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-The Project Gutenberg EBook of Della illustrazione delle lingue antiche e
-moderne e principalmente dell'italiana, by Cesare Lucchesini
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org
-
-
-Title: Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana
- procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I
-
-Author: Cesare Lucchesini
-
-Release Date: February 13, 2014 [EBook #44893]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ILLUSTRAZIONE DELLE ***
-
-
-
-
-Produced by Giovanni Fini, Carlo Traverso and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- NOTE DEL TRASCRITTORE:
-
- Sono state adottate le seguenti convenzioni:
- -testo corsivo (italic): _testo_
- -testo grassetto (bold): =testo=
- -testo spaziato (gesperrt): ~testo~
- -traslitterazione dal greco: *testo*
-
-
-
-
- _DELLA ILLUSTRAZIONE_
- DELLE LINGUE ANTICHE, E MODERNE
- E PRINCIPALMENTE DELL'ITALIANA
- PROCURATA NEL SECOLO XVIII.
- ~DAGL'ITALIANI~
-
- ~_RAGIONAMENTO_
- STORICO, E CRITICO~
-
- =DI CESARE LUCCHESINI=
-
- _CONSIGLIERO DI STATO_
- DI S. M. L'INFANTA DUCHESSA DI LUCCA
-
- DELLA LINGUA ITALIANA
- E DELLE ALTRE LINGUE MODERNE
- ~D'EUROPA~
-
- _PARTE I._
-
- ~LUCCA~
-
- PRESSO
- FRANCESCO BARONI STAMPATORE REALE
-
- _MDCCCXIX._
-
- _Ut in magna silva boni venatoris est, indagantem feras quam plurima
- capere, nec cuiquam culpae fuit non omnes cepisse, ita nobis satis
- abundeque est tam diffusae materiae, quam suscepimus, maximam partem
- tradidisse._
-
- Column. de Re Rust. Lib. V. Cap. I.
-
-
-
-
- ~PARTE~ I.
-
- _Della lingua Italiana, e dell'altre
- lingue moderne d'Europa._
-
-
-
-
- _INTRODUZIONE_.
-
-
-L'Italia, che all'altre nazioni dette l'esempio, ed aprì la strada a
-scuotere il giogo della barbarie, e dell'ignoranza, non cessò mai dopo
-quell'epoca di somministrare uomini chiarissimi in ogni scienza in
-ogni arte in ogni disciplina. Le parti tutte de' sacri studj, e de'
-filosofici, le scienze naturali e le matematiche, la giurisprudenza,
-la storia con tutto ciò che da lei dipende o serve a rischiararla,
-l'eloquenza, la poesia, le lingue straniere, e la nativa, tutto
-in somma ebbe fra noi coltivatori diligenti, e felici, che a se
-procacciarono, non meno che alla Patria, gloria immortale. Divisa
-in piccoli stati fra lor discordi fu debole, e quindi rimase preda
-dell'armi straniere; ma gli stessi suoi vincitori mentre ne esaltavano
-la dolcezza del clima, e la fecondità del suolo, o ne involavano le
-ricchezze, ammiravano la dottrina, e l'ingegno de' suoi abitatori.
-Laonde a' nostri maggiori ne' secoli XV. e XVI. si può applicare ciò
-che della Grecia disse Orazio in quei notissimi versi _Graecia capta
-ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio._
-
-Nè dall'età precedenti fu degenere quella a noi più vicina, voglio
-dire il Secolo XVIII. La memoria di tanti uomini insigni, che esso ha
-prodotti, e di tante opere classiche, che in esso han veduta la luce,
-è tuttora così recente e viva, che quest'asserzione mia non abbisogna
-di prove. Pure ad onor dell'Italia, sarebbe a desiderarsi, che non so
-bene se dica modestia o timore non avesse distolto l'egregio storico
-dell'Italiana letteratura dall'estendere ancora a questo le sue fatiche.
-
-Il supplire al silenzio del Tiraboschi appartiene agli uomini eruditi,
-de' quali abbonda I'Italia, ed io sarò lietissimo, se le mie parole
-ad alcuno di loro serviranno d'eccitamento per farlo. Prendendo però
-a descrivere ciò che dagl'Italiani si è operato nel Secolo XVIII.
-intorno al coltivamento delle lingue antiche e moderne e della natìa
-principalmente non intendo di percorrere sì fatto arringo, nè pure in
-parte. Ho voluto piuttosto adoperarmi di rendere all'Italia una gloria,
-che da alcuni pure si vorrebbe torle. Si concede, che essa abbia poeti
-famosi, e buoni storici e chiari oratori: non le si nega molta lode
-nelle scienze sacre e nelle profane; e molto plauso si fa a' suoi
-antiquarj. Ma per ciò che spetta alle lingue, che chiamano dotte, par
-che da alcuni si accusino i nostri d'averne alquanto trascurato lo
-studio. Quindi ho reputato, che debba riuscir non inutile l'esaminar
-alquanto, se questa accusa sia giusta, o almeno fino a qual segno
-possa apparir tale. Ma più grave rimprovero meriterebbono, se avendo
-pur coltivate le lingue straniere avesser poi trascurata la propria. E
-sebbene di ciò niuno ci accagioni, pure mi è grato il ricordare coloro,
-che al coltivamento della propria lingua hanno data opera diligente,
-e coi precetti o coll'esempio hanno porto altrui eccitamento per
-farlo. Il quale eccitamento io credo, che rendersi debba vie maggiore,
-richiamando appunto alla memoria le utili fatiche da tanti Scrittori
-chiarissimi sostenute per l'illustrazione della stessa lingua.
-
-Io confesso, che a trattar degnamente il mio argomento mancano a me
-parecchi ajuti necessarj, e quelli principalmente dell'erudizione e
-dell'ingegno per richiamarmi alla mente le cose fatte dagl'Italiani,
-e darne retto giudizio. Mi mancano altresì molti libri, senza il
-soccorso de' quali mal si possono intraprendere sì fatte trattazioni.
-Il piacere però, che tutti provano in rammentare le glorie della
-patria mi ha fatto dimenticare la debolezza delle mie forze, e mi sono
-accinto alla impresa. Comincerò dal parlare della Lingua Italiana
-ch'esser deve lo scopo principale del mio ragionamento, e a questa
-succederanno, come appendice, le altre moderne lingue d'Europa. Passerò
-poi alle antiche ed a quelle che chiamano _esotiche_, sì antiche, che
-moderne. Non pretendo però di noverare tutti coloro, che in questo
-genere scrivendo sono degni di qualche lode, ma ne tralascerò molti per
-non diffondermi troppo, e stringerò il mio discorso agli uomini più
-illustri, ricordandomi di quel detto di Columella, che ho scelto per
-epigrafe: _ut in magna silva boni venatoris est, indagantem feras quam
-plurimas capere, nec cuiquam culpae fuit non omnes cepisse, ita nobis
-satis abundeque est tam diffusae materiae, quam suscepimus, maximam
-partem tradidisse_.[1] Potrei forse passare sotto silenzio ancora più,
-e diversi Scrittori, le opinioni e le opere de' quali condanno. Siccome
-però essi hanno ottenuto qualche plauso e forse tuttora l'ottengono da
-alcuni, perciò ho creduto non doverli dimenticare.
-
-Debbo finalmente avvertire, che fra gl'Italiani porrò ancora quegli
-stranieri, che in Italia menarono una gran parte della loro vita, e
-molto più se di quì trassero i mezzi per coltivare i loro studj, e
-scrivere le opere loro. Così fecero i dotti Maurini autori della storia
-letteraria della Francia; così il dottissimo Tiraboschi nella storia
-della letteratura Italiana.
-
-
-
-
- _Dell'origine e dei caratteri
- delle moderne lingue d'Europa._
-
- ~CAPO~ I.
-
-
-Il chiarissimo Sig. Ab. Denina autor fecondo di molti libri ha scritto
-alcune dissertazioni su l'origine, le differenze, e i caratteri delle
-moderne lingue d'Europa, che si leggono negli Atti dell'Accademia
-delle scienze e belle lettere di Berlino, e in parte ancora stampate
-separatamente.[2] A me rincresce di non avere quest'opera e di non aver
-lette che sole tre delle sue molte dissertazioni, e sono quelle, che
-discorrono le cause della differenza delle lingue, e dell'origine della
-lingua Tedesca.
-
-A tre classi egli riduce le cause delle differenze, che si osservano
-tra le lingue figlie di una stessa madre; cioè fisiche, morali, e
-miste. Causa fisica è per lui la diversità della pronunzia. I popoli
-barbari, che invaser l'Italia furon costretti d'avvezzarsi alla lingua
-latina; ma per quella difficoltà, che si prova da prima nell'intender
-bene o bene esprimer qualche voce straniera, ora cambiarono qualche
-vocale o qualche consonante, ora tolsero, o aggiunsero qualche lettera
-o sillaba in principio in mezzo o in fine. Ora l'alterazione in questa
-guisa fatta a una lingua si chiama fisica dal Signor Denina, perchè
-egli derivata la crede dal clima o dalla organizzazione de' nuovi
-abitanti. Ma io dubito, che volendo questo scrittore comparir filosofo
-sottile e profondo abbia traviato dal retto sentiero della verità. In
-fatti io non so bene qual sia il clima che ama una vocale piuttosto che
-un altra e fa accorciar le parole di qualche sillaba. Nè vedo pure come
-una certa conformazione di muscoli o di nervi o di non so che altro
-possa produr questo. E son d'avviso che se nel cuore della Svezia o
-della Danimarca o della Germania si trasferisse una colonia toscana o
-lombarda, e a questa si consegnasse qualche fanciullo appena nato di
-padri Svezzesi o Danesi o Tedeschi, son d'avviso io dissi, che egli
-si avvezzerebbe alla lingua di que' coloni nè la difformerebbe con
-accorciamenti o mutazioni, e pure il clima sarebbe diverso dal Toscano
-e dal Lombardo, e tal sarebbe la sua organizzazione qual l'avrebbe
-sortita nascendo. Il solo uso lunghissimo e costante forma la pronunzia
-e quei barbari giunti in Italia alterarono la lingua latina non pel
-clima, in cui eran nati, non per la naturale organizzazion loro, ma per
-la lingua alla quale eran avvezzi. Non giudico necessario d'illustrare
-la mia obiezione con maggiori argomenti, e senza più passo alle cause,
-che l'autore chiama morali, e sono le seguenti. 1. Alcuni nomi imposti
-alle cose hanno origine dai paesi, da' quali queste si traevano, come
-_Arazzi_ dalla città d'Aras, _guanti_ in Francese _gands_ da Gand
-nella Fiandra[3]. 2. Altre voci provengono da una specie d'ironia, per
-cui significano l'opposto di ciò che dovrebbero significare, onde in
-Francese _phoebus_ e _galimathias_ indicano un cattivo stile. 3. Le
-cose stesse sono chiamate diversamente in diversi luoghi secondo gli
-aspetti diversi, sotto i quali esse possono esser considerate: così
-la cosa stessa si chiama in Italiano _posata da porre, o posare_ e
-_couvert_ in Francese da _couvrir_. 4. La stessa voce, o almeno simile,
-in diverse lingue significa diverse cose, perchè queste si possono
-considerare sotto il medesimo aspetto, e reca per esempio la voce
-_brod_ la quale[4] significava nutrimento in generale, e _brodo_ in
-Italiano vuoi dire una certa bevanda, e in Tedesco _pane_. Alcune però
-di queste son tenui mutazioni delle lingue già formate, non di quelle
-che nascono; laonde non tendono al vero scopo della dissertazione cui
-l'autore non sempre ha avuto in mira. Egli ha dimenticato altresì
-una parte di quello che aveva promesso. Perchè in principio oltre
-alle cause da lui chiamate fisiche e morali avendo indicate ancor
-le miste, di queste poi non ha fatto parola. Alla dissertazione
-aggiunse un supplimento, che non rimedia a questo difetto, e solamente
-rischiara alquanto le cose già dette, recando l'etimologia di parecchie
-voci. Ma se alcune di queste etimologie sono commendabili per una
-certa spontanea naturalezza, che si concilia la persuasione altrui,
-o per acutezza d'ingegno, con cui son derivate non senza molta
-verisimiglianza, altre ve n'ha troppo forzate. Tali a cagion d'esempio
-sono quelle di _Kein_ (che in Tedesco significa nessuno) da *ouch hen*;
-di _von_ (_da proposizione nella stessa Lingua_) da *aph hôn*; e più
-altre.
-
-L'accusa medesima vuolsi dare alle due dissertazioni _sull'origine
-della lingua Alemanna, e sull'origine comune delle lingue Alemanna,
-Schiavona, o Polacca, e Latina, e su quella dell'Italiana_. Il Signor
-Denina è sollecito di mostrare la somiglianza, che queste lingue hanno
-colla Greca, nella qual cosa più altri Scrittori l'hanno preceduto, e
-seguitato. La trova egli 1. in alcune voci per mezzo dell'etimologia,
-di che ho già detto abbastanza: 2. nella terminazione dell'infinito,
-che in Tedesco è in _en_ e in Greco in *ein*; e in alcuni dialetti
-in *ên* o in *men*. 3. in quell'aumento della sillaba _ge_, che in
-Tedesco prende il tempo preterito. E giudica questo aumento simile
-alla reduplicazione de' Greci, e dice: _il est vrai que les Allemands
-s'eloignent un peu de la pratique des Orientaux: car au lieu de
-redoubler les consonnes initiales des verbes ils leur ont substituè
-le g peut être parceque cela étoit plus facile, mais il n'est pas
-douteux que cela ne soit venu des langages de l'Asie mineure d'ou
-est sortie la grecque, et que ce redoublement ne se soit affoibli ou
-perdu en s'avançant vers le Nord et en s'eloignant de sa source_. Il
-_ge_ aggiunto nella lingua Tedesca al tempo preterito è una particela
-inseparabile, di cui s'ignora adesso il significato, ma certamente
-nell'antico Teutonico, significava qualche cosa. Si vede anche ora,
-che in alcune voci composte indica moltiplicità, unione di cose, onde
-per esempio da _mein_ mio, si fa _gemein_ comune, da _balken_ trave
-si fa _gebalke_ le travi del tetto. Io non so, se ancora in altro
-senso si usasse, e come o perchè si adoperasse per indicare il tempo
-preterito; ma nell'ignoranza stessa in cui siamo intorno a ciò parmi,
-che si possa asserir con certezza, che niuna somiglianza ha quella
-particola colla _reduplicazione_ de' Greci. Questa non è una particola
-o preposizione inseparabile, ma un aumento, di cui non è nota l'origine
-e il motivo; laonde è diversa essenzialmente, l'aggiunta adoperata dai
-Tedeschi da quella dei Greci. Arroge a ciò, che la _reduplicazione_ de'
-secondi forse non era usata nei tempi più remoti, come dubitano alcuni
-solenni Grammatici, osservandosi, che nel dialetto Jonico non rare
-volte si tralascia.[5] Or supponendo, che una colonia Greca, passasse
-a popolare il paese, che poi si chiamò Germania, questo avvenimento
-esser deve antichissimo, giacchè niuna storia ne fa menzione; quindi
-non poteva essa recare in quelle terre l'uso della reduplicazione, e
-recarvelo in modo, che sempre si adoperi, ove il verbo non sia composto
-con una particella inseparabile, mentre nella Grecia essa non era anche
-introdotta, e in tempi assai posteriori l'uso non ne era così costante
-e universale.
-
-Checchè sia di questo non si può dubitare, che qualche somiglianza non
-si scorga fra la lingua Tedesca, e la Greca: ma questa somiglianza
-non conduce il Sig. Denina a credere, che la prima sia figlia della
-seconda, e piuttosto vorrebbe, che amendue provenissero da una
-madre comune. Questa dirsi potrebbe la Scitica, ove si prestasse
-fede alle ingegnose ipotesi del Bailly del Court de Gebelin, del
-Wachter, dell'Ihre, ed altri. L'Accademico di Berlino però rigettando
-quell'opinione arbitraria ama meglio di ricorrere alla lingua de'
-Traci o dei Frigi, ma a me non pare, che il suo avviso sia più fondato
-del primo. Altre osservazioni domanderebbero le altre dissertazioni,
-non giudico però necessario di trattenermi più a lungo intorno ad un
-autore, dotto certamente e rispettabile, ma che in questo argomento, se
-non erro, troppo ha seguito congetture non sempre felici.
-
-NOTE:
-
-[1] Colum. de R. R. Lib. 5. Cap. 1.
-
-[2] Ecco i titoli delle sue dissertazioni giunte a mia notizia, delle
-quali però ho potuto leggere le prime tre solamente. Nelle memorie
-dell'Accademia di Berlino pel 1783. _Sur les causes de la différence
-des langues_. _Sur l'origine de la langue Allemande_. _Nel_ 1785.
-_Supplement aux mémoires sur les causes ec. Sur le caractère des
-langues, et particulièrement des modernes_. _Nel_ 1788. _Sur la
-langue celtique, et celles qu'on pretend en autre sorties. Suite des
-observations sur la différence des langues et leur origine_. _Nel_
-1794. _e_ 1795. _Sur l'origine grecque esclavonne et teutonique de
-la langue latine_. _Sur l'origine véritable de la langue Italienne,
-sur l'origine de la langue Françoise et Espagnole_. _Sur l'origine de
-la langue Angloise_. Il Denina poi stampò _la Clef des langues, ou
-Considerations sur l'origine et la formations des langues, à Berlin,
-chez Quien_, 1803. T. 3. in cui si vedono ripetute le cose dette in
-quelle dissertazioni coll'aggiunta di nuove considerazioni.
-
-[3] Tutti sanno che in Francese si scrive _gants_ non _gands_. Se il
-Signor Denina avesse guardato il Du Cange alle voci _Wantus_, _Wanto_,
-_Gvvantus_, _Guantus_ avrebbe veduto che queste voci erano usate ne'
-Secoli barbari almeno fino dal principio del Secolo nono, e perciò
-molto prima della vantata fabbrica di Gand. In Francia si chiamavano
-_Wans_ come si ha da una carta del 1172. citata ivi, e alla v.
-_chirothecæ_. Questa voce proviene forse dall'antica lingua Teutonica.
-
-[4] Non so donde egli tragga questa notizia. Forse perchè *brôskô*
-in Greco significa _comedo_? Ma bisognava prima provare che le
-lingue Settentrionali vengano dalla Greca, il che non si può
-provare, quantunque si abbiano in quello non poche voci simili alle
-corrispondenti voci di questa. Cominciando da Sigismondo Gelenio,
-che nel 1543. stampò in Basilea il suo _Lexicon Symphonum_ delle
-lingue Latina, Tedesca, Greca, e Schiavona molti hanno scritto della
-somiglianza di quelle lingue colla Greca, ma niuna reale e ben fondata
-conseguenza sulla origine loro si è fino ad ora a mio giudizio ricavata
-da tanta erudite fatiche.
-
-[5] V. _Lennep. Prel. de Anal. Ling. Gr. Cap._ 5. ed ivi lo Scheid.
-
-
-
-
- _Dell'origine della lingua
- Italiana._
-
- ~CAPO~ II.
-
-
-Fu già questione lungo tempo agitata fino dai secoli trapassati qual
-sia l'origine della lingua Italiana. Leonardo Aretino, il Cardinal
-Bembo, Celso Cittadini, ed altri autori trattarono questo argomento,
-ma non lo fecero in modo, che togliessero ai posteri l'adito a
-disputare novellamente. Ne scrissero nel Secolo decimottavo il P. D.
-Angelo della Noce,[6] Uberto Benvoglienti,[7] e il Quadrio,[8] ma lo
-fecero sì scarsamente, che io contento d'averli sol nominati passerò
-tosto a far parola del Marchese Maffei, del Muratori, del Fontanini, e
-del Tiraboschi, i quali con maggior copia d'erudizione, ed accuratezza
-esaminarono sì fatta questione.
-
-Il Maffei dopo aver detto nella _scienza cavalleresca_,[9] che
-l'Italia per l'invasione dei Barbari cambiò la lingua, e i nomi degli
-uomini e dei paesi, nella _Verona illustrata_[10] mutò opinione, e
-sostenne, che la lingua Italiana provenne _dall'abbandonar del tutto
-nel favellare la Latina nobile, gramaticale, e corretta, e dal porre
-in uso la plebea, scorretta, e mal pronunziata_. Confermò egli la
-sua asserzione pretendendo, che de' conquistatori dell'Italia pochi
-ne rimanessero, nè potessero perciò alterare la lingua del Paese. La
-confermò osservando, che la lingua de' Longobardi e degli altri popoli,
-che inondaron l'Italia e la soggiogarono era aspra per molte consonanti
-e dal mischiamento di queste non poteva derivarne una nuova, in cui le
-vocali avessero tanta parte, come è la nostra. La confermò adducendo
-parecchie voci Latine, come _testa per caput_, _caballus, e caballinus
-per equus, ed equinus_, _laetamen per fimus_, _nanus per pumilio_,
-_tonus per tonitru_, _bramosus per cupidus_, e simili, che ora sono
-Italiane. La confermò ricordando le aferesi, le sincopi, e le apocopi,
-o vogliam dire gli accorciamenti di lettere, e di sillabe in principio,
-in mezzo, e in fine usati dai Latini assai volte e i cambiamenti delle
-lettere affini. E finalmente per tacere d'altri argomenti la confermò
-dicendo che anche l'uso del verbo ausiliare _avere_, il quale si
-crede passato a noi dalla Germania, fu prima presso i Latini, e ne
-reca alcuni esempj, ed assai più ne accenna il Signor Abate Denina
-in due luoghi delle sue dissertazioni testè citate. Ma è falso, che
-pochi avanzi dei Longobardi, e degli altri invasori rimanessero quì,
-come dimostra il Muratori, che anzi furono moltissimi, e questi
-avendo in mano le redini del governo, e le dignità tutte occupando
-ecclesiastiche, e civili recarono necessariamente una mutazion grande
-alla lingua. Falso è che dalle lingue di questi popoli aspre per molte
-consonanti, e dalla Latina nascere non potesse la nostra dolcissima.
-La lingua latina non ha maggior copia di consonanti dell'Italiana
-se non nelle terminazioni. Ora queste essendo diverse secondo le
-modificazioni de' nomi, e de' verbi chi ignora la lingua tralascia
-facilmente quelle desinenze varie secondo i diversi casi, e perciò
-appunto difficili a ricordarsi. Bisognerebbe svolgere maggiormente
-quest'asserzione, ma io non posso arrestarmi a lungo ad ogni passo,
-e debbo continuare l'intrapreso cammino. Non giova poi l'addurre le
-parole e gli accorciamenti, che il Maffei adduce, perchè volendosi che
-la nuova lingua sia un alterazione della Latina debbono in quella esser
-rimaste tracce moltissime di questa. Quindi ammettere si potrebbe
-ancora, che l'uso del verbo ausiliare _avere_ venga dal Latino, nè per
-ciò l'opinion sua avrebbe maggior forza. Vuolsi però riflettere, che i
-Latini rarissime volte l'adoperarono, e noi siamo costretti d'usarlo
-continuamente avendo i nostri verbi più e diversi tempi ne' quali esso
-è necessario, siccome appunto avviene nella lingua Tedesca, la quale
-l'adopera ne' tempi medesimi, in cui noi pur l'adoperiamo.
-
-Ma il Muratori raccogliendo maggior copia d'antichi monumenti, e più
-minutamente esaminandoli sostenne un'opinione diversa, e più probabile.
-L'ignoranza, nella quale cadde miseramente l'Italia per la venuta de'
-popoli barbari, fece dimenticar le regole della lingua Latina, di modo
-che nè la sintassi, nè le desinenze de' varj casi ne' nomi, o delle
-persone nei varj tempi e modi de' verbi più si osservarono. Si aggiunse
-gran numero di voci nuove tratte dagl'idiomi de' conquistatori, e
-certe proprietà di questi, come l'uso del verbo ausiliare avere, e
-dell'articolo. Del primo ho parlato pur ora; e del secondo parlerò
-adesso brevemente. L'articolo forse derivò a noi dall'antica lingua
-Teutonica, e fu da prima un accorciamento del Latino pronome _ille_. Si
-disse prima _illo Caballo_, _illa hasta_, _illae foeminae_, e poi _il,
-o lo Caballo_, _la asta_, _le femine_.
-
-Nelle Litanie del 790. pubblicate dal Mabillon in _Analect._ si legge
-_Adriano Summo Pontefice, et universale Papa. Redemptor Mundi, tu
-lo_ (_illo_ cioè _illum_) _juva_, e appresso, tu _los_ (_illos_)
-_juva_. In un diploma di Carlo Magno dell'808.[11] si legge: _inde
-percurrente in la Vegiola, ex alia vero parte_ de la _Vegiola_ ec. E
-nelle formole di Marcolfo Lib. 1. Cap. 17. _Sicut constat antedicta
-Villa ab ipso Principe_ lui _fuisse concessa_, dove _lui_ secondo
-alcuni viene da _illui_ che nel lor Latino avranno detto per _illi_,
-o secondo il Menagio da _illius_.[12] Aggiunge finalmente il Muratori
-a confermazione della sua opinione una lunga serie di voci, che
-provengono dalla Germania, la quale si accrescerebbe di molto, se
-le antiche lingue degl'invasori d'Italia fossero più conosciute. Il
-commercio poi, e le crociate trassero a noi dagli Arabi alcune parole,
-ed appartengono ad arti, come _Alchimia_, _caraffa_, _lambicco_, ec.
-o a mercatura come _canfora_, _cremesi_, _lacca_ ec. o a milizia come
-_Alfiere_, _Tamburo_ ec. Molte ne dette la Provenza per lo studio, che
-in Italia si fece della Poesia Provenzale, ed alcune la Spagna.[13]
-
-L'avviso del Muratori riguarda l'origin prima della lingua, e in ciò
-fu seguitato dal Fontanini[14] dal Bettinelli[15] dal Tiraboschi.[16]
-Ma vuolsi passare innanzi, ed indagare donde a lei derivò altra ricca
-messe di parole, e di modi di dire. Ciò avvenne per la poesia; onde
-dell'origine della nostra poesia vuolsi tenere ragionamento, e di
-coloro che nel passato secolo questa parte della storia dell'Italiana
-letteratura presero ad esaminare. La poesia Italiana diversa è dalla
-Greca e dalla Latina, perchè queste fanno consistere i versi in un
-certo numero di piedi composti di sillabe lunghe, e brevi secondo
-certe leggi, e la nostra li fa consistere solamente in un certo numero
-di sillabe con certi accenti posti in luoghi determinati secondo la
-diversa qualità de' versi, e nella rima. Dico anche la _rima_, perchè
-ne' primi tempi non v'era fra noi poesia che ne mancasse. Dell'uso
-della rima presso i Latini ne' tempi antichi, e ne' secoli barbari, e
-dei versi regolati non dai piedi ma dal numero delle sillabe, parla a
-lungo il Muratori;[17] ma le sue erudite osservazioni tralascerò io di
-ricordare, come quelle che aliene sono dal mio argomento. I primi a
-poetare fra gl'Italiani furono i Siciliani secondo il Petrarca.
-
-_Ecco i due Guidi che già furo in prezzo Onesto Bolognese, e i
-Siciliani Che fur già primi, e quivi eran da sezzo_[18]
-
-Ma i Siciliani imitarono i Provenzali secondo il Crescimbeni,[19] il
-Fontanini[20], ed altri. Il Muratori però non mostrò d'esser persuaso
-abbastanza da questa opinione, ed oppose le parole citate dell'epistole
-familiari del Petrarca, dalle quali a lui parve potersi dedurre, che
-i Siciliani fossero stati i primi a prendere questa maniera di far
-versi da' Latini, e dai Greci. Il Tiraboschi riconobbe anteriorità ne'
-Poeti Provenzali, ma dell'obiezione del Muratori non fece parola. A me
-sembra però, che il Petrarca voglia in quel luogo indicare l'origine
-più remota della rima, (che è il Lazio, e la Grecia certamente), e
-la nazione che in Italia precedette l'altre nel far versi, la quale
-è la Siciliana, senza volere poi indagare, se i Siciliani in ciò
-abbiano imitati i Provenzali. Diciamo dunque co' mentovati scrittori
-essere probabilmente l'Italiana Poesia derivata dalla Provenzale, ed
-avere avuto il suo nascimento in Sicilia alla metà del secolo XII. o
-poco dopo. Se poi la Provenzale provenga dall'Araba, come sospetta
-il dottissimo Padre Andres[21] non è di questo luogo l'esaminarlo.
-Quindi venne un aumento non piccolo di voci, e di modi di dire alla
-nostra lingua. Lo negò il Muratori[22] secondando troppo il desiderio
-di contradire il Fontanini, ma per assicurarsi di questa verità basta
-volgere uno sguardo al Vocabolario della Crusca, alla Crusca Provenzale
-del Bastero, alle Lettere di Fra Guittone, ed agli altri Poeti del
-Secolo decimoterzo.
-
-NOTE:
-
-[6] Nelle note alla Cronica Cassinense di Leone Vescovo d'Ostia.
-
-[7] _Storia della Lingua Italiana_ ricavata dalle Miscellanee, e
-Lettere M. SS. nelle _Delizie degli Erud. Tosc._ del P. Ildefonso T. 2.
-p. 226.
-
-[8] _Storia della Poesia_ T. 1. p. 41.
-
-[9] Lib. 2. Cap. 1. T. 13. p. 143. La stessa opinione tennero il
-Gravina, _della Rag. Poet._ Lib. 2. e il Quadrio _Stor. e Rag. d'ogni
-Poes._ Lib. 1. Dist. 1. Cap. 2.
-
-[10] P. 1. Lib. 11. Op. T. 5. p. 214.
-
-[11] _Campi Stor. Eccl. di Piac._ T. 1.
-
-[12] Quindi si vede, che l'Articolo Italiano in origine non è che il
-pronome _ille_ alterato per corruzione di lingua, a cui si aggiunge
-una proposizione ne' casi obliqui, cioè _del_, o _dello_ viene da _de
-ille_; _al, o allo_ da _ad illo_ in Latino barbaro per _ad illum_;
-_dal, o allo_ da _de illo_. Or l'articolo Germanico viene anch'esso dal
-pronome _quello_
-
- Articolo. Pronome.
- N. der der
- G. des dessen
- D. dem dem
- A. den den ec.
-
-[13] Non parlo di quelle, che il dominio degli Spagnoli introdusse
-fra noi alla fine del Secolo XVI. e nel XVII. le quali appartengono
-all'accrescimento non all'origine della lingua, della quale si tratta
-quì. Alcune antiche voci Italiane derivate dallo Spagnolo sono
-accennate dal Gigli nel Vocab. Cateriniano.
-
-[14] Elog. Ital.
-
-[15] Risorg. d'Ital.
-
-[16] Stor. della Lett. Ital.
-
-[17] Antiq. Med. Ev. Diss. 40.
-
-[18] Trionf. d'Am. C. 4. e più chiaramente in _Præf. ad Ep. fam. Quod
-genus apud Siculos_ (_ut fama est_) _non multis ante sæculis renatum,
-brevi per omnem Italiam ac longius manavit, apud Græcorum olim ac
-Latinorum vetustissimos celebratum; siquidem et Romanos vulgares
-rythmico tantum carmine uti solitos accepimus._
-
-[19] _Coment. intorno alla Storia della Volg. Poes._ T. 1. Cap. 2.
-
-[20] _Elog. Ital. Cap._ 7. _e segg._ Si veda anche il Quadrio, _Stor.
-e Rag. d'ogni Poes._ il Tiraboschi _Stor. della Lett. Ital._ il
-Bettinelli _Risorgim. d'Ital._
-
-[21] _Orig. ec. d'ogni Lett._ T. 1. _Cap._ 11. p. 297. e segg.
-
-[22] Luog. cit.
-
-
-
-
- _Dei pregj della Lingua
- Italiana._
-
- ~CAPO~ III.
-
-
-Ma tempo è ormai che lasciamo la nostra lingua nascente, e la
-osserviamo adulta considerandone i pregj. Di questi ha scritto il
-Signore Napione[23] e lo ha fatto in modo, che ogni leggitore dee
-rimaner dubbioso, se debba in lui commendar più la dottrina, che è
-grandissima, o le belle qualità del cuore, che alla sua dottrina non
-sono inferiori. Certo è che mentre egli si mostra amantissimo della
-patria, e dell'Italia, e cerca di promuoverne la gloria, espone i pregj
-di nostra lingua, e accenna come si possa e convenga diffonderne l'uso
-fra le gentili e colte persone di tutta Italia. Colla ragione adunque,
-e colla testimonianza de' più celebrati scrittori delle straniere
-nazioni ne mostra i pregj, e ribatte le meschine obiezioni, che fece
-già il P. Bouhours, e pochi altri prima, e dopo di lui. E siccome uno
-de' principali suoi pregj a confessione di tutti è l'armonìa, da che
-ne viene, che essa abbia una facilità grandissima per esprimere ciò,
-che si chiama armonìa imitativa, non debbo quì tacere, che il Signor
-Cesarotti avendo asserito nel suo _saggio_, che tutte le lingue si
-prestano ad un'armonìa imitativa, ne' rischiaramenti apologetici poi
-disse, che l'armonìa imitativa si trova in una lingua, quando essa
-sia tanto armonica _quanto il comporta la sua struttura e il rapporto
-tra gli oggetti e i suoni della detta lingua_[24]. Queste parole però
-ristringono tanto la proposizione, che non le lasciano più luogo di
-comparire. Io dubito molto, che scrivendo il _saggio_ egli non avesse
-nell'animo tanta restrizione, che se l'avesse avuta par probabile,
-che avrebbe giudicato inutile d'esporla. Segue poi dicendo non
-esser cosa agevole nè sicura di giudicar dell'armonìa di una lingua
-straniera; il che ognuno gli concederà generalmente parlando. Egli
-però dovrà concedere altresì, che talvolta vi sono almeno due mezzi
-per rendere agevole e sicuro questo giudizio. Il primo è quando più
-e diverse nazioni antepongono l'armonìa di una lingua straniera a
-quella della propria: il secondo quando più e diverse nazioni, mentre
-lodano l'armonìa della propria lingua, fra quelle poi che ad essa
-sono straniere si uniscono tutte o quasi tutte a dar la preferenza ad
-una. E tale è il caso della lingua Italiana. Finalmente contro coloro
-i quali opinano le lingue de' paesi freddi dover essere più aspre
-oppone il Sig. Cesarotti l'opinione dell'Ab. Denina, il quale disse
-la Svezzese esser più dolce della Tedesca, e tanto esser più dolce
-quanto più si estende verso il settentrione, la Polacca esser piacevole
-ad udirsi, e la Russa accostarsi più d'ogni altra alla soavità della
-Greca. Io non credo, che l'opinione intorno all'asprezza delle lingue
-settentrionali sia vera, ma certo non è l'autorità dell'Ab. Denina, che
-mi muove punto a crederla falsa. Egli non ha dato prove di saper molto
-la lingua Tedesca, benchè abbia dimorato qualche anno in Germania, ed
-è permesso di dubitare che non sia più dotto nella Svezzese, Polacca,
-e Russa. Sentii un giorno cantare una canzonetta Polacca dal Principe
-Poniatovvski, e quando egli si fu rimasto dal cantare gli dissi, che
-la sua lingua mi pareva molto dolce. Egli però mi rispose, che quella
-dolcezza era solo apparente, e che la lingua è molto aspra, ma qualche
-artifizio usato cantando, e l'accompagnamento del suono copriva gran
-parte di quell'asprezza. Così mi è pure avvenuto assai volte di non
-sentire eccessivamente l'asprezza della lingua Tedesca nelle opere in
-musica, ma sentirla però moltissimo nei familiari colloquj. Ma torniamo
-al Sig. Napione.
-
-Mostra egli, che vuolsi usare della nostra lingua piuttosto, che della
-Latina scrivendo d'ogni scienza e d'ogni facoltà, ed espone i vantaggi,
-che da ciò debbono derivare. Indi esamina quali siano le cause, per
-cui la lingua Italiana, che fu già un tempo Lingua universale abbia or
-cessato d'esser tale, indica le sue vicende, e l'attual suo stato, e
-propone i mezzi, che reputa più acconci a far sì che popolare, e comune
-divenga la colta lingua Italiana.
-
-Altri prima di lui avea tentato di ricordare i pregi della lingua
-Italiana, come Castruccio Bonamici in una orazione accademica, il
-Salvini in alcuni discorsi, e simili; ma in niuno si trova quella
-copia di ragioni e d'utili osservazioni, quella giudiziosa critica,
-quell'ampia erudizione, quell'amor di patria, che quì si vedono ad ogni
-pagina. Di questi perciò non dirò più lungamente. Dovrei bensì far
-parola del ragionamento del Sig. Ab. Velo.[25] Se vogliamo prestar
-fede agli editori delle opere del Cesarotti, in poca o niuna stima lo
-dovremo tenere. Ma se ascoltiamo il Signor Napione[26] ne giudicheremo
-altrimenti.
-
-In questa disparità di giudizj crederò di non errare preferendo quello
-del secondo, il quale non solamente colla celebrità del suo nome, ma
-ancora colla minuta analisi, che ne fa, persuade il leggitore. Ma non
-m'è riuscito di vedere quel ragionamento, onde non posso dirne più
-oltre.
-
-Prima di questi scrittori avea trattato l'argomento medesimo il P.
-Girolamo Rosasco.[27] Egli però con moltissime parole non dice molte
-cose, e per ogni riguardo nella sua trattazione deve ceder la palma al
-Sig. Napione. Ricerca in prima l'origine della lingua e condannando
-l'opinion di coloro, che il volgo di Roma l'usasse anticamente,
-la reputa nata dal corrompimento del latino per l'inondazione de'
-Barbari in modo però, che le lingue di costoro poco influissero su
-la Toscana Romana e Veneziana, molto su la Bergamasca, Bresciana
-Lombarda Piemontese e Genovese. Parla poi dell'abbondanza sua, della
-dolcezza, brevità, ed armonìa paragonandola colla Greca e colla Latina.
-Parla altresì del modo, che si dee tenere scrivendo nella nostra
-lingua, ma di ciò ragionerò altrove. Prima ancor del Rosasco, anzi al
-cominciamento del secolo scrisse Anton Maria Salvini una lezione su
-questo argomento:[28] ne scrisse però brevemente in modo, che la sua
-celebrità, non l'utilità dell'opera mi ha indotto a nominarlo.
-
-NOTE:
-
-[23] _Dell'uso, e dei pregj della lingua Italiana libri_ 3. _con un
-discorso intorno alla Storia del Piemonte, Torino, Balbino, e Prato_
-1791. T. 2. in 8. e di nuovo Pisa 1813. Oltre a ciò che il titolo
-promette, vi è un discorso intorno al modo di ordinare una Biblioteca
-scelta Italiana dello stesso Autore, una Lettera del Tiraboschi
-contenente alcune osservazioni sul primo volume, e la risposta, in cui
-si dileguano le poche obiezioni di quella lettera, ed una lunga, e
-dotta sua lettera all'Ab. Bettinelli, nella quale di più e diverse cose
-appartenenti all'argomento dell'opera si ragiona, e specialmente di un
-libro dell'Ab. Velo, del quale parlerò fra poco.
-
-[24] _Ces. Op._ T. 1. _p._ 249.
-
-[25] _Sulla preminenza d'alcune lingue, e sull'autorità degli scrittori
-approvati, e dei Grammatici, ragionamento dell'Ab. Giambattista Velo.
-Vicenza._ Esso non era da prima che una prefazione alla dissertazione
-_su' caratteri del gusto Italiano presente, stampata in Vicenza, il_
-1786. sotto il nome dell'Ab. Garducci.
-
-[26] Nella lettera citata all'Ab. Bettinelli.
-
-[27] _Della lingua Toscana Dialoghi sette._ Torino, 1777. T. 2. in 8.
-
-[28] Salvini. Pros. Tosc. p. 297.
-
-
-
-
- _Se nelle cose letterarie si debba scrivendo usare
- la lingua Italiana più tosto che la Latina._
-
- ~CAPO~ IV.
-
-
-Ho detto, che il Signor Napione vuole, che in ogni scienza, e in ogni
-facoltà si usi scrivendo la lingua Italiana, piuttosto che la Latina.
-Fu già un tempo, in cui si credeva, che la nostra lingua atta fosse
-solamente a trattar d'amore, ed altrettali soggetti di lieve momento,
-e nulla di grande dir si potesse con essa. E furon parecchi uomini
-dotti nel secolo decimosesto, che acremente inveirono contro di lei
-sostenendo, che le scienze tutte, e la storia, e le opere di eloquenza,
-e di poesia scrivere si dovessero in Latino. Fu gran ventura però, che
-molti in quella, e nell'età seguenti le vane loro declamazioni e i loro
-sofismi rigettassero coi fatti più ancora che cogli argomenti, onde
-l'Italia di tanti libri eccellenti si può gloriare scritti nel volgar
-nostro in ogni maniera di letteratura. Non mancarono però nel secolo di
-cui parliamo scrittori, che ancora colle ragioni abbiano validamente
-sostenuta la contraria sentenza. Non parlerò del Bonamici[29] e del
-Bettinelli[30], che ne parlarono solo per incidenza. L'Algarotti ne
-trattò più direttamente:[31] ma a me pare, che adoperando argomenti
-non buoni egli abbia indebolita un'ottima causa. Ricorda le espressioni
-gentilesche mal a proposito posta dal Bembo nelle lettere pontificie,
-di che già da tanti si è parlato; ricorda la sconvenevolezza d'adattare
-a piccoli oggetti espressioni grandiose, e magnifiche usate già dai
-Romani, e degne solamente di loro, e di pochi altri: il che prova
-solamente l'irragionevole superstizione dirò così e il difetto di
-giudizio in coloro, che cadono in sì fatti errori. Ma lasciando più
-altre cose, che in quel saggio si vedono meritevoli di censura una
-sola ne voglio aggiungere, ed è la riprensione, che fa l'Algarotti
-a' moderni scrittori latini chiamandoli centonisti rivestiti delle
-spoglie, e delle divise altrui. Or a me fa maraviglia, che un uom
-dotato di gusto squisito e intendente della lingua latina, come egli
-era, possa chiamar centonisti il Fracastoro il Vida il Sannazaro il
-Molza il Flaminio, il Navagero il Bembo il Bonfadio il Manuzio il
-Sadoleto e tanti altri che egregiamente in versi o in prosa scrissero
-nella lingua del Lazio nel secolo decimosesto, giacchè di quelli, che
-onorarono il decimottavo, farò parola altrove.
-
-Assai meglio sostengono la causa della lingua Italiana il
-Vallisnieri[32], il Gravina in un dialogo _de lingua latina_, e meglio
-forse la sostenne altresì il Buganza,[33] di che mi assicura assai la
-celebrità dell'autore, quantunque l'opera sua non mi sia venuta alle
-mani. Ma certamente nulla ha lasciato a desiderare su quest'argomento
-il signor Napione nell'opera testè citata, dove, colle più giudiziose
-riflessioni dimostra l'utilità, che all'Italia ne verrebbe ed alle
-scienze, insegnandole nella nostra lingua.
-
-NOTE:
-
-[29] Nell'Orazione cit.
-
-[30] _Lettere di Virg. e Risorg. d'Ital._
-
-[31] _Saggio sulla necessità di scrivere nella propria lingua_ Op. T. 4.
-
-[32] Opere T. 3.
-
-[33] _Discorso intorno alla lingua di cui servir ci dobbiamo. Mantova_
-1771.
-
-
-
-
- _In qual modo si debba far uso della lingua
- Italiana scrivendo._
-
- ~CAPO~ V.
-
-
-Ma un'altra quistione agitata già prima ne' secoli decimosesto, e
-decimosettimo, e rinnovata aspramente nel decimottavo devesi ora da
-me accennare. Questa lingua, nella quale dobbiamo scrivere, e molti
-parlano è ella lingua viva, o morta col cadere del secolo decimoquarto,
-dimodochè non sia più lecito d'aggiugnere nuove voci dopo quell'epoca?
-È propria solo di Firenze, o della Toscana, o di tutta l'Italia?
-Dobbiamo noi sottoporci docilmente al freno dell'Accademia della
-Crusca, nè recedere da' suoi giudizj, o spregiarli, come arbitrarj? Se
-ascoltiamo il Becelli nel quinto de' suoi dialoghi[34] noi dobbiamo
-usare scrivendo la lingua del trecento; ed egli vuole, che dopo
-quell'epoca fortunata la nostra lingua sia lingua morta. Pochi però
-per buona sorte sono di questo avviso, i quali chiamar si possono,
-come altri già li chiamò, Giansenisti della Crusca. Parecchi con più
-ragione si contentano di chiamar buon secolo quello del trecento,
-perchè comunemente in Toscana si scriveva allora con purità. Nelle età
-seguenti vennero altri scrittori prestantissimi in molto numero, che si
-procacciarono somma lode, ma lo scrivere puramente non fu una gloria
-così comune, come a quei giorni. Oltre a ciò v'ha in quegli antichi una
-certa grazia, che incanta, la quale pochi de' loro successori hanno
-voluto ritrarre nei loro scritti: o se han voluto imitarli anche in
-questo, pochissimi (se non m'inganno) hanno saputo farlo con quella
-naturalezza. Si condannano gli scrittori del trecento di avere usati
-certi modi antiquati, e periodi lunghi, che stancano il leggitore,
-con una trasposizione spesso forzata, ed incomoda. Ma il primo non è
-difetto per essi, e il secondo appartiene piuttosto all'eloquenza,
-di che non parlo in questo luogo. Ma poi domando io, questo secondo
-difetto è forse negli ammaestramenti degli antichi, nelle vite de'
-Santi Padri, nel Cavalca, in Fra Giordano, nel Passavanti, e in altri
-parecchi, che potrei nominare? No certamente, e quegli scrittori, che
-li accusano convien dire, che non li abbiano letti. Strana cosa è poi
-il chiamar morta una lingua, che tuttora si parla, e si scrive; nè
-meno è strano il togliere agli scrittori la facoltà d'accrescere di
-nuove voci e di nuove maniere una lingua viva, purchè si faccia con
-certe regole, ed ove il bisogno lo richieda. Così fecero quei valenti
-scrittori, che più sono pregiati in Italia, e fuori. Ma di questo
-tornerà in acconcio tenere altrove discorso, dopo che avrò parlato di
-coloro, che hanno trattato della seconda questione.
-
-Siena usa d'un grazioso dialetto, e alcuni suoi chiarissimi scrittori,
-come Claudio Tolomei, Celso Cittadini, Scipione Bargagli ne' loro libri
-l'hanno tenacemente seguitato, ed han preteso di seguitarlo a ragione.
-Si rinnovò nel passato secolo la contesa per opera di Girolamo Gigli,
-il quale voleva che le voci da S. Caterina da Siena adoperate, e da
-parecchi altri scrittori Senesi, fossero dall'Accademia della Crusca
-accolte nel suo Vocabolario. Già ne avea adunate forse cinquecento,
-delle quali gran parte (se a lui dobbiamo prestar fede) era stata
-approvata da Anton Maria Salvini.[35] Per meglio riuscir nel suo
-intento meditava di stampare i principali scrittori Senesi in 37.
-volumi, di che dette il prospetto fino dal 1707. e poi fece stampare
-in Lucca l'opere di S. Caterina, che furono con erudite annotazioni
-illustrate dal P. Federigo Burlamacchi della Compagnia di Gesù. Quindi
-compose un vocabolario delle parole, e modi di dire usati dalla Santa
-e degni di speciale osservazione. Sopra alcune di queste voci bramò
-egli di conferire col Cav. Anton Francesco Marmi dottissimo Fiorentino,
-coll'Arciconsolo della Crusca, e con Anton Maria Salvini, di che
-scrisse al Marmi, pregandolo altresì, che gli procacciasse una lettera
-dell'Accademia della Crusca o dell'Arciconsolo, o almeno di qualche
-erudito Accademico in commendazione delle opere della Santa. Ma non
-ottenne il suo intento. Forse quell'Accademia, che volea cogliere il
-più bel fiore della lingua da quelle opere temette non forse lodandole
-essa con una lettera, paresse a molti, che per lei si approvasse
-tutto ciò che vi si conteneva. Ma quello che ricusò la Crusca, gli
-concedettero facilmente molte altre Accademie Italiane[36]. E' da
-credere, che di quì nascesse il suo mal talento verso la Crusca,
-che ridondò poi tutto in suo danno. Era il Gigli uomo non di molta
-dottrina, ma soverchiamente mordace,[37] e di motti pungenti contro
-l'Accademia, contro qualche Personaggio illustre, e contro la Nazione
-Fiorentina riempì il Vocabolario Cateriniano, il che fu a lui cagione
-di lunghe e gravi sciagure. Io tralasciando la storia di questo, che
-può vedersi nella sua vita, considererò brevemente il Vocabolario
-Cateriniano. Ove da questo si tolga tutto ciò che v'ha di satirico, e
-d'inutile, quel volume si ridurrebbe a piccola mole, e allora sarebbe
-esso stato pregevole, e più gradito. Parecchie voci usate dalla Santa
-sono veri idiotismi difettosi, che doveano avervi luogo per erudizion
-solamente. Ma altre ve ne sono degne di lode, delle quali alcune dai
-compilatori del Vocabolario della Crusca furono collocate nell'ultima
-edizione, e qualche altra ancora avrebbero forse potuto collocarvi.
-Errava il Gigli pretendendo, che gli Scrittori tutti più celebri
-della sua patria riputar si dovessero come legislatori, ed esemplari
-di nostra lingua, quantunque per loro instituto seguendo il dialetto
-Senese recedano dalle regole della lingua medesima. Egli osserva che
-Ennio Plauto Catone Terenzio Pacuvio Cicerone Virgilio Orazio Catullo
-Properzio Livio Ovidio Vitruvio Sallustio nel secol d'oro, Fedro
-Patercolo i due Senechi Lucano Marziale Quintiliano Persio Giovenale
-Stazio i due Plinii Columella nel secol d'argento erano forestieri, e
-pure non furono esclusi dal numero de' legislatori della lingua Latina.
-Così per suo avviso non si debbono escludere i buoni scrittori delle
-diverse provincie della Toscana. Io non nego, che i buoni scrittori
-debbano essere adottati, e molti in fatti ne adottò l'Accademia della
-Crusca non solo da quelle provincie, ma da tutta l'Italia. Il che essa
-fece, perchè vuolsi prendere ciò che è buono, ovunque si trova, non per
-l'esempio dei Latini addotto dal Gigli. Il Gigli dovea provare, che
-quei forestieri del secol d'oro scrivessero secondo il natìo dialetto,
-non secondo il dialetto di Roma. Nè bastava che asserisse, ma dovea
-provare eziandio, che la lingua latina si arricchisse a quella età
-delle voci, e modi di dire delle straniere nazioni. Si sa bensì, che
-Lucilio biasimava in Vectio l'uso di qualche voce Etrusca.[38] Pollione
-rimproverava a Tito Livio non so quale sua Patavinità, (se pure non
-fu questa una vana, e maligna accusa di quel critico) e Vitruvio
-certamente non aveva speranza d'esser reputato legislatore di lingua;
-ma anzi in principio della sua opera domandò perdono, se in alcuna cosa
-fosse caduto, che alle regole della Grammatica fosse contraria.[39]
-Cicerone era _in filio recta loquendi usquequaque asper exactor_;[40]
-onde non è da credersi, che non si guardasse dagl'idiotismi d'Arpino.
-Io non dirò, che taluno di questi ottimi scrittori non adoperasse
-talvolta qualche voce straniera; dico solamente, che allora non erano
-giudicati legislatori della lingua Latina, ma venivano ripresi.
-Quintiliano chiama ciò _barbarismum gente_, e mostra, che vi caddero
-Catullo, Persio, Labieno, e Cornelio Gallo;[41] e Cicerone rinfacciò
-ad Antonio la parola _piissimus_, che non era della lingua Latina.
-_Tu porro ne pios quidem, sed piissimos quaeris, ut quod verbum
-omnino nullum in lingua Latina est, id propter tuam divinam pietatem
-novum inducis._[42] Cap. 19. Così Quintiliano condanna la parola
-_gladiola_ usata da Messala quantunque si dicesse _gladium_ ugualmente
-che _gladius_. È falso dunque, che i forestieri scrittori fossero
-riguardati, come legislatori della lingua anche allora, che modi nuovi
-adoperavano, e voci nuove. Si dirà forse da taluno, se gli scrittori
-Senesi, Lucchesi ec. del secol decimoquarto furono adottati, perchè
-non si adottarono ancora il Tolomei, il Cittadini, ed altri del
-sestodecimo? A questa domanda risponderà per me un dotto Senese, cioè
-Uberto Benvoglienti. _Nel buon secolo pochissima differenza passava
-fra lo dialetto Senese, e Fiorentino. Decadde la lingua nel secol
-decimoquinto; nel seguente però si volle richiamare al suo splendore,
-ma per la moltitudine de' forestieri, che erano nella Città_ (di Siena)
-_e forse anche per altra cagione non potè il dialetto Senese rialzarsi
-all'antico suo splendore--La differenza dei dialetti era piccola da
-principio, e poi certi idiotismi non erano così universali, che non
-si scrivesse in Siena ancora alla maniera Fiorentina, onde ne' loro
-scritti si trova_ povero, e povaro, essere, ed essare, leggere, e
-leggiare ec. ec.[43]
-
-Ma l'opinione del Gigli non bastò ad altri, i quali aspiravano ad una
-libertà di gran lunga maggiore. Fra quanti furono patrocinatori della
-libertà ricorderò solamente il Cesarotti, il quale per sottigliezza
-d'ingegno, e per apparato di filosofiche ricerche tutti superò gli
-scrittori, che lo precedettero in questo arringo. Egli dichiaratosi
-campione della libertà nel fatto della lingua sgrida coloro, che sono
-di contraria opinione, e acceso di sdegno, che non è però senza grazia,
-esclama colle parole del Marmontel, _O Subligny tu pretendevi di saper
-la grammatica meglio di Racine_! prosiegue poi egli, _O Infarinati, o
-Inferrigni voi pretendeste di saper grammatica, e poesia meglio del
-Tasso! O Castelvetro, tu pretendevi di sequestrare in bocca al Caro
-tutte le voci, che non erano del Petrarca! O..... O..... O..... O razza
-eterna de' Subligny, tu siei pur propagata in Italia_?[44] Ma se il
-Signor Cesarotti ha reputata cosa lodevole il mordere aspramente Omero,
-e criticare Orazio, e parecchi de' Greci Oratori, se egli ha creduto di
-ravvisare tanti errori gravissimi in quegli uomini sommi,[45] perchè
-non potrà altri ravvisare qualche errore nel Tasso, e nel Racine,
-sommi uomini anch'essi, e nel Caro inferiore a quei due, ma scrittore
-illustre egli pure? Ma essi furono accusati d'errori grammaticali,
-_come se l'uomo di genio non avesse mai diritto di parlare senza
-l'uso, nè innanzi all'uso_, dice il Signor Cesarotti colle parole
-del Marmontel. E non sono uomini anch'essi, e perciò sottoposti ad
-errare? E quanti sono gli errori, che nelle più insigni opere d'ogni
-età e d'ogni nazione si trovano, e che i Grammatici onestano col nome
-d'enallage, e con altri simili? Certo è che nell'ottima edizione delle
-opere di Racine procurata dal Signor Geoffroy, e da lui corredata di
-belle annotazioni, si vede talvolta in queste indicato qualche errore
-grammaticale di quell'egregio poeta. Nè intendo con ciò di condannare
-il Tasso, ed approvare le dicerìe degli Infarinati e degl'Inferrigni.
-Dio mi guardi da ciò. Leggo, e rileggo la Gerusalemme, e poche pagine
-ho letto di quelle critiche. Dico solamente, che si debbono riprendere
-que' critici, quando le loro censure sono irragionevoli, ma non si
-debbono riprendere, perchè hanno criticato il Tasso, e meno degli altri
-lo deve fare chi ha creduto di poter condannare Omero, Demostene, ed
-Orazio.
-
-Ma lasciamo star ciò, e vediamo almeno in parte il sistema di questo
-chiarissimo Autore. _Una lingua_ (egli dice) _nella sua primitiva
-origine non si forma che dall'accozzamento di varj idiomi.....
-Poichè dunque molti idiomi confluirono a formare ciascheduna Lingua,
-è visibile che non sono tra loro insociabili, che maneggiati con
-giudizio possono tuttavia scambievolmente arricchirsi; e che questo
-cieco aborrimento per qualunque peregrinità è un pregiudizio del pari
-insussistente, e dannoso al vantaggio delle lingue stesse._ Dubito che
-in questo discorso la conseguenza non sia giusta. La lingua nostra nata
-è dalla Latina, e da quella de' popoli settentrionali, che invasero
-l'Italia. Dunque la lingua degli Unni, de' Goti de' Vandali de'
-Longobardi non è insociabile colla nostra? E qual vincolo di società
-può essere fra idiomi d'indole così diversa? Assai son quelli per molte
-consonanti insieme unite, e la nostra è dolcissima, e grave nel tempo
-stesso per una conveniente temperatura di quelle, e delle vocali,
-talchè se or si volesse togliere dall'antico Teutonico alcuna voce, e
-farla nostra uopo sarebbe alterarla in modo che non fosse più dessa.
-
-Anche i diversi dialetti delle parti diverse d'Italia debbono a suo
-giudizio contribuire ad arricchir la lingua. Egli vorrebbe, che siccome
-facevasi in Grecia, si scrivesse in tutti i principali dialetti, con
-che si renderebbero tutti più regolari, e più colti, e da questi
-approssimati e paragonati fra loro avrebbesi potuto formare, come
-appunto formossi fra i Greci, una lingua comune, che sarebbe stata la
-vera lingua nazionale, la lingua nobile per eccellenza composta di
-una scelta giudiziosa de' termini e delle maniere più ragguardevoli,
-lingua che sarebbe riuscita ricca, varia, feconda, pieghevole, atta
-forse colle sole derivazioni sue proprie, senza l'ajuto di linguaggi
-stranieri, alla modificazione delle idee antiche, o alla succession
-delle nuove, che si introducono dal ragionamento, e dal tempo.[46]
-Aggiunge poi in una nota l'opinione di Gebelin, il quale alla libertà
-di far uso di tutti i dialetti, e di mescolarli fra loro attribuisce
-la ricchezza, la forza, e l'armonìa della lingua Greca, e in gran
-parte il genio originale de' suoi Scrittori. I Greci non reputarono
-ugualmente nobili tutti i dialetti nè li mescolarono in modo, che
-quindi si formasse la lingua comune. Il dialetto Attico fu per essi
-il più pregiato, come di fatto era il più gentile, e a poco a poco
-abbandonarono l'uso degli altri, e si accostarono a questo quegli
-scrittori ancora, che per la loro patria avrebbero dovuto scrivere in
-altro dialetto. Non parlo quì de' poeti, i quali più luogo tempo fecero
-uso di terminazioni Joniche e d'altre simili; ma essi aveano sempre
-rivolti gli occhi ad Omero loro duce, e maestro, e quelle terminazioni
-erano considerate come poetiche, e perciò proprie d'ogni dialetto.
-Quindi i tragici nei cori fanno uso di qualche maniera reputata Jonica,
-e d'altri dialetti, perchè i cori erano pezzi lirici, e perciò ad
-essi erano adattate le forme poetiche. Non parlo nè pur di Plutarco,
-e d'altri scrittori, i libri de' quali sono il risultamento d'una
-immensa lettura d'opere diverse scritte in diversi dialetti, donde essi
-toglievano parecchi tratti talora senza citarli, da che ha origine
-quella disuguaglianza di stile, che nelle opere morali di Plutarco si
-osserva. Dall'altra parte non sappiamo abbastanza le proprietà de'
-dialetti, e noi le attribuiamo all'uno o all'altro, perchè le vediamo
-usate da qualche Autore, che in quello scriveva.[47] Supposta però
-ancora quella mescolanza di dialetti il Gebelin dopo avere spacciati
-altri sogni nel suo _Monde primitif_ poteva spacciare ancor questo, che
-quindi derivasse in gran parte il genio originale de' Greci scrittori;
-ma il Sig. Cesarotti fornito di molta dottrina, e d'acuto criterio
-certamente non lo credeva. Lasciamo però il Gebelin, e torniamo al
-Cesarotti. Vuole egli, che _dai dialetti d'Italia si prendano voci,
-ed acconciandole alla foggia della lingua comune si adottino. Tutti i
-dialetti non sono forse fratelli? non sono figli della stessa madre?
-non hanno la stessa origine? non portano l'impronta comune della
-famiglia? Non contribuirono tutti ne' primi tempi alla formazion della
-lingua? Perchè ora non avranno il dritto e la facoltà d'arricchirla? I
-dialetti di Grecia non mandavano vocaboli alla lingua comune, come le
-diverse Città i loro Deputati al Collegio degli Anfizioni_?[48] Ma se
-a tutte queste interrogazioni altri avesse risposto negativamente, io
-non so bene in qual modo avrebbe egli potuto confermarle. Anticamente
-in una parte grande d'Italia si parlava la lingua Greca, e altrove
-l'Etrusca l'Umbra l'Osca la Sannita ec. La Latina racchiusa era fra
-limiti angusti anche a tempo di Cicerone, non che prima di lui. _Graeca
-leguntur in omnibus fere gentibus, Latina suis finibus exiguis sane
-continentur._[49] Roma obbligò i popoli soggiogati a imparare la
-lingua Latina; ma non per questo si estinsero affatto le altre lingue.
-In Grecia si parlò sempre la Greca, come tutti sanno; in Affrica la
-Punica, come attesta S. Agostino in più luoghi; e nelle Gallie la
-Gallica, o Celtica, come dice S. Ireneo.[50] Dominò assai più il Latino
-in una parte dell'Italia, ciò non ostante nelle regioni più lontane
-da Roma, come la Magna Grecia, la Liguria, la Gallia Cisalpina, deve
-necessariamente esser rimasta, ove più ove meno gran parte de' loro
-idiomi. Nell'Umbria, nell'Etruria, e nell'altre parti meno lontane da
-Roma si parlò a poco a poco il Latino, quantunque alquanto alterato
-principalmente fra il popolo, e nel contado; e di queste provincie
-si può dire, che la loro lingua ebbe per origine e madre la Latina.
-Vennero poi i popoli barbari i quali si sparsero in diverse parti, ed
-alterarono le lingue, o vogliam dire i dialetti, che vi trovarono.
-Quindi a mio giudizio hanno origine le diverse maniere di parlare,
-che ora si osservano nel Piemonte, nel Genovesato, nella Lombardia,
-nel Veneziano, nella Toscana, nella Romagna, nel Napoletano, nella
-Sicilia. Non da una sola origine dunque vennero i dialetti d'Italia,
-nè si trova in essi pure l'impronta comune della famiglia. Basta
-scorrer per poco l'Italia per conoscere una lingua nel Genovesato, un
-altra nel Piemonte, una nella Lombardia, un'altra nel Veneziano, una
-nel Napoletano, e nella Sicilia, e tutte diverse da quella, che si
-parla in Toscana, e in una parte dello Stato Romano. Diversità nelle
-declinazioni, nelle conjugazioni, nelle parole, nelle frasi; talchè
-un Toscano o un Napoletano non intende il linguaggio Genovese, o il
-Piemontese. E dov'è dunque l'impronta comune della famiglia? In una
-cosa tanto manifesta credo inutile di trattenermi, confermando questa
-mia proposizione, e già sono rese di pubblica ragione colle stampe
-parecchie poesie Napoletane, Bolognesi, Milanesi, onde ogni uno può
-agevolmente di per se stesso vedere la disparità immensa, che passa
-fra ciascuna di queste lingue, e la Toscana o Italiana. E giacchè
-si ricordano sempre i dialetti della Grecia non debbo tacere, che i
-Greci oltre ai dialetti principali Eolico, Jonico, Attico, Dorico,
-oltre al Poetico, che era comune a tutti ne avevano ancora altri
-minori, e nobili meno, che propri erano di Città, e Nazioni diverse.
-Esichio, Suida, l'Etimologico, e gli altri Lessicografi Greci ci
-hanno tramandate molte voci de' Laconi, de' Cretesi, de' Tessali, de'
-Macedoni, e d'altri popoli. Ma in questi dialetti non si scrivevano
-cose letterarie, e solamente si usavano in oggetti familiari, ne'
-decreti dei governi, e in altre simili cose. Quando Filippo scrisse
-agli Ateniesi le lettere, che abbiamo fra le opere di Demostene, non le
-scrisse già egli nella sua lingua nativa, ma sì nel dialetto Attico. E
-pure quei dialetti non erano tanto lontani dalla lingua comune, quanto
-le diverse lingue d'Italia sono lontane dalla comune lingua degli
-scrittori Italiani.
-
-Ma se tanto sovente si ricorre alla Grecia a me sarà concesso di
-ricorrere a Roma, e ad un uomo, che era nel tempo stesso oratore
-filosofo e poeta eloquentissimo e dottissimo, voglio dir Cicerone. Egli
-voleva, che si scrivesse non già nel dialetto d'Arpino, ma latinamente.
-_Quinam igitur dicendi est modus melior..... quam ut latine, ut plane,
-ut ornate_ ec. _dicamus?_[51] E poco dopo: _nec sperare_ (o come
-altri legge _speramus_), _qui latine non possit, hunc ornate esse
-dicturum_. Ed alla sua età era cosa comune tanto il parlar puramente,
-che non destava maraviglia il farlo, ma veniva deriso chi no 'l faceva.
-_Nemo enim unquam est oratorem, quod latine loqueretur, admiratus:
-si est aliter irrident; ne eum oratorem tantummodo, sed hominem non
-putant._[52] Ma per parlare puramente richiedeva, che le parole
-fossero pure: _verba efferamus ea, quae nemo jure reprehendat_.[53]
-Ma qual v'ha mezzo più acconcio per iscrivere puramente? Il leggere
-gli antichi autori. Essi erano disadorni, ciò non ostante voleva, che
-si leggessero, e chi si fosse avvezzato al loro stile avrebbe parlato
-latinamente, anche senza avvedersene. Nè si debbono però adoperare voci
-disusate, se non parcamente, e per adornamento: ma chi lungamente e
-con molto studio avrà letti i libri degli antichi adoprerà sì le parole
-usitate, ma le più scelte e le migliori. _Sunt enim illi veteres, qui
-ornare nondum poterant ea, quae dicebant, omnes prope praeclare locuti:
-quorum sermone assuefacti qui erunt, ne cupientes quidem poterunt
-loqui, nisi latine. Neque tamen erit utendum verbis iis, quibus jam
-consuetudo nostra non utitur, nisi quando ornandi causa, parce, quod
-ostendam: sed usitatis ita poterit uti, lectissimis ut utatur is, qui
-in veteribus erit scriptis studiose multumque volutatus._[54] Nè gli
-bastava, che le voci fosser latine, ma la pronunzia altresì voleva che
-fosse Romana. _Quare cum sit quaedam certa vox Romani generis, urbisque
-propria..... hanc sequamur; neque solum rusticam asperitatem, sed
-etiam peregrinam insolentiam fugere discamus._[55] E questa pronunzia
-Romana vuol, che s'impari dagli antichi; e perciò loda Lelia moglie
-di Q. Scevola, e suocera di L. Licinio Crasso appunto perchè parlava
-così. _Equidem cum audio socrum meam Laeliam_ (_facilius enim mulieres
-incorruptam antiquitatem conservant, quod multorum sermonis expertes ea
-tenent semper, quae prima didicerunt_), _sed eam sic audio, ut Plautum
-mihi aut Naevium videar audire...... sic locutum esse ejus patrem
-judico, sic majores._[56]
-
-Ora se Cicerone richiedeva, che gli antichi, benchè rozzi e disadorni,
-ad esempio si prendessero ed a modello di purità in una lingua, che
-solo posteriormente si ingentilì e perfezionò col mutar forme e
-desinenze moltissime, quanto più dovrem noi farlo nella nostra già
-nel quattordicesimo secolo perfezionata? So che alcuni negano aver
-la lingua Italiana avuta in quell'età la sua perfezione, e vantano
-l'eleganza de' moderni scrittori, e le molte voci di che l'hanno
-arricchita. Ma per non fare dispute vane osservo in prima, che in quel
-secolo restarono determinate le proprietà della lingua, la sua indole,
-il vero significato delle parole, la conjugazione de' verbi, e le
-altre parti tutte quante della lingua medesima; e ciò io credo che sia
-perfezionare la lingua. L'aggiugnere voci nuove la rende più ricca, non
-più perfetta: e lo scrivere con eleganza mostra il valor di chi scrive,
-il quale merita lode per averla bene adoperata. In questo senso dunque
-io dico, che i moderni non le hanno data perfezione coll'eleganza de'
-loro scritti. Confesso, che molti ve n'ha d'elegantissimi; e sono
-quelli, che, lungo studio avendo fatto sugli ottimi scrittori Greci,
-Latini, nostri, e se a Dio piace ancor dell'altre nazioni, hanno saputo
-ritrarne molte bellezze, o col proprio ingegno crearne di nuove. Dico
-però, che l'eleganza consiste nella purità della lingua, e nell'altre
-parti dello stile. Ora quanto alla prima nulla hanno aggiunto, nè
-potevano i moderni aggiugnere a quello, che avevan fatto gli antichi; e
-le seconde non appartengono alla presente disquisizione.
-
-Ma torniamo ai dialetti d'Italia. A favore di questi si ricorda il
-giudizio di Dante, il quale nel libro della volgare eloquenza dopo la
-lingua, che a lui piacque di chiamare illustre, cardinale, aulica, e
-cortigiana, preferisce il dialetto Bolognese agli altri tutti. Ed altri
-osserva, che fra gli scrittori approvati dalla Crusca il maggior numero
-di quelli, che non sono Toscani, son Bolognesi. Qual sarà la ragione di
-ciò? Un celebre scrittore[57] l'attribuisce a quella Università famosa
-sopra ogni altra, alla quale accorrevano da ogni parte scolari in
-numero grande, e professori insigni, che per intendersi scambievolmente
-avranno fatto uso di una lingua comune. Ma, se mi è lecito di oppormi
-in parte alla opinione d'un uomo così grande, dirò in primo luogo, che
-Dante non poteva chiamar dialetto Bolognese quella lingua, la quale
-si suppone, che gli scolari e i maestri parlassero fra loro: e che il
-dialetto Bolognese esser doveva quello usato dai Bolognesi, non dai
-forestieri. Dico in secondo luogo, che qualunque sia il motivo, perchè
-egli lo preferisse, ciò è indifferente per la quistione, che s'agita
-intorno alla lingua da usarsi comunemente in Italia scrivendo. Dante
-parla del dialetto, che egli poneva innanzi agli altri, ma lo posponeva
-a quella sua lingua illustre, cardinale, aulica, e cortigiana: ed io
-cerco qual sia la lingua, nella quale si dee scrivere, ed è quella
-appunto indicata da lui. E già intorno all'opinione di Dante hanno
-egregiamente ragionato i signori Rosini e Nicolini,[58] talchè reputo
-inutile l'aggiugner nuove parole alle cose dette da questi valentuomini.
-
-Gli stessi dotti scrittori hanno altresì risparmiata a me la fatica
-d'esaminare un'altra sentenza da altri valentissimi sostenuta. Vuolsi
-da alcuno, che sia in Italia una lingua scritta diversa dalla lingua
-parlata come dicono, cioè una lingua, che adoperano i savj ed eleganti
-scrittori diversa da tutti i dialetti, che nelle diverse parti d'Italia
-si parlano. Io reputo inutile il ripeter quì ciò che acutamente si
-è disputato nei libri testè allegati. Ricorderò solamente, che la
-pura lingua, nella quale si scrive, è quella stessa, che favellando
-si usa in Toscana dalle colte persone. Qualche non grave differenza
-in poche cose della conjugazione de' verbi, non è ciò che forma la
-diversità d'una lingua, come è stato detto, ed io ripeto. Oltre a ciò
-io domando, quando si formò questa lingua che dicono scritta? Quali
-sono gli antichi documenti, che facciano testimonianza di questo
-fatto? Come avvenne ciò? Forse molti uomini dotti si unirono in un
-congresso? Ma niuna cronica o storia ce ne parla. Forse gli Italiani
-dispersi determinarono questa lingua? Ma questo parmi impossibile: nè
-veruna nazione antica o moderna ci offre un esempio di così singolare
-avvenimento. E se gli uomini dispersi per l'Italia crearono questa
-lingua tanto diversa dalle natìe par che dovessero esser solleciti
-di scriverne le regole, cioè una grammatica: ma le prime grammatiche
-Italiane sono del cinquecento come ognun sa, per opera del Fortunio e
-del Bembo. E questi primi grammatici non sepper nulla di quel primo
-accordo, ma i precetti ne cercarono negli antichi autori Toscani. E
-per qual motivo fu creata questa lingua? Gli uomini dotti sdegnavano
-di scrivere intorno alle scienze, fuorchè in latino. Il volgare era
-destinato a cose, che riputavansi di poco momento, versi d'amore,
-croniche, libri spirituali, qualche laude spirituale, romanzi,
-novelle, libri di mascalcia, ed altrettali cose per gl'inletterati.
-I frammenti di storia impressi dal Muratori nelle Antichità Italiane
-sono scritti nel dialetto Napoletano, o molto simile al Napoletano. I
-Veneziani autori di croniche citati dal Foscarini hanno usato il lor
-volgare: e fecero così i lor viaggiatori. A me parrebbe, che questi
-scrittori avrebbero adoperato altrimenti se stata vi fosse una lingua
-comune a tutta l'Italia, per universale consentimento destinata per
-le produzioni letterarie. La Toscana incomparabilmente più d'ogni
-altra parte di Italia somministra autori delle cose testè indicate, e
-questi scrissero nel lor volgare, il qual volgare presto si condusse
-a quella perfezione, che vediamo nel trecento per opera d'alcuni, che
-seppero scegliere le forme migliori fra quelle usate dal volgo. I
-forestieri invaghiti di quello stile lo imitarono, e più felicemente
-forse i Bolognesi. Ciò può ripetersi forse da due ragioni. La prima
-è l'università, che richiamando colà alcuni Professori, e parecchi
-scolari Toscani essi avranno parlato la loro lingua, ed avranno
-portato con loro le rime di fra Guittone, di Guido Cavalcanti, e degli
-altri poeti di quell'età, e storie, e volgarizzamenti dal Latino,
-e libri ascetici. La seconda è la vicinanza, e il commercio con
-Firenze, che dovea produrre lo stesso effetto. Si aggiunga a questo,
-che _gli antichi rimatori Bolognesi si veggono quasi tutti usciti di
-riguardevoli parentadi_, come osserva il Dottor Gaetano Monti parlando
-d'Onesto degli Onesti,[59] e le loro ricchezze forse, agevolarono
-ad essi il modo di conversare cogli uomini dotti, e di comprar le
-opere de' nuovi Autori Toscani. La lingua, che alcuni chiamano comune
-altro non è, che la lingua Toscana spogliata, come ragion vuole dalle
-irregolarità del volgo, e dai riboboli. Le sue regole sono esposte
-nella Grammatica, e il Vocabolario della Crusca comprende una parte
-grandissima delle sue voci unita ad altre molte, che son poste là per
-giovar alla storia della lingua, e all'intelligenza degli antichi
-scrittori; altrimenti sarebbe già avvenuto delle opere loro ciò che de'
-versi saliari avvenne in Roma, i quali col volger de' secoli più non
-si intendevano. Lo stesso dotto scrittore testè citato per quell'amore
-della gloria d'Italia, che lo anima, vorrebbe, che i Principi tutti
-d'Italia adoperassero favellando questa lingua da lui chiamata comune,
-e mostrassero desiderio, che tutti quelli, che li attorniano facessero
-lo stesso, ed ordinassero, che in questa lingua s'insegnasse ogni
-scienza nelle università, e nelle accademie, ed egli ha speranza, che
-le gentili persone non terrebbero altro linguaggio familiarmente, ed i
-dialetti rimarrebbero solamente alla Plebe. Ma io dubito forte che, ove
-ancora ciò si eseguisse, non per questo si avrebbe una lingua comune,
-regolata, stabile, e per tutta l'Italia diffusa. Fin da principio quel
-linguaggio usato alla Corte non potrebbe essere scevro affatto da ogni
-tinta del dialetto nazionale, e il linguaggio della Corte di Torino
-non sarebbe lo stesso, che quello praticato alle Corti di Milano, e di
-Firenze, e di Napoli; e questa diversità anderebbe sempre crescendo,
-talchè dopo forse cinquant'anni ogni paese avrebbe due dialetti
-diversi, uno cioè delle gentili persone, l'altro della plebe.[60] Nè
-mai vi sarà la necessaria uniformità di lingua, se non si ha un canone
-uniforme per tutti, di cui sia custode un'accademia residente in
-quella parte, il dialetto della quale sia appunto quella lingua comune,
-o più d'ogni altro vi si accosti, cioè in Toscana.
-
-Non nega il Sig. Cesarotti, che quell'accademia risieda in Toscana,
-anzi in Firenze: ma vuol che abbia altri accademici d'ogni nazione con
-parecchi cooperatori, i quali colgano il meglio di ogni dialetto per
-arricchirne la lingua comune. Ma ciascuno di questi accademici mandando
-parole, e modi di dire della sua patria vorrebbe poi, che i suoi scelti
-fossero a preferenza di quelli di altre nazioni; e quindi nascerebbono
-letterarie discordie interminabili, che farebbono perire la nuova
-accademia sul primo suo nascere. In fatti non so comprendere, come non
-volendo egli, che altri ubbidisca all'accademia della Crusca, speri
-poi che ognuno sia per esser ligio di questa sua, e che i Toscani, i
-Lombardi, i Piemontesi debbano accogliere facilmente le voci tolte
-dalla lingua Napoletana, Siciliana, e Genovese, mentre parecchie delle
-loro ne vedrebbono rigettate.
-
-Ogni lingua aver deve certe regole altrimenti ne nascerebbe una
-confusione intollerabile, e presto se ne altererebbe l'indole e
-la natura. La Toscana ebbe nel secolo decimoquarto tre scrittori
-prestantissimi, cioè Dante, Petrarca, e Boccaccio, che destarono
-l'ammirazione universale colle opere loro, le quali andavano per le
-mani di tutti. Essi furono padri della lingua, perchè seppero scegliere
-le forme migliori energiche delicate piacevoli. Ma non furono i
-soli. Il B. Giovanni da Ripalta, Fra Bartolomeo da S. Concordio, Fr.
-Domenico Cavalca, Fr. Jacopo Passavanti, i tre Villani, Francesco
-Sacchetti, S. Caterina da Siena, Guido Cavalcanti, Cino da Pistoja, e
-parecchi altri, oltre agli anonimi autori delle novelle antiche, del
-volgarizzamento delle vite de' SS. Padri, e più altri ebbero forza,
-grazia, e vaghezza. Da questi scrittori principalmente si trassero le
-regole di nostra lingua per opera del Fortunio e del Bembo, come ho
-detto. Nè si pretende con ciò, che tutto sia perfetto ciò che procede
-da quelle fonti, nè che ora sia disdetto d'aggiunger nulla alla nostra
-lingua. Il Salviati, contro al quale si fa da alcuni tanta guerra, reca
-alcune scorrezioni, che negli scritti degli antichi si trovano,[61]
-nè certamente le approva; e il Corticelli parlando di certa maniera
-irregolare usata da Fr. Giordano dice così. _Non si vogliono imitare,
-essendo anzi errori che no. Lasciò scritto un valentuomo_,(lo Scioppio)
-_che queste figure sono pretesti inventati da' Grammatici per iscusare
-i fatti, ne' quali sono talvolta incorsi per umana fiacchezza anche i
-più celebri Autori._[62] Non si vogliono però condannare nè pure tutte
-le irregolarità, le quali quando sono adottate da parecchi sono veri
-vezzi di lingua. Non ammette i vezzi di lingua il Sig. Cesarotti;[63]
-ma ogni lingua li ha, e quelle principalmente, che vantano maggior
-numero d'eleganti scrittori: e se questi si tolgono dalle opere loro se
-ne torrà una gran parte della bellezza. Non è vietato, come ho detto
-pur ora, d'aggiunger nulla alla lingua. _Chi può negare_, dice il Sig.
-Cesarotti, _che il Firenzuola, il Gelli, il Caro, il Castiglioni, e
-varj altri non avessero e castigatezza, e grazia? Ma i loro vocaboli,
-i loro modi erano gli unici? La lingua, lo stile eran fissati in
-perpetuo? Quì sta il torto della Crusca._[64] Qual torto? Quando è che
-la Crusca abbia detto, che quegli scrittori fossero gli unici, e la
-lingua, e lo stile fossero determinati in perpetuo? La Crusca ad ogni
-nuova edizione del Vocabolario ha fatto lo spoglio di nuovi autori, ed
-ha adottate nuove parole, e nuovi modi di dire. Nè mi si opponga la
-guerra ingiustamente mossa al Tasso; perchè quella non fu guerra della
-Crusca, ma dell'Infarinato, e dell'Inferrigno.
-
-Ma ormai troppo a lungo mi sono trattenuto su ciò, e molto mi
-rimarrebbe a dire su quest'opera. Vorrei almeno parlare del Vocabolario
-Italiano da lui progettato; ma l'esporlo, ed esaminarlo accuratamente
-richiederebbe troppo lungo discorso. Dirò solo esser questo un lavoro
-immenso necessariamente difettoso per la stessa sua vastità, nè tale da
-poter mai conciliare le discordi opinioni dei Letterati.
-
-Anche il Muratori nella perfetta poesia Lib. 3. Cap. 8. prese a
-sostenere, un solo essere il vero ed eccellente linguaggio d'Italia,
-che è proprio di tutti gl'Italiani, il quale per lui non è il Toscano,
-ma bensì comune a tutti, e da tutti usato scrivendo. Il Salvini, però
-gli si oppose con molta forza nelle annotazioni, e difese la causa
-della lingua Toscana. Più ampiamente la difese il P. Rosasco nell'opera
-testè citata,[65] e nel tempo medesimo combattè il Salvini, il quale
-nel calor della disputa lodando molto gli Scrittor del trecento deprime
-forse soverchiamente i moderni. Concede a quell'aureo secolo maggior
-purità ed una certa grazia, che altri poi nell'età posteriori non
-ha mai potuto perfettamente ritrarre, ma loda altresì gli scrittor
-più recenti, che di molte voci, e di molti modi l'hanno arricchita.
-Quindi parla appunto della facoltà d'aggiugnere voci nuove, e mostra
-quali sieno gli avvertimenti che debbonsi avere facendolo. Questa
-facoltà però egli concede ai Toscani, ed ai Fiorentini massimamente.
-Io confesso, che amerei d'essere alquanto meno severo. I termini, che
-appartengono alle arti, ed alle scienze, non solamente si possono, ma
-si devono adoperare: e sarebbe ridicolo quel Geometra, che ricusasse di
-dire _coseno_ e _cotangente_, e quel Chimico che non volesse nominare
-l'_idrogeno_ e l'_ossigeno_, perchè non sono nel vocabolario queste
-parole. Riguardo alle altre voci, se queste mancano per esprimere
-qualche concetto (il che avviene rade volte a quelli che sanno ben
-maneggiare la nostra lingua) credo, che ognuno possa usar nuove
-voci; l'adottarle però spetta all'Accademia della Crusca. Parecchi
-oppositori scrivono ciò che cade loro giù dalla penna senza riflessione
-riguardo alla lingua, e poi vorrebbero, che le cose per essi scritte
-fossero in ogni parte perfette, e chiaman pedanti chi ardisce trovarvi
-alcun difetto. Non sarebbe però difficile il dimostrare, come
-essendo più castigati sarebbero stati più eleganti. Ma chi ha data a
-quell'Accademia la facoltà di seder giudice nel fatto della lingua?
-Gliele han data la necessità d'avere un giudice per conservarne la
-purità, la convenienza, che questo giudice sia in Firenze, il possesso
-d'oltre a due secoli, il consenso di molti ottimi scrittori, le
-gloriose fatiche da essa sostenute a pro della medesima.
-
-NOTE:
-
-[34] Verona, 1737.
-
-[35] Gigli Reg. per la Tosc. Fav. nella pref.
-
-[36] Cinquantasei sono le Accademie, delle quali si hanno lettere
-d'approvazione unite al Vocabolario Cateriniano stampato per la seconda
-volta colla falsa data di Manilla, ed alla sua vita.
-
-[37] _Girolamo Gigli ne' suoi scritti ebbe solo per fine di
-satirizzare, il qual mestiere egli appieno non intendeva per voler
-troppo caricare, non già per istruire perchè di simili materie egli non
-era capace, e il suo studio non era altro che nel Vocabolario, o in
-qualche Gramatica. Benvoglienti presso il P. Ildefonso Del. degli erud.
-Tosc._ T. 2. p. 192. Egli non la perdonò nè pure alle Accademie della
-sua patria come si raccoglie da una lettera inedita del Marmi, che fra
-poco sarà pubblicata, nè ad alcuno de' più insigni letterati, come
-Nicolò Amenta, e il Canonico Crescimbeni.
-
-[38] _Quint. Inst. Orat. Lib._ 1. _Cap._ 9.
-
-[39] _Peto, Cæsar, et a te, et ab his, qui mea volumina sunt lecturi,
-ut si quid parum ad artis grammaticæ regulam fuerit explicatum
-ignoscatur. Vitr. lib._ 1. _Cap._ 1. in fin.
-
-[40] _Quint. Inst. Orat. Lib. 7. Cap. 1._ in fin.
-
-[41] Quint. Lib. 1. Cap. 5.
-
-[42] Phil. 13. Cap. 19. e nella Filippica 3. Cap. 9. riprende lo stessa
-Antonio per quelle parole da lui dette, _nulla contumelia est, quam
-facit dignus_.
-
-[43] Benvoglienti presso il P. Ildefonso _Deliz. degli erud. Tosc._ T.
-2. _p._ 239. _e_ 241.
-
-[44] _Cesarotti Rischiar. Apol._ fra le sue Opere T. p. 261.
-
-[45] Anzi a lui non è bastato ciò, ma ha creduto d'aver fatto assai
-meglio di loro. Riguardo ad Omero non ne recherò esempj, perchè ad
-ogni tratto si posson vedere nelle sue annotazioni all'Iliade. Dirò
-perciò solamente d'Orazio. A quelle parole _post certas hiemes uret
-Achaicus ignis_. Lib. 1. Od. 16. (che per altri è la 15.) v. 35. egli
-fa quest'annotazione. «Questa chiusa è languida; dopo un tuono tutto
-profetico si termina con una frase istorica, e si abbandona Paride nel
-punto più importante. Meglio, _per te fellon fia cenere_.»
-
-[46] Op. T. 1. p. 23. 25.
-
-[47] Vedi Werheyx excurs. in dial. Antonin. in calc. Anton. lib. ed.
-1774.
-
-[48] _Ivi_ p. 137. 138.
-
-[49] Cic. Pro Archia.
-
-[50] Contr. Hær. in Proem. § 3.
-
-[51] _Cic. de Orat. Lib._ 5. _Cap._ 10.
-
-[52] Ivi Cap. 14.
-
-[53] Ivi Cap. 11. Tiberio dovendo usare la parola _monopolium_ ne
-domandò perdono: e in un decreto essendosi adoprato _emblema_ volle,
-che se ne sostituisse un'altra, che fosse latina, e non trovandosi si
-esprimesse _pluribus et per ambitum_, con più lungo giro di parole. Non
-sarebbe difficile l'aggiugnere più altre autorità somiglianti.
-
-[54] Ivi Cap. 10.
-
-[55] Ivi Cap. 12.
-
-[56] Ivi
-
-[57] Conte Napione luog. cit. T. 2.
-
-[58] Rosini _risposta ad una lettera del Cav. Vincenzo Monti Pisa_.
-1818. _Risposta_ del medesimo _ad una lettera del Sig. Conte Galeani
-Napione di Cocconato._ Ivi 1818. Nicolini _Discorso_.
-
-[59] _Fantuzzi Scritt. Bol._ T. 6. p. 181.
-
-[60] Sarebbe però desiderabile, che almeno le leggi, gli editti, e
-in una parola tutto ciò che si stampa a nome di chi governa fosse
-purgatamente scritto. Ma per grande sventura sì fatte cose si vedono
-sovente in modo al tutto barbaro. Vuolsi però dar molta lode al
-Signor Conte Vaccari, il quale mentre era in Milano Ministro degli
-affari interni volle porre qualche riparo a questo obbrobrio, ed
-esortò il Signor Giuseppe Bernardoni a compilare un _elenco d'alcune
-parole oggidì frequentemente in uso, le quali non sono ne' vocabolarj
-Italiani_. Questo elenco fu stampato a Milano il 1812.
-
-[61] Avv. T. 1. lib. 2. Cap. 10.
-
-[62] _Cort. Reg. ed Oss. della ling. Tosc. lib._ 2. _Cap._ 17.
-
-[63] Luogo citato p. 23. e 101.
-
-[64] Luogo citato p. 209.
-
-[65] Della ling. Tosc. dialog. 5. 6. e 7.
-
-
-
-
- _Delle Grammatiche della Lingua Italiana._
-
- ~CAPO~ VI.
-
-
-Ma passiamo ormai a vedere gli studj degl'Italiani più direttamente
-relativi alla nostra lingua, e cominciamo dalle grammatiche. Francesco
-Maria Zanotti scrisse elementi di grammatica a' quali aggiunse
-un ragionamento sopra la volgar lingua,[66] che intitolò ad una
-prestantissima Dama Bolognese. È questa un'operetta elementare, come
-lo stesso titolo avverte, che offre solamente le regole principali,
-e più necessarie a sapersi intorno alle diverse parti dell'Orazione.
-Non dirò scevra la sua grammatica da ogni difetto: e per esempio non
-sa piacermi, che egli tolga dai verbi il modo ottativo, e ponga nel
-congiuntivo i suoi tempi. Ma forse egli ebbe in animo di sacrificare
-in parte l'esattezza in grazia della brevità, che dirigendo i suoi
-insegnamenti ad una giovinetta era necessaria, e perciò pure lasciò di
-aggiungere tutti que' tempi nei quali entrano i verbi ausiliari. Certo
-è che con quel suo metodo la conjugazione de' verbi è brevissima, e
-tutta la sua grammatica occupa poche facciate. Più a lungo scrisse la
-sua grammatica il P. Benedetto Rogacci della Compagnia di Gesù.[67] Le
-sue regole sono esatte, e bastevolmente diffuse. Avrei però voluto, che
-non avesse fatti egli stesso gli esempi, ma si gli avesse tratti dagli
-autori approvati. Assai lungamente altresì scrisse Girolamo Gigli
-le sue lezioni[68] e le _Regole per la Toscana favella_.[69] Ha però
-qualche errore, come là dove ammette, che dicasi poeticamente _dee_, e
-_stea_ in luogo di _dava_, e _stava_ prima, e terza persona singolare
-dell'imperfetto dell'indicativo, e nel plurale _deano_, _steano_, in
-vece di _davano_, e _stavano_. Nelle lezioni altresì appoggiandosi ad
-un esempio di Dante vorrebbe, che _lui_ usar si potesse in caso retto.
-Ma il Manni nelle lezioni (Lez. 5) mostra che quell'esempio ed altri
-parecchi citati dal Cinonio, e dal P. Daniello Bartoli sono errati e
-tratti da ree stampe.
-
-Fra le Grammatiche si possono annoverare le _lezioni di lingua
-Toscana_ di Dom. Maria Manni[70] da me citate testè, nelle quali egli,
-quantunque non prenda ad esaminare tutte quelle minute cose, che
-nelle Grammatiche si richiedono, pure di tutte la parti dell'Orazione
-tenendo ragionamento moltissime belle avvertenze ricorda ed utilissime.
-Ed io vorrei, che questo libro avessero frequentemente tra mano
-principalmente i giovani dopo di aver bene appreso in altri libri
-le prime regole della lingua intorno alle declinazioni, ad alle
-conjugazioni.
-
-La megliore e sopra ogni altra pregiata grammatica è quella del P.
-Salvatore Corticelli Barnabita Bolognese. Precisione di metodo,
-esattezza di regole, chiarezza nell'esporle, abbondanza di ottimi
-esempj sono i suoi pregi. Niuno errore credo che vi si trovi,
-quantunque vi si possa far di leggieri qualche aggiunta; poche però, e
-non di molto momento. Ne darò quì pochi esempi. Nel Libro 1. Cap. 36.
-dove trattando de' verbi anomali della seconda conjugazione parla del
-verbo _cadere_ nel preterito indeterminato dell'indicativo leggiamo
-_caddi_, _cadesti_, _caddero_, _caddono_, _e caderono_. Ma nella prima
-persona del singolare vi ha ancora _cadei_. Tasso _Ger. Lib. C._ 8.
-_St._ 25. e nella terza _cadè_, come dice il Cinonio, che cita il
-Villani. Nelle osservazioni sopra la terza conjugazione parlando de'
-verbi _chiedere_, e _mettere_ si vuol aggiungere al preterito del primo
-_chiedei chiedè_, e poeticamente _chiedeo_, onde il Casa disse: _di
-quella, che sua morte in don chiedeo, Son._ 35. e al preterito del
-secondo _messe_, di che ha il Cimonio (De' ver. Cap. 17.) tre esempi,
-e uno se ne ha nelle annotazioni. Se ne può aggiungere un quinto del
-Berni, cioè: _Onde al fin l'Argalia messe di sotto. Orl. Inn. Lib._
-1. _Cant._ 2. _St._ 68. Ma queste, e poche altre simili mancanze non
-detraggono punto di lode a questa Grammatica, che certamente è la
-migliore di quante ne abbiamo.
-
-Parla prima delle parti dell'Orazione, poi della costruzione, e
-finalmente del modo di pronunziare, e dell'ortografia. Gli esempj sono
-tutti presi dagli Autori, che fanno testo in lingua. A questi ne ha il
-Corticelli aggiunti tre, cioè i discorsi di notomia del Bellini, le
-prose del P. Alfonso Nicolai Gesuita Lucchese, e la vita di S. Ignazio
-del P. Antonfrancesco Mariani Gesuita Bolognese, oltre agli autori di
-cose grammaticali come l'Amenta, il P. Bartoli, ec. che non entrano in
-questo novero. Or questa scelta è contrassegno del fine giudizio del
-Corticelli, perchè quegli scrittori sono purissimi, e i primi due con
-più altri furono poi dall'Accademia Fiorentina scelti per esser citati
-nella nuova edizione del Vocabolario secondo il partito preso nel 1786.
-ed il terzo non era indegno d'essere in quel numero collocato.
-
-Parecchie altre Grammatiche di nostra lingua hanno veduta la pubblica
-luce nel Secolo decimottavo[71]. Ma io contento di aver quì ricordate
-quelle, che o pe' loro pregj, o per la celebrità de' loro autori
-richiedevano special menzione tralascerò le altre, e passerò ad
-indicare altre opere, che a questo genere si posson riferire. Tali
-sono le annotazioni del Baruffaldi e del Cavalier Baldraccani al
-Cinonio,[72] le quali però non si vogliono avere in molto pregio.
-Tali sono le osservazioni di Nicolò Amenta sul _Torto, e diritto del
-non si può_ del P. Bartoli[73] nelle quali egli rileva ogni error
-commesso da questo Scrittore. Ma l'Amenta altresì non fu esente da
-qualche errore, onde ebbe poi il suo censore in Giuseppe Cito. Degli
-avvertimenti grammaticali stampati in Padova, e poi altrove più volte,
-non dovrei far parola, perchè sono opera del Card. Sforza Pallavicini,
-e perciò appartengono al secolo decimo settimo. Ma non debbo tacere,
-che in nuova forma, e d'alquante aggiunte arricchiti vider la luce per
-opera d'ignoto editore, che si celò sotto il nome Arcadico di Alcindo
-Menonio[74]. Finalmente alcune piccole operette polemiche di Lucchesi
-Scrittori domandano d'esser per me ricordate. Alcuni uomini letterati
-si radunavano nella bottega del librajo Frediani di Lucca, e solevano
-per loro studio far critiche osservazioni su componimenti, che uscivano
-in luce, notando ciò che in essi trovavano degno di lode o di biasimo.
-E siccome stavano con un'anca sopra l'altra per criticare, perciò essi
-per ischerzo chiamarono quella loro adunanza, Accademia dell'Anca. Ciò
-fu nel millesettecento dieci o in quel torno[75]. Erano di questo
-numero Angelo Paolino Balestrieri valoroso Poeta, Matteo Regali
-Medico, e buon Poeta, e delle cose di nostra lingua intendentissimo,
-il P. Sebastiano Paoli, e il P. Alessandro Pompeo Berti uomini di
-gran dottrina ed erudizione, come tutti sanno, e forse altri. Avvenne
-un giorno che in quest'Accademia fu criticato in qualche cosa di
-ortografia un poetico componimento di Donato Antonio Leonardi, che era
-anch'egli pregevol Poeta. L'ira ne' poeti si desta facilmente, e il
-Leonardi mal sofferendo quella critica volle difendersi, e pubblicò il
-_Dialogo dell'Arno e del Serchio, sopra la maniera moderna di scrivere
-e di pronunziare nella lingua Toscana dell'Accademico Oscuro. Perugia
-presso il Costantini_ 1710. in 12. Da Matteo Regali celato sotto il
-nome di Accademico dell'Anca, gli fu risposto col _Dialogo del Fosso
-di Lucca, e del Serchio di un Accademico dell'Anca in risposta al
-Dialogo dell'Arno. ec. Lucca presso Pellegrino Frediani_ 1710. in.
-8. Punto il Leonardi da questo libro vi oppose la _Dieta dei Fiumi
-tenuta l'Anno_ 1711. _per fare il processo al Fosso di Lucca per aver
-pubblicata una critica derisoria, e mordace contro il Serchio suo
-padre. Dell'Accademico Oscuro. Macerata per Michele Angelo Silvestri_
-1711. in 8. E a questa nuova sua produzione replicò il Regali con _il
-Filofilo dialogo di un Accademico dell'Anca in risposta alla Dieta
-de' Fiumi dell'Accademico Oscuro. Lucca pel Frediani_ 1712. in 8. Nè
-la disputa andò più oltre, perchè mentre si stampava questo libro,
-il Leonardi morì. La questione a dir vero era di poco momento nella
-sua origine, non trattandosi che d'un raddoppiamento di consonanti in
-una parola, ma volendo favellarne con qualche generalità offerse al
-Regali l'occasione di far conoscere il suo molto sapere, e l'erudizion
-sua nelle cose della lingua, e quanta pratica avesse de' buoni
-Autori. Deboli al contrario, e insussistenti erano le opposizioni del
-suo avversario, il quale non sentiva molto avanti in questa parte
-d'erudizione. Più altre dispute si destarono nel secolo decimottavo
-intorno a cose grammaticali, onde abbiamo parecchie opere polemiche,
-come del Biscioni, e del Bracci sull'edizione de' Canti Carnascialeschi
-da questo procurata in Lucca con falsa data di Cosmopoli,[76] il
-parere sulla voce _occorrenza_,[77] la Giampaolagine del Tocci,[78]
-ed altri simili. Anzi fino i Tribunali furon talvolta costretti a
-decidere intorno a somiglianti controversie, e della voce _majorasco_,
-se significhi _primogenitura_, come vuol la Crusca, o _primogenito_
-come usano i Senesi, decise la Rota Romana a favore di Siena[79]. Il
-Gigli dice, che con ciò quel Tribunale venne a dichiarare, che la
-_Crusca non ha la potestà di Adamo di dare i nomi alle cose_[80]. Il
-che è vero; è però altrettanto vero, che i Tribunali hanno forza nel
-Foro e in ciò che dal Foro dipende, ma nelle cose della lingua non ne
-hanno alcuna. Queste ed altre quistioni lascierò da parte, perchè sarei
-infinito se di tutte parlar dovessi, benchè brevemente. E già aspettano
-il mio discorso cose maggiori, e più ardue, e di maggior celebrità:
-voglio dire i Dizionarj.
-
-Prima però che io passi a far parola di questi debbo far menzione
-d'un libro, che può ugualmente fra le Grammatiche annoverarsi e fra
-i Dizionarj: voglio dire le cento osservazioni del Canonico Paolo
-Gagliardi.[81] Più e diversi oggetti a Grammatica appartenenti egli vi
-prese a trattare, come per avventura gli si presentavano alla mente;
-ora d'alcune voci, ora dell'articolo, ora di certe irregolarità nella
-costruzione, e via dicendo. Intorno alle quali cose dà sottili ed utili
-avvertimenti, e spesso emenda i più solenni Grammatici, ed anche il
-Vocabolario della Crusca. Il che fa sempre coll'autorità de' buoni
-scrittori, essendo amantissimo della purità della lingua, come ragion
-vuole. Laonde io reputo commendabile l'opera sua molto: e solo mi
-rincresce, che non abbia vie maggiormente accresciuto il numero delle
-sue osservazioni.
-
-NOTE:
-
-[66] Zanotti Op. T. 7.
-
-[67] _Pratica e compendiosa istruzione a' principianti circa l'uso
-emendato ed elegante della lingua Italiana, Roma_ 1711., _e di nuovo
-Roma_ 1765. in 12.
-
-[68] Lezioni di ling. Tosc. Venezia 1722. in 8.
-
-[69] Roma 1721. in 8.
-
-[70] _Lezioni di lingua Toscana dette nel Seminario Arcivescovale di
-Firenze. Firenze_. 1737. in 8.
-
-[71] Il P. Zaccaria nella _Storia Letteraria_ T. 3. p. 377.
-sull'autorità del Vincioli attribuisce al Muratori una Grammatica
-intitolata: _Nuovo metodo per imparare la lingua Italiana in poco
-tempo_. Ma siccome non se ne fa menzione nella sua vita scritta dal
-nepote, nè dal Tiraboschi nella Biblioteca Modenese credo che ciò sia
-errore. Lasciando questa, che almeno è incerta, altre grammatiche si
-posson citare, e fra l'altre le seguenti. _Trattato sopra le regole
-per parlare e scriver Toscano di Gio. Battista Pucci. Siena_ 1767.
-_in_ 8. _Nuovo metodo per la lingua Italiana estensivo a tutte le
-lingue di Girolamo Andrea Martignoni. Milano_ 1755. T. 2. in 4. Non m'è
-riuscito di vedere quest'opera, nè so se propriamente essa debba essere
-annoverata fra le Grammatiche. _Corso Teorico di lingua Italiana, e
-Logica dell'Ab. Idelfonso Valdastri. Guastalla_ 1783. in 4. L'autore
-ragiona filosoficamente intorno alla lingua, il che succede quasi
-sempre con vantaggio più apparente che reale. _Prospetto de' Verbi
-Toscani regolari, e irregolari di Gio. Battista Pistolesi. Roma_ 1761.
-in 4. L'opera del Signor Pistolesi è lodevole, ma dee cedere il primato
-a quella del Signor Abate Mastrofini. Di questa io non parlo, perchè è
-pubblicata nel secolo presente, che io non ho preso a considerare.
-
-[72] _Osservazioni della lingua Italiana raccolte dal Cinonio in
-questa nuova edizione accresciute dall'Accademico Intrepido_ (Girolamo
-Baruffaldi) _Ferrara_ 1709. in 4. e di nuovo colle annotazioni del
-Cavalier Baldraccani. Venezia 1722. in 4. Il Baruffaldi avea preparate
-altre aggiunte al Cinonio e per questo motivo fece un trattato del
-nome, che è rimasto inedito. _Zacc. Stor. Lett._ T. 14. p. 355. Era
-riserbata al chiarissimo Sig. Cavaliere Luigi Lamberti la gloria
-di dare all'opera la desiderata perfezione, il che egli ha fatto
-nell'edizione di Milano del 1809. in 4. vol. 8.
-
-[73] Napoli 1717. T. 2. in 8.
-
-[74] _Idea Generale del Vocabolario della Crusca, ed osservazioni
-intorno alla moderna ortografia Italiana con un piccolo trattato
-della Poes. Ital. agli studiosi scolari della Città di Foligno, Ozio
-d'Alcindo Menonio. Foligno_ 1756. _in_ 4.
-
-[75] _Quadrio Stor. e Rag. d'ogni Poesia_ T. 1. p. 75. e _Mazzucch.
-Scritt. Ital._ T. 2. p. 673. il quale corregge I. Iarchio _Specim.
-Hist. Ac. Ital._ il quale fa fiorire questa Accademia nel secolo
-decimosettimo.
-
-[76] _Parere_ (del Canonico Biscioni) _sopra la seconda edizione
-de' Canti Carnascialeschi. Firenze. Moucke_ 1750. _in_ 8.--_I primi
-due dialoghi di Decio Laberio_ (Ab. Rinaldo Bracci) _in riposta, e
-confutazione del parere del Sig. Dottore Antommaria Biscioni sopra la
-nuova edizione de' Cantici Carnascialeschi, e in difesa dell'Accademia
-Fiorentina. In Culicutidonia per Maestro Ponziano di Castel Sambucco_
-(Lugano per l'Agnelli) 1750. _in_ 8.
-
-[77] _Firenze pel Martini._ 1707. _in_ 4.
-
-[78] _Colonia_ (Firenze) _nella Stamperia Arcivescovile_ 1708. _in_ 4.
-
-[79] _Coram Reverendis. Molines in Romana Primogeniturae de Salviatis
-super localibus et Tabulis pictis_ 28. _Iunii_ 1706.
-
-[80] Voc. Cater. alla v. _Maggiorente_.
-
-[81] _Cento osservazioni di lingua, nelle quali si spiegan diversi modi
-particolari, usati dalla lingua Toscana. Bologna_ 1740. _in_ 12.
-
-
-
-
- _Del Vocabolario della Crusca._
-
- ~CAPO~ VII.
-
-
-A me rincresce d'essere a quella parte dell'opera mia pervenuto, che
-parmi più d'ogni altra piena di pericoli e difficoltà. Gravi guerre si
-mossero contro il Vocabolario della Crusca fin dal primo suo nascere, e
-queste guerre, anzi che spegnersi o diminuirsi, vanno sempre crescendo.
-Ma l'ordine delle cose da me prese a trattare domanda, che io parli
-de' Vocabolarj della nostra lingua, e perciò di quello della Crusca;
-nè io posso ritrarmene. Dovrò in alcune cose contraddire ad uomini
-chiarissimi per dottrina e per ingegno, coi quali non posso in verun
-modo essere paragonato. Combatterò dunque con armi molto disuguali: ma
-se in ciò che sono per dire si potrà desiderare maggior dottrina, spero
-che non si potrà desiderare maggiore urbanità.
-
-Que' valentuomini, che nel 1691. procurarono la terza impressione
-di questo Vocabolario presto si avvidero, che molto rimaneva da
-fare, e che altri avrebbe dovuto procacciarne una quarta con molti
-accrescimenti e correzioni. E così avvenne appunto, perchè dopo non
-breve fatica si vide uscire alla luce nel 1729. colle stampe del Manni
-il primo volume del Vocabolario tanto accresciuto ed emendato, che
-questo solo contiene seimila nuove voci, o nuovi significati di voci.
-Ma voglionsi commendare quegli Accademici per essersi adoperati di
-correggere o accrescere quel libro seguendo l'orme segnate dai lor
-predecessori, o pure doveano seguendo una via diversa l'opera tutta
-riformare? Il Signor Conte d'Ayala vuole, che si sbandiscano gli esempj
-tratti dagli Scrittori approvati, e dice, che l'Accademia _è giudice
-supremo ed inappellabile in materia di lingua, ed ogni individuo è
-ragionevolmente tenuto di sottomettersi alle decisioni di essa_.[82]
-Così mentre molti gridano contro un giogo, che l'Accademia però non si
-è mai argomentata d'imporre altrui, questo scrittore le rimprovera di
-non essersi tolta un'assoluta autorità. Egli cita l'Accademia delle
-scienze e belle lettere, e doveva citare l'Accademia Francese. Ma non
-s'avvide, che i Francesi per certo loro abito sono avvezzi a tener gli
-occhi intenti a Parigi, ed a riverire e seguire ciò che fassi colà;
-onde ricevono come giudizj senza appello quelli dell'Accademia. Ma in
-Italia non è così; ed ognuno di per se stesso può le cagioni vederne
-agevolmente. Oltre a ciò egli non seppe, che nel tempo medesimo, in
-cui scriveva sì fatte parole, quell'Accademia si dipartiva dal primo
-divisamento, ed imitando la Crusca si adoperava di raccogliere esempj
-dagli autori più purgati per una nuova impressione del suo Vocabolario.
-La Crusca dunque fino dal suo cominciamento fece senno, fornendo di
-buoni esempj le voci tutte, e le significanze diverse di tutte le voci,
-quanto era possibile, ed ove mancavan gli esempj ricorrendo all'uso.
-
-Ma niuno forse si vorrà far seguace dell'avviso di questo scrittore,
-e più presto si biasima la scelta degli esempj. Quel vedere ad ogni
-tratto citate tante vecchie leggende, e capitoli di compagnie, e
-quaderni di conti, e l'oscurissimo Pataffio, e le rime non meno oscure
-del barbiere Burchiello, ed altrettali libri, e vederli preferiti a
-Filosofi gravissimi e ad altri scrittori di gran rinomanza, desta
-non pochi lamenti. Se le lingue tutte sono a grandissime mutazioni
-sottoposte, siccome tutti confessano, gli Accademici, che a lor potere
-volevano allontanare sì fatte mutazioni saviamente adoperarono,
-determinando alcuni scrittori, che reputar si dovessero maestri e
-modelli di lingua purgata: affinchè, tenendo sempre in quelli rivolti
-gli occhj, ognun potesse più agevolmente ritornare sul diritto
-cammino, se traviava. Questo, a mio giudizio, è il solo rimedio,
-che può riparare a quel corrompimento, che a poco a poco in tutte
-le lingue s'introduce dalla incuria degli uomini, e dall'amor della
-novità. Questo è forse il solo rimedio, che può se non al tutto
-impedire, almeno scemare quella ruina, che reca alla lingua d'una
-nazione l'inondamento di stranieri conquistatori. Ma quali son gli
-scrittori, che scegliere si dovevano all'uopo? Quelli son del trecento
-primieramente, e poi gli altri che seguendo le lor vestigie più vi
-si accostano; il che reputo si possa assai bene dedurre dalle cose
-dette nel capo quinto. Fra più altre cose abbiam veduto, che Cicerone
-altresì raccomandava la frequente lettura degli antichi, benchè rozzi
-ed incolti. _Sunt enim illi veteres_ (giova quì ripetere le sue
-parole), _qui ornate nondum poterant ea, quae dicebant, omnes prope
-praeclare locuti: quorum sermone assuefacti qui erunt, ne cupientes
-quidem poterunt loqui, nisi latine._ Lo stesso dicasi per noi, e con
-più ragione; perchè Pacuvio e quegli altri non erano a gran pezza così
-eleganti, come parecchi de' trecentisti. Quì si tratta della purità
-della lingua, e quanto a ciò quegli antichi, quantunque disadorni se
-vuolsi, hanno più autorità, che i maggior bacalari della filosofia,
-della storia, dell'eloquenza, e della poesia. Ma (dicono alcuni)
-dovevasi almeno far grazia a parecchi scrittori di cose scientifiche,
-e di quelle che alle arti appartengono: e tanto più si doveva, perchè
-troppo è scarso nel Vocabolario il numero de' vocaboli delle scienze,
-e delle arti. Io non negherò che alcuni se ne debbano aggiugnere
-a quelli, che fanno testo in lingua; parmi però che sia opportuno
-andare a rilente. Avviene assai volte, che i più solenni maestri di
-queste facoltà intesi tutti alle dotte loro speculazioni non abbiano
-posto abbastanza studio nelle cose della lingua, o che scrivendo ne
-trascurino la purità. Ed il chiarissimo signor Cavaliere Monti nella
-sua _Proposta_ ricorda un dotto Mattematico, il quale con bel modo
-fu fatto accorto di parecchi errori, in cui era caduto nelle sue
-opere. I termini delle scienze e delle arti dipendono dall'arbitrio
-degl'inventori, e sono proprj di tutte le lingue. Vorrei pertanto, che
-si prendessero dagli scrittori approvati, se vi si trovano: altramente
-si registrassero senza avvalorarli con esempj. Ma la sorgente
-principale del Vocabolario debbono essere a mio giudizio i libri di
-belle lettere e di storia, perchè contengono voci e modi di dire
-adattabili a tutto, e acconci a rappresentar quasi tutto.
-
-Rimprovera il Sig. Cesarotti,[83] che sieno marcati indistintamente
-colla lettera del disuso tanto quei termini antichi, che sono andati
-in disuso per qualche difetto intrinseco, quanto quelli, di cui è
-ciò accaduto per semplice capriccio di novità. La stessa lagnanza
-fece il Magalotti al Canonico Bassetti,[84] perchè all'Accademia
-la comunicasse. Questa però a mio giudizio adoperò saviamente non
-secondando il suo desiderio. Egli non vide, ed ora non ha veduto il
-Cesarotti, che ove gli Accademici avessero indicate quelle voci, che
-meritano d'esser novellamente poste in uso si sarebbero fatti giudici
-in ciò che spetta al gusto, il che essi a gran ragione non volean fare.
-Ed ove l'avessero fatto quali rimproveri, quante critiche, quante
-accuse non si sarebbono scagliate contro l'Accademia! Diciassette
-di queste voci accenna il Sig. Cesarotti, e le reputa meritevoli
-di quell'onore. Or quanti saranno per avventura, che opineranno
-altramente! Quanti giudicheranno lodevoli parecchie voci, che egli
-non approverebbe! Il Cavalcanti nella sua Rettorica condanna, come
-disusata, la voce _misfatto_, nè vuol che si adoperi: e pure niuno
-crederà ora, che questa voce non sia buona, ed avvedutamente si
-astenga dal farne uso. Gli autori dei Dizionarj non debbono giudicare
-di proprio arbitrio, ma secondo l'autorità degli scrittori approvati,
-e se da' buoni scrittori sarà adoperata alcuna di quelle parole, che
-or sono disusate, in una nuova impressione l'Accademia torrà quella
-marca contro cui si mena tanto romore. Il secondo rimprovero è, che
-molte parole francesi sieno state poste nel Vocabolario, come giojelli.
-Non però come giojelli vi sono state poste, nè _perchè le adoperino i
-moderni, ma perchè s'intendano gli antichi_,[85] e sono utili per la
-storia della lingua. Più altre accuse egli oppone al Vocabolario, che
-tralascio perchè non tutto posso dire, e perchè se non m'inganno non
-sono poi tanto gravi, che richiedano molto studio per dileguarle, e
-se non erro si dileguano abbastanza colle cose, che fino ad ora per
-me si son dette, o che sono per dire. Nè intendo con ciò di tenere in
-poco conto quell'uomo prestantissimo; ma dubito, che l'amore di libertà
-l'abbia forse talvolta ingannato.
-
-Parecchi altri rimproveri si fanno da altri de' quali ricorderò prima
-quelli, che a me sembrano ingiusti, e poi darò luogo a quelli, che
-anche per mio avviso sono ben fondati. Si dolgono alcuni che gli
-Accademici sieno stati solleciti di registrare certe voci che hanno
-due sensi fra lor contrarj, altre che dicono stroppiate, alcune turpi,
-quelle che diconsi di stil furbesco, moltissime tolte dalla plebe,
-talune nate da errore d'ortografia, e parecchi proverbj Toscani
-oscurissimi. Ma cominciando dalle voci di doppio senso io domando,
-qual v'ha lingua che macchiata non sia di questo difetto? Molto lo ha
-quella principalmente, cui vuolsi concedere il primato sull'altre, cioè
-la Greca. Ora perchè vorremo noi sgridar gli Accademici, se trovandolo
-pur nella nostra non l'hanno tolto, essi che non si credono arbitri
-della medesima, ma costodi? Lo stesso dicasi delle voci, che chiamano
-stroppiate. I Greci ne ebbero tante che le distribuirono in certe
-classi, cui dettero il nome di figure grammaticali, che sono l'aferesi,
-la sincope, l'apocope, ed altre. Si rimprovera a cagion d'esempio
-la voce _notomia_, che secondo la sua greca origine dovrebbe dirsi
-_anatomia_. E per far grazia a questa parola non è bastato l'esempio
-del Redi, che era medico grande, ed elegantissimo scrittore. Nè basterà
-forse l'autorità di Francesco Maria Zanotti, che l'adoperò, non quella
-di tanti altri, che pur l'usarono, non quella del dotto medico Andrea
-Pasta, che le diede luogo nel suo vocabolario.[86] E vuolsi osservare,
-che il Pasta compilò quel suo vocabolario perchè fosse di giovamento
-ai medici non solo nel curare gl'infermi, ma eziandio nello scrivere
-i consulti. Lo stesso dicasi di que' vocaboli, che derivano da errore
-d'ortografia, come _anotomia_, _appostolo_, _munistero_, e simili altre
-molte. Sì fatti corrompimenti si vedono pure nelle altre lingue, e
-giova conservarli ne' vocabolarj, perchè mostrano in parte l'indole
-delle medesime, e l'affinità, che hanno fra loro le diverse lettere,
-come si mutino, si aggiungano o si tolgano. Le quali cose sono da
-apprezzarsi per la storia delle lingue medesime. È poi ufficio del
-diligente scrittore lo sceglier quelle, che son migliori. Con maggior
-timore parlerò delle parole turpi, contro le quali si grida a gran
-voce, chiamando svergognato chi difende il Vocabolario. Io lodo quelli
-che amano la modestia delle parole, ma supplico, che mi sia concesso di
-dire, che tanta modestia non vuolsi usare in un vocabolario. S. Isidoro
-era modello d'ogni virtù, ma non si astenne dal ricordare e spiegare
-ne' suoi libri dell'etimologie quelle voci, che il suo argomento
-richiedeva. E il Forcellini esemplar sacerdote, e confessore nel
-Seminario di Padova scrisse nell'insigne suo Lessico quelle parole, che
-nel sacro tribunale della penitenza avrebbe condannate. Sì fatte parole
-sono malvagie, o innocenti secondo le circostanze. Consiglierei però
-gli Accademici a togliere dalla quinta impressione alcune di sì fatte
-voci, che furono inventate reamente per biasimevole scherzo, le quali
-non debbono aver luogo nel tesoro della lingua. Non toglierei però
-le parole, che diconsi furbesche, perchè servono all'intelligenza dei
-libri, e delle persone. Ancor più ingiusto parmi il lamento pe' Toscani
-proverbj, che vi si vedono in buon dato, e per le voci del volgo, o,
-come dicono, di mercato vecchio. Al qual lamento rispondono abbastanza
-le cose dette dai Signori Rosini e Nicolini, nè fa di mestieri, che io
-stemperi con più parole le loro osservazioni. Io dunque non vorrei,
-che si togliessero queste cose, nè vorrei, che si aggiugnessero le
-etimologie, tranne forse alcune pochissime più manifeste, e scevre
-d'ogni incertezza. Lo studio delle etimologie, ingiustamente spregiato
-da alcuni, è utile, ma è soggetto a molti pericoli. Leggiamo il
-Vossio, il Menagio, ed altrettali indagatori d'etimologie, e vedremo
-in quali traviamenti sono caduti. Nè è necessario, che vi si accennino
-quali parole ci son venute dall'ultimo settentrione per l'invasione
-de' popoli barbari, quali ci ha date l'Arabia o direttamente per le
-crociate o pel commercio, o indirettamente passando per mezzo d'altre
-nazioni, alterate però secondo l'indole delle diverse lingue.
-
-Altri rimproveri si fanno al Vocabolario, cioè che molte voci e molti
-significati vi mancano, che le definizioni non sempre sono esatte, che
-gli esempj allegati hanno talvolta un significato diverso da quello,
-che reca il Vocabolario: e già parecchi esempj di questi difetti[87]
-sono stati da scrittori chiarissimi indicati. Questi rimproveri sono
-veri, e niuno è che non li debba riconoscer tali. Ma qual v'ha al
-Mondo opera perfetta? Il P. Bergantini pubblicò un volume d'aggiunte
-al Vocabolario. Egli perciò oltre agli autori approvati esaminò il
-Vocabolario stesso, e la sua prefazione, e ne trasse molte parole, che
-gli Accademici dimenticarono di registrare. Quella prefazione non è
-lunga, ed era da credersi, che niuna aggiunta potesse omai cavarsene
-dopo di lui, e pure vi rimase all'Alberti di che spigolare, ed egli vi
-trovò la voce Grecità. Almeno dopo l'Alberti nulla vi sarà restato. No.
-V'è la parola _appropiare_ in senso d'_assomigliare_, _paragonare_.
-E dov'è questa parola? In principio, cioè là dove l'attenzione di
-que' diligentissimi compilatori non poteva essersi stancata pel
-lungo leggere. _Chiunque vorrà considerare_ (così comincia quella
-prefazione) _l'umile cominciamento, che hanno avuto, e come poi col
-tratto del tempo si sono andati accrescendo i Vocabolarj delle lingue
-già spente, vedrà, che e' si possono a buona equità ai grandi fiumi
-appropriare ec. Ma non così va la bisogna nel fatto de' Vocabolarj di
-quelle lingue, che tuttavia sono vive, e che da una intera nazione
-si parlano; imperciocchè questi si possono vie meglio assomigliare
-all'Oceano ec._ E poco dopo, parlando de' vocaboli moderni e introdotti
-dall'uso, gli Accademici dicono d'averne posti alcuni nel Vocabolario,
-ma aggiungono che sono stati in ciò alquanto parchi aspettando, che da
-tersi e regolati scrittori sieno _nelle loro composizioni adottati_.
-Ora la voce _adottare_ in questo senso non trovasi nel Vocabolario,
-nè nell'impressione di Verona, nè nel Dizionario dell'Alberti, ma v'è
-solamente nel senso di _prendere alcuno per figlio_. Questi esempj
-a mio giudizio fan chiaramente conoscere, che non v'è diligenza,
-che basti in simili cose, e che il tempo solo può render perfetto,
-e compiuto il Vocabolario, o piuttosto che esso non potrà mai esser
-perfetto.
-
-Guari non andò, che l'Accademia rivolse di nuovo le sue cure a questo
-oggetto. Ai nove di Marzo del 1741. l'Accademico Rosso Martini lesse un
-ragionamento per norma di una nuova edizione del Vocabolario Toscano,
-che ora si è consegnato alle stampe.[88] Egli vuole che si cominci dal
-procacciare i materiali più importanti per sì fatto lavoro, i quali
-sono una ricca, e abbondante conserva di voci tratte da' buoni libri,
-ed una regolata, e ordinata disposizione accompagnata da un accurato
-esame di tutto quello, che si trova nella precedente impressione. I
-Libri, da' quali si debbono trarre le buone voci e forme di dire o
-sono antichi, cioè del Secolo del 1300. e in quel torno, o moderni.
-Dà quindi il catalogo di que' libri, che i compilatori della quinta
-impressione o non videro, o esaminarono scarsamente; e gli antichi
-sono 162., e 37. i moderni. Dai primi massimamente vuol che si prendan
-gli esempj, e allora solo si ricorra ai secondi, ove non se ne abbiano
-degli antichi. Vuol che gli esempj si aggiungano della formazione
-dei tempi dei verbi irregolari. Fra le voci moderne altre son quelle
-sdrucciolate (com'egli dice) nel volgar nostro, o dalla frequente
-pratica co' forestieri, o dalla introduzione delle mode e de' costumi
-stranieri, come _rimarcare_, _rango_, _dettaglio_, e queste si debbono
-escludere. Altre son quelle, che da un uso più regolato, e corretto,
-e da accreditati e moderati scrittori vengono comprovate, adottate,
-ed oramai comunemente ricevute, e di queste si vuol fare diligente
-ricerca, ed aggiungerle. Crede, che si debbano aggiungere altresì i
-superlativi, diminutivi, vezzeggiativi, ed altrettali derivati, ove se
-ne abbiano esempj. Esclude poi i nomi proprj, i termini dell'arti, ed i
-latinismi, benchè usati dagli antichi, quando per l'uso comune dei più
-regolati scrittori non sieno concordemente e costantemente approvati.
-Parecchi altri avvisi egli dà per accrescere il Vocabolario, e per
-l'emendazione dell'edizion precedente, che stimo inutile indicare.
-Voleva dunque il Martini, che la fonte principal delle voci fossero
-gli scrittori del secolo decimoquarto, cioè quello appunto di che si
-lagnano i favoreggiatori della libertà. Ma alle lagnanze parmi d'avere
-abbastanza risposto superiormente. A gran ragione dunque voleva il
-Martini, che nella impression nuova del Vocabolario da que' vecchi
-padri e maestri si traessero gli esempj prima che dagli altri.
-
-
-Non così posso commendarlo dell'avere escluso i nomi proprj, e i
-termini delle arti, e delle scienze. I primi si posson raccogliere
-dall'uso e da molti libri di storia, di novelle, e simili, e di molti
-era necessario determinare l'ortografia, e spiegare altri che sono
-accorciativi, vezzeggiativi, o in qualunque modo alterati da' loro
-primitivi. Non dirò poi quanto fosse inopportuno l'escludere i secondi,
-perchè lo dice abbastanza l'universal desiderio, che da gran tempo li
-richiede. So quanto è malagevole questa parte del Vocabolario, di che
-darò un breve cenno in seguito. Pure era uopo, che questa difficoltà si
-vincesse, e vi si accinse con coraggio l'Alberti, come dirò altrove.
-
-Sarebbe quì luogo di narrar le vicende dell'Accademia della Crusca,
-che fu dal Gran Duca Leopoldo unita all'Accademia Fiorentina. Ma
-per una parte questo racconto domanderebbe lungo discorso, e per
-l'altra parte io non potrei tesserne la narrazione e indagarne le
-cagioni più copiosamente o meglio di quello, che il chiarissimo Sig.
-Cavalier Baldelli ha già fatto in una sua lettera diretta al Signor
-Ab. Denina.[89] Prima di quell'unione alcuni degli Accademici si erano
-adoperati di raccogliere emendazioni, ed aggiunte al Vocabolario, e fra
-questi si nominano il Casaregi, e Francesco Martini, le fatiche de'
-quali è fama, che servissero ad arricchire l'edizioni del Vocabolario
-Napoletana e Veneta.[90]
-
-La nuova Accademia Fiorentina poi non rimase oziosa. Il P. Ildefonso
-Frediani le presentò l'idea, e l'apparato pel nuovo Vocabolario
-Toscano,[91] di cui debbo ora far parola. Molte cose tralascio da lui
-proposte, che opportunissime sono al suo intendimento, ma sarebbe quì
-inutile di ricordarle, e quelle accennerò solamente, che sono più
-meritevoli di riflessione. Vuol che si aggiungano _le voci tecniche,
-e queste si prendano tutte dal fondo della nostra lingua Toscana
-finchè si può. In mancanza della voce Toscana, si prenda da quella
-lingua, che l'abbia in proprio, avvertendo di preferire sempre tra'
-varj idiomi quello che nel suono e nell'origine è più analogo e simile
-al nostro, e molto più l'uso già adottato da' respettivi professori
-in Toscana o in Italia di tali voci, e procurando guanto è possibile
-di toscanizzarle nell'inflessione, e nel suono_. p. 9. Stabilisce
-inoltre, che si pongano le voci di tanti _e sì continui ritrovamenti
-forestieri attenenti agli agj, alle mode, ed al regno insaziabile del
-lusso, e della delicatezza del vestire, delle mense, e d'ogni genere
-di delizia_, le quali voci si prendano dagl'idiomi di que' paesi donde
-tali ritrovamenti sono venuti, procurando di renderle all'orecchio
-più Toscane che sia possibile. A me pare, che troppo pretenda il P.
-Ildefonso. Egli avvezzo fra le anguste pareti della sua cella non
-sapeva quanto era vasto il campo delle mode, e quanto esse sieno
-variabili, nè credeva, che il Vocabolario di queste sole domanderebbe
-parecchi ponderosi volumi. Io son di avviso, che registrar si debbano
-le voci di questo genere, le quali da' buoni Scrittori sono state
-adoperate, ed i nomi di quei ritrovamenti, che o per l'utilità loro, o
-per qualsivoglia altro motivo sono durevoli, e lascerei perir gli altri
-senza timore, che la lingua ne avesse danno. Riguardo poi alle altre
-voci delle arti vuole, che si raccolgano dagli scrittori purgati, e dai
-libri di matricole e di ragione di tali arti, dalle leggi, e finalmente
-dagli scrittori meno purgati, e dagli artigiani, che le esercitano.
-Confessa però, che una difficoltà grande si incontra in ciò, e
-grandissima la provò l'Alberti mentre compilava il suo Dizionario
-enciclopedico. Riguardo alle arti molte cose non solamente in diverse
-parti dell'Italia, o della Toscana, come dice il P. Ildefonso, ma nelle
-diverse contrade della stessa Città come diceva l'Alberti, e tutti
-posson provare, hanno diverso nome. Ma se io considero, che anche i
-Vocabolarj delle altre lingue sono moltissimo mancanti riguardo alle
-voci delle scienze, e delle arti, se riguardo il numero immenso di
-queste voci, e il continuo variare dell'une e dell'altre, dubito che
-più utile sarebbe il compilare un Vocabolario separato per queste; del
-quale potrebbe addossarsi l'incarico alcuna delle più insigni Accademie
-scientifiche dell'Italia. Ma son d'avviso, che dopo la fatica di
-parecchi anni pubblicandosi vi si dovranno fare aggiunte ed emende; e
-così necessariamente accaderà sempre, fintantochè i Vocabolarj saranno
-opera degli uomini.
-
-Il P. Ildefonso vuol pure che si aggiungano le voci composte, e
-_quelle che comporsi possono sull'esempio di ottimi nostri Scrittori,
-e colle regole di un fino criterio e del buon orecchio_. p. 11. Molte
-se ne trovano nelle poesie del Chiabrera, d'Anton Maria Salvini, e di
-altri autori, che fanno testo in lingua, e vuolsi dare a queste la
-cittadinanza Toscana. Altre ne hanno adoperate il Frugoni, ed altri
-poeti, che non fanno testo, e l'Accademia potrà scerne quelle, che
-reputerà convenienti, ma non credo, ch'essa debba crearne di nuove.
-Essa fino ad ora ha registrate nel Vocabolario quelle voci, che vedeva
-adoperate da' buoni scrittori e dal popolo, e niuna ne ha creata di suo
-capriccio, ed il fare altramente sarebbe per mia opinione un dipartirsi
-dal suo istituto. Ne formino pure a lor talento gli autori viventi, e
-quelli che verranno, ed ove le formino lodevolmente otterranno grazia
-presso l'Accademia in altra età.
-
-Finalmente di tante voci forestiere, che alcuni adoperano vuol, che
-si adottino quelle, che la necessità esige, o _l'uso sufficientemente
-prescritto non tanto dal tempo, quanto dall'autorità dei più purgati
-scrittori o parlatori moderni_. p. 12. _Altre non poche, che non hanno
-ancora tanto possesso nell'uso, ma che vanno verso quello inoltrandosi,
-e perciò voci di mezzano uso possono appellarsi_, si potranno mettere
-in una tavola a parte in fine del Vocabolario. _Ivi._ Ma vediamo quali
-sieno le tavole da lui proposte. La prima è pe' dialetti Senese,
-Pisano, Pistojese, Lucchese, Aretino, e Cortonese. La seconda è
-degl'idiotismi. Questi si dividon da lui in quattro classi, idiotismi
-delle persone nobili, e culte, del popolo, del contado, e dell'ultima
-plebaglia. Esclusa l'ultima concede alle tre altre luogo nella tavola.
-La terza è dei barbarismi dei sollecismi e di quelle voci forestiere,
-che ha chiamate di mezzano uso. La quarta è dei nomi proprj di persone
-o di luoghi, o troncati, o alterati, o trasformati in guisa che
-appena dai più esperti s'intendono. La quinta è delle conjugazioni ed
-inflessioni de' verbi regolari ed irregolari un poco più abbondante
-di quella del Pistolesi, ma collo stesso metodo.[92] La sesta è de'
-Latinismi. Utili sono queste tavole, e la terza massimamente potrà
-giovare per togliere una gran parte d'errori troppo comuni. Se non che
-converrà farla così grande, ch'essa sola formerà un ampio Vocabolario.
-Meno opportuna forse parrà la prima in un Vocabolario, che aver dee
-per suo primo scopo la propagazione di quella sola lingua che dai
-buoni Scrittori si deve adoperare. E già la tavola di que' dialetti
-sarebbe lunga impresa, e difficile, e tarderebbe con poco profitto
-l'impressione del Vocabolario.
-
-Una Grammatica finalmente propone il P. Ildefonso, la quale desidera
-breve, e che vinca le altre per facilità e chiarezza. Ma una
-grammatica, che vuolsi mandare in luce per opera dell'Accademia, anzi
-che breve, credo, che debba esser ampia, e comprendere tuttociò che
-altri può desiderare. Io però sarei d'avviso, che bastasse imprimere
-di nuovo quella ottima del Corticelli, emendandola in pochi luoghi, ed
-accrescendola in altri, principalmente nella conjugazione de' Verbi
-irregolari, nelle appendici da lui aggiunte nel secondo libro ad ogni
-ordine de' Verbi, nel trattato delle proposizioni, degli avverbj, e in
-altri luoghi.
-
-L'Accademia Fiorentina però non giudicò di dover seguitare le tracce
-segnate dal P. Ildefonso. Per riparare ai difetti ed alle mancanze
-dell'ultima edizione del Vocabolario deliberò di farne un'altra, e
-se ne pubblicò colle stampe l'avviso. Se nell'edizione del 1729. di
-tre o quattro autori soli si fece lo spoglio, che nelle precedenti
-non avevano avuto luogo, in questa se ne approvarono cinquantacinque,
-ond'era a sperarsi, che di grandissimi accrescimenti si vedrebbe
-arricchito il nuovo Vocabolario. Ma le speranze si dileguarono sul
-primo loro apparire, e la promessa edizione non si eseguì. Essa fu
-annunziata con un avviso pubblicato in Livorno per le stampe del Masi
-ai 30. Genn. del 1794. e forse così lodevole impresa dalla difficoltà
-de' tempi restò impedita. Può dubitarsi ancora, che lo stesso avviso
-testè citato abbia distolto alcuni dal porre il proprio nome nel novero
-de' compratori. Perchè, vedendovi molte parole, o maniere di dire non
-pure, avranno in esso (quantunque ingiustamente) ravvisato un sinistro
-preludio dell'opera. In fatti lasciando stare le voci _manifesto_,
-_sesto_ cioè la forma d'un libro, _associati_, che se l'Accademia
-lo giudica opportuno, potrà forse approvare, come voci dell'uso,
-vi si trova _piano_ per metodo o disegno di un'opera, _limitarsi_,
-_riprodurre_ per ristampare, _prevenuto_ per preoccupato, _si faranno
-un dovere_, _privativa_, _per anche_,[93] _va del pari colla importanza
-delle materie_,[94] _copia_ per esemplare o corpo d'un'opera,
-stampata,[95] le quali espressioni non sono ancora approvate, e alcune
-forse non si approveranno. Ma quel foglio deve essere opera dello
-stampatore, come lo fa credere la data di Livorno, o se è d'altri non
-è dell'Accademia, la quale lo avrebbe pubblicato in suo nome. A questa
-erano ascritti più e diversi uomini chiarissimi, e nello studio della
-nostra lingua esercitatissimi, fra i quali (per tacere de' viventi)
-basti di ricordare il P. Ildefonso da S. Luigi Carmelitano Scalzo;
-e la loro celebrità doveva fare sperare un'opera utile, e gloriosa
-all'Italia. Erano stati fatti copiosi spogli da parecchi testi a penna
-del buon secolo non veduti dai loro predecessori, e dalle opere citate
-nell'edizione del 1729. A queste ne avevano aggiunte altre molte
-d'autori moderni, delle quali si può vedere il novero nel Vocabolario
-dell'Alberti, e nella serie del Signor Gamba. Quindi molte aggiunte
-si promettevano, e correzioni, l'indicazione del genere dei nomi, i
-plurali di doppia terminazione, i perfetti, e i passati de' verbi
-irregolari, l'etimologie quando sono ben chiare, e possono contribuire
-a far conoscere la proprietà dell'espressione. Finalmente volevano
-notare con diligenza grande le voci latine, che sono manco in uso, le
-familiari, le basse, le figurate, le più generalmente poetiche, e le
-antiche, fra le quali sarebbono state distinte le non più usabili da
-quelle dismesse senza loro demerito, e che possono talvolta impunemente
-rimettersi in corso dai valenti, e giudiziosi scrittori. Io però dubito
-forte, che questa estrema promessa, quantunque utile molto, fosse per
-riuscire pericolosa, nè richiesta dall'istituto dell'Accademia.
-
-Ciò che l'Accademia non potè fare ha poi fatto il Signor Antonio
-Cesari per le stampe del Veronese Ramanzini nel 1806. Non è del mio
-argomento il tenere discorso di questa edizione: ma non debbo tacere
-delle molte, ed egregie aggiunte di Clementino Vannetti di Roveredo, e
-del P. Girolamo Lombardi Gesuita Veronese, che in compagnia di molte
-altre ivi si vedono. Il Vannetti, e il Lombardi erano di nostra lingua
-amantissimi, ed intendentissimi; dagli autori classici raccolsero
-moltissime voci, e maniere di dire, animati a ciò fare, e a sostenere
-tanta fatica, il primo dalle preghiere degli Accademici Fiorentini,
-il secondo dall'amore di nostra lingua. Ma le aggiunte loro sarebbono
-miseramente rimaste inutili, se l'ottimo Signor Cesari non le avesse
-a comune vantaggio nella sua edizione inserite.[96] Sono nelle
-aggiunte di que' valentuomini alcuni errori, non può negarsi. Ma
-quanti errori si troverebbono nelle carte degli uomini più grandi se
-altri le pubblicasse quali da prima furono scritte? Qualche scrittore
-dottissimo li rimprovera non d'alcuni falli solamente, ma eziandio
-d'aver registrate parecchie voci antichissime e stranissime. Io però
-non so rimproverarli di questo. Parmi che anche da quelle voci si possa
-trarre qualche utile, perchè servono alla storia della nostra lingua e
-della Francese o Provenzale da cui provengono, mostrano quali mutazioni
-talvolta si facciano alle parole, e così posson giovare all'etimologia
-d'altre voci.
-
-Benemerito del Vocabolario fu il P. Bergantini colle sue aggiunte,[97]
-che poi il Dottor Pasquale Tommasi ristampò nell'edizione Napoletana
-dello stesso Vocabolario del 1740. quasi colle sue stesse parole, ma
-senza nominarlo.[98] Errò però il Bergantini allegando molti scrittori
-commendabili per dottrina, ma non per la purità della lingua. Tali sono
-il Ficino, il Landino, l'Atanagi, Pietro Badoaro, Daniello Barbaro,
-l'Aretino, il Bascapè, Gio. Battista Lalli, Vittorio Siri, Gio.
-Battista de Vico, ed altri parecchi. Errò ancora col porre nelle sue
-opere molte voci, che a mio giudizio non meritavano questo onore. Apro
-a caso la sua opera intitolata _voci Italiane_ ec. stampata a Venezia
-il 1745. e trovo le seguenti parole: _Frizione_, che egli spiega
-_crepito e insistenza che fanno i liquidi al fuoco_: _disarmo_ per
-_disarmamento_: _conquestione_ per _querela_, _lamento_: _conquisitore_
-per _investigatore_: _conquisizione_ per _investigazione_, ed altre non
-poche, le quali non pajono degne d'essere registrate nel Vocabolario
-della nostra lingua. Molte altre però ve ne sono ottime e pure, per le
-quali la fatica di questo Scrittore merita d'essere commendata.
-
-NOTE:
-
-[82] _Dei difetti dell'antico vocabolario della Crusca che dovrebbero
-correggersi nella nuova edizione dimostrati dal Conte d'Ayala. Vienna
-nella Stamp. di Antonio Strauss_. 1811. in 4. Ivi p 10. Questo libretto
-non appartiene al mio instituto, essendo scritto nel secolo decimonono.
-Io però ho creduto non dovere trascurare l'esame di questo suo avviso,
-esaminando la quarta impressione del Vocabolario.
-
-[83] Op. T. 1. p. 125.
-
-[84] Lettere Fam. T. 2. p. 66. ed. del 1769.
-
-[85] Crusca Pref. §. 1.
-
-[86] Pasta _Voci e maniere di dire e osservazioni di Toscani scrittori_
-ec.
-
-[87] Molti ne ha portati il chiarissimo Signor Cav. Vincenzo Monti
-nella notissima sua _Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al
-Vocabolario della Crusca_. Non tutte però le sue correzioni sono
-giuste. Il Sig. Nicolini nell'opera citata ne ha accennate alcune,
-e dicesi che altri voglia accrescerne il novero. Io ne noterò una
-sola, perchè è fondata sopra una sua opinione, che non giudico vera.
-Egli condanna la voce _birracchiuolo_, o _sbirracchiuolo_, e dice che
-niun diminutivo ha la lingua Italiana, che termini in _acchiuolo_. E
-il Vocabolario non ne offre alcuno. L'uso però ha _ladracchiuolo_,
-_birbacchiuola_, che sono nel tempo stesso diminutivi e peggiorativi,
-ed hanno certa energia da non disprezzarsi. Ma a me rincresce di
-trattenermi più a lungo in così cattiva compagnia.
-
-[88] _Ragionamento presentato all'Accademia della Crusca il dì IX.
-Marzo 1741. da Rosso Martini per norma d'una nuova edizione del
-Vocabolario Toscano. Firenze nella Stamperia di Guglielmo Piatti._
-1813. in 4.
-
-[89] Nella Collezione d'opuscoli T. 15. p. 90. e seguenti.
-
-[90] Luigi Targioni _Discorso sulle riflessioni relative al Vocabolario
-della Crusca_. p. 16.
-
-[91] Fu stampato prima nel volume 95. del Giornale letterario di
-Napoli, ed ora di nuovo in Firenze dal Piatti, 1813. in 4. Questa è
-l'edizione di cui mi servo.
-
-[92] Quando il P. Ildefonso scriveva non era anche venuta in luce
-la _Teoria e prospetto, ossia Dizionario critico de' Verbi Italiani
-conjugati dal Signor Abate Marco Mastrofini_.
-
-[93] Nel Vocabolario però v'è _per ancora_ alla v. _Per_ §. XXXVII.
-E' da avvertirsi, che il passo in cui si legge questa espressione è
-dell'Accademico della Crusca Rosso Martini.
-
-[94] _Andare di pari, o al pari con alcuno_ vuol dire andare con alcuno
-in modo, che uno non vada avanti l'altro. Quando significa _uguagliare_
-vuole il dativo secondo l'esempio portato dalla Crusca: _Ch'andar la
-fece altera oggi di pari al Tebro, al Xanto_.
-
-[95] Nel Vocabolario della Crusca non si trovano le voci _esemplare_
-e _corpo_ nel senso in cui le adopero quì. Le usò però il Redi nelle
-lettere. _Subito, che si darà fuori io gnene manderò un'esemplare.
-Il S. G. D. ne vuol mandare una mano di corpi a molti letterati suoi
-amici._ L'Alberti porta questo passo alla v. _Corpo_ §. ma si scordò
-poi d'aggiungere questo significato alla voce _Esemplare_.
-
-[96] Il Vannetti morì ai 13. Marzo 1795. e il Lombardi ai 9. Marzo del
-1792.
-
-[97] Il P. Gio. Pietro Bergantini Teatino Veneziano si è dato (dice il
-Mazzucchelli Scritt. It. V. 2. P. 2. p. 944.) principalmente ad una
-vasta lettura dei nostri migliori scrittori colla mira d'accrescere
-ed illustrare la nostra lingua volgare, non solamente estraendo
-da essi quelle voci, che o non si trovano riferite nell'insigne
-Vocabolario della Crusca, o vi sono riferite e spiegate in significati
-diversi dagli usati talvolta dai detti scrittori, ma facendo infinite
-osservazioni appartenenti all'eloquenza della lingua Italiana. Frutto
-di questa fatica sono le seguenti opere. 1. _Della volgare elocuzione,
-illustrata, ampliata, e facilitata. Volume_ 1. _contenente_ A. B.
-_Venezia presso Giammaria Lazzaroni_ in foglio. Lo Stampatore non
-potendo soffrire la spesa dell'edizione che doveva comprendere dodici
-Tomi l'opera rimase imperfetta. 2. _Idea d'opera del tutto eseguita,
-e divisa in sei Tomi, che ha per titolo Dizionario Italiano, ovvero
-voci di scrittori Italiani separatamente da quelle, che sono sul
-Vocabolario comune raccolto da Avido Mantineo P. A._ (nome Arcadico
-del P. Bergantini.) _In Venezia presso Pietro Bassaglia_. 1753. in 4.
-E' questo un avviso della meditata edizione dell'opera precedente, ma
-accresciuta tanto, che dirsi può un'opera nuova. 3. _Dizionario di
-Eloquente Italiana M. S._ Forse è l'opera annunziata al N. precedente.
-Sospesa la stampa della prima opera il Bergantini trasse dal suo M. S.
-le voci, e i significati che mancano al Vocabolario della Crusca, e
-gli stampò col titolo: _Voci Italiane d'Autori approvati dalla Crusca
-nel Vocabolario di essa non registrate con altre molte appartenenti
-per lo più ad arti, e scienze, che ci sono somministrate similmente da
-buoni Autori_. _In Venezia presso Pietro Bassaglia_ 1745. in 4. e molto
-accresciuto. _Ivi_ 1760.
-
-[98] Mazzucchelli luog. cit. p. 947. e Gamba Serie ec.
-
-
-
-
- _Del Dizionario enciclopedico
- dell'Abate Alberti._
-
- ~CAPO~ VIII.
-
-
-Benchè molto si debba al P. Bergantini per le sue opere, molto più si
-debbe all'Abate Alberti di Villanova pel suo Dizionario enciclopedico,
-che pubblicò in sette volumi in quarto colle stampe Lucchesi del
-Marescandoli nel 1797. e negli anni seguenti. L'Accademia della Crusca
-nel suo Vocabolario poche parole aveva registrate spettanti alle
-scienze ed alle arti; quelle cioè solamente, che o sono più comuni, o
-si trovano negli autori approvati; dicendo, che di queste far si doveva
-un Vocabolario separato. Conosceva essa certamente la difficoltà,
-che nel raccogliere queste voci si doveva incontrare. Le difficoltà
-però non isgomentarono l'Alberti. Egli esaminò i libri megliori, che
-trattano di queste facoltà, viaggiò per le città della Toscana, visitò
-le officine degli artefici, ed ogni altro luogo, da cui trar potesse sì
-fatte voci, le quali avendo con diligenza raccolte, ne arricchì il suo
-Dizionario. Nè trascurò pure le altre parole, che a scienze o ad arti
-non appartengono, ma un numero grandissimo ne radunò traendole dagli
-autori citati nel Vocabolario del 1729. e dallo stesso Vocabolario
-nella prefazione, o nelle spiegazioni delle voci, che dagli Accademici
-non furono registrate. A queste aggiunse egli altre fonti di nuovi
-accrescimenti. Ciò furono. 1. Gli autori approvati col partito preso
-dall'Accademia Fiorentina nel 1786.[99] 2. La derivazione delle voci
-adottate, cioè i superlativi diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi,
-diminutivi di diminutivi, peggiorativi, avvilitivi, participj verbali,
-ed altri somiglianti, seguendo in ciò l'autorità della Crusca medesima
-nella prefazione al Vocabolario del 1691. e del Varchi. 3. Altri Autori
-non mai citati dalla Crusca, che furono però per la maggior parte
-Toscani, o annoverati fra gli Accademici, e a suo giudizio scrissero
-in purgata favella. Niuno vorrà non commendarlo per gli accrescimenti,
-che egli derivò dalla prima fonte, alla quale tutti possono attingere,
-purchè lo facciano con giudizio. Riguardo ai derivati ve ne sono
-alcuni, che spontaneamente provengono dalle primitive loro voci,
-nè vi ha bisogno d'autorevoli esempj, perchè altri senza timore li
-possa usare. Tali sono a cagion di esempio _animatore, e animatrice,
-avvivatore,[100] e avvivatrice da animare, e da avvivare_, che mancano
-al Vocabolario, ma dall'Alberti vengono registrati. Riguardo a quelle
-tante modificazioni di accrescitivi, peggiorativi, diminutivi,
-vezzeggiativi, ed altrettali, di che abonda la nostra lingua sopra ogni
-altra è andato a rilente, anzi che no quando gli mancavan gli esempj.
-L'Accademia nella prefazione premessa al suo Vocabolario del 1691.
-lascia agli Scrittori una certa libertà di formare simili derivati, con
-giudizio però, e con savio avvedimento; ma Monsignor Bottari asseriva,
-che _non si può lasciar fare a suo modo ad ognuno, perchè senza un
-poco d'esempio avanti si potrebbe errare per poco_.[101] E l'Accademia
-stessa nella edizione del 1729. supplì molto anche in questa parte
-al difetto dell'edizion precedente. L'Alberti ha seguiti questi
-esempj, ed in ciò è da lodarsi. Nè vorrò pur biasimarlo quando prende
-alcune voci spettanti a scienze dall'Alghisi, dal Dottore Bastiani,
-dal Biringucci, dal P. Bonanni, dal Ceracchini, dal Mattioli, dal
-Vallisnieri, e da altri, ed eziandio dalla raccolta di bandi, editti
-ec. pubblicati in Toscana nel secolo decimosesto, e dalla Tariffa delle
-Gabelle della Toscana certe voci spettanti a manifatture, commercio, e
-simili, perchè le prime uopo era trarle dai più solenni Maestri, e per
-le seconde i bandi, gli editti ec. del Governo, quantunque non sieno
-puramente scritti, usano però in questo quelle voci, che universalmente
-si usano dal popolo. Nè pure lo biasimerò se a conferma di qualche
-sua opinione cita le origini del Menagio, le opere grammaticali del
-Gigli, ed altrettali opere, che sebbene scevre non sieno da difetti,
-posson però aver trattato di quelle opinioni lodevolmente, e molte
-in fatti egregie cose contengono, dalle quali è lecito a chiunque
-di trar profitto. Non così potrei commendarlo, quando cita certi
-altri scrittori, come l'Aretino, il Ruscelli, il Dolce, e simili.
-Dell'Aretino dice, che alcune delle sue rime sono comprese nella
-Raccolta del Berni, che fa testo in lingua. Vuolsi però avvertire, che
-alcuni Poeti soltanto di quella Raccolta sono citati dall'Accademia nè
-fra questi è l'Aretino, autore scorretto quanto altro mai. Scorretto
-altresì è il Ruscelli, e dir si dee lo stesso di parecchi altri non
-sempre puri scrittori, benchè pregevoli per altre doti.
-
-Ma qualunque essi siano gli autori per lui allegati, non può non
-riprendersi per soverchia scarsità d'esempj, e per negligenza.
-L'angustia somma, a cui negli anni estremi del viver suo l'avean
-condotto le vicende della sua patria caduta miseramente sotto il giogo
-della _rivoluzione_ fu forse la cagion principale, che lo consigliò a
-diminuire il numero degli esempj per diminuire il numero dei volumi.
-Il che serve a rendere scusabile l'intenzion sua, ma non appaga nel
-leggitore il desiderio di vedere con maggiore abbondevolezza indicato
-l'uso d'ogni voce. Se diminuiti avesse gli esempj per quelle parole,
-che sono registrate dalla Crusca il danno sarebbe stato molto minore,
-perchè ognuno poteva, quando gli fosse a grado, vederli nel Vocabolario
-dell'Accademia, ma faceva di mestieri, che almeno per le voci, e pe'
-significati aggiunti l'Autor fosse stato più liberale. Il diligente
-editore, che dopo la sua morte continuò l'edizion cominciata, s'accorse
-di questo difetto, e volle porvi rimedio, come potè. Accrebbe perciò
-gli esempj alle prime voci, il che eseguì facilmente, perchè la Crusca
-glie le somministrava, ma per l'aggiunte dell'Alberti non era ormai
-più possibile di farlo. Quantunque però in questo l'Alberti debba
-esser ripreso, vuolsi riprenderlo vie maggiormente per la negligenza
-da lui usata nelle citazioni. Lascio stare qualche errore, che in
-queste s'incontra. Per esempio alla voce _abbacinato_ egli aggiunge un
-significato, che l'Accademia non avea notato espressamente, cioè che
-_Famiglia abbacinata_ vale _privata de' suoi più illustri soggetti_,
-e cita Giovanni Villani senza addurne le parole. Ma forse doveva
-allegare Luca da Ponzano citato nel Vocabolario della Crusca a questa
-voce § _Per Metafora_. Lascio star questo, perchè non è meraviglia
-che in una intrapresa tanto lunga, e faticosa scappi qualche raro,
-e piccolo errore. Intendo bensì di quella trascuratezza per cui le
-citazioni non sono bastevolmente espresse, e si allega per esempio
-_Tasso Gerusalemme_, _Segneri Quaresimale_, _Vite de' SS. Padri_,
-senza indicare della Gerusalemme il canto e la stanza, del Quaresimale
-la predica e 'l paragrafo, delle Vite il Tomo e la facciata. Peggio
-è quando nomina l'autore senza indicar l'opera, come Vallisnieri,
-Salvini, Magalotti ec. o se accenna l'opera lo fa in modo, che, ove
-ancor si volesse legger tutta l'opera indicata nella citazione, non
-si troverebbe mai il passo allegato. Alla v. _sfregacciolata_ che non
-è nella Crusca, aggiunge la spiegazione _leggiero sfregamento_, e
-pone questo esempio del Redi: _al Ditirambo dell'acqua do di quando
-in quando qualche sfregacciolata di pennello, ma non concludo il
-lavoro_. _Red. lett._ Lascio stare, che _sfregacciolata_ ivi non è
-_leggiero sfregamento_, ma _frego_, o piuttosto _colpo di pennello_,
-_pennellata_; lascio star questo, e dico, che niuno potrà mai trovare
-quel passo fra le opere del Redi. Esso è veramente in una sua Lettera;
-questa però non è fra le sue opere, ma fra le lettere familiari del
-Magalotti pubblicate per opera di Monsig. Fabbroni il 1769. T. 1. p.
-270. Ancor peggio è allora che porta gli esempj, senza indicare nè
-pur l'autore. Altre volte nomina l'autore, e l'opera, e nè l'uno nè
-l'altra si vedono nel suo indice degli scrittori posto al principio
-del Tomo. Per esempio alla voce _Capello_, § _a Capello_, a _Fuggire_
-§ _fuggi, fuggi_, a _Roba_ § _roba_ per _veste_ si leggono esempj di
-_Panc. lett._ ora qual nuovo Autore sarà questo, che non è registrato
-nell'indice? Egli è Lorenzo Panciatici di cui si ha qualche lettera
-fra le familiari del Magalotti stampate il 1769., e quegli esempj sono
-ivi appunto nel T. 2. p 23. Fra questi esempj è da notarsi il terzo,
-dove si legge _roba di camera_; il che non vorrei dire sull'autorità
-del Panciatici, il quale in quella facciata medesima dice altresì
-_delle mie reverie_, che l'Alberti non ha osato di porre nel suo
-Vocabolario. Alla v. _Invadere_ cita i _Viaggi del Targioni_, che
-non è da annoverarsi fra gli scrittori purgati, e al più si potrebbe
-allegare per qualche voce, o modo di dire spettante alle arti ed alle
-scienze. Or queste mancanze sono di non lieve momento, perchè si toglie
-altrui il comodo di riscontrar negli Autori le citazioni, potendosi
-pur dubitare talvolta, non forse una voce abbia un senso diverso da
-quello, che l'Alberti le attribuisce, e per togliere o confermar questo
-dubbio gioverebbe molto l'osservare il contesto dell'esempio allegato.
-Un esempio me ne somministra la parola _acquacchiato_ dove si legge
-_abbattuto, infiacchito, spossato, fu detto dal Redi de' Lombrici
-indeboliti, e quasi semivivi_. Questa citazione del Redi fa credere,
-che si tratti di un grandissimo abbattimento di un totale spossamento.
-Ma il Redi non dice, che quegl'insetti fossero quasi semivivi. Ecco le
-sue parole nelle _Osservazioni intorno agli Animali, che si trovano
-negli animali viventi_ p. 103. edizione del 1684. _Vi dimorarono_ (due
-Lombrici) _senza morirvi quantunque paressero molto acquacchiati._
-Le quali parole non ispiegano abbastanza il senso di quella voce, ma
-mostrano, che per darle qualche forza è stato necessario l'unirla
-all'avverbio _molto_. Il Magalotti al contrario lo spiega bene dicendo,
-_acquacchiato_ (vuol dire) _l'istesso che confuso, mortificato_. _Lett.
-fam._ T. 2. p. 68. edizion del 1769.
-
-Finalmente alcune parole da lui registrate nel Dizionario, da altri
-forse si potranno creder men degne di quest'onore. Tali per esempio
-sono a mio giudizio: _Abbonamento_, e _Abbonare_, che ivi si dicono
-termini Mercantili, e d'uso; _Toletta_ che si dice «francesismo
-dell'uso, assortimento, e apparato di varj arnesi ed abbigliamenti per
-cui si adorna la Dama nel gabinetto servita dalla sua damigella» e si
-cita l'Algarotti; _sangria_ con esempio del Magalotti per cavata, o
-emissione di sangue, ch'è voce Spagnuola; _altarizzare_ per onorare
-alcuno ergendoli altari con esempio di Fulvio Testi cioè di un Autore
-non posto nel suo catalogo: _regretto_ e _regrettare_, che si chiamano
-francesismi usati dai Lucchesi fino dal secolo decimosettimo. Queste
-sono parole forestiere, che l'uso degli accurati scrittori non ha fino
-ad ora autorizzati, nè doveva esser sollecito di autorizzarle l'autore
-del Dizionario.
-
-Altri forse creder potrebbe, che le parole _regretto_, e _regrettare_
-fossero da adottarsi come quelle, che proprie sono d'uno dei dialetti
-della Toscana ormai da qualche tempo. L'Alberti trasse quella notizia
-dal Gigli[102] che l'annovera fra più altre parole dello stesso
-dialetto e il Gigli l'ebbe dagli Accademici dell'Anca. E se il Gigli,
-e quegli Accademici riconoscevano queste voci non come poco dianzi
-introdotte in Lucca, dovevano certamente esser proprie di quel dialetto
-da qualche tempo, e non anderebbe lungi dal vero chi le stimasse
-introdotte ivi cento, o dugent'anni prima. Ma quest'antichità non
-giova per aggiungere autorità a quelle voci, le quali probabilmente
-recaron di Francia i mercatanti Lucchesi, che là si recavano, e lungo
-tempo si trattenevano pe' loro traffichi. Certo è, che nelle opere di
-Giovanni Guidiccioni, del Daniello, del Vellutello, o in altri buoni
-Scrittori Lucchesi del Secolo decimosesto, o dei Secoli susseguenti non
-si trovano sì fatte voci,[103] il che è contrassegno, che essi non le
-credettero di buona lega.
-
-Un altro pregio, e al tempo medesimo un altro difetto ci somministrano
-le sue definizioni. Gli Accademici nel vocabolario talvolta non dettero
-buone definizioni delle cose, e l'Alberti ebbe in animo di supplire
-alla mancanza loro, ponendone altre migliori; ma anche le sue non
-sempre sono scevre da difetto. Alla voce _Grecità_ definisce _tutta
-La nazione Greca, e spezialmente gli Scrittori di quella lingua_, ed a
-_Latinità_ leggiamo _qualità del Latino_. Ognun vede, che se è giusta
-la prima definizione esser dee riprensibile la seconda. Anche la prima
-però non è in tutto degna di lode, mentre _Grecità_ non vuol dire la
-_nazione Greca_ ma bensì gli scrittori Greci, intendendo con queste
-parole le opere loro non gli Autori stessi, come si vede dall'esempio
-ivi allegato. Onde ancora quella definizione è malvagia, perchè in
-parte è falsa, e in parte equivoca.
-
-Dalle quali cose tutte deduco, che dobbiamo saper molto grado
-all'Alberti di tanta fatica, di molte voci e significati da lui
-aggiunti al Vocabolario, di aver cogli accenti mostrato quali voci si
-debbano proferir lunghe, e quali brevi, di aver date parecchie buone
-definizioni, e ad un uomo che per solo amore del comodo altrui, e della
-nostra lingua ha tollerata per molti anni tanta fatica viaggiando,
-interrogando, leggendo, e scrivendo dobbiamo perdonar qualche difetto,
-che l'umana natura non può mai in tutto evitare. Per altro il suo
-Dizionario è pregevolissimo, e necessario a chiunque vuole studiare
-la lingua Italiana: e il signor Cesari di molte voci, e maniere di
-dire avrebbe arricchita la sua edizione del Vocabolario della Crusca
-se l'avesse veduto. Prendo a caso la Lettera B, e in questa prendo
-le prime sei facciate dell'Alberti, e trovo che al Cesari manca
-_babbalà_ (alla), _bacamento_, _bacchettata_, _bacchiatore_, _baggea_,
-_pigliarsela in baja_, le quali voci sono usate nel Malmantile, dal
-Redi, dal Segneri, ne' Canti Carnascialeschi, dal Varchi, e dal
-Buonarroti. E pure non ho notati, i derivati dei nomi proprj, i termini
-di scienze, e di arti, e quelli di cui si portano esempi d'autori
-moderni, perchè a questi non si estendono le sue aggiunte.
-
-NOTE:
-
-[99] Accademia Fiorentina s'intitolò l'Accademia instituita dopo la
-soppressione della Crusca.
-
-[100] Di _avvivatore_ v'ha un esempio del Menzini, che l'Alberti non ha
-notato. _E 'l guardo avvivator lieta rivolse. Opere_ T. 3. _p._ 15.
-
-[101] Annotaz. a Fr. Guitt. p. 119.
-
-[102] _Gigli Regole per la Toscana favellap._ 591. ediz. di Lucca del
-1734.
-
-[103] Lo stesso si dica della parola _deserta per messo, o servito
-delle frutte_ che ivi pur si ricorda dal Gigli. Le altre voci Lucchesi
-registrate da questo scrittore nel luogo stesso non sono di questo
-genere, ed hanno origine diversa.
-
-
-
-
- _Altri Vocabolarj, regole per la Pronunzia
- Sinonimi, ed Epiteti, Rimarj, ed Etimologie._
-
- ~CAPO~ IX.
-
-
-Se il P. Bergantini e l'Alberti meritaron lode accrescendo il
-Vocabolario, Apostolo Zeno, e Jacopo Facciolati la meritarono con
-accorciarlo. Al primo si attribuisce il compendio di quest'opera, che
-egli fece prima sull'edizione del 1691, e poi su quella del 1729, e
-che essendo stato tante volte impresso offre con ciò solo un manifesto
-indizio del plauso universale. E meritamente l'ottenne o si riguardi la
-brevità a cui è ridotto quel compendio a comodo altrui, o l'emendazioni
-quantunque rare, che quell'uomo grande vi ha fatte. Dobbiamo al
-secondo l'Ortografia Italiana stampata in Padova molte volte, e che
-può dirsi anch'essa in qualche modo un compendio del Vocabolario
-Fiorentino, quantunque quà, e là vi si trovi qualche aggiunta tratta
-da scrittori approvati. Nè di questo genere di libri farò più a
-lungo ragionamento,[104] dovendo omai parlare di alcuni Dizionarj
-particolari. Tra questi per la sua celebrità domanda il primo luogo
-il _Vocabolario Cateriniano_ del Gigli. Questo bizzarro, e mordace
-scrittore si pose nell'animo d'onorare il dialetto di Siena sua patria,
-e poteva in ciò procacciarsi lode, ma lo fece in modo che si attirò
-sventure e biasimo. Ma di lui ho già detto abbastanza di sopra.
-
-Parecchi altri pure divulgando le opere degli antichi Autori Toscani
-ne raccolsero le parole e maniere di dire meritevoli d'osservazione,
-e quelle massimamente che non si incontrano nel Vocabolario, come il
-Salvini, il Biscioni, Giuseppe Bianchini, il Bottari, il Cavaliere
-Jacopo Morelli, e finalmente il P. Ildefonso nelle Delizie degli
-Eruditi Toscani, dai quali altresì ove ancora si tolga ciò che è
-scorrezione popolaresca rimane sempre alquanto, e in taluni anche
-molto, da aumentare il tesoro di nostra lingua.
-
-Fra i Dizionari particolari si debbon porre quelli delle arti, e
-delle scienze de' quali uno solo ne abbiamo in questo secolo. Tale
-è quello per la Medicina d'Andrea Pasta[105] Medico prestantissimo,
-che avrebbe voluto sbandire quegli oscuri, e tenebrosi vocaboli, che
-sì volentieri, e sì spesso soglionsi usare da' medici triviali nei
-loro parlari, e nelle loro scritture. A' questo fine dagli scrittori
-approvati egli trasse le voci, e maniere di dire che appartengono
-a medicina, e vi aggiunse parecchie osservazioni, con che provvide
-non solo allo scrivere e parlar bene, ma ancora a bene operare. I
-libri da lui allegati, o de' quali fece uso, sono il Decamerone del
-Boccaccio, le opere del Galilei, i saggi dell'Accademia del Cimento,
-il trattato dell'Agricoltura di Piero de' Crescenzi, il Ricettario
-Fiorentino, il Vocabolario della Crusca, le opere del Cocchi, e sopra
-tutto quelle del Redi. Io non sono punto istruito ne' precetti delle
-mediche discipline, pure credo di non errare dicendo, che i medici
-ed i giovani principalmente dovrebbono avere frequentemente tra mano
-il libro del Pasta, che consiglierebbe loro d'usar favellando, o
-scrivendo un linguaggio più acconcio a procacciarsi la confidenza del
-malato, ed a confortarlo, e forse anche li persuaderebbe di diffidare
-alquanto di certi nuovi sistemi, troppo sovente incerti, e variabili.
-Un Vocabolario de' nomi proprj tanto delle persone, che de' luoghi
-sarebbe utile molto, e l'Arciprete Baruffaldi lo aveva non solamente
-intrapreso, ma quasi compiuto, ma è rimasto inedito.[106] E aggiungerò
-quì ancora il suo Dizionario Ditirambico, e Baccanalesco, cui non
-saprei qual miglior luogo assegnare.[107]
-
-A questa classe medesima si può riferire il breve ragionamento
-dell'Algarotti _sopra la ricchezza della lingua Italiana ne' termini
-militari_.[108] Alle maniere di dire de' Francesi scrittori intorno
-a cose militari egli mostra quali, e quante maniere Italiane
-corrispondano, ed anche in ciò solo altri può vedere di quì, come la
-nostra lingua sia abbondante, e ricca più della Francese. Nè su questo
-mi tratterrò più lungamente. Aggiungerò bensì, che di non mediocre
-utilità sarebbe, se ciò che l'Algarotti fece per l'arte militare, altri
-lo facesse riguardo alle altre facoltà; affinchè ove alcuno debba
-scrivere intorno alle medesime avesse pronte al bisogno le espressioni
-che sono più acconce, onde non si dovesse attribuire a difetto della
-lingua ciò che spesso è difetto di memoria dello scrittore.[109]
-
-Gli Autori quì ricordati insegnano quali siano le voci, e le
-espressioni, che voglionsi adoperare scrivendo; ma della pronunzia
-non fanno parola, tranne l'Alberti, che nel suo Dizionario è stato
-sollecito d'indicare le voci, che lunghe si profferiscono o brevi. Ma
-noi abbiamo qualche altra cosa nella pronunzia, che domanda d'esser
-regolata. Le vocali E ed O ora si pronunziano strette, ed ora larghe;
-le consonanti S Z ora hanno un suono più dolce, ed ora più aspro,
-come tutti sanno. A questo volle provvedere il Gigli adoperando le
-Greche lettere _epsilon_, ed _omega_ per le vocali larghe, e la S,
-e lo Z corsivo per le consonanti aspre, e in questa guisa nelle sue
-regole per la Toscana favella dette un lungo catalogo[110] di quelle
-parole, che usar si sogliono più comunemente. Dopo lui il Salvini nel
-volgarizzamento d'Oppiano[111] volle anch'egli introdur qualche segno,
-che giovasse alla pronunzia, ma solamente per le due vocali E, ed O,
-alle quali sovrappose un accento circonflesso, quando si doveano
-profferir larghe. L'uso delle Greche lettere, come non piacque nel
-secolo decimosesto, quando col fine medesimo le introdusse il Trissino,
-e dopo lui Adriano Franci, così nè pur piacque nel decimottavo, siccome
-quelle che troppo sono difformi dalle nostre: e in questa parte fu
-più saggio l'avvedimento del Salvini, che un contrassegno adoperò più
-acconcio, e meno strano. Tal novità, quantunque utile, non fu da veruno
-imitata, e il Salvini medesimo negli altri suoi libri non l'usò.
-
-A uno scopo più alto diressero le mire loro il P. Carlo Costanzo
-Rabbi Agostiniano, e il P. Giovambattista Bisso Gesuita procurando
-d'agevolare lo scriver puramente, ed elegantemente il primo in prosa,
-il secondo in versi. Con questo intendimento il Rabbi raccolse i
-sinonimi, ed aggiunti Italiani, cui pose in fine un trattatello
-intorno alle regole per ben valersi sì degli uni che degli altri, e
-delle similitudini,[112] al che poi fece parecchi accrescimenti il P.
-Alessandro Bandiera de' Servi di Maria. Gli approvati scrittori di
-purgata favella sono le fonti, dalle quali l'opera è tratta, e poco
-v'ha (se non m'inganno) che non le sia uniforme.[113] Ma questo genere
-di libri è pericoloso pe' giovani, i quali s'avvezzano a prendere senza
-discernimento non ciò che è più acconcio, ma quello che prima cade
-sotto gli occhi, ed a riempiere d'inutili aggiunti le loro dicerìe. E
-tanto più facilmente essi potrebbono risentirne danno, che si vedono
-quì talvolta voci, e maniere di dire ora triviali, ed ora strane, ed
-antiche, che potevano forse esser tollerabili, ed anche lodevoli nel
-luogo dove furon poste da quegli autori, e altrove desterebbono riso, e
-meriterebbono riprensione. Con miglior consiglio il P. Bisso raccolse
-le voci, e locuzioni poetiche di Dante, Petrarca, Ariosto, e Tasso,
-e d'altri autori del cinquecento[114] aggiungendo ancora talvolta
-lunghi squarci di que' Poeti, e intieri componimenti. E giacchè il
-mio argomento mi ha condotto a far parola de' sussidj prestati alla
-poesia ed ai poeti non voglio lasciar di ricordare i rimarj, libri
-pericolosi anch'essi, ma comodi. Universale è quello del Rosasco[115]
-per ogni genere di rime piane, tronche, e sdrucciole ed è ampio tanto,
-che la stessa sua copia può talvolta imbarazzare il Poeta. Quì poi si
-trovano tutte le parole e nobili, e mediocri, ed umili, onde chi vuol
-farne uso debbe essere di fino discernimento fornito per iscegliere
-quelle che sono più adatte al suo bisogno. Alle sole rime sdrucciole
-limitò il suo Rimario il Baruffaldi[116]. Questi due Rimarj offrono
-le sole parole, che fanno rima; ma, con utile avvedimento altri
-facendo il rimario particolare di qualche poeta vi ha posto gl'intieri
-versi, il che quanto comodo apporti, coloro tutti lo sanno, a' quali è
-avvenuto alcuna volta di fame uso. Tali sono quelli del Dante[117] del
-Tasso[118] del Petrarca Bembo Casa Guidiccioni e Molza[119] e altri.
-
-Anche i proverbj ebbero un dotto illustratore nel P. Sebastiano Paoli
-Lucchese de' Chierici Regolari della Madre di Dio[120], che una materia
-così arida, ed ingrata seppe render piacevole con molta, ma sempre
-amena erudizione. A lui vuolsi aggiungere il Biscioni nelle annotazioni
-al Malmantile, il qual poema essendo da cima a fondo pieno di proverbj,
-questi principalmente han dovuto spiegare i suoi Comentatori.
-
-Finalmente a questa classe medesima appartengono altresì i Dizionari
-etimologici, i quali però richiedono breve discorso, e questo lo vuol
-quasi tutto il Muratori. Sono alcuni i quali avendo per costume di
-biasimar ciò, che non sanno, sorrideranno al nome d'etimologie, nè
-crederanno che reputar si possano illustratori d'una lingua coloro,
-che i loro studj hanno rivolti a questo genere di considerazioni,
-che essi chiamano vano ed inutile. Ma se si considera quanti uomini
-preclarissimi a sì fatte indagini hanno consacrate le loro cure, se si
-considera, che fra questi è il Leibnitz, che molto ne scrisse, e con
-molta, diligenza, ed il Cesarotti, che di questo studio fece una breve,
-ma giudiziosa difesa ed opportuna,[121] e desiderò che un Vocabolario
-etimologico avesse la nostra lingua disposto secondo l'ordine
-alfabetico delle radici[122]: se a tutto ciò si ponga mente non dovremo
-noi esser molto solleciti della disapprovazione di costoro. Potrebbe
-forse piuttosto dubitarsi, se far si dovesse un rimprovero agl'Italiani
-di non aver già prima d'ora adempiuto, o prevenuto il desiderio del
-Cesarotti, lasciando che la palma cogliesse in ciò un Francese, cioè
-il Menagio colle sue _Origini Italiche_. Ma la difficoltà dell'impresa
-probabilmente fu quella, che fino ad ora distolse i nostri dal
-correre pienamente questo arringo. E per ciò che spetta al Menagio,
-quanto è degna di lode l'intenzion dell'autore dottissimo, che
-coraggiosamente prese ad illustrare una lingua non sua, altrettanto
-era da desiderarsi un più felice riuscimento alle sue cure, ed alle
-sue fatiche. Imperciocchè se da quel suo libro si tolga ciò che egli
-prese dagl'Italiani Redi, Dati, Chimentelli, Canini, Monosini, Ferrari,
-Varchi, Castelvetro, e dal Vocabolario della Crusca, poco resta di suo
-e quel poco generalmente parlando non è molto lodevole. Ma venghiamo a
-noi.
-
-Il Muratori dunque parlando dell'origine di nostra lingua due lunghe
-serie di parole ci dette, la prima di quelle voci Italiane, l'origine
-delle quali è tuttavia sconosciuta, o dubbiosa, e la seconda di molte
-voci, delle quali cerca donde provengano.[123] Nella prima molte
-son le parole delle quali non reca l'origine, come per lo stesso
-titolo suo era da aspettarsi; pure d'alcune l'accenna, e di qualche
-altra non è difficile l'assegnarla. Fra queste sono _basto_ che viene
-da _bast_, _basta_:[124] _cangiare_, dal Latino _cambiare_; di cui
-si veda il Du Cange; _cascare_ da _cascus_, che nell'antico Latino
-significava _vecchio_, e forse voleva dire _debole_, _cadente_;
-_caprone_ non comprendo come il Muratori non si sia accorto, che viene
-da _caper_; _zanzara_ dal suono che fa, ed altre di quel catalogo, che
-si potrebbero aggiungere. La seconda serie è un copioso catalogo di
-voci, delle quali egli va indagando l'origine ora dal Latino antico,
-ed or dal barbaro, ora dalle lingue de' popoli invasori d'Italia, e
-dal Provenzale, dallo Spagnolo, dall'Arabo, con molta erudizione.
-Parecchie etimologie si possono aggiungere ancora quì fra le quali
-accennerò le seguenti tratte dal Tedesco. _Bara_, cioè cataletto viene
-da _bahre_: _Becco_ per maschio della capra da _bok_: _bosco_ da
-_busk_ (il Muratori alla v. _abbozzare_ avea bensì detto, che bosco
-derivava dalla lingua Tedesca, ma non ne aveva indicata la radice nè
-l'aveva registrata al suo luogo): _daga_ spezie di spada da _dagen_
-spada: _stanga_ da _stange_: _tasca_ da _tasche_: _tasso_ animale da
-_dachs_.[125]
-
-Non tutti poi adotteranno tutte le sue etimologie. Per esempio _astio_
-probabilmente viene dal Tedesco _hass_ come altri già ha detto: ed egli
-lo fa venire dal Latino, la qual lingua non aveva questa voce, erronee
-essendo le due citazioni di Plauto, che presso di lui si leggono, e
-che egli prese dal Du Cange. _Randello_ viene dal Tedesco _randell_, e
-il Muratori troppo forzatamente lo fa derivare da _rand_, che significa
-_giro_, _cerchio_, _margine_. Ma in cose oscure tanto, e difficili,
-e ravvolte in tante incertezze chi può pretendere, che mai non si
-devii? Anche Anton Maria Salvini spiegò l'etimologia di alcune voci
-Italiane ne' suoi discorsi accademici[126] e il Baruffaldi, molte ne
-aveva esaminate di quelle, che dal Ferrari, e dal Menagio, erano state
-trascurate.[127]
-
-NOTE:
-
-[104] Girolamo Andrea Martignoni fece con nuovo metodo un Vocabolario
-Toscano, nel quale tutte le voci sono ridotte a tre classi, di cose
-fisiche, morali, e scientifiche, e ciascuna è suddivisa in più altre
-classi. Ne stampò la prima parte a Milano il 1743. e il P. Daniele
-Trinchineta Minor Conventuale ne pubblicò ivi la seconda il 1750.
-Il Cesarotti Op. T. 1. p. 217. ricorda un Dizionario Padovano, e
-Toscano dell'Ab. Gaetano Patriarchi, in cui a fronte d'ogni vocabolo e
-idiotismo Padovano sta l'equivalente Toscano, e il P. Zaccaria _Stor.
-Lett._ T. 11. p. 5. parla del Dizionario Siciliano, Italiano, e Latino
-del P. Michele del Bono della Compagnia di Gesù.
-
-[105] _Voci maniere di dire, e osservazioni di Toscani scrittori,
-e per la maggior parte del Redi, raccolte, e corredate di note da
-Andrea Pasta, che possono servire d'istruzione ai giovani nell'arte
-del medicare, e di materiali per comporre con proprietà, e pulizia
-di Lingua Italiana i Consulti di Medicina, e di Cirusia. Brescia per
-Gio. Maria Rizzardi_ 1769. E di nuovo in Verona nella Stamperia di
-Dionigi Ramanzini, 1806. nell'ultimo volume dell'edizione Veronese del
-Vocabolario della Crusca.
-
-[106] Zaccar. Stor. Lett. d'Ital. T. 14. p. 357.
-
-[107] Ivi p. 356.
-
-[108] Opere T. 5. p. 181. Ed. di Venez. del Palese.
-
-[109] Un egregio Vocabolario militare ha poi fatto il chiarissimo
-Signor Giuseppe Grassi, il quale però essendo impresso recentemente,
-non è del mio instituto il parlarne.
-
-[110] Dalla p. 260. fino a 576.
-
-[111] Stampato in Firenze il 1728.
-
-[112] Bologna pel Pisani 1732. in 4. e di nuovo Bergamo 1744. Colle
-aggiunte del Bandiera si stamparono per la prima volta in Venezia il
-1756. e poi molte, altre volte.
-
-[113] Alla v. _strage_ si vede fra i sinonimi _massacro_ che egli
-chiama voce dell'uso; ma un buono scrittore non vorrà adoperarla.
-
-[114] Palermo pel Feuer. 1756. T. 2. in 8.
-
-[115] Padova nella Stamp. del Seminario 1763. in 4.
-
-[116] _Venezia_ 1755. in 4. Egli fece anche il Rimario delle voci
-Italiane rimate licenziosamente e delle parole tronche, e quello della
-Commedia e Canzoniero di Dante, che sono inediti. _Zaccaria Stor. Lett.
-d'Ital._ T. 14. _p._ 357. Ivi gli si attribuisce ancora il rimario
-della Gerusalemme, che si dice pure inedito. Ma questo rimario fu
-compilato dallo Sgargi, e il Baruffaldi ne fu l'editore. Questi ne
-cominciò uno, ma non lo compiè, come dice egli stesso nell'edizione
-Veneta delle opere del Tasso T. 1. p. 374.
-
-[117] _Padova pel Comino 1727._
-
-[118] E' opera di Giambattista Sgargi di Gubbio, e il Baruffaldi lo
-stampò nel primo volume delle opere del Tasso dell'edizione di Venezia,
-aggiungendovi sei ragionamenti.
-
-[119] _Bergamo pel Lancellotti 1760._ in 12. Baldassar Prosperi fece
-il rimario del Filicaja, come dice il Baruffaldi nell'edizione citata
-delle opere del Tasso T. 1. p. 374.
-
-[120] Modi di dire Toscani ricercati nella loro origine. Venezia,
-appresso Simon Occhi. 1740. in 4.
-
-[121] Opere T. 1. p. 129.
-
-[122] Opere T. 1. p. 221.
-
-[123] _Antiq. Ital. med. ævi. Diss. 33._
-
-[124] _Bast._, e poi _Basta_, _Bastum_, _Clitellæ_..... _Basturæ
-asinorum_ ec. Du Cange.
-
-[125] _Antiq. It. Med. Aevi. Diss. 33._
-
-[126] _Disc. Acc._ T. 2. _D._ 24. 25. 26.
-
-[127] _Zaccaria Stor. Lett._ T. 14. _p_. 356.
-
-
-
-
- _Edizioni ed illustrazioni degli Autori classici._
-
- ~CAPO~ X.
-
-
-Un altro modo d'illustrar la lingua adoperarono altri or pubblicando
-l'opere de' buoni scrittori, ed or rischiarandole con annotazioni,
-e con ogni maniera di spiegazioni. I Salvini, i Manni, i Biscioni,
-i Bottari, ed altri con nuove, e più corrette edizioni delle opere,
-che fanno testo in lingua, e già dianzi erano pubblicate, e con
-ritogliere dalla polvere delle librerie gli antichi manoscritti, e
-darli in luce molto hanno giovato alla nostra lingua. E molto più
-le hanno giovato coloro, che sì fatte opere co' loro comenti hanno
-rischiarate. Le fatiche de' comentatori di Dante non soddisfacevano
-abbastanza al comun desiderio, siccome quelle, che spesso non erano
-esatte, e sempre soverchiamente diffuse. Ripararono a questo difetto
-Gio. Antonio Volpi co' suoi indici nell'edizion del Comino[128] poi il
-P. Pompeo Venturi,[129] e finalmente il P. Baldassare Lombardi Minor
-Conventuale[130] colle loro annotazioni. Molto si affaticò pure intorno
-a Dante il Canonico Dionisi di Verona esaminando codici, e raccogliendo
-varianti per procurare un'edizione esatta della Divina Commedia. Frutto
-di tanto suo studio sono alcuni suoi opuscoli ne' quali molte cose
-si vedono utilissime alla illustrazione di quest'opera, quantunque
-talvolta vi s'incontrino ancora giudizj fallaci, e congetture prive di
-fondamento.[131] Benemerito del Petrarca, o piuttosto di quelli, che
-lo leggono volle essere il Muratori corredando le rime di quel gran
-Lirico colle sue annotazioni, e con quelle d'Alessandro Tassoni, che
-egli dette in luce per la prima volta, quantunque non tutti siano per
-approvare le critiche di quel sommo scrittore, che nelle cose spettanti
-al gusto non era così grande, quanto in ciò che spetta all'antichità.
-E benemeriti ne furono veramente il Tiraboschi, che nella sua storia
-esponendo la vita di lui alcune parti delle sue rime andò illustrando,
-e il chiarissimo Signor Conte Gio. Battista Baldelli nella bella vita,
-che ne scrisse,[132] e che tutta è piena di scelta erudizione, e di
-giusta critica. Così piaccia a lui di darci pure la vita di Dante, come
-questa ci ha data, e quella del Boccaccio, della quale a me rincresce
-solamente di non poter quì ragionare, perchè non appartiene all'epoca,
-nella quale star deve racchiuso questo mio ragionamento[133]. Ricorderò
-bensì la storia del Decamerone di Domenico Maria Manni,[134] a qualche
-difetto della quale supplì poi il Lami nelle Novelle Letterarie di
-Firenze del 1754. 1755. 1756. Anche il Bottari illustrò e difese il
-Decamerone con trentadue lezioni, che hanno poi veduta la luce per
-opera del signor Francesco Grazzini egregio giovine de' buoni studj
-amantissimo.[135] Ma quanto debbono gli approvati scrittori alle cure
-indefesse de' due testè mentovati Manni, e Bottari! Quanto ad Anton
-Maria Salvini, al Canonico Biscioni, al Seghezzi, al Serassi! Se io
-volessi quì noverare le opere per essi, o per altri più correttamente
-pubblicate, o da' testi a penna tratte per la prima volta in luce, o
-di utili prefazioni, e annotazioni arricchite ampia materia avrei di
-ragionare. Ma troppo increscevole sarebbe un lungo catalogo di nomi e
-di titoli, e al tutto inutile, da che il Signor Gamba nella sua serie
-delle edizioni de' testi di lingua Italiana[136] sì accuratamente ha
-soddisfatto al pubblico desiderio.
-
-NOTE:
-
-[128] _Padova pel Comino_ 1727.
-
-[129] _Lucca pel Cappuri_ 1737. senza il suo nome, e poi più altre
-volte con molte aggiunte, e correzioni.
-
-[130] Roma, Fulgoni 1791. in 4. e di nuovo Roma, de Romanis 1815. T. 4.
-in 4. ottima edizione.
-
-[131] _Serie d'Aneddoti_ N. II. _Verona per l'erede Merlo_ 1786. in 4.
-Contiene una dissertazione sopra Pietro comunemente detto figlio di
-Dante, e sul suo comento. In fine vi è unito il _piano_ per una nuova
-edizione di Dante.
-
-_Serie d'Aneddoti_ N. IV. Ivi per lo stesso 1788. in 4. Contiene due
-componimenti in versi esametri Latini di Dante a Giovanni di Virgilio,
-ed altrettanti di Giovanni a Dante, a' quali succede un saggio di
-critica sopra Dante. _Serie d'Aneddoti_ N. V. _de' Codici Fiorentini di
-Dante_. _Ivi per gli_ Eredi Carattoni 1790. in 4. _Dialogo Apologetico
-per appendice alla serie degli Aneddoti Dionisiani_. _Verona per gli
-eredi di Marco Moroni_ 1791., in 8. Il ch. Signor Proposto Lastri
-avendo nelle Novelle Letterarie di Firenze de' 17. e 29. Aprile 1791.
-censurato il N. 5. di questi Aneddoti il Dionisi si difese con questo
-Libretto. Non ho registrato il N. 1. degli Aneddoti, perchè non
-riguarda Dante. Non so se altri numeri sieno usciti dopo questi, che
-mi furono donati dall'Autore nel 1792. Ma siccome egli aveva sempre in
-mira Dante, perciò anche in altra opera intitolata _de' Blandimenti
-funebri, ossia delle Acclamazioni Sepolcrali Cristiane_, _Padova nella
-Stamperia del Seminario_ 1794. in 4. trova modo di parlar di lui e di
-illustrarlo.
-
-[132] _Del Petrarca, e delle sue Opere Lib._ 4. _Firenze presso Gaetano
-Cambiagi._ 1797. in 4. L'Ab. Sebastiano Pagello pubblicò le _rime di
-Messer Francesco Petrarca con note date la prima volta in luce ad
-utilità de' giovani, che amano la poesia_. Senza indicazione di luogo e
-di stampatore, 1754. in 4. Non ho veduta questa edizione, ma so che le
-note sono lodate.
-
-[133] _Vita di Giov. Boccacci Firenze presso Carli._ 1806. in 8. gr.
-
-[134] _Firenze pel Ristori_ 1742. _in_ 4.
-
-[135] _Lezioni di Monsig. Giovanni Bottari sopra il Decamerone. Firenze
-presso Gaspero Ricci_ 1818. T. 2. _in_ 8.
-
-[136] Si veda principalmente la nuova edizione fatta in Milano dalla
-stamperia Reale il 1812. in due volumi in 18., la quale oltre ai
-testi di lingua citati nel Vocabolario, e quelli che furono approvati
-dall'Accademia nel 1786. comprende ancora quelli che furono allegati
-dall'Alberti, e parecchi altri, che il Sig. Gamba propone come Autori
-di purgata favella, e di tutti accenna le migliori edizioni, come dico
-nel capo seguente.
-
-
-
-
- _Di quegli Scrittori, che hanno illustrata la
- lingua Italiana scrivendo purgatamente._
-
- ~CAPO~ XI.
-
-
-Ma la più nobil maniera di illustrar una lingua consiste nello scriver
-bene. Io non pretendo decidere quali sieno gli scrittori, che debbono
-far testo in lingua. Questo è ufficio dell'Accademia della Crusca,
-ed ha voluto almeno in parte soddisfarvi l'Accademia Fiorentina nel
-partito preso il 1786. di cui ho parlato più volte.[137] Io prendo ad
-annoverare non solamente coloro, ai quali è stato quest'onor conceduto,
-o che ottener lo potrebbono, perchè scrissero purissimamente, ma quelli
-ancora, che meritano lode di molta purità, quantunque alcuna volta,
-o per trascuratezza, o per debolezza di umana natura sieno caduti in
-qualche errore, od abbiano usata qualche voce non approvata. Niuno
-scrittor vivente porrò fra questi, de' quali troppo è pericoloso il
-dar giudizio: nè intendo di noverare tutti i trapassati, che ne son
-meritevoli, perchè troppo lunga impresa sarebbe, e difficile. Altri
-però mi ha diminuita alquanto la fatica. Oltre all'Alberti, di cui
-ho già fatta parola, il Signor Gamba nuovamente stampando la sua
-_serie dell'edizione de' testi di lingua_[138] agli scrittori scelti
-dall'Accademia, e dall'Alberti parecchi altri ne aggiunse di purgata
-favella. E poco fa un anonimo scrittore coltissimo, giudizioso, e
-della nostra lingua amantissimo ha pubblicato un eccellente _catalogo
-d'alcune opere attenenti alle scienze alle arti e ad altri bisogni
-dell'uomo; le quali quantunque non citate nel Vocabolario della
-Crusca meritano per conto della lingua qualche considerazione_.[139]
-Finalmente il Signor Poggiali alla sua _serie de' testi di lingua_ ha
-aggiunto un catalogo di _opere non citate nel Vocabolario di autori
-però in esso allegati, e un altro di opere scritte in buona favella
-di autori non citati nel Vocabolario_.[140] Molto prenderò da questi
-scrittori, aggiungendo però non poco, e talvolta allontanandomi
-dall'opinion loro, e piuttosto agli autori per essi approvati
-aggiungendone alcuni altri.
-
-Comincio dagli Scrittori di Grammatica, e fra questi vuolsi dare il
-primo luogo al Corticelli. Di lui ho già detto di sopra, dove ho
-lodato i suoi precetti; e quì devo nominarlo di nuovo perchè i suoi
-precetti sono esposti purissimamente. L'opera sua è annoverata fra
-quelle approvate dall'Accademia Fiorentina. Al Corticelli unisco
-Francesco Maria Zanotti per gli _Elementi di grammatica volgare_ de'
-quali altresì ho già parlato, e pel _Ragionamento sopra la volgar
-Lingua_.[141] E poichè in questa parte del mio ragionamento ho nominato
-per la prima volta questo immortale scrittore, non so trattenermi
-dal mostrare qualche maraviglia, che l'Accademia Fiorentina in quel
-partito da me ricordato ponendolo fra gli scrittori approvati di tante
-sue opere abbia scelte le lettere solamente, e le opere mattematiche,
-filosofiche, oratorie, e poetiche abbia trascurate. Le sue lettere sono
-bellissime; ma non sono men belle le altre cose; e in tutte si vede
-una grazia di stile, che innamora. Io non dico, che egli sia scrittore
-purissimo nel fatto della lingua, nè volle esser tale. Ma, come il
-Castiglione, seguì una certa libertà, la qual pure non è senza grazia.
-Che se i Deputati reputarono opportuno di perdonargli questa libertà
-nelle lettere senza approvarla, parrebbe che sì fatta indulgenza usar
-gli si dovesse ancora per le altre opere tanto maggiori, o l'importanza
-si consideri della materia, o la cura da lui posta nello scriverle.
-Finalmente ricordo i dialoghi del P. Rosasco, de' quali pure ho
-già fatta menzione. Avrei desiderato, che questo purgato scrittore
-non facesse uso di certe voci antiquate che non sono rare in quel
-suo Libro. Checchè però sia di questo, egli in quest'opera scrive
-purgatamente, e si deve dargliene lode. Ma progrediamo più innanzi
-e dai maestri di grammatica passiamo a quelli, che ci hanno dati i
-precetti dell'eloquenza e della poesia.
-
-Quì pure ci si presentano il P. Corticelli e Francesco Maria Zanotti.
-I cento discorsi del primo su l'eloquenza meritarono d'essere
-approvati dall'Accademia Fiorentina.[142] Parrà forse ad alcuno, che
-i suoi insegnamenti sieno comuni troppo; ma non è comune in essi la
-purità della lingua, e il savio avvedimento di prendere gli esempj
-tutti da ottimi scrittori approvati dalla Crusca. Il secondo scrisse
-cinque ragionamenti _dell'arte poetica_,[143] parlando della poesia
-in generale poi della tragedia della commedia dell'epopeja e della
-lirica. Nella qual trattazione egli condisce tutto con quella grazia,
-che era a lui naturale e che non lo abbandonava anche ne' famigliari
-discorsi. I precetti poetici dette pure il Gravina, e la sua opera
-è annoverata fra quelle scelte dall'Accademia Fiorentina, il qual
-autorevol giudizio mi fa sicuro, che non m'inganno commendando ancora
-le altre opere sue scritte in Italiano[144]. Con purgato stile procurò
-di scrivere il Quadrio la sua faticosa, e troppo lunga opera _della
-storia e della ragione d'ogni poesia_,[145] il Bisso nell'elementare
-_introduzione alla volgar poesia_,[146] il Baruffaldi ne' ragionamenti
-poetici, dove parla della rima, dei rimarj, de' centoni, e delle varie
-edizioni della Gerusalemme liberata,[147] il Parini nei _principj
-delle belle Lettere_,[148] e il Borsa nella dissertazione _sul Gusto
-presente in Letteratura Italiana_ onorata di premio dall'Accademia
-Mantovana.[149] Ma parecchi fra questi vince d'assai, ed a niuno è
-secondo il Sibiliato a giudizio d'uomini intelligenti (giacchè non mi è
-riuscito di vedere le cose sue). Due dissertazioni di questo scrittor
-purissimo appartengono a questa classe, e furono da lui destinate a
-due Accademie diverse. Commenda nella prima l'arte poetica, mostrando
-quanto alla civil società sia vantaggiosa ed alla politica, e fu
-premiata dall'Accademia Mantovana: colla seconda corregge e reprime
-quella pedanteria scientifica, (come la chiama il Cesarotti) che agli
-anni passati col titolo di spirito filosofico invase e guastò l'amena
-letteratura.[150] Aggiungo a questi Anton Maria Salvini ed il Marchese
-Gio. Giuseppe Orsi. Il primo per le annotazioni da lui fatte alla
-_perfetta Poesia_ del Muratori, ed il secondo per le _considerazioni
-sopra il libro francese intitolato de la maniere de bien penser dans
-les ouvrages d'esprit_,[151] e pel ragionamento sopra il dialogo di
-Cicerone _de senectute_.[152] Ambedue fanno testo in lingua, il Salvini
-per antico diritto, l'Orsi per decreto dell'Accademia Fiorentina. A
-questa classe appartengono i dialoghi del Regali di cui ho parlato
-al Capo VI, ed alcune opere di Giuseppe Bianchini, cioè la difesa di
-Dante, le tre lezioni sopra il primo terzetto del Paradiso di Dante,
-sopra un sonetto del Petrarca, e sopra uno del Varchi, il Trattato
-della satira Italiana, e il Dialogo intitolato la villeggiatura,[153]
-e la difesa del Petrarca per opera del Casaregi, del Canevari, e del
-Tomasi.[154] A questa classe si possono aggiungere altresì l'acre
-censura, che il Biscioni fece all'edizione de' Canti carnascialeschi
-procurata dal Bracci,[155] e la più acre risposta dello stesso
-Bracci[156]. Commendo ne' due feroci rivali la purgatezza della lingua,
-ma biasimo solennemente la mordacità loro, e principalmente del
-secondo, che ebbe poi a dolersi di averla usata.
-
-Molti più sono gli Oratori, ed i Poeti, che domandano d'esser quì
-nominati. Ne sceglierò alcuni, non potendo parlar di tutti. Fra gli
-Oratori vuolsi concedere il primo luogo al Gesuita Lucchese Alfonso
-Nicolai[157] per ciò che spetta alla lingua; nè a questo m'induce
-l'amor della Patria, ma sì l'Accademia Fiorentina, che l'annoverò
-fra i suoi scrittori approvati. I Gesuiti Tornielli[158] Bassani,
-Sanseverino, Dolera, Rossi, Venini, Trento, Pellegrini, Granelli,
-Muzani, Masotti, Vettori, e il Domenicano Valsecchi, furon lodati da
-chi li ascoltò predicare dal pergamo e sono lodati da chi legge le
-loro prediche. Anche fra gli Autori di lezioni sulla Santa Scrittura
-ve ne ha parecchi di purgata favella. Tali io giudico il Nicolai, il
-Granelli, il Rossi, il Pellegrini, già mentovati, e il Barotti, il
-Martinelli, e lo Scotti. Si aggiungano a questi Gio. Maria Luchini,
-ed Angelo Maria Ricci, pe' loro volgarizzamenti d'alcune Omelìe di
-S. Basilio, di S. Giovanni Grisostomo e di S. Gregorio Nazianzeno,
-de' quali parlerò altrove, Giuliano Sabbatini Scolopio e Vescovo di
-Modena, Lodovico Preti, Giuseppe Tozzi, Antonio Monti. Fra gli Oratori
-profani, si debbono ricordare Benedetto, e Giuseppe Averani, e Anton
-Maria Salvini. Nomino quì Benedetto, perchè l'Accademia Fiorentina
-che l'annoverò fra gli Scrittori da lei destinati a far testo in
-lingua gli attribuisce non so quali orazioni. Queste però non sono
-note al Mazzucchelli, nè al Signor Gamba, nè a me. Note sono bensì le
-sue _dieci Lezioni sopra il quarto Sonetto del Petrarca_ stampate in
-Ravenna il 1707. cioè l'anno stesso della sua morte. Dieci lezioni
-per un sonetto a dir vero sono troppe; ma tale era l'uso del tempo
-suo che ora è cessato, nè è da dolersene. Altre undici lezioni egli
-scrisse, le quali abbiamo fra le prose Fiorentine. Molte lezioni
-altresì scrisse il fratello suo Giuseppe, che il Proposto Gori fece
-poi stampare.[159] I Salvini si dee collocare fra gli oratori sacri
-per le prose sacre,[160] e fra' profani pe' discorsi Accademici, per
-le prose toscane, ed altre opere.[161] Altri oratori abbiamo nelle
-Prose Fiorentine, e nell'aggiunta che a questa si fece in Venezia il
-1754. Purgatamente scrissero orazioni ancora Francesco Maria Zanotti,
-Alessandro, e Domenico Fabri, il P. Curzio Boni Chierico Regolare della
-Madre di Dio, Flaminio Scarselli, ed altri.[162]
-
-Agli Oratori succedano gli scrittori di lettere. Sono alcuni, ai quali
-niente aggrada, che non sia forestiero, e d'oltre monti non venga
-o d'oltre mare. Essi magnificando le glorie dell'altre Nazioni in
-questa parte della letteratura non cessano di rinfacciare all'Italia,
-che le mancano buoni scrittori di tal genere. Se il mio argomento
-mel permettesse non sarebbe a me difficile di mostrar pienamente
-la falsità di questa accusa, indicando molti egregi epistolarj del
-passato secolo, o dei precedenti. Ma contenendo ancora il mio discorso
-fra gli angusti confini, che mi sono prescritti, e continuando la
-mia trattazione mi avverrà di rispondere almeno in parte a quel
-rimprovero, quasi senza avvedermene. Il Metastasio è autore approvato
-dall'Accademia Fiorentina per le opere drammatiche solamente, nelle
-quali era sommo. Le altre opere sue, benchè sieno di minor pregio, sono
-però lodevoli. Le lettere[163] sono scritte con molta grazia, e con
-qualche purità. Dotte ed erudite son quelle d'Apostolo Zeno,[164] il
-quale altresì è approvato da quell'Accademia per alcune delle sue opere
-drammatiche. Elegantissime sono quelle de' Bolognesi, e leggiadramente
-scritte[165]. Eustachio Manfredi, i due Zanotti Francesco Maria e
-Giampietro, il Ghedini, Alessandro e Domenico Fabri, e Flaminio
-Scarselli ne sono gli autori; e i loro nomi sono così noti, che farei
-cosa inutile se quì prendessi a commendarli. Molte lettere abbiamo
-dell'Algarotti fra le sue opere.[166] Sanno tutti, che l'Algarotti alla
-scuola Bolognese attinse il buon gusto delle lettere, e fu scrittore
-elegante, e da prima anche puro. Ma poi viaggiando in Francia, in
-Inghilterra, in Germania, ed ivi dimorando lungo tempo il suo stile
-prese una certa straniera tintura, per cui le maniere de' nostri
-antichi si vedono talvolta unite a quelle de' moderni oltramontani,
-il che se non m'inganno fa un contrasto spiacevole da non imitarsi.
-L'Alberti citò le sue opere, nè lo condanno per questo, perchè molte
-voci vi si trovano spettanti alla fisica e alle arti del disegno, che
-secondo il suo instituto egli dovea raccogliere: ed io cito quì le sue
-lettere, e citerò altre cose sue, ove mi cadrà in acconcio, perchè
-molto v'ha in esse scritto toscanamente.
-
-Anche al Magalotti nocquero i lunghi viaggi in ciò che spetta alla
-purità di lingua. Purgatamente scrisse _i saggi di naturali sperienze_,
-che fanno testo in lingua. L'Accademia Fiorentina concedette
-quest'onore anche alle sue lettere sì familiari, che erudite.[167]
-Il Cesarotti si doleva[168] che riconoscendosi questo scrittore per
-fortissimo nei saggi dell'Accademia del Cimento, si accusi _d'esser
-poi nelle sue lettere familiari scritte in età più matura_ (_si noti
-la circonstanza_) _caduto in neologismi, gallicismi, e barbarismi
-evidenti_. Non è strano però, che un giovine scrittore di felice indole
-ben indirizzato nelle lettere, e conversando con uomini dotti scriva da
-prima lodevolmente, e col volger degli anni, sedotto poi dall'altrui
-plauso, o dalla soverchia stima di se medesimo, o da qualsivoglia altro
-motivo travii dal retto sentiero, e cada in errori anche gravi: e di
-leggieri se ne potrebbe recar qualche esempio. Il Cesarotti rammenta
-il giudizio di Monsignor Fabroni, il quale dice che l'orazion del
-Magalotti è piena di maestà, splendida, e luminosa, ed ha in se una
-somma bellezza, e dignità, e porta sempre in fronte (ciò che fu lodato
-in Messala) la nobiltà dell'autore, il che tutti gli concederanno.
-Ma il Fabroni non lo difende da quell'accusa, nè credo che altri lo
-vorrà difendere, e l'Accademia Fiorentina, che approvò le opere del
-Magalotti non avrebbe forse voluto tutte approvar le parole, e i modi
-di dire, che sono in quell'opere. Purità grande al contrario, scevra
-da ogni scoria straniera ci offrono le lettere di Lodovico Preti, e di
-Natale dalle Laste, o Lastesio. Meno pure di queste sono le lettere
-di Lodovico Bianconi sulla Baviera, e su Cornelio Celso; ma tanta è
-la grazia con cui sono scritte, che volentieri gli si perdona qualche
-scorrezione. Il Signor Gamba pone nel suo Catalogo le lettere di
-Giuseppe Baretti a' suoi fratelli stampate a Venezia il 1762. e tre
-altre del medesimo contro Biagio Schiavo uscite in luce il 1747. co'
-torchj di Lugano. Ma siccome egli confessa, che _questo capriccioso
-autore va al di là nel coniar vocaboli strani_, non credo dovergli
-dar luogo nel mio. Per la cagion medesima escluderò la troppo celebre
-_frusta letteraria_, colla quale sotto il nome d'Aristarco Scannabue
-malmenò molti scrittori anche insigni del suo tempo.
-
-Un altro lamento sogliono fare alcuni, che in parte ripete il Signor
-Cesarotti. _Il Boccaccio_, egli dice, _ricco delle locuzioni del
-comico familiare, manca dei tornj dell'urbanità delicata, e da lui
-forse è addivenuto, che l'Italia in questo genere è tanto inferiore
-alla Francia._ E ciò non basta. Altri fra le opere degl'Italiani
-non ne trovano quasi veruna, che serva a piacevole trattenimento, e
-fanno querele, perchè quasi tutte dalle scienze, o dalle facoltà,
-che insegnano, prendono un certo aspetto severo troppo, e contente
-d'insegnare, non si curano di dilettare. Ma questi lamenti mi sembrano
-ingiusti. Il Boccaccio prendeva stile diverso secondo la diversità
-delle materie. Nelle novelle di Calandrino, Bruno, e Buffalmacco ed
-in altre simili fece uso del _comico familiare_; l'urbanità delicata
-adoperò in quelle della Marchesana di Monferrato, di Bergamino, del Re
-di Cipri, e in altre molte; e sono per avventura più le seconde, che
-non le prime. Potrei citare altresì il Castiglione nel Cortegiano, il
-Bembo negli Asolani, il Caro, e il Bonfadio nelle lettere, e parecchi
-altri scrittori del secolo decimosesto. Ma io debbo ristringere il mio
-discorso fra quelli del decimottavo. Or chi non ravvisa l'urbanità, ed
-anche la piacevolezza negli autori di lettere poco fa mentovati? E chi
-potrà indicarmi non dirò un'opera, ma direi quasi una sola facciata
-di Francesco Maria Zanotti, in cui si desiderino questi pregi? Sino
-le cose mattematiche ne' dialoghi sulla forza, che chiamano viva, e
-la morale filosofia sono da lui appiacevolite con tanta leggiadria di
-stile, che non temono veruna benchè illustre comparazione. Urbanità,
-e piacevolezza io trovo ancora nell'opere dell'Algarotti, del Gesuita
-Roberti, di Gasparo Gozzi, del Conte Robbio di S. Raffaele, del Conte
-Giambattista Giovio, del Bianconi, e nelle Donne della Santa Nazione
-del Gesuita Giuliari. Non finirei così presto, se tutti volessi
-noverare coloro, che meritano d'esser citati. Tralascio perciò il lungo
-ed inutil catalogo de' loro nomi, e proseguo l'intrapresa carriera.
-
-Il secolo decimottavo si può dir per l'Italia il secolo de' poeti. Non
-v'ha quasi città, che non vanti qualche buon poeta, o mediocre. Non è
-mio ufficio l'esaminare, se quell'immenso torrente di versi, che agli
-anni passati ha inondate le nostre contrade, fosse affatto inutile o
-anche dannoso, o se per avventura ne sia provenuta qualche maggiore e
-più universale, coltura degl'ingegni Italiani. Io cerco solamente fra
-tanto numero di poeti quali sieno coloro, che agli altri pregj di buon
-poeta seppero unire la purità della lingua. E cominciando dagli autori
-di certi poemi, che epici in qualche modo si possono chiamare nominerò
-in primo luogo la Genesi di Monsignor Cerati Vescovo di Piacenza,
-poi il Tobia di Cammillo Zampieri, gli occhi di Gesù del Martelli,
-l'Apocalisse di S. Giovanni, e il Telemaco di Flaminio Scarselli, e
-il Giobbe del Rezzano, e quello dello stesso Zampieri. Tranne i tre
-primi gli altri si considerano come traduzioni, alle quali non do quì
-luogo;[169] ma se rettamente si osserva si debbono piuttosto chiamar
-imitazioni, che traduzioni. Fra i poemi didascalici nominerò prima
-l'Antilucrezio del Ricci approvato dall'Accademia Fiorentina, e poi
-la Fisica, l'origine delle Fontane, e il Caffè del Barotti felice
-imitator dell'Ariosto, la felicità del Bondi, i Cieli del Pellegrini,
-tutti tre Gesuiti. Si uniscano a questi i poemi di cose agrarie, come
-la coltivazione del riso dello Spolverini, il Baco da seta del Betti,
-il Canapajo del Baruffaldi, la coltivazion de' monti del Lorenzi, le
-fragole del Roberti.[170] Maggior sarebbe il numero dei poemetti di
-vario argomento se quì volessi noverarli. Fra questi non debbo tacere
-la Bucchereide del Bellini, che fa testo in lingua: ma degli altri non
-farò menzione perchè troppo lungo discorso si richiederebbe. Laonde
-senza più farò passaggio alla poesia teatrale.
-
-Questa si può dividere in tragica, drammatica, e comica. Il primo
-ristoratore della Tragedia Italiana nel secolo, di cui parliamo fu
-Pier Jacopo Martelli, ed egli avrebbe riscosso plausi più durevoli,
-se non avesse adoperato i nojosi versi, che da lui hanno il nome di
-Martelliani. Il Gravina scrisse con molta purità cinque Tragedie,
-che sono altrettanti efficacissimi sonniferi, quantunque non sieno
-prive di qualche pregio. Lodevoli sono quelle dell'Ab. Antonio Conti.
-L'Accademia Fiorentina approvò le prose e le rime di quest'autore,
-colla quale denominazione pare, che abbia voluto indicar solamente le
-sue opere stampate in Venezia il 1739. e 1756. in due volumi. Ma ivi
-non sono nè il volgarizzamento della lettera d'Elisa ad Abelardo, nè
-le sue quattro Tragedie. Dovremo dunque dire, che queste cose sieno
-escluse? Io non lo credo, e penso piuttosto, che in quelle parole
-sieno comprese le opere sue tutte quante. Quasi nel tempo medesimo il
-Marchese Maffei compose la Merope tante volte stampata, e rappresentata
-sul teatro. Il Voltaire l'imitò in parte, e poi la criticò amaramente,
-celandosi sotto il finto nome di M. de la Lindelle. Inferiore di pregio
-alla Merope è la Didone di Giampietro Zanotti, e vie più inferiori sono
-l'Ezzelino e la Giocasta del Baruffaldi, quantunque sieno scritte
-purgamente. Intorno allo stesso tempo Domenico Lazzarini dette in luce
-l'Ulisse, il quale non ha altro merito, che d'esser puramente scritto,
-e d'aver fatta nascere la celebre satira intitolata il Ruzvanscad.
-Degno di sedere accanto all'autor della Merope è Alfonso Varano pel
-Demetrio, Giovanni di Giscala, e Agnese, e ne è degno altresì il P.
-Giovanni Granelli Gesuita pel Sedecia, Manasse, Dione, e Seila figlia
-di Iefte. Nè molto inferiori a queste ottime io stimo il Gionata, il
-Demetrio Poliorcete, e il Serse del Bettinelli Gesuita egli pure.
-Questo celebre Scrittore non cercò molto la purità della lingua; ma fu
-maggiore la libertà da lui usata dopo la soppressione della Compagnia
-di Gesù; nelle tragedie però principalmente e in qualche altra opera,
-che indicherò a suo luogo, fu assai moderato. Fu il Pompei amante
-della nostra lingua, e tale si mostrò in due tragedie intitolate
-Ipermestra e Calliroe. In queste merita molta lode per regolarità di
-condotta e per altri pregj; non è però mio officio e lascio ad altri
-l'esaminare se quelle sue tragedie tanti ne abbiano e tali, che debbano
-ottener molto plauso rappresentate sul teatro. Parecchi altri Poeti
-Tragici del passato secolo sono con onor nominati dal chiarissimo
-Signor Napoli Signorelli nel sesto volume della sua storia critica de'
-Teatri, de' quali non farò quì parola, perchè o sono viventi, o non
-si sono abbastanza curati di scrivere puramente, o non ho lette le
-loro produzioni. Ma fra le Tragedie non vedute da me credo di potere
-assicurare, che l'Agamennone e Clitemnestra pubblicata nel 1786. dal
-Signor Matteo Borsa abbia quella purità di lingua, che io quì ricerco,
-perchè egli era colto e purgato scrittore, talchè il Signor Gamba
-avrebbe potuto concedergli un luogo onorevole nella sua appendice.
-
-Il novero de' Poeti Tragici, che debbono esser da me nominati terminerà
-col Conte Vittorio Alfieri. Le sue tragedie al primo loro apparire
-sulle scene ottennero molto plauso, il quale pel corso di ben ventisei
-anni non si è punto scemato. Alcuni critici di molto ingegno, e di
-non mediocre dottrina si sono adoperati di trovare in esse parecchi
-difetti: ma niuno accusa l'autore di non essere scrittore purgato.
-A me basta questa lode, che l'universal consentimento, gli accorda,
-nè a me appartiene d'indicare gli altri suoi pregj, o assottigliarmi
-d'indagarne i difetti, nè di esaminare se i migliori dei tragici
-nostri sieno da lui uguagliati, o superati. Lascio questo esame agli
-spettatori frequenti, che non si stancano di accorrere alle sue
-tragedie tante volte ripetute.
-
-La tragedia ci è stata trasmessa dai Greci, e dai Latini, ma il dramma
-musicale è opera nostra. Niun poeta teatrale è mai pervenuto alla
-celebrità del Metastasio, i drammi del quale si son cantati su i Teatri
-tutti dell'Europa. Questi furono approvati dall'Accademia Fiorentina,
-come pur lo furono quelli d'Apostolo Zeno, che è al Metastasio _longo
-proximus intervallo_. Degli altri poeti drammatici non credo dover far
-parola.[171] Anche i poeti comici non mi tratterranno lungamente. Le
-commedie del Fagiuoli fra le opere scelte dall'Accademia Fiorentina per
-la nuova edizione del Vocabolario. Ma se meritano lode, perchè sono
-scritte toscanamente, non la meritano molto per gli altri pregj, che
-alla commedia son necessarj per essere applaudite nel Teatro. Anche le
-poche commedie, che abbiamo del Lazzarini, del Maffei, e dell'Alfieri
-sono commendabili per la purità della lingua, ma contente di questa
-lode non debbono esigerne altra maggiore. Al contrario il Goldoni, cui
-niuno vorrà negare il primato nella poesia comica italiana per gli
-altri pregj, che essa richiede, ha trascurato alquanto la purità della
-lingua.
-
-Se scarso è il numero di quelli, che questa parte della poesia hanno
-coltivata felicemente, grande è quello de' poeti lirici. Le poesie
-del Filicaja e del Menzini furono citate dalla Crusca. Quelle di
-Giovan Bartolommeo Casaregi, del Crudeli, di Monsignor Ercolani,
-del Guidi, del Lorenzini, del Mozzi, e d'Anton Maria Salvini furono
-approvate dall'Accademia Fiorentina. L'Alberti cita le rime del Gigli
-seguace del dialetto Senese, e quelle d'Angelo Maria Ricci, che mi
-sono ignote, giacchè la guerra de' ranocchi, e de' topi attribuita ad
-Omero, e da lui volgarizzata in versi anacreontici non può annoverarsi
-fra le _rime_, quantunque sia in versi rimati. A questi il signor
-Gamba aggiunge il Lazzarini, il Maffei, il Magalotti, il Manfredi,
-Alessandro Marchetti, il Martelli, il Mascheroni, il Pompei, e il
-Varano. Io finalmente ne aggiungerò più altri. Fra questi porrei il
-Frugoni, se gli editori suoi fossero stati men liberali. Vi porrò
-bensì l'Algarotti, di cui l'Alberti cita parecchie opere di prosa,
-non però le poetiche, che sono più toscanamente scritte dell'altre.
-Vi porrò Francesco Maria e Giampietro Zanotti, Giovan Battista Zappi,
-il Ghedini, il Salandri, il Conte Agostino Paradisi, il Pozzi, il
-Vannetti, il Tagliazucchi, il Duranti, i Gesuiti Bassani, Rossi,
-e Berlendis, il Vittorelli, il Bondi, il Parini, il P. Fusconi, il
-Baruffaldi, lo Scarselli, Alessandro Fabri, il Bettinelli pe' versi
-sciolti principalmente, il Dio del Cotta, le canzonette marinaresche
-del Gesuita Tornielli.
-
-Anche nella poesia piacevole molti meritarono plauso. Il Ricciardetto
-del Forteguerra, la Svinatura del Carli, le rime piacevoli del
-Fagiuoli, e le poesie del Saccenti, sono fra le opere scelte
-dall'Accademia Fiorentina. L'Alberti citò la Celidora ovvero il
-Governo di Malmantile del Conte Ardano Ascetti cioè del P. Lodovico
-Agostino Casotti Domenicano, e del Gigli la Scivolata e la Culeide,
-e il Signor Gamba ha notate nel suo catalogo le poesie piacevoli di
-Giuseppe Baretti,[172] e quelle di eccellenti Autori Toscani per far
-ridere le brigate, stampate in Gelopoli cioè in Firenze il 1760. fra
-le quali ve n'ha alcune del Gigli, del Bellini, e d'altri poeti del
-secolo decimottavo. Io aggiungerò il Grillo d'Enante Vignajuolo, cioè
-del Baruffaldi, la Cuccagna del P. Rossi, le nozze di Pulcinella del
-Vittorelli, le rime piacevoli del Dottor Vettore Vettori, qualche
-capitolo di Francesco, e Giampietro Zanotti, del Manfredi, e pochi
-altri.
-
-Il Bettinelli voleva, che il ditirambo del Redi fosse l'unico ditirambo
-Italiano, e che delle poesie satiriche si faccia meno conto, che di
-ogni altra. _La lingua Italiana_ (egli dice) _non sembra atta a questa
-poesia, e gl'Italiani dan troppo presto all'armi._[173] Il ditirambo
-del Redi è veramente cosa unica, e niuna altra nazione può gloriarsi
-d'averne una simile. Nel secolo di cui parlo si è tentato d'imitarlo,
-ma gl'imitatori sono sempre inferiori a' loro modelli. Fra questi si
-può accordare qualche lode al Baccanale in Gioveca del Baruffaldi,
-almeno per ciò che appartiene alla lingua. Riguardo poi alla satira io
-non so che cosa avesse in animo il Bettinelli, quando disse, _che la
-lingua Italiana non sembra atta a questa poesia_. So che l'Ariosto,
-Salvator Rosa, l'Adimari, il Menzini, ed altri hanno scritte Satire; e
-se in esse si trova alcun difetto, questo non proviene dalla lingua.
-L'ultimo di questi appartiene in parte al secolo decimottavo, ed è
-annoverato fra gli scrittori citati dalla Crusca. Ma un nuovo genere
-di satira sconosciuto ai Latini e ad ogni altra nazione usò il Parini
-ne' suoi poemetti intitolati il Mattino, il Mezzogiorno, e la Sera, i
-quali come prima uscirono in luce riscossero molto plauso in Italia, e
-fuori. Egli non _dà_ punto _all'armi_, ma con una delicata e leggiadra
-ironia punge il vizio, e non lo flagella, nè reca mai noja in tanta
-somiglianza di cose, che da lui si debbon descrivere. Nè d'indole molto
-diversa è il poema _dell'uso_[174] del Conte Duranti da me nominato con
-lode fra i poeti lirici.
-
-Questi fra molti sono i poeti, de' quali ho creduto dover quì far
-menzione, lasciandone parecchi altri pregevolissimi per le altre
-qualità, che dall'arte poetica sono richieste. Lo stesso è da dirsi
-degli storici, di cui farò adesso parola. Ma per procedere con
-chiarezza dividerò la storia nelle diverse sue parti, e comincerò da
-quella, che più propriamente si chiama con questo nome. L'Alberti cita
-gli annali del Sacerdozio e dell'Impero del Battaglini, e lo lodo se
-ne ha presa qualche voce ecclesiastica, che non si trovi in altro
-scrittor più pregevole. Non vuolsi però prenderli a modello di buono
-stile, e purgato. Comincerò dunque il novero delle opere storiche
-dalla _Verona illustrata_ del Maffei registrata dal Signor Gamba nel
-suo catalogo. A questa aggiungerò i ragionamenti istorici su i Gran
-Duchi di Toscana della Reale Casa de' Medici protettori delle lettere
-e delle belle arti di Giuseppe Bianchini, la storia di Ferrara del
-Baruffaldi, e la traduzione con ammirabile purità di lingua fatta
-dal P. Pietro Savi Gesuita delle due opere latine del P. Ferrari,
-delle geste del Principe Eugenio di Savoja nelle guerre d'Italia e
-d'Ungheria. Dell'altre sue traduzioni parlerò altrove. Porrò eziandio
-in questa classe il ragionamento intorno all'origine della Città
-di Prato di Giovan Battista Casotti, che si legge negli _opuscoli
-filologici_ del Calogerà, e fu poi approvato dall'Accademia Fiorentina.
-Vi porrò finalmente le memorie storiche Modenesi del Tiraboschi, opera
-d'argomento non grande, e che non somministra strepitose vicende, o
-luminosi avvenimenti atti ad eccitare la curiosità di molti; tale
-però che al suo autore conferma quella fama di critico giusto, e di
-scrittor accurato elegante ed assai puro, che le altre cose sue gli
-avevano procacciata. Unirò a queste storie le illustrazioni, che il
-P. Ildefonso da S. Luigi ha poste nelle sue _delizie degli Eruditi
-Toscani_, e le descrizioni di feste ed esequie fatte da Giambattista
-Casotti, Leonardo del Riccio, Rosso Antonio Martini, e Marc'Antonio
-Mozzi,[175] de' quali scrittori ho già fatta menzione, e la farò di
-nuovo.
-
-Cinque opere spettanti alla storia Ecclesiastica dall'Accademia
-Fiorentina furono approvate. Prima, fra queste o l'ampiezza si riguardi
-della materia, o la sua importanza è la Storia Ecclesiastica del
-Cardinal Orsi, che impedito dalla morte non potè condurre a fine. Io
-non so bene, se l'Accademia adottandola tutte volesse adottare le sue
-maniere di dire, fra le quali ve n'ha alcuna, benchè di rado, tolta
-dalla lingua Francese, cui si potrebbe dubitare se convenga dar la
-cittadinanza Toscana.[176] Dell'altre opere da me indicate pur ora
-due sono di Gio. Battista Casotti, cioè le _Memorie Storiche di Maria
-Vergine dell'Impruneta_, e _la Storia della fondazione del regio
-Monastero degli Scarioni di Napoli_, e due sono del Canonico Mozzi,
-cioè la _Storia di S. Cresci, e de' Santi suoi compagni Martiri, e
-della Chiesa di S. Cresci in Valcava di Mugello, e la lettera ad un
-Cavalier Fiorentino divoto di S. Cresci_. L'Accademia forse volle
-ancora concedere lo stesso onore all'Istoria degli anni Santi, e
-ad altre opere di Domenico Maria Manni, quantunque non l'indicasse
-espressamente.[177] Infatti qual cosa v'ha di questo purissimo
-scrittore, che non meriti di far testo in lingua? A queste opere
-poi aggiungerò io la vita di S. Ignazio, la leggenda di S. Anna, e
-quella di S. Margherita da Cortona del P. Antonfrancesco Mariani
-Gesuita, il quale scrittore in ciò che spetta alla lingua è sempre
-così purgato, che a niun altro lo reputo secondo, ed i più tenui suoi
-libretti ascetici proporre si possono a modelli di stile purissimo, e
-immacolato. Aggiungerò altresì la _Storia ragionata delle eresie_ del
-Canonico Pietro Paletta, nella quale e gli avvenimenti dell'eretiche
-sette si descrivono con eleganza, e le cagioni se ne espongono con
-critica diligente e sottile. Aggiungerò finalmente l'insigne Storia
-della Badia di Nonantola del Tiraboschi, di cui dirò solamente, che è
-degnissima del suo autore.
-
-Ma la parte, in cui più che in ogni altra il Tiraboschi si è renduto
-celebre è la storia letteraria. Egli, Apostolo Zeno, il Mazzucchelli
-sono in Italia i padri di questa classe, e tutti tre furono purgati
-scrittori. Niuno è così solennemente inerudito, che non conosca le
-Dissertazioni Vossiane e le Annotazioni alla Biblioteca del Fontanini
-d'Apostolo Zeno, gli Scrittori Italiani del Mazzucchelli, la Storia
-della letteratura Italiana, e la Biblioteca Modenese del Tiraboschi.
-Se io prendessi a lodar queste opere, e le altre cose minori di questi
-scrittori nulla potrei dire, che non sia già stato detto da molti, e
-nulla aggiungerei alla loro celebrità. Dirò solamente, che vasto è
-l'argomento, che ciascheduno ha scelto, grande è in essi l'erudizione,
-ma opportuna, esatta la critica, elegante lo stile, e (ciò che
-appartiene al mio scopo) non mediocre la purità della lingua; talchè
-non v'ha officio di buono scrittore, che essi abbiano trascurato. Da
-Apostolo Zeno non deve andar disgiunto il suo feroce, ma disuguale
-antagonista Monsignor Giusto Fontanini. La sua opera dell'eloquenza
-Italiana, e la Biblioteca, che v'è unita, si attiraron le critiche
-dello Zeno, di cui ho già parlato, del Muratori, del Maffei, di Gio.
-Andrea Barotti, e del P. Costadoni, e la più parte di quelle critiche è
-giusta. Il Fontanini era quanto altri mai litigioso, tenace della sua
-opinione, e non esatto abbastanza nell'erudizione. Era però erudito,
-e assai puro di lingua. Questa lode gli si deve ancora per la Storia
-arcana della vita di F. Paolo Sarpi, che ha pure il merito grande
-d'aver rappresentato costui quale era veramente, e aver ciò fatto con
-irrefragabili monumenti. Grato mi sarebbe d'onorare questo mio catalogo
-colla bell'opera di Marco Foscarini sulla letteratura Veneziana tanto
-commendata a gran ragione. Ma se le altre parti tutte egli adempie
-d'ottimo scrittore, in quella solamente, che la purità riguarda
-della lingua, lascia alquanto a desiderare. Devo bensì collocarvi il
-Marchese Maffei per quella parte della sua Verona illustrata, dove
-degli scrittori Veronesi tenne lungo discorso, Gio. Andrea Barotti
-per le Memorie storiche de' letterati Ferraresi, ed il Bianconi per
-l'auree lettere sopra Celso. L'Alberti ha citato alcuna volta la
-Storia, e i Commentarj della volgar poesia del Crescimbeni, ma a me
-non pare quest'opera purgata tanto, che le si debba dar quì luogo. Per
-lo stesso motivo fra i libri di sacra eloquenza non ho collocato il
-suo volgarizzamento delle Omelìe di Clemente undecimo, cui il signor
-Poggiali dà luogo nel suo Catalogo, nè altrove le altre sue opere, che
-per molti riguardi meritan lode. Aggiungerò più tosto l'operetta del
-Manni dell'invenzione degli occhiali, che fu approvata dall'Accademia
-Fiorentina, l'istoria del Decamerone del Boccaccio[178] la vita di
-Niccolò Stenone, e le veglie piacevoli del medesimo scrittore, dove fra
-più altre vite, che a questa classe non appartengono, parecchie ne sono
-d'uomini chiari nell'amene lettere. Molte altre cose abbiamo di lui a
-storia letteraria appartenenti, le quali tralascio, perchè troppo lungo
-ne sarebbe il novero, ed altri le potrà vedere indicate nell'opera
-testè citata del chiarissimo signor Canonico Moreni. Non debbono poi
-esser da me dimenticati il Casotti, e il Mozzi, il primo per la vita
-del Buommattei, che sta innanzi alla sua opera della lingua Toscana,
-e per alcune lettere sulla vita, e le opere del Casa,[179] e il
-secondo per la vita di Lorenzo Bellini, che è fra quelle degli Arcadi.
-E giacchè queste vite d'uomini letterati ho nominate ragion vuole,
-che tre altri purgati scrittori di questo genere io ricordi, cioè il
-P. Pier Caterino Zeno, che la vita ci dette di Giovanni Rucellai,
-e degli storici Veneti Battista Nani e Michele Foscarini,[180]
-Antonfederigo Seghezzi, che quelle descrisse del Caro, di Bernardo
-Tasso, del Castiglione, e d'altri,[181] Pier Antonio Serassi, da cui
-abbiamo quelle copiosissime di Torquato Tasso e di Jacopo Mazzoni,
-una dissertazione sopra l'epitaffio di Pudente Grammatico, ed un
-ragionamento sopra la controversia del Tasso e dell'Ariosto, Anton
-Maria Salvini, che fra le vite degli Arcadi inserì quella di Benedetto
-Averani, ed il fratello suo Salvino, che ci diede i Fasti Consolari
-dell'Accademia Fiorentina oltre a cinquantacinque vite le quali tutte
-con incredibile diligenza ha accennate l'eruditissimo Signor Canonico
-Moreni nell'opera più volte citata. Alle vite succedano gli elogj,
-intorno a' quali necessariamente sarò breve, perchè niuno scrittore mi
-è noto, che lungamente si sia esercitato in questo genere d'eloquenza,
-ed io non intendo nominar tutti quelli, che poche, e piccole cose hanno
-pubblicate. Questo mio intendimento però non m'impedirà di nominare
-il Bolognese Luigi Palcani. Egli educato in quella beata scuola della
-sua patria, fra tanti uomini chiarissimi, che là fiorirono alla metà
-del secolo passato o in quel torno, fu non solamente dotto, ma
-ancora elegante, e purgato scrittore. Abbiam di lui gli elogj di due
-mattematici, cioè dell'Ab. Leonardo Ximenes e del Colonello Anton
-Maria Lorgna, ne' quali la severità della materia è per lui temperata
-mirabilmente colle grazie dell'eloquenza e ingentilita per modo,
-che quegl'istessi cui non piacciono le mattematiche discipline sono
-invitati ad amarle in quei due libretti elegantissimi.
-
-Alla Storia è con vincoli strettissimi unita l'Antiquaria, la quale
-perciò richiama ora a se il mio discorso. Essa mi ricorda in primo
-luogo il Gori, ed il Lami. Ambedue per decreto dell'Accademia
-Fiorentina sono approvati, il primo per la _risposta al Marchese Maffei
-intorno al Tomo IV. delle osservazioni letterarie, e per la difesa
-dell'Alfabeto degli antichi Toscani_,[182] il secondo _per le Lezioni
-Toscane, e pe' dialoghi d'Aniceto Nemesio in difesa delle lettere di
-Atromo Traseomaco_.[183] L'Accademia non concedette lo stesso onore
-alle _Lettere Gualfondiane_, che il Lami stampò sotto il finto nome
-di Clemente Bini, e non senza ragione: perchè quest'autore, che nelle
-lezioni Toscane e ne' dialoghi non volle molto soggettarsi ad una
-grande severità nell'usar voci di Crusca, nelle lettere usò d'una
-libertà anche maggiore. Al Gori e al Lami aggiungerò il Manni scrittor
-purgatissimo, come ho già detto. Di lui abbiamo più e diverse opere
-d'antiquaria cioè delle _antiche terme di Firenze, notizie istoriche
-intorno al Parlagio ovvero Anfiteatro di Firenze_, _istorica notizia
-dell'origine e significato delle Befane_, e principalmente _le
-osservazioni istoriche sopra i Sigilli antichi de' secoli bassi_.[184]
-Della Verona illustrata del Maffei ho già parlato due volte, e debbo
-parlarne ora di nuovo perchè vi sono unite l'opera su gli Anfiteatri,
-e quella molto minore sull'antica condizione di Verona. Della seconda
-dice graziosamente il Signor Abate Rubbi, che in essa l'ingegno
-dell'autore è in ragion del suo cuore,[185] con che egli dette un
-giusto e profondo giudizio. Ma io non esamino, che cosa possano dir
-gli antiquarj dell'una, e dell'altra, e mi basta, che ambedue sien
-pregevoli, benchè possano meritar qualche critica, e che scritte sieno
-purgatamente. Per lo stesso motivo nominerò pure l'opera dei circhi del
-Bianconi, quantunque abbia incontrato qualche oppugnatore. Debbonsi poi
-con molta lode nominare le _Osservazioni sopra alcuni frammenti di vasi
-antichi di vetro_ di Filippo Buonarroti,[186] le quali gli confermarono
-quel nome di grande antiquario che le precedenti sue opere gli avevano
-procacciato. Nè minor plauso vuolsi fare all'Ab. Luigi Lanzi, e a mio
-giudizio anche maggiore, perchè nuove strade aprì nell'antiquaria, ed
-usò una esattissima critica, cui non erano molto inclinevoli molti di
-quelli scrittori di sì fatto genere, che più erano celebri poco innanzi
-a lui.[187] Non parlerò poi di quelli antiquarj, che poche e brevi cose
-hanno scritte, per non esser soverchio: e passerò piuttosto a noverare
-i principali scrittori, che di materie scientifiche hanno trattato.
-
-Cominciamo dalla Psicologia, e dalla naturale Teologia. L'Accademia
-Fiorentina scelse la dissertazione del P. Tommaso Vincenzo Moniglia
-contro i Materialisti ed altri increduli.[188] A me sarà concesso
-d'unire a questa le altre opere sue di non dissimile argomento, e
-di merito uguale, cioè la dissertazione contro i Fatalisti,[189]
-le osservazioni critico-filosofiche contro i Materialisti divise
-in due trattati,[190] _e la mente umana spirito immortale, non
-materia pensante_.[191] Alle opere del Moniglia debbono unirsi le
-celebri lettere familiari del Magalotti contro gli Atei approvate
-dall'Accademia Fiorentina. Di queste io dirò solamente quello, che
-il Tocci ne disse nella vita del Viviani, cioè che _esse sono ciò
-che più di portentoso ha veduto da un secolo in quà la nostra lingua
-in quel genere_. Di Dio, dell'anima spirituale immortale e libera, e
-della legge di natura verso Dio, verso l'uomo, e verso se trattò il P.
-Nicolai in sette ragionamenti che sono nel volume secondo delle sue
-Prose. Ma più d'ogni altro trattò profondamente di sì fatte materie il
-P. Antonio Valsecchi colla sua opera _dei fondamenti della Religione, e
-dei fonti dell'empietà_.[192] Parla egli dell'esistenza di Dio, della
-spiritualità, ed immortalità dell'anima, e della legge di natura,
-mostra la necessità della rivelazione, la possibilità della rivelazion
-de' Misteri, e che veramente la Cristiana Religione è rivelata da Dio,
-esamina finalmente quali i fonti sieno dell'empietà. _La Religion
-vincitrice_[193] è quasi un appendice alla prima opera, perchè avendo
-in quella provati ad evidenza gli assunti suoi, e risposto alle
-principali objezioni degli avversarj d'ogni maniera, in questa prese
-a combattere il _sistema della natura, il sistema sociale, ovvero
-principj della morale, e della politica_, e ne trionfò. Finalmente
-per dar compimento alla sua impresa pubblicò _la verità della Chiesa
-Cattolica Romana_,[194] in cui fa conoscere, che in questa, ed in essa
-sola, la divina rivelazion si conserva. Con minor apparato di dottrina,
-ma in un modo per dir così più accostevole, scrisse il Roberti alcuni
-aurei suoi libretti, che se non affrontano apertamente l'incredulità,
-pure le fanno gagliarda guerra. Tali sono i trattati _del leggere libri
-di Metafisica e di divertimento_, _della probità naturale_, _e le
-annotazioni sopra la umanità del secolo decimottavo_.
-
-La Psicologia e la Teologia Naturale aprono la strada alle scienze
-sacre, alle quali ora farò passaggio. E quì pure ragion vuole, che
-il primo luogo a quelle opere si conceda, le quali dall'Accademia
-sono citate. Fra queste sono le prose del P. Gio. Lorenzo Berti,
-la Dimostrazion Teologica del Cardinal Orsi,[195] lo spirito del
-Sacerdozio del Cavalier Giraldi. L'Alberti citò il volgarizzamento,
-che Francesco Giuseppe Morelli fece del _Gentiluomo istruito nella
-condotta di una virtuosa, e felice vita_ dell'Inglese Dorell, e avrebbe
-potuto aggiungere quello, che egli pur fece della _Guida degli uomini
-alla loro eterna salute_ del Gesuita Giuseppe Personio.[196] Ma altri
-ancor vi sono che purgatamente hanno scritto di sì fatte materie.
-L'Accademia Fiorentina, che adottò le Prose del P. Nicolai, poteva
-eziandio adottare le sue Lezioni. Io dubito che di lui volesse parlare
-il Roberti, quando a un giovine ecclesiastico scriveva così. _Tuttavia
-dell'erudizione profana, interpetrando la parola dello Spirito Santo,
-servitevene per bisogno, non per vanto. Non siate un intemperante, come
-lo è nelle sue lezioni stampate un dottissimo uomo ad amendue assai
-noto. Tanta intemperanza a me sembra un principio di vanità._[197] E
-veramente se quelle Lezioni fossero state dal Nicolai dette così dal
-Pergamo, come poi furono stampate, dovrebbesi in esse condannare quella
-erudizione soverchia, e quella dottrina profonda, di che son piene. Ma
-se, come egli il dice nel prospetto dell'opera, dopo essere stato parco
-leggendole, le arricchì poi per la stampa a vantaggio de' leggitori
-scienziati si dee sapergliene grado, e commendarlo. Per la qual cosa
-egli lascia in dubbio, se dobbiamo intitolarle Lezioni, o più presto
-Dissertazioni, e altrove le chiama senza più col secondo nome.[198] Or
-chi sarà che voglia accusarlo d'essersi mostrato erudito, e dotto,
-quando pe' dotti scriveva e per gli eruditi? Molta poi è la purità
-della lingua, principalmente dove a foggia di parafrasi spiega il Sacro
-Testo, nella qual parafrasi l'autore si adopera d'imitare il Boccaccio.
-E l'imitazione di questo gran modello della narrazione si manifesta
-ancora in un'altr'opera sua, di cui per grande sventura non abbiamo
-che il primo volume di quattro, che se ne promettevano col titolo,
-_Dichiarazione letterale del Sacro Testo de' quattro Libri de' Re_.
-Avrei creduto, che l'Alberti citar dovesse queste opere, o avendole
-egli trascurate dovessero il Gamba e il Poggiali ricordarle. Avrei
-creduto lo stesso delle opere teologiche di Monsignor Incontri, e di
-quelle del Marchese Maffei, delle quali il solo Poggiali ha citate le
-prime, e niuno le seconde. Io certo non dubito, che non debbano aver
-quì luogo il _Trattato delle azioni umane, le lettere pastorali e la
-spiegazione delle feste_ di quel Prelato.[199] _La storia teologica
-della Grazia, il libro de' Teatri antichi e moderni, l'arte magica
-dileguata, l'arte magica annichilata, i tre libri dell'impiego del
-denaro_, in cui mentre si ammira la profondità della Teologica
-dottrina, si commenda eziandio la nobiltà e l'eleganza dello stile, e
-la purità della lingua. Queste lodi medesime si debbono attribuire alle
-Dissertazioni Teologiche del Conte Canonico Cristoforo Muzani, ed anche
-maggiori in ciò che appartiene alla lingua ed allo stile, se non che
-forse parrà ad alcuno, che sieno talvolta troppo oratorie. Non manca
-la purità, ed abbonda l'eleganza in certe operette del Roberti, che a
-questa classe appartengono. Tali sono _l'esortazione sopra i danni che
-reca il tempo alle Comunità religiose, la lettera sopra la felicità,
-la lettera di un Ex-Gesuita vecchio, ad un Ex-Gesuita giovine, gli
-opuscoli sopra il lusso, il trattato dell'amore verso la patria, e
-l'istruzione Cristiana ad un giovinetto Cavaliere e a due giovinette
-Dame sue sorelle_. Nè dico già che tutto sia oro nel fatto della
-lingua ciò che egli scrive. Lasciando stare la voce _ex-gesuita_, che
-abbiam veduta testè da lui adoperata, vuolsi confessare, che andando
-innanzi nell'età per la frequente lettura de' libri francesi cominciò
-senza avvedersene ad usare qualche modo di dire straniero; il che
-più spesso gli avvenne nell'_amor della patria_, che prevenuto dalla
-morte non potè emendare. Ma dove sono molte cose pregevolissime non
-dobbiamo essere difficili troppo per qualche difettuzzo, che sfugga la
-attenzione d'uno scrittore.
-
-Le opere spirituali dell'Abate Lanzi meritano altresì onorata menzione,
-perchè qualunque cosa egli prendesse a trattare, vi trasparivano i
-lampi di quel suo ingegno felice, e della sua eleganza di stile.[200]
-Ed ancor più debbono ricordarsi quelle del P. Anton Francesco Mariani
-della Compagnia di Gesù, le quali sono immacolate.[201] Saranno forse
-alcuni, i quali prenderanno a sdegno, che fra le opere de' Filosofi,
-degli Storici, degli Oratori, e de' Poeti si pongano le sacre leggende
-e le novene di questi scrittori: molti però con maggior senno le
-ameranno e per ciò che dicono, e pel modo con che lo dicono. Ed è fama
-che l'Ab. Lanzi dicesse d'essere più contento di quelle sue operette
-spirituali, che dell'altre erudite. Finalmente voglionsi quì ricordare
-due volgarizzamenti. Sarà il primo _il libro di Dionisio Certosino
-contro l'ambizione, con altri due opuscoli sul medesimo argomento_
-tradotti da Monsignor Bottari,[202] e l'altro _l'opere di Tertulliano
-tradotte in Toscano da Selvaggia Borghini nobile Pisana_, che lo stesso
-Bottari fece stampare ornandole di note e d'una erudita prefazione.[203]
-
-Dalle sacre scienze non deve andar disgiunta la moral Filosofia,
-gl'insegnamenti della quale saranno sempre uniformi a quelle, ove
-il corrompimento del cuore non faccia traviare lo scrittor, che ne
-tratta. Niuna opera di questo genere è nel catalogo dell'Accademia
-Fiorentina fuor solamente i caratteri di Teofrasto tradotti da un
-Accademico Fiorentino, cioè da Leonardo del Riccio, di cui farò parola
-in altro luogo. Ma il Gamba, e l'Anonimo Milanese ne citano due. Il
-secondo ricorda la morale Filosofia di Francesco Maria Zanotti, che è
-una delle migliori di quest'uomo immortale e per l'importanza della
-materia, e pel modo con cui è trattata, e per la gravità dello stile.
-Il celebre Cardinal Quirini l'ebbe in tanto pregio, che avendola letta
-con somma avidità la volle poi sempre sul suo tavolino, e spesso la
-rileggeva con indicibil piacere. Poteva l'Anonimo aggiungere altresì
-il suo ragionamento sopra il saggio di morale di M. Maupertuis, e gli
-opuscoli, che l'accompagnano, cioè i discorsi e le lettere contro le
-_Vindiciae Maupertuisianae_ del P. Ansaldi, la risposta alle lettere di
-Clemente Baroni de' Marchesi di Cavalcabò, e _la lettera ad un amico,
-che può servire d'introduzione alla novella letteraria dell'apparizione
-d'alcune ombre_. Io non parlerò quì della bellezza di questi opuscoli,
-perchè quando si è nominato il loro autore è inutile ogni lode. Citerò
-finalmente col Gamba la _scienza chiamata cavalleresca_ del Marchese
-Maffei, utilissima opera, che ha contribuito a scemare alquanto l'uso
-empio barbaro e stolto de' duelli.
-
-Ma passiamo ormai a quella scienza, che forse sopra ogni altra ha nel
-passato secolo fatto progresso grande, voglio dire la scienza della
-natura. Carlo Taglini aprirà questa classe colla _lettera filosofica_
-al Marchese Riccardi, in cui dette la norma di studiare con profitto la
-Filosofia. Essa è fra le opere scelte dall'Accademia Fiorentina, onde
-non abbisogna dell'altrui approvazione nel fatto della lingua. Ma per
-procedere con ordine cominciamo dalla Fisica. Il dialogo di Zaccaria
-Scolastico intorno alla fabbrica del Mondo volgarizzato dal Volpi, le
-opere dell'Ab. Conti, in cui è pur qualche cosa di Fisica, le lezioni
-di Monsignor Bottari sopra il tremoto furono approvate dall'Accademia
-Fiorentina. Se non hanno ottenuto lo stesso onore, meritano però lode
-di purgati scrittori Francesco Maria Zanotti pel suo Trattato di
-Filosofia, l'Algarotti pel Neutonianismo, il Marchese Maffei per le
-sue lettere sopra la formazione de' fulmini. I primi due erano buoni
-Fisici; ma il terzo non era molto esercitato nella scienza della
-natura, e scriveva sopra un argomento difficile, prima che il Franklin,
-e il P. Beccaria l'avessero illustrato. Del Magalotti posso rammentar
-solamente le lettere, nelle quali alcuna cosa s'incontra intorno alla
-Fisica, giacchè i saggi di naturali esperienze dell'Accademia del
-Cimento appartengono al secolo precedente. Poco finalmente ci offrono
-le opere del Bianconi, ma non vuolsi dimenticare quel poco, perchè
-egli era elegante scrittore; benchè, siccome ho già detto, alquanto
-libero nel fatto della lingua. Anche il Roberti volle esser fisico, e
-il fu con quella grazia, che era a lui naturale, scrivendo due lettere
-d'un bambino di sedici mesi colle annotazioni di un Filosofo, e sul
-prendere, come dicono, l'aria ed il Sole. Due brevi ragionamenti
-abbiamo del Palcani, uno sul fuoco di Vesta[204] e l'altro sul natro
-orientale,[205] ed è a dolersi, che non se ne abbia un numero maggiore,
-tanto son pieni di dottrina, e d'eleganza.
-
-Cosa maggiori ci somministra la Storia naturale. La piccola terra
-di Scandiano nel Modenese ha la gloria d'aver dati all'Italia nel
-secolo decimottavo due sommi naturalisti, che furono nel tempo stesso
-scrittori purgati ed eleganti, cioè il Vallisnieri, e lo Spallanzani.
-Del primo basterà indicare l'edizione delle sue opere fatta in Venezia
-il 1733. nè sarà necessario tutte annoverarle minutamente. _Del secondo
-il saggio d'osservazioni microscopiche concernenti il sistema della
-generazione_, _le memorie sopra i muli_, _le osservazioni sull'azione
-del cuore nei vasi sanguigni_, _il prodromo d'un'opera da imprimersi
-sopra le riproduzioni animali_, _la contemplazione della natura del
-Signor Carlo Bonnet tradotta in Italiano, e corredata di note_, _le
-dissertazioni su i fenomeni della circolazione osservata nel giro
-universale de' vasi_, _gli opuscoli di Fisica animale, e vegetabile_,
-_il viaggio alle due Sicilie_ sono opere lodatissime per novità di
-scoperte, per acutezza d'ingegno, per esattezza d'esperienze, e per
-eleganza di stile. Come una terra sola ha dati due insigni naturalisti,
-così una sola famiglia ne ha somministrati altrettanti, cioè i Conti
-Giuseppe e Francesco Ginanni di Ravenna. Il primo scrisse _delle
-uova, e de' nidi degli uccelli con un'appendice d'osservazioni sulle
-cavallette_,[206] e una lettera all'Instituto di Bologna _intorno al
-modo di pascersi, ed alla respirazione e generazione delle telline e
-d'altre marine conchiglie_.[207] Altre sue opere sulle piante marine
-del mare Adriatico, e sopra alcuni testacei ed insetti furono stampate
-dopo la sua morte[208] dal suo nepote Francesco, che fu pure buon
-Naturalista. Questi poi scrisse dottamente delle malattie del grano in
-erba[209] e delle pinete Ravennati.[210]
-
-E già quasi senza avvedermene sono passato a far parola della scienza
-agraria, che forma un utile e nobil parte della Storia naturale.
-L'anonimo Milanese pone nel suo catalogo la relazione istorica,
-e filosofica del Matani delle produzioni naturali del territorio
-Pistojese,[211] che può esser utile per prenderne qualche voce di
-storia naturale: ma io non posso collocarla fra le opere puramente
-scritte. Fa poi maraviglia, che niuna cosa egli abbia citata del Manni.
-Quest'uomo instancabile, di cui ho già parlato più volte, ha scritto
-ancora di cose agrarie. Il suo ragionamento _della piantagione, e
-coltivazione de' gelsi cagione di ricchezza_[212] è stato dimenticato
-dal Lastri nella _Biblioteca Georgica_. Ivi si registrano di lui
-tre sole opere, che hanno per titolo _Introduzione de' gelsi in
-Toscana_,[213] _Nuova proposizione per trarre dall'Agricoltura
-un maggior frutto_,[214] e _Del fare i lavori alla campagna in
-tempo_[215]. L'ultima merita da me special ricordanza pe' proverbj
-usati nel contado, che egli ha raccolti accompagnandoli d'utili
-avvertimenti. Di sì fatti proverbj utili allo studio della lingua, e
-molto più all'arte agraria ne avea raccolti in buon dato il Proposto
-Lastri, e sparsi quà e là nel suo _Lunario pe' Contadini_, donde poi
-altri li trasse, e riuniti gli stampò di nuovo.[216]
-
-Alla scienza della natura appartengono l'Anatomia, la Medicina, e la
-Chirurgia, delle quali vuolsi ora tener discorso. Lorenzo Bellini
-leggiadro poeta fu eziandio anatomico grande, e le sue opere furono
-spiegate dal Pitcarne nell'università d'Edimburgo. Antonio Cocchi ne
-stampò i discorsi anatomici, che l'Accademia Fiorentina meritamente
-reputò degni di far testo in lingua. Essa accordò l'onor medesimo
-all'editore pel _trattato de' Bagni di Pisa_, _pe' discorsi Toscani_,
-_per la prefazione alla vita di Benvenuto Cellini_, _e pe' regolamenti
-dello spedale di S. Maria Novella_, che non sono stampati. Poteva
-forse accordarglielo ancora pel _discorso sopra Asclepiade_, _e pe'
-consulti medici_. Non aggiungo il _discorso sul matrimonio_ perchè non
-è opportuno, che facciano testo in lingua quei libri, che la retta
-morale condanna. Il figlio suo Raimondo lo stampò dopo la sua morte,
-e poteva rimanersene. Doveva più presto pubblicare i consulti medici,
-che il padre aveva lasciati in gran numero, ed egli inopportunamente
-li vendè a non so quale straniero; talchè l'edizion che ne abbiamo, fu
-poi tardi fatta dal Pasta, raccogliendoli con diligenza, e in quella
-maggior copia, che potè. L'Accademia approvò ancora le sue _lezioni
-anatomiche_; il Signor Gamba però dottissimo nella Storia letteraria
-ha osservato, che queste non son d'Antonio, ma di Raimondo. Essa ha
-pure approvate le opere di Giuseppe del Papa, e già lui vivente citate
-le avrebbe la Crusca nell'ultima edizione del Vocabolario, se egli
-non vi si opponeva. La maggior parte di queste appartengono al secolo
-precedente, e solamente i _Consulti medici_, e i _Trattati varj_ dati
-in luce nel decimottavo possono aver quì luogo. Approvò finalmente
-le _Lettere scientifiche_ di Carlo Taglini, e il libro critico di
-Pier Francesco Tocci intitolato la _Giampaolagine_. Andrea Pasta
-altresì fu egregio medico, e purgato scrittore, e il suo _discorso
-medico-chirurgico intorno al flusso di sangue dall'utero delle donne
-gravide_ meritò d'esser registrato ne' lor cataloghi dal Gamba e
-dall'Anonimo. Il Poggiali concede quest'onore alle opere mediche
-d'Antonfrancesco Bertini, che io non ho vedute.[217] Niun poi di
-loro lo concede ai Consulti medici di Giacomo Bartolommeo Beccari,
-i quali però ne erano degnissimi, essendo egli stato, secondo la
-scuola di Bologna sua patria, elegante scrittore in Italiano e in
-Latino d'un'eleganza nitida, e semplice. In quei due aurei volumetti
-di lettere familiari dei Bolognesi si vorrebbe, che fossero state
-poste ancor le sue, che dovevano esser bellissime, se lo possiamo
-congetturare da una diretta al Pontefice Benedetto decimoquarto, che
-il Conte Fantuzzi ha inserita ne' suoi _Scrittori Bolognesi_ T. 2. p.
-57. Terminerò poi questa classe con due Lucchesi, Matteo Regali, e
-Pietro Tabarrani. Del primo ho già fatta menzione altrove. Egli era
-medico, ma a dir vero era miglior grammatico. Scrisse una _Lezione
-intorno all'uso dell'acqua della Villa_ (cioè dei Bagni di Lucca)
-col cibo,[218] la quale, se non è approvata dai professori dell'arte
-medica, è almeno scritta con purità. Il secondo al contrario era buon
-medico ed eccellente anatomico, e se non uguagliava il Regali nella
-purità della lingua, non era però illodevole. Le sue _lettere mediche
-ed anatomiche_[219] sono ricordate dall'anonimo, e sono lodate dai
-professori di queste scienze, nè saranno molto riprese da quelli, che
-amano la nostra lingua. Nè diverso è il giudizio, che si dee portare
-dell'altre cose sue, che si vedono impresse negli atti degli Accademici
-Fisiocritici di Siena.
-
-In niuna facoltà è più agevole lo scrivere purgatamente quanto nelle
-mattematiche. Esse hanno un certo linguaggio loro proprio e semplice
-tanto, che quasi non concede luogo ad errare, principalmente ove si
-tratti di quelle, che chiamano mattematiche pure, come l'aritmetica, la
-geometria, e l'algebra. In questa parte pertanto sarò più severo. Fra i
-Mattematici Italiani del secolo diciottesimo potrei collocare Vincenzio
-Viviani grande e diletto scolaro del grandissimo Galileo. Egli giunse
-cogli estremi anni suoi a toccare quel secolo, essendo morto il 1703.
-ma le opere sue Italiane appartengono tutte al secolo precedente, ed
-io non voglio oltrepassare quei limiti, che mi sono prescritti. Il
-nome però del Viviani ricorda quello di Guido Grandi, che segnando le
-prime orme nella carriera geometrica potè destar maraviglia in quel
-geometra veterano, il quale pareva pure, che di niuna cosa dovesse
-più maravigliare. Egli unì lo studio dell'antiquaria a quello delle
-mattematiche, ma l'Accademia Fiorentina approvò solamente due opere del
-secondo genere, cioè gli _elementi di geometria_, e le _istituzioni
-delle sezioni coniche_. La seconda però di queste opere in ciò, che
-spetta alla lingua si dee piuttosto attribuire a Tommaso Perelli,
-giacchè essa è un volgarizzamento da lui fatto delle sezioni coniche,
-che il Grandi aveva pubblicate in latino a Napoli il 1737. A queste
-opere l'Alberti, il Gamba, e l'Anonimo aggiunsero le _istituzioni
-Geometriche_, quelle d'_Aritmetica_, le _Meccaniche_, il _trattato
-delle resistenze_ unito alle opere del Galileo, ed alcune scritture
-d'Idrostatica, che abbiamo nella _raccolta degli autori, che trattano
-del moto dell'acque_. Il Poggiali ben a ragione vi aggiunse la
-_Risposta apologetica alle opposizioni fattegli dal Dott. A. M._
-(Alessandro Marchetti,) _i Dialoghi circa la controversia eccitatagli
-contro dal Dottore Alessandro Marchetti_,[220] oltre alla Vita di S.
-Pietro Orseolo. Egli ha poste nel suo catalogo ancora le _Instituzioni
-Analitiche_ della Agnesi, le quali tranne qualche difetto nel fatto
-della lingua possono esser utili per una nuova impressione del
-Vocabolario.
-
-Ma parlando di Mattematica, e di purità di lingua chi può dimenticare
-Eustachio Manfredi? Egli fu buon Geometra, e sommo Astronomo ed
-Idrostatico. Gli _elementi della Geometria, e della Trigonometria_,
-quelli _della Cronologia_, le _instituzioni astronomiche_, _la
-descrizione d'alcune macchie scoperte nel Sole_, e le _annotazioni al
-Trattato della natura de' fiumi del Guglielmini_ mostrano abbastanza,
-che si può scrivere profondamente delle materie più difficili senza
-oltraggiare le leggi della lingua. Lo stesso dimostrano le altre
-opere sue, che tralascio per non diffondermi soverchiamente, ma si
-possono veder registrate dal Fantuzzi.[221] L'Accademia Fiorentina
-nulla ha approvato di lui, fuorchè le lettere, di che forse molti si
-maraviglieranno. Ma si può credere, che l'Accademia della Crusca vorrà
-esser meno difficile; giacchè riguardo a un uom così grande può esser
-tale senza pericolo.
-
-Al Manfredi succeda l'amico suo, il suo lodatore Francesco Maria
-Zanotti. Celebre è la questione agitata un tempo fra i Mattematici
-sulla forza viva, la quale i Cartesiani dicono proporzionale alla massa
-del corpo moltiplicata nella velocità, mentre i Leibniziani la vogliono
-proporzionale alla massa moltiplicata pel quadrato della velocità.
-Dopo un disputar lungo M. d'Alembert mostrò, che quella questione era
-inutile, e tutti si acquietarono alla sua sentenza.[222] Io non la
-chiamerò inutile, solamente perchè produsse due bei libri, una del P.
-Vincenzio Riccati, e l'altro dello Zanotti. Il Riccati prese a difender
-l'opinion Leibniziana in un suo dialogo,[223] nel quale ampiamente
-trattò di sì fatta questione, combattendo certa proposizione, che
-il secondo avea detta ne' Commentarj dell'Instituto di Bologna. Lo
-Zanotti, che avea in animo di scrivere alcun dialogo colse l'occasione
-di rispondere al suo oppositore, e compose quello sopra la _forza che
-chiamano viva_,[224] il quale io non dubito di chiamare maraviglioso,
-e ardisco contrapporlo a quelli bellissimi di Tullio e di Platone.
-Nobiltà e gravità di stile, quando la materia il richiede, chiarezza
-nelle cose scientifiche, ordine nelle dispute, urbanità, e grazia
-somma sono pregj, che abbondano in quest'opera, pe' quali basterebbe
-essa sola a render l'autore immortale. Niun'altra cosa di Mattematica
-abbiamo da lui scritta in Italiano, fuorchè una lettera a Monsignor
-Vitaliano Borromeo, in cui prova due elegantissimi Teoremi Geometrici,
-cioè che ogni poligono circoscritto a un circolo sta al circolo stesso,
-come il perimetro del primo alla circonferenza del secondo, e che ogni
-solido chiuso da ogni parte da superficie piane e circoscritto ad
-una sfera sta alla sfera, come la superficie del primo sta a quella
-della seconda.[225] Anche il suo nepote Eustachio fu elegante, e
-purgato scrittore. Il Fantuzzi[226] ha dato il catalogo delle sue
-opere spettanti alla Astronomia, alla Fisica, all'Idrostatica, ed
-alla Prospettiva, che giudico inutile di ripetere in questo luogo.
-Aggiungerò solamente, perchè egli l'ha dimenticato, l'esame del nuovo
-Ozzeri,[227] cioè d'un canale di scolo, che era stato proposto nello
-Stato Lucchese.
-
-Il P. Riccati, che ho nominato dianzi, fu uno de' primi Mattematici
-Italiani del secolo decimottavo. La maggior parte delle molte sue opere
-sono scritte in latino; parecchie però ne fece ancora in italiano con
-molta purità di lingua. Di queste pure tralascerò il catalogo, che
-altri potrà vedere nel nono volume del Giornale di Modena. L'Anonimo
-Milanese ed il Gamba ricordano anche il padre suo Jacopo Riccati,
-perchè le sue opere sono scritte con molta proprietà, e chiarezza.
-Io non gli nego questa lode, che ben merita; ma sì fatti pregi non
-bastano al mio presente intendimento. Essi debbono essere uniti a una
-sufficiente purità di lingua, e questa manca a Jacopo non rare volte.
-Cita l'anonimo anche Tommaso Narducci pel _paragone de' canali, e
-pel trattato della quantità del moto, o sia della forza dell'acque
-correnti_. Ma se vorremo dar quì luogo a questo scrittore non si
-debbono dimenticare due brevi suoi opuscoli _sulla misura della
-velocità e del tempo, in cui una data quantità d'acqua non perenne di
-un lago, o altro ricettacolo esce dall'incile del medesimo, e sopra
-la figura della terra_.[228] Ma quantunque egli sia purgato più di
-Jacopo Riccati, pure non è scevro da qualche idiotismo del dialetto
-Lucchese. Al contrario l'anonimo non annovera il Conte Giordano Riccati
-fratello di Vincenzio, che io col Gamba porrò fra gli altri purgati
-scrittori. Molte dissertazioni di Mattematica egli stampò nelle
-Raccolte d'opuscoli Calogeriana, Lucchese, Fiorentina, e Ferrarese,
-nella Minerva, nel Prodromo della nuova Enciclopedia del Giorgi, e
-nel Giornale di Modena, ed inoltre il _saggio sopra le leggi del
-contrapunto_,[229] gli _schediasmi sulle corde o fibre elastiche_,[230]
-e le _dissertazioni sulla tensione delle funi_.[231] Vi porrò pure con
-lui Lorenzo Mascheroni, che fu ugualmente leggiadro poeta ed ingegnoso
-Mattematico, e lasciando ora a parte stare i suoi versi rammenterò
-la sua _maniera di misurare l'inclinazione dell'ago calamitato_, _le
-nuove ricerche sull'equilibrio delle volte_, _il metodo di misurare
-i poligoni piani, e la geometria del compasso_. Un altro Mattematico
-insigne non si vuoi dimenticare, cioè il Cavalier Giulio Mozzi. Un
-solo rimprovero a lui si può fare, ed è che potendo egli arricchire la
-Repubblica delle lettere di molte opere pregevolissime non abbia voluto
-pubblicare che un solo opuscolo. Esso porta per titolo: _Discorso
-Matematico sopra il Rotamento momentaneo de' corpi_,[232] e fa
-conoscere ad evidenza quanto egli valesse nelle mattematiche discipline.
-
-Molti sono i purgati scrittori, de' quali ho parlato fino ad ora, ed
-altri molti ne avrei aggiunti, se non avessi creduto dovermi alquanto
-temperare. Nelle facoltà diverse però, che formano la scienza del
-Dritto, quantunque un gran numero d'uomini illustri possa vantare
-l'Italia, che le hanno felicemente illustrate, pure è scarso il numero
-di coloro, che illustrandole hanno scritto purgatamente. Non inutil
-sarebbe il cercarne la ragione; ma per una parte sì fatta indagine
-troppo mi farebbe deviare dal sentiero, che debbo scorrere, e per
-l'altra trattar dovrei materie troppo a mio credere pericolose. Per la
-qual cosa mi rimarrò da sì fatta considerazione, e senza più nominando
-quegli scrittori, che a me sembrano più purgati porrò in primo luogo
-Giuseppe Maria Buondelmonti, di cui l'Accademia Fiorentina approvò il
-_ragionamento sul diritto della guerra giusta_.[233] Purissime altresì
-sono le dissertazioni di Giuseppe Alaleona,[234] delle quali la maggior
-parte appartengono a questa classe, e trattano delle Romane leggi
-delle dodici tavole, del paterno imperio, delle leggi civili, delle
-leggi Romane e Venete. Anche due ragionamenti di Girolamo Baruffaldi
-spettanti a ragion canonica vogliono aver quì luogo, cioè un _voto
-sulla retta intelligenza della clausula_ seu alias _inserita nel
-Canone di P. Bonifacio_ VIII. _e nell'altro di Clemente_ V. _intorno
-alla libera elezione della sepoltura_, che egli stampò il 1751. e una
-dissertazione _sopra il significato delle parole_ fide constitutus
-inserita nella Raccolta del P. Calogerà T. 37. Il Lampredi altresì
-celebre Professore dell'Università di Pisa può aver quì luogo pel suo
-trattato _del commercio de' popoli neutrali in tempo di guerra_,[235]
-pel discorso _del governo civile degli antichi Toscani, e delle cause
-della lor decadenza_.[236] Altre opere ancora d'altri scrittori si
-potrebbono unire a queste, ma stimo savio consiglio di trascurarle,
-e piuttosto passerò a far parola di coloro, che delle arti del
-disegno hanno scritto, coi quali darò fine a questo capitolo forse
-increscevole, e lungo soverchiamente. Monsignor Bottari, che tanto fu
-benemerito della letteratura e della nostra lingua per molte opere
-pubblicate, tale si rese eziandio pe' dialoghi _sopra le tre arti del
-disegno_, per le annotazioni alle vite dei Vasari, e per l'impressione
-delle _lettere sopra la pittura, scultura, e architettura de' più
-celebri professori_. Queste opere sue furono adottate dall'Accademia
-Fiorentina; talchè altri può trarne in molto numero forme di dire
-spettanti alle arti belle. Trar se ne possono ancora parecchie dal
-terzo e dall'ottavo volume delle opere del Conte Algarotti nell'ultima
-edizion Venata, che tutti si aggirano su questo argomento. Niuno
-ignora, come egli era dotato di fino gusto nelle arti del disegno, e
-come trattava la matita lodevolmente. Egli ora instruisce i giovani
-pittori con ottimi precetti e consigli, ora dà giudizio savio e maturo
-delle opere de' pittori degli scultori degli architetti, ed or ricorda
-piacevoli erudizioni, che la storia riguardan dell'arte e de' maestri
-migliori. All'Algarotti non cedeva nel buon gusto Gian Lodovico
-Bianconi, e lo vinceva nella grazia dello stile. Le sue lettere sopra
-la Baviera sono la più cara cosa, che si possa desiderare; nè credo
-che altra descrizion di paesi si trovi così piacevole, siccome è
-questa. In essa parla delle arti del disegno, e più ne parla nella
-vita del Mengs nelle _due lettere al Principe Enrico di Prussia sopra
-Pisa_, e nelle _otto lettere riguardanti il così detto terzo tomo
-della Felsina pittrice_. Anche il P. Roberti volle trattar di questo
-argomento. Scrisse in prima una splendida orazione, con che difese
-le scuole Italiane contro certa diceria del Marchese d'Argens,[237]
-e poi una lettera sopra Jacopo da Ponte detto il Bassano: e pare
-che in ambedue le occasioni l'amore del nome Italiano, e di Bassano
-sua patria, mentre l'animò a prender la penna, aggiugnessero nuove
-grazie, nuovi fiori alla sua eloquenza. Più parco negli ornamenti
-dello stile, ma castigatissimo nella lingua il Cavaliere Clementino
-Vannetti pubblicò le _notizie intorno al pittore Gasparantonio Baroni
-Cavalcabò di Sacco_,[238] le quali, come le altre opere sue potrebbono,
-se non m'inganno, far testo in lingua. Anche Giampietro Zanotti volle
-esser puro ed imitare gli antichi scrivendo la _Storia dell'Accademia
-Clementina_, se non che raccontando talvolta avvenimenti troppo
-minuti, e di niun conto, e volendo troppo imitar gli antichi annoja il
-leggitore. Nulla posso dire de' suoi _avvertimenti per l'incamminamento
-d'un giovine alla pittura, e della descrizione ed illustrazione delle
-pitture di Pellegrino Ribaldi e Niccolò Abati esistenti nell'Istituto
-di Bologna_, che non mi è riuscito di vedere. A Giampietro unirò
-il fratello suo Francesco per le tre sue orazioni sopra la pittura
-degnissime di lui, e del Romano Campidoglio, dove la prima fu recitata.
-
-Ma sopra quante opere di questo genere ho fin quì nominate si dee
-collocare la _Storia pittorica dell'Italia_ dell'Ab. Luigi Lanzi.
-Essa ebbe il suo cominciamento nell'anno 1792. in cui venne alla luce
-il primo volume e nel 1796. fu compiuta quantunque poi solo nella
-seconda impressione del 1809. ricevesse la sua perfezione. Divide egli
-tutta la trattazione secondo le diverse scuole, ed in ogni scuola
-distingue le epoche. Accenna i principali pittori di ciascuna, e ne
-descrive lo stile, nè tace i mediocri, de' quali pure si desidera avere
-qualche contezza. Ora egli fa ciò con fina critica ed avvedutezza,
-con abbondanza non soverchia di notizie, e con uno stile vivace,
-spesso conciso, ed ove la materia il richieda anche eloquente. Non
-dirò che il Lanzi sia severo nel fatto della lingua; ma qualche
-libertà da lui usata moderatamente e con giudizio non dispiace, e
-fra tante cose belle, che allettano e incantano, non sa il lettore
-fargliene un rimprovero. Anzi io gli so grado di alquante novelle
-voci e forme di dire da lui adoperate parlando delle arti del disegno
-e dell'antiquaria, che molti poi non hanno ricusato d'adoperare.
-Ma i meriti del Lanzi in questa parte della Letteratura sono stati
-egregiamente esposti da scrittori troppo migliori di me, cioè dal
-Signor Conte Giambattista Baldelli, e dal Signor Cavaliere Onofrio
-Boni, ai quali altri potrà ricorrere.[239]
-
-Or dopo la noja per me sofferta nel tessere questa lunga serie di
-nomi e di titoli di libri, se rivolgo lo sguardo a tanti uomini
-illustri fin quì nominati, ed a quegli altri molti, che di leggieri
-aggiunger potrei, mentre per una parte mi conforta e ricrea il
-pensier della gloria, ch'essi hanno recata al nome Italiano, parmi
-per l'altra, che si possa quindi trarre un motivo per dileguare un
-timore insorto nell'animo del Signor Cesarotti. _Un uomo scienziato_,
-egli dice, _ragionativo, eloquente, ma di coscienza timorata in fatto
-di lingua, col capo gravido del suo soggetto si mette a scrivere:
-gli si presenta un'idea nuova che sembra domandar un termine_, che
-non è nel Vocabolario. _Che farà egli? Mandi con Dio la sua idea o
-la storpi con un altro termine il meglio che sa._[240] Or io dico,
-tanti scrittori insigni da me nominati le scienze e le discipline
-quasi tutte hanno illustrate con nuovi scoprimenti, con pensieri
-nuovi, con riflessioni non prima fatte, o le cose già dette da altri
-hanno esposte in nuova foggia scrivendo purgatamente; nè pare che
-sia loro avvenuto di stroppiare un'idea per mancanza d'un termine; e
-forse non avranno voluto sopprimere qualche nuova idea venuta loro
-in mente. Essi avranno trovato nella ricchezza grande della nostra
-lingua il modo di supplire alla mancanza d'una voce, o pure hanno
-usata una voce, che non è nel Vocabolario, la quale se è, non dirò
-necessaria, ma opportuna, _bella, ben derivata, acconcia che nulla
-più_[241] l'Accademia non trascurerà d'approvarla. Si potrebbe ancora
-dileguar il timore del Signor Cesarotti, negando poter mai accadere,
-che una parola sia così necessaria per esprimere una idea, che senza
-quella convenga assolutamente stroppiarla, come egli dice. Ma ove
-ancora ciò fosse, ove lo scrittor non volesse oltrepassar i confini
-del Vocabolario, crederei, che nè la sua gloria nè la Repubblica
-delle lettere patirebbono un danno intollerabile, se l'uso d'un'altra
-voce o una forma di dire alquanto più lunga venisse a scemar alcun
-poco la forza o la bellezza di quell'idea. Dall'altro canto se lo
-studio posto negli antichi dagli scrittor Fiorentini gli preservò nel
-secolo decimo settimo dal reo gusto in cui tanti caddero miseramente,
-siccome confessa il Signor Cesarotti, è da credersi, che lo studio
-medesimo continuerà a produrre un non dissimile giovamento. Ed è da
-credere ancora, che la diligenza la quale taluno usa per emendare i
-proprj scritti, onde toglier loro ogni macchia contraria ai canoni
-della lingua, rileggendoli più volte, e consultando i periti prima
-di consegnarli alle stampe, produca il vantaggio, che per nuova e
-replicata riflessione l'autor s'accorga d'altri falli, ne' quali per
-difetto d'umana natura era caduto. Onde il vantaggio sarà di gran lunga
-maggiore del supposto danno.
-
-NOTE:
-
-[137] L'Accademia Fiorentina ha commesso qualche errore di fatto, come
-vedremo. Si potrebbe dubitar forse, che alcuno ne avesse commesso
-pure scegliendo qualche opera, che non fosse degna di questo onore?
-Io non esaminerò questo dubbio, la decisione del quale appartiene
-all'Accademia della Crusca. Anzi registrerò quì tutte le opere notate
-nel citato partito, giacchè io prendo a ricordar solamente quelle
-opere, che sono scritte con sufficiente purità. Ma riguardo al citato
-partito del 1786. sono da notarsi le seguenti parole, che si leggono
-nell'Indice manuale dell'opere allegate nel Vocabolario stampato a
-Firenze il 1807. «Niun luogo ho creduto dover dare in questo compendio
-ai nomi indicati nella nota di autori scelti nel 1794. dall'Accademia
-Fiorentina come meritevoli di essere adottati per testo in una nuova
-edizione del Vocabolario, essendomi noto, che mancò quella scelta
-della più esatta ponderazione dei Deputati a formarla, e fu contro il
-voto degli altri comunicata arbitrariamente da uno di essi all'Abate
-Alberti.»
-
-[138] Milano 1812. T. 2. in 12.
-
-[139] Milano 1812. in 8. Vi sono aggiunte _tre lezioni sulle doti di
-una culta favella_, che sono ottime, ma non appartenendo all'epoca
-da me presa in considerazione in questo ragionamento non ne ho fatta
-parola. Io lo chiamerò Anonimo Milanese perchè in Milano è stampato il
-suo libro.
-
-[140] Livorno per Tommaso Masi e Comp. 1815. T. 2. in 8.
-
-[141] E' nel Tomo 7. delle sue opere cogli elementi.
-
-[142] _Della Toscana eloquenza discorsi cento detti in dieci giornate
-da dieci nobili giovani in una villereccia adunanza_. _Bologna_ 1752.
-in 4. e poi più altra volte.
-
-[143] _Bologna_, 1768. in 4.
-
-[144] _Napoli_ 1756. 1758. T. 1. in 4.
-
-[145] _Della Storia e della ragione d'ogni poesia_. _Bologna Venezia e
-Milano_ 1736. 1752. T. 6. in 4. _Della poesia Italiana_ (sotto il nome)
-_di Giuseppe Andrucci_. _Venezia_ 1734. in 4. Si potrebbero aggiungere
-anche le altre sua opere sopra altri argomenti.
-
-[146] _Palermo_ 1749. in 8.
-
-[147] Nel tomo primo delle opere di Torquato Tasso dell'edizion veneta.
-
-[148] Nel Tomo 6. delle sue Opere.
-
-[149] Venezia 1785. in 8.; colle annotazioni dell'Arteaga.
-
-[150] E' inserita negli Atti dell'Accademia di Padova. Si veda il
-Fabbroni Vit. T. 18. p. 311. e seg. e Cesarotti Op. T. 17. p. 44. 45.
-
-[151] _Bologna_ 1703. e di nuovo _Modena_ 1735. T. 2. in 4.
-
-[152] _Racc. Calog._ T. 31.
-
-[153] _Difesa di Dante Alighieri Lezione ec. Firenze_ 1718. _in_ 12.
-_Tre lezioni dette nell'Accademia Fiorentina. Ivi_ 1710. _Della satira
-italiana, edizione seconda con una dissertazione dell'Ipocrisia degli
-uomini letterati. Ivi_ 1729. _in_ 4. _La Villeggiatura, dialogo, nel
-quale si discorre sopra un giudizio dato da Pier Iacopo Martelli
-intorno al poetare del Guidi e del Menzini. Ivi_ 1732. _in_ 4.
-
-[154] _Difesa delle tre Canzoni degli occhi ec. composta da G. B.
-Casaregi, Gio. Tommaso Canevari, e Antonio Tomasi. Lucca_ 1709. _in_ 8.
-
-[155] _Parere sopra la seconda edizione de' Canti carnascialeschi.
-Firenze_ 1750. _in_ 8.
-
-[156] _I primi due dialoghi di Decio Laberio in risposta e confutazione
-del Parere ec. In Culicutidonia per maestro Ponziano da Castel Sambuco_
-1750. in 8.
-
-[157] _Prose Toscane. Firenze_ 1772. 1773. T. 3. in 4.
-
-[158] _In Firenze quei famosi Signori Accademici della Crusca ne hanno
-chieste a lui vivente le prediche per istamparle a lor carico con
-offerirgli eziandio di ascriverlo al ruolo della lor fiorita adunanza._
-Così si legge nella prefazione delle prediche del Tornielli posta
-innanzi alle medesime.
-
-[159] _Firenze_ 1744. e segg. T. 3. in 4.
-
-[160] _Ivi_ 1716. in 4.
-
-[161] _Discorsi Accademici Firenze_ 1693. 1712. 1735. T. 3. in 4. La
-prima parte fu ristampata ivi il 1725. in 4. _Prose Toscane_, ivi
-1715. 1735. T. 2. in 4. Alcune sue cicalate e lettere sono nelle prose
-Fiorentine. L'orazione in morte di Francesco Redi è nell'edizione
-Veneta del 1712. delle opere di questo scrittore. Quella in morte del
-Magliabechi fu stampata in Firenze il 1715. in foglio e nella Raccolta
-di Prose Fiorentine non più stampate, parte quinta, volume primo.
-Venezia 1754. in 4.
-
-[162] Si possono aggiugnere alcune Orazioni di Andrea Alamanni, del
-P. Lorenzo Berti, di Monsignor Bottari, di Giuseppe Buondelmonti, di
-Monsig. Giacomelli, di Giuseppe Martelli, di Antonio Nicolini, di
-Giulio Rucellai, e del Canonico Vincenzo Scopetani, che io non ho
-vedute, e sono registrate nel Catalogo del Poggiali.
-
-[163] Vienna 1795. T. 3. in 12.
-
-[164] Venezia 1785. T. 6. in 8. L' editore è il Sig. Cavaliere Iacopo
-Morelli.
-
-[165] Delle lettere familiari di alcuni Bolognesi del nostro Secolo.
-Bologna 1744. T. 2. in 8.
-
-[166] Venezia 1791. 1794. T. 17. in 8.
-
-[167] _Magalotti lettere familiari_ (contro gli Atei) _Venezia_ 1719.
-_in_ 4. _Lettere scientifiche ed erudite. Firenze_ 1721. _in_ 4.
-_Lettere. Ivi_ 1736. _in_ 4. _Lettere familiari e di altri insigni
-uomini_ (raccolte da Monsig. Angelo Fabroni.) Ivi 1769. T. 2. in 8.
-
-[168] _Opere_ T. 1. p. 207.
-
-[169] Si potrebbe aggiugnere, _il Falconiere di Iacopo Augusto Tuano,
-coll'uccellatura a vischio di Pietro Angelio Bargeo poemetti tradotti e
-commentati da G. B. Bergantini C. R. Venezia per Giambattista Albrizzi_
-1735. _in_ 4.
-
-[170] Il Poggiali annovera fra i libri di lingua purgata, _delle
-meteore libri tre Poema filosofico di Gio. Lorenzo Stecchi colle
-annotazioni del Dottor Girolamo Giuntini. Firenze nella stamperia di
-Bernardo Puperini_, 1726. in 4. Egli ricorda ancora due altre opere
-dello Stecchi, cioè _Lezione sopra alcuni passi di M. Lodovico Ariosto.
-Pisa per Francesco Bindi_ 1712. _ed orazione in lode d'Alessandro
-Marchetti nell'anniversario della sua morte. Roma_ 1717. in 4. Ma niuna
-di queste opere ho veduta.
-
-[171] Il Poggiali ricorda, _il vero onore di Gio. Battista Casotti,
-festa teatrale ec. Firenze per Michele Nestenus e Anton Maria
-Borghigiani_, 1713. in 4. e _le Muse Fisiche di Mattia Damiani, Firenze
-per Gio. Paolo Giovannelli_, 1754. in 4.
-
-[172] Torino 1750. in 8. e di nuovo con aggiunte 1764. in 8. Di sopra
-ho escluse le Lettere, e la Frusta Letteraria di questo Scrittore pe'
-nuovi, e talvolta anche strani vocaboli, che vi si vedono. Ma non credo
-dover escludere le poesie piacevoli, perchè in queste è stato assai più
-moderato.
-
-[173] _Lett. di Virg. lett._ 9. _in fin._
-
-[174] _L'uso parte prima e seconda._ Bergamo 1778. e di nuovo nell'anno
-stesso in Venezia. _Il vedovo parte terza dell'uso._ _Brescia_ 1780.
-
-[175] Se ne vedono i titoli presso il Signor Gamba. _Serie_ ec. p. 520.
-521. A queste si aggiungano quelle registrate dal Signor Poggiali a
-_Buonaventuri Tommaso_, ed a _Rucellai Luigi_.
-
-[176] Si può aggiungere il _Ristretto delle vite dei primi discepoli di
-S. Domenico scritto in lingua Francese dal P. Antonio Touron e tradotto
-nell'Italiana favella da un Religioso del medesimo ordine_ (il P. Orsi)
-Roma 1744.
-
-[177] Il Sig. Canonico Domenico Moreni celebre, e infaticabile
-scrittore di molte ed eruditissime opere nella sua _Bibliografia
-Storico-Ragionata della Toscana_ T. 2. p. 22. 30. ha registrate le
-opere del Manni, che appartengono al suo argomento. Fra queste molte ne
-sono di Storia Ecclesiastica, che tralascio per non esser soverchio.
-
-[178] Anche Monsignor Bottari fu benemerito del Decamerone, che
-illustrò con trentadue lezioni da lui dette con molto plauso
-nell'Accademia della Crusca. Due ne pubblicò il Manni nell'opera
-quì citata, una il Poggiali nel volume di Novelle d'alcuni autori
-Fiorentini, un'altra il chiarissimo signor Francesco Grazzini nella
-_Collezione d'opuscoli_, che si stampa in Firenze dal Daddi in Borgo
-Ognissanti, e finalmente tutte furono date in luce dallo stesso signor
-Grazzini colle stampe del Ricci il 1818. in due volumi in ottavo.
-Quest'opera altresì, come le altre tutte del Bottari, vuolsi annoverare
-fra quello purgate di lingua.
-
-[179] Sono unite all'opere del Casa nell'edizion Fiorentina del 1707. e
-poi accresciute in quella di Venezia del 1728.
-
-[180] Il P. Zeno, che era molto intendente della nostra lingua, scrisse
-ancora una parte delle annotazioni alla Storia del Crescimbeni, e colle
-sue annotazioni illustrò pure alcune delle opere del Casa nell'edizione
-Veneta del 1728. Egli tradusse l'arte di ben pensare d'Arnaud, e parte
-del quaresimale del P. Bourdaloue.
-
-[181] Del Seghezzi abbiamo altresì un _Dialogo d'incerto_ (ma è di
-lui come avverte il Gamba) intitolato il _Tasso_ intorno allo stile
-del Casa, e al modo d'imitarlo nell'edizion citata del 1728., alcune
-annotazioni alle rime del Bembo nell'edizion di Bergamo del 1745. e
-alla storia citata del Crescimbeni. Altre sue opere colle rime del
-fratello Niccolò furono stampate in Venezia il 1745.
-
-[182] L'Accademia approvò ancora la vita di Giuseppe Averani di cui ho
-già parlato, e la traduzione di Longino, la quale registro in altro
-luogo.
-
-[183] L'Accademia citò di lui ancora le _Menipee_. Ma il chiarissimo
-Signor Ab. Fontani nell'elogio del Lami stampato in Firenze il 1789.
-nomina bensì le Menipee stampate in latino a Londra il 1738. e 1742.
-sotto il nome di Timoleonte. Ma niuna opera del Lami scritta in
-italiano con questo titolo è riuscito di trovare a lui, nè al Signor
-Gamba. Ora se quest'opera è ignota a due uomini così eruditi, non sarà
-maraviglia, che sia ignota a me pure.
-
-[184] Altra sue opere d'antiquaria si vedano presso il Sig. Canonico
-Moreni luog. cit.
-
-[185] Maff. Opere T. 3.
-
-[186] Firenze 1716. in f.
-
-[187] Le opere del Lanzi intorno all'antiquaria sono la _descrizione
-della Galleria di Firenze_, _il saggio sopra la lingua Etrusca_, di
-cui parlerò altrove, _de' vasi antichi dipinti volgarmente chiamati
-Etruschi dissertazioni tre_, dissertazione sopra un'urnetta toscanica,
-della condizione e del sito di Pausula città antica.
-
-[188] _Padova dalla Stamp. del Sem._ 1750. T. 2. in 8.
-
-[189] _Lucca_ 1744. T. 2. in 8.
-
-[190] Ivi 1760. in 8.
-
-[191] _Padova dalla stamp. del Sem._ 1766. in 8.
-
-[192] _Padova_, 1765. T. 3. in 8. e poi molte altre volte.
-
-[193] _Padova_ 1776. T. 2. in 4. e di nuovo 1803.
-
-[194] _Padova_. 1787. in 4.
-
-[195] Nel 1727, l'Orsi stampò in Roma la _Dissertazione dogmatica, e
-morale contro l'uso materiale delle parole, in cui dimostrasi colla
-tradizione de' Padri, e d'altri antichi scrittori, che le parole ne'
-casi eziandio di grave o estrema necessità, non perdono per legge
-dalla Repubblica il valore del loro significato_: Egli la scrisse
-contro alcuni Teologi, che a suo giudizio troppo si erano mostrati
-favorevoli alle restrizioni mentali. A lui si oppose un'_allegazione
-in difesa del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_, ed egli replicò con un
-libro intitolato: _la causa della verità sostenuta contro l'anonimo
-apologista del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_. _Firenze_ (Milano) 1729.
-Risposero gli avversarj con più e diversi scritti, e specialmente
-con certa dissertazione teologica, alla quale l'Orsi contrappose la
-_Dimostrazione Teologica, colla quale si prova, che ad effetto di
-conciliare i dritti della veracità con le obbligazioni del segreto,
-nè si può nè si dee ricorrere ad alcuna di quelle leggi, che alcuni
-moderni Teologi alla umana Repubblica attribuiscono, ma che deesi stare
-alle regole de' SS. Padri, e specialmente da' SS. Agostino, e Tommaso
-per un tal fine prescritte_. _Milano_ 1729. Anche Pier Francesco Tocci
-entrò in questa teologica guerra, scrivendo alcune _Lettere critiche
-contro la dissertazione dommatico-morale sopra la bugia del Cardinale
-Orsi Domenicano_, che dopo la sua morte furono impresse dal Pecchioni
-in Firenze il 1779. in 4. Queste lettere e le tre opere citate
-dell'Orsi possono annoverarsi fra quelle purgatamente scritte, e vi si
-possono aggiungere il libro _dell'infabilità e dell'autorità del Romano
-Pontefice sopra i Concilj ecumenici_, la Dissertazione _della origine
-del Dominio e della Sovranità de' Romani Pontefici, sopra gli Stati a
-loro temporalmente soggetti_. Le quali due opere furono stampate in
-Roma il 1741. 1742.
-
-[196] L'Alberti citò ancora i _Dubbj sopra le rubriche della Messa_
-del Ceracchini per trarne _alcune voci proprie dell'Ecclesiastica
-liturgia_, come ben dice il Sig. Gamba.
-
-[197] _Lettera d'un Ex-Gesuita vecchio ad un Ex-Gesuita giovine fra le
-sue opere._ T. 6. p. 27.
-
-[198] _Una nuova opera in queste o Lezioni, o Dissertazioni di Sacra
-Scrittura, come più piaccia di nominarle ec._ Prospetto premesso alle
-Lezioni. _Due sono le mie opere di Sacra Scrittura..... L'una ha
-per titolo_ Dissertazioni di Sacra Scrittura. Proemio premesso alla
-Dichiarazione letterale di cui parlerò tosto.
-
-[199] _Trattato delle Azioni umane, con annotazioni per lo schiarimento
-della materia. Quarta edizione. Firenze per Francesco Moucke_ 1783.
-in 4. Le annotazioni si attribuiscono all'Ab. Antonio Martini, che fu
-poi successore dell'Incontri nell'Arcivescovato di Firenze. _Lettere
-Pastorali_. _Ivi pel medesimo_ 1771. _in_ 4. _Spiegazione Teologica,
-Liturgica, e Morale sopra la celebrazione delle Feste, diretta a'
-Chierici della Città e Diocesi Fiorentina_. _Ivi pel medesimo_ 1762.
-_in_ 4. Queste sono le migliori impressioni. Per le opere del Maffei
-basterà ricordare l'edizione Veneta fatta da Antonio Curti nel 1790.
-che tutte le comprende.
-
-[200] Eccone i titoli. 1. _Della divozione al Sacro Cuor di Gesù,
-secondo lo spirito della Chiesa ragionamenti due. Bassano, e Napoli._
-1803. Nel titolo sono attribuiti al P. Carlo di Porzia allora Prete
-dell'Oratorio, ed ora Gesuita. Ma questi non ne fu che l'editore, di
-che dà un cenno anche il P. Raimondo Diosdado Caballeros _Biblioth.
-Script. Soc. Jesu Supplem._ I. p. 230.--2. _Il divoto del SS.
-Sagramento istruito nelle pratiche di tal divozione. Firenze_ 1805.--3.
-_Ragionamento sulla divozione al S. Cuor di Maria ec. con l'aggiunta di
-dieci considerazioni ec._ Ivi 1809.--4. _Novena al glorioso Patriarca
-S. Giuseppe._ Ivi 1809.
-
-[201] Il lungo catalogo delle sue opere si veda presso il Fantuzzi
-_Scritt. Bol._ T. 5. p. 265. e segg.
-
-[202] Roma 1757. in 8.
-
-[203] Ivi 1756. in 4. Le opere quì tradotte sono diciotto. Tre
-dell'altre erano state volgarizzate dalla stessa Borghini, e le
-rimanenti dal Bottari di che forse egli voleva fare un secondo volume.
-Il chiarissimo Monsignor Domenico Pacchi ha poi tradotta l'opera _de
-pallio_, e la sua traduzione colle molte altre sue opere dovrebbe quì
-aver luogo, se in questo capo parlassi d'autori viventi.
-
-[204] Bologna 1795. in 8. Seconda edizione. Non mi è nota la prima
-edizione di quest'opuscolo, e del seguente.
-
-[205] Ivi 1800. in 8. Seconda edizione.
-
-[206] Venezia 1737. in 4.
-
-[207] Nel tomo quinto della _Miscellanea di varie operette_, che si
-stampava in Venezia dal Lazzaroni.
-
-[208] Venezia 1755. 1757. T. 2. in f.
-
-[209] Pesaro 1759. in 4.
-
-[210] Roma 1774. in 4.
-
-[211] Pistoja 1762. in 4. Il Matani, oltre a più, e diverse opere
-latine, scrisse ancora una _Memoria sulla cultura delle viti in Spagna,
-e la maniera, come si fa il vino; si aggiunge un discorso sulla
-conservazione dei vini. Venezia_ 1779. in 8. Alcuni suoi trattati
-sono uniti alla traduzione della dissertazione di M. Tissot sul pane
-stampata a Napoli il 1781. e a Venezia il 1782.
-
-[212] Firenze. 1767. in 4.
-
-[213] Senza data in 4. Credo, che sia opera diversa dalla precedente.
-
-[214] Ivi 1775. in 8.
-
-[215] Ivi 1770. in 4. e nel _Magazz. Tosc._ Vol. 3. P. 3
-
-[216] _Proverbj Toscani pe' Contadini, in quattro classi divisi, i
-quali possono servir di precetti per l'Agricoltura. Perugia_ 1786. in
-16.
-
-[217] Ecco il titolo di quelle, che appartengono a questa epoca.
-_Lo specchio che non adula presentato a Girolamo Manfredi Massese.
-Leida per Giord. Luchtmans_ 1707. _in_ 4. _Risposta di Anton Giuseppe
-Bianchi_ (cioè del Bertini) _a quanto oppone Giovan Paolo Lucardesi
-al libro di Antonfrancesco Bertini intitolato lo specchio che non
-adula. Colonia_ (Lucca). 1708. in 4. _La falsità scoperta nel libro
-intitolato: la Verità senza maschera dal Gobbo di Sancasciano ec.
-Francfort._ 1711. in 4.
-
-[218] Lucca 1713. in 8.
-
-[219] Lucca 1765. in 4.
-
-[220] Questo libro non contiene, che un solo dialogo dei quattro, che
-l'autore aveva composti.
-
-[221] _Scritt. Bol._ T. 5. p. 190. e seg. Riguardo alle scritture sopra
-le acque di Bologna egli cita la _Raccolta degli Autori, che trattano
-del moto dell'acque_ dell'edizione del 1723. ma doveva citare quella
-del 1765. e seg. dove sono in maggior numero.
-
-[222] _Pref. au Traité de Dynam._ de la seconde edition.
-
-[223] _Dialogo, dove ne' congressi di più giornate delle forza vive, e
-dell'azion delle forze morte si tien discorso, del P. Vincenzo Riccati
-della Compagnia di Gesù._ Bologna 1749. in 4.
-
-[224] Bologna 1752. in 4. Il Riccati preparò una replica, che poi non
-diede in luce, ma si conserva manoscritta presso la sua famiglia col
-titolo: _lettere sei, nelle quali si difende il dialogo sopra le forze
-dalle opposizioni del Signor Francesco Maria Zanotti. Giorn. di Mod._
-T. 9. _p._ 190.
-
-[225] E' nelle Simbole Fiorentine del Gori T. 10. p. 1. L'autore
-tolto il proemio la tradusse in Francese, e la mandò all'Accademia
-di Montpellier, la quale avendola inviata a quella delle Scienze di
-Parigi, questa l'inserì ne' suoi atti del 1748.
-
-[226] Luog. cit. p. 268. e seguenti.
-
-[227] E' unito al _Piano d'operazioni idrauliche per ottenere la
-massima depressione del Lago di Sesto, o sia di Bientina. Lucca_ 1782.
-_in_ 4.
-
-[228] _Memorie sopra la Fisica e Istoria naturale di diversi
-Valentuomini. Lucca_ 1743. e anni seguenti. T. 1. e 3.
-
-[229] Castelfranco 1763. in 8. Il Gamba cita anche _le leggi del
-contrapunto dedotte da' fenomeni, e confermate col raziocinio libri
-quattro_ T. 2. in 4. Io non ho altra notizia di quest'opera.
-
-[230] Bologna 1767. in 4.
-
-[231] Bassano 1784.
-
-[232] Napoli 1763. in 8. Oltre pochissimi nei relativi alla lingua,
-che probabilmente sono errori tipografici, un difetto vi trovo, ed
-è un certo sistema non lodevole nella punteggiatura per cui sette o
-otto volte nella lettera dedicatoria e nell'introduzione si adopera il
-punto e virgola, o i due punti in vece del punto in fine di periodo.
-La tenuità dell'osservazione mostra la stima, in cui io tengo il libro
-anche per la purità della lingua.
-
-[233] Oltre a quest'opera, che fu stampata a Firenze il 1756. in 8.
-l'Accademia approva la lettera posta in fronte al Riccio rapito del
-Pope tradotto dall'Ab. Bonducci, e la descrizione manoscritta delle
-esequie di Cosimo terzo.
-
-[234] Padova appresso Giuseppe Comino 1741. in 4.
-
-[235] Firenze 1788. in 8.
-
-[236] Lucca 1760. in 4.
-
-[237] Più ampiamente poi difese la nostra causa il Marchese Ridolfino
-Venuti nella sua _risposta alle riflessioni critiche sopra le
-differenti scuole di pittura di M. d'Argens. Lucca_ 1755. _in_ 8.
-
-[238] _Verona_ 1781. in 8.
-
-[239] _Baldelli Lettera al Denina nella Collez. d'Opusc._ T. 16. p.
-90. Boni _Elogio dell'Ab. D. Luigi Lanzi. Firenze_ 1814. in 4. E'
-da desiderarsi, che le opere tutte del Cavalier Boni sieno unite, e
-stampate. Egli era molto intelligente delle arti del disegno, e nelle
-sue cose è una certa grazia Lucianesca, che innamora.
-
-[240] Ces. Op. T. 1. p. 202.
-
-[241] Ivi.
-
-
-
-
- _Dell'altre moderne lingua d'Europa._
-
- ~CAPO~ XII.
-
-
-Egli è ormai tempo, che il mio discordo rivolga, benchè brevemente alle
-altre moderne lingue Europee. E quì dovrei far parola dell'introduzione
-alle più utili fra queste del Baretti, ma non essendo a me riuscito
-di vederla nulla ne posso dire.[242] Non parlerò adesso della Turca
-e della Greca, delle quali più opportuno sarà il tener discorso in
-altro luogo. Cominciando dunque dalla Francia dirò quel poco che
-abbiamo meritevole di ricordanza. L'Algarotti in un saggio su questa
-lingua ci ha data in breve la sua storia,[243] e il signor conte
-Napione nell'opera già citata, esaminandone l'indole, ha combattuto
-con evidenza gl'irragionevoli elogj, che ne fa il P. Bonhours, ha
-ricordato il giudizio, che ne danno gli scrittori più celebri della
-Francia, ed ha mostrato quale essa fosse prima della riforma introdotta
-da quell'Accademia.[244] Altri non creda dover collocare fra le opere
-degl'Italiani il Dizionario non molto pregevole del Veneroni. Egli
-era di casato _Vigneron_ nativo di Verdun, e per amore della nostra
-lingua dette forma Italiana al nome di sua famiglia,[245] come altri
-crede di rendersi più stimabile, prendendo nome Francese. Compatiamo
-le debolezze degli uomini, e queste massimamente, che sono innocenti.
-Italiano era l'Antonini, di cui pure abbiamo un dizionario non migliore
-di quello del Veneroni. Mal può fare il dizionario di una lingua chi
-non la possiede perfettamente, e l'Antonini non sapeva abbastanza
-la Francese, come mostrò traducendo in questa non lodevolmente un
-opuscoletto del Rolli.[246] Il libro, di cui possiamo gloriarci, è il
-dizionario dell'Alberti a tutti noto, cioè dell'autore del dizionario
-enciclopedico rammentato di sopra. Sono circa quaranta anni passati, da
-che esso venne in luce la prima volta, e in tante edizioni, che ne sono
-uscite in Italia, e in Francia, non si è mai dovuto farvi considerevoli
-emendazioni o accrescimenti. Esso ha fatti dimenticare gli altri
-dizionarj, ed a chi volesse succedergli non ha lasciata molta speranza
-di far cosa migliore. Nato nel contado di Nizza erano a lui naturali le
-due lingue Italiana e Francese, nelle quali inoltre pose molto studio
-finchè visse; quindi colle acquistate cognizioni, e co' dizionarj della
-Crusca e dell'Accademia Francese potè fare un'opera utile, e degna di
-vivere lungamente. Il Martinelli ne fece poi un compendio comodo per la
-sua brevità, in cui le voci tutte del dizionario sono comprese.
-
-Per le altre lingue non abbiamo opere, che a questa si possano
-paragonare. Per l'Inglese oltre al dizionario del Bottarelli, piccolo
-in principio, ma poi molto accresciuto,[247] abbiamo la grammatica
-e il Dizionario dell'Altieri. Questo però è mancante, e quella è non
-ben sicura nelle sue regole, e di gran lunga inferiore a quella del
-Barker. Più pregevole assai è la Grammatica e il Dizionario Inglese e
-Italiano del Baretti, e l'ultimo principalmente dopo che egli vi fece
-grandi accrescimenti[248]. Nè a lui bastò di provveder con quest'opera
-a coloro, che apprender volessero una di queste due lingue, ma con
-un'altro Dizionario si adoperò ancora di giovare agl'Inglesi o agli
-Spagnoli, che studiano la lingua Spagnuola o Inglese.[249]
-
-La lingua Tedesca mi offre ancora minor numero di cose meritevoli
-di ricordanza, e il poco che mi offre consiste nella Grammatica
-e ne' Dialoghi del Borroni, e in un Dizionario del medesimo pe'
-principianti.[250] La Spagnuola nulla mi somministra fuorchè il
-Dizionario testè citato del Baretti, giacchè la Grammatica e il
-Dizionario del Franciosini appartengono al secolo decimosettimo.
-
-Nulla pure ho da dire dell'altre moderne lingue del continente Europeo.
-Due però dell'Isole adjacenti all'Italia richiedono da me qualche
-parola. In primo luogo la lingua della Sardegna fu illustrata dal
-Sig. Madao con due opere da me non vedute.[251] Nè pure mi è riuscito
-di vedere la Grammatica e il Dizionario della lingua Maltese, che
-il Signor Vassalli stampò in Roma nel 1791. e 1796. Egli afferma,
-che essa è un dialetto dell'Araba. Al contrario il Canonico Agius de
-Soldanis dopo il Majo, l'Erpenio, il Teinesio e altri aveva preteso
-che fosse Punica, e fino dal 1750. si era accinto a provarlo, ma se
-non erro con poco felice riuscimento. Stampò egli una breve grammatica
-e un saggio di Dizionario della lingua Maltese, cui fece precedere
-due dissertazioni.[252] Nella prima prende appunto a provare, che la
-lingua Maltese è l'antica lingua Punica rimasta sempre in quell'isola
-ad onta de' popoli diversi, che l'hanno soggiogata, e nella seconda
-parla dell'utilità sua. Ma da una parte nè l'uno nè l'altro argomento
-vien da lui confermato validamente, e dall'altra parte quantunque io
-non sappia l'Arabo, e solamente ne conosca l'Alfabeto o pochissimo
-più, ciò non ostante nelle voci Maltesi da lui registrate in questo
-libro io scorgo voci Arabe, principalmente della lingua volgare, or più
-or meno alterate. Arroge a ciò, che il Bjoernstahel ne' suoi viaggi
-racconta d'aver udito Maltesi ed Arabi parlar fra loro, ciascuno nella
-propria lingua, e intendersi ottimamente. Da che egli deduce con gran
-ragione, che la lingua de' primi altro non è che un corrompimento, o se
-si vuole un dialetto della seconda. Il Canonico Agius promise ancora un
-ampio dizionario della sua lingua, e la interpretazione di que' versi
-di Plauto nel Penulo, che furono da lui composti in lingua Punica,
-ed egli voleva spiegarli colla Maltese; nè so se poi abbia eseguite
-queste promesse. Utile sarebbe stato il dizionario; ma riguardo ai
-versi Plautini dubito forte, che egli non sarebbe stato più fortunato
-degli altri, che prima o dopo di lui si sono posti a questa impresa. La
-lingua Punica è perduta, tranne poche voci, che S. Agostino ed altri
-antichi scrittori ci hanno tramandate; e que' versi di Plauto passando
-per le mani di tanti copisti, che non gl'intendevano, debbono in tal
-guisa esser guasti e corrotti, che niuna speranza v'ha di spiegarli.
-
-Mentre questi scrittori illustravano queste lingue colle grammatiche,
-e co' dizionarj, altri le illustravano colle traduzioni. Non è mia
-intenzione di tessere quì il novero di tutto ciò, che dagl'Italiani
-s'è fatto in questo genere nel passato secolo, il che sarebbe impresa
-da non venirne mai a fine. Le traduzioni in prosa, dal Francese
-massimamente, sono innumerabili, ed ove si tolgano ancora tutte quelle,
-che _invita Minerva_ si son fatte per traffico,[253] ove ancora si
-limiti il discorso a quelle, che hanno meritata lode per esattezza, e
-per lo stile, il numero sarebbe tuttavia immenso. Si aggiunga a ciò,
-che facile essendo la lingua Francese e comune, pare che in questa
-mal si possa dar nome d'illustrazioni alle traduzioni. Le traduzioni
-poetiche dal Francese sono in piccol numero, nè di molto momento, se
-si eccettuino il poema sulla religione di M. Racine tradotto dall'Ab.
-Filippo Venuti, quello del Re di Prussia sull'arte della guerra
-tradotto dal Sanseverino, alcune tragedie volgarizzate dal Cesarotti,
-dal Paradisi, dal Frugoni; e poche altre. Riguardo alle traduzioni
-dalle altre lingue mancano in gran parte tali ragioni, e però non terrò
-per esse il medesimo silenzio, pure non mi vi tratterrò lungamente, ma
-con brevi parole rammenterò solo le principali.
-
-Prime sieno quelle dall'Inglese che sono in maggior numero. Milton,
-l'Omero dell'Inghilterra a se richiama innanzi ad ogni altro il
-mio discorso. Il grande argomento di quel poema esigeva una mente
-ardimentosa per ben trattarlo, ed esigeva pure una penna robusta per
-ben tradurlo. Paolo Rolli si accinse a questa impresa;[254] quantunque
-però fosse valoroso poeta non aveva forze bastevoli per far tanto. Egli
-tradusse letteralmente, ed esattamente; ma il poema di Milton restò
-spogliato di tutta la sua forza, e diventò un perfetto sonnifero. Dopo
-molti anni il Mariottini stampò in Londra il primo libro d'un nuovo suo
-volgarizzamento[255] corredato di molte annotazioni sue in parte, e in
-parte de' precedenti commentatori Inglesi. Non so se poi egli abbia
-condotto a fine questo suo lavoro. Il verso generalmente è nobile ed
-armonioso; ma (se mi è lecito esporre la mia opinione, quantunque sia
-poco istruito della lingua Inglese) a me non sembra abbastanza fedele,
-e spesso merita il nome di parafrasi. Pure al chiarissimo traduttore si
-dee non piccola lode, e son pregevoli le annotazioni che v'ha aggiunte.
-Altri hanno tentato questa difficile impresa nel secolo presente, de'
-quali non dovrei quì ragionare. Pure non posso temperarmi dal dire, che
-il miglior traduttore di Milton è un mio concittadino, cioè il Signor
-Lazzaro Papi, ed il suo volgarizzamento è così in tutte le sue parti
-perfetto, che niente lascia a desiderare.
-
-Non vuolsi divider da Milton il suo grande encomiatore Addisson, del
-quale Anton Maria Salvini volgarizzò il Catone. Nè di ciò dirò più
-oltre, perchè del modo Salviniano di tradurre parlerò altrove più
-opportunamente. Parlerò piuttosto della bella versione, che del Poema
-d'Akenside de' piaceri dell'immaginazione fece il celebre Signor
-Mazza[256] nel primo suo ingresso nella carriera letteraria. Egli seppe
-maravigliosamente vestire della copia e della grandiosità Frugoniana
-(giacchè nella prima sua giovinezza questo sommo poeta, seguiva in
-parte lo stil del Frugoni, che poi se ne è fatto uno bellissimo, e
-tutto suo proprio) la poesia filosofica dell'originale; seppe esser
-fedele senza esser servile, emendando anzi que' modi Inglesi, che a
-noi parrebbono strani: ed essendo allor giovinissimo fece un'opera,
-che nulla ha di giovanile, fuorchè il calore dell'estro e la vivacità
-dell'espressioni. In età poi più matura tradusse alcuni lirici
-componimenti di Parnell[257] e di Thomson egregiamente come si doveva
-aspettare da un poeta sì grande.
-
-Poco innanzi all'Akenside del Signor Mazza si pubblicò in parte
-l'Ossian del Signor Cesarotti[258]. Questa dotta fatica di così
-illustre poeta fu una nuova luce, che improvvisamente apparve sul
-Parnasso Italiano, ed attirò a se gli occhi di tutti. Un certo
-calor nuovo di stile, diverso da quello, di che i Greci, i Latini
-ed i nostri ci offerivano esempj, certe idee nuove, una semplicità
-congiunta non rade volte a pensieri giganteschi, una straordinaria
-energia d'espressioni riscosse l'ammirazione di molti, ed eccitò
-alcuni all'imitazione. Gl'imitatori però cessarono a poco a poco, e
-rimase la lode; lode che è a lui dovuta per avere arricchita la nostra
-lingua poetica di molte maniere energiche, grandi, maravigliose, ora
-terribili, ora delicate, le quali in parte egli prese dal testo, e
-in parte creò con una fantasia inesausta. Ma fra i pregj di questo
-volgarizzamento ardirò io cercar difetti? Meriterò forse la taccia di
-temerità, se espongo qualche mio dubbio contro il lavoro prediletto
-d'un Cesarotti? L'impresa da me abbracciata lo richiede, nè posso
-trascurarne una parte. Nulla dirò della condotta de' poemi attribuiti
-ad Ossian, degli affetti, delle similitudini, ed altrettali oggetti,
-che non sono del mio instituto. Io debbo parlare della illustrazione
-delle lingue, onde considererò soltanto alcune cose, che in qualche
-modo a queste appartengono.
-
-Descrive il poeta la lotta fra Fingal, e Varano, e dice
-
- _.........Ai forti crolli,
- All'alta impronta dei tallon robusti
- Scoppian le pietre e dalle nicchie alpestri
- Sferransi i duri massi e van sossopra
- Rovesciati i cespugli_.[259]
-
-In un'annotazione a questi versi il chiarissimo traduttore osserva, che
-questo forse è l'unico luogo in tutto il poema di Fingal, che si possa
-chiamar gonfio, e quindi procura di difenderlo. Ma egli aveva allora
-dimenticati que' versi, ne' quali parlandosi del combattimento tra lo
-stesso Fingal, e Cucullino si dice:
-
- _.........i nostri passi
- Crollaro il bosco, e traballar le rupi
- Smosse dalle ferrigne ime radici._[260]
-
-A me parrebbe questo luogo più gonfio ancora dei primo, nè a difenderlo
-basta il dire, che a quell'età erano gli uomini, più forti molto che
-noi non siamo; il che è la difesa dal signor Cesarotti addotta pel
-passo precedente. Ma più altre cose ancora vi s'incontrano, le quali
-a me appariscono gonfie. Tali a cagion d'esempio sono Cucullino, che
-_sgorga rivi di valore_ T. 2. p. 150. _e tu sgorgasti valore_, ivi p.
-275. _Morna, che rotola nella morte_ p. 148._ la vasta azzurra stellata
-conca del Cielo_ p. 241. _il sangue del monte Gormallo_, cioè il sangue
-delle fiere di quel monte p. 203. _al suo cospetto sfuma la pugna_ p.
-51. ed altre simili maniere di dire. Nè mi dispiace meno la troppo
-frequente ripetizione di certe espressioni favorite, e specialmente
-della voce _figlio_ usata metaforicamente.[261] Queste ed altre cose di
-tal genere non sanno piacermi, e temerei che imitandosi le poesie in
-molte parti bellissime d'Ossian taluno potesse forse esser trascinato
-in un gusto non lodevole. Altri pure tradussero altre simili poesie,
-e fra questi mi piace ricordar quì il signor conte Prospero Balbo.
-La morte d'Arto, un breve squarcio d'altro poema, e la battaglia
-di Lava volgarizzò egli dalla prosa Inglese di Giovanni Smith in
-bei versi Italiani, ne' quali nulla si trova che non si debba molto
-commendare.[262]
-
-Nè quì si arrestarono le cure degl'Italiani per la poesia Inglese.
-Celebre è il Sidro del Conte Magalotti, che molto dopo la sua morte
-vide la luce.[263] Il saggio sopra l'uomo del Pope fu tradotto dal
-Cavaliere Anton Filippo Adami,[264] il Messia dello stesso Pope dal
-Conte Agostino Paradisi, e dal Conte Benvenuto di S. Raffaele, che
-tradusse anche il Vindsor. Il Bonducci volgarizzò il Riccio rapito
-dello stesso. Il Torelli l'elegia di Gray sopra un Cimitero campestre.
-Le notti di Young furono tradotte dal Bottoni, e i tre canti sul
-Giudizio universale da D. Clemente Filomarino.[265] Ma a me rincresce
-di trattenermi più lungamente tessendo un'arido catalogo di nomi che
-si potrebbe anche accrescer volendo, e vie più mi rincresce perchè fra
-tanti traduttori, che in questo paragrafo ho registrati, se si eccettua
-il Magalotti, il Paradisi, il Conte di S. Raffaele, il Torelli, e il
-Filomarino, non trovo oggetto meritevole d'osservazione.
-
-Nè pure il Parnasso Tedesco fu trascurato. Il P. Bertola nell'idea
-della bella letteratura Alemanna[266] volgarizzò diverse cose di varj,
-e di Gessner singolarmente, la Signora Caminer Turra molti Idillj
-dello stesso Gessner,[267] il Signor Abate Belli le quattro parti del
-giorno di Zaccaria[268] e il Signor Rigno il Messia di Klopstok.[269]
-Ignorando la lingua Tedesca non posso dar compiuto giudizio di queste
-versioni: e per la stessa ragione non ardisco farmi giudice di
-quella, che della Lusiade del Portoghese Camoens ha fatta un anonimo
-Piemontese.[270] Dirò solamente, che tranne alcune versioni del Bertola
-non vedo nell'altre quelle dignità di stile, che la poesia richiede, e
-che per ciò sono da desiderarsi nuovi e più felici volgarizzamenti.
-
-Finalmente la lingua Polacca non fu trascurata dai nostri. Ne fece
-una grammatica non impressa fino ad ora il P. Francesco Angelini
-Gesuita[271], del quale parlerò altrove con lode. Sulla seconda scrisse
-il Madao due opere, che non ho vedute.[272]
-
- _Fine della Prima Parte_.
-
-NOTE:
-
-[242] _Baretti Introduction to the most useful European language.
-London._ 1772. in 8.
-
-[243] Algar. Op. T. 3.
-
-[244] Nap. de' preg. ec. della Ling. It. Lib. 2. Cap. 1.
-
-[245] _Feller. Dict. Hist. a Veneroni._
-
-[246] _Examen de l essai de M. de Voltaire sur la poésie epique par M.
-Paul Rolli, traduit de l'Anglois par M. L. A. à Paris, Rollin fils_
-1728. in 12. L'Antonini scrisse ancora un _trattato sulla pronunzia
-Francese_, che non ho veduto.
-
-[247] Bottarelli Dizionario Italiano-Inglese e Francese Londra 1789.
-vol. 3. in 8. Nizza 1792. Vol. 3. in 12. Venezia 1803. 3. Vol. in 8.
-
-[248] La seconda edizione che è del 1796. si dice aumentata di
-diecimila Vocaboli. L'ultima impressione è di Firenze, 1816.
-
-[249] _Baretti English and Spanish Dictionary. Lyon_ 1786. T. 2. in 4.
-e di nuovo _London_ 1792. V'ha pure una grammatica Inglese del Palermo
-impressa a Londra dopo il 1780, che non ho veduta e un'opera dello
-stesso sopra i sinonimi Inglesi.
-
-[250] _Borroni novissima grammatica della lingua Tedesca ad uso
-degl'Italiani, sesta edizione accresciuta. Venezia_ 1805. in 8. Non
-conosco, che questa edizione, ma so che altre ve ne sono, fatte
-nel secolo decimottavo. Dello stesso _Dialoghista Italiano-Tedesc.
-Milano_ 1794. in 8. Dello stesso _nuovo Vocabolario Italiano-Tedesco,
-e Tedesco-Italiano. Milano_ 1799. T. 2. in 8. Abbiamo ancora una
-grammatica Italiana e Tedesca del Tarmini stampata a Francfort nel
-1735. in 8.
-
-[251] _Saggio d'un opera: il ripulimento della lingua Sarda, e sua
-analogia con la Greca e la Latina. Cagliari_ 1782. _in_ 4. _Le armonie
-de' Sardi. Ivi_ 1787. _in_ 4. _Catal. Garampi_ 7349. 7350. Di una
-dissertazione sull'origine di questa lingua, che io credo essere stata
-composta dall'Ab. Denina, ho dato un cenno nel capo primo.
-
-[252] _Della lingua punica presentemente usata da' Maltesi, ovvero
-nuovi documenti li quali possono servire di lume all'antica lingua
-Etrusca stesi in due dissertazioni, e Nuova Scuola di Grammatica per
-agevolmente apprendere la lingua Punica-Maltese. Roma_ 1750. _in_ 8.
-
-[253] Ben a ragione il dottissimo signor Napione le chiama infedeli,
-barbare, e prezzolate traduzioni, che sfigurano gli originali, e
-servono soltanto a guastar la lingua nostra, senza agevolare lo studio
-nè l'intelligenza della Francese. _Dell'uso, e de' pregj della lingua
-Ital_. T. 1. p. 275.
-
-[254] Londra 1736. in f. e poi altrove più volte.
-
-[255] _Il Paradiso perduto di Giovanni Milton tradotto in verso
-Italiano da Felice Mariottini con varie annotazioni de' comentatori
-Inglesi, e del Traduttore. Londra_ 1794. T. 1. in 8.
-
-[256] _Parigi_ 1764. in 4.
-
-[257] Anche il Gesuita Barotti tradusse l'egloga di Tommaso Parnell
-intitolata la sanità, che è fra l'altre sue opere stampata in Venezia
-dal Coleti il 1773. in 8.
-
-[258] La prima edizione è di Padova pel Comino del 1763. La seconda
-di Padova, e quelle di Nizza, e di Bassano sono più complete. Ma la
-migliore di tutte è quella di Pisa del 1801. in 4. volumi in 8. che
-è unita all'intiera collezione delle sue opere. Essa fu dall'insigne
-traduttore riveduta tutta, emendata, e corredata di pregevolissimi
-accrescimenti.
-
-[259] _Cesarotti Op_. T. 2. p. 251
-
-[260] Ivi p. 135.
-
-[261] Figli del mare T. 2. p. 134. e 211. figlio dell'onda p. 157.
-253. figlio d'anguste valli 139. figli di guerra 139. 219. 227. 238.
-figlio di codardìa 153. figli del canto 155. 160. 220. 265. figli della
-valle 156. figli dell'Oceano 158. 211. figlio della spada 171. figlio
-del vento 173. figlio della battaglia 175. schiatta de' tempestosi
-colli 176. navi figlie di molti boschi 179. figlia dei stellati Cieli
-185. figlio del carro 190. figlia di segreta stanza 200. figli della
-morte 201. 203. schiatta dell'acciaro 206. figlio dell'acciaro 226.
-figlio del vento 226. aereo figlio (uno spirito) 206. 219. progenie
-delle verdi valli 207. figlia di beltà 216. figlio della fama 227.
-234. 256. figlio della tempesta 233. figlio delle spade 240. figli
-del deserto 232. 239. figli della rupe 260. figli detta grotta 274. i
-veltri rapidi figli della caccia 281. figli della mia forza 282. figlio
-rovente della fornace 236. Tutto ciò è preso dal solo Fingal, dove son
-pure altre ripetizioni che credo inutile di notare. Io non condanno
-l'uso metaforico di questa parola, o d'altre parole equivalenti, ma
-la soverchia frequenza, e talvolta se ne potrebbe condannare ancora
-l'applicazione non opportuna.
-
-[262] _Ozj Letterarj._ Torino 1787. T. 1. p. 251. T. 2. p. 319.
-
-[263] _Firenze_ 1744. in 8. seconda ediz.
-
-[264] _Parma Bodoni_ in 4. Venezia 1790. in 8.
-
-[265] Siena 1775. in 12. Venezia 1791. T. 2. in 12. Le notti furono
-ancora tradotte in prosa dal Loschi Venezia 1776. T. 3. in 8. e
-dall'Alberti ivi 1783. T. 2. in 8. Il Bjoernstahel nelle Lettere de'
-suoi viaggi T. 3. p. 274. dice che il Boccardi traduceva in Torino
-le stagioni di Thomson, e nel 1773. mentre egli scriveva era già
-compiuta la primavera. Non è però a mia notizia, che l'opera sia
-stata pubblicata. Il chiarissimo Signor De Coureil aveva cominciato a
-pubblicare una serie di poesie Inglesi ottimamente da lui tradotte, ma
-questa non appartiene all'epoca della quale io debbo parlare essendosi
-cominciata a stampare nel secolo presente.
-
-[266] Lucca 1784. T. 2. in 8.
-
-[267] _Vicenza_ 1781. T. 2. in 12.
-
-[268] _Bassano_ 1778. in f.
-
-[269] Vicenza 1771. T. 3. in 8. Altre traduzioni vi sono d'altri Poeti,
-che tralascio per non diffondermi troppo.
-
-[270] Torino 1772. in 12. Essa è in 8.va rima. Molto più felice
-sarebbe stata quella del Signor Conte Benvenuto di s. Raffaele, se
-congetturarlo possiamo dal principio, che se ne ha ne' suoi versi
-sciolti stampati in Torino dal Mairesse il 1772. in 8.
-
-[271] Caballeros op. cit. suppl. II. p. 6.
-
-[272] _Saggio d'un opera il ripulimento della lingua sarda e sua
-analogia con la greca e la latina. Cagliari_ 1782. _in_ 4. _Le armonie
-de' Sardi, Ivi_ 1787. _in_ 4. _Catal. della Libr. Garampi_. 7349. 7350.
-
-
-
-
- ~INDICE~
- DE' CAPI DELLA PRIMA PARTE
-
-
- _Introduzione_ Pag. 3
-
- _Dell'origine, e dei caratteri delle moderne
- lingue d'Europa. Cap. I._ » 6
-
- _Dell'origine della lingua Italiana. Capo II._ » 11
-
- _Dei pregi della lingua Italiana. Capo III._ » 18
-
- _Se nelle cose letterarie si debba, scrivendo,
- usare la lingua Italiana più tosto che
- la Latina. Capo IV._ » 22
-
- _In qual modo si debba far uso della lingua
- Italiana scrivendo. Capo V._ » 24
-
- _Dalle grammatiche della lingua Italiana.
- Capo VI._» 47
-
- _Del vocabolario della Crusca. Capo VII._ » 55
-
- _Del dizionario enciclopedico dell'Abate
- Alberti. Capo VIII._ » 75
-
- _Altri vocabolarj, regole per la pronunzia,
- sinonimi ed epiteti, rimarj, ed etimologie.
- Capo IX._ » 83
-
- _Edizioni ed illustrazioni degli autori classici.
- Cap. X._ » 92
-
- _Di quegli scrittori, che hanno illustrato la
- lingua Italiana scrivendo purgatamente.
- Capo XI._ » 95
-
- _Delle altre moderne lingue d'Europa.
- Cap. XII._ » 148
-
-
-
-
-
-
- NOTE DEL TRASCRITTORE
-
- -Viene mantenuta la punteggiatura originale anche quando appare
- incongrua con l'italiano moderno. Sono stati aggiunti solamente, dove
- mancanti, i punti alla fine dei periodi.
-
- -I numeri compresi nei paragrafi in corsivo vengono resi in carattere
- normale per aderire il più possibile allo stile ed alla grafica
- dell'epoca.
-
- -Lo stile dell'epoca utilizzato dallo stampatore prevedeva che i numeri
- fossero sempre seguiti da un punto; questo viene mantenuto uniformando
- l'opera con l'aggiungere il punto laddove questo manchi per refuso o
- più spesso per difetto delle immagini.
-
- -Vengono corretti gli ovvii errori tipografici.
-
- -Viene mantenuta la convenzione di usare nei caratteri minuscoli due
- lettere v in luogo della doppia v (vv anziché w).
-
- -Talvolta i termini sono scritti con due o più varianti. Quando è stato
- possibile risalire alla grafia usata all'epoca sono stati uniformati,
- mentre in caso di dubbia valutazione sono state mantenute le doppie
- grafie originali. In particolare viene conservata la doppia grafia
- aggiungere/aggiugnere (con le relative coniugazioni) perché entrambe le
- forme erano largamente usate all'epoca.
-
- -Alcuni corsivi sono chiaramente sviste del tipografo e se lasciati
- aderenti all'originale rendono il testo di difficile lettura; dove
- possibile senza alterare in maniera eccessiva l'opera sono stati
- modificati.
-
- -L'ultimo periodo e la relativa nota a piè di pagina appaiono una
- svista dello stampatore, essendo completamente fuori di contesto; si
- riferiscono alla trattazione della lingua sarda trattata in precedenza,
- e la nota è la stessa della nota n. 251. Vengono comunque mantenute per
- aderenza all'opera originale.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Della illustrazione delle lingue
-antiche e moderne e principalmente dell'italiana, by Cesare Lucchesini
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ILLUSTRAZIONE DELLE ***
-
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-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
-works. See paragraph 1.E below.
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-or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
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-collection are in the public domain in the United States. If an
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-Foundation
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