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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org - - -Title: Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana - procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I - -Author: Cesare Lucchesini - -Release Date: February 13, 2014 [EBook #44893] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ILLUSTRAZIONE DELLE *** - - - - -Produced by Giovanni Fini, Carlo Traverso and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - NOTE DEL TRASCRITTORE: - - Sono state adottate le seguenti convenzioni: - -testo corsivo (italic): _testo_ - -testo grassetto (bold): =testo= - -testo spaziato (gesperrt): ~testo~ - -traslitterazione dal greco: *testo* - - - - - _DELLA ILLUSTRAZIONE_ - DELLE LINGUE ANTICHE, E MODERNE - E PRINCIPALMENTE DELL'ITALIANA - PROCURATA NEL SECOLO XVIII. - ~DAGL'ITALIANI~ - - ~_RAGIONAMENTO_ - STORICO, E CRITICO~ - - =DI CESARE LUCCHESINI= - - _CONSIGLIERO DI STATO_ - DI S. M. L'INFANTA DUCHESSA DI LUCCA - - DELLA LINGUA ITALIANA - E DELLE ALTRE LINGUE MODERNE - ~D'EUROPA~ - - _PARTE I._ - - ~LUCCA~ - - PRESSO - FRANCESCO BARONI STAMPATORE REALE - - _MDCCCXIX._ - - _Ut in magna silva boni venatoris est, indagantem feras quam plurima - capere, nec cuiquam culpae fuit non omnes cepisse, ita nobis satis - abundeque est tam diffusae materiae, quam suscepimus, maximam partem - tradidisse._ - - Column. de Re Rust. Lib. V. Cap. I. - - - - - ~PARTE~ I. - - _Della lingua Italiana, e dell'altre - lingue moderne d'Europa._ - - - - - _INTRODUZIONE_. - - -L'Italia, che all'altre nazioni dette l'esempio, ed aprì la strada a -scuotere il giogo della barbarie, e dell'ignoranza, non cessò mai dopo -quell'epoca di somministrare uomini chiarissimi in ogni scienza in -ogni arte in ogni disciplina. Le parti tutte de' sacri studj, e de' -filosofici, le scienze naturali e le matematiche, la giurisprudenza, -la storia con tutto ciò che da lei dipende o serve a rischiararla, -l'eloquenza, la poesia, le lingue straniere, e la nativa, tutto -in somma ebbe fra noi coltivatori diligenti, e felici, che a se -procacciarono, non meno che alla Patria, gloria immortale. Divisa -in piccoli stati fra lor discordi fu debole, e quindi rimase preda -dell'armi straniere; ma gli stessi suoi vincitori mentre ne esaltavano -la dolcezza del clima, e la fecondità del suolo, o ne involavano le -ricchezze, ammiravano la dottrina, e l'ingegno de' suoi abitatori. -Laonde a' nostri maggiori ne' secoli XV. e XVI. si può applicare ciò -che della Grecia disse Orazio in quei notissimi versi _Graecia capta -ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio._ - -Nè dall'età precedenti fu degenere quella a noi più vicina, voglio -dire il Secolo XVIII. La memoria di tanti uomini insigni, che esso ha -prodotti, e di tante opere classiche, che in esso han veduta la luce, -è tuttora così recente e viva, che quest'asserzione mia non abbisogna -di prove. Pure ad onor dell'Italia, sarebbe a desiderarsi, che non so -bene se dica modestia o timore non avesse distolto l'egregio storico -dell'Italiana letteratura dall'estendere ancora a questo le sue fatiche. - -Il supplire al silenzio del Tiraboschi appartiene agli uomini eruditi, -de' quali abbonda I'Italia, ed io sarò lietissimo, se le mie parole -ad alcuno di loro serviranno d'eccitamento per farlo. Prendendo però -a descrivere ciò che dagl'Italiani si è operato nel Secolo XVIII. -intorno al coltivamento delle lingue antiche e moderne e della natìa -principalmente non intendo di percorrere sì fatto arringo, nè pure in -parte. Ho voluto piuttosto adoperarmi di rendere all'Italia una gloria, -che da alcuni pure si vorrebbe torle. Si concede, che essa abbia poeti -famosi, e buoni storici e chiari oratori: non le si nega molta lode -nelle scienze sacre e nelle profane; e molto plauso si fa a' suoi -antiquarj. Ma per ciò che spetta alle lingue, che chiamano dotte, par -che da alcuni si accusino i nostri d'averne alquanto trascurato lo -studio. Quindi ho reputato, che debba riuscir non inutile l'esaminar -alquanto, se questa accusa sia giusta, o almeno fino a qual segno -possa apparir tale. Ma più grave rimprovero meriterebbono, se avendo -pur coltivate le lingue straniere avesser poi trascurata la propria. E -sebbene di ciò niuno ci accagioni, pure mi è grato il ricordare coloro, -che al coltivamento della propria lingua hanno data opera diligente, -e coi precetti o coll'esempio hanno porto altrui eccitamento per -farlo. Il quale eccitamento io credo, che rendersi debba vie maggiore, -richiamando appunto alla memoria le utili fatiche da tanti Scrittori -chiarissimi sostenute per l'illustrazione della stessa lingua. - -Io confesso, che a trattar degnamente il mio argomento mancano a me -parecchi ajuti necessarj, e quelli principalmente dell'erudizione e -dell'ingegno per richiamarmi alla mente le cose fatte dagl'Italiani, -e darne retto giudizio. Mi mancano altresì molti libri, senza il -soccorso de' quali mal si possono intraprendere sì fatte trattazioni. -Il piacere però, che tutti provano in rammentare le glorie della -patria mi ha fatto dimenticare la debolezza delle mie forze, e mi sono -accinto alla impresa. Comincerò dal parlare della Lingua Italiana -ch'esser deve lo scopo principale del mio ragionamento, e a questa -succederanno, come appendice, le altre moderne lingue d'Europa. Passerò -poi alle antiche ed a quelle che chiamano _esotiche_, sì antiche, che -moderne. Non pretendo però di noverare tutti coloro, che in questo -genere scrivendo sono degni di qualche lode, ma ne tralascerò molti per -non diffondermi troppo, e stringerò il mio discorso agli uomini più -illustri, ricordandomi di quel detto di Columella, che ho scelto per -epigrafe: _ut in magna silva boni venatoris est, indagantem feras quam -plurimas capere, nec cuiquam culpae fuit non omnes cepisse, ita nobis -satis abundeque est tam diffusae materiae, quam suscepimus, maximam -partem tradidisse_.[1] Potrei forse passare sotto silenzio ancora più, -e diversi Scrittori, le opinioni e le opere de' quali condanno. Siccome -però essi hanno ottenuto qualche plauso e forse tuttora l'ottengono da -alcuni, perciò ho creduto non doverli dimenticare. - -Debbo finalmente avvertire, che fra gl'Italiani porrò ancora quegli -stranieri, che in Italia menarono una gran parte della loro vita, e -molto più se di quì trassero i mezzi per coltivare i loro studj, e -scrivere le opere loro. Così fecero i dotti Maurini autori della storia -letteraria della Francia; così il dottissimo Tiraboschi nella storia -della letteratura Italiana. - - - - - _Dell'origine e dei caratteri - delle moderne lingue d'Europa._ - - ~CAPO~ I. - - -Il chiarissimo Sig. Ab. Denina autor fecondo di molti libri ha scritto -alcune dissertazioni su l'origine, le differenze, e i caratteri delle -moderne lingue d'Europa, che si leggono negli Atti dell'Accademia -delle scienze e belle lettere di Berlino, e in parte ancora stampate -separatamente.[2] A me rincresce di non avere quest'opera e di non aver -lette che sole tre delle sue molte dissertazioni, e sono quelle, che -discorrono le cause della differenza delle lingue, e dell'origine della -lingua Tedesca. - -A tre classi egli riduce le cause delle differenze, che si osservano -tra le lingue figlie di una stessa madre; cioè fisiche, morali, e -miste. Causa fisica è per lui la diversità della pronunzia. I popoli -barbari, che invaser l'Italia furon costretti d'avvezzarsi alla lingua -latina; ma per quella difficoltà, che si prova da prima nell'intender -bene o bene esprimer qualche voce straniera, ora cambiarono qualche -vocale o qualche consonante, ora tolsero, o aggiunsero qualche lettera -o sillaba in principio in mezzo o in fine. Ora l'alterazione in questa -guisa fatta a una lingua si chiama fisica dal Signor Denina, perchè -egli derivata la crede dal clima o dalla organizzazione de' nuovi -abitanti. Ma io dubito, che volendo questo scrittore comparir filosofo -sottile e profondo abbia traviato dal retto sentiero della verità. In -fatti io non so bene qual sia il clima che ama una vocale piuttosto che -un altra e fa accorciar le parole di qualche sillaba. Nè vedo pure come -una certa conformazione di muscoli o di nervi o di non so che altro -possa produr questo. E son d'avviso che se nel cuore della Svezia o -della Danimarca o della Germania si trasferisse una colonia toscana o -lombarda, e a questa si consegnasse qualche fanciullo appena nato di -padri Svezzesi o Danesi o Tedeschi, son d'avviso io dissi, che egli -si avvezzerebbe alla lingua di que' coloni nè la difformerebbe con -accorciamenti o mutazioni, e pure il clima sarebbe diverso dal Toscano -e dal Lombardo, e tal sarebbe la sua organizzazione qual l'avrebbe -sortita nascendo. Il solo uso lunghissimo e costante forma la pronunzia -e quei barbari giunti in Italia alterarono la lingua latina non pel -clima, in cui eran nati, non per la naturale organizzazion loro, ma per -la lingua alla quale eran avvezzi. Non giudico necessario d'illustrare -la mia obiezione con maggiori argomenti, e senza più passo alle cause, -che l'autore chiama morali, e sono le seguenti. 1. Alcuni nomi imposti -alle cose hanno origine dai paesi, da' quali queste si traevano, come -_Arazzi_ dalla città d'Aras, _guanti_ in Francese _gands_ da Gand -nella Fiandra[3]. 2. Altre voci provengono da una specie d'ironia, per -cui significano l'opposto di ciò che dovrebbero significare, onde in -Francese _phoebus_ e _galimathias_ indicano un cattivo stile. 3. Le -cose stesse sono chiamate diversamente in diversi luoghi secondo gli -aspetti diversi, sotto i quali esse possono esser considerate: così -la cosa stessa si chiama in Italiano _posata da porre, o posare_ e -_couvert_ in Francese da _couvrir_. 4. La stessa voce, o almeno simile, -in diverse lingue significa diverse cose, perchè queste si possono -considerare sotto il medesimo aspetto, e reca per esempio la voce -_brod_ la quale[4] significava nutrimento in generale, e _brodo_ in -Italiano vuoi dire una certa bevanda, e in Tedesco _pane_. Alcune però -di queste son tenui mutazioni delle lingue già formate, non di quelle -che nascono; laonde non tendono al vero scopo della dissertazione cui -l'autore non sempre ha avuto in mira. Egli ha dimenticato altresì -una parte di quello che aveva promesso. Perchè in principio oltre -alle cause da lui chiamate fisiche e morali avendo indicate ancor -le miste, di queste poi non ha fatto parola. Alla dissertazione -aggiunse un supplimento, che non rimedia a questo difetto, e solamente -rischiara alquanto le cose già dette, recando l'etimologia di parecchie -voci. Ma se alcune di queste etimologie sono commendabili per una -certa spontanea naturalezza, che si concilia la persuasione altrui, -o per acutezza d'ingegno, con cui son derivate non senza molta -verisimiglianza, altre ve n'ha troppo forzate. Tali a cagion d'esempio -sono quelle di _Kein_ (che in Tedesco significa nessuno) da *ouch hen*; -di _von_ (_da proposizione nella stessa Lingua_) da *aph hôn*; e più -altre. - -L'accusa medesima vuolsi dare alle due dissertazioni _sull'origine -della lingua Alemanna, e sull'origine comune delle lingue Alemanna, -Schiavona, o Polacca, e Latina, e su quella dell'Italiana_. Il Signor -Denina è sollecito di mostrare la somiglianza, che queste lingue hanno -colla Greca, nella qual cosa più altri Scrittori l'hanno preceduto, e -seguitato. La trova egli 1. in alcune voci per mezzo dell'etimologia, -di che ho già detto abbastanza: 2. nella terminazione dell'infinito, -che in Tedesco è in _en_ e in Greco in *ein*; e in alcuni dialetti -in *ên* o in *men*. 3. in quell'aumento della sillaba _ge_, che in -Tedesco prende il tempo preterito. E giudica questo aumento simile -alla reduplicazione de' Greci, e dice: _il est vrai que les Allemands -s'eloignent un peu de la pratique des Orientaux: car au lieu de -redoubler les consonnes initiales des verbes ils leur ont substituè -le g peut être parceque cela étoit plus facile, mais il n'est pas -douteux que cela ne soit venu des langages de l'Asie mineure d'ou -est sortie la grecque, et que ce redoublement ne se soit affoibli ou -perdu en s'avançant vers le Nord et en s'eloignant de sa source_. Il -_ge_ aggiunto nella lingua Tedesca al tempo preterito è una particela -inseparabile, di cui s'ignora adesso il significato, ma certamente -nell'antico Teutonico, significava qualche cosa. Si vede anche ora, -che in alcune voci composte indica moltiplicità, unione di cose, onde -per esempio da _mein_ mio, si fa _gemein_ comune, da _balken_ trave -si fa _gebalke_ le travi del tetto. Io non so, se ancora in altro -senso si usasse, e come o perchè si adoperasse per indicare il tempo -preterito; ma nell'ignoranza stessa in cui siamo intorno a ciò parmi, -che si possa asserir con certezza, che niuna somiglianza ha quella -particola colla _reduplicazione_ de' Greci. Questa non è una particola -o preposizione inseparabile, ma un aumento, di cui non è nota l'origine -e il motivo; laonde è diversa essenzialmente, l'aggiunta adoperata dai -Tedeschi da quella dei Greci. Arroge a ciò, che la _reduplicazione_ de' -secondi forse non era usata nei tempi più remoti, come dubitano alcuni -solenni Grammatici, osservandosi, che nel dialetto Jonico non rare -volte si tralascia.[5] Or supponendo, che una colonia Greca, passasse -a popolare il paese, che poi si chiamò Germania, questo avvenimento -esser deve antichissimo, giacchè niuna storia ne fa menzione; quindi -non poteva essa recare in quelle terre l'uso della reduplicazione, e -recarvelo in modo, che sempre si adoperi, ove il verbo non sia composto -con una particella inseparabile, mentre nella Grecia essa non era anche -introdotta, e in tempi assai posteriori l'uso non ne era così costante -e universale. - -Checchè sia di questo non si può dubitare, che qualche somiglianza non -si scorga fra la lingua Tedesca, e la Greca: ma questa somiglianza -non conduce il Sig. Denina a credere, che la prima sia figlia della -seconda, e piuttosto vorrebbe, che amendue provenissero da una -madre comune. Questa dirsi potrebbe la Scitica, ove si prestasse -fede alle ingegnose ipotesi del Bailly del Court de Gebelin, del -Wachter, dell'Ihre, ed altri. L'Accademico di Berlino però rigettando -quell'opinione arbitraria ama meglio di ricorrere alla lingua de' -Traci o dei Frigi, ma a me non pare, che il suo avviso sia più fondato -del primo. Altre osservazioni domanderebbero le altre dissertazioni, -non giudico però necessario di trattenermi più a lungo intorno ad un -autore, dotto certamente e rispettabile, ma che in questo argomento, se -non erro, troppo ha seguito congetture non sempre felici. - -NOTE: - -[1] Colum. de R. R. Lib. 5. Cap. 1. - -[2] Ecco i titoli delle sue dissertazioni giunte a mia notizia, delle -quali però ho potuto leggere le prime tre solamente. Nelle memorie -dell'Accademia di Berlino pel 1783. _Sur les causes de la différence -des langues_. _Sur l'origine de la langue Allemande_. _Nel_ 1785. -_Supplement aux mémoires sur les causes ec. Sur le caractère des -langues, et particulièrement des modernes_. _Nel_ 1788. _Sur la -langue celtique, et celles qu'on pretend en autre sorties. Suite des -observations sur la différence des langues et leur origine_. _Nel_ -1794. _e_ 1795. _Sur l'origine grecque esclavonne et teutonique de -la langue latine_. _Sur l'origine véritable de la langue Italienne, -sur l'origine de la langue Françoise et Espagnole_. _Sur l'origine de -la langue Angloise_. Il Denina poi stampò _la Clef des langues, ou -Considerations sur l'origine et la formations des langues, à Berlin, -chez Quien_, 1803. T. 3. in cui si vedono ripetute le cose dette in -quelle dissertazioni coll'aggiunta di nuove considerazioni. - -[3] Tutti sanno che in Francese si scrive _gants_ non _gands_. Se il -Signor Denina avesse guardato il Du Cange alle voci _Wantus_, _Wanto_, -_Gvvantus_, _Guantus_ avrebbe veduto che queste voci erano usate ne' -Secoli barbari almeno fino dal principio del Secolo nono, e perciò -molto prima della vantata fabbrica di Gand. In Francia si chiamavano -_Wans_ come si ha da una carta del 1172. citata ivi, e alla v. -_chirothecæ_. Questa voce proviene forse dall'antica lingua Teutonica. - -[4] Non so donde egli tragga questa notizia. Forse perchè *brôskô* -in Greco significa _comedo_? Ma bisognava prima provare che le -lingue Settentrionali vengano dalla Greca, il che non si può -provare, quantunque si abbiano in quello non poche voci simili alle -corrispondenti voci di questa. Cominciando da Sigismondo Gelenio, -che nel 1543. stampò in Basilea il suo _Lexicon Symphonum_ delle -lingue Latina, Tedesca, Greca, e Schiavona molti hanno scritto della -somiglianza di quelle lingue colla Greca, ma niuna reale e ben fondata -conseguenza sulla origine loro si è fino ad ora a mio giudizio ricavata -da tanta erudite fatiche. - -[5] V. _Lennep. Prel. de Anal. Ling. Gr. Cap._ 5. ed ivi lo Scheid. - - - - - _Dell'origine della lingua - Italiana._ - - ~CAPO~ II. - - -Fu già questione lungo tempo agitata fino dai secoli trapassati qual -sia l'origine della lingua Italiana. Leonardo Aretino, il Cardinal -Bembo, Celso Cittadini, ed altri autori trattarono questo argomento, -ma non lo fecero in modo, che togliessero ai posteri l'adito a -disputare novellamente. Ne scrissero nel Secolo decimottavo il P. D. -Angelo della Noce,[6] Uberto Benvoglienti,[7] e il Quadrio,[8] ma lo -fecero sì scarsamente, che io contento d'averli sol nominati passerò -tosto a far parola del Marchese Maffei, del Muratori, del Fontanini, e -del Tiraboschi, i quali con maggior copia d'erudizione, ed accuratezza -esaminarono sì fatta questione. - -Il Maffei dopo aver detto nella _scienza cavalleresca_,[9] che -l'Italia per l'invasione dei Barbari cambiò la lingua, e i nomi degli -uomini e dei paesi, nella _Verona illustrata_[10] mutò opinione, e -sostenne, che la lingua Italiana provenne _dall'abbandonar del tutto -nel favellare la Latina nobile, gramaticale, e corretta, e dal porre -in uso la plebea, scorretta, e mal pronunziata_. Confermò egli la -sua asserzione pretendendo, che de' conquistatori dell'Italia pochi -ne rimanessero, nè potessero perciò alterare la lingua del Paese. La -confermò osservando, che la lingua de' Longobardi e degli altri popoli, -che inondaron l'Italia e la soggiogarono era aspra per molte consonanti -e dal mischiamento di queste non poteva derivarne una nuova, in cui le -vocali avessero tanta parte, come è la nostra. La confermò adducendo -parecchie voci Latine, come _testa per caput_, _caballus, e caballinus -per equus, ed equinus_, _laetamen per fimus_, _nanus per pumilio_, -_tonus per tonitru_, _bramosus per cupidus_, e simili, che ora sono -Italiane. La confermò ricordando le aferesi, le sincopi, e le apocopi, -o vogliam dire gli accorciamenti di lettere, e di sillabe in principio, -in mezzo, e in fine usati dai Latini assai volte e i cambiamenti delle -lettere affini. E finalmente per tacere d'altri argomenti la confermò -dicendo che anche l'uso del verbo ausiliare _avere_, il quale si -crede passato a noi dalla Germania, fu prima presso i Latini, e ne -reca alcuni esempj, ed assai più ne accenna il Signor Abate Denina -in due luoghi delle sue dissertazioni testè citate. Ma è falso, che -pochi avanzi dei Longobardi, e degli altri invasori rimanessero quì, -come dimostra il Muratori, che anzi furono moltissimi, e questi -avendo in mano le redini del governo, e le dignità tutte occupando -ecclesiastiche, e civili recarono necessariamente una mutazion grande -alla lingua. Falso è che dalle lingue di questi popoli aspre per molte -consonanti, e dalla Latina nascere non potesse la nostra dolcissima. -La lingua latina non ha maggior copia di consonanti dell'Italiana -se non nelle terminazioni. Ora queste essendo diverse secondo le -modificazioni de' nomi, e de' verbi chi ignora la lingua tralascia -facilmente quelle desinenze varie secondo i diversi casi, e perciò -appunto difficili a ricordarsi. Bisognerebbe svolgere maggiormente -quest'asserzione, ma io non posso arrestarmi a lungo ad ogni passo, -e debbo continuare l'intrapreso cammino. Non giova poi l'addurre le -parole e gli accorciamenti, che il Maffei adduce, perchè volendosi che -la nuova lingua sia un alterazione della Latina debbono in quella esser -rimaste tracce moltissime di questa. Quindi ammettere si potrebbe -ancora, che l'uso del verbo ausiliare _avere_ venga dal Latino, nè per -ciò l'opinion sua avrebbe maggior forza. Vuolsi però riflettere, che i -Latini rarissime volte l'adoperarono, e noi siamo costretti d'usarlo -continuamente avendo i nostri verbi più e diversi tempi ne' quali esso -è necessario, siccome appunto avviene nella lingua Tedesca, la quale -l'adopera ne' tempi medesimi, in cui noi pur l'adoperiamo. - -Ma il Muratori raccogliendo maggior copia d'antichi monumenti, e più -minutamente esaminandoli sostenne un'opinione diversa, e più probabile. -L'ignoranza, nella quale cadde miseramente l'Italia per la venuta de' -popoli barbari, fece dimenticar le regole della lingua Latina, di modo -che nè la sintassi, nè le desinenze de' varj casi ne' nomi, o delle -persone nei varj tempi e modi de' verbi più si osservarono. Si aggiunse -gran numero di voci nuove tratte dagl'idiomi de' conquistatori, e -certe proprietà di questi, come l'uso del verbo ausiliare avere, e -dell'articolo. Del primo ho parlato pur ora; e del secondo parlerò -adesso brevemente. L'articolo forse derivò a noi dall'antica lingua -Teutonica, e fu da prima un accorciamento del Latino pronome _ille_. Si -disse prima _illo Caballo_, _illa hasta_, _illae foeminae_, e poi _il, -o lo Caballo_, _la asta_, _le femine_. - -Nelle Litanie del 790. pubblicate dal Mabillon in _Analect._ si legge -_Adriano Summo Pontefice, et universale Papa. Redemptor Mundi, tu -lo_ (_illo_ cioè _illum_) _juva_, e appresso, tu _los_ (_illos_) -_juva_. In un diploma di Carlo Magno dell'808.[11] si legge: _inde -percurrente in la Vegiola, ex alia vero parte_ de la _Vegiola_ ec. E -nelle formole di Marcolfo Lib. 1. Cap. 17. _Sicut constat antedicta -Villa ab ipso Principe_ lui _fuisse concessa_, dove _lui_ secondo -alcuni viene da _illui_ che nel lor Latino avranno detto per _illi_, -o secondo il Menagio da _illius_.[12] Aggiunge finalmente il Muratori -a confermazione della sua opinione una lunga serie di voci, che -provengono dalla Germania, la quale si accrescerebbe di molto, se -le antiche lingue degl'invasori d'Italia fossero più conosciute. Il -commercio poi, e le crociate trassero a noi dagli Arabi alcune parole, -ed appartengono ad arti, come _Alchimia_, _caraffa_, _lambicco_, ec. -o a mercatura come _canfora_, _cremesi_, _lacca_ ec. o a milizia come -_Alfiere_, _Tamburo_ ec. Molte ne dette la Provenza per lo studio, che -in Italia si fece della Poesia Provenzale, ed alcune la Spagna.[13] - -L'avviso del Muratori riguarda l'origin prima della lingua, e in ciò -fu seguitato dal Fontanini[14] dal Bettinelli[15] dal Tiraboschi.[16] -Ma vuolsi passare innanzi, ed indagare donde a lei derivò altra ricca -messe di parole, e di modi di dire. Ciò avvenne per la poesia; onde -dell'origine della nostra poesia vuolsi tenere ragionamento, e di -coloro che nel passato secolo questa parte della storia dell'Italiana -letteratura presero ad esaminare. La poesia Italiana diversa è dalla -Greca e dalla Latina, perchè queste fanno consistere i versi in un -certo numero di piedi composti di sillabe lunghe, e brevi secondo -certe leggi, e la nostra li fa consistere solamente in un certo numero -di sillabe con certi accenti posti in luoghi determinati secondo la -diversa qualità de' versi, e nella rima. Dico anche la _rima_, perchè -ne' primi tempi non v'era fra noi poesia che ne mancasse. Dell'uso -della rima presso i Latini ne' tempi antichi, e ne' secoli barbari, e -dei versi regolati non dai piedi ma dal numero delle sillabe, parla a -lungo il Muratori;[17] ma le sue erudite osservazioni tralascerò io di -ricordare, come quelle che aliene sono dal mio argomento. I primi a -poetare fra gl'Italiani furono i Siciliani secondo il Petrarca. - -_Ecco i due Guidi che già furo in prezzo Onesto Bolognese, e i -Siciliani Che fur già primi, e quivi eran da sezzo_[18] - -Ma i Siciliani imitarono i Provenzali secondo il Crescimbeni,[19] il -Fontanini[20], ed altri. Il Muratori però non mostrò d'esser persuaso -abbastanza da questa opinione, ed oppose le parole citate dell'epistole -familiari del Petrarca, dalle quali a lui parve potersi dedurre, che -i Siciliani fossero stati i primi a prendere questa maniera di far -versi da' Latini, e dai Greci. Il Tiraboschi riconobbe anteriorità ne' -Poeti Provenzali, ma dell'obiezione del Muratori non fece parola. A me -sembra però, che il Petrarca voglia in quel luogo indicare l'origine -più remota della rima, (che è il Lazio, e la Grecia certamente), e -la nazione che in Italia precedette l'altre nel far versi, la quale -è la Siciliana, senza volere poi indagare, se i Siciliani in ciò -abbiano imitati i Provenzali. Diciamo dunque co' mentovati scrittori -essere probabilmente l'Italiana Poesia derivata dalla Provenzale, ed -avere avuto il suo nascimento in Sicilia alla metà del secolo XII. o -poco dopo. Se poi la Provenzale provenga dall'Araba, come sospetta -il dottissimo Padre Andres[21] non è di questo luogo l'esaminarlo. -Quindi venne un aumento non piccolo di voci, e di modi di dire alla -nostra lingua. Lo negò il Muratori[22] secondando troppo il desiderio -di contradire il Fontanini, ma per assicurarsi di questa verità basta -volgere uno sguardo al Vocabolario della Crusca, alla Crusca Provenzale -del Bastero, alle Lettere di Fra Guittone, ed agli altri Poeti del -Secolo decimoterzo. - -NOTE: - -[6] Nelle note alla Cronica Cassinense di Leone Vescovo d'Ostia. - -[7] _Storia della Lingua Italiana_ ricavata dalle Miscellanee, e -Lettere M. SS. nelle _Delizie degli Erud. Tosc._ del P. Ildefonso T. 2. -p. 226. - -[8] _Storia della Poesia_ T. 1. p. 41. - -[9] Lib. 2. Cap. 1. T. 13. p. 143. La stessa opinione tennero il -Gravina, _della Rag. Poet._ Lib. 2. e il Quadrio _Stor. e Rag. d'ogni -Poes._ Lib. 1. Dist. 1. Cap. 2. - -[10] P. 1. Lib. 11. Op. T. 5. p. 214. - -[11] _Campi Stor. Eccl. di Piac._ T. 1. - -[12] Quindi si vede, che l'Articolo Italiano in origine non è che il -pronome _ille_ alterato per corruzione di lingua, a cui si aggiunge -una proposizione ne' casi obliqui, cioè _del_, o _dello_ viene da _de -ille_; _al, o allo_ da _ad illo_ in Latino barbaro per _ad illum_; -_dal, o allo_ da _de illo_. Or l'articolo Germanico viene anch'esso dal -pronome _quello_ - - Articolo. Pronome. - N. der der - G. des dessen - D. dem dem - A. den den ec. - -[13] Non parlo di quelle, che il dominio degli Spagnoli introdusse -fra noi alla fine del Secolo XVI. e nel XVII. le quali appartengono -all'accrescimento non all'origine della lingua, della quale si tratta -quì. Alcune antiche voci Italiane derivate dallo Spagnolo sono -accennate dal Gigli nel Vocab. Cateriniano. - -[14] Elog. Ital. - -[15] Risorg. d'Ital. - -[16] Stor. della Lett. Ital. - -[17] Antiq. Med. Ev. Diss. 40. - -[18] Trionf. d'Am. C. 4. e più chiaramente in _Præf. ad Ep. fam. Quod -genus apud Siculos_ (_ut fama est_) _non multis ante sæculis renatum, -brevi per omnem Italiam ac longius manavit, apud Græcorum olim ac -Latinorum vetustissimos celebratum; siquidem et Romanos vulgares -rythmico tantum carmine uti solitos accepimus._ - -[19] _Coment. intorno alla Storia della Volg. Poes._ T. 1. Cap. 2. - -[20] _Elog. Ital. Cap._ 7. _e segg._ Si veda anche il Quadrio, _Stor. -e Rag. d'ogni Poes._ il Tiraboschi _Stor. della Lett. Ital._ il -Bettinelli _Risorgim. d'Ital._ - -[21] _Orig. ec. d'ogni Lett._ T. 1. _Cap._ 11. p. 297. e segg. - -[22] Luog. cit. - - - - - _Dei pregj della Lingua - Italiana._ - - ~CAPO~ III. - - -Ma tempo è ormai che lasciamo la nostra lingua nascente, e la -osserviamo adulta considerandone i pregj. Di questi ha scritto il -Signore Napione[23] e lo ha fatto in modo, che ogni leggitore dee -rimaner dubbioso, se debba in lui commendar più la dottrina, che è -grandissima, o le belle qualità del cuore, che alla sua dottrina non -sono inferiori. Certo è che mentre egli si mostra amantissimo della -patria, e dell'Italia, e cerca di promuoverne la gloria, espone i pregj -di nostra lingua, e accenna come si possa e convenga diffonderne l'uso -fra le gentili e colte persone di tutta Italia. Colla ragione adunque, -e colla testimonianza de' più celebrati scrittori delle straniere -nazioni ne mostra i pregj, e ribatte le meschine obiezioni, che fece -già il P. Bouhours, e pochi altri prima, e dopo di lui. E siccome uno -de' principali suoi pregj a confessione di tutti è l'armonìa, da che -ne viene, che essa abbia una facilità grandissima per esprimere ciò, -che si chiama armonìa imitativa, non debbo quì tacere, che il Signor -Cesarotti avendo asserito nel suo _saggio_, che tutte le lingue si -prestano ad un'armonìa imitativa, ne' rischiaramenti apologetici poi -disse, che l'armonìa imitativa si trova in una lingua, quando essa -sia tanto armonica _quanto il comporta la sua struttura e il rapporto -tra gli oggetti e i suoni della detta lingua_[24]. Queste parole però -ristringono tanto la proposizione, che non le lasciano più luogo di -comparire. Io dubito molto, che scrivendo il _saggio_ egli non avesse -nell'animo tanta restrizione, che se l'avesse avuta par probabile, -che avrebbe giudicato inutile d'esporla. Segue poi dicendo non -esser cosa agevole nè sicura di giudicar dell'armonìa di una lingua -straniera; il che ognuno gli concederà generalmente parlando. Egli -però dovrà concedere altresì, che talvolta vi sono almeno due mezzi -per rendere agevole e sicuro questo giudizio. Il primo è quando più -e diverse nazioni antepongono l'armonìa di una lingua straniera a -quella della propria: il secondo quando più e diverse nazioni, mentre -lodano l'armonìa della propria lingua, fra quelle poi che ad essa -sono straniere si uniscono tutte o quasi tutte a dar la preferenza ad -una. E tale è il caso della lingua Italiana. Finalmente contro coloro -i quali opinano le lingue de' paesi freddi dover essere più aspre -oppone il Sig. Cesarotti l'opinione dell'Ab. Denina, il quale disse -la Svezzese esser più dolce della Tedesca, e tanto esser più dolce -quanto più si estende verso il settentrione, la Polacca esser piacevole -ad udirsi, e la Russa accostarsi più d'ogni altra alla soavità della -Greca. Io non credo, che l'opinione intorno all'asprezza delle lingue -settentrionali sia vera, ma certo non è l'autorità dell'Ab. Denina, che -mi muove punto a crederla falsa. Egli non ha dato prove di saper molto -la lingua Tedesca, benchè abbia dimorato qualche anno in Germania, ed -è permesso di dubitare che non sia più dotto nella Svezzese, Polacca, -e Russa. Sentii un giorno cantare una canzonetta Polacca dal Principe -Poniatovvski, e quando egli si fu rimasto dal cantare gli dissi, che -la sua lingua mi pareva molto dolce. Egli però mi rispose, che quella -dolcezza era solo apparente, e che la lingua è molto aspra, ma qualche -artifizio usato cantando, e l'accompagnamento del suono copriva gran -parte di quell'asprezza. Così mi è pure avvenuto assai volte di non -sentire eccessivamente l'asprezza della lingua Tedesca nelle opere in -musica, ma sentirla però moltissimo nei familiari colloquj. Ma torniamo -al Sig. Napione. - -Mostra egli, che vuolsi usare della nostra lingua piuttosto, che della -Latina scrivendo d'ogni scienza e d'ogni facoltà, ed espone i vantaggi, -che da ciò debbono derivare. Indi esamina quali siano le cause, per -cui la lingua Italiana, che fu già un tempo Lingua universale abbia or -cessato d'esser tale, indica le sue vicende, e l'attual suo stato, e -propone i mezzi, che reputa più acconci a far sì che popolare, e comune -divenga la colta lingua Italiana. - -Altri prima di lui avea tentato di ricordare i pregi della lingua -Italiana, come Castruccio Bonamici in una orazione accademica, il -Salvini in alcuni discorsi, e simili; ma in niuno si trova quella -copia di ragioni e d'utili osservazioni, quella giudiziosa critica, -quell'ampia erudizione, quell'amor di patria, che quì si vedono ad ogni -pagina. Di questi perciò non dirò più lungamente. Dovrei bensì far -parola del ragionamento del Sig. Ab. Velo.[25] Se vogliamo prestar -fede agli editori delle opere del Cesarotti, in poca o niuna stima lo -dovremo tenere. Ma se ascoltiamo il Signor Napione[26] ne giudicheremo -altrimenti. - -In questa disparità di giudizj crederò di non errare preferendo quello -del secondo, il quale non solamente colla celebrità del suo nome, ma -ancora colla minuta analisi, che ne fa, persuade il leggitore. Ma non -m'è riuscito di vedere quel ragionamento, onde non posso dirne più -oltre. - -Prima di questi scrittori avea trattato l'argomento medesimo il P. -Girolamo Rosasco.[27] Egli però con moltissime parole non dice molte -cose, e per ogni riguardo nella sua trattazione deve ceder la palma al -Sig. Napione. Ricerca in prima l'origine della lingua e condannando -l'opinion di coloro, che il volgo di Roma l'usasse anticamente, -la reputa nata dal corrompimento del latino per l'inondazione de' -Barbari in modo però, che le lingue di costoro poco influissero su -la Toscana Romana e Veneziana, molto su la Bergamasca, Bresciana -Lombarda Piemontese e Genovese. Parla poi dell'abbondanza sua, della -dolcezza, brevità, ed armonìa paragonandola colla Greca e colla Latina. -Parla altresì del modo, che si dee tenere scrivendo nella nostra -lingua, ma di ciò ragionerò altrove. Prima ancor del Rosasco, anzi al -cominciamento del secolo scrisse Anton Maria Salvini una lezione su -questo argomento:[28] ne scrisse però brevemente in modo, che la sua -celebrità, non l'utilità dell'opera mi ha indotto a nominarlo. - -NOTE: - -[23] _Dell'uso, e dei pregj della lingua Italiana libri_ 3. _con un -discorso intorno alla Storia del Piemonte, Torino, Balbino, e Prato_ -1791. T. 2. in 8. e di nuovo Pisa 1813. Oltre a ciò che il titolo -promette, vi è un discorso intorno al modo di ordinare una Biblioteca -scelta Italiana dello stesso Autore, una Lettera del Tiraboschi -contenente alcune osservazioni sul primo volume, e la risposta, in cui -si dileguano le poche obiezioni di quella lettera, ed una lunga, e -dotta sua lettera all'Ab. Bettinelli, nella quale di più e diverse cose -appartenenti all'argomento dell'opera si ragiona, e specialmente di un -libro dell'Ab. Velo, del quale parlerò fra poco. - -[24] _Ces. Op._ T. 1. _p._ 249. - -[25] _Sulla preminenza d'alcune lingue, e sull'autorità degli scrittori -approvati, e dei Grammatici, ragionamento dell'Ab. Giambattista Velo. -Vicenza._ Esso non era da prima che una prefazione alla dissertazione -_su' caratteri del gusto Italiano presente, stampata in Vicenza, il_ -1786. sotto il nome dell'Ab. Garducci. - -[26] Nella lettera citata all'Ab. Bettinelli. - -[27] _Della lingua Toscana Dialoghi sette._ Torino, 1777. T. 2. in 8. - -[28] Salvini. Pros. Tosc. p. 297. - - - - - _Se nelle cose letterarie si debba scrivendo usare - la lingua Italiana più tosto che la Latina._ - - ~CAPO~ IV. - - -Ho detto, che il Signor Napione vuole, che in ogni scienza, e in ogni -facoltà si usi scrivendo la lingua Italiana, piuttosto che la Latina. -Fu già un tempo, in cui si credeva, che la nostra lingua atta fosse -solamente a trattar d'amore, ed altrettali soggetti di lieve momento, -e nulla di grande dir si potesse con essa. E furon parecchi uomini -dotti nel secolo decimosesto, che acremente inveirono contro di lei -sostenendo, che le scienze tutte, e la storia, e le opere di eloquenza, -e di poesia scrivere si dovessero in Latino. Fu gran ventura però, che -molti in quella, e nell'età seguenti le vane loro declamazioni e i loro -sofismi rigettassero coi fatti più ancora che cogli argomenti, onde -l'Italia di tanti libri eccellenti si può gloriare scritti nel volgar -nostro in ogni maniera di letteratura. Non mancarono però nel secolo di -cui parliamo scrittori, che ancora colle ragioni abbiano validamente -sostenuta la contraria sentenza. Non parlerò del Bonamici[29] e del -Bettinelli[30], che ne parlarono solo per incidenza. L'Algarotti ne -trattò più direttamente:[31] ma a me pare, che adoperando argomenti -non buoni egli abbia indebolita un'ottima causa. Ricorda le espressioni -gentilesche mal a proposito posta dal Bembo nelle lettere pontificie, -di che già da tanti si è parlato; ricorda la sconvenevolezza d'adattare -a piccoli oggetti espressioni grandiose, e magnifiche usate già dai -Romani, e degne solamente di loro, e di pochi altri: il che prova -solamente l'irragionevole superstizione dirò così e il difetto di -giudizio in coloro, che cadono in sì fatti errori. Ma lasciando più -altre cose, che in quel saggio si vedono meritevoli di censura una -sola ne voglio aggiungere, ed è la riprensione, che fa l'Algarotti -a' moderni scrittori latini chiamandoli centonisti rivestiti delle -spoglie, e delle divise altrui. Or a me fa maraviglia, che un uom -dotato di gusto squisito e intendente della lingua latina, come egli -era, possa chiamar centonisti il Fracastoro il Vida il Sannazaro il -Molza il Flaminio, il Navagero il Bembo il Bonfadio il Manuzio il -Sadoleto e tanti altri che egregiamente in versi o in prosa scrissero -nella lingua del Lazio nel secolo decimosesto, giacchè di quelli, che -onorarono il decimottavo, farò parola altrove. - -Assai meglio sostengono la causa della lingua Italiana il -Vallisnieri[32], il Gravina in un dialogo _de lingua latina_, e meglio -forse la sostenne altresì il Buganza,[33] di che mi assicura assai la -celebrità dell'autore, quantunque l'opera sua non mi sia venuta alle -mani. Ma certamente nulla ha lasciato a desiderare su quest'argomento -il signor Napione nell'opera testè citata, dove, colle più giudiziose -riflessioni dimostra l'utilità, che all'Italia ne verrebbe ed alle -scienze, insegnandole nella nostra lingua. - -NOTE: - -[29] Nell'Orazione cit. - -[30] _Lettere di Virg. e Risorg. d'Ital._ - -[31] _Saggio sulla necessità di scrivere nella propria lingua_ Op. T. 4. - -[32] Opere T. 3. - -[33] _Discorso intorno alla lingua di cui servir ci dobbiamo. Mantova_ -1771. - - - - - _In qual modo si debba far uso della lingua - Italiana scrivendo._ - - ~CAPO~ V. - - -Ma un'altra quistione agitata già prima ne' secoli decimosesto, e -decimosettimo, e rinnovata aspramente nel decimottavo devesi ora da -me accennare. Questa lingua, nella quale dobbiamo scrivere, e molti -parlano è ella lingua viva, o morta col cadere del secolo decimoquarto, -dimodochè non sia più lecito d'aggiugnere nuove voci dopo quell'epoca? -È propria solo di Firenze, o della Toscana, o di tutta l'Italia? -Dobbiamo noi sottoporci docilmente al freno dell'Accademia della -Crusca, nè recedere da' suoi giudizj, o spregiarli, come arbitrarj? Se -ascoltiamo il Becelli nel quinto de' suoi dialoghi[34] noi dobbiamo -usare scrivendo la lingua del trecento; ed egli vuole, che dopo -quell'epoca fortunata la nostra lingua sia lingua morta. Pochi però -per buona sorte sono di questo avviso, i quali chiamar si possono, -come altri già li chiamò, Giansenisti della Crusca. Parecchi con più -ragione si contentano di chiamar buon secolo quello del trecento, -perchè comunemente in Toscana si scriveva allora con purità. Nelle età -seguenti vennero altri scrittori prestantissimi in molto numero, che si -procacciarono somma lode, ma lo scrivere puramente non fu una gloria -così comune, come a quei giorni. Oltre a ciò v'ha in quegli antichi una -certa grazia, che incanta, la quale pochi de' loro successori hanno -voluto ritrarre nei loro scritti: o se han voluto imitarli anche in -questo, pochissimi (se non m'inganno) hanno saputo farlo con quella -naturalezza. Si condannano gli scrittori del trecento di avere usati -certi modi antiquati, e periodi lunghi, che stancano il leggitore, -con una trasposizione spesso forzata, ed incomoda. Ma il primo non è -difetto per essi, e il secondo appartiene piuttosto all'eloquenza, -di che non parlo in questo luogo. Ma poi domando io, questo secondo -difetto è forse negli ammaestramenti degli antichi, nelle vite de' -Santi Padri, nel Cavalca, in Fra Giordano, nel Passavanti, e in altri -parecchi, che potrei nominare? No certamente, e quegli scrittori, che -li accusano convien dire, che non li abbiano letti. Strana cosa è poi -il chiamar morta una lingua, che tuttora si parla, e si scrive; nè -meno è strano il togliere agli scrittori la facoltà d'accrescere di -nuove voci e di nuove maniere una lingua viva, purchè si faccia con -certe regole, ed ove il bisogno lo richieda. Così fecero quei valenti -scrittori, che più sono pregiati in Italia, e fuori. Ma di questo -tornerà in acconcio tenere altrove discorso, dopo che avrò parlato di -coloro, che hanno trattato della seconda questione. - -Siena usa d'un grazioso dialetto, e alcuni suoi chiarissimi scrittori, -come Claudio Tolomei, Celso Cittadini, Scipione Bargagli ne' loro libri -l'hanno tenacemente seguitato, ed han preteso di seguitarlo a ragione. -Si rinnovò nel passato secolo la contesa per opera di Girolamo Gigli, -il quale voleva che le voci da S. Caterina da Siena adoperate, e da -parecchi altri scrittori Senesi, fossero dall'Accademia della Crusca -accolte nel suo Vocabolario. Già ne avea adunate forse cinquecento, -delle quali gran parte (se a lui dobbiamo prestar fede) era stata -approvata da Anton Maria Salvini.[35] Per meglio riuscir nel suo -intento meditava di stampare i principali scrittori Senesi in 37. -volumi, di che dette il prospetto fino dal 1707. e poi fece stampare -in Lucca l'opere di S. Caterina, che furono con erudite annotazioni -illustrate dal P. Federigo Burlamacchi della Compagnia di Gesù. Quindi -compose un vocabolario delle parole, e modi di dire usati dalla Santa -e degni di speciale osservazione. Sopra alcune di queste voci bramò -egli di conferire col Cav. Anton Francesco Marmi dottissimo Fiorentino, -coll'Arciconsolo della Crusca, e con Anton Maria Salvini, di che -scrisse al Marmi, pregandolo altresì, che gli procacciasse una lettera -dell'Accademia della Crusca o dell'Arciconsolo, o almeno di qualche -erudito Accademico in commendazione delle opere della Santa. Ma non -ottenne il suo intento. Forse quell'Accademia, che volea cogliere il -più bel fiore della lingua da quelle opere temette non forse lodandole -essa con una lettera, paresse a molti, che per lei si approvasse -tutto ciò che vi si conteneva. Ma quello che ricusò la Crusca, gli -concedettero facilmente molte altre Accademie Italiane[36]. E' da -credere, che di quì nascesse il suo mal talento verso la Crusca, -che ridondò poi tutto in suo danno. Era il Gigli uomo non di molta -dottrina, ma soverchiamente mordace,[37] e di motti pungenti contro -l'Accademia, contro qualche Personaggio illustre, e contro la Nazione -Fiorentina riempì il Vocabolario Cateriniano, il che fu a lui cagione -di lunghe e gravi sciagure. Io tralasciando la storia di questo, che -può vedersi nella sua vita, considererò brevemente il Vocabolario -Cateriniano. Ove da questo si tolga tutto ciò che v'ha di satirico, e -d'inutile, quel volume si ridurrebbe a piccola mole, e allora sarebbe -esso stato pregevole, e più gradito. Parecchie voci usate dalla Santa -sono veri idiotismi difettosi, che doveano avervi luogo per erudizion -solamente. Ma altre ve ne sono degne di lode, delle quali alcune dai -compilatori del Vocabolario della Crusca furono collocate nell'ultima -edizione, e qualche altra ancora avrebbero forse potuto collocarvi. -Errava il Gigli pretendendo, che gli Scrittori tutti più celebri -della sua patria riputar si dovessero come legislatori, ed esemplari -di nostra lingua, quantunque per loro instituto seguendo il dialetto -Senese recedano dalle regole della lingua medesima. Egli osserva che -Ennio Plauto Catone Terenzio Pacuvio Cicerone Virgilio Orazio Catullo -Properzio Livio Ovidio Vitruvio Sallustio nel secol d'oro, Fedro -Patercolo i due Senechi Lucano Marziale Quintiliano Persio Giovenale -Stazio i due Plinii Columella nel secol d'argento erano forestieri, e -pure non furono esclusi dal numero de' legislatori della lingua Latina. -Così per suo avviso non si debbono escludere i buoni scrittori delle -diverse provincie della Toscana. Io non nego, che i buoni scrittori -debbano essere adottati, e molti in fatti ne adottò l'Accademia della -Crusca non solo da quelle provincie, ma da tutta l'Italia. Il che essa -fece, perchè vuolsi prendere ciò che è buono, ovunque si trova, non per -l'esempio dei Latini addotto dal Gigli. Il Gigli dovea provare, che -quei forestieri del secol d'oro scrivessero secondo il natìo dialetto, -non secondo il dialetto di Roma. Nè bastava che asserisse, ma dovea -provare eziandio, che la lingua latina si arricchisse a quella età -delle voci, e modi di dire delle straniere nazioni. Si sa bensì, che -Lucilio biasimava in Vectio l'uso di qualche voce Etrusca.[38] Pollione -rimproverava a Tito Livio non so quale sua Patavinità, (se pure non -fu questa una vana, e maligna accusa di quel critico) e Vitruvio -certamente non aveva speranza d'esser reputato legislatore di lingua; -ma anzi in principio della sua opera domandò perdono, se in alcuna cosa -fosse caduto, che alle regole della Grammatica fosse contraria.[39] -Cicerone era _in filio recta loquendi usquequaque asper exactor_;[40] -onde non è da credersi, che non si guardasse dagl'idiotismi d'Arpino. -Io non dirò, che taluno di questi ottimi scrittori non adoperasse -talvolta qualche voce straniera; dico solamente, che allora non erano -giudicati legislatori della lingua Latina, ma venivano ripresi. -Quintiliano chiama ciò _barbarismum gente_, e mostra, che vi caddero -Catullo, Persio, Labieno, e Cornelio Gallo;[41] e Cicerone rinfacciò -ad Antonio la parola _piissimus_, che non era della lingua Latina. -_Tu porro ne pios quidem, sed piissimos quaeris, ut quod verbum -omnino nullum in lingua Latina est, id propter tuam divinam pietatem -novum inducis._[42] Cap. 19. Così Quintiliano condanna la parola -_gladiola_ usata da Messala quantunque si dicesse _gladium_ ugualmente -che _gladius_. È falso dunque, che i forestieri scrittori fossero -riguardati, come legislatori della lingua anche allora, che modi nuovi -adoperavano, e voci nuove. Si dirà forse da taluno, se gli scrittori -Senesi, Lucchesi ec. del secol decimoquarto furono adottati, perchè -non si adottarono ancora il Tolomei, il Cittadini, ed altri del -sestodecimo? A questa domanda risponderà per me un dotto Senese, cioè -Uberto Benvoglienti. _Nel buon secolo pochissima differenza passava -fra lo dialetto Senese, e Fiorentino. Decadde la lingua nel secol -decimoquinto; nel seguente però si volle richiamare al suo splendore, -ma per la moltitudine de' forestieri, che erano nella Città_ (di Siena) -_e forse anche per altra cagione non potè il dialetto Senese rialzarsi -all'antico suo splendore--La differenza dei dialetti era piccola da -principio, e poi certi idiotismi non erano così universali, che non -si scrivesse in Siena ancora alla maniera Fiorentina, onde ne' loro -scritti si trova_ povero, e povaro, essere, ed essare, leggere, e -leggiare ec. ec.[43] - -Ma l'opinione del Gigli non bastò ad altri, i quali aspiravano ad una -libertà di gran lunga maggiore. Fra quanti furono patrocinatori della -libertà ricorderò solamente il Cesarotti, il quale per sottigliezza -d'ingegno, e per apparato di filosofiche ricerche tutti superò gli -scrittori, che lo precedettero in questo arringo. Egli dichiaratosi -campione della libertà nel fatto della lingua sgrida coloro, che sono -di contraria opinione, e acceso di sdegno, che non è però senza grazia, -esclama colle parole del Marmontel, _O Subligny tu pretendevi di saper -la grammatica meglio di Racine_! prosiegue poi egli, _O Infarinati, o -Inferrigni voi pretendeste di saper grammatica, e poesia meglio del -Tasso! O Castelvetro, tu pretendevi di sequestrare in bocca al Caro -tutte le voci, che non erano del Petrarca! O..... O..... O..... O razza -eterna de' Subligny, tu siei pur propagata in Italia_?[44] Ma se il -Signor Cesarotti ha reputata cosa lodevole il mordere aspramente Omero, -e criticare Orazio, e parecchi de' Greci Oratori, se egli ha creduto di -ravvisare tanti errori gravissimi in quegli uomini sommi,[45] perchè -non potrà altri ravvisare qualche errore nel Tasso, e nel Racine, -sommi uomini anch'essi, e nel Caro inferiore a quei due, ma scrittore -illustre egli pure? Ma essi furono accusati d'errori grammaticali, -_come se l'uomo di genio non avesse mai diritto di parlare senza -l'uso, nè innanzi all'uso_, dice il Signor Cesarotti colle parole -del Marmontel. E non sono uomini anch'essi, e perciò sottoposti ad -errare? E quanti sono gli errori, che nelle più insigni opere d'ogni -età e d'ogni nazione si trovano, e che i Grammatici onestano col nome -d'enallage, e con altri simili? Certo è che nell'ottima edizione delle -opere di Racine procurata dal Signor Geoffroy, e da lui corredata di -belle annotazioni, si vede talvolta in queste indicato qualche errore -grammaticale di quell'egregio poeta. Nè intendo con ciò di condannare -il Tasso, ed approvare le dicerìe degli Infarinati e degl'Inferrigni. -Dio mi guardi da ciò. Leggo, e rileggo la Gerusalemme, e poche pagine -ho letto di quelle critiche. Dico solamente, che si debbono riprendere -que' critici, quando le loro censure sono irragionevoli, ma non si -debbono riprendere, perchè hanno criticato il Tasso, e meno degli altri -lo deve fare chi ha creduto di poter condannare Omero, Demostene, ed -Orazio. - -Ma lasciamo star ciò, e vediamo almeno in parte il sistema di questo -chiarissimo Autore. _Una lingua_ (egli dice) _nella sua primitiva -origine non si forma che dall'accozzamento di varj idiomi..... -Poichè dunque molti idiomi confluirono a formare ciascheduna Lingua, -è visibile che non sono tra loro insociabili, che maneggiati con -giudizio possono tuttavia scambievolmente arricchirsi; e che questo -cieco aborrimento per qualunque peregrinità è un pregiudizio del pari -insussistente, e dannoso al vantaggio delle lingue stesse._ Dubito che -in questo discorso la conseguenza non sia giusta. La lingua nostra nata -è dalla Latina, e da quella de' popoli settentrionali, che invasero -l'Italia. Dunque la lingua degli Unni, de' Goti de' Vandali de' -Longobardi non è insociabile colla nostra? E qual vincolo di società -può essere fra idiomi d'indole così diversa? Assai son quelli per molte -consonanti insieme unite, e la nostra è dolcissima, e grave nel tempo -stesso per una conveniente temperatura di quelle, e delle vocali, -talchè se or si volesse togliere dall'antico Teutonico alcuna voce, e -farla nostra uopo sarebbe alterarla in modo che non fosse più dessa. - -Anche i diversi dialetti delle parti diverse d'Italia debbono a suo -giudizio contribuire ad arricchir la lingua. Egli vorrebbe, che siccome -facevasi in Grecia, si scrivesse in tutti i principali dialetti, con -che si renderebbero tutti più regolari, e più colti, e da questi -approssimati e paragonati fra loro avrebbesi potuto formare, come -appunto formossi fra i Greci, una lingua comune, che sarebbe stata la -vera lingua nazionale, la lingua nobile per eccellenza composta di -una scelta giudiziosa de' termini e delle maniere più ragguardevoli, -lingua che sarebbe riuscita ricca, varia, feconda, pieghevole, atta -forse colle sole derivazioni sue proprie, senza l'ajuto di linguaggi -stranieri, alla modificazione delle idee antiche, o alla succession -delle nuove, che si introducono dal ragionamento, e dal tempo.[46] -Aggiunge poi in una nota l'opinione di Gebelin, il quale alla libertà -di far uso di tutti i dialetti, e di mescolarli fra loro attribuisce -la ricchezza, la forza, e l'armonìa della lingua Greca, e in gran -parte il genio originale de' suoi Scrittori. I Greci non reputarono -ugualmente nobili tutti i dialetti nè li mescolarono in modo, che -quindi si formasse la lingua comune. Il dialetto Attico fu per essi -il più pregiato, come di fatto era il più gentile, e a poco a poco -abbandonarono l'uso degli altri, e si accostarono a questo quegli -scrittori ancora, che per la loro patria avrebbero dovuto scrivere in -altro dialetto. Non parlo quì de' poeti, i quali più luogo tempo fecero -uso di terminazioni Joniche e d'altre simili; ma essi aveano sempre -rivolti gli occhi ad Omero loro duce, e maestro, e quelle terminazioni -erano considerate come poetiche, e perciò proprie d'ogni dialetto. -Quindi i tragici nei cori fanno uso di qualche maniera reputata Jonica, -e d'altri dialetti, perchè i cori erano pezzi lirici, e perciò ad -essi erano adattate le forme poetiche. Non parlo nè pur di Plutarco, -e d'altri scrittori, i libri de' quali sono il risultamento d'una -immensa lettura d'opere diverse scritte in diversi dialetti, donde essi -toglievano parecchi tratti talora senza citarli, da che ha origine -quella disuguaglianza di stile, che nelle opere morali di Plutarco si -osserva. Dall'altra parte non sappiamo abbastanza le proprietà de' -dialetti, e noi le attribuiamo all'uno o all'altro, perchè le vediamo -usate da qualche Autore, che in quello scriveva.[47] Supposta però -ancora quella mescolanza di dialetti il Gebelin dopo avere spacciati -altri sogni nel suo _Monde primitif_ poteva spacciare ancor questo, che -quindi derivasse in gran parte il genio originale de' Greci scrittori; -ma il Sig. Cesarotti fornito di molta dottrina, e d'acuto criterio -certamente non lo credeva. Lasciamo però il Gebelin, e torniamo al -Cesarotti. Vuole egli, che _dai dialetti d'Italia si prendano voci, -ed acconciandole alla foggia della lingua comune si adottino. Tutti i -dialetti non sono forse fratelli? non sono figli della stessa madre? -non hanno la stessa origine? non portano l'impronta comune della -famiglia? Non contribuirono tutti ne' primi tempi alla formazion della -lingua? Perchè ora non avranno il dritto e la facoltà d'arricchirla? I -dialetti di Grecia non mandavano vocaboli alla lingua comune, come le -diverse Città i loro Deputati al Collegio degli Anfizioni_?[48] Ma se -a tutte queste interrogazioni altri avesse risposto negativamente, io -non so bene in qual modo avrebbe egli potuto confermarle. Anticamente -in una parte grande d'Italia si parlava la lingua Greca, e altrove -l'Etrusca l'Umbra l'Osca la Sannita ec. La Latina racchiusa era fra -limiti angusti anche a tempo di Cicerone, non che prima di lui. _Graeca -leguntur in omnibus fere gentibus, Latina suis finibus exiguis sane -continentur._[49] Roma obbligò i popoli soggiogati a imparare la -lingua Latina; ma non per questo si estinsero affatto le altre lingue. -In Grecia si parlò sempre la Greca, come tutti sanno; in Affrica la -Punica, come attesta S. Agostino in più luoghi; e nelle Gallie la -Gallica, o Celtica, come dice S. Ireneo.[50] Dominò assai più il Latino -in una parte dell'Italia, ciò non ostante nelle regioni più lontane -da Roma, come la Magna Grecia, la Liguria, la Gallia Cisalpina, deve -necessariamente esser rimasta, ove più ove meno gran parte de' loro -idiomi. Nell'Umbria, nell'Etruria, e nell'altre parti meno lontane da -Roma si parlò a poco a poco il Latino, quantunque alquanto alterato -principalmente fra il popolo, e nel contado; e di queste provincie -si può dire, che la loro lingua ebbe per origine e madre la Latina. -Vennero poi i popoli barbari i quali si sparsero in diverse parti, ed -alterarono le lingue, o vogliam dire i dialetti, che vi trovarono. -Quindi a mio giudizio hanno origine le diverse maniere di parlare, -che ora si osservano nel Piemonte, nel Genovesato, nella Lombardia, -nel Veneziano, nella Toscana, nella Romagna, nel Napoletano, nella -Sicilia. Non da una sola origine dunque vennero i dialetti d'Italia, -nè si trova in essi pure l'impronta comune della famiglia. Basta -scorrer per poco l'Italia per conoscere una lingua nel Genovesato, un -altra nel Piemonte, una nella Lombardia, un'altra nel Veneziano, una -nel Napoletano, e nella Sicilia, e tutte diverse da quella, che si -parla in Toscana, e in una parte dello Stato Romano. Diversità nelle -declinazioni, nelle conjugazioni, nelle parole, nelle frasi; talchè -un Toscano o un Napoletano non intende il linguaggio Genovese, o il -Piemontese. E dov'è dunque l'impronta comune della famiglia? In una -cosa tanto manifesta credo inutile di trattenermi, confermando questa -mia proposizione, e già sono rese di pubblica ragione colle stampe -parecchie poesie Napoletane, Bolognesi, Milanesi, onde ogni uno può -agevolmente di per se stesso vedere la disparità immensa, che passa -fra ciascuna di queste lingue, e la Toscana o Italiana. E giacchè -si ricordano sempre i dialetti della Grecia non debbo tacere, che i -Greci oltre ai dialetti principali Eolico, Jonico, Attico, Dorico, -oltre al Poetico, che era comune a tutti ne avevano ancora altri -minori, e nobili meno, che propri erano di Città, e Nazioni diverse. -Esichio, Suida, l'Etimologico, e gli altri Lessicografi Greci ci -hanno tramandate molte voci de' Laconi, de' Cretesi, de' Tessali, de' -Macedoni, e d'altri popoli. Ma in questi dialetti non si scrivevano -cose letterarie, e solamente si usavano in oggetti familiari, ne' -decreti dei governi, e in altre simili cose. Quando Filippo scrisse -agli Ateniesi le lettere, che abbiamo fra le opere di Demostene, non le -scrisse già egli nella sua lingua nativa, ma sì nel dialetto Attico. E -pure quei dialetti non erano tanto lontani dalla lingua comune, quanto -le diverse lingue d'Italia sono lontane dalla comune lingua degli -scrittori Italiani. - -Ma se tanto sovente si ricorre alla Grecia a me sarà concesso di -ricorrere a Roma, e ad un uomo, che era nel tempo stesso oratore -filosofo e poeta eloquentissimo e dottissimo, voglio dir Cicerone. Egli -voleva, che si scrivesse non già nel dialetto d'Arpino, ma latinamente. -_Quinam igitur dicendi est modus melior..... quam ut latine, ut plane, -ut ornate_ ec. _dicamus?_[51] E poco dopo: _nec sperare_ (o come -altri legge _speramus_), _qui latine non possit, hunc ornate esse -dicturum_. Ed alla sua età era cosa comune tanto il parlar puramente, -che non destava maraviglia il farlo, ma veniva deriso chi no 'l faceva. -_Nemo enim unquam est oratorem, quod latine loqueretur, admiratus: -si est aliter irrident; ne eum oratorem tantummodo, sed hominem non -putant._[52] Ma per parlare puramente richiedeva, che le parole -fossero pure: _verba efferamus ea, quae nemo jure reprehendat_.[53] -Ma qual v'ha mezzo più acconcio per iscrivere puramente? Il leggere -gli antichi autori. Essi erano disadorni, ciò non ostante voleva, che -si leggessero, e chi si fosse avvezzato al loro stile avrebbe parlato -latinamente, anche senza avvedersene. Nè si debbono però adoperare voci -disusate, se non parcamente, e per adornamento: ma chi lungamente e -con molto studio avrà letti i libri degli antichi adoprerà sì le parole -usitate, ma le più scelte e le migliori. _Sunt enim illi veteres, qui -ornare nondum poterant ea, quae dicebant, omnes prope praeclare locuti: -quorum sermone assuefacti qui erunt, ne cupientes quidem poterunt -loqui, nisi latine. Neque tamen erit utendum verbis iis, quibus jam -consuetudo nostra non utitur, nisi quando ornandi causa, parce, quod -ostendam: sed usitatis ita poterit uti, lectissimis ut utatur is, qui -in veteribus erit scriptis studiose multumque volutatus._[54] Nè gli -bastava, che le voci fosser latine, ma la pronunzia altresì voleva che -fosse Romana. _Quare cum sit quaedam certa vox Romani generis, urbisque -propria..... hanc sequamur; neque solum rusticam asperitatem, sed -etiam peregrinam insolentiam fugere discamus._[55] E questa pronunzia -Romana vuol, che s'impari dagli antichi; e perciò loda Lelia moglie -di Q. Scevola, e suocera di L. Licinio Crasso appunto perchè parlava -così. _Equidem cum audio socrum meam Laeliam_ (_facilius enim mulieres -incorruptam antiquitatem conservant, quod multorum sermonis expertes ea -tenent semper, quae prima didicerunt_), _sed eam sic audio, ut Plautum -mihi aut Naevium videar audire...... sic locutum esse ejus patrem -judico, sic majores._[56] - -Ora se Cicerone richiedeva, che gli antichi, benchè rozzi e disadorni, -ad esempio si prendessero ed a modello di purità in una lingua, che -solo posteriormente si ingentilì e perfezionò col mutar forme e -desinenze moltissime, quanto più dovrem noi farlo nella nostra già -nel quattordicesimo secolo perfezionata? So che alcuni negano aver -la lingua Italiana avuta in quell'età la sua perfezione, e vantano -l'eleganza de' moderni scrittori, e le molte voci di che l'hanno -arricchita. Ma per non fare dispute vane osservo in prima, che in quel -secolo restarono determinate le proprietà della lingua, la sua indole, -il vero significato delle parole, la conjugazione de' verbi, e le -altre parti tutte quante della lingua medesima; e ciò io credo che sia -perfezionare la lingua. L'aggiugnere voci nuove la rende più ricca, non -più perfetta: e lo scrivere con eleganza mostra il valor di chi scrive, -il quale merita lode per averla bene adoperata. In questo senso dunque -io dico, che i moderni non le hanno data perfezione coll'eleganza de' -loro scritti. Confesso, che molti ve n'ha d'elegantissimi; e sono -quelli, che, lungo studio avendo fatto sugli ottimi scrittori Greci, -Latini, nostri, e se a Dio piace ancor dell'altre nazioni, hanno saputo -ritrarne molte bellezze, o col proprio ingegno crearne di nuove. Dico -però, che l'eleganza consiste nella purità della lingua, e nell'altre -parti dello stile. Ora quanto alla prima nulla hanno aggiunto, nè -potevano i moderni aggiugnere a quello, che avevan fatto gli antichi; e -le seconde non appartengono alla presente disquisizione. - -Ma torniamo ai dialetti d'Italia. A favore di questi si ricorda il -giudizio di Dante, il quale nel libro della volgare eloquenza dopo la -lingua, che a lui piacque di chiamare illustre, cardinale, aulica, e -cortigiana, preferisce il dialetto Bolognese agli altri tutti. Ed altri -osserva, che fra gli scrittori approvati dalla Crusca il maggior numero -di quelli, che non sono Toscani, son Bolognesi. Qual sarà la ragione di -ciò? Un celebre scrittore[57] l'attribuisce a quella Università famosa -sopra ogni altra, alla quale accorrevano da ogni parte scolari in -numero grande, e professori insigni, che per intendersi scambievolmente -avranno fatto uso di una lingua comune. Ma, se mi è lecito di oppormi -in parte alla opinione d'un uomo così grande, dirò in primo luogo, che -Dante non poteva chiamar dialetto Bolognese quella lingua, la quale -si suppone, che gli scolari e i maestri parlassero fra loro: e che il -dialetto Bolognese esser doveva quello usato dai Bolognesi, non dai -forestieri. Dico in secondo luogo, che qualunque sia il motivo, perchè -egli lo preferisse, ciò è indifferente per la quistione, che s'agita -intorno alla lingua da usarsi comunemente in Italia scrivendo. Dante -parla del dialetto, che egli poneva innanzi agli altri, ma lo posponeva -a quella sua lingua illustre, cardinale, aulica, e cortigiana: ed io -cerco qual sia la lingua, nella quale si dee scrivere, ed è quella -appunto indicata da lui. E già intorno all'opinione di Dante hanno -egregiamente ragionato i signori Rosini e Nicolini,[58] talchè reputo -inutile l'aggiugner nuove parole alle cose dette da questi valentuomini. - -Gli stessi dotti scrittori hanno altresì risparmiata a me la fatica -d'esaminare un'altra sentenza da altri valentissimi sostenuta. Vuolsi -da alcuno, che sia in Italia una lingua scritta diversa dalla lingua -parlata come dicono, cioè una lingua, che adoperano i savj ed eleganti -scrittori diversa da tutti i dialetti, che nelle diverse parti d'Italia -si parlano. Io reputo inutile il ripeter quì ciò che acutamente si -è disputato nei libri testè allegati. Ricorderò solamente, che la -pura lingua, nella quale si scrive, è quella stessa, che favellando -si usa in Toscana dalle colte persone. Qualche non grave differenza -in poche cose della conjugazione de' verbi, non è ciò che forma la -diversità d'una lingua, come è stato detto, ed io ripeto. Oltre a ciò -io domando, quando si formò questa lingua che dicono scritta? Quali -sono gli antichi documenti, che facciano testimonianza di questo -fatto? Come avvenne ciò? Forse molti uomini dotti si unirono in un -congresso? Ma niuna cronica o storia ce ne parla. Forse gli Italiani -dispersi determinarono questa lingua? Ma questo parmi impossibile: nè -veruna nazione antica o moderna ci offre un esempio di così singolare -avvenimento. E se gli uomini dispersi per l'Italia crearono questa -lingua tanto diversa dalle natìe par che dovessero esser solleciti -di scriverne le regole, cioè una grammatica: ma le prime grammatiche -Italiane sono del cinquecento come ognun sa, per opera del Fortunio e -del Bembo. E questi primi grammatici non sepper nulla di quel primo -accordo, ma i precetti ne cercarono negli antichi autori Toscani. E -per qual motivo fu creata questa lingua? Gli uomini dotti sdegnavano -di scrivere intorno alle scienze, fuorchè in latino. Il volgare era -destinato a cose, che riputavansi di poco momento, versi d'amore, -croniche, libri spirituali, qualche laude spirituale, romanzi, -novelle, libri di mascalcia, ed altrettali cose per gl'inletterati. -I frammenti di storia impressi dal Muratori nelle Antichità Italiane -sono scritti nel dialetto Napoletano, o molto simile al Napoletano. I -Veneziani autori di croniche citati dal Foscarini hanno usato il lor -volgare: e fecero così i lor viaggiatori. A me parrebbe, che questi -scrittori avrebbero adoperato altrimenti se stata vi fosse una lingua -comune a tutta l'Italia, per universale consentimento destinata per -le produzioni letterarie. La Toscana incomparabilmente più d'ogni -altra parte di Italia somministra autori delle cose testè indicate, e -questi scrissero nel lor volgare, il qual volgare presto si condusse -a quella perfezione, che vediamo nel trecento per opera d'alcuni, che -seppero scegliere le forme migliori fra quelle usate dal volgo. I -forestieri invaghiti di quello stile lo imitarono, e più felicemente -forse i Bolognesi. Ciò può ripetersi forse da due ragioni. La prima -è l'università, che richiamando colà alcuni Professori, e parecchi -scolari Toscani essi avranno parlato la loro lingua, ed avranno -portato con loro le rime di fra Guittone, di Guido Cavalcanti, e degli -altri poeti di quell'età, e storie, e volgarizzamenti dal Latino, -e libri ascetici. La seconda è la vicinanza, e il commercio con -Firenze, che dovea produrre lo stesso effetto. Si aggiunga a questo, -che _gli antichi rimatori Bolognesi si veggono quasi tutti usciti di -riguardevoli parentadi_, come osserva il Dottor Gaetano Monti parlando -d'Onesto degli Onesti,[59] e le loro ricchezze forse, agevolarono -ad essi il modo di conversare cogli uomini dotti, e di comprar le -opere de' nuovi Autori Toscani. La lingua, che alcuni chiamano comune -altro non è, che la lingua Toscana spogliata, come ragion vuole dalle -irregolarità del volgo, e dai riboboli. Le sue regole sono esposte -nella Grammatica, e il Vocabolario della Crusca comprende una parte -grandissima delle sue voci unita ad altre molte, che son poste là per -giovar alla storia della lingua, e all'intelligenza degli antichi -scrittori; altrimenti sarebbe già avvenuto delle opere loro ciò che de' -versi saliari avvenne in Roma, i quali col volger de' secoli più non -si intendevano. Lo stesso dotto scrittore testè citato per quell'amore -della gloria d'Italia, che lo anima, vorrebbe, che i Principi tutti -d'Italia adoperassero favellando questa lingua da lui chiamata comune, -e mostrassero desiderio, che tutti quelli, che li attorniano facessero -lo stesso, ed ordinassero, che in questa lingua s'insegnasse ogni -scienza nelle università, e nelle accademie, ed egli ha speranza, che -le gentili persone non terrebbero altro linguaggio familiarmente, ed i -dialetti rimarrebbero solamente alla Plebe. Ma io dubito forte che, ove -ancora ciò si eseguisse, non per questo si avrebbe una lingua comune, -regolata, stabile, e per tutta l'Italia diffusa. Fin da principio quel -linguaggio usato alla Corte non potrebbe essere scevro affatto da ogni -tinta del dialetto nazionale, e il linguaggio della Corte di Torino -non sarebbe lo stesso, che quello praticato alle Corti di Milano, e di -Firenze, e di Napoli; e questa diversità anderebbe sempre crescendo, -talchè dopo forse cinquant'anni ogni paese avrebbe due dialetti -diversi, uno cioè delle gentili persone, l'altro della plebe.[60] Nè -mai vi sarà la necessaria uniformità di lingua, se non si ha un canone -uniforme per tutti, di cui sia custode un'accademia residente in -quella parte, il dialetto della quale sia appunto quella lingua comune, -o più d'ogni altro vi si accosti, cioè in Toscana. - -Non nega il Sig. Cesarotti, che quell'accademia risieda in Toscana, -anzi in Firenze: ma vuol che abbia altri accademici d'ogni nazione con -parecchi cooperatori, i quali colgano il meglio di ogni dialetto per -arricchirne la lingua comune. Ma ciascuno di questi accademici mandando -parole, e modi di dire della sua patria vorrebbe poi, che i suoi scelti -fossero a preferenza di quelli di altre nazioni; e quindi nascerebbono -letterarie discordie interminabili, che farebbono perire la nuova -accademia sul primo suo nascere. In fatti non so comprendere, come non -volendo egli, che altri ubbidisca all'accademia della Crusca, speri -poi che ognuno sia per esser ligio di questa sua, e che i Toscani, i -Lombardi, i Piemontesi debbano accogliere facilmente le voci tolte -dalla lingua Napoletana, Siciliana, e Genovese, mentre parecchie delle -loro ne vedrebbono rigettate. - -Ogni lingua aver deve certe regole altrimenti ne nascerebbe una -confusione intollerabile, e presto se ne altererebbe l'indole e -la natura. La Toscana ebbe nel secolo decimoquarto tre scrittori -prestantissimi, cioè Dante, Petrarca, e Boccaccio, che destarono -l'ammirazione universale colle opere loro, le quali andavano per le -mani di tutti. Essi furono padri della lingua, perchè seppero scegliere -le forme migliori energiche delicate piacevoli. Ma non furono i -soli. Il B. Giovanni da Ripalta, Fra Bartolomeo da S. Concordio, Fr. -Domenico Cavalca, Fr. Jacopo Passavanti, i tre Villani, Francesco -Sacchetti, S. Caterina da Siena, Guido Cavalcanti, Cino da Pistoja, e -parecchi altri, oltre agli anonimi autori delle novelle antiche, del -volgarizzamento delle vite de' SS. Padri, e più altri ebbero forza, -grazia, e vaghezza. Da questi scrittori principalmente si trassero le -regole di nostra lingua per opera del Fortunio e del Bembo, come ho -detto. Nè si pretende con ciò, che tutto sia perfetto ciò che procede -da quelle fonti, nè che ora sia disdetto d'aggiunger nulla alla nostra -lingua. Il Salviati, contro al quale si fa da alcuni tanta guerra, reca -alcune scorrezioni, che negli scritti degli antichi si trovano,[61] -nè certamente le approva; e il Corticelli parlando di certa maniera -irregolare usata da Fr. Giordano dice così. _Non si vogliono imitare, -essendo anzi errori che no. Lasciò scritto un valentuomo_,(lo Scioppio) -_che queste figure sono pretesti inventati da' Grammatici per iscusare -i fatti, ne' quali sono talvolta incorsi per umana fiacchezza anche i -più celebri Autori._[62] Non si vogliono però condannare nè pure tutte -le irregolarità, le quali quando sono adottate da parecchi sono veri -vezzi di lingua. Non ammette i vezzi di lingua il Sig. Cesarotti;[63] -ma ogni lingua li ha, e quelle principalmente, che vantano maggior -numero d'eleganti scrittori: e se questi si tolgono dalle opere loro se -ne torrà una gran parte della bellezza. Non è vietato, come ho detto -pur ora, d'aggiunger nulla alla lingua. _Chi può negare_, dice il Sig. -Cesarotti, _che il Firenzuola, il Gelli, il Caro, il Castiglioni, e -varj altri non avessero e castigatezza, e grazia? Ma i loro vocaboli, -i loro modi erano gli unici? La lingua, lo stile eran fissati in -perpetuo? Quì sta il torto della Crusca._[64] Qual torto? Quando è che -la Crusca abbia detto, che quegli scrittori fossero gli unici, e la -lingua, e lo stile fossero determinati in perpetuo? La Crusca ad ogni -nuova edizione del Vocabolario ha fatto lo spoglio di nuovi autori, ed -ha adottate nuove parole, e nuovi modi di dire. Nè mi si opponga la -guerra ingiustamente mossa al Tasso; perchè quella non fu guerra della -Crusca, ma dell'Infarinato, e dell'Inferrigno. - -Ma ormai troppo a lungo mi sono trattenuto su ciò, e molto mi -rimarrebbe a dire su quest'opera. Vorrei almeno parlare del Vocabolario -Italiano da lui progettato; ma l'esporlo, ed esaminarlo accuratamente -richiederebbe troppo lungo discorso. Dirò solo esser questo un lavoro -immenso necessariamente difettoso per la stessa sua vastità, nè tale da -poter mai conciliare le discordi opinioni dei Letterati. - -Anche il Muratori nella perfetta poesia Lib. 3. Cap. 8. prese a -sostenere, un solo essere il vero ed eccellente linguaggio d'Italia, -che è proprio di tutti gl'Italiani, il quale per lui non è il Toscano, -ma bensì comune a tutti, e da tutti usato scrivendo. Il Salvini, però -gli si oppose con molta forza nelle annotazioni, e difese la causa -della lingua Toscana. Più ampiamente la difese il P. Rosasco nell'opera -testè citata,[65] e nel tempo medesimo combattè il Salvini, il quale -nel calor della disputa lodando molto gli Scrittor del trecento deprime -forse soverchiamente i moderni. Concede a quell'aureo secolo maggior -purità ed una certa grazia, che altri poi nell'età posteriori non -ha mai potuto perfettamente ritrarre, ma loda altresì gli scrittor -più recenti, che di molte voci, e di molti modi l'hanno arricchita. -Quindi parla appunto della facoltà d'aggiugnere voci nuove, e mostra -quali sieno gli avvertimenti che debbonsi avere facendolo. Questa -facoltà però egli concede ai Toscani, ed ai Fiorentini massimamente. -Io confesso, che amerei d'essere alquanto meno severo. I termini, che -appartengono alle arti, ed alle scienze, non solamente si possono, ma -si devono adoperare: e sarebbe ridicolo quel Geometra, che ricusasse di -dire _coseno_ e _cotangente_, e quel Chimico che non volesse nominare -l'_idrogeno_ e l'_ossigeno_, perchè non sono nel vocabolario queste -parole. Riguardo alle altre voci, se queste mancano per esprimere -qualche concetto (il che avviene rade volte a quelli che sanno ben -maneggiare la nostra lingua) credo, che ognuno possa usar nuove -voci; l'adottarle però spetta all'Accademia della Crusca. Parecchi -oppositori scrivono ciò che cade loro giù dalla penna senza riflessione -riguardo alla lingua, e poi vorrebbero, che le cose per essi scritte -fossero in ogni parte perfette, e chiaman pedanti chi ardisce trovarvi -alcun difetto. Non sarebbe però difficile il dimostrare, come -essendo più castigati sarebbero stati più eleganti. Ma chi ha data a -quell'Accademia la facoltà di seder giudice nel fatto della lingua? -Gliele han data la necessità d'avere un giudice per conservarne la -purità, la convenienza, che questo giudice sia in Firenze, il possesso -d'oltre a due secoli, il consenso di molti ottimi scrittori, le -gloriose fatiche da essa sostenute a pro della medesima. - -NOTE: - -[34] Verona, 1737. - -[35] Gigli Reg. per la Tosc. Fav. nella pref. - -[36] Cinquantasei sono le Accademie, delle quali si hanno lettere -d'approvazione unite al Vocabolario Cateriniano stampato per la seconda -volta colla falsa data di Manilla, ed alla sua vita. - -[37] _Girolamo Gigli ne' suoi scritti ebbe solo per fine di -satirizzare, il qual mestiere egli appieno non intendeva per voler -troppo caricare, non già per istruire perchè di simili materie egli non -era capace, e il suo studio non era altro che nel Vocabolario, o in -qualche Gramatica. Benvoglienti presso il P. Ildefonso Del. degli erud. -Tosc._ T. 2. p. 192. Egli non la perdonò nè pure alle Accademie della -sua patria come si raccoglie da una lettera inedita del Marmi, che fra -poco sarà pubblicata, nè ad alcuno de' più insigni letterati, come -Nicolò Amenta, e il Canonico Crescimbeni. - -[38] _Quint. Inst. Orat. Lib._ 1. _Cap._ 9. - -[39] _Peto, Cæsar, et a te, et ab his, qui mea volumina sunt lecturi, -ut si quid parum ad artis grammaticæ regulam fuerit explicatum -ignoscatur. Vitr. lib._ 1. _Cap._ 1. in fin. - -[40] _Quint. Inst. Orat. Lib. 7. Cap. 1._ in fin. - -[41] Quint. Lib. 1. Cap. 5. - -[42] Phil. 13. Cap. 19. e nella Filippica 3. Cap. 9. riprende lo stessa -Antonio per quelle parole da lui dette, _nulla contumelia est, quam -facit dignus_. - -[43] Benvoglienti presso il P. Ildefonso _Deliz. degli erud. Tosc._ T. -2. _p._ 239. _e_ 241. - -[44] _Cesarotti Rischiar. Apol._ fra le sue Opere T. p. 261. - -[45] Anzi a lui non è bastato ciò, ma ha creduto d'aver fatto assai -meglio di loro. Riguardo ad Omero non ne recherò esempj, perchè ad -ogni tratto si posson vedere nelle sue annotazioni all'Iliade. Dirò -perciò solamente d'Orazio. A quelle parole _post certas hiemes uret -Achaicus ignis_. Lib. 1. Od. 16. (che per altri è la 15.) v. 35. egli -fa quest'annotazione. «Questa chiusa è languida; dopo un tuono tutto -profetico si termina con una frase istorica, e si abbandona Paride nel -punto più importante. Meglio, _per te fellon fia cenere_.» - -[46] Op. T. 1. p. 23. 25. - -[47] Vedi Werheyx excurs. in dial. Antonin. in calc. Anton. lib. ed. -1774. - -[48] _Ivi_ p. 137. 138. - -[49] Cic. Pro Archia. - -[50] Contr. Hær. in Proem. § 3. - -[51] _Cic. de Orat. Lib._ 5. _Cap._ 10. - -[52] Ivi Cap. 14. - -[53] Ivi Cap. 11. Tiberio dovendo usare la parola _monopolium_ ne -domandò perdono: e in un decreto essendosi adoprato _emblema_ volle, -che se ne sostituisse un'altra, che fosse latina, e non trovandosi si -esprimesse _pluribus et per ambitum_, con più lungo giro di parole. Non -sarebbe difficile l'aggiugnere più altre autorità somiglianti. - -[54] Ivi Cap. 10. - -[55] Ivi Cap. 12. - -[56] Ivi - -[57] Conte Napione luog. cit. T. 2. - -[58] Rosini _risposta ad una lettera del Cav. Vincenzo Monti Pisa_. -1818. _Risposta_ del medesimo _ad una lettera del Sig. Conte Galeani -Napione di Cocconato._ Ivi 1818. Nicolini _Discorso_. - -[59] _Fantuzzi Scritt. Bol._ T. 6. p. 181. - -[60] Sarebbe però desiderabile, che almeno le leggi, gli editti, e -in una parola tutto ciò che si stampa a nome di chi governa fosse -purgatamente scritto. Ma per grande sventura sì fatte cose si vedono -sovente in modo al tutto barbaro. Vuolsi però dar molta lode al -Signor Conte Vaccari, il quale mentre era in Milano Ministro degli -affari interni volle porre qualche riparo a questo obbrobrio, ed -esortò il Signor Giuseppe Bernardoni a compilare un _elenco d'alcune -parole oggidì frequentemente in uso, le quali non sono ne' vocabolarj -Italiani_. Questo elenco fu stampato a Milano il 1812. - -[61] Avv. T. 1. lib. 2. Cap. 10. - -[62] _Cort. Reg. ed Oss. della ling. Tosc. lib._ 2. _Cap._ 17. - -[63] Luogo citato p. 23. e 101. - -[64] Luogo citato p. 209. - -[65] Della ling. Tosc. dialog. 5. 6. e 7. - - - - - _Delle Grammatiche della Lingua Italiana._ - - ~CAPO~ VI. - - -Ma passiamo ormai a vedere gli studj degl'Italiani più direttamente -relativi alla nostra lingua, e cominciamo dalle grammatiche. Francesco -Maria Zanotti scrisse elementi di grammatica a' quali aggiunse -un ragionamento sopra la volgar lingua,[66] che intitolò ad una -prestantissima Dama Bolognese. È questa un'operetta elementare, come -lo stesso titolo avverte, che offre solamente le regole principali, -e più necessarie a sapersi intorno alle diverse parti dell'Orazione. -Non dirò scevra la sua grammatica da ogni difetto: e per esempio non -sa piacermi, che egli tolga dai verbi il modo ottativo, e ponga nel -congiuntivo i suoi tempi. Ma forse egli ebbe in animo di sacrificare -in parte l'esattezza in grazia della brevità, che dirigendo i suoi -insegnamenti ad una giovinetta era necessaria, e perciò pure lasciò di -aggiungere tutti que' tempi nei quali entrano i verbi ausiliari. Certo -è che con quel suo metodo la conjugazione de' verbi è brevissima, e -tutta la sua grammatica occupa poche facciate. Più a lungo scrisse la -sua grammatica il P. Benedetto Rogacci della Compagnia di Gesù.[67] Le -sue regole sono esatte, e bastevolmente diffuse. Avrei però voluto, che -non avesse fatti egli stesso gli esempi, ma si gli avesse tratti dagli -autori approvati. Assai lungamente altresì scrisse Girolamo Gigli -le sue lezioni[68] e le _Regole per la Toscana favella_.[69] Ha però -qualche errore, come là dove ammette, che dicasi poeticamente _dee_, e -_stea_ in luogo di _dava_, e _stava_ prima, e terza persona singolare -dell'imperfetto dell'indicativo, e nel plurale _deano_, _steano_, in -vece di _davano_, e _stavano_. Nelle lezioni altresì appoggiandosi ad -un esempio di Dante vorrebbe, che _lui_ usar si potesse in caso retto. -Ma il Manni nelle lezioni (Lez. 5) mostra che quell'esempio ed altri -parecchi citati dal Cinonio, e dal P. Daniello Bartoli sono errati e -tratti da ree stampe. - -Fra le Grammatiche si possono annoverare le _lezioni di lingua -Toscana_ di Dom. Maria Manni[70] da me citate testè, nelle quali egli, -quantunque non prenda ad esaminare tutte quelle minute cose, che -nelle Grammatiche si richiedono, pure di tutte la parti dell'Orazione -tenendo ragionamento moltissime belle avvertenze ricorda ed utilissime. -Ed io vorrei, che questo libro avessero frequentemente tra mano -principalmente i giovani dopo di aver bene appreso in altri libri -le prime regole della lingua intorno alle declinazioni, ad alle -conjugazioni. - -La megliore e sopra ogni altra pregiata grammatica è quella del P. -Salvatore Corticelli Barnabita Bolognese. Precisione di metodo, -esattezza di regole, chiarezza nell'esporle, abbondanza di ottimi -esempj sono i suoi pregi. Niuno errore credo che vi si trovi, -quantunque vi si possa far di leggieri qualche aggiunta; poche però, e -non di molto momento. Ne darò quì pochi esempi. Nel Libro 1. Cap. 36. -dove trattando de' verbi anomali della seconda conjugazione parla del -verbo _cadere_ nel preterito indeterminato dell'indicativo leggiamo -_caddi_, _cadesti_, _caddero_, _caddono_, _e caderono_. Ma nella prima -persona del singolare vi ha ancora _cadei_. Tasso _Ger. Lib. C._ 8. -_St._ 25. e nella terza _cadè_, come dice il Cinonio, che cita il -Villani. Nelle osservazioni sopra la terza conjugazione parlando de' -verbi _chiedere_, e _mettere_ si vuol aggiungere al preterito del primo -_chiedei chiedè_, e poeticamente _chiedeo_, onde il Casa disse: _di -quella, che sua morte in don chiedeo, Son._ 35. e al preterito del -secondo _messe_, di che ha il Cimonio (De' ver. Cap. 17.) tre esempi, -e uno se ne ha nelle annotazioni. Se ne può aggiungere un quinto del -Berni, cioè: _Onde al fin l'Argalia messe di sotto. Orl. Inn. Lib._ -1. _Cant._ 2. _St._ 68. Ma queste, e poche altre simili mancanze non -detraggono punto di lode a questa Grammatica, che certamente è la -migliore di quante ne abbiamo. - -Parla prima delle parti dell'Orazione, poi della costruzione, e -finalmente del modo di pronunziare, e dell'ortografia. Gli esempj sono -tutti presi dagli Autori, che fanno testo in lingua. A questi ne ha il -Corticelli aggiunti tre, cioè i discorsi di notomia del Bellini, le -prose del P. Alfonso Nicolai Gesuita Lucchese, e la vita di S. Ignazio -del P. Antonfrancesco Mariani Gesuita Bolognese, oltre agli autori di -cose grammaticali come l'Amenta, il P. Bartoli, ec. che non entrano in -questo novero. Or questa scelta è contrassegno del fine giudizio del -Corticelli, perchè quegli scrittori sono purissimi, e i primi due con -più altri furono poi dall'Accademia Fiorentina scelti per esser citati -nella nuova edizione del Vocabolario secondo il partito preso nel 1786. -ed il terzo non era indegno d'essere in quel numero collocato. - -Parecchie altre Grammatiche di nostra lingua hanno veduta la pubblica -luce nel Secolo decimottavo[71]. Ma io contento di aver quì ricordate -quelle, che o pe' loro pregj, o per la celebrità de' loro autori -richiedevano special menzione tralascerò le altre, e passerò ad -indicare altre opere, che a questo genere si posson riferire. Tali -sono le annotazioni del Baruffaldi e del Cavalier Baldraccani al -Cinonio,[72] le quali però non si vogliono avere in molto pregio. -Tali sono le osservazioni di Nicolò Amenta sul _Torto, e diritto del -non si può_ del P. Bartoli[73] nelle quali egli rileva ogni error -commesso da questo Scrittore. Ma l'Amenta altresì non fu esente da -qualche errore, onde ebbe poi il suo censore in Giuseppe Cito. Degli -avvertimenti grammaticali stampati in Padova, e poi altrove più volte, -non dovrei far parola, perchè sono opera del Card. Sforza Pallavicini, -e perciò appartengono al secolo decimo settimo. Ma non debbo tacere, -che in nuova forma, e d'alquante aggiunte arricchiti vider la luce per -opera d'ignoto editore, che si celò sotto il nome Arcadico di Alcindo -Menonio[74]. Finalmente alcune piccole operette polemiche di Lucchesi -Scrittori domandano d'esser per me ricordate. Alcuni uomini letterati -si radunavano nella bottega del librajo Frediani di Lucca, e solevano -per loro studio far critiche osservazioni su componimenti, che uscivano -in luce, notando ciò che in essi trovavano degno di lode o di biasimo. -E siccome stavano con un'anca sopra l'altra per criticare, perciò essi -per ischerzo chiamarono quella loro adunanza, Accademia dell'Anca. Ciò -fu nel millesettecento dieci o in quel torno[75]. Erano di questo -numero Angelo Paolino Balestrieri valoroso Poeta, Matteo Regali -Medico, e buon Poeta, e delle cose di nostra lingua intendentissimo, -il P. Sebastiano Paoli, e il P. Alessandro Pompeo Berti uomini di -gran dottrina ed erudizione, come tutti sanno, e forse altri. Avvenne -un giorno che in quest'Accademia fu criticato in qualche cosa di -ortografia un poetico componimento di Donato Antonio Leonardi, che era -anch'egli pregevol Poeta. L'ira ne' poeti si desta facilmente, e il -Leonardi mal sofferendo quella critica volle difendersi, e pubblicò il -_Dialogo dell'Arno e del Serchio, sopra la maniera moderna di scrivere -e di pronunziare nella lingua Toscana dell'Accademico Oscuro. Perugia -presso il Costantini_ 1710. in 12. Da Matteo Regali celato sotto il -nome di Accademico dell'Anca, gli fu risposto col _Dialogo del Fosso -di Lucca, e del Serchio di un Accademico dell'Anca in risposta al -Dialogo dell'Arno. ec. Lucca presso Pellegrino Frediani_ 1710. in. -8. Punto il Leonardi da questo libro vi oppose la _Dieta dei Fiumi -tenuta l'Anno_ 1711. _per fare il processo al Fosso di Lucca per aver -pubblicata una critica derisoria, e mordace contro il Serchio suo -padre. Dell'Accademico Oscuro. Macerata per Michele Angelo Silvestri_ -1711. in 8. E a questa nuova sua produzione replicò il Regali con _il -Filofilo dialogo di un Accademico dell'Anca in risposta alla Dieta -de' Fiumi dell'Accademico Oscuro. Lucca pel Frediani_ 1712. in 8. Nè -la disputa andò più oltre, perchè mentre si stampava questo libro, -il Leonardi morì. La questione a dir vero era di poco momento nella -sua origine, non trattandosi che d'un raddoppiamento di consonanti in -una parola, ma volendo favellarne con qualche generalità offerse al -Regali l'occasione di far conoscere il suo molto sapere, e l'erudizion -sua nelle cose della lingua, e quanta pratica avesse de' buoni -Autori. Deboli al contrario, e insussistenti erano le opposizioni del -suo avversario, il quale non sentiva molto avanti in questa parte -d'erudizione. Più altre dispute si destarono nel secolo decimottavo -intorno a cose grammaticali, onde abbiamo parecchie opere polemiche, -come del Biscioni, e del Bracci sull'edizione de' Canti Carnascialeschi -da questo procurata in Lucca con falsa data di Cosmopoli,[76] il -parere sulla voce _occorrenza_,[77] la Giampaolagine del Tocci,[78] -ed altri simili. Anzi fino i Tribunali furon talvolta costretti a -decidere intorno a somiglianti controversie, e della voce _majorasco_, -se significhi _primogenitura_, come vuol la Crusca, o _primogenito_ -come usano i Senesi, decise la Rota Romana a favore di Siena[79]. Il -Gigli dice, che con ciò quel Tribunale venne a dichiarare, che la -_Crusca non ha la potestà di Adamo di dare i nomi alle cose_[80]. Il -che è vero; è però altrettanto vero, che i Tribunali hanno forza nel -Foro e in ciò che dal Foro dipende, ma nelle cose della lingua non ne -hanno alcuna. Queste ed altre quistioni lascierò da parte, perchè sarei -infinito se di tutte parlar dovessi, benchè brevemente. E già aspettano -il mio discorso cose maggiori, e più ardue, e di maggior celebrità: -voglio dire i Dizionarj. - -Prima però che io passi a far parola di questi debbo far menzione -d'un libro, che può ugualmente fra le Grammatiche annoverarsi e fra -i Dizionarj: voglio dire le cento osservazioni del Canonico Paolo -Gagliardi.[81] Più e diversi oggetti a Grammatica appartenenti egli vi -prese a trattare, come per avventura gli si presentavano alla mente; -ora d'alcune voci, ora dell'articolo, ora di certe irregolarità nella -costruzione, e via dicendo. Intorno alle quali cose dà sottili ed utili -avvertimenti, e spesso emenda i più solenni Grammatici, ed anche il -Vocabolario della Crusca. Il che fa sempre coll'autorità de' buoni -scrittori, essendo amantissimo della purità della lingua, come ragion -vuole. Laonde io reputo commendabile l'opera sua molto: e solo mi -rincresce, che non abbia vie maggiormente accresciuto il numero delle -sue osservazioni. - -NOTE: - -[66] Zanotti Op. T. 7. - -[67] _Pratica e compendiosa istruzione a' principianti circa l'uso -emendato ed elegante della lingua Italiana, Roma_ 1711., _e di nuovo -Roma_ 1765. in 12. - -[68] Lezioni di ling. Tosc. Venezia 1722. in 8. - -[69] Roma 1721. in 8. - -[70] _Lezioni di lingua Toscana dette nel Seminario Arcivescovale di -Firenze. Firenze_. 1737. in 8. - -[71] Il P. Zaccaria nella _Storia Letteraria_ T. 3. p. 377. -sull'autorità del Vincioli attribuisce al Muratori una Grammatica -intitolata: _Nuovo metodo per imparare la lingua Italiana in poco -tempo_. Ma siccome non se ne fa menzione nella sua vita scritta dal -nepote, nè dal Tiraboschi nella Biblioteca Modenese credo che ciò sia -errore. Lasciando questa, che almeno è incerta, altre grammatiche si -posson citare, e fra l'altre le seguenti. _Trattato sopra le regole -per parlare e scriver Toscano di Gio. Battista Pucci. Siena_ 1767. -_in_ 8. _Nuovo metodo per la lingua Italiana estensivo a tutte le -lingue di Girolamo Andrea Martignoni. Milano_ 1755. T. 2. in 4. Non m'è -riuscito di vedere quest'opera, nè so se propriamente essa debba essere -annoverata fra le Grammatiche. _Corso Teorico di lingua Italiana, e -Logica dell'Ab. Idelfonso Valdastri. Guastalla_ 1783. in 4. L'autore -ragiona filosoficamente intorno alla lingua, il che succede quasi -sempre con vantaggio più apparente che reale. _Prospetto de' Verbi -Toscani regolari, e irregolari di Gio. Battista Pistolesi. Roma_ 1761. -in 4. L'opera del Signor Pistolesi è lodevole, ma dee cedere il primato -a quella del Signor Abate Mastrofini. Di questa io non parlo, perchè è -pubblicata nel secolo presente, che io non ho preso a considerare. - -[72] _Osservazioni della lingua Italiana raccolte dal Cinonio in -questa nuova edizione accresciute dall'Accademico Intrepido_ (Girolamo -Baruffaldi) _Ferrara_ 1709. in 4. e di nuovo colle annotazioni del -Cavalier Baldraccani. Venezia 1722. in 4. Il Baruffaldi avea preparate -altre aggiunte al Cinonio e per questo motivo fece un trattato del -nome, che è rimasto inedito. _Zacc. Stor. Lett._ T. 14. p. 355. Era -riserbata al chiarissimo Sig. Cavaliere Luigi Lamberti la gloria -di dare all'opera la desiderata perfezione, il che egli ha fatto -nell'edizione di Milano del 1809. in 4. vol. 8. - -[73] Napoli 1717. T. 2. in 8. - -[74] _Idea Generale del Vocabolario della Crusca, ed osservazioni -intorno alla moderna ortografia Italiana con un piccolo trattato -della Poes. Ital. agli studiosi scolari della Città di Foligno, Ozio -d'Alcindo Menonio. Foligno_ 1756. _in_ 4. - -[75] _Quadrio Stor. e Rag. d'ogni Poesia_ T. 1. p. 75. e _Mazzucch. -Scritt. Ital._ T. 2. p. 673. il quale corregge I. Iarchio _Specim. -Hist. Ac. Ital._ il quale fa fiorire questa Accademia nel secolo -decimosettimo. - -[76] _Parere_ (del Canonico Biscioni) _sopra la seconda edizione -de' Canti Carnascialeschi. Firenze. Moucke_ 1750. _in_ 8.--_I primi -due dialoghi di Decio Laberio_ (Ab. Rinaldo Bracci) _in riposta, e -confutazione del parere del Sig. Dottore Antommaria Biscioni sopra la -nuova edizione de' Cantici Carnascialeschi, e in difesa dell'Accademia -Fiorentina. In Culicutidonia per Maestro Ponziano di Castel Sambucco_ -(Lugano per l'Agnelli) 1750. _in_ 8. - -[77] _Firenze pel Martini._ 1707. _in_ 4. - -[78] _Colonia_ (Firenze) _nella Stamperia Arcivescovile_ 1708. _in_ 4. - -[79] _Coram Reverendis. Molines in Romana Primogeniturae de Salviatis -super localibus et Tabulis pictis_ 28. _Iunii_ 1706. - -[80] Voc. Cater. alla v. _Maggiorente_. - -[81] _Cento osservazioni di lingua, nelle quali si spiegan diversi modi -particolari, usati dalla lingua Toscana. Bologna_ 1740. _in_ 12. - - - - - _Del Vocabolario della Crusca._ - - ~CAPO~ VII. - - -A me rincresce d'essere a quella parte dell'opera mia pervenuto, che -parmi più d'ogni altra piena di pericoli e difficoltà. Gravi guerre si -mossero contro il Vocabolario della Crusca fin dal primo suo nascere, e -queste guerre, anzi che spegnersi o diminuirsi, vanno sempre crescendo. -Ma l'ordine delle cose da me prese a trattare domanda, che io parli -de' Vocabolarj della nostra lingua, e perciò di quello della Crusca; -nè io posso ritrarmene. Dovrò in alcune cose contraddire ad uomini -chiarissimi per dottrina e per ingegno, coi quali non posso in verun -modo essere paragonato. Combatterò dunque con armi molto disuguali: ma -se in ciò che sono per dire si potrà desiderare maggior dottrina, spero -che non si potrà desiderare maggiore urbanità. - -Que' valentuomini, che nel 1691. procurarono la terza impressione -di questo Vocabolario presto si avvidero, che molto rimaneva da -fare, e che altri avrebbe dovuto procacciarne una quarta con molti -accrescimenti e correzioni. E così avvenne appunto, perchè dopo non -breve fatica si vide uscire alla luce nel 1729. colle stampe del Manni -il primo volume del Vocabolario tanto accresciuto ed emendato, che -questo solo contiene seimila nuove voci, o nuovi significati di voci. -Ma voglionsi commendare quegli Accademici per essersi adoperati di -correggere o accrescere quel libro seguendo l'orme segnate dai lor -predecessori, o pure doveano seguendo una via diversa l'opera tutta -riformare? Il Signor Conte d'Ayala vuole, che si sbandiscano gli esempj -tratti dagli Scrittori approvati, e dice, che l'Accademia _è giudice -supremo ed inappellabile in materia di lingua, ed ogni individuo è -ragionevolmente tenuto di sottomettersi alle decisioni di essa_.[82] -Così mentre molti gridano contro un giogo, che l'Accademia però non si -è mai argomentata d'imporre altrui, questo scrittore le rimprovera di -non essersi tolta un'assoluta autorità. Egli cita l'Accademia delle -scienze e belle lettere, e doveva citare l'Accademia Francese. Ma non -s'avvide, che i Francesi per certo loro abito sono avvezzi a tener gli -occhi intenti a Parigi, ed a riverire e seguire ciò che fassi colà; -onde ricevono come giudizj senza appello quelli dell'Accademia. Ma in -Italia non è così; ed ognuno di per se stesso può le cagioni vederne -agevolmente. Oltre a ciò egli non seppe, che nel tempo medesimo, in -cui scriveva sì fatte parole, quell'Accademia si dipartiva dal primo -divisamento, ed imitando la Crusca si adoperava di raccogliere esempj -dagli autori più purgati per una nuova impressione del suo Vocabolario. -La Crusca dunque fino dal suo cominciamento fece senno, fornendo di -buoni esempj le voci tutte, e le significanze diverse di tutte le voci, -quanto era possibile, ed ove mancavan gli esempj ricorrendo all'uso. - -Ma niuno forse si vorrà far seguace dell'avviso di questo scrittore, -e più presto si biasima la scelta degli esempj. Quel vedere ad ogni -tratto citate tante vecchie leggende, e capitoli di compagnie, e -quaderni di conti, e l'oscurissimo Pataffio, e le rime non meno oscure -del barbiere Burchiello, ed altrettali libri, e vederli preferiti a -Filosofi gravissimi e ad altri scrittori di gran rinomanza, desta -non pochi lamenti. Se le lingue tutte sono a grandissime mutazioni -sottoposte, siccome tutti confessano, gli Accademici, che a lor potere -volevano allontanare sì fatte mutazioni saviamente adoperarono, -determinando alcuni scrittori, che reputar si dovessero maestri e -modelli di lingua purgata: affinchè, tenendo sempre in quelli rivolti -gli occhj, ognun potesse più agevolmente ritornare sul diritto -cammino, se traviava. Questo, a mio giudizio, è il solo rimedio, -che può riparare a quel corrompimento, che a poco a poco in tutte -le lingue s'introduce dalla incuria degli uomini, e dall'amor della -novità. Questo è forse il solo rimedio, che può se non al tutto -impedire, almeno scemare quella ruina, che reca alla lingua d'una -nazione l'inondamento di stranieri conquistatori. Ma quali son gli -scrittori, che scegliere si dovevano all'uopo? Quelli son del trecento -primieramente, e poi gli altri che seguendo le lor vestigie più vi -si accostano; il che reputo si possa assai bene dedurre dalle cose -dette nel capo quinto. Fra più altre cose abbiam veduto, che Cicerone -altresì raccomandava la frequente lettura degli antichi, benchè rozzi -ed incolti. _Sunt enim illi veteres_ (giova quì ripetere le sue -parole), _qui ornate nondum poterant ea, quae dicebant, omnes prope -praeclare locuti: quorum sermone assuefacti qui erunt, ne cupientes -quidem poterunt loqui, nisi latine._ Lo stesso dicasi per noi, e con -più ragione; perchè Pacuvio e quegli altri non erano a gran pezza così -eleganti, come parecchi de' trecentisti. Quì si tratta della purità -della lingua, e quanto a ciò quegli antichi, quantunque disadorni se -vuolsi, hanno più autorità, che i maggior bacalari della filosofia, -della storia, dell'eloquenza, e della poesia. Ma (dicono alcuni) -dovevasi almeno far grazia a parecchi scrittori di cose scientifiche, -e di quelle che alle arti appartengono: e tanto più si doveva, perchè -troppo è scarso nel Vocabolario il numero de' vocaboli delle scienze, -e delle arti. Io non negherò che alcuni se ne debbano aggiugnere -a quelli, che fanno testo in lingua; parmi però che sia opportuno -andare a rilente. Avviene assai volte, che i più solenni maestri di -queste facoltà intesi tutti alle dotte loro speculazioni non abbiano -posto abbastanza studio nelle cose della lingua, o che scrivendo ne -trascurino la purità. Ed il chiarissimo signor Cavaliere Monti nella -sua _Proposta_ ricorda un dotto Mattematico, il quale con bel modo -fu fatto accorto di parecchi errori, in cui era caduto nelle sue -opere. I termini delle scienze e delle arti dipendono dall'arbitrio -degl'inventori, e sono proprj di tutte le lingue. Vorrei pertanto, che -si prendessero dagli scrittori approvati, se vi si trovano: altramente -si registrassero senza avvalorarli con esempj. Ma la sorgente -principale del Vocabolario debbono essere a mio giudizio i libri di -belle lettere e di storia, perchè contengono voci e modi di dire -adattabili a tutto, e acconci a rappresentar quasi tutto. - -Rimprovera il Sig. Cesarotti,[83] che sieno marcati indistintamente -colla lettera del disuso tanto quei termini antichi, che sono andati -in disuso per qualche difetto intrinseco, quanto quelli, di cui è -ciò accaduto per semplice capriccio di novità. La stessa lagnanza -fece il Magalotti al Canonico Bassetti,[84] perchè all'Accademia -la comunicasse. Questa però a mio giudizio adoperò saviamente non -secondando il suo desiderio. Egli non vide, ed ora non ha veduto il -Cesarotti, che ove gli Accademici avessero indicate quelle voci, che -meritano d'esser novellamente poste in uso si sarebbero fatti giudici -in ciò che spetta al gusto, il che essi a gran ragione non volean fare. -Ed ove l'avessero fatto quali rimproveri, quante critiche, quante -accuse non si sarebbono scagliate contro l'Accademia! Diciassette -di queste voci accenna il Sig. Cesarotti, e le reputa meritevoli -di quell'onore. Or quanti saranno per avventura, che opineranno -altramente! Quanti giudicheranno lodevoli parecchie voci, che egli -non approverebbe! Il Cavalcanti nella sua Rettorica condanna, come -disusata, la voce _misfatto_, nè vuol che si adoperi: e pure niuno -crederà ora, che questa voce non sia buona, ed avvedutamente si -astenga dal farne uso. Gli autori dei Dizionarj non debbono giudicare -di proprio arbitrio, ma secondo l'autorità degli scrittori approvati, -e se da' buoni scrittori sarà adoperata alcuna di quelle parole, che -or sono disusate, in una nuova impressione l'Accademia torrà quella -marca contro cui si mena tanto romore. Il secondo rimprovero è, che -molte parole francesi sieno state poste nel Vocabolario, come giojelli. -Non però come giojelli vi sono state poste, nè _perchè le adoperino i -moderni, ma perchè s'intendano gli antichi_,[85] e sono utili per la -storia della lingua. Più altre accuse egli oppone al Vocabolario, che -tralascio perchè non tutto posso dire, e perchè se non m'inganno non -sono poi tanto gravi, che richiedano molto studio per dileguarle, e -se non erro si dileguano abbastanza colle cose, che fino ad ora per -me si son dette, o che sono per dire. Nè intendo con ciò di tenere in -poco conto quell'uomo prestantissimo; ma dubito, che l'amore di libertà -l'abbia forse talvolta ingannato. - -Parecchi altri rimproveri si fanno da altri de' quali ricorderò prima -quelli, che a me sembrano ingiusti, e poi darò luogo a quelli, che -anche per mio avviso sono ben fondati. Si dolgono alcuni che gli -Accademici sieno stati solleciti di registrare certe voci che hanno -due sensi fra lor contrarj, altre che dicono stroppiate, alcune turpi, -quelle che diconsi di stil furbesco, moltissime tolte dalla plebe, -talune nate da errore d'ortografia, e parecchi proverbj Toscani -oscurissimi. Ma cominciando dalle voci di doppio senso io domando, -qual v'ha lingua che macchiata non sia di questo difetto? Molto lo ha -quella principalmente, cui vuolsi concedere il primato sull'altre, cioè -la Greca. Ora perchè vorremo noi sgridar gli Accademici, se trovandolo -pur nella nostra non l'hanno tolto, essi che non si credono arbitri -della medesima, ma costodi? Lo stesso dicasi delle voci, che chiamano -stroppiate. I Greci ne ebbero tante che le distribuirono in certe -classi, cui dettero il nome di figure grammaticali, che sono l'aferesi, -la sincope, l'apocope, ed altre. Si rimprovera a cagion d'esempio -la voce _notomia_, che secondo la sua greca origine dovrebbe dirsi -_anatomia_. E per far grazia a questa parola non è bastato l'esempio -del Redi, che era medico grande, ed elegantissimo scrittore. Nè basterà -forse l'autorità di Francesco Maria Zanotti, che l'adoperò, non quella -di tanti altri, che pur l'usarono, non quella del dotto medico Andrea -Pasta, che le diede luogo nel suo vocabolario.[86] E vuolsi osservare, -che il Pasta compilò quel suo vocabolario perchè fosse di giovamento -ai medici non solo nel curare gl'infermi, ma eziandio nello scrivere -i consulti. Lo stesso dicasi di que' vocaboli, che derivano da errore -d'ortografia, come _anotomia_, _appostolo_, _munistero_, e simili altre -molte. Sì fatti corrompimenti si vedono pure nelle altre lingue, e -giova conservarli ne' vocabolarj, perchè mostrano in parte l'indole -delle medesime, e l'affinità, che hanno fra loro le diverse lettere, -come si mutino, si aggiungano o si tolgano. Le quali cose sono da -apprezzarsi per la storia delle lingue medesime. È poi ufficio del -diligente scrittore lo sceglier quelle, che son migliori. Con maggior -timore parlerò delle parole turpi, contro le quali si grida a gran -voce, chiamando svergognato chi difende il Vocabolario. Io lodo quelli -che amano la modestia delle parole, ma supplico, che mi sia concesso di -dire, che tanta modestia non vuolsi usare in un vocabolario. S. Isidoro -era modello d'ogni virtù, ma non si astenne dal ricordare e spiegare -ne' suoi libri dell'etimologie quelle voci, che il suo argomento -richiedeva. E il Forcellini esemplar sacerdote, e confessore nel -Seminario di Padova scrisse nell'insigne suo Lessico quelle parole, che -nel sacro tribunale della penitenza avrebbe condannate. Sì fatte parole -sono malvagie, o innocenti secondo le circostanze. Consiglierei però -gli Accademici a togliere dalla quinta impressione alcune di sì fatte -voci, che furono inventate reamente per biasimevole scherzo, le quali -non debbono aver luogo nel tesoro della lingua. Non toglierei però -le parole, che diconsi furbesche, perchè servono all'intelligenza dei -libri, e delle persone. Ancor più ingiusto parmi il lamento pe' Toscani -proverbj, che vi si vedono in buon dato, e per le voci del volgo, o, -come dicono, di mercato vecchio. Al qual lamento rispondono abbastanza -le cose dette dai Signori Rosini e Nicolini, nè fa di mestieri, che io -stemperi con più parole le loro osservazioni. Io dunque non vorrei, -che si togliessero queste cose, nè vorrei, che si aggiugnessero le -etimologie, tranne forse alcune pochissime più manifeste, e scevre -d'ogni incertezza. Lo studio delle etimologie, ingiustamente spregiato -da alcuni, è utile, ma è soggetto a molti pericoli. Leggiamo il -Vossio, il Menagio, ed altrettali indagatori d'etimologie, e vedremo -in quali traviamenti sono caduti. Nè è necessario, che vi si accennino -quali parole ci son venute dall'ultimo settentrione per l'invasione -de' popoli barbari, quali ci ha date l'Arabia o direttamente per le -crociate o pel commercio, o indirettamente passando per mezzo d'altre -nazioni, alterate però secondo l'indole delle diverse lingue. - -Altri rimproveri si fanno al Vocabolario, cioè che molte voci e molti -significati vi mancano, che le definizioni non sempre sono esatte, che -gli esempj allegati hanno talvolta un significato diverso da quello, -che reca il Vocabolario: e già parecchi esempj di questi difetti[87] -sono stati da scrittori chiarissimi indicati. Questi rimproveri sono -veri, e niuno è che non li debba riconoscer tali. Ma qual v'ha al -Mondo opera perfetta? Il P. Bergantini pubblicò un volume d'aggiunte -al Vocabolario. Egli perciò oltre agli autori approvati esaminò il -Vocabolario stesso, e la sua prefazione, e ne trasse molte parole, che -gli Accademici dimenticarono di registrare. Quella prefazione non è -lunga, ed era da credersi, che niuna aggiunta potesse omai cavarsene -dopo di lui, e pure vi rimase all'Alberti di che spigolare, ed egli vi -trovò la voce Grecità. Almeno dopo l'Alberti nulla vi sarà restato. No. -V'è la parola _appropiare_ in senso d'_assomigliare_, _paragonare_. -E dov'è questa parola? In principio, cioè là dove l'attenzione di -que' diligentissimi compilatori non poteva essersi stancata pel -lungo leggere. _Chiunque vorrà considerare_ (così comincia quella -prefazione) _l'umile cominciamento, che hanno avuto, e come poi col -tratto del tempo si sono andati accrescendo i Vocabolarj delle lingue -già spente, vedrà, che e' si possono a buona equità ai grandi fiumi -appropriare ec. Ma non così va la bisogna nel fatto de' Vocabolarj di -quelle lingue, che tuttavia sono vive, e che da una intera nazione -si parlano; imperciocchè questi si possono vie meglio assomigliare -all'Oceano ec._ E poco dopo, parlando de' vocaboli moderni e introdotti -dall'uso, gli Accademici dicono d'averne posti alcuni nel Vocabolario, -ma aggiungono che sono stati in ciò alquanto parchi aspettando, che da -tersi e regolati scrittori sieno _nelle loro composizioni adottati_. -Ora la voce _adottare_ in questo senso non trovasi nel Vocabolario, -nè nell'impressione di Verona, nè nel Dizionario dell'Alberti, ma v'è -solamente nel senso di _prendere alcuno per figlio_. Questi esempj -a mio giudizio fan chiaramente conoscere, che non v'è diligenza, -che basti in simili cose, e che il tempo solo può render perfetto, -e compiuto il Vocabolario, o piuttosto che esso non potrà mai esser -perfetto. - -Guari non andò, che l'Accademia rivolse di nuovo le sue cure a questo -oggetto. Ai nove di Marzo del 1741. l'Accademico Rosso Martini lesse un -ragionamento per norma di una nuova edizione del Vocabolario Toscano, -che ora si è consegnato alle stampe.[88] Egli vuole che si cominci dal -procacciare i materiali più importanti per sì fatto lavoro, i quali -sono una ricca, e abbondante conserva di voci tratte da' buoni libri, -ed una regolata, e ordinata disposizione accompagnata da un accurato -esame di tutto quello, che si trova nella precedente impressione. I -Libri, da' quali si debbono trarre le buone voci e forme di dire o -sono antichi, cioè del Secolo del 1300. e in quel torno, o moderni. -Dà quindi il catalogo di que' libri, che i compilatori della quinta -impressione o non videro, o esaminarono scarsamente; e gli antichi -sono 162., e 37. i moderni. Dai primi massimamente vuol che si prendan -gli esempj, e allora solo si ricorra ai secondi, ove non se ne abbiano -degli antichi. Vuol che gli esempj si aggiungano della formazione -dei tempi dei verbi irregolari. Fra le voci moderne altre son quelle -sdrucciolate (com'egli dice) nel volgar nostro, o dalla frequente -pratica co' forestieri, o dalla introduzione delle mode e de' costumi -stranieri, come _rimarcare_, _rango_, _dettaglio_, e queste si debbono -escludere. Altre son quelle, che da un uso più regolato, e corretto, -e da accreditati e moderati scrittori vengono comprovate, adottate, -ed oramai comunemente ricevute, e di queste si vuol fare diligente -ricerca, ed aggiungerle. Crede, che si debbano aggiungere altresì i -superlativi, diminutivi, vezzeggiativi, ed altrettali derivati, ove se -ne abbiano esempj. Esclude poi i nomi proprj, i termini dell'arti, ed i -latinismi, benchè usati dagli antichi, quando per l'uso comune dei più -regolati scrittori non sieno concordemente e costantemente approvati. -Parecchi altri avvisi egli dà per accrescere il Vocabolario, e per -l'emendazione dell'edizion precedente, che stimo inutile indicare. -Voleva dunque il Martini, che la fonte principal delle voci fossero -gli scrittori del secolo decimoquarto, cioè quello appunto di che si -lagnano i favoreggiatori della libertà. Ma alle lagnanze parmi d'avere -abbastanza risposto superiormente. A gran ragione dunque voleva il -Martini, che nella impression nuova del Vocabolario da que' vecchi -padri e maestri si traessero gli esempj prima che dagli altri. - - -Non così posso commendarlo dell'avere escluso i nomi proprj, e i -termini delle arti, e delle scienze. I primi si posson raccogliere -dall'uso e da molti libri di storia, di novelle, e simili, e di molti -era necessario determinare l'ortografia, e spiegare altri che sono -accorciativi, vezzeggiativi, o in qualunque modo alterati da' loro -primitivi. Non dirò poi quanto fosse inopportuno l'escludere i secondi, -perchè lo dice abbastanza l'universal desiderio, che da gran tempo li -richiede. So quanto è malagevole questa parte del Vocabolario, di che -darò un breve cenno in seguito. Pure era uopo, che questa difficoltà si -vincesse, e vi si accinse con coraggio l'Alberti, come dirò altrove. - -Sarebbe quì luogo di narrar le vicende dell'Accademia della Crusca, -che fu dal Gran Duca Leopoldo unita all'Accademia Fiorentina. Ma -per una parte questo racconto domanderebbe lungo discorso, e per -l'altra parte io non potrei tesserne la narrazione e indagarne le -cagioni più copiosamente o meglio di quello, che il chiarissimo Sig. -Cavalier Baldelli ha già fatto in una sua lettera diretta al Signor -Ab. Denina.[89] Prima di quell'unione alcuni degli Accademici si erano -adoperati di raccogliere emendazioni, ed aggiunte al Vocabolario, e fra -questi si nominano il Casaregi, e Francesco Martini, le fatiche de' -quali è fama, che servissero ad arricchire l'edizioni del Vocabolario -Napoletana e Veneta.[90] - -La nuova Accademia Fiorentina poi non rimase oziosa. Il P. Ildefonso -Frediani le presentò l'idea, e l'apparato pel nuovo Vocabolario -Toscano,[91] di cui debbo ora far parola. Molte cose tralascio da lui -proposte, che opportunissime sono al suo intendimento, ma sarebbe quì -inutile di ricordarle, e quelle accennerò solamente, che sono più -meritevoli di riflessione. Vuol che si aggiungano _le voci tecniche, -e queste si prendano tutte dal fondo della nostra lingua Toscana -finchè si può. In mancanza della voce Toscana, si prenda da quella -lingua, che l'abbia in proprio, avvertendo di preferire sempre tra' -varj idiomi quello che nel suono e nell'origine è più analogo e simile -al nostro, e molto più l'uso già adottato da' respettivi professori -in Toscana o in Italia di tali voci, e procurando guanto è possibile -di toscanizzarle nell'inflessione, e nel suono_. p. 9. Stabilisce -inoltre, che si pongano le voci di tanti _e sì continui ritrovamenti -forestieri attenenti agli agj, alle mode, ed al regno insaziabile del -lusso, e della delicatezza del vestire, delle mense, e d'ogni genere -di delizia_, le quali voci si prendano dagl'idiomi di que' paesi donde -tali ritrovamenti sono venuti, procurando di renderle all'orecchio -più Toscane che sia possibile. A me pare, che troppo pretenda il P. -Ildefonso. Egli avvezzo fra le anguste pareti della sua cella non -sapeva quanto era vasto il campo delle mode, e quanto esse sieno -variabili, nè credeva, che il Vocabolario di queste sole domanderebbe -parecchi ponderosi volumi. Io son di avviso, che registrar si debbano -le voci di questo genere, le quali da' buoni Scrittori sono state -adoperate, ed i nomi di quei ritrovamenti, che o per l'utilità loro, o -per qualsivoglia altro motivo sono durevoli, e lascerei perir gli altri -senza timore, che la lingua ne avesse danno. Riguardo poi alle altre -voci delle arti vuole, che si raccolgano dagli scrittori purgati, e dai -libri di matricole e di ragione di tali arti, dalle leggi, e finalmente -dagli scrittori meno purgati, e dagli artigiani, che le esercitano. -Confessa però, che una difficoltà grande si incontra in ciò, e -grandissima la provò l'Alberti mentre compilava il suo Dizionario -enciclopedico. Riguardo alle arti molte cose non solamente in diverse -parti dell'Italia, o della Toscana, come dice il P. Ildefonso, ma nelle -diverse contrade della stessa Città come diceva l'Alberti, e tutti -posson provare, hanno diverso nome. Ma se io considero, che anche i -Vocabolarj delle altre lingue sono moltissimo mancanti riguardo alle -voci delle scienze, e delle arti, se riguardo il numero immenso di -queste voci, e il continuo variare dell'une e dell'altre, dubito che -più utile sarebbe il compilare un Vocabolario separato per queste; del -quale potrebbe addossarsi l'incarico alcuna delle più insigni Accademie -scientifiche dell'Italia. Ma son d'avviso, che dopo la fatica di -parecchi anni pubblicandosi vi si dovranno fare aggiunte ed emende; e -così necessariamente accaderà sempre, fintantochè i Vocabolarj saranno -opera degli uomini. - -Il P. Ildefonso vuol pure che si aggiungano le voci composte, e -_quelle che comporsi possono sull'esempio di ottimi nostri Scrittori, -e colle regole di un fino criterio e del buon orecchio_. p. 11. Molte -se ne trovano nelle poesie del Chiabrera, d'Anton Maria Salvini, e di -altri autori, che fanno testo in lingua, e vuolsi dare a queste la -cittadinanza Toscana. Altre ne hanno adoperate il Frugoni, ed altri -poeti, che non fanno testo, e l'Accademia potrà scerne quelle, che -reputerà convenienti, ma non credo, ch'essa debba crearne di nuove. -Essa fino ad ora ha registrate nel Vocabolario quelle voci, che vedeva -adoperate da' buoni scrittori e dal popolo, e niuna ne ha creata di suo -capriccio, ed il fare altramente sarebbe per mia opinione un dipartirsi -dal suo istituto. Ne formino pure a lor talento gli autori viventi, e -quelli che verranno, ed ove le formino lodevolmente otterranno grazia -presso l'Accademia in altra età. - -Finalmente di tante voci forestiere, che alcuni adoperano vuol, che -si adottino quelle, che la necessità esige, o _l'uso sufficientemente -prescritto non tanto dal tempo, quanto dall'autorità dei più purgati -scrittori o parlatori moderni_. p. 12. _Altre non poche, che non hanno -ancora tanto possesso nell'uso, ma che vanno verso quello inoltrandosi, -e perciò voci di mezzano uso possono appellarsi_, si potranno mettere -in una tavola a parte in fine del Vocabolario. _Ivi._ Ma vediamo quali -sieno le tavole da lui proposte. La prima è pe' dialetti Senese, -Pisano, Pistojese, Lucchese, Aretino, e Cortonese. La seconda è -degl'idiotismi. Questi si dividon da lui in quattro classi, idiotismi -delle persone nobili, e culte, del popolo, del contado, e dell'ultima -plebaglia. Esclusa l'ultima concede alle tre altre luogo nella tavola. -La terza è dei barbarismi dei sollecismi e di quelle voci forestiere, -che ha chiamate di mezzano uso. La quarta è dei nomi proprj di persone -o di luoghi, o troncati, o alterati, o trasformati in guisa che -appena dai più esperti s'intendono. La quinta è delle conjugazioni ed -inflessioni de' verbi regolari ed irregolari un poco più abbondante -di quella del Pistolesi, ma collo stesso metodo.[92] La sesta è de' -Latinismi. Utili sono queste tavole, e la terza massimamente potrà -giovare per togliere una gran parte d'errori troppo comuni. Se non che -converrà farla così grande, ch'essa sola formerà un ampio Vocabolario. -Meno opportuna forse parrà la prima in un Vocabolario, che aver dee -per suo primo scopo la propagazione di quella sola lingua che dai -buoni Scrittori si deve adoperare. E già la tavola di que' dialetti -sarebbe lunga impresa, e difficile, e tarderebbe con poco profitto -l'impressione del Vocabolario. - -Una Grammatica finalmente propone il P. Ildefonso, la quale desidera -breve, e che vinca le altre per facilità e chiarezza. Ma una -grammatica, che vuolsi mandare in luce per opera dell'Accademia, anzi -che breve, credo, che debba esser ampia, e comprendere tuttociò che -altri può desiderare. Io però sarei d'avviso, che bastasse imprimere -di nuovo quella ottima del Corticelli, emendandola in pochi luoghi, ed -accrescendola in altri, principalmente nella conjugazione de' Verbi -irregolari, nelle appendici da lui aggiunte nel secondo libro ad ogni -ordine de' Verbi, nel trattato delle proposizioni, degli avverbj, e in -altri luoghi. - -L'Accademia Fiorentina però non giudicò di dover seguitare le tracce -segnate dal P. Ildefonso. Per riparare ai difetti ed alle mancanze -dell'ultima edizione del Vocabolario deliberò di farne un'altra, e -se ne pubblicò colle stampe l'avviso. Se nell'edizione del 1729. di -tre o quattro autori soli si fece lo spoglio, che nelle precedenti -non avevano avuto luogo, in questa se ne approvarono cinquantacinque, -ond'era a sperarsi, che di grandissimi accrescimenti si vedrebbe -arricchito il nuovo Vocabolario. Ma le speranze si dileguarono sul -primo loro apparire, e la promessa edizione non si eseguì. Essa fu -annunziata con un avviso pubblicato in Livorno per le stampe del Masi -ai 30. Genn. del 1794. e forse così lodevole impresa dalla difficoltà -de' tempi restò impedita. Può dubitarsi ancora, che lo stesso avviso -testè citato abbia distolto alcuni dal porre il proprio nome nel novero -de' compratori. Perchè, vedendovi molte parole, o maniere di dire non -pure, avranno in esso (quantunque ingiustamente) ravvisato un sinistro -preludio dell'opera. In fatti lasciando stare le voci _manifesto_, -_sesto_ cioè la forma d'un libro, _associati_, che se l'Accademia -lo giudica opportuno, potrà forse approvare, come voci dell'uso, -vi si trova _piano_ per metodo o disegno di un'opera, _limitarsi_, -_riprodurre_ per ristampare, _prevenuto_ per preoccupato, _si faranno -un dovere_, _privativa_, _per anche_,[93] _va del pari colla importanza -delle materie_,[94] _copia_ per esemplare o corpo d'un'opera, -stampata,[95] le quali espressioni non sono ancora approvate, e alcune -forse non si approveranno. Ma quel foglio deve essere opera dello -stampatore, come lo fa credere la data di Livorno, o se è d'altri non -è dell'Accademia, la quale lo avrebbe pubblicato in suo nome. A questa -erano ascritti più e diversi uomini chiarissimi, e nello studio della -nostra lingua esercitatissimi, fra i quali (per tacere de' viventi) -basti di ricordare il P. Ildefonso da S. Luigi Carmelitano Scalzo; -e la loro celebrità doveva fare sperare un'opera utile, e gloriosa -all'Italia. Erano stati fatti copiosi spogli da parecchi testi a penna -del buon secolo non veduti dai loro predecessori, e dalle opere citate -nell'edizione del 1729. A queste ne avevano aggiunte altre molte -d'autori moderni, delle quali si può vedere il novero nel Vocabolario -dell'Alberti, e nella serie del Signor Gamba. Quindi molte aggiunte -si promettevano, e correzioni, l'indicazione del genere dei nomi, i -plurali di doppia terminazione, i perfetti, e i passati de' verbi -irregolari, l'etimologie quando sono ben chiare, e possono contribuire -a far conoscere la proprietà dell'espressione. Finalmente volevano -notare con diligenza grande le voci latine, che sono manco in uso, le -familiari, le basse, le figurate, le più generalmente poetiche, e le -antiche, fra le quali sarebbono state distinte le non più usabili da -quelle dismesse senza loro demerito, e che possono talvolta impunemente -rimettersi in corso dai valenti, e giudiziosi scrittori. Io però dubito -forte, che questa estrema promessa, quantunque utile molto, fosse per -riuscire pericolosa, nè richiesta dall'istituto dell'Accademia. - -Ciò che l'Accademia non potè fare ha poi fatto il Signor Antonio -Cesari per le stampe del Veronese Ramanzini nel 1806. Non è del mio -argomento il tenere discorso di questa edizione: ma non debbo tacere -delle molte, ed egregie aggiunte di Clementino Vannetti di Roveredo, e -del P. Girolamo Lombardi Gesuita Veronese, che in compagnia di molte -altre ivi si vedono. Il Vannetti, e il Lombardi erano di nostra lingua -amantissimi, ed intendentissimi; dagli autori classici raccolsero -moltissime voci, e maniere di dire, animati a ciò fare, e a sostenere -tanta fatica, il primo dalle preghiere degli Accademici Fiorentini, -il secondo dall'amore di nostra lingua. Ma le aggiunte loro sarebbono -miseramente rimaste inutili, se l'ottimo Signor Cesari non le avesse -a comune vantaggio nella sua edizione inserite.[96] Sono nelle -aggiunte di que' valentuomini alcuni errori, non può negarsi. Ma -quanti errori si troverebbono nelle carte degli uomini più grandi se -altri le pubblicasse quali da prima furono scritte? Qualche scrittore -dottissimo li rimprovera non d'alcuni falli solamente, ma eziandio -d'aver registrate parecchie voci antichissime e stranissime. Io però -non so rimproverarli di questo. Parmi che anche da quelle voci si possa -trarre qualche utile, perchè servono alla storia della nostra lingua e -della Francese o Provenzale da cui provengono, mostrano quali mutazioni -talvolta si facciano alle parole, e così posson giovare all'etimologia -d'altre voci. - -Benemerito del Vocabolario fu il P. Bergantini colle sue aggiunte,[97] -che poi il Dottor Pasquale Tommasi ristampò nell'edizione Napoletana -dello stesso Vocabolario del 1740. quasi colle sue stesse parole, ma -senza nominarlo.[98] Errò però il Bergantini allegando molti scrittori -commendabili per dottrina, ma non per la purità della lingua. Tali sono -il Ficino, il Landino, l'Atanagi, Pietro Badoaro, Daniello Barbaro, -l'Aretino, il Bascapè, Gio. Battista Lalli, Vittorio Siri, Gio. -Battista de Vico, ed altri parecchi. Errò ancora col porre nelle sue -opere molte voci, che a mio giudizio non meritavano questo onore. Apro -a caso la sua opera intitolata _voci Italiane_ ec. stampata a Venezia -il 1745. e trovo le seguenti parole: _Frizione_, che egli spiega -_crepito e insistenza che fanno i liquidi al fuoco_: _disarmo_ per -_disarmamento_: _conquestione_ per _querela_, _lamento_: _conquisitore_ -per _investigatore_: _conquisizione_ per _investigazione_, ed altre non -poche, le quali non pajono degne d'essere registrate nel Vocabolario -della nostra lingua. Molte altre però ve ne sono ottime e pure, per le -quali la fatica di questo Scrittore merita d'essere commendata. - -NOTE: - -[82] _Dei difetti dell'antico vocabolario della Crusca che dovrebbero -correggersi nella nuova edizione dimostrati dal Conte d'Ayala. Vienna -nella Stamp. di Antonio Strauss_. 1811. in 4. Ivi p 10. Questo libretto -non appartiene al mio instituto, essendo scritto nel secolo decimonono. -Io però ho creduto non dovere trascurare l'esame di questo suo avviso, -esaminando la quarta impressione del Vocabolario. - -[83] Op. T. 1. p. 125. - -[84] Lettere Fam. T. 2. p. 66. ed. del 1769. - -[85] Crusca Pref. §. 1. - -[86] Pasta _Voci e maniere di dire e osservazioni di Toscani scrittori_ -ec. - -[87] Molti ne ha portati il chiarissimo Signor Cav. Vincenzo Monti -nella notissima sua _Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al -Vocabolario della Crusca_. Non tutte però le sue correzioni sono -giuste. Il Sig. Nicolini nell'opera citata ne ha accennate alcune, -e dicesi che altri voglia accrescerne il novero. Io ne noterò una -sola, perchè è fondata sopra una sua opinione, che non giudico vera. -Egli condanna la voce _birracchiuolo_, o _sbirracchiuolo_, e dice che -niun diminutivo ha la lingua Italiana, che termini in _acchiuolo_. E -il Vocabolario non ne offre alcuno. L'uso però ha _ladracchiuolo_, -_birbacchiuola_, che sono nel tempo stesso diminutivi e peggiorativi, -ed hanno certa energia da non disprezzarsi. Ma a me rincresce di -trattenermi più a lungo in così cattiva compagnia. - -[88] _Ragionamento presentato all'Accademia della Crusca il dì IX. -Marzo 1741. da Rosso Martini per norma d'una nuova edizione del -Vocabolario Toscano. Firenze nella Stamperia di Guglielmo Piatti._ -1813. in 4. - -[89] Nella Collezione d'opuscoli T. 15. p. 90. e seguenti. - -[90] Luigi Targioni _Discorso sulle riflessioni relative al Vocabolario -della Crusca_. p. 16. - -[91] Fu stampato prima nel volume 95. del Giornale letterario di -Napoli, ed ora di nuovo in Firenze dal Piatti, 1813. in 4. Questa è -l'edizione di cui mi servo. - -[92] Quando il P. Ildefonso scriveva non era anche venuta in luce -la _Teoria e prospetto, ossia Dizionario critico de' Verbi Italiani -conjugati dal Signor Abate Marco Mastrofini_. - -[93] Nel Vocabolario però v'è _per ancora_ alla v. _Per_ §. XXXVII. -E' da avvertirsi, che il passo in cui si legge questa espressione è -dell'Accademico della Crusca Rosso Martini. - -[94] _Andare di pari, o al pari con alcuno_ vuol dire andare con alcuno -in modo, che uno non vada avanti l'altro. Quando significa _uguagliare_ -vuole il dativo secondo l'esempio portato dalla Crusca: _Ch'andar la -fece altera oggi di pari al Tebro, al Xanto_. - -[95] Nel Vocabolario della Crusca non si trovano le voci _esemplare_ -e _corpo_ nel senso in cui le adopero quì. Le usò però il Redi nelle -lettere. _Subito, che si darà fuori io gnene manderò un'esemplare. -Il S. G. D. ne vuol mandare una mano di corpi a molti letterati suoi -amici._ L'Alberti porta questo passo alla v. _Corpo_ §. ma si scordò -poi d'aggiungere questo significato alla voce _Esemplare_. - -[96] Il Vannetti morì ai 13. Marzo 1795. e il Lombardi ai 9. Marzo del -1792. - -[97] Il P. Gio. Pietro Bergantini Teatino Veneziano si è dato (dice il -Mazzucchelli Scritt. It. V. 2. P. 2. p. 944.) principalmente ad una -vasta lettura dei nostri migliori scrittori colla mira d'accrescere -ed illustrare la nostra lingua volgare, non solamente estraendo -da essi quelle voci, che o non si trovano riferite nell'insigne -Vocabolario della Crusca, o vi sono riferite e spiegate in significati -diversi dagli usati talvolta dai detti scrittori, ma facendo infinite -osservazioni appartenenti all'eloquenza della lingua Italiana. Frutto -di questa fatica sono le seguenti opere. 1. _Della volgare elocuzione, -illustrata, ampliata, e facilitata. Volume_ 1. _contenente_ A. B. -_Venezia presso Giammaria Lazzaroni_ in foglio. Lo Stampatore non -potendo soffrire la spesa dell'edizione che doveva comprendere dodici -Tomi l'opera rimase imperfetta. 2. _Idea d'opera del tutto eseguita, -e divisa in sei Tomi, che ha per titolo Dizionario Italiano, ovvero -voci di scrittori Italiani separatamente da quelle, che sono sul -Vocabolario comune raccolto da Avido Mantineo P. A._ (nome Arcadico -del P. Bergantini.) _In Venezia presso Pietro Bassaglia_. 1753. in 4. -E' questo un avviso della meditata edizione dell'opera precedente, ma -accresciuta tanto, che dirsi può un'opera nuova. 3. _Dizionario di -Eloquente Italiana M. S._ Forse è l'opera annunziata al N. precedente. -Sospesa la stampa della prima opera il Bergantini trasse dal suo M. S. -le voci, e i significati che mancano al Vocabolario della Crusca, e -gli stampò col titolo: _Voci Italiane d'Autori approvati dalla Crusca -nel Vocabolario di essa non registrate con altre molte appartenenti -per lo più ad arti, e scienze, che ci sono somministrate similmente da -buoni Autori_. _In Venezia presso Pietro Bassaglia_ 1745. in 4. e molto -accresciuto. _Ivi_ 1760. - -[98] Mazzucchelli luog. cit. p. 947. e Gamba Serie ec. - - - - - _Del Dizionario enciclopedico - dell'Abate Alberti._ - - ~CAPO~ VIII. - - -Benchè molto si debba al P. Bergantini per le sue opere, molto più si -debbe all'Abate Alberti di Villanova pel suo Dizionario enciclopedico, -che pubblicò in sette volumi in quarto colle stampe Lucchesi del -Marescandoli nel 1797. e negli anni seguenti. L'Accademia della Crusca -nel suo Vocabolario poche parole aveva registrate spettanti alle -scienze ed alle arti; quelle cioè solamente, che o sono più comuni, o -si trovano negli autori approvati; dicendo, che di queste far si doveva -un Vocabolario separato. Conosceva essa certamente la difficoltà, -che nel raccogliere queste voci si doveva incontrare. Le difficoltà -però non isgomentarono l'Alberti. Egli esaminò i libri megliori, che -trattano di queste facoltà, viaggiò per le città della Toscana, visitò -le officine degli artefici, ed ogni altro luogo, da cui trar potesse sì -fatte voci, le quali avendo con diligenza raccolte, ne arricchì il suo -Dizionario. Nè trascurò pure le altre parole, che a scienze o ad arti -non appartengono, ma un numero grandissimo ne radunò traendole dagli -autori citati nel Vocabolario del 1729. e dallo stesso Vocabolario -nella prefazione, o nelle spiegazioni delle voci, che dagli Accademici -non furono registrate. A queste aggiunse egli altre fonti di nuovi -accrescimenti. Ciò furono. 1. Gli autori approvati col partito preso -dall'Accademia Fiorentina nel 1786.[99] 2. La derivazione delle voci -adottate, cioè i superlativi diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi, -diminutivi di diminutivi, peggiorativi, avvilitivi, participj verbali, -ed altri somiglianti, seguendo in ciò l'autorità della Crusca medesima -nella prefazione al Vocabolario del 1691. e del Varchi. 3. Altri Autori -non mai citati dalla Crusca, che furono però per la maggior parte -Toscani, o annoverati fra gli Accademici, e a suo giudizio scrissero -in purgata favella. Niuno vorrà non commendarlo per gli accrescimenti, -che egli derivò dalla prima fonte, alla quale tutti possono attingere, -purchè lo facciano con giudizio. Riguardo ai derivati ve ne sono -alcuni, che spontaneamente provengono dalle primitive loro voci, -nè vi ha bisogno d'autorevoli esempj, perchè altri senza timore li -possa usare. Tali sono a cagion di esempio _animatore, e animatrice, -avvivatore,[100] e avvivatrice da animare, e da avvivare_, che mancano -al Vocabolario, ma dall'Alberti vengono registrati. Riguardo a quelle -tante modificazioni di accrescitivi, peggiorativi, diminutivi, -vezzeggiativi, ed altrettali, di che abonda la nostra lingua sopra ogni -altra è andato a rilente, anzi che no quando gli mancavan gli esempj. -L'Accademia nella prefazione premessa al suo Vocabolario del 1691. -lascia agli Scrittori una certa libertà di formare simili derivati, con -giudizio però, e con savio avvedimento; ma Monsignor Bottari asseriva, -che _non si può lasciar fare a suo modo ad ognuno, perchè senza un -poco d'esempio avanti si potrebbe errare per poco_.[101] E l'Accademia -stessa nella edizione del 1729. supplì molto anche in questa parte -al difetto dell'edizion precedente. L'Alberti ha seguiti questi -esempj, ed in ciò è da lodarsi. Nè vorrò pur biasimarlo quando prende -alcune voci spettanti a scienze dall'Alghisi, dal Dottore Bastiani, -dal Biringucci, dal P. Bonanni, dal Ceracchini, dal Mattioli, dal -Vallisnieri, e da altri, ed eziandio dalla raccolta di bandi, editti -ec. pubblicati in Toscana nel secolo decimosesto, e dalla Tariffa delle -Gabelle della Toscana certe voci spettanti a manifatture, commercio, e -simili, perchè le prime uopo era trarle dai più solenni Maestri, e per -le seconde i bandi, gli editti ec. del Governo, quantunque non sieno -puramente scritti, usano però in questo quelle voci, che universalmente -si usano dal popolo. Nè pure lo biasimerò se a conferma di qualche -sua opinione cita le origini del Menagio, le opere grammaticali del -Gigli, ed altrettali opere, che sebbene scevre non sieno da difetti, -posson però aver trattato di quelle opinioni lodevolmente, e molte -in fatti egregie cose contengono, dalle quali è lecito a chiunque -di trar profitto. Non così potrei commendarlo, quando cita certi -altri scrittori, come l'Aretino, il Ruscelli, il Dolce, e simili. -Dell'Aretino dice, che alcune delle sue rime sono comprese nella -Raccolta del Berni, che fa testo in lingua. Vuolsi però avvertire, che -alcuni Poeti soltanto di quella Raccolta sono citati dall'Accademia nè -fra questi è l'Aretino, autore scorretto quanto altro mai. Scorretto -altresì è il Ruscelli, e dir si dee lo stesso di parecchi altri non -sempre puri scrittori, benchè pregevoli per altre doti. - -Ma qualunque essi siano gli autori per lui allegati, non può non -riprendersi per soverchia scarsità d'esempj, e per negligenza. -L'angustia somma, a cui negli anni estremi del viver suo l'avean -condotto le vicende della sua patria caduta miseramente sotto il giogo -della _rivoluzione_ fu forse la cagion principale, che lo consigliò a -diminuire il numero degli esempj per diminuire il numero dei volumi. -Il che serve a rendere scusabile l'intenzion sua, ma non appaga nel -leggitore il desiderio di vedere con maggiore abbondevolezza indicato -l'uso d'ogni voce. Se diminuiti avesse gli esempj per quelle parole, -che sono registrate dalla Crusca il danno sarebbe stato molto minore, -perchè ognuno poteva, quando gli fosse a grado, vederli nel Vocabolario -dell'Accademia, ma faceva di mestieri, che almeno per le voci, e pe' -significati aggiunti l'Autor fosse stato più liberale. Il diligente -editore, che dopo la sua morte continuò l'edizion cominciata, s'accorse -di questo difetto, e volle porvi rimedio, come potè. Accrebbe perciò -gli esempj alle prime voci, il che eseguì facilmente, perchè la Crusca -glie le somministrava, ma per l'aggiunte dell'Alberti non era ormai -più possibile di farlo. Quantunque però in questo l'Alberti debba -esser ripreso, vuolsi riprenderlo vie maggiormente per la negligenza -da lui usata nelle citazioni. Lascio stare qualche errore, che in -queste s'incontra. Per esempio alla voce _abbacinato_ egli aggiunge un -significato, che l'Accademia non avea notato espressamente, cioè che -_Famiglia abbacinata_ vale _privata de' suoi più illustri soggetti_, -e cita Giovanni Villani senza addurne le parole. Ma forse doveva -allegare Luca da Ponzano citato nel Vocabolario della Crusca a questa -voce § _Per Metafora_. Lascio star questo, perchè non è meraviglia -che in una intrapresa tanto lunga, e faticosa scappi qualche raro, -e piccolo errore. Intendo bensì di quella trascuratezza per cui le -citazioni non sono bastevolmente espresse, e si allega per esempio -_Tasso Gerusalemme_, _Segneri Quaresimale_, _Vite de' SS. Padri_, -senza indicare della Gerusalemme il canto e la stanza, del Quaresimale -la predica e 'l paragrafo, delle Vite il Tomo e la facciata. Peggio -è quando nomina l'autore senza indicar l'opera, come Vallisnieri, -Salvini, Magalotti ec. o se accenna l'opera lo fa in modo, che, ove -ancor si volesse legger tutta l'opera indicata nella citazione, non -si troverebbe mai il passo allegato. Alla v. _sfregacciolata_ che non -è nella Crusca, aggiunge la spiegazione _leggiero sfregamento_, e -pone questo esempio del Redi: _al Ditirambo dell'acqua do di quando -in quando qualche sfregacciolata di pennello, ma non concludo il -lavoro_. _Red. lett._ Lascio stare, che _sfregacciolata_ ivi non è -_leggiero sfregamento_, ma _frego_, o piuttosto _colpo di pennello_, -_pennellata_; lascio star questo, e dico, che niuno potrà mai trovare -quel passo fra le opere del Redi. Esso è veramente in una sua Lettera; -questa però non è fra le sue opere, ma fra le lettere familiari del -Magalotti pubblicate per opera di Monsig. Fabbroni il 1769. T. 1. p. -270. Ancor peggio è allora che porta gli esempj, senza indicare nè -pur l'autore. Altre volte nomina l'autore, e l'opera, e nè l'uno nè -l'altra si vedono nel suo indice degli scrittori posto al principio -del Tomo. Per esempio alla voce _Capello_, § _a Capello_, a _Fuggire_ -§ _fuggi, fuggi_, a _Roba_ § _roba_ per _veste_ si leggono esempj di -_Panc. lett._ ora qual nuovo Autore sarà questo, che non è registrato -nell'indice? Egli è Lorenzo Panciatici di cui si ha qualche lettera -fra le familiari del Magalotti stampate il 1769., e quegli esempj sono -ivi appunto nel T. 2. p 23. Fra questi esempj è da notarsi il terzo, -dove si legge _roba di camera_; il che non vorrei dire sull'autorità -del Panciatici, il quale in quella facciata medesima dice altresì -_delle mie reverie_, che l'Alberti non ha osato di porre nel suo -Vocabolario. Alla v. _Invadere_ cita i _Viaggi del Targioni_, che -non è da annoverarsi fra gli scrittori purgati, e al più si potrebbe -allegare per qualche voce, o modo di dire spettante alle arti ed alle -scienze. Or queste mancanze sono di non lieve momento, perchè si toglie -altrui il comodo di riscontrar negli Autori le citazioni, potendosi -pur dubitare talvolta, non forse una voce abbia un senso diverso da -quello, che l'Alberti le attribuisce, e per togliere o confermar questo -dubbio gioverebbe molto l'osservare il contesto dell'esempio allegato. -Un esempio me ne somministra la parola _acquacchiato_ dove si legge -_abbattuto, infiacchito, spossato, fu detto dal Redi de' Lombrici -indeboliti, e quasi semivivi_. Questa citazione del Redi fa credere, -che si tratti di un grandissimo abbattimento di un totale spossamento. -Ma il Redi non dice, che quegl'insetti fossero quasi semivivi. Ecco le -sue parole nelle _Osservazioni intorno agli Animali, che si trovano -negli animali viventi_ p. 103. edizione del 1684. _Vi dimorarono_ (due -Lombrici) _senza morirvi quantunque paressero molto acquacchiati._ -Le quali parole non ispiegano abbastanza il senso di quella voce, ma -mostrano, che per darle qualche forza è stato necessario l'unirla -all'avverbio _molto_. Il Magalotti al contrario lo spiega bene dicendo, -_acquacchiato_ (vuol dire) _l'istesso che confuso, mortificato_. _Lett. -fam._ T. 2. p. 68. edizion del 1769. - -Finalmente alcune parole da lui registrate nel Dizionario, da altri -forse si potranno creder men degne di quest'onore. Tali per esempio -sono a mio giudizio: _Abbonamento_, e _Abbonare_, che ivi si dicono -termini Mercantili, e d'uso; _Toletta_ che si dice «francesismo -dell'uso, assortimento, e apparato di varj arnesi ed abbigliamenti per -cui si adorna la Dama nel gabinetto servita dalla sua damigella» e si -cita l'Algarotti; _sangria_ con esempio del Magalotti per cavata, o -emissione di sangue, ch'è voce Spagnuola; _altarizzare_ per onorare -alcuno ergendoli altari con esempio di Fulvio Testi cioè di un Autore -non posto nel suo catalogo: _regretto_ e _regrettare_, che si chiamano -francesismi usati dai Lucchesi fino dal secolo decimosettimo. Queste -sono parole forestiere, che l'uso degli accurati scrittori non ha fino -ad ora autorizzati, nè doveva esser sollecito di autorizzarle l'autore -del Dizionario. - -Altri forse creder potrebbe, che le parole _regretto_, e _regrettare_ -fossero da adottarsi come quelle, che proprie sono d'uno dei dialetti -della Toscana ormai da qualche tempo. L'Alberti trasse quella notizia -dal Gigli[102] che l'annovera fra più altre parole dello stesso -dialetto e il Gigli l'ebbe dagli Accademici dell'Anca. E se il Gigli, -e quegli Accademici riconoscevano queste voci non come poco dianzi -introdotte in Lucca, dovevano certamente esser proprie di quel dialetto -da qualche tempo, e non anderebbe lungi dal vero chi le stimasse -introdotte ivi cento, o dugent'anni prima. Ma quest'antichità non -giova per aggiungere autorità a quelle voci, le quali probabilmente -recaron di Francia i mercatanti Lucchesi, che là si recavano, e lungo -tempo si trattenevano pe' loro traffichi. Certo è, che nelle opere di -Giovanni Guidiccioni, del Daniello, del Vellutello, o in altri buoni -Scrittori Lucchesi del Secolo decimosesto, o dei Secoli susseguenti non -si trovano sì fatte voci,[103] il che è contrassegno, che essi non le -credettero di buona lega. - -Un altro pregio, e al tempo medesimo un altro difetto ci somministrano -le sue definizioni. Gli Accademici nel vocabolario talvolta non dettero -buone definizioni delle cose, e l'Alberti ebbe in animo di supplire -alla mancanza loro, ponendone altre migliori; ma anche le sue non -sempre sono scevre da difetto. Alla voce _Grecità_ definisce _tutta -La nazione Greca, e spezialmente gli Scrittori di quella lingua_, ed a -_Latinità_ leggiamo _qualità del Latino_. Ognun vede, che se è giusta -la prima definizione esser dee riprensibile la seconda. Anche la prima -però non è in tutto degna di lode, mentre _Grecità_ non vuol dire la -_nazione Greca_ ma bensì gli scrittori Greci, intendendo con queste -parole le opere loro non gli Autori stessi, come si vede dall'esempio -ivi allegato. Onde ancora quella definizione è malvagia, perchè in -parte è falsa, e in parte equivoca. - -Dalle quali cose tutte deduco, che dobbiamo saper molto grado -all'Alberti di tanta fatica, di molte voci e significati da lui -aggiunti al Vocabolario, di aver cogli accenti mostrato quali voci si -debbano proferir lunghe, e quali brevi, di aver date parecchie buone -definizioni, e ad un uomo che per solo amore del comodo altrui, e della -nostra lingua ha tollerata per molti anni tanta fatica viaggiando, -interrogando, leggendo, e scrivendo dobbiamo perdonar qualche difetto, -che l'umana natura non può mai in tutto evitare. Per altro il suo -Dizionario è pregevolissimo, e necessario a chiunque vuole studiare -la lingua Italiana: e il signor Cesari di molte voci, e maniere di -dire avrebbe arricchita la sua edizione del Vocabolario della Crusca -se l'avesse veduto. Prendo a caso la Lettera B, e in questa prendo -le prime sei facciate dell'Alberti, e trovo che al Cesari manca -_babbalà_ (alla), _bacamento_, _bacchettata_, _bacchiatore_, _baggea_, -_pigliarsela in baja_, le quali voci sono usate nel Malmantile, dal -Redi, dal Segneri, ne' Canti Carnascialeschi, dal Varchi, e dal -Buonarroti. E pure non ho notati, i derivati dei nomi proprj, i termini -di scienze, e di arti, e quelli di cui si portano esempi d'autori -moderni, perchè a questi non si estendono le sue aggiunte. - -NOTE: - -[99] Accademia Fiorentina s'intitolò l'Accademia instituita dopo la -soppressione della Crusca. - -[100] Di _avvivatore_ v'ha un esempio del Menzini, che l'Alberti non ha -notato. _E 'l guardo avvivator lieta rivolse. Opere_ T. 3. _p._ 15. - -[101] Annotaz. a Fr. Guitt. p. 119. - -[102] _Gigli Regole per la Toscana favellap._ 591. ediz. di Lucca del -1734. - -[103] Lo stesso si dica della parola _deserta per messo, o servito -delle frutte_ che ivi pur si ricorda dal Gigli. Le altre voci Lucchesi -registrate da questo scrittore nel luogo stesso non sono di questo -genere, ed hanno origine diversa. - - - - - _Altri Vocabolarj, regole per la Pronunzia - Sinonimi, ed Epiteti, Rimarj, ed Etimologie._ - - ~CAPO~ IX. - - -Se il P. Bergantini e l'Alberti meritaron lode accrescendo il -Vocabolario, Apostolo Zeno, e Jacopo Facciolati la meritarono con -accorciarlo. Al primo si attribuisce il compendio di quest'opera, che -egli fece prima sull'edizione del 1691, e poi su quella del 1729, e -che essendo stato tante volte impresso offre con ciò solo un manifesto -indizio del plauso universale. E meritamente l'ottenne o si riguardi la -brevità a cui è ridotto quel compendio a comodo altrui, o l'emendazioni -quantunque rare, che quell'uomo grande vi ha fatte. Dobbiamo al -secondo l'Ortografia Italiana stampata in Padova molte volte, e che -può dirsi anch'essa in qualche modo un compendio del Vocabolario -Fiorentino, quantunque quà, e là vi si trovi qualche aggiunta tratta -da scrittori approvati. Nè di questo genere di libri farò più a -lungo ragionamento,[104] dovendo omai parlare di alcuni Dizionarj -particolari. Tra questi per la sua celebrità domanda il primo luogo -il _Vocabolario Cateriniano_ del Gigli. Questo bizzarro, e mordace -scrittore si pose nell'animo d'onorare il dialetto di Siena sua patria, -e poteva in ciò procacciarsi lode, ma lo fece in modo che si attirò -sventure e biasimo. Ma di lui ho già detto abbastanza di sopra. - -Parecchi altri pure divulgando le opere degli antichi Autori Toscani -ne raccolsero le parole e maniere di dire meritevoli d'osservazione, -e quelle massimamente che non si incontrano nel Vocabolario, come il -Salvini, il Biscioni, Giuseppe Bianchini, il Bottari, il Cavaliere -Jacopo Morelli, e finalmente il P. Ildefonso nelle Delizie degli -Eruditi Toscani, dai quali altresì ove ancora si tolga ciò che è -scorrezione popolaresca rimane sempre alquanto, e in taluni anche -molto, da aumentare il tesoro di nostra lingua. - -Fra i Dizionari particolari si debbon porre quelli delle arti, e -delle scienze de' quali uno solo ne abbiamo in questo secolo. Tale -è quello per la Medicina d'Andrea Pasta[105] Medico prestantissimo, -che avrebbe voluto sbandire quegli oscuri, e tenebrosi vocaboli, che -sì volentieri, e sì spesso soglionsi usare da' medici triviali nei -loro parlari, e nelle loro scritture. A' questo fine dagli scrittori -approvati egli trasse le voci, e maniere di dire che appartengono -a medicina, e vi aggiunse parecchie osservazioni, con che provvide -non solo allo scrivere e parlar bene, ma ancora a bene operare. I -libri da lui allegati, o de' quali fece uso, sono il Decamerone del -Boccaccio, le opere del Galilei, i saggi dell'Accademia del Cimento, -il trattato dell'Agricoltura di Piero de' Crescenzi, il Ricettario -Fiorentino, il Vocabolario della Crusca, le opere del Cocchi, e sopra -tutto quelle del Redi. Io non sono punto istruito ne' precetti delle -mediche discipline, pure credo di non errare dicendo, che i medici -ed i giovani principalmente dovrebbono avere frequentemente tra mano -il libro del Pasta, che consiglierebbe loro d'usar favellando, o -scrivendo un linguaggio più acconcio a procacciarsi la confidenza del -malato, ed a confortarlo, e forse anche li persuaderebbe di diffidare -alquanto di certi nuovi sistemi, troppo sovente incerti, e variabili. -Un Vocabolario de' nomi proprj tanto delle persone, che de' luoghi -sarebbe utile molto, e l'Arciprete Baruffaldi lo aveva non solamente -intrapreso, ma quasi compiuto, ma è rimasto inedito.[106] E aggiungerò -quì ancora il suo Dizionario Ditirambico, e Baccanalesco, cui non -saprei qual miglior luogo assegnare.[107] - -A questa classe medesima si può riferire il breve ragionamento -dell'Algarotti _sopra la ricchezza della lingua Italiana ne' termini -militari_.[108] Alle maniere di dire de' Francesi scrittori intorno -a cose militari egli mostra quali, e quante maniere Italiane -corrispondano, ed anche in ciò solo altri può vedere di quì, come la -nostra lingua sia abbondante, e ricca più della Francese. Nè su questo -mi tratterrò più lungamente. Aggiungerò bensì, che di non mediocre -utilità sarebbe, se ciò che l'Algarotti fece per l'arte militare, altri -lo facesse riguardo alle altre facoltà; affinchè ove alcuno debba -scrivere intorno alle medesime avesse pronte al bisogno le espressioni -che sono più acconce, onde non si dovesse attribuire a difetto della -lingua ciò che spesso è difetto di memoria dello scrittore.[109] - -Gli Autori quì ricordati insegnano quali siano le voci, e le -espressioni, che voglionsi adoperare scrivendo; ma della pronunzia -non fanno parola, tranne l'Alberti, che nel suo Dizionario è stato -sollecito d'indicare le voci, che lunghe si profferiscono o brevi. Ma -noi abbiamo qualche altra cosa nella pronunzia, che domanda d'esser -regolata. Le vocali E ed O ora si pronunziano strette, ed ora larghe; -le consonanti S Z ora hanno un suono più dolce, ed ora più aspro, -come tutti sanno. A questo volle provvedere il Gigli adoperando le -Greche lettere _epsilon_, ed _omega_ per le vocali larghe, e la S, -e lo Z corsivo per le consonanti aspre, e in questa guisa nelle sue -regole per la Toscana favella dette un lungo catalogo[110] di quelle -parole, che usar si sogliono più comunemente. Dopo lui il Salvini nel -volgarizzamento d'Oppiano[111] volle anch'egli introdur qualche segno, -che giovasse alla pronunzia, ma solamente per le due vocali E, ed O, -alle quali sovrappose un accento circonflesso, quando si doveano -profferir larghe. L'uso delle Greche lettere, come non piacque nel -secolo decimosesto, quando col fine medesimo le introdusse il Trissino, -e dopo lui Adriano Franci, così nè pur piacque nel decimottavo, siccome -quelle che troppo sono difformi dalle nostre: e in questa parte fu -più saggio l'avvedimento del Salvini, che un contrassegno adoperò più -acconcio, e meno strano. Tal novità, quantunque utile, non fu da veruno -imitata, e il Salvini medesimo negli altri suoi libri non l'usò. - -A uno scopo più alto diressero le mire loro il P. Carlo Costanzo -Rabbi Agostiniano, e il P. Giovambattista Bisso Gesuita procurando -d'agevolare lo scriver puramente, ed elegantemente il primo in prosa, -il secondo in versi. Con questo intendimento il Rabbi raccolse i -sinonimi, ed aggiunti Italiani, cui pose in fine un trattatello -intorno alle regole per ben valersi sì degli uni che degli altri, e -delle similitudini,[112] al che poi fece parecchi accrescimenti il P. -Alessandro Bandiera de' Servi di Maria. Gli approvati scrittori di -purgata favella sono le fonti, dalle quali l'opera è tratta, e poco -v'ha (se non m'inganno) che non le sia uniforme.[113] Ma questo genere -di libri è pericoloso pe' giovani, i quali s'avvezzano a prendere senza -discernimento non ciò che è più acconcio, ma quello che prima cade -sotto gli occhi, ed a riempiere d'inutili aggiunti le loro dicerìe. E -tanto più facilmente essi potrebbono risentirne danno, che si vedono -quì talvolta voci, e maniere di dire ora triviali, ed ora strane, ed -antiche, che potevano forse esser tollerabili, ed anche lodevoli nel -luogo dove furon poste da quegli autori, e altrove desterebbono riso, e -meriterebbono riprensione. Con miglior consiglio il P. Bisso raccolse -le voci, e locuzioni poetiche di Dante, Petrarca, Ariosto, e Tasso, -e d'altri autori del cinquecento[114] aggiungendo ancora talvolta -lunghi squarci di que' Poeti, e intieri componimenti. E giacchè il -mio argomento mi ha condotto a far parola de' sussidj prestati alla -poesia ed ai poeti non voglio lasciar di ricordare i rimarj, libri -pericolosi anch'essi, ma comodi. Universale è quello del Rosasco[115] -per ogni genere di rime piane, tronche, e sdrucciole ed è ampio tanto, -che la stessa sua copia può talvolta imbarazzare il Poeta. Quì poi si -trovano tutte le parole e nobili, e mediocri, ed umili, onde chi vuol -farne uso debbe essere di fino discernimento fornito per iscegliere -quelle che sono più adatte al suo bisogno. Alle sole rime sdrucciole -limitò il suo Rimario il Baruffaldi[116]. Questi due Rimarj offrono -le sole parole, che fanno rima; ma, con utile avvedimento altri -facendo il rimario particolare di qualche poeta vi ha posto gl'intieri -versi, il che quanto comodo apporti, coloro tutti lo sanno, a' quali è -avvenuto alcuna volta di fame uso. Tali sono quelli del Dante[117] del -Tasso[118] del Petrarca Bembo Casa Guidiccioni e Molza[119] e altri. - -Anche i proverbj ebbero un dotto illustratore nel P. Sebastiano Paoli -Lucchese de' Chierici Regolari della Madre di Dio[120], che una materia -così arida, ed ingrata seppe render piacevole con molta, ma sempre -amena erudizione. A lui vuolsi aggiungere il Biscioni nelle annotazioni -al Malmantile, il qual poema essendo da cima a fondo pieno di proverbj, -questi principalmente han dovuto spiegare i suoi Comentatori. - -Finalmente a questa classe medesima appartengono altresì i Dizionari -etimologici, i quali però richiedono breve discorso, e questo lo vuol -quasi tutto il Muratori. Sono alcuni i quali avendo per costume di -biasimar ciò, che non sanno, sorrideranno al nome d'etimologie, nè -crederanno che reputar si possano illustratori d'una lingua coloro, -che i loro studj hanno rivolti a questo genere di considerazioni, -che essi chiamano vano ed inutile. Ma se si considera quanti uomini -preclarissimi a sì fatte indagini hanno consacrate le loro cure, se si -considera, che fra questi è il Leibnitz, che molto ne scrisse, e con -molta, diligenza, ed il Cesarotti, che di questo studio fece una breve, -ma giudiziosa difesa ed opportuna,[121] e desiderò che un Vocabolario -etimologico avesse la nostra lingua disposto secondo l'ordine -alfabetico delle radici[122]: se a tutto ciò si ponga mente non dovremo -noi esser molto solleciti della disapprovazione di costoro. Potrebbe -forse piuttosto dubitarsi, se far si dovesse un rimprovero agl'Italiani -di non aver già prima d'ora adempiuto, o prevenuto il desiderio del -Cesarotti, lasciando che la palma cogliesse in ciò un Francese, cioè -il Menagio colle sue _Origini Italiche_. Ma la difficoltà dell'impresa -probabilmente fu quella, che fino ad ora distolse i nostri dal -correre pienamente questo arringo. E per ciò che spetta al Menagio, -quanto è degna di lode l'intenzion dell'autore dottissimo, che -coraggiosamente prese ad illustrare una lingua non sua, altrettanto -era da desiderarsi un più felice riuscimento alle sue cure, ed alle -sue fatiche. Imperciocchè se da quel suo libro si tolga ciò che egli -prese dagl'Italiani Redi, Dati, Chimentelli, Canini, Monosini, Ferrari, -Varchi, Castelvetro, e dal Vocabolario della Crusca, poco resta di suo -e quel poco generalmente parlando non è molto lodevole. Ma venghiamo a -noi. - -Il Muratori dunque parlando dell'origine di nostra lingua due lunghe -serie di parole ci dette, la prima di quelle voci Italiane, l'origine -delle quali è tuttavia sconosciuta, o dubbiosa, e la seconda di molte -voci, delle quali cerca donde provengano.[123] Nella prima molte -son le parole delle quali non reca l'origine, come per lo stesso -titolo suo era da aspettarsi; pure d'alcune l'accenna, e di qualche -altra non è difficile l'assegnarla. Fra queste sono _basto_ che viene -da _bast_, _basta_:[124] _cangiare_, dal Latino _cambiare_; di cui -si veda il Du Cange; _cascare_ da _cascus_, che nell'antico Latino -significava _vecchio_, e forse voleva dire _debole_, _cadente_; -_caprone_ non comprendo come il Muratori non si sia accorto, che viene -da _caper_; _zanzara_ dal suono che fa, ed altre di quel catalogo, che -si potrebbero aggiungere. La seconda serie è un copioso catalogo di -voci, delle quali egli va indagando l'origine ora dal Latino antico, -ed or dal barbaro, ora dalle lingue de' popoli invasori d'Italia, e -dal Provenzale, dallo Spagnolo, dall'Arabo, con molta erudizione. -Parecchie etimologie si possono aggiungere ancora quì fra le quali -accennerò le seguenti tratte dal Tedesco. _Bara_, cioè cataletto viene -da _bahre_: _Becco_ per maschio della capra da _bok_: _bosco_ da -_busk_ (il Muratori alla v. _abbozzare_ avea bensì detto, che bosco -derivava dalla lingua Tedesca, ma non ne aveva indicata la radice nè -l'aveva registrata al suo luogo): _daga_ spezie di spada da _dagen_ -spada: _stanga_ da _stange_: _tasca_ da _tasche_: _tasso_ animale da -_dachs_.[125] - -Non tutti poi adotteranno tutte le sue etimologie. Per esempio _astio_ -probabilmente viene dal Tedesco _hass_ come altri già ha detto: ed egli -lo fa venire dal Latino, la qual lingua non aveva questa voce, erronee -essendo le due citazioni di Plauto, che presso di lui si leggono, e -che egli prese dal Du Cange. _Randello_ viene dal Tedesco _randell_, e -il Muratori troppo forzatamente lo fa derivare da _rand_, che significa -_giro_, _cerchio_, _margine_. Ma in cose oscure tanto, e difficili, -e ravvolte in tante incertezze chi può pretendere, che mai non si -devii? Anche Anton Maria Salvini spiegò l'etimologia di alcune voci -Italiane ne' suoi discorsi accademici[126] e il Baruffaldi, molte ne -aveva esaminate di quelle, che dal Ferrari, e dal Menagio, erano state -trascurate.[127] - -NOTE: - -[104] Girolamo Andrea Martignoni fece con nuovo metodo un Vocabolario -Toscano, nel quale tutte le voci sono ridotte a tre classi, di cose -fisiche, morali, e scientifiche, e ciascuna è suddivisa in più altre -classi. Ne stampò la prima parte a Milano il 1743. e il P. Daniele -Trinchineta Minor Conventuale ne pubblicò ivi la seconda il 1750. -Il Cesarotti Op. T. 1. p. 217. ricorda un Dizionario Padovano, e -Toscano dell'Ab. Gaetano Patriarchi, in cui a fronte d'ogni vocabolo e -idiotismo Padovano sta l'equivalente Toscano, e il P. Zaccaria _Stor. -Lett._ T. 11. p. 5. parla del Dizionario Siciliano, Italiano, e Latino -del P. Michele del Bono della Compagnia di Gesù. - -[105] _Voci maniere di dire, e osservazioni di Toscani scrittori, -e per la maggior parte del Redi, raccolte, e corredate di note da -Andrea Pasta, che possono servire d'istruzione ai giovani nell'arte -del medicare, e di materiali per comporre con proprietà, e pulizia -di Lingua Italiana i Consulti di Medicina, e di Cirusia. Brescia per -Gio. Maria Rizzardi_ 1769. E di nuovo in Verona nella Stamperia di -Dionigi Ramanzini, 1806. nell'ultimo volume dell'edizione Veronese del -Vocabolario della Crusca. - -[106] Zaccar. Stor. Lett. d'Ital. T. 14. p. 357. - -[107] Ivi p. 356. - -[108] Opere T. 5. p. 181. Ed. di Venez. del Palese. - -[109] Un egregio Vocabolario militare ha poi fatto il chiarissimo -Signor Giuseppe Grassi, il quale però essendo impresso recentemente, -non è del mio instituto il parlarne. - -[110] Dalla p. 260. fino a 576. - -[111] Stampato in Firenze il 1728. - -[112] Bologna pel Pisani 1732. in 4. e di nuovo Bergamo 1744. Colle -aggiunte del Bandiera si stamparono per la prima volta in Venezia il -1756. e poi molte, altre volte. - -[113] Alla v. _strage_ si vede fra i sinonimi _massacro_ che egli -chiama voce dell'uso; ma un buono scrittore non vorrà adoperarla. - -[114] Palermo pel Feuer. 1756. T. 2. in 8. - -[115] Padova nella Stamp. del Seminario 1763. in 4. - -[116] _Venezia_ 1755. in 4. Egli fece anche il Rimario delle voci -Italiane rimate licenziosamente e delle parole tronche, e quello della -Commedia e Canzoniero di Dante, che sono inediti. _Zaccaria Stor. Lett. -d'Ital._ T. 14. _p._ 357. Ivi gli si attribuisce ancora il rimario -della Gerusalemme, che si dice pure inedito. Ma questo rimario fu -compilato dallo Sgargi, e il Baruffaldi ne fu l'editore. Questi ne -cominciò uno, ma non lo compiè, come dice egli stesso nell'edizione -Veneta delle opere del Tasso T. 1. p. 374. - -[117] _Padova pel Comino 1727._ - -[118] E' opera di Giambattista Sgargi di Gubbio, e il Baruffaldi lo -stampò nel primo volume delle opere del Tasso dell'edizione di Venezia, -aggiungendovi sei ragionamenti. - -[119] _Bergamo pel Lancellotti 1760._ in 12. Baldassar Prosperi fece -il rimario del Filicaja, come dice il Baruffaldi nell'edizione citata -delle opere del Tasso T. 1. p. 374. - -[120] Modi di dire Toscani ricercati nella loro origine. Venezia, -appresso Simon Occhi. 1740. in 4. - -[121] Opere T. 1. p. 129. - -[122] Opere T. 1. p. 221. - -[123] _Antiq. Ital. med. ævi. Diss. 33._ - -[124] _Bast._, e poi _Basta_, _Bastum_, _Clitellæ_..... _Basturæ -asinorum_ ec. Du Cange. - -[125] _Antiq. It. Med. Aevi. Diss. 33._ - -[126] _Disc. Acc._ T. 2. _D._ 24. 25. 26. - -[127] _Zaccaria Stor. Lett._ T. 14. _p_. 356. - - - - - _Edizioni ed illustrazioni degli Autori classici._ - - ~CAPO~ X. - - -Un altro modo d'illustrar la lingua adoperarono altri or pubblicando -l'opere de' buoni scrittori, ed or rischiarandole con annotazioni, -e con ogni maniera di spiegazioni. I Salvini, i Manni, i Biscioni, -i Bottari, ed altri con nuove, e più corrette edizioni delle opere, -che fanno testo in lingua, e già dianzi erano pubblicate, e con -ritogliere dalla polvere delle librerie gli antichi manoscritti, e -darli in luce molto hanno giovato alla nostra lingua. E molto più -le hanno giovato coloro, che sì fatte opere co' loro comenti hanno -rischiarate. Le fatiche de' comentatori di Dante non soddisfacevano -abbastanza al comun desiderio, siccome quelle, che spesso non erano -esatte, e sempre soverchiamente diffuse. Ripararono a questo difetto -Gio. Antonio Volpi co' suoi indici nell'edizion del Comino[128] poi il -P. Pompeo Venturi,[129] e finalmente il P. Baldassare Lombardi Minor -Conventuale[130] colle loro annotazioni. Molto si affaticò pure intorno -a Dante il Canonico Dionisi di Verona esaminando codici, e raccogliendo -varianti per procurare un'edizione esatta della Divina Commedia. Frutto -di tanto suo studio sono alcuni suoi opuscoli ne' quali molte cose -si vedono utilissime alla illustrazione di quest'opera, quantunque -talvolta vi s'incontrino ancora giudizj fallaci, e congetture prive di -fondamento.[131] Benemerito del Petrarca, o piuttosto di quelli, che -lo leggono volle essere il Muratori corredando le rime di quel gran -Lirico colle sue annotazioni, e con quelle d'Alessandro Tassoni, che -egli dette in luce per la prima volta, quantunque non tutti siano per -approvare le critiche di quel sommo scrittore, che nelle cose spettanti -al gusto non era così grande, quanto in ciò che spetta all'antichità. -E benemeriti ne furono veramente il Tiraboschi, che nella sua storia -esponendo la vita di lui alcune parti delle sue rime andò illustrando, -e il chiarissimo Signor Conte Gio. Battista Baldelli nella bella vita, -che ne scrisse,[132] e che tutta è piena di scelta erudizione, e di -giusta critica. Così piaccia a lui di darci pure la vita di Dante, come -questa ci ha data, e quella del Boccaccio, della quale a me rincresce -solamente di non poter quì ragionare, perchè non appartiene all'epoca, -nella quale star deve racchiuso questo mio ragionamento[133]. Ricorderò -bensì la storia del Decamerone di Domenico Maria Manni,[134] a qualche -difetto della quale supplì poi il Lami nelle Novelle Letterarie di -Firenze del 1754. 1755. 1756. Anche il Bottari illustrò e difese il -Decamerone con trentadue lezioni, che hanno poi veduta la luce per -opera del signor Francesco Grazzini egregio giovine de' buoni studj -amantissimo.[135] Ma quanto debbono gli approvati scrittori alle cure -indefesse de' due testè mentovati Manni, e Bottari! Quanto ad Anton -Maria Salvini, al Canonico Biscioni, al Seghezzi, al Serassi! Se io -volessi quì noverare le opere per essi, o per altri più correttamente -pubblicate, o da' testi a penna tratte per la prima volta in luce, o -di utili prefazioni, e annotazioni arricchite ampia materia avrei di -ragionare. Ma troppo increscevole sarebbe un lungo catalogo di nomi e -di titoli, e al tutto inutile, da che il Signor Gamba nella sua serie -delle edizioni de' testi di lingua Italiana[136] sì accuratamente ha -soddisfatto al pubblico desiderio. - -NOTE: - -[128] _Padova pel Comino_ 1727. - -[129] _Lucca pel Cappuri_ 1737. senza il suo nome, e poi più altre -volte con molte aggiunte, e correzioni. - -[130] Roma, Fulgoni 1791. in 4. e di nuovo Roma, de Romanis 1815. T. 4. -in 4. ottima edizione. - -[131] _Serie d'Aneddoti_ N. II. _Verona per l'erede Merlo_ 1786. in 4. -Contiene una dissertazione sopra Pietro comunemente detto figlio di -Dante, e sul suo comento. In fine vi è unito il _piano_ per una nuova -edizione di Dante. - -_Serie d'Aneddoti_ N. IV. Ivi per lo stesso 1788. in 4. Contiene due -componimenti in versi esametri Latini di Dante a Giovanni di Virgilio, -ed altrettanti di Giovanni a Dante, a' quali succede un saggio di -critica sopra Dante. _Serie d'Aneddoti_ N. V. _de' Codici Fiorentini di -Dante_. _Ivi per gli_ Eredi Carattoni 1790. in 4. _Dialogo Apologetico -per appendice alla serie degli Aneddoti Dionisiani_. _Verona per gli -eredi di Marco Moroni_ 1791., in 8. Il ch. Signor Proposto Lastri -avendo nelle Novelle Letterarie di Firenze de' 17. e 29. Aprile 1791. -censurato il N. 5. di questi Aneddoti il Dionisi si difese con questo -Libretto. Non ho registrato il N. 1. degli Aneddoti, perchè non -riguarda Dante. Non so se altri numeri sieno usciti dopo questi, che -mi furono donati dall'Autore nel 1792. Ma siccome egli aveva sempre in -mira Dante, perciò anche in altra opera intitolata _de' Blandimenti -funebri, ossia delle Acclamazioni Sepolcrali Cristiane_, _Padova nella -Stamperia del Seminario_ 1794. in 4. trova modo di parlar di lui e di -illustrarlo. - -[132] _Del Petrarca, e delle sue Opere Lib._ 4. _Firenze presso Gaetano -Cambiagi._ 1797. in 4. L'Ab. Sebastiano Pagello pubblicò le _rime di -Messer Francesco Petrarca con note date la prima volta in luce ad -utilità de' giovani, che amano la poesia_. Senza indicazione di luogo e -di stampatore, 1754. in 4. Non ho veduta questa edizione, ma so che le -note sono lodate. - -[133] _Vita di Giov. Boccacci Firenze presso Carli._ 1806. in 8. gr. - -[134] _Firenze pel Ristori_ 1742. _in_ 4. - -[135] _Lezioni di Monsig. Giovanni Bottari sopra il Decamerone. Firenze -presso Gaspero Ricci_ 1818. T. 2. _in_ 8. - -[136] Si veda principalmente la nuova edizione fatta in Milano dalla -stamperia Reale il 1812. in due volumi in 18., la quale oltre ai -testi di lingua citati nel Vocabolario, e quelli che furono approvati -dall'Accademia nel 1786. comprende ancora quelli che furono allegati -dall'Alberti, e parecchi altri, che il Sig. Gamba propone come Autori -di purgata favella, e di tutti accenna le migliori edizioni, come dico -nel capo seguente. - - - - - _Di quegli Scrittori, che hanno illustrata la - lingua Italiana scrivendo purgatamente._ - - ~CAPO~ XI. - - -Ma la più nobil maniera di illustrar una lingua consiste nello scriver -bene. Io non pretendo decidere quali sieno gli scrittori, che debbono -far testo in lingua. Questo è ufficio dell'Accademia della Crusca, -ed ha voluto almeno in parte soddisfarvi l'Accademia Fiorentina nel -partito preso il 1786. di cui ho parlato più volte.[137] Io prendo ad -annoverare non solamente coloro, ai quali è stato quest'onor conceduto, -o che ottener lo potrebbono, perchè scrissero purissimamente, ma quelli -ancora, che meritano lode di molta purità, quantunque alcuna volta, -o per trascuratezza, o per debolezza di umana natura sieno caduti in -qualche errore, od abbiano usata qualche voce non approvata. Niuno -scrittor vivente porrò fra questi, de' quali troppo è pericoloso il -dar giudizio: nè intendo di noverare tutti i trapassati, che ne son -meritevoli, perchè troppo lunga impresa sarebbe, e difficile. Altri -però mi ha diminuita alquanto la fatica. Oltre all'Alberti, di cui -ho già fatta parola, il Signor Gamba nuovamente stampando la sua -_serie dell'edizione de' testi di lingua_[138] agli scrittori scelti -dall'Accademia, e dall'Alberti parecchi altri ne aggiunse di purgata -favella. E poco fa un anonimo scrittore coltissimo, giudizioso, e -della nostra lingua amantissimo ha pubblicato un eccellente _catalogo -d'alcune opere attenenti alle scienze alle arti e ad altri bisogni -dell'uomo; le quali quantunque non citate nel Vocabolario della -Crusca meritano per conto della lingua qualche considerazione_.[139] -Finalmente il Signor Poggiali alla sua _serie de' testi di lingua_ ha -aggiunto un catalogo di _opere non citate nel Vocabolario di autori -però in esso allegati, e un altro di opere scritte in buona favella -di autori non citati nel Vocabolario_.[140] Molto prenderò da questi -scrittori, aggiungendo però non poco, e talvolta allontanandomi -dall'opinion loro, e piuttosto agli autori per essi approvati -aggiungendone alcuni altri. - -Comincio dagli Scrittori di Grammatica, e fra questi vuolsi dare il -primo luogo al Corticelli. Di lui ho già detto di sopra, dove ho -lodato i suoi precetti; e quì devo nominarlo di nuovo perchè i suoi -precetti sono esposti purissimamente. L'opera sua è annoverata fra -quelle approvate dall'Accademia Fiorentina. Al Corticelli unisco -Francesco Maria Zanotti per gli _Elementi di grammatica volgare_ de' -quali altresì ho già parlato, e pel _Ragionamento sopra la volgar -Lingua_.[141] E poichè in questa parte del mio ragionamento ho nominato -per la prima volta questo immortale scrittore, non so trattenermi -dal mostrare qualche maraviglia, che l'Accademia Fiorentina in quel -partito da me ricordato ponendolo fra gli scrittori approvati di tante -sue opere abbia scelte le lettere solamente, e le opere mattematiche, -filosofiche, oratorie, e poetiche abbia trascurate. Le sue lettere sono -bellissime; ma non sono men belle le altre cose; e in tutte si vede -una grazia di stile, che innamora. Io non dico, che egli sia scrittore -purissimo nel fatto della lingua, nè volle esser tale. Ma, come il -Castiglione, seguì una certa libertà, la qual pure non è senza grazia. -Che se i Deputati reputarono opportuno di perdonargli questa libertà -nelle lettere senza approvarla, parrebbe che sì fatta indulgenza usar -gli si dovesse ancora per le altre opere tanto maggiori, o l'importanza -si consideri della materia, o la cura da lui posta nello scriverle. -Finalmente ricordo i dialoghi del P. Rosasco, de' quali pure ho -già fatta menzione. Avrei desiderato, che questo purgato scrittore -non facesse uso di certe voci antiquate che non sono rare in quel -suo Libro. Checchè però sia di questo, egli in quest'opera scrive -purgatamente, e si deve dargliene lode. Ma progrediamo più innanzi -e dai maestri di grammatica passiamo a quelli, che ci hanno dati i -precetti dell'eloquenza e della poesia. - -Quì pure ci si presentano il P. Corticelli e Francesco Maria Zanotti. -I cento discorsi del primo su l'eloquenza meritarono d'essere -approvati dall'Accademia Fiorentina.[142] Parrà forse ad alcuno, che -i suoi insegnamenti sieno comuni troppo; ma non è comune in essi la -purità della lingua, e il savio avvedimento di prendere gli esempj -tutti da ottimi scrittori approvati dalla Crusca. Il secondo scrisse -cinque ragionamenti _dell'arte poetica_,[143] parlando della poesia -in generale poi della tragedia della commedia dell'epopeja e della -lirica. Nella qual trattazione egli condisce tutto con quella grazia, -che era a lui naturale e che non lo abbandonava anche ne' famigliari -discorsi. I precetti poetici dette pure il Gravina, e la sua opera -è annoverata fra quelle scelte dall'Accademia Fiorentina, il qual -autorevol giudizio mi fa sicuro, che non m'inganno commendando ancora -le altre opere sue scritte in Italiano[144]. Con purgato stile procurò -di scrivere il Quadrio la sua faticosa, e troppo lunga opera _della -storia e della ragione d'ogni poesia_,[145] il Bisso nell'elementare -_introduzione alla volgar poesia_,[146] il Baruffaldi ne' ragionamenti -poetici, dove parla della rima, dei rimarj, de' centoni, e delle varie -edizioni della Gerusalemme liberata,[147] il Parini nei _principj -delle belle Lettere_,[148] e il Borsa nella dissertazione _sul Gusto -presente in Letteratura Italiana_ onorata di premio dall'Accademia -Mantovana.[149] Ma parecchi fra questi vince d'assai, ed a niuno è -secondo il Sibiliato a giudizio d'uomini intelligenti (giacchè non mi è -riuscito di vedere le cose sue). Due dissertazioni di questo scrittor -purissimo appartengono a questa classe, e furono da lui destinate a -due Accademie diverse. Commenda nella prima l'arte poetica, mostrando -quanto alla civil società sia vantaggiosa ed alla politica, e fu -premiata dall'Accademia Mantovana: colla seconda corregge e reprime -quella pedanteria scientifica, (come la chiama il Cesarotti) che agli -anni passati col titolo di spirito filosofico invase e guastò l'amena -letteratura.[150] Aggiungo a questi Anton Maria Salvini ed il Marchese -Gio. Giuseppe Orsi. Il primo per le annotazioni da lui fatte alla -_perfetta Poesia_ del Muratori, ed il secondo per le _considerazioni -sopra il libro francese intitolato de la maniere de bien penser dans -les ouvrages d'esprit_,[151] e pel ragionamento sopra il dialogo di -Cicerone _de senectute_.[152] Ambedue fanno testo in lingua, il Salvini -per antico diritto, l'Orsi per decreto dell'Accademia Fiorentina. A -questa classe appartengono i dialoghi del Regali di cui ho parlato -al Capo VI, ed alcune opere di Giuseppe Bianchini, cioè la difesa di -Dante, le tre lezioni sopra il primo terzetto del Paradiso di Dante, -sopra un sonetto del Petrarca, e sopra uno del Varchi, il Trattato -della satira Italiana, e il Dialogo intitolato la villeggiatura,[153] -e la difesa del Petrarca per opera del Casaregi, del Canevari, e del -Tomasi.[154] A questa classe si possono aggiungere altresì l'acre -censura, che il Biscioni fece all'edizione de' Canti carnascialeschi -procurata dal Bracci,[155] e la più acre risposta dello stesso -Bracci[156]. Commendo ne' due feroci rivali la purgatezza della lingua, -ma biasimo solennemente la mordacità loro, e principalmente del -secondo, che ebbe poi a dolersi di averla usata. - -Molti più sono gli Oratori, ed i Poeti, che domandano d'esser quì -nominati. Ne sceglierò alcuni, non potendo parlar di tutti. Fra gli -Oratori vuolsi concedere il primo luogo al Gesuita Lucchese Alfonso -Nicolai[157] per ciò che spetta alla lingua; nè a questo m'induce -l'amor della Patria, ma sì l'Accademia Fiorentina, che l'annoverò -fra i suoi scrittori approvati. I Gesuiti Tornielli[158] Bassani, -Sanseverino, Dolera, Rossi, Venini, Trento, Pellegrini, Granelli, -Muzani, Masotti, Vettori, e il Domenicano Valsecchi, furon lodati da -chi li ascoltò predicare dal pergamo e sono lodati da chi legge le -loro prediche. Anche fra gli Autori di lezioni sulla Santa Scrittura -ve ne ha parecchi di purgata favella. Tali io giudico il Nicolai, il -Granelli, il Rossi, il Pellegrini, già mentovati, e il Barotti, il -Martinelli, e lo Scotti. Si aggiungano a questi Gio. Maria Luchini, -ed Angelo Maria Ricci, pe' loro volgarizzamenti d'alcune Omelìe di -S. Basilio, di S. Giovanni Grisostomo e di S. Gregorio Nazianzeno, -de' quali parlerò altrove, Giuliano Sabbatini Scolopio e Vescovo di -Modena, Lodovico Preti, Giuseppe Tozzi, Antonio Monti. Fra gli Oratori -profani, si debbono ricordare Benedetto, e Giuseppe Averani, e Anton -Maria Salvini. Nomino quì Benedetto, perchè l'Accademia Fiorentina -che l'annoverò fra gli Scrittori da lei destinati a far testo in -lingua gli attribuisce non so quali orazioni. Queste però non sono -note al Mazzucchelli, nè al Signor Gamba, nè a me. Note sono bensì le -sue _dieci Lezioni sopra il quarto Sonetto del Petrarca_ stampate in -Ravenna il 1707. cioè l'anno stesso della sua morte. Dieci lezioni -per un sonetto a dir vero sono troppe; ma tale era l'uso del tempo -suo che ora è cessato, nè è da dolersene. Altre undici lezioni egli -scrisse, le quali abbiamo fra le prose Fiorentine. Molte lezioni -altresì scrisse il fratello suo Giuseppe, che il Proposto Gori fece -poi stampare.[159] I Salvini si dee collocare fra gli oratori sacri -per le prose sacre,[160] e fra' profani pe' discorsi Accademici, per -le prose toscane, ed altre opere.[161] Altri oratori abbiamo nelle -Prose Fiorentine, e nell'aggiunta che a questa si fece in Venezia il -1754. Purgatamente scrissero orazioni ancora Francesco Maria Zanotti, -Alessandro, e Domenico Fabri, il P. Curzio Boni Chierico Regolare della -Madre di Dio, Flaminio Scarselli, ed altri.[162] - -Agli Oratori succedano gli scrittori di lettere. Sono alcuni, ai quali -niente aggrada, che non sia forestiero, e d'oltre monti non venga -o d'oltre mare. Essi magnificando le glorie dell'altre Nazioni in -questa parte della letteratura non cessano di rinfacciare all'Italia, -che le mancano buoni scrittori di tal genere. Se il mio argomento -mel permettesse non sarebbe a me difficile di mostrar pienamente -la falsità di questa accusa, indicando molti egregi epistolarj del -passato secolo, o dei precedenti. Ma contenendo ancora il mio discorso -fra gli angusti confini, che mi sono prescritti, e continuando la -mia trattazione mi avverrà di rispondere almeno in parte a quel -rimprovero, quasi senza avvedermene. Il Metastasio è autore approvato -dall'Accademia Fiorentina per le opere drammatiche solamente, nelle -quali era sommo. Le altre opere sue, benchè sieno di minor pregio, sono -però lodevoli. Le lettere[163] sono scritte con molta grazia, e con -qualche purità. Dotte ed erudite son quelle d'Apostolo Zeno,[164] il -quale altresì è approvato da quell'Accademia per alcune delle sue opere -drammatiche. Elegantissime sono quelle de' Bolognesi, e leggiadramente -scritte[165]. Eustachio Manfredi, i due Zanotti Francesco Maria e -Giampietro, il Ghedini, Alessandro e Domenico Fabri, e Flaminio -Scarselli ne sono gli autori; e i loro nomi sono così noti, che farei -cosa inutile se quì prendessi a commendarli. Molte lettere abbiamo -dell'Algarotti fra le sue opere.[166] Sanno tutti, che l'Algarotti alla -scuola Bolognese attinse il buon gusto delle lettere, e fu scrittore -elegante, e da prima anche puro. Ma poi viaggiando in Francia, in -Inghilterra, in Germania, ed ivi dimorando lungo tempo il suo stile -prese una certa straniera tintura, per cui le maniere de' nostri -antichi si vedono talvolta unite a quelle de' moderni oltramontani, -il che se non m'inganno fa un contrasto spiacevole da non imitarsi. -L'Alberti citò le sue opere, nè lo condanno per questo, perchè molte -voci vi si trovano spettanti alla fisica e alle arti del disegno, che -secondo il suo instituto egli dovea raccogliere: ed io cito quì le sue -lettere, e citerò altre cose sue, ove mi cadrà in acconcio, perchè -molto v'ha in esse scritto toscanamente. - -Anche al Magalotti nocquero i lunghi viaggi in ciò che spetta alla -purità di lingua. Purgatamente scrisse _i saggi di naturali sperienze_, -che fanno testo in lingua. L'Accademia Fiorentina concedette -quest'onore anche alle sue lettere sì familiari, che erudite.[167] -Il Cesarotti si doleva[168] che riconoscendosi questo scrittore per -fortissimo nei saggi dell'Accademia del Cimento, si accusi _d'esser -poi nelle sue lettere familiari scritte in età più matura_ (_si noti -la circonstanza_) _caduto in neologismi, gallicismi, e barbarismi -evidenti_. Non è strano però, che un giovine scrittore di felice indole -ben indirizzato nelle lettere, e conversando con uomini dotti scriva da -prima lodevolmente, e col volger degli anni, sedotto poi dall'altrui -plauso, o dalla soverchia stima di se medesimo, o da qualsivoglia altro -motivo travii dal retto sentiero, e cada in errori anche gravi: e di -leggieri se ne potrebbe recar qualche esempio. Il Cesarotti rammenta -il giudizio di Monsignor Fabroni, il quale dice che l'orazion del -Magalotti è piena di maestà, splendida, e luminosa, ed ha in se una -somma bellezza, e dignità, e porta sempre in fronte (ciò che fu lodato -in Messala) la nobiltà dell'autore, il che tutti gli concederanno. -Ma il Fabroni non lo difende da quell'accusa, nè credo che altri lo -vorrà difendere, e l'Accademia Fiorentina, che approvò le opere del -Magalotti non avrebbe forse voluto tutte approvar le parole, e i modi -di dire, che sono in quell'opere. Purità grande al contrario, scevra -da ogni scoria straniera ci offrono le lettere di Lodovico Preti, e di -Natale dalle Laste, o Lastesio. Meno pure di queste sono le lettere -di Lodovico Bianconi sulla Baviera, e su Cornelio Celso; ma tanta è -la grazia con cui sono scritte, che volentieri gli si perdona qualche -scorrezione. Il Signor Gamba pone nel suo Catalogo le lettere di -Giuseppe Baretti a' suoi fratelli stampate a Venezia il 1762. e tre -altre del medesimo contro Biagio Schiavo uscite in luce il 1747. co' -torchj di Lugano. Ma siccome egli confessa, che _questo capriccioso -autore va al di là nel coniar vocaboli strani_, non credo dovergli -dar luogo nel mio. Per la cagion medesima escluderò la troppo celebre -_frusta letteraria_, colla quale sotto il nome d'Aristarco Scannabue -malmenò molti scrittori anche insigni del suo tempo. - -Un altro lamento sogliono fare alcuni, che in parte ripete il Signor -Cesarotti. _Il Boccaccio_, egli dice, _ricco delle locuzioni del -comico familiare, manca dei tornj dell'urbanità delicata, e da lui -forse è addivenuto, che l'Italia in questo genere è tanto inferiore -alla Francia._ E ciò non basta. Altri fra le opere degl'Italiani -non ne trovano quasi veruna, che serva a piacevole trattenimento, e -fanno querele, perchè quasi tutte dalle scienze, o dalle facoltà, -che insegnano, prendono un certo aspetto severo troppo, e contente -d'insegnare, non si curano di dilettare. Ma questi lamenti mi sembrano -ingiusti. Il Boccaccio prendeva stile diverso secondo la diversità -delle materie. Nelle novelle di Calandrino, Bruno, e Buffalmacco ed -in altre simili fece uso del _comico familiare_; l'urbanità delicata -adoperò in quelle della Marchesana di Monferrato, di Bergamino, del Re -di Cipri, e in altre molte; e sono per avventura più le seconde, che -non le prime. Potrei citare altresì il Castiglione nel Cortegiano, il -Bembo negli Asolani, il Caro, e il Bonfadio nelle lettere, e parecchi -altri scrittori del secolo decimosesto. Ma io debbo ristringere il mio -discorso fra quelli del decimottavo. Or chi non ravvisa l'urbanità, ed -anche la piacevolezza negli autori di lettere poco fa mentovati? E chi -potrà indicarmi non dirò un'opera, ma direi quasi una sola facciata -di Francesco Maria Zanotti, in cui si desiderino questi pregi? Sino -le cose mattematiche ne' dialoghi sulla forza, che chiamano viva, e -la morale filosofia sono da lui appiacevolite con tanta leggiadria di -stile, che non temono veruna benchè illustre comparazione. Urbanità, -e piacevolezza io trovo ancora nell'opere dell'Algarotti, del Gesuita -Roberti, di Gasparo Gozzi, del Conte Robbio di S. Raffaele, del Conte -Giambattista Giovio, del Bianconi, e nelle Donne della Santa Nazione -del Gesuita Giuliari. Non finirei così presto, se tutti volessi -noverare coloro, che meritano d'esser citati. Tralascio perciò il lungo -ed inutil catalogo de' loro nomi, e proseguo l'intrapresa carriera. - -Il secolo decimottavo si può dir per l'Italia il secolo de' poeti. Non -v'ha quasi città, che non vanti qualche buon poeta, o mediocre. Non è -mio ufficio l'esaminare, se quell'immenso torrente di versi, che agli -anni passati ha inondate le nostre contrade, fosse affatto inutile o -anche dannoso, o se per avventura ne sia provenuta qualche maggiore e -più universale, coltura degl'ingegni Italiani. Io cerco solamente fra -tanto numero di poeti quali sieno coloro, che agli altri pregj di buon -poeta seppero unire la purità della lingua. E cominciando dagli autori -di certi poemi, che epici in qualche modo si possono chiamare nominerò -in primo luogo la Genesi di Monsignor Cerati Vescovo di Piacenza, -poi il Tobia di Cammillo Zampieri, gli occhi di Gesù del Martelli, -l'Apocalisse di S. Giovanni, e il Telemaco di Flaminio Scarselli, e -il Giobbe del Rezzano, e quello dello stesso Zampieri. Tranne i tre -primi gli altri si considerano come traduzioni, alle quali non do quì -luogo;[169] ma se rettamente si osserva si debbono piuttosto chiamar -imitazioni, che traduzioni. Fra i poemi didascalici nominerò prima -l'Antilucrezio del Ricci approvato dall'Accademia Fiorentina, e poi -la Fisica, l'origine delle Fontane, e il Caffè del Barotti felice -imitator dell'Ariosto, la felicità del Bondi, i Cieli del Pellegrini, -tutti tre Gesuiti. Si uniscano a questi i poemi di cose agrarie, come -la coltivazione del riso dello Spolverini, il Baco da seta del Betti, -il Canapajo del Baruffaldi, la coltivazion de' monti del Lorenzi, le -fragole del Roberti.[170] Maggior sarebbe il numero dei poemetti di -vario argomento se quì volessi noverarli. Fra questi non debbo tacere -la Bucchereide del Bellini, che fa testo in lingua: ma degli altri non -farò menzione perchè troppo lungo discorso si richiederebbe. Laonde -senza più farò passaggio alla poesia teatrale. - -Questa si può dividere in tragica, drammatica, e comica. Il primo -ristoratore della Tragedia Italiana nel secolo, di cui parliamo fu -Pier Jacopo Martelli, ed egli avrebbe riscosso plausi più durevoli, -se non avesse adoperato i nojosi versi, che da lui hanno il nome di -Martelliani. Il Gravina scrisse con molta purità cinque Tragedie, -che sono altrettanti efficacissimi sonniferi, quantunque non sieno -prive di qualche pregio. Lodevoli sono quelle dell'Ab. Antonio Conti. -L'Accademia Fiorentina approvò le prose e le rime di quest'autore, -colla quale denominazione pare, che abbia voluto indicar solamente le -sue opere stampate in Venezia il 1739. e 1756. in due volumi. Ma ivi -non sono nè il volgarizzamento della lettera d'Elisa ad Abelardo, nè -le sue quattro Tragedie. Dovremo dunque dire, che queste cose sieno -escluse? Io non lo credo, e penso piuttosto, che in quelle parole -sieno comprese le opere sue tutte quante. Quasi nel tempo medesimo il -Marchese Maffei compose la Merope tante volte stampata, e rappresentata -sul teatro. Il Voltaire l'imitò in parte, e poi la criticò amaramente, -celandosi sotto il finto nome di M. de la Lindelle. Inferiore di pregio -alla Merope è la Didone di Giampietro Zanotti, e vie più inferiori sono -l'Ezzelino e la Giocasta del Baruffaldi, quantunque sieno scritte -purgamente. Intorno allo stesso tempo Domenico Lazzarini dette in luce -l'Ulisse, il quale non ha altro merito, che d'esser puramente scritto, -e d'aver fatta nascere la celebre satira intitolata il Ruzvanscad. -Degno di sedere accanto all'autor della Merope è Alfonso Varano pel -Demetrio, Giovanni di Giscala, e Agnese, e ne è degno altresì il P. -Giovanni Granelli Gesuita pel Sedecia, Manasse, Dione, e Seila figlia -di Iefte. Nè molto inferiori a queste ottime io stimo il Gionata, il -Demetrio Poliorcete, e il Serse del Bettinelli Gesuita egli pure. -Questo celebre Scrittore non cercò molto la purità della lingua; ma fu -maggiore la libertà da lui usata dopo la soppressione della Compagnia -di Gesù; nelle tragedie però principalmente e in qualche altra opera, -che indicherò a suo luogo, fu assai moderato. Fu il Pompei amante -della nostra lingua, e tale si mostrò in due tragedie intitolate -Ipermestra e Calliroe. In queste merita molta lode per regolarità di -condotta e per altri pregj; non è però mio officio e lascio ad altri -l'esaminare se quelle sue tragedie tanti ne abbiano e tali, che debbano -ottener molto plauso rappresentate sul teatro. Parecchi altri Poeti -Tragici del passato secolo sono con onor nominati dal chiarissimo -Signor Napoli Signorelli nel sesto volume della sua storia critica de' -Teatri, de' quali non farò quì parola, perchè o sono viventi, o non -si sono abbastanza curati di scrivere puramente, o non ho lette le -loro produzioni. Ma fra le Tragedie non vedute da me credo di potere -assicurare, che l'Agamennone e Clitemnestra pubblicata nel 1786. dal -Signor Matteo Borsa abbia quella purità di lingua, che io quì ricerco, -perchè egli era colto e purgato scrittore, talchè il Signor Gamba -avrebbe potuto concedergli un luogo onorevole nella sua appendice. - -Il novero de' Poeti Tragici, che debbono esser da me nominati terminerà -col Conte Vittorio Alfieri. Le sue tragedie al primo loro apparire -sulle scene ottennero molto plauso, il quale pel corso di ben ventisei -anni non si è punto scemato. Alcuni critici di molto ingegno, e di -non mediocre dottrina si sono adoperati di trovare in esse parecchi -difetti: ma niuno accusa l'autore di non essere scrittore purgato. -A me basta questa lode, che l'universal consentimento, gli accorda, -nè a me appartiene d'indicare gli altri suoi pregj, o assottigliarmi -d'indagarne i difetti, nè di esaminare se i migliori dei tragici -nostri sieno da lui uguagliati, o superati. Lascio questo esame agli -spettatori frequenti, che non si stancano di accorrere alle sue -tragedie tante volte ripetute. - -La tragedia ci è stata trasmessa dai Greci, e dai Latini, ma il dramma -musicale è opera nostra. Niun poeta teatrale è mai pervenuto alla -celebrità del Metastasio, i drammi del quale si son cantati su i Teatri -tutti dell'Europa. Questi furono approvati dall'Accademia Fiorentina, -come pur lo furono quelli d'Apostolo Zeno, che è al Metastasio _longo -proximus intervallo_. Degli altri poeti drammatici non credo dover far -parola.[171] Anche i poeti comici non mi tratterranno lungamente. Le -commedie del Fagiuoli fra le opere scelte dall'Accademia Fiorentina per -la nuova edizione del Vocabolario. Ma se meritano lode, perchè sono -scritte toscanamente, non la meritano molto per gli altri pregj, che -alla commedia son necessarj per essere applaudite nel Teatro. Anche le -poche commedie, che abbiamo del Lazzarini, del Maffei, e dell'Alfieri -sono commendabili per la purità della lingua, ma contente di questa -lode non debbono esigerne altra maggiore. Al contrario il Goldoni, cui -niuno vorrà negare il primato nella poesia comica italiana per gli -altri pregj, che essa richiede, ha trascurato alquanto la purità della -lingua. - -Se scarso è il numero di quelli, che questa parte della poesia hanno -coltivata felicemente, grande è quello de' poeti lirici. Le poesie -del Filicaja e del Menzini furono citate dalla Crusca. Quelle di -Giovan Bartolommeo Casaregi, del Crudeli, di Monsignor Ercolani, -del Guidi, del Lorenzini, del Mozzi, e d'Anton Maria Salvini furono -approvate dall'Accademia Fiorentina. L'Alberti cita le rime del Gigli -seguace del dialetto Senese, e quelle d'Angelo Maria Ricci, che mi -sono ignote, giacchè la guerra de' ranocchi, e de' topi attribuita ad -Omero, e da lui volgarizzata in versi anacreontici non può annoverarsi -fra le _rime_, quantunque sia in versi rimati. A questi il signor -Gamba aggiunge il Lazzarini, il Maffei, il Magalotti, il Manfredi, -Alessandro Marchetti, il Martelli, il Mascheroni, il Pompei, e il -Varano. Io finalmente ne aggiungerò più altri. Fra questi porrei il -Frugoni, se gli editori suoi fossero stati men liberali. Vi porrò -bensì l'Algarotti, di cui l'Alberti cita parecchie opere di prosa, -non però le poetiche, che sono più toscanamente scritte dell'altre. -Vi porrò Francesco Maria e Giampietro Zanotti, Giovan Battista Zappi, -il Ghedini, il Salandri, il Conte Agostino Paradisi, il Pozzi, il -Vannetti, il Tagliazucchi, il Duranti, i Gesuiti Bassani, Rossi, -e Berlendis, il Vittorelli, il Bondi, il Parini, il P. Fusconi, il -Baruffaldi, lo Scarselli, Alessandro Fabri, il Bettinelli pe' versi -sciolti principalmente, il Dio del Cotta, le canzonette marinaresche -del Gesuita Tornielli. - -Anche nella poesia piacevole molti meritarono plauso. Il Ricciardetto -del Forteguerra, la Svinatura del Carli, le rime piacevoli del -Fagiuoli, e le poesie del Saccenti, sono fra le opere scelte -dall'Accademia Fiorentina. L'Alberti citò la Celidora ovvero il -Governo di Malmantile del Conte Ardano Ascetti cioè del P. Lodovico -Agostino Casotti Domenicano, e del Gigli la Scivolata e la Culeide, -e il Signor Gamba ha notate nel suo catalogo le poesie piacevoli di -Giuseppe Baretti,[172] e quelle di eccellenti Autori Toscani per far -ridere le brigate, stampate in Gelopoli cioè in Firenze il 1760. fra -le quali ve n'ha alcune del Gigli, del Bellini, e d'altri poeti del -secolo decimottavo. Io aggiungerò il Grillo d'Enante Vignajuolo, cioè -del Baruffaldi, la Cuccagna del P. Rossi, le nozze di Pulcinella del -Vittorelli, le rime piacevoli del Dottor Vettore Vettori, qualche -capitolo di Francesco, e Giampietro Zanotti, del Manfredi, e pochi -altri. - -Il Bettinelli voleva, che il ditirambo del Redi fosse l'unico ditirambo -Italiano, e che delle poesie satiriche si faccia meno conto, che di -ogni altra. _La lingua Italiana_ (egli dice) _non sembra atta a questa -poesia, e gl'Italiani dan troppo presto all'armi._[173] Il ditirambo -del Redi è veramente cosa unica, e niuna altra nazione può gloriarsi -d'averne una simile. Nel secolo di cui parlo si è tentato d'imitarlo, -ma gl'imitatori sono sempre inferiori a' loro modelli. Fra questi si -può accordare qualche lode al Baccanale in Gioveca del Baruffaldi, -almeno per ciò che appartiene alla lingua. Riguardo poi alla satira io -non so che cosa avesse in animo il Bettinelli, quando disse, _che la -lingua Italiana non sembra atta a questa poesia_. So che l'Ariosto, -Salvator Rosa, l'Adimari, il Menzini, ed altri hanno scritte Satire; e -se in esse si trova alcun difetto, questo non proviene dalla lingua. -L'ultimo di questi appartiene in parte al secolo decimottavo, ed è -annoverato fra gli scrittori citati dalla Crusca. Ma un nuovo genere -di satira sconosciuto ai Latini e ad ogni altra nazione usò il Parini -ne' suoi poemetti intitolati il Mattino, il Mezzogiorno, e la Sera, i -quali come prima uscirono in luce riscossero molto plauso in Italia, e -fuori. Egli non _dà_ punto _all'armi_, ma con una delicata e leggiadra -ironia punge il vizio, e non lo flagella, nè reca mai noja in tanta -somiglianza di cose, che da lui si debbon descrivere. Nè d'indole molto -diversa è il poema _dell'uso_[174] del Conte Duranti da me nominato con -lode fra i poeti lirici. - -Questi fra molti sono i poeti, de' quali ho creduto dover quì far -menzione, lasciandone parecchi altri pregevolissimi per le altre -qualità, che dall'arte poetica sono richieste. Lo stesso è da dirsi -degli storici, di cui farò adesso parola. Ma per procedere con -chiarezza dividerò la storia nelle diverse sue parti, e comincerò da -quella, che più propriamente si chiama con questo nome. L'Alberti cita -gli annali del Sacerdozio e dell'Impero del Battaglini, e lo lodo se -ne ha presa qualche voce ecclesiastica, che non si trovi in altro -scrittor più pregevole. Non vuolsi però prenderli a modello di buono -stile, e purgato. Comincerò dunque il novero delle opere storiche -dalla _Verona illustrata_ del Maffei registrata dal Signor Gamba nel -suo catalogo. A questa aggiungerò i ragionamenti istorici su i Gran -Duchi di Toscana della Reale Casa de' Medici protettori delle lettere -e delle belle arti di Giuseppe Bianchini, la storia di Ferrara del -Baruffaldi, e la traduzione con ammirabile purità di lingua fatta -dal P. Pietro Savi Gesuita delle due opere latine del P. Ferrari, -delle geste del Principe Eugenio di Savoja nelle guerre d'Italia e -d'Ungheria. Dell'altre sue traduzioni parlerò altrove. Porrò eziandio -in questa classe il ragionamento intorno all'origine della Città -di Prato di Giovan Battista Casotti, che si legge negli _opuscoli -filologici_ del Calogerà, e fu poi approvato dall'Accademia Fiorentina. -Vi porrò finalmente le memorie storiche Modenesi del Tiraboschi, opera -d'argomento non grande, e che non somministra strepitose vicende, o -luminosi avvenimenti atti ad eccitare la curiosità di molti; tale -però che al suo autore conferma quella fama di critico giusto, e di -scrittor accurato elegante ed assai puro, che le altre cose sue gli -avevano procacciata. Unirò a queste storie le illustrazioni, che il -P. Ildefonso da S. Luigi ha poste nelle sue _delizie degli Eruditi -Toscani_, e le descrizioni di feste ed esequie fatte da Giambattista -Casotti, Leonardo del Riccio, Rosso Antonio Martini, e Marc'Antonio -Mozzi,[175] de' quali scrittori ho già fatta menzione, e la farò di -nuovo. - -Cinque opere spettanti alla storia Ecclesiastica dall'Accademia -Fiorentina furono approvate. Prima, fra queste o l'ampiezza si riguardi -della materia, o la sua importanza è la Storia Ecclesiastica del -Cardinal Orsi, che impedito dalla morte non potè condurre a fine. Io -non so bene, se l'Accademia adottandola tutte volesse adottare le sue -maniere di dire, fra le quali ve n'ha alcuna, benchè di rado, tolta -dalla lingua Francese, cui si potrebbe dubitare se convenga dar la -cittadinanza Toscana.[176] Dell'altre opere da me indicate pur ora -due sono di Gio. Battista Casotti, cioè le _Memorie Storiche di Maria -Vergine dell'Impruneta_, e _la Storia della fondazione del regio -Monastero degli Scarioni di Napoli_, e due sono del Canonico Mozzi, -cioè la _Storia di S. Cresci, e de' Santi suoi compagni Martiri, e -della Chiesa di S. Cresci in Valcava di Mugello, e la lettera ad un -Cavalier Fiorentino divoto di S. Cresci_. L'Accademia forse volle -ancora concedere lo stesso onore all'Istoria degli anni Santi, e -ad altre opere di Domenico Maria Manni, quantunque non l'indicasse -espressamente.[177] Infatti qual cosa v'ha di questo purissimo -scrittore, che non meriti di far testo in lingua? A queste opere -poi aggiungerò io la vita di S. Ignazio, la leggenda di S. Anna, e -quella di S. Margherita da Cortona del P. Antonfrancesco Mariani -Gesuita, il quale scrittore in ciò che spetta alla lingua è sempre -così purgato, che a niun altro lo reputo secondo, ed i più tenui suoi -libretti ascetici proporre si possono a modelli di stile purissimo, e -immacolato. Aggiungerò altresì la _Storia ragionata delle eresie_ del -Canonico Pietro Paletta, nella quale e gli avvenimenti dell'eretiche -sette si descrivono con eleganza, e le cagioni se ne espongono con -critica diligente e sottile. Aggiungerò finalmente l'insigne Storia -della Badia di Nonantola del Tiraboschi, di cui dirò solamente, che è -degnissima del suo autore. - -Ma la parte, in cui più che in ogni altra il Tiraboschi si è renduto -celebre è la storia letteraria. Egli, Apostolo Zeno, il Mazzucchelli -sono in Italia i padri di questa classe, e tutti tre furono purgati -scrittori. Niuno è così solennemente inerudito, che non conosca le -Dissertazioni Vossiane e le Annotazioni alla Biblioteca del Fontanini -d'Apostolo Zeno, gli Scrittori Italiani del Mazzucchelli, la Storia -della letteratura Italiana, e la Biblioteca Modenese del Tiraboschi. -Se io prendessi a lodar queste opere, e le altre cose minori di questi -scrittori nulla potrei dire, che non sia già stato detto da molti, e -nulla aggiungerei alla loro celebrità. Dirò solamente, che vasto è -l'argomento, che ciascheduno ha scelto, grande è in essi l'erudizione, -ma opportuna, esatta la critica, elegante lo stile, e (ciò che -appartiene al mio scopo) non mediocre la purità della lingua; talchè -non v'ha officio di buono scrittore, che essi abbiano trascurato. Da -Apostolo Zeno non deve andar disgiunto il suo feroce, ma disuguale -antagonista Monsignor Giusto Fontanini. La sua opera dell'eloquenza -Italiana, e la Biblioteca, che v'è unita, si attiraron le critiche -dello Zeno, di cui ho già parlato, del Muratori, del Maffei, di Gio. -Andrea Barotti, e del P. Costadoni, e la più parte di quelle critiche è -giusta. Il Fontanini era quanto altri mai litigioso, tenace della sua -opinione, e non esatto abbastanza nell'erudizione. Era però erudito, -e assai puro di lingua. Questa lode gli si deve ancora per la Storia -arcana della vita di F. Paolo Sarpi, che ha pure il merito grande -d'aver rappresentato costui quale era veramente, e aver ciò fatto con -irrefragabili monumenti. Grato mi sarebbe d'onorare questo mio catalogo -colla bell'opera di Marco Foscarini sulla letteratura Veneziana tanto -commendata a gran ragione. Ma se le altre parti tutte egli adempie -d'ottimo scrittore, in quella solamente, che la purità riguarda -della lingua, lascia alquanto a desiderare. Devo bensì collocarvi il -Marchese Maffei per quella parte della sua Verona illustrata, dove -degli scrittori Veronesi tenne lungo discorso, Gio. Andrea Barotti -per le Memorie storiche de' letterati Ferraresi, ed il Bianconi per -l'auree lettere sopra Celso. L'Alberti ha citato alcuna volta la -Storia, e i Commentarj della volgar poesia del Crescimbeni, ma a me -non pare quest'opera purgata tanto, che le si debba dar quì luogo. Per -lo stesso motivo fra i libri di sacra eloquenza non ho collocato il -suo volgarizzamento delle Omelìe di Clemente undecimo, cui il signor -Poggiali dà luogo nel suo Catalogo, nè altrove le altre sue opere, che -per molti riguardi meritan lode. Aggiungerò più tosto l'operetta del -Manni dell'invenzione degli occhiali, che fu approvata dall'Accademia -Fiorentina, l'istoria del Decamerone del Boccaccio[178] la vita di -Niccolò Stenone, e le veglie piacevoli del medesimo scrittore, dove fra -più altre vite, che a questa classe non appartengono, parecchie ne sono -d'uomini chiari nell'amene lettere. Molte altre cose abbiamo di lui a -storia letteraria appartenenti, le quali tralascio, perchè troppo lungo -ne sarebbe il novero, ed altri le potrà vedere indicate nell'opera -testè citata del chiarissimo signor Canonico Moreni. Non debbono poi -esser da me dimenticati il Casotti, e il Mozzi, il primo per la vita -del Buommattei, che sta innanzi alla sua opera della lingua Toscana, -e per alcune lettere sulla vita, e le opere del Casa,[179] e il -secondo per la vita di Lorenzo Bellini, che è fra quelle degli Arcadi. -E giacchè queste vite d'uomini letterati ho nominate ragion vuole, -che tre altri purgati scrittori di questo genere io ricordi, cioè il -P. Pier Caterino Zeno, che la vita ci dette di Giovanni Rucellai, -e degli storici Veneti Battista Nani e Michele Foscarini,[180] -Antonfederigo Seghezzi, che quelle descrisse del Caro, di Bernardo -Tasso, del Castiglione, e d'altri,[181] Pier Antonio Serassi, da cui -abbiamo quelle copiosissime di Torquato Tasso e di Jacopo Mazzoni, -una dissertazione sopra l'epitaffio di Pudente Grammatico, ed un -ragionamento sopra la controversia del Tasso e dell'Ariosto, Anton -Maria Salvini, che fra le vite degli Arcadi inserì quella di Benedetto -Averani, ed il fratello suo Salvino, che ci diede i Fasti Consolari -dell'Accademia Fiorentina oltre a cinquantacinque vite le quali tutte -con incredibile diligenza ha accennate l'eruditissimo Signor Canonico -Moreni nell'opera più volte citata. Alle vite succedano gli elogj, -intorno a' quali necessariamente sarò breve, perchè niuno scrittore mi -è noto, che lungamente si sia esercitato in questo genere d'eloquenza, -ed io non intendo nominar tutti quelli, che poche, e piccole cose hanno -pubblicate. Questo mio intendimento però non m'impedirà di nominare -il Bolognese Luigi Palcani. Egli educato in quella beata scuola della -sua patria, fra tanti uomini chiarissimi, che là fiorirono alla metà -del secolo passato o in quel torno, fu non solamente dotto, ma -ancora elegante, e purgato scrittore. Abbiam di lui gli elogj di due -mattematici, cioè dell'Ab. Leonardo Ximenes e del Colonello Anton -Maria Lorgna, ne' quali la severità della materia è per lui temperata -mirabilmente colle grazie dell'eloquenza e ingentilita per modo, -che quegl'istessi cui non piacciono le mattematiche discipline sono -invitati ad amarle in quei due libretti elegantissimi. - -Alla Storia è con vincoli strettissimi unita l'Antiquaria, la quale -perciò richiama ora a se il mio discorso. Essa mi ricorda in primo -luogo il Gori, ed il Lami. Ambedue per decreto dell'Accademia -Fiorentina sono approvati, il primo per la _risposta al Marchese Maffei -intorno al Tomo IV. delle osservazioni letterarie, e per la difesa -dell'Alfabeto degli antichi Toscani_,[182] il secondo _per le Lezioni -Toscane, e pe' dialoghi d'Aniceto Nemesio in difesa delle lettere di -Atromo Traseomaco_.[183] L'Accademia non concedette lo stesso onore -alle _Lettere Gualfondiane_, che il Lami stampò sotto il finto nome -di Clemente Bini, e non senza ragione: perchè quest'autore, che nelle -lezioni Toscane e ne' dialoghi non volle molto soggettarsi ad una -grande severità nell'usar voci di Crusca, nelle lettere usò d'una -libertà anche maggiore. Al Gori e al Lami aggiungerò il Manni scrittor -purgatissimo, come ho già detto. Di lui abbiamo più e diverse opere -d'antiquaria cioè delle _antiche terme di Firenze, notizie istoriche -intorno al Parlagio ovvero Anfiteatro di Firenze_, _istorica notizia -dell'origine e significato delle Befane_, e principalmente _le -osservazioni istoriche sopra i Sigilli antichi de' secoli bassi_.[184] -Della Verona illustrata del Maffei ho già parlato due volte, e debbo -parlarne ora di nuovo perchè vi sono unite l'opera su gli Anfiteatri, -e quella molto minore sull'antica condizione di Verona. Della seconda -dice graziosamente il Signor Abate Rubbi, che in essa l'ingegno -dell'autore è in ragion del suo cuore,[185] con che egli dette un -giusto e profondo giudizio. Ma io non esamino, che cosa possano dir -gli antiquarj dell'una, e dell'altra, e mi basta, che ambedue sien -pregevoli, benchè possano meritar qualche critica, e che scritte sieno -purgatamente. Per lo stesso motivo nominerò pure l'opera dei circhi del -Bianconi, quantunque abbia incontrato qualche oppugnatore. Debbonsi poi -con molta lode nominare le _Osservazioni sopra alcuni frammenti di vasi -antichi di vetro_ di Filippo Buonarroti,[186] le quali gli confermarono -quel nome di grande antiquario che le precedenti sue opere gli avevano -procacciato. Nè minor plauso vuolsi fare all'Ab. Luigi Lanzi, e a mio -giudizio anche maggiore, perchè nuove strade aprì nell'antiquaria, ed -usò una esattissima critica, cui non erano molto inclinevoli molti di -quelli scrittori di sì fatto genere, che più erano celebri poco innanzi -a lui.[187] Non parlerò poi di quelli antiquarj, che poche e brevi cose -hanno scritte, per non esser soverchio: e passerò piuttosto a noverare -i principali scrittori, che di materie scientifiche hanno trattato. - -Cominciamo dalla Psicologia, e dalla naturale Teologia. L'Accademia -Fiorentina scelse la dissertazione del P. Tommaso Vincenzo Moniglia -contro i Materialisti ed altri increduli.[188] A me sarà concesso -d'unire a questa le altre opere sue di non dissimile argomento, e -di merito uguale, cioè la dissertazione contro i Fatalisti,[189] -le osservazioni critico-filosofiche contro i Materialisti divise -in due trattati,[190] _e la mente umana spirito immortale, non -materia pensante_.[191] Alle opere del Moniglia debbono unirsi le -celebri lettere familiari del Magalotti contro gli Atei approvate -dall'Accademia Fiorentina. Di queste io dirò solamente quello, che -il Tocci ne disse nella vita del Viviani, cioè che _esse sono ciò -che più di portentoso ha veduto da un secolo in quà la nostra lingua -in quel genere_. Di Dio, dell'anima spirituale immortale e libera, e -della legge di natura verso Dio, verso l'uomo, e verso se trattò il P. -Nicolai in sette ragionamenti che sono nel volume secondo delle sue -Prose. Ma più d'ogni altro trattò profondamente di sì fatte materie il -P. Antonio Valsecchi colla sua opera _dei fondamenti della Religione, e -dei fonti dell'empietà_.[192] Parla egli dell'esistenza di Dio, della -spiritualità, ed immortalità dell'anima, e della legge di natura, -mostra la necessità della rivelazione, la possibilità della rivelazion -de' Misteri, e che veramente la Cristiana Religione è rivelata da Dio, -esamina finalmente quali i fonti sieno dell'empietà. _La Religion -vincitrice_[193] è quasi un appendice alla prima opera, perchè avendo -in quella provati ad evidenza gli assunti suoi, e risposto alle -principali objezioni degli avversarj d'ogni maniera, in questa prese -a combattere il _sistema della natura, il sistema sociale, ovvero -principj della morale, e della politica_, e ne trionfò. Finalmente -per dar compimento alla sua impresa pubblicò _la verità della Chiesa -Cattolica Romana_,[194] in cui fa conoscere, che in questa, ed in essa -sola, la divina rivelazion si conserva. Con minor apparato di dottrina, -ma in un modo per dir così più accostevole, scrisse il Roberti alcuni -aurei suoi libretti, che se non affrontano apertamente l'incredulità, -pure le fanno gagliarda guerra. Tali sono i trattati _del leggere libri -di Metafisica e di divertimento_, _della probità naturale_, _e le -annotazioni sopra la umanità del secolo decimottavo_. - -La Psicologia e la Teologia Naturale aprono la strada alle scienze -sacre, alle quali ora farò passaggio. E quì pure ragion vuole, che -il primo luogo a quelle opere si conceda, le quali dall'Accademia -sono citate. Fra queste sono le prose del P. Gio. Lorenzo Berti, -la Dimostrazion Teologica del Cardinal Orsi,[195] lo spirito del -Sacerdozio del Cavalier Giraldi. L'Alberti citò il volgarizzamento, -che Francesco Giuseppe Morelli fece del _Gentiluomo istruito nella -condotta di una virtuosa, e felice vita_ dell'Inglese Dorell, e avrebbe -potuto aggiungere quello, che egli pur fece della _Guida degli uomini -alla loro eterna salute_ del Gesuita Giuseppe Personio.[196] Ma altri -ancor vi sono che purgatamente hanno scritto di sì fatte materie. -L'Accademia Fiorentina, che adottò le Prose del P. Nicolai, poteva -eziandio adottare le sue Lezioni. Io dubito che di lui volesse parlare -il Roberti, quando a un giovine ecclesiastico scriveva così. _Tuttavia -dell'erudizione profana, interpetrando la parola dello Spirito Santo, -servitevene per bisogno, non per vanto. Non siate un intemperante, come -lo è nelle sue lezioni stampate un dottissimo uomo ad amendue assai -noto. Tanta intemperanza a me sembra un principio di vanità._[197] E -veramente se quelle Lezioni fossero state dal Nicolai dette così dal -Pergamo, come poi furono stampate, dovrebbesi in esse condannare quella -erudizione soverchia, e quella dottrina profonda, di che son piene. Ma -se, come egli il dice nel prospetto dell'opera, dopo essere stato parco -leggendole, le arricchì poi per la stampa a vantaggio de' leggitori -scienziati si dee sapergliene grado, e commendarlo. Per la qual cosa -egli lascia in dubbio, se dobbiamo intitolarle Lezioni, o più presto -Dissertazioni, e altrove le chiama senza più col secondo nome.[198] Or -chi sarà che voglia accusarlo d'essersi mostrato erudito, e dotto, -quando pe' dotti scriveva e per gli eruditi? Molta poi è la purità -della lingua, principalmente dove a foggia di parafrasi spiega il Sacro -Testo, nella qual parafrasi l'autore si adopera d'imitare il Boccaccio. -E l'imitazione di questo gran modello della narrazione si manifesta -ancora in un'altr'opera sua, di cui per grande sventura non abbiamo -che il primo volume di quattro, che se ne promettevano col titolo, -_Dichiarazione letterale del Sacro Testo de' quattro Libri de' Re_. -Avrei creduto, che l'Alberti citar dovesse queste opere, o avendole -egli trascurate dovessero il Gamba e il Poggiali ricordarle. Avrei -creduto lo stesso delle opere teologiche di Monsignor Incontri, e di -quelle del Marchese Maffei, delle quali il solo Poggiali ha citate le -prime, e niuno le seconde. Io certo non dubito, che non debbano aver -quì luogo il _Trattato delle azioni umane, le lettere pastorali e la -spiegazione delle feste_ di quel Prelato.[199] _La storia teologica -della Grazia, il libro de' Teatri antichi e moderni, l'arte magica -dileguata, l'arte magica annichilata, i tre libri dell'impiego del -denaro_, in cui mentre si ammira la profondità della Teologica -dottrina, si commenda eziandio la nobiltà e l'eleganza dello stile, e -la purità della lingua. Queste lodi medesime si debbono attribuire alle -Dissertazioni Teologiche del Conte Canonico Cristoforo Muzani, ed anche -maggiori in ciò che appartiene alla lingua ed allo stile, se non che -forse parrà ad alcuno, che sieno talvolta troppo oratorie. Non manca -la purità, ed abbonda l'eleganza in certe operette del Roberti, che a -questa classe appartengono. Tali sono _l'esortazione sopra i danni che -reca il tempo alle Comunità religiose, la lettera sopra la felicità, -la lettera di un Ex-Gesuita vecchio, ad un Ex-Gesuita giovine, gli -opuscoli sopra il lusso, il trattato dell'amore verso la patria, e -l'istruzione Cristiana ad un giovinetto Cavaliere e a due giovinette -Dame sue sorelle_. Nè dico già che tutto sia oro nel fatto della -lingua ciò che egli scrive. Lasciando stare la voce _ex-gesuita_, che -abbiam veduta testè da lui adoperata, vuolsi confessare, che andando -innanzi nell'età per la frequente lettura de' libri francesi cominciò -senza avvedersene ad usare qualche modo di dire straniero; il che -più spesso gli avvenne nell'_amor della patria_, che prevenuto dalla -morte non potè emendare. Ma dove sono molte cose pregevolissime non -dobbiamo essere difficili troppo per qualche difettuzzo, che sfugga la -attenzione d'uno scrittore. - -Le opere spirituali dell'Abate Lanzi meritano altresì onorata menzione, -perchè qualunque cosa egli prendesse a trattare, vi trasparivano i -lampi di quel suo ingegno felice, e della sua eleganza di stile.[200] -Ed ancor più debbono ricordarsi quelle del P. Anton Francesco Mariani -della Compagnia di Gesù, le quali sono immacolate.[201] Saranno forse -alcuni, i quali prenderanno a sdegno, che fra le opere de' Filosofi, -degli Storici, degli Oratori, e de' Poeti si pongano le sacre leggende -e le novene di questi scrittori: molti però con maggior senno le -ameranno e per ciò che dicono, e pel modo con che lo dicono. Ed è fama -che l'Ab. Lanzi dicesse d'essere più contento di quelle sue operette -spirituali, che dell'altre erudite. Finalmente voglionsi quì ricordare -due volgarizzamenti. Sarà il primo _il libro di Dionisio Certosino -contro l'ambizione, con altri due opuscoli sul medesimo argomento_ -tradotti da Monsignor Bottari,[202] e l'altro _l'opere di Tertulliano -tradotte in Toscano da Selvaggia Borghini nobile Pisana_, che lo stesso -Bottari fece stampare ornandole di note e d'una erudita prefazione.[203] - -Dalle sacre scienze non deve andar disgiunta la moral Filosofia, -gl'insegnamenti della quale saranno sempre uniformi a quelle, ove -il corrompimento del cuore non faccia traviare lo scrittor, che ne -tratta. Niuna opera di questo genere è nel catalogo dell'Accademia -Fiorentina fuor solamente i caratteri di Teofrasto tradotti da un -Accademico Fiorentino, cioè da Leonardo del Riccio, di cui farò parola -in altro luogo. Ma il Gamba, e l'Anonimo Milanese ne citano due. Il -secondo ricorda la morale Filosofia di Francesco Maria Zanotti, che è -una delle migliori di quest'uomo immortale e per l'importanza della -materia, e pel modo con cui è trattata, e per la gravità dello stile. -Il celebre Cardinal Quirini l'ebbe in tanto pregio, che avendola letta -con somma avidità la volle poi sempre sul suo tavolino, e spesso la -rileggeva con indicibil piacere. Poteva l'Anonimo aggiungere altresì -il suo ragionamento sopra il saggio di morale di M. Maupertuis, e gli -opuscoli, che l'accompagnano, cioè i discorsi e le lettere contro le -_Vindiciae Maupertuisianae_ del P. Ansaldi, la risposta alle lettere di -Clemente Baroni de' Marchesi di Cavalcabò, e _la lettera ad un amico, -che può servire d'introduzione alla novella letteraria dell'apparizione -d'alcune ombre_. Io non parlerò quì della bellezza di questi opuscoli, -perchè quando si è nominato il loro autore è inutile ogni lode. Citerò -finalmente col Gamba la _scienza chiamata cavalleresca_ del Marchese -Maffei, utilissima opera, che ha contribuito a scemare alquanto l'uso -empio barbaro e stolto de' duelli. - -Ma passiamo ormai a quella scienza, che forse sopra ogni altra ha nel -passato secolo fatto progresso grande, voglio dire la scienza della -natura. Carlo Taglini aprirà questa classe colla _lettera filosofica_ -al Marchese Riccardi, in cui dette la norma di studiare con profitto la -Filosofia. Essa è fra le opere scelte dall'Accademia Fiorentina, onde -non abbisogna dell'altrui approvazione nel fatto della lingua. Ma per -procedere con ordine cominciamo dalla Fisica. Il dialogo di Zaccaria -Scolastico intorno alla fabbrica del Mondo volgarizzato dal Volpi, le -opere dell'Ab. Conti, in cui è pur qualche cosa di Fisica, le lezioni -di Monsignor Bottari sopra il tremoto furono approvate dall'Accademia -Fiorentina. Se non hanno ottenuto lo stesso onore, meritano però lode -di purgati scrittori Francesco Maria Zanotti pel suo Trattato di -Filosofia, l'Algarotti pel Neutonianismo, il Marchese Maffei per le -sue lettere sopra la formazione de' fulmini. I primi due erano buoni -Fisici; ma il terzo non era molto esercitato nella scienza della -natura, e scriveva sopra un argomento difficile, prima che il Franklin, -e il P. Beccaria l'avessero illustrato. Del Magalotti posso rammentar -solamente le lettere, nelle quali alcuna cosa s'incontra intorno alla -Fisica, giacchè i saggi di naturali esperienze dell'Accademia del -Cimento appartengono al secolo precedente. Poco finalmente ci offrono -le opere del Bianconi, ma non vuolsi dimenticare quel poco, perchè -egli era elegante scrittore; benchè, siccome ho già detto, alquanto -libero nel fatto della lingua. Anche il Roberti volle esser fisico, e -il fu con quella grazia, che era a lui naturale, scrivendo due lettere -d'un bambino di sedici mesi colle annotazioni di un Filosofo, e sul -prendere, come dicono, l'aria ed il Sole. Due brevi ragionamenti -abbiamo del Palcani, uno sul fuoco di Vesta[204] e l'altro sul natro -orientale,[205] ed è a dolersi, che non se ne abbia un numero maggiore, -tanto son pieni di dottrina, e d'eleganza. - -Cosa maggiori ci somministra la Storia naturale. La piccola terra -di Scandiano nel Modenese ha la gloria d'aver dati all'Italia nel -secolo decimottavo due sommi naturalisti, che furono nel tempo stesso -scrittori purgati ed eleganti, cioè il Vallisnieri, e lo Spallanzani. -Del primo basterà indicare l'edizione delle sue opere fatta in Venezia -il 1733. nè sarà necessario tutte annoverarle minutamente. _Del secondo -il saggio d'osservazioni microscopiche concernenti il sistema della -generazione_, _le memorie sopra i muli_, _le osservazioni sull'azione -del cuore nei vasi sanguigni_, _il prodromo d'un'opera da imprimersi -sopra le riproduzioni animali_, _la contemplazione della natura del -Signor Carlo Bonnet tradotta in Italiano, e corredata di note_, _le -dissertazioni su i fenomeni della circolazione osservata nel giro -universale de' vasi_, _gli opuscoli di Fisica animale, e vegetabile_, -_il viaggio alle due Sicilie_ sono opere lodatissime per novità di -scoperte, per acutezza d'ingegno, per esattezza d'esperienze, e per -eleganza di stile. Come una terra sola ha dati due insigni naturalisti, -così una sola famiglia ne ha somministrati altrettanti, cioè i Conti -Giuseppe e Francesco Ginanni di Ravenna. Il primo scrisse _delle -uova, e de' nidi degli uccelli con un'appendice d'osservazioni sulle -cavallette_,[206] e una lettera all'Instituto di Bologna _intorno al -modo di pascersi, ed alla respirazione e generazione delle telline e -d'altre marine conchiglie_.[207] Altre sue opere sulle piante marine -del mare Adriatico, e sopra alcuni testacei ed insetti furono stampate -dopo la sua morte[208] dal suo nepote Francesco, che fu pure buon -Naturalista. Questi poi scrisse dottamente delle malattie del grano in -erba[209] e delle pinete Ravennati.[210] - -E già quasi senza avvedermene sono passato a far parola della scienza -agraria, che forma un utile e nobil parte della Storia naturale. -L'anonimo Milanese pone nel suo catalogo la relazione istorica, -e filosofica del Matani delle produzioni naturali del territorio -Pistojese,[211] che può esser utile per prenderne qualche voce di -storia naturale: ma io non posso collocarla fra le opere puramente -scritte. Fa poi maraviglia, che niuna cosa egli abbia citata del Manni. -Quest'uomo instancabile, di cui ho già parlato più volte, ha scritto -ancora di cose agrarie. Il suo ragionamento _della piantagione, e -coltivazione de' gelsi cagione di ricchezza_[212] è stato dimenticato -dal Lastri nella _Biblioteca Georgica_. Ivi si registrano di lui -tre sole opere, che hanno per titolo _Introduzione de' gelsi in -Toscana_,[213] _Nuova proposizione per trarre dall'Agricoltura -un maggior frutto_,[214] e _Del fare i lavori alla campagna in -tempo_[215]. L'ultima merita da me special ricordanza pe' proverbj -usati nel contado, che egli ha raccolti accompagnandoli d'utili -avvertimenti. Di sì fatti proverbj utili allo studio della lingua, e -molto più all'arte agraria ne avea raccolti in buon dato il Proposto -Lastri, e sparsi quà e là nel suo _Lunario pe' Contadini_, donde poi -altri li trasse, e riuniti gli stampò di nuovo.[216] - -Alla scienza della natura appartengono l'Anatomia, la Medicina, e la -Chirurgia, delle quali vuolsi ora tener discorso. Lorenzo Bellini -leggiadro poeta fu eziandio anatomico grande, e le sue opere furono -spiegate dal Pitcarne nell'università d'Edimburgo. Antonio Cocchi ne -stampò i discorsi anatomici, che l'Accademia Fiorentina meritamente -reputò degni di far testo in lingua. Essa accordò l'onor medesimo -all'editore pel _trattato de' Bagni di Pisa_, _pe' discorsi Toscani_, -_per la prefazione alla vita di Benvenuto Cellini_, _e pe' regolamenti -dello spedale di S. Maria Novella_, che non sono stampati. Poteva -forse accordarglielo ancora pel _discorso sopra Asclepiade_, _e pe' -consulti medici_. Non aggiungo il _discorso sul matrimonio_ perchè non -è opportuno, che facciano testo in lingua quei libri, che la retta -morale condanna. Il figlio suo Raimondo lo stampò dopo la sua morte, -e poteva rimanersene. Doveva più presto pubblicare i consulti medici, -che il padre aveva lasciati in gran numero, ed egli inopportunamente -li vendè a non so quale straniero; talchè l'edizion che ne abbiamo, fu -poi tardi fatta dal Pasta, raccogliendoli con diligenza, e in quella -maggior copia, che potè. L'Accademia approvò ancora le sue _lezioni -anatomiche_; il Signor Gamba però dottissimo nella Storia letteraria -ha osservato, che queste non son d'Antonio, ma di Raimondo. Essa ha -pure approvate le opere di Giuseppe del Papa, e già lui vivente citate -le avrebbe la Crusca nell'ultima edizione del Vocabolario, se egli -non vi si opponeva. La maggior parte di queste appartengono al secolo -precedente, e solamente i _Consulti medici_, e i _Trattati varj_ dati -in luce nel decimottavo possono aver quì luogo. Approvò finalmente -le _Lettere scientifiche_ di Carlo Taglini, e il libro critico di -Pier Francesco Tocci intitolato la _Giampaolagine_. Andrea Pasta -altresì fu egregio medico, e purgato scrittore, e il suo _discorso -medico-chirurgico intorno al flusso di sangue dall'utero delle donne -gravide_ meritò d'esser registrato ne' lor cataloghi dal Gamba e -dall'Anonimo. Il Poggiali concede quest'onore alle opere mediche -d'Antonfrancesco Bertini, che io non ho vedute.[217] Niun poi di -loro lo concede ai Consulti medici di Giacomo Bartolommeo Beccari, -i quali però ne erano degnissimi, essendo egli stato, secondo la -scuola di Bologna sua patria, elegante scrittore in Italiano e in -Latino d'un'eleganza nitida, e semplice. In quei due aurei volumetti -di lettere familiari dei Bolognesi si vorrebbe, che fossero state -poste ancor le sue, che dovevano esser bellissime, se lo possiamo -congetturare da una diretta al Pontefice Benedetto decimoquarto, che -il Conte Fantuzzi ha inserita ne' suoi _Scrittori Bolognesi_ T. 2. p. -57. Terminerò poi questa classe con due Lucchesi, Matteo Regali, e -Pietro Tabarrani. Del primo ho già fatta menzione altrove. Egli era -medico, ma a dir vero era miglior grammatico. Scrisse una _Lezione -intorno all'uso dell'acqua della Villa_ (cioè dei Bagni di Lucca) -col cibo,[218] la quale, se non è approvata dai professori dell'arte -medica, è almeno scritta con purità. Il secondo al contrario era buon -medico ed eccellente anatomico, e se non uguagliava il Regali nella -purità della lingua, non era però illodevole. Le sue _lettere mediche -ed anatomiche_[219] sono ricordate dall'anonimo, e sono lodate dai -professori di queste scienze, nè saranno molto riprese da quelli, che -amano la nostra lingua. Nè diverso è il giudizio, che si dee portare -dell'altre cose sue, che si vedono impresse negli atti degli Accademici -Fisiocritici di Siena. - -In niuna facoltà è più agevole lo scrivere purgatamente quanto nelle -mattematiche. Esse hanno un certo linguaggio loro proprio e semplice -tanto, che quasi non concede luogo ad errare, principalmente ove si -tratti di quelle, che chiamano mattematiche pure, come l'aritmetica, la -geometria, e l'algebra. In questa parte pertanto sarò più severo. Fra i -Mattematici Italiani del secolo diciottesimo potrei collocare Vincenzio -Viviani grande e diletto scolaro del grandissimo Galileo. Egli giunse -cogli estremi anni suoi a toccare quel secolo, essendo morto il 1703. -ma le opere sue Italiane appartengono tutte al secolo precedente, ed -io non voglio oltrepassare quei limiti, che mi sono prescritti. Il -nome però del Viviani ricorda quello di Guido Grandi, che segnando le -prime orme nella carriera geometrica potè destar maraviglia in quel -geometra veterano, il quale pareva pure, che di niuna cosa dovesse -più maravigliare. Egli unì lo studio dell'antiquaria a quello delle -mattematiche, ma l'Accademia Fiorentina approvò solamente due opere del -secondo genere, cioè gli _elementi di geometria_, e le _istituzioni -delle sezioni coniche_. La seconda però di queste opere in ciò, che -spetta alla lingua si dee piuttosto attribuire a Tommaso Perelli, -giacchè essa è un volgarizzamento da lui fatto delle sezioni coniche, -che il Grandi aveva pubblicate in latino a Napoli il 1737. A queste -opere l'Alberti, il Gamba, e l'Anonimo aggiunsero le _istituzioni -Geometriche_, quelle d'_Aritmetica_, le _Meccaniche_, il _trattato -delle resistenze_ unito alle opere del Galileo, ed alcune scritture -d'Idrostatica, che abbiamo nella _raccolta degli autori, che trattano -del moto dell'acque_. Il Poggiali ben a ragione vi aggiunse la -_Risposta apologetica alle opposizioni fattegli dal Dott. A. M._ -(Alessandro Marchetti,) _i Dialoghi circa la controversia eccitatagli -contro dal Dottore Alessandro Marchetti_,[220] oltre alla Vita di S. -Pietro Orseolo. Egli ha poste nel suo catalogo ancora le _Instituzioni -Analitiche_ della Agnesi, le quali tranne qualche difetto nel fatto -della lingua possono esser utili per una nuova impressione del -Vocabolario. - -Ma parlando di Mattematica, e di purità di lingua chi può dimenticare -Eustachio Manfredi? Egli fu buon Geometra, e sommo Astronomo ed -Idrostatico. Gli _elementi della Geometria, e della Trigonometria_, -quelli _della Cronologia_, le _instituzioni astronomiche_, _la -descrizione d'alcune macchie scoperte nel Sole_, e le _annotazioni al -Trattato della natura de' fiumi del Guglielmini_ mostrano abbastanza, -che si può scrivere profondamente delle materie più difficili senza -oltraggiare le leggi della lingua. Lo stesso dimostrano le altre -opere sue, che tralascio per non diffondermi soverchiamente, ma si -possono veder registrate dal Fantuzzi.[221] L'Accademia Fiorentina -nulla ha approvato di lui, fuorchè le lettere, di che forse molti si -maraviglieranno. Ma si può credere, che l'Accademia della Crusca vorrà -esser meno difficile; giacchè riguardo a un uom così grande può esser -tale senza pericolo. - -Al Manfredi succeda l'amico suo, il suo lodatore Francesco Maria -Zanotti. Celebre è la questione agitata un tempo fra i Mattematici -sulla forza viva, la quale i Cartesiani dicono proporzionale alla massa -del corpo moltiplicata nella velocità, mentre i Leibniziani la vogliono -proporzionale alla massa moltiplicata pel quadrato della velocità. -Dopo un disputar lungo M. d'Alembert mostrò, che quella questione era -inutile, e tutti si acquietarono alla sua sentenza.[222] Io non la -chiamerò inutile, solamente perchè produsse due bei libri, una del P. -Vincenzio Riccati, e l'altro dello Zanotti. Il Riccati prese a difender -l'opinion Leibniziana in un suo dialogo,[223] nel quale ampiamente -trattò di sì fatta questione, combattendo certa proposizione, che -il secondo avea detta ne' Commentarj dell'Instituto di Bologna. Lo -Zanotti, che avea in animo di scrivere alcun dialogo colse l'occasione -di rispondere al suo oppositore, e compose quello sopra la _forza che -chiamano viva_,[224] il quale io non dubito di chiamare maraviglioso, -e ardisco contrapporlo a quelli bellissimi di Tullio e di Platone. -Nobiltà e gravità di stile, quando la materia il richiede, chiarezza -nelle cose scientifiche, ordine nelle dispute, urbanità, e grazia -somma sono pregj, che abbondano in quest'opera, pe' quali basterebbe -essa sola a render l'autore immortale. Niun'altra cosa di Mattematica -abbiamo da lui scritta in Italiano, fuorchè una lettera a Monsignor -Vitaliano Borromeo, in cui prova due elegantissimi Teoremi Geometrici, -cioè che ogni poligono circoscritto a un circolo sta al circolo stesso, -come il perimetro del primo alla circonferenza del secondo, e che ogni -solido chiuso da ogni parte da superficie piane e circoscritto ad -una sfera sta alla sfera, come la superficie del primo sta a quella -della seconda.[225] Anche il suo nepote Eustachio fu elegante, e -purgato scrittore. Il Fantuzzi[226] ha dato il catalogo delle sue -opere spettanti alla Astronomia, alla Fisica, all'Idrostatica, ed -alla Prospettiva, che giudico inutile di ripetere in questo luogo. -Aggiungerò solamente, perchè egli l'ha dimenticato, l'esame del nuovo -Ozzeri,[227] cioè d'un canale di scolo, che era stato proposto nello -Stato Lucchese. - -Il P. Riccati, che ho nominato dianzi, fu uno de' primi Mattematici -Italiani del secolo decimottavo. La maggior parte delle molte sue opere -sono scritte in latino; parecchie però ne fece ancora in italiano con -molta purità di lingua. Di queste pure tralascerò il catalogo, che -altri potrà vedere nel nono volume del Giornale di Modena. L'Anonimo -Milanese ed il Gamba ricordano anche il padre suo Jacopo Riccati, -perchè le sue opere sono scritte con molta proprietà, e chiarezza. -Io non gli nego questa lode, che ben merita; ma sì fatti pregi non -bastano al mio presente intendimento. Essi debbono essere uniti a una -sufficiente purità di lingua, e questa manca a Jacopo non rare volte. -Cita l'anonimo anche Tommaso Narducci pel _paragone de' canali, e -pel trattato della quantità del moto, o sia della forza dell'acque -correnti_. Ma se vorremo dar quì luogo a questo scrittore non si -debbono dimenticare due brevi suoi opuscoli _sulla misura della -velocità e del tempo, in cui una data quantità d'acqua non perenne di -un lago, o altro ricettacolo esce dall'incile del medesimo, e sopra -la figura della terra_.[228] Ma quantunque egli sia purgato più di -Jacopo Riccati, pure non è scevro da qualche idiotismo del dialetto -Lucchese. Al contrario l'anonimo non annovera il Conte Giordano Riccati -fratello di Vincenzio, che io col Gamba porrò fra gli altri purgati -scrittori. Molte dissertazioni di Mattematica egli stampò nelle -Raccolte d'opuscoli Calogeriana, Lucchese, Fiorentina, e Ferrarese, -nella Minerva, nel Prodromo della nuova Enciclopedia del Giorgi, e -nel Giornale di Modena, ed inoltre il _saggio sopra le leggi del -contrapunto_,[229] gli _schediasmi sulle corde o fibre elastiche_,[230] -e le _dissertazioni sulla tensione delle funi_.[231] Vi porrò pure con -lui Lorenzo Mascheroni, che fu ugualmente leggiadro poeta ed ingegnoso -Mattematico, e lasciando ora a parte stare i suoi versi rammenterò -la sua _maniera di misurare l'inclinazione dell'ago calamitato_, _le -nuove ricerche sull'equilibrio delle volte_, _il metodo di misurare -i poligoni piani, e la geometria del compasso_. Un altro Mattematico -insigne non si vuoi dimenticare, cioè il Cavalier Giulio Mozzi. Un -solo rimprovero a lui si può fare, ed è che potendo egli arricchire la -Repubblica delle lettere di molte opere pregevolissime non abbia voluto -pubblicare che un solo opuscolo. Esso porta per titolo: _Discorso -Matematico sopra il Rotamento momentaneo de' corpi_,[232] e fa -conoscere ad evidenza quanto egli valesse nelle mattematiche discipline. - -Molti sono i purgati scrittori, de' quali ho parlato fino ad ora, ed -altri molti ne avrei aggiunti, se non avessi creduto dovermi alquanto -temperare. Nelle facoltà diverse però, che formano la scienza del -Dritto, quantunque un gran numero d'uomini illustri possa vantare -l'Italia, che le hanno felicemente illustrate, pure è scarso il numero -di coloro, che illustrandole hanno scritto purgatamente. Non inutil -sarebbe il cercarne la ragione; ma per una parte sì fatta indagine -troppo mi farebbe deviare dal sentiero, che debbo scorrere, e per -l'altra trattar dovrei materie troppo a mio credere pericolose. Per la -qual cosa mi rimarrò da sì fatta considerazione, e senza più nominando -quegli scrittori, che a me sembrano più purgati porrò in primo luogo -Giuseppe Maria Buondelmonti, di cui l'Accademia Fiorentina approvò il -_ragionamento sul diritto della guerra giusta_.[233] Purissime altresì -sono le dissertazioni di Giuseppe Alaleona,[234] delle quali la maggior -parte appartengono a questa classe, e trattano delle Romane leggi -delle dodici tavole, del paterno imperio, delle leggi civili, delle -leggi Romane e Venete. Anche due ragionamenti di Girolamo Baruffaldi -spettanti a ragion canonica vogliono aver quì luogo, cioè un _voto -sulla retta intelligenza della clausula_ seu alias _inserita nel -Canone di P. Bonifacio_ VIII. _e nell'altro di Clemente_ V. _intorno -alla libera elezione della sepoltura_, che egli stampò il 1751. e una -dissertazione _sopra il significato delle parole_ fide constitutus -inserita nella Raccolta del P. Calogerà T. 37. Il Lampredi altresì -celebre Professore dell'Università di Pisa può aver quì luogo pel suo -trattato _del commercio de' popoli neutrali in tempo di guerra_,[235] -pel discorso _del governo civile degli antichi Toscani, e delle cause -della lor decadenza_.[236] Altre opere ancora d'altri scrittori si -potrebbono unire a queste, ma stimo savio consiglio di trascurarle, -e piuttosto passerò a far parola di coloro, che delle arti del -disegno hanno scritto, coi quali darò fine a questo capitolo forse -increscevole, e lungo soverchiamente. Monsignor Bottari, che tanto fu -benemerito della letteratura e della nostra lingua per molte opere -pubblicate, tale si rese eziandio pe' dialoghi _sopra le tre arti del -disegno_, per le annotazioni alle vite dei Vasari, e per l'impressione -delle _lettere sopra la pittura, scultura, e architettura de' più -celebri professori_. Queste opere sue furono adottate dall'Accademia -Fiorentina; talchè altri può trarne in molto numero forme di dire -spettanti alle arti belle. Trar se ne possono ancora parecchie dal -terzo e dall'ottavo volume delle opere del Conte Algarotti nell'ultima -edizion Venata, che tutti si aggirano su questo argomento. Niuno -ignora, come egli era dotato di fino gusto nelle arti del disegno, e -come trattava la matita lodevolmente. Egli ora instruisce i giovani -pittori con ottimi precetti e consigli, ora dà giudizio savio e maturo -delle opere de' pittori degli scultori degli architetti, ed or ricorda -piacevoli erudizioni, che la storia riguardan dell'arte e de' maestri -migliori. All'Algarotti non cedeva nel buon gusto Gian Lodovico -Bianconi, e lo vinceva nella grazia dello stile. Le sue lettere sopra -la Baviera sono la più cara cosa, che si possa desiderare; nè credo -che altra descrizion di paesi si trovi così piacevole, siccome è -questa. In essa parla delle arti del disegno, e più ne parla nella -vita del Mengs nelle _due lettere al Principe Enrico di Prussia sopra -Pisa_, e nelle _otto lettere riguardanti il così detto terzo tomo -della Felsina pittrice_. Anche il P. Roberti volle trattar di questo -argomento. Scrisse in prima una splendida orazione, con che difese -le scuole Italiane contro certa diceria del Marchese d'Argens,[237] -e poi una lettera sopra Jacopo da Ponte detto il Bassano: e pare -che in ambedue le occasioni l'amore del nome Italiano, e di Bassano -sua patria, mentre l'animò a prender la penna, aggiugnessero nuove -grazie, nuovi fiori alla sua eloquenza. Più parco negli ornamenti -dello stile, ma castigatissimo nella lingua il Cavaliere Clementino -Vannetti pubblicò le _notizie intorno al pittore Gasparantonio Baroni -Cavalcabò di Sacco_,[238] le quali, come le altre opere sue potrebbono, -se non m'inganno, far testo in lingua. Anche Giampietro Zanotti volle -esser puro ed imitare gli antichi scrivendo la _Storia dell'Accademia -Clementina_, se non che raccontando talvolta avvenimenti troppo -minuti, e di niun conto, e volendo troppo imitar gli antichi annoja il -leggitore. Nulla posso dire de' suoi _avvertimenti per l'incamminamento -d'un giovine alla pittura, e della descrizione ed illustrazione delle -pitture di Pellegrino Ribaldi e Niccolò Abati esistenti nell'Istituto -di Bologna_, che non mi è riuscito di vedere. A Giampietro unirò -il fratello suo Francesco per le tre sue orazioni sopra la pittura -degnissime di lui, e del Romano Campidoglio, dove la prima fu recitata. - -Ma sopra quante opere di questo genere ho fin quì nominate si dee -collocare la _Storia pittorica dell'Italia_ dell'Ab. Luigi Lanzi. -Essa ebbe il suo cominciamento nell'anno 1792. in cui venne alla luce -il primo volume e nel 1796. fu compiuta quantunque poi solo nella -seconda impressione del 1809. ricevesse la sua perfezione. Divide egli -tutta la trattazione secondo le diverse scuole, ed in ogni scuola -distingue le epoche. Accenna i principali pittori di ciascuna, e ne -descrive lo stile, nè tace i mediocri, de' quali pure si desidera avere -qualche contezza. Ora egli fa ciò con fina critica ed avvedutezza, -con abbondanza non soverchia di notizie, e con uno stile vivace, -spesso conciso, ed ove la materia il richieda anche eloquente. Non -dirò che il Lanzi sia severo nel fatto della lingua; ma qualche -libertà da lui usata moderatamente e con giudizio non dispiace, e -fra tante cose belle, che allettano e incantano, non sa il lettore -fargliene un rimprovero. Anzi io gli so grado di alquante novelle -voci e forme di dire da lui adoperate parlando delle arti del disegno -e dell'antiquaria, che molti poi non hanno ricusato d'adoperare. -Ma i meriti del Lanzi in questa parte della Letteratura sono stati -egregiamente esposti da scrittori troppo migliori di me, cioè dal -Signor Conte Giambattista Baldelli, e dal Signor Cavaliere Onofrio -Boni, ai quali altri potrà ricorrere.[239] - -Or dopo la noja per me sofferta nel tessere questa lunga serie di -nomi e di titoli di libri, se rivolgo lo sguardo a tanti uomini -illustri fin quì nominati, ed a quegli altri molti, che di leggieri -aggiunger potrei, mentre per una parte mi conforta e ricrea il -pensier della gloria, ch'essi hanno recata al nome Italiano, parmi -per l'altra, che si possa quindi trarre un motivo per dileguare un -timore insorto nell'animo del Signor Cesarotti. _Un uomo scienziato_, -egli dice, _ragionativo, eloquente, ma di coscienza timorata in fatto -di lingua, col capo gravido del suo soggetto si mette a scrivere: -gli si presenta un'idea nuova che sembra domandar un termine_, che -non è nel Vocabolario. _Che farà egli? Mandi con Dio la sua idea o -la storpi con un altro termine il meglio che sa._[240] Or io dico, -tanti scrittori insigni da me nominati le scienze e le discipline -quasi tutte hanno illustrate con nuovi scoprimenti, con pensieri -nuovi, con riflessioni non prima fatte, o le cose già dette da altri -hanno esposte in nuova foggia scrivendo purgatamente; nè pare che -sia loro avvenuto di stroppiare un'idea per mancanza d'un termine; e -forse non avranno voluto sopprimere qualche nuova idea venuta loro -in mente. Essi avranno trovato nella ricchezza grande della nostra -lingua il modo di supplire alla mancanza d'una voce, o pure hanno -usata una voce, che non è nel Vocabolario, la quale se è, non dirò -necessaria, ma opportuna, _bella, ben derivata, acconcia che nulla -più_[241] l'Accademia non trascurerà d'approvarla. Si potrebbe ancora -dileguar il timore del Signor Cesarotti, negando poter mai accadere, -che una parola sia così necessaria per esprimere una idea, che senza -quella convenga assolutamente stroppiarla, come egli dice. Ma ove -ancora ciò fosse, ove lo scrittor non volesse oltrepassar i confini -del Vocabolario, crederei, che nè la sua gloria nè la Repubblica -delle lettere patirebbono un danno intollerabile, se l'uso d'un'altra -voce o una forma di dire alquanto più lunga venisse a scemar alcun -poco la forza o la bellezza di quell'idea. Dall'altro canto se lo -studio posto negli antichi dagli scrittor Fiorentini gli preservò nel -secolo decimo settimo dal reo gusto in cui tanti caddero miseramente, -siccome confessa il Signor Cesarotti, è da credersi, che lo studio -medesimo continuerà a produrre un non dissimile giovamento. Ed è da -credere ancora, che la diligenza la quale taluno usa per emendare i -proprj scritti, onde toglier loro ogni macchia contraria ai canoni -della lingua, rileggendoli più volte, e consultando i periti prima -di consegnarli alle stampe, produca il vantaggio, che per nuova e -replicata riflessione l'autor s'accorga d'altri falli, ne' quali per -difetto d'umana natura era caduto. Onde il vantaggio sarà di gran lunga -maggiore del supposto danno. - -NOTE: - -[137] L'Accademia Fiorentina ha commesso qualche errore di fatto, come -vedremo. Si potrebbe dubitar forse, che alcuno ne avesse commesso -pure scegliendo qualche opera, che non fosse degna di questo onore? -Io non esaminerò questo dubbio, la decisione del quale appartiene -all'Accademia della Crusca. Anzi registrerò quì tutte le opere notate -nel citato partito, giacchè io prendo a ricordar solamente quelle -opere, che sono scritte con sufficiente purità. Ma riguardo al citato -partito del 1786. sono da notarsi le seguenti parole, che si leggono -nell'Indice manuale dell'opere allegate nel Vocabolario stampato a -Firenze il 1807. «Niun luogo ho creduto dover dare in questo compendio -ai nomi indicati nella nota di autori scelti nel 1794. dall'Accademia -Fiorentina come meritevoli di essere adottati per testo in una nuova -edizione del Vocabolario, essendomi noto, che mancò quella scelta -della più esatta ponderazione dei Deputati a formarla, e fu contro il -voto degli altri comunicata arbitrariamente da uno di essi all'Abate -Alberti.» - -[138] Milano 1812. T. 2. in 12. - -[139] Milano 1812. in 8. Vi sono aggiunte _tre lezioni sulle doti di -una culta favella_, che sono ottime, ma non appartenendo all'epoca -da me presa in considerazione in questo ragionamento non ne ho fatta -parola. Io lo chiamerò Anonimo Milanese perchè in Milano è stampato il -suo libro. - -[140] Livorno per Tommaso Masi e Comp. 1815. T. 2. in 8. - -[141] E' nel Tomo 7. delle sue opere cogli elementi. - -[142] _Della Toscana eloquenza discorsi cento detti in dieci giornate -da dieci nobili giovani in una villereccia adunanza_. _Bologna_ 1752. -in 4. e poi più altra volte. - -[143] _Bologna_, 1768. in 4. - -[144] _Napoli_ 1756. 1758. T. 1. in 4. - -[145] _Della Storia e della ragione d'ogni poesia_. _Bologna Venezia e -Milano_ 1736. 1752. T. 6. in 4. _Della poesia Italiana_ (sotto il nome) -_di Giuseppe Andrucci_. _Venezia_ 1734. in 4. Si potrebbero aggiungere -anche le altre sua opere sopra altri argomenti. - -[146] _Palermo_ 1749. in 8. - -[147] Nel tomo primo delle opere di Torquato Tasso dell'edizion veneta. - -[148] Nel Tomo 6. delle sue Opere. - -[149] Venezia 1785. in 8.; colle annotazioni dell'Arteaga. - -[150] E' inserita negli Atti dell'Accademia di Padova. Si veda il -Fabbroni Vit. T. 18. p. 311. e seg. e Cesarotti Op. T. 17. p. 44. 45. - -[151] _Bologna_ 1703. e di nuovo _Modena_ 1735. T. 2. in 4. - -[152] _Racc. Calog._ T. 31. - -[153] _Difesa di Dante Alighieri Lezione ec. Firenze_ 1718. _in_ 12. -_Tre lezioni dette nell'Accademia Fiorentina. Ivi_ 1710. _Della satira -italiana, edizione seconda con una dissertazione dell'Ipocrisia degli -uomini letterati. Ivi_ 1729. _in_ 4. _La Villeggiatura, dialogo, nel -quale si discorre sopra un giudizio dato da Pier Iacopo Martelli -intorno al poetare del Guidi e del Menzini. Ivi_ 1732. _in_ 4. - -[154] _Difesa delle tre Canzoni degli occhi ec. composta da G. B. -Casaregi, Gio. Tommaso Canevari, e Antonio Tomasi. Lucca_ 1709. _in_ 8. - -[155] _Parere sopra la seconda edizione de' Canti carnascialeschi. -Firenze_ 1750. _in_ 8. - -[156] _I primi due dialoghi di Decio Laberio in risposta e confutazione -del Parere ec. In Culicutidonia per maestro Ponziano da Castel Sambuco_ -1750. in 8. - -[157] _Prose Toscane. Firenze_ 1772. 1773. T. 3. in 4. - -[158] _In Firenze quei famosi Signori Accademici della Crusca ne hanno -chieste a lui vivente le prediche per istamparle a lor carico con -offerirgli eziandio di ascriverlo al ruolo della lor fiorita adunanza._ -Così si legge nella prefazione delle prediche del Tornielli posta -innanzi alle medesime. - -[159] _Firenze_ 1744. e segg. T. 3. in 4. - -[160] _Ivi_ 1716. in 4. - -[161] _Discorsi Accademici Firenze_ 1693. 1712. 1735. T. 3. in 4. La -prima parte fu ristampata ivi il 1725. in 4. _Prose Toscane_, ivi -1715. 1735. T. 2. in 4. Alcune sue cicalate e lettere sono nelle prose -Fiorentine. L'orazione in morte di Francesco Redi è nell'edizione -Veneta del 1712. delle opere di questo scrittore. Quella in morte del -Magliabechi fu stampata in Firenze il 1715. in foglio e nella Raccolta -di Prose Fiorentine non più stampate, parte quinta, volume primo. -Venezia 1754. in 4. - -[162] Si possono aggiugnere alcune Orazioni di Andrea Alamanni, del -P. Lorenzo Berti, di Monsignor Bottari, di Giuseppe Buondelmonti, di -Monsig. Giacomelli, di Giuseppe Martelli, di Antonio Nicolini, di -Giulio Rucellai, e del Canonico Vincenzo Scopetani, che io non ho -vedute, e sono registrate nel Catalogo del Poggiali. - -[163] Vienna 1795. T. 3. in 12. - -[164] Venezia 1785. T. 6. in 8. L' editore è il Sig. Cavaliere Iacopo -Morelli. - -[165] Delle lettere familiari di alcuni Bolognesi del nostro Secolo. -Bologna 1744. T. 2. in 8. - -[166] Venezia 1791. 1794. T. 17. in 8. - -[167] _Magalotti lettere familiari_ (contro gli Atei) _Venezia_ 1719. -_in_ 4. _Lettere scientifiche ed erudite. Firenze_ 1721. _in_ 4. -_Lettere. Ivi_ 1736. _in_ 4. _Lettere familiari e di altri insigni -uomini_ (raccolte da Monsig. Angelo Fabroni.) Ivi 1769. T. 2. in 8. - -[168] _Opere_ T. 1. p. 207. - -[169] Si potrebbe aggiugnere, _il Falconiere di Iacopo Augusto Tuano, -coll'uccellatura a vischio di Pietro Angelio Bargeo poemetti tradotti e -commentati da G. B. Bergantini C. R. Venezia per Giambattista Albrizzi_ -1735. _in_ 4. - -[170] Il Poggiali annovera fra i libri di lingua purgata, _delle -meteore libri tre Poema filosofico di Gio. Lorenzo Stecchi colle -annotazioni del Dottor Girolamo Giuntini. Firenze nella stamperia di -Bernardo Puperini_, 1726. in 4. Egli ricorda ancora due altre opere -dello Stecchi, cioè _Lezione sopra alcuni passi di M. Lodovico Ariosto. -Pisa per Francesco Bindi_ 1712. _ed orazione in lode d'Alessandro -Marchetti nell'anniversario della sua morte. Roma_ 1717. in 4. Ma niuna -di queste opere ho veduta. - -[171] Il Poggiali ricorda, _il vero onore di Gio. Battista Casotti, -festa teatrale ec. Firenze per Michele Nestenus e Anton Maria -Borghigiani_, 1713. in 4. e _le Muse Fisiche di Mattia Damiani, Firenze -per Gio. Paolo Giovannelli_, 1754. in 4. - -[172] Torino 1750. in 8. e di nuovo con aggiunte 1764. in 8. Di sopra -ho escluse le Lettere, e la Frusta Letteraria di questo Scrittore pe' -nuovi, e talvolta anche strani vocaboli, che vi si vedono. Ma non credo -dover escludere le poesie piacevoli, perchè in queste è stato assai più -moderato. - -[173] _Lett. di Virg. lett._ 9. _in fin._ - -[174] _L'uso parte prima e seconda._ Bergamo 1778. e di nuovo nell'anno -stesso in Venezia. _Il vedovo parte terza dell'uso._ _Brescia_ 1780. - -[175] Se ne vedono i titoli presso il Signor Gamba. _Serie_ ec. p. 520. -521. A queste si aggiungano quelle registrate dal Signor Poggiali a -_Buonaventuri Tommaso_, ed a _Rucellai Luigi_. - -[176] Si può aggiungere il _Ristretto delle vite dei primi discepoli di -S. Domenico scritto in lingua Francese dal P. Antonio Touron e tradotto -nell'Italiana favella da un Religioso del medesimo ordine_ (il P. Orsi) -Roma 1744. - -[177] Il Sig. Canonico Domenico Moreni celebre, e infaticabile -scrittore di molte ed eruditissime opere nella sua _Bibliografia -Storico-Ragionata della Toscana_ T. 2. p. 22. 30. ha registrate le -opere del Manni, che appartengono al suo argomento. Fra queste molte ne -sono di Storia Ecclesiastica, che tralascio per non esser soverchio. - -[178] Anche Monsignor Bottari fu benemerito del Decamerone, che -illustrò con trentadue lezioni da lui dette con molto plauso -nell'Accademia della Crusca. Due ne pubblicò il Manni nell'opera -quì citata, una il Poggiali nel volume di Novelle d'alcuni autori -Fiorentini, un'altra il chiarissimo signor Francesco Grazzini nella -_Collezione d'opuscoli_, che si stampa in Firenze dal Daddi in Borgo -Ognissanti, e finalmente tutte furono date in luce dallo stesso signor -Grazzini colle stampe del Ricci il 1818. in due volumi in ottavo. -Quest'opera altresì, come le altre tutte del Bottari, vuolsi annoverare -fra quello purgate di lingua. - -[179] Sono unite all'opere del Casa nell'edizion Fiorentina del 1707. e -poi accresciute in quella di Venezia del 1728. - -[180] Il P. Zeno, che era molto intendente della nostra lingua, scrisse -ancora una parte delle annotazioni alla Storia del Crescimbeni, e colle -sue annotazioni illustrò pure alcune delle opere del Casa nell'edizione -Veneta del 1728. Egli tradusse l'arte di ben pensare d'Arnaud, e parte -del quaresimale del P. Bourdaloue. - -[181] Del Seghezzi abbiamo altresì un _Dialogo d'incerto_ (ma è di -lui come avverte il Gamba) intitolato il _Tasso_ intorno allo stile -del Casa, e al modo d'imitarlo nell'edizion citata del 1728., alcune -annotazioni alle rime del Bembo nell'edizion di Bergamo del 1745. e -alla storia citata del Crescimbeni. Altre sue opere colle rime del -fratello Niccolò furono stampate in Venezia il 1745. - -[182] L'Accademia approvò ancora la vita di Giuseppe Averani di cui ho -già parlato, e la traduzione di Longino, la quale registro in altro -luogo. - -[183] L'Accademia citò di lui ancora le _Menipee_. Ma il chiarissimo -Signor Ab. Fontani nell'elogio del Lami stampato in Firenze il 1789. -nomina bensì le Menipee stampate in latino a Londra il 1738. e 1742. -sotto il nome di Timoleonte. Ma niuna opera del Lami scritta in -italiano con questo titolo è riuscito di trovare a lui, nè al Signor -Gamba. Ora se quest'opera è ignota a due uomini così eruditi, non sarà -maraviglia, che sia ignota a me pure. - -[184] Altra sue opere d'antiquaria si vedano presso il Sig. Canonico -Moreni luog. cit. - -[185] Maff. Opere T. 3. - -[186] Firenze 1716. in f. - -[187] Le opere del Lanzi intorno all'antiquaria sono la _descrizione -della Galleria di Firenze_, _il saggio sopra la lingua Etrusca_, di -cui parlerò altrove, _de' vasi antichi dipinti volgarmente chiamati -Etruschi dissertazioni tre_, dissertazione sopra un'urnetta toscanica, -della condizione e del sito di Pausula città antica. - -[188] _Padova dalla Stamp. del Sem._ 1750. T. 2. in 8. - -[189] _Lucca_ 1744. T. 2. in 8. - -[190] Ivi 1760. in 8. - -[191] _Padova dalla stamp. del Sem._ 1766. in 8. - -[192] _Padova_, 1765. T. 3. in 8. e poi molte altre volte. - -[193] _Padova_ 1776. T. 2. in 4. e di nuovo 1803. - -[194] _Padova_. 1787. in 4. - -[195] Nel 1727, l'Orsi stampò in Roma la _Dissertazione dogmatica, e -morale contro l'uso materiale delle parole, in cui dimostrasi colla -tradizione de' Padri, e d'altri antichi scrittori, che le parole ne' -casi eziandio di grave o estrema necessità, non perdono per legge -dalla Repubblica il valore del loro significato_: Egli la scrisse -contro alcuni Teologi, che a suo giudizio troppo si erano mostrati -favorevoli alle restrizioni mentali. A lui si oppose un'_allegazione -in difesa del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_, ed egli replicò con un -libro intitolato: _la causa della verità sostenuta contro l'anonimo -apologista del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_. _Firenze_ (Milano) 1729. -Risposero gli avversarj con più e diversi scritti, e specialmente -con certa dissertazione teologica, alla quale l'Orsi contrappose la -_Dimostrazione Teologica, colla quale si prova, che ad effetto di -conciliare i dritti della veracità con le obbligazioni del segreto, -nè si può nè si dee ricorrere ad alcuna di quelle leggi, che alcuni -moderni Teologi alla umana Repubblica attribuiscono, ma che deesi stare -alle regole de' SS. Padri, e specialmente da' SS. Agostino, e Tommaso -per un tal fine prescritte_. _Milano_ 1729. Anche Pier Francesco Tocci -entrò in questa teologica guerra, scrivendo alcune _Lettere critiche -contro la dissertazione dommatico-morale sopra la bugia del Cardinale -Orsi Domenicano_, che dopo la sua morte furono impresse dal Pecchioni -in Firenze il 1779. in 4. Queste lettere e le tre opere citate -dell'Orsi possono annoverarsi fra quelle purgatamente scritte, e vi si -possono aggiungere il libro _dell'infabilità e dell'autorità del Romano -Pontefice sopra i Concilj ecumenici_, la Dissertazione _della origine -del Dominio e della Sovranità de' Romani Pontefici, sopra gli Stati a -loro temporalmente soggetti_. Le quali due opere furono stampate in -Roma il 1741. 1742. - -[196] L'Alberti citò ancora i _Dubbj sopra le rubriche della Messa_ -del Ceracchini per trarne _alcune voci proprie dell'Ecclesiastica -liturgia_, come ben dice il Sig. Gamba. - -[197] _Lettera d'un Ex-Gesuita vecchio ad un Ex-Gesuita giovine fra le -sue opere._ T. 6. p. 27. - -[198] _Una nuova opera in queste o Lezioni, o Dissertazioni di Sacra -Scrittura, come più piaccia di nominarle ec._ Prospetto premesso alle -Lezioni. _Due sono le mie opere di Sacra Scrittura..... L'una ha -per titolo_ Dissertazioni di Sacra Scrittura. Proemio premesso alla -Dichiarazione letterale di cui parlerò tosto. - -[199] _Trattato delle Azioni umane, con annotazioni per lo schiarimento -della materia. Quarta edizione. Firenze per Francesco Moucke_ 1783. -in 4. Le annotazioni si attribuiscono all'Ab. Antonio Martini, che fu -poi successore dell'Incontri nell'Arcivescovato di Firenze. _Lettere -Pastorali_. _Ivi pel medesimo_ 1771. _in_ 4. _Spiegazione Teologica, -Liturgica, e Morale sopra la celebrazione delle Feste, diretta a' -Chierici della Città e Diocesi Fiorentina_. _Ivi pel medesimo_ 1762. -_in_ 4. Queste sono le migliori impressioni. Per le opere del Maffei -basterà ricordare l'edizione Veneta fatta da Antonio Curti nel 1790. -che tutte le comprende. - -[200] Eccone i titoli. 1. _Della divozione al Sacro Cuor di Gesù, -secondo lo spirito della Chiesa ragionamenti due. Bassano, e Napoli._ -1803. Nel titolo sono attribuiti al P. Carlo di Porzia allora Prete -dell'Oratorio, ed ora Gesuita. Ma questi non ne fu che l'editore, di -che dà un cenno anche il P. Raimondo Diosdado Caballeros _Biblioth. -Script. Soc. Jesu Supplem._ I. p. 230.--2. _Il divoto del SS. -Sagramento istruito nelle pratiche di tal divozione. Firenze_ 1805.--3. -_Ragionamento sulla divozione al S. Cuor di Maria ec. con l'aggiunta di -dieci considerazioni ec._ Ivi 1809.--4. _Novena al glorioso Patriarca -S. Giuseppe._ Ivi 1809. - -[201] Il lungo catalogo delle sue opere si veda presso il Fantuzzi -_Scritt. Bol._ T. 5. p. 265. e segg. - -[202] Roma 1757. in 8. - -[203] Ivi 1756. in 4. Le opere quì tradotte sono diciotto. Tre -dell'altre erano state volgarizzate dalla stessa Borghini, e le -rimanenti dal Bottari di che forse egli voleva fare un secondo volume. -Il chiarissimo Monsignor Domenico Pacchi ha poi tradotta l'opera _de -pallio_, e la sua traduzione colle molte altre sue opere dovrebbe quì -aver luogo, se in questo capo parlassi d'autori viventi. - -[204] Bologna 1795. in 8. Seconda edizione. Non mi è nota la prima -edizione di quest'opuscolo, e del seguente. - -[205] Ivi 1800. in 8. Seconda edizione. - -[206] Venezia 1737. in 4. - -[207] Nel tomo quinto della _Miscellanea di varie operette_, che si -stampava in Venezia dal Lazzaroni. - -[208] Venezia 1755. 1757. T. 2. in f. - -[209] Pesaro 1759. in 4. - -[210] Roma 1774. in 4. - -[211] Pistoja 1762. in 4. Il Matani, oltre a più, e diverse opere -latine, scrisse ancora una _Memoria sulla cultura delle viti in Spagna, -e la maniera, come si fa il vino; si aggiunge un discorso sulla -conservazione dei vini. Venezia_ 1779. in 8. Alcuni suoi trattati -sono uniti alla traduzione della dissertazione di M. Tissot sul pane -stampata a Napoli il 1781. e a Venezia il 1782. - -[212] Firenze. 1767. in 4. - -[213] Senza data in 4. Credo, che sia opera diversa dalla precedente. - -[214] Ivi 1775. in 8. - -[215] Ivi 1770. in 4. e nel _Magazz. Tosc._ Vol. 3. P. 3 - -[216] _Proverbj Toscani pe' Contadini, in quattro classi divisi, i -quali possono servir di precetti per l'Agricoltura. Perugia_ 1786. in -16. - -[217] Ecco il titolo di quelle, che appartengono a questa epoca. -_Lo specchio che non adula presentato a Girolamo Manfredi Massese. -Leida per Giord. Luchtmans_ 1707. _in_ 4. _Risposta di Anton Giuseppe -Bianchi_ (cioè del Bertini) _a quanto oppone Giovan Paolo Lucardesi -al libro di Antonfrancesco Bertini intitolato lo specchio che non -adula. Colonia_ (Lucca). 1708. in 4. _La falsità scoperta nel libro -intitolato: la Verità senza maschera dal Gobbo di Sancasciano ec. -Francfort._ 1711. in 4. - -[218] Lucca 1713. in 8. - -[219] Lucca 1765. in 4. - -[220] Questo libro non contiene, che un solo dialogo dei quattro, che -l'autore aveva composti. - -[221] _Scritt. Bol._ T. 5. p. 190. e seg. Riguardo alle scritture sopra -le acque di Bologna egli cita la _Raccolta degli Autori, che trattano -del moto dell'acque_ dell'edizione del 1723. ma doveva citare quella -del 1765. e seg. dove sono in maggior numero. - -[222] _Pref. au Traité de Dynam._ de la seconde edition. - -[223] _Dialogo, dove ne' congressi di più giornate delle forza vive, e -dell'azion delle forze morte si tien discorso, del P. Vincenzo Riccati -della Compagnia di Gesù._ Bologna 1749. in 4. - -[224] Bologna 1752. in 4. Il Riccati preparò una replica, che poi non -diede in luce, ma si conserva manoscritta presso la sua famiglia col -titolo: _lettere sei, nelle quali si difende il dialogo sopra le forze -dalle opposizioni del Signor Francesco Maria Zanotti. Giorn. di Mod._ -T. 9. _p._ 190. - -[225] E' nelle Simbole Fiorentine del Gori T. 10. p. 1. L'autore -tolto il proemio la tradusse in Francese, e la mandò all'Accademia -di Montpellier, la quale avendola inviata a quella delle Scienze di -Parigi, questa l'inserì ne' suoi atti del 1748. - -[226] Luog. cit. p. 268. e seguenti. - -[227] E' unito al _Piano d'operazioni idrauliche per ottenere la -massima depressione del Lago di Sesto, o sia di Bientina. Lucca_ 1782. -_in_ 4. - -[228] _Memorie sopra la Fisica e Istoria naturale di diversi -Valentuomini. Lucca_ 1743. e anni seguenti. T. 1. e 3. - -[229] Castelfranco 1763. in 8. Il Gamba cita anche _le leggi del -contrapunto dedotte da' fenomeni, e confermate col raziocinio libri -quattro_ T. 2. in 4. Io non ho altra notizia di quest'opera. - -[230] Bologna 1767. in 4. - -[231] Bassano 1784. - -[232] Napoli 1763. in 8. Oltre pochissimi nei relativi alla lingua, -che probabilmente sono errori tipografici, un difetto vi trovo, ed -è un certo sistema non lodevole nella punteggiatura per cui sette o -otto volte nella lettera dedicatoria e nell'introduzione si adopera il -punto e virgola, o i due punti in vece del punto in fine di periodo. -La tenuità dell'osservazione mostra la stima, in cui io tengo il libro -anche per la purità della lingua. - -[233] Oltre a quest'opera, che fu stampata a Firenze il 1756. in 8. -l'Accademia approva la lettera posta in fronte al Riccio rapito del -Pope tradotto dall'Ab. Bonducci, e la descrizione manoscritta delle -esequie di Cosimo terzo. - -[234] Padova appresso Giuseppe Comino 1741. in 4. - -[235] Firenze 1788. in 8. - -[236] Lucca 1760. in 4. - -[237] Più ampiamente poi difese la nostra causa il Marchese Ridolfino -Venuti nella sua _risposta alle riflessioni critiche sopra le -differenti scuole di pittura di M. d'Argens. Lucca_ 1755. _in_ 8. - -[238] _Verona_ 1781. in 8. - -[239] _Baldelli Lettera al Denina nella Collez. d'Opusc._ T. 16. p. -90. Boni _Elogio dell'Ab. D. Luigi Lanzi. Firenze_ 1814. in 4. E' -da desiderarsi, che le opere tutte del Cavalier Boni sieno unite, e -stampate. Egli era molto intelligente delle arti del disegno, e nelle -sue cose è una certa grazia Lucianesca, che innamora. - -[240] Ces. Op. T. 1. p. 202. - -[241] Ivi. - - - - - _Dell'altre moderne lingua d'Europa._ - - ~CAPO~ XII. - - -Egli è ormai tempo, che il mio discordo rivolga, benchè brevemente alle -altre moderne lingue Europee. E quì dovrei far parola dell'introduzione -alle più utili fra queste del Baretti, ma non essendo a me riuscito -di vederla nulla ne posso dire.[242] Non parlerò adesso della Turca -e della Greca, delle quali più opportuno sarà il tener discorso in -altro luogo. Cominciando dunque dalla Francia dirò quel poco che -abbiamo meritevole di ricordanza. L'Algarotti in un saggio su questa -lingua ci ha data in breve la sua storia,[243] e il signor conte -Napione nell'opera già citata, esaminandone l'indole, ha combattuto -con evidenza gl'irragionevoli elogj, che ne fa il P. Bonhours, ha -ricordato il giudizio, che ne danno gli scrittori più celebri della -Francia, ed ha mostrato quale essa fosse prima della riforma introdotta -da quell'Accademia.[244] Altri non creda dover collocare fra le opere -degl'Italiani il Dizionario non molto pregevole del Veneroni. Egli -era di casato _Vigneron_ nativo di Verdun, e per amore della nostra -lingua dette forma Italiana al nome di sua famiglia,[245] come altri -crede di rendersi più stimabile, prendendo nome Francese. Compatiamo -le debolezze degli uomini, e queste massimamente, che sono innocenti. -Italiano era l'Antonini, di cui pure abbiamo un dizionario non migliore -di quello del Veneroni. Mal può fare il dizionario di una lingua chi -non la possiede perfettamente, e l'Antonini non sapeva abbastanza -la Francese, come mostrò traducendo in questa non lodevolmente un -opuscoletto del Rolli.[246] Il libro, di cui possiamo gloriarci, è il -dizionario dell'Alberti a tutti noto, cioè dell'autore del dizionario -enciclopedico rammentato di sopra. Sono circa quaranta anni passati, da -che esso venne in luce la prima volta, e in tante edizioni, che ne sono -uscite in Italia, e in Francia, non si è mai dovuto farvi considerevoli -emendazioni o accrescimenti. Esso ha fatti dimenticare gli altri -dizionarj, ed a chi volesse succedergli non ha lasciata molta speranza -di far cosa migliore. Nato nel contado di Nizza erano a lui naturali le -due lingue Italiana e Francese, nelle quali inoltre pose molto studio -finchè visse; quindi colle acquistate cognizioni, e co' dizionarj della -Crusca e dell'Accademia Francese potè fare un'opera utile, e degna di -vivere lungamente. Il Martinelli ne fece poi un compendio comodo per la -sua brevità, in cui le voci tutte del dizionario sono comprese. - -Per le altre lingue non abbiamo opere, che a questa si possano -paragonare. Per l'Inglese oltre al dizionario del Bottarelli, piccolo -in principio, ma poi molto accresciuto,[247] abbiamo la grammatica -e il Dizionario dell'Altieri. Questo però è mancante, e quella è non -ben sicura nelle sue regole, e di gran lunga inferiore a quella del -Barker. Più pregevole assai è la Grammatica e il Dizionario Inglese e -Italiano del Baretti, e l'ultimo principalmente dopo che egli vi fece -grandi accrescimenti[248]. Nè a lui bastò di provveder con quest'opera -a coloro, che apprender volessero una di queste due lingue, ma con -un'altro Dizionario si adoperò ancora di giovare agl'Inglesi o agli -Spagnoli, che studiano la lingua Spagnuola o Inglese.[249] - -La lingua Tedesca mi offre ancora minor numero di cose meritevoli -di ricordanza, e il poco che mi offre consiste nella Grammatica -e ne' Dialoghi del Borroni, e in un Dizionario del medesimo pe' -principianti.[250] La Spagnuola nulla mi somministra fuorchè il -Dizionario testè citato del Baretti, giacchè la Grammatica e il -Dizionario del Franciosini appartengono al secolo decimosettimo. - -Nulla pure ho da dire dell'altre moderne lingue del continente Europeo. -Due però dell'Isole adjacenti all'Italia richiedono da me qualche -parola. In primo luogo la lingua della Sardegna fu illustrata dal -Sig. Madao con due opere da me non vedute.[251] Nè pure mi è riuscito -di vedere la Grammatica e il Dizionario della lingua Maltese, che -il Signor Vassalli stampò in Roma nel 1791. e 1796. Egli afferma, -che essa è un dialetto dell'Araba. Al contrario il Canonico Agius de -Soldanis dopo il Majo, l'Erpenio, il Teinesio e altri aveva preteso -che fosse Punica, e fino dal 1750. si era accinto a provarlo, ma se -non erro con poco felice riuscimento. Stampò egli una breve grammatica -e un saggio di Dizionario della lingua Maltese, cui fece precedere -due dissertazioni.[252] Nella prima prende appunto a provare, che la -lingua Maltese è l'antica lingua Punica rimasta sempre in quell'isola -ad onta de' popoli diversi, che l'hanno soggiogata, e nella seconda -parla dell'utilità sua. Ma da una parte nè l'uno nè l'altro argomento -vien da lui confermato validamente, e dall'altra parte quantunque io -non sappia l'Arabo, e solamente ne conosca l'Alfabeto o pochissimo -più, ciò non ostante nelle voci Maltesi da lui registrate in questo -libro io scorgo voci Arabe, principalmente della lingua volgare, or più -or meno alterate. Arroge a ciò, che il Bjoernstahel ne' suoi viaggi -racconta d'aver udito Maltesi ed Arabi parlar fra loro, ciascuno nella -propria lingua, e intendersi ottimamente. Da che egli deduce con gran -ragione, che la lingua de' primi altro non è che un corrompimento, o se -si vuole un dialetto della seconda. Il Canonico Agius promise ancora un -ampio dizionario della sua lingua, e la interpretazione di que' versi -di Plauto nel Penulo, che furono da lui composti in lingua Punica, -ed egli voleva spiegarli colla Maltese; nè so se poi abbia eseguite -queste promesse. Utile sarebbe stato il dizionario; ma riguardo ai -versi Plautini dubito forte, che egli non sarebbe stato più fortunato -degli altri, che prima o dopo di lui si sono posti a questa impresa. La -lingua Punica è perduta, tranne poche voci, che S. Agostino ed altri -antichi scrittori ci hanno tramandate; e que' versi di Plauto passando -per le mani di tanti copisti, che non gl'intendevano, debbono in tal -guisa esser guasti e corrotti, che niuna speranza v'ha di spiegarli. - -Mentre questi scrittori illustravano queste lingue colle grammatiche, -e co' dizionarj, altri le illustravano colle traduzioni. Non è mia -intenzione di tessere quì il novero di tutto ciò, che dagl'Italiani -s'è fatto in questo genere nel passato secolo, il che sarebbe impresa -da non venirne mai a fine. Le traduzioni in prosa, dal Francese -massimamente, sono innumerabili, ed ove si tolgano ancora tutte quelle, -che _invita Minerva_ si son fatte per traffico,[253] ove ancora si -limiti il discorso a quelle, che hanno meritata lode per esattezza, e -per lo stile, il numero sarebbe tuttavia immenso. Si aggiunga a ciò, -che facile essendo la lingua Francese e comune, pare che in questa -mal si possa dar nome d'illustrazioni alle traduzioni. Le traduzioni -poetiche dal Francese sono in piccol numero, nè di molto momento, se -si eccettuino il poema sulla religione di M. Racine tradotto dall'Ab. -Filippo Venuti, quello del Re di Prussia sull'arte della guerra -tradotto dal Sanseverino, alcune tragedie volgarizzate dal Cesarotti, -dal Paradisi, dal Frugoni; e poche altre. Riguardo alle traduzioni -dalle altre lingue mancano in gran parte tali ragioni, e però non terrò -per esse il medesimo silenzio, pure non mi vi tratterrò lungamente, ma -con brevi parole rammenterò solo le principali. - -Prime sieno quelle dall'Inglese che sono in maggior numero. Milton, -l'Omero dell'Inghilterra a se richiama innanzi ad ogni altro il -mio discorso. Il grande argomento di quel poema esigeva una mente -ardimentosa per ben trattarlo, ed esigeva pure una penna robusta per -ben tradurlo. Paolo Rolli si accinse a questa impresa;[254] quantunque -però fosse valoroso poeta non aveva forze bastevoli per far tanto. Egli -tradusse letteralmente, ed esattamente; ma il poema di Milton restò -spogliato di tutta la sua forza, e diventò un perfetto sonnifero. Dopo -molti anni il Mariottini stampò in Londra il primo libro d'un nuovo suo -volgarizzamento[255] corredato di molte annotazioni sue in parte, e in -parte de' precedenti commentatori Inglesi. Non so se poi egli abbia -condotto a fine questo suo lavoro. Il verso generalmente è nobile ed -armonioso; ma (se mi è lecito esporre la mia opinione, quantunque sia -poco istruito della lingua Inglese) a me non sembra abbastanza fedele, -e spesso merita il nome di parafrasi. Pure al chiarissimo traduttore si -dee non piccola lode, e son pregevoli le annotazioni che v'ha aggiunte. -Altri hanno tentato questa difficile impresa nel secolo presente, de' -quali non dovrei quì ragionare. Pure non posso temperarmi dal dire, che -il miglior traduttore di Milton è un mio concittadino, cioè il Signor -Lazzaro Papi, ed il suo volgarizzamento è così in tutte le sue parti -perfetto, che niente lascia a desiderare. - -Non vuolsi divider da Milton il suo grande encomiatore Addisson, del -quale Anton Maria Salvini volgarizzò il Catone. Nè di ciò dirò più -oltre, perchè del modo Salviniano di tradurre parlerò altrove più -opportunamente. Parlerò piuttosto della bella versione, che del Poema -d'Akenside de' piaceri dell'immaginazione fece il celebre Signor -Mazza[256] nel primo suo ingresso nella carriera letteraria. Egli seppe -maravigliosamente vestire della copia e della grandiosità Frugoniana -(giacchè nella prima sua giovinezza questo sommo poeta, seguiva in -parte lo stil del Frugoni, che poi se ne è fatto uno bellissimo, e -tutto suo proprio) la poesia filosofica dell'originale; seppe esser -fedele senza esser servile, emendando anzi que' modi Inglesi, che a -noi parrebbono strani: ed essendo allor giovinissimo fece un'opera, -che nulla ha di giovanile, fuorchè il calore dell'estro e la vivacità -dell'espressioni. In età poi più matura tradusse alcuni lirici -componimenti di Parnell[257] e di Thomson egregiamente come si doveva -aspettare da un poeta sì grande. - -Poco innanzi all'Akenside del Signor Mazza si pubblicò in parte -l'Ossian del Signor Cesarotti[258]. Questa dotta fatica di così -illustre poeta fu una nuova luce, che improvvisamente apparve sul -Parnasso Italiano, ed attirò a se gli occhi di tutti. Un certo -calor nuovo di stile, diverso da quello, di che i Greci, i Latini -ed i nostri ci offerivano esempj, certe idee nuove, una semplicità -congiunta non rade volte a pensieri giganteschi, una straordinaria -energia d'espressioni riscosse l'ammirazione di molti, ed eccitò -alcuni all'imitazione. Gl'imitatori però cessarono a poco a poco, e -rimase la lode; lode che è a lui dovuta per avere arricchita la nostra -lingua poetica di molte maniere energiche, grandi, maravigliose, ora -terribili, ora delicate, le quali in parte egli prese dal testo, e -in parte creò con una fantasia inesausta. Ma fra i pregj di questo -volgarizzamento ardirò io cercar difetti? Meriterò forse la taccia di -temerità, se espongo qualche mio dubbio contro il lavoro prediletto -d'un Cesarotti? L'impresa da me abbracciata lo richiede, nè posso -trascurarne una parte. Nulla dirò della condotta de' poemi attribuiti -ad Ossian, degli affetti, delle similitudini, ed altrettali oggetti, -che non sono del mio instituto. Io debbo parlare della illustrazione -delle lingue, onde considererò soltanto alcune cose, che in qualche -modo a queste appartengono. - -Descrive il poeta la lotta fra Fingal, e Varano, e dice - - _.........Ai forti crolli, - All'alta impronta dei tallon robusti - Scoppian le pietre e dalle nicchie alpestri - Sferransi i duri massi e van sossopra - Rovesciati i cespugli_.[259] - -In un'annotazione a questi versi il chiarissimo traduttore osserva, che -questo forse è l'unico luogo in tutto il poema di Fingal, che si possa -chiamar gonfio, e quindi procura di difenderlo. Ma egli aveva allora -dimenticati que' versi, ne' quali parlandosi del combattimento tra lo -stesso Fingal, e Cucullino si dice: - - _.........i nostri passi - Crollaro il bosco, e traballar le rupi - Smosse dalle ferrigne ime radici._[260] - -A me parrebbe questo luogo più gonfio ancora dei primo, nè a difenderlo -basta il dire, che a quell'età erano gli uomini, più forti molto che -noi non siamo; il che è la difesa dal signor Cesarotti addotta pel -passo precedente. Ma più altre cose ancora vi s'incontrano, le quali -a me appariscono gonfie. Tali a cagion d'esempio sono Cucullino, che -_sgorga rivi di valore_ T. 2. p. 150. _e tu sgorgasti valore_, ivi p. -275. _Morna, che rotola nella morte_ p. 148._ la vasta azzurra stellata -conca del Cielo_ p. 241. _il sangue del monte Gormallo_, cioè il sangue -delle fiere di quel monte p. 203. _al suo cospetto sfuma la pugna_ p. -51. ed altre simili maniere di dire. Nè mi dispiace meno la troppo -frequente ripetizione di certe espressioni favorite, e specialmente -della voce _figlio_ usata metaforicamente.[261] Queste ed altre cose di -tal genere non sanno piacermi, e temerei che imitandosi le poesie in -molte parti bellissime d'Ossian taluno potesse forse esser trascinato -in un gusto non lodevole. Altri pure tradussero altre simili poesie, -e fra questi mi piace ricordar quì il signor conte Prospero Balbo. -La morte d'Arto, un breve squarcio d'altro poema, e la battaglia -di Lava volgarizzò egli dalla prosa Inglese di Giovanni Smith in -bei versi Italiani, ne' quali nulla si trova che non si debba molto -commendare.[262] - -Nè quì si arrestarono le cure degl'Italiani per la poesia Inglese. -Celebre è il Sidro del Conte Magalotti, che molto dopo la sua morte -vide la luce.[263] Il saggio sopra l'uomo del Pope fu tradotto dal -Cavaliere Anton Filippo Adami,[264] il Messia dello stesso Pope dal -Conte Agostino Paradisi, e dal Conte Benvenuto di S. Raffaele, che -tradusse anche il Vindsor. Il Bonducci volgarizzò il Riccio rapito -dello stesso. Il Torelli l'elegia di Gray sopra un Cimitero campestre. -Le notti di Young furono tradotte dal Bottoni, e i tre canti sul -Giudizio universale da D. Clemente Filomarino.[265] Ma a me rincresce -di trattenermi più lungamente tessendo un'arido catalogo di nomi che -si potrebbe anche accrescer volendo, e vie più mi rincresce perchè fra -tanti traduttori, che in questo paragrafo ho registrati, se si eccettua -il Magalotti, il Paradisi, il Conte di S. Raffaele, il Torelli, e il -Filomarino, non trovo oggetto meritevole d'osservazione. - -Nè pure il Parnasso Tedesco fu trascurato. Il P. Bertola nell'idea -della bella letteratura Alemanna[266] volgarizzò diverse cose di varj, -e di Gessner singolarmente, la Signora Caminer Turra molti Idillj -dello stesso Gessner,[267] il Signor Abate Belli le quattro parti del -giorno di Zaccaria[268] e il Signor Rigno il Messia di Klopstok.[269] -Ignorando la lingua Tedesca non posso dar compiuto giudizio di queste -versioni: e per la stessa ragione non ardisco farmi giudice di -quella, che della Lusiade del Portoghese Camoens ha fatta un anonimo -Piemontese.[270] Dirò solamente, che tranne alcune versioni del Bertola -non vedo nell'altre quelle dignità di stile, che la poesia richiede, e -che per ciò sono da desiderarsi nuovi e più felici volgarizzamenti. - -Finalmente la lingua Polacca non fu trascurata dai nostri. Ne fece -una grammatica non impressa fino ad ora il P. Francesco Angelini -Gesuita[271], del quale parlerò altrove con lode. Sulla seconda scrisse -il Madao due opere, che non ho vedute.[272] - - _Fine della Prima Parte_. - -NOTE: - -[242] _Baretti Introduction to the most useful European language. -London._ 1772. in 8. - -[243] Algar. Op. T. 3. - -[244] Nap. de' preg. ec. della Ling. It. Lib. 2. Cap. 1. - -[245] _Feller. Dict. Hist. a Veneroni._ - -[246] _Examen de l essai de M. de Voltaire sur la poésie epique par M. -Paul Rolli, traduit de l'Anglois par M. L. A. à Paris, Rollin fils_ -1728. in 12. L'Antonini scrisse ancora un _trattato sulla pronunzia -Francese_, che non ho veduto. - -[247] Bottarelli Dizionario Italiano-Inglese e Francese Londra 1789. -vol. 3. in 8. Nizza 1792. Vol. 3. in 12. Venezia 1803. 3. Vol. in 8. - -[248] La seconda edizione che è del 1796. si dice aumentata di -diecimila Vocaboli. L'ultima impressione è di Firenze, 1816. - -[249] _Baretti English and Spanish Dictionary. Lyon_ 1786. T. 2. in 4. -e di nuovo _London_ 1792. V'ha pure una grammatica Inglese del Palermo -impressa a Londra dopo il 1780, che non ho veduta e un'opera dello -stesso sopra i sinonimi Inglesi. - -[250] _Borroni novissima grammatica della lingua Tedesca ad uso -degl'Italiani, sesta edizione accresciuta. Venezia_ 1805. in 8. Non -conosco, che questa edizione, ma so che altre ve ne sono, fatte -nel secolo decimottavo. Dello stesso _Dialoghista Italiano-Tedesc. -Milano_ 1794. in 8. Dello stesso _nuovo Vocabolario Italiano-Tedesco, -e Tedesco-Italiano. Milano_ 1799. T. 2. in 8. Abbiamo ancora una -grammatica Italiana e Tedesca del Tarmini stampata a Francfort nel -1735. in 8. - -[251] _Saggio d'un opera: il ripulimento della lingua Sarda, e sua -analogia con la Greca e la Latina. Cagliari_ 1782. _in_ 4. _Le armonie -de' Sardi. Ivi_ 1787. _in_ 4. _Catal. Garampi_ 7349. 7350. Di una -dissertazione sull'origine di questa lingua, che io credo essere stata -composta dall'Ab. Denina, ho dato un cenno nel capo primo. - -[252] _Della lingua punica presentemente usata da' Maltesi, ovvero -nuovi documenti li quali possono servire di lume all'antica lingua -Etrusca stesi in due dissertazioni, e Nuova Scuola di Grammatica per -agevolmente apprendere la lingua Punica-Maltese. Roma_ 1750. _in_ 8. - -[253] Ben a ragione il dottissimo signor Napione le chiama infedeli, -barbare, e prezzolate traduzioni, che sfigurano gli originali, e -servono soltanto a guastar la lingua nostra, senza agevolare lo studio -nè l'intelligenza della Francese. _Dell'uso, e de' pregj della lingua -Ital_. T. 1. p. 275. - -[254] Londra 1736. in f. e poi altrove più volte. - -[255] _Il Paradiso perduto di Giovanni Milton tradotto in verso -Italiano da Felice Mariottini con varie annotazioni de' comentatori -Inglesi, e del Traduttore. Londra_ 1794. T. 1. in 8. - -[256] _Parigi_ 1764. in 4. - -[257] Anche il Gesuita Barotti tradusse l'egloga di Tommaso Parnell -intitolata la sanità, che è fra l'altre sue opere stampata in Venezia -dal Coleti il 1773. in 8. - -[258] La prima edizione è di Padova pel Comino del 1763. La seconda -di Padova, e quelle di Nizza, e di Bassano sono più complete. Ma la -migliore di tutte è quella di Pisa del 1801. in 4. volumi in 8. che -è unita all'intiera collezione delle sue opere. Essa fu dall'insigne -traduttore riveduta tutta, emendata, e corredata di pregevolissimi -accrescimenti. - -[259] _Cesarotti Op_. T. 2. p. 251 - -[260] Ivi p. 135. - -[261] Figli del mare T. 2. p. 134. e 211. figlio dell'onda p. 157. -253. figlio d'anguste valli 139. figli di guerra 139. 219. 227. 238. -figlio di codardìa 153. figli del canto 155. 160. 220. 265. figli della -valle 156. figli dell'Oceano 158. 211. figlio della spada 171. figlio -del vento 173. figlio della battaglia 175. schiatta de' tempestosi -colli 176. navi figlie di molti boschi 179. figlia dei stellati Cieli -185. figlio del carro 190. figlia di segreta stanza 200. figli della -morte 201. 203. schiatta dell'acciaro 206. figlio dell'acciaro 226. -figlio del vento 226. aereo figlio (uno spirito) 206. 219. progenie -delle verdi valli 207. figlia di beltà 216. figlio della fama 227. -234. 256. figlio della tempesta 233. figlio delle spade 240. figli -del deserto 232. 239. figli della rupe 260. figli detta grotta 274. i -veltri rapidi figli della caccia 281. figli della mia forza 282. figlio -rovente della fornace 236. Tutto ciò è preso dal solo Fingal, dove son -pure altre ripetizioni che credo inutile di notare. Io non condanno -l'uso metaforico di questa parola, o d'altre parole equivalenti, ma -la soverchia frequenza, e talvolta se ne potrebbe condannare ancora -l'applicazione non opportuna. - -[262] _Ozj Letterarj._ Torino 1787. T. 1. p. 251. T. 2. p. 319. - -[263] _Firenze_ 1744. in 8. seconda ediz. - -[264] _Parma Bodoni_ in 4. Venezia 1790. in 8. - -[265] Siena 1775. in 12. Venezia 1791. T. 2. in 12. Le notti furono -ancora tradotte in prosa dal Loschi Venezia 1776. T. 3. in 8. e -dall'Alberti ivi 1783. T. 2. in 8. Il Bjoernstahel nelle Lettere de' -suoi viaggi T. 3. p. 274. dice che il Boccardi traduceva in Torino -le stagioni di Thomson, e nel 1773. mentre egli scriveva era già -compiuta la primavera. Non è però a mia notizia, che l'opera sia -stata pubblicata. Il chiarissimo Signor De Coureil aveva cominciato a -pubblicare una serie di poesie Inglesi ottimamente da lui tradotte, ma -questa non appartiene all'epoca della quale io debbo parlare essendosi -cominciata a stampare nel secolo presente. - -[266] Lucca 1784. T. 2. in 8. - -[267] _Vicenza_ 1781. T. 2. in 12. - -[268] _Bassano_ 1778. in f. - -[269] Vicenza 1771. T. 3. in 8. Altre traduzioni vi sono d'altri Poeti, -che tralascio per non diffondermi troppo. - -[270] Torino 1772. in 12. Essa è in 8.va rima. Molto più felice -sarebbe stata quella del Signor Conte Benvenuto di s. Raffaele, se -congetturarlo possiamo dal principio, che se ne ha ne' suoi versi -sciolti stampati in Torino dal Mairesse il 1772. in 8. - -[271] Caballeros op. cit. suppl. II. p. 6. - -[272] _Saggio d'un opera il ripulimento della lingua sarda e sua -analogia con la greca e la latina. Cagliari_ 1782. _in_ 4. _Le armonie -de' Sardi, Ivi_ 1787. _in_ 4. _Catal. della Libr. Garampi_. 7349. 7350. - - - - - ~INDICE~ - DE' CAPI DELLA PRIMA PARTE - - - _Introduzione_ Pag. 3 - - _Dell'origine, e dei caratteri delle moderne - lingue d'Europa. Cap. I._ » 6 - - _Dell'origine della lingua Italiana. Capo II._ » 11 - - _Dei pregi della lingua Italiana. Capo III._ » 18 - - _Se nelle cose letterarie si debba, scrivendo, - usare la lingua Italiana più tosto che - la Latina. Capo IV._ » 22 - - _In qual modo si debba far uso della lingua - Italiana scrivendo. Capo V._ » 24 - - _Dalle grammatiche della lingua Italiana. - Capo VI._» 47 - - _Del vocabolario della Crusca. Capo VII._ » 55 - - _Del dizionario enciclopedico dell'Abate - Alberti. Capo VIII._ » 75 - - _Altri vocabolarj, regole per la pronunzia, - sinonimi ed epiteti, rimarj, ed etimologie. - Capo IX._ » 83 - - _Edizioni ed illustrazioni degli autori classici. - Cap. X._ » 92 - - _Di quegli scrittori, che hanno illustrato la - lingua Italiana scrivendo purgatamente. - Capo XI._ » 95 - - _Delle altre moderne lingue d'Europa. - Cap. XII._ » 148 - - - - - - - NOTE DEL TRASCRITTORE - - -Viene mantenuta la punteggiatura originale anche quando appare - incongrua con l'italiano moderno. Sono stati aggiunti solamente, dove - mancanti, i punti alla fine dei periodi. - - -I numeri compresi nei paragrafi in corsivo vengono resi in carattere - normale per aderire il più possibile allo stile ed alla grafica - dell'epoca. - - -Lo stile dell'epoca utilizzato dallo stampatore prevedeva che i numeri - fossero sempre seguiti da un punto; questo viene mantenuto uniformando - l'opera con l'aggiungere il punto laddove questo manchi per refuso o - più spesso per difetto delle immagini. - - -Vengono corretti gli ovvii errori tipografici. - - -Viene mantenuta la convenzione di usare nei caratteri minuscoli due - lettere v in luogo della doppia v (vv anziché w). - - -Talvolta i termini sono scritti con due o più varianti. Quando è stato - possibile risalire alla grafia usata all'epoca sono stati uniformati, - mentre in caso di dubbia valutazione sono state mantenute le doppie - grafie originali. In particolare viene conservata la doppia grafia - aggiungere/aggiugnere (con le relative coniugazioni) perché entrambe le - forme erano largamente usate all'epoca. - - -Alcuni corsivi sono chiaramente sviste del tipografo e se lasciati - aderenti all'originale rendono il testo di difficile lettura; dove - possibile senza alterare in maniera eccessiva l'opera sono stati - modificati. - - -L'ultimo periodo e la relativa nota a piè di pagina appaiono una - svista dello stampatore, essendo completamente fuori di contesto; si - riferiscono alla trattazione della lingua sarda trattata in precedenza, - e la nota è la stessa della nota n. 251. Vengono comunque mantenute per - aderenza all'opera originale. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Della illustrazione delle lingue -antiche e moderne e principalmente dell'italiana, by Cesare Lucchesini - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA ILLUSTRAZIONE DELLE *** - -***** This file should be named 44893-8.txt or 44893-8.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/4/4/8/9/44893/ - -Produced by Giovanni Fini, Carlo Traverso and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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