolato,
+io ho data la mia parola d'onore a Sansevero,
+deggio essere deputato di Sansevero. Ma io andrò là e
+dirò: la mia patria mi chiama, la patria tutta intera,
+e voi siete troppo nobili, troppo generosi, e sapete apprezzare
+questi sentimenti.—Restituitemi la parola data,
+non mi togliete la patria».</p>
+
+<p>I visi che si erano oscurati, raggiarono. Vidi raggiare
+anche quel viso incerto di Carlo, anche il classico don
+Vincenzo si mosse sulla sedia. Prolungati applausi accolsero
+una dichiarazione così ricisa.</p>
+
+<p>Io mi sedetti, come chi non aveva più nulla a dire.
+Ma stavano lì, immobili, attenti, quasi volessero dire:
+è finito troppo presto. Ed io così seduto, continuai con
+voce familiare, facendo un po' di storia e del collegio
+e delle proteste e del ballottaggio, ed ecco, mi sovvenni
+del <i>Roma</i> e del famoso passaggio a Sinistra. E mi levai
+con impeto e dissi: quello che dice il <i>Roma</i>, avete
+letto. Il mio competitore è divenuto Sinistra. E sono
+Sinistra anche io, una sinistra autentica, che non ha
+bisogno di bollo. Il mio competitore è sacro per me.
+Non una parola uscirà dal mio labbro, che non sia
+gentile. Del resto, non è affar mio; riguarda i suoi elettori.
+La quistione così è divenuta molto semplice. Non
+fo questione io di Destra e di Sinistra, fo quistione di
+patria. L'esule vi domanda la patria, date la patria all'esule.</p>
+
+<p>Scesi tra vivi applausi, circondato dalla folla, vidi
+alcuni che si asciugavano le lacrime, strinsi molte mani
+incallite dal lavoro, e augurai bene di quel paese. Nell'uscire<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[Pg 43]</a></span>
+incontro il teologo. La sua faccia rideva, era
+tutto consolato il brav'omo, e mi disse abbracciandomi:
+Ah Ciccillo! non senza un perchè lo zio ti chiamava
+penna d'oro. Che bella predica hai fatta!</p>
+
+<p>E' finita la predica, finita la messa, diss'io tutto sbalordito.</p>
+
+<p>E lui mi guardò stupefatto. Dovette dire: a forza d'ingegno
+costui uscirà di cervello.</p>
+
+<p>Andai a casa subito. I piedi mi bruciavano. Avrei voluto
+essere già a Bisaccia. Mangiai distratto. Lodavano
+l'orazione. Quei complimenti d'uso mi facevano male.
+Sul partire dissi a Carlo, che mi parve commosso: dubiti
+più? Ah no—Sii dunque un omo serio.</p>
+
+<p>Il teologo mi condusse a casa sua. Vidi la Maria, ch'io
+chiamava la generalessa, indicatami come capo ed anima
+delle lotte elettorali. La mia parente mi trasse in
+disparte, e mi disse in tutta segretezza: io ti ho fatto
+molti voti! Ah! bricconcella, dissi tra me, tu me la dai
+a intendere. Gradii un bicchierino, scesi subito, mi posi
+in carrozza tra molta folla plaudente, e via.</p>
+
+<p>Non mi facevo illusioni. Mi lasciavo dietro un lavoro
+seriamente ordito e rimasto intatto. Molte passioni, molti
+interessi erano abilmente mescolati in quel lavoro. Nè
+io avevo modo di disfarlo. Il sindaco mi disse con la
+sua sincerità brusca: avrai gli stessi voti. Ma pensai che
+qualche eco delle mie parole sarebbe pur giunta a' miei
+invisibili, e che a ogni modo qualche buona impressione
+sarebbe rimasta nel paese.</p>
+
+<p>Seppi poi che la sera, conosciuto l'effetto del mio discorso,
+giunse a incoraggiamento degl'invisibili questo
+telegramma epigrafico:</p>
+
+<p>«L'entusiasmo passa, gl'interessi restano».</p>
+
+<p>Come disse il teologo, pensai io. E vuol dire che l'uomo
+passa, l'animale resta.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[Pg 44]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="VI" id="VI">VI.</a>
+<br />
+Bisaccia la gentile<a name="FNanchor_42_42" id="FNanchor_42_42"></a><a href="#Footnote_42_42" class="fnanchor">[42]</a></h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 2 marzo.<br />
+</p>
+
+<p>Don Pietro<a name="FNanchor_43_43" id="FNanchor_43_43"></a><a href="#Footnote_43_43" class="fnanchor">[43]</a>, che aveva avuto il delicato pensiero
+di venirmi incontro sino in Lacedonia, era un' eccellente
+compagnia. Veggendomi taciturno, indovinò la
+mia preoccupazione, e vi tirò su il discorso. Non vi dee
+spiacer troppo, disse, che qui incontriate tanta resistenza.
+Un lavoro preparato da tanto tempo non si può
+disfare in un'ora; le passioni sono accese, c'è molta
+tensione negli spiriti. Ci vuole il tempo, e voi solo potete
+riuscire a conciliare gli animi se, accettando la
+deputazione, volete fare questo bene al collegio.</p>
+
+<p>Don Pietro parlava con quel tono naturale e sincero
+che ti guadagna subito. Mi apersi tutto con lui.</p>
+
+<p>«Non ricuserò, dissi, se mi persuado di poterlo fare
+questo bene. Ciò che mi spiace, non è la resistenza, ma
+la rozzezza. La resistenza la capisco, e me l'aspettavo;
+la rozzezza m'è cosa nuova».</p>
+
+<p>«Pure vi dee piacere non dico la gentilezza, ma tante
+prove di devozione e di affetto che vi dànno i vostri
+amici».</p>
+
+<p>Io lo guardai commosso. Egli voleva dirmi che un
+sol tratto d'amicizia basta a far dimenticare molti
+<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[Pg 45]</a></span>
+atti di villania. Mi dava così una lezione con infinito
+garbo.</p>
+
+<p>Del resto, aggiunse, a Bisaccia avrete un'accoglienza
+meno lontana dalla vostra aspettazione.</p>
+
+<p>E in verità, quando vidi venirmi incontro molti signori
+a cavallo, e mi dissero che lì erano tutti, amici
+e avversarii, e quando trovai in casa di don Pietro raccolto
+quanto in Bisaccia era di più eletto, senza distinzione
+di parte, pensai a Rocchetta, e tornai sereno.</p>
+
+<p>Non ricordo più, cosa mi dissero, e cosa diss'io. Morivo
+di sonno, e domandai di lasciarmi dormire per un
+par d'ore.</p>
+
+<p>Era la prima volta, dopo il mio viaggio, che dormii
+un sonno pieno e riparatore. E debbo questo beneficio
+a don Pietro, che aveva con tanta intelligenza curata
+la mia piaga. Quell'accoglienza lieta e schietta, che mi
+fece il popolo di Bisaccia, come si fa ad amico desiderato
+e atteso, m'ispirava una fiducia piena. Sentivo
+come fossi in mezzo alla mia famiglia.</p>
+
+<p>Mi lasciarono dormire. Quando mi svegliai, era già
+sera. Avevo ricuperata la mia bonaria spensieratezza.
+Uscii nel salotto. Porsi la mano al Sindaco<a name="FNanchor_44_44" id="FNanchor_44_44"></a><a href="#Footnote_44_44" class="fnanchor">[44]</a>, a' signori
+Rago, amici noti e fidi, ai fratelli di don Pietro,
+bravi giovani<a name="FNanchor_45_45" id="FNanchor_45_45"></a><a href="#Footnote_45_45" class="fnanchor">[45]</a>, di cui uno passava per mio avversario,
+a parecchi altri. Vidi con piacere tutto il Clero.
+Allato mi sedeva l'arciprete<a name="FNanchor_46_46" id="FNanchor_46_46"></a><a href="#Footnote_46_46" class="fnanchor">[46]</a>, con cui mi scopersi parente,
+un uomo alla buona e gentilissimo. Mi dissero
+tante cose amabili, e nessuno parlò a me di elezioni,
+nè io loro. Tutti promisero di venirmi a sentire.</p>
+
+<p>E Fabio Rollo? mi uscì a un tratto.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[Pg 46]</a></span></p>
+
+<p>Quel Fabio era la mia idea fissa. Mi dicevano che
+era uno de' capi più risoluti di parte contraria. E avevo
+inteso a dire che era un giovane distintissimo. Mi aveva
+fatta molta pena a vedere il suo nome tra quelli dei
+membri dell'ufficio centrale, che nel primo ballottaggio
+avevano proclamato eletto il mio competitore che
+era in grande minoranza, e le ragioni addotte mi parevano
+cavilli di avvocatuzzo, a' quali non vedevo come
+dovesse associarsi lui. Sola scusa era la passione. E
+questo appunto mi trafiggeva, a vedermi avversario e
+così appassionato quell'uomo lì. Se i giovani e i giovani
+intelligenti e generosi non sono essi almeno con
+me, a chi ricorro io?</p>
+
+<p>Ed ecco don Pietro presentarmi Fabio Rollo. Mi porse
+la mano con una sicurezza che mi piacque. Non era
+nella faccia niente di quel sorriso abituale e cerimonioso
+che hanno le facce sospette. Stava lì, semplice
+e naturale, come chi non ha niente a nascondere, niente
+a mostrare. Me lo dicevano un telegrafista<a name="FNanchor_47_47" id="FNanchor_47_47"></a><a href="#Footnote_47_47" class="fnanchor">[47]</a>. Ma c'era
+lì dentro ben altra stoffa.</p>
+
+<p>Venne l'ora del desinare, e la conversazione si prolungò
+molto tempo dopo il pranzo. Mi sentivo così bene
+in quel cerchio allegro di amici. Fabio prese subito il
+suo posto, divenne il protagonista. Spronato da me, raccontò
+qualche episodio della sua vita. Era stato un bravo
+soldato dell'esercito, aveva girato, veduto molto mondo.
+Faccia bruna e asciutta, aria decisa, parola vibrata e
+incisiva come una spada. Raccontò fra l'altro un episodio
+della Battaglia di Custoza, dove s'era trovato lui.
+Nessun sogno di vanteria, nessun giro di frase, niente
+di oltrepassato. Mi parve uno degli uomini più serii
+<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[Pg 47]</a></span>
+che avessi conosciuto. Notai una tranquilla moderazione
+di giudizii e di parole, che è il segno della virilità.
+Avevo innanzi un carattere.</p>
+
+<p>Mi si parlò del castello di Bisaccia, dove si diceva
+era stato il Tasso, e mi promisero di mostrarmi la stanza
+dove aveva dimorato. Cadde il discorso sul <i>Diritto</i><a name="FNanchor_48_48" id="FNanchor_48_48"></a><a href="#Footnote_48_48" class="fnanchor">[48]</a>,
+dov'era una corrispondenza in mio favore, assai ben
+fatta, supposi opera pietosa di qualche amico, scandalizzato
+della oramai famosa deliberazione di quei tre o
+quattro del Comitato di Napoli, che si battezzarono
+maggioranza.</p>
+
+<p>—Volete che la mandiamo attorno pel collegio?</p>
+
+<p>—Oh: non importa. Io credo di avere più autorità
+che un giornale. Sono io qui il giornale vivente.</p>
+
+<p>—Se non foste venuto voi, che torre di Babele! Quella
+tale dichiarazione...</p>
+
+<p>—O piuttosto confusione, notò argutamente un altro.
+Perchè lì dentro ci è un <i>ir</i> e <i>or</i>, un entrare e uscire,
+e non sai se è divenuto o rimasto.</p>
+
+<p>—Rimasto, disse un altro. Perchè l'uomo non muta
+per mutar di nome, e chi muta casacca, non muta anima.</p>
+
+<p>—Bravo! diss'io; l'uomo è quello che lo fa la sua vita...</p>
+
+<p>—Ma non innanzi al volgo, osservò don Pietro. Perchè
+il volgo si fa imporre dai nomi, e non capisce che
+le apparenze. E come volgo sono i più, questo mutar
+nome ti rinnova, massime se è un mutare a proposito
+e secondo il vento.</p>
+
+<p>In questo entra un uffiziale e va diritto alla stanza
+assegnatagli, con un modesto riserbo che mi piacque
+molto. E cosa son venuti qui a fare i soldati? domandai
+a don Pietro.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[Pg 48]</a></span></p>
+<p>—Ora tutto è finito. Erano i contadini che volevano
+dividersi le terre del Formicoso. C'è una quistione grossa
+qui sotto. Quistioni così fatte vanno risolute subito. Se
+indugi, inveleniscono.</p>
+
+<p>Ammirai il buon senso e il patriottismo di don Pietro,
+come avevo ammirato il vigore e la serietà di Fabio.
+La conversazione cominciò a languire, come avviene,
+quando tutti sono di accordo, e l'uno non vuol dir cosa
+che spiaccia all'altro. Io poi di natura sono poco comunicativo
+e poco atto a mantener viva una conversazione.</p>
+
+<p>Il dì appresso, trovai tutto presto. Mi presi la solita
+mezz'oretta di raccoglimento, e diritto alla casa comunale.</p>
+
+<p>Sala piena. C'era lì, mi dissero, tutta Bisaccia. Girai
+un poco. Vidi facce ridenti, benevole. Ricuperai il mio
+buon umore, e cominciai subito:</p>
+
+<p>«Debbo innanzi tutto ringraziarvi di vedervi tutti
+qui. E' un atto di cortesia, che fa onore a questo paese,
+il quale d'ora innanzi chiamerò Bisaccia la gentile. A
+Rocchetta la mia parola era calda e fiduciosa, a Lacedonia
+fu concitata e quasi sdegnosa. Qui, in mezzo
+a voi, io mi sento come di casa, e vi parlo alla buona
+e in modo affatto famigliare. E vi dico subito l'impressione
+che in me fece la prima votazione, dove ebbi
+pure sessantasette voti di maggioranza. Permettetemi
+che io mi spieghi con un aneddoto. Nel 48, sorta la
+reazione, mi rifugii a Cosenza<a name="FNanchor_49_49" id="FNanchor_49_49"></a><a href="#Footnote_49_49" class="fnanchor">[49]</a>. Allora avevo molto
+orgoglio, mi tenevo uomo superiore. Quando andavo in
+un <i>omnibus</i>, guardavo intorno e mi dicevo: eppure, io
+valgo più di tutti costoro. Vivevo solo, non cercavo
+<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[Pg 49]</a></span>
+relazione e mi dicevo: verrà un giorno che gli altri
+cercheranno la mia relazione. Mi paragonava ai primi,
+e non me ne sentivo molto lontano. Capito in Cosenza,
+e lì era primo un bravo canonico, che aveva fatto le
+sue lettere nel seminario e biascicava latino. Ed ecco
+disputarsi, quale de' due andava innanzi, se io o lui.
+E per misericordia mi accordavano alcuni punti di più.
+E io riflettei che l'uomo andando in piccoli centri impicciolisce,
+poniamo pure che vi sia tenuto il primo.
+Così è avvenuto ora: anche voi avevate il vostro canonico,
+e mi avete accordato alcuni punti di più. Io
+non domando a voi i voti, ma domando a tutti la loro
+stima e la loro amicizia. Venite qui, Fabio Rollo; venite
+qui e stringete la mia mano, mai mano più pura
+avrete stretta in vostra vita».</p>
+
+<p>Fabio, che era lì in piedi dietro una siepe di uditori,
+non esitò, non ebbe il menomo imbarazzo. Venne diretto
+a me, e mi strinse la mano, e io sentii che acquistavo
+un amico, di quelli amici che non ti dimenticano mai.</p>
+
+<p>La commozione era generale; gli applausi si prolungavano:
+cosa non avrei fatto io allora per i miei elettori?
+Promisi che sarei il loro deputato. L'esempio di
+Bisaccia, conchiusi, m'inspira fiducia che mi acquisterò
+col tempo l'amicizia anche di quelli che rimangono
+tra' miei avversarii.</p>
+
+<p>La gioia era dipinta su tutti i volti. E anche sul mio.
+Mi sentivo soddisfatto, ricompensato abbastanza dal mio
+viaggio.</p>
+
+<p>La scena finì con un pensiero gentile. Don Pietro inviò
+al deputato Mancini<a name="FNanchor_50_50" id="FNanchor_50_50"></a><a href="#Footnote_50_50" class="fnanchor">[50]</a> questo telegramma:</p>
+
+<p>«Bisaccia, facendo festa a Francesco de Sanctis, rammenta
+<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[Pg 50]</a></span>
+un'altra illustrazione, e manda un saluto riverente
+a Lei, gloria, onore della provincia».</p>
+
+<p>Sono i nostri capi naturali, riflettè don Pietro.</p>
+
+<p>Mancini rispose, e non so cosa, partito già. Pure da
+uomo così gentile argomento risposta gentilissima.</p>
+
+<p>Poi mi condussero al castello, e mi mostrarono la
+stanza del Tasso<a name="FNanchor_51_51" id="FNanchor_51_51"></a><a href="#Footnote_51_51" class="fnanchor">[51]</a>. Chi diceva: è questa, e chi diceva:
+no, è quella. Mi fermai in una che aveva una vista
+infinita di selve e di monti e di neve sotto un cielo
+<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[Pg 51]</a></span>
+grigio. Povero Tasso! pensai, anche nella tua anima il
+cielo era fatto grigio. Che vale la bella vista, quando
+entro è scuro? Stetti un po' affacciato. Vedevo certi
+ultimi monti così sfumati, così fluttuanti, che parevano
+nuvole, e mi davano l'impressione di quell'interminabile,
+di quel lontano lontano che spaventa, e rimasi
+un pezzo balordo, e non indovinavo l'uscita.</p>
+
+<p>Volli partire subito. Temevo il tempo non si guastasse.
+Ed ecco giungermi questo telegramma: «non
+partite; debbo comunicarvi cose importanti». Che sarà?
+che non sarà? mormoravano. Sorrisi, e dissi: tal cosa
+è importante per uno, che è frivola per l'altro. L'importanza
+è secondo i cervelli.</p>
+
+<p>Non c'è tempo a perdere, il tempo si metteva a pioggia.
+Partii. Si accomiatò da me il giovane Castelli<a name="FNanchor_52_52" id="FNanchor_52_52"></a><a href="#Footnote_52_52" class="fnanchor">[52]</a>,
+da Rocchetta, un piccolo atleta, dalle spalle quadrate,
+formidabilmente piantato, che m'aveva fatto compagnia
+fin lì. Poche parole, aria, severa e schietta, amico a
+ogni prova, mi sembrava un granatiere della vecchia
+guardia.</p>
+
+<p>Mi accompagnarono molti a cavallo un buon tratto.
+E poi, addio.</p>
+
+<p>Addio, Bisaccia, dove vidi qualche strada netta, e
+dove non vidi nessun cencioso, che dimandasse limosina.
+Avevi anche tu i tuoi cenci, le tue miserie e le
+<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[Pg 52]</a></span>
+tue discordie. Ma le occultasti come ne' dì di festa, e
+mi accogliesti lieta e cortese. Molti gentili pensieri io
+colsi in te. Quel garbo nella conversazione, quell'accordo
+de' visi, se non de' cuori, quella semplicità e
+naturalezza di accoglienza, quella nessuna giustificazione
+e nessuna vanteria, anzi quel non parlarmi punto
+della elezione, e quel fare gli onori di casa all'ospite
+tutti; quasi Bisaccia fosse stata una casa sola, oh!
+nessun pensiero gentile trovò freddo il mio cuore.</p>
+
+<p>Addio, Bisaccia la gentile.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[Pg 53]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="VII" id="VII">VII.</a>
+<br />
+Calitri la nebbiosa<a name="FNanchor_53_53" id="FNanchor_53_53"></a><a href="#Footnote_53_53" class="fnanchor">[53]</a></h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 14 Marzo.<br />
+</p>
+
+<p>Il tempo si faceva cattivo. La nebbia si levava. Il
+cielo era fosco. Volammo più che andammo. E giungemmo
+che era ancor giorno.</p>
+
+<p>Quella era la città nemica. Ivi erano i grandi elettori,
+i principali avversarii. Mutare la posizione, non era
+possibile. Lì non c'era equivoco, c'era partito preso.
+Ma, poichè ci si poteva andare in carrozza, la mia andata
+colà era un segno di rispetto a quel paese. E poi
+volevo salutare Giuseppe Tozzoli, mio collega, amico
+e compare, il deputato uscente, ritiratosi dalla lotta
+con una nobilissima lettera a me indirizzata. Affido a
+voi la mia bandiera, scriveva, e confido che non ve la
+lascerete cadere di mano. Ed io avevo obbligo d'onore
+di tenerla alta quella bandiera.</p>
+
+<p>Avevo scritto al sindaco che andavo alla casa comunale.
+Ma il sindaco non si fece vivo. Sapevo bene che
+era uno dei più saldi avversarii<a name="FNanchor_54_54" id="FNanchor_54_54"></a><a href="#Footnote_54_54" class="fnanchor">[54]</a>. Pure il brav'uomo
+dovea comprendere, che io non m'era diretto alla sua
+persona, ma al rappresentante del paese, al quale chiedevo
+ospitalità, e che era della più elementare cortesia
+farmi gli onori di casa. E non mi meravigliai che
+<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[Pg 54]</a></span>
+avesse dimenticato di restituirmi il biglietto di visita
+di capo d'anno, mandato non a lui, ma al sindaco.
+Forse doveva avere per me qualche antipatia. E confuse
+la sua antipatia col suo ufficio di sindaco.</p>
+
+<p>Ma se non vidi il sindaco, vidi il Tozzoli, con faccia
+allegra come chi ti dà il benvenuto. Facevano ala, gentile
+pensiero del Tozzoli, i fanciulli delle scuole, e uno
+mi si avvicinò, e mi recitò una poesia, di cui m'è rimasto
+che invocavano me come angiolo tutelare del
+paese. Ringraziai, e pensai: se i padri qui rassomigliassero
+un po' più a' figli, la cosa sarebbe bella e fatta.</p>
+
+<p>Vidi Calitri in un mal momento. La strada era una
+fangaia; ci si vedeva poco, e un freddo acuto mi metteva
+i brividi. A sinistra era una specie di torrione
+oscuro, che pareva mi volesse bombardare; a destra
+una fitta nebbia involveva tutto; l'aria era nevosa, e
+il cielo grigio tristamente monotono. Salii a una gentile
+piazzetta, e passando sotto gli sguardi curiosi di
+molte donne ferme lì sulle botteghe, volsi a mancina
+in una specie di grotta sudicia che voleva essere un
+porticato, e giunsi in casa Tozzoli. Mi stava in capo
+che Calitri doveva essere una grande città e molto
+ricca; i Berrillo, i Zampaglione, i Tozzoli<a name="FNanchor_55_55" id="FNanchor_55_55"></a><a href="#Footnote_55_55" class="fnanchor">[55]</a> erano i
+nomi grossi della mia fanciullezza, e mi pareva che
+la città dovesse corrispondere alla grandezza di quei
+nomi. A quel ragguaglio la mi parve cosa meschina.
+Ciascuno fa il luogo dove si trova, a sua imagine. O
+come questi cittadini, che dicono così ricchi, non hanno
+avuto ambizione di trasformare la loro città e farla
+degna dimora di loro signorie? Non conoscevo le case,
+ma quelle strade erano impresentabili, e danno del
+paese una cattiva impressione a chi giunge nuovo; le
+<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[Pg 55]</a></span>
+strade sono pel paese quello che il vestire è per l'uomo.
+A tavola, cercai con garbo investigare le condizioni
+morali del paese, ma ne cavai poco. Frizzi, sarcasmi,
+ironie s'incrociavano de' presenti contro gli assenti;
+c'era lì del guelfo e del ghibellino, lotta di famiglie
+lotta d'interessi, passioni vive e dense, col nuovo alimento
+che viene da' piccoli centri, dove non si pensa
+che a quello solo. Gittarmi entro a quell'incendio mi
+pareva pazzia. Parlai discreto e modesto e mi volsi al
+Tozzoli, e cercai altra materia, e cominciammo a politicare.
+Lui era giovine sinistra, cioè quella sinistra del
+65, composta il più di ricchi proprietarii, e di notabili
+locali, che gittarono giù la così detta consorteria
+e vennero al Parlamento a protestare contro la cattiva
+amministrazione. Stranieri alle lotte politiche, uomini
+nuovi, come allora erano chiamati, conservatori per
+posizione e per educazione, espressione per lunga esperienza
+degl'interessi meridionali e locali, accettarono
+i nuovi ordini, e divenuti partecipi della vita italiana
+furono co' piemontesi della Permanente e con gli amici
+del Rattazzi la base di quella opposizione costituzionale,
+senza di cui non è possibile un governo regolare.
+Molti antichi e rispettati patrioti allora rimasero sul
+terreno, e se ne dolsero; e non pensarono che quella vittoria
+degli uomini nuovi, attirati nella vita italiana,
+se era in apparenza una reazione contro una soverchia
+e troppo affrettata unificazione che spostava tanti interessi,
+era nella realtà un gran progresso. E se alcuni
+biasimano me di avere alzata quella bandiera, io me
+ne tengo, anzi considero quello come il mio più meritevole
+atto politico. E l'importanza del fatto fu anche
+in questo, che quegli uomini nuovi, i quali in
+condizioni normali sarebbero andati naturalmente a
+cadere in mezzo alla destra, per la natura del movimento
+impresso agli spiriti poggiarono a sinistra, e<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[Pg 56]</a></span>
+divennero un motore non piccolo al compimento dell'unità
+nazionale. A quel tempo m'era a' fianchi il
+Tozzoli, giovine intelligente e operoso, e fu tra quelli
+che ebbe più chiaro il concetto di quel moto politico.</p>
+
+<p>E ora si tratta di condurre quel moto alla sua naturale
+conclusione, disse lui.</p>
+
+<p>Una opposizione correttamente costituzionale non
+l'abbiamo ancora. Il nome non basta, ci vuole la cosa.</p>
+
+<p>Hai ragione, diss'io. Però un passo notevole si è fatto,
+quando in Parlamento si è parlato alto e chiaro ad
+amici e ad avversarii.</p>
+
+<p>Lui sorrise, poi aggiunse: i nomi sono nomi, e i discorsi
+sono discorsi. Tutti dicono a un modo; bada a
+quello che fanno. Se per esempio alcuni facessero i
+rossi a Napoli e i moderati a Roma, saresti contento?
+se alcuni si chiamassero opposizione costituzionale, e
+usassero linguaggio contrario, estremamente scorretto,
+ne' loro giornali, saresti contento? Ora il pubblico si
+è svezzato, e non lo puoi più abbindolare co' nomi, e
+non ha fiducia quando i fatti non vi rispondono.</p>
+
+<p>Molto di vero e di savio era in queste considerazioni.
+Poi mi fece le più calde istanze, perchè accettassi la
+deputazione di quel collegio. Non badare al numero
+dei voti, diceva; la forza delle cose è tale, che, ove
+accetti, nessuno poi ti farà più opposizione. Io rimasi
+pensoso. Ritiratomi, scrissi lettere a Teora, a Conza, a
+Sant'Andrea, dove, cosa incredibile, ma vera, non si
+potea andare in carrozza, sicchè tutto un mandamento
+era come sequestrato dal collegio. Feci le mie scuse,
+come le avevo fatte a' sindaci di Aquilonia e Monteverde<a name="FNanchor_56_56" id="FNanchor_56_56"></a><a href="#Footnote_56_56" class="fnanchor">[56]</a>,
+paesi che si trovano nella stessa condizione.
+<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[Pg 57]</a></span>
+E scrissi a tutti compendiosamente quello che ero andato
+qua e là discorrendo a voce. Mi allargai alquanto
+nella lettera a Romualdo Cassitto, vecchio e provato
+patriota, presidente dell'ufficio elettorale del mandamento
+di Teora.</p>
+
+<p>La mattina mi levai tardi. Sentivo già la stanchezza
+di quella vita in moto continuo, con tante emozioni.
+Stetti raccolto la mia mezz'oretta. Poi uscii. Trovai nel
+salotto molta gente. Mi fu presentato Berrillo<a name="FNanchor_57_57" id="FNanchor_57_57"></a><a href="#Footnote_57_57" class="fnanchor">[57]</a>. Il
+sindaco? diss'io, stendendogli la mano. No, il sindaco
+è prete, dissero. Guardai quel Berrillo, aria distinta e
+civilissima. E lo ringraziai della visita. La condotta del
+sindaco m'aveva così male impressionato, ch'ero divenuto
+sensitivo ad ogni menoma gentilezza<a name="FNanchor_58_58" id="FNanchor_58_58"></a><a href="#Footnote_58_58" class="fnanchor">[58]</a>. Domandai
+dell'arciprete; ch'era come dire: perchè non viene a
+vedermi? Seppi ch'era malato, e mi rimprovero di non
+essere andato io da lui. Ma in quella confusione mi
+scappò. Preti, uno, o due. E pensai che non dovevo essere
+appo loro in odore di santità. Come mi avranno dipinto
+qui! Ma, mi sentiranno.</p>
+
+<p>E mi avviavo già alla casa comunale, quando mi fu
+porta una lettera del sindaco. Diceva così:</p>
+
+<p>«Se lei vuole venire nella casa comunale, padronissimo,
+ma la prevengo che non permetterò che vi si
+tengano riunioni elettorali politiche».</p>
+
+<p>Lessi e rilessi, e tutti mi guardavano, come volessero
+cogliere nella espressione del mio viso il senso della
+lettera. Il sindaco l'ha fatta grossa, diceva il mio viso
+oscuro e contratto. E senza più, lessi ad alta voce quella
+lettera modello.</p>
+
+<p>Non è che questo? disse uno. Venga, andremo in casa
+dell'assessore. E io m'avviai macchinalmente con gli altri.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[Pg 58]</a></span></p>
+
+<p>Questa prontezza di risposta m'era indizio che gli
+amici avevano qualche vento di quella strana risoluzione,
+e avevano tutto apparecchiato in altra stanza.
+Vidi per via gente aggruppata, che mi guardavano, in
+atto rispettoso, ma freddo. Entrai, trovai il salotto già
+pieno, e nella stanza attigua affollati i fanciulli delle
+scuole, ingegnosa idea per far numero e palliarmi l'assenza
+degli avversarii. Ma la cattiva impressione l'avevo
+già ricevuta in Lacedonia, ed era già in parte
+scontata, sicchè mi parve cosa quasi regolare. Indovinavo
+quali passioni dovevano impedire quegli abitanti
+di trovarsi uniti nello stesso luogo. E cominciai subito.</p>
+
+<p>«Io vengo qui con un cielo fosco, come sono i vostri
+animi. E non vengo già ad accattar voti, ad acquistarmi
+aderenti: siete voi che dovete conquistare me.
+Deputato di altro collegio<a name="FNanchor_59_59" id="FNanchor_59_59"></a><a href="#Footnote_59_59" class="fnanchor">[59]</a> a cui mi lega lunga e
+salda comunanza di pensieri e di sentimenti, prometto
+di esser vostro, e la condizione è in vostra mano: unitevi
+tutti, rimanga il mio nome alto sulle vostre divisioni
+locali. Io ve lo scrissi già; l'equivoco non era
+possibile qui. Io scrissi: se tutta intera la mia vita spesa
+a illustrare la patria non vale a dare al mio nome tale
+autorità, che stia fuori delle vostre passioni locali, a
+che giova il mio nome? Gittatelo nell'Ofanto, e dimenticatemi
+per sempre». Questo era il significato della
+mia elezione, così solo potevo essere utile, questo sentì
+quel giovinetto, che m'invocava ne' suoi versi, e diceva:
+siate per noi l'angiolo della Pace. E non voglia
+Dio che un dì si abbia a dire che qui i fanciulli mi
+compresero meglio de' padri loro co' capelli bianchi.
+Del resto, questo è il progresso; i giovani saranno migliori
+de' padri; anche per Calitri verrà il progresso.
+Guardate lì il sole, che si eleva e caccia e abbassa le
+<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[Pg 59]</a></span>
+nebbie; io saluto il sole di Calitri, che dissiperà le vostre
+nebbie, e saluto questi giovinetti, la nuova Calitri,
+sede di civiltà e di gentilezza.</p>
+
+<p>Non mancarono gli applausi, e ciò che mi piacque
+più colsi una commozione, che in alcuni giunse fino
+alla lacrima. In verità, io non spargeva su quel paese
+rose e fiori. Le punture erano delicatissime, ma erano
+punture. E quello averle sentite era già un avviamento
+alla nuova Calitri.</p>
+
+<p>La sera dovevo essere in Andretta. E vuol dire che
+dovevo rifare la via e poi farne quasi altrettanto. Mi
+si facea fretta, e anche io avevo fretta. Sicchè poco poi
+ci rimettemmo in cammino.</p>
+
+<p>Con molto seguito di amici attraversai il paese, guardato
+questa volta dal popolo con maggiore espansione.
+Notai nell'aria e nei modi una serietà che mi fece buona
+impressione. Alcuni popolani stavano lì ritti sulla piazza
+con una gravità di senatori romani. Dev'essere un popolo
+tenace e lavoratore, a testa alta, e ne augurai
+bene.</p>
+
+<p>Mi dissero che i carabinieri, volendo fare gli onori al
+deputato, si offrivano ad accompagnarmi. Del pensiero
+gentile mi compiacqui e dissi: «deputato, tengo ad
+onore l'accompagnamento de' reali carabinieri; ma qui
+sono candidato, e non voglio nulla di mezzo tra me e
+i miei elettori. Vogliate loro esprimere i miei ringraziamenti».
+E feci in mente un curioso paragone tra
+quel sindaco che non rispettò in me nè la mia persona,
+nè il mio grado, e non mi tenne degno di alcuno onore,
+e quei carabinieri così civili, che ebbero un pensiero
+tanto delicato.</p>
+
+<p>Scesi sulla strada, dove ci attendevano le carrozze,
+mi volsi a guardare la nemica città, e rividi quel torrione
+fatto oscuro da' secoli, che mi guardava minaccioso,
+quasi volesse dirmi: qui sarai sconfitto. Ed ecco<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[Pg 60]</a></span>
+un corriere tutto anelante, che ci annuncia l'arrivo di
+parecchi elettori di Sant'Andrea, i quali, avuta la mia
+lettera, venivano a farmi visita. Giunsero poco poi,
+affannati e ridenti. Vidi facce espansive e sincere. Quella
+brava gente si sentiva felice di esser giunta a tempo,
+venuta di così lontano, e di vedermi e di stringer la
+mia mano. E mi riferirono che Sant'Andrea era tutta
+per me, e quasi tutta la storica Conza, com'io l'avevo
+chiamata, e in gran parte anche Teora<a name="FNanchor_60_60" id="FNanchor_60_60"></a><a href="#Footnote_60_60" class="fnanchor">[60]</a>. E io ebbi
+un momento di superbia, e mi rivolsi a quel torrione
+minaccioso, e dissi: Calitri mi vuol bombardare, e sarà
+bombardata, e la nostra vittoria sarà vittoria sua, sarà
+la prima pagina della nuova Calitri.</p>
+
+<p>Poi risi io stesso di quella bravata; e fattomisi cerchio
+intorno, mentre io prometteva una visita quandochessia
+al mandamento di Teora, ecco venire a corsa
+un altro, e portarmi... i biglietti di visita dei signori
+Zampaglione, i ricchissimi di quel paese. E dire poi che
+Calitri non fu gentile!</p>
+
+<p>Anche per Calitri verrà il progresso. E forse un
+giorno qualche fortunato mortale scriverà un nuovo
+capitolo, intitolato: il Sole di Calitri.</p>
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[Pg 61]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="VIII" id="VIII">VIII.</a>
+<br />
+Andretta la cavillosa<a name="FNanchor_61_61" id="FNanchor_61_61"></a><a href="#Footnote_61_61" class="fnanchor">[61]</a></h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Roma, 22 marzo<br />
+</p>
+
+<p>Così ho inteso qualificare questo paese da alcuni, a
+cagione delle proteste fatte nel ballottaggio, che rivelavano
+a gran distanza un sottile spirito avvocatesco.
+E niente è più contrario alla mia natura schietta; perchè
+il cavillo è non solo la menzogna, ma la coscienza
+e quasi il vanto della menzogna. Riconoscere l'errore
+o il torto o la sconfitta, e non ostinarsi, non sottilizzare,
+non pettegoleggiare, questo è il segno della vera
+forza de' popoli e degl'individui. Alcuni tirano vanità
+dal cavillo, quasi fosse mostra d'ingegno, anzi lo spirito
+cavilloso è detto anche ingegnoso. E non veggono
+che questa trista facoltà, la quale i nostri antichi attribuivano
+al demonio, esprime anche la menzogna per
+rispetto all'ingegno, è un falso ingegno, sperduto nei
+particolari, a cui è negata la vista della verità. I grandi
+ingegni non sono mai cavillosi; il cavillo è carattere
+della mediocrità. Ma come il mondo è dei mediocri,
+uno spirito cavilloso s'impadronisce con facilità della
+moltitudine e se la tira appresso, e il difetto di uno
+apparisce difetto di molti. L'epiteto dunque che ho
+inteso da alcuni dare ad Andretta, è una figura rettorica,
+<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[Pg 62]</a></span>
+un soverchio generalizzare, e va riferito più propriamente
+a qualcuno troppo ingegnoso di quel paese:
+rendiamo giustizia al merito.</p>
+
+<p>Andretta è il capoluogo del mandamento di cui fa
+parte la mia terra nativa, ed è forse il primo nome di
+paese che imparai nella mia fanciullezza. Affacciato
+al balcone di casa mia dicevano: guarda quel paese lì
+dirimpetto sul monte, si chiama Andretta.</p>
+
+<p>Era da quarant'anni che non l'avevo più vista, e
+ora ci stavo già in fantasia, presago delle liete accoglienze,
+e col core pieno, impaziente di riversarsi. Lì
+poi, dicevo, sono come in casa mia, e non vi troverò
+più avversarii.</p>
+
+<p>Rifatta la strada di Calitri, giunsi ad una svoltata,
+che mena ad Andretta. Ci fermammo alcuni minuti. Il
+bravo Ciminale, che mi aveva fatto con lauta gentilezza
+gli onori di Casa Ripandelli, si congedò. Don Pietro,
+che aveva voluto accompagnarmi a Calitri, ripigliò
+la via di Bisaccia, dispiacente che non s'era dato avviso
+del mio arrivo agli amici di Bisaccia, i quali avrebbero
+voluto risalutarmi. Strinsi la mano a quel giovine
+egregio, che non dimenticherò più, fiore di cortesia.</p>
+
+<p>E via per Andretta. Avanti, avanti. Non si parlava,
+si correva col pensiero insieme co' cavalli.</p>
+
+<p>Era ancora giorno, quando sentimmo venire a noi
+una cavalcata tutta festosa, con l'aria di chi dicesse;
+finalmente! Era innanzi il Sindaco<a name="FNanchor_62_62" id="FNanchor_62_62"></a><a href="#Footnote_62_62" class="fnanchor">[62]</a>, che scese subito
+e mi salutò in nome del paese. Giovine bruno,
+bassotto, con gli occhi di un fuoco concentrato, tutto
+gesti e attacchi, e con un piglio di me ne rido.</p>
+
+<p>Più avanti incontrammo in carrozza Giambattista
+Mauro, cima di galantuomo, compagno di casa e di
+studio della prima giovinezza. Entrammo in Andretta
+<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[Pg 63]</a></span>
+tra gli spari ed i viva, e il core mi batteva, come se
+rivedessi mio padre dopo lunga assenza. Avrei voluto
+con una sola abbracciata stringere al mio cuore tutti.</p>
+
+<p>Camminando per vie strette ed accalcate, mi volsi
+indietro a un gran vocìo. Era un diverbio tra il sindaco
+e un altro<a name="FNanchor_63_63" id="FNanchor_63_63"></a><a href="#Footnote_63_63" class="fnanchor">[63]</a>, e si regalavano parole poco belle,
+e la gente faceva ressa intorno, contenuta appena da
+due carabinieri, che sembravano fra quelli i meglio
+educati. Rifeci i passi. M'informarono che alcuni volevano
+gli spari e i viva; e alcuni non li volevano. «E
+questi hanno ragione, dissi, gli spari sono roba da medio
+evo, smettete. Non è così che si onora de Sanctis».
+I carabinieri mi sorridevano, vedendo in me l'amico
+dell'ordine e della legge. E quell'altro, tutto glorioso
+che gli avevo dato ragione, mi si pose ai fianchi, e
+come da un luogo inviolabile, ne diceva delle belle al
+sindaco, che stava un po' innanzi. Costui, poco paziente
+per natura, frenato appena dalla mia presenza,
+sotto la percossa di quel linguaggio, ora levava le spalle,
+disprezzando, ora faceva il sordo, ora si volgeva
+improvviso con certe contrazioni nella faccia, e guardava
+me. Cercai di rabbonirli. «In questo paese, dissi,
+si è troppo lesti alle parole, e parola poco misurata
+genera fatti simili». Ma io sono l'Autorità, ribatteva
+il sindaco, sono l'Autorità, si dee in me rispettare l'Autorità.
+Che? che? diceva l'altro, guardate che bella
+Autorità! e lo indicava col braccio teso, e quel braccio
+teso diceva come una carta di villanie. Il sindaco,
+posto tra il suo rispetto verso di me, e la sua natura
+più provocatrice che tollerante, non resse alla pena, e
+sbuffando andò via. Scrisse poi al sottoprefetto: tumulti
+in Andretta: mandate carabinieri. Così quel tafferuglio
+fu alzato a dignità di tumulto.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[Pg 64]</a></span></p>
+<p>Intanto quell'altro mi stava attaccato a' fianchi, e
+mi disse: Stasera dovete venire in casa mia—E chi
+siete voi?—Sono Alvino—Questo nome non mi giunge
+nuovo. Ricordo Domenicantonio Alvino—Appunto. E
+io sono di quella famiglia.</p>
+
+<p>Lo guardai. Mai più non avrei ravvisato un Alvino
+in quelle spoglie. Aveva la camicia poco amica del bucato,
+di tela ordinaria, con lo sparato aperto, anzi spalancato,
+e i capelli scarmigliati, e la barba incolta, e
+viso e mani di una nettezza dubbia. Non potevi dirlo
+un contadino, perchè aveva quella certa aria di distinzione,
+che dà la coltura, e a vederlo così non potevi
+dirlo un gentiluomo. Poteva essere un eccentrico, come
+Diogene. Aveva poi certi occhi equivoci che volevano
+essere carezzevoli.</p>
+
+<p>In casa mia è stato il vostro nipotino parecchio tempo,
+mi diceva con quel tono impaziente di voce, che
+voleva significare come non lo sapete?</p>
+
+<p>—Ma io vado in casa Mauro. Sapete pure che con
+Giambattista ci siamo cresciuti insieme.</p>
+
+<p>Ma io non vi dico di no. Dico solo, che veniate ora
+a casa mia, dove vi attendono parecchi elettori. E se
+volete condurre con voi Mauro, padrone, abbiamo bisogno
+di domandarvi tante cose.</p>
+
+<p>—E appunto per questo vengo io. Domani parlerò a
+tutti gli elettori. Venite nella casa comunale.</p>
+
+<p>—Per far piacere al sindaco?</p>
+
+<p>—Cosa ci entra qui il sindaco? La casa comunale è
+casa di tutti.</p>
+
+<p>—Bene. Venite ora a casa.</p>
+
+<p>E non fu possibile tirarlo di là. Il senso delle mie parole
+era: ma vi par discrezione codesta, dopo una giornata
+così faticosa, quando ho bisogno di riposo, e non
+di venire a battagliare con voi? E non glielo potei far
+comprendere.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[Pg 65]</a></span></p>
+
+<p>—Dunque venite.</p>
+
+<p>—Dunque verrò.</p>
+
+<p>Mi piaceva che i miei avversarii di Andretta non si
+tenevano celati, anzi desideravano di vedermi e di udirmi.
+E ne trassi un buon augurio, con la facilità solita di
+fabbricare il mondo come lo vogliamo.</p>
+
+<p>Pensai dunque, così stanco come ero, di soddisfarli. E
+preso con me il sindaco di Morra che li conosceva tutti,
+vi andai.</p>
+
+<p>Entrai in un salotto abbastanza decente, dove potevano
+star raccolti una settantina di elettori: così giudicai
+a occhio. Stavano seduti, in aria grave di giudici. Caspita,
+pensai, costoro pigliano sul serio la loro sovranità.
+Alvino mi accompagnò a un tavolino là in fondo, con
+tappeto verde, e m'invitò a sedere. Io ero stupefatto.
+Venivo di così lontano, dopo tanto tempo, tra' miei
+concittadini, e immaginavo strette di mano e abbracciamenti
+e volti ilari. Quella, pareva a me, doveva essere
+una festa di famiglia. Vengo io a visitar voi,
+avevo detto entrando, e nessuno rispose, nessuno capì
+nè la gentilezza, nè il rimprovero ch'era in quella frase.
+Stavo lì, solo, col capo tra due candele, che illuminavano
+me, come si fa innanzi ad una immagine. Ma
+io poco vedeva loro, e quella luce equivoca, quella
+metà della sala quasi buja, quella selva di teste appena
+illuminate e sparenti a poco a poco nelle tenebre,
+quella immobilità, quel silenzio, mi rendeva somiglianza
+a qualcuno di quei misteri, che si rappresentavano
+al medio evo. Fosse qui una setta? o mi trovassi
+tra Massoni? Ricordai carbonari e calderai, di cui ci
+parlavano a voce bassa i padri nostri. Stavo per aprir
+bocca quando alla mia sinistra un giovane<a name="FNanchor_64_64" id="FNanchor_64_64"></a><a href="#Footnote_64_64" class="fnanchor">[64]</a> seduto
+pure lui solo dietro un tavolo, a cui non mancavano
+<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[Pg 66]</a></span>
+il bel tappetino verde e le due candele, si levò e con
+aria solenne incominciò a dire. E mi disse le più insolenti
+impertinenze, con un fare naturale, con una
+voce placida, come mi offrisse zucchero. Un tratto, mi
+levai e diedi un pugno sul tavolo. Ma l'amico non
+mosse collo, e tirava diritto placidamente, come la
+cosa non riguardasse lui. Talora non si rammentava,
+talora ripigliava la frase, non ben sicuro di sè, e tutto
+dentro in quello che s'era apparecchiato a dire, era
+più facile tagliargli la lingua, che farlo dire altrimenti.
+In ultimo, vuotato il sacco, con un tono di voce mellifluo
+si scusava, e sperava ch'io non mi tenessi offeso.</p>
+
+<p>Avevo riconosciuto l'oratore<a name="FNanchor_65_65" id="FNanchor_65_65"></a><a href="#Footnote_65_65" class="fnanchor">[65]</a>. Era un bravissimo
+giovane, che m'aveva, lui per il primo, offerta la candidatura.
+E ora lui medesimo era lì a sciorinarmi tutta
+quella filatessa di ragioni, che adducevano gli avversarii
+a scusa e a pretesto. Sul principio mi si oscurò
+il volto; poi visto l'inesperienza e la placidezza dell'oratore
+come di chi ha poca coscienza della gravità
+di quelle accuse, ridevo dentro di me, soprattutto veggendo
+sbuffare il sindaco di Morra, pallido di collera.</p>
+
+<p>Risposi e non fui mai così veemente, così persuasivo.
+Tenevo a vincere quella resistenza, ad avere intorno
+a me concorde almeno il mio mandamento. Sentivo
+l'uditorio diviso; secondo che io andava dissipando
+tutti gli equivoci ammassati sul mio cammino, molti
+se ne compiacevano, altri restavano accigliati, ed erano
+i sopracciò, i più autorevoli. Costoro, veggendosi scappar
+di mano il gregge, lo contenevano con gli sguardi,
+co' cenni, specialmente quando alcuni si arrischiavano
+a dirmi un: Bene! Se volevano provarmi che lo spirito
+di parte elevato a spirito settario rende la mente ottusa
+ad ogni evidenza e ad ogni eloquenza, ci riuscirono.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[Pg 67]</a></span></p>
+<p>Eppure cosa è l'uomo! Non sapevo difendermi di una
+certa ammirazione innanzi a quella inflessibilità, inesorabile
+come un calcolo. Ed era in virtù di un calcolo,
+che quelli comandavano alla volontà e la riducevano
+una macchinetta aritmetica. Prima spacciavano essere
+il mio nome una comparsa e che disprezzavo il collegio,
+e non volevo saperne di loro. E quando poi videro,
+malgrado ciò, la mia candidatura divenir seria, la resistenza
+fu appassionata, incivile, cavillosa. Il loro calcolo,
+o forse del loro principale che li comandava col
+telegrafo, era questo, di pungermi nel mio amor proprio,
+nella gentilezza della mia natura, e farmi maledire
+il momento ch'ero entrato in quel ballo ignobile.
+E ora, venuto io, mancato ogni pretesto, le istruzioni
+erano quelle medesime, come avevo visto in Lacedonia
+e in Calitri, e vedevo sotto una forma più provocante
+in Andretta. Il calcolo avrebbe fatto onore ad
+un gesuita, ma gli mancava la base, fondato su di una
+imperfetta conoscenza del mio carattere. Lo ingegnoso
+autore dimenticava quanta vena di disprezzo e d'orgoglio
+era nella mia natura, e quanta energia sarebbe
+uscita di quella vena. E in verità se l'elezione fosse
+corsa liscia, poco avrebbe attirata la mia attenzione,
+e forse le cose sarebbero andate altrimenti. Ma quell'accanimento
+mi svegliò, visto in quistione anche innanzi
+alla Camera l'onor mio e de' miei amici e dei
+miei elettori, che ignobili cavilli rendevano sospetti di
+brogli. A poco a poco nel mio spirito a quella lotta
+mezzo incosciente degli elettori si sostituì una lotta
+cosciente di due anime, e volevo vederla spirare quell'anima
+lì innanzi a me. In questo c'era del satanico;
+ma non voglio parer migliore che non sono; e scrivendo,
+la sincerità è un obbligo, e soglio mostrare tutte
+le nudità del mio cuore. Quel voler giocare con le mie
+affezioni più sante e più delicate me le rendeva più<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[Pg 68]</a></span>
+vive quelle affezioni, e purificava il mio orgoglio e mi
+sublimava, addivenuto quasi il loro custode e il loro
+vindice. Sicchè quel gioco riusciva a un effetto contrario,
+e si vide ancora una volta, come gli uomini a
+forza di abilità riescono inabili, e talora sciocchi.</p>
+
+<p>Giunto a mezzo del discorso, e propriamente alle cavillose
+proteste di Andretta, vidi il protestante<a name="FNanchor_66_66" id="FNanchor_66_66"></a><a href="#Footnote_66_66" class="fnanchor">[66]</a> che
+mi stava quasi di rimpetto, e gli dissi pacatamente:
+quelle proteste non andavano fatte, certe cose, vere
+anche, non vanno divulgate, quando ci va di mezzo il
+decoro della patria. Pure vi ringrazio; perchè senza
+quelle proteste non sarei vostro deputato, risoluto come
+ero di accettare Sansevero, e a nuova elezione forse
+quell'altro sarebbe ito alla Camera.</p>
+
+<p>Rimase stupito di un effetto così contrario alla intenzione,
+e forse in cuor suo dovè chiamare una bestia
+il sottile architetto di quei cavilli. Ah! povero innocente!
+E forse non comprese neppure l'ironia del mio
+ringraziamento. Ma non sanno quello che fanno, diceva
+il Cristo.</p>
+
+<p>Finii e nessuno fiatò, e l'oratore non rispose. Erano
+convinti? alcuni sì, le loro facce si spianavano. Notai
+fra questi l'oratore, e gli diedi una stretta di mano. M'avviai
+per uscire, e dissi così camminando: badate che
+un solo voto contrario qui, nel mio mandamento, mi
+sarà un colpo di pugnale. Rimasero un momento come
+percossi, e tirarono il collo indietro.</p>
+
+<p>—Ma via diteci la verità, sarete proprio nostro deputato?</p>
+
+<p>—E ancora ne dubitate? da voi dipende.</p>
+
+<p>—E poichè dipende da noi, dovè dire in cuor suo
+qualche biricchino, vuoi star fresco. Te ne daremo dei
+colpi di pugnale, te ne daremo.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[Pg 69]</a></span></p>
+<p>Tornato a casa, mi gittai sul letto e mi addormentai.
+Le immagini giocavano nel cervello. Ed ecco, di una in
+un'altra, balzarmi avanti l'oratore, e fare il mio panegirico
+in tutta regola, e il protestante battere le mani e
+gridare: Onore al nostro deputato, al gran patriota, al
+grande scrittore! E mi vedevo molta folla intorno, e
+tutti mi applaudivano, e il mandamento era lì tutto intero,
+e pareva una persona e una voce.</p>
+
+<p>Mi svegliai. Era un sogno! Ma i sogni, dicono, sono
+presagi.</p>
+
+<p>Forse un giorno costoro mi saranno tutti amici. E io
+sarò il loro migliore amico.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[Pg 70]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="IX" id="IX">IX.</a>
+<br />
+L'ultimo giorno</h2>
+
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 27 marzo.<br />
+</p>
+
+<p>Quel sogno era stato un adulatore. E come me ne
+compiacqui! In veglia la villania, in sogno l'apoteosi.
+Quel sogno era il mio amor proprio offeso che protestava
+contro gli atti villani e si decretava il trionfo.</p>
+
+<p>A una certa età si comincia a rimbambire. O per
+usare una frase più rispettosa verso l'amor proprio, a
+una certa età ritroviamo gli affetti e i luoghi della
+prima giovinezza. In quel momento una buona accoglienza
+in Andretta valeva per me qualche cosa più
+che una buona accoglienza a Parigi. Il disinganno fu
+amaro, e quel sogno era la mia protesta e la mia vendetta,
+e me ne compiacqui. Poi, esaminandomi bene,
+arrossii di quel compiacimento, e vi trovai più vanità
+che orgoglio, anzi una fatuità puerile.</p>
+
+<p>Però siccome in fondo a ogni orrore si trova la verità,
+quel sogno, spogliato della sua ridicola esagerazione,
+voleva in sostanza dir questo, che quella gente
+non l'aveva proprio con la mia persona, che la era
+sotto l'incubo di passioni locali e provinciali, travagliata
+ed educata abilmente a quel modo per parecchi
+anni; che ostinarsi ora in quella via era un puntiglio,
+o con parola più nobile un punto d'onore, e che, finita
+la lotta, e lasciate le cose al loro andamento naturale,
+noi eravamo tutti predestinati ad essere amici. Sicchè<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[Pg 71]</a></span>
+da quel sogno mi venne un bene e fu di purificare il
+mio animo d'ogni amarezza, e dispormi a guardare le
+cose con uno sguardo più tranquillo e più giusto.</p>
+
+<p>Sentii dunque con tutta serenità le notizie di quell'ultimo
+giorno. Il figlio del mio competitore<a name="FNanchor_67_67" id="FNanchor_67_67"></a><a href="#Footnote_67_67" class="fnanchor">[67]</a>, un
+bravissimo giovane, di cui non avevo inteso dir che
+bene, mi andava disfacendo alle spalle in occulto quel
+lavoro che avevo fatto in palese. Piovevano nel collegio
+da parecchi giorni circolari, lettere e telegrammi in
+nome del comitato di Sinistra e dell'associazione del
+Progresso che quella buona gente confondevano insieme.
+E nessuno capiva un'acca di quella storia. «Cosa
+è quest'associazione del Progresso? mi domandavano.
+La si dovrebbe chiamare regresso, poi che combatte
+De Sanctis». Il loro buon senso rimaneva offeso, veggendomi
+con tanta persistenza combattuto da colleghi
+ed amici. Quelle lettere col timbro non mancavano di
+produrre un certo effetto sui semplici. Ma poi si ribellavano.
+Alcuni reagivano, e facevano risposte violente.
+Una finiva così: «Tenetevi voi il vostro amico, noi ci
+teniamo De Sanctis». Altri facevano gli occhioni e non
+si raccapezzavano. Chi rideva, chi s'incolleriva. Messi
+e corrieri attraversavano il collegio in tutte le direzioni.
+A tarda sera erano giunti in Andretta alcuni, e comunicate
+le istruzioni, proseguivano per Teora. Qui erano
+giunti da Avellino amici ed avversarii, e si contendevano
+aspramente il campo.</p>
+
+<p>Non c'era che dire. Gli avversarii erano disciplinati,
+e ubbidivano alla consegna come soldati. E riflettei
+all'inconveniente dei piccoli collegi, dove un volgare
+cospiratore può far giocare come macchinette quel piccolo
+<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[Pg 72]</a></span>
+numero di elettori che gli basti a vincere. E non
+aveva poi tanto torto il mio teologo.</p>
+
+<p>Il salotto era già pieno. Trovai lì mezza Cairano. Che
+bel vedere era quella brava gente, venuta di lontano,
+e ora col viso aperto, con gli occhi lieti, con le mani
+tese! Cairano non l'avevo visto mai. Pure sentivo che
+colà dovevano volermi un gran bene, e non conoscendo
+nessuno, stetti in mezzo a loro, come conoscessi tutti
+da lunghissimi anni. Pure avevo una spina. E giravo gli
+occhi, e non vedevo nessuno di quelli che avevo visitato
+in casa Alvino. E mi giunse una lettera del giovine
+oratore, nella quale m'informava come qualmente
+il Comitato che li dirigeva, contro il suo avviso, aveva
+loro vietato di venire nella casa comunale. Prometteva
+però che dopo il mio discorso sarebbero venuti a visitarmi,
+e mi faceva tante scuse, e mi esprimeva la sua
+stima, anzi la sua venerazione. Oimè! diss'io, costoro
+hanno pure un direttorio. E compatii al povero oratore,
+che voleva non disgustar me e non disubbidire
+a quelli. In quest'oblìo delle più volgari convenienze
+concepii cosa sono le passioni settarie.</p>
+
+<p>Mi avviai alla casa comunale con grande accompagnamento
+di elettori. Lì presso vidi due fanciulli, tirati
+dalla curiosità, e con l'aria di chi faccia cosa proibita.
+Al mio comparire sulla piazzetta l'uno si tirò indietro,
+come per darsela a gambe, e l'altro guardava me che
+andavo a lui, con un certo sdegno negli occhi, e con
+un certo riso sardonico, che non poteva uscire sulle
+labbra, tenuto indietro, rispetto o paura che fosse, e
+che pur dava alla sua fisonomia una espressione ironica.
+Era un bel fanciulletto<a name="FNanchor_68_68" id="FNanchor_68_68"></a><a href="#Footnote_68_68" class="fnanchor">[68]</a>, e mi pareva in quell'atteggiamento
+<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[Pg 73]</a></span>
+un piccolo Farinata. Che gran male
+gli avranno detto di me! pensai, e lo presi per mano,
+e gli dissi: «chi è tuo padre?—Miele.—Ebbene, ti
+auguro che sii migliore di tuo padre». Quel motto era
+una riminiscenza de' fanciulli di Calitri, i buoni padri
+debbono desiderare figliuoli migliori di loro. Pure, preso
+alla lettera, quel detto poteva sonare una ingiuria, e lo
+spiegai subito a' vicini per tema che mi attribuissero
+una così bassa intenzione.</p>
+
+<p>Entrai. Sala pienissima, grande aspettazione. Sbirciai
+verso la porta quel tale amico Diogene, che a volte
+faceva capolino dentro, situato in modo il nostro filosofo
+da poter dire di esserci e di non esserci. Non uno
+di quei della sera. Il Direttorio era stato ubbidito. Vidi
+però con piacere qualcuno di Cairano ch'era lì malgrado
+il Direttorio e glie ne tenni conto.</p>
+
+<p>Cosa dissi? Poco me ne rammento. Avevo già detto
+la sera tutto quello che era a dire. E a ripetere non
+mi ci trovo. Non ho mai ripetuta una lezione. E un
+dì che gli studenti vollero un <i>bis</i>, riuscii freddo e sguaiato,
+pur dicendo quel medesimo che il dì innanzi aveva
+mossi tanti applausi. Doveva ora dire altro o trattare
+la stessa materia in altro modo. Ma non ci ebbi tempo,
+nè voglia.</p>
+
+<p>Avevo innanzi un uditorio simpatico, già commosso
+e mezzo intenerito, gli applausi erano in aria, prima
+che aprissi bocca. C'era in quel punto una specie di
+parentela tra le nostre anime, m'indovinavano prima
+che compissi il pensiero, e applaudivano e non si saziavano
+di applaudire: l'affetto rendeva veloce l'intelligenza.
+Abbandonato al caso, commosso, smarrito, trasportato
+come un fuscello di paglia in mezzo alle onde,
+io mi sentiva dolcemente annegato nel mio uditorio.
+Mi pareva che non parlass'io: o piuttosto ch'io fossi
+una eco, una voce del coro; così mi sentivo uno con<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[Pg 74]</a></span>
+tutti. Posso io rifare quei momenti deliziosi? rigenerare
+con la volontà quella generazione spontanea?</p>
+
+<p>Tornai tutto esaltato in me. Lo avevo detto spesso:
+ma allora mi sentivo davvero tra miei concittadini.
+Dall'alto di quel piedistallo che mi aveva alzato il loro
+affetto, quanto mi parevano piccoli i miei avversarii!</p>
+
+<p>La folla mi seguiva nel salotto, e stavo così bene in
+mezzo a quell'amabile confusione, prodotta da un affetto
+impaziente, che tutti nello steso tempo volevano espandere.
+E viene a me quel caro Mauro, il padrone di casa,
+zitto, zitto, piano, piano, e mi tira in disparte, e mi
+susurra all'orecchio ponendosi l'indice sul labbro, che
+mi pareva don Abbondio, quando diceva: per amor del
+cielo! Cosa è nato? dicevo, alzando la voce, e mezzo
+stordito. E lui: Mio cognato! e mi tirava, guardandomi
+con certi occhi pietosi e abbassando più la voce.</p>
+
+<p>Questo signor cognato era giunto di Avellino, ed era
+il capo nominale della parte avversaria, bonomo, tenuto
+un pezzo grosso in paese, e vano di quell'onore, di esser
+dietro lui il capo. Ora il signor cognato era un
+gentiluomo, e teneva a mostrarsi gentile e voleva sì
+farmi visita, ma zitto, zitto, piano, piano, che nessuno
+ne sapesse niente. Ed entrò per una porticina secreta,
+e lo trovai in un salottino. Viso magro, lungo e scuro,
+privo d'ogni espressione, come d'ogni colore. Modi civili,
+se non distinti. Finite le generalità della conversazione,
+promise... ma zitto, e il bravo Mauro accompagnava
+quel zitto cogli occhi, promise il suo voto, e...
+il suo voto solo. Posso fare di più? pareva dicesse, allargando
+le mani e chinando il petto. Risposi che non
+ero venuto a carpir voti.—Ah! e cacciò fuori un grosso
+sospiro, come chi si senta alleviato, e dunque? Dunque
+non tenete a' voti! e posso dirlo anche agli altri.
+Voi non siete venuto qui per avere i voti! E posso dirlo
+anche agli altri.—Servitevi.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[Pg 75]</a></span></p>
+
+<p>Il bonomo, che aveva presa alla lettera quella forma
+di dire delicata, era fuori dei panni, e la gioia comparsagli
+sulle labbra dava una certa espressione a quella
+fisonomia. Mi levai freddo, e gli diedi una stretta ufficiale
+di mano. E dicevo: il teologo aveva ragione. Qui
+la gentilezza è presa a rovescio, e vogliono loro si parli
+a lettere di scatola.</p>
+
+<p>Il desinare mi parve lunghissimo. Sentivo nell'orecchio
+Morra, il mio paese nativo, che mi gridava: Vieni!
+Dovetti combattere con l'estrema gentilezza de' padroni
+di casa che volevano trattenermi, e con tanti bravi
+elettori, che mi facevano istanza perchè rimanessi anche
+il dì appresso.</p>
+
+<p>—Ma vi pare? è il giorno della votazione. Il mio posto
+domani non è qui.</p>
+
+<p>—Prendete ancora un bocconcino, mi suggeriva Mauro
+cheto, cheto. Ad andare c'è tempo.</p>
+
+<p>—Grazie. Ne ho presi tanti di bocconcini. Andiamo.</p>
+
+<p>—E il caffè? Non volete prendere il caffè? diceva un
+terzo in aria di scandalo, come volesse dirmi: una tavola
+senza caffè, dove s'è letto?</p>
+
+<p>—Hai ragione, compare.</p>
+
+<p>E così, tra bocconcini e caffè e bicchierini e chiacchiere,
+avvenne che ci mettemmo in via tardi, ed era
+notte quando giungemmo in Guardia Lombardi.</p>
+
+<p>Guardia è il paese della provincia più alto sul livello
+del mare, e la strada che vi menava non era una gran
+bella cosa. Mi pareva non giungessi mai, ed era già bujo.</p>
+
+<p>Mi avvertì dell'arrivo un gran rumore, confuso tra
+una luce fosca. Erano torce, e scalpitare di cavalli, e
+spari di mortaretti, e vive acclamazioni. I signori di
+Morra m'erano venuti incontri fin lì, accompagnati da
+una folla di popolo minuto, coi soliti monelli, che con
+l'energia curiosa delle loro mosse, saltando, vociando,
+davano vivezza allo spettacolo. Volevo scendere, ma non<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[Pg 76]</a></span>
+vollero; ci è tanto ancora da andare, dicevano. E mi
+caracollavano intorno, e poi via a corsa, tra l'infinito
+vocìo della turba, estatica innanzi allo spettacolo, ed
+essa medesima spettacolo. Andammo così un pezzo,
+quando mi apparve in lontananza una gentile collina
+tutta illuminata, sì che parea giorno. È Guardia quello?
+diss'io, meravigliato che ancora tanto lontano. «Che
+Guardia? Guardia l'abbiamo passato. La è Morra, guarda,
+parato a festa». In quella confusione ero passato
+per Guardia, e non me n'ero accorto.</p>
+
+<p>Ecco, nuova gente, a dritta e a manca, e ingrossarsi
+più e divenire folla in piazza. Non scesi, mi precipitai,
+e caddi nelle braccia del mio piccolo cugino Aniello,
+e lo tenni stretto al petto.</p>
+
+<p>Rividi amici, compari, parenti, famiglia, ad ogni
+passo nuove strette di mano. Oimè! mancava uno, a cui
+avrei dovuto baciare la mano. E in quella gioia non
+ci pensai.</p>
+
+<p>Fui alla casa paterna, entrai nella stanza dov'ero nato,
+assegnatami con gentile pensiero da quel mio cugino,
+piccolo di statura, non d'ingegno e di coltura. Avrei
+voluto abbracciare, baciare que' di casa, dire tante cose,
+ma la folla si faceva più fitta e le acclamazioni più
+vive. Mi convenne uscire, e piantato sui gradini di casa,
+dissi: «amici miei, grazie. Voi mi decretate il trionfo
+prima della vittoria. Pensiamo a vincere, e domani
+non un solo morrese manchi all'appello.» Levarono le
+mani, promisero e mantennero la promessa.</p>
+
+<p>«Ora andate che è tardi. Domani vi converrà levarvi
+per tempo, che la via è lunga». Piovigginava già. Il
+tempo mantenutosi tra sereno e fosco, sempre asciutto
+in quei lunghissimi sei giorni, sembrava volesse perder
+la pazienza e farne una delle sue proprio nel dì del
+combattimento.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[Pg 77]</a></span></p>
+
+<p>Rimasti soli, abbracciai la nipotina e zia Teresa<a name="FNanchor_69_69" id="FNanchor_69_69"></a><a href="#Footnote_69_69" class="fnanchor">[69]</a>
+e la cugina, e riabbracciai Aniello. Visto la sorella<a name="FNanchor_70_70" id="FNanchor_70_70"></a><a href="#Footnote_70_70" class="fnanchor">[70]</a>
+«e a te, dissi, un bacio a te, martire di casa mia».
+Quella povera donna, morta la madre, non s'era voluta
+maritare, ed era madre a tutti noi. Piangeva, e quel
+pianto era il racconto della sua gioia e delle sue pene,
+piangeva ridendo. Mi parve ben mutata dal dì che la
+vidi. Aveva sulla faccia la fresca morte di nostro padre.</p>
+
+<p>Non potei chiuder occhio. Quella stanza era piena di
+memorie. Il letto era proprio a quel posto, dove era
+già il letto di padre e madre. E lì, in fondo, presso la
+finestra, era il mio letticciuolo, fanciullo appena di sei
+anni. Mi ricordo. Avevo sogni spaventosi, piangevo e
+strillavo forte, e la madre<a name="FNanchor_71_71" id="FNanchor_71_71"></a><a href="#Footnote_71_71" class="fnanchor">[71]</a> era là, che mi vegliava
+o mi asciugava gli occhi. E ora non c'è più. Mi lasciò
+ch'ero ancora giovane. E anche mio padre<a name="FNanchor_72_72" id="FNanchor_72_72"></a><a href="#Footnote_72_72" class="fnanchor">[72]</a> m'ha
+lasciato.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[Pg 78]</a></span></p>
+
+<h2><a name="X" id="X">X.</a>
+<br />
+Morra Irpino</h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 28 marzo.<br />
+</p>
+
+<p>Oggi è dì Pasqua, e tanti augurii a' miei Morresi,
+poichè sono a parlar di loro.</p>
+
+<p>A' quali morresi non basta esser detti di Morra, e si
+sono aggiunti un titolo di nobiltà, e si chiamano degli
+Irpini. La discendenza, come vedete, è assai rispettabile,
+e gli è come dire: antichi quanto gl'Irpini.</p>
+
+<p>A Morra corre un motto, nato non si sa come, nè
+quando, ma esso pure di rispettabile origine, perchè
+nella mia fanciullezza lo trovai già antico in bocca ai
+nonni e alle nonne. E il motto è questo: Napoli è Napoli,
+e Morra passa tutto. Altri poi, esagerando più, vi
+mettono una variante, e dicono: Che Napoli e Napoli?
+Morra passa tutto.</p>
+
+<p>Questa boria locale annunzia già che la virtù principale
+di quegli abitanti non è la modestia. Ma un po'
+di vanità non guasta, anzi dà buoni frutti, quando ci
+sia dentro una lega d'orgoglio. E il primo frutto è questo
+che ti rende affezionato al tuo paese, sicchè tu non
+debba dire a viso basso: sono di Morra. Poi, un morrese
+mette una specie di civetteria a ben comparire lui
+e a far ben comparire il paese. E indossa gli abiti nuovi
+il dì di festa, e sa far bene gli onori di casa all'ospite,
+ama una certa decenza di forme, e se non è ancora
+gentile, non lo puoi dire grossolano. Raro è che un<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[Pg 79]</a></span>
+morrese sia avaro, anzi spende volentieri, e lo stesso
+gusto hanno gli amministratori del comune. Hanno
+voluto che a Morra ci si vada in carrozza, e hanno costruita
+la <i>Via Nuova</i>, che costa un occhio. Hanno voluto
+ancora rettificare e rinnovare le strade interne, e
+darsi il lusso de' lampioni; sicchè Morra di sera è un
+bello vedere, massime chi lo guardi da lungi e d'allo
+alto, come fec'io venendo di Guardia. E hanno pensato
+anche a' morti, e Morra ha oggi il suo bel camposanto.
+Tutto questo ha costato una bella moneta, che ha fatto
+un po' mormorare i rigidi custodi dell'antica parsimonia,
+ma oggi la spesa è fatta, e di Morra così com'è
+sono contenti tutti.</p>
+
+<p>Cosa era Morra in antico, nessuno sa<a name="FNanchor_73_73" id="FNanchor_73_73"></a><a href="#Footnote_73_73" class="fnanchor">[73]</a>. E mi pare
+che quando si pretende a gloriose origini, la vanità
+avrebbe dovuto avere un po' di cura a conservare quelle
+memorie. Una vaga tradizione accenna alla presenza di
+Annibale in quella parte, che vi avrebbe edificato un
+campo militare, occupato poi da' Romani, e divenuto
+Morra. Il fatto è che Morra non ha storia. E ciò che
+ha potuto essere, non si può concetturare che dalla
+sua topografia.</p>
+
+<p>Il nocciolo di Morra è il monte delle Croci, o il Calvario,
+o anche della passione, ch'è una vera <i>via crucis</i>,
+dove gli abitanti nella settimana santa andavano a celebrarvi
+i Misteri. A pie' del monte era l'antico cimitero,
+il quale con esso il monte formava il così detto
+territorio sacro, chiamato anche la costa, a cui si contrappongono
+i <i>Piani</i>, che è quanto dire la pianura.</p>
+
+<p>Dal cimitero partono due strade, di cui l'una non è
+che il prolungamento della costa, con case sparse a
+<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[Pg 80]</a></span>
+dritta e a manca, l'altra un po' più a destra e là dove
+la costa è più inclinata, e scende e scende sempre.</p>
+
+<p>La prima sembra un braccio della costa, insino a
+che si eleva e forma una bella altura o collina, sulla
+quale torreggia il castello, o come dicono, il palazzo
+del principe, che poco starà a divenire un granaio e
+un fenile. Il palazzo è immenso verso la piccolezza del
+paese, e doveva essere <i>in illo tempore</i> esso tutto Morra,
+aggiuntovi quel piccolo spazio, che a sinistra ha casa
+De Sanctis<a name="FNanchor_74_74" id="FNanchor_74_74"></a><a href="#Footnote_74_74" class="fnanchor">[74]</a>, a dritta casa De Paola, e in mezzo la
+chiesa, grande anch'essa e con una bella piazza innanzi.
+La strada, correndo diritta e piana e ampia innanzi al
+palazzo, come per rendere omaggio al signore del luogo,
+tutt'a un tratto si restringe, si abbassa, e corre rapida
+verso giù a formare una gentile stradetta, chiamata
+<i>Dietro Corte</i>, sulla quale guarda casa De Sanctis e dopo
+di aver formata una gran piazza, precipita giù.</p>
+
+<p>Dietro Corte! Sicchè quello spazio, che domina, doveva
+essere Corte anch'esso, dimora de' vassalli e servitori,
+di Corte, un bell'onore in verità per i miei antenati!</p>
+
+<p>A questo braccio della costa, su cui sorge l'antico
+<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[Pg 81]</a></span>
+Morra, corre parallela l'altra strada, che andando sempre
+in giù mena al Feudo, il vasto territorio del principe.
+Scendendo, si arresta sul principio due o tre volte,
+e forma brevi pianure o piazze, quasi a riposarsi e a
+pigliar nuova lena alla discesa.</p>
+
+<p>Morra si è ito poco a poco allargando su queste due
+strade, sulla costa e sul pendìo, sull'altura e sulla discesa,
+e hai l'alto e il basso Morra, che sottoposta ti dà
+l'antico e il nuovo Morra. La via Nuova s'imbocca nella
+strada a destra, dov'è il pendìo della costa, e diviene
+il Toledo di Morra, una strada interna, oggi rifatta a
+nuovo, che attraversa il paese. Ivi è l'entrata, nobile e
+presentabile, l'entrata in carrozza, e sei subito in piazza,
+un magnifico altipiano, su cui guarda la chiesa della
+Nunziata, di antica architettura, col suo porticato di
+un aspetto severo, e ai lati hai parecchie case di antiche
+famiglie, oggi spente o ammiserite, come sono i
+Cicirelli, i Grippo, i Sarni, abitate da nuovi padroni.
+La strada scende poi quasi senza pigliar fiato, costeggiata
+di case, fino a casa Manzi<a name="FNanchor_75_75" id="FNanchor_75_75"></a><a href="#Footnote_75_75" class="fnanchor">[75]</a>, dove, raggiunta
+dalla strada di sopra, formando una piazzetta, piega a
+dritta, e rasentando casa Del Buono, va a formar via
+de' Fossi innanzi a casa Donatelli. Il nome della via
+indica già che lì è il punto massimo dell'abbassamento,
+sicchè, dopo una breve fermata, dov'è l'ultima piazza,
+con la sua chiesa di San Rocco e il suo obelisco su
+cui pompeggia la statua del Santo e le sue graziose
+case intorno, la discesa è così ripida, che il paese non
+si è potuto tendere più da quel lato.</p>
+
+<p>Dunque una costa in pendìo avvallata è Morra. Ed
+è tutto un bel vedere, posto tra due valloni. A dritta
+è il vallone stretto e profondo di Sant'Angiolo, sul
+quale premono le spalle selvose di alte vette, e colassù
+<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[Pg 82]</a></span>
+vedi Sant'Angiolo, e Nusco, e qualche punta di Montella,
+e in qua folti boschi che ti rubano la vista di
+Lioni. A sinistra è la valle dell'Isca, impetuoso torrente
+che va a congiungersi coll'Ofanto, e sopravi ignudi e
+ripidi monti, quasi un anfiteatro, che dalla vicina Guardia
+si stende sino a Teora, e ti mostra nel mezzo il
+Formicoso, quel prato boscoso dietro di cui indovini
+Bisaccia, e ti mostra Andretta, e il castello di Gairano,
+avanguardia di Conza, e Sant'Andrea. L'occhio non
+appagato, navigando per quell'infinito, si stende là dove
+i contorni appena sfumati cadono in balìa dell'immaginazione,
+e a dritta indovina Salerno e Napoli e vede
+il Vesuvio quando fiammeggia, e a mancina corre là
+dov'è Campagna. Non ci è quasi casa, che non abbia
+il suo bello sguardo, e non c'è quasi alcun morrese,
+che non possa dire: io posseggo con l'occhio vasti
+spazii di terra.</p>
+
+<p>Chi gitta un'occhiata sull'ossatura di questo paese
+può almanaccare sulla sua storia. In alto è il medio
+evo col suo castello di Castiglione e a' fianchi il Monastero
+di Santa Regina. Più che un paese, era un campo
+murato, con le due sue porte, poste in sito vantaggiosissimo
+alla difesa. Tale doveva essere ancora Guardia
+Lombardi, che sta in luogo così eminente: e quando
+io vedo tutti quei paesi sulle vette, concepisco tempi
+selvaggi di uomini contro uomini, ne' quali si cercava
+riparo sulle cime de' monti, come nel diluvio. Lì stava
+quel campo chiuso col suo castello e la sua chiesa e
+il cimitero e il calvario e il monastero, con quella mescolanza
+di sacro e di profano, di castellani e di frati,
+di alabarde e di corone, di peccati e di penitenze, di
+balli e di missioni, che portava il tempo. E ora tutto
+è in rovina, crollate o crollanti le case sulle falde della
+costa, e veri letamai in più d'uno di quei luoghi abbandonati.
+Colassù stesso dove il barone chiamava a<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[Pg 83]</a></span>
+raccolta la sua gente d'arme, e dove gli allegri canti
+in onore della castellana si stendevano per quel dolce
+azzurro infinito, non è rimasto di vivo e d'interessante
+che un'ottima cantina; e il silenzio funebre della giornata
+non è rotto che solo la sera dal rantolo del gioco
+alla morra e dalle orgie clamorose dei bevitori, illuminati
+da' bei riflessi del sole che si nasconde.</p>
+
+<p>Venuti tempi più miti e meno sospettosi, Morra si
+andò stendendo a destra sul pendìo e prolungando verso
+il basso, secondo comodità o piacere, e divenne un
+vero e proprio comune con la sua casetta comunale
+che ha le spalle volte alla chiesa, e il popolo teneva
+forse le adunanze nella piazza avanti la chiesa. Ma
+nessuno edificio di qualche importanza attesta una potente
+vita municipale e quella casetta sembra più un
+luogo scelto così a caso e provvisoriamente a quello
+ufficio, che una dimora degna del comune<a name="FNanchor_76_76" id="FNanchor_76_76"></a><a href="#Footnote_76_76" class="fnanchor">[76]</a>.</p>
+
+<p>Più vivo era il sentimento religioso, sopravvissuto
+esso solo a tutto quel mondo feudale; riacceso, quando,
+afflitto il paese dalla peste, si elesse a protettore San
+Rocco, e gli sacrò una chiesa edificata di pianta verso
+il basso, dove poi si andò stendendo e aggruppando
+il comune. Questi spiriti religiosi si sono mantenuti
+fino ad oggi; e a mia memoria la chiesa principale fu
+ampliata e rifatta, e ultimamente fu alzata una statua
+a San Rocco. La statua decora quell'ultima piazza che
+prende nome dal Santo, monumento dell'età novissima
+e scredente in memoria dell'antica pietà. Altra memoria
+non è in quelle piazze ignude, e sembra che gli uomini
+vi sieno vissuti in uno stato poco lontano dal
+selvaggio, che non ha storia e vive di poche e vaghe
+<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[Pg 84]</a></span>
+tradizioni. Guardando per entro l'abitato case cadenti,
+e mucchi di pietre ancora intatti dove furono case, e
+qua e là case nuove di pianta o rifatte a nuovo, e
+spazio troppo più vasto che non porta il picciol numero
+degli abitanti, s'indovinano pesti e carestie, catastrofi
+pubbliche e private, tempi di decadenza e tempi
+di prosperità. Andato io colà dopo lunga assenza, vi
+ho già trovata una storia, antiche e prospere famiglie
+venute giù o spente, e molta gente nuova, e subiti guadagni,
+e contadini ricchi e fatti padroni, e talvolta i
+loro padroni servi loro. Premio al lavoro e castigo all'ozio.</p>
+
+<p>Co' nuovi tempi è sorta in Morra una gagliarda vita
+municipale, e in un decennio si è fatto più che in
+qualche secolo. Sicchè, se stai all'apparenza, gli è un
+gentile paesetto, e dove è un bello stare, massime ora
+che, sedate le antiche passioni locali, tutti i cittadini
+vi sono amici d'un animo e di un volere. Ma non posso
+dire che una vera vita civile vi sia iniziata. Veggo ancora
+per quelle vie venirmi tra gambe, come cani vaganti,
+una turba di monelli, cenciosi e oziosi, e mi
+addoloro che non ci sia ancora un asilo d'infanzia. Non
+veggo sanata la vecchia piaga dell'usura, e non veggo
+nessuna istituzione provvida che faciliti gl'istrumenti
+del lavoro e la coltura dei campi. Veggo più gelosia
+gli uni degli altri, che fraterno aiuto, e nessun centro
+di vita comune, nessun segno di associazione. Resiste
+ancora l'antica barriera di sdegni e di sospetti tra galantuomini
+e contadini, e poco si dà all'istruzione, e
+nulla alla educazione. Nessuno indizio di esercizii militari
+e ginnastici, nessuno di scuole domenicali, dove
+s'insegni a tutti le nozioni più necessarie di agricoltura,
+di storia e di viver civile. E non è meraviglia
+che le ore tolte agli utili esercizii sieno aggiunte alle
+orgie, e che intere famiglie sieno spiantate per i <i>cannaroni</i>,<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[Pg 85]</a></span>
+come diceva Clementina, una brava morrese,
+e intendeva la gola. Povera Clementina! E per i cannaroni
+la tua famiglia andava giù, e tu, nata signora,
+vesti ora il farsetto rosso di contadina, e in gonna succinta
+e in maniche corte, con la tua galante <i>cannacca</i>,
+con tant'oro intorno al collo e lungo il seno, sei pur
+vezzosa e lieta, e sembra tu sola non ti accorga della
+tua sventura.</p>
+
+<p>Sicchè, se ne' tempi andati abbiamo vestigi di un
+Morra feudale e di un Morra religioso, di un Morra
+civile non ci è ancora che la velleità e la vernice, in
+Morra c'è vanità, non c'è orgoglio, e molto è dato al
+parere, poco all'essere. Pure questa sollecitudine del
+ben comparire mette già un paese sulla via del progresso,
+ed è uno stimolo a bisogni più elevati.</p>
+
+<p>Queste cose mi passavano per la mente, poi che svegliato
+da un forte acquazzone, m'ero levato. Le donne
+m'informarono che tutti gli elettori erano partiti di
+buon mattino, niente sgomenti di quella tanta furia di
+pioggia. E mi affacciai, ed era così oscuro che non
+vedevo Andretta, e neppure l'Isca che bisognava attraversare,
+e nessuna forma di strada, e rientrai commosso
+tra la pietà e l'ammirazione. Rimasto solo, tutto pieno
+di Morra e de' miei morresi, non fui buono a pensare
+altro che Morra, e mi feci in capo la sua ossatura, e
+riandai fantasticando i secoli, così come ho scritto.</p>
+
+<p>Fatto un po' di sereno, misi il capo fuori sulla piazzetta
+avanti casa, teatro già de' miei trastulli puerili.
+È un piccolo altipiano, chiuso, e non c'è via all'uscita
+che per sudicie strettole, e sembra come schiacciato
+sotto un muro altissimo lì dirimpetto, che è un lato
+della Chiesa, e mi pare quasi un brigante che mi contrasta
+lo spazio e l'aria. Quel muro monotono senza
+finestre ha un piccolo buco nel mezzo, e in quel buco,
+salendo per scala altissima, ficcai un dì l'occhio curioso,<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[Pg 86]</a></span>
+e vidi tanti preti, seduti in cerchio, come a tavola
+rotonda, o piuttosto come nel Coro, quando dicevano
+l'ufficio, e ebbi paura, e scesi frettolosamente,
+quasi m'ingiungessero e mi volessero menare colà dentro,
+e non so come non mi fiaccai il collo. Ero fanciullo,
+e quella vista e quella paura non mi è uscita
+più di mente.</p>
+
+<p>Mi dissero ch'era il cimitero de' preti e conchiusi che
+i preti stavano nell'altro mondo seduti, e mi pareva meglio
+così, che stare supìno in uno scatolone inchiodato.
+Questo mi diede una grande idea del prete, e vedendomi
+così studioso e così pacifico, alcuni mi dicevano:
+non vuoi farti prete? E chi sa? forse sarei finito così,
+se la nonna non mi conduceva in Napoli, dove, leggendo
+di Demostene e di Cicerone, dissi: voglio essere
+un avvocato. E stetti fisso in questo, e feci i miei studii,
+e giunsi al primo anno della pratica forense, quando
+zio Carlo, mio maestro, e che teneva una bella scuola,
+fu colto di apoplessia, e mi fu forza, per tenere unita
+la scuola, di supplirlo io, e così mi trovai maestro
+quasi per caso. E il caso fu più intelligente di me,
+perchè aveva indovinata la mia vocazione. Così almeno
+sostiene mia moglie, che non mi riconosce nessuna
+qualità di avvocato, il quale secondo lei è un imbrogliaprossimo,
+e dice che a fare quello ch'io fo, se si ha
+meno quattrini, si ha maggior fama. E io m'inchino.
+Sostiene poi che non ho nessuna vocazione politica, e
+che qui il caso è stato una bestia, e poteva tenersi di
+tirarmi in tante brighe, e poteva lasciarmi alla pace
+degli studi e alla compagnia de' giovani. Ma qui non
+m'inchino, anzi ribatto, e dico tante belle cose dei
+doveri verso la patria, e la disputa si accende, massime
+quando mi conviene di lasciarla e andare a Roma, e fo,
+come ella dice, il commesso viaggiatore.</p>
+
+<p>Certo è che fanciullo io studiava molto, e più latino<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[Pg 87]</a></span>
+che italiano, e le mani mi bruciavano delle spalmate,
+e la paura delle spalmate era tanta, che un dì m'uscì
+detto <i>amabint</i> e vidi il corruccio negli occhi del maestro
+e che alzava la mano, mi gittai alla porta, e sdrucciolai
+e caddi su un chiodo che mi entrò nella coscia,
+e ho ancora la cicatrice. Che belli costumi; neh?</p>
+
+<p>Quante mie lacrime ha viste quella piazzetta! E qui,
+su questi gradini, dove ora fantastico, mi ricordo, era
+innanzi l'alba un cielo nero e brutto, e stavano seduti
+molti di casa, e mia madre mi teneva in collo, seduta
+anche lei, e attendevano non so che, io tremavo di
+freddo. E vennero, e ci fu un grande abbracciarsi, e
+si levò un gran pianto, e io vedendo piangere, piangevo
+e strillavo e mi stringevo alla mamma. Fatto adulto,
+mi riferirono che quelli erano gli otto morresi del
+ventuno<a name="FNanchor_77_77" id="FNanchor_77_77"></a><a href="#Footnote_77_77" class="fnanchor">[77]</a>, tutti parenti, due De Sanctis<a name="FNanchor_78_78" id="FNanchor_78_78"></a><a href="#Footnote_78_78" class="fnanchor">[78]</a>, due De
+Pietro, un Cicirelli, un Sarni, un Pugliese e un D'Ettore,
+che in quel triste giorno prendevano la via dell'esilio.
+Questo è un titolo di nobiltà più moderno,
+ma non meno rispettabile che di esser nati dagl'Irpini.</p>
+
+<p>E pensavo: se ci ha da essere un cimitero distinto,
+non sia distinzione di classe, ma di merito. O che? dee
+andar perduta memoria di quelli che fanno il bene?
+Lì è la storia vera di un paese. E non ci ha da essere
+una lapide che la ricordi? Della vecchia generazione
+sono ancor vivi nelle nostre conversazioni Paolo Manzi
+e Domenico Cicirelli e due vescovi, un Cicirelli e un
+Lombardi, e due letterati, un Carlo De Sanctis e un
+Niccolò Del Buono, e per tacer di altri, tocco del lutto
+più recente, un Carlo Donatelli, uomo d'ingegno distintissimo,
+<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[Pg 88]</a></span>
+e avvocato primo nella provincia. Queste sono
+le nostre glorie, ed il nostro dovere è di conservare ai
+nipoti piamente queste memorie.</p>
+
+<p>Fantasticando così, sopraggiunsero le cugine, e il
+discorso volse presto allo scherzo, e si venne sul «ti
+ricordi? E vi ricordate, diss'io, eravamo così giovani
+allora, vi ricordate di quei tali pizzicotti? E voi a farvi
+rosse, e io aveva l'aria di un monello, che osava qualche
+cosa di spaventoso. Pure era tra cugini, e non ci
+era malizia, almeno per me; e voi?» E loro a chiudermi
+la bocca ridendo, come se volessero dirmi: non
+sono discorsi questi!</p>
+
+<p>Girando un po' il paese, chiaccherando, scherzando,
+così passava quel giorno, e si venne a sera, e attendevo
+notizie del ballottaggio, e non si vedeva tornare anima
+viva.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[Pg 89]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="XI" id="XI">XI.</a>
+<br />
+Dopo il ballottaggio</h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 26 aprile.<br />
+</p>
+
+<p>Il tempo tra sereno e pioggia pareva un matto. S'era
+rimesso a pioggia. Neppure un cane s'arrischiava fuori,
+dicevano, e la gente s'era tutta raccolta in cucina, che
+è il salotto di quei paesi, e vi si faceva una conversazione
+allegra e clamorosa. Io non avevo lo spirito
+così libero che vi potessi prender parte, e me ne veniva
+appena il romore nel salotto.</p>
+
+<p>Il cattivo tempo mi spiegava l'indugio delle notizie.
+Ma ero inquieto. Non dubitavo già della vittoria. Pure,
+se aveva rinunziato a quella vittoria splendida che mi
+promettevo nel mio viaggio, tenevo ad avere almeno
+tutti o quasi i voti del mio mandamento. Anche questa
+speranza m'era rimasta debolissima, visto d'appresso
+l'attitudine degli avversarii: ma ci era andato
+don Camillo, e che farà don Camillo?<a name="FNanchor_79_79" id="FNanchor_79_79"></a><a href="#Footnote_79_79" class="fnanchor">[79]</a>.</p>
+
+<p>Lo avevo incontrato che andava in Andretta, e gli
+dissi: «Guardatemi bene negli occhi, don Camillo,
+confido a voi il mio nome e l'onor mio; guardatemi
+bene negli occhi». Ma gli occhi rimasero a terra, mentre
+diceva con quella sua mezza bocca a riso: poichè
+gli equivoci sono finiti... E finì lì, e io tirai innanzi.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[Pg 90]</a></span></p>
+<p>Che farà don Camillo?</p>
+
+<p>O piuttosto, che ha fatto don Camillo? diss'io, correggendo
+a voce quella confusione di tempo nata nel
+pensiero.</p>
+
+<p>E dissi: Vediamo un po' se indovino. Anche io so
+tirare l'oroscopo. Tale è l'essere e tale è il fare. E cosa
+è don Camillo?</p>
+
+<p>Raccolsi quel che sapevo del suo essere e de' suoi
+gesti, e me lo ricordai che eravamo tutt'e due giovanissimi.</p>
+
+<p>S'era in pieno quarantotto. Mi sentivo già qualche
+cosa. E andai in Andretta, pensando che tutti mi dovessero
+già conoscere e farmi deputato. Ma non ne fu
+niente, e mi capitò come a Cicerone, tornato tutto
+trionfo di Sicilia, che a Roma si credeva non si fosse
+mai partito di città. Nessuno sapeva niente de' fatti
+miei, anzi parecchi mi credevano ancora uno studente,
+ed ero già un professore, e di quelli, come pareva a
+me e a molti altri. Ed eccoti don Camillo, più giovane
+di me, che mi si fa attorno, e lisciandomi con belle
+parole, tira me e i miei morresi in un bel concertino
+per la formazione dell'ufficio elettorale. E come tutta
+la buona fede era da un lato, e tutta la malizia dall'altro,
+avvenne che don Camillo entrò e io rimasi
+fuori<a name="FNanchor_80_80" id="FNanchor_80_80"></a><a href="#Footnote_80_80" class="fnanchor">[80]</a>. Questo bel tiro mi restò fitto in capo, e non
+ne è voluto più uscire.</p>
+
+<p>Da quel tempo non l'avevo più visto. E mi tornò
+innanzi, quando, proposto io consigliere provinciale,
+scrisse agli elettori un elogio di me, con molti bei ricami
+<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[Pg 91]</a></span>
+e fiori, sì che mi parve una vera esagerazione.
+Seppi allora che era giornalista e avvocato. Glie ne feci
+render grazie, e ci cambiammo qualche saluto. E poi?
+E poi mi scrisse una bella lettera perchè, venuta sul
+tappeto la mia candidatura alla deputazione, chiarissi
+la mia intenzione, dissipassi gli equivoci, ecc. E io feci
+una bella risposta, scegliendo lui a interprete della mia
+intenzione, con tanti ringraziamenti, ecc.</p>
+
+<p>Conchiusione. D. Camillo si trovò in un bell'imbroglio.
+Ufficialmente, non era decenza combattere la mia
+candidatura, e se vi si faceva contro, erano i fratelli,
+ma lui! Oh lui! e a inchinarsi e a dir tante belle cose
+di me. Venne il dì. E don Camillo, che fa l'avvocato
+in Sant'Angiolo, andò in Andretta, e votò, e per chi
+doveva votare? faceva di me tanta stima. Ma al mondo
+ci sono sempre le male lingue. E questi attribuirono
+a lui una scheda su cui era scritto: <i>Soldi non De
+Sanctis</i>. E l'ufficio disputò a quale dei due andasse quel
+<i>non</i>, e ricordò il <i>redibis non morieris</i>, e non sapendo
+risolversi, annullò la scheda, rendendo omaggio allo
+spirito e alla erudizione del sottile autore. Non vi pigliate
+collera, don Camillo; quando si ha riputazione
+di spirito e di rettorica, incontra così, ti si affibbiano
+tutte le gherminelle. Cosa volete? Vi tengono un grande
+avvocato, e se si fecero le proteste, chi poteva averle
+architettate? Don Camillo, l'autore presunto di tutte
+le malizie.</p>
+
+<p>Come vedete, don Camillo è uno de' caratteri più
+originali della provincia e più degni di studio. E la
+sua originalità è in questo che la natura l'ha fatto curvilineo
+e centrifugo, e gliene ha lasciato il segno su
+quella faccia bruna, dagli occhi incerti e dal mezzo
+riso. Sicchè non ti è facile indovinarlo o pigliarlo, salvo
+che non lo tenga un tratto pel ciuffo. Quale sia l'arte
+di tenerlo pel ciuffo, parecchi si vantano di saperlo.<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[Pg 92]</a></span>
+Per me, ci perdo il latino, e non fu buono neppure
+ad alzare verso di me quegli occhi bassi.</p>
+
+<p>Dato un don Camillo così e così, il problema era
+sciolto. Non potevo avere molta illusione sul suo concorso.</p>
+
+<p>Mentre stavo così fantasticando, sentii martellare il
+portone di casa con forza e con fretta. Erano i reduci
+di Andretta.</p>
+
+<p>Abbracciai Aniello<a name="FNanchor_81_81" id="FNanchor_81_81"></a><a href="#Footnote_81_81" class="fnanchor">[81]</a>. E cominciarono le strette di
+mano, e il che fu e l'io fui.</p>
+
+<p>In cucina, in cucina. E si fece un gran fuoco, e si
+scaldavano e raccontavano.</p>
+
+<p>E raccontavano i vari accidenti dell'andata. I signori
+di Morra avevano divisi i contadini in vari gruppi, e
+ciascuno s'era fatto capo di un gruppo. Il mattino di
+buonissima ora, sotto una pioggia a secchie, eccoli intorno
+a riunire ciascuno il suo gruppo, e non ci fu
+ragione, nè scusa, tutti dovettero marciare. Erano apparecchiate
+alcune carrozze, e i signori vi ficcarono i
+contadini o troppo cagionevoli o troppo gravi d'età,
+ed essi a cavallo, chiusi ne' mantelli. Attraversarono
+Guardia, acclamando, svegliando quella buona gente,
+e giunsero in Andretta a ora, fradici di acqua, ma contenti,
+acclamanti e acclamati. Il guaio era pe' rimasti
+a piedi. E costoro, pigliando la via dritta e breve, si
+gittarono alla valle dell'Isca, attraversarono i torrenti,
+scalarono le alture, dando il grido nelle cascine, raccogliendo
+per via elettori, e muli e asini, quanti potevano,
+e giunsero anche a ora tra risa e applausi. La
+pioggia aveva messo là l'eguaglianza tra contadini e
+signori, anzi vedevi con rara abnegazione qualche signore
+a piedi e qualche contadino a cavallo. Fu visto
+giungere a corsa trafelato, bagnato come un pulcino,
+<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[Pg 93]</a></span>
+un contadino più che settuagenario. Dove vai?—Vado
+a votare per De Sanctis. Fu visto Marino, fabbro e capo
+di tutto quel moto, giungere ultimo, quando fu sicuro
+che tutti erano lì, inzaccherato fino al ginocchio, e
+grondante acqua, cappello e mantello, che pareva un
+cencio tolto pesolo dal bucato.</p>
+
+<p>E tutti gli occhi si volsero a Marino, che se ne stava
+lì accanto al foco, umile in tanta gloria, un personcino
+asciutto, tutto nervi e muscoli, tempra di acciaio, allegro
+e simpatico compagnone, primo ne' piaceri dell'ozio
+e primo nella serietà del lavoro.</p>
+
+<p>Date un bicchiere di vino a questa gente. E fu preso
+di quel vecchio e generoso. Vino molto vantato del
+cugino Aniello. È vino di peso e di qualità, denso troppo,
+che fa nodo nella gola e non si può tutto ingoiare
+in una volta, e la gente ci stava su con gli occhi, quasi
+che in fondo al bicchiere vedessero l'innamorata. Zia
+Teresa<a name="FNanchor_82_82" id="FNanchor_82_82"></a><a href="#Footnote_82_82" class="fnanchor">[82]</a> contava sospirando i bicchieri che si votavano.</p>
+
+<p>Ci fu un intervallo di silenzio. Poi, come in fondo
+al bicchiere trovassero i pensieri e le parole, la lingua
+si fece più sciolta e si venne a' sarcasmi.</p>
+
+<p>—Il presidente questa volta non era così cocciuto.
+Aveva bocca a riso, e lingua di mele, e non cavillava,
+c'incoraggiava.</p>
+
+<p>—E già. C'incoraggiava a farne delle grosse, e diceva
+in cuor suo: ci vedremo a Filippi.</p>
+
+<p>—Appunto. Ci vedremo a Filippi, e sarebbero piovute
+le proteste. Ma noi, attenti, e con gli articoli di
+legge avanti, perchè il presidente è una buona pasta,
+ma dietro a quel riso ci stava...</p>
+
+<p>—Don Camillo!</p>
+
+<p>—Sicuro. Dove non sta don Camillo? Sta dove lo
+<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[Pg 94]</a></span>
+vedi e dove non lo vedi. Ne pensa tante, mentre ti fa
+quella sua aria innocentina. E dicemmo: questa volta
+non ce la farai.</p>
+
+<p>—E ce l'ha fatta!</p>
+
+<p>Che? che? Proteste anche oggi?</p>
+
+<p>—Se in questo punto staranno ancora protestando!
+L'affare piglierà tutta questa notte.</p>
+
+<p>—Perciò il sindaco, che è dell'ufficio, non è venuto.</p>
+
+<p>—E come ha fatto per farvela?</p>
+
+<p>—Quello è un demonio. Ne trova sempre. E ha trovato
+che s'hanno a dichiarar nulle quelle schede, dove
+c'è scritto altro che il solo nome e cognome.</p>
+
+<p>—Per Dio! Allora è nulla la mia, dove scrissi: <i>De
+Sanctis, non vogliamo versipelli</i>.</p>
+
+<p>—E la mia, dove scrissi: <i>De Sanctis, oratore italiano</i>.</p>
+
+<p>—Bravo! come potesse esser creduto un turco.</p>
+
+<p>—E la mia, che ne dite? <i>De Sanctis fratello di Don
+Vito</i><a name="FNanchor_83_83" id="FNanchor_83_83"></a><a href="#Footnote_83_83" class="fnanchor">[83]</a>.</p>
+
+<p>—Bravissimo! Don Vito notissimo per far conoscere
+De Sanctis mal noto.</p>
+
+<p>—Sicurissimo. Tra noi don Vito chi non lo conosce?</p>
+
+<p>—E io che scrissi: <i>De Sanctis professore a Zurigo</i>.</p>
+
+<p>—E io?</p>
+
+<p>—E io?</p>
+
+<p>—Ma allora tutte le schede saranno nulle. Oh che
+guaio! Ciascuno ci ha voluto mettere qualcosa di suo.</p>
+
+<p>—Ma se l'altra volta si è fatto pure così, e nessuno
+ha fiatato.</p>
+
+<p>—Ma ora il fiato si è perso a gridare, e stanno ancora
+gridando.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[Pg 95]</a></span></p>
+<p>—O che guaio! o che guaio!</p>
+
+<p>—E dicono che la Camera ha annullata un'elezione,
+dove ci erano schede così.</p>
+
+<p>—E don Camillo si fregherà le mani, e dirà: annullata
+anche questa, e si dee alla mia gran testa.</p>
+
+<p>—E bene sta. Perchè volere il <i>Santo</i>?</p>
+
+<p>—Cosa? diss'io.</p>
+
+<p>—Il Santo, che è a dire un segno, un che sulla scheda
+convenuto tra due.</p>
+
+<p>—Anche questo? Ma allora siete tutti gente senza
+fede, e non è segreto il voto, e l'elezione è nulla.</p>
+
+<p>—Che santo e segno? saltò su Marino, che vide
+la mia faccia annuvolarsi. C'è bisogno il Santo tra noi?
+Ma non si parla così a casaccio.</p>
+
+<p>—E girava gli occhi, che parevano saette.</p>
+
+<p>—Ed ecco giungere a noi un rumore confuso.</p>
+
+<p>—Si spara in Andretta! Vittoria!</p>
+
+<p>—Che Andretta? Questo è un rumore che cammina,
+e si avvicina.</p>
+
+<p>E si aperse il portone, e venne gran gente. Festeggiavano
+la vittoria di Teora. Viva Teora! usciva da
+cento petti.</p>
+
+<p>—Quel povero corriere pareva un morto che cammina.</p>
+
+<p>—E che bella lettera che ha portato!</p>
+
+<p>Viva Teora! Viva Teora!</p>
+
+<p>—E anche lì violenze e proteste. Quel presidente è
+un uomo di ferro. Pare che si voleva rapire l'urna, e
+ha fatto venire i carabinieri.</p>
+
+<p>—E quel Cantarella, come ha ragionato bene! E
+tutti con l'orecchio teso. Non si sentiva un zitto.</p>
+
+<p>—Abbiamo riportato una bella vittoria. Il doppio
+dei voti. Viva Teora!</p>
+
+<p>Tra questi viva mi addormentai e li avevo ancora
+nell'orecchio.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[Pg 96]</a></span></p>
+
+<p>Il dì appresso, avutasi notizia della vittoria con novantasette
+voti in maggioranza, fu festa in tutto il collegio.</p>
+
+<p>Si sparò in Andretta e Cairano, si sparò in Lacedonia
+e Teora, si sparò a Monteverde, e vi rispondevano
+gli spari de' pochi amici di Aquilonia. Dove la lotta
+era stata più viva, la gioia era più impetuosa.</p>
+
+<p>Festa in tutto il collegio, fuori che in Morra. Lutto
+era nell'anima mia, e lutto era in Morra.</p>
+
+<p>Nel primo ballottaggio avevo avuto in più settantasette
+voti. Ora erano novantasette. La mia presenza, il
+mio viaggio valeva dunque—venti voti! Metti che il
+mio avversario aveva avuti più voti che l'altra volta
+nel mio mandamento<a name="FNanchor_84_84" id="FNanchor_84_84"></a><a href="#Footnote_84_84" class="fnanchor">[84]</a>. Io dunque mi sentivo umiliato
+sino in quel mandamento, dove mi promettevo
+l'unanimità. Aggiungi le proteste d'Andretta, e non ne
+potei più, traboccò la mia indignazione, e maledissi
+l'ora e il momento che mi trovai in questo ballo.</p>
+
+<p>Che gente è questa, dicevo, che non intende cortesie
+e non convenienza e non sincerità, e spinge la lotta
+a un punto, dove tutto ciò che in noi è umano deve
+arrossire? Non voglio saperne di questa gente.</p>
+
+<p>Dunque, per il peccatore deve soffrire il giusto? mi
+dicevano attorno.</p>
+
+<p>E vedevo giungere nuovi amici di Andretta, di Cairano,
+di Teora, di Sant'Andrea, di Conza, mai Morra
+non fu così popolato. E tutti avevano sul viso quel
+punto interrogativo: Dunque, per il peccatore dee soffrire
+il giusto?</p>
+
+<p>La mia indignazione ebbe i suoi periodi, come una
+<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[Pg 97]</a></span>
+febbre. Giunse alla massima intensità la sera, che la
+casa era piena di gente. Uscii di stanza, salutai in silenzio,
+nessuno parlava, gli era come in un mortorio.
+Finalmente, prese la parola uno di quei signori di
+Avellino, iti a Teora, e fece un vivo racconto della lotta
+ivi sostenuta, e della gioia che vi scoppiò in ultimo.
+Di tutto parlò, fuorchè di sè e dei suoi amici, a cui
+bastò l'animo, giunti in Morra il sabato, e non ci trovando
+alcun conoscente, venutimi tutti incontro, di fare
+a piedi il cammino sino a Teora per sei lunghe miglia
+e per vie impossibili.</p>
+
+<p>Pure ero così cieco di collera, che tutto questo non
+mi commosse, anzi accresceva il mio dispetto, e più
+parlavano e più montavo. Cosa dissi e di che dissi, non
+ricordo più. L'orgoglio offeso delirava in me, i nervi
+tremavano, gli occhi scintillavano, avevo la voce dell'esaltato,
+l'accento appassionato ed eloquente di quella
+febbre interiore. Mentre, sentendomi calpesto, ponevo
+me sul piedistallo, ero ben piccolo.</p>
+
+<p>La serata passò tristamente.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[Pg 98]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XII" id="XII">XII.</a>
+<br />
+La mia città<a name="FNanchor_85_85" id="FNanchor_85_85"></a><a href="#Footnote_85_85" class="fnanchor">[85]</a></h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Roma, 19 aprile.<br />
+</p>
+
+<p>E trista passò la notte, senza sonno. Mi trovavo all'ultimo
+in quello stato di eccitamento che ero al principio.
+Quella notte di Morra era sorella a quella notte
+di Lacedonia. E il mio carnefice era pur quello, il disinganno.
+La menzogna, il falso vedere foggiato da' nostri
+desiderii ci tiene allegri. E chè l'inganno duri, altro
+non chiediamo, pur sapendolo inganno. E quando
+sopraggiunge il disinganno, la vista della verità ci offende
+e chiudiamo gli occhi per non vederla, e mettiamo
+guai, come fanciulli.</p>
+
+<p>Se ci era uomo che non doveva maravigliarsi di ciò
+che avveniva, ero io quello, dopo tanto studio e così
+bei ragionamenti. Pure guaivo, e più sfacciatamente la
+notte, senza testimonii. Me ne rimproveravo, e guaivo,
+e mettevo certi sospironi, quasi che non avessi più
+mente, nè volontà, e fossi in tutto un animale. O piuttosto
+la mente ci era per più crucio, per farmi sentire
+la sua impotenza, fatta trastullo del corpo. Veduta vana
+ogni resistenza, mi ci rassegnai, pensando che l'era una
+malattia come un'altra, e doveva avere il suo corso.
+<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[Pg 99]</a></span>
+Quel cedere al fato mi pareva un atto di volontà, e
+non era se non prostrazione, stanchezza della malattia.
+Mi addormentai sopra i miei lamenti, che era già l'alba,
+e mi svegliai sano e lieto.</p>
+
+<p>Il buon senso aveva ripreso forza, ridevo, mi burlavo,
+facevo la mia caricatura. Bel filosofo, in verità! Tu
+hai usurpato questo nome. Ieri sera, innanzi a tanta
+brava gente, che pure aveva fatto miracoli per te, mettere
+innanzi il tuo personcino, e non parlare che di te,
+e fare una voce flebile come un eroe di tragedia, e quelli
+ti pregavano, e tu più stizzoso e più ritroso, e declamavi
+la tua sventura, come se al mondo non ci fosse
+che te: oh il ragazzo mal avvezzo! e che avrà detto
+Morra di te? E mi ricordai che giovanotto lo zio per
+farmi vergogna mi diceva spesso: che direbbe Morra
+di te?</p>
+
+<p>Uso a studiarmi e a dirmi la verità, confessai che
+l'ironia di tutta quella ragazzata era la vanità offesa,
+e che il vero orgoglio consiste a fare il bene, quando
+pure non te ne vengano applausi. Così dopo lunghi
+giri tornai a quel sentimento virile, che nobilitava il
+mio viaggio, e poichè mi ci son posto, debbo fare atto
+di devozione, fare il bene del mio collegio nativo, e
+cercare il premio nello stesso mio atto. Risolsi di ritirarmi
+a Napoli per la via opposta, passando per Sant'Angiolo
+de' Lombardi e Avellino, volendo giudicare da
+me quanta possibilità c'era di fare un po' di bene.</p>
+
+<p>Uscito in salotto, su, dissi, questa sera dobbiamo essere
+a Sant'Angiolo. La notizia si sparse. Erano sopraggiunti
+altri elettori. Decisero tutti di accompagnarmi.</p>
+
+<p>A mezzodì fui in piazza e vi trovai gran gente. Mi
+accomiatai da' parenti e dagli amici con l'aria di chi
+dica: ci rivedremo. E in verità, cominciava tra me e
+i miei paesani un nuovo affetto, che mi doveva tirare<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[Pg 100]</a></span>
+più volenteri in quel luogo. Partii con gran seguito, e
+ad una svoltata di via Nuova vedemmo altri pure a
+cavallo, che ripigliavano una traversa per raggiungerci.
+Era il deputato provinciale Corona<a name="FNanchor_86_86" id="FNanchor_86_86"></a><a href="#Footnote_86_86" class="fnanchor">[86]</a> co' suoi
+Teoresi.</p>
+
+<p>Si desinò in Guardia, accolti gentilmente dal vecchio
+Cipriani<a name="FNanchor_87_87" id="FNanchor_87_87"></a><a href="#Footnote_87_87" class="fnanchor">[87]</a>. E quando si fu a' brindisi, io dissi: «Guardia
+e Morra sono un paese. Possono i loro cuori confondersi,
+come si confondono i loro territorii e i loro
+carlini». Questo piacque. La legge ha potuto staccare
+Guardia da Morra, ponendolo in altro collegio, ma non
+ha potuto rompere i legami naturali, e Morra e Guardia
+vanno sempre insieme.</p>
+
+<p>Verso il tardi ci rimettemmo in via, e fummo a
+Sant'Angiolo ch'era ancora giorno. Ma forse quella
+strada aveva veduto tanta gente. I contadini seguivano
+con l'occhio interrogativo quella cavalcata, e si vedeva
+lontano sull'altura gran gente che aspettava, un bel
+tramonto illuminava lo spettacolo. Facevano strada
+alcuni a cavallo che ci venivano incontro.</p>
+
+<p>Al principio della salita scendemmo tutti. Strinsi la
+mano al sindaco<a name="FNanchor_88_88" id="FNanchor_88_88"></a><a href="#Footnote_88_88" class="fnanchor">[88]</a>, vecchia conoscenza, e gittato l'occhio
+innanzi e visto una compagnia in divisa, che gente
+è quella? dissi.</p>
+
+<p>Sono gli allievi di musica, che vengono a festeggiare
+il vostro arrivo. E quei vispi giovinotti cominciarono
+la fanfarra, e noi dietro, ordinati come in processione.
+Accolti a suon di musica, mi pareva essere un generale,
+e battevo il passo, e me la ridevo un poco tra me
+e me di quella mia figura grottesca.</p>
+
+<p>Più su, trovai in due ale i giovani delle Scuole<a name="FNanchor_89_89" id="FNanchor_89_89"></a><a href="#Footnote_89_89" class="fnanchor">[89]</a> e
+<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[Pg 101]</a></span>
+la Società operai, e così attraversai la città, tra gli
+sguardi lunghi che venivano dagli usci e dalle finestre,
+e volevamo dire: cosa è nato? Le strade lastricate e
+pulite mi fecero buona impressione. Opera del sindaco,
+mi dissero. E tra' viva De Sanctis sentivo pure mescolarsi
+i viva al sindaco, massime fra gli operai, che mi
+parevano contentoni. Giunti in casa del sindaco, trovai
+magistrati e professori, ero però stordito e con gli occhi
+che mi cascavano, e quando potei farlo decentemente,
+stanotte, dissi, ho dormito appena due ore, sono
+stanco ed ho sonno, non mi fareste dormire un par
+d'ore?</p>
+
+<p>—Sì, sì.</p>
+
+<p>E la gente rimase in salotto, e io m'abbandonai steso
+sui letto e mi addormentai subito. Ma che? Ecco una
+signora entrare, gridando: professore, se non vi affacciate
+non se ne vanno—E voi chi siete?—Sono la
+sorella del sindaco, venite. Non sentite voi che vi chiamano?—Le
+acclamazioni andavano alle stelle e schiacciavano
+la musica. Balzai da letto, mi avvolsi nel <i>plaid</i>
+e mi affacciai con un berrettone in capo, che dovevo
+essere una figura curiosa. A vedermi, scoppiò una tempesta
+d'applausi e di grida, che mi pareva tremasse il
+balcone. Era gente fitta e stivata a perdita d'occhio,
+illuminata disugualmente da torce agitate dalle braccia
+e dal vento, che pareva gridassero anche loro e si unissero
+al baccano, e quella luce equivoca che danzava
+su mille teste, e fuggiva e tornava, sembrava impazzita
+in quella pazzia. Giacché non c'è cosa più simile
+alla pazzia, che l'entusiasmo popolare. Invano si gridava:
+zitto! invano m'aiutavo con le mani e con la
+<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[Pg 102]</a></span>voce, non vedevano, non sentivano, gridavano più,
+battevano furiosamente le mani. Quando potei, cominciai:
+«miei concittadini, grazie. La vostra accoglienza
+cancella il mio esilio dalla provincia: sono con voi,
+non mi staccherò più da voi». E rientrai subito, rumoreggiava
+una nuova tempesta. Entrai in salotto, tutti
+raggiavano. Cercavo appiccar discorso, ma non trovavo
+le parole. L'animo era lì, tra quella moltitudine.
+E non si parlava che di questo. Mai cosa simile s'è
+vista in Sant'Angiolo, dicevano. E mi chiamavano, e
+mi volevano, non si saziavano. Ora viene, disse il sindaco,
+ma fate silenzio.—Sì, sì—E il silenzio fu un nuovo
+rumore d'applausi, che a me dal salotto parve un tuono.
+Uscii infine con le mani avanti che volevano dire:
+zitto! E quando fu fatto un po' di silenzio, dissi: «Amici
+miei, oggi non ho ancora desinato, ed ho un
+grande appetito. Se dunque mi volete bene, ritiratevi,
+e io auguro a voi una buona notte e voi augurate a
+me un buon pasto.» Questa volgare barzelletta destò
+una ilarità generale, come si direbbe in linguaggio parlamentare,
+e fu la crisi che dissipò quella congestione.
+La folla si sciolse, traendosi appresso la musica qua
+e là e facendo baldoria.</p>
+
+<p>Il dì appresso mi levai ch'era il sole alto. Fu proprio
+una buona dormitona. Attendevano il mio discorso, e
+avevano a ciò destinato un gran salone nella scuola.
+La scelta del luogo mi fece piacere, parendomi che intendessero
+così onorare in me più che l'uomo politico,
+il professore, il padre della gioventù, come mi
+chiamavano, l'autore dei libri diffusi nelle scuole. Mi
+raccolsi un po' e pensai che dovevo dare a quella cerimonia
+il carattere di una festa di famiglia, concittadino
+tra concittadini, che ritorna dopo lunga lontananza,
+ed è commosso e grato della buona accoglienza.
+E mi pareva facile, perchè questo rispondeva effettivamente<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[Pg 103]</a></span>
+allo stato del mio animo. Andai colà, accompagnato
+da una vera processione, musica in testa, e
+vidi con piacere sventolare la bandiera della Società
+operaia. «Voi altri, dissi al Presidente, siete oggi i beniamini
+della scienza. Tutti pensano a voi, si occupano
+di voi. Quella bandiera lì è la predestinata de' nuovi
+tempi.» M'intese senza meraviglia e col petto proteso,
+come di cosa nota. «Questo ve l'hanno detto, soggiunsi,
+ma non vi hanno detto, che la via a grandezza è ubbidienza,
+disciplina e lavoro. Soffrire per godere, questo
+è il destino. Oggi il sacrifizio, domani la gloria.» Fece
+un gesto d'impazienza, alzando le spalle, e voleva dire:
+Bella questa! Il sacrifizio a noi, e la gloria a' nipoti:
+o chi conosce i nipoti? e mi pare che il bravo operaio
+non andasse più in là del suo particolare, come diceva
+Guicciardini; così s'incontravano l'uomo della decadenza
+e l'uomo dell'infanzia, dove finisce e dove comincia
+la storia. Divenni pensoso, e poco sentivo la
+musica e meno i discorsi che mi ronzavono nell'orecchio.
+Giunto nella sala, quella fitta calca di dentro,
+che rispondeva alla folla di fuori, mi trasse a me. Levaimi
+il cappello inchinandomi, come per far riverenza
+a quel formidabile essere collettivo, innanzi a
+cui talora ronzarono i re. Stupii che tanta gente fosse
+in Sant'Angiolo: e mi riferirono che molti erano venuti
+dai paesi vicini, oltre il gran numero che c'era
+di miei elettori. Porsi la mano al sottoprefetto, un piccolo
+bruno con due occhietti furbi, e m'inchinai a
+Monsignore<a name="FNanchor_90_90" id="FNanchor_90_90"></a><a href="#Footnote_90_90" class="fnanchor">[90]</a> seduto maestosamente in un canto, sì
+da fare stacco. E dissi:</p>
+
+<p>«Innanzi tutto i miei ringraziamenti. Voi mi avete
+<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[Pg 104]</a></span>
+accolto con la musica, accennando senza dubbio a
+quella musica de' cuori, ch'io vo' predicando, a quella
+armonia di pensieri e di voleri, ch'è la più grande
+benedizione che si possa desiderare a un paese. E se
+questa fu la vostra intenzione, siate benedetti! Rimanete
+uniti, e Sant'Angiolo prospererà, e darà un degno
+esempio a tutta la provincia.</p>
+
+<p>«E vi ringrazio pure, perchè la vostra simpatia mi
+rafforza nella mia missione, dandomi speranza ch'io
+possa non inutilmente consacrare alla provincia questi
+ultimi anni miei. Siate uniti, io dico a tutti, smettete
+le gare, e il tempo indegnamente sciupato in pettegolezzi
+personali adoperiamo al pubblico bene. In verità
+la provincia non ha tante copia d'uomini valenti, che
+possiamo darci il lusso di dividerci co' nostri partitini
+e co' nostri parlamentini.</p>
+
+<p>«Fu questa speranza che mi die' animo ad accettare
+l'ufficio di consigliere provinciale, e che mi tirava come
+farfalla dietro al mio collegio nativo. Forse mi brucerò
+le ali; ma se voi, se tutt'i buoni mi presteranno
+concorso e appoggio, vivaddio! un po' di bene lo faremo,
+e sforzeremo anche i cattivi alla concordia, fosse
+pure una ipocrisia.</p>
+
+<p>«A quest'opera spero compagno Monsignore, mio
+vecchio amico, che dopo lunghissimi anni rivedo con
+piacere così fresco e rubicondo. Eppure dee avere gli
+anni suoi Monsignore! Quando fu posta la mia candidatura,
+io gli scrissi così: «Monsignore, il collegio
+è diviso, il mio nome può unirlo, ecco il mio nome.
+Siatemi voi aiutatore in questa buona opera, ch'è insieme
+cristiana e civile. La mia missione è un vero
+sacerdozio, e voi siete sacerdote». Egli rispose che sì.
+E io ci credo. La menzogna è il segno che Dio ha messo
+su la fronte degl'individui e de' popoli decaduti. Posso
+stimare i membri scoperti: gl'ipocriti li disprezzo. Dentro<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[Pg 105]</a></span>
+di loro non c'è più l'anima, c'è il cimitero. Io ho
+compito il dovere mio; Monsignore scrisse che compirebbe
+il suo. E io ci credo.</p>
+
+<p>«Assai ho sofferto, miei amici. Avevo qui dentro una
+spina che avrei portata confitta sino alla tomba. Mi
+sentivo disconosciuto da' miei concittadini, mi sentivo
+straniero nella mia provincia e nel mio collegio. Siate
+benedetti, voi che con tanto affetto rispondete al mio
+affetto. Basta questo solo giorno a sanare tutt'i dolori.
+E voi non sapete quale benificio mi avete fatto, voi non
+concepite cosa è Sant'Angiolo per me. L'uomo che vi
+parla è nato a quattro miglia di qua, e se Morra è il
+paese, Sant'Angiolo è la mia città. Voi vi legate con
+le più care memorie della mia prima età. Voi eravate
+la mia Napoli, la mia Parigi, il più vasto, il più lontano
+orizzonte della mia fanciullezza. E' venuta la
+legge e ci ha divisi. Morra di qua, Sant'Angiolo di là.
+Ma la legge non può violare le mie memorie, spezzare
+il mio cuore. Io mi sento uno con voi, io mi sento non
+solo il vostro comprovinciale, ma qualche cosa di più,
+il nato in mezzo a voi. Questa è la mia città. Sono
+morrese e sono santangiolese.</p>
+
+<p>«E voi pure sentite così. Perchè qual altro sentimento
+poteva muovervi con tanta frenesia di applausi?
+Ne' vostri applausi ci sta: «costui è il nostro concittadino,
+e torna fra noi e viene a rivendicare il suo
+posto. Sia il ben tornato! Non ci separeremo più». I vostri
+applausi sono una promessa. Me la manterrete
+questa promessa?»</p>
+
+<p>Sì, sì. Vi vogliamo nostro deputato.</p>
+
+<p>«No, amici miei. Se debbo essere deputato nella mia
+provincia, sarò deputato di Lacedonia. Ma che importa?
+Moralmente sono il vostro deputato. Noi unisce il più
+saldo de' legami, affetto e stima. E ciò che vuole Sant'Angiolo,
+voglio anche io».</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[Pg 106]</a></span></p>
+
+<p>Chi ha un po' di conoscenza del cuore umano, può
+intendere in quali punti questo discorso fu applaudito,
+e in mezzo a quale commozione ebbe fine. Il più commosso
+ero io, tremavo tutto, e le lacrime facevano
+forza per uscire, trattenute da vergogna. Ma piangeva
+dirimpetto a me la moglie del sottoprefetto, una distinta
+signora inglese, di quella terra dov'è così vivo
+e profondo il sentimento della famiglia e del paese
+natale.</p>
+
+<p>Si levò poi il professore Campagna di Montella, faccia
+tranquilla e nutrita, con singolare espressione di bontà,
+e recitò un forbito discorso della mia scuola e de' miei
+libri, sì che più volte mi costrinse a farmi rosso. E al
+discorso fu aggiunto un sonetto, recitato da un altro
+brav'uomo, che non ricordo. La cerimonia tendeva a
+divenire una arcadia scolastica, quando, levatomi improvviso
+in piè, dissi: «Voi, signori professori, mi ricordate
+un altro motivo che aveva omesso della mia
+gratitudine. Volevo ringraziare la mia città di avere
+destinata a questa festa di famiglia una sala della
+scuola tecnica. Io mi onoro di essere un vostro collega,
+e il nome che più suona grato all'orecchio, è quello
+di professore. Spesso, quand'ero ministro, dicevo: chiamatemi
+professore: questo è il mio vero titolo di gloria.
+E ora, amici miei, addio. Io parto: resta con voi il mio
+cuore. Da Rocchetta a Sant'Angiolo lascio una parte
+della mia vita intimamente legata alla vostra. Non lo
+dimenticate mai. Fanno bene queste ricordanze. E voi,
+bravi giovinotti, educati alla musica, che domani andrete
+a Rocchetta a festeggiarvi Sant'Antonio, ricordate
+questa festa non meno santa, e dite a quei cari cittadini
+ch'io li saluto e li ringrazio, perchè è nel loro
+paese, porta del collegio nativo, che io trovai le prime
+prove di affetto. Rocchetta e Sant'Angiolo, questi due<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[Pg 107]</a></span>
+nomi sono principio e fine di una storia commovente,
+in cui vive una gran parte di noi, non degna di morire».</p>
+
+<p>La sera feci tre visite ufficiali, al sottoprefetto, al
+presidente del tribunale e al vescovo. Andai a costui
+accompagnato col sindaco. Ci fu moltissima gentilezza
+e poca espansione. Monsignore, ancorchè molto innanzi
+con gli anni, è vegeto, ha gli occhi vivi, e un'aria diplomatica
+che fa impressione. Il suo torto è di essere
+lì, in un teatro troppo piccolo. Destrissimo, uso ai maneggi
+e agli affari, conoscitore profondo di
+tutte le vie per riuscire, dotato di un ottimo fiuto del
+vento che spira, natura l'avea fatto un cardinale Mazzarino,
+e il piccolo luogo ha rimpicciolito il suo spirito
+e sciupatolo in volgarità paesane.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[Pg 108]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="XIII" id="XIII">XIII.</a>
+<br />
+Il re Michele<a name="FNanchor_91_91" id="FNanchor_91_91"></a><a href="#Footnote_91_91" class="fnanchor">[91]</a></h2>
+
+
+<p style="text-indent:70%">
+Roma, 24 aprile.<br />
+</p>
+
+<p>L'ultimo scopo del mio viaggio era Avellino, la capitale.
+E secondo il mio costume, m'indirizzai al sindaco<a name="FNanchor_92_92" id="FNanchor_92_92"></a><a href="#Footnote_92_92" class="fnanchor">[92]</a>,
+uomo rispettabile e mio vecchio amico, e quantunque
+lo sapessi aperto fautore del mio concorrente,
+domandai a lui ospitalità, e lo pregai a voler destinare
+la sala comunale, o quale altra gli paresse più acconcia,
+perchè volevo fare un discorso. Compiuto dunque le
+visite ufficiali, e andato alla Casina per salutarvi tutti
+gli amici tornai a casa col proposito di partire il dì
+appresso per Avellino. Ma trovai a casa alcuni signori
+avellinesi, venuti apposta a sconfortarmi da questo disegno.
+Parlavano parole tronche, quanto a loro, anzi...
+ma... Che ma? diss'io.—C'è certa gente che... insomma
+non tutti ci hanno avuto gusto; e il basso popolo è
+con loro, e soffiato vi potrebbe fare un... un... Avanti,
+diss'io—Uno sgarbo. Questa parola era buttata giù per
+non dirne un'altra più dura, che non voleva uscire.—Volete
+dire una fischiata, diss'io guardandoli negli occhi;
+<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[Pg 109]</a></span>
+ma in questo fischierebbero sè stessi.—A ogni
+modo...</p>
+
+<p>E quell'a ogni modo voleva dire che anche fischiando
+sè stessi, non sarebbe stato bello. Sopraggiunse un telegramma
+del sindaco, che prometteva di scrivermi, e
+intanto si scusava di non potermi fare la debita accoglienza,
+adducendo la malattia del padre e lo stato gravissimo
+di un suo congiunto. Fossero malattie diplomatiche?
+pensai io, e il sindaco di Avellino vuol fare
+a me con astuzia quello che mi fece il sindaco di Calitri,
+ma almeno con franchezza? Ma fu indegno pensiero
+che cacciai via subito, sapendo con quale gentiluomo
+avevo a fare. Poichè è così, dissi, non verrò in
+Avellino; ma attendo innanzi la lettera del sindaco.
+Quei gentili signori si accomiatarono e ripartirono.
+Rimasto solo e ripensando tutto quello ch'era avvenuto,
+vidi subito che la mia riuscita era colà temuta come
+la vittoria d'un partito, e che andando io le ovazioni
+degli uni avrebbero provocato le villanie degli altri.
+Gli animi erano ancora troppo accesi, e l'uomo è fatto
+così. Il mio nome coinvolto in quelle gare non poteva
+mantenere quel significato che pur volevo dargli. Pure,
+me ne andrò io come un fuggitivo? Rifarò la via, ripasserò
+per il collegio, quasi andassi in cerca di ovazioni?
+Piglierò una terza via, la via di Benevento, guardando
+a dritta e a manca, che non mi conoscessero?
+Mi pareva una umiliazione. Fra questi pensieri giunse
+la lettera del sindaco, e il linguaggio era così franco,
+così affettuoso che ne fui preso; e cacciai tutte le codarde
+ombre. Non mi sono mai pentito, quando ho
+sentito la voce del cuore, e il mio cuore mi diceva:
+Vai, Avellino non merita così poca fiducia da te. Risolsi
+dunque di andare in Avellino, di andarci subito,
+quando nessuno mi aspettava, e di andarci come ho
+fatto sempre, così alla semplice e alla buona. Mi ricordai<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[Pg 110]</a></span>
+che, nominato governatore di Avellino, e sollecitato
+a far nota l'ora del mio arrivo, per farmi i così detti
+onori, capitai improvviso di notte, e fui in prefettura che
+nessuno mi conosceva. «E lei chi è?—Sono De Sanctis.—E
+chi è De Sanctis?—È il governatore—Ah!» E a
+questo nome formidabile il povero usciere si levò il
+cappello, con tante scuse. Così feci pure, vi capitai
+consigliere provinciale. Perchè ora farei altrimenti?
+Avellino è quasi casa mia, colà mi sento come in famiglia
+e non ci vogliono cerimonie. Tenevo a essere
+colà De Sanctis, un buon comprovinciale, fuori de' partiti
+locali; era stato così, volevo rimanere così. E come
+tutti mi chiamavano il professore, prendevo stanza nel
+Liceo, come volessi dire: Signori, professore è il mio
+titolo di nobiltà.</p>
+
+<p>Presa questa risoluzione, inviai al sindaco un telegramma,
+dove fatte le debite condoglianze, dicevo: «Non
+desidero ricevimenti. Conoscete mia semplicità e modestia.
+Voglio stima, affetto di tutti gli avellinesi. Vado
+nel Liceo. Sono stanco. Non fo discorsi. Parto immediatamente».</p>
+
+<p>La mattina il tempo era a neve. Pioggia fitta e minuta
+che ti cercava le ossa. Strinsi la mano al sindaco
+che mi aveva concessa una così generosa ospitalità e
+a tutti quelli che mi facevano cerchio, e montato in
+carrozza, mandai un bacio a Sant'Angiolo, alla mia
+città. Mi accompagnavano il simpatico Marino<a name="FNanchor_93_93" id="FNanchor_93_93"></a><a href="#Footnote_93_93" class="fnanchor">[93]</a> e Romualdo
+Casitto di Teora, un vecchio patriota. Rifeci
+la via dello studente, ricordandomi quante volte avevo
+fatta quella via nella prima età, andando e tornando,
+il capo pieno di grammatica e di rettorica. Nella pianura
+di Torella si levò un bel sole, ci si scoperse il
+<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[Pg 111]</a></span>
+cielo, ci mettemmo in allegria. Arrivai ch'era ancora
+chiaro, incontrai una camerata di collegiali, ch'era
+alla passeggiata e tirai dritto al Liceo, dove mi venne
+incontro quel buon vecchietto del Preside, modesto
+quanto dotto, legato con me da antica amicizia.</p>
+
+<p>Nessuno sapeva del mio arrivo, altri che il Sindaco
+e il Preside. Anzi sapevano che non sarei venuto. C'era
+tornata della deputazione provinciale, e il Prefetto era
+colà, quando gli fu annunziato il mio arrivo. Trovai nel
+liceo un gran moto. Il poeta estemporaneo Brunetti vi
+doveva dare un'accademia proprio in quella sera, e
+in casa del Preside c'era un va e vieni di professori,
+di scolari e di altri invitati. Tutta quella gente parea
+venisse per me, e invece veniva per il poeta. Venne
+anche il poeta, già un po' vecchio, il poverino! co'
+capelli grigi ricciuti che decoravano quella testa pensosa,
+dov'erano piantati un par d'occhio grandi e senza
+sguardo, come di chi guarda le rime e non le persone.
+Sopraggiunse la direttrice della scuola magistrale a cui
+facevano cerchio alcune giovanette, le quali per la loro
+buona condotta avevano meritato l'alto onore di farle
+compagnia e di assistere all'accademia. E i miei occhi
+s'incontrarono con certi occhi vivi e furbi, che si sforzavano
+di esser modesti, appena contenuti sotto l'ombra
+delle folte sopracciglia. Era la mia nipotina, che porta
+il nome di mia madre. Oh! Ah! Mai più non avrei
+pensato d'incontrarla colà. Mi venne un impeto di
+stringermela al petto. Povera fanciulla! quale sarà il
+tuo destino! Ma le fanciulle hanno altro a fare che
+pensare al destino. Quel pensiero genera le rughe sul
+viso, e la gioventù aborre dalle rughe.</p>
+
+<p>Finita l'accademia, piovvero tutti nel salottino del
+preside e ci fu forza stare tutti in piedi. Sopravvennero
+molti amici tirati dalla notizia del mio arrivo.</p>
+
+<p>La folla si diradò per dar luogo, e io così in piedi<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[Pg 112]</a></span>
+dissi: «Amici miei, volevo fare anche qui un discorso
+pubblico, ma il modo come sono venuto è abbastanza
+eloquente, e tien luogo di ogni discorso e dice tutto.
+Voi mi avete sostenuto nella lotta elettorale, con una
+abnegazione e una costanza pari al vostro disinteresse,
+sapendo bene che l'uomo che volevate deputato non
+è più vostro che d'altri. Nella mia provincia io non
+veggo partiti; veggo amici e concittadini in tutte le
+file, e se vi è caro il mio nome, datemi il modo che
+io possa unire tutte le forze pel pubblico bene. Abbiamo
+una provincia derelitta, e se vogliamo beccarci tra noi,
+imiteremo le galline di Renzo. I mali di Avellino sono
+grandi, e i bisogni della provincia grandissimi. Appena
+un'opera concorde e assidua può inspirare coraggio
+negli animi, e scuotere quella inerzia ch'è figlia della
+sfiducia. Che guadagno s'ha da queste lotte, altro che
+la vergogna aggiunta al danno? E quando la lotta
+prende aspetto selvatico, e rompe i legami della famiglia
+e dell'amicizia e sino del rispetto alle donne,
+una città simile diviene scandalo d'Italia. Sono severo,
+ma i miei capelli bianchi e l'affetto mio alla provincia
+mi danno questo diritto. Alziamo dunque la bandiera
+della concordia, e volgiamo la nostra attività a' progressi
+agricoli e industriali. L'ozio è il padre di tutte
+le piccolezze e di tutt'i pettegolezzi che si chiamano
+lotte, un rimedio ignobile contro la noia, al quale ricorrono
+gli uomini nati al lavoro e disoccupati. Diamo
+alla nostra attività uno scopo nobile e benefico, operiamo
+tutti come buoni amici e buoni comprovinciali,
+e saremo rispettati più e la provincia ci benedirà».</p>
+
+<p>Quei bravi signori mi ascoltarono con simpatia, e
+tutti promisero il loro concorso a quest'opera di conciliazione.
+La quale promessa accettai con beneficio
+d'inventario, conoscendo bene la natura umana, e non
+lusingandomi che mali accumulati e aggravati dal<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[Pg 113]</a></span>
+tempo potessero essere guariti subito con la buona volontà.</p>
+
+<p>Feci alcune visite. Vidi don Carlantonio Solimene,
+padre del sindaco, e quella visita mi fece bene. Vedevo
+in lui l'immagine di una generazione quasi scomparsa,
+viva ancora nella mia memoria. Giovinetto avevo un
+culto per certi grandi nomi, De Conciliis, il senatore
+Capone, e i Lanzilli, e i Vegliante, e i Solimene, e altri,
+e giudicavo la provincia da quelli, e mi sentivo orgoglio
+a dire: sono anch'io di quella provincia. La storia
+copre di un manto pietoso tutte le piccolezze, degne
+di morire prima che nascano, e non lascia vivo se non
+ciò che è grande. Cosa è Avellino innanzi all'Italia?
+È il paese di De Conciliis<a name="FNanchor_94_94" id="FNanchor_94_94"></a><a href="#Footnote_94_94" class="fnanchor">[94]</a>.</p>
+
+<p>Fatte le visite, ancora irrequieto ed un po' eccitato,
+mi raccolsi con un amico intimo, e stemmo un pezzo
+solo con solo.</p>
+
+<p>Costui dotato di un senso retto, in gioventù era ardente
+al biasimo, veggendo le cose storte, e ci pigliava
+una passione che gli consumava la carne. Ora a forza
+di vederne tante ci ha fatto l'abito, ed è venuto su
+tondo e rubicondo, fatto scettico e anche un po' cinico,
+e smessa la parte di attore, fa il comodo mestiere dello
+spettatore, e se la ride, e carica e motteggia, come se,
+fosse un fanciullo. A sentire il mio nome, mi corse
+incontro, maravigliato che in mezzo a tanti accidenti
+pensassi a lui.</p>
+
+<p>S'intende, diss'io. Noi due siamo i più spassionati
+in questa gazzarra. E come io mi ci intendo poco
+vengo all'oracolo.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[Pg 114]</a></span></p>
+<p>—Gli è come chiamare il medico quando, il malato
+è agli sgoccioli. Troppo tardi.</p>
+
+<p>Feci gli occhioni.</p>
+
+<p>—Ma sì, l'hai fatta grossa, quanto sono ora gli occhi
+tuoi. La bella impresa davvero! Chi frenerà più il Re
+Michele?</p>
+
+<p>Stavo lì come capissi nulla.</p>
+
+<p>—Non sai chi è Re Michele? quel basso tarchiato,
+con quel panciotto in avanti e con quegli occhi sempre
+su quel panciotto come se fuori di quello non ci fosse
+altro mondo. Mi par quel panciotto in avanti come un
+tamburo, che suona a raccolta e dice: <i>marche</i>.</p>
+
+<p>—E voi marciate.</p>
+
+<p>—Io, no. Se altri vuol farla da re, non io voglio
+farla da suddito.</p>
+
+<p>—E che colpa ha lui, se si sente nato il primo, e
+vuol farla da primo?</p>
+
+<p>—La colpa è tutta tua. C'era il re e c'era il pretendente.
+Tolto di mezzo il pretendente, tolto è il
+contrappeso alla bilancia, don Michele andrà in aria
+e cascherà.</p>
+
+<p>—Questo è il futuro. Sarà e non sarà. Ora come
+ora, gli hai fatto il compare, o come dicono, il gatto
+che cava le castagne dal foco, un bel mestiere! e
+hai reso un bel servigio a lui e un bruttissimo a noi,
+cioè agli altri. Quanto a me guardo e rido.</p>
+
+<p>—Sicchè, nella tua opinione, o come dici; degli
+altri, vi faceva proprio bisogno un pretendente, per
+farlo re a sua volta. Vuol dire che siete nati sudditi,
+e che se non ci fosse il re bisognerebbe crearlo apposta
+per voi. Re per re, a dirla schietta, preferisco l'angiolo
+Michele a tutt'i Serafini.</p>
+
+<p>—Ah! ecco perciò...</p>
+
+<p>—Come corri subito al perciò! Perciò cosa?</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[Pg 115]</a></span></p>
+
+<p>—Perciò gli hai dato una mano. E hai tolto a lui
+il pruno dagli occhi e a noi il contrappeso.</p>
+
+<p>E dalli col contrappeso. Lascio stare che specie di
+contrappeso era quello, da rendere accetto il re di oggi
+per non cascare nel re di ieri. Certi uomini sono, anche
+senza loro colpa, debolezza degli amici, e la forza
+degli avversarii... Ma poi, come non vedi che il contrappeso
+è appunto la vita, così nel fisico, come nel
+morale, sicché, tolto il contrappeso, viene la congestione,
+o come tu dici, il capogiro?</p>
+
+<p>—Sicchè tu miravi ad ammazzare il povero Michele.
+E ti sei fatto aiutare da lui contro lui.</p>
+
+<p>—Michele, come voi lo chiamate, è troppo acuto
+per cadere in questa pania, e io sono troppo leale per
+fare questi tiri. Non ammetto lo scherzo su questo
+punto.</p>
+
+<p>—Parliamo dunque serii. O come ti è venuto il grillo
+di ficcarti in questa baraonda? Non ti bastava Sansevero?
+Presentarti ai tuoi concittadini, proprio quando
+non pensavano a te e pensavano al re e al pretendente! E
+tu col peso e col contrappeso. Prima non avevi che
+amici, e ora hai nemici. Credi tu che non ci sia salito
+il rossore sul viso, quando noi s'è inteso il tuo nome
+bruttamente mescolato in queste passioncelle locali, e
+che taluni perfino non sono voluti venire a sentirti?</p>
+
+<p>—Ammiro la tua filosofia. Ma io vecchio sento come
+tu sentivi giovane. Cosa vuoi? Combattere è la mia
+divisa, dove c'è a fare un po' di bene. Capisco che
+si guasta il sangue. Ma questo guardare e star da
+parte non mi va. E mi parrebbe, come la vecchia
+zia che filava, mentre Graziella non voleva e si faceva
+pigliare la mano. Certe cose non mi fanno ridere.
+M'indegnano, mi attizzano, e mi ci sento tirare in
+mezzo.</p>
+
+<p>—Tu pigli l'offensiva. Ma ti fai illusione. La tua<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[Pg 116]</a></span>
+opera è un agitarsi nel vuoto. E non c'è sugo. Il
+solo costrutto che ci vedo è di aver dato più forza
+a Michele<a name="FNanchor_95_95" id="FNanchor_95_95"></a><a href="#Footnote_95_95" class="fnanchor">[95]</a>, che noi si voleva gettar giù.</p>
+
+<p>—Gettar giù è presto detto. Come si fa a gettare
+giù Michele?</p>
+
+<p>—Se rimaneva l'altro prefetto!</p>
+
+<p>—Come se un prefetto potesse dare a voi una forza
+che non avete. Lascio stare il lato ignobile. Un paese
+che invoca l'intervento di questo o quel prefetto per
+cacciar via il tiranno, è degno del tiranno. Se non si
+sente la forza di farlo esso, vuol dire o che è nato servo
+o che il tiranno non c'è. Venne il Prefetto Niente Paura,
+come lo si chiamava, e ruppe guerra al re. Un gran
+brav'omo quello, e che aveva le intenzioni giuste, ma
+ricordatevi quella sua fronte piccola e stretta e quegli
+occhi rigidi, come presi dal tetano, e ditemi se c'era
+lì dentro altro cervello che scarso di fosforo e a idee
+fisse, rigido come quegli occhi. La quale rigidità chiamano
+carattere, ed è monomania. E di là veniva quella
+sua volontà di granito, pari alla sua alpe. Quella testa
+alpina andò a cozzare contro la testa irpina, dura non
+meno, dura come quei macigni, che incontri in certe
+strade de' nostri paesi e fanno gridare i piedi. E cosa
+nacque? La provincia fu messa a soqquadro; si accese
+la guerra civile fin nei più piccoli comunelli; venner
+fuori le più infami accuse, non ci furono vinti e vincitori,
+furono tutti vinti, demoliti tutti.</p>
+
+<p>—Ma se rimaneva, il demolito era don Michelino.</p>
+
+<p>—Rimpiccinitelo, come volete. Fatto è che se è rimasto
+in piedi dopo quella guerra, non dee essere poi
+un tartufo, delizioso a mangiare e nulla più.</p>
+
+<p>—Anzi è lui che vuol mangiare noi.</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[Pg 117]</a></span></p>
+<p>—Proprio così? O come ha fatto costui per salire
+sì alto? Io mi ci perdo. Alla Camera non l'apprezzeresti
+un soldo.</p>
+
+<p>—Gli è che ha la monomania anche lui. E la sua
+monomania è che ha da essere lui il re, e tutti gli hanno
+a star sotto. Come Cesare, don Michelino vuol essere
+primo in Avellino, anzi chè secondo in Roma. E se sale
+nelle alte sfere, gli è come chi va in pallone per raccogliere
+notizie intorno alla terra. E qui la terra, come
+vedi, è Avellino<a name="FNanchor_96_96" id="FNanchor_96_96"></a><a href="#Footnote_96_96" class="fnanchor">[96]</a>.</p>
+
+<p>—Proprio. Don Michelino, come tu lo chiami, ha
+la sua polizia, e non so come, ma ti penetra tutto, fino
+i pensieri.</p>
+
+<p>—Gli è che non pensa altro da mattina a sera. Non
+so se dorma. Ma quell'uomo lì ha la febbre. Non si
+contenta di essere un uomo. Vorrebbe essere un telegrafo,
+un vapore.</p>
+
+<p>—Giusto. Se hai una lettera con un'<i>urgentissima</i>,
+<i>pressantissima</i>, metti pegno che è don Michelino. Apri,
+e che è? Talora è una freddura.</p>
+
+<p>—Ha la febbre e fa venir la febbre. Perchè vuol far
+ballare tutti a suo modo. E amici ne tiene e di molti.</p>
+
+<p>—Segno che sa farsi gli amici.</p>
+
+<p>—Unico nell'arte. E sono fanatici e si farebbero ammazzare
+per lui. Sanno che si fa di foco, se ha a rendere
+loro un servigio.</p>
+
+<p>—E come non si può fare tutti contenti, e i malcontenti
+sono i più, avreste buon gioco. O come va
+che la maggioranza cresce intorno a lui? E ci sono là
+dentro uomini di qualche valore, e che non hanno bisogno
+dei suoi servigi.</p>
+
+<p>—Contate per nulla la sua posizione sociale, la sua
+<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[Pg 118]</a></span>
+attività, la sua sagacia, il suo fiuto, la sua intelligenza
+e l'esperienza, e la conoscenza di ogni materia che ha
+tra mano?</p>
+
+<p>—Caspita! Tu mi fai il ritratto di un piccolo uomo
+di Stato.</p>
+
+<p>—Il bene saprebbe farlo se fosse nato al bene.</p>
+
+<p>—Poteva essere un serafino, e non è che l'angiolo
+Michele.</p>
+
+<p>—E dalli da capo coi serafini. O cosa c'importa?</p>
+
+<p>—Ma insomma cosa volete?</p>
+
+<p>—Vogliamo demolirlo, stritolarlo, annientarlo.</p>
+
+<p>—Tu esci di carattere. Non guardi e ridi. Ti stai
+scaldando.</p>
+
+<p>—Gli è che quest'atmosfera è così pregna d'elettricismo
+che move tutti, anche me, così pacifico. E anche
+te, se non scappi subito.</p>
+
+<p>—Va via. E non mi vedrete più, se non fate giudizio.
+Detronizziamo il re, ma conserviamo il cittadino,
+se ha tutte le buone qualità che tu dici. A fare il bene
+dobbiamo essere tutti. Non voglio ostracismi, soprattutto
+de' capaci e degl'intelligenti.</p>
+
+<p>—E chi dice di no?</p>
+
+<p>
+<br />
+<span style="margin-left: 3em;">Sia cittadino e tornerem fratelli.</span><br />
+<br />
+</p>
+
+<p>Ma giù il re. Abbasso il re Michele!</p>
+
+<p>—Bravo! E in questo, qua la mano. Ci siamo tutti.</p>
+
+<p>—Per bacco! Siamo tutti eguali.</p>
+
+<p>—E non vogliamo re.</p>
+
+<p>—E non vogliamo Michele.</p>
+
+<p>—E non vogliamo serafini.</p>
+
+<p>E così scaldandosi, alzò gli occhi a me, e io a lui.
+E scoppiammo in una grande risata.</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[Pg 119]</a></span></p>
+
+
+
+<h2><a name="XIV" id="XIV">XIV.</a>
+<br />
+Sansevero.</h2>
+
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 12 maggio.<br />
+</p>
+
+<p>Dio me la mandi buona! diss'io, lasciando Avellino.
+Volere far bene per forza a chi te ne sa male, scendere
+dall'alto e mescolarti nel basso tra gente che non
+ti sa comprendere, e volge in male i tuoi più puri intendimenti,
+ma chi ti ci ha tirato? Farsi predicatore
+di concordia dove le passioni sono così indiavolate, ma
+non è mattezza?</p>
+
+<p>Partii con la faccia torbida. Ma il buon Marino<a name="FNanchor_97_97" id="FNanchor_97_97"></a><a href="#Footnote_97_97" class="fnanchor">[97]</a>,
+che volle accompagnarmi perchè, diceva, voleva lui
+consegnarmi alla signora, me ne disse tante e con tanta
+grazia, che la nube mi si sciolse sulla faccia. Giunsi
+lieto e vispo, di salute assai meglio che non ero partito,
+a gran consolazione della signora. Quel gran moto che
+m'ero dato aveva rialzata in me una certa elasticità,
+e andavo allegro e svelto, voglioso di appiccar discorsi
+e di far contese, io d'ordinario taciturno e pacifico. Ripigliai
+la vita ordinaria, che mi fece effetto come di
+una purga, e cacciò via da me tutte quelle piccole agitazioni,
+tutto quel va e vieni di sì e di no, non mi rimase
+fermo se non questo pensiero che essendo stato
+nel mio collegio nativo dovevo accettare la deputazione
+di quel collegio. Mi hanno veduto, mi hanno inteso,
+<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[Pg 120]</a></span>
+si sono accomunate fra noi tante impressioni,
+tanti sentimenti, mi sentivo come nato una seconda
+volta in mezzo a loro. Questo era il mio dovere, e bisognava
+farlo a occhi chiusi e non discutere sulle conseguenze.
+Non mancavano di quelli che mi dissuadevano.
+Ma non vedi come ti hanno accolto? Il collegio
+nativo è non dove s'è nato, ma dove s'è stimato. Come
+puoi lasciare Sansevero? E io sempre a rispondere: è
+il mio dovere.</p>
+
+<p>A poco a poco tutto l'avvenuto mi apparve come
+una fantasmagoria, un romanzo foggiato dalla mia immaginazione,
+e mi ci divertivo tanto a ripescarlo. La
+persona che ci aveva rappresentata una parte così principale,
+pareva a me non foss'io, e che io fossi un altro,
+posto di faccia a quello, e mi divertivo a vederlo gesticolare
+e coglierlo in fallo. Con quest'animo scrissi,
+e feci il viaggio una seconda volta, e non so come, mi
+venne innanzi tutto intero nei più minuti particolari:
+così viva era stata l'impressione che ne avevo ricevuta.
+Toccando e ritoccando mi son fatto familiare di quei
+luoghi e di quelle persone, come ci fossi vissuto sempre.
+Il mio imbarazzo era quando avevo a dire qualche
+verità diretta; ma pensando che non risparmiavo me
+stesso, tirai innanzi dicendo: qui non si può pigliar
+collera se non chi è povero di spirito. Ci è da ridere,
+e non da incollerirsi. E benedico il riso, se varrà a
+mitigare gli animi, a sciogliere le nubi dalle fronti, e
+poichè natura li ha messi insieme, vivano insieme allegri
+e benevoli, questo è l'augurio del loro concittadino.</p>
+
+<p>In questo mezzo, mi giunsero lettere caldissime di
+amici, che mi confortavano all'accettazione. Capobianco
+di Monteverde<a name="FNanchor_98_98" id="FNanchor_98_98"></a><a href="#Footnote_98_98" class="fnanchor">[98]</a> scriveva ch'io dovevo dar principio
+a un'era nuova in quello sfortunato collegio. Altri promettevano
+la più leale cooperazione per pacificarvi gli
+<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[Pg 121]</a></span>
+spiriti. Mi fermò una lettera di Fabio Rollo, piena di
+sentimenti elevatissimi. E dove sono di tali uomini,
+come farei io ad abbandonarli?</p>
+
+<p>La Giunta questa volta non tenne conto delle proteste
+ed approvò l'elezione a voti unanimi. Nessun
+dubbio che la Camera avrebbe fatto il medesimo. Intanto
+mi venivano lettere da Sansevero affettuosissime
+di amici provati, ma non senza inquietudine, e mi rammentavano
+le promesse solenni. E sissignore, rispondevo
+io, sarò costà. Volevo approvata l'elezione, andare
+io là, esporre il caso, farli giudici essi medesimi, non
+dubitavo del loro assenso. Ma il disegno mi fu rotto.
+Si sparse colà la notizia della mia scelta, prima che
+ci andass'io. Non venite, mi fu scritto, qui ci è una
+vera indignazione; sarete ricevuto male, e non ci è rettorica
+che vi salvi, perchè in fin dei conti le parole
+sono parole, e il fatto è che ci abbandonate. Rimasi
+trafitto. Ma mi posi una mano sul cuore, e dissi: soffri,
+il dovere non si fa senza soffrire, e deliberai di andarci,
+persuaso che la mia presenza avrebbe messo fine
+a tutti i malintesi.</p>
+
+<p>Quanto più ero fermo nella mia scelta, tanto sentivo
+più il bisogno di conservarmi intatta la loro stima,
+volevo sentirmi dire: ci spiace, ma non potete fare altrimenti.
+Telegrafai che sarei giunto colà quella sera.
+Il dì appresso, sparsasi notizia del mio arrivo, vennero
+a salutarmi tutti, in pochi o in molti, come si accozzavano
+per via. Di tutto si parlò, fuorchè di quello che
+era nell'animo di tutti. Discorsi freddi, cerimoniosi.
+Volevano farmi soffrire il loro dispiacere, ma come
+<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[Pg 122]</a></span>suole gente educata, ne' modi più delicati. Raccoltomi
+co' più intimi, traboccai, spiegai, m'animai, mi commossi.
+Era facile persuadere amici bravissimi, che desideravano
+esser persuasi, confidenti da lungo tempo
+nella mia sincerità. Il punto era persuadere gli altri.
+E ci tenevo moltissimo, non volendo che rimanesse
+alcuna ombra sul mio carattere.</p>
+
+<p>L'altro dì giunse la notizia che la Camera aveva approvata
+l'elezione. E persuaso che il peggior partito
+era il mostrare la menoma esitazione, buttai subito
+fuori il mio pensiero. Sentirono come chi se l'aspetta,
+e non fecero alcuna osservazione, mostrando il loro
+rincrescimento con quelle frasi cerimoniose e d'uso,
+che trafiggono più delle osservazioni. Possibile ch'io
+non possa rompere questo ghiaccio? pensavo. E non
+me n'era dato il modo, perchè la conversazione non
+s'animava, e il ghiaccio guadagnava anche me. Avevo
+addosso una <i>Gazzetta di Torino</i>, dov'era il secondo
+capitolo di questa storia: <i>Rocchetta la poetica</i>. La mandai
+alla Casina facendo sparger la voce che la sera andrei
+colà a prender commiato da tutti. Non potendo
+parlare io, facevo parlare il libro. E come mi affibbiano
+chi un motivo e chi un altro, avrebbero trovata
+la ragione vera e semplice della mia scelta. Seppi che
+quei di Torremaggiore desideravano di vedermi, e mi
+proposi di andarci subito. Torremaggiore è un grosso
+comune a breve distanza, che aveva votato quasi unanime
+per me, come aveva fatto Sansevero. Tutt'i signori
+del luogo mi vennero incontro e mi accompagnarono
+alla casa comunale. Visi aperti e ridenti, come
+di gente che godeva a vedermi, e a sentirmi parlare
+e a parlarmi. Tutto animato, ritrovai la mia espansione,
+e m'abbandonai a dir loro tante cose, le più affettuose
+e le più delicate. Amici miei, conchiusi, voi
+che amate tanto questa bella vostra patria, non potete<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[Pg 123]</a></span>
+biasimare me della mia scelta. Restituitemi la parola
+data, rendetemi la mia patria. Il mio dire era così semplice,
+così immediato, che a nessuno venne in capo di
+mettere in dubbio la mia sincerità. La conversazione
+prese il tono più familiare. Vi terremo sempre come
+nostro deputato. E saremo sempre amici. Innanzi a voi
+qui non ci sono partiti. Sapete il gran bene che vi vogliamo.
+Queste effusioni semplici e senza frasi m'intenerivano,
+e non mi saziavo di stringer la mano a quegli
+amici, mentre mi accompagnavano nel ritorno, e volgendo
+le spalle a Torremaggiore, sentivo che Torremaggiore
+sarebbe rimasta sempre nel mio cuore. La
+accoglienza avuta a Torremaggiore si sparse in Sansevero
+e vi fece buon effetto. I dubbii, le cattive prevenzioni
+si andavano dissipando, e più tempo passava
+e meglio era. Il tempo è davvero un galantuomo, e non
+ci è menzogna che regga a lungo contro di quello.
+Quando andai alla Casina, ci trovai già altr'aria. Mi
+parlarono di Rocchetta, e uscì a taluno questo delicato
+pensiero, che accolto con quell'entusiasmo a Rocchetta
+doveva trovar fredda l'accoglienza avuta a Sansevero.
+Se ne scusavano, la spiegavano. Volevano persuadere
+un persuaso. Trovavo anzi che quella brava gente in
+tanto giusta cagione di scontento avevano usata una
+maniera molto delicata a farmelo manifesto.</p>
+
+<p>Mandai biglietti di visita a tutti i sindaci, per congedarmi
+dagli elettori, e a quello di Castelnuovo, che
+m'aveva fatto suo cittadino, scrissi: «Costretto da ragioni
+superiori, prendo commiato da voi, fiero di portar
+meco il titolo di cittadino di Castelnuovo, dove lascio
+preziose amicizie». Castelnuovo mi aveva in gran parte
+abbandonato nell'ultima elezione per un suo concittadino,
+e quel biglietto era un ricordo affettuoso che
+poteva parere un rimprovero. Il sindaco mi fece una
+risposta volgare, e mostrò di non averlo capito. Ma lo<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[Pg 124]</a></span>
+capirono tutti quelli che sentirono come proprio il mio
+dolore di quel non meritato abbandono.</p>
+
+<p>Quello che avvenne poi, si può argomentare da questi
+telegrammi:</p>
+
+
+<p style="text-indent:10%">
+<i>Al Sindaco di Lacedonia</i>,<br />
+</p>
+
+<p>«Sansevero accompagna con lieti augurii De Sanctis
+nel suo collegio nativo. Possiate voi amarlo e stimarlo
+tanto, quanto l'abbiamo amato e stimato noi.</p>
+
+<p style="text-indent:60%">
+<i>Sindaco di Sansevero</i>»<a name="FNanchor_99_99" id="FNanchor_99_99"></a><a href="#Footnote_99_99" class="fnanchor">[99]</a><br />
+</p>
+
+<hr class="r5" />
+
+<p style="text-indent:10%">
+<i>Al Sindaco di Lacedonia</i>,<br />
+</p>
+
+<p>«Eccomi vostro deputato. Ricordatevi che la mia
+bandiera nel collegio e nella provincia si chiama concordia.
+Ignoro vinti e vincitori. Tutti miei concittadini.</p>
+
+<p style="text-indent:70%">
+<i>De Sanctis</i>»<br />
+</p>
+
+<hr class="r5" />
+
+<p style="text-indent:10%">
+<i>A Fabio Rollo</i>,<br />
+</p>
+
+<p>«Vostra lettera influito molto mia azione. Saluto Bisaccia
+la gentile.</p>
+
+<p style="text-indent:70%">
+<i>De Sanctis</i>».<br />
+</p>
+
+<p>Il Sindaco di Lacedonia rispose secco e breve, secondo
+la sua natura imperatoria. Mi rammentò che
+i miei amici cercavano appunto concordia e non favori.
+Fabio Rollo rispose:</p>
+
+<p>«Bisaccia, lieta di aver rivendicato il suo illustre
+naturale rappresentante politico, vi risaluta affettuosamente,
+<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[Pg 125]</a></span>
+e vi prega di ringraziare la popolazione di
+Sansevero del sacrificio fatto, restituendo a noi la gloria
+nostra».</p>
+
+<p>Ebbi pure da Lacedonia lettera carissima di un mio
+amico della prima età<a name="FNanchor_100_100" id="FNanchor_100_100"></a><a href="#Footnote_100_100" class="fnanchor">[100]</a>, nella quale mi assicurava
+che tutti facevan plauso alla mia determinazione e tutti
+eran contenti di avermi a deputato. Il medesimo dissero
+e scrissero parecchi, amici e avversari.</p>
+
+<p>A me piace di riposarmi in questi dolci e nobili sentimenti.
+Domando un addio affettuoso a' miei amici di
+Sansevero, così buoni per me, e do il benvenuto a' miei
+nuovi elettori, sperando di poter vivere gli ultimi anni
+miei con loro e per loro.</p>
+
+<p>E la moralità? dov'è la moralità? cosa ci s'impara?
+E il concetto? e l'idea? e lo scopo? Cosa insomma
+ho voluto fare? Un libro senza concetto e senza scopo,
+cos'altro è se non un guazzabuglio?</p>
+
+<p>Oimè! ora entriamo in uno spineto. Come ho a fare
+a scoprire ciò che ho voluto fare? Non ci avevo pensato.
+E confesso che per un critico è un peccato mortale.
+Ho fatto come certi medici che prescrivono agli
+altri metodi sapientissimi di cura, e loro se la godono
+e vivono spensierati.</p>
+
+<p>Gl'Impostori! dice il mondo.</p>
+
+<p>E diranno impostore anche me! Con che viso posso
+più presentarmi in cattedra? Sorte mia! come dicono
+i miei Morresi.</p>
+
+<p>A' quali mando un bacio.</p>
+
+<p style="text-indent:60%">
+<span class="smcap">Francesco De Sanctis</span><br />
+</p>
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[Pg 127]</a></span></p>
+
+
+
+<h2>APPENDICE</h2>
+<hr class="r5" />
+<h2>
+<a name="PROCLAMA_DI_FRANCESCO_DE_SANCTIS" id="PROCLAMA_DI_FRANCESCO_DE_SANCTIS">
+PROCLAMA DI FRANCESCO DE SANCTIS
+</a>
+<br />
+"Al popolo irpino".
+<br />
+</h2>
+<hr class="r5" />
+
+<p style="text-indent:10%">
+Cittadini!
+</p>
+
+<p>Voi siete chiamati a votare, io voglio dirvi cosa è
+il vostro voto.</p>
+
+<p>Votare pel NO significa:</p>
+
+<p>Votare per l'ignoranza.—I cittadini di Montemiletto
+dicono ingenuamente, in una loro domanda al
+Dittatore, che i galantuomini avevano una lista di
+donzelle per disonorarle, e che perciò avevano meritato
+la morte. Quelli di Ariano credevano che i liberali
+erano venuti a rubare il loro Santo. Queste sciocchezze
+avrebbero fatto sorridere di compassione i popolani
+Toscani e Piemontesi, che tutti sono andati a scuola.</p>
+
+<p>Presso di noi le scuole vi sono per cerimonia; là si
+fa davvero.</p>
+
+<p>Votare per la povertà.—Il nostro paese per natura
+è il più ricco del mondo; il governo borbonico ne ha
+fatto il più povero. Mendicanti, cenciosi, contadini affamati,
+borghesi anelanti come cani alla pagnotta, ecco
+in che stato si trova una gran parte di noi.</p>
+
+<p>Votare per l'arbitrio dall'alto al basso.—Sulla sommità
+una volontà capricciosa, che diceva: la legge sono
+io; alla base spie, ladri e birri. Arbitrio del re, arbitrio<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[Pg 128]</a></span>
+del ministro, dell'intendente, del giudice, di monsignore,
+del capo urbano, del gendarme, non si sfuggiva
+all'arbitrio se non a danaro contante; il ladroneccio era
+organizzato dalla reggia sino alla casa comunale.</p>
+
+<p>Votare per l'intrigo.—Le vie diritte non spuntavano;
+il merito divenuto un titolo di esclusione: l'onestà
+derisa come imbecillità. Volevate riuscire? Bisognava
+conoscere la chiave. Quando uno saliva in un posto
+la prima domanda era: chi l'ha portato? Si era perduta
+l'idea della giustizia.</p>
+
+<p>Anche oggi, io credo di far giustizia e tutti mi
+ringraziano del favore.</p>
+
+<p>Il Governo borbonico aveva detto: facciamo il popolo
+ignorante, povero e corrotto. Un popolo ignorante
+non ragiona, ma ubbidisce. Un popolo povero pensa
+al pane e lascia fare a noi. E quando un popolo è
+corrotto, nelle sue basse passioni di campanile, dimenticherà
+la libertà e la patria.—Ed il Governo borbonico
+ha lavorato sì bene, che oggi ancora, dopo che
+la Giustizia di Dio lo ha colpito a morte, oggi ancora
+si sentono alcuni popolani gridare viva a quello stesso,
+che ne aveva fatto dei bruti, ed alcuni preti chiamar
+sacra Maestà quello stesso, che ne aveva fatto delle
+spie. Ma lode a Dio! questi popolani imbecilli e questi
+preti degradati diventano assai rari.</p>
+
+<p>Ecco, o cittadini, cosa vuol dire votare pel NO.
+Vuol dire votare per il governo delle bastonate, che vi
+avrebbero reso il popolo più stupido ed incivile del
+mondo, se l'ingegno e la forma della razza italiana lo
+avesse consentito.</p>
+
+<p>Sentite ora cosa vuol dire votare pel SI.</p>
+
+<p>Votare pel SI significa:</p>
+
+<p>Votare per l'istruzione.—Quando avremo scuole<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[Pg 129]</a></span>
+popolari, scuole tecniche per gli operai, scuole agrarie,
+scuole industriali; nuove vie si apriranno per guadagnarci
+la vita, acquisteremo coscienza della nostra
+dignità, e non si dirà più di noi: furono trattati da
+animali, perchè erano animali.</p>
+
+<p>Votare per la ricchezza.—Le strade ferrate ci ravvicineranno.
+Avremo associazioni di operai, casse di
+risparmio e di mutuo soccorso, la beneficenza meglio
+diretta e meglio ordinata, i trasporti a buon prezzo,
+per mercato tutta l'Italia.</p>
+
+<p>L'industria e il commercio faranno di questo paese
+privilegiato il più ricco e potente di Europa.</p>
+
+<p>Votare per l'indipendenza e la grandezza della patria.—Che
+siamo stati finora? un popolo diviso in
+piccoli stati, incapaci di difenderci, invasi e calpestati
+da Francesi, da Spagnuoli e da Tedeschi, e fino da
+Russi e da Turchi, chiamati da Ferdinando IV, gran
+protettore dei briganti.</p>
+
+<p>Saremo una Nazione di 26 milioni di uomini, una
+di lingua, di religione, di memorie, di coltura, d'ingegno
+e di tipo; saremo padroni in nostra casa; potremo
+dire con orgoglio romano: siamo Italiani. E lo straniero
+che ci ha comandato e ci ha disprezzato dirà:
+questa è una razza forte: è stata grande due volte, e
+quando dopo tanti secoli di oppressione la credevamo
+morta, eccola che leva il capo, più grande ancora.</p>
+
+<p>Votare per la libertà, vale a dire per ciò che l'uomo
+ha di più prezioso, la libertà individuale, l'inviolabilità
+della coscienza, la libertà della parola e della
+stampa, la legge fatta da noi stessi per mezzo dei nostri
+rappresentanti, e l'indipendenza assoluta dell'individuo,
+nei limiti della legge.</p>
+
+<p>Votare per un Re, che ha avuto il più bel titolo
+che un popolo abbia mai dato, il Re galantuomo.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[Pg 130]</a></span></p>
+
+<p>Per un Re che, primo ed unico, ha messo a pericolo
+il trono e la vita per far noi grandi e liberi.</p>
+
+<p>Per un Re che ha meritato di esser gridato da
+Giuseppe Garibaldi: il primo cittadino d'Italia.</p>
+
+<p>Votare per Vittorio Emanuele.<br /><br /></p>
+
+
+
+<p><i>Cittadini!</i> accorrete tutti in folla. Che questo bel
+giorno non sia contaminato da violenze e da disordini!
+Che nell'unità d'Italia si unifichino i cuori di ogni
+Comune! Imitiamo i Toscani, i Romani, i Lombardi,
+che col loro sangue ci hanno riscattati, e che hanno
+votato con tanta unanimità e con tanta concordia.
+Mostriamo che la nostra provincia, la quale nel '20 alzò
+il primo grido di libertà, è sempre la stessa.</p>
+
+<p style="text-indent:10%">
+Napoli, 16 Ottobre 1860.<br />
+</p>
+
+<p style="text-indent:65%">
+Il governatore</p>
+<p style="text-indent:60%">
+<span class="smcap">Francesco De Sanctis</span><br /><br />
+</p>
+
+<p>(Cfr. <span class="smcap">G. L. Capobianco</span>—<i>Francesco De Sanctis</i>, biografia e ricordi
+inediti—Avellino, ed. Pergola 1913, pag. 23-25).</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[Pg 131]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="LOPERA_DI_FRANCESCO_DE_SANCTIS" id="LOPERA_DI_FRANCESCO_DE_SANCTIS">L'OPERA DI FRANCESCO DE SANCTIS</a><br />
+nell'evoluzione storica del pensiero italiano.<a name="FNanchor_101_101" id="FNanchor_101_101"></a><a href="#Footnote_101_101" class="fnanchor">[101]</a></h2>
+<hr class="r5" />
+
+<p>Il compito di commemorare Francesco de Sanctis
+fu sempre di per se stesso assai malagevole, per la
+difficoltà intrinseca, che incombe a chi lo assume, di
+scolpire nei suoi tratti più caratteristici la figura di
+un uomo proteiforme, il cui pensiero non è ancora
+interamente rivelato, e aspetta chi lo incarni e lo compia
+nell'arte e nella scienza, nella vita morale e in
+quella politica.</p>
+
+<p>La difficoltà del cimento è però cresciuta, a dismisura,
+per me, dall'obbligo stesso che mi vien fatto di
+sostituire al penultimo istante, l'oratore insigne, che,
+rinunziando alla nobile missione, ha voluto additare
+del pari la perigliosa altezza di questa solennità.</p>
+
+<p>Il Parlamento, l'Università, l'Accademia, l'Associazione
+della Stampa, il Circolo Filologico, nelle commemorazioni
+fatte a più riprese dell'opera geniale di
+Francesco de Sanctis, provvidero in diversa misura a
+rivelare la parte più nota e meglio accessibile del carattere
+<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[Pg 132]</a></span>
+dell'uomo. Ma chi riparla di lui innanzi al popolo
+d'Ariano e alla gente Irpina, convenuta da ogni
+angolo della provincia quasi in attesa di una rivelazione
+o risurrezione delle più elevate attitudini del suo
+pensiero, non può credere che l'ufficio, che gli è delegato,
+sia quello soltanto di suggellare nel marmo la
+fama del principe della critica, proprio là di dove
+s'irraggiò dapprima e più viva la luce della sua intelligenza.
+Ben altra è l'aspettazione con cui si segue la
+parola rivelatrice del significato nuovo e profondo,
+che in sè accoglie una festa affatto insolita per queste
+contrade, quasi che la pubblica coscienza, ridestata di
+un tratto al sentimento pieno della sua dignità, volesse
+veder trasfigurati nel tipo i suoi caratteri etnici, e assunto
+per sempre nella storia del pensiero umano il
+contributo ricchissimo che vi apportarono, nella universalità
+della critica e nella internazionalità del diritto,
+i due più illustri rappresentanti dello spirito
+Irpino, Francesco de Sanctis e Pasquale Stanislao
+Mancini.</p>
+
+<p>L'uno e l'altro ebbero attitudini multiformi, e apparvero,
+a buon diritto, come incarnazioni squisite
+delle più elevate virtù dell'intelletto italiano. Ma, nella
+universalità loro, non dimenticarono mai la nota fondamentale
+e, quasi direi, personale del carattere. Or
+chiunque si accinge a ricercare questa nota fondamentale,
+nell'opera del De Sanctis, non può dimenticare
+che egli si rivelò sempre, in tutte le manifestazioni
+della sua vita intellettiva e politica, quale critico
+sommo.</p>
+
+<p>Ma che cosa è il critico di fronte alla coscienza
+popolare, e qual'è la funzione specifica che l'arte sua
+è chiamata a adempiere nella vita?</p>
+
+<p>Non è facile chiarire o determinare l'insinuazione
+pericolosa che si nasconde in domande così suggestive,<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[Pg 133]</a></span>
+sopratutto in un ambiente come il nostro, dove lo spirito
+critico si confonde colla pubblica maldicenza, ed
+avvolge tra le sue spire tutte le forme più elevate dell'attività
+umana.</p>
+
+<p>Ma io spero di non esser frainteso, se dalla considerazione
+obiettiva dei caratteri etnici di questa regione
+son tratto ad affermare, che lo spirito critico, in
+cui si appunta una delle tendenze più comuni e caratteristiche
+della natura meridionale, apparisce agli occhi
+miei quale evoluzione o, meglio, degenerazione di
+una delle più profonde qualità della mente, cioè di
+quell'istinto speculativo, che fu comunicato per la prima
+volta alla razza sannitica dell'intelletto filosofico
+dei Greci.</p>
+
+<p>In Grecia, quest'istinto tralignò precocemente nella
+sofistica e, per intemperante amore della libertà del
+pensiero, affrettò la fine dell'indipendenza della patria.
+Nella razza sannitica, oppressa non ingloriosamente
+dalla forza trionfatrice di Roma, questo istinto fu inutile
+strumento di redenzione e armò lo spirito popolare
+contro l'ineluttabile e fatale supremazia del vincitore,
+lanciando contro di esso il ghigno sarcastico della
+Commedia. Fu un istinto che, per due volte, soccorse
+benefico a lenire il dolore della perduta libertà, ispirando
+nell'età antica il tipo dell'Atellana e nei tempi
+nuovi la maschera di Pulcinella.</p>
+
+<p>Non è certo questo il luogo d'indagare il significato
+profondo che s'annida nell'origine storica di questi
+tipi, onde appare sì ricco, nel periodo più nefasto
+della decadenza politica, il teatro comico della nuova
+Italia. E tanto meno poi ci è consentito d'illustrare la
+felice assunzione di questi tipi nel patrimonio dell'arte
+italiana, per opera di un genio novello, non ancora
+mancato alle nostre aspettazioni ansiose di gloria, per
+opera, voglio dire, di quella incarnazione robusta del<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[Pg 134]</a></span>
+genio musicale, che, interpretando il significato recondito
+di queste maschere, ha circonfuso di luce immortale
+le memorie più care dei nostri dolori. Mi fermerò
+invece a rilevare, non senza compiacimento, che il
+De Sanctis mirò sopratutto, colla multiforme opera
+sua, a togliere la maschera dalla vita e l'orpello dalla
+coscienza; e che non fu un caso se, proprio nella sua
+scuola, un ingegno non meno eletto che acuto, a cui
+arse di sì vivida luce la vita interiore da annebbiarne
+precocemente quella degli occhi, si provò, col meritato
+plauso del maestro, ad analizzare, con grande
+finezza, il carattere del Pulcinella, e a vedere mirabilmente
+incarnata e riflessa nel tipo di questa maschera
+l'immagine di un popolo, che cerca ognora più il <i>parere</i>
+che l'<i>essere</i>, che persegue le sue torbide fantasie
+e le ama più della realtà, quasi dolente che questa
+gli turbi il godimento tranquillo del suo torpido sogno.</p>
+
+<p>Questo torpore fantastico, in cui il buon seme antico
+della nostra razza, dominata da Roma, resta
+tuttora addormentata, era, come ho detto di sopra, un
+effetto di degenerazione, e non ebbe neppure quella
+larga e fiorente incarnazione artistica, in cui ama di
+rifrangersi per solito, nella penombra della storia o
+nelle passeggiere ecclissi della civiltà, la fantasia popolare.
+La natura fantasiosa e spensierata del nostro popolo,
+tanto nel crollo dell'antica libertà quanto nell'esose
+gravezze della nuova servitù, sorrise amabilmente
+delle sue sventure, quasi non le fosse consentito,
+colla forza del libero pensiero, di scuotere il peso delle
+sue catene. E non furono che scarse e fioche voci, isolate
+e quasi moleste, quelle che interruppero di tempo
+in tempo il sonno monotono dell'inglorioso servaggio.
+Per non dire che quelle rare volte, in cui queste voci
+riuscirono fide interpreti della coscienza popolare, esse
+non fecero che cullarne e riaddormentarne l'anima tra<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[Pg 135]</a></span>
+i lenocini dell'arte e la lussuria dei sensi, carezzando
+e lusingando le peggiori tendenze di un'indole avulsa
+dalla realtà e sognante ognora le gioie e le delizie dell'Arcadia.</p>
+
+<p>In quest'ebbrezza di sensi, che ricongiungeva alla
+vita della natura l'anima meridionale, brillarono talvolta
+le forme di un'arte più elevata e più pura, e
+passarono sulla coscienza come lampi di fuoco gl'istinti
+della ribellione. Ma l'anima popolare non trovò mai
+la forza nè di redimersi colle suggestioni radiose della
+grande arte, nè di affrancarsi coi moti vigorosi e concordi
+di una forte e felice convulsione politica. L'arte
+si estinse precocemente nella satira, e lo spirito di resistenza
+nella parodìa della rivoluzione, organizzata e
+repressa nel nome di Masaniello.</p>
+
+<p>Giaceva però nel fondo della razza come un tesoro
+ascoso e quasi vergine, lo spirito filosofico, rimasto
+troppo a lungo inoperoso tra le ansie della diuturna
+servitù e le nebbie della più impenetrabile ignoranza.
+Questa luce accese improvvisamente lampi di nuova
+vita nell'animo del Vico e rivelò, per suo mezzo, al
+mondo della coltura la fiamma di uno spirito agile e
+desto, che il pensiero ellenico aveva nutrito dei suoi
+succhi più vitali, e a cui affidò la lampada di resurrezione
+dell'antico sapere italico.</p>
+
+<p>Già altri ha additata, assai felicemente, in alcuni
+canoni vichiani della Scienza Nuova i primi albori
+della critica di Francesco De Sanctis. Questa intima
+affinità non va però interpretata come un esteriore
+contatto, che sia quasi indizio di diretta emigrazione
+o trapasso. Essa, invece, è conformità d'animo, è continuazione
+latente dell'antico e puro pensiero italico, è
+liberazione dell'animo dall'abiezione della servitù secolare,
+mercè le forze fresche e nuove dell'indagine speculativa.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[Pg 136]</a></span></p>
+
+<p>Ho detto che l'Italia meridionale non aveva partecipato
+direttamente ed efficacemente alla nuova elaborazione
+delle forme letterarie più complesse e perfette,
+che diedero origine e spiccata fisonomia nazionale e
+moderna all'arte italiana. Nè voglio insistere più del
+dovere sul fatto, che anche nell'età antica il contributo
+principale dato dalla nostra razza allo svolgimento
+storico della letteratura latina investì di preferenza le
+forme inferiori dell'arte, la satira cioè e la commedia.
+Io accenno a tal congruenza, che non può essere casuale,
+solo per il fatto, che essa prestò una probabile
+giustificazione o motivo anche ad un apprezzamento
+affatto parziale ed ingiusto, dato dal Mommsen sulle
+qualità artistiche del popolo italiano. Dai primi suoi
+studi, che aveva volti ad illustrare in modo così originale
+e nuovo i dialetti e i monumenti antichi di
+queste nostre regioni, egli fu forse tratto a negare all'Italia
+antica e alla moderna le attitudini più squisite
+per la grande arte, sol perchè riconobbe i caratteri
+etnici della nostra letteratura dalle forme secondarie,
+che in mezzo a noi avevano trovato più largo successo
+e non volgare ispirazione.</p>
+
+<p>Ma, se al nostro popolo mancò lo splendore della
+grande arte, gli arrise invece, mercè l'opera del De
+Sanctis, una gloria, che forse non morrà, quella cioè
+di poter dare al mondo della coltura la coscienza dell'alto
+valore umano che ispira la nostra arte e che affratella
+il nostro pensiero alle manifestazioni più splendide
+e perfette dell'arte universale.</p>
+
+<p>Nel carcere di Castello dell'Uovo, testimone delle
+orgie tra cui era morta la libertà repubblicana, tragico
+asilo in cui si era estinto l'ultimo avanzo del nome di
+Roma, lo spirito di Francesco De Sanctis si ricongiunse
+collo spirito stesso dell'umanità, e nelle ansie affannose
+dell'anima di Guglielmo Tell, a cui era specchio l'onda<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[Pg 137]</a></span>
+armoniosa e limpida del verso di Schiller, sentì
+ripercosse le ansie della nuova anima popolare, anelante
+e bramosa di riscossa.</p>
+
+<p>Le voci, che si sprigionarono a quel contatto dalla
+coscienza del critico, erano sussulti incomposti e gemiti
+di un'anima ferita nella poesia del cuore, offesa
+nelle aspirazioni di libertà interiore, indarno represse
+dalle catene. Ma quell'epilogo doloroso dell'infausta
+giornata del 15 maggio, se parve un sanguigno tramonto
+e un'irreparabile rovina d'ogni più nobile e riposta
+idealità della nostra gente, fu invece nel fatto l'alba
+promessa e quasi fatidica della sua riscossa.</p>
+
+<p>Noi abbiamo così poco svolta e formata la nostra
+coscienza politica, e così ottuso e annebbiato il senso
+della realtà dall'indole vaporosa e fantastica, da potere
+ancora dar credito a questa ingiuriosa leggenda,
+che lo spirito popolare delle nostre contrade, oppresso
+da esosa servitù, sia stato come per forza avvinto alla
+causa della libertà, e più che affratellato aggiogato
+alla sua redenzione. Questo colpevole e deplorevole
+oblìo di noi medesimi offusca e perturba non solo la
+storia vera del nostro risorgimento, ma la coscienza
+della nostra dignità di popolo. E fa porre in oblìo,
+non men dagli altri che da noi medesimi, la partecipazione
+eguale e diretta che ebbero alla grande opera
+le due razze privilegiate della penisola, il vigoroso
+senso pratico dell'elemento celtico, trasfuso e contemperato
+nella valle del Po col buon seme italico, e lo
+spirito più universale ed astratto della razza sannitica
+che, con rinnovellata prova delle sue più squisite idealità,
+fece spontaneo olocausto della sua supremazia e
+indipendenza politica, per adempiere nell'unità dei destini
+il fato della patria.</p>
+
+<p>La nostra rivoluzione, soffocata nel sangue colla
+infausta giornata del 15 maggio, preparò un più largo<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[Pg 138]</a></span>
+movimento di riscossa e si chiuse in modo degno di
+un popolo civile, costringendo a un esodo, che parve
+volontario, l'imbelle avanzo dei dominio borbonico
+nelle nostre contrade. Egli è che quella sollevazione quasi
+unanime dello spirito popolare era stata promossa
+dalle alte classi dell'intelligenza, e, preparata nella
+scuola, aveva trasformati gl'impavidi seguaci in apostoli
+ardimentosi e martiri inconsapevoli della nuova idea.
+<br />
+<br />
+</p>
+<p>A quest'opera di rigenerazione sociale e politica,
+Francesco De Sanctis consacrò i succhi più vitali della
+sua intelligenza privilegiata e le energie più fresche
+ed inesauribili di un pensiero nuovo e profondo, maturato
+nelle assidue meditazioni e negli studi severi.
+E fu tra gli esuli e i profughi, a cui era diventato pericoloso
+ed ostile il suolo della patria, quello che forse
+meglio d'ogni altro concorse a rendere ammirate, in
+Torino e in Zurigo, la vivace originalità e l'acuta penetrazione
+quali caratteri indefettibili dello spirito filosofico
+della nostra razza. Nè fu semplice omaggio
+all'insolita concordia di apprezzamento, con cui era
+giudicata al tempo stesso da due insigni meridionali
+l'opera e l'ingegno di Francesco De Sanctis, la scelta
+che di lui fece Camillo Cavour, additandolo al primo
+re d'Italia come primo Ministro dell'Istruzione del
+nuovo regno italico. Fu quella, più che un'intuizione
+politica, un presagio fatidico del grande statista, che
+additava nell'educazione civile del popolo italiano lo
+augurale e aspettato compimento dell'opera grandiosa,
+così faticosamente raggiunta coll'unità politica.
+<br />
+<br />
+</p>
+<p>Ma l'astro luminoso, che ne aveva accompagnato
+le trepide vicende attraverso a delusioni amarissime e
+a meditati trionfi, si addormentò, ahimè! troppo presto,
+come avvelenato da Erinni malefiche. E parve per<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[Pg 139]</a></span>
+un istante che pencolasse il destino della patria nelle
+mani nuove e inesperte, che erano chiamate in sua
+vece a governarne le sorti.</p>
+
+<p>Francesco De Sanctis sentì che per la vita si perdevano
+le ragioni del vivere, e solennemente distaccò
+il suo nome dalla causa di quel partito generoso, che
+turbato da molteplici difficoltà e pauroso di più ardite
+iniziative, sembrava di confondere troppo insieme
+la sua causa coi destini della patria. E, colla sua evoluzione,
+precorse di dodici anni l'avvento al potere
+di quella novella parte politica, di cui aveva preconizzato
+il successo.</p>
+
+<p>Egli è che il suo spirito non si appagava di quella
+libertà esteriore, che era stato felice risultamento dell'avvedutezza
+politica e dell'accordo benefico del principato
+colle aspirazioni popolari. Quella libertà, così
+faticosamente raggiunta, mancava di un suo proprio
+contenuto morale e di un saldo fondamento economico,
+che ne rendesse desiderato e confortante il possesso
+alle moltitudini avide di giustizia e di bene. Ed egli
+temè che si potesse scolorare innanzi alla delusione delle
+loro speranze, il pregio di così travagliate conquiste.</p>
+
+<p>In quest'aspirazione tuttora indeterminata e quasi
+inconsapevole della sua mente ci è dato di sorprendere
+come l'afflato dei tempi nuovi, che si era fatto
+strada o, meglio, aveva trovato eco nel suo spirito largo
+e comprensivo. E possiamo benanche immaginare, che
+forse, nel Politecnico di Zurigo, la sua anima non fosse
+rimasta sorda alle prime e nobili voci, che maturavano il
+nuovo pensiero sociale e il futuro destino dell'umanità.</p>
+
+<p>Ma, se pur queste risonanze vi furono, esse non
+apparvero mai ben distinte, e, ad ogni modo, non esercitarono
+efficacia salutare, nè allora nè per molto
+tempo dopo di lui, sull'opera della parte politica, di
+cui aveva vaticinato come necessario l'accesso alle responsabilità<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[Pg 140]</a></span>
+del governo, per la retta funzione dei nuovi
+ordini costituzionali. Quando però questa evoluzione
+si fu affermata e compiuta, e nelle prime sue fasi apparve
+tanto difforme dagli ideali che l'animo onesto
+aveva vagheggiato, egli non mancò di sfolgorarla colla
+luce della sua intelligenza. Era l'antico spirito critico
+che risorgeva in lui e che gli dava, anche nella vita
+politica, quella seconda vista, che manca e riesce perciò
+appunto insopportabile ai mediocri. Cominciò allora,
+soprattutto per opera sua, la riorganizzazione dell'antica
+sinistra parlamentare, come partito di governo,
+sulle basi della moralità e della giustizia. E, chiamato
+a dare a questo tentativo gli ultimi sprazzi di
+luce della intelligenza, additò con chiarezza quali fossero
+i mezzi di ricostituzione interiore, che potevano
+risanare e rinsanguare, secondo l'antico concetto di
+Cavour, la vita pubblica e la coscienza nazionale. I
+mezzi da lui escogitati a tal fine parvero troppo remoti
+dalla méta e dalla realtà, e furono resi inefficaci
+da quel pericoloso e vivacissimo avanzo della decadenza
+italiana, che è l'irrisione dello spirito scettico
+e beffardo. Ma, considerando oggi alla stregua della
+nuova e pericolosa esperienza contratta nella vita i
+provvedimenti immaginati fin d'allora dal De Sanctis,
+per ricostruire la fibra della razza, non deve più apparirci
+materia di scherno nè il concetto della ginnastica
+educativa, nè l'istituzione delle scuole diplomatiche
+e coloniali, indarno destinate sin qui a preparar
+nuovo teatro alle vigorose energie del nostro popolo,
+cui son fatti troppo angusti gli antichi confini
+della patria.
+
+<br />
+<br />
+</p>
+<p>Le attitudini critiche di Francesco De Sanctis si
+erano rivelate nella scuola del Puoti e avevano ricevuto
+il primo battesimo e, come a dire, il simbolo<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[Pg 141]</a></span>
+della loro predestinazione dagli incoraggiamenti benevoli
+di Giacomo Leopardi, che, echeggiando potentemente
+nei suoi dolori l'eco eterna dei dolori dell'umanità,
+non aveva però ancora perduta la fede nelle sue
+sorti magnifiche e progressive. Nè io ho bisogno di ricordare
+pur qui un'altra volta, come l'intuito critico
+di Francesco De Sanctis abbia sprigionato i primi raggi
+di quella luce vivida e nuova, onde apparve illuminata
+d'un tratto qualunque manifestazione più splendida
+della nostra arte, proprio dall'interpretazione dei canti
+immortali del poeta recanatese.</p>
+
+<p>Questo spirito critico era stato la forza degli anni
+primi della sua giovinezza, il fuoco animatore della
+prima sua scuola, l'ispirazione mirabile per cui raccolse
+intorno al nome di Dante l'omaggio del mondo
+civile al culto delle nostre memorie. E non l'abbandonò
+mai in nessuna di quelle fasi culminanti, per cui si svolse
+il suo sentimento artistico e la sua vita politica.</p>
+
+<p>Quando, compiuti in Roma i destini politici della
+nuova Italia, Francesco De Sanctis si accinse a continuare
+la sua opera di educatore, in quella che fu
+detta a ragione la seconda sua scuola, riapparvero sotto
+nuova forma gli antichi ideali del critico. E il maestro
+ritornò un'altra volta al poeta diletto della giovinezza,
+come per chiedergli ispirazione alla novella opera a cui
+si era accinto. Egli aveva già scolpito nel marmo, per
+mezzo della Storia della nostra letteratura, le forme e
+le vicende dello spirito italiano, e nella nuova scienza
+aveva intravista la fisonomia, con cui doveva colorarsi
+e riflettersi nell'arte dell'avvenire il rinnovamento della
+nostra coscienza morale, sociale ed artistica.</p>
+
+<p>Un'opera mirabile e feconda di concezione, raccolta
+dalla viva voce del maestro nel momento stesso
+della sua concentrazione nel fuoco della parola, rivelò
+allora quasi ad ogni passo, ai suoi fortunati ascoltatori<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[Pg 142]</a></span>
+il profondo intuito che ebbe il De Sanctis di tutte
+quelle correnti spirituali, che insieme conferirono alla
+grande opera del risorgimento nazionale. Ma in questo
+studio d'integrazione, mirando a raccogliere e a determinare
+gli elementi più vitali e durevoli dell'opera
+della rivoluzione, e a sceverare da essa la parte mortale
+e caduca, onde era ingombra, egli si affissò soprattutto
+nel Manzoni, come disegnatore insuperato di tutto
+ciò che muove e guida nelle sue azioni l'animo umano.</p>
+
+<p>Si noti però che, in questa ricostruzione, il critico
+non abbandona mai l'indipendenza del suo giudizio, e
+non si lascia sorprendere come rattrappito nell'àmbito
+di nessuna forma artistica, per quanto si voglia meravigliosa
+e perfetta. Il De Sanctis sentì primo e più vivamente
+d'ogni altro, che il rinnovamento delle basi
+scientifiche della coltura preparava l'avvento del naturalismo
+nell'arte, e che pur questo sarebbe stato avanzato
+alla sua volta da un'arte più fina, in cui si ricongiungessero
+insieme questi due inscindibili processi,
+per cui lo spirito umano tende ognora a scoprire nella
+realtà della vita le leggi ideali del pensiero. Il suo
+motto fu quello di Michele Montaigne: <i>naturaliser l'art,
+artialiser la nature</i>. Lotta terribile per l'incarnazione
+di una nuova e più perfetta formola artistica, a cui
+uno spirito privilegiato consacra, tra ansie e trepidazioni
+infinite, lo splendore e la maturità della sua intelligenza,
+perchè questo grande ideale trovi la sua espressione
+più concreta e perfetta, e pur quest'umile parte
+d'Italia sia assunta alfine nei regni della grande arte.
+<br />
+<br />
+</p>
+<p>Chiunque ritorni, come dopo lunga peregrinazione,
+a rinfrescare i ricordi dei suoi studî più diletti nell'onda
+avvivatrice e fresca del pensiero del De Sanctis
+obliandosi in esso, sente quasi sempre vagare il suo
+spirito sugli abissi di un mondo nuovo e ancora inesplorato.<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[Pg 143]</a></span>
+A ciascuna di quelle sue frasi brevi e scultorie
+gli si apre la visione di un orizzonte interminabile,
+su cui l'intelletto del maestro dispiega come
+aquila il potente suo volo, per tutte scoprirne colle
+immense poderose volate gl'intricati avvolgimenti.
+Quando la parola vacilla e quasi par che non regga
+sotto il peso del grave pensiero, egli martella la visione
+di questo mondo sublime dell'inconoscibile con
+incisi più potenti, per sprigionarne sprazzi di luce vivida
+e rapida, come quella della folgore.</p>
+
+<p>La critica, su cui dominò sovrano il genio di Francesco
+De Sanctis, non ha nulla di comune con quell'arte
+più modesta, che siam soliti di gratificare di
+questo nome, e che vive e si oblìa nelle più umili regioni
+della storia e dell'arte, della politica e della
+realtà della vita. Il suo regno è ampio come quello dei
+venti, la sua meta inaccessibile e pericolosa come
+quella degli abissi inesplorati e profondi. Essa è fatta
+di genialità, ed è temprata nelle analisi più precise e
+nelle sintesi più audaci e comprensive. E, se non evita,
+certo non si compiace della dipintura e ricerca minuziosa
+dei difetti e dei mali, dietro cui si muovono affaticati
+e stanchi i più modesti operai del sapere.</p>
+
+<p>Nel regno della critica, Francesco De Sanctis ha
+conquistato il posto, che spetta soltanto agli scopritori
+di mondi nuovi.</p>
+
+<p>Altri paesi ed altre nazioni aspettano ancora, come
+una rivelazione dell'avvenire, il metodo critico, che
+Francesco De Sanctis ha inaugurato e reso perfetto.
+Per noi Italiani esso è ormai una felice realtà e una
+promessa sicura di bene, se sapremo accoglierne e
+svolgerne i presaghi ammonimenti.</p>
+
+<p style="text-indent:70%">
+<span class="smcap">Enrico Cocchia</span><br />
+</p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[Pg 144]</a></span></p>
+
+
+
+
+<h2><a name="DE_SANCTIS_E_LA_POLITICA" id="DE_SANCTIS_E_LA_POLITICA">DE SANCTIS E LA POLITICA</a></h2>
+<hr class="r5" />
+
+<p>Sul numero del 2 marzo 1913 comparve sul <i>Giornale
+d'Italia</i> un articolo di Matteo Incagliati, contenente
+alcune inesattezze, che ancora circolano a discredito
+della nostra Irpinia, ed in particolare del Collegio
+di Lacedonia. Credo, perciò, che non sia superfluo riportare
+qui la lettera, indirizzata al pubblicista Incagliati
+e pubblicata due giorni dopo dal <i>Giornale d'Italia</i>
+e dall'<i>Araldo</i>.
+<br />
+</p>
+<p style="text-indent:70%">
+Napoli, 2 marzo 1913.<br />
+</p>
+
+
+<p style="text-indent:10%">
+<i>Illustre signor Incagliati</i>,</p>
+
+<p>Da molto tempo seguo con vivissima simpatia la
+sua opera di meridionale entusiasta delle superbe tradizioni
+della nostra terra, e non potrà immaginare
+con quanto piacere io abbia visto rievocare oggi, sul
+<i>Giornale d'Italia</i>, la maestosa figura di Francesco De
+Sanctis.</p>
+
+<p>Irpino di nascita e figliuolo del compianto cav. Antonio
+Capobianco—amico carissimo e sostenitore costante
+del De Sanctis nel Collegio di Lacedonia—io
+sento il dovere di scriverle la presente per rettificare
+un errore, nel quale Ella è involontariamente incorso.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[Pg 145]</a></span></p>
+
+<p>Nella lotta elettorale politica del 1875, di cui si
+occupò il grande critico nel <i>Viaggio elettorale</i>, il De
+Sanctis non fu sconfitto, come Ella dice, ma riportò,
+anzi, una strepitosa vittoria. Il Collegio di Lacedonia
+seppe compiere allora completamente il proprio dovere,
+perchè non volle fare una quistione di <i>destra</i> o di <i>sinistra</i>,
+nè volle accogliere la scomunica del Comitato di
+sinistra di Napoli lanciata contro un proprio membro,
+il De Sanctis, per favorire l'avversario avv. Serafino
+Soldi, ma dimostrò d'intendere interamente il grido
+che prorompeva forte dal petto del grande Critico:
+«Date la patria all'esule»!</p>
+
+<p>Il buon senso seppe trionfare su tutti gli ostacoli
+creati a bella posta contro il De Sanctis. Quella vittoria
+fu anzi il preludio della completa pacificazione
+degli animi attorno al loro illustre rappresentante.
+Nelle elezioni successive, in quelle provinciali prima
+del mandamento di Andretta e in quelle politiche
+dopo (1876), gli elettori si riaffermarono <i>unanimi</i> sul
+nome del grande Irpino. Parve allora, al De Sanctis
+di aver raccolto il frutto della campagna elettorale
+del 1874, ed Egli se ne mostrò lietissimo in una lettera
+(diretta al compianto patriota avv. Francesco
+Maria Miele, Sindaco di Andretta), che io ho pubblicato
+nella conferenza sul De Sanctis tenuta alla <i>Dante
+Alighieri</i> di Monteverde e testè edita dalla tip. Pergola
+di Avellino<a name="FNanchor_102_102" id="FNanchor_102_102"></a><a href="#Footnote_102_102" class="fnanchor">[102]</a>.</p>
+
+<p>L'errore è comune, ed è perciò che ho voluto richiamarne
+la Sua cortese attenzione.—Mi consenta
+poche altre parole.</p>
+
+<p>È un atto di giustizia legittima e doverosa riconoscere
+che il Collegio di Lacedonia fu sempre fedele al
+<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[Pg 146]</a></span>
+De Sanctis fino al 1882, anno in cui ebbero luogo per
+la prima volta le elezioni a scrutinio di lista, d'infelice
+memoria!</p>
+
+<p>Il Collegio di Lacedonia venne allora compreso nella
+nuova circoscrizione elettorale di Ariano di Puglia, e
+così fu possibile la sconfitta, per soli pochi voti, del
+De Sanctis! La colpa fu tutta di quel disastroso scrutinio
+di lista, che permise il trionfo di tante nullità e
+la caduta di tanti uomini insigni!</p>
+
+<p>Il 1882 è rimasto, perciò, celebre nella storia d'Italia!</p>
+
+<p>Del resto se il Collegio di Lacedonia in qualche modo
+si mostrò poco grato verso il grande Concittadino, ha
+già dato in parte prova della propria riconoscenza, e,
+direi anche, resipiscenza verso Francesco De Sanctis
+innalzando nel capoluogo un monumento in suo onore
+ed intitolando al suo nome glorioso tutte le opere di
+educazione popolare, che sono sorte nei varii comuni
+del Collegio.</p>
+
+<p>Non condivido poi la sua opinione riguardo al De
+Sanctis, uomo politico. Se la politica, infatti, è onestà,
+moralità e sincerità, certo il grande Irpino fu uno dei
+più eminenti parlamentari dell'Italia unita.</p>
+
+<p>Il <i>Viaggio elettorale</i>, <i>Le lettere parlamentari</i>, i numerosi
+discorsi e gli scritti politici di Lui stanno a dimostrare
+la verità della mia asserzione, che, del resto,
+non è mia soltanto.</p>
+
+<p>Nelle occasioni solenni, alla Camera dei Deputati,
+la parola del De Sanctis—lo ricorda il Villari—passò
+come l'espressione del più puro patriottismo, perchè
+confortata dalla grande autorità che gli proveniva dalla
+generale convinzione che egli non si lasciava mai accecare
+dallo spirito partigiano. La sua vita diveniva
+allora un vero apostolato politico, ed egli poteva avere
+dalla cattedra, dalla stampa e dalla tribuna parlamentare<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[Pg 147]</a></span>
+sul popolo italiano la medesima influenza avuta
+dalla cattedra sui giovani.</p>
+
+<p>Se così non è, chi dovrà dirsi grande parlamentare?</p>
+
+<p>La ringrazio della cortese ospitalità, che darà a questa
+mia, e mi creda con profondo ossequio</p>
+
+<p style="text-indent:60%">
+Devotissimo</p>
+<p style="text-indent:55%">
+<span class="smcap">Giuseppe Leonida Capobianco</span><br />
+</p>
+
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[Pg 149]</a></span></p>
+
+
+
+
+<hr style="width: 65%;" />
+
+<p class="title"><span class="big">INDICE</span></p>
+
+
+<ul class="TOC">
+<li>Ai lettori<span class="tocright">Pag.
+<a href="#Ai_lettori"><span class="smcap">v</span></a></span></li>
+
+<li>Prefazione<span class="tocright">»
+<a href="#Prefazione"><span class="smcap">
+ vii</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. I. Un viaggio elettorale<span class="tocright">»
+<a href="#I"><span class="smcap">
+ 1</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. II. Rocchetta la poetica<span class="tocright">»
+<a href="#II"><span class="smcap">
+ 6</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. III. Lacedonia
+<span class="tocright"> »
+<a href="#III"><span class="smcap">
+ 14
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. IV. Fantasmi notturni
+<span class="tocright"> »
+<a href="#IV"><span class="smcap">
+ 23
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. V. Il discorso
+<span class="tocright"> »
+<a href="#V"><span class="smcap">
+ 33
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. VI. Bisaccia la gentile
+<span class="tocright"> »
+<a href="#VI"><span class="smcap">
+ 44
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. VII. Calitri la nebbiosa
+<span class="tocright"> »
+<a href="#VII"><span class="smcap">
+ 53
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. VIII. Andretta la cavillosa
+<span class="tocright"> »
+<a href="#VIII"><span class="smcap">
+ 61
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. IX. L'ultimo giorno
+<span class="tocright"> »
+<a href="#IX"><span class="smcap">
+ 70
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. X. Morra Irpino
+<span class="tocright"> »
+<a href="#X"><span class="smcap">
+ 78
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. XI. Dopo il ballottaggio
+<span class="tocright"> »
+<a href="#XI"><span class="smcap">
+ 89
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. XII. La mia città
+<span class="tocright"> »
+<a href="#XII"><span class="smcap">
+ 98
+</span></a></span></li>
+
+
+<li>Cap. XIII. Il re Michele
+<span class="tocright"> »
+<a href="#XIII"><span class="smcap">
+ 108
+</span></a></span></li>
+
+<li>Cap. XIV. Sansevero
+<span class="tocright"> »
+<a href="#XIV"><span class="smcap">
+ 119
+</span></a></span></li>
+</ul>
+
+<p class="title"><span class="big">APPENDICE</span></p>
+
+<ul class="TOC">
+
+<li>F. De Sanctis: Al popolo irpino (Proclama per il Plebiscito)<span class="tocright"> »
+<a href="#PROCLAMA_DI_FRANCESCO_DE_SANCTIS"><span class="smcap">127</span></a></span></li>
+
+<li>Enrico Cocchia: L'opera di Francesco De Sanctis nell'evoluzione storica del pensiero italiano<span class="tocright"> »
+<a href="#LOPERA_DI_FRANCESCO_DE_SANCTIS"><span class="smcap">131</span></a></span></li>
+
+<li>L. Capobianco: De Sanctis e la politica (Lettera ad Incagliati)<span class="tocright"> »
+<a href="#DE_SANCTIS_E_LA_POLITICA"><span class="smcap">144</span></a></span></li>
+
+</ul>
+
+
+<div class="footnotes">
+<p class="title"><span class="big">NOTE:</span></p>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_1_1" id="Footnote_1_1"></a><a href="#FNanchor_1_1"><span class="label">[1]</span></a> Virginia Basco, già scolara del De Sanctis a Torino, andò poi sposa
+al conte Enrico Riccardi di Lantosca, che divenne colonnello di cavalleria
+e si distinse nella guerra del '59. La «Virginia» cessò di vivere in
+Torino il 10 giugno 1916. Per maggiori notizie: Cfr. l'articolo di
+<span class="smcap">Filippo Crispolti</span> «<i>La contessa Virginia Riccardi di Lantosca
+Basco</i>» sul «<span class="smcap">Momento</span>» di Torino del 12 giugno 1916, e
+inoltre <span class="smcap">F. De Sanctis</span>: <i>Lettere da Zurigo a Diomede
+Marvasi</i>, edite da <span class="smcap">Benedetto Croce</span>, Napoli, Ricciardi, 1914;
+<span class="smcap">F. De Sanctis</span>: <i>Lettere a Virginia</i>, edite da <span class="smcap">B.
+Croce</span>, Bari, Laterza, 1917.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_2_2" id="Footnote_2_2"></a><a href="#FNanchor_2_2"><span class="label">[2]</span></a> Maria Testa dei baroni Arenaprimo era figlia di un generale borbonico,
+già comandante il Distretto Militare di Avellino, devotissimo alla
+Casa Borbone, mentre la consorte Caterina dei baroni Arenaprimo era
+donna di alti sentimenti liberali ed amica di Carlo Poerio. Il De Sanctis
+conobbe la Maria in casa di Pisanelli, e poco dopo si strinsero in un
+legame indissolubile di affetto. La vedova De Sanctis morì in Napoli il
+26 agosto 1906.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_3_3" id="Footnote_3_3"></a><a href="#FNanchor_3_3"><span class="label">[3]</span></a> Eletto deputato di Lacedonia, nel 1861, il canonico arciprete Antonio
+Miele, condannato politico e patriota provato, vi fu un'inchiesta
+giudiziaria, ed una seconda inchiesta vi fu nel 1870, allorchè venne
+eletto il signor Giuseppe Tozzoli di Calitri contro Saverio Corona di
+Teora.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_4_4" id="Footnote_4_4"></a><a href="#FNanchor_4_4"><span class="label">[4]</span></a> Il governo Piemontese dava L. 60 mensili ad ogni esule colà ricoverato.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_5_5" id="Footnote_5_5"></a><a href="#FNanchor_5_5"><span class="label">[5]</span></a> <span class="smcap">Berti Domenico</span>, filosofo letterario e statista piemontese, nato a
+Cumiana nel 1820, morto nel 1897. Fu Ministro della P. I. nel 66-67, di
+A. I. e C. dall'81 all'84. Sue opere principali: <i>Vita di Giordano
+Bruno</i>. <i>Vita ed opere di Tommaso Campanella</i> e molte monografie politiche e letterarie.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_6_6" id="Footnote_6_6"></a><a href="#FNanchor_6_6"><span class="label">[6]</span></a> Era l'Istituto femminile della signora Elliot. Oltre all'Istituto privato
+Elliot, il De Sanctis insegnò privatamente alla Virginia, a Teresa
+De Amicis, che sposò poi il conte Barbarossa, a Grazia Mancini, che sposò
+il senatore Augusto Pierantoni, Lia Belisario ed altre. Successivamente il
+De Sanctis levò molto rumore con le conferenze su Dante e per i suoi
+acuti scritti sul giornale «Il Piemonte» diretto da Farini e sulla rivista
+il «Cimento». Il 1855 fu l'anno della maggiore attività letteraria del
+De Sanctis. Chi ne proclamò per primo il valore fu un altro illustre
+napoletano Ruggero Bonghi. Ma non per questo dobbiamo credere che il
+De Sanctis si disinteressasse delle cose politiche; e, lasciando stare la
+sua fiera protesta contro i <i>Murattisti</i>, ricorderemo che, quando
+gli si offriva il destro parlava di politica con molto calore, come
+fece, per esempio, discorrendo delle <i>Memorie</i> del Montanelli.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_7_7" id="Footnote_7_7"></a><a href="#FNanchor_7_7"><span class="label">[7]</span></a> Nei <i>Saggi Critici</i> v'è lo studio pubblicato allora sulle poesie di Sofia
+Sassernò, nizzarda.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_8_8" id="Footnote_8_8"></a><a href="#FNanchor_8_8"><span class="label">[8]</span></a> Ab. 3494.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_9_9" id="Footnote_9_9"></a><a href="#FNanchor_9_9"><span class="label">[9]</span></a> Il primo è il comm. Achille Molinari, sindaco di Morra Irpino dal
+1870 al 1886, e dal 1906 fino ad oggi. Morto De Sanctis, ebbe l'onore di
+succedergli nel Consiglio Provinciale, quale rappresentante del mandamento
+di Andretta. Il secondo era medico-chirurgo, e morì ancor giovane,
+nel 1881.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_10_10" id="Footnote_10_10"></a><a href="#FNanchor_10_10"><span class="label">[10]</span></a> Era un gentiluomo di Sansevero legato al De Sanctis da grande
+amicizia.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_11_11" id="Footnote_11_11"></a><a href="#FNanchor_11_11"><span class="label">[11]</span></a> Sansevero era il capoluogo del Collegio, rappresentato allora dal
+De Sanctis.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_12_12" id="Footnote_12_12"></a><a href="#FNanchor_12_12"><span class="label">[12]</span></a> Angelo Camillo de Meis, con Luigi La Vista, Pasquale Villari e Diomede
+Marvasi, appartenne alla prima scuola privata del De Sanctis, e fu
+il suo più caro discepolo ed amico.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_13_13" id="Footnote_13_13"></a><a href="#FNanchor_13_13"><span class="label">[13]</span></a> Il giovane Giuseppe Castelli era sindaco del tempo.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_14_14" id="Footnote_14_14"></a><a href="#FNanchor_14_14"><span class="label">[14]</span></a> Francesco Maria Piccolo, che fu pure consigliere provinciale.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_15_15" id="Footnote_15_15"></a><a href="#FNanchor_15_15"><span class="label">[15]</span></a> L'avv. Michele Ippolito.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_16_16" id="Footnote_16_16"></a><a href="#FNanchor_16_16"><span class="label">[16]</span></a> Vincenzo Piccolo.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_17_17" id="Footnote_17_17"></a><a href="#FNanchor_17_17"><span class="label">[17]</span></a> Il Collegio era diviso da profondi rancori campanilistici, e fu non
+poco merito di De Sanctis l'aver portato la concordia, resa più salda
+nelle elezioni successive, come vedremo.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_18_18" id="Footnote_18_18"></a><a href="#FNanchor_18_18"><span class="label">[18]</span></a> Alfonso Bartimmo, notaio, fu chiamato per scherzo il <i>letterato</i>, avendo
+affermato di essere un <i>purista</i> (!) nella succolenta cena, che
+dette in onore di De Sanctis, la famiglia Castelli, come ricorda l'avv.
+sac. Alfonso Pasciuti. Il Bartimmo morì nel terremoto di Casamicciola.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_19_19" id="Footnote_19_19"></a><a href="#FNanchor_19_19"><span class="label">[19]</span></a> La Luisa era della famiglia Bizzarri di Lacedonia. Andò sposa al
+dottor Michele Castelli di Rocchetta da S. Antonio.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_20_20" id="Footnote_20_20"></a><a href="#FNanchor_20_20"><span class="label">[20]</span></a> Il De Sanctis fu rappresentante del Collegio di Sessa Aurunca all'VIII
+Legislatura.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_21_21" id="Footnote_21_21"></a><a href="#FNanchor_21_21"><span class="label">[21]</span></a> Lacedonia, capoluogo del Collegio omonimo, conta 5966 abitanti.
+L'imperatore Giustiniano, fin dal 517 la dava in feudo ai Benedettini.
+Nell'antica cattedrale ebbe luogo la celebre congiura dei baroni contro
+gli Aragonesi, descritta da Camillo Porzio.
+</p>
+<p>
+Lacedonia è una fiorente piccola città, ed ha una Regia Scuola Normale
+mista, che s'intitola al nome di colui che, ministro, l'istituì, Francesco
+De Sanctis. Nella piazza principale c'è un busto di marmo in onore
+del De Sanctis.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_22_22" id="Footnote_22_22"></a><a href="#FNanchor_22_22"><span class="label">[22]</span></a> Il dott. Vincenzo Saponieri.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_23_23" id="Footnote_23_23"></a><a href="#FNanchor_23_23"><span class="label">[23]</span></a> Presentemente il bosco è del tutto dissodato: sono celebri le acque
+minerali.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_24_24" id="Footnote_24_24"></a><a href="#FNanchor_24_24"><span class="label">[24]</span></a> Giuseppe Regaldi, celebre improvvisatore di poesie patriottiche,
+n. a Novara nel 1809 e m. a Bologna nel 1883. Lasciò un carme di sapore
+classico: <i>L'Acqua</i> e liriche ispirate da caldo amor di patria,
+quali <i>L'Armeria di Torino</i> e <i>L'Ode a Roma</i>.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_25_25" id="Footnote_25_25"></a><a href="#FNanchor_25_25"><span class="label">[25]</span></a> Giuseppe Vigorita.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_26_26" id="Footnote_26_26"></a><a href="#FNanchor_26_26"><span class="label">[26]</span></a> Padre Antonio Pescatore.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_27_27" id="Footnote_27_27"></a><a href="#FNanchor_27_27"><span class="label">[27]</span></a> Domenico can. Pio.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_28_28" id="Footnote_28_28"></a><a href="#FNanchor_28_28"><span class="label">[28]</span></a> Competitore del De Sanctis era il compianto on. avv. Serafino Soldi
+di Avellino.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_29_29" id="Footnote_29_29"></a><a href="#FNanchor_29_29"><span class="label">[29]</span></a> Il Comitato elettorale della Sinistra, del quale faceva parte De
+Sanctis, inviò a tutti gli amici del Collegio l'esortazione di sostenere
+l'avv. Soldi, come risulta dal seguente telegramma:
+</p>
+<p>
+Uff. telegr. Bisaccia—Ricev. Rollo. Prov. Napoli—Borsa. N.
+224-16-1-1875.
+</p>
+<p>
+<i>Francesco Maria Miele-Bisaccia</i> (per Andretta)—«De Sanctis
+ingiustificabile—Leggete <i>Pungolo Roma</i> vedrete Comitato
+opposizione sostiene Soldi. Farete opera patriottica sostenendo Soldi.
+Partito pregavene». <i>Nicotera.</i></p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_30_30" id="Footnote_30_30"></a><a href="#FNanchor_30_30"><span class="label">[30]</span></a> Si accenna qui al candidato avv. Soldi.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_31_31" id="Footnote_31_31"></a><a href="#FNanchor_31_31"><span class="label">[31]</span></a> L'attuale sindaco di Morra comm. Molinari, che accompagnava il
+De Sanctis nel giro elettorale.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_32_32" id="Footnote_32_32"></a><a href="#FNanchor_32_32"><span class="label">[32]</span></a> Il vecchio giornale democratico napoletano fondato dal prof. Diodato
+Lioy, con programma unitario, nel 1861.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_33_33" id="Footnote_33_33"></a><a href="#FNanchor_33_33"><span class="label">[33]</span></a> Il <i>Comitato Elettorale della Sinistra</i> sostenne sempre, con tutte le
+sue forze, l'avv. Soldi.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_34_34" id="Footnote_34_34"></a><a href="#FNanchor_34_34"><span class="label">[34]</span></a> Sono le carceri, ove passò oltre due anni, in seguito alla feroce
+reazione del '48.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_35_35" id="Footnote_35_35"></a><a href="#FNanchor_35_35"><span class="label">[35]</span></a> Padre Antonio Pescatore, già ricordato.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_36_36" id="Footnote_36_36"></a><a href="#FNanchor_36_36"><span class="label">[36]</span></a> La ferrovia invocata e caldeggiata dal De Sanctis venne di lì a poco,
+e prese il nome di <i>Avellino-Rocchetta S. Antonio</i>.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_37_37" id="Footnote_37_37"></a><a href="#FNanchor_37_37"><span class="label">[37]</span></a> Ettore Ripandelli di Candela, amico e già collega del De Sanctis
+alla Camera.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_38_38" id="Footnote_38_38"></a><a href="#FNanchor_38_38"><span class="label">[38]</span></a> Giov. Ant. Cipriani di Guardia dei Lombardi, giovinetto fece parte
+della <i>Giovine Italia</i> e più tardi si rese benemerito della causa
+dell'unità italiana nella prov. di Avellino. Morì nel 1906.—Cfr.
+Antonio D'Amato: <i>Un dimenticato patriota irpino</i>.—Napoli, Morano
+1913.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_39_39" id="Footnote_39_39"></a><a href="#FNanchor_39_39"><span class="label">[39]</span></a> Comune molto fedele al De Sanctis.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_40_40" id="Footnote_40_40"></a><a href="#FNanchor_40_40"><span class="label">[40]</span></a> Pietro Capaldo, attualmente Procuratore Generale alla Corte di Cassazione
+di Napoli e Senatore del Regno, nato in Bisaccia il 27 aprile 1845.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_41_41" id="Footnote_41_41"></a><a href="#FNanchor_41_41"><span class="label">[41]</span></a> Il Governatore De Sanctis fu nominato il 19 settembre 1860 e prese possesso
+della carica dinanzi al Consigliere d'intendenza D. Lorenzo Filidei
+di Avellino il 12 settembre 1860. Il 16 ottobre rivolse al popolo irpino
+un magnifico proclama, che pubblichiamo <i>in appendice</i>. Proprio
+durante il suo Governo, avvennero le reazioni sanguinose di Ariano di
+Puglia, Montefalcione e Carbonara (oggi Aquilonia). Il 27 settembre fu
+nominato Ministro.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_42_42" id="Footnote_42_42"></a><a href="#FNanchor_42_42"><span class="label">[42]</span></a> Comune di 7568 ab. <i>Cluverio</i> ed altri antichi storici vogliono Bisaccia
+edificata sulle rovine di Romulea, potente città degl'Irpini.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_43_43" id="Footnote_43_43"></a><a href="#FNanchor_43_43"><span class="label">[43]</span></a> V. nota precedente (Capaldo).</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_44_44" id="Footnote_44_44"></a><a href="#FNanchor_44_44"><span class="label">[44]</span></a> Antonio Tenore fu Filippo.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_45_45" id="Footnote_45_45"></a><a href="#FNanchor_45_45"><span class="label">[45]</span></a> I fratelli di Pietro Capaldo: on. avv. Luigi, farmacista Vincenzo e
+dottor Pasquale erano tutti pel De Sanctis, tranne l'ultimo che
+parteggiava per l'avv. Soldi.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_46_46" id="Footnote_46_46"></a><a href="#FNanchor_46_46"><span class="label">[46]</span></a> Il canonico Michele Santoro.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_47_47" id="Footnote_47_47"></a><a href="#FNanchor_47_47"><span class="label">[47]</span></a> Fabio Rollo, figlio del notar Raffaele, era nato il 26 maggio 1842, e
+morì, cavaliere della Corona d'Italia ed ufficiale telegrafico, il 4
+gennaio 1900.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_48_48" id="Footnote_48_48"></a><a href="#FNanchor_48_48"><span class="label">[48]</span></a> Giornale napoletano, che, con <i>l'Italia</i>, ospitò molti articoli politici
+del De Sanctis, raccolti poi in volume da <i>Giuseppe Ferrarelli</i>,
+editore Morano Napoli, 1890.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_49_49" id="Footnote_49_49"></a><a href="#FNanchor_49_49"><span class="label">[49]</span></a> Fu ospite del barone Cozzolino, ma più tardi, imprigionato, stette
+due anni nelle carceri di Castel dell'Ovo, e il 1851, lasciato libero a
+Malta, andò a Genova, ove fu ben accolto dai mazziniani, e di là a
+Torino.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_50_50" id="Footnote_50_50"></a><a href="#FNanchor_50_50"><span class="label">[50]</span></a> Pasquale Stanislao Mancini, altra gloria purissima dell'Irpinia, nacque
+il 17 marzo 1817 in Castelbaronia dal celebre avvocato Francesco Saverio
+e da Grazia Maria Riola. Morì il 26 dicembre 1888 nella villa reale
+di Capodimonte in Napoli, messa a sua disposizione dal Re Umberto, che
+aveva per lui affetto di discepolo. Nel 1875, il Mancini era deputato di
+Ariano di Puglia e Consigliere provinciale di Castelbaronia.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_51_51" id="Footnote_51_51"></a><a href="#FNanchor_51_51"><span class="label">[51]</span></a> Si vuole che il Tasso vi abbia dimorato nel 1588, come ne attesta
+<span class="smcap">Manso</span> nella <i>Vita del Tasso</i>. Cfr. più largamente
+<span class="smcap">Girolamo Orlando-Cafazzo</span>, <i>Due Bisaccesi del secolo XVI</i>,
+Napoli 1910.
+</p>
+<p>
+<span class="smcap">Giuseppe Portigliotti</span>, ne <i>La Lettura</i> dell'11 novembre
+(A. XII), circa il quadro di Bernardo Celentano «Il Tasso a Bisaccia»,
+che si ammira nella Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma, narra
+quanto segue; «Nel 1588 il Tasso accetta l'ospitalità larga e generosa
+di un ricchissimo giovane napoletano, G. B. Manso, che più tardi ne
+scriverà la <i>Vita</i> seminandovi però a piene mani avvenimenti
+romanzeschi. Pur nella pace del delizioso soggiorno campestre di
+Bisaccia, ove si alternano liete partite a caccia e bei cori di musica
+popolare, le allucinazioni non lasciano Torquato. Una sera, egli è
+seduto col Manso accanto al fuoco e discorre con lui della propria
+«frenesia», quando, a un tratto, con le pupille fisse in un angolo della
+sala:—Ecco—esclama—l'amico spirito che cortesemente è venuto e
+favellarmi: miratelo» E il Manso così prosegue nel racconto: «... mentre
+io andavo pur con gli occhi attorno riguardando e non scorgendo,
+ascoltai che Torquato era in altissimi ragionamenti entrato con chi che
+sia; perocchè, quantunque io non vedessi nè udissi altri che lui, non di
+meno che le sue parole, or proponendo e or rispondendo, erano quali si
+veggono essere fra coloro che d'alcuna cosa importante sono a stretto
+ragionamento».
+</p>
+<p>
+Il Tasso del Celentano è appunto in preda ad una di queste crisi
+allucinatorie. Intorno, paggi e dame, le ombre, i silenzi, il verde di
+una grande villa, le tremule iridescenze dei cieli autunnali. Da presso
+e da lungi, a quando a quando, vengono melodie soavi e canti dolci. Una
+bellissima giovane si appoggia al braccio del poeta, orgogliosa della
+compagnia di lui. Ma ecco che egli si ferma, scorda la dama che ha al
+fianco, la folla festevole che gli è attorno, l'incanto di Bisaccia in
+quella mite giornata d'autunno. Con gli occhi spalancati, le linee del
+viso atteggiate a terrore, egli fissa innanzi a sè, non più certo
+l'«amico spirito», ma qualche larva paurosa. E la <i>facies</i>
+dell'allucinato è resa magnificamente. La mano destra è portata
+agli occhi e alla fronte come per scacciare la tormentosa
+visione.
+</p>
+<p>
+Su quest'argomento v'è una larga bibliografia: Cfr. <span class="smcap">Angelo
+Borzelli</span>, <i>G. B. Manso</i>, marchese di Villa, Napoli Federico &
+Ardia 1916; <span class="smcap">B. Croce</span>, <i>Critica</i>, del 20 settembre, '16,
+Bari Laterza; <span class="smcap">B. Celentano</span>, <i>Conferenza di P. Lubrano
+Celentano</i>, Napoli Pierro 1893. Il prof. <span class="smcap">Antonio D'Amato</span> in
+un articolo su «La leggenda della dimora di T. Tasso nel castello di
+Bisaccia» sostiene che l'infelice cantore della <i>Gerusalemme
+Liberata</i> non sia mai stato a Bisaccia. V. il n. 13-14 della
+«<i>Gazzetta Popolare</i>» di Avellino (a. XIV) del 23 luglio 1917.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_52_52" id="Footnote_52_52"></a><a href="#FNanchor_52_52"><span class="label">[52]</span></a> Il cav. Giuseppe Castelli, figlio della Luisa, già fidanzata del De Sanctis,
+innanzi ricordata.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_53_53" id="Footnote_53_53"></a><a href="#FNanchor_53_53"><span class="label">[53]</span></a> 7542 ab.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_54_54" id="Footnote_54_54"></a><a href="#FNanchor_54_54"><span class="label">[54]</span></a> Era infatti il sac. Pasquale Berrilli, inviso alla parte popolare di
+Calitri.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_55_55" id="Footnote_55_55"></a><a href="#FNanchor_55_55"><span class="label">[55]</span></a> I Berrilli, i Zampaglione e i Tozzoli sono le tre famiglie quasi feudali
+di Calitri.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_56_56" id="Footnote_56_56"></a><a href="#FNanchor_56_56"><span class="label">[56]</span></a> Questa lettera venne recapitata dal pro-sindaco del tempo, dott.
+chimico Antonio Capobianco, il quale chiese ed ottenne più tardi che il
+De Sanctis visitasse la sua Monteverde. In quell'occasione le accoglienze
+furono assai festose.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_57_57" id="Footnote_57_57"></a><a href="#FNanchor_57_57"><span class="label">[57]</span></a> Il cav. Giuseppe Nicola Berrilli.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_58_58" id="Footnote_58_58"></a><a href="#FNanchor_58_58"><span class="label">[58]</span></a> V. nota a pag. 53.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_59_59" id="Footnote_59_59"></a><a href="#FNanchor_59_59"><span class="label">[59]</span></a> Sansevero</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_60_60" id="Footnote_60_60"></a><a href="#FNanchor_60_60"><span class="label">[60]</span></a> Quando venne ripristinato il Collegio uninominale i Comuni di Teora,
+Conza, Sant'Andrea e la stessa Morra vennero aggregati al Collegio di
+S. Angelo dei Lombardi; e, in loro vece, vennero aggiunti al Collegio di
+Lacedonia, Castelbaronia, Trevico, S. Sossio Baronia, Carife, Vallata e
+San Nicola Baronia.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_61_61" id="Footnote_61_61"></a><a href="#FNanchor_61_61"><span class="label">[61]</span></a> Comune di 4021 ab.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_62_62" id="Footnote_62_62"></a><a href="#FNanchor_62_62"><span class="label">[62]</span></a> Il farmacista Raffaele Martucci.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_63_63" id="Footnote_63_63"></a><a href="#FNanchor_63_63"><span class="label">[63]</span></a> Il dott. Michelantonio Alvino.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_64_64" id="Footnote_64_64"></a><a href="#FNanchor_64_64"><span class="label">[64]</span></a> L'avv. Francesco Pennetta.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_65_65" id="Footnote_65_65"></a><a href="#FNanchor_65_65"><span class="label">[65]</span></a> V. n. pag. 65.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_66_66" id="Footnote_66_66"></a><a href="#FNanchor_66_66"><span class="label">[66]</span></a> L'avv. Francesco Pennetta, che fu pure l'oratore contrario.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_67_67" id="Footnote_67_67"></a><a href="#FNanchor_67_67"><span class="label">[67]</span></a> L'avv. Giovanni Soldi, uno dei più reputati penalisti del Foro di
+Avellino. Morì nel 1901, in Corte di Assise, mentre era al suo posto di
+difensore.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_68_68" id="Footnote_68_68"></a><a href="#FNanchor_68_68"><span class="label">[68]</span></a> Era questi l'attuale ex-sindaco cav. Giuseppe Miele di Amato, appartenente
+a distinta e patriottica famiglia, della quale basti ricordare
+l'arciprete Antonio Miele, già deputato di Lacedonia, l'avv. Camillo Miele
+e l'avv. Giuseppe Miele—tutti patrioti provati.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_69_69" id="Footnote_69_69"></a><a href="#FNanchor_69_69"><span class="label">[69]</span></a> Consorte in seconde nozze dello zio del De Sanctis, a nome Pietro
+De Sanctis.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_70_70" id="Footnote_70_70"></a><a href="#FNanchor_70_70"><span class="label">[70]</span></a> Letizia De Sanctis.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_71_71" id="Footnote_71_71"></a><a href="#FNanchor_71_71"><span class="label">[71]</span></a> Maria Agnese Manzi, della quale il De Sanctis parla lungamente nel
+volume <i>La Giovinezza</i>, edita a cura del Villari. Morì il 12 maggio
+1847.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_72_72" id="Footnote_72_72"></a><a href="#FNanchor_72_72"><span class="label">[72]</span></a> Alessandro De Sanctis, dottor di leggi, morì dopo di aver visto la
+luminosa carriera del suo diletto Ciccillo, che egli, vecchio
+<i>carbonaro</i>, prediligeva. Morì il 25 marzo 1874.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_73_73" id="Footnote_73_73"></a><a href="#FNanchor_73_73"><span class="label">[73]</span></a> La vorrebbero sorta al tempo dei Goti: è più probabile l'opinione
+che sia sorta ai tempi dei Longobardi. Fondatori furono Zurlo, Caracciolo,
+De Morra. Goffredo Morra, fatto principe di Morra nel 1664, vi stette fino
+all'abolizione dei feudi. Il detto Comune conta 2385 abitanti.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_74_74" id="Footnote_74_74"></a><a href="#FNanchor_74_74"><span class="label">[74]</span></a> Nel 1912, auspice l'Amministrazione Comunale presieduta dal commendatore
+Achille Molinari, venne collocata sulla facciata della casa, ove
+nacque il De Sanctis, una lapide marmorea. L'epigrafe, dettata da Giuseppe
+Ferrarelli, suona così:
+</p>
+<p class="center"><br />
+IN QUESTA CASA<br />
+NACQUE IL 28 MARZO 1827<br />
+FRANCESCO DE SANCTIS<br />
+MORÌ IN NAPOLI IL 29 DICEMBRE 1883<br />
+VISSE VITA IMMACOLATA<br />
+FU MAESTRO ED EDUCATORE IMPAREGGIABILE<br />
+POLITICO E MINISTRO SAPIENTE<br />
+E CREANDO LA NUOVA CRITICA<br />
+E LA NUOVA STORIA DELLA NOSTRA LETTERATURA<br />
+FU GLORIA IMMORTALE D'ITALIA<br />
+</p>
+<hr class="r5" />
+<p class="center">
+IL MUNICIPIO IL 22 AGOSTO 1912<br />
+</p>
+</div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_75_75" id="Footnote_75_75"></a><a href="#FNanchor_75_75"><span class="label">[75]</span></a> Casa della madre del De Sanctis.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_76_76" id="Footnote_76_76"></a><a href="#FNanchor_76_76"><span class="label">[76]</span></a> Nel 1896 venne collocato all'esterno del palazzo municipale un busto in
+bronzo in onore del De Sanctis, proposto dal comm. Achille Molinari poco
+dopo la morte del grande Critico, ed inaugurato nel 1896, sindaco il
+principe Goffredo Morra. Il busto è opera del benemerito Raffaele
+Belliazzi.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_77_77" id="Footnote_77_77"></a><a href="#FNanchor_77_77"><span class="label">[77]</span></a> Nella rivoluzione del 1820-21 la provincia di Avellino, o come allora
+si diceva di Principato Ultra, ebbe una parte notevolissima, poichè la
+<i>Carboneria</i> aveva profonde ramificazioni in tutti i Comuni.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_78_78" id="Footnote_78_78"></a><a href="#FNanchor_78_78"><span class="label">[78]</span></a> I germani Giuseppe e Pietro, inviati in esilio.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_79_79" id="Footnote_79_79"></a><a href="#FNanchor_79_79"><span class="label">[79]</span></a> Il De Sanctis accenna all'avv. Camillo Miele, di Andretta, uno dei
+più reputati avvocati del foro irpino e patriota provato. Il Miele faceva
+parte del <i>Comitato Elettorale della Sinistra</i>.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_80_80" id="Footnote_80_80"></a><a href="#FNanchor_80_80"><span class="label">[80]</span></a> Filippo Capone di Montella e Camillo Miele di Andretta, quest'ultimo
+eletto in luogo del De Sanctis, furono i Presidenti dei Comizi elettorali
+del Circondario di S. Angelo dei Lombardi. Per la verità bisogna dire
+che, essi, assistiti dal segretario Giovambattista Sepe, ebbero il
+coraggio di elevare un verbale di protesta contro il Borbone. E si noti
+che eravamo nel 1848!</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_81_81" id="Footnote_81_81"></a><a href="#FNanchor_81_81"><span class="label">[81]</span></a> Figlio di Pietro De Sanctis e cugino dell'autore.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_82_82" id="Footnote_82_82"></a><a href="#FNanchor_82_82"><span class="label">[82]</span></a> Moglie, in seconde nozze, di Pietro De Sanctis.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_83_83" id="Footnote_83_83"></a><a href="#FNanchor_83_83"><span class="label">[83]</span></a> Germano del De Sanctis. Nel 1848 andò volontario in Lombardia,
+sotto il comando del generale Pepe. Partecipò alla battaglia di Curtatone
+e fu tra i difensori di Venezia fino alla capitolazione. Tornato nel
+Regno, fu arrestato e prigioniero nel bagno di Brindisi 3 anni. Vito De
+Sanctis, defunto, è padre del cav. avv. Carlo De Sanctis, modesto per
+quanto degno nipote del grande Irpino.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_84_84" id="Footnote_84_84"></a><a href="#FNanchor_84_84"><span class="label">[84]</span></a> Il De Sanctis fu eletto consigliere provinciale per il mandamento
+di Andretta nel 1872, e tenne il mandato fino alla morte. Gli successe,
+dopo la morte, il comm. Achille Molinari. Attualmente il mandamento
+è rappresentato dall'on. Francesco Tedesco, presidente del Consiglio
+Provinciale.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_85_85" id="Footnote_85_85"></a><a href="#FNanchor_85_85"><span class="label">[85]</span></a> S. Angelo dei Lombardi, comune capoluogo, di Circondario, conta
+7343 ab. È anche sede di Tribunali. Si fa risalire la sua origine ai
+Longobardi.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_86_86" id="Footnote_86_86"></a><a href="#FNanchor_86_86"><span class="label">[86]</span></a> Saverio Corona, già competitore dell'on. Giuseppe Tozzoli nel 1870,
+nel Collegio di Lacedonia.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_87_87" id="Footnote_87_87"></a><a href="#FNanchor_87_87"><span class="label">[87]</span></a> Padre di Giovannantonio Cipriani già ricordato.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_88_88" id="Footnote_88_88"></a><a href="#FNanchor_88_88"><span class="label">[88]</span></a> L'avv. comm. Bernardo Natale.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_89_89" id="Footnote_89_89"></a><a href="#FNanchor_89_89"><span class="label">[89]</span></a> La Scuola Tecnica, diretta allora dall'ing. Maffio Ostermann, è risorta
+alcuni anni fa, per opera dell'avv. Natale, assunto di nuovo al
+sindacato.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_90_90" id="Footnote_90_90"></a><a href="#FNanchor_90_90"><span class="label">[90]</span></a> Accenna al Vescovo mons. Giuseppe Fanelli, vero patriota, insignito
+di parecchie onorificenze da Vittorio Emanuele II, di cui era amico
+personale.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_91_91" id="Footnote_91_91"></a><a href="#FNanchor_91_91"><span class="label">[91]</span></a> Accenna all'on. Michele Capozzi, che tranne il breve periodo di due
+anni in cui la presidenza venne retta da P. S. Mancini, fu costantemente
+presidente del Consiglio Provinciale di Avellino fino al 1907. Il Capozzi
+morì, ex deputato, il 1917.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_92_92" id="Footnote_92_92"></a><a href="#FNanchor_92_92"><span class="label">[92]</span></a> L'avv. Catello Solimene, amministratore molto retto del Comune di
+Avellino, per un periodo di circa 40 anni.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_93_93" id="Footnote_93_93"></a><a href="#FNanchor_93_93"><span class="label">[93]</span></a> Il sac. cav. Marino Molinari, concittadino del De Sanctis e fratello
+del comm. Achille Solimene, sindaco di Morra.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_94_94" id="Footnote_94_94"></a><a href="#FNanchor_94_94"><span class="label">[94]</span></a> È superfluo ricordare qui la grande opera patriottica di Lorenzo
+De Conciliis, chiamato da Garibaldi il <i>leone irpino</i>.
+</p>
+<p>
+Diremo soltanto che per suo merito il Parlamento Napoletano, su proposta
+del marchese Dragonetti, decretò che in Avellino dovesse sorgere
+il monumento alla Libertà.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_95_95" id="Footnote_95_95"></a><a href="#FNanchor_95_95"><span class="label">[95]</span></a> Si noti che il Comm. Capozzi era combattuto in Avellino precisamente
+da quel Serafino Soldi, che aspirava alla rappresentanza politica
+del Collegio di Lacedonia.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_96_96" id="Footnote_96_96"></a><a href="#FNanchor_96_96"><span class="label">[96]</span></a> Il Capozzi era allora Deputato di Atripalda e Presidente del Consiglio
+Provinciale di Avellino.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_97_97" id="Footnote_97_97"></a><a href="#FNanchor_97_97"><span class="label">[97]</span></a> Il sac. Molinari già ricordato innanzi.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_98_98" id="Footnote_98_98"></a><a href="#FNanchor_98_98"><span class="label">[98]</span></a> Il compianto cav. Antonio Capobianco—col fratello canonico primicerio
+Michele e col dott. Angelo Vella, pure defunti—fu uno dei più
+cari ed affezionati sostenitori del De Sanctis nel collegio di Lacedonia.
+V. pure le lettere del De Sanctis al cav. Antonio Capobianco nel <i>Volume
+per le onoranze a Francesco Torraca</i>, Napoli, Perrella, 1913.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_99_99" id="Footnote_99_99"></a><a href="#FNanchor_99_99"><span class="label">[99]</span></a> Era sindaco di quel tempo l'on. Francesco Masselli.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_100_100" id="Footnote_100_100"></a><a href="#FNanchor_100_100"><span class="label">[100]</span></a> Saverio Bizzarri, che in seguito ospitò varie volte il De-Sanctis in
+Lacedonia.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_101_101" id="Footnote_101_101"></a><a href="#FNanchor_101_101"><span class="label">[101]</span></a> Discorso pronunziato in Ariano, il giorno 8 novembre 1903, nella
+solenne inaugurazione dei busti innalzati alla memoria dei due grandi
+Irpini, De Sanctis e Mancini, per nobile iniziativa di un comitato di
+giovani.
+</p>
+<p>
+Dobbiamo alla cortesia del senatore Cocchia—amantissimo della nostra
+Irpinia—la pubblicazione di questo magistrale discorso.</p></div>
+
+<div class="footnote">
+
+<p><a name="Footnote_102_102" id="Footnote_102_102"></a><a href="#FNanchor_102_102"><span class="label">[102]</span></a> <span class="smcap">G. L. Capobianco</span>: <i>Francesco De Sanctis</i>, conferenza con prefazione
+di Giovanni Amellino—Avellino 1913.</p></div></div>
+
+<hr class="chap" />
+
+<div class="chapter"></div>
+<div class="transnote">
+<h2>Nota del Trascrittore</h2>
+
+<p>L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute,
+correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
+<br />
+Grafie alternative mantenute:</p>
+<ul>
+<li> sicchè/sicché</li>
+<li> Castel dell'Ovo/Castel dell'Uovo</li>
+<li> Aaaah/Aaaaah</li>
+<li> avversari/avversarî</li>
+<li> dalli/dàlli</li>
+<li> méta/meta</li>
+<li> piè/pie'</li>
+<li> studi/studî</li>
+</ul>
+<p>
+Altre correzioni:</p>
+<ul>
+<li> pag. 11 faceva sì [si] e no sul cavallo</li>
+<li> pag. 26 --Hai [Hai] letta la lettera</li>
+<li> pag. 30 Alle chiavi delle [della] posizioni</li>
+<li> pag. 43 tra molta folla plaudente, e [a] via.</li>
+<li> pag. 46 qualche episodio della sua [delle sue] vita.</li>
+<li> pag. 48 La conversazione [conversione] cominciò a languire</li>
+<li> pag. 98 La menzogna, il [Il] falso vedere foggiato</li>
+<li> pag. 102 E quando fu fatto un po' di silenzio, dissi [disse]</li>
+<li> pag. 107 uso ai maneggi [e gli affari,] e agli affari,</li>
+<li> pag. 125 Francesco De Sanctis [De-Sanctis]
+ varie volte il De Sanctis [De-Sanctis]</li>
+<li> pag. 128 il merito [marito] divenuto un titolo di esclusione</li>
+</ul>
+</div>
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Un viaggio elettorale, by Francesco De Sanctis
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN VIAGGIO ELETTORALE ***
+
+***** This file should be named 48333-h.htm or 48333-h.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/4/8/3/3/48333/
+
+Produced by Carlo Traverso, Leonardo Palladino and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions will
+be renamed.
+
+Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
+law means that no one owns a United States copyright in these works,
+so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
+States without permission and without paying copyright
+royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
+of this license, apply to copying and distributing Project
+Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
+concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
+and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
+specific permission. If you do not charge anything for copies of this
+eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
+for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
+performances and research. They may be modified and printed and given
+away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
+not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
+trademark license, especially commercial redistribution.
+
+START: FULL LICENSE
+
+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
+
+To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
+distribution of electronic works, by using or distributing this work
+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
+Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
+www.gutenberg.org/license.
+
+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
+Gutenberg-tm electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
+and accept all the terms of this license and intellectual property
+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
+the terms of this agreement, you must cease using and return or
+destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
+possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
+Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
+by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
+person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
+1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
+agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
+electronic works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
+Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
+of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
+works in the collection are in the public domain in the United
+States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
+United States and you are located in the United States, we do not
+claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
+displaying or creating derivative works based on the work as long as
+all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
+that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
+free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
+works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
+Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
+comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
+same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
+you share it without charge with others.
+
+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
+in a constant state of change. If you are outside the United States,
+check the laws of your country in addition to the terms of this
+agreement before downloading, copying, displaying, performing,
+distributing or creating derivative works based on this work or any
+other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
+representations concerning the copyright status of any work in any
+country outside the United States.
+
+1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
+
+1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
+immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
+prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
+on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
+phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
+performed, viewed, copied or distributed:
+
+ This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
+ most other parts of the world at no cost and with almost no
+ restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
+ under the terms of the Project Gutenberg License included with this
+ eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
+ United States, you'll have to check the laws of the country where you
+ are located before using this ebook.
+
+1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
+derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
+contain a notice indicating that it is posted with permission of the
+copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
+the United States without paying any fees or charges. If you are
+redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
+Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
+either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
+obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
+trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
+additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
+will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
+posted with the permission of the copyright holder found at the
+beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
+any word processing or hypertext form. However, if you provide access
+to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
+other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
+version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
+(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
+to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
+of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
+Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
+full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
+provided that
+
+* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
+ to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
+ agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
+ Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
+ within 60 days following each date on which you prepare (or are
+ legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
+ payments should be clearly marked as such and sent to the Project
+ Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
+ Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
+ Literary Archive Foundation."
+
+* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or destroy all
+ copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
+ all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
+ works.
+
+* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
+ any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
+ receipt of the work.
+
+* You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
+Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
+are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
+from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
+Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
+trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
+Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
+electronic works, and the medium on which they may be stored, may
+contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
+or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
+intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
+other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
+cannot be read by your equipment.
+
+1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium
+with your written explanation. The person or entity that provided you
+with the defective work may elect to provide a replacement copy in
+lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
+or entity providing it to you may choose to give you a second
+opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
+the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
+without further opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
+OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
+LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of
+damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
+violates the law of the state applicable to this agreement, the
+agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
+limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
+unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
+remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
+accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
+production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
+electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
+including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
+the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
+or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
+additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
+Defect you cause.
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of
+computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
+exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
+from people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
+generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
+Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
+www.gutenberg.org
+
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
+U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
+mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
+volunteers and employees are scattered throughout numerous
+locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
+Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
+date contact information can be found at the Foundation's web site and
+official page at www.gutenberg.org/contact
+
+For additional contact information:
+
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
+DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
+state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations. To
+donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
+Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
+freely shared with anyone. For forty years, he produced and
+distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
+volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
+the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
+necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
+edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search
+facility: www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
+
+
+</pre>
+
+</body>
+</html>
diff --git a/48333/48333-h/images/cover.jpg b/48333/48333-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..1863451 --- /dev/null +++ b/48333/48333-h/images/cover.jpg diff --git a/48333/48333-h/images/img0003.png b/48333/48333-h/images/img0003.png Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..9a81911 --- /dev/null +++ b/48333/48333-h/images/img0003.png |
